Biblioteca Isc ordinata per autore, R4

“RUBBI Antonio”,”I partiti comunisti dell’Europa occidentale.”,”Partiti nati in genere negli anni 1920 1921 Partito comunista turco. Eliminazione fisica del gruppo dirigente del Pc turco nel gennaio 1921. Cenni storici del Partito comunista di Turchia (TKP). Fondato nel 1920 si costituisce come sezione della Terza Internazionale. Il suo primo congresso si svolge il 10 settembre 1920 a Istanbul. Vi partecipano delegati delle organizzazioni comuniste del paese nate nel 1919-1920. Ma il partito viene subito duramente colpito. Nel gennaio 1921 quindici membri del comitato centrale neoeletto fra cui il presidente e fondatre del partito Mustafà Souphi (Suphi) e il segretario generale Ethem Nejat, vengono arrestati a Trebizonte sul Mar Nero, mentre rientravano da un viaggio a Mosca, e assassinati. Capeggiata dal Generale Mustafà Kemal (Atatürk) la ‘rivoluzione turca’ instaurò nel 1923 la repubblica. (pag 269) Su questo tema vedi pure saggo di Giacomo E. Carretto su ‘Storia contemporanea’ n. 3.1977 (v. Archiv) ‘Polemiche fra kemalismo, fascismo, comunismo, negli anni ’30) Del fatto ne parla A. Mango nella sua biografia di Atatürk (Musfafa Kemal). In scheda retro biografie dei due dirigenti (wikip)”,”MEOx-124″
“RUBBI Antonio, collaboratori Antonio BRONDA Laura DIAZ Maria GALLI Loris GALLICO Giberto GHIOTTI Michele INGENITO Vittorio ORILIA Dino PELLICCIA Antonio SOLARO Irma TREVI Roberto VIEZZI”,”I partiti comunisti dell’Europa occidentale.”,”Opera curata e diretta da Antonio Rubbi.”,”EURx-114-FL”
“RUBBOLI Massimo”,”Il Canada. Un federalismo imperfetto (1864-1990).”,”Massimo Rubboli (Modena 1948) è ricercatore all’Università di Firenze. Si occupa da molti anni di storia del Nordamerica, con particolare riferimento al rapporto tra problemi politici e problemi religiosi.”,”CANx-003-FL”
“RUBEL Maximilien”,”Marx critique du marxisme.”,”Sommario: Marxismo leggendario, leggenda di MARX ed ENGELS fondatori, la carta della 1° Internazionale, MARX teorico dell’ anarchismo, il mito dell’ Ottobre, la crescita del capitale, bolscevismo e marxismo, la società di transizione, la funzione storica della nuova borghesia, MARX e la democrazia, il partito proletario, partito e consigli operai, etica e utopia, sansimonismo e marxismo, socialismo e Comune, utopia e rivoluzione.”,”MADS-056″
“RUBEL Maximilen”,”Guerre et paix nucleaires.”,”””Marx non dubitava più di tanto dell’ “”esistenza di un progresso nascosto, anche là dove alle condizioni economiche moderne s’ accompagnano delle conseguenze immediate le più mostruose”” (a Engels, 7 dicembre 1867). pag 48, prefazione). “”E’ la prospettiva di un cataclisma fatale (…) che fu in Marx una delle motivazioni intime della sua teoria della preistoria del genere umano. Di una teoria che doveva logicamente avere come sbocco (…) l’ uscita dalla preistoria (…), l’ accesso (…) a una esistenza storica conquistata da generazioni di individui al prezzo di indicibili miserie e sofferenze, di una gigantesca accumulazione di sanguinanti e barbari conflitti tra popoli, Stati e imperi. Conquista non di un destino paradisiaco, ma di un terreno geostorico che offra le condizioni materiali di sovravvivenza in una comunità mondiale in cui il regno della libertà si armonizzi con il regno della necessità; di un destino comunitario che l’ autore del Capitale (…) descrive sobriemente come “”una riunione di uomini liberi che lavorano con mezzi di produzione comuni; e spendono, secondo un piano concertato, le loro molte forze individuali come una sola e stessa forza di lavoro sociale (…).”” (pag 67-68).”,”TEOC-206″
“RUBEL Maximilien”,”Supplement à la bibliographie des oeuvres de Karl Marx.”,”Pag 70 Dubiosa: Oltre a gli articoli sotto le voci 296, 323, 349, 351, 353, 357, 369, 397.3, 400, 405, SOTCH, 2° ediz V e VI attribuiscono a Marx ed Engels vari articoli del NYT (anno 1855).”,”MADS-327″
“RUBEL Maximilien”,”Marx critico del marxismo.”,”Nell’ introduzione di BONGIOVANNI traccia un profilo biografico di M. RUBEL. “”per Marx la dittatura del proletariato non è un semplice episodio dlla lotta di classe e non si riduce “”alla conquista del potere politico””. Si tratta della conclusione inevitabile di una evoluzione storica in cui il regno della borghesia, del suo capitale e del suo Stato costituisce una fase necessaria, e quindi la condizione, dell’ avvento del proletariato. (…) Dopo la disfatta della Comune, Marx ebbe l’ occasione di pronunciarsi spesso sul carattere di tale avvenimento; mai, tuttavia, lo invocò come un modello di dittatura del proletariato, cosa che farà imprudentemente Engels dopo la morte del suo amico, complicando così i malintesi che quest’ ultimo non aveva tuttavia mancato di segnalare””. (pag 18) “”Ideologia dominante di una classe di padroni, il marxismo è riuscito a svuotare i concetti di socialismo e di comunismo, così come li intendevano Marx e i suoi precursori, del loro contenuto originale, sostituendogli l’ immagine di una realtà che né è la totale negazione. Sebbene strettamente legato agli altri due, un terzo concetto sembra tuttavia essere sfuggito a questo destino mistificatorio: l’ anarchismo. Ora, se si sa che Marx ha avuto poca simpatia per certi anarchici, si ignora generalmente che ne ha condiviso l’ ideale e l’ obbiettivo: la scomparsa dello Stato””. (pag 88-89)”,”MADS-329″
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx. Saggio di biografia intellettuale. Prelegomeni per una sociologia etica.”,”Nelle note alla Cronologia (pag 433) tra le fonti utilizzate per l’ ampliamento della cronologia di RUBEL si citano i libri delle edizioni Lotta Comunista di ‘Rjazanov’ e ‘Lessner’. “”Tuttavia non ci si deve far confondere (da) questa tempesta che segue ad una grande filosofia, ad una filosofia del mondo. Le arpe comuni suonano sotto ogni mano, ma le arpe eolie suonano solo quando le batte la tempesta”” (Marx, Quaderni sulla filosofia epicurea (1839-40)) (pag 39) “”In ogni modo, spero che la borghesia per tutta la sua vita penserà ai miei favi”” (Karl Marx) “”La classe proprietaria e la classe del proletariato presentano la stessa autoalienazione umana. Ma la prima classe, in questa autoalienazione, si sente a suo agio e confermata, sa che l’ alienazione è la sua propria potenza e possiede in essa la parvenza di un’ esistenza umana; la seconda classe, nell’ alienazione, si sente annientata, vede in essa la sua impotenza e la realtà di un’ esistenza inumana. Per usare un’ espressione di Hegel, essa è nell’ abiezione la rivolta contro questa abiezione, una rivolta a cui essa è spinta necessariamente dalla contraddizione della sua natura umana con la situazione della sua vita, la quale situazione è la negazione aperta, decisa, completa, di questa natura”” (Marx) (pag 135)”,”MADS-332″
“RUBEL Maximilien”,”Bibliographie des oeuvres de Karl Marx. Avec un appendice un repertoire des oeuvres de Friedrich Engels.”,”Opera pubblicata con il concorso del Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (CNRS), Paris. Il volume contiene: Sezione I. Opere pubblicate in vita da Marx e dopo la sua morte (n° 1-757) Sezione II. L’ Opera epistolare (N° 758-878) Sezione III. Opere inedite (n° 879-885) Sezione IV. Dubiosa (n° 886-901) Appendice. Repertorio delle opere di Friedrich Engels (n° 1-151)”,”MADS-360″
“RUBEL Maximilien”,”Elogio del giovane Marx. La storia editoriale del manoscritto, rimasto incompiuto, dei due volumi della Critique costituisce un momento decisivo nella genesi di Marx. Cronaca degli anni di formazione.”,”Segue: ‘Maximilien Rubel: Nota Bio-Bibliografica’ di Bruno BONGIOVANNI (ripubblicazione) Contiene pure: Karl Marx dal Liberalismo al comunismo (1843-1847); Marx ed Engels e il socialismo scientifico; traduzione di Marco MELOTTI”,”MADS-369″
“RUBEL Maximilien”,”Stalin.”,”””Nella XIII Assemblea del partito (maggio 1924) (Stalin) presentò il ‘Rapporto organizzativo del Comitato Centrale’, un documento che esemplificava l’ ‘obbiettività statunitense’. L’ ultima parola di questa relazione era il primo attacco frontale a Trotsky, il portavoce di una posizione critica che aveva come obiettivo quello di evitare la degenerazione dei quadri e della burocrazia dell’ apparato del partito attraverso metodi di democratizzazione. Stalin gli diede l’ insultante etichetta di ‘portavoce di una nuova borghesia’ basata su ‘la debilitazione della dittatura, e la restaurazione dei diritti politici degli sfruttutatori'””. (pag 82-83) “”Già nell’ anno 1930 si svolse un processo esemplare contro otto membri del cosiddetto “”Partito dell’ industria””, che si accusavano di sabotaggio””. (pag 122) (v.didascalia foto)”,”STAS-052″
“RUBEL Maximilien MANALE Margaret”,”Marx Without Myth. A Chronological Study of his Life and Work.”,”1868 “”Engels stava ora negoziando per un accordo con il suo partner nella compagnia ‘Ermen and Engels’ allo scopo di ritirarsi completamente dalla compagnia. Egli chiesa a Marx riguardo al completo conto dei suoi debiti e propose un reddito annuale di 350 sterline per la famiglia Marx, una somma che gli avrebbe garantito dopo l’ accordo per i successivi 5-6 anni. Marx fu ‘completamente ‘knocket down’ dalla generosità del suo amico. I loro debiti, scrisse, ammontavano a circa 210 sterline ma era certo che la somma menzionata per il reddito annuale sarebbe stata loro sufficiente, dato che Laura e Paul Lafargue erano ora andati a vivere a Parigi. La figlia maggiore Jenny aveva recentemente, senza che il padre lo sapesse, accettato un impiego come insegnante presso una famiglia scozzese che viveva a Londra, allo scopo di aiutare per le spese ed avere una cambio di ambiente. La moglie Jenny, Marx aggiungeva, aveva completamente perduto il suo buon umore per le prove degli anni passati (…)””. (pag 241) “”Writing to Kugelmann about his prospect of good fortune, Marx inquired if is wife were active in the German women’s emancipation campaign and declared: ‘I think that the German women should begin by pushing their men to self-emancipation’ (Dec. 5). In his next letter Marx again took up the question of women’s emancipation, remarking that the Americans were making greater progress in this respect than the English, who were handicapped by their narrowmindedness, but less so than the so-called ‘gallant’ Franchmen. In the spirit of Fourier he said: ‘Everyone who knows anything about history knows also that great historical revolutions are impossible without female ferment. Social progress can be measured precisely by the social position of the fair sex (the ugly ones included) (Dec. 12)””. (pag 241-242) GRÜN traduttore di PROUDHON. (pag 351) TKACHEV (Tkacev) opera di propaganda. (pag 357)”,”MADS-400″
“RUBEL Maximilien”,”Crónica de Marx. Datos sobre su vida y su obra.”,”Maggio Giugno 1851. Marx assiste a una conferenza di Robert Owen. (pag 42) Gennaio Febbraio 1852. H. Ewerbeck invia a Marx il suo libro ‘La Germania e i tedeschi (1851) in cui parlava della genialità critica di Marx, che ha tratto conseguenze rivoluzionarie dalla dialettica hegeliana. (pag 43) Maggio Giugno 1852. Pubblicazione del ‘Diciotto Brumaio’ sulla rivista newyorkese ‘Die Revolution’. Marx ed Engels redigono un pamphlet ‘I grandi personaggi in esilio’, galleria di ritratti in forma di caricatura dei rappresentanti più in vista dell’ emigrazione tedesca a Londra (Kinkel, Ruge, Heinzen, Struve, Meyer, Ronge, Goegg, ecc) (…) (pag 43) Aprile Luglio 1952. La questione orientale alimenta la corrispondeza Marx-Engels. (…) (pag 46) Maggio Luglio 1855. La morte del figlio di Marx. “”Marx a Lassalle: “”Bacone dice che gli uomini veramente importanti hanno relazioni tanto diverse con la natura e il mondo, tanti oggetti che attirano il loro interesse, che gli risulta facile dimenticare il dolore di qualsiasi perdita. Io non sono uno di questi uomini importanti. La morte di mio figlio ha commosso profondamente il mio cuore e il mio cervello, e lamento la sua perdita con identica intensità del primo giorno. Anche mia moglie è totalmente distrutta”” (28 luglio).”” (pag 55)”,”MADS-407″
“RUBEL Maximilien a cura”,”Marx – Chronik Daten zu Leben und Werk.”,”Bibliografia tradotta da: MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL, Oeuvres. Economie I. Misère de la philosophie. Discours sur le libre-échange. Le manifeste communiste. Travail salarié et capital. Intrduction générale a la critique de l’ économie politique. Critique de l’ économie politique. Adresse inaugurale et statuts de l’ Association Internationale des Travailleurs. Salaire, prix et plus-value. Le Capital (Livre Premier). Critique du programme du parti ouvrier allemand. Appendices. EDITIONS GALLIMARD – BIBLIOTHEQUE NRF DE LA PLEIADE. PARIS. 1965 pag CLXXVI 1820 16° prefazione di Francois PERROUX ‘Dialectiques et socialisation’ (pag IX-LII) avvertenza di M. RUBEL cronologia di M. RUBEL (pag LVII-CLXXVI), note e varianti sigle e abbreviazioni appendici: I: Due lettere su Proudhon, II: Rivendicazioni del partito comunista, III: Risoluzioni del primo congresso dell’ AIT, IV: La nazionalizzazione della terra, V: prefazioni al Manifesto comunista, VI: In margine alla Storia critica dell’ Economia Politica di Eugen Dühring, VII: Inchiesta operaia (1880), VIII: Considerazioni del programma del partito operaio francese (1880); indice nomi autori e opere pubblicazioni ufficiali riviste e giornali indice autori citati nelle notizie e note indice argomenti; traduzioni di M. RUBEL, L. EVRARD, Joseph ROY. (v. Archiv)”,”MADS-493″
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx et le socialisme populiste russe.”,”RUBEL Maximilien (1905-1996) “”C’est surtout après avoir lu l’ouvrage de G.L. Maurer sur la commune germanique que Marx conçut une idée extrêmement favorable de cette institution archaïque, allant jusqu’à y apercevoir la préfiguration de la future forme de l’organisation économique et sociale. Ce revirement de sa pensée éclate dans sa correspondance avec Engels, à qui il fait part de l’impression que lui avait laissée la lecture de Maurer. Marx y trouvait une confirmation de ses propres thèses, notamment: la propriété privée est posterieure au communisme primitif; les formes de propriété asiatiques et hindoues sont les premières en Europe. “”Quant aux Russes, la dernière trace d’une prétention of ‘originality’ disparaît également, même ‘in this line’. Ce qui leur reste, c’est de conserver encore aujourd’hui des formes que leurs voisins ont depuis longtemps abandonnées”” (1) (14 mars 1868). Puis, toujours à propos de l’ouvrage de Maurer: “”Il en est de l’histoire humaine comme de la paléontologie. A cause d’un certain ‘judicial blindness’, les meilleures têtes elles-mêmes n’aperçoivent pas, par principe, les choses qui se trouvent devant leur nez. Plus tard, le moment venu, on s’étonne que les faits non aperçus révèlent partout encore leurs traces. La première réaction contre la révolution française et les lumières qu’elle apportait fut naturellement de juger tout d’un point de vu médiéval, romantique… La seconde réaction – celle qui correspond à l’orientation socialiste, bien que ses représentants érudits n’en aient nullement conscience – consiste à regarder, au-delà du moyen âge, vers les temps primitifs de chaque peuple. Ces savants sont alors surpris de découvrir dans les phénomènes les plus anciens les faits les plus nouveaux….”” (25 mars 1868)”” [(1) Dans sa Contribution à une Critique (1859), Marx avait déjà raillé le préjugé fréquent chez les slavophiles, et érigé en crédo messianique par Herzen, “”que la forme primitive de la propriété commune est une forme spécifiquement slave, voire exclusivement russe””. Il en signala alors l’existence chez les Romains, les Germains, les Celtes et, surtout, dans l’Inde] Maximilien Rubel, Karl Marx et le socialisme populiste russe, 1947“,”MADS-570”
“RUBEL Maximilien”,”Marx et les nouveaux phagocytes.”,”RUBEL Maximilien Contiene l’elenco delle pubblicazioni della Karl-Marx-Haus di Treviri (pag 68-69) “”Pour l’arrière-plan historique de cette situation paradoxale, voir l’étude richement documentée de Paul Mayer, “”Histoire des archives du Parti social-démocrate et le destin des papiers laissés par Marx et Engels””, dans ‘Archiv für Sozialgeschichte’, vol. VI-VII, 1966-1967, p. 5-198). A’ cette attente correspond sans conteste la onzième édition de la traduction allemande de ‘Misère de la philosophie’ publié par Marx en 1847, édition procurée par Hans Pelger, directeur du Karl-Marx-Haus à Trèves, dont les publications (‘Schriften aus dem Karl-Marx-Haus) costituent une source importante de documentation socio-historique pour l’étude approfondie de la genèse et de l’évolution de ce que l’on entend communément par “”socialisme scientifique””. (pag 37-38) “”””Ce que je sais ou crois savoir sur la situation en Russie me pousse à l’opinion que là on s’approche de son 1789. La révolution (…) peut éclater chaque jour. (…) C’est un des cas exceptionnels où il est possible à une poignée d’hommes de ‘faire’ une révolution. (…) Si jamais le blanquisme – la fantasie de bouleverser toute une société par l’action d’une petite conspiration, avait une raison d’être, c’est certainement à Petersbourg. (…) Les gens qui se sont vantés d’avoir ‘fait’ une révolution ont toujours vu, le lendemain, qu’ils ne savaient point ce qu’ils faisaient; que la révolution ‘faite’ ne ressemblait pas du tout à celle qu’ils avaient voulu faire. (…) Là où (…) tous les dégrés du développement se trouvent représentés, depuis la commune primitive jusqu’à la grande industrie et la haute finance modernes, et où toutes ces contradictions sont violemment contenues par un despotisme sans égal, despotisme de plus en plus insupportable à une jeunesse qui réunit en soi l’intelligence et la dignité nationales, là, le 1789 une fois lancé, le 1793 ne tardera pas à suivre””. Engels répétera cet avertissement dans un entretien avec Kautsky, qualifiant d'””inopportunes”” les “”propos tactiques”” qu’avait tenu Plekhanov sur “”l’hégémonie du prolétariat”” dans une révolution russe où un parti “”blanquiste”” pouvait céder à la tentation de “”faire”” cette révolution ‘pour’ le peuple. “”Ce dont il s’agit aujourd’hui en Russie, ce n’est pas d’un programme, mais de la ‘révolution’. Lorsque celle-ci sera déclenchée, ce ne seront pas les socialistes, mais les libéraux qui seront au pouvoir en Russie. C’est soulement lorsque, sous l’impulsion de cette révolution, la révolution socialiste triomphera en Europe occidentale que cette victoire pourra avoir des répercussions en Russie et y provoquer l’essor du socialisme”” (Propos de Friedrich Engels rapportés par Karl Kautsky à Edouard Bernstein, 30 juin 1885, op.cit., p. 107 sg).”” (pag 63-64) [Maximilien Rubel, Marx et les nouveaux phagocytes, 2012]”,”MADS-574″
“RUBEL Maximilien”,”Le concept de démocratie chez Marx.”,”””En 1871, Marx magnifia la Commune de Paris comme “”le vrai représentant de tous les éléments sains de la société française, et donc le “”vrai gouvernement national”” en même temps que “”le gouvernement ouvrier””, comme “”le champion courageux de l’émancipation du travail””, comme l’antithèse du bonapartisme et de l’impérialisme, comme “”le selfgovernement des producteurs un gouvernement élu au suffrage universel responsable et révocable à tout moment. C’était “”la forme politique enfin découverte pour réaliser l’émancipation économique du travail””. Pour citer un dernier épisode, rappelons qu’en 1872 Marx fit exclure Bakounine de l’Internationale, car il était convaincu que l’anarchiste voulait s’en servir comme d’un paravent pour des entreprises de conspiration, où il se réservait à lui-même le rôle d’un maître absolu. Il voyait dans la société bakouninienne secrète “”la reconstitution de tous les éléments de l’Etat autoritaire sous le nom de communes révolutionnaires (…) l’organe exécutif est un état-major révolutionnaire formé par une minorité (…) l’unité de pensée et d’action ne signifie rien d’autre qu’orthodoxie et obéissance aveugle. Perinde ac cadaver. Nous sommes en pleine compagnie de Jésus”””” (pag 7) [Maximilien Rubel, Le concept de démocratie chez Marx, 1962]”,”MADS-590″
“RUBEL Maximilien VERDES J. McCLELLAN W.D.”,”La Première Internationale Ouvrière.”,”Il saggio di McClellan è in inglese. Engels sui motivi del trasferimento dall’AIT a New York. (pag 243) “”Le point suivant fut l’élection du nouveau Conseil général. La majorité de l’ancien Conseil (5), Marx, Engels, Serraillier, Dupont, Wroblewski, Mac Donnell et d’autres proposèrent de transfèrer le Conseil à New York et d’y nommer les huit membres du Conseil fédéral américain, auxquels viendraient s’ajouter sept autres membres, élus par la fédération américaine. La raison de cette proposition était que les membres les plus actifs de l’ancien Conseil général avaient été obligés ce dernier temps de vouer tout les temps à l’Internationale et qu’ils n’étaient plus en mesure de continuer ainsi. Depuis de mois Marx et Engels avaient informé leurs amis qu’ils ne pouvaient poursuivre leurs travaux scientifique qu’à condition de se retirer du Conseil général. (…) “”Le point suivant fut l’élection du nouveau Conseil général. La majorité de l’ancien Conseil (5), Marx, Engels, Serraillier, Dupont, Wroblewski, Mac Donnell et d’autres proposèrent de transférer le Conseil à New York et d’y nommer les huit membres du Conseil fédéral américain, auxquels viendraient s’ajouter sept autres membres, élus par la fédération américaine. La raison de cette proposition était que le membres les plus actifs de l’ancien Conseil général avaient été obligés ce dernier temps de vouer tout leur temps à l’Internationale et qu’ils n’étaient plus en mesure de continuer ainsi. Depuis des mois, Marx et Engels avaient informé leurs amis qu’ils ne pouvaient poursuivre leurs travaux scientifiques qu’à condition de se retirer du Conseil général. D’autres membres pouvaient invoquer des raisons similaires. Par conséquent, si le Conseil génèral devait rester à Londres, il aurait été privé justement de ceux de ses membres qui s’étaient chargés jusqu’alors de tout le travail réel, aussi bien de la correspondance que des travaux littéraires. En outre, il y avait à Londres deux éléments qui aspiraient à la prépondérance au Conseil général et qui, dans ces circonstances, l’auraient probablement obtenue. L’un était constitué par le blanquistes français (il est vrai qu’ils n’avaient jamais été reconnus par Blanqui), une coterie peu nombreuse pour qui les phrases révolutionnaires tiennent lieu de l’intelligence de la véritable marche du mouvement et qui préfère à l’activité de propagande de petites conspirations imaginaires qui mènent uniquement à des arrestations inutiles (6). Confier à ces gens la direction de l’Internationale en France équivaudrait à jeter inutilement nos gens de là-bas dans les prisons et à désorganiser de nouveau tous les trente départements dans lesquels l’Internationale se developpe. Au Congrès même, on eut souvent l’occasion de se persuader que les Internationaux en France accepteraient n’importe quoi, excepté la direction de ces Messieurs. Le second élément dangereux à Londres était constitué par ces leaders ouvriers anglais auxquels Marx a jeté à la figure, pendant le Congrès, ce mot: c’est une honte de se trouver parmi ces leaders ouvriers, car presque tous sont vendus à Sir Charles Dilke, à Samuel Mosley ou à Gladstone lui-même. Ces gens, qui avaient été jusque-là tenus à l’écart par la majorité compacte des Français et des Allemands du Conseil fédéral, auraient maintenant joué un rôle tout différent et l’action des Internationaux en Angleterre serait alors passée sous le contrôle non seulement des radicaux bourgeois, mais probablement sous celui du gouvernement lui-même. Le transfert du siège s’imposait donc, et une fois accepté, New York était le seuil endroit qui réunissait les deux conditions nécessaires: sécurité des archives de l’Association et composition internationale du Conseil général. Il ne fut pas très facile de faire accepter ce transfert (…)”” (pag 243-244) [Friedrich Engels, Le Congrès de l’Internationale à La Haye, (in) ‘La Première Internationale Ouvrière’, Cahiers de l’Isea, N° 152 août 1964] [(5) En septembre 1872, le Conseil général était composé de 48 membres, dont 18 seulement étaient présents au Congrès (six comme délégués du Conseil et douze comme délégues des diverses sections). Douze ont voté pour le transfert du Conseil à New York et six ont voté contre. Il s’agit donc d’une majorité telle que Marx, dans le cas du Congrès de la Fédération romande de 1870 (La Chaux-de-Fonds), a qualifiée de “”nominale””); (6) Le “”parti blanquiste””, groupé à Londres dans ‘La Commune révolutionnaire’, comptait parmi ses membres Emile Eudes, Ernest Granger, les frères Da Costa, Marguerittes, Constant-Martin, Breuillé, Albert Goullé, et le quatre délégués de La Haye: Edouard Vaillant, Antoine Arnaud, F. Cournet et G. Ranvier. Ce qu’on a appelé la “”coalitions des blanquistes et des marxistes”” avait contribué à la victoire des principes “”marxistes”” lors de la Conférence de Londre (1871). Pour le différend entre blanquistes et marxistes en septembre 1872, voire la brochure de Vaillant l”Internationale et la Révolution’ que nous reproduisons plus haut]”,”INTP-067″
“RUBEL Maximilien”,”Marx teorico dell’anarchismo.”,”RUBEL Maximilien”,”MADS-627″
“RUBEL Maximilien”,”Josef W. Stalin.”,”Maximilien Rubel, geb. 1905 in Czernowitz (damals Österreich-Ungarn, später Rumänien, heute Ukraine), lebte und wirkte seit 1931 in Frankreich. Studium der Jura, der Philosophie und der Germanistik. Seit 1946 Lehr-und Forschungstätigkeit am Centre National de la Recherche Scientifique, Paris. Promovierte 1954 zum docteur ès lettres an der Sorbonne, mit zwei Dissertationen: ‘Karl Marx. Essai de biographie intellectuelle’ und ‘Bibliographie des OEuvres de Karl Marx’. Rubel starb 1996. Vorbemerkung, Foto, Anmerkungen, Epilog, Über den Autor, Zeittafel Quellennachweis der Abbildungen, Zeugnisse, Bibliographie, Namenregister,”,”STAS-005-FL”
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx. Essai de biographie intellectuelle.”,”Marx e Blanqui (pag 291) Marx contro il culto della personalità “”En mai 1859, au cours d’un entretien avec une délégation de membres de l’Association londonienne des ouvriers allemands, indigné des manoeuvres de certains groupes d’émigrés politiques qui convoitaient la direction du «parti» Marx déclara, au nom d’Engels et en son nom personnel: «Notre mandat comme représenants du parti prolétarien, mous le tenons de ‘nous-mêmes’ et de personne d’autre. Ce mandat est cependat contresigné par la haine exclusive et générale que nous vouent toutes les fractions et tous les partis de l’ancien monde» (72). Dix-huit plus tard, évoquant son rôle dans l’Internationale ouvrière et dans la Ligue communiste, Marx écrivit à un social-démocrat allemand: «Nous deux (73), nous nous moquons pas mal d’être populaires. En voici la preuve, entre autres: par dégoût de tout culte de la personne, je n’ai jamais permis que l’on fit de la publicité autour des nombreux témoignages d’admiration dont on m’accablait dans divers pays (..). Lorsque nois adhérâmes, Engels et moi, pour la première fosi, à la societé secrète des communistes, nous le fimes à la condition ‘sine qua non’ qu’on écarterait des statuts tout ce qui eût favorable au culte de l’autorité» (74)”” (pag 289-290) (72) Marx à Engels, 18 mai 1859. Cf Mega, III, 2, p. 390; (73) C’est-à-dire Marx et Engels; (74) Marx à W. Blos, 10 nov. 1877. Cf. Marx-Engels, Briefe au Bebel etc., p. 169] (inserire) e tradurre”,”MADS-020-FV”
“RUBEL Maximilien, edizione italiana a cura di Bruno BONGIOVANNI”,”Marx critico del marxismo.”,”Nato nel 1905 a Czernowitz in Bucovina, allora provincia dell’Impero asburgico ed oggi (dopo una parentesi romena nell’entre-deux-guerres) provincia dell’impero sovietico, Maximilien Rubel, germanista con al proprio attivo studi di diritto e di filosofia, prese nel 1937 la cittadinanza francese. Bibliografia delle opere di Maximilien Rubel (pag XVI-XXIII) Bibliografia: Etat-anarchisme Lexique Marx. Volume 1 de Louis Janover, Maximilien Rubel chez Smolny A paraître le 23/05/2019 Broché 256 pages 10.00 € À paraître chez l Avis des lecteurs Les auteurs élaborent des synthèses qui mettent en exergue la complexité et la profondeur de la pensée de Marx, publiées dans les “”Etudes de marxologie””, écrites entre 1978 et 1985. La réflexion de Marx sur les concepts d’Etat et d’anarchisme est présentée dans ce volume dans son développement historique et critique. ©Electre 2019″,”MADS-042-FL”
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx. Essai de biographie intellectuelle.”,”Une Thése pour le Dictorat ès Lettres soutenue en Sorbonne en 1954, est à la base du présent ouvrage. Maximilien Rubel, Docteur ès lettres”,”MADS-044-FL”
“RUBEL Maximilien Luois JANOVER”,”Études de marxologie (1959-1994). Da ‘Marx 03e’ a ‘Marx 18o’.”,”Smolny, Collectif d’Edition des Introuvables du mouvement ouvrier”,”MADS-835″
“RUBERTI Antonio a cura; scritti di DEGLI ANTONI G. RUBERTI A, LAMBORGHINI B. MAGGIOLINI P. MOMIGLIANO F. DE-GRADA E. ERCOLI P. MARTINOTTI G. LOSANO M.G. SECCHI B. ROSSI P.”,”Tecnologia domani. Utopie differite e transizione in atto.”,”Undici studiosi ed esperti italiani rispondono, ciascuno per il settore di sua competenza, ai problemi sollevati dal progresso scientifico e tecnologico in atto. DEGLI ANTONI-G, “”Informatica come comunicazione””. RUBERTI-A, “”Verso la fabbrica automa tica”” LAMBORGHINI-B, “”Trasformazioni delle imprese””. MAGGIOLINI-P, “”Organizzazione e lavoro””. MOMIGLIANO-F, “”Effetti economici e politiche pubbliche””. DE-GRADA-E, “”Implicazioni psicologiche””. ERCOLI-P, “”Formazione e ricerca””. MARTINOTTI-G, “”L’informatica domestica””. LOSANO-MG, “”Diritto e informatica””. SECCHI-B, “”Nuove tecnologie e territorio””. ROSSI-P, “”Quale rivoluzione?””. RUBERTI-A (Aversa – Caserta, 1927). Rettore dell’ Università di Roma dal 1976, è ordinario”,”ECLT-003″
“RUBERTI Antonio a cura; saggi di Giovanni DOSI Sergio MARIOTTI Guido MARTINOTTI e Federico DENTI Nicola CABIBBO Michele SALVATI Massimo PACI Mario G. LOSANO Pietro ROSSI Luciano CAFAGNA Franco MOMIGLIANO Antonio RUBERTI”,”Europa a confronto. Innovazione, tecnologia, società.”,”””Forse è troppo pessimistico ricordare che i momenti di grande crescita capitalistica mondiale hanno sempre coinciso con una situazione di indiscussa egemonia di un singolo paese, e che invece la compresenza di più paesi con disegni egemonici autonomi è sfociata in due guerre mondiali e in una disastrosa crisi economica (Kindleberger, 1973). Oggi, per fortuna, le cose stanno diversamente, poiché il predominio politico e militare degli Stati Uniti in capo capitalistico è senza sfidanti, si basa su una forza economica ancora adeguata a sostenerlo, e può dispiegarsi in una rete di rapporti collaborativi con gli altri paesi centrali molto fitta e ben collaudata. E’ però vero che, per un disegno che tocca interessi vitali dei diversi paesi che vi partecipano, l’accordo è una base più fragile che non l’egemonia indiscussa di una delle parti in gioco (Keohane, 1984; Strange, 1987, Guerrieri e Padoan, 1984 e 1988; Parboni 1987). Se si confronta la gravità dei problemi che incombono con gli strumenti e con le volontà politiche disponibili per risolverli, sembra allora ragionevole nutrire qualche dubbio sull’impulso progressivo che le relazioni economiche internazionali riusciranno a imprimere, in un orizzonte temporale prevedibile, allo sviluppo economico su scala mondiale”” (pag 267) [Michele Salvati, Mutamento tecnico, modelli di società, sviluppo economico]”,”EURE-103″
“RUBINSTEIN W.D.”,”La sinistra, la destra e gli ebrei.”,” RUBINSTEIN W.D. collaboratore di ‘Quadrant’ e di altre riviste internazionali, insegna sociologia nella School of Social Sciences della Deakin University. “”in maniera ancora più accentuata, lo stesso si verifica nella sfera economica. Ad eccezione della coltivazione degli agrumi, del commercio dei diamanti e di certi settori ad alta tecnologia della produzione militare, Israele non riesce a primeggiare nel mondo in nessun settore economico di rilievo. Israele – secondo l’ utile terminologia dello storico Immanuel Wallerstein – è uno stato “”semi-periferico”” ai confini del mondo occidentale, ancora molto lontano dal nucleo della civiltà occidentale. In questo, si può notare, risiede la profonda differenza tra gli ebrei di Israele e gli ebrei della diaspora. Questi svantaggi sono insiti nella natura stessa di Israele come nazione, in particolare come nazione isolata geograficamente dai centri dellamoderna vita occidentale. I portatori di critiche da sinistra hanno spesso fatto notare che Israele, di fatto, possiede un’ élite, come una società classista strutturata etnicamente. Sostengono che in Israele, gli ebrei europei (askenaziti), rappresentano l’ élite e gli ebrei orientali, assieme agli arabi israeliani, sono la classe lavoratrice. Se questa mezza verità è abbastanza precisa per essere accettata dalla maggior parte dei radicali, è altrettanto pertinente collegare queste distinzioni alle grandi differenze culturali tra chi proviene dalla Germania o dagli Stati Uniti e chi invece dal Marocco o dallo Yemen””. (pag 244-245)”,”EBRx-036″
“RUBINSTEIN David”,”The Labour Party and British Society. 1880-2005.”,”RUBINSTEIN David insegna storia economica e sociale nell’Università di Hull. “”The first recognizable British socialist party was formed in June 1881. This was the Democratic Federation, at first a radical organization which adopted a socialist programme in 1883 and the following year changed its name in Social-Democratic Federation. It was generally known as the SDF and was not only socialist but Marxist”” (pag 7)”,”MUKx-176″
“RUDE Fernand”,”C’est nous les canuts.”,”Nel novembre 1831 gli operai prendono questa bandiera: “”Vivere lavorando o morire combattendo””. La ‘revolte des canuts’ diventa leggendaria. L’A è conosciuto per le numerose opere di carattere storico sociale. Ha scritto un’importante opera dal titolo: -Le mouvement ouvrier à Lyon de 1827 à 1832. ED. ANTHROPOS. (Canuts era il nome degli operai della seta nella regione di Lione)”,”MFRx-019″
“RUDE’ George”,”Ideologia e protesta popolare. Dal medioevo alla rivoluzione industriale.”,”L’A è Prof di storia alla Concordia Univ di Montreal. Tra le sue opere più importanti gli Editori Riuniti hanno pubblicato ‘Dalla Bastiglia al Termidoro’ (1976), ‘Robespierre’ (1979) e ha scritto in collaborazione con Eric J. HOBSBAWM ‘Rivoluzione industriale e rivolta nelle campagne’ (1973).”,”FOLx-001″
“RUDE’ George”,”Dalla Bastiglia al Termidoro. Le masse nella Rivoluzione francese.”,”Parigi alla vigilia della rivoluzione, la folla rivoluzionaria in azione, Luglio 1789, marcia su Versailles, caduta monarchia, termidoro, anatomia folla rivoluzionaria, composizione masse. L’A è Prof alla Concordia Univ di Montreal. Tra le sue opere: Robespierre (1979), Ideologia e protesta popolare (1988) e in collaborazione con E.J. HOBSBAWM ‘Rivoluzione industriale e rivolta nelle campagne’ (1973).”,”FRAR-012 FOLx-012″
“RUDE’ George”,”L’ Europa rivoluzionaria 1783-1815.”,”RUDE’ è uno dei massimi storici viventi dell’età della Rivoluzione Francese. Tra le sue numerose opere ricordiamo in italiano: ‘Dalla Bastiglia al Termidoro’ (1966), ‘Robespierre’ (1979) e ‘L’Europa del Settecento. Storia e cultura’ (1974).”,”EURx-050″
“RUDE’ George”,”L’ Europa del Settecento. Storia e cultura.”,”George RUDE’, della Sir George Williams University di Montreal, è uno specialista di storia del Settecento. Tra le sue opere tradotte in italiano: ‘Robespierre’ (Roma, 1979), ‘L’Europa rivoluzionaria, 1783-1815’ (Bologna, 1985).”,”EURx-069″
“RUDE Fernand”,”Le mouvement ouvrier a Lyon de 1827 à 1832.”,”RUDE Fernand è diplomé de l’ Ecole Pratique des Hautes Etudes de la Sorbonne. “”Riassumendo: situazione prospera della Fabbrica, ma a ciò non aveva seguito alcun miglioramento della situazione della classe operaia. Dato che un gran numero di storici hanno sostenuto che l’ agitazione è scoppiata “”nel momento più acuto della crisi””, dobbiamo attentamente verificare le asserzioni di Bernard e Charnier. (…) Dunque, ciò che domandavano gli operai della seta, non era del lavoro (lavoravano assiduamente fino a 18 ore al giorno) ma un aumento di salario. Ciò che essi volevano, era un “”salario proporzionato allo stato del commercio””. Ora i “”tempi difficili”” erano passati. Si poteva constatare “”un miglioramento negli affari commerciali””, le macchine erano “”coperte di stoffe””. Ma la situazione dell’ operaio non era cambiata””. (pag 298-299)”,”MFRx-219″
“RUDE Fernand a cura”,”Voyage en Icarie. Deux ouvriers viennois aux Etats-Unis en 1855.”,”””Le assemblee. E’ nel refettorio che si tengono le assemblee tutti i sabati. Le donne vi assistono e tutti coloro che sono ammessi hanno il diritto di chiedere la parola. Le discussioni durano a volte dalle sette di sera fino a mezzanotte, e le più piccola bagatella serve sovente a farci restare riuniti per tutto questo tempo. Con i partecipanti alla discussione che ripropongono le questioni in varie maniere, non si può che giungere alla rovina””. (pag 156)”,”MFRx-256″
“RUDE’ George”,”La foule dans la révolution francaise. (Tit.orig.: ‘The Crow in the French Revolution)”,”RUDE’ George è professore di storia all’ Università Concordia di Montréal. Sulla lotta di classe durante la Rivoluzione francese. “”Reclamando del pane, i manifestanti avanzarono sulla piazza de Grève. I capi della Comune, Hébert e Chaumette, avrebbero voluto compensarli con belle parole; ma fu deciso su proposta di Hébert, di riunirsi l’ indomani mattina alle 11 e di marciare sulla Convenzione per rivendicare delle misure severe contro gli accaparratori e i sospetti politici. I giacobini, da parte loro, promisero il loro appoggio. La stesso giorno alla sera, la Comune ordinò la fermata delle manifatture in modo che i maestri e i compagnons potessero partecipare alla manifestazione. Guardiamoci, pertanto, dal condividere l’ opinione di Daniel Guérin secondo cui “”l’ insurrezione”” del 4 settembre interessava principalmente la classe operaia; in quanto occorre segnalare che, in occasione della stessa seduta, la Comune ordinò di riunire una forza militare destinata a disperdere gli operai delle costruzioni che manifestavano per il pane e per salari più elevati.”” (pag 148)”,”FRAR-325″
“RUDE’ George”,”La Europa revolucionaria, 1783-1815.”,”””(…) i curati parrochiali, gelosi delle crescenti pretese episcopali, appoggiavano una volta di più le rivendicazioni richeriane ovvero che la Chiesa dovesse essere governata dalla comunità dei suoi pastori e non solo dai vescovi e dai canonici. In questo modo, la Chiesa entrò nella Rivoluzione come una forza divisa, comunque non come uno spettatore disinteressato. Mentre i vescovi e gli abati appoggiavano la “”rivolta aristocratica”” e la convocazione degli Stati Generali, il clero parrocchiale vedeva la sua occasione di saldare vecchi conti quando il regolamento del Consiglio Reale di gennaio 1789 gli concesse il diritto di assistere alle assemblee elettorali di persona, mentre i monaci e i canonici potevano solo inviare dei rappresentanti. Il clero parrocchiale ottenne i maggiori vantaggi possibili da queste concessioni per reclamare, nei suoi cahiers separati, ampie riforme, autogoverno per la Chiesa sulla ‘linea richeriana’ e, incluso, il diritto a eleggere i propri vescovi.”” (pag 141-142) linea richeriana? rivendicazioni richerianas?”,”EURx-220″
“RUDE Fernand”,”Les révoltes des canuts (1831-1834).”,”‘Vivre en travaillant ou mourir en combattant’ “”Il 27 ottobre, una prima riunione di 90 esponenti delle sezioni aveva nominato un comitato direttivo provvisorio: Edouard Albert, Cesar Bertholon, Martin, Hugon e Baune. Il comitato esecutivo della Società repubblicana degli indipendenti filantropi si affretta ad aderire dal 12 novembre al manifesto della Società parigina dei diritti dell’ uomo: “”Anche noi, crediamo con voi di doverci ricollegare all’ era dell’ emancipazione dei proletari alla Convenzione nazionale””. Il presidente, Charpentier, come pure il redattore in capo de L’ Hecho des travailleurs, Marius Chastaing, firmano questo indirizzo. La società degli uomini liberi si allinea così a quella dei diritti dell’ uomo””. (pag 93) rivolta dei canuts”” (operai setaioli) ‘Vivre en travaillant ou mourir en combattant’ rivolta dei canuts”” (operai setaioli)”,”MFRx-281″
“RUDE Fernand”,”Stendhal et la pensée sociale de son temps.”,” La marcia verso il regime industriale vista da Dunoyer, 1825. Dibattito sugli effetti della divisione del lavoro sullo sviluppo intellettuale degli individui. “”Les Etats-Unis offrent un modèle assez exact d’une société fondée sur l’ industrie. Dunoyer passe en revue les objections qu’on a faites à l’ industrie. Et il s’arrête sur celle formulée par Lémontey das le “”morceau remarquable”” de son “”spirituel ouvrage”” intitulé “”Raison, folie’, sur l’ influence morale de la division du travail. On se souvient que, selon Lémontey, l’ extrême division du travail resserre l’ activité des individus dans des cercles extrêmement étroits et borne ainsi le développement de l’ intelligence, donc de la liberté. Dunoyer reproche même à J.B. Say de s’être laissé entraîner, dans les dernières éditions de son ‘Traité d’économie politique’, par les idées “”spécieuses quoique peu fondées”” de Lémontey. La simple exposition des faits, pense-t-il, réfute assez toutes ces objections. La division du travail est favorable à la puissance non seulement de l’ espèce, mais des individus.”” (pag 109) Dunoyer: ‘Nouveau traité d’économie sociale…’, poi diventato ‘De la liberté du travail…’; L’ industrie et la morale”,”TEOS-147″
“RUDE’ George / BADALONI Nicola / BOUIS R.”,”I “”Tumulti di Gordon”” (1780) (Rudé) / Le prime vicende del socialismo a Pisa (1875-1883) (Badaloni) / Filippo Buonarroti nei ricordi di un democratico francese (Bouis).”,”I ‘ricordi’ su Filippo Buonarroti sono riportati in lingua francese”,”STOS-179″
“RUDE’ George ZACKER Jacque LOTTE’ A. SOBOUL Albert; GIARRIZZO Giuseppe; SAITTA Armando; BODEI Remo; VERUCCI Guido; SCRIVANO Riccardo; VEGAS Ferdinando; VIVARELLI Roberto; ONUFRIO Salvatore; NENCI Giuseppe; ARRIGHETTI Graziano”,”I sanculotti: una discussione tra storici marxisti (Rudé etc.); La politica inglese verso l’Italia e il regno di Sardegna nel 1857-61 (Giarrizzo); L’abiura di Scipione di Castro (Saitta); G.G.F. Hegel, Scritti politici (1798-1806) (Bodei); P. Scoppola, Crisi modernista e rinnovamento cattolico in Italia (Verucci); Il frontespizio, 1929-1938 (Scrivano); Wolfgang Treue, Die deutsche Parteien (Vegas); Paolo Alatri, Le origini del fascismo (Vivarelli); Trent’anni di storia italiana (1915-1945) (Onufrio); La ‘De Bello Carthaginiensi’ di Catone censore (Nenci); Heinz Munding, Hesiods Erga in ihren Verhältnis zur Ilias (Arrighetti).”,”‘Quelques réflexions sur la composition, le rôle, les idées et les formes d’action des sans-culottes dans la révolution française’ Sulle recenti opere sulla rivoluzione francese di autori marxisti e progressisti con la tendenza ad appoggiarsi sul lato sociale della Rivoluzione e, seguendo i metodi e i precetti di Jean Jaurés e di Georges Lefebvre, di provare a guardarla dal basso. Sui partiti in Germania (recensione di F. Vegas) di Wolfang Treue. Nella recensione si cita un giudizio di E. Vermeil “”mentre il liberalismo economico trasforma a loro vantaggio le potenze occidentali, la Germania vi rimane intimamente refrattaria, a causa della sua politica tradizionale. Essa mantiene al suo posto la feudalità agraria, la prolunga con la feudalità industriale di un capitalismo corporativo e lascia quest’ultima predominare eccessivamente su un’agricoltura arretrata”” (‘L’Allemagne contemporaine’, vol. I, p. 46, Paris, 1952 ca.) (pag 450-451)”,”STOx-001-FB”
“RUDE’ George”,”Robespierre. Ritratto di un democratico rivoluzionario.”,”””Un’altra qualità di Robespierre …. finire (pag 218-219) George Rudé, fino a pochi anni fa (1981) direttore dell’Istituto di storia sociale della Flinders University of South Australia, è oggi (1981) professore alla Sir George Williams University di Montreal. E’ noto per i suoi studi sulla storia politica e sociale del XVIII secolo. Tra le sue opere principali ‘Paris and London in XVIII century: studies in popular protest’. Volumi tradotti in italiano: ‘Dalla Bastiglia al Termidoro’ (1966) e ‘Rivoluzione industriale e rivoluzione nelle campagne. Captain Swing’ (1973) (in collaborazione con E. J. Hobsbawm), ‘L’Europa del Settecento’ (1974).”,”FRAR-015-FF”
“RUDE’ George”,”Robespierre. Ritratto di un democratico rivoluzionario.”,”George Rudé, fino a pochi anni fa (1981) direttore dell’Istituto di storia sociale della Flinders University of South Australia, è oggi (1981) professore alla Sir George Williams University di Montreal. E’ noto per i suoi studi sulla storia politica e sociale del XVIII secolo. Tra le sue opere principali ‘Paris and London in XVIII century: studies in popular protest’. Volumi tradotti in italiano: ‘Dalla Bastiglia al Termidoro’ (1966) e ‘Rivoluzione industriale e rivoluzione nelle campagne. Captain Swing’ (1973) (in collaborazione con E. J. Hobsbawm), ‘L’Europa del Settecento’ (1974). “”In Germania, Robespierre trovò un più critico e prudente ammiratore nel giovane Karl Marx. A quel tempo Marx dirigeva a Colonia la ‘Rheinische Zeitung’ e, nell’ambiente dei giovani hegeliani, andava sviluppando le sue teorie sulla lotta delle classi, il ruolo delle idee e la natura dello Stato. Egli scelse la rivoluzione francese come banco di prova delle sue nuove idee e la vide, a quel tempo, come una rivoluzione principalmente ‘politica’, in cui la classe emergente, la borghesia, pur accettando i «plebei» o sanculotti come alleati, sfruttò le loro energie a proprio esclusivo vantaggio e per favorire lo sviluppo di uno Stato borghese. In questa operazione, Marx riconobbe che Robespierre e i giacobini avevano avuto un ruolo particolare necessario da svolgere, in quanto usarono il Terrore per vincolare la nazione alle esigenze di una guerra rivoluzionaria; ma una volta superato il pericolo di un’invasione, essi furono inevitabilmente messi da parte, poiché sostenevano l’idea illusoria e anacronistica che si potesse costruire il nuovo Stato su un modello tratto dall’antichità classica invece di venire a un compromesso con il modello «borghese», meglio adeguato ai tempi. In questo quadro, Robespierre venne presentato non come un eroe né come un malvagio, ma come un utopista che aveva giocato un ruolo storico necessario, anche se limitato (26). Vedremo che i marxisti nel secolo successivo non rimasero affatto legati a questa interpretazione”” (pag 65-66) [(26) A. Cornu, ‘Karl Marx’ Stellung zur französischen Revolution und zu Robespierre (1843-1845), in ‘Maximilien Robespierre’, a cura di W. Markov, cit., pp. 553-571] [George Rudé, ‘Robespierre. Ritratto di un democratico rivoluzionario’, Editori Riuniti, Roma, 1979]”,”BIOx-020-FC”
“RUDÉ George”,”L’Europa rivoluzionaria, 1783-1815.”,”George Rudé è uno dei massimi storici viventi dell’età della Rivoluzione francese.”,”FRAR-030-FL”
“RUDÉ George”,”L’Europa del Settecento. Storia e cultura.”,”RUDÉ George: (Oslo, 8 febbraio 1910 – Battle, 8 gennaio 1993) storico marxista britannico, specializzato nella Rivoluzione frencese. Ha contribuito alla visione della storia “”dal basso””, dal punto di vista degli oppressi, concentrandosi in particolare su coloro che hanno partecipato a rivolte e ribellioni. Laureato a Cambridge, si recò in Unione Sovietica e si unì al Partito Comunista Britannico mentre insegnava lingue nelle scuole superiori. Successivamente riprese gli studi e conseguì il dottorato in storia nel 1950; la sua tesi si concentrava sulle motivazioni e sull’agitazione della folla durante la Rivoluzione francese. Il titolo originale del libro qui presentato è: “”Europe in the 18th Century: Aristocracy and the Bourgeois Challenge.”” Londra 1972. «Alla fine del Settecento si assistette in Europa agli esordi di una rivoluzione industriale, i cui effetti dovevano essere molto più drammatici e di portata molto più vasta di quelli della rivoluzione agraria, esaminati nel precedente capitolo. Essa però fu circoscritta a un solo paese e i contemporanei si resero appena conto delle sue implicazioni non prima del secolo successivo. (…) Nel mondo affaristico regnavano il mercante o il banchiere, e non l’industriale; (…) Furono pochissimi i commentatori come DEFOE Daniel, il quale nella sua escursione per “”l’Isola della Gran Bretagna”” negli anni 1720-1730 riferì esattamente ai suoi lettori dove si trovavano le industrie, come erano organizzate e che cosa producevano.» (pag 55)”,”EURx-003-FSL”
“RUDEL Tilla”,”Walter Benjamin. L’angelo assassinato.”,”””La sua vera casa è la Bibliothèque nationale, dove va a lavorare ogni giorno, gironzolando all’ora di pranzo per i caffé dei dintorni o prendendo una boccata d’aria al giardinetto Louvois. La sua cerchia di amici stretti si è molto ridotta e lui tende a isolarsi, un po’ per conservare le forze per la scrittura e un po’ per evitare di mostrare la condizione di miseria in cui si trova.”” (pag 150) Tilla Rudel, giurista nata a Tolosa e cresciuta tra Parigi e Israele ha seguito per vent’anni le tracce di Walter Benjamin incontrando esperti e testimoni.”,”BIOx-286″
“RÜDEN Peter von KOSZYK Kurt a cura; brani di Karl MARX Wilhelm WOLFF F.A. LANGE Ferdinand LASSALLE Wilhelm LIEBKNECHT Heinrich SCHULZ Clara ZETKIN Otto ERNST Hermann SCHULZE-DELITZCH Franz MEHRING August BEBEL Rosa LUXEMBURG Johann SASSENBACH W.H. SCHRÖDER Karl LIEBKNECHT August BRINGMANN Karl KAUTSKY Friedrich ENGELS Hermann DUNCKER Rudolf HILFERDING Josef DIETZGEN Adolf BRAUN Nikolaus OSTERROTH Adolf DODEL Ignaz AUER Carl SEVERING Paul KAMPFFMEYER Heinrich SCHULZ Ernst DEINHARDT Carl LEGIEN Eduard BERNSTEIN Paul GÖHRE Otto KRILLE Friedrich BOSSE Max GRUNWALD Clara ZETKIN Friedrich STAMPFER Heinz SPERBER Richard CALWER Julian BORCHARDT Wilhelm SCHRÖDER Wilhelm HÄUSGEN Karl LEUTHNER Eugen PRAGER Gustav HOCH H.A. SCHAARSCHMIDTG Albert SÜDEKUM”,”Dokumente und Materialien zur Kulturgeschichte der deutschen Arbeiterbewegung, 1848-1918.”,”Brani di Karl MARX Wilhelm WOLFF F.A. LANGE Ferdinand LASSALLE Wilhelm LIEBKNECHT Heinrich SCHULZ Clara ZETKIN Otto ERNST Hermann SCHULZE-DELITZCH Franz MEHRING August BEBEL Rosa LUXEMBURG Johann SASSENBACH W.H. SCHRÖDER Karl LIEBKNECHT August BRINGMANN Karl KAUTSKY Friedrich ENGELS Hermann DUNCKER Rudolf HILFERDING Josef DIETZGEN Adolf BRAUN Nikolaus OSTERROTH Adolf DODEL Ignaz AUER Carl SEVERING Paul KAMPFFMEYER Heinrich SCHULZ Ernst DEINHARDT Carl LEGIEN Eduard BERNSTEIN Paul GÖHRE Otto KRILLE Friedrich BOSSE Max GRUNWALD Clara ZETKIN Friedrich STAMPFER Heinz SPERBER Richard CALWER Julian BORCHARDT Wilhelm SCHRÖDER Wilhelm HÄUSGEN Karl LEUTHNER Eugen PRAGER Gustav HOCH H.A. SCHAARSCHMIDTG Albert SÜDEKUM”,”MGEx-199″
“RUE John E., collaborazione di S.R. RUE”,”Mao Tse-tung in Opposition, 1927-1935.”,”””In the meantime, Maring’s initiative had been approved by the Comintern, and a Soviet envoy, Adolf Joffe, having failed to open diplomatic relations with the Peking government, had negotiated an agreement with Sun that promised Soviet assistance to the KMT in his efforts to achieve a united, independent China. The CCP’s entry into the KMT and the KMT’s alliance with the Soviet Union can be considered, at least in retrospect, a Trotskyte policy. Maring left the service of the Comintern soon after Trotsky was dismissed from the War Commissariat, and Joffe, who committed suicide in 1927 in despairing protest against the purge of the United Opposition, never returned to China after 1923. The minority among the Chinese Communists who had supported Maring and Joffe against the majority led by Ch’en Tu-hsiu were suspect long after the Zinoviev-Stalin and Bukharin-Stalin combinations reaffirmed the Soviet policy of alliance with the KMT. Mao, who had supported Maring against the majority in 1922, soon suffered for his prescience.”” (pag 37)”,”CINx-211″
“RUELLAN Denis e Alain”,”Le Brésil.”,”RUELLAN Denis, giornalista, ha effettuato reportages in Brasile. Alain RUELLAN ricercatore e professore nell’insegnamento superiore, conosce il Brasile da un cinquantennio.”,”AMLx-153″
“RUFER Alfred”,”Novate. Eine episode aus dem revolutionsjahr 1793.”,”Verso di Recordain, segretario di legazione in Venezia: “”Mepriser le peril est chose assez commune, Le courage consiste à braver l’ infortune””. (pag 201)”,”FRAR-273″
“RUFF Julius R.”,”Violence in Early Modern Europe, 1500-1800.”,”Julius R. Ruff, Marquette University, Milwaukee , Wisconsin, Usa. E’ autore di ‘Crime,Justice and Public Order in Old Regime France’ (1984) e coautore di ‘Discovering the Western Past. A Look at the Evidence’ (2000). Libro dedicato a Laura Blair Ruff”,”QMIx-032-FSL”
“RUFFINI Francesco”,”La libertà religiosa. Storia dell’idea.”,”Prima edizione dell’opera F. Bocca Torino 1901 RUFFINI Francesco (1863-1934) uno dei fondatori del diritto ecclesiastico (l’altro è SCADUTO). Ruffini: La libertà religiosa non è un concetto filosofico o teologico ma giuridico. Il suo libro è una messa a puntoo dei rapporti esistenti tra Umanesimo e Riforma.”,”RELP-051″
“RUFFINI Edoardo”,”Il principio maggioritario. Profilo storico.”,”RUFFINI Edoardo Pubblicato nel 1927 in pieno fascismo (e da uno dei pochissimi professori universitari che riufiutò di giurare fedeltà al regime) L’atto di elezione all’unanimità. “”Ma i capi, buoni conoscitori degli umori delle masse, avranno sempre saputo formulare le proposte in modo tale da accogliere il favore generale. L’azione delle primitive assemblee dovette perciò essere per lo più positiva, sebbene passiva, riducendosi alla quasi costante approvazione di una volontà formulata fuori dell’assemblea stessa”” (pag 41)”,”TEOP-276″
“RUFFINI Giovanni, a cura di Martino MARAZZI”,”Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano.”,”Martino Marazzi insegna Letteratura italiana all’Università degli Studi di Milano. Tra i suoi lavori: ‘Voices of Italian America’ (Fairleigh Dickinson University, 2005) e ‘Misteri di Little Italy’ F. Angeli, 2001). Giovanni Ruffini (Genova 1807 – Taggia 1881) partecipò al Risorgimento al fianco di Giuseppe Mazzini e visse in esilio in Francia, Svizzera, Inghilterra dal 1833 al 1848, quando amnistiato da Carlo Alberto, ritornò a Taggia e fu eletto nel parlamento Subalpino dal quale presto si dimise. Si dedicò in seguito alla letturatura scrivendo romanzi in inglese.”,”BIOx-056-FSD”
“RUFFOLO Giorgio”,”Riforme e controriforme.”,”RUFFOLO Giorgio (Roma, 1926), dal 1957 al 1963 ha diretto il Servizio studi economici e relazioni pubbliche dell’ ENI. E’ stato Segretario generale della Programmazione.”,”ITAC-037″
“RUFFOLO Giorgio”,”Potenza e potere. La fluttuazione gigante dell’ Occidente.”,”RUFFOLO Giorgio (Roma, 1926) attualmente ministro dell’ ambiente (1988) è stato segretario alla Programmazione economica negli anni 1960. Membro della direzione del PSI, ha pubblicato altre opere (v. 4° copertina). “”Ciò costituisce un serio guaio anche per l’ altro partner. Il capitalismo, infatti, è una forza propulsiva che, in mancanza di un “”moderatore”” e di un “”contenitore”” esogeno, tende all’ autodistruzione. Fred Hirsch ha svolto, sull’ argomento, considerazioni memorabili (Hirsch, 1978)”” (pag 67) “”Il teorema dell’ incompletezza di Gödel””. (pag 73)”,”STOx-106″
“RUFFOLO Giorgio”,”Il capitalismo ha i secoli contati.”,”RUFFOLO Giorgio ha pubblicato con Einaudi ‘Cuori e denari’, ‘Quando l’ Italia era una superpotenza’ e ‘Lo specchio del diavolo’. Economista ed esponente del riformismo italiano, ha lavorato all’ ENI di Enrico MATTEI e all’ OCSE. E’ stato ministro dell’ ambiente e deputato socialista a Montecitorio e al Parlamento europeo. Ha fondato nel 1981 il Centro Europa Ricerche di cui è presidente. Finanziarizzazione (pag 217) E’ certamente nell’agricoltura, che allora rappresentava quasi l’intero territorio dell’economia, che si generano i processi d’arricchimento. Non per tutti, però. Perché proprio qui si produce quel trauma delle recinzioni che abbiamo descritto. La prosperità della nuova agricoltura e la bellezza del paesaggio di siepi verdeggianti e di fitte coltivazioni furono “”pagate”” con la miseria e la degradazione dei paesani cacciati dalle terre comuni e dalle strisce condivise, verso le città congestionate dipinte da Hogarth, ove dietro all’allegra Beer Street corre la turpe Gin Lane: una caterva di esseri corrotti fisicamente e moralmente, alle cui anime badavano i metodisti e ai cui bisogni materiali non badava nessuno. “”La plebaglia di quel tempo era una specie di mostro spaventoso””. Questo mostro è il prezzo “”sociale”” che l’Inghilterra ha pagato alla trasformazione dell’agricoltura che ha posto le premesse della rivoluzione industriale. A questo si aggiungerà il costo sociale costituito dalla miseria del nuovo proletariato industriale””. (pag 112-113)”,”ECOI-233″
“RUFFOLO Giorgio”,”Quando l’Italia era una superpotenza. Il ferro di Roma e l’oro dei mercanti.”,”RUFFOLO Giorgio Declino impero romano. Il colpo più tremendo, per l’l’impero, non giunge però da una disfatta sul campo, ma da una scaramuccia. Nel 259, un ‘annus terribilis’, l’imperatore Valeriano, che era sceo in Mesopotamia per contrastare l’offensiva del nuovo re dei re persiano, il sassanide Shapur I, dopo una serie di promettenti successi cade in una imboscata ed è fatto prigioniero. Il prestigio di Roma sembrava scosso irrimediabilmente: tanto più che l’imperatore, ormai settantenne, fu sottoposto ai peggiori oltraggi: come quello di servire da sgabello al re di re quando quello montava a cavallo. Alla sua morte la sua pelle, tinta per scherno di rosso porpora, fu esposta in un tempio. Suo figlio Gallieno, associato al padre sul trono, non aveva alcuna possibilità di intervenire per riscattarlo o vendicarlo, essendo impegnato a correre da una parte all’altra a chiudere brecce e ad affrontare rivali. Gli imperatori del III secolo non hanno tregua””. (pag 95)”,”STAx-239″
“RUFFOLO Giorgio”,”La grande impresa nella società moderna.”,”Giorgio Ruffolo è nato a Roma nel 1926. Ha lavorato nell’Ufficio Studi della Banca Nazionale del Lavoro, collaborando alle riviste ‘Moneta e credito’ e ‘Quarterly Review’. E’ stato all’OECE e all’ENI. Ha poi preparato il Programma Economico Nazionale (PEN). “”Negli Stati Uniti, nel 1951, in 51 settori le tre maggiori imprese concentravano oltre il 60% dell’occupazione del settore, e il peso dei settori “”concentrati”” sull’occupazione industriale totale era del 7,5%. Nello stesso anno, in Inghilterra in 67 settori le tra più grandi imprese rappresentavano oltre il 60% dell’occupazione del settore; e l’insieme di questi settori copriva il 12,4% dell’occupazione industriale totale.”” (pag 131)”,”ECOA-012″
“RUFFOLO Giorgio”,”Rapporto sulla programmazione.”,”Fondo Davoli Giorgio Ruffolo è nato a Roma nel 1926. Dal 1957 al 1963 ha diretto il Servizio studi economici e relazioni pubbliche dell’ENI. Nel 1964 gli è affidata la direzione dell’Ufficio del Programma, presso il ministero del Bilancio. Successivamente è stato nominato segretario generale della Programmazione. Ha pubblicato: ‘La grande impresa nella società moderna’.”,”ITAE-319″
“RUFFOLO Giorgio”,”La qualità sociale. Le vie dello sviluppo.”,”Giorgio Ruffolo (Roma, 1926) è stato segretario alla Programmazione economica negli anni Sessanta. Nel 1979 è stato eletto al Parlamento europeo nel gruppo socialista. Nel 1983 è tornato al Parlamento italiano, dove è presidente della commissione Finanze e Tesoro. E’ membro della direzione del Psi (1986). Ha pubblicato ‘Riforme e controriforme’ (1976). A pagina 105 nota 4 cita il volume AAVV, Lo sviluppo del Welfare State in Europa e in America, Il Mulino, 1983 che contiene il saggio di P. Flora e A. Heidenheimer, Il nucleo storico e il cambamento dei confini del Welfare State”,”ECOS-002-FB”
“RUFFOLO Giorgio”,”La grande impresa nella società moderna.”,”Giorgio Ruffolo è nato a Roma nel 1926. Ha lavorato nell’Ufficio Studi della Banca Nazionale del Lavoro, collaborando alle riviste ‘Moneta e credito’ e ‘Quarterly Review’. E’ stato all’OECE e all’ENI. Ha poi preparato il Programma Economico Nazionale (PEN). In Germania l’eredità di Rathenau (pag 77) Dottrina di Rathenau dell’ “”impresa in sé”” (pag 81) “”A Walther Rathenau si deve la prima formulazione organica di una teoria istituzionale dell’impresa”” (pag 78) “”Nel passaggio dall’impresa familiare alla grande impresa moderna di produzione in massa – osserva Rathenau – si è compiuta una “”sostituzione del contenuto”””” (pag 78)”,”ECOG-009-FV”
“RUFFOLO Giorgio”,”Il libro dei sogni. Una vita a sinistra raccontata a Vanessa Roghi.”,”Dalla formazione sui classici del marxismo e del liberismo, alle responsabilità di coordinatore della programmazione economica del centro-sinistra, al difficile ruolo di ministro dell’Ambiente nel momento di maggiore vitalità delle lotte ambientaliste, la vita di Giorgio Ruffolo è un racconto di scommesse fatte e non sempre vinte. Dapprima all’Eni con Enrico Mattei, poi alla Programmazione economica, la sua storia è quella dell’anima riformista di questo paese, disposta a “”sporcarsi le mani”” ma solo al fine di un miglioramento della vita economica e sociale. (…) Il racconto si snoda attraverso tappe che vanno dalla sua formazione, durante la seconda guerra mondiale – le letture, gli incontri, un antifascismo sempre più convinto che matura attraverso Marx e Salvemini -, ai primi incarichi pubblici, nell’Ufficio studi della Bnl, fino alla nomina a ministro nel 1987 e poi all’elezione a parlamentare europeo…’ (dal risvolto di copertina) Giorgio Ruffolo è attualmente (2007) presidente del Cer, Centro Europa ricerche. È autore di numerosi volumi, tra cui ‘Rapporto sulla programmazione’ (1973), La ‘qualità sociale’ (1990), ‘Il cavallo di Federico’ (1991), ‘Lo sviluppo del limiti’ (1994), ‘Cuori e denari’ (1999), ‘Lo specchio del diavolo’ (2006). Nel 1986 ha fondato la rivista ‘Micromega: le ragioni della sinistra’. Vanessa Righi, storica contemporaneista, collabora dal 1995 con ‘L’Espresso’. Insegna presso il dipartimento di Storia moderna e contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma, nella Facoltà di Lettere. La fondazione della sezione italiana della IV Quarta internazionale (pag 60-61)”,”BIOx-390″
“RUFFOLO Giorgio”,”Quando l’Italia era una superpotenza. Il ferro di Roma e l’oro dei mercanti.”,”Giorgio Ruffolo nato a Roma nel 1926. Dal 1957 al 1963 ha diretto il Servizio studi economici e relazioni pubbliche dell’ENI. Nel 1964 gli è affidata la direzione dell’Ufficio del Programma presso il Ministero del Bilancio e nominato Segretario generale della programmazione. Ha pubblicato La grande impresa nella società moderna.”,”STAx-105-FL”
“RUFFOLO Giorgio”,”Complessità e democrazia: ruolo dell’informazione.”,”Complessità dell’ambiente ‘Questo è un punto cruciale per Luhmann, è la sua “”idea fissa””. Rispetto ad ogni sistema dato (Luhmann non si occupa della genesi dei sistemi) l’ambiente presenta delle ‘possibilità’ che eccedono le sue ‘capacità’ di attualizzarle’ (pag 14)”,”TEOS-005-FGB”
“RUFFOLO Giorgio”,”Cuori e denari. Dodici grandi economisti raccontati a un profano.”,”Giorgio Ruffolo (Roma, 1926) è deputato al Parlamento Europeo e presidente del Centro Europa Ricerche, fondatore di “”Micromega””, ha collaborato con il quotidiano Repubblica”,”ECOT-002-FSD”
“RUGAFIORI Paride”,”Uomini macchine capitali. L’ Ansaldo durante il fascismo 1922-1945.”,”Paride RUGAFIORI, nato a Genova nel 1949, lavora presso l’ Istituto di stria della facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino. Coautore de ‘Il triangolo industriale tra ricostruzione e lotta di classe 1945/1948’ (FELTRINELLI, 1974), ‘Partiti e Resistenza in Liguria’ (SABATELLI, 1975), ‘La ricostruzione nella grande industria’ (DE-DONATO, 1978), ha pubblicato saggi su varie riviste e fa parte del comitato di redazione di ‘Movimento operaio e socialista’. Ha collaborato a ‘Il mondo contemporaneo’ (LA NUOVA ITALIA) e curato l’edizione critica di ‘Resistenza e ricostruzione in Liguria. Verbali del CLN ligure, 1944-46’ (FELTRINELLI, 1981).”,”ITAE-029″
“RUGAFIORI Paride LEVI Fabio VENTO Salvatore”,”Il triangolo industriale tra ricostruzione e lotta di classe 1945 – 1948.”,”I saggi di Rugafiori, Vento e Levi, tre giovani studiosi, preceduti da una introduzione di Vittorio Foa, pongono al centro della loro indagine la politica della “”ricostruzione”” dell’apparato produttivo nei tre grandi centri industriali dell’ Italia settentrionale, Genova, Torino, Milano. I protagonisti di questo libro sono necessariamente la classe operaia da un lato, con le sue rivendicazioni politiche e sociali, con le sue aspettative di liberazione sociale nutrite dalle sofferenze e dai morti della guerra antifascista, e la classe imprenditoriale dall’altro, con il suo disegno di reataurazione capitalistica, al di là dei mutamenti politici e istituzionali. Su questa base s’innesta l’esame delle strategie dei partiti della sinistra, e in particolare del Partito comunista (Pci), nella complessa e contradditoria ricerca di una linea su cui pesano sia lo stalinismo, sia il timore di uno scontro generale con una classe dirigente pronta alla reazione, sia le ambiguità della “”doppia linea””, sia speranze elettorali che ndranno frustrate nel 1948, sia infine i ritardi di”,”E1-ANS-008″
“RUGAFIORI Paride”,”Uomini, macchine, capitali. L’ Ansaldo durante il fascismo: 1922 – 1945.”,”Il volume delinea la complessa vicenda di una grande impresa industriale, l’ Ansaldo, durante il ventennio fascista, cercando di non trascurare nessuno dei numerosi protagonisti e aspetti che l’hanno animata, ma anche di fornire un contributo di conoscenza capace di coinvolgere un pubblico assai più vasto e composito di quello dei soli studiosi. Al materiale documentario, per larga parte inedito, raccolto nei vari archivi aziendali, pubblici e privati, si è affiancato l’apporto, spesso decisivo, scritto e orale, di operai, tecnici e dirigenti, sul filo di un confronto diretto e continuo tra i molteplici protagonisti della storia ansaldina. La ricerca mette in risalto il significato complessivo assunto dall’ Ansaldo nella dinamica industriale, finanziaria e, più in generale, economico sociale e politica italiana tra le due guerre. Basti pensare all’avvio, sin dal primo dopoguerra e in particolare con gli anni trenta, dell’esperienza “”imprenditoriale”” dello Stato, di cui proprio l’ Ansaldo ha rappresentato unimmediato terreno di intervento e sperimentazione.”,”E1-ANS-009″
“RUGAFIORI Paride”,”Ferdinando Maria Perrone. Da Casa Savoia all’Ansaldo.”,”Paride RUGAFIORI è nato a Genova nel 1949. Lavora presso il dipartimento di storia dell’Università di Torino dove insegna storia contemporanea nella Facoltà di lettere e filosofia. Ha scritto saggi su riviste e pubblicato o curato libri (v. risvolto 4° copertina)”,”ITAE-249″
“RUGAFIORI Paride”,”Rockefeller d’Italia. Gerolamo Gaslini imprenditore e filantropo.”,”RUGAFIORI Paride è professore ordinario presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino ove insegna storia contemporanea e storia d’impresa. ‘Vicino a Mussolini, a De Gasperi e al Vaticano, amico del cardinale Siri’ L’Istituto Gaslini è stato inaugurato a Genova nel 1938.”,”ITAE-254″
“RUGAFIORI Paride”,”Imprenditori e manager nella storia d’Italia.”,”RUGAFIORI Paride insegna storia contemporanea presso la facoltà di scienze politiche e di storia dell’industria presso la facoltà di lettere di Torino.”,”ITAE-297″
“RUGAFIORI Paride”,”Ricostruzione economica e classe operaia, 1945-1948: il caso di Genova.”,”Rimando: testo in A. Tovaglieri, Il problema dello Stato in Lenin”,”LIGU-085″
“RUGAFIORI Paride a cura”,”La capitale dell’automobile. Imprenditori, cultura e società a Torino.”,”Paride Rugafiori insegna storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche e storia dell’industria nella Facoltà di Lettere dell’Università di Torino.”,”ITAS-168″
“RUGAFIORI Paride”,”Il manager demiurgo.”,”””Non bisogna mai fare del teatro”” amava ripetere Valletta ai giornalisti (pag 198)”,”ECOA-020″
“RUGAFIORI Paride”,”Ferdinando Maria Perrone. Da Casa Savoia all’Ansaldo.”,”Paride Rugafiori nato a Genova nel 1949 ha lavorato presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Torino e ha insegnato Storia contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia. E’ autore di molte opere tra cui ‘Acciaio per l’industrializzazione’ (Einaudi, Torino, 1982).”,”LIGU-008-FER”
“RUGE Friedrich Oscar”,”Politica e strategia. Pensiero strategico e azione politica.”,”Uomo di mare e combattente valoroso in due guerre, già addetto alla stato maggiore del Maresciallo ROMMEL, docente universitario, filologo, filosofo, il Vice Ammiraglio F.O. RUGE, con questo volume, sintesi di critica storica, indagine politica e sociale, si inserisce nel filone della scienza militare moderna.”,”QMIx-043″
“RUGE Wolfgang”,”November revolution. Die Volkserhebung gegen den deutschen Imperialismus und Militarismus 1918/19.”,”Il volume riporta molte foto di manifestazioni operaie, della rivoluzione di novembre, degli spartachisti, della preparazione della controrivoluzione e della successiva repressione del movimento. L’autore riporta una cartina della Germania in cui evidenzia la diffusione del movimento dei consigli nel paese, 4-10 novembre 1918 (pag 62), una cartina della città di Berlino in cui si evidenziano le zone degli scontri del gennaio 1919 (pag 128), le testate di giornali e le foto dei leaders del movimento. Tra le foto sulla repressione dell’insurrezione: fucilazione di marinai rivoluzionari (dopo la rivolta dei marinai della flotta di stanza a Kiel)”,”MGER-097″
“RUGE Wolfgang, a cura di Wladislaw HEDELER, collaborazione di Eugen RUGE”,”Lenin. Vorgänger Stalins. Eine politische Biografie. [Lenin predecessore di Stalin. Una biografia politica]”,”RUGE Wolfgang”,”LENS-212″
“RUGE Friedrich”,”La guerra sul mare, 1939-1945.”,”L’Amm. Friedrich Ruge è noato a Lipsia nel 1894. Compiuti studi classici, nel 1914 entra in Marina come cadetto e vi percorre una rapida carriera. Durante la seconda guerra mondiale è comandante delle Forze dragaggio dell’Est (1939) e dell’Ovest (1939-1940), della Difesa Ovest (1941-1943), delle Forze di marina nel Mediterraneo (1943), amm. addetto allo stato maggiore del Gruppo armate Rommel (1943-44), capo dell’ufficio costruzioni navali (1944-45). Prigioniero di guerra fino al 1946. Ha pubblicato vari libri sull’argomento. “”Anche la campagna di Russia influì in una certa misura sulla riduzione dei successi dei sommergibili. In seguito al ritiro delle forze aeree tedesche, le forze inglesi del Mediterraneo poterono ridurre il numero delle unità di scorta. Inoltra la SKL prelevè 8 sommergibili-scuola (…)”” (pag 197) “”Roosevelt denunciava continuamente il pericolo di un attacco tedesco contro l’America: attacco che la Germania non aveva mai progettato e che, considerata la forza della Marina degli Stati Uniti, sarebbe stato del tutto impossibile. La U.S. Navy era già la più potente al mondo quando il Congresso, nel luglio 1940, reagì prontamente alla vittoria tedesca in Francia, approvando un programma di costruzioni per 1.350.000 t, che raddoppiava la consistenza della Marina. E’ inconcepibile come la Germania potesse portare oltre oceano un attacco contro forze tanto superiori. Poco dopo, Roosevelt cedette alla Gran Bretagna i 50 cacciatorpediniere di cui s’è detto. Nell’inverno 1940-41, allorché gli inglesi ebbero esauriti i loro crediti esteri, e non potevano quindi più pagare il materiale di guerra, egli inventò il ‘Lend-Lease’, cioè la cessione di materiale bellico agli amici per un tempo indeterminato. Col pretesto di una minaccia che non esisteva, Roosevelt si arrogò il diritto di prendere iniziative dirette a interferire sulla costa europea come gli conveniva”” (pag 204)”,”QMIS-155″
“RUGE Arnold BAKUNIN M.A. BAUER Bruno ECHTERMEYER Ernst Theodor FEUERBACH Ludwig FÖRSTER F.C. KÖPPEN F. NAUWERK K., a cura di Gian Antonio DE-TONI”,”Annali di Halle e Annali tedeschi, 1838-1843.”,”Dalla nota introduttiva. “”L’ambiente storico in cui si collocano i documenti raccolti in questa antologia ha alla radice una celebre e confusa sconfitta militare prussiana: Jena, 14 ottobre 1806. (…) Il fatto decisivo non era il colpo inferto all’esercito prussiano, perché Napoleone aveva già sconfitto altri nemici senza provocare in essi tanta rovina. «Accanto alla perdita del prestigio militare, qui si constatava che tutto l’edificio artificialmente costruito non era in grado di resistere al mutare dei tempi… Se i patrioti prussiani intendevano evitare che ciò si ripetesse, si doveva scendere a patti con le nuove ideologia “”francesi””» (2). Per confronto, dall’esterno verso l’interno, dopo la tempesta napoleonica nell’impero asburgico il credito dello Stato era meno scosso, né si sentiva il bisogno di sottoporre il vecchio regime a più vaste riforme. I privilegi della nobiltà restavano integri. Qui l’atteggiamento dominante verso la cultura era chiaramente la diffidenza; anche la diffusione di scritti come ‘La restaurazione della scienza politica’ di Ludwig von Haller era proibita. Le scuole dipendevano dal clero cattolico e le università erano gestite come le altre scuole. I non cattolici erano solo tollerati, senza accesso ai pubblici uffici”” [G.A. De-Toni, Nota introduttiva] (pag V-VI); “”«Quasi maggiori degli impedimenti esterni – scriveva Marx a Ruge nel settembre 1843 – mi sembrano le difficoltà interne. Se non proprio quanto al “”donde””, regna nondimeno una tanto maggiore confusione quanto al “”verso dove””. Ciascuno [di noi] dovrà confessare a se stesso non solo che si è manifestata una anarchia generale tra i riformatori, ma che egli stesso non ha una visione esatta di ciò che si deve fare. Del resto, proprio questo è il vantaggio del nuovo indirizzo, per cui non anticipiamo dommaticamente il mondo, ma dalla critica del mondo vecchio vogliamo trovare quello nuovo»”” (pag XVII) [da G.A. De-Toni, Nota introduttiva]”,”HEG-044-FF”
“RUGE Friedrich Oscar”,”Politica e strategia. Pensiero strategico e azione politica.”,”Uomo di mare e combattente valoroso in due guerre, già addetto alla stato maggiore del Maresciallo ROMMEL, docente universitario, filologo, filosofo, il Vice Ammiraglio F.O. RUGE, con questo volume, sintesi di critica storica, indagine politica e sociale, si inserisce nel filone della scienza militare moderna.”,”QMIx-107-FSL”
“RUGE Friedrich”,”La guerra sul mare, 1939-1945.”,”L’Amm. Friedrich Ruge è noato a Lipsia nel 1894. Compiuti studi classici, nel 1914 entra in Marina come cadetto e vi percorre una rapida carriera. Durante la seconda guerra mondiale è comandante delle Forze dragaggio dell’Est (1939) e dell’Ovest (1939-1940), della Difesa Ovest (1941-1943), delle Forze di marina nel Mediterraneo (1943), amm. addetto allo stato maggiore del Gruppo armate Rommel (1943-44), capo dell’ufficio costruzioni navali (1944-45). Prigioniero di guerra fino al 1946. Ha pubblicato vari libri sull’argomento. Mancanza di carburanti e munizioni sul fronte africano. “”Rommel fu fortemente ostacolato nella sua resistenza all’offensiva scatenata dal nemico il 19 novembre dalla mancanza di munizioni e carburante. Il tentativo di inviargli questi rifornimenti con un convoglio ben scortato di 4 motonavi il 21 novembre fallì egualmente. L’incrociatore pesante ‘Trieste’ fu silurato da un sommergibile e l’incrociatore leggero ‘Duca degli Abruzzi’ di notte, da un aereo. Supermarina richiamò subito il convoglio. Nel novembre 1941 vennero inviate 79.208 ton. di rifornimenti, ma in Africa ne arrivarono solo 29.843 ton. tra cui solo 2471 di benzina. Data la gravità della situazione si decise di trasportare la benzina con incrociatori, cacciatorpediniere e sommergibili; espediente pericoloso e irrazionale, perché le navi da guerra non hanno stive da carico e i bidoni nei corridoi e in coperta diminuiscono di molto l’efficienza combattiva e rappresentano un grave pericolo in combattimento. I 200 metri cubi che un incrociatore leggero poteva eventualmente trasportare non corrispondevano neppure al consumo di una giornata di combattimento”” (pag 193)”,”QMIS-064-FGB”
“RUGGE Fabio a cura, saggi di Gabriele RIZZO Tom WHEELER e David SIMPSON Tom STEFANICK John VILLASENOR Mariarosaria TADDEO Samuele DOMINIONI Fabio RUGGE”,”The Global Race for Technological Superiority. Discover the Security Implications.”,”Fabio Rugge è capo del Centre on Cybersecurity dell’ ISPI in partnership con Leonardo.”,”QMIx-302″
“RUGGERI Fedele RUGGIERO Vincenzo a cura, scritti di Stanley COHEN Donatella DELLA-PORTA Luigi FERRAJOLI Tarnar PITCH Herbert REITER Tiziani TELLESCHI Mario Aldo TOSCANO Danilo ZOLO”,”Potere e violenza. Guerra, terrorismo e diritti.”,”Fedele Ruggeri è professore di Sociologia del Lavoro presso l’Università di Pisa. Ha pubblicato tra l’altro ”Lavoro e sviluppo’ (2007). Vincenzo Ruggiero è professore di Sociologia presso la Middlesex University di Londra. Ha pubblicto un volume dal titolo ‘Violenza politica’ (2006).”,”TEMx-006-FFS”
“RUGGIU Luigi a cura, Saggi di ALICI Luigi BELLONE Enrico BERNET Rudolf BERTI Enrico CASERTANO Giovanni CHIEREGHIN Franco CILIBERTO Michele COURTINE Jean-François FILORAMO Giovanni GHISALBERTI Alessandro LUDLOW Peter MELCHIORRE Virgilio POSER Hans RICOEUR Paul ROMEYER DHERBEY Gilbert RUGGENINI Mario SEVERINO Emanuele VIGNA Carmelo ZACCARIA RUGGIU Annapaola”,”Filosofia del Tempo.”,”Luigi Alici è professore straordinario di Filosofia Morale presso l’Università degli studi di Macerata. I suoi studi hanno origine nella rilettura del pensiero agostiniano alla luce delle istanze della filosofia contemporanea. Le sue pubblicazioni: Il linguaggio come segno e come testimonianza, Una rilettura di Agostino, Tempo e Storia, Il ‘divenire’ nella filosofia del ‘900, Il valore della parola, La teoria degli ‘Speech Acts’ tra scienza del linguaggio e filosofia dell’azione. Ha curato opere di Agostino. Enrico Bellone è titolare della Cattedra Galileiana di Storia della scienza della Facoltà di Scienze dell’Università di Padova. É autore di numerosi contributi scientifici sulla storia della scienza moderna e contemporanea. Ha curato l’edizione italiana delle opere di Kelvin. Rudolf Bernet è professore di Filosofia presso l’Università di Lovanio (Belgio) e membro della Direzione degli Husserl-Archivs. É Presidente della Società Tedesca di Ricerca Fenomenologica e direttore della collana delle Opere Complete di Edmund Husserl nonchè della rivista ‘Phaenomenologica. Tra le pubblicazioni: Edmund Husserl, Texte zur Phänomenologie des inneren Zeitbewusstseins (1893-1917). Enrico Berti è professore ordinario di Storia della filosofia nella Università di Padova, presidente nazionale della Società Filosofica Italiana e socio corrispondente dell’Accademia nazionale dei Lincei. Le pubblicazioni: La filosofia del primo Aristotele, Profilo di Aristotele, Le vie della ragione, Le ragioni di Aristotele, Aristotele nel Novecento, Soggetti di responsabilità, questioni di filosofia pratica, Introduzione alla metafisica. Giovanni Casertano è professore di filosofia antica presso l’Università Federico II di Napoli. Sue pubblicazioni: natura e istituzioni umane nelle dottrine dei Sofisti, Parmenide il metodo la scienza l’esperienza, L’eterna malattia del discorso, Quattro studi su Platone, Il nome della cosa, Linguaggio e realtà negli ultimi dialoghi di Platone. Franco Chiereghin è attualmente professore di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova. Fra le sue opere: L’influenza dello spinozismo nella formazione della filosofia hegeliana, L’unità del sapere in Hegel, Dialettica dell’assoluto e antologia della soggettività, Essere e verità, Note a Logik, Die Frage nach der Wahrheit di M. Heidegger, Possibilità e limiti dell’agire umano, Il problema della libertà in Kant, Introduzione alla lettura della ‘Fenomenologia dello spirito’ di Hegel. Jean-François Courtine è professore all’École Normale Supérieure di Parigi, e Direttore del Centro di Ricerche Fenomenologiche e Ermeneutiche-Archivi Husserl, nella stessa città. Fra le sue opere: Cahier de l’Herne Hölderlin, Suárez et le système de la métaphysique, Heidegger et la phénoménologie, Exrase de la raison, Essais sur Schelling. Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Alessandro Ghisalberti è professore ordinario di Storia della filosofia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia della Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É direttore del Dipartimento di Filosofia della Università Cattolica, Presidente della Società Filosofica Italiana – Sezione Lombarda, membro della SIEPM (Société Internationale pour l’Étude de la Philosophie médiévale), membro della SISPM (Società Italiana per lo Studio del Pensiero medievale), membro del Consiglio direttivo dell’Istituto Internazionale di Studi Piceni, dell’Istituto Studi Umanistici Francesco Petrarca, del Centro per le ricerche di Metafisica della Università Cattolica di Milano, della ‘Rivista di Filosofia Neoscolastica’ delle Rivista ‘Medioevo. Volumi pubblicati: Guglielmp do Ockham, Giovanni Buridano dalla metafisica alla fisica, Introduzione a Ockham, Le ‘quaestiones de anima’ attribuite a Matteo da Gubbio, Buridano; Il cielo e il mondo, Commento al trattato ‘Del cielo’ di Aristotele, Medioevo teologico, Categorie della teologiarazionale nel Medioevo, Guglielmo di Ockham Scritti filosofici, Giovanni Duns Scoto; filosofia e teologia. Peter Ludlow è professore presso il Dipartimento di Filosofia della State University di New York (SUNY). Tra le sue opere: Quantifying into Referential Attitudes, in Chisholm Blackmore, Hubner, Marek, Philosophy of Mind/Philosophy of Psychology, The Syntax and Semantics of Referential Attitude Reports. Virgilio Melchiorre ha insegnato filosofia morale presso la Facoltù di lettere e filosofia dell’Universitò di Venezia. Attualmente in qualità di professore ordinario, professa la stessa disciplina presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Cattolica di Milano, ove in precedenza ha insegnato filosofia della storia. Ha iniziato le sue ricerche con alcuni studi su Kierkegaard, volgendosi poi allo studio di Kant, Hegel, Marx, Gramsci, Mounier, Maritain, Husserl, Heidegger. I volumi: L’immaginazione simbolica, Metacritica dell’eros, Essere e parola, Corpo e persona, Studi su Kierkegaard, Analogia e analisi trascendentale, Linee per una nuova lettura di Kant, Figure del sapere, La via analogica. Hans Poser è dal 1972 professore alla Technische Universität di Berlino. É stato Visiting Professor in Malawi, India, Argentina, Spagna e Russia. É vicepresidente della Società G.W. Leibniz di Hannover, e nel biennio 1994-1996 è stato Presidente della Società Generale di Filosofia in Germania. Tra le sue opere: Zur Theorie der Modalbegriffe bei G.W. Leibniz, la cura dei volumi Philosophie und Mythos, Formen teleologischen Denkens, Wandel des Vernunftbegriffs, Philosophische Probleme der Handlungstheorie, Wahrheit und Wert, Leibniz in Berlin. Paul Ricoeur è stato professore di filosofia a Strasburgo, alla Sorbona e alla Nuova Università di Nanterre. Ha inoltre insegnato alla Divinity School dell’Università di Chicago. Tra le sue opere: Temps et récit, Du texte à l’action, Essais d’herméneutique, De l’interprétation, Essais sur Freud. Gilbert Romeyer Dherbey è professore di Storia della filosofia antica presso la Sorbona (Paris IV) e direttore del Centro di Ricerche sul pensiero antico ‘Léon Robin’. É autore di numerosi saggoi tra cui Maine de Biran, ou le penseur de l’immanence radicale, Les choses memes, Les pensée du réel chez Aristote, Les Sophistes. Mario Ruggenini è professore di Ermeneutica filosofica presso l’Università di Venezia. Si è a lungo occupato di Husserl e di Heidegger. Tra le sue opere: Volontà e interpretazione, La filosofia, la fede, la perdita di Dio, Il divino e l’assenza, Heidegger e la metafisica, I fenomeni e le parole, Il discorso dell’altro. Luigi Roggiu è professore di Storia della filosofia presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Venezia. Sono numerosi i suoi contributo scientifici. Si segnalano in particolare: Tempo coscienza e essere nella filosofia di Aristotele, Teoria e prassi in Aristotele, Parmenide, La scienza ricercata. Economia, politica e filosofia, Studi su Aristotele e Marx, La genesi dello spazio economico, Tempo e anima in S.Agostino. Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Carmelo Vigna è dal 1981 professore ordinario di Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Venezia, dove attualmente dirige anche il Centro Interuniversitario per gli Studi sull’Etica (C.I.S.E.). Tra i suoi scritti: Ragione e religione, Filosofa e marxismo, Le origini del marxismo teorico in Italia, Invito al pensiero di Aristotele, in collaborazione con altri, Antonio Gramsci. Il pensiero teorico e politico, la ‘questione leninista’. Annapaola Zaccaria Roggiu è professore di Archeologia (metodologia della ricerca archeologica) presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente dell’Università degli studi Ca’ Foscari di Venezia. Ha compiuto scavi ad Orvieto, Luni, Hierapolis di Frigia (Turchia). É autrice dei saggi: Le lucerne fittili del Museo civico di Treviso, Tessuti Copti del Museo Poldi Pezzoli di Milano, Spazio privato e spazio pubblico nella città romana, Origine del Triclinio nella casa romana.”,”FILx-055-FL”
“RUGGIU Luigi TESTA Italo a cura, Saggi di Richard J. BERNSTEIN Valerio VERRA William MAKER Stefano POGGI Alessandro BELLAN Robert B. PIPPIN Lucio CORTELLA Terry PINKARD Roberto RACINARO Richard RORTY Robert B. BRANDOM Vittorio HÖSLE Tom ROCKMORE Leo LUGARINI Ardis B. COLLINS Daniele GOLDONI Diego ZUCCA John MCDOWELL Mario RUGGERINI Paul REDDING Franco CHIEREGHIN Francesco BERTO Robert R. WILLIAMS Aldo MASULLO S. HOULGATE Maurizio PAGANO”,”Hegel contemporaneo. La ricezione americana di Hegel a confronto con la tradizione europea.”,”Luigi Ruggiu è professore ordinario di Storia della filosofia nell’Università Ca’Foscari di Venezia. Italo Testa, dottore di ricerca in Filosofia, ha studiato presso le università di Bochum, Francoforte sul Meno e Venezia, dove attualmente collabora.”,”FILx-082-FL”
“RUGGIU Luigi a cura, saggi di Giovanna FABRIS Rossella ANDOLFATO Sergio CREMASCHI”,”Genesi dello spazio economico. Il labirinto della ragione sociale: Filosofia, Società e Autonomia dell’Economico.”,”Luigi Ruggiu, docente di storia della filosofia all’Università Cà Foscari di Venezia, ha svolto ricerche sul problema del tempo e sul rapporto teoria-prassi, mentre attualmente si occupa del rapporto tra filosofia e politica, filosofia ed economia. Studi su Aristotele e Marx.”,”ECOT-173-FL”
“RÜHLE Otto”,”El alma del niño proletario.”,”L’ autore fa riferimento alla sua opera precedente: ‘Das proletarische Kind””. Cita pure i lavori di Alfred ADLER. “”Lo studio sociologico del problema della prostituzione ci ha mostrato che questa è un fenomeno di classe il cui profilo storico si staglia sempre sullo sfondo di un mondo in cui esiste il possesso e lo spossessamento, e il suo culmine coincide con quello dell’ economia capitalistica, che ha convertito quasi tutto, poco a poco, in merce: e che la miseria, la fame, l’ indigenza sociale, la mancanza di lavoro, l’ alcolismo, costituiscono i vivai in cui si sviluppa con la massima esuberanza la prostituzione a fianco di altre piaghe sociali””. (pag 101)”,”TEOS-090″
“RÜHLE Otto”,”Karl Marx. Leben und Werk.”,”””Aus Barmen hatte Engels schon 1844 an Marx geschrieben: “”Man mag sich hindrehen und hinwenden, wohin man will, man stolpert über Kommunisten.”” Und in einem Artikel für Owens New Moral World vom 14. Dezember 1844 hatte er verkündet, daß sich in der kurzen Spanne Zeit eines einzigen Jahres in Deutschland eine starke sozialistische Partei gebildet habe, die sich zwar nur erst auf die Mittelklasse stütze, aber bald auch in Fühlung mit der Arbeiterklasse zu kommen hoffe. Die Eisdecke der Reaktion fing an zu bersten. Der März meldete sich an””. (pag 143) « Des Barmen Engels déjà en 1844 avait écrit à Marx : « On peut se tourner vers et, où on veut, trébuche sur des communistes. » Et dans un article pour le New Moral World de Owen il avait annoncé du 14 décembre 1844 que dans la courte envergure le temps d’une seule année en Allemagne s’est formé un parti socialiste fort qui ne se base certes que seulement sur la classe moyenne, dans sentir avec la classe ouvrière aussi venir toutefois bientôt espère. La couverture de glace de la réaction a commencé à éclater. Le mars s’annonçait dessus “”. (traduzione automatica) Kommunistenbundes (lega dei comunisti) (pag 205) Firma ex-proprietario”,”MADS-385″
“RÜHLE Otto, a cura di Henry JACOBY”,”Il coraggio dell’ utopia. Piani per la costruzione di una nuova società.”,”Dopo una vita spesa al servizio del proletariato tedesco – come pedagogista e psicologo e come militante politico: deputato socialdemocratico prima, protagonista della rivoluzione di novembre 1918 e fondatore del partito comunista poi, comunista indipendente infine, O. RÜHLE ribadiva così quest’opera, articolata in rigorose analisi, la sua sicura fiducia nell’ avvento del socialismo. Il suo libro doveva essere pubblicato a Praga nel 1939 se l’ invasione tedesca non l’ avesse impedito. Bebel prefigura la società socialista. “”Il libro di Bebel ‘La donna e il socialismo’ esce durante le leggi eccezionali e cerca di dare una rappresentazione popolare dello sviluppo della società secondo la concezione marxista, con particolare riguardo agli interessi della donna. Il panorama storico che Bebel fornisce va dai tempi preistorici più bui, fino al futuro socialista. La trattazione e la descrizione dei rapporti precapitalistici e capitalistici deve necessariamente trovare una conclusione e coronamento in una raffigurazione della società socialista. Perciò Bebel, benché marxista e deciso avversario del socialismo utopistico; diventa, contro voglia, un utopista di natura particolare: un utopista real-politico con lo sguardo profetico della anticipazione intuitiva dello sviluppo storico. Un utopista pratico con il dono del calcolo effettuale e con il piacere della creazione costruttiva. Il grande successo ottenuto da suo libro presso le masse è da attribuire principalmente al carattere utopista del contenuto.”” (pag 84)”,”SOCU-138″
“RÜHLE Otto”,”From the bourgeois to the proletarian revolution.”,”‘All Power to the Workers’ and Soldiers’ Councils’. In copertina la foto della manifestazione con cartello “”tutto il potere ai consigli degli operai e dei soldati (Manifestazione a Berlino in sostegno del Congresso dei consigli operai promosso in città il 16 dicembre 1918) pag XIX Otto RÜHLE è il secondo deputato dopo Karl LIEBKNECHT che rifiuta di votare i crediti di guerra nel marzo 1915. E’ un fondatore della Lega Spartaco poi diventa portavoce del gruppo ISD per l’area di Dresda. Nel 1918 svolge attività rivoluzionaria in Sassonia, partecipa e interviene a nome della maggioranza di sinistra al congresso di fondazione del KPD nel dicembre 1918. Dopo che la tendenza comunista di sinistra è espulsa dal KPD al contesso di Heidelberg, partecipa alla fondazione del KAPD ed è un delegato al 2° congresso della Terza Internazionale. Ma qui rifiuta di accettare i 21 punti e viene espulso dal KAPD nell’ottobre 1920. Teorico dell’ organizzazione unitaria fonda con altri la tendenza AAUD-E nell’ottobre 1921. In seguito si dedicherà ad una attività letteraria e culturale. Emigra con la moglie nel 1933 a Praga e nel 1936 in Messico. Dialoga con Trotsky. Prende parte al comitato che negli USA (John Dewey) deve esaminare le accuse di Stalin contro Trotsky. Collabora al giornale ‘International Council Correspondence più tardi Living Marxism (altri collaboratori Pannekoek, Korsch, Mattick, e altri esponenti della sinistra consiliare olandese, sinistra tedesca ecc.). Muore in Messico nel 1943.”,”MGER-095″
“RÜHLE Otto”,”Karl Marx. His Life and Work.”,”””In the year 1859, in connexion with the Italian war, there was an open conflict between Marx and Engels on one side and Lassalle on the other. Lassalle was always ready to learn from his friends; but always brought forward material considerations in support of his opinion; and, having done so, with due modesty he would ask for an admission that he had been right”” (pag 231)”,”MADS-745″
“RUIZ GARCIA Enrique”,”America Latina hoy. 1. Anatomia de una revolucion.”,”RUIZ GARCIA Enrique è uno dei maggiori conoscitori della realtà latino-americana. ha vissuto in molti paesi del continente, come professore è stato invitato a tenere conferenze in molte università latinoamericane. Ha lavorato nella Comision Especial de Educacion para America Latina. Autore di molti libri, esperto nei problemi economici e sociali del Terzo Mondo, ha una visione progressista dei problemi che attanagliano il continente latino-americano. L’ autore della prefazione Josué de CASTRO, noto umanista e sociologo, è anche autore del libro ‘La Geografia del Hambre’.”,”AMLx-046″
“RUIZ GARCIA Enrique”,”America Latina hoy. 2. Anatomia de una revolucion.”,”RUIZ GARCIA Enrique è uno dei maggiori conoscitori della realtà latino-americana. ha vissuto in molti paesi del continente, come professore è stato invitato a tenere conferenze in molte università latinoamericane. Ha lavorato nella Comision Especial de Educacion para America Latina. Autore di molti libri, esperto nei problemi economici e sociali del Terzo Mondo, ha una visione progressista dei problemi che attanagliano il continente latino-americano. L’ autore della prefazione Josué de CASTRO, noto umanista e sociologo, è anche autore del libro ‘La Geografia del Hambre’.”,”AMLx-047″
“RUIZ-SÁNCHEZ José-Leonardo”,”Guía e inventario de los Archivos Municiales de Berja y Benínar.”,”Berja is a municipality, former bishopric and Latin titular see in Almería province, in the autonomous community of Andalusia, southern Spain.”,”ARCx-010-FSL”
“RUIZ-TORRES Pedro, saggi e comunicazioni di Maria José ALVAREZ-PANTOJA Ramon ARNABAL-I-MATA Luis BARBASTRO-GIL Ferran GALLEGO-MARGALEFF Jordi LLIMARGAS-I-MARSAL Jean-René AYMES Angeles HIJANO-PEREZ Emilio LA-PARRA Josep MONTIEL-PASTOR Anna BORRUEL-I-LLOVERA Esteban CANALES-GILI José CARLOS-Y-JAVIER José A. FERRER-BENIMELI Maties RAMISA-I-VERDAGUER Lluis ROURA-I-AULINAS Michel Angel SANCHEZ-GOMEZ Isabel BURDIEL Irene CASTELLIS-OLIVAN Anna Maria GARIA-ROVIRA Vicente FERNANDEZ-BENITEZ Antonio MOLINER-PRADA Jesus Raul NAVARRO-GARCIA Maria Cruz ROMEO-MATEO Francisco VEIGA Maria José VILALVERDE Josep FONTANA”,”El jacobinisme. Reacció i revolució a Catalunya i a Espanya, 1789-1837. Colloqui internacional, 4-5-6 maig 1989, Barcelona.”,”‘Controrivoluzione popolare e rivoluzione borghese: il caso spagnolo'”,”SPAx-002-FMB”
“RULLI Giovanni”,”Libano. Dalla crisi alla “”Pax Siriana””. Una complessa pedina sullo scacchiere mediorentale.”,”RULLI Giovanni gesuita, dal 1953 è stato collaboratore della rivista quindicinale ‘Civiltà cattolica’ assumendone nel 1958 la responsabilità del settore esteri. E’ autore di ‘La guerra “”americana”” nel Vietnam’ (1974) e di ‘Per un’ Europa senza frontiere. Da Yalta a Helsinki’ (1985), ‘Urss, un impero in frantumi’ (1991). “”Comunque sia, diventava meno oscuro l’ “”imbroglio”” libanese se si considerano i vantaggi che le due forze “”esterne”” agenti in Libano si ripromettevano dal rispettivo maggior controllo del Paese. Per i siriani, era molto importante avere il dominio della valle della Beqaa, dalla quale potevano, come da una posizione militarmente strategica, intervenire contro eventuali attacchi israeliani. (…) Per gli israeliani, la difesa della pratica spartizione operata dal maggiore Saad Haddad offriva il vantaggio inaspettato di controllare meglio il terrorismo antisraeliano dei palestinesi e, in caso di vera spartizione del Libano, lo Stato israeliano si sarebbe trovato ai confini non più una regione musulmana ma un piccolo Stato cristiano””. (pag 81)”,”VIOx-132″
“RUMI Giorgio”,”Gioberti.”,”Giorgio RUMI insegna storia contemporanea nell’ Università di Milano. Tra i suoi libri: ‘Lombardia guelfa 1780-1980’ (Morcelliana 1998) e ‘Santità sociale in Italia tra Otto e Novecento (Sei, 1995). GIOBERTI, Vincenzo (Torino 1801 – Parigi 1852), scrittore e filosofo italiano; sacerdote, fu un teologo liberale con interessi politici in senso neoguelfo, cioè a favore di una federazione di stati italiani comandata dal papa. Costretto nel 1833 all’esilio per le sue idee, lavorò e insegnò in Francia e a Bruxelles. Le sue tre opere più importanti sono l”Introduzione allo studio della filosofia’ del 1840 (l’impostazione va contro il soggettivismo dei contemporanei, compreso quello di Antonio Rosmini), il ‘Primato morale e civile degli italiani’ (1843) e ‘Del rinnovamento civile in Italia’ (1851). In queste ultime due opere, molto influenti nel corso del Risorgimento, Gioberti dapprima elaborò e poi riconsiderò criticamente la sua proposta neoguelfa. Dopo essere rientrato in Italia e aver svolto incarichi ministeriali (fu presidente della Camera subalpina) si ritirò definitivamente in Francia. (ENC)”,”ITAB-029″
“RUMI Giorgio”,”Alle origini della politica estera fascista, 1918-1923.”,”””””Esiste (…) una gerarchia internazionale. Tra i popoli come tra gli individui non può sussistere eguaglianza””. E’ la pietra angolare – ben nota fino dal 1918 – dell’ edificio mussoliniano; essa spinge al confronto dei rapporti di forza e giustifica l’ egemonia dell’ uno sull’ altro. La guerra ha distrutto l’ ordine ottocentesco, ha accelerato al massimo l’ evoluzione naturale: se la Russia risorgerà a potenza mondiale “”altre nazioni, come l’ Inghilterra hanno raggiunto dopo il conflitto l’ apogeo della loro potenza, altre s’avviano alla decadenza, alcuni Stati furono distrutti (…) ma c’è un popolo in Europa che non perisce, c’è l’ Italia che rinasce e dominerà presto sopra la debolezza e la decadenza degli altri””.”” (pag 119)”,”ITAF-223″
“RUMICI Guido”,”Infoibati, 1943-1945. I nomi, i luoghi, i testimoni, i documenti.”,”Tra settembre 1943 e la primavera del 1945 nei territori della Venezia Giulia occupati dal Movimento Popolare di Liberazione Jugoslavo del maresciallo Tito, migliaia di uomini e donne scomparvero nelle foibe, le cavità naturali che si aprono nel carso. Circa 5000 persone deportate non fecero più ritorno. RUMICI Guido (Gorizia, 1959) insegnante di economia aziendale e ricercatore di storia ed economia regionale è culture di diritto e insegna nell’ Università di Genova. Ha scritto numerosi sagig sulla storia della Venezia Giulia e sulla Dalmazia. “”I maggiori dirigenti istriani del PCI, quali i polesi Nicola De Simone, Giulio Revelante, Alfredo Stiglich, Antonio Kapuralin, Bruno Kos, Giacomo Urbinz, gli albonesi Aldo Negri e Mauro Sfeci, i rovignesi Giusto Massarotto, Aldo Rismondo, oltre che Pino Budicin, si trovarono spesso in quei giorni convulsi di settembre, con gli altri capi partigiani slavi dell’ insurrezione per concordare metodi e strategia d’ azione sia politiche che militari, e per cercare di dare una parvenza di unitarietà al movimento resistenziale (…). L’ insediamento delle nuove autorità partigiane nelle varie località dell’ Istria fu accompagnato da tutta una serie di operazioni di polizia con fermi, perquisizioni, interrogatori, minacce, confische e arresti nei confronti sia della popolazione civile, che di appartenenti alle forze dell’ ordine””. (pag 75-76-77) Aggiungere ISTRIA”,”EURC-077″
“RUMIZ Paolo”,”Danubio: storie di una nuova Europa.”,”Paolo RUMIZ è capo del servizio esteri del giornale ‘Il Piccolo’ di Trieste e segue come inviato i temi politico-economici dell’area danubiana anche per conto di altre testate del gruppo Monti. Nato nel 1947 a Trieste si è laureato nel 1971 con una tesi in storia moderna ed è giornalista professionista dal 1976. Sposato con due figli, è un viaggiatore accanito e considera la sua città ‘un campo base ideale’ per seguire le grandi trasformazioni dell’Est.”,”EURC-007″
“RUMIZ Paolo”,”Maschere per un massacro.”,”Paolo Rumiz, inviato speciale del quotidiano di Trieste Il Piccolo, segue dal 1986 gli eventi dell’area balcanico-danubiana. Ha vinto nel 1993 il premio Hemingway per i suoi servizi dalla Bosnia, e nel 1994 il premio Max David come migliore inviato italiano dell’anno. Ha pubblicato: Danubio. Storie di una nuova Europa, La linea dei mirtilli, Vento di terra, La recessione leggera.”,”EURC-065-FL”
“RUMJANTSEV A.M. FRANKEL C. ARON R. ZELENY J. RODINSON M. FERRAROTTI F. RAPOPORT A. HYPPOLITE J. GARAUDY R. OJZERMAN T.I. MARKOVIC M. LUPORINI C. KAMENOV E. HOBSBAWM E.J. KUCZYNSKI J. TIMOFEEV T. HEGEDUS A. CARDOSO F. LAROUI A. ADORNO T.W. ZAMOSKIN J. KALECKI M. TSURU S. ROBINSON J. DAS-GUPTA A.K. MILEJKOVSKIJ A. SAUVY A. ONITIRI H.M.A. SACHS I. FURTADO C. VINOGRADOV V.A. MURGESCU C. SCHAFF A. FROMM E. CINKARUK V.I. MARCUSE H. BAUMAN Z. ABDEL-MALEK A. HELLER A. SZIGETI J. DAVIDJUK G.P. HABERMAS J. MARKUS G.”,”Marx and contemporary scientifc thought – Marx et la pensée scientifique contemporaine.”,”Raccolta di contributi presentati al simposio su ‘Le rôle de Karl Marx dans le développement de la pensée scientifique contemporaine’ organizzato sotto gli auspici dell’Unesco dal Conseil International de la Philosophie et des Sciences Sociales, Paris, 8, 9, 10 mai 1968 La questione del parallelismo tra lo sviluppo delle forze produttive e l’ accentuazione delle contraddizioni (Aron, pag 37-38)”,”MADS-813″
“RUMJANTSEV A.M. FRANKEL C. ARON R. ZELENY J. RODINSON M. FERRAROTTI F. RAPOPORT A. HYPPOLITE J. GARAUDY R. OJZERMAN T.I. MARKOVIC M. LUPORINI C. KAMENOV E. HOBSBAWM E.J. KUCZYNSKI J. TIMOFEEV T. HEGEDUS A. CARDOSO F. LAROUI A. ADORNO T.W. ZAMOSKIN J. KALECKI M. TSURU S. ROBINSON J. DAS-GUPTA A.K. MILEJKOVSKIJ A. SAUVY A. ONITIRI H.M.A. SACHS I. FURTADO C. VINOGRADOV V.A. MURGESCU C. SCHAFF A. FROMM E. CINKARUK V.I. MARCUSE H. BAUMAN Z. ABDEL-MALEK A. HELLER A. SZIGETI J. DAVIDJUK G.P. HABERMAS J. MARKUS G.”,”Marx and contemporary scientifc thought – Marx et la pensée scientifique contemporaine.”,”Raccolta di contributi presentati al simposio su ‘Le rôle de Karl Marx dans le développement de la pensée scientifique contemporaine’ organizzato sotto gli auspici dell’Unesco dal Conseil International de la Philosophie et des Sciences Sociales, Paris, 8, 9, 10 mai 1968 ‘Aron riflette sulla questione del parallelismo tra lo sviluppo delle forze produttive e l’ accentuazione delle contraddizioni’ (Aron, pag 37-38) “”Un autre exemple, lui aussi célébre, se situe au coeur de la théorie marxienne. Personne n’ignore les quelques lignes de la préface de la ‘Critique de l’économie politique’ dans lesquelles Marx résume le résultat auquel il arriva, au terme de ses réflexions philosophiques, et qui lui servit, écrit-il, de fil conducteur dans ses études. Le mode de production de la vie matérielle domine en général le développement de la vie sociale, politique et intellectuelle. le mot ‘domine’ a toutes les qualités requises pour se prêter à d’innombrables interprétations entre la ‘détermination’, difficile à démontrer, et l’ ‘influence’ impossible à réfuter. Vient ensuite l’idée majeure, la dialectique des forces et des rapports de production. «A un certain degré de leur développement, les forces productives matérielles de la societé entrent en collision avec les rapports de production existants, ou avec les rapports de propriété au sein desquels elles s’étaient mues jusqu’alors et qui n’en sont que l’expression juridique. Hier encore formes de développement des forces productives, ces conditions se changent en lourdes entraves». Ce texte ne doit pas seulement son importance à sa place dans l’oeuvre de Marx, à la solennité de sa présentation, mais à sa portés scientifique. Contradiction entre forces et rapports de production, l’idée peut servir de fil conducteur aux recherches historiques, sans réference à une quelconque allégeance philosophique ou politique. En revanche, si cette contradiction s’aggrave avec le developpement des forces productives, un schéma du devenir se dessine. On affirmera, à la suite de Marx, «que jamais une société n’expire avant que se soient développées toutes les forces productives qu’elle est assez large pour contenir, jamais des rapports supérieurs de production ne se mettent en place avant que les conditions matérielles de leur existence ne soient écloses dans le sein méme de la vieille societé». Les dirigeants de la IIème Internationale et les mencheviks ont tiré de ces propositions des conséquences aussi logiques en elles-mêmes que funestes pour leur carrière historico-politique. Là encore, je ne mets pas en doute, un seul instant, que l’on trouve autant de textes que l’on veut pour fonder une interprétation opposée. On aboutira à la loi qui a été formulée il y a quelques années par un auteur que je m’en voudrais de citer puisque je ne puis lui accorder le droit de réponse: loi de la correspondance ou non-correspondance entre les forces et les rapports de production, loi manifestement soustraite aux obligations de la preuve en même temps qu’aux risques de la réfutation: de toute évidence, forces et rapports de production se correspondent ou ne se correspondent pas. ‘Tertium non datur’. Le terme ‘correspondence’ présente lui aussi suffisamment d’équivoque pour que le principe du tiers exclu s’applique sans difficulté à cette loi que l’esprit le plus critique accepterait sans réticence. Il reste, bien entendu, en tant que fil directeur de l’enquête historique, l’idée de la dialectique complexe, des relations variables de pays à pays et d’époque à l’époque, entre les forces de production et les modalités, organisationnelles et juridiques, des rapports de production. Mais, si le développment de forces productives cesse de commander l’aggravation des contradictions, le schème du devenir – longtemps confondu avec la philosophie marxiste de l’histoire – disparait et les hommes, les partis, les accidents, les rencontres de séries, la pluralité des pratiques comblent le vide ouvert par la disparition du parallélisme essentiel, celui du développement des forces productives et de l’accentuation de la contradiction. Encore une fois, je ne vois aucun inconvénient à tenir ce parallélisme poir secondaire dans la pensée de Marx”” (pag 37-38) [Raymond Aron, ‘Équivoque et inépuisable’ (in) AaVv, Marx and contemporary scientifc thought – Marx et la pensée scientifique contemporaine’, Mouton, The Hague, Paris, 1969]”,”MADS-814″
“RUMPF A. MINGAZZINI P.”,”Manuale di storia dell’arte classica.”,”Per la storiografia artistica degli Antichi è Fidia che occupa il posto centrale nella scultura dell’età di Pericle. (pag 75) ‘Fidia (circa 490-430 a.C.) fu uno dei più grandi scultori dell’antica Grecia, attivo durante l’età di Pericle. Amico e collaboratore dello statista ateniese, Fidia fu incaricato di dirigere i lavori di decorazione dell’Acropoli di Atene, contribuendo alla realizzazione del Partenone. Tra le sue opere più celebri vi è la statua crisoelefantina di Atena Parthenos, collocata all’interno del Partenone, e la colossale statua di Zeus a Olimpia, considerata una delle Sette Meraviglie del mondo antico. La sua arte influenzò profondamente la scultura classica, introducendo innovazioni stilistiche come il “”panneggio bagnato””, che conferiva un effetto realistico ai drappeggi delle figure 3. Nonostante il suo prestigio, Fidia fu coinvolto in controversie politiche e accuse di appropriazione indebita dell’oro destinato alla statua di Atena. Morì probabilmente in esilio o in carcere, ma il suo lascito artistico continua a essere ammirato e studiato ancora oggi’ (f. copilot) ‘Il Museo del Louvre di Parigi ospita una vasta collezione di opere d’arte, tra cui sculture dell’antichità greca, etrusca e romana. Tuttavia, non ci sono opere originali di Fidia, poiché la maggior parte delle sue creazioni, come la statua di Atena Parthenos e quella di Zeus a Olimpia, sono andate perdute. Esistono però copie romane e frammenti di opere attribuite a lui in vari musei del mondo, inclusi i Musei Capitolini di Roma 2’ (copil).”,”VARx-017-FMB”
“RUNCIMAN Steven”,”Storia delle Crociate. Volume primo.”,”RUNCIMAN (1903) ha studiato a Eton e Cambridge ed è stato Lecturer a Cambridge dal 1931 al 1938. Dopo una parentesi diplomatica fu professore di arte e storia bizantina all’ Università di Istanbul. Poi divenne conservatore al British Museum.”,”VIOx-086″
“RUNCIMAN Steven”,”Storia delle Crociate. Volume secondo.”,”RUNCIMAN (1903) ha studiato a Eton e Cambridge ed è stato Lecturer a Cambridge dal 1931 al 1938. Dopo una parentesi diplomatica fu professore di arte e storia bizantina all’ Università di Istanbul. Poi divenne conservatore al British Museum.”,”VIOx-087″
“RUNCIMAN W.G., a cura di Angelo PICHIERRI”,”Ineguaglianza e coscienza sociale. L’idea di giustizia sociale nelle classi lavoratrici.”,”RUNCIMAN W.G. nato nel 1934 ha studiato a Eton e al Trinity College di Cambridge. Ha lavorato nell’industria ed è stato Reader di sociologia all’Università del Sussex. E’ membro del Trinity College e membro del Consiglio di amministrazione di un gruppo industriale. “”Nel valutare in particolare la condizione del ceto impiegatizio, paragonando gli anni fra le due guerre agli anni cinquanta, è istruttivo confrontare le predizioni marxiste di ‘The Condition of Clerical Labour in Britain’ di Klingender, pubblicato nel 1935, con ‘The Blackcoated Worker’ di Lockwood, pubblicato nel 1958. Era semplicemente falso che gli impiegati come classe fossero colpiti dalla Crisi tanto duramente quanto i lavoratori manuali. Colin Clark ha dimostrato, usando i dati del censimento del 1931 che l’incidenza della disoccupazione variava nettamente, ed in correlazione diretta con la categoria occupazionale, durante quello che viene generalmente considerato il periodo peggiore della Crisi. Ecco le cifre che egli fornisce: lavoratori manuali non qualificati, 30,5%; lavoratori manuali qualificati e semiqualificati, 14,4%; addetti a servizi personali, 9,9%; venditori e commessi di negozio, 7.9%; impiegati e dattilografi, 5,5%; impiegati di grado superiore, 5,1%; proprietari e dirigenti, 1.3%.”” (pag 104-105)”,”TEOS-218″
“RUNCIMAN Steven”,”Byzantine Civilisation.”,”Steven Runciman Fellow of Trinity College Cambridge”,”STAx-318″
“RUNCIMAN Steven”,”Storia delle Crociate. Volume primo.”,”Steven Runciman è nato nel 1903. Studiò a Eton e Cambridge, e fu Lecturer a Cambridge dal 1931 al 1938. Dopo una parentesi diplomatica come addetto stampa della Legazione inglese a Sofia (1940-41) fu professore di Arte e Storia bizantina all’Università di Istanbul (1942-1945), dove avviò il disegno di quest’opera. Dal 1960 è stato conservatore al British Museum di Londra.”,”EURx-027-FF”
“RUNCIMAN Steven”,”Storia delle Crociate. Volume secondo.”,”Steven Runciman è nato nel 1903. Studiò a Eton e Cambridge, e fu Lecturer a Cambridge dal 1931 al 1938. Dopo una parentesi diplomatica come addetto stampa della Legazione inglese a Sofia (1940-41) fu professore di Arte e Storia bizantina all’Università di Istanbul (1942-1945), dove avviò il disegno di quest’opera. Dal 1960 è stato conservatore al British Museum di Londra.”,”EURx-028-FF”
“RUNCIMAN Walter G.”,”Sociologia e filosofia politica.”,”‘Negli anni 1890 Engels poteva affermare che i giovani marxisti attribuivano più importanza del dovuto al fattore economico’ “”(…) [L’] opera di Marx ha attratto l’attenzione dagli anni venti in poi, grazie in gran parte a un volume di saggi pubblicati nel 1923 (in tedesco) dal marxista ungherese György Lukács con il titolo ‘Storia e coscienza di classe’. Lukács che era un allievo di Weber, oltreché uno studioso di Marx, viene definito talvolta come il marxista più originale dopo lo stesso Marx. In seguito alla pubblicazione di ‘Storia e coscienza di classe’, egli fu subito attaccato per aver evirato il materialismo dialettico e fu successivamente costretto (o forse non proprio costretto), a ritrattare quando negli anni ’30 fuggì dalla Germania di Hitler per recarsi nella Russia di Stalin (1). Ma la pubblicazione di nuovi scritti giovanili di Marx che non erano ancora accessibili negli anni ’20 ha in gran parte confermato l’interpretazone che Lukács aveva dato dell’opera più tarda di Marx. Lo stesso Lukács, pur conquistandosi una fama sempre maggiore come critico letterario e filosofo, ha continuato a rinnegare le opinioni espresse nel 1923. Ciononostante egli rimane uno dei principali attori della rivalutazione di Marx come umanista filosofico che è stata ripresa poi dai revisionisti degli anni ’50. È difficile negare che Marx e Engels, nella posteriore esposizione delle loro opinioni, enunciavano una dottrina che ha un aspetto molto diverso dal tono moralistico, satirico ed essenzialmente filosofico degli scritti di Marx all’inizio e verso la metà degli anni 1840. Se si mettono a confronto i primi scritti di Marx con gli ultimi (e con la loro interpretazione da parte di Engels) si è colpiti subito da un paradosso. Da un lato, Marx diventa molto più scientifico; la polemica c’è ancora, ma è soffocata da una massa gigantesca di dati e di analisi economiche. La teoria del plusvalore viene esposta e ripetuta, ma la discussione puramente filosofica scompare quasi del tutto, e sia Marx che Engels tracciano un esplicito parallelo tra l’opera di Marx e quella di Darwin. Ma al tempo stesso, sia Marx che Engels si preoccupano di correggere l’interpretazione eccessivamente meccanicistica che si può dare dell’opera di Marx. Negli anni 1890 Engels poteva affermare che i giovani marxisti attribuivano più importanza del dovuto al fattore economico e allo stesso Marx è attribuita la famosa frase “”je ne suis pas un marxiste””. Come si riconciliano dunque le due cose? La risposta più facile si trova forse mettendo in rilievo che nei suoi passi più filosofici, Marx era ancora (o era già) un materialista. Nei suoi scritti precedenti al 1847 egli si esprimeva per lo più (anche se non sempre, se si vuol essere precisi) come un materialista consapevole e originale (2). Sebbene l’espressione “”materialismo storico”” non sia sua (fu usata dapprima da Engels) Marx si vedeva come il lucido e freddo oppositore di un nebuloso idealismo hegeliano. Nei suoi feroci attacchi ai “”giovani hegeliani””, che in qualche caso furono considerati eccessivi perfino da Engels, egli mostra un profondo disprezzo per quella che si chiama “”vecchia spazzatura hegeliana””. “”‘Il solo punto'””, scriveva in una lettera del 1846 rimasta famosa, “”su cui mi trovo d’accordo con Monsieur Proudhon è la sua avversione per le fantasticherie sentimental-socialiste”” (3). Con abbastanza logica, Marx ed Engels continuarono a vedere con favore ogni segno di imminente crisi economica, perché le bancarotte e i raccolti mancati sono i più sicuri presagi della rivoluzione imminente. L’umanitarismo, sembra dire spesso Marx, è poco importante nella migliore delle ipotesi, nella peggiore è decisamente dannoso”” (pag 50-52) [Walter G. Runciman, ‘Sociologia e filosofia politica’, Isedi, Milano, 1973, cap. III, ‘Karl Marx e Max Weber] [(1) La tesi che la ritrattazione di Lukács possa essere stata sincera viene avanzata da Morris Watnick in uno studio su Lukács pubblicato per la prima volta in “”Soviet Survey”” e successivamente ristampato in “”Revisionism”” a cura di L. Labedz, 1962, cap. X. (…); (2) In senso stretto occorre fare qualche riserva perché in diversi punti dei suoi primi scritti, Marx polemizza contro quello che definisce come materialismo. Nella critica di Hegel da me citata nel II capitlo a un certo punto egli parla del “”Krasse Materialismus”” della burocrazia prussiana, e nell’ultima della sua serie di articoli sui “”Debatten über das Holzdiebstahlgesetz”” (1842) egli parla di “”Dieser verworfene Materialismus””. Ma sembra abbastanza evidente che qui egli usa il termine in quello che si potrebbe chiamare il suo impiego in senso comune (…); (3) Marx a P.V. Annenkov, 28 dicembre 1846]”,”TEOS-028-FRR”
“RUNCIMAN Steven, a cura di Maria Luisa ROTONDI DE-LUIGI”,”Gli ultimi giorni di Costantinopoli.”,”Steven Runciman è uno dei più noti storici iglesi del secolo XX. E’ stato titolare della cattedra di Arte e storia bizantina all’Università di Istanbul, rappresentante del British Council in Grecia, e tornato in Gran Bretagna Conservatore del British Museum e docente in varie università. Ha scritto pure ‘I crociati alla conquista della città santa’ (storia della prima crociata) (1996, Piemme).”,”TURx-052″
“RUNES Dagobert D.”,”Dizionario di filosofia.”,”Dagobert D. Runes è nato in Romania nel 1902 e si è trasferito negli Stati Uniti nel 1926, dove lavora presso una grande casa editrice. É autore di molte opere divulgative, come ‘Pictorial History of Philosophy’, ‘Despotism: A Pietorial History of Tyranny’, ‘Crosscuts through History’. Questo ‘Dizionario di filosofia’ si propone lo scopo di fornire agli studenti, agli insegnanti, alle persone colte non specializzate, a tutti quanti si interessino al discorso filosofico, definizioni e spiegazioni chiare, concise e corrette dei termini filosofici appartenenti a tutta la storia del pensiero occidentale e orientale.”,”FILx-032-FL”
“RUNKLE Gerald”,”Karl Marx and the American Civil War.”,”Gerald Runkle, Southern Illinois University, Edwardsville Campus ‘Marx ardente abolizionista’ (pag 120) “”Not only were the methods of the South ignoble, but the end that was sought was contemptible. Marx was opposed to slavery; he was an ardent abolitionist. As early as January, 1860, he called the slave-movement started by the death of John Brown one of the two “”biggest things that are happening in the world today”” (21). (The other was the movement of the serfs in Russia). The war to end slavery was one “”which must enlist the warmest sympathies of every man, not a confessed ruffian, on its side”” (22). He demanded emancipation throughout the nation. Let the traitorous slaveholders in the border states defect to the South; the others will accept compensation. Emancipation was the “”radical remedy””. Lincoln must finally yield, said Marx in 1862, to the pressure from New England and the Northwest, and “”inscribe the battle-slogan of ‘Abolition of Slavery!’ on the star-spangled banner”” (23). Marx’s Northern partisanship, clearly evident in everything he wrote, even applied to personal qualities. He spoke of the “”multitude of adventurous idlers”” harbored in the South (24), and also of the “”individual superiority of the Northern man”” as a soldier (25)””. (pag 120-121) [‘Non solo i metodi del Sud erano ignobili, ma il fine che si cercava era spregevole. Marx era contrario alla schiavitù; era un fervente abolizionista. Già nel gennaio 1860 chiamò il movimento degli schiavi iniziato dalla morte di John Brown una delle due “”cose più grandi che stanno accadendo nel mondo oggi”” (21). (L’altro era il movimento dei servi in Russia). La guerra per porre fine alla schiavitù era tale “”che deve raccogliere dalla sua parte le simpatie più calde di ogni uomo, non quelle di un mascalzone matricolato (22)””. Egli chiedeva l’emancipazione in tutta la nazione. Che gli schiavisti traditori negli stati di confine si spostassero verso sud; gli altri accetteranno un risarcimento. L’emancipazione era il “”rimedio radicale””. Lincoln deve finalmente cedere, disse Marx nel 1862, alle pressioni del New England e del nord-ovest, e “”iscrivere lo slogan di battaglia della “”Abolizione della schiavitù!”” sulla brillante bandiera a stelle”” (23). Lo schierarsi di Marx per il Nord, chiaramente evidente in tutto ciò che ha scritto, si applicava anche alle qualità personali. Parlava della “”moltitudine di avventurosi fannulloni”” albergata nel Sud (24), e anche di “”superiorità individuale dell’uomo del Nord”” come soldato (25) “”. (pag 120-121) [Gerard Runkle, ‘Karl Marx and the American Civil War’, Comparative Studies in Society and History, Cambridge University Press, n. 2 Jan. 1964] [(21) Marx and Engels, ‘The Civil War in the United States’, p. 221, Marx to Engels, January 11, 1860; (22) Ibid., p. 50. New York Tribune, February 1, 1862; (23) Ibid., p. 200. The Vienna ‘Presse’, August 9. 1862; (24) Ibid., p. 165. The Vienna ‘Presse’, March 26, 1862; (25) Ibid., p. 166]”,”MAES-004-FGB”
“RUNYAN Timothy J. a cura; saggi di J. Richard STEFFY Edwin DORAN jr Eric J. RUFF Virginia STEELE WOOD Tyrone G. MARTIN Dean C. ALLARD Barry M. GOUGH Hugh F. BELL Mary Emily MILLER Lawrence C. ALLIN Linda M. MALONEY Allan A. ARNOLD Fred HOPKINS Walter E. MINCHINTON David J. STARKEY James C. BRADFORD Ira DYE Gaddis SMITH Paolo E. COLETTA Timothy J. RUNJAN”,”Ships, Seafaring and Society. Essay in Maritime History.”,”T.J. Runhyan è associate professor of history alla Cleveland State University. E’ coautore di ‘European Naval and Maritime History, 300-1500’ e ha pubblicati lavori sulla storia marittima medievale.”,”QMIN-011-FSL”
“RUOCCO Monica”,”L’intellettuale arabo tra impegno e dissenso. Analisi della rivista libanese al-Ãdãb (1953-1994).”,”Monica Ruocco è dottore di ricerca in Studi sul Vicino Oriente e Maghreb persso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Collabora con l’Istituto per l’Oriente ‘C.A. Nallino’ di Roma.”,”VIOx-047-FL”
“RUOCCO Giovanni”,”Lo Stato sono io. Luigi XIV e la ‘rivoluzione monarchica’ del marzo 1661.”,”Giovanni Ruocco è ricercatore a contratto nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Macerata. Ha scritto alcuni saggi sul Seicento e sul Settecento francese nella prospettiva della storia del pensiero politico e del pensiero costituzionale.”,”FRAA-001-FL”
“RUOCCO Giovanni SCUCCIMARRA Luca, a cura; saggi di Alberto CLERICI Simona GREGORI Egle BETTI-SCHIAVONE Giulia Maria LABRIOLA Andrea MARCHILI Luca BASSO Cristina LAURENTI Luca COBBE Luca SCUCCIMARRA Paola PERSANO Paolo PERENZIN Daniele DI-BARTOLOMEO Maria VALVIDARES Ronald CAR Giovanni RUOCCO”,”Il governo del popolo. Rappresentanza, partecipazione, esclusione alle origini della democrazia moderna. 1. Dall’antico regime alla Rivoluzione.”,”Giovanni Ruocco insegna Storia del pensiero politico dello sviluppo presso La Sapienza di Roma; Luca Scucimarra insegna Storia del pensiero politico presso l’Università di Macerata”,”TEOS-030-FMB”
“RUOTSILA Markku”,”John Spargo and American Socialism.”,”Markku Ruotsila is Adjunct Professor of American and British History at the University of Tampere, Finland. Dal socialismo all’anticomunismo ai neo-conservatori”,”BIOx-043-FL”
“RUOZI Roberto, collaborazione di CARLUCCIO Emanuele CUCURACHI Paolo Antonio ZORZOLI Stefano”,”Economia e gestione della banca.”,”Roberto Ruozi è professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari nell’Università Bocconi di Milano. Emanuele Carluccio è professore straordinario di Economia degli intermediari finanziari nell’Università della Valle d’Aosta e rettore della stessa Università. Paolo Antonio Cucurachi è professore associato di Economia degli intermediari finanziari nell’Università Bocconi di Milano. Stefano Zorzoli è professore associato di Economia degli intermediari finanziari nell’Università Bocconi di Milano.”,”ECOG-004-FL”
“RUPNIK Jacques”,”Histoire du parti communiste tchécoslovaque.”,”RUPNIK Jacques nato a Praga nel 1950, storico e politologo di formazione, diplomato di studi specializzati sul mondo sovietico dell’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi (IEP) e dell’ Università Harvard. Dal 1977 specialista del movimento comunista internazionale per la BBC. Chargé de séminaire all’ Ecole des hautes études en sciences sociales. Autore di molti articoli sul ‘comunismo’ in Europa Centro-Orientale e co-autore del volume ‘La transformation de la classe ouvriere en Europe de l’ Est’ (Documenation francaise). “”La direction du PCT n’a d’ailleurs jamais été très homogène sur la question slovaque. Paradoxalement, c’est au moment où le PCT avait adopté le cours national-séparatiste que certains dirigeants slovaques (Culen, Vercik) furent mis à l’écart. De même, la création d’une direction de l’ organisation du parti en Slovaquie ne fit que perpétuer le centralisme du PCT: les premiers responsables de cette organisation du PC en Slovaquie furent le Tchèque Karel Bacilek ouis un slovaque entièrement gagné au centralisme praguois: Viliam Siroky, futur numéro deux du régime de A. Novotny pendant les années 1950. Un fossé se creuse au cours des années 1930 entre ces apparatchiks prago-centristes et les jeunes intellectuels communistes slovaques qui ne cachaient pas leur sentiments nationalistes et étaient les animateurs de la revue ‘Dav’ (1924-1937): V. Clementis, L. Novomesky, D. Okáli, A. Siracky.”” (pag 128)”,”MEOx-077″
“RUPNIK Jacques”,”L’ autre Europe. Crise et fin du communisme.”,”RUPNIK Jacques, nato a Praga oggi insegna ed è ricercatore presso la FNSP (Fondation Nationale des Sciences Politiques), dopo aver lavorato alla BBC come specialista dell’ Europa centrale. celebre formula hegeliana: “”Ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale”” (pag 182) “”L’exploitation du nationalisme ethnique est devenue encore plus explicite, qu’elle se soit tournée vers l’intérieur (discrimination à l’égard des minorités nationales, antisémitisme), ou vers l’extérieur (contre un Etat communiste voisin). Rétrospectivement, la campagne antisémite lancée par le parti polonais après les événements de mars 1968 constitue peut-être le premier antécédent important de ce phénomène. En Tchécoslovaquie, Husak a joué la carte slovaque pour gagner un minimum de soutien à sa politique de normalisation, en appliquant la tactique du “”diviser pour régner””. La répression des minorités concerne aujourd’hui principalement les Hongrois de Roumanie et les Turcs de Bulgarie””. (pag 183-184) “”Tout avait été préparé de longue date pour le moment où, selon la formule de Marian Orzechowski “”la force des arguments serait remplacée par les arguments de la force””.”” (pag 185) (la forza degli argomenti sostituita dagli argomenti della forza)”,”EURC-097″
“RUPPERT Wolfgang, a cura di Willy BRANDT”,”Fotogeschichte der deutschen Sozialdemokratie.”,”Fotografie del 1918 1919: rivoluzione tedesca e repressione del movimento spartachista. Uccisione dei leader del partito e di militanti, funerali di Karl Liebknecht (pag 128-138) Fotografia del 1928: veterani delle leggi antisocialiste. (pag 188)”,”MGEx-163″
“RÜRUP Reinhard a cura; saggi di Reinhard RÜRUP Rüdiger HACHTMANN Hans Ulrich WEHLER Wolfgang KRUSE Heinrich August WINKLER Hans MOMMSEN Peter BRANDT Jürgen KOCKA”,”The Problem of Revolution in Germany, 1789-1989.”,”saggi di Reinhard RÜRUP (2) Rüdiger HACHTMANN Hans Ulrich WEHLER Wolfgang KRUSE Heinrich August WINKLER Hans MOMMSEN Peter BRANDT Jürgen KOCKA. “”Se si elencano le grandi rivoluzioni nella storia mondiale, la rivoluzione tedesca del 1918-1919 non dovrebbe essere tra loro. Si può affermare con sicurezza che la maggior parte degli studiosi dovrebbe essere d’accordo su questo punto. Ma, essi dovrebbero anche riconoscere che il termine più prudente di ‘collasso’ non descrive adeguatamente gli eventi del 1918 e 1919. Gli sviluppi del novembre 1918 erano, sicuramente, di natura rivoluzionaria. Lo stesso si può dire degli scioperi di massa dell’ inizio 1919 e della lotta sanguinosa nell’ area della Ruhr dopo il Putsch Kapp-Lüttwitz un anno dopo, che pose definitivamente fine al periodo rivoluzionario. (…) Dopo la prima guerra mondiale, Max Weber osservò che “”la storia della dissoluzione del vecchio sistema di dominio, che era stato legittimato in Germania fino al 1918″” mostrò che la guerra, da una parte “”spezzò fino in fondo l’ autorità della tradizione; e dall’ altra, la disfatta tedesca, portò ad una tremenda perdita di prestigio per il governo. Questi fattori combinati con l’ assuefazione sistematica al comportamento illegale, erodeva la disponibilità alla disciplina sia nell’ esercito che nell’ industria e così preparò la via al rovesciamento della vecchia autorità””. (pag 93)”,”GERS-022″
“RÜRUP Reinhard”,”Probleme der revolution in Deutschland 1918-19.”,”””Die Entscheidung für oder gegen die Revolution wurde den deutschen Sozialdemokraten im November 1918 praktisch abgenommen. Die Revolution entstand – und siegte – ohne das Zutun der Parteiführungen. Die SPD-Führer hatten bis zuletzt versucht, den revolutionären Umsturz zu vermeiden””. (pag 17) «La décision pour ou contre la révolution a été enlevée pratiquement aux démocrates allemands en novembre 1918. La révolution est née – a triomphé et – sans ajouter des directions du parti. Les SPD-Führer ont eu pour la dernière fois essayent d’éviter le renversement révolutionnaire ». (traduzione automatica)”,”MGER-082″
“RÜRUP Reinhard a cura; saggi di Ulrich KLUGE Hans-Ulrich KNIES Irmgard STEINISCH Inge MARßOLEK Ulrich KLUGE”,”Arbeiter und Soldatenräte im rheinisch-westfälischen Industriegebiet. Studien zur Geschichte der Revolution 1918-1919.”,”Saggi di Ulrich KLUGE Hans-Ulrich KNIES Irmgard STEINISCH Inge MARßOLEK Ulrich KLUGE “”Diese linksradikale Front von USPD, Spartakusbund und Freier Vereinigung in Mülheim erklärt sich zunächst aus ihrer engen Zusammenarbeit während des Krieges, beruhte aber auch auf gewissen Gemeinsamkeiten in der politischen Konzeption. Der Spartakusbund, der sich am 30. Dezember 1918 gemeinsam mit den Internationalen Kommunisten Deutschlands als Partei (KPD) konstituierte, war die einzige sozialistische Gruppe, die bei Ausbruch der Revolution ein konkretes politisches Programm vorweisen konnte. Dieses sah die Aufrichtung einer Räterepublik vor, propagierte die Sozialisierugn aller landwirtschaftlichen und industriellen Betriebe und forderte die völlige Entmachtung des überkommenen Beamten und Militärapparates und die Einrichtung von Arbeitermilizen.”” “”Questo fronte della sinistra radicale formato da USPD, spartichisti e associazioni libere a Mülheim che si spiega in primis per la collaborazione stretta durante la guerra, era basato su elementi comuni della concezione politica. La Lega spartaco, che si riunì assieme ai comunisti internazionalisti di Germania il 30 dicembre 1918 come partito (KPD), era il solo gruppo socialista che poteva mostrare un concreto programma politico allo scoppio della rivoluzione. In esso si prevedeva una repubblica dei consigli, la socializzazione di tutte le imprese agricole e industriali e si chiedeva il completo decadimento del tradizionale potere dei funzionari e dell’ apparato militare e l’ instaurazione di milizie operaie.”” (pag 171)”,”MGER-083″
“RUSCONI Gian Enrico WINKLER Heinrich August”,”L’ eredità di Weimar.”,”RUSCONI è ordinario di filosofia politica all’Univ di Torino. Tra i suoi scritti, ‘La crisi di Weimar’ (Torino, 1977), ‘Intellettuali e società contemporanea’ (Torino, 1979) e ‘Capire la Germania’ (Bologna, 1990). WINKLER è Professore di storia contemporanea alla Humboldt-Universität di Berlino. La sua opera più importante ‘La repubblica di Weimar’ è stata pubblicata da Donzelli nel 1998.”,”GERG-021″
“RUSCONI Gian Enrico”,”Clausewitz, il prussiano. La politica della guerra nell’ equilibro europeo.”,”RUSCONI è professore di scienza politica all’ Università di Torino. Al suo attivo ha alcuni importanti lavori storico-politici sulla Germania: -La crisi di Weimar (1977) -Rischio 1914 (1987) -Germania: un passato che non passa (1987) -Capire la Germania (1990)”,”GERQ-029″
“RUSCONI Gian Enrico”,”La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia.”,”RUSCONI (1938) è titolare di una cattedra di sociologia nell’ università di Torino. Studioso della società e delle scienze sociali tedesche ha pubblicato: -La teoria critica della società (1968) -La Scuola di Francoforte (con A. SCHMIDT), 1972 Ha tradotto e introdotto in italiano importanti autori (tra cui gli Scritti politici di K. KORSCH, 1975). Ha studiato le trasformazioni degli atteggiamenti etico-religiosi giovanili con indagini sociologiche (Giovani e secolarizzazione, 1969 e Ideologia religiosa e conflitto sociale, 1970 con C. SARACENO). Questo studio su Weimar è stato realizzato con il contributo della Fondazione Alexander von Humboldt di Bonn, Bad Godesberg.”,”GERG-023″
“RUSCONI Gian Enrico”,”L’ azzardo del 1915. Come l’ Italia decide la sua guerra.”,”RUSCONI Gian Enrico insegna scienza politica nella facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Torino. Con il Mulino ha pubblicato ‘Rischio 1914′ (1987) e altri volumi. Verso la neutralità italiana con il dissenso degli ambasciatori Avarna e Bollati, da Vienna e Berlino. “”Secondo l’ ambasciatore (Bollati, ndr), al di là delle giustificate rimostranze per il trattamento riservato all’ Italia nelle settimane della crisi, adesso con la guerra alle porte sono in gioco questioni ben più importante: “”si tratta di un interesse nostro più grande e più vitale; della dignità della potenza, della vita stessa del nostro paese che è intimamente connessa con quella della Triplice Alleanza.”” Naturalmente San Giuliano conosce bene questi argomenti ma ha una visione geopolitica più ampia con un occhio particolare attenzione all’ Inghilterra (…). Le ragioni della neutralità da parte di San Giuliano sono in linea con quelle del presidente del Consiglio Salandra che le formula in modo più netto.”” (pag 91)”,”ITQM-109″
“RUSCONI Gian Enrico”,”La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia.”,”RUSCONI Gian Enrico (1938) è titolare di una cattedra di sociologia nell’ Università di Torino. Studioso della società e delle scienze sociali tedesche ha pubblicato ‘La teoria critica della società’ (1968), ‘La Scuola di Francoforte’ (con A. SCHMIDT, 1972). Ha tradotto vari autori tra cui gli ‘Scritti politici’ di K. KORSCH (1975). Ha studiato le trasformazioni con indagini sociologiche (‘Giovani e secolarizzazione’ e ‘Idelogia religiosa e conflitto sociale’ (con C. SARACENO). “”Con il 1926 il primo ciclo delle lotte operaie si chiude al livello più basso di conflittualità e al tasso più alto di disoccupazione. Sono due sintomi di quanto succederà nel ciclo successivo, già in parte determinato dalla situazione creatasi in precedenza. Il secondo ciclo della conflittualità industriale inizia sugli standard “”normali”” delle vertenze di lavoro allo scadere dei contratti. Ma già l’ anno successivo (1928) segnala con una grande serrata padronale l’ emergere di connotati “”dimostrativi”” di enorme portata politica. La serrata dello Arbeitnordwest sfida persino l’ opinione pubblica borghese e porta all’ intervento straordinario del parlamento. Il braccio di ferro tra padronato dell’ industria pesante e sindacato – nel quadro politico della Grosse Koalition – si conclude con un arbitrato solo in apparenza a metà strada tra richieste operaie e controproposte padronali. E’ una sostanziale affermazione di queste ultime e un inequivoco segnale politico.”” (pag 54-55)”,”GERG-065″
“RUSCONI Gian Enrico”,”Cefalonia. Quando gli italiani si battono.”,”RUSCONI Gian Enrico è professore di storia politica all’Università di Torino. Fra le sue opere: ‘Patria e repubblica’ (1997), ‘Capire la Germania’ (1990), ‘Clausewitz, il prussiano’ (1999), ‘Germania Italia Europa. Dallo stato di potenza alla “”potenza civile””‘ (2003)”,”ITQM-138″
“RUSCONI Gian Enrico WOLLER Hans a cura; saggi di Hans WOLLER Charles S. MAIER Jens PETERSEN Norbert FREI Lutz KLINKHAMMER Filippo FOCARDI Francesco TRANIELLO Maddalena GUIOTTO Pietro SCOPPOLA Hermann GRAML Thomas SCHLEMMER Paolo POMBENI Giovanni BOGNETTI Eckart CONZE Aldo AGOSTI Christoph BUCHHEIM Giorgio MORI Patrizia BATTILANI Francesca FAURI Klaus Dietmar HENKE Wilfried LOTH Martin SABROW Lucio CARACCIOLO Joachim SCHOLTYSECK Gian Enrico RUSCONI”,”Italia e Germania, 1945-2000. La costruzione dell’Europa.”,”Saggi di Hans WOLLER Charles S. MAIER Jens PETERSEN Norbert FREI Lutz KLINKHAMMER Filippo FOCARDI Francesco TRANIELLO Maddalena GUIOTTO Pietro SCOPPOLA Hermann GRAML Thomas SCHLEMMER Paolo POMBENI Giovanni BOGNETTI Eckart CONZE Aldo AGOSTI Christoph BUCHHEIM Giorgio MORI Patrizia BATTILANI Francesca FAURI Klaus Dietmar HENKE Wilfried LOTH Martin SABROW Lucio CARACCIOLO Joachim SCHOLTYSECK Gian Enrico RUSCONI RUSCONI è ordinario di scienza politica presso l’Università di Torino. WOLLER è caporedattore della rivista tedesca “”Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte’. Le sue ricerche vertono la storia sociale e politica del XX secolo in Italia e Germania, i decenni del fascismo, nazismo.”,”GERS-030″
“RUSCONI Gian Enrico / CEPPA Leonardo”,”La problematica dei consigli in Karl Korsch (Rusconi). / La concezione del marxismo in Karl Korsch (Ceppa).”,”””La sconfitta dell’ottobre 1923 mette a nudo la debolezza della strategia consiliare-sindacale proprio nell’anello decisivo del partito. “”Nel momento più alto della crisi inflazionistica, nella tarda estate e autunno del 1923, quando le grandi organizzazioni sindacali cadono in collasso e la repubblica è ancora una volta alle soglie della rivoluzione, sono significativamente i consigli aziendali a guidare i grandi scioperi. Essi entrano in azione con le parole d’ordine del partito comunista, ma non sono affatto organi del partito; questo anzi non riesce a dare al movimento rivoluzionario una direzione coerente e decisa”” (1). Korsch passa drasticamente su posizioni ultrasinistre agli antipodi della tattica precedente, pur conservandone i postulati di fondo ispiratori. Inizia una nuova fase di esperienza politica e teorica alla fine della quale (1929) ci sarà la storicizzazione e relativizzazione anche del progetto consiliare che in mancanza di verifiche di realtà trascinava al suo interno dal 1919 al 1922 tra autocorrezioni e autoconferme troppe aporie. Sarà solo un momento di quel radicale processo di ripensamento critico del marxismo storico che avrebbe caratterizzato l’intero itinerario di Korsch”” (Gian Enrico Rusconi) (pag 1230) (1) Peter V. Oertzen, ‘Betriebsräte in der Novemberrevolution, Düsserldorf, 1963, p. 195 “”In ‘Krise des Marxismus”” (Crisi del marxismo) – un testo che risale al 1931 ma che è stato pubblicato solo recentemente (36) – Korsch parte dalla constatazione di una crisi del marxismo “”come movimento e come teoria””, cercando di individuare la tendenza di un suo possibile superamento. Le cause di tale crisi sono le stesse da lui già indicate in ‘Marxismo e filosofia’: a partire dalla metà dell’ottocento, e in forma definitiva dalla morte di Marx e di Engels, lo sviluppo “”vivente”” del marxismo (‘die lebendige Weiterentwicklung’) ha finito progressivamente con l’arrestarsi e lo spegnersi. Sdogmatizzare e riattivare il marxismo, individuandone l’elemento critico-pragmatico, non può essere in nessun caso il compito di una privata iniziativa di studio e di analisi, ma piuttosto il “”riflesso”” di una ripresa reale del movimento rivoluzionario. Laddove, al posto di tale ripresa, si manifesti una stabilizzazione politica del capitalismo, ecco che il marxismo viene per così dire tendenzialmente falsificato, e la stessa figura di Marx sempre più spinta sullo sfondo dei “”classici”” della filosofia. Condizionata sul piano storico-genetico dagli sviluppi della rivoluzione borghese del primo ottocento, la teoria marxiana sembra potersi riferire solo per intuizione o metafora alla futura rivoluzione proletaria. Sia Marx che Lenin criticarono all’inizio l’idealismo hegeliano, ma furono alla fine costretti – “”in uno spirito di delusione e di parziale fallimento”” – a riaccettare quello stesso idealismo filosofico, che aveva rispecchiato la rivoluzione borghese del passato”” (37). Nelle ‘Thesen zum Vortrag “”Hegel un die Revolution”” (Tesi per la conferenza “”Hegel e la rivoluzione””, 1931) Korsch afferma che la dialettica marxiana e leniniana “”ha soltanto il carattere di una transizione””. Ciò che Marx e Lenin hanno realizzato “”è una teoria della rivoluzione proletaria non come essa si è sviluppata sulla propria stessa base, ma al contrario come emerge dalla rivoluzione borghese, dunque ancora improntata sotto ogni aspetto, nel contenuto come nel metodo, dalle caratteristiche del giacobinismo, ossia dalla teoria della rivoluzione borghese”” (38). Il discorso si fa ancora più esplicito in un articolo del 1938, ‘Marxism and the Present Task of the Proletarian Class Struggle’ (Il marxismo e l’attuale compito della lotta di classe proletaria), dove Korsch contrappone il Marx “”teorico del proletariato”” al Marx “”pubblicista radical-borghese””. Al primo spetta la fondazione teorica della scienza rivoluzionaria della classe operaia. Il secondo si sarebbe invece limitato a mediare ideologicamente (sulle colonne delle ‘Neue Rheinische Zeitung’) le lotte della borghesia tedesca con quelle del proletariato parigino, oppure a propagandare (sulla ‘New York Tribune’) una politica di alleanza democratica contro il dispotismo zarista. Korsch imputa questo dualismo al modello giacobino di rivoluzione che Marx adottò prima del 1848 e che in seguito non rifiutò mai esplicitamente. Anzi, l’opposizione di Marx al proudhonismo e all’anarchismo di Bakunin si spiegano proprio, secondo Korsch, sulla base di questo suo originario privilegiamento del momento ‘politico, partitico e statale della lotta di classe’. “”Marx continuò sempre, dal principio alla fine, a definire il suo concetto di classe in termini sostanzialmente politici e – se non in teoria perlomeno di fatto – a subordinare le molteplici attività svolte dalle masse nella loro quotidiana lotta di classe alle attività svolte in loro favore dai ‘leaders’ politici”” (39). Questi e analoghi spunti critici sembrano messi completamente tra parentesi nella monografia ‘Karl Marx’, uscita in edizione inglese nel 1938 e che rappresenta per così dire il capolavoro della produzione korschiana. In realtà essi si esprimono indirettamente attraverso il principio della specificazione storica, che costituisce uno dei caposaldi teorici del libro”” (pag 1246-1247) [Leonardo Ceppa, La concezione del marxismo in Karl Korsch, (in) Annali Feltrinelli anno XV 1973, 1974] [(36) Nella raccolta korschiana ‘Die Materialistische Geschichtsauffassung und andere Schriften’, a cura di Erich Gerlach, Frankfurt M., 1971, pp. 167-72; (37) Karl Korsch, ‘Ein undogmatischer Zugang’, cit., p. 10; (38) Karl Korsch, Politikon, cit., p: 10; (39) Karl Korsch, Marxismus and the Present Task, cit., p. 118]”,”TEOC-653″
“RUSCONI Gian Enrico”,”La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia.”,”Gian Enrico Rusconi (1938) è titolare di una cattedra di sociologia nell’università di Torino. Studioso della società e delle scienze sociali tedesche ha pubblicato: La teoria critica della società e La scuola di Francoforte. Ha tradotto e introdotto in italiano importanti autori tra cui gli Scritti politici di K. Korsch. Ha studiato le trasformazioni degli atteggiamenti etico-religiosi giovanili con indagini sociologiche (Giovani e secolarizzazione, 1969 e Ideologia religiosa e conflitto sociale, 1970, con C. Saraceno). Il presente studio su Weimer è stato realizzato con il contributo della Fondazione Alexander von Humboldt di Bonn-Bad Godesberg.”,”GERG-005-FL”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Clausewitz, il prussiano. La politica della guerra nell’equilibrio europeo.”,”Gian Enrico Rusconi (1938) è titolare di una cattedra di sociologia nell’università di Torino. Studioso della società e delle scienze sociali tedesche ha pubblicato: La teoria critica della società e La scuola di Francoforte. Ha tradotto e introdotto in italiano importanti autori tra cui gli Scritti politici di K. Korsch. Ha studiato le trasformazioni degli atteggiamenti etico-religiosi giovanili con indagini sociologiche (Giovani e secolarizzazione, 1969 e Ideologia religiosa e conflitto sociale, 1970, con C. Saraceno).”,”QMIx-063-FL”
“RUSCONI Gian Enrico”,”L’azzardo del 1915. Come l’Italia decide la sua guerra.”,”Gian Enrico Rusconi insegna scienza politica nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino (2005). Con il Mulino ha pubblicato ‘Rischio 1914’ (1987) e altri volumi. Il fallimento del piano tedesco. “”Una parte di responsabilità ricade anche su Moltke, ma l’idea che il piano Schlieffen sia stato travisato e tradito da lui, così da bruciare sulla Marna una sicura vittoria tedesca, è una leggenda. A torto Moltke è stato presentato come un militare incapace e nevrotico, un pessimista culture di teosofia. Certo, non ha la quasi ascetica professionalità del so predecessore, ma non è neppure l’incompetente dalla psicologia labile quale è descritto da una certa letteratura anni venti e trenta. Moltke è un uomo travolto da una responsabilità che trascende la sua persona. Non dimentichiamo che l’impresa di guerra della Germania nell’agosto 1914 risponde alla mentalità dell’intero militare che si identifica nel mitico Schlieffen. Non è il pessimismo cosmico di Moltke ad accelerare i tempi della mobilitazione facendo precipitare irreversibilmente la crisi. Assai più risoluto di lui a scatenare il conflitto è l’influente ministro della guerra. Erich von Falkenhayn, che è un freddo tecnico della guerra che prenderà il posto di Moltke dopo la sconfitta della Marna e guiderà l’esercito tedesco nel periodo critico tra l’autunno 1914 e la primavera 1915. Accogliendo la lezione di Schlieffen, Moltke e il vertice militare tedesco, salvo poche eccezioni, condividono l’assunto che la battaglia decisiva vada cercata in occidente contro la Francia. Gli elementi di novità che sono introdotti nella stesura originaria del piano Schlieffen mirano a ridurre l’aleatorietà di uno sbilanciamento eccessivo sull’ala destra, con il pericolo che questa possa essere addirittura tagliata fuori da una mirata e riuscita controffensiva francese. Il rafforzamento dell’ala sinistra tedesca (in Lorena e Alsazia) sventa questa eventualità, aprendo addirittura la possibilità di muoversi chiudendo anche da est il cerchio attorno ai francesi. (…) Insomma le misure innovative introdotte da Moltke non vanno considerate semplicemente come un indebolimento del piano originario ma il tentativo di correggerne alcuni punti deboli, di cui Schlieffen era consapevole”” (pag 75-76)”,”QMIP-032-FV”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Hilferding e l’esperienza socialista di Weimar.”,”Citato l’articolo di Massimo L. Salvadori, ‘Attualità di Kautsky’, in Mondoperaio, gennaio 1977 e il volume di Rusconi ‘La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia’, Einaudi, 1977 Rottura tra comunisti e socialisti Polemica Hilferding vs Gregor Strasser, leader della ‘sinistra’ nazionalsocialista in parlamento nel maggio 1932 (nazismo) “”Il concetto centrale è quello di “”capitalismo organizzato””, sviluppato in maniera abbastanza costante anche se elastica da Hilferding. Su questa base Hilferding conduce a termine l’oeprazione di legittimazione teorica della strategia socialdemocratica wemariana che definiremo sinteticamente “”istituzionalista”” (pag 63)”,”MGEK-002-FGB”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Hilferding e l’esperienza socialista di Weimar. (Saggi e dibattiti)”,”‘È tempo infatti per un ripensamento maturo dell’intera esperienza socialdemocratica tedesca e dei suoi maggiori esponenti (come ha già iniziato a fare, anche su questa rivista, Massimo Salvadori con le sue penetranti osservazioni su Kautsky) (1)’ (pag 63) (1) ML Salvadori, Attualità di Kautsky, in Mondoperaio gennaio 1977″,”TEOC-034-FGB”
“RUSCONI Roberto”,”Profezia e profeti alla fine del Medioevo.”,”Roberto Rusconi è professore di Storia del Cristianesimo presso l’Università dell’Aquila.”,”STMED-035-FSD”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Clausewitz, il prussiano. La politica della guerra nell’equilibrio europeo.”,”RUSCONI Gian Enrico (Meda, 1938), storico, politologo, Professore emerito di Scienze politiche presso l’Università di Torino. Laureato in Filosofia, Docente di Sociologia nel 1968 presso la facoltà di sociologia di Trento. Si dedica allo studio della storia della Germania nel Novecento. È stato Direttore Ist. Storico italo-germanico di Trento dal 2005 al 2010. Editorialista La Stampa, Visiting Professor Freie Universitat di Berlino.”,”QMIx-163-FSL”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Scambio, minaccia, decisione. Elementi di sociologia politica.”,”Gian Enrico Rusconi è ordinario di sociologia nell’Università di Torino. Ha scritto ‘La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia’ (1977) e ‘Intellettuali e società contemporanea’ (1980). “”Sovrano è chi decide dello stato d’eccezione”” (C. Schmitt) (pag 144) Decisionismo democratico (E.W. Bockenforde) Decisionismo critico (Lübbe)”,”TEOS-352″
“RUSCONI Gian Enrico”,”1914: attacco a Occidente.”,”Gian Enrico Rusconi ha insegnato Scienza politica nell’Università di Torino. Fra i suoi numerosi libri segnaliamo: ‘RIschio 1914. Come si decide una guerra’ (1987), ‘L’azzardo del 1915. Come l’Italia decide la sua guerra’ (2005), ‘Cosa resta dell’Occidente’ (2012). Libri di Gian Enrico Rusconi Gian Enrico Rusconi Gian Enrico Rusconi è professore emerito di Scienza politica presso l’Università di Torino, fellow del Wissenschaftskolleg di Berlino e nel 1997 ha vinto la Goethe-Medaille, assegnata dai Goethe-Institute tedeschi agli studiosi stranieri che hanno contribuito all’arricchimento dei rapporti tra la cultura tedesca e l’estero. Tra le sue opere ricordiamo: La crisi di Weimar (Einaudi, 1977); L’eredità di Weimar (Donzelli, 1999); e tra i titoli più recenti: Germania Italia Europa (Einaudi, 2003), Non abusare di Dio. Per un’etica laica (Rizzoli, 2007), L’azzardo del 1915. Come l’Italia decide la sua guerra (il Mulino, 2009), Berlino. La reinvenzione della Germania (Laterza, 2009), Cavour e Bismarck. Due leader fra liberalismo e cesarismo (il Mulino, 2011), Cosa resta dell’Occidente (Laterza, 2012); ha curato inoltre Estraniazione strisciante tra Italia e Germania? (il Mulino, 2008). Con Feltrinelli ha pubblicato Marlene e Leni. Seduzione, cinema e politica (2013). (Ibs) Seconda guerra mondiale. Il contesto politico diplomatico del 1939 a confronto con quello del 1914 “”Nell’agosto 1939, quando la crisi politico-diplomatica culmina nell’invasine tedesca della Polonia, gli schieramenti internazionali hanno una somiglianza apparente con quelli della seconda metà del luglio 1914, quando la spedizione punitiva austriaca contro la Serbia innescava il conflitto generale. La Grande Germania infatti, che nel 1938 ha annesso l’Austria, sfida le due potenze occidentali Francia e Gran Bretagna, garanti della Polonia, come nel 1974 le aveva sfidate in quanto garanti della Serbia, che godeva innanzitutto del sostegno della Russia zarista. … finire (pag 221-222) (pag 224-225)”,”QMIP-289″
“RUSCONI Gian Enrico”,”Rischio 1914. Come si decide una guerra.”,”Gian Enrico Rusconi, è professore di Scienza della politica nell’Università di Torino (1987). Ha pubblicato vari saggi tra cui ‘La crisi di Weimar’ (1977), ‘Teoria critica della società’ (1968), ‘Scambio, minaccia, decisione’ (1984). “”Lo scoppio della prima guerra mondiale è un evento che ha sempre attratto gli storici, i politologi, gli studiosi della teoria delle decisioni e delle crisi, dando luogo a un ampio spettro di interpretazioni, dalla vecchia tesi dell’ «assalto al potere mondiale» a quelle più recenti dell’involontario scivolamento nel conflitto, come esempio negativo di «crisi management». Questo volume – dedicato all’analisi di quegli eventi passati, ma anche alla riflessione sulla «possibile guerra futura» – intreccia, in maniera feconda e originale, due diverse tradizioni di ricerca: analisi storiografica e modelli interpretativi tratti dalla letteratura politologica contemporanea. Ciò che interessa all’autore, infatti, è la ricostruzione del processo decisionale che, nella crisi del luglio 1914, portò alla guerra. Il volume ripercorre così l’affannoso e drammatico intrecciarsi di eventi tra l’assassinio di Sarajevo e la messa in moto delle mobilitazioni militari del luglio-agosto 1914: i protagonisti individuali e la complessa trama politico-diplomatica, il piano Schlieffen e le decisioni politico-militari, la battaglia della marna e i limiti del comando tedesco. Il dilemma della sicurezza e l’idea di rischio – intesa come strategia soggettiva di chi decide e come situazione oggettiva in cui tutti gli attori sono coinvolti – sono concetti che l’autore utilizza maggiormente nella sua analisi. Sono anche i concetti che gli consentono di collegare più direttamente il passato al presente”” (quarta di copertina)”,”RAIx-007-FGB”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Egemonia vulnerabile. La Germania e la sindrome Bismarck.”,”Gian Enrico Rusconi ha insegnato Scienza politica nell’Università di Torino. Con il Mulino ha pubblicato ‘Se cessiamo di essere una nazione’ (1993), ‘Resistenza e posffascismo’ (1995), ‘Patria e repubblica’ (1997), ‘L’azzardo del 1915’ (2009), ‘Cavour e Bismarck’ (2011), ‘1914: attacco a occidente’ (2014). I ‘metternichiani’. Confronto Kohl – Bismarck “”Nel suo confronto tra la fondazione del Reich e la riunificazione del 1990 lo storico e politologo Hans-Peter Schwarz (4) vede in questo atteggiamento un’analogia con la diffidenza che i «metternichiani» avevano verso ogni movimento nazionale popolare al tempo di Bismarck. Questa analogia era già stata evocata da Willy Brandt con intenti polemici nei confronti di Egon Bahr e Günter Grass, da lui etichettati «piccoli Metternich». Bahr stesso avrebbe ammesso più tardi che Brandt glielo aveva rimproverato con un significativo accostamento aggiornato a Kissinger: «Tu da noi sei quello che Kissinger era con Nixon. Con la differenza che Kissinger aveva più potere di questa piccola ‘Bundesrepublik’. Ma nel vostro modo di pensare siete entrambi come Metternich» (5).”” (pag 96) [(4) Hans-Peter Schwarz, ‘Reichsgründung und Wiedervereinigung’, in Mayer, a cura, ‘Bismarck. Der Monolith’, cit., pp. 328-352; (5) Schwarz, idem, p: 335. Secondo la testimonianza di Brigitte Seebacher Brandt el 21 novembre 1989 sulla “”Frankfurter Allgemeine Zeitung””]”,”GERV-073″
“RUSCONI Gian Enrico”,”Resistenza e postfascismo.”,”Gian Enrico Rusconi insegna Scienza della politica nell’Università di Torino. Ha pubblicato pure ‘Rischio 1914’ (1987), ‘Capire la Germania’ (1990), ‘Se cessiamo di essere una nazione’ (1993). Gli inglesi, l’ombra della crisi greca sulla Resistenza italiana. “”Ma l’evento che aggrava in maniera decisiva il quadro generale agli occhi dei massimi vertici politici Alleati è il contemporaneo precipitare della situazione in Grecia con il prodursi di una insurrezione comunista che, tra l’altro, distoglie uomini e mezzi dal teatro italiano. È difficile sopravvalutare lo shock di questo evento anche su un uomo come Macmillan, responsabile dell’intero teatro mediterraneo, e costretto per settimane a fare da spola tra Napoli-Roma e Atene. Da mesi Macmillan era in allarme per la situazione greca (48) e non è certamente un caso che ogni volta che parla di partigiani italiani tira fuori l’esempio greco, a partire dal giorno stesso (17 novembre) in cui approva preventivamente gli accordi con il CLNAI (49). Alcune settimane dopo (7 dicembre 1944) Macmillan annota nel suo diario. «Quel che è successo in Grecia è chiaro. Se cediamo adesso, compiremo il primo atto di accomodamento al fascismo di sinistra nel paesi liberati. Intendo dire daremo via libera alla dittatura del proletariato» (50). Questo atteggiamento tuttavia non impedisce che lo stesso Macmillan difenda gli accordi con il CLNAI contro le proteste del Foreign Office (51). Anche il generale Alexander in una riunione del Comitato politico del Quartiere generale alleato, il 19 dicembre, di fronte ad una ennesima obiezione, replica di «giudicare vantaggioso un eventuale accordo tra governo italiano e CLNAI. Non avrebbe però preso in considerazione ‘alcuna’ modifica dell’accordo da lui stipulato con il CLNAI» (52). Come si vede, nonostante tutto, gli Alleati tengono distinte le due diverse situazioni politico-militari in Grecia e in Italia. Il caso greco funge solo da allarme rosso per non perdere il controllo anche in Italia. Non tutti gli uomini della Resistenza italiana capiscono la gravità che la questione greca riveste per i responsabili militari e politici inglesi, in difficoltà anche con l’opinione pubblica in patria e con l’alleato americano. Alcuni comunisti, travolgendo il senso della vicenda, arrivano a considerare il caso greco poco più che un pretesto per colpire il movimento italiano. Vedono nell’intervento armato inglese la conferma dell’ostilità verso tutti i movimenti di Liberazione nazionale guidati dai comunisti – dimenticando l’appoggio rilevante che gli stessi inglesi stanno fornendo a Tito. In realtà il comportamento britannico nell’area mediterranea e balcanica non si spiega tanto con l’anticomunismo quanto con la preoccupazione di perdere influenza in zone geografiche ritenute vitali. Proprio alla vigilia del rientro della delegazione nell’Italia settentrionale il generale Alexander è fatto segno di fucilate ad Atene. È inevitabile che ritornino gli interrogativi «i partigiani italiani nei ranghi dei quali le forze comuniste o figuranti tali sono in maggioranza, come si comporteranno? Continueranno a combattere fino alla Liberazione? Consegneranno poi le armi o le adopereranno contro gli Alleati, sull’esempio dei greci? Il CNLAI resterà compatto in questi mesi o le differenze politiche lo disuniranno? (53). Sono domande che si pone lo stesso Pizzoni cercando di dare ad essi una risposta che rassicuri gli amici del SOE improvvisamente diventati «dubitosi e angustiati»”” (pag 92-93) [Gian Enrico Rusconi, ‘Resistenza e postfascismo’, Il Mulino, Bologna, 1995] [(48) Il 12 settembre 1944 scrive sul suo diario: «I tedeschi stanno abbandonando le isole del mar Egeo e il Peloponneso e si verifica un vuoto che qualora non fosse colmato da un legittimo governo greco, ecco che l’Elan/Elas si arrogherà senza dubbio il potere e così nei Balcani verrà installato un altro regime comunista (o brigantesco). E allora dove sarà andato a finire il prestigio britannico?» (‘Diari di guerra’, p. 709); (49) «Stiamo già lavorando ad un progetto per smobilitare i partigiani dopo la Liberazione non volendo che succeda in Italia quello che si è permesso che succedesse in Grecia» (Ibidem, p. 795); (50) Queste frasi sono precedute da annotazioni altrettanto significative: «La Grecia è ormai in stato di rivoluzione, l’Italia continua a non avere un governo. In entrambi i casi ci siamo separati dal nostro alleato americano e gran parte dell’opinione pubblica inglese si mostra turbata o ostile» (ibidem, pp. 812-13); (51) «30 dicembre 1944. Ci sono stati guai a riguardo di un accordo tra il CLNAI, il quartier generale alleato e il governo italiano. Il Foreign Office ha tirato le cose per le lunghe in maniera pedantesca. Sono convinto che Alexander abbia fatto benissimo a decidere come ha deciso e il l’ho appoggiato, telegrafando in questo senso al Foreign Office» (in Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza’, Milano, Angeli, 1988, p. 854); (52) In Deakin, ‘Lo Special Operations Executive e la lotta partigiana’, cit, p. 21; (53) Pizzoni, ‘Alla guida del CNLAI’, cit., p. 130]”,”ITAR-001-FMB”
“RUSE Michael”,”Sociobiologia. Una scienza controversa.”,”Michael Ruse, filosofo della scienza e storico della biologia ha insegnato nell’Università di Guelph, Ontario, Usa.”,”SCIx-004-FMDP”
“RUSPANTI Roberto a cura, scritti e contributi di Lajos ANTAL József ANTALL Federigo ARGENTIERI Gellért BÉKÉS Antonello BIAGINI George BISZTRAY Francesco BONO Francesco CACCAMO Carla CORRADI MUSI Gianfranco COSATTI Andrea CSILLAGHY Pasquale FORNARO Cinzia FRANCHI Árpád GÖNCZ Francesco GUIDA Gábor HAJNÓCZI Miklós HUBAY János KELEMEN Katalin KISS Andrzej LITWORNIA Mario LIZZERO Luigi MARCOLUNGO Géza MIHÁLYI Indro MONTANELLI Zsuzsa ORDASI Mária ORMOS Sergio PERUCCHI Bruno POLESE János M. RAINER György RÉTI Roberto RUSPANTI Fulvio SALIMBENI Péter SÁRKÖZY Katalin SOMLAI András SZIGETHY László SZÖRÉNYI Ervin TAMÁS Bianca VOLOTA”,”Ungheria 1956. La cultura si interroga. La rivoluzione patriottica e democratica d’Ungheria nello specchio di letteratura, storia, pubblicistica, politica, diplomazia, economia, arte.”,”Ungheria 1956, la cultura si interroga, mette volutamente da parte ogni ‘leziosità accademica’ (anche nella strutturazione e nell’impaginazione del libro) e si offre al lettore italiano quale efficace strumento di attenta riflessione su quel grandioso avvenimento che fu la rivoluzione d’Ungheria del 1956, di cui nel 1996 celebriamo il 40° anniversario.”,”MUNx-012-FL”
“RUSS Jacqueline a cura, testi di RICARDO SISMONDI OWEN SAINT-SIMON FOURIER TRISTAN PROUDHON CABET DEZAMY BLANQUI HEGEL RUGE BAUER STIRNER FEUERBACH HESS WEITLING ENGELS”,”La pensée des précurseurs de Marx.”,”RUSS Jacqueline agrégée de l’Université- Engels vs Malthus “”Malthus prétend que la population pèse toujours sur les moyens de subsistance. Suivant lui, quand la production augmente, la population s’accroît dans le même rapport. Cette tendance inhérente à la population de progresser en dehors de toute proportion avec les moyens de subsistance disponibles, serait la cause de toute misère et de toute vie. Si les hommes sont en trop grand nombre, il faut s’en débarasser d’une façon quelconque (…). Faut-il développer davantage, faut-il pousser jusque dans ses dernières conséquences cette doctrine infâme, cet abominable blasphème lancé à la nature, à l’humanité? Nous avons porté à son comble l’immoralité de l’économiste. Comparées à cette théorie, que sont donc toutes les guerres, toutes les horreurs du système monopoliste? Et cependant, elle est la conclusion du système libéral, de la liberté du commerce. Sa chute entraînera la ruine de tout l’édifice. Si l’on a prouvé que la concurrence est bien la cause de la misère, de la pauvreté et du crime, qui donc osera encore lui donner la parole? …. Si Malthus s’était montré moins partial, il aurait vu que la surabondance de population ou de la force de travail est liée à une surabondance de richesse, à une surabondance de capital, à une surabondance de propriété foncière. La population n’est excessive. L’état de tout pays surpeuplé, de l’Angleterre, par exemple, à l’époque où écrivait Malthus, le montre très clairement. Tels étaient les faits que cet économiste devait considérer dans leur ensemble. Leur examen l’eût conduit à des résultats exacts. Au lieu de procéder ainsi, il en retient un, néglige les autres sans s’en préoccuper: il aboutit aux conclusions les plus insensées… (L’économiste) est tellement enfoncé dans ses contradictions que le faits les plus frappants ne le touchent pas plus que les principes les plus scientifiques”” [F. Engels, ‘Essai sur une critique de l’économie nationale’ (in) “”Le mouvement socialiste””, août-septembre 1905, p. 26 sq.] [(in) Jacqueline Russ, a cura, ‘La pensée des précurseurs de Marx’, Paris, 1973] (pag 335-336)”,”SOCU-202″
“RUSSELL Bertrand”,”L’ autobiografia 1872 – 1914. Volume primo. 1872- 1914. Dalla regina Vittoria a Lenin.”,”RUSSELL (Bertrand), scrittore, filosofo e matematico inglese (Trellek, Galles, 1872 – Penrhyndeudraeth, Galles, 1970). Discendente da una illustre famiglia, poté godere di una educazione molto libera e varia, arricchita da viaggi e da multiformi esperienze di vita. Lettore di filosofia nel Trinity College di Cambridge dal 1910, durante la prima guerra mondiale fu destituito (1916) per essere sceso in campo in difesa del pacifismo e dell’ obiezione di coscienza. Nel 1918 scontò per le stesse ragioni sei mesi di prigione, durante i quali scrisse l’Introduzione alla filosofia matematica (1919). Dopo la guerra viaggiò in Russia e in Cina, diresse con la collaborazione della seconda moglie una scuola privata in Inghilterra (1927-1932) e insegnò, a partire dal 1938, in alcune delle maggiori università americane, resistendo con giovanile coraggio alle pressioni dell’opinione pubblica conservatrice, irritata dalla spregiudicatezza delle sue prese di posizione politiche. Dal 1944 tornò a vivere in Inghilterra, continuando instancabilmente la sua attività di”,”UKIx-049″
“RUSSELL Bertrand”,”L’ autobiografia, 1872 – 1914. Volume secondo. 1914 – 1944. Da Freud a Einstein.”,”RUSSELL ha elaborato, e personalmente incarnato, l’ideale di un uomo dalla ragione vigile, amante della vita e sempre aperto alla revisione delle proprie opinioni, in netto contrasto con le unanimità fideistiche e i conformismi di massa. La sua battaglia per la ragione ha perseguito l’obiettivo capitale della sopravvivenza dell’uomo e della sua dignità. Della sterminata produzione del filosofo (che ha fatto anche un’escursione nel campo della narrativa, con i racconti riuniti in Satana nei sobborghi, 1953) si ricordano qui solo alcuni titoli indicativi: La nostra conoscenza del mondo esterno e i metodi scientifici (1914), Vie verso la libertà: socialismo, anarchismo, sindacalismo (1918), Misticismo e logica(1918), Il bolscevismo (1920), Analisi della mente (1921), L’ABC degli atomi (1923), L’ABC della relatività (1925), La materia (1927), Perché non sono cristiano (1927), Matrimonio e morale (1929), La conquista della felicità (1930), Educazione e ordine sociale (1932), Storia della filosofia occidentale (1945), Autorità e individuo (1949).”,”UKIx-050″
“RUSSELL Bertrand”,”Storia delle idee del secolo XIX.”,”””La convinzione di un intimo nesso fra filosofia e politica, che Marx, in comune con tutto il suo gruppo, aveva accettato come un assioma nei suoi anni di studente, rimase parte del suo ‘credo’. “”La filosofia – egli diceva in quel tempo – non può essere realizzata senza l’ascesa del proletariato; e il proletariato non può ascendere senza la realizzazione della filosofia””. Per i popoli di lingua inglese, che non prendono sul serio la filosofia, codesto può sembrare un pensiero strano, salvo che non abbiano imparato ad accettare il ‘credo’ comunista; per Marx, in questo caso, sembra, la realizzazione della filosofia aveva la stessa importanza dell’ascesa del proletariato. Egli infatti era bene incamminato verso la teoria che tutta la filosofia è l’espressione delle condizioni economiche. La sua amicizia con Engels ebbe inizio a quest’epoca, a Parigi, nel 1844, Engels era di due anni più giovane di lui e aveva subito nei suoi anni universitari le stesse influenze intellettuali; ma suo padre possedeva filande di cotone in Germania e a Manchester; e a Manchester egli era stato mandato a lavorare nell’azienda familiare. Ciò gli aveva procurato una conoscenza di prima mano dell’industrialismo del tempo e delle condizioni di una fabbrica inglese in un periodo assai brutto. In quel tempo egli stava scrivendo il suo libro sulle condizioni della classe operaia inglese, in cui si serví con forza dello stesso tipo di materiale di cui si serví poi Marx nel primo volume del ‘Capitale’. E’ un’opera concreta, piena di fatti, tratti da fonti ufficiali, pessimista per il presente ma piena di speranza di una rivoluzione proletaria nel prossimo futuro. Quest’opera ci permette di giudicare dell’importanza da attribuire a Engels nell’opera comune dei due uomini. Marx, finché non incontrò Engels, rimase troppo accademico. Vi erano mali sul continente forse così gravi come in Inghilterra, ma erano meno moderni e meno adatti a farne un atto d’accusa contro il capitalismo. Engels ridusse sempre al minimo la sua parte in tutto quello che fece insieme a Marx, ma senza dubbio essa fu molto grande. E soprattutto egli indirizzò per primo l’attenzione di Marx verso il genere di fatti più acconci a conquistare il consenso alla sua teoria economica. La concezione materialistica della storia, almeno nelle sue linee principali, sembra essere stata scoperta indipendentemente dai due uomini, prima che cominciasse la loro collaborazione””. (pag 217-218) [Bertrand Russell, Storia delle idee del secolo XIX, 1985] (Le pagine si riferiscono alla edizione CDE 1985)”,”TEOP-086″
“RUSSELL Lord”,”Il flagello della svastica. Breve storia dei delitti di guerra nazisti.”,”RUSSELL Lord dal 1946 al 1951 fu consulente del Comando delle Forze Armate per i delitti di guerra nazisti giudicati da tribunali britannici; ed ebbe così modo di accedere a documenti di prima mano. La magistratura britannica cercò di opporsi alla pubblicazione di questo libro, ed egli preferì dimettersi piuttosto che tacere. “”Milioni di persone furono deportate in schiavitù: messi a morte migliaia di ostaggi e di prigionieri catturati per rappresaglie ingiustificate; decine di città e villaggi rasi al suolo; (…) Tutte le materie prime, i rottami e le macchine furono portati via e usati per l’ economia tedesca; in tutti i territori invasi i tedeschi si impadronirono di tutti i tesori d’ arte, i mobili, i tessuti. Nell’ agosto 1942, rivolgendosi a un gruppo di autorità di occupazione tedesca, Göring disse: “”Dio sa che voi non siete stati mandati là a lavorare per il benessere del popolo che vi è affidato, ma per trarne il massimo, in modo che il popolo tedesco possa vivere. Questo attendo dal vostro sforzo. Questo eterno riguardo per gli stranieri deve cessare, ora, e per sempre. A me non importa se il popolo che vi è affidato soffre la fame.”” (pag 84-85) “”Inoltre ecco quanto stabiliva, almeno sin dal secolo XVII, un’ autorità quale quella di Grozio, nel suo ‘De jure belli ac pacis’, di cui lord Wright, nel suo articolo, citava questo brano: ‘Non si devono mettere a morte ostaggi a meno che essi non abbiamo commesso offesa… nell’ antichità era opinione comune che ciascuno avesse sulla propria vita lo stesso diritto che sulle cose di sua proprietà, e che questo diritto potesse, per consenso tatico od esplicito, passare dall’ individuo allo Stato. Per questo non c’è da meravigliarsi se leggiamo che furono messi a morte ostaggi personalmente innocenti, per delitti compiuti dal loro Stato. Ma ora che sappiamo essere la potestà sulla vita riservata d Dio, ne segue che nessuno, per suo consenso, può dare ad altri diritto sulla vita, sia la propria, sia quella di un concittadino””.”” (pag 85)”,”GERN-070″
“RUSSELL Bertrand NEARING Scott, a debate between”,”Bolshevism and the West. Can the Soviet Idea take hold of England America and France?”,”Scott NEARING ritiene che sia possibile che l’ idea bolscevica si diffonda in Occidente. RUSSELL pensa di no.”,”RIRO-218″
“RUSSELL Greg”,”Hans J. Morgenthau and the Ethics of American Statecraft.”,”RUSSELL Greg è professore assistente di scienze politiche alla Northeast Louisiana University.”,”USAP-042″
“RUSSELL A.G.”,”Colour, Race and Empire.”,”””Da ogni punto di vista le aree coloniali sono particolarmente vulnerabili a quelle violente depressioni che caratterizzarono, veramente quasi solamente, gli anni 1926-1936. …). Sintetizziamo la situazione con la seguente tabella: Tra il 1926 e il 1932 c’è stata la caduta dei prezzi delle merci in gomma da 79 a 3; seta, 7 a 1; stagno, 70 a 19; rame, 21 a 5; cotone, 22 a 5, zucchero 3.5 a 6. Possiamo anche citare il prezzo del grano degli Stati Uniti, che cade da 2.6 dollari nel 1920 a 44 cents nel 1933.”” (pag 244)”,”PVSx-027″
“RUSSELL Bertrand”,”Socialismo anarchismo sindacalismo.”,”””Una delle cose più orrende del commercialismo è il modo come esso avvelena i rapporti fra uomini e donne. Si riconoscono generalmente i mali della prostituzione, ma, per grandi che essi siano, gli effetti delle condizioni economiche sul matrimonio a me sembrano ancora peggiori. Quasi sempre, nel matrimonio, c’è un accenno a una compravendita, all’ acquisto di una donna a condizione di mantenerla ad un certo livello di benessere materiale. Molto spesso, un matrimonio quasi non si differenzia dalla prostituzione, se non per il fatto che è più difficile uscirne. Tutto il fondamento di questi mali è economico. Cause economiche fanno sì che il matrimonia sia materia di mercanteggiamento e di contratto, in cui l’ affetto è del tutto secondario, e la sua mancanza non rappresenta affatto un motivo riconosciuto per liberarsene. Il matrimonio dovrebbe essere un incontro libero e spontaneo di un istinto reciproco, pieno di una felicità non scevra di un sentimento affine al sacro rispetto: (…)”” (pag 254-55)”,”TEOC-239″
“RUSSELL MEAD Walter”,”Il serpente e la colomba. Storia della politica estera degli Stati Uniti d’ America.”,”Walter RUSSELL MEAD si è laureato a Yale ed è uno dei massimi esperti americani di politica estera e di economia internazioale. Ha scritto diversi saggi e collabora a ‘Worth’, e al ‘Los Angeles Times’. E’ autore di ‘Mortal Splendor: The American Empire in Transition’. E’ Senior Fellow per la politica estera presso il Council of Foreign Relations. “”Lungo quasi tutta questa storia la filosofia hamiltoniana relativa alla politica americana in Estremo Oriente fu guidata da principi che mutarono ben poco fino al cataclisma che dilagò in Asia, negli anni Quaranta del Novecento. E anche allora i cambiamenti furono superficiali: la filosofia americana a riguardo dell’ Estremo Oriente, oggi, discende visibilmente dai punti di vista di uomini come Adams e Perry”” (pag 141)”,”USAP-054″
“RUSSELL Bertrand”,”Teoria y practica del bolchevismo.”,”Nota preliminare. “”Questo libro è stato scritto nel 1920, si ristampa oggi senza cambiamenti, eccetto in due aspetti. Da una parte, ho omesso un capitolo di cui non fui autore. D’altra parte, mi è parso necessario, per adattarmi all’ uso moderno, cambiare la parola “”comunismo”” con “”socialismo”” in molti passi. Nel 1920 non si aveva la chiara distinzione che oggi si tra i due termini, e senza il citato cambiamento si protrebbero produrre delle confusioni. (…)””. (pag 5)”,”RIRO-282″
“RUSSELL Bertrand”,”Introduzione alla filosofia matematica.”,”””L’ asimmetria, cioè la proprietà di non ammettere reciprocità, è una caratteristica d’ interesse ed importanza eccezionali””. (pag 56)”,”SCIx-220″
“RUSSELL Bertrand”,”Il potere. Una nuova analisi sociale.”,” “”Fin quando i bolscevichi non sciolsero l’ Assemblea costituente, al principio del 1918, si poteva ritenere che la democrazia parlamentare dovesse avere la meglio in tutto il mondo civile. I movimenti di allontanamento dalla democrazia non sono però cosa nuova. Essi si verificarono in molti Stati-città greci, a Roma con la creazione dell’ Impero, e nelle repubbliche commerciali dell’ Italia medievale. E’ possibile individuare i principi generali determinanti i diversi sviluppi verso la democrazia o in senso contrario? Le due grandi forze che per il passato hanno lavorato contro la democrazia sono la ricchezza e la guerra. (…)””. (pag 213)”,”TEOS-124″
“RUSSELL Bertrand”,”Perché non sono cristiano. (Tit.orig.: Why I Am not A Christian)”,”””Nella situazione, così come l’ho descritta, vi è però un aspetto incoraggiante: in America, la tirannia della maggioranza, cosa non nuova, è meno forte di cento anni fa. Chiunque può trarre questa conclusione leggendo ‘Democrazia in America’ del De Tocqueville. Vi si leggono molte cose che sono ancora attuali, mentre altre non rispondono più a verità. Non trovo giusta, ad esempio, l’osservazione che “”negli Stati Uniti si dedica minore attenzione alla filosofia che in qualsiasi altro paese del mondo civile””. Mi sembra, invece, che qualcosa di applicabile ai nostri giorni ci sia nel seguente passo: “”In America, la maggioranza erige enormi barriere alla libertà di opinione: un autore può scrivere ciò che gli aggrada entro i limiti di queste barriere. Se vuole oltrepassarle, dovrà pentirsene. Non lo minacciano i terrori di un autodafé, ma è vessato e angariato dal biasimo popolare e la sua carriera politica è troncata dal momento che ha osato mettersi contro l’unica autorità in grado di favorire il suo successo. Ogni specie di ricompensa, anche quella della fama, gli è negata. Prima egli credeva che le sue opinioni fossero condivise da molti, ma non appena le rende pubbliche, viene clamorosamente aggredito dalla censura dei suoi potenti avversari, mentre quelli che pensano come lui non hanno il coraggio di parlare e lo abbandonano al suo destino. Alla fine, egli si arrende e si chiude in se stesso, come se fosse tormentato dal rimorso per avere detto la verità””.”” (pag 175) 2° copia (REL-051) “”I difensori della morale tradizionale sono raramente persone di cuore. Si è tentati di pensare che si servano della morale come di legittimo sfogo al loro desiderio di fare del male agli altri; il peccatore rappresenta un buon bersaglio e perciò, bando alla tolleranza!”” (pag 50) “”Le vittime degli aztechi venivano uccise all’improvviso e poi mangiate, ma la loro sofferenza duravaun attimo, mentre quella inflitta ai bambini nati in ambienti miserevoli e infetti dura quanto la vita. E’, quest’ultima, una sofferenza ben più grande, deliberatamente voluta da ecclesiastici e da politici in nome della morale. Se un minimo di amore o di pietà per i fanciulli albergasse nei loro cuori, non potrebbero perpetuare un codice morale che implica diaboliche crudeltà. In tutti gli stadi dell’educaizone, l’influenza della superstizione è disastrosa. Il bambino, in generale, ha l’abitudine di pensare; uno degli scopi degli attuali sistemi educativi è di combattere questa abitudine. Le curiosità su argomenti scabrosi vengono rintuzzate con: “”zitto! non sta bene!”” e con un castigo. Si ricorre all’emozione collettiva per instillare certi miti, specie di carattere nazionalistico. Capitalisti, militaristi ed ecclesiastici tengono d’occhio l’educazione della gioventù, perché tutto il loro potere dipende dal dilagare dell’emotività e dal corrispondente esaurirsi dello spirito critico””. (pag 51)”,”FILx-414″
“RUSSELL Bertrand”,”Perché non sono cristiano. (Tit.orig.: Why I Am not A Christian)”,”2° copia “”I difensori della morale tradizionale sono raramente persone di cuore. Si è tentati di pensare che si servano della morale come di legittimo sfogo al loro desiderio di fare del male agli altri; il peccatore rappresenta un buon bersaglio e perciò, bando alla tolleranza!”” (pag 50) “”Le vittime degli aztechi venivano uccise all’improvviso e poi mangiate, ma la loro sofferenza duravaun attimo, mentre quella inflitta ai bambini nati in ambienti miserevoli e infetti dura quanto la vita. E’, quest’ultima, una sofferenza ben più grande, deliberatamente voluta da ecclesiastici e da politici in nome della morale. Se un minimo di amore o di pietà per i fanciulli albergasse nei loro cuori, non potrebbero perpetuare un codice morale che implica diaboliche crudeltà. In tutti gli stadi dell’educazione, l’influenza della superstizione è disastrosa. Il bambino, in generale, ha l’abitudine di pensare; uno degli scopi degli attuali sistemi educativi è di combattere questa abitudine. Le curiosità su argomenti scabrosi vengono rintuzzate con: “”zitto! non sta bene!”” e con un castigo. Si ricorre all’emozione collettiva per instillare certi miti, specie di carattere nazionalistico. Capitalisti, militaristi ed ecclesiastici tengono d’occhio l’educazione della gioventù, perché tutto il loro potere dipende dal dilagare dell’emotività e dal corrispondente esaurirsi dello spirito critico””. (pag 51)”,”RELx-052″
“RUSSELL Francis”,”La tragedia di Sacco e Vanzetti. (Tit.orig.: Tragedy in Dedham. The Story of the Sacco-Vanzetti Case)”,”RUSSELL Francis (1910-1989) storico e giornalista, ha scritto di vari argomenti, dall’arte alla storia. Tra i suoi studi pubblicati vi sono le biografia di Joyce, Kafka, Gertrude Stein, Dürer e Warren Harding.”,”MUSx-241″
“RUSSELL Bertrand”,”Teoria e pratica del bolscevismo (1920).”,”””Il bolscevismo è aristocratico all’interno e bellicoso all’esterno. Sotto molti aspetti i bolscevichi ricordano il modello della ‘public-school’ inglese: hanno tutti i tratti positivi e negativi di un’aristocrazia giovane e vitale. Sono coraggiosi, energici, abili al comando, sempre pronti a servire lo Stato; dall’altro lato sono dittatoriali, e non hanno alcun riguardo per le plebi. Sono praticamente gli unici ad avere in mano il potere e di conseguenza godono di innumerevoli vantaggi”” (pag 35) “”Il vero comunista è un convinto internazionalista. A Lenin, per esempio, da quanto ho potuto giudicare, i problemi degli altri paesi non stanno meno a cuore di quelli della stessa Russia; la Russia è attualmente la protagonista della rivoluzione sociale, e, come tale, preziosa per il mondo, ma posto di fronte a una alternativa, Lenin sacrificherebbe la Russia piuttosto che la rivoluzione”” (pag 37) “”Se i bolscevichi resteranno al potere, c’è da temere seriamente che il loro comunismo scomparirà, e che somiglieranno sempre di più a qualsiasi altro governo asiatico”” (pag 38) Lenin visto da Bertrand Russell. “”Subito dopo il mio arrivo a Mosca ebbi una conversazione di un’ora con Lenin in inglese, lingua che egli parla abbastanza bene. C’era sì un interprete, ma praticamente non avemmo bisogno del suo aiuto. La stanza di Lenin è disadorna: vi è una grande scrivania, qualche carta geografica sulle pareti, due scaffali, due o tre semplici sedie e una comoda poltrona per gli ospiti. E’ evidente che non ama il lusso e neppure le comodità. E’ molto amichevole, e apparentemente semplice, senz’ombra di ‘hauteur’. Se lo si incontrasse senza sapere chi è, non si immaginerebbe mai che abbia nelle sue mani un grande potere o che sia un personaggio importante. Non ho mai incontrato una personalità altrettanto priva di autoconsiderazione. Egli guarda i suoi ospiti molto da vicino, strizzando continuamente un occhio, il che sembra accrescere enormemente il potere di scavarti dentro dall’altro. Ride spesso e all’inizio il suo riso sembra amichevole e gaio, ma gradualmente sono arrivato a trovarlo piuttosto sinistro. E’ dittatoriale, calmo, incapace di provare paura, straordinariamente privo di egoismo: una teoria personificata. Si avverte che la concezione materialistica della storia è la sua linfa vitale. Ricorda un professore nel desiderio di far capire la sua teoria e nella furia con coloro che la fraintendono o la disapprovano, come pure nella passione di spiegare”” [Bertrand Russell, Teoria e pratica del bolscevismo, Roma, 1970] (pag 39)”,”RIRO-425″
“RUSSELL Bertrand, a cura di Robert E. EGNER e Lester E. DENONN”,”Il mio pensiero. La riflessione di un grande filosofo sui temi cruciali del nostro tempo.”,”Contiene tra gli altri i paragrafi: – Perché non sono comunista (pag 489-494) – La proprietà – Il materialismo dialettico – La teoria del plusvalore – La concezione materialistica della storia – I limiti del metodo scientifico (vedi indice) A pag 510-511 l’autore riporta ampi brani di Marx ed Engels “”Materialismo. Il materialismo di Marx era di tipo particolare, per nulla identico a quello del XVIII secolo. Quando parla di “”concezione materialistica della storia””, non pone mai l’accento sul materialismo filosofico, ma soltanto sul meccanismo causale di natura economica dei fenomeni sociali. La sua posizione filosofica è esposta nel modo migliore (anche se molto succintamente) nelle ‘Undici tesi su Feuerbach’ (1845). In queste egli dice: «Il difetto capitale di ogni precedente materialismo – compreso quello di Feuerbach – è che l’oggetto (‘Gegenstand’), la realtà, il dato sensoriale, viene percepito sotto forma di oggetto (‘Objekt’) o di contemplazione (‘Anschauunung’), ma non come attività umana sensibile o come pratica, non soggettivamente. Dunque se ne deduce che l’aspetto attivo è stato sviluppato dall’idealismo in opposizione al materialismo (…). La questione se la verità oggettiva appartenga al pensiero umano non è una questione teorica, è una questione pratica. La verità, vale a dire la realtà e il potere, del pensiero dev’essere dimostrata nella pratica. Il problema della realtà o non realtà di un pensiero, che sia isolato dalla pratica, è un problema meramente accademico (…). Il punto più alto, che possa essere raggiunto dal materialismo contemplativo, vale a dire dal materialismo che non considera la sensibilità come un’attività pratica, è la contemplazione dei singoli individui nella “”società borghese””. Il punto di vista del vecchio materialismo è la società “”borghese””; il punto di vista del nuovo è la società ‘umana’ o un’umanità socializzata (‘vergesellschaftete’). I filosofi si sono limitati a interpretare il mondo in diverse maniere, ma il nostro compito è ‘cambiarlo’»”” [Bertrand Russell, ‘Il materialismo dialettico’] [(in) B. Russell, ‘Il mio pensiero. La riflessione di un grande filosofo sui temi cruciali del nostro tempo’, Roma, 1997, a cura di Robert E. Egner e Lester E. Denonn] (pag 512-513) Wikip: Le Tesi su Feuerbach (Thesen über Feuerbach) sono un breve scritto di Karl Marx, elaborato nell’aprile del 1845, e riportato alla luce da Friedrich Engels dopo la morte dell’autore.Le Tesi furono pubblicate come appendice da Engels nel suo scritto del 1888 dedicato al Feuerbach e intitolato Ludwig Feuerbach und der Ausgang der klassischen deutschen Philosophie. Mit Anhang: Karl Marx über Feuerbach v. J. 1845.[1] Questo scritto, oltre a essere un completo superamento delle concezioni feuerbachiane, mostra la fondazione di una filosofia storicamente del tutto originale, la filosofia della prassi, una gnoseologia che può ricevere conferma soltanto dall’attività rivoluzionaria volta alla liberazione dell’uomo dall’alienazione sociale.”,”TEOC-696″
“RUSSELL Bertrand”,”Storia della filosofia occidentale e dei suoi rapporti con le vicende politiche e sociali dall’antichità ad oggi. Volume unico.”,”””Il sistema metafisico di Spinoza è del tipo di cui è capostipite Parmenide. C’è soltanto una sostanza «Dio o Natura»; nulla di finito è autosufficiente. Cartesio ammetteva tre sostanze: Dio, spirito e materia (…). In Spinoza non c’è nulla di tutto questo. Per lui, pensiero ed estensione erano entrambi attributi di Dio. (…) Tutto, secondo Spinoza, è governato da un’assoluta necessità logica. (…)”” (pag 834-835)”,”FILx-297-FF”
“RUSSELL Bertrand, scritti di Gottfried Wilhelm LEIBNIZ”,”Esposizione critica della filosofia di Leibniz. Con un’appendice dei brani significativi.”,”Leibniz, Gottfried Wilhelm von. – Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi che ebbe da questo gli permisero di entrare in contatto, a Parigi, con le più spiccate personalità della scienza e della filosofia del tempo. Morto Boineburg, passò (1673) a Londra, dove conobbe varî scienziati, tra cui Newton. Dal 1676 fu consigliere e bibliotecario del duca di Hannover. Il nuovo ufficio, che avrebbe ricoperto sino alla morte, gli consentiva di attendere a studî storici (tra cui una storia della Casa di Brunswick) e a questioni giuridiche, politiche e religiose (tra cui quella della progettata riconciliazione tra la Chiesa cattolica e le Chiese riformate, entrando anche in trattative con J.-B. Bossuet). Seguì il periodo della maggiore produzione scientifica e filosofica; tra i suoi scritti vanno ricordati: Meditationes de cognitione, veritate et ideis (1684), Discours de métaphysique (1685), Sur la question, si l’essence du corps consiste dans l’étendu (1691), Système nouveau de la nature et de la communication des substances (1695, seguito da varî Éclaircissements tra il 1696 e il 1712), Considérations sur la doctrine d’un esprit universel (1702), Nouveaux essais sur l’entendement humain (1704), Essais de théodicée (1710), Monadologie (1714), Principes de la nature et de la grâce (1714); grandissima importanza scientifica ha inoltre l’epistolario. Nel tempo stesso in cui componeva queste opere e portava importanti contributi alla soluzione di problemi scientifici e matematici (v. oltre), L. attendeva a vasti lavori di erudizione storica (fra essi, Codex iuris gentium diplomaticus, 1693; Scriptores rerum Brunsvicensium illustrationi inservientes, 1707-11) e partecipava alla vita politica, difendendo gli interessi della casa di Brunswick, e, attraverso consigli dati anche a Pietro il Grande e a Carlo VI, quelli più vasti della vita culturale e civile in genere: fondò a Vienna un Collegium historicum e a Berlino convinse Federico I a fondare l’Accademia prussiana delle scienze (1700) della quale fu presidente a vita; confidò nell’appoggio dello zar Pietro il Grande sia per lo sviluppo delle scienze, progettando un’accademia a Pietroburgo (1711), sia per la riunificazione della Chiesa greca alla latina. Negli ultimi anni della sua vita, morta Sofia Carlotta sua protettrice (1705), intiepiditi i rapporti con l’elettore Giorgio Luigi di Hannover passato sul trono d’Inghilterra (1714), L. vide alquanto declinare la sua influenza. (Trecc). Paragrafo 37, Capitolo VII: L’essenza della materia non è l’estensione. (pag 137) Capitolo VIII. La filosofia della materia. b) La materia come spiegazione della continuità e dell’estensione. 51. Finalmente arriviamo al punto centrale della filosofia di Leibniz, alla teoria dell’estensione e della continuità. La principale caratteristica del pensiero di Leibniz è questa sua preoccupazione per il «labirinto del continuo». La dottrina delle monadi si proponeva lo scopo principale di trovare il filo che guidasse attraverso questo labirinto, scopo che nell’opinione di Leibniz fu pienamente adempiuto dalla dottrina. (…)”” (pag 172)”,”FILx-354-FF”
“RUSSELL Bertrand”,”Elogio dell’ozio.”,”””L’etica del lavoro è l’etica degli schiavi, e il mondo moderno non ha bisogno di schiavi”” (in quarta di copertina) Contiene il capitolo IX: Il cinismo dei giovani”,”FILx-004-FMP”
“RUSSELL Bertrand”,”Autorità e individuo. I doveri dello Stato e i diritti del cittadino.”,”‘L’introduzione della schiavitù diede inizio al divorzio tra lo scopo del lavoro e gli scopi del lavoratore. Le piramidi furono costruite per la gloria dei faraoni; gli schiavi, che fecero il lavoro, non parteciparono in alcun modo alla gloria e lavorarono soltanto per la paura della frusta del negriero’ (pag 66) (in realtà altre fonti ci dicono che le piramidi furono costruite da lavoratori stagionali e non da schiavi…)”,”FILx-001-FER”
“RUSSELL Bertrand”,”Socialismo anarchismo sindacalismo.”,”‘I sindacalisti tendono ad organizzare gli uomini, non con i partiti, ma a seconda delle loro occupazioni. Questa sola, essi dicono, è la vera concezione, e questo è il vero metodo della guerra di classe. Di conseguenza, essi disprezzano qualunque azione ‘politica’ esercitata per il tramite del Parlamento e delle elezioni: il genere d’azione raccomandato è l’azione diretta, ad opera del sindacato o della ‘trade union’ rivoluzionaria’ (pag 59) ‘Produzione senza possesso, azione senza imposizione di sé, sviluppo senza predominio’ (Lao-Tzu) (in apertura)”,”SIND-002-FER”
“RUSSELL Bertrand”,”La conquista della felicità.”,”””Credo ch’io potrei vivere tra gli animali, che sono così placidi e pieni di decoro. Io li ho osservati tante volte e a lungo; Non s’affannano, non gemono sulle loro condizioni. Non stanno svegli al buio, per piangere sopra i loro peccati. Non m’indignano discutendo i loro doveri verso Dio, Nessuno è insoddisfatto, nessuno ha la mania infausta di possedere cose, Nessuno si inginocchia innanzi all’altro, né ai suoi simili vissuti migliaia d’anni fa, Nessuno è rispettabile tra loro, od infelice, sulla terra intiera”” (Walt Whitman) (in apertura)”,”FILx-002-FER”
“RUSSELL Bertrand”,”Storia delle idee del secolo XIX.”,”””Siede arbitro il Caos, e con le sue decisioni raddoppia ancora il contrasto per il quale regna; a lui presso governa supremo il Caso”” (Milton, Il Paradiso perduto) (in apertura) B. Russell, Storia delle idee del diciannovesimo secolo, 1961″,”TEOP-002-FER”
“RUSSELL Bertrand; a cura di Claire HABART e Olivier ESTEVES”,”Le pacifisme et la révolution. Écrits politiques (1914-1918).”,”Bertrand Russell (1871-1970) è stato il solo grande filosofo europeo ad opporsi alla guerra, dal primo giorno, attraverso i discorsi e le azioni. Militante a tempo pieno con gli obiettori di coscienza, viene cacciato dalla sua università e interdetto dal soggiornare in una parte della Gran Bretagna, e infine incarcerato. Liberale dissidente, evolve rapidamente verso un socialismo non di stato e anti-autoritario, che viene presentato davanti ad un pubblico operaio nel ciclo di conferenze ‘Political Ideals’. Questo libro riunisce 40 testi, tutti inediti in francese: conferenze, articoli di stampa, periodici, editoriali e volantini. Dall’articolo ‘Il capitalismo e il sistema salariale’ (pag 150-165): – Il capitalismo e il sistema salariale devono essere aboliti – Le imprese capitalistiche private saranno rimpiazzate da associazioni autogestionarie che riuniranno quelli che realmente faranno il lavoro – Le grandi organizzazioni economiche resteranno ma ci sarà una dispersione del potere che farà scomparire il sentimento di impotenza individuale di cui soffrono oggi gli uomini e le donne – Critica del socialismo tedesco e francese che hanno sostenuto una cattiva politica come il militarismo e l’imperialismo – C’è bisogno di una riforma realmente vitale e radicale che necessità di una visione per il futuro dell’umanità – L’azione rivoluzionaria potrebbe non essere necessaria, ma il pensiero rivoluzionario è indipensabile Dall’articolo: ‘La Russia mostra la via (pag 222-223) (marzo 1917) – Libertà di parola e di stampa! Che cambiamento il loro riconoscimento apporterà in Gran Bretagna. E cosa succederebbe se il diritto di sciopero venisse riconosciuto nell’ esercito? (pag 223) – La paura dello zarismo è stata uno delle principali motivazioni del militarismo tedesco (pag 223)”,”TEOP-562″
“RUSSI Luciano”,”Carlo Pisacane. Vita e pensiero di un rivoluzionario.”,”RUSSI è docente di storia delle dottrine politiche all’ Università di Roma e nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università abruzzese.”,”ITAB-096″
“RUSSI Luciano”,”Pisacane e la rivoluzione fallita del 1848-49.”,”””La linea mazziniana, al contrario, favorevole ad una guerra per bande, che aveva ottenuto, indiscussa, l’ egemonia all’ interno dell’ emigrazione politica fino al ’48, si radicava in quell’ elaborazione presente in Italia fin dal 1799 e, ancor di più, dalla Restaurazione, che era giunta, nel 1830, ad un certo grado di sistemazione teorica nel pensiero di Carlo Bianco. Dopo l’ esperienza del ’48-’49 ambedue queste ipotesi vengono dal Pisacane dichiarate fallite. Non soltanto l’ esercito permanente o stanziale ma anche la teorizzazione mazziniana della guerra partigiana viene aspramente criticata. “”Il metodo di guerreggiare per bande – egli scrive – è tenuto come un modo speciale di far la guerra, mentre esso non è altro che l’ infanzia dell’ arte militare””””. (pag 51-52)”,”ITAB-179″
“RUSSI Luciano, a cura di Adolfo NOTO”,”Studi su Carlo Pisacane. Realtà e utopia di un rivoluzionario.”,”Luciano Russi (1944-2009), ordinario di Storia delle dottrine politiche alla “”Sapienza”” di Roma, è stato Rettore dal 1994 al 2005 dell’Università degli Studi di Teramo. Oltre ai volumi ‘Carlo Pisacane. Vita e pensiero di un rivoluzionario senza rivoluzione’ (2007) ha pubblicato ”Nascita di una Nazione. Ideologie politiche per l’Italia’ (1984). ‘Carlo Pisacane è stato il primo socialista (non marxista) della storia d’Italia…’ (quarta di copertina) “”Sarò l’assetto istituzionale, il fatto più rilevante dell’impegno politico del Montanelli, la cui azione ministeriale fu definita da Federico Engels «la più decisamente democratica mai avutasi in una monarchia» (31) (31) Cfr. l’artico di F. Engels in “”Neue Rheinische Zeitung””, 30 novembre 1848, rip. in K. Marx F. Engels, ‘Sul risorgimento italiano’, a cura di Ernesto Ragionieri, Editori Riuniti, Roma 1959, p. 84) (pag 200) Montanelli e Pisacane. “”Due democratici non solo attenti alle tematiche socialiste ma socialisti loro stessi. Socialista, Pisacane, lo fu sempre, dal ’51 al ’57; un socialismo fatto di identità-simultaneità tra socialismo e rivoluzione, di identità-simultaneità tra rivoluzione politica e rivoluzione sociale. Socialista, Montanelli, invece, lo fu soprattutto nel ’51: un socialismo che legge la realtà italiana con una forte attenzione verso il sociale e una disponibilità a collegarlo e saldarlo col politico”” (pag 215)”,”MITS-004-FMB”
“RUSSI Luciano”,”Pisacane e la rivoluzione fallita del 1848-49.”,” “”L’impostazione militare dello schieramento moderato fautore della guerra regia, come è noto, privilegiava l’esercito regolare e permanente e negava, in sostanza, ogni possibilità di efficace autonomia politica alla guerra di popolo, alle masse armate, alla leva insurrezionale volontaria» (50). La linea mazziniana, al contrario, favorevole ad una guerra per bande, che aveva ottenuto, indiscussa, l’egemonia all’interno dell’emigrazione politica fino al ’48 (51), si radicava in quell’ elaborazione presente in Italia fin dal 1799 e, ancor di più, dalla Restaurazione, che era giunta, nel 1830, ad un certo grado di sistemazione teorica nel pensiero di Carlo Bianco (52). Dopo l’ esperienza del ’48-’49 ambedue queste ipotesi vengono dal Pisacane dichiarate fallite. Non soltanto l’ esercito permanente o stanziale ma anche la teorizzazione mazziniana della guerra partigiana viene aspramente criticata. “”Il metodo di guerreggiare per bande – egli scrive – è tenuto come un modo speciale di far la guerra, mentre esso non è altro che l’infanzia dell’ arte militare (53). Convinto di come l’esperienza del biennio appena trascorso avesse evidenziato la necessità, già nella fase insurrezionale, di un esercito popolare capace di battersi, oltreché per cacciare lo straniero, per la creazione di un radicalmente nuovo assetto sociale, Pisacane salda il problema militare a una strategia politica complessiva, rovesciando le tesi tradizionali dei mazziniani e portando un deciso attacco al volontariato e allo spontaneismo tipici della militanza democratico-repubblicana (54). Il rifiuto della meccanica alienante tipica del militarismo borbonico, praticamente riprodotta nel sistema regio e moderato; si accompagna alla revisione critica della mazziniana guerra per bande (o guerra partigiana o guerra di montagna o guerriglia). Revisione critica nel senso che il Napoletano, se ad essa riconoscerà, non dissimilmente a quanto era stato scritto sulla ‘Neue Rheinische Zeitung’ (55), un certo grado di utilità specialmente se impiegata in sintonia con l’azione dell’esercito popolare, con altrettanta chiarezza le negherà qualsiasi funzione autonoma (56). Secondo Pisacane, il modo più corretto di fronteggiare il nemico è quello di ‘fare massa’ già nella fase insurrezionale; assunto in cui è ravvisabile, più che la fonte proudhoniana, l’influenza della dottrina militare dell’insurrezione teorizzata dal suo maestro ed amico Mariano d’Ayala. Dopo la concentrazione, fuori città (58), delle forze popolari, è subito necessario operare per la trasformazione della massa in esercito poiché il compito fondamentale che la dirigenza rivoluzionaria può (e deve) darsi è quello della costituzione di milizie popolari per la fondazione della ‘nazione armata’. In contrapposizione alla teoria dell’esercito permanente che esigeva, per chi vi apparteneva, la rinuncia alle qualità civili (59) Pisacane propone la teoria del ‘cittadino-soldato’. «Ogni cittadino – egli scrive – correrà alle armi [se] interessato materialmente alla causa che difende» (60). Una teoria (sintetizzata, nelle pagine finali della ‘Guerra combattuta’, attraverso la formula ‘militi tutti, soldati nessuno’ (61) cui Pisacane, confortato dall’autorità del Machiavelli, giunge attraverso l’intuizione della necessità di collegare la «costituzione militare» alla «costituzione politica» (62). Al di là di accademici paralleli, pure edificabili, con quelle che saranno, in alcuni momenti, le impostazioni politico-militari di un Lenin, di un Trotsky, di un Lin Piao (63), è la richiesta di politicizzazione della questione militare, oltre alla sottolineatura del ruolo rivoluzionario della massa e alla importanza attribuita alla scienza e alla pratica militari (considerati come strumenti di cui le classi popolari devono appropriarsi per la risoluzione vittoriosa dei grandi conflitti storici) il punto più originale che qualifica Pisacane all’interno della sinistra democratica risorgimentale”” (pag 51-58) [Luciano Russi, ‘Pisacane e la rivoluzione fallita del 1848-49’, Jaca Book, Milano, 1972] [(50) Emblematico, a tale riguardo, può considerarsi il programma militare ricavabile dagli ‘Studii sulla Guerra d’indipendenza di Spagna e Portogallo scritti da un Ufficiale italiano’ (Torino, 1847) di Cesare Balbo, in ‘Scritti politici’, a cura di E. Passamonti, Roma, 1936; (51) «Questo gretto spirito, non di corpo, ma di bande – noterà più tardi P. – era così radicato nel ’48, e nella legione Garibaldi più che altrove, che si promuoveva la diserzione negli altri corpi per ingrossare le file del proprio» (P. ‘Saggi’, cit., IV, p. 209 n.); (52) Cfr. Carlo Bianco di Saint Jorioz, ‘Della guerra nazionale d’insurrezione per bande, applicata all’Italia’, 1830, 2 voll. (…). La prima adesione teorica di Mazzini alla guerra per bande può essere individuata nel documento ‘Istruzione generale per gli affratellati’ (1831) della “”Giovane Italia”” con il quale si ribadiva l’idoneità della guerriglia per la conquista dell’indipendenza (cfr. Mazzini, S.E.I., cit., II, pp. 53-54); (53) P., ‘Guerra combattuta’, p. 311 (…); (54) In maniera radicalmente diversa dalla prassi mazziniana era impostata la questione militare, dopo il ’49, anche dal De Cristoforis. Nella sua ‘Che cosa sia la guerra’, pubblicata postuma, lo scrittore d’ispirazione proudhoniana, dalla valutazione dell’influenza esercitata sull”arte militare’ sia dalla rivoluzione francese che dall’impero napoleonico, aveva individuato nel “”principio della massa”” la base della nuova scienza militare e nello “”urto della massa”” la dinamica e la legge economica ai fini della vittoria. Cfr. F. Della Peruta, I dem., etc, p. 154; (55) «I piemontesi – si legge – hanno commesso un errore enorme fin dall’inizio, contrapponendo agli austriaci soltanto un esercito regolare… Un popolo che vuole conquistare l’indipendenza non deve limitarsi ai mezzi di guerra ‘ordinari’. L’insurrezione di massa, la guerra rivoluzionaria, la guerriglia dappertutto, sono gli unici mezzi con i quali un piccolo popolo può vincerne uno più grande, con i quali un esercito più debole può far fronte ad un esercito più forte e meglio organizzato» (F. Engels, ‘Die Niederlage der Piemontesen’, in “”Neue Rheinische Zeitung””, apr. 1849, in K. Marx – F. Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, Roma, 1959, pp. 89-92); (56) La guerriglia (più volte definita ‘chimerica idea sparsa in Italia o insieme di assurde e perniciosissime idee, specialmente quando viene proposta come ipotesi centrale e struttura portante dell’intero movimento rivoluzionario) «potrà essere elemento integrativo dell’azione di un esercito che si batte – scrive P. -, di una città che si difende ostinatamente e richiama su di sé il grosso delle forze regolari avversarie; ma non basterà mai da sola a portare alla decisione» (P., ‘Guerra combattuta’, cit., p. 311). D’altra parte «difendere a palmo a palmo, e casa per casa, la città, è un genere di guerra che non può ordinarsi…; il popolo bisogna che lo faccia spontaneamente» (P. ‘Guerra combattuta’, cit., p. 275) (…); (57) Per la posizione del D’Ayala, contraria al ‘putsch’ come ai tentativi isolati e parziali, per diverse motivazioni accostabile alla fondamentale preoccupazione pisacaniana di fare ‘massa’ con un numero imponente, organizzato, disciplinato e armato, rinvio a M. D’Ayala, ‘Memorie di Mariano D’Ayala e del suo tempo’, Torino, 1886, passim e, in particolare p. 62 e p. 89; (58) «Io sono partegiano delle sollevazioni in città – scriverà al Pateras nel 1857 – seguo le tradizioni di Masaniello, di Balilla, dei Straccioni a Lucca, di Milano, di Brescia, di Palermo… tradizioni nostre non francesi» (P., ‘Epistolario’, cit., p. 349); (59) «Nelle diverse epoche dacché la storia comincia – egli nota – vediamo le milizie perpetue sorgere al tramonto delle libertà; fra un popolo libero non è mai esistito un esercito permanente, mai la libertà è durata dove è sorto un esercito permanente» (P., ‘Saggi’, cit., IV, p. 46); (60) P., ‘Guerra combattuta’, cit., p. 280; (61) P., ‘Guerra combattuta’, cit., p. 311. «L’arte della guerra – egli aggiunge – non dovrà più essere il monopolio di pochi, ma la nazione tutta dovrà essere guerriera» (P., ‘Guerra combattuta’, cit., ibidem). (…); (62) «Machiavelli sentì il primo la necessità – scriverà nell’introduzione ai ‘Saggi’ – [di legare] indissolubilmente la costituzione militare alla civile, non che l’arte militare con esse» (P., ‘Saggi’, cit., I, p. 7 (…); (63) È stato rilevato come la critica pisacaniana della guerriglia e della guerra per bande possa essere paragonata alla critica leninista dell’estremismo e delle forme violente infantili (cfr. Lenin, ‘La guerra partigiana’, in “”Opere””, Roma, XI, pp. 194-195). È stato, altresì, notato come la formula pisacaniana del ‘cittadino soldato’ presenti una certa analogia con la critica che Lenin conduce dell’esercito come corpo separato dal proletariato e con l’obiettivo rivoluzionario di ‘tutto il popolo in armi riunito nei soviet’, il vero organo politico che deve «dirigere lo Stato» (Cfr. Lenin, ‘Opere complete’, cit., XXIV, p. 101 e segg). Oltre l’analogia tra il pisacaniano ‘militi tutti, soldati nessuno’ e il bolscevico ‘fucile sulla spalla dell’operaio’, si è rilevato, ancora, come l’eleggibilità dei gradi teorizzata dal primo anticipi l’elettività delle cariche realizzata nell’esercito della Russia rivoluzionaria. Ma, a parte l’inutilità di accostamenti del tutto esterni, c’è da notare, per quanto riguarda le modalità di elezione, che mentre nell’esercito bolscevico tutti i gradi erano dati dai soldati, nell’ipotesi pisacaniana «i militi eleggeranno i bassi ufficiali, questi i Tenenti, i Tenenti nomineranno il Capitano… In virtù di tali norme, i generali dell’esercito nomineranno il comandante supremo di esso» (P., ‘Ordinamento dell’esercito italiano’, in ‘Saggi’, cit., IV, pp. 169-170). Cfr. anche P., ‘Scritti vari’, cit., III, pp. 88-89 e P., ‘Saggi’, cit., IV, p. 152. Una certa convergenza concettuale è stato denunciata anche tra la dialettica stabilita da P., circa il rapporto struttura militare – istituzione sociale e la definizione trotskista dell’esercito come «immagine … concentrata dei rapporti sociali» (Trotsky, ‘Storia della rivoluzione russa, I, p. 278)]”,”BIOx-027-FMB”
“RUSSO Lucio”,”La rivoluzione dimenticata. Il pensiero scientifico greco e la scienza moderna.”,”RUSSO Lucio (Venezia, 1944) insegna all’Università Tor Vergata di Roma. Ha pubblicato altre opere di carattere scientifico”,”SCIx-366″
“RUSSO Luigi”,”Machiavelli.”,”L’autore, Luigi Russo (1892-1961), dalla Sicilia si trasferì in Toscana alla Scuola Normale. Dopo la Liberazione fu direttore della Scuola e rettore dell’Università. E’ il critico e polemista d’impronta desanctisiana che Gramsci postillava in carcere, dal “”Verga”” al “”De Sanctis”” ai “”Narratori””, ai saggi danteschi. E’ il commentatore di Boccaccio, Machiavelli, Foscolo, Leopardi, Manzoni. Nel 1946 avviò l’influente rivista “”Belfagor”” fatta di saggi e di schermaglie. Machiavelli artista della tecnica politica. “”In questo senso, le singole esperienze del Machiavelli si presentano, non come una ‘res gesta’ conclusa una volta per sempre, ma come un ‘rem gerere’ perpetuo. Il Machiavelli, uomo d’azione mediocre o mancato nell’oggi opera come uomo di azione nell’eternità. «Gli uomini si dolgono più d’uno podere che sia loro tolto, che d’uno fratello o padre che fussi loro morto, perché la morte si dimentica qualche volta, la roba mai» (19). Era un consiglio che egli dava al cardinale de’ Medici, sul finire del ’12, perché non rivendicasse i beni della famiglia Machiavelli, già regolarmente presi in pagamento dal Comune nel 1494; e in quel caso forse sarebbe bastata una supplica cortigiana, ed adulatoria, per raggiungere lo scopo. Ma il Machiavelli non si incontra mai in una occasione, senza sublimarla, ed egli fa sempre della scienza, anche se deve pregare qualcuno per il suo pane quotidiano. Più tardi, al capitolo XVII del ‘Principe’, ripeterà che gli uomini «sdimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio», e l’aforisma è uno dei cento aforismi di quella nuova scienza dell’interesse puro, della tecnica pura, che tanta fortuna di contrasti, di interpretazioni, di reazioni e assimilazioni e purificazioni ha avuto per quattro secoli, in condottieri e principi, in chierici e laici, in uomini di curia e di aula. Quella scienza, che ancora incombe su noi, come il più fresco libello della politica militante. Però il Machiavelli è potuto apparire come un uomo pratico mancato, mentre egli provvedeva alla pratica eterna della vita; e, in verità, il suo gagliardo senso dell’universale poteva essere facilmente scambiato per povertà di motivi spiccioli della sua politica in atto. La quale piccola politica va certamente studiata e valutata, e gli storici fanno bene a discorrere dei servigi resi alla Signoria fiorentina dal nostro segretario; ma, nelle loro accuse o giustificazioni, spesse volte è trascurato il canone necessario che quella politica occasionale va guardata nel quadro di una più grande politica, della politica della Ragione eterna, e non della piccola ed effimera ragione. Niccolò Machiavelli serve implicitamente alla repubblica fiorentina, ma perché serve alle repubbliche e agli Stati di ogni tempo: la sua preoccupazione fondamentale è questa, e non l’altra. Appunto perché la sua era la passione per la tecnica politica nella sua purezza, egli finiva con l’essere l’artista incantato del suo stesso osservare e speculare: la tecnica per la tecnica, si potrebbe dire, è l’insegna storica del suo pensiero e della sua azione”” (pag 26-27) [(19) In ‘Carte machiavelliche’ dell’Arch. fiorentino; cfr. VIllari, N.M., II, pp. 185-86]”,”TEOP-498″
“RUSSO Luigi”,”Giovanni Verga.”,”Verga, il poeta della povera gente (pag 389-390) [“”E’ lecito certamente fare delle indagini su quello che Giovanni Verga, cittadino catanese, pensasse come privato, e raccontare la sua educazione mazziniana di giovanetto, del suo sempre fervido patriottismo ed unitarismo, e poi del suo filantropismo sociale di uomo maturo, e infine del suo conservatorismo e nazionalismo. Verga nazionalista?! Ma il Verga, autore della novella ‘Libertà’, tragica epopea malinconica dell’ideale delle popolazioni rivoltose, e che sfiorava col suo pessimismo tutte le varie fedi degli uomini, già nel ’19 scriveva all’autore di questo articolo parole piuttosto mordenti contro gli interventisti, con allusione aperta ai vari Ugo Ojetti, i conti Ottavi di investitura letteraria. Orbene, il Verga scrittore non è né mazziniano né unitario né conservatore o antisocialista: la sua sconsolata visione della vita (un diverso pessimismo il suo dal pessimismo cattolico del Manzoni) gli detta soltanto una mesta cantilena, e talvolta un’aspra satira sulle ingiustizie del mondo. Io non darei mai a leggere le opere di Verga alle principesse e alle duchesse che spasseggiano tra Taormina e Catania, e che fanno gli onori di casa agli ospiti illustri, con lusinghevole gentilezza: essi vi avvertirebbero l’epicedio del loro mondo feudale e respirerebbero in una solitudine deserta, che è il solo cielo verace e accorato del mondo eterno del poeta. E da quella solitudine si parte un grido di protesta, un grido di libertà dalla miseria per tanta povera gente oppressa non dalle loro gentilissime persone ma da tutto un ordinamento anacronistico che dà troppo rilievo alla gentilezza di quelle loro persone. Verga ci viene incontro quale scrittore, simile ad altri scrittori, simile ad alcuni scrittori russi dell’Ottocento, che non profetizzano un nuovo assetto sociale, ma lo preparano intanto e ne suggeriscono dolorosamente la fatale necessità”” (pag 389-390) [‘Questo articolo apparve sull”Unità’ di Roma, il 27 gennaio 1952. E il lettore non si meravigli, se ho ripreso qua e là qualche battuta della precedente esposizione’]]”,”BIOx-018-FV”
“RUSSO C.F. LANZA D. MARIANO E. MARZULLO B. ABINI U. SARTORI F. CANFORA L. SABBATUCCI D. DEGANI E. ZADRO A. BERTI E. GIANNANTONI G. VEGETTI M.”,”Il segno della forma. Atti del convegno di studio su Carlo Diano (1902-1974) (Padova, 14-15 dicembre 1984).”,”””Nella biblioteca privata di Diano, ora parzialmente conservata presso la Universitätsbibliothek di Trier, figura la ristampa 1929 dell’ Untergang des Abendlandes’ in due tomi. Sono ancora chiaramente leggibili varie note di lettura. Nell’introduzione al primo tomo (Gestalt und Wirklichkeit) Diano segnala due passi del quarto paragrafo. Nel primo di essi Spengler definisce la storia una «forma» dell’immaginazione e soggiunge che non tutti sono «dieser Gestaltungen fähig» («all’altezza di queste forme»; «capaci di costruire coteste forme» traduce Evola) (…)”” (saggio di Luciano Canfora “”Diano e il “”Tramonto dell’Occidente”””” (pag 85)”,”FILx-014-FB”
“RUSSO Franco”,”Kelsen e il marxismo. Democrazia politica o socialismo.”,”In apertura: dedica dell’autore a Lucio Colletti Franco Russo, nato a Paduli (Benevento) nel 1945, si è laureato in filosofia all’Università di Roma con una tesi su ‘Rousseau politico’. Dal 1961 al 1987 è stato membro della Federazione giovanile comunista italiana (FGCI). Ha preso parte al movimento degli studenti del ’68 e, successivamente, ha aderito alla sinistra rivoluzionaria. Gli scritti di Kelsen che vengono presi in esame sono quelli pubblicati fino al 1933, e riguardano soprattutto la sua produzione teorica degli anni Venti; in questo periodo egli si impegnò nella elaborazione della dottrina generale dello stato (si pensi a ‘Allgemeine Staatslehre, del 1925) e in quella della concezione della democrazia (valga, per tutti, ‘Vom Wesen und Wert der Demokratie’, pubblicato nel 1920 e edito nuovamente in forma rielaborata nel 1929). In ambedue i campi Kelsen fu costretto a commisurarsi con Marx, e col marxismo, sia nella sua variante revisionista (Kautsky, Bauer, Renner ecc.), sia in quella rivoluzionaria (innanzitutto e in special modo, Lenin). Contiene tra l’altro i capitoli: – Il revisionismo e lo stato. 1. Renner: lo stato leva del socialismo; 2. Cunow: lo stato “”comunità di vita””; 3. Bauer: l’equilibrio delle classi; 4. Kautsky: la repubblica democratica come forma statale del socialismo – Una teoria e una prassi rivoluzionarie moderne: Lenin “”Per Kelsen il ‘contenuto di classe’ delle istituzioni è inessenziale, gli interessa solo la ‘procedura’ di creazione dell’ordinamento statale; e, anzi, da questo punto di vista constata che lo stato soviettista escludendo dalla partecipazione politica alcuni strati sociali, compie, rispetto alla democrazia rappresentativa, un passo indietro verso la costituzione corporativa ständische Verfassung. La questione del contenuto del potere, vanificata dal formalismo di Kelsen e dal democraticismo di Kautsky, prorompe in Lenin con tutta la sua forza, tanto che per lui il «passaggio del potere statale da una ‘classe’ all’altra è il primo segno, il carattere principale, fondamentale di una ‘rivoluzione’, sia nel senso rigorosamente scientifico che nel senso pratico-politico del termine» (12). Il passaggio del potere, la distruzione del vecchio e la creazione del nuovo stato, avviene tramite il soviet che «non è un’organizzazione corporativa, come vorrebbe la borghesia. Il popolo – dice Lenin – vede le cose in modo diverso e più giusto: esso vede nel soviet il potere» (13). I soviet spezzano lo stato e ne costruiscono uno ‘nuovo’; la ‘novità’ dello stato sta proprio nel fatto che esso fa sorgere le condizioni per attuare il controllo operaio: «Quando noi diciamo “”controllo operaio”” ponendo sempre questa parola d’ordine ‘accanto’ a quella di “”dittatura del proletariato”” e immediatamente ‘dopo’ di essa noi spieghiamo di quale stato si tratta (…). Se del proletariato (…) ‘cioè’ della dittatura del proletariato il controllo operaio ‘può’ diventare il ‘censimento’ generale, completo, esatto e minuzioso della produzione e della distribuzione dei prodotti». E inoltre riprendendo Marx della ‘Guerra civile’, Lenin non disconosce la necessità di alcune ‘funzioni generali’: «(…) esiste nello stato moderno un apparato – prosegue Lenin – legato in modo particolarmente saldo alle banche e ai trust, che svolge, se così si può dire, un vasto lavoro di statistica e di registrazione. Non è necessario spezzare quest’apparato e non si deve spezzarlo. Bisogna strapparlo al dominio dei capitalisti (…) bisogna ‘subordinarlo’ ai soviet proletari, estenderlo, svilupparlo, farne una cosa di tutto il popolo» (14). Nella fase suprema del socialismo dovranno essere tutti in grado di ‘controllare’ e ‘registrare’; durante la fase inferiore importante è che tali operazioni si svolgono sotto il controllo dei soviet proletari”” (pag 182-184)] [(11) Cfr. op. cit., p. 156: la diversità tra lo stato parlamentare e quello soviettista sparisce agli occhi di Kelsen poiché il sistema rappresentativo è una struttura tecnica essenziale sia al capitalismo che al socialismo: «abbreviazione della durata del mandato parlamentare, referendum, mandato imperativo ecc. sono istanze, già in parte realizzate, anche della democrazia ‘borghese’ o devono divenirlo (…) con il progredire del pensiero democratico che si attua gradatamente, a passi contro il principio monarchico-burocratico» (‘Sozialismus’, p. 151) (…); (12) Lenin, Opere, vol. XXIV, p. 37; (13) Vol. XXIV, p. 140; (14) Vol. XXVI, pp. 91-92]”,”TEOP-524″
“RUSSO Rosa Natalia VELLA Aldo”,”Il Vesuvio. Storia e storie del vulcano più famoso d’Europa.”,”Rosa Natalia Russo, insegnante, dal 1971 vive alle falòde del Vesuvio. Fa parte, dalla loro fondazione, della redazione dei Quaderni vesuviani e dello Scaramometro, la scuola di educazione ambientale sul Vesuvio. Aldo Vella, architetto, nel 1984 ha fondato e tuttora dirige la rivista Quaderni vesuviani, che raccoglie i contributi dei massimi studiosi del vulcano ed è al centro dei grandi dibattiti sul Parco del Vesuvio e sulla città vesuviana. Dal 1993 è sindaco di San Giorgio a Cremano, uno dei venti comuni vesuviani.”,”ITAG-016-FL”
“RUSSO Luigi”,”Francesco De Sanctis e la cultura napoletana.”,”””Leggere De Sanctis per “”uscire dal chiuso delle Università e immettersi nel vivo e nel pieno della cultura nazionale’ Movimento degli studenti universitari contro la legge Casati. ‘L’anno 1862 fu poi anno di crisi generale per tutte le università del regno. Nonostante la percentuale bassissima dei riprovati (il 3 e mezzo per cento), e nonostante che gli esami si dessero, anche per la forma, col minore rigore possibile, gli studenti mal tollerarono quella giustizia di prove inaugurata dalla nuova legge Casati, estesa ormai alle vecchie e nuove province del regno d’Italia. Torbidi si ebbero nell’Università di Pavia, prendendo occasione dell’elevatezza delle tasse e dal presunto rigore degli esami (gli studenti pavesi emigravano nelle università dell’Emilia, perché le tasse vi erano più miti e la concessione delle lauree più facile); altri disordini successero a Napoli per queste e altre ragioni che più sopra abbiamo esposto, come avvenivano a Palermo, a Siena, a Torino, sia che si chiedesse la libertà dell’iscrizione universitaria senza la licenza liceale, sia che si volessero alleggeriti gli esami di laurea. In parlamento, molte voci si levarono in difesa degli studenti; e in seguito a proteste e discussioni di ogni parte, il Matteucci, insieme alla legge di privilegio per Napoli, relativa agli esami e sopra menzionata, nella stessa data del 31 luglio 1862, faceva approvare una legge con la quale venivano eguagliate le tasse delle università del regno, adottando come termine di misura le tasse che si pagavano nell’Università di Napoli. Ciò che diede luogo a discussioni sfavorevoli, su giornali e riviste, da parte degli economisti e degli studenti di politica scolastica, e sulle quali qui non è il caso di intrattenersi’ (pag 81)”,”ITAA-001-FGB”
“RUSSO Franco”,”Il marxismo di Lenin.”,”Volume citato a pag 13 (in nota 15): R. Pipes, The origins of Bolshevism: the intellectual evolution of young Lenin’, in ”Revolutionary Russia’ a cura di R. Pipes, Cambridge, Harvard University Press, 1968 “”Bucharin tentò per primo, in un discorso all’Accademia comunista, il 17 febbraio 1924, una prima opera di schematizzazione del pensiero di Lenin; egli, nonostante lo sforzo di cogliere “”l’aspetto storico del marxismo leniniano”” esaltava alcune caratteristiche di Lenin a scapito di altre, per suffragare la sua strategia di costruzione del socialismo, concepita come una lenta e ‘organica evoluzione’. Secondo Bucharin «il marxismo di Lenin è una formazione ideologica distinta», in quanto improntata all’epoca del capitalismo monopolistico, della guerra mondiale, della disgregazione dei rapporti capitalistici e della insurrezione operaia. «Come si può – si chiede – caratterizzare l’aspetto storico di questo marxismo leniniano? Lo si può considerare come una combinazione, come una triplice sintesi (…) una sintesi del pensiero di Marx e di tutte le acquisizioni realizzate grazie alla sua applicazione, un’analisi marxista di ciò che la nuova epoca ha apportato (…) la sintesi della teoria e della pratica della classe operaia combattente e vittoriosa (…) la sintesi del lavoro di distruzione e di costruzione del lavoro della classe operaia». La delineazione del pensiero leninista è orientata verso uno sbocco squisitamente buchariniano individuabile nella considerazione che la dittatura proletaria apre un periodo di lavoro di pacifica organizzazione, tipico di tutta la fase di transizione. In definitiva il discorso di Bucharin è un adattamento, una “”lettura”” particolare delle tesi di Lenin sulla Nep (9). In questa operazione ideologica ognuno per i propri fini, si impegnarono Zinoviev, Kamenev e Stalin protesi nella lotta contro Trotsky, e interessati a tracciare un leninismo dai tratti antagonistici al trotskismo. All’analisi, unilaterale ma indubbiamente intelligente, di Bucharin si aggiunsero teorizzazioni più rozze e scolastiche. Zinoviev interessato più a portare avanti la lotta contro il trotskismo che a definire correttamente il leninismo, propose una formula estremamente semplificata: «Il leninismo è il marxismo dell’epoca delle guerre imperialistiche e della rivoluzione mondiale in parte realizzata in un paese in cui predomina la classe contadina». Zinoviev si preoccupò anche di aggiungere l’indicazione dei ‘testi’ in cui a suo parere si condensava il pensiero del “”maestro””: «’Amici del popolo’, ‘Lo sviluppo del capitalismo’, ‘Che fare?’, ‘Due tattiche’, ‘Stato e rivoluzione’, ‘Il rinnegato Kautsky’» (10). L’ortodossia leninista è, però, un prodotto della III Internazionale di Stalin, che la codificò a partire dal discorso ‘Lenin è morto’ tenuto al II Congresso dei Soviet dell’Urss, il 26 gennaio 1924. L’andamento rituale del discorso con la ripetizione di “”Ti giuriamo, compagno Lenin””, che accompagnava ogni formulazione dei “”precetti”” di Lenin, denunciava la volontà di fissare dei canoni da custodire gelosamente e da usare contro gli avversari politici (11). (…) Le avvertenze di Trotsky, tuttora valide, di non avvicinarsi al leninismo in modo dogmatico miravano, al contempo, a difendere la via attraverso cui egli era giunto al leninismo, e soprattutto a far coincidere il leninismo con la propria teoria della rivoluzione permanente. Anche questo era un modo di semplificare e stravolgere il pensiero di Lenin. «La teoria della rivoluzione permanente conduceva direttamente al leninismo e in particolare alle tesi dell’aprile del 1917», questo scrisse Trotsky nel ‘Nuovo corso’, questo ribadì nelle ‘Lezioni dell’Ottobre’. Neppure lui evitò di fornire una particolare versione del leninismo, di cui venivano valorizzati solo gli elementi di rottura con i vecchi bolscevichi (Kamenev e Zinoviev), e di somiglianza con la sua impostazione strategica: per Trotsky la linea del ’17 riassumeva la strategia, o meglio era la ‘lezione’ di fondo di Lenin – le ‘Lettere da lontano’ erano a suo avviso analoghe ai suoi articoli scritti in America (14)”” (pag 9-10-12-13) [(9) N. Bucharin, ‘Lénine marxiste’, Paris, 1925, pp. 14, 19, 40, 46; (10) G. Zinoviev, ‘Bolscevismo e trotzkismo’, Milano, Feltrinelli reprint, 1965, pp. 3, 8-9; (11) Ha scritto Carr a proposito dell’orazione funebre recitata da Stalin: “”Nella forma e nel linguaggio, il discorso, elaborato come nessun’altra cosa uscita dalla penna di Stalin, deriva evidentemente la sua ispirazione liturgica dall’insegnamento ecclesiastico ricevuto da Stalin in gioventù. La fraseologia era di tipo biblico. La struttura era quella di un’antifona, essendo l’enunciazione di ogni ‘comandamento’ di Lenin seguita a un’uniforme risposta in nome dei fedeli (…). A molti bolscevich cresciuti nella tradizione occidentale questa rituale esaltazione del capo dovette suonare estranea e tale sarebbe sembrata alla stesso Lenin”” (‘La morte di Lenin’, Torino, Einaudi, 1965, pp. 324-326; (14) L. Trotsky, ‘Nuovo corso’, Roma, Savelli, 1965, pp. 83-85, 89; cfr. ‘Le lezioni d’ottobre’, in ‘La rivoluzione permanente e il socialismo in un solo paese’, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 87] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”LENS-322″
“RUSSO Valeria”,”Anita Garibaldi.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Valeria Russo, laureata in Lettere moderne a Firenze, giornalista e critica cinematografica, ha fatto della scrittura digitale la sua professione. Dal 2015 progetta e conduce corsi di comunicazione e scrittura per aziende, banche e università. 1834. Iscrizione di Garibaldi alla Giovine Italia. Nello stesso anno viene condannato a morte dal re Carlo Alberto. 1835. Aninha sposa a 14 anni il calzolaio Manuel Duarte. 1839. Incontro ocn Garibaldi e inizio delle loro battaglie contro il governo centrale brasiliano. 1840. Nascita del primogenito Menotti. 1842. Matrimonio di Anita e Garibaldi a Montevideo 1847. Nascita del secondo figlio Ricciotti. 1849. Dopo la ritirata e una fuga per il centro Italia Anita muore a Mandriole. 1859. Garibaldi torna a Mandriole per recuperare la salma e trasferirla a Nizza. Nel 1932 la bara verrà trasferita a Roma in cima al Gianicolo.”,”BIOx-387″
“RUSSO Lucio”,”Flussi e riflussi. Indagine sull’origine di una teoria scientifica.”,”Lucio Russo (Venezia 1944) insegna calcolo delle probabilità all’Università Tor Vergata di Roma.”,”SCIx-299-FL”
“RUSSO Giovanni”,”Baroni e contadini.”,”Giovanni Russo è nato a Salerno e vive a Roma. Ha iniziato giovanissimo l’attività di giornalista e scrittore. Nel ‘Mondo’ di Pannunzio, nel Corriere della Sera e nei suoi numerosi libri è stato autore di analisi spregiudicate e originali sui problemi del paese. ‘Baroni e contadini’ assieme a ‘Le parrocchie di Regalpetra’ di Sciascia e ‘Contadini del Sud’ di Scotellaro è tra le più importanti testimonianze sul Mezzogiorno e ha vinto il Premio Viareggio nel 1955.”,”ITAS-248″
“RUSSO Vincenzo (Napoletano)”,”Pensieri politici.”,”L’opera ‘Pensieri politici’ di Vincenzio Russo è stata pubblicata a Roma nel 1798 dalla tipografia di Vincenzio Poggioli ‘Vincenzio Russo (16 giugno 1770 – 19 novembre 1799) è stato un patriota e politico italiano, noto per il suo ruolo di spicco nella Repubblica Partenopea del 1799. Nato a Palma Campania, Russo studiò giurisprudenza a Napoli, dove sviluppò una forte inclinazione per le idee razionalistiche e illuministiche. Fu un fervente sostenitore del giacobinismo e membro della Società Patriottica. Durante la breve esistenza della Repubblica Partenopea, Russo si distinse come uno dei principali esponenti del movimento rivoluzionario. Tuttavia, dopo la caduta della Repubblica, fu catturato dalle forze sanfediste e giustiziato insieme a molti altri ribelli’ (copil)”,”TEOP-003-FMB”
“RUSTANT Maurice”,”Lavorare 30 ore.”,”‘Secondo JL Fourastié, le durate lavorative da 13 a 15 ore al giorno, con un’ora e mezzo di pausa per i pasti sono usuali in Francia, prima del 1860, nelle fabbriche del Nord e dell’Est. Talvolta si raggiungono durate incredibili di 17 ore giornaliere. A Mulhouse le officine aprono alle 5 del mattino, per chiudere alle 8 o alle 9 di sera. A Rouen, 15 ore o 15 ore e mezzo costituiscono la media; ma i tessitori hanno una presenza di 17 ore. A Tarare, nella regione del Rodano, l’operaio o l’operaia sono tenuti a 13 o 14 ore di presenza, con un’attività lavorativa che va dalle 10 alle 12 ore (1). Nel ‘Prospetto dello stato fisico e morale degli operai’ che Villermé traccia nel 1840, la testimonianza del viceconte Dubouchage, ivi citata, deplora che “”sfortunati ragazzi, la cui dimora è talvolta a due leghe dalla fabbrica, vi arrivano d’inverno nel fango e nella neve, compiendovi da 15 a 18 ore di lavoro giornaliero, compresa l’andata e il ritorno; restano dunque soltanto sei ore di riposo””. E l’autore aggiunge: “”E’ una situazione pietosa, che strappa le lacrime. E’ impossibile lasciar sussistere più a lungo simili abusi””. Questa inchiesta di Villermè fu all’origine dell’intervento dei poteri pubblici per una riduzione della durata del lavoro””‘ (pag 11)] [(1) J. Fourastié, ‘Machinisme et bien-être’; Louis René Villermé (1782-1863), ‘Tableau de l’etat physique et moral des ouvriers employes dans les manufactures de coton, de laine et de soie’] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75TEC”,”CONx-219″
“RUSTENHOLZ Alain”,”Les grandes luttes de la France ouvrière.”,”L’autore, Rustenholz, che ha partecipato da giovane alle lotte del maggio 1968, ha pubblicato pure ”Paris ouvrier. Des sublimes aux camarades’, Editions Parigramme.”,”MFRx-367″
“RÜSTOW W.”,”L’ art militaire au XIXe siècle. Strategie – Histoire militaire. Tomo II. 1815-1867.”,”Le 27 leggi fondamentali della strategia. 1. Gli eserciti sono lo strumento principale e il principale obiettivo della strategia… 2. L’ azione di guerra concentrata è la battaglia… 3. Il primo sforzo deve essere quello di assicurare la vittoria in battaglia… 4. La vittoria è assicurata da forze superiori… 5. Occorre cercare subito la superiorità delle forze nella superiorità del numero… 6. La possibilità di ottenere una superiorità relativa risulta dalla concentrazione dei propri eserciti e della divisione di quelli del nemico… 7. Non si deve fare distaccamenti senza un fine ben determinato… 8. La separazione… delle forze nemiche è molto favorevole a noi… 9. A forze eguali, un’ esercito sarà tanto più temibile quanto più regnerà l’ armonia tra l’ unità di comando e l’ indipendenza delle parti… 10. Colui che si propone uno scopo positivo ha più facilità di portare le forze superiori su un punto decisivo… 11. La superiorità delle forze dipende molto poco dalla superiorità delle armi, se questa differenza di armi non è molto considerevole… (…)”” (pag 537-539)”,”QMIx-139″
“RÜSTOW W.”,”L’ art militaire au XIXe siècle. Strategie – Histoire militaire. Tomo I. 1792-1815.”,”Le leggi fondamentali della strategia. Politica guerra, strategia, grande tattica, logistica, genio militare, tattica elementare. “”Jomini divide l’ arte della guerra in sei parti: la politica della guerra, la strategia, la grande tattica, la logistica, l’ arte degli ingegneri e la tattica elementare. Egli non tratta nei suoi Précis che le prima quattro parti, e lascia le altre due a lato come delle specialità.”” (pag 354)”,”QMIx-138″
“RÜSTOW W.”,”La petite guerre.”,”Libro intonso “”È difficile separare l’ imboscata dalla sorpresa, poichè la sorpresa deve sempre essere la conseguenza di un’imboscata affinché abbia un senso qualunque”” (pag 346)”,”QMIx-003-FSL”
“RÜSTOW W.”,”Stratégie – Histoire militaire. L’art militaire. Tome premier (1792-1815).”,”Guerra di Spagna e Portogallo. Ritirandosi Wellington aveva ordinato di devastare e abbandonare il paese, e Massena si trovò ben presto a combattere la fame. Circondato da bande di partigiani, impiegò quasi tutte le sue truppe facendo requisizioni delle magre produzioni del suolo. Per poter vivere, risalì il Tago fino a Santerem, nel mese di novembre. Ricevuti alla fine di dicembre i rinforzi promessi portati da Drouet, non cambieranno tuttavia la sua situazione (pag 417)”,”QMIx-011-FSL”
“RÜSTOW W.”,”Stratégie – Histoire militaire. L’art militaire. Tome second (1815-1878).”,”””Le navi di legno della flotta italiana restano completamente estranee alla battaglia, tanto che Tegethoff seppe utilizzare i suoi per appoggiare le corazzata nel scontro terribile che sta per cominciare. Gli italiani perdono a Lissa due delle loro più belle navi corazzate e si ritirano la sera stessa verso il porto di Ancona. Tegethoff la cui vittoria aveva sbloccato Lissa vi ripara le sue avarie senza importanza e ritorno in seguito nella rada di Fasana. L’impressione morale della disfatta di Lissa fu più grande ancora, se possibile, in Italia, di quella di Custoza”” (pag 684)”,”QMIx-012-FSL”
“RUTA Enrico”,”Politica e ideologia. 1. Il carattere dei popoli: lo Stato. 2. La missione dei popoli: la Patria.”,”Enrico RUTA, (n. Belmonte Castello, Frosinone, 1869) giornalista e scrittore, collaborò con il “”Giornale d’ Italia”” e “”Il Mattino””. E’ stato traduttore di Heinrich von TREITSCHKE (‘La politica’ e ‘La Storia di Francia’, LATERZA, BARI), Max WEBER (‘Parlamento e governo nel nuovo ordinamento della Germania’, G. LATERZA, BARI, 1919), Kuno FISCHER e F. NIETZSCHE.”,”TEOP-081″
“RUTENBURG Victor”,”Popolo e movimenti popolari nell’ Italia del ‘300 e del ‘400.”,”Nato a Mosca nel 1911, RUTENBURG è (1971) Prof di storia italiana e di storia medievale alla Univ di Leningrado dove insegna dal 1950. Capo della sezione di storia occidentale dell’Istituto di storia dell’Accademia delle scienze dell’URSS, nel Dipartimento di Leningrado, ha soggiornato a lungo in IT e ha pubblicato vari lavori sulla storia italiana, fra cui: -Le imposte e il credito a Firenze nei secoli XII-XV, 1941 -Il precapitalismo in Italia. Le compagnie mercantili del Trecento a Firenze, 1951 – Vaticano nel passato, 1955 – Campanella, 1956 – Guicciardini, 1966 – Storia d’ Italia, 1970″,”MITT-021″
“RUTHERFORD Donald COVER J.A. a cura; saggi di Mark KULSTAD Christia MERCER Samuel LEVEY Daniel GARBER Catherine WILSON Nicholas JOLLEY Jonathan BENNETT Donald RUTHERFORD Robert MERRIHEW ADAMS Michael J. MURRAY Sean GREENBERG Jack D. DAVIDSON”,”Leibniz. Nature and Freedom.”,”Trecc: Leibniz ‹làibniz›, Gottfried Wilhelm von. – Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi che ebbe da questo gli permisero di entrare in contatto, a Parigi, con le più spiccate personalità della scienza e della filosofia del tempo. Morto Boineburg, passò (1673) a Londra, dove conobbe varî scienziati, tra cui Newton. Dal 1676 fu consigliere e bibliotecario del duca di Hannover. Il nuovo ufficio, che avrebbe ricoperto sino alla morte, gli consentiva di attendere a studî storici (tra cui una storia della Casa di Brunswick) e a questioni giuridiche, politiche e religiose (tra cui quella della progettata riconciliazione tra la Chiesa cattolica e le Chiese riformate, entrando anche in trattative con J.-B. Bossuet). Seguì il periodo della maggiore produzione scientifica e filosofica; tra i suoi scritti vanno ricordati: Meditationes de cognitione, veritate et ideis (1684), Discours de métaphysique (1685), Sur la question, si l’essence du corps consiste dans l’étendu (1691), Système nouveau de la nature et de la communication des substances (1695, seguito da varî Éclaircissements tra il 1696 e il 1712), Considérations sur la doctrine d’un esprit universel (1702), Nouveaux essais sur l’entendement humain (1704), Essais de théodicée (1710), Monadologie (1714), Principes de la nature et de la grâce (1714); grandissima importanza scientifica ha inoltre l’epistolario. Nel tempo stesso in cui componeva queste opere e portava importanti contributi alla soluzione di problemi scientifici e matematici (v. oltre), L. attendeva a vasti lavori di erudizione storica (fra essi, Codex iuris gentium diplomaticus, 1693; Scriptores rerum Brunsvicensium illustrationi inservientes, 1707-11) e partecipava alla vita politica, difendendo gli interessi della casa di Brunswick, e, attraverso consigli dati anche a Pietro il Grande e a Carlo VI, quelli più vasti della vita culturale e civile in genere: fondò a Vienna un Collegium historicum e a Berlino convinse Federico I a fondare l’Accademia prussiana delle scienze (1700) della quale fu presidente a vita; confidò nell’appoggio dello zar Pietro il Grande sia per lo sviluppo delle scienze, progettando un’accademia a Pietroburgo (1711), sia per la riunificazione della Chiesa greca alla latina. Negli ultimi anni della sua vita, morta Sofia Carlotta sua protettrice (1705), intiepiditi i rapporti con l’elettore Giorgio Luigi di Hannover passato sul trono d’Inghilterra (1714), L. vide alquanto declinare la sua influenza. Il pensiero filosofico Dei molti temi che si intrecciano nell’opera di L., assume particolare rilievo il concetto di sostanza individuale: lo svolgimento di questo tema, già presente nello scritto per il baccellierato De principio individui (1663) secondo suggestioni occamiste, si approfondisce sia attraverso la polemica contro l’identificazione cartesiana della sostanza materiale con l’estensione sia contro l’atomismo. La posizione cartesiana è respinta perché incapace di spiegare adeguatamente sia il movimento che la resistenza; quella atomistica d’altra parte non esprime un reale principio individuale perché l’atomo, in quanto punto fisico, è sempre ulteriormente divisibile. Tale principio, realmente individuale perché semplice e privo di parti, è costituito invece dalla monade (termine che compare nel 1696, ma che era già presente come concetto nel Discours de métaphysique), atomo immateriale, punto metafisico, centro di forza, principio insieme di costituzione e di spiegazione dell’intero universo. Un universo che viene così a configurarsi come un insieme di monadi indipendenti (esse non hanno “”finestre”” per comunicare tra loro ed esercitare influsso l’una sull’altra), mondi in sé conchiusi ciascuno dei quali rispecchia a suo modo Dio e l’universo. La sostanza individuale, in quanto incarnazione di una nozione perfetta di Dio, contiene in sé, e sviluppandosi esplicita, la completa serie dei suoi accadimenti, l’intera sua storia insomma, così come nella nozione del soggetto è semplicemente contenuta tutta la serie dei suoi predicati. Ciascuna diversa dall’altra in forza del principio degli indiscernibili per cui non possono darsi due monadi identiche (due monadi uguali verrebbero di fatto a essere una identica monade e non sarebbero perciò distinguibili), esse si dispongono nell’universo secondo una legge di continuità che non tollera la sussistenza di parti vuote e dà luogo a una gerarchia cosmica che vede al livello più basso le semplici monadi o entelechie, e via via si eleva alle anime e agli esseri razionali o spiriti. Si delinea così un mondo di essenze semplici e spirituali nel quale la materia e i corpi trovano difficile spiegazione. L. offre in proposito varie soluzioni, ora facendo ricorso alla dottrina del vinculum substantiale (e che è al centro del carteggio con B. Des Bosses), legame che dovrebbe assicurare all’aggregato corporeo un certo grado di unità, permettendo il passaggio al composto organico; ora introducendo il concetto di monade dominante, principio di organizzazione nel composto delle molteplici monadi che lo costituiscono; ora considerando la materia e il corpo come la zona oscura della monade, che non attinge la chiarezza della percezione. Poste le monadi come mondi a sé stanti, microcosmi indipendenti, il problema dei loro rapporti e della corrispondenza fra le percezioni e le espressioni di ciascuna rispetto alle altre è risolto da L. con la teoria dell’armonia prestabilita, artificio divino preventivo con il quale Dio forma le sostanze in modo così perfetto che esse si accordano necessariamente, seguendo unicamente le proprie interne leggi. Da questi principî segue che le sostanze immateriali “”vedono tutte le cose in Dio”” o, più precisamente, che “”la nostra anima esprime Dio e l’universo, tutte le essenze come tutte le esistenze”” e quindi porta con sé tutte le forme o idee in virtù dell’azione di Dio su ogni monade. Il concetto di sostanza individuale è anche alla base della dottrina della conoscenza, che si fonda, come L. spiega nei Nouveaux Essais commentando e criticando le teorie di Locke, su un retaggio innato di potenzialità, di disposizioni e attitudini al conoscere da cui, stimolate dalla conoscenza sensibile e occasionate da essa, si sviluppano le idee. Di qui la nota formula “”nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu nisi intellectus ipse””. L’attività della monade si caratterizza così come attività rappresentativa eccitata dall’appetizione che promuove l’esplicarsi e il susseguirsi delle percezioni (la percezione è definita da L. “”stato passeggero che comprende e rappresenta una molteplicità nell’unità””), dapprima inconsce, fino all’appercezione, o percezione accompagnata da coscienza. Ogni monade, sia pure appartenente agli infimi gradi della realtà, è dotata di siffatta attività rappresentativa che si distribuisce nella forma di una sempre maggiore chiarezza e distinzione, dalle pure o semplici monadi o entelechie, alle anime, in cui alla percezione si accompagna già la memoria e di cui sono dotate anche le bestie, agli spiriti, o esseri forniti non solo di percezione e appercezione, ma anche di ragione. Ai soli spiriti è dunque aperta la possibilità di conoscere le verità necessarie ed eterne, e ciò segna propriamente il confine tra le altre monadi e la monade uomo. La ragione è appunto l’organo che consente l’accesso alle verità di ragione, che sono distinte dalle verità di fatto rette da diversi principî logici (v. oltre). Tale distinzione ha valore però solo in relazione all’uomo, essere imperfetto, e non vale per Dio, per cui anche le verità di fatto sono verità di ragione, e quindi universali e necessarie. Le verità eterne, che L. chiama anche essenze o possibili, costituiscono la struttura stessa della mente divina e tra esse Dio trasceglie, ispirandosi al principio della maggior perfezione, quelle a cui dare esistenza. Dio si configura così come causa intelligente e libera che crea l’universo secondo il principio dell’ottimo (donde la denominazione di ottimismo con cui il sistema filosofico leibniziano è anche conosciuto), per cui quello attuale è sempre il migliore dei mondi possibili e in esso trova la sua giustificazione anche il male, sia metafisico che morale, che diventa così funzionale all’armonia del tutto. ? Notevole rilievo nell’opera di L. hanno gli studî di logica: sviluppando motivi della tradizione lulliana, egli persegue costantemente il progetto di una logica capace di essere universalmente valida in forza della semplicità e universalità dei concetti e della loro riduzione a caratteri i quali, combinati fra loro secondo leggi date, sarebbero fondamento di dimostrazioni incontrovertibili: l’operazione logica (basata su una caratteristica universale, presupposto di un linguaggio universale) si presenterebbe così come calcolo e diventerebbe capace di sanare ogni tipo di controversia, anche di ordine politico e religioso; sicché la logica costituisce per L. uno strumento essenziale per perseguire piani di pacificazione e unificazione politica e religiosa. Principî logici cardinali, per L., sono il principio di identità, fondamento della verità di ragione indipendente dall’esperienza (come i teoremi matematici) il cui opposto è falso; il principio di ragion sufficiente, per cui “”di ogni verità si può rendere ragione”” e che ci introduce nell’ambito delle verità di fatto delle quali da un punto di vista umano non si può dichiarare falso l’apporto, rientrando nell’ambito del contingente (ma contingenti non sono per Dio, che dalla nozione individuale di ogni sostanza deduce tutti i suoi attributi). L’opera matematica Già negli anni giovanili la cultura matematica di L. era vasta, come dimostra, per es., la Dissertatio de arte combinatoria; ma solo da C. Huygens (da lui incontrato in Francia nel 1672 e che resterà suo amico per tutta la vita) L. apprese la grande importanza della nuova scienza (l’analisi dell’infinito) che andava sviluppandosi, e alla quale L. si appassionò. Entrato in rapporti con i più illustri matematici dell’epoca (tra i quali I. Newton), si cimentò dapprima con successo in alcuni problemi particolari (per es., il calcolo della serie di L.: ?/4 = 1 ? 1/3 + 1/5 ? 1/7 + …). In seguito riuscì a elaborare alcuni metodi semplici e generali per la trattazione dei problemi infinitesimali che fanno di lui, insieme con Newton, uno dei fondatori del moderno calcolo infinitesimale: la critica storica, al di là delle polemiche dell’epoca, ha dimostrato la sostanziale indipendenza delle ricerche di L. e di Newton. Nella memoria Nova methodus pro maximis et minimis itemque tangentibus del 1684, L. ha la geniale idea di considerare l’operazione di derivazione come un’operazione da eseguirsi sopra una funzione; egli denota tale operazione col simbolo d, e ancora oggi si chiama notazione leibniziana il simbolo df/dx per la derivata di f; la introduce in modo chiaro, stabilendo una serie di regole che permettono di calcolare le derivate di somme, prodotti, quozienti, radici, ecc., di funzioni a partire dalle derivate delle funzioni stesse, e crea perciò un nuovo algoritmo, un nuovo tipo di calcolo (singulare calculi genus). Anche il simbolo di integrale, ?, è dovuto a L. (1686). Assai meno felice il tentativo di L. di cimentarsi con Newton nell’applicazione del nuovo calcolo ai moti dei corpi celesti (Tentamen de motuum coelestium causis, 1689); qui L. non solo resta di gran lunga al disotto del suo grande rivale, ma rivela quella “”envie immodérée de paroître”” (come scrisse Huygens, pur suo amico) che è il lato negativo della sua personalità, e che lo indusse, in questo caso, a fingere di non conoscere il lavoro di Newton. Il fatto è che L. aveva soprattutto interesse alle idee e ai metodi generali della matematica; non altrettanto interesse per le deduzioni, le applicazioni, la “”tecnica”” matematica. A L. si devono perciò poche formule, pochi risultati tecnici, e invece molte geniali anticipazioni dei concetti e dei metodi della matematica moderna: dalla matematizzazione della logica (lettera a Huygens del 1679) al calcolo delle variazioni (L. si accorge – 1700 – che nel problema della brachistocrona o in quello del solido di minima resistenza l’incognita non è più un solo numero o un solo punto, ma un’intera curva): anticipazioni che fanno di L. uno dei fondatori di varî, elevati indirizzi delle moderne matematiche. ? Formula di Leibniz: è la formula che dà la derivata n-esima del prodotto y(x) = ?(x)?(x) di due funzioni della variabile x: Formula che può scriversi simbolicamente y(n) = (? + ?)(n). VEDI ANCHE monade In filosofia, termine usato per la prima volta dai pitagorici per indicare i primi elementi, matematici, dell’universo. Platone chiamò monade anche le idee, per designare il loro carattere di unità indipendenti. Nel Rinascimento, il termine tornò in uso con Nicola Cusano e, soprattutto, con G. Bruno … logica filosofia Disciplina che studia le condizioni di validità delle argomentazioni deduttive. 1. La logica antica I vocaboli ? ?????? (?????), ?? ?????? si stabilizzarono nel significato di «teoria del giudizio e della conoscenza» nell’ambiente protostoico, pur conservando ??????? per tutta la grecità … intelletto La facoltà, propria dello spirito, o pensiero, di intendere le idee o di formare i concetti, o il potere conoscitivo della mente (contrapposta alla sensibilità, alla volontà ecc.). L’uso filosofico del termine, nella forma greca del ????, è inaugurato da Anassagora, che con esso identifica la divinità … sostanza anatomia In biologia e in anatomia, materia organica e organo che presentano aspetto omogeneo e limiti ben definiti. sostanza bianca e sostanza grigia Le due componenti fondamentali del sistema nervoso centrale, così denominate, la prima per il colore delle fibre mieliniche di cui è ricca, e la seconda … CATEGORIE BIOGRAFIE in Filosofia TAG ACCADEMIA PRUSSIANA DELLE SCIENZE PRINCIPIO DI RAGION SUFFICIENTE DOTTRINA DELLA CONOSCENZA CALCOLO DELLE VARIAZIONI CALCOLO INFINITESIMALE ALTRI RISULTATI PER LEIBNIZ, GOTTFRIED WILHELM VON Leibniz Enciclopedia della Matematica (2013) Gottfried Wilhelm von (Lipsia, Sassonia, 1646 – Hannover, Bassa Sassonia, 1716) filosofo e matematico tedesco. Inventore con I. Newton del calcolo infinitesimale, ebbe vasti interessi culturali e fu convinto assertore dell’unitarietà del sapere umano. Fu indirizzato fin dalla fanciullezza allo studio … Leibniz, Gottfried Wilhelm von Dizionario di filosofia (2009) Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). La vita e l’opera: il sogno di una scienza e di una ‘Res publica’ universali. Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi … Leibnitz Gottfried Wilhelm von Dizionario delle Scienze Fisiche (1996) Leibnitz ‹làipniz› Gottfried Wilhelm von (Lipsia 1646 – Hannover 1717) Matematico e filosofo. ? Condizione di Leibnitz Gottfried Wilhelm von per le parentesi di Poisson: Leibnitz Gottfried Wilhelm von moto, costanti del: IV 123 d. ? Principio d’identità degli indiscernibili di Leibnitz Gottfried … LEIBNIZ, Gottfried Wilhelm von Enciclopedia Italiana (1933) LEIBNIZ (da preferire questa grafia all’altra Leibnitz), Gottfried Wilhelm von. – Spirito multiforme e di attitudini veramente universali, fu grande sopra tutto come scienziato e come filosofo. Nacque a Lipsia il 3 luglio 1646 da Federico, professore di morale e giurisprudenza in quell’università, e … VOCABOLARIO leibniziano leibniziano ‹laib-› agg. e s. m. – 1. agg. Che si riferisce al filosofo e scienziato ted. G. W. von Leibniz (1646-1716), alle sue dottrine, ai suoi principî: il sistema monadologico leibniziano; l’opera matematica leibniziana. 2. s. m. Fautore,… von von ‹fòn› prep. ted. – Preposizione corrispondente all’ital. «di». In Germania e in Austria è frequente in nomi di antiche famiglie nobili indicate per mezzo del loro feudo, e anche come predicato nobiliare (premesso a cognomi di qualunque origine). 0 Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. © Tutti i diritti riservati Partita Iva 00892411000 Contatti Redazione Termini e Condizioni generali Condizioni di utilizzo dei Servizi”,”FILx-136-FRR”
“RUTHVEN Malise TURRONI Giuliana a cura”,”Il seme del terrore. L’attacco islamista all’America.”,”Malise Ruthven è stato autore e redattore della BBC, nonchè collaboratore del Times Literary Supplement e del Guardian. Attualmente è visiting professor presso l’Università di San Diego in California. Nella collana degli Einaudi Tascabili ha pubblicato Islãm.”,”TEMx-004-FL”
“RUTIGLIANO Enzo”,”Linkskommunismus e rivoluzione in Occidente. Per una storia della KAPD.”,”KAPD: partito operaio comunista tedesco. E’ la principale delle formazioni politiche che agli inizi degli anni 1920 hanno caratterizzato in GERM il ‘comunismo di sinistra’, il Linkskommunismus. RUTIGLIANO (Milano, 1944), di origine meridionale ha vissuto quasi sempre nel Sud, a Brindisi fino al 1968. Poi si è trasferito a Trento (facoltà di sociologia). Laureatosi, vive a Trento e lavora presso la facoltà di sociologia. Formatosi nel clima del movimento studentesco, si interessa dei movimenti del radicalismo di sinistra nella storia del movimento operaio.”,”MGEK-003″
“RUTIGLIANO Enzo”,”Teorie sociologiche classiche. Comte, Marx, Durkheim, Simmel, Weber, Pareto, Parsons.”,”RUTIGLIANO Enzo insegna storia del pensiero sociologico nella facoltà di sociologia dell’ Università di Trento. Tra le sue pubblicazioni: ‘Sociologi. Uomini e problemi’ (1997), ‘La ragione e i sentimenti. Vilfredo Pareto e la sociologia’ (1996). Classe in sé e per sé. “”Ora, come ha bene visto Raymond Aron (1), Marx, nel trattare il problema della stratificazione sociale, sembra farlo in modi e da punti di vista diversi. Si possono dunque raccogliere le sue opere sulle classi in tre gruppi a seconda dell’ interesse conoscitivo che muove il nostro autore. Marx pensava di trattare unitariamente e completamente il problema della stratificazione nel Libro terzo del Capitale ma l’ opera si interrompe per la morte dell’ autore proprio dopo una pagina dall’ inizio della trattazione. E, tuttavia, non prima di averci fatto capire l’ intenzione che sottendeva l’ esposizione stessa o, almeno, il punto di avvio. Marx infatti scrive: “”I proprietari della semplice forza-lavoro, i proprietari del capitale e i proprietari fondiari, le cui rispettive fonti di reddito sono salario, profitto e rendita fondiaria; in altre parole, gli operai salariati, i capitalisti e i proprietari fondiari costituiscono le tre grandi classi della società moderna fondata sul modo di produzione capitalistico””. (…). Tuttavia, guardando alla società com’era ai tempi di Marx e come ancora oggi è, notiamo come la stratificazione sociale sia ben più complessa. Questa rilevazione della complessità la compie lo stesso Marx in un secondo gruppo di opere che diciamo più sociologiche o propriamente sociologiche: si tratta delle Lotte di classe in Francia, del 18 brumaio di Luigi Bonaparte e, più tardi, dopo il 1871, della Guerra civile in Francia, il libro sulla Comune di Parigi. In questo gruppo di opere l’ interesse conoscitivo di Marx è diverso (…) prevale un interesse conoscitivo di tipo analitico-classificatorio. Egli analizza, fermando per un momento il processo storico, la situazione delle classi in Francia, il loro comportamento a fronte di una situazione conflittuale che vede il proletariato, la piccola borghesia, la piccola borghesia contadina, la piccola borghesia impiegatizia, la piccola borghesia mercantile, il sottoproletariato, la borghesia finanziaria, la borghesia capitalistica imprenditoriale, la borghesia commerciale, pur portatrici di interessi diversi e a volte contrastanti, schierarsi strategicamente sui due interessi inconciliabili: quelli della borghesia e del proletariato. (…) Ma nel 18 brumaio vi è qualcosa di più: Marx si rende conto che la oggettiva appartenenza di classe non è sufficiente per determinare comportamenti comuni. Cioè che una classe è qualcosa di più che un raggruppamento di persone con un interesse comune (…). Insomma perché si possa parlare di una classe è necessaria quella che Marx chiama coscienza di classe, cioè autocoscienza in senso hegeliano. (…) La consapevolezza di tutto questo fa di una classe in sé – come è descritta nel frammento del Libro terzo del Capitale – una classe per sé.”” (pag 73-75)”,”TEOS-106″
“RUTIGLIANO Enzo”,”Lo sguardo dell’angelo. Su Walter Benjamin.”,”Enzo Rutigliano, nato a Milano nel 1944, ha insegnato storia del pensiero sociologico nella Facoltà di Sociologia di Trento. Ha pubblicato ‘Links-kommunismus e rivoluzione in Occidente’ (1974), ‘Teoria o critica. Saggio sul marxismo di Adorno’ (1977), ‘Temi del pensiero critico-negativo’ (1979). Ha collaborato a ‘Critica Sociologica’ e alla rivista americana ‘Telos’. “”In Marx la scelta della classe operaia urbana quale soggetto storico di cambiamento, era fondata sulla teoria del plusvalore che costituiva la precondizione economica della coscienza di classe”” (pag 77) (Note sulla costituzione materialistica del soggetto del cambiamento sociale) Trento 28 Giugno 2018. (da Università di Trento) Enzo Rutigliano: addio a un protagonista della storia di Sociologia Tristezza in Ateneo per la scomparsa del sociologo, amato da generazioni di studenti. Testimone attivo dei primi anni della Facoltà e del movimento studentesco, come studente e poi docente partecipò con passione e competenza allo sviluppo dell’Ateneo. Sabato alle 11 il Dipartimento e l’Ateneo lo ricorderanno in un momento di raccoglimento nella corte interna di Sociologia La notizia della scomparsa del professor Enzo Rutigliano è stata accolta oggi con grande tristezza all’Università di Trento e soprattutto a Sociologia, dove il professore era molto stimato. Dal 1976, anno in cui ha iniziato la sua carriera accademica fino al 2014 quando si è ufficialmente ritirato dall’insegnamento, il professor Rutigliano ha preparato con passione generazioni di studenti e studentesse, insegnando Storia del pensiero sociologico, uno dei corsi fondamentali che introducevano il percorso di studi. Tutti lo ricordano come docente attento, preparato, preciso, dotato di ampia cultura, spirito critico e profonda capacità di analisi. Fin dal suo arrivo a Trento nel 1968 come studente, è stato protagonista della nascita e dell’evoluzione della Facoltà dalle origini dell’Istituto di scienze sociali fino alla Sociologia di oggi. Rutigliano ha dato il suo contributo a scrivere la storia dell’Ateneo trentino, partecipando attivamente anche al movimento studentesco della fine degli anni Sessanta. Rutigliano aveva iniziato a collaborare in particolare con Franco Fornari e soprattutto con Gian Enrico Rusconi che era stato suo relatore per la tesi di laurea (su “Hegel: totalità e separazione”), ed era stato parte del gruppo di studio con Francesco Alberoni a cui era molto legato. «Dal punto di vista accademico – sottolinea il direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale, Mario Diani – Enzo Rutigliano è stato fra i maggiori a contribuire alla diffusione della storia del pensiero sociologico in Italia. Il suo volume “Teorie sociologiche classiche”, edito nel 2001 da Bollati Boringhieri, è stato un punto di riferimento importante per generazioni di studenti e dottorandi, non soltanto a Trento». Era noto a livello nazionale per i suoi studi su Water Benjamin, Vilfredo Pareto, la Scuola di Francoforte e in particolare Theodor Adorno. È stato uno tra i primi studiosi in Italia ad approfondire la figura e la rilevanza sociologica dell’opera del premio Nobel Elias Canetti, con cui tenne una fitta corrispondenza sul volume “Massa e potere”. Lavoro che poi è confluito nel volume di Rutigliano “Il linguaggio delle masse. Sulla sociologia e Elias Canetti” (Edizioni Dedalo, 2007) con un’appendice di lettere inedite. Più di recente si era dedicato a studi sulla Sociologia della guerra. Grande il suo attaccamento agli studi e alla facoltà, come spiegò in un’intervista del 2001, in occasione del decimo anniversario della morte di Bruno Kessler, al periodico di Ateneo “UniTn” di cui fu fondatore (con Renato Porro e Antonio Scaglia) nel 1998 e direttore: «Sociologia per la città di Trento è stata decisiva, non soltanto perché il movimento studentesco direttamente coinvolse il mondo del lavoro, ma anche perché i numerosi studenti provenienti da altre città italiane portavano a Trento la loro cultura diversa, l’estrazione diversa, e questo fu un “”lievito”” per la città. Mise in moto dei meccanismi che poi andarono avanti per conto proprio e che certamente contribuirono alla modernizzazione della città. (…) L’università a quell’epoca era la Facoltà di Sociologia, non c’era altro. Era una sorta di comunità di studio dove le aule universitarie, la mensa, i bar attorno, gli appartamenti la sera, il collegio universitario erano un’unica cosa. Era tutto un fervore di idee, di discussioni, di dibattiti; non c’era differenza tra il privato, il pubblico, tra la politica, lo studio. Io ho sempre creduto che le università medievali dovessero essere simili a quello che stava accadendo da noi in quel momento. Corpo docente e studenti si sentivano molto più vicini tra loro che non al resto della città, la quale, in un primo momento, rifiutò come un corpo estraneo la Facoltà di Sociologia. (…) La comunità di studio di allora è a mio avviso irripetibile, e questo non soltanto per merito delle persone che c’erano o per la loro volontà, ma perché allora in tutto il mondo era un po’ così: alla fine degli anni ’60 i movimenti collettivi muovono il mondo, conferiscono alle vecchie istituzioni nuovo vigore, nuova linfa; creano, per loro natura, centralità. E Trento, come università e come città, pur essendo alla periferia estrema dell’Italia, diventò quindi centrale. I giornalisti del Corriere della Sera, della Stampa venivano da noi per capire come stavano le cose». Per ricordare la figura di Enzo Rutigliano e sottolineare il suo contributo nel disegnare lo sviluppo degli studi sociologici a Trento, il Dipartimento ha previsto un momento di ricordo che si terrà sabato alle 11 nella corte interna di Sociologia. (a.s.)”,”TEOS-304″
“RUTIGLIANO Enzo”,”Guerra e società.”,”Enzo Rutigliano insegna Storia del pensiero sociologico presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il linguaggio delle masse. Sulla sociologia di Elisa Canetti’ (2007). “”(…) «Roma fu innanzitutto una potenza di fanteria, e ciò vale particolarmente per il periodo della sua espansione nella penisola italiana. Una legione (cioè un esercito da campagna) contava circa 6000 uomini, metà dei quali appartenevano alla fanteria pesante formata da agricoltori, mentre i restanti soldati armati alla leggera (velites) e un piccolo corpo di cavalleria che aveva il compito di coprire i fianchi. Nell’ordine di battaglia, le prime due linee di manipoli erano composte di fanteria pesante (hastati e principes), equipaggiata con scudo, elmo, corazza, una breve spada dalla lama larga a doppio taglio e punta (gladius), e giavellotto (pilum). Benché il comandante potesse scegliere tra vari metodi di attacco, le tattiche fondamentali erano semplici: la linea di fronte scagliava i suoi giavellotti e caricava di corsa, per arrivare a contatto col nemico e combattere col gladio. Se questa prima ondata veniva respinta, le succedeva la seconda, che usava lo stesso procedimento. La terza linea, un misto di fanteria pesante e leggera, era tenuta di riserva. Più tardi i generali romani avrebbero sfruttato pienamente le potenzialità di questa riserva» (1)”” [(Prestone e Wise, Storia sociale della guerra’, cit., p. 47] ‘L’esposizione sembra essere corretta. Tuttavia, per quanto riguarda le tattiche di combattimento, è importante notare che i generali romani utilizzavano una vasta gamma di strategie e tattiche, a seconda delle circostanze e del nemico che affrontavano 1. Ad esempio, in alcune battaglie, i Romani utilizzavano la tattica della ‘testuggine’, in cui i soldati si disponevano in una formazione a scudo che proteggeva completamente il corpo dei soldati, mentre altri soldati lanciavano giavellotti o frecce dal retro della formazione 1. In altre occasioni, i Romani utilizzavano la tattica della ‘cuneo’, in cui i soldati si disponevano in una formazione a forma di cuneo per sfondare le linee nemiche 1.In generale, le tattiche romane erano caratterizzate da una grande flessibilità e adattabilità, e i generali romani erano noti per la loro abilità nel cambiare rapidamente le tattiche in base alle circostanze 1. (f. cop.)”,”QMIx-003-FSD”
“RUTTO Giuseppe”,”Bernard Bolzano. Reformkatholizismus e utopia nella Praga della Restaurazione.”,”Ricerca e lettura (da parte degli storici) di Bolzano sul tentativo di cogliere il significato storico del suo pensiero religioso, etico e sociale, nel rapporto difficile e carico di tensione tra ‘reformkatholizismus’ e utopia’ (pag 3, introduzione) ‘Bernard Placidus Johann Nepomuk Bolzano (5 ottobre 1781 – 18 dicembre 1848) è stato un matematico, filosofo, teologo e logico boemo. Nato a Praga, Bolzano era figlio di un mercante d’arte italiano e di una madre tedesca. Studiò filosofia e teologia all’Università di Praga, dove ottenne il dottorato in geometria nel 1804. Bolzano è noto per i suoi contributi significativi alla matematica e alla logica, in particolare per il teorema di Bolzano-Weierstrass e il teorema del valore intermedio. Fu anche un fervente sostenitore della pace e della giustizia sociale, il che lo portò a scontrarsi con le autorità austriache. Nel 1805, fu nominato professore di filosofia della religione all’Università di Praga, ma nel 1819 fu rimosso dall’incarico a causa delle sue idee politiche considerate troppo liberali’ (f. copilot) ‘Praga fece parte dell’Impero Asburgico dal 1526, quando Ferdinando I d’Asburgo divenne re di Boemia, fino al 1918, con la fine della Prima Guerra Mondiale e la dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico. Durante questo lungo periodo, Praga fu un importante centro culturale e politico dell’impero, soprattutto sotto il regno di Rodolfo II, che trasferì la sua corte da Vienna a Praga nel 1583’ (idem)”,”AUTx-003-FMB”
“RUTYCH N.”,”Le parti communiste au pouvoir. En URSS 1917-1960.”,”Lenin e i fondi tedeschi. E’ per un caso felice che i documenti segreti tedeschi, pubblicati recentemente, si sono potuti conservare. QUesti documenti si trovavano disseminati in più depositi d’ archivio situati nello Hartz. Malgrado le istruzioni precise del governo hitleriano, il funzionario preposto alla loro vigilanza aveva omesso di distruggerli, cosa che ha permesso all’ esercito inglese di recuperarli in gran parte. Dopo averli minuziosamente selezionati e fotocopiati (questo lavoro è durato vari anni) gli inglesi resero questi documenti al governo federale tedesco. Una parte fu pubblicata presso la stampa tedesca (Die Welt; ecc), ma nel 1958, Zeman fece apparire in inglese, presso le edizioni Oxford University Press, quelli che ci interessano particolarmente. (1)””. (pag 41) (1) Germany and the revolution in Russia, 1915-1918. Documents from the Archives of the German Foreign Ministry, a cura di Z.A.B. Zeman, OUP, London, 1958 La strategia del partito sul fronte interno e il fronte esterno della Rivoluzione mondiale (pag 189) La Guerra contro la Polonia e la dottrina della rivoluzione importata dall’ esterno (pag 199)”,”RIRO-284″
“RYAN Alan”,”John Dewey And the High Tide of American Liberalism.”,”RYAN-A vive a Princeton (New Jersey) dove insegna Storia delle dottrine politiche alla PRINCETON UNIVERSITY. E’ autore, fra l’altro, di una biografia di RUSSELL-B: “”Bertrand Russell: A Political Life””.”,”FILx-125″
“RYAN Cornelius”,”Il giorno più lungo. 6 giugno 1944.”,”Cornelius Ryan, prese parte all’Operazione Overlord in qualità di corrispondente di guerra del ‘Daily Telegraph’ Questo libro sul D-Day è stato tradotto in 14 lingue e trasferito sullo schermo con la consulenza tecnica del generale Koenig e la collaborazione delle autorità militari inglesi, francesi e tedesche. ‘Non tutte quelle divisioni erano a ranghi completi, ma Hitler confidava nel suo «Vallo» per colmare le deficienze delle truppe. Ma uomini come Rommel che avevano combattuto – ed erano stati battuti – su altri fronti, rimasero atterriti quando videro le fortificazioni. Rommel non era più stato in Francia dal 1941, e come molti altri generali tedeschi aveva creduto alla propaganda hitleriana e pensava che la linea di difesa fosse pronta. La sua denuncia sarcastica dell’insufficienza del «Vallo», non sorprese Von Rundstedt, che era dello stesso parere. Forse fu quella l’unica volta in cui si trovò d’accordo con Rommel, senza riserve. Da vecchio saggio, Rundstedt non aveva mai creduto alle difese fisse. Nel 1940 aveva diretto il magistrale aggiramento della Linea Maginot che aveva portato alla disfatta della Francia. Per lui il Vallo Atlantico di Hitler non era che un «bluff monumentale… destinato più al popolo tedesco che al nemico… e il nemico grazie alle sue spie ne sa più di noi sul vallo». Il muro avrebbe potuto «temporaneamente infastidire» gli Alleati, ma non certo fermarli. Von Rundstedt era convinto che niente potesse evitare il successo iniziale di uno sbarco. Si sarebbe dovuto colpire, quando il nemico era ancora debole, senza linee di rifornimento organizzate, occupato a consolidare le teste di ponte isolate. Rommel era assolutamente contrario a questa tesi. Secondo lui c’era un solo modo per respingere l’attacco: affrontarlo subito, a testa bassa. Non si sarebbe riusciti a far venire i rinforzi dall’interno: sarebbero stati dispersi e distrutti dai bombardamenti aerei e navali. Dalla fanteria alle divisioni corazzate, tutto doveva essere schierato sulle coste o appena dietro. L’aiutante di Rommel ricorda bene il giorno che il maresciallo gli espose i suoi principi strategici. Erano su una spiaggia deserta, e Rommel, massiccio, tarchiato, chiuso in un pesante cappotto, con una vecchia sciarpa al collo, camminava avanti e indietro, agitando il bastone di maresciallo, quello «non ufficiale», di legno nero con un pomo d’argento dal quale pendeva un fiocco di seta, rosso nero e bianco. A un tratto aveva puntato il bastone come un indice sulla sabbia: «La guerra si vincerà o si perderà sulla spiaggia. Abbiamo una sola possibilità di fermare il nemico, quando sarà in acqua… e cercherà di metter piede a terra. I rinforzi non arriverebbero mai sul posto dell’attacco, sarebbe follia pensarlo. La Hauptkampflinie (la linea principale di resistenza) sarà qui… tutto quello che abbiamo dovrà essere sulla costa. Mi creda, Lang, le prime ventiquattr’ore dell’invasione saranno decisive… per gli Alleati, e per la Germania, sarà il giorno più lungo». Hitler aveva approvato nel suo complesso il piano di Rommel e da quel giorno Von Rundstedt era diventato una figura puramente rappresentativa. Rommel eseguiva gli ordini di Rundstedt soltanto se quadravano con le sue idee. Per tagliar corto alle obiezioni aveva un argomento semplice e senza repliche: «Il Führer mi ha dato direttamente ordini espliciti». Questo però non lo diceva mai a Von Rundstedt, ma al suo capo di stato maggiore Blumentritt. Appoggiato da Hitler e con la rassegnata accettazione di Rundstedt («Quel caporale boemo di Hitler», borbottava iroso il comandante in capo, «prende sempre decisioni contro se stesso», l’ostinato Rommel aveva buttato all’aria e rifatto tutti i piani anti-invasione’ (pag 24-25)]”,”QMIS-252″
“RYAN C. McEVOY J.P. LINDBERGH C.A. GRENFELL R. HOOVER J.E. REYNOLDS Q. BALDWIN H.W. WALDECK Contessa RATCLIFF J.D. BALCHIN N. SCHWARTZ R. MONTAGU E.E.S. LORD W. GEORGE W. SONDERN F. WINSLOW W.G. JOHNSON T.M. COSTER D.Q. COUGHLIN W.J. STOWE L. FUCHIDA M. MULLER E. INOGUCHI R. NAJAJIMA T. CARLOVA J. YOSHIDA M. e altri”,”Storie segrete dell’ultima guerra.”,”””Hitler sapeva che l’invasione era inevitabile e ora doveva risolvere un altro grosso problema; trovare le divisioni da disporre lungo le due difese che s’estendevano sempre più. In Russia si maciullavano divisioni su divisioni nel tentativo di tenere quel fronte di 3000 chilometri davanti agli incessanti attacchi sovietici. In Italia, uscita dalla guerra dopo l’invasione della Sicilia, migliaia di soldati vi erano immobilizzati. Perciò, nel 1944, Hitler fu costretto a rinforzare le sue guarnigioni in Occidente con uno strano assortimento di rincalzi; vecchi e ragazzi, i rimasugli di divisioni decimate sul fronte russo, «volontari» dei Paesi occupati reclutati con la forza (c’erano unità polacche, ungheresi, cecoslovacche, rumene e jugoslave, tanto per citarne alcune) e perfino due divisioni russe composte d’uomini che avevano preferito combattere con i nazisti piuttosto che rimanere nei campi di prigionia. Per quanto discutibile servivano comunque a riempire i vuoti. Hitler aveva ancora un solido nucleo di truppe e d’unità corazzate temprate dalle battaglie. Nel giorno dello sbarco alleato le forze di Hitler in Occidente sarebbero ammontate a un totale formidabile di 60 divisioni. Non tutte queste divisioni avrebbero avuto i loro effettivi al completo, ma Hitler fidava ancora sul suo Vallo Atlantico: era certo che avrebbe compensato la differenza. Tuttavia, uomini come Rommel che avevano combattuto – e perduto – su altri fronti, erano rimasti allibiti vedendo le fortificazioni. Rommel non era più stato in Francia dal 1941 e, come tanti altri generali tedeschi che fidavano nella propaganda di Hitler, aveva creduto che le difese fossero state quasi ultimate. Il suo caustico giudizio sul «Vallo» non fu una sorpresa per von Rundstedt. Questi vi aderì in pieno; anzi, fu forse l’unica volta che si trovò completamente d’accordo con Rommel. Il vecchio e sagace von Rundstedt non aveva mai creduto nelle difese fisse. Era stato lo stratega del vittorioso attacco alla Linea Maginot nel 1940 che aveva portato al crollo della Francia. Per lui il Vallo Atlantico di Hitler non era che un «enorme ‘bluff’… più per il popolo tedesco che per il nemico… e il nemico, attraverso i suoi agenti, lo sa meglio di noi». Il Vallo avrebbe «bloccato temporaneamente» l’attacco alleato, ma non lo avrebbe arrestato. Von Rundstedt era convinto che nulla avrebbe potuto impedire la riuscita dei primi sbarchi. Il suo piano per far fallire l’invasione era di tentare il grosso delle sue truppe lontano dalla costa e di attaccare ‘dopo’ che le truppe alleate fossero sbarcate. Quello sarebbe stato il momento di colpire, pensava il vecchio generale, quando il nemico era ancora debole, quando non aveva linee di rifornimento adeguate e si sforzava di costituire teste di sbarco isolate. Rommel dissentiva completamente da questa teoria. Egli era convinto che ci fosse un solo modo per sventare l’attacco: opporvisi frontalmente. Non ci sarebbe stato tempo di far affluire rinforzi dalle retrovie; Rommel era certo che sarebbero stati distrutti dagli attacchi aerei e dal bombardamento delle artiglierie navali e terrestri. A suo parere, tutto, dalle truppe alle divisioni ‘Panzer’, doveva essere tenuto pronto sulla costa o nell’immediato retroterra”” (pag 229-231) [Cornelius RYAN, Il giorno più lungo]”,”QMIS-010-FER”
“RYAN Cornelius”,”Il giorno più lungo. 6 giugno 1944.”,”Cornelius Ryan, prese parte all’Operazione Overlord in qualità di corrispondente di guerra del ‘Daily Telegraph’. Dello stesso autore: ‘L’ultima battaglia. Ritardo tedesco nella costruzione della linea difensiva atlantica. “”Poco dopo il suo arrivo Rommel aveva fatto un’ispezione-lampo al Vallo Atlantico e ne era rimasto scoraggiato. Soltanto in qualche posto le fortificazioni di cemento armato e di acciaio erano terminate: nei porti principali, sugli estuari dei fiumi, lungo la parte più stretta della Manica, dal nord di Le Havre all’Olanda. Per il resto le difese erano largamente incomplete. In qualche zona addirittura non ancora incominciati i lavori. Per la verità anche cosè com’era, il Vallo Atlantico rappresentava una formidabile barriera. Dove i bunker erano pronti fiorivano giganteschi cannoni. Ma non ce n’erano abbastanza per Rommel. Niente gli sembrava sufficiente per fermare il furioso assalto che si aspettava con certezza, sempre ricordando la dura sconfitta subita l’anno prima contro Montgomery in Africa. Al suo occhio critico il Vallo Atlantico pareva una cosa da ridere. Ne parlava, con una espressione tra le più efficaci di ogni lingua, come di «una fantasia uscita dal Wolkenkucksheim di Hitler» cioè dal paese nebuloso degli sciocchi”” (pag 20-21)”,”QMIS-013-FER”
“RYAN Cornelius”,”A Bridge Too Far.”,”””Le forze alleate subirono più perdite in Market-Garden che nella gigantesca invasione della Normandia. Molti storici ritengono che nel periodo di 24 ore del D Day, 6 giugno 1944, le perdite Alleate si possono stimare in 10-12 mila . Nei nove giorni di Market-Garden le perdite combinate sul terreno e in aria, uccise, ferite e perdute, ammontarono ad oltre 17 mila”” (pag 599) Secondo quanto riportato da storici e fonti 1, le perdite alleate durante il D-Day sono state stimate in 10-12 mila. D’altra parte, le perdite combinate di Market-Garden, che durò nove giorni, ammontarono a oltre 17 mila 1. Tuttavia, è importante notare che queste cifre possono variare leggermente a seconda delle fonti e dei criteri di conteggio utilizzati. (bing) (Altre informazioni: 1. history.com, 2. britannica.com, 3. warfarehistorynetwork.com 4. en.wikipedia.org, 5. iwm.org.uk) L’operazione Market Garden fu un’operazione militare combinata aerea e terrestre messa in atto dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale. L’obiettivo era di conquistare e controllare cinque ponti, uno in fila all’altro, tra Eindhoven e Arnhem, nei Paesi Bassi. L’operazione ebbe luogo dal 17 al 27 settembre 1944. Tuttavia, l’operazione fallì poiché le truppe alleate non riuscirono a conquistare l’ultimo ponte ad Arnhem, che era difeso da una divisione corazzata tedesca. La battaglia di Arnhem fu combattuta all’interno e intorno alle città olandesi di Arnhem, Oosterbeek, Wolfheze e Driel e nelle vicinanze dal 17 al 26 settembre 1944. Fu una battaglia all’avanguardia dell’operazione alleata Market Garden. (bing) (Altre fonti 1. it.wikipedia.org, 2. it.abcdef.wiki, 3. italiawiki.com, 4. me-dia-re.it)”,”QMIS-022-FSD”
“RYDER A.J.”,”The German Revolution, 1918-1919.”,”Nominata dal Congresso dei consigli a Berlino (dicembre 1918) una commissione socializzazione guidata da Kautsky (pag 18) “”That the revolution was a rejection of militarism rather than of capitalism was recognized even by Liebknecht, who wrote in ‘Die rote Fahne’ of 19 November 1918: ‘The bulk of the soldiers are revolutionary against militarism, against war and the open representatives of imperialism: in relation to socialism they are still divided, hesitant and immature.’ Liebknecht also admitted that by then many of the proletarian soldiers and workers “”fondly imagined”” the revolution to be over, and wanted nothing but rest and demobilization.”” (pag 28)”,”MGER-115″
“RYLE Gilbert”,”Pensare pensieri.”,”Gilbert Ryle (1900-1976), uno dei maggiori filosofi inglesi del Novecento, è stato Professore di filosofia morale all’Università di Oxford e direttore di ‘Mind’ dal 1948 al 1971.”,”VARx-065-FRR”
“RYTKHEU Juri”,”Rinati alla vita.”,”RYTKHEU Juri è nato nel 1930 in Ciukotka (regione industriale tra i ghiacci). Ha lavorato a Leningrando come giornalista. Ha scritto una ventina di racconti.”,”RUSx-163″
“RYÛJI Komatsu LEVY Christine PELLETIER Philippe BIEUX Gilles TSCHUDIN Jean-Jacques”,”Anarchisme et mouvements libertaires au début du XXème siècle.”,”Contiene i saggi ‘Un Retour sur le parcours du mouvement anarchiste au Japon (RYÛJI), Kôtuku Shûsui et l’anarchisme (LEVY), Chronologie: La Vie d’Ôsugi Sakae (RYÛJI), Ôsugi Sakae. Une Quintessence de l’anarchisme au Japon (PELLETIER), La Vie en prison d’une anarchiste: Ôsugi Sakae (BIEUX), Ôsugi Sakae et la littérature ouvrière (TSCHUDIN), Hirasawa Keishichi et le théâtre ouvrier (TSCHUDIN). Temi trattati: La pluralità delle correnti anarchiche. Gli inizi dell’anarchismo nell’epoca Meiji. L’individualismo sociale trova la sua base – l’anarchismo sotto Taishô. L’anarchismo dell’auto-governo: Nii Itaru. L’anarchismo di Shôwa d’anteguerra. Lo scatenamento della repressione. La concezione della tattica rivoluzionaria in Kôtuku Shûsui. Kôtuku Shûsui e la questione della violenza. L’evoluzione della posizione di Kôtuku sull’istituzione imperiale. La vita di Ôsugi Sakae (1885-1923). Importazione o spontaneità dell’anarchismo in Giappone. Vitalismo e monadologia in Ôsugi Sakae. La teoria della pagina bianca. Ôsugi Sakae: la mia vita quotidiana di prigione.”,”MJAx-026″
“RYWKIN Michael a cura; saggi di Rein TAAGEPERA Janet MARTIN Henry R, HUTTENBACH Stephan M. HORAK Edward LAZZERINI Muriel ATKIN Alton DONNELLY David MacKENZIE Seymour BECKER”,”Russian Colonial Expansion to 1917.”,”Saggi di Rein TAAGEPERA Janet MARTIN Henry R, HUTTENBACH Stephan M. HORAK Edward LAZZERINI Muriel ATKIN Alton DONNELLY David MacKENZIE Seymour BECKER”,”RUSx-066″
“RZHESHEVSKY Oleg e MYAGKOV Mikhail Yu., DILKS David HULAS Magdalena, SIPOS Péter, KURETSIDIS-HAIDER Claudia e HAUTMANN Hans, HIRAI Tomoyoshi, SHI PING, SEAMAN Mark, REPE Bozo, LI DIANREN, SAITO Takashi, STOLER Mark A., ECHTERNKAMP Jörg, LAGROU Pieter, PIESCHE Margarete HASS Gerhart RÖHR Werner, VAN GALEN LAST Dick”,”The Second World War in 20th Century History. Oslo – August 11-12. 2000.”,”Tutti saggi sono in lingua inglese tranne due in francese di J. Echternkamp (la Wehrmacht nella memoria culturale del dopoguerra tedesco) e di Pieter Lagrou (la storiografia della guerra e del tempo presente: quadri istituzionali in Europa occidentale (1945-2000) 19th International Congress of Historical Sciences”,”QMIS-190″
“RZHEVSKY Nicholas a cura, saggi di BASSIN Mark BETHEA David M. BOWLT John E. GLEASON Abbott HART Pierre R. KELLY Catriona LARY Nikita LIKHACHEV Dmitry S. ROBISON Harlow SENELICK Laurence WORTH Dean S.”,”The Cambridge Companion to Modern Russian Culture.”,”Mark Bassin, Lecturer, University College London. Author of Geographical Imaginations and Imperial Power, The Russian Annexationof the Amur River 1840-1865, essays and articles on Russian perceptions of the East, the history og geopolitics, and the history of environmentalism in the Slavic Review, American Historical Review, Journal of Modern History, and Transactions of the Institute of British Geographers. Former fellow in the Institute for European History, Kennan Institute, and the Remarque Institute. David M. Bethea, Vilas Professor of Slavic Languages, University of Wisconsin-Madison, Senior Associate Member, Russian Centre, St. Anthony’s, Oxford (1994-95), former Director, Middlebury College Russian School. John E. Bowlt, Professor, University of Southern California. Director, Institute of Modern Russian Culture at Blue Lagoon, Author of The Russian Avant-Garde; Theory and Criticism 1902-34, Russian Art 1875-1975, The Silver Age; Russian Art of the Early Twentieth Century. Abbott Gleason, Professor, Brown University. President, American Association for the Advancement of Slavic Studies. Author of Totalitarianism; the Inner History of the Cold War, Bolshevik Culture; Experiment and Order in the Russian Revolution, Young Russia; the Genesis of Russian Radicalism in the 1860s, European and Muscovite; Ivan Kireevsky and the Origins of Slavophilism. Pierre R. Hart, Professor and Chair, Louisiana State University. Author og G.R. Derzhavin; A Poet’s Progress. Catriona Kelly, Reader in Russian and Tutorial Fellow of New College, University of Oxford. Author of Petrushka, the Russian Carnival Pupper Theatre, A History of Russian Women’s Writing, 1777-1992, and co-editor of Discontinuous Discourses in Modern Russian Literature. Nikita Lary, Professor, York University, Toronto. Author of Dostoevsky and Soviet Film; Visions of Demonic Realism, Dostoevsky and Dickens. Dmitry S. Likhachev, Academician, Institute of World Literature, Russian Academy of Sciences, St. Petersburg. Former head Soviet Culture Foundation and Deputy, Congress of Russian Deputies. Author and editor of numerous works on Russian Literature and Linguage. Harlow Robinson, Professor and Chair, Northeastern University. Author of The Last Impresario; the Life, Times, and Legacy of Sol Hurok, Sergei Prokofiev; a Biography. Nicholas Rzhevsky, State University of New York, Stony Brook. Author of Russian Literature and Ideology, articles and essays Encounter, Nation, Modern Drama, Russian Review, Slavic Review, New Literary History. laurence Senelick, Fletcher professor of Drama and Oratory at Tufts University , Honorary Curator of Russian Drama and Theatre at the Harvard Theatre Collection. Recipient of the St. George medal of the Ministry of Culture of the Russian Federation. Dean S. Worth, Professor, University of California, Los Angeles. Past Chair, American Committee of Slavists, member Academic Council of the Kennan Institute for Advanced Russian Studies. President, Western SlavicAssociation and Vice President, International Committee of Slavists. List of illustrations, List of contributors, Chronology, Note on names and transliteration, Introduction, Suggested reading, A select filmography, Index,”,”RUSx-084-FL”

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, R3

“ROATTA Mario”,”Otto milioni di baionette. L’esercito italiano in guerra dal 1940 al 1944.”,”Repentino cambiamento nelle decisioni di Mussolini. “”Introdotti che fummo nell’ufficio del duce, questi dichiarò che l’atteggiamento della Grecia era diventato così favorevole agli «Alleati» che egli giudicava inevitabile di dichiararle la guerra e di occuparla. (Questi continui mutamenti di idee, in così poco tempo, a proposito di questioni di importanza fondamentale, e senza prima consultare le supreme autorità militari: campagna contro la Jugoslavia, smobilitazione dell’esercito, campagna contro la Grecia, costituiscono prova evidente della mancanza di una visione d’insieme della condotta della guerra). Il duce chiese quindi quali forze si giudicassero necessarie e quale fosse il tempo indispensabile per portarle a piè d’opera, con tutto il materiale corrispondente. Risposi che giudicavo necessario, sino dal primo inizio della campagna, l’impiego ‘contemporaneo’ di 20 divisioni. Ed in quanto al tempo significai che occorevvano tre mesi dall’ordine esecutivo allo inizio delle ostilità. A condizione, però, che l’esercito venisse subito rimobilitato, e che fossero adottate tutte le restrizioni necessarie nei trasporti terrestri e marittimi civili, per assicurare in detto termine l’arrivo in Albania, e la loro sistemazione sulla base di partenza, delle truppe e dei materiali (ivi compresi ingenti depositi di rifornimento, senza peraltro pregiudicare i trasporti per la Libia. Mussolini si rivolse al Capo di S.M. Generale, il quale si associò ai miei punti di vista. Allora il duce li approvò a sua volta, ed ordinò di dre subito tutte le disposizioni del caso e di preparare il progetto operativo. (…) L’indomani 15 ottobre, poco dopo le ore 11, fui chiamato al telefono da Sebastiani (segretario particolare del duce), il quale mi chiese come mai non mi fossi recato alla riunione indetta a Palazzo Venezia per le ore 11. Risposi che nessuno me ne aveva avvertito, ma che sarei andato subito. Così feci (…). Ben presto però, dal prosiego della discussione, compresi che si trattava di tutt’altra cosa; ma supposi che il rapido e radicale cambiamento nelle decisioni di Mussolini fosse conseguente a circostanze importantissime esposte in quell’inizio di discussione al quale non avevo assistito. Non è che successivamente, soprattutto quando mi pervenne una copia del verbale della riunione, che appresi come del cambiamento non fosse stata data nessuna spiegazione.”” (pag 121-123)”,”QMIS-025-FGB”
“ROBB Peter”,”A history of India.”,”ROBB P. è professore di storia dell’ India alla School of Orientale and African Studies, University of London. Sistema di casta. “”Il contesto politico ed economico – insicurezza e privilegi – aiuta a spiegare i cambiamenti. Ciò mina l’ opposizione tra casta e stato o economia di Hegel e Dumont (v. capitolo I). La casta fu strumentale agli stati, e gli stati funzionavano bene in vari modi per via della casta. La casta era anche sensibile al potere economico, come pure, qualche volta, nel frenarlo.”” (pag 225) Caste, classi sociali e sistema coloniale. “”Questa tendenza verso la “”casta”” limitò l’ impatto delle innovazioni indotte dal sistema coloniale britannico – diritti individuali, leggi uguali per tutti, neutralità della religione, mercificazione, proprietà privata, comunicazioni sulla lunga distanza sicure, e così via – che piacevano molto ad una parte della popolazione indiana e che si poteva supporre incoraggiassero un modo alternativo di identità, nominalmente di classe economica piuttosto che di casta. Al contrario, molti di questi cambiamenti furono fatti per favorire una crescente affermazione dello status di casta.”” (pag 226)”,”INDx-061″
“ROBBE Émilie, LAGRANGE François, a cura di”,”Napoléon et l’Europe.”,”ROBBE Émilie: storica francese. Prestigioso Catalogo edito in collaborazione con il Musée de l’Armée di Parigi, per l’Esposizione “”Napoléon et l’Europe”” tenutasi dal 27 marzo 2013 al 14 luglio 2013.”,”FRAN-124-FSL”
“ROBBINS Keith”,”John Bright.”,”Il libro è dedicato a A.J.P. TAYLOR (TAYLOR ne ha scritto la recensione su un quotidiano inglese il 28.1.1979) Keith ROBBINS è Prof di storia all’Univ College di North Wales, Bangor. In precedenza è stato Lecturer in storia all’Univ di York (1963-71) ed ha pubblicato ampiamente su temi politici, diplomatici ed ecclesiastici. Nel 1977 è stato nominato Editor di ‘History’. Dal 1979 è Prof a Glasgow.”,”UKIx-037″
“ROBBINS Lionello”,”La teoria della politica economica nella economia politica classica inglese.”,”ROBBINS è stato professore all’ Università di Londra. “”… il “”socialismo””, che Mill nell’ Autobiografia credeva in definitiva possibile, non era una organizzazione centralizzata con uno Stato onnipotente, che abbia la proprietà e l’ esercizio dei mezzi di produzione e governi la distribuzione e lo scambio, ma piuttosto un complesso di enti cooperativi, praticanti fra loro le virtù dell’ associazione, eppure indipendenti nello stesso senso in cui qualsiasi parte d’un organismo sociale può essere indipendente di fronte agli altri membri della società”” (pag 146).”,”UKIE-028″
“ROBBINS Albert”,”Coming to America. Immigrants from Northern Europe.”,”Gli immigrati furono accolti dai pregiudizi dei nativi, Il sospetto americano contro gli stranieri si concentrò nell’ American Native Party o ‘Know.Nothing’ degli anni 1840, l’ America Protective Association del 1887 e condusse a restrizioni dell’ immigrazione tra la fine del XIX e l’ inizio del XX secolo”,”CONx-097″
“ROBBINS Lionel”,”La base economica dei conflitti di classe.”,” I costi positivi e negativi dell’ Impero. “”L’ esperienza della Gran Bretagna al tempo del Vecchio Sistema Coloniale non era certo tale da incoraggiare grandi speranze a questo riguardo. A parte ciò, tuttavia, il costo effettivo per mantenere il governo e la difesa delle dipendenze coloniali può essere seriamente sottovalutato. E’ una materia, questa, cui non è stata consacrata da parte degli storici dell’ economia quell’ attenzione che ci si sarebbe potuti aspettare data la loro on rara infatuazione per i vantaggi economici dell’ impero. I costi dell’impero non sono stati studiati così minuziosamente quanto si sarebbe potuto desiderare. Molto recentemente tuttavia il signor Glover Clark, della Fondazione Carnegie, ha cercato di fornirci qualche valutazione, con risultati che sono davvero notevoli (1).”” (pag 66) (1) Clark stima le spese tedesche dell’impero coloniale, quelle italiane le cifre coloniali britanniche ecc. (v. Groves CLARK, I bilanci dell’ imperialismo) (pag 67) “”Ora, questo problema, che, per coloro in quali non nascondono la testa nella sabbia, è diventato una questione di vita o di morte per la nostra generazione, non divideva le vecchie generazioni di socialisti e liberali. Dopo tutto, Carlo Marx non era altro che un economista classico. Egli comprendeva, come lo comprendevano i grandi filosofi liberali, che il sistema economico dei nostri giorni è un sistema mondiale, che esso esige la pace per funzionare con successo e che i tentativi di rinchiuderlo entro frontiere nazionali, di farlo dipendere dagli Stati nazionali diminuisce semplicemente la produttività e aumenta le probabilità di guerra. Carlo Marx avrebbe denunciato i tentativi di organizzazione economica su scala nazionale come ‘kleinbuergerlich’ – invenzioni baloccanti di una mentalità borghese che non andava neppure innanzi coi suoi tempi””. (pag 111-112)”,”ECOI-214″
“ROBBINS Lionel, a cura di Steven G. MEDEMA Warren J. SAMUELS”,”La misura del mondo. Breve storia del pensiero economico.”,”L’introduzione all’edizione italiana e i capitoli ‘L’evoluzione della teoria economica moderna’ e ‘La storia del pensiero economico dal punto in cui Robbins la lasciò’ sono stati tradotti da Francesco AGRESTI e Michela LUISON. Revisione tecnica della traduzione di Lorella CAMPI Steven G. MEDEMA Warren J. SAMUELS sono rispettivamente insegnanti nell’Università del Colorado e nella Michigan State University. ROBBINS (1898-1984) ha insegnato alla LSE (1929-1961) (London School of Economics), ha diretto la sezione economica del British War Cabinet durante la seconda guerra mondiale ed è stato presidente del Financial Times (1961-1970). Ha scritto vari volumi (v.4° cop).”,”ECOT-149″
“ROBBINS Lionel”,”L’économie planifiée et l’ordre international.”,”ROBBINS Lionel “”””Je sympathise, déclare Mr. Keynes, avec ceux qui tendent à réduire au minimum plutôt qu’à accroître au maximum, les complications économiques entre nations. Les idées, la science, les connaissances, les lois de l’hospitalité, les voyages – voilà des choses qui, par nature, devraient être internationales. Mais que les produits soient faits chez soi, dans la mesure où c’est rationnellement possible – et qu’il convient de le faire … une plus grande mesure d’autonomie économique entre les nations qu’il n’en existait avant 1914, peut tendre à mieux servir la cause de la paix”” (‘National self-sufficiency’, Yale Review, vol. XXII, p. 758)”” (pag 275-276)”,”ECOI-319″
“ROBBINS Lionel”,”Le cause economiche della guerra.”,”””Un caso simile si è presentato dalla storia della guerra italo-turca del 1911-12. Anche qui si asserisce comunemente che la guerra fu causata dall’intervento del governo a favore del capitale d’investimento, in questo caso il Banco di Roma. Anche qui, all’esame, l’effettiva relazione esistente fra governo e finanza si dimostra essere, più o meno, esattamente l’opposto di quel che viene comunemente asserito. Lo Staley che ha esaminato questo caso dettagliatamente, non ha difficoltà di dimostrare che l’annessione di Tripoli fu progettata dagli statisti italiani molto prima che il Banco di Roma avesse nulla a che fare col paese. Mostra ance che la decisione della banca di mettersi nell’affare fu il risultato di un incentivo offerto dal governo italiano, del privilegio di facilitazioni di sconto alla Banca d’Italia, e che essa ricevette un ulteriore compenso sotto forma di sussidi al suo servizio di navigazione. Non c’era difetto di sbocchi per l’eccesso di capitale in Italia; e gli investimenti di Tripoli erano soggetti a considerevoli rischi contro guadagni molto meschini. E’ chiaro che, come nel caso delle concessioni di Yalu, l’interesse economico creato dalle operazioni finanziarie era semplicemente uno schermo per le ambizioni politiche, aventi poca o punta connessione coi guadagni cui è interessata l’alta finanza. Il governo italiano era ansioso di trovare qualche compenso per la perdita di prestigio subita alla battaglia di Adua; l’occupazione di Tripoli, facilitata da trattative coi francesi e in seguito alla disputa per il Marocco, offriva una conveniente opportunità”” (pag 45-46)”,”QMIx-258″
“ROBBINS Lionel”,”La grande dépression, 1929-1934.”,”””On s’e aperçoit principalement en considérant la politique des banques centrales. Au moment où le boom s’écroula en 1929, ces institutions, agissant manifestement de concert, s’employèrent à créer un état d’aisance monétaire sans aucun rapport avec les conditions générales du marché monétaire (1). Cette poliique fut renforcée par les achats considérables de valeurs sur le marché libre, aux Etats-Unis. D’octobre 1929 à décembre 1930, il fut ainsi déversé sur le marché $ 410 millions au moins. Le résultat fut tel qu’on pouvait s’y attendre. Le processus de liquidation fut arrêté. On lança de nouveaux emprunts. Le tableau suivant indique le montant des émissions opérées, pour compte étranger seulement, sur les principaux centres de placements, au cours des années à 1932 (2). On remarquera que les émissions effectuées dans le second trimestre de 1930 furent d’un ordre de grandeur comparable à celui de la période correspondante de 1928. Mais ces capitaux ne furent pas investis d’une façon saine”” (pag 96-97) [Emissions étrangères sur quatre marchés financiers (en millions de dollars) Périodes 1928 Total annuel: 2.102,3; 1929 Total annuel 1.285,2; 1930 Total annuel 1.707,4; 1931 Total annuel 515,2] [(1) Voir les tableaux statistiques, N° 28, 29, 30 et 31; (2) Ce tableau, qui concerne les émissions étrangères aux Etats-Unis, dans le Royaume-Uni, aux Pays-Bas et en Suisse, est emprunté à l’ouvrage de Timoshenko, intitulé: ‘World Agriculture and the Depression’ (Université de Michigan, 1933), p. 625. Les données originales proviennent de l’«Institut für Konjunkturforschung» allemand, à l’exception de celles relatives au dernier trimestre de 1931, qui ont été empruntées à l’article de F. Sternberg, intitulé: «Die Weltwirtschaftskrisis», Weltwirtschaftsliches Archiv, vol. 36, cahier I (juillet 1932), p. 131]”,”ECOI-358″
“ROBBINS Lionello”,”Sulla natura e l’importanza della scienza economica – La teoria dello sviluppo economico nella storia del pensiero economico.”,”22 Due opere comprese nel volume: – Sulla natura e l’importanza della scienza economica – La teoria dello sviluppo economico nella storia del pensiero economico.”,”ECOT-346″
“ROBBINS Jack Alan, contributi di Max EASTMAN e Granville HICKS”,”The Complete Poetry of John Reed.”,”Max Eastman (1884-1969), the noted essayist, poet, philosopher, critic, translator, memoirist, Eastman was the author of over 30 books. Granville Hicks (1901-1982), the prominent literary critic, book reviewer and novelist, Hicks was perhaps best known for his review columns in The New Leader (1949-1958) and the Saturday Review (1958-1969). Jack Alan Robbins – born 1944, received a Ph.D in political science from Fordham University, with a doctoral dissertation on the Marxist philosophy of Maurice Merleu-Ponty. Preface by Jack Alan ROBBINS, Introduction by Granville HICKS, Sonnet – To John Reed – by Max EASTMAN, Acknowledgements, The Contributors,”,”REEx-009-FL”
“ROBBINS Lionello”,”La teoria della politica economica. Nella economia politica classica inglese.”,”Lionel Robbins professor of Economics in the University of London.”,”ECOT-244-FL”
“ROBERT Jean-Louis”,”Les Ouvriers la Patrie et la Revolution. Paris 1914 – 1919.”,”L’opera è la pubblicazione della 2° parte della tesi di stato di J.L. ROBERT ‘Ouvriers et mouvment ouvrier parisiens pendant la Grande Guerre et l’ immediat apres-guerre. Histoire et anthropologie’. L’A, ROBERT, è Professore all’ Università di Orleans. Ha diretto il GRD ‘Travail et Travailleurs en France, XIXe XXe siecle’.”,”MFRx-133″
“ROBERT Jean-Louis TARTAKOWSKY Danielle a cura; saggi di Jean Louis ROBERT Danielle TARTAKOWSKY Daniel ROCHE Alain FAURE Antoine PROST Marie-Claude BLANC-CHALEARD Noelle GEROME Michel VOVELLE Maurice AGULHON Jacques ROUGERIE Vincent MILLIOT Evelyne COHEN”,”Paris le peuple, XVIII°-XX° siècle.”,”Saggi di Jean Louis ROBERT Danielle TARTAKOWSKY Daniel ROCHE Alain FAURE Antoine PROST Marie-Claude BLANC-CHALEARD Noelle GEROME Michel VOVELLE Maurice AGULHON Jacques ROUGERIE Vincent MILLIOT Evelyne COHEN Parigi operaia del XIX secolo. “”La population de Paris est “”populaire””. Au XIXe siècle, la capitale n’est pas encore cette ville de bourgeois, de fonctionnaires, de commercants et d’employés, qui relègue les grandes usines en banlieue. La population de Paris dans sa majorité travaille de ses mains, de tous les métiers possibles. En revanche, cette ville du travail, cette ville d’ouvriers, n’est pas pour autant un lieu typique de concentration et d’exploitation prolétariennes. Vers 1848 (après, cela commence quelque peu à changer), la condition misérable suscitée par la révolution industrielle se rencontre dans les agglomérations du textile, autour de Rouen, de Lille, de Mulhouse… ou dans les bassins miniers.”” (pag 131-132)”,”FRAS-043″
“ROBERT Jean-Louis GIRAULT Jacques CADE Michel OMNES Jacques”,”Le congres de Tours. Nouveaux éléments sur les origines du PCF – A propos de la motion d’adhésion à la IIIe Internationale (octobre-november 1920) – Sociologie de participants au Congrès de Tours – Fédération socialiste des Pyrénées-Orientales et la préparation du Congrès de Tours – Naissance et apprentissage du PCF en Mayenne.”,”Boris Souvarine (Varine) Composizione sociale dei partecipanti al congresso di Tours: Età: Da 31 a 40 anni 37.6%, da 41 a 50 anni 28% Professione: operai 20%; impiegati 13.2; commercianti e artigiani 18, insegnanti 11,3%; giornalisti 11,3% (pag 52-54)”,”PCFx-107″
“ROBERTI Vero”,”Con la pella appesa a un chiodo. La guerra sul mare: 1940-1943.”,”L’autore, già noto corrispondente di guerra e giornalista politico nel dopoguerra, narra le vicende della marina militare italiana come egli le vide a bordo di varie navi. La sue testimonianze e le sue ricerche sono legate soprattutto alle azioni delle siluranti e al poco raccontato ma pericoloso servizio di scorta ai convogli italiani contro la potente ‘Mediterranean Fleet. “”La presa di Tobruk e la successiva corsa verso Oriente cancellarono per sempre l’operazione di sbarco a Malta, cui Supermarina non aveva ancora riunciato. L’occupazione di Malta avrebbe grandemente facilitato il compito dei traffici marittimi nello Jonio e nel Mediterraneo centrale, senza peraltro modificare il problema delle comunicazioni marittime nel Mediterraneo orientale, che s’imponeva allora con l’avanzata delle forze italo-tedesche verso Alessandria d’Egitto”” (pag 156)”,”QMIS-010-FGB”
“ROBERTS J.A.G.”,”Storia della Cina.”,”ROBERTS insegna nell’ Università di Huddersfield, Gran Bretagna. Specialista di storia cinese, ha pubblicato sul tema vari libri.”,”CINx-103″
“ROBERTS J.A.G.”,”Storia della Cina.”,”ROBERTS J.A.G. insegna nell’ Università di Huddersfield, Gran Bretagna; specialista di storia cinese, ha pubblicato ‘China through Western Eyes’ (1992), ‘A History of China: Prehistory to c. 1800″” (1996) e ‘Modern China’ (1998).”,”CINE-031″
“ROBERTS J.A.G.”,”Storia della Cina. La politica, la realtà sociale, la cultura, l’ economia dall’ antichità ai nostri giorni.”,”ROBERTS J.A.G. insegna nell’ Università di Huddersfield, Gran Bretagna; specialista di storia cinese, ha pubblicato ‘China through Western Eyes’ (1992), ‘A History of China: Prehistory to c. 1800″” (1996) e ‘Modern China’ (1998).”,”CINx-109″
“ROBERTS Stephen”,”The Chartist Prisoners. The Radical Lives of Thomas Cooper (1805-1892) and Arthur O’Neill (1819-1896).”,”ROBERTS Stephen è Fellow dell’ Institute for Advanced Research in Arts and Social Sciences all’Università di Birmingham. Ha scritto molto sul cartismo.”,”MUKC-024″
“ROBERTS J. M.”,”Storia completa del mondo. Dalla Preistoria al Duemila.”,”J.M. Roberts, storico inglese, già rettore dell’Università del Southampton, divulgatore affermato, dirige il più antico college di Oxford. I suoi lavori, tra cui dobbiamo ricordare una brillante History of Europe, sono stati tradotti in 14 Paesi, dalla Svezia al Giappone.”,”STOU-033-FL”
“ROBERTS Gregory David”,”Shantaram.”,”L’autore fa per Bombay quello che Lawrence Durrell ha fatto per Alessandria o Melville per i Mari del Sud. Gregory David Roberts è nato a Melbourne, in Australia nel 1952. Dal 1972 al 1975 è stato uno dei leader del movimento studentesco. Nel 1977 compie la sua prima rapina con una pistola giocattolo. Viene catturato nel 1978 e, nello stesso anno scappa dal carcere di Pentridge. Nel 1982 è a Bombay, poi tra i combattenti mujaheddin in Afghanistan, dove viene ferito in azione e trasportato in Pakistan. Nel 1990 è arrestato a Francoforte e imprigionato nel carcere di massima sicurezza di Preungesheim. Estradato in Australia, dopo due anni di confino e quattro di reclusione, scrive ‘Shantaram’, best seller in vari paesi.”,”INDx-002-FC”
“ROBERTS Andrew”,”18 giugno 1815. Waterloo.”,”””La storia è una catena di fatti che si allungano come un filo attraverso il tempo”” (S. Romano, premessa) Contro le difese di Wellington. Cavalleria e guardia. “”Nonostante ora ben ottanta squadroni di cavalleria pesante fossero allineati contro i quadrati anglo-alleati, Napoleone non volle mettere in campo la fanteria della Guardia Imperiale, che egli preferiva mantenere di riserva fino all’ultimo momento visto che tanto spesso in passato questa truppa aveva deciso le battaglie in suo favore”” (pag 89)”,”QMIx-002-FC”
“ROBERTS David D., a cura di Antonio MESSINA”,”Dal sindacalismo rivoluzionario al corporativismo fascista.”,”David D. Roberts è professore emerito di Storia presso la University of Georgia (USA). E’ stato presidente della Society for Italian Historical Studies dal 2001 al 2003. E’ autore di numerosi volumi incentrati su tematiche storiche, tra cui: ‘Fascist Interactions: Proposals for a New Approach to Fascism and Its Era’ (2016); ‘The Totalitarian Experiment in Twentieth Century Europe’ (2006) e ‘Historicism and Fascism in Modern Italy (2007). Il volume si focalizza sulla tradizione intellettuale sindacalista, che iniziò come forma revisionista del marxismo per poi evoversi gradualmente in una sorta di corporativismo nazionalista, la componente teorica più importante del fascismo italiano. Nella trattazione, l’autore svela le debolezze del regime e dimostra come il fascismo fu al contempo poplare ed elitista, moderno e tradizionale, pro e anticapitalista, nazionalista e antiitaliano, totalitario e anticollettivista. “”Il sindacalismo rivoluzionario italiano si sviluppò non dall’interno del movimento operaio, bensì dall’interno del Partito Socialista, come prodotto delle dispute strategiche che furono determinate dalla politica conciliatoria di Giolitti. La collaborazione socialista con gruppi della classe media progressista nell’opposizione contro Luigi Pelloux del 1899 e 1900 aveva già indicato che, in un Paese relativamente arretrato come l’Italia, i socialisti avevano molto da guadagnare dalla collaborazione con altri in Parlamento. (…)”” (pag 113) L’episodio della settimana rossa. “”L’episodio in cui i propositi sindacalisti sono stati più gravemente fraintesi è quello della Settimana Rossa: la spontanea e semi insurrezionale rivolta popolare che paralizzò quasi tutte le principali città italiane per almeno due giorni nel giugno del 1914. Alcuni studiosi del movimento, incapaci di distinguere il sindacalismo dall’anarchismo, hanno semplicemente presunto che i sindacalisti considerassero la Settimana Rossa come la grande opportunità rivoluzionaria che avevano tanto atteso (99). Nel suo dettagliato resoconto della Settimana Rossa Luigi Lotti tratta senza distinguerli sindacalisti, anarchici e repubblicani ma in nessun caso dimostra che i sindacalisti vedessero la Settimana Rossa come una reale possibilità di rivoluzione. In realtà il suo resoconto chiarisce che erano i veri anarchici come Enrico Malatesta e Armando Borghi che credevano che la rivolta avesse delle concrete possibilità rivoluzionarie. De Ambris e Corridoni in effetti lavoravano per intensificare il movimento degli scioperanti, ma solo al fine di esaltarne il valore psicologico e non perché volessero trasformarlo in una rivoluzione. Quando, durante la Settimana Rossa, il movimento a Parma iniziò a uscire da ogni controllo con lanci di pietre ed episodi di violenza i sindacalisti revocarono lo sciopero appena al suo secondo giorno (100). In questo episodio e in generale i sindacalisti semplicemente non condividevano il credo anarchico nel valore delle rivolte spontanee. Coloro che interpretano scorrettamente le intenzioni del sindacalismo durante la Settimana Rossa fanno altrettanto con la lezione che essi trassero da quella esperienza. Si è sostenuto che il fallimento della Settimana Rossa portò finalmente i sindacalisti a fare i conti con la realtà dimostrando loro che la rivoluzione che auspicavano non era possibile in Italia, almeno per il momento (101). Ma poichè i sindacalisti avevano sempre distinto la loro rivoluzione dalla spontanea insurrezione popolare, come sosteneva Agostino Lanzillo, era abbastanza plausibile che il fallimento della Settimana Rossa avesse confermato e non compromesso la strategia sindacalista e il suo impegno per la maturazione graduale del proletariato (102)”” (pag 149-150) [(99) L. Lotti, ‘La settimana rossa’, pp. VII, 256-60; O. Lupo, ‘I sindacalisti rivoluzionari nel 1914’, “”Rivista storica del socialismo””, 10, n. 32, pp. 70-71. Si veda anche E.R. Tannenbaum, ‘The Fascist Experience’, p. 20; (100) L. Lotti, ‘La settimana rossa’, pp. VII, 119-126; 146; 221-28; 236, 258; (101) Ivi, pp. 256-60; O. Lupo, ‘I sindacalisti, pp. 70-71, 78]”,”MITS-466″
“ROBERTS Geoffrey”,”Stalin’s Wars. From World War to Cold War, 1939-1953.”,”Geoffrey Roberts è Professore di Storia nell’Università University College Cork. Ha pubblicato in precedenza ‘The Unholy Alliance: Stalin’s Pact with Hitler’ (1989), ‘The Soviet Union and the Origins of the Second World War'(1995), ‘Victory at Stalingrad: The Battle that Chaged History’ (2002). The Economic Bases of Victory “”The Soviet victories at Stalingrad and Kursk were the result of a number of factors; Stalin’s leadership, good generalship, German mistakes, patriotic mobilisation, heroic deeds, harsh discipline, and not a little luck. But overlaying the effect of all these factors was a tremendous economic and organisational achievement. (152). By the time the battle of Stalingrad commenced the Germans occupied half of European Russia – more than a million square miles of territory containing 80 million people or 40 per cent of the Soviet population. The occupied area accounted for nearly 50 per cent of the USSR’s cultivated land and the production of 70 per cent of its pig iron, 60 per cent of its coal and steel and 50 per cent of its electricity. Yet by the end of 1942 Soviet annual output of rifles had quadrupled (to nearly 6 million) compared to 1941, while tank and artillery production had increased fivefold to 24.500 and 287,000 per annum respectively. The number of aeroplanes produced rose from 8.200 to 21.700. This achievement was testimony to the mobilisation power of the Soviet economy but also to the amazing feat of the mass relocation of industrial plant to the eastern USSR in 1941-1942. One of Stalin’s first wartime decrees was to order the establishment of an evacuation committee which organised the transfer to the east of more than 1,500 large-scale enterprises in summer 1941. With the plant and machinery went hundreds of thousands of workers. Tens of thousands of trucks were used and up to a million and half railway wagon loads of evacuation cargo. This achievement was replicated on a smaller scale in summer 1942 when 150 big factories were evacuated from the Don and Volga regions. As well as the relocation of industry, the Soviets created 3.500 new factories during the war, most of them dedicated to armaments production. On the manpower front, by the end of 1941 the original 5-million-strong Red Army had been virtually wiped out by the Germans. However, the Soviets had been preparing for war for a decade or more and there was a civilian pool of 14 million people with basic military training. The Soviet authorities were able to call up 5 million reservists on the outbreak of war and by the end of 1941 the Red Army numbered 8 million. In 1942 the number increased to 11 million, despite the substantial losses of that year. At the time of the Stalingrad counter-offensive the Red Army was able to field an attack force of 90 fully equipped and fresh divisions just for Operation Uranus. The Red Army’s ‘manpower’, it should be noted, included a million Soviet women, about half of whom served at the front in the full range of combat roles”” (pag 162-163) [152) In relation to the Soviet economy during the war and the role of lend-lease aid my main source has been the work of Mark Harrison, in particular: ‘Soviet Planing in Peace and War, 1938-1945’, Cambridge University Press, Cambridge, 1985; ‘The Economics of World War II: Six Great Powers in International Comparison’, Cambridge University Press, Cambridge, 1998; and ‘Accounting for War: Soviet Production, Employment, and the Defence Burden, 1940-1945’, Cambridge University Press, Cambridge, 1996] (pag 162-163)”,”QMIS-276″
“ROBERTS Geoffrey”,”The Unholy Alliance. Stalin’s Pact with Hitler.”,”Geoffrey Roberts è uno storico specialista di studi sovietici. I risultati delle sue ricerche sono contenuti in questo volume. “”Between March 1934 and April 1936 the USSR and Germany concluded four economic agreements (20), negotiations around which occurred intermittently throughout 1934, 1935 and 1936. The main substance of these negotiations was the desire of both sides to reverse the decline in trade between them which set in from 1934. Before Hitler’s rise to power, Germany was, after Britain, the USSR’s second biggest trading partner. Hitler or no, the Soviet need for credits to by German industrial goods remained, as did Germany’s need for Soviet food and raw material exports. Both, therefore, wanted the negotiations to be successful. But despite this mutual interest and the agreements that were signed, the long-term decline in Soviet-German commerce continued, and was not reversed until after the conclusion of the Nazi-Soviet pact in 1939 (21). The economic discussions were the main point of diplomatic contact between the two states and it was in this context that Moscow pursued its strategy of courting those in government circles thought to be favourable to the renewal of German-Soviet relations. A key figure in Soviet political overtures is said to have been the Georgian David Kandelaki, the Soviet trade representative in Germany, who had been a childhood friend of Stalin. There has been much speculation that Stalin and Molotov asked Kandelaki to open the way to Soviet-German rapprochement on a secret mission which bypassed Litvinov and the Narkomindel ()”” (pag 101-102) [() Narodnyi Kommissariat Inostrannykh Del, People’s Commissariat of Foreign Affairs] [(20) See Haslam, ‘The Soviet Union and the Struggle for Collective Security’, pp. 49, 82 and 103; (21) For figures on Soviet-German trade in the 1930s see R.A. Clarke, ‘Soviet Economic Facts 1917-1970’ (London: Macmillan, 1972), S.P. Turin, ‘The USSR: An Economic and Social Survey (London: Methuen, 1944) and ‘Vneshnyaya Torgovlya SSSR za 1918-1940 (Moscow, 1960). For some detail of the economic negotiations, see Hochman, ‘The Soviet Union and the Failure of Collective Security, pp. 98-103] (pag 101-102) “”Tra marzo 1934 e aprile 1936 l’Unione Sovietica e la Germania hanno concluso quattro accordi economici (20), i cui negoziati si sono svolti in modo intermittente nel 1934, 1935 e 1936. La sostanza principale di questi negoziati era il desiderio di entrambe le parti di invertire il declino degli scambi bilaterali che risale al 1934. Prima dell’ascesa al potere di Hitler, la Germania era, dopo la Gran Bretagna, il secondo partner commerciale dell’URSS. Hitler o no, i sovietici avevano bisogno sovietico di crediti per acquistare prodotti industriali tedeschi, così come la Germania aveva necessità di esportazione di prodotti alimentari e di materie prime sovietiche. Entrambi, quindi, volevano che i negoziati avessero successo, ma nonostante questo interesse reciproco e gli accordi sottoscritti, il declino a lungo termine nel commercio sovietico-tedesco continuò e non fu invertito fino a dopo la conclusione del patto nazi-sovietico nel 1939 (21) Le discussioni economiche sono state il principale punto di contatto diplomatico tra i due stati ed è in questo contesto che Mosca ha perseguito la sua strategia di corteggiamento nei confronti dei circoli governativi ritenuti favorevoli al rinnovo delle relazioni tedesco-sovietiche. Una figura chiave nelle aperture politiche sovietiche sarebbe stata quella del georgiano David Kandelaki, il rappresentante sovietico in Germania per gli scambi commerciali, che era stato un amico d’infanzia di Stalin. Ci sono state molte speculazioni sul fatto che Stalin e Molotov abbiano chiesto a Kandelaki di aprire la strada al riavvicinamento sovietico-tedesco in una missione segreta che ha aggirato Litvinov e il Narkomindel ()”” (pag 101-102) [() Narodnyi Kommissariat Inostrannykh Del, Commissariato del Popolo per gli Affari Esteri] [(21) Per i dati sul commercio sovietico-tedesco negli anni ’30 vedi R.A. Clarke, ‘Soviet Economic Facts 1917-1970’ (London: Macmillan, 1972), S.P. Turin, ‘The USSR: An Economic and Social Survey (Londra: Methuen, 1944) e “”Vneshnyaya Torgovlya SSSR za 1918-1940 (Mosca, 1960). Per alcuni dettagli dei negoziati economici, vedi Hochman,”” L’Unione Sovietica e il fallimento della sicurezza collettiva, pagg. 98-103 ] (pag 101-102)”,”RUST-168″
“ROBERTSON Priscilla”,”Revolutions of 1848. A social history.”,”ROBERTSON Priscilla ha insegnato all’ Indiana University Il Papa, la Chiesa. “”Eppure, quando Alexander Herzen cercò dentro di sé tracce del pensiero del 1847, trovò solo inerzia mista a bonomia. (Egli avrebbe anche detto qui che egli era un uomo incapace di persecuzione – più tardi Herzen si scusò per avere commesso questo errore). Qualcun’altro descrisse il processo intellettuale del Papa dicendo che le idee liberali filtravano nella sua testa come la neve passava dalle fessure di una finestra chiusa””. (pag 327)”,”QUAR-059″
“ROBERTSON William”,”I progressi della società europea. Dalla caduta dell’ Impero Romano agli inizi del secolo XVI.”,”””Ma la morte di Enrico V, fortunatamente per la Francia e forse anche per l’ Inghilterra, liberò i Francesi della calamità di avere sul loro trono un sovrano straniero. La debolezza di una lunga minorità, i contrasti della Corte inglese, insieme alla politica fiacca e irresoluta da questi determinata, offrirono ai Francesi l’ occasione favorevole per riconquistare i territori perduti. L’ innato valore della nobiltà francese, esaltata a una fiducia fanatica da un preteso intervento del cielo, guidata in campo da abili capitani e diretta all’ interno da un prudente monarca, si affermò in quella favorevole congiuntura con tale energia e con tale successo che non soltanto strappò agli Inglesi le loro recenti conquiste, ma li scacciò dai loro antichi possedimenti di Francia e li ridusse alla ristretta zona di Calais e del suo piccolo territorio.”” (pag 68)”,”EURx-213″
“ROBERTSON Terence”,”Suez. Ou Comment la paix fu sauvée.”,”ROBERTSON T. è nato e cresciuto in Gran Bretagna impegnandosi nella Royal Navy nel 1938 fece la guerra nel Nord Atlantico. Dopo la guerra ha lavorato comer reporter a Durban e Johannesburg. Poi è andato a vivere in Canada. Ha scritto sei libri. Tra cui ‘Dieppe, jour de honte, jour de gloire’, libro gli è costato due anni di ricerche e un percorso di 120.000 km per intervistare i partecipanti al raid di Dieppe del 1942.”,”RAIx-264″
“ROBERTSON Esmonde M.”,”Mussolini fondatore dell’Impero.”,”Esmonde M. Robertson insegna Storia internazionale alla London School of Economics and Political Science.”,”ITAF-038-FL”
“ROBERTSON Linda R.”,”The Dream of Civilized Warfare. World War I Flying Aces and the American Imagination. [Il sogno della guerra civile. Gli assi volanti della prima guerra mondiale e l’immaginario americano”,”Linda R. Robertson è direttore della Media and Society Program al Hobart and William Smith College. È autrice di ‘Discovery: Reading, Writing, and Thinking in the Academic Disciplines’. Ha scritto molti articoli sulla retorica economica e sull’influenza della propaganda e della cultura popolare sul tema dell’aggressione, della tecnologia e della formazione del carattere umano. Tit. ‘Il sogno della guerra civile. Gli assi volanti della prima guerra mondiale e l’immaginario americano'”,”QMIP-028-FSL”
“ROBERTSON William”,”I progressi della società europea. Dalla caduta dell’ Impero Romano agli inizi del secolo XVI.”,”””Nonostante le continue ostilità in cui i vari regni della Spagna furono impegnati per diversi secoli e i fatti successivi, tendenti visibilmente a unificare questa parte del continente in una grande monarchia, i sovrani europei non fecero quasi nessun passo da cui potesse dedursi che essi dedicavano a quell’importante avvenimento l’attenzione che meritava; e permisero a quella potenza di sorgere quasi inavvertitamente e di acquistare una forza che divenne tosto temibile per tutti i suoi vicini. Fra le violente convulsioni da cui fu agitato l’Impero a causa dello spirito di dominazione della Santa Sede e della turbolenta ambizione dei nobili tedeschi, né l’autorità dei papi, secondata da tutti i loro artifici e intrighi, né le sollecitazioni degli imperatori riuscirono a indurre nessuno dei potentati europei a intervenire nella contesa o a giovarsi di molte opportunità favorevoli per interporsi con efficacia e con profitto. Questa stupefacente inattività durante avvenimenti di tanto interesse non va imputata all’incapacità di scorgerne le conseguenze politiche. La facoltà di giudicare oculatamente e di agire con energia è patrimonio degli uomini di ogni epoca. I sovrani che regnarono nei diversi stati d’Europa durante parecchi secoli non erano ciechi al loro interesse particolare, né incuranti della sicurezza pubblica, né ignoravano il modo di garantirli entrambi. Se non adottarono quel salutare sistema che insegna ai politici d’oggi di mettersi in guardia all’annuncio di pericoli lontani, li stimola a opporsi alle prime usurpazioni di qualunque potenza temibile e costituisce ciascun Stato in certa misura custode dei diritti e dell’indipendenza di tutti i suoi vicini, ciò fu dovuto esclusivamente alle imperfezioni e ai disordini, esistenti nell’ordinamento politico interno di ogni paese e tali da mettere i sovrani nell’impossibilità di agire conformemente ai criteri che la situazione degli affari e il proprio spirito di osservazione avrebbero loro suggerito”” (pag 66-67) [William Robertson, ‘I progressi della società europea. Dalla caduta dell’Impero Romano agli inizi del secolo XVI’, Einaudi, Torino, 1951]”,”STMED-108-FSD”
“ROBESPIERRE Maximilien; a cura di Giacomo CANTONI”,”La rivoluzione giacobina.”,”ROBESPIERRE era ostile all’ ateismo degli hebertisti. R. rimase sempre legato ad una profonda credenza religiosa di carattere illuministico e umanitario. Contiene dedica di ROBESPIERRE ai mani di Jean Jacques ROUSSEAU”,”FRAR-164″
“ROBESPIERRE MIRABEAU BARNAVE VERGNIAUD DANTON SAINT-JUST CAMILLE DESMOULINS ROYER-COLLARD CAMILLE JORDAN”,”Les orateurs de la Revolution.”,”Nessuno ha parlato tanto quanto ROBESPIERRE che ha preso in queste assemblee più di 500 volte la parola.”,”FRAR-006″
“ROBESPIERRE Maximilien; a cura di Umberto CERRONI”,”La rivoluzione giacobina.”,”Edizione Editori Riuniti 1984 mancante (libro non restituito) Sui diritti politici degli uomini di colore. “”Ma – vi è stato detto – si tratta qui di ben piccola cosa: si tratta di una cosa di lievissima importanza per quegli uomini di colore. Si tratta solo dei diritti politici, mentre lasciamo intatti tutti i loro diritti civili. Ma che cosa significano mai – soprattutto nelle colonie – i diritti civili che lasciamo loro, senza i diritti politici? Che cosa è mai nelle colonie, sotto la dominazione dei bianchi, un uomo privato dei suoi diritti di cittadino attivo? E solo un uomo che non può delibare in alcun modo, che non può influire, né direttamente né indirettamente, sugli interessi più profondi, più sacri della società di cui fa parte. E’ un uomo che viene governato da magistrati alla cui scelta egli non può concorrere in alcun modo, da leggi, da regolamenti, a atti amministrativi, che pesano incessantemente su di lui (…)””. (pag 28-29) Contro la guerra. “”E’ durante la guerra che l’ abitudine ad un’ obbedienza passiva e l’ entusiasmo tanto naturale verso i capi fortunati fanno dei soldati della patria altrettanti soldati del monarca o dei suoi generali. Nei tempi dei torbidi e delle fazioni i capi degli eserciti diventano gli arbitri della sorte del loro paese e fanno pendere la bilancia in favore del partito che essi hanno abbracciato. Se essi sono dei Cesari o dei Cromwell, si impadroniscono personalmente dell’ autorità. Se sono dei cortigiani senza alcun carattere, incapaci di fare il bene, ma pericolosi quando vogliono il male, essi vanno a deporre la loro potenza ai piedi del loro padrone, e l’ aiutano a riprendersi un potere arbitrario, a condizione di essere loro i suoi primi valletti. A Roma, quando il popolo – stanco della tirannia e della superbia dei patrizi – reclamava i suoi diritti attraverso la voce dei suoi tribuni, il senato dichiarava la guerra; e il popolo, così, dimenticava i suoi diritti e gli oltraggi ricevuti per accorrere sotto gli stendardi dei patrizi e preparare pompe trionfali ai suoi tiranni.”” (pag 40) M. ROBESPIERRE (Arras 1758-Parigi 1794) è eletto deputato del Terzo Stato di Arras agli Stati Generali del 1789. Membro della Convenzione nazionale del 1792, è a capo del gruppo della Montagna e promuove la rivolta contro i girondini. Entrato nel Comitato di salute pubblica insieme con SAINT-JUST CARNOT, attua misure straordinarie per risollevare il paese dalla guerra inaugurando il periodo del Terrore. Rovesciato dal colpo di Stato del 9 Termidoro (17 Luglio 1794) è ghigliottinato il giorno successivo.”,”FRAR-332″
“ROBESPIERRE Charlotte”,”Mio fratello Robespierre. Dalle memorie della sorella Charlotte.”,”ROBESPIERRE Charlotte nata ad Arras nel 1760 fu l’unica della famiglia che sopravvisse al Termidoro. I suoi due fratelli, Maximilien e Augustin finirono ghigliottinati. I suoi ricordi fuono raccolti da un giovane rivoluzionario Albert Laponneray, più volte arrestato e condannato per i suoi scritti incendiari. Li pubblicò a dispense subito dopo la morte di lei (1834). Questo volume riporta brani dell’opera pubblicata in via definitiva nel 1840.”,”FRAR-367″
“ROBESPIERRE Maximilien, a cura di Umberto CERRONI”,”La rivoluzione giacobina.”,”I discorsi di Robespierre qui riportati in una scelta rappresentativa, non sono solo l’esposizione di un pensiero politico a la testimonianza di una battaglia politica entrata nella storia. “”Un popolo, i cui mandatari non sono obbligati a dare a nessuno il rendiconto della loro gestione, non si può dire che abbia una Costituzione; poiché infatti dipenderà soltanto da costoro tradirlo impunemente o lasciarlo tradire dagli altri”” (pag 139)”,”FRAR-013-FF”
“ROBESPIERRE Maximilien”,”Textes choises. Tome Troisième (août 1793- juillet 1794).”,”Ultimo discorso di Robespierre (26 luglio 1794) (pag 184) “”In quali mani sono oggi l’esercito, le finanze e l’amministrazione interna della Repubblica? In quelle della coalizione che mi persegue”” (pag 184) ’28 luglio 1794. Maximilien de Robespierre fu ghigliottinato il 28 luglio 1794, insieme a ventidue dei suoi collaboratori, senza essere sottoposto a processo. Questo evento segnò la fine della fase della Rivoluzione francese conosciuta come “”Grande Terrore””. La sua caduta portò alla fine del regime del Terrore e della dominazione giacobina sulla Rivoluzione francese’. (wikip)”,”FRAR-001-FMB”
“ROBESPIERRE Maximilien”,”Textes choisis. Tome deuxiéme (août 1792- juillet 1793).”,”Ultimo discorso di Robespierre (26 luglio 1794) (pag 184) “”In quali mani sono oggi l’esercito, le finanze e l’amministrazione interna della Repubblica? In quelle della coalizione che mi persegue”” (pag 184) ’28 luglio 1794. Maximilien de Robespierre fu ghigliottinato il 28 luglio 1794, insieme a ventidue dei suoi collaboratori, senza essere sottoposto a processo. Questo evento segnò la fine della fase della Rivoluzione francese conosciuta come “”Grande Terrore””. La sua caduta portò alla fine del regime del Terrore e della dominazione giacobina sulla Rivoluzione francese’. (wikip)”,”FRAR-004-FMB”
“ROBICHON Jacques ZIEGELMEYER J.V.”,”L’ affaire de Berlin, 1945-1959.”,”””M. Molotov, dont le but principal était d’ inciter les Occidentaux à abandonner la Communauté Européenne de Défense (CED), fit une contre-proposition consistant en une espèce de doctrine Monroe européenne dont les Etats-Unis saraient écartés. “”Mauvaise plaisanterie”” (poor joke), répondra M. Foster Dulles.”” (pag 269)”,”RAIx-141″
“ROBIN Corey”,”La peur. Histoire d’une idée politique.”,”ROBIN Corey insegna scienze politiche al Brooklyn College, New York. Grave mancanza l’indice dei nomi! Nel capitolo ‘Terrore totale’ (pag 118-) si parla di Bucharin, della sua confessione, della similitudine con Abramo per la sua devozione totale al partito (e a Stalin)”,”TEOP-436″
“ROBINSON Joan, con saggi di Ruby Turner NORRIS Neil H. BORDEN R.F. HARROD Gunnar MYRDAL Joseph SCHUMPETER”,”Collected Economic Papers.”,”Contiene i capitoli: ‘Le conseguenze economiche di un declino della popolazione della Gran Bretagna’, ‘Gli Stati Uniti nell’ economia mondiale’ “”Così, Keynes scrive: ‘Vedo l’ aspetto rentier del capitalismo come una fase di transizione che sparirà quando avrà fatto il suo lavoro (when it has done its work, ndr)’. E il Professor Hicks: ‘Non penso che si possa contare sulla lunga sopravvivenza di una cosa come il sistema capitalista (in assenza di un trend di innovazioni sufficientemente forte per manterere l’ investimento) … non si può reprimere il pensiero che forse l’ intera Rivoluzione Industriale degli ultimi duecento anni non sia stata altro che un grande boom secolare’ (a vast secular boom, ndr). Questi dicta sono molto più vicini a Marx di ciò che si può trovare in Marshall, mentre l’ epigramma di Kalecki: ‘La tragedia dell’ investimento è che esso causa crisi perché è utile’, ha una stretta affinità con Marx: ‘La vera barriera della produzione capitalistica è il capitale stesso'”” (pag 134)”,”ECOT-059″
“ROBINSON Joan”,”Introduccion a la economia marxista.”,”””Sfortunatamente, Marx non completò i manoscritti che si riferiscono agli investimenti netti (riproduzione su scala allargata) e questa parte del lavoro scade in un semplice confusione di note. Comuque l’ idea principale è sufficientemente chiara””. (pag 70)”,”TEOC-273″
“ROBINSON Joan”,”The Economics of Imperfect Competition.”,”Rapporto tra ‘Monopsony’ (monopsoni) e monopoli. Monopsonia: situazione di mercato in cui un solo acquirente, un solo consumatore, ha un monopolio che gli consente di stabilire prezzi e salari (controlla i prezzi e il costo del lavoro)”,”ECOT-090″
“ROBINSON Joan”,”Libertà e necessità. Un’ introduzione allo studio della società.”,”Joan Violet ROBINSON insegna economia all’ Università di Cambridge. Tra le sue opere ‘Economics of Imperfect Competition’ (1933), ‘Essays in the Theory of Employment’ (1937), ‘Essay on Marxian Economics’ (1942). “”In Inghilterra, dove la conquista dell’ India aveva permesso un grande sviluppo del commercio estero, si erano accumulate grandi quantità di capitale mercantile. Infine, sebbene il sistema sociale inglese fosse dominato dall’ aristocrazia e fortemente pervaso dal senso del prestigio di classe (status conscious), nello stesso tempo la condizione sociale non era rigidamente immodificabile. Valeva la pena far denaro, se la ricchezza conferiva una posizione in grado di competere con le pretese degli antichi lignaggi. Fu forse questo l’ elemento principale che mancò alla Cina, che tuttavia aveva per lungo tempo sopravanzato l’ Europa in tutte le arti utili. Anche là esisteva una solida classe di mercanti e in diversi luoghi si era sviluppato un embrionale sistema di fabbrica; ma tutte le ambizioni e le energie intellettuali erano dirette a studiare i classici, unico mezzo di innalzamento sociale. Comunque fosse, la scintilla non cadde in Cina, ma in Inghilterra””. (pag 76)”,”ECOT-115″
“ROBINSON Richard A.H.”,”Los origines de la España de Franco. Derecha, Republica y Revolucion, 1931-1936.”,”Appendice I: Tentativi di riconciliazione dinastica (1931-1932); Appendice II. Organizzazioni componenti di Acción Popular e CEDA; Appendice III. Composizione sociale delle minoranze della Destra, Lega e PNV. La seconda repubblica spagnola. Anni 1931 – 1932. Il progetto di costituzione. “”Gli articoli 42 e 44 riferentisi alla proprietà e al lavoro furono quelli che causarono più attriti. L’ articolo 42 affermava che tutte le fonti di ricchezza nazionale erano realmente proprietà dello Stato, in nome della nazione. Si riconoscevano i diritti di proprietà privata fino all’ introduzione della socializzazione graduale. (…) Le clausole sulle materie religiose furono riconosciute da tutte come le più importanti della Costituzione. Formavano, secondo l’ affermazione dei cattolici, il ‘leit-motiv’ di questo documento “”laico, antireligioso, ateo”” distinato a distruggere la fede in Spagna. L’ alfonsino Sainz Rodriguez segnalò che questo giacobinismo anacronistico non si trovava in nessuna altra Costituzione del dopoguerra. (…) L’ articolo 3 del progetto affermava semplicemente: “”Non esiste religione di Stato””. Questo, i cattolici lo travavano inaccettabile. Chiedevano la cancellazione dell’ articolo, perché in Spagna si aveva una sola religione: quella della vasta maggioranza, ovvero il cattolicesimo. Alla fine, l’ articolo fu modificato in questa forma: “”Lo Stato spagnolo non ha una religione ufficiale””. Il testo fu approvato il 13 ottobre, di fronte all’ opposizione degli agrari, dei baschi, navarri e diversi repubblicani cattolici, tra cui Alcalá Zamora.”” (pag 95-97-98)”,”MSPG-191″
“ROBINSON Henry Morton”,”Il Cardinale. Romanzo.”,”Il romanzo su cui si è basato Otto Preminger per il suo film. “”E’n la sua volontade è nostra pace”” (Paradiso, Canto III, 85, Dante) “”Nella grande sala del Mappamondo, sul finire del marzo 1937, il primo ministro d’ Italia studiava un documento arrivato molto a proposito. Intitolato ‘Mit brennender Sorge’ e indirizzato al popolo tedesco, il documento – un’ enciclica papale – era una potente requisitoria contro l’amico del primo ministro, Adolf Hitler. L’ aveva scritto un vecchio malato, ritenuto moribondo, Achille Ratt, più conosciuto col nome di Pio XI. L’ enciclica, di intonazione vigorosa, irritava notevolmente il dce, e la sua sensibilità era più esacerbata dal fatto che Hitler era sul punto di onorare Roma di una delle sue rare visite. La nuova manifestazione vaticana avrebbe richiamato sulle labbra del Führer un’ ossessione amara ed ironica. Con la sua voce gutturale avrebbe commentato: “”A Berlino sappiamo come andare per le spicce.”” Ed era più che esatto””. (pag 564)”,”VARx-240″
“ROBINSON Joan”,”Marx e la scienza economica.”,” Joan Robinson 1975 “”Egli (Marx) mostra come gli investimenti generino le condizioni di un boom. “”Poiché continuamente vengono ritirati dal mercato degli elementi del capitale produttivo che si sostituiscono con un semplice equivalente in denaro, la domanda capace di pagare aumenta senza che gli elementi dell’offerta seguano la stessa progressione. In conseguenza si ha aumento dei prezzi, tanto per i mezzi di sussistenza, come per le materie di produzione. E’ poi da aggiungersi che la speculazione non si ferma in questo frattempo che richiede un grande spostamento di capitali. Si arricchisce tutta una banda di speculatori, di procacciatori, di ingegneri, di avvocati, ecc. Essi provocano sul mercato una forte domanda di prodotti, e con ciò aumentano i salari…D’altra parte nelle industrie dove si può accrescere rapidamente la produzione (manifatture propriamente dette, miniere, ecc.) l’ascesa dei prezzi provoca una repentina espansione, a cui ben presto segue una crisi. Lo stesso effetto ha luogo sul mercato del lavoro, donde si vuole attirare alle nuove industrie grandi masse della relativa latente sovrappopolazione (l’esercito di riserva) ed anche degli operai già occupati”” (Vol II, pag 288-382). Marx respinge enfaticamente il concetto che il ciclo è un puro fenomeno monetario: “”La crisi apparente che si manifesta sul mercato finanziario esprime quindi in realtà delle anomalie nel processo di produzione e di riproduzione”” (Vol II, pag 288-382)”” [Joan Robinson, Marx e la scienza economica, 1975] (pag 42-43)”,”ECOT-001-FPA”
“ROBINSON Joan”,”Saggi sulla teoria dello sviluppo economico.”,”ROBINSON Joan Salari monetari e reali, critica a Marx (pag 115-116)”,”ECOT-216″
“ROBINSON Joan”,”Marx e la scienza economica.”,”Joan Robinson (1903-1983) è annoverata tra i grandi economisti del XX secolo. Direttrice degli ‘Studies in Economics’ ha portato contributi originali e profondi alla scienza economica. Ha pubblicato molte opere. “”Il capitalismo prima espropria il contadino e l’artigiano (37) e poi sfrutta il loro lavoro. La possibilità di sfruttamento dipende dall’esistenza di un margine tra la produzione netta totale e la sussistenza minima degli operai (38). Se in un giorno l’operaio non produce più di quello che mangia non è oggetto potenziale di sfruttamento. Questa idea è semplice, e può essere espressa in linguaggio semplice, senza usare una terminologia speciale. Ma appunto questo carattere semplice e fondamentale del capitalismo è perduto di vista nei labirinti dell’analisi economica classica. In secondo luogo Marx usa il suo metodo di analisi per affermare che soltanto il lavoro è produttivo (39). In sé questa è un’affermazione soltanto verbale. La terra e il capitale non producono ‘valore’, perché il ‘valore’ è il prodotto del tempo di lavoro. Ma la terra fertile e le macchine efficienti aumentano la produttività del lavoro in termini di produzione reale; infatti, “”il capitale ha una propensione incessante ed una tendenza costante ad aumentare la forza produttiva del lavoro”” (40). Sotto il capitalismo “”la produttività del lavoro è allevata, come in una serra”” (41). E’ lo stesso dire che il capitale è produttivo oppure che è necessario per rendere produttivo il lavoro. Quel che è importante è dire che ‘possedere’ capitale non è un’attività produttiva. Gli economisti classici considerando produttivo il capitale aggiungevano che i capitalisti sono benemeriti della società, e sono pienamente giustificati se traggono reddito dalla loro proprietà (42). Un tempo questo punto di vista poteva anche ritenersi plausibile almeno superficialmente perché non si distingueva tra proprietà e impresa. Oggi non si può più ammettere un simile metodo; il divorzio tra proprietà e impresa sta diventando sempre più completo e “”l’ultima illusione del sistema capitalistico, che il capitale sia frutto del lavoro e del risparmio, è distrutta”” (43). Il tipo dell’imprenditore non è più rappresentato dall’uomo d’affari ardito e infaticabile di Marshall, o dall’arraffatore scaltro e rapace di Marx, ma da una massa di azionisti inerti paragonabili ai ‘rentiers’, che stipendiano degli impiegati per amministrare i loro interessi”” [Joan Robinson, ‘Marx e la scienza economica’, Firenze, 1951] [(37) Vol. I, Sezione VIII: “”L’accumulazione primitiva””; (38) Vol. I, pagg. 156-160; Vol. III, parte II, pag. 319; (39) Vol. I, pagg. 170-173; Vol. III, parte II, pag. 362; (40) Vol. I, pagg. 276-275; (41) Vol. I, pagg. 585-574; (42) Vol. I, pagg. 403-390; (43) Vol. III, parte II, pag. 46] (pag 16-17)”,”ECOT-280″
“ROBINSON Joan, a cura di Giacomo BECATTINI”,”Ideologie e scienza economica.”,”Nata a Manchester nel 1903, la Robinson è stata professore di economia politica nell’Università di Cambridge. Questo lavoro è rivolto ad un pubblico di non specialisti “”Marshall sapeva benissimo quello che realmente voleva dire Ricardo, ma non capì mai Marx. L’uso che fa Marx della teoria del valore-lavoro non era affatto la proclamazione pura e semplice che il lavoratore ha diritto al prodotto del suo lavoro. Al contrario, egli proclama che è proprio la teoria del ‘valore’ che spiega lo sfruttamento. Come gli altri, egli si trovò obbligato a fornire una teoria dei prezzi relativi, ma sebbene la ritenesse essenziale, noi vediamo bene che è irrilevante per il punto centrale del suo ragionamento. Nel primo volume del ‘Capitale’, Marx tratta dei prezzi relativi nel passo famoso: “”Prendiamo poi due merci: p. es. grano e ferro. Quale che sia il loro rapporto di scambio, esso è sempre rappresentabile in una equazione, nella quale una quantità data di grano è posta come eguale a una data quantità di ferro, per esempio un ‘quarter’ di grano = un quintale di ferro. Che cosa ci dice questa equazione? Che in due cose differenti, in un ‘quarter’ di grano come pure in un quintale di ferro, esiste una cosa di comune e della stessa grandezza. Dunque l’uno e l’altro sono eguali a una terza cosa, che in sé e per sé non è né l’uno né l’altro. Ognuno di essi, in quanto valore di scambio, dev’essere dunque riducibile a questo terzo… Questo qualcosa di comune non può essere una qualità geometrica, fisica, chimica, o altra qualità naturale delle merci. Le loro proprietà corporee si considerano, in genere, soltanto in quanto le rendono utilizzabili, cioè le rendono valori d’uso. Ma d’altra parte è proprio tale astrarre dai loro valori d’uso che caratterizza con evidenza il rapporto di scambi delle merci… ma se si prescinde dal valore d’uso delle merci, rimane soltanto una qualità, quella di essere prodotti del lavoro. Eppure anche il prodotto del lavoro ci si trasforma non appena lo abbiamo in mano. Se noi facciamo astrazione dal suo valore d’uso, facciamo astrazione anche dalle parti costitutive e forme corporee che lo rendono valore d’uso. Non è più tavola, né casa, né filo, né altra cosa utile. Tutte le sue qualità sensibili sono cancellate. E non più nemmeno il prodotto del lavoro di falegnameria o del lavoro edilizio o del lavoro di filatura o di altro lavoro produttivo determinato. Col carattere di utilità dei prodotti del lavoro scompare il carattere di utilità dei lavori rappresentati in essi, scompaiono dunque anche le diverse forme concrete di questi lavori, le quali non si distinguono più, ma sono ridotte tutte insieme a lavoro umano eguale, lavoro umano in astratto…Queste cose rappresentano ormai soltanto il fatto che nella loro produzione è stata spesa forza lavorativa umana, è stato accumulato lavoro umano. Come cristalli di questa sostanza sociale ad esse comune, esse sono valori, valori di merci”” (1). Gerald Shove, obiettando a chi scrive, che definiva questo discorso una “”affermazione puramente dogmatica””, sostiene che si tratta di una dimostrazione (2). Ma è difficile scorgervi una dimostrazione: il ‘valore’ è ivi qualcosa di diverso dal prezzo, che rende conto del prezzo e che a sua volta deve essere spiegato. E spiegarlo con il tempo-lavoro è una mera asserzione. Se infatti definiamo il ‘valore’ come il tempo-lavoro richiesto per produrre una merce, e poi avanziamo l’idea che le merci normalmente vengono fatte oggetto di scambio a prezzi proporzionali ai loro ‘valori’, nel significato detto sopra, abbiamo allora ridotto il discorso da proposizione metafisica ad ipotesi; ma è un’ipotesi che sarebbe una perdita di tempo tentar di provare giacché sappiamo in anticipo e anche Marx lo sa, che non è accurata nei suoi termini. Questa teoria dei prezzi non è una favola, come la storia di Adam Smith dei castori e dei cervi. Né aveva lo scopo di costituire un contributo alla scienza: essa è semplicemente un dogma ortodosso. La combinazione delle idee del lavoro come misura del ‘valore’ e de lavoro come causa del ‘valore’ era ricavata da Ricardo, e, come vediamo dall’ultima opera di Ricardo (3), che Marx non lesse mai, non era affatto un’interpretazione errata; al contrario, era senz’altro nella direzione che lo stesso Ricardo aveva imboccata. Il punto cruciale dell’argomentazione consisteva in qualcosa di profondamente diverso. Accettando il dogma che tutte le cose si scambiano a prezzi proporzionali ai loro ‘valori’, Marx lo applica alla forza-lavoro. Questa è la chiave per spiegare il capitalismo”” [Joan Robinson, a cura di Giacomo Becattini, Ideologie e scienza economica, Firenze, 1966] [(1) K. Marx, ‘Das Kapital’, 1867, trad. it. di D. Cantimori, Roma; 1951, vol. 1, pp. 49-50; (2) ‘Mrs Robinson on Marxian Economic’, ‘Economic Journal’, aprile 1944; (3) [Il manoscrttio su ‘Absolute Value and Exchangeable Value’ ricordato in precedenza]]”,”ECOT-282″
“ROBINSON Joan EATWELL John, edizione italiana a cura di Michele SALVATI”,”Le dottrine economiche. (Tit. orig.; An Introduction to Modern Economics).”,”La legge di Say. “”La legge di Say ha origine dalla trattazione dei problemi della domanda effettiva nell’opera di Jean-Baptiste Say (1767-1832), un seguace francese di Adam Smith, il cui ‘Traité d’economie politique’ fu pubblicato nel 1803. Due temi dominarono l’analisi di Say. Il primo era una critica della confusione che i mercantilisti avrebbero fatto tra moneta e ricchezza. Il secondo tema era di stampo fisiocratico; muovendo dal flusso circolare delal produzione, Say ribadiva l’idea che le merci vengono scambiate con altre merci e non con la moneta. La combinazione di questi due temi dà luogo alla seguente enunciazione: “”…noi comperiamo, in realtà, gli oggetti di nostra consumazione col danaro, col danaro della circolazione, per mezzo della quale noi li paghiamo. E’ necessario che prima noi abbiamo comperato questo stesso danaro colla vendita dei nostri prodotti”” (20). Dato che le merci possono essere acquistate soltanto per mezzo di altre merci, va da sé che, se viene prodotta la giusta combinazione di merci, esse saranno tutte vendute, in quanto il fine dell’intera produzione è quella di venire acquistata. “”L’offerta crea la propria domanda””. Questa idea fu ribadita da Ricardo (…)”” (pag 44-45) (20) J.B. Say, Letters to Mr. Malthus, tr. fr. by J. Richter, London Sherwood Neely & Jones, 1821, p. 2; tr. it. Utet, Torino, 1954, pp. 879-80″,”ECOT-284″
“ROBINSON Geroid Tanquary”,”Rural Russia Under the Old Régime. A History of the Landlord-Peasant World and a Prologue to the Peasant Revolution of 1917.”,” Glossary, Appendices: Landholding in 1877, in 1905, and in 1914, Notes, Bibliography, List of Illustrations, Maps, Index, This book, published in 1932 and now in its sixth printing, is one of the very few in any language that make a majior contribution to the understanding of the peasants’ role in Russia, from the dawn of written history to 1914. It is a work of genuine scholarship and of truly original exploration. Professor Geroid Tanquary Robinson, first Director of the Russian Institute of Columbia University, taught history at Columbia from 1924 to 1960, when he became professor emeritus. During the period 1941-45 he was chief of the USSR Division, Research and Analysis Branch, Office of Strategic Services, and in 1947 he was awarded the Medal of Freedom by the War Department. He has been a member of the Joint Committee on Slavic Studies, under the American Council of Learned Societies and the Social Science Research Council. He has traveled extensively in Russia, doing original research in agrarian history, a task for which his scholarly training and knowledge of Russian fit him remarkably. Professor Robinson is the author of many scholarly articles as well as the monumental Rural Russia Under the Old Régime.”,”RUSx-022-FL”
“ROBINSON Joan, a cura di Umberto MEOLI”,”Teoria dell’occupazione e altri saggi.”,”Fondo Palumberi “”Le relazioni tra gli economisti marxisti e quelli «accademici» sono mutate negli anni più recenti. Durante l’età marshalliana li divideva un baratro che sembrava incolmabile. Gli uni erano impegnati a scoprire i difetti del sistema capitalistico, gli altri a sottolinearne le caratteristiche positive; gli uni consideravano il sistema come una fase storica transitoria, contenente in sé i germi della propria dissoluzione, gli altri lo vedevano quale una permanente, quasi logica, necessità. Questa fondamentale differenza d’interpretazione era stata rafforzata da una diversità di linguaggio, anche perché ciascuna parte, a difesa del proprio punto di vista, aveva usato espressioni e termini fortemente polemici. Così, gli «accademici» avevano descritto l’interesse ottenuto dal capitale mutuato come ‘ricompensa dell’astinenza’, o ‘attesa’, e il profitto quale ‘ricompensa dell’iniziativa’, mentre Marx aveva trattato l’interesse e il profitto (e la rendita) come ‘lavoro non pagato’ o ‘plusvalore’ (il ‘surplus’ del valore prodotto dal lavoro sul valore pagato al lavoro). Questa radicale differenza di posizioni aveva reso impossibile qualunque scambio tra le due scuole. Negli ultimi tempi gli economisti accademici hanno compiuto, per la maggior parte, un sorprendente mutamento. Le circostanze li hanno costretti a concentrare la loro attenzione su quei due problemi, monopolio e disoccupazione, che hanno suscitato dei dubbi circa la validità dell’assioma che tutto va per il meglio nel migliore di tutti i possibili sistemi economici; ed ora essi sono più disposti a scoprire i difetti del capitalismo che a porne in luce i meriti. Il tentativo di rappresentare il mero possesso di capitale (attesa) come un’attività produttiva è stato abbandonato, e guadagna terreno l’opinione che sia un errore trattare il capitale come un fattore della produzione, sullo stesso piano del lavoro. «E’ preferibile considerare il lavoro…, come l’unico fattore della produzione, operante in un dato contesto delle tecniche, delle risorse naturali, attrezzature capitale, e domanda effettiva» (1). E, il che è ancora più importante, il capitalismo non è più considerato come una necessità eterna. Così, scrive ancora Keynes: «Considero l’aspetto capitalistico del ‘redditiero’ come una fase storica di transizione, destinata a sparire quando avrà compiuto il suo ciclo» (2). E il professor Hicks: «Non penso che si possa contare su di una indefinita sopravvivenza di qualcosa di simile al sistema capitalistico [nell’assenza di un ‘trend’ d’innovazioni sufficientemente energico per sostenere l’investimento] … non si può non ritenere che, forse, quella che è stata chiamata la Rivoluzione Industriale degli ultimi duecento anni non sia stata altro che un grande boom secolare» (3). Queste affermazioni sono più vicine a Marx di tutte quelle che, su questo argomento, si possono trovare in Marshall, mentre l’epigramma del signor Kalecki: «La tragedia dell’investimento sta nel fatto di determinare la crisi perché essa è utile» (4), è molto affine a questo di Marx: «L’ostacolo reale della produzione capitalistica è il capitale stesso» (5). Questo mutamento, d’altronde, non ha avuto un diretto contatto con il marxismo: è stato, piuttosto, il risultato di un’esplosione teorica verificatasi all’interno dell’economia accademica. Il sistema di pensiero che ne aveva dominato l’insegnamento (e notevolmente influenzato la politica economica), anche dopo la grande crisi del 1930, considerava la disoccupazione come un mero accidente frizionale; le «naturali forze economiche» tendevano a stabilire automaticamente la piena occupazione. Le crisi venivano studiate come un problema speciale e tenute, in un certo senso, in quarantena, proprio perché la loro teorizzazione non infettasse mai il corpo centrale della dottrina economica. Posta di fronte alla massiccia e persistente disoccupazione del primo dopoguerra, la teoria ortodossa rimase confusa, e coinvolta in una serie di nebulosi sofismi. Da questa situazione l’ha fatta uscire la ‘Teoria generale’ di Keynes, con cui non intendo solamente il libro intitolato ‘The General Theory of Employment, Interest and Money’, ma anche quell’insieme di idee, o piuttosto il sistema analitico, a cui tale libro ha dato il principale contributo, tuttora in via di sviluppo e di perfezionamento, che cerca nuove applicazioni e modificazioni metodologiche atte a trattare i nuovi problemi. Il principale risultato dello sforzo teorico di Keynes fu di tipo negativo (benché abbia avuto molte conseguenze positive, sia per la teoria che per la politica economica). Egli ha dimostrato che non esiste un meccanismo autoregolantesi il quale, in un’economia d’impresa privata non pianificata, tenda a stabilire la piena occupazione”” [Joan Robinson, ‘Teoria dell’occupazione e altri saggi’, Milano, 1962] [(1) Keynes, ‘General Theory of Employment, Interest and Money’, p. 213; (2) Ibid., p. 376; (3) ‘Value and Capital’, p. 302; (4) ‘Essays in the Theory of Economist Fluctuations, p. 149; (5) ‘Capitale’, vol. III, cap. XV, par. 2] (pag 175-176)”,”ECOT-351″
“ROBINSON Cedric J.”,”Black Marxism. The Making of the Black Radical Tradition.”,”Cedric J. Robinson is professor of Black studies and professor of political science at the University of California, Santa Barbara. Foreword by Robin D.G. KELLEY, Preface to the 2000 Edition, Preface, Acknowledgments, Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”TEOC-108-FL”
“ROBINSON Harry, revisione di G. BARBIERI”,”Geografia umana.”,”Migrazioni di carattere economico (pag 33) Migrazioni e mobilità dei gruppi umani (pag 31)”,”ASGx-064″
“ROBINSON Harry, revisione di P. INNOCENTI”,”Geografia economica.”,”Migrazioni di carattere economico (pag 33) Migrazioni e mobilità dei gruppi umani (pag 31)”,”ASGx-065″
“ROBINSON Abraham”,”Introduzione alla teoria dei modelli e alla matematica dell’algebra.”,”Abraham Robinson, professore di matematica alla Yale University di New Haven, è nato in Germania nel 1918. Ha frequentato le università di Gerusalemme, Parigi, Londra e in quest’ultima si è laureato. E’ stato professore di matematica e filosofia presso le università di Toronto, Gerusalemme e Los Angeles. E’ autore di sette volumi e di un centinaio di articoli di logica matematica e matematica pura e applicata.”,”SCIx-221-FRR”
“ROBINSON Abraham”,”Introduzione alla teoria dei modelli e alla Metamatematica dell’algebra.”,”Abraham Robinson, professore di matematica alla Yale University di New Haven, è nato in Germania nel 1918. Ha frequentato le università di Gerusalemme, Parigi, Londra. É stato professore di matematica e filosofia presso le università di Toronto, Gerusalemme, Los Angeles.”,”SCIx-270-FL”
“ROBINSON Joan”,”La rivoluzione culturale in Cina.”,”Jean Robinson, nata a Survey nel 1903, e professore di economia a Cambridge, è stata in Cina nel periodo della rivoluzione culturale. Fra i suoi lavori si ricordano: ‘Accumulazione del Capitale’ (1961), ‘Teoria dell’occupazione e altri saggi’ (1962), ‘L’Economia a una svolta difficile’ (1967).”,”CINx-003-FFS”
“ROBLES Juan LORA Guillermo BROUÉ Pierre JUSTO Liborio LIEVEN Jean VILLA José”,”Revolutionary History. Bolivia. The Revolution Derailed? The Crisis of 1952 and the Trotskyist Movement.”,”History of the Trotskyist movement in Bolivia is the proper subject for a fully documented book. Editorial, Work in Progress, Reviews, Obituaries, Letters, Reader’s Notes, Editor: Al Richardson”,”TROS-017-FL”
“ROBOTTI Paolo”,”Nell’Unione Sovietica si vive così. 100 domande e risposte sull’ URSS.”,”Paolo Robotti nacque a Solero (Alessandria) il 27 aprile 1901 da Perpetuo, operaio delle ferrovie, e Angela Antonello. Nel 1913 si stabilì con la famiglia a Torino, dove, finita la scuola tecnica, trovò lavoro come impiegato presso la Lancia e poi come apprendista operaio alla fabbrica di automobili Itala. In questi anni cominciò a partecipare alle attività del circolo giovanile socialista di Borgo San Paolo, entrando nel comitato direttivo e divenendone poi segretario. Nel 1917 fu assunto alle Officine ferroviarie e nominato segretario del comitato regionale della Fgsi. In questo periodo ebbe i primi contatti con Gramsci, Togliatti e Terracini. Licenziato per aver partecipato allo sciopero generale della fine del 1918, passò a lavorare per l’Istituto medico legale della Camera del lavoro di Torino, con l’incarico di aprire una succursale a Vercelli. Nel gennaio 1921 aderì al Pcd’I. Chiamato alle armi alla fine del 1920, assegnato al reggimento di artiglieria pesante di stanza a Merano e poi trasferito in Libia, scontò vari mesi di prigione, a Tripoli e a Trento, per aver svolto propaganda comunista tra i soldati. Ottenuto il congedo nell’estate 1922, entrò nel comando delle squadre di difesa proletaria, assumendone la guida alcuni mesi dopo. Dopo la strage fascista di Torino del dicembre 1922, ricostituì con Giovanni Roveda e Cesare Ravera la federazione comunista torinese, di cui divenne segretario. Raggiunto da un mandato di cattura alla fine del 1923, fu costretto a emigrare in Francia, presto raggiunto dalla moglie Elena Montagnana. Stabilitosi a Lione, fu nominato segretario del comitato regionale del Rodano dei gruppi comunisti italiani. Nel giugno 1925 nacque il figlio Sergio. Rientrato in Italia alla fine dell’anno, si trasferì a Genova per un nuovo impiego presso la sezione genovese della Rappresentanza commerciale sovietica in Italia. Dopo le leggi eccezionali fu condannato a due anni di ammonizione per attività sovversiva, venendo arrestato un anno dopo e chiuso in isolamento nel carcere di Marassi. Nel febbraio 1928 riuscì a espatriare clandestinamente, passando per la Svizzera, e si stabilì a Parigi. Incluso nella segreteria centrale dei gruppi di lingua italiana del partito comunista francese, ebbe l’incarico di dirigere i gruppi della regione parigina. Alla fine del 1929 si trasferì in Belgio per occuparsi del giornale dei gruppi italiani del partito comunista belga, «Il Riscatto». Arrestato nel 1930 di ritorno da una riunione in Francia, scontò sei mesi di reclusione nel carcere di Forest. Nell’aprile 1931 fu inviato in Italia per dirigere con Battista Santhià e Teresa Noce il nuovo centro interno del partito, dopo l’arresto di Pietro Secchia. Costretto presto a tornare a Parigi per sfuggire all’arresto, chiese di essere mandato in Urss a lavorare in un’officina. Giunto a Mosca alla fine dell’anno e trovato impiego in una fabbrica di accessori per aeroplani, fu nominato presidente della sezione italiana del Club degli emigrati politici di Mosca, divenendo, poco più di un anno dopo, presidente di tutto il Club. Nel 1933 prese la cittadinanza sovietica, insieme a Elena, senza perdere quella italiana, e fu assunto come caporeparto in un’officina sperimentale della Direzione generale dell’artiglieria. Dopo lo scioglimento del Club degli emigrati politici alla fine del 1935, proseguì ancora per due anni il lavoro con gli emigrati italiani, non mancando di denunciare alla sezione italiana del Komintern e al Nkvd gli elementi ritenuti sospetti. Nell’estate 1936 passò a lavorare alla Kalibr, fabbrica di strumenti di precisione. Dopo che la sua richiesta di andare a combattere in Spagna fu respinta, ebbe l’incarico di vagliare le domande presentate dai volontari italiani. L’8 marzo 1938 fu arrestato con l’accusa di attività provocatoria e di spionaggio e imprigionato nel carcere Taganka di Mosca, dove rimase fino al 4 settembre 1939, venendo sottoposto a estenuanti interrogatori e torture. Riabilitato e assolto da ogni imputazione, riprese il lavoro in fabbrica, dirigendo, nell’inverno 1941, il trasferimento di uomini e macchinari in Siberia. Nel 1942 iniziò a frequentare la scuola del Komintern e nel maggio 1943 fu destinato alla prima scuola antifascista per prigionieri di guerra nei pressi di Vladimir, venendo trasferito tre mesi dopo alla scuola superiore antifascista per prigionieri di guerra di Krasnogorsknei dintorni di Mosca, incaricato della direzione dei corsi del settore italiano. Collaboratore de «L’Alba», il giornale per i prigionieri italiani in Urss, dopo i primi quattro numeri ne assunse la direzione insieme a Luigi Amadesi. Al termine della guerra proseguì il lavoro con i prigionieri italiani e si occupò delle pratiche per il rientro in Italia o per la definitiva sistemazione in Urss di alcuni emigrati politici italiani. Nel gennaio 1947, dopo 19 anni di esilio in tre paesi, lasciò Mosca alla volta dell’Italia. Stabilitosi a Roma, negli anni seguenti svolse numerosi incarichi per il Pci. Collaborò alla creazione delle scuole di partito, in particolare quella alle Frattocchie, nei dintorni di Roma, e la scuola centrale di Reggio Emilia, tenendo di frequente conferenze e lezioni, soprattutto sull’Urss, in varie località italiane. Dal luglio 1948 fino al novembre 1949, quando fu costretto a rientrare a Roma per problemi di salute, fu inviato in Sicilia, come vicesegretario regionale accanto a Girolamo Li Causi. Nel 1950 fu nominato viceresponsabile della commissione centrale stampa e propaganda diretta da Gian Carlo Pajetta. Si occupò anche di tenere i rapporti con le rappresentanze diplomatiche dei paesi socialisti e concorse alla creazione di alcune associazioni di amicizia tra l’Italia e i paesi del blocco sovietico. Collaborò a «l’Unità»» e a vari periodici del partito, tra cui «Rinascita», su cui tenne una rubrica dedicata all’Unione sovietica. Nel 1955 fu nominato viceresponsabile della sezione esteri del Pci. Nel 1956 fu incluso nella commissione preparatoria del nuovo progetto di statuto del partito, in vista dell’VIII Congresso. Membro supplente del comitato centrale del Pci, dopo il congresso fu destinato alla commissione centrale di controllo. Già autore di Nell’Unione Sovietica si vive così, in due volumi, e, con Giovanni Germanetto, di Trent’anni di lotte dei comunisti italiani, nel 1965 pubblicò La prova, testimonianza della lunga esperienza in Unione Sovietica e in particolare della drammatica vicenda della detenzione, nel 1973 Il gigante ha cinquant’anni, dedicato all’Urss, e nel 1980 un nuovo libro autobiografico, Scelto dalla vita. Morì a Roma il 5 agosto 1982. Bibliografia P. Robotti, Nell’Unione Sovietica si vive così, 2 voll., Roma, Edizioni di cultura sociale, 1950-1952; G. Germanetto, P. Robotti, Trent’anni di lotte dei comunisti italiani, 1921-1951, Roma, Edizioni di cultura sociale, 1952; P. Robotti, La prova, Bari, Leonardo da Vinci, 1965; ID., Il gigante ha 50 anni, Roma, Napoleone, 1973; ID., Scelto dalla vita. Gli incontri, gli scontri e la lotta dalla fondazione del Pci. Le memorie di un rivoluzionario professionale, Roma, Napoleone, 1980; P. Spriano, Storia del Pci, III, I fronti popolari, Stalin, la guerra, Torino, Einaudi, 1970; C. Ravera, Diario di trent’anni. 1913-1943, Roma, Editori Riuniti, 1973; T. Noce, Rivoluzionaria professionale, Milano, La Pietra, 1975; Agosti, Robotti Paolo, in F. Andreucci, T. Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico. 1853-1943, IV, Roma, Editori Riuniti, 1978; R. Caccavale, Comunisti italiani in Unione Sovietica. Proscritti da Mussolini, soppressi da Stalin, Milano, Mursia, 1995; E. Dundovich, Tra esilio e castigo. Il Komintern, il Pci e la repressione degli antifascisti italiani in Urss, Roma, Carocci, 1998; G. Lehner (con F. Bigazzi), La tragedia dei comunisti italiani. Le vittime del Pci in Unione Sovietica, Milano, Mondadori, 2000; M.T. Giusti, I prigionieri italiani in Russia, Bologna, Il Mulino, 2003; Reflections on the Gulag, with a Documentary Appendix on the Italian Victims of Repression in the Ussr, ed. by E. Dundovich, F. Gori and E. Guercetti, Milano, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2003 (Annali, XXXVIII, 2001). Il fondo Paolo Robotti è stato versato alla Fondazione Istituto Gramsci nel 1996 insieme all’archivio del Partito comunista italiano. Le carte non presentano una propria organizzazione interna: sono rari i fascicoli originali mentre la gran parte dei documenti è conservato in cartelline che sono un mero contenitore. Tale accorpamento è precedente al versamento del fondo alla Fondazione. La maggior parte della documentazione è relativa agli anni 1950-1980 con scarsi documenti risalenti al periodo precedente. Si tratta soprattutto di carte raccolte e prodotte in occasione dell’attività di conferenziere e pubblicista di Robotti. Il fondo non è ordinato e l’organizzazione data rappresenta l’eventuale struttura di un futuro ordinamento. Stato di lavorazione: Non ordinato. Il fondo ha una consistenza di 33 buste. Schede a cura di Benedetta Garzarelli e Cristiana Pipitone. 1. Carte personali, 1919-1967 (con documentazione dal 1908) Certificati personali e di familiari; tessere di iscrizione al Pci e a varie associazioni di Paolo Robotti ed Elena Montagnana. Diplomi e fotografie. Messaggi di condoglianze. Si segnalano, in particolare, alcuni documenti relativi alla morte del figlio Sergio nel 1942. 2. Corrispondenza, 1919-1979 Corrispondenza personale e di lavoro. Si segnala un breve scambio di lettere tra Robotti e Togliatti risalente al 1942 e una raccolta di lettere personali in cui sono evidenziabili due gruppi omogenei di lettere. Il primo, relativo agli anni 1919-1922, è costituito dalla corrispondenza tra Paolo Robotti ed Elena Montagnana. Il secondo, relativo agli anni 1928-1941, è costituito da lettere di Paolo ed Elena Robotti ai familiari nel periodo dell’emigrazione in Francia, Belgio e Urss. Sono presenti anche lettere in russo. 3. Scritti e discorsi, 1943-1981 Si tratta della parte più consistente del fondo e comprende tutto il materiale riconducibile all’attività pubblicistica e di conferenziere di Robotti. Scritti e discorsi > Articoli, conferenze, interventi e lezioni Minute manoscritte e dattiloscritte, ritagli stampa di articoli. Tracce di discorso non sempre datate o facilmente databili. Appunti diversi. Scritti e discorsi > Monografie Diverse stesure delle opere di Robotti manoscritte e dattiloscritte, recensioni e corrispondenza relativa alla pubblicazione delle stesse. Si segnala in particolare la documentazione relativa alla pubblicazione dei volumi di Robotti, Nell’Unione Sovietica si vive così, 2 voll. (1950-1952); con Giovanni Germanetto, Trent’anni di lotte dei comunisti italiani (1952); La prova (1965); Il gigante ha cinquant’anni (1973), e Scelto dalla vita (1980) – comprendente progetti dei lavori, prime stesure manoscritte, dattiloscritti, corrispondenza, recensioni. Scritti e discorsi > Prigionieri di guerra italiani in Urss, 1942-1966 Quaderni manoscritti, s.d. e datati dal 1942 al 1948, contenenti appunti su argomenti diversi, finalizzati alla preparazione delle lezioni tenute da Robotti presso le scuole antifasciste per i prigionieri di guerra. Contiene anche materiale vario sull’ Giovanni e sui prigionieri di guerra italiani: documentazione dell’epoca, ritagli stampa, corrispondenza, appunti, dattiloscritti di interventi di Robotti sull’argomento, altro. In gran parte potrebbe trattarsi di materiale preparatorio per l’opuscolo sull’Armir che Robotti scrisse agli inizi degli anni Cinquanta. A tal riguardo, si segnala in particolare il manoscritto di 55 pp. Paolo Robotti, Luci sul disastro dell’Armir, che potrebbe costituire una prima stesura dell’opuscolo. 4. Partito comunista italiano, 1942-1980 Materiale diverso molto lacunoso relativo al lavoro di Robotti nel Pci: documentazione su riunioni o risoluzioni di organismi interni, materiale dattiloscritto e ciclostilato, scarsa corrispondenza e qualche intervento. Si segnala in particolare un gruppo più consistente di documentazione relativa al Gruppo di lavoro per la sicurezza sociale della Direzione del Pci. 5. Documentazione, 1921-1980 Sono presenti vari opuscoli, raccolte di ritagli stampa, estratti di riviste e in genere materiale di studio o preparatorio per la redazione di libri e articoli. I temi toccati da tale documentazione sono prevalentemente l’Unione sovietica, Stalin e lo stalinismo, il partito comunista italiano, l’esperienza degli emigrati italiani in Urss. Contiene anche un consistente nucleo di documentazione relativo agli emigrati politici italiani: si tratta di biografie, memoriali autobiografici di ex emigrati politici italiani e corrispondenza. Si segnala in particolare il corposo materiale inviato a Robotti da Pietro Cesare Pavanin, Angelo Irico, Guglielmo Marcellino e Giacomo Calandrone, Gino Boscherini e documentazione su Mario Montagnana. fondo PAOLO ROBOTTI, 1919-1981 (http://www.fondazionegramsci.org/guida_gramsci/41PaoloRobotti/index1.html)”,”RUSU-050″
“ROBOTTI Paolo GERMANETTO Giovanni”,”Trent’anni di lotte dei comunisti italiani, 1921-1951.”,”Paolo ROBOTTI è nato a Solero (Alessandria) nel 1901. Operaio meccanico, entrò a 15 anni nelle file della gioventù socialista. Iscritto al PCdI dalla sua fondazione, fu costretto ad espatriare in Francia con l’ avvento del fascismo. Rientrato in Italia qualche anno dopo con incarichi di partito fu condannato a due anni di ammonizione. Riparato nuovamente in Francia diresse i gruppi italiani nel PCF. E nel 1930-31 fu dirigente dei gruppi italiani del Partito Comunista Belga. Alla fine del ’31 emigrò in URSS ove lavorò nell’ industria meccanica prima come operaio e poi come tecnico. Nel dopoguerra è stato membro supplente del CC del PCI. “”Nell’ agosto del 1924 il passaggio della frazione di Serrati nelle file del PCI contribuì ad aumentare il prestigio del partito ed a porre fine al sabotaggio delle direttive della I.C. condotto dai bordighiani.”” (pag 58) Congresso e Tesi di Lione. “”Già prima del congresso il bordighismo era sconfitto. Il suo tentativo di minare l’ attività del partito creando un comitato segreto denominato “”Comitato d’ intesa”” venne stroncato nel giugno del 1925 con provvedimenti disciplinari contro coloro che lo componevano. (…) Il congresso ebbe inizio il giorno in cui cadeva il secondo anniversario della morte di Lenin, il 21 gennaio 1926. (…) Durante i lavori del congresso, Gramsci, Togliatti e Scoccimarro smascherarono le concezioni bordighiane mettendone in luce il contenuto antimarxista e antileninista””. (pag 60)”,”PCIx-153″
“ROBOTTI Paolo”,”La prova.”,”Paolo Robotti è stato un politico italiano e attivista del Partito Comunista Italiano negli anni dello stalinismo”,”PCIx-001-FPB”
“ROBRIEUX Philippe”,”La secte.”,”ROBRIEUX Philippe, segretario generale degli studenti comunisti nel 1959-1960, ha partecipato a tutte le riunioni di Comitato Centrale e anche a certe sessioni della segreteria e dell’ Ufficio politico. Nel 1968 lascia il partito. Oggi è agrégé d’ histoire e maitres de recherches al CNRS. Intellettuali e stalinismo. “”Rari furono quelli che seppero avvertire i loro contemporanei del pericolo mortale che si dissimulava sotto tali proposte (accordi di Monaco, ndr). Il leader conservatore inglese, Wiston Churchill, e l’ editorialista di politica estera de L’ Humanité, Gabriel Péri, furono tra questi. Dovevano negare la loro lucidità sotto il pretesto che erano, il primo un reazionario e il secondo un fedele di Stalin? Occorre ricordare che quelli che denunciarono nel contempo rivelando i trucchi spudorati e l’ ignobile messa in scena medievale dei processi staliniani di Mosca furono poco numerosi? Questi uomini si chiamavano notamente Trotsky, Victor Serge, Pierre Monatte e Boris Souvarine. Si oserà sostenere ancora oggi che i processi staliniani del 1936-1937 non erano falsificati, sotto il pretesto che quelli che avevano dato il via alla denuncia erano “”ex-comunisti””, a priori sospetti di cattiva fede, di rancore o di tradimento? Occorre ricordare l’ errore tragico del presidente della Lega dei diritti dell’ uomo che garantisce i processi di Mosca? Occorre ricordare il delirio intellettuale che si impadronisce all’ epoca di troppi politici, di grandi giornalisti o di intellettuali di fama, quando fu mezzanotte nel secolo? Di Charles Maurras che scriveva su L’ Action francaise che il governo non poteva ormai più ignorare che i “”trotskisti”” erano “”al soldo della Germania””, a Romain Rolland, che seguiva Stalin, dopo aver condannato Lenin, in nome della non violenza, e ai numerosi compagni di strada praticanti il terrorismo intellettuale e accusando quelli che protestavano di fare “”gli avvocati di Hitler e della Gestapo “”?””. (pag 147)”,”PCFx-027″
“ROBRIEUX Philippe VERGNON Gilles BROUÉ Pierre GIRAULT Jean-Max”,”Souvernir de 1936. Tome I. 1934, on tourne à Moscou (1re partie) (Robrieux); Le Socialist Party of America au début des années trente (Vergnon); Espagne 1936: Front populaire et politiques militaires (Broué); Le PCF, l’armée et la défense nationale en France avant et après le pacte franco-soviétique (Girault); Débat aux États-Unis sur le Front populaire et l’Histoire (Broué).”,”Vassart responsabile dell’apparato clandestino (PCF) Vassart viene chiamato a Mosca per rimpiazzare Marty al posto di rappresentante del Partito comunista francese al Comintern. Marty diventa responsabile politico de l’Humanité al posto di Ferrat (pag 16)”,”PCFx-125″
“ROBRIEUX Philippe”,”Histoire intérieure du Parti communiste. Vol. 1.”,”Agrégé d’histoire, chargé de recherches au C.N.R.S., Philippe Robrieux est à juste titre considérè comme un des meilleurs experts du mouvement communiste. Avant tout autre, il a prédit en France la rupture de l’union de la gauche et, en Chine, la liquidation de Madame Mao. Avant-Propos, Annexes, Note,”,”PCFx-010-FL”
“ROBRIEUX Philippe”,”Histoire intérieure du Parti communiste. Vol. 2.”,”Agrégé d’histoire, chargé de recherches au C.N.R.S., Philippe Robrieux est à juste titre considérè comme un des meilleurs experts du mouvement communiste. Avant tout autre, il a prédit en France la rupture de l’union de la gauche et, en Chine, la liquidation de Madame Mao. Avant-Propos, Annexes, Note, Document,”,”PCFx-011-FL”
“ROBRIEUX Philippe”,”Histoire intérieure du Parti communiste (1972-1982). Vol. 3.”,”Agrégé d’histoire, chargé de recherches au C.N.R.S., Philippe Robrieux est à juste titre considérè comme un des meilleurs experts du mouvement communiste. Avant tout autre, il a prédit en France la rupture de l’union de la gauche et, en Chine, la liquidation de Madame Mao. Avertissement, note,”,”PCFx-012-FL”
“ROBRIEUX Philippe”,”Histoire intérieure du Parti communiste. Vol. 4.”,”Agrégé d’histoire, chargé de recherches au C.N.R.S., Philippe Robrieux est à juste titre considérè comme un des meilleurs experts du mouvement communiste. Avant tout autre, il a prédit en France la rupture de l’union de la gauche et, en Chine, la liquidation de Madame Mao. Avant et arrière-propos, note, avertissement, Bibliographie, Chronologie, Dictionnaire Biographique,”,”PCFx-013-FL”
“ROBSON William A.”,”L’ industria nazionalizzata e la proprietà pubblica.”,”W.A. ROBSON professore di amministrazione pubblica alla LSE (London School of Economics and Political Sciences, Università di Londra) si occupa da tempo dell’ industria pubblica. “”Le tesi di Gaitskell sulle dimensioni. Nell’ opinione di Gaitskell, che è fondata sulla sua esperienza di ministro del Combustibile e dell’ Energia, nonché su considerazioni generali, le vere difficoltà sorte nelle industrie nazionalizzate si debbono alle loro grandi dimensioni. Le vere debolezze, egli ritiene, sono il risultato non di un mutamento di proprietà, ma di un mutamento di struttura. “”Sono quasi tutte legate alla vastità amministrativa””””. (pag 156) “”Già nel 1953 Hugh Gaitskell, su The Political Quarterly, spiegava che gli obiettivi economici fondamentali del partito laburista sono il pieno impiego, l’ alta produttività, e la giustizia sociale, e che “”la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, distribuzione e scambio”” non deve esser considerata come buona in se stessa, ma solo come un mezzo per realizzare questi fini. Il suo rapporto con il socialismo, faceva osservare, non è più lo stesso di prima, ma resta importante come mezzo. L’ ampliamento della proprietà pubblica continuerà ad avere una parte essenziale nella strategia del partito laburista, anche se la nazionalizzazione non è più considerata come l’ alfa e l’ omega del socialismo””. (pag 587-588) I nuovi saggisti fabiani (pag 589)”,”UKIE-033″
“ROBSON Stuart”,”La prima guerra mondiale.”,”ROBSON Stuart è professore emerito di storia nella Trent University, Canada. Si occupa di storia delel guerre mondiali e di storia della Germania contemporanea. “”E’ sul campo di battaglia che si decide la vita o la morte delle nazioni”” (Sun Tzu) “”Lo stesso Bethmann Hollweg cominciò a domandarsi se la sua opposizione alla guerra sottomarina illimitata fosse veramente saggia. Se una guerra coi sommergibili senza restrizioni poteva davvero mettere in ginocchio l’Inghilterra in se mesi, come rifiutarsi di sfruttare l’unica arma in grado di salvare la Germania? L’America sarebbe potuta entrare nel conflitto, come egli aveva sempre sostenuto, ma come avrebbe raggiunto l’Europa con uno sbarramento di sommergibili? Contrastato all’esterno da un’alleanza sempre più forte tra politici e alti gradi dell’esercito, tormentato dentro di sé da dubbi sul valore della prudenza, Bethmann Hollweg cominciò a prendere contromisure, ma ad ogni modo decise di non dare via libera ai suoi avversari prima di aver esperito un ultimo tentativo di por fine alla guerra per via diplomatica”” (pag 99)”,”QMIP-094″
“ROBSON Martin”,”Britain, Portugal and South America in the Napoleonic Wars. Alliances and Diplomacy in Economic Maritime Conflict.”,”ROBSON Martin: docente di studi strategici. Professore presso il King’s College di Londra. Specializzato nella storia militare e marittima delle guerre rivoluzionarie francesi e napoleoniche. <> (traduzione d. r.) [NdR: La “”guerra di indipendenza spagnola”” fu il più lungo conflitto delle guerre napoleoniche. Si confrontarono, nella penisola iberica, un’alleanza tra Spagna, Portogallo e Regno Unito contro il Primo Impero francese, in funzione antinapoleonica. Iniziò nel 1808 con l’occupazione francese della Spagna e si concluse nel 1814 con la sconfitta e la ritirata delle truppe francesi. È denominata da fonti francesi “”campagne d’Espagne””; le fonti spagnole parlano di “”Guerra de la Independencia Española””; mentre le fonti anglosassoni e portoghesi parlano di “”Guerra peninsulare””].”,”FRAN-113-FSL”
“ROCCA Christian”,”Esportare l’ America. La rivoluzione democratica dei neoconservatori.”,”Christian ROCCA, 35 anni, di Alcamo, lavora al Foglio dal 1996. “”Irving Kristol, Melvin Lasky e Nathan Glazer erano giovani trotskisti al City College di New York alla fine degli anni Trenta.”” (pag 70) “”Ancora negli anni Cinquanta, ha scritto Kristol, a nessuno dei neocon passava in mente l’ idea di definirsi conservatore o di votare repubblicano. La svolta avvenne a metà degli anni Sessanta, ai tempi del proliferare del radicalismo e della cosidetta controcultura. I neocon sono diventati repubblicani perché hanno giudicato irriformabile la sinistra americana””. (pag 71)”,”USAQ-032″
“ROCCA Jean-Louis a cura; saggi di CHEN Yingfang JING Jun LI Chunling LI Qiang ROCCA J.L. SHEN Yuan TONG Xin ZHANG Letian ZHOU Xiaohong”,”La société chinoise vue par ses sociologues. Migrations, villes, classe moyenne, drogue, sida.”,”RC ROCCA è Direttore degli Ateliers franco-chinois in scienze sociali a Pechino. E’ professore del dipartimento di sociologia dell’ Università Tsinghua (Pechino). E’ chargé de recherche al CERI (Sciences Po). Ha pubblicato di recente ‘La Condition chinoise’ (Kathala, 2006)”,”CINx-221″
“ROCCA Jean-Louis”,”La Condition chinoise. Capitalisme, mise au travail et résistances dans la Chine des réformes.”,”ROCCA Jean-Louis è chargé de recherche alla Fondation nationale des sciences politiques (CERI- Sciences-Po) e insegna sociologia in una università di Pechino.”,”MCIx-035″
“ROCCA Gianni”,”Cadorna.”,”ROCCA Gianni “”E’ singolare, comunque, che in quel periodo, a Cadorna non venisse in mente di costituire un’apposita commissione di esperti col compito di trarre insegnamenti dalle sanguinose esperienze sui vari fronti. E sì che in Francia e in Russia i primi mesi di guerra avevano già fornito preziose indicazioni. Cosa pensasse il nostro capo di stato maggiore alla fine del 1914 è ben documentato dal diario di Olindo Malagodi, direttore della “”Tribuna””. L’incontro con Cadorna, il primo di una lunga serie, ha luogo il 2 dicembre. Permane nel nostro comandante un ottimismo di fondo. “”Le informazioni che ricevo sulle condizioni dell’esercito austriaco sono gravi… L’Austria si trova ormai in una situazione pericolosa… Se un altro esercito viene gettato sul piatto avverso, dovrebbe traboccare…””. Malatesta gli chiede: “”E il nostro esercito può essere questo peso?””. “”Fra qualche mese, se si lavora a fondo”” è la risposta. “”Non starò a dirle in che condizioni l’ho trovato… ma molto si è fatto e più si farà se non mi lesinano i mezzi… ma bisogna riguadagnare il tempo perduto; perché col ministro Grandi per alcuni mesi non si è fatto nulla””. Malagodi vuol conoscere gli orientamenti strategici di Cadorna e lo stuzzica: “”Faremo una guerra in tono minore o spingeremo a fondo?””. “”A fondo certamente”” replica il generale. “”Non ci sarebbe peggior errore che proporsi scopi locali e limitati. Le guere si vincono colpendo il nemico ai centri vitali…Entrando in guerra noi dobbiamo proporci semplicemente di battere l’Austria a fondo, in collaborazione con i nostri alleati russi. Il resto verrà da sé””. …. finire (pag 61-62-63) Campagna di riabilitazione (Albertini pro Cadorna, Mussolini vs Cadorna) (pag 334)”,”QMIP-128″
“ROCCA Gianni”,”I disperati. La tragedia dell’Aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale.”,”Gianni Rocca è nato a Torino nel 1927. E’ morto a Roma nel 2006. Giornalista, già condirettore del quotidiano ‘Repubblica’ ha pubblicato ‘Cadorna’, ‘Fucilate gli ammiragli’, ‘Stalin’. L’aviazione italiana negli anni Trenta e alla vigilia della guerra mondiale: grandi parate, corsa ai primati, ma gravi problemi di struttura “”[Francesco Pricolo, nuovo capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, 1939] [r]icorderà anni dopo, ripensando a quei travagliati giorni: «Le spettacolari affermazioni conseguite dall’aviazione italiana con le crociere guidate da Balbo, con le manifestazioni acrobatiche in Italia e all’estero, e con i successivi primati degli anni Trenta, davano a me, come a tutti gli aviatori italiani e stranieri, la convinzione (e direi la certezza) che fossimo davvero all’avanguardia delle forze aeree del mondo… Tuttavia dietro questa rutilante facciata non c’era un’adeguata e solida struttura portante, ma soltanto una fragile impalcatura… Specialmente negli anni Trenta e fino all’inizio del nuovo conflitto mondiale, si continuò in un’accentuata corsa ai primati, distogliendo uomini e mezzi dalle attività peculiari che costituiscono le caratteristiche e la struttura di una forza armata preparata per la guerra». Verità sacrosante ma poco convincenti se dette da un generale, come Pricolo, che negli anni della «dissipazione», da lui criticata a posteriori, aveva avuto comandi di rilievo e possibilità quindi di un diretto controllo della realtà. Ad un mese dal suo insediamento, il nuovo capo dell’aviazione si mette a rapporto da Mussolini, per sottoporgli lo stato dell’Arma con tabelle e diagrammi. Il duce, sfogliato il carteggio, commenta : «Finalmente riesco ad avere una visione chiara dei nostri aeroplani. Sapevo che eravamo in crisi ma non fino a questo punto». E per tirargli su il morale aggiunse: «Pricolo, non prendetevela troppo, aggiusteremo insieme le cose»”” (pag 107-108)”,”QMIS-030-FV”
“ROCCA Christian”,”Esportare l’ America. La rivoluzione democratica dei neoconservatori.”,”Christian ROCCA, 35 anni, di Alcamo, lavora al Foglio dal 1996.”,”USAQ-007-FV”
“ROCCA Cristian”,”Esportare l’America. La rivoluzione democratica dei neoconservatori.”,”Christian Rocca, 35 anni, di Alcamo lavora al Foglio dal 1996.”,”USAP-013-FL”
“ROCCA Gianni”,”I disperati. La tragedia dell’Aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale.”,”Gianni Rocca è nato a Torino nel 1927. Giornalista, è stato condirettore del quotidiano La Repubblica e attualmente lavora all’Unità. Si è occupato di vicende militari in numerosi libri di successo pubblicati da Mondadori.”,”ITQM-018-FV”
“ROCCA Gianni”,”I disperati. La tragedia dell’Aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale.”,”Gianni Rocca è nato a Torino nel 1927. Giornalista, è stato condirettore del quotidiano La Repubblica e attualmente lavora all’Unità. Si è occupato di vicende militari in numerosi libri di successo pubblicati da Mondadori.”,”QMIS-028-FL”
“ROCCA Cristian”,”Cambiare regime. La sinistra e gli ultimi 45 dittatori.”,”Christian Rocca, 38 anni, di Alcamo, è inviato speciale del Foglio e collabora con diverse testate italiane. Negli ultimi anni ha raccontato da New York la cultura americana e la risposta di Washington agli attacchi dell’11 settembre.”,”TEOP-106-FL”
“ROCCA Gianni”,”Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale.”,”Prima edizione Mondadori 1987. ROCCA Gianni (Torino, 22 ottobre 1927 – Roma, 20 febbraio 2006). Giornalista italiano. Giovanissimo combatte nella Resistenza, si iscrive al Partito Comunista italiano. La carriera giornalistica parte con la collaborazione in piccole testate piemontesi. Entra nell’edizione torinese de “”l’Unità”” che vedeva, specie nelle pagine culturali, alcune delle firme più prestigiose dell’epoca (PAVESE Cesare, CALVINO Italo, LURAGHI Raimondo, SPRIANO Paolo, VALLONE Raf). Fu poi caporedattore a Roma per l’edizione nazionale. A Torino si schierò con il gruppo che nel 1956 condannò l’intervento armato dell’URSS che schiacciò la rivoluzione in Ungheria. Esce dal partito e lavorerà per “”Paese Sera””. Fu chiamato dal presidente dell’ENI, negli anni ’70, a ricoprire il ruolo di capo ufficio stampa e resonsabile relazioni esterne dell’Ente; fondò nel 1972 la rivista aziendale dell’ENI, Ecos (1972-2002). SCALFARI Eugenio, nel 1975, lo coinvolse nella fondazione de La Repubblica. Negli anni ’80 si dedicò anche alla riflessione storica, soprattutto sulla seconda guerra mondiale. Riprese nel 1996 la collaborazione con “”l’Unità””. «(…) Mussolini, contando su una campagna di poche settimane, gettò l’Italia nel secondo conflitto mondiale. Un paese impreparato da ogni punto di vista dovette affrontare prove tremende che ne misero in luce inefficienze e ritardi, vanamente coperti per oltre vent’anni da una propaganda mistificatrice. La flotta italiana, all’epoca la quinta del mondo, scoprì amaramente alla prova dei fatti tutta la propria inesperienza e inadeguatezza, una realtà che gli episodi di coraggio individuale e di abilità professionale non riuscirono a modificare e che portò a pesanti sconfitte e a dolorose umiliazioni. Queste pagine amare della Marina italiana sono ripercorse (…) in un avvincente susseguirsi di scontri navali, di allucinanti missioni sulle varie “”rotte della morte””, di naufragi, di eroismi, di errori, di battaglie a tavolino fra gli alti gradi (…) dell’apparato militare e il potere politico, di odi e rivalità con l’alleato tedesco, fino alla resa dei conti dell’8 settembre. Una tragedia che si apre, e si chiude, con il sangue fratricida degli ammiragli italiani, fatti fucilare da Mussolini nel vano tentativo di allontanare da sé e dal regime le colpe di una guerra perduta». (dal retro di copertina) «Trasportare uomini e materiali in Libia (sino al 23 gennaio 1943, quando Tripoli cadde in mano alle truppe di Montgomery) e in Tunisia (sino al 13 maggio 1943, quando cessò la resistenza nell’ultima testa di ponte africana), diventa un vero martirio per i marinai italiani, militari e civili. Quella per la Tunisia meritò in breve tempo il tragico appellativo di “”rotta della morte””.» (pag 306)”,”QMIS-001-FSL”
“ROCCELLA Eugenia SCARAFFIA Lucetta a cura; autori dei profili biografici: Annamaria ANDREOLI Lucia ANNUNZIATA Alessandra ANTINORI Paolo BALMAS Chiara BARBATO e Alessandro MASI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Pierluigi BATTISTA Michele BERALDO Tesera BERTILOTTI Pialuisa BIANCO Anne Marie BOETTI SAUZEAU Ambrogio BORSANI Isabella BOSSI FEDRIGOTTI Anna BRAVO Alessandra BRIGANTI Pietrangelo BUTTAFUOCO Sara CABIBBO Lina CAFFARATTO COLAJANNI Marina CAFFIERO Adele CAMBRIA Oddone CAMERANA Alessandro CAMPI Patrizia CARRANO Giulio CATTANEO Luigi CAVALLARI Simona CIGLIANA Giuseppe CONTE Marina CORRADI Silvia COSTA Myriam D’AMBROSIO Marina D’AMELIA Cecilia DAU NOVELLI Gaia DE-BEAUMONT Michela DE-GIORGIO Irene DE-GUITTRY Raffaella DE-PASQUALE Anselma DELL’OLIO Cristiana DI SAN MARZANO Valeria D’ONOFRIO Daniela FERRARIA Giovanna FIUME Marinella FIUME Anna FOA Renzo FOA Stefano FOLLI Roberta FOSSATI Paolo FRANCHI Massimo FRANCO Manuela FUGENZI Nadia FUSINI Marinella GALATERIA Giulia GALEOTTI Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Margherita GHILARDI Gloria GHISI Sanzia GISLIERI Elisabetta WINSPEARE Alessandra GISSI Claudia GIURINTANO Sofia GNOLI Lella GOLFO Paolo GRANZOTTO Laura GUIDI A.M. ISASTIA Camillo LONGONE Maria LATELLA Grazia LIVI Grazia LOPARCO Elena LOEWENTAL Miriam MAFAI Simona MAFAI Aurelio MAGISTA’ Claudia MANCINA Laura MARIANI Alessandra MASI Chiara BARBATO Giulia MASSARI Rosa MASTRANDREA Fabio MAURI Mauro MAZZA Silvana MAZZOCCHI Carla MAZZUCA Gabriella MECUCCI Francesco MERLO Maria Teresa MORI Fiamma NIRENSTEIN Tjuna NOTARBARTOLO Peppino ORTOLEVA Grazia PAGNOTTA Litizia PAOLOZZI Matilde PASSA Silvio PERRELLA Sandra PETRIGNANI Daniele PICCINI Anna POMAR Fulco PRATESI Marina PREMOLI Lucia PRESILLA Maria Rosa PROTASI Alessandro QUARANTA Elisabetta RASY Elisabetta REMONDI Claudio RIOLO Sandra RIZZA Eugenia ROCCELLA Sergio ROMANO Maria Teresa RUBIN Anna RUGGIERI Giovanni RUSSO Anna Maria RUTA Paola SACERDOTI Anna SANTORO Giuseppa SCARAFFIA Lucetta SCARAFFIA Emma SCARAMUZZA Anna SCATTIGNO Mirella SERRI Matteo SMOLITZA Caterina SOFFICI Adriano SOFRI Rosetta STELLA Fiorenza TARICONE Roberta TATAFIORE Marina TERRAGNI Nicoletta TILIACOS Simona TROMBETTA Gabriella TURNATURI Adriana VALERIO Piersandro VANZAN Gian Maria VIAN Ugo VOLLI Marisa VOLPI Elisabetta WINSPEARE e Sanzia GHISLIERI Alessandro ZACCURI”,”Italiane. Dall’unità d’Italia alla prima Guerra Mondiale.”,”Contiene la biografia di Anna Kuliscioff scritta da Claudia Mancina (pag 111-116) autori delle biografie: Annamaria ANDREOLI Lucia ANNUNZIATA Alessandra ANTINORI Paolo BALMAS Chiara BARBATO e Alessandro MASI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Pierluigi BATTISTA Michele BERALDO Tesera BERTILOTTI Pialuisa BIANCO Anne Marie BOETTI SAUZEAU Ambrogio BORSANI Isabella BOSSI FEDRIGOTTI Anna BRAVO Alessandra BRIGANTI Pietrangelo BUTTAFUOCO Sara CABIBBO Lina CAFFARATTO COLAJANNI Marina CAFFIERO Adele CAMBRIA Oddone CAMERANA Alessandro CAMPI Patrizia CARRANO Giulio CATTANEO Luigi CAVALLARI Simona CIGLIANA Giuseppe CONTE Marina CORRADI Silvia COSTA Myriam D’AMBROSIO Marina D’AMELIA Cecilia DAU NOVELLI Gaia DE-BEAUMONT Michela DE-GIORGIO Irene DE-GUITTRY Raffaella DE-PASQUALE Anselma DELL’OLIO Cristiana DI SAN MARZANO Valeria D’ONOFRIO Daniela FERRARIA Giovanna FIUME Marinella FIUME Anna FOA Renzo FOA Stefano FOLLI Roberta FOSSATI Paolo FRANCHI Massimo FRANCO Manuela FUGENZI Nadia FUSINI Marinella GALATERIA Giulia GALEOTTI Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Margherita GHILARDI Gloria GHISI Sanzia GISLIERI Elisabetta WINSPEARE Alessandra GISSI Claudia GIURINTANO Sofia GNOLI Lella GOLFO Paolo GRANZOTTO Laura GUIDI A.M. ISASTIA Camillo LONGONE Maria LATELLA Grazia LIVI Grazia LOPARCO Elena LOEWENTAL Miriam MAFAI Simona MAFAI Aurelio MAGISTA’ Claudia MANCINA Laura MARIANI Alessandra MASI Chiara BARBATO Giulia MASSARI Rosa MASTRANDREA Fabio MAURI Mauro MAZZA Silvana MAZZOCCHI Carla MAZZUCA Gabriella MECUCCI Francesco MERLO Maria Teresa MORI Fiamma NIRENSTEIN Tjuna NOTARBARTOLO Peppino ORTOLEVA Grazia PAGNOTTA Litizia PAOLOZZI Matilde PASSA Silvio PERRELLA Sandra PETRIGNANI Daniele PICCINI Anna POMAR Fulco PRATESI Marina PREMOLI Lucia PRESILLA Maria Rosa PROTASI Alessandro QUARANTA Elisabetta RASY Elisabetta REMONDI Claudio RIOLO Sandra RIZZA Eugenia ROCCELLA Sergio ROMANO Maria Teresa RUBIN Anna RUGGIERI Giovanni RUSSO Anna Maria RUTA Paola SACERDOTI Anna SANTORO Giuseppa SCARAFFIA Lucetta SCARAFFIA Emma SCARAMUZZA Anna SCATTIGNO Mirella SERRI Matteo SMOLITZA Caterina SOFFICI Adriano SOFRI Rosetta STELLA Fiorenza TARICONE Roberta TATAFIORE Marina TERRAGNI Nicoletta TILIACOS Simona TROMBETTA Gabriella TURNATURI Adriana VALERIO Piersandro VANZAN Gian Maria VIAN Ugo VOLLI Marisa VOLPI Elisabetta WINSPEARE e Sanzia GHISLIERI Alessandro ZACCURI”,”DONx-055″
“ROCCHI Luciana TURBANTI Adolfo a cura; saggi di Mario G. ROSSI Umberto SERENI Enzo COLLOTTI Gianni ISOLA Simone NERI SERNERI Giovanni DE-LUNA Silvio LANARO Stefano VITALI Maddalena CORTI”,”Potere politico e consenso nell’Italia del ‘900.”,”ROCCHI Luciana saggi di Mario G. ROSSI Umberto SERENI Enzo COLLOTTI Gianni ISOLA Simone NERI SERNERI Giovanni DE-LUNA Silvio LANARO Stefano VITALI Maddalena CORTI”,”STOx-191″
“ROCCUCCI Adriano”,”Roma, capitale del nazionalismo (1908-1923).”,”””Le prime reazioni dei nazionalisti alla crisi innescata dall’attentato di Sarajevo, come è noto, furono all’insegna dei richiami ad onorare gli impegni della Triplice. Il 28 luglio si svolse una riunione del gruppo romano, cui presero parte come relatori Federzoni, Forges Davanzati e Maffeo Pantaleoni (1). Risultò chiaro dagli interventi che i nazionalisti intendevano impegnarsi affinché l’Italia non rimanesse fuori dal conflitto. Erano, però, intenzionati a distinguere la loro posizione da quella dei democratici. Federzoni, da una parte, criticò, infatti, l’adozione dell’«astratto principio di nazionalità» come metro di giudizio della situazione internazionale; Forges, dall’altra, dichiarò che il «sentimentalismo austrofobo» era il pericolo maggiore del momento. Pantaleoni, da poco iscritto all’ANI dopo avere abbandonato posizioni piuttosto critiche nei confronti del nazionalismo, pronunciò un discorso che suscitò l’entusiasmo dell’assemblea. Egli criticò il neutralismo dei socialisti e l’antimilitarismo delle forze democratiche, che accusò di essere colpevoli della impreparazione militare dell’Italia. L’insigne economista si pronunciò risolutamente in favore di un intervento italiano in guerra e, sebbene affermasse che fosse compito del governo prendere la decisione più opportuna, dichiarò che era necessario tenere fede agli impegni presi, tanto più che gli interessi mediterranei italiani non erano ostacolati da Germania o Austria, ma da altre potenze (2). Si trattava di una posizione in sintonia con il filotriplicismo dell’ANI. Si deve considerare, però, che il criterio ispiratore della politica estera dei nazionalisti era quello di favorire in ogni modo l’espansione del paese, nel quadro di una concezione imperialista delle relazioni internazionali. Le alleanze erano quindi funzionali all’obiettivo espansionista che si voleva raggiungere. Un tale presupposto permise ai nazionalisti di mutare radicalmente l’orientamento delle loro richieste. Il 6 agosto Forges dichiarò sull”Idea Nazionale’ la fine della Triplice e la necessità della guerra all’Austria. Gli interessi italiani avevano, secondo il dirigente nazionalista, due direttive di espansione, una adriatica e l’altra mediterranea. La mutata situazione internazionale metteva in pericolo soprattutto le prospettive di espansione adriatica e quindi era necessario schierarsi sul quel fronte contro la monarchia asburgica (3)”” (pag 181-182) [(1) Si veda ‘L’ordine del giorno della giunta esecutiva’, in ‘L’idea Nazionale’, 31 luglio 1914; (2) Si veda R. Molinelli, ‘I nazionalisti italiani e l’intervento, cit., pp. 31-34. Si vedano anche F. Gaeta, ‘Il nazionalismo italiano, cit., p. 173; G. Volpe, ‘Il popolo italiano tra la pace e la guerra (1914-1915)’, Roma, Bonacci, 1992 (…); (3) Si veda F. Gaeta, ‘Il nazionalismo italiano, cit., pp. 174-175] ‘L’insigne economista Maffeo Pantaleoni si pronunciò a favore di un intervento italiano in guerra’”,”ITAA-153″
“ROCHAT Giorgio”,”L’ esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini. 1919 – 1925.”,”Nelle fonti l’A cita gli autori A. TOSTI, V. GIGLIO, E. CANEVARI, A. GATTI, A. VALORI.”,”ITQM-025″
“ROCHAT Giorgio”,”Gli Arditi della Grande Guerra. Origini, battaglie e miti.”,”ROCHAT (Pavia, 1936) è professore ordinario di storia contemporanea presso l’ Università di Torino e autore di opere di storia politica militare coloniale dell’ Italia contemporanea. “”Gli arditi, come al solito, esaltarono i loro meriti con unilateralità, lasciando in ombra l’ appoggio dell’ artiglieria e della fanteria”” (pag 94) “”La vicenda degli arditi del popolo, in sostanza, conferma che in determinate circostanze il mito degli arditi poteva avere una capacità di mobilitazione anche in ambienti molto diversi e più vasti di quelli dell’ arditismo; ma se il movimento che nasceva voleva crescere, doveva rompere i ponti con l’ arditismo, mito e movimento di troppo angusto respiro e di chiara connotazione antipopolare”” (pag 141)”,”ITQM-075″
“ROCHAT Giorgio”,”Ufficiali e soldati. L’ esercito italiano dalla prima alla seconda guerra mondiale.”,”ROCHAT Giorgio (Pavia, 1936) nel 1996-2000 è stato presidente del’ Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Ha pubblicato molti volumi di storia militare (v. retrocopertina). “”La dimostrazione dei limiti della politica di potenza di Mussolini è quello che viene considerato dagli apologeti il suo “”capolavoro””, ossia la guerra d’ Etiopia. Se un regime si misura sulla capacità di suscitare consenso interno, si trattò veramente di un capolavoro: l’ unica guerra popolare della storia italiana, un successo straordinario a livello di propaganda, di mobilitazione di massa e di miti, con una reazione di orgoglio nazionale alle pressioni straniere che rappresentava un’ indiscutibile vittoria politica del fascismo. Se un regime si misura sulla capacità di perseguire i suoi obiettivi dichiarati, nel nostro caso una politica di potenza a livello europeo, la conquista dell’ Etiopia (protrattasi fino al 1940 con costi altissimi, ma senza risultati definitivi) fu un disastro, perché non solo pregiudicò la posizione internazionale dell’ Italia, spingendola verso la Germania, ma assorbì tutte le disponibilità e riserve finanziarie e parte non piccola delle risorse dell’ esercito e dell’ aeronautica””. (pag 69)”,”ITQM-082″
“ROCHAT Giorgio”,”Le guerre italiane, 1935-1943. Dall’ impero d’ Etiopia alla disfatta.”,”Giorgio ROCHAT (Pavia 1936) insegna storia delle istituzioni militari all’ Università di Torino. Si è occupato di storia militare, politica e coloniale dell’ Italia contemporanea. Ha scritto ‘Breve storia dell’ esercito italiano dal 1861 al 1943′ e ‘La grande guerra, 1914-1918′, con Mario ISNENGHI (2000). “”Abbiamo già detto che su questa via Mussolini ebbe il consenso delle singole forze armate, gelose custodi della loro autonomia, quindi refrattarie ad ogni forma di coordinamento interforze e non sempre capaci di capire le prospettive di un nuovo conflitto. In sostanza la politica militare di Mussolini aveva limiti precisi, cercava il consenso degli ufficiali, non una riorganizzazione delle forze armate in funzione della politica di potenza proclamata dal regime come suo obbiettivo essenziale. Un aspetto minore, ma non trascurabile dell’ organizzazione militare dell’ Italia fascista fu la mancanza di un servizio di informazioni moderno, autorevole e affidabile, per responsabilità in primo luogo dei militari, in ultima analisi anche del potere politico.”” (pag 152)”,”ITQM-114″
“ROCHAT Giorgio”,”L’Italia nella prima guerra mondiale. Mito e storiografia fino al 1943.”,”Rimando: testo in Simonetta ORTAGGI, Il dibattito tra Lenin e gli “”estremisti”” europei sull’ideologia borghese (LENS-)”,”STOx-213″
“ROCHAT Giorgio”,”L’Italia nella Prima guerra mondiale. Problemi di interpretazione e prospettive di ricerca.”,”ROCHAT Giorgio è nato a Pavia nel 1936 e insegna storia dei partiti all’Università statale di Milano. Studia la storia dell’esercito italiano dalla prima alla seconda guerra mondiale. Tra le sue pubblicazioni ‘L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini’ (1967), ‘Militari e politici nella preparazione della campagna d’Etiopia’ (1971), ‘Il colonialismo italiano’ (1973), ‘L’antimilitarismo oggi in Italia’ (1973). Ha pubblicato pure una biografia di Badoglio in collaborazione con Piero Pieri (1974) La condotta della guerra italiana. “”Il fatto che i rapporti di forze sul campo di battaglia siano il risultato dei rapporti di forza tra gli imperialismi contrapposti, che nessun genio di condottiero o valore di combattenti può rovesciare, non deve far dimenticare che i fattori militari hanno una loro autonomia, un loro peso particolare che non può essere dato per scontato, per quanto sia legittima una certa reazione alla tendenza ormai declinante di risolvere la storia a colpi di battaglie. In particolare, il rapporto di forze che determina un conflitto non è mai brutalmente quantitativo, ma è piuttosto un rapporto di forze tra due società in tutti i loro aspetti; una guerra mette in rilevo la capacità industriale di uno stato e la concretezza delle sue aspirazioni imperialistiche, ma anche le sue contraddizioni interne. (…) Rovesciamento esplicito dell’interpretazione patriottica significa, per noi, mettere in rilievo che la gestione militare della guerra non può essere studiata come un problema a sé, retto da leggi proprie tendenzialmente apolitiche, ma come un aspetto particolare di scelte generali; e infatti ci appare determinata da esigenze politiche precise che, con qualche schematismo, sintetizziamo in due istanze fondamentali: una condotta esasperatamente offensiva della guerra, imposta dal suo carattere imperialista, che trova un limite solo nella priorità riconosciuta ai problemi di obbedienza su quelli di efficienza, ossia della priorità del mantenimento di un determinato assetto sociale sulla ricerca della vittoria a tutti i costi. (…) La storiografia patriottica addebita la condotta esasperatamente offensiva della guerra italiana fino a Caporetto a esigenze morali (l’Italia doveva dimostrare la purezza dei suoi obiettivi eguagliando i sacrifici sostenuti da francesi e inglesi per la grande causa comune e sormontando da sola l’ostinata resistenza austriaca) oppure alla caparbia ostinazione di Cadorna, insufficientemente controllato dai fiacchi governi Salandra e Boselli e incapace di apprendere dall’esperienza la tragica inutilità della ripetizione degli attacchi frontali. I migliori studiosi, come Bencivenga e Pieri, mettono anche in rilievo come le perdite maggiori fossero dovute all’ostinazione con cui i comandi in sottordine protraevano gli attacchi oltre il ragionevole, in aperta violazione degli inviti di Cadorna a una maggiore economia delle forze disponibili”” (finire) (pag 96-98) continua qui di seguito: Quest’ultima osservazione, certamente fondata, ha però valore marginale, perché la condotta della guerra italiana non poteva non essere esasperatamente offensiva, senza riguardo ai costi, per la natura imperialistica dell’intervento italiano. Con questo termine – abbiamo chiarito – ci riferiamo sia alle aspirazionei a un’espansione territoriale, sia ai tentativi di modificare profondamente i rapporti di forza nel paese e all’interno della stessa classe dirigente. (…) L’altra caratteristica di fondo della guerra italiana, abbiamo detto, fu il ricorso sistematico e prioritario alla repressione come mezzo per ottenere l’obbedienza dei soldati. La storiografia di ieri e di oggi è concorde (pur con comprensibili differenze di interpretazione e valutazione) nel riconoscere l’assenza di una mobilitazione politica di massa a favore del conflitto, anzi la sostanziale passività popolare e in particolare la mancanza di una motivazione precisa e cosciente nelal grande maggioranza dei soldati. (…) E’ tuttavia indubbio che tutta la gestione della guerra italiana fu improntata a una durezza estrema verso i soldati, con una impressionante sottovalutazione delle loro esigenze materiali e morali che fu denunziata solo dopo Caporetto e il ricorso sistematico a forme di terrore che acquistano rilievo dal confronto con quanto avveniva nell’esercito francese (il più vicino a quello italiano per organizzazione e rapporti con il quadro politico)”” (pag 98-100-101) Caporetto. “”Caporetto è il nodo cruciale della guerra italiana, in cui vengono evidenziate tutte le contraddizioni e precipitano decisioni di lungo periodo. Il dibattito militare sulla battaglia ha perso ormai interesse, tutto o quasi tutto quello che c’era da dire è stato detto, documentazione e testimonianze sono abbandanti e apporti archivistici veramente nuovi assai improbabili. Alla luce degli studi di Pieri e della sintesi di Monticone, pressoché definitivi (19), Caporetto si configura come una sconfitta essenzialmente militare, anche se tutte le cause di debolezza dello schieramento italiano discendono dall’impostazione politica che abbiamo delineato e acquistano risalto dal confronto con la situazione degli austrotedeschi. In un quadro complessivamente non molto diverso da quello italiano (strategia offensiva senza risultati decisivi, politica repressiva nell’esercito e nel paese, gravi tensioni interne, truppe molto logore e primi timori di un crollo irreparabile), i comandi austrotedeschi dimostrarono di saper cogliere e sfruttare la debolezza dello schieramento offensivistico italiano attaccando il punto strategicamente più delicato con una preparazione accurata e l’impiego di un nucleo di divisioni relativamente fresche e addestrate a una penetrazione in profondità, che permettevano di ovviare provvisoriamente alla stanchezza e alla diminuita efficienza delle altre truppe (complessivamente inferiori per numero e mezzi a quelle italiane). In sostanza, i comandi austrotedeschi seppero trarre il massimo possibile dallo strumento bellico di cui disponevano, anche se furono grandemente avvantaggiati dalla impreparazione dei comandi italiani. La causa fondamentale per cui lo sfondamento iniziale di Plezzo-Tolmino-Caporetto fu rapidamente ampliato ben oltre i limiti consueti nella guerra di posizione va infatti ravvisata nell’arrogante e infondato senso di superiorità dei comandi italiani, che li portò a sottovalutare incredibilmente l’offensiva nemica pur preannunciata; non furono perciò sviluppate predisposizioni difensive, non fu curata la collaborazione tra i comandi interessati. (…) L’impressione che questo sbandamento di massa produsse fu enorme: la pubblicistica dell’epoca, la propaganda di trincea, in parte anche la memorialistica testimoniano lo sgomento che si diffuse all’interno della classe dirigente, la rabbiosa reazione con cui si cercò di bollare il fenomeno attribuendogli la responsabilità anche della rottura del fronte (il mito di Caporetto come “”sciopero militare””, che ebbe da Cadorna il primo lancio, ma fu ripreso da tutto lo schieramento interventista, senza distinzione tra destra e sinistra). Negli anni seguenti, lo abbiamo già ricordato, Caporetto fu ricondotta a sconfitta militare e lo sfasciamento delle truppe nella rotta fu ridimensionato, fino a renderlo recuperabile nello schema della grande guerra patriottica. La versione più corrente, specie nella memorialistica (21), parla di un momento di smarrimento di massa dei soldati, una crisi morale (…) comprensibile se non scusabile in folle amorfe e passive, incapaci di sentimenti politici duraturi e rimaste per un momento prive della guida degli ufficiali”” (pag 110-111, 113-114) [(19) La ricostruzione complessivamente migliore per organicità è quella di A. Monticone, ‘La battaglia di Caporetto’, cit. Gli studi fondamentali , anche se dispersi in pubblicazioni diverse, sono quelli di P. Pieri (cfr. specialmente ‘La prima guerra mondiale. Problemi di storia militare, cit.). Utili i volumi della relazione ufficiale dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, cit., che danno un apporto di documentazione fondamentale; (21) Cfr. M. Isnenghi, I vinti di Caporetto, cit.: l’opera – che si basa sull’analisi della memorialistica – costituisce lo studio più stimolante sulla rotta, al quale siamo largamente debitori. Non ne condividiamo tuttavia tutte le tesi, specie a proposito del significato sostanziamente eversivo dello sbandamento delle truppe]”,”STOx-222″
“ROCHAT Giorgio”,”Italo Balbo. Lo squadrista, l’aviatore, il gerarca.”,”Giorgio Rochat, nato a Pavia nel 1936, ha insegnato nelle Università di Milano e Ferrara e dal 1980 è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Torino; fa parte del direttivo dell’Istituto Nazionale per la Storia del movimento di Liberazione in Italia e della Rivista di storia contemporanea, è vicepresidente del Centro universitario di studi e ricerche storico-militari e della Società di studi valdesi. Tra i numerosi titoli che ha pubblicato: L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, Militari e politici nella preparazione della campagna d’Etiopia 1932-36, Il colonialismo italiano. Documenti; L’antimilitarismo oggi in Italia, Pietro Badoglio, con Piero Pieri, L’Italia nella Prima Guerra Mondiale, Breve storia dell’esercito italiano 1861-1943 con Giulio Massobrio.”,”ITAF-014-FL”
“ROCHAT Giorgio”,”Italo Balbo.”,”Giorgio Rochat è nato a Pavia nel 1936. Libero docente in storia contemporanea nel 1969 e professore incaricato di storia dei partiti presso la facoltà di Scienze politiche di Milano, professore ordinario di storia contemporanea nel 1976 presso la facoltà di Magistero di Ferrara e dal 1980 presso quella di Scienze politiche di Torino. Fa parte del direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia (cui collabora dal 1962) e della Rivista di storia contemporanea; è presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari e vicepresidente della Società di studi valdesi, Ha pubblicato: L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, Militari e politici nella preparazione della campagna d’Etiopia, Il colonialismo italiano, Documenti, L’antimilitarismo oggi in Italia, Pietro Badoglio, con Piero Pieri, L’Italia nella prima guerra mondiale, Breve storia dell’esercito italiano 1861-1943, con Guido Massobrio, Italo Balbo aviatore e ministro dell’aeronautica 1926-33, Gli arditi della grande guerra, Ha curato l’edizione degli Atti del Comando generale del Corpo volontari della libertà, e, con Enzo Collotti, gli scritti 1915-75 di Ferruccio Parri.”,”ITAF-015-FL”
“ROCHAT Giorgio”,”Il fascismo e la preparazione militare al conflitto mondiale. Estratto da: ‘Il regime fascista. Storia e storiografia’, a cura di Angelo Del Boca, Massimo Legnani e Mario G. Rossi.”,”””Non vanno poi dimenticati altri elementi, come l’appoggio dell’esercito contro un rovesciamento violento del governo Mussoilni nel 1922-1925, la disponibilità delle forze armate all’impresa d’ Etiopia e, con un profilo minore, all’intervento in Spagna, infine l’accettazione dell’avvicinamento propagandistico nel clima di corsa alla guerra dominante dal 1935. L’appoggio dato alla dittatura fu poi pagato nel 1940-1943 con la soggezione obbligata a una direzione politico-strategica che portava al disastro forze armate e paese. Il corrispettivo di questo appoggio fu (per le forze armate come per gli altri centri di potere dell’epoca) la salvaguardia della loro autonomia. L’esercito e la marina, poi anche l’aeronautica, accettarono una «alleanza» con il regime, non una subordinazione, il che comportava la continuità, anzi l’accentuazione del potere delle gerarchie nella gestione interna delle forze armate. Il fascismo non entrò nelle caserme, non perché i militari avessero nei suoi confronti riserve maggiori o diverse da quelle tradizionali verso le ingerenze politiche di qualsiasi segno, ma per una difesa corporativa del ruolo dell’istituzione. Anzi il venir meno del controllo parlamentare e della libertà di discussione (nonché la soppressione di ogni tipo di antimilitarismo e di critica alle gerarchie) lasciarono agli stati maggiori un’autonomia di gestione interna maggiore che in passato (…). Le frizioni con il regime non mancarono, ma non ebbero incidenza sostanziale. Ricordiamo l’opposizione dell’esercito al ruolo alternativo che la milizia fascista si proponeva nel 1923-1925 (provvisoriamente sormontata soltanto per la priorità della scelta politica a favore del governo Mussolini) e poi la tenacia con cui furono contrastati i tentativi successivi della milizia di ritagliarsi compiti militari e paramilitari che giustificassero la sua sopravvivenza (…). La «fascistizzazione» delle forze armate fu soltanto di facciata malgrado le saltuarie proteste del cosiddetto estremismo fascista, cui Mussolini per primo non dava spazio, consapevole come era di dover rispettare i termini della «alleanza». (…) Il fatto che il regime non avesse una sua politica militare, cioè non fosse in grado di indicare alle forze armate una direzione prioritaria di preparazione bellica, fece sì che il rispetto della loro autonomia comportasse la rinuncia a un loro coordinamento. L’istituzione della carica di capo di Stato maggiore generale fu un’operazione di facciata (Badoglio, che la tenne dal 1925 al 1940, non aveva poteri di comando né di ingerenza, addirittura non disponeva di un suo Stato maggiore). E le singole forze armate furono libere di svilupparsi in direzioni divergenti e senza alcuna preoccupazione di cooperazione interforze, grazie anche al soffocamento del dibattito tecnico-politico sulla difesa nazionale, per l’azione concomitante del regime e delle gerarchie militari”” (pag 156-159) inserire”,”ITQM-228″
“ROCHAT Giorgio”,”Le guerre italiane, 1935-1943. Dall’impero d’Etiopia alla disfatta.”,”Le perdite della guerra: Morti per causa bellica 1940-45: 444.523, di cui donne 47.048 Morti dal 10 giugno 1940 all’8 settembre 1943: militari 198.501; Civili al seguito delle truppe 2.032; Civili 25.702, Non precisati 306; Ripartizione per grado: Militari di truppa 168.421 89.0 %; Sottufficiali 12.698 6.3%; Ufficiali inferiori 8.632 4.3%; Ufficiali superiori 828 0.3%; Generali 79 0.01%”,”ITQM-235″
“ROCHAT Giorgio; SALOMONI Antonella; SGARIOTO Silvana”,”Una ricerca impossibile. Le perdite italiane nella seconda guerra mondiale (Rochat); La “”lotta di classe nella scienza storica””. Il processo contro gli accademici sovietici 1929-1931 (Salomoni); La guerra partigiana in Italia e in Europa (Sgarioto).”,”Dopo quello di Rochat segue il saggio di Andrea Curami ‘Otto settembre 1943. Documenti a margine dell’armistizio’ (pag 701-730) ‘Calcolare le perdite umane di una guerra è possibile soltanto in termini approssimativi, malgrado i complessi sistemi di registrazione e controllo della popolazione e della forza alle armi di cui dispongono gli stati e gli eserciti moderni. Inoltre le elaborazioni dei dati ufficiali, anche quando esistono, non possono rispondere a tutti gli interrogativi che pone lo storico. Facciamo l’esempio delle perdite italiane nella prima guerra mondiale, che furono oggetto di rilevazioni sistematiche promosse dal Comando supremo e dal ministero della Guerra subito dopo il termine del conflitto, con la pubblicazione di opere pregevoli, e poi tema privilegiato della propaganda fascista, come base “”morale”” della rivendicazione di un ruolo maggiore dell’Italia nella politica europea. Ciò nonostante queste rilevazioni lasciano aperti grossi interrogativi,per esempio sugli ufficiali (nomine, carriere, perdite) (1) e nulla ci dicono dei prigionieri. Fino a poco tempo fa tra i 500.000 militari morti per ferita o malattia entro il 1918 e i 650.000 caduti complessivi avevamo un buco, che non poteva essere spiegato soltanto con i morti per cause belliche dopo il 1918. Poi, nel 1993, Giovanna Procacci ha scoperto che i morti in prigionia non erano poche decine di migliaia, ma 100.000, e che il loro ricordo era stato del tutto rimosso non soltanto per l’ingiusto sospetto di viltà (se non di diserzione) che gravava su chi si era arreso, ma anche perché l’altissima mortalità era dovuta al rifiuto delle autorità politiche e militari di fornire ai prigionieri i soccorsi alimentari che li avrebbero salvati dalla morte per fame (i 600.000 prigionieri francesi ricevevano regolari rifornimenti dalla madrepatria e quindi ebbero soltanto 20.000 morti,mentre i morti italiani furono 100.000 su 600.000 prigionieri) (2). Ricordiamo poi che accanto alle perdite belliche non si possono dimenticare i 600.000 morti provocati nell’inverno 1918-1919 dall’epidemia di “”spagnola”” in Italia, i cui tragici effetti sono anche una conseguenza indiretta della guerra che aveva inciso sull’alimentazione della popolazione e sulla riduzione dell’assistenza sanitaria (3). Veniamo alla seconda guerra mondiale anzi alla sua prima parte, la guerra “”regolare”” fino all’armistizio dell’8 settembre 1943. La prima cosa che balza agli occhi è la mancanza del grosso sforzo di documentazione dell’impegno bellico condotto per la prima guerra mondiale. Per fare un esempio, non abbiamo dati sicuri per la forza alle armi nei diversi periodi, ma soltanto quelli disponibili all’epoca presso gli alti comandi, senza alcun coordinamento tra esercito, marina e aeronautica (4). (…) Quella sulle perdite della seconda guerra mondiale è davvero una “”ricerca impossibile””, che non può arrivare a conclusioni generali di qualche certezza, anzi porta a evidenziare i limiti del grande rilevamento dell’Istituto centrale di statistica, l’unico tentativo organizzato per una quantificazione e un’analisi delle perdite del conflitto. Le ricerche già condotte dagli Istituti per la storia della Resistenza e quelle in corso possono dare risultati settoriali del massimo interesse e aprire prospettive stimolanti, ma arrivare a cifre complessive affidabili sembra proprio una “”ricerca impossibile””‘ (pag 687-688, 700) [(1) Cfr. Giorgio Rochat, ‘Gli ufficiali italiani nella prima guerra mondiale’, in Giuseppe Caforio, Piero Del Negro (a cura), ‘Ufficiali e società’, Milano, Angeli, 1988 (ora anche in G. Rochat, ‘L’esercito italiano in pace e in guerra’, Milano, Rara, 1991; (2) Cfr. Giovanna Procacci, ‘Soldati e prigionieri italiani nella prima guerra mondiale’, Roma, Editori Riuniti, 1993; (3) Cfr. Giorgio Cosmacini, ‘Medicina e sanità in Italia nel ventesimo secolo’, Roma-Bari, Laterza, 1989, pp. 5-21; (4) Cfr. Giorgio Rochat, ‘Gli uomini alle armi 1940-1943’, in Id. ‘L’esercito italiano in pace e in guerra’, cit.]”,”QMIS-272″
“ROCHAT Giorgio”,”L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, 1919-1925.”,”””Per cercare di stabilire come l’esercito reagisse a questa campaga ed in genere all’accordo col regime, abbiamo pochi punti di riferimento: essenzialmente l’atteggiamento dei più alti comandi, gli unici che prendessero posizioni politiche pubbliche, ed il solo periodico espresso dagli ambienti miitari, il bisettimanale «L’Esercito italiano» (che dal gennaio 1923 cambia la sua testata in «Esercito e marina»). Per le alte gerarchie, il discorso è breve: il loro appoggio al regime fu totale. Lasciando da parte Diaz, ministro di Mussolini, o Giardino, apertamente filofascista da anni, notiamo l’allineamento di Badoglio, che ora ripete i più logori luoghi comuni della propaganda governativa. Ad un anno dalla marcia su Roma il generale riconosce i meriti del fascismo verso l’esercito: repressione dell’antimilitarismo, clima patriottico nel paese, sentimenti nazionali delle reclute, nuova coscienza del proprio valore dell’esercito stesso. (…) Solo nell’autunno 1924 la solidarietà dei capi militari subirà alcune incrinature (…)”” (pag 277-278)”,”ITQM-236″
“ROCHAT Giorgio”,”Appunti sulla direzione politico-militare della guerra fascista, 1940-43.”,” “”La nota caratterizzante della politica militare fascista fu però la piena alleanza che si stabilì tra le alte gerarchie e il regime. I militari avevano favorito il sorgere delle squadre fascista e avevano decisamente appoggiato l’ascesa al potere di Mussolini e il consolidamento della sua dittatura”” (pag 8) “”In cambio di questo appoggio, le gerarchie militari ottennero dal governo una piena autonomia nella gestione delle singole forze armate. Abolito ogni controllo parlamentare e ogni possibilità di dissenso anche su questioni puramente tecniche (…)”” “” Ogni forza armata fu così libera di svilupparsi nella direzione preferita, ingnorando completamente le altre e le modificazioni della situazione internazionale. Questi difetti della preparazione bellica italiana si aggravarono negli anni Trenta, quando la politica fascista acquistò una nuova aggressività. La causa di fondo fu lo sconvolgimento dell’equilibrio europeo provocato dalle conseguenze della grande crisi economica del 1929, in primo luogo con l’ascesa al potere dei nazisti in Germania e l’inizio del riarmo tedesco accelerato”” (pag 9) “”Sul piano militare, la guerra d’Etiopia giovò al prestigio delle forze armate italiane, che grazie all’abbondanza di rifornimenti avevano saputo risolvere difficili problemi logistici”” (pag 10) “”Sul piano internazionale invece l’aggressione all’Etiopia segnò una svolta decisiva della politica estera italiana”” (pag 10) Mussolini e Cavallero. “”L’armata italiana in Russia ebbe infatti quasi il doppio di automezzi delle forze italiane in Libia, con un numero di uomini più o meno equivalente; ricevette inoltre l’assoluta maggioranza dei pezzi d’artiglieria di grosso e medio calibro di nuova costruzione (…), un quarto dell’intera disponibilità nazionale di artiglieria antiaerea moderna (…). La precedenza accordata da Mussolini e Cavallero all’invio e al potenziamento dell’armata italiana in Russia è una testimonianza precisa della loro rinuncia a perseguire una vittoria nel Mediterraneo con la necessaria determinatezza e ampiezza di mezzi e vedute”” (pag 27-28)”,”ITQM-001-FGB”
“ROCHAT Giorgio SANTARELLI Enzo SORCINELLI Paolo a cura; saggi di Gerhard SCHREIBER Wojciech NAREBAKI Mariano GABRIELE Amedeo MONTEMAGGI Ralph BENNET Giuseppe CONTI Giorgio BOATTI Filippo FRASSATI Klaus SCHEEL Adriano SALVADORI Mario PINOTTI Giorgio PEDROCCO Salvatore ADORNO Sandra LOTTI Alberto C. FEDERICI Gianfranco FLORI Mara VALDINOSI Claudio ROSATI Enzo SANTARELLI ROger ABSALOM David W. ELLWOOD Gianni SCIOLA Loris RIZZI Sandra CARLI-BALLOLA Luciano CASALI Mario ISNENGHI Gilberta FRANZONI Valeria CAMPORESI”,”Linea gotica 1944. Eserciti, popolazioni, partigiani.”,”Atti del Convegno di Pesaro del 27-28-29 settembre 1984: comitato scientifico del Convegno: Luciano Casali, Enzo Collotti, David W. Ellwood, Filippo Frassati, mario Isnenghi, Giuseppe Mari, Amedeo Montemaggi, Giorgio Pedrocco, Giorgio Rochat, Enzo Santarelli, Paolo Sorcinelli Il ruolo della campagna d’Italia. “”La campagna d’Italia ebbe un grosso ruolo politico-militare fino al giugno 1944: per gli alleati rappresentava l’apertura del “”secondo fronte”” sul continente europeo, da valorizzare propagandisticamente come dimostrazione dell’impegno anglo-americano nella guerra contro la Germania (anche se i vertici politici e militari ebbero sempre chiaro che il ruolo strategico dell’Italia era secondario rispetto a quello dell’autentico “”secondo fronte”” su suolo francese). Ma anche per la Germania hitleriana era importante attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sui successi difensivi delle truppe del maresciallo Kesserling, in modo di dimostrare la solidità della “”fortezza Europa”” e la scarsa capacità offensiva delle forze anglo-americane. Tutto ciò fece sì che le battaglie di Sicilia, di Salerno, di Anzio e soprattutto di Cassino avessero una grossa eco (di cui rimane prova nel numero di studi e memorie loro dedicati), senz’altro superiori al loro effettivo peso strategico: vale infatti la pena di ricordare che gli obiettivi essenziali della campagna erano stati raggiunti sin dall’estate 1943 con la riapertura del Mediterraneo al traffico navale alleato, la caduta del regime fascista e la resa dell’Italia, nonché il possesso dei campi d’aviazione della Puglia”” (pag 15) “”La dottrina militare della prima e della seconda guerra mondiale (nonché quella attuale dei maggiori eserciti) indica che, per avere ragionevoli probabilità di successo, l’attacco a posizioni fortificate deve essere condotto almeno con una superiorità di forze di tre a uno, possibilmente di cinque a uno. Ora la superiorità americana nella seconda fase della campagna d’Italia era forse di due a uno per quanto riguarda l’artiglieria (tenendo conto sia del numero dei pezzi che della disponibilità di munizioni) e la fanteria combattente. Poichè i tedeschi non disponevano di ricognizione aerea, gli anglo-americani potevano generalmente concentrare di sorpresa le proprie forze e iniziare la battaglia con una certa superiorità locale, che però veniva presto meno dinanzi alla celerità con cui i tedeschi riuscivano a spostare le loro truppe; e poiché il dominio dell’aria anglo-americano non bastava a bloccare questi movimenti, il rapporto di forze sul campo di battaglia cambiava rapidmente e l’offensiva si arenava sulla seconda linea di resistenza tedesa”” (pag 21) [Giorgio Rochat, ‘La campagna d’Italia 1944-45: linee e problemi’] “” Se si cerca di analizzare le diverse motivazioni di questa determinazione di Hitler (1), si possono dare i segueinti punti riassuntivi: ‘da un punto di vista economico’ sembrava irrinunciabile mantenere almeno il nord Italia, poichè l’industria bellica e la produzione alimentare italiana potevano fornire un contributo importante alla condotta della guerra tedesca. Secondo quanto riferisce il maggiore generale von Horstig la collaborazione con l’industria italiana era eccellente anche dopo l’uscita del paese dalla guerra. Esistevano tuttavia alcune difficoltà tecniche in relazione alla piena utilizzazione dell’industria italiana degli armamenti. …. finire (pag 25) Gerhard Schreiber, ‘La linea gotica nella strategia tedesca: obiettivi politici e compiti militari’ afferma l’autore che l’esercito tedesco già nel maggio del 1943, in caso di uscita dell’Italia, aveva l’indicazione di tenere il fronte meridionale in tutti i modi possibili. L’Italia e la zona dei Balcani era di fondamentale importanza per la condotta della guerra tedesca e venivano considerati come una unità strategica, ndr] “” (pag 187) [La politica di occupazione del fascismo tedesco in Italia nel 1944]”,”QMIS-311″
“ROCHAT Giorgio”,”L’esercito italiano in pace e in guerra. Studi di storia militare.”,”Giorgio Rochat dal 1980 è professore ordinario di storia contemporanea nell’Università di Torino. Studia la storia militare, coloniale e politica dell’Italia contemporanea. Fa parte del direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e della «Rivista di storia contemporanea». È presidente della Società di studi valdesi e fondatore e vicepresidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari Tra i suoi scritti: ‘L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini 1919-1925’ (1967); ‘Il colonialismo italiano. Documenti’ (1973), ‘L’antimilitarismo oggi in Italia’ (1973), ‘Pietro Badoglio’ (con Piero Pieri), 1974), ‘L’Italia nella prima guerra mondiale’ (1976), ‘Breve storia dell’esercito italiano 1861-1943’ (con Giulio Massobrio, 1978), ‘Gli arditi della grande guerra’ (1981-1990), ‘Italo Balbo’ (1986), ‘Regime fascista e chiese evangeliche’ (1990). Contiene il capitolo: “”Antimilitarismo ed esercito rosso nella stampa socialista e comunista del primo dopoguerra, 1919-1925″” (pag 145-177) [Il millenovecentodiciannove; La linea riformista: Gatto-Roissard; L’ antimiitarismo dell’ “”Avanti!””: 1920-1922; Antimilitarismo riformista nel 1923-1924; L’antimilitarismo rivoluzionario] “”In conclusione, per la stampa di estrema sinistra l’antimilitarismo rimane un tema decisamente secondario”” (pag 177) ‘In definitiva, il comando effettivo delle forze armate nei primi mesi di guerra fu suddiviso tra quattro comandi, o meglio tra quattro persone, perché la maggior parte di costoro aveva un doppio incarico. L’amm. Cavagnari diresse la marina, di cui era contemporaneamente sottosegretario e capo di stato maggiore, mentre il gen. Pricolo ebbe la stessa autorità e posizione verso l’aeronautica. L’esercito fu invece diviso tra il sottosegretario Soddu ed il capo di stato maggiore Graziani, cui subentrò di fatto il suo vice Roatta; infatti Graziani fu inviato a fine giugno a comandare le forze armate dell’Africa settentrionale, pur conservando formalmente il titolo di capo di stato maggiore dell’esercito (siamo sempre alla politica di corte!) con tutte le spiacevoli conseguenze immaginabili nei rapporti di dipendenza gerarchica. La direzione di questi quattro comandi spettava a Badoglio, che non ne aveva il potere né l’autorità, ed a Mussolini, che non ne aveva la capacità né la costanza; né l’uno né l’altro, poi, disponevano dei mezzi tecnici necessari, cioè di uno stato maggiore adeguatamente attrezzato. I quattro comandi rimasero di fatto autonomi, salvo momentanee intese. Ognuno di essi tendeva poi ad accentrare in sé tutti i poteri che fosse possibile sottrarre alle unità dipendenti; furono perciò costituiti comandi interforze solo per i settori più lontani e venne in genere limitata l’autorità di tutti i comandanti. Le operazioni navali, ad esempio, erano diretta da Roma, che lasciava ai comandanti in mare un margine ristrettissimo di autonomia; se poi una nave da guerra in navigazione aveva bisogno dell’appoggio aereo, doveva richiederlo a Supermarina (la centrale di comando della marina, a Roma) che, senza avere notizie sulla disponibilità delle forze aeree, girava la richiesta a Superaereo (centrale di comando dell’aviazione, sempre a Roma), che a sua volta, senza avere un quadro completo della situazione navale, trasmetteva l’ordine alle basi da cui partivano le squadriglie ritenute disponibili. Nel migliore dei casi, questo giro vizioso richiedeva alcune ore in pura perdita, specie se l’operazione non era stata prevista. Non fu d’altra parte costituita un’Intendenza generale, che accentrasse e coordinasse tutti i rifornimenti del paese alla forze armate; questi compiti furono divisi tra sei organi diversi: i tre ministeri per la produzione e la distribuzione alla truppe territoriali, i tre stati maggiori per la distribuzione alle truppe mobilitate. Una reale unificazione di comandi avrebbe urtato troppi interessi burocratici. E si potrebbe continuare a citare altri incredibili casi di disorganizzazione negli alti comandi’ (pag 218) [La preparazione militare – Gli alti comandi nel 1940] [cap. IX. Il ruolo delle forze armate nel regime fascista. Mussolini e le forze armate]”,”ITQM-252″
“ROCHAT Giorgio MASSOBRIO Giulio”,”Breve storia dell’esercito italiano dal 1861 al 1943.”,”Giorgio Rochat, nato a Pavia nel 1936, docente di storia contemporanea presso l’Università di Ferrara, membro del comitato direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione e della direzione della “”Rivista di storia contemporanea””, è autore di varie opere di storia miitare e coloniale italiana contemporanea tra cui ‘L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini’, Laterza, 1967. Giulio Massobrio, nato ad Alessandria nel 1947, laureato in scienze politiche nel 1972 a Torino, direttore del Consorzio provinciale di Alessandria per la formazione professionale, è autore di ‘Bianco rosso e grigioverde’ (Bertani, Verona, 1974) La seconda guerra mondiale (1940-1943). Studi e interpretazioni. ‘La produzione sulla guerra italiana 1940-43, a prima vista molto abbondante, si rivela a un più attento esame povera di opere scientificamente fondate e criticamente corredate, che possano sviluppare una riflessione autentica. La grande maggioranza delle tante opere di argomento bellico che le case editrici ci forniscono (basti citare Longanesi e Mursia per esemplificare, ma non esaurire il discorso), appartengono infatti alla memorialistica e alla storiografia minori, si propongono cioè soltanto la ricostruzione di avvenimenti molto settoriali, legati a un’esperienza personale, alle vicende di un singolo reparto oppure a un episodio limitato senza la pretesa né la possibilità di una valutazione più generale. (…) Le opere di un certo respiro sulla partecipazione italiana alla guerra mondiale fino all’armistizio dell’8 settembre 1943, le sole che ci interessino in questa sede, si possono dividere con qualche schematismo in tre categorie. Il primo posto, per motivi cronologici, va alla grande memorialistica (opera cioè dei responsabili della direzione della guerra), che si sviluppò soprattutto nell’immediato dopoguerra. Si tratta quasi sempre di autodifese ambigue e reticenti, che talora non esitano a falsare apertamente la storia e sempre la narrano in modo da scaricare l’autore delle sue responsabilità (…). Forse solo i volumi del generale Messe si staccano da questo quadro negativo, anche perché la relativa fortuna che il generale ebbe sui campi di battaglia lo mette in condizione di ricostruire con maggior distacco gli avvenimenti narrati (4). Una seconda, più utile categoria è quella delle grandi sintesi della guerra italiana e delle singole campagne secondo un’angolatura dichiaratamente tecnica e apolitica, che copre generalmente posizioni conservatrici e corporative. Ci riferiamo ad esempio alle storie generali del Gigli sulla seconda guerra mondiale e del Faldella sulla guerra italiana (5), agli studi degli ammiragli Bernotti e Iachino sulle operazioni navali nel Mediterraneo (6), e alle ricostruzioni delle campagne di Russia del Valori e di Grecia di Cervi e Baudino (7) (…) e alle relazioni ufficiali dell’esercito, della marina e dell’aeronautica, assai diverse per ampiezza, completezza e livello scientifico (8) (9) (10). Ciò che accomuna le opere di questa categoria è da una parte l’interesse e la serietà della ricostruzione delle operazioni, dall’altra la rinuncia a un’analisi politica delle responsabilità di fondo nella preparazione e nella direzione della guerra, che apre la via ad autoassoluzioni e giustificazioni troppo facili. (…) La terza categoria, più ristretta ma più importante, comprende gli studi che, non indietreggiando dinanzi a un giudizio politico sulla guerra e sulle responsabilità della sconfitta, offrono la possibilità di un’analisi non frammentaria. Rientrano in questa categoria le storie generali di Battaglia, di taglio marxista, e di Bocca, liberal-democratica, il cui pregio è la precisa chiamata in causa della classe dirigente italiana (11). Lo studio più utile , sempre da un punto di vista militare, è quello di Lucio Ceva, che trae spunto dalle carte del capo di stato maggiore generale Cavallero per una indagine (la prima documentata e critica) sull’impostazione della guerra fascista dal 1941-42 (12); un quadro generale si può trovare in un nostro articolo sulla direzione politico-militare della guerra (13).Per l’atteggiamento delle truppe rinviamo alla rassegna di Manacorda sulla memorialistica, breve, ma tuttavia unica nel suo genere (14) e soprattutto agli studi di Nuto Revelli, che dalla raccolta di testimonianze dei protagonisti muovono a una revisione duramente critica dei miti patriottici sul consenso delle masse (15). Ricordiamo infine i contributi decisivi sull’imperialismo fascista di Collotti, Carocci, Ragionieri e Sala (16); lasciamo invece da parte per brività la storiografia sulla Resistenza e sulla crisi 1943-1945 il cui maggior sviluppo fornisce uno stimolo e un riferimento essenziale agli studi sulla guerra fascista. E concludiamo osservando che la bibliografia disponibile offre il materiale per una revisione critica dell’interpretazione nazionalista e per una serie di ipotesi di lavoro, ma non ancora per una ricostruzione documentata e dettagliata come vorremmo’ (pag 263-265) [(4) Giovanni Messe, ‘La guerra al fronte russo. Il CSIR’, Rizzoli, Milano, 1947; Id., ‘La mia armata in Tunisia’, Rizzoli, Milano, 1960; (5) Guido Gigli, ‘La seconda guerra mondiale’, Laterza, Bari, 1951; Emilio Faldella, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, Cappelli, Bologna, 1959; (6) Tra la vasta produzione di questi due autori, citiamo in particolare Angelo Iachino, ‘Tramonto di una grande marina’, Mondadori, Milano, 1959, e Romeo Bernotti, ‘Storia della guerra in Mediterraneo’, Vito Bianco, Roma, 1960. Per la ricca e per vari aspetti pregevole produzione sulla marina, si veda Walter Polastro, ‘La Marina italiana nella seconda guerra mondiale nell’interpretazione della nostra memorialistica’, in ‘Il movimento di liberazione’, 1972, n. 109, pp. 107-13; (7) Aldo Valori, ‘La campagna di Russia’, Grafica naz. Roma, 1950-1951; Carlo Baudino, ‘Una guerra assurda. La campagna di Grecia’, Cisalpino, Varese, 1965; Mario Cervi, ‘Storia della guerra di Grecia’, Sugar, Milano, 1965. Più o meno sullo stesso piano di questi volumi se ne possono citare diversi altri; in queste righe vogliamo semplificare e non esaurire il discorso; (8) L’Ufficio storico dello stato maggiore ha pubblicato una ventina di monografie sulla guerra italiana, secondo un piano organico, ma condotto con troppa lentezza (…) e con grosse lacune (…); (9) L’Ufficio storico della marina militare ha pubblicato una Relazione ufficiale in due dozzine di volumi, intitolata ‘La marina italiana nella seconda guerra mondiale’, e vari altri studi (tra cui citiamo Mariano Gabriele, ‘Operazione C.3: Malta’, Roma, 1965) sempre di buon livello. Per un’analisi rinviamo alla rassegna di Giorgio Rochat, ‘La marina italiana nella seconda guerra mondiale’, in “”Il movimento di liberazione in Italia””, 1969, n. 94, pp 110-21; (10) Per l’aeronautica esiste solo la pregevole storia ufficiosa di Giuseppe Santoro, ‘L’aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale’, Esse, Roma-Milano, 1957; (11) Roberto Battaglia, ‘La seconda guerra mondiale’, Editori Riuniti, Roma, 1960; Giorgio Bocca, ‘Storia d’Italia nella guerra fascista’, Laterza, Bari, 1969. Un’interpretazione politica coerente, anche nella sua scarsa scientificità, è quella neofascista di Canevari, ‘La guerra italiana’ cit., che difende Mussolini, il regime e le forze armate senza curarsi di contraddizioni e forzature (per non dire falsificazioni vere e proprie); (12) Lucio Ceva, ‘La condotta italiana delle guerra. Cavallero e il Comando supremo 1941-42’, Feltrinelli, Milano, 1975; Giorgio Rochat, ‘Mussolini chef de guerre’ cit., (nuova stesura: ‘Appunti sulla direzione politico-militare della guerra fascista’, in “”Belfagor””, 1977, n. 1, pp. 7-30; (13) Giuliano Manacorda, ‘Diari, memorie e racconti della seconda guerra mondiale’, in “”Società””, 1957, n. 2, pp. 346-60. Cfr. anche Bianca Ceva, ‘Cinque anni di storia italiana, da lettere e diari di caduti’, Comunità, Milano, 1964, e Giorgio Rochat, ‘La campana di Russia, 1941-43. Rassegna bibliografica’, in “”Il movimento di liberazione in Italia’, 1965, n. 79, pp. 61-91; (14) Nuto Revelli, ‘La strada del davai’, Einaudi, Torino, 1966; Id., ‘L’ultimo fronte’, cit.; (15) Oltre alle opere già citate di Collotti e Carocci, si veda Enzo Collotti, ‘La seconda guerra mondiale’, Loescher, Torino, 1973; Id., ‘Il Litorale adriatico nel Nuovo Ordine europeo, 1943-45’, Vangelista, Milano, 1974; Enzo Collotti e Teodoro Sala, ‘Le potenze dell’Asse e la Jugoslavia’, Feltrinelli, Milano, 1974; Giampiero Carocci, ‘Storia d’Italia dall’unità a oggi’, Feltrinelli, Milano, 1975; Ragionieri, ‘La storia politica e sociale’ cit.; Teodoro Sala, ‘L’occupazione italiana della Jugoslavia’, di prossima pubblicazione presso Feltrinelli (1978)]”,”ITQM-255″
“ROCHAT Giorgio”,”La campagna di Russia, 1941-43: rassegna bibliografica.”,”””Richiamiamo brevemente i fatti. La partecipazione italiana fu iniziativa personale di Mussolini e di Ciano, dovuta a ragioni di prestigio ed a preoccupazioni per il futoro assetto post-bellico: il desiderio di rendere all’amico Hitler l’aiuto prestato dalle truppe tedesche in Africa Settentrionale (restituzione piuttosto formale, dato il diverso peso dele forze in campo), l’esigenza di essere presenti sul teatro della lotta antibolscevica e di partecipare ad una vittoria che si immaginava pronta e colossale, il tentativo di crearsi meriti e pegni per la determinazione delle sfere d’influenza. A questa iniziativa furono contrari Hitler ed i comandi militari italiani, che giustamente la giudicavano una dispersione di forze, ma entrambe le resistenze furono puramente formali e nel luglio 1941 fu iniziato il trasporto ferroviario del Corpo di spedizione italiano in RUssia (CSIR) su tre divisioni scelte e rinforzate al comando del gen. Messe. Queste truppe dovettero lottare in un primo tempo soprattutto contro ostacoli logistici, sostenendo poi con successo nell’inverno alcuni attacchi sovietici, violenti ma territorialmente limitati. Contro ogni logica militare, nel 1942 furono inviate in Russia altre 6 divisioni (poi diventate 7), dando origine all’ ARMIR (Armata italiana in Russia o 8° armata), comandata dal gen. Gariboldi, che, dopo alcuni duri combattimenti estivi, assunse in autunno la difesa di un settore di 270 km. sul Don, con uno schieramento debolissimo e privo di riserve (in ottemperanza ai piani tedeschi, che sottovalutavano le possibilità russe)”” (pag 61-62) “”Nel 1950-51 fu pubblicata in fascicoli periodici poi raccolti in due volumi l’opera più ampia e serie sul nostro tema: ‘La campagna di Russia’ di Aldo Valori (1), volume che si può considerare uno dei migliori e più tipici esempi della produzione storiografica sulla guerra”” (pag 65) [(1) A. Valori, La campagna di Russia CSIR-ARMIR, 1941-43′, Roma, Grafica Nazinale 1950-51, due volumi, pp. 801] “”Ci sembra ora necessario precisare le nostre critiche all’interpretazione ormai consolidata ed autorevole della campagna di Russia, di cui il Valori è il massimo rappresentante ed a cui si rifanno nelle linee generali pressochè tutti gli studi pubblicati. Nell’ambito di un breve studio bibliografico non possiamo che accennare ad alcuni problemi, sia pure tra i maggiori, che ci sembrano insufficientemente approfonditi: la responsabilità della partecipazione italiana alla guerra russo-tedesca, il grado di efficienza delle truppe italiane e gli sforzi compiuti dai comandi per colmare le deficienze, la responsabilità del comando dell’Armir nella rotta dell’inverno 1942-43. Passeremo poi in rassena la memorialistica, assai abbondante, che nonè tutto inquadrabile senza difficoltà nella versione ufficiale”” (pag 67)”,”QMIS-059-FGB”
“ROCHAT Giorgio”,”Appunti sulla direzione politico-militare della guerra fascista, 1940-43; Una relazione ufficiale sui militari nella Resistenza romana; I prigionieri di guerra, un problema rimosso.”,” “”(…) Roma non fu un campo di battaglia, bensì un centro importantissimo a scopo informativo, organizzativo e di irradiazione propagandistica patriottica. Questo atteggiamento è valso ad assicurare al fronte clandestino l’appoggio morale ed anche materiale del Vaticano. Le bande interne di Roma non erano destinate alla lotta di ogni giorno, bensì a riunire elementi fedeli incoraggiandoli moralmente a mantenersi sulla via dell’onore, sostenendoli materialmente nelle dure necessità della vita, organizzandoli pel girno in cui sarebbe stato necessario entrare in azione sia per l’avvicinarsi delle forze liberatrici, sia per aperte e gravi violenze che avrebbero potuto essere perpretrate in città dai tedeschi. La composizione organica delle bande cittadine si prestava a questo tipo di impiego data la larghissima percentuale degli ufficiali anche di grado elevato. In sostanza, su un grande numero di iscritti nell’organizzazione cittadina, gli elementi veramente attivi sono stati solo gli organizzatori (capi-banda, capi-gruppo, ecc.) e gli informatori e altri pochi elementi che hanno svolto isolate azioni di sabotaggio. In compenso però questo nucleo di attivi è stato particolarmente esposto alle rappresaglie delle polizie tedesche e fasciste come lo dimostrano le percentuali degli arresti e dei caduti”” (pag 89-90) [2° fascicolo, Relazione ufficiale sui miitari nella resistenza romana] Nessun paese e nessun esercito ricorda volentieri i prigionieri di guerra. I nostri testi sulla prima guerra mondiale citano sempre i 600.000 morti, ma nessuno menziona gli oltre 500.000 prigionieri, un decime de iquali morì nei campi austroungarici (le cifre sono approssimative, come quasi sempre quando si parla di prigionieri di guerra). Nella seconda guerra mondiale circa 600.000 militari italiani furono catturati dagli anglo-franco-americani, circa 50.000 dai russi, circa 650.000 dai tedeschi dopo l’8 settembre (1943). Un milione e trecentomila uomini, quasi tutti tra i 20 e i 35 anni, orientativamente metà dei combattenti sui vari fronti e un terzo degli italiani in divisa nel 1940-43. E ci limitiamo alla prigionia regolare e riconosciuta, senza tener conto dei deportati politici e razziali nel ‘Reich’ nazista, degli internati civili, delle diverse e tragiche vicende dei militari sbandati nei Balcani dopo l’8 settembre e dei combattenti della guerra di liberazione, o di gruppi minori, come i prigionieri della repubblica di Salò. Un milione e duecentomila circa di questi prigionieri rientrarono in Italia tra il 1945 e l’inizio del 1947, ma nessuno di essi ebbe l’accoglienza che, a torto o a ragione, si aspettava. L’impatto con le strutture militari fu quasi sempre sconcertante: i reduci venivano interrogati sulle circostanze della resa e non sulle vicende della prigionia e le loro magre spettanze furonod ecurtate da quote pe il “”vitto e l’alloggio”” di cui avevano fruito in terra nemica. Più duro ancora l’impatto con il paese (…)”” (pag 7, 3° fascicolo, I prigionieri di guerra, un problema rimosso)”,”ITAR-012-FGB”
“ROCHAT Giorgio”,”Militari e politici nella preparazione della campagna d’ Etiopia. Studio e documenti, 1932-1936.”,”””Questi piani e preparativi non rivelano una precisa volontà aggressiva. In sostanza la politica fascista in Africa orientale negli anni ’20, dettata da motivi di prestigio assai più che da interessi economici determinati, mirava ad instaurare sull’Etiopia un controllo reale, in stretto contatto con l’Inghilterra, ma non cercava una conquista armata a breve scadenza, contentandosi di una presenza attiva in Eritrea e Somalia che fosse di ostacolo al rafforzamento dell’autorità statale etiopica. In questo quadro la preparazione militare era vista non come il primo gradino di una guerra d’aggressione, ma come un “”premio di assicurazione”” (per usare le parole di Badoglio) necessario a garantire le colonie italiane dai rischi di una politica di potenza, cioè dalle possibili reazioni di un’Etiopia umiliata, e a dare maggiore credibilità alle pressioni del governo italiano”” (pag 22)”,”QMIx-002-FSD”
“ROCHAT Giorgio”,”Le guerre italiane, 1935-1943. Dall’ impero d’Etiopia alla disfatta.”,”””Le occupazioni balcaniche rappresentano la pagina nera della guerra italiana sotto più aspetti, la durezza verso le popolazioni e la brutalità della repressione, la crisi di efficienza di truppe e comandi, infine la rimozione pressoché totale di queste vicende. L’elemento più significativo è la carenza di una memorialistica specifica; conosciamo meno di dieci volumi di diari e ricordi. Che su oltre 600.000 uomini stanziati nelle diverse regioni balcaniche per ventinove mesi praticamente nessuno abbia sentito l’esigenza di raccontare le sue esperienza è la più efficace dimostrazione di come queste occupazioni siano state sentite e vissute da soldati e ufficiali con intimo disagio, scarsa partecipazione, come mortificante routine per molti, come brutale repressione impossibile da rivendicare, meglio da dimenticare per altri. Una rimozione continuata per decenni a livello di studi anche per altre ragioni, i problemi di lingua e di politica (la guerra fredda impediva di riconoscere validità alla guerra partigiana comunista), la grande complessità delle vicende balcaniche durante e dopo la guerra, dalla glorificazione della resistenza vincente in Jugoslavia e Albania (oggi rimossa se non condannata) alla sua cancellazione in Grecia dopo le lacerazioni del dopoguerra (oggi finalmente in via di ricupero). «Dopo lo sfacelo della Jugoslavia, ci siamo trovati sulle braccia metà di una provincia e, bisogna aggiungere, la metà più povera. I germanici ci hanno comunicato un confine; noi non potevamo che prenderne atto – aprile 1941. Inizialmente, le cose parvero procedere nel modo migliore. La popolazione considerava il minore dei mali il fatto di essere sotto la bandiera italiana». Queste parole di Mussolini per la Slovenia (luglio 1942) dimenticano quanto il suo governo aveva fatto per mettere le mani sui territori jugoslavi, ma hanno un tratto di sincerità: furono i vittoriosi tedeschi a decidere l’ambito delle occupazioni italiane, riservandosi le ragioni più interessanti come risorse economiche o ruolo strategico. (…) La prima cosa da ricordare è che queste occupazioni hanno un ruolo essenziale nella guerra fascista, spesso sottovalutato. Furono l’unico risultato concreto della politica di espansione, dovevano essere un’anticipazione dell’impero mediterraneo promesso da Mussolini, una prova della capacità italiana di dominare nuovi grandi territori acquisiti con la forza e mantenuti con un grosso impegno militare. A patto di voler dimenticare che queste conquiste non erano dovute alle armi italiane, ma al successo dell’offensiva tedesca dell’aprile 1941. Ed erano ancora precarie: anche nel caso più favorevole di una rapida vittoria sarebbe stata la Germania nazista a determinare l’assetto definitivo dei Balcani, con più attenzione ai suoi interessi che alle esigenze di prestigio di Mussolini. (…) Le occupazioni balcaniche richiesero perciò un impegno militare straordinario (e poi dimenticato e sottovalutato). L’esercito vi mantenne una forza di 600/650.000 uomini, che, non va commisurata al totale degli uomini alle armi, ma a quello delle forze efficienti. Sulle 65 divisioni disponibili nel 1941-42, la metà fu destinata ai Balcani, da 30 a 35 a seconda dei momenti. Più di quante ne furono inviate su tutti gli altri teatri, tre volte quante ne restavano in Italia nel 1943 per fronteggiare anglo-americani e tedeschi. Il che indica la priorità che le occupazioni balcaniche e le connesse aspirazioni di espansione avevano per Mussolini e gli alti comandi nella primavera 1941. L’impegno della marina fu meno appariscente, ma pure gravoso. Dal 1° luglio 1941 (quando la guerra contro la Grecia era finita) all’8 settembre 1943 il traffico per il Levante (ossia verso i porti adriatici e greci, compreso l’Egeo) fu di 1640 convogli con 2350 viaggi di mercantili e 977 di navi militari di scorta, e il trasporto di 346.300 uomini e 956.000 tonnellate di materiali. Un totale di viaggi di mercantili e di uomini superiore alla somma del traffico verso la Libia e la Tunisia (…)”” (pag 360-364) [Giorgio Rochat, ‘Le guerre italiane, 1935-1943. Dall’ impero d’Etiopia alla disfatta’, Einaudi, Torino, 2005]”,”QMIS-079-FSD”
“ROCHAT Giorgio, a cura”,”Il colonialismo italiano.”,”La prima gurra d’Africa – La guerra di Libia – La riconquista della Libia – La guerra d’Etiopioa – L’ Impero.”,”ITQM-001-FMB”
“ROCHE Daniel”,”La France des Lumieres.”,”L’A è Prof all’ Univ Paris I, e D EHESS. E’ autore di varie opere tra cui: -Le Siecl des Lumieres en province. Academies et academiciens provinciaux, 1680-1789. MOUTON. 1978, 1989 -Le Peuple de Paris. Essai sur la culture populaire au XVIII siecle. AUBER-MONTAIGNE. 1981 -Jacques-louis Menetra, Journal de ma vie MONTALBA. 1982 -Les Francais de l’ Ancien Regime. Tome 1. La Societé et l’Etat. Tome 2. Cultures et societés. A. COLIN. 1984 in collaborazione con Pierre GOUBERT -Les Republicains des Lettres, gens de culture et Lumieres au XVIII siecle. FAYARD. 1988 -La culture des apparences. FAYARD. 1989″,”FRAA-018″
“ROCHE Daniel”,”La cultura dei lumi. Letterati libri biblioteche nel XVIII secolo.”,”Daniel ROCHE insegna storia moderna all’Univ di Parigi I. Tra le sue opere: -Le siecle des lumieres en Provence, 1978 -Il popolo di Parigi. IL MULINO. 1986″,”EDIx-004″
“ROCHE Daniel”,”Il linguaggio della moda. Alle origini dell’industria dell’ abbigliamento.”,”La densa indagine di ROCHE ricostruisce il panorama del vestiario del tempo, le svariate tipologie dell’abbigliamento, il campionario di accessori: se la moda è il riflesso del vivere sociale essa riproduce, questa la tesi di fondo dell’A, la gerarchia delle apparenze.”,”FRAA-031″
“ROCHE Denis a cura”,”””La liberté ou la mort””. Refléchissez et choisissez.”,”””Io non conosco che il nemico, battiamo il nemico”” (Danton, 10 marzo 1793) (pag 82) “”I prodotti della terra appartengono a tutti gli uomini”” (Roux, 28 luglio 1793) (pag 156) “”La forza generale della Repubblica si compone del popolo intero”” (A. CLOOTS, appello al genere umano, dicembre 1793) (pag 45)”,”FRAR-279″
“ROCHE Daniel”,”Le peuple de Paris. Essai sur la culture populaire au XVIII° siècle.”,”ANTE3-37 pag 85″,”FRAA-076″
“ROCHE Gérard; MESSINA Pietro; JOUBERT Jean-Paul; DREYFUS Michel; BROUE’ Pierre; FRANK Pierre e MOLINIER Raymond; VERGNON Gilles”,”La rupture de 1930 entre Trotsky et Rosmer: “”Affaire Molinier”” ou divergences politiques? (Roche); Crise politique ou provocation? L’affaire Feroci (alias Alfonso Leonetti) en 1933 (Messina); Trotsky et le Front populaire (Joubert); Des femmes trotskystes et pacifistes sous le Front populaire (Dreyfus); La “”Réconciliation”” avec Raymond Molinier (Broué); A propos de la crise du mouvement trotskyste en France dans la période d’avant-guerre (Frank e Molinier); Du nouveau sur l’histoire du PCF? (Vergnon).”,”In appendice saggio bibliografico di Jacqueline Bois sugli scritti di Trotsky e dei trotskisti su Rosa Luxemburg (pag 122-128)”,”TROS-266″
“ROCHE Jean-Jacques”,”Chronologies des relations internationales de 1945 à nos jours.”,”ROCHE Jean-Jacques è Professore universitario all’ IEP di Grenoble. Ha pubblicato pure ‘Système international contemporain’, ‘Theories des relations internationales’, e ‘Un empire sans rival – Essai sur la Pax Democratica’ dedicato al dopo guerra fredda.”,”RAIx-347″
“ROCHE Jean-Jacques”,”Le relazioni Internazionali. Teorie a confronto.”,”Jean-Jacques Roche è professore di Scienze politiche nell’Università Panthéon-Assas (Paris II). É membro del Dipartimento e del Centre d’Etudes sur le Désarmement et la Sécurité Internationale dell’Università di Grenoble II. É autore di: Les grandes puissances et le désarmement, Chronologies des relations internationales de 1945 à nos jours, Le système international contemporain.”,”RAIx-046-FL”
“ROCHE Gérard MICHEL Jacques DOUZET Frédérick BAUDUIN Anne BROUE’ Pierre”,”Autour de la Commission Dewey. Les intellectuels américains et la Commission Dewey (Roche); John Dewey: un engagement philosophique pour la vérité (Michel); Le combat masqué entre Dewey et Trotsky (Douzet); La commission rogatoire française à travers la lunette de l’Histoire (Bauduin); L. Sedov et Victor Serge devant la commission rogatoire. Débat autour de la Commission; ‘En marge de la Commission Dewey’, L’espion de Staline (Broué).”,”Comitato americano per la difesa di Trotsky, 1936 (pag 7) L’ufficio esecutivo di questo comitato era composto da Suzanne LaFollette, Ben Stolberg, James Rorty, James Burnham, Sidney Hook e J.T. Farrell. Quest’ultimo è stato rimosso dal posto di segretario su insistenza di Solow e di Elliot Cohen che gli rimproveravano di aver liquidato il NPLD a vantaggio del partito socialista. I due principali membri del comitato erano Ben Stolberg e Suzanne LaFollette (parente del senatore Robert M. LaFollette) (pag 9) James Rorty è stato uno dei fondatori di ‘New Masses’ e nel 1932 ha giocato un ruolo importante nel sostegno degli intellettuali alla candidatura comunista di W.Z. Foster e James W. Ford per la campagna presidenziale (pag 9)”,”TROS-334″
“ROCHE Jean-Louis”,”Les Trotskiens. Suivi de Lexique du trotskisme (1968-2002).”,”Il volume si occupa della traitettoria trentennale della principale corrente della sinistra, il trotskismo, apparso mediaticamente sulla scena nel 1968 con la richiesta di una diversa politica da quella della gauche imborghesita e degli staliniani. I trotskisti hanno finito per giocare un ruolo politico più importante di quello che non abbiano voluto riconoscere i commentatori e gli storici per l’organizzazione dell’ordine sociale. La loro traiettoria anti-rivoluzionaria è chiaramente visibile nella promozione e il sostegno del mitterandismo. In questo libro si vedrà come i trotskisti hanno piantato le tende nella democrazia borghese. (quarta di copertina) Vignetta in copertina: Votiamo Mitterand, senza illusioni, ma senza riserve “”La fedeltà di Arlette Laguiller è una incontestabile fedeltà alla sinistra della borghesia”” (pag 196) (paragrafo ‘Les mensonges d’Arlette) (Lutte ouvriere, LO) Altra opera dell’autore: ‘Précis de communisation’, 2008 de Jean-Louis Roche (Auteur)”,”TROS-345″
“ROCHE Yann”,”Le Mer de Chine méridionale: un enjeu frontalier majeur en Asie du Sud-Est.”,”Verso una destabilizzazione regionale?”,”ASIE-036″
“ROCHE Jean-Louis”,”Les Trotskiens. Suivi de Lexique du Trotskisme (1968-2002).”,”Avant-propos, Introduction, Annexes, Chronologie, Bibliographie, Appel au lecteur, Notes, Sigles et dénominations par famille trotskiste,”,”TROS-090-FL”
“ROCHECHOUART C.te de”,”Souvenirs sur la Revolution, l’ Empire et la Restauration. (suite).”,”La battaglia di Lipsia (16-18.10.1813) fra l’ esercito di NAPOLEONE e quello della VI Coalizione, vinta da questi ultimi, concluse la parabola discendente di NAPOLEONE iniziata con la campagna di Russia.”,”FRAN-038″
“ROCHEFORT Christiane”,”Il riposo del guerriero. Romanzo.”,”Christiane Rochefort ‘“Il riposo del guerriero” di Christiane Rochefort è un romanzo celebre, datato ma attualissimo, uscito in Francia nel 1958. Quest’opera è stata oggetto di una riduzione cinematografica nel 1962, diretta da Roger Vadim, ma il film non rende giustizia al libro, come spesso accade. Il pettegolezzo vuole che il romanzo abbia “fatto arrossire la signora De Gaulle”, ma non è chiaro se questa diceria corrisponda al vero12. La storia d’amore raccontata nel romanzo è delle più classiche: un uomo bello e dannato fa breccia nel cuore di una donna di buona famiglia. La narrazione è guidata dalla voce della protagonista femminile, che ci porta dentro il proprio dramma. Lui, con un’anima autodistruttiva e prepotente, si muove tra anarchia, violenza, sesso, alcool e romanzi polizieschi, senza morale e rispetto per gli altri e per lei. Lei, innamorata, lo subisce e lo asseconda, precipitando in una spirale che la porta verso l’annullamento fisico, psicologico e sociale. Tuttavia, arriva il momento della ribellione e del riscatto, segnando un punto di svolta nella vita della ragazza, quando si rende conto che ogni limite è stato quasi superato. Il titolo del romanzo richiama una celebre frase di Friedrich Nietzsche contenuta in Così parlò Zarathustra: “”L’uomo deve essere addestrato alla guerra”” 1. Questo romanzo, con poche parole intrise di erotismo e sesso, evita la volgarità e dimostra l’abilità dell’autrice nel narrare efficacemente una storia intensa e struggente’. (copil)”,”VARx-006-FAP”
“ROCHEFOUCAULD Francois de la; a cura di Maurizio ENOCH”,”Massime.”,”””Il più delle volte, le nostre virtù sono soltanto dei vizi camuffati”” “”Se non avessimo difetti, non proveremmo tanto piacere a notare quelli degli altri”” (pag 19) “”L’ interesse parla ogni sorta di lingua, e recita ogni sorta di personaggio, compreso quello del disinteressato”” (pag 19) Francois de la ROCHEFOUCAULD nacque a Parigi nel 1613 da una famiglia nobile francese. Educato da un precettore iniziò la carriera delle armi e partecipò alla vita politica. Venne esiliato per aver partecipato ad una congiura contro il cardinale Richelieu. Nel 1662 pubblicò le Memorie e nel 1664 le Riflessioni o senteze e massime morali, il suo capolavoro. Morì nel 1680.”,”VARx-314″
“ROCHESTER Anna”,”La naturaleza del capitalismo.”,”La ROCHESTER, economista, è autrice di libri come ‘Lenin e la questione agraria’, ‘I dominatori d’ America’, ‘Perché i farmers sono poveri’. “”La vera crisi può apparire prima nel campo finanziario. Così la grande crisi e depressione nordamericana della decade 1930, si manifestò con il panico del 29 ottobre 1929 alla Borsa di New York. Però alcuni mesi prima la produzione aveva cominciato a cadere dal suo suo livello di prosperità senza precedenti””. (pag 101)”,”ECOI-138″
“ROCHESTER Anna”,”Rulers of America. A Study of Finance Capital.”,”””Sotto le sembianze di lavori pubblici per alleviare la disoccupazione, Roosevelt stabilì misure di preparazione militare diretta o indiretta. Fino al luglio 1935, circa 430.000.000 dollari di denaro per lavori pubblici sono stati trasferiti per fini militari, ad esercito e marina.”” (pag 298)”,”USAE-037″
“ROCHET Waldeck”,”Le marxisme et les chemins de l’ avenir.”,”””Nel dominio delle scienze della natura, il Partito non interviene nelle discussioni non concluse tra gli specialisti, né per contrastare i dibattiti, né per apportare una verità a priori. Incoraggia al contrario i dibattiti e le ricerche senza le quali la conoscenza vera potrà progredire e ne apprezza le conclusioni. Nel dominio della letteratura e delle arti, il Partito dà a tutti gli scrittori e gli artisti membri del Partito la possibilità di dispiegare la loro iniziativa. Riguardo a questo, ricordo che Lenin metteva in guardia contro ogni schematismo e dogmatismo. Mostrando che la letteratura e l’ arte non potevano rimanere su posizioni di un neutralismo indifferente di fronte al grande combattimento di classe delle forze opposte che si sviluppa in tutti i paesi del mondo, scriveva: “”La cosa letteraria si presta meno delle altre all’ egualizzazione, al livellamento, al dominio della maggioranza sulla minoranza… Occorre assolutamente assicurare in questo dominio libero corso all’ iniziativa personale, alle tendenze individuali, allo sviluppo del pensiero e dell’ immaginazione, alla forma e al contenuto””. (pag 74)”,”PCFx-031″
“ROCKER Rudolf”,”Nazionalismo e Cultura. Volume I.”,”””Anche le grandi conquiste degli arabi, e specialmente l’ invasione della Spagna e la conseguente guerra dei 700 anni, non possono spiegarsi con nessuna analisi, quanto si voglia approfondita, delle condizioni di produzione del tempo””. (pag 28) “”Non è per caso che il carattere di Don Chisciotte sia nato proprio in Spagna. La teoria che cerca di sostituire l’ insieme della sociologia con le scoperte della psicologia va forse troppo lontano, ma è innegabile che la condizione psicologica degli uomini ha una forte influenza nel formare l’ ambiente sociale umano””. (pag 29)”,”ANAx-174″
“ROCKER Rudolf”,”Nazionalismo e Cultura. Volume II.”,”””Più tardi, Wilhelm von Humbolt sviluppò anch’ egli una complessa teoria che doveva provare che, sia nella struttura che nell’ espressività d’ un linguaggio, la natura speciale d’ un popolo rivela se stessa. “”Il linguaggio è, per così dire, l’ espressione esteriore dello spirito d’un popolo. Il suo modo di parlare è il suo spirito, e il suo spirito è il suo modo di parlare. (…)””. (pag 31) “”Russbüldt calcola che il costo dell’ educazione di un uomo fino all’ età di 16 anni, cioè fino all’ età in cui potrà cominciare a produrre, va da 8000 marchi oro fino a 15.000 come massimo- secondo che vi si aggiugano, o no le spese cui la comunità e lo Stato debbono far fronte per i cibo e l’ abbigliamento fornitigli nella casa paterna; mentre la morte di un uomo in guerra costa 100 mila marchi, il 50 per cento dei quali corrisponde al beneficio netto dell’ industria bellica che realizza così un utile netto di 50.000 marchi. Le perdite materiali della guerra del ’14-’18 sono così fantastiche che la mente umana non può arrivare a concepirle””. (pag 246) “”Ma anche Trotsky, quando nel 1921 massacrò i marinai e gli operai di Kronstadt – quattordicimila, uomini, donne e bambini- non si contentò d’ affogare nel sangue la protesta di quei pionieri della Rivoluzione russa, ed egli e i suoi collaboratori non esitarono a denunciare al mondo le loro vittime come controrivoluzionari e strumenti dello zarismo. Oggi egli deve sopportare di essere dipinto al mondo intero, dai suoi vecchi compagni, come alleato di Hitler e strumento del fascismo. Questa è la Nemesi storica!”” (pag 250)”,”ANAx-175″
“ROCKER Rudolf”,”Pionieri della libertà. Le origini del pensiero liberale e libertario negli Stati Uniti. Con un saggio sull’ anarchismo americano di Ronald Creagh.”,”ROCKER Rudolf nasce a Magonza in Germania nel 1873. A 18 anni è già anarchico e nel 1892 le persecuzioni poliziesche lo costringono ad emigrare, dapprima in Francia poi in Inghilterra dove conosce i più noti anarchici dell’ epoca (KROPOTKIN, MALATESTA, GRAVE ecc.) e dove dirige due periodici yiddish “”Arbeiterfreude’ e ‘Germinal’. Alla fine della prima guerra mondiale torna in Germania ove svolge un’ attività politica di orientamento anarcosindacalista. All’ avvento del nazismo si rifugia negli Stati Uniti dove rimane fino alla morte (1958). E’ autore oltre che di una voluminosa autobiografia (ritenuta fonte quasi obbligata per la storia dell’ anarchismo internazionale del XX secolo), di vari libri tra cui ‘Nazionalismo e cultura’ e ‘Bolscevismo e anarchismo’. CREAGH è ricercatore all’ Università di Montpellier. E’ autore di una ‘Storia dell’ anarchismo negli Stati Uniti’ (1981). L’A si occupa di T. PAINE T. JEFFERSON R.W. EMERSON H.D. THOREAU W.L. GARRISON W. PHILLIPS A. LINCOLN J. WARREN S.P. ANDREWS L. SPOONER W.B. GREENE B.R. TUCKER. “”La costituzione, nel giugno 1847, del villaggio Utopia nell’ Indiana è il primo tentativo di fondare una piccola comunità in base la principio del costo. L’ esperimento venne intrapreso con mezzi molto limitati, ma, secondo la descrizione di Warren e di altri partecipanti, superò perfettamente la prova. (…) Ma l’ impresa venne spezzata da influenze esterne. Il prezzo della terra circostante venne spinto talmente in alto dalla speculazione che la colonia non si sarebbe potuta estendere. Per cui molti dei partecipanti furono costretti ad emigrare nel Minnesota, dove la terra poteva essere acquistata a condizioni più ragionevoli.”” (pag 83) “”Ognuno viveva a modo proprio e lasciava che gli altri facessero lo stesso. La massima “”Pensa agli affari tuoi””, era l’ unica legge stabilita. Gli affari personali non erano soggetti a leggi fisse. Ognuno decideva per sé, secondo le proprie inclinazioni, e tutte le transazioni sociali venivano determinate dal libero accordo delle parti. Lo scambio avveniva sulla base del principio del costo e assicurava ad ognuno l’ intero prodotto del suo lavoro, di cui poteva disporre come meglio gli pareva””. (pag 84)”,”ANAx-180″
“ROCKER Rudolf”,”El nacionalismo. Tome primero. Las raices de la autoridad. Tomo segundo. Teologia politica. Tomo tercero. Economia sin capitalismo y sociedad sin estado.”,”Condizioni psicologiche di tutte le trasformazioni nella storia (in capitolo II) Rapporto guerra-economia (in capitolo II) Hegel filosofo dello stato prussiano (in capitolo IX) “”La nazione non è la causa, ma l’ effetto dello Stato. E’ lo Stato che crea la nazione, non la nazione lo Stato””. (pag 9, volume secondo)”,”TEOP-181″
“ROCKER Rudolf”,”Anarcho-syndicalism. Theory & practice. An introduction to a subject which the Spanish War has brought into overwhelming prominence.”,”William BENBOW precursore dell’ idea dello sciopero generale. “”L’ idea di sciopero generale incontrò, all’ epoca, la simpatia generale delle organizzazioni dei lavoratori inglesi. All’ inizio del 1832, William Benbow, uno dei più attivi campioni del nuovo movimento, aveva pubblicato un pamphlet intitolato “”Grand National Holiday and Congress of the Productive Classes””, che ebbe una grande diffusione, e in cui l’ idea dello sciopero generale e la sua importanza per la classe operaia fu per la prima volta trattata nel suo pieno significato””. (pag 63) “”I blanquisti francesi vedevano nei sindacati semplicemente un movimento di riforma, con cui essi si auguravano di non aver niente a che fare, dato che la loro mira immediata era la dittatura socialista. Ferdinand Lassalle diresse tutte le sue attività verso l’ unione degli operai in un partito politico e fu un aperto oppositore di tutti gli sforzi sindacali, in cui egli vedeva solo un ostacolo all’ evoluzione politica della classe operaia. Marx, e in particolare i suoi amici del periodo in Germania, riconoscevano, è vero, la necessità dei sindacati per l’ acquisizione di certi miglioramenti all’interno del sistema sociale capitalistico ma credevano che il loro ruolo si esaurisse con questo, e che essi sarebbero scomparsi insieme al capitalismo, dato che la transizione al socialismo sarebbe stata guidata solo da una dittatura proletaria””. (pag 71)”,”ANAx-192″
“ROCKER Rudolf; TALLURI Bruna”,”Marx e le idee libertarie. Antologia (Rocker); Padre Eguia, la “”Civiltà cattolica”” e la guerra di Spagna (Talluri).”,”Il primo articolo (Rocker) è la traduzione di uno studio di R. Rocker contenuto nel libro di Varlan Tcherkesoff “”Erros e contradicses do marxismo””, Rio de Janeiro, Mundo Livre”,”ANAx-420″
“ROCKMORE Tom”,”On Heidegger’s Nazism and Philosophy.”,”Tom Rockmore is Professor of Philosophy at Duquesne University. Acknowledgments, Preface to the Paperback Edition, Introduction, Notes, Index,”,”GERN-033-FL”
“ROCKMORE Tom MARGOLIS Joseph, Contributors by John D. CAPUTO Fred DALLMAYR Victor FARÍAS Hans-Georg GADAMER Dominique JANICAUD Theodore KISIEL Leszek KOLAKOWSKI Domenico LOSURDO Hans-Christian LUCAS Reiner MARTEN Hugo OTT Otto PÖGGELER Jacques TAMINIAUX Nicolas TERTULIAN Reiner SCHÜRMANN Michael E. ZIMMERMANN”,”The Heidegger. Case On Philosophy and Politics.”,”John D. Caputo is Profesor of Philosophy at Villanova University and Distinguished Adjunct Professor at Fordham University. Fred Dallmayr is the Dee Professor of Government at Notre Dame University. Victor Farías is Professor of Latin American Studies at the Free University, Berlin, Germany. Hans-Georg Gadamer is Professor Emeritus of Philosophy at the University of Heidelberg, Germany. Dominique Janicaud is Professor of Philosophy at Northern Illinois University. Leszek Kolakowski is Research Professor of All Souls College, Oxford University, and Professor in the Committee on Social Thought, University of Chicago. Domenico Losurdo is Professor of Philosophy at the University of Urbino, Italy. Hans-Christian Lucas is Research Director in the Hegel Archives at the University of Bochum, Germany. Joseph Margolis is Laura H. Carnell Professor of Philosophy at Temple University. Rainer Marten is Professor of Philosophy at the University of Freiburg, Germany. Hugo Ott is Professor of History at the University of Freiburg, Germany. Otto Pöggeler is Professor of Philosophy and Director of the Hegel Archives in the University of Bochum, Germany. Tom Rockmore is Professor of Philosophy at Duquesne University. Jacques Taminiaux is Professor of Philosophy at the University of Louvain, Belgium, and at Boston College. Nicolas Tertulian is Professor of Philosophy at Ecole Pratique des Hautes Études in Paris, France. Reiner Schürmann is Professor of Philosophy at the New School for Social Research. Michael E. Zimmermann is Professor of Philosophy at Tulane University. Preface, Acknowledgments, Introduction, Contributors, Index,”,”FILx-121-FL”
“RODANO Giorgio”,”Il credito all’economia. Raffaele Mattioli alla Banca Commerciale Italiana.”,”Il volume è diviso in due sezioni. Nella prima, articolata in otto capitoli, si affrontano le vicende della Banca Commerciale tra il 1931 e il 1939. La storia della Comit è strettamente collegata a quella del resto del sistema bancario e quindi e quindi all’evoluzione dei rapporti tra banca, industria e Stato e più in generale dell’intera economia italiana. Basta pensare a temi come quello della banca mista e della sua crisi, del rapporto tra quest’ultima e le difficoltà della politica monetaria; e ancora, a temi come l’istituzione dell’ Imi e dell’ Iri o la realizzazione della legge bancaria col corredo di complesse motivazioni che hanno determinato queste scelte. Nella seconda – i successivi diciotto capitoli – si prende in esame il periodo postbellico, tra il 1945 e il 1972. In questa sezione il tema del credito viene trattato sia in generale sia concentrando l’attenzione su aspetti specifici, ma di grande rilevanza, come il problema del credito a medio termine o del credito agevolato. Troviamo pagine sull’ Iri e sulla sua politica (quella effettiva e quella desiderata) sulla”,”E1-BAIT-029″
“RODANO’ Carlo”,”Mezzogiorno e sviluppo economico.”,”Contiene il capitolo: ‘Il problema del Sud negli Stati Uniti’ (pag 225-255)”,”ITAE-244″
“RODANO Giorgio a cura, Saggi di Luigi SPAVENTA Rodney MADDOCK Michaele CARTER John B. TAYLOR Robert E. LUCAS Thomas J. SARGENT Neil WALLACE Bennett T. MCCALLUM Arthur M. OKUN Albert ANDO Alessandro VERCELLI Paul DAVIDSON Roman FRYDMAN Edmund S. PHELPS Fausto VICARELLI”,”Ascesa e declino della nuova macroeconomia classica.”,”Giorgio Rodano insegna Economia politica all’Università di Urbino. Ha pubblicato numerosi articoli di teoria e politica economica su varie riviste. Nel 1983 ha pubblicato il volume Il credito all’economia. Dal 1985 dirige assieme a mario Reale La Rivista trimestrale.”,”ECOT-147-FL”
“RODANO Giorgio”,”La disoccupazione.”,”Giorgio Rodano (Roma 1946) è ordinario di Politica monetaria presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma. In precedenza ha insegnato Economia politica presso l’Università di Catania e di Urbino.”,”ITAS-075-FL”
“RODDOLO Marcello”,”L’ Imperialismo nel campo economico. La colonia di sfruttamento. Tesi di Laurea.”,”Oltre alle opere del prof. Achille LORIA, l’A ha consultato i libri di AMADORI-VIRGILI (Il sentimento imperialista), BARRAL-MONTFERRAT (Da Monroe a Roosevelt), CASTELLANI (L’ imperialismo in politica), MALAGODI (Imperialismo), MORASSO (L’ Imperialismo nel secolo XX), MOREAU (L’ Envers des Etats-Unis), JANNET (L’ Etats-Unis contemporains), SEELEY (L’ expansion de l’ Angleterre), SPENCER (Fatti e commenti. Imperialismo e schiavitù. Ritorno alla barbarie). “”E l’ Inghilterra gelosa di questa concorrenza industriale non nascose a se stessa il pericolo Americano. James Bryce professore ad Oxford, che ha legato il suo nome agli studi profondi sulle condizioni degli Stati Uniti, precipuo l’ American Commonwealth, nell’ ultimo suo scritto “”L’ America riveduta dopo un quarto di secolo”” ha rilevato il prodigioso sviluppo ed accentramento industriale degli Stati Uniti, talché gli affari (industria, commercio, speculazioni finanziarie) hanno preso il sopravvento su tutte le professioni ed occupazioni delle altre classi sociali””. (pag 23)”,”ECOI-162″
“RODELLI Luigi”,”Una beffa storica: la revisione del Concordato.”,”RODELLI Luigi segretario della ALRI (1980), Associazione per la libertà religiosa in Italia fondata da Gaetano Salvemini nel 1954.”,”RELC-330″
“RODELLI Luigi MEI Celso GRIMALDI Vero”,”Il nuovo concordato con la Santa Sede. Testo, riflessioni e commento.”,”Alri, Associazione per la libertà religiosa, fondata da Gaetano Salvemini nel 1954 Il concordato in Parlamento. “”Solo una minoranza dei parlamentari se ne è resa conto nel brevissimo tempo concesso al dibattito (un pomeriggio al Senato e due alla Camera); la maggioranza (Pci compreso, fedele al togliattiano art. 7 della Costituzione) aveva deciso in anticipo l’approvazione a scatola chiusa, considerando la revisione del Concordato un atto dovuto. Il Psi, che alla Costituente aveva votato contro l’art. 7, oggi si vanta di avere “”laicizzato”” i rapporti tra Stato e Chiesa. Evidentemente, “”laico”” ha per i socialisti lo stesso significato che ha per il cattolicissimo Andreotti; “”laico”” nella Chiesa cattolica designa appunto coloui che non appartiene al clero (cioè il popolo, non iniziato alle cose sacre e distinto dal sacerdote), ne accoglie i precetti e ne esegue gli ordini. Su questa scena itaolo-pontificia Andreotti, Craxi e molti altri (intellettuali e no) si riconoscono e si riveriscono come “”laici””. Vedremo il séguito. (…) Al momento di chiudere queste note ci giunge il testo integrale del nuovo Concordato e del Protocollo Addizionale. Come il lettore potrà constatare il testo conferma in gran parte, rafforza ed estende i privilegi assicurati alla Chiesa cattolica dal Concordato mussoliniano e dalla successiva legislazione italiana, fedele alla lettera e allo spirito del Concordato”” (pag 18-20) [Luigi Rodelli, ‘Il Craxi-Concordato’) Dal volantino inserito nel volume: per il 1983 tra sussidi e contributi dello Stato alla Chiesa cattolica si arriva a una cifra di circa mille miliardi. Ma con la cifra in realtà è più alta”,”RELx-063″
“RODELLI Luigi a cura; saggi di Albino MICHELIN Giuliano COLLIVA e Giacomo DE-ANTONELLIS Filippo GENTILONI e Marcello VIGLI Pietro ICHINO Leopoldo PICCARDI Mauro MELLINI Lamberto BORGHI Mario BERUTTI Luigi RODELLI”,”Cattolici e laici contro il concordato.”,”Alri, Associazione per la libertà religiosa, fondata da Gaetano Salvemini nel 1954 In apertura citazione di Carlo Emilio Gadda sulla religione (“”Religione non è benedire il siluro””) Contiene ritaglio di giornale con articolo di Lucio Lombardo Radice”,”RELC-332″
“RODGER N.A.M.”,”The Command of the Ocean. A Naval History of Britain, 1649-1815.”,”N.A.M. Rodger è Professore di Storia Naale alla Exeter University e Fellow della British Academy.”,”QMIN-076-FSL”
“RODGER N.A.M.”,”The Safeguard of the Sea. A Naval History of Britain. Volume One: 660-1649.”,”N.A.M. Rodger è nato nel 1949 ed è Anderson Fellow del Museo ‘National Maritime Museum’. È autore pure di ‘The Wooden World’ e di ‘The Admiralty’.”,”QMIN-083-FSL”
“RODGER N.A.M.”,”The Wooden World. An Anatomy of the Georgian Navy.”,”Il mondo del legno. Un’anatomia della marina georgiana. in apertura: Illustrazione: sezione di una nave armata di 74 cannoni Giorgio III (Giorgio Guglielmo Federico di Hannover; Londra, 4 giugno 1738 – Windsor, 29 gennaio 1820) è stato re di Gran Bretagna e d’Irlanda dal 25 ottobre 1760 al 1º gennaio 1801 e, da quella data, sovrano del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda; fu anche duca di Brunswick-Lüneburg, principe elettore di Hannover, che divenne un regno il 12 ottobre 1814, e re di Corsica dal 17 giugno 1794 al 15 ottobre 1796. Fu il terzo sovrano in terra britannica della casa di Hannover, ma il primo ad essere nato in Inghilterra e ad usare l’inglese come lingua madre. Durante il suo lungo regno, il terzo più lungo di tutta la storia britannica, si verificarono eventi epocali per la storia dell’Inghilterra e di tutto il Regno: l’inizio della rivoluzione industriale, la guerra d’indipendenza degli Stati Uniti e le guerre napoleoniche. Inoltre Giorgio III fu il primo sovrano del Regno Unito, istituito con l’atto di Unione del 1800. Durante il suo regno cercò di ridimensionare in proprio favore l’influenza sul Parlamento dell’aristocrazia Whig, erede della Gloriosa rivoluzione del 1688-1689[2]. (…) (wik)”,”QMIN-087-FSL”
“RODGERS Gerry a cura; saggi di Jorge JATOBA Molly POLLACK René ARTURO Orellana G. Ricardo AVILA AVILA Daniel CAMAZON Guillermo GARCIA-HUIDOBRO Hugo MORGADO Andras UTHOFF Hans-Dieter EVERS Ruperto P. ALONZO Pranb BARDHAN John HARRISS”,”Urban Poverty and the Labour Market. Access to Jobs and Incomes in Asian and Latin American Cities.”,”Saggi di Jorge JATOBA Molly POLLACK René ARTURO Orellana G. Ricardo AVILA AVILA Daniel CAMAZON Guillermo GARCIA-HUIDOBRO Hugo MORGADO Andras UTHOFF Hans-Dieter EVERS Ruperto P. ALONZO Pranb BARDHAN John HARRISS.”,”CONx-090″
“RODGERS Gerry a cura”,”Urban Poverty and the Labour Market. Access to Jobs and Incomes in Asian and Latin American Cities.”,”Saggi di Gerry RODGERS Jorge JATOBA’ Molly POLLACK René ARTURO Orellana G. e Ricardo AVILA AVILA Daniel CAMAZON Guillermo GARCIA-HUIDORO Hugo MORGADO Molly POLLACK Andras UTHOFF Hans-Dieter EVERS Ruperto P. ALANZO Pranab BARDHAN John HARRISS. Tab. 2.3. Indicatori di povertà assoluta e relativa, 1981-83 (Brasile, Sud-Est, Nord-Est) – Coefficiente Gini (Brasile) 0.579 (1981) 0.597 (1983) – Percentuale di reddito percepito dal 40% più povero della popolazione: 9.35 8.06 – Percentuale di reddito percepito dal 10% più ricco della popolazione: 45.33 46.23 – Percentuale di operai con salario minimo: 37.1 40 – Indice di povertà assoluta: 0.196 0.220″,”CONx-113″
“RODGERS William”,”Think. A Biography of the Watsons and IBM.”,”Nota: le ultime tre pagine dell’indice dei nomi (pag 318-319-320) sono finite tra la pagina 78 e la pagina 79 IBM INTERNATIONAL BUSINESS MACHINES CORPORATION Le macchine di Watson furono applicate nei progetti di fissione nucleare e per la preparazione della bomba atomica, Los Alamos ecc, progetto Manhattan (pag 144, 181, 286) Thomas J. Watson Sr. e suo figlio, Thomas J. Watson Jr., hanno avuto un ruolo cruciale nella storia di IBM, trasformandola in una delle più grandi aziende tecnologiche del mondo. Thomas J. Watson Sr. è stato presidente e amministratore delegato di IBM dal 1914 al 1956. Ha trasformato la Computing-Tabulating-Recording Company (CTR) in IBM, creando una cultura aziendale basata su principi umani e innovativi. Watson Sr. ha introdotto il famoso motto “”THINK”” e ha enfatizzato l’importanza del rispetto e della formazione dei dipendenti. Sotto la sua guida, IBM è diventata leader mondiale nella produzione di macchine per la tabulazione e il calcolo. Thomas J. Watson Jr. ha preso le redini dell’azienda nel 1956, dopo la morte del padre. Ha guidato IBM attraverso la transizione dai macchinari meccanici ai computer elettronici, stabilendo l’azienda come pioniera nell’industria informatica. Watson Jr. ha implementato una complessa riorganizzazione interna e ha spinto IBM a diventare leader nel settore dei computer, un ruolo che l’azienda ha mantenuto per decenni. Insieme, i due Watson hanno plasmato IBM in un colosso tecnologico, influenzando profondamente la cultura aziendale e l’industria informatica globale. (f. copil.) Arthur Kittredge ‘Dick’ Watson ha avuto un ruolo significativo nella storia di IBM. Era il figlio di Thomas J. Watson Sr. e il fratello di Thomas J. Watson Jr. Arthur K. Watson è stato presidente della IBM World Trade Corporation, una sussidiaria di IBM che ha contribuito a trasformare in un’impresa globale multimiliardaria. Oltre al suo ruolo in IBM, Arthur K. Watson ha servito come ambasciatore degli Stati Uniti in Francia dal 1970 al 1972, durante la presidenza di Richard Nixon. È stato anche un benefattore del Metropolitan Museum of Art e ha contribuito alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cina attraverso incontri con il suo omologo cinese a Parigi (copilot)”,”USAE-134″
“RODINSON Maxime”,”Islam e capitalismo. Saggio sui rapporti tra economia e religione.”,”Nato a Parigi nel 1915, RODINSON, ha vissuto sette anni in Medio Oriente insegnando e lavorando al Service des Antiquités di Beirut. Oggi (1968) è D di studi alla Ecole Pratique des Hautes Etudes alla Sorbona. Ha diretto la rivista ‘Moyen Orient’ e pubblicato materiale sull’ Oriente contemporaneo, la storia culturale, l’ etnografia, la storia africana,la linguistica e la sociologia.”,”VIOx-053″
“RODINSON Maxime”,”Islam e capitalismo.”,”Nato a Parigi nel 1915, Maxime Rodinson ha vissuto sette anni nel Medio Oriente insegnando e lavorando al Service des Antiquités di Beirut. Oggi è Directeur d’études alla Ecole pratique des Hautes Etudes alla Sorbona. Ha diretto la rivista Moyen Orient, e pubblicato una ricca serie di articoli sull’Oriente contemporaneo, la storia culturale e l’etnografia del mondo musulmano, la storia africana, la linguistica semitica e la sociologia. É autore di una biografia di Maometto, di un volume su Israele e il rifiuto arabo, 75 anni di storia, e sta preparando un Précis d’ethnologie du Proche-Orient e un saggio su Islam e marxismo.”,”VIOx-070-FL”
“RODNEY William”,”Soldiers of the International. A History of the Communist Party of Canada, 1919-1929.”,”William Rodney, Department of History Royal Roads Military College, Victoria, B.C.”,”CANx-007″
“RODOGNO Davide”,”Il nuovo ordine mediterraneo. Le politiche di occupazione dell’Italia fascista in Europa (1940-1943).”,”Ristampa 2014, edizione originale 2003 Davide Rodogno (1972) insegna Storia internazionale al Graduate Institute of International Studies di Ginevra. Tra i suoi libri: ‘Contro il massacro. Gli interventi umanitari nella politica europea’ (2012). “”Il «progetto imperiale» fascista di conquista e di dominazione del Mediterraneo in un’analisi fortemente innovativa che colma una lacuna nella storiografia relativa al regime e al ruolo dell’Italia nella seconda guerra mondiale”” (4° di copertina) “”Questo è lo stato degli europei: odio, odio, odio e sofferenza senza limiti. E non è che l’inizio di una crisi che, qualunque sia l’esito della guerra, lascerà cicatrici profonde negli animi delle genti europee. (…)”” Luca Pietromarchi, diario, 30 aprile 1942 (pag 229) “”Italiani brava gente? Se è vero che migliaia d’ebrei furono internati e non consegnati ai tedeschi, un numero rilevante fu respinto o allontanato oltre frontiera in tutti i territori occupati. Vi fu ‘brava gente’ che «salvò» perseguitati ebrei e d’altre confessioni religiose e nazionalità, ma non credo sia possibile affermare che gli ‘italiani’ furono ‘brava gente’ che non consegnò gli ebrei ai tedeschi per ragioni umanitarie. Dare risalto ad atti individuali per affermare che l’umanitarismo è un tratto peculiare del carattere nazionale italiano, asserire a priori l’impossibilità dell’italiano tipo di agire volontariamente contro gli ebrei sono affermazioni gratuite, prive di fondamento scientifico. D’accordo con Liliana Picciotto Fargion, penso che per troppo tempo si sia sistematicamente esaltata l’umanità italiana per insistere sulla crudeltà tedesca. Si è parlato d’antisemitismo all’italiana, di generosità del popolo, dimenticandosi delle responsabilità degli italiani. Non è compito di questa ricerca giudicare il comportamento degli italiani in generale, né delle migliaia di soldati che vissero e agirono nei territori conquistati. Questo capitolo si è limitato ad analizzare la politica d’occupazione italiana nei confronti degli ebrei. Più esattamente ha esaminato le decisioni prese dai generali, dai politici e da Mussolini che, come abbiamo visto, anche in questo frangente detenne una posizione centrale ed essenziale. Se si volesse suffragare la tesi dell’umanitarismo della politica italiana, bisognerebbe ammettere che i politici e i militari «salvarono» gli ebrei per ordine di Mussolini. Questa ipotesi è semplicemente assurda e smentita dai documenti. Altrettanto falsa è l’idea di una cospirazione dei vertici politici e militari italiani contro Mussolini. I dieci capitoli precedenti hanno dimostrato che essi lavorarono ‘towards the duce’ e non contro il duce. Invece, i motivi per i quali gli italiani non consegnarono una parte degli ebrei che si trovarono nei territori occupati, sono legati al contesto dell’occupazione, a motivi di prestigio e d’autorità sulle popolazioni e sui governi occupati e alla natura della relazione con i tedeschi. Inoltre, come ha rilevato Renzo De Felice, le leggi del 1938 non determinarono la fine del consenso verso il regime. Quindi, la presunta politica umanitaria non può essere spiegata come la reazione dei soldati italiani contro il regime. La reazione alle leggi antisemite fu assai poco incisiva; lo shock iniziale dovuto alla promulgazione delle leggi risvegliò soltanto le coscienze più sensibili, determinando, tutt’al più, un distacco psicologico dal regime o un intimo malessere (116). Probabilmente, la scelta di singoli individui di aiutare i perseguitati (ebrei e non ebrei) fu motivata da questo malessere, che si accrebbe notevolmente a causa della guerra e dello sfascio progressivo del regime e delle sue istituzioni”” (pag 476-477) [(116) De Felice, ‘Rosso e nero’, pp. 161-62]”,”ITAF-390″
“RODOLFO IL GLABRO, a cura di Guglielmo CAVALLO e Giovanni ORLANDO”,”Cronache dell’anno mille (Storie).”,”Rodolfo il Glabro, noto anche come Rodulphus o Radulphus Glaber, fu un monaco benedettino e cronista del XI secolo. Nacque in Borgogna intorno al 985. La sua vita fu segnata da frequenti cambiamenti di monastero, ma trovò accoglienza a Cluny, dove nel 1047 completò la scrittura delle sue Cronache o Storie, conosciute come Historiarum libri quinque. Quest’opera, scritta su invito di Guglielmo da Volpiano, non è solo un resoconto storico, ma ha anche un fine etico e morale123. (copil.)”,”STMED-101-FSD”
“RODOLICO Niccolò”,”I Ciompi. Una pagina di storia del proletariato operaio.”,”RODOLICO (Trapani 1873-Firenze 1969) volse i suoi primi interessi di studioso al Medioevo e in particolare alla Firenze del ‘300, distaccandosi nel trattare i problemi politico economici dall’impostazione del materialismo storico (‘Il popolo minuto’ (1898), ‘La democrazia fiorentina al suo tramonto’, (1905)). Si dedicò pure ai problemi politico-religiosi del ‘700 italiano (‘Stato e Chiesa durante la reggenza lorenese’ (1910). Dopo ‘I ciompi’ (1945), chiuse la sua esperienza di storico con la ‘Storia degli italiani’ (1954).”,”MITT-025 ITAG-028″
“RODOTA’ Carla”,”Storia della Corte Costituzionale.”,”Carla Rodotà si occupa di questioni istituzionali, che ha seguito per il quotidiano ‘Il Globo’ e ‘Repubblica’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Storia della legge truffa’ (1992).”,”DIRx-051″
“RODOTÀ Stefano, a cura; collaborazione di Margherita PELAJA e Gabriella BONACCHI; saggi di Paolo MARTELLI Anton LEIST Lorenzo TOMATIS Marina FRONTALI Anna Gioia JACOPINI Andrea NOVELLETTO Guido ALPA Helga KUHSE Giovanni BERLINGUER Volnei GARRAFA Elio SGRECCIA H. Tristram ENGELHARDT Michael LOCKWOOD Silvio GARATTINI Jacques N. BIOT Carlo FLAMIGNI Silvia VEGETTI FINZI Gerard HUBER Ursula WOLF Henri ATLAN Sebastiano MAFFETTONE Sergio BARTOLOMMEI Luisella BATTAGLIA Ferdinando M. AMMAN Alberto ALBERTINI Bernardini FANTINI Guy BRAIBANI John HARRIS Erhard DENNINGER Luigi LOMBARDI VALLAURI Catherine LABRUSSE-RIOU Paulo AMARANTE F. Roland SCHRAMM Maurizio MORI Stefano RODOTÀ”,”Questioni di bioetica.”,”Stefano Rodatà (Cosenza, 1933 – Roma, 2017) è stato professore ordinario di Diritto civile nell’Università La Sapienza di Roma.”,”SCIx-003-FMP”
“RODRIGO Javier”,”Vencidos. Violenza e repressione politica nella Spagna di Franco (1936-1948).”,”RODRIGO Javier ha conseguito ildottorato in storia contemporanea presso l’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Ha pubblicato ‘Los campos de concentración franquistas, entre la historia y la memoria’ (2005). E’ redattore della rivista ‘Spagna contemporanea’. La repressione franchista. “”Il sospetto e la repressione colpirono particolarmente i soldati che avevano combattuto nelle file dell’esercito repubblicano. Tornati alle loro case, dopo essere stati internati in un campo di concentramento o aver lavorato in un ‘Batallones de trabajadores’, erano obbligati a presentarsi alle autorità locali, davanti alle ‘Juntas de clasificaciónì (Commissioni di classificazione), secondo il principio, espresso da Franco, che “”chi non aveva le mani macchiate di sangue”” non aveva nulla da temere nella nuova Spagna fascista. Ma non era sempre così. I procedimenti avviati a carico degli ex prigionieri di guerra da parte dei tribunali militari, dopo il loro ritorno ai luoghi di origine, furono innumerevoli. Non c’era pietà per i vinti, e ciò consigliò molti ex prigionieri a cercare riparo nelle grandi città, dove era più semplice mantenere l’anonimato. La sorte che li poteva attendere era nota a molti di costoro, che avevano già sperimentato sulla propria pelle i metodi repressivi del vincitore, e saputo delle umiliazioni fatte subire alle proprie famiglie e avendo, in diversi casi, perduto i genitori, i fratelli o le mogli negli anni della guerra civile. La maggior parte di loro sapeva quale fosse l’accoglienza riservata ai “”rossi”” che tornavano a casa dopo aver combattuto per la Repubblica””. (pag 118-119)”,”MSPG-208″
“RODRIGO Javier”,”Vencidos. Violenza e repressione politica nella Spagna di Franco (1936-1948).”,”Javier Rodrigo ha conseguito ildottorato in storia contemporanea presso l’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Ha pubblicato ‘Los campos de concentración franquistas, entre la historia y la memoria’ (2005). E’ redattore della rivista ‘Spagna contemporanea’. ‘È più difficile onorare la memoria dei senza nome che non quella di chi è conosciuto. Alla memoria dei senza nome è consacrata la costruzione storica’ (Walter Benjamin)”,”MSPG-004-FSD”
“RODRIGO Javier”,”La guerra fascista. Italia en la Guerra Civil española, 1936-1939.”,”Javier Rodrigo laureato in Storia nell’ Istituto Univeristario Europeo di Firenze è stato poi ricercatore presso l’ Università Autonoma di Barcellona in cui attualmente è professore di Storia contemporanea.”,”MSPG-014-FSD”
“RODRIGUES Edgar”,”Lavoratori italiani in Brasile. Un secolo di storia sociale dell’ altra Italia. Gli anarchici con le loro lotte, le loro esperienze, le loro attività, la loro stampa… dalla Colonia Cecilia, alla campagna per Sacco e Vanzetti fino all’ opposizione al fascismo.”,”RODRIGUES Edgar è nato a Lisbona nel 1921. Sottoposto a persecuzioni politiche, riesce a fuggire in Brasile nel 1951. Militante e studioso di formazione anarchica, ha pubblicato varie opere.”,”ANAx-142″
“RODRIGUES Edgar”,”Breve história do pensamento e das lutas sociais em Portugal.”,”RODRIGUES Edgar”,”MEOx-106″
“RODRIGUES Jacinto A.”,”Urbanisme et Revolution.”,”””La libération totale de l’humanité des chaînes forgées par le passé historique ne peut s’accomplir que par la suppression de l’opposition entre la ville et la campagne”” (Engels) (in apertura) Marx e Lenin sulla concentrazione del talento in alcuni individui e la passività delle masse. “”Or Lénine avait une préoccupation fondamentale qui échappa le plus souvent à ceux qui défendirent la rupture avec le passé. Il prétendait éliminer la ligne de démarcation entre le spécialiste et les masses. Dans “”L’Etat et la Révolution””, cette idée est approfondie. La préoccupation de lutter contre la division technique et sociale du travail y est une constante; et c’est là, à notre avis, que se trouve le noeud de la question. Marx l’avait dejà pressenti: “”La concentration exclusive du “”talent”” artistique chez quelques individus et corrélativement la passivité de la majorité, est une conséquence de la division du travail (…). Les raisons pour lesquelles un individu développe son talent ou non dépendent entièrement de la commande sociale, elle-même dépendante de la division du travail et du degré de culture atteint par les individus dans ces conditions”” (9). En 1919, Lénine lançait cette idée: “”Aujourd’hui l’une des tâches les plus importantes, sinon la plus importante, est de développer aussi largement que possible cette libre initiative des ouvriers, de tous les travailleurs et de touts les exploités en général, dans leur travail créateur en matière d’organisation. Il faut détruire à tout prix le vieux préjugé absurde, sauvage, infâme et abominable selon lequel seules les “”classes supérieures””, seuls les riches ou ceux qui ont passé par l’école de classes riches peuvent administrer l’Etat, organiser la construction de la société socialiste”” (10). En 1921, on entreprit même de faire passer cette directive dans la pratique. Un décret d’avril provenant du Conseil des Commissaires du Peuple se proposait concrètement de “”maintenir une liaison entre les institutions soviétiques et les larges masses travailleuses, et animer l’appareil soviétique éliminant ses éléments bureaucratiques”” (11)”” [Jacinto A. Rodrigues, ‘Urbanisme et Revolution’, Paris, 1973] [(9) in ‘L’Idéologie allemande’, Editions sociales, p. 433 et 434; (10) In Lénine, article publié dans la ‘Pravda’ du 20.1.1919, Oeuvres choisies, vol: 2, 1re partie. Editions de Moscou, p: 353; (11) in Marcel Liebman: ‘La révolution russe’, p. 398, Ed. Marabout, Paris, 1967]”,”RUSU-249″
“RODRIGUEZ Pepe”,”Verità e menzogne della Chiesa cattolica. Come è stata manipolata la Bibbia.”,”RODRIGUEZ, laureato in scienza dell’informazione, dottore di ricerca in psicologia, si è occupato particolarmente, anche nell’ambito di commissioni governative e parlamentari, delle tecniche di persuasione coercitiva utilizzate dalle sette religiose. Tra le sue opere ‘La vida sexual del clero’ (1995). Appendice: La ‘Taxa Camarae’ di Papa LEONE X (1517), uno dei punti più alti della corruzione umana (vendita indulgenze) Tesi: elementi paganesimo riproposti in dottrina Vangeli”,”RELC-046″
“RODRÍGUEZ Ricardo E.”,”La sfida di Bin Laden.”,”Ricardo E. Rodriguez, Cile 1946″,”TEMx-006-FL”
“RODRÍGUEZ Enrique Gracían”,”Von Neumann. La teoria dei giochi. Sasso, carta, teorema.”,”Enrique Gracían Rodriguez, laureato in scienze naturali, è un giornalista scientifico. “”E’ indubbio che le drammatiche circostanze in cui si ritrovò la comunità civile a causa della Seconda guerra mondiale ebbero una chiara influenza, non solo su Von Neumann, ma anche sulla maggior parte degli scienziati implicati, volontariamente o involontariamente, nell’applicazione delle proprie conoscenze all’industria bellica. Si è sempre dibattuto sulla valutazione delle responsabilità di uno scienziato di fronte alle possibili conseguenze sociali e politiche che possono portare le sue scoperte, conseguenze che incidono sulla nostra realtà quotidiana, nel momento in cui la scienza di trasforma in tecnologia. Ma è anche vero che nella ricerca atomica in cui Von Neumann fu tanto coinvolto, la barriera tra scienza e tecnologia era davvero ampia. Una volta egli dichiarò che una persona non aveva motivo di sentirsi responsabile dell’epoca e della società in cui gli era toccato vivere. Si è detto anche che Von Neumann avesse un orientamento di destra, vista la manifesta opposizione all’Unione Sovietica e alla diffusione delle ideologie comuniste, un’avversione che probabilmente si forgiò in gioventù, nell’Ungheria in subbuglio per l’azione del politico comunista ungherese Béla Kun e per il fatto di essere eletto e aver ereditato il timore di generazioni perseguitate dall’antisemitismo russo. Sembra certo che fu incline a schierarsi dalla parte dei “”falchi””, impegnandosi anima e corpo nell’esercito, e che in situazioni critiche poteva mettere da parte i suoi favoritismi politici e giocarsi la faccia per un amico, come dimostrò quando, in piena caccia alle streghe, Robert Oppenheimer, il direttore scientifico del ‘Progetto Manhattan’, fu portato davanti al Comitato per le attività antiamericane. Von Neumann, mettendo a rischio la sua reputazione, andò volontariamente a testimoniare in favore della sua innocenza e della sua lealtà”” (pag 10-11) (introduzione di Enrique Gracían Rodríguez)”,”SCIx-001-FGB”
“RODRIGUEZ-ARAUJO Octavio”,”Gauches et gauchisme. De la Première Internationale à Porto Alegre.”,”RODRIGUEZ-ARAUJO O. insegna all’Università nazionale autonoma del Messico. E’ autore di vari studi sociologici e collabora a La Jornada uno dei grandi quotidiani del Messico.”,”INTx-042″
“RODRÍGUEZ-GONZÁLEZ Agustín Ramón”,”Trafalgar y el conflicto naval Anglo-Español del siglo XVIII.”,”L’autore (1955) è uno storico e insegna nell’Universidad Complutense de Madrid.”,”QMIN-058-FSL”
“ROEDIGER David R., collaborazione di Elizabeth ESCH”,”Class, Race, and Marxism.”,”Nota su Engels (pag 20): Per il concetto marxista classico del termine ‘privilegio’ vedere Engels “”England in 1845 and 1885″”, scritto il 1° marzo 1885, marxist.org, ed Eric Hobsbawm “”Lenin and the ‘Aristocracy of Labor’, Monthly Review, 64, December 2012, originale 1970) David Roediger è Foundation Distinguished Professor of American Studies and History at Kansas University. Ha pubblicato ‘Our Own Time: A History of American Labor and the Working Day’ (con Philip S. Foner), ‘How Race Survived US History’, ‘The Wages of Whiteness: Race and the Making of the American Working Class’.”,”MUSx-324″
“ROEHRSSEN Carlo”,”L’ anarchismo nello Stato moderno.”,” “”(…) comunque è certamente dato affermare che da Hobbes a Carl Schmitt lo stato è sempre stato visto come il garante della pace interno, cioè a dire nell’ ambito del territorio statale. Inutile aggiungere che è sempre stato visto così da coloro che ritenevano lo stato necessario; non invece, a partire dalla metà del XIX sercolo, da coloro che hanno criticato l’ istituzione statale proprio sotto questo profilo. Nè d’altro canto varrebe obiettare che tale monopolio dell’ uso legittimo della forza fisica, nato storicamente con l’ assolutismo regio, può pcomunque dar luogo a fenomeni di oppressione totalitaristica. L’ assolutismo monarchico europeo a partire dal ‘500 è infatti un fenomeno di transizione del frazionamento medievale al moderno stato borghese, fenomeno nel corso della cui vita, se si guarda alle forze reali e non alle formule ideologiche, assistiamo al sorgere e all’ assestarsi della borghesia mercantile ed è proprio in ragione di ciò che si può dire essere stato un fenomeno di pacificazione interna e di riduzione del ricorso alla violenza””. (pag 23-24)”,”ANAx-236″
“ROEHRSSEN Carlo”,”Analisi dell’anarchismo nello Stato moderno.”,”Carlo Roehrssen, Professore incaricato nell’Università di Genova.”,”ANAx-001-FPB”
“ROEMER John E.”,”Un futuro per il socialismo.”,”Una forma moderna di socialismo, una società capace di coniugare uguaglianza e libero mercato, un ‘socialismo di mercato’ democratico, efficiente, giusto; questa la sfida di John Roemer. Riprendendo le tesi sostenute negli anni trenta da Oskar Lange e Friedrich Hayek sulla possibilità di conciliare pianificazione centrale e mercato, e mettendo a frutto la lezione della storia nei paesi del socialismo reale (dalla Repubblica democratica tedesca all’Unione Sovietica, alla Iugoslavia), Roemer rivitalizza alcune fondamentali questioni di economia politica, portandole a un alto grado di elaborazione alla luce della moderna teoria della giustizia. John E. Roemer è professore di economia all’Università della California, a Davis. É una delle figure più autorevoli e più note della sinistra americana.”,”TEOS-035-FL”
“ROETT Riordan”,”The new Brazil.”,”ROETT Riordan è Sarita e Don Johnston Professor nella Paul H. Nitze School of Advanced International Studies alla Johns Hopkins University. Studia l’America Latina.”,”AMLx-128″
“ROGARI Sandro”,”Alle origini del trasformismo. Partiti e sistema politico nell’Italia liberale.”,”ROGARI (Firenze, 1947), insegna storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Univ di Firenze. E’ autore tra l’altro di: – Cultura e istruzione superiore a Firenze. Dall’Unità alla grande guerra. FIRENZE. 1991 – Proprietà fondiaria e modernizzazione. La societù degli agricoltori italiani, 1895-1920. MILANO. 1994 – Rappresentanza Corporazione Conflitto. Ceti e figure dell’Italia rurale fra Otto e Novecento. FIRENZE. 1998 Ha curato: -Carteggi Panziniani: Panzini e Prezzolini, 1911-1937. RIMINI. 1990 -Francesco Borgatti. Discorsi parlamentari. FIRENZE. 1997 E’ responsabile della ‘Rassegna storica toscana’. Tesi: costante ricerca del ‘grande centro’ nella formazione di maggioranze e governi”,”ITAA-022″
“ROGARI Sandro”,”Sindacati e imprenditori. Le relazioni industriali in Italia dalla caduta del fascismo a oggi.”,”Sandro ROGARI (Firenze, 1947) è docente di storia contemporanea e preside della facoltà di scienze politiche ‘Cesare Alfieri’ dell’ Università di Firenze. E’ autore di numerose pubblicazioni (v. retrocopertina). “”Il giorno dopo (la marcia dei 40 mila ndr) Lama, Carniti e Benvenuto presero atto della sconfitta. L’ accordo accoglieva in toto le richieste FIAT. Quando l’anno dopo Romiti decise di chiudere la fabbrica storica del Lingotto, licenziando gli ultimi addetti che vi lavoravano, il sindacato subì senza reagire, nonostante le diverse aspettative della dirigenza FIAT”” (pag 237).”,”MITT-133″
“ROGARI Sandro”,”Alle origini del trasformismo. Partiti e sistema politico nell’Italia liberale, 1861-1914.”,”Sandro Rodari (Firenze, 1947) insegna Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze.”,”ITAA-005-FL”
“ROGARI Marco”,”Burocrazia fuorilegge. Peripezie di cittadini e imprese assediati dal “”gigante di carta bollata””.”,”Marco Rogari (Francia, 1962) è un giornalista parlamentare. Lavora presso la redazione romana del ‘Sole 24 Ore’ e si occupa di problemi della pubblica amministrazione. – Dopo oltre 30 anni dalla sua entrata in vigore, l’ autocertificazione è usata da meno del 60% degli italiani – Due settimane lavorative all’anno perse in file e adempimenti burocratici – La durata media delle code agli sportelli è di circa 45 minuti – Dai 1500 ai 2000 miliardi (di lire) spesi annualmente dagli italiani per i soli certificati di natura “”anagrafica”” o attestati la situazione personale e civile – Quasi un milione di posti di lavoro congelati dalla burocrazia tra il 1990 e il 1999 ovverno nel decennio della grande riforma – Oltre 30 mila miliardi di risorse pubbliche risucchiati dagli sprechi burocratici nella gestione delle forniture per gli uffici – Una massa di circa 35.000 leggi in vigore regola la pubblica amministrazione.”,”ITAP-009-FB”
“ROGARI Sandro”,”Santa Sede e fascismo. Dall’Aventino ai Patti Lateranensi.”,”””Alla fine di agosto del 1928 le questure di queste località (Saluzzo, Fossano, Alba, ndr) diffidavano questi settimanali cattolici dal pubblicare il listino del Mercuriale, il bollettino dello stato civile, l’orario delle ferrovie e del tram, gli annunci economici e reclamistici, oltre alle note di politica, di cronaca, di varietà. In conclusione, era precluso a questi fogli di pubblicare qualunque notiozia che non fosse di argomento strettamente religioso o di Azione Cattolica. Era un modo per uccidere il giornale, non solo perché se ne ostacolava la diffusione privandolo di tutta una serie di informazioni e di servizi che lo rendevano utile ed interessante a svariate categorie di lettori, ma anche perché, impedendo la pubblicazione di annunci pubblicitari, si chiudeva un capitolo d’entrata quasi sempre decisivo per l’economicità della gestione”” (pag 227)”,”RELC-415″
“ROGER Michel”,”Histoire de la “”Gauche”” italienne dans l’émigration. 1. 1926-1945.”,”””E’ questo carattere d’ emigrante degli operai italiani che costituisce l’originalità della “”sinistra italiana”” e la sua forza poichè essa potrà sopravvivere in più paesi appoggiandosi agli operai immigrati. E’ anche questo aspetto che spaventerà la direzione dell’Internazionale e Togliatti alla morte di Lenin”” (da introduzione pag XIV)”,”MITC-116-B”
“ROGERS Clifford J. a cura; saggi di Michael ROBERTS Geoffrey PARKER Clifford J. ROGERS Jeremy BLACK John A. LYNN Colin JONES Thomas E. ARNOLD David A. PARROTT Simon ADAMS I.A.A. THOMPSON John F. GUILMARTIN”,”The Military Revolution Debate. Readings on the Military Transformation of Early Modern Europe.”,”Clifford J. Rogers è Olin Fellow in Military and Strategic History alla Yale University.”,”QMIx-106-FSL”
“ROGGER Hans”,”La Russia pre-rivoluzionaria 1881 – 1917.”,”Zarismo, ministri dello Zar, burocrati poliziotti e dipendenti pubblici, contadini e nobiltà problemi della Russia rurale, povertà e progresso, impero fuori dei confini: la politica estera fino al 1905, impero all’interno: i non-russi, rivoluzione 1905, 1° GM, rivoluzione febbraio e ottobre 1917.”,”RUSx-008″
“ROGGER Hans”,”La Russia pre-rivoluzionaria 1881-1917.”,”ROGGER insegna storia alla Univ of California di Los Angeles. E’ autore di ‘Jewish Policies and Right-Wing Politics in Imperial Russia’ (1986)”,”RIRx-032-FL”
“ROGGER Hans”,”La Russia pre-rivoluzionaria, 1881-1917.”,”Rogger insegna storia alla Univ of California di Los Angeles. E’ autore di ‘Jewish Policies and Right-Wing Politics in Imperial Russia’ (1986)”,”RIRx-001-FC”
“ROGGERO Roberto”,”Oneri e onori. Le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia.”,”Roberto Roggero è giornalista e ricercatore storico, vive e lavora a Genova, ha scritto articoli e firmato diversi reportages. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni fra cui ‘L’ultimo fronte occidentale: dalla Normandia al Reno’, Greco e Greco, 2002 (saggio storiografico su diversi aspetti militari) Ampie notizie biografiche nell”indice dei nomi principali’ Considerazioni sulla reazione italiana allo sbarco in Sicilia (pag 55) “”La liberazione dell’isola aveva impegnato due armate alleato per 40 giorni, contro un numero decisamente meno consistente di difensori, i quali avevano sfruttato le asperità del paesaggio per mettere in atto una efficace difesa. Molti capisaldi avevano resistito fino al completo esaurimento di viveri e munizioni, anche dopo la morte dei loro comandanti, sostituiti, con indubbie capacità, da sottoufficiali e, non di rado, da semplici soldati, seocndo le testimonianze degli stessi alleati. La diceria che in Sicilia i soldati italiani non avrebbero combattuto o avrebbero opposto una resistenza simbolica, è pura invenzione. È semmai vero il fatto che, nonostante fossero armati di ferrea volontà di resistere, non ne hanno avuto la possibilità materiale, specie dopo la presa di Palermo, che offre agli alleati l’occasione di ricevere rinforzi a ritmi sostenuti, mentre calano paurosamente, fino all’annullamento, le medesime nei confronti dei difensori, se si fa eccezione per le aliquote delle divisioni 1ª Fallschirmjager’ e 29ª Panzer. Fuori di dubbio è poi la netta superiorità degli alleati in fatto di dotazioni, artiglieria, munizioni e carri armati, specie nelle battaglie della prima settimana per la liberazione del territorio di Pachino, Punta Castellazzo e Marzamemi, dove sbarcano la 231ª brigata Malta (protagonista della eroica resistenza dell’isola, nei difficili mesi del ’41 e ’42) e tutto il 30° Corpo britannico, di fronte al quale il 243° battaglione costiero italiano, un’unica compagnia del 542°, quattro batterie di artiglieria leggera e due compagnie di mitraglieri, non avevano potuto opporre particolare resistenza, specia davanti ai possenti cannoni delle navi da battaglia”” (pag 55)”,”QMIS-337″
“ROGGERO Elio”,”La secolarizzazione controversa.”,”E. Roggero, Milano, 1937, si è occupato da anni di storia del pensiero sociologico e collabora a riviste specializzate. Ha pubblicato tra l’altro ‘L’attualità di August Comte’. “”Il non adeguarsi al ritmo della città terrena da parte delle leggi della religione porta questa ad affermarsi nell’opposizione e ad essere di peso per un mondo che a tutt’altro si ispiri”” (Sant’Agostino, ‘De civitate Dei’, XIX, 17, (P.L. t. 41, pp. 645-646) (in apertura)”,”STOx-021-FMB”
“ROGGI Piero”,”Scelte politiche e teorie economiche in Italia nel quarantennio repubblicano (1946-1986).”,”Pietro Roggi è nato a Firenze nel 1941, dove ha insegnato come professore ordinario, Storia del pensiero economico italiano presso la Facoltà di Economia e Commercio.”,”ITAE-097-FP”
“ROGNIAT Joseph, Baron Liutenant-Général”,”Considérations sur l’art de la guerre.”,” Sul fattore morale delle truppe, l’arte di ispirare coraggio ai soldati (pag 405-) Grandi operazioni della guerra offensiva in Europa. Importanza di assicurare le comunicazioni alla linea di operazioni. Errori delle campagne di Napoleone (Mosca, Sassonia, Austerlitz). Confronto tra la spedizione di Napoleone in Italia e quella di Annibale attraverso il San Bernardo contro Roma. (pag 439-) Nota sull’esercito romano (pag 512)”,”QMIx-004-FSL”
“ROGNONI Andrea ARCIONI Marco F., redazione di Alda GALLERANO”,”Altre Italie. Tradizioni e costumi delle minoranze etniche italiane.”,”Andrea Rognoni (1956) milanese, è autore di pubblicazioni etnografiche, e redattore per diversi anni della rivista ‘Etnie’. Marco Arcioni (1956) ha collaborato con la Zanichelli per la realizzazione di due testi di geografia. “”Se è vero che una lingua è un dialetto che ha avuto fortuna, di certo la ‘langue d’Oc’ di fortuna ne ha avuta davvero poca. È infatti parlata o compresa da milioni di persone, praticamente da tutto il sud della Francia (Delfinato meridionale, Alvernia, Provenza, Linguadoca, Guienna, Guascogna, Limosino); dalla valle guascone di Aran in Spagna, da tredici valli cisalpine in territorio italiano: ciononostante, non è mai stata una lingua nazionale. Le popolazioni di lingua d’Oc, al di qua e al di là delle Alpi, erano originariamente Liguri o ‘Ligures capillati’ come erano chiamati dai Romani, autoctoni a cui si sovrappone fra il 600 e il 400 a.C. una migrazione di Celti. Gli stessi Romani (che avevano compiuto diversi massacri a danno di questa popolazione) riconobbero la loro unità; infatti, secondo la divisione amministrativa in undici regioni operata da Augusto, il confino della ‘IX regio italica’ (Piemonte meridionale e Liguria) praticamente escludeva tutte le vallate alpine che verranno assegnate alle Gallie”” (pag 89)”,”ITAS-006-FGB”
“ROGOVIN Vadim Zakharovich”,”Stalin’s Terror of 1937-1938. Political Genocide in the USSR.”,”ROGOVIN Vadim Zakharovich (1937-1998) laureato in scienze filosofiche e ricercatore all’Istituto di sociologia dell’Accademia russa delle scienze a Mosca. Autore di molti lavori e mnonografie in particolare sul regime staliniano. Molte foto di vari esponenti vittime dello stalinismo (tra cui foto di Munzenberg (pag 311)) L’autore non cita Sapronov. Colpite anche le famiglie degli staliniani “”Many foreign communists, who were not touched by the Stalinist repressions, were forced to reconcile themselves to persecution of members of their families, without even daring to ask about the fate of the latter. Paolo Robotti – the son-in-law of Togliatti – was arrested in 1938 and tortured in prison. Kuusinen’s wife spent 17 years in exile in Siberia, and his son was arrested”” (pag 316)”,”RUSS-234″
“ROGOVIN FRANKEL Edith FRANKEL Jonathan KNEI-PAZ Baruch a cura; saggi di Jonathan FRANKEL Israel GETZLER Donald J. RALEIGH Rex A. WADE Allan WILDMAN John CHANNON Diane P. KOENKER William G. ROSENBERG David MANDEL Ziva GALILI Ronald Grigor SUNY Stephen F. JONES Ingeborg FLEISCHHAUER Neil HARDING Robert SERVICE John KEEP D.A. LONGLEY Edward ACTON Baruch KNEI-PAZ”,”Revolution in Russia: Reassessments of 1917.”,”ROGOVIN FRANKEL Edith FRANKEL Jonathan KNEI-PAZ Baruch, The Hebrew University of Jerusalem Dedica a Israel Getzler dai suoi colleghi e amici Saggi di Jonathan FRANKEL Israel GETZLER Donald J. RALEIGH Rex A. WADE Allan WILDMAN John CHANNON Diane P. KOENKER William G. ROSENBERG David MANDEL Ziva GALILI Ronald Grigor SUNY Stephen F. JONES Ingeborg FLEISCHHAUER Neil HARDING Robert SERVICE John KEEP D.A. LONGLEY Edward ACTON Baruch KNEI-PAZ Edith Rogovin Frankel Direttore del Marjorie Marock Center for Soviet and European Research alla Hebrew University in Gerusalemme. Ha curato: ‘The Soviet Germans: Past and Present’ Jonathan Frankel, insegna storia moderna russa alla Hebrew Univ. di Gerusalemme. Ha pubblicato ‘Vladimir Akimov on the Dilemma of Russian Marxism 1898-1903′. Baruch Knei-Paz insegna scienze politiche alla Hebrew Univ. di Gerusalemme. E’ autore di un volume sul pensiero politico e sociale di Trotsky. Lenin, la Comune di Parigi e i Soviet operai russi “”It was in this intellectual context that Lenin began his feverish researches into the works of Marx and Engels that were, eventually, to be published as ‘The State and Revolution’. By March of 1917 he had arrived at the ‘idée fixe’ that was to guide him for the rest of the year. As the Commune had, for Marx, represented the inspired antidote to the suffocating bureaucratic militarism of Louis Bonaparte’s imperial régime, so its contemporary manifestation – The Soviet / Commune form – was the antidote to the threatening totalitarianism of state capitalism. Both were the spontaneous creations of ordinary working men roused to creativity by the necessities of their situation moments of acute crisis. The Russian workers in their soviets had ‘in practice’ revived the institutions and practices of 1871. Lenin saw his task as fortifying and strengthening their resolve by rescuing from the oblivion into which they had fallen Marx’s fulsome and extensive writing on the Paris Commune. It was his role to provide a cohesive theoretical justification for soviet power, to end the dangerous ambiguities of dual power by firing his supporters with the confidence to smash the old state structures and to rely exclusively on the Soviet / Commune form as the only one appropriate to save Russia from ruin, thus securing the conditions for an advance towards socialism. By the time he wrote his ‘Letter from Afar’ (in March) Lenin had already come to these extraordinary radical conclusions. In the first three months of 1917 his thought had moved with astonishing rapidity and he had arrived at the slogans and the strategy that were (apart from amplification) to serve him and the Bolshevik Party for the rest of the year. It was in the third of his ‘Letter from Afar’ written from Zurich on 11 March 1917 (11), that Lenin first conflated the soviets with the Commune and outlined the programme that so stunned his Bolshevik colleagues in Russia that they refused to publish it in ‘Pravda’. It was the idea of the Commune that distinguished Lenin’s conception of the prospects of the Russian revolution throughout 1917.«Only the Commune can save us. So let us all perish, let us die but let us set up the Commune» (12). It was a conception that was unique to him”” [(11) Lenin, ‘Collected Works’, Vol. XXIII, p. 320-39; (12) Lenin, ‘Collected Works’, vol. XXV, p. 313] [Neil Harding, ‘Lenin, socialism and the State in 1917’ ] [(in) Edith Rogovin Frankel Jonathan Frankel Baruch Knei-Paz, a cura, ‘Revolution in Russia: Reassessments of 1917′, Cambridge, 1992] (pag 292-293) “”E’ in questo contesto intellettuale che Lenin inizia le sue ricerche febbrili sulle opere di Marx ed Engels che poi alla fine saranno pubblicate con il titolo di ‘Stato e rivoluzione ‘. Nel marzo del 1917 era arrivato alla idea cardine che lo avrebbe guidato per il resto dell’anno, che come la Comune aveva, per Marx, rappresentato l’antidoto al militarismo burocratico soffocante del regime imperiale di Luigi Bonaparte, la sua attuale manifestazione – il Soviet / la forma Comune – era l’antidoto al minaccioso totalitarismo del capitalismo di stato. Entrambe erano le creazioni spontanee di lavoratori risvegliati alla creatività dalle necessità della loro situazione fatta di momenti di crisi acuta. Gli operai russi nei loro soviets avevano ‘nella pratica’ fatto rivivere le istituzioni e le pratiche del 1871. Lenin ha visto il suo compito di fortificare e rafforzare la loro determinazione salvando dall’oblio in cui erano caduti gli scritti ammirati ed estesi di Marx sulla Comune di Parigi. Era il suo ruolo quello di fornire una giustificazione teorica coerente per il potere sovietico, di porre fine alle ambiguità pericolose di un dualismo di potere esaltando i suoi sostenitori con la fiducia di distruggere le vecchie strutture statali e di fare affidamento esclusivamente sulla forma / Comune Sovietica come l’unica adeguata forma per salvare la Russia dalla rovina, assicurando così le condizioni per un progresso verso il socialismo. Dal tempo in cui ha scritto il suo ‘Lettere da lontano’ (in marzo) Lenin era già giunto a queste straordinarie conclusioni radicali. Nei primi tre mesi del 1917 il suo pensiero si era mosso con una rapidità sorprendente e lui era arrivato agli slogan e alla strategia che sono stati (a parte l’amplificazione) utili a lui e al partito bolscevico per il resto dell’anno. E ‘stato nella terza delle sue ‘Lettere da lontano’ scritta da Zurigo il 11 Marzo 1917 (11), che Lenin per la prima volta fonde il Soviet con il Comune e delinea il programma che ha così sbalordito i suoi colleghi bolscevichi in Russia, che si sono rifiutati di pubblicarlo sulla ‘Pravda’. E ‘stata l’idea del Comune che ha contraddistinto la concezione di Lenin sulle prospettive della rivoluzione russa nel corso del 1917. “”Solo la Comune ci può salvare. Periremo tutti, moriremo tutti, ma realizziamo la Comune”” (12). Era una concezione che era unicamente sua”””,”RIRO-444″
“ROGOVIN FRANKEL Edith FRANKEL Jonathan KNEI-PAZ Baruch, Contributors di ACTON Edward CHANNON John FLEISCHHAUER Ingeborg GALILI Ziva GETZLER Israel HARDING Neil JONES Stephen F. KEEP John KOENKER Diane P. LONGLEY David MANDEL David RALEIGH Donald J. ROSENBERG William G. SERVICE Robert SUNY Ronald Grigor WADE Rex A. WILDMAN Allan”,”Revolution in Russia. Reassessments of 1917.”,”Edith Rogovin Frankel is Director of the Marjorie Mayrock Center for Soviet and East European Research at the Hebrew University of Jerusalem. She has published Novy Mir: A Case Study in the Politcs of Literature and, as editor, The Soviet Germans: Past and Present. Jonathan Frankel teaches Modern Jewish and Modern Russian History at the Hebrew University of Jerusalem. He has published Vladimir Akimov on the Dilemma of Russian Marxism 1898-1903 and Prophecy and Politics: Socialism, Nationalism and the Russian Jews 1862-1917. Baruch Knei-Paz teaches Political Science at the Hebrew University of Jerusalem. He is the author of The Social and Political Thought of Leon Trotsky. List of illustrations, List of contributors, Preface, Glossary, Introduction, Notes, Table, foto, Index,”,”RIRO-127-FL”
“ROGOVIN Vadim Z.”,”1937. Stalin’s Year of Terror.”,”Vadim Zakharovich Rogovin is a Doctor of Philosophical Sciences and leading researcher at the Institute of Sociology of the Russian Academy of Sciences in Moscow. He is the author of 250 scholarly works, including eight monographs on problems of social policy, the history of social thought and the history of political movements in the former USSR. Dr. Rogovin has presented lectures all over the world about the socialist-based opposition to the Stalinist regime. Foreword, Introduction, Notes, Illustration, Name Index, Subject Index,”,”RUSS-088-FL”
“ROGOVIN Vadim Z.”,”Bolsheviks Against Stalinism, 1928-1933. Leon Trotsky and the Left Opposition.”,”Vadim Rogovin (1937-1998), laureato in Scienze filosofiche e principale ricercatore all’Istituto di Sociologia dell’Accademia russa delle scienze di Mosca. Ha pubblicato moltissimi lavori (250) incluse otto monografie su problemi di politica sociale, di storia pensiero sociale e storia dei movimenti politici durante la prima fase dell’Urss. Dal 1991 al 1998 ha scritto uno studio in sette volumi ‘Was There an Alternative?’ che esaminava la lotta dell’ Opposizione di Sinistra guidata da Trotsky contro la degenerazione staliniana del regime sovietico. Questo libro è il secondo volume della serie. Nell’indice de nomi non si cita Tukhachevskij e la questione militare”,”TROS-379″
“ROGOVIN Vadim Z.”,”Was There an Alternative? 1923-1927. Trotskyism: A Look Back Through the Years.”,”Vadim Zakharovich Rogovin (1937-1998) era laureato in scienze filosofiche ed era ricercatore presso l’ Institute of Sociology of the Russian Academy of Sciences di Mosca. È autore di 250 lavori scientifici, incluse otto monografie su problemi di politica sociale, e storia dei movimenti politici in Urss. Si è dedicato negli ultimi anni alla opposizione socialista al regime stalinista. Profili biografici dei principali protagonisti (pag 519-547) (Selected Biographical Notes)”,”TROS-381″
“ROHR Jean”,”La Suisse contemporaine. Societé et vie politique.”,”Quest’opera è stata pubblicata sotto la direzione di Alfred GROSSER. L’A è Maitre-assistant all’Univ Paris-I.”,”EURx-081″
“ROHWER Jim”,”Asia Rising. Why America Will Prosper as Asia’s Economies Boom.”,”ROHWER Jim è un ex corrispondente ed Executive Editor dell’ Economist ed attualmente direttore e Chief Economist per l’ Asia per CS First Boston in Hong Kong Concorrenza Corea del Sud e Giappone per il mercato cinese. “”Yet if the ‘chaebol’are to establish themselves as a significant business force throughout Asia, they are going to have to reshape a lot of their traditional management and organizational systems. The management structures of the chaebol tend to be hugely different from those of their Japanese counterparts. The Korean conglomerates were mostly founded forty-odd years ago by entrepreneurs, and in many ways they are in essence a family-run entrepreneurial business grown huge on the back of a rigid bureaucratic structure. Such a structure – albeit Chinese in spirit – creates difficulties of its own for non-Chinese firms trying to compete in the Chinese parts of Asia. But the bigger problem for the chaebol is that much of Korean business strategy, and indeed most of the industries in which the big Korean firms concentrate, duplicate the strategy and lines of emphasis of their Japanese competitors””. (pag 225)”,”ASIE-019″
“ROHWER Jürgen”,”War at Sea, 1939-1945.”,”ROHWER Jürgen”,”QMIS-143″
“ROHWER Jürgen a cura; saggi bibliografici di P. DENNIS J. GREY P. LEFEVRE A.O. SALDAHNA DA GAMA B. THOß F. ASKGAARD W. GUTSCHE H. OTTO E. ELFVENGREN M. SPIVAK M.M. SIMPSAS P. SIMKINS P. CALLAN J.L. WALLACH G. ROCHAT Y. HIROSHI H. SUMIO A. KANJI T. HISASHI P. OPACIC T.M. BAH O.A. COOKE J.K. PARK W. CAPPERS P. KAMPHUIS S.E. GRIEG SMITH J.C. ALLMAYER-BECK P. BROUCEK M. RAUCHENSTEINER P. STAWECKI G. TUDOR K.R. BÖHME W.M. CARLGREN Y. YÜCEL M. FARKAS A.P. ZILIN J. KIPP”,”Neue Forschungen zum Ersten Weltkrieg. Literaturberichte und Bibliographien von 30 Mitgliedstaaten der “”Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée””.”,”ROHWER Jürgen saggi bibliografici di P. DENNIS J. GREY P. LEFEVRE A.O. SALDAHNA DA GAMA B. THOß F. ASKGAARD W. GUTSCHE H. OTTO E. ELFVENGREN M. SPIVAK M.M. SIMPSAS P. SIMKINS P. CALLAN J.L. WALLACH G. ROCHAT Y. HIROSHI H. SUMIO A. KANJI T. HISASHI P. OPACIC T.M. BAH O.A. COOKE J.K. PARK W. CAPPERS P. KAMPHUIS S.E. GRIEG SMITH J.C. ALLMAYER-BECK P. BROUCEK M. RAUCHENSTEINER P. STAWECKI G. TUDOR K.R. BÖHME W.M. CARLGREN Y. YÜCEL M. FARKAS A.P. ZILIN J. KIPP”,”QMIP-088″
“ROIES Albert”,”Lectura de Marx por Althusser.”,”Albert ROIES è nato a Lerida nel 1946. Questo è il suo primo libro. Marx, scientifico: concetto di “”rottura””. “”Questo capitolo terzo è dedicato esclusivamente allo scopo di di chiarire questa “”rottura”” di Marx ed Engels, questa “”liquidazione della nostra coscienza filosofica anteriore”” (1). (…) Questo “”stacco”” della produzione specifica di Marx rispetto alle forme premarxiste del suo pensiero si realizza su due fronti: a) sul terreno della sua critica alla economia politica borghese (…). b) sul terrno della “”teoria”” come tale, stabilendo un nuovo sistema concettuale (materialismo dialettico), adatto per la comprensione autentica del meccanismo di sviluppo evolutivo della società umana (…)””. (pag 71-72) (1) sono le parole di Marx nella prefazione alla ‘Critica dell’ economia politica del 1859 riferentesi al senso de ‘La ideologia tedesca’ del 1846, inedita in vita di Marx”,”TEOC-335″
“ROIG Charles”,”La grammaire politique de Lenine. Formes et effets d’un discours politique.”,”ROIG ha compiuto i suoi studi all’Univ di Algeri e poi di Parigi. Laureato in diritto, insegnante e ricercatore all’Univ di Grenoble e al Centre National de la Recherche Scientifique prime di esercitare all’ Univ di Geneve dal 1971, Professore invitato in diverse università americane (Chicago, Mit), studia l’analisi di sistema e la determinazione simbolica delle azioni e dei comportamenti.”,”LENS-090″
“ROJAS Carlos a cura; scritti di Diego ABAD DE SANTILLAN José Antonio DE AGUIRRE Julio Alvarez DEL VAYO Manuel AZAÑA Julian BESTEIRO Lluis COMPANYS Julian GORKIN Jesus HERNANDEZ Dolores IBARRURI Francisco LARGO CABALLERO Indalecio PRIETO Bruno ALONSO Segismundo CASADO Enrique CASTRO DELGADO Valentin GONZALEZ Ignacio HIDALGO DE CISNEROS Enrique LISTER José MIAJA Jesus PEREZ SALAS Vicente ROJO Rafael ALBERTI Max AUB Francisco AYALA Arturo BAREA Agusti BARTRA Pau CASALS Leon FELIPE Miguel HERNANDEZ Angel Maria DE LERA Antonio MACHADO John DOS-PASSOS Ilya EHRENBURG Ernest HEMINGWAY Arthur KOESTLER Mijail KOLTSOV Luigi LONGO André MALRAUX Pietro NENNI Pablo NERUDA George ORWELL”,”Porqué perdimos la guerra. Antologia de testimonios de los vencidos en la contienda civil.”,”ROJAS Carlos nato a Barcellona (1928) si è laurato in lettere e filosofia all’ Università di Barcellona. Ha insegnato negli Stati Uniti dove ha pubblicato alcuni libri. Scritti di Diego ABAD DE SANTILLAN José Antonio DE AGUIRRE Julio Alvarez DEL VAYO Manuel AZAÑA Julian BESTEIRO Lluis COMPANYS Julian GORKIN Jesus HERNANDEZ Dolores IBARRURI Francisco LARGO CABALLERO Indalecio PRIETO Bruno ALONSO Segismundo CASADO Enrique CASTRO DELGADO Valentin GONZALEZ Ignacio HIDALGO DE CISNEROS Enrique LISTER José MIAJA Jesus PEREZ SALAS Vicente ROJO Rafael ALBERTI Max AUB Francisco AYALA Arturo BAREA Agusti BARTRA Pau CASALS Leon FELIPE Miguel HERNANDEZ Angel Maria DE LERA Antonio MACHADO John DOS-PASSOS Ilya EHRENBURG Ernest HEMINGWAY Arthur KOESTLER Mijail KOLTSOV Luigi LONGO André MALRAUX Pietro NENNI Pablo NERUDA George ORWELL.”,”MSPG-114″
“ROKITJANSKIJ Jakov Grigor’evic HEDELER Wladislaw HECKER Rolf FLORATH Bernd BEHRENDT Lutz Dieter MÜLLER Reinhard JÄGER SENELINA Ol’ga Konstantinovna”,”Stalinismus und das Ende der ersten Marx-Engels-Gesamtausgabe (1931-1941). Dokumente über die politische Säuberung des Marx-Engels-Instituts 1931 und zur Durchsetzung der Stalin’schen Linie am vereinigten Marx-Engels-Institut beim ZK der KPdSU aus dem ‘Russischen Staatlichen Archiv für Sozial-und Politikgeschichte Moskau.”,”IMEL Istituto Marx Engels Lenin.”,”RJAx-017″
“ROLAND Jeanne-Marie, a cura di Mme CARETTE-BOUVET”,”Madame Roland.”,”Salendo sul patibolo: ‘O Liberté, que de crimes on commet en ton nom!”” (pag XXXVIII) La viscontessa Marie-Jeanne Roland de la Platière, nata Manon Philipon, chiamata spesso Madame Roland o Manon Roland (Parigi, 17 marzo 1754 – Parigi, 8 novembre 1793), fu moglie e consigliera di Jean Marie Roland visconte de la Platière (1734-1793), ministro degli Interni di Luigi XVI. Animatrice culturale dei salotti girondini (era nota come “”La Musa dei Girondini””). Dopo la caduta dei girondini, venne arrestata e condannata a morte: condotta alla ghigliottina, passando dinanzi alla statua della Libertà avrebbe pronunciato la celebre frase: (FR) « Oh Liberté, que de crimes on commet en ton nom! » (IT) « O Libertà, quanti delitti si commettono in tuo nome! » Il marito che era riuscito a sfuggire alla ghigliottina si suicidò pochi giorni dopo la morte della moglie.”,”FRAR-392″
“ROLL Eric”,”Storia del pensiero economico.”,”Eric Roll nato nel 1907 si laurea nel 1930 in Economia alla Università di Birmingham. Dal 1935 al 1948 è professore di Economia e Commercio alla Università di Hull. Dal 1946 al 1963 ricopre varie cariche ai ministeri dell’Alimentazione e del Commercio. Nel 1964 viene nominato Sottosegretario di Stato permamente per gli Affari economici. ‘Debolezze teoriche’ nella teoria economica di Marx fanno sentire il loro peso sulla teoria del plusvalore (pag 293) Poco prima dell’inizio della guerra si cominciava ad avvertire l’influenza dell’analisi svolta da Keynes intorno alle relazioni tra reddito, consumi, risparmio e investimenti (pag 527)”,”ECOT-002-FC”
“ROLL Erich”,”Storia del pensiero economico.”,”Erich Roll, presidente del Comitato economico dell’ OECE. Espansione del capitalismo industriale. Mercato interno ed estero. “”Lo sviluppo di questo processo creò non soltanto industriali e salariati; esso fornì anche il mercato per l’industria capitalistica. La distruzione del laboratori domestico sia nelle città che nelle campagne e la commercializzazione dell’agricoltura crearono la domanda che doveva assorbire i prodotti delle fabbriche. Sulla base di questo mercato interno – la cui espansione completò il processo di separazione tra agricoltura e industria – il capitalismo industriale poteva rivolgersi di nuovo al commercio estero che era stato uno degli elementi del suo sviluppo”” (pag 110)”,”ECOT-037-FF”
“ROLLA Michele”,”Il coinvolgimento dell’Italia nella Prima guerra mondiale e la “”Vittoria Mutilata””. La politica estera italiana e lo scenario egeo-balcanico dal Patto di Londra al Patto di Roma (1915-1924).”,”Alla Conferenza di Parigi del 1919: maggioranza a tre precostituita Lloyd-George Clemenceau Wilson contro il rappresentante italiano, tra i 28 minori non ammesso il Montenegro uno dei primi ad entrare in guerra (c’era Cuba e il Siam!). Si discusse il concetto di “”nazionalità””. Lo storico della diplomazia Amedeo Giannini ha affermato “”Il concetto democratico della “”nazionalità”” degli alleati è quello della “”coscienza nazionale”” e non quello germanico “”della razza e della lingua”” (pag 87-88)”,”ITQM-015-FV”
“ROLLAND Romain”,”Inde. Journal, 1915-1943.”,”””Luglio 1930. L’ abate Henri Brémond, la cui opinione per me è molto importante (perché è il più grande storico del misticismo cattolico, e mi sono servito della sua opera), mi conferma l’ avvenuta ricezione dei miei 3 volumi indiani (5 luglio). Suppongo che il mio amico e “”guardiano”” in Cristo, J.M., che lo conosce, abbia avuto qualcosa in merito in questa lettera tardiva, – molto amabile, – in cui Brémond si dice, una volta che ha letto questi libri, “”sempre più rapito dalle prospettive che gli aprono, e del parallelo perpetuo che gli impongono. Esse mi saranno, aggiunge, di un grande aiuto per il seguito dei miei studi””. Se, in effetti, se ne seve e fa così penetrare nel mondo cattolico la conoscenza e il rispetto della mistica indiana, non avrò perduto il mio tempo: sarà il più grande passo di avvicinamento spirituale tra Oriente e Occidente.”” (pag 281)”,”INDx-074″
“ROLLAND Denis”,”La grève des tranchées. Les mutineries de 1917.”,”ROLLAND Denis è presidente della Federation des Societés historiques de l’ Aisne e della Societé historique de Soissons. Nicolas OFFENSTADT è storico, maitre de conferences all’ Università Paris I Panthéon-Sorbonne. Nel 1917 con l’ offensiva NIVELLE e la terribile battaglia di Chemin des Dames, l’ esercito francese, già logorato da tre anni di guerra, subisce una nuova insopportabile ecatombe. Sul fronte le condizioni di vita della truppa, dei fanti sono pessime. Di fronte a combattimenti assurdi e sanguinosi i soldati si mettono “”in sciopero”” rifiutandosi di combattere. La repressione degli alti comandi sarà dura con decimazioni (exécutions pour l’ exemple) e carcere. Dati sul numero delle esecuzioni. Soldati fucilati per fatti collettivi per professione situazione familiare età luogo di provenienza. (pag 381) La discussione tra gli storici. Guy Pedroncini e L.V. Smith, per il caso della 5° divisione, hanno sottolineato la diversità delle origini e delle professioni dei condannati a morte, ma recentemente, Christophe Charle ha contestato queste interpretazioni. Raggruppando l’ insieme dei lavoratori manuali , operai e artigiani, trova per questa categoria il 35.3% dei condannati per i casi gravi e il 33.4% per le pene leggere. Facendo la comparazione con la posizione della popolazione del 1911 (31% per il settore artigianale e 41% per il settore agricolo), l’ autore ne deduce “”uno sovrarappresentazione relativa dei lavoratori manuali del settore secondario tra i condannati””. Poi, (…), C. Charle conclude che “”i lavoratori urbani hanno fornito, in proporzione, molti più rivoltosi rispetto al loro peso nella truppa, in particolare per quanto riguarda gli atti più gravi.”””” (pag 384)”,”QMIP-054″
“ROLLAND Hugo”,”Il sindacalismo anarchico di Alberto Meschi.”,”ROLLAND Hugo”,”ANAx-348″
“ROLLANDI Maria Stella”,”Miniere e minatori in Sardegna. Dalla crisi del primo dopoguerra alla nascita di Carbonia (1919-1939).”,”Maria Stella Rollandi è nata a Genova e lavora come ricercatrice presso l’ Istituto di Storia Economica dell’Università di Genova. Si è occupata di industria estrattiva, miniere. (1981)”,”ITAS-018-FP”
“ROLLE Andrew F.”,”Gli emigrati vittoriosi. Gli italiani che nell’Ottocento fecero fortuna nel West americano.”,” Andrew F. Rolle è professore emerito di storia americana all’Occidental College di Los Angeles. Ha pubblicato opere storiche dedicate all’evoluzione politica e sociale degli Stati Uniti. “”Molti furono i mafiosi processati perché sospetti, ma nessuno fu condannato, cosicché nell’opinione pubblica si radicò l’idea che la corruzione avesse impedito il libero corso della giustizia. Poi ci fu qualcosa di ancora più grave: il 15 marzo 1890 il capo della polizia di New Orleans, David Hennessy, fu assassinato mentre conduceva un’inchiesta sull’attività criminosa della mafia. Due bande rivali di scaricatori del porto siciliani si scambiarono delle accuse di complicità, ma nessun testimone seppe identificare l’assassino o gli assassini fra i quaranta italiani e più arrestati il giorno stesso dell’assassinio di Hennessy. “”Chiusi come arselle”” scrisse il “”Times-Picayune”” di New Orleans. Allora, di colpo, l’impotenza della legge fece esplodere l’opinione pubblica, e a New Orleans la folla si assunse il compito di fare giustizia da sé, “”al modo della frontiera””. Edgar H. Farrar, uno dei caporioni del razzismo bianco, si mise a capo di un Committee of Fifty (un comitato sul modello dei comitati di vigilanza del West) con il dichiarato scopo di “”sopprimere la mafia”” e di scovare gli assassini di Hennessy. Questo comitato denunciò e consegnò alla giustizia nove individui; ma il 12 marzo 1891 la corte pronunciò verdetto di assoluzione per sei di essi, e di “”non luogo a procedere”” per gli altri tre. Al colmo dell’indignazione, il “”Times Picayune”” invitò “”tutti i buoni cittadini”” a partecipare ad una grande adunata per “”prendere provvedimenti al fine di porre rimedio all’impotenza dimostrata dalla giustizia nel caso Hennessy””; esortò i lettori a recarsi all’adunata “”preparati per l’azione””, e pubblicò l’elenco delle personalità della Louisiana che appoggiavano il suo “”appello al dovere””. Per il “”Times-Picayune”” non v’era dubbio circa la complicità dei nove siciliani, che in quel momento stavano ancora “”rimpiattati”” nelle carceri cittadine, con gli autori materiali del delitto. In quell’occasione, dunque, vi fu un vero e proprio annuncio di linciaggio da parte della stampa di New Orleans. E così, il 15 marzo 1891, ad un anno dall’uccisione del capo della polizia Hennessy, la folla si impadronì di undici ignari siciliani rinchiusi nelle carceri distrettuali e li impiccò. Fra quegli undici c’erano i nove che erano stati processati e non condannati,ma ce n’erano anche due che non avevano subito alcun processo””. (pag 97-98)”,”USAS-207″
“ROLLE Pierre”,”Le Travail dans les Révolutions Russes. De l’URSS à la Russie: le travail au centre des changements.”,”Pierre Rolle est directeur de recherche au Centre national de la recherche scientifique (CNRS) . où il a travaillé sur les technologies nouvelles avec Pierre Naville – et enseigne à Paris X. Remerciements, Avertissement, Préface, Note,”,”RUSU-124-FL”
“ROLLER Arnold”,”Die direkte Aktion. Arbeitshefte der Räte-Kommunisten. (Verfasser von : “”Der sociale Generalstreik””).”,”””Im Februar 1903 verspottete die “”Metall-arbeiter-Zeitung”” (Berlin) in einem Artikel über die Idee des Generalstreiks die französischen Arbeiter, dass sie es noch immer vorziehen, ihr Blut statt ihr Geld für ihre Befreiung herzugeben!”” Der Streik der Berliner Metallarbeiter und Gürtler (im selben Jahre), der 21 Wochen dauerte, hinter dem die 200.000 Mitglieder zählende deutsche metallarbeitergewerkschaft stand, war vom selben Geiste beseelt und ging selbstverständlich verloren.”” (pag 14)”,”ANAx-187″
“ROLLIN Henry”,”La revolution russe. Ses origines ses resultats 1. Les Soviets. 2. Le Parti bolcheviste.”,”Difficoltà studio della Russia, socialismo di Stato in Cina nel XI secolo, movimento emancipazione contadini in Europa, LENIN e sviluppo capitalismo in Russia, squilibri russi, rivoluzione di febbraio 1917, scioperi e dualismo di potere soviet – governo provvisorio, crisi Stato ed esercito, LENIN a Ginevra, epoca 1° GM, MARX e CLAUSEWITZ, il terrore, termidoro e NEP 1921, LENIN esempio di PIETRO il grande, nazionalizzazioni industria, pianificazione sviluppo industriale, distinzione tra sovietismo e bolscevismo, federalismo questione minoranze. 2° tomo. Partito bolscevico esempio giacobini, okhrana di Lenin, studio della riv franc 1789, partito bolscevico e la guerra, MARX ed ENGELS sul gesuitismo, strategia”,”RIRO-093″
“ROMA Giuseppe”,”L’economia sommersa.”,”Giuseppe Roma è direttore generale della Fondazione Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) dal 1993. Insegna Gestione urbana alla Terza Università di Roma. Ha tenuto corsi per la Columbia University, la Delft University of Technology e l’Università di Roma La Sapienza. Rappresenta l’Italia nel comitato Ewon della Commissione Europea, per lo studio dei mutamenti nell’organizzazione del lavoro. É segretario generale della Rur, Rete Urbana delle rappresentanze.”,”ITAE-151-FL”
“ROMAGNANI Gian Paolo, corso di storia”,”La storiografia sulla rivoluzione francese. Una “”guerra civile”” fra storici? Corso di ‘Storia della storiografia’ 2017-2018. I. La rivoluzione dei contemporanei. II. L’Ottocento e la rivoluzione. III. Il Novecento e la rivoluzione.”,”Il libro mai scritto da Marx sulla Rivoluzione francese (v. scheda II parte) Foto-ritratto dei vari storici”,”FRAR-424″
“ROMAGNANI Gian Paolo”,”Storia della storiografia. Dall’antichità a oggi.”,”Gian Paolo Romagnani, professore ordinario di Storia moderna all’Università di Verona, insegna Storia della storiografia per la laurea magistrale interateneo (Verona-Trento) in Scienze storiche. Si è occupato prevalentemente di storia della storiografia moderna, di storia politica e intellettuale dei secoli XVIII e XIX e di storia delle minoranze religiose in Italia. Per Carocci ha pubblicato: ‘La società di antico regime (XVI-XVIII secolo). Temi e problemi storiografici’ (2018, rist.)”,”STOx-309″
“ROMAGNOLI Sergio”,”Tasso.”,”””La Gerusalemme Liberata, mentre descrive un avvenimento storico accaduto in un passato relativamente lontano, ridestava la speranza che quell’ avvenimento potesse ripetersi, che i cristiani potessero tornare liberamente ad adorare il Santo Sepolcro e insieme a controllare le ancor ricche vie e rotte del commercio orientale. Il che era poi anche una rivalsa dell’ Europa mediterranea contro l’ Europa atlantica tutta rivolta ormai alla conquista del nuovo mondo americano””. (pag 63)”,”BIOx-060″
“ROMAGNOLI Renato”,”Gappista. Dodici mesi nella Settima GAP “”Gianni””.”,”””La vita clandestina, peculiare per i gappisti, soprattutto in città ove le persone difficilmente esternano idee e sentimenti, ha regole severe, irrinunciabili. La base è l’ elemento principe da salvaguardare, pochissimi combattenti, oltre quelli appartenenti al gruppo che vi abita, debbono conoscerne l’ ubicazione; i vari gruppi meno si conoscono tra loro e meglio è; oltre il nome di battaglia non è assolutamente il caso di conoscere altri particolari dell’ identità dei compagni di lotta. Per diretta esperienza imparò che la regola del “”non conoscere”” andava rigosamente rispettata.”” (pag 77)”,”ITAR-055″
“ROMAGNOLI Luciano”,”Politica economica. XIII Lezione. Questioni di politica agraria. Lavoro e investimenti in agricoltura.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-A-3″
“ROMAGNOLI Anna Maria”,”La paròla ché conquìsta. Manuàle di pronùncia édizióne pér i «professionìsti délla paròla».”,”La “”prepotenza”” della pronuncia fiorentina (pag 187) (la lingua non è una mummia imbalsamata ma un fiume che scorre, ma non la pronuncia, conviene accettare quella che vanta una sua rigorosa dipendenza dal latino) I tre tempi della respirazione profonda (pag 81) (inspirazione (riempire completamente i polmoni, i muscoli devono rimanere in riposo, aria inspirata trattenuta; terzo tempo: espirazione ma non in una volta ma gradatamente (pag 81) Anna Maria Romagnoli è professoressa di lettere, giornalista, scrittrice, regista, presentatrice (Rai Tv). Ha scritto una ‘Storia del secolo d’oro'”,”VARx-608″
“ROMAGNOLI Umberto TREU Tiziano”,”I sindacati in Italia dal ’45 a oggi: storia di una strategia.”,”Umberto Romagnoli, ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Bologna e Tiziano Treu ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Pavia (1981). Il primo ha pubblicato “”Contrattazione e partecipazione”” (1968) e ‘Lavoratori e sindacati tra vecchio e nuovo diritto’ (1974); il secondo ‘Sindacato e rappresentanze aziendali’ (1971) e ‘Lavoro femminile e uguaglianza’ (1977). “”A cavallo tra il ’67 e il ’68 nelle maggiori fabbriche del paese esplode la contestazione. La base comincia a parlare per conto suo e il suo linguaggio si fa ogni giorno più impaziente, perentorio, minaccioso: è l’epoca degli ‘slogans’ carichi di forza emotiva (del tipo: «contratto è per ‘noi’ un pezzo di carta»), degli attacchi sferrati contro le burocrazie sindacali («il sindacato siamo noi»), dei grandi rifiuti di una scala di valori consolidati (dall’oggettività dell’organizzazione capitalistica del lavoro alla subordinazione dei salari alla produttività: «più soldi e meno lavoro»”” (pag 83)”,”SIND-188″
“ROMAGNOLI Daniela”,”Novant’anni. Conversazione con Jacques Le Goff. Estratto da ‘Il faro dell’umanità. Jacques Le Goff e la storia’, a cura di Beatrice Borghi.”,”A proposito di Michelet, Le Goff ne ha scritto in termini positivi. Ma il suo pensiero su Michelet si è modificato nel tempo dopo la pubblicazione (1995) delle sue lezioni al College de France. In questi testi ho visto due aspetti che hanno cancellato l’ammirazione di Le Goff per lui: la sua difesa del Rinascimento termine creato proprio da Michelet e il suo terribile antisemitismo, che ha contribuito a diffondere l’antisemitismo in Francia nel XIX secolo. (pag 158) Importanza per Le-Goff del pensiero di Marx (funzione fondamentale dell’economia ma anche limiti di questa funzione) Grandi marxisti molto intelligenti (non farebbero parte di ciò che definisce ‘marxismo volgare’): Witold Kula e Pierre Vilar. (pag 159)”,”STOx-027-FGB”
“ROMAGNOLI Daniela a cura; scritti di Jacques LE-GOFF Arturo Carlo QUINTAVALLE Willibald SAUERLANDER Carlos BARROS Eric PALAZZO Viviane HUCHARD Maria Giuseppina MUZZARELLI Franco CARDINI Sverre BAGGE Gabor KLANICZAY Henryk SAMSONOWICZ Patrick GAUTIER-DALCHE’ Giacomo TODESCHINI Chiara FRUGONI Jacques VERGER Brigitte Miriam BEDOS-REZAK Barbara H. ROSENWEIN Jean-Claude SCHMITT Daniela ROMAGNOLI Michel PASTOUREAU Giacomo BAROFFIO DAHNK Sofia BOESCH GAJANO Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Adelaide RICCI Raffaella GOBBO”,”Il Medioevo Europeo di Jacques Le Goff. Parma, Galleria Nazionale, 28 settembre 2003 – 6 gennaio 2004.”,”Libro fotografico, iconografico ma anche un libro da leggere. J. Le-Goff ha ideato questa mostra, ha scelto i pezzi e redatto introduzione e didascalie delle opere, ma è anche un libro per J. Le Goff.”,”STOx-350″
“ROMAGNOLI Daniela a cura; scritti di Jacques LE-GOFF Arturo Carlo QUINTAVALLE Willibald SAUERLANDER Carlos BARROS Eric PALAZZO Viviane HUCHARD Maria Giuseppina MUZZARELLI Franco CARDINI Sverre BAGGE Gabor KLANICZAY Henryk SAMSONOWICZ Patrick GAUTIER-DALCHE’ Giacomo TODESCHINI Chiara FRUGONI Jacques VERGER Brigitte Miriam BEDOS-REZAK Barbara H. ROSENWEIN Jean-Claude SCHMITT Daniela ROMAGNOLI Michel PASTOUREAU Giacomo BAROFFIO DAHNK Sofia BOESCH GAJANO Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Adelaide RICCI Raffaella GOBBO”,”Il Medioevo Europeo di Jacques Le Goff. Parma, Galleria Nazionale, 28 settembre 2003 – 6 gennaio 2004.”,”Libro fotografico, iconografico ma anche un libro da leggere. J. Le-Goff ha ideato questa mostra, ha scelto i pezzi e redatto introduzione e didascalie delle opere, ma è anche un libro per J. Le Goff.”,”STOx-033-FSD”
“ROMAGNOLI Daniela a cura; testi di Carlo Antonio BARBERINI Elisabeth A.R. BROWN Carla CASAGRANDE Sergio CIRIO Amedeo FENIELLO Daniela ROMAGNOLI Giuseppa Z. ZANICHELLI”,”Incontri con Jacques Le Goff.”,”Daniela Romagnoli ha insegnato Storia Medievale nelle Università di Milano e Parma. È stata ‘visiting professor’ in Usa, in Perù, Brasile s Directeur d’Études Associé all’ École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. SI è occupata tra l’altro di storia delle buone maniere nel mondo urbano dal XII secolo. “”Michel Beaud, autore di una interessante storia del capitalismo, titola non a caso la prima parte del suo libro ‘Dall’oro al capitale’. Scrive Beaud: «Nell’Europa occidentale dell’XI secolo la società feudale ha ormai raggiunto una forma compiuta: nell’ambito della proprietà feudale si svolge l’organizzazione della produzione servaggio, lavoro forzato, corvée) e l’estorsione del pluslavoro (sotto forma di rendita in lavoro), di cui beneficia il Signore, proprietario e detentore delle prerogative politiche e giurisdizionali. Tuttavia, per la società feudale inizia anche un processo di disgregazione: trasformazione della rendita in lavoro in rendita in natra o in denaro, con lo sviluppo del lavoro libero e di forme di proprietà contadina: simultaneamente, ripresa del conomercio: fiere, riattivazione dell’artigianato (all’interno delle corporazioni) rinascita della vita urbana, formazione di una borghesia commerciale. .. È dall’ambito della disgreazione dell’ordine feudale che avrà luogo la formazione del capitalismo mercantile…» (9). Questa valutazione mi permette di evidenziare quello che per marx e per il marxismo è il nodo della specificità del Medioevo europeo: quel ruolo straordinario del denaro che, da banale mezzo di pagamento e di scambio, o di tesaurizzazione, quale era in tutte le società precedenti, diventa lo strumento della valorizzazione e conseguente accumulazione del capitale con tutte le sconvolgenti conseguenze che ne derivano. Ma per interpretare questo ruolo deve disporre (e questo accade solo in Europa…) di quello che nel contempo si avvia a diventare il proletariato moderno: prima servi della gleba affrancati, poi garzoni nelle botteghe artigiane ed in seguito operai nelle manifatture. Nel capitolo 2 del Libro primo del ‘Capitale – La cosiddetta accumulazione originaria – Marx scrive: «La struttura economica della società capitalistica è derivata dalla struttura economica della società feudale. La dissoluzione di questa ha liberato gli elementi di quella. Il produttore immediato, l’operaio, ha potuto disporre della sua persona soltanto dopo aver cessato di esser legato alla gleba e di essere servo di un’altra persona o infeudato ad essa. Per divenire libero venditore di forza-lavoro, che porta la sua merce ovunque essa abbia un mercato, l’opeaio ha dovuto inoltre sottrarsi al dominio delle corporazioni, ai loro ordinamenti sugli apprendisti e sui garzoni e all’impaccio delle loro prescrizioni per il lavoro. Così il movimento storico che trasforma i produttori in operai salariati si presenta, da un lato, come loro liberazione dalla servitù e dalla coercizione corporativa… Ma dall’altro lato questi neoaffrancati diventano venditori di sé stessi soltanto dopo essere stati spogliati di tutti i loro mezzi di produzione e di tutte le garanzie per la loro esistenza offerte dalle antiche istituzioni feudali. E la storia di questa espropriazione degli operai è scritta negli annali dell’umanità a tratti di sangue e di fuoco» (20). A conferma ci limitiamo a ricordare l’esempio delle famose “”recinzioni””, finalizzate alla espropriazione delle terre comuni dei villaggi agricoli per allevarvi le pecore. Tommaso Moro bollò questa pratica tipica dei signori feudali divenuti borghesi con una famosa frase, terribile quanto efficace: «Le pecore hanno mangiato gli uomini!»”” (pag 42-43) [Daniela Romagnoli, ‘Incontri con Jacques Le Goff’, Edizioni Pantarei, Milano, 2025] [(9) M. Beaud, ‘Storia del capitalismo. Dal Rinascimento alla New Economy’, Milano, 2004, p. 23. L’edizione originale francese uscì a Parigi nel 1981; (10) K. Marx F. Engels, Opere, vol. 30, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022, p. 730-731]”,”ELCx-344″
“ROMAGNOLI Daniela a cura; saggi di Elena BRAMBILLA Carla CASAGRANDE Ottavia NICCOLI Françoise PIPONNIER Daniela ROMAGNOLI Silvana VECCHIO Mireille VINCENT-CASSY”,”La Ville et la Cour. Des bonnes et des mauvaises manières.”,”Il teologo inglese John Wyclif nella sua opera sul decalogo, il ‘De mandatis divinis’ (1375-1376) i peccati di lingua sono di nuovo classificati secondo il sistema unitario, uno dei più solidi e meglio costruiti mai concepiti. Questo sistema di trasgressione verbale fa riferimento all’aoottavo comandamento…”” (pag 103-)”,”STMED-002″
“ROMAGNOLI Daniela a cura; scritti di Jacques LE-GOFF Robert FOSSIER Giuseppe SERGI Maria Giuseppina MUZZARELLI Mireille VINCENT-CASSY Giuseppe ALBERTONI Claudine HAROCHE Arturo Carlo QUINTAVALLE Enrico ARTIFONI Daniela ROMAGNOLI”,”Medioevo e oltre. Georges Duby e la storiografia del nostro tempo.”,”‘Duby ha primeggiato tra i medevalisti francesi grazie alla sua personalità, ai suoi scritti e alle sue attività’ così afferma J. Le Goff”,”STMED-111-FSD”
“ROMAGNOSI Domenico CATTANEO Carlo FERRARI Giuseppe; a cura di Ernesto SESTAN”,”Opere di Giandomenico Romagnosi Carlo Cattaneo Giuseppe Ferrari.”,”Contiene lo scritto di Carlo CATTANEO “”Dell’ India antica e moderna”” (pag 783-826).”,”TEOP-139″
“ROMAGNOSI Gian Domenico, a cura di Ettore E. ALBERTONI”,”I tempi e le opere di Gian Domenico Romagnosi. Scritti politici.”,”‘Gian Domenico Romagnosi (1761-1835) è stato un giurista, filosofo ed economista italiano, noto per i suoi contributi nel campo del diritto e della filosofia politica. Nato l’11 dicembre 1761 a Salsomaggiore Terme, Romagnosi studiò presso il Collegio Alberoni di Piacenza e si laureò in Giurisprudenza all’Università di Parma nel 1786. Dopo un breve periodo come notaio, si dedicò alla carriera accademica e alla ricerca scientifica. Romagnosi è famoso per i suoi lavori sulla teoria del diritto penale e per i suoi scritti rivoluzionari come “”Genesi del diritto penale”” (1791) e “”Cosa è eguaglianza”” (1792)¹. Nel 1802, condusse esperimenti che anticiparono la scoperta dell’elettromagnetismo, anche se i suoi risultati non furono inizialmente riconosciuti dalla comunità scientifica. Durante la sua carriera, Romagnosi insegnò in diverse università italiane, tra cui Parma, Pavia e Milano. Fu anche coinvolto nella revisione del codice di procedura penale e fondò il “”Giornale di giurisprudenza universale”” nel 1811. Morì l’8 giugno 1835 a Milano, lasciando un’importante eredità intellettuale che influenzò molti studiosi successivi, tra cui Carlo Cattaneo’ (copil.)”,”TEOP-005-FMB”
“ROMAINS Jules BAUER BENN BRECHT BROCH HERRMANN-NEISSE HEYM KASCHNITZ LASKER-SCHÜLER LE-FORT LERSCH LOERKE SCHNACK TRAKL ZUCKMAYER ALDINGTON AUDEN DAY LEWIS FLINT KEYES LEWIS MACNEICE OWEN READ ROSENBERG SASSOON SOUTAR SPENDER THOMAS DYLAN THOMAS EDWARD APOLLINAIRE ARAGON ARCOS BERNARD BOUCHER ELUARD GOLL MICHAUX PEGUY PEREYROL ROMAINS SUPERVIELLE VILDRAC, scritti di; appendice biografica a cura di DEPPE Wolfgang G. MIDDLETON Christopher”,”Ohne Hass und Fahne. No Hatred and no Flag. Sans haine et sans drapeau. Kriegsgedichte des 20. Jahrhunderts. War Poems of the 20 th Century. Poemes de guerre au XXe siecle.”,”Scritti di ROMAINS Jules BAUER BENN BRECHT BROCH HERRMANN-NEISSE HEYM KASCHNITZ LASKER-SCHÜLER LE-FORT LERSCH LOERKE SCHNACK TRAKL ZUCKMAYER ALDINGTON AUDEN DAY LEWIS FLINT KEYES LEWIS MACNEICE OWEN READ ROSENBERG SASSOON SOUTAR SPENDER THOMAS DYLAN THOMAS EDWARD APOLLINAIRE ARAGON ARCOS BERNARD BOUCHER ELUARD GOLL MICHAUX PEGUY PEREYROL ROMAINS SUPERVIELLE VILDRAC”,”QMIx-113″
“ROMANATO Giampaolo”,”L’Africa Nera fra Cristianesimo e Islam. L’esperienza di Daniele Comboni (1831-1881).”,”Giampaolo Romanato è nato a Rovigo e risiede a Padova nella cui università insegna Storia della Chiesa.”,”AFRx-005-FFS”
“ROMANELLI Guido”,”Nell’Ungheria di Bela Kun e durante l’occupazione militare romena. La mia missione, maggio – novembre 1919.”,” Contiene: Foto 1° maggio. Monumento allegorico in piazza del parlamento (pag 64) Foto 1° maggio 1919. I Commissari del popolo Bokanyi Desiderio e Giacobbe Weltner assistono al corteo celebrativo davanti al monumento (pag 65) Foto 1° maggio. Corteo. (pag 80) Foto 1° maggio. Monumento celebrativo del primo maggio in piazza Baross. (pag 80) Foto: Maggio 1919 comizio del Commissario del popolo Giuseppe Pogany davanti al parlamento di Budapest. (pag 128) Foto: Manifesto di Lenin e altri manifesti che esortano il proletariato all’insurrezione e imprecano contro i briganti internazionali della pace e per l’internazionalismo (pag 192) Altri manifesti : mitragliatrici dell’ esercito rosso (pag 368) Foto: Seduata del soviet nella sala del Parlamento (giugno 1919) (pag 384) segue artiglieria rossa “”Tra i visitatori italiani che vidi in quei giorni a Budapest, ricordo che soltanto l’on. Maffi si espresse piuttosto rudemente con Kun Béla, dicendogli schietto il suo pensiero, che, cioè quella rivoluzione così condotta sarebbe riuscita più dannosa che benefica alla causa delle classi diseredate. Kun Béla ne rimase talmente offeso nel suo amor proprio che – a quanto mi dissero – ne fece oggetto di una comunicazione recriminatoria alla direzione del partito socialista italiano””. (pag 143)”,”MUNx-059″
“ROMANELLI Raffaele direttore, comitato direttivo: Enrico ALLEVA Alberto MELLONI Adriano PROSPERI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Lorenzo BIANCONI Italo BIROCCHI Francesco CAGLIOTI Amedeo QUONDAM; collaboratori del settantaseiesimo volume: Marco DE-NICOLO’ Luigi MASCILLI MIGLIORINI Paolo MATTERA Luciano SEGRETO Giuseppe SIRCANA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 76. Montauti – Morlaiter.”,”Collaboratori del settantaseiesimo volume: Marco DE-NICOLO’ Luigi MASCILLI MIGLIORINI Paolo MATTERA Luciano SEGRETO Giuseppe SIRCANA e altri”,”REFx-R-076″
“ROMANELLI Raffaele direttore, comitato direttivo: Enrico ALLEVA Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Alberto MELLONI Adriano PROSPERI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Italo BIROCCHI Fulvio CONTI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI; collaboratori del settantasettesimo volume: Aldo AGOSTI Gabriella AIRALDI Mauro CANALI Guido CRAINZ Piero CRAVERI Luisi PASSERINI Luciano Giorgio RODANO Luciano SEGRETO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 77. Morlini – Natolini.”,”Collaboratori del settantasettesimo volume: Aldo AGOSTI Gabriella AIRALDI Mauro CANALI Guido CRAINZ Piero CRAVERI Luisi PASSERINI Giorgio RODANO Luciano SEGRETO e altri”,”REFx-R-077″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Pietro CORSI Alberto MELLONI Adriano PROSPERI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Italo BIROCCHI Fulvio CONTI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI; collaboratori del settantottesimo volume: Umberto LEVRA Stefano RODOTA’ Luciano SEGRETO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 78. Natta – Nurra.”,”Collaboratori del settantottesimo volume: Umberto LEVRA Stefano RODOTA’ Luciano SEGRETO e altri Per voce Nerbini (editore) rimandano a http://www.treccani.it”,”REFx-R-078&#8243;
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Italo BIROCCHI Fulvio CONTI Gilberto CORBELLINI; collaboratori del settantanovesimo volume: Arianna ARISI ROTA Giovanni ASSERETO Pellegrino CAPALDO Alberto MELLONI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 79. Nursio – Ottolini Visconti.”,”Collaboratori del settantanovesimo volume: Arianna ARISI ROTA Giovanni ASSERETO Pellegrino CAPALDO Alberto MELLONI e altri”,”REFx-R-079″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Italo BIROCCHI Fulvio CONTI Gilberto CORBELLINI; collaboratori dell’ottantesimo volume: Franco ANDREUCCI Francesco PAPADIA Massimo TEODORI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 80. Ottone I – Pansa.”,”Collaboratori dell’ottantesimo volume: Franco ANDREUCCI Francesco PAPADIA Massimo TEODORI e altri”,”REFx-R-080″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantunesimo volume: Paolo DELEGU Mimmo FRANZINELLI Alberto MELLONI Giuseppe PARLATO Giovanni SCIROCCO Gianni VATTIMO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 81. Pansini – Pazienza.”,”Collaboratori dell’ottantunesimo volume: Paolo DELEGU Mimmo FRANZINELLI Alberto MELLONI Giuseppe PARLATO Giovanni SCIROCCO Gianni VATTIMO e altri”,”REFx-R-081″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantaduesimo volume: Riccardo FAUCCI Umberto LEVRA Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 82. Pazzi – Pia.”,”Collaboratori dell’ottantaduesimo volume: Riccardo:FAUCCI Umberto LEVRA Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-082″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantatreesimo volume: Eva CECCHINATO Pietro CORSI Andrea LANDOLFI Maurizio RIDOLFI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 83. Piacentini – Pio V.”,”Collaboratori dell’ottantatreeesimo volume: Eva CECCHINATO Pietro CORSI Andrea LANDOLFI Maurizio RIDOLFI e altri”,”REFx-R-083″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantaquattresimo volume: Enrico GALAVOTTI Sergio LUZZATTO Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MELLONI Giuseppe MONSAGRATI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 84. Pio VI – Ponzo.”,”Collaboratori dell’ottantaquattresimo volume: Fulvio CONTI Enrico GALAVOTTI Sergio LUZZATTO Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MELLONI Giuseppe MONSAGRATI Carmine PINTO e altri Luigi Guido Podrecca già militante del PSI, anticlericale fondatore di un settimanale di satira politica ‘L’asino’ (assieme a Galantara). Durante la guerra si sposta su posizioni nazionaliste, interrompe la collaborazione con l’Asino e aderisce al fascismo. Scriverà sul Popolo d’Italia e farà il propagandista e il conferenziere del fascismo. Morirà a New York nel 1923.”,”REFx-R-084″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantacinquesimo volume: Giovanni ASSERETO Fulvio CONTI Marco Enrico MENDUNI MONDINI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 85. Ponzone – Quercia.”,”Collaboratori dell’ottantacinquesimo volume: Giovanni ASSERETO Fulvio CONTI Marco Enrico MENDUNI MONDINI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-085″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantaseisimo volume: Aldo AGOSTI Franco ANDREUCCI Anna BISCEGLIA Corrado MALANDRINO Luigi MASCILLI MIGLIORINI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 86. Querenghi – Rensi.”,”Collaboratori dell’ottantaseisimo volume: Aldo AGOSTI Franco ANDREUCCI Anna BISCEGLIA Corrado MALANDRINO Luigi MASCILLI MIGLIORINI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-086″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantasettesimo volume: Marco ALBERTARO Pierluigi CIOCCA Umberto LEVRA Paolo MALANIMA Francesco SURDICH Giovanni TEODORI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 87. Renzi – Robortello.”,”Collaboratori dell’ottantasettesimo volume: Marco ALBERTARO Pierluigi CIOCCA Umberto LEVRA Paolo MALANIMA Francesco SURDICH Giovanni TEODORI e altri”,”REFx-R-087″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantasettesimo volume: Maurice AYMARD Mauro CANALI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 88. Robusti – Roverella.”,”Collaboratori dell’ottantottesimo volume: Maurice AYMARD Mauro CANALI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-088″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantanovesimo volume: Sandro BERTELLI Eva CECCHINATO Andrea CIAMPANI Piero CRAVERI Angelo D’ORSI Paolo POMBENI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 89. Rovereto – Salvemini.”,”Collaboratori dell’ottantanovesimo volume: Sandro BERTELLI Eva CECCHINATO Andrea CIAMPANI Piero CRAVERI Angelo D’ORSI Paolo POMBENI e altri”,”REFx-R-089″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori del novantesimo volume: Maria CONFORTI Elisabetta CORSI Pietro CORSI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 90. Salvestrini – Saviozzo da Siena.”,”Collaboratori del novantesimo volume: Maria CONFORTI Elisabetta CORSI Pietro CORSI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-090″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori del novantunesimo volume: Aldo AGOSTI Marco ALBERTARO Francesco BETTARINI Laura CASELLA Mariadelaide CUOZZO Giovanni DE-LUNA Carlo DE-MARIA Giuseppe GALZERANO Nicola LABANCA Paolo MALANIMA Andrea MERLOTTI Marco MONDINI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 91. Savoia – Semeria.”,”Collaboratori del novantunesimo volume: Aldo AGOSTI Marco ALBERTARO Francesco BETTARINI Laura CASELLA Mariadelaide CUOZZO Giovanni DE-LUNA Carlo DE-MARIA Giuseppe GALZERANO Nicola LABANCA Paolo MALANIMA Andrea MERLOTTI Marco MONDINI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-091″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; collaboratori del novantaduesimo volume: Giovanni AGOSTI Franco AMATORI Claudio AZZARA Mauro CANALI Eva CECCHINATO Sheyla MORONI Gerardo NICOLOSI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 92. Semino – Sisto IV.”,”Collaboratori del novantaduesimo volume: Giovanni AGOSTI Franco AMATORI Claudio AZZARA Mauro CANALI Eva CECCHINATO Sheyla MORONI Gerardo NICOLOSI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-092″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; responsabile produzione editoriale Gerardo CASALE; collaboratori del novantatreesimo volume: Renata AGO Pier Luigi BALLINI Eva CECCHINATO Angelo D’ORSI Alexander HÖBEL Umberto LEVRA Nicola LABANCA Nerio NALDI Francesco SURDICH Albertina VITTORIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 93.”,”Collaboratori del novantatreesimo volume: Renata AGO Pier Luigi BALLINI Eva CECCHINATO Angelo D’ORSI Alexander HÖBEL Umberto LEVRA Nicola LABANCA Nerio NALDI Francesco SURDICH Albertina VITTORIA e altri”,”REFx-R-093″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; responsabile produzione editoriale Gerardo CASALE; collaboratori del novantaquattresimo volume: Arianna ARISI ROTA Marco ALBERTARIO Mauro CANALI Pietro CORSI Paolo DELOGU Francesco MALGERI Marco MONDINI Alessandro RONCAGLIA Luciano SEGRETO Marco SORESINA Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 94. Stampa – Tarantelli.”,”Collaboratori del novantaquattresimo volume: Arianna ARISI ROTA Marco ALBERTARIO Mauro CANALI Pietro CORSI Paolo DELOGU Francesco MALGERI Marco MONDINI Alessandro RONCAGLIA Luciano SEGRETO Marco SORESINA Francesco SURDICH”,”REFx-R-094″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; responsabile produzione editoriale Gerardo CASALE; collaboratori del novantacinquesimo volume: Aldo AGOSTI Franco ANDREUCCI Arianna ARISI ROTA David BIDUSSA Eva CECCHINATO Giorgio LA-MALFA Simone Umberto LEVRA NERI SERNERI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 95. Taranto – Togni.”,”Collaboratori del novantacinquesimo volume: Aldo AGOSTI Franco ANDREUCCI Arianna ARISI ROTA David BIDUSSA Eva CECCHINATO Giorgio LA-MALFA Simone Umberto LEVRA NERI SERNERI”,”REFx-R-095″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; responsabile produzione editoriale Gerardo CASALE; collaboratori del novantaseisimo volume: Arianna ARISI ROTA Giuseppe BERTA Marco BRESCIANI Fabio DEI Giancarlo GARFAGNINI Mattia GRANATA Aldo GRASSO Matteo PRETELLI Claudio RABAGLINO Gabriele SCALESSA Giovanni SCIROCCO Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 96. Toja – Trivelli.”,”Collaboratori del novantaseisimo volume: Arianna ARISI ROTA Giuseppe BERTA Marco BRESCIANI Fabio DEI Giancarlo GARFAGNINI Mattia GRANATA Aldo GRASSO Matteo PRETELLI Claudio RABAGLINO Gabriele SCALESSA Giovanni SCIROCCO Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-096″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; collaboratori del novantasettesimo volume: Arianna ARISI ROTA Mauro CANALI Stefano COLANGELO Riccardo FAUCCI Paola GUGLIELMOTTI Elena PAPADIA Roberto PERTICI Gaspare POLIZZI Luciano Claudio RABAGLINO SEGRETO Giovanni SCIROCCO Francesca SOFIA Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 97. Trivulzo – Valeri.”,”Collaboratori del novantasettismo volume Arianna ARISI ROTA Mauro CANALI Stefano COLANGELO Riccardo FAUCCI Paola GUGLIELMOTTI Elena PAPADIA Roberto PERTICI Gaspare POLIZZI Luciano Claudio RABAGLINO SEGRETO Giovanni SCIROCCO Francesca SOFIA Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-097″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; collaboratori del novantottesimo volume: Barbara AGOSTI Franco AMATORI Giovanni ASSERETO Giovanni CHIODI Fulvio CONTI Fabrizio DELLA-SETA Antonio MAGLIULO Carla RICCARDI Giovanni SCIROCCO Luciano SEGRETO Paolo SODDU Marco SORESINA Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 98. Valeriani – Verra.”,”Collaboratori del novantottesimo volume: Barbara AGOSTI Franco AMATORI Giovanni ASSERETO Giovanni CHIODI Fulvio CONTI Fabrizio DELLA-SETA Antonio MAGLIULO Carla RICCARDI Giovanni SCIROCCO Luciano SEGRETO Paolo SODDU Marco SORESINA Francesco SURDICH”,”REFx-R-098″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; Collaboratori del novantanovesimo volume:Andrea BATTISTINI Virna BRIGATTI Alberto CAVAGLION Fabio DEI Mauro MORETTI Francesco SURDICH Marino ZABBIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 99. Verrazzano – Vittorio Amedeo III.”,”Collaboratori del novantanovesimo volume:Andrea BATTISTINI Virna BRIGATTI Alberto CAVAGLION Fabio DEI Mauro MORETTI Francesco SURDICH Marino ZABBIA e altri”,”REFx-R-099″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; Collaboratori del centesimo volume: Sergio ABRUZZESE Daniela ANGELUCCI Enrico ARTIFONI Francesco BELLO Mauro CANALI Paolo COLOMBO Roberto DULIO Lucio FREGONESE Gialuca FRUCI Roberto PERTICI Salvatore RITROVATO Luciano SEGRETO Giovanni SCIROCCO Francesco SURDICH Fabrizio VISTOLI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 100. Verrazzano – Vittorio Amedeo III.”,”Collaboratori del centesimo volume: Sergio ABRUZZESE Daniela ANGELUCCI Enrico ARTIFONI Francesco BELLO Mauro CANALI Paolo COLOMBO Roberto DULIO Lucio FREGONESE Gialuca FRUCI Roberto PERTICI Salvatore RITROVATO Luciano SEGRETO Giovanni SCIROCCO Francesco SURDICH Fabrizio VISTOLI e altri”,”REFx-R-100″
“ROMANI Mario”,”Storia economica d’ Italia. Nel secolo XIX, 1815-1882.”,”ROMANI Mario (1917-1975) ha insegnato storia economica all’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dal 1948 sino alla morte. La sua ricerca si è indirizzata allo studio dell’ esperienza lombarda: L’ agricoltura in Lombardia dall’età delle riforme al 1859′ ecc. L’ Italia si indebita fin dalla sua unificazione. “”Che il ricorso all’ espansione del pubblico indebitamento rappresentasse (in piena continuità con la politica del Caovur), una scelta tanto agevole quanto ben accetta al risparmio interno ed estero desideroso di impieghi tradizionali, per far fronte alle eccezionali esigenze finanziarie connesse al raggiungimento dell’ unità politica e dell’ indipendenza nazionale, risulta con grande evidenza: la necessità politica, economica e finanziaria di dare piena garanzia ai portatori del grosso debito ereditato dal Regno Sardo e dei debiti degli altri ex-Stati, faceva tutt’ uno con la necessità di offrire allettanti prospettive di sicurezza ai potenziali sottoscrittori delle previste, nuove emissioni dello Stato unitario. Il 12 giugno 1861, Bettino Ricasoli afferma nel suo discorso d’ investitura alla Camera dei deputati come successore del Cavour alla presidenza del Consiglio dei ministri: “”Prima cura del Governo, anzi suo primo debito adunque sarà di proseguire con alacrità indefessa l’ armamento nazionale. Le somme necessarie agli apparecchi militari, quelle pure necessarie al compimento delle grandi opere pubbliche, dalle quali deve svolgersi la potenza economica della nazione, non possono raccogliersi con le imposte. Voi, o signori, siete chiamati a votare una legge che autorizzi il Governo a contrarre un prestito, col quale far fronte alle necessità presenti””.”” (pag 214-215)”,”ITAE-163″
“ROMANIELLO Lucia a cura saggi di Franco DELLA-PERUTA, Luisa CETTI, Giovanni LUSERONI, Gerhard KUCK, Luciano AGUZZI, Gian Mario BRAVO, Paolo FAVILLI, Salvo MASTELLONE, Giovanna ANGELINI, Nicola DEL-CORNO, Delia FRIGESSI, Massimo GANCI, Giorgio SPINI, Renato ZANGHERI, Giampiero BERTI”,”Le radici del socialismo italiano. Atti del Convegno Milano 15-16-17 novembre 1994.”,”Contiene tra l’altro i saggi: – Gerhard KUCK, La diffusione di socialismo e comunismo nella rivoluzione del ’48. Un confronto tra Italia e Germania – Gian Mario BRAVO, Marx, marxismo e socialismo – Paolo FAVILLI, Perché il marxismo? L’esperienza italiana nell’Ottocento – Renato ZANGHERI, Socialismo e anarchismo “”La vera diffusione del marxismo comincia più tardi. E’ collegata agli effetti della Comune, tradotti in chiave italiana non solo dalle polemiche di Mazzini con Marx ma anche dalle risposte di Engels e dal rilievo assunto, nella volgarizzazione dei temi engelsiani, dapprima da un personaggio quale Enrico Bignami, poi da altri intermediari, che tengono conto di ciò che di nuovo sta avvenendo nel panorama internazionale. Così accade dopo il congresso di Gotha (1875) di fondazione del Partito operaio socialista di Germania, quindi con la reazione – che porta alla crescita nonostante le persecuzioni – alle leggi antisocialiste bismarckiane a partire dal ’78, che contrariamente al loro intento originario favoriscono la coesione e lo sviluppo della socialdemocrazia tedesca e di riflesso il suo influsso sul movimento operaio europeo e specie sul mondo sociale e del lavoro italiano. Altrettanto decisive sono le attività di divulgazione – più che non di propaganda o di impegno ideale – di testi marx-engelsiani a opera di socialisti ‘non’ marxisti (eccelle ancora Cafiero) o di epigoni convinti, fra cui è soprattutto da ricordare per la sua azione di traduttore e di propagandista Pasquale Martignetti, cui seguiranno a fine secolo nella militanza le riviste e le attività di Turati. Ma qui comincia la vicenda dei rapporti fra il marxismo e il movimento socialista organizzato in Italia, con i suoi chiaroscuri, le sue contraddizioni, le sue debolezze, ma anche con la grandiosità delle sue certezze e delle sue aspettative, le sue generosità, il suo apostolato emancipatorio. (…) Non è il caso di tornare a discutere sul protomarxismo rispettivamente libertario o evoluzionista di Cafiero o di Bignami, oppure sul marxismo assestato di Labriola o su quello superficiale ma più incisivo di Filippo Turati e di tanti altri eminenti, e meno eminenti, intellettuali, che al volgere del secolo XIX e negli albori del XX all’insegnamento dichiarano di richiamarsi. Invero, ciò ch’essi definiscono marxismo (fa eccezione Labriola) non è altro che positivismo ammantato di darwinismo sociale e di industrialismo operaista, introdotto in Italia attraverso la via intellettuale (per lo più accademica) di Compte-Spencer da una lato e di Kautsky, più che non di Engels, da un altro”” (pag 142-143) [Gian Mario Bravo, ‘Marx, marxismo e socialismo’ (in) ‘Le radici del socialismo italiano. Atti del Convegno Milano 15-16-17 novembre 1994’, Edizioni del Comune di Milano, Milano, 1997, a cura di Lucia Romaniello]”,”MITS-013-FV”
“ROMANO Ruggiero a cura; saggi di DEWERPE A. SAPELLI G. COLOMBO U. PARIS R. ROMANO R. FEDERICO G. QUIRINO P. DE-BERNARDI A. BOTTIGLIERI B.”,”Storia dell’ economia italiana. III. L’età contemporanea.”,”Ruggiero Romano, l’annalista d’Italia. La scomparsa del grande storico che fu regista della Storia d’Italia e dell’Enciclopedia Einaudi di Clemente Ancona Ruggiero Romano è morto la notte scorsa a Parigi, all’ospedale americano di Neully, dove era ricoverato da quelche tempo. Era nato a Fermo in provincia di Ascoli nel 1923 e aveva insegnato alla Sorbona e alla «Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales».In precedenza aveva insegnato a Pisa e a Firenze e si era formato alla scuola di Delio Cantimori e di Federico Chabod. Aveva legato la sua fama presso il grande pubblico alla monumentale «Storia d’Italia Einaudi», curata assieme allo storico Corrado Vivanti. Esordì con studi dedicati alla cultura rinascimentale e a Leon Battista Alberti. In seguito si è concentrato sulla storia economica, confrontandosi con la lezione delle «Annales», in particolare con Bloch e Braudel. Il primo dei cinque volumi della «Storia d’Italia» uscì nel 1972 e l’opera fu completata nel 1976. Ancora in corso sotto la sua regia la «Storia d’Italia Annali», con 17 volumi pubblicati, Ha curato anche l’«Enciclopedia» Einaudi, e fondamentale rimane la sua »Storia economica italiana». Oltre a studi sui «conquistadores» ha pubblicato nel 1994 «Paese Italia» (Donzelli) Unità 6 January 2002 pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 27) nella sezione “”Cultura”””,”ITAE-005″
“ROMANO Sergio”,”Disegno della storia d’ Europa. Dal 1789 al 1989. Trionfo, morte e resurrezione degli Stati nazionali.”,”Le nazioni e le armi: dalla rivoluzione alla restaurazione, rivoluzioni 1830 e 1848, nascita degli Stati ‘plebiscitari’ FR IT GERM, l’era di BISMARCK, l’EU in colonia, crisi ai confini dell’EU, guerre mondiali, nazismo, ritorno degli imperi e repressione dei nazionalismi, dissoluzione URSS.”,”EURx-028″
“ROMANO Sergio”,”Lettera a un amico ebreo.”,”ROMANO dice che il ‘genocidio’ degli ebrei è un genere bibliografico che invece di spegnersi lentamente negli anni va accrescendosi. Nel libro ‘L’olocausto nella storia’ Michael R. MARRUS afferma che una bibliografia selettiva recente elenca quasi 2 mila volumi in molte lingue e quasi 10 mila pubblicazioni solo su Auschwitz. Questi dati risalgono al 1987. Su Internet, collegandosi con Amazon. com, una libreria informatica, vengono offerti ai propri clienti un milione e mezzo di titoli. I libri che contengono la parola ‘olocausto’ sono oltre mille:”,”EBRx-001″
“ROMANO Sergio”,”La Francia dal 1870 ai nostri giorni.”,”Sergio ROMANO è nato a Vicenza nel 1929. Ha studiato a Milano e a Chicago. Dopo essere stato giornalista in Italia e all’estero è divenuto diplomatico di carriere. Quindi ha ripreso la professione di giornalista come editorialista de ‘La Stampa’ e del ‘Corriere’ e di saggista. Tra i suoi primi lavori: ‘Storia d’Italia dal Risorgimento ai nostri giorni’ (Milano, 1978), ‘Giuseppe Volpi, industria e finanza tra Giolitti e Mussolini’ (Milano, 1979) e ‘Italie’ (Parigi, 1979).”,”FRAV-010″
“ROMANO Sergio”,”Giuseppe Volpi. Industria e finanza tra Giolitti e Mussolini.”,”Venezia e Balcani, battaglia energia, Porto Marghera, Ferrovie, 1° GM, Elettricità e siderurgia, Governatore in colonie, debiti di guerra, difesa lira, multinazionale italiana, Confindustria e regime fascista, Italia e Germania alleati concorrenti, fine regime e fine uomo. Sergio ROMANO (Vicenza 1929) dopo essere stato giornalista in Italia e all’estero è entrato in diplomazia e ha passato lunghi periodi alle ambasciate di Londra e Parigi. Ha pubblicato una biografia di CRISPI (1973), una storia della guerra italo-turca (‘La quarta sponda’, MILANO. 1977) e una ‘Histoire de l’Italie du Risorgimento à nos jours’ (PARIS. 1977) apparso in italiano nel 1978.”,”ITAE-016″
“ROMANO Sergio”,”Confessioni di un revisionista. Uno sguardo sul secolo dopo la morte delle ideologie.”,”Nella primavera del 1998 una breve introduzione di Sergio ROMANO a un libro di memorie di Edgardo SOGNO e Giuliano BONFANTE sulla guerra civile spagnola ha scatenato molte polemiche. Con la ‘fine delle ideologie’ l’A ha voluto farsi portavoce di una visione nuova, finalmente obiettiva della storia libera da interpretazioni faziose. Questa visione di tutto il secolo (dalla 1° GM ad oggi) viene esposta in questo libro prendendo spunto dalla guerra di Spagna. ROMANO cita i libri di BERNANOS, Ludovico GARRUCCIO (INCISA DI CAMERANA) e Frane BARBIERI. ecc.. Tesi: FRANCO autoritario ma non fascista”,”MSPG-038 RAIx-059″
“ROMANO Sergio”,”La quarta sponda. La guerra di Libia 1911 – 1912.”,”Sergio ROMANO è nato a Vicenza nel 1929. Ha praticato il giornalismo in Italia e all’estero ed è oggi diplomatico di carriera. Ha pubblicato tra l’altro ‘Crispi, progetto per una dittatura’ (BOMPIANI, 1973).”,”ITQM-029″
“ROMANO Sergio BOSWORTH Richard J.B. a cura; saggi di SERRA MINNITTI SEGRE’ KNOX DE-CECCO MIGONE POLLARD VIGEZZI SETON-WATSON”,”La politica estera italiana 1860-1985.”,”saggi: SERRA MINNITTI SEGRE’ KNOX DE-CECCO MIGONE POLLARD VIGEZZI SETON-WATSON R.J.B. BOSWORTH insegna storia nella Univ of Western Australia. Studioso della politica estera italiana, ha pubblicato su questo tema due importanti volumi: ‘Italy, the least of the great powers: Italian foreign policy before the First World War’ (1979) ( tradotto in IT come ‘La politica estera dell’Italia giolittiana’, EDITORI RIUNITI, 1985) e ‘Italy and the approach of the First World War’ (1983).”,”ITQM-032″
“ROMANO Sergio”,”Storia d’ Italia dal Risorgimento ai nostri giorni.”,”Sergio ROMANO (Vicenza, 1929) ha studiato a Milano e a Chicago. Dopo essere stato giornalista in Italia e all’estero è divenuto diplomatico di carriera. Ha pubblicato una biografia di Crispi, ‘Crispi, progetto per una dittatura’ (1973) e una storia della guerra italo-turca (‘La quarta sponda’, 1977).”,”ITAB-021″
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. 1. L’ unità italiana e la Prima Internazionale 1861-71.”,”Aldo Romano è nato a Napoli nel 1909. Ordinario di storia nei licei e libero docente di storia moderna dal 1943, si è occupato soprattutto di storia del movimento e dell’ ideologia socialista. Dopo aver pubblicato nel 1931 studi sul pensiero e l’ azione socialista in Italia nel XIX secolo, e in particolare su Carlo PISACANE, ha dato alle stampe volumi e saggi vari, e, dal ’54-55 i primi volumi della ‘Storia del movimento socialista in Italia’ basata su ricerche in archivi italiani e stranieri. Collabora a ‘Civiltà moderna’, ‘Rassegna storica del socialismo’, ‘Rivista storica italiana’ e ‘Rivista storica del socialismo’.”,”MITS-117″
“ROMANO Luca”,”Il risveglio del drago. La nuova Cina sfida l’ Occidente: è possibile un capitalismo comunista?”,”Luca ROMANO è nato in Austria nel 1955 e da allora non ha una dimora fissa. Ha vissuto a Parigi, New York, Pechino, Bonn, Mosca. E’ stato testimone in Cina delle riforme di DENG XIAO-PING e degli effetti impressionanti dell’ apertura all’ esterno. Ha lavorato per il ‘Giornale’ di MONTANELLI. Attualmente vive e lavora a Londra.”,”CINx-079″
“ROMANO Ruggiero a cura; saggi di A.P. USHER G. OSTROGORSKY W. ABEL A. DIECK E. J. HAMILTON M.J. ELSAS G. PARENTI C. VERLINDEN J. CRAEYBECKX E. SCHOLLIERS S. HOSZOWSKI J. MEUVRET W.S. SACHS E.W. GILBOY P. VILAR C. VIVANTI W. KULA V.N. JAKOVCEVSKIJ C.E. LABROUSSE L. EINAUDI A.V. JUDGES R. BAEHREL”,”I prezzi in Europa dal XIII secolo a oggi. Saggi di storia dei prezzi raccolti e presentati da Ruggiero Romano.”,”Saggi di A.P. USHER G. OSTROGORSKY W. ABEL A. DIECK E. J. HAMILTON M.J. ELSAS G. PARENTI C. VERLINDEN J. CRAEYBECKX E. SCHOLLIERS S. HOSZOWSKI J. MEUVRET W.S. SACHS E.W. GILBOY P. VILAR C. VIVANTI W. KULA V.N. JAKOVCEVSKIJ C.E. LABROUSSE L. EINAUDI A.V. JUDGES R. BAEHREL”,”EURE-012″
“ROMANO Salvatore F. GIUSTI Renato CASTAGNOLI Clara VERONA Aronne RONCHI Mario RAFFAELLI Guido RAGIONIERI Ernesto MORI Giorgio GUERRINI Libertario SANTARELLI Enzo MOLINELLI Raffaele BELLINI Luigi CARACCIOLO Alberto CICERCHIA Carlo LIMITI Diamante LAVEGLIA Pietro RENDA Francesco, scritti di”,”Origini e prime linee di sviluppo del movimento contadino in Italia.”,”Collaborano al volume FERRI Franco ROMANO Salvatore F. GIUSTI Renato CASTAGNOLI Clara VERONA Aronne RONCHI Mario RAFFAELLI Guido RAGIONIERI Ernesto MORI Giorgio GUERRINI Libertario SANTARELLI Enzo MOLINELLI Raffaele BELLINI Luigi CARACCIOLO Alberto CICERCHIA Carlo LIMITI Diamante LAVEGLIA Pietro RENDA Francesco.”,”MITS-180″
“ROMANO Sergio”,”Histoire de l’ Italie du Risorgimento à nos jours.”,”””Un fenomeno simile si produce sul piano culturale, ma con una circostanza aggravante: mentre i gruppi al di fuori del sistema di Giolitti elaborano rapidamente una cultura propria, il blocco politico giolittiano fu incapace di far nascere un blocco culturale e intellettuale”” … “”””la cultura dell’ era giolittiana era fortemente antigiolittiana””””. (pag 136)”,”ITAA-058″
“ROMANO Salvatore F.”,”Le classi sociali in Italia. Dal Medioevo all’ età contemporanea.”,”Salvatore Francesco ROMANO, docente di storia moderna all’ Università di Trieste ha al suo attivo numerosi saggi su problemi filosofici e letterari, e studi storici sul Risorgimento, il movimento operaio e l’ età contemporanea (‘Momenti del risorgimento in Sicilia’, Storia dei Fasci Siciliani’). Ha pubblicato pure una biografia di Antonio GRAMSCI. “”Se da un lato però Dante può essere considerato, con qualche paradossale esagerazione, come fece Engels, il primo poeta della borghesia; non si può dire che nello stesso periodo fosse l’ insieme dei ceti borghesi ad ascendere stabilmente sul piano politico, a divenire cioè un’ unica classe politica”” (pag 112)”,”ITAS-064″
“ROMANO Sergio”,”Il rischio americano. L’ America imperiale, l’ Europa irrilevante.”,”ROMANO (Vicenza, 1929) ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e, per alcuni anni, all’ Università Bocconi di Milano. “”La parola “”rivoluzione”” non è eccessiva. In Vietnam le forze armate americane avevano capito che la democrazia degli Stati Uniti non tollera la morte dei propri soldati e non è disposta a sostenere l’ impegno di una guerra sanguinosa. Se ne accorsero soprattutto i maggiori e i colonnellli- Clark, Powell, Schwarzkof, Franks- che avevano comandato truppe in azione e partecipato ai combattimenti. (…). Quando divennero generali e salirono ai vertici delle forze armate, furono tra i primi a comprendere che la cibernetica, i satelliti, i sensori, il laser e le loro applicazioni avrebbero rivoluzionato gli arsenali e il campo di battaglia. Da allora non vi è arma americana, dal fucile al cannone, dall’ elicottero all’ aereo, alla bomba al missile che non sia stata rinnovata e “”digitalizzata””. (pag 32-33)”,”RAIx-134″
“ROMANO Ruggiero”,”Opposte congiunture. La crisi del Seicento in Europa e in America.”,”Ruggiero ROMANO è nato a Fermo nel 1923. E’ titolare della cattedra di problemi e metodi di storia economica della Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi fin dal 1952. Ha scritto numerosi lavori di storia economica dell’ età moderna, sulla circolazione di merci, sul commercio marittimo, sui prezzi e le loro oscillazioni nel contesto europeo e mediterraneo. Ha studiato anche il Nuovo Mondo. Per l’ Einaudi ha dato vita ad opere collettanee quali la Storia d’ Italiea e l’ Enciclopedia Einaudi. “”Per comprendere questo insieme di fenomeni, occorre fare un salto indietro di alcuni secoli. Occorre ritornare alla crisi del XIV secolo e alla sua conclusione. La crisi, che aveva colpito tutta l’ Europa, non aveva avuto gli stessi effetti su tutti i paesi. Alla fine della crisi, diciamo a metà del XV secolo, in Inghilterra il potere feudale ha ormai perduto una buona parte dei suoi artigli: altrove, è ancora forte. Ed è del tutto normale che la “”rivoluzione borghese”” del 1640-49 abbia avuto luogo in Inghilterra e non altrove. Altrove, non avrebbe potuto aver luogo. Altrove, non poteva esserci che una “”rifeudalizzazione””. (pag 56)”,”ECOI-118″
“ROMANO Ruggiero”,”Colombo.”,”(…)”” il Portogallo diventerà, durante quasi dieci anni, la sua residenza. E’ in questa terra che il giovane Colombo entra in contatto con navigatori già abituati a vivere in dimensioni più ampie di quelle mediterranee; protesi da tempo verso scoperte terrestre (in Africa) e marinare insieme, nelle quali hanno cominciato da tempo ad inoltrarsi; forniti di buone basi cartografiche; muniti di strumenti di navigazione, scafi, velature, concepiti proprio in funzione di queta sete di spazi. Non che tutto fosse nuovo per lui (…)”” (pag 20)”,”BIOx-061″
“ROMANO Sergio”,”Giovanni Gentile. La filosofia del potere.”,”””Con lo scoppio della guerra quindi, Gentile si vide spinto ad assumere una nuova funzione. Se alla fine degli anni dieci, grazie al giornalismo culturale della Voce e alla risonanza del suo insegnamento universitario, egli era uscito dalla cerchia ristretta degli studi filosofici per partecipare al più vasto dibattito culturale italiano, nel 1915, grazie alla guerra, egli s’ inserì nel dibattito politico e civile.”” (pag 154)”,”ITAF-151″
“ROMANO Ruggiero TENENTI Alberto”,”Storia Universale Feltrinelli. Vol 12. Alle origini del mondo moderno (1350-1550).”,”””Malgrado tutta l’ elasticità dell’ espressione fuoco, che varia da 4-5 componenti ad un numero più grande, è innegabile che ci si trova, qui, di fronte non solo a una riduzione della popolazione: ma ad un vero svuotamento demografico. Il primo riflesso dinanzi a questi fenomeni è che il ruolo determinante per questi abbandoni di villaggi in Francia dovette svolgerlo la guerra dei Cent’anni. Non v’è dubbio che la guerra, con tutto il suo immenso corteo di miserie, dovette avere un gran peso; ma va notato che l’ inizio del movimento è precedente alle ostilità. La “”teoria della guerra””, per spiegare la “”crisi”” dell’ agricoltura, appare nettamente insostenibile. Né vale far ricorso alle scorrerie di bande armate: queste sono effetto, e poi elemento aggravante, non causa della “”crisi”” “”. (pag 19) “”Ma al di là di calcoli o d’ impressioni, resta un fatto, che è assolutamente incontestabile: vale a dire una maggiore fragilità, una dilagante friabilità delle strutture agrarie dell’ Europa già a partire dai primi del Trecento. Tutto è in movimento, in sommovimento””. (pag 27) “”Il secolo XIV è stato dunque di “”crisi”” feudale, (…)”” (pag 29)”,”STOU-063″
“ROMANO Andrea”,”Lo stalinismo. Un’ introduzione storica.”,”Andrea ROMANO ha studiato i temi della nascita del regime staliniano e dei rapporti tra Stato sovietico e società rurale. Ha pubblicato tra l’ altro, ‘Contadini in uniforme. L’ Armata Rossa e la collettivizzazione delle campagne nell’ Urss’ (1999). E’ direttore scientifico della Fondazione Italianieuropei. “”Fu in questo scenario di stabilizzazione e riordinamento delle forze del nuovo regime che Stalin assunse la responsabilità diretta della gestione dei quadri del partito. Il suo ingresso nella segreteria del Comitato centrale, nell’ aprile del 1922, e la sua successiva nomina a segretario generale (l’ unica carica che doveva accompagnarlo fino alla morte, nel 1953) lo misero in condizione di controllare la selezione, l’ avanzamento e la dislocazione dei funzionari medi e superiori del partito in tutto il paese. Non si trattava di un ruolo di primo piano, almeno non quando esso fu assunto da Stalin. (…) Con l’ assunzione della carica di segretario generale, e soprattutto con l’ uso che ne fece nella costruzione del suo sistema di potere, Stalin introduce un’ innovazione destinata a riprodursi per tutto il Novecento all’ interno dei partiti moderni: il controllo del potere di indirizzo delle organizzazioni politiche di massa attraverso la gestione dei quadri.”” (pag 45)”,”RUSU-150″
“ROMANO Sergio”,”Crispi.”,”Incontro Crispi con Bismarck: “”Il rapporto fra due uomini è spesso condizionato dal loro primo incontro, e il primo incontro dalla prima parola, dal primo gesto, dal primo sguardo che ciascuno dei due porge o riceve. Da questa piccolissima schermaglia iniziale scaturisce un rapporto di superiorità o di parità che gli avvenimenti successivi spesso non mutano se non in piccola parte. Bismarck si alzò in piedi e gli tese la mano senza parlare (…)””. (pag 124) “”Si salutarono alle dieci di sera. Bismarck aveva avuto partita vinta. Aveva detto a Crispi che un’ intesa italo-tedesca contro l’ Austria non era possibile e che la Germania non avrebbe mai aiutato l’ Italia ad estendere i suoi confini verso oriente. Gli aveva fatto capire che per accordarsi con la Germania l’ Italia doveva anzitutto accordarsi con l’ Austria e aveva in sostanza delienato quella che sarebbe stata di lì a pochi anni la Triplice Alleanza””. (pag 125)”,”ITAA-077″
“ROMANO Sergio”,”I confini della storia.”,”””E’ proprio la ricchezza del cardinale, d’altro canto, la parte della sua vita che suggerisce qualche riflessione sulla paternità del Breviario. Mazarino fu uno dei maggiori collezionisti dell’ epoca e in particolare un accanito bibliofilo. Nel 1644 cominciò a raccogliere migliaia di libri e si affidò per i suoi acquisti a un medico, Gabriel Naudé, che era stato bibliotecario del cardinale Barberini. (…) Durante la Fronda il Parlamento di Parigi ordinò che i libri di Mazarino venissero venduti all’ asta. Naudé – racconta Hillairet – poté salvare dal naufragio soltanto i testi di medicina, che comprò per 3500 lire, ma ne morì di crepacuore. Tornato in Francia dopo un lungo esilio all’ estero, Mazarino ricomprò i libri di Naudé e riuscì a ricostituire in qualche anno una collezione che aveva compreso, prima della dispersione, 51.000 volumi. Dopo la morte i libri furono trasferiti al Collège des Quatre-Nations, oggi sede dell’ Institut, che il cardinale aveva fondato nel 1661. Il palazzo Mazarino d’altro canto divenne la Bibliothèque Nationale (…)””. (pag 310-311)”,”STOx-094″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Antonio Gramsci.”,”””Il livello della cultura media del movimento socialista torinese nel periodo in cui i giovani studenti socialisti ingaggiano la loro battaglia per una cultura più moderna, era, presso a poco, quello che riferiva un giovane operaio del fascio giovanile del borgo San Paolo. “”Nelle biblioteche dei nostri circoli scarseggiava il materiale. Vi si trovavano in abbondanza le opere dei grandi romanzieri dell’ Ottocento in compagnia di scrittori contemporanei, “”scrittori sociali””, come li chiamavamo noi, di cui si è persa persino la traccia. I discorsi parlamentari di Turati, di Treves, di Modigliani, di Oddino Morgari, una cattiva edizione del Manifesto dei Comunisti… il compendio del Capitale di Cafiero e Fabietti completavano le biblioteche. I socialisti di sinistra, in maggioranza operai leggevano i libri di Pietro Kropotkin (la sua Conquista del Pane era popolarissima), la Comune di Luisa Michel, i libelli di Paolo Valera e opere sulla Rivoluzione francese, naturalmente senza alcun metodo””. (pag 209)”,”GRAS-044″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’ opera, saggi di Karol MODZELEWSKI Giuseppe PAPAGNO Philip JONES Piero UGOLINI Marian MALOWIST Roberto FINZI H.G. KOENIGSBERGER Giovanni LEVI Mauro AMBROSOLI Piero UGOLINI Hannelore ZUG TUCCI Pasquale VILLANI Brian PULLAN e Stuart J. WOOLF Giuseppe BERTA Maurice AYMARD Franco BONELLI”,”Storia d’ Italia. Annali. 1. Dal feudalesimo al capitalismo.”,”Saggi di Karol MODZELEWSKI Giuseppe PAPAGNO Philip JONES Piero UGOLINI Marian MALOWIST Roberto FINZI H.G. KOENIGSBERGER Giovanni LEVI Mauro AMBROSOLI Piero UGOLINI Hannelore ZUG TUCCI Pasquale VILLANI Brian PULLAN e Stuart J. WOOLF Giuseppe BERTA Maurice AYMARD Franco BONELLI. “”Siamo di nuovo colpiti dall’ analogia delle situazioni determinatesi nell’ Impero Ottomano e nell’ Europa centro-orientale. In entrambe le regioni ci appaiono le stesse premesse socio-economiche fondamentali, che escludono i contadini dal circuito commerciale dei mercanti delle città portuali e degli uomini d’ affari stranieri. Naturalmente non mi soffermo sull’ aspetto giuridico del problema, ossia sul fatto che nell’ Impero ottomano il processo del passaggio dal feudo subordinato – timar, zeamet, alla proprietà nobiliare era ancora in corso fra il Cinque e il Seicento, mentre era già concluso nelle terre del Baltico. La differenza è comprensibile, se si tiene conto dell’ autorità onnipotente del sultano e della resistenza dell’ amministrazione turca a tale trasformazione della proprietà fondiaria, cui si piegava solo per la pressione delle crescenti difficoltà economiche e militari””. (pag 480) La formazione delle classi (pag 953) La formazione del proletariato (secoli XVIII-XIX) (pag 1049)”,”ITAE-121″
“ROMANO Sergio”,”Finis Italiae. Declino e morte dell’ ideologia risorgimentale. Perché gli italiani si disprezzano. Lo specchio del reame: libertà di stampa e libertà della stampa.”,”Carattere nazionale. “”Abbiamo letto per qualche giorno una crestomanzia delle ingiurie e dei vituperi che gli italiani hanno indirizzato a se stessi da Dante a Flaiano, da Leopardi a Zeri, da Pascoli a Biagi. E ne abbiamo tutti concluso che nelle parole di Eco non c’è nulla di nuovo sotto il sole, che gli italiani hanno sempre detestato se stessi, che non v’è altro popolo in cui l’ “”odio di sé”” sia radicato e diffuso sino al punto di diventare gioco, vezzo, insopprimibile meccanismo mentale e verbale. Presso gli italiani, quindi, l’ autodenigrazione e l’ autolesionismo non sarebbero occasionali manifestazioni di rabbia civile. Sarebbero l’ espressione di un disprezzo profondo che ogni italiano tiene chiuso in se stesso, sul fondo della propria coscienza. (…)””. (pag 45-46)”,”ITAS-089″
“ROMANO Sergio a cura di Giuseppe LEUZZI”,”Elezioni, istruzioni per l’ uso. Con interviste a Bossi, Giannini, La Malfa, Occhetto, Spadolini.”,”PCI. “”Anche in Italia per la prima volta una “”potenza”” si disintegra in tempo di pace e suscita le ambizioni dei suoi possibili successori. Anche in Italia, come in Unione Sovietica, la potenza che muore è un partito-Stato che aveva concorso con la Democrazia cristiana e gli altri partiti alla gestione del patrimonio “”immobiliare”” della nazione.”””,”ITAP-094″
“ROMANO Sergio”,”Guida alla politica estera italiana. Da Badoglio a Berlusconi.”,”””Vi fu nella seconda metà degli anni Sessanta un diarchia composta dall’ atlantismo di Saragat e dall’ “”aperturismo”” di Fanfani. In ambedue i casi il problema centrale era rappresentato dal rapporto con gli Stati Uniti: gli “”atlantici”” lo consideravano essenziale al futuro del paese, mentre Fanfani, con i settori dell’ opinione a cui si è fatto cenno più sopra, avrebbe preferito allentarlo per rendere all’ Italia una maggiore libertà di movimento, soprattutto nel Mediterraneo. Di qui, sinché Fanfani rimase agli Esteri, una sorta di latente irritazione del governo americano per le punzecchiature di spillo che giungevano periodicamente dal ministro degli Esteri italiano.”” (pag 147)”,”ITQM-103″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Storia della questione meridionale.”,”Testimonianz e scritti di SIDNEY SONNINO BADALONI DI-SAN-GIULIANO Napoleone COLAJANNI Giuseppe SALVIOLI Giustino FORTUNATO Filippo TURATI Alfredo NICEFORO Antonio RENDA Gaetano SALVEMINI Francesco Saverio NITTI A. DE VITI DE MARCO Antonio VACIRCA Pasquale VILLARI Ettore CICCOTTI Olindo GORNI Guido DORSO Antonio GRAMSCI R. BONFADINI G. VALENTI E. GIRETTI R. CIASCA. “”Ahi! lo Stato italiano oscilla sempre fra l’ indifferenza e la dissipazione. E così anche più grandi opere attendono chi ne abbia la chiara visione e chi osi””. (pag 221) “”In altri pasi la propaganda socialista o della “”democrazia sociale”” deve lottare per la municipalizzazione e la statificazione d’ industrie, che da noi sono già dei Comuni e dello Stato. Il “”Socialismo di Stato””, preso a prestito dalla Germania ed opportunamente manipolato dal parlamentarismo latino, ci ha dato l’ affarismo borghese da una parte, e dall’ altra ha spianato e spiana la via all’ affarismo socialista””. (pag 228)”,”ITAS-093″
“ROMANO Sergio”,”Crispi. Progetto di una dittatura.”,”ROMANO Sergio (Vicenza, 1929). “”Vi è in queste parole l’ embrione di un giudizio che Crispi ripeterà più volte negli anni Ottanta e che è storicamente esatto. L’ avvento della Sinistra al potere non rinnovò o stato e non risolse i problemi di fondo della nostra società nel secolo scorso. Valse tutt’al più ad allargare il gruppo che aveva detenuto il potere sino a quel momento inserendo in esso alcuni volti nuovi e qualche più fresca energia. La Sinistra consolidò lo stato allargando le basi umane su cui esso poggiava; ma governò come la Destra aveva governato prima: con gli stessi principi, con la stessa conservatrice prudenza. Se vi fu differenza, essa fu quella, inevitabile, che corre fra gli esseri umani. Depretis non era Minghetti, Nicotera non era Menabrea, Cairoli non era Visconti Venosta: tutto qui.”” (pag 90)”,”BIOx-089″
“ROMANO Sergio”,”La quarta sponda. La guerra di Libia 1911 – 1912. Con un poscritto sulla Libia di Gheddafi.”,”Sergio ROMANO è nato a Vicenza nel 1929. Ha praticato il giornalismo in Italia e all’estero ed è oggi diplomatico di carriera. Ha pubblicato tra l’altro ‘Crispi, progetto per una dittatura’ (BOMPIANI, 1973). Giudizi negativi sull’ esercito italiano. “”Questi spunti nazional-religiosi della propaganda turca rischiano di allargare le dimensioni del conflitto gettando semi di rivolta dovunque popolazioni musulmane vivano sotto il governo di una potenza europea. L’ Inghilterra e la Francia ne sono consapevoli e preoccupate. Al Cairo Lord Kitchener, parlando con l’ agente diplomatico francese, si lascia andare a un giudizio severo sul comando italiano, sul modo in cui le operazioni sono dirette e sul valore delle truppe sbarcate in Tripolitania.”” (pag 157)”,”AFRx-072″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Breve storia della burocrazia dall’ antichità all’ età contemporanea.”,”””La sostanziale identità del tipo di potere burocratico assume certo nei vari campi aspetti esterni diversi: “”la burocrazia di Stato ha in parte un aspetto diverso da quello di una burocrazia di partito, e spesso in seno alla prima la burocrazia civile è diversa da quella militare e tutte insieme hanno un aspetto diverso dalla burocrazia di un comune, di una chiesa, di una banca, di un cartello, di una associazione professionale, di una fabbrica, di una rappresentanza di interessati (lega di lavoratori, società di agricoltori)”” (M. Weber, Parlamento e Governo). Ma ciò non toglie nulla “”al fatto fondamentale della marcia inarrestabile della burocratizzazione”” nella società moderna e contemporanea. “”Come il cosiddetto progresso al capitalismo dall’ epoca medievale è la misura univoca della modernizzazione dell’ economia, così il progresso verso il potere burocratico fondato sull’ ufficio, lo stipendio, la pensione, l’ avanzamento, la scuola professionale, la divisione del lavoro, le competenze stabilite, l’ autenticità degli atti, l’ ordinamento gerarchico di superiori e subalterni è parimenti la misura univoca della modernizzazione dello Stato””.”” (pag 41-42)”,”ITAS-097″
“ROMANO Sergio”,”I volti della storia. I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato.”,”Le cause dell’ ascesa e declino della Spagna. “”Il passo che ho citato più sopra è tratto da ‘La Spagna nella sua realtà storica’ ed è stato scritto da uno storico che meglio di altri ha cercato di rispondere a tale domanda. Américo Castro nacque in Brasile da genitori spagnoli nel 1885, studiò lettere e diritto a Granada, completò la sua preparazione in Francia e Germania, divenne filologo, linguista e storico. Gli studiosi che ebbero maggiore influenza sulla sua formazione intellettuale furono probabilmente Nietzsche, Bergson e Dilthey. In anni in cui quasi tutte le università europee erano presidiate dagli epigoni del positivismo e gli storici andavano puntigliosamente a cercare le casue “”scientifiche””, Castro scelse come “”padrini”” del suo lavoro alcuni fra i maggiori esponenti dell’ intelligencija antipositivista. Non gli interessavano i fatti – politici, economici, militari, giuridici – nella loro meccanica sequenza causale. Voleva capire come gli uomini, in un determinato periodo storico, avessero percepito la realtà in cui vivevano e quali effetti tale rappresentazione avesse avuto sulle lore scelte e il loro comportamenti.”” (pag 243-244)”,”ITAB-193″
“ROMANO Sergio”,”I giudizi della storia.”,”””Saddam non dovette ricorrere, come Stalin, ai falsi processi in cui un giudice impartiva sentenze già scritte nell’ ufficio del segretario generale del partito. Ma anche nella storia irachena vi è un episodio che sarebbe piaciuto ad Arthur Koestler, autore di un grande romanzo sulle purghe sovietiche (Buio a mezzogiorno). Secondo uno scrittore americano, Mark Bowden (The Tales of a Tyrant, ‘The Atlantic Monthly’, del maggio 2002) la scena ebbe luogo in una sala per le conferenze di Baghdad il 18 luglio 1979, vale a dire nel mese stesso in cui Saddam, dopo le dimissioni di al-Bakr, assunse, anche formalmente la guida del Paese. Di fronte a un parterre composto dai membri del Consiglio di comando della rivoluzione e da alcune centinaia di esponenti del partito, Saddam, in uniforme militare, annunciò con la voce rotta dall’ emozione e gli occhi luccicanti che vi era stato un tradimento. Fu quello il momento in cui uscì da una tenda e apparve sul proscenio, come il personaggio di una commedia di Pirandello, Muhyi Abd-al Hussein Mashhadi, segretario generale del Consiglio. Imprigionato e torturato nelle ore precedenti, recitò perfettamente la lezione. Confessò le sue malefatte, descrisse il complotto e indicò con un dito i congiurati che sedevano nella sala delle conferenze. A uno a uno, sessanta “”nemici del popolo”” vennero prelevati dalla polizia del regime e portati via. Quando questa tragica farsa ebbe fine, i sopravvissuti cominciarono ad applaudire, prima timidamente, poi entusiasticamente. Allibiti, terrorizzati e, infine, felici per essere scampati alla morte, stavano decretando al leader l’unico tributo che avesse per lui una qualche importanza: il tributo della paura””. (pag 188)”,”STOx-115″
“ROMANO Sergio”,”Libera Chiesa. Libero Stato? Il Vaticano e l’ Italia da Pio IX a Benedetto XVI.”,”ROMANO Sergio nato a Vicenza (1929) è stato un diplomatico, ambasciatore alla Nato e dal settembre 1985 al marzo 1989 a Mosca. Ha insegnato in varie università italiane ed estere. E’ editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. “”I cattolici nel frattempo si erano già organizzati politicamente. A Milano, nell’ottobre 1942, un industriale, Enrico Falck, aveva ospitato nella sua casa una riunione a cui avevano partecipato alcuni vecchi esponenti popolari e qualche liberale cattolico: Alcide De Gasperi, Stefano Jacini, Piero Malvestiti, Achille Grandi, Giovanni Gronchi, G. Edoardo Clerici, don Primo Mazzolari, Gioacchino Malavasi. De Gasperi era stato deputato alla Dieta di Innsbruck e al parlamento di Vienna, poi parlamentare del Partito popolare dal 1921 e suo segretario generale dopo le dimissioni di Sturzo. Era stato arrestato mentre stava per lasciare l’Italia e condannato a quattro anni di carcere, ma dopo qualche mese di prigione era stato accolto in Vaticano come bibliotecario. Jacini aveva rappresentato il Partito popolare alla Camera dal 1919 al delitto Matteotti ed era stato dichiarato “”decaduto”” quando gli aventiniani aveva cercato di rientrare a Montecitorio. (…) I giovani verranno al partito nelle settimane seguenti e saranno Amintore Fanfani, Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, professori nell’università di padre Gemelli e Giorgio La Pira, professore a Firenze. Gli ospiti di Enrico Falck decisero di fondare un partito e, con un evidente omaggio al pensiero di un “”precursore””, Giovanni Toniolo, lo chiamarono Democrazia cristiana. Era un nome che il papato, nel 1919, avrebbe considerato troppo avanzato e in odore di modernismo. I tempi erano cambiati, ma il Vaticano esitò prima di dare la sua approvazione.”” (pag 96-97)”,”RELC-229″
“ROMANO Sergio”,”Anatomia del terrore. Colloquio con Guido Olimpio.”,”OLIMPIO è un inviato del CS in Medio Oriente. Ha scritto ‘La rete del terrore’ (2002).”,”TEMx-045″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”La monarchia degli Absburgo d’Austria dalla riforma protestante all’austromarxismo. Momenti e problemi di un profilo storico.”,”Teorizzazione del principio resistenza al Sovrano da parte dei protestanti d’Austria (pag 102) La partecipazione di Carlo Marx alla rivoluzione viennese del 1848 (pag 236) Teorizzazione del principio resistenza al Sovrano da parte dei protestanti d’Austria (pag 102) La partecipazione di Carlo Marx alla rivoluzione viennese del 1848 “”I giudizi dei giornali di sinistra sui discorsi di Marx erano invece meno precisi. ‘Konstitution’ me dava un brevissimo riassunto pieno di confusione e di inesattezze. Meglio il ‘Radikaler’, che giudicava il discorso di Marx, tenuto il 30 agosto alla Lega Generale del Lavoro, come “”acuto ed istruttivo”” e riferiva la discussione che ne era seguita tra Marx e Jellinek, un redattore di quello stesso giornale in modo che invero offre, pure nella sua brevità, parecchio interesse. Marx era assai probabilmente venuto a Vienna attrattovi dalla notizia del sanguinoso urto fra la guardia borghese e la massa dei lavoratori avvenuto al Praterstern il 23 dello stesso mese. Per la prima volta l’ostilità latente fra la borghesia viennese, che era tornata, dopo le giornate di maggio vittoriose per il sostegno degli operai, in preda alla sua vecchia diffidenza per la massa operaia, si era manifestata nelle sue estreme conseguenze””. [Romano Salvatore Francesco, La monarchia degli Absburgo d’Austria dalla riforma protestante all’austromarxismo. Momenti e problemi di un profilo storico, 1981] (pag 236) “”Marx aveva scorto in questo episodio il primo manifestarsi a Vienna di quella lotta di classe tra borghesia e proletariato che era già divenuta aperta e chiara guerra a Parigi. Voleva accertarsene personalmente e portare nello stesso tempo nei gruppi politici più avanzati una spinta ideologica chiarificatrice che facesse acquistare maggiore coscienza al movimento dei lavoratori in Austria. Scrive infatti il ‘Radikaler’ che in quella riunione nella quale si era proposto di inviare all’Imperatore una deputazione che lo pregasse di richiamare il Ministro responsabile dei fatti del 23 agosto, “”il signor Marx faceva osservare che, quale che fosse il Ministro, qui si trattava, come a Parigi, della manifestazione della lotta tra borghesia e proletariato””””. [Romano Salvatore Francesco, La monarchia degli Absburgo d’Austria dalla riforma protestante all’austromarxismo. Momenti e problemi di un profilo storico, 1981] (pag 237) “”Verso la metà di settembre Marx ripartiva da Vienna. Il suo punto di vista sulla lotta di classe in questa città si esprimeva, dopo quel contatto diretto, negli articoli che Engels, dietro le indicazioni di lui scriverà per il “”New York Daily Tribune”” nel 1851. “”La classe operaia (di Vienna) – si legge in uno di essi – circondata dalla diffidenza, disarmata, senza organizzazione, appena si stava sollevando dalla servitù intellettuale del vecchio regime, si stava risvegliando non ad una coscienza ma ad una pura sensazione intuitiva della sua posizione sociale e della sua propria linea di azione””. Così, attraverso la penna di Engels, Marx scriveva l’atto di nascita del movimento operaio in Austria. Ad esso come ad un punto di partenza si riferiranno costantemente in seguito gli storici del movimento operaio austriaco (da Ludwig Brügel, nella sua opera in cinque volumi, a Julius Deutsch nel suo breve schizzo).”” (pag 238) [Romano Salvatore Francesco, La monarchia degli Absburgo d’Austria dalla riforma protestante all’austromarxismo. Momenti e problemi di un profilo storico, 1981]”,”AUTx-033″
“ROMANO Sergio”,”Memorie di un conservatore. Il racconto di un secolo nei ricordi di un testimone.”,”‘Never complain and never explain’, Benjamin Disraeli (mai lamentarsi e mai spiegare) Diplomatico lasciato solo (pag 123)”,”ITQM-158″
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. III. Testi e documenti. 1861-1882.”,”Carteggio, Corrispondenza Engels – Cafiero (pag 95-153)”,”MITS-366″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Storia dei fasci siciliani.”,”””Il Salvioli si esprimeva sui rapporti economici e sociali dell’isola in termini assai simili a quelli che in quel periodo usava Engels, quando affermava che i ceti dei lavoratori si trovavano in Sicilia a dover soffrire nello stesso tempo i mali che derivavano dai residui di epoche precedenti e quelli propri del nuovo sfruttamento capitalistico. Sulla base di questi orientamenti il Salvioli indirizzava agli studi della storia della Sicilia il giovane Enrico Loncao, che alcuni anni dopo cominciava a pubblicare un gruppo di studi storici nei quali, più che altrove, era possibile riscontrare l’influenza di Marx economista nella interpretazione della storia sociale dell’isola (1) (1) (Enrico Loncao, La genesi del latifondo in Sicilia, 1899; Il lavoro e le classi rurali in Sicilia durante e dopo il feudalesimo’, 1900; Considerazioni sulla genesi ed evoluzione della borghesia in Sicilia, 1899, ecc.) (pag 145) “”Solo Garibaldi Bosco, fra i dirigenti della Sicilia occidentale, aveva esercitato un’influenza di un certo rilievo nelle associazioni politiche radicali. (…)”” (pag 157) Rosario Garibaldi Bosco era sostanzialmente repubblicano-socialista (pag 159) “”Spiegando ad un giornalista le caratteristiche del tipo di organizzazione dei Fasci di Sicilia, Rosario Garibaldi Bosco indicava chiaramente il carattere di organizzazione di massa dei Fasci. “”Due anni or sono, egli diceva, vedendo che le associazioni operaie continuavano ad essere in Sicilia sempre divise, andai a studiare la federazione di quelle di Milano, ma mi persuasi che il sistema adottato in Lombardia non si poteva applicare in Sicilia””, dove, egli spiegava, quel sistema portava le società operaie ad essere nient’altro che strumenti elettorali. “”Andai allora a Parigi e studiata che ebbi la organizzazione della “”Bourse de Travail”” trovai quello che cercavo e, sul modello della Camera del lavoro di Parigi, a Palermo procurai di foggiare il Fascio, diviso per sezioni d’arti e di mestieri””.”” (pag 164)”,”MITT-309″
“ROMANO Salvatore F.”,”Storia della mafia.”,”Salvatore Francesco ROMANO, (1910) insegna nella facoltà di lettere e nell’Istituto di scienze politiche (Univ. di Trieste). Ha scritto sul Risorgimento e il movimento operaio, tra cui ‘Storia dei Fasci siciliani’, ‘Le classi sociali in Italia’ e una biografia di Antonio Gramsci. Nella storiografia recente si nega il la tesi del banditismo come origine del fenomeno mafioso”,”ITAS-156″
“ROMANO Ruggiero”,”La storiografia italiana oggi.”,”ROMANO Ruggiero “”Gaetano Salvemini, studente a Firenze, si lascerà influenzare più da Cesare Paoli che da Pasquale Villari. E’ già un segno. Ma il grande avvenimento è l’incontro – tra il 1894 ed il 1895 – col marxismo. Come egli stesso dirà più tardi, in quegli anni aveva divorato il ‘Manifesto dei comunisti’ e gli scritti di Marx sulle lotte di classe in Francia nel 1848, sul colpo di stato del 1851 e sulla Comune, aveva scoperto il suo vangelo nel ‘Materialismo storico’ di Antonio Labriola e aspettava con impazienza ogni due settimane la ‘Critica sociale’ di Turati. Da questo marxismo (discutibilissimo, per quel ch’è esattezza interpretativa) – allo stesso modo che da tutta una tradizione positivistica che vedeva nella sociologia una scienza non proprio trascurabile che, se aveva tanto da prendere dalla storia, aveva altrettanto da offrirle – da marxismo e positivismo sociologico, dunque, Salvemini dedusse un senso del collettivo anticipatore già della “”polemica, rinnovata ai nostri giorni, della scuola francese dei Bloch, Febvre, Braudel, eccetera contro l”histoire évenementielle”” (come ha acutamente osservato Ernesto Sestan).”” [Ruggiero Romano, La storiografia italiana oggi, 1978] (pag 43-44)”,”STOx-170″
“ROMANO Ruggiero a cura; BELOFF Max FURET François ROMANO Ruggiero VENTURI Franco KIENIEWICZ Stefan e altri”,”Storia delle rivoluzioni. La rivoluzione americana. La rivoluzione francese. La rivoluzione del centro e sudamerica. Le rivoluzioni liberali. Il ’48 europeo.”,”L’inserto sulla rivoluzione americana è solo parziale. Il tomo contiene pure altre 2 parti riguardanti altro volume: La rivoluzione cinese. La rivoluzione vietnamita.”,”FOTO-019″
“ROMANO Roberto”,”Borghesia industriale in ascesa. Gli imprenditori tessili nella Inchiesta industriale del 1870-74.”,”””La questione è un’altra: è che la borghesia, quando si esprime (e questo è valido anche quando sia chiamata a fornire semplicemente informazioni, come è il caso dell’Inchiesta), rispecchia una visione del mondo e della società nella quale rapporti di classe appaiono come rapporti fra cose. Salari, forza motrice, combustibile, macchine e merci diventano così “”oggetti”” neutrali e naturali a cui non è sotteso alcun rapporto sociale. Ma “”nella misura invece in cui il processo di produzione è nello stesso tempo ‘processo di valorizzazione’, nel suo svolgersi il capitalista consuma la capacità lavorativa dell’operaio, ovvero si appropria del lavoro vivo, come sangue vitale del capitale. La materia prima, l’oggetto del lavoro in generale, non serve qui che ad assorbire lavoro altrui, e lo strumento di lavoro che da conduttore, da veicolo, per questo ‘processo di assorbimento'””. E’ solo così, “”nell’incorporare la forza-lavoro viva alle sue parti componenti oggettive”” che “”il capitale diventa… un mostro animato, e comincia ad agire come se ‘avesse l’amore in corpo’”” (K. Marx, Il Capitale: Libro I, capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato, a cura di B. Maffi, Firenze, 1974, p. 39). E’ necessario perciò esaminare le dichiarazioni degli industriali alla luce dei reali rapporti di produzione – come abbiamo tentato di fare nelle introduzioni ai singoli brani, per quanto ci consentiva lo spazio a disposizione – e ricercare la forte ispirazione di classe che anima le risposte degli imprenditori””. (pag 24) [Roberto Romano, Borghesia industriale in ascesa. Gli imprenditori tessili nella Inchiesta industriale del 1870-74, 1977]”,”ITAE-103-FPA”
“ROMANO Salvatore F.”,”Rosario Garibaldi Bosco e i suoi Appunti del Carcere.”,”Il numero 6 della rivista contiene saggi di Giuseppe DEL-BO (Lo spionaggio intorno alla I Internazionale: Oscar Testut, agente segreto “”Numero 47″”) e di Ugo FEDELI (Luigi Molinari e gli avvenimenti del gennaio 1894 a Carrara)”,”MITT-101-B”
“ROMANO Andrea”,”Compagni di scuola. Ascesa e declino dei postcomunisti.”,”ROMANO Andrea (Livorno, 1967) è editore per la saggista storica e di attualità della Einaudi e insegna storia contemporanea all’Università Tor Vergata. Editorialista della Stampa ha scritto vari libri tra cui ‘Contadini in uniforme. L’Armata Rossa e la collettivizzazione delle campagne nell’URSS (1999). “”D’altra parte, non era facile farsi carico di queste argomentazioni per un gruppo dirigente che solo otto anni prima, all’epoca della prima guerra del Golfo, si era opposto con tenacia a un’operazione militare voluta dalle Nazioni Unite e sorretta da una legittimazione assai più ampia di quella con cui la Nato bombardava la Serbia. A distanza di pochi anni, quegli stessi leader che erano scesi in piazza nel 1991 contro il primo attacco a Saddam Hussein si trovavano in obbligo di spiegare quanto non poteva più essere spiegato con le stesse categorie di allora. Anche per questo motivo D’Alema sceglie di spiegare il Kosovo all’opinione pubblica italiana nascondendosi dietro il velo del doppio registro. Da una parte quello della valorizzazione di uno status internazionale accresciuto dalla scelta di partecipare al conflitto, anche indipendentemente da ciò per cui si combatteva e si uccideva. Con l’orgoglio delle migliori occasioni, D’Alema ricordava che “”oggi siamo considerati a tutti gli effetti un grande paese, non più com’eravamo visti prima… Perché potevamo dire agli alleati, come ha fatto la Grecia: siamo troppo vicini al confine di guerra, non pretendete da noi una partecipazione militare… Ma saremmo rimasti un paese di serie B”” (17). Dall’altra la fatica di chi ricorreva a vertiginosi equilibri verbali per difendersi dall’inevitabile ondata di proteste levatasi nel paese contro l’intervento: e allora una volta bisognava inventarsi la bizzarria della “”difesa attiva”” per giustificare le azioni dell’Aeronautica italiana sulla Serbia, un’altra volta bisognava vantare “”la singolare iniziativa di pace e umanitaria che alla fine ci ha valso un apprezzamento anche nel campo che è contrario alla Nato (come farà al Senato nel luglio 1999)”” (pag 97-98) (17) Massimo D’Alema, Kosov, Mondadori, 1999 pp.53 e 109″,”PCIx-370″
“ROMANO Sergio PASTORELLI Pietro SERIO Mario, indirizzi di saluto; fonti archivistiche e storiografiche: Elio LODOLINI Patrizia FERRARA Alberto SBACCHI Erminio IACONA Antonio GARCEA Alessandro TRIULZI Giampaolo CALCHI NOVATI Denis MACK-SMITH Pierre GUILLEN Mauro DELLA-VALLE Mario MISSORI Claudio MOFFA Salvatore ORTOLANI Vincenzo PELLEGRINI Marina PIERETTI Irma TADDIA Giovanna TOSATTI Carlo GHISALBERTI Guido MELIS Fausto FONZI Cesira FILESI Francesco SURDICH Lucia D’IPPOLITO Fulvio D’AMOJA Claudio SEGRE’ Daniel J. GRANGE Tomaso DE VERGOTTINI Guido PESCOSOLIDO Michele BRONDINO Riccardo SCRIVANO Gabriella CIAMPI Marta PETRICIOLI Claudio Mario BETTI Harold G. MARCUS Richard PANKHURST Elena AGA-ROSSI Juliette BESSIS Luigi GOGLIA Giacomo MARTINA Maria Antonietta MULAS Sergio MINERBI Beniamino CADIOLI Giuseppe BARLETTA Michele DURANTE Donatella LALA Aldo G. RICCI Pier Luigi BERTINARIA Mariano GABRIELE Piero CROCIANI Silvano BRONCHINI Valerio TOCCAFONDI Ferruccio BOTTI Eliana CALANDRA Nicola DELLA-VOLPE Mario GAZZINI Rodolfo PULETTI Brunello VIGEZZI Romain H. RAINERO Ennio DI-NOLFO”,”Fonti e problemi della politica coloniale italiana. Atti del convegno. Taormina-Messina, 23-29 ottobre 1989. I.”,”Comitato per le pubblicazioni: ARONICA Rosa DENTONI-LITTA Antonio CARUCCI Paola FONSECA Cosimo Damiano GIUFFRIDA Romualdo LUME Lucio ORMANNI Enrica PANSINI Giuseppe PAVONE Claudio PROSDOCIMI Luigi PUNCUH Leopoldo ROMITI Antonio SOFFIETTI Isidoro ZANNI ROSIELLO Isabella FAUCI MORO Lucia GHEZZI Carla Il 1° volume si ferma a pag 627. Riportati tutti i saggi del 1° e 2° volume. Contiene un paio di saggi in inglese e in francese Si segnalano in particolare i saggi di Sergio ROMANO ‘L’ideologia del colonialismo italiano’ (pag 21-30) Fausto FONZI ‘La Chiesa cattolica e la politica coloniale’ (pag 438-463) [ruolo dei missionari e contrasti tra congregazioni religiose (cappuccini, consolatini, lazzaristi, francesi e italiani) Alessandro TRIULZI ‘Storia del colonialismo italiano’ (pag 156-165) Nel 2° volume: Nicola DELLA-VOLPE, ‘Truppe coloniali e prima guerra mondiale: studio di un mancato impiego’ (pag 1168-1182) Brunello VIGEZZI ‘Il liberalismo di Giolitti e l’impresa libica’ (pag 1225-1247) Romain H. RAINERO ‘L’anticolonialismo italiano tra politica e cultura’ (pag 1248-1258)”,”ITQM-184″
“ROMANO Sergio”,”Con gli occhi dell’Islam. Mezzo secolo di storia in una prospettiva mediorientale.”,”Sergio Romano è nato a Vicenza nel 1929 e ha iniziato la carriera diplomatica nel 1943. E’ stato ambasciatore alla Nato e dal settembre 1985 al marzo 1989 a Mosca. Ha insegnato in varie università, è editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. Ha pubblicato numerose opere. ‘La tormentata storia comincia “”dal crollo della Turchia ottomana, dopo la Grande guerra, quando le due maggiori potenze vincitrici, Francia e Gran Bretagna, si divisero le terre arabe che erano appartenute all’impero e l’Egitto divenne indipendente. E’ quello il momento in cui appaiono sulla carta geografica della regione i nomi di nuove entità statali e amministrative che diventeranno protagoniste delle grandi crisi degli anni successivi: Siria, Libano, Iraq, Palestina mandataria (il territorio assegnato alla Gran Bretagna dalla Società delle Nazioni nel 1919), Transgiordania””. Continua “”alla fine della seconda guerra mondiale, quando gli Stati della regione acquistano o riacquistano la loro indipendenza””. Nuovo punto di partenza è poi il “”Libano, teatro dell’ultima guerra arabo-israeliana e laboratorio, negli anni Settanta, delle crisi che avrebbero colpito la regione negli anni successivi””. (…). La guerra civile scoppiò il 13 aprile 1975 con due attentati: quello di un gruppo musulmano contro le Falangi cristiane di Pierre Gemayel e quello delle Falangi contro un autobus di palestinesi che ritornava da una manifestazione del Fronte popolare di George Habbash. Fu una guerra tra cristiani e musulmani, tra sunniti e sciiti, tra formazioni progressiste e formazioni conservatrici, fra israeliani e palestinesi. Cominciarono subito dopo gli interventi militari stranieri. Il primo fu quello della Siria nel 1976: 30.000 uomini che ricevettero un mandato della Lega Araba e divennero la “”Forza araba di dissuasione””. Ma Damasco voleva soprattutto mettere “”la propria ipoteca su una “”provincia”” a cui non aveva mai completamente rinunciato. Seguirono i primi interventi israeliani nel Libano meridionale””. Il disegno era quello di creare ai suoi confini una entità statale indipendente. Poi il 6 giugno del 1982, Israele cominciò l’invasione del paese per giungere in prossimità di Beirut. Ma dopo che il nuovo presidente, nella persona di Bashar Gemayel, leader delle Falangi cristiane morì (14 settembre 1982) in un attentato forse organizzato dai siriani, gli israeliani decisero di occupare Beirut ed espellere i palestinesi rimasti in città. Ricaduta politica di questi fatti fu la creazione di un nuovo pericoloso nemico per Israele e il Libano, l’Hezbollah (partito di Dio) che riunì i gruppi di militanti sciiti che avevano partecipato alla guerra civile libanese in ordine sparso. Nel Libano travagliato dalla guerra civile mise piede insieme a Israele, Siria, Stati Uniti, Unione Sovietica e potenze europee, un altro intruso: l’Iran’ (da Sergio Romano, Con gli occhi dell’Islam. Mezzo secolo di storia in una prospettiva mediorientale, 2007, pag 26-32)”,”VIOx-193″
“ROMANO Sergio”,”La quarta sponda. La guerra di Libia, 1911-1912.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITQM-008-FL”
“ROMANO Saverio Francesco”,”Storia economica. XIV lezione. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo. Il sistema feudale e l’economia mercantile nei secoli XVI e XVII.”,”Saggio in ECOT-237 “”Per chiarire i termini della questione che abbiamo accennato occorre partire dalla constatazione del grosso problema, direi pregiudiziale, che si pone per comprendere la storia della società italiana: cioè il problema della soluzione di continuità, della rottura, della “”caduta”” di cui parlava il Labriola, e per cui l’economia mercantile in un primo momento non sfocia in Italia nel modo di produzione capitalistico. Questo fatto storico tipico della vita italiana, sottolineato da Marx in una nota del I libro del ‘Capitale’, costituisce il problema fondamentale della storia economica e sociale d’Italia nei secoli fra il XIV e il XVII; e trova una prima risposta generale nella impostazione che dello sviluppo storico della economia mercantile ha fatto Marx nel III libro della sua opera. (…) “”Presso i Veneziani, i Genovesi, gli Olandesi, scrive Marx, il guadagno principale non proviene dalla esportazione dei prodotti della propria terra, ma dal mediare lo scambio dei prodotti di comunità men sviluppate dal punto di vista commerciale ed economico e dallo sfruttare entrambi i paesi di produzione””. Nella economia mercantile anche per dir così all’interno della comunità, o città in cui ha il suo centro, il commerciante del Medioevo non è che un “”traspositore”” e in questo caso il traspositore delle merci prodotte dai membri delle corporazioni e dai contadini; il commerciante fa lavorare per suo conto la piccola industria su base artigiana soprattutto quella della campagna. Il mercante assume così un posto dominante nelle città e si contrappone al proprietario terriero e all’economia agricola naturale e al lavoro manuale stretto nelle corporazioni urbane dell’età medievale, ma lascia spesso lavorare i produttori in modo indipendente, o meglio lascia lavorare i produttori secondo l’antico sistema, limitandosi talvolta a esercitare un controllo indiretto sulla produzione (1). Questo è il caso soprattutto di Venezia e di Genova, dove il controllo della produzione si può dire avviene attraverso il predominio politico di una aristocrazia mercantile. A Genova è il comune stesso l’organizzazione della aristocrazia mercantile, e i grandi mercanti non sentono bisogno di organizzarsi in corporazioni. A Venezia la corporazione è uno strumento di dominio sulla classe numerosa degli artigiani. E qui specialmente evidente è il diverso peso del produttore e del piccolo commerciante rispetto al mercante, nel senso più completo e più alto della parola, che gode tutti i diritti politici e può partecipare col proprio capitale e di persona al traffico internazionale nei mari lontani (2)”” [S.F. Romano, ‘Il sistema feudale e l’economia mercantile nei secoli XVI e XVII. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo’, Roma, 1955] [(1) C. Marx, Il Capitale, Libro III, Cap. XX (trad. it. Rinascita, Roma, 1954, p 394 e segg.; (2) G. Luzzatto, ‘Storia economica d’Italia’, Firenze; 1949, Vol. I., p. 326] (pag 1-2) “”Per Marx la causa principale della decadenza della supremazia ad esempio di Venezia nel Mediterraneo, non è tanto nella concorrenza e rivalità delle altre nazioni europee che nel secolo XVI sono in grado di impadronirsi dei prodotti dell’Asia e dei tesori dell’America, quanto il fatto che in alcuni paesi come l’Olanda nel scolo XVII acquistano “”un ruolo prevalente, astrazion fatta dall’altre circostanze, gli investimenti nella pesca nelle manifatture e nella agricoltura””, e ancora più evidentemente questo si vedrà con lo sviluppo dell’Inghilterra alla fine del secolo XVIII. Per questo nel XVI secolo Venezia riesce a fronteggiare la concorrenza portoghese e riesce in alcuni settori come quello del pepe a ristabilire verso la metà del secolo XVI il predominio commerciale nella vecchia via del Mediterraneo; anche se gradualmente essa diminuisce rispetto ai nuovi concorrenti il volume del suo commercio (5). La rovina cioè della economia mercantile di questi stati non si ha che quando si inizia e si afferma in altri paesi, a cominciare dalla seconda metà del secolo XVII, il modo di produzione moderno capitalistico, dove ciò che è preminente non è più il capitale commerciale, ma il capitale che si investe nella produzione e che subordina il primo come una branca. Ma lo sviluppo del capitale commerciale non implica necessariamente il passaggio a questo nuovo modo di produzione. Si è verificato che lo sviluppo commerciale ha portato ad un nuovo modo di produzione, ma per portare a questo determinato modo di produzione che nell’età moderna è il modo di produzione capitalistico bisogna che si verifichino appunto alcune circostanze. “”Il commercio esercita ovunque un’azione più o meno disgregatrice sulle organizzazioni preesistenti della produzione – ha osservato Marx – dove sfoci questo processo di disgregazione, ossia quale nuovo modo di produzione si sostituisce all’antico non dipende dal commercio ma dal carattere stesso del vecchio modo di produzione. Nel mondo antico l’influenza del commercio e lo sviluppo del capitale commerciale sfociano sempre nell’economia schiavista; nel mondo moderno sfocia nel modo capitalistico di produzione. Ciò mostra che questi risultati erano determinati da altre circostanze oltre che dallo sviluppo del capitale commerciale… nel periodo delle manifatture il modo di produzione moderno si sviluppa unicamente là dove le condizioni necessarie per la sua applicazione si erano venute creando nel Medioevo”” [S.F. Romano, ‘Il sistema feudale e l’economia mercantile nei secoli XVI e XVII. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo’, Roma, 1955] [(4) C. Marx, Il Capitale, Libro cit., cap. cit; (5) F. Braudel, Civiltà e imperi sul Mediterraneo nell’età di Filippo II, Torino, 1953, vol I, p. 570e segg.] (pag 3-4)”,”ECOT-237-O”
“ROMANO Saverio Francesco”,”Storia economica. XV lezione. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo. Le trasformazioni sociali nei secoli XVI e XVII e il crearsi nel secolo XVIII delle condizioni di un primo avvio capitalistico moderno.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-P”
“ROMANO Saverio Francesco”,”Storia economica. XV bis lezione. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo. L’azione dello Stato riformatore e le trasformazioni della vita economica italiana.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Q”
“ROMANO Saverio Francesco”,”Storia economica. XIII lezione. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo. Alcuni aspetti della questione dell’origine del capitalismo in Italia.”,”Saggio in ECOT-237 “”Per quanto riguarda la periodizzazione della storia d’Italia… (Lenin, Antonio Labriola ecc.) (pag 3) “”Non c’è dubbio infatti che anche per lo sviluppo e la trasformazione dei rapporti economici e sociali, l’ordinamento statale anzitutto esercita una azione talvolta decisiva; lo Stato è un “”agente economico”” di primo ordine, come diceva Marx, e le cui ‘forme’ hanno particolare importanza nel dare una spinta in un senso o nell’altro allo sviluppo delle forze economiche e sociali. Con la forza extraeconomica dello Stato in Inghilterra, come illustrò Marx nel primo libro del ‘Capitale’ e per mezzo di una “”legislazione di sangue”” si procedette alla fine del secolo XV alla operazione poco idillica della espropriazione dei contadini, nel quadro di quella accumulazione primitiva, che è stato l’antecedente diretto, almeno in quel paese, del capitalismo. (…) (8). La questione quindi delle forme dello Stato, del carattere dell’ordinamento di esso ha particolare importanza per la storia economica e sociale di un paese (…)”” (pag 5) [S.F Romano, Alcuni aspetti della questione dell’origine del capitalismo in Italia, Lezione XIII. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo, 1955] [(8) Marx: Capitale, I Libro, Cap. XXVI (…)]”,”ECOT-237-N”
“ROMANO Sergio”,”Il declino dell’URSS come potenza mondiale e le sue conseguenze.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”RUST-019-FL”
“ROMANO Ruggiero”,”Industria: storia e problemi.”,”Ruggiero ROMANO è nato a Fermo nel 1923. E’ titolare della cattedra di problemi e metodi di storia economica della Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi fin dal 1952. Ha coordinato insieme a Corrado Vivani la ‘Storia d’Italia’ di Einaudi. Ha al suo attivo molti volumi tra cui ‘Il Rinascimento e la Riforma’ (in collaborazione con A. Tenenti). E’ morto a Parigi nel 2002. “”Contrariamente a questa differenziazione di ritmi che si riscontra nel lavoro agricolo, il mondo industriale eguaglia (o, almeno tende fortemente ad eguagliare) i ritmi di lavoro: l’esempio più macroscopicoè quello costituito dalle catene di montaggio dell’industria automobilistica: tra Torino e Togliattigrad, tra Detroit e Tokyo, non sembra sia dato scorgere delle differenze reali. Il lavoro cosiddetto “”specializzato”” vi si rivela in tutta la sua piattezza e lì dove si era unanimi nell’individuare una sorta di aristocrazia del mondo del lavoro, è facile rilevare che si è trattato di una grande mistificazione. Henry Ford I – con la sua ruvida franchezza – lo notava, parlando degli operai “”specializzati”” della sua industria: “”Il tempo necessario per abituarsi alle diverse occupazioni è pressapoco il seguente: 43% del totale no richiedono più di un giorno di apprendistato; 36% da un giorno ad una settimana; 6% da una a due settimane; 14% da un mese ad un anno; 1% da uno a sei anni…””. Caso limite, certo. Ma non per questo meno significativo. E tanto più significativo se si pensa a quella frammentazione del lavoro che è diventata uno dei simboli del nostro tempo: il ‘Dictionary of Occupational Titles’ denomina e qualifica 29.744 titoli (e si tratta di una lista non completa, com’è indicato nella prefazione). Fenomeno importante che ha investito non solo – cosa naturale – il mondo dell’industria (dalla quale molto spesso, per sopravvivere, è obbligato ad entrare nella logica della produzione industriale, accettando materiali d’origine industriale, e spesso, anche interi pezzi forniti dall’industria che obbligano coloro che si occupano del loro assemblaggio ad assumere ritmi di lavoro che non hanno più nulla di artigianale, nel senso tradizionale della parola”” (pag 53-54) he Dictionary of Occupational Titles or D-O-T (DOT) refers to a publication produced by the United States Department of Labor which helped employers, government officials, and workforce development professionals to define over 13,000 different types of work, from 1938 to the late 1990s. The DOT was created by job analysts who visited thousands of US worksites to observe and record the various types of work, and what was involved. Innovative at the time, the DOT included information still used today in settling EEO and Workers Comp claims, like the physical abilities required to perform that occupation, and the time and repetitiveness of those physical actions (i.e. standing, sitting, lifting 20 pounds or more, seeing at a distance, near vision, hearing quiet sounds, ignoring loud sounds). The DOT was later rendered obsolete and was replaced by an online database which was based largely on voluntary input from occupation incumbents (people who have direct experience working in each occupation). This new occupational database was called the Occupational Information Network or the ONET.[1] The last government-published version of the D-O-T was published in March 1999 as two volumes with additional information related to the ONET database. ISBN 978-1563700002. Copies of the DOT published after March 1999 are not originals. They are reprints by commercial publishers, several of which reprinted the book under very similar titles, taking advantage of a very limited copyright which did little to protect the title “”Dictionary of Occupational Titles”” and did nothing to protect most of the content of the D-O-T.”,”ECOS-004″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Giovanni TABACCO Corrado VIVANTI”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. I. La società medievale e le corti del Rinascimento.”,”Saggi di Giovanni TABACCO Corrado VIVANTI Crisi del ‘600. “”(…) il problema di fondo è quello impostato dal dibattito aperto da Hobsbawm e da Trevor Roper sul rapporto fra la crisi el secolo XVII, le istituzioni politiche e le strutture sociali in Europa (2), i cui elementi essenziali erano successivamente individuati da Vicens Vives (3): la contrazione economica impone una nuova sistemazione dei rapporti fra il sovrano e le forze sociali, che – dopo un secolo di espansione economica – si trovano bruscamente costrette a difendere le loro posizioni minacciate. Nei paesi in cui i privilegi sono più profondamente radicati, le classi superiori riescono a imporre un ordinamento capace di assicurare il loro predominio, sia pure bloccando ogni dinamismo interno e a prezzo di un arretramento generale assai grave; nei paesi, invece, dove le condizioni dei gruppi dominanti non sono altrettanto forti, si verificano scontri frontali e rivolgimenti di diversa entità, fino a veri e propri movimenti rivoluzionari, da cui possono derivare nuove condizioni di progresso, oppure, con il trionfo delle forze tradizionali, una situazione di decadenza e oppressione. Si può dire che i movimenti rivoluzionari europei della metà del Seicento segnino il punto di congiungimento di un movimento a forbici: dove si affermano, rimuovono dal terreno pesanti ostacoli allo sviluppo e liberano nuove energie, consentendo a paesi fino allora non certo collocabili nei primissimi ranghi delle potenze europee – come i Paesi Bassi o l’Inghilterra di Cromwell – di procedere audacemente sulla via del rinnovamento economico, sociale e politico verso una prospettiva di sviluppo mondiale del loro predominio; dove falliscono, si apre un processo a catena di repressione e di decadenza, che precipita anche paesi prosperi in condizioni di arretratezza drammatica. In quest’ultima categoria non troviamo difficoltà a inserire il regno di Napoli”” [Corrado Vivanti, La storia politica e sociale. Dall’avvento delle signorie all’Italia spagnola. V. Le due “”monarchie sull’Italia””] (pag 418-419) [(2) E. Hobsbawm, The general crisis of the European economy in the XVIIth century, e H.R. Trevor Roper, ‘The general crisis of the XVIIth century’, in ‘Past and present’, nn. 5-6, 1954, pp. 33-53 e 44-65, e n. 16 1959, pp. 31-64, poi raccolti nel volume ‘Crisis in Europe, 1560-1660’ a cura di Trevor Aston, London, 1965 (trad. it. Napoli, 1969); (3) J. Vicens Vives, Estructura administrativa estatal en los siglos XVI y XVII, in XI Congrès International des Sciences Historiques, Rapports, vol. IV, Histoire moderne, Göteborg-Stockholm-Uppsala, pp. 1-24]”” (pag 422) La crisi del Seicento e l’economia napoletana, p. 422-423 .La crisi del Seicento. La crisi del ‘600. Crisi generale = concetto storiografico emerso nel dibattito ospitato dalla rivista Past and Present (1952) e condiviso da Hobsbawn, Trevor Roper, Mousnier, etc. La crisi interessa tutta l’Europa ed ha come sfondo la Guerra dei Trent’anni. Nei vari paesi suscita reazioni differenti dovute alle specificità dei ceti sociali, delle istituzioni politiche e religiose, dell’economia e della cultura. Ha esiti diversi (rivolte/rivoluzioni/rafforzamento dello Stato assoluto) http://www.federica.unina.it/scienze-politiche/storia-moderna/la-crisi-del-seicento/&#8221;,”ITAG-254″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Giovanni MICCOLI”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. II. L’Italia religiosa.”,”””Un indizio interessante in questo senso [riacquisizione di un margine di autonomia della curia romana, ndr] è offerto dal fatto che, nell’Italia centro-settentrionale, molti dei legami tra la nuova nobiltà, la potente burocrazia signorile e l’istituzione ecclesiastica passano ormai attraverso Roma, a vantaggio della curia e a detrimento delle gerarchie e del clero locali. Nello stabilirsi o rafforzarsi di questi legami si inserisce e trova spazio un altro aspetto di quella pressione e strumentalizzazione della società laica nei confronti dell’organizzazione ecclesiastica che, con notevole forzatura, è stato visto cme aggressione, svuotamento e depauperamento della proprietà ecclesiastica, una vera e propria opera di saccheggio condotta a tutti i livelli – dal principe ai nobili, ai mercanti, agli artigiani, ai contadini – per partecipare al grande “”bottino”” di una potenza in fase di ripiegamento (1). E’ la tesi sostenuta quasi trent’anni fa da C.M. Cipolla in un articolo famoso: tra il XIV e il XV secolo, nell’Italia centro-settentrionale, la proprietà fondiaria della Chiesa avrebbe subito un colpo mortale, sotto l’assalto congiunto delle signorie e delle nuove classi in formazione e in ascesa. La pressione fiscale, unita alla spinta inflazionistica che vanificava gli antichi canoni di affittanza, costrinse i grandi stabilimenti ecclesiastici ad alienare, in forme più o meno palesi o mascherate, gran parte del loro patrimonio, a beneficio dei detentori del potere politico ed economico. “”Così alla vigilia della Riforma, la Chiesa, da un punto di vista economico, non era più che una potenza in rovina”” (2). Che i signori e le grandi famiglie dei nobili e dei mercanti avvertissero nel controllo, spesso nella conquista delle proprietà ecclesiastiche, un ulteriore strumento di forza politica ed economica e di prestigio è un fatto non contestabile. E’ una linea tradizione che assunse di volta in volta aspetti diversi ed ebbe beneficiari diversi. (…) Eppure, nel suo insieme, la tesi del Cipolla non manca di suscitare perplessità: soprattutto perché tende ad inserire la questione nello schema di uno scontro e di una contrapposizione: Stato-Chiesa, che non è in grado di registrare e recepire quelle profonde colleganze e commistioni tra società ecclesiastica e società civile che costituiscono una componente essenziale della natura dei gruppi dirigenti e intellettuali del tempo, ed insieme uno dei tramiti attraverso i quali si realizzò il depauperamento, ma anche la riorganizzazione e la razionalizzazione, che la proprietà ecclesiastica sembra subire in questo periodo. La storia della proprietà e delle ricchezze ecclesiastiche in Italia è certamente un capitolo ancora in gran parte da scrivere; è un capitolo che richiede spogli d’archivio completi e sistematici (…)”” (pag 898-899) [Giovanni Miccoli, IX. Elementi di forza e di debolezza dell’istituzione ecclesiastica fra tre e quattrocento’] [(1) Cfr. C.M. Cipolla, ‘Une crise ingnorée. Comment s’est perdue la propriété ecclésiastique dans l’Italie du Nord entre le XIe et le XVIe siècle’, in ‘Annales. Economies, Sociétés, Civilisations’, n. II, 1947, pp. 323 sg.; (2) C.M. Cipolla, ‘Une crise…’, cit. p. 327]”,”ITAG-255″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Paul RENUCCI”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. III. Il pensiero, l’arte; la letteratura.”,”””Tra Guicciardini – preoccupato di non lasciarsi trascinare da qualche pregiudizio culturale nella sua valutazione della realtà entro cui si muove e intento a sposare con l’inventività quanto di inedito presenta il suo tempo, certo non avaro di novità – e Niccolò Machiavelli, radicato apparentemente al principio dell’imitazione degli antichi, qual è il vero innovatore? Se Guicciardini ha meglio districato i termini del gioco politico, svoltosi in Italia nel Quattrocento e nel primo Cinquecento, proprio perché era interessato a guardare da vicino il diritto e il rovescio delle carte, senza peraltro insorgere contro la loro distribuzione, Machiavelli non si attendeva niente dal gioco, quale andava svolgendosi. Senza il formarsi in Italia di un nucleo politico-militare capace di trasformare la partita, egli la giudicava irrimediabilmente perduta per gli Stati della penisola. E’ difficile misurare la parte di illusione e quella di spericolata scommessa nella speranza che egli pose di volta in volta in Cesare Borgia, nella repubblica fiorentina, che invano cercò di dotare di un esercito contadino, in un Medici; eppure i suoi insuccessi, considerati in rapporto ai suoi poveri mezzi, non rendono risibile la sua diagnosi. I punti di dissenso fra Guicciardini e Machiavelli derivano più che da una differenza di lucidità, da una divergenza di obiettivi. L’uno – portato alla politica da un gusto dell’onore personale e familiare, in cui il calcolo della tranquillità messa a repentaglio e il vantaggio di trarne occupano pressapoco lo stesso posto che nell’Alberti – accetta di fatto che Firenze, egli altri Stati d’Italia cessino di contare fra i “”grandi”” d’Europa; l’altro, puntando tutto sulla passione politica, che occupa in lui il primissimo posto (1), considera con angoscia il pericolo che la debolezza militare fa correre in un’Europa dove la lotta per l’egemonia è ormai in pieno svolgimento. E’ evidente che l’Italia sarà, ben dopo il 1535, proprio quella che Machiavelli temeva che diventasse”” (pag 1280-1281) [(1) Si può dire che in nessuno degli scritti di Machiavelli non traspaiano preoccupazioni politiche. Senza parlare dei ‘Decennali’, delle ‘Relazioni’ e ‘Legazioni’, della ‘Vita di Castruccio Castracani’, ecc., perfino nei suoi ‘Canti carnascialeschi’ troviamo allusioni alla situazione del tempo. Se ‘La Mandragolanon va vista certamente nell’interpretazione allegorica tentatane, per cui Lucrezia rappresenterebbe Firenze e Callimaco la monarchia francese, anch’essa, peraltro, si presenta sotto certi aspetti come “”la commedia di un mondo, di cui ‘Il principe’ è la tragedia””. Cfr. a questo proposito D. Cantimori, ‘Niccolò Machiavelli: il politico e lo storico’, in ‘Storia della letteratura italiana’, vol. IV: Il Cinquecento, Milano, 1966, pp. 26-27]”,”ITAG-256″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Philip JONES Ruggiero ROMANO Jacques LE-GOFF Fernand BRAUDEL”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. IV. L’economia delle tre Italie.”,”Marx (pag 1770) “”Ma non solo i cavalieri si interessavano del commercio; come facevano altrove i signori e i principi, anche famiglie appartenenti allo strato superiore dell’aristocrazia (gli Este i Guidi, i Malaspina, i Visconti, gli Orsini e molti altri) cominciarono ad investire una grossa parte delle loro risorse nelle compagnie dei mercanti-banchieri (1). Nel medesimo tempo, in modo ancor più scoperto degli ecclesiastici, cavalieri e gentiluomini di ogni regione, dai nobili (o sedicenti nobili) Alighieri al “”gentile cavalieri”” Vitaliano da Padova, al ‘dominus’ e ‘probus miles’ Giocanni Buiamonte di Firenze e ad altra illustre “”gente mesta”” del “”settimo cerchio”” dantesco, si dedicarono assiduamente, se non al commercio, al prestito e all’usura (2). E anche quando non prendevano parte direttamente ai ‘mercimonia’, alcune famiglie dell’alta o bassa nobiltà, come gli Este, i Da Camino, gli Ubaldini e gli Ubertini, erano pronte a stringere proficui legami personali con i nuovi ricchi, attraverso il matrimonio o l’inclusione nei consorzi aristocratici (3). Si sarebbe tentati di vedere in questi molteplici rapporti fra nobiltà e commercio (che si combinavano con i nuovi metodi di sfruttamento commerciale della proprietà terriera) un preannunzio – sia pur debole ancora – della successiva coalizione fra aristocrazia e «bancocrazia» nell’Europa preindustriale, o addirittura del più tardo imborghesimento dei proprietari fondiari, pronti – secondo le parole di Marx – a «raccogliere le mele d’oro lasciate cadere dall’industria» (4). Se gli affari erano in grande stile, erano una buona cosa. Questa fu senza dubbio l’opinione generalmente accolta nella Firenze del Trecento. I gentiluomini, anche di antica schiatta, potevano tranquillamente occuparsi di commercio, purché fosse «commercio grande»”” [Ruggiero Romano, La storia economica. Dal secolo XIV al Settecento. Dall’impero militare all’impero economico] [(1) Davidsohn, ‘Geschichte’, cit. II/2 pp. 416 sgg, IV/2 pp. 204 sgg.; (2) ‘Inferno’ VII 43 sgg.. Per altri utili esempi: Salimbene, ‘Cron. II’, pp. 872-73; Boccaccio, ‘Decameron’, II, 3; Davidsohn, ‘Geschichte’ cit., II/2, p. 477; Hyde, ‘Padua’, cit., p. 86. Su Alighieri: R. Piattoli, in ‘Studi danteschi’, 1933, e Id. in “”Asi””, 1969, pp. 59 sgg. (inoltre Cecco Angiolieri che schernisce Dante chiamandolo “”lombardo””); (3) Per esempio Niccolai, ‘Consorzi’, cit., pp. 26, 27, 30, Cfr. Dino Compagni, ‘Cronica’, cit., p. 44; Masi, ‘Mercanti’, cit., p. 61; P. Rajna, ‘Gaia da Camino’, in “”Asi””, 1892, p. 284; (4) Marx e Engels, ‘Selected Works’, London, 1968, pp. 54-55; 118-19; 242 ecc.; Marx, ‘Il Capitale’, p. 714 (“”l’intelligente imborghesimento”” della nobiltà italiana nell’età comunale””); A. Von Martin, ‘Sociology of the Renaissance’, 1944, ecc.]”,”ITAG-257″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Stuart J. WOOLF Alberto CARACCIOLO”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. V. L’Illuminismo e il Risorgimento.”,”‘La marea rivoluzionaria in Italia’ (pag 393) [Il 1848] ‘Le forze di lavoro: fra pauperizzazione rurale e formazione di una classe operaia’ (pag 640) “”Dall’interno delle piccole economie agricole contadine si venne esprimendo in modo via via più esplicito, sotto la sollecitazione di mercanti o produttori capitalisti, una figura che si distaccava da quella tradizione e patriarcale ben nota: Qui offrivano le proprie prestazioni a domicilio o in manifatture di varia grandezza un lavoratore o una lavoratrice, disposti a staccarsi gradualmente dal fatto agricolo, a farsi esperti nei nuovi mestieri anche relativamente meccanizzati, a offrirsi con quella mobilità che il nuovo padrone richiedeva. Da cuore dell’agricoltura più vivace e ricca che conoscesse l’italia nascevano anche i nuclei più significativi di una classe operaia. In questo modo il processo era certamente più lento e anche più complesso di come si potrebbe immaginarlo secondo uno schema classico di immediata proletarizzazione dei contadini espulsi dalla terra e spostati verso impieghi di fabbrica. (…) La classe operaia che si andava preparando per questa via era ben diversa, strutturalmente, dal bracciante informe che in ogni provincia d’Italia, anche la più arretrata, circolava numeroso e teoricamente “”disponibile””, e nello stesso tempo era più pronta a venire mobilitata in una grande industria di quanto non fossero migliaia di artigiani addensati nelle loro botteghe intorno a manifatture e commerci tradizionali. Aveva già di fronte il suo classico padrone-antagonista in quel capitalista che in certe parti d’Italia da mercante cominciava a trasformarsi in imprenditore, non ignorava i misteri delle macchine, conosceva legami stretti col mercato. Va aggiunto che si trattava di un ceto di lavoratori numeroso, diffuso, fittamente addensato in alcune province, e dunque tale da operare anche con la forza di un ambiente favorevole, di una mentalità che diventa costume, oltre che con le occasioni di spostamento e di alternative in altre attività anch’esse extra-agricole disponibili tra Milano e una costellazione di altri centri urbani. A differenza del Mezzogiorno – dove l’unico circoscritto nucleo industriale, a Napoli, era sommerso fra una miseria e un lusso entrambi più spagnoleschi che moderni ed aveva alle spalle un mondo rurale primitivo – esisteva in una parte della Valle Padana un insieme di condizioni anche sociali favorevoli a creare forze di lavoro appropriate a uno sviluppo industriale.”” [Alberto Caracciolo, ‘La storia economica’, ‘Le forze di lavoro: fra pauperizzazione rurale e formazione di una classe operaia’] (pag 647-648) [(in) ‘Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. V. L’Illuminismo e il Risorgimento’, Milano, 2005, a cura di Ruggiero Romano e Corrado Vivanti]”,”ITAG-258″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Nicola BADALONI Franco VENTURI”,”Storia d’Italia. Dal primo Settecento all’Unità. VI. L’Italia e l’Europa.”,”Marx Engels e l’Italia (pag 1339-1340) “”Fuori dell’assemblea, le affermazioni più nette e più rivoluzionarie furono quelle che si lessero nella «Neue Rheinische Zeitung». Non che i suoi redattori, Marx e Engels, considerassero il problema italiano al centro della rivoluzione in corso. In materia internazionale, la necessità di una lotta dell’Europa intera contro la Russia fu, sin dall’inizio, l’elemento essenziale della loro visione. «Soltanto la guerra con la Russia è una guerra della Germania rivoluzionaria, una guerra dove essa lava i peccati del passato, dove tonifica se stessa, dove può vincere gli autocrati propri, dove essa, come conviene ad un popolo che scuote una schiavitù a lungo sopportata, riscatta la propaganda della civiltà con il sacrificio dei propri figli, e si fa libera all’interno, mentre libera all’esterno», diceva la «Neue Rheinische Zeitung» del 12 luglio 1848 (2). L’Italia era, agli occhi di Marx e di Engels, soprattutto un esempio preciso e netto della necessità d’unire inscindibilmente lotta democratica e indipendenza nazionale. Esempio, aggiungiamo, significativo e insieme di non difficile applicazione. Sui popoli slavi, dai boemi ai croati, non pochi furono i dubbi, le esitazioni, le contraddizioni loro. L’Italia era una nazione storica indiscussa. Altrettanto lo era il suo diritto all’indipendenza e alla libertà. Il problema era, per Marx e Engels, di politica interna: con quali forze, attraverso quali vie, realizzare questo programma. Al termine del 1847 Engels, come un po’ tutti in Europa, era stato ottimista e considerava matura la situazione italiana. Erano cresciuti i traffici e le industrie. «Il movimento in Italia è pertanto un movimento decisamente borghese. Tutte le classi entusiaste delle riforme, dai principi e nobili fino ai pifferai e ai ‘lazzaroni’, si presentano, per il momento, come borghesi; il papa è, per il momento, il primo borghese d’Italia» (3). Soltanto dopo la cacciata degli austriaci sarebbe cominciata la lotta tra borghesi e lavoratori. Anche la situazioni internazionale era favorevole: «molto corretto» l’atteggiamento dell’Inghilterra, che si era «posta dalla parte del movimento italiano». «La borghesia inglese ha tutto l’interesse ad impedire una unione doganale protezionistica italo-austriaca, promuovendo invece un’unione doganale italiana diretta contro l’Austria, che sia fondata sulla libertà di commercio» (4). Deboli nella loro opposizione erano la Francia, la Russia e la stessa Austria di Metternich. Tutto sarebbe dipeso dalla Germania. «Una rivoluzione in Germania è un affare ben altrimenti serio di una rivoluzione a Napoli». Quest’ultima si sarebbe fermata alla «conquista di istituzioni decisamente borghesi» (5). Alla Germania era riservato diverso destino: a condizione, beninteso, di rompere nel modo più assoluto con la tradizione nazionalista. Discutendo con la «La riforma», un giornale di Lucca, il 24 febbraio 1848, Engels metteva in guardia gli italiani dall’idea di considerare il loro movimento simile a quello della Germania nel 1813-15. Era stata quella una «guerra reazionaria», condotta in «un’epoca ebbra di stupidità». Poi la rabbia antifrancese di quegli anni si era allargata in un’altrettanto vergognosa rabbia antilatina e antiitaliana”” [Franco Venturi, ‘L’Italia fuori d’Italia’ – ‘Il risorgimento d’Italia’ – ‘Le rivoluzioni tedesche’, in ‘Storia d’Italia. Dal primo Settecento all’Unità. VI. L’Italia e l’Europa’, a cura di Ruggiero Romano e Corrado Vivanti, Milano, 2005] [(2) MEGA, Erste Abteilung, vol. VII, p. 181; (3) Articolo della “”Deutsche Brüsseler Zeitung”” del 23 gennaio 1848, tradotto in Karl Marx e Friedrich Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, con una prefazione di Ernesto Ragionieri, Editori Riuniti, Roma, 1959, p. 46; (4) “”Deutsche Brüsseler Zeitung”” del 20 febbraio 1848, in Marx-Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, cit. p. 50; (5) Ibid., p. 51]”,”ITAG-259″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Valerio CASTRONOVO”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Volume VII. Da contadini a operai.”,”Conseguenze della crisi economica e finanziaria del 1929. (pag 293) Importante ruolo di intermediazione finanziaria svolto dalla monarchia austro-ungarica. “”Ancora nel 1931 la «grande depressione» continuava ad essere valutata in Italia, pur da economisti largamente accreditati, come una crisi di breve periodo causata da manovre borsistiche e speculative, derivante unicamente, o quasi, dalla redistribuzione mondiale dell’oro (2). Quando invece altri fattori, oltre la tendenza dell’oro a dirigersi per lungo tempo verso due direzioni (Stati Uniti e Francia) (3) senza che i prezzi reagissero secondo i dettami della dottrina classica, mostravano la profondità e l’ampiezza dello sconvolgimento economico in atto su scala mondiale: la discesa dei prezzi all’ingrosso al di sotto dei limiti del 1913-14, senza che per questo consumi e investimenti trovassero nuovi incentivi di ripresa; l’incapacità dei principali istituti di emissione di riprendere in pieno il controllo del mercato del credito e di disciplinare puntualmente le situazioni via via determinate dalle variazioni legate allo spostamento di ingenti masse monetarie, alla loro velocità di circolazione e al volume degli scambi; i turbamenti che continuavano a affliggere dal dopoguerra le valute più rappresentative; la crescente disparità tra profitti e salari e, quindi, l’insufficienza a lungo andare della domanda nel sostenere il ritmo incalzanti degli investimenti autonomi nell’edilizia e nei servizi e l’enorme balzo della produzione dei beni di consumo profilatosi nell’ultimo decennio (4). Ma notevoli erano state anche le difficoltà di ricostruire un solido mercato internazionale, per la frantumazione di quella vasta unità economica e di intermediazione finanziaria rappresentata per l’innanzi dalla monarchia austro-ungarica, vero e proprio ponte di passaggio fra l’Europa occidentale e orientale, fra il Mare del Nord, i paesi balcanici e l’Europa meridionale. Né era stata da meno nell’aggravare il disordine commerciale, la «segregazione» per troppo tempo dell’Unione Sovietica dai circuiti internazionali; mentre ad alimentare la speculazione finanziaria avevano concorso le circostanze eccezionali di «inflazione» del credito estero di cui la Germania s’era avvalsa a partire dal 1925 per pagare le riparazioni di guerra ed espandere le sue potenzialità (5). La crisi finanziaria aveva finito così col sovrapporsi a quella produttiva e alle periodiche tensioni neomercantilistiche insorgenti nei rapporti di scambio e nel riassetto delle reciproche bilance dei pagamenti, nonché ai motivi di instabilità dovuti alle modalità di riconversione dei vari settori economici (sulla base di un sistema capitalistico sempre più di consumo e di servizi) che per lunghi anni dopo il conflitto avevano tratto alimento dai mezzi monetari che l’inflazione creava di volta in volta. Di fatto il volume del commercio mondiale si ridusse nel 1933 di circa un terzo e i prezzi-oro scesero del 56 per cento. Entro il 1932 la produzione industriale calò, rispetto al giugno 1929, di circa il 40 per cento gettando sul lastrico più di 30 milioni di disoccupati (6)”” (pag 293-294) [Note: (2) Su questi e altri limiti cfr. P. Sylos Labini, ‘La politica economica del fascismo e la crisi del ’29’, in ‘Nord e Sud’, 1965, n. 70; (3) Su questi e altri problemi monetari più in particolare cfr. E.R. Wicker, ‘Federal Reserve Monetary Policy, 1917-1933’, New York, 1966; (4) Sui motivi della crisi del ’29 si veda in particolare: L. Robbins, ‘La grande dépression 1929-1934′, con prefazione di J. Rueff, Paris, 1935; W. Arndt, Gli insegnamenti economici del decennio 1930-1940’, Torino, 1949; oltre al classico saggio di J.H. Galbraith, ‘The Great Crash 1929’, Boston, 1935, più volte ristampato. Per un confronto a livello internazionale cfr. I. Svennilson, ‘Growth and Stagnation in the European Economy’, Genève, 1954; (5) Cfr. C.W. Guillebaud, ‘The Economic Recovery of Germany, 1933-1938’, London, 1939; (6) Sulle gravissime proporzioni della crisi del ’29, cfr. E.H. Carr, ‘International Relations between two World War (1919-1939), London, 1947]”,”ITAG-260″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Roberto PARIS”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. VIII. Un popolo di eroi, di emigranti, di artisti.”,”Contiene: ‘Gli italiani alla Comune di Parigi’ (pag 515-519) “”Quanti sono questi «avventurieri» italiani che lottano a fianco del proletariato parigino? I contemporanei hanno fatto cifre fantastiche, qualcuno ha addirittura affermato che fossero diecimila – il che, sia detto per inciso, avrebbe reso ben più arduo il compito dei versagliesi. Un italiano che combatte dalla parte opposta, un ufficiale della legione straniera francese, un versagliese, dunque, Fortunato Marazzi, ne riduce il numero a 217, – il che è indubbiamente ben più verosimile (1). Egli cita anche alcuni nomi. Vediamone innanzitutto i più noti. Per primo quello di Amilcare Cipriani, che appartiene di diritto alla storia del movimento operaio francese. Cipriani ha già combattuto, a Creta e ad Atene, con Gustave Flourens, che sarà generale della Comune e che cadrà il 3 aprile 1871 alla testa del 20° reggimento. Egli giunge a Parigi da Londra il 5 settembre 1870: in seguito alla pressione popolare, il corpo legislativo ha appena decretato, il giorno innanzi, la decadenza dell’Impero. Durante l’assedio di Parigi, che ha avuto inizio il 19 settembre, Cipriani è colonnello della legione garibaldina. Partecipa alla sollevazione del 31 ottobre e viene imprigionato per essersi rifiutato di disarmare il proprio battaglione. Lo ritroviamo il 22 gennaio 1871, con Flourens e Félix Pyat, a capo delle guardie nazionali che marciano contro il municipio. La Comune è proclamata. Nominato aiutante di campo del generale Bergeret il 23 marzo 1871, Cipriani è preso prigioniero il 6 aprile e rischia la fucilazione. Il 19° tribunale militare, il 21 gennaio 1872, lo condannerà alla deportazione in Nuova Caledonia (2). Vi è anche Menotti Garibaldi, eletto deputato della Comune il 16 aprile 1871, che sfuggirà al massacro. Vi è il figlio del famoso agitatore politico napoletano Giovanni La Cecilia, il matematico Napoleone La Cecilia, nato in Francia, che ha già preso parte alla spedizione dei Mille (3). Vi è Napoléon Biondetti, nominato chirurgo del 233° battaglione federale con decreto pubblicato sul «Journal Officiel» della Comune il 20 maggio 1871 (4). Vi sono Mizara, comandante del 104° battaglione; Pisani, aiutante di campo di Flourens; Moro, comandante del 22° battaglione; Pugno, direttore musicale dell’Opéra di Parigi (5). Poi vengono gli italiani già residenti in Francia (…). Ad una diversa categoria di combattenti appartengono i membri o i simpatizzanti dell’Internazionale. Si sa che nel novembre 1867 gli «internazionalisti» di Parigi avevano preso parte alle manifestazioni in favore dell’indipendenza italiana, il che era valso loro un processo, ed era servito al governo imperiale come pretesto per mettere fuori legge l’Internazionale nel marzo 1868 (6). Non c’è da stupirsi, dunque, se tra gli italiani che combattono per la Comune troviamo numerosi militanti e simpatizzanti dell’Associazione internazionale del lavoro. Scrive infatti Engels in una lettera da Londra del 16 luglio 1871 a Cafiero: «Abbiamo ora sei italiani qui rifugiati i quali combatterono a Parigi per la Comune» (7). Si tratta, pare, di Paolo Tibaldi, Napoleone La Cecilia, Vitale Regis, Pier Luigi Savio e Giuseppe Carusi; il sesto non è stato identificato (8). (…) Il 4 luglio 1871 Savio e Tibaldi prendono parte alla riunione settimanale del Consiglio generale della I Internazionale, e precisamente alla seduta nel corso della quale viene smascherato il maggiore Wolff, l’uomo di fiducia di Mazzini, che in realtà era una spia bonapartista (9). Poco tempo dopo, mentre Savio va a lavorare in provincia (10) e Tibaldi è impegnato a redigere e a pubblicare le sue memorie (11), Carusi e Regis s’incontrano di nuovo, il 26 novembre 1871, per costituire, con alcuni altri emigrati, la Sezione operaia italiana di Londra, i cui statuti sono già stati approvati il 21 novembre dal Consiglio generale dell’Internazionale. Una lettera del 4 dicembre, firmata da Carusi in qualità di segretario, comunica che VItale Regis sarà il delegato della sezione presso il Consiglio generale. Subito, il giorno dopo, Regis, che gode dell’appoggio di Marx e di Engels, diviene membro del Consiglio generale (12), per conto del quale porterà a termine numerose missioni in Svizzera e in Italia”” [(1) Sulla insurrezione parigina dell’anno 1871. Ricordi di Fortunato Marazzi, già ufficiale dell’esercito di Varsaglia nella Legione Straniera al servizio della Francia, cit. in Romano, ‘Storia del movimento socialista in Italia’, cit., pag 474, nota; (2) Cipriani Amilcare, in ‘Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier français’, sotto la direzione di J. Maitron, tomo V, Paris, 1968, pp. 114-15; (3) Romano, Storia del movimento socialista in Italia, cit.; (4) Biondetti, Annibal, Napoléon, in Dictionnaire, cit., tomo IV, Paris, 1967, p. 305; (5) Romano, Storia del movimento socialista in Italia, cit.; (6) Rougerie, Procès des Communards, cit, p. 32; (7) Corrispondenza di Marx e Engels con italiani – 1848-95, a cura di G. Del Bo, Milano, 1964, p. 31; (8) Ibid., p. 31, nota; (9) Romano, Storia del movimento socialista in Italia, cit., vol. III, pp. 184-85; (10) Corrispondenza di Marx e Engels con italiani, cit., p. 171; (11) Ibid, pp. 45 e 242; (12) Ibid., pp. 110-11] (pag 515-518) [Robert Paris, ‘L’Italia fuori d’Italia’] [(in) Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. VIII. Un popolo di eroi, di emigranti, di artisti’, a cura di Ruggiero Romano e Corrado Vivanti, Milano, 2005]”,”ITAG-261″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Alberto ASOR ROSA”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Volume IX. Letteratura e sviluppo della nazione.”,”Confusionarismo. “”Il fatto è che, nei bassifondi della pratica riformista, navigava tanta di quella zavorra, da dar ragione qualche volta agli impietosi critici conservatori di tale confusionarismo teorico e ideale: democraticismo piccolo-borghese, anticlericalismo spinto all’eccesso (è il tempo dell’«Asino», diretto da Guido Podrecca, che raggiunse le centomila copie) (1), mentalità e milizia massonica, brandelli di positivismo e materialismo volgare, piccolo cabotaggio di formule stantie. Insomma, non ci si riesce a convincere che l’ideologia posta in qualche modo a sostegno e cemento dei «blocchi» radical-socialisti, i quali, soprattutto fra il 1906 e il 1911, costituirono la vial al potere, soprattutto locale, delle forze di sinistra, fosse qualcosa di più di una mistura estremamente provvisoria e precaria. Intendiamoci: non vogliamo dire con questo che tale ideologia non corrispondesse a talune esigenze socialmente avanzate e che la politica dei blocchi non conoscesse necessità e risultati, che una storia obiettiva non può ignorare. Ma l’assenza di una seria analisi scientifica della realtà sociale e politica del momento faceva emergere da questa alleanza di forze politiche eterogenee e da questa miscela di ideologie gli aspetti più dichiaratamente oratori ed esteriori; la tabe parolaia del radicalismo e del democraticismo (che non è una invenzione dei conservatori) e predisponeva il fianco, non solo all’aperto attacco degli avversari, ma anche all’interna disgregazione delle componenti del «blocco». Reagire a tutto questo era estremamente difficile, tenendo conto delle condizioni di distacco profondo, che si erano andate sempre più consolidando nel corso del decennio fra ceto intellettuale e movimento socialista. Quando nel 1912, in preparazione del IV Congresso della Federazione giovanile socialista, allora diretta da elementi rivoluzionari, si discusse sul giornale «L’Avanguardia» del problema della preparazione culturale dei giovani socialisti, Amadeo Bordiga, allora dirigente della sezione napoletana, sostenne che la formazione socialista si faceva attraverso l’azione e non attraverso gli studi e che comunque gli intellettuali borghesi non erano utili al partito, perché avrebbero finito inevitabilmente per tradire il socialismo (1). A lui si oppose Angelo Tasca, rappresentante dei giovani socialisti torinesi, il quale sostenne che la preparazione culturale era essenziale per la formazione politica socialista e chiese che «L’Avanguardia» diventasse un organo di cultura e di propaganda più che di agitazione e di polemica. Ma la sua tesi fu battuta in congresso, dove Bordiga ripeté ed estremizzò le sue tesi, accusando i suoi interlocutori di essere di «culturisti» (2)”” (pag 1179-1180) [(1) Su queste notizie cfr. G. Arfé, ‘Il movimento giovanile socialista. Appunti sul primo periodo (1903-1912), Milano, 1973, pp. 101-16; ma anche l’esposizione che ne dà G. Candeloro, ‘Storia dell’Italia moderna’, VII: ‘La crisi di fine secolo e l’età giolittiana’, Milano, 1974, pp. 339-42; (2) L’episodio ebbe una strascico polemico sull'””Unità””, in seguito all’intervento fortemente critico di Pietro Silva (12 ottobre 1912). Bordiga, in una lettera a Salvemini (ora anche in A. Bordiga, ‘Scritti scelti’, a cura di F. Livorsi, Milano, 1975, pp. 43-45), ribadiva le sue posizioni, confermando la necessità di dare al movimento giovanile socialista un indirizzo che rimediasse soprattutto alla «crisi di sentimento», da cui esso era investito: «Ne consegue che dobbiamo farne un movimento di argine vivamente antiborghese, un vivaio di entusiasmo e di fede, né vogliamo disperdere energie preziose nel tentativo di rimediare, secondo metodi scolastici, a quello che è uno dei caratteri essenziali, incancellabili del regime del salariato: lo scarso livello della cultura operaia…»; «Ci si potrà dire che l’entusiasmo senza la convinzione è poco duraturo. Ebbene questo è vero sempre, fuori che nel campo dei movimenti di classe. Nell’operaio socialista la convinzione è invece figlia dell’entusiasmo e del sentimento, e c’è qualche cosa che non lascia spegnere questo sentimento: la solidarietà istintiva degli sfruttati. Chi non ha più fiducia in questa e vuole sostituirla con la scuoletta teorica, lo studio, la coscienza dei problemi pratici, si trova, a creder nostro, melanconicamente fuori del socialismo» (ci si deve credere se diciamo che è senza nessuna intenzione provocatoria che facciamo notare un’evidente affinità fra queste affermazioni e quelle del Mussolini di “”Utopia””. Salvemini replicava, ribadendo l’esigenza della cultura: «Non basta ‘volere’, cioè, avere fede e desiderio di bene, per ‘potere’: è necessario anche ‘sapere’», e facendo osservare gli effetti deleteri che l’assenza di ricerca e di scienza aveva prodotto il partito socialista: «Sono bastati dieci anni di ‘volere’ senza ‘sapere’ a condurre il partito al ‘non potere’ e al ‘non volere’..» (cfr. G. Salvemini, ‘Movimento socialista e questione meridionale’, a cura di G. Arfé, Milano, 1963, pp. 535-41)] (pag 1179-1180)”,”ITAG-262″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Ernesto RAGIONIERI”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Volume XI. Lo Stato liberale.”,”””Uno dei cavalli di battaglia contro il giolittismo, che i liberisti trasmisero a tutta un’ala della pubblicistica radicale e socialista, fu la critica contro l’espandersi della burocrazia. Luigi Einaudi osservava nel 1900: “”Noi manteniamo una burocrazia numerosa ed inutile, moltiplichiamo a dismisura tutti gli organi della vita amministrativa, e per conservare intatto il numero delle sottoprefetture, delle preture, delle università, dobbiamo elevare ad aliquote altissime le imposte esistenti ed andare alla cerca di sempre nuovi metodi per tassare il pane, la luce, la casa, i vestiti di chi lavora e suda nei campi e nelle officine””. Salvemini, riprendendo lo spunto einaudiano di «casta non classe», parlerà di «elefantiasi burocratica», e affermerà addirittura che «la burocrazia è oggi la vera classe dominante in Italia: dominante sulla borghesia e sul proletariato». I dati quantitativi non confermano queste critiche ricorrenti e diffuse: in realtà l’organico dell’amministrazione italiana aumentò nell’età giolittiana in misura meno sensibile che nel periodo crispino. Tuttavia in questi anni il peso, se non quantitativo, certo politico e qualitativo della burocrazia si venne accrescendo: sia perché le nuove funzioni assunte dall’amministrazione statale la resero più qualificata e, in misura sempre maggiore, luogo d’impiego ambito dai giovani provenienti dai ceti medi urbani, usciti dalla rete più articolata e più ampia del sistema scolastico italiano, sia per la funzione di organizzazione del consenso, che l’accresciuta pressione di nuove forze politiche le attribuì anche sul piano elettorale. Giolitti, forse per la prima volta dopo la fondazione dello Stato unitario, dette un assetto preciso alla burocrazia, stabilendo che ogni ampliamento dell’organico dovesse essere approvato dal Parlamento (11 luglio 1904), e fissando successivamente lo stato giuridico degli impiegati statali (30 giugno 1908). Le distinzioni dei ruoli, che nell’amministrazione italiana erano rimaste fluide e indefinite, assunsero precisi caratteri gerarchici con una precipua valorizzazione delle funzioni dei direttori generali dei singoli ministeri, posti tutti alle dipendenze del ministero dell’interno. Di qui una compattezza e uno «spirito di corpo», che potenziava ed esaltava il ruolo del vincolo massonico, da cui era stata improntata la burocrazia italiana nella sua fase di espansione, e che esprimeva nella dignità di un «senso dello Stato», destinato a spegnersi solo lentamente, la funzione di mediazione del dominio di una classe dirigente dalla basi sociali ancora estremamente ristrette (1)”” (pag 1878-1879); [(1) Cfr. A. Taradel, ‘Gli organici delle amministrazioni centrali dal 1904 al 1914, in «Quaderni storici», VI, 1971, pp. 885-942. Per i riferimenti nel testo cfr. L. Einaudi, ‘Casta non classe’, in ‘La Stampa’, 17 ottobre 1900, ora in ‘Cronache economiche e politiche di un trentennio’, vol. I cit. p. 243, e G. Salvemini, ‘L’elefantiasi burocratica’, il “”l’Unità””, 30 maggio 1913, ora in ‘Il ministro della mala vita e altri scritti sull’Italia giolittiana’, a cura di E. Apih, Milano, 1962, p: 319]”,”ITAG-263″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Ernesto RAGIONIERI e Carlo PINZANI”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Volume XII. Dall’Italia fascista all’Italia repubblicana.”,”Un aspetto del rapporto tra Togliatti e Stalin secondo Leo Valiani “”Un acuto studioso del movimento operaio internazionale ha scritto che, nei confronti di Stalin, «Togliatti mancò… l’occasione in cui avrebbe dovuto e potuto osare. Nel giugno del 1948 egli avrebbe potuto non associarsi alla condanna di Tito e del partito comunista jugoslavo» (1). La questione jugoslava presenta aspetti estremamente complessi e, se è vero che la polemica antititoista del Cominform (e anche del Pci) ci appare come una delle manifestazioni deteriori dello stalinismo, è anche necessario tener presente la gravità del momento in cui essa si sviluppò. E’ però certo che, nell’inverno del 1950-51, Togliatti osò, nei confronti di Stalin, respingendo, anche contro il voto della direzione del Pci, le pressioni sovietiche perché assumesse la direzione del Cominform, abbandonando l’Italia e rinunciando a una linea originale, frutto di una elaborazione ultradecennale. Di là dalle polemiche e dalle ricostruzioni più o meno deformate (2), il significato storico dell’episodio è la riaffermazione di un autonomo giudizio sulla realtà mondiale e italiana, compiuta in un momento in cui le pressioni in senso contrario erano enormi. Nell’indiscutibile stalinismo di Togliatti e del partito comunista italiano di quegli anni rimase, anche nei momenti più duri della guerra fredda, uno spazio autonomo, un margine alimentato dalla profonda conoscenza della storia e della realtà italiane e dalla coscienza della forza che le masse lavoratrici italiane potevano esprimere”” (pag 2540-2541) [Ernesto Ragionieri, ‘La storia politica e sociale’, ‘L’era di De Gasperi’] [(1) Leo Valiani, ‘A rapporto dal piccolo padre’, in “”L’Espresso””, 29 marzo 1970; (2) L’episodio, originato dalla malattia di Togliatti in seguito ad un incidente automobilistico dell’estate 1950, e dal suo successivo viaggio a Mosca su invito di Stalin ha dato luogo nel 1970 ad una serie di polemiche sia interne che esterne al Pci (cfr. “”l’Unità”” del 15 marzo, “”L’Espresso”” del 29 marzo, “”Rinascita”” del 3 e del 17 aprile, “”La Voce repubblicana”” del 4 aprile, l'””Avanti!”” dell’8 aprile). Esso è stato ricostruito particolareggiatamente, pur se con un sospetto eccesso di virgolettato, da G. Bocca (‘Palmiro Togliatti’, Bari, 1973, pp. 541-57) che però lo riduce a mero conflitto di tendenze e di ambizioni personali]”,”ITAG-264″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Giuseppe GALASSO Carlo GINZBURG Alfredo STUSSI Giulio Carlo ARGAN e Maurizio FAGIOLO Alessandro FONTANA Corrado VIVANTI Giulio BOLLATI”,”Storia d’Italia. I caratteri originali. Volume XIV. Politica e cultura.”,”Il trasformismo. “”Il nuovo Stato si rivelò, nelle mani della classe politica che lo governava, uno strumento abbastanza duttile per sopportare le tensioni di una lunga fase di trasformazione e di sviluppo. E’ da presumere, peraltro, che in gran parte la duttilità dell’ordinamento istituzionale dipendesse anche dalla larga misura in cui la pubblica amministrazione, la classe politica e i ceti economici dominanti coincidevano fra loro, assicurando quindi la permanenza dei contrasti entro un arco sociale controllabile nelle sue azioni e reazioni almeno al livello del governo. L’espressione di questa duttilità fu, sul piano del comportamento della classe politica, il «trasformismo» (…), ossia il sistema per cui «le singole personalità politiche elaborate dai partiti democratici di opposizione si incorporano singolarmente nella classe politica conservatrice-moderata» (2) fra il 1860 e il 1900. Ma va osservato, in realtà, che la prassi «prassi trasformistica» – ossia «la serie delle coalizioni, degli accordi al vertice, delle intese fra gruppi non sempre omogenei, che gettarono spesso la confusione nella … vita parlamentare», comportando il «frazionamento dei gruppi sino alle forme deteriori delle clientele personali» (3) – aveva avuto inizio già nel decennio cavouriano. In secondo luogo va tenuto conto del comportamento della stessa destra, dopo la caduta del gabinetto Minghetti nel marzo del 1876, quando i suoi uomini, pur «ammiratori del sistema parlamentare all’inglese, non si sentirono tuttavia, come partito compatto, di accettare il ruolo di opposizione e di svolgerlo coerentemente con lo scopo di ritornare al potere, mettendo gli avversari in minoranza» (4). Invece di reagire alla sconfitta parlamentare con una più netta delimitazione e con una accentuazione delle loro posizioni moderate, gli uomini della destra passarono allora largamente, come singoli e come gruppi, nelle file della nuova maggioranza”” (pag 560-561) [Giuseppe Galasso, Le forme del potere, classi e gerarchie sociali] [(2) Gramsci, ‘Il risorgimento’, cit., p. 157; (3) Cfr. G. Perticone, ‘Parlamentarismo e antiparlamentarismo nel post-risorgimento’, in ‘Nuove questioni di storia del risorgimento’, cit., vol. II, pp. 634-35 e nota 7; (4) Ibid.]”,”ITAG-266″
“ROMANO Salvatore F. / DEL-BO Giuseppe / FEDELI Ugo”,”Rosario Garibaldi Bosco e i suoi ‘Appunti’ del carcere (Romano) / Lo spionaggio intorno alla I Internazionale: Oscar Testut, agente segreto “”Numero 47″” (Del-Bo) / Luigi Molinari e gli avvenimenti del gennaio 1894 a Carrara (Fedeli).”,”Oscar Testut, scrittore sulla storia della Prima internazionale sarebbe stato un informatore, avrebbve svolto attività di agente segreto della Polizia di Parigi, e tra le fonti della sua opera avrebbe attinto agli Archivi della Prefettura di Polizia di Parigi.”,”INTP-081″
“ROMANO Sergio”,”I luoghi della Storia.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”STOx-039-FL”
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Enrico CASTELNUOVO Giorgio PESTELLI Rubens TEDESCHI Roberto LEYDI Italo CALVINO Robert MARICHAL Antonio LA-PENNA Carlo DIONISOTTI Antonio ROTONDO’ Giovanni MICCOLI Pietro PIOVANI Cesare LUPORINI”,”Storia d’Italia. I documenti. Volume XVII. Il mondo dei dotti e le tradizioni popolari.”,”Contiene il saggio di Cesare Luporini, ‘Il marxismo e la cultura italiana del Novecento’ (pag 1585-1611) “”«La Germania ebbe Marx ed Engels, e il primo Kautsky; la Polonia Rosa Luxemburg; la Russia, Plekhanov e Lenin; l’Italia, Labriola, che (quando da noi c’era Sorel) era in corrispondenza da pari a pari con Engels, poi Gramsci». Così Louis Althusser, nella prefazione a quella raccolta di saggi, ‘Pour Marx’ (1965), che hanno assai movimentato negli anni recenti, in Occidente, la problematica teorica del marxismo. Althusser è lí intento a stabilire punti di confronto storici per la sua azione di sommovimento intellettuale, polemicamente annotando, per così dire alle proprie spalle, «l’assenza tenace, profonda, di una reale cultura ‘teorica’ nella storia del movimento operaio francese» (1). Per contrasto egli mette in rilievo, anche per quel che riguarda noi italiani, l’esistenza, dalla fine del secolo passato, di una grande tradizione teorica del marxismo, che si riallaccia, attraverso il Labriola, direttamente a uno dei due fondatori, allo Engels: un ponte che ha come due grandi pilastri, che sono lo stesso Labriola e Gramsci. (…) Questa è la peculiarità concreta, storica, della «tradizione» di tale marxismo italiano: la sua presenza e ‘concorrenza’ di fatto su un terreno egemonico (per usare una nota categoria gramsciana), quale non è dato trovare altrove – nello stesso periodo di tempo che separa Gramsci da Labriola – prima di una rivoluzione e di una presa di potere. In questo (ma solo in questo senso) si può parlare di una tradizione del marxismo italiano che collega nel profondo i suoi due massimi, e in un certo modo unici, rappresentanti, Labriola e Gramsci. Bisogna invece stare attenti a non costruire fittiziamente altre forme di continuità, che di fatto non ci furono. Ci fu, al contrario, una profonda frattura, le cui ragioni fanno tutt’uno con la storia del socialismo e del movimento operaio italiano. In essa, per lungo periodo, il pensiero del Labriola scomparve, o fu presente solo per richiami marginali, o utilizzati in interpretazioni del marxismo (come nel Mondolfo) che solo in superficie (la «filosofia della praxis») e non certo organicamente si riferivano anche, alla sua elaborazione. Nello stesso tempo Gramsci è difficile distinguere quanto ci fu di derivazione diretta da Labriola (probabilmente non molto); quanto di successivo recupero, a partire da esperienze compiute nella lotta politica e ideale (e dunque, fatalmente, nei limiti di queste esperienze), e quanto di un riaffioramento oggettivo, in circostanze storiche profondamente mutate, di irrisolti problemi della società italiana e delle classi lavoratrici in essa. In qualunque modo possa venire definito il rapporto Labriola-Gramsci, esso presuppone una discontinuità ed una interruzione. E’ del resto lo stesso in Gramsci a testimoniarlo implicitamente quando nella sua meditazione carceraria gli venne fatto di porre una domanda, che viene spesso citata: «Perché il Labriola e la sua impostazione del problema filosofico hanno avuto così scarsa fortuna?» (2)”” [Cesare Luporini, ‘Il marxismo e la cultura italiana del Novecento’] [(in) ‘Storia d’Italia. I documenti. Volume XVII. Il mondo dei dotti e le tradizioni popolari’, Milano, 2005] [(1) Cfr. L. Althusser, ‘Per Marx’, Roma, 1967, p. 7; (2) A. Gramsci, ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, Torino, 1948, p. 80 (cfr. p. 79: «…la posizione filosofica del Labriola… pochissimo conosciuta all’infuori di una cerchia ristretta»)] (pag 1585-1587)”,”ITAG-273″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Piero D’ANGIOLINI e Claudio PAVONE Giuseppe RICUPERATI Antonio LA-PENNA Vittorio FOA Paolo SPRIANO Giorgio ROCHAT Guido NEPPI MODONA Giangiulio AMBROSINI Giuseppe FILANGI”,”Storia d’Italia. I documenti. Volume XVIII. Istituzioni e società civile.”,”Il sindacalismo fascista era nato con diverse matrici: quella nazionale e produttivistica della UIL (…) (pag 1812) (V. Foa)”,”ITAG-274″
“ROMANO Sergio”,”Vademecum di storia dell’Italia unita.”,”ROMANO Sergio La crudeltà dei conflitti nelle percezioni degli osservatori. La «ferocia» del colonialismo italiano. “”Può accadere che i protagonisti e gli studiosi di una stessa vicenda ne abbiano percezioni completamente diverse. Quando Angelo Del Boca affermò che le truppe coloniali in Etiopia avevano fatto uso di gas asfissianti, Indro Montanelli replicò che la tesi, a suo avviso, era insostenibile. Con il X battaglione eritreo aveva fatto una guerra coloniale pulita, quasi cavalleresca, e non riusciva a immaginare che altre formazioni italiane, su un altro fronte, avessero fatto una guerra sporca. Ma si arrese e ammise l’errore quando Del Boca produsse documenti dello stato maggiore che rendevano la sua tesi inconfutabile. Ora l’opinione comune si è rovesciata e tutti sono disposti a credere che le forze armate in Etiopia abbiano dato prova di grande crudeltà. E’ vero, vi furono molti episodi riprovevoli e feroci rappresaglie, soprattutto dopo l’attentato di Addis Abeba contro Graziani il 19 febbraio 1937. Ma i «30.000 morti accertati» sono una evidente esagerazione e il compiacimento con cui questi episodi vengono ricordati produce almeno due effetti negativi. In primo luogo rende incomprensibili i sentimenti patriottici di coloro che parteciparono alla guerra e l’entusiasmo con cui la notizia della vittoria venne accolta in Italia. In secondo luogo induce nell’osservatore l’impressione che gli italiani siano stati i colonialisti più efferati e crudeli. Il confronto con altri Paesi non giustifica e non assolve. Ma per comprendere il fenomeno dell’imperialismo coloniale sarà bene ricordare i belgi in Congo, i francesi in Indocina e in Algeria, i tedeschi in Sudafrica, gli inglesi in Sudan e in Iraq, gli americani nelle Filippine, gli spagnoli in Marocco. La storia raccontata con l’indignazione e con i sentimenti diventa incomprensibile. Le stesse considerazioni valgono entro certi limiti per il comportamento delle truppe tedesche dopo l’8 settembre 1943. Non so quanto il «tradimento dell’Italia» abbia nuociuto alle forze armate del Reich, già sconfitte in Africa e a Stalingrado. Ma è certamente vero che il soldato tedesco, indipendentemente dalla sua fede ideologica, si sentì abbandonato, tradito ed esposto a maggiori pericoli. E’ possibile che questo sentimento abbia influito sul comportamento di alcune unità, soprattutto nella fase di ritirata. Ed è probabile che l’ostilità verso gli italiani sarebbe stata ancora maggiore se la creazione di uno Stato fascista non avesse perpetuato il clima e l’illusione dell’alleanza”” (pag 138-139)”,”ITAB-339″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”L’ Italia del Novecento. 1. L’ età giolittiana.”,”S.F. Romano insegnante di storia del Risorgimento nell’Università di Trieste”,”FOTO-083″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”L’ Italia del Novecento. 2. Dalla prima guerra mondiale alla crisi dello Stato liberale.”,”S.F. Romano insegnante di storia del Risorgimento nell’Università di Trieste”,”FOTO-084″
“ROMANO Sergio”,”La Francia dal 1870 ai nostri giorni. Un saggio storico-politico.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”FRAD-004-FL”
“ROMANO Federico a cura”,”Gramsci e il liberalismo antiliberale.”,”””Merito di Gramsci è senza dubbio quello di aver operato il congiungimento o il ricongiungimento della dottrina comunista alla tradizione filosofica italiana. Sui risultati effettivi di questo tentativo è ancora aperta la discussione e la polemica”” (pag 105)”,”GRAS-124″
“ROMANO Sergio”,”Guerre, debiti e democrazia. Breve storia da Bismarck a oggi.”,”Profilo intellettuale di Roberto Vitale (pag XXII-XXIII) (di S.R.) “”Questo libro deve la sua nascita a un banchiere d’affari milanese difficilmente descrivibile. Guido Roberto Vitale ha creato aziende finanziarie, è stato consulente di imprese e membro di parecchi consigli di amministrazione, ma è soprattutto – come si sarebbe detto in passato – un ‘citoyen engagé’ (…).”” ‘Pessimismo costruttivo’ di Roberto Vitale (pag XXII) Vitale è diventato editore di una collana molto personale in cui ha pubblicato, per una cerchia di amici, vecchi testi di economia e finanza (di L. Einaudi, C. Bresciani-Turroni, L. Sturzo). Vitale ha suggerito all’autore una riflessione storica sul debito, con un particolare riferimento alla storia dello Stato tedesco (riflessione pubblicata da Laterza) (p. XXII) “”La Germania sembra continuamente esitare fra linee politiche diverse. Dopo la crisi del 2008 ha approvato la nascita di nuove istituzioni – Il Meccanismo europeo di stabilità, l’Unione bancaria e il Patto di bilancio – che sono altrettanti passi avanti verso l’integrazione economica e finanziaria dell’Unione. Ma ha sempre rifiutato la mutualizzazione del debito (l’emissione di Bond europei) e le misure fondate su una maggiore solidarietà finanziaria tra i partner dell’Unione. A chi rileva questa apparente contraddizione molti tedeschi, fra cui Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, rispondono che una maggiore solidarietà, nelle attuali circostanze, avrebbe l’effetto perverso di incoraggiare alcuni Paesi a essere ancora meno attenti e rigorosi di quanto già non siano. Ecco perché alcuni esponenti della politica tedesca, fra cui la cancelliera Merkel, ritengono che ogni progresso verso la corresponsabilità debba essere accompagnato da una maggiore rinuncia alla sovranità nazionale. Possiamo accettare responsabilità collettive – sostiene la Germania – soltanto se un potere politico centrale può richiamare all’ordine i discoli della classe europea. Espresso in altre parole il concetto è questo: fino a quando ogni governo europeo dipende per la sua esistenza dal consenso dei propri connazionali, è lecito temere che non manterrà gli impegni presi a Bruxelles. Il comportamento dela Grecia ha rafforzato queste preoccupazioni e ha reso i tedeschi ancora più sospettosi. …. finire (pag 48-49)”,”EURE-123″
“ROMANO Sergio”,”La Russia in bilico.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”RUSx-116-FL”
“ROMANO Sergio”,”I confini della storia.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”STOx-051-FL”
“ROMANO Sergio”,”Con gli occhi dell’Islam. Mezzo secolo di storia in una prospettiva mediorientale.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”VIOx-099-FL”
“ROMANO Sergio”,”Guida alla politica estera italiana. Da Badoglio a Berlusconi.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITQM-021-FL”
“ROMANO Sergio”,”Le Italie parallele.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITAS-023-FL”
“ROMANO Sergio”,”L’Italia scappata di mano.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITAP-034-FL”
“ROMANO Sergio”,”L’Italia negli anni della Guerra fredda. Dal piano Marshall alla caduta del muro.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITQM-024-FL”
“ROMANO Sergio”,”I volti della storia.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”STOx-065-FL”
“ROMANO Andrea”,”Lo stalinismo. Un’introduzione storica.”,”Andrea Romano (Livorno, 1967) ha studiato a Pisa e Torino, dove ha completato un dottorato di ricerca in Crisi e trasformazione della società. Attualmente è ricercatore della Fondazione Istituto Gramsci. Ha pubblicato tra l’altro Contadini in uniforme, L’Armata Rossa e la collettivizzazione delle campagne nell’Urss. La collettivizzazione forzata delle campagne è stata uno dei passaggi fondamentali della ‘rivoluzione staliniana’, realizzata attraverso la cancellazione dell’azienda familiare contadina e l’eliminazione dei kulaki come classe.”,”RUSS-083-FL”
“ROMANO Sergio”,”Il giorno in cui fallì la rivoluzione. Una controstoria della Russia rivoluzionaria dal 1917 al 1991.”,”””Questa guerra civile fra i due maggiori partiti della sinistra rivoluzionaria russa non terminò con la morte di von Mirbach. Il 30 agosto del 1918, una socialista rivoluzionaria, Fanny Kaplan, aspettò Lenin nei pressi di una fabbrica che il capo dei bolscevichi stava visitando e gli tirò tre colpi di pistola, di cui due lo ferirono alla spalla e alla gola. Lenin sopravvisse, ma è possibile che quell’attentato abbia favorito l’ictus fatale del 1924; e non è escluso che le sue condizioni fisiche, da allora, abbiano influito sulla sua gestione del potere e facilitato l’ascesa di Stalin al vertice del partito e dello Stato. Non vi fu, quindi, in Russia, dopo la rivoluzione, una sola guerra civile. Insieme a quella che si combatté fra i rossi e i bianchi dal 1918 alla fine del 1922, vi fu anche la rivalità, spesso non meno carica di reciproco odio, che andò in scena durante buona parte del secolo fra comunisti e socialdemocratici. Il primo conflitto, dopo le vicende russe, scoppiò in Germania nel 1919 e fu vinto, con l’intervento delle forze armate, dalla Socialdemocrazia di Friedrich Ebert e Gustav Noske contro la Lega spartachista di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Lo stesso Lenin, nel frattempo, soffiava sul fuoco e cercava di allargare il fossato con la fondazione della Terza Internazionale, il 2 marzo del 1919, e l’approvazione di un diktat indirizzato ai socialisti; i 21 «comandamenti» che ogni partito socialista avrebbe dovuto rispettare per meritare l’appellativo di comunista e un seggio nei congressi che avrebbero preparato e accompagnato la rivoluzione mondiale”” (pag 76-78)”,”RUSx-188″
“ROMANO S.F. a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS”,”Il pensiero di C. Marx e F. Engels. Antologia di scritti.”,”All’interno della ‘Nota bibliografica’ il curatore afferma che fra le interpretazioni del pensiero di Marx e di Engels si dovrebbero vedere anche le voci ‘Marx e il Materialismo storico’ di Delio Cantimori nell’appendice 1938-48 della Enciclopedia Italiana (Treccani) (pag XLIII) Le fonti degli scritti di Marx ed Engels vengono indicate nella nota a piè di pagina alla fine del testo antologico.”,”MADS-026-FF”
“ROMANO Andrea; DEMARCO Domenico”,”Essai sur l’histoire du mouvement socialiste international contemporain – Origines de la Première Internationale en Italie (Romano); La fondation de la Première Internationale a Naples: 1869-1870 (Demarco).”,”Andrea Romano, Roma”,”MOIx-046-J”
“ROMANO Salvatore F. GANCI Massimo RENDA Francesco CERRITO Gino COSTANZA Salvatore NIGRELLI Ignazio CORTESI Luigi”,”I Fasci siciliani. I Fasci dei lavoratori ed il movimento popolare siciliano nella storia d’Italia alla fine del secolo XIX (Romano) – Il movimento dei Fasci nella provincia di Palermo (Ganci) – Giuseppe De Felice Giuffrida capo del movimento popolare catanese (Renda) – Il processo di formazione e lo sviluppo dei Fasci dei Lavoratori nella provincia di Messina (Cerrito) – I Fasci dei Lavoratori nel Trapanese – La crisi dell’industria zolfifera siciliana in relazione al movimento dei Fasci (Nigrelli) – Il Partito Socialista e il movimento dei Fasci (1892-1894) (Cortesi).”,”La tattica di Giovanni Giolitti nei confronti dei Movimento dei Fasci siciliani. “”E’ noto che la tattica di Giolitti era «di lasciare che queste lotte economiche [‘tra contadini e proprietari’] si risolvessero di per sé col miglioramento delle condizioni dei lavoratori, riducendo l’azione del governo al mantenimento dell’ordine a ad un’opera di persuasione per mettere d’accordo le parti» (169). Egli non dette, quindi, troppo ascolto ai «proprietari direttamente interessati ed ai conservatori reazionari» né «alla Pubblica Sicurezza, abituata alle idee antiche e agli antichi metodi» (170) che gli chiedevano «di provvedere con decreto di scioglimento dei Fasci» (171). Si limitò ad agire nell’ambito delle leggi ordinarie ostacolando quanto più era possibile lo sviluppo dei Fasci. Nell’ottobre del 1893 inviò in Sicilia il comm. Senzales, Direttore generale della Pubblica Sicurezza, con una missione i cui scopi non sono stati sufficientemente chiariti; la missione Senzales, comunque, non modificò sostanzialmente l’atteggiamento del governo Giolitti verso i Fasci. Seguace di ben diversa linea politica fu il Crispi, venuto al potere nel dicembre del ’93″” (pag 870) [Salvatore Massimo Ganci, ‘Il movimento dei Fasci nella provincia di Palermo’ (pag 817-892)] [(169) G. Giolitti, Memorie della mia vita’, Milano, vol. I, p. 88; (170) Ibid. p. 89; (171) Ibid.]”,”MITT-017-FF”
“ROMANO Sergio”,”I volti della storia. I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato.”,”Sergio Romano, diplomatico, storico, giornalista, è uno dei più autorevoli opinionisti italiani. Scrive sul ‘Corriere della Sera’ e su ‘Panorama’. Pearl Harbor. Il calcolo di Tokyo si dimostrò ragionevolmente corretto sul piano militare, sbagliato sul piano politico. “”Ma i negoziati [Tokyo-Washington, ndr] fallirono e il 27 novembre il dipartimento della Guerra a Washington informò il generale Walter Short, comandante della Hawaii, che «un’azione ostile del Giappone era possibile in qualsiasi momento». Il 6 dicembre, alla vigilia di Pearl Harbor, Roosevelt telegrafò all’imperatore del Giappone per chiedergli d’intervenire personalmente a favore della pace. Ma il messaggio incrociò un ultimato del governo giapponese al governo americano. La vicenda, a questo punto, diviene tragicamente grottesca. Gli americani conoscono il codice giapponese e sono quindi in grado di leggere l’ultimatum ancora prima della sua consegna. Ma tardano a decrittare la parte del documento in cui il governo di Tokyo chiede al suo ambasciatore di consegnare il testo alle 13 del 7 dicembre e di distruggere, immediatamente dopo, le macchine cifranti. Se avessero letto quelle parole il giorno prima gli americani avrebbero intuito le intenzioni giapponesi e chiesto alle loro basi di raddoppiare le misure di sicurezza. Il generale Short, nel frattempo, ha sul suo tavolo da dieci giorni il monito del dipartimento della Guerra. Ma è convinto che il maggior pericolo, in quelle circostanze, sia rappresentato dalla comunità giapponese nelle Hawaii piuttosto che da una esplicita operazione militare. Questa somma di errori, distrazioni e malintesi divenne più tardi, nella mente di alcuni storici e uomini politici, l’abile trama di cui Roosevelt si sarebbe servito per costringere il Congresso a entrare in guerra. Come ogni «teoria del complotto» anche questa si serve di una verità per edificare intorno ad essa un castello di ipotesi. E’ vero che Roosevelt voleva la guerra e si era da tempo impegnato concretamente a fianco della Gran Bretagna. E’ vero che i suoi progetti si scontravano con le tendenze isolazioniste di una larga parte della pubblica opinione. E’ vero che l’azione dei giapponese gli permise di superare le resistenze del Congresso. Ma l’ipotesi che egli abbia deliberatamente esposto le basi giapponesi nel Pacifico a un micidiale attacco nemico è quasi certamente falsa. Gli storici giapponesi, dal canto loro, spiegarono che l’azione preventiva fu dovuta a uno stato di necessità. Privo di risorse petrolifere per la propria flotta, il Giappone sarebbe stato, prima o dopo, sopraffatto dalla potenza degli Stati Uniti e doveva quindi intaccarne subito la forza sugli oceani. Il calcolo si dimostrò ragionevolmente corretto sul piano militare, sbagliato sul piano politico. Pearl Harbor indignò l’America, le dette la voglia di combattere e di vincere. La strada della riscossa comincia nella primavere dell’anno seguente di fronte all’isola di Midway e termina, dopo la riconquista dei territori perduti, nell’estate del 1945. Non è tutto. Pearl Harbor ebbe per il Giappone un altro effetto negativo: permise agli americani di giustifica ree perdonare a se stessi le bombe di Hiroshima e di Nagasaki”” (pag 277-278)”,”STOx-001-FGB”
“ROMANO Sergio”,”Memorialistica della seconda guerra mondiale e del dopoguerra. (in) Le fonti diplomatiche in età moderna e contemporanea. Atti del Convegno internazionale Lucca, 20-25 gennaio 1989.”,”””Veniamo così all’ultimo criterio, quello delle motivazioni, con cui è utile distinguere diari e memorie. I libri a cui ho fatto cenno mi sembrano confermare che questo genere letterario risponde generalmente a due sollecitazioni principali. Vi è in primo luogo la motivazione del protagonista, preoccupato dal timore che la storia, quando verrà scritta, trascuri la sua parte o gli riservi un ruolo minore di quello a cui egli ritiene di aver diritto. I diari che egli scrive e i documenti che egli raccoglie sono quindi una sorta di «prenotazione della storia», tanto più efficace quanto più egli riesce a fornire una documentazione abbondante e appassionante. Il migliore esempio di questa strategia storico-letteraria è probabilmente un libro che non appartiene alla memorialistica italiana, ma concerne in buona parte gli avvenimenti italiani fra il 1943 e il 1945. Mi riferisco ai ‘Diari di guerra’ di Harold MacMillan apparsi a Londra nel 1984, quando l’autore era ancora vivo, e da noi nel 1987, un anno dopo la sua morte. Come erede di grandi editori, MacMillan sapeva che la storia è fatta non di ciò che è realmente accaduto, ma di ciò che lo storico trova negli archivi al momento delle sue ricerche. Non appena Churchill, alla fine del 1942, lo volle rappresentante del governo britannico in Africa settentrionale con titolo di «ministro residente» egli si dette da fare perché negli archivi futuri vi fosse uno scaffale intitolato al suo nome. Per meglio assicurarsi contro tutte le piaghe che generalmente affliggono i diari e i loro scrittori – pigrizia, cadute di continuità, dispersioni, smarrimenti e errori di trascrizione – egli s’impose una disciplina che dette eccellenti risultati. Raccontava gli avvenimenti della giornata, soprattutto all’inizio della sua missione, in lettere alla moglie a cui allegava ogni sorta di documentazione confidenziale: appunti, verbali, corrispondenza con altre persone. Nella cronaca dei grandi avvenimenti politici del momento egli inseriva spesso aneddoti, episodi divertenti e qualche elegante annotazione autobiografica sui suoi gusti archeologici e letterari. Sapeva istintivamente infatti che il lettore dei diari non può sopportare all’infinito il clima eroico della storia e ama di tanto in tanto sbirciare l’autore dal buco della serratura. Più tardi abbandonò la finzione epistolare e prese a scrivere «sui più vasti tipi di carta che [si] trovav[a] sotto mano (bloc-notes o foglietti da appunti) mentre er[a] in aereo, in sale d’aspetto, di notte nella [sua] camera da letto e a volte sotto una tenda o baracca dove er[a] ospite di qualche comando militare (…)». Ma non abbandonò l’abitudine di mandare gli appunti a sua moglie affinché li conservasse e li facesse trascrivere a macchina. Più tardi, all’inizio degli anni Ottanta, bastò correggere qualche nome, eliminare qualche ripetizione, sopprimere qualche annotazione familiare e «censurare» qualche riferimento pesantemente critico a persone ancora vive. I diari erano pronti per la pubblicazione”” (pag 401-402)”,”QMIS-274″
“ROMANO Sergio”,”Il rischio americano.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”USAP-011-FL”
“ROMANO Sergio”,”Disegno della storia d’Europa. Dal 1789 al 1989.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-094-FL”
“ROMANO Sergio”,”Cinquant’anni di storia mondiale. La pace e le guerre da Jalta ai giorni nostri.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-095-FL”
“ROMANO Sergio”,”La pace perduta.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-096-FL”
“ROMANO Sergio”,”Lettera a un amico ebreo.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-097-FL”
“ROMANO Sergio”,”Europa. Storia di un’idea. Dall’Impero all’Unione.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-098-FL”
“ROMANO Sergio”,”Europa. Storia di un’idea. Dall’Impero all’Unione.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-099-FL”
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. Vol. I.”,”Aldo Romano,(Napoli, 3 luglio 1909), laureato in lettere all’Università di Firenze nel 193, è stato alunno della scuola di storia moderna e contemporanea nel 1934-1937 e libero docente di storia del Risorgimento dal 1942.”,”MITS-027-FL”
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. Vol. II.”,”Aldo Romano, (Napoli, 3 luglio 1909), laureato in lettere all’Università di Firenze nel 1933, è stato alunno della scuola di storia moderna e contemporanea nel 1934-1937 e libero docente di storia del Risorgimento dal 1942.”,”MITS-028-FL”
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. Vol. III.”,”Aldo Romano, (Napoli, 3 luglio 1909) laureato in lettere all’Università di Firenze nel 1933, è stato alunno della scuola di storia moderna e contemporanea nel 1934-1937 e libero docente di storia del Risorgimento dal 1942.”,”MITS-029-FL”
“ROMANO Sergio”,”Giuseppe Volpi, industria e finanza tra Giolitti e Mussolini.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. Giuseppe Volpi (1877-1947) occupa 43 anni di storia economica italiana. Pioniere nei Balcani, iniziò quel capitalismo “”a piedi scalzi”” che ritroveremo in altri momenti del nostro sviluppo. Fondatore della SADE, fu protagonista di quella battaglia per l’energia che accompagna tutti i nostri “”miracoli”” e le nostre crisi. Ideatore di Porto Marghera, creò alle porte di Venezia un polo di sviluppo che diventerà cinquant’anni dopo il tema della maggiore battaglia ecologica italiana. Negoziatore internazionale a Ouchy, Parigi, Versailles, Rapallo, Washington, Londra. Ministro delle Finanze e presidente della Confindustria. Governatore della Tripolitania, presidente della Biennale e fondatore della Mostra cinematografica.”,”BIOx-069-FL”
“ROMANO Marco”,”L’estetica della città europea. Forme e immagini.”,”Marco Romano (Milano 1934) ha studiato architettura a Milano. Ha svolto attività professionale nell’edilizia collettiva e nel campo dell’urbanisticca. Ha diretto poi il dipartimento di Urbanistica della facoltà di Architettura di Venezia.”,”VARx-039-FSD”
“ROMANO Sergio”,”Giovanni Gentile un filosofo al potere negli anni del regime.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. Giuseppe Volpi (1877-1947) occupa 43 anni di storia economica italiana. Pioniere nei Balcani, iniziò quel capitalismo “”a piedi scalzi”” che ritroveremo in altri momenti del nostro sviluppo. Fondatore della SADE, fu protagonista di quella battaglia per l’energia che accompagna tutti i nostri “”miracoli”” e le nostre crisi. Ideatore di Porto Marghera, creò alle porte di Venezia un polo di sviluppo che diventerà cinquant’anni dopo il tema della maggiore battaglia ecologica italiana. Negoziatore internazionale a Ouchy, Parigi, Versailles, Rapallo, Washington, Londra. Ministro delle Finanze e presidente della Confindustria. Governatore della Tripolitania, presidente della Biennale e fondatore della Mostra cinematografica.”,”ITAF-042-FL”
“ROMANO Sergio”,”La democrazia militarizzata. Quando la politica cede il passo alle armi.”,”In memoria di Romano Romano (1904-1983) e della sua generazione (in apertura) La democrazia militarizzata Sergio Romano Secondo i libri di storia, la Prima guerra mondiale che per oltre quattro anni devastò l’Europa finì l’11 novembre 1918 con l’armistizio di Compiègne e la resa dell’Impero tedesco. Ma per Sergio Romano, a causa dei molti reduci e sopravvissuti che non riuscirono a ritrovare il proprio posto nella società, la guerra invece proseguì in altre forme: non fu più una continuazione della politica con altri mezzi ma divenne spesso l’unico mezzo con cui la politica pensò di potersi affermare e legittimare. Ed è proprio l’Italia il Paese che ha offerto al mondo i primi due esempi di politica «militarizzata». Il primo è la conquista di Fiume ideata e capitanata da D’Annunzio nel settembre 1919, il secondo è la Marcia su Roma, organizzata da Benito Mussolini nell’ottobre del ’22, con un linguaggio e un approccio che si rifanno esplicitamente al mondo dell’esercito. Partendo dall’Italia, la militarizzazione della politica si diffuse a macchia d’olio anche in Spagna, in Portogallo, in Germania, in Russia e nei Balcani. Sergio Romano dimostra in questo libro come tale dinamica, attraversando i decenni, continui ancora oggi, fino alla marcia di Capitol Hill del 6 gennaio 2021, quando, istigati dal presidente sconfitto Donald Trump, i suoi sostenitori invasero il Campidoglio con l’obiettivo di «salvare la democrazia»: un fine politico da raggiungere con la mobilitazione armata. Citato nella bibliografia recente il libro di Aldo A. Mola, ‘Giolitti: il senso dello Stato’, Rusconi Libri, Santarcangelo di Romagna, 2019″,”EURQ-006″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Antonio Gramsci.”,”Salvatore Francesco Romano ha insegnato Storia Moderna e Storia del Risorgimento nell’Università di Trieste. Dopo aver didiceto attenzione ai problemi filosofici e letterari (‘Il concetto di storia in B. Croce’ (1933) ecc., si è dedicato agli studi sul Risorgimento ”Storia del Fasci siciliani’, 1959 ecc., ha pubblicato pure ‘Stato e nazione in Austria’, 1959. Con Felice Platone ha collaborato alla pubblicazione dei Quaderni del carcere di Gramsci “”(…) [P]ossiamo vedere per quali vie Gramsci, ancora in gran parte inconsapevolmente, venisse elaborando, negli anni fra il 1914 e il 1917, la sua visione di società e del socialismo. Il giovane Gramsci che mostra di conoscere principalmente gli scritti filosofico-politici di Marx e di Engels, o almeno di rifarsi piuttosto ad essi che al ‘Capitale’, si direbbe che ripeta psicologicamente e intellettualmente le fasi di uno sviluppo ideologico europeo, per quanto questo sia storicamente possibile nelle diverse condizioni; o meglio che riprenda, più o meno inconsapevolmente, e filtrati attraverso esperienze culturali e storico-politiche diverse, i motivi e le aspirazioni di quel socialismo europeo di tipo idealistico popolare (Proudhon, Herzen, ecc.) che aveva avuto scarso riscontro in Italia; dove era mancata, o era limitata e superficiale la fase, per così dire, del socialismo nazional-popolare, prima di quella caratterizzata ideologicamente dell’evoluzionismo positivista”” (pag 180); “”La prospettiva che Engels aveva additato come il termine del processo rivoluzionario: il dissolversi del regno della necessità in quello della libertà, è, per Gramsci, già un processo storico in atto. E questo, in una visione idealistica della storia che ha non pochi tratti di stampo utopistico, e un afflato e uno slancio di idealistica esaltazione, che esprime pià la virtù operante in lui di un mito intellettuale, che la meditata riflessione dello storico o la realistica analisi del politico. Come risulta anche dall’articolo dedicato all’opera di Lenin, scritto in occasione dell’attentato contro di lui della socialista rivoluzionaria Fanja Kaplan il 30 agosto 1918. Anche in quell’articolo Gramsci ribadisce «il carattere essenzialmente democratico dell’azione bolscevica» e di Lenin, accusato a torto di essere un dittatore da coloro che non riescono a comprendere quanto sia «difficile il compito dei rivoluzionari appena divenuti gestori della responsabilità sociale». Mentre per Gramsci, Lenin è un saggio ed un esempio di carattere morale. «Lenin è il freddo studioso della realtà storica, che tende organicamente a costruire una società nuova su basi solide e permanenti… è il rivoluzionario che costruisce senza farsi illusioni frenetiche, ubbidendo alla ragione e alla saggezza». «Egli, il ‘fanatico, l’utopista’, sostanzia il suo pensiero e la sua azione, e quella del partito, unicamente sulla profonda e incoercibile realtà della vita moderna», non sui fenomeni superficialmente vistosi che hanno condotto sempre i socialisti ad errori e sconfitte. «Lenin ha consacrato tutta la sua vita allo sviluppo della organizzazione e alla diffusione delle idee socialiste in Russia è immenso. Uomo di pensiero e di azione trova la sua forza nel carattere morale». (…) Gramsci (…) conosce poco in questo periodo la situazione politica concreta in cui opera la rivoluzione bolscevica, e conosce anche poco delle idee e dei criteri d’azione dei bolscevichi russi e di Lenin, malgrado gli aiuti e i suggerimenti del «compagno polacco». È certo che egli non conosceva (come ha ricordato Togliatti) l’opera di Lenin, ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, a proposito della quale polemizzava contro Achille Loria. Nell’esaltare l’opera di pensiero e di azione di Lenin non citava direttamente, né faceva riferimento, diretto o indiretto, ad alcuno dei suoi più importanti scritti, dal ‘Che fare?’ a ‘Stato e Rivoluzione’, alle altre opere teoriche e politiche fondamentali, che certamente non conosceva direttamente; mentre conosceva, e del resto anche questi solo in parte, gli scritti dedicati alla lotta immediata”” (pag 245-246) [Salvatore Francesco Romano, ‘Antonio Gramsci’, Utet, Torino, 1965] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”BIOx-031-FSD” “ROMANO Tito SOLZA Giorgio a cura”,”Canti della Resistenza italiana. Raccolti e annotati da Tito Romano e Giorgio Solza.”,” O bella ciao: Deriva direttamente da quell’aria celebre della guerra ’15-’18 ‘Stamattina mi sono alzata’. Durante la resistenza raggiunse in poco tempo grande diffusione, il testo è di ignoto autore, la melodia si ritrova in ‘Testi musicali’. (pag 148) Fischia il vento: È il più famoso inno della Resistenza italiana. Fu cantato quasi ovunque fra le brigate partigiane. E’ probabile che il vero autore del testo sia stato Felice Cascione, comandante partigiano che diede il suo nome alla 2° divisione d’assalto garibaldina operante nella regione di Imperia. La Melodia è presa da una canzone russa intitolata ‘Katiuscia’ di soggetto amoroso, opera del poeta sovietico Michail Isakovski. Ha avuto anche molta fortuna in Russia. Di questo canto ne esistono molte versioni.”,”ITAR-037-FSD” “ROMANO Ruggiero”,”La storiografia italiana oggi.”,”ROMANO Ruggiero “”Gaetano Salvemini, studente a Firenze, si lascerà influenzare più da Cesare Paoli che da Pasquale Villari. E’ già un segno. Ma il grande avvenimento è l’incontro – tra il 1894 ed il 1895 – col marxismo. Come egli stesso dirà più tardi, in quegli anni aveva divorato il ‘Manifesto dei comunisti’ e gli scritti di Marx sulle lotte di classe in Francia nel 1848, sul colpo di stato del 1851 e sulla Comune, aveva scoperto il suo vangelo nel ‘Materialismo storico’ di Antonio Labriola e aspettava con impazienza ogni due settimane la ‘Critica sociale’ di Turati. Da questo marxismo (discutibilissimo, per quel ch’è esattezza interpretativa) – allo stesso modo che da tutta una tradizione positivistica che vedeva nella sociologia una scienza non proprio trascurabile che, se aveva tanto da prendere dalla storia, aveva altrettanto da offrirle – da marxismo e positivismo sociologico, dunque, Salvemini dedusse un senso del collettivo anticipatore già della “”polemica, rinnovata ai nostri giorni, della scuola francese dei Bloch, Febvre, Braudel, eccetera contro l”histoire évenementielle”” (come ha acutamente osservato Ernesto Sestan).”” [Ruggiero Romano, La storiografia italiana oggi, 1978] (pag 43-44)”,”STOx-001-FFS” “ROMANO Sergio”,”I falsi protocolli. Il «complotto ebraico» dalla Russia di Nicola II a oggi.”,”Sergio Romano ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, e alla Bocconi. E’ editorialista (Stampa, Corriere). Trotsky ferma il pogrom. “”Non vi furono soltanto pogrom bianchi, in quegli anni. A Novorossisk, nella primavera del 1920, l’Armata Rossa, dopo avere occupato la città, scatenò la caccia all’ebreo, e soltanto l’intervento di Trockij arrestò il pogrom. Secondo Mikhail Agursky, autore di uno studio sul «bolscevismo nazionale», le manifestazioni di antisemitismo in campo bolscevico furono numerose, soprattutto in Ucraina”” (pag 49)”,”EBRx-002-FMB” “ROMANO Sergio”,”Guida alla politica estera italiana. Da Badoglio a Berlusconi.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. Giuseppe Volpi (1877-1947) occupa 43 anni di storia economica italiana. Pioniere nei Balcani, iniziò quel capitalismo “”a piedi scalzi”” che ritroveremo in altri momenti del nostro sviluppo. Fondatore della SADE, fu protagonista di quella battaglia per l’energia che accompagna tutti i nostri “”miracoli”” e le nostre crisi. Ideatore di Porto Marghera, creò alle porte di Venezia un polo di sviluppo che diventerà cinquant’anni dopo il tema della maggiore battaglia ecologica italiana. Negoziatore internazionale a Ouchy, Parigi, Versailles, Rapallo, Washington, Londra. Ministro delle Finanze e presidente della Confindustria. Governatore della Tripolitania, presidente della Biennale e fondatore della Mostra cinematografica.”,”ITQM-037-FL” “ROMANO-CATANIA Giuseppe”,”Filippo Buonarroti.”,”””Rimase poi sempre fedele a’ principj della Rivoluzione. Avrebbe egli potuto, per l’amicizia e la dimestichezza ch’ebbe in gioventù con Napoleone, pur dopo la congiura di Babeuf e la condanna, pervenire ad alti posti, che dallo stesso Primo Console gli furono offerti, e vivere signorilmente fra gli agi e le ricchezze, seguendo la sorte della dominante borghesia; preferì invece la onorata povertà, gli stenti de’ proscritti, e gl’incessanti pericoli in mezzo alle continue cospirazioni, per non abbandonare i suoi principj. Ed il suo pensiero, specialmente ne’ tardi anni, ritornava sempre alla Rivoluzione francese, alla Convenzione ed al generoso tentativo del Babeuf; tornava a vagheggiare la repubblica degli Eguali, dove la libertà fosse sostegno e difesa dell’umana fratellanza, e questa a sua volta guarentigia e forza di quella.”” (pag 254)”,”SOCU-184″ “ROMANOVSKY V.”,”Les oceans.”,”ROMANOVSKY V. è D del Centre de Recherches ed d’ Etudes Oceanographiques.”,”ASGx-026″ “ROMEIN Jan”,”Il secolo dell’ Asia. Imperialismo occidentale e rivoluzione asiatica nel secolo XX.”,”ROMEIN nacque a Rotterdam nel 1893. Negli anni della 1° GM i della rivoluzione russa si avvicinò alla politica e al comunismo, sovlgendo una intensa attività giornalistica su ‘De Tribune’ (1922-25) . Lasciato il Partito nel 1927, dedicò la sua attenzione alla storia d’Olanda, pubblicando numerosi volumi. Nel 1939 fu chiamato a insegnare storia nell’Univ di Amsterdam. Dopo la guerra e la resistenza, cui partecipò, diede sviluppo ai suoi interessi di metodologia e teoria della storia, come testimoniano numerosi saggi poi raccolti in volume. Le sue opere maggiori, ‘Aera von Europa’ e questo ‘De eeuw Azie’ (1954 e 1956). Morì nel 1962.”,”ASIx-007 CINx-056″ “ROMEO Rosario”,”L’Italia unita e la prima guerra mondiale.”,”L’interpretazione del risorgimento nella nuova storiografia, strutture sociali e movimento nazionale, Stato e società prima e dopo l’ unificazione, i problemi del decentramento alla fine del XIX secolo, lo sviluppo dell’ economia italiana dopo l’unificazione, lo Stato l’ impresa privata nello sviluppo econ italiano, la 1° GM e la vita intellettuale italiana dall’Unità alla 1° GM. Appendice: figure di storici: Federico CHABOD, Walter MATURI storico della storiografia, Vittorio DE CAPRARIIS.”,”ITAA-014″ “ROMEO Rosario”,”Italia moderna fra storia e storiografia.”,”La parte dedicata alle ‘Polemiche storiografiche’ comprende: CROCE e la storia d’ Europa; il Medioevo di Giorgio FALCO; ‘Storici e maestri’ di Gioacchino VOLPE, Rileggendo VOLPE; Italia contadina ovvero il libro di Giorgio GIORGETTI, ‘Contadini e proprietari nell’Italia moderna’, (EINAUDI. 1974); Chiesa e Stato nella storia d’Italia, la Q meridionale, saggi di GALASSO; storiografia internazionale sulla storia d’Italia; La revisione del marxismo in Italia, di Enzo SANTARELLI; colpe o responsabilità della 1° GM, libro di Fritz FISCHER, Gerhard RITTER; Luigi EINAUDI e la storia delle dottrine e dei fatti economici; interrogativi sulla ‘storia d’Italia’ einaudiana.”,”ITAB-001″ “ROMEO Rosario”,”Risorgimento e capitalismo.”,”Rosario ROMEO, nato a Giarre (Catania) nel 1924, è stato allievo di VOLPE, VALERI, CROCE e CHABOD. Attualmente (1979) è Professore ordinario di storia moderna presso la facoltà di lettere dell’Università di Roma. Si è occupato di problemi storici dell’ unificazione italiana e del Mezzogiorno. Il libro ‘Risorgimento e capitalismo’ ha suscitato un dibattito a cui hanno preso parte A. GERSCHENKRON e altri. ROMEO ha risposto con altri scritti (v. prefazione). “”E’ noto che il concetto di “”accumulazione primitiva del capitale”” venne formulato da Marx come fase logicamente antecedente all’inizio del processo di riproduzione del capitale che si realizza nel modo di produzione capitalistico. Nella fase della accumulazione primitiva non esiste ancora il capitale destinato poi a riprodurre se stesso e ad accrescersi con l’aggiunta del plusvalore estorto alla forza-lavoro da esso soggiogata. Alla tesi smithiana che ne aveva visto l’origine nella astinenza del piccolo produttore pre-capitalistico, Marx contrappone un quadro grandioso della formazione “”violenta”” del capitale, nato dalla espropriazione brutale e forzosa dei contadini, dalle “”leggi di sangue””, dallo sfruttamento indiscriminato e piratesco dei popoli coloniali. All’origine si tratta dunque di un concetto carico di elementi polemici, e, come tale, difficilmente suscettibile di un soddisfacente impiego in sede scientifica. Il suo nucleo originale ha tuttavia svolto un ruolo importante, fornendo per esempio l’ispirazione alla tesi del Sombart sulle origini del capitalismo moderno; e più tardi esso è stato ripreso e ulteriormente elaborato nei recentissimi dibattiti della scienza economica di questo dopoguerra, accentrati appunto intorno alla teoria dello sviluppo economico: che, stimolata dai problemi del progresso dei paesi sottosviluppati, si è poi allargata a un esame più generale di tutto il problema dello sviluppo, storicamente inteso, e studiato dunque anche nei paesi di più antica industrializzazione. “”In the recent times the centre of interests has returned to the classical problems of the overall growth of the economy”” (11); e in questo quadro la teoria marxiana (la cui paternità, non sempre esplicitamente ammessa, non è tuttavia meno evidente) (12) ha assunto una nuova vitalità. Il che dimostra, di passata, come sia infondata la questione, sollevata dal Pavone, di un mio preteso marxismo (13) per aver fatto uso del concetto di accumulazione primitiva, che è divenuto in realtà uno strumento di lavoro per gli studiosi di ogni tendenza”” [Rosario Romeo, Risorgimento e capitalismo, Roma Bari, 1972] [(11) J. Robinson, ‘The Accumulation of Capital’, London, 1956, p. VI; (12) La relazione per altro è esplicitamente indicata da A. Gerschenkron, ‘Reflection on the Concept of ‘Prerequisites’ of Modern Industrialization’, nell'””Industria””, 1957, p. 358; (13) Op. cit., nel “”Punto””, 29 settembre 1956]”,”ITAB-033″ “ROMEO Rosario”,”Breve storia della grande industria in Italia.”,”Rosario ROMEO è nato a Giarre (Catania) nel 1924. E’ stato allievo di VOLPE e VALERI all’ Università di Roma e Catania e, successivamente di CROCE e CHABOD all’ Istituto italiano di studi storici in Napoli. (v. retrocopertina).”,”ITAE-048″ “ROMEO Rosario TALAMO Giuseppe a cura”,”Documenti storici. Antologia. Volume III. L’ età contemporanea.”,”””Perciò noi pensiamo che vi sia, in ogni istante, un terreno di intesa tra le varie classi sociali; un terreno non fisso ma che si sposta di momento in momento, secondo le condizioni obiettive economiche e i mutevoli stati di coscienza delle classi in conflitto, perché nulla stagna, perché alles fliesst (Tutto scorre), come dice Hegel; un terreno sul quale le persone intelligenti delle classi opposte, ad un dato momento della storia, possono sempre, con vantaggio comune, trovare la transizione necessaria””. (pag 242, Turati)”,”STOx-089″ “ROMEO Rosario”,”Italia democrazia industriale. Dal Risorgimento alla Repubblica.”,”E’ questo il terzo volume di Rosario ROMEO che compare nella collezione Quaderni di storia diretta da Giovanni SPADOLINI. Il primo fu ‘Italia moderna fra storia e storiografia’ (1977) e il secondo ‘Italia mille anni (1981). La prefazione di ROMEO parte dal 1956 dal saggio pubblicato su ‘Nord e Sud’ di Francesco COMPAGNA, in cui ROMEO prendeva posizione contre le tesi di GRAMSCI sulla mancata rivoluzione agraria e il Risorgimento. L’accoglienza fu, secondo lo stesso ROMEO, delle più ‘calde’ che si potesse immaginare. Calde per l’ impeto dei dissensi e le accuse rivoltegli (conclusioni reazionarie ecc.). Oggi secondo l’ A le cose sono cambiate. Anche a sinistra. Il libro è dedicato a Francesco COMPAGNA, grande meridionalista di cui Rosario ROMEO fu fedele amico. Crispi cervello politico del Risorgimento. “”Amendola rinvia il giudizio sull’ uomo di Stato Crispi e sui risultati della sua opera di governo, ma quello che gli sembra indubitabile è l’ importanza delle intuizioni politiche di Crispi nel momento centrale del Risorgimento, quando Crispi fu il cervello politico del momento culminante del processo rivoluzionario, e cioè della spedizione dei Mille””. (pag 104)”,”ITAE-110″ “ROMEO Rosario”,”Dal Piemonte sabaudo all’ Italia liberale.”,”ROMEO Rosario, nato a Giarre (Catania) nel 1924, è stato allievo di Volpe, Valeri, Croce e Chabod. Insegna storia moderna presso la facoltà di Lettere dell’ Università di Roma. Ha scritto ‘Risorgimento e capitalismo’ e ‘Cavour e il suo tempo’, ‘Il risorgimento in Sicilia’. ROMEO Rosario, nato a Giarre (Catania) nel 1924, è stato allievo di Volpe, Valeri, Croce e Chabod. Insegna storia moderna presso la facoltà di Lettere dell’ Università di Roma. Ha scritto ‘Risorgimento e capitalismo’ e ‘Cavour e il suo tempo’, ‘Il risorgimento in Sicilia’. “”Anche la funzione nazionale svolta dal Piemonte, specie a partire dalla guerra di Crimea, e ancor più dopo il Congresso di Parigi, merita una considerazione più larga della prospettiva meramente diplomatica in cui è stata rinserrata finora. Su questo terreno, si son venute chiarendo sempre meglio la genesi della frattura tra Russia e Austria, le durevoli conseguenze che essa comportò nei rapporti di forza tra le potenze occidentali e le Cordi del Nord, le prospettive che condussero il Piemonte all’intervento (anche se non tutto, su questo punto, possa dirsi chiarito). Ma sarebbe tuttora da precisare il rapporto tra l’emigrazione politica a Torino, tendente a fare del Piemonte un mero strumento della politica nazionale, e il governo liberale da una parte, e dall’altra i settori più tradizionali dello Stato piemontese, legati se mai a una politica d’espansione della dinastia, senza contare i retrivi e i municipali.”” (pag 243) “”Si è visto così (per merito specialmente del Valsecchi) che se Cavour riesce con la guerra del 1859 ad assestare un colpo decisivo al predominio austriaco in Italia, tuttavia il suo tentativo di risolvere il problema italiano nel quadro dei rapporti fra gli Stati appartenenti al mondo ufficiale del “”concerto europeo”” si scontra, e in ultimo fallisce, davanti alle forze riequilibratrici del sistema internazionale. E sarà allora, dopo Villafranca, l’appello all’iniziativa popolare, al di fuori della diplomazia, che permetterà la ripresa della marcia in avanti del moto nazionale, sotto colore moderato nell’Italia centrale e con l’insegna del partito d’azione, garibaldino e mazziniano, nel Mezzogiorno.”” (pag 243-244)”,”ITAB-238″ “ROMEO Rosario”,”Vita di Cavour.”,”ROMEO Rosario (Giarre, Catania, 1924-1987), è stato uno dei più grandi storici italiani del Novecento. Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, e rettore della Luiss di Roma, ha insegnato storia moderna alla Sapienza di Roma otre che nell’Università europea di Firenze. Ha scritto pure ‘Risorgimento e capitalismo’ e ‘Il Risorgimento in Sicilia’.”,”BIOx-147″ “ROMEO Rosario”,”L’Italia liberale: sviluppo e contraddizioni.”,”ROMEO Rosario nato a Giarre (Catania) nel 1924 e recentemente scomparso a Roma (1987), fu titolare di storia nella facoltà di Magistero dell’Università di Messina. Nel 1962 passa alla facoltà di Magistero di Roma e l’anno dopo alla cattedradi storia moderna della stessa univeristà . Ha scritto tra l’altro: ‘L’Italia unita e la prima guerra mondiale’ e una biografia di Cavour in 3 volumi. Contiene tra l’altro i capitoli: – La storiografia marxista nel secondo dopoguerra (qui dedica molto spazio a Gramsci) – L’Italia e la prima guerra mondiale – I perché di Caporetto “”La intuizione dalla quale muove il Romano, la continuità cioè fra la tradizione garibaldina e il primo socialismo nostrano, e in particolare la persistente vitalità del pensiero di Pisacane e di quello federalista in alcuni importanti filoni di quel moto, era certo assai seducente: ma a questa ricerca si sovrappone, fino a soffocarla, il tentativo di dimostrare a ogni costo che il Bakunin fino al 1871 non ebbe alcuna influenza in Italia, dove fino a quella data solo il Consiglio generale di Londra, guidato da Marx ed Engels, avrebbe suscitato e diretto l’organizzazione socialista. Tesi, questa, di impossibile dimostrazione, ma per la quale il Romano si impegna, affatto gratuitamente, in uno sforzo che par quasi di destrezza e di abilità combinatoria di testi e e documenti, che occupa quasi interamente i primi due volumi, e che fallisce interamente al suo scopo. Per Romano il bakuninismo, quasi inesistente in Italia fino al settembre 1871, avrebbe fatto irruzione e conquistata tutta l’organizzazione dell’Internazionale in Italia nei pochi mesi che vanno dal settembre al dicembre di quell’anno (57). Assolutamente non intesa rimane poi la figura di Bakunin, ridotto alle dimensioni di uno scroccone, vanesio, ambizioso, intrigante e persin traditore e deviazionista (58), invece che illuminato nella eredità romantica e nel ribellismo individualista che lo caratterizzarono e che gli permisero di farsi strada entro larghe masse arretrate che in tal modo si accostarono per la prima volta al socialismo. Per di più, questi atteggiamenti non sono neppure ben fermi in tutta l’opera: ché alla fine è dato leggere un giudizio di tutt’altro tono sul Bakunin (59), mentre nell’esposizione delle vicende dell’internazionalismo dal 1872 alla “”svolta”” di Andrea Costa il piglio polemico si attenua in un tono di lieve ironia non scevra tuttavia di rispetto, che appare in verità assai più accettabile”” (pag 142) [Rosario Romeo, L’Italia liberale: sviluppo e contraddizioni, 1987] [(57) A. Romano, Storia del movimento socialista in Italia, 1954-56, voll. 3, II, pp. 164-65, 208; (58) Di tradimento e di deviazionismo si parla, ivi, I, p. 126; (59) Ivi, III, p. 251] Prima Guerra Mondiale. Caporetto e il fattore morale dei soldati italiani. “”Fu questa la guerra combattuta dagli “”uomini forgiati da Cadorna, il quale pretendeva da essi un comportamento degno di guerrieri soprannaturali che per fedeltà ai comandamenti ricevuti dovevano farsi ammazzare senza provarne dolore… Cinquant’anni di educazione post-risorgimentale avevano additato come figura ideale questo tipo di soldato fantasma, pronto ad immolarsi per il re e per la patria”” [Silvestri, Isonzo 1917, ndr]. In questo spirito si era formato un ceto dirigente militare spesso brutale sino alla ferocia e colpevole di eccessi che nulla potrà giustificare nel governo degli uomini, ma che pure contò tra le sue file personalità della statura morale di un Cadorna e ufficiali che seppero conquistare con l’esempio il diritto di chiedere ai combattenti il supremo sacrificio; e a quella tradizione si richiamava anche la piccola borghesia degli ufficiali di complemento, che il Gatti vilipende in una delle pagine meno lodevoli del non lodevole diario recentemente pubblicato, ma che furono in realtà, come riconosce Alberto Monticone, editore di quel diario, e come appare confermato dalle pagine del Silvestri, il primo elemento di forza dell’esercito, e quello che garantì nel momento del disastro la possibilità della ripresa sul Piave. Già questo rilievo mostra come sia infondata l’affermazione del Silvestri che a Caporetto quella vecchia Italia del Risorgimento viene definitivamente sconfitta e forzata a uscire dalla storia: quando invece essa sopravvisse, seppure ferita a morte, nella successione ripresa e nella vittoria. E che cosa in realtà sia stato Caporetto è problema che neanche per Silvestri si esaurisce in quella formula. Dalla viltà di cui Cadorna accusò le truppe, al tradimento (da parte degli ufficiali, come dissero certi settori della truppa; o dei soldati di taluni reparti, ad esempio gli ex rivoltosi torinesi inviati al fronte, come asserì fra gli altri George Maculay Trevelyan) di cui si vociferò, allo “”sciopero militare”” e alla propaganda disfattista, alla sconfitta subita in aperta e regolare battaglia, la questione delle cause della sconfitta è dunque rievocata dall’autore se non in tutti i suoi termini, almeno nei momenti principali della sua storia. Gli studiosi di cose militari hanno ormai raggiunto in Italia una sostanziale concordia nell’attribuire a cause esclusivamente militari l’origine della sconfitta. A questa tesi aderisce anche l’autore di ‘Isonzo 1917’: e non sarà certo lecito a chi non fa professione di storia o di arte militare né si crede versato nello cose di guerra avanzare dubbi e riserve. Ma una volta ammessa la sconfitta militare, rimane insopprimibile la domanda se essa può da sola giustificare la misura del disastro, e la vastità di quella che da ritirata divenne rotta, e ben presto, presso molti reparti, sbandamento e fuga. Sottolineando i nuovi criteri di attacco impiegati dalle forze tedesche nella valle dell’Isonzo, il Silvestri si richiama al ‘Blitz’ di cui il mondo avrebbe visto gli effetti nella seconda guerra mondiale. E certo il 1939-41 vide catastrofi militari non meno fulminee e non minori: ma quando si pensi che il nuovo metodo d’attacco tedesco nel successivo 1918, nonostante i molti successi, non provocò sul fronte occidentale nessuna crisi paragonabile a quella italiana; e quando soprattutto si guardi con serenità alle molte e non dubbie testimonianze di sbandati inneggianti alla fine della guerra, o di soldati che abbandonavano le armi per non essere rinviati al combattimento, o di episodi, che pur vi furono, di prigionieri che inneggiavano ai loro catturatori: la sola spiegazione militare appare francamente insufficiente. Anche chi, come il Monticone, è stato ed è tuttora uno dei più decisi sostenitori di questa spiegazione, ha ammesso recentemente che, una volta infranta la resistenza, la crisi morale ebbe una parte decisiva nel determinare il disastro””. (pag 362-363)”,”STOx-224″ “ROMEO Rosario”,”Italia mille anni. Dall’età feudale all’Italia moderna ed europea.”,”Mancata riforma protestante in Italia (pag 30) “”Un giudizio equilibrato su questi aspetti, che hanno dato luogo ancora in anni recenti a discussioni impegnate sui concetti per certi aspetti contrapposti di riforma cattolica e di controriforma, è reso tuttora arduo dagli strascichi di antiche polemiche. Senza dubbio, la controriforma fu anche autoritarismo e repressione, in misura non secondaria; contribuì anche a diseducare gli italiani alle forme più moderne della vita civile che venivano affermandosi nell’Europa occidentale, e che del resto in Italia stentavano ad attecchire per regioni anzitutto politiche ed economiche. Ma non sembra che siffatte cosiderazioni possano essere accolte tuttora nei termini in cui per secoli sono state proposte dalla polemica protestante, largamente introdottasi anche in Italia per il tramite della cultura laica e liberale. In tal senso, i richiami che tuttora si fanno alla mancata riforma protestante come origine di tutti i mali, veri o presunti, della vita morale e del costume civile degli italiani, sono da relegare in modo definitivo tra i prodotti di una mitologia storica che esercitò a suo tempo una funzione importante, ma che oggi è interamente esaurita”” (pag 30)”,”ITAG-251″ “ROMEO Rosario”,”Breve storia della grande industria in Italia.”,”Copia donata da A. Scucchia, firmata 1963 Contiene: Capitolo V. Guerra e dopoguerra (sulla prima guerra mondiale) (pag 113-132) Prima guerra mondiale. “”Un effetto diretto del conflitto sulla industria siderurgica, poi, fu anche lo sviluppo assunto dalla produzione delle ferro-leghe e specialmente dalla elettro-siderurgia sotto lo stimolo della necessità di supplire alal deficienza di combustibile: sí che la produzione di ghisa al forno elettrico balzava da 2300 tonnellate nel 1914 a 69.900 tonnellate nel 1918, accentrandosi specialmente in Lombardia. …. (pag 116-118)”,”ITQM-204″ “ROMEO Rosario”,”Breve storia della grande industria in Italia, 1861-1961.”,”Copia donata da A. Scucchia, firmata 1963 Contiene: Capitolo V. Guerra e dopoguerra (sulla prima guerra mondiale) (pag 113-132) Prima guerra mondiale. “”Un effetto diretto del conflitto sulla industria siderurgica, poi, fu anche lo sviluppo assunto dalla produzione delle ferro-leghe e specialmente dalla elettro-siderurgia sotto lo stimolo della necessità di supplire alal deficienza di combustibile: sí che la produzione di ghisa al forno elettrico balzava da 2300 tonnellate nel 1914 a 69.900 tonnellate nel 1918, accentrandosi specialmente in Lombardia. …. (pag 116-118)”,”ITAE-013-FV” “ROMEO Rosario”,”Cavour e il suo tempo. 1842-1854. II. Tomo primo.”,”Rosario Romeo nato a Giarre (Catania) nel 1924 è stato allievo di Volpe e di Valeri nelle università di Roma e di Catania e, successivamente di Croce e di Chabod all’Istituto italiano di studi storici in Napoli. Dal 1956 titolare di Storia nella facoltà di Magistero dell’università di Messina, nel 1962 venne chiamato alla facoltà di Lettere della stessa università. E’ socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. Ha al suo attivo molte opere tra cui ‘Il Risorgimento in Sicilia’ (1950), ‘Le scoperte americane nella coscienza italiana del Cinquecento’ (1954).”,”BIOx-333″ “ROMEO Rosario”,”Cavour e il suo tempo. 1842-1854. II. Tomo secondo.”,”Rosario Romeo nato a Giarre (Catania) nel 1924 è stato allievo di Volpe e di Valeri nelle università di Roma e di Catania e, successivamente di Croce e di Chabod all’Istituto italiano di studi storici in Napoli. Dal 1956 titolare di Storia nella facoltà di Magistero dell’università di Messina, nel 1962 venne chiamato alla facoltà di Lettere della stessa università. E’ socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. Ha al suo attivo molte opere tra cui ‘Il Risorgimento in Sicilia’ (1950), ‘Le scoperte americane nella coscienza italiana del Cinquecento’ (1954), ‘Risorgimento e capitalismo’ (1959). Il colpo di stato di Luigi Napoleone (pag 553-554) “”Su questa situazione ancora fluida e incerta si inserì, con effetti decisivi, il colpo di Stato del 2 dicembre. Parve, allora, che il pendolo della storia, spinto violentemente a sinistra dagli eventi del 24 febbraio 1848, raggiungesse l’opposto estremo della sua oscillazione a destra, avviata dalle giornate del giugno 1848. La sconfitta dell’ondata rivoluzionaria sembrò definitivamente sanzionata là dove aveva avuto origine, e la vittoria dell’Europa conservatrice – dell’«Europa dei re» sull’«Europa dei popoli» – consolidata per lungo tempo. I più risoluti fautori della causa dell’ordine, meglio degli altri consapevoli della posta in gioco e disposti ad adottare strumenti di lotta più moderni e meno convenzionali di quelli del vecchio legittimismo, furono i primi a plaudire senza riserve all’iniziativa del Bonaparte: e in questo atteggiamento si trovarono uniti gli altrimenti nemicissimi Schwarzenberg e Palmerston. (…) Per Bismarck, non v’era dubbio che dalla restaurazione di un governo autorevole la Francia usciva rafforzata: ma accanto ai vantaggi che da ciò derivavano per la causa dell’ordine, non poteva non vederne, «als Preusse», gli svantaggi per la politica del gabinetto di Berlino, che dal timore di una ripresa offensiva dell’«usurpatore» sarebbe stato indotto a gettarsi interamente nelle braccia dell’Austria, rinviando a un futuro anche più lontano ogni disegno di supremazia in Germania (104). L’atteggiamento dominante finì per essere, nella Europa conservatrice, di una cauta attesa, che consentisse di scoprire i veri disegni e gli obiettivi di colui che presto sarà detto la «Sfinge». Attesa e cautela che non vi furono invece in molti settori dell’Europa liberale, dalla borghesia orleanista, protagonista degli ultimi tentativi di bloccare l’ascesa del dittatore, a Tocqueville, deluso e amareggiato nel constatare ancora una volta quanto la Francia fosse incapace e indegna di libertà (105); per non parlare di Mazzini, che dall’accaduto trasse occasione per rigettarne la responsabilità sui socialisti e proclamare la fine della iniziativa francese (106), e di Marx, che nell’ingresso dell’ex-cospiratore alle Tuileries vide insieme il trionfo della Francia contadina reazionaria e del ‘demi-monde’ avventuristico parigino: nuovo gradino, a giudizio suo e di Engels, della degenerazione borghese, e passo ulteriore verso il suo crollo (107)”” (pag 553-555) [(104) H. Geuss, ‘Bismarck und Napoleon III, Köln 1959, pp. 10-11; (105) Cit. in Stern, op. cit., VII, 1, p. 762; (106) F. Della Peruta, ‘I democratici e la rivoluzione italiana’, Milano, 1958, pp. 253-89; (107) Agulhon, op. cit., pp. 232-33 (M. Agulhon, ‘1848 ou l’apprentissage de la république, 1842-1852’, Paris, 1973)]”,”BIOx-334″ “ROMEO Rosario”,”Risorgimento e capitalismo.”,”Rosario Romeo nato a Giarre (Catania) nel 1924 è stato allievo di Volpe, Valeri, Croce e Chabod. Ha insegnato lettere all’Universitù di Roma. Ha pubblicato anche Risorgimento a capitalismo, Cavour e il suo tempo, il Risorgimento in Sicilia.”,”ITAB-023-FL” “ROMEO Rosario”,”Il Risorgimento in Sicilia.”,”Rosario Romeo, nato a Giarre (Catania) nel 1924, morto a Roma 1987, ha insegnato Storia moderna all’Università di Roma. Fra le sue opere ‘Risorgimento e capitalismo’ (1959), ‘Dal Piemonte sabaudo all’Italia liberale’ (1974), ‘L’Italia unita e la prima guerra mondiale’ (1978) e i due primi volumi di ‘Cavour e il suo tempo’ (1969-1977) Una interpretazione del Risorgimento siciliano riportato per un verso alla peculiare tradizione storica dell’isola e dell’altro inserito nel più ampio quadro italiano ed europeo. Dal confronto emergono i motivi per cui anche dopo l’Unità rimarranno pressoché inalterati quei caratteri specifici della società regionale che daranno vita alla “”questione siciliana””. ‘Certo, non è in tutto accettabile la tesi del Gramsci, e in genere della storiografia di sinistra (1), che (rifacendosi alla nota critica di Marx a Mazzini), ha visto nella mancanza di una rivoluzione agraria che integrasse la rivoluzione politica della borghesia il limite fondamentale del Risorgimento. Nelle regioni del nord e del centro, infatti, caduta ormai la vecchia proprietà feudale – contro la quale si era realizzata in Francia l’alleanza fra borghesia rivoluzionaria e masse rurali – l’auspicata insurrezione contadina avrebbe colpito soprattutto quella borghesia terriera che, in una paese di così scarso sviluppo industriale come l’Italia, era in concreto la sola forza che valesse ad aprire la strada verso un moderno assetto capitalistico – nonostante le molte deficienze, riferibili in parte proprio alla persistenza della grande zona d’ombra contadina. Insomma, nei paesi dove la Rivoluzione francese aveva già abbattuto il sistema feudale, era ormai «obbiettivamente» (e non soggettivamente, come riteneva il Gramsci) impossibile l’alleanza della rivoluzione borghese col movimento contadino: il quale, fino al pieno dispiegarsi dello sviluppo capitalistico – che porrà il problema di una forma nuova – avrebbe avuto rispetto alla rivoluzione borghese un contenuto sostanzialmente ritardatore o reazionario, conforme anche al carattere socialmente arretrato di quella piccola borghesia urbana che avrebbe dovuto assumerne la guida. Ma nel Mezzogiorno dove la rivoluzione, antifeudale non aveva raggiunto quasi nessuno dei suoi obbiettivi fondamentali, la rivoluzione contadina poteva essere un fatto storico di grande contenuto innovatore, dato l’irriducibile conservatorismo della classe dominante: e nell’incapacità o riluttanza ad allearsi con le masse – nonostante la formidabile pressione da esse esercitata, specie nel napoletano – sta la prova maggiore della fondamentale insufficienza della borghesia intellettuale meridionale, e della sua sostanziale solidarietà coi ceti dirigenti. Se dunque nel nord il Risorgimento fu, socialmente, la rivoluzione di una borghesia avviata a uno sviluppo capitalistico contro i vecchi ceti redditieri, nel Mezzogiorno, e in Sicilia in particolare, saranno invece ancora quei vecchi ceti, o altri ad essi strettamente affini, a condurre le battaglie del Risorgimento; con le ben note conseguenze sulla struttura del ceto dirigente dell’Italia unitaria, che nella sua ala meridionale vanterà sì alcune delle maggiori figure del mondo liberale italiano, ma avrà in genere un carattere meno schiettamente liberale, più fiacca coscienza politica, minore attitudine e preparazione alla vita moderna, a sentirne i problemi, a volgerne i progressi a vantaggio proprio e della propria regione’ (pag 384-385)] [(1) A. Gramsci, ‘Il Risorgimento’, Torino, 1949, pp. 81-9; Sereni, ‘Il capitalismo nelle campagne’, Torino, 1947, pp. 58-9, relativo specialmente alle deficienze dello sviluppo capitalistico italiano dipendenti dalla mancata rivoluzione agraria]”,”ITAS-241″ “ROMEO Rosario”,”Breve storia della grande industria in Italia, 1861-1961.”,”Contiene il capitolo: ‘La seconda guerra mondiale’ (pag 195-218) Materie prime e sforzo bellico. La dipendenza economica dalla Germania nel corso degli anni Trenta e della Seconda guerra mondiale “”Accanto alle innegabili deficienze organizzative e al fragile tessuto etico-politico dell’Italia fascista, che dopo i primi insuccessi militare apparve subito impari alal prova, contribuì in misura determinante a queste difficoltà la chiusura di molte delle fonti tradizionali di rifornimento di materie prime, controllate per buona parte dal nemico, sia direttamente sia attraverso il dominio delle grandi vie di comunicazione marittima. Se tuttavia l’Italia poté ugualmente sostenere per tre anni lo sforzo bellico, ciò si dovette in buona parte alle modifiche che le principali correnti del nostro commercio estero avevano subito nel periodo della politica autarchica. Ancora nel 1931-35 la Germania partecipava al nostro commercio estero con 1.311 milioni annui all’importazione e 856 all’esportazione, pari rispettivamente al 15.3% e la 12.8% del totale; ma nel 1937-39 queste cifre erano balzate rispettivamente a 2.878 e a 1.868 milioni, pari al 24.3 e al 17.4%, che nel 1940-42 (mancano dati annui per il 1943) divennero 5.801 milioni all’importazione e 6.101 all’esportazione, pari rispettivamente al 52.7% e al 43.5% del totale. Dalla Germania vennero dunque a dipendere per buona parte i rifornimenti necessari al nostro sforzo bellico; ma essa poté provvedervi solo in misura limitata e via via sempre minore, sicché dal 1940 al 1942 le nostre importazioni di frumento si ridussero da 690.5 migliaia di tonnellate a 32.5, quelle di cotone da 107.5 a 1.1, quelle di lana da 22.6 a 0.9, quelle di rottami da 321.1 a 163.4 (negli ultimi tre anni si erano aggirate sulle 600 migliaia di tonnellate), quelle di ferro e acciaio da 313.8 a 42.3, quelle di macchine da 54.6 a 37.7, quelle di carbone fossiel da 12.529 a 10.793, quelle di oli minerali da 1.262 a 526; e solo quelle di ghisa salirono da 34.5 migliaia di tonnellate a 145.0, nel tentativo di fronteggiare le specifiche deficienze che la nostra siderurgia, essenziale allo sforzo bellico, presentava in questo settore”” (pag 197-198)”,”ITAE-012-FSD” “ROMERO Luis”,”Tres días de Julio. 18 Julio 1936.”,” Questi tre libri che raccontano città per città le vicende dei tre giorni iniziali e fondamentali del luglio 1936, lo scatenamento della guerra civile, sono costati all’ autore tre anni di lavoro di ricerca e di interviste. L’A dice di aver ricercato l’ imparzialità e di aver ricostruito la verità storica. Secondo ROMERO il libro può produrre confusione ma la confusione era una caratteristica dei quel momento. Un punto controverso è il possibile intervento straniero in questi tre giorni (v. pag 19). Per evitare il ripetersi di questi tre giorni nella storia di Spagna – a nessun prezzo – l’ A auspica che i dirigenti politici non si considerino più nemici ma avversari.”,”MSPG-163″ “ROMERO Luis”,”Tres días de Julio. 19 Julio 1936.”,”Questi tre libri che raccontano città per città le vicende dei tre giorni iniziali e fondamentali del luglio 1936, lo scatenamento della guerra civile, sono costati all’ autore tre anni di lavoro di ricerca e di interviste. L’A dice di aver ricercato l’ imparzialità e di aver ricostruito la verità storica. Secondo ROMERO il libro può produrre confusione ma la confusione era una caratteristica dei quel momento. Un punto controverso è il possibile intervento straniero in questi tre giorni (v. pag 19). Per evitare il ripetersi di questi tre giorni nella storia di Spagna – a nessun prezzo – l’ A auspica che i dirigenti politici non si considerino più nemici ma avversari.”,”MSPG-164″ “ROMERO Luis”,”Tres días de Julio. 20 Julio 1936.”,” Questi tre libri che raccontano città per città le vicende dei tre giorni iniziali e fondamentali del luglio 1936, lo scatenamento della guerra civile, sono costati all’ autore tre anni di lavoro di ricerca e di interviste. L’A dice di aver ricercato l’ imparzialità e di aver ricostruito la verità storica. Secondo ROMERO il libro può produrre confusione ma la confusione era una caratteristica dei quel momento. Un punto controverso è il possibile intervento straniero in questi tre giorni (v. pag 19). Per evitare il ripetersi di questi tre giorni nella storia di Spagna – a nessun prezzo – l’ A auspica che i dirigenti politici non si considerino più nemici ma avversari.”,”MSPG-165″ “ROMERO Federico”,”Il sindacato come istituzione. La regolamentazione del conflitto industriale negli Stati Uniti, 1912-18.”,”Un nuovo modello di relazioni del lavoro. Relazioni industriali. La prima amministrazione Wilson (1912-1916). “”L’ articolo 8 della legge istitutiva del dipartimento diceva: “”Il ‘Secretary of Labor’ avrà il potere di agire come mediatore e di nominare dei commissari di conciliazione nelle dispute di lavoro (…). La scelta del ‘Secretary of Labor’, dell’uomo che doveva avviare e dirigere l’ attività del dipartimento, fu il primo segno inequivocabile della direzione che il presidente Wilson intendeva imboccare: William B. Wilson infatti era un ex dirigente del sindacato minatori divenuto, in qualità di parlamentare, uno dei più importanti esponenti della ‘labor lobby’ al Congresso. L’ AFL lo aveva ufficialmente proposto come proprio candidato alla carica ed anche i vertici della NCF lo stimavano e lo ritenevano l’ uomo adatto. I settori padronali più intransigenti ed antisindacali viceversa gli erano profondamente ostili e avevano dato addirittura vita ad un’intensa campagna per impedire la sua rielezione al Congresso (…)””. (pag 77)”,”MUSx-204″ “ROMERO Federico”,”Gli Stati Uniti e il sindacalismo europeo, 1944-1951. Con una nota di Pietro Merli Brandini.”,”ROMERO Federico (Torino 1953) ha svolto attività di ricerca presso la Yale University e l’ Istituto Universitario Europeo. Nel 1987 ha conseguito il dottorato di ricerca. Dall’ ottobre 1987 lavora presso la London School of Economics. Ha pubblicato ‘Il sindacato come istituzione’ (Torino, 1981). “”Il risentimento della AFL verso il TUC non rifletteva solo la tradizionale rivalità per la leadership del sindacalismo occidentale – fattore comunque presente – né la differenza tra gli stili e i metodi delle due organizzazioni, pure importante: alla base vi era un contrasto sulle linee d’azione. Né il TUC né il Foreign Office ritenevano opportuno, a differenza della AFL e del Dipartimento di Stato, che fossero gli occidentali a precipitare la rottura degli organismi unitari: le minoranze della CGIL avrebbero dovuto crescere, pensavano, e possibilmente conquistare il controllo dell’organizzazione, invece di attuare una scissione minoritaria; quanto alla FSM, il TUC intendeva rompere e andarsene solo dopo un lavoro di preparazione tale da isolare i comunisti e guidare in una nuova internazionale il maggior numero possibile di sindacati. Mentre gli americani, concentrati sull’efficacia del piano Marshall, volevano una scissione immediata, che simboleggiasse una nuova, clamorosa sconfitta di Mosca. Per i britannici l’ERP-TUAC non doveva agire come se fosse la nuova internazionale. Esso era solo un primo, cauto e implicito passo in quella direzione: la AFL, dopotutto, non faceva parte della FSM, e il TUC non voleva essere trascinato fuori dalla federazione mondiale solo in seguito alle pressioni americane.”” (pag 185-186)”,”SIND-081″ “ROMERO Andrés”,”Dopo lo Stalinismo. Gli Stati burocratici e la rivoluzione socialista.”,”Aldo Andrés Romero è nato in Argentina nel 1944. Trotskista dal 1965 nella corrente diretta da Nahuel Moreno ne ha vissuto da protagonista e dirigente le varie esperienze (…) Teoria di Trotsky su URSS ‘Stato operaio degenerato’ (pag 36) Trotsky (pag 43): “”Solo il rovesciamento della cricca totalitaria di Mosca, solo la rigenerazione della democrazia sovietica possono liberare le forze dei popoli sovietici per la battaglia contro l’inevitabile e prossimo attacco della Germania imperialista. Per questo il patriottismo sovietico è inseparabile dalla lotta implacabile contro la cricca stalinista”” (Trotsky, ‘Le role du Kremlin dans la catastrophe europeenne’), in Oeuvres, ILT, Paris 1986 (17.6.1940)”,”TROS-295″ “ROMERO Federico”,”Storia internazionale dell’età contemporanea.”,”Federico Romero insegna all’Istituto Universitario Europeo ed è uno specialista di storia internazionale contemporanea. Tra i suoi ultimi libri ‘Le crisi transatlantiche’ con M. Del Pero e ‘Storia della guerra fredda’.”,”RAIx-374″ “ROMERO Federico”,”USA potenza mondiale.”,”Federico Romero (Torino, 1953) insegna Storia dell’America del Nord all’Università di Firenze. “”Malgrado la sua fama, Yalta non fu il momento in cui venne attuata la divisione postbellica dell’Europa. Fu invece l’ultima occasione in cui si esplicò una collaborazione tra i Tre Grandi, il cui successivo fallimento porterà poi alla rigida partizione in sfere contrapposte. A Yalta fu completato l’accordo sull’Onu, con una definizione del diritto di veto più vicina all’impostazione americana che a quella sovietica. Stalin accettò anche di accogliere la Francia come potenza occupante in Germania. Soprattutto si impegnò a muovere guerra al Giappone e dialogare con la Cina nazionalista, come chiedevano gli americani. I compromessi raggiunti sulla Polonia e sulla Germania (Stalin ribadì la decisione già presa a Teheran di dividere il paese e chiese 20 miliardi di dollari in riparazioni, ma ogni decisione concreta fu rinviata) rifletterono invece la maggior forza data dal controllo militare sovietico sull’Europa centrale. Era, questa, la conseguenza di uno dei conflitti fondamentali della Seconda guerra mondiale, quello tra Germania e Unione Sovietica per l’egemonia sull’Europa centro-orientale: il vincitore esercitva un’influenza enorme, ben poco contrastabile da parte degli altri alleati, in quello specifico teatro di guerra che riteneva vitale per la propria sicurezza e sul quale non sarebbe sceso a patti. Churchill voleva contrastare tale egemonia senza averne la forza, mentre Roosevelt pensò di riconoscerla e di moderarla, integrandola in uno schema mondiale di collaborazione nel quale gli Stati Uniti avrebbero potuto esercitare maggiore influenza. Così Yalta non disegnò nulla di nuovo, ma prese atto delle nuove configurazioni di potenza tentando, per l’ultima volta, di ricondurre i tanti elementi di frizione che ne conseguivano a soluzioni di compromesso che salvaguardassero gli interessi fondamentali e le esigenze politiche di ognuno degli Alleati”” (pag 68)”,”USAP-001-FP” “ROMERO Luis”,”Tres días de julio (18, 19 y 20 de 1936).”,”Luis Romero (Barcellona, 1916) ha scritto varie opere tra cui ‘L’Aube de la guerre d’Espagne’ (Laffont, 1969) Il 18 luglio del 1936, le truppe spagnole di stanza in Marocco, con i legionari del Tercio in prima fila, si ribellarono al governo di Madrid, il governo del Fronte Popolare che aveva vinto le elezioni in Spagna pochi mesi prima 1. Questo evento segnò l’inizio della guerra civile spagnola, che durò tre anni e causò la morte di centinaia di migliaia di persone 23. La guerra civile spagnola fu un conflitto tra le forze nazionaliste guidate da una giunta militare e le forze del legittimo governo della Repubblica Spagnola 4. (copil)”,”MSPG-012-FSD” “ROMITA Giuseppe, a cura di Armando SESSI”,”Una vita per il socialismo.”,”Questione Referendum 1946 pag 167 (nella trasmissione Tv di MINOLI per il 60° (primi di giugno del 2006) che ha ricostruito giorno per giorno il referendum si è detto che ROMITA è stato una notta in angoscia perché per primi arrivarono i dati favorevoli alla monarchia (Sud) poi col passare delle ore le cose si equilibrarono (Nord). Una volta avuta la certezza della vittoria della Repubblica ROMITA tuttavia ha aspettato ancora un giorno prima di fornire i dati ufficiali. Non sono stati forniti i dati delle bianche e nulle che entravano nel calcolo del quorum per rendere valida la consultazione: senza il superamento del quorum dei votanti anche una maggioranza semplice della Repubblica non sarebbe bastata). Sembra che la maggior ‘spinta’ all’ affermazione della repubblica sia venuta dal ministero della giustizia (e non da quello dell’ interno di Romita) attraverso i collegamenti di Togliatti con gli uffici distaccati (‘a volte il parto va un po’ aiutato’). Contiene articolo- testimonianza ‘Non sono il padre della Repubblica’ (pag 167) Il genio civile. “”Perché tutto ciò? Ignoranza dei tecnici? No. Che il Genio Civile non sia più il Genio Civile del 1860 è naturale. E’ un fenomeno umano. Allora (…) gli ingegni migliori, la vera aristocrazia intellettuale non aveva che un’ unica sede: il Genio Civile. Il Genio Civile era veraente la quintessenza dell’ ingegneria italiana, ed era, anche dal lato finanziario e sociale, considerato, perché chi vi entrava aveva non solo il pane assicurato, ma anche un prestigio esterno superiore a quello odierno, condizioni finanziarie e morali, dunque, superiori rispetto alle categorie degli ingegneri di altre branche””. (pag 217)”,”ITAP-114″ “ROMITA Giuseppe”,”Panorama socialista.”,”””Cinque distinte correnti si affrontarono e si scontrarono nel Congresso: 1. concentrazionisti (Turati, Treves, Modigliani), assertori dell’ azione riformatrice; 2. intransigenti rivoluzionari, facenti capo a Lazzari ed aderenti alla 3° Internazionale; 3. comunisti unitari o massimalisti, che con Serrati e Baratono, aderivano alla 3° Internazionale ma non rinunciavano all’ autonomia di azione e di giudizio del partito; 4. comunisti “”puri”” che professavano la incondizionata adesione a Mosca; 5. “”Terzini””, una specie di ponte per salvare l’ unità comunista, facenti capo ad Anselmo Marabini e Graziadei. La votazione si concentrò su tre mozioni: Comunisti unitari: 98.028 voti Comunisti puri: 52.783 voti Concentrazionisti (facenti capo a Turati): 14.695 voti. Ma i comunisti “”puri”” abbandonaronoil congresso e, radunatisi al Teatro San Marco sotto la presidenza del bulgaro Kabatkceff, dichiararono costituito il Partito Comunista. Si apriva una irreparabile frattura in seno alla classe lavoratrice italiana e dalla frattura sarebbe scaturita la sconfitta. L’ Avanti del 22 gennaio 1921 apparve con il titolo a grandi caratteri: “”L’ inesorabile volontà di Mosca si è compiuta.””. (pag 83-84)”,”MITS-289″ “ROMITA Giuseppe”,”Dalla Monarchia alla Repubblica.”,”‘Giuseppe Romita (), come tutti i politici di razza, senza essere uno «scrittore» nel senso letterario del termine, è riuscito, col semplice racconto dei fatti e l’immediatezza delle annotazioni su uomini e vicende, a darci un libro straordinariamente efficace e vivo, che respira buon senso in ogni sua riga. «Secondo me – racconta Romita – se dalle elezioni amministrative fosse scaturita una maggioranza nell’uno e nell’altro senso, quella maggioranza, influenzando gli elettori con la suggestione che le masse subiscono sempre nei confronti del più forte, avrebbe finito col prevalere anche nel referendum. Avevo quindi, sin dal gennaio, iniziato un’operazione concepita nel segreto del mio cervello e che ritenevo della massima importanza: far votare anzitutto i comuni dove era prevedibile una maggioranza repubblicana e rimandare le elezioni negli altri a dopo il referendum. Fu questo il cardine della mia politica per portare in Italia la Repubblica. Non feci brogli, mai; non tolsi un voto alla Monarchia, non ne diedi uno alla Repubblica. E trattai con lo stesso metro repubblicani e monarchici… Nell’orientarmi quindi per la scelta dei comuni dove si doveva votare per la prima tornata, verso quelli a prevedibile maggioranza repubblicana, ho la coscienza di non aver commesso alcuna scorrettezza, di aver svolto soltanto quel minimo di politica di parte che ad ogni ministro deve essere consentita. Ritengo, infatti, che un ministro debba rimanere, pur nel rispetto delle esigenze amministrative, anche uomo politico, perché altrimenti tanto varrebbe chiamarlo direttore generale. Era la mia un’operazione a vasto raggio, che aveva inoltre un fulcro ben preciso: le elezioni comunali a Milano». Il libro è un largo racconto di questa operazione ed è tutto su questo tono di sincerità, per cui gli accorgimenti più abili sono esposti con la sicurezza morale e quasi direi il candore di chi sa di aver lavorato con passione per una causa giusta, senza nessuna concessione ai cattivi consigli del fanatismo, ma anche senza debolezze nei confronti di coloro che avrebbero voluto privare il popolo italiano del frutto delle sue sofferenze’ [dalla prefazione di Giuseppe Saragat] (pag IX-X) [() Al governo Parri succedette quello di Alcide De Gasperi, nel dicembre del 1945, e nel nuovo governo, Romita fu nominato ministro dell’Interno, “”A capo di una struttura in gran parte ancora fedele alla monarchia, fu il principale responsabile dell’organizzazione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946: mantenne l’ordine pubblico durante la campagna elettorale, respinse la richiesta monarchica di rinvio della consultazione referendaria e indisse, nella primavera del 1946, le elezioni amministrative in quei centri dell’Italia settentrionale dove – come ebbe successivamente ad affermare – era prevedibile un successo dei partiti repubblicani”” (treccani.it)]”,”ITAP-245″ “ROMITI Cesare, intervista di Giampaolo PANSA”,”Questi anni alla Fiat. Intervista di Giampaolo Pansa.”,”Romiti nato a Roma nel 1923, amministratore delegato della Fiat. G. Pansa nato a Casale Monferrato nel 1935, vicedirettore di Repubblica”,”ECOG-045″ “ROMMEL Erwin Johannes Marechal (1891-1944)”,”La guerre sans haine.”,”Contiene la storia delle carte di ROMMEL scritta dal figlio, Manfred ROMMEL. Manfred è autore pure della 5° parte del libro: Gli ultimi giorni. “”Nel cercare di rovesciare l’equilibrio del nemico, un comandante in capo deve stare attento a non perdere il proprio. Deve quindi possedere anche quella qualità che Voltaire indicava come chiave del successo di Marlborough, “”la tranquillità del coraggio in mezzo al tumulto e la serenità dell’animo nel pericolo che gli inglesi ‘cold head’ (sangue freddo)””. Ma occorre aggiungere anche un’altra qualità per la quale i francesi hanno trovato l’espressione che meglio la definisce, il senso del ‘possibile’, di ciò che è e ciò che non è ‘possibile’, tatticamente e amministrativamente. La combinazione di queste due qualità ‘protettive’ potrebbe essere chiamata, in breve, la fredda preveggenza. Le sabbie della storia sono disseminate di rottami di piani abilmente progettati che si sono ribaltati per mancanza di questo tipo di zavorra. Da quest’ultimo punto di vista il carattere di Rommel invita a qualche riserva. Il suo notevole coraggio era accompagnato da quello che chiamiamo temperamento artistico, il che significa che passava facilmente dall’esaltazione alla depressione, e le sue lettere lo dimostrano. Inoltre, fu spesso criticato dallo stato maggiore tedesco, compreso il suo, per non aver tenuto sufficientemente conto delle difficoltà di approvvigionamento e per aver tentato strategicamente più di quanto fosse logicamente possibile; in molti casi, il corso delle operazioni tende a giustificare queste critiche.”” (pag 15-16) (dall’introduzione di B.H. Liddell-Hart). Il volume contiene pure la storia delle carte di Rommel, scritta dal figlio Manfred. Manfred Rommel è pure autore della quinta parte del libro: ‘Gli ultimi giorni’.”,”QMIS-004″ “ROMMEL Erwin”,”Fanteria all’attacco a Caporetto. Ottobre 1917.”,”ROMMEL Erwin “”Le truppe, gettate nella battaglia alla rinfusa, abbandonate a loro stesse, su posizioni troppo lontane, con linee di rifornimento troppo lunghe, con una logistica quasi inesistente: sole, di fronte all’uragano che si stava approssimando e che avrebbe messo in campo sistemi tattici sconosciuti ai fanti, ai bersaglieri, agli artiglieri e agli alpini, infreddoliti, nelle loro trincee. I comandanti, invisibili, scomparsi, introvabili; oppure impotenti, di fronte alle proporzioni e alle modalità della valanga: sorpresi dall’iniziativa nemica, che pure conoscevano nei minimi dettagli. Fuorché quello fondamentale: la tattica di assalto. E poi l’idea: quell’idea cadorniana ossedente, di avanzare, avanzare sempre, fino alla vittoria finale. Per quell’idea, non esisteva profondità difensiva: non si poteva concepire l’idea di una ritirata strategica né, evidentemente, quella di una difesa elastica, per salvaguardare i reparti e ributtarli avanti, una volta esaurito l’impeto della marea montante.”” (pag 10), (dall’introduzione di Marco Cimmino)”,”QMIP-093″ “ROMMEL Erwin”,”Fanterie all’attacco. Esperienze vissute del Generale Erwin Rommel.”,”ROMMEL Erwin: (Heidenheim, 15 novembre 1891 – Herrlingen, 14 ottobre 1944) generale (feldmaresciallo) tedesco. Combattè nella prima e seconda guerra mondiale. Di origine sveva, dimostrò doti di comando già nella prima guerra mondiale, dove guidava un plotone di fanteria con il grado di tenente, con alta decorazione per i meriti del suo reparto di truppe da montagna durante la battaglia di Caporetto nel 1917. Durante la seconda guerra mondiale Rommel si distinse alla guida di una Panzer-Division durante la campagna di Francia nel 1940 e quindi, godendo della piena fiducia di Adolf Hitler, assunse il comando dell’Afrikakorps tedesco in Nordafrica. Per quasi due anni dimostrò grande abilità tattica, infliggendo una serie di sconfitte alle truppe del Regno Unito, grazie ad agili e spericolate manovre dei mezzi corazzati nel deserto, ma con limiti strategici notevoli che compromisero i risultati della guerra dell’Asse in Nordafrica. Non di meno stimato dai suoi soldati e temuto dal nemico, divenne una figura di rilievo internazionale grazie alla propaganda tedesca di cui divenne beniamino e soprannominato la “”Volpe del deserto”” (Wüstenfuchs). Tornato dall’Africa nel marzo 1943, diresse, dopo l’armistizio dell’8 settembre, l’occupazione dell’Italia settentrionale; in seguito, nel 1944, gli fu assegnato il comando delle difese del Vallo Atlantico, con l’ordine di fermare la prevista offensiva alleata in Occidente. Andando in licenza commise l’errore di scegliere proprio il momento dello sbarco alleato e nella prima parte della battaglia di Normandia non riuscì a fermare l’avanzata degli Alleati. Ferito in modo grave da aerei nemici rientrò in Germania. Consapevole dell’inevitabile sconfitta tedesca e col peso del sospetto di adesione alla cospirazione del 20 luglio, cadde in disgrazia presso Hitler. La Gestapo gli propose, in considerazione della sua popolarità, che se si fosse suicidato la sua famiglia sarebbe stata risparmiata. Ufficialmente fu dichiarato morto a causa delle ferite di guerra e gli fu attribuito un funerale di Stato. «Il presente volume descrive numerosi combattimenti della guerra mondiale 1914-18, così come li ho vissuti da giovane ufficiale di fanteria. A quasi tutti gli episodi narrati segue un breve commento che consente di trarre gli opportuni insegnamenti dai fatti d’armi illustrati. Le note, redatte a brevissima distanza di tempo dai combattimenti, hanno lo scopo di illustrare alla gioventù tedesca abile alle armi il valore e la sconfinata dedizione con cui il fante tedesco si è battuto per quattro anni e mezzo per la sua Germania. Inoltre, esse vogliono mettere in luce le ardue prove sostenute dalla fanteria tedesca, inferiore per numero e mezzi, (…) e la superiorità professionale manifestata anche dai quadri inferiori nei confronti di quelli dell’avversario. Infine, il libro ha anche lo scopo di impedire che esperienze raccolte in tempi di durissima lotta (…) cadano in oblio.» (dalla prefazione dell’autore, pag 9) «Ulma, 31.7.1914. Greve pesa sulla terra tedesca lo stato di “”imminente pericolo di guerra””. Ovunque si vedono facce serie, stravolte! Le dicerie più incredibili si diffondono rapidamente. Sin dall’alba la gente si affolla davanti alle edicole. (…) Poichè la situazione ha tutta l’aria di farsi seria, non vedo l’ora di ritornare al mio vecchio reggimento (…), dove ho già addestrato le ultime due classi di leva. (…) I giovani volti brillano di contentezza, entusiasmo, volontà di darsi da fare. Esiste al mondo qualcosa di più bello che muovere alla testa di simili soldati contro il nemico?» (pag 11, 12).”,”QMIP-058-FSL” “ROMOLI Felice”,”Politica economica. XV Lezione. Problemi di politica industriale. L’industria edilizia.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-C-3″ “ROMOLOTTI Giuseppe”,”1914: suicidio d’Europa.”,”ROMOLOTTI Giuseppe L’illusione della guerra breve. “”Si era verificato quindi un mutamento psicologico nettissimo, radicale, fra le concezioni prudenti e caute dei tempi ‘après Sedan’ e quelle ardimentose e spericolate degli anni “”impazienti”” del primo Novecento. Questo, a nostro giudizio, è una piena conferma delle cose dette fin qui. La politica tedesca, un tempo abile e capce di tener vincolate a Berlino, per simpatia o per calcolo, le varie nazioni, sta cedendo il campo ad un altro momento diplomatico; il momento delle contraddizioni, delle manovre sconcertanti, dei colpi di testa. Pian piano, le nazioni si mettono in sospetto, si guardano attorno; pian piano, la Francia – che, dopo Fashoda, era isolata – si accorge di esser guardata “”con interesse”” da più parti, dati i timori che la sua rivale va facendo nascere un po’ dappertutto. Questa “”ricarica”” allo spirito militare, se non ancora bellicoso, dei francesi, vien loro dalla istintiva certezza di non esser più soli, di avere simpatie e solidarietà un po’ dappertutto. E qui si innesta la seconda prova di quel che abbiamo detto; la seconda “”fonte francese””, ufficiale, certa, relativa alla convinzione della rapida guerra e della rapida vittoria. Qui, chi parla è addirittura il generalissimo Joffre. Egli aveva elaborato il famoso “”Piano 17″”, quello appunto per cui, lasciati passare i tedeschi, in parte, al di qua della Mosa, avrebbe dovuto scattare il colpo di maglio dal basso all’alto; ed egli è anche l’assertore; anzi “”il catechista”” dell”élan’, dell’impeto, dell’attacco a fondo”” (pag 232-233)”,”QMIP-137″ “RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa.”,”Il libro traccia la biografia intellettuale di Piero Sraffa e parla dei rapporti dell’economista con alcuni fra i maggiori protagonisti della cultura del XX secolo. Dà inoltre una interpretazione della sua opera principale, “”Produzione di merci a mezzo di merci””, e una sintetica rassegnadi vari filoni del vivace dibattito che ha seguito la pubblicazione di quel libro, e quindi delle linee di ricerca portate avanti dalle diverse “”scuole raffiane””. ————– Autore, Bibliografia, Laterza ————— Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla facoltà di Scienze statistiche, demografiche, attuariali dell’ Università “”La Sapienza”” di Romae e Socio corrispondente dell’ Accademia dei Lincei. Ha pubblicato: “”Sraffa e la teoria dei prezzi”” (1981³), “”Manuale di economia politica”” (1993²), “”Il pensiero economico. Temi e protagonisti”” (con P. Sylos Labini, 1995), “”Lineamenti di economia politica”” (1998).”,”E3-I-002″ “RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa. La biografia, l’opera, le scuole.”,”2° copia Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla facoltà di Scienze statistiche, demografiche, attuariali dell’ Università “”La Sapienza”” di Romae e Socio corrispondente dell’ Accademia dei Lincei. Ha pubblicato: “”Sraffa e la teoria dei prezzi”” (1981³), “”Manuale di economia politica”” (1993²), “”Il pensiero economico. Temi e protagonisti”” (con P. Sylos Labini, 1995), “”Lineamenti di economia politica”” (1998). Il libro traccia la biografia intellettuale di Piero Sraffa e parla dei rapporti dell’economista con alcuni fra i maggiori protagonisti della cultura del XX secolo. Dà inoltre una interpretazione della sua opera principale, “”Produzione di merci a mezzo di merci””, e una sintetica rassegnadi vari filoni del vivace dibattito che ha seguito la pubblicazione di quel libro, e quindi delle linee di ricerca portate avanti dalle diverse “”scuole raffiane””.”,”ECOT-162″ “RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa e la teoria dei prezzi.”,”””Gli “”ultra-marxisti”” ricordano che Sraffa impiega, ma non spiega, delle categorie fondamentali per l’analisi economica come il salario, il profitto, la concorrenza, i prezzi; in una parola, come Ricardo, assume e non spiega l’esistenza del capitalismo. Questa critica a Ricardo, e a tutta l’economia politica borghese, è la base e il punto di partenza delle ricerche di Marx sul modo di produzione capitalistico: “”L’economia politica parte dal fatto della proprietà privata. Ma non ce la spiega. Coglie il processo ‘materiale’ della proprietà privata quale si rivela nella realtà, ma lo coglie in formule generali, astratte, che hanno per essa il valore di ‘leggi’. Essa non ‘comprende’ queste leggi, cioè non riflette in qual modo esse derivino dall’essenza della proprietà privata. L’economia politica non ci dà nessuna spiegazione sul fondamento della divisione di capitale e lavoro, di capitale e terra. Quando, per esempio, determina il rapporto del salario col profitto del capitale, l’interesse del capitalista vale per essa come la ragione suprema; cioè essa presuppone ciò che deve spiegare”” (K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844). Questa critica di Marx ai limiti dell’economia borghese va sempre tenuta presente per giudicare la produzione scientifica di una scuola nel suo complesso, o per giudicare i vari tentativi, tra cui quello di Ricardo, di esporre i ‘Princìpi dell’Economia politica. Essa tuttavia non è più ripetibile nei confronti di chi, come Sraffa, scrivendo ‘dopo’ Marx, si è occupato di problemi particolari, per quanto fondamentali, utilizzando concetti (come salario, profitto, prezzi) che se non trovano una spiegazione esplicita all’interno della sua analisi, possono però essere definiti in modo non contradditorio in base all’analisi svolta da Marx”” [Alessandro Roncaglia, Sraffa e la teoria dei prezzi, 1975] (pag 150-151)”,”ECOT-006-FPA” “RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa e la teoria dei prezzi.”,”Alessandro Roncaglia (Roma, 1947), laureatosi all’università di Roma ha svolto studi di perfezionamento a Cambridge. Insegna Economia politica nell’università di Perugia (1975). Tra i suoi lavori, la cura del ‘Saggio sulla produzione della ricchezza’ di Torrens (Milano, 1972), e ‘Petty. la nascita dell’economia politica’ (Milano, 1972).”,”ECOT-357″ “RONCAGLIA Alessandro”,”Le origini culturali della crisi.”,”Alessandro Roncaglia, Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato libri e articoli (in particolare su ‘Moneta e credito’. 1. “”Chi prevede il futuro mente, anche quando dice la verità””, recita un vecchio proverbio arabo. E’ stata trascurata la sapienza di questo antico adagio, ne è derivata una struttura finanziaria sempre più fragile, proprio come aveva previsto la teoria delle crisi di Minsky (1982). 2. Responsabilità di un orientamento culturale tuttora prevalente tra gli economisti, chiamato ‘mainstream’ o ‘Washington consensus’ (), sostanzialmente un fondamentalismo liberista. 3. La maggioranza degli economisti non ha previsto la crisi, ma alcuni ne hanno segnalato l’approssimarsi. Sylos-Labini in un articolo del 2003 su ‘Moneta e Credito’ (MeC) aveva espresso “”gravi preoccupazioni sulle prospettive dell’economia americana””. C’erano somiglianze con la situazione degli anni 1920 in America, in particolare segnalava “”due bolle speculative, una in borsa e l’altra sul mercato immobiliare””. Già in precedenza Charles Kindleberger, il grande storico delle crisi finanziarie, aveva segnalato la formazione di una bolla nei mercati finanziari (MeC 1988, 1995). Su questa base aveva sostenuto, in contrapposizione a Greenspan (Fed), che la politica monetaria doveva tenere sotto controllo l’inflazione degli ‘assets’, ossia le attività patrimoniali (azioni e immobili). I suoi articoli, assieme a quelli di Sylos Labini e altri ‘preveggenti’ di Wynne Godley (2009), Mario Sarcinelli (2009), Mario Tonveronachi (2009) sono raccolti nel n° speciale che inaugura la nuova serie di MeC. Anche il Levy Economics Institute (qui aveva insegnato Hyman Minsky, morto nel 1996, e ora insegna Jan Kregel) era su queste posizioni. 4. A causa soprattutto dei ‘prodotti derivati’ le attività finanziarie erano arrivate ad un valore pari a oltre dieci volte il PIL mondiale. La formazione di tale massa finanzairia era stata resa possibile dalle opportunità di profitto che i mercati finanziari offrivano. Questi profitti rappresentavano una quota straordinariamente elevata dei profitti complessivi (fino al 40% negli USA). Da qui le super-retribuzioni ai manager del settore. 5. La regolazione prudenziale delle banche (le cosiddette regole di Basilea, che non riguardano tutte le istituzioni, per es. negli Stati Uniti non riguardavano le banche d’affari tipo Lehman Brothers) è costruita su l’idea dell’ individualismo metodologico sottostante all’approccio ‘mainstream’: l’idea secondo cui il rischio complessivo di destabilizzazione del sistema economico nel suo complesso – il cosiddetto rischio sistemico – è costituito dalla somma dei rischi individuali. Di qui la tesi che il problema era, ed è, rappresentato dalla presenza di istituzioni ‘too big to fail’ e non anche dalla possibilità che i fallimenti di istituti finanziari di medie e piccole dimensioni assumano un rilievo sistemico. 6. La finanziarizzazione dell’economia è stata decantata – esaltando il modello anglosassone centrato sui mercati rispetto a quello ‘renano’ basato sulla centralità della banca’, come elemento di flessibilità favorevole alla crescita. 7. Un aspetto fondamentale della distinzione tra la concezione teorica ‘mainstream’ e quella keynesiana delle origini, rilevante per l’interpretazione dei mercati finanziari, riguarda la distinzione tra incertezza e rischio. Ci sono due concezioni: quella di Frank Knight, uno dei fondatori della scuola di Chicago (accolta nella tradizione ‘mainstream’) e quella di Keynes (rimasta nel limbo dell’eterodossia). I due volumi, in cui le due concezioni sono state esposte – ‘Risk, uncertainly and profit’ di Knight e ‘Treatise on probability’ di Keynes, sono stati entrambi pubblicati nel 1921. La distinzione di Knight, spesso attribuita erroneamente anche a Keynes, era tra rischio probabilstico, misurabile con la teoria matematica della probabilità, e incertenza, non misurabile quantitativamente. La concezione di Keynes (illustrata in un articolo del 2009 da Roncaglia) è diversa. [da: Alessandro Roncaglia, ‘Le origini culturali dela crisi’, Moneta e credito, vol. 63, n. 250, 2010, p. 107-118]”,”ECOT-358″
“RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa la biografia, l’opera, le scuole.”,”Piero Sraffa (1898-1983) è considerato una delle grandi figure intellettuali del XX secolo: non solo per i suoi contributi diretti nel campo dell’economia politica, ma anche per la sua influenza sul pensiero di altri protagonisti della cultura del Novecento, da Antonio Gramsci a Ludwig Wittgenstein. La sua opera principale, Produzione di merci a mezzo di merci, una sintetica rassegna di vari filoni del vivace dibattito che ha seguito la pubblicazione di quel libro. Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche, demografiche e attuariali dell’Università La Sapienza di Roma. Socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, ha pubblicato: Sraffa e la teoria dei prezzi, Manuale di economia politica, Il pensiero economico. Temi e protagonisti (con P. Sylos Labini) e Lineamenti di economia politica.”,”BIOx-017-FL”
“RONCAGLIA Alessandro”,”Lineamenti di economia politica.”,”A. Roncaglia (Roma, 1947) professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ECOT-004-FC”
“RONCAGLIA Alessandro”,”Petty. La nascita dell’economia politica.”,”Alessandro Roncaglia è docente nell’Università degli Studi di Perugia (1977). Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore emerito di Economia politica, Sapienza Università di Roma, dove ha insegnato dal 1981 presso la Facoltà di scienze statistiche. In precedenza è stato assistente (dal 1969) e professore associato (dal 1973) di Economia politica all’Università di Perugia. Ha insegnato anche presso la Rutgers University negli Stati Uniti, l’Université de Nice e l’Université Nanterre di Parigi. Allievo di Paolo Sylos Labini, si è laureato in Scienze statistiche, demografiche ed attuariali nel 1969; ha poi studiato a Cambridge (UK) con Piero Sraffa. Dal 1979 al 2017 è stato redattore e poi (dal 1988) direttore di Moneta e Credito e PSL Quarterly Review (fino al 2007, BNL Quarterly Review), ed è stato presidente (2010-2013) della Società Italiana degli Economisti. Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 1998, ne è attualmente Accademico amministratore aggiunto. Ha collaborato con vari quotidiani e settimanali, ed ha curato una serie di 26 trasmissioni sulla storia del pensiero economico (‘La fabbrica degli spilli’) per la Rai Tra i suoi libri, tradotti in varie lingue (dall’inglese al francese, dallo spagnolo al catalano, dal tedesco al giapponese, dal cinese al coreano, dal russo al turco), ‘Sraffa e la teoria dei prezzi’, Laterza 1975; ‘La ricchezza delle idee’, Laterza 2001 (che ha vinto il premio Blanqui della European Society for the History of Economic Thought nel 2003); ‘Il mito della mano invisibile’, Laterza 2005; ‘Economisti che sbagliano’, Laterza 2010; ‘Breve storia del pensiero economico’, Laterza 2016; ‘L’età della disgregazione, Laterza’ 2019. Nel 2019 gli è stato assegnato il Guggenheim prize for the history of economic thought. (f. Accademia Nazionale dei Lincei) Marx su Petty. “”Petty ricorda i miglioramenti fondiari (bonifiche, irrigazioni, ecc.) e gli investimenti in infrastrutture (strade, canali navigabili); e sottolinea l’importanza del progresso tecnico incorporato in nuovi strumenti di lavoro. Particolare rilievo è infine attribuito alla divisione del lavoro; ci sembra opportuno al riguardo riportare per esteso i due passi in cui Petty più chiaramente si sofferma sull’argomento. Nella Political Arithmetick’ (scritta fra il 1671 e il 1676, pubblicata postuma a cura del figlio nel 1690) (…). Qualche anno più tardi, in ‘Another Essay in Political Arithmetick’, pubblicato nel 1682, Petty torna sull’argomento proponendo un altro esempio, quello dell’orologio (…). La divisione del lavoro è un argomento ricorrente negli scritti che trattano di questioni economiche, o sociali in senso lato. Schumpeter, nella sua ‘Storia dell’analisi economica’, ne parla come di «questo eterno luogo comune dell’economica», e osserva che già Platone, nella ‘Repubblica’ lo «Elabora … con accuratezza non frequente» (17); ed anche Marx, nel ‘Capitale’, cita in proposito Platone, Senofonte, Isocrate, Diodoro Siculo (18). Ma nei passi sopra riportati possiamo individuare vari elementi positivi dell’impostazione di Petty. In primo luogo osserviamo che egli pone in rilievo non solo la separazione fra i diversi settori produttivi e la divisione territoriale del lavoro (19), ma anche la ripartizione di compiti fra lavoratori all’interno di una stessa attività produttiva. In secondo luogo, come noterà Marx, Petty «considera la divisione ‘sociale’ del lavoro, in genere, solo dal punto di vista della divisione del lavoro di ‘tipo manifatturiero’, come mezzo per produrre più merce con la stessa quantità di lavoro, e quindi per ridurre le merci più a buon mercato e per accelerare l’accumulazione di capitale»; mentre «gli scrittori dell’antichità classica si tengono esclusivamente alla ‘qualità’ e al ‘valore d’uso’, in rigorosissimo contrasto con questa accentuazione della ‘quantità’ e del ‘valore di scambio’» (20)”” (pag 93-94) [Alessandro Roncaglia, ‘Petty. La nascita dell’economia politica’, Etas Libri, Milano, 1977] [(17) J. Schumpeter (1959), p. 69. L’importanza di Platone come precursore di Smith per quanto riguarda la divisione del lavoro è stata recentemente sottolineata da V. Foley (1974), pp. 220-42; anche se le differenze d’impostazione restano notevoli, come ha ricordato P. McNulty (1975), pp. 372-8; (18) K. Marx (1967), pp. 409-10; (19) Per quanto riguarda la divisione territoriale del lavoro, si pensi ad esempio alle ricorrenti proposte di ‘transplantation’ di Petty, tendenti a fare dell’Irlanda un unico immenso allevamento di bestiame (cfr. sopra, cap. 6, nota 38); (20) K. Marx (1967), p. 408. In realtà Petty ricorda, sia pure incidentalmente, anche i miglioramenti quantitativi: «… quando tutte le operazioni… venivano compiute ‘rozzamente’ dalla stessa mano…»; «…l’orologio sarà ‘migliore’ e più a buon mercato..»; ma è indubbio che rispetto agli scrittori dell’età classica vi è stato uno spostamento di attenzione, dall’aspetto qualitativo a quello quantitativo della riduzione dei costi] “”Dopo aver esaminato, nei due paragrafi precedenti, i concetti di merce e mercato e di prezzo politico utilizzati da Petty nella sua analisi, vediamo ora come egli affronti il problema dei prezzi relativi. Al riguardo sono possibili varie interpretazioni. La prima, proposta da Marx e ripresa da vari storici del pensiero di formazione marxista, consiste nell’attribuire a Petty una più o meno compiuta e coerente teoria del valore-lavoro (16). Vari passi, negli scritti di Petty, sembrano convalidare tale interpretazione. Ad esempio, nel ‘Trattato delle imposte e dei tributi’ egli afferma: «se 100 uomini lavorano per dieci anni per produrre grano, e lo stesso numero di uomini lavora per un eguale periodo per produrre argento, io dico, che il prodotto netto in argento è il prezzo dell’intero prodotto netto in grano, e parti eguali dell’uno il prezzo di parti eguali dell’altro» (17); e più avanti, nella stessa opera, afferma ancora: «il prezzo naturale alto e basso, dipende dal numero maggiore o minore di braccia richieste per produrre le cose necessarie» (18). Tuttavia, ancora più espliciti di quelli sopra riportati sono i passi in cui Petty sembra sostenere una teoria del valore-lavoro-e-terra: «tutte le cose dovrebbero essere valutate secondo due denominazioni naturali, che sono la terra e il lavoro; cioè, dovremmo dire, una nave o un vestito valgono una tale misura di terra, e una tal altra misura di lavoro, in quanto sia le navi che i vestiti sono stati creati dalle terre e dal lavoro umano applicato ad esse» (19)”” (pag 110) [Alessandro Roncaglia, ‘Petty. La nascita dell’economia politica’, Etas Libri, Milano, 1977] [(16) Cfr. ad es. K. Marx (1971), p. 307; H. Denis (1973), p. 172; R. Meek (1973), pp. 34-6; G. Pietranera (1963), pp: 31-50; E. Roll (1966), pp. 97-9; (17) ‘Trattato delle imposte e dei tributi’, in W. Petty (1972), p. 84); (18) Ivi, p. 140; (19) Ivi, p. 85] nota precedente (15) (pag 109-110) sulla distinzione classica fra i prezzi naturali e prezzi effettivi o di mercato: ‘Quale esposta, ad esempio, da A. Smith (1973), pp. 56-64 (libro I, cap. VII, intitolato «Del prezzo naturale e del prezzo di mercato delle merci»); o da D. Ricardo (1951), pp. 88-92 (cap. IV, intitolato «Del prezzo naturale e del prezzo di mercato»)'”,”ECOT-394″
“RONCAGLIA Alessandro”,”Lineamenti di economia politica.”,”Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche, demografiche e attuariali dell’Università La Sapienza di Roma. Socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, ha pubblicato: Sraffa e la teoria dei prezzi, Manuale di economia politica, Il pensiero economico. Temi e protagonisti (con P. Sylos Labini) e Lineamenti di economia politica.”,”ECOT-176-FL”
“RONCAGLIA Alessandro”,”Petty la nascita dell’economia politica.”,”Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche, demografiche e attuariali dell’Università La Sapienza di Roma. Socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, ha pubblicato: Sraffa e la teoria dei prezzi, Manuale di economia politica, Il pensiero economico. Temi e protagonisti (con P. Sylos Labini) e Lineamenti di economia politica. William Petty nasce a Romsey nello Hampshire il 26/5/1623. In Francia riesce a farsi ammettere al collegio dei gesuiti di Caen, dove studia latino, greco, francese, matematica, astronomia. Al ritorno in patria entra nella Royal Navy, ma nel 1643, a vent’anni abbandona l’Inghilterra sconvolta dalla guerra civile fra il re e il Parlamento. Studia medicina a Utrecht, Leyden e Amsterdam; nel 1645 è a Parigi dove si specializza in astronomia con Hobbes e fa la conoscenza di padre Mersen. Nel 1648 Petty giunge a Oxford per completare gli studi di medicina. Muore il 26/12/1687 è sepolto nell’abbazia di Romsey, suo paese natale.”,”ECOT-275-FL”
“RONCAGLIOLO Silvia a cura; brani antologici di G. DUBY R.S. LOPEZ E. POWER G. LUZZATTO M. CIPOLLA M. BLOCH C. HIGOUNET G. FASOLI E. SERENI J. LE-GOFF”,”L’economia nell’età feudale (secoli IX-XII).”,”Brani antologici di G. DUBY R.S. LOPEZ E. POWER G. LUZZATTO M. CIPOLLA M. BLOCH C. HIGOUNET G. FASOLI E. SERENI J. LE-GOFF”,”EURE-075″
“RONCALLI Nicola, a cura di Maria Luisa TREBILIANI”,”Cronaca di Roma, 1844-1870. Volume primo (1844-1848). II Serie: Fonti. Vol. LXIV.”,”L’autore di queste cronache, (1815-), ossia una raccolta di manoscritti, Nicola Roncalli era una persona semplice e non di primo piano nella Roma ottocentesca. Divenne amico e segretario dell’Abate Antonio Coppi autore degli Annali d’Italia in continuazione di quelli del Muratori. Sarà in seguito minutante nell’ammistrazione quinta del Tesorierato di mons. Antonelli. Ma non fece carriera e rimase al suo posto di stenografo durante tutto il periodo della Repubblica. Dopo la caduta di quest’ultima nella sua biografia c’è il vuoto…”,”RISG-061-FSL”
“RONCALLI Nicola, a cura di Anna Franca TEMPESTOSO e Maria Luisa TREBILIANI”,”Cronaca di Roma, 1844-1870. Volume secondo (1848-1851). II Serie: Fonti. Vol. LXXXIV.”,”L’autore di queste cronache, (1815-), ossia una raccolta di manoscritti, Nicola Roncalli era una persona semplice e non di primo piano nella Roma ottocentesca. Divenne amico e segretario dell’Abate Antonio Coppi autore degli Annali d’Italia in continuazione di quelli del Muratori. Sarà in seguito minutante nell’ammistrazione quinta del Tesorierato di mons. Antonelli. Ma non fece carriera e rimase al suo posto di stenografo durante tutto il periodo della Repubblica. Dopo la caduta di quest’ultima nella sua biografia c’è il vuoto…”,”RISG-079-FSL”
“RONCALLI Nicola, a cura di Domenico Maria BRUNI”,”Cronaca di Roma, 1844-1870. Volume terzo (1853-1858). II Serie: Fonti. Vol. XCIII.”,”L’autore di queste cronache, (1815-), ossia una raccolta di manoscritti, Nicola Roncalli era una persona semplice e non di primo piano nella Roma ottocentesca. Divenne amico e segretario dell’Abate Antonio Coppi autore degli Annali d’Italia in continuazione di quelli del Muratori. Sarà in seguito minutante nell’ammistrazione quinta del Tesorierato di mons. Antonelli. Ma non fece carriera e rimase al suo posto di stenografo durante tutto il periodo della Repubblica. Dopo la caduta di quest’ultima nella sua biografia c’è il vuoto…”,”RISG-088-FSL”
“RONCALLI Nicola, a cura di Domenico Maria BRUNI”,”Cronaca di Roma, 1844-1870. Volume quarto (1859-1861). II Serie: Fonti. Vol. XCVIII.”,”L’autore di queste cronache, (1815-), ossia una raccolta di manoscritti, Nicola Roncalli era una persona semplice e non di primo piano nella Roma ottocentesca. Divenne amico e segretario dell’Abate Antonio Coppi autore degli Annali d’Italia in continuazione di quelli del Muratori. Sarà in seguito minutante nell’ammistrazione quinta del Tesorierato di mons. Antonelli. Ma non fece carriera e rimase al suo posto di stenografo durante tutto il periodo della Repubblica. Dopo la caduta di quest’ultima nella sua biografia c’è il vuoto…”,”RISG-091-FSL”
“RONCHETTI Emanuele”,”All’ombra di Marx. Un esercizio di lettura.”,”Emanuele Rochetti è professore associato di Storia della filosofia presso l’Istituto Universitario di Lingue Moderne (IULM) di Milano. “”Abbiamo già sottolineato la funzione e il ruolo della scienza in rapporto con lo sviluppo dell’industria. Innanzitutto è emerso il carattere storico e sociale quindi pratico e politico, che la connessione ta scienza e industria viene ad assumere. Inoltre si è visto come Marx non rinunci all’esigenza di una scienza della storia e della società riconducibile a una qualche forma di unità. …. finire (pag 127-128)”,”MADS-832″
“RONCHEY Alberto”,”Chi vincerà in Italia? La democrazia bloccata i comunisti e il “”fattore K””.”,”””Il problema con la gente di sinistra è che legge solo roba di sinistrfa. Il problema con i conservatori è che non leggono niente.”” Detto dell’ Università di Harvard RONCHEY Alberto è nato a Roma nel 1926. Corrispondente da Mosca e inviato speciale negli USA, ha diretto dal 1968 al 1973 i giornali ‘La Stampa’ e ‘Stampa sera’. Dal 1974 al 1981 è stato editorialista del Corriere della sera. E’ stato docente di sociologia all’ Università di Venezia. “”Dinanzi alla ricorrenza ciclica delle crisi di governo e alla variabilità delle transazioni o combinazioni fra partiti e correnti, ormai nessun ministro in carica effettiva per pochi mesi può e vuole rispondere più di niente. Questo accade nell’ èra economica in cui problemi essenziali e vitali, come le scelte energetiche, i piani per la chimica e la siderurgia, la politica dell’ agricoltura legata alla CEE, richiedono continuità d’attenzione e competenza. Gli interlocutori che siedono a Bruxelles, in rappresentanza degli altri governi europei, durano in carica fino a cinque o sette anni. In Italia, dove fra l’ altro s’annuncia un disastroso deficit della produzione elettrica, sette diversi ministri si sono alternati in pochi anni al dicastero dell’ Industria, che doveva decidere sulle attese scelte del “”piano energetico”” (Ciriaco De Mita, Carlo Donat Cattin, Franco Nicolazzi, Romano Prodi, Antonio Bisaglia, Filippo Pandolfi, Giovanni Marcora). Si ricomincia ogni anno da zero.”” (pag 71)”,”ITAP-132″
“RONCHEY Alberto”,”USA-URSS. I giganti malati.”,”2° copia Alberto RONCHEY è nato a Roma nel 1926. Già corrispondente da Mosca e inviato speciale negli Stati Uniti ha diretto dal 1968 al 1973 i quotidiani La Stampa e Stampa Sera. E’ stato poi editorialista del Corriere e docente di sociologia all’Università Ca’ Foscari a Venezia. Ha scritto numerosi volumi tra cui ‘L’ultima America’ (1967) e ‘La crisi americana’.”,”RAIx-242″
“RONCHEY Alberto”,”Libro bianco sull’ultima generazione. Tra candore e terrore.”,”””Fu terroristica la guerriglia praticata con le “”squadre di combattimento”” e gli “”espropri”” per finanziare il partito prima del ’17, come provano i documenti raccolti da storici quali Deutscher, Souvarine, Ulam. Solo dal 1905 al 1908, nella famosa guerriglia del Caucaso, venivano segnalati 1150 “”atti di terrorismo””: e già la parte di Stalin, allora detto Koba, “”in tutte queste vicende fu molto importante””, senza ricordare la successiva conversione di tali pratiche in terrorismo di Stato dall’assassinio di Kirov a quello di Trotskij. Lenin a sua volta giudicava il terrorismo individuale, distinto da quello collettivo, come inadeguato e spesso disastroso perché isolato dalle masse, ma senza il totale rifiuto espresso per esempio da Plechanov, come volle precisare sull’Iskra. Al congresso di Londra votò contro la condanna della guerriglia terroristica dei Ter-Petrosjan e Krasin, Litvinonv e Semashko; ancora nel ’16 quando fu ucciso il primo ministro austriaco Stuergkh, Lenin precisava di non essere contrario all’assassinio politico in termini di principio””. (pag 98-99)”,”GIOx-058″
“RONCHEY Alberto”,”Prospettive del pensiero politico contemporaneo.”,” ‘Il determinismo atomico’ “”(…) [Fu] lo stesso Marx a dire che non esiste un valore delle idee in sé, senza relazione con i loro effetti storici. «La verità, cioè la realtà e la forza del pensiero, deve essere dimostrata in pratica. La disputa sulla realtà o non-realtà d’un pensiero che è fuori della pratica è una questione puramente scolastica» (‘Undici tesi su Feuerbach’). Dunque non sarà irrilevante il giudizio sulle impreviste circostanze di tempo e di luogo in cui tali idee apparvero applicabili a torto o a ragione. Studiando la lingua russa, nel 1852, Engels scrisse a Marx: «Almeno uno di noi conosca… le lingue, la storia, la letteratura, i particolari delle istituzioni sociali di quelle nazioni con le quali, per l’appunto, ci troveremo ben presto in conflitto. La verità è che Bakunin non può non essere qualcuno per il semplice fatto che nessuno sa niente della Russia. E’ il vecchio artificio dei panslavisti, che parlano di trasformare l’antico Comune slavo in una forma di comunismo e sostengono che i contadini russi sono comunisti nati, verrà comodamente liquidato». Quando ‘Dal Kapital’ fu tradotto a Pietroburgo, Karl Marx, meravigliato, giudicò «un’ironia della sorte» che proprio i Russi fossero suoi clienti, mentre l’Inghilterra – il prototipo di società industriale – non si curava di lui. Più tardi, nel 1881, la giovane marxista russa Vera Zasulic gli domandò a nome dei compagni se egli credesse che la Russia agraria avrebbe avuto una rivoluzione socialista solo passando per il capitalismo industriale. La risposta di Marx fu cauta, ma le varie minute abbozzate per scrivere quella lettera dimostrano che tale era il pensiero di Marx (80)”” [Alberto Ronchey, Prospettive del pensiero politico contemporaneo’, Utet, Torino, 1970] [(80) E. Wilson, ‘Biografia di un’idea’, pp. 354-356].”,”TEOC-002-FMB”
“RONCO Antonino”,”Filippo Buonarroti e la rivoluzione in Liguria.”,”RONCO Antonino “”Spoliati da masnadieri che si dicevano signori”” (proclama del 21 agosto 1794) (Buonarroti vs i Del Carretto)”,”LIGU-067″
“RONSIN Francis”,”La grève des ventres. Propagande néo-malthusienne et baisse de la natalité en France, 19e-20e siècles.”,”RONSIN Francis è chargé de cours all’ Université Paris VII. Contiene il capitolo: ‘La classe operaia e il neo-maltusianesimo. (pag 165-179) “”Ora, se la CGT non incoraggia tali azioni, essa non le giudica mai incompatibili con l’ appartenenza sindacale. Di fronte al neo-malthusianesimo il movimento sindacalista francese prova un certo imbarazzo ma una simpatia incontestabile. Terza grande famiglia del movimento operaio dell’ epoca: i socialisti. Nel 1905, i tre grandi partiti socialisti francesi, partito socialista francese di Jean Jaures, partito socialista di Francia di Jules Guesde, partito operaio socialista rivoluzionario di Jean Allemane si riuniscono in seno alla Section francaise de l’ Internationale ouvriere (SFIO, ndr) chiamata pure partito socialista unificato (PSU). Di più, dopo la dinamica unitaria, un gran numero di piccoli gruppi socialisi si era unito al nuovo partito unificato. L’ esistenza di un partito socialista unico (i socialisti indipendenti sono poco numerosi e non possono più essere considerati generalmente come facenti parte del movimento operaio) sembra dover, per uno spirito della seconda metà del XX secolo, facilitare grandemente uno studio del tipo di quello qui intrapreso. Niente di niente: i socialisti si sono riuniti sotto una stessa bandiera e non sotto una stessa ideologia; il partito socialista raggruppa numerose correnti ideologiche ma non ne costituisce una. La disciplina di partito che gioca, certo, in ciò che concerne certi grandi orientamenti politici, è limitata da questa carenza o questa pletora di ideologie. Lo studio dei rapporti tra socialisti e neomaltusiani è, forse, uno degli assi di ricerca che permettono meglio di mettere in evidenza la mancanza totale di omogeneità che dissimula l’ uso dell’ etichetta “”socialista””… I primi tentativi di Robin in direzione dei socialisti organizzati si risolvono tutti in scacchi.”” (pag 173-174)”,”FRAS-032″
“ROOBOL W. H.”,”Tsereteli – A democrat in the Russian revolution. A political Biography.”,”List of Illustrations, Preface, Conclusion, notes, Bibliography, translated from the Dutch by Philip HYAMS and Lynne RICHARDS, Index”,”RUSx-046-FL”
“ROODMAN David Malin”,”La ricchezza naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell’ambiente.”,”David Malin Roodman è Senior Researcher del Worldwatch Institute. Si è laureato a Harvard in matematica teorica.”,”ECOI-014-FV”
“ROOS Hans”,”A History of Modern Poland. From the Foundation of the State in the First World War to the Present Day.”,”””L’ imprigionamento cui Pilsudski, come “”generale polacco””, deve ora provare nella fortezza prussiana di Wesel e Magdeburgo gli evita di esercitare ogni diretta influenza sugli sviluppi politici polacchi per un anno e mezzo. Eppure in ultima analisi questo periodo di prigionia aumentò la sua influenza, esso fece tanta impressione in Polonia che perfino il Consiglio di Stato espresse il suo rammarico. Il fatto che Pilsudski sia stato il campione della causa della completa indipendenza contro la Germania come lo era stato in precedenza contro la Russia, perfino al prezzo della libertà personale, vinse i cuori di molti dei suoi oppositori. Questa carcerazione in sostanza fece di lui un eroe nazionale; era questo l’ elemento che aveva fatto esitare il governatore generale, che aspirava ad una comprensione onorevole, per molto tempo prima di arrestarlo.”” (pag 27) Polonia, Stato autoritario nel dopo-Pilsudski (1935-1939) “”L’ opposizione al regime e all’ OZN (Camp of National Union, ndr) erano punti centrali per i partiti operai e contadini di sinistra. Nell’ aprile 1936 il PPS lanciò una serie di forti e vasti scioperi. Assieme al PPS, il Partito Comunista di Polonia (PCP, KPP) acquistò una certa importanza in questa prima fase; nel maggio 1936 prese l’ iniziativa di proporre un Fronte popolare che, come quello in Francia e Spagna, abbracciava tutti i partiti della Sinistra e del Centro. In gente come Adolf Warski, Wera Kostrzewa (un pupillo di Rosa Luxemburg) e Julian Lenski (un’ amico di Lenin) il KPP possedeva dei leaders dotati che erano più vicini a Trotsky che a Stalin nel loro modo di pensare e il cui senso di patriottismo li portava a cercar di trovare una via di mezzo tra il nazionalismo staliniano sovietico e l’ internazionalismo proletario. (pag 148) Cambiato codice da EURC-089 a POL-029″,”POLx-029”
“ROOS Henri De”,”Avec Napoléon en Russie. Souvenirs de la Campagne de 1812.”,”Henri De ROOS (1780-1840) (il nome dell’Autore è in realtà tedesco: Heinrich von ROOS) tedesco, Ufficiale Medico di un reggimento di cavalleria della Grande Armata napoleonica che partecipò alla Campagna di Russia del 1812 e ne riportò le memorie. Catturato dai russi continuò la sua attività di medico al loro servizio. << (…) alcune pagine si possono giudicare incredibili, tanto sono dolorose e spaventose. Tuttavia mi sono impegnato per essere solo il fedele redattore delle cose vissute; ho evitato abbellimenti romantici come imponenti esagerazioni; volevo dare alla mia narrazione il timbro della verità. Vi domando indulgenza se i miei quadri non hanno i colori di uno scrittore rinomato e valente o se il mio stile non ha la bellezza e l’armonia sonora di quello di un autore professionista. (…) Non posso aver imitato nessuno di loro, poichè al tempo in cui scrissi queste righe, sulle rive della Beresina e della Neva, nessun libro straniero poteva giungervi. (…) Avevo troppa fiducia nella mia memoria e, inoltre, non avevo intenzione di pubblicare queste pagine. (…) In seguito molti episodi sono stati trascurati o riportati in modo impreciso. (…) Citerò: come iniziò l’incendio di Mosca, l’assassinio dei prigionieri russi durante la ritirata tra il convento di Kolotzkoi e il piccolo villaggio di Krasnoë. (…)>> (Traduz. d. r. dalla Introduzione dell’Autore del 1832). Il nome dell’Autore è tradotto in francese Henri De ROOS, è in realtà tedesco ROOS Heinrich von ROOS.”,”FRAN-118-FSL”
“ROOSEVELT Teodoro”,”L’ America e la guerra mondiale.”,”””Dobbiamo pure diffidare con somma cura delle illusioni sentimentali dei benpensanti che solennemente dichiarano che questa è “”l’ ultima grande guerra”” (pag 7) “”L’ ammaestramento più chiaro datoci dagli avvenimenti è l’ assoluto non valore dei trattati non sorretti dalla forza”” (pag 13) “”Dovremmo anche essere pronti ad intervenire per impedire un affronto a qualsiasi potenza civile, sia essa grande o piccola…”” (pag 129) “”Il Giappone in oriente e la Germania in occidente insegnano. Ed in caso di guerra l’ industria diventa la prima alleata dell’ esercito; lo integra, lo conserva in piena efficenza e combattività”” (pag 261) “”Le grandi potenze militari lottano, in ultima analisi, per assicurare la propria libertà d’ espansione economica, libertà che, al pari del diritto, non può affermarsi senza l’ aiuto di una adeguata forza militare”” (pag 272)”,”USAP-045″
“ROOSEVELT Franklin D.”,”Guardando nel futuro.”,”Scuola, welfare state. “”Le spese statali sono aumentate e c’è la sua ragione. Il livello dell’ istruzione è salito di parecchio; nel 1920 lo Stato di New York concedeva l’ appoggio statale a scopi istruttivi nellamisura di dieci milioni di dollari: oggi lo concede nella misura di più di cento milioni. Quasi un terzo delle spese dell’ amministrazione statale va assorbito dall’ istruzione. Forse non è questa la migliore politica, ma appare almeno in armonia col pensiero moderno, e non credo vi sia alcuno che possa suggerire alternative le quali non sembrino reazionarie””. (pag 97-98) “”Abbiamo bisogno di qualcosa di più che di un bilancio in pareggio, e di un equo sistema di introiti. L’ intrico delle finanze governative crea una generale incertezza sul valore del circolante nazionale; e questa incertezza trova modo di diffondersi da paese a paese. Gli Stati Uniti potrebbero ben permettersi di rendersi iniziatori di un movimento per una conferenza generale, il cui scopo dovrebbe esser quello di stabilire meno mutevoli rapporti fiscali e di determinare quel che si potrà fare in pro de ristabilimento del potere d’ acquisto di quella metà degli abitanti del mondo la cui moneta è basata sull’ argento. E’ evidente che una moneta sana è una necessità internazionale, non una considerazione domestica per una Nazione soltanto.”” (pag 109)”,”USAS-151″
“ROOSEVELT Franklin D.”,”Il discorso del New Deal.”,” Roosevelt sul partito con le mani pulite. “”Il grande fenomeno sociale di questa depressione, diversamente da altri casi che l’hanno preceduta, è che essa ha prodotto pochissime di quelle disordinate manifestazioni che troppo spesso avvengono in tempi come questi. Il radicalismo selvaggio ha fatto pochi adepti (…). Affrontare con la reazione questo pericolo del radicalismo significa invitare al disastro. La reazione non è una barriera ai radicali. E’ una sfida, una provocazione. La via per affrontare quel pericolo sta nell’offrire un programma possibile di ricostruzione, e il partito che può farlo è quello con le mani pulite”” (pag 19-20)”,”USAS-208″
“ROOSEVELT Eleanor”,”The Autobiography of Eleanor Roosevelt.”,”L’attacco giapponese a Pearl Harbor “”Sometimes Franklin decided to eat alone in his study, sometimes he had Harry Hopkins or a secretary eat with him, or some person with whom he wished to talk privately. Harry Hopkins ate with Franklin in the study that day and there were thirty-one of us at lunch. By the time lunch was over the news had come of the attack on Pearl Harbor, but we did not hear it until we went upstairs, when one of the ushers told me. …. (pag 226-228)”,”BIOx-356″
“ROOSEVELT Franklin D.”,”Messaggi di guerra. Dal novembre 1942 al 30 luglio 1943.”,”Messaggi rivolti all’Italia e al Vaticano. – La neutralità dello Stato della Città del Vaticano sarà rispettata. Messaggio al Papa del 10 luglio 1943 – Roosevelt e Churchill dichiarano al popolo italiano: “”È giunta per voi l’ora di decidere se gli italiani debbono morire per Mussolini e Hitler – o vivere per l’Italia e la civiltà””. Dichiarazione di Roosevelt-Churchill, 16 luglio 1943 – “”Non trattiamo col fascismo a nessun patto, sotto nessuna forma. La guerra non può finire che colla vittoria totale””. Discorso alla radio, 28 luglio 1943″,”QMIS-342″
“ROOSEVELT F.D. STALIN J. CHURCHILL W.”,”Da Teheran a Yalta. Verbali delle conferenze dei capi di governo della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale.”,”Appunti sulla conversazione tra Stalin e Churchill, 30 novembre 1943 ore 12,40 (pag 55-) ‘(…) Churchill consegna a Stalin la carta della Jugoslavia. La conversazione è durata un’ora’ (pag 61)”,”RAIx-008-FGB”
“ROOTS Ivan”,”La rivoluzione inglese.”,”””Alla testa del movimento si pose un gruppo, chiamato dei Levellers sotto la guida di John Lilburne, un uomo di natura ribelle, che non esitava a proclamare coram populo il proprio risentimento. (…) Non sappiamo molto sul loro numero, ma fra la media e la piccola borghesia – termine insoddisfacente, di cui non si saprebbe trovare un sostituto – specialmente a Londra i Levellers trovarono larga risonanza, e diedero un significato concreto al concetto di “”sovranità popolare””, chiedendo limitazioni inalienabili al potere esecutivo e rappresentativo.”” (pag 297) “”Intanto i Levellers avevano elaborato un piano più ardito, che prevedeva un debole potere esecutivo e un parlamento le cui facoltà dovevano travare un limite nei diritti naturali dell’ individuo: non vi si faceva neppure cenno della monarchia””. (pag 299)”,”UKIR-028″
“ROPERT André MALIA Martin PELLICANI Luciano SETTEMBRINI Domenico GRIFFO Maurizio UBOLDI Raffaello BERTELLI Sergio GUDKOV Lev”,”1917. Quel lontano Ottobre rosso.”,”Contiene in allegato 3 ritagli di giornale, articoli pubblicati in occasione dell’ 80° anniversario della rivoluzione d’ottobre 1917 – 1997: – Massimo Caprara, L’ottobre rosso che cambiò in peggio il mondo (Il Giornale) – Barbara Spinelli, Memorie deboli sul comunismo. A 80 anni dalla rivoluzione russa – Hélène Carrère d’Encausse, Le putsch de Lénine, La Vie Internationale, 7 novembre 1997 e altri articoli nella stessa pagina sull’80° dell’insurrezione di Pietrogrado”,”RIRO-422″
“RÖPKE Wilhelm LONG Norton E.”,”I rimedi contro la miseria e le depressioni.”,”””La “”canonizzazione”” degli affari, se si può usare questo termine, è particolarmente osservabile negli Stati Uniti (…). Essa è accompagnata da una tendenza a relegare in una classe inferiore tutti coloro i quali svolgono attività che non hanno origine dagli affari (studiosi, pubblici impiegati, artisti, ufficiali di carriera). E’ un processo che è stato facilitato dalla commercializzazione di queste professioni e dal conseguente sovvertimento delle vere gerarchie di gradi e di valore, una grave malattia americana della quale anche l’ Europa incomincia a manifestare i sintomi””. (pag 13)”,”ECOI-135″
“RÖPKE Wilhelm”,”La crisi sociale del nostro tempo.”,”RÖPKE Wilhelm dell’ Istituto Universitario di Alti Studi Internazionali di Ginevra. “”Ma una vera ricaduta nelle condizioni di miseria dei secoli precedenti, di cui alcuni parlano, sarebbe da attendersi soltanto se la guerra dovesse distruggere non solamente l’ apparato produttivo mondiale, ma avanti tutto anche gli uomini che impersonano l’ economia occidentale, le intime energie che li fanno muovere e la loro organizzazione essenzialmente liberale. Ma se una tale distruzione non si verificherà – e ne siamo pur sempre ben distanti – possiamo ancor sempre confidare nella grande forza ricostruttrice del nostro sistema economico, sufficientemente sperimentata attraverso l’ esperienza storica, né dobbiamo dimenticare che un sistema economico avente la forza di produrre simili mezzi di distruzione è appunto perciò in grado di compiere miracoli nell’ opera di riparazione.”” (pag 173)”,”TEOS-144″
“RÖPKE Wilhelm”,”L’ économie mondiale aux XIXe et XXe siècles.”,”Sulle migrazioni e l’ accoglienza: “”Les artisans ont l’ avantage de trouver des moyens d’ existence et d’ être bien reçus dans toue les pays, de sorte que pour un ouvrier excellent l’ exil ne peut être dit une punition, tandis que ceux qui appartiennent à d’autres professions et conditions ne peuvent que difficilement vivre hors de leur pays””. (Francis Bacon, The Wisdom of the Ancients), XIX (1609) (pag 76) Imperium e dominium. (pag 56- 59) “”Come Guglielmo Ferrero ha mostrato così bene nel suo magistrale saggio: ‘Le forme della guerra e l’ anarchia internazionale’ (1) si tratta di cambiamenti che, dalla guerra limitata, con obiettivi limitati e mezzi ristretti, ha condotto alla guerra totale moderna, con degli obiettivi illimitati e dei mezzi che non conoscono alcuna restrizione.”” (pag 57) (1) La Crise Mondiale, edita da l’ Institut Universitaire de Hautes Etudes Internatioanles, Zurich, 1938 Sulle migrazioni e l’ accoglienza: “”Les artisans ont l’ avantage de trouver des moyens d’ existence et d’ être bien reçus dans toue les pays, de sorte que pour un ouvrier excellent l’ exil ne peut être dit une punition, tandis que ceux qui appartiennent à d’autres professions et conditions ne peuvent que difficilement vivre hors de leur pays””. (Francis Bacon, The Wisdom of the Ancients), XIX (1609) (pag 76)”,”ECOI-212″
“RÖPKE Wilhelm”,”Introduccion a la economia politica. (Tit. orig.: Die Lehre von der Wirtschaft)”,”””Todos lo viven, pero pocos lo entienden”” Goethe “”Puede creerse que hay épocas en las que medidas vigorosas para aumentar la oferta monetaria impedirán el desastre; pero una figura cientifica tan destacada como Keynes no puede impunemente extender el manto de su autoridad sore la propensión crónica de todos los Gobiernos hacia la inflación. Puede creerse que en ciertas circunstancias un aumento de la deuda pública es el mal menor; pero tal medida temporal no puede impunemente transformarse en principio de carácter general. Puede occurir – como en la Gran Depresión de 1931-32. – que todos los enfuerzos para poner un fin rápido a una situación de desempleo resulten fuerzos inútiles, por lo que debe recurrirse a incrementar la “”demanda efectiva”” mediante la expansión de la oferta monetaria; pero no se pueden impunemente tratar con un desprecio apenas disimulado las reglas e instituciones establecidas, de las cuales, a la larga, depende la marcha ordenada de la vida económica, si no ha de quedar expuesta a una presión inflacionista constante.”” (pag 209)”,”ECOI-230″
“RÖPKE Wilhelm”,”L’ordine internazionale. Economia mondiale e spazi vitali, nazionalismo e internazionalismo, materie prime e monopoli. (Tit.orig.: Internationale Ordnung)”,”RÖPKE Wilhelm dell’Istituto universitario di alti studi internazionali di Ginevra. Il libro è la conclusione di una trilogia iniziata nel 1942 con ‘La crisi sociale del nostro tempo’ e proseguita con ‘Civitas humana’ del 1944.”,”RAIx-256″
“RÖPKE Wilhelm”,”L’ordine internazionale.”,”Dal titolo in copertina: Economia mondiale e spazi vitali nazionalismo e internazionalismo materie prime e monopoli RÖPKE Wilhelm dell’Istituto Universitario di Alti Studi Internazionali di Ginevra Varianti teoria economica imperialismo (pag 47)”,”ECOI-251″
“ROß Sabine a cura”,”Biographisches Handbuch der Reichsrätekongresse 1918/19.”,”Sabine ROß , Dr. Phil.; geb. 1962; Studium der Geschichte und der Soziologie an der Technischen Universität Berlin; wissenschaftliche Mitarbeiterin am Zentrum für Zeithistorische Forschung Potsdam; Veröffentlichungen insbesondere zur politischen Elitenforschung, zur DDR-Geschichte und zur Revolution 1918/19 in Deutschland. Tabella Frazioni al 1° Congresso dei Consigli. MSPD 297 % 60.7 USPD 94 % 19.2 Soldati 25 % 5.1 Democratici 28 5.7 VRev 11 2.3 Altri 34 7.0 Totale delegati 489 100 (pag 82)”,”MGER-077″
“ROSA Paolo a cura; saggi di Rey KOSLOWSKI e Friedrich V. KRATOCHWIL John G. RUGGIE Roy GINSBERG Michael McFAUL Paul DIBB”,”Le relazioni internazionali contemporanee. Il mondo dopo la guerra fredda.”,”ROSA Paolo svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell’ università di Trento. Per i tipi della Carocci ha pubblicato in collaborazione con Riccardo SCARTEZZINI, ‘Le relazioni internazionali’ (Roma, 1994) Saggi di Rey KOSLOWSKI e Friedrich V. KRATOCHWIL John G. RUGGIE Roy GINSBERG Michael McFAUL Paul DIBB. Contiene il capitolo: ‘Nuovo equilibrio di potenza in Asia’ di Paul DIBB (pag 169) “”Il complesso equilibrio di potenza a cinque, che attualmente comprende tutta l’ Asia, rappresenta, pertanto, un fenomeno nuovo nell’ ordine internazionale della regione. Nessuno degli attori chiave – Cina, Giappone, India, Russia e USA – ha esperienza di come condurre una politica di equilibio di potenza nell’ intera regione, in condizioni di grande fluidità””. (pag 173)”,”RAIx-154″
“ROSA Gabriele”,”Storia generale delle storie.”,”Dionigi d’ Alicarnasso, anni 30 aC. “”Il primo fiore della squisita ed unica civiltà greca spuntò sulle benedette spiaggie dell’ Asia, dove fra l’altre città era Alicarnasso, patria di due sommi storici: Erodoto che scrisse le prime glorie ed origini d’Atene; Dionigi, il massimo scrittore delle origini del Lazio e di Roma, e posteriore ad Erodoto di oltre quattro secoli. Dionigi dall’ Asia giunse a Roma, forse a cercare fortuna, 20 anni a.C. quando Augusto finì le guerre civili. Qui per ventidue anni studiò la lingua e le storie latine di Porcio Catone, Quinto Fabio, Valerio Anza, Licinio Macer, Elio Gelio, Calpurnio, la maggior parte ora perduti, ignorando forse quanto intanto studiavano e scrivevano Sallustio e Livio””. (pag 129)”,”STOx-116″
“ROSA Mario VERGA Marcello”,”Storia dell’Età Moderna, 1450-1815.”,”Mario Rosa insegna storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra i suoi lavori: Riformatori e ribelli nel ‘700 religioso italiano, Politica e religione nel ‘700 europeo, Religione e società nel Mezzogiorno tra Cinque e Seicento, La chiesa e gli stati regionali nell’età dell’assolutismo, in Letteratura italiana e curatore di Clero e società nell’Italia moderna, insieme a G. Greco di Storia degli antichi stati italiani. Marcello Verga insegna Storia moderna presso la facoltà di Scienze Politiche ‘Cesare Alfieri’ dell’Università di Firenze. Tra i suoi lavori: Da ‘cittadini’ a ‘nobili’, Lotta politica e riforma delle istituzioni nella Toscana di Francesco Stefano, La Sicilia dei grani, Il sogno spagnolo di Carlo VI, Il Trentino tra Sacro Romano Impero e stati italiani, Le istituzioni, in Storia degli antichi stati italiani.”,”EURx-039-FL”
“ROSA Paolo”,”Politiche pubbliche e politica di difesa. La formazione dei programmi militari americani.”,”Paolo Rosa ha conseguito il dottorato di ricerca in Sociologia politica presso l’Università di Firenze. Svolge attività di ricerca sui temi dello sviluppo politico e della politica estera.”,”USAQ-016-FL”
“ROSA Jean-Jacques, a cura di Riccardo CAVALLO”,”Il secondo XX secolo. Declino delle gerarchie ed avvenire delle nazioni.”,”Jean-Jacques Rosa, docente all’Istituto di Studi Politici di Parigi, ha pubblicato diverse opere dedicate ai più importanti problemi economici.”,”ECOI-187-FL”
“ROSADA Maria Grazia”,”Le Università popolari in Italia, 1900-1918.”,”ROSADA Maria Grazia L’avvento delle macchine e la nascita di una realtà unitaria. “”Inoltre è assurdo cercare di far rivivere una cultura popolare autonoma, fatta di miti e leggende: tutto ciò è cambiato da quando è comparsa la macchina, che, come notò Carlo Marx, “”spezzò e infranse l’armonia dei rapporti secolari, le tradizioni e le consuetudini semplici, fuse e confuse in una molteplicità accelerata e infinita di rapporti gli uomini, le classi e gli scambi di prodotti tecnici e intellettuali, creò una larghissima realtà nuova, essenzialmente unitaria””. La scienza, oggi, nonché astrazione, è la filosofia più vera e più sana del lavoratore (P. Gilardi, Una parola ancora sulla cultura popolare, in La Cultura popolare, 1914, pp. 919-22).”” [Maria Grazia Rosada, Le Università popolari in Italia, 1900-1918, 1975]”,”MITS-395″
“ROSAIA Lucio”,”Anonima mutuati.”,”””Impegnarsi totalmente… Il maggior numero di noi impegna nella vita soltanto una debole parte di sé, una parte ridicolmente piccola, come quei ricchi avari che dànno ai poveri solo il superfluo del loro superfluo.”” Georges Bernanos (in apertura) Lucio ROSAIA è nato nel 1925 a La Spezia dove vive e svolge la sua attività di medico, specializzato in cardiologia. Collabora a ‘Voce Repubblicana’, ‘Nord e Sud’, ‘Città e campagna’.”,”ITAS-131″
“ROSANVALLON Pierre”,”La question syndicale.”,”Pierre ROSANVALLON è maitre de conferences a l’ Ecole des hautes etudes en sciences sociales (EHESS) e autore di varie opere tra cui ‘Crise de l’ Etat-Providence’ (1981) ‘Misere de l’ economie’ (1985).”,”MFRx-161″
“ROSANVALLON Pierre”,”Le capitalisme utopique. Histoire de l’idée de marché.”,”Pierre Rosanvallon, professore al College de France, ha recentemente pubblicato ‘Le Modèle poliitique français’ (Seuil, 2004). Si occupa di storia e di teoria della democrazia. Segue con attenzione i problemi politici e sociali contemporanei. “”On sait que la critique de Hegel constitue le moment fondateur de la pensée de Marx. Ce renversement de Hegel par Marx a généralement été compris comme un retournement ayant pour objet de remettre Hegel sur ses pieds. Mais le rapport Marx/Hegel est constamment réduit, du moins pour le marxisme dominant, à une simple opposition entre une pensée idéaliste et une pensée matérialiste. Du même coup, les véritables racines historiques de la pensée de Marx se trouvent gommées et occultées. Pourtant, il n’est pas faux de raisonner en termes de retournement. Mais cette interprétation ne prend tout son sens que si on la situe par rapport au travail de Hegel sur l’économie politique anglaise. Dans ce cadre, l”Aufhebung’ de Hegel par Marx doit être comprise comme un retour au libéralisme. ‘Marx critique en fait Hegel’ avec ‘Adam Smith’. Toute sa lecture des ‘Principes de la philosophie du droit’ témoigne de cette critique libérale de Hegel. Si elle ne se donne pas explicitement come telle, ce n’est que parce que Marx lit Hegel et Smith comme s’ils étaient sans rapports. Il lit Hegel comme un pur philosophe et il lit Smith comme un pur économiste. Il est d’ailleurs significatif qu’il se soit seulement concentré dans sa ‘Critique du droit politique hégélien’ sur les chapitres que Hegel consacre à l’Etat, comme si cet aboutissement de la pensée hégélienne n’était pas le produit d’une réflexion sur la société civile. De la même façon, Marx ne s’intéresse qu’à ‘la Richesse des nations’; il se préoccupe visiblement peu de la ‘Théorie des sentiments moraux’ (1). Il se masque ainsi à la fois la formation philosophique de l’économie politique de Smith et la formation économique de la philosophie de Hegel. On peut seulement signaler à sa décharge que certains textes fondamentaux de Hegel, come ‘la Première Philosophie de l’esprit’ (Iéna, 1803), dans lesquels le travail sur l’économie politique anglaise est particulièrement lisible, n’étaient pas connus de son temps. Si Marx critique Adam Smith, cette critique se développe uniquement sur le terrain économique. On serait presque tenté de dire qu’elle reste «tecnique» comme en témoignent notamment les longs développements des ‘Théories sur la plus-value'”” [Pierre Rosanvallon, ‘Le capitalisme utopique. Histoire de l’idée de marché’, Paris, 1999] (pag 179-180) [(1) Ce dernier livre n’est cité qu’une seule fois dans ‘Le Capital’ (livre I, La Pléiade, p. 1128) et encore n’est-ce que pour se féliciter de la peur que Smith inspirait aux ben-pensants qui l’accusaient de propager l’athéisme en Angleterre]”,”ECOT-305″
“ROSANVALLON Pierre, a cura di Massimiliano PANARARI”,”Il popolo introvabile. Storia della rappresentanza democratica in Francia.”,”Pierre Rosanvallon, Professeur au Collège de France, il a récemment publié au Seuil, Le Modèle politique français. Ses principaux travaux sont consacrés à l’histoire et à la théorie de la démocratie. Mais il est aussi un observateur attentif des problèmes politiques et sociaux contemporains.”,”TEOP-049-FL”
“ROSAS-LAURO Claudia a cura; saggi di Ramiro Flores GUZMAN Mariam Salas OLIVARI Bernard LEVALLE’ S.M. Sanchez RODRIGUEZ Scarlett O’Phelan GODOY Claudia ROSAS LAURO Cristina MAZZEO DE VIVO Arnaldo MERA-AVALOS J.F. RAGAS-ROJAS Jeffrey KLAIBER Denise Leigh RAFFO Augusto Castro CARPIO”,”El miedo en el Perú. Siglos XVI al XX.”,”fonte: https://www.scielo.cl/scielo.php : ‘CLAUDIA ROSAS LAURO (curatrice) La paura in Perù, dal XVI al XX secolo , Lima, Pontificia Università Cattolica del Perù, Fondo editoriale 2005. Il libro curato da Claudia Rosas è sicuramente interessante. Si compone di un’introduzione del curatore, di uno studio di Fernando Rosas Moscoso sul concetto di paura e di tredici articoli su casi specifici, tra cui uno scritto dalla stessa curatrice. Situazioni che hanno generato paura in Perù dall’inizio della Conquista fino al XX secolo. Tutti gli articoli sembrano seri e ben documentati, almeno per una persona che conosce molto poco la storia del Perù, come il mio caso. Ma prima di parlare dell’opera, parliamo della paura, quello stato psicologico di ansia di fronte a un pericolo – reale o immaginario – che può essere provocato da molteplici cause e avere un’ampia gamma di gradi di intensità, fino al più elevato. La paura è la consapevolezza, giustificata o meno, che io, una persona cara o un’istituzione siamo esposti a un danno potenzialmente grave. La paura è antica quanto la specie umana e per essa è sempre stata una delle principali fonti di sofferenza. Qualche tempo fa ho letto un articolo di un professore americano che mi ha molto colpito. Si sa che gli antropoidi con caratteristiche ominidi esistono da circa tre milioni di anni. E gli ominidi stessi, alcune centinaia di migliaia. Per quasi tutto questo lungo periodo di tempo furono creature deboli, incapaci di affrontare animali delle loro dimensioni o più grandi, dotati di denti o artigli incomparabilmente più forti e pericolosi dei loro, oppure subirono, senza possibilità di evitarli, altri fenomeni della natura. Era un essere che aveva molte ragioni per vivere costantemente in uno stato di paura e di allerta, sempre in fuga o in cerca di rifugio. L’uomo inventò le sue prime armi (probabilmente il bastone usato come mazza) meno di centomila anni fa, probabilmente molto meno. In seguito, man mano che la loro intelligenza aumentava e si affinava, riuscendo a trasmettere la conoscenza di generazione in generazione, le armi miglioravano, al punto che attualmente l’essere umano è l’essere vivente più pericoloso per gli altri e può difendersi ragionevolmente dai macrofenomeni della natura, se prende le dovute precauzioni. Insomma, l’uomo può essere anche il peggiore dei predatori, che se volesse potrebbe forse distruggere ogni forma di vita sul pianeta, o potrebbe farlo nel prossimo futuro. Infatti, il pericolo più grande per l’uomo è un altro uomo. Ma questo essere potente che è l’uomo del presente, questo “”re della creazione”” è stato tale solo per una frazione insignificante del tempo in cui esiste come specie e avrebbe conservato nel suo inconscio quei milioni di anni in cui ha vissuto immerso nella paura, essendo una forza che, nascosta nell’inconscio, si risveglia, con forza irrazionale e travolgente in occasioni come quelle che ho menzionato prima. Fernando Rosas lo dice esplicitamente: “”lo storico che voglia addentrarsi nello studio delle paure deve necessariamente affidarsi alla psicologia”” (p. 25). È motivo di orgoglio per Claudia Rosas e per la storiografia peruviana essersi occupate di questo importantissimo tema, già toccato dalla storiografia francese, ma ancora poco coltivato, o molto poco, nella nostra America, almeno in Cile. Il libro affronta, in ordine cronologico, le varie forme di paura. Dalle paure collettive degli altri esseri umani nei seguenti articoli: ai pirati nell’era coloniale di Ramiro Flores Guzmán. Il terremoto e le possibili sequenze di ribellione sociale delle classi inferiori, che approfittano della scossa, di Susy M. Sánchez. The Means to Mob Rebellion di Scarlett O’Phelan. La paura della rivoluzione (come eco della Rivoluzione francese) di Claudia Rosas. La paura della rivoluzione per l’indipendenza di Cristina Mazzeo de Vivó. Sull’avvento dell’Indipendenza di Arnaldo Mera Ávalos. Al controllo delle elezioni, ora nel Perù indipendente di José Ragas Rojas. Paura dell’APRA di Jeffrey Klaiber, SJ Altri articoli fanno riferimento alla paura individuale di altri esseri umani: La paura della scomunica durante la Colonia di Miriam Salas Olivari. Il timore reverenziale, giustificato o meno, dei giovani che decidevano di entrare o uscire dai conventi di Bernard Lavallé. Dalla folla provinciale a quella urbana di Dense Leigh Raffo. In breve, l’uso del terrore come mezzo di esercizio del potere da parte di Augusto Castro Carpio… il cui nome e il cui tema mi hanno ricordato un altro Augusto, quello cileno. Questa certa dispersione in un argomento che avrebbe potuto essere più limitato può danneggiare un po’ il libro, perché alcuni articoli toccano temi molto simili, come “”La paura della rivoluzione per l’indipendenza del Perù”” e “”Quando la Patria arrivò nella capitale: la paura prima dell’avvento dell’indipendenza 1820-1821″” e altri come quelli di Scarlet O’Phelan e Claudia Rosas. Ce n’è anche uno, “”Il timore della scomunica””, che, in lunghi passaggi, si discosta dall’obiettivo proclamato nel titolo. D’altro canto, ci sono articoli originali e molto ben realizzati, come “”La paura dell’APRA””. È sorprendente che quella che era quasi certamente la paura più grande e diffusa nel Perù cattolico, come in alcuni casi in tutta la cristianità ancora oggi: la paura dell’inferno, non sia stata affrontata, come suggerisce l’immagine di copertina. L’inferno è il male più terribile che si possa concepire, una sofferenza infinita per un tempo infinito. In verità, forse le uniche persone che potevano meritare l’inferno erano coloro che lo avevano creato come concetto, forse con il desiderio di acquisire potere per gestire grandi gruppi di uomini. Ma qualunque problema si possa trovare nel libro, questo non oscura il fatto che si tratta di un’opera con una tematica nuova e interessante, poco o per niente elaborata tra i latinoamericani e che in alcuni articoli dimostra eccellenza. Cristiano Gazmuri Pontificia Università Cattolica del Cile”,”AMLx-030-FSD”
“ROSATI Elio CARASSITI Anna Maria”,”Dizionario delle battaglie. Terrestri, navali, aeree, combatture in tremilacinquecento anni di storia dell’umanità.”,”Elio Rosati, docente di lettere, esperto di antropologia medievale, è impegnato in ricerche sulla civiltà rinascimentale e barocca. Attivo nel campo della divulgazione e della didattica, studioso di storia ligure, ha svolto seminari universitari sulle Repubbliche marinare, la Grande Guerra, il Fascismo. Ha partecipato alla redazione di guide storiche e ha pubblicato articoli su quotidiani e riviste. Anna Maria Carassiti, docente di Storia e filosofia si occupa di filosofia, linguistica e natura e in particolare, attraverso l’analisi linguistica, del rapporto tra realtà e mito, tra mondo vero e mondo grammaticale. Dai i suoi primi studi su Nietzsche ai più recenti suoi sinonimi, la sua attenzione è stata costantemente diretta al potere della parola. Ha pubblicato Dizionario di mitologia greca e romana. La Storia del genere umano può essere considerata una lunga sequenza di guerre, intervallata da brevi pause di pace. Dopo la Prima Guerra Mondiale, sembrava non dovesse più scoppiare un conflitto tanto devastante. E giunse la Seconda Guerra Mondiale, e poi l’Indocina, il Vietnam, il Libano, l’Afghanistan, la Jugoslavia, la Somalia, la Cecenia, la Liberia. In questo dizionario sono le battaglie a parlare, raccontando ciò che accadde senza creare nuove epopee.”,”QMIx-031-FL”
“ROSATI Elio CARASSITI Anna Maria”,”Dizionario delle battaglie. Terrestri, navali, aeree, combatture in tremilacinquecento anni di storia dell’umanità.”,”Elio Rosati, docente di lettere, esperto di antropologia medievale, è impegnato in ricerche sulla civiltà rinascimentale e barocca. Attivo nel campo della divulgazione e della didattica, studioso di storia ligure, ha svolto seminari universitari sulle Repubbliche marinare, la Grande Guerra, il Fascismo. Ha partecipato alla redazione di guide storiche e ha pubblicato articoli su quotidiani e riviste. Anna Maria Carassiti, docente di Storia e filosofia si occupa di filosofia, linguistica e natura e in particolare, attraverso l’analisi linguistica, del rapporto tra realtà e mito, tra mondo vero e mondo grammaticale. Dai i suoi primi studi su Nietzsche ai più recenti suoi sinonimi, la sua attenzione è stata costantemente diretta al potere della parola. Ha pubblicato Dizionario di mitologia greca e romana. La Storia del genere umano può essere considerata una lunga sequenza di guerre, intervallata da brevi pause di pace. Dopo la Prima Guerra Mondiale, sembrava non dovesse più scoppiare un conflitto tanto devastante. E giunse la Seconda Guerra Mondiale, e poi l’Indocina, il Vietnam, il Libano, l’Afghanistan, la Jugoslavia, la Somalia, la Cecenia, la Liberia. In questo dizionario sono le battaglie a parlare, raccontando ciò che accadde senza creare nuove epopee.”,”QMIx-004-FF”
“ROSCHKE-BUGZEL Sabine”,”Die revolutionäre Bewegung in Iran 1905-1911. Sozialdemokratie und russischer Einfluß.”,”La bibliografia contiene 240 riferimenti.”,”MVOx-011″
“ROSDOLSKY Roman”,”Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx.”,”ROSDOLSKY (Lvov, 1898) ha studiato a Praga e a Vienna. Ha lavorato all’Istituto Marx-Engels di Mosca. Durante la 2° GM fu deportato dai nazisti ad Auschwitz e in altri campi di sterminio. Emigrato nel 1947 negli USA, è morto a Detroit nel 1967.”,”MADS-194″
“ROSDOLSKY Roman”,”Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della “”Neue Rheinische Zeitung””.”,”””Quandoque bonus dormitat Homerus”” (Orazio, Ars Poetica) “”In nessun caso però lei deve leggere Hegel come lo ha letto il signor Barth, vale a dire per scoprirvi paralogismi e oziosi trucchi che gli servivano da supporto alla costruzione. Questo è un semplice lavoro da scolaretto. Assai più importante è ritrovare, sotto la forma erronea e nell’ artificiale correlazione tra le parti, ciò che è giusto e geniale””. Friedrich Engels a Conrad Schmidt, 1.11.1891 “”Per quanto possa sembrare bizzarro, anche l’ estrema sinistra della rivoluzione del 1848, la cui guida intellettuale era fornita dalla “”Neue Rheinische Zeitung”” non poté valutare correttamente l’ enorme importanza della questione contadina in Austria, le straordinarie opportunità offerte alla rivoluzione, né i gravi pericoli che la minacciavano. Invano si cercano nella “”Neue Rheinische Zeitung”” un’ analisi della questione agraria, un programma concreto sulla questione contadina in Austria o articoli di rilievo e servizi che trattino della questione. Non prese neanche posizione sulla battaglia combattuta così tenacemente nella Dieta viennese sulle compensazioni per i dazi feudali; limitò il proprio ruolo a quello di mera cronista. A proposito della questione contadina in Ungheria e Galizia, in ogni modo, grazie al suo panegirico della “”rivoluzionaria”” legislazione agraria di Kossuth e della fantomatica “”disponibilità al sacrificio”” dei latifondisti galiziani, la “”Neue Rheinische Zeitung”” divenne in pratica portavoce della aristocrazia democratica di quelle terre. Così essa ridusse, se non bloccò del tutto, la propria capacità di comprendere i loro problemi agrari. Solo quando la rivoluzione fu sconfitta e l’ Ungheria mortalmente ferita, solo allora il giornale tirò fuori, e solo sporadicamente, l’ idea di “”guerra contadina”” austriaca che potesse soccorrere la rivoluzione ungherese (…)””. (pag 108-109)”,”MAES-064″
“ROSDOLSKY Roman”,”Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx.”,”ROSDOLSKY (Lvov, 1898) ha studiato a Praga e a Vienna. Ha lavorato all’Istituto Marx-Engels di Mosca. Durante la 2° GM fu deportato dai nazisti ad Auschwitz e in altri campi di sterminio. Emigrato nel 1947 negli USA, è morto a Detroit nel 1967. “”E questo ci conduce alla questione del rapporto tra la teoria marxiana del profitto e quella di Ricardo (e dei classici in generale). La differenza fra le due teorie balza agli occhi. Mentre la scuola di Ricardo è naufragata proprio contro l’ostacolo della contraddizione fra la determinazione del valore mediante il lavoro e il fatto del saggio generale di profitto, per Marx questa contraddizione è divenuta il punto di partenza di una nuova dottrina del profitto. Egli non cerca, come i ricardiani, di “”salvare”” la legge del valore “”mediante ‘astrazione’ forzata dalle antinomie dell’apparenza fenomenica”” (Das Kapital, I, p. 325, [Libro I p. 345]), ma dimostra al contrario come, per l’intervento del saggio generale di profitto, “”sulla base del valore di scambio si sviluppi un prezzo di mercato da questo o, meglio, come la legge del valore di scambio si realizzi soltanto nel proprio opposto”” (Zur Kritik, p. 48 [Critica, p. 49]). Si capisce quindi la profonda soddisfazione con cui Marx, nella lettera del 14 gennaio 1858, si esprime appunto su questa sua conquista teorica: “”Del resto faccio dei bei passi avanti. Per es. tutta la teoria del profitto, quale è stata finora, l’ho mandata a gambe all’aria. Quanto al ‘metodo’, mi ha reso un grandissimo servizio il fatto che ‘by mere accident’ mi ero risfogliato la ‘Logica’ di Hegel””. E aggiunge: “”Se troverò mai il tempo per lavori del genere, avrei una gran voglia di rendere accessibile all’intelletto dell’uomo comune […] quanto vi è di ‘razionale’ nel metodo che Hegel ha scoperto ma, nello stesso tempo, mistificato”” (Mew, XXIX, p., 260 [Carteggio, III, pp. 154-5])”” [ Roman Rosdolsky, Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx, 1971]”,”MAES-109″
“ROSDOLSKY Roman”,”Engels and the “”Nonhistoric”” Peoples: The National Question in the Revolution of 1848.”,”Roman Rosdolsky marxista ucraino (1898-1967) ha scritto quest’opera nel 1948 nel centenario della Rivoluzione del 1848. Ma le origini della monografia su Engels e i popoli “”senza storia”” risale agli anni 1920. Volume dedicato dall’autore alla memoria di Mykola Skrypnyk, Oleksander Shumsky e Karlo Maksymovych vittime del terrore di Stalin in Ucraina.”,”MAES-141″
“ROSDOLSKY Roman”,”Lenin and the First World War.”,”In bibliografia si citano sullo stesso tema libri di S.F. Kissin, J. Riddell, H. Draper, J.P. Cannon, S. Bornstein e A. Richardson , R. Kisch. 1° Prima guerra mondiale: fraternizzazioni. Lenin sulla fraternizzazione dei soldati al fronte nella Grande guerra “”In contrast to social-patriotic practice, which renounced the proletarian ‘class struggle’, which – according to Kautsky’s formula – declared that it was postponed, suspended ‘for the duration of the war’ (121), the Marxist Left had to direct their main struggle against any collaboration by the labour organisations (trade unions and parties) with the bourgeoisie and the government. As the ‘first steps’ in this activity, the RSDLP’s (122) émigré organisation – led by Lenin – proposed in March 1915: (1) a complete break with the policy of ‘class peace’ (‘bloc national’); (2) the bringing down of the bourgeois-socialist coalition governments and the resignation of all socialist ministers; (3) refusal to vote for war-credits in parliament; (4) the formation of illegal organisations wherever governments violated or suspended the constitutional rights of the citizens; and lastly (5) spreading and promoting fraternisation among the frontline soldiers of all belligerent nations (123). It cannot be denied that this programme of the RSDLP anticipated the tendencies lying dormant in the wartime labour movement. In particular, from the second year of the war onwards, their call for the breaking of the ‘class peace’ increasingly met with spirited approval from the masses. This can be seen clearly from the international conferences of the left and left-centrist socialist groups in Zimmerwald and Kienthal. (The split by the ‘independents’ from the socialists allied with the government in Germany must also be considered as a symptom of this radicalisation of the working masses). Of course, up until 1917 these were still only modest beginnings, and in this respect the March revolution in Russia was first to bring about a far-reaching change. This can best be illustrated by the slogan – spread by the Bolsheviks – of ‘fraternisation of the frontline soldiers!”” As early as February and March 1915, Lenin referred several times to bourgeois press reports of sporadic cases of fraternisation by the soldiers in trenches (124). He says on this occasion: “”Try to imagine Hyndman, Guesde, Vandervelde, Plekhanov, Kautsky and the rest – instead of aiding the bourgeoisie (something they are now engaged in) – forming an international committee to agitate for “”fraternisation and attempts to establish friendly relations “”between the socialists of the belligerent countries, both in the “”trenches”” and among the troops in general. What would the results be several months from now, if today, only six months after the outbreak of the war and ‘despite’ all the political bosses, leaders and luminaries who have betrayed socialism, opposition is mounting on all sides against those who have voted for war credits and those who have accepted ministerial jobs, and the military authorities are threatening that “”fraternisation”” carries the death sentence?”” (125). And in the pamphlet ‘Socialism and War’, written by Lenin and Zinoviev in August 1915, it says: “”If such cases of fraternisation have proved possible even when… social chauvinism has the support to the entire Social-Democratic press and all the authorities of the Second International, then that shows us how possible it would be to shorten the present criminal, reactionary and slaveholders’ war and to organise a revolutionary international movement, if systematic work were conducted in this direction, at least by the Left-wing socialists in all the belligerent countries”” (126). Yet this systematic work by the Left-wing socialist forces was precisely what was lacking all over Western and Central Europe, with the result that the attempts at fraternisation, which broke out from time to time in the trenches, could soon be crushed and suppressed by the discipline of blind military obedience. This only shows that the slogan of ‘Fraternisation of frontline soldiers’ was ‘at that time’ (the beginning of 1915) still premature, and that in isolation it could not have led to any tangible results (127). Only with the outbreak of the March Revolution in Russia did the fraternisation of soldiers on the Eastern Front (128) become an everyday occurrence, and it contributed most significantly to the disintegration of military discipline in the Russian and then also in the German and Austrian armies. In a political report given to the Conference of the Bolshevik Party on April 27, 1917, Lenin dealt with this question form precisely this standpoint. His report read: “”To end the war by pacifist means is utopia. It may be terminated by an imperialist peace. But the masses do not want such a peace. Was is a continuation of the policies of a class; to change the character of the war one must change the class in power'”” [Roman Rosdolsky, Lenin and the First World War, 1999] [(121) In December 1915, Victor Adler declared: ‘I really would like everything to go on its calm, orderly way again… the ‘well-ordered class struggle!’ (Ermers, op. cit., p. 332 – all emphasis by R.R.); (122) Russian Social Democratic Labour Party; (123) Lenin, ‘The Conference of the RSDLP Groups Abroad’, op. cit., p. 161; (124) We read in his article ‘The Slogan of Civil War Illustrated: ‘On January 8 (New Style), Swiss papers received the following message from Berlin: “”Of late the press has repeatedly carried reports of peaceable attempts made by men in the German and French trenches to enter into friendly relations. According to ‘Tagliche Rundschau’, an army order dated December 29 [1914 – RR] bans any fraternisation and any kind of intercourse with the en enemy in the trenches. Disregard of this order is punishable as high treason””. …The British ‘Labour Leader’ of January 7, 1915, published ‘a series’ of quotations from the British bourgeois press on instances of fraternisations between British and German soldiers, who arranged a “”forty-eight hour truce”” at Christmas, met amicably in no-man’s land, and so on. The British military authorities issued a ‘special order’ forbidding fraternisation’ (CW, Vol. 21, p. 181); (125) Ibid., pp. 181-2; (126) Lenin, ‘Socialism and War’, op. cit., p. 314; (127) That was the reason why Lenin did not succeed in convincing the majority of the participants at the Zimmerwald Conference (beginning of September 1915) that the slogan supporting fraternisation at the front must be inserted in the resolutions of the ‘Zimmerwald Lefts’ reproduced in Gankin and Fisher, op. cit., p., 356); We leave aside here the great ‘rebellion’ of the French frontline troops, which broke out in May and June 1917 as a reaction to the March Revolution in Russia. As a result of the immaturity and weakness of the French socialist Lefts, it remained unsuccessful] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LENS-263″ “ROSDOLSKY Roman”,”Il caso e i grandi uomini.”,”In rilievo le considerazioni di Marx, Engels e Trotsky “”””La proprietà privata può essere abolita solo a condizione che gli individui siano giunti ad un grado di sviluppo universale appunto perché le relazioni e le forze produttive da essi incontrate sono universali e possono appropriarsele, ossia farne una libera manifestazione della loro vita, solo individui che si sviluppano su un piano universale. Abbiamo mostrato che gli individui attuali debbono abolire la proprietà privata perché le forze produttive e le forme di relazioni si sono sviluppate al punto che sotto la dominazione della proprietà privata esse sono diventate forze distruttive, e perché l’antagonismo tra le classi è stato spinto fino all’estremo (17)””. Mentre dunque “”nella storia finora avutasi una condizione particolare è apparsa sempre come casuale, è divenuta casuale la separatezza stessa degli individui, il privato mestiere di ciascuno”” (18) e dunque deve essere sostituito con una società comunista – “”l’unica ove lo sviluppo libero ed originale degli individui non sia una frase”” (19). Su tali asserzioni di Marx la si può pensare come si vuole, tuttavia l’Ideologia Tedesca (da lui scritta assieme ad Engels) sviluppa già un intero sistema circa le relazioni reciproche fra caso e necessità nella storia umana, e si può certo deplorare che tale concezione sia stata finora così poco considerata. Ma anche nelle opere più tarde di Marx si trovano molteplici formulazioni relative a questo tema. Ad es., nella sua “”Introduzione”” programmatica al Rohentwurf del Capitale viene detto: “”Tale concezione (trattasi della concezione materialistica della storia, R.R.) si presenta come sviluppo necessario”” (20). Ciò sta a significare: anche al “”Caso”” deve venire attribuito un appropriato posto nel quadro dello “”sviluppo necessario””. In quale senso? Al riguardo sono forniti chiarimenti anche da una nota contenuta in ‘Note ed Estratti sul sistema di Ricardo’ (1851): “”Ricardo astrae da quanto egli considera come accidentale. Altro è esporre il processo effettivo, nel quale entrambe le cose – ciò che egli definisce movimento accidentale ma che è costante e reale, e la sua legge, il rapporto medio – entrambe appaiate come essenzialmente identiche (21).”” L’importanza metodologica di questa nota salta agli occhi. Sicuramente ad es. i prezzi, che compaiono alla “”superficie”” della vita economica, sono solo “”accidentali”” in rapporto alla legge del valore che sta alla loro base. Tuttavia sarebbe un grave difetto se l’economia politica restasse ferma alla legge del valore e non trattasse anche le deviazioni da esso e le “”modificazioni”” della legge stessa! Quindi per la teoria economica sono ambedue “”reali”” in egual misura ed importanti. Se essa ha tralasciato di derivare ogni caso dalla propria legge, ha posto ciò “”come scientificamente pari a zero”” (22). Ma lo stesso non vale per ogni altra scienza, e dunque anche per la scienza storica? Anche Engels si è riferito a questo tema. Così nella sua opera ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ si legge: “”Ma il caso è solo un polo di un nesso il cui altro polo si chiama necessità. Nella natura, ove pure appare dominare il caso, da molto tempo si è mostrato che in ogni campo la necessità e la legalità si realizzano attraverso il caso. Ma quel che vale per la natura, vale pure per la società. Quanto più una attività sociale, una serie di eventi sociali supera il potere del controllo umano, quanto più sembra essere in balia del puro caso, tanto più essa realizza, in questa casualità, le proprie interne leggi e la propria naturale necessità (23). Nello scritto di Engels su L. Feuerbach si può poi leggere: “”Non ci si lascia più imporre dalle vecchie antinomie di vero e di falso, di buono e di cattivo, di identico e di diverso, di necessario e di casuale, antinomia che la vecchia metafisica ancor sempre in voga non è in grado di superare; si sa che queste antinomie hanno soltanto un valore relativo, … che ciò che si dice essere necessario si compone di pura casualità, e che il cosiddetto elemento casuale è la forma dietro cui si nasconde la necessità, e così via…., anche qui, malgrado gli scopi coscientemente voluti dai singoli, regna alla superficie, in apparenza e all’ingrosso, il caso. Solo di rado ciò che si vuole riesce… Ma laddove alla superficie regna il caso, ivi il caso stesso è retto sempre da intime leggi nascoste, e non si tratta che di scoprire queste leggi”” (24).”””” [Roman Rosdolsky, ‘Il caso e i grandi uomini’, estratto dalla rivista ‘Plusvalore’, Milano, 1981] [(17) K. Marx F. Engels, L’Ideologia tedesca, cit., p. 456; (18)Ibidem, p. 66; (19) Ibidem, p. 457; (20) K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, La Nuova Italia, Firenze, 1969, p. 40; (21) K. Marx, Grundrisse…, Berlino Est, 1953, p. 803 (trad. it della redaz.); (22) Rosdolsky qui cita dal libro III del Capitale, da una edizione vecchia, non molto diffusa, dove trovansi le citazioni nelle pagg. 216 e 166. Per questo motivo non è stato possibile rintracciarle nella attuale edizione delle MEW. Nota redaz.; (23) F. Engels, Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats, MEW 21, Berlino Est, 1958, p. 169 (trad. it della redaz.); (24) F. Engels, L. Feuerbach, … in Opere scelte di Marx-Engels, Editori Riuniti, Roma, 1969, pp 1134 e 1137. Cfr. anche la lettera di Engels a J. Bloch del 22.9. 1890 el vol. cit. p. 1243] (pag 70-71) “”Trotsky non afferma in alcun modo che l’assenza di Lenin dalla Russia nel 1917 “”avrebbe deviato altrove la tempesta staorica””. Tale conclusione va messa in conto a Deutscher”” (pag 80) “”Sicchè pure per Lenin e Trotsky bisogna tirar fuori le parole di Engels: “”Quelli che si gloriavano – scrive Engels a V. Zasulich nel 1885 – di aver fatto la rivoluzione si sono sempre accorti, il giorno dopo, che non sapevano quel che facevano; ma che la rivoluzione compiuta non era affatto simile a quella che essi sognavano. Ecco ciò che Hegel chiama l’ ironia della storia, e di cui tanti personaggi storici sono stati le vittime”” (52) (pag 85-86) (52) Lettera di Engels a Vera Zasulich (23.IV. 1885) in Marx-Engels, India Cina Russia, Milano, 1970, p. 153″,”MAES-147″ “ROSDOLSKY Roman”,”Socialdemocrazia e tattica rivoluzionaria. La “”terza via”” dell’austromarxismo. (Tit.orig.: Die revolutionäre Situation in Osterrich im Jahre 1918 und die Politik der Sozialdemokraten – Der osterrichische Januarstreik, 1918)”,”Traduzione e introduzione di Antonio Moscato, premessa, note, appendici: A) La socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, bibliografia essenziale sulla socialdemocrazia tedesca, B) Lo scontro nella Russia sovietica sulla questione di Brest Litovsk, bibliografia essenziale su Brest Litovsk, C) Roman Rosdolsky 1898-1967, Collana Nezzanotte nel secolo 1 a cura di Attilio Chitarin. Roman Rosdolsky studioso e rivoluzionario ucraino noto in Italia per ‘Genesi e struttura del Capitale di Marx (Laterza 1971), affronta il problema della socialdemocrazia classica e del suo ruolo a partire da una ricostruzione di alcuni episodi cruciali del biennio rosso. In particolare, utilizzando rare fonti documentarie, Rosdolsky ricostruisce, dall’interno, lo sciopero insurrezionale che nel gennaio del 1918 sconvolse l’impero austroungarico, estendendosi poi a Berlino e a gran parte della Germania, ricollegandolo alle trattative di Brest-Litovsk, con le cui vicende fu strettamente intrecciato, e di cui condizionò pesantemente l’esito.”,”MAUx-002-FL” “ROSDOLSKY Roman”,”La révolution autrichienne de 1918 et le rôle de la social-démocratie. Prémiere partie – La situation révolutionnaire en Autriche en 1918 et la politique des sociaux-démocrates. Deuxième partie.”,”””Ce sentiment d’amertume et de déception se manifeste cependant le plus clairement dans un tract distribué en mars 1918 par la “”Ligue Spartacus”” (Spartakusbund), et qui porte le titre significatif: “”Le soldat allemand bourreau de la liberté””. Nous y lisons: “”Un territoire deux fois plus grand que toute l’Allemagne a été arraché par la violoence à la révolution Russe. La Courlande, la Livonie, l’Estonie et la Lituanie, ainsi que la malheureuse Pologne, sont à présent annexées sans aucun scrupule. En Ukraine, la soldatesque allemande se conduit comme dans une colonie africaine. Les troupes allemandes entrent en Finlandie… Ainsi l’Allemagne est-elle aujourd’hui devenue le gendarme de la réaction capitaliste dans toute l’Europe, et le prolétaire allemand en uniforme le bourreau de la liberté et du socialisme! Où va-t-on encore l’envoyer pour rétablir “”l’ordre””? Que les ouvriers socialistes de Norvège, de Suède, de Suisse et de Hollande prennent garde! Qu’ils ne se rebiffent surtout pas contre la guerre et la réaction, et surtout qu’ils n’organisent ni grèves générales ni révolutions! Car les prolétaires allemands leur passeront peut-être demain sur le corps, sur ordre de l’impérialisme allemand, pour rétablir “”l’ordre”” comme ils le font déjà aujourd’hui en Russie. Tout cela peut encore se produire. Pourquoi pas? Après tout, ce que nous venons de vivre? Le monde est aujourd’hui sans dessus dessous. En 1848, des hordes de moujiks asservis envahirent, sur ordre du tsar l’Europe occidentale pour étrangler la révolution bourgeoise. Aujourd’hui, 70 ans après, des prolétaires sociaux-démocrates et des militants syndicaux allemands marchent sur l’est et le nord pour étrangler la révolution socialiste. Aucune classe dans l’histoire mondiale n’a connu de tragédie aussi terrible, n’a fait preuve d’ignominie aussi profonde, et ne s’est imposée humiliation aussi infâme! (31)”” [(31) Müller (op. cit., 198. Cf. aussi l’appel; reproduit par Müller, adressé par la XII Armée russe aux soldats allemands: “”L’histoire clamera plus tard que le prolétariat allemands: “”L’histoire clamera plus tard que le prolétariat allemand a marché contre ses frères russes, et qu’il a sacrifié la solidarité internationale””, Ibid., p., 197. On peut lire des réflexions analogues dans l’écrit posthume de Rose Luxemburg ‘La Révolution russe’ (…)] [Cf. Richard Müller, ‘Vom Kaiserreich zur Republik’ (de l’Empire à la République), 1924] Geschichte der deutschen Revolution, Band I-III (Vom Kaiserreich zur Republik/ Die Novemberrevolution/ Bürgerkrieg in Deutschland), Müller, Richard:”,”MAUx-040″ “ROSDOLSKY Roman”,”La situation révolutionnaire en Autriche en 1918 et la politique des sociaux.-démocrates.”,”””In nessun caso però lei deve leggere Hegel come lo ha letto il signor Barth, vale a dire per scoprirvi paralogismi e oziosi trucchi che gli servivano da supporto alla costruzione. Questo è un semplice lavoro da scolaretto. Assai più importante è ritrovare, sotto la forma erronea e nell’ artificiale correlazione tra le parti, ciò che è giusto e geniale”” [Friedrich Engels a Conrad Schmidt, 1° novembre 1891] [(in) Roman Rosdolsky, ‘Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della “”Neue Rheinische Zeitung””‘, Genova, 2005]. Roman Rosdolsky è nato nel 1898 in Galizia (Ucraina). Nel corso della prima guerra mondiale fonda con altri l’organizzazione clandestina ‘Gioventù Socialista Rivoluzionaria Internazionalista’ ‘Jeunesse Socialiste Révolutionnaire Internationaliste’. Dopo la guerra lavora a Vienna come collaboratore dell’ Institut Marx-Engels di Mosca (Istituto Marx-Engels). Presto aderisce all’ Opposizione di sinistra. Redige una tesi sul problema dei popoli senza storia in Marx ed Engels [traduzione italiana: Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””, Genova, 2005]. Nel 1934, dopo l’arrivo al potere del fascismo austriaco, è costretto a lasciare Vienna e si sposta a Cracovia. Ma viene arrestato nel 1942 e finisce prigioniero nei campi di Auschwitz, di Ravensbruck e d’Oranienburg. Dopo la guerra emigra negli Stati Uniti ove, in ragione del suo passato politico, gli viene interdetto l’insegnamento. Scopre uno dei rari esemplari dei ‘Grundrisse’. Questa scoperta è il punto di partenza del suo studio relativo alla ‘Genesi del Capitale di Marx’ che sarà pubblicato dopo la sua morte (Detroit, 20 ottobre 1967) nel 1968″” [titolo italiano: ‘Genesi e struttura del Capitale di Marx’, Bari Roma, 1971] (pag 179) [nota biografica in ‘Roman Rosdolsky , La situation révolutionnaire en Autriche en 1918 et la politique des sociaux.-démocrates, Paris, 1977 ca.]”,”MAUx-045″ “ROSDOLSKY Roman”,”Lenin and the First World War.”,”Roman Rosdolsky studioso e rivoluzionario ucraino noto in Italia per ‘Genesi e struttura del Capitale di Marx (Laterza 1971), affronta il problema della socialdemocrazia classica e del suo ruolo a partire da una ricostruzione di alcuni episodi cruciali del biennio rosso. In particolare, utilizzando rare fonti documentarie, Rosdolsky ricostruisce, dall’interno, lo sciopero insurrezionale che nel gennaio del 1918 sconvolse l’impero austroungarico, estendendosi poi a Berlino e a gran parte della Germania, ricollegandolo alle trattative di Brest-Litovsk, con le cui vicende fu strettamente intrecciato, e di cui condizionò pesantemente l’esito. Introduction by Richard PRICE, Notes, Appendix: Roman Rosdolsky: A Genuine Marxist Scholar,”,”LENS-053-FL” “ROSDOLSKY Roman”,”Friedrich Engels et le problème des peuples «sans histoire». La question des nationalités dans la Révolution de 1848-1849 à la lumière de la « Nouvelle Gazette Rhénane ». [1948]”,”ROSDOLSKY Roman”,”MAES-167″ “ROSDOLSKY Roman”,”Socialdemocrazia e tattica rivoluzionaria. La “”terza via”” dell’austromarxismo.”,”Roman Rosdolsky studioso e rivoluzionario ucraino noto in Italia per ‘Genesi e struttura del Capitale di Marx (Laterza 1971), affronta il problema della socialdemocrazia classica e del suo ruolo a partire da una ricostruzione di alcuni episodi cruciali del biennio rosso. In particolare, utilizzando rare fonti documentarie, Rosdolsky ricostruisce, dall’interno, lo sciopero insurrezionale che nel gennaio del 1918 sconvolse l’impero austroungarico, estendendosi poi a Berlino e a gran parte della Germania, ricollegandolo alle trattative di Brest-Litovsk, con le cui vicende fu strettamente intrecciato, e di cui condizionò pesantemente l’esito. Fondo Casella”,”MAUx-046″ “ROSDOLSKY Roman ITOH Makoto HICKEL Rudolf BECKER James”,”Il metodo del “”Capitale”” di Marx e la sua importanza per la scuola marxista contemporanea (Rosdolsky) / La formazione della teoria della crisi di Marx (Itoh) / Sull’interpretazione degli schemi di riproduzione di Marx (Hickel) / Sulla teoria monopolistica del capitalismo monopolistico (Becker).”,”Il capitalismo monetario e la teoria del credito in Marx (pag 26-27)”,”MADS-748″ “ROSDOLSKY Roman”,”Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx.”,”””Ma «non è ancora tutto. Lo scambio maggiore non è quello delle merci, ma quello del lavoro con le merci (…). I lavoratori non venderebbero alla banca il proprio lavoro, bensì», stando al dogma proudhoniano, «riceverebbero il valore di scambio dell’intero prodotto del loro lavoro ecc. A ben guardare, dunque, la banca sarebbe non solo il compratore e venditore universale, ma anche il produttore universale. In realtà, sarebbe o il governo dispotico della produzione e l’amministratrice della distribuzione, oppure non sarebbe altro che un ufficio [‘board’] che terrebbe la contabilità per la società lavorante in comune» (22) (dunque, un organo di pianificazione socialista); ma allora, l’ideale proudhoniano di un «eguale scambio di merci» si capovolgerebbe nel suo opposto. «Siamo così giunti», conclude Marx, «al problema fondamentale (…) È possibile rivoluzionare i rapporti di produzione esistenti e i rapporti di distribuzione che ad essi corrispondono mediante mutamenti nello strumento della circolazione – nell’organizzazione della circolazione? Seconda domanda: Si può intraprendere una simile trasformazione della circolazione senza incidere sugli attuali rapporti di produzione e sui rapporti sociali che su di essi si basano? Se ogni trasformazione simile nella circolazione stessa presupponesse a sua volta delle trasformazioni nelle altre condizioni di produzione e dei rivolgimenti sociali, è ovvio che cadrebbe ‘a priori’ una dottrina le cui proposte artificiose in materia di circolazione mirano da un lato a evitare il carattere violento delle trasformazioni stesse, dall’altro a fare di queste trasformazioni non il presupposto ma, viceversa, il risultato graduale del rivoluzionamento della circolazione» (23). «Dev’essere ora perfettamente chiaro che si tratta di un’abborracciatura, finché si conserva la base del valore di scambio; e che l’illusione per cui sarebbe il denaro metallico a falsificare lo scambio deriva da una totale ignoranza della sua natura. D’altra parte, è altrettanto chiaro che, nella misura nella quale l’opposizione ai rapporti di produzione esistenti cresce, e questi stessi spingono alla loro violenta trasmutazione, la polemica si rivolge contro il denaro metallico o contro il denaro in generale come al fenomeno più vistoso, più contraddittorio e più crudo in cui il sistema tangibilmente si rivela. Con ogni sorta di artifici operati su di esso si cerca allora di superare antagonismi dei quali esso non è che il fenomeno palese. Non meno chiaro che molte operazioni rivoluzionarie si possono condurre nel suo ambito solo in quanto un attacco al medesimo sembra lasciare tutto come prima e limitarsi a rettificarlo (24). Succede allora che si picchi sul sacco e si abbia in mente l’asino. Ma finché l’asino non sente le botte sul sacco, in realtà si colpisce unicamente il sacco e non l’asino: non appena la sente, è l’asino e non il sacco ad essere picchiato. Finché le operazioni vengono dirette contro il denaro in quanto tale, non è che un attacco a conseguenze le cui cause continuano a sussistere; dunque, un disturbo del processo produttivo, che la solida base possiede anche la forza di (…) dominare (…) mediante una reazione più o meno violenta» (25). Come si vede, la critica di Marx all’utopia del denaro-lavoro (26) costituisce già in larga misura un frammento delle sua teoria della moneta; e un frammento essenziale – la teoria della formazione del denaro. È quindi tempo di affrontare questo tema al quale il manoscritto dedica esaurienti sviluppi”” (pag 139-140) [Roman Rosdolsky, ‘Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx’, Editore Laterza, Roma Bari, 1971] [(22) ‘Grundrisse’, pp. 72-3 [Lineamenti, I, pp. 95-6]; (23) Ivi, p. 42 (Ivi, I, p. 52); (24) Cfr. l’analogo giudizio di Marx sulla teoria proudhoniana dell’interesse: «Non v’è dubbio, anzi è del tutto evidente , che lo sviluppo del credito, che in Inghilterra al principio del secolo XVIII e più recentemente all’inizio del nostro secolo ha servito a trasferire le ricchezze da una classe all’altra, potrebbe servire, in date condizioni politiche ed economiche, ad accelerere l’emancipazione della classe operaia. Ma considerare il capitale produttivo di interesse come forma principale del capitale, voler fare di una particolare applicazione del credito, della pretesa abolizione dell’interesse, la base della trasformazione della società, è davvero una fantasia piccolo-borghese» (lettera a Schweitzer del 24.1.1865, MEW, XVI, pp. 30-1 [in appendice alla ‘Miseria’, p. 182]. Della teoria proudhoniana dell’interesse tratteremo el cap. XXIV, 4; (25) ‘Grundrisse’, p. 152 (Lineamenti, I, p. 208); (26) Tralasciamo qui la critica di Marx alla teoria proudhoniana delle crisi, della quale, in questo contesto, egli non tratta]”,”TEOC-004-FRR” “ROSDOLSKY Roman”,”Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della “”Neue Rheinische Zeitung””.”,”””Sulla socialdemocrazia austrotedesca ci fermiamo. Per quanto riguarda l’atteggiamento internazionalista della vecchia (preleninista) socialdemocrazia russa, esso può essere analizzato meglio nel «punto nevralgico» del socialismo russo: dalla posizione di fronte alla questione ‘ucraina’. Portiamo l’attenzione del lettore su un episodio molto significativo, ma poco conosciuto. Quando nel 1890 Engels scrisse a Ginevra per il «Social-Demokrat» russo il suo studio su ‘La politica estera dello zarismo russo’ (messo all’indice da Stalin), i redattori Vera Zasulic e Plechanov ‘protestarono’ contro un passaggio nel quale Engels considerava gli ucraini e i bielorussi come ‘nazionalità separate, distinte da quella russa’ e annesse a questa con la forza. Disgraziatamente la lettera di protesta dei due redattori non ci è pervenuta, mentre disponiamo della risposta di Engels, che mostra di cosa si trattasse: «Convengo – scrisse Engels – che la spartizione della Polonia (1772, ecc.) ha tutto un altro aspetto da punto di vista russo che dal punto di vista polacco, il quale è diventato quello degli occidentali. Ma, dopo tutto, devo ugualmente dei riguardi ai polacchi. Se i polacchi reclamano dei territori ‘che i russi, in genere, considerano acquisiti da loro per sempre, e russi come nazionalità’, non spetta a me decidere. Tutto quello che posso dire è che, a quanto mi sembra, è compito delle popolazioni in questione ‘decidere da sole la propria sorte’ proprio come gli alsaziani devono scegliere tra la Germania e la Francia» (21). Si arguisce che agli occhi della Zasulic e di Plechanov le regioni ucraine e bielorusse acquisite dallo zarismo nel 1772 erano «acquisite per sempre» e «russe quanto a composizione nazionale». Non è necessario porre in rilievo come, perfino molto tempo dopo (fino alla Grande Guerra), per molti socialisti russi eminenti il riconoscimento di principio del «diritto all’autodeterminazione dei popoli» si sia potuto accordare perfettamente con la negazione ‘di fatto’ della ‘reale esistenza delle particolari nazioni ucraina e bielorussa, o abbia potuto anche andare di pari passo con risentimenti sciovinisti grandi-russi nei confronti di queste nazioni (22). È stata la rivoluzione del 1917 a sviluppare la questione ucraina e quella dei «popoli marginali» russi in tutte le loro implicazioni, determinando un cambiamento decisivo”” (pag 258-259) [Roman Rosdolsky, ‘Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della “”Neue Rheinische Zeitung””‘, Graphos, Genova, 2005] [(21) Engels a Vera Zasulic, 3 aprile 1890, MEO, XLVIII, pp. 395-396; (22) Lev Tichomirov, un tempo rivoluzionario, poi conservatore, ha scritto nelle sue memorie a proposito di Plechanov: «Non posso astenermi dal notare un curioso tratto del suo carattere. Nella sua anima albergava un patriottismo russo irrefrenabile. Non vedeva né riconosceva nella Russia, come in qualsiasi altro paese del mondo, qualcosa di originale, di unico. Vedeva tuttavia nella Russia il grande paese socialista del futuro e non la rinnegò mai. ‘Odiava letteralmente ogni tipo di separatismo’. Considerava l’ucrainofilia con disprezzo e ostilità. (…) (Lev Tichomirov, Vospominanja’, Moskva-Leningrad, 1927, p. 91) (…)]”,”MAES-001-FER” “ROSE Steven”,”Il cervello e la coscienza.”,”ROSE (Londra 1938) è laureato in biochimica a Cambridge. “”Questi casi fanno pensare che, in linea di massima, l’ archivio della memoria debba essere molto esteso. Se supponiamo non vi sia nessuna differenza fondamentale nel sistema mnemonico fra il paziente di Luria e il resto di noi, ma che forse o il meccanismo di ‘feed-in’ non è riuscito a produrre l’ aspetto per cui si dimentica il ricordo a breve termine, oppure che il suo sistema di ricordo era perfetto, allora si può calcolare, come è stato fatto dal matematico John Griffith, che la capacità dell’ archivio umano dei ricordi, ammettendo una vita di 70 anni, deve essere nell’ ordine di 10 alla 11 bit (unità di immagazzinamento dell’ informazione), o 10 alla 14 se si permette la ridondanza, una cifra enormemente grande ma non impossibile: tutta l’ Enciclopedia britannica contiene 2 x 10 alla 8 bit.”” (pag 245) (1) A.R. Luria neurologo russo studiò per oltre 30 anni la carriera di un individuo, un uomo di grandissima memoria somigliante al personaggio della novella ‘Funes’ dello scrittore argentino Jorge Luis Borges. Borges racconta di un giovane che riusciva a ricordare letteralmente tutto.”,”SCIx-148″ “ROSE Jonathan”,”The Intellectual Life of the British Working Classes.”,”””Chi leggeva che cosa? Storici dei bacini carboniferi hanno offerto tre possibili risposte: Il Capitale, Jane Eyre, o Tarzan delle scimmie. Il Galles del Sud era un focolaio di militanza operaia in cui, secondo storici della sinistra, molti lavoratori erano ben versati nei classici del marxismo””. (pag 244)”,”MUKx-115″ “ROSE Giuseppe”,”Bibliografia di Bakunin.”,”””Gli spiriti degni di guardare nel profondo acquistano verso ciò che è infinito una infinita fiducia”” (Goethe) (in apertura) Contiene 28 titoli di NETTLAU, 6 tItoli di P.C. MASINI.”,”ANAx-193″ “ROSE Arnold M.”,”The Power Structure. Political Process in American Society.”,”””Questo è probabilmente anche un terzo fattore che permette agli Stati Uniti di avere un sistema a due-partiti, e questo è più una questione di cultura generale e di struttura sociale che di provvedimenti costituzionali formali. Questo è il frazionamento del pubblico americano su molte linee di interesse oltre a classe e ideologia. La dominazione di classe e ideologia di classe in Europa è un fattore di divisione netta lungo quelle linee che sono specificatamente rilevanti per la politica.”” (pag 63)”,”USAS-130″ “ROSE Tania”,”Aspects of Political Censorship, 1914-1918.”,”Tania Rose discusses how censorship worked in two quite different fields of opinion: those religious and political groups who in varying ways were against the war, and the government’s attempts to with-hold from the public the nature of British military intervention against the Soviet Republic after the October 1917 Revolution. Acknowledgements, Introduction, Appendix: I. The Defence of the Realm Act (DORA) August 1914, II. A survey of the reactions to the Russian Revolution of a section of the Right-wing press in Britain, III. A brief account of the work of three of the national organisations opposed to the war: the Independent Labour Party (ILP), the Union of Democratic Control (UDC) and the No Conscription Fellowship (NCF), Bibliography, Index,”,”UKIx-009-FL” “ROSE Steven”,”Il cervello e la coscienza.”,”Steven Rose, nato a Londra nel 1938, si è laureato in biochimica a Cambridge nel 1959, specializzandosi quindi in neurofisiologia nella città natale. Membro del New College do Oxford dal 1961 al 1963 e, negli anni immediatamente successivi, del gruppo di ricerche mediche dell’Imperial College, ha contribuito alla fondazione della Brain Research Association e della British Society for Social Responsibility in Science.”,”SCIx-245-FL” “ROSE John Holland”,”The Life of Napoleon I. Including new Materials from the British Official Records. Vol. I.”,”””Sicome è stato necessario condensare la storia della vita di Napoleone in alcune parti, ho scelto di trattare con brevità specialmente gli anni 1800-1811, che possono essere chiamati the ‘constants aetas’ (l’età costante) della sua carriera, allo scopo di aver più spazio per gli eventi decisivi successivi”” (pag IX)”,”FRAN-017-FSL” “ROSE John Holland”,”The Life of Napoleon I. Including new Materials from the British Official Records. Vol. II.”,”””Sicome è stato necessario condensare la storia della vita di Napoleone in alcune parti, ho scelto di trattare con brevità specialmente gli anni 1800-1811, che possono essere chiamati the ‘constants aetas’ (l’età costante) della sua carriera, allo scopo di aver più spazio per gli eventi decisivi successivi”” (pag IX) Battaglia di Ligny. ‘As Napoleon’s fate was to depend largely on an intelligent carrying out of this order, we may point out that it consisted of two chief parts, the general aim and the means of carrying out that aim. The aim was to find out the direction of the Prussians’ retreat, and to prevent them joining Wellington, whether for the defence of Brussels or of Liège. The means were an advance to Gembloux and scouting along the Namur and Maestricht roads. The chance that the allies might reunite for the defence of Brussels was alluded to, but no measures were prescribed as to scouting in that direction (…)’ (pag 481) ‘Poiché il destino di Napoleone doveva dipendere in gran parte da un’esecuzione intelligente di quest’ordine, possiamo far notare che esso consisteva in due parti principali, lo scopo generale e i mezzi per realizzarlo. L’obiettivo era scoprire la direzione della ritirata dei prussiani e impedire loro di unirsi a Wellington, sia per la difesa di Bruxelles che di Liegi. I mezzi erano l’avanzata verso Gembloux e l’esplorazione lungo le strade di Namur e Maestricht. Si alludeva alla possibilità che gli alleati si riunissero per la difesa di Bruxelles, ma non si prescrivevano misure di esplorazione in quella direzione (…)'”,”FRAN-018-FSL” “ROSEBERY Archibald”,”Guglielmo Pitt.”,”edizione provvisoria “”Chi avesse sentito parlare Pitt, difficilmente avrebbe potuto credere che si agitassero nel mondo a quel tempo problemi più appassionanti di quelli riguardanti la tassa sulle domestiche o l’imposta sul tabacco”” (capitolo ‘La Rivoluzione francese’) (pag 93) Liberazione degli schiavi (pag 94) Le qualità di Pitt oratore. Importante discorso sul commercio degli schiavi (pag 235-236) “”Fox non cercò neppur di nascondere la propria ammirazione. Disse che, sebbene a lui non mancassero mai le parole, Pitt aveva sempre pronte quelle migliori”” (pag 235)”,”UKIx-142″ “ROSELLI Alessandro”,”Il governatore Vincenzo Azzolini, 1931-1944.”,”Collana storica della Banca d’ Italia. Comitato scientifico. Antonio FAZIO presidente, Piero BARUCCI Tancredi BIANCHI Filippo CESARANO Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Marcello DE-CECCO Luigi DE-ROSA Guido M. REY Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO ROSELLI Alessandro (Roma, 1943) laureatosi in giurisprudenza, con una tesi di Scienza delle finanze, ha svolto attività di ricerca all’ Università di Roma, La Sapienza. Nel 1967 è entrato alla Banca d’ Italia dove è attualmente dirigente presso il Servizio Segretariato. E’ autore di libri e articoli. L’ autonomia della Banca d’ Italia in discussione. “”La diatriba del 1932 tra Azzolini e Mosconi finì per coinvolgere l’ essenza stessa dell’ autonomia della Banca. Mosconi inviò al governatore una lettera che conteneva ben 17 gravi contestazioni (accuratamente numerate) al bilancio della Banca. Ciò che colpisce in questa serie di pesanti accuse è che della Banca erano contestati sia i risultati aziendali – la difficoltà cioè di fare profitti, a causa di una “”estrema pesantezza degli impieghi””, di una “”mancata doverosa selezione delle operazioni””, di una “”impressionante entintà delle sofferenze”” (fra le quali era predominante l’ esposizione verso Riccardo Gualino) -, sia la conduzione della politica monetaria. Si rimproverava alla Banca di non aver saputo contrastare l’ effetto espansivo sulla circolazione, dovuto agli interventi nelle crisi bancarie dell’ Istituto di liquidazioni, con un’ “”azione neutralizzatrice che le esigenze della lira pur reclamavano””. Una lista di contestazioni di violazioni di norme di legge e di statuto contemplava questa pesante requisitoria che – avvertiva Mosconi con tono implicitamente minaccioso in coda alla lettera – veniva mandata per conoscenza a Mussolini””. (pag 81)”,”ITAE-187″ “ROSELLI Alessandro”,”Gli economisti e il finanziamento della seconda guerra mondiale: ideologie politiche e dottrine economiche.”,”””La mobilizzazione delle risorse a scopo bellico comporta inevitabilmente un incremento del grado di collettivismo dell’economia, il quale può consistere in un accresciuto livello della proprietà pubblica dei mezzi di produzione, ovvero in un accentuato dirigismo nella gestione delle risorse, anche se in mano privata. La seconda guerra mondiale è un esemplare campo di verifica di queste proposizioni, poiché si combatte al culmine di un periodo – il decennio degli anni ’30 – caratterizzato da fenomeni di esteso intervento pubblico, da quello estremo della Russia sovietica, al New Deal rooseveltiano, passando per le forme fascistiche dell’Italia e della Germania (per citare solo pochi importanti esempi, sotto l’aspetto politico ed economico). Senza negare le ovvie ed enormi differenze tra queste esperienze, emergono analogie, che non sfuggirono neppure agli osservatori contemporanei (cito per tutti un articolo di Giuseppe Bottai, non a caso pubblicato su una rivista dell”establishment’ americano, ove si traccia un lungo raffronto fra lo Stato corporativo e la National Recovery Administration rooseveltiana (6)). Aveva presenti queste analogie, e differenze, il governatore Azzolini quando, soffermandosi sull’impatto della guerra sul sistema monetario e creditizio italiano, premetteva che “”dopo la [prima] guerra mondiale si sono affermati in vari paesi regimi di economia regolata: ora in forma organica, per effetto delle rivoluzioni politiche nazionali [e qui il suo implicito riferimento era alle economie fascista e nazista: dubito che lo fosse all’economia sovietica], ora come risultato di interventi frammentari ma ripetuti dello Stato nell’economia un chiaro riferimento agli S.U. e altri paesi occidentali. L'””economia regolata”” degli anni ’30 intese affrontare la guerra attribuendo grande importanza alla stabilità monetaria. In ogni paese si aveva presente la traumatica esperienza della prima guerra mondiale, che aveva portato al collasso della moneta in diversi paesi, e alla crisi dello stesso sistema internazionale del gold standard, con traumatiche sconvolgenti conseguenze politiche, travolgendo in molti casi le radici liberali della società europea (8)”” (pag 2-3) [(6) Bottai Giuseppe: ‘Corporate State and NRA’, in ‘Foreign Affairs’, 13, 4, July 1935 (“”There are many fundamental points common to the programs of President Roosevelt and Premier Mussolini””, pp. 622-623. L’America non fu da meno: “”tre tentativi inusuali e interessanti sono stati fatti: da parte del comunismo russo, da parte del fascismo italiano e tedesco, e da parte del nostro New Deal. Grandemente diversi nel loro credo e nella loro filosofia, essi hanno tuttavia uno scopo in comune: la creazione di un migliore ordine sociale e l’avanzamento economico del popolo”” (Welk, William: ‘Fascist Economic Policy. An Analysis of Italy’s Economic Experiment’, Harvard, 1938, p. XIX); (7) Azzolini: I riflessi…, cit, p. 54; (7) Azzolini: I riflessi…, cit, p. 54; (8) Gelsomino, Cosma O.: ‘La politica monetaria italiana tra il 1936 e la fine della seconda guerra mondiale, in Caracciolo Alberto, a cura, ‘La Banca d’italia tra l’autarchia e la guerra 1936-1945, Laterza, Bari, 1992, p. 122] Sorprendente il finanziamento esterno per l’Urss (pag 5)”,”ECOT-303″ “ROSEMAN Mark”,”Il Protocollo del Wannsee e la «soluzione finale».”,”Mark Roseman è professore di storia moderna all’Università di Southampton ed è esperto di Storia tedesca. Tra i suoi libri ricordiamo ‘Recasting the Ruhr’ (1992), ‘Generations in Conflict’ (1995) e ‘Il passato nascosto’ edito in Italia da Corbaccio che ha vinto il Fraenkel Prize nel 2000. “”””Martedì 20 gennaio 1942, in una mattinata nevosa, quindici funzionari di alto rango si riunirono nella villa del Servizio di sicurezza del Reich sulle sponde del più grande dei due laghi del Wannsee””. (…) Secondo le migliori tradizioni della burocrazia tedesca fu redatto un “”protokoll””, ovvero un processo verbale in cui vennero diligentemente riassunte le opinioni dei singoli funzionari e le conclusioni operative. Il documento fu classificato “”Geheime Reichssache””, materiale segreto del Reich, e ne furono riprodotte trenta copie numerate. Una di esse, la sedicesima, finì in un faldone del ministero degli Esteri tedesco e venne rinvenuta a Norimberga dai procuratori americani che stavano preparando l’arringa dell’accusa contro i maggiori esponenti del regime nazista”” (dal risvolto di copertina)”,”GERN-213″ “ROSEN Klaus”,”Il pensiero politico dell’ antichità.”,”Klaus ROSEN insegna storia antica all’ Università di Roma.”,”STAx-054″ “ROSEN Greg a cura”,”Dictionary of Labour Biography.”,”L’A è autore di ‘Herbert Morrison’ in ‘Labour Portraits’ (a cura di Kevin JEFFERYS, 2001). E’ membro della Fabian Society Executive. Lavora all’ AEEU Policy Office. Collaborazione di Luke AKEHURST Janet ANDERSON Jessica ASATO Cathy ASHLEY Jackie ASHLEY Jonathan ASHWORTH Lewis BASTON David BEAN Francis BECKETT Stephen BEER Judith BEGG Maria BELL Kevin BONAVIA Duncan BRACK Brian BRIVATI Gordon BROWN John BROWN Chris BRYANT Richard BURGON Matt CARTER’S Andy CHARLWOOD Jayant CHAVDA Selina CHEN D.J. COLLINS James CONNAL Nick COWELL Michael CRAVEN Bernard CRICK Rick CROSSICK Samantha CUNNINGHAM Tam DALYELL Matthew D’ANCONA Howard DAWBER Patrick DIAMOND Colin DINGWALL Claire DONOVAN Michael DUGHER Berth EGAN Richard ELSEN Paul FARRELLY Geoffrey FOOTE Russell GALBRAITH Ian GEARY Jennifer GERBER John GIBBINS Matthew GILL Mark GLOVER Geoffrey GOODMAN Roy GRANTHAM Matthew GILL Mark GLOVER Geoffrey GOODMAN Roy GRANTHAM Richard S. GRAYSON Clare GRIFFITHS Nigel GRIFFITHS Ben HALL Neill HARVEY-SMITH Peter HASTIE Laura HIGGS HEIGHAM John Home ROBERTSON Kevin JEFFERYS Eric JOYCE Lord JUDD Eleanor JUPP Peter KELLNER Phil KELLY Christopher KELSEY Fraser KEMP Philip LARKIN Keith LAYBOURN Adam LENT Dick LEONARD Arthur Henderson (1863-1935). “”Alla fine dell’ anno (1916), quando Lloyd George divenne Primo Ministro, Henderson divenne un membro di Gabinetto di guerra composto da 5 persone. Dovette rassegnare le dimissioni nell’ estate del 1917 (venendo rimpiazzato come presidente del partito da William Adamson), dopo il tristemente celebre incidente ‘doormat’, quando dovette aspettare fuori del War Cabinet per un ora mentre i suoi colleghi dibattevano e condannavano i suoi legami con i socialisti dell’ estero. Henderson aveva sostenuto la partecipazione del Labour alla Conferenza socialista internazionale di Stoccolma, che ebbe rappresentanti di tutti i paesi, inclusi i nemici della Gran Bretagna del tempo di guerra. Avendo legato con i comunisti russi più del necessario, egli si guadagnò la reputazione di ‘aperturista ai bolscevichi’, sebbene egli avesse dato un sostegno entusiastico al Governo provvisorio nella Russia del 1917. Le sue dimissioni finali si ebbero una settimana dopo l’ incidente doormat, quando LLoyd George lo sospese dal Governo. Fuori dall’ incarico governativo, Henderson dedicò le sue energie all’ organizzazione del partito, rivedendo in particolare la sua costituzione, ed assicurandosi l’ accettazione da parte dei sindacati della quota politica. Il suo lavoro assicurò alle Unions il dominio in alcune aree decisionali del partito per gli anni a venire. Quando il Labour tornò al potere nel 1924, Henderson divenne ‘Home Secretary’ (…)””. (pag 277-278)”,”MUKx-136″ “ROSEN Klaus”,”Il pensiero politico dell’antichità.”,”Klaus Rosen insegna storia antica all’ Università di Roma.”,”STAx-002-FMB” “ROSENBAUM Ron”,”Il mistero Hitler.”,”ROSENBAUM Ron è un giornalista di formazione letteraria.”,”GERN-177″ “ROSENBERG Arthur”,”Histoire du Bolchevisme.”,”‘A. Rosemberg, ‘Storia del bolscevismo’ Una critica in chiave consiliare – l’A era molto vicino a Korsch – del leninismo’ (fonte int.)”,”RIRx-043″ “ROSENBERG Arthur”,”Geschichte der Weimarer Republik.”,”Dopo rivoluzione di Novembre, Spartako e NOSKE, Putsch di KAPP, il tempo dei cattolici democratici, Q Ruhr ed inflazione, stabilizzazione e STRESEMANN, la fine.”,”GERG-009″ “ROSENBERG Nathan”,”Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia.”,”Visioni progresso tecnico, storiografia progresso tecnico, MARX studioso di tecnologia, innovazione tecnologica e onde lunghe, rapporto tecnologia-economia in USA, energia, mutamento tecnico in industria aviazione civile, influenza domanda di mercato su tecnologia, trasferimento internazionale di tecnologia, leadership tecnologica USA. L’A insegna storia della tecnologia nell’ Univ di Stanford. Tra le sue opere apparse in italiano: ‘Le vie della tecnologia’ (1987) e insieme a L.E. BIRZDELL ‘Come l’occidente è diventato ricco’ (1968).”,”SCIx-069″ “ROSENBERG Hans”,”La nascita della burocrazia. La esperienza prussiana 1660-1815.”,”L’A, nato nel 1904, è uno dei maggiori storici tedeschi contemporanei. Allievo di Friedrich MEINECKE esordì come studioso del liberalismo tedesco, con studi pubblicati tra il 1927 e il 1935, anno in cui emigrò negli USA. Qui ha proseguito i suoi studi su due linee fondamentali: la ricerca di storia economica (‘La crisi economica, 1857-1859′, tradotta in italiano nel 1980) e quella di storia sociale con una particolare attenzione alla amministrazione, alla burocrazia, alla formazione delle elites.”,”GERx-006″ “ROSENBERG Arthur”,”Origini della repubblica di Weimar.”,”Nato nel 1889 da una famiglia ebraica, Arthur ROSENBERG fu allievo di Eduard MEYER a Berlino, dove iniziò con i suoi studi di storia antica una brillante carriera universitaria. La crisi della socialdemocrazia tedesca, la Rivoluzione d’ Ottobre e le sue ripercussioni in Germania esercitarono un’influenza determinante per il suo passaggio alla politica attiva. Nel 1918 aderì al Partito Socialista indipendente e due ani dopo entrò nelle file del Partito comunista unificato (KPD). Emerso allora in primo piano per il suo impegno di giornalista militante e di oratore di partito. Deputato al Reichstag dal 1924, si occupò prevalentemente di problemi internazionali. Nel 1927, per profondi dissensi con la politica staliniana, abbandonò il movimento comunista. Emigrato nel 1933, continuò la sua attività di studioso e di insegnante prima a Liverpool e poi a New York. Morì nel 1943. Bibliografia: -Der Staat der alten Italiker (1914) -Geschichte des Bolschevismus von Marx bis zu Gegenwart”,”GERG-025″ “ROSENBERG Arthur”,”Democrazia e socialismo. Storia politica degli ultimi centocinquant’ anni 1789 – 1937.”,”Questa non è solo l’ ultima opera di Arthur ROSENBERG in ordine di tempo (venne pubblicata per la prima volta ad Amsterdam nel 1938 pochi anni prima della scomparsa del suo autore nel 1943) ma è anche il culmine della riflessione del militante di sinistra e dello storico della repubblica di Weimar e del bolscevismo. Ripubblicando il libro nel 1962 l’editore tedesco ha sentito il bisogno di premettere “”Questo libro è stato scritto tra il 1935 e il 1937 sotto l’ impressione di quello che l’autore chiamò il “”crollo della democrazia liberale””. Il ROSENBERG di ‘Democrazia’ si iscrive nel complesso di quelle posizioni teoriche e pratica della ‘sinistra’ socialdemocratica di lingua tedesca che va da Paul LEVI a Max ADLER fino a Otto BAUER.”,”BORx-006 EURx-105″ “ROSENBERG Arturo”,”Storia del bolscevismo da Marx ai giorni nostri.”,”Nato nel 1889 da una famiglia ebraica, Arthur ROSENBERG fu allievo di Eduard MEYER a Berlino dove iniziò con i suoi studi di storia antica una brillante carriera universitaria. La crisi della socialdemocrazia tedesca, la rivoluzione d’ Ottobre e le ripercussioni in Germania lo convinsero al passaggio alla politica attiva. Nel 1918 aderì al Partito socialista indipendente e due anni dopo entrò nel Partito comunista unificato. Emerse come giornalista e oratore di partito. Deputato al Reichstag nel 1924 si occupò di problemi internazionali. Nel 1927, dissentendo con la politica staliniana abbandonò il partito. Scaduto il mandato parlamentare si volse a studi di storia contemporanea. Emigrato nel 1933, continuò la sua attività di studioso e di insegnante prima a Liverpool e poi a New York. Morì nel 1943.”,”RIRx-044 RIRO-069″ “ROSENBERG Arthur”,”Storia della repubblica tedesca.”,”””La Lega di Spartaco già di per sé poco numerosa, perse con la scissione di Heidelberg, gran parte dei suoi membri. Gli utopisti radicali espulsi fondarono insieme ad alcuni teorici sindacalisti il partito operaio comunista (KAPD) che però non ha mai esercitato una influenza degna di nota nella politica tedesca. Ora era libera la via per una fusione fra la Lega di Spartaco e i milioni di operai che finora si erano dichiarati per l’ USPD, ma che in realtà simpatizzavano per il comunismo. Nel 1920 si giunse, nel congresso di Halle, alla scissione da lungo tempo matura dell’ USPD. Le due tendenze che fin dal principio erano esistite in seno al partito indipendente si dividero ora per la questione della fusione con i comunisti””. (pag 142)”,”GERG-046″ “ROSENBERG Hans”,”Ascesa e prima crisi mondiale del capitalismo (1848-1857).”,”Hans ROSENBERG, nato nel 1904, fu costretto dal nazismo ad emigrare e si stabilì negli Stati Uniti. Anche se ha insegnato a lungo nelle università americane, ROSENBERG è considerato il maestro della nuova storiografia della RFT. “”La crisi bancaria generale scoppiò quando il mondo degli affari, venuta meno la fiducia, passò improvvisamente dalle operazioni senza denaro contante a quelle con denaro contante, quando il pubblico spaventato ritirò i depositi dalle banche, pretese il cambio delle banconote in metalli preziosi e cercò di sottrarre alla circolazione e di accumulare al massimo il denaro in moneta.”” (pag 151) “”Particolarmente nefasto si dimostrò lo stretto legame fra Amburgo e il nord scandinavo che, dalla guerra di Crimea, aveva acquistato crescente importanza per le operazioni internazionali con merci e aveva ampliato relativamente più di ogni altro paese europeo il suo commercio estero, finanziandolo con capitali stranieri”” (pag 158). “”Come un’ epidemia misteriosa””, così s’ espresse un osservatore contemporaneo ancora sotto l’ impressione di quanto aveva visto, la crisi si diffuse “”dal più lontano West del nuovo mondo fino a Stoccolma e a Mosca, fino a Smirne e a Odessa. I posti per i quali passava questa pestilenza non si coprivano di cadaveri e mucchi di macerie, ma d’ innumerevoli rovine del benessere pubblico e privato.”” (pag 163)”,”ECOI-131″ “ROSENBERG Charles E. a cura; saggi di Lawrence STONE Wolfram EBERHARD David LANDES Diane OWEN HUGHES Joan W. SCOTT e Louise A. TILLY”,”La famiglia nella storia. Comportamenti sociali e ideali domestici.”,”Saggi di Lawrence STONE Wolfram EBERHARD David LANDES Diane OWEN HUGHES Joan W. SCOTT e Louise A. TILLY”,”STOS-148″ “ROSENBERG Arthur”,”Storia della repubblica di Weimar. (Tit.orig.: Geschichte der deutschen Republik)”,”Nato nel 1889 da una famiglia ebraica, Arthur ROSENBERG fu allievo di Eduard MEYER a Berlino, dove iniziò con i suoi studi di storia antica una brillante carriera universitaria. La crisi della socialdemocrazia tedesca, la Rivoluzione d’ Ottobre e le sue ripercussioni in Germania esercitarono un’influenza determinante per il suo passaggio alla politica attiva. Nel 1918 aderì al Partito Socialista indipendente e due ani dopo entrò nelle file del Partito comunista unificato (KPD). Emerso allora in primo piano per il suo impegno di giornalista militante e di oratore di partito. Deputato al Reichstag dal 1924, si occupò prevalentemente di problemi internazionali. Nel 1927, per profondi dissensi con la politica staliniana, abbandonò il movimento comunista. Emigrato nel 1933, continuò la sua attività di studioso e di insegnante prima a Liverpool e poi a New York. Morì nel 1943. Bibliografia: -Der Staat der alten Italiker (1914) -Geschichte des Bolschevismus von Marx bis zu Gegenwart”,”GERG-074″ “ROSENBERG Arthur”,”Demokratie und Sozialismus. Zur politischen Geschichte der letzten 150 Jahre.”,”ROSENBERG Arthur L’annessione dell’Alsazia Lorena spingerebbe la Francia ad una alleanza con la Russia. “”Sedan und die Proklamationen der Republik in Paris änderten die Lage. Es war klar, daß das französische Volk im Friedensvertrag für die Schuld Bonapartes würde büßen müssen, aber es kam nun darauf an, den Frieden für Frankreich so erträglich wie möglich zu machen. Den Plan einer Annexion Elsaß-Lothringens durch Deutschland bekämpfte Marx unbedingt: Denn erstens würde Deutschland die beiden Provinzen niemals assimilieren können, und zweitens würde Frankreich durch diesen Schlag in die Arme der russischen Politik getrieben werden. Ein Bündnis Frankreichs mit dem russischen Zarismus war jedoch ein gleich großes Unglück für Deutschland und für die internationale Sache der Arbeiterschaft. So empfahl Marx nach Sedan den französischen Arbeitern, die neue republikanische Regierung in ihrem Abwehrkampf gegen die deutsche Invasion zu unterstützen, und die deutschen Arbeiter sollten zur selben Annexion von Elsaß-Lothringen treiben.”” (pag 164) [Arthur Rosenberg, Demokratie und Sozialismus. Zur politischen Geschichte der letzten 150 Jahre, 1962]”,”TEOC-587″ “ROSENBERG Nathan”,”Marx studioso di tecnologia. (in) ‘Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia’.”,”L’autore, Rosenberg, insegna storia della tecnologia nell’Università di Stanford (1991). Ha scritto pure ‘Le vie della tecnologia’ (1997) e ‘Come l’Occidente è diventato ricco’ (1988) con L.E. Birzdell. Questo lavoro (Marx studioso di tecnologia) è apparso in origine su ‘Monthly Review’ , 28, 1976. “”(…) l’ultima frase [di Marx] può essere letta come una penetrante anticipazione di alcune delle idee centrali di Abbott Patson Usher, probabilmente il più attento studioso nel nostro secolo della storia della tecnologia (33)”” (pag 74) (33) A.P. Usher, A History of Mechanical Inventions, Cambridge, 1954 (versione rivista) Kuznets: “”Le innovazioni epocali che caratterizzano l’epoca economica moderna consistono nell’applicazione estensiva della scienza ai problemi della produzione economica”” (pag 65) “”Uno dei meriti duraturi di Marx è stato quello di essere uno dei primi a cogliere l’inevitabilità della tendenza alla grande dimensione. Questa intuizione a sua volta traeva origine dal suo approfondito studio delle forze tecnologiche operanti nel capitalismo britannico alla metà del secolo. Nel capitolo XXIII del primo libro de ‘Il capitale’ (‘La legge generale dell’accumulazione capitalistica’) Marx sottolineò i decisivi vantaggi economici della produzione capitalistica su larga scala. Egli classificò ed analizzò attentamente la natura di questi vantaggi, e nel capitolo V del terzo libro (‘Economia nell’impiego del capitale costante’) presentò numerosi esempi specifici. Quando, in conseguenza del processo di accumulazione del capitale, l’economia capitalistica dispone di un ammontare sufficientemente ampio di beni capitali, e quindi si è dotata anche di un settore ben definito destinato alla loro produzione, il sistema acquisisce in questo stadio una nuova fonte di dinamismo produttivo. Innanzitutto, quando la scala di produzione è sufficientemente grande, si presentano le opportunità di sfruttare ciò che siamo giunti a chiamare indivisibilità: “”in una grande fabbrica con uno o due motori centrali le spese relative a questi ultimi non crescono nella stessa proporzione della rispettiva potenza e quindi della rispettiva sfera d’azione; le spese per i congegni di trasmissione non aumentano nella stessa proporzione della massa delle macchine di lavoro che essi mettono in moto; il corpo stesso della macchina da lavoro non cresce di prezzo nella proporzione in cui aumenta il numero degli strumenti che rappresentano i suoi organi e con i quali essa funziona, e via dicendo. La concentrazione dei mezzi di produzione apporta inoltre un risparmio di costruzioni d’ogni genere, non soltanto quanto ai veri e propri stabilimenti, ma anche per i locali di deposito, ecc. Altri fattori della produzione rimangono invariati, vengano essi utilizzati da pochi o da molti operai”” (23)””. [Nathan Rosenberg, Marx studioso di tecnologia. (in) ‘Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia’, 1991] [(23) K. Marx, Il Capitale, cit., libro III, p. 111] (pag 70-71) “”Il ‘locus classicus’ di questa visione si trova ovviamente nelle pagine di apertura del ‘Manifesto del Partito comunista: “”(…) La grande industria ha creato quel mercato mondiale ch’era stato preparato dalla scoperta dell’America. Il mercato mondiale ha dato uno sviluppo immenso al commercio, alla navigazione, alle comunicazioni per via terra. Questo sviluppo ha reagito a sua volta sull’espansione dell’industria, e, nella stessa misura in cui si estendevano industria, commercio, navigazione, ferrovie, si è sviluppata la ‘borghesia’, ha cresciuto i suoi capitali e ha respinto nel retroscena tutte le classi tramandate dal medioevo”” (4). Mi sono preso la libertà di citare un lungo passo tratto da una fonte nota poiché mi sembra che esso fornisca una definitiva confutazione dell’opinione secondo cui Marx era un determinista in campo tecnologico. (…) Il passo citato chiarisce in modo inequivocabile come i cambiamenti tecnologici associati ai due stadi dello sviluppo capitalistico – il sistema della manifattura e la grande industria – siano avvenuti in risposta ad un’espansione dell’universo delle opportunità di profitto. Secondo Marx, quindi, i rapporti capitalistici emersero quando la crescita delle opportunità di profitto condusse ad un’espansione della dimensione dell’unità produttiva oltre quella caratteristica della bottega artigiana medioevale. La pura espansione quantitativa di tali botteghe condusse successivamente a più radicali cambiamenti qualitativi nei rapporti sociali (5). Benché il sistema della manifattura avesse dominato totalmente i primi due secoli e mezzo del capitalismo occidentale e avesse condotto a trasformazioni fondamentali nei rapporti sociali (6), esso non si accompagnò a nessuna innovazione tecnologica di rilievo. “”Per esempio, in riferimento al modo della produzione in sé, la manifattura non si distingue ai suoi inizi dalla industria artigiana delle corporazioni quasi per altro che per il maggior numero degli operai occupati contemporaneamente dallo stesso capitale. Si ha soltanto un ingrandimento dell’officina del mastro artigiano”” (7). Quindi, considerare Marx un determinista tecnologico equivale praticamente ad ignorare la sua analisi dialettica sulla natura del cambiamento storico (8).”” [Nathan Rosenberg, Marx studioso di tecnologia. (in) ‘Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia’, 1991] [(4) K. Marx F. Engels, The Communist Manifesto, London, 1848, trad. it., Manifesto del Partito Comunista, Torino, 1970, pp. 101-102. Vedi anche K. Marx, Il capitale, cit, libro I, cap. XXIII; K. Marx, Miseria della filosofia, cit, pp 115-120; e Karl Marx, Grundrisse, Dietz Verlag, Berlin, 1953, trad. it. ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, Firenze, 1974, vol. II, pp. 20,30; (5) K. Marx, Il capitale, cit., libro I, p. 377; (6) “”Mentre la cooperazione semplice lascia inalterato nel complesso il modo di lavorare del singolo, la manifattura rivoluziona questo modo di lavorare da cima a fondo, e prende alla radice la forza-lavoro industriale. Storpia l’operaio e ne fa una mostruosità favorendone, come in una serra, l’abilità di dettaglio, mediante la soppressione d’un mondo intero d’impulsi e di disposizioni produttive, allo stesso modo che negli Stati del La Plata si macella una bestia intera per la pelle o per il grasso (ibidem, pp. 403-404); (7) Ibidem, p. 363. Si noti, inoltre, che il panegirico di Marx sul dinamismo tecnologico del capitalismo non si riferisce al capitalismo nell’arco della sua storia, ma solo al capitalismo che ebbe luogo nel secolo precedente alla stesura del ‘Manifesto del Partito Comunista’. “”Durante il suo dominio di classe appena secolare la borghesia ha creato forze produttive in massa molto maggiore e più colossali che non avessero mai fatto tutte insieme le altre generazioni del passato”” (K. Marx F. Engels, Manifesto del Partito Comunista, cit., p. 106; (8) Per una esposizione convinta del determinismo tecnologico, si veda il lavoro dell’antropologo Leslie A. White, ‘The Science of Culture’, New York, 1971. Secondo White, un sistema sociale è “”una funzione di un sistema tecnologico””. E ancora, “”La tecnologia costituisce la variabile indipendente, mentre il sistema sociale è la variabile dipendente. I sistemi sociali sono quindi determinati da sistemi tecnologici, quando questi ultimi subiscono cambiamenti, cambiano anche i primi”” (ibidem, p. 365)] (pag 60-61-62)”,”MADS-641″ “ROSENBERG Nathan, collaborazione di Claudio R. FRISCHTAK David C. MOWERY W. Edward STEINMÜLLER David C. MOWERY”,”Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia.”,”Contiene il capitolo: ‘Marx studioso di tecnologia’ (pag 57-78) (fotocopiare)”,”ECOI-116-FL” “ROSENBERG William G. a cura, scritti di V.I. LENIN N. KRUPSKAJA A.A. SOLTS N. BUCHARIN P.I. LEBEDEV-POLYANSKY A. KOLLONTAIJ L. TROTSKY M.F. FILIPENKO P. STUCHKA e altri”,”Bolshevik Visions. First Phase of the Cultural Revolution in Soviet Russia. Part 1 The Culture of a New Society: Ethics, Gender, the Family, Law, and Problems of Tradition.”,”Acknowledgments, Second Edition, Illustrations in Part 1, Introduction to the Second Edition, Note on Transliteration, Notes, Suggestions for Further Reading, Contents of Part 2.”,”RIRB-008-FL” “ROSENBERG William G. a cura, scritti di A. LUNACHARSKIJ L. TROTSKY P. KOGAN S.M. KIROV M. GINZBURG N.A. MILIUTIN M. ILIN A. ANDREEV M. MALKOV e altri”,”Bolshevik Visions. First Phase of the Cultural Revolution in Soviet Russia. Part 2 Creating Soviet Cultural Forms: Art, Architecture, Music, Film, and the New Tasks of Education.”,”Acknowledgments, Second Edition, Illustrations in Part 2, Introduction to the Second Edition, Note on Transliteration, Notes, Suggestions for Further Reading, Contents of Part 1.”,”RIRB-009-FL” “ROSENBERG Arthur”,”Origini della Repubblica tedesca, 1871 – 1918.”,”””Gli uomini che governavano la Germania nel 1914 sono da assolvere dall’accusa di aver voluto la guerra, ma tanto più severamente deve essere rilevata l’inettitudine politica di Guglielmo II e di Bethmann-Hollweg. Fu uno sbaglio inaudito e in contrasto con tutte le tradizioni di Bismarck che la Germania coprisse le spalle agli austriaci nell’azione contro la Serbia. Allorché la Serbia respinse l’ultimatum dell’Austria, l’Austria-Ungheria dichiarò la guerra alal Serbia. Di conseguenza la Russia, malgrado l’avverenza ammonitrice della Germania, ordinò la mobilitazione. Politicamente la Germania avrebbe avuto tutto l’interesse a lasciare alla Russia la responsabilità dell’aggressione. La questione fu invece trattata da Berlino esclusivamente dal punto di vista tecnico-militare. Lo stato maggiore tedesco guardava a una guerra su due fronti con gravi preoccupazioni. L’esercito francese era, per numero e per mezzi tecnici, circa all’altezza di quello tedesco. L’esercito russo era, in quanto a numero, straordinariamente superiore a quello tedesco e per l’attività del ministro della guerra Suchomlinow provvisto di tutto l’armamento necessario. All’opposto, l’esercito dell’Austria-Ungheria era per numero delle truppe addestrate e per artiglieria moderna così debole, da non poter tenere agganciata se non una frazione dell’esercito russo. Dall’Italia non era d’attendersi alcun aiuto. Così la Germania impigliata in una guerra su due fronti doveva trovarsi di contro una grande superiorità di uomini e mezzi. Lo stato maggiore tedesco credette di poter vincere la guerra solo con l’aiuto del piano elaborato dall’ex capo di stato maggiore conte Schlieffen. (…) Per mettere in pratica il piano Schlieffe, il quale, secondo l’opinione dello stato maggiore, era il solo che offrisse una speranza di salvezza, era però necessario il deciso inizio delle ostilità sia in occidente sia in oriente, non appena la mobilitazione russa avessa dimostrata l’inevitabilità della guerra. Dal punto di vista prettamente militare ciò era assolutamente esatto. Ma la direzione politica avrebbe pur tuttavia dovuto assumersi la responsabilità di far attaccare d’improvviso l’avversario. Né Bethmann-Hollweg né Guglielmo II avevano il coraggio necessario per addossarsi una simile responsabilità e perciò essi dichiararono la guerra alla Russia e alla Francia. Anche senza la dichiarazione di guerra della Germania, l’aggressione russa all’Austria sarebbe stata senza dubbio il preludio della guerra. Ma la posizione politica della Germania risultò rovinata sin dal principio a causa della dichiarazione di guerra. Allorché poi la Germania, allo scopo di mettere in esecuzione il piaon Schlieffen, ferì per di più la neutralità del Belgio, il governo inglese ebbe il migliore e il più comodo pretesto per partecipare alla guerra a fianco della Russia e della Francia. Fu così che la dignità imperiale si trovò impigliata in una guerra, alla cui fine sfortunata, secondo il giudizio di Bismarck, stava la repubblica socialista”” (pag 70-71)”,”GERG-002-FPA” “ROSENBERG Nathan a cura; scritti di Joseph SCHUMPERTER A.P. USHER Vernon RUTTAN M. BLAUG Jacob SCHMOOKLER William PARKER Richard NELSON Kenneth ARROW Zvi GRILICHES William FELLNER Paul DAVID Peter TEMIN Edwin MANSFIELD Moses ABRAMOVITZ Robert SOLOW Edward DENISON Edward AMES e Nathan ROSENBERG Raymond VERNON Robert BALDWIN Robert SOLO”,”The economics of technological change. Selected Readings.”,”Scritti di Joseph SCHUMPERTER A.P. USHER Vernon RUTTAN M. BLAUG Jacob SCHMOOKLER William PARKER Richard NELSON Kenneth ARROW Zvi GRILICHES William FELLNER Paul DAVID Peter TEMIN Edwin MANSFIELD Moses ABRAMOVITZ Robert SOLOW Edward DENISON Edward AMES e Nathan ROSENBERG Raymond VERNON Robert BALDWIN Robert SOLO”,”USAE-102″ “ROSENBERG Arthur”,”Storia del bolscevismo.”,”Nato nel 1889 da una famiglia ebraica, Arthur Rosenberg fu allievo di Eduard Meyer a Berlino, dove iniziò, con i suoi studi di storia antica, una brillante carriera universitaria. La crisi della socialdemocrazia tedesca, la Rivoluzione d’Ottobre e le sue ripercussioni in Germania esercitarono un’influenza determinante per il suo passaggio alla politica attiva. Nel 1918 aderì al Partito socialista indipendente e due anni dopo entrò nelle fila del Partito comunista unificato. Emerse allora in primo piano il suo impegno di giornalista militante e di oratore di partito. Deputato al Reichstag dal 1924, si occupò prevalentemente di problemi internazionali. Nel 1927, per profondi dissensi con la politica staliniana, abbandonò il movimento comunista. Scaduto il mandato parlamentare, si volse a studi di storia contemporanea. Emigrato nel 1933, continuò la sua attività di studioso e di insegnante prima a Liverpool e poi a New York. Morì nel 1943.”,”RIRO-062-FL” “ROSENBERG Hans”,”La nascita della burocrazia. La esperienza prussiana 1660-1815.”,”””La monarchia assoluta non implicò un governo senza legge, ma un governo autoritario basato sul “”diritto pubblico”” e sulla sua supremazia rispetto al diritto tradizionale ereditato dai tempi in cui la forma principale di diritto riconosciuto era il privilegio. L’elaborazione di un corpo separato di leggi pubbliche e il loro progressivo prevalere sulle leggi consuetudinarie stanno a significare lo sviluppo di un sistema duale di legge e di giustizia. Da unlato, si affermò la separazione tra “”Stato”” e “”società””, e parimenti la separazione tra affari “”pubblici”” e “”privati””, diritti pubblici e privati, attività pubbliche e private. Dall’altro, le esigenze e gli interessi dinastici si identificarono con gli interessi e i bisogni pubblici e il governo del principe con lo Stato. Il diritto pubblico evidenziò la concentrazione di un’autorità pubblica usurpata”” (pag 73)”,”TEOP-011-FV” “ROSENBERG William G.”,”Liberals in the Russian Revolution. The Constitutional Democratic Party, 1917-1921.”,”William G. Rosenberg is Professor of History at the University of Michigan. Among his works is Liberals in the Russian Revolution. Acknowledgments, Abbreviations of Frequently cited Journals, List of Tables and Maps, Introduction, Bibliography, Index, Studies of the Russian Institute. Columbia University,”,”RIRx-086-FL” “ROSENBERG William G. SIEGELBAUM Lewis H. a cura, Contributors Katerina CLARK R.W. DAVIES Geoff ELEY Sheila FITZPATRICK Stephen KOTKIN Hiroaki KUROMIYA Mosche LEWIN Stephan MERL Don K. ROWNEY David R. SHEARER Peter H. SOLOMON Jr. Ronald Grigor SUNY”,”Social Dimensions of Soviet Industrialization.”,”Sheila Fitzpatrick is Professor of History at the University of Texas, Austin. Moshe Lewin is Professor of History at the University of Pennsylvania. William G. Rosenberg is Professor of History at the University of Michigan, author of Liberals in the Russian Revolution: The constitutional Democratic Party, 1919-1921. Ronald Grigor Suny is the Alex Manoogian Professor of Modern Armenian Histiry at the University of Michigan. Lewis H. Siegelbaum is professor of Modern Russian History at Michigan State University. He is author of Soviet State and Society between Revolutions, 1918-1929 and Stakhanovism and the Politics of Productivity in the USSR. Katerina Clark is Associate professor of Comparative Literature and Slavic Languages and Literatures at Yale University. R.W. Davies is Emeritus Professor of Soviet Economic Studies in the Centre for Russian and East European Studies, University of Birgmingham, England. Geoff Eley is Professor of History at the University of Michigan. Stephen Kotkin is Assistant Professor of History at Princeton University. Hiroaki Kuromiya is Assistant Professor of History at Indiana University, Bloomington. Stephan Merl is Professor of History at the University of Bielefeld, Germany. Don K. Rowney is Professor of History at Bowling Green State University. David R. Shearer is Assuistant Professor of History at the University of Delaware. Peter H. Solomon Jr. is Professor of Political Science at the University of Toronto. Introduction, Guide to Further Reading Compiled by Steven COE, Contributors, Notes, Index, Series in Russian and Eastern European Studies”,”RUSU-144-FL” “ROSENBERG Charles E. a cura; saggi di Lawrence STONE Wolfram EBERHARD David LANDES Diane OWEN HUGHES Joan W. SCOTT e Louise A. TILLY”,”La famiglia nella storia. Comportamenti sociali e ideali domestici.”,”Saggi di Lawrence STONE Wolfram EBERHARD David LANDES Diane OWEN HUGHES Joan W. SCOTT e Louise A. TILLY ‘Charles E. Rosenberg, storico e curatore del libro ‘La famiglia nella storia’, ha dedicato la sua carriera all’analisi delle dinamiche familiari nel corso dei secoli. Attraverso le sue ricerche, ha esplorato l’evoluzione della famiglia umana, evidenziando come il concetto di famiglia sia stato plasmato da fattori culturali, sociali ed economici. Nel suo libro, Rosenberg esamina le trasformazioni della famiglia nel corso del tempo, dalle società primitive ai giorni nostri. Egli sottolinea che la famiglia è sempre esistita come nucleo essenziale di ogni comunità umana. Segni di questa organizzazione sociale si trovano nei miti, nelle leggende e nei documenti storici che risalgono all’inizio della nostra specie. Persino le divinità nelle diverse forme religiose sono organizzate in famiglie, dimostrando l’immanenza della formula familiare nella vita di tutte le popolazioni del globo. Nel corso della storia, il ruolo e lo status della famiglia sono cambiati. Mentre oggi prevalentemente viviamo nel modello di famiglia “nucleare” (genitori e figli), all’inizio del secolo scorso era comune in tutto l’Occidente la famiglia estesa, che includeva anche fratelli, sorelle, cugini e nonni che coabitavano nelle zone rurali. Il pater familias esercitava un ruolo di potere sulla comunità allargata dei suoi congiunti, decidendo non solo i carichi di lavoro, ma anche i destini di coloro che facevano parte della sua “gens” 1. In sintesi, Charles E. Rosenberg ci invita a riflettere sulla complessità e la mutevolezza del concetto di famiglia nel corso della storia umana, offrendo una prospettiva ricca di spunti di riflessione.’ (f. copil.) ‘Charles E. Rosenberg, professore emerito di storia presso l’Università di Harvard, ha dedicato gran parte della sua carriera all’analisi della storia della medicina e della scienza. È noto soprattutto per il suo lavoro ‘The Cholera Years: The United States in 1832, 1849 and 1866’, che esplora l’impatto del colera sulla società americana in quegli anni12. Inoltre, ha contribuito significativamente alla comprensione della crescita del sistema ospedaliero negli Stati Uniti attraverso il suo libro ‘The Care of Strangers: The Rise of America’s Hospital System’1. Rosenberg ha anche collaborato con Janet Golden nel libro ‘Pictures of Health: A Photographic History of Health Care in Philadelphia, 1860-1945’, che offre una prospettiva visiva sulla storia dell’assistenza sanitaria nella città di Filadelfia1. Ha continuato a esplorare il rapporto tra malattia, società e cultura in opere come ‘Framing Disease: Studies in Cultural History’ e ‘Explaining Epidemics and other studies in the History of Medicine’1. La sua vasta produzione letteraria e la sua influenza nel campo della storia della medicina e della scienza lo rendono una figura di rilievo nell’accademia e nella ricerca storica.’ (f. copil.)”,”STOS-028-FSD” “ROSENBERG Hans”,”Ascesa e prima crisi mondiale del capitalismo (1848-1857).”,”Hans Rosenberg, nao nel 1904, fu costretto dal nazismo ad emigrare e si stabilì negli Stati Uniti. Anche se ha insegnato a lungo nelle università americane, Rosenberg è considerato il maestro della nuova storiografia della RFT.”,”ECOI-206-FL” “RÖSENER Werner”,”I contadini nella storia d’ Europa.”,”Q ceto contadino europeo, basi del ceto contadino nell’Alto Medioevo, crisi del Tardo Medioevo, movimenti contadini ribellioni, dualismo agrario in Età moderna: signoria fondiaria ad Ovest, riserva signorile a Est, sviluppo demografico, struttura insediativa, problemi alimentari, comunità villaggio, emancipazione contadina, riforme agrarie, i contadini europei nella moderna società industriale. L’A (Lohne, 1944) è docente al Max-Planck Institut für Geschichte di Göttingen. Si è occupato di soprattutto di storia sociale ed economica del Medioevo. Ha pubblicato tra l’altro: -Bauern im Mittelalter. 1985 tradotto in It come ‘I contadini e il Medioevo’, 1989 2 ediz -Grundherrschaft im Wandel. 1991 -Agrarwirtschaft –Agrarverfassung und ländliche Gesellschaft. 1992″,”EURx-043″ “RÖSENER Werner”,”I contadini nel Medioevo. (Tit.orig.: Bauern im Mittelalter)”,”RÖSENER W. (Lohne, Germania, 1944) ha studiato alla Freie Universität di Berlino. Dal 1974 è al Max-Planck-Institut per il settore storia a Göttingen. L’A smentisce l’ errata convinzione che la vita dei contadini, a differenza di quella della nobiltà e della borghesia urbana, non sia mai cambiata. “”Ci rimane solo da esaminare l’influenza che i rapporti di dipendenza feudale hanno avuto sull’economia contadina. In questa sede non possiano certo illustrare tutto l’ampio spettre delle tensioni fra signori feudali e contadini; ci limiteremo ad esaminare il problema della misura in cui l’economia contadina mediavale venne influenzata dal sistema feudale e dall’entità dei tributi che i contadini dovevano versare. Con il graduale superamento del sistema curtense e con il declino della sfera economica gestita direttamente dai signori, i servizi di ‘corvées’ per i contadini subirono una drastica riduzione, per cui verso la fine del XII secolo essi avevano perduto gran parte della loro originaria importanza. Alcuni servizi coatti rimasero però in vigore (…). Nel XIII secolo la gran parte dei doveri che i contadini erano tenuti ad assumere nei confronti dei loro signori personali, fondiari o giuridici concerneva però soprattutto le rendite monetarie e in natura. In considerazione dell’enorme molteplicità di queste prestazioni, che assumevano la forma di rendite fondiarie, personali, di decime, di oneri di baliaggio, di banno (tasse sui mulini, sui forni e sulla produzione della birra) e di imposte – nelle fonti sono riportate diverse denominazioni, parole e forme – è difficile quantificare in modo abbastanza preciso l’entità complessiva degli oneri contadini. Esiste però la possibilità di calcolare in modo più preciso il livello degli oneri di singoli poderi contadini, quando essi sono riportati soprattutto in una voce principale, mentre le imposte secondarie sono in qualche modo stimabili. K. Lamprecht ha calcolato che nella regione della Mosella e del Reno durante il Medioevo gli oneri ammontassero a un terzo circa del prodotto lordo cerealicolo di un podere contadino.”” (pag 176-177)”,”STOS-140″ “RÖSENER Werner”,”I contadini nel Medioevo.”,”W. Rosener (Lohne, Germania, 1944) ha studiato alla Freie Universität di Berlino. Dal 1974 è al Max-Planck-Institut per il settore storia a Göttingen.”,”STMED-100-FSD” “ROSENGARTEN Frank”,”Silvio Trentin dall’ interventismo alla resistenza.”,”ROSENGARTEN Frank nato a NY nel 1927 insegna letteratura italiana presso il Queens College della City University of New York. Ha pubblicato varie opere sull’ Italia moderna. “”La natura abnorme del fenomeno fascista si evidenziò ancora una volta nella primavera del 1922, nel corso della “”adunate”” in cui molti caporioni regionali fascisti dimostrarono chiaramente che il fascismo non era solo un movimento politico, ma una fazione armata che mirava a impadronirsi dello stato per i propri fini. La si vide ancora al principio di luglio, e per tutta l’ estate del 1922, un periodo che vide un aumento impressionante di violenze ed aggressioni contro singoli individui e contro organizzazioni e giornali antifascisti. Alla fine del luglio il fascismo mobilitava le sue squadre armate in azioni antisciopero e minacciava di muoversi indipendentemente dallo stato, se il governo non reprimeva lo sciopero generale proclamato per il 31 luglio. Più che un partito, il fascismo era ormai un’ organizzazione militare ben strutturata, disciplinata e gerarchicamente ordinata, con la manifesta volontà di sfidare il pubblico potere e sostituirsi all’ autorità dello stato liberale italiano.”” (pag 75) I socialdemocratici lacerati tra collaborazionisti e intransigenti. “”Per Trentin e gli altri socialdemocratici di sincera militanza antifascista fu causa di grave apprensione il fatto che dal novembre 1921 all’ ottobre 1922 i rappresentanti parlamentari del Partito nazionale socialdemocratico rivelassero una ben definita tendenza a collaborare con gruppi conservatori e reazionari. Questa tendenza fu riconfermata quando il capo riconosciuto del partito, il duca siciliano Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, accettò l’ incarico di ministro delle Poste e Comunicazioni nel primo gabinetto di Mussolini, e un’ altra nota figura del partito socialdemocratico, Gabriele Carnazza, fu nominato ministro dei Lavori Pubblici””. (pag 76)”,”ITAD-077″ “ROSENKRANZ Karl”,”Vita di Hegel.”,”ROSENKRANZ Karl (1805-1879) studiò teologia e filosofia a Berlino. Nel 1833 fu chiamato all’Università di Könisberg alla cattedra di filosofia che era stata di Kant e Herbart. Fu anche un valente studioso di letteratura. Un suo ‘Manuale di storia generale della poesia’ fu tradotto a Napoli nel 1853 da Francesco De Sanctis. Critica del progetto di riforma inglese del 1831 (pag 430) “”Lo stoicismo e lo scetticismo, ad esempio, appartengono dal punto di vista della storia universale al momento del trapasso dallo spirito della grecità a quello della romanità. Tale momento del trapasso si presenta nuovamente, secondo un altro aspetto, nella scomparsa del mondo della bella eticità e nel sorgere di una condizione legata al diritto ed un’altra volta nel passaggio dalla religione artistica alla religione disvelata. Nella coscienza infelice, in cui secondo Hegel sfocia lo scetticismo, viene già rappresentato lo struggimento romantico e la lacerazione, che, nell’estraneazione dello spirito, ancora una volta ritorna come fede, più avanti come anima bella e alla fine come trapasso dalla religione disvelata al sapere assoluto””. (pag 221)”,”HEGx-005″ “ROSENSTONE Robert A.”,”John Reed, rivoluzionario romantico.”,”ROSENSTONE Robert A. è professore incaricato di storia all’Institute of Technology of California. E’ autore di ‘Crusade of the Left: The Lincoln Battalion in the Spanish Civil War’, 1969.”,”REEx-022″ “ROSENSTONE Robert A.”,”John Reed, rivoluzionario romantico.”,”Robert A. Rosenstone è professore incaricato di storia all’Institute of Technology di California. É autore di Crusade of the Left: The Lincoln Battalion in the Spanish Civil War, e curatore di Seasons of Rebellion: Protest and Radicalism in recent America.”,”REEx-016-FL” “ROSENTAL D.E. TÉLENKOVA M.A.”,”La stylistique pratique de la langue russe.”,”avant.propos, Liste d’abbreviations employees dans le manuel, Introduction, traduction A.V. YATLOVA, Présentation E. E. DYATLOVA,”,”RUSx-258-FL” “ROSENTHAL Gerard”,”Avocat de Trotsky.”,”L’A avvocato, surrealista, evoca le vicende della lotta a fianco di TROTSKY contro lo stalinismo e riporta lettere inedite di TROTSKY.”,”TROS-036″ “ROSENTHAL Bernice Glatzer”,”New Myth, New World. From Nietzsche to Stalinism.”,”Bernice Glatzer Rosenthal is Professor of History at Fordham University. She is the editor of three pror books that have paved the way for this study – Nietzsche in Russia, Nietzsche and Soviet Culture: Ally and Adversary, and The Occult in Russian and Soviet Culture. List of Illustrations, Acknowledgments, Works Frequently Cited, Introduction, Epilogue, Notes, Index,”,”RUSS-080-FL” “ROSENTHAL Gérard”,”Avocat de Trotsky.”,”Gérard Rosenthal et Jean Rous, Avocats de Léon Trotsky. Préface a la nouvelle édition, Préambule, Introduction, Foto, documenti, illustrazioni, Index, Collection Vécu,”,”TROS-086-FL” “ROSENZWEIG Franz, edizione italiana a cura di Remo BODEI”,”Hegel e lo Stato.”,”Marx fase liberale inizio anni ’40. “”Karl Marx ebbe occasione di scrivere, da giovane giornalista della liberale «Rheinische Zeitung» all’inizio degli anni ’40 durante trattative degli stati provinciali renani, su di una legge sul furto della legna. In quell’occasione il giovane allievo di Hegel, per il quale, come per il suo maestro, lo Stato era il solo lugo in cui la libertà del singolo, naturalmente nel senso del liberalismo dell’epoca, poteva trovare sufficiente realizzazione, scoprì con spavento come stavano in realtà le cose per la realizzazione dell’ideale di libertà; invece dell’idealismo statale-borghese, che egli cercava, da quelle trattative gli parlò un «abbietto materialismo, peccato contro il santo spirito dei popoli e dell’umanità»; ogni classe non cercava che il proprio vantaggio, nessuno pensava alla totalità. La pura rappresentanza di interessi, che ferì tanto profondamente l’idealismo politico del liberale Marx, corrispondeva però in pieno alle idee del romantico conservatore che teneva allora in pugno il destino della Prussia (…)”” (pag 427-428)”,”HEGx-055-FF” “ROSI Massimo”,”Napoli entro le mura.”,”Massimo Rosi, architetto, è professore di Cartografia tematica alla facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli; con l’Instituto cultural españl de Santiago e il CNR ha sviluppato studi sull’architettura meridionale del Rinascimento e sugli scambi con il levante spagnolo.”,”ITAS-045-FL” “ROSI Massimo”,”Napoli fuori le mura.”,”Massimo Rosi, architetto, è professore di Cartografia tematica alla facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli; con l’Instituto cultural españl de Santiago e il CNR ha sviluppato studi sull’architettura meridionale del Rinascimento e sugli scambi con il levante spagnolo.”,”ITAS-046-FL” “ROSIER Bernard”,”Le teorie delle crisi economiche.”,”””Per Marx, la crisi viene resa ‘possibile’ dal fatto che un’economia capitalistica è un’economia di scambio generalizzata nella quale produzione e consumo sono diventate due operazioni disgiunte. I beni non vengono prodotti in vista del consumo dei produttori, ma per essere venduti, rendendo necessario un intervento della moneta. A questo punto, possono sorgere degli squilibri, tanto più che la produzione per la vendita deve avvenire con un profitto sufficiente e secondo un ritmo abbastanza rapido, affinché il capitale investito nella produzione venga valorizzato. Ma ciò che, su questa trama generale, fa sì che le crisi appaiano necessariamente, e con una certa regolarità, è che, secondo la logica stessa dell’accumulazione del capitale, l’investimento è realizzato a livello di ogni impresa capitalistica individuale, nei settori di attività che appaiono, nella congiuntura immediata, in grado di far fruttare i più elevati tassi di profitto senza che, tuttavia, una ‘domanda effettiva’ venga assicurata per le merci prodotte. Non c’è, in effetti, nessun coordinamento ‘a priori’ nelle decisioni di investire, nessuna regolazione, se non ‘a posteriori’, ma spesso troppo tardi, sul mercato, che sanzioni gli errori di previsione. C’è qua, per Marx, l’effetto di una contraddizione del sistema economico tra il carattere ‘sociale’ della produzione ed il carattere ‘privato’ della proprietà dei mezzi di produzione e delle decisioni economiche. Infatti, per Marx, come per Malthus e Sismondi, la “”legge degli sbocchi”” è un mito; la realtà è che produttori e consumatori sono distinti e separati, e la maggior parte dei produttori (gli operai) non possono acquistare l’equivalente di quanto producono e devono, invece, fornire un sovrappiù o un ‘plus-valore’ ai capitalisti che li impiegano. Questo primo fattore si tradurrà con delle ‘sproporzioni’ della produzione rispetto alla domanda effettiva. E Marx è il primo autore ad avere stabilito in termini precisi le ‘condizioni dell’equilibrio’ in dinamica nei suoi famosi “”schemi della riproduzione allargata”” che mostrano, sulla base di un’analisi in due “”sezioni”” produttive che distinguono mezzi di produzione (sezione I) e mezzi di consumo (sezione II), la necessità di strette proporzioni tra l’espansione dei diversi settori dell’economia, e perciò tra l’investimento ed il valore della produzione totale (condizioni teoriche che non possono essere concretamente realizzate per i motivi già indicati). Quest’effetto si troverà rinforzato dal fenomeno di ‘sottoconsumo’ operaio (già analizzato da certi classici e ripreso più tardi dall’economista britannico Hobson nel 1889), poiché, per la natura stessa del sistema economico, l’imprenditore, che cerca di massimizzare il suo profitto, eserciterà una pressione costante sui salari che, per lui, rappresentano un costo ma che, dall’altra parte, sono da considerarsi un elemento (che diventerà sempre più importante nella storia del capitalismo man mano che si estenderà la massa salariale) della domanda effettiva. Vi è qui una contraddizione che, rinforzando l’effetto del fattore precedente, tenderà a produrre situazioni di ‘sovrapproduzione’, non rispetto ai bisogni più urgenti di buona parte della società (soddisfare questi bisogni non fa parte della logica dell’accumulazione capitalistica), ma rispetto alla domanda effettiva, cioè ‘solvibile’ e che si ‘realizza effettivamente’.”” (pag 30-31) [Bernard Rosier, Le teorie delle crisi economiche, 2003] “”Si assiste così a quello che appare un vero “”sganciamento”” dell’economico (sensu stricto) e del finanziario e all’affermazione di un’economia speculativa. La straordinaria crescita dell’attività finanziaria internazionale contrasta sempre più fortemente con la relativa stagnazione dell’attività economica. Ma questa crescita della “”finanza internazionale””, (detta anche “”geofinanza””) (2) è il logico prodotto di una situazione economica originale. Sullo sfondo, legata alla crisi, vi è la costituzione di un”economia di indebitamento’ internazionale, un’economia internazionale “”allo scoperto””, nello stesso tempo in cui cala la reddività media dell’investimento industriale. Su questa base interviene la transnazionalizzazione delle imprese industriali e commerciali come delle banche e delle istituzioni finanziarie, unita alla generale “”deregolazione””, all’abolizione dei cambi fissi e del controllo dei cambi fino alla totale “”liberalizzazione”” delle attività bancarie e dei mercati finanziari (in precedenza strettamente controllati)””. (pag 98) (1) H. Bourguinat, L’Economie mondiale à découvert, Calmann-Levy, Paris, 1985 (2) Ch. Golfinger, La Géofinance: pour comprendre la mutation financière, Seuil, Paris, 1986″,”ECOT-061-FL” “ROSINA Felice”,”Germania 1918-1935. Da Ebert a Hitler.”,”Storia psicologica-politica della Germania del dopoguerra. Il vero volto dell'””angoscia tedesca””. “”Hilferding si allontanava sempre di più all’estremismo. Il cancelliere cattolico Wirth aveva scoperto in lui lo studioso di cose finanziarie. Il governo lo spediva, in qualità di esperto, alla conferenza di Genova. E quando indipendenti e socialdemocratici decisero la loro fusione, Hilferding fu tra i primi a marciare a destra. Poco dopo il cancelliere Stresemann lo accoglieva nel suo gabinetto, a sanare le finanze dell’impero. Sanare le finanze voleva dire: riforma monetaria, dopo la catastrofe del marco sotto il cancellierato di Cuno. Ma questa prima prova finanziaria di Hilferding falliva. La riforma monetaria, nei due mesi del suo ministero, non faceva un passo avanti. (…) Gli avversari lo accusavano di temporeggiare. Hilferding se ne andava. Ritornava al suo ministero delle finanze soltanto cinque anni dopo, nel luglio 1928, chiamato dal cancelliere socialdemocratico Mueller. (…). Hilferding aveva dichiarato di non essere pessimista. Ma tutti sapevano che di fronte alla lotta mossagli del gran capitale, egli aveva dovuto mettersi in tasca una buona parte del programma finanziario della socialdemocrazia, per non andare incontro ad un fiasco come quello del prestito interno. Il blocco bancario ‘Deutsche Bank’ e ‘Disconto Gesellschaft’ aveva accentrato oltre il 40 per cento del capitale tedesco. Con costoro doveva fare i conti Hilferding, poiché la grande banca era onnipotenti””. (pag 189-191)”,”GERN-139″ “ROSITI Franco, collaborazione di Giampaolo PRONI e Massimo BONFANTINI”,”I modi dell’argomentazione e l’opinione pubblica.”,”Franco Rositi è professore ordinario di metodologia delle scienze sociali alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino Massimo Bonfantini è docente di semiotica all’Istituto di comunicazione della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Univerisità di Bologna”,”EDIx-001-FMB” “ROSKILL S.W. (Captain)”,”The Navy at War, 1939-1945.”,”ROSKILL S.W. è una autorità nel campo della storia della marina militare inglese nella seconda guerra mondiale.”,”QMIS-145″ “ROSMER Alfred”,”A Mosca al tempo di Lenin.”,”ROSMER si chiamava in realtà Alfred GRIOT. Nacque nel 1877 a Patterson (NJ) da genitori emigrati in USA dopo la Comune. Tornato con la famiglia in FR a 7 anni, si stabilì alle porte di Parigi. Dopo la scuola elementare e tre anni di studi al Collegio Lavoiser cominciò a lavorare a 16 anni per avere i mezzi e proseguire la sua formazione intellettuale. Nel 1895 divenne funzionario alla Prefettura della Senna. Aderì al sindacato impiegati municipali nel 1904. Iniziò la sua azione pubblica con il caso DREYFUS. Collaborò a riviste letterarie e teatrali. Dreyfusiano, anarchico individualista (1896) poi sindacalista rivoluzionario internazionalista (1910), R. diventò nel 1910 giornalista della Bataille Syndicaliste e della Vie Ouvriere. Divenne una ‘figura storica’ a partire dal 1914 quando con un piccolo gruppo di militanti rifiutò l’adesione della CGT e del Partito Socialista francese al governo in guerra. Fu l’anima della minoranza pacifista. Nel 1916 incontrò TROTSKY in esilio a Parigi e nacque un’amicizia profonda che durerà fino all’assassinio di questi in Messico nel 1940. R. preparò pure la Conferenza di Zimmerwald ma, mobilitato, non poté assistervi. Si schierò a favore della rivoluzione russa. A Mosca poté arrivare solo nel 1920 e divenne membro del ‘piccolo ufficio’ della 3° Internazionale. Partecipa al 1° Congresso dell’IC e viene eletto membro dell’Esecutivo. Fu uno dei fondatori del PCF e membro del suo Comitato direttivo. Dopo la morte di LENIN, R. viene escluso dal PCF dal gruppo della Troika. Rimase legato a TROTSKY e lo difese in vari ambiti internazionali. Continuò la militanza con la fondazione con MONATTE di ‘La Revue Proletarienne’, e con la creazione della 4° Internazionale, nel 1938. Sfuggì con T. al primo tentativo di assassinio a Coyoacan (1938). Dopo la 2° GM pubblicò opere sulle origini del conflitto 1° GM e sui crimini dello stalinismo. Scrive la prefazione alla riedizione delle opere di T. in FR. Firmò il manifesto dei 121 sulla guerra d’Algeria e morì nel 1964.”,”LENS-055 RIRO-088″ “ROSMER Alfred”,”A Mosca al tempo di Lenin. Le origini del comunismo.”,”Per scrivere queste memorie ROSMER si rifà al modello dell’ opera dello scrittore inglese Arthur RANSOME ‘Sei settimane in Russia’ pubblicata nel 1919. ‘RANSOME ebbe l’ inestimabile privilegio di potersi recare in RUssia sovietica all’ inizio del 1919 quando ancora non c’era il cordone sanitario di CLEMENCEAU. La sua conoscenza della lingua e del paese, la simpatia per il nascente regime, sebbene non fosse comunista, gli permisero di tracciare un abbozzo vivente e fedele della Russia rivoluzionaria e dei suoi uomini. Con lui si penetrava nell’ ufficio di Lenin, si assisteva alla conversazione, si vedeva Lenin ridere ed ammiccare… Il libro era scritto in uno stile spoglio e senza enfasi; era un dono raro.'”,”RIRO-211″ “ROSMER Alfred; MODIANO Helene”,”Union Sacrée 1914-193…”,”Spagna: accordo CNT-PSUC. “”Alla data del 22 ottobre, è stato pubblicato sulla stampa di tutta la Catalogna il testo dell’ accordo che concluso dalle organizzazione seguenti: CNT, FAI, UGT, e PSUC, ovvero le organizzazioni influenzate dagli anarco-sindacalisti e quella poste sotto il controllo dei comunisti ortodossi. (…) (…) non molto tempo fa, la frazione sindacale, il F.O.U.S, influenzato dal POUM, ha fatto il suo ingresso nei sindacati dell’ industria dell’ UGT. (…). Rimarchiamo che il POUM è stato escluso da queste deliberazioni. L’ accordo tra POUM e la CNT è sempre stato molto grande su molti punti della dottrina che toccano gli avvenimenti attuali. La CNT, però, rompendo con una pratica di tre mesi di lotta, ha preferito non introdurre il POUM in queste discussioni.”” pag 45-46, Estratto da L’ Espagne Socialiste, organo del POUM redatto in francese a Barcellona)”,”MFRx-204″ “ROSMER Alfred SOUVARINE Boris FABROL Emile CLAVEZ Antoine”,”Trotsky and the Origins of Trotskyism.”,”Il libro sottolinea il ruolo di Alfred ROSMER ine prima opposizione allo stlainismo all’interno del Comintern e del PCF da cui fu espulso nel 1924. Il libro include traduzioni di recenti articoli dal giornale teorico Prométheée come pure estratti dal periodico di opposizione dello stesso ROSMER ‘La Revolution proletarienne’ degli anni 1920, in cui egli e i suoi alleati trattano della burocratizzazione del PCF e della vittoria di STALIN sulla vecchia guardia bolscevica. I capitoli finali ‘On the Planet Without a Visa’ fu scritto da ROSMER, vicino a TROTSKY per trent’anni, nei primi anni 1950 per completare l’ autobiografia di TROTSKY ‘My Life’. Essi coprono gli anni di esilio fino alla morte di TROTSKY in Messico nel 1940 e incorporano le stesse parole di TROTSKY per descrivere le sue personali fortune e l’ essenza del suo pensiero. “”Prima di tutto, dobbiamo cogliere l’ opportunità di richiamare ciò che Lenin pensava riguardo al termine ‘Bolscevico’: ‘come un termine brutto e privo di significato’ che ‘non esprime altro che il fatto puramente accidentale che nel congresso di Bruxelles-Londra del 1903 noi fummo in maggioranza’. Ironicamente, aggiunse: ‘Forse io avrei proposto un “”compromesso”” ai miei compagni, ossia, di chiamarci Partito Comunista, ma preservare la parola “”Bolscevichi”” tra parentesi’. Questa parola tra parentesi venne fuori dopo la morte di Lenin””. (pag 57)”,”TROS-165″ “ROSMER Alfred ROSMER Marguerite”,”From Syndicalism to Trotskyism. Writings of Alfred and Marguerite Rosmer.”,”RILU Red Internatinoal of Labour Unions”,”TROS-279″ “ROSS Alf”,”Diritto e giustizia.”,”Alf ROSS è nato nel 1899. Si è laureato in giurisprudenza nel 1922 a Copenaghen. Dopo alcuni anni trascorsi nell’ avvocatura dello stato si è dedicato interamente agli studi. A Vienna fu allievo di Hans KELSEN e ad Uppsala di HÄGERSTRÖM. Presso quest’ultima università conseguì il titolo di dottore in filosofia mentre quello di dottore in legge gli fu conferito dall’ Università di Copenaghen. E’ stato consulente della Camera di commercio danese e ha contribuito alla stesura della costituzione danese nel 1953. E stato pure presidente del consiglio di amministrazione di una importante società finanziaria. Ha scritto molte opere, articoli e recensioni.”,”TEOP-103″ “ROSS John a cura”,”Profils de la social-democratie europeenne.”,”Testi di Günter MINNERUP Raimund LOEW Gert-Inge JOHNSSON e Tom GUSTAFSSON Julian ATKINSON e Alan FREEMAN Jacques KERGOAT Francisco LOUÇA Mariano Fernandez ENGUITA Antonio MOSCATO. Composizione sociale in PS Peso delle classi sociali nell’ insieme degli aderenti al Partito socialista francese (PS) in raffronto al totale della popolazione francese: Non attivi 23,2% (PS) 47% (Totale popolaz) Classe operaia 38.2 38 Borghesia 4.5 3 Piccola borgh tradizionale 16.4 7 Nuova piccola borghesia 17.4 5 (pag 255)”,”MEOx-048″ “ROSS Andrew YU ZHOU AIHWA ONG XIANG BIAO CHING KWAN LEE”,”La testa del drago. Lavoro cognitivo ed economia della conoscenza in Cina.”,” Regione tecnologica in crescita. “”In un lasso di tempo di vent’anni Zhongguancun si è trasformato da tranquillo suburbio dedicato alla ricerca scientifica e all’istruzione superiore, in un frenetico ‘hub’ degli affari ‘hi-tech’ e di laboratori di ricerca e sviluppo (R&S). A partire dal 2005 l’area ha ospitato oltre 17.000 imprese tecnologiche certificate; quasi il 60 per cento nel settore informazione comunicazione tecnologia (Ict) o in settori ad esso collegati. I quattro indicatori principali della crescita di Zhongguancun dal 1988 al 2004 sono il numero delle imprese, gli occupati, le entrate lorde e la tassa governativa sul reddito.”” (pag 52) Gli autori: Andrew Ross è professore e direttore del Dipartimento di Social and Cultural Analysis della New York University. Ha scritto vari libri. Ching Kwan insegna sociologia alla University of Michigan è autrice di vari libri Aihwa Ong insegna antropologia e Southeast Asia studies alla University of California, Berkeley è autrice di vari libri. Xiang Bao ha una Research Council United Kingdom Academic Fellow ad Oxford. E’ autore di un saggio tradotto anche in italiano: ‘La produzione sociale di gerarchia e quello che possiamo fare: appunti dall’Asia, Università globale, 2008 (lavoro collettivo) Yu Zhou insegna al dipartimento di scienze della terra e geografia al Vassar College. Ha scritto ‘The Inside Story fo China’s High-Tech Industry: Making Silicon Valley in Beijing (Rowman & Littlefield Publishers, 2008)”,”CINE-045″ “ROSS Kristin, a cura di Mario PEZZELLA e Sebastiano TACCOLA”,”Lusso Comune. L’immaginario politico della Comune di Parigi.”,”Kristin Ross (1953) è professore emerito di Letterature comparate alla New York University. Esperta di cultura francese nei secoli XIX e XX ha pubblicato vari libri tra cui ‘The Emergence of Social Space: Rimbaud and the Paris Commune’ (1988) ed uno sul Maggio del ’68. “”Il lavoro, ovviamente, non si estinse sotto la Comune; ma sparì nella sua forma di lavoro salariato forzato e costretto sotto i vincoli di un contratto asimmetrico. Il lavoro produttivo non esisteva più nei termini del lavoro salariato scambiato con il capitale. Esso aveva assunto il significato più ampio di attività utile ai bisogni dell’intero organismo sociale. O, con le parole di Marx, «con l’emancipazione del lavoro tutti diventano operai, e il lavoro produttivo cessa di essere un attributo di classe» (1)”” (pag 96) (1) La guerra civile in Francia Spazio viene dato nel volume anche alla russa Elisabeth Dmitrieff Sul rapporto Russia Francia e le influenze reciproche si cita il volume di Woodford McLellan ‘Revolutionary Exiles: The Russian in the First International and the Paris Commune’, London, Frank Cass, 1979″,”MFRC-176″ “ROSS Steven”,”From Flintlock to Rifle. Infantry Tactis, 1740-1866.”,”Altri libri di Steven Ross: – European Diplomatic History, 1789-1815 – The French Revolution: Conflict or Continuity? – Quest for Victory: French Military Strategy, 1792-1799″,”QMIx-116-FSL” “ROSSANA Rossana SINGER Daniel PLIOUCHTCH Léonide MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Claude WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MESZAROS Istvan CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio KAROL K.S. COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hrayr USAI Gianni CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof, saggi di”,”Pouvoir et opposition dans les sociétés postrévolutionnaires.”,”Il colloquio ‘Potere e opposizione nelle società post-rivoluzionarie’ si è tenuto a Venezia l’ 11, 12, 13 novembre 1977 sotto gli auspici del quotidiano Il Manifesto e di un gruppo di intellettuali e sindacalisti e uomini politici della sinistra. Marx et Lenin lus dans les camps’ di Boris Weil (pag 100-110) Nota ISC3L-13 sostituire a scheda EURC-079 Saggi di ROSSANDA Rossana SINGER Daniel PLIOUCHTCH Leonide GIRARDET Giorgio MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Charles WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MESZAROS Istvan CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio KAROL K.S. COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hrayr USAI Gianni e CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof “”Ora la dialettica è incompatibile con il regime sovietico; ciò perché, nei larghi strati della società, anche è triste dirlo, la gente come Pliouchtch o io stesso passano per imbecilli. Perché leggere i testi ufficiali, quelli che sono stati stampati in milioni di esemplari e che riposano per sempre nelle biblioteche o sui piani delle librerie senza che nessuno mai li acquisti, leggere quei libri lì, agli occhi dell’ individuo sovietico, è pura idiozia. Io ho portato dall’ Unione sovietica la terza edizione delle Opere Complete di Lenin curate da Bucharin. I miei amici erano perplessi. Perché le avevo portate con me? Perplessi pure i doganieri che mi hanno detto: “”Perché? A cosa vi serviranno?””. E’ un qualche cosa di assolutamente incomprensibile per l’ individuo medio. Quando ero in prigione o al campo, avevo il diritto di leggere Marx, che non era proibito. La letteratura religiosa, al contrario, si.”” (pag 103, Boris Weil)”,”EURC-079″ “ROSSANDA Rossana a cura; saggi di Giovanni ARRIGHI Suzanne de BRUNHOFF Isidoro Davide MORTELLARO Riccardo PETRELLA Christian MARAZZI Antonella PICCHIO Daniel SINGER Adriana BUFFARDI Vittorio RIESER Mario AGOSTINELLI Giorgio CREMASCHI Dino GRECO Alessandra MECOZZI Paolo NEROZZI Giuseppe CHIARANTE Jacques TEXIER Mario TRONTI Alberto BURGIO Riccardo BELLOFIORE Maria Luisa BOCCIA Michael HARDT Roberto FINELLI Guido LIGUORI Etienne BALIBAR Jacques BIDET Franco CASSANO Stefano PETRUCCIANI Aldo TORTORELLA Pietro INGRAO”,”Il manifesto del Partito Comunista centocinquant’anni dopo.”,”In questo volume sono pubblicato gli atti del Convegno di studi su “”Il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels 150 anni dopo’ tenutosi a Roma, presso la Biblioteca della Camera dei Deputati; l’ 11 e 12 dicembre 1998. Saggi di Giovanni ARRIGHI Suzanne de BRUNHOFF Isidoro Davide MORTELLARO Riccardo PETRELLA Christian MARAZZI Antonella PICCHIO Daniel SINGER Adriana BUFFARDI Vittorio RIESER Mario AGOSTINELLI Giorgio CREMASCHI Dino GRECO Alessandra MECOZZI Paolo NEROZZI Giuseppe CHIARANTE Jacques TEXIER Mario TRONTI Alberto BURGIO Riccardo BELLOFIORE Maria Luisa BOCCIA Michael HARDT Roberto FINELLI Guido LIGUORI Etienne BALIBAR Jacques BIDET Franco CASSANO Stefano PETRUCCIANI Aldo TORTORELLA Pietro INGRAO “”Il mercato delle Indie orientali e della Cina, la colonizzazione dell’ America, lo scambio con le colonie, l’ aumento dei mezzi di scambio e delle merci in generale, diedero un impulso prima di allora sconosciuto al commercio, alla navigazione, all’ industria e in pari tempo favorirono il rapido sviluppo dell’ elemento rivoluzionario in seno alla società feudale che si andava sfasciando. L’ organizzazione feudale o corporativa dell’ industria da quel momento non bastò più ai bisogni, che andavano crescendo col crescere dei nuovi mercati. Subentrò la manifattura (…).”” (Marx, pag 102-103).”,”MADS-318″ “ROSSANDA Rossana”,”La ragazza del secolo scorso.”,”ROSSANDA Rossana nata a Pola nel 1924, allieva di Antonio BANFI, antifascista, ha partecipato alla Resistenza. Dirigente del PCI, ne è stata radiata nel 1969 in quanto esponente della sinistra critica del partito e fondatrice della rivista poi quotidiano ‘Il Manifesto’. Tra i suoi libri: ‘L’ anno degli studenti’ (De-Donato, 1968) ‘Le altre. Conversazioni sulle parole della politica’ (Feltrinelli 1979), ‘Un viaggio inutile’ (1981), ‘Appuntamenti di fine secolo’ (con Pietro INGRAO e altri ‘ (1995), ‘La vita breve’ con Filippo GENTILONI (1996), ‘Note a margine’ (1996). Milano. “”Dovevo tirare la Casa della cultura fuori dalle rovine del 1948. Nelle quali aveva perduto, oltre l’ unità fra gli antifascisti, la sede in via Filodrammatici dove era tornato sorprendentemente a insiediarsi, fra meno polverose kenzie e divani rifatti, il monarchico Circolo dell’ unione. (…) Io ne prendevo le redini organizzative ma rimasi funzionaria del Pci perché fosse chiaro che non mi travestivo. O avevo la fiducia degli altri o niente. La ebbi, ricucimmo con i socialisti, Arnaudi e Musatti e l’ infiammabile Fortini, ci aiutarono i primi uomini di “”Comunità”” come Antonielli, gli architetti del movimento moderno, il trio Rogers, Banfi e Peressutti, il troskista musicologo Rognoni, Giansiro Ferrata e lo schivo Vittorini, i Rollier, insomma il fronte antifascista eccezion fatta per i cattolici – nei quali maturava una sinistra in Lombardia più che altrove ma con i quali avevamo rapporti alquanto clandestini. Erano la Corsia dei Servi, la libreria della Cisl, gli embrioni delle Acli, perché appena passato a miglior vita l’ orrendo cardinale Schuster, un Pio XII periferico, la diocesi prudentemente si aprì””. (pag 155-156)”,”PCIx-209″ “ROSSANDA Rossana”,”Un viaggio inutile. O della politica come educazione sentimentale.”,”Gruppo editoriale Fabbri-Bompiani Sonzogno Etas (1981) Rossana ROSSANDA è nata nel 1924 ha studiato a Venezia e Milano dove si è laureata con Antonio BANFI. Nel 1943 è entrata in collegamento con il PCI. Nel 1959 è stata chiamata a far parte del Comitato Centrale e poi a dirigere la sezione culturale del partito. Nel 1969 ne è stata radiata insieme al gruppo del ‘manifesto’ alla cui fondazione aveva partecipato. Dirige con Luigi Pintor il giornale ‘Il manifesto’. Altro libro pubblicato nel 1979 ‘Le altre’. Francesco Scotti le consiglia di leggerel libro di Brennan sulla Spagna (l’autore è Brenan, v. Archiv) (pag 10)”,”SPAx-112″ “ROSSANDA Rossana a cura, saggi di GUÉROULT Martial DE-SANTILLANA Giorgio GOLDMANN Lucien MANDELBROT Benoit WIENER Norbert DE-POSSEL René LWOFF André MOLES Abraham GRENIEWSKI Henryk FRANK Helmar ZEMAN Jiri BONSACK François COUFFIGNAL Louis PEREZ Albert TONDL Ladislav GRANGER G.G.”,”Il concetto d’informazione nella scienza contemporanea.”,”Il professor Joseph André Martial Guéroult (n. 1891), presidente del Comitato dei Colloques philosophiques internationaux di Royaumont, è membro della Académie des sciences morales et politiques, per la sezione Filosofica. L’americano N. Wiener (1894-1964) si laureò – diciannovenne – alla harvard University. Seguì poi corsi in Europa, a Cambridge (con Russell) e a Gottinga (con Hilbert). Nel 1919 entrò a far parte del Massachusetts Institute of Tecnology, in cui dal 1932 al 1959 occupò la cattedra di professore in matematica. Prima che della cibernetica e della biofisica, si interessò di teoria delle funzioni di variabile reale, di applicazione degli integrali di Fourier, di teorie relativistiche e quantistiche, di logica matematica e di epistemologia. Nel 1943 – in collaborazione con Lettin e Pitts – si dedicò all’applicazione della logica matematica nello studio dell’attività del sistema nervoso. R. De Possel, professore universitario (n. 1905), appartiene all’Institut Henri Poincaré di Parigi. Il professor André Lwoff insegna alla Faculté des Sciences di Parigi. Abraham Moles è professore all’Università di Strasburgo. Henrik Greniewski è docente all’Università di Varsavia. Albert Perez e Ladislav Tondl appartengono all’Accademia cecoslovacca delle scienze di Praga. G.G. Granger, della Facoltà di Lettere e Scienze Umane dell’Università di Rennes.”,”SCIx-122-FL” “ROSSANDA Rossana”,”La ragazza del secolo scorso.”,”Rossana Rossanda, nata a Pola nel 1924, allieva di Antonio Banfi, antifascista, ha partecipato alla Resistenza. Dirigente del PCI – ne è stata radiata nel 1969 in quanto esponente della sinistra critica del partito – e fondatrice della rivista, poi quotidiani Il Manifesto.”,”PCIx-035-FL” “ROSSANI Ottavio”,”L’ industria dei sequestri. Dalla mafia alle Brigate Rosse: la storia, le tecniche, i nomi.”,”ROSSANI Ottavio, 34 anni, calabrese, laureato in Scienze Politiche, è giornalista professionista. Attualmente lavora presso il “”Corriere d’ Informazione”” di Milano. “”E’ proprio la relazione che unisce l’ ambiente sociale al bandito che crea la differenza con i delinquenti comuni. (…) Inoltre, Hobsbawm accentua la differenziazione tra i due fenomeni, anche su un’altra dimensione: la carica di ribellione. (…) Emerge già così la differenza tra malviventi comuni, banditi e rivoluzionari. L’ analisi di Hobsbawm si ferma alla civiltà contadina: e del resto le occasioni rivoluzionarie registrate dalla storia sono nate nella civiltà contadina. (…) Abbiamo già sottolineato che la figura del “”bandito sociale”” classicamente intesa è ormai scomparsa. Essa aveva la sua ragione di esistere nel mondo contadino. Però cominciano a vedersi i segni di un altro tipo di “”banditismo sociale””, cioè di tipo urbano””. (pag 98-99)”,”TEMx-034″ “ROSSARO Antonio, a cura di MARZANI Maria Beatrice RASERA Fabrizio”,”Diario 1943-45. Il tempo delle bombe.”,”””Nelle fabbriche i “”capi””, che prima sotto il manto del fascismo erano tiranni, ora sono miti, buoni e fanno gli “”antifascisti””!!! Conigli! Alla fabbrica Tabacchi sono scomparsi in un baleno i ritratti del Duce, che prima la inondavano!”” (pag 32) (1943, 25 luglio, martedì)”,”QMIS-135″ “ROSSELLI Carlo a cura di ROSSELLI John”,”Socialismo liberale.”,”ROSSELLI-C (Roma 1899 – Bagnoles-de-l’Orne 1937), antifascista, fu condannato al confino a LIPARI da dove fuggì per rifugiarsi a PARIGI. Fu tra i fondatori del movomento GIUSTIZIA E LIBERTA’, che ebbe tra i suoi attivisti Ernesto ROSSI, Ferruccio PARRI, Massimo MILA e Vittorio FOA. Il libro di ROSSELLI-C, stampato per la prima volta a PARIGI nel 1930, pone in tutta la sua ineludibilità la questione che ha caratterizzato gran parte del dibattio politico del NOVECENTO: conciliare l’idea di libertà individuale con quella di giustizia sociale. Il socialismo federalista e liberale di ROSSELLI-C teorizzato più di 60 anni fa, prima del crollo del fascismo e dei regimi del cosiddetto socialismo reale, è anche un modo, secondo BOBBIO Norberto, per fare i conti con i più recenti contributi al dibattio sul liberalismo socialista (l’americano John RAWLS e l’indiano Amartya SEN).”,”TEOC-093″ “ROSSELLI Nello a cura di Paolo TREVES”,”Inghilterra e regno di Sardegna dal 1815 al 1847.”,”Questo libro è uscito postumo 17 anni dopo la tragica morte del suo autore. Nello ROSSELLI dal 1° febbraio 1927 al 15 settembre 1930 era stato uno dei primi alunni della Scuola di storia moderna e contemporanea di Roma fondata nel 1926 con lo scopo di promuovere lo studio della storia d’Italia nel più ampio quadro della storia europea. Il D della scuola, Gioacchino VOLPE, aveva disegnato due serie diverse di pubblicazioni di storia diplomatica. Una di tipo ‘orizzontale’ (storia diplomazia EU in IT) (primo saggio affidato a Carlo CAPASSO) e l’altro ‘verticale’ (rapporti delle singole grandi potenze EU con gli Stati italiani) (primo saggio affidato a Nello ROSSELLI).”,”ITAB-016″ “ROSSELLI Carlo, a cura di CIUFFOLETTI Zeffiro BAGNOLI Paolo”,”Il pensiero politico di Carlo Rosselli.”,”Contiene come appendice lo scritto di ROSSELLI ‘I miei conti col marxismo’ “”Non neghiamo la realtà della minaccia hitleriana. Ma consideriamo grottesco, ed estremamente ammonitore, il complesso di inferiorità, da cui sembrano schiacciati i grandi Stati occidentali. Tre quarti d’ Europa sono contro la Germania; ma i tre quarti tremano contro l’ unico quarto. E’ pacifico ormai che un incrociatore tedesco di 12 mila tonnellate debba equivalere ad una corazzata anglofrancese di 24.000; che un’aviazione tedesca eguale all’ inglese debba annientare le aviazioni francoinglesi riunite; che un carro d’assalto tedesco, che un gas tedesco, un generale tedesco, solo perché ‘made in (aryan) Germany’, debbano possedere virtù taumaturgiche. Come spiegare questo complesso di inferiorità? Semplicemente così: la efficienza degli Stati e degli eserciti è funzione dei principi o dei miti che sono supposti rappresentare. (…)”” (pag 312-313) (in G&L 1935)”,”ITAD-047″ “ROSSELLI Carlo”,”Profilo di Filippo Turati.”,”Saggio apparso per la prima volta nel N° 3 dei “”Quaderni di Giustizia e Libertà”” (giugno 1932) Citazione in morte di Engels. “”Solo chi sa con certezza che la vita ha un termine fisso, che al sepolcro non si sfugge e che non vi hanno in natura reviviscenze e riparazioni postume; quegli solo della vita intende tutta la tragica serietà e il valore inestimabile, e impara a non disperderne un minuzzolo, e riesce a farla piena per gli altri e per sé””. (F. Turati, In morte di Engels, Critica sociale, 16 agosto 1895) (in apertura) “”Alessandro Herzen, esaminando nel 1860 l’ opera di Mazzini, scriveva che “”Mazzini è tanto grande che risparmiargli una critica sarebbe fargli offesa””. (pag 68)”,”TUFx-018″ “ROSSELLI Carlo ROSSELLI Nello ROSSELLI Amelia”,”Epistolario familiare. Carlo, Nello Rosselli e la madre (1914-1937).”,”Zeffiro CIUFFOLETTI nato a Grosseto nel 1944 è professore incaricato di storia del risorgimenti all’ università di Siena. Collabora a varie riviste. Ha pubblicato un’ opera di sintesi su ‘L’ emigrazione nella storia d’ Italia, 1866-1914′ e un volume su ‘Nello Rosselli. Uno storico sotto il fascismo’. “”Carlo Rosselli si sente socialsita al ritorno dalle trincee, per solidarietà coi soldati che vengono dalle file del proletariato, ma non rinnega “”l’ attesa tormentosa prima di potersi lanciare nella tormenta”” e considera “”la guerra, infine, grande scuola di vita, incubatrice, illuminatrice, formatrice, almento per me che partii ragazzo e tornai uomo””””. (pag 13) Nello alla madre. “”(…) Aspetto notizie della casa; penso molto a questa novità, che mi dà un grande piacere, quale non avrei supposto! E’ l’ ebreo che non vuol più saperne d’essere errante. A proposito di ebrei, qui se ne sente dir tanto male che, per reazione, ci si sente più ebrei. La mia è una situazione difficile: vorrei entrare un po’ dappertutto, per far ciò bisogna che taccia la mia religione. Questo mi secca. D’altra parte, a non far così, si resta tagliati fuori! E’ un problema.”” (pag 280, Berlino 8 aprile 1925) Carlo alla madre. “”Dopo colazione veniamo su in terrazza a studiare il tedesco (traduciamo discretamente l’ epistolario Marx-Engels, dizionario – e quanto! – alla mano naturalmente).”” (pag 305, Carciano (Stresa), 10 settembre 1926)”,”ITAD-087″ “ROSSELLI Aldo”,”La famiglia Rosselli. Una tragedia italiana.”,”Nato nel 1934, Aldo ROSSELLI figlio di Nello, è romanziere e critico letterario. Ha ottenuto il premio Strega e i premi Settembrini, Mestre e Sila. Ha scritto tra i suoi romanzi ‘La trasformazione’ (1977). “”La famiglia Rosselli apparteneva alla minoranza sinceramente liberale. Era una famiglia con tradizioni risorgimentali (Mazzini era morto in casa Rosselli, a Pisa, sotto il nome di Mr. Brown) e il loro liberalismo aveva l’ ingenuità politica che è propria di tutte le minoranze sprovviste di base popolare. Così quando venne il fascismo, essi non riconobbero in quella dittatura borghese che si serviva dell’ esperienza socialista il frutto avvelenato dell’ albero del nazionalismo risorgimentale. Ritennero di trovarsi di fronte ad una tirannide. Avevano ragione, era una tirannide ma di carattere inedito, moderno, quella invocata e voluta dalle masse nel momento del loro apprendistato politico. Di qui la tragedia dei fratelli Rosselli, assassinati in Francia perché si erano opposti, in nome del liberalismo, alla demagogia fascista””. (pag 1, prefazione)”,”ITAD-091″ “ROSSELLI Carlo”,”Scritti politici e autobiografici.”,”ROSSELLI C.”,”ITAD-109″ “ROSSELLI Carlo SALVEMINI Gaetano; a cura di Elisa SIGNORI”,”Fra le righe. Carteggio fra Carlo Rosselli e Gaetano Salvemini.”,”SIGNORI Elisa insegna storia contemporanea presso la Facoltà di lettere dell’Università di Pavia. Ha pubblicato: ‘Il dovere di testimoniare. Carteggio fra Gaetano Salvemini e Angelo Tasca’ (1996). “”Vedo che anche Guabello trova che “”G. e L.”” è talvolta incomprensibile. Spero che crederete a Guabello (1) più che a me, e pregherete Magrini (2) a spiegare a se stesso quello che vuol dire prima di dirlo agli altri. Non ci sono soggetti difficili e soggetti facili. Non vi è una forma adatta per gli operai e una forma adatta per i sapienti. Vi sono teste che pensano con chiarezza, e teste che avendo subito l’influenza di Marx, Croce, Gentile ed altri ‘Attila flagellum dei’, non riescono a pensare con chiarezza né per sé né per altri”” (Salvemini a Rosselli, 8 agosto 1934) (pag 218) (1) Alberto Guabello antifascista del gruppo GL di New York (2) Aldo Garosci”,”ITAD-113″ “ROSSELLI Carlo”,”Socialismo liberale.”,”””Ogni volta che Marx ha potuto riprendere da capo a fondo i suoi punti di vista e la portata delle sue tesi, l’ha fatto in termini tali da non lasciar sussistere alcun dubbio. Senza insistere sulla prefazione abbastanza nota della “”Critica dell’economia politica”” (1859), ricorderemo che, nella prefazione al “”Capitale””, Marx afferma che la società moderna non può far salti e non può sopprimere per decreto le fasi del suo naturale sviluppo; essa può solo abbreviare la fase della gestazione e del parto. A tali fasi presiedono leggi naturali e tendenze che si realizzano con ferrea necessità. Sul carattere necessario, addirittura fatale, dell’evoluzione delle forze di produzione, Marx insiste espressamente in un famoso passo nell’ultimo capitolo del primo volume del “”Capitale””. Esso termina con questa frase: “”…la produzione capitalista genera da se stessa la propria negazione con la fatalità che presiede alle metamorfosi della natura””. Proprio in questa pagina di conclusione Marx sente il bisogno, a riprova della sua perfetta coerenza, di ricordare le pagine analoghe del “”Manifesto”” fornendo, così, a vent’anni di distanza, un’interpretazione decisiva. Sei anni più tardi, recensendo e approvando uno studio sulla sua opera, egli fa sua la frase sottile di un critico russo: “”Marx considera il movimento sociale come una concatenazione naturale dei fenomeni storici, concatenazione sottoposta a leggi non soltanto indipendenti dalla volontà, dalla coscienza e dai progetti dell’uomo, ma che, al contrario, determinano la sua volontà, la sua coscienza, i suoi progetti…”””” (pag 9-10) [Carlo Rosselli, Socialismo liberale, 1945]”,”TEOC-001-FPA” “ROSSELLI Carlo, a cura di Costanzo CASUCCI”,”Scritti dell’esilio. II. Dallo scioglimento della concentrazione antifascista alla guerra di Spagna (1934-1937).”,”””Concludendo: il dissidio tra rivoluzionari “”individualisti”” e rivoluzionari “”massisti”” non esiste. Il solo, vero dissidio è tra rivoluzionari e non rivoluzionari. E già che siamo in argomento, vorremmo ancora dire ai facili critici di una G.L. aristocratica, di una G.L. composta all’estero da pochi elementi, che a decidere in ore come queste del valore rivoluzionario di un movimento non può valere il criterio del numero. Si può essere in tremila ed essere pervasi dal più cauto opportunismo; mentre si può esser in cento e avere una posizione seriamente rivoluzionaria. Mentre Marx studiava solitario al British Museum, Lassalle si faceva applaudire in Germania da decine di migliaia di operai. Ma Marx, non Lassalle, era in quegli anni il rivoluzionario”” [Carlo Rosselli, Pericolose illusioni, 1934] [in Carlo Rosselli, Scritti dell’esilio II, 1992] (pag 20)”,”ITAD-002-FPA” “ROSSELLI Alberto”,”L’ultima colonia. La guerra coloniale nell’Africa Orientale Tedesca, 1914-1918.”,”Alberto ROSSELLI, genovese, giornalista e saggista storico. “”Non è dato di sapere se il War Office fosse d’accordo circa i suggerimenti contenuti nel rapporto del dimissionario generale Dorrien, ma ciò che è certo è che a causa dell’improvvisa grave malattia che colpì questi, Londra dovette provvedere a sostituirlo con il generale Jan Christian Smuts, un buon ufficiale di origine boera che tuttavia, proprio per i suoi natali, non era molto ben visto in alcuni ambienti militari della capitale britannica. E’ da notare che Smuts, senza saperlo, soffiò il posto a Winston Churchill che, all’indomani della disastrosa campagna dei Dardanelli (primavera 1915 – gennaio 1916), da lui voluta in qualità di Primo Lord dell’Ammiragliato, avrebbe voluto rifarsi una verginità in terra d’Africa, magari come governatore del Kenya o come comandante in capo delle forze britanniche: aspirazione che dovette tuttavia accantonare nonostante egli godesse di forti appoggi da parte di importanti personalità politiche”” (pag 115)”,”QMIP-116″ “ROSSELLI Alberto”,”Il tramonto della Mezzaluna. L’impero ottomano nella prima guerra mondiale.”,”Alberto Rosselli, giornalista e storico, collabora con diverse testate nazionali ed estere e con svariati siti internet tematici. Studioso di storia moderna, contemporanea e militare, ha al suo attivo diversi saggi tra cui: Québec 1759 e Il conflitto anglo-francese in Nord America 1756-1763. In questi ultimi anni ha dedicato gran parte dei suoi studi e delle sue ricerche alla storia politica, diplomatica e militare balcanica e mediorientale, con particolare riferimento al periodo ottomano e contemporaneo. “”Già da tempo la Turchia aveva accordi con diverse potenze europee per l’invio di missioni militari e navali che la aiutassero a riorganizzare e ad istruire modernamente le proprie Forze armate e aveva anche ordinato tre incrociatori da battaglia in Inghilterra (che non le furono consegnati mai). Ma i legami più tradizionali dell’esercio turco erano con la Germania. Già il vecchio Moltke aveva servito in Turchia e da tempo vi si trovava l’anziano generale Kolmar von der Goltz. Ma quando l’Impero ottomano, diffidando sempre più delle mire dell’Inghilterra e della Russia, strinse un trattato di alleanza con la Germania e gli fu da questa inviata una effettiva missione militare, guidata dal generale Liman von Sanders, esplose il finimondo: la Russia per prima sollevò le più ampie proteste per cui gli ufficiali tedeschi dovettero rinunciare, almeno per il momento, a qualsiasi effettiva autorità sulle forze armate turche, limitandosi a compiti di Stato Maggiore. Cosa che non dispiacque affatto alle autorità militari e politiche ottomane che coltivavano il segreto proposito di “”servirsi”” dell’alleanza con la Germania ma di non “”servirla””, cioè di non diventarne lo strumento: obiettivo quanto mai difficile nel rapporto tra una grande potenza ed una di livello minore, in base al famoso principio che è sempre il cane a dimenare la coda e non viceversa. In realtà la Turchia e gli uomini che la guidavano (Enver Pascià per primo) erano ancora mentalmente impelagati in una specie di interminabile guerra balcanica e a essa sostanzialmente pensavano (il che, tra l’altro, valeva a suscitare i sospetti e le inquietudini dell’altro alleato della Germania, l’Impero austro-ungarico). Ma i capi tedeschi (con alla testa Moltke jr.) avevano la mente rivolta a tutt’altro. Essi temevano una prossima conflagrazione europea in cui l’Impero tedesco si sarebbe trovato di fronte la Russia e la Francia e molto probabilmente la Gran Bretagna e tutto il suo impero (a differenza del kaiser Guglielmo e delle autorità politiche tedesche, i militari non si facevano molte illusioni) e pensavano mediante la Turchia di poter minacciare sostanzialmente i potenziali nemici su quattro fronti: contro la Russia nel Caucaso, contro la Gran Bretagna in Egitto (e sul vitale Canale di Suez!), inoltre in direzione dei Balcani e bloccando ovviamente gli Stretti. D’altra parte le potenze dell’Intesa (con l’eccezione forse della Francia) non erano affatto dispiaciute di vedere l’Impero ottomano impelagato in un eventuale conflitto: gli appetiti inglesi si estendevano infatti dall’India in direzione della Mesopotamia e dall’Egitto verso la Palestina; mentre i russi nutrivano le loro mai dimenticate ambizioni sugli Stretti e la Transcaucasia. Con che l’intero perimetro dell’Impero ottomano sarebbe stato minacciato (…)”” (pag 2-3) [dalla prefazione di Raimondo Luraghi]”,”QMIP-023-FL” “ROSSELLI Nello”,”Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano. Con un saggio di Walter Maturi.”,” Capitolo VII Piemonte socialista. (pag 115-135) Importanza dell’opera ‘Guerra combattuta’ – Socialismo in Lombardia e in Piemonte – Il movimento di associazione operaia – Lotte operaie del 1849 in Italia – Giornali operai ”Nel 1853 esce a Torino il settimanale ‘L’Imparziale, che propugna una sorta di socialismo legalitario da attuarsi attraverso una grande organizzazione di credito popolare e la moltiplicazione delle associazioni operaie. Due anni appresso è la volta di un importante quotidiano dedicato al popolo, ‘La Speranza’: esso apertamente propugna ‘La necessità dello sviluppo del socialismo nelle classi operaie’, reca articoli a firma “”un operaio socialista””, incoraggia il libero associazionisom dei lavoratori, afferma non essere più concepibile un rivolgimento politico che non adduca al popolo “”un vantaggio materiale, un miglioramento nella sua condizione d’esistenza””. E’ troppo naturale che un così fatto giornale incappi ben presto nei rigori della giustizia: 20 settembre ’55, primo sequestro per un articolo ‘I ricchi e i poveri’; nelle sei settimane successive altri cinque sequestri! Ma i redattori non attenuano il loro linguaggio, si ridono anzi di «chi si abbandona a stolide paure e grida ‘al fuoco, ai ladri’, ogni volta che intende pronunciare nome di popolo, di miseria, di problemi sociali»; mettono in luce l’internazionalità della causa dell’emancipazione operaia, e – a buon intenditor… – dicono chiaro che «la servitù delle classi laboriose è più dura ed umiliante in patria libera che in patria serva». La Speranza’ rappresenta in un certo modo ‘L’Avanti!’ degli operai piemontesi, tre quarti di secolo or sono. Né manca l’organo di cultura, ‘La critica sociale’ di quel tempo, destinato all’intellettualità filosocialista: è questo ‘La Ragione’ che Ausonio Franchi fonda a Torino il 21 ottobre del 1854 (collaboratori De Boni, Ricciardi, Macchi, Ferrari, Levi e vari stranieri; dapprima quindicinale, poi settimanale, e finalmente quotidiano). ‘La Ragione’ aderisce al socialismo riformista sul terreno economico, come al repubblicanesimo in politica, e al libero pensiero in materia religiosa. In nessun altro giornale il quadro delle inique disuguaglianze sociali è tracciato con più vivezza e misura; (…)”” (pag 128-129) (inserire)”,”BIOx-004-FC” “ROSSELLI Alberto”,”Il tramonto della Mezzaluna. L’impero ottomano nella prima guerra mondiale.”,”Alberto Rosselli, giornalista e storico, collabora con diverse testate nazionali ed estere e con svariati siti internet tematici. Studioso di storia moderna, contemporanea e militare, ha al suo attivo diversi saggi tra cui: Québec 1759 e Il conflitto anglo-francese in Nord America 1756-1763. In questi ultimi anni ha dedicato gran parte dei suoi studi e delle sue ricerche alla storia politica, diplomatica e militare balcanica e mediorientale, con particolare riferimento al periodo ottomano e contemporaneo. Lawrence intensifica la guerriglia. Lo stesso Lawrence guidò personalmente nuovi attacchi contro la ferrovia. La tratta ferroviaria Damasco-Medina (pag 150)”,”TURx-001-FV” “ROSSELLI Alberto”,”L’ultima colonia. La guerra coloniale in Africa Orientale Tedesca, 1914-1918.”,”Alberto Rosselli, genovese, giornalista e saggista storico, collabora da tempo con diversi quotidiani e periodici nazionali. Si è dedicato alla storia politica, diplomatica e militare.”,”QMIP-034-FV” “ROSSELLI Alberto”,”Breve storia della Guerra Civile Greca, 1944-1949.”,”L’inizio della guerra partigiana. Le prime organizzazioni resistenziali greche nacquero nel nord del paese; e cioè in Macedonia e Tracia nel maggio 1941. Mentre a Salonicco, il dipartimento macedone del KKE (Partito comunista greco) costituì, assieme al Partito Socialista, quello Agrario, l’Unione Democratica e al colonello Dimitrios Psarros, l’organizzazione Eleftheria (Libertà). Alla fine del giugno 1941, il direttivo macedone del KKE organizzò le prime due unità operative: la prima chiamata ‘Athanasios Diakos’ ebbe come base Kilkis, mentre la seconda, chamata ‘Odysseas Androutsos’, iniziò ad attivarsi a Nitrita. Questi due piccoli raggruppamenti di circa 300 uomini ciascuno scatenarono una determinata, ma anche disordinata, campagna di attentati, facendo saltare ponti e attaccando stazioni di polizia scarsamente difese”” (pag 38-39). Alberto Rosselli, giornalista e storico, ha al suo attivo opere di narrativa e diversi saggi tra cui ‘Québec 1759. Il Conflitto anglo-francese in Nord America 1756–1763’ (tradotto anche in lingua inglese), ‘Il tramonto della Mezzaluna. L’Impero Ottomano nella prima guerra mondiale’, ‘La resistenza antisovietica in Europa Orientale 1944-1956’, ‘Storie segrete della Seconda guerra mondiale’.”,”GREx-025″ “ROSSELLI Carlo, a cura di Nicola DEL-CORNO”,”Filippo Turati e il socialismo italiano.”,”Nicola Del Corno è professore associato di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano. È vicedirettore di ‘Rivista storica del socialismo’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Carlo Rosselli: gli anni della formazione e Milano’ (2010) ‘Il marxismo di Turati’: ‘Fu Turati un marxista? … (pag 58-59 Tra il 1893 e il 1895, sotto l’influsso di Engels, degli studi sulla questione agraria e soprattutto dalla lotta per la libertà il suo revisionismo pratico farà passi da gigante…”” (pag 59)”,”TUFx-035″ “ROSSELLI Nello”,”Mazzini e Bakunin. Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872).”,”Di Nello Rosselli (Firenze 1900 – Bagnoles de l’Orne 1937) Einaudi ha pubblicato: Saggi sul Risorgimento, Inghilterraq e regno di Sardegna dal 1815 al 1847, Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano.”,”MITS-036-FL” “ROSSELLI Carlo, a cura di Zeffiro CIUFFOLETTI Paolo BAGNOLI”,”Scritti politici. Vol. 1.”,”Carlo Rosselli (Roma 16/11/1899 – Bagnoles-de-l’Orne 09/06/1937) è stato antifascista, giornalista e filosofo. Teorico del socialismo liberale, un socialismo riformista non marxista.”,”ITAD-013-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. 1. La formazione del pensiero politico di Hegel. 2. Il sistema hegeliano dello Stato.”,”Avvertenza a ‘Marx e la dialettica hegeliana’. Il pensiero etico e politico del giovane Hegel. Gli anni del Ginnasio e dell’Università. Il problema della positività. Dialettica dell’Intero. Etica diritto e politica negli scritti jenensi e nella Fenomenologia. La Fenomenologia dello spirito. Hegel e lo Stato. Logica e filosofia del diritto. Logica e enciclopedia. Filosofia del diritto. Storia e cultura. Filosofia della storia. La problematica del realismo nell’estetica di Hegel. Lo spirito dell’hegelismo e il suo destino.”,”FILx-062″ “ROSSI Pietro”,”Marxismo.”,”Pietro ROSSI è ordinario di filosofia della storia all’Univ di Torino. Tra le sue opere principali: ‘Lo storicismo tedesco contemporaneo’ (1956), ‘Storia e storicismo nella filosofia contemporanea’ (1960), ‘Max Weber: oltre lo storicismo’ (1988). Per i tipi della Laterza, coordina insieme con Carlo A. VIANO, la ‘Storia della filosofia’.”,”MADS-070″ “ROSSI Pietro a cura; saggi di Domenico CONTE Maria Vittoria PREDAVAL Antonio ROVERSI Giuseppe DI-COSTANZO Mauro MORETTI Daniela ROMAGNOLI Renato GIANNETTI Alfredo SALSANO Pietro SCARDUELLI Michele CANGIANI Pier Angelo TONINELLI Giuliana GEMELLI Andrea DOVERI Franco AMATORI Gustavo CORNI Pier Paolo PORTINARO Sergio SCAMUZZI Nino SALAMONE Michele ROSTAN Paolo CERI Luciano CAFAGNA Alessandro CAVALLI”,”La storia comparata. Approcci e prospettive.”,”Saggi di Domenico CONTE, Maria Vittoria PREDAVAL, Antonio ROVERSI, Giuseppe DI-COSTANZO, Mauro MORETTI, Daniela ROMAGNOLI, Renato GIANNETTI, Alfredo SALSANO, Pietro SCARDUELLI, Michele CANGIANI, Pier Angelo TONINELLI, Giuliana GEMELLI, Andrea DOVERI, Franco AMATORI, Gustavo CORNI, Pier Paolo PORTINARO, Sergio SCAMUZZI, Nino SALAMONE, Michele ROSTAN, Paolo CERI, Luciano CAFAGNA, Alessandro CAVALLI.”,”STOx-008″ “ROSSI Paolo a cura; saggi di F. ABBRI C. ALETTO A. BERNABEI W. BERNARDI M. BRINI-SAVORELLI D. DE-MARTINO M.L. SERENA”,”Filosofia scienza politica nel Settecento francese. Saggi ricerche testi.”,”Saggi di F. ABBRI, C. ALETTO, A. BERNABEI, W. BERNARDI, M. BRINI-SAVORELLI, D. DE-MARTINO, M.L. SERENA. Maupertuis (Pierre Louis Moreau de), matematico francese (Saint-Malo 1698 – Basilea 1759). Dopo aver iniziato la carriera militare si dedicò alla matematica. Nel 1736 fu incaricato dall’Accademia delle scienze di dirigere una spedizione in Lapponia per misurare la lunghezza dell’arco di meridiano di un grado, allo scopo di verificare le teorie sulla forma e lo schiacciamento della Terra. Nel 1744 enunciò il suo famoso principio della minima azione. Nel 1746 accettò l’invito del re di Prussia, che su consiglio di Voltaire gli affidò la direzione dell’Accademia reale di Prussia. Questa conobbe allora un periodo di grande prosperità, mentre l’influenza francese raggiungeva in Prussia il suo apogeo. Ma a Berlino Maupertuis si fece molti nemici. Dapprima S. König, che fece espellere dall’Accademia per avere detto che il principio della minima azione era inesatto e in ogni caso enunciato da Leibniz; successivamente Voltaire, che parve prendere le parti di König. Colpito da grave malattia di petto, Maupertuis rientrò in Francia nel 1756; morì a Basilea presso i Bernoulli, che gli avevano conservato una fedele amicizia. (Accad. fr., 1743.) Maupertuis, Pierre-Louis (St Malo 1698 – Basilea 1759) Matematico, astronomo e topografo francese, ricordato per la formulazione del ‘principio di minima azione’, che postula che tutti i processi naturali avvengono in modo che la funzione dinamica denominata ‘azione’ sia minima. Dal 1718 fece parte dell’esercito francese con il grado di capitano, ma si congedò per dedicarsi alla scienza. Nel 1718 fu eletto membro della Royal Society e nel 1731 dell’Académie des Sciences. Dal 1745 al 1753 insegnò fisica all’Accademia di Berlino, dove attirò l’attenzione di Federico il Grande, che lo nominò presidente dell’Accademia. Servì nell’esercito prussiano impegnato nella guerra contro l’Austria, ma fu catturato e dopo il rilascio ritornò in Francia. Nel 1736 Maupertuis guidò una spedizione in Lapponia inviata da Luigi XV per misurare per la prima volta un arco di meridiano per mezzo del procedimento della triangolazione. I suoi rilevamenti confermarono la teoria introdotta da Isaac Newton che la Terra non è una sfera perfetta, ma leggermente appiattita ai poli. Il carattere litigioso lo condusse a scontrarsi con Voltaire che lo chiamò ironicamente le grand aplatisseur (il grande appiattitore). Maupertuis studiò inoltre le proprietà matematiche delle curve e la formazione delle specie. Tra i suoi scritti si ricordano Sur la Figure de la Terre (Della forma della terra, 1738) e Essai de Cosmologie (Saggio di cosmologia, 1751).”,”FILx-096″ “ROSSI A.”,”Autopsie du stalinisme. Avec le texte integral du rapport Khrouchtchev. Postface de Denis de Rougemont.”,”A. ROSSI (A. TASCA)”,”RUSS-083″ “ROSSI Ernesto; a cura di Giuseppe ARMANI”,”Il Sillabo e dopo. Questo è un libro anticlericale. Lo hanno scritto otto pontefici: Pio IX Leone XIII Pio X Benedetto XV Pio XI Pio XII Giovanni XXIII Paolo VI.”,”Ernesto ROSSI (Caserta 1897 Roma 1967) fu tra gli animatori della prima opposizione al fascismo e uno dei capi di ‘Giustizia e Libertà’. Nel 1930 venne arrestato e condannato a vent’anni di carcere. Nel 1939 venne mandato al confino nell’ isola di Ventotene, dove elaborò con Altiero SPINELLI il manifesto del Movimento Federalista Europeo. Liberato nel 1943 si trasferì in Svizzera. Nel 1945 tornò in Italia e partecipò all’ esecutivo del Partito d’ Azione. Dopo la Liberazione fu sottosegretario alla ricostruzione nel governo PARRI. Nel 1956 fu tra i fondatori del Partito Radicale. Dalle pagine de ‘Il Mondo’ e ‘L’ Astrolabio’ condusse una strenua battaglia contro i monopoli industriali, la corruzione e le ingerenze clericali nello Stato. Economista e storico, scrittore e polemista pubblicò numerose opere tra cui ‘Settimo non rubare’ (1951), ‘I padroni del vapore’ (1954), ‘Il manganello e l’ aspersorio’ (1958). Pubblicato nel 1864 insieme all’ Enciclica Quanta cura di PIO XI il Sillabo elencava 80 proposizioni di condanna degli ‘errori capitali’ del pensiero filosofico e politico e in pratica di tutta la filosofia moderna.”,”RELC-074″ “ROSSI A. (TASCA Angelo)”,”Physiologie du parti communiste français. Crise française crise mondiale.”,”A. ROSSI (A. TASCA)”,”PCFx-002″ “ROSSI A. (TASCA Angelo)”,”Les communistes français pendant la drole de guerre. Une page d’ histoire.”,”A. ROSSI (A. TASCA)”,”PCFx-003″ “ROSSI A. (TASCA Angelo)”,”Le pacte germano-sovietique. L’ histoire et le mythe.”,”TROSTKY in un articolo del gennaio 1940 si faceva beffa dei commentatori che giudicavano troppo alto il prezzo pagato da HITLER a STALIN con gli accordi territoriali dell’ agosto settembre 1939. “”Garantire la sua frontiera orientale, alla vigilia della guerra, era per Hitler una questione di vita o di morte””. Con la complicità russa, la Germania poteva concentrare le sue forze a Ovest per una guerra rapida e vittoriosa. Questa era la visione ottimistica di HITLER.”,”GERQ-036″ “ROSSI Ernesto”,”Il Sillabo e dopo.”,”Ernesto ROSSI (Caserta 1897 Roma 1967) fu tra gli animatori della prima opposizione al fascismo e uno dei capi di ‘Giustizia e Libertà’. Nel 1930 venne arrestato e condannato a vent’anni di carcere. Nel 1939 venne mandato al confino nell’ isola di Ventotene, dove elaborò con Altiero SPINELLI il manifesto del Movimento Federalista Europeo. Liberato nel 1943 si trasferì in Svizzera. Nel 1945 tornò in Italia e partecipò all’ esecutivo del Partito d’ Azione. Dopo la Liberazione fu sottosegretario alla ricostruzione nel governo PARRI. Nel 1956 fu tra i fondatori del Partito Radicale. Dalle pagine de ‘Il Mondo’ e ‘L’ Astrolabio’ condusse una strenua battaglia contro i monopoli industriali, la corruzione e le ingerenze clericali nello Stato. Economista e storico, scrittore e polemista pubblicò numerose opere tra cui ‘Settimo non rubare’ (1951), ‘I padroni del vapore’ (1954), ‘Il manganello e l’ aspersorio’ (1958). Pubblicato nel 1864 insieme all’ Enciclica Quanta cura di PIO XI il Sillabo elencava 80 proposizioni di condanna degli ‘errori capitali’ del pensiero filosofico e politico e in pratica di tutta la filosofia moderna.”,”RELC-107″ “ROSSI Nicola a cura; saggi di Vincenzo ATELLA Lorenzo BIRINDELLI Stefano PALMIERI Dino RIZZI Alessando VENTURINI Mario VOLPE Francesco PERACCHI Daniele MEULDERS Philippe VANHUYNEGEM Raffaele MINIACI Daniele CHECCHI”,”Competizione e giustizia sociale, 1994-1995. Terzo rapporto CNEL sulla distribuzione e redistribuzione del reddito in Italia.”,”ROSSI insegna analisi economica nell’ Università Tor Vergata di Roma.”,”ITAE-075″ “ROSSI Pietro a cura”,”Gli illuministi francesi. Bayle manoscritti clandestini Voltaire Montesquieu Diderot D’Alembert Condillac Lamettrie Helvetius D’Holbach Rousseau Turgot Raynal Condorcet.”,”””Si deve invece dire: facciamo in modo esatto l’ analisi delle cose, ed in seguito cercheremo di stabilire, con la massima diffidenza, se esse siano in rapporto con qualche principio”” (Voltaire, pag74) “”Ogni animale è più o meno uomo; ogni minerale è più o meno pianta; ogni pianta è più o meno animale. Non c’è nulla di definito in natura…”” (Diderot, pag 192)”,”FILx-238″ “ROSSI Vittorio G.”,”Soviet.”,”Vittorio G. ROSSI è il primo scrittore italiano non comunista o paracomunista che sia stato ammesso nell’ URSS da quando è calata la “”cortina di ferro””. Il suo viaggio, durato due mesi, è stato possibile dopo lunghe trattative tra il governo italiano e quello sovietico. In questo libro sono raccolti gli articoli che scrisse per il Corriere della Sera. Nessuna inchiesta giornalistiche precedente aveva suscitato tanta risonanza. Ciò è dovuto anche per la massa di informazioni che l’ Autore ha raccolto. L’ esposizione è obiettiva, documentaria, ‘a freddo’ e si incentra su tutti gli aspetti della condizione umana e del sistema sociale sovietico. “”Una famiglia operaia composta di quattro persone, che abbia uno spazio abitabile di tre metri quadrati a testa, cioè dodici metri in tutto, paga rubli sedici e settanta, se soltanto il padre o la madre lavora, cioè se l’ entrata della famiglia è la paga media mensile di un lavoratore, cioè rubli cinquecento.”” (pag 125) “”Ma oggi i preti guadagnano bene; sono pochi (nella vecchia Russia c’erano sei preti ogni mille abitanti, perciò i più erano miserabili), pochi, e i fedeli li sovvengono; fare il prete in Russia è un mestiere che frutta, e tranquillo, con buon mangiare e dormire. (…) Nel seminario di Mosca ci sono circa duecento giovani, e c’è più domande che posti; (…)”” (pag 202) “”Stalin parla il russo come uno straniero (…) Togliatti parla il russo come un russo (…)”” (pag 270)”,”RUSU-155″ “ROSSI Ernesto”,”Il manganello e l’ aspersorio.”,”Ernesto ROSSI è nato a Caserta nel 1897. A 18 anni va al fronte come volontario. Negli anni 1920 stringe amicizia con SALVEMINI, CALAMANDREI, ROSSELLI. Dopo l’ assassinio di MATTEOTTI aderisce all’ Unione nazionale di AMENDOLA edè tra i dirigenti di Italia libera. Poi redattore e diffusore di ‘Non mollare!’. Si rifugia in Francia. Nel 1925 riprende l’ attività antifascista collaborando alla ‘Riforma sociale’ di EINAUDI. E’ tra i fondatori di ‘Giustizia e Libertà’. Arrestato nel 1930 dopo nove anni di carcere va al confino di Ventotene. Scrive in questo periodo varie opere. Nel 1942 fonda insieme ad altri il ‘Partito d’ Azione. Partecipa all’ insurrezione di Milano. E’ sottosegretario alla ricostruzione nel Governo PARRI. Da qui inizia la sua battaglia contro la degenerazione della vita economica, politica e istituzionale della giovane democrazia italiana. Scrive altri numerosi volumi (v. retrocopertina). Muore nel 1967. “”Sul quaderno del 27 marzo, la “”Civiltà cattolica”” spiegò che il giudaismo “”è una nazione equivoca e insieme una religione equivoca””: (…). La rivista riportò poi, da “”Regime fascista””, una statistica dei posti occupati a Trieste dagli ebrei, per dimostrare quanto sproporzionata fosse la parte che essi avevano nella vita intellettuale, economica, finanziaria e sindacale, rispetto alla loro importanza numerica. Anche i più benevoli verso i giudei riconoscevano che la “”fatale smania di dominio finanziario e temporatistico nel mondo era la vera e profonda causa che rendeva il giudaismo un fomite di disordini e un pericolo permanente per il mondo””. (pag 278)”,”ITAF-156″ “ROSSI A. (TASCA)”,”La guerre des papillons. Quatre ans de politique communiste (1940-1944). Sous l’ occupation.”,”””Fino al 22 giugno 1941, la Francia avrebbe dovuto appoggiarsi all’ URSS, concludendo con essa un patto di amicizia, che “”completava”” il patto germano-sovietico””, e che gli avrebbe assicurato la pace, al di fuori del conflitto che opponeva l’ Asse e gli anglosassoni. La liberazione della Francia si sarebbe fatta “”nella pace”” e grazie alla politica di pace che l’ URSS perseguiva. Da quando si apprese della nuova offensiva scatenata dalla Wermacht, i comunisti si affrettarono a stabilire un altro legame tra la liberazione della Francia e l’ URSS, ed era la guerra voluta da Hitler ad Est a stabilirlo. Gli slogans divennero pieni di certezza e passione: “”Viva l’ Armata Rossa, che difendendo validamente il paese dei Soviet, si batte per sbarazzare la Francia dagli invasori fascisti e l’ Europa dal nazismo””. (pag 189) Volantino PCF (SFIC) ottobre 1940: “”Né Londra, né Berlino!”” (…) Solo il partito comunista lotta contro tutti i capitalisti fautori della guerra. (…)”” Volantino PCF maggio 1941: “”Abbasso la guerra imperialista!”” (…) Volantino PCF novembre 1941: “”La vittoria di Hitler sarà la schiavitù della Francia. La vittoria dell’ URSS, dell’ Inghilterra e dei popoli dell’ Europa, d’ Asia e d’ America ci darà la libertà e l’ indipendenza della Francia (…)”””,”PCFx-021″ “ROSSI A. (TASCA), saggio introduttivo”,”Les Cahiers du Bolchevisme pendant la campagne 1939-1940.”,”””Il rafforzamento della tendenza “”orientale”” della politica estera dei Soviets data dalla disfatta dell’ Armata Rossa in Polonia. Sotto i muri di Varsavia crolla il sogno bolscevico di “”gettare un ponte”” tra il potere sovietico installato in Russia – ancora fragile- e la rivoluzione “”proletaria”” in Germania. Senza rinunciarvi, come lo provano sia il trattato di Rapallo che i tentativi insurrezionali del 1923, si trasferiscono, per il momento, le maggiori speranze verso i movimenti “”nazional-rivoluzionari”” dei popoli d’ Oriente””. Dal 1° all’ 8 settembre 1920 ha luogo a Baku, convocato dall’ Internazionale Comunista, il primo “”Congresso dei popoli d’ Oriente””.”” (pag LX-LXI)”,”PCFx-025″ “ROSSI Cesare”,”L’ assalto alla Banca di Sconto. Colloqui con Angelo Pogliani.”,”””Non mi nascondo che la Banca aveva delle immobilizzazioni, soprattutto quella dell’ Ansaldo. Ma noi non potevano dimenticare i legami esistenti tra la “”Sconto”” e l’ Ansaldo specialmente durante la guerra e che buona parte della fortuna del nostro esercito dipese appunto da quei legami! Non si poteva distruggere l’ Ansaldo per compiacere le altre aziende concorrenti! Onde io giustifico pienamente il Comm. Pogliani quando, in seguito alle pressioni del prefetto di Genova e del direttore della Banca d’ Italia, che temevano uno sciopero ed un attentato alla tranquillità del Paese, contribuiva al pagamento dei salari delle decine di migliaia di operai che l’ Ansaldo aveva in Liguria. Vi sono purtroppo alle volte delle necessità che non ammettono indugio!”” (pag 156)”,”ITAE-117″ “ROSSI Jacques”,”Com’era bella questa utopia. Cronache dal Gulag.”,”ROSSI Jacques francese di nascita (1909) segue la madre in Polonia. A 16 anni diventa membro del Partito comunista clandestino polacco. Grazie al suo talento di poliglotta (otto lingue) viene chiamato a svolgere un ruolo tecnico all’ interno del Comintern che gli affida diverse missioni segrete. Nel 1937, in piena guerra di Spagna, viene richiamato a Mosca e accusato di tradimento. Fino al 1961 passerà circa vent’anni della sua vita nei Gulag sovietici e altri 4 in residenza coatta. Una volta in libertà denuncia gli orrori dello stalinismo pur non sentendosela di ripudiare il pensiero di Marx. Ha scritto varie opere e vive a Parigi in un istituto geriatrico. Bilancio dell’ epoca stalianiana. – fucilazioni di decine di migliaia di ostaggi negli anni 1918 1922 – carestia del 1922 (5 milioni di morti) – deportazione ed eliminazione cosacchi del Don (1920) – eliminazione di 680 mila persone all’ epoca della “”Grande purga”” e di altre 320.000 per condanne capitali. – deportazione di quasi 2 milioni di kulaki tra il 1930 e il 1932 – seconda carestia indotta del 1933 con la morte di 4-6 milioni di contadini e civili – vittime del sistema dei Gulag (1 milione) – deportazioni dal 1939 al 1945 di polacchi, ucraini e altri (centinaia di migliaia) Questi dati forniscono una cifra complessiva del terrore sovietico intorno ai 20 milioni di morti (S. Courtois). Altri storici parlano di 35 milioni di vittime. Courtois attribuisce all’ ideologia comunista a livello mondiale la morte per causa diretta o indiretta di quasi 100 milioni di morti (URSS 20 Cina 65 Vietnam 1, Corea Nord 2, Cambogia 2, Europa Est 1, America Latina 150 mila). (pag 15)”,”RUSS-178″ “ROSSI Pietro”,”Positivismo e società industriale.”,”Il libro è composto di tre parti ciascuna si occupa di un autore: Saint-Simon, Comte, Spencer. “”Il carattere fondamentale della filosofia positiva è di considerare tutti i fenomeni come soggetti a leggi naturali invariabili: la loro scoperta e la loro riduzione al minor numero possibile costituiscono il fine di tutti i nostri sforzi, in quanto la ricerca di ciò che chiamiano cause – siano esse cause prime o cause finali – dev’ essere considerata assolutamente inaccessibile e priva di senso per noi… L’ origine diretta di una filosofia veramente positiva … dev’essere ricondotta al movimento determinato nello spirito umano dai precetti di Bacone, dalle concezioni di Cartesio e dalle scoperte di Galilei (…)””. (pag 155-156) Fonte Wikipedia: Herbert Spencer (Derby, 27 aprile 1820 – 8 dicembre 1903) nacque da una famiglia della piccola borghesia; fu cresciuto senza convinzioni dogmatiche definite. L’atteggiamento antidogmatico e antiaccademico sarà una costante della sua vita. Alternò periodi di studi e di lavoro. Già dal 1851 aveva abbracciato i principi dell’evoluzionismo. Interessato ad elaborare una teoria generale del progresso umano e dell’evoluzione cosmica e biologica, Spencer si propose già dal 1860 l’idea di un Sistema di filosofia generale, che egli precisò nei First Principles (1862) che è la sua opera fondamentale, e quindi applicò successivamente alle più vaste e diverse branche del sapere: Principles of Biology (1864 – 1867), Principles of Psycology (1870 – 1872), Principles of Sociology (Principi di sociologia) (1876 – 1896) Principi di etica (1879). Già dai suoi primi saggi emerge con estrema chiarezza l’impostazione fondamentale del suo pensiero, che intende l’evoluzione e il progresso come la legge universale della vita e del cosmo. Spencer cerca di elaborare una teoria evoluzionarista che possa valere sia per il mondo naturale (meccanico) sia per il mondo sociale. Il suo pensiero è quindi basato sul connubio tra l’evoluzionarismo darwiniano ed una visione sociologica organicista che prende le mosse da Comte. [modifica] Opere Tra le opere di spencer troviamo la sua Autobiography e The Filiation of Ideas che non esplicitavano il suo mutamento ideologico-politico anche se non si sforzò troppo per nascondere le sue opinioni ora discordanti sul socialismo definito da lui “”schiavista””. L’assimilazione del socialismo ad un regime burocratico-militare è il punto chiave di The Man Versus The State, l’uguale diritto a tutti gli uomini all’uso della terra (centrale anche in Social Statics). Spencer, sulla base della denuncia dei diritti dell’uomo, azzardò anche una promessa su un’integrale riconciliazione dell’uomo verso se stesso e verso il proprio ambiente. Dopo essere intervenuto con questa raccolta in volumi di 4 articoli abbandonò le vesti del teorico e si adeguò ai metodi polemici. Il suo obbiettivo era di ripristinare il proprio profilo come liberale sui compiti dello stato. Nessuno vide di buon occhio The Man Versus The State, né i socialisti che non persero tempo a chiarire la situazione contemporanea, né i liberali che non si ritrovavano nel suo spirito di crociata ormai superato. Isidore Marie Auguste François Xavier Comte (Montpellier 19 gennaio 1798 – Parigi 5 settembre 1857), filosofo francese, è considerato, a buon diritto, il padre del pensiero positivista. Discepolo di Henri de Saint-Simon, coniò il termine “”fisica sociale”” per indicare un nuovo campo di studi. Questa definizione era però utilizzata anche da alcuni altri intellettuali suoi rivali e così, per differenziare la propria disciplina, inventò la parola sociologia. Comte considerava questo campo disciplinare come un possibile terreno di produzione di conoscenza sociale basata su prove scientifiche. Volendo sbarazzarsi della metafisica, esalta quasi religiosamente la conoscenza scientifica che mira a osservare per conoscere senza apriorismi. Si richiama comunque a Kant e Leibniz affermando che nell’uomo esistono disposizioni mentali spontanee. La sua citazione « Ordine e progresso » figura sulla bandiera brasiliana (Ordem e progresso) Indice [nascondi] 1 La legge dei tre stadi 2 La classificazione delle scienze 3 La sociologia 4 La religione della scienza 5 Opere 6 Hanno influito su di lui 7 Ha influito su di loro Claude Henri de Rouvroy, conte di Saint-Simon (Parigi, 17 ottobre 1760 – 19 maggio 1825). È considerato il fondatore del socialismo francese. Partecipò alla guerra di indipendenza americana, combattendo agli ordini di La Fayette. Apparteneva alla famiglia dell’autore delle “”Memoires””, ma di un altro ramo. Fin dall’infanzia diede prova di un’energia e di un’indipendenza di carattere fuori dal comune. Fu in relazione con D’Alembert del quale subì l’influenza. Benché abbia avuto dei precursori, prima di lui non era mai stato così precisamente dichiarato, non soltanto che l’uomo e le società potevano essere diretti nella loro condotta solo iniziando a ridurli a oggetti della scienza, ma, per di più, che questa scienza non poteva poggiare su altri principi che non fossero le scienze della natura. Alla sua morte si sviluppò un movimento politico-religioso, basato sulle sue idee, che fu chiamato sansimonismo. Le sue opere influenzarono notevolmente Auguste Comte”,”TEOS-119″ “ROSSI Paolo”,”Francesco Bacone. Dalla magia alla scienza.”,”Quando questo libro apparve in traduzione inglese (1968) fu salutato come una svolta decisiva negli studi baconiani. Frances A. YATES osservò che il lavoro di ROSSI ‘rendeva insipido ogni altro scritto su Bacone’. Paolo ROSSI nato a Urbino nel 1923, ha insegnato nelle Università di Milano, Cagliari e Bologna. E’ ordinario di storia della filosofia nelle Facoltà di Lettere dell’ Università di Firenze. Ha scritto molte opere (v. 4° copertina). “”Senza dubbio Bacone non può in alcun modo essere considerato, a causa della cosiddetta scoperta del metodo induttivo, come il fondatore della scienza moderna. Questa immagine, che fu cara ai fondatori della Royal Society e agli autori della grande Enciclopedia illuministica, è irrimediabilmente caduta. Considerare ancora Bacone da questo punto di vista equivarrebbe – come ha scritto Farrington – a porre Bacone su un piedistallo inappropriato in una parte inappropriata della galleria. Chi si è dedcato ad un’ impresa di questo genere è giunto, quasi sempre, a conclusioni desolanti. Senza dubbio la fecondità della scienza moderna è stata assicurata non da uno sperimentalismo empirico di tipo baconiano, ma dal metodo matematico galileiano fondato su un’ analisi quantitativa e meccanica che “”non mira a ordinare e purificare il mondo dei dati in vista di una scoperta delle forme, ma tende alla scoperta della legge mediante la sola considerazione dell’ ordine misurabiel delle cose naturali””””. (pag 225-226)”,”FILx-330″ “ROSSI A. (TASCA)”,”Deux ans d’ alliance germano-soviétique. Août 1939 – Juin 1941.”,”Contiene dedica autore ad Alexandre Parodi, ambasciatore di Francia, 1949 Libro dedicato alla memoria di Paul CAVYN, ministro plenipotenziario belga a Parigi. La mobilitazione del Comintern al servizio di Hitler (pag 111). Al di là delle conseguenze strategiche del patto germano-sovietico, il contributo più efficace della Russia ai successi militari della Germania è stato senza alcun dubbio la mobilitazione dei partiti comunisti nella lotta contro la guerra, diventata improvvisamente “”imperialista”” dopo il patto del 23 agosto. Le direttive di questa nuova politica sono state fornite a tutti i partiti dell’ Internazionale Comunista nel discorso di Molotov del 31 agosto 1939 al Soviet Supremo, in un articolo di ottobre di Georges Dimitrov, al quale viene assicurata la massima diffusione in tutti i paesi, e nel manifesto lanciato dall’ Internazionale comunista in occasione del 22° anniversario della Rivoluzione d’ Ottobre. Teoricamente, l’ opposizione alla guerra doveva farsi in tutti i paesi belligeranti, qualunque fossero. Ma senza contare il fatto che mettere sullo stesso piano l’ Inghilterra, la Francia e la Germania era già un servizio reso a Hitler, in pratica la lotta contro la guerra non era efficace che nei paesi democratici. (…)”” (pag 111-112) Le condizioni sovietiche per l’ adesione al patto tripartito (pag 179). Una dozzina di giorni dopo il suo ritorno a mosca, il 25 novembre 1940, Molotov chiamava l’ ambasciatore von Schulenburg e gli forniva la risposta del Governo sovietico alle proposte tedesche. L’ URSS era pronta ad accettare il progetto di Ribbentrop sulla sua adesione al Patto tripartito, ma a determinate condizioni. Queste condizioni prendevano come punto di partenza i due protocolli segreti suggeriti da Ribbentrop la sera del 13 novembre. (…)””. (pag 179)”,”RUST-122″ “ROSSI Aldo (testi), collaborazione (ai testi e alle ricerche) di Margherita GALANTI”,”Cara Savona.”,”””Un personaggio di cui Varazze va fiera è il Beato Jacopo, il domenicano, arcivescovo di Genova alla fine, del XIII secolo, i cui scritti sono tra i documenti medioevali culturalmente più significativi. A ricordare e onorare Jacopo da Varagine c’è una statua in una raccolta piazza cittadina. Ora un libro pubblicato di recente dalla studiosa Gabriella Airaldi afferma che non è certa la nascita a Varazze del beato: forse apparteneva sì ad una famiglia, magari illustre, di origine varazzina, ma quasi certamente era genovese.”” (pag 172)”,”ITAB-196″ “ROSSI Ernesto CALAMANDREI Piero SALVEMINI Gaetano”,”Non mollare (1925). Riproduzione fotografica dei numeri usciti. Tre saggi storici di Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Gaetano Salvemini.”,”””Non è dunque un caso che intorno a Gaetano Salvemini si raccogliessero uomini come Piero Calamandrei, Carlo e Nello Rosselli, Nello Traquandi, Ernesto Rossi. Provenivano tutti dalla stessa radice ideologica, avevano tutti vissuto la medesima esperienza dell’ interventismo e della guerra combattuta, e tutti erano mossi da un sentimento di rivolta contro il dilagare della violenza fascista.”” (pag VII)”,”ITAD-081″ “ROSSI Ernesto”,”Elettricità senza baroni.”,”L’ industria elettrica è una industria politica. “”L’ accentramento capitalistico in colossali società elettrocommerciali, collegate finanziariamente fra loro attraverso le capogruppo e le holdings, era arrivato ormai in Italia a tal punto da mettere ogni anno a disposizione di una diecina di persone una torta di parecchie centinaia di miliardi, dalla quale era facile ritagliare, senza che gli azionisti neppur se ne accorgessero, delle fette più o meno consistenti per addomesticare i funzionari controllori, per ottenere l’ amicizia di uomini politici, per foraggiare i giornali e i partiti. Inoltre il peso dei titoli elettrici, rispetto all’ ammontare totale dei titoli quotati nelle nostre Borse, e l’ importanza della fornitura dell’ energia elettrica per lo sviluppo economico del paese, metteva in grado questa diecina di persone di ricattare continuamente il governo per ottenere aumenti di tariffe, prestiti a condizioni di favore, contributi per la costruzione degli impianti, ed altri privilegi, con la minaccia di compiere operazioni contrarie al credito dello Stato o di sospendere la costruzione dei nuovi impianti””. (pag 64-65) L’ elettro-nucleare in Italia. “”(…) osservazione sulla quale è spesso tornato il prof. Felice Ippolito, segretario generale del Comitato Nazionale per l’ Energia Nucleare (CNEN): per rendere possibile la continua immissione in rete di tutta l’ energia delle centrali elettronucleari, che tra qualche anno cominceranno ad entrare in funzione, occorre dare a tali centrali il compito di provvedere alla soddisfazione della parte più costante della domanda””. (pag 90)”,”ITAE-165″ “ROSSI Vittorio G.”,”Maestrale.”,”Nato a Santa Margherita Ligure, è uno scrittore universalmente noto e un grande iniziatore di giovani alla lettura, alla conoscenza e al gusto dell’ avventura. “”Nella scienza tutto è provvisorio, anche se dura da secoli, una nuova esperienza lo può cambiare domani. In una religione si può credere o non credere; ma non ci può mai essere niente di nuovo. E “”chi più sa, più dubita””; e questo lo ha detto un papa che era un grande papa; e sapeva che nella religione lui non poteva sapere più di quello che sapeva; nella scienza sì””. (pag 71) “”Per l’ asiatico, tutto questo non esiste, perché in Asia non esiste l’ uomo; esiste l’ uomo come zoologia, ma non l’ uomo come intendiamo noi. L’ Asia non è fatta di uomini; è fatta di massa””. (pag 169) “”Chi conosce i cinesi, quando sente dire che essi hanno una disputa dottrinaria coi russi, i mette a ridere. Il russo può andare avanti per giorni e notti a discutere di dottrina; il cinese, solo a sentirne parlare, si addormenta. Il cinese è incapace di astrazioni, di idee generali; il cinese è un empirico, anche più dell’ inglese, infatti in Asia dicono che il cinese è l’ inglese dell’ Asia. Il cinese vede solo le cose, le vede in modo pratico, e anche molto bene, anche meglio di noi; ma le idee gli si sfumano nella zucca””. (pag 176)”,”VARx-185″ “ROSSI Mario”,”Giovanni Huss. L’ eroe della nazione boema nel secolo XV. Conferenza commemorativa del V Centenario della sua morte (1415-1915).”,”Wycliff e Huss. “”Le opere di Wicliff introdotte in Boemia nei primi anni del 1400, per opera degli studenti boemi accorsi in Inghilterra al seguito della regina Anna, vi avevano suscitato un grande fermento spirituale negli animi turbati dallo scandalo dello Scisma d’ occidente. Huss riassume ed impersona, per volere di Dio, con la sua anima ricca di sensibilità, tutto questo incomposto agitarsi degli spiriti e, per l’ influenza straordinaria esercitata come professore e come predicatore, finisce col dirigere le sorti della nazione boema. Il clero fu subito contro di lui. (…) Il re Wenceslao tenta di calmare gli animi, ma invano. Huss, alla fine del 1412, va in esilio volontario dirigendosi verso un castello di un nobile, suo protettore, al sud della Boemia. Precisamente; come Lutero alla Wartburg! E’ questo uno dei periodi più belli della vita del riformatore boemo; egli, lo scomunicato, si fa predicatore itinerante e predica nei villaggi, nei campi, nei boschi ed infiamma i boemi alla causa della riforma della Chiesa, associata oramai a quella del risveglio nazionale. Scrive trattati, sermoni, lettere in gran numero. La sua attività è divenuta prodigiosa. Nel 1412 e nel 1413 si consolida così il movimento ussita, prolungamento del movimento wicleffita, sotto la radiosa influenza di Giovanni Huss. Le ali della ‘timida oca’ – così, scherzosamente, Huss chiamava se stesso – battevano già disperatamente ‘il dragone infernale’, l’ ecclesiasticismo corrotto!. Un patto eterno fu stretto tra Huss e il suo popolo (…). Ma di là dai monti della Boemia, si maturavano altri eventi. Emerge dalle contese politiche il furbo imperatore Sigismondo, fratello del re Wenceslao di Boemia. Egli vuole la pace, vuole l’ unità della Chiesa per rafforzare l’ unità dell’ Impero. Ma dovrà comparire come il campione dell’ ortodossia cattolica e il pacificatore così delle lotte politiche come delle lotte dottrinali nella Chiesa. (…) Il 6 luglio 1415 G. Huss è introdotto come un delinquente nella Cattedrale di Costanza, dov il Concilio teneva le sue sedute solenni. (…) Che ore lunghe di martirio! Huss deve ascoltare prima un lungo sermone in latino tenuto dal vescovo di Lodi sul dovere di reprimere l’ eresia e di condannare gli eretici; deve ascoltare la lettura della condanna di trenta tesi (proposizioni) attribuitegli, capolavoro di perfidia teologica; subire un breve ed umiliante interrogatorio rituale, senza che gli sia permesso di esporre le sue ragioni, e poi sentire le parole terribili di scomunica e di condanna. (…) Fu consegnato immediatamente al braccio secolare per l’ esecuzione della condanna.”” (pag 17-20)”,”RELP-039″ “ROSSI Ernesto”,”Lo Stato industriale.”,” Il collasso di un apparato statale. “”Dall’ 8 settembre 1943 (data dell’ armistizio con gli Alleati) alla fine della guerra, l’ Italia è stata divisa in due – la parte settentrionale in mano ai tedeschi e l’ altra occupata dagli Alleati – con due “”governi fantocci”” combattenti l’ uno contro l’ altro. Diecine di migliaia di persone vivevano sui monti “”fuori legge””. Per una parte della popolazione erano doveri patriottici quegli atti di sabotaggio, di diserzione, di guerra partigiana che l’ altra parte considerava un tradimento della Patria. Tutta la popolazione civile, per sopravvivere , ha dovuto “”arrangiarsi”” con traffici vietati dalle legi, e approvvigionarsi sul mercato nero. Nel trasloco degli uffici, diversi archivi dei ministeri furono perduti o distrutti. Intere regioni hanno vissuto per molti mesi in un regime di terrore, senza poter più contare su un minimo di assistenza da parte della pubblica amministrazione per l’ espletamento degli affari normali, né sulla difesa del diritto da parte della polizia e della magistratura. La confusione negli animi e nelle cose sembrava ormai che giustificasse qualunque reato.”” (pag 28)”,”ITAE-171″ “ROSSI Ernesto”,”Settimo: non rubare.”,”La protezione doganale chiesta dalla Fiat (pag 8) “”Se i dirigenti americani dell’ Erp non si lasceranno convincere, se, come speriamo, replicheranno che il principio della iniziativa privata non ha niente a che fare con la politica della privatizzazione degli utili e della socializzazione delle perdite, sostenute dai sigg. Falck e C., si può essere sicuri che, contro il programma Finsider, verranno scatenate le organizzazioni sindacali operaie. E’ vero che il risanamento dell’ industria siderurgica permetterebbe col tempo di impiegare un numero molto maggiore di operai siderurgici, ed è pure vero che tale risanamento a nche più che agli ottantamila operai siderurgici, interessa direttamente i seicentomila operai meccanici, che vedrebbero le possibilità di sviluppo dell’ industria meccanica, se tale industria potesse comprare i prodotti siderurgici ai prezzi internazionali. Ma la politica della FIOM, come la politica delle altre organizzazioni sindacali, non guarda all’ avvenire lontano, nè agli interessi di tutti i lavoratori; suo unico obiettivo è oggi il consolidamento dei diritti acquisiti, la cristallizzazione dei rapporti di lavoro esistenti, il miglioramento immediato delle condizioni degli operai già sistemati, comunque parassitaria sia l’ attività da essi svolta e qualunque siano le conseguenze prevedibili per l’ intera classe operaia. Il risanamento dell’ industria siderurgica implica concentramento, chiusura degli stabilimenti antieconomici, licenziamento del personale in soprannumero, spostamento di operai da certi luoghi ad altri luoghi, da certe lavorazioni ad altre lavorazioni””. (pag 146)”,”ITAE-172″ “ROSSI Angelo VACCA Giuseppe”,”Gramsci tra Mussolini e Stalin.”,”ROSSI Angelo (1933) dopo aver insegnato storia e filosfia nel liceo classico di Foggia si è dedicato alla politica nel PCI dal 1953. Eletto nel 1994 nel senato della Repubblica. Ha fatto parte della Commissione Finanze e Tesoro. VACCA Giuseppe presidente della Fondazione Gramsci e consigliere d’ amministrazione dell’ Istituto dell’ Enciclopedia Italiana, dirigente politico (prima del PCI poi PDS e DS. Ha scritto molti libri (v. 4° copertina)). Gramsci, l’ analisi della politica internazionale, la crisi del 1929. “”Quanto Gramsci seguisse da vicino le vicende internazionali è documentato dai Quaderni, il cui sviluppo si basa su un’ analisi originale della crisi del ’29-32 che non solo contraddiceva la strategia del Comintern, ma si spingeva fino ad invalidare i paradigmi su cui esso era costruito. Ciò non toglie che la storiografia sul PCI si sia domandata a lungo quanto Gramsci fosse informato degli avvenimenti politici, contribuendo alla vulgata del carattere “”disinteressato””, distaccato dalla lotta politica corrente, degli scritti del carcere.”” (pag 76)”,”GRAS-065″ “ROSSI Luigi”,”La strategia dei “”marxoidi””. Volume I. 1939-1949. Dal Patto Ribbentrop-Molotov alla NATO.”,”””In copertina: Molotov, inviato di Stalin, accolto da Ribbentrop giunge a Berlino e passa in rivista un plotone d’ onore nazista, dopo la firma del Patto tra Hitler e Stalin, che provocò la seconda guerra mondiale””. (retrocop) Luigi ROSSI, giornalista e scrittore, è di origine emiliana. Esordì giovanissimo nella stampa universitaria, fu quindi redattore inviato speciale corrispondente di guerra. Fece parte del Resto del Carlino, Gazzetta del popolo, Gazzetta de Mezzogiorno, del Globo. Fondò l’ agenzia ORBIS, il quotidiano Italia Sera e fu redattore parlamentare, collaboratore della Rai. Invalido di guerra, combattente in Libia, corrispondente di guerra in Russia, ha raccolto materiale in tutto il mondo per i suoi articoli e studi di storia politica ed economia. “”Sempre Keitel ha ricordato che Hitler, nelle riunioni militari, escludeva sempre, tassativamente, che gli Stati Uniti avrebbero varcato l’ Atlantico una seconda volta, per venirsi a battere in Europa. E citava l’ esempio di Wilson che “”era ripartito, profondamente amareggiato ed irritato contro gli alleati europei, dopo Versailles””. Hitler riteneva anche però, che manovrando il partito ‘pacifista’ inglese, specie attraverso la drammatizzazione degli “”incidenti”” provocati dovunque, ed in modo continuo, dai polacchi (tutti inventati dalla propaganda di Goebbels o frutto di montature naziste) avrebbe ripetuto il gioco già consumato per la Cecoslovacchia. Inoltre – come ho detto – fidava moltissimo sullo “”spirito isolazionistico”” degli americani. Goering ha confermato a Norimberga che “”il giorno in cui la Gran Bretagna annunciò ufficialmente la sua ‘garanzia’ alla Polonia, il Führer mi chiamò al telefono per comunicarmi di aver sospeso la progettata invasione della Polonia. Si tratta di una misura definitiva o temporanea?, gli chiesi. Ancora non posso dirlo. Sto cercando di vedere se mi riesce di impedire l’ intervento britannico. (…)””. (pag 70) “”Ciò spiega la risposta di Halder, a Norimberga, alla domanda del pubblico accusatore Capitano Sam Harris. Harris: – Come mai Hitler, ‘irrevocabilmente’ votato alla guerra, ha potuto trascinare, dietro di se, tutto il popolo tedesco che voi sostenete ‘irrevocabilmente contrario alla guerra’? Halder: – Consentitemi di sorridere. Quando si parla di ‘irrevocabile’ a proposito di Hitler, si commette uno degli errori più grossolani. Nulla era ‘irrevocabile’ con Hitler e per Hitler. Quando nella Conferenza del 22 agosto 1939 all’ Oberzsalzberg ci disse che aveva deciso ‘irrevocabilmente’ di attaccare la Polonia e, magari, se fosse stato necessario, di attaccare tutto l’ Occidente, nessuno ritenne che avrebbe mantenuto la sua parola””.”” (pag 71)”,”RUST-124″ “ROSSI Luigi”,”La strategia dei “”marxoidi””. Volume II. 1949-1979. Patto di Varsavia-Helsinki-Belgrado-Berlino Est.”,”Luigi ROSSI, giornalista e scrittore, è di origine emiliana. Esordì giovanissimo nella stampa universitaria, fu quindi redattore inviato speciale corrispondente di guerra. Fece parte del Resto del Carlino, Gazzetta del popolo, Gazzetta de Mezzogiorno, del Globo. Fondò l’ agenzia ORBIS, il quotidiano Italia Sera e fu redattore parlamentare, collaboratore della Rai. Invalido di guerra, combattente in Libia, corrispondente di guerra in Russia, ha raccolto materiale in tutto il mondo per i suoi articoli e studi di storia politica ed economia. “”Il pericolo – scrisse una volta Spinoza – “”è tutto quello che la ragione non riesce a capire””. (pag 70) (RUST 125) Panslavismo e prussianesimo. “”Da un opuscolo-diario di un certo Muralov “”trotskista””, giuntomi tra le mani molti anni fa, per caso, a Ginevra, ho trascritto (perché già pensavo, fin da allora, di approfondire la mia analisi sull’ evoluzione della “”sinistra”” e del ‘marxismo-leninismo’ in particolare) alcuni periodi. Muralov (poi esule per sfuggire a Stalin) nel suo ‘pamphlet’ ha notato: “”Marx ha commesso un errore di prospettiva storica quando ha indicato la Germania come la culla naturale della rivoluzione proletaria mondiale. Ogni grande movimento storico ha delle origini precise, dei caratteri che sono peculiari della matrice di ogni popolo. Marx guardava alla Prussia e non alla Russia, ha identificato solo nel modello prussiano il catalizzatore della rivoluzione proletaria. Del modello panslavo ha visto soltanto la facciata, l’ artificioso orpello del mito zarista. Se Marx vivesse oggi riconoscerebbe, certamente, il suo errore. Il prussianesimo ha soffocato la rivoluzione proletaria tedesca ed ha generato il nazismo. Il panslavismo ha ucciso lo zar ed ha diffuso nel mondo, attraverso la rivoluzione permanente, arricchito dalla fecondità dei popoli slavi, il comunismo””. E più avanti: “”Lenin ha dato ai popoli slavi la coscienza della loro forza restitendo loro tutto il potere che gli zar ed i loro cortigiani gli avevano sottratto. Stalin ha bloccato questo processo di liberazione e sta riportando indietro di 50 anni la Russia. Per questo il popolo lo ha definito, con disprezzo, lo “”zar rosso””. Stalin è un traditore. (…)””. (pag 17-18)”,”RUST-125″ “ROSSI Mario a cura”,”Sviluppi dello hegelismo in Italia. F. De Sanctis – S. Tommasi – A. Labriola.”,”””Quando Engels nell’ Antidühring usava della parola metafisica in senso peggiorativo, intendeva appunto di riferirsi a quelle maniere di pensare, ossia di concepire, di inferire, di esporre, che son l’ opposto della considerazione genetica, e quindi (subordinatamente) dialettica (1) delle cose””. (pag 188) (1) Da ricordare qui l’ obiezione di Labriola a Engels riguardo alla differenza fra i termini “”genetico”” e “”dialettico”” (nota 2 pag 188) “”Cotesta critica dell’ Engels, che per molti rispetti è specificabile e precisabile ancora, e soprattutto per ciò che riguarda la origine di codesto pensare metafisicamente, ripete a modo suo la opposizione hegeliana fra l’ ‘intendimento’, che fissa gli opposti come tali, e la ‘ragione’, che gli opposti rimette in serie di processo ascendente – (la divina arte di ‘conciliare gli opposti’, direbbe Bruno – ‘omnis determinatio est negatio’, diceva Spinoza).”” (pag 189-190)”,”LABD-055″ “ROSSI Annabella”,”Lettere da una tarantata.”,”D.L. Milani (pag 43) Italiano popolare unitario. “”Così, Anna del Salento ci fornisce il documento del modo d’ esprimersi d’un incolto che, sotto la spinta di comunicare e senza addestramento, maneggia quella che, ottimisticamente, si chiama la lingua “”nazionale””, l’ italiano.”” (pag 48) “”Oltre che di chiese sconsacrate, l’ Italia è piena di teatri lirici abbandonati. (…) (pag 58) “”Sotto l’ influenza dei modelli dell’ opera lirica, le oscure contorsioni sintattiche, ‘reina, surser, non lice’ dovevano tornare normali come ‘senti l’orma dei passi spietati’. Accade così che Filippo Turati, nel comporre Il canto dei lavoratori, inno del Partito operaio italiano, non esitò a farcirlo di elementi aulici: ‘niun di voi vorrà tradir; de’ suoi figli opra sarà; pugnando; pugnammo; una dimane; chiami il dritto a trionfar; di chi pace non favelli sotto il piè dell’ oppressor; un esercito diviso / la vittoria non corrà’. Dobbiamo a Guido Podrecca rari tentativi di ironizzare (e così espungere) l’ aulicità delle canzoni di protesta, come l’ ‘Inno dei divoratori’ o in ‘Dio lo vuole’. Ma si tratta di eccezioni (…)””. (pag 58)”,”ITAS-115″ “ROSSI Ernesto”,”Borse e borsaioli.”,”Nato a Caserta nel 1897 fiorentino di elezione E. Rossi è stato volontario e mutilato durante la prima guerra mondiale, dopo il 1923 è stato tra i dirigenti dell’ opposizione antifascista a Firenze. Assieme ai fratelli ROSSELLI e a SALVEMINI pubblicò e diffuse il primo foglio clandestino ‘Non mollare’. Venne arrestato più volte e dovette riparare in Francia. Fu tra i fondatori di ‘Giustizia e libertà’ che diresse insieme a Riccardo BAUER fino al suo arrsto alla fine del 1930. Condannato dal tribunale speciale a vent’anni di carcere ne scontò nove per intevenuta amnistia, e finì al confino di Ventotene. Scrissi in questo periodo quattro libri: La riforma agraria, Critica del sindacalismo, Abolire la miseria, Critica del capitalismo. Durante la guerra pubblicò in Svizzera ‘L’ Europe de demain’. Nel 1948 ha pubblicato una biografia di De Viti De Marco e in seguito molte altre opere. E’ stato sottosegretario alla Ricostruzione del ministero Parri e presidente dell’ ARAR. Alla memoria di Tullio ASCARELLI principe dei commercialisti, invece di servire i grandi baroni, dedicò il suo vivissimo ingegno a combatterne soprusi e privilegi I proverbi sotto i titoli dei capitoli sono tratti da ‘Raccolta di proverbi toscani’ di Giuseppe Giusti, Firenze 1926. “”I morti aprono gli occhi ai vivi”” (pag 1) Il 24 Ore commentatore ‘di sinistra’ (pag 96-) Le casse nere per le public relations (pag 183) “”Non avendo alcun senso confrontare i valori di Borsa delle società attraverso il tempo senza far prima dei laboriosi calcoli per tener conto dei diritti di opzione e dei dividendi, riporto, nella seguente tabella le variazioni percentuali dell’ indice del corso secco medio di ogni mese rispetto al mese precedente, per la Lanerossi e per le quaranta principali società rilevate nel ‘Bollettino della Banca d’ Italia’ (che rappresentano circa i due terzi del valore corrente complessivo delle 153 società quotate in Borsa)””. (pag 105) “”Chi aveva acquistato 100 milioni di azioni e le aveva depositate in una banca per ottenere 75 milioni, se il prezzo raddoppia, si fa dare dalla Banca altri 75 milioni senza bisogno di alcuna nuova copertura; e se i corsi raddoppiano ancora (come è accaduto nello spazio di soli dodici mesi per le Lanerossi) può ottenere, col medesimo pacchetto azionario, altri 150 milioni. Così le anticipazioni della Banca, risultano, per una parte sempre maggiore, garantite sul fumo. Questo gioco può continuare all’ infinito. Quando le Banche hanno rasciugato le loro eccedenze di disponibilità liquide nei crescenti finanziamenti speculativi, devono, per forza, fermarsi: allora la trottola cade. (…) La fine della politica del “”denaro facile”” obbliga molti speculatori, che hanno operato al rialzo con quattrini presi a prestito dalla Banche, a vendere per far fronte alle scadenze. La tendenza della Borsa si inverte. Anche se in un primo tempo, le Banche mantengono immutato lo scarto (nella nostra ipotesi il 25%), sono costrette a ridurre le anticipazioni agli speculatori, e le loro richieste contribuiscono ad accelerare ancor più la corsa al ribasso. In conseguenza della velocità di questa discesa, il vecchio scarto non risulta più sufficiente: proprio quando gli speculatori si trovano in maggiori difficoltà, le banche sono costrette a chiedere un aumento della garanzia (il 30, il 50%), e questo aumento spinge ancor di più gli speculatori a vendere, e quindi rende più ripida la caduta. Il modo discendente a spirale continua fino al crollo del castello di carte costruito dai giocatori al rialzo, o fino a quando il governo non costringe le Banche ad acquistare le azioni, per sostenere i corsi, e poi interviene a “”salvare”” le Banche con i quattrini dei contribuenti””. (pag 130-131)”,”ITAE-194″ “ROSSI Paolo”,”Aspetti della rivoluzione scientifica.”,”””Non posso trattenermi dal ricordare che non è inverosimile che vi siano abitanti non solo sulla Luna, ma sullo stesso Giove. Ora per la prima volta si stanno scoprendo quelle nuove regioni, ma non appena qualcuno avrà insegnato l’ arte di volare, fra la nostra specie umana non mancheranno i coloni. Chi avrebbe creduto un tempo che la navigazione nello sconfinato Oceano sarebbe stata più tranquilla e sicura che nello stretto golfo dell’ Adriatico, nel Mar Baltico o nella Manica? Si diano le navi e si adattino le vele al vento celeste: vi sarà gente che non avrà timore per sé neppure di fronte a quell’ immensità”” (Giovanni Keplero, J. Kepler, Dissertatio cum Nuncio Sidereo, Francofurti, 1611) Scienza e religione. “”Non è il caso di fermarsi a ripetere qui cose ben note sulla straordinaria importanza della lettura della Bibbia in quel decisivo periodo della cultura e della vita inglese che va da Wycliffe a Bacone. In realtà, com’è stato sottolineato da molti, il radicale mutamento di orizzonti e di prospettive culturali che si effettuò in Inghilterra nella prima metà del Seicento ebbe a coincidere con la sostituzione della Bibbia ad Aristotele, con il rifiorire degli studi di ebraico e di orientalistica, con la straordinaria diffusione raggiunta da libri di devozione e di raccolte di sermoni. Questi testi sono ben noti a Bacone che dà anzi di essi una valutazione oltremodo positiva. (…) Una delle più evidenti conseguenze della ben nota opposizione di Bacone “”all’ iniquo e fallace connubio”” di scienza e di teologia è la polemica contro quella letteratura rabbinica, cabalistica e paracelsiana che cerca di fondare la filosofia naturale sul primo capitolo della Genesi, sul libro di Giobbe e su altri passi delle Sacre Scritture. (…) Ma resta il fatto che Bacone respinge con decisione ogni “”filosofia naturale”” che si fondi sulla lettura allegorica dei sacri testi.”” (pag 67-68-69)”,”SCIx-260″ “ROSSI Gianluigi”,”L’ Africa italiana verso l’ indipendenza (1941-1949).”,”””In verità, dopo la firma del trattato di pace la questione delle colonie italiane veniva ad inserirsi nel quadro del progressivo deterioramento dei rapporti tra le potenze anglosassoni e l’Unione Sovietica. Momento significativo di tale evoluzione era stata la “”dottrina Truman””, lanciata dal presidente americano il 12 marzo. Il fallimento, in aprile, della conferenza dei ministri degli Esteri convocata a Mosca per discutere le questioni dell’Austria e della Germania, l’esclusione dei comunisti dai Governi francese ed italiano in maggio, la proposta per un programma di ricostruzione europea lanciata da Marshall ai primi di giugno e il rifiuto sovietico e dei paesi europeo-orientali di prendervi parte, confermavano e rafforzavano in termini non dubbi questa evoluzione. In questa atmosfera di “”guerra fredda”” era inevitabile che le grosse decisioni di politica estera, a Londra come a Washington, finissero per essere condizionate in misura crescente dalle preoccupazioni d’ordine strategico-militare collegate con l’obiettivo di contrastare l’espansionismo sovietico. Tradotto in termini pratici ciò significava che, in tutte le questioni che toccavano la sicurezza, né il Foreign Office né il Dipartimento di Stato potevano più prescindere dalle valutazioni delle alte sfere militari. Nel caso degli Stati Uniti, del resto, questa simbiosi tra politica estera e politica strategica aveva già avuto una conferma significativa agli inizi del ’47 con la nomina di Marshall, ex capo di Stato Maggiore dell’esercito, al vertice del Dipartimento di Stato, mentre un’influenza crescente sulla politica estera era destinato a esercitare il National Security Council, comprendente, oltre al segretario di Stato, i titolari dei dicasteri militari.”” (pag 283-284)”,”RAIx-225″ “ROSSI A. (Angelo TASCA) a cura di W. KENDALL”,”A Communist Party in Action. An Account of the Organization and Operations in France.”,”E’ la traduzione ridotta di Psysiologie du Parti Communiste francais, 1948. “”The fist victim is executed on July 19, 1941, the second five days later. “”The French worker André Masseron has been assassinated by the Gestapo””, writes a Party pamphleteer, “”for having demonstrated his faith in the liberation of France by singing the ‘Marseillaise’. There are further executions following some demonstrations in August 15 and 16, andevents move with increasing swiftness over the next weeks: On August 23 Vichy promulgates a law establishing so-called special tribunals for the trial of persons guilty of “”Communist or anarchist”” activities; and only four days later one of these tribunals, sitting in Paris, sentences three Communists to death and a fourth, a former general secretary of L’Humanité, to life imprisonment at hard labor. (…) At first the Communists are unclear as to what attitude to adopt toward these developments. A tract published early in September implies that the Party has had nothing to do with the recent attacks on Germans, which are, for the rest, merely being used by the authorities and the “”kept press”” as a means of justifying the monstrous measures being adopted “”against the people and the Party.”” Soon after, however, some Party spokesman begin to take the logical next step: the authors of the attacks are police agents, provocateurs. But this line also is promptly abandoned – in favor of patriotic appeals to outraged national sentiment: the victims are martyrs to France, and must be avenged””. (pag 142-143) ROSSI-TASCA: Nato nel 1892 in Piemonte, giovane socialista, aderisce dalla fondazione al nuovo Partito Comunista (1921). Al tempo della marcia su Roma di Mussolini si trova in URSS per il 4° Congresso dell’ Internazionale Comunista. Per quattro anni lavora in clandestinità all’ interno della segreteria del PCdI dichiarato illegale. Arrestato tre volte fugge per due volte. Conosce Lenin, Trotsky, Stalin, Bucharin (Bukharin) , Radek e altri leaders bolscevichi. Ha rapporti con altri esponenti di partiti di altri paesi (Togliatti, Thorez, Dimitrov, Anna Pauker) ed esponenti del dissenso tra i discepoli di Lenin. Membro del segretariato del Comintern nel 1928-29, rompe con il PCI e lo stalinismo contrario alla politica di STALIN verso la Germania e per ciò che sta accadendo in Russia. Negli anni 1930 è giornalista e specialista di politica estera a Parigi. Collabora (foreign editor) al giornale socialista Le Populaire. Dirige una trasmissione radio in lingua italiana (da Parigi 1937 a 1940). Lavora per la resistenza. Scrive libri.”,”PCFx-073″ “ROSSI Pietro”,”Storia e storicismo nella filosofia contemporanea.”,”ANTE1-34 Pietro ROSSI (Torino, 1930) insegna filosofia della storia nell’ateneo torinese, ed è direttore responsabile della rivista ‘Rivista di filosofia’. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Lo storicismo tedesco contemporaneo’ (1971).”,”STOx-131″ “ROSSI Vittorio”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Quattrocento.”,”ROSSI Vittorio professore nell’Università di Pavia.”,”ITAG-201″ “ROSSI Nicola”,”Meno ai padri, più ai figli. Stato sociale e modernizzazione dell’Italia.”,”pag 36 ROSSI Nicola insegna economia politica nell’Università Tor Vergata di Roma. Si è occupato anche di istruzione in Italia.”,”ITAS-152″ “ROSSI Ernesto, scritti e testimonianze a cura di Giuseppe ARMANI”,”Un democratico ribelle. Cospirazione antifascista, carcere, confino.”,”Giuseppe ARMANI, giovane studioso emiliano ha pubblicato il volume ‘Gli scritti su C. Cattaneo’ (1973)”,”ITAD-108″ “ROSSI Ernesto”,”Il manganello e l’ aspersorio.”,”””Vaticano e Confindustria infatti, per lui, sono i due pilastri centrali sui quali ha poggiato, per un ventennio, l’edificio del regime fascista”” (dal risvolto di copertina) Biografia. Ernesto ROSSI è nato a Caserta nel 1897. A 18 anni va al fronte come volontario. Negli anni 1920 stringe amicizia con SALVEMINI, CALAMANDREI, ROSSELLI. Dopo l’ assassinio di MATTEOTTI aderisce all’ Unione nazionale di AMENDOLA edè tra i dirigenti di Italia libera. Poi redattore e diffusore di ‘Non mollare!’. Si rifugia in Francia. Nel 1925 riprende l’ attività antifascista collaborando alla ‘Riforma sociale’ di EINAUDI. E’ tra i fondatori di ‘Giustizia e Libertà’. Arrestato nel 1930 dopo nove anni di carcere va al confino di Ventotene. Scrive in questo periodo varie opere. Nel 1942 fonda insieme ad altri il ‘Partito d’ Azione. Partecipa all’ insurrezione di Milano. E’ sottosegretario alla ricostruzione nel Governo PARRI. Da qui inizia la sua battaglia contro la degenerazione della vita economica, politica e istituzionale della giovane democrazia italiana. Scrive altri numerosi volumi (v. retrocopertina). Muore nel 1967.”,”RELC-267″ “ROSSI Mario”,”Cultura e rivoluzione. Funzionalismo storico e umanismo operativo.”,” Contiene i capitoli: – La teoria del valore-lavoro in Smith, Ricardo e Marx – Il problema dell’astrazione. Introduzione ai “”Grundrisse”” – L’astrazione del lavoro e del valore – La concretezza del pluslavoro e del plusvalore – Il problema della “”trasformazione”” – Il capitolo X “”Il tempo è misura del lavoro in quanto è la sua ‘quantificazione’, ancora una volta, indifferente alla forma, al contenuto, all’individualità del lavoro. Però questa quantificazione non può esser indifferente a una circostanza: l”esistenza’. Il tempo di lavoro “”ne è l’esistenza vivente come esistenza quantitativa””. Ancora una volta dobbiamo rifarci, però, a una considerazione successiva, che è nel ‘Capitale’ (e, in genere, a tutte quelle sue specificazioni che sono documentate nel capitolo sulla ‘Giornata lavorativa’): a un certo punto Marx riporta una statistica dalla quale risultava che ‘la durata media della vita’ d’un operaio era di 30 anni. Equivale a 262.800 ore. Non troppe, per considerare l'””ora di lavoro”” come una “”misura”” astratta, ‘indifferente’ a quanto di più concreto possa esservi per un essere umano: la sua esistenza, temporalmente non più, soltanto, “”misurata””, ma ‘limitata’. Quindi, quella “”sostanza che fa dei valori d’uso valori di scambio e quindi merci”” è, “”oggettivata nei valori d’uso delle merci””, ‘tempo di lavoro’, cioè brani d’un’esistenza limitata. Che poi le indagini sul pluvalore sia assoluto (giornata lavorativa prolungata oltre i limiti della resistenza fisica) che relativo (tempo di lavoro non pagato ampliato senza alcun riguardo alle condizioni di lavoro: vedi ‘Macchine e grande industria’) comportino che ciò che è tolto all’operaio non è soltanto un ‘quantum’ di ore di lavoro, ma la totalità del tempo della sua esistenza, questo dimostra, certamente, quella che fin dai ‘Manoscritti’ Marx ha chiamato l”alienazione’ di tutta l’umanità del lavoratore entro il sistema capitalistico; (…)”” [Mario Rossi, Cultura e rivoluzione. Funzionalismo storico e umanismo operativo, 1974] (pag 198-199) “”In tutta la produzione capitalistica la legge generale si afferma come tendenza predominante solo in un modo assai complicato e approssimativo, sotto forma d’una media che non è mai possibile determinare di oscillazioni incessanti”” (pag 325) (Capitolo IX)”,”TEOC-540″ “ROSSI Mario”,”Marx e la dialettica hegeliana. I. Hegel e lo Stato.”,”ROSSI Mario “”I lavori sul giovane Hegel apparsi specialmente dopo il libro di Lukacs, hanno sottolineato il nascere delle categorie di alienazione e di riappropriazione, ed anche di quelle, connesse, di “”signoria”” e “”servitù””, proprio nel periodo bernese: è qui – è stato notato da diverse parti – che Hegel individua l’asservimento, la perdita della libertà dell’uomo cristiano-borghese, moderno, che appunto è caduto in balia di potenze estranee, in una situazione in cui non è più padrone di sé stesso, cioè in una situazione di estraneazione o di alienazione. L’individuazione di questo modo d’origine delle categorie in questione non può, allora, non risolversi in un’interpretazione conseguente della stessa dialettica hegeliana, che in questa sua nascita rivelerebbe il suo più profondo significato, e si porrebbe, in sostanza, come dialettica della libertà e della soppressione di ogni forma di asservimento: in primo luogo, dell’asservimento politico e religioso, essi stessi considerati, in questi testi bernesi, come due aspetti d’un unico fenomeno, di estraneazione umana in generale. Come si vede, tocchiamo in questo punto una questione centrale di tutta l’interpretazione del pensiero hegeliano, proprio perché l’interpretazione del significato che l’alienazione assume nei testi bernesi viene estesa al suo senso generale nella dialettica hegeliana ‘tout-court’: una volta individuata l’origine di questa categoria, gli interpreti credono d’aver individuato le origini stesse della dialettica: l’alienazione, per loro, a Berna, Francoforte, a Jena o a Berlino, è sempre la stessa cosa. E non c’è bisogno di aggiungere che anche l’eredità hegeliana di Marx verrebbe in quel modo definitivamente confermata, perché il significato generale, se non quello specifico, di alienazione come asservimento, schiavitù umana, sarebbe sostanzialmente identico in Hegel e in Marx, il quale ultimo ne coglierebbe anche l’aspetto specificamente sociale-economico, e non solo quello politico e ideale.”” (pag 125-126) [Mario Rossi, Marx e la dialettica hegeliana. I. Hegel e lo Stato, 1960]”,”HEGx-007″ “ROSSI Beatrice”,”L’Europeismo mazziniano nel pensiero storico di Spadolini.”,”ROSSI Beatrice è laureata in lettere all’Università Statale di Milano. Collabora al ‘Pensiero Mazziniano’. Insegna e fa ricerca storica. “”In un’altra opera giovanile, che rispecchia la sua precoce maturità intellettuale, ‘Il ’48. Realtà e leggenda di una rivoluzione’, egli esprime la convinzione che quella quarantottesca sia la prima esperienza rivoluzionaria europea degli italiani, “”europea non tanto per aver divulgato attraverso l’Italia insegnamenti di valore europeo, quanto piuttosto per essere stata in intimo, continuo, vitale nesso con la grande rivoluzione europea””. Individua un altro dei motivi del carattere europeo del ’48 italiano, che comunque mantenne, a suo giudizio, una forte nota di provincialismo, attestata dal ‘Primato’ giobertiano, animato dal proposito di un rinnovamento nella cornice della tradizione, nel fatto che le forze rivoluzionarie italiane, il liberalismo moderato, il radicalismo, il mazzinianesimo, si ispiravano più o meno direttamente a modelli culturali e ideologici europei”” (pag 49)”,”EURx-284″ “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. II. Il sistema hegeliano dello Stato.”,”””Le guerre, nella storia, ci son sempre state, e Hegel deve giustificarle speculativamente; gli Stati, preborghesi e borghesi, son sempre esistiti, come hanno detto Marx, nella ‘Critica del programma di Gotha’ e Lenin in ‘Stato e rivoluzione’, come “”sistemi di violenza””, il che, nel rapporto esterno, significa sistemi di guerra e Hegel deve render “”razionale”” questa loro “”realtà””: ancora una volta, Hegel ha descritto ed espresso l’autocoscienza dello Stato borghese (il quale è esso a dare, più che gli Stati preborghesi, alla guerra le ragioni “”ideali”” o, in fondo, “”speculative”” che Hegel le riconosce) di essere, nel rapporto esterno, lo Stato della guerra: e coerentemente egli “”riconosce””, ‘accetta’ e sanziona la “”realtà”” di questa autocoscienza che il mondo borghese ha di sé stesso. Che poi quest’autocoscienza sia giusta, e che la ‘descrizione’ di essa da parte di Hegel giunga fino ad ‘interpretare esattamente la natura’ dello Stato borghese, a cogliere le vere ragioni strutturali che son dietro l’autorappresentazione che il mondo borghese ha di se stesso, è certamente altra questione: i termini di questo problema sono, da un lato, ciò che attiene alle ‘ragioni’ (ideali o materiali) della vita dello Stato borghese, e dall’altro, ciò che riguarda il carattere eterno, “”razionale”” oppure transitorio, storico, modificabile di esso.”” [Mario Rossi, Da Hegel a Marx. II. Il sistema hegeliano dello Stato, 1976]”,”FILx-173-FF” “ROSSI S. – PARODI L.”,”Seminario su: ‘Calcolatori ed organizzazione del lavoro. Dispensa n. 6. Il calcolatore elettronico (parte IV) (Rossi) – Realtà e mito dell’informatica (Parodi) – Informatica e rotazione del capitale (Parodi) – Informatica e produttività (Parodi).”,”””(…) la condizione base per effettuare il processo di produzione capitalistico è che il plusvalore ricavato deve essere sufficiente ad assicurare la riproduzione allargata. Per questa ragione i rapporti di valore si trasformano in rapporti di tempo di lavoro, in quanto il ‘plusvalore’, prima di essere tale deve realizzarsi come ‘pluslavoro’, come lavoro effettuato in più dall’operaio. In questo contesto può determinarsi la contraddizione tra l’esigenza capitalistica di ridurre i costi di lavoro attraverso l’impiego di sempre nuove tecnologie e la riduzione del tempo di lavoro sociale che ne deriva attraverso ‘l’estensione d’impiego’ delle stesse tecnologie. Nella sua rivalutazione completa di Marx rispetto a Keynes, il Mattick fa rilevare che “”una riduzione del tempo di lavoro che disturbi il necessario rapporto tra plusvalore e capitale non è compatibile con la produzione capitalistica””. Ma la contraddizione è insanabile: “”mentre la riduzione del tempo di lavoro sociale diventa nociva alla produzione di capitale, la riduzione dei costi di lavoro rimane una esigenza indispensabile per ogni singola impresa o società capitalistica””. La contraddizione è tra macroeconomia, a livello del capitale complessivo, che vede ridursi l’area di sfruttamento della forza-lavoro, e gli interessi di ogni singola impresa. Si determina, cioè, una condizione antagonistica tra la redditività dell’impresa che aumenta nella misura in cui i costi di lavoro diminuiscono, e l’espulsione di forza-lavoro di “”operai produttivi”” (come dicono preoccupati certi commentatori dell’economia italiana dopo lo scoppio della crisi energetica), che rende sempre più difficile il processo di accumulazione. Nell’analisi di Marx la condizione antagonistica tra riduzione dei costi di lavoro (quindi espulsione di manodopera) e riduzione del tempo di lavoro sociale, va identificata nel fatto che è la produttività del lavoro, non la “”produttività del capitale””, pretesa dai fautori del capitalismo di Stato, che spiega e determina il profitto capitalistico. Nei “”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica”” Marx demolisce le interpretazioni dell’economia classica borghese osservando già allora che se “”lo sviluppo dei moderni mezzi di produzione indica fino a che punto la conoscenza generale della società sia diventata una diretta forza produttiva, che costituisce la vita della società e ne determina la trasformazione””, tuttavia il contributo e l’intervento del capitalismo in questa fase di trasformazione non può consistere altro “”che nell’uso che esso fa di tutti i mezzi delle arti e delle scienze, sotto forma di valore, non è altro che l’appropriazione del tempo di pluslavoro””. E’ ciò che non capivano i “”futuribili”” progressisti degli anni Cinquanta (e gli attuali continuatori) quando sentenziavano il superamento di molti assunti del marxismo e non vedevano il vero antagonismo tra progresso tecnico e interesse capitalistico. Soltanto in assenza di questo, cioè di rapporti capitalistici di produzione, “”lo sviluppo della ricchezza sociale sarebbe caratterizzato da una continua riduzione del tempo-lavoro diretto, mentre la ricchezza della società sarebbe “”misurata”” non dal tempo-lavoro ma dal tempo libero””. Invece il capitalismo è spinto dall’interesse contrario a misurare la ricchezza in base all’appropriazione del tempo di pluslavoro; ed è per questo che negli ultimi decenni in America – come rileva Mattick – tutta una branca della sociologia borghese ha utilizzato la psicanalisi per dimostrare che il “”tempo libero”” crea delle frustrazioni nell’individuo. Evidentemente, siccome recenti inchieste giornalistiche hanno appurato che venti milioni di americani praticano il doppio lavoro (non conosciamo il quantitativo di operai che dopo le sei ore la settimana corta si impegnano in altre prestazioni, ma in base ai rapporti d’inflazione e di erosione salariale il fenomeno deve essere diffuso quanto in Italia) la sociologia asservita al capitale dirà certamente che questa è una reazione al malessere del tempo libero. Il fenomeno del doppio-lavoro, del lavoro clandestino e del lavoro a domicilio, è anche un indice delle controtendenze che agiscono a livello del capitale complessivo, dialetticamente, in forma “”anarchica”” oppure “”programmata”” dalle “”economie di scala”” come attività indotte, per contenere il restringimento dell’area di sfruttamento della forza-lavoro, cioè la diminuzione del tempo di pluslavoro complessivo. Riprendendo quanto Marx aveva già delineato nei “”Grundrisse””, ancora Mattick (vedi introduzione all’opera di Grossmann “”Marx, l’economia politica classica e il problema della dinamica””) sintetizza in questo modo la contraddizione fondamentale e quindi la tendenza alla crisi del capitalismo: “”Sviluppo delle forze produttive sociali significa che con meno lavoro si può produrre di più, il che in una situazione capitalistica significa una crescita più rapida del capitale costante rispetto a quello variabile, cioè un numero decrescente di operai contrapposto a un capitale che cresce più rapidamente. Poiché all’accrescimento del plusvalore sono posti limiti assoluti, in quanto gli operai non possono né lavorare ininterrottamente né gratuitamente, la diminuzione relativa degli operai deve condurre alla diminuzione del pluslavoro e quindi risolversi in una caduta del saggio di profitto; la quale non può più venire compensata da un aumento del plusvalore””. E’ stato rilevato che il sospetto dell’esistenza di tale incompatibilità lo si ritrova in tutta la letteratura americana relativa all’automazione, un ‘sospetto’ che viene dagli effetti dell’automazione destinati ad allargare la più grossa piaga del capitalismo, la disoccupazione permanente. (…)”” [Lorenzo Parodi, Realtà e mito dell’informatica, Lotta comunista, anno XI, n° 55] (pag 4)”,”ECOT-033-FPA” “ROSSI Ernesto, a cura di Paolo SYLOS LABINI”,”Abolire la miseria.”,”Ernesto ROSSI (Caserta 1897 – Roma 1967) fu tra i fondatori di Giustizia e Libertà, e pagò l’opposizione al fascismo con il carcere e il soccessivo confino a Ventotene. Tra i fondatori del Partito d’Azione, sottosegretario alla ricostruzione nel governo Parri, lottò nel dopoguerra contro le degerazioni della prima repubblica con l’opera di giornalista e saggista. Le Workhouses. “”Nelle Workhouses dovevano essere accolti tutti coloro che lo avessero chiesto, qualunque fosse la loro condizione, senza alcuna obbiezione o inchiesta. Anche un milionario, se avesse voluto, avrebbe avuto diritto ad essere mantenuto a spese della collettività, purché si fosse sottoposto al regime delle Workhouses. (…) Pur assicurando un tenore di vita soddisfacente dal punto di vista dell’igiene, le Workhouses dovevano essere organizzate in modo che i ricoverati avessero un forte e continuo stimolo a domandare di uscirne per tornare a vivere con i propri guadagni. Nelle intenzioni dei commissari le Workhouses avrebbero dovuto essere degli stabilimenti sempre pronti ed attrezzati per accogliere chiunque ne avesse bisogno, una forma di assistenza sempre offerta, ma raramente accettata e mai conservata a lungo. Per questo tutti gli adulti validi sarebbero stati costretti a compiere lavori duri e sgradevoli, sotto una severa disciplina, e si sarebbero dovuti assoggettare a gravi limitazioni della libertà personale (divieto di tabacco e di bevande alcooliche; divieto di allontanarsi e di ricevere visite senza permesso, ecc., ecc.). Il padre di famiglia che accettava questo regime, doveva far entrare nella Workhouse anche la moglie, i figli e le altre persone eventualmente a suo carico, che sarebbero state mantenute in edifici separati, con l’obbligo o meno del lavoro, a seconda della loro condizione”” (pag 64-65)”,”TEOS-228″ “ROSSI Marco”,”Gli ammutinati delle trincee. Dalla guerra di Libia al Primo conflitto mondiale, 1911-1918.”,”In apertura: volantino ‘Soldato operaio!’ (Milano, ottobre 1911); volantino ‘Lavoratori, compagni! (Italia, 1915) Marco Rossi è impegnato nella ricerca sui movimenti e conflitti di classe prima, durante e dopo la Prima guerra mondiale, con particolare attenzione alla storia dell’anarchismo e del primo antifascismo. Matteotti contro i crediti di guerra “”Indubbiamente “”socialisti e anarchici sono i principali protagonisti delle ribellioni e delle proteste a sfondo dichiaratamente politico”” (14), rimasti coerenti con i principi dell’internazionalismo e convinti che lo spontaneo malcontento esistente tra le truppe, sovente giunto alla sedizione armata, potesse trasformarsi in una sollevazione generalizzata tale da imporre la pace ai governi; ma tra le fila dei potenziali disfattisti vanno inclusi anche quanti mantenevano salde convinzioni cristiane inconciliabili con “”l’inutile strage”” oppure che restavano fedeli alle motivazioni del neutralismo liberalgiolittiano. Va peraltro notato come, ignorando le divergenze tra i dirigenti del Partito socialista italiano tornato a dividersi sulla guerra così come nel 1911 per l’impresa libica, soprattutto per l’azione esercitata da Mussolini attraverso la formula della “”neutralità attiva e operante”” (15), i militanti di base e i lavoratori simpatizzanti mantennero la loro decisa opposizione senza poter contare su alcuna concreta direttiva”” (16). Nella componente riformista, l’unica eccezione fu quella rappresentata dal deputato polesano Giacomo Matteotti che, dopo aver avversato la guerra di Libia, dal 1914 al maggio del ’15 si espresse decisamente contro l’attendismo turatiano (“”mi par giusta l’insurrezione se si volesse domani con assai poca lealtà lanciarci in guerra contro l’Austria. Ma tira il vento di piccole viltà anche nel mio partito””) assumendo accenti, radicalmente antimilitaristi, che rivelano un Matteotti favorevole al ricorso alla violenza; assai diverso dall’icona che poi è stata accreditata da certa storiografia: “”Resta fissato in generale che il partito socialista di ogni paese ha il dovere di opporsi continuatamente alla guerra, e al suo strumento creatore, il militarismo. Ogni partito socialista vota contro le spese militari del proprio paese, per significare le aspirazioni internazionaliste dei lavoratori contro i governi dominanti (…). Un milione di proletari organizzati nell’Italia settentrionale sono sufficienti a far riflettere qualsiasi governo sulla opportunità di aprire una guerra poiché non soltanto noi dovremmo preoccuparci d'””aggiungere anche la guerra civile”” (17)”” (pag 66-67) (15) All’articolo ‘Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante’, pubblicato sull”Avanti!’ del 18 ottobre 1914, replicò Amadeo Bordiga su ‘Il Socialista’ del 22 ottobre seguente, con l’articolo dall’eloquente titolo ‘Per l’antimilitarismo attivo ed operante’; Errico Malatesta da Londra, rispose invece a Mussolini con una lettera pubblicat su “”Volontà”” del 16 dicembre 1914; (16) Interessante ricordare che il quotidiano socialista “”Avanti!”” il 25 settembre 1914 promosse una sorta di referendum invitando “”tutte le organizzazioni politiche sovversive – socialiste e non socialiste -; tutte le organizzazioni economiche – leghe, cooperative, mutue -, tutti i gruppi di operai che intendono esprimere una loro opinione collettiva, a riunirsi nelle sere di sabato e domenica 26-27 corrente, e a mandare immediatamente notizia delle loro deliberazioni. Non lunghi ordini del giorni (…). Niente “”considerando””, ma un ‘sì’ o un ‘no’. L’esito della consultazione era stato un autentico plebiscito contro la guerra, di cui i vertici del Partito tennero in scarso conto; (17) “”Critica sociale””, 1-15 febbraio 1915. A causa del suo antimilitarismo, Matteotti dopo aggressioni e denunce, venne arruolato ma relegato in Sicilia per tutta la durata del conflitto. Cfr. S. Caretti (a cura di ), ‘Giacomo Matteotti. Socialismo e guerra’, Pisa University Press, 2013″,”QMIP-200″ “ROSSI Pietro a cura; scritti di DILTHEY Wilhelm WINDELBAND Wilhelm RICKERT Heinrich SIMMEL Georg WEBER Max SPENGLER Oswald TROELTSCH Ernst MEINECKE Friedrich”,”Lo storicismo tedesco.”,”””Ed il passato è allora duraturo, il futuro previve nel presente, l’attimo è l’eternità”” (Goethe, Vermächtnis, vv. 28-30, trad. it. di F. Amoroso) “”””Religione ed economia”” è un tema che tempo addietro sarebbe suonato assai strano. (…) Kingsley, Maurice, Carlyle alzarono la bandiera di una riforma cristiana della società; e ad essi fece seguito, in Germania, il socialismo cristiano di Stöcker e di Friedrich Naumann. Ma neppure questo, è il senso del tema, quale oggi lo poniamo. Con questo tema si allude a una questione puramente teorica di storia della religione e di storia della cultura – per lo più designata erroneamente come materialismo storico – che dalle grandi opere di Karl Marx si è diffusa a tutte le concezioni storiche dell’epoca. Essa era stata già proposta da qualche storico, come per esempio Karl Nitzsch, e aveva trovato rispondenza in particolare nella storia politica e nella storia del diritto. Essa non ha quindi nessuna connessione necessaria con il vero e proprio sistema del socialismo. Si tratta, in verità, di una questione che in parte è scaturita dall’affinamento e dall’ampliamento avvenuto nella ricerca delle relazioni causali nella storia, e in parte ci è imposta dalle influenze della struttura economica complessiva – ovunque percepibili nella nostra esperienza odierna. Nella storia politica essa è diventata oggi ovvia. Ma il suo significato è molto più profondo. La connessione con i fondamenti economici risulta particolarmente chiara soltanto nella storia politica e nella storia del diritto. Ma essa sussiste di fatto anche nel campo della cultura spirituale fino ad arrivare al suo centro, cioè alle intuizioni religiose e metafisiche del mondo. Essa è in massima parte una connessione inconscia e non intenzionale, ma le connessioni di questo genere sono appunto le più forti e durature nella vita dello spirito. Proprio in questo Karl Marx non ha imparato invano dalla fine arte di Hegel, che con straordinaria acutezza sapeva portare alla luce gli intrecci e le mescolanze del complesso dei contenuti dell’anima, e ricostruire le forze fondamentali di quelle mescolanze. Non c’è dubbio che proprio una attenzione maggiore a queste connessioni sia in grado di gettare moltissima luce sulla comprensione della religione come potenza pratica della vita. Forse non si esagera se si afferma che soltanto in questo modo diventa possibile una comprensione reale della religione e del suo significato per la vita. Con ciò perviene alla coscienza un aspetto di essa che naturalmente agiva anche prima di questa chiarificazione teoretica, ma che si sottraeva alla coscienza scientifica, e se ne sottrae in gran parte anche oggi. Finora la concezione della religione era, soprattutto tra i Protestanti, puramente ideologica e dogmatica. I Cattolici avevano una comprensione più profonda almeno per il suo aspetto culturale e organizzativo. Il culto e l’elemento irrazionale in essa presenti sono stati sottolineati in misura sempre più forte dalla ricerca etnografica, e in tal modo è stata sempre più delimitata l’intuizione puramente ideologico-dogmatica dell’oggetto. Ma la stretta connessione con la vita sociale e – poiché questa è in gran parte condizionata da motivi economici – anche con la vita economica è stata considerata troppo poco. Fa eccezione qui soltanto la brillante opera di Fustel de Coulanges (1), ‘La cité antique’, apparsa nel 1864, che però non ha avuto il seguito che avrebbe meritato. Soltanto la storia socialistica della cultura e le influenze da essa derivanti hanno recato il problema a un più ampio – anche se non si può ancora dire più generale – riconoscimento”” [Ernst Troeltsch, Religione, economia e società][(in) Pietro Rossi a cura, Lo storicismo tedesco, Torino, 1977] [(1) Numa-Denis Fustel de Coulanges (1830-1889), storico francese, autore de ‘La cité antique’ (1864), della ‘Histoire des institutions politiques de l’ancienne France (1875), poi rielaborata in una successiva edizione in tre volumi (…)] (pag 843-844-845) Wilhelm Dilthey nacque a Biebrich am Rhein, nel ducato di Nassau, il 19/11/1833, figlio di un pastore calvinista. Dopo aver compiuto gli studi liceali a Wiesbaden, si iscrisse all’Università di Heidelberg e quindi a quella di Berlino. seguendo corsi di teologia, di filosofia e di discipline storiche; a Heidelberg fu allievo dello storico della filosofia Kuno Fischer, a Berlino di alcuni dei maggiori maestri della scuola storica come filologo classico August Boeckh, lo storico Leopold von Ranke, il geografo Karl Ritter, nonchè di un altro illustre storico della filosofia, Adolf Trendelenburg. Le opere di Dilthey sono state raccolte nelle Gesammelte Schriften, edite dalla casa editrice Teubner in unidi volumi. Wilhelm Windelband nacque a Potsdam l’11/5/1848. Frequentò dapprima l’Università di Jena, poi quelle di Berlino e di Göttingen, dedicandosi inizialmente a studi storici e sviluppando in seguito i suoi interessi – sotto la duplice influenza di Kuno Fischer e di Hermann Lotze – in direzione della filosofia. Dopo aver conseguito il dottorato a Göttingen con la dissertazione Die Lehren vom Zufall, Windelband ottiene l’abilitazione a Lipsia nel 1873 con il volume Über die Gewissheit der Erkenntnis, nel quale emerge chiaramente la sua adesione al movimento neocriticistico e, in particolare, all’interpretazione della filosofia in chiave di teoria della conoscenza. Nel 1876 diventa professore all’Università di Zurigo, da dove si trasferisce l’anno seguente a Friburgo e nel 1882 a Strasburgo, nel 1903 viene chiamato all’Università di Heidelberg quale successore di Kuno Fischer, fino alla morte avvenuta il 22/10/1915Non esiste alcuna raccolta delle opere filosofiche, si dispone invece di ristampe aggiornate dei manuali di storia della filosofia: il Lehrbuch der Geschichte der Philosophie e la Geschichte der abendländischen Philosophie. Heinrich Rickert nacque a Danzica il 25/5/1863. Frequentò dapprima l’Università di Berlino e poi quella di Strasburgo, dove nel 1888 conseguì il dottorato – sotto la guida di Windelband – con la dissertazione Zur Lehre von der Definition. Dopo aver ottenuto l’abilitazione a Heidelberg, con il volume Der Gegenstand der Erkenntnis, diventa professore all’Università fi Friburgo, dove nel 1894 succede al filosofo positivista Alois Riehl. In questo periodo egli pubblica le sue opere più significative, da Die Grenzen der naturwissenschaftlichen Begriffsbildung a Kulturwissenschaft und Naturwissenschaft, dal saggio Geschichtsphilosophie ad alcuni importanti articoli sulla teoria dei valori apparsi nella rivista Logos. Muore il 28/7/1936. Opere: Psycho-physische Kausalität und psycho-physischer Parallelismus, Das Eine, die Einheit und die Eins, Bermerkungen zur Logik des Zahlbegriffs, Kant als Philosoph der modernen Kultur, Die heidelberg tradition und Kants Kritizismus. Numerosi sono gli articoli apparsi su Logos. Georg Simmel nacque a Berlino il 1/3/1858, figlio di genitori ebrei convertiti al Protestantesimo. Compì gli studi universitari all’Università di Berlino, dove seguì i corsi storici come Theodor Mommsen e Heinrich von Treitschke, di psicologi come Moritiz Lazarus e Hermann Steinthal, di etnologi come adolf Bastian, nonchè dello storico della filosofia greca Eduard Zeller. A Berlino egli consegue nel 1881 il dottorato, con la dissertazione Das Wesen der Materie nach Kants Physischer Monadologie. I pregiudizi razziali uniti all’impressione di dilettantismo che il suo stile filosofico poteva a prima vista suscitare, resero lenta e difficile la carriera accademica di Simmel, soltanto nel 1901 ottenne la nomina a professore straordinario.Soltanto nel 1914 Simmel fu chiamato a coprire una cattedra di filosofia, all’Università di Strasburgo e qui morì il 28/9/1918. Opere: Philosophie der Mode, Berlin, 1905; Kant und Goethe, Die Religion, rembrandt, ein kunstphilosophischer Versuch, Grundfragen der Soziologie, Individuum und Gesellschaft, Der Krieg und die geistigen Entscheidungen. Max Weber nacque a Erfurt il 21/4/1864, figlio di un avvocato impegnato nella politica attiva e di una donna di forti interessi morali e religiosi, alla quale egli rimarrà sempre profondamente attaccato. Condotto in giovane età a Berlino, dove il padre – divenuto deputato del partito libertale-nazionale – accoglieva in casa alcuni dei maggiori esponenti della vita politica e della cultura tedesca dell’età bismarckiana, Weber compì gli studi liceali nella capitale. In questo ambiente il giovane Weber rivelò ben presto la sua acuta intelligenza e una straordinaria capacità di applicazione nello studio scientifico. Dal 1882 al 1886 frequentò successivamente le Università di Heidelberg, di Berlino, di Göttingen e poi di nuovo di Berlino, seguendo corsi di diritto, di economia e di storia, e a Berlino conseguì il dottorato nel 1889, con una dissertazione sulle società commerciali nel Medioevo, Zur Geschichte der Handelsgesellschaften im Mittelalter. In seguito gli interessi di Weber si sviluppano in due direzion i principali. Da una parte, soprattutto sotto l’ispirazione e la guida di Theodor Mommsen, egli si dedica allo studio della storia economico-sociale dell’antica Roma, scrivendo un’opera ancor oggi fondamentale sul diritto agrario romano, Die römische Agrargeschichte in ihrer Bedeutung für das Staatund Privatrecht – con la quale ottine l’abilitazione – e soffermandosi in particolare sui rapporti tra la crisi sociale del tardo Impero e il tramonto della civiltà antica. Dall’altra parte, sotto l’influenza dei cosiddetti socialisti della cattedra (Gustav Schmoller, Adolf Wagner, Lujo Brentano ecc.) e attraverso la partecipazione all’attività del Verein für Sozialpolitik, Weber si accosta alla ricerca sociologica e mpirica e collabora a un progetto di studio sulle condizion i del lavoro agricolo in Germania con un’inchiesta sulla situazione delle regioni orientali. Nel volume Die Verhältnisse der Landarbeiter im ostelbischen Deutschland, nonchè in vari saggi che ne sviluppano le implicazioni più propriamente politiche, egli pone in luce il trapasso dalla tradizionale proprietà di tipo signorile alla proprietà capitalistica, cercando di determinare le conseguenze che ne risultano sul piano politico-sociale: la formazione di una classe di imprenditori fondiari e la proletarizzazione della manodopera agricola, con la necessità che da essa deriva di ricorrere alla immigrazione polacca per colmare il vuoto prodottosi tra i contadini tedeschi. Attraverso questa inchiesta comincia a delinearsi quello che sarà il problema centrale dell’opera di Weber, cioè il problema del capitalismo moderno e della sua individualità storica. E difatti, in una serie di saggi di poco posteriori la sua attenzione si concentra sui vari aspetti dell’organizzazione capitalistica dell’economia e sulle condizioni del lavoro industruale. nel 1903 assume – insieme a Edgard Jaffé e a Werner Sombart – la direzione dell’Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik, e questa rivista, sulla quale compariranno molti dei suoi saggi più importanti, diventa per opera sua un centro di attività a cui collaborano i più insigli studiosi tedeschi di scienze sociali. La morte lo coglie a Monaco il 14/6/1920. I saggi metodologici di Weber sono raccolti nei Gesammelte Aufsätze zur Wissenschaftslehre, Tübingen, 1922, 1951 (a cura di J. Winckelmann), 1968, 1973. Il volume cfomprende i seguenti saggi: Roscher und Knies und die logischen Probleme der historischen Nationalökonomie, Die Objektivität sozialwissenschaftlicher und sozialpolitischer Erkenntnis, Kritische Studien auf dem Gebiet der kulturwissenschaftkichen Logik, R. Stammlers Überwindung der materialistischen Geschichtsauffassung con il relativo Nachtrag, Die Grenznutzlehre und das psychophysische Grundgesetz, Über einige Kategorien der verstehenden Sozialogie, Die drei Typen der legitimen Herrschaft, Der Sinn der Wertfreiheit der soziologischen und ökonomischen Wissenschaften, Wissenschaft als Beruf. Di questi saggi il secondo, il terzo, il sesto e l’ottavo sono tradotti nel volume Il metodo delle scienze storico-sociali, Wissenschaft als Beruf è invece tradotto – insieme a politik als Beruf – nel volume Il lavoro intellettuale come professione. Gli altri scritti di Weber sono raccolti per buona parte nei seguenti volumi: Gesammelte Aufsätze zur Religionssoziologie, Gesammelte politische Schriften, Gesammelte Aufsätze zur Sozial- und Wirtschaftsgeschichte, Gesammelte Aufsätze zur Soziologie und Sozialpolitik. Di grande importanza della personalità di Weber è la biografia scritta dalla moglie Marianne Schnitger, Max Weber , ein Lebensbild Tübingen, 1921 e Heidelberg 1950. Oswald Spengler nacque a Blankenburg, ai confini della Sassonia, il 29/5/1880, figlio di un ingegnere minerario e di una madre con forti inclinazioni artistiche. Dopo aver compiuto gli studi liceali a Halle, frequentò le università di Monaco, di Berlino e di Halle, seguendo i corsi di matematica, di scienze naturali e poi di filosofia. Nel 1904 conseguì il dottorato a Halle, con una dissertazione sul pensiero di Eraclito. Dal 1908 al 1911 insegnò al liceo di Amburgo, dopo di che si trasferì a Monaco. Durante gli anni della prima guerra mondiale Spengler si dedica alla stesura della sua opera maggiore, Der Untergang des Abendlandes, di cui il primo volume compare nel 1918, al termine del conflitto, e il secondo nel 1922. Il titolo di quest’opera – che incontra subito un enorme successo – esprime la sua connessione con il clima politico della sconfitta tedesca, il crollo della Germania si traduce nel ‘tramonto’ della civiltà occidentale, interpretato come il necessario momento di decadenza a cui ogni cultura è condannata. I presupposti filosofici generali dell’opera di Spengler posso essere rintracciati per un verso nel pensiero di Dilthey e per l’altro verso in Goethe e in Nietzsche.Muore a Monaco l’8/5/1936. Opere: Der Mensch und die Technik, Politische Schriften, Reden und Aufzätze, Preussentum und Sozialismus, Gedanken, L’epistolario di Spengler è stato pubblicato col titolo Briefe 1913-1936. Ernst Troeltsch nacque a Hauenstetten, presso Augusta, il 17/2/1865. Dal 1883 al 1888 frequentò le università di Erlangen, di Göttingen e di Berlino, dedicandosi soprattutto agli studi teologici. Conseguì il dottorato nel1888, con la dissertazione Geschichte und Metaphysik (Göttingen). Dopo esser stato per breve tempo pastore luterano a Monaco, ottiene nel 1891 l’abilitazione a Göttingen, con il volume Vernunft und Offenbarung bei Johann Gerhard und Melanchton. Nel 1892 inizia la carriera accademica a Bonn, e nel 1894 viene chiamato a coprire la cattedra di teologia sistermatica all’Università di Heidelberg, dove rimarrà per oltre vent’anni, impegnandosi anche nella vita politica e sedendo per due legislature alla camera alta del Baden. I primi scritti di Troeltsch mostrano chiaramente il prevalere degli interessi religiosi e teologici, con la consapevolezza della storicità della vita religiosa. Nel saggio Die christliche Weltanschauung und ihre Gegenströmungen egli respinge insieme l’idealismo e il positivismo, a causa della loro incapacità di intendere la vita religiosa e di dare una giustificazione filosofica dell’autonomia della religione. Le opere di Troeltsch sono state raccolte, anche se soltanto parzialmente, nelle Gesammelte Schriften, edite dalla casa editrice Mohr in quattro volumi, dal 1912 al 1925; dopo la guerra la Scientia Verlag di Aalen ne ha dato un ristampa anastatica, apparsa tra il 1961 e il 1966. Friedrich Meinecke nacque a Zalzwedel, presso Magdeburgo, il 30/10/1862. Nove anni dopo la famiglia si trasferì a Berlino, dove compì gli studi liceali e anche quelli universitari, seguendo tra gli altri l’ultimo corso di Droysen. Dopo aver conseguito il dottorato a Berlino nel 1886, con una dissertazione sull’autenticità di un documento della storia tedesca del primo Seicento, entrò l’anno seguente nell’amministrazione degli archivi prussiani. Nel 1894, alla morte di Hermavv von Sybel – che aveva guidato i suoi primi passi di storico – Meinecke assume la direzione della Historische Zeitschrift, destinata a diventare, sotto la sua guida, il maggiore organo della storiografia tedesca. Risale a questi anni la preparazione della monumentale biografia di un generale delle guerre napoleoniche, Das Leben des Generalfeldmarschall Hermann von Boyen. Nel 1896 ottiene l’abilitazione a Berlino, con il primo volume di questa biografia, e nel 1901 viene chiamato all’Università di Strasburgo, da dove passerà nel 1906 a Friburgo e nel 1914 a Berlino. Erede della tradizione storiografica prussiana dell’Ottocento, ammiratore di Bismarck e della sua costruzione politica, Meinecke ha ben presto concentrato il proprio interesse sulla resistenza al dominio napoleonico e sul processo di formazione della Germania come stato nazionale.Rientrano in questo filone di ricerca il volume Das Zeitalter der deutschen Erhebung e i saggi raccolti in Von Stein zu Bismarck, nonchè il successivo volume Radowitz und die deutsche Revolution e numerosi altri studi sui rapporti tra Prussia e Germania. Ma esso trova la sua maggiore espressione nella prima grande opera di Meinecke, Weltbürgertum und Nationalstaat. La nazione culturale tedesca e la nazione territoriale prussiana appaiono qui i termini dialettici di uma relazione in virtù della quale la Germania perviene a costituirsi come stato nazionale.Negli anni di Strasburgo, e soprattutto in quelli di Friburgo, Meinecke aveva corretto in senso liberale il giovanile nazionalismo conservatore di stampo prussiano, dopo il 1918 egli appoggia la repubblica di Weimar, pronunciandosi in favore della democrazia. Ciò lo spinge ad assumere un atteggiamento critico verso la soluzione bismarckiana del problema nazionale tedesco e a riconoscere le insufficienze. Fin dai saggi raccolti nel volume Nach der Revolution egli intraprende un’opera di revisione delle prospettive storiografiche tradizionali, da lui stesso condivise negli anni precedenti, la quale si tradurrà, sul piano politico, in una costante opposizione al nazismo. Questo diverso orientamento di pensiero si rivela chiaramente nella seconda grande opera, Die Idee der Staatsräson in der neueren Geschichte, che ha il suo filo conduttore nell’antitesi tra krátos ed éthos, tra potenza e spirito. Morì a Berlino-Dahlem il 06/02/1954. Gli scritti di Meinecke sono stati raccolti nei sette volumi dei Werke, pubblicati tra il 1957 e il 1968 per iniziativa del Friedrich-Meinecke-Institut della Freie Universität di Berlino. ad opera dell’editore Oldenbourg di München, della Toeche-Mittler Verlag di Darmsradt e della Koehler Verlag di Stuttgart.”,”STOx-026-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. La formazione del pensiero politico di Hegel. I.”,”L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a napoli il 5/12/1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-004-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. Il sistema hegeliano dello Stato. II.”,”L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a napoli il 5/12/1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-005-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. La Scuola hegeliana. Il giovane Marx. III. Libro primo e libro secondo.”,”L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a napoli il 5/12/1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-006-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. La concezione materialistica della storia. IV.”,”L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a napoli il 5/12/1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-007-FL” “ROSSI Marco”,”I fantasmi di Weimar. Origini e maschere della destra rivoluzionaria.”,”Marco Rossi è da tempo impegnato nella ricerca storica riguardante le vicende del movimento operaio dopo la Prima Guerra Mondiale, con particolare attenzione verso l’antifascismo sovversivo, collaborando a varie iniziative editoriali e di studio tra cui la Rivista Storica dell’Anarchismo e Materiali di Soria del centro Studi ‘E.Luccini’ di Padova. É autore o coautore di Avanti siam ribelli…, L’antifascismo rivoluzionario, La resistenza sconosciuta, Arditi, non gendarmi!, Le armi della Lega, Il conto aperto, Gino Lucetti.”,”GERN-020-FL” “ROSSI Salvatore”,”La politica economica italiana, 1968-2000.”,”Salvatore Rossi (Bari 1949) è entrato nel 1976 in Banca d’Italia, dove è attualmente responsabile del Servizio Studi. Ha partecipato a molti comitati e gruppi di lavoro ufficiali di analisi e previsione a fini di politica economica, in sedi sia internazionali, come l’OCSE e l’Unione europea, sia italiane. É membro del comitato scientifico dell’Istituto per il commercio estero. Ha scritto numerosi articoli in riviste nazionali e straniere, su temi di politica economica e di economia internazionale. Tra le sue pubblicazioni riordiamo: La bilancia dei pagamenti; i conti all’estero dell’Italia, la lira, i problemi dell’unione monetaria europea, e la cura di Competere in Europa; mercato unico e capacità competitiva dell’industria italiana. Il libro, il governo dell’economia italiana dall’autunno caldo all’Euro.”,”ITAE-036-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. III. La Scuola hegeliana. Il giovane Marx.”,”””La severità di Marx verso costoro [Bauer, Ruge, Stirner e Feuerbach, ndr] è anzitutto severità verso se stesso; ed anche gli scherzi, le frecciate, i nomignoli, le ‘boutades’, più che esser espressioni naturali d’un carattere mordace, assumono spesso addirittura una funzione metodologica, di formule icastiche che gli servono da cartelli indicatori d’una falsa strada: si pensi, per esempio, all’utilità ed alla funzione del nomignolo “”Jacques le bonhomme’ affibbiato a Stirner. Il sostanza, Marx è stato veramente hegeliano soltanto al tempo della sua tesi di laurea: il pericolo di rimanere uno hegeliano ortodosso, per lui, non è mai esistito; e per conseguenza, nemmeno quello di diventare un professore tedesco legittimista. Ma i Giovani hegeliani hanno già portato molto avanti la critica dello hegelismo ortodosso e, con Feuerbach, si son rivolti contro lo stesso sistema del maestro. Non solo, ma con Ruge e i suoi collaboratori agli ‘Annali di Halle’ ed agli ‘Annali tedeschi’, essi hanno operato quello spostamento di piano critico che li ha condotti ad abbandonare, o almeno a porre in secondo piano la critica logico-metafisica e religiosa per affrontare il terreno dei problemi storici, giuridici e politici, e per ridurre ad esso anche il significato più autentico delle precedenti battaglie metafisiche e critico-religiose. E da questa concretizzazione dei loro motivi critici essi hanno guadagnato la possibilità di riallacciarsi al pensiero liberal-radicale illuministico, sia pure ancora variamente, e comprensibilmente, commisto ad elementi romantici. Questa è la strada che Marx percorre insieme ai Giovani hegeliani. Ma giunto alla critica dello Stato moderno, questo giovane ventiquattrenne, che molti documenti del tempo ci presentano come dotato di eccezionale cultura e di eccezionale vivezza e profondità d’intelligenza, l’affronta con un impegno integrale, per giungere a risultati critici che lasciano molto indietro quelli di tutti i suoi compagni d’orientamento. La critica dello Stato moderno, condotta partendo da quella alla filosofia dello Stato di Hegel, mostra a Marx l’illusorietà di ogni fondazione assoluta ed autonoma del diritto, dello Stato e della politica, e il necessario rinvio al problema sociale, sollecitato da una critica alla formulazione del problema politico. Ma a questo punto Marx, con un coraggio unico per un intellettuale tedesco di formazione hegeliana o, comunque, speculativa, non si limita ad una generica, ed essa stessa speculativizzante, rivendicazione dell’importanza della “”socialità”” (a questo giungerà anche Bruno Bauer), ma si decide a cambiare l’oggetto delle proprie ricerche e dei propri studi, fino allora esclusivamente storici e filosofici, oltre che letterari, per affrontare a fondo sia i problemi dell’economia politica classica, che quello, nuovissimo, del socialismo: per il quale ultimo, tra l’altro, scarsissimi ed estremamente infidi sono gli aiuti che egli può sperare dalla cultura corrente relativamente ad un giudizio critico. (…) Il risultato di questo processo coincide con la prima formulazione rigorosa della concezione materialistica della storia, ed è offerto dell”Ideologia tedesca’, che dev’essere considerata insieme il più interessante documento del ‘punto d’incontro’ di quelle che giustamente Engels ha indicato come le “”tre fonti”” del materialismo storico: economia politica classica, socialismo francese e filosofia classica tedesca (s’intenda: da Kant a Feuerbach, Bauer e Stirner, attraverso Hegel). Un corollario di questo risultato è offerto dalle celebri ‘Tesi su Feuerbach’, che, congiungendo a tutto questo sviluppo quello precedente della ‘Critica del diritto statuale hegeliano’ e dei ‘Manoscritti’, chiudono il periodo giovanile di Marx. Soltanto un corollario, però, perché il loro senso, per essere inteso a pieno, esige la integrazione dell”Ideologia tedesca’ e ne dipende, come vedremo. A questo proposito, anzi, la caratteristica del rapporto fra Marx e la Sinistra hegeliana si delinea addirittura con una propria fisionomia distinta anche da quella del rapporto di Marx con Feuerbach”” [Mario Rossi, ‘Da Hegel a Marx. III. La Scuola hegeliana. Il giovane Marx’, Milano, 1974] (pag 148-149) L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a Napoli nel 1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano Della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-033″ “ROSSI Paolo”,”Newton e la rivoluzione scientifica.”,”Il metodo scientifico di Galileo Galilei. (pag 71) 1. Partire dalle osservazioni sensibili condotte secondo un certo criterio 2.. Formulare un’ipotesi matematica capace di spiegare i fenomeni osservati 3. Dedurre da tali ipotesi le conseguenze che ne derivano 4. Verificare se tali conseguenze corrispondono ad altri fenomeni osservabili (da Prefazione da ‘Trattato della sfera’, 1602)”,”SCIx-435″ “ROSSI Paolo”,”I ragni e le formiche. Un’apologia della storia della scienza.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”SCIx-081-FL” “ROSSI Paolo”,”La scienza e la filosofia dei moderni. Aspetti della Rivoluzione scientifica.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”SCIx-082-FL” “ROSSI Paolo”,”Naufragi senza spettatore. L’idea di progresso.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-063-FL” “ROSSI Paolo”,”Un altro presente. Saggi sulla storia della filosofia.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-064-FL” “ROSSI Paolo”,”Il passato, la memoria, l’oblio. Otto saggi di storia delle idee.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-065-FL” “ROSSI Ernesto”,”I padroni del vapore.”,”Socializzazione delle perdite (pag 120-146)”,”ITAE-014-FV” “ROSSI Aldo G.B.”,”Sulla strada di Emmaus.”,”Alto G.B. Rossi è nato a Genova nel 1922, ingegnere.”,”VARx-060-FV” “ROSSI Paolo”,”Paragone degli ingegni moderni e postmoderni.”,”Paolo Rossi (Urbino, 1923) è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-069-FL” “ROSSI Guido”,”Il conflitto epidemico.”,”Guido Rossi è uno dei massimi esperti internazionali di diritto societario. A temi quali il mercato mobiliare, le società e le imprese ha dedicato gran parte della sua attività di studioso. “”Distruggiamo la bellezza del paesaggio perchè gli splendori della natura, liberamente disponibili, non hanno alcun valore economico. Saremmo capaci di spegnere il sole e le stelle perchè non pagano un dividendo”” J.M. Keynes, Collected Writings, London, 1971-1989, vol.XXI, p. 242.”,”ITAE-051-FL” “ROSSI Pietro a cura, saggi di Edward Burnett TYLOR Franz BOAS Robert H. LOWIE Alfred L. KROEBER Bronislaw MALINOWSKI George Peter MURDOCK Ralph LINTON David BIDNEY Clyde KLUCKHOHN Melville J. HERSKOVITS”,”Il concetto di cultura. I fondamenti teorici della scienza antropologica.”,”Nato a Torino nel 1930, Pietro Rossi ha compiuto gli studi universitari sotto la guida di Nicola Abbagnano, laureandosi nel 1952. Libero docente nel ’56, ha insegnato per molti anni all’Università di Cagliari; dal 1967-68 è ordinario di Storia della filosofia nell’ateneo torinese. Ha pubblicato: Lo storicismo tedesco contemporaneo e Storia e storicismo della filosofia contemporanea; ha tradotto Dilthey e Max Weber per la Biblioteca di cultura filosofica Einaudi. Dal 1961 dirige i Classici della sociologia delle Edizioni di Comunità”,”TEOS-080-FL” “ROSSI Paolo”,”Bambini, sogni, furori. Tre lezioni di storia delle idee.”,”Paolo Rossi (Urbino, 1923) è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-072-FL” “ROSSI Guido”,”Il gioco delle regole.”,”Guido Rossi è uno dei massimi esperti internazionali di diritto societario. A temi quali il mercato mobiliare, le società e le imprese ha dedicato gran parte della sua attività di studioso.”,”ITAE-053-FL” “ROSSI Nicola”,”Riformisti per forza. La sinistra italiana tra 1996 e 2006.”,”Nicola Rossi, insegna economia politica nell’Università di Roma ‘Tor Vergata’ ed è deputato al Parlamento e Segretario del Gruppo parlamentare Ds-Ulivo. É stato Consigliere economico del presidente del Consiglio (1998-2000) e del ministro del Tesoro (2000-2001).”,”ITAP-038-FL” “ROSSI Jacques”,”Manuale del gulag. Dizionario storico.”,”Francese nato a Breslau (oggi Wroclaw) nel 1909, all’età di dieci anni Jacques Rossi si trasferisce a Varsavia e nel 1926 entra a far parte del partito comunista polacco clandestino. Nel 1928 viene arrestato per propaganda illegale e sconta sei mesi in carcere, poi comincia a svolgere piccoli incarichi per conto del partito in giro per l’Europa, finchè nel 1930 diventa corriere per il Komintern: è inviato in Inghilterra, a Parigi, a Mosca, dove oltre a svolgere il lavoro clandestino approfondisce e amplia la sua conoscenza delle lingue. Nel 1937 la svolta: è richiamato a Mosca, dove si è già scatenato il Grande Terrore. Come tanti reduci della guerra di Spagna e agenti del Komintern, è arrestato e accusato di spionaggio a favore di un paese straniero. Dopo alcuni mesi trascorsi nel carcere di Butyrka, il 7 aprile 1939 l’Oso lo condanna, senza processo, a otto anni di lager. Inizia così la sua ventennale peregrinazione per i vari gironi del Gulag fino alla liberazione che avverrà nel 1956, tre anni dopo la morte di Stalin. Solo nel 1961 potrà lasciare l’Unione Sovietica per Varsavia. Il resto della vita di Jacques Rossi (si è spento a Parigi il 30 giugno del 2004, all’età di novantaquattro anni), vissuta fra Polonia, Giappone, Stati Uniti e Francia, sarà in parte dedicata a testimoniare la sua straordinaria e tragica esperienza, e a riordinare il materiale raccolto a partire dal 1953, sotto forma di schede destinate a dar vita al dizionario del Gulag.”,”RUSS-089-FL” “ROSSI Paolo”,”Immagini della scienza.”,”‘Si generavano difficili domande. Che tipo di rapporto esiste (o deve esistere) tra la dura lotta per la esistenza che si svolge nella natura e la libera, dura concorrenza che caratterizza la vita della società? E’ vero – come aveva scritto Darwin nel ’71 – che «se l’uomo deve progredire ed elevarsi ancora di più deve rimanere soggetto ad una dura lotta»? (56). E’ vero – come aveva sostenuto Spencer già nel 1850 – che la durezza della competizione è essa stessa garanzia di progresso e di sviluppo di forme superiori di vita umana? (57). Gli ostacoli posti dalla civiltà ai processi di selezione naturale (per esempio la medicina preventiva, i ricoveri per i malati e i disadattati) costituiscono fattori di degenerazione per la specie? Il sentimento che ci spinge ad aiutare i deboli – aveva ancora scritto Darwin – non può essere ostacolato senza che ciò comporti un deterioramento della parte più nobile e più veramente umana della nostra natura (58). Ma questa «moralità superiore» in nome della quale gli uomini mantengono in vita i disadattati in che rapporto si pone con il progresso? E la diminuzione della lotta competitiva è di ostacolo al progredire della società? Darwin aveva descritto la libera concorrenza e la lotta per l’esistenza come lo «stato normale del regno animale». Non era questa descrizione – si chiedeva Engels – anche «un’amara satira degli uomini e della società inglese contemporanea?». Quel regime di libera concorrenza «che gli economisti esaltano come il più alto prodotto storico» non è allora caratteristico dell”animalità’ e della ‘parte animale’ dell’uomo? Non si apre allora il problema di una «organizzazione cosciente della produzione sociale» per la quale gli uomini possano, sotto l’aspetto sociale, «essere sollevati al di sopra del restante mondo animale di tanto quanto la produzione in generale lo ha fatto per la specie»? (59)”” (pag 205-206) [(56) C. Darwin, ‘L’origine dell’uomo’, Roma, 1966, p. 242; (57) H. Spencer, ‘Social Statics: or the conditions essential to human happiness specified’, London, 1850, p. 36; (58) C. Darwin, ‘L’origine dell’uomo’, cit., pp. 162-163; (59) F. Engels, ‘Dialettica della natura’, Roma, 1967, p. 51. Cfr. anche le lettere di Marx ed Engels, in ‘Carteggio Marx-Engels’, Roma, 1951, III, pp. 372, 477; IV, p. 103. Per altre indicazioni cfr. V. Gerratana, ‘Marxismo e darwinismo’, cit., pp. 86-88. Andrebbero comunque approfondite le considerazioni svolte da Labriola (…) [in] A. Labriola ‘La concezione materialistica della storia’, a cura di E. Garin, Bari, 1965, pp. 73, 74, 76 (…)]”,”SCIx-512″ “ROSSI Pietro a cura; scritti di DILTHEY WILDELBAND RICKERT SIMMEL WEBER SPENGLER TROELTSCH MEINECKE LUKACS MANNHEIM CROCE DEWEY COHEN RANDALL NEURATH HEMPEL POPPER NAGEL”,”Lo storicismo contemporaneo. Dilthey – Windelband – Rickert – Simmel – Weber – Spengler – Troeltsch – Meinecke – Lukacs – Mannheim – Croce – Dewey – Cohen – Randall – Neurath – Hempel – Popper – Nagel.”,”Lukacs: la coscienza di classe nella borghesia e nel proletariato. (pag 210-211) “”La borghesia e il proletariato sono le uniche classi pure della società borghese; il che vuol dire che la loro esistenza e il loro sviluppo ulteriore poggiano esclusivamente sullo sviluppo del processo di produzione moderno, e che soltanto in base alle loro condizioni di esistenza si può ‘concepire’ un piano per l’organizzazione della società intera… I limiti oggettivi della produzione capitalistica diventano limiti della coscienza di classe della borghesia. Ma dal momento che … il capitalismo è una forma di produzione rivoluzionante per eccellenza, ‘questo dover rimanere inconsapevole dei limiti economici oggettivi del sistema si manifesta come contraddizione interna, e cioè dialettica, nella coscienza di classe’. La coscienza di classe della borghesia è quindi ‘formalmente’ disposta alla consapevolezza economica. Anzi, il massimo grado di inconsapevolezza, la forma più grossolana di «falsa coscienza» si manifesta continuamente nell’aumento dell’apparenza di un dominio conforme a coscienza dei fenomeni economici. Dal punto di vista della relazione della coscienza con il complesso dei fenomeni sociali questa contraddizione si esprime come ‘antitesi ineliminabile tra ideologia e fondamento economico…’. Questa interna auto-contraddizione dialettica nella coscienza di classe della borghesia si accresce ancora per il fatto che il limite oggettivo dell’ordinamento produttivo capitalistico non permane allo stato della mera negatività, non soltanto suscita in virtù delle «leggi naturali» crisi incomprensibili alla coscienza, ma riceve una propria forma storica cosciente ed attiva: il il proletariato”” (pag 210-211) [Georg Lukács, Klassenbewusstein, 3, in ‘Geschichte und Klassenbewesstsein, pp. 71, 76, 77)]”,”STOx-044-FF” “ROSSI Mario G.”,”Da Sturzo a De Gasperi. Profilo storico del cattolicesimo politico nel Novecento.”,”Mario G. Rossi (1940) insegna storia contemporanea all’Università di Firenze.”,”ITAP-042-FL” “ROSSI Guido”,”Trasparenze e vergogna. La società e la borsa.”,”Guido Rossi è Master of Laws della Harvard Law School e professore ordinario nell’Università degli Studi di Milano. Dal febbraio 1981 è presidente della Commissione nazionale per la società e la borsa. Oggi il centro del sistema è il “”gruppo”” e non l'””impresa”” “”Il capitalismo nel suo attuale sviluppo è organizzato in un sistema globale di imprese, le cui strutture portanti sono costituite dai gruppi nelle loro formazioni nazionali e multinazionali. E’ nel gruppo che si identifica l’architettura stellare della fase monopolistica ed è alla disciplina di tale «gruppo» che deve essere dedicata una parte preponderante di una nuova ristruttuazione del sistema economico globale”” (pag 37)”,”ITAE-420″ “ROSSI FANTONETTI Carlo”,”Le grandi battaglie aeree della Seconda guerra mondiale.”,”Mar dei Coralli: nascita della battaglia aeronavale. La prima battaglia “”navale”” della storia in cui le navi avversarie non si videro mai direttamente, e i colpi furono inferti esclusivamente dagli aerei “”La guerra del Pacifico ebbe inizio un giorno del 1941, che per gli americani era il 7, per i giapponesi l’8 dicembre. Il colpo subito dagli ameriani a Pearl Harbor fu, non v’è dubbio, tremendo. Ma, nella disgrazia, gli Stati Uniti ebbero anche un po’ di fortuna: per pura combinazione, mentre i nipponici facevano sterminio a Pearl Harbor, le portaerei Saratoga, Lexington ed Enterprise si trovavano in navigazione nel Pacirifo, e in talmodo furono salve; mentre la Hornet e la Yorktown, dislocate nell’Atlantico, furono subito trasferite nel Pacifico facendole passare per il Canale di Panama. Inoltre gli USA aevano in cantiere la Essex, la Yorktown seconda e la Intrepid. La prima azione che ridiede animo agli americani fu il bombardamento di Tokio, eseguito il 18 aprile 1942 con 16 bombardieri B 25 “”Mitchell”” decollati dalla portaerei Hornet al comando del ten. col. Jimmy Doolittle; ma questo, per quanto ardimentoso, fu solo un gesto simbolico. Per vedere l’America veramente alla riscossa, bisogna portarsi più avanti, al maggio del 1942, sei mesi dopo Pearl Harbor, quando, a sud della Nuova Guinea e delle isole Salomone, ebbe luogo la prima battaglia “”navale”” della storia in cui le navi avversarie non si videro mai direttamente, e i colpi furono inferti esclusivamente dagli aerei: la battaglia del Mar dei Coralli. In capo alla primavera del ’42, il Giappone aveva completato la prima fase di quella manovra espansionistica grazie alla quale il suo dominio ora si estendeva in tutto il Pacifico settentrionale, da Sumatra a occidente, sino a buona parte della Nuova Guinea al centro, e alle isole Gilbert e Marshall a oriente. Si trattava, a questo punto di consolidare tale dominio impadronendosi di Midway, chiave delle Hawaii, della punta meridionale della Nuova Guinea, col centro di Port Moresby, e infine delle Nuove Ebridi e della Nuova Caledonia; in tal modo – secondo le vedute dell’ammiraglio Isiroku Yamamoto, comandante della Flotta giapponese – si sarebbe preclusa agli americani ogni possibilità di rifornire l’Australia e si sarebbero stabilite le premesse per l’annientamento definitivo della U.S. Pacifi Fleet, il cui comandante in capo era l’ammiraglio Chester W. Nimitz”” (pag 90)”,”QMIS-008-FGB” “ROSSI Mario G.”,”Le origini del partito cattolico. Movimento cattolico e lotta di classe nell’Italia liberale.”,”Mario G. Rossi (1940) insegna storia contemporanea all’Università di Firenze.”,”ITAP-045-FL” “ROSSI Aldo Loris BUONDONNO Emma”,”I giardini storici di Napoli. Guida agli orti, giardini e parchi storici conservati, abbasndonati e scomparsi.”,”Aldo Loris Rossi è architetto e ordinario di Progettazione all’Università Federico II di Napoli. Accademico delle Arti del Disegno di Firenze. Emma Buondonno è architetto e ricercatore presso l’Istituto di Idraulica agraria e Costruzioni rurali della facoltà di Agraria di Napoli. Collabora alle riviste Eco e Oltre.”,”ITAS-044-FL” “ROSSI Mario G.”,”Da Sturzo a De Gasperi. Profilo storico del cattolicesimo politico nel Novecento.”,”Mario G. Rossi (1940) insegna storia contemporanea all’Università di Firenze. Ha pubblicato vari studi sul movimento cattolico tra i quali il volume ‘Le origini del movimento cattolico’, Editori Riuniti, 1977. ‘Con Salvemini, in particolare, [Sturzo] si trovò a polemizzare ripetute volte per quello che gli pareva un atteggiamento anticlericale partigiano e controproducente, che misconosceva la complessa realtà della Chiesa e la stessa tradizione del cattolicesimo democratico in Italia e all’estero. Quando nel 1943 uscì il volume ‘What to do with Italy’ di Salvemini e Giorgio La Piana, Sturzo intervenne a più riprese a respingere le accuse di complicità dei cattolici e della Chiesa col regime fascista e a riaffermare la validità dell’esperienza della democrazia cristiana e del partito popolare (178). Per contro, i suoi rapporti con [Carlo] Sforza e con i settori più moderati dell’antifascismo italiano in America registrarono un ben maggiore accordo: e in realtà era piuttosto l’anticlericalismo salveminiano che si poneva come elemento di disturbo di quella soluzione repubblicana moderata, fondata sull’apporto di tutte le componenti della terza forza democratica, riformista, cattolica, alla quale lavoravano Sforza e la Mazzini Society () – in linea con l’orientamento filo-vaticano e anticomunista della politica estera americana – e per la quale si riteneva Sturzo un tramite di sicuro prestigio (179). Alla prospettiva indicata da Sforza e al tipo di intesa tra le forze democratiche, con esclusione delle punte radicali e rivoluzionarie, che essa lasciava intravedere, Sturzo mostrò in effetti di consentire e di ispirare la sua azione non solo negli Stati Uniti, ma anche nei contatti che veniva riallacciando con i democratici cristiani in Italia (…). Anche la questione dell’accantonamento del problema istituzionale e della cooperazione col governo Badoglio vide Sturzo avallare, non senza perplessità, la posizione assunta da Sforza dopo il suo rientro in Italia, contro l’intransigenza giacobina di Salvemini e Pacciardi (181)’ (pag 103-104) [(178) Si vedano specialmente gli articoli riprodotti in G. Salvimini, ‘L’Italia vista dall’America’, vv. I e II., a cura di E. Tagliacozzo, Milano, Feltrinelli, 1969, pp. 483-498 e 510-525; (179) Cfr. P.G. Zunino, ‘La questione cattolica nella sinistra italiana (1940-1945), Bologna, Il Mulino, 1977, pp. 15-32 e 95-96. Lo stesso Salvemini vi accennò ironicamente in una lettera del gennaio 1945 agli amici del Partito d’azione: «Quando Sforza mi invitò a far parte con lui e Sturzo di una santissima trinità, che non avrebbe dovuto discutere né del re né del papa, mi rifiutai» (G. Salvemini, ‘Lettere dall’America, 1944-1946’, a cura di A. Merola, Bari, Laterza, 1967, p. 75); (181) L. Sturzo, ‘Scritti inediti’, cit., vol. III, p. 165 segg.] [() ‘«Era una società piena di tensioni. Ogni cosa diventava motivo di grandi discussioni. Si discuteva molto del programma politico, naturalmente, ma anche le cose minori erano motivo di litigi e di discussioni. Per esempio, il distintivo. Cosa mettiamo sul distintivo della Mazzini Society? Chi voleva la testa dell’Italia turrita, chi Garibaldi, chi Mazzini. A un certo punto Salvemini perse la pazienza e gridò, con il suo fortissimo accento pugliese: “”Che cosa volete metterci se non Mazzini? Ci volete mettere una donna nuda?!”” Le agitazioni si calmarono e la testa di Mazzini fu il distintivo e il simbolo della nostra associazione Tullia Calabi Zevi, ‘La mia autobiografia politica’; “”Garosci si era tenuto lontano dalla Mazzini Society, fondata nel 1941 da Tarchiani e Sforza, con un orientamento che gli era parso troppo intransigente verso il Fronte e piattamente concorde con la filosofia dell’Occidente”” [(in) Elena Savino, ‘La diaspora azionista. Dalla Resistenza alla nascita del Partito radicale’, Franco Angeli, Milano, 2010]”,”RELC-404″ “ROSSI Marco”,”Gli ammutinati delle trincee. Dalla guerra di Libia al Primo conflitto mondiale, 1911-1918.”,”Marco Rossi è impegnato nella ricerca sui movimenti e conflitti di classe prima, durante e dopo la Prima guerra mondiale, con particolare attenzione alla storia dell’anarchismo e del primo antifascismo. In apertura: volantino ‘Soldato operaio!’ (Milano, ottobre 1911); volantino ‘Lavoratori, compagni! (Italia, 1915) Le manifestazioni antimilitariste dei sindacalisti rivoluzionari (1912) (pag 21)”,”QMIP-029-FC” “ROSSI Marina”,”I prigionieri dello zar. Soldati italiani dell’esercito austro-ungarico nei lager della Russia (1914-1918).”,”Marina Rossi (Trieste 1945) è ricercatrice dell’Istituto per la storia del Movimento di Liberazione di Trieste. Studiosa del movimento operaio giuliano e delle prigionie in Russia nei due conflitti mondiali, è autrice dei volumi ‘Il Lavoratore. Storia di un giornale’, Trieste, 1987 e ‘Lettere di guerra e d’amore’, Trieste, 1989. Il Lavoratore: ricerche e testimonianze su novant’anni di storia di un giornale di Sergio Ranchi, Marina Rossi, Mario Colli Dedolibri, 1986 – 140 pagine”,”QMIP-035-FV” “ROSSI Giampiero SPINA Simone”,”I boss di Chinatown. La mafia cinese in Italia.”,”Giampiero ROSSI, giornalista, scrive per l’Unità. E’ autore pure di ‘Mafia a Milano’ (1996) cin Mario PORTANOVA e Franco STEFANONI Simone SPINA giornalista, lavora a Sy Tg24.”,”ITAS-022-FV” “ROSSI Pietro a cura, scritti di Eugenio GARIN Norberto BOBBIO Ernesto RAGIONIERI Lamberto BORGHI Natalino SAPEGNO Giuseppe GALASSO Massimo L. SALVADORI Giuseppe FIORI Antonio PIGLIARU; comunicazioni di F. MAREK M. MARKOVIC R. PARIS K. KOSIK B. SUCHODOLSKI P. VRANICKI N. BADALONI L. GALLINO A. PIZZORNO A. GUERRA G. SOTGIU M.N. CLARK G. MACCIOTTA M.A. AIMO V. BONDARCUK G. GALLI B. LOPUCHOV M.A. MANACORDA G. LOMBARDI C. VASOLI A.M. CIRESE L.M. LOMBARDI SATRIANI B. ANGLANI L. ROSIELLO J. TEXIER J. SOLE-TURA E. BRISSA C.F. MISIANO E. AMBARTSUMOV V. MIKECIN T. HUSZAR I. YAMAZAKI V. GERRATANA E. FUBINI”,”Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967. II. Comunicazioni.”,”R. Paris: ‘Gramsci e la crisi teorica del 1923’ (pag 29-44) “”Influenza – diretta o mediata – o convergenza oggettiva, Gramsci e Lukács si incontrano di fatto su un terreno comune. In Gramsci l’istanza democratica, dopo aver informato il periodo dell”Ordine Nuovo, si trova recuperata nei ‘Quaderni’ attraverso la teoria del «blocco storico» e la tesi dell’egemonia del proletariato. In Lukács, in ‘Geschichte und Klassenbewsusstsein’, come nel ‘Lenin’ del 1924, si trova un luxemburghismo sempre mai risolto, mal superato, più represso che analizzato. Le origini filosofiche dei due pensatori sono in entrambi i casi idealistiche. In Lukács, oltre alle ben note influenze di Dilthey, Rickert, Lask, Simmel e Weber, c’è una presenza più inattesa: quella di Bergson. In Gramsci, attraverso la mediazione di Sorel, un identico bergsonismo (questa è del resto l’accusa lanciata da Treves e da Mondolfo contro l”Ordine Nuovo’) viene a innestarsi sull’influenza di Croce. Infine, lo stesso ostacolo teoretico-politico: il leninismo. Non è forse inutile, a questo proposito, confrontare qualche testo dedicato a Lenin dai suoi contemporanei all’indomani della morte. Il ‘Lenin marxista’ di Bucharin si apre con una dichiarazione altisonante: «è tempo di rimettere le cose al loro posto», di riabilitare Lenin «come teorico» (1). Al contrario, Bordiga, nel suo ‘Lénine sur le chemin de la révolution’, mira meno in alto e centra meglio il bersaglio: «la figura e l’opera di Lenin nel movimento di emancipazione rivoluzionaria della classe operaia mondiale» (2). Quanto a Lukács, egli riprende la categoria della «totalità» di ‘Geschichte und Klassenbewusstsein’ e tanta di definire l’«interdipendenza» del pensiero di Lenin. Il Lenin teorico è il rivoluzionario. «’L’attualità della rivoluzione: questa è l’idea fondamentale di Lenin». La cosa importante è tuttavia il fatto che per Lukács si tratta di fondare o di dedurre filosoficamente Lenin e il leninismo. Così, se i comunisti costituiscono «’l’incarnazione visibile della coscienza di classe del proletariato’» e se il partito è nello stesso tempo «produttore e prodotto», Lenin rappresenta la «chiara coscienza della vera tendenza generale di un’epoca…; di conseguenza, tratta dei problemi fondamentali decisivi di tutto il periodo anche quando pensa di parlare soltanto delle questioni del momento» (3). Riconosciamo qui il ‘Weltgeist’ hegeliano. Tale presenza è ancora più accentuata nell’articolo ‘Capo’ che Gramsci dedica a Lenin. Infatti, per Gramsci Lenin rappresenta «l’esponente e l’ultimo più individualizzato momento di tutto un processo di sviluppo della storia passata, non solo della Russia, ma del mondo intiero» (4). Un altro punto da notare in questo bel testo hegeliano – la constatazione che «la dittatura del proletariato è espansiva, non repressiva» – ci introduce direttamente alla problematica dei ‘Quaderni’. Questa incapacità di integrare il «leninismo» (5) si aggiunge nei due pensatori alla polemica anti-positivistica degli anni giovanili (a meno che non ne derivi)”” (pag 31-32) [Robert Paris, ‘Gramsci e la crisi teorica del 1923′ (pag 29-44), (in) Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967. II. Comunicazioni’ a cura di Pietro Rossi, Editori Riuniti, Roma, 1975] [(1) Cfr. N. Boukharine, ‘Lénin marxiste’, Paris, 1966, p. 5; (2) Cfr. A. Bordiga, ‘Lénine sur le chemin de la révolution’ (24 febbraio 1924), ‘La lutte de classe, 1928, n. 4, pp. 98-107, e 1928, n. 5, pp. 131-39. La citazione è a p. 98; (3) G. Lukács, ‘Lénine’, Paris, 1965, pp. 27, 28, 51, 57; (4) ‘Duemila pagine di Gramsci’, v. I., pp. 708-712; (5) «In quale settore è la novità di Lenin? In materia di organizzazione» (J. Glaive, ‘Les premiers pas du bolchévisme’, in ‘La révolution prolétarienne’, III, 15 settembre 1927, n. 42, p. 8). È evidente che la deduzione, lukácsiana o gramsciana, del «capo» o del «genio», e a ‘fortiori’ l’anti-giacobinismo di Gramsci, rientrano in una logica completamente differente da quella di ‘Che fare?’] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GRAS-161″
“ROSSI Ernesto a cura”,”Una spia del regime.”,”””Il protagonista del dramma, un intellettuale quattro volte laureato, Carlo Del Re, nel 1929 vendette alla polizia i suoi amici dell’associazione segreta antifascista “”Giustizia e Libertà””, per coprire un ingente ammanco nell’attivo dei fallimenti di cui era curatore. Il suo tradimento provocò l’arresto di una sessantina di antifascisti, il suicidio in prigione di uno di loro, otto condanne del Tribunale Speciale, lo scompiglio in utte le file di “”Giustizia e Libertà””. Dopo l’arresto dei “”giellisti””, il De Re non cessò di avere rapporti con l’Ovra: per oltre dieci anni continaua a comparire nel carteggio come informatore e come postulante. L’ultima notizia che si trova di lui nel dossier è un appunto del tenente colonnello Kappler, seviziatore di patrioti, carnefice delle Fosse Ardeatine: “”Attualmente””, scrive Kappler, il 4 agosto 1944, “”presta servizio per la Polizia Germanica di Sicurezza in Italia, in qualità di informatore, dove, in fine dei conti, opera per la causa comune””. Il nome di De Re comparve poi nell'””elenco dei confidenti dell’Ovra””, pubblicato sulla ‘Gazzetta Ufficiale’ del 2 luglio 1946, e infine si ritrova nella lista degli avvocati e procuratori, regolarmente iscritti nell’albo per la circoscrizione di Roma, sulla ‘Guida Monaci 1955’. Il “”protagonista del dramma”” scrive Ernesto Rossi nella presentazione (…) [a]rriva fino a trarre profitto dal suicidio in carcere di uno dei compagni da lui traditi, Umberto Ceva, per chiedere un aumento del compenso; arriva fino a denunciare come antinazionali la suocera e il cognato… “”Il Del Re è veramente un eroe del nostro tempo”””” (risvolta quarta copertina)”,”ITAF-004-FGB”
“ROSSI Ernesto CALAMANDREI Piero SALVEMINI Gaetano, a cura”,”Non mollare (1925). Riproduzione fotografica dei numeri usciti. Tre saggi storici di Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Gaetano Salvemini.”,”Periodico antifascista ‘Non mollare’. “”Di regola si stampavano due o tre mila copie. Le spese erano coperte dai contributi volontari dei lettori. Non mancarono aiuti sostanziosi da amici agiati”” (pag 5)”,”EMEx-002-FP”
“ROSSI Paolo”,”Francesco Bacone. Dalla magia alla scienza.”,”Paolo Rossi (Urbino, 1923) è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”SCIx-231-FL”
“ROSSI Pietro”,”Il Fascismo – La Resistenza – La guerra della memoria.”,”Attività della Brigata d’assalto Garibaldi “”Buranello”” sulla Riviera Ligure tra Voltri e Cogoleto (pag 116-125)”,”ITAR-336″
“ROSSI Ernesto, a cura di Manlio MAGINI”,”Elogio della galera. Lettere 1930-1943.”,”””(…) Quasi in ogni tua lettera riaffermi la sicurezza nel prossimo trionfo delle mie idee; ma chi non ci crede son proprio io, e devo avertelo già scritto altre volte. E bisogna che anche tu ti rassegni, come da un pezzo io mi sono rassegnato. Qualunque sia la situazione politica avvenire, noi siamo destinati a buscarne finché viviamo. È una facile profezia. Prima di tutto perché la funzione dei veri liberali è quella di buscarne. Ogni gruppo che si afferma al potere tende ad impedire il sorgere e lo svilupparsi delle idee e delle forze politiche che potrebbero entrare in concorrenza: quindi, chi crede nella utilità del contrasto, e vorrebbe ridurre al minimo gli attriti dei passaggi da una situazione di equilibrio all’altra è costretto a rimaner sempre all’opposizione, «a Dio spiacente, ed a’ nemici sui». Nel ’19 mi son trovato con i fascisti contro la dittatura comunista; oggi sono in galera con i comunisti contro la dittatura fascista. E niente è più facile che domani dovessi esser considerato «sovversivo» dai comunisti… Nei paesi di maggior educazione politica non si arriva a questi estremi (e ciò ha enorme importanza, perché le questioni politiche sono essenzialmente questioni di grado), ma il fenomeno è della stessa natura. In secondo luogo, conosco ormai troppo bene gli italiani e la loro storia per farmi illusioni. Cavour fu un inglese, nato per sbaglio in un paese balcanico. E non si cambiano in due o tre generazioni le caratteristiche d’un popolo abituato per secoli a liberarsi col confessionale d’ogni preoccupazione sulla valutazione dei problemi morali, ed a rinunciare nelle mani dei dominatori stranieri ad ogni dignità di vita sociale. Ma questo poco importa. C’è chi ha la funzione di firmare decreti, e chi ha la funzione di crepare in trincea o di marcire in galera. È una divisione del lavoro anche questa. E si può preferire la seconda alla prima funzione, quando si crede di affermar così due valori che costituiscono la ragione stessa della nostra vita. La forza può aver ragione di noi individualmente, ma mantenerci fedeli a noi stessi vuol dire trasmettere alle generazioni avvenire, con l’esempio che vale più della parola, quella che riteniamo la parte più luminosa del pensiero ereditato dalle generazioni passate (..:)”” [Ernesto Rossi alla madre, da Reclusorio di Pallanza; 7 settembre 1931] (pag 62)”,”ITAD-159″
“ROSSI Ernesto, a cura di Giuseppe ARMANI”,”Guerra e dopoguerra. Lettere 1915-1930.”,”La decisione di Rossi di andare in guerra maturò tra molte incertezze… ‘A parte qualche momentaneo abbandono patriottico, come quando (11-12 aprile 1917) si esalta per lo «spettacolo pirotecnico» dei razzi sparati in continuazione o si compiace di avvertire «lo sforzo di una nazione che si rivela più grande di quello che era da immaginarsi, nella vera volontà di vincere» (26 aprile 1917), il tono dominante è quello della riflessione ora malinconica ora tragica sulle vicende che osserva nel «teatro» della guerra, della quale non è mai intessuto l’elogio in quanto tale, ma, semmai, è bene intesa la sostanziale pazzia. «Certo che la guerra è una forma di pazzia collettiva in cui nessuno ha la vera coscienza di quello che fa. Non è un uomo quello che quello che ammazza, rovina, squarcia, ma la materia sotto la forma di tutti i proiettili che sono diretti rappresentanti del fato che incombe sopra ciascuno di noi. Passo vicino ad un fucile puntato senza pensieri di niente, vedo nella trincea nemica un omino che va per gli affari suoi, mi vien voglia di premere il grilletto dell’arma, e così, senza neppure il desiderio di fargli del male mando magari all’altro mondo quel povero diavolo… Si vedono ridere contenti dei bravi borghesi… perché un buon colpo ha colpito in pieno, con la stessa soddisfazione del ragazzo che con una palla di cencio riesce a buttar giù orecchioni uno dei fantocci di cartapesta che sono nelle baracche delle fiere. Si va di pattuglia con la stessa emozione con la quale si va a caccia… Non è un uomo come noi, che ha le stesse nostre passioni e commozioni, che è atteso con ansia dalla famiglia che sarà messa in lutto dalla sua perdita, che ognuno di noi insidia… Si ha la vaga concezione di andar contro ad una forza a noi nemica che cerchiamo di distruggere acciocché non ci distrugga. La guerra è una pazzia…» (22 aprile 1917). A questo tono dolente non fanno contrasto i numerosi spunti che si leggono nelle lettere militari di riscontro delle storture organizzative, della stoltezza o fatuità degli ufficiali, delle misere condizioni dei soldati: essi sono naturale espressione dell’atteggiamento antiretorico di Rossi, della sua sostanziale mancanza di nazionalismo, dell’indipendenza di giudizio che la partecipazione voluta e cosciente alla guerra gli consente di conservare sempre’ (pag XXI XXII)]”,”ITAD-160″
“ROSSI Ernesto, a cura di Manlio MAGINI”,”Elogio della galera. Lettere 1930-1943.”,”””(…) Quasi in ogni tua lettera riaffermi la sicurezza nel prossimo trionfo delle mie idee; ma chi non ci crede son proprio io, e devo avertelo già scritto altre volte. E bisogna che anche tu ti rassegni, come da un pezzo io mi sono rassegnato. Qualunque sia la situazione politica avvenire, noi siamo destinati a buscarne finché viviamo. È una facile profezia. Prima di tutto perché la funzione dei veri liberali è quella di buscarne. Ogni gruppo che si afferma al potere tende ad impedire il sorgere e lo svilupparsi delle idee e delle forze politiche che potrebbero entrare in concorrenza: quindi, chi crede nella utilità del contrasto, e vorrebbe ridurre al minimo gli attriti dei passaggi da una situazione di equilibrio all’altra è costretto a rimaner sempre all’opposizione, «a Dio spiacente, ed a’ nemici sui». Nel ’19 mi son trovato con i fascisti contro la dittatura comunista; oggi sono in galera con i comunisti contro la dittatura fascista. E niente è più facile che domani dovessi esser considerato «sovversivo» dai comunisti… Nei paesi di maggior educazione politica non si arriva a questi estremi (e ciò ha enorme importanza, perché le questioni politiche sono essenzialmente questioni di grado), ma il fenomeno è della stessa natura. In secondo luogo, conosco ormai troppo bene gli italiani e la loro storia per farmi illusioni. Cavour fu un inglese, nato per sbaglio in un paese balcanico. E non si cambiano in due o tre generazioni le caratteristiche d’un popolo abituato per secoli a liberarsi col confessionale d’ogni preoccupazione sulla valutazione dei problemi morali, ed a rinunciare nelle mani dei dominatori stranieri ad ogni dignità di vita sociale. Ma questo poco importa. C’è chi ha la funzione di firmare decreti, e chi ha la funzione di crepare in trincea o di marcire in galera. È una divisione del lavoro anche questa. E si può preferire la seconda alla prima funzione, quando si crede di affermar così due valori che costituiscono la ragione stessa della nostra vita. La forza può aver ragione di noi individualmente, ma mantenerci fedeli a noi stessi vuol dire trasmettere alle generazioni avvenire, con l’esempio che vale più della parola, quella che riteniamo la parte più luminosa del pensiero ereditato dalle generazioni passate (..:)”” [Ernesto Rossi alla madre, da Reclusorio di Pallanza; 7 settembre 1931] (pag 62)”,”ITAD-161″
“ROSSI Arcangelo”,”Copernico nella realtà del suo tempo.”,”‘Lo stesso Ticho Brahe, grande astronomo che accrebbe notevolmente la precisione delle osservazioni ad occhio nudo prima che Galileo usasse il cannocchiale, e fu spirito tanto conservatore da escogitare, per evitare l’eliocentrismo, un sistema geocentrico in cui però i pianeti ruotano intorno a sole, il quale a sua volta ruolta intorno alla terra (sistema matematicamente equivalente, anche se “”sbilanciato”” e quindi disarmonico, rispetto a quello copernicano) …’ (pag 302) “”Ciononostante, anche nella storia della scienza si tratta di comprendere in tutta la sua portata l’assunot di fondo del materialismo storico, per cui «Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalla tradizione”” (pag 291) [(1) K. Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 487]”,”SCIx-010-FGB”
“ROSSI Paolo”,”Storia d’Italia dal 476 al 1500.”,”Ludovico il Bavaro imperatore degli scomunicati (pag 362-363) L’insuccesso di Ludovico in Italia. ‘Del popolo si faceva viva in piazza solo la parte filoimperiale, ma moti erano turbati nella loro coscienza religiosa. Quando le forze di Ludovico diminuirono, perché Castruccio Castracani ch’era con lui se ne andò in Toscana, con millecinquecento cavalieri, richiamato da una rivolta scoppiata a Pistoia, e l’esercito di Roberto d’Angiò fu alle porte di Roma, prendendo Ostia e Anagni, Ludovico dovette partire in tutta fretta, il 14 agosto 1328. Subito uscivano per le vie quelli che erano rimasti in casa per alcuni mesi, e si misero ad inneggiare a Giovanni XXII, maledicendo i Tedeschi. (…) Nel dicembre, Ludovico il Bavaro era a Trento e nel fabbraio 1330 ripassava le Alpi, senza che de gran tramestio fatto in Italia durante un triennio restasse altra eco che quella del più completo insuccesso’ (pag 363-364)”,”ITAG-285″
“ROSSI Arcangelo”,”Copernico nella realtà del suo tempo.”,”‘Lo stesso Ticho Brahe, grande astronomo che accrebbe notevolmente la precisione delle osservazioni ad occhio nudo prima che Galileo usasse il cannocchiale, e fu spirito tanto conservatore da escogitare, per evitare l’eliocentrismo, un sistema geocentrico in cui però i pianeti ruotano intorno a sole, il quale a sua volta ruolta intorno alla terra (sistema matematicamente equivalente, anche se “”sbilanciato”” e quindi disarmonico, rispetto a quello copernicano) …’ (pag 302) “”Ciononostante, anche nella storia della scienza si tratta di comprendere in tutta la sua portata l’assunot di fondo del materialismo storico, per cui «Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalla tradizione”” (pag 291) [(1) K. Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 487]”,”SCIx-010-FGB”
“ROSSI Paolo a cura; saggi di Jean DIEUDONNE’ René THOM Clifford A. TREUSDELL Tullio REGGE Ugo AMALDI Enrico BELLONE Isabelle STENGERS Francisco J. AYALA Vittorio SGARAMELLA Paolo ROSSI Yehuda ELKANA William LEISS Saverio AVVEDUTO Abdul-Razzak KADDOURA H. Sharat CHANDRA Mario BORILLO Alexander KING Yemimah BEN-MENAHEM”,”La nuova ragione. Scienza e cultura nella società contemporanea.”,”Le quattro forze che si esercitano tra le particelle caratterizzate da quattro diversi mediatori: Forze Mediatori Forti Gluoni Elettromagnetiche Fotone Deboli Weakon Gravitazionali Gravitone”,”SCIx-047-FV”
“ROSSI Marco”,”Capaci di intendere e volere. La detenzione in manicomio degli oppositori al fascismo.”,”Marco Rossi si occupa di storia sociale, con particolare attenzione al primo antifascismo e all’ anarchismo, ai conflitti di classe dopo la Prima guerra mondiale. Ha studiato i meccanismi di discriminazione contro gli asociali, i rom e i renintenti al laovor nella Germania nazista. E’ autore di ‘Il conto aperto’ (1999), ‘Arditi non gendarmi’ (2012), ‘I fantasmi di Weimar’ (2001), ‘Afghanistan senza pace’ (2006) e ‘Ribelli senza congedo’ (2011). Dono di Mario Caprini”,”ITAR-360″
“ROSSI Pietro a cura, saggi di Arthur C. DANTO Hayden WHITE Wolfgang J. MOMMSEN François FURET Reinhart KOSELLECK Jerzy TOPOLSKI, Commenti di William H. DRAY Jörn RÜSEN Wolfgang KÜTTLER Karl-Georg FABER Christian MEIER Aron Ja. GUREVIC Massimo L. SALVADORI Peter WINCH”,”La teoria della storiografia oggi.”,”Nato a Torino nel 1930, Pietro Rossi ha compiuto gli studi universitari sotto la guida di Nicola Abbagnano, laureandosi nel 1952. Libero docente nel ’56, ha insegnato per molti anni all’Università di Cagliari; dal 1967-68 è ordinario di Storia della filosofia nell’ateneo torinese. Ha pubblicato: Lo storicismo tedesco contemporaneo e Storia e storicismo della filosofia contemporanea; ha tradotto Dilthey e Max Weber per la Biblioteca di cultura filosofica Einaudi. Dal 1961 dirige i Classici della sociologia delle Edizioni di Comunità”,”STOx-096-FL”
“ROSSI Pietro a cura, saggi di Edward Burnett TYLOR Franz BOAS Robert H. LOWIE Alfred L. KROEBER Bronislaw MALINOWSKI George Peter MURDOCK Ralph LINTON David BIDNEY Clyde KLUCKHOHN Melville J. HERSKOVITS”,”Il concetto di cultura. I fondamenti teorici della scienza antropologica.”,”Nato a Torino nel 1930, Pietro Rossi ha compiuto gli studi universitari sotto la guida di Nicola Abbagnano, laureandosi nel 1952. Libero docente nel ’56, ha insegnato per molti anni all’Università di Cagliari; dal 1967-68 è ordinario di Storia della filosofia nell’ateneo torinese. Ha pubblicato: Lo storicismo tedesco contemporaneo e Storia e storicismo della filosofia contemporanea; ha tradotto Dilthey e Max Weber per la Biblioteca di cultura filosofica Einaudi. Dal 1961 ha diretto i Classici della sociologia delle Edizioni di Comunità. La scienza antropologica è venuta elaborando il cocnetto scientifico di cultura a partire dall’opera di Edward Burnett Tylor (1871) ‘Primitive Culture’, che ha costituito, all’inizio del secolo XX, il centro di riferimento dei più importanti indirizzi di ricerca antropologica. Una nuova impostazione dei rapporti tra sociologia e antropologia sulla base non più oggettiva ma formale”,”SCIx-026-FSD”
“ROSSI Salvatore”,”La politica economica italiana, 1968-1998.”,”Salvatore Rossi (Bari 1949) è entrato nel 1976 in Banca d’Italia, dove è attualmente responsabile del Servizio Studi. Ha partecipato a molti comitati e gruppi di lavoro ufficiali di analisi e previsione a fini di politica economica, in sedi sia internazionali, come l’OCSE e l’Unione europea, sia italiane. É membro del comitato scientifico dell’Istituto per il commercio estero. Ha scritto numerosi articoli in riviste nazionali e straniere, su temi di politica economica e di economia internazionale. Tra le sue pubblicazioni riordiamo: La bilancia dei pagamenti; i conti all’estero dell’Italia, la lira, i problemi dell’unione monetaria europea, e la cura di Competere in Europa; mercato unico e capacità competitiva dell’industria italiana. Il libro, il governo dell’economia italiana dall’autunno caldo all’Euro.”,”ITAE-150-FL”
“ROSSI Marco”,”La battaglia di Livorno. Cronache e protagonisti del primo antifascismo (1920-1923).”,”trasferire in Correna. Marco Rossi si occupa, da libero ricercatore, della storia dei conflitti di classe e delle insorgenze sociali. Ha pubblicato vari libri tra cui ‘Livorno ribelle e sovversiva’ (Bfs, 2013) e ‘Livorno clandestina’ (Bfs 2017). Tra il 1920 e il 1923 anche le strade di Livorno videro l’inizio di una lunga guerra civile…negli anni precedetni la Marcia su Roma e l’avvento del regime fascista. Oltre a quella degli Arditi del popolo, fu una quoditiana resistenza di uomini e donne nel segno dell’appartenenza di classe. Soltanto nell’agosto 1922, grazie all’intervento dell’esercito e con lo stato d’assedio imposto dal governo, i fascisti e i nazionalisti poterono imporre le dimissioni del sindaco Mondolfi e dell’amministrazione “”rossa””. Il marchese Dino Perrone Compagni ce assieme a Costanzo Ciano aveva guidato le squadre fasciste toscane seminando morte e devastazione, inviò un telegramma al segretario nazionale del partito fascista comunicando la “”caduta”” di Livorno. Ammise: “”Fra le mie battaglie, questa più faticosa””.”,”MITC-162″
“ROSSI Lauro”,”Solidarietà uguaglianza identità. Socialità e sport in Europa, 1890-1945.”,”Contiene dedica dell’autore a Vittorio Scotti Douglas “”Lo sport ha un grande valore e noi ne vediamo soltanto l’aspetto più superficiale”” (L. Tolstoj) (in apertura) Lauro Rossi (Roma, 1953) si occupa da anni di storia dello sport. Tra i fondatori della rivista ‘Lancillotto e Nausica’ di cui è condirettore, ha pubblicato diversi saggi sulla storia politica e ideologica dello sport e, insieme a Adolfo Noto, il volume ‘Coroginnica. Saggi sulla ginnastica, lo sport e la cultura del corpo’ (1992).”,”EURx-013-FSD”
“ROSSI Pietro a cura; scritti di Eugenio GARIN Norberto BOBBIO Ernesto RAGIONIERI Lamberto BORGHI Natalino SAPEGNO Giuseppe GALASSO Massimo L. SALVADORI Giuseppe FIORI Antonio PIGLIARU”,”Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967. I.”,”Bobbio sulla storia del pensiero relativo alla società civile (pag 79-84) La società civile in Hegel e Marx. “”Per una ricostruzione del pensiero politico di Gramsci il concetto-chiave, il concetto da cui occorre prendere le mosse, è quello di ‘società civile’. Conviene partire dal concetto di società civile piuttosto che da quello di Stato perché rispetto al primo più che rispetto al secondo l’uso gramsciano si discosta tanta dall’uso hegeliano quanto da quello marxiano e engelsiano. Da quando il problema del rapporto Hegel-Marx si è spostato dal confronto tra i metodi (l’uso del metodo dialettico e il cosiddetto rovesciamento) al confronto ‘anche fra i contenuti’, – per questa nuova prospettiva è stata fondamentale l’opera di Lukács sul giovane Hegel, – i paragrafi dedicati da Hegel all’analisi della società civile sono stati studiati con maggior attenzione: la maggiore o minore quantità di hegelismo in Marx si valuta ormai ‘anche’ dalla maggiore o minore misura in cui la descrizione della società civile in Hegel (più precisamente della prima parte sul sistema dei bisogni) possa venir considerata come una prefigurazione dell’analisi e della critica marxiana della società capitalistica. Alla rilevazione di questo nesso tra l’analisi marxiana della società capitalistica e l’analisi hegeliana della società civile diede occasione lo stesso Marx in un noto passo della Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’, là dove scrisse che la sua revisioen critica della filosofia del diritto di Hegel «arrivò alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosidetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’esistenza, il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, ‘sotto il nome di “”società civile””; e che l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica» (1). Ma di fatto , da un lato gli interpreti della filosofia del diritto di Hegel ebbero tendenza a concentrare la loro attenzione sulla teoria dello Stato e a trascurare l’analisi della società civile, – la cui importanza emerse negli studi hegeliani attorno agli anni ’20; – dall’altro, gli studiosi di Marx ebbero per lungo tempo la tendenza a considerare il problema dei rapporti con Hegel esclusivamente alla luce dell’accoglimento da parte di Marx del metodo dialettico. È noto che nei maggiori studiosi italiani di Marx, come Labriola, Croce, Gentile e Mondolfo, alcuni dei quali erano o hegeliani o studiosi di Hegel, non si trova alcun accenno al concetto hegeliano di società civile (per quanto si trovi in Sorel). Gramsci è il primo scrittore marxista che si serve per la sua analisi della società, con un riferimento testuale, come vedremo, anche ad Hegel, del concetto di società civile. Senonché, a differenza del concetto di Stato, che ha dietro di sé una lunga tradizione, il concetto di società civile, che deriva da Hegel e ricorre attualmente in ispecie nel linguaggio della teoria marxiana della società, viene usato, anche nel linguaggio filosofico, in modo meno tecnico e rigoroso, con significati oscillanti che richiedono una certa cautela nella comparazione, e qualche precisazione preliminare. Credo utile fissare alcuni punti, che meriterebbero un’analisi assai più approfondita di quella che mi sia consentita e di cui sia capace. a) In tuttal la traduzione giusnaturalistica l’espressione ‘societas civilis’, anziché designare la società prestatuale, come avverrà nella tradizione hegelo-marxistica, è sinonimo, secondo l’uso latino, di società politica, quindi di Stato: Locke usa indifferentemente l’uno e l’altro termine; in Rousseau ‘état civil’ sta per Stato; anche Kant che insieme con Fichte è l’autore più vicino a Hegel, quando nella ‘Idee zu einer allgemeinen Geschichte in weltbürgerlicher Absicht’ parla della tendenza irresistibile cui l’uomo è spinto dalla natura verso la costituzione dello Stato, chiama questa meta suprema della natura nei riguardi della specie umana ‘bürgerliche Gesellschaft’ (2). b) Nella tradizione giusnaturalistica, com’è noto, i due termini della antitesi sono non già, come nella tradizione hegelo-marxistica, società civile – società politica, ma stato di natura – stato civile. (…); c) L’innovazione di Hegel rispetto alla tradizione giusnaturalistica è radicale: nell’ultima redazione del suo travagliatissimo sistema di filosofia politica e sociale, qual è contenuta nella ‘Filosofia del diritto’ del 1821, egli si decide a chiamare società civile, cioè con un’espressione che sino ai suoi immediati predecessori serviva a indicare la società politica, la società prepolitica, cioè quella fase della società umana, che sino allora era stata chiamata società naturale. (…); d) L’innovazione terminologica di Hegel ha spesso celato il vero significato della sua innovazione sostanziale, la quale non consiste, com’è stato più volte ripetuto, nella scoperta e nell’analisi della società prestatuale, perché questa scoperta e questa analisi erano state introdotte per lo meno si da Locke anche se sotto il nome di stato di natura o società naturale, ma nell’interpretazione che la ‘Filosofia del diritto’ ce ne offre: la società civile di Hegel, a differenza della società da Locke sino ai fisiocrati, non è più il regno di un ordine naturale, che deve essere liberato dalle restrizioni e dalle distorsioni imposte da cattive leggi positive, ma, al contrario, il regno «della dissolutezza, della miseria, e della corruzione fisica ed etica» (3), che deve essere regolato, dominato e annullato nell’ordine superiore dello Stato””. (…); e) La fissazione del significato di «società civile», estendendosi a tutta la vita sociale prestatuale, come momento dello sviluppo, dei rapporti economici, che procede e determina il momento politico, e quindi come uno dei due termini dell’antitesi società-Stato, avviene in Marx. La società civile diventa uno degli elementi del sistema concettuale marx-engelsiano, dagli studi givanili di Marx, come ‘Il problema ebraico’, in cui il richiamo alla distinzione hegeliana tra ‘bürgerliche Gesellschaft’ e ‘politischer Staat’ è il presupposto della critica alla soluzione data da Bauer al problema ebraico (4), sino agli scritti più tardi di Engels, come il saggio su Feuerbach, che contiene uno dei passi giustamente più citati per la sua incisività semplificante: «Lo Stato, l’ordine politico, è l’elemento subordinato, mentre la società civile, ‘il regno dei rapporti economici’, è l’elemento decisivo» (5). L’importanza dell’antitesi società civile – Stato deve essere messa in in relazione anche al fatto che essa è una delle forme in cui si presenta l’antitesi fondamentale del sistema, quella fra struttura e sovrastruttura: se è vero che la società civile coincide – nel senso che si estende tanto quanto – la struttura. Nello stesso passo della ‘Critica dell’economia politica’ in cui Marx richiama l’analisi hegeliana della società civile, precisa che «l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica», e subito dopo esamina la tesi del rapporto struttura-sovrastruttura in una delle sue più famose formulazioni (6)”” (pag 79-84) [Norberto Bobbio, ‘Gramsci e la concezione della società civile’, (in) ‘Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967. I’, a cura di Pietro Rossi, Editori Riuniti – Istituto Gramsci, Roma, 1969] [‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1969, p. 4; (2) Ed. Vorländer, p. 10. Nella ‘Metaphysik der Sitten, bürgerliche Gesellschaft’ sta per ‘status civilis’, cioè per Stato nel senso tradizionale della parola, II, 1, §§ 43 e 44; (3) ‘Philosophie des Rechts’, § 185; (4) «Lo Stato politico completo è, secondo la propria essenza, la vita dell’uomo nella specie in contrapposizione alla sua vita materiale. Tutti i presupposti di questa vita egoistica continuano a restare al di fuori della sfera statale nella società borghese, ma come qualità della società borghese» (‘Scritti politici giovanili’, Torino, Einaudi, 1950, pp. 365-366). Cfr. anche ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, cit.: «la società – quale appare all’economista – à la ‘società civile’» (p. 246); (5) ‘Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, Roma, 1969, p. 68: (6) «L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una struttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale» (ediz. cit., pp. 10-11)]”,”GRAS-002-FPB”
“ROSSI Luisa”,”Raccontare, raccontarsi. Massimo Quaini fra biografia ed ‘egogeografia’. In book: ‘Il pensiero critico fra geografia e scienza del territorio’.”,”Contiene il paragrafo 3. Il primo Quaini: Azione comunista, Lenin, Marx, la Tesi di laurea. (pag 355-368) Quaini militante di Azione Comunista (1963), E’ datata 24 novembre di quell’anno una sua lunga lettera -dieci pagine della sua scrittura minuta e fitta – inviata da Roma a Cervetto. La lettera, una relazione sugli incontri con i compagni meridionali, verte su questioni teoriche e politiche al momento della confluenza nel movimento dei militanti delusi dal PCI, della ristrutturazione del suo giornale ecc. Qui ci interessa osservare come si trattò già allora di un approccio scientifico ai problemi, nonché la già rilevante preparazione teorica di Quaini, il rigore con cui svolgeva il suo ruolo di giovane intellettuale. “”Caro Arrigo, dato che non ho molto tempo, come relazione ufficiale del viaggio penso che si potrebbe utilizzare questa; con le correzioni che riterrai opportune forse dovrebbe essere più precisa. (…) Napoli: per prima cosa sono andato a trovare Bordiga, dato che abita vicino alla stazione. Dato che non avevo voglia di litigare e volevo sondare i suoi pensieri sul leninismo e su Azione Comunista, mi sono fatto passare per uno studente di Roma che è passato alle posizioni rivoluzionarie della ‘Sinistra Comunista’ attraverso gli articoli del mio ‘concittadino’ A. Cervetto e che sente l’esigenza di studiare il leninismo e di impegnarsi praticamente nel lavoro delle minoranze (…). Quando ha saputo che sono di Savona mi ha detto che a Savona si sta formando un gruppo di giovani molto preparati. E’ contento soprattutto della ‘ragazza’ che ha convinto a studiare i problemi economici, mentre la maggior parte dei giovani vogliono scrivere di problemi filosofici”” (Quaini ms 1963)”” (pag 366-367)”,”STOx-030-FGB”
“ROSSI Giampiero”,”La lana della salamandra. La vera storia della strage dell’amianto a Casale Monferrato.”,”Giampiero Rossi (Milano, 1964) giornalista de ‘L’Unità’ si occupa di temi legati al mondo del lavoro. E’ autore pure di ‘Mafia a Milano’ (1996).”,”CONx-001-FMDP”
“ROSSIF Frédéric CHAPSAL Madeleine”,”Mourir à Madrid.”,”Fotogrammi tratti da film presi da operatori dell’ epoca. “”Franco dichiara: “”Farò, se occorre, fucilare metà della Spagna””. Nessuno risponde. Nessuno protesta. Salvo un uomo. Il vecchio filosofo Miguel de Unamuno, autore di “”Sentimento tragico della vita””, rettore dell’ Università di Salamanca, maître a penser della sua generazione, rimasto a capo della sua università, in territorio nazionalista. (…) Il “”Giorno della Festa della Razza””, a Salamanca, nel grande anfiteatro dell’ Università, il generale franchista Millan Astray, mutilato di guerra ingiuria la Catalogna ed i Paesi Baschi, mentre i suoi partigiani urlano “”Viva la morte!””. Unamuno si alza lentamente e dice: “”Ci sono delle circostanze ove tacere è mentire. Ascolto un grido morboso e insensato: Viva la morte! Il generale Millan Astray è un invalido. Non è irriverente. Anche Cervantes lo era. Malauguratamente ci sono troppi invalidi in Spagna. Soffro al pensiero che il generale Millan Astray possa fissare le basi di una psicologia di massa. Un invalido che non ha la grandezza spirituale di un Cervantes ricerca abitualmente il suo sollievo nelle mutilazioni che può far subire attorno a lui.”” Indirizzandosi poi personalmente a Millan Astray: “”Voi vincerete, perché possedete più forza brutale di quanta ve ne necessiti. Ma voi non convincerete. Perché, per convincere, occorrerà che persuadiate. Ora, per persuadere, occorre avere ciò che vi manca: la Ragione e il Diritto nella lotta. Io considero come inutile esortarvi a pensare alla Spagna. Ho terminato””. Consegnato su ordine al suo domicilio, Miguel Unamuno morirà per un colpo cardiaco qualche settimana più tardi.”” Miguel de Unamuno (29 settembre 1864 – 31 dicembre 1936) è stato uno scrittore spagnolo che ha portato sul piano filosofico, seppure in opere non sistematiche e quasi sempre di carattere letterario, i motivi più tipici dell’ispanismo rinnovandoli. Canonicamente viene fatto rientrare nel movimento letterario chiamato Generazione del ’98, espressione del modernismo letterario spagnolo. Il suo pensiero nasce dal contrasto fra le istanze della ragione e quelle della vita in una visione di tragica lotta, senza tregua e senza pace. Così il suo modello ideale fu la figura di Don Chisciotte, cui dedicò il famoso Vita di Don Chisciotte e Sancho (1903). L’eroe di Cervantes fu inteso da lui come suprema incarnazione dell’idealismo umano, che persegue una meta, ricercata ed amata non come termine di possesso, ma come miraggio. Personalità controversa e contraddittoria, aderì al movimento franchista dopo aver sopportato sei anni di esilio (dal 1924 al 1930) per le sue idee repubblicane, ed essersi più volte scagliato contro il militarismo, da lui considerato sofisticatore del genuino concetto di patria. Essendo una personalità importante della cultura internazionale, nonché filosofo e grecista, Unamuno mantenne il suo ruolo di rettore dell’università di Salamanca, la più prestigiosa di Spagna, anche sotto il franchismo, nonostante non appoggiasse il regime. Al centro della sua tormentata tematica si pone il problema religioso, di cui parlò in La mia religione (1910), Del sentimento tragico della vita (1913), L’agonia del cristianesimo (1925); svuotando il cristianesimo di ogni struttura dogmatica e accanendosi contro la casta sacerdotale, monopolizzatrice del dogma e mortificatrice del genuino spirito cristiano. Sempre in relazione con questa tematica è anche il suo romanzo Nebbia del 1914: Augusto Pérez, il protagonista di quello che Unamuno si rifiutò di chiamare romanzo (bensì “”nìvola””), deve infatti alla fine affrontare Unamuno stesso, il suo creatore. Da qui la concezione dello scrittore come dio dei suoi personaggi che si trasponde al concepire l’umanità come un sogno di Dio. Augusto però si ribella, affermando che in realtà è il suo creatore che esiste in funzione di lui. Unanumo fu anche poeta di un lirismo rude ed efficace: celebri sono le sue Poesie (1907) e Il Cristo di Velasquez (1920). Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Miguel_de_Unamuno””&#8221;,”MSPG-158″
“ROSSI-LANDI Ferruccio a cura, saggi di Filippo BARBANO Mauro CALAMANDREI Renzo CANESTRARI e Alberto MARZI Alessandro GIULIANI Benvenuto GRIZIOTTI Jenny GRIZIOTTI KRETSCHMANN Luciano SAFFIRIO Giovanni SARTORI”,”Il pensiero americano contemporaneo. Scienze sociali.”,”Saggi di Filippo BARBANO Mauro CALAMANDREI Renzo CANESTRARI e Alberto MARZI Alessandro GIULIANI Benvenuto GRIZIOTTI Jenny GRIZIOTTI KRETSCHMANN Luciano SAFFIRIO Giovanni SARTORI. “”Essendo il senato composto di due senatori per ogni stato, risulta che i piccoli stati, per esempio, hanno in quella camera un potere sproporzionato al numero degli abitanti che rappresentano; e lo stesso vale per gli stati predominantemente agricoli e ancora più per gli stati del Sud, che – grazie alla loro tradizione di un solo partito e al regolamento parlamentare secondo il quale le cariche più importanti (come la presidenza delle potenti commissioni senatoriali) vanno a coloro che hanno più anzianità di servizio -, si trovano spesso al controllo del senato e hanno sempre la capacità di influire considerevolmente sulle decisioni di quella assemblea. Ma questo non fa che controbilanciare il potere della presidenza e dell’ esecutivo, sempre più legati elettoralmente ai grandi stati e ai grandi centri metropolitani, i cui voti in detti stati rappresentano il fattore decisivo. Non solo i candidati presidenziali sono scelti dalle organizzazioni di partito dei grandi stati, ma la maggioranza dei posti importanti nell’ esecutivo vanno pure a persone appoggiate dalle stesse organizzazioni e i piccoli stati hanno ben scarse possibilità di mandar loro qualche rappresentante alle cariche più alte del governo federale (non esclusi i più importanti tribunali).”” (pag 71, Mauro Calamandrei, Costituzionalismo e pragmatismo come principi ideali della storia americana)”,”USAG-050″
“ROSSI-LANDI Ferruccio”,”Charles Morris.”,”‘Gli amici siano ringraziati per quello che da essi ho appreso e insieme liberati da ogni responsabilità’ Il tipo di personalità ‘buddhistico’, il tipo di personalità dionisiaco (pag 192-193) “”Fin nel mito che gli dà il nome si discerne che l’atteggiamento del ‘prometeico’ è tecnologico.”” (pag 193) “”Morris si serve naturalmente del ‘Faust’; ma “”la più chiara voce filosofica di Prometeo”” è quella di Dewey, cui è dedicato il più ampio resoconto del volume. Appare che il prometeo deweyano non è soltanto tecnico, ma filosofo che ha fatto della tecnica il suo valore. Almeno nel riconoscere questo Morris non è certo scientista.”” (pag 193)”,”TEOS-146″
“ROSSINI Giuseppe a cura; saggi di Emile POULAT René REMOND Karl Egon LÖNNE Pellegrino NAZZARO Lorenzo BEDESCHI Francesco Margiotta BROGLIO Ettore PASSERIN D’ENTREVES Nicola RAPONI Maurilio GUASCO Giorgio RUMI Giulio CATTANEO Romana GUARNIERI Luisa MANGONI Renzo DE FELICE Silvio TRAMONTIN Giuseppe ROSSINI Pier Giorgio ZUNINO Augusto DEL NOCE”,”Modernismo, fascismo, comunismo. Aspetti e figure della cultura e della politica dei cattolici nel ‘900.”,”Saggi di Emile POULAT René REMOND Karl Egon LÖNNE Pellegrino NAZZARO Lorenzo BEDESCHI Francesco Margiotta BROGLIO Ettore PASSERIN D’ENTREVES Nicola RAPONI Maurilio GUASCO Giorgio RUMI Giulio CATTANEO Romana GUARNIERI Luisa MANGONI Renzo DE FELICE Silvio TRAMONTIN Giuseppe ROSSINI Pier Giorgio ZUNINO Augusto DEL NOCE Contiene carteggio inedito Sturzo – Murri (pag 69) “”Verso il Regime fascista, l’ atteggiamento della “”Cattolica”” è più complesso e ricco di sfumature, riserbo e sottigliezze. C’è, ovviamente, l’ ossequio verso l’ autorità costituita, il plauso per la restaurazione dell’ ordine, la Conciliazione, l’ iniziativa corporativa, l’ entusiasmo per il sicuro antibolscevismo, la fondazione dell’ Impero, la lotta contro i “”rossi”” di Spagna. E, si potrebbe continuare… Ma al di là di tributi e consensi, soprattutto al di là delle forme con cui si sono espressi, s’ avverte sempre il confronto con un proprio parametro, antico e fin lì immutabile. Mussolini e il suo fascismo sono sostenuti nella misura in cui servono a principi, modelli e valori ben precisi; e l’ appoggio dato al Regime nel momento dell’ apogeo ce ne dà un estrema conferma.”” (pag 230-231, Giorgio Rumi, Padre Gemelli e l’ Università Cattolica)”,”ITAA-082″
“ROSSINI Daniela a cura, saggi di Fabio FABBRI Daniela ROSSINI Stefano PICCIAREDDA Biancamaria TEDESCHINI LALLI Giancarlo MONINA Adriano ROCCUCCI Catia PAPA Andrea FAVA Paolo MATTERA”,”La propaganda nella Grande Guerra. Tra nazionalismi e internazionalismi.”,”ROSSINI Daniela Saggi di Fabio FABBRI Daniela ROSSINI Stefano PICCIAREDDA Biancamaria TEDESCHINI LALLI Giancarlo MONINA Adriano ROCCUCCI Catia PAPA Andrea FAVA Paolo MATTERA “”Un primo passo in tal senso fu segnato a Berna, nel luglio 1915, allorché una riunione fra socialisti neutrali e belligeranti (presenti Morgari e la Balabanoff per l’Italia), diramò gli inviti per un convegno internazionale da tenersi a settembre, secondo le condizioni stabilite dal Comitato Direttivo del Psi: il suo scopo non era tanto quello di creare una nuova internazionale ma di “”richiamare il proletariato ad un’azione comune per la pace, di creare un centro d’azione e di cercare di ricondurre la classe operaia alla sua missione storica”” (39). Nonostante la tenace opposizione del Presidente della II Internazionale, la storica Conferenza fu finalmente convocata dal 5 all’8 settembre a Zimmerwald, un paesino a 10 km, a sud di Berna: era il coronamento degli sforzi entusiastici del Morgari, sostenuti anche dagli appassionati editoriali che il Serrati aveva pubblicato sull’ ‘Avanti!’ a favore della pace e l’Internazionale””. (…) Alla Conferenza, infatti non erano intervenute solo le delegazioni ufficiali dei partiti socialisti di Polonia, Bulgaria, Romania e Svizzera, ma anche i rappresentanti dei gruppi minoritari di sinistra della Germania, Francia, Olanda, Svezia e Norvegia. E soprattutto, tra i russi in esilio, Lenin e Zinoviev per i bolscevichi, Axelrod per i menscevichi e Trotsky, in posizione intermedia.””Zimmerwal non fu un congresso, ma un convegno simbolico in cui si riaccese la fiaccola dell’internazionalismo”” (41) ricorderà più tardi il direttore dell’Avanti! che a quella conferenza partecipò per l’Italia, assieme alla Balabanoff, a Morgari, a Modigliani e al segretario del Psi, Costantino Lazzari”” (pag 31-32) (Saggio di F. Fabbri, La propaganda per la pace) (39) A. Rosmer, Il movimento operaio alle porte della prima guerra mondiale. Dall’unione sacra a Zimmerwald, Librairie du travail, 1936, I. pp. 375-376 (41) Noterelle di uno che c’è stato, in ‘Almanacco socialista’, Milano, 1917″,”QMIP-097″
“ROSSITER Clinton, a cura di Cipriana SCELBA”,”L’alba della Repubblica. Le origini della tradizione americana di libertà politica.”,”‘La tematica della “”contract clause”” e, in genere, dei “”diritti acquisiti””, ritornò ancora, dopo l’orientamento iniziale della Corte Suprema’ (pag X, introduzione) “”L’aver condotto le notazioni di cui sopra in uno spazio maggiore di quello marginale inizialmente proposto, sembra imporre a questo punto il tentativo di indicare i caratteri sintetici della esperienza costituzionale statunitense. Dire che essi sono da un lato il pragmatismo e dall’altro il giusnaturalismo, come ancora di recente è stato autorevolmente osservato, è certamente dire cosa esatta, avvalendosi però di schemi culturali tipicamente europei, che, applicati alla realtà statunitense, abbisognano di qualche adattamento ed esplicazione: così, ad esempio, giusnaturalismo non indica un sistema filosofico completo e conchiuso, ma solo una serie di valori che, affermati in principio dal giusnaturalismo, hanno trovato negli Stati Uniti, per forza intrinseca, uno svolgimento continuo e parallelo. Il criterio sintetico proposto dal Rossiter è quello del “”conservatorismo””: «il conservatorismo, è stato detto, è il culto dei rivoluzionari morti. Se ciò è vero, allora gli Americani sono doppiamente conservatori, perché non solo abbiamo il culto dei rivoluzionari morti da molto tempo e rispondiamo con religioso fervore alle cadenze della grande Dichiarazione nella quale essi si appellavano ad un modo leale, ma la rivoluzione stessa era così rispettosa del passato come solo una rivoluzione genuina può essere. Non solo la nostra fede politica si innesta direttamente su quella della rivoluzione americana, ma quest’ultima risaliva attraverso il passato coloniali fin quasi agli inizi del pensiero politico occidentale»”” (pag XIV) (introduzione di Nicola Greco)”,”USAG-084″
“RÖSSLER Jochen”,”Übung macht den Meister. Grammatica tedesca contrastiva per Italiani.”,”Jochen Rössler (1956) vive in Italia dal 1975. Si è laureato all’Università degli Studi di Perugia in Lingue e Letterature straniere moderne con specializzazione in Filologia germanica. Dal 1986 insegna Lingua tedesca presso la Facoltà di Economia e Scienze politiche dell’Università degli Studi di Perugia.”,”VARx-249-FL”
“ROSSO Claudio, in collaborazione con Mario BUSSONI”,”Pietro Badoglio.”,”ROSSO Claudio (1954) è specialista di storia politica, sociale e culturale della prima età moderna e insegna storia moderna e Metodologia della ricerca storica presso il Dipartimento di studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale (sede di Vercelli). Ha collaborato alla ‘Storia d’Italia’ diretta da Giuseppe Galasso (Utet, 1994) e alla ‘Storia di Torino’ (Einaudi, 2002). Si occupa attualmente dei rapporti tra Piemonte e Lombardia tra Tardo Medioevo e Novecento. “”Allora come prima e dopo, per tutto il corso del conflitto, guerra e politica, esercito e governo, erano mondi interdipendenti; e in questo frangente cominciò a delinearsi la simpatia di Bissolati per Capello e, di riflesso, per Badoglio, che sembrava potessero essere gli uomini nuovi, capaci e dinamici, su cui puntare per voltare pagina rispetto alla rigida ostinazione di Cadorna e condurre le operazioni in base a criteri più flessibili, con un minore dispendio di risorse e una maggiore attenzione per la vita e il benessere dei soldati e per i rapporti col governo, con la classe politica e più in generale con la società civile. Subito dopo Gorizia si manifestò d’altronde un duro contrasto fra Cadorna e Capello, che si stava accreditando come il più valido e ambizioso fra i potenziali rivali del comandante supremo. Cadorna rimosse Capello dal comando del VI Corpo d’Armata e lo allontanò dal fronte cruciale dell’Isonzo, destinandolo al comando del XXII Corpo nella zona degli Altipiani. Ridimensionare Capello significava anche colpire la piccola cerchia di politici, di giornalisti e di ufficiali poco allineati che lo circondava, e che aveva tutte le apparenze di una fronda anticadorniana. Fra l’altro, Cadorna pretese e ottenne dal Presidente del consiglio Paolo Boselli l’allontanamento dal fronte del ministro Bissolati, che sembrava essere il referente politico del gruppo. E Badoglio, che si era ormai imposto agli occhi di tutti come il favorito di Capello e il più naturale candidato a elevate posizioni di comando sulla scia del suo capocordata? In questa circostanza, che avrebbe potuto segnare per la sua carriera una battuta d’arresto forse irrimediabile, il neogenerale si dimostrò come al solito abile e fortunato nello stesso tempo”” (pag 55-56)”,”QMIP-162″
“ROSSO Claudio BUSSONI Mario”,”Luigi Cadorna.”,”Libretto di Cadorna ‘Norme di combattimento della fanteria’, “”nel quale intende fare leva sulla “”disciplna delle intelligenze””. Ciò costituirà la base del famigerato Libretto rosso: ‘Attacco frontale e ammaestramento tattico’ che, superato e incongruente, avrà tragiche conseguenze su tutta la condotta della Grande Guerra. (…)”” (pag 13) Armi vecchie (Fiat) e sfiducia di Cadorna nell’arma aerea (pag 43) Mediocrità dello Stato maggiore (pag 44) Conflitto di interesse (Cadorna possedeve alla scoppio della guerra 9862,50 azioni Ansaldo, industria alla quale egli stesso assegnerà l’incarico di produrre forniture militari) (pag 48) “”Ma, da “”condottiero anomalo””, il Generalissimo guida questi uomini non sostenendoli con la propria presenza, con lo sprone personale e con l’esempio come converrebbe a ogni buon “”trascinatore di truppe””, bensì con esasperanti, arroganti, prolisse e sapute circolari che, in totale, dallo scoppio della guerra a metà del 1917, assommeranno, come riporta Gianni Rocca nel libro ‘Cadorna’, a ben 105.430. Il Generalissimo “”silura”” i propri sottoposti senza pietà, anche quando con ogni evidenza le colpe sono riconducibili alle proprie incapacità. Oppure, emana ordini cervellotici, talmente avulsi dalla realtà da non potere essere eseguiti e portati a buon fine. Nel corso del conflitto e sino alla rotta di Caporetto, il comandante in capo sostituirà brutalmente, in una devastante girandola, ben 807 ufficiali (tra i quali 217 generali e 255 colonnelli). Tant’è che la “”Tabella organici””, presso il Comando supremo di Udine, continuerà a riportare i nomi dei comandanti intermedi scritti a matita.”” (pag 62-63) Decimazioni a caso ordinate da Cadorna (pag 106-107) Riporta ancora Mark Thompson nel pregevole libro ‘La guerra bianca’: “”Il peggiore di tutti [i cosiddetti fucilatori, nda] fu il generale Andrea Graziani (…)””. (…) Il generale Graziani, in seguito fascista convinto, morirà in circostanze misteriose nel 1931″” (pag 110) “”Tra tutti i Paesi belligeranti, il primato assoluto del massiccio uso di strumenti di repressione spetta così al Regno d’Italia. Secondo i dati riportati nell’accurato libro di Enzo Forcella e Alberto Monticone ‘Plotone di esecuzione’, alla fine del conflitto si conteranno, su 5.200.000 mobilitati (più 200.000 ufficiali), 870.000 procedimenti giudiziari: 470.000 processi per renitenza alla leva (370.000 a carico di cittadini domiciliati all’estero); 400.000 per reati commessi da soldati, operai militarizzati e borghesi, con 340.000 procedimenti e 170.000 condanne per quanti hanno indossato l’uniforme. Dai dati recuperati da fonti italiane ed ester (Camera dei deputati, Camera dei Comuni, ‘Military executions during World War I’ di Gerard Oram e ‘Les fusillés de la Grande Guerre et la mémoire collective’ di Nicolas Offenstadt) si evince che le condanne a morte risultano: in Italia 1.006 (729 eseguite); in Gran Bretagna oltre 3.000 (351 o 306); in Germania 150 (48); e in Francia 2.400 (600). Non sono invece conosciute cifre di paragone sulle esecuzioni sommarie. Oltre a ciò e nel balletto spesso inesplicabile dei numeri, si può asserire che circa un soldato italiano su 12 è sottoposto a procedimenti disciplinari. Inoltre, unico Paese tra i belligeranti e per ordine del generale Cadorna e del ministro degli Esteri Giorgio Sidney Sonnino, il Regno d’Italia si rifiuta di fare inoltrare qualsiasi pacco viveri e di vestiario dalle famiglie ai soldati caduti prigionieri del nemico (250.000 sul Carso e sull’Isonzo, prima di Caporetto) (…). Ben 150.429 vengono poi considerati disertori non in presenza del nemico, 9472 in presenza del nemico e 2662 con passaggio al nemico (…)”” (pag 112-113-114) “”Ad armi deposte, il bilancio sarà per l’Italia impressionante: 650.000 morti; 219.145 gravi invalidi, dei quali 27.000 affetti da nevropatie e psicopatie e destinati a riempire i manicomi; 600.000 prigionieri, 100.000 dei quali non faranno ritorno a casa. Inoltre, 500.000 malati di tifo (solo 100.000 le guarigioni); quasi 500.000 colpiti da dissenteria cronica; 433.517 casi di tubercolosi; 1276 casi di malattie veneree; oltre 30.000 colpiti da colera (5.000 morti (…)). Mentre più tardi, la terribile spagnola sarà destinata a mietere, solamente in Italia, oltre 500.000 vittime”” (pag 117)”,”QMIP-171″
“ROSSO Claudio”,”Armando Diaz.”,”ROSSO Claudio (1954) è specialista di storia politica, sociale e culturale della prima età moderna e insegna storia moderna e Metodologia della ricerca storica presso il Dipartimento di studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale (sede di Vercelli). Ha collaborato alla ‘Storia d’Italia’ diretta da Giuseppe Galasso (Utet, 1994) e alla ‘Storia di Torino’ (Einaudi, 2002). Si occupa attualmente dei rapporti tra Piemonte e Lombardia tra Tardo Medioevo e Novecento. “”Le doti salienti di Diaz erano dunque l’equilibrio, la duttilità, l’umanità congiunta alla fermezza, la laboriosità, la precisione, il senso del dovere e del servizio. (…) Nessuno faceva riferimento, si badi bene, a particolari capacità strategiche: si parlava al massimo di un’ottima cultura militare, acquisita nella formazione giovanile e arricchita e perfezionata con l’esperienza. Il profilo che emerge è piuttosto quello di un intelligentissimo organizzatore, diremmo oggi di un perfetto ‘team manager’, che sa ascoltare le opinioni e le proposte dei collaboratori e mette in pratica la soluzione che ritiene migliore. Uno stile di comando che, come acutamente osserva Rochat, fa sì che “”più che a Napoleone, modello inconfessato di tutti i comandanti della Grande Guerra, il Diaz [possa] essere avvicinato a Eisenhower”” (pag 17-18) Riportato anche su scheda libro di Montanelli (Archiv): “”Parliamo di Indro Montanelli, che nel volume della sua fortunatissima ‘Storia d’Italia’ in cui si occupa della Grande Guerra (‘L’Italia di Giolitti, 1974) raffigura con tratti a dir poco grotteschi il Comandante supremo nel giorno della vittoria: “”Nelle lettere di Ojetti alla moglie dal Quartier Generale sono raccontate scene che vi si svolsero via via che giungevano i rapporti sulla fulminea diluviale avanzata delle nostre truppe oltre gli intatti ponti del Tagliamento e dell’Isonzo. Sulla gioia, sulla commozione, sull’entusiasmo, domina lo stupore: nessuno si aspettava una simile marcia trionfale. Fra queste lettere ce n’era una, che poi è scomparsa dal libro in cui sono state raccolte e pubblicate, ma che noi abbiamo letto con i nostri occhi, in cui Ojetti racconta che, mentre i compilatori del bollettino di guerra ne scandivano con voce rotta l’altisonante passaggio “”i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza””, Diaz se ne stava con la faccia incollata a un’enorme carta topografica a esplorarla con i suoi occhi miopi dietro le lenti professorali, mormorando in napoletano;: “”Né, ma ‘sto Vittorio Veneto addo’ c. sta?””. L’aneddoto ha potuto godere di una notorietà proporzionata all’enorme diffusione dei libri di Montanelli, ed è servito (come voleva l’autore) a ridicolizzare, mettendo in burletta il generale vittorioso, la vittoria stessa e la conclusione della guerra; e del resto il giudizio di Prezzolini è da Montanelli riportato ed esplicitamente condiviso”” (pag 26, Claudio Rosso, Armando Diaz, Sole 24 Ore, 2014) “”In effetti, fu proprio così: la nomina di Diaz fu fatta coincidere con la conclusione della ritirata. E in questo Orlando dette prova di saggezza. Tutto sommato Cadorna, pur fra ritardi, errori e incertezze, seppe dirigere il ripiegamento con fermezza e sangue freddo, così come fu lui a decidere che l’esercito doveva fermarsi al di là del Piave. Ma a rendere ineludibile e improcrastinabile il suo siluramento intervenne un fattore esterno: la precisa volontà degli Alleati, delle massime autorità politiche e miitari di Francia e Inghilterra, che subordinarono all’immediata sostituzione di Cadorna ogni loro aiuto militare e finanziario”” (pag 66) Sull’ipotesi di inseguimento del nomico. “”Ma Diaz (e Badoglio) ritennero troppo rischioso gettarsi in una rincorsa che poteva costare la perdita di troppi uomini e troppi armamenti, e compromettere, in caso di insuccesso, una tenuta disciplinare di un esercito che aveva senza dubbio ritrovato la volontà di combattere, ma che forse era meglio non sottoporre a una prova che avrebbe potuto rivelarsi superiore alle sue forze”” (pag 107)”,”QMIP-175″
“ROST Peter”,”The Whistleblower. Confessions of a Healthcare Hitman.”,”Peter Rost è stato vice presidente di Marketing alla Pfizer, la maggiore compagnia farmaceutica. Oggi rivela i segreti di questa industria dei farmaci. Accademia della Crusca: Che cosa indica e come si traduce la parola inglese whistleblower? Nel mese di febbraio di quest’anno (2014), la redazione del quotidiano “Pagina 99” si è rivolta all’Accademia della Crusca per avere un parere su come tradurre in italiano il termine inglese whistleblower. Abbiamo risposto con una nota lessicale pubblicata dallo stesso quotidiano il 28 febbraio 2014: la riproponiamo qui con alcuni ampliamenti e aggiornamenti. Risposta Che cosa indica e come si traduce la parola inglese whistleblower? Alla domanda secca “come si traduce in italiano la parola whistleblower?”, una prima essenziale e altrettanto secca risposta è che, al momento, nel lessico italiano non esiste una parola semanticamente equivalente al termine angloamericano. Manca la parola, ma è innanzitutto il concetto designato a essere poco familiare presso l’opinione pubblica italiana. L’assenza di un traducente adeguato è, in effetti, il riflesso linguistico della mancanza, all’interno del contesto socio-culturale italiano, di un riconoscimento stabile della “cosa” a cui la parola fa riferimento. Infatti, per ragioni storiche, socio-politiche, culturali – che qui non è il caso di discutere – in Italia, ciò che la parola whistleblower designa non è stato oggetto di attenzione specifica, riflessione teorica o dibattito pubblico, almeno fino a tempi recentissimi. Chi è il whistleblower? In inglese la parola whistleblower indica ‘una persona che lavorando all’interno di un’organizzazione, di un’azienda pubblica o privata si trova ad essere testimone di un comportamento irregolare, illegale, potenzialmente dannoso per la collettività e decide di segnalarlo all’interno dell’azienda stessa o all’autorità giudiziaria o all’attenzione dei media, per porre fine a quel comportamento’. Si tratta di una definizione di massima di fronte alla quale chi non abbia familiarità con il concetto fa fatica ad individuare un referente preciso. A chi si applica in concreto la definizione? Per esempio al dipendente dell’ufficio contabilità di un ente o di un’azienda che si accorge di un buco nel bilancio o al ricercatore di una casa farmaceutica che è a conoscenza del fatto che il farmaco che sta per essere lanciato sul mercato non ha superato tutti i test di controllo e può avere effetti collaterali pericolosi e non dichiarati. E queste persone decidono di non poter/voler tenere per sé le informazioni di cui sono in possesso e le riportano al superiore, al direttore o a una qualche autorità che abbia il potere di intervenire per bloccare il comportamento illecito e le sue conseguenze. Gli esempi sono generici, fittizi e potrebbero moltiplicarsi e differenziarsi in base agli ambiti lavorativi e ai tipi di azioni illegali perpetrabili. La questione socio-culturale e normativa In realtà, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, ciò che ha reso il referente in questione degno di attenzione è stato il ruolo che una figura come quella definita ed esemplificata sopra ha o può avere nel portare allo scoperto, combattere e disincentivare fenomeni di corruzione su grande e piccola scala. Un altro aspetto chiave è che la scelta di denunciare irregolarità e comportamenti illegali riscontrati sul luogo di lavoro comporta spesso (se non sempre), e a tutte le latitudini, ritorsioni e conseguenze negative per chi denuncia e, dunque, in tempi diversi e in diversi paesi, si è profilata la necessità di legiferare a tutela di queste persone. Negli Stati Uniti, un precedente concettuale e legislativo risale addirittura al 1863: si tratta del False Claim Act o legge Lincoln, che prevede una ricompensa per chi denuncia frodi ai danni del governo federale. Ma è nel Regno Unito che è stata elaborata e adottata la legge più estesa e completa in materia: il Public Interest Disclosure Act del 1998. In Italia l’attenzione verso questo tema risale ad anni molto più recenti: dal 2009 se ne occupa stabilmente la sezione italiana di Trasparency International (organizzazione non governativa impegnata contro la corruzione), che ha prodotto le prime ricerche in ambito italiano; è recentissima l’iniziativa delle associazioni Libera e Gruppo Abele con la campagna “Riparte il futuro”; in rete, inoltre, esistono alcuni siti e blog in italiano dedicati all’argomento; domande, riflessioni e proposte, anche di tipo linguistico, affiorano in blog e forum che si occupano di terminologia o di traduzione (cfr. in particolare la pagina dedicata a quest’argomento sul blog Terminologia etc.). Infine, anche in Italia una prima parziale presa in carico del problema sul piano giuridico è testimoniata dall’art. 51 bis della Legge “anticorruzione” 190/2012, intitolato “Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti”. Sta di fatto, però, che parola e concetto sono ancora confinati in circuiti informativi abbastanza ristretti o specialistici, che non raggiungono l’opinione pubblica più larga e indifferenziata. Attestazioni sui quotidiani italiani La copertura dei media tradizionali su questo tema ha raggiunto, infatti, posizioni di alta visibilità per lo più in relazione a persone e fatti d’oltreoceano con ricadute e risonanza internazionali (il caso Assange o il caso Snowden, per esempio). La ricerca della parola whistleblower negli archivi online di “Repubblica” e del “Corriere della sera” mostra che l’oggetto e la sua denominazione emergono carsicamente nelle pagine (per lo più economiche o, comunque interne) dei due quotidiani a partire dal 1995/2000: le prime attestazioni si trovano in un articolo breve apparso sul “Corriere” il 6/2/1995, in cui si dà notizia di una piattaforma informatica dedicata alla segnalazione di illeciti aziendali inaugurata e gestita dalla rivista economica “Fortune” (Il capo è cattivo? Fischiate Corriere della sera, sez. Economia, p. 21) e in una recensione del film Insider incentrato sulla storia del whistleblower americano Jeffrey Wigand (Quando l’etica in tv diventa suspance, “Repubblica”, sez. Spettacoli, 26/2/2000, p. 51). Il picco di attestazioni, in entrambi i quotidiani, si ha nel 2013 in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden sull’attività di “monitoraggio dati” della National Security Agency. Non mancano tuttavia le testate che cominciano a dedicare spazio e rilievo autonomi all’argomento: si segnalano per esempio un lungo servizio pubblicato il 28/2/2014 su “Pagina 99” alle pagine 1-4 (Ci salveranno le spie. Perché i delatori proteggono dal Potere. E vanno tutelati) e un articolo sull’inserto domenicale del “Sole 24 ore” del 12/10/2014 (Whistleblowing. Soffiate per l’interesse comune). La questione traduttivo-terminologica In molti casi sono i giornalisti stessi a porsi il problema di come tradurre in maniera soddisfacente il termine whistleblower o il corrispondente sostantivo astratto whistleblowing (‘l’azione di denuncia compiuta dal whistleblower, il fenomeno globalmente considerato’). Uno sguardo ad altre lingue a noi “vicine” rivela che in francese sembrano già diffusi lanceur d’alerte, denonciateur e informateur, in spagnolo alertador o denunciante, mentre in tedesco sembrerebbe più frequente il ricorso all’anglismo, pur essendo attestata la forma informant. Se guardiamo alla forma originale, il composto inglese, parafrasabile letteralmente come ‘chi soffia (blower) nel fischietto (whistle)’, deriva dall’espressione metaforica to blow the whistle che, inizialmente(a partire dai primi anni ’30 del Novecento, stando alle attestazioni dell’Oxford English Dictionary), veniva usata col significato di ‘interrompere qualcosa bruscamente’ propriocome farebbe un arbitro con un colpo di fischietto. L’espressione acquista poi nell’uso informale, di registro basso, il senso ulteriore, connotato negativamente, di ‘vuotare il sacco, rivelare (proditoriamente) informazioni riservate e incriminanti su qualcuno’. Fino a tutti gli anni ’60 to blow the whistle e il derivato whistleblower sono espressioni basse, gergali appartenenti allo stesso campo semantico e allo stesso registro di fink, rat, squealer e dei verbi corrispondenti (cfr. Zimmer 2013). Si tratta di espressioni i cui equivalenti in italiano sono rintracciabili in parole come talpa, spione e nelle locuzioni verbali fare la spia, fare una soffiata, cantare. La letteratura sul whistleblowing in lingua inglese sembra, poi, essere concorde nell’attribuire a Ralph Nader – attivista e politico americano impegnato, fra le altre cose, nella difesa dei diritti dei consumatori – il ribaltamento di connotazione e la conseguente “ristrutturazione” semantica della famiglia lessicale di whistleblower. Nader nel 1972, in una conferenza sulla “Responsabilità professionale” così definisce il whistleblowing: “l’azione di un uomo o una donna che, credendo che l’interesse pubblico sia più importante dell’interesse dell’organizzazione di cui è al servizio, denuncia/segnala che l’organizzazione è coinvolta in un’attività irregolare, illegale, fraudolenta o dannosa” (l’originale è citato in Vandekerckhove 2006, la traduzione è nostra). La rideterminazione semantica operata da Nader ha ristretto e specificato il significato di whistleblower, facendo diventare la parola un termine vero e proprio che individua un referente preciso, non più generico, con un tratto connotativo positivo di impegno civile, etico. L’operazione linguistico-concettuale di Nader ha avuto successo, tanto che in un supplemento del 1986, l’Oxford English Dictionary introduce le voci wistleblowing e whistle-blower, prima non registrate, accogliendole nel lessico angloamericano come termini neutri, di livello standard per indicare il referente proposto da Nader. A riprova dell’avvenuta stabilizzazione del termine nell’accezione promossa da Nader, citiamo l’incipit di un articolo del 2013 di Ben Zimmer sul “Wall Street Journal”, che comincia con la domanda: “Is Edward Snowden, leaker of the National Security Agency’s trove of data-driven secrets, a whistleblower or a traitor?”. Se ne deduce chiaramente che nel lessico americano attuale la parola whistleblower non intrattiene più una relazione di associazione o di implicazione con la parola traitor, ma una relazione di opposizione / esclusione. Le traduzioni italiane di whistleblower È questo il motivo principale per cui i traducenti proposti sulle pagine dei quotidiani italiani in alternativa al prestito integrale risultano inadeguati: parole come spia, delatore, talpa, informatore o anche spifferatore,soffiatore non garantiscono l’equivalenza né denotativa né connotativa con whistleblower, perché veicolano connotazioni negative di segretezza e anonimato legati a slealtà, al tradimento di un patto di fiducia, generalmente motivato da un tornaconto o un interesse personale. In nessun modo, dunque, queste voci sono associabili in italiano a un comportamento etico, virtuoso, manifestazione di senso civico. Un’altra espressione usata per tradurre whistleblower è gola profonda: anch’essa però si rivela insoddisfacente in quanto fortemente legata nel nostro immaginario al contesto giornalistico; nel nostro lessico e nelle nostre mappe mentali una gola profonda è l’informatore anonimo che rivela informazioni “scottanti” a un giornalista, mentre il whistleblower non è una fonte anonima, anche quando la sua identità debba rimanere riservata per prevenire ritorsioni, e i media non sono il suo canale unico né privilegiato. Sono stati tentati anche (pseudo)calchi come fischietto, fischiettista, fischiettatore o, addirittura, fischiettore. Di queste forme l’unica accettabile potrebbe essere fischietto già usata con valore metonimico nel gergo giornalistico sportivo per indicare l’arbitro (per lo più di calcio), figura a cui il referente di whistleblower è metaforicamente associabile. Resta problematica però la scarsa trasparenza e dunque l’ambiguità della designazione che non possiede tratti semantici che aiutino a identificare la figura nei suoi aspetti caratterizzanti, oltre al fatto che la metonimia fischietto,quand’anche fosse specificata da un determinante come per esempio anticorruzione, difficilmente varcherebbe la soglia del registro “brillante” di tipo giornalistico per entrare nel serbatoio del lessico comune di medio-alta formalità. Sono attestate anche proposte come vedetta civica o sentinella civica, reperibili all’interno della prima ricerca pubblicata da Trasparency International Italia intitolata Protezione delle vedette civiche: il ruolo del whistleblowing in Italia del 2009, ma queste designazioni non hanno avuto fortuna, tant’è che nelle pubblicazioni successive le forme non sono state rilanciate, forse anche perché le parole sentinella e vedetta rimandano all’idea di un ruolo codificato, istituzionalizzato, quasi professionalizzato e non di una scelta che si potrebbe presentare a chiunque. Restano le opzioni lessicali più neutre di denunciatore / denunciante, segnalatore / segnalante, quest’ultima compare tra l’altro nel testo di legge sopra menzionato insieme alla perifrasi ‘dipendente pubblico che segnala illeciti’ ed è quindi l’unica forma a essere stata in qualche modo “ufficializzata”. Anche queste forme hanno il “difetto” di essere parole generiche dal significato ampio e vago, ma in questo caso potrebbe funzionare la scelta di determinarle combinandole con un aggettivo come quello sopra proposto: il denunciante o segnalante anticorruzione potrebbe essere il whistleblower italiano, con il vantaggio di avere a disposizione anche la forma simmetrica denuncia / segnalazione anticorruzione per il sostantivo astratto whistleblowing. Resta il fatto che le parole non entrano nel lessico di una lingua e negli usi di una comunità per imposizione dall’alto: soltanto il progredire del dibattito intorno al tema e l’intensificarsi dell’interesse pubblico per la “cosa” designata consentirà di sviluppare e radicare una designazione linguistica condivisa. Per approfondimenti: http://www.whistleblowing.it Licia Corbolante, “”Whistleblower, un concetto poco italiano””, in Terminologia etc. (blog di Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche), 2013. Davide Del Monte, Giorgio Fraschini (a cura di), Un’alternativa al silenzio. Promozione delle segnalazioni nell’interesse pubblico, Transparency International Italia, 2012. Giorgio Fraschini, Nicoletta Parisi, Dino Rinoldi, Protezione delle “”vedette civiche””: il ruolo del whistleblowing in Italia, Transparency International Italia, 2009. Giorgio Fraschini, Nicoletta Parisi, Dino Rinoldi,Il whistleblowing. Nuovo strumento di lotta alla corruzione, Bonanno, 2011. Wim Vandekerckhove, Whistleblowing and Organizational Social Responsibility: A Global Assessment , Ashgate Publishing Limited, 2006. Ben Zimmer, The Epithet Nader Made Respectable, “The Wall Street Journal”, 12/7/2013. A cura di Maria Cristina Torchia Redazione Consulenza Linguistica Accademia della Crusca”,”ECOG-005-FP”
“ROSTOVTZEFF Mijail”,”Historia social y economica del imperio romano. II.”,”””Nonostante le gravi difficoltà occasionate dalla guerra, la peste, la povertà e le ribellioni, il governo di Marco Aurelio presentò gli stessi caratteri di quelli dei suoi predecessori. In tempi di necessità si vide forzato ad adottare duri mezzi, che provocarono uno scontento ogni volta maggiore; ma fece quanto possibile per mitigare gli effetti degli stessi ed aiutare gli oppressi. Tra le caratteristiche più interessanti del suo regno va notata la sua attenzione alla situazione degli schavi e dei liberti e ai mezzi con cui cercò di rendere più sostenibile e umana la loro vita.”” (pag 795)”,”STAx-142″
“ROSTOVTZEFF Michael, a cura di Antonino DI-VITA”,”Città carovaniere.”,” “”La corrispondenza di Zenone è un racconto meraviglioso. Dalle paludi e dal deserto, nel giro di pochi anni, sorge dinanzi a noi una città nuova di zecca, piena d’uomini, donne, fanciulli ed animali, rumorosa e forse già sporca. Nei giardini crescono gli alberi, i fiori sbocciano, le acque scorrono nei canali. I templi sono frequentati dai fedeli. I ragazzi e le ragazze si recano a scuola. I giovani fanno gli esercizi quotidiani nella palestra. C’è vita ovunque, ora, dove alcuni anni prima c’erano la febbre e la desolazione. La maggiore preoccupazione di Zenone era, tuttavia, la terra, le diecimila ‘arurae’ di Apollonio e i terreni dei colonizzatori militari e degli altri detentori di doni. In Egitto tutto dipende da una bella distribuzione d’acqua fatta accuratamente e a tempo. Non basta costruire dighe e canali, bacini e sbocchi. Bisogna custodirli gelosamente, mantenerli puliti e solidi, badare a che le cateratte del canale principale vengano aperte al giusto momento e per un periodo di tempo sufficiente. La terra stessa bisogna che sia stata approntata per l’irrigazione, liberata dalle fratte e dai semi, pulita e purificata dal sale. Quando vi giunse Zenone l sistema d’irrigazione di Filadelfia non era ancora al completo. La sua prima cura fu di affrettarne i lavori. (…) I lavori agricoli venivano in gran parte eseguiti da gente alla giornata, e non abbiamo nessuna notizia sicura che s’adoperassero gli schiavi nel lavoro dei campi. Alle volte si fittavano dei pezzi di terreno a singole persone o a gruppi di contadini, lasciando agli affittuari una parte del raccolto. Così ogni anno nei campi erano occupati centinaia di uomini, donne e fanciulli, quasi tutti indigeni. E il compito di Zenone per organizzare il lavoro di questi indigeni non era facile. Doveva badare che le colture fossero ben distribuite fra i vari appezzamenti dei campi, a seconda delle disposizioni di legge e delle regole scientifiche dell’agricoltura; doveva pensare alla quotidiana assegnazione del lavoro per i molti gruppi di lavoratori, e alla distribuzione del bestiame – buoi, vacche e asini – e gli degli strumenti agricoli e del seme fra i tali gruppi di lavoratori. Quando l’aratura e la semina erano terminate, bisognava tener lontano dai campi il bestiame e i ladruncoli. Ma la cura più grande doveva essere quella di innaffiare le piantagioni. E infine arrivava la mietitura, il periodo più arduo nella vita di un agricoltore. Si assumevano lavoratori a migliaia per partecipare ai lavori del raccolto, e branchi di asinelli trasportavano il grano sulle aie. Anche la trebbiatura bisognava farla in fretta, aiutandosi con uomini e animali – si usavano i maiali in modo estensivo. E finalmente si doveva trasportare il grano nei magazzini e di lì mandarlo su o giù per il fiume, dopo aver dato al governo la parte che gli spettava. Le relazioni di Zenone con i lavoratori indigeni non erano sempre amichevoli. Di tanto in tanto sorgevano delle vivaci discussioni sui contratti di lavoro, sulle rimunerazioni, e, con gli affittuari, sulla divisione del raccolto. Alle volte i contadini si mettevano in sciopero, un antichissimo metodo di protesta passiva degli orientali. Solevano smettere di lavorare per recarsi in massa in un santuario delle vicinanze e mettersi sotto la protezione di qualche dio. Il luogo era sacro e il re riconosceva l’inviolabilità di molti dei maggiori santuari, concedendo ad essi il diritto di asilo. Il gran problema stava nel trovare il modo di riavere i lavoratori”” (pag 233-234)”,”STAx-273″
“ROSTOVZEV M.”,”Storia economica e sociale dell’ Impero Romano.”,”””Al pari d’ Augusto, anche Vespasiano non fu soltanto un restauratore. Egli proseguì energicamente l’ opera iniziata da Augusto e da Claudio nei due rami più importanti dell’ amministrazione imperiale: nel campo delle finanze, in cui continuò a sviluppare la burocrazia, e nel promuovere la vita delle città nelle province. Non è necessario entrare in particolari in proposito. Quanto al primo campo, i punti essenziali sono stati fissati da O. Hirschfeld nel suo indispensabile libro e non occorre qui ripeterli. Un solo particolare va messo in rilievo a motivo della sua immensa importanza per la storia economica del sec. II: la diligenza con cui Vespasiano curò i demani imperiali e pubblici. Le vaste confische di Nerone da un lato, e dall’ altro lo scompiglio dell’ anno dei quattro imperatori, in cui la soldatesca sfrenata e i suoi imperiali padroni massacrarono non pochi senatori e ricchi borghesi, avevano creato condizioni più o meno simili a quelle che Augusto aveva ereditato dalle guerre civili. Il compito di Vespasiano era tutt’altro che facile. (…)””. (pag 126)”,”STAx-153″
“ROSTOW W.W.”,”Las etapas del crecimiento económico. Un manifiesto no comunista.”,”Parallelo della forte crescita russa e americana (pag 115) Tabella dati numero di automobili in circolazione negli anni dal 1900 al 1958 per paesi (Usa, Canada, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Giappone, Russia), Tabella dati auto in servizio per milioni di abitanti 1900 1958 (pag 200-) Per es. per il 1929 anno della crisi, i dati per paese n° auto per milione abitanti: USA 169 mila, Canada 85 mila, Francia 15700, Gran Bretagna 17600, Germania 4180, Italia 2980, Giappone 580, Russia 560″,”ECOI-226″
“ROSTOW W.W.”,”The Stages of Economic Growth. A Non-Communist Manifesto.”,”ROSTOW W.W. “”The length of the depression in the United States – as opposed to its depth – deserves rather more comment; for it relates directly to the stage of growth, to the era of high mass-consumption, into which the United States had entered. Although many ancillary forces undoubtedly played a part, the central reason for the intractability of the American depression, which still left 17% unemployed on the eve of the Second World War, was that the leading sectors of this phase of American growth required full employment and an atmosphere of confidence before they could become activated again. What were those leading sectors in the American age of high consumption? They were, once again, the automobile, suburban home-building, road-building, and the progressive extension of the automobile and other durable consumers’ goods to more and more families. When, in earlier historical stages, the momentum of growth hinged on the continued extension of railroads, or on the introduction of other cost-reducing industrial processes – on the side of supply – investment could be judged profitable at relatively low levels of current consumers’ demand. But when investment comes to be centred around industries and services based on expanding consumption, full employment is needed, in a sense, to sustain full employment; for unless consumption levels press outward, capacity in consumers’ goods industries and those supplying them with inputs will be under-used, and the impulse to invest will be weak. The horizons of American industry lowered radically in the 1930’s, and appeared almost to stabilize at a low level “”. (pag 78)”,”ECOT-185″
“ROSTOW Walt W.”,”Gli stadi dello sviluppo economico.”,”W.W. Rostow direttore del ‘Policy Planning Staff’ del Dipartimento di Stato americano. Professore di storia economica al MIT, autore di molte opere di carattere storico e teorico. La grande depressione del 1929 (pag 126-127) “”La lunghezza della depressione negli Stati Uniti, a differenza della sua profondità, richiede invece un più ampio commento; poiché essa si riallaccia direttamente allo stadio di sviluppo, al periodo del grande consumo di massa in cui erano entrati gli Stati Uniti”” (pag 127) Rostow: “”Nulla di realmente importante nell’opera di Marx è posteriore al 1848″” (pag 224)”,”ECOT-298″
“ROSTOW Walt Whitman”,”Gli Stati Uniti nell’ arena mondiale.”,”Contiene: Libro Primo: (…) L’evoluzione del diplomatico e del soldato americano. Libro Secondo. La seconda guerra mondiale. Parte prima. Una duplice prospettiva. Lo stile nazionale e l’interesse nazionale nella seconda guerra mondiale. La scena di Washington: politica, metodi e uomini. La forma della battaglia. Parte seconda. L’esperienza militare: tre dimensioni innovatrici. Scienza, tecnica e guerra. Lo sviluppo della potenza aerea strategica. L’esperienza bellica dell’alleanza militare. Il bilancio militare della seconda guerra mondiale. Parte terza. La diplomazia della guerra e della pacificazione. Diplomazia, assetto mondiale e interesse nazionale. La Francia, La Germania, La Polonia, L’Asia, Progettando le istituzioni post-belliche Parte quarta. Conclusione. Origini della guerra fredda. (pag 56-203) “”Fra il luglio e il dicembre 1943 vennero condotti contro industrie aeronautiche e d’altro genere in Germania circa sedici attacchi (30). Essi partirono in gran parte dall’Inghilterra, ma alcuni vennero compiuti dalla Quindicesima Squadra aerea, in gran parte impegnata nell’appoggio alle operazioni terrestri nel teatro del Mediterraneo. In questi sei mesi decisivi vennero sganciate quarantaseimila tonnellate di bombe su fabbriche di aeroplani: solo un 20 per cento dell’azione complessiva americana durante questo periodo, e un terzo dell’ 1 per cento delle azioni di bombardamento compiute dall’Arma aerea americana durante la seconda guerra mondiale in Europa (31). Questi attacchi furono però d’importanza immensa. La produzione tedesca di apparecchi da caccia monomotori, che era salita da meno di 400 nel gennaio 1943 a 1050 in luglio, diminuì a meno di 600 in dicembre, diminuzione causata sia direttamente dai bombardamenti, che dalla dislocazione e dispersione degli impianti causata dal timore di altre distruzioni. Se non vi fossero stati questi bombardamenti, la produzione di caccia monomotori tedeschi nel dicembre 1943 avrebbe potuto essere di 2000 aerei. (…) Oltre alla perdita della produzione tedesca di circa tre mesi di aerei da caccia, l’inaspettato successo di queste poche audaci e sanguinose missioni portò i tedeschi a disperdere la loro produzione in una fase cruciale della guerra. Questa dispersione venne attuata con energia e successo; ma la perdita di tempo che inevitabilmente comportò fu disastrosa per la Germania. (…) Le fonti tedesche indicano che il 75 per cento degli edifici delle fabbriche d’aeroplani vennero danneggiati o distrutti e la produzione ausiliaria ridotta del 50 per cento della sua punto massima. Ma questa era piuttosto una vittoria militare dell’Arma aerea americana che una vittoria sulla capacità produttiva tedesca. La perdita tedesca di produzione aeronautica aveva una possibile importanza militare; la perdita della produzione ausiliaria – già superato come obbiettivo con il 1944 data la imminenza dell’invasione – non ne aveva praticamente nessuna. L’attacco del febbraio 1944 fu importante perché le forze da combattimento tedesche vennero sconfitte tatticamente in battaglia serrata; e non si ripresero più per compiere sistematiche operazioni difensive diurne. Questa sconfitta tattica assunse la forma di una progressiva perdita di piloti sperimentati in misura maggiore dell’Arma aerea americana; e, in parte per i susseguenti attacchi ai depositi di carburante e per i loro effetti sull’addestramento dei piloti, questa perdita non poté più essere compensata dai tedeschi (33). Così gli attacchi strategici alla produzione di aerei da caccia del 1943 riuscirono a contenere le forze aree da combattimento tedesche ad un livello che consentì la vittoria tattica del febbraio 1944. Il bombardamento di precisione fu lo strumento e l’occasione in cui l’Arma aerea ottenne sopra la Germania una vittoria corrispondente a quella ottenuta dagli inglesi con la Battaglia d’Inghilterra; ma la vittoria fu formalmente tattica e assunse la forma di una susseguente superiorità degli apparecchi da caccia americani, che consentì ai bombardieri diurni libertà d’azione a un costo accettabile. Le formazioni da bombardamento americane continuarono a subire perdite, qualche volta gravi; ma la loro capacità di compiere operazioni significative in tutta Europa non venne più posta in discussione. L’indispensabile fondamento dell’operazione Overlord – la supremazia aerea alleata sul continente, considerata necessaria fin dall’inizio- era infine acquisita (34)”” (pag 104-106) [(30) L’alleanza chiave fu tra Hughes e un ufficio del Quartier Generale della RAF chiamato Ufficio operazioni bombardieri. Questo ufficio era costituito da un gruppo di giovani ufficiali di Stato Maggiore con esperienze recentissime di operazioni aeree, i quali credevano che l’attacco di precisione fosse non soltanto assai più efficace del bombardamento di zone, ma anche possibile da ottenere in condizioni europee. (…); (31) Dall’appendice statistica dell’ Overall Report of United States Strategic Bombing Survey, 1945 (…); (33) Sia nel caso tedesco che in quello giapponese sembra che la supremazia aerea sia stata ottenuta attraverso il progressivo logorio dei piloti, per cui la parte vincente giorno per giorno vide aumentare l’abilità e l’esperienza relativa dei suoi piloti, dopo aver conseguito una prima vittoria tattica. Il processo fu auto-rinforzante, in quanto una iniziale perdita relativa favorevole di aerei e di piloti addestrati portò ad una posizione di vantaggio nella susseguente fase della lotta; (34) vd. specialmente D.D. Einsenhower, ‘Crusade in Europe’, New York, Doubleday, 1948, pp. 46-47]”,”USAQ-004-FV”
“ROSTOW W.W.”,”Politics and the Stages of Growth.”,”W.W. Rostow è stato Professore di Economia e Storia all’Università del Texas.”,”ECOI-001-FMDP”
“ROSZAK Theodore a cura; scritti di Theodore ROSZAK Louis KAMPF Sumner M. ROSEN Staughton LYND Marshall WINDMILLER Kathleen GOUGH John WILKINSON Robert ENGLER Christian BAY Gordon C. ZAHN Noam CHOMSKY”,”L’università del dissenso.”,”T. Roszak, dottorato alla Princeton University e insegnamento alla Stanford e al California State College, Harvard, dove è professore associato di storia e direttore accademico del programma di storia della cultura occidentale. Insegnamento e responsabilità politica: un “”anti-textbook”” di undici professori americani. “”Quanto ai professori, sono diventati anche loro dei trafficanti attenti a non lasciarsi sfuggire nessuna occasione. Non si limitano alla propria università. I più abili hanno imparato a manovrare anche con altre istituzioni – altre università, istituti, fondazioni, industrie, il governo. Un sempre maggior numero di professori di scienze sociali sono consulenti della grande industria e di vari organismi del mondo degli affari. L’ufficio delle ricerche applicate della Columbia University e l’istituto delle ricerche sociali della università del Michigan, per esempio, hanno condotto numerosi studi per questi clienti. Le direzioni aziendali sono particolarmente interessate a inchieste sul comportamento in connessione con i problemi del personale. In un discorso alla università del Michigan Arjay Miller, presidente della Ford Motor Company, ha spiegato questa reciproca attrazione. «La grande industria in un certo senso è un laboratorio clinico nel quale le teorie sulla natura umana sono verificate sul terreno dei fatti. Lo studioso di scienze sociali e l’umanista hanno molto da imparare dall’esperienza della più ampia e sistematica metodologia delle loro ricerche. Sia l’una che gli altri quindi avranno tutto da guadagnare se si troverà il modo di rendere più stretti e più frequenti i loro rapporti di lavoro». La scienza contribuisce allo sviluppo economico e lo sviluppo economico crea le premesse di maggiori aiuti finanziari per le università, proseguì Arjay Miller. E si dichiarò dell’avviso che in un mondo interdipendente i sempre più numerosi rapporti tra università e industria «possono essere facili e costruttivi – o reciprocamente irritanti e dannosi». (…) I professori sono interessati al reddito, al prestigio, al rispetto dei loro pari e al potere, o all’accesso alle stanze dei potenti: o per lo meno alla possibilità di pretendere con se stessi e con i colleghi, come già fanno con gli studenti, di essere addentro alle segrete cose. Quando tornano dalle visite di prammatica alle agenzie federali, alla Casa Bianca o alle centrali della grande industria scrivono, e i il loro tono è quello di storici ed economisti di corte più che di studiosi disinteressati. Anche nelle università tradizionalmente note per il rispetto per l’insegnamento e per la ricerca onesta si guarda con particolare favore a chi sa lanciare progetti redditizi dal punto di vista delle finanze e delle pubbliche relazioni”” (pag 206-207) [Robert Engler, ‘Scienze sociali e rifiuto della responsabilità sociale. Lo scandalo delle università’] [Robert Engler, professore di scienze politiche al Queens College e della City University di New York e al Sarah Lawrence College (1968]”,”TEOS-316″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Luigi SALVATORELLI Ettore ANCHIERI Francesco CATALUCCIO Federico CURATO Mario TOSCANO Ettore ROTA Enrico SERRA Pietro MARAVIGNA Mario BENDISCIOLI Michele F. SCIACCA Francesco ALBERGAMO Mario APOLLONIO”,”Questioni di storia contemporanea. Volume primo.”,”Saggi di Luigi SALVATORELLI Ettore ANCHIERI Francesco CATALUCCIO Federico CURATO Mario TOSCANO Ettore ROTA Enrico SERRA Pietro MARAVIGNA Mario BENDISCIOLI Michele F. SCIACCA Francesco ALBERGAMO Mario APOLLONIO”,”STOx-058″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Bruno LEONI Giuliano PISCHEL Agostino LANZILLO Corrado GINI Ettore ROTA Angelo TAMBORRA Carlo MORANDI Giuseppino TREVES Vittorio ORILIA Maurilio ADRIANI”,”Questioni di storia contemporanea. Volume secondo.”,”Saggi di Bruno LEONI Giuliano PISCHEL Agostino LANZILLO Corrado GINI Ettore ROTA Angelo TAMBORRA Carlo MORANDI Maurilio ADRIANI Giuseppino TREVES Vittorio ORILIA”,”STOx-059″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Luigi BULFERETTI Georges BOURGIN Francisco Presedo VELO Raymond WINCH Ferdinand SIEBERT Leonida GANGIKOV Ferdinando VEGAS Walter MATURI Paolo TREVES Giovanni SPADOLINI Georges BOURGIN e Cesar VIDAL Franco VALSECCHI Leo JUST Delio CANTIMORI Gerhard RITTER Nino VALERI Paolo ALATRI Angelo TAMBORRA Rodolfo MOSCA”,”Questioni di storia contemporanea. Volume terzo.”,”Saggi di Luigi BULFERETTI, Georges BOURGIN, Francisco Presedo VELO, Raymond WINCH, Ferdinand SIEBERT, Leonida GANGIKOV, Ferdinando VEGAS, Walter MATURI, Paolo TREVES, Giovanni SPADOLINI, Georges BOURGIN e Cesar VIDAL, Franco VALSECCHI, Leo JUST, Delio CANTIMORI, Gerhard RITTER, Nino VALERI, Paolo ALATRI, Angelo TAMBORRA, Rodolfo MOSCA.”,”STOx-060″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Federico Guido POGGI Guido GIGLI Elena MASCETTI Mino MILANI Vittorio ORILIA Iginio GIORDANI Romain RAINERO”,”Questioni di storia contemporanea. Volume quarto.”,”Saggi di Federico Guido POGGI Guido GIGLI Elena MASCETTI Mino MILANI Vittorio ORILIA Iginio GIORDANI Romain RAINERO”,”STOx-061″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Franco VALSECCHI Melchiorre ROBERTI Luigi BULFERETTI Antonio MONTI Ettore ROTA Ruggero MOSCATI Gioacchino VOLPE Walter MATURI Francesco CATALUCCIO Francesco COGNASSO Giacomo PERTICONE Raffaele CIASCA Antonio FOSSATI Antonio AMORTH Giovanni SPADOLINI Paolo Ettore SANTANGELO Nino VALERI G. BOURGIN C. VIDAL Leopoldo MARCHETTI”,”Questioni di storia del risorgimento e dell’ unità d’ Italia.”,”Saggi di Franco VALSECCHI Melchiorre ROBERTI Luigi BULFERETTI Antonio MONTI Ettore ROTA Ruggero MOSCATI Gioacchino VOLPE Walter MATURI Francesco CATALUCCIO Francesco COGNASSO Giacomo PERTICONE Raffaele CIASCA Antonio FOSSATI Antonio AMORTH Giovanni SPADOLINI Paolo Ettore SANTANGELO Nino VALERI G. BOURGIN C. VIDAL Leopoldo MARCHETTI”,”STOx-043″
“ROTA Ettore a cura; collaborazione di Maria Paola ARCARI Raffaele CIAMPINI Paolo COLOMBO Leopoldo MARCHETTI Antonio MONTI Ernestina MONTI Pietro NURRA Pier Fausto PALUMBO Piero PIERI Paolo Ettore SANTANGELO Giovanni VACCARI Varo VARANINI Antonio ZIEGER”,”Il 1848 nella storia italiana ed europea. Volume I.”,”Collaborazione di Maria Paola ARCARI Raffaele CIAMPINI Paolo COLOMBO Leopoldo MARCHETTI Antonio MONTI Ernestina MONTI Pietro NURRA Pier Fausto PALUMBO Piero PIERI Paolo Ettore SANTANGELO Giovanni VACCARI Varo VARANINI Antonio ZIEGER Coraggio passivo di Carlo Alberto. “”Così che si diede il caso che vinse veramente chi commise meno errori: oltremodo tardivo, difettoso e parziale lo spostamento dell’ esercito piemontese; e poi non bene impostata da parte piemontese la battaglia di Goito, anziché a Volta, dove gli Austriaci logicamente l’ aspettavano in un terreno che lasciava la destra debole e obbligava a uno schieramento in profondità con fronte troppo ristretta, tale da consentire al nemico un’ azione aggirante su larga scala. Ma indubbiamente, dato il terreno, lo schieramento prescelto era il più razionale; e il Bava condusse bene la battaglia; e le critiche che a questo riguardo gli furono mosse, sanno molto di esercitazione accademica: il Comandante del I Corpo mostrò calma, visione chiara delle mutevoli situazioni, e adoperò abilmente e tempestivamente le truppe di seconda e terza linea: fu indubbiamente quello, di tutta la campagna, il suo momento più felice: una battaglia con forze limitate e fronte ristretta corrispondeva veramente alle sue capacità; ed entro questi limiti egli poté manifestarle egregiamente. E fu nell’ insieme ben coadiuvato, specialmente dal duca di Savoia e dal Gen. D’Arvillars comandanti della divisione di riserva e della 1° divisione. Quanto a Carlo Alberto mostrò il solito coraggio puramente passivo, e non svolse nessuna vera azione di comando””. (pag 288-289, Piero Pieri, La guerra regia nella pianura padana)”,”QUAR-052″
“ROTA Ettore a cura; collaborazione di Maria Paola ARCARI Raffaele CIAMPINI Paolo COLOMBO Leopoldo MARCHETTI Antonio MONTI Ernestina MONTI Pietro NURRA Pier Fausto PALUMBO Piero PIERI Paolo Ettore SANTANGELO Giovanni VACCARI Varo VARANINI Antonio ZIEGER”,”Il 1848 nella storia italiana ed europea. Volume II.”,”Collaborazione di Maria Paola ARCARI Raffaele CIAMPINI Paolo COLOMBO Leopoldo MARCHETTI Antonio MONTI Ernestina MONTI Pietro NURRA Pier Fausto PALUMBO Piero PIERI Paolo Ettore SANTANGELO Giovanni VACCARI Varo VARANINI Antonio ZIEGER Geopolitica di Bismarck. “”I polacchi presero sul serio la rivoluzione liberale prussiana con le conseguenze che ne derivavano per la loro patria, e in Posnania il 20 marzo si costituì un comitato nazionale, che il 14 marzo ottenne perfino un’ombra di riconoscimento da parte del governo prussiano. Ma bastò che i Tedeschi si accorgessero delle conseguenze che i Polacchi volevano trarre dal movimento liberale prussiano, perché immediatamente i loro sentimenti mutassero. Secondo loro, si doveva, si, concedere una costituzione anche alle province polacche, ma a patto che queste rimanessero soggette alla Prussia. In Posnania allora successero torbidi; (…). Il punto di vista tedesco sulla questione fu allora espresso da un feroce conservatore, che rispondeva al nome non ancora famoso di Ottone di Bismarck, in un articolo pubblicato nel giornale di Magdeburgo il 20 aprile. Come? Noi liberiamo i Polacchi e li portiamo in trionfo per le vie di Berlino, mentre essi in Posnania dan la caccia al tedesco? E’ una bislaccheria disfarsi, in nome della libertà, di province conquistate col sangue tedesco (!!) col pericolo di formare un nuovo regno slavo a sud est (Stiria e Illiria), restituire il Tirolo ai Veneziani, e formare con la Boemia e la Moravia un regno ceco indipendente dalla Germania (…)””. (pag 569-570)”,”QUAR-053″
“ROTA GHIBAUDI Silvia BARCIA Franco a cura; saggi di Giuliano MARINI Franca PAPA Carlo CORDIE’ Giuseppa BUTTA’ Angela GARINI MUSTO Marco FERRARI Paola CELLA RISTAINO Vittore COLLINA Eugenio GUCCIONE Roberto TUMMINELLI Nicola MATTEUCCI Mirella LARIZZA LOLLI Emilio R. PAPA Carlo DIONISOTTI Gaetano CINGARI Franco CRISPINI Marino BERENGO Maria Sofia CORCIULO Romano AMERIO Lanfranco CARETTI Gian Savino PENE VIDARI Virginio Paolo GASTALDI Mario ISNENGHI Claudio CESA Arturo COLOMBO Giuseppe ACOCELLA Giorgio NEGRELLI Gian Mario BRAVO Sergio AMATO Luigi BULFERETTI Dino FIOROT Maria Luisa CICALESE Nunzio DELL’ERBA Gian Biagio FURIOZZI Giuseppa SACCARO DEL BUFFA Giuliano PROCACCI Fulvio D’AMOJA Franco SBARBERI Pier Giorgio ZUNINO Angelo D’ORSI Carlo GALLI Ennio DI-NOLFO Sergio PISTONE”,”Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume terzo. Ricerche sui secoli XIX-XX.”,”Saggi di Giuliano MARINI Franca PAPA Carlo CORDIE’ Giuseppa BUTTA’ Angela GARINI MUSTO Marco FERRARI Paola CELLA RISTAINO Vittore COLLINA Eugenio GUCCIONE Roberto TUMMINELLI Nicola MATTEUCCI Mirella LARIZZA LOLLI Emilio R. PAPA Carlo DIONISOTTI Gaetano CINGARI Franco CRISPINI Marino BERENGO Maria Sofia CORCIULO Romano AMERIO Lanfranco CARETTI Gian Savino PENE VIDARI Virginio Paolo GASTALDI Mario ISNENGHI Claudio CESA Arturo COLOMBO Giuseppe ACOCELLA Giorgio NEGRELLI Gian Mario BRAVO Sergio AMATO Luigi BULFERETTI Dino FIOROT Maria Luisa CICALESE Nunzio DELL’ERBA Gian Biagio FURIOZZI Giuseppa SACCARO DEL BUFFA Giuliano PROCACCI Fulvio D’AMOJA Franco SBARBERI Pier Giorgio ZUNINO Angelo D’ORSI Carlo GALLI Ennio DI-NOLFO Sergio PISTONE Contiene in particolare i saggi: – Il Socialismo in Australia e in Nuova Zelanda (…) (di G.M. Bravo) – “”Democrazia”” e “”Libertà”” nel socialismo evoluzionistico tedesco degli ultimi due decenni dell’Ottocento: K. Kautsky, R. Seidel, E. Bernstein (di Sergio Amato) – Antonio Labriola e il “”caso”” Loria (di Dino Fiorot) – Sorel Merlino e la crisi del marxismo (di Nuzio Dell’Erba)”,”TEOP-381″
“ROTA GHIBAUDI Silvia”,”Giuseppe Ferrari. L’evoluzione del suo pensiero (1838-1860).”,”ROTA GHIBAUDI Silvia Ferrari indifferente al principio di nazionalità (pag 158) Rapporti Ferrari – Proudhon. “”Ma, dopo un ulteriore viaggio a Milano, il Ferrari il 5 febbraio ’60 scrive a Proudhon che l’ultimo soggiorno in Italia lo ha convinto delle ragioni dell’amico nel consigliarlo ad allontanarsi da un popolo di furbi. Tuttavia, rientrato a Parigi, aveva appreso dai giornali la sua candidatura al Parlamento italiano nella circoscrizione milanese, insieme a Cavour, Farini e Cattaneo e desiderava essere consigliato su questo importante problema personale. Che cosa avrebbe fatto Proudhon al posto suo circa la possibilità di entrare in Parlamento fra una minoranza di venti persone contro 380 che lo detestavano, così come l’amico era stato odiato all’assemblea constituente francese? In Italia tutto è menzogna o ridicola ingenuità. La risposta di Proudhon all’appello del Ferrari è immediata e favorevole all’accettazione. In data 6 febbraio gli scrive in termini netti e decisi: “”Vous devez accepter la candidature””. Secondo Proudhon, vi sono circostanze in cui è doveroso seguire la corrente e assumere responsabilità personali, mentre in altre la prudenza impone l’astensione. Ora, la situazione italiana imponeva una presa di posizione personale in relazione al pensiero federale, di cui il Ferrari era uno dei principali rappresentanti, che doveva essere propagandato e diffuso, e la migliore propaganda sarebbe stata la sua presenza in Parlamento””. (pag 268)”,”TEOP-237″
“ROTA Emanuel”,”A Pact with Vichy. Angelo Tasca from Italian Socialism to French Collaboration.”,”ROTA Emanuel Scontro Bordiga-Tasca, che poi si ritrovano entrambi emarginati in PCI (pag 16) Tasca approfondisce studi su il marxismo, Marx ed Engels, per contrastare lo stalinismo imperante (pag 55) “”The solution to Tasca’s problems came from a prestigious new journal founded by Henri Barbusse and entitled ‘Monde’ . This weekly publication, which was sponsored by intellectuals as diverse as Einstein, Unamuno, and Gorky, seemed to Tasca an ideal place to publish his ideas on politics,. As he wrote to Souvarine, who did not like ‘Monde’, he preferred Barbusse’s journal to other nonconformist publications of the French left because there he could work on the issue of the unity of the worker’s movement. At ‘Monde, other Communist intellectuals such as the Austrian Lucien Laurat, an expert on Rosa Luxemburg, or Leon Werth, the anarchist to whom Saint-Exupéry dedicated ‘The Little Prince’, had created an open forum for discussion. There Tasca found what he had hoped for: a socialist newspaper where leftist intellectuals could discuss culture and politics across the traditional boundaries of party politics. Tasca and Barbusse had known each other since the years when Tasca was publishing ‘L’Ordine Nuovo’, where he had enthusiastically printed the manifesto of the ‘Clarté’ group. The presence among ‘Monde”s financial supporters of leftist socialists such us Georges Monnet next to the communist-leaning Barbusse granted an ideological freedom to the journal that was uncommon among equivalent publications. Beginning on November 2, 1929, Tasca wrote book reviews an a weekly commentary on the principal cultural and political journals published in Paris”” (pag 59) Tasca, Angelo. – Uomo politico e pubblicista (Moretta 1892 – Parigi 1960); socialista, dirigente della FIOM (1912-13), fu tra i fondatori dell’Ordine nuovo e nel 1921 aderì al PCI. Trasferitosi in Francia (1927), membro del Comitato esecutivo del Comintern (1928), avversò la linea politica di Stalin, e fu per questo espulso dal partito (1929). Nel 1936 rientrò nel PSI e si oppose alla politica di unità d’azione con il PCI, verso il quale fu negli anni successivi sempre più critico. Naturalizzato francese (1936), nel dopoguerra si dedicò prevalentemente all’attività giornalistica. Ha pubblicato (con lo pseudonimo di Amilcare Rossi) numerose opere: Naissance du Fascisme. L’Italie de 1918 à 1922 (1938; ed. it. Nascita e avvento del fascismo, 1950); Physiologie du parti communiste français (1948); Le pacte germano-soviétique. L’histoire et le mythe (1954); Autopsie du stalinisme (1957). (Treccani)”,”MITS-433″
“ROTA Giorgio”,”Passato e futuro dell’inflazione in Italia.”,”Giorgio Rota, 32 anni, è professore di Economia Politica presso l’Università di Torino e consulente economico. Fa parte del comitato degli studi del «Centro di ricerca e documentazione L. Einaudi» e del comitato di direzione di «Biblioteca della libertà». E’ autore di altre ricerche sui fenomeni finanziari nazionali. GIORGIO ROTA (a cura del Prof. Sergio Ricossa) L’economista torinese Giorgio Rota (1944 – 1984) si è laureato in economia nel 1967, discutendo la tesi con Sergio Ricossa. Dopo essere stato assistente del medesimo professore, nel 1980 saliva alla cattedra di Economia Politica, presso la Facoltà di Economia e Commercio di Torino, iniziando una breve, ma intensa carriera accademica. Le sue pubblicazioni scientifiche abbracciano diversi temi: l’economia dei beni di consumo durevoli, l’economia del risparmio, il mercato monetario e finanziario, l’inflazione e la variazione dei prezzi relativi, il debito pubblico. In ogni caso, Giorgio Rota aggiungeva all’interesse puramente scientifico un coinvolgimento personale, che gli permetteva di trasfondere nei suoi scritti le sue esperienze di vita, anche quelle non meramente professionali. Giorgio Rota era, infatti, un uomo attivo in vari campi pubblici e privati. Attento osservatore del mondo dell’impresa e del credito, per individuarne linee di sviluppo o di involuzione, alle sue analisi ed ai suoi consigli hanno fatto ricorso, fra gli altri, il Ministero dell’ Industria, la Confindustria, l’Unione Industriale di Torino, i vertici della Fiat e dell’Olivetti. Collaboratore della Fondazione Agnelli, era stato uno dei più impegnati e attivi animatori del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi di Torino, sin dalla fondazione. Ma egli era anche collezionista di gusto, appassionato di numismatica, storico della moneta. Da professionista o da dilettante egli era presente in diversi settori, che davano alla sua vita una ricchezza straordinaria di eventi, di conoscenze e di amici. Sebbene fosse di carattere schivo, egli mostrava un’infaticabile disponibilità verso gli altri, una cortesia esemplare, non soltanto formale. Nella sua attività accademica e di ricercatore non amava le astrazioni eccessive, l’intellettualismo sofisticato, fine a se stesso, e questo si riscontra nella sua produzione scientifica, che presenta un carattere fortemente empirico e realistico. Molto pragmatico, molto lineare, Giorgio Rota non si collocava in alcuna scuola economica particolare, che non fosse quella del buon senso, muovendosi con agilità tra astratto e concreto. Di ispirazione liberale, si rifiutava tuttavia di abbracciare gli estremi del liberismo. Uomo di principi e di forte impegno civile, non era però un dottrinario, anzi un tollerante ed un eclettico. Fra i suoi numerosi scritti, lasciò pagine preziose, come quelle dedicate ai prezzi relativi, nella seconda edizione del fortunato “”Manuale italiano di microeconomia: che cosa si produce, come e per chi”” (Torino, 1983). Ma, forse, il meglio Giorgio Rota doveva ancora scriverlo e purtroppo non lo avremo mai. In questo senso, si può dire che i suoi quarant’anni di vita, pur così fruttuosi e intensi, non sono certo bastati affinché il suo genio manifestasse tutte le sue potenzialità. Tra le sue altre produzioni ricordiamo la serie di articoli che si trova nella rivista curata dal, già citato, Centro Luigi Einaudi, “”Biblioteca della Libertà””, e i suoi libri, tra i quali citiamo: “”Struttura ed evoluzione dei flussi finanziari in Italia””, Torino 1975; “”L’inflazione in Italia (1952- 1974)””, Torino 1975; “”L’inflazione Per chi?””, Torino 1978; “”Investimenti produttivi e risparmio delle famiglie””, Milano 1983; “”Obiettivi Keynesiani e Spesa Pubblica non Keynesiana””, Torino 1983. Tra le sue ricerche va particolarmente citato il primo “”Rapporto sul risparmio e sui risparmiatori in Italia – rilevazione relativa all’anno 1982″” risultato di un’indagine sul campo condotta da BNL – Doxa – Centro Einaudi, le cui conclusioni riscossero notevole attenzione da parte degli organi di stampa. Morendo, lasciò parecchi appunti e abbozzi di opere, che suoi amici e colleghi considerano un’eredità da sviluppare. Talune di queste sue note, testimoniano che Giorgio Rota possedeva una acutezza logico-matematica, che restava nascosta, in parte, nei suoi articoli e volumi, dove egli amava fare emergere, in buon italiano, soltanto i risultati finali. In questo, egli era fedele all’insegnamento di Marshall, che raccomandava di servirsi della matematica per raggiungere un traguardo, ma di distruggerla dopo averlo raggiunto. Se non si è in grado di spiegare con linguaggio ordinario le conclusioni conseguite attraverso il tecnicismo, c’è da dubitare che esse siano buone. Giorgio Rota, invece, ci riusciva, dimostrando di possedere anche notevoli qualità didattiche. Le sue spiegazioni e delucidazioni erano, infatti, caratterizzate da chiarezza e comprensibilità doti che gli erano essenziali anche nei suoi intensi rapporti con il mondo produttivo – senza nulla togliere alla complessità dei problemi e dei concetti. Si può concludere questo profilo di Giorgio Rota, ricordando di lui la lucidità delle intuizioni nelle sue analisi su quanto si andava verificando negli andamenti dell’economia reale; il suo interesse per i processi storici, alla ricerca di differenze ed analogie; la sua fermezza nella pazienza nel sostenere i suoi punti di vista; la sua modestia e semplicità a fianco alla sua cultura e competenza; e la sua generosa bontà.”,”ECOT-386″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Luigi SALVATORELLI Ettore ANCHIERI Francesco CATALUCCIO Federico CURATO Mario TOSCANO Ettore ROTA Enrico SERRA Pietro MARAVIGNA Mario BENDISCIOLI Michele F. SCIACCA Francesco ALBERGAMO Mario APOLLONIO”,”Questioni di storia contemporanea. Volume primo.”,”Saggi di Luigi SALVATORELLI Ettore ANCHIERI Francesco CATALUCCIO Federico CURATO Mario TOSCANO Ettore ROTA Enrico SERRA Pietro MARAVIGNA Mario BENDISCIOLI Michele F. SCIACCA Francesco ALBERGAMO Mario APOLLONIO Contiene tra l’altro: – Federico Curato, ‘La storiografia delle origini della prima guerra mondiale (pag 394-530) – Mario Toscano, ‘Fonti documentarie e memorialistiche per la storia diplomatica della Seconda guerra mondiale’ (pag 531-592) – Ettore Rota, Il problema del Pacifico (pag 593-646) . Pietro Maravigna, ‘Dalla guerra «convenzionale» alla guerra «totale» (pag 677-798)”,”STOx-011-FV”
“ROTA Ettore a cura; saggi di Bruno LEONI Giuliano PISCHEL Agostino LANZILLO Corrado GINI Ettore ROTA Angelo TAMBORRA Carlo MORANDI Giuseppino TREVES Vittorio ORILIA Maurilio ADRIANI”,”Questioni di storia contemporanea. Volume secondo.”,”Saggi di Bruno LEONI Giuliano PISCHEL Agostino LANZILLO Corrado GINI Ettore ROTA Angelo TAMBORRA Carlo MORANDI Maurilio ADRIANI Giuseppino TREVES Vittorio ORILIA Contiene tra l’altro: – Bruno Leoni, Il pensiero politico e sociale dell’800 e ‘900 (pag 1121-1338) – Agostino Lanzillo, ‘Problemi economici e sociali dei secoli XIX e XX’ (pag 1415-1582)”,”STOx-012-FV”
“ROTA Ettore a cura; saggi di Luigi BULFERETTI Georges BOURGIN Francisco Presedo VELO Raymond WINCH Ferdinand SIEBERT Leonida GANGIKOV Ferdinando VEGAS Walter MATURI Paolo TREVES Giovanni SPADOLINI Georges BOURGIN e Cesar VIDAL Franco VALSECCHI Leo JUST Delio CANTIMORI Gerhard RITTER Nino VALERI Paolo ALATRI Angelo TAMBORRA Rodolfo MOSCA”,”Questioni di storia contemporanea. Volume terzo.”,”Saggi di Luigi BULFERETTI, Georges BOURGIN, Francisco Presedo VELO, Raymond WINCH, Ferdinand SIEBERT, Leonida GANGIKOV, Ferdinando VEGAS, Walter MATURI, Paolo TREVES, Giovanni SPADOLINI, Georges BOURGIN e Cesar VIDAL, Franco VALSECCHI, Leo JUST, Delio CANTIMORI, Gerhard RITTER, Nino VALERI, Paolo ALATRI, Angelo TAMBORRA, Rodolfo MOSCA. Contiene tra l’altro – Delio Cantimori, ‘Lenin’, pag 693-716 – Gerhard Ritter, ‘Le origini del nazionalsocialismo’, pag 717-732″,”STOx-013-FV”
“ROTA Ettore a cura; saggi di Federico Guido POGGI Guido GIGLI Elena MASCETTI Mino MILANI Vittorio ORILIA Iginio GIORDANI Romain RAINERO”,”Questioni di storia contemporanea. Volume quarto.”,”Saggi di Federico Guido POGGI Guido GIGLI Elena MASCETTI Mino MILANI Vittorio ORILIA Iginio GIORDANI Romain RAINERO Contiene tra l’altro: – Guido Gigli, ‘Lineamenti politico-strategici della seconda guerra mondiale’ (pag 1329-1372)”,”STOx-014-FV”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia”,”I percorsi della politica: teoria e realtà. Epistemologia, storia e scienza politica in Tocqueville, Ferrari e Mosca.”,”Silvia Rota Ghibaudi, ordinario di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univeristà di Torino, ha pubblicato tra l’altro ‘Rousseau, Tocqueville e il dispotismo’ (1992). ‘Ferrari Mosca Tocqueville: ‘L’antidogmatismo, la mancanza di illusioni, il disincanto teorico rappresentano gli aspetti più affascinanti del loro contributo teorico, in cui si collegano principi di liberalismo, democrazia e socialismo.’ Giudizio critico di Mosca su Marx (pag 161, 164, 167-171)”,”TEOP-030-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia GHIRINGHELLI Robertino a cura; saggi di C. AMBROSOLI L. AMBROSOLI G.ARMOCIDA P. ASTINI P. BAGNOLI C. CECCUTI A. COLOMBO L. COMPAGNA M. CORRIAS-CORONA F. DELLA-PERUTA F. FRIGERIO G.B. FURIOZZI P.V. GASTALDI R. GHIRINGHELLI E. GUCCIONE C.G. LACAITA A.M. LAZZARINO-DEL-GROSSO G. PANIZZA G. PETROTTA L. POLO-FRIZ S. ROTA-GHIBAUDI L. RUSIS G. SPADOLINI P. VERMEREN L. ZANZI”,”Giuseppe Ferrari e il nuovo Stato italiano. Convegno internazionale – Luino, 5-6 ottobre 1990.”,”I nomi più ricorrenti nell’indice: Cattaneo, Machiavelli, Mazzini, Montanelli, Proudhon, Romagnosi, Vico Silvia Rota Ghibaudi professore ordinario di Storia delle Dottrine Ppolitiche (Univ. di Torino) Roberto Ghiringhelli ricercatore confermato superiore in Storia delle Dottrine Politiche nell’ Istituto Giuridico della Facoltà di Scienze Politiche dell’Univ. degli Studi di Milano. Un saggio è in francese: ‘Joseh Ferrari et les droits de la liberté’ di Patrice Vermeren.”,”TEOP-032-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia”,”Il socialismo utopistico. Estratto dalla «Storia delle idee politiche, economiche e sociali» diretta da Luigi Firpo.”,”Proudhon non accetta il principio della lotta di classe e il socialismo scientifico di Marx “”Una base comune di discussione tra Proudhon e Marx era suggerita dalla loro tendenza all’analisi dei fatti, condotta oggettivamente e scientificamente. Circa lo scopo, perseguito allora da Marx, di formare un’organizzazione internazionale, che mettesse in rapporto per scambi di opinione socialisti tedeschi, francesi e inglesi, Proudhon fu invitato ad assumere nella stessa la parte del corrispondente francese. Alla lettera di invito di Marx del 5 maggio 1846 Proudhon rispose il 17 dello stesso mese accettando, ma sotto condizione irrinunciabile di non voler fare dell’associazione un’espressione di dogmatismo teorico e dei suoi corrispondenti delle guide autoritarie del movimento socialista. Proudhon aggiunge che la sua professione pubblica è quella dell’antidogmatismo economico assoluto. Nella lettera di Marx lo aveva urtato in particolare la tesi della sorveglianza da esercitare sugli scritti popolari e sulla propaganda socialista: scopo dell’associazione che egli non poteva tollerare, perché espressione del detestato principio di autorità. Al momento dell’azione, aveva detto inoltre Marx, l’informazione generale sul movimento socialista europeo sarebbe stata utile. Proudhon rispose che la rivoluzione, che non è se non una scossa violenta, in sostanza è una manifestazione di forza e di arbitrio, cioè una contraddizione. Preferisce far bruciare a fuoco lento la proprietà, piuttosto che darle maggior forza con una nuova notte di S. Bartolomeo dei proprietari. Inoltre gli operai francesi, assetati di scienza, non avrebbero potuto fare buona accoglienza a una coppa di sangue. I rapporti personali diretti tra Proudhon e Marx finirono con questo scambio di lettere. Un ulteriore strascico si avrà quando, dopo che Proudhon ebbe pubblicato nel 1846 l’opera ‘Système des contradictions économiques ou philosophie de la misère’ (‘Sistema delle contraddizioni economiche o filosofia della miseria’), Marx di getto scriverà una risposta, cui diede il titolo di ‘Misère de la philosophie’ (‘Miseria della filosofia’), nella quale critica con asprezza Proudhon con argomenti per lo più infondati. Ciò che irritava soprattutto Marx era il rifiuto di Proudhon di accettare il principio della lotta di classe. Per il resto sembra valida l’annotazione fatta da Proudhon sul suo esemplare della ‘Miseria della filosofia’ secondo cui il vero significato della critica di Marx consisteva nel suo rimpianto che Proudhon avesse pensato come lui e soprattutto lo avesse detto prima di lui. Con la citata opera sul ‘Sistema delle contraddizioni economiche’ Proudhon riprende la sua analisi della società, ai fini di svelarne le contraddizioni in tema di teoria del valore, divisione del lavoro, macchine, concorrenza, monopolio, imposta, bilancia commerciale, credito, proprietà individuale e collettiva, popolazione, lavoro. Ribadisce che l’economia politica, come il socialismo comunistico che ad essa si contrappone, è una disciplina che non poggia ancora su basi scientifiche, ma solo su contraddizioni: la prima è serva dell’abitudine, l’altro annunciatore di utopie”” (pag 64-65) [Silvia Rota-Ghibaudi, ‘Il socialismo utopistico. Estratto dalla «Storia delle idee politiche, economiche e sociali» diretta da Luigi Firpo’, Utet, Torino, 1969]”,”SOCU-024-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia”,”Il socialismo «utopistico». Estratto dalla «Storia delle idee politiche, economiche e sociali» diretta da Luigi Firpo.”,” “”Saint-Simon fu il vero iniziatore del movimento socialista, nel cui ambito Fourier rappresenta l’espressione più priginale, ma per certi aspetti troppo avveniristica, che la società del tempo non poteva recepire”” (pag 202)”,”SOCU-025-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia BARCIA Franco a cura; scritti di Giovanni BUSINO Enrico di ROBILANT Filippo BARBANO Antono ZANFARINO Silva ROTA-GHIBAUDI Saffo TESTONI-BINETTI Norberto BOBBIO Giorgio SOLA Luigi BONANATE Vittorio ANCARANI Miriam L. CAMPANELLA Lucio LEVI Aldo MAFFEY Lucio BERTELLI Dino COFRANCESCO Dario ANTISERI Michelangelo BOVERO Riccardo CAMPA Giorgio CAMPANINI Gino CAPOZZI”,”Studi politici in onore di Luigi Firpo. Voume quarto: Problemi, metodi, prospettive, con la bibliograifa degli scritti di Luigi Firpo.”,”Luigi Firpo (Torino 1915-1989) Ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino. Tra i saggi di volume quello di Michelangelo BOVERO: ‘Considerazioni inattuali sul «regno della libertà» (Il sogno di Marx e l’incubo di Orwell – Il regno del potere e le sue province – Le tendenza all’emancipazione e i volti del regno della libertà – Il mito della natura e il regno regressivo della libertà – Un’utopia tramontata) (pag 445-461) “”Come è noto, nel celebre passo del capitolo 48, terzo volume del Capitale, Marx contrappone il regno della ‘libertà’ al regno della ‘necessità’. Ma, da un punto di vista politico, o meglio dal punto di vista relle relazioni intersoggettive, la nozione di libertà va contropposta anzitutto alla nozione di potere”” (…) (pag 445) (M. Bovero)”,”TEOP-059-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia BARCIA Franco a cura; scritti di Donatella MAROCCO-STUARDI Luciano RUSSI Salvatore TRAMONTANA Marziano GUGLIELMINETTI Mario MARTELLI Francesco DELLA-CORTE Giovanni CIPRIANI Geo PISTARINO Carlo PEDRETTI Jean-Claude MARGOLIN Enzo SCIACCA Pierangelo SCHIERA Carlo DE-FREDE Gennaro SASSO Giorgio CADONI Silvano CAVAZZA Maria Antonietta FALCHI-PELLEGRINI A. Enzo BALDINI Tommaso BOZZA Giampaolo ZUCCHINI Luigi GAMBINO Givoanni GONNET Carlo PINCIN Cesare VASOLI Achille OLIVIERI Diego QUAGLIONI Anna Maria LAZZARINO-DEL-GROSSO Ginevra CONTI-ODORISIO Giorgio GALLI Margherita ISNARDI-PARENTE Rita BALDI Anna Maria BATTISTA Giuseppe DONDI Leandro PERINI”,”Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume primo: ricerche sui secoli XIV-XVI.”,”Luigi Firpo (Torino 1915-1989) Ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino.”,”TEOP-079-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia BARCIA Franco a cura; scritti di Germana ERNST Giorgio SPINI Giacomo OREGLIA Luigi BALSAMO Enrico DE-MAS Corrado PIN Franco BARCIA Matteo DURANTE Gianmarco GASPARI Paolo PISSAVINO Lucio PALA Rosario VILLARI Bruna CONSARELLI Vittor Ivo COMPARATO Antimo NEGRI Maria Luisa DOGLIO Maria Teresa PICHETTO Valerio MARCHETTI Francesco ADORNO Cesare MOZZARELLI Maurilio GUASCO Silvio SUPPA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Marco A. AIMO Eluggero PII Virgilio MURA Avelino Manuel QUINTAS Valentino GERRATANA Maurizio BAZZOLI Giuseppe Agostino ROGGERONE Mario A. CATTANEO Giorgio PETROCCHI Clemente MAZZOTTA Franco VENTURI Salvo MASTELLONE Luigi AMBROSOLI Raffaello FRANCHINI Carlo ZAGHI”,”Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume secondo: ricerche sui secoli XVII-XVIII.”,”Luigi Firpo (Torino 1915-1989) Ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino. Marx: ‘Cartesio «vede con gli occhi del periodo manifatturiero»’ “”Può essere molto significativo, nella circostanza, avvertire come, quando riprende quota l’immagine della filosofia aristotelicamente fatta nascere dalla meraviglia, a Cartesio si finisca col contestare lo stesso diritto di dirsi filosofo. E, in questo caso, non solo lo si accosta a Bacone, ma gli si avvicina anche Marx (53). Al quale si deve l’affermazione che Cartesio «vede con gli occhi del periodo manifatturiero» (54). Si tratta, evidentemente, di un’affermazione che condiziona storicamente, in maniera deterministica, il pensiero di Cartesio. Ma, accanto a questa affermazione, la quale può avallare l’immagine di un Descartes che, come pensatore, deve molto alla lezione degli artigiani e all’esperienza dell’organizzazione del lavoro manifatturiera, ce n’è un’altra, giustificata proprio ricorrendo al testo cartesiano ultimamente citato, e non poco in contraddizione con la prima, se da essa viene assegnato al pensiero di Cartesio, accostato a quello di Bacone, un ruolo attivo nel mutamento dei modi di produzione: «Tanto Bacone che Cartesio consideravano il cambiamento della forma di produzione e il dominio pratico dell’uomo sulla natura come risultato del cambiamento del metodo del pensiero» (55). Se questa affermazione è valida, e se la forma della produzione manifatturiera è il risultato del cambiamento del «metodo del pensiero» operato da Cartesio, è evidente che al filosofo francese si può attribuire il ruolo di promotore di un’epoca nuova della produzione, di un’epoca che sarà caratterizzata, via via sempre più, dalla civiltà macchinistica, con la quale finisce per coincidere. Ma è vero, poi, che, per lo stesso Marx, il pensiero di Cartesio, soprattutto nella sua novità metodologica, non si spiega indipendentemente dall’inizio, per lo meno dall’inizio, di questa nuova epoca, della quale pure il filosofo francese è lodato come promotore. Riacquista, allora, senso la prima affermazione, secondo la quale Cartesio «vede con gli occhi del periodo manifatturiero». Che cosa, più precisamente, Cartesio, vede con questi occhi che Marx si premura di dire «ben diversi da quelli del Medioevo»? Che anche gli animali sono «macchine pure e semplici», mentre nel Medioevo «l’animale era considerato come ‘ausiliare’ dell’uomo». Il ‘Weltbild’ meccanicistico cartesiano si spinge alle estreme conseguenze; diventa, per dir così, «totalitario»: e, del resto, Cartesio accetta da Harvey la spiegazione della circolazione del sangue dal punto di vista meccanicistico, la concezione del cuore come una pompa che agisce, per forza muscolare, per contrazioni e dilatazioni (56). Ora, non è mancato chi trova una «profonda correlazione» tra la riduzione dell’animale a ‘macchina animata’ e l’aspirazione a fare dell’uomo il «signore e padrone della natura» (57)”” [dal Capitolo di Antino Negri, ‘La stufa di Cartesio’] (pag 392-393) [(in Silvia Rota-Ghibaudi Franco Barcia a cura, ‘Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume secondo: ricerche sui secoli XVII-XVIII’, F. Angeli, Milano, 1990] [(53) Seccamente, un filosofo cui è cara la filosofia come teoresi pura, J. Pieper (…); (54) K. Marx, ‘Das Kapital’; ‘Il Capitale’, 1, 2, trad. it. di D. Cantimori, Roma, 1956, p. 92, nota; (55) Ibidem, pp. 92-93; (56) Cfr. Il riferimento a Harvey in DM, in AT, VI, p. 50. Ma su Harvey, cfr, soprattutto ‘L’homme’, in AT, XI, pp. 243, 317; (57) M. Kundera, ‘Nesnesitelna lehkost bytí’ (1984); ‘L’insostenibile leggerezza dell’essere’, trad. it- di A. Barbato, Milano, 1985, p. 292. (…) Può capitare anche che ogni pietà per gli animali si essichi quando ad essi si guarda «con gli occhi del periodo manifatturiero». Diversi, questi occhi, come si è sentito osservare da Marx, da quelli del medioevo. E con gli occhi del medioevo (con gli stessi occhi – insinua Marx – ad essi guarderà il «signor Haller nella sua ‘Restaurazione delle scienze politiche’») gli animali vengono considerati «’ausiliari’ dell’uomo». «’Ausiliari’ dell’uomo», d’accordo, gli animali, come il bue, il cavallo, l’asino: bestie da soma, effettivamente dominate dall’uomo lungo tutta quanta una storia che non sempre ha conosciuto, verso di essi, la pietà di Virgilio o l’amore di San Francesco. E c’è da chiedersi se un po’ di questa pietà o di questo amore non ci sia effettivamente negli inventori di quegli «artifici» ai quali Cartesio mira come a quelli che possono essere, sono di gran sollievo anche per l’uomo e per la bestia]”,”TEOP-080-FMB”
“ROTELLI Ettore”,”Forme di governo delle democrazie nascenti. 1689-1799.”,”ROTELLI E. insegna storia delle istituzioni politiche nelal Facoltà di scienze politiche dell’Università di Bologna. Dirige per l’ISAP l’annale di Storia Amministrazione Costituzione e il quadrimestrale Amministrare.”,”TEOP-375″
“ROTELLI Ettore”,”Socialismo riformista ‘versus’ sindacalismo rivoluzionario: la tesi di laurea di Carlo Rosselli (1921).”,”Carlo Rosselli si laureò ventiduenne a Firenze nel 1921 con una tesi di laurea sul sindacalismo. Relatore il professor Riccardo Dalla Volta, che, anni prima, aveva pubblicato due volumi e si era occupato di ‘solidarietà operaia nei conflitti industriali’. Il docente ‘noto per le sue tendenze liberali’ era chiamato in causa, favorevolmente, avendo scritto, appunto fin dal 1903, sul contratto collettivo di lavoro. La maggior parte della tesi è rivolta all’analisi critica dei tre sindacalismi, rivoluzionario, riformista, cristiano. (pag 437)”,”MITT-409″
“ROTELLI Ettore”,”Forme di governo delle democrazie nascenti, 1689-1799.”,”Ettore Rotelli insegna Storia delle istituzioni politiche nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Dirige, per l’Isap, l’annale “”Storia Amministrazione Costituzione”” e il quadrimestrale “”Amministrare””, editi dal Mulino. Ettore Rotelli Professore emerito Alma Mater Studiorum – Università di Bologna (2020)”,”DIRx-001-FMP”
“ROTERMUND Hartmut O. collaborazione di Alain DELISSEN François GIPOULOUX Claude MARKOVITS e NGUYEN The Anh”,”L’ Asie Orientale et Meridionale aux XIX et XX siecles. Chine Corée Japon Asie du Sud-Est Inde.”,”Collaborazione di Alain DELISSEN François GIPOULOUX Claude MARKOVITS e NGUYEN THE ANH. DELISSEN è maitre de conferences all’ EHESS, GIPOULOUX è D di ricerca al CNRS, MARKOVITS è D di studi all’ EHESS, NGUYEN The Anh è D di stdi all’ EPHE, ROTERMUND è D di studi all’ EPHE.”,”ASIx-027″
“ROTH Joseph”,”Il profeta muto.”,”Romanzo scritto nel 1929 e mai pubblicato dall’A in vita.”,”TROS-018″
“ROTH Karl Heinz”,”Autonomia e classe operaia tedesca. Premessa di Lapo Berti.”,”””Karl Heinz ROTH è nato nel 1941 ed è medico. E’ una delle figure più significative della nuova sinistra tedesca: dal ’68 a oggi è sempre stato in primo piano con la sua attività politica e teorica. Qualche anno fa è stato al centro, pagando di persona, di un clamoroso caso di repressione poliziesca. Il suo libro più importante, ‘L’altro movimento operaio’ (FELTRINELLI, 1976) è stato vivacemente discusso in Germania e in Italia. Parte di questa discussione è raccolta in ‘Il caso Karl Heinz Roth (Edizioni aut aut, 1978). Ha promosso la pubblicazione della rivista ‘Autonomia’ per la quale ha scritto numerosi contributi””.”,”MGEK-035″
“ROTH Cecil”,”Histoire du peuple juif.”,”ROTH Cecil dell’ Università di Oxford. Ha scritto anche sull’ inquisizione spagnola. “”Nel medioevo, l’ esercizio di una professione speciale portava come inevitabile conseguenza uno statuto speciale: perché ogni individuo che non poteva rientrar nel sistema feudale, doveva allora avere il suo posto segnato fuori di questo nell’ organizzazione della società. Sarebbe stato sicuramente ben naturale contare gli ebrei tra la popolazione delle città. Ma questo avrebbe supposto tra i due elementi un certo grado di simpatia e di solidarietà che non esisteva nei fatti. Di più, le città erano guidate dalle Gilde, nelle quali gli ebrei non potevano avere alcun ruolo.”” (pag 240)”,”EBRx-029″
“ROTH Cecil”,”Storia dei marrani.”,”ROTH Cecil (1899-1970) per molti anni docente di studi ebraici a Oxford, presidente della Jewish Historical Society of England e direttore della ‘Encyclopedia judaica’ è autore di numerosi studi di storia ebraica tra cui ‘Storia del popolo ebraico’. ‘Storia dei marrani’ è stata pubblicata nel 1932.”,”EBRx-042″
“ROTH Joseph”,”Fuga senza fine. Una storia vera.”,”ROTH Joseph (1894-1939) già ufficiale dell’esercito austriaco nella Grande Guerra, giornalista (a partire dal 1918) e romanziere. Nel 1933 fuggì dalla Germania. Morì a Parigi. “”Ormai non si tratta più di ‘creare’. L’essenziale è ciò che si è osservato”” (in apertura) Scrittori ‘Roth’ Philip Roth (1933-2018) è stato uno degli scrittori americani più influenti del XX secolo. Nato a Newark, New Jersey, da una famiglia di immigrati ebrei, ha studiato alla Bucknell University e alla University of Chicago. Roth è noto per la sua esplorazione della vita ebraico-americana e delle complessità dell’identità personale. Tra le sue opere più celebri ci sono “”Goodbye, Columbus”” e “”Il lamento di Portnoy””. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Pulitzer nel 1998 per “”Pastorale americana””2. Henry Roth (1906-1995) è stato un altro importante scrittore americano, nato a Tysmenitz, in Galizia (oggi Ucraina). Emigrato negli Stati Uniti con la sua famiglia all’età di due anni, è cresciuto nel Lower East Side di New York. Il suo romanzo più famoso, “”Chiamalo sonno””, pubblicato nel 1934, è stato riscoperto negli anni ’60 e acclamato come un capolavoro della letteratura dell’immigrazione. Dopo un lungo periodo di silenzio letterario, Roth ha ripreso a scrivere negli anni ’70, producendo una serie di opere autobiografiche. Joseph Roth (1894-1939) è stato un giornalista e romanziere austriaco di origine ebraica. Nato a Brody, in Galizia (oggi Ucraina), Roth è noto per le sue opere che esplorano il declino dell’Impero austro-ungarico e la vita ebraica. Tra i suoi lavori più celebri ci sono “”La marcia di Radetzky”” (1932), che racconta la caduta dell’Impero, e “”Giobbe”” (1930), un romanzo sulla vita ebraica. Roth ha vissuto un’esistenza segnata da difficoltà personali e politiche, inclusa la perdita della moglie a causa della schizofrenia e la sua successiva morte nel programma di eutanasia nazista Aktion T4. La sua esperienza come soldato durante la Prima Guerra Mondiale e il crollo dell’Impero austro-ungarico hanno influenzato profondamente la sua scrittura.”,”VARx-442″
“ROTH Joseph”,”La Marcia di Radetzky.”,”ROTH Joseph (1894-1939) già ufficiale dell’esercito austriaco nella Grande Guerra, giornalista (a partire dal 1918) e romanziere. Nel 1933 fuggì dalla Germania. Morì a Parigi. E’ considerato il capolavoro di Joseph Roth “”Ingiunse perciò al commissario distrettuale di sciogliere senza indugio ogni assemblea in cui venisse in mente a qualcuno di prendere una qualsiasi “”risoluzione””. Fra tutte le parole diventate di moda negli ultimi tempi egli odiava questa più di ogni altra; forse perché bastava sostituirvi una minuscola lettera per tramutarla nella più esecrabile di tutte le parole: rivoluzione. Questa, lui l’aveva definitivamente abolita. Nel suo vocabolario, anche in quello di servizio, non compariva; e se nel rapporto di uno dei suoi sottoposti gli capitava di leggere la definizione di “”agitatore rivoluzionario”” per uno dei socialdemocratici più attivi, lui ci faceva un frego sopra e correggeva con l’inchiostro rosso in “”individuo sospetto””. Forse da qualche parte nella Monarchia c’erano dei rivoluzionari: nel distretto del signor von Trotta non ne comparivano””. (pag 184)”,”VARx-443″
“ROTH Gary”,”Marxism in a Lost Century. A Biography of Paul Mattick.”,”Gary Roth è lecturer alla Rutgers University Newark e coautore con Anne Lopes di ‘Men’s Feminism: August Bebel and the German Socialist Movement’, Umanity Books, 2000. “”Pannekoek, not Mattick, was solicited for still another new marxist journal ‘Science & Society’. Given the journal’s orientation towards the Communist Party. Mattick attributed Pannekoek’s inclusion to the fact that his views were not widely known in the United States. Mattick chieded Pannekoek in terms reminiscent of the things Pannekoek had said about ICC: ‘we all liked your article in ‘Science & Society’, he wrote, but he hoped that Pannekoek’s upcoming contribution to ICC ‘would deal with a question which has more than theoretical value’ (24). Even more, Mattick criticised ‘Marxist Quarterly’ and ‘Science & Society’ because they catered to non-workers, precisely what concerned Pannekoek about ICC (25)”” (pag 164-165) “”Pannekoek, non Mattick, è stato sollecitato per un’altra nuova rivista marxista ‘Science & Society’. Dato l’orientamento della rivista verso il Partito Comunista. Mattick ha attribuito l’inclusione di Pannekoek al fatto che le sue opinioni non erano ampiamente conosciute negli Stati Uniti. Mattick ha rimproverato Pannekoek nei termini che ricordano le cose che Pannekoek aveva detto su ICC: “”ci è piaciuto tutto il tuo articolo su “” Scienza e società “”, ha scritto, ma si augurava che l’imminente contributo di Pannekoek all’ICC”” avrebbe affrontato una questione di maggior valore teorico”” (24). Ancora di più, Mattick criticava “”Marxist Quarterly”” e “”Science & Society”” perché non prendevano in considerazione i non lavoratori, precisamente ciò che preoccupava Pannekoek riguardo all’ICC (25)”” (pag 164-165)”,”TEOC-788″
“ROTH Joseph”,”Destra e sinistra.”,”Joseph Roth (1894-1939) fu ufficiale dell’esercito austriaco nella Grande guerra, giornalista (a partire dal 1918) e romanziere. Nel 1933 dopo l’avvento dei nazisti, fu costretto all’esilio dalla Germania dove viveva. Morì a Parigi nel 1939. La sua opera è tutta una vasta costruzione di romanzi, novelle e saggi (polemici) dove i tempi e personaggi si rincorrono e ricompaiono nei più vari contesti. Destra e sinistra (1929) appartiene al periodo in cui Roth si calò più profondamente nella torbida realtà sociale della Repubblica di Weimar. Racconta le vicende di personaggi estremi, accaparatori, borghesi in crisi, terroristi, cospiratori, sbandati e falliti che fiorirono nella Germania pre-nazista. Il personaggio principale è il “”mongolo””-ebreo Nikolaj Brandeis che conquista tutto quello che può nell’Occidente disfatto e poi lo abbandona sparendo nel ‘mare dell’ignoto’.”,”GERG-002-FMDP”
“ROTHBARD Murray N.”,”La Grande Depressione. (Tit.orig.: America’s Great Depression)”,”ROTHBARD Murray N. (1926-1995) è stato il maggior esponente dell’ anarco-capitalismo americano. E’ stato allievo di Ludwig von MISES e dal punto di vista della teoria economica può essere considerato un esponente della Scuola austriaca di economia. Ha insegnato al Brooklyn Polytechnic Institute dal 1966 al 1986 ed è stato poi professore presso l’ Università del Nevada (Las Vegas). Ha scritto molte opere (v. risvolto copertina). Restrizione immigrazione nell’ anno tragico 1931 “”Pure la sospensione dell’immigrazione aiutava a mantenere elevati i tassi salariali; e Hoover si mosse diligentemente anche su tale versante. Nel suo messaggio natalizio del 1930, sollecitò il Congresso a convertire in legge la sospensione dell’immigrazione, in modo che lo scopo potesse realizzarsi più fermamente che con il decreto presidenziale. I disegni di legge che prevedevano la soppressione totale dell’immigrazione, a eccezione di quella dei parenti di residenti americani, erano criticati dal Segretario di Stato, Henry Stimson, per non essere sufficientemente incisivi. Egli suggeriva una riduzione generale del 90 per cento: la sua proposta passò alla Camera dei Rappresentanti, ma non al Senato.”” (pag 428) Si cita il libro di R.A. Divine, American Immigration Policy, 1924-1932 (Yale, 1957)”,”USAE-061″
“ROTHBARD Murray N.”,”La Grande Depressione.”,”Murray N. Rothbard (1926-1995) è stato il maggiore esponente dell’anarcocapitalismo americano. É stato allievo di Ludwig von Mises e, dal punto di vista della teoria economica, può essere considerato un esponente della Scuola austriaca di economia. Ha insegnato al Brooklyn Polytechnic Institute dal 1966 al 1986 ed è stato poi professore presso l’Università del Nevada (Las Vegas).”,”USAE-018-FL”
“ROTHENBERG Gunther E. KIRÁLY Béla K. SUGAR Peter F. a cura; saggi di Béla K. KIRÁLY, Norman DAVIES Charles W. INGRAO, Zoltán KRAMÁR, László DEME, Aladár URBÁN, Robert A. KANN, Irwin T. SANDERS, Dimitrije DJORDJEVIC, Stephen FISCHER-GALATI, Dan BERINDEI Ilie CEAUSESCU, Constantin CAZANISTEANU Wayne S. VICINICH Avigdor LEVY Perer F. SUGAR, Gunther E. ROTHENBERG, Philip LONGWORTH, Robert H. McNEAL, László ALFOLDI, George SIMOR”,”War and Society in East Central Europe. Vol. I. Special Topics and Generalizations on the 18th and 19th Centuries.”,”””I principi fondamentali del nuovo Stato romeno dominava – come era naturale – l’organizzazione dell’esercito. Nello spirito di un’intera tradizione politica, l’esercito era chiamato a difendere l’unità della nazione e la sua indipendenza”” (pag 270) (Costantin Cazanisteanu, Romanian Military Thought and Practice in the Service of National Unity and Independence (1821-1877))”,”QMIx-024-FSL”
“ROTHENBERG Gunther E. KIRÁLY Béla K. SUGAR Peter F. a cura; saggi di Béla K. KIRÁLY, Robert A. KANN, Charles W. INGRAO, Christopher DUFFY, Manfried RAUCHENSTEINER William O. SHANAHAN Johann Christoph ALLMAYER-BECK Thomas M. BARKER Karl A. ROIDER Gunther E. ROTHENBERG Emanuel ROSTOWOROWSKI Marian ZGORNIAK Jerzy KOWECKI Leonard RATAJCZYK Jozsf Andrzej GIEROWSKI Daniel STONE Norman DAVIES Peter F. SUGAR Wayne S. VUCINICH Bistra CVETKOVA Avdo SUCESKA Paschalis M. KITROMILIDES Ilie CEAUSESCU Florn CONSTANTINIU Constantin CAZANISTEANU Radu FLORESCU C.W. BRACEWELL Philip LONGWORTH Bruce W. MENNING Avigdor LEVY Philip LONGWORTH André CORVISIER Vasiliki POPOULIA”,”East Central European Society and War in the Pre-Revolutionary Eighteenth Century. War and Society in East Central Europe Vol. II.”,”IMPERO ASBURGICO ASBURGO SOCIETA’ E GUERRE TEORIA GUERRA QUESTONE MILITARE GUERRA SETTE ANNI GEOPOLITICA SECOLO SETTECENTO RELAZIONI INTERNAZIONALI GUERRE LIMITATE GUERRA AUSTRO PRUSSIANA 1760 1790 ACCADEMIA MILITARE WIENER NEUSTADT ISTITUZIONI MILITARI E SOCIETA’ NOBILTA’ POLITICA QUESTIONE POLACCA LITUANIA GUERRA BALCANI MONTENEGRO BULGARIA ROMANIA RUSSIA DALMAZIA VENEZIA ITALIA DOMINIO OTTOMANO JUGOSLAVIA COSSACK QUESTIONE EMIGRAZIONE”,”QMIx-025-FSL”
“ROTHENBERG Gunther E.”,”The Art of Warfare in the Age of Napoleon.”,”Contiene tra l’altro tra le forze alleate contro di francesi: ‘L’esercito austriaco e la Grande Riforma del 1805-1809’ (pag 170-), L’esercito britannico durante l’età napoleonica (pag 173)”,”FRAN-077-FSL”
“ROTHERMUND Dietmar”,”Delhi, 15 agosto 1947. La fine del colonialismo.”,”Dietmar ROTHERMUND insegna storia dei paesi dell’ Asia meridionale nell’ Università di Heidelberg. Ha scritto vari libri, tra cui ‘India in the Great Depression’ (1992).”,”INDx-036″
“ROTHERMUND Dietmar”,”The Global Impact of the Great Depression, 1929-1939.”,”ROTHERMUND D. è professore di Storia dell’Asia del Sud presso l’Università di Heidelberg. Ha scritto vari libri tra cui ‘An Economic History of India’ (1988) e ‘A History of India’ (1990) con Hermann KULKE.”,”ECOI-266″
“ROTHERMUND Dietmar”,”Storia dell’India.”,”ROTHERMUND Dietmar è professore emerito di storia dell’Asia meridionale al Südasien-Institut dell’Università di Heidelberg. E’ Fellow della Royal Historical Society di Londra e presidente dell’European Association of South Asian Studies. Ha scritto con H. Kulke una ‘Storia dell’India’ (Garzanti, 2001) e ‘Delhi, 15 agosto 1947: la fine del colonialismo’ (Mulino, 2000).”,”INDx-124″
“ROTHERMUND Dietmar”,”Delhi, 15 agosto 1947. La fine colonialismo.”,”Dietmar Rothermund insegna storia dei paesi dell’Asia meridionale nell’Università di Heidelberg. Ha pubblicato tra l’altro ‘Government, Landlord and Peasant in India’, India in the Great Depression. In italiano Storia dell’India (con H. Kulke). Il 15 agosto 1947 con una cerimonia solenne il viceré inglese lord Mountbatten concedeva l’indipendenza all’India.”,”INDx-010-FL”
“ROTHERMUND Dietmar”,”Storia dell’India.”,”ROTHERMUND Dietmar è professore emerito di storia dell’Asia meridionale al Südasien-Institut dell’Università di Heidelberg. E’ Fellow della Royal Historical Society di Londra e presidente dell’European Association of South Asian Studies. Ha scritto con H. Kulke una ‘Storia dell’India’ (Garzanti, 2001) e ‘Delhi, 15 agosto 1947: la fine del colonialismo’ (Mulino, 2000).”,”INDx-012-FL”
“RÖTHLEIN Brigitte”,”Mare Tranquillitatis, 20 luglio 1969. La rivoluzione della tecnica.”,”Brigitte Röthlein si occupa di scienza e collabora a giornali, riviste e programmi televisivi e radiofonici.”,”SCIx-306-FL”
“ROTHSCHILD Joseph”,”Etnopolitica. Il fattore etnico nella realtà politica internazionale.”,”L’A (1919) è un’ autorità nel campo dello sviluppo politico dei paesi dell’ Europa orientale. Laureatosi a Oxford è dal 1955 docente di scienza politiche alla Columbia University.”,”NAZx-009″
“ROTHSTEIN Th.A.”,”Une époque du mouvement ouvrier anglais. Chartisme et trade-unionisme.”,”Marx, Engels e l’ esperienza del cartismo inglese. “”Dopo tutto ciò che abbiamo detto innanzi, la questione seguente si pone da sola al lettore: in quale misura in nostri grandi maestri Marx ed Engels, sono debitori delle loro concezioni a questi pensatori del periodo 1830 – 35? Sembra incredibile che Marx ed Engels, che sono apparsi sulla scena solamente qualche anno dopo, non abbiano attinto nulla da coloro che hanno anticipato su una delle parti essenziali della dottrina che elaborarono. Ma non abbiamo su questo nessuna indicazione precisa. Abbiamo, al contrario, la dichiarazione di Engels che dice che soprattutto la filosofia di Hegel e il socialismo francese dell’ epoca avevano esercitato un’ influenza su Marx, cosa che sfata la leggenda dell’ influenza ideologica di Owen o di tutti gli altri pensatori inglesi. Pensiamo, comunque, che sarebbe prematuro accettare ciò senza riserve. Prima di tutto, la possibilità dell’ influenza indiretta non è esclusa. Essa avrebbe potuto esercitarsi tramite il movimento cartista. In effetti, Engels indica anche, a fianco di vari altri fattori sociali, i rapporti all’interno dell’ industria inglese; ma questi ultimi non sono stati descritti in modo corretto che nella letteratura cartista. In seguito, come indica Franz Mehring, Engels fu, senza dubbio, il primo dei due che giunse alle nozioni fondamentali della concezione materialistica; ed Engels aveva acquisito la sua educazione politica in Inghilterra, ove aveva non solamente studiato la vita reale, ma anche studiato assiduamente la letteratura dell’ epoca. Si può supporre che è in questa letteratura che Engels ha tratto le sue prime nozioni sulla teoria della lotta di classe, teoria che ha esposto nel suo primo libro: La situazione della classe operaia in Inghilterra. Egli ha potuto esporre e sviluppare il nuovo punto di vista acquisito nelle sue lettere a Marx, durante il loro comune soggiorno a Parigi e a Bruxelles, soprattutto durante il soggiorno di Marx in Inghilterra nel 1845, e aiutare così il suo amico nel suo sviluppo intellettuale.”” (pag 129)”,”MUKC-018″
“ROTHSTEIN Andrew”,”Lenin in Britain.”,”Harry Quelch (30th January 1858 – 17th September 1913) was a socialist politician and trade unionist. Born in Hungerford, Berkshire, he joined the Democratic Federation (forerunner of the Social Democratic Federation) in 1881 and was elected to its executive in 1883. When much of the party’s hierarchy left to form the Socialist League, he remained a supported of H. M. Hyndman. Quelch became the full-time editor of the SDF’s newspaper. He also represented the SDF on bodies including various strike committees and the Trades Union Congress, and at socialist conferences across Europe. He was elected several times as the chair of the London Trades Council, and was one of the founders of the Labour Representation Committee (although he supported the SDF withdrawing in 1901). Also in 1901, Quelch arranged for the SDF to print Lenin’s newspaper, which had been banned in Russia. (http://www.biographybase.com/biography/Quelch_Harry.html) Harry Quelch (wikip) Henry “”Harry”” Quelch (1858-1913), known exclusively by his nickname “”Harry,”” was one of the first Marxists in Great Britain. He was a socialist activist, journalist and trade unionist. His brother, Lorenzo “”Len”” Quelch, was also a socialist activist, while his son, Tom Quelch, achieved note as a prominent socialist activist. Harry Quelch was born 30 January 1858 in the small town of Hungerford, Berkshire, England. He was the son and grandson of a village blacksmith; his maternal grandfather had been an agricultural laborer. Circumstances forced the eldest child, Harry, into the world to contribute to the family’s maintenance from a very young age, with Harry taking his first job at the age of 10. He worked variously in an upholsterer’s shop and later for a local dairyman and cattle dealer. At the age of 14 he left Berkshire for good to make his way in the big city of London.[1] In London the boy worked a succession of jobs in a biscuit factory, in a tannery, and in an iron foundry before landing a better job as a packer in a paper warehouse. This last job allowed the boy sufficient free time to teach himself French. It was in this language that he first read the writing of Karl Marx as part of the process of his self-education. It was in this way that he was converted to the ideas of Social-Democracy.[2] He also later taught himself German, the de facto official language of international socialism. Quelch married in 1879 and soon fathered a family of his own.[3] His son, Tom, followed in his father’s footsteps as a radical political activist, becoming a founding member of the Communist Party of Great Britain. Political career Harry Quelch joined the Democratic Federation (forerunner of the Social Democratic Federation) in 1881 at the age of 23. Just two years later the young man was elected to its executive. In April 1884 Quelch became an international delegate of the British socialist movement for the first time when he and Hyndman were sent to Paris to attend a congress of the French Workers’ Party. When a large section of the party’s active membership, including Hyndman and William Morris, departed the SDF in 1884 to form the Socialist League, Quelch stayed behind, redoubling his efforts on behalf of the organization. it was around this time that Quelch’s abilities as a speaker and journalist began to fully develop.[4] Quelch became the full-time editor of the SDF’s newspaper, Justice. He also represented the SDF on bodies including various strike committees and the Trades Union Congress, and at socialist conferences across Europe. He was elected several times as the chair of the London Trades Council, and was one of the founders of the Labour Representation Committee. From 1892 until the end of 1908, he was also the business manager for the 20th Century Press, a radical publisher.[5] In 1901, Quelch arranged for the SDF to print Lenin’s newspaper, which had been banned in Russia. A thin partition was installed in a small corner of the printing works and Quelch was forced to “”squeeze up”” into these cramped quarters as a makeshift editorial office to make room for the Russians. There was only room for a small writing desk with a bookshelf above it and a single chair.[6] Quelch was a perennial representative of the British socialist movement to international gatherings of the Second International. He attended Congress of the International in Paris in 1889, Brussels in 1891, Zurich in 1893, London in 1896, Paris in 1900, Amsterdam in 1904, Stuttgart in 1907, and finally at Copenhagen in 1910.[7] It was as a delegate of the SDF to the 1907 Stuttgart Congress that Quelch achieved his greatest notoriety as an international socialist. There in a speech he condemned an international conference of diplomats then sitting at The Hague, attended by Tsar Nicholas II, as a “”thieves’ supper.”” Government authorities were swift in expelling Quelch from the country for his remarks, an action which boosted British esteem in the eyes of their radical peers.[8] Death and legacy Harry Quelch was chronically ill from about the beginning of 1912 until his death in London on 17 September 1913, at the age of 55.[9] Sanitariums and bracing sea air proved insufficient to cure whatever the illness from which he suffered. His funeral was a political event, attended by socialists from all over the country. He was buried at Forest Hill Cemetery on Saturday, 20 September.[10] Lenin remembered his friend with a memorial article published in the Bolshevik newspapers Pravda Truda [Labour Truth] and Nash Put’ “”Harry Quelch was one of the most energetic and devoted workers in the British Social-Democratic movement. He was active not only as a Social-Democratic Party worker, but also as a trade unionist. The London Society of Compositors repeatedly elected him its Chairman, and he was several times Chairman of the London Trades Council. * * * “”He took a very active part in all the work of the British Social-Democratic movement and regularly addressed party and public meetings. On many occasions he represented British Social-Democracy at international congresses and on the International Socialist Bureau. * * * “”Quelch was in the front ranks of those who fought steadfastly and with conviction against opportunism and a liberal-labour policy in the British working class movement…. [O]ver the whole of Britain the Social-Democrats, and they alone, have for decades been carrying on systematic propaganda and agitation in the Marxist spirit. This is the great historical service rendered by Quelch and his comrades.””[11] Footnotes ^ Ernest Belfort Bax, “”Introduction”” to Harry Quelch: Literary Remains. E. B. Bax, editor. London: Grant Richards, 1914. Transcribed by Ted Crawford for Marxists Internet Archive. [1] Retrieved 2 September 2009. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ V.I. Lenin, “”Harry Quelch,”” Pravda Truda, No. 1 (Sept. 14, 1913). Reprinted in V.I. Lenin Collected Works: Vol. 19. Moscow: Progress Publishers, 1963. Page 371. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Walter Kendall, The Revolutionary Movement in Britain, 1900-21: The Origins of British Communism. London: Weidenfeld and Nicholson, 1969. Page 50. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ V.I. Lenin, “”Harry Quelch,”” pp. 369-371. [edit] External links Harry Quelch Internet Archive, Marxists Internet Archive. Retrieved 2 September 2009.”,”LENS-202″
“ROTHSTEIN Theodore”,”From Chartism to Labourism. Historical Sketches of the English Working Class Movement.”,”I Webb e le condizioni della classe operaia inglese tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. (pag 245-246) Il processo di sindacalizzazione dei lavoratori britannici tra il XIX e il XX secolo rimane stagnante: nel 1892 circa l’11% del totale dei lavoratori era membro di un sindacato (1.500.000 iscritti) e la cifra rimane la stessa vent’anni dopo. (pag 213) “”We are therefore entitled to put the question in its broader aspect: what had been achieved by the trade unions, even indirectly, for the unorganised section of the working class, for the mass of the workers as a whole? The answer to this question was given as far back as 1897 by none other than Mr. Sidney Webb, the panegyrist of trade unionism, whom no one will suspect of undue hostility to the bourgeoisie. In his well known pamphlet written on the occasion of Queen Victoria’s diamond jubilee, ‘Labour in the Longest Reign’, he wrote: “”Under every heading it may be shown that, while the position of a large section of the wage-earners has greatly advanced since 1837, the other sections have obtained little, if any, share in the general growth in wealth and civilisation. If we took each department of life in turn, and fixed a datum line below which we considered that the workman could not decently live, we should find, alike in wages, hours of work, dwelling and general civilisation, that the percentage of those who fell below the line is less now than it was in 1837. But we should discover also that the lowest level reached was quite as low as at that time, and that the total number falling below our assumed datum line is, in actual magnitude, probably greater than in 1837. The dept of poverty is as great as it can ever have been; its actual breadth even is as great or greater””. As to that “”great advance”” in the conditions of the fortunate aristocracy of labour, of which Mr. Webb speaks, we shall say a word or two later; in the meantime, suffice it to note that even according to the testimony of such a mild critic of bourgeois society as Sidney Webb, poverty at the end of the 90’s was even wider and deeper, i.e., embraced larger sections of the working class and was more intense than at the end of the 30’s. Since them, in spite of further accumulation of wealth by the capitalist class ad in spite of incessant emigration and the continual development of social legislation, the condition of the working class has not improved (1). Whole sections of the working class continue to live and to work in conditions which have scarcely changed since the days when Marx pilloried them in his ‘Capital’ or even still earlier, when Engels described the condition of the working class in England in 1877. Both Marx and Engels wrote of the sweating system, of the “”white slaves of England”” left untouched by the progress of “”civilisation””. The sweating system continued to exist, serving as the object of keen debates and even of investigations by Royal Commissions in the 80’s and 90’s, down to the very eve of the World War, when at last, after 75 years of talking, the Government was forced to pass specific legislation regulating wages and working conditions in the sweated industries”” (pag 245-246) [(1) Here again we may quote the evidence of Mr Sidney Webb. In his ‘Constitution for a Socialist Commonwealth of Great Britain’, while declaring that the aim of Socialism is to secure the individual ownership of “”private property”” (!), which at present constitutes the right of a handful of people, he draws the following picture of the present condition of the working class: “”At the present in Great Britain, as well as in other countries of advanced industrialism, more than two-thirds of all the citizens find themselves in fact excluded all their lives long from anything that can reasonably be called private property – from anything beyond their current wages, their exiguous hoards against a rainy day, and as much old furniture as would go in a cart. (…)””] [Theodore Rothstein, ‘From Chartism to Labourism. Historical Sketches of the English Working Class Movement’, London, 1983]”,”MUKC-039″
“ROTHSTEIN Andrew”,”Profilo dell’economia sovietica.”,”ROTHSTEIN Andrew Marx Engels Kautsky (pag 16-19) “”Gli stessi Marx e Engels, nel programma di misure immediate da prendere da parte della classe lavoratrice giunta al potere, indicate nel ‘Manifesto dei comunisti’ (ma molte di esser erano già ampiamente propugnate dai movimenti democratici e socialisti degli anni precedenti il 1848), davano una parte preponderante a quelle relative alla pianificazione. La centralizzazione del credito nelle mani dello Stato mediante una banca nazionale, la proprietà statale dei mezzi di trasporto e comunicazione, l’uguale dovere per tutti di lavorare, il diffondersi di fabbriche di proprietà dello Stato, lo sviluppo dell’agricoltura «in armonia con un piano comune», sono fra le misure che il ‘Manifesto dei comunisti’ considera «applicabili in linea di massima». Ma nello stesso tempo il ‘Manifesto’ prevedeva, mediante tutto ciò, la formazione di «una vasta associazione di tutto il popolo… in cui il libero sviluppo di ciascuno sia la condizione per il libero sviluppo di tutti». E di nuovo, nella sua ‘Guerra civile in Francia’ (1871), Marx poneva particolare attenzione al decreto della Comune di Parigi (16 aprile 1871) per cui le società cooperative di operai dovevano assumere la gestione delle fabbriche chiuse, per poi organizzarsi in una grande unione al fine di «ordinare la produzione nazionale in base a un piano comune», così «ponendo fine alla costante anarchia e alle periodiche convulsioni che sono fatalmente congiunte col sistema capitalista di produzione». Marx diceva che questa specie di attività ‘cooperativa’ (cioè volontaria) era già praticamente un passo verso il comunismo, ed Engels, nella sua introduzione del 1891, lo chiamava «il decreto di gran lunga più importante emesso dalla Comune». Già nell”Anti-Dühring’ (1878) Engels aveva previsto che la distruzione del sistema capitalista da parte dei lavoratori avrebbe significato «la sostituzione dell’anarchia nella produzione sociale con una regolamentazione socialmente pianificata della produzione, in armonia coi bisogni sia della società nel suo insieme che di ciascun individuo». E questa produzione pianificata non solo non impedirebbe, ma anzi al contrario garantirebbe a tutti i membri della società «lo sviluppo e l’esercizio, completi e illimitati, di tutte le loro facoltà fisiche e mentali». Da quel momento, infatti, gli uomini entrerebbero per la prima volta in «condizioni realmente umane» – e sarebbe il «passaggio dell’umanità dallo stato di necessità a quello di libertà» (6). Ancora più evidente era il nesso tra la pianificazione e la democrazia industriale nell’opuscolo sulla società socialista ‘Il giorno dopo la rivoluzione’, scritto da Karl Kautsky, il più autorevole esponente della concezione marxista nei primi anni dell’Internazionale socialista dopo la morte di Engels. In questo opuscolo (7) edito nel 1902, Kautsky da un lato vedeva il futuro Stato socialista provvedere a «una regolazione sistematica anche nella circolazione dei prodotti, nello scambio fra industrie e industrie, fra produttori e consumatori», con la mano d’opera «assegnata ai singoli rami della produzione secondo un piano stabilito». Dall’altro lato egli asseriva che «un regime socialista avrebbe sin dall’inizio cercato di organizzare democraticamente la produzione» e che la disciplina della classe lavoratrice divenuta classe dirigente sarebbe stata simile a quella già vigente nei suoi sindacati, «una disciplina democratica, una sottomissione volontaria alla direzione liberamente eletta e alle decisioni della maggioranza dei compagni… Una fabbrica democratica si sostituirà all’attuale fabbrica aristocratica»”” [Andrew Rothstein, ‘Profilo dell’economia sovietica’, 1951] [(6) Edizione inglese, 1935, pp. 314, 317-18; (7) Traduzione inglese (incompleta ‘The Social Revolution’ (La rivoluzione sociale), 1902, pp. 126, 130, 149] (pag 16-17-18-19)”,”RUSU-261″
“ROTHSTEIN Andrew”,”When Britain Invaded Soviet Russia. The Consul Who Rebelled.”,”Preface, List of Illustrations, Prologue, Notes, Appendix, Photographs, Index,”,”RUST-082-FL”
“ROTTA Paolo”,”Gli stoici.”,”Paolo Rotta preside della Facoltà di Magistero nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano “”E’ necessario fermarci sullo scetticismo per la importanza sua come opposto allo stoicismo”” (pag 29) Scetticismo di Pirrone di Elide”,”FILx-509″
“ROTTA Paolo”,”I sofisti.”,”Paolo Rotta preside della Facoltà di Magistero nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Le dottrine di Protagora s’incentrano in quella formula: l’uomo è misura del tutto (pag 69)”,”FILx-510″
“ROTTA Paolo”,”Spinoza.”,”ROTTA Paolo dell’università di Pavia “”Da ciò deriva che è assolutamente vano paralare di ‘finalità’ in natura”” (pag 54) “”Lo spinozismo di Fichte in tutto durò anche nello Schelling e nell’Hegel”” (pag 73) “”””Non lugere, non ridere, sed intelligere”” egli ha detto…”” (pag 81)”,”FILx-526″
“ROTTMAN Gordon VOLSTAD Ron”,”Le truppe aerotrasportate in Vietnam.”,”””La fanteria aerotrasportata e le unità ausiliarie venivano spesso impiegate come “”pompieri””: di stanza in località centrali distribuite in tutto il Vietnam, ci si attendeva che accorressero in aiuto di avamposti in pericolo e lontane unità, per contrastare reparti nemici scoperti tra montagne impervie e paludi, e per rispondere alle chiamate quando occorreva mettere in rotta un nemico trincerato dai suoi capisaldi fortificati di montagna, e di eliminare le sacche di resistenza nelle città”” (pag 4)”,”QMIx-267″
“ROTTMAN Gordon”,”L’esercito del Vietnam del Nord e i Viet Cong.”,”La battaglia a Dien Bien Phu (pag 6-8)”,”QMIx-271″
“ROUBAULT Marcel a cura di Floriano CALVINO”,”La catastrofi naturali sono prevedibili. Alluvioni terremoti frane valanghe.”,”L’autore è stato Direttore della Ecole Supérieure de Géologie. Ha diretto le prime ricerche di uranio in Francia e oltremare. E’ autore di lavori sulle rocce cristalline. Il Vajont e i grandi interessi finanziari I terremoti artificiali”,”SCIx-015-FGB”
“ROUBINE Isaak I. (RUBIN)”,”Essais sur la théorie de la valeur de Marx.”,”ROUBINE Isaak I. Teoria valore e prezzi di produzione. “”Dans le livre III du ‘Capital’, Marx donne donc la théorie du ‘prix de production’ en tant que régulateur de la répartition du capital; cette théorie se trouve liée à la théorie de la valeur de deux manières: d’une part, le prix de production découle de la valeur-travail; d’autre part, la répartition du capital conduit à la répartition du travail social.  À la place du schéma d’une économie marchande simple: ‘productivité du travail – travail abstrait – valeur – répartition du travail social’, nous avons dans une économie capitaliste un schéma plus complexe: ‘productivité du travail – travail abstrait – valeur – prix de production – répartition du capital – répartition du travail social’. La théorie marxienne du prix de production ne contredit pas la théorie de la valeur-travail analyse soulement un type de rapport de production entre les hommes (le rapport entre producteurs de marchandises)”” [Isaak I. Roubine (Rubin), Essais sur la théorie de la valeur de Marx, 2009] (pag 280) Wikip: Isaak Rubin Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Isaak Il’ijc Rubin (1886 – 1937) è stato un economista russo e sovietico. È considerato il più importante teorico ed esperto del suo tempo nel campo marxista della teoria del valore. Il suo lavoro principale, Saggi sulla teoria del valore di Marx fu pubblicati nel 1928. Durante le purghe staliniane venne giustiziato nel 1937. Indice [nascondi] 1 Vita 2 Teorie e pubblicazioni 3 Pubblicazioni 4 Letteratura 5 Collegamenti esterni 5.1 Fonti primarie Vita [modifica] Dal 1904 membro dell’Unione generale dei lavoratori ebrei (in seguito aderente alla corrente menscevica), si unì al movimento rivoluzionario russa del 1905. In seguito si laurea all’Università di San Pietroburgo in campo giuridico ed esercita come avvocato a Mosca fino al 1912. Dopo la Rivoluzione d’ottobre pubblica alcuni suoi lavori e stringe in seguito amicizia con David Ryazanov, capo dell’Istituto Marx-Engels, il quale ben presto si accorge del valore e delle capacità di Rubin come studioso delle teorie di Marx. Nel 1921 diviene professore di economia politica all’Università di Mosca. La radicalità delle sue tesi e il suo passato menscevico gli costarono la repressione e numerosi arresti, anche se la sua reputazione e alcune amicizie influenti tra i bolscevichi (come Nikolai Krestinsky , Anatoly Lunacharsky , Mikhail Pokrovsky , Georgi Plekhanov, David Ryazanov) gli permisero qualche trattamento privilegiato e continue pressioni per il suo rilascio. Nel 1930 si intensificò la campagna contro le sue tesi, contenute in particolare nel libro Saggi sulla teoria del valore di Marx. La Pravda, nel novembre dello stesso anno, lo accusò di cospirazione. Nel dicembre del 1930 fu arrestato e costretto, con la tortura, a confessare presunti crimini e cospirazioni. Fu condannato a 5 anni di prigione, commutati nel 1933 all’esilio nel villaggio di Turgai, in Kazakhistan, poi in Aktobe in una cooperativa di lavoro. Fu fucilato, sempre ad Aktobe, il 27 novembre del 1937. Teorie e pubblicazioni [modifica] Il lavoro principale di Rubin è Saggi sulla teoria del valore di Marx, opera fondamentale nel campo della teoria marxiana del valore. L’originalità dell’analisi di Rubin è la riabilitazione, nel cuore dell’analisi del valore, della teoria del feticismo della merce, secondo lui troppo sottovalutato o addirittura ignorato dagli altri autori. Questo approccio rivoluzionerebbe la lettura del libro più importante di Karl Marx – Il Capitale – e può chiarire i molti malintesi che hanno finora impedito in modo rilevante la corretta comprensione dell’opera. Per Rubin: “”La teoria del feticismo della merce non è mai stata valutata correttamente nell’ambito dell’economia marxista. […] Ma sia i sostenitori che gli oppositori del marxismo l’hanno per lo più concepita come un ambito del discorso autonomo e separato, con scarso rapporto con il corpus teorico dell’economia marxista. La presentano come un’appendice della teoria del valore, una interessante digressione letteraria o culturale. […] La forma, tuttavia, non corrisponde affatto alla struttura interna e logica del discorso marxiano. La teoria del feticismo è anzi la base dell’intero sistema economico di Marx, e in particolare della sua teoria del valore.””(Rubin, Saggi sulla teoria del valore di Marx, I. La teoria marxiana del feticismo della merce) Inoltre, Rubin dimostra che il feticismo delle merci non può essere interpretato, come nella tradizione del marxismo, come una mera illusione, una falsa coscienza, un mascheramento delle relazioni sociali: “”Egli [Marx] non si limita a rilevare la presenza di rapporti umani sotto il velo della reificazione, ma dimostra la necessità per cui nell’economia mercantile i rapporti sociali di produzione prendono forma di cose, si esprimono attraverso di esse. […] Ciò che Marx scoprì sono le basi oggettive del feticismo. […] La teoria del feticismo diventa allora la teoria generale dei rapporti di produzione dell’economia mercantile, propedeutica all’economia politica “”(Saggi sulla teoria del valore di Marx, 1976, p.6, corsivi nostri) E’ qui spiegata meglio che in ogni altro punto la radicalità e la pericolosità delle sue tesi soprattutto per quella che sarebbe stata l’ideologia sovietica staliniana; Rubin dimostrava (indirettamente) l’inesistenza del comunismo in URSS, data la presenza strutturale del valore di scambio e delle sue istituzioni anche nella società sovietica, non certo meno che in quella capitalistica. Pubblicazioni [modifica] Rubin, Isaac Ilyich:Saggi sulla teoria del valore di Marx. Feltrinelli, 1976 Isaak Iljitsch Ruby/Bessonov SA et al.Dialettica delle categorie. Discussione in URSS (1927-29), Berlin (West) 1975. Letteratura [modifica] Hyeon-Soo Joe:L’economia politica come una teoria sociale. Studi su Marx ricezione di Isacco Ilyich Rubin e Kozo Uno , Diss Philipps-University Marburg 1995 Vasina, Ljudmilla:I I. Rubin – Marx, i ricercatori ed economista politico. – In: Beiträge zur Marx-Engels-Forschung. Neue Folge 1994, p. 144-149. Collegamenti esterni [modifica] Fonti primarie [modifica] In Inglese: I.I Rubin: Essays on Marx’s Theory of Value I.I. Rubin: lavoro astratto e il valore del sistema marxista, In Tedesco: II Rubin: saggi sulla teoria marxiana del valore Isaak Roubine Isaak Ilitch Roubine (1886-1937 (?)) est un économiste russe puis soviétique spécialiste de la théorie de la valeur dans le marxisme. Sommaire [masquer] 1 Biographie 2 Œuvre 3 Les idées 4 Voir aussi 4.1 Articles connexes 4.2 Liens externes 4.3 Bibliographie Biographie[modifier] Isaak Roubine est né en Russie en 1886. À partir de 1905, il rejoint le mouvement révolutionnaire russe. Membre du Bund, il rejoint ensuite le courant menchevik. À la suite de la victoire des bolcheviks, il décide de se consacrer à la théorie économique. Chargé de recherche à l’Institut Marx-Engels, il se lie d’amitié avec David Riazanov. En mars 1931, un article de la Pravda titre « Arrachons la rubinscina et ses racines ». Cela signifie l’interdiction de discuter et de poursuivre la recherche sur les thèses de Roubine. Ce dernier est victime du procès dit du bureau fédéral du comité central du parti menchevik, organisation fictive inventée par le pouvoir stalinien pour justifier la répression. Parmi les principaux accusés, des économistes de premier plan (Ser, Guinzburg), des professeurs (Roubine), des hauts fonctionnaires des services de planification (en particulier Groman, ancien membre du présidium du Gosplan), des écrivains (Soukhanov), etc. Ils sont accusés de sabotage dans l’élaboration des plans ou d’avoir formulé des critiques contre les rythmes d’industrialisation délirants imposés par le système stalinien. Faisant tout son possible pour épargner Riazanov, Roubine revient sur les aveux corrigés par le magistrat instructeur lors des audiences, niant la nature politique de ses relations. Cette résistance lui valut cinq ans de prison. La Guépéou lui ayant proposé, en 1933, une amélioration de ses conditions de détention, et même la possibilité de reprendre ses recherches, il refusa. Libéré en 1934, il est exilé dans le village de Tourgaï. Par la suite, il bénéficie de l’autorisation de s’installer à Aktioulinsk, où il travaille dans une coopérative. Mais il refuse de retourner à Moscou et de reprendre son ancien travail. En 1937, il est arrêté, incarcéré dans la prison d’Aktioulinsk et exécuté peu après. La plupart des éléments biographiques exposés ici ont pour source le mémoire rédigé par B. I. Roubina et les livres de Roy Medvedev, Le stalinisme, Le Seuil, 1972, p. 180-184, et de Naum Jasny, Soviet Economics of the twenties (Names to be remembered), Cambridge University Press, 1972. Œuvre[modifier] “”Essais sur la théorie de la valeur”” (1928), dans lesquels Roubine replace la théorie du fétichisme de la marchandise au cœur de la théorie marxienne de la valeur. Les idées[modifier] L’originalité de Roubine est la réhabilitation, au cœur même de l’analyse de la valeur, de la théorie du fétichisme de la marchandise. Cette approche révolutionne la lecture du livre majeur de Karl Marx -“” Le Capital”” – et permet de démasquer les nombreux contresens qui ont jusque là fait obstacle à une compréhension pertinente de cette œuvre. Pour Roubine: « La théorie marxienne du fétichisme de la marchandise n’a jamais occupé la place qui lui revenait dans le système économique marxiste. Partisans et adversaires du marxisme l’ont certes louée comme l’une des généralisations les plus audacieuses et les plus ingénieuses de Marx. De nombreux adversaires de la théorie marxienne de la valeur tiennent en haute estime la théorie du fétichisme (Tougan-Baranovski, Frank et même Strouvé, avec des réserves). Certains auteurs n’admettent pas la théorie du fétichisme dans le champ de l’économie politique. Ils la considèrent comme une brillante généralisation sociologique, une théorie et une critique de toute la culture contemporaine fondée sur la réification des rapports humains (Hammacher). Mais les partisans du marxisme, aussi bien que ses adversaires, ont surtout considéré la théorie du fétichisme comme une entité séparée et indépendante, que seul un lien interne ténu rattachait à la théorie économique de Marx. Ils l’ont présentée comme un supplément à la théorie de la valeur, comme une intéressante digression littéraire et culturelle qui accompagne le texte fondamental de Marx. L’une des causes d’une telle interprétation vient de Marx lui-même, de la structure formelle qu’il a donnée au premier chapitre du Capital, où la théorie du fétichisme figure sous un titre à part. Cette structure formelle ne correspond cependant pas à la structure interne et à l’articulation des idées de Marx. La théorie du fétichisme est, per se, la base de tout le système économique de Marx, et en particulier de sa théorie de la valeur. » (Isaac Roubine, Essais sur la théorie de la valeur de Marx, I. La théorie marxienne du fétichisme de la marchandise) De plus, Roubine montre que le fétichisme de la marchandise ne peut pas être interprété comme dans le marxisme traditionnel, comme une simple illusion, une fausse conscience masquant les rapports sociaux. « Marx ne montre pas seulement que les rapports humains sont voilés par des rapports entre les choses, mais en outre que, dans l’économie marchande, les rapports sociaux de production prennent inévitablement la forme de rapports entre les choses et ne peuvent être exprimés autrement qu’au travers de choses. La structure de l’économie marchande fait jouer aux choses un rôle social particulier et extrêmement important et leur fait ainsi acquérir des propriétés sociales particulières. Marx a découvert les bases économiques objectives qui sont à l’origine du fétichisme de la marchandise » (Essai sur la théorie de la valeur de Marx, 2009, p.37) Voir aussi[modifier] Articles connexes[modifier] Économiste Liens externes[modifier] Karl Marx, « Le caractère fétiche de la marchandise et son secret », Le Capital, Livre I, tome I [1] Lire Isaak Roubine, Extrait du Démocratie & Socialisme Bibliographie[modifier] Isaac Roubine, Essais sur la théorie de la valeur de Marx, Maspero, Paris, 1977 (pour la traduction française) ; Essays on Marx’s Theory of Value, Detroit, Black and Red, 1972 (pour la traduction en anglais dont est tirée la traduction française) [2] Roubine Isaak I., Essais sur la théorie de la valeur de Marx, Éditions Syllepse -Paris, 2009. [3] Anselm Jappe, « Avec Marx, contre le travail», dans la Revue internationale des livres et des idées (Rili), n°13, septembre-octobre 2009, qui fait une recension des livres de Isaak I. Roubine, Essais sur la théorie de la valeur de Marx, réédité en 2009 chez Syllepse, et de Moishe Postone, Temps, travail et domination sociale. Une réinterprétation de la théorie critique de Marx, Mille et une nuits, 2009.”,”MADS-597″
“ROUDINE Victor”,”Max Stirner.”,”””Nous ne pouvons pas, faute de place, donner ici l’aperçu de sa critique del l’Etat. Il faut la lire; c’est sous de multiples aspects, employant tour à tour diverses méthodes – psychologique, philosophique, historique – qu’il fait le procès de l’Etat. Ses arguments sont souvent d’une grande force de persuasion. La révolution à venir, ‘sa’ révolution, doit abolir l’Etat; il lui refuse même ce titre de révolution, marquant ainsi son dédain pour toutes les révolutions, qui jusque là se sont bornées à modifier les apparences. Il l’appelle tantôt l”insurrection’, tantôt le ‘crime’. Et on doit convenir que dans sa description de l’insurrection il y a non seulement des éléments d’imagination, mais aussi des éléments qu’on a presque envie de croire observés tant ils ressemblent à la conception de la révolution sociale acquise depuis l’année 1844. “”L’insurrection… c’est l’acte d’individus qui s’élévent, qui se redressent, sans s’inquiéter des institutions qui vont craquer sous leurs efforts… La révolution avait en vue un ‘régime’ nouveau, l’insurrection nous mène à ne plus nous ‘laisser régir’, mais à nous régir nous-même et elle ne fonde pas de brillantes espérances sur les “”institutions à venir””.”” (pag 87)”,”SOCU-158″
“ROUEN Ren”,”China’s Economic Performance in an International Perspective.”,”Ringraziamenti a Jean BONVIN Jean-Claude BERTHELEMY e Angus MADDISON ecc.”,”STAT-085″
“ROUGE’ Jean”,”La navigazione antica.”,”La fine delle flotte da guerra. Le flotte dei barbari (pag 129) ‘All’epoca dei Severi le flotte erano organizzate normalmente, ma non si vede bene quali possono essere state le loro attività nel periodo travagliato che seguì. Da un lato riapparve la pirateria e con essa la vecchia organizzazione di difesa costiera posta sotto l’autorità di un ‘praefectum orae maritame’; dall’altra ci si chiede cosa fossero diventate le flotte militari, quando si vedono nel 256, nel 267 e nel 269 i barbari operare indisturbati nelle acque del Mediterraneo orientale e nel Mar Nero”” (pag 129-130)”,”STAx-006-FSD”
“ROUGERIE Jacques”,”Paris libre 1871. La Commune de Paris par elle-meme. Un acteur: la ville Paris en liberté. Paris en fete. Paris en flamme.”,”ROUGERIE è nato nel 1932 a Nantes. Ex allievo della Ecole Normale superieure, maitre de conferences all’ ISP Institut d’ etudes politiques de Paris, Maitre assistnat d’ histoire alla Sorbona, ha preparato una tesi di dottorato sulla Comune. Ha pubblicato ‘Proces des Communards’.”,”MFRC-077″
“ROUGERIE Jacques a cura, con la collaborazione di Tristan HAAN Georges HAUPT Miklos MOLNAR; saggi di Jacques ROUGERIE Götz LANGKAU Maurice MOISSONNIER Julian P.W. ARCHER Carole WITZIG Carlos SECO SERRANO Edward T. GARGAN Daisy E. DEVREESE Marc VUILLEUMIER Miklos MOLNAR Marcelo SEGALL Michel WINOCK David STAFFORD Janos JEMNITZ Maurice MOISSONIER Jolyon HOWORTH Jacques GIRAULT Jacques NERE’ Boris SAPIR Arthur LEHNING Georges HAUPT Agnes SAGVARI Marie-Claire BERGERE Eugene SCHULKIND Anne ROCHE Robert BRECY”,”1871. Jalons pour une histoire de la Commune de Paris.”,”Saggi di Jacques ROUGERIE Götz LANGKAU Maurice MOISSONNIER Julian P.W. ARCHER Carole WITZIG Carlos SECO SERRANO Edward T. GARGAN Daisy E. DEVREESE Marc VUILLEUMIER Miklos MOLNAR Marcelo SEGALL Michel WINOCK David STAFFORD Janos JEMNITZ Maurice MOISSONIER Jolyon HOWORTH Jacques GIRAULT Jacques NERE’ Boris SAPIR Arthur LEHNING Georges HAUPT Agnes SAGVARI Marie-Claire BERGERE Eugene SCHULKIND Anne ROCHE Robert BRECY Contiene la riproduzione del testo manoscritto canto L’ Internazionale. (Robert Brecy, Un manuscrit de “”L’ Internationale””) (pag 585) Bismarck e la Comune di Parigi. “”Bismarck condusse un tentativo di mediazione presso la Comune. Il colloquio che il suo emissario in Francia, il barone Friedrich von Holstein, ebbe con Cluseret il 25 o il 26 aprile al forte d’ Aubervilliers è già stato raccontato dallo stesso Cluseret nelle sue Memoires. Le carte di Holstein, pubblicate nel 1955, confermano almeno in parte la sostanza di questa colloquio, omettendone degli aspetti importanti. Il biografo di Holstein, N.R. Rich, ha ricostruito il testo di questo colloquio nella sua opera pubblicata nel 1965, fondandosi sulle due fonti già citate, come pure su numerose altre testimonianze. E’ di quest’ opera che fornisco il riassunto che segue. (…) Quando Bismarck ebbe ricevuto, in aprile, un messaggio di Cluseret che desiderava incontrare un rappresentante del governo tedesco, egli vi vide l’ occasione di sapere più estesamente sulla situazione della capitale francese. Prima di tutto, voleva persuadere i capi della Comune della loro situazione disperata e informare sulle chances di successo di un tentativo di mediazione tra Parigi e Versailles. (…)”” (pag 198)”,”MFRC-090″
“ROUGERIE Jacques, presentazione di”,”Procés des communards.”,”ROUGERIE Jacques, normaliano, assistente alla Sorbona (1964) preprara per la tesi di dottorato un’ importante Histoire de la Commune. “”Quasi tutti gli storici che si sono finora interessati agli avvenimenti del 1871, che siano o no marxisti, hanno avuto la principale preoccupazione di rispondere a questa famosa domanda che poneva già Marx: “”Cos’è dunque la Comune, questa sfinge che preoccupa così tanto la comprensione borghese?””. La risposta è, in apparenza, facile. E’ sufficiente interrogare i numerosi testi, dichiarazioni, proclamazioni, che ci ha lasciato la Comune. Ma, ohibò, si sa, ci sono due risposte, due interpretazioni della Comune, quella che chiamamo nella nostra introduzione a questi testi, l’ intepretazione libertaria, e l’ autoritaria. La sfinge sarebbe dunque stata Giano?”” (pag 137)”,”MFRC-098″
“ROUGERIE Jacques”,”Paris insurgé. La Commune de 1871.”,”ROUGERIE Jacques”,”MFRC-144″
“ROUGERIE Jacques, presentazione di”,”Procés des communards.”,”ROUGERIE Jacques, normaliano, assistente alla Sorbona (1964) preprara per la tesi di dottorato un’ importante Histoire de la Commune.”,”MFRC-001-FV”
“ROUGERIE Jacques; MAITRON Jacques; DOMMANGET Maurice”,”Les Sections françaises de l’Association Internationale des Travailleurs (Rougerie, rapport); Les Effectifs de la Première Internationale en France (Maitron, communication); Les Blanquistes dans l’Internationale de la chute de la Commune à la Conférence de Londres (septembre 1871) (Dommanget, communication).”,”Jacques Rougerie, Paris Avvenimenti rivoluzionari degli anni 1870 1871 – La sezione francese dell’ Internazionale esce molto indebolita dall’ultima persecuzione del Secondo Impero di Napoleone III – Durante la Comune di Parigi l’AIT non gioca praticamente alcun ruolo nell’ insurrezione (e neppure in provincia) All’attivo l’Internazionale ha due cose: – L’attività del ministero del Lavoro della Comune e della Commissione del Lavoro e dello Scambio – L’ abbozzo incerto per la soluzione del problema politico nella ‘Dichiarazione della Comune al popolo francese’. E’ su questo testo che Marx si baserà per redigere la sua ‘Guerra civile’ [Informazioni sull’intero volume: allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto ritratti di sedici internazionalisti Testi preparati per la pubblicazione da Madame Denise FAUVEL-ROUIF. Allocuzioni iniziali pronunciate da Pierre MONBEIG e Ernest LABROUSSE. (pag 497) introduzione programma sedute lista partecipanti, allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto-ritratti di sedici internazionalisti, note bibliografie allegate ai rapporti illustrazioni allegati: lista delle opere sull’ AIT pubblicate dai collaboratori dell’ Istituto del Marxismo Leninismo di Mosca; Colloques Internationaux du CNRS LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD, discorso di chiusura di E. STEPANOVA STORIA 1° PRIMA INTERNAZIONALE RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO INGLESE CONSIGLIO GENERALE E RUOLO IN AIT, MARX, SEZIONE FRANCESE EFFETTIVI AIT IN FRANCIA, BLANQUISMO IN AIT DA CADUTA COMUNE PARIGI 1871 A CONFERENZA DI LONDRA, MOVIMENTO OPERAIO TEDESCO E 1° PRIMA INTERNAZIONALE, RUOLO COMITATO CENTRALE GINEVRA DI J.P. BECKER IN SVILUPPO AIT IN GERMANIA 1° I. IN AUSTRIA CECOSLOVACCHIA, ITALIA NAPOLI, RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO CATALANO ANARCHISMO, SEZIONE SPAGNOLA SPAGNA AIT, LOTTA TENDENZE MARX-BAKUNIN, QUESTIONE POLACCA IN 1° I POLONIA AIT IN UNGHERIA, OPERAI TEDESCHI IMMIGRATI IN USA E 1° I., SINDACATI TRADE UNIONS AMERICANE, AMERICA LATINA, QUESTIONE CRISI INTERNAZIONALE 1872, MOVIMENTO OPERAIO RIVOLUZIONARIO RUSSO EUROPA FRANCIA GERMANIA SVIZZERA AUSTRIA CECOSLOVACCHIA ITALIA SPAGNA POLONIA USA STATI UNITI UK INGHILTERRA GRAN BRETAGNA AMERICA LATINA RUSSIA]”,”MOIx-046-D”
“ROUGERIE Jacques”,”La Commune et les Communards.”,”36 mila detenuti, di cui nessun storico della Comune aveva mai inteso la voce fino all’apertura dei 15.000 dossiers ienditi della giustizia militare. Cosa che ha permesso a J. Rougerie di istruire qui pubblicamente, per la prima volta, il nuovo processo dei Comunardi.”,”MFRC-182″
“ROUILLEAULT Henri”,”Le Japon. Croissance économique et relations du travail.”,”ROUILLEAULT H. è amministratore dell’ INSEE presso la Direction de la Prévision. “”Le rôle de l’Etat. Comme dans l’Allemagne de Bismarck, le rôle de l’Etat est considérable dans le décollage économique du Japon. A partir des recettes de l’impôt foncier et des importations de technologies occidentales fut formé un véritable captialisme d’Etat dans les années 1870 (arsenaux, chantiers navals, mines, construction, ciment, verre, textile…). Les entreprises furent revendues à bas prix lors de la déflation de 1884, les 9/10 des chemins de fer étant, au contraire, nationalisés en 1906 de façon à rationaliser le réseau.”” (pag 112-113)”,”JAPE-020″
“ROUQUIE’ Alain”,”L’ America latina. Introduzione all’ Estremo Occidente.”,”ROUQUIE’ Alain docente universitario e diplomatico è autore di numerosi studi sull’ America Latina contemporanea. Ha pubblicato: ‘Stato militare in America Latina’ (1982), ‘Guerra e pace in America centrale’ (1992). “”Se è vero che anche le dittature muoiono, non è meno vero che agonia e decesso sono in relazione alla congiuntura. Gli effetti della crisi economica e dell’ indebitamento estero sulla base sociale non possono essere trascurati. Regimi che tentavano di legittimarsi tramite i successi economici, o almeno mediante i benefici accordati a certi ceti sociali privilegiati, si ritrovano compromessi e messi a nudo dalla crisi economica””. (pag 174)”,”AMLx-062″
“ROUQUIÉ Alain”,”America Latina. Introduzione all’Estremo Occidente.”,”Alain Rouquié, docente universitario e diplomatico, è autore di numerosi studi sull’America latina contemporanea. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Stato militare in America latina e Guerre e pace in America centrale.”,”AMLx-017-FL”
“ROUSSEAS Stephen, collaborazione di Herman STAROBIN e Gertrud LENZER”,”Grecia contemporanea: dalla crisi della democrazia al colpo di stato alla fuga del re. (Tit.orig.: The Death of Democracy. Greece and American Conscience)”,”Libro dedicato ad Andrea G. PAPANDREU”,”GREx-011″
“ROUSSEAU Jean-Jacques”,”Le confessioni.”,”””Tali sono stati gli errori e le colpe della mia giovinezza. Ne ho narrato la storia con una fedeltà a cui il mio cuore è contento. Se in seguito onorai la mia maturità di qualche virtù, le avrei descritte con la medesima franchezza, ed era quanto mi proponevo. Ma devo fermarmi qui. Il tempo può levare non pochi veli. Se il mio ricordo raggiunge la posterità, forse essa conoscerà un giorno quanto avevo da dire. Si saprà allora perché taccio.”” (pag 280) Sinofilia interessata. “”Avevo sempre capito, nonostante le blandizie del padre Berthier, che i gesuiti non mi amavano, non solo perché Enciclopedista, ma perché tutti i miei principi erano ancora più avversi alle loro massime e al loro prestigio della miscredenza dei miei confratelli, giacché fanatismo ateo e fanatismo bigotto, toccandosi nella loro comune intolleranza, possono persino congiungersi,come fecero in Cina (1) e come fanno contro di me; mentre la religione ragionevole e morale, rinnovando ogni potere umano sulle coscienze, non concede più alcuna risorsa agli arbitri di tale potere.”” (pag 591-592) (1) Gesuiti ed Enciclopedisti professavano una sinofilia interessata; i primi dipingendo i virtuosi cinesi come assai vicini agli ideali cristiani, i secondi esaltandone le medesime virtù come tipicamente pagane.”,”FILx-286″
“ROUSSEAU Jean-Jacques”,”El contrato social. (1762)”,”ROUSSEAU J.J. (1712-1778)”,”FILx-310″
“ROUSSEAU Jean-Jacques”,”Le confessioni.”,”””Ho imparato a dubitare che un uomo, comunque possa essere, se dispone di una grossa sostanza, possa amare sinceramente i miei principi e il loro autore””. (pag 660)”,”BIOx-223″
“ROUSSEAU Frédéric”,”La guerre censurée. Une histoire des combattants européens de 14-18.”,”ROUSSEAU Frédéric, maître de conférences d’histoire contemporaine à l’université Paul-Valery de Montpellier. Membre de l’équipe de recherche ESID (Etats-Sociétés-Idéologies-Défense) du CNRS. “”Pour bien comprendre quel est l’enjeu de ce combat sanitaire, il est nécessaire de s’arrêter à quelques données statistiques. Pour l’armée britannique, ‘The Lancet’ fait état pour l’année 1917 de 54.884 soldats britanniques admis à l’hôpital pour affection vénérienne (214). La même année, Georges Thibierge annonce pour l’armée française des chiffres tout aussi considérables: “”Les éléments de la statistique des maladies vénériennes dans l’armée française sont recueillis seulement depuis l’année 1916. (…) Si on pouvati enregistrer le total des contaminations, on arriverait, je crois, à un chiffre de 4 à 5.000 par mois, soit de 50 à 60.000 par an, ce qui pour trois années de guerre ferait 150.000 à 200.000 contaminations”” (215)”” (pag 313) (214) ‘The Lancet’, oct. 5, 1918, p. 471; (215) Georges Thibierge, ‘La Syphilis et l’armée. Précis de médecine et de chirurgie de guerre’, op. cit.,, p. 9-10″,”QMIP-156″
“ROUSSEAU Pierre”,”Histoire des transports.”,” Marc Seguin: il primo ingegnere delle ferrovie (pag 392)”,”ECOI-006-FP”
“ROUSSEAU Jean-Jacques, a cura di Roberto GATTI”,”Il Contratto Sociale.”,”””L’uomo è nato libero e ovunque si trova in catene””, scrive Rousseau al principio del ‘Contratto sociale’. Scopo dell’opera è indicare attraverso quali vie si possa ripristinare una condizione di libertà senza pensare però ad un ritorno al passato… (dalla prefazione)”,”FILx-001-FMP”
“ROUSSEAU Jean-Jacques a cura di Valentino GERRATANA”,”Discorso sull’ origine e i fondamenti dell’ ineguaglianza tra gli uomini. (1755)”,”””È noto come Marx non abbia mai riconosciuto direttamente una qualsiasi forma di parentela teorica con il pensiero politico russoiano. Si è anche parlato a questo proposito di una «confusa coscienza ch’ebbero del loro debito storico verso Rousseau i fondatori del socialismo scientifico» (1). Tuttavia non solo è lecito porre per il marxismo, nei suoi possibili sviluppi teorici, il problema di un rapporto con Rousseau meno esterno e incidentale di quello che risulta direttamente dai testi di Marx e di Engels, ma occorre anche distinguere, dal punto di vista del giudizio storico, i diversi momenti in cui il processo di sviluppo e di approfondimento delle concezioni di Marx entra oggettivamente in rapporto con la tematica del pensiero russoiano. Nel ‘Contratto sociale’, di cui Marx si occupa meno casualmente che altrove nella ‘Questione ebraica’ a conclusione della sua analisi dei limiti della democrazia borghese (2), vive una tradizione ideologica il cui superamento critico è il primo compito scientifico che lo stesso Marx ha dovuto porsi per aprirsi la strada a una nuova visione della prospettiva di sviluppo della società moderna. Non deve quindi sorprendere se nel separarsi da quella tradizione Marx sente il bisogno di separarsi anche da quel Rousseau, nel quale egli stesso nel primo periodo giovanile, nelle battaglie politiche e culturali della ‘Gazzetta renana’ aveva riconosciuto uno dei rappresentanti di quella «sempre nuova filosofia della ragione» che aveva contribuito a fondare la politica come scienza (3). Nella sostanza questo distacco in Marx è definitivo e negli anni immediatamente successivi sarà anche accentuato dal fastidio per l’utilizzazione retorica che del democraticismo russoiano veniva fatta in quel periodo dal quarantottesco radicalismo piccolo-borghese; fastidio che in qualche momento lo porta perfino a guardare con indulgente compiacimento all’antirussoismo di un Proudhon (4). Più tardi invece, in una nota lettera a Schweitzer del 1865, è proprio nel confronto con Proudhon che Marx rivaluta la statura di Rousseau e la grandezza della sua etica politica: «Si è spesso paragonato Proudhon a J.J. Rousseau. Nulla di più falso»; e al punto di vista piccolo borghese del primo («ciarlatanismo scientifico e accomodamenti politici sono inseparabili da tale punto di vista. Non resterà più che un solo movente, la ‘vanità’ dell’individuo, e allora, come per tutti i vanitosi, non si tratta più che dell’effetto del momento, del successo del giorno») contrappone «quel semplice tatto morale che, ad esempio, preservò Rousseau da qualsiasi compromesso, anche apparente, con i poteri costituiti» (1). Per quanto incidentale, questo nuovo modo di accostarsi a Rousseau non rimane in Marx un fatto isolato. La citazione, nel ‘Capitale’, di una battuta sarcastica dello scritto russoiano sull”Economia politica’ (2), può essere anche considerata, se si vuole, come una semplice «citazione-omaggio»; ma si tratta in ogni caso di un omaggio reso a Rousseau diverso dal teorico della sovranità popolare sulla base di un «contratto» stipulato dalla volontà etica degli uomini associati, diverso cioè da quel Rousseau ricordato con distacco critico in opere come la ‘Questione ebraica’, l”Ideologia tedesca’, e l”Introduzione’ del ’57 a ‘Per la critica dell’economia politica’”” (pag 62-64) [dall’introduzione di V. Gerratana in J.J. Rousseau, ‘Discorso sull’ origine e i fondamenti dell’ ineguaglianza tra gli uomini. (1755)’, Ed. Riun., Roma, 1973] [(1) G. Della Volpe, ‘Rousseau e Marx’, cit., p. 131; (2) K. Marx, ‘Sulla questione ebraica’, in K. Marx F. Engels, op. cit., p. 100; (3) Cfr. K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, a cura di Luigi Firpo, Torino, Einaudi, 1950, pp. 154-155; (4) Nel 1851, occupandosi in alcune lettere a Engels dell’opera di Proudhon ‘Idée générale de la Revolution au XIX siècle’, Marx, pur giudicando severamente il libro, scriveva: «Nei confronti di Louis Blanc ecc., lo scritto è gustoso, particolarmente per gli sfoghi impertinenti contro Rousseau, Robespierre, Dio e la ‘fraternité’ e simili scipitaggini» (e già in una lettera precedente: «Il libro contiene attacchi ben scritti contro Rousseau, Robespierre, la Montagna ecc.». Nella sua risposta Engels non sembra condividere in tutto questo giudizio: «Negli attacchi contro L. Blanc, Robespierre, Rousseau ci sono qua e là delle cose garbate, ma nell’insieme non si può leggere nulla di più pretenzioso e superficiale che la sua critica della politica, p. es. della democrazia…» (cfr. Carteggio Marx-Engels, vol. I, Roma, Ed. Riun., 1950, pp. 270, 284, 285); (5) Lettera di Marx a Schweitzer del 24 gennaio 1865, in Appendice a K. Marx, ‘Miseria della filosofia’, Roma, Editori Riuniti, 1949, pp. 183-184; (6) Cfr. K. Marx, ‘Il Capitale’, L. I, trad. di Delio Cantimori, Roma, Editori Riuniti, 1964, (5a ed.), p. 809. Il passo completo di Rousseau che Marx cita parzialmente, riferendo il discorso alla figura del capitalista, è il seguente: «Riassumiamo in poche parole il patto sociale tra i due stati. ‘Voi avete bisogno di me, perché io sono ricco e voi siete povero; facciamo dunque un accordo tra noi: io permetterò che voi abbiate l’onore di servirmi, a condizione che voi mi diate il poco che vi resta in cambio della fatica che sosterrò nel comandarvi» (O.C., III, p. 273). Anche nelle ‘Teorie sul plusvalore’ Marx cita, contro Malthus, Rousseau (cfr. K. Marx, ‘Storia delle teorie economiche’, vol. III, Torino, Einaudi, 1958, p. 64)]”,”FILx-046-FV”
“ROUSSEL Jacques”,”Les enfants du prophete. Histoire du mouvement trotskiste en France.”,”Nei documenti allegati: – G. MUNIS, La rupture – Natalia TROTSKY, Lettre du Comité executif de la IVe Internationale – Declaration du C.E.I sur la lettre de Natalia Trotsky – Ultime declaration de Natalia Sedova Trotsky – A travers les livres – Les oeuvres de Rosa Luxemburg”,”TROS-044″
“ROUSSEL Jacques”,”Les enfants du prophete. Histoire du mouvement trotskiste en France.”,”Nei documenti allegati: – G. MUNIS, La rupture – Natalia TROTSKY, Lettre du Comité executif de la IVe Internationale – Declaration du C.E.I sur la lettre de Natalia Trotsky – Ultime declaration de Natalia Sedova Trotsky – A travers les livres – Les oeuvres de Rosa Luxemburg”,”FRAP-048″
“ROUSSEL Eric”,”Jean Monnet, 1888-1979.”,”Dottore in diritto, laureato in lettere, Eric ROUSSEL è un critico del Figaro littéraire. E’ autore di una biografia di G. POMPIDOU. Il ciclo del planismo. “”Definite le priorità, resta da forgiare lo strumeno: il Piano. L’ idea, a dire il vero, è nell’ aria da tempo. Prima della seconda guerra mondiale, la prospettiva era stata abbozzata, in particolare da quelli che erano stati chiamati i “”non conformisti degli anni trena””. Dall’ inizio di questi anni, una rivista di alto tenore intitolata ‘Plan’ era sta pubblicata da tre uomini il cui itinerario doveva essere ben diverso: Philippe Lamour, un avvocato che doveva trovare il pieno impiego del suo talento dopo la guerra nella gestione del territorio, Pierre-Olivier Lapie, altro avvocato ma di obbedienza socialista, Hubert Lagardelle infine, che durante l’ Occupazione doveva diventare ministro del lavoro del governo di Vichy. Anteriormente il progetto era stato tratteggiato dal belga Henri de Man, l’ autore di ‘Au-delà du Marxisme’. Jules Romains e qualche amico avevano pubblicato un ‘Piano del 9 luglio 1934’ rimasto celebre; il gruppo X Crise, composto da tecnocrati di alto livello, si era interessato al tema, come pure un altro non conformista degli anni trenta, Georges Roditi, direttore de ‘L’ Homme nouveau’. La cosa è chiara: è stato difficile classificare l’ idea di pianificazione a destra o a sinistra. Il concetto, che veniva alla luce del giorno – con l’ ‘Ere des organisateurs’ di James Burnham-, apparteneva sia all’ ideologia rooseveltiana, alle concezioni di Keynes, alla critica del marxismo fatta da alcuni neo-socialisti.”” (pag 432-433)”,”FRAV-116″
“ROUSSEL Éric”,”Le naufrage. 16 juin 1940.”,”ROUSSEL Éric presidente dell’ Institut Pierre-Mendès-France è l’autore pure di ‘Jean Monnet’ (1996) e di ‘Charles de Gaulle’ (2002). “”Churchill aura une attitude un peu comparable. Officiellement, il condamne l’armistice, mais son ami le général Georges, au cours du procès Pétain, rapportera ses propos sans être démenti: “”L’armistice nous a rendu service. Hitler a commis une faute en l’accordant. Il aurait dû aller en Afrique du Nord, s’en emparer pour poursuivre sur l’Egypte. Nous aurions eu alors une tâche bien difficile”” (1). Et Churchill écrira à Pierre-Etienne Flandin, le 14 novembre 1945: “”La France sous l’accablante fureur de l’irruption germanique a demandé un armistice. Je n’ai jamais adressé de reproche à la nation française pour avoir cédé à une telle nécessité (2)”””” (pag 110) (1) Le 1er aout 1945. Le Procès du maréchal Pétain, op. cit, t. I p 464 (2) SHD, Fonds général Weygand”,”FRAV-150″
“ROUSSEL Jacques”,”I figli del profeta. Storia del movimento trotskista in Francia.”,”””Siamo simili a uomini che tenteranno di scalare una montagna e sui quali cadranno continuamente valanghe di pietre e di neve”” (Trotsky, 1939)”,”TROS-349″
“ROUSSET David PODOLAK Boris e altri, rapporti e testimonianze”,”The Regime of the Concentration Camp in the Post-War World 1945-1953. Four Investigations by the International Commission against Concentration Camp Practices.”,”Composizione della commissione internazionale contro i campi di concentramento: Georges ANDRE’ Mr STOMPS, G. TILLION, Franz BALLHORN, Martin DEHOUSSE, J. DOMENECH, P.J. PRINSEN-GEERLIGS, L. VAN HOEGAERDEN, J. CALMARZA, David ROUSSET (relatore), Theo BERNARD, E. DE BEER DE LAER, André ALERS, Mr DE RAEDT, Jean PASSELECQ. (pag XIII)”,”TEMx-025″
“ROUSSET David, relatore”,”Livre blanc sur les camps de concentration soviétiques.”,”Composizione Commissione Internazionale: (seduta pubblica tenutasi a Bruxelles 21-26 maggio 1951) Presidente M. BALACHOWSKY (France), assessori: Georges ANDRE’ (Belgio), M.e STOMPS (Olanda), giudici: G. TILLION (Francia), Franz BALLHORN (Germania), Martin DEHOUSSE (Belgio), J. DOMENECH (Spagna repubblicana), supplenti: P.J. PRINSEN-GEERLIGS (Olanda), L. Van HOEGAERDEN (Belgio), CALMARZA (Spagna repubblicana), Commissario relatore: David ROUSSET (Francia) Giuristi assistenti del relatore: Theo BERNARD (Francia), E. DE-BEER-DE-LAER (Belgio) Terza udienza, 23 maggio 1951: Deposizione di Boris PODOLAK. Parla tra l’ altro dello sciopero fame organizzato da trotskisti a Vorkuta nel 1936 (pag 73). “”A partire dall’ autunno del 1936, uno sciopero della fame molto importante ebbe luogo a Vorkuta. I detenuti politici erano in una situazione molto brutta, perché erano stati terrorizzati da quelli che si chiamano nella terminologia del campo “”socialmente prossimi””, ovvero dei criminali, dei detenuti comuni, che erano in una situazione privilegiata, perché non li si considerava nemici del regime, com’era il caso dei detenuti politici. Ho avuto conoscenza di casi in cui i criminali strappavano i denti d’ oro ai detenuti politici e gli facevano subire tutta una serie di vessazioni. (…) Queste condizioni di assenza di diritti, questa condizione (…) in cui si era considerati come schiavi, fece sorgere un movimento di protesta. Un gruppo di trotskisti che si trovavano nel campo – gruppo assai importante e ben organizzato dal punto di vista politico- si mise alla testa di questo movimento. Altri gruppi politici si unirono a questo movimento e così la manifestazione potè avere luogo. Così verso la fine del mese di ottobre o all’ inizio del mese di dicembre 1936, i detenuti dichiararono lo sciopero della fame facendo una dichiarazione ufficiale alla terza sezione.”” (pag 73)”,”RUSS-153″
“ROUSSET David”,”L’universo concentrazionario. Con un saggio di Giovanni De Luna.”,”David Rousset (1912-1997), nato a Roanne, nella Loire, giovanissimo militante della Sinistra francese, viene arrestato-nel corso della resistenza-e inviato in un campo di sterminio. Scampato alla morte scrive questo libro, uscito in Francia nel ’46. L’anno successivo pubblica Les jours de notre mort e nel 1948 Le pitre ne rit pas. Da allora si è dedicato con totale coerenza all’analisi dei meccanismi del potere totalitario, dai lager ai gulag: sui campi sovietici pubblica-assieme a Théo Bernard e Gérard Rosenthal, Pour la verité sur les camps de concentration. Altre sue opere sono La société éclatée e, nel 1984, Sur la guerre.”,”GERN-008-FL”
“ROUSSET David, Translated by Alan FREEMAN”,”The Legacy of the Bolshevik Revolution. Volume I of a Critical History of the USSR.”,”David Rousset (1912-1997), nato a Roanne, nella Loire, giovanissimo militante della Sinistra francese, viene arrestato-nel corso della resistenza-e inviato in un campo di sterminio. Scampato alla morte scrive questo libro, uscito in Francia nel ’46. L’anno successivo pubblica Les jours de notre mort e nel 1948 Le pitre ne rit pas. Da allora si è dedicato con totale coerenza all’analisi dei meccanismi del potere totalitario, dai lager ai gulag: sui campi sovietici pubblica-assieme a Théo Bernard e Gérard Rosenthal, Pour la verité sur les camps de concentration. Altre sue opere sono La société éclatée e, nel 1984, Sur la guerre. David Rousset From Wikipedia, the free encyclopedia Jump to navigationJump to search David Rousset (18 January 1912 in Roanne, Loire – 13 December 1997) was a French writer and political activist, a recipient of Prix Renaudot, a French literary award. A survivor of the Neuengamme concentration camp and the Buchenwald Nazi concentration camp, he is famous for his books about concentration camps.[1] Rousset was the first person to use the term “”Gulag”” in the French language, revealing to the French the Soviet system of labor camps. In 1949, learning that while the concentration camps in Nazi Germany had been destroyed, camps still existed in the Soviet Union, he appealed to former inmates of Nazi camps to form a commission to inspect the USSR camps, which became the “”International Commission Against Concentrationist Regimes””. For his efforts he was attacked by Pierre Daix[2] in the French communist newspaper Les Lettres Françaises, which accused him of slandering the Soviet Union, forging the texts of the Soviet laws, and spreading misinformation. Rousset brought libel charges against the newspaper, and in 1951 he won the case. Along with Jean-Paul Sartre, Albert Camus and Gerard Rosenthal, Rousset was a founder of the left-wing Rassemblement démocratique révolutionnaire (Revolutionary Democratic Rally), which called for a European federation on democratic socialist lines.[3] In 1968 he was elected as a deputy to the French National Assembly as a left-wing Gaullist.[1] Bibliography[edit] The Other Kingdom (Reynal & Hitchcock Inc., 1947) Rousset, David (1951) [1st pub. Editions du Pavois:1946]. A World Apart. Translated by Moyse, Yvonne; Senhouse, Roger. London: Secker and Warburg. from L’Univers concentrationnaire (French) “”The Drama of Political Confrontation””, Telos 44 (Summer 1980). New York: Telos Press. Legacy of the Bolshevik Revolution: A Critical History of the USSR, Volume 1 (translated by Alan Freeman; London: Allison & Busby, 1982) The Crisis in the Soviet System (1986)”,”RUSS-100-FL”
“ROUSSET David e altri”,”I condannati del lavoro: Echi dell’inchiesta internazionale di Bruxelles.”,”‘Il 12 novembre 1949 lo scrittore francese David Rousset, ex comunista e reduce dai campi di concentramento nazisti, pubblicò sul ‘Figaro Litteraire’ una lettera aperta in cui denunziava al mondo intero il metodo dei “”campi di concentramento”” e propugnava una inchiesta internazionale i tutti i paesi ove ne esistessero, specialmente in Russia, Jugoslavia e Spagna’ (…) ‘Dopo un minuto di raccoglimento alla memoria dei milioni di uomini morti nei campi di concentramento nazisti, il Cancelliere A. Alers legge le lettere inviate all’Ambasciata dell’Urss a Bruxells dal Segretario del CIRCC (Commissione internazionale contro i campi di concentramento)’ (pag 7) ‘La parola è poi data David Rousset che in forma vigorosa, riassume il regime dei campi di concentramento sovietici (…). Ciò che è inoltre terribile nei campi di concentramento sovietici – termina Rousset – è il fatto che vi sono detenuti, oltre a milioni di uomini e di donne, anche ragazzi: o perchè condannati (nell’Unione Sovietica si diventa penalmente maggiorenni a 12 anni), o perché deportati coi loro genitori, o infine perchè nati nei campi stessi. Appunto per denunciare questo delitto contro l’umanità deve esser fatta luce completa sulle condizioni d’esistenza nei campi sovietici’ (pag 9-10)”,”RUSS-001-FER”
“ROUSSO Henry a cura; saggi di Philippe BURRIN Nicolas WERTH Alexandra LAIGNEL-LAVASTINE Paul GRADVOHL Francois FRISON-ROCHE Andrzej PACZKOWSKI Etienne FRANCOIS Pierre HASSNER Krzysztof POMIAN”,”Stalinismo e nazismo. Storia e memoria comparate.”,”Saggi di Philippe BURRIN Nicolas WERTH Alexandra LAIGNEL-LAVASTINE Paul GRADVOHL Francois FRISON-ROCHE Andrzej PACZKOWSKI Etienne FRANCOIS Pierre HASSNER Krzysztof POMIAN. Il nazismo e i giovani. “”Il partito nazista esercitò un ascendente decisivo almeno su un gruppo, la gioventù; e attraverso questa poté rafforzare il proprio peso nella sfera familiare, dove l’ intrusione era di difficile attuazione. Gli ostacoli alla sua influenza formale furono ben presto eliminati. Persino le associazioni della gioventù cattolica, a lungo protette da Concordato del 1933, vennero sciolte alla vigilia della guerra rendendo il passaggio alla Hitler-Jugend obbligatorio per tutti i giovani tedeschi. (…) I giovani avevano le loro ragioni per lasciarsi sedurre: il regime li adulava presentandoli come l’ avvenire del paese; la concorrenza tra la Hitler-Jugend e la scuola era un’ occasione per giocarle una contro l’ altra; veniva loro offerta l’ opportunità, e questo valeva anche per un certo numero di ragazze, di emanciparsi dalla tutela familiare.”” (pag 175) “”Come dimostra la documentazione oggi disponibile sulla sociologia delle vittime del “”Grande Terrore””, i quadri del Partito e dell’ economia, i militari, i diplomatici, i membri dell’ intelligentsia, gli amministratori e i funzionari di ogni livello rappresentarono soltanto, contrariamente a un’opinione ancora molto diffusa, una piccola minoranza di quei 680.000 individui giustiziati nel 1937-38. Allo stesso modo, per quanto spettacolare e politicamente significativo, l’ arresto di una percentuale spesso assai elevata – da 50 a oltre il 95 per cento – della nomenklatura comunista di una o dell’ altra regione non costituì che un’ esigua frazione dei fermi effettuali nel 1937-38. I dati recenti sulle purghe nell’ esercito mostrano, del resto, come gli ufficiali arrestati (circa 11.000 su 35.000) furono in parte reintegrati nei ranghi dell’ Armata Rossa a partire dal 1939. Parallelamente alla sua dimensione terroristica segreta, il “”Grande Terrore”” ne aveva un’altra, pubblica, meglio conosciuta: quella dei processi pubblici, grandi e piccoli, che, come osserva Anni Kriegel, funzionarono da “”formidabile meccanismo di profilassi sociale””. (pag 106)”,”RUSS-162″
“ROUSSO Henry a cura, Saggi di Philippe BURRIN Étienne FRANÇOIS François FRISON-ROCHE Paul GRADVOHL Pierre HASSNER Alexandra LAIGNEL-LAVASTINE Andrzej PACZKOWSKI Krzysztof POMIAN Nicolas WERTH”,”Stalinismo e nazismo. Storia e memoria comparate.”,”Henry Rousso è direttore di ricerca presso il Centre national de la recherche scientifique e direttore dell’Institut d’histoire du temps présent, entrambi a Parigi. Studioso di storia della seconda guerra mondiale, ha di recente pubblicato La Hantise du passé. Philippe Burrin è professore di storia delle relazioni internazionali all’Institut des hautes études internationales di Ginevra. Éntienne François, storico, insegna all’Università di Parigi I e alla Technische Universität di Berlino. François Frison-Roche, studioso di storia dei Balcani, attualmente si interessa al problema delle transizioni nell’Est. Dal 1996 fa parte del Groupe d’analyse des politiques (GAPP-CNRS). Paul Gradvohl, agrégé di storia, è responsabile delle scienze sociali presso il Centre interuniversitaire d’études hongroises (CIEH) dell’Università di Parigi III. Pierre Hassner è ricercatore associato presso il Centre d’études et de recherches internationales (CERI). Alexandra Laignel-Lavastine, laureata in filosofia, studiosa dei paesi dell’Est, è membro del Laboratoire d’analyse des systèmes politiques (LASP-CNRS) e maitre de conférences all’EHESS. Andrzej Paczkowski, storico, insegna all’Istituto di studi politici dell’Accademia delle scienze polacca di Varsavia ed è membro del consiglio dell’Istituto della memoria nazionale. Krzysztof Pomian, storico, è direttore di ricerca emerito presso il CNRS ed è professore all’Università Nikolaj Kopernik di Torun Polonia. Nicolas Werth, ricercatore all’Institut d’histoire du temps présent (IHTP-CNRS), è studioso di storia dello stalinismo.”,”RUST-076-FL”
“ROUTIER Airy”,”Le fils du serpent. Vie et mort du banquier Stern.”,”Omaggio T. Albertocchi Proverbio turco: “”Celui qui donne et qui reprend, c’est le fils du serpent”” Alain Routier è redattore capo al Nouvel Observateur. Ha pubblicato una biografia di Bernard Tapie, e con Valerie Lecasble sulla vita di Bernard Arnault.”,”FRAE-055″
“ROUTLEDGE Paul”,”Scargill. The Unauthorized Biography.”,”””La tempesta arrivò il 5 mazo 1990. Sotto il titolo “”Scargill and the Libyan Money: The Facts””, il Daily Mirror asserì che Arthur Scargill prese 163 mila sterline dalla Libia per sostenere lo sciopero, ed usò una larga parte di questa somma per pagare i propri debiti personali””. (pag 198)”,”MUKx-100″
“ROUX Jacques VARLET Jean LECLERC Theophile; a cura di Angela GROPPI”,”Gli arrabbiati. La prima antologia italiana dei più avanzati critici della democrazia giacobina.”,”ROUX, VARLET e LECLERC furono i principali esponenti del movimento degli ‘enragés’ che nel corso della rivoluzione francese fu spesso all’avanguardia nella lotta delle masse sanculotte contro il carovita e la corruzione dei pubblici poteri. Critici acerrimi delle grandi concentrazioni di ricchezze e della organizzazione monopolistica del commercio, fautori di una democrazia diretta integrale, sostenitori di un diritto perenne delle masse alla insurrezione, da taluni studiosi sono stati a volte ricondotti sul terreno dell’idea socialista.”,”FRAR-010″
“ROUX Simone”,”La casa nella storia.”,”L’A è docente di storia medievale all’Univ di Parigi.”,”STOS-021″
“ROUX Georges”,”La guerra civile di Spagna.”,”Tra gli organizzatori delle Brigate Internazionali vi era André MARTY, deputato comunista francese “”per la sua spietata ‘liquidazione’ di elementi ‘deviazionisti’ fu detto ‘il macellaio di Albacete'””. GEORGES-ROUX ha voluto scrivere sulla guerra civile senza sacrificare la verità. “”Figlio di un diplomatico, formato negli studi giuridici, dall’ambiente nel quale è cresciuto e dalla pratica legale ha portato nella sua attività di storico e di letterato l’ esperienza politica delle relazioni internazionali, la capacità d’analisi dell’ esegeta, l’ attitudine alla sintesi del patrocinatore, la profonda conoscenza dell’ animo umano che è dote indispensabile dell’ avvocato.(…)””.”,”MSPG-050″
“ROUX Jacques”,”Discours sur les moyens de sauver la France et la liberté. Prononcé dans l’ Eglise Metropolitaine de Paris, dans celes de St. Eustache, de Ste-Marguerite, de Saint Antoine, et de Saint-Nicolas-des-Champs par Jacques Roux, membre de la Societé des Droits de l’ Homme et du Citoyen.”,”””L’ universo sarà libero, e solo i re moriranno schiavi”””,”FRAR-250″
“ROUX Georges”,”Vita di Mussolini.”,”””Il Duce aveva, con prudenza, lungamente esitato. A una prima richiesta di Franco, presentata il 21 luglio a mezzo del suo console generale a Tangeri, il capo del Governo italiano aveva dapprima risposto negativamente. Poi le insistenze, essendo divenute pressanti, esitò. Soltanto il 30 luglio fa partire i primi soccorsi: dodici aeroplani. Accade allora ciò che avviene sempre in simili casi: un intervento straniero ne chiama un altro parallelo e contrario. Tale è la regola delle guerre civili in Europa: esse mettono in moto le passioni ideologiche, sollevano simpatie contraddittorie, s’ indirizzano a solidarietà opposte, scatenano il gioco dei fanatismi e dei contro-fanatismi, irrompono dal piano interno a quello esterno. Ogni conflitto interno tende al conflitto internazionale. Ora al nord dei Pirenei si vedono ostensibilmente formare convogli di materiale bellico, organizzarsi campi di volontari e costituirsi “”Brigate internazionali””. Ciascuno corre a dare aiuto ai correligionari. Si crederebbe d’essere ritornati in pieno XVI secolo quando attraverso le frontiere s’incrociavano protestanti e cattolici. L’ affare spagnolo diventa un affare mondiale.”” (pag 254)”,”ITAF-171″
“ROUX Georges”,”Napoleon III.”,”””Alla nuova disfatta degli austraci, le popolazioni degli Stati pontifici reclamano l’ unione con il resto dell’ Italia. E’ porre la questione del potere temporale dei papi. Prendendo partito per i suoi amici italiani, Napoleone III si alienerà i cattolici francesi fino a quel momento tra i più fermi sostenitori del suo regime. Nello stesso tempo, la vittoria francese inquieta all’ estero. Gli inglesi si mostrano preoccupati di ciò che sembra rivelare una rinascita dello spirito napoleonico; (…)””. (pag 255)”,”FRAD-054″
“ROUX Jean-Paul”,”La Turquie. Géographie, économie, histoire, civilisation et culture.”,” ROUX Jean-Paul del Centre National de la Recherche Scientifique; Louis BAZIN direttore di studio all’ Ecole des Hautes Etudes, professore all’ Ecole des langues vivantes. Islam, Turchia, lingua araba e lingua turca. “”La riforma dell’ alfabeto e della lingua turca s’ispira ad un desiderio vicino: avvicinarsi all’ Europa ed essere più nazionali e nel contempo meno musulmani. I turchi, convertendosi all’ Islamismo, avevano preso agli Arabi il loro alfabeto e una parte del loro vocabolario. Si sa che i caratteri arabi si scrivono da destra a sinistra e dall’ alto in basso. L’ alfabeto arabo usa generalmente le vocali lunghe e omette le vocali brevi. Non possiede tutte le lettere necessarie per trascrivere il turco. Inoltre, la lingua turca dà alle vocali un’ importanza considerevole e dà loro una varietà più grande. La vocali danno alla frase un aspetto essenziale. Così l’ alfabeto arabo non conveniva al suo proprio genio. Era inoltre molto difficile da apprendere, ma è noto che una volta che lo si apprendeva, aveva molte qualità che gli anziani turchi difendono ancora””. (pag 119)”,”TURx-022″
“ROUX Jean-Paul”,”Histoire de l’ Iran et des iraniens. Des origines à nos jours.”,”ROUX Jean-Paul ha dedicato una parte della sua opere allo studio dei popoli d’ Oriente e d’ Asia, come pure ad una storia comparata delle religioni. Tamerlano. Benché siano stati tutti e due grandi conquistatori e grandi massacratori, Gengis Khan e Timur (Tamerlano è il nome occidentalizzato di Timur-i lang, ossia Timur “”lo zoppo””, ndr) non sono comparabili. Tutto li oppone e, se il primo è difficile da analizzare, il secondo ci appare psicologicamente incomprensibile tanto si mostra inconseguente. Evochiamo qui una sola delle loro differenze. Uno era munito di un’ ideale di pace universale, voleva unificare il mondo, e costruì un impero. L’ altro pretendeva di combattere per l’ Islam e non costituì nulla di più che un regno, quello dell’ Iran timuride (Impero Timuride, ndr), dato che non si possono considerare facenti parte di uno Stato i paesi in cui egli non fece che passare””. (pag 362)”,”GOPx-005″
“ROUX Alain”,”Grèves et politiques à Shanghai. Les désillusions (1927-1932).”,”A queste vicende si è ispirato André Malraux nella sua opera ‘La condizione umana’ (1933). Scioperi a Shanghai, autunno 1928. “”Dalle 4 del mattino, il 3 dicembre, 1500 lavoratori sono in sciopero. Picchetti sono messi in opera che distribuiscono dei volantini e spiegano le ragioni dell’ azione. La polizia, da parte sua, è attiva e, dalle 5, prende posizione nella fabbrica ed il retro che non possono essere occupati dagli scioperanti. Lo sciopero è meravigliosamente organizzato. (…) Corrono delle voci, parlano di contatti tra i responsabili sindacali Kuomintang di sinistra e i comunisti della CFTE con i responsabili del Sindacato Generale rosso per estendere lo sciopero alle altre compagnie di trasporto (…). Questo sciopero è si quello di un sindacato del Kuomintang, che entra nella lotta di malavoglia, e cerca di controllare tutte le attività messe in opera dai lavoratori già rotti all’ “”arte dello sciopero””. Di fatto, un conflitto complesso ha luogo tra il 3 e l’ 8 dicembre per il controllo del comitato di sciopero che finirà, come in occasione dello sciopero della BAT un anno prima, per chiamarsi comitato di sostegno allo sciopero, e non comprendere che una minoranza di sindacalisti della CFTE.”” (pag 204-205)”,”MCIx-020″
“ROUX Jean-Paul”,”Histoire des turcs. Deux mille ans du Pacifique à la Méditerranée.”,” Selgiuchidi furono una dinastia turca che deve il suo nome a Seljük morto intorno all’anno 1000. Entrato in contrasto col suo signore, lo yabgu degli Oghuz – una delle tribù turche orientali entrata a far parte della confederazione dei T’ie-lo, o Toquz Oghuz (Nove Clan) – il sübaši Seljük emigrò col suo gruppo nella transoxiana Jand. Suo figlio Isra’il, coinvolto nelle lotte fra Samanidi e Karamanidi, si spostò nei domini ghaznavidi. Espulsi nel 1029, i suoi seguaci si stabilirono infine nel Khorasan, cominciando un’ascesa militare esaltata dalla vittoria conseguita sullo stesso Mahmud di Ghazna a Dandanqan. Il primo elemento di spicco, fondatore di fatto della dinastia, fu Toghrul Beg (1037-1063), nipote di Seljük. Questi riuscì a conquistare la Persia e l’Iraq e fu nominato sultano nel 1055 dal califfo di Baghdad cui egli impose una tutela resa meno gravosa dalla comune fede sunnita contro le mene fatimidi, espresse in quel momento a Baghdad dal comandante militare turcomanno sciita al-Basasiri che, tra il 1056 e il 1059, quasi riuscì a convincere il califfo al-Qa’im ad abdicare e a riconoscere come legittimo califfo di tutta la Umma l’Imam fatimide del Cairo. Suoi successori diretti furono Alp Arslan e Malikshah. (Wiki) Jean Paul ROUX è D di ricerca al CNRS professore all’ Ecole du Louvre e membro dell’ Institut des Etudes turques dell’ Università di Parigi. Ha scritto ‘La Religion des Turcs et des Mongols’ (Payot 1984), ‘Babur, histoire des Grands Moghols’ (Fayard 1986), e ha collaborato alla ‘Histoire de l’ Empire ottoman’ (idem 1989) “”A leggere le cronache, l’ Asia Minore sarebbe stata interamente devastata dalle incursioni dei Turkmeni nel XI secolo in quasi cinquant’ anni. Ora, dall’ inizio del XIII secolo, ossia circa centoventicinque anni dopo, essa era di una estrema prosperità e appariva come una delle regioni più ricche del mondo antico. Una simile ripresa è possibile? Senza dubbio, ma occorrerebbe che tali distruzioni fossero stte più superficiali che profonde: il sistema di irrigazione era rimasto intatto là dove esisteva; le foreste non erano bruciate come accadrà in seguito – ma per altra causa che quella dei nomadi che hanno sempre esitato, incerti davanti alle regioni boscose. La densità della popolazione non è sensibilmente cambiata: con ogni evidenza, molti di quelli che erano fuggiti sono ritornati; molti di più di quanto non si creda sono rimasti. I cristiani di ogni nazionalità hanno preferito le tasse turche alle imposte bizantine, la forza un po’ brutale dei sultani alla debolezza dei basiliani, l’ordine all’ anarchia.”” (pag 187-188)”,”TURx-027″
“ROUX Georges”,”Napoléon et le guêper espagnol.”,”ROUX Georges è anche autore di una ‘Vita di Mussolini’ e di una storia della guerra civile spagnola (1969), di una biografia di Napoleone III. “”Napoleone dichiarerà a Sant’Elena: “”questa disgraziata guerra di Spagna fu la causa prima delle mie disgrazie””. Uno dei maestri del pensiero greco, il legislatore d’Atene, il saggio Solone, diceva che “”i grandi uomini sono sovente la rovina di una nazione””. (in apertura) Perdite umane. Stima perdite francesi 200 mila uomini, spagnoli 500 mila. “”L’écrivain Meynier, très bien disposé à l’égard de tout ce qui touche Napoléon, estime que, dans l’affaire d’Espagne, les morts francais s’elèveraient à soixante-dix mille. A quoi il y aurait lieu d’ajouter ceux des contingents étrangers, plus évidemment ceux de Cadix et de Cabrera. En tout donc à peu près cent mille. La proportion normale donnerait deux cent mille blessés. Ce qui finalement aboutirait à un total de trois cent mille hommes. Le lieutenant-colonel Clerc, lui, pense que nos pertes se sont élevées à quatre cent soixante-treize mille Francais. Ce chiffre me paraît trop fort pour les effectifs engagés. Marbot est un témoin plus direct, au surplus sans aucun motif de partialité dans un sens ou dans l’autre. Voici ce qu’il écrit: “”Dans la péninsule ibérique, les Francais ont eu deux cent mille hommes tués ou morts dans les hopitaux; auxquels il faut joindre les soixante mille perdus par nos alliés de diverses nations. A titre de comparaison, il est intéressant de remarquer que la guerre d’Espagne nous aurait, à nous seuls, coûté exactement deux fois de plus que la guerre 1870 alors que au début du siècle, notre pays était d’un bon tiers, moins peuplé. Quant aux Espagnols, ils calculent que, pour eux, ils auraient, d’une manière ou d’un autre, perdu cinq cent mille des leurs. Pour une population totale de douze millions d’âmes, la saignée se trouverait ainsi très supérieure à celle de la France de 1914 à 1918. On comprend qu’elle ait lassé un terrible souvenir.”” (pag 245)”,”FRAN-078″
“ROUX Alain”,”Le Shanghai ouvrier des Annees Trente: coolies, gangsters et syndicalistes.”,”Publié avec le concours du Centre National des Lettres. ROUX Alain è nato a Nizza nel 1935. Agrégé d’histoire ha insegnato in diversi licei prima di divenire Maitre de conférence d’histoire contemporaine nell’Università Saint-Denis. E’ autore di diverse opere sulla Cina. “”Ce livre présente les ouvriers et les ouvrières de Shanghai, tels qu’ils étaient et non pas tels que les avaient idéalisés Malraux dans sa ‘Condition Humaine’. Il les décrit lors de leurs grèves. Il les montre au travail. Il les suit dans leurs misérables logements. Ils apparaissent désunis, hétérogènes, mal organisés dans des syndicats officiels tenus souvent par des personnages troubles, liés à la pègre de la Triade et aux gangsters qui, tel Du Yuesheng contrôlent la ville. L’immensité de l’océanm paysan entoure ce petit noyau extraordinaire de modernité qu’était le Shanghai des années trente.”” (retrocopertina)”,”MCIx-066″
“ROUX François”,”La Grande Guerre inconnue. Les poilus contre l’armée française.”,”ROUX François, appassionato di storia “”dal basso””, collabora occasionalmente alla rivista ‘Gavroche’. Questo è il suo primo libro. L’estensione e la rapida “”contaminazione””, per riprendere il termine della gerarchia militare, conferisce agli ammutinamenti della primavera del 1917 un carattere di estrema pericolosità per la coesione dell’esercito, il mantenimento dell’autorità dei capi e la sopravvivenza dell’ordine sociale complessivo, quando nello stesso tempo il movimento di scioperi spontanei contro la riduzione del potere d’acquisto si moltiplicano tra gli operai, e coinvolge le fabbriche per la produzione bellica, le banche ecc. I capi militari sono ossessionati dal precedente russo in cui lo zar è stato rovesciato al grido di “”abbasso la guerra!. E’ Petain a svolgere il ruolo decisivo nella repressione”” (pag 251) In primo luogo, il nuovo comandante in capo si affretta a confermare agli ufficiali e sottufficiali che i loro sforzi per sopprimere la ribellione saranno ben “”coperti””. Dobbiamo avere in primo luogo la fedeltà totale degli ufficiali, senza la quale tutto può succedere. Pétain sa che i comandanti delle unità stanno cercando, per quanto possibile, di nascondere le loro difficoltà nell’essere obbediti e evitano che vengano a conoscenza del Generale gli incidenti che evidenziano la loro mancanza di autorità. Pétain vuole le mani libere per effettuare una svolta: ottiene la possibilità di condanna senza indagini, senza testimoni, senza parti, che permette comandanti di compagnia di punire arbitrariamente i ‘colpevoli’ tra gli ammutinati. L’11 giugno, il generale ha ricevuto il permesso di fucilare i soldati senza trasmettere la loro richiesta di grazia. Pétain ha dato l’esempio utilizzando sette volte il suo diritto di far fucilare immediatamente il condannato, e ha raccomandato ripetutamente a Poincaré di rifiutare richieste di grazia, anche contro il parere del comandante in questione (pag 252-253) “”L’homme orchestre de la répression de la répression des mutineries est le général Pétain, et on peut conjecturer que sa stratégie a sauvé l’armée française du chaos au printemps 1917. Pétain n’a nullement la réputation d’être un chef laxiste. Il a lui-même fait procéder depuis 1914 à des exécutions sommaires “”pour l’exemple””, et ses consignes de sévérité adressées aux officiers supérieurs n’ont rien à envier à celles de Joffre (208). Lorsqu’il prend la place de Nivelle en tant que commandant en chef, le 15 mai, les mutineries s’étendent déjà dangereusement. Quoiqu’en dise l’ètait-major qui attribue la responsabilité des troubles à “”une organisation générale venant de Paris sous l’instigation des Allemands, tendant à livrer la France à l’ennemi”” (209), Pétain sait parfaitement que les mutins n’ont pas de plan et pas de mot d’ordre. Il comprend qu’une répression mal maîtrisée, comme auraient pu l’appliquer Joffre ou Nivelle, risquerait de donner au mouvement la cohésion qui lui manque: “”Une aveugle brutalité dans l’application de sanctions impitoyables risquait de provoquer le soulèvement général de millions d’hommes exaspérés, vague irrésistible qui eût tout balayé sur son passage”” (210). Sa stratégie s’appuie sur un principe simple: isoler les “”radicaux”” qui réclamant la fin de la guerre et contestent l’autorité des chefs en répondant positivement aux principales revendications matérielles de l’ensemble des biffins. Tout d’abord, le nouveau commandant en chef s’empresse de confirmer aux officiers et sous-officiers que leurs initiatives pour réprimer la rébellion seront bien “”couvertes””. Il faut avant tout s’assurer de la fidélité totale des gradés, sans laquelle tout peut basculer. Pétain sait que les chefs d’unités tentent, dans la mesure du possible, de cacher leurs difficultés à se faire obéir et qu’ils évitent soigneusement que des incidents soulignant leur manque d’autorité parviennent à la connaissance des généraux: “”Lors des incidents récents, le commandement ne semble pas avoir fait tout son devoir. Certains officiers ont caché à leurs supérieurs les indices du mauvais exprit qui régnait dans leur régiments. D’autres n’ont pas montré dans la répression l’initiative et l’énergie voulues… L’inertie équivaut à de la complicité. Le général en chef a décidé de prendre contre les pusillanimes toutes les sanctions nécessaires. Il couvrira par contre de son autorité, tous ceux qui feront preuve de vigueur et d’énergie dans la répression (211)””. Deuxièmement, Pétain entend avoir les mains libres pour mener la reprise en main: il obtient dès le 1er juin la suppression de l’instruction préalable pour les procès en mutinerie; les conseils de guerre jugeront sans enquête, sans témoins, sans pièces, ce qui permet aux commandants de compagnies de désigner arbitrairement des coupables parmi les mutins… Le 11 juin les généraux reçoivent l’autorisation de faire exécuter des condamnés sans transmettre leur recours en gracê. Pétain lui-même donne l’exemple en utilisant sept fois son droit de faire fusiller immédiatement des condamnés, et il recommande à plusieurs reprises à Poincaré de rejeter des demandes de grâce, y compris contre l’avis du chef de corps concerné (212)”” (pag 251-252) (208) Frédéric Rousseau, La guerre censurée, p. 91; Marechal Fayolle, Carnets secrets de la Grande-Guerre, p. 79 (209) Général Franchet D’Espérey, cité par Pierre Miquel, La Grande Guerre, p. 412 (210) Henri Carré, liutenant-colonel, Les Grandes Heures du général Pétain, et la crise du moral, s.l., Editions du Conquistador, 1952, p. 105 (211) Pierre Miquel, La Grande Guerre, p. 416 (212) Guy Petroncini, p. 739 e Henri Castex, p. 76-85 In primo luogo, il nuovo comandante in capo si affretta a confermare agli ufficiali e sottufficiali che i loro sforzi per sopprimere la ribellione saranno ben “”coperti””. Dobbiamo avere in primo luogo la fedeltà totale degli ufficiali, senza la quale tutto può succedere. Pétain sa che i comandanti delle unità stanno cercando, per quanto possibile, di nascondere le loro difficoltà nell’essere obbediti e evitano che vengano a conoscenza del Generale gli incidenti che evidenziano la loro mancanza di autorità. Pétain vuole le mani libere per effettuare una svolta: ottiene la possibilità di condanna senza indagini, senza testimoni, senza parti, che permette comandanti di compagnia di punire arbitrariamente i ‘colpevoli’ tra gli ammutinati. L’11 giugno, il generale ha ricevuto il permesso di fucilare i soldati senza trasmettere la loro richiesta di grazia. Pétain ha dato l’esempio utilizzando sette volte il suo diritto di far fucilare immediatamente il condannato, e ha raccomandato ripetutamente a Poincaré di rifiutare richieste di grazia, anche contro il parere del comandante in questione.”,”QMIP-155″
“ROUX Jean-Paul”,”Storia dei Turchi. Duemila anni dal Pacifico al Mediterraneo.”,”Roux è direttore di ricerche presso il CNRS. Ha scritto pure ‘La religione dei turchi e dei mongoli’.”,”TURx-006-FL”
“ROUX Alain”,”La stratégie léniniste de la grève en Chine: essai de bilan.”,”Tabella su frequenza intensità scioperi e serrate nella Grande Shanghai, 1918-.1932 (pag 129)”,”MCIx-069″
“ROUX Georges”,”La guerra civile di Spagna.”,”Tra gli organizzatori delle Brigate Internazionali vi era André Marty, deputato comunista francese “”per la sua spietata ‘liquidazione’ di elementi ‘deviazionisti’ fu detto ‘il macellaio di Albacete'””. Georges-Roux ha voluto scrivere sulla guerra civile senza sacrificare la verità. “”Figlio di un diplomatico, formato negli studi giuridici, dall’ambiente nel quale è cresciuto e dalla pratica legale ha portato nella sua attività di storico e di letterato l’ esperienza politica delle relazioni internazionali, la capacità d’analisi dell’ esegeta, l’ attitudine alla sintesi del patrocinatore, la profonda conoscenza dell’ animo umano che è dote indispensabile dell’ avvocato.(…)””.”,”MSPG-003-FER”
“ROUX Alain”,”Les historiens chinois et le mouvement ouvrier. Un début de réévaluation.”,”Alain Roux è ‘Maitre de conférences’ all’Università Paris VIII. Tra gli storici occidentali sul movimento operaio cinese vengono citati: Lynda Schaffer (1), Gail Hershatter (2), Emily Honig (3) e per il processo riformatore nel movimento operaio Andrew G. Walder (4). (1) – Mao and the workers: the Hunan labor movement, 1920-27, New York, 1982 (2) – THe workers of Tianjin, 1900-1949, Stanford, 1986 (3) – Sisters and strangers: women in the Shanghai cotton mills, 1919-1949, Stanford 1986 (4) – Communist neo-traditionalism: work and authority in Chinese industry, Univ. Calif. Press, Berkeley, 1986″,”MCIx-002-FGB”
“ROVAN Joseph”,”Bismarck, l’Allemagne et l’Europe unie 1898 – 1998 – 2098.”,”ROVAN è stato professore di civilizzazione tedesca alle Univ di Vincennes e di Paris III. Ha pubblicato molte opere e articoli tra cui: -Histoire politique des catholiques allemands. -Histoire de la socialdemocratie allemande. -L’Allemagne n’est pas ce que vous croyez -France-Allemagne: le bond en avant (con Jacques DELORS e Karl LAMERS)”,”GERx-044″
“ROVAN Joseph”,”Histoire de la social-democratie allemande.”,”Jacques ROVAN, storico e germanista, insegna all’ Università di Parigi VIII (Vincennes). A lui si devono già numerose opere sulla Germania su cui è specialista tra i più ascoltati.”,”GERV-031″
“ROVAN Joseph”,”Histoire de l’ Allemagne des origines à nos jours.”,”””L’ abbiamo già detto: se la Germania si sentisse rifiutata dalla Francia, se la costruzione europea si arrestasse, allora si orienterebbe piuttosto verso una relazione privilegiata ed esclusiva con gli Stati Uniti. Su tutti i piani, l’ Europa dell’ Est e la Russia saranno, ancora per lungo tempo, un teatro di operazioni secondario anche per una Germania che noi avremmo così rinchiuso su se stessa. La Germania unita, con i suoi 80 milioni di abitanti, il suo territorio serrato, la sua natalità tra le più basse del mondo, non sarà sempre che una grande potenza media, anche quando avrà finito l’ immenso compito dello sviluppo dei Lander dell’ ex DDR. L’ idea che un tale paese possa mantenere un ruolo indipendente nel gioco delle superpotenze vere del XXI secolo si situa al di là delle frontiere del realismo, anche se può costituire in se stessa una realtà””. (pag 924) “”In breve, la Germania unita è allo stesso tempo forte e dipendente. Questa dipendenza verso i suoi partners di tutti i generi è creatrice di solidarietà che si oppongono alle tendenze indipendentiste e alle illusioni neutraliste.”” (pag 925) “”Perciò come dice in modo eccellente Edgar Morin, che si tratti di Stati-nazione dell’ Europa o dell’ insieme dei popoli della Terra: l’ umanità intera è ormai spinta alla scelta tra l’ associazione o la barbarie. Una barbarie che condurrà dritto – e rapidamente, all’ autodistruzione generale””. (pag 926)”,”GERx-092″
“ROVAN Joseph a cura; saggi di Michel HUBERT Roland EDIGHOFFER René LASSERRE Manfred GANGL Ingeborg SCHWARZ Hans Manfred BOCK Gilbert KREBS Eva CARSTANJEN Marc THURET”,”La social-democratie dans l’Allemagne imperiale.”,”Contiene i paragrafi: ‘La critique du réformisme par Karl Marx et Frédrich Engels (pag 153-), ‘La révision de la théorie de Marx par Eduard Bernstein’, ‘La critique du révisionnisme par Rosa Luxemburg et Karl Kautsky’, ‘La révision de la dialectique marxiste’, in capitolo di Manfred GANGL ‘La querelle du révisionnisme au sein de la social-démocratie allemande’ (pag 151-169) “”Engels en vint même à placer ses espoirs dans la loi antisocialiste de Bismarck (‘Gesetz gegen die gemeingefährlichen Bestrebungen der Soziademokratie, 1878): elle aiderait le parti à se débarrasser de ses illusions sur la “”lutte lègale”” et la “”voie parlementaire”” et le pousserait à une orientation plus révolutionnaire. Mais les propositions concernant l’orientation politique du ‘Sozialdemokrat’, futur journal du parti en exil, qui avaient été formulées entre autres par Eduard Bernstein, allaient dans un sens diamétralement opposé. “”C’est maintentant sous la pression de la loi contre les socialistes que le parti doit montrer qu’il n’est pas prêt à prendre le chemin sanglant de la révolution violente, mais celui de la légalité, c’est-à-dire de la réforme”” (1). Marx et Engels virent dans ces propositions l’abandon de toute opposition radicale au profit de “”rapiéçages réformistes et petits-bourgeois””. Bien que finalement le parti, lors de son congrès en exil, en 1880, eût aussi admis les formes de lutte illégales en supprimant la mention “”légal”” du passage concerné du programme de Gotha, il exclut les militants anarchistes qui rejetaient catégoriquement les formes de lutte légales. Quant aux “”Jeunes”” de l’opposition de gauche, ils se révoltaient également contre l’autoritarisme et le “”réformisme petit-bourgeois”” du groupe parlementaire au ‘Reichstag’ – ce qui n’empêcha pas Engels de critiquer leur impatience révolutionnaire en leur signifiant qu’ils feraient mieux de placer leur confiance dans la “”lutte fraîche et joyeuse du prolétariat contre la loi antisocialiste et dans le fait que l’essor économique saperait de plus en plus vite la base de l’élément petit-bourgeois”” (2). Après avoir condamné les tendances gauchistes des “”Jeunes””, cette “”révolte d’étudiants””, et leur “”marxisme volontairement déformé””, Engels intervint de nouveau contre la direction du parti en critiquant le projet de programme élaboré après l’abrogation de la loi antisocialiste en 1890 et finalement adopté à Erfurt en 1891. Bien que Karl Kautsky se soit chargé d’en rédiger la partie théorique, ce qui représentait une victoire de l’aile marxiste sur le courant lassaléen, la partie pratique formulée par Eduard Bernstein avait fait d’importantes concessions au réformisme. Engels saisit alors l’occasion de “”fustiger l’idée de laisser se développer la vieille saloperie capitaliste pour arriver à une société socialiste”” (Engels, M/E, p. 517) – et de souligner, comme Marx vis-à-vis du programme de Gotha, que les revendications politiques du programme d’Erfurt ne seraient compatibles qu’avec une constitution démocratique et républicaine”” [Manfred Gangl, La querelle du révisionnisme au sein de la social-démocratie allemande] [in ‘La social-democratie dans l’Allemagne imperiale’, a cura di Joseph Rovan, 1985] (pag 154-155) (1) Cit. d’après M/E, p. 385sq. (lettre circulaire de Marx et Engels à W. Liebknecht, Bracke et al. du 17-18/9/1879 (2) Engels MEW 22, p. 84″,”MGEx-221″
“ROVATTI Pier Aldo”,”Critica e scientificità in Marx. Per una lettura fenomenologica di Marx e una critica del marxismo di Althusser.”,”ROVATTI (1942) si è laureato con Enzo PACI all’Univ degli Studi di Milano. Si è occupato di rapporti tra marxismo e fenomenologia.”,”MADS-155″
“ROVATTI Pier Aldo a cura”,”Dizionario Bompiani dei Filosofi contemporanei.”,”ROVATTI (1942) si è laureato con Enzo PACI all’Univ degli Studi di Milano e attualmente insegna storia della filosofia contemporanea all’ Università di Trieste. Si è occupato di rapporti tra marxismo e fenomenologia: – ROVATTI Pier Aldo, Critica e scientificità in Marx. Per una lettura fenomenologica di Marx e una critica del marxismo di Althusser. FELTRINELLI. MILANO. 1973 pag 205″,”REFx-070″
“ROVATTI Pier Aldo TOMASSINI Roberta VIGORELLI Amedeo”,”Bisogni e teoria marxista.”,”ROVATTI Pier Aldo TOMASSINI Roberta VIGORELLI Amedeo Contiene il saggio di Amedeo Vigorelli: ‘Politica e filosofia nei “”Grundrisse”” di Marx (pag 173-246) “”Dalla crisi come “”errore di calcolo”” all’armonicismo economico, che evidenzia la capacità capitalistica a mettere in atto le “”controtendenze”” necessarie, l’ideologia borghese esalta la parte “”sana”” del capitale contro le sopravvivenze parassitarie e la speculazione. A questa visione dicotomica Marx contrappone il carattere unitario della produzione borghese, quale si rivela appunto nella crisi: “”nella crisi generale di sovrapproduzione la contraddizione non è tra le diverse specie di capitale produttivo, ma tra capitale industriale e capitale di prestito, ossia tra il capitale direttamente coinvolto nel processo di produzione e il capitale che compare in forma (relativamente) autonoma come denaro al di fuori di esso”” (K. Marx, Lineamenti , II, p. 16). Alla tesi socialista di una ‘produzione proporzionata’, Marx contrappone la necessità delle sproporzioni come tendenza altrettanto inevitabile: “”se la tendenza del capitale è quella di ripartirsi in giuste proporzioni, sua necessaria tendenza – dal momento che stimola senza limiti pluslavoro, superproduttività, superconsumo, ecc. – è altrettanto ‘quella di andare al di là della proporzione'”” (Ibid., II, p. 17). L”excursus’ dei ‘Grundrisse’ sembra dunque confermare quanto Marx scrive altrove sulle ‘crisi da sproporzioni’. Ma rispetto al ‘Capitale’ troviamo una formulazione meno rigida della tendenza”” [Amedeo Vigorelli, ‘Politica e filosofia nei “”Grundrisse”” di Marx’] [(in) Pier Aldo Rovatti, Roberta Tomassini, Amedeo Vigorelli, Bisogni e teoria marxista, 1977] (pag 220-221) “”L’interesse di Marx per la ‘crisi’ nei ‘Grundrisse’ è la diretta espressione di un bisogno di organizzazione e di militanza politica che torna a manifestarsi dopo la crisi dei primi Anni Cinquanta. Se nel ritirarsi dalla lotta politica per rientrare nella stanza di studio Marx aveva dichiarato: “”una nuova rivoluzione è possibile soltanto in seguito a una nuova crisi. Ma è anche altrettanto sicura quanto questa””; ora che le prime avvisaglie della crisi monetaria si sono trasformate in un ‘general downbreak’ della produzione borghese, l’esigenza di una “”apparizione in pubblico”” è divenuta una precisa esigenza politica. Ma rispetto alle indicazioni contenute in ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’, i ‘Grundrisse’ presentano accenti nuovi e offrono elementi per una più matura teoria dell’organizzazione. Oltre a un giudizio più articolato sulla società borghese (che si esprime già negli articoli della ‘New York Daily Tribune’, assieme a una nuova consapevolezza internazionalistica) (90) troviamo le premesse teoriche per un discorso sulla maturità del comunismo. Se lo sviluppo degli Anni Cinquanta ha tolto ogni prospettiva politica tanto alla illusione democratica quanto alla via cospirativa, la rivoluzione del capitale ha preparato un terreno di scontro più avanzato, in cui si affrontano la società del capitale, unificata dal mercato mondiale in misura prima sconosciuta, da un lato e il lavoro astratto dall’altro, e che richiede nuove soluzioni di partito. Se ‘Le lotte di classe in Francia’ contenevano una ‘teoria della spontaneità’ in qualche modo legata a una fase ormai superata dello sviluppo del capitale, i ‘Grundrisse’ leggono nella tendenza ormai dispiegata le premesse di una ‘teoria del comunismo’. Il richiamo alla funzione pedagogica della sconfitta rivoluzionaria e alla necessità di una “”lunga marcia”” del proletariato rivoluzionario dentro la società del capitale, che gli scritti storico-politici dei primi Anni Cinquanta registravano, lasciano il posto nei ‘Grundrisse’ all’anticipazione di un ‘bisogno di comunismo’ ormai presente in tendenza. Se al processo di Colonia Marx ed Engels sottolineavano l’immaturità del proletariato tedesco, nella ripresa dei rapporti di Marx con Lassalle per la pubblicazione della sua “”Economia””, si legge l’ansia di riproporsi allo stesso pubblico tedesco nella maturità di un progetto strategico che deve bruciare le tappe di fronte all’incalzare della crisi”” [Amedeo Vigorelli, ‘Politica e filosofia nei “”Grundrisse”” di Marx’] [(in) Pier Aldo Rovatti, Roberta Tomassini, Amedeo Vigorelli, Bisogni e teoria marxista, 1977] (pag 215-216) “”Rispetto a questa tematica risulta decisiva l’interpretazione del celebre “”frammento sulle macchine””, in cui Marx si spinge ad esplorare la tendenza storica nella sua massima tensione dialettica, fino a ipotizzare un passaggio ‘diretto’ dal capitalismo al comunismo. E’ proprio il “”frammento”” a rivelare le ambiguità del discorso del III libro del ‘Capitale’ sul regno della necessità e il regno della libertà. L’applicazione al “”frammento”” delle più mature categorie del ‘Capitale’ (che è stata tentata da alcuni, con evidenti limiti ideologici), ne suggerisce infatti una lettura in chiave oggettivistica, che giunge infine a delle conclusioni contraddittorie. Da un lato l’ideologia del progresso (e quindi della neutralità) delle forze produttive, l’idea di un fiorire spontaneo della libertà sulla necessità dominata che, nella prospettiva di una transizione diretta al comunismo già dentro il capitalismo, appare garantito dalle stesse potenzialità positive della tecnica e dell’automazione. Dall’altro l’utopia di un libero sviluppo della individualità che, nella stessa prospettiva di un passaggio diretto dal capitalismo al comunismo, appare priva di ogni concreta fondazione materialistica e quindi come salto, utopia o, peggio, retorica umanistica. L’inapplicabilità al “”frammento”” della dialettica necessità-libertà così come si configura nel III libro del ‘Capitale’, risulta anzitutto dal diverso contesto di discorso che relativamente alla tematica del comunismo le due versioni forniscono. E’ stato detto che nei ‘Grundrisse’ Marx tiene ferma un’idea di autorealizzazione dell’individuo, di universalità di stampo quasi goethiano, che nel ‘Capitale’ vien meno (cfr A. Heller, op. cit., p. 119). Non si tratta semplicemente di un’eredità utopistica della ‘Ideologia Tedesca’ (l’uomo cacciatore, pescatore, pastore, critico ecc.), che verrebbe superata nell’opera definitiva, ma di una diversa concezione del comunismo e del sistema dei bisogni ad esso corrispondente. L’idea di comunismo cui i ‘Grundrisse’ (e in parte la ‘Critica del programma di Gotha’) fanno riferimento, implica non solo la fine dello sfruttamento capitalistico, ma una trasformazione radicale del ‘modo’ dell’attività produttiva e della stessa struttura dei bisogni. Cessa l’egemonia del lavoro fisico e astratto su quello mentale, e con essa la sussunzione dell’individuo sotto una forma sociale di divisione del lavoro. Cessa la distinzione tra lavoro necessario e pluslavoro (che non ha più senso per l’individuo), e un lavoro sempre più ricco e complesso (‘travail attractif’) diventa un ‘bisogno vitale’ per l’individuo e per la società: “”il risparmio di tempo di lavoro equivale all’aumento di tempo libero, ossia del tempo dedicato allo sviluppo pieno dell’individuo, sviluppo che a sua volta reagisce, come massima produttività, sulla produttività del lavoro (…) il tempo libero – che è sia un tempo di ozio che tempo per attività superiori – ha trasformato naturalmente il suo possessore in un ‘soggetto diverso’, ed è in questa veste di soggetto diverso che egli entra poi anche nel processo di produzione immediato. Il quale è, insieme, disciplina, se considerato in relazione all’uomo che diviene, ed esercizio, scienza sperimentale, scienza materialmente creativa e oggettivantesi, se considerato in relazione all”uomo divenuto’, nel cui cervello esiste il sapere accumulato della società”” (K. Marx, Lineamenti, II, p. 410). Ben diversa è la prospettiva che emerge dal secondo e terzo libro del ‘Capitale’, dove è proprio la possibilità di distinguere (da parte della società dei produttori associati) tra il lavoro socialmente necessario e il pluslavoro, che fonda il passaggio comunista dalla necessità alla libertà. Questa prospettiva (apparentemente più realistica) si fonda sull’ipotesi di una riduzione di tutto il lavoro sociale a ‘lavoro semplice’, come tale misurabile ancora in unità di tempo, in qualche modo esclusa dal “”frammento””. In questa seconda ipotesi, il permanere di una sfera di necessità (il lavoro come ‘dovere sociale’ riconosciuto), accanto e come base del regno della libertà, risulta comprensibile”” (pag 226-228) [Amedeo Vigorelli, ‘Politica e filosofia nei “”Grundrisse”” di Marx’] [(in) Pier Aldo Rovatti, Roberta Tomassini, Amedeo Vigorelli, Bisogni e teoria marxista, 1977]”,”TEOC-609″
“ROVATTI Pier Aldo”,”Critica e scientificità in Marx. Per una lettura fenomenologica di Marx e una critica del marxismo di Althusser.”,”Pier Aldo Rovatti (1942) si è laureato con Enzo Paci all’Università degli Studi di Milano. Si è occupato di rapporti tra marxismo e fenomenologia pubblicando saggi su Sartre, Husserl, Trna Duc Thao, Marcuse, Althusser. Ha fatto parte del comitato di direzione della rivista ‘Aut Aut’. E’ autore pure di ‘La dialettica del processo’ (Milano, 1969).”,”TEOC-173-FF”
“ROVELLI Marco”,”Lavorare uccide.”,”ROVELLI Marco (Massa, 1969) ha pubblicato nel 2006 ‘Lager italiani’. E’ un musicista, autore di canzoni e narratore, poeta. L’autore cita il ‘Rapporto annuale sull’andamento infortunistico’ dell’ INAIL “”Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8100 addetti: questi i calcoli del rapporto Eurispes. Che dà altri dati chiave. L’età media di chi muore sul lavoro è di trentasette anni. Le donne sono una su quattro infortunati, il 7,7 delle morti.”” (pag 222) Incidenti mortali per paese. 2004 Italia 944 Francia 743 Germania 804 Gran Bretagna 215 Spagna 695 1994 Italia 1325 Francia 928 Germania 1542 Gran Bretagna 260 Spagna 1133 fonte Eurostat reperibili su www. liberarete.it”,”CONx-184″
“ROVELLI Riccardo”,”Macroeconomia Europea. Guida allo studio della macroeconomia di Mankiw.”,”Riccardo Rovelli è professore di Economia dell’integrazione europea e di Economia monetaria all’Università di Bologna, dove insegna dal 1997.”,”ECOT-153-FL”
“ROVERI Alessandro”,”Dal sindacalismo rivoluzionario al fascismo. Capitalismo agrario e socialismo nel Ferrarese (1870-1920).”,”ROVERI Alessandro (Cattolica 1929) è docente di storia moderna e contemporanea presso l’ Università di Roma. Ha collaborato fin dai primi numeri alla rivista ‘Critica storica’. COmandata fra il 1965 e il 1970 presso l’ Istituto Storico italiano per l’ età moderna e contemporanea, che lo ha incaricato di pubblicare i carteggi relativi alla diplomazia romana del 1814-15.”,”MITT-093″
“ROVERI Alessandro”,”Giovinezza e amori di Anna Kuliscioff. Romanticismo e socialismo di una grande femminista.”,”””Il più stupido di tutti gli errori si ha quando delle teste giovani e assennate credono di perdere la loro originalità riconoscendo il vero che è già stato riconosciuto da altri””. Goethe “”Mentre i suoi compagni lottavano vittoriosamente alla Camera contro i progetti liberticidi del governo, Filippo (Turati), grazie a un nuovo indulto, uscì dal carcere il 4 giugno 1899. Si rimise subito al lavoro nelle stanze di “”Critica Sociale”” accanto ad Anna (Kuliscioff), e nel riprender in mano la penna pensò al monaco spagnolo docente di teologia che, restituito a libertà dopo lunghi anni vissuti in una fortezza araba, subito era risalito in cattedra e “”riaperto il testo alla pagina a cui lo aveva lasciato prima del sofferto sequestro di persona, aveva ripreso tranquillamente il suo dire colla consueta formula introduttiva: ‘Heri dicebamus’.”” (pag 71)”,”MITS-287″
“ROVERI Alessandro”,”Il socialismo tradito. La sinistra negli anni della guerra fredda.”,”Alla memoria di Tristano CODIGNOLA ROVERI Alessandro insegna storia del Risorgimento presso l’ Università di Ferrara. Tra le sue pubblicazioni più recenti: ‘Le cause del fascismo. Origini storiche del regime reazionario di massa in Italia e Germania’ (Bologna, 1985), ‘Da Versailles ad Hitler. Breve storia della repubblica di Weimar’ (Milano, 1991), ‘Giovinezza e amori di Anna Kuliscioff’ (1993). “”Checché ne pensassero i liberali del Mondo, tra il 4 e l’ 8 dicembre 1949 , nel Congresso di riunificazione di Firenze, Codignola, Calamandrei, Valiani, Garosci, Vittorelli, Silone, Romita, Mondolfo, Faravelli, Zagari, Noventa, Matteo Matteotti, Giorgio Spini, Valcarenghi e Vassalli, per dire soltanto dei più noti, fondarono il Partito Socialista Unitario (PSU). Furono giornate memorabili, per i loro protagonisti, e per tutti i democratici che li seguivano di lontano. Giungevano a convivenza organizzativa le tradizioni e i percorsi che, nelle loro diverse, tormentate vicissitudini passate, rappresentavano l’ aristocrazia della sinistra italiana democratica e progressista, quella che non aveva accettato compromessi né subito ricatti, e della quale purtroppo il paese, prima ancora che i convitati di pietra del PSLI, non si dimostrò degno: il liberalsocialismo, l’ europeismo socialista, la tradizione riformista di Turati e di Anna Kuliscioff, l’ umanesimo laico, l’ autonomismo socialista, Giustizia e Libertà. E non era per caso che sulla parete di fondo della sala comunale del congresso campeggiasse un grande ritratto di Carlo Rosselli. Si trattava, certo, di una nobile accademia di intellettuali che, anche se i Romita e i Matteotti e i Mondolfo avevano collaudati rapporti con la base operaia, era ancora priva di quel seguito di massa proletaria e piccolo-borghese che Panfilo Gentile giudicava utopistica (anche perché era interessato a contendere al PSU il consenso delle classi medie). Ma tra il rinunciatario servilismo di Saragat nei confronti della DC e il rinunciatario servilismo di Nenni nei confronti del PCI, lo spazio c’era.”” (pag 84-85)”,”ITAC-098″
“ROVERI Alessandro; testi antologici di A. GRAMSCI F. SIRUGO A.C. JEMOLO G. GENTILE A. OMODOEO G. CANDELORO D. MACK SMITH”,”Camillo Benso di Cavour.”,”Testi antologici di A. GRAMSCI F. SIRUGO A.C. JEMOLO G. GENTILE A. OMODOEO G. CANDELORO D. MACK SMITH ROVERI Alessandro libro docente di storia contemporanea incaricato di storia moderna nell’Università di Ferrara (1977). Ha scritto ‘Dal sindacalismo rivoluzionario al fascismo’, ‘La Santa Sede tra Rivoluzione francese e Restaurazione’, ‘Le origini del fascismo a Ferrara’ ecc.”,”ITAB-286″
“ROVERI Alessandro VUILLEUMIER Marc relazioni; GALBIATI Piera BRAVO Gian Mario DEGL’INNOCENTI Maurizio SERENI Umberto ANTONIOLI Maurizio FURIOZZI GianBiagio SANTI Fedele REGGIANI Gino comunicazioni; PROCACCI Giuliano BARBADORO Idomeneo ARBIZZANI Luigi RIOSA Alceo CASALI Luciano BRAVO Gian Mario interventi; Alessandro ROVERI conclusioni”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia nel periodo della Seconda Internazionale.”,”Il saggio di M. Vuilleumier è in francese.”,”MITT-195″
“ROVERI Alessandro”,”Le origini del fascismo a Ferrara, 1918-1921.”,”Nato a Cattolica nel 1929, Alessandro Roveri si è laureato a Bologna in Lettere moderna. Ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Ferrara (1974). Ha pubblicato due volumi di documenti diplomatici per l’Istituto Storico Italiano per l’età moderna e contemporanea. Il fascismo agrario e la demogogia agraria”,”ITAF-008-FP”
“ROVIGHI Alberto, Gen.D., con la collaborazione di Pier Luigi BERTINARIA, Col.s.SM”,”Esperienze di guerra rivoluzionaria. Il conflitto civile greco (1946-1949).”,”Contiene il paragrafo: I Capi politici e militari del KKE (pag 49) “”Marcos Vaphiadis è stato indubbiamente la figura migliore del movimento rivoluzionaro greco. (…) Ma, al dunque, egli non riuscirà ad influenzare sensibilmente gli avvenimenti: come politico egli non aveva grande influenza nel Partito che risultava tutto di Zachariadis; come militare doveva cercare di attuare direttive e decisioni in cui non credeva; infine; veniva allontanato dal Comando e non veniva fisicamente eliminato solo per la fama precedentemente acquistata.”” (pag 50) Marcos o Markos Vaphiadis o Vafeiadis Bibliografia: – General Markos by Dragan Kljakic ( Book ) Apomnemoneumata by Markos Vapheiades( Book ) – General Markos : zasto me Staljin nije streljao? by Jovan Popovski ( Book ) – Apomnemoneumata by Markos Vapheiades ( Book ) – Izgubljena pobeda Generala Markosa : gra’anski rat u Grckoj 1946-1949 i KPJ by Dragan Kljakic ( Book ) (f. worldcat.org)”,”GREx-008″
“ROW Thomas”,”Il nazionalismo economico nell’Italia liberale. L’Ansaldo, 1903-1921.”,”Thomas Row è assistant professor di storia contemporanea presso il Bologna Center della Johns Hopkins University ‘La creazione della Banca italiana di Sconto rappresentò il punto di convergenza tra il movimento nazionalista e i gruppi di interesse che confluirono nella formazione della banca. La conseguenza fu la nascita di un potente blocco politico-industriale che legava insieme nazionalisti, Banca di Sconto e Ansaldo, ma che ricomprendeva anche politici dell’area liberale, come ad esempio Nitti, che condivideva le teorie della produzione dei primi. La fondazione della Banca di Sconto costituiva, sia in termini politici che economici, una sfida diretta per la Banca Commerciale. Insieme al Credito italiano, la Commerciale dominava il capitale finanziario industriale dell’intera penisola. Attorno al 1910, la grande banca milanese possedeva, da sola, il 40% circa del valore complessivo del credito industriale. Dato il carattere estremamente concentrato dei mercati finanziari italiani, «le due grandi banche erano le prime a scegliere i clienti, e le altre erano costrette a prendere ciò che rimaneva» (42). La Banca Commerciale e il Credito Italiano svolsero un ruolo-chiave nello sviluppo dell’industria pesante italiana, grazie soprattutto alla loro brillante gestione, agli stretti legami con i mercati finanziari internazionali e ad una larga base di capitale. La Commerciale regnava sovrana in due settori importanti come quello dell’elettricità e dell’acciaio. Dopo la riorganizzazione della produzione italiana dell’acciaio, avvenuta nel 1911, l’intero settore rimase praticamente nelle mani della Commerciale; così che, nel 1916, l’ingegnere nazionalista Pietro Lanino poteva affermare: “”Se si fa eccezione del solo gruppo ligure Ansaldo, il quale forma corpo attivo in sé, con indirizzo arditamente suo proprio, si può dire che tutta la nostra industria siderurgica si raccolga così sotto il controllo della Banca Commerciale Italiana, collegata in questo al Credito Italiano”” (43). La Banca Italiana di Sconto, esattamente come il suo predecessore, la Società Bancaria, dovette lottare contro l’egemonia della Banca Commerciale in un mercato interno molto ristretto. Essa era tra quelli che dovevano scegliere i loro clienti «tra quelli che rimanevano». Se la «fazione della Commerciale comprendeva la classe dirigente industriale e i leader autoritari e rispettati dell’industria, i cui consigli venivano tenuti nel debito conto dal governo», la Banca di Sconto doveva basarsi sulla «nuova plutocrazia di fabbricanti d’armi, imprenditori, speculatori e dubbi avventurieri che operavano nella zona d’ombra tra l’industria e la politica» (44). La creazione della Banca di Sconto rappresentava anche una sfida di natura politica per la Banca Commerciale. Nell’Italia liberale era difficile tracciare una distinzione netta tra puri interessi economici e politici. Era soprattutto l’industria pesante a dipendere dallo stato per quanto riguardava commesse, sussidi e protezione; i politici, in cambio, ricevevano spesso ingenti somme per campagne elettorali, quotidiani e «scopi speciali» (45)’ (pag 103-104)] [(42) J.S. Cohen, ‘Financing Industrialization in Italy, 1894-1914: The Partial Transformation of a Late-Comer’, in Journal of Economic History, 27, 1967, p. 369; (43) P. Lanino, ‘La Nuova Italia industriale’, Roma, L’Italiana, 1916, vol. 1, Industrie metallurgiche, combustibili ed energia elettrica. Industrie estrattive, p. 20; (44) A. Lyttelton, ‘The Seizure of Power’, cit., pp. 206-207; (45) R. Webster, ‘Industrial Imperialism’, cit., pp. 145-151] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOG-113&#8243;
“ROW Thomas”,”Il nazionalismo economico nell’Italia liberale. L’Ansaldo, 1903-1921.”,”Thomas Row è assistant professor di storia contemporanea presso il Bologna Center della Johns Hopkins University 1911-1915. La fine dell’avventura turca (pag 84-90) “”Le imprese dell’Ansaldo nell’impero ottomano non avevano mai goduto di questo tipo di appoggio da parte della classe dirigente italiana. I Perrone reagirono rabbiosamente. Il cartello stava per accaparrarsi la posizione che apparteneva “”di diritto”” all’Ansaldo”” (pag 89)”,”ITAE-039-FP”
“ROWBOTHAM Sheila”,”Esclusa dalla storia. Trecento anni di lotte della donna per sua liberazione.”,”ROWBOTHAM Sheila (Leeds, 1943) milita da dieci anni nel movimento socialista inglese (1977) Contiene tra gli altri i capitoli: – La condizione delle operaie nel diciannovesimo secolo – Donne e sindacati – Socialismo, famiglia e sessualità”,”DONx-063″
“ROWBOTHAM Sheila”,”Esclusa dalla storia. Trecento anni di lotte della donna per la sua liberazione.”,”Sheila Rowbotham (Leeds 1943) milita dal 1967 nel movimento socialista inglese. Ha scritto libri sull’emancipazione femminile tra cui ‘Donne, resistenza e rivoluzione’, Torino, 1976. “”Il vecchio dibattito sul controllo demografico continuò nella seconda metà del diciannovesimo secolo, sempre all’interno del sostegno o dell’opposizione alle idee di Malthus riguardo al fatot che esistesse una legge che faceva aumentare la popolazione più rapidamente delle risorse economiche. Marx ed Engels erano fermi avversari dello «spregevole Malthus». Essi ripetevano continuamente che non esistevano leggi economiche astratte ma soltanto leggi storiche valide in particolari forme di società. Sebbene scrivesse a Kautsky nel 1881 che era possibile che in un determinato stadio della società comunista il numero degli individui divenisse tanto elevato da far sí che la società dovesse «regolare la produzione di esseri umani, proprio come è già arrivata a regolare la produzione di beni», Engels sottolineava che questa regolazione avrebbe dovuto essere controllata dagli individui stessi e non imposta loro dall’esterno: «Spetta agli stessi appartenenti alla società socialista decidere se, quando e come ciò debba essere fatto e quali mezzi essi desiderino utilizzare allo scopo» (1)”” [Sheila Rowbotham, ‘Esclusa dalla storia. Trecento anni di lotte della donna per la sua liberazione’, Editori Riuniti, Roma; 1977] [(1) Lettera di Engels a Kautsky del 1° febbraio 1881, in K. Marx F. Engels, ‘Werke’, Band 35, Berlin, 1967, p. 151]”,”MUKx-001-FGB”
“ROWBOTHAM Sheila”,”Donne, resistenza e rivoluzione. Una analisi storica per una discussione attuale.”,”Sheila Rowbotham è nata a Leeds nel 1943. Insegna alla Workers’ Education Association e fa parte del Women’s Liberation Workshop. Sta scrivendo un libro sulle donne in Gran Bretagna negli ultimi trecento anni, e un altro sulla posizione della donna nel capitalismo moderno In questo libro Sheila Rowbotham esamina gli attuali rapporti fra movimento di liberazione della donna e sinistra rivoluzionaria attraverso una precisa analisi storica. L’autrice segue il risveglio femminista dalle prime eresie religiose al puritanesimo, esamina l’influenza di scrittrici come Madame de Staël, Flora Tristan, Mary Wollstonecraft e Margaret Fuller, considera gli effetti della rivoluzione industriale e dello sviluppo del sindacato sulla condizione femminile, esamina la condizione della donna nel pensiero marxista e la sua condizione nella Cina e nella Russia di oggi, e studia infine l’imegno delle donne nella resistenza all’imperialismo in Algeria, Cuba e Vietnam’ (4° di copertina) “”Nell’opera ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844 Marx sviluppò un tema di discussione generale nella letteratura utopistica socialista sulla liberazione della donna, ma espresso da Fourier in una ben nota forma. Questo era il nesso fra l’emancipazione della donna e lo sviluppo storico generale della società: «Il rapporto immediato, naturale, necessario dell’uomo con l’uomo è anche il ‘rapporto’ del ‘maschio’ con la ‘femmina’… Così in questo rapporto ‘appare’ in modo sensibile, cioè ridotto ad un ‘fatto’ d’intuizione, sino a qual punto per l’uomo l’essenza umana sia diventata natura o la natura sia diventata l’essenza umana dell’uomo. In base a questo rapporto si può dunque giudcare interamente il grado di civiltà cui l’uomo è giunto. Dal carattere di questo rapporto si ricava sino a qual punto ‘l’uomo’ come ‘essere appartenente ad una specie’ si sia fatto ‘uomo’, e si sia compreso come ‘uomo’. In questo rapporto si mostra ancora sino a che punto il ‘bisogno’ dell’uomo sia diventato bisogno ‘umano’, e dunque sino a che punto ‘l”altro’ uomo in quanto uomo sia diventato per lui un bisogno, ed egli nella sua esistenza più individuale sia ad un tempo comunità (1). (…) Seguendo Fourier, Marx vide a questo punto la posizione della donna piuttosto come un indice storico della capacità degli esseri umani di essere coscienti, e perciò di saper dominare l’ambiente esterno, una misurazione precisa del cammino sociale dallo stato di bisogno verso la libertà. Ma il tipo di rapporto esistente fra goi esseri umani era un aspetto dalla loro alienazione dalla natura e fra loro stessi. (…) Marx riteneva che, eliminata la dipendenza economica dall’uomo, favorita dal capitalismo, in un regime comunista sarebbe stato possibile un nuovo e più sincero rapporto umano. Respinse con decisione i principi di quei «comunisti politicamente immaturi» che intendevano il comunismo come la possibilità di possedere le donne in comune, poiché in questo modo non si faceva che sostituire la proprietà pubblica a quella privata. Egli sapeva che in entrambi i casi l’evoluzione umana della donna sarebbe stata impedita. Engels ripeté molto chiaramente questa idea nella sua opera ‘I fondamenti del comunismo’ che costituì l’abbozzo del ‘Manifesto del partito comunista’, e fu scritto nel 1847 (…)”” (pag 70-72)”,”DONx-089″
“ROWLEY Anthony”,”Evolution économique de la Russie du milieu du XIXe siècle a 1914.”,”ROWLEY Anthony agrégé de l’Université Assistant à l’Institut d’Etudes politiques de Paris. Controversie sullo sviluppo del capitalismo in Russia. “”L’essor industriel des années 1890 et la politique de Witte démentent les hypothèses avancées par le populistes. Faut-il pour autant, comme le pense A. Gerschenkron (8), considérer que l’intelligentisa russe effectue une volte-face complète et accepte la nécessité d’une industrialisation nationale? En fait, comme le souligne Engels (9) dés 1892 dans un article de l’Almanach du parti ouvrier puis dans une lettre à Danielson (Nikolaïon), le capitalisme a pris en Russie un caractère irréversible et “”la communauté agraire ne peut être qu’une exception progressive, mais toujours une exception””. Il s’agit donc moins d’un revirement que de la prise de conscience d’une nécessité que l’on peut dater des suites de la Guerre de Crimée et de la mise en place du protectionnisme. La signification du protectionnisme se trouve à nouveau inversée: loin d’être un aveu d’incapacité à susciter une industrie moderne, le protectionnisme en devient une des conditions nécessaires puisque le choix se réduit alors à un développement inévitable dont il importe de décider s’il s’opérera par l’industrie étrangère ou par l’industrie nationale. Les ouvrages de Struve, ‘Notes critiques sur le développement économique de la Russie’ (1894), et de Lénine, ‘Le développement du capitalisme en Russie’ (1898), donnent la mesure du bouleversement qui se produit: désormais, le processus de commercialisation de l’agriculture et de l’industrie tiennent le rôle déterminant dans le développement du pays. Loin d’être un produit du protectionnisme et des dépenses de guerre, l’industrialisation a perdu son caractère artificiel dénoncé par les populistes. Est-ce à dire que les intellectuels ont envisagé un modèle de développement économique adapté à la situation russe? La réponse est très délicate et il ne nous appartient pas de proposer une réponse tranchée. A lire les analyses de Plekhanov, du groupe des marxistes-légaux (Struve, Bulgakov, Tugan-Baranovskij) et de Lénine, on reste cependant frappé de constater combien ces réflexions aboutissent à une conclusion analogue: la nécessité d’élargir le marché pour asseoir le développement du capitalisme en Russie. Déjà les articles de Nikolaï-on dans ‘La Richesse russe’ du janvier 1895 justifient ‘a contrario’ le recours au marché extérieur puisque Nikolaï-on fait reposer le retard économique de la Russie sur le carcan protectionniste. De même Tugan-Baranovskij, dans une controverse célèbre avec Rose Luxembourg sur la nature de l’impérialisme, avance-t-il la necessité d’une conquête de marchés occidentaux par la Russie, sorte d’alignement tardif du comportement russe sur le modèle européen. Toutefois le livre de Lénine sur le développement du capitalisme en Russie fournit probablement les arguments les plus décisifs sur le lien entre marché intérieur et capitalisme. L’originalité de l’analyse réside dans la différenciation entre enrichissement et ouverture du marché: pour Lénine, la modernisation agricole et industrielle crée les conditions d’un développement du marché même si la majorité de la population s’appauvrit. La concomitance existant entre la consommation en capital de la bourgeoisie et la consommation en marchandises et en moyens de production de la paysannerie expliquerait le développement intense du marché des cotonnades industrielles. Malgré la concordance des analyses, le problème ne nous semble pas résolu pour autant. Certes, le niveau du pouvoir d’achat de la paysannerie russe n’a pas constitué un obstacle au développement du capitalisme. Les calculs effectués par V.E. Varzar tendent à montrer que la réduction de l’autoconsommation agricole et la substition progressive de la consommation industrielle à la place de la consommation agricole ont constitué des facteurs décisifs de modernisation: Indice de la consommation (10) (en volume). Accroissement global 1890 100 1900 139.5 1910 177.3 1913 207.2 Accroissement par tête 1890 100 1900 120.1 1910 128.9 1913 142.0 Produits industriels 1890 100 1900 223.0 1910 280.0 1913 – Produits agricoles 1890 100 1900 110.0 1910 144.0 1913 – L’évolution des indices agricoles est doublement significative: leur poids s’avère essentiel dans le rythme d’accroissement de la consommation et surtout, leur redressement et leur stabilisation à un niveau de croissance comparable à celui des indices industriels incite à s’interroger sur la validité des schémas de croissance proposés par l’intelligentsia. Ni la prolétarisation des masses paysannes décrite par Lénine, ni la destruction des structures d’emplois traditionnelles de l’agriculture dénoncée par les populistes ne permettent de savoir s’il était possible de concilier la structure agraire prédominante de l’économie russe et la plasticité d’emplois requise par le développement économique. On peut tout autant interpréter les résultats statistiques comme la preuve d’un transfert en voie de réussite ou comme un progrès incertain, ce que tendrait à montrer le relatif blocage de la consommation industrielle après 1900. En définitive, la question essentielle, soulevée par Marx dans le ‘Manifeste communiste’, demeure donc posée: le développement économique de la Russie passe-t-il par la maximisation radicale de la productivité marginale de l’emploi? En ce sens, le heurt des doctrines témoigne de la situation particulière de la Russia à la fine du XIXe siècle et de l’inachèvement des traits constitutif d’une révolution industrielle”” [Anthony Rowley, Evolution économique de la Russie du milieu du XIXe siècle a 1914, Paris, 1982] [(8) A. Gerschenkron, ‘Economic Backwardness in Historical Perspective’, Harvard U.P. , 1962, p. 183; (9) ‘Correspondance de F. Engels’, Ed. Sociales, Paris, 1959, t. 3 et ‘Lettres sur le Capital’, n° 215; (10) Indice calculé d’après un panier de 35 produits agricoles et industriels. Le volume de la consommation est ici calculé en prix 1913. On notera d’autre part que les estimations de Varzar ne sont pas absolumetn fiables car s’y trouvent inclus des produits intermédiaires. Source: P.P. Maslow, ‘Kriticheskii analiz burzhnazhykh statisticheskich publikatsii’, Moscou, 1955, p. 458-60 et A. Kahan, Cambridge Economic History, art. cit., p. 292] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”RUSx-174″
“ROY Samaren”,”India’s First Communist.”,”Samaren ROY (1919) incontra M.N. ROY (tra i due non c’è nessun rapporto di parentela) per la prima volta nel 1939 quando M.N ROY era impegnato nel formare una giovane leadership della sinistra nell’Indian National Congress contro i gandhiani. Samaren ROY è autore di due precendenti volumi biografici su M.N. ROY: -The Restless Brahmin: The Early Life of M.N. ROY (1970) -The Twice-Born Herotic: M.N. Roy and Comintern (1986).”,”MASx-001″
“ROY Denny”,”Taiwan. A Political History.”,”ROY è Senior Research Fellow presso l’ Asian-Pacific Center for Security Studies. Il suo libro precedente è stato ‘China’s Foreign Relations’. I giovani di Taiwan risposero con entusiasmo all’ opportunità di servire nelle forze armate giapponesi, possibilità che si concretizzò con l’ espansione della campagna in Cina nel 1937. Più di 80 mila cittadini di Taiwan divennero soldati o marinai del Giappone durante la 2° guerra mondiale. Altri 126 mila vennero impiegati dai militari giapponesi in ruoli di non combattimento. Circa 30 mila morirono. (pag 53)”,”CINx-135″
“ROY M.N.”,”Revolution and Counter-Revolution in China.”,”””La fluttuazione della popolazione è un dato caratteristico della storia cinese. Nel primo Periodo Han, il feudalesimo prosperava sotto le condizioni ordinate ristabilite dopo il caos che seguì la disfatta della Rivoluzione Chin. La popolazione crebbe a sessanta milioni. (…) (pag 63) “”Il dato più caratteristico dell’ economia nazionale cinese è la distribuzione sproporzionata di lavoro sociale. Una abnormemente grande porzione è assorbita dalla produzione di cibo.”” (pag 70)”,”MCIx-019″
“ROY Maurice”,”1929. La grande crise. Peut-on eviter une nouvelle catastrophe economique?”,”Firma autore ROY è giornalista e scrittore “”””Amo la classe operaia. Sono sindaco di un comune popoloso della banlieue parigina; vi ho visto i danni portati dalla disoccupazione e participo alla vostra emozione. Ma il governo rifiuterà di andare tanto lontano quanto le risorse del paese glielo consentano. Ma non gli chiedete di commettere degli anni che rischierebbero di compromettere l’ equilibro del Budget e che aggraverebbero la crisi””. Spalle larghe, (…), Pierre Laval pronuncia queste parole alla tribuna della Camera, in dicembre. A quarantotto anni, è, dall’ inizio del 1931, presidente del consiglio per la prima volta. Nel nome dell’ equilibro budgetario, respinge un progetto socialista d’istituzione di una assicurazione-disoccupazione finanziata dal Budget. (…) I francesi cominciano a toccare con mano i danni mondiali causati dalla Grande Crisi. Un fato diverso che fa i titoli dei giornali del mondo intero fa loro prendere coscienza. L’ 8 marzo 1932, si scopre il cadavere di uno svedese di cinquantadue anni, che si sparato una pallottola in testa. Il suo nome, Ivar Kreuger, “”irradiava allora il mondo intero, ben più che quello di qualsiasi magnate dell’ economia europea””, egli “”materializzava in qualche modo l’ idea della superiorità dello spirito d’ impresa individuale su quello delle burocrazie degli Stati ‘à bout de souffle’ (senza fiato, ndr) (1)””. La sua morte significa che lo spirito d’ impresa individuale, anche lui, è ‘a bout de souffle’.”” (pag 168-169) (1) Richard Lewinsohn”,”ECOI-195″
“ROY Claude”,”Introduzione alla Cina. (Tit.orig.: Clefs pour la Chine)”,”ROY Claude, figlio di un pittore, è nato nel 1915. Ha studiato diritto a Bordeaux e lettere a Parigi. Ha fatto il militare, la guerra, la prigionia, l’evasione. Scrive dal 1942 libri di poesia, racconti, saggi di critica letteraria, inchieste su Parigi, sulla Francia, sull’America. pag 11 pag 255 “”Io unisco le piccole alle grandi cose, come capita, a caso. L’insieme forma un quadro””. Victor Hugo, (pag 81)”,”CINx-230″
“ROY Olivier”,”La santa ignoranza. Religioni senza cultura.”,”ROY Olivier è direttore di ricerca all’Ecole des Hautes Etudes en Science Sociales (EHESS) e all’Institut d’études politiques (IEP) di Parigi. E’ stato consulente del ministero degli esteri francese. “”Nel protestantesimo, la moltiplicazione delle Chiese garantisce la possibilità di un’ampia gamma di scelte. Di conseguenza, il cambiamento avviene attraverso il passaggio da una “”denominazione”” all’altra, in particolare dalle Chiese consolidate (anglicanismo, luteranesimo, episcopalismo, metodismo) al pentacostalismo e all’evangelismo, che procede di pari passo con l’exculturazione e la deterritorializzazione (si abbandona la propria parrocchia e il proprio ambiente per recarsi in luoghi di culto di massa spesso distanti). Le rotture interne, invece, si profilano agli inizi del XXI secolo e vertono sulla questione dell’ omosessualità, in particolare nella confessione anglicana dove si annuncia uno scisma fra il polo che rifiuta la legittimazione dell’omosessualità (raccolto intorno alle Chiese africane con cui si alleano le parrocchie bianche americane e qualche vescovo inglese) e la maggioranza anglosassone, dopo che gli episcopalisti americani hanno nominato il primo vescovo omosessuale dichiarato nel 2003″”. (pag 201)”,”RELx-058″
“ROY Arundhati”,”Quando arrivano le cavallette.”,”ROY Arundhati nata nel Kerala, si è laureata alla Delhi School of Architecture e vive a New Delhi. E’ stata assistente al National Institute of Urban Affairs e ha studiato restauro dei monumenti a Firenze. Scrittrice e reporter, ha scritto romanzi e raccolte di saggi. “”Nel 2002, solo tre anni dopo i test nucleari, il governo del Gujarat guidato dal BJP e dal primo ministro Narendra Modi ha orchestrato un pogrom programmato con cura contro i musulmani di quello stato. L’islamofobia creata dall’amministrazione Bush all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001 ha dato ancora maggior impulso ai nazionalisti indù. Il governo dello stato del Gujarat è rimasto in disparte mentre più di mille persone venivano massacrate. Le donne erano vittime di stupri collettivi e poi bruciate vive. Circa 150.000 persone vennero cacciate dalle loro case. Dopo il pogrom, Narendra Modi fu confermato al potere dal popolo del Gujarat, cosa che si è ripetuta cinque anni più tardi. Ora è al suo terzo mandato come primo ministro. (…) Gli amministratori delegati di due delle principali corporation indiane, Ratan Tata del gruppo Tata e Mukesh Ambani della Reliance Industries, nel discorso di accettazione del premio Gujarat Garima (Orgoglio del Gujarat), hanno esaltato la politica di sviluppo attuata da Narendra Modi, artefice del genocidio del Gujarat e da loro caldamente sostenuto come candidato alla carica di primo ministro”” (pag 17 e 19)”,”INDE-018″
“ROY Jules”,”La tigre e l’elefante. Dien Bien Phu: le origini della strategia vietcong.”,” “”Navarre lo ha proclamato cinque mesi prima quando ha preso il comando: “”La vittoria è una donna che si dà soltanto a coloro che sanno prenderla””. Quel giorno, la difesa del Laos passa di colpo in secondo piano e serve a camuffare il vero pretesto di Dien Bien Phu: come tutti gli stati maggiori del corpo di spedizione, Navarre crede di aver trovato l’occasione insperata di eliminare sul serio i guerriglieri Vietminh. Gli ufficiali dello stato maggiore di Giap giungono, da parte loro, alle stesse conclusioni di Navarre: bisogna dar battaglia a Dien Bien Phu.”” (pag 103) “”Non è certo proibito essere sventurati. Non siamo a Cartagine, ma, senza divagare troppo, sarebbe utile sapere perché un generale sconfitto, è stato sconfitto”” (Principe di Ligne) (in apertura, p. 7)”,”FRQM-052″
“ROY Olivier”,”Global Muslim. Le radici occidentali nel nuovo Islam.”,”Oliver Roy è direttore di ricerca al Cnrs. Insegna attualmente alla École des hautes études en sciences sociales e all’Institut d’études politiques di Parigi. É consulente del Centro d’analisi e di previsione del ministero degli Affari esteri francese dal 1984. É stato rappresentante speciale per l’Ocse in Tagikistan, capo della missione Ocse in Tagikistan e incaricato di due diverse missioni in Afghanistan nel 1998. É considerato tra i massimi esperti di geopolitica islamica. I suoi libri sono tradotti in molte lingue.”,”VIOx-050-FL”
“ROY Olivier”,”L’impero assente. L’illusione americana e il dibattito su terrorismo.”,”Oliver Roy è direttore di ricerca al Cnrs. Insegna attualmente alla École des hautes études en sciences sociales e all’Institut d’études politiques di Parigi. É consulente del Centro d’analisi e di previsione del ministero degli Affari esteri francese dal 1984. É stato rappresentante speciale per l’Ocse in Tagikistan, capo della missione Ocse in Tagikistan e incaricato di due diverse missioni in Afghanistan nel 1998. É considerato tra i massimi esperti di geopolitica islamica. I suoi libri sono tradotti in molte lingue.”,”USAQ-017-FL”
“ROY Olivier”,”L’impero assente. L’illusione americana e il dibattito su terrorismo.”,”Oliver Roy è direttore di ricerca al Cnrs. Insegna attualmente alla École des hautes études en sciences sociales e all’Institut d’études politiques di Parigi. É consulente del Centro d’analisi e di previsione del ministero degli Affari esteri francese dal 1984. É stato rappresentante speciale per l’Ocse in Tagikistan, capo della missione Ocse in Tagikistan e incaricato di due diverse missioni in Afghanistan nel 1998. É considerato tra i massimi esperti di geopolitica islamica. I suoi libri sono tradotti in molte lingue.”,”USAQ-018-FL”
“ROY Jules”,”La bataille de Dien Bien Phu.”,”Jules Roy (22 ottobre 1907 – 15 giugno 2000) è stato uno scrittore francese. Nato in Algeria, ha utilizzato le sue esperienze nella colonia francese e durante il servizio nella Royal Air Force durante la Seconda Guerra Mondiale come ispirazione per molti dei suoi lavori. Ha iniziato a scrivere nel 1946, mentre era ancora in servizio militare, e ha continuato a pubblicare opere di finzione e storiche dopo le sue dimissioni nel 1953 come protesta contro la Prima Guerra d’Indocina. Era un critico accanito del colonialismo francese e della Guerra d’Algeria,sostenitore dell’indipendenza degli algerini e della successiva guerra civile, nonché un uomo fortemente religioso 12. (copil) “”Un général en chef n’est pas è couvert de ses fautes à la guerre par un ordre de son souverain ou de son ministre, quand celui qui le donne est éloigné du champ d’opérations et qu’il connaît pas du tout le dernier état des choses. D’où il résulte que tout général en chef qui se charge d’exécuter un plan qu’il trouve mauvais est coupable; il doit représenter ses motifs, insister pour que le plan soit changé, enfin donner sa démission plutôt que d’ être l’instrument de la ruine de son armée”” (Napoleone, ‘Massime di guerra e Pensieri’) (in apertura volume di J. Roy, La battaglia di Dien Bien Phu)”,”QMIx-008-FSD”
“ROYER Jean-Marc”,”Il mondo come progetto Manhattan. Dai laboratori nucleari alla guerra generalizzata alla vita.”,”Truman prende la decisione nei primi quindici giorni della sua ascesa al potere. “”Il 2 aprile del 1945, in seguito agli accordi segreti di Yalta (3), Molotov informò l’ambasciatore giapponese Naotake Satõ dell’abrogazione del Patto di neutralità Giappo-Sovietico del 1941, atto che consentirà la successiva dichiarazione di guerra dell’Urss. Il 12 aprile Roosevelt morì. Il vicepresidente accederà al potere il giorno successivo, nel pieno della battaglia di Okinawa e mentre i nazisti non si erano ancora arresi. Descritto come un ujomo di paglia e un burattino privo di immaginazione, la cui “”intelligenza rasentava quella dei bulli del cortile della scuola”” (4), Truman dovette la sua vicepresidenza a manovre politiche grossolane che vennero a determinarsi durante la ‘convention’ democratica di Chicago del luglio 1944. Edward stettinius, James Byrnes, Averell Harriman e altri membri dell’amministrazione molto reazionari, ma che Roosevelt riuscì a contenere, convisero Truman a cambiare atteggiamento verso l’Urss. D’altra parte, Byrnes, Groves, Oppenheimer e il Segretario alla Guerra Henry Stimson, sebbene le loro posizioni non fossero del tutto identiche, riuscirono a convincere Truman a usare la bomba atomica contro la popolazione giapponese. Il 25 aprile, Stimson, e il generale Groves informarono dettagliatamente Truman sul progetto Manhattan. Stimson ottenne l’istituzione di un Comitato ‘ad interim’ per consigliare il Presidente sulle varie questioni sollevate dall’imminente sviluppo delle armi atomiche, per formulare raccomandaizoni sulal ricerca e lo sviluppo dell’energia nucleare, per esaminare la legislazione necessaria per la sua industrializzazione e per preparare le future audizioni sulle spese del Progetto Manhattan davanti al Congresso e alla sua commissione””. (pag 64-66) ‘All’inizio dell’agosto 1945 il mondo rimase abbagliato dalla potenza del fuoco nucleare. Il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, due città scelte con l’obiettivo di ‘causare il massimo danno e la massima perdita di vite umane’, era stato l’inevitabile risultato del Progetto Manhattan. Avviato e portato avanti dagli Stati Uniti nella totale segretezza, il progetto aveva riunito per quattro anni le menti più brillanti della scienza internazionale, le industrie americane ad alta tecnologia (dalla Monsanto alla Westinghouse) e il potere dello Stato sostenuto dal suo esercito al fine di produrre l’ ‘arma finale’. In un resoconto crudo ed estremamente documentato, Jean-Marc Royer narra la storia, segreta, di questa operazione e mostra come la ricerca di una ‘soluzione totale’ abbia rapidamente prevalso nella mente delle persone coinvolte su qualsiasi altro tipo di considerazione umana. Secondo l’autore, Auschwitz e Hiroshima sono i ‘punti di svolta’ di una storia inaugurata un secolo prima dall’alleanza tra sapere scientifico, capitalismo industriale e Stati nazionali, che ha portato alle prime leggi eugenetiche e ai massacri della Grande Guerra. Questi ‘segreti di famiglia’ dell’Occidente sono l’origine rimossa della guerra generalizzata alla vita che la civiltà capitalista sta conducendo oggi, in un presente con sempre meno futuro davanti a sé’ (cat) Jean-Marc Royer, è un ingegnere della École Nationale de l’aviation civile (Enac). Ha scritto sulle riviste ‘Political Ecology’ e ‘Refractions’, ha pubblicato diversi articoli su Fukushima, ha tradotto il rapporto della Dieta Nazionale del Giappone su questo argomento e, alla fine del 2011, è stato l’autore di un appello tradotto in otto lingue dal titolo ‘Hiroshima, Chernobyl, Fukushima: crimini contro l’umanità’. Tra il 2012 e il 2022 è stato relatore e ospite di numerosi seminari, corsi e incontri sul tema del nucleare. Nel biennio 2016-2017 ha avviato un seminario di filosofia politica ispirato alla Scuola di Francoforte, alle opere di Cornelius Castoriadis, Guy Debord, Günther Anders e alla ‘critica del valore’ presso la Biblioteca Associativa di Malakoff. Da marzo 2020 ha scritto una ventina di articoli intitolati ‘Carnets de réclusion’ poi ‘Carnets de guerre’, disponibili su Internet. (Cat)”,”QMIS-345″
“ROYLE Trevor”,”The British Civil War. The Wars of the Three Kingdoms 1638-1660.”,”Military historian Trevor Royle is the author of Crimea, a New York Times Notable Book of 2001, and Winds of Change: The End of Empire in Africa. He was defense and foreign affairs specialist of Scotland on Sunday. List of Maps, Preface and Acknowledgements, Prologue: The Battle of Lützen 1632, Epilogue: Lexington and Concord, 1775, Bibliography, Notes and References, Index,”,”UKIQ-001-FL”
“ROYSTON PIKE E.”,”Britain’s Prime Ministers from Walpole to Wilson.”,”Biografie di WALPOLE EARL OF WILMINGTON Henry PELHAM Duke of NEWCASTLE DEVONSHIRE BUTE GRENVILLE ROCKINGHAM W. PITT GRAFTON NORTH SHELBURNE PORTLAND W. PITT ADDINGTON GRENVILLE PERCEVAL LIVERPOOL CANNING WELLINGTON GREY MELBOURNE PEEL RUSSELL DERBY ABERDEEN PALMERSTON DISRAELI BEACONSFIELD GLADSTONE SALISBURY ROSEBERY BALFOUR CAMPBELL-BANNERMAN ASQUITH LLOYD GEORGE LAW BALDWIN MACDONALD CHAMBERLAIN CHURCHILL ATTLEE EDEN MACMILLAN DOUGLAS HOME WILSON Lettera di Zinoviev pag 399 ROYSTON PIKE E. ha lavorato a Fleet Street come giornalista, storico e biografo (Buddha, Charles Darwin e Adam Smith) Biografie di WALPOLE EARL OF WILMINGTON Henry PELHAM Duke of NEWCASTLE DEVONSHIRE BUTE GRENVILLE ROCKINGHAM W. PITT GRAFTON NORTH SHELBURNE PORTLAND W. PITT ADDINGTON GRENVILLE PERCEVAL LIVERPOOL CANNING WELLINGTON GREY MELBOURNE PEEL RUSSELL DERBY ABERDEEN PALMERSTON DISRAELI BEACONSFIELD GLADSTONE SALISBURY ROSEBERY BALFOUR CAMPBELL-BANNERMAN ASQUITH LLOYD GEORGE LAW BALDWIN MACDONALD CHAMBERLAIN CHURCHILL ATTLEE EDEN MACMILLAN DOUGLAS HOME WILSON ROYSTON PIKE E. ha lavorato a Fleet Street come giornalista, storico e biografo (Buddha, Charles Darwin e Adam Smith) Lettera di Zinoviev. “”MacDonald decise di fare appello al paese. Le elezioni generali furono combattute in Ottobre, e le chances del Labour, ma molto luminose, furono praticamente distrutte dalla pubblicazione, poco prima del giorno delle elezioni, della cosiddetta “”Lettera Zinoviev””, o ‘Lettera Rossa’ (Red Letter), da cui appariva che l’importante leader sovietico avesse cercato di interferire negli affari interni britannici.”” (pag 399)”,”UKIx-102″
“ROZ Firmin”,”Histoire des Etats-Unis.”,”Firmin ROZ fa parte dell’ Institut. Secondo l’A con la Grande Guerra si è aperta la terza grande fase della storia degli USA. La prima fu quella dell’ Indipendenza ed essa ha trovato il suo eroe: WASHINGTON. La seconda fu quella dell’ unità nazionale. Anch’essa ha trovato il suo eroe: LINCOLN. La terza, quella della solidarietà internazionale, degli USA potenza mondiale, attende il suo eroe. Sembrava lo fosse Woodrow WILSON ma ha fallito. Potrebbe esserlo l’attuale presidente Franklin ROOSEVELT.”,”USAG-026″
“ROZANOV Georgij”,”La fine del Terzo Reich. Dal “”complotto dei generali”” al crollo del nazismo.”,”””Nel gennaio 1945 Hitler ordinò a Ribbentrop di prendere contatto, tramite i servizi del ministero degli esteri, con personalità ufficiali delle potenze occidentali. (…) I nazisti speravano che, qualunque fosse l’ esito dei negoziati, sarebbero comunque riusciti ad aprire una breccia nella coalizione antihitleriana e a minare la fiducia dell’ Unione Sovietica nei suoi alleati occidentali. Questa manovra “”diplomatica”” aveva lo scopo di ottenere, sotto l’ egida dei negoziati in corso, un armistizio di fatto in occidente e di trasferire ad est tutte le forze disponibili””. (pag 64) questione della resa sul fronte occidentale (pag 67)”,”GERN-115″
“ROZELL Mark J. WILCOX Clyde MADLAND David”,”Interest Groups in American Campaigns. The New Face of Electioneering.”,”ROZELL Mark J. WILCOX Clyde MADLAND David sono della George Mason University (il primo) e della Georgetown University (gli altri due). “”La NRA e l’ American Medical Association (AMA) spesero più denaro su finanziamenti indipendenti di ogni altro gruppo dal 1989 al 2004, secondo il Center for Responsive Politics (Center for Responsive Politics 2005c). La NRA spese oltre 14 milioni di dollari in questo periodo di tempo, e la AMA spese oltre 7 milioni di dollari. Più dell’ 80 per cento di questi finanziamenti indipendenti di gruppi andò a sostenere i candidati Repubblicani. Campagne di finanziamenti indipendenti vennero qualche volta lanciate anche in occasione di elezioni primarie.”” (pag 140)”,”USAP-074″
“ROZENBERG Paul”,”Vivere in Maggio.”,”Paul Rozenberg è nato a Parigi nel 1935, da famiglia operaia di ebrei polacchi in esilio. ‘Maitre Assistant’ alla Sorbona, e specialista in letteratura inglese, ha al suo attivo studi su De Quincey, Coleridge, Milton, Keats e un saggio sulle metamorfosi dei concetti di rivolta e felicità nella letteratura preromantica e romantica. Dalla prima di copertina: ‘Le meme probleme, la meme lutte’ “”Maggio francese: un nodo di forze storiche in movimento”” (quarta di copertina=”,”FRAP-001-FMB”
“RUBBI Antonio”,”I partiti comunisti dell’Europa occidentale.”,”Partiti nati in genere negli anni 1920 1921 Partito comunista turco. Eliminazione fisica del gruppo dirigente del Pc turco nel gennaio 1921. Cenni storici del Partito comunista di Turchia (TKP). Fondato nel 1920 si costituisce come sezione della Terza Internazionale. Il suo primo congresso si svolge il 10 settembre 1920 a Istanbul. Vi partecipano delegati delle organizzazioni comuniste del paese nate nel 1919-1920. Ma il partito viene subito duramente colpito. Nel gennaio 1921 quindici membri del comitato centrale neoeletto fra cui il presidente e fondatre del partito Mustafà Souphi (Suphi) e il segretario generale Ethem Nejat, vengono arrestati a Trebizonte sul Mar Nero, mentre rientravano da un viaggio a Mosca, e assassinati. Capeggiata dal Generale Mustafà Kemal (Atatürk) la ‘rivoluzione turca’ instaurò nel 1923 la repubblica. (pag 269) Su questo tema vedi pure saggo di Giacomo E. Carretto su ‘Storia contemporanea’ n. 3.1977 (v. Archiv) ‘Polemiche fra kemalismo, fascismo, comunismo, negli anni ’30) Del fatto ne parla A. Mango nella sua biografia di Atatürk (Musfafa Kemal). In scheda retro biografie dei due dirigenti (wikip)”,”MEOx-124″
“RUBBI Antonio, collaboratori Antonio BRONDA Laura DIAZ Maria GALLI Loris GALLICO Giberto GHIOTTI Michele INGENITO Vittorio ORILIA Dino PELLICCIA Antonio SOLARO Irma TREVI Roberto VIEZZI”,”I partiti comunisti dell’Europa occidentale.”,”Opera curata e diretta da Antonio Rubbi.”,”EURx-114-FL”
“RUBBOLI Massimo”,”Il Canada. Un federalismo imperfetto (1864-1990).”,”Massimo Rubboli (Modena 1948) è ricercatore all’Università di Firenze. Si occupa da molti anni di storia del Nordamerica, con particolare riferimento al rapporto tra problemi politici e problemi religiosi.”,”CANx-003-FL”
“RUBEL Maximilien”,”Marx critique du marxisme.”,”Sommario: Marxismo leggendario, leggenda di MARX ed ENGELS fondatori, la carta della 1° Internazionale, MARX teorico dell’ anarchismo, il mito dell’ Ottobre, la crescita del capitale, bolscevismo e marxismo, la società di transizione, la funzione storica della nuova borghesia, MARX e la democrazia, il partito proletario, partito e consigli operai, etica e utopia, sansimonismo e marxismo, socialismo e Comune, utopia e rivoluzione.”,”MADS-056″
“RUBEL Maximilen”,”Guerre et paix nucleaires.”,”””Marx non dubitava più di tanto dell’ “”esistenza di un progresso nascosto, anche là dove alle condizioni economiche moderne s’ accompagnano delle conseguenze immediate le più mostruose”” (a Engels, 7 dicembre 1867). pag 48, prefazione). “”E’ la prospettiva di un cataclisma fatale (…) che fu in Marx una delle motivazioni intime della sua teoria della preistoria del genere umano. Di una teoria che doveva logicamente avere come sbocco (…) l’ uscita dalla preistoria (…), l’ accesso (…) a una esistenza storica conquistata da generazioni di individui al prezzo di indicibili miserie e sofferenze, di una gigantesca accumulazione di sanguinanti e barbari conflitti tra popoli, Stati e imperi. Conquista non di un destino paradisiaco, ma di un terreno geostorico che offra le condizioni materiali di sovravvivenza in una comunità mondiale in cui il regno della libertà si armonizzi con il regno della necessità; di un destino comunitario che l’ autore del Capitale (…) descrive sobriemente come “”una riunione di uomini liberi che lavorano con mezzi di produzione comuni; e spendono, secondo un piano concertato, le loro molte forze individuali come una sola e stessa forza di lavoro sociale (…).”” (pag 67-68).”,”TEOC-206″
“RUBEL Maximilien”,”Supplement à la bibliographie des oeuvres de Karl Marx.”,”Pag 70 Dubiosa: Oltre a gli articoli sotto le voci 296, 323, 349, 351, 353, 357, 369, 397.3, 400, 405, SOTCH, 2° ediz V e VI attribuiscono a Marx ed Engels vari articoli del NYT (anno 1855).”,”MADS-327″
“RUBEL Maximilien”,”Marx critico del marxismo.”,”Nell’ introduzione di BONGIOVANNI traccia un profilo biografico di M. RUBEL. “”per Marx la dittatura del proletariato non è un semplice episodio dlla lotta di classe e non si riduce “”alla conquista del potere politico””. Si tratta della conclusione inevitabile di una evoluzione storica in cui il regno della borghesia, del suo capitale e del suo Stato costituisce una fase necessaria, e quindi la condizione, dell’ avvento del proletariato. (…) Dopo la disfatta della Comune, Marx ebbe l’ occasione di pronunciarsi spesso sul carattere di tale avvenimento; mai, tuttavia, lo invocò come un modello di dittatura del proletariato, cosa che farà imprudentemente Engels dopo la morte del suo amico, complicando così i malintesi che quest’ ultimo non aveva tuttavia mancato di segnalare””. (pag 18) “”Ideologia dominante di una classe di padroni, il marxismo è riuscito a svuotare i concetti di socialismo e di comunismo, così come li intendevano Marx e i suoi precursori, del loro contenuto originale, sostituendogli l’ immagine di una realtà che né è la totale negazione. Sebbene strettamente legato agli altri due, un terzo concetto sembra tuttavia essere sfuggito a questo destino mistificatorio: l’ anarchismo. Ora, se si sa che Marx ha avuto poca simpatia per certi anarchici, si ignora generalmente che ne ha condiviso l’ ideale e l’ obbiettivo: la scomparsa dello Stato””. (pag 88-89)”,”MADS-329″
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx. Saggio di biografia intellettuale. Prelegomeni per una sociologia etica.”,”Nelle note alla Cronologia (pag 433) tra le fonti utilizzate per l’ ampliamento della cronologia di RUBEL si citano i libri delle edizioni Lotta Comunista di ‘Rjazanov’ e ‘Lessner’. “”Tuttavia non ci si deve far confondere (da) questa tempesta che segue ad una grande filosofia, ad una filosofia del mondo. Le arpe comuni suonano sotto ogni mano, ma le arpe eolie suonano solo quando le batte la tempesta”” (Marx, Quaderni sulla filosofia epicurea (1839-40)) (pag 39) “”In ogni modo, spero che la borghesia per tutta la sua vita penserà ai miei favi”” (Karl Marx) “”La classe proprietaria e la classe del proletariato presentano la stessa autoalienazione umana. Ma la prima classe, in questa autoalienazione, si sente a suo agio e confermata, sa che l’ alienazione è la sua propria potenza e possiede in essa la parvenza di un’ esistenza umana; la seconda classe, nell’ alienazione, si sente annientata, vede in essa la sua impotenza e la realtà di un’ esistenza inumana. Per usare un’ espressione di Hegel, essa è nell’ abiezione la rivolta

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, R2

“RE Emilio, a cura; R. ARCHIVIO DI STATO DI ROMA”,”Stato degli inquisiti dalla S. Consulta per la rivoluzione del 1849. Volume I. II Serie: Fonti. Vol. XVI.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-015-FSL”
“RE Emilio, a cura; R. ARCHIVIO DI STATO DI ROMA”,”Stato degli inquisiti dalla S. Consulta per la rivoluzione del 1849. Volume II. II Serie: Fonti. Vol. XVII.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-016-FSL”
“READ Anthony”,”The World on Fire. 1919 and the Battle with Bolshevism.”,”Anthony READ è l’autore o coautore di una decina di libri tra cui ‘The Devil’s Disciples’ e ‘The Fall of Berlin’. Ha scritto pure centinaia di pezzi per la televisione.”,”MOIx-037″
“READ Christopher”,”Lenin. A Revolutionary Life.”,” “”Lenin, who had been working on the theme in 1915 and 1916, considered the item to be of same importance, so much so that he asked Lev Kamenev, in the event of his, Lenin’s, death, which was a real possibility in the pogrom atmosphere of July, to publish his notebook ‘Marxism and the State’, which had been held up in Stockholm. He was, however, able to retrieve it and work on it further and it emerged as ‘State and Revolution’. What was in it that Lenin considered to be so vital? The core of the work consists of Lenin’s interpretation of Marx’s writings on the Paris Commune. (…) ‘State and Revolution’ was also remarkable for some of its other assumptions and sources. In addition to the Marx/Paris Commune core there is also a large measure of Hilferding’s ideas present. Hilferding, as we have seen, argued that capitalism was becoming organized and its essential nutrient, capital, was turning into bank capital (finance capital in Hilferding’s phrase) controlled not by entrepreneurs and owners of capital but by bank employers, its managers. Take over the banks and one would thereby take over the essence of capitalism. Lenin proposed exactly this in ‘The April Theses’. He developed the principle even further in ‘State and Revolution’ arguing that all ‘political’ functions could, similarly, be reduced to accounting and control within the grasp of the average, literate intelligence””. [Christopher Read, Lenin. A Revolutionary Life, 2005] (pag 167-169)”,”LENS-224″
“READ Christopher a cura; contributi di Elizabeth WATERS Daniel PERIS Kurt S. SCHULTZ R.W. DAVIES M.B. TAUGER and S.G. WHEATCROFT Oleg KHLEVNYUK Sheila FITZPATRICK John ERICKSON Geoffrey ROBERTS Yoram GORLIZKI Stephen KOTKIN”,”The Stalin Years. A Reader.”,”Christopher Read is Senior Lecturer in History in the University of Warwick. He is the author of two books on Russian culture in the revolutionary years, the first treating the pre-revolutionary period and the second the post-revolutionary period. R.W. Davies is Emeritus Professor and Senior Fellow of the Centre for Russian and East European Studies at the University of Birmingham. The late John Erickson was Professor of History at the University of Edinburgh. Sheila Fitzpatrick is Bemadotte E. Schmitt Distinguished Service Professor in the Department of History at the University of Chicago. Yoram Gorlizki is a Lecturer in the Department of Government at the University of Manchester. Oleg Khlevnyuk is a Senior Research Fellow at the State Archive of the Russian Federation, Moscow. Stephen Kotkin is Associate Professor of History at Princeton University. Daniel Peris is a Securities Analyst at Argus Research Corporation, New York City. He was formerly Assistant Professor of History at the University of Wyoming. Geoffrey Roberts is Statutory Lecturer in History at the University of Cork. Kurt S, Schultz is Managing Editor of Russian Review and teaches in the History Department at Iowa State University. M.B. Tauger is Associate Professor of History at West Virginia University. Elizabeth Waters teaches at University College Medical School, London. She has taught Russian and Soviet history at universities in the UK and Australia, and is currently Visiting Academic at the Kazakstan-UK Centre, Middlesex University. S.G. Wheatcroft is Associate Professor of History at the University of Melbourne. Preface, Acknowledgements, Glossary, Notes on the Contributors, Stalin’s Life and Times, The Emerging Picture: Some Concluding Thoughts, Bibliography, Index,”,”RUSS-063-FL”
“READ Christopher”,”The Making and Breaking of the Soviet System. An Interpretation.”,”Christopher Read is Senior Lecturer in History in the University of Warwick. He is the author of two books on Russian culture in the revolutionary years, the first treating the pre-revolutionary period and the second the post-revolutionary period. Acknowledgements, Notes, Select Bibliography, Index,”,”RUSx-136-FL”
“READ Christopher”,”From Tsar to Soviets the Russian people and their revolution, 1917-21.”,”Christopher Read is Senior Lecturer in History in the University of Warwick. He is the author of two books on Russian culture in the revolutionary years, the first treating the pre-revolutionary period and the second the post-revolutionary period. Preface, Note on conventions and transliteration, Introduction, Chronology, Notes, Select bibliography, Index,”,”RIRO-208-FL”
“READER John”,”Africa. Biografia di un continente.”,”John Reader, scrittore e fotografo, è nato nel 1937 a Londra, dove risiede attualmente, ma ha vissuto a lungo in Africa. Membro onorario dl dipartimento di antropologia dell’University College di Londra, ha pubblicato Gli anelli mancanti, Kilimanjaro, L’origine della vita: dalla nascita della terra alla comparsa dell’uomo e Man on Earth.”,”AFRx-008-FL”
“REALE Eugenio”,”Avec Jacques Duclos. Au Banc des Accusés à la Réunion Constitutive du Kominform à Szklarska Poreba (22-27 Septembre 1947).”,”REALE Eugenio, ex sottosegretario di stato agli affari esteri, ex ambasciatore d’ Italia a Varsavia. “”Dopo la guerra il PCF ha fatto delle concessioni successive alla reazione, ha permesso la dissoluzione delle forze della Resistenza, l’ esclusione dei partigiani delle milizie, ecc.. Il PCF sperava di prendere il potere per mezzo delle elezioni. E’ stato così spinto sul cammino dell’ attesa e della passività. Come spiegava questo atteggiamento? Ha detto che non poteva far niente prima che la guerra contro i tedeschi fosse terminata al fine di non compromettere i rapporti tra i Russi e gli Americani. De Gaulle, con il pretesto di mettere ordine nell’ esercito ha escluso i veri combattenti della lotta contro la Germania.”” (pag 145, Dijlas)”,”PCFx-046″
“REALE Egidio”,”La Svizzera e l’ Europa. Le origini e le comunità alpine. La fondazione della Confederazione e i suoi sviluppi. La Riforma e la Svizzera. Conflitti confessionali e sociali e regimi cittadini. La Repubblica Elvetica e l’ atto di mediazione. La Svizzera moderna.”,”””La Confederazione che ai primi del Quattrocento era limitata otto Cantoni, si allarga progressivamente in tutte le direzioni, servendosi di ogni mezzo di espansione, pacifico o bellico, accordi e patti, spedizioni militari e conquiste.”” (pag 52) “”La posizione assunta dalla Confederazione e la sua stessa potenza militare dovevano necessariamente trascinare il paese nelle grandi guerre europee, della fine del XV e dei primi del XVI secolo: le guerre di Borgogna e le guerre d’ Italia.”” (pag 53)”,”EURx-223″
“REALE Eugenio”,”Nascita del Cominform.”,”Fondo Oscar Gabutto Documenti e testimonianze sulla conferenza costitutiva dell’Ufficio di Informazione dei Partiti Comunisti tenuta a Szklarska Poreba (Polonia) dal 22 al 27 settembre 1947. Slanski vecchio amico di Togliatti e suo diretto collaboratore al Comintern (pag 23)”,”PCIx-271″
“REALE Ugo”,”Cola di Rienzo. La straordinaria vita del tribuno che sognò di riportare Roma all’antico valore: la giovinezza entusiasta, la conquista e l’abbandono del potere, l’esilio e la prigionia, il breve ritorno e la tragica fine.”,”REALE Ugo Treccani: Còla di Rienzo. – Tribuno e riformatore di Roma (Roma 1313 – ivi 1354). Figlio di un Lorenzo taverniere, benché più tardi lasciasse credere d’essere figlio illegittimo dell’imperatore Arrigo VII, Nicola si diede agli studî e alla professione di notaio, ma insieme si interessava ai monumenti e alla storia dell’antica Roma. Alla fine del 1342, inviato ambasciatore ad Avignone per invitare il papa Clemente VI a far ritorno a Roma, ne ottenne il favore, se non il ritorno, e la carica di notaio della Camera Capitolina. Dopo il rientro a Roma nell’estate del 1344, resosi sempre più popolare e guadagnatosi anche il favore del vescovo di Orvieto, Raimondo, vicario papale in spiritualibus, fu eletto il 20 maggio 1347 tribuno e liberatore dello stato romano. Obbligò allora i potenti baroni a sottomettersi, e cercò di legare a sé i comuni e i signori italiani, specialmente quelli umbri e toscani. Con fastosa cerimonia il 1º ag. 1347 assunse i titoli di candidatus Spiritus Sancti miles, Nicolaus severus et clemens, liberator urbis, zelator Italiae, amator orbis et tribunus augustus. Il fantastico suo reclamare per Roma la dignità di capitale del mondo, pur dichiarando di non voler attentare ai diritti della Chiesa, insospettì Clemente VI; l’ostilità del pontefice, la freddezza e la diffidenza di alcuni comuni italiani, la rivolta dei baroni, soprattutto colonnesi, scossero la posizione di C. che dovette fuggire. Rifugiatosi tra gli eremiti della Maiella, s’imbevve di profetismo escatologico, e con nuovi programmi imperiali si recò a Praga (luglio 1350), per esporli a Carlo IV. Arrestato come sospetto d’eresia dall’arcivescovo di quella città, fu tradotto ad Avignone, e quindi liberato per intercessione di Carlo IV, dell’arcivescovo stesso e del Petrarca, suo ammiratore (sett. 1353). Dal nuovo papa, Innocenzo VI, fu inviato allora in Italia, perché con la sua influenza appoggiasse il restauratore dello stato pontificio, Egidio Albornoz. Nominato senatore di Roma, entrò come trionfatore nella città il 1º agosto 1354. Ma errori da lui commessi, per un’esaltazione che parve follia, di nuovo gli alienarono la popolarità e cadde ucciso in un tumulto. La breve esperienza di C., per avere espresso suggestivamente il trapasso dai miti universalistici medievali di Impero e Chiesa verso ideali, più moderni, di un Impero che avesse nel populus romanus (inteso come nazione italiana) il suo centro, e di una Chiesa realizzatrice di valori più spirituali, è stata da taluni storici intesa più creatrice di storia di quanto in realtà non sia stata, anche per il fatto che si intrecciò con l’esperienza petrarchesca certo più determinante nella storia della cultura.”,”BIOx-285″
“REALE Jessica”,”Instabilità ciclica del sistema capitalistico. Inefficienza dei mercati e politiche monetarie causali e correttive.”,”””Prenderò, innanzitutto, in esame la cosiddetta “”feedback theory””, ovvero la teoria sulla retroazione della bolla speculativa, di cui Shiller analizza i fattori acceleranti la fiducia degli investitori verso il mercato azionario e i meccanismi che ne amplificano gli effetti. I fattori acceleranti di cui parla l’autore sono esclusivamente riconducibili alla bolla delle dot.com dei primi anni Duemila. Fa riferimento, infatti, all’importante ruolo svolto dal declino della concorrenza estera, ovvero al crollo del mercato giapponese e la crisi asiatica del 1997-1998; all’esaltazione dei principi materialistici come affermazione dell'””amore del denaro”” prettamente in stile capitalistico; alle previsioni ottimistiche degli analisti; alla riduzione dell’inflazione e all’incremento, soprattutto; delle negoziazioni online come fattore trainante il cambiamento. Nel considerare la crisi del 2007, i fattori acceleranti sono sostanzialmente diversi, ma hanno giocato un ruolo primario nell’alimentare lo stato di fiducia del mercato e del credito”” (pag 13-14) – Shiller R.J., Euforia irrazionale. Analisi di boom di borsa, Il Mulino, 2000 – Shiller R.J., Finanza shock, come uscire dalla crisi dei mutui subprime, Egea, Milano, 2008″,”ECOT-312″
“REALE Eugenio”,”Nascita del Cominform.”,”Eugenio Reale, nato a Napoli l’8 giugno 1905 e laureatosi in medicina e chirurgia nel 1927, fu arrestato nel 1931 e condannato a dieci anni di carcere per aver ricostituito il Partito Comunista. Da allora, dapprima in esilio e poi in patria, incominciò la sua attiva partecipazione al movimento clandestino e, più tardi, alla Resistenza. Più volte sottosegretario di Stato agli Esteri con Bonomi, Parri e De Gasperi; ambasciatore d’Italia a Varsavia; deputato e senatore, dopo aver preso parte diretta alla costituzione del Cominform, a partire dal 1948 Eugenio Reale si ritirava dalle varie cariche coperte nel PC, accentuando la sua polemica con Togliatti. Dopo il XX Congresso del PCUS e la repressione della rivolta di Ungheria, Reale prese nettamente posizione contro i dirigenti comunisti, finché, il 31 dicembre del 1956 egli veniva espulso dal partito. L’anno dopo, insieme con i suoi amici, dava vita al settimanale ‘Corrispondena socialista’, vivacemente critico nei riguardi del comunismo.”,”RUST-044-FL”
“REALE Giovanni”,”Radici culturali e spirituali dell’Europa. Per una rinascita dell'””uomo europeo””.”,”Giovanni Reale insegna Storia della filosofia antica all’università Vita Salute San Raffaele di Milano.”,”EURx-078-FL”
“REBERIOUX Madeleine CANDAR Gilles a cura; saggi di Madeleine REBERIOUX Marc MARTIN Gilles CANDAR Francois BIRCK Gerard BAAL Christophe PROCHASSON Christophe CHARLE Lucien MERCIER Antoinette BLUM Camille GROUSSELAS Shlomo SAND Philippe LEVILLAIN Jean-Pierre RIOUX Alain GOUSSOT Paul ARON Ulrike BRUMMERT Eric HOBSBAWM”,”Jaures et les intellectuels.”,”Il libro raccoglie gli interventi al Colloquio omonimo svoltosi nel 1988 al Centre Mahler di Parigi. I saggi sono di Madeleine REBERIOUX, Marc MARTIN, Gilles CANDAR, Francois BIRCK, Gerard BAAL, Christophe PROCHASSON, Christophe CHARLE, Lucien MERCIER, Antoinette BLUM, Camille GROUSSELAS, Shlomo SAND, Philippe LEVILLAIN, Jean-Pierre RIOUX, Alain GOUSSOT, Paul ARON, Ulrike BRUMMERT, Eric HOBSBAWM. La bibliografia francese e internazionale è opera di CANDAR. I temi affrontati sono tra gli altri: le elites intellettuali e la Q sociale, i giornalisti, JAURES e i giornalisti socialisti, le nuove elites operaie: i proletari positivisti, i normaliani e il socialismo, J. e le riviste, il marxismo e gli intellettuali verso il 1900, J. e gli intellettuali italiani, immagine di J. in Germania, J. in Belgio.”,”JAUx-009″
“REBERIOUX Madeleine a cura”,”Fourmies et les Premier Mai.”,”Opera pubblicata con il concorso di Central National du Livre, Colloquio preparato con l’ aiuto del Ministero della cultura e della francofonia, del CNRS ecc. Saggi di Jean-Louis CHAPPAR, Mohamed KASDI Ludovic KLAWINSKI e Bruno LASSAUX, Odette HARDY, Jean-Louis ROBERT, Jacques LIEBIN, André PIERRARD, Monique KIEFFER, Jacques GIRAULT, Felix CODACCIONI Jerôme GRONDEUX, Madeleine REBERIOUX Pierre BIRNBAUM, Frederic MORET, Jean-Marc BERLIERE, Pierre FAVRE, Jean-Louis DELAET, Pascal DELWIT, Serge DERUETTE, Yves LE-MANER, Hubert PERRIER, Claude WEILL, Miguel RODRIGUEZ, Friedhelm BÖLL, Bernard DEGEN, Maurizio ANTONIOLI, Claudio BATALHA, Danielle TARTAKOWSKY, Benedicte ZIMMERMANN. “”Fourmies, dimenticata dai teorici delle guerre franco-francesi, meriterebbe da tutti i punti di vista di figurare in questa rappresentazione dei momenti di rottura dell’ unità nazionale””. (pag 169)”,”MPMx-022″
“REBERIOUX Madeleine con la collaborazione di Jean-Pierre RIOUX, a cura; saggi di Madeleine REBERIOUX Georges HAUPT Michelle PERROT Roland TREMPE’ Jacques JULLIARD Raymond GUILLANEUF Jean RABAUT Robert ESTIVALS Maurice AGULHON”,”Jaures et la classe ouvriere.”,”Saggi di Madeleine REBERIOUX Georges HAUPT Michelle PERROT Roland TREMPE’ Jacques JULLIARD Raymond GUILLANEUF Jean RABAUT Robert ESTIVALS Maurice AGULHON Prendono parte al dibattito: Gastone MANACORDA Georges HAUPT Jean STENGERS Victor FAY Marc VUILLEUMIER Dieter GROH René GALLISSOT Rolande TREMPE’ Madeleine REBERIOUX Jacques JULLIARD Michelle PERROT Jacques BIRNBERG Remy PECH Jacques GIRAULT Marie-Genevieve DEZES Jean-Paul BRUNET Bernard LEGENDRE Ernst ENGELBERG Gian Mario BRAVO Carlo PINZANI Ernest LABROUSSE Eric CAHM Leo HAMON Jean LORCIN Guy DEVANCE Marie France BRIVE Jean BRUHAT Michel BILIS Remy CAZALS Raymond GUILLANEUF Gaston-Louis MARCHAL Jean Louis ROBERT. Jaures e gli scioperi. “”Jaures fu anche molto attento al comportamento della magistratura i cui attacchi contro il diritto di sciopero erano tanto pericolosi quanto insidiosi. Egli si scagliò con vigore contro vari arresti che tendevano a creare in questo dominio una giurisprudenza minacciante. Nel 1909 denunciò il Consiglio di Stato che considerava lo sciopero dei funzionari illecito perché era incompatibile con la continuità necessaria alla vita nazionale e perché i funzionari erano legati al loro imprenditore, lo Stato, con un contratto di diritto pubblico e non di diritto privato. Il primo argomento è ancora utilizzato ai giorni nostri contro gli scioperi del settore pubblico, in particolare contro i lavoratori del gas e dell’ elettricità…””. (pag 108, R. Trempé J. Julliard)”,”JAUx-036″
“REBERIOUX Madeleine”,”Il dibattito sulla guerra.”,” Lo sguardo di Marx e Engels sulla guerra (pag 898-901) “”Socialisti realpolitici in Germania e altrove”” (pag 930) Lenin non era andato al Congresso di Basilea del 1912 (nota p. 931) “”Lo sguardo che Marx ed Engels rivolgono alla guerra è profondamente diverso da quello dei borghesi liberali loro contemporanei, i cantori della pace, un Cobden, un Lamartine. Forma organizzata delle violenza, ogni guerra è ai loro occhi al tempo stesso una conseguenza, un momento e una posta nella lotta delle classi: è espressione del livello delle forze produttive e mezzo che le trasforma, è continuazione della politica, naturalmente, ma anche atto mediante il quale possono trovarsi modificati i rapporti di classe. “”La guerra è sviluppata prima della pace: modo in cui certi rapporti economici, come lavoro salariato, macchinismo, ecc., sono stati sviluppati dalla guerra e negli eserciti, prima che all’interno della società civile”” – annotava Marx nel 1857 (1). Così è stato ancora per le guerre della rivoluzione francese e dell’Impero. Vale a dire che, come la violenza non è affatto “”il peccato originale dell’umanità”” – e si vedano a questo proposito le pagine sferzanti di Engels in polemica con Dühring – così la guerra in sé non è un male: è una distruttrice di ricchezze, indubbiamente, ma è proprio dell’essenza delle società classiste, e in particolare della società capitalistica, distruggere pur creando al tempo stesso; non vi è dubbio perciò che “”la violenza abbia nella società…una funzione rivoluzionaria, che essa sia… la levatrice di ogni vecchia società gravida di una nuova, che essa sia lo strumento con cui si compie il movimento della società, e che infrange forme politiche irrigidite e morte”” (2). Al limite, del resto, ogni guerra è una forma mascherata di guerra civile: per questo la guerra non può scomparire se non con la fine delle società classiste, con il trionfo del comunismo. Noi non siamo – dichiara Marx davanti al Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori, il 13 agosto 1867 – “”gli apologeti della pace ad ogni costo””: il marxismo non è pacifismo, e ogni guerra dev’essere pesata sulla bilancia della lotta di classe. Che giudizio dare, allora, delle guerre del loro tempo, quel terzo quarto del secolo XIX in cui la rivoluzione industriale si afferma, mentre “”uno spettro”” – lo spettro del comunismo – “”si aggira per l’Europa””? Il proletariato, attore storico privilegiato del processo rivoluzionario che condurrà al comunismo l’intera umanità, può esistere pienamente solo su scala mondiale. In ciò consiste il fondamento stesso dell’internazionalismo marxista: “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!””. Questa necessaria universalità sembrerebbe colpire di discredito tutte le guerre preparate dalle classi dirigenti, decise da Stati che in esse scorgono il modo per affermare il loro potere di manipolazione e per rafforzare la loro oppressione sui lavoratori; insomma, nel secolo del ‘Manifesto’ dovrebbero esserci solo guerre ingiuste. In realtà Marx ed Engels non ragionano così: gli interessi di classe sono più complessi. Gli operai – e i socialisti – devono imparare a capire gli interessi comuni dell’intero proletariato, e giungere a caratterizzare dunque, in ogni caso, ogni guerra. Questo implica che, ad ogni tappa, questi interessi possono essere determinati e confrontati non secondo le circostanze che determinano immediatamente le guerre, ma secondo i loro fini. Ora, la costituzione di quelli che Engels chiama “”i grandi Stati nazionali”” è all’ordine del giorno nel secolo XIX: “”Solo questi Stati rappresentano la normale costituzione politica della borghesia dominante in Europa e sono al tempo stesso una condizione preliminare indispensabile per la formazione di un’armoniosa collaborazione internazionale dei popoli, senza di cui non è possibile il dominio del proletariato”” (3). Anche se dev’essere forgiato per mezzo della guerra, un grande Stato nazionale è dunque una formazione necessaria per il progresso stesso della civiltà e per l’affermazione del proletariato. Le rivoluzioni del 1848 ne hanno fatto apparire la necessità sulla scena europea per quel che riguarda le nazioni definite da Marx “”rivoluzionarie””, e che Engels – riprendendo la terminologia hegeliana – chiama “”nazioni storiche”” (4): l’Italia, la Germania, la Polonia”” [Madeleine Reberioux, ‘Il dibattito sulla guerra’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume II: ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’] (pag 898-899) [(1) K. Marx, ‘Introduzione’ (1857) a ‘Per la critica dell’economia politica’, la si veda in Id., ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica’, libro primo, Torino, 1973, p. 1171; (2) F. Engels, Anti-Dühring’, in K. Marx F. Engels, Opere, Roma, 1970 sgg., vol. 25, p. 176; (3) F. Engels, ‘Violenza ed economia nella formazione del nuovo Impero tedesco’, Roma, 1951, p. 10 (‘Neue Zeit’, XIV, 1896, n. 1); (4) Cfr. G. Haupt C. Weill, ‘Marx et Engels devant le problème des nations’, in “”Cahiers de l’Isea’, serie S, ottobre 1974 (trad. it. in ‘Studi storici’, 1974, n. 2]”,”INTS-048″
“REBORA Piero”,”Shakespeare. La vita, l’ opera, il messaggio.”,”Antonio commemora Cesare. Marcantonio, dopo Bruto e Cassio, ci offre un terzo tipo, meraviglioso, di verità psicologica. (…)Qui non è che un politicante di suprema astuzia ed abilità. Il suo discorso alla folla dopo l’ uccisione di Cesare è un famoso capolavoro di arte oratoria, di sopraffina mozione degli affetti. Conun breve discorso raffinatamente dosato, usando della litote e dell’ arte cattivante di dar ragione all’ avversario, come prima mossa tattica, egli capovolge in pochi minuti i sentimenti della folla: lo sviluppo tematico del “”pezzo”” procede con una così perfetta gradazione di toni, che ha del miracoloso: “”I come to bury Caesar, not to praise him… (…) He was my friend, faithful and just to me…”” (“”Sono venuto a seppellire Cesare, non a farne l’ elogio… Egli fu mio amico, amico giusto e fedele…””)”” (pag 145) Psicologia inglese sul ruolo della personalità. “”Rimane Cesare. Abbiamo notato l’ enfasi posta dal poeta, quasi a ristabilire un religioso equilibrio, sulla sua miseria umana. L’ esaltazione rinascimentale dell’ uomo e la perfezione dell’ eroe non fanno parte né dell’ estetica né dell’ etica di Shakespeare. La sua educazione religiosa gli aveva sviluppato quella tipica diffidenza per l’ ostentazione dell’ io, che costituisce tanta parte della psicologia inglese. L’ esaltazione retorica d’un uomo grande, il culto dell’ uomo eccezionale, non faceva parte della sua poetica. Bernard Shaw osserva: “”Shakespeare, che ebbe una conoscenza così perfetta delle debolezze umane, non conobbe mai la forza umana di tipo cesareo””.”” (pag 145-146) In apertura: “”…il più bel tipo è quell’ uomo che in mezzo a rovine annuncia una parola d’ avvenire””. (Mazzini, 1834)”,”BIOx-106″
“REBUFFA Giorgio”,”Nel crepuscolo della democrazia. Max Weber tra sociologia del diritto e sociologia dello Stato.”,”REBUFFA Giorgio insegna sociologia del diritto nella Facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Genova. E’ autore, tra l’ altro de ‘La formazione del diritto amministrativo in Italia’ (1981), ‘La funzione giudiziaria’ (1988), ‘Costituzioni e costituzionalismi’ (1990). “”Va notato che Weber, il quale certamente pone della valutazioni positive nell’ esame della “”razionalità di mercato””, è peraltro ben lontano dal provvidenzialismo e dall’ idea delle armonie economiche scaturenti dalla “”mano invisibile””. Il capitalismo gli appare invece un delicato e complesso equilibrio di fenomeni distributivi, di atteggiamenti etici, di strutture politiche e giuridico-costituzionali. La proprietà individuale ed il mercato non sono solo le condizioni della “”razionale attività d’impresa””, ma anche le condizioni della politica razionale dello Stato moderno. (…) Il capitalismo moderno è distinto dunque da ogni altra forma di sistema economico per la sua razionalità organizzativa, la “”razionale valorizzazione”” del capitale, la “”razionale organizzazione”” del lavoro. In una parola: un sistema delle relazioni economiche fondato sull’ impresa””. (pag 88-89)”,”WEBx-020″
“REBUFFO Franco”,”Hegel e il pensiero matematico della sua epoca.”,”REBUFFO Franco si è laureato in filosofia alla Univ. Statale di Milano. Ha collaborato con il dipartimento di Filosofia e di Matematica della stessa università.”,”HEGx-010″
“RECCHIONI Massimo”,”Il tenente Alvaro, la Volante Rossa e i rifugiati politici italiani in Cecoslovacchia.”,”RECCHIONI Massimo (1959) si dedica tra Italia e Repubblica Ceca ad attività politiche giornalistiche e socio-culturali. Ha scritto nel 2009, ‘Ultimi fuochi di Resistenza. Storia di un combattente della Volante Rossa’.”,”PCIx-299″
“RECLUS Elie; pagine scelte e presentate da Roger GONOT”,”La commune de Paris au jour le jour, 19 mars – 28 mai 1871.”,”Primo di cinque figli, studioso appassionato di scienze naturali economiche e sociali, pensatore riformatore e rivoluzionario, sensibile alla causa degli operai, Elie RECLUS fu presente all’ insurrezione della Comune e ne scrisse la cronaca.”,”MFRC-075″
“RECLUS Elisée, a cura di Pier Luigi ERRANI”,”L’homme. Geografia sociale.”,”Dono di Mario Caprini Pier Luigi Errani (Ravenna, 1955) dopo la laurea in storia conseguita presso l’Università di Bologna, si è dedicato allo studio degli anarchici-geografi All’origine del discorso geografico di Reclus sta la sua ideologia. Treccani: RECLUS, Élisée Roberto Almagià Geografo, nato il 15 marzo 1830 a SainteFoy-la-Grande nella Gironda, secondogenito fra dodici figlioli di un pastore protestante. Studiò dapprima, col fratello maggiore Elia, a Neu-Wied in Germania, in un collegio di Fratelli Moravi, poi nella facoltà protestante di Montauban nella Francia meridionale infine all’università di Berlino, dove fu allievo entusiasta di Carlo Ritter. Nel 1848 a Parigi il R., al pari del fratello Elia, subì l’influsso della propaganda socialista-anarchica e divenne anarchico fervente, per quanto teorico; per il che, sopravvenuto il colpo di stato del 2 dicembre 1851, fu esiliato. Cominciò allora una serie di viaggi nelle Isole Britanniche, poi negli Stati Uniti e in Colombia, dove studiò soprattutto la Sierra Nevada di Santa Marta. Tornato in Francia nel 1857 in seguito all’amnistia, per vivere si dette a scrivere guide e articoli per riviste (Revue des deux Mondes; Tour du Monde, ecc.) mettendo a profitto la sua grande rapidità di lavoro e facilità di stesura; ma pubblicò anche i resultati scientifici del suo viaggio alla Sierra di Santa Marta (1861) e libri di divulgazione geografica, come la Histoire d’un ruisseau (1876; trad. it., Milano 1885 e 1907; Firenze 1933 a cura di G. Caraci), e La Terre, description des phénomènes de la vie du globe (1867-68), prima fra le sue opere geografiche generali, che gli procurò larga reputazione. Fu anche, in quegli anni, segretario della Società geografica di Parigi. Scoppiata la guerra del 1870, si arruolò come semplice soldato; poi prese parte attiva alla rivoluzione della Comune e nella scaramuccia di Châtillon fu fatto prigioniero e nel novembre condannato alla deportazione, pena commutata poi (1872) nell’esilio, anche in seguito. a un appello. del Congresso geografico internazionale di Anversa. Si stabilì a Lugano, poi a Clarens sul lago di Ginevra dove pubblicò l’Histoire d’une montagne (1872; trad. it., Milano 1885), ma soprattutto iniziò la grandiosa Nouvelle géographie universelle per la quale era venuto raccogliendo copiosissimi materiali già prima del 1870 a Parigi; il primo volume di essa apparve nel 1876, e a partire da questa data ogni anno si pubblicò regolarmente un nuovo volume fino al 18° e ultimo, uscito nel 1894. A quel tempo il R. aveva lasciato la Svizzera e si era stabilito a Bruxelles, dove dal 1894 insegnò nell’Université nouvelle e nel 1898 fondò un istituto geografico cartografico, assistito dal fratello Onésime. In Francia, terminato l’esilio, tornò più volte, ma fugacemente; visitò anche l’Italia e altri paesi d’Europa. Non aveva abbandonato le idee anarchiche, anzi in Svizzera si era legato col Kropotkin, geografo anch’esso, e per il suo giornale scrisse parecchi articoli politici. Terminata la sua maggiore opera geografica, attese col fratello Onésime a ripubblicarne, ampliati, alcuni volumi, come quello sull’Africa australe (1901) e quello sulla Cina (1902); inoltre cominciò a scrivere un’altra grande opera intitolata L’Homme et la Terre, della quale terminò il manoscritto alla metà del 1905; pochissimi giorni dopo, il 4 luglio 1905, moriva a Thourout presso Ostenda, dove si era recato per ragioni di salute. L’opera apparve postuma in due volumi (1905-1906) e postumo fu pubblicato anche un volume sui vulcani della terra (1906). La Nouvelle géographie universelle è la descrizione della Terra più completa che sia stata pubblicata alla fine del sec. XIX e, per essere stata distesa da un solo autore, ha grandi pregi di armonia e di efficacia rappresentativa; come tale resterà esempio forse unico anche in avvenire. L’elaborazione dei materiali è in talune parti manchevole, perché l’impresa superava veramente le forze di un solo uomo; ma, come strumento di diffusione della cultura geografica, esercitò una grande influenza, non solo in Francia, ma in tutti – si può dire – i paesi del mondo, anche in virtù del magnifico corredo illustrativo e cartografico. Se ne ha una traduzione italiana a cura di A. Brunialti (Milano e Napoli 1883-1904). Collaboratori di É. R., furono i fratelli Michel-Elie (1827-1904), etnologo, autore di parecchie opere, tra le quali Les Primitifs, étude d’ethnologie comparée (1885), e Onésime (1837-1916) nato a Orthez nei Bassi Pirenei, viaggiatore (Europa, Africa) e geografo, descrittore vivace di paesi e popoli, autore da solo di opere di geografia pittoresca, come La Terre à vol d’oiseau (1877), la France et ses Colonies (1886-89), Le plus beau royaume sous le Ciel (1899), ecc. Bibl.: L. F. De Magistris, É. R., Jesi 1905; Cenni biografici di G. Caraci come introd. alla tard. ital. della Storia di un ruscello, Firenze 1933. © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani – Riproduzione riservata”,”ASGx-068″
“REDLICH Dieter”,”Die “”Umkehrung”” der Hegelschen Dialektik. Programme idealististischer und materialistischer Dialektik.”,”Dieter Redlich wurde 1944 geboren. Studium in Heidelberg, Frankfurt und Bochum. Lehrtätigkeit an der Hochschule in Bochum und Dublin und in der Erwachsenenbildung in Dortmund.”,”HEGx-031-FL”
“REDONDI Pietro”,”Galileo eretico.”,”Pietro Redondi insegna Storia della scienza all’Università di Milano-Bicocca.”,”SCIx-234-FL”
“REED John”,”Messico insorto.”,”REED nacque a Portland sul Pacifico il 22 ottobre 1887. Portland fu la prima città americana dove gli operai si rifiutarono di caricare munizioni per l’ esercito di Kolciak, durante l’ intervento occidentale contro la rivoluzione russa. Il libro è composto dalla raccolta quasi completa di articoli che egli scrisse come corrispondente di guerra al seguito dell’ esercito di Pancho VILLA tra la fine del 1913 e l’ inizio del 1914 per la rivista ‘Metropolitan’. All’epoca REED aveva 26 anni. Non fece un’analisi sottile dei fatti né trattò il quadro completo delle forze e le questioni in gioco: il suo campo di osservazione era limitato.”,”REEx-005 AMLx-024″
“REED John”,”Avventura & Rivoluzione (brevi racconti ed altro).”,”Sono racconti brevi di vita americana e di altre avventure. Completano il libro alcuni articoli politici poco noti o addirittura inediti. Il volume si chiude con lo scritto di Angelica BALABANOFF, ‘John Reed’. Questo articolo pubblicato da ‘Il controllo operaio’, Ed. AVANTI, 1921, fu scritto pochi giorni dopo la notiza della morte di REED a Pietroburgo.”,”REEx-006″
“REED John; a cura di HOMBERGER Eric BIGGART John”,”John Reed and the Russian Revolution. Uncollected Articles, Letters and Speeches on Russia 1917-1920.”,”HOMBERGER Eric è Visiting Professor of American Studies all’ University of New Hampshire. Ha scritto ‘American Writers and Radical Politics 1900-1939’ e ‘John Reed’. BIGGART John è Lecturer in Russian History all’ University of East Anglia.”,”REEx-008″
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”””Se mai vi furono degli uomini isolati, lo erano certamente quel “”pugno di boscevichi”” in quel grigio e freddo mattino, nel quale tutte le tempeste si scatenavano sulle loro teste. Con le spalle al muro, il Comitato militare rivoluzionario lottava ostinatamente per la sua esistenza. “”Dell’ audacia, ancora dell’ audacia e sempre dell’ audacia!..”” (pag 140) “”Per ogni rivoluzionario ucciso – disse ancora Trotsky – noi uccideremo cinque controrivoluzionari!”” (pag191)”,”REEx-013″
“REED John”,”México insurgente (La revoluciòn de 1910).”,”””Era già notte inoltrata quanto andai all’ hotel. Donna Luisa mi portò a vedere la mia camera e mi recai un momento al bar. Due o tre soldati, senza dubbio ufficiali, stavano bevendo; uno di loro aveva bevuto molto. Era un uomo segnato dal vaiolo, con baffi neri incipienti; i suoi occhi erano sfuocati. Però quando mi vide, cominciò a cantare una divertita e breve canzone: ‘Yo tengo una pistola Con mango de marfil, Para matar a todos lo gringos que vienen por ferrocarril!”” Pensai che fosse sensato allontanarmi, perché nessuno può sapere che cosa può fare un messicano quando è ubriaco. La sua natura è sommamente complessa””. (pag 149)”,”REEx-014″
“REED John”,”Zehn Tage, die die Welt erschütterten.”,”Rare foto di Pietrogrado e Mosca durante la rivoluzione.”,”REEx-015″
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo. La Rivoluzione d’ Ottobre tra lampi e sconvolgimenti apocalittici, vista a Pietrogrado dal più grande giornalista americano, in un libro ormai famoso in tutto il mondo.”,” “”Erano esattamente le otto e quaranta quando una tempesta di applausi annunciò l’ etrata della presidenza, con Lenin, il grande Lenin. Piccolo di statura, raccolto, la grande testa rotonda e calva infossata nelle spalle, gli occhi piccoli, il naso camuso, la bocca larga e generosa, il mento pesante. Era completamente sbarbato, ma la barba così conosciuta prima e che d’ ora innanzi sarebbe sempre rimasta, cominciava già a rispuntargli sul viso. Il vestito era consunto, i pantaloni troppo lunghi. Inadatto, fisicamente, ad essere l’ idolo della folla, egli fu amato e venerato come pochi capi nella storia. Uno strano capo popolare, capo per la sola forza della intelligenza. Egli non era brillante, non aveva spirito, era intransigente e appartato, senza alcuna particolarità pittoresca, ma aveva il potere di spiegare le idee profonde in termini semplici, di analizzare concretamente le situazioni e possedeva la più grande audacia intellettuale.”” (pag 123-124)”,”REEx-016″
“REED John PRICE Morgan Philips RANSOME Arthur RHYS WILLIAMS Albert”,”Cronache e dispacci dalla Rivoluzione d’ Ottobre.”,”””A partire dalla prima settimana del giugno 1917 divenne chiaro che Kronstadt, Tsaritsyn e Krasnojarsk erano roccheforti bolsceviche isolate, mentre il resto del paese si lasciava guidare dai partiti del compromesso. La prima conferma arrivò nel corso delle elezioni del delegati al primo Congresso panrusso dei soviet, che si tennero alla fine di maggio. Nello stesso soviet di Pietrogrado, poco dopo la sua costituzione avevano cominciato ad insinuarsi elementi che non risultavano propriamente proletari, e lo stesso fenomeno, su scala più ampia, si era riprodotto in provincia. Il commerciante di grano (…). Medici, giornalisti, avvocati di origine borghese, e, in qualche caso, perfino ufficali risultarono eletti come delegati al Congresso panrusso dei soviet di Pietrogrado, tra le guarnigioni nelle retrovie così come tra le unità al fronte. Riuscirono a vincere le elezioni con la promessa che la guerra sarebbe finita presto.(…)””. (pag 60, Price)”,”REEx-017″
“REED John PRICE Morgan Philips RANSOME Arthur RHYS WILLIAMS Albert”,”Cronache e dispacci dalla Rivoluzione d’ Ottobre.”,”””Se fosse prevalso quest’ultimo punto di vista, la rivoluzione russa si sarebbe fermata dove era giunta la Rivoluzione francese, quando i giacobini e altri individualisti estremi, dalla frase rivoluzionaria sempre pronta, avevano mandato alla ghigliottina i protocomunisti dell’ epoca accusandoli della delittuosa richiesta di requisizioni alimentari e di un calmiere sui generi di prima necessità. Ma nell’ estate 1918 in Russia i giacobini avevano di fronte un avversario assai più forte di quello che si erano trovati di fronte i loro predecessori francese, e Lenin e Trotsky godevano di una base sociale ben più robusta di quella che aveva sostenuto Varlet, Jacques Roux e i capi delle “”sezioni”” parigine. E così i “”comitati”” ebbero partita vinta; per quanto minoritari, si erano dotati di un’ organizzazione centralizzata e controllavano il sistema ferroviario. Furono quindi in grado di avere ragione delle masse arretrate disperse nei villaggi più remoti. E il grano cominciò ad arrivare.”” (pag 327, Price)”,”ELCx-096″
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”REED John (1887-1920), apolide della cultura, avventuroso reporter delle più importanti vicende del movimento operaio internazionale. Figlio di una famiglia ricca dell’ Oregon, educato nell’ aristocratica università di Harvard (laureatosi nel 1910 con il massimo dei voti in lettere), si distinse nel 1919 tra i fondatori del partito comunista dei lavoratori americani. Membro dell’ Internazionale Comunista, fu amico personale di Lenin. G.D.H. Cole lo ha chiamato “”rivoluzionario romantico””. “”Un delegato fece questa osservazione personale: – Vi è una contraddizione. Dapprima voi offrite una pace senza annessioni e senza indennità, e poi dite che prendete in considerazione tutte le offerte di pace. Prendere in considerazione significa accettare… Lenin scattò: – Noi vogliamo una pace giusta, ma non temiamo una guerra rivoluzionaria. E’ molto probabile che i governi imperialisti non rispondano al nostro appello, ma noi eviteremo di lanciare un ultimatum al quale sarebbe troppo facile rispondere di no. Se il proletariato tedesco comprenderà che noi siamo pronti a prendere in considerazione tutte le offerte di pace, forse questo sarà la goccia d’acqua che farà traboccare il vaso e la rivoluzione scoppierà in Germania… Noi acconsentiamo ad esaminare tutte le condizioni di pace, ma questo non significa che noi le accetteremo… Vi sono alcune nostre condizioni per le quali noi combatteremo fino alla fine; ve ne sono delle altre per le quali forse stimeremo inutile di continuare la guerra… Noi vogliamo prima di tutto finirla con la guerra…””. (pag 146)”,”REEx-018″
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,” “”Al fronte i soldati continuavano la loro lotta contro gli ufficiali e nei comitati imparavano ad autogovernarsi. Nelle fabbriche quelle incomparabili organizzazioni russe, che sono i Consigli di fabbrica, acquistavano esperienza e forza e prendevano coscienza della loro missione storica di lotta contro l’antico ordine di cose. La Russia intera imparava a lettere; leggeva di politica, di economia e di storia perché il popolo aveva bisogno di sapere. In ciascuna città, quasi in ciascun villaggio, su tutto il fronte, ogni frazione politica aveva il suo giornale, qualche volta anche parecchi. Migliaia di organizzazioni distribuivano centinaia di migliaia di opuscoli e ne inondavano gli eserciti, i villaggi, le officine, le strade. La sete d’istruzione, frenata per tanto tempo, divenne con la rivoluzione un vero delirio. Dal solo istituto Smolni uscirono ogni giorno, durante i sei primi mesi, molte tonnellate di libri, che sui carri e sui vagoni andavano a saturare il paese. La Russia assorbiva, insaziabile, come la sabbia calda assorbe l’acqua. E non romanzi grotteschi, storia falsificata, religione diluita o quella letteratura a buon mercato che pervertisce, ma teorie economiche e sociali, filosofia, le opree di Tolstoi, di Gogol, di Gorki. In ciascuna città, quasi in ciascun villaggio, su tutto il fronte, ogni frazione politica aveva il suo giornale, qualche volta anche parecchi. Migliaia di organizzazioni distribuivano centinaia di migliaia di opuscoli e ne inondavano gli eserciti, i villaggi, le officine, le strade. La sete d’istruzione, frenata per tanto tempo, divenne con la rivoluzione un vero delirio. Dal solo istituto Smolni uscirono ogni giorno, durante i sei primi mesi, molte tonnelalte di libri, che sui carri e sui vagoni andavano a saturare il paese. La Russia assorbiva, insaziabile, come la sabbia calda assorbe l’acqua. E non romanzi grotteschi, storia falsificata, religione diluita o quella letteratura a buon mercato che pervertisce, ma teorie economiche e sociali, filosofia, le opere di Tolstoi, di Gogol, di Gorki. E quale funzione sociale aveva la parola! I “”torrenti d’eloquenza””, di cui parla Carlyle a proposito della Francia, non erano che bagatelle in confronto alle conferenze, alle discussioni, ai discorsi nei teatri, nei circhi, nelle scuole, nei clubs, nelle sale di riunione dei Soviet, nelle sedi dei sindacati, nelle caserme. Si tenevano dei comizi nelle trincee, sulle piazze dei villaggi, nelle fabbriche. Quale spettacolo ammirabile quello dei 40.000 operai della Putilov che andavano ad ascoltare oratori socialdemocratici, socialisti-rivoluzionari, anarchici ed altri, restando ugualmente attenti a tutti ed indifferenti alla lunghezza dei discorsi. Durante parecchi mesi a Pietrogrado, ed in tutta la Russia, ogni angolo di strada fu una tribuna pubblica. Nei treni, nei tram, ovunque, zampillava improvvisamente la discussione. Conferenze e congressi innumerevoli mescolavano gli uomini di due continenti: i congressi dei Soviet, delle cooperative, degli zemstvo, delle nazionalità, i congressi dei preti, di contadini, di partiti politici, la Conferenza democratica di Pietrogrado, la COnferenza nazionale di Mosca, il Consiglio della repubblica russa. A Pietrogrado tenevano sempre le loro riunioni tre o quattro congressi contemporaneamente. In tutte le riunioni, la proposta di limitare i discorsi era regolarmente respinta, chiunque poteva liberamente esprimere i suoi pensieri…”” (pag 20-21)”,”REEx-002-B”
“REED John, a cura di Floyd DELL”,”Daughter of the Revolution and Other Stories.”,”John Reed, a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary.”,”REEx-002-FL”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin.”,”REEx-003-FL”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin.”,”REEx-004-FL”
“REED John”,”Il Messico insorge.”,”Volume di GB ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’ venne incaricato dal quotidiano newyorkese ‘Metropolitan’ di fare un servizio sulla rivoluzione messicana. Da questa esperienza, che Reed descrisse come ‘il periodo più felice della mia vita’, nasce ‘Il Messico insorge’ pubblicato nel 1914. Reed stava dalla parte di Pancho Villa e dei suoi poveri peones e ‘soldati straccioni’. Reed era un ‘corrispondente di guerra’ che condivideva le stesse idee dei rivoltosi, libertà per un popolo diseredato e oppresso da secoli. Descrisse la presa di Gomez Palacio, gli assalti all’arma bianca, i colori, la vita sociale, la natura bellissima e terribile del paese, il deserto. [‘Villa si nominò governatore militare dello stato di Chihuahua, e intraprese lo straordinario esperimento – straordinario in quanto non ne sapeva nulla – di inventare di testa propria un governo per 300.000 persone. Si è detto che Villa vi riuscì perché aveva dei consiglieri preparati. In realtà fu praticamente da solo. I pochi consiglieri di cui disponeva passavano il tempo a rispondere alle sue impazienti domande e a eseguire i suoi ordini. A volte mi recavo la mattina presto nel palazzo del governatorato, e mi sedevo ad aspettarlo nell’ufficio del governatore. Verso le otto arrivavano Sylvestre Terrazzas, segretario di stato, Sebastián Vargas, tesoriere di stato e Manuel Choao, allora amministratore, indaffaratissimi e agitatissimi, con pacchi immensi di rapporti, suggerimenti e decreti da loro elaborati. Villa arrivava verso le otto e mezza, si buttava su una sedia, e si faceva leggere tutto ad alta voce. Ad ogni minuto interveniva con un’osservazione, una correzione o un suggerimento. Di tanto in tanto agitava il dito e diceva – No sirve -. Quando avevano finito tutti, cominciava, rapido e senza sosta, a delineare la politica legislativa, finanziaria, giudiziaria e persino educativa dello stato di Chihuahua. Quando arrivavano ad un punto che non gli piaceva chiedeva: – Come fanno a farlo? – E poi, dopo che la cosa gli era stata coscienziosamente spiegata: – Perché? – I decreti e il modo di operare del governo gli sembravano per lo più straordinariamente inutili e ingarbugliati. Ad esempio, i suoi consiglieri proposero di finanziare la Rivoluzione emettendo buoni dello stato all’interesse del trenta o quaranta per cento. Lui disse: – Capisco che lo stato debba pagare qualcosa alla gente per aver preso in affitto il suo denaro, ma perché dovrebbe essere giusto restituirgli tre o quattro volte l’intera somma? Non riusciva a capire perché ai ricchi dovessero essere concesse enormi estensioni di terreno mentre ai poveri no. Tutta la complessa struttura della civiltà gli giungeva nuova. Per spiegare qualcosa a Villa occorreva essere filosofi; e i suoi consiglieri non erano che uomini pratici’ (pag 102-103)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”REEx-026&#8243;
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo: la cronaca di John Reed narrata per immagini.”,”Una poesia di Lenin (poema composto da Lenin nel 1907 con riferimento all’anno della rivoluzione del 1905 (pag 163) “”Ma a un tratto la primavera sgorgò chiara dalla palude autunnale…”” (pag 163) “” [poema composto da Lenin nel 1907 con evidente riferimento alla grande e tragica annata rivoluzionaria del 1905]”,”REEx-027″
“REED John”,”Adventures of a Young Man. Short stories, from life.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin.”,”REEx-006-FL”
“REED John”,”Avventura & Rivoluzione (brevi racconti e altro).”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin.”,”REEx-007-FL”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920. “”Andammo in città. All’ingresso della stazione, stavano due soldati con la baionetta in canna; un centinaio di persone, commercianti, funzionari e studenti inveivano contro di loro e li apostrofavano con violenza. Si vedeva che si sentivano a disagio ed umiliati, come ragazzi rimproverati ingiustamente. Un giovanotto, alto, dal viso arrogante, che vestiva l’uniforme di studente, guidava l’attacco. – Voi comprendete, suppongo, – diceva con tono insolente – che prendendo le armi contro i vostri fratelli, diventate gli strumenti di una banda di assassini e di traditori. – Non è così, fratello, – rispondeva il soldato seriamente. – Voi non capite. Vi sono due classi, il proletariato e la borghesia. Noi… – Oh! la conosco questa storia! – interruppe lo studente. – Voialtri, contadini ignoranti, basta che sentiate ragliare qualche frase fatta e subito, senza aver capito niente, vi mettete a ripeterla come pappagalli. La folla rideva. – Oh! so bene, – riprese il soldato, mentre la fronte gli si imperlava di sudore, – voi siete un uomo istruito, lo si vede; io non sono che un ignorante. Ma mi sembra… – Voi credete certamente, – interruppe l’altro sprezzante, – che Lenin è un vero amico del proletariato? – Sì, lo credo, – risposte il soldato. – Ebbene, amico mio, lo sapete che Lenin ha attraversato la Germania in un vagone piombato? Sapete che Lenin ha preso dei quattrini dai tedeschi? – Oh! so ben poco di tutto questo – replicò il soldato testardo, – ma io trovo che quello che egli ha detto è proprio quello che ho bisogno di sentire io e tutta la gente semplice come me. Vedete, vi sono due classi, la borghesia e il proletariato… – Siete pazzo, amico mio! Io ho passato due anni a Schlusselburg per la mia azione rivoluzionaria, mentre voi, a quell’epoca sparavate sui rivoluzionari e cantavate «Dio protegga lo zar». Mi chiamo Vassili Georgevic Panin. Non avete sentito parlare di me? – Mi dispiace, mai… – disse il soldato umilmente. – Ma io non sono che un ignorante. Voi siete un grande eroe, certamente. – Proprio così – replicò lo studente con convinzione – ed io combatto i bolscevichi che stanno rovinando la nostra Russia, la nostra libera rivoluzione. Come spiegate voi questo? Il soldato si grattò la testa. – Non so come si spiega questo, – disse, facendo delle smorfie per lo sforzo imposto al suo cervello. – A me, tutto sembra molto chiaro; è vero che non sono che un ignorante. Mi sembra che vi sono due classi, il proletariato e la borghesia… – Ed eccovi daccapo con la vostra stupida formula! – gridò lo studente. – … due classi, – continuò il soldato, cocciuto. – E chi non è con l’una è con l’altra..”” [John Reed, ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Roma, 1961] [Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perché essa dà un quadro esatto e straordinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””, Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920 (da: John Reed, ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo. La cronaca di John Reed narrata per immagini’, Edizioni Giorni Vie nuove, sd)]”,”REEx-008-FL”
“REED John”,”The Education of John Reed. Selected Writungs.”,”John Stuart’s introductory essay on Reed’s development and the meaning of his life gives the necessary background for the selections that follow. Introduction, Editor’s Note, Notes, Sources of Selections,”,”REEx-010-FL”
“REED John”,”Ten Days that Shook the World.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. Introduction by A.J.P. Taylor, Introduction by V.I. Lenin, Preface Chronology, Notes and Explanations, Appendixes,”,”REEx-011-FL”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920.”,”REEx-013-FL”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920.”,”REEx-015-FL”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920.”,”REEx-017-FL”
“REED John, a cura di James C. WILSON”,”John Reed for ‘The Masses’.”,”Introduction, Notes, Index,”,”REEx-020-FL”
“REED John, a cura HOMBERGER Eric BIGGART John”,”John Reed and the Russian Revolution. Uncollected Articles, Letters and Speeches on Russia, 1917-1920.”,”Eric Homberger is Visiting professor of American Studies at the University of New Hampshire. he was educated at the University of California, Berkeley, the University of Chicago and at Cambridge University. His publications include American Writers and Radical Politics, 1900-1939, and John Reed. John Biggart is Lecturer in Russian History at the University of East Anglia.”,”REEx-021-FL”
“REED John”,”America in fiamme. Un grande giornalista rivoluzionario tra gli insorti del Messico e gli operai statunitensi.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920.”,”REEx-022-FL”
“REED John, a cura di Mario MAFFI”,”Red America. Lotta di classe negli Stati Uniti.”,”John Reed (1887-1920), giornalista e scrittore, fu tra i fondatori del Partito comunista statunitense. Diretto testimone della rivoluzione d’Ottobre e, al seguito di Pancho Villa, di quella messicana, documentò con particolare passione le lotte del movimento operaio del suo paese. Ammalatosi di tifo morirà in Russia il 17 ottobre 1920.”,”REEx-001-FER”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”Menin Trotsky sugli ‘Stati Uniti d’Europa’ “”Il 30 ottobre andai da Trockij che mi aveva dato appuntamento in una piccola stanza, sotto i tetti, dell’Istituto Smol’nyi. Era seduto in mezzo alla stanza, su una seggiola ordinaria, davanti ad un tavolo vuoto. Senza che io dovessi fargli delle domande egli mi parlò per più di un’ora, rapidamente, fermamente. Ecco, con le sue stesse espressioni, la sostanza di quello che mi disse: « Il governo provvisorio è assolutamente impotente. In realtà è al potere la borghesia, ma questo è mascherato da una coalizione fittizia con i partiti socialisti oboroncy. I contadini, stanchi di attendere la terra che è stata loro promessa, si ribellano e, in tutto il paese, in tutte le classi lavoratrici, si manifesta lo stesso disgusto. Il dominio della borghesia può mantenersi solo con la guerra civile. Il metodo di Kornilov è il solo che potrebbe assicurarle il potere. Ma è proprio la forza che manca alla borghesia… L’esercito è con noi. I conciliatori e i pacifisti, cioè i socialisti rivoluzionari ed i menscevichi, hanno perduto ogni autorità, perchéla lotta fra contadini ed agrari, tra operai e padroni, tra soldati ed ufficiali è divenuta più acuta, più irreconciliabile che mai. (…) Poi, passando alla politica estera del nuovo governo: «Il nostro primo atto sarà l’armistizio immediato su tutti i fronti ed una conferenza dei popoli per discutere le condizioni di una pace democratica. La quantità di democrazia che potrà esservi nella sistemazione della pace dipenderà dalla quantità della risposta rivoluzionaria in Europa. Se noI fonderemo qui un governo dei soviet, questo sarà un potente fattore per la pace immediata in Europa, perché tale governo si rivolgerò direttamente, senza intermediari, a tutti i popoli per proporre loro un armistizio al disopra dei governi. nella conclusione della pace, la pressione della rivoluzione russa sarà in questa direzione: nessuna annessione, nessuna indennità, diritto dei popoli a disporre di se stessi, creazione della ‘Repubblica federale europea’. «Alla fine di questa guerra, io vedo l’Europa rigenerata non dai diplomatici, ma dal proletariato. La Repubblica federale europea – gli Stati Uniti d’Europa – ecco ciò che dovremo avere. La autonomia nazionale non è più sufficiente. L’evoluzione economica esige l’abolizioe delle frontiere nazionali. Se l’Europa resta spezzata in raggruppamenti nazionali, l’imperialismo ricomincerà la sua azione. Solo una Repubblica federale europea darà la pace al mondo». E con il suo fine sorriso leggermente ironico egli terminò: «Ma senza l’entrata in azione delle masse europee, questi scopi non potranno essere raggiunti, oggi…» (pag 50-52)”,”REEx-029″
“REES Tim THORPE Andrew a cura; contributi di AGOSTI Guillaume BOURGEOIS Barry CARR Carlos CUNHA Peter HUBER David KIRBY Kevin McDERMOTT Tim REES Yevgeny SERGEEV Wendy SINGER S.A. SMITH Geoff SWAIN Andrew THORPE Artiem ULUNIAN Akeksandr VATLIN Gerrit VOERMAN Hugh WILFORD Sandra WILSON”,”International Communism and the Communist International 1919-43.”,”REES è Lecturer in storia all’ Università di Exeter. THORPE è Senior Lecturer in storia alla stessa università. Contributi di Aldo AGOSTI Guillaume BOURGEOIS Barry CARR Carlos CUNHA Peter HUBER David KIRBY Kevin McDERMOTT Tim REES Yevgeny SERGEEV Wendy SINGER S.A. SMITH Geoff SWAIN Andrew THORPE Artiem ULUNIAN Akeksandr VATLIN Gerrit VOERMAN Hugh WILFORD Sandra WILSON”,”INTT-118″
“REES Goronwy”,”La Grande Crise de 1929. Le capitalisme remis en question. (Tit.orig.: The Great Slump. Capitalism in crisis, 1929-1933)”,”REES Goronwy è nato nel 1909 nel Cardiganshire, direttore onorario dell’ Università College del Galles. Le cause della crisi del 1929. “”Gli Stati Uniti perdono così una piccola parte del loro oro a profitto degli altri paesi. Nel 1930, la Germania, in particolare, ha pressoché raddoppiato le proprie riserve rispetto al 1925. Quanto alla Francia, i suoi guadagni sono enormi. Dopo il 1929, la Banca di Francia smette di accumulare delle riserve in moneta per garantire le sue emissioni di cartamoneta e rimpiazza le somme che possiede con oro. Per contro, la Gran Bretagna ha perduto pressoché tutto il metallo giallo che aveva guadagnato fino al 1925. A partire dal 1930, il continuo assorbimento d’ oro da parte della Francia e degli Stati Uniti va a provocare delle tensioni sempre più forti sulle monete degli altri paesi e ciò sarà uno dei fattori più importanti della crisi finanziaria generale che ne risulta nel 1931″”. (pag 96)”,”ECOI-169″
“REES E.A.”,”State Control in Soviet Russia. The Rise and Fall of the Workers’ and Peasants’ Inspectorate, 1920-34.”,”E.A. Rees is Lecturer in Politcs at the University of Keele. He studied political science at the University of York and received his Ph.D. from the University of Birmingham after postgraduate study at the Centre for Russian and East European Studies.”,”RUSU-013-FL”
“REESE Roger R.”,”Stalin’s Reluctant Soldiers. A Social History of the Red Army, 1925-1941.”,”Roger Reese is associate professor of history at Texas A & M Universty and the author of ‘The Red Army and the Great Purge’ in Stalinist Terror: New Perspectives. Preface, Introduction, Notes, Bibliography, List of Military Units, Photographs, Index,”,”RUST-052-FL”
“REETZ Dorothea”,”Clara Zetkin as a Socialist Speaker.”,”Partecipa al congresso del partito socialista di Milano nel 1921.”,”MGEx-202″
“REEVE Charles XI Xuanwu a cura”,”Tianxia diyu (L’inferno sulla Terra). Burocrazia (celeste), lavoro forzato e business in Cina.”,”L’Impero di Mezzo appartiene ormai all’inferno planetario e partecipa del nostro avvenire. Dopo molte sanguinose peripezie nell’esercizio della propria dittatura, gli stalinisti cinesi si sono convertiti all’affarismo più sfrenato. Ancorauna volta, si tratta per loro di perfezionare le condizioni di sfruttamento dei poveri. In questo libro Charles Reeve e Xi Xuanwu hanno raccolto le testimonianze di cinesi di Pechino, Shanghai, Hong Kong e Parigi; tutte evocano l’essenziale della catastrofe cinese: l’irruzione del capitalismo selvaggio, la proletarizzazione forzata di centinaia di milioni di uomini e donne, la distruzione della società tradizionale, il disastro ambientale.”,”CONx-013-FL”
“REEVE Charles”,”La tigre di carta. Saggio sullo sviluppo del capitalismo in Cina dal 1949 al 1972.”,”Lo studio, già pubblicato negli anni scorsi in Francia, vuole essere – nelle intenzioni dei traduttori – un primo contributo alla comprensione critica della realtà cinese attraverso l’analisi dei rapporti di produzione effettivamente esistenti in questo paese.”,”CINE-006-FL”
“REEVES Richard V.”,”Dream Hoarders. How the American Upper Middle Class Is Leaving Everyone Else in the Dust, Why That Is a Problem, and What to Do About It.”,”‘Accapparatori da sogno. Come l’alta borghesia americana sta lasciando tutti gli altri nella polvere, perché questo è un problema e cosa fare al riguardo.’ Richard V. Reeves è Senior Fellow in Economic Studies e co-direttore del Center on Children and Families alla Brookings University”,”USAS-237″
“REGAZZONI David”,”Democrazia in catene. Civilizzazione, schiavismo e guerra negli scritti sull’America di John Stuart Mill e Karl Marx.”,”David Regazzoni, borsista postdoc Fondazione Luigi Einaudi, Scuola Superiore Sant’Anna di Studi Universitari e di Perfezionamento, Pisa. “”Concittadini a Londra per oltre un ventennio (1849-1873), Karl Marx e John Stuart Mill commentano ampiamente le radicali trasformazioni politiche e socio-economiche in atto in quegli anni al di fuori dell’Europa, individuando negli Stati Uniti il laboratorio per studiare le contraddizioni e il destino della democrazia moderna. Nel cuore dell’Ottocento, quello che Hegel nelle ‘Lezioni sulla filosofia della storia’ ha definito «il paese dell’avvenire» (1) è preda di una violentissima Guerra Civile (1861-’65): essa costituisce una rivoluzione non «verticale», come quella dell’Indipendenza del secolo precedente, ma «orizzontale», nella quale a scontrarsi sono, oltre che due letture radicalmente diverse degli assetti costituzionali, due opposte interpretazioni del rapporto tra uomini e istituzioni. Rispetto, dunque, all’America descritta trent’anni prima da Alexis de Tocqueville (2), il Nuovo Mondo osservato da Mill e da Marx è assai mutato: in esso il principio di «classe» affermatosi nel corso del XIX secolo ha ormai assunto un’ineludibile rilevanza storico-politica. Pur senza mai citarsi a vicenda (3), i due filosofi fotografano, negli stessi anni e dal medesimo osservatorio europeo, l’evolvere tumultuoso della passione per l’uguaglianza che il pensatore francese ha dipinto quando la democrazia moderna mostrava ancora i primi segni del proprio incipiente sviluppo capitalistico. Marx è per un decennio (dal ’52 al ’62) collaboratore del “”New York Daily Tribune”” e, tra il ’61 e il ’62, analizza e commenta le vicende belliche statunitensi in un numero consistente di articoli pubblicati sulla rivista viennese «Die Wiener Presse», Mill, invece, dedica alla Guerra di secessione e al tema più ampio dello schiavismo americano importanti riflessioni, raccolte principalmente in tre contributi: ‘The Negro Question’ (1850), ‘The Contest in America’ e ‘The Slave Power’ (entrambi del 1862)”” (pag 475-476) [(1) Cfr. Hegel 1961, p. 233: «L’America è, così, il paese dell’avvenire, quello a cui, in tempi futuri, forse nella lotta fra il Nord e il Sud, si rivolgerà l’interesse della storia universale. Essa è un paese di nostalgia per tutti coloro che sono stufi dell’armamentario storico della vecchia Europa»; (2) Su cui si veda il recente Catanorchi, Regazzoni 2010; (3) Cfr. Ginsborg 2006] [David Regazzoni, ‘Democrazia in catene. Civilizzazione, schiavismo e guerra negli scritti sull’America di John Stuart Mill e Karl Marx’, ‘Rivista Storica della Filosofia’, Franco Angeli, Milano, n. 3, 2014] ‘La libertà degli eguali e l’illibertà dei diseguali: la «Democrazia (incompleta) in America» di Marx’ (paragrafo 3) (pag 483-) Cit in bibl: Carlo Galli, Ordine politico e guerra civile tra America ed Europa’, in Tiziano Bonazzi e Carlo Galli, a cura, ‘La guerra civile americana vista dall’Europa’, il Mulino, Bologna, 2004, pp. 7-25 Petrucciani, Stefano, A lezione da Marx. Nuove intepretazioni’, Manifesto Libri, Roma, 2012″,”MADS-789″
“REGESTA Giovanni PATERNOSTRO Mario a cura, scritti di Alberto BEMPORAD Luigi Luca CAVALLI-SFORZA En zo DE-CICCO Giacomo DEFERRARI Alberto MARMONT Paola MASSA Sergio MASSARENTE Gaudenzio PAOLA Loredana PESSA Gian Pietro POZZI Gian Andrea ROLLANDI Serena SARZI Fulvia SIROCCO Alberto SOBRERO Andrea SORICE Giorgio SPERATI Giorgia ZUNINO Giuseppe PERICU”,”Un ospedale, una città da Pammatone a San Martino.”,”Contiene il saggio: ‘Genetica e medicina’ di Luigi Luca CAVALLI SFORZA (pag 155-159 ‘La maggior parte delle malattie croniche gravi, dalle cardiopatie ed arteriopatie, artriti, malattie endocrine, cancro, ecc., fino alle forme psichiatriche più gravi e più comuni, come la schizofrenia, la sindrome maniaco-depressiva, l’autismo ecc., hanno quasi tutte una componente genetica di varia gravità e frequenza, ma anche una componente di origine ambientale o culturale che può essere essa pure grave. La componente genetica è difficile da studiare perché include geni diversi in casi diversi della stessa malattia, ma anche costellazioni di geni in casi singoli, e magari diverse da caso a caso. Si stanno sviluppando oggi metodi nuovi e potenti che dovrebbero aiutare a risolvere la componente genetica, ma vi sono molto spesso importanti componenti culturali ed ambientali che sono anch’esse difficili da depistare. L’analisi del genoma sta facendo grandi progressi ma l’analisi di queste malattie, multifattoriali, o anche poligeniche se nel loro determinismo intervengono parecchi geni, incontra ancora molte limitazioni. Lo studio del genoma ha aggiunto un’altra corda al suo arco attraverso la farmacogenetica, poiché la varietà del metabolismo individuale è grande anche per quanto riguarda l’assorbimento, l’attivazione e la disintossicazione ed eliminazione dei farmaci da parte dell’individuo. Oggi è diventato possibile studiare il metabolismo dei farmaci in modo da prevedere la sensibilità e la resistenza di un individuo a un farmaco, e quindi a modellare la terapia del malato su base individuale. Lo studio del genoma umano individuale diventa quindi sempre più necessario’ [dal saggio ‘Genetica e medicina’ di Luigi Luca Cavalli Sforza’] (pag 156-157)”,”LIGU-131″
“REGGIANI Claudio”,”La danza delle ore. L’ orario di lavoro nell’ industria durante il fascismo.”,”””Questo comportamento del fascismo nei confronti del mondo del lavoro (e della classe operaia) influì inevitabilmente sul significato delle sue scelte in materia di orario. Nel programma dei Fasci italiani di combattimento, del gennaio 1919, Mussolini, sempre abile a cogliere gli “”umori della piazza””, aveva inserito la richiesta della giornata legale di 8 ore di lavoro. Le 8 ore così proposte non rientravano in un disegno teso al miglioramento effettivo delle condizioni della classe operaia, ma erano solo un mezzo per acquisire consensi tra le masse lavoratrici. Il fascismo vedeva nell’ orario uno strumento da utilizzare per riassorbire la carica rivoluzionaria del proletariato. Nell’ immediato, l’ approvazione della legge sulle otto ore avrebbe avuto un grosso impatto su tutta l’ opinione pubblica, rafforzando l’ immagine di un governo impegnato a difendere le categorie più deboli. (…)””. (pag 54) “”All’ opposto, i lavoratori esigevano il rispetto contemporaneo del limite delle 8 ore giornaliere e delle 48 settimanali, interpretando la disgiunzione come “”e””. Il governo risolse l’ ambiguità nella Circolare applicativa della legge (Turati-Fino, ndr), nella quale il superamento delle 8 ore giornaliere veniva consentito per qualche giorno alla settimana, purché nel complesso non fossero oltrepassate le 48 ore. Proprio la soluzione auspicata dagli industriali (…)””. (pag 61)”,”MITT-229″
“REGINI Mario a cura; saggi di A. ACCORNERO A. ARRIGHETTI M. BIAGIOLI R. BOYER F. BUTERA A. CHIESI C. CROUCHE C. DELL’ARINGA P. PERULLI E. REYNERI E. RULLANI CH. SABEL M. SALVATI D. SOSKICE”,”La sfida della flessibilità. Impresa, lavoro e sindacati nella fase ‘post-fordista’.”,”Mario REGINI è presidente dell’ Ires Lombardia e docente di Sociologia nell’ Università di Milano. Ha scritto ‘I dilemmi del sindacato’, ‘Il conflitto industriale in Italia’ (in coll. con G.P. CELLA) e ‘Stato e regolazione sociale’ (in coll. con P. LANGE).”,”MITT-139″
“REGINI Marino”,”I dilemmi del sindacato. Conflitto e partecipazione negli anni Settanta e Ottanta.”,”Marino Regini insegna Sociologia dell’organizzazione nell’Università di Milano. É autore: Lotte operaie e organizzazione del lavoro (con E. Reyneri) e di numerosi saggi.”,”SIND-007-FL”
“REGINI Marino”,”Modelli di capitalismo. Le risposte europee alla sfida della globalizzazione.”,”Marino Regini insegna Sociologia dell’organizzazione nell’Università di Milano. É autore: Lotte operaie e organizzazione del lavoro (con E. Reyneri) e di numerosi saggi. Un confronto Italia – Germania. Flessibilità e formazione risorse umane”,”EURE-052-FL”
“REGIS Giuseppe”,”Politica economica. XXI Lezione. Politica economica. Relazioni economiche con l’estero.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-I-3″
“REGONINI Gloria”,”Capire le politiche pubbliche.”,”Gloria Regonini insegna analisi delle politiche pubbliche nell’Università degli Studi di Milano. Tra i suoi libri: Politiche pubbliche e democrazia.”,”TEOP-050-FL”
“REICH Wilhelm”,”Psicologia di massa del fascismo.”,”REICH dimostra come ogni forma di misticismo organizzato, compreso il fascismo, si basa sui desideri orgastici insoddisfatti delle masse (1). Per REICH il fascismo non è una ideologia o l’azione di un singolo o di un gruppo etnico o di una singola nazionalità. Nega pure una spiegazione puramente socio-economica avanzata dagli studiosi marxisti. W. REICH nacque in Austria nel 1897. Studiò medicina a Vienna dove, in seguito, diresse il Seminario di terapia psicoanalitica. Con l’avvento del nazismo fu costretto a fuggire dalla GERM e dopo un breve soggiorno in Norvegia si trasferì negli USA fondando a New York l’ Orgone Institute. Denunciato per i suoi esperimenti, venne rinchiuso nel penitenziario di Lewisburg dove morì di infarto nel novembre 1957. Altre opere: -La funzione dell’ orgasmo. SUGAR. 1969 -La rivoluzione sessuale. -Analisi caratteriale.”,”GERN-015″
“REICH Walter a cura; saggi di CRENSHAW Martha POST Jerrold M. KELLEN Konrad FERRACUTI Franco SPRINZAK Ehud GURR Ted Robert RAPOPORT David C. KRAMER Martin BANDURA Albert MERARI Ariel HERMANN Margaret G. HERMANN Charles F. SICK Gary”,”Origins of Terrorism. Psychologies, Ideologies, Theologies, States of Mind.”,”Saggi di CRENSHAW Martha POST Jerrold M. KELLEN Konrad FERRACUTI Franco SPRINZAK Ehud GURR Ted Robert RAPOPORT David C. KRAMER Martin BANDURA Albert MERARI Ariel HERMANN Margaret G. HERMANN Charles F. SICK Gary”,”TEMx-018″
“REICH Wilhelm”,”La lotta sessuale dei giovani (1932). Reprint”,”””La divisione della sessualità in sensualità deteriore e in amore sublimato (che dà origine in regime borghese a sistemi filosofici interi a proposito del problema della “”sessualità”” e dell’ “”erotismo””) non è in realtà che una semplice manifestazione della prevalenza del marito, necessaria all’ economia privata (diritto all’ eredità per discendenza paterna) ed inoltre rappresenta la conseguenza degli sforzi della classe borghese per differenziarsi dalla classe dominata con una morale particolare. Le donne borghesi non devono essere accessibili che nel matrimonio e per giunta ai soli uomini borghesi””. (pag 27)”,”TEOS-092″
“REICH Wilhelm”,”La rivoluzione sessuale.”,”REICH Wilhelm nacque in Austria nel 1897. Diresse il Seminario di Terapia psicoanalitica di Vienna. L’ avvento del nazismo e lo scoppio della seconda guerra mondiale lo costrinsero a riparare in Danimarca, Norvegia e Stati Uniti. In USA fondò l’ Orgone Institute. Denunciato per i suoi esperimenti dalla Food and Drug Administration si rifiutò di esporre le sue teorie in veste di imputato. Condannato per “”disprezzo della corte”” morì di infarto nel penitenziario di Lewisburg il 3 novembre 1957. “”E’ inutile dire che dal punto di vista di una razionale igiene mentale il prototipo della relazione sessuale durevole è il matrimonio di fatto e non quello formale. L’igiene mentale razionale aspira ad una responsabilizzazione ‘intima’ e non ad una responsabilità accollata con la forza dall’esterno. Essa considera tale imposizione un espediente per prevenire azioni antisociali, ma non un fine di per sé auspicabile.”” (pag 105) “”In questo campo praticamente è tutta una enorme confusione, una stalla di Augia che deve essere ripulita. Ma è soprattutto necessario proteggere le relazioni amorose da ogni interferenza degli interessi economici””. (pag 105)”,”SCIx-271″
“REICH Robert B.”,”Aftershock. Il futuro dell’economia dopo la crisi.”,”Segretario del Lavoro durante la presidenza Clinton, Reich insegna Amministrazione e Politiche pubbliche all’Università di Berkeley (California). Scrive sul New York Times, Washington Post e Wall Street Journal. “”La Cina sta andando nella direzione opposta del “”riequilibrio””. La sua produzione di merci continua ad aumentare vertiginosamente, ma i consumatori interni assorbono una percentuale decrescente della produzione. Le destinazioni per ciò che la Cina produce sono gli altri paesi, soprattutto Stati Uniti ed Europa””. (pag 90) “”Come ho detto all’inzio del libro, l’economia politica americana segue un pendolo virtuale: oscilliamo da periodi in cui i benefici delle crescita economica sono concentrati in poche mani, ad altri dove i guadagni vengono più ampiamente condivisi, poi torniamo indietro. Ci stiamo ora avvicinando alla fine di uno di questi cicli e all’inizio del prossimo. La Grande Prosperità durata dal 1947 al 1975 è stata seguita da trent’anni di restrizioni economiche, sfociati nella Grande Recessione. L’interrogativo non è se il pendolo tornerà indietro. Lo farà sicuramente. L’interrogativo è ‘come’ oscillerà: se con riforme che amplieranno il ciclo della prosperità, o con politiche demagogiche che allontaneranno l’America dal resto del mondo, contrarranno l’economia e metteranno gli americani gli uni contro gli altri”” (pag 180)”,”ECOI-321″
“REICH Jakob ROSENBERG Arthur WINKEL Udo LEVI Paul ROGERS Ernest THAIHEIMER August WALCHER Jacob JONES Mike SERGE Victor REICHENBACH Bernard”,”Revolutionary History. Germany 1918-23. From the November Revolution to the Failed October.”,”‘At all events, under all conceivable circumstances, if the German revolution does not come, we are doomed.’ So said Lenin in february 1918. The Bolsheviks considered that without a successful proletarian in Germany, the Soviet Union could not survive as a revolutionary factor. The failure of the German Communists to lead a successful seizure of power was undoubtedly the key factor which led to the degeneration of the Russian Revolution, and to the rise of Stalinism. Editor: Al Richardson, Editorial, Work in Progress, Reviews, Letters, Reader’s Notes,”,”TROS-020-FL”
“REICH Wilhelm SAPIR Jacques FROMM Erich”,”Psicoanalisi e marxismo.”,”E. Parrell pseudonimo di W. Reich Importanza della giusta propaganda di massa (per il Kpd) “”E’ uno dei compiti più importanti del politico rivoluzionario avvertire e cercare di sapere con esattezza come le masse recepiscono la «politica di corridoio». Quando Hitler, nel 1932, ha rivolto a Hindenburg la prima richiesta di cancellierato ed è stato respinto da quest’ultimo, – e dopo che ebbe luogo dietro le quinte una lotta sotterranea di cui le masse non si sono mai accorte – egli si è indirizzato ai suoi seguaci con un’ardente professione di voler fare la «volontà del popolo». L’occasione in tal senso è stata offerta dal caso di Potempa. Alcuni della SA [Sturm Abteilungen, Reparti d’Assalto, ndr] avevano assassinato in modo bestiale un operaio polacco ed erano stati condannati a morte. Hitler si è schierato rumorosamente dalla loro parte. Il retroscena di questo gesto di Hitler è stato costituito in realtà dal rifiuto che poco prima aveva ricevuto da Hindenburg quando gli aveva chiesto il cancellierato. Hitler ha puntato sulla sua base di massa quando le sue alleanze feudali sono venute meno. Le masse non si sono accorte di essere state «giocate». Si sono sentite anzi «comprese» da Hitler grazie a una identificazione nazionalistica. Il riconoscimento di Hitler agli uomini che per «un senso di onore nazionale» avevano massacrato un «cane marxista», la sua presa di posizione contro il governo universalmente odiato, che aveva condannato a morte gli assassini, hanno avuto la meglio sull’erronea contropropaganda comunista che si limitava a chiamare «assassini» gli assassini e riteneva che in questo consistesse la famosa «politica dello smascheramento». Se i comunisti avessero rivelato, sul corso di una vasta agitazione, il rapporto esistente tra il rifiuto di Hindenburg a Htiler e l’appello emozionale di Hitler alle masse, gli effetti non avrebbero tardato a farsi sentire. Il partito comunista tedesco ha sempre parlato di «identità» di tutte le tendenze reazionarie, non è stato in grado di comprendere le reali contraddizioni all’interno della borghesia e non ha imparato a tenere il passo con quelle che sono le reazioni delle proprie masse (e le reazioni delle masse ad esso avverse). Non avendo fatto altro che chiamare assassini gli assassini, si è posto automaticamente, agli occhi delle masse naziste e di coloro che per il momento erano soltanto simpatizzanti del nazismo, dalla parte del governo che queste masse odiavano”” [E. Parrell (W. Reich), Che cos’è la coscienza di classe? (1934)] (pag 189-191) REICH Wilhelm SAPIR Jacques FROMM Erich, Psicoanalisi e marxismo. SAMONA’ E SAVELLI. ROMA. 1972 pag 267 8° presentazione di Paolo PERROTTI premessa note Collana La nuova sinistra, Saggistica. [‘La politica rivoluzionaria, nel suo contenuto e nel suo linguaggio, o sarà espressione della realtà più vera, più «primordiale» e più autentica delle grandi massi oppure sarà rivoluzionaria soltanto di nome, e in effetti sarà sterile e reazionaria. Anche laddove essa porta avanti esigenze fondamentalmente giuste, non sarà compresa dalle masse e opererà in un senso effettivamente antirivoluzionario. Il mondo si trova alle soglie di una nuova guerra micidiale. Barthou e Litwninow [Litvinov] si sono presentati entrambi a Ginevra – secondo il punto di vista degli stati che essi rappresentano – come difensori della pace contro la Germania. Una critica corretta del comportamento di Litwinow, dal punto di vista rivoluzionario internazionale, c’è stata finora soltanto sull’organo di Trotsky ‘Unser Wort’ (seconda settimana di giugno, 1934); per tutte le altre organizzazioni proletarie sembra che la capacità di comprendere, più o meno, ciò che ora è successo a Ginevra si andata smarrita. Tuttavia anche questa critica ignora la problematica di fondo, quella della psicologia di massa: l’operaio, l’impiegato, il contadino medio e apolitico della Germania, della Francia, dell’Inghilterra, della stessa Unione Sovietica, come vede il comportamento dei due uomini di stato? Sente che dietro a Litwinow c’è uno Stato proletario? Nota una diversità tra la volontà di pace di Barthou e quella di Litwinow? Comprende la sottile distinzione del governo sovietico che parla dello «imperialismo nella sua totalità» e di «partiti specifici della guerra»? Il lavoratore russo sa che, per l’attuale schieramento delle alleanze, scenderà in campo con il lavoratore francese contro quello tedesco e quello inglese e sparerà su di loro? Un semplice mortale come deve interpretare il seguente commento di Bela Kun? «Spesso combattiamo la guerra del tutto astrattamente. Non di rado diversi redattori comunisti si sentono in imbarazzo. “”Come si spiega – si domandano – che l’imperialismo prepara la guerra ed Herriot parte per l’Unione Sovietica e qui viene accolto con tutti gli onori? Che significa ciò?””. Ho letto molti pessimi articoli sul viaggio di Herriot. E in nessun articolo si è letto quello che ora è assolutamente chiaro dopo il discorso del compagno Stalin al 17° congresso del partito, cioè che vi sono sempre partiti della guerra nell’epoca dell’imperialismo. L’imperialismo nella sua totalità, in quanto fase storica, è per la guerra, ma vi sono diversi partiti che spingono alla guerra più di tutti gli altri. Il nostro compito attuale consiste nel concentrare il fuoco contro quel gruppo della borghesia che è appunto il partito della guerra e vuole ad ogni costo la guerra. Naturalmente bisogna sempre sottolineare che i gruppi della borghesia che si coprono oggi con un mantello pacifista, o che ritengono prematura la guerra, al momento giusto saranno per la guerra, per la guerra contro l’Unione Sovietica, né più né meno dei guerrafondai più accaniti. E’ questa, una verità che non dobbiamo dimenticare; però dobbiamo concentrare il fuoco soprattutto contro i partiti della guerra: in Giappone contro la cricca militarista e fascista dei generali, dei feudali e dei magnati dell’industria, in Germania contro i fascisti hitleriani, in Gran Bretagna contro i ‘diehards’, ecc.» (Bela Kun, ‘I compiti della stampa comunista)”” [E. Parrell (W. Reich), Che cos’è la coscienza di classe? (1934)] (pag 191-192)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Reich dal 1927 al 1933 fu milintante comunista, prima nel PC austriaco e poi in quello tedesco.”,”TEOS-265″
“REICH Wilhelm, a cura di Nicola PAOLI”,”La lotta sessuale dei giovani.”,”””La divisione della sessualità in sensualità deteriore e in amore sublimato (che dà origine in regime borghese a sistemi filosofici interi a proposito del problema della “”sessualità”” e dell’ “”erotismo””) non è in realtà che una semplice manifestazione della prevalenza del marito, necessaria all’ economia privata (diritto all’ eredità per discendenza paterna) ed inoltre rappresenta la conseguenza degli sforzi della classe borghese per differenziarsi dalla classe dominata con una morale particolare. Le donne borghesi non devono essere accessibili che nel matrimonio e per giunta ai soli uomini borghesi””. (pag 27)”,”GIOx-004-FV”
“REICHE Reimut”,”Sessualità e lotta di classe.”,”Tra i vari argomenti: significato di “”difesa dalla desublimazione repressiva”” !! ‘La “”difesa dalla desublimazione repressiva”” è un concetto che si collega alla teoria critica di Herbert Marcuse, in particolare alla sua analisi delle società moderne. La “”desublimazione repressiva”” descrive il processo attraverso cui le società avanzate liberano i desideri e gli impulsi, ma in modo controllato, per mantenere il dominio sociale ed economico. Apparentemente, questa liberazione sembra offrire libertà, ma in realtà rafforza il sistema di controllo, incanalando i desideri verso il consumo e la conformità. La “”difesa”” contro questo fenomeno potrebbe implicare la resistenza a tali meccanismi di controllo, cercando di preservare una vera autonomia e capacità critica. Questo potrebbe includere il rifiuto di accettare passivamente le forme di libertà offerte dal sistema e l’impegno a sviluppare una consapevolezza più profonda delle dinamiche di potere che influenzano la società’ (f: copilot) Presidente del Sozialistischer Deutscher Studentenbund (Sds) fino al ’67, discepolo dei maestri della sociologia francofortese, Reimut Reiche ha tratto materia per questo volume dalla esperienza del movimento che più intensamente ha tematizzato i rapporti fra impegno rivoluzionario e riforma della sessualità (quarta di copertina)”,”TEOS-017-FFS”
“REICHEL Daniel”,”Davout et l’art de la guerre. Recherches sur la formation, l’action pendant la révolution et les commandements du maréchal Davout, duc d’Auerstaedt, prince d’Eckmühl (1770-1823).”,”REICHEL Daniel [dal risvolto di copertina, traduz. d. r., con foto dell’autore]: “”L’autore è nato a Neuchâtel (Svizzera) nel 1925. Studi classici, poi carriera come ufficiale di artiglieria. Corsi di studio a Zurigo, Firenze, Roma e Parigi. Numerosi viaggi effettuati sulle orme del maresciallo Davout, in Borgogna, Hesdin, Fiandre, Baviera e in Polonia. Da diversi anni l’autore dedica tutti i suoi sforzi alla formazione di un quadro di ricerca che operi secondo metodi nuovi, in cui l’aspetto multidisciplinare della storia della guerra gioca un ruolo essenziale. (Attualmente-1975) è direttore della Biblioteca militare federale, un’istituzione che svolge il ruolo di servizio storico per l’esercito svizzero””. DAVOUT Louis Nicolas (10/5/1770 – 1/6/1823). Probabilmente il miglior comandante di corpo d’armata tra i marescialli di Napoleone assieme a Masséna André e Lannes Jean, grazie al talento e alla sua reputazione di militare severo e disciplinato, gli valsero il soprannome di “”maresciallo di ferro””. Davout nacque in Borgogna da una famiglia nobile minore e seguì suo padre nella cavalleria reale nel 1788. Sostenitore della Rivoluzione francese, fu congedato dall’esercito regolare nel 1791 ma immediatamente eletto colonnello al comando di un battaglione di volontari. Comandò la cavalleria sul fronte del Reno. Introdotto a Napoleone dal suo superiore Desaix, combattè alla Piramidi e ad Aboukir, catturato dagli inglesi nel 1800. Promosso generale di divisione al suo ritorno in servizio nel luglio 1800, combattè nelle ultime fasi della campagna italiana contro la Seconda coalizione e fu uno dei primi marescialli nel 1804. Guidò il III Corpo con successo contro la Terza coalizione nel 1805, giocando un ruolo importante ad Austerlitz dimostrando capacità organizzative che resero il suo comando il più efficiente della Grande Armée. Si unì a Napoleone durante i Cento Giorni del 1815 ma non gli fu assegnato un comando sul campo. Mai particolarmente popolare ma non contaminato da servilismo o ambizione personale, fu invece ministro della guerra e governatore militare di Parigi. <<(…) (questi comandanti) efficienti, discreti al punto da sembrare spesso ermetiche e distanti durante la loro vita, che non pubblicano memorie e che non si preoccupano di illuminare i posteri sulla loro maestria. Se la storia militare non si occupa di questo per loro, la loro esperienza rischia di andare perduta (…) I manuali di storia lo presentano, insieme a Masséna, come uno dei bravi “”tattici”” dell’Imperatore e lo portano così alla nostra attenzione. (…) una personalità forte, meno spettacolare a prima vista di quella di un Murat o di un Ney, ma più accattivante; non è un uomo che si possa aggirare facilmente (…)>> (pg 8, dall’Introduzione. Traduz. d. r.)”,”FRAN-128-FSL”
“REICHELT Helmut”,”La struttura logica del concetto di capitale in Marx. (Tit.orig.: Zur logischen Struktur des Kapitalsbegriffs bei Karl Marx)”,”””Nessun teorico borghese si è sottratto secondo Marx a questa apparenza della circolazione delle merci. Di fatto hanno riconosciuto che il plusvalore viene prodotto e cade nelle mani dei proprietari dei mezzi di lavoro (cosa che Marx sottolinea anche in questa occasione) e tuttavia non si sono accorti che soltanto con la completa separazione dei produttori dai loro mezzi di produzione l’insieme della produzione è sussunto sotto la forma borghese della divisione del lavoro e di conseguenza solo allora anche la legge del valore può imporsi del tutto. “”Un’analisi della forma specifica della divisione del lavoro, delle condizioni di produzione, su cui essa riposa, dei rapporti economici tra i membri della società in cui si risolvono queste condizioni, mostrerebbe che deve essere presupposto l’intero sistema della produzione borghese affinché il valore di scambio appaia alla superficie come semplice punto di partenza, e il processo di scambio, scomposto nella circolazione semplice, appaia come il semplice ‘ricambio organico sociale comprendente tanto l’intera produzione quanto il consumo’. Risulterebbe che sono presupposti ‘altri’ e più complicati rapporti di produzione, più o meno in contraddizione con la libertà e l’indipendenza degli individui, altri rapporti economici fra questi, affinché essi si trovino l’uno di fronte all’altro nel processo di circolazione come liberi ‘produttori privati nelle semplici relazioni di compratore e venditore’, affinché figurino come soggetti indipendenti. ‘Ma dal punto di vista della circolazione semplice questi rapporti sono cancellati”” (Grundrisse). Quindi, nella sfera della circolazione, tutti i membri della società possono avere relazioni reciproche sotto determinate maschere caratteriali soltanto quando la forma borghese della divisione di classe è giunta al suo sviluppo completo.”” (pag 159-160) [Helmut Reichelt, La struttura logica del concetto di capitale in Marx, 1973]”,”MADS-006-FPA”
“REICHELT Helmut”,”La struttura logica del concetto di capitale in Marx.”,”Questo volume di Helmut Reichelt, qui presentato con una nuova introduzione dell’autore, ha inaugurato un modo inedito di considerare l’opera di Marx nel suo complesso partendo dalla ricostruzione del metodo dialettico del Capitale. Iniziatore con Hans Georg Backhaus di una “”nuova lettura di Marx””, che mette al centro i temi della forma-valore e del denaro, Reichelt chiarisce l’identità strutturale del concetto marxiano di capitale con il concetto hegeliano di spirito già presente nei Manoscritti di Marx, dove l’autore del Manifesto parla del denaro come del “”concetto esistente e in atto del valore di tutte le cose””. Per ricostruire il metodo del Capitale, il libro di Reichelt ripercorre l’itinerario di formazione del pensiero marxiano in tutti i suoi passaggi più importanti, e costituisce pertanto una chiara e utilissima introduzione ai concetti fondamentali della critica dell’economia politica, della quale oggi molti riscoprono il valore e l’attualità. Helmut Reichelt nato nel 1939 a Boras, Svezia, ha studiato all’Università di Francoforte sotto la guida di Theodor Adorno. Ha insegnato nelle università di Francoforte e di Brema fino al 2005. E’ presidente della Marx-Gesellschaft e autore di numerosi studi sulla critica marxiana dell’economia politica. Digressione sulla teoria delle crisi. (pag 189-191) “”La concezione complessiva corrisponde propriamente a questo intreccio di statica e dinamica presente nel sistema capitalistico, che ‘si manifesta’ nella crisi. La trattazione della crisi inizialmente discontinua ed apparentemente non sistematica costituisce ancora il metodo per elaborare a livelli di concrezione sempre diversi un contenuto che sembra opporsi in tutta la sua struttura ad un intervento di tipo sistematico. “”Nell’esame dell’economia borghese l’importante è questo. Le crisi del mercato mondiale devono essere concepite come la concentrazione reale e la compensazione violenta di tutte le contraddizioni dell’economia borghese. I singoli momenti che si concentrano in questa crisi devono quindi manifestarsi e svilupparsi in ogni sfera dell’economia e quanto più penetriamo in essa, da un lato dobbiamo sviluppare nuove determinazioni di questa contraddizione, dall’altro dimostrare le forme più astratte della medesima come ricorrenti e contenute nelle più concrete”” (4). Il passo iniziale della trattazione di questa problematica deve avvenire a questo punto, cioè nello sviluppo delle determinazioni di compra e vendita, e consiste esclusivamente nell’esame accurato della ‘forma astratta della crisi’. L’economia borghese, essendo incorsa nell’equivoco di cui abbiamo parlato prima, non era in grado di giungere a questo modo di considerare. Tuttavia è interessante in questo contesto ricordare che nella discussione della teoria borghese delle crisi, Marx effettua un’altra distinzione oltre a quella essenziale tra teoria classica e volgare. La teoria classica, come abbiamo più volte rilevato si distingue proprio perché tenta, sia pure in parte con mezzi inadatti, di oltrepassare l’apparenza oggettiva, di cui invece la teoria volgare è vittima senza eccezioni. Ciò non esclude tuttavia, come abbiamo già visto nella critica di Marx a Adam Smith e David Ricardo, che la teoria classica sia ricca di elementi dell’economia volgare; al contrario: se la teoria classica non presentasse parziali intersezioni con i teoremi dell’economia volgare, essa non sarebbe più tale, nel senso datole da Marx, ma si identifichererebbe con la teoria marxiana. Nella teoria delle crisi tuttavia questa parziale intersezione non c’è e la teoria classica si trasforma in tutto e per tutto in economia volgare. “”Queste sono chiacchiere puerili degne di un Say, ma non di Ricardo”” (5), scrisse Marx nelle ‘Teorie sul plusvalore’.”” (pag 189-190) [Helmut Reichelt, ‘La struttura logica del concetto di capitale in Marx’, Roma, 2016] (dal paragrafo ‘Digressione sulla teoria delle crisi’ (pag 187-205) (4) ‘Theorien’, cit., Teil 2, p. 506; trad. it. cit., vol II, p. 560; (5) Ivi, p: 498 sgg.; trad. it. cit., vol II, p. 549] “”Una distinzione è tuttavia possibile da un altro punto di vista: si può ancora discernere, sia pure nella oscurità generale sul problema se l’osservazione pratica della crisi sia “”negata”” o “”accettata”” dalla teoria. ‘Cum grano salis’ è possibile collegare questi due aspetti della teoria borghese a due periodi del modo di produzione capitalistico, caratterizzabili secondo due forme specifiche della crisi. “”Ricardo stesso, in verità, non sapeva niente delle crisi generali, mondiali, dovute al processo stesso di produzione. Le crisi dal 1800 al 1815 egli poteva spiegarle con la carestia di cereali dovuta alle cattive raccolte, con la svalutazione della moneta cartacea e delle merci coloniali ecc., perché, in seguito al blocco continentale, il mercato era contratto violentemente, per ragioni politiche, non economiche. Le crisi posteriori al 1815, poteva egualmente spiegarle sia con una cattiva annata, con una carestia, sia con la caduta dei prezzi del grano, perché avevano cessato di operare le cause che, secondo la sua propria teoria, durante la guerra e l’isolamento dell’Inghilterra dal Continente, dovevano rialzare i prezzi dei cereali, sia col trapasso dalla guerra alla pace e le conseguenti improvvise modificazioni nei canali del commercio… I fenomeni storici successivi, specialmente la periodicità quasi regolare delle crisi del mercato mondiale, non permisero più ai successori di Ricardo di negare i fatti o di interpretarli come fatti accidentali”” (6). La svolta intercorsa tra questi due periodi indica nello stesso tempo un punto storico di culminazione; infatti non era più possibile che la teoria borghese si sviluppasse come teoria classica. Da questo momento è puramente astratto chiedersi se nel suo sistema Ricardo abbia detto sulla “”fisiologia interna”” del sistema capitalistico tutto ciò che è possibile dire nell’ambito borghese. Con il regolare ritorno delle crisi la natura storica del processo di riproduzione borghese si impose inevitabilmente alla coscienza e la forma storica del processo di riproduzione risultò senza equivoci dalla forma di questo stesso processo. Ma in tal modo anche l’orizzonte borghese dovette essere riconosciuto ‘come’ tale; secondo Marx un ulteriore sviluppo della scienza era pensabile soltanto sotto il segno del socialismo, come critica di questa scienza, mentre la scienza borghese lo era soltanto come apologetica ‘cosciente’. Quale espressione dà Marx alla prima variante della teoria borghese della crisi? Egli constata una grottesca spaccatura tra l’osservazione empirica e la teoria astratta. Come non si deve negare ‘che’ avvengano crisi, così non bisogna neppure ignorare l’incapacità dei teorici di portare al concetto questo fenomeno. “”Quanto alle crisi, tutti gli autori che espongono il reale movimento dei prezzi, o tutti gli empirici che scrivono in dati momenti delle crisi hanno ignorato con diritto questa ciarlataneria sedicente teoretica, e si sono accontentati di ammettere che la dottrina della impossibilità di una saturazione del mercato è astrattamente vera in teoria, ma falsa nella pratica. La regolare ripetizione delle crisi ha abbassato in realtà le elucubrazioni di Say etc. a una fraseologia…”” (7). Invece di indagare, come sarebbe logico, in che cosa consistano gli elementi che esplodono nella catastrofe, la teoria si accontenta di negare la catastrofe e, di fronte al ritorno empirico del fenomeno, si ostina a ripetere che “”se la produzione si regolasse secondo i manuali, non si arriverebbe mai alla crisi”” (8). Le crisi non avrebbero affatto il carattere della necessità, ma al contrario si verificherebbero per puro caso. Da parte sua Marx non si accontenta di constatare questa discrepanza, ma dimostra che la teoria borghese si nutre di equivoci elementari sulle implicazioni delle determinatezze formali economiche”” (pag 190-191) [Helmut Reichelt, ‘La struttura logica del concetto di capitale in Marx’, Roma, 2016] [dal paragrafo ‘Digressione sulla teoria delle crisi’] [(6) ‘Theorien’, pp. 493 sgg.; trad. it. cit., vol II, p. 549; (7) Ivi, p. 496; trad. it. cit., vol II, p. 552; (8) Ibid.; trad. it. cit., vol. II, ibid.]”,”MADS-655″
“REICHELT Helmut”,”Zur logischen Struktur des Kapitalbegriffs bei Karl Marx. Mit einem Vorwort von Iring Fetscher.”,”La struttura logica del concetto di capitale in Marx.”,”MADS-721″
“REICHLIN Alfredo FARINELLI Ugo LIBERTINI Lucio MARGHERI Andrea SILVESTRINI Vittorio TABET Eugenio ZANARDO Aldo ZORZOLI G.B. BATTIFOGLIA Enrica DI-BERNARDO Barbara FELICI Luciano GENTILONI Paolo NEBBIA Giorgio SEGRE Sergio”,”L’energia del terzo millennio. Le relazioni al seminario delle Frattocchie. Le altre fonti.”,”Contiene il contributo di Paolo Gentiloni ‘E quel che possono vento e geotermia’ (pag 163-166)”,”PCIx-054-FV”
“REICH-RANICKI Marcel”,”Mein Leben.”,”Marcel Reich-Ranicki nato Marcel Reich (Wloclawek, 2 giugno 1920 – Francoforte sul Meno, 18 settembre 2013) è stato un critico letterario tedesco di origine ebraico-polacca, superstite dell’Olocausto. “”Padre”” della critica letteraria tedesca, è stato uno dei fondatori del “”Gruppo 47″”, corrente letteraria formata da scrittori di lingua tedesca, fra i quali molti ebrei e autori di origine polacca. Appartenne al gruppo, che sancì il suo debutto, anche Günter Grass, da Reich-Ranicki conosciuto giovanissimo a Varsavia (divertente il ritratto che il critico ne dà nell’edizione originale della sua autobiografia: un ricordo che però acuirà le già notevoli difficoltà nel rapporto -ormai cinquantennale- fra i due “”colossi””). (wikip)”,”BIOx-352″
“REID T.R.”,”The Chip. How Two Americans Invented the Microchip and Launched a Revolution.”,”Nel settembre 1958 l’oscillatore di Jack Kilby era pronto. Un gruppo di tecnici della Texas Inst. si recò nel suo laboratorio per vedere come avrebbe funzionato il suo circuito. Kilby collegò il circuito e sullo schermo comparve un segnale ondulatorio. Il primo circuito integrato aveva funzionato. Era nata una nuova era: l’ elettronica. ‘C’è stata una sorta di rivalità tra Jack Kilby e Robert Noyce nella nascita dei microchip, anche se non era una rivalità diretta e personale. Entrambi hanno lavorato indipendentemente per risolvere lo stesso problema tecnologico e hanno sviluppato il circuito integrato quasi contemporaneamente. Jack Kilby, lavorando per Texas Instruments, ha creato il primo circuito integrato nel 1958 utilizzando il germanio. Robert Noyce, co-fondatore di Fairchild Semiconductor, ha sviluppato un circuito integrato simile nel 1959, ma utilizzando il silicio, che si è rivelato più adatto per la produzione di massa.. Questa coincidenza ha portato a una disputa sui brevetti tra le due aziende. Alla fine, Texas Instruments e Fairchild Semiconductor hanno deciso di concedersi reciprocamente licenze incrociate, permettendo a entrambe le tecnologie di prosperare e di dare origine all’industria dei microchip come la conosciamo oggi.’ (f. copil.)”,”USAE-135″
“REILLY Robin”,”William Pitt, the Younger.”,”‘William Pitt il Giovane (28 maggio 1759 – 23 gennaio 1806) è stato un importante statista britannico. È noto per essere stato il più giovane Primo Ministro della Gran Bretagna, assumendo l’incarico a soli 24 anni. Ha servito come Primo Ministro dal 1783 al 1801 e poi nuovamente dal 1804 fino alla sua morte nel 18062. Durante il suo mandato, Pitt ha affrontato eventi cruciali come la Rivoluzione Francese e le Guerre Napoleoniche. Era un abile amministratore e sostenitore di riforme, lavorando per migliorare l’efficienza del governo. Tra i suoi successi principali vi sono l’India Act del 1784, che regolava il controllo britannico sull’India, e l’Atto di Unione del 1800, che unì la Gran Bretagna e l’Irlanda in un unico regno 3. Pitt era figlio di William Pitt il Vecchio, anch’egli Primo Ministro, e si distinse per la sua intelligenza precoce e la sua dedizione alla politica. Nonostante la sua giovane età, guadagnò rispetto per la sua capacità di leadership e la sua visione politica.’ (f. copilot)”,”BIOx-055-FSD”
“REIMAN Michal”,”La rivoluzione russa dal 23 febbraio al 25 ottobre.”,”Michel REIMAN è nato a Mosca nel 1930. Ha compiuto i suoi studi parte in Cecoslovacchia e parte in URSS, dove si è laureato in storia nel 1954 presso l’Univ di Mosca. E’ docente di storia nelle scuole superiori di grado universitario di Praga. Attualmente (1989) è nella Germania federale per una serie di ricerche sulla storia centro-europea tra le due guerre.”,”RIRx-016 RIRO-131″
“REIMAN Michal”,”La nascita dello stalinismo.”,”Michel REIMAN è nato nel 1930. Ha studiato storia all’Univ di Mosca. Fino al 1970 è stato docente all’Univ di Praga e collaboratore presso l’Istituto di storia del socialismo. Nel 1968 fu tra coloro che elaborarono il programma politico del ‘nuovo corso’. Nel 1970 gli fu proibito di pubblicare i suoi scritti in Cecoslovacchia. Dal 1976 risiede in RFT. Ha scritto ‘La rivoluzione russa. Dal 23 febbraio al 25 ottobre’ (LATERZA, 1969).”,”RUSS-041″
“REIMAN Michal”,”I bolscevichi dalla guerra mondiale all’Ottobre.”,”Battaglia politica di Lenin per orientare il partito bolscevico nel 1917 prima fuori dalla Russia e poi in Russia: – Lettere da lontano – Tesi di aprile – Lettere sulla tattica – Stato e rivoluzione – Sul dualismo di potere (pag 64-73) Lenin, la Russia, l’Europa nel corso della Prima guerra mondiale. “”Nel corso della guerra i rapporti di Lenin con la maggioranza della socialdemocrazia europea assunsero la forma di un’aspra lotta politica, non di rado personale: per i socialisti russi, sotto molti riguardi, il movimento socialista europeo e in particolare la socialdemocrazia tedesca erano stati per lunghi anni un modello da imitare, e tanto più amara fu la delusione di Lenin di fronte alla linea politica scelta dai più prestigiosi dirigenti socialdemocratici allo scoppio della guerra; Lenin, d’altra parte, proprio per la sua prospettiva rivoluzionaria, non poteva rinunziare a una visione internazionalistica, e già all’inizio del conflitto aveva lanciato la parola d’ordine della formazione di una III Internazionale (5) dalla quale derivavano tutta una serie di passi concreti. Cercò quindi di diffondere i documenti bolscevichi presso i partiti socialisti europei, e spese non poche energie per riuscire ad allacciare contatti, personalmente o attraverso i suoi collaboratori, con singoli o con gruppi avversari della guerra da posizioni di sinistra. Via via, giunse ad avere collegamenti con socialisti operanti in Italia, in Svizzera, nei paesi scandinavi, in Germania, in Olanda, in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Bulgaria, in Polonia. Nel 1915 partecipò attivamente alla preparazione di una conferenza socialista internazionale, convocata a Zimmerwald, in Svizzera, per iniziativa dei socialisti italiani. Nella conferenza, tenutasi agli inizi di settembre, prevalsero però i punti di vista del centro, che si presentò con la parola d’ordine della pace senza annessioni e riparazioni, sulla base del diritto all’autodeterminazione delle nazioni. La sinistra, che a Zimmerwald si raccolse attorno a Lenin, era debole; per di più tra la posizione del dirigente bolscevico e quella di altre correnti di sinistra, si registravano non di rado notevoli divergenze. La sinistra si presentò già come un insieme più compatto e significativo alla successiva conferenza degli zimmerwaldiani, che si tenne sempre in Svizzera, a Kienthal, nell’aprile 1916, ma era comunque sempre molto debole e non sufficientemente rappresentativa. La politica leniniana registrava così soltanto un successo parziale. Da una parte il bolscevismo superava i confini della Russia, stabiliva nuovi collegamenti internazionali, elaborava la propria concezione internazionalistica e costruiva i presupposti affinché intorno ad essa potessero unirsi le forze del socialismo mondiale radicalmente contrarie alla guerra; dall’altra, esso restava ancora in un forte isolamento. La situazione russa e quella dei paesi occidentali avanzati era diversa e provocava reazioni diversificate. (…) Non vi era certo da pensare in quel momento al riconoscimento di una funzione dirigente dei bolscevichi nell’ambito del socialismo rivoluzionario. (…) Questo stato di cose rifletteva, senza dubbio, le possibilità immediate di uno sviluppo rivoluzionario in Europa e, insieme, gli scarsi presupposti esistenti per una pronta realizzazione delle idee leniniane; ed il loro autore era un uomo politico sufficientemente realista per averne coscienza e tenerne conto. Riprese dunque in esame le possibilità di un’iniziativa rivoluzionaria russa (6), lasciando cadere – già nel 1915 – la parola d’ordine degli Stati uniti d’Europa, la cui realizzazione gli era sembrata condizione preliminare per la vittoria della rivoluzione europea. Ipotizzò quindi un successo iniziale della rivoluzione in uno o in alcuni paesi, rilevando le difficoltà che si frapponevano a una vittoria della rivoluzione contemporaneamente su scala mondiale: “”L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del capitalismo dapprima in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente… La forma politica della società nella quale il proletariato vince, abbattendo la borghesia, sarà la Repubblica democratica, che centralizzerà sempre più la forza del proletariato di una nazione o di più nazioni nella lotta contro gli Stati non ancora passati al socialismo”” (7)”” (pag 55-56-57) [Michal Reiman, I bolscevichi dalla guerra mondiale all’Ottobre, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’; ‘Storia del Marxismo’, Torino, 1980] [(5) Lenin, Opere, vol. 20, pp. 25-26; (6) Ibid., vol. 21, p. 369; (7) Ibid., pp. 310-314, in particolare p. 314 e ibid. vol 23, pp. 73-85]”,”RIRO-428″
“REIMAN Michal”,”La nascita dello stalinismo.”,”Michal reiman è nato nel 1930. Ha studiato storia all’università di Mosca. Fino al 1970 è stato docente all’Università di Praga e collaboratore presso l’Istituto di storia del socialismo. Nel 1968 fu tra coloro che elaborarono il programma politico del ‘nuovo corso’. Nel 1970 gli fu proibito di pubblicare i suoi scritti in Cecoslovacchia. Dal 1976 risiede nella RFT.”,”STAS-013-FL”
“REIMAN Michal”,”La Rivoluzione Russa dal 23 febbraio al 25 ottobre (1917).”,”Michal Reiman è nato a Mosca nel 1930. Ha studiato storia all’università di Mosca. Fino al 1970 è stato docente all’Università di Praga e collaboratore presso l’Istituto di storia del socialismo. Nel 1968 fu tra coloro che elaborarono il programma politico del ‘nuovo corso’. Nel 1970 gli fu proibito di pubblicare i suoi scritti in Cecoslovacchia. Dal 1976 risiede nella RFT.”,”RIRx-098-FL”
“REIMAN Michal; DONATI TORRICELLI Gabriella”,”La rivoluzione russa ad una svolta (Reiman); La rivoluzione russa e i socialisti italiani nel 1917-18 (Donati Torricelli).”,”Qualche pagina fotocopiata ha il margine destro che taglia fuori una breve parte di testo.”,”RIRO-009-FGB”
“REIMANN Viktor”,”Zu groß für Österreich. Seipel und Bauer im Kampf um die Erste Republik.”,”””Le rivoluzioni del 1919 nelle città europee volevano dire caos, e Bauer era un uomo d’ ordine. Egli non si spinse certo così lontano come il suo compagno socialdemocratico, il ministro della Reichswehr Gustav Noske, che con gli ufficiali alleati, cercò di prevenire il caos voluto dagli spartachisti e comunisti (…)””. (pag 316)”,”AUTx-019″
“REIMANN Günter ULRICH Jörg HAARMANN Petra RENTSCHLER Frank SCHOLZ Roswitha WEBER Carsten KURZ Robert”,”Exit! Krise und Kritik der Warengesellschaft. N. 2″,”Redaktion, Petra Haarmann (Herne), Robert Kurz (Nürnberg), Claus Peter Ortlieb (Hamburg), Frank Rentschler (Marburg), Roswitha Scholz (Nürnberg),”,”TEOC-085-FL”
“REIMERTSHOFER Ruth FOSSATI Franca PANNELLA Carlo PESCIA Seo”,”La Germania federale. Classi, lavoro, emigrazione.”,” “”D’altra parte, a garanzia della continuità storica con la tradizione militarista tedesca, la Bundeswehr si preoccupa di selezionario rigidamente tra i più valorosi combattenti della Wehrmacht hitleriana i nuovi ufficiali dell’esercito “”democratico””. Non solo. Il ministro della Difesa F.J. Strauss, presidente della CSU (ex ufficiale del comando militare nazista), dirama nel 1956 una circolare dove è detto che ‘tutti’ i membri delle SS possono liberamente accedere a tutti i gradi della nuova armata tedesca. La sola preclusione è nei confronti degli ex generali e colonnelli SS. E’ così che, alla data del 1965, cento ammiragli e generali provengono dalle file delle SS o, comunque, da posti di responsabilità nell’apparato militare nazista. Non si tratta di esempi isolati perché, da posti direttivi nei vari settori dell’apparato statale nazista, provengono, sempre alla data del 1965; ben: -21 ministri e segretari di Stato – 828 alti magistrati, procuratori e giudici – 245 alti personaggi dell’ufficio affari esteri, delle ambasciate e dei consolati – 297 alti personaggi della polizia e del ‘Verfassungsschutz’ (servizio di difesa della Costituzione, uno dei servizi segreti federali). Lo stesso Erhard, mente direttiva della ripresa economica tedesca, più volte ministro dell’economia e poi cancelliere dal 1964 al 1966, era stato una delle giovani speranze della scuola economica nazista ed esperto economico e consigliere del ‘Gauleiter’ (governatore) nazista della Saar. D’altronde, anche Lübke, futuro presidente della Repubblica agli inizi degli Anni Sessanta, era stato un capo progettatore di baracche nei ‘Konzentrationslager’!””. (pag 71)”,”GERV-053″
“REIMERTSHOFER Ruth FOSSATI Franca PANNELLA Carlo PESCIA Seo”,”La Germania Federale. Classi, lavoro, emigrazione.”,”Gli autori, militanti di Lotta Continua in Germania, partono dal ruolo produttivo dei Konzentrationslager, per analizzare la nascita della RFT.”,”GERV-013-FL”
“REIN Raanan, a cura; JUNCO José Alvarez; BOYD Carolyn P.; BUNK Brian D.; RICHARDS Michael; AGUILAR Paloma e HUMLEBAEK Carsten; CENARRO Angela; NAROTZKY Susana e SMITH Gavin; NÛÑEZ Xosé-Manoel; MANZANO-ROMERO Eduardo e PÉREZ-GARZÓN Juan Sisinio”,”Spanish Memories: Images of a Contested Past. Introduction (Rein); The Formation of Spanish Identity and Its Adaptation to the Age of Nations (Junco); The Second Battle of Cavadonga (Boyd); “”Your Comrades Will Not Forget””. Revolutionary Memory and the Breakdown of the Spanish Second Republic, 1934-1936 (Bunk); From War Culture to Civil Society. Francoism, Social Change and Memories of the Spanish Civil War (Richards); Collective Memory and National Identity in the Spanish Democracy. The Legacy of Francoism and the Civil War (Aguilar); Memory beyond the Public Sphere (Cenarro); “”Being ‘politico’”” in Spain. An Ethnographic Account of Memories, Silences and Public Politics (Narotzky); History and Collective Memories of Migration in a Land of Migrants (Nunez); A Difficult Nation? History and Nationalism in Contemporary Spain (Manzano-Moreno).”,”Numero collocato in Fondo Vittorio Scotti Douglas”,”MSPG-025-FSD”
“REINERI Mariangiola”,”Il movimento cattolico in Italia dall’unità al 1948.”,” Contiene tra l’altro: – La difesa della politica nazifascista in due scritti di Amintore Fanfani, maggio 1939, novembre 1940 (pag 216-218)”,”RELC-004-FMB”
“REINHARD Marcel”,”Le Grand Carnot. Lazare Carnot, 1753-1823.”,”GILLISPIE è Professore emerito di storia delle scienze all’Univ di Princeton. E’ stato titolare della cattedra di scienza della Fondation de France dal 1980 al 1982 e dal 1985 al 1987 e nello stesso tempo Direttore di studi associato alla EHESS di Parigi. Ha pubblicato in collaborazione con A.P. YOUSCHKEVITCH, ‘Lazare Carnot, savant’, PRINCETON UP, 1971, traduzione francese VRIN, PARIS, 1979. REINHARD era uno dei maestri della storia della rivoluzione francese e faceva parte di quella generazione compresa tra MATHIEZ e la scuola delle Annales. Questa biografia è la sua opera principale.”,”FRAR-122″
“REINHARD Marcel R.”,”Histoire de la population mondiale de 1700 a 1948.”,”Sviluppo della popolazione nel secolo dei lumi, apogeo della popolazione europea, evoluzione demografica fuori dell’EU, crisi della popolazione europea dal 1919 al 1948. L’A è Professore di storia all’Istituto di Studi Politici all’Univ di Paris. Ha scritto inoltre: -La legende de Henri IV. HACHETTE -Le Departement de la Sarthe sous le Regime Directorial. PRESSES BRETONNES -Henri IV ou la France sauvee. HACHETTE -Avec Bonaparte en Italie. HACHETTE -La Frontiere Polono-Allemande. EDITIONS DE LA COLOMBE. In collaborazione con Robert D’HARCOURT, E. DE MARTONNE, E. PAYEN, H. DE MONTFORT, G. PERREUX e A. TOLEDANO -Lazare Carnot. Tome 1. La jeunesse du grand Carnot. HACHETTE (in via di stampa)”,”DEMx-011″
“REINHARD Wolfgang”,”Storia del colonialismo.”,”Wolfgang REINHARD è nato nel 1937. Dal 1990 è professore di storia moderna presso l’ Università di Friburgo. “”Quando Charles De Gaulle, autonominatosi leader della “”Francia libera””, convocò nel 1944 i governatori delle colonie africane a una conferenza nella città di Brazzavile, proclamò una politica coloniale più umana, ma escluse un autogoverno così come lo auspicava la Carta dell’ Onu anche per il futuro. La nuova costituzione francese del 1946 aveva sì creato per l’ Indocina quella forma di associazione rappresentata dall’ Union francaise, ma fece delle colonie africane parti integranti della repubblica della madrepatria, anche se i loro abitanti da indigenes assurgevano al rango di autochtones. Belgio, Portogallo e Spagna non ravvisarono alcun motivo per intervenire. Solo in Gran Bretagna alcuni cominciarono a capire che se l’ indipendenza dell’ Africa non era ancora matura, si trattava solo di una questione di tempo””. (pag 322)”,”EURx-175″
“REINHARD Wolfgang”,”Storia del potere politico in Europa.”,”Wolfgang Reinhard insegna storia moderna nell’Università di Friburgo. Con il Mulino ha pubblicato: Il pensiero politico moderno, e, ha curato i volumi ‘Il Nuovo Mondo nella coscienza italiana e tedesca del Cinquecento’ (con A. Prosperi) e ‘Il Concilio di Trento e il moderno’ (con P. Prodi).”,”EURx-042-FL”
“REINHARD Wolfgang”,”Il pensiero politico moderno.”,”Wolfgang Reinhard insegna Storia moderna nell’Università di Friburgo. Ha pubblicato tra l’altro ‘Storia dell’espansione europea’ (1987).”,”TEOP-021-FMB”
“REINHARDT Volker a cura; scritti di Giovanni SILVANO Cecil CLOUGH Leonida PANDIMIGLIO Irene POLVERINI FOSI Tilmann SCHMIDT Thomas SZABO Wolfgang KUHOFF Jorg Martin MERZ Francis William KENT Fulvio PEZZAROSSA Gian VICO BORROMEO Marina CAFFIERO Bettina ARNOLD Jan GERCHOW Anreas REHBERG Dieter GIRGENSOHN Otto SCHWALD Tilmann SCHMIDT Matteo SANFILIPPO Trevor DEAN Markus VÖLKEL Erich PELZER Claudia IHLEFELD Bernhard STEINHAUF Wolfgang KUHOFF Marco VENDITTELLI Peter SCHMIDT Paolo NARDI Alfred A. STRNAD Francis William KENT Pierre HURTUBISE Gary IANZITI Horst REIMANN Maren WELSCH Agostino PARAVICINI BAGLIANI Oliver Thomas DOMZALSKI”,”Le grandi famiglie italiane. Le elites che hanno condizionato la storia d’ Italia.”,”Voci di Giovanni SILVANO Cecil CLOUGH Leonida PANDIMIGLIO Irene POLVERINI FOSI Tilmann SCHMIDT Thomas SZABO Wolfgang KUHOFF Jorg Martin MERZ Francis William KENT Fulvio PEZZAROSSA Gian VICO BORROMEO Marina CAFFIERO Bettina ARNOLD Jan GERCHOW Anreas REHBERG Dieter GIRGENSOHN Otto SCHWALD Tilmann SCHMIDT Matteo SANFILIPPO Trevor DEAN Markus VÖLKEL Erich PELZER Claudia IHLEFELD Bernhard STEINHAUF Wolfgang KUHOFF Marco VENDITTELLI Peter SCHMIDT Paolo NARDI Alfred A. STRNAD Francis William KENT Pierre HURTUBISE Gary IANZITI Horst REIMANN Maren WELSCH Agostino PARAVICINI BAGLIANI Oliver Thomas DOMZALSKI”,”ITAG-030″
“REINHART Carmen M. ROGOFF Kenneth S.”,”This time is different. Eight Centuries of Financial Folly.”,”Carmen M. REINHART è professore di economia nell’Università del Maryland. Ha curato pure ‘The First Global Financial Crisis of the 21st Century’. E’ ‘regular lecturer’ presso l’IMF e la World Bank. K.S. ROGOFF è Thomas D. Cabot Professor of Public Policy e professore di economia alla Harvard University. E’ coautore di ‘Foundations of International Macroeconomics’ ed è un commentatore per NPR, Wall Street Journal e Financial Times Fonti statistiche: Statistical Yearbook, League of Nations World Economic Outlook (WEO) Yearbook (UN)”,”ECOI-274″
“REINHART Carmen M. ROGOFF Kenneth S.”,”Questa volta è diverso. Otto secoli di follia finanziaria.”,”REINHART Carmen M. professoressa di economia e direttrice del Center for International Economics all’Università del Maryland. Collabora con FMI e Banca Mondiale ROGOFF Kenneth S., professore di economia ad Harvard, collabora con il Wall Street Journal e il FT Financial Times”,”ECOI-287″
“REISBERG Arnold a cura”,”Wladimir Iljitsch Lenin. Dokumente Seines Lebens 1870-1924. Volume I.”,”Leben leuchten in den Alltag des Genies der internationalen Arbeiterbewegung. Ausgewählt und erläutert von Arnold Reisberg, Einführung, Fotos von Lenin,”,”LENS-037-FL”
“REISBERG Arnold a cura”,”Wladimir Iljitsch Lenin. Dokumente Seines Lebens 1870-1924. Volume II.”,”Leben leuchten in den Alltag des Genies der internationalen Arbeiterbewegung. Ausgewählt und erläutert von Arnold Reisberg, Einführung, Fotos von Lenin, Antworten N. Krupskajas auf eine Umfrage des sowjetischen Hirnforschungsinstituts im Jahre 1935, Die wohnungen Lenins, Zeittafel, Quellenverzeichnis, Personenregister, Bildnachweis,”,”LENS-038-FL”
“REISCHAUER Edwin O., a cura di Richard DUBREUIL”,”Histoire du Japon et des Japonais. 1. Des origines à 1945.”,”La prima edizione americana della presente opera è apparso con il titolo Japan, Past and Present data il 1946. REISCHAUER ha rivisto e completato l’ opera a diverse riprese fino al 1970 mimetismo tecnologico (pag 150) “”Nel 1876, i giapponesi avevano utilizzato nei confronti dei coreani i metodi impiegati contro di loro dall’ ammiraglio Perry. Avevano obbligato la Corea a firmare un trattato e ad aprire le sue porte. Da quel momento la loro influenza nella penisola coreana non cessò di accrescersi ed essi erano divenuti i principali agenti della modernizzazione del paese. Dato che la Corea riconosceva almeno nominalmente la sovranità cinese, il Giappone non poteva evitare di entrare in conflitto con il grande impero continentale. Nel corso dell’ estate 1894, essendo scoppiata una rivolta in Corea, il Giappone e la Cina inviarono simultaneamente delle truppe d’ intervento. Da questa doppia iniziativa, scoppiò la guerra tra i due paesi. Con grande sorpresa delle potenze occidentali, le forze rinnovate del piccolo arcipelago trionfarono facilmente sul gigante cinese””. (pag 170-171)”,”JAPx-041″
“REISCHAUER Edwin O., a cura di Richard DUBREUIL”,”Histoire du Japon et des Japonais. 2. De 1945 à nos jours.”,”Gli ultimi due capitoli del tomo 2 che coprono gli anni 1970 fino ai giorni nostri e l’ attualizzazione degli allegati sono di Richard DUBREUIL. E.O REICHAUER (1910-1990) nato a Tokyo da genitori americani, professore ad Harvard e ambasciatore deli Stati Uniti a Tokyo dal 1961 al 1966. Specialista del Giappone conosciuto nel mondo intero. Richard DUBREUIL, nato nel 1946, professore di storia e di giapponese all’ Institute d’ etudes politiques de Paris (IEP), ha insegnato a Tokyo (Univ. Keio e Waseda). Demografia: “”Rivoluzione grigia all’ orizzonte 2010″”. (pag 180) “”le turbe psicologiche che si generano in tutte le società industriali e urbane, non risparmiano il Giappone. Numerosi sono quelli che, nell’ anonimato delle città moderne, provano un sentimento acuto di alienazione o d’ anomia””. (pag 49) anomia: in sociologia è la crisi o crollo di valori e norme di comportamento in una società. Anomia, dal greco senza legge, è un termine proposto dal sociologo Durkheim per designare “”una situazione in cui le norme sono inesistenti o contradditorie, in modo che l’ individuo non sa come orientare la sua condotta”” (H. Mendras). (…) (pag 191, Lessico)”,”JAPx-042″
“REISCHAUER Edwin O. FAIRBANK John K.”,”Storia dell’ Asia orientale. 1. La grande tradizione.”,”Il taoismo e il vino. “”La più importante forma poetica del periodo delle Sei Dinastie fu lo shih, una lirica dal verso di cinque sillabe, che aveva fatto la sua comparsa nel tardo periodo Han. Riflesso della confusione dei tempi, questo tipo di poesia rivelava chiaramente l’ origine taoista, insistendo sulla corruzione del mondo e riaffermando energicamente i valori dell’ individuo in conflitto con la società. Malgrado l’ individualismo taoista, anche questa forma poetica tradisce talvolta preoccupazioni di ordine stilistico e una certa rigidità alla quale riscono in parte a sottrarsi i versi del grande maestro T’ao Ch’ien (nota anche col nome di T’ao Yüan-ming, 376-427). Originario del Sud, egli abbandonò la carriera ufficiale alla maniera taoista per vivere la dura vita dell’ agricoltore e, a quanto sembra, trovò, come i taoisti, l’ elisir della vita nel vino. Quella che segue è una delle sue molte poesie, intitolata ‘Bevendo vino’. I bei colori dei crisantemi d’autunno – raccolgo i fiori umidi di rugiada e li immergo in questa cosa che porta l’ oblio per allontanare da me ogni desiderio del mondo che ho lasciato. Sono solo e bevo il mio vino e quando il calice è vuoto lo riempio. (…)””. (pag 211) (Nota: Ma per lo più il “”vino”” di cui parlano i poeti Tang, il””vino”” bevuto dai taoisti per attuare il ritorno al Tao, quello usato dagli alchimisti e dai medici per esaltare l’efficacia delle droghe e dei farmaci, non è il vino d’uva del mondo occidentale. (fonte Internet))”,”ASIx-086″
“REISCHAUER Edwin O.”,”Storia del Giappone. Dalle origini ai giorni nostri.”,”Questo libro ebbe origine da una serie di lezioni che Reischauer, tenente colonello nell’esercito degli Stati Uniti, tenne, durante la Seconda guerra mondiale. Edwin O. Reischauer, nato a Tokyo nel 1910, visse in Giappone fino al 1927. Entrò a Harvard come docente nel 1966, dopo essere stato ambasciatore degli USA in Giappone dal 1961 al 1966.Diplomato all’Oberlin College nel 1931 e laureato a Harvard nel 1939, divenne professore incaricato nel 1945 e ordinario di storia giapponese nel 1950. Durante la II guerra mondiale fu nel Military Intelligence Service e nel War Department General Staff. Morì nel 1990.”,”JAPx-007-FL”
“REISIG Hilde”,”Der politische Sinn der Arbeiterbildung.”,”Capitolo 2. “”Der Kommunistenbund unter Marx und Engels (1847-1851).”” (pag 41) “”In beiden kommunistischen Programmen fordert der letzte Punkt die allgemeine unentgeltliche Erziehung. In den 17 Punkten ist sie nichts als die Forderung eines demokratischen Bürgerrechtes; im Manifest enthält sie bereits den Gedanken, daßdie Form der Erziehung der Struktur des gesellschaftlich-ökonomischen Lebens entspreche, einen Gedanken, der in einem Denken, das die Grundstruktur und das Movens der Veräanderung des gesellschaftlich-kulturellen Ganzen in der ökonomischen und sozialen Sphäre findet, nur konsequent ist.”” (pag 43-44)”,”MGEx-176″
“REISNER I.M. GOLDBERG N.M. a cura; saggi di N.M. GOLDBERG G.G. KOTOVSKY V.I. PAVLOV E.N. KOMAROV A.I. LEVROVSKY L.A. GORDON A.I. CHICHEROV I.M. REISNER”,”Tilak. And the struggle for Indian Freedom.”,” Gli intellettuali e la lotta di classe in India e Russia. “”The democratic intelligentsia was well aware of the achievements of the advanced capitalist civilization in Britain – the British themselves took care to advertise them – and through its own experience saw how backward its own country was in all economic spheres. It felt and saw the hardships inflicted on its people, delivered into the hands of money-lenders and revenue officials to be plundered and outraged, fettered in chains of feudal survivals and colonial slavery, defenceless against the horrors of famine and epidemics. Of course the intelligentsia was unable to comprehend the class essence of the resistance the masses started to put up to the authorities and the landlords; but together with them, and directly on its own, it felt the cold arrogance and the contemptuous indifference of the country’s alien masters to the elementary needs of the masses as well as to the intelligentsia itself – the guardian of India’s great cultural heritage. “”Minds are always connected by invisible threads with the body of the people”” (Karl Marx Frederick Engels, Selected Correspondence, Moscow, p. 311) – this idea expressed by Marx in 1871 in regard to the intellectual movement in Russia is, of course, perfectly true of any other country where fermentation goes on deep below the surface. The fermentation that began in the 1870’s among the Indian masses brought forward from among the intelligentsia a whole galaxy of dedicated men who led the struggle for India’s liberation. Among them we see the name of young Tilak.”” (pag 14-15) [N.N. Goldberg, ‘Leader of the Democratic Wing in Maharashtra’] [in ‘Tilak. And the struggle for Indian Freedom’, a cura di I.M. Reisner e N.M. Goldberg, 1966]”,”MASx-024″
“REISS Edward”,”The Strategic Defense Initiative.”,”Edward Reiss, University of Bradford”,”USAQ-112″
“REISSNER Larissa, a cura di Karl RADEK”,”Oktober. Ausgewählte-Scriften.”,”Scritti scelti di Larissa REISSNER scrittrice e agente del Comintern, morta di tifo nel 1926. Larissa Michailowna Reissner (1895 – 9. Februar 1926 in Moskau), auch Reisner oder Rejsner war eine sowjetische Schriftstellerin und mutmaßliche Agentin der Komintern, die vorwiegend in deutscher Sprache schrieb. Larissa Reissner war die Tochter des Rechtswissenschaftlers Michail Reissner. Sie studierte an Universitäten in Frankreich und Deutschland. Als Kriegsgegnerin beteiligte sie sich während des Ersten Weltkriegs an einer antimilitaristischen Zeitschrift und arbeitete an verschiedenen Projekten Maxim Gorkis wie der Literaturzeitschrift Letopis und nach der Februarrevolution 1917 an der linkssozialistischen Tageszeitung Nowaja Shisn mit. 1918 heiratete sie den sowjetischen Flottenkommandeur Fjodor Raskolnikow. Nach der Oktoberrevolution war sie Politkommissarin der Garnison in Moskau und lernte Karl Radek kennen, mit dem sie bis zu ihrem frühen Tod liiert war. Im Mai 1920 begleitete sie angeblich Raskolnikow als Kommandeur der Astrachan-Wolga-Flottille bei der Besetzung von Enseli (heute Bandar Anzali). In den frühen 1920er-Jahren bereiste Reissner sowohl die Sowjetunion als auch das westliche Ausland und fasste ihre Erlebnisse in Reiseberichten zusammen, deren bekanntester Hamburg auf den Barrikaden ist, eine Sammlung von Reportagen über den Hamburger Aufstand 1923. Vermutlich hatte sie als Agentin der Komintern an dem Aufstand teilgenommen. Im Alter von 30 Jahren starb sie an Typhus und wurde auf dem Wagankowoer Friedhof in Moskau begraben. Opere: Hamburg auf den Barrikaden. Erlebtes und Erhörtes aus dem Hamburger Aufstand 1923. Berlin 1925 PDF (1,2 MB) im Internet Archive Eine Reise durch die deutsche Republik. Berlin 1926 Bibliografia. Cathy Porter: Larissa Reisner: A Biography, London 1988 ISBN 978-0860688570. Stichwort: Reis(s)ner, Larissa, in: Helmut Roewer/Stefan Schäfer/Matthias Uhl: Lexikon der Geheimdienste im 20. Jahrhundert, München 2003, S. 372.”,”RIRB-109″
“REITER Russel J. ROBINSON Jo”,”Melatonina. L’ormone che allunga la vita.”,”Reiter Russel J. è professore di Neuroendocrinologia presso l’Univ. del Texas, San Antonio. Robinson è un giornalista e si occupa di divulgazione scientifica.”,”SCIx-410″
“REITLINGER Gerald”,”Storia delle SS. Titolo originale: ‘SS Alibi of a Nation’.”,”REITLINGER Gerald è anche autore de ‘La soluzione finale'”,”GERN-080″
“REMARQUE Erich Maria”,”Niente di nuovo sul fronte occidentale.”,”””Compagno io non volevo ucciderti. Se tu saltassi un’ altra volta qua dentro, io non ti ucciderei… Ma prima tu eri per me solo un’ idea, una formula di concetti nel mio cervello, che determinava questa risoluzione. Io ho pugnalato codesta formula. Soltanto ora vedo che sei un uomo come me… Perdonami, compagno! Noi vediamo queste cose sempre troppo tardi””.”,”VARx-066″
“REMARQUE Erich Maria”,”Arco di Trionfo.”,”REMARQUE (Erich Maria), pseudonimo di Erich Paul KRAMER, scrittore tedesco (Osnabrück 1898 – Locarno 1970). Diventò famoso col romanzo All’ovest niente di nuovo(1929) [noto in Italia anche col titolo Nulla di nuovo sul fronte occidentale], cruda testimonianza di un combattente tedesco della prima guerra mondiale, e forte atto d’accusa contro la guerra. Il suo deciso antimilitarismo lo costrinse all’esilio negli anni della dittatura hitleriana, prima in Svizzera e poi in America. L’ideale pacifista e democratico ispirò anche i suoi romanzi posteriori: La via del ritorno (1931), sulle vicende di un gruppetto di reduci alla ricerca d’una ragione di vita nell’immediato dopoguerra; Tre camerati (1938); Arco di trionfo (1946), sulla vita dei Tedeschi in esilio; La scintilla di vita (1952), sui campi di concentramento in Germania; Tempo di vivere, tempo di morire(1954), storia d’amore di un soldato all’epoca della seconda guerra mondiale; L’obelisco nero (1958), sugli anni della grande inflazione in Germania del 1923; Il cielo non ha preferenze(1961); La notte di Lisbona (1963). (RIZ)”,”VARx-067″
“REMARQUE Erich Maria”,”Niente di nuovo sul fronte occidentale.”,”Erich maria Remarque (1898-1970) nacque in Wesfalia a Osnabrück, da un’umile famiglia di origine francese. Appena diciottenne partì per il fronte da dove tornò ferito nel corpo e ancora più nell’anima. Nel primo dopoguerra si dedicò a diverse attività, dall’insegnamento al commercio, al disegno, scoprendosi contemporaneamente la vocazione di scrittore. La sua prima opera ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’ che vide la luce nel 1929, lo liberò in parte delle ossessioni della guerra a cui aveva partecipato e gli diede un grande successo. Seguì ‘La via del ritorno’ nel 1931, che negli anni successivi gli procurò sospetti di disfattismo fino a costringerlo a rifugiarsi in Svizzera. Nel 1937 le autorità naziste gli negarono la cittadinanza tedesca e Remarque emigrò negli Stati Uniti. Tutta la sua produzione successiva è rimasta ancorata al tema della forza devastatrice della guerra. Da ‘Tre camerati’ (1938) a ‘L’ultima scintilla’, fino ‘Tempo di vivere, tempo di morire’ (1954).”,”QMIP-029-FV”
“REMARQUE Erich M.”,”Ama il prossimo tuo. Romanzo. Vienna 1935, Praga 1936, Parigi 1937. Tre uomini in fuga nell’Europa minacciata dal nazismo.”,”Vienna 1935, Praga 1936, Parigi 1937. Tre uomini in fuga nell’Europa minacciata dal nazismo. Ludwig Kern, il protagonista del romanzo è un giovane tedesco di padre ebreo. Cacciato senza passaporto dalla Germania nazista, dopo la dispersione della sua famiglia, è costretto a vagare di paese in paese, di nazione in nazione, alla vana ricerca di un visto di soggiorno e di un permesso di lavoro: dovunque egli è lo “”straniero”” indesiderato, libero solo di morire di fame. Gli sono accanto una studentessa, Ruth anch’essa ebrea e profuga, e Steiner, un uomo miracolosamente sfuggito a un campo di sterminio. Insieme vagano senza posa per l’Europa esercitando i mestieri più strani, tentando incessantemente di sfuggire alla polizia, sorretti soltanto dallo spirito di solidarietà che unisce gli oppressi e dalla speranza di un mondo migliore. La sofferenza, la paura, il dolore e la disperazione dei protagonisti di questo romanzo rappresentano in tutta la sua drammatica verità, la tragedia dell’Europa minacciata dal nazismo. (quarta di copertina) E.M. Remarque nato a Osnabruck nella Germania nordoccidentale (1898) discende da una famiglia di cattolici francesi emigrati in Renania durante la Rivoluzione. Avviato agli studi classici del padre (rilegatore di libri) fu costretto a 18 anni a lasciare la scuola per prendere parte alla prima guerra mondiale, nel corso della quale rimase più volte ferito. Reduce dal fronte tentò le professioni più disparate (maestro di scuola, tagliatore di pietre in un cimitero, piccolo commerciante, contabile e redattore di un giornale sportivo). In quel periodo scrisse il romanzo che lo ha reso famoso ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’, pubblicato nel 1929. Il romanzo successivo fu ‘La via del ritorno’ (1931) che racconta il drammatico destino dei sopravvissuti e dei reduci. Le sue opere non erano certo apprezzate dal regime nazista contro cui si era scagliato. Per questo fu accusato di disfattismo e tradimento e dopo essere costretto all’esilio (in Svizzera) nel 1938 fu privato delal cittadinanza tedesca. All’avvicinarsi della seconda guerra mondiale emigrò in Usa dove nel 1947 divenne cittadino americano. Nel 1969 vive ad Ascona, nel Canton Ticino. L’opera letteraria successiva è interamente dedicata alla storia di un’umanità distrutta dalla guerra. Da qui ‘I tre camerati’, 1937, Arco di Trionfo, 1945, ‘L’ultima scintilla’, 1952, ‘Tempo di vivere, tempo di morire’ (1954) (sulla seconda guerra mondiale), ‘L’obelisco nero’ (1956) (sul 1923, l’anno del’inflazione in Germania). ‘Il cielo non ha preferenze’, 1961, ‘La notte di Lisbona’, 1962. ‘Drei Kameranden’, Tre camerati, 1937 è costruito sul motivo del disagio economico e spirituale dei reduci; ‘Liebe deinen Nächsten’ (‘Ama il prossimo tuo’, 1941, descrive le ansie e le sofferenze dei profughi della Germania nazista.”,”VARx-019-FAP”
“REMARQUE Erich Maria”,”Il nemico.”,”Gesti di fraternizzazione in trincea. “”Qualche settimana più tardi avevamo fatto ritorno in una zona tranquilla. La linea francese era avanzata, avvicinandosi alla nostra, ma entrambe le postazioni erano ben fortificate e proprio per questo, potrei dire, non succedeva niente. Puntualmente alle sette di ogni mattino l’artiglieria scambiava qualche sparo di saluto; poi a mezzogiorno c’era un altro piccolo scambio di colpi, e verso sera la consueta benedizione. Noi prendevamo il sole davanti alle trincee e la notte osavamo addirittura levarci gli stivali per dormire. Un giorno dal parapetto al di là della Terra di Nessuno spuntò un cartello con la scritta: «’Attention’!». Come puoi immaginare, restammo lì a fissarlo attoniti. Alla fine decidemmo che volevano solo avvisarci che ci sarebbe stata una razione extra d’artiglieria, in aggiunta al solito programma; così ci tenemmo pronti a rintanarci nelle trincee al primo sparo. Invece tutto rimase tranquillo. Il cartello sparì. Qualche minuto più tardi spuntò una vanga, e sulla lama riuscimmo a distinguere un grande pacchetto di sigarette. Uno dei nostri camerati che conosceva un po’ la lingua scrisse con del lucido da scarpe la parola ‘compris’ sul retro di una scatola di cartone. Alzammo la scatola. Allora, dall’altra parte, fecero ondeggiare il pacchetto di sigarette di qua e di là. Noi sventolammo la nostra scatola. Poi spuntò un pezzo di tela bianca. In fretta, allora, prendemmo la camicia dalle ginocchia del caporal maggiore Bühler che la stava spidocchiando, e la sventolammo. Dopo un po’ la tela bianca dall’altra parte si sollevò, e comparve un elmetto. Noi sventolammo ancora più forte la nostra camicia, tanto che ormai non doveva esserci rimasto più neanche un pidocchio. Spuntò un braccio, con in mano un pacchetto. Poi un uomo emerse lentamente e attraversò il filo spinato; strisciò verso di noi camminando sulle mani e sulle ginocchia, di tanto in tanto sventolava un fazzoletto e rideva eccitato. A circa metà della Terra di Nessuno si fermò e appoggiò il pacchetto per terra. Lo additò più volte, rise, fece cenno di avvicinarsi e strisciò indietro. Noi eravamo in uno stato di grande eccitazione. Oltre al gusto quasi fanciullesco di compiere qualcosa di proibito, la sensazione di farla in barba a qualcuno e il puro desiderio di entrare in possesso delle belle cose che avevamo lì davanti, c’era come un respiro di libertà, d’indipendenza, di trionfo su tutta la macchina della morte. Provai una sensazione di quando mi ero trovato in mezzo a quei prigionieri: come se qualcosa di umano irrompesse vittoriosamente nel semplice concetto di «nemico», e io volevo dare il mio contributo a questa vittoria. Cercammo in fretta dei regali, povere cose davvero perché avevamo molto meno da offrire rispetto ai compagni dall’altra parte. Poi ripetemmo in nostri segnali con la camicia e ricevemmo subito una risposta. Mi sollevai lentamente; la testa e le spalle erano allo scoperto. Fu un momento dannatamente terribile, te lo posso assicurare, stare là così esposto, fuori dal parapetto. Poi strisciai dritto davanti a me; e in quel momento i miei pensieri mutarono completamente, come se d’un tratto fosse stata inserita la retromarcia. La stranezza della situazione mi sopraffece: sentii crescere una gioia profonda ed esuberante; ridendo felice, avanzai rapidamente a carponi. E provai la sensazione di un prodigioso momento di pace, di una pace solitaria, privata, pace in tutto il mondo solo per me. Appoggiai le mie cose, accolsi le altre e strisciai indietro. E in quel momento la pace svanì. Ero nuovamente consapevole del fatto che un centinaio di fucili erano puntati sulla mia schiena. Una paura terribile s’impadronì di me e il sudore sgorgava come acqua da una sorgente. Però raggiunsi la trincea indenne e mi sdraiai a terra senza fiato”” (pag 10-14) [Erich Maria Remarque, ‘Il nemico’, Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1997]”,”QMIP-292″
“REMOND René”,”Introduzione alla storia contemporanea. 1. L’antico regime e la rivoluzione francese, 1750-1815.”,”L’A è Prof all’Univ di Nanterre e alla Fondazione di scienze politiche di Parigi (FNSP). E’ pure condirettore dell’autorevole ‘Revue historique’. Si è dedicato in particolare alla storia europea ed extra-europea dal ‘700 in poi. In essa spicca una ‘Storia degli Stati Uniti’, una storia dei rapporti fra opinione pubblica francese e gli Stati Uniti nell’800 e vari studi su ‘La vita politica in Francia, 1789-1879’ e su ‘La destra in Francia dalla prima restaurazione alla Quinta Repubblica’.”,”FRAR-090″
“REMOND René POULAT Emile colloquio a cura di; saggi di Charles MONSCH Jean LEBRUN Agnes ROCHEFORT-TURQUIN M. Yves MARCHASSON Yves-Marie HILAIRE Jean POTIN Jacques GADILLE Emile POULAT Jean-Marie MAYEUR Jacques PREVOTAT Yves PONCELET Pierre PIERRARD Alain FLEURY Marie-Genevieve MASSIANI Etienne FOUILLOUX Eric BOUCHEZ Gaston PARAVY Lucien GUISSARD”,”Cent ans d’ histoire de La Croix, 1883 – 1983.”,”Saggi di Charles MONSCH, Jean LEBRUN, Agnes ROCHEFORT-TURQUIN, M. Yves MARCHASSON, Yves-Marie HILAIRE, Jean POTIN, Jacques GADILLE, Emile POULAT, Jean-Marie MAYEUR, Jacques PREVOTAT, Yves PONCELET, Pierre PIERRARD, Alain FLEURY, Marie-Genevieve MASSIANI, Etienne FOUILLOUX, Eric BOUCHEZ, Gaston PARAVY, Lucien GUISSARD.”,”FRAE-008″
“REMOND René”,”Introduzione alla storia contemporanea. Il XIX secolo 1815 – 1914.”,”REMOND, professore all’ Università di Nanterre e alla Fondazione di Scienze Politiche di Parigi, nonché condirettore della prestigiosa rivista ‘Revue historique’ ha dedicato la sua opera alla storia europea ed extraeuropea dal ‘700 in poi, per es. ‘Storia degli Stati Uniti’, ‘La vita politica in Francia, 1789-1879’, ‘La Destra in Francia dalla prima restaurazione alla quinta repubblica’.”,”EURx-119″
“REMOND René”,”Introduzione alla storia contemporanea. Il XX secolo. Dal 1914 ai giorni nostri.”,”REMOND, professore all’ Università di Nanterre e alla Fondazione di Scienze Politiche di Parigi, nonché condirettore della prestigiosa rivista ‘Revue historique’ ha dedicato la sua opera alla storia europea ed extraeuropea dal ‘700 in poi, per es. ‘Storia degli Stati Uniti’, ‘La vita politica in Francia, 1789-1879’, ‘La Destra in Francia dalla prima restaurazione alla quinta repubblica’.”,”EURx-120″
“REMOND René”,”L’ anticlericalisme en France de 1815 à nos jours.”,”No all’ Europa vaticana (pag 299) anticlericalismo cattolico (344) L’ anticlericalismo è un’ ideologia politica positiva. Mobilita devozioni e passioni. Dalle canzoni di Berranger alle caricature del Canard enchainé, l’ eterogeneità degli scritti anticlericali illustra il suo carattere vivace e il suo radicamento nelle mentalità. E’ una componente inseparabile della storia delle idee del XIX e XX secolo, fa parte di una storia culturale, religiosa e del potere. “”Attribuendo al papato il nero disegno di ristabilire il suo dominio su un’ Europa asservita, l’ anticlericalismo laico di sinistra, affrancato da ogni preoccupazione religiosa, si incontra con un antipapismo residuale, d’ origine protestante, il cui risentimento confessionale è esacerbato dalla penetrazione dell’ ecumenismo nelle Chiese della Riforma. (…) Frédéric Hoffet è il rappresentante di questa scuola di pensiero. Egli moltiplica le messe in guardia e i gridi d’ allarme: ‘L’ Equivoco cattolico’, ‘Politica romana e Dimissione dei Protestanti’, ‘l’ Equivoco cattolico e il Nuovo Clericalismo’. Le sue opere sono pubblicate dalla libreria Fischbacher, rue de Seine, che diventa specializzata nella pubblicazione di pamphlets anticattolici (…)””. (pag 300-301)”,”FRAD-055″
“REMOND René, collaborazione di Aline COUTROT”,”Les catholiques. Le communisme et les crises, 1929-1939.”,”A proposito dei massacri nella guerra civile spagnola. F. Mauriac (Le Figaro, 30 giugno 1938) “”(…) resta questo spaventevole malore che per milioni di spagnoli, cristianesimo e fascismo ormai si confondono (…)””. (pag 194) “”Sofismi! rispondono coloro la cui simpatia va ai nazionalisti. Oltre ad argomenti possenti, hanno referenti illustri: gli scrittori cattolici più celebri sono divisi. Se i filo-governativi hanno Mauriac e Maritain, e possono felicitarsi del riallineamento di Bernanos dopo l’ apparizione di ‘Grandi cimiteri sotto la luna’, i nazionalisti hanno Paul Claudel. Il grande poeta magnifica, in versi e prosa, il martirio della Chiesa di Spagna e l’epopea dei nuovi crociati (…).”” (pag 194)”,”FRAD-073″
“REMOND René”,”Histoire des Etats-Unis.”,”Lo scontro tra Est e Ovest sulla politica monetaria american: monometallismo contro bimetallismo. “”Le mécontentement social, le ressentiment régional se prolongent au plan politique et cherchent à s’exprimer per le canal des partis. Depuis son établissement, le régime politique américain repose sur l’existence de deux partis et deux seulement: après la guerre de Sécession; les républicains et les démocrates. Il est pratiquement exclu que les gens de l’Ouest votent républicain. Non pour des raisons de doctrine: dans l’ensemble, la part des considérations idéologiques est faible dans la vie politique américaine, et plus encore dans les déterminations des chefs de partis; le souci de satisfaire les revendications de tel ou tel groupe d’intérêt est plus impérieux; c’est une conséquence de ce fait que la société politique américaine est plus tournée vers l’administration des choses que vers le gouvernement des personnes. Or, les républicains on partie liée avec les industriels et les banquiers de l’Est, c’est-à-dire les adversaires naturels de l’Ouest. Aussi les électeurs du Middle West se rejettent-ils vers le parti démocrate à qui ils cherchent à faire endosser leur programme. Deux points surtout leur tiennent à coeur: la revendication est ancienne, mais le relèvement périodique des droits de douane, sour la pression des industriels de l’Est, la rend toujours actuelle. Le bimétallisme, le second point,devient dans le années 1890 l’enjeu principal des luttes politiques: l’Est, en rapport s commerciaux avec l’Europe, tient à la stabilité monétaire et au maintien du monométallisme fondé sur l’or. L’Ouest fait campagne pour le bimétallisme or et argent: les Etats des Rocheuses ont des mines d’argent; surtout les fermiers appellent de leurs voeux une politique de l’argent abondant et bon marché. Une poussée inflationniste élèverait le prix de leurs produits et dégonflerait leur dette: double avantage. Sur cette question en apparence purement technique, deux systèmes d’intérêts se heurtent, à travers deux conceptions de l’économie. Nous retrouverons une disposition des forces analogue au moment du ‘New Deal’. Le candidat démocrate à la présidence, en 1896, Bryan, reprend à son compte les revendications de l’Ouest et fait une campagne restée célèbre pour le bimétallisme et l’abaissement des tarifs. Sans succès: il est battu par le républicain McKinley”” (pag 87-88)”,”USAG-080″
“REMOND René”,”La République souveraine. La vie politique en France, 1879-1939.”,” Capitolo VI: Instabilità governativa (pag 125-146) Grande figura del paesaggio intellettuale francese degli ultimi cinquant’anni, René Rémond (1918-2007) è l’autore di una trentina di opere che trattano di storia politica, intellettuale e religiosa della Francia dal XIX al XX secolo. Ha pubblicato tra l’altro ‘Les Droites en France’ (1982) e ‘L’Anticlericalisme en France’ (1999)”,”FRAD-119″
“REMOTTI Francesco”,”Prima lezione di antropologia.”,”REMOTTI Francesco è docente di antropologia culturale presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino.”,”SCIx-342″
“REMOTTI Francesco”,”Prima lezione di antropologia.”,”Francesco Remotti è docente di Antropologia culturale presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino. Fra le sue pubblicazioni: Noi, primitivi, Luoghi e corpi, Dizionario di antropologia con U. Fabietti, Contro l’identità.”,”SCIx-112-FL”
“RENAHY Nicolas”,”Les gars du coin. Enquête sur une jeunesse rurale.”,”RENAHY Nicolas sociologo è ricercatore all’ INRA (Centre d’economie et de sociologie appliquée aux espaces ruraux) e ricercatore associato al Laboratoire de sciences sociales (ENS/EHESS). Provincia: rapporto privilegiato operai del luogo con la piccola impresa paternalista. “”Le caractère paternaliste de l’entreprise faisait qu’elle était également soucieuse de la survie des artisans locaux, auxquels elle était susceptible de fournir du travail lorsqu’ils en manquaient. En bref; une telle entreprise permettait de soutenir l’économie rurale du village et de ses environs en même temps, qu’elle offrait à de nombreux enfants autochtones un “”pied à l’étrier”” leur permettant d’accéder au marché du travail dans des conditions honorables. L'””enracinement”” constituait ainsi une ressource, l’autochtonie un réel capital social pour des enfants d’ouvriers ne disposant pas du patrimonie familial des indépendants, mais qui bénéficiaient avec l’usine d’un rapport privilégié au salariat industriel. L’autochtonie paraît aujourd’hui ne plus être qu’une sorte de “”roue de secours”” pour quelqu’un comme Fred qui, chez ses parents et au milieu de ses amis, se rassure de ne pas seulement être un emploi jeune en fin de contrat, et qui, comme son cousin Sylvain, aspirerait aujourd’hui simplement à devenir une “”personne normale””.”” (pag 261)”,”GIOx-047″
“RENAN Ernest”,”Che cos’è una nazione? e altri saggi.”,”RENAN (1823-1892), tra i maggiori esponenti del positivismo, scrittore, orientalista e storico del cristianesimo, insegnò ebraico al College de France e nel 1878 fu nominato Accademico di Francia. Celebre fu la sua ‘Vita di Gesù’ (1863) prima parte della ‘Storia delle origini del cristianesimo (1863-1881). Tra le sue opere: ‘Storia generale delle lingue semitiche’ (1855) e ‘Ricordi di infanzia e giovinezza’ (1883). ‘Che cos’è una nazione?’ è una conferenza del 1882.”,”EBRx-008″
“RENAN Ernesto”,”San Pablo.”,”Pàolo (santo), detto Apostolo delle genti o dei gentili (cioè dei pagani) a motivo della sua attività apostolica (Tarso, in Cilicia, tra il 5 e il 15 a.C. – Roma 67). La sua famiglia, ebrea, si era stabilita a Tarso dove il padre aveva acquisito il diritto di cittadinanza romana. Chiamato col nome di Saulo, crebbe in un ambiente imbevuto di cultura greca, e a dodici o tredici anni, dopo i primi elementi appresi alla scuola sinagogale, fu inviato a Gerusalemme, alla scuola del celebre dottore fariseo Gamaliele. Non pare abbia personalmente conosciuto Gesù. Fervente osservante della Legge secondo la rigida tradizione farisaica, fu presente al martirio di santo Stefano, verso il 36. Durante questa prima persecuzione anticristiana chiese e ottenne dal sinedrio il mandato, da far valere presso le comunità giudaiche di Damasco, di ricercare e portare in giudizio a Gerusalemme i correligionari seguaci di Gesù. Sulla via di Damasco, giunto nei pressi della città, venne colpito da una forza soprannaturale, cadde a terra e Gesù gli apparve rivolgendogli le parole: ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?’. L’esperienza soprannaturale di questo incontro cambiò totalmente Saulo. Fu battezzato da Anania e divenne predicatore della nuova fede. Per timore dei giudei dovette però ritirarsi nel deserto arabico che si estende a SE di Damasco. Ritornato in città, fu costretto a fuggire di notte, calato dalle mura in una cesta. Andò allora a Gerusalemme dove incontrò Pietro e, dopo un breve soggiorno nella Città santa, ritornò a Tarso, e in Cilicia continuò la sua predicazione. Verso l’anno 42-43 Barnaba, personaggio di primo piano della Chiesa di Antiochia, chiese la sua collaborazione. Ad Antiochia lavorò assiduamente per un anno e vi ricevette, mediante l’imposizione delle mani, l’investitura missionaria, dopo un viaggio con Barnaba a Gerusalemme per portarvi la somma raccolta in una colletta a favore della comunità palestinese. Da Antiochia, nel 45, partì con Barnaba e Marco, l’evangelista, per il primo grande viaggio apostolico. Le tappe furono Cipro, la Panfilia e parte della provincia romana della Galazia; vennero fondate le Chiese di Perge, Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra e Derbe. I predicatori iniziavano con l’annunciare il Vangelo ai giudei e poi, spesso per il rifiuto di questi, ai gentili. L’opera di Paolo (così fu chiamato abitualmente, alla maniera latina, dopo la missione a Cipro [Atti, 13, 9]) ebbe grande risonanza presso i gentili. Il viaggio terminò nel 48 e poco dopo a Gerusalemme si tenne il concilio in cui, in seguito all’esperienza di Paolo e Barnaba e per loro domanda, si decise di non richiedere l’osservanza della Legge mosaica ai convertiti dal paganesimo. In seguito Paolo, separatosi da Barnaba e associatisi altri compagni, tra cui Timoteo e Sila, iniziò un secondo viaggio. Attraverso l’Asia Minore arrivò in Macedonia e fondò le Chiese di Filippi, Tessalonica e Berea; scese poi ad Atene, dove, davanti all’Areopago, tenne il famoso discorso sul “dio ignoto” e negli anni 51-52 fu a Corinto. Qui dovette da una parte mostrare la superiorità salvifica della “stoltezza della Croce” sulle elucubrazioni umane della filosofia, dall’altra difendersi dalle insidie dei giudaizzanti, e fu costretto a farlo anche dinanzi al proconsole Gallione, fratello del filosofo Seneca. Da Corinto, Paolo inviò le due Lettere ai Tessalonicesi. Il terzo viaggio iniziò nella primavera del 53. Attraverso la Galazia e la Frigia giunse a Efeso dove rimase fino alla primavera del 57 e da dove inviò la Prima lettera ai Corinzi e quella ai Galati. Da Efeso dovette fuggire in seguito a una sedizione sollevata dagli argentieri che preparavano gli ex voto per Diana Efesina e si sentivano danneggiati dalla predicazione di Paolo. Si portò in Macedonia da dove inviò la Seconda lettera ai Corinzi. Nell’inverno del 58 era di nuovo nell’inquieta comunità di Corinto, e da qui inviò la Lettera ai Romani. Nella Pasqua del 58 era a Filippi e verso la Pentecoste dello stesso anno fu arrestato a Gerusalemme, dove si era recato a portare il ricavato di una colletta, su istigazione dei giudaizzanti. Condotto prigioniero a Cesarea di Palestina, sede del procuratore Antonio Felice, vi fu trattenuto per due anni. Nel 60 il nuovo procuratore Festo Porcio pensò di farlo processare, per liberarlo, a Gerusalemme, ma Paolo, temendo le insidie dei suoi nemici, in forza della cittadinanza romana ereditata dal padre interpose appello a Cesare, come era suo diritto. Il viaggio fortunoso verso Roma, interrotto da un naufragio a Malta, durò dall’autunno del 60 alla primavera del 61. Fino al 63 Paolo visse in una casa sotto custodia militare con la possibilità di ricevere amici, predicare e scrivere: a quest’epoca risalgono le Lettere ai Filippesi, ai Colossesi, a Filemone, agli Efesini. Liberato, una tradizione vuole che si sia recato in Spagna; dopo un periodo di soggiorno in Italia (a questo tempo risalirebbe la Lettera agli Ebrei) ritornò in Oriente e scrisse la Prima lettera a Timoteo e quella a Tito. Lo si ritrova ancora prigioniero a Roma, da dove inviò la Seconda lettera a Timoteo. Questa seconda prigionia romana, ben diversa e più dura della prima, posta solitamente verso la fine del 66, si concluse col martirio (secondo la tradizione egli fu decollato) nel 67, sotto l’impero di Nerone. — Festa del natalizio il 29 giugno; della conversione il 25 gennaio. — A LLUS. LETT. San Paolo sulla via di Damasco, allusione all’avvenimento che provocò la conversione di san Paolo al cristianesimo (Atti, 9, 3-19). Si parla di via di Damasco alludendo a un uomo le cui idee si siano improvvisamente e profondamente modificate. — Icon. Paolo è molto spesso rappresentato, fin dai primi tempi cristiani, come un apostolo grave e imponente, calvo e provvisto di una lunga barba scura. Questa immagine è in palese contraddizione con la descrizione che egli dà di se stesso (piccolo, calvo, con il naso adunco e gli occhi cisposi). Vi è qualche incertezza iniziale sugli attributi di san Paolo: dapprima appare, con san Pietro, nella scena della Traditio Legis (a Roma in Santa Pudenziana, e nei sarcofagi ravennati), poi con il volumen dei suoi scritti (mosaici dei battisteri ravennati) fino al XII sec. (statua nella cattedrale di Vienne). Dal XIII sec. si afferma l’iconografia definitiva, in cui compare con la spada, simbolo del martirio. Alle origini non compare mai da solo, ma tra gli apostoli, il cui numero del resto varia notevolmente: così nella Lipsanoteca del Museo cristiano di Brescia, nel sarcofago di Sesto Petronio a Roma, nei battisteri di Ravenna; dall’epoca romanica figura anche isolatamente, come nella cattedrale di Reims, nel Museo di Tolosa, in San Paolo fuori le mura a Roma (ciborio di Arnolfo di Cambio, 1289), a Würzburg (di Tilman Riemenschneider), al Museo di Chartres (del Marchand). Più rara la sua presenza in tempi moderni: da ricordare le opere del Monnot in San Giovanni in Laterano e di Thorvaldsen nel Museo di Copenaghen. Nel Cinquecento, per effetto dell’ammirazione di Lutero per san Paolo, i protestanti cercarono di farne un’antitesi a san Pietro, capostipite della Chiesa papale romana: in questo senso va intesa la posizione di preminenza di san Paolo rispetto a san Pietro nei pannelli di Dürer dei Quattro Apostoli (Monaco, Alte Pinakothek) e la costruzione della cattedrale di San Paolo a Londra, chiesa madre anglicana in opposizione a San Pietro in Roma. Come contraccolpo, si ebbe un notevole diradarsi delle figurazioni di san Paolo nei paesi cattolici. Sono relativamente rari i cicli completi delle Storie della vita di san Paolo: serie abbastanza vaste di episodi si trovano nel sarcofago di Giunio Basso (359 circa, Grotte vaticane), negli affreschi carolingi di Malles Venosta (Bolzano), nella Bibbia di Carlo il Calvo, nei mosaici di Monreale e della Cappella Palatina, nei cartoni per arazzo di Raffaello (a Londra: san Paolo vi appare, eccezionalmente, dotato di una folta chioma), nel polittico di Holbein il Vecchio ad Augusta, ecc. Tra le opere più recenti, vanno ricordati i cicli del Tornhill in San Paolo a Londra e di Maurice Denis in Saint-Paul a Ginevra. Degli episodi isolati della vita di san Paolo, quello favorito è la Conversione sulla via di Damasco: in un primo tempo il santo è rappresentato in piedi (Bibbia di Carlo il Calvo, Cappella Palatina a Palermo), tuttavia più tardi si afferma il tema della Caduta di san Paolo: esempi famosi Michelangelo (Cappella Paolina in Vaticano), Pieter Brueghel (Vienna, Kunsthistorisches Museum), Caravaggio (Roma, Santa Maria del Popolo). Episodi minori sono: Il battesimo di san Paolo (nella facciata del duomo di Ripoll, e in opere di Holbein il Vecchio ad Augusta e di Pietro da Cortona a Roma); L’evasione da Damasco (affresco in San Procolo a Naturno e scultura sulle porte della cattedrale di Beauvais); La predica nell’Areopago (di Poussin, al Louvre, e del Pannini, a Budapest); San Paolo ad Efeso (dittico Carrand al Museo del Bargello di Firenze; tela di Le Sueur in Saint-Gervais a Parigi); San Paolo a Malta sfugge al morso di una vipera (tela di Marten de Vos al Louvre); L’arresto in Roma (tela di Rembrandt, a Stoccarda); La decollazione (tela di Kulmbach conservata agli Uffizi, e scultura dell’Algardi a Bologna). (RIZ)”,”RELC-088″
“RENAN Ernest”,”Historia del pueblo de Israel. 1.”,”””L’ esercito permanente di David acquisì una forte superiorità in tutto il Mezzogiorno siriano. Fino ad allora Israele aveva sofferto attacchi costanti dai suoi vicini, e si era dimostrato inferiore ai filistei. I filistei furono domati, i popoli vicini pagarono un tributo e Israele formò un autentico regno, sicuro delle sue frontiere, e dominante per un lasso di tempo gli Stati limitrofi. La cosa più caratteristica dell’ epoca dei giudici e che produsse la disfatta di Israele fu la mancanza di precauzione, l’ inferiorità dell’ armamento. David mandò a far copia delle armi difensive che proteggevano la città di Gerusalemme. Prima, ciascun ‘gibbor’ era proprietario delle sue armi, che solevano essere di classe inferiore, o mal conservate. Il re equipaggiò a sue spese i soldati, e non si ripeterono gli episodi in cui il filisteo con elmo, lancia e corazza perfezionate, si burlava dell’ israelita, armato con una fionda o una spada corta.”” (pag 161)”,”EBRx-025″
“RENAN Ernest”,”Historia del pueblo de Israel. 2.”,”Comparsa del socialismo: “”Riassumendo, il Codice preparato da Helqiah, è uno dei tentativi più audaci per garantire il debole. E’ il programma di una specie di socialismo teocratico, che riduce alla minima espressione l’ ordine militare e civile e sopprime il lusso, l’ industria e il commercio lucrativo. Proibisce pure il recar danno al salariato povero e indigente e dà una efficacia molto speciale alla maledizione della povertà.”” (pag 41)”,”EBRx-026″
“RENARD Georges”,”Le régime socialiste. Principes de son organisation politique et économique.”,”RENARD Georges professore al College de France. Salario orario differenziato per mestiere. La paga di un’ora di lavoro. “”La justice, telle que nous la concevons, semble exiger que l’ heure ait un taux différent suivant les métiers et que ce taux soit différent suivant les métiers et que ce taux soit proportionnel (qu’on me passe le mot) à la ‘pénibilité’ de chaque métier. Mais comment déterminer cette échelle de ‘pénibilité’ des différentes professions? Pour éviter à ce sujet des discussions sans fin, deux choses sont nécessaires: 1. Une entente entre tous les travailleurs, autrement dit, une décision sociale sur le principe d’après lequel le taux de l’ heure doit être calculé; 2. L’ adoption d’un principe qui ne permette pas l’ arbitraire, qui agisse à la facon d’un régulateur de ce principe qu’il faut s’attacher. Un premier procédé s’offre à noi pour mesurer le plus ou moins de complexité, sinon de difficulté, que présentent les différents métiers. Il consiste à prendre le nombre moyen des années qu’en dure l’ apprentissage pour coefficient modifiant le taux de l’ heure dans un métier donné””. (pag 166-167)”,”SOCx-153″
“RENARD Georges”,”Les étapes de la societé française au XIXe siècle. 1812 – 1837 – 1862 – 1887.”,”RENARD Georges professore al College de France Contiene in apertura dedica manoscritta dell’Autore”,”FRAS-047″
“RENARD Claude”,”La conquête du suffrage universel en Belgique.”,”Pagine bianche nell’introduzione RENARD Claude Engels, Lenin e la questione dello sciopero generale. (pag 141-142-143) testo e nota (2) “”De ce point de vue, la grève générale de 1893 acheva d’épuiser le courant anarchiste qui avait longtemps agité la surface du prolétariat belge et qui s’était encore manifesté avec vigueur au congrès de Mons des 14 et 15 août 1887. En effet, si la possibilité objective d’une grève générale en Belgique avait été démontrée dès 1886 et si le parti avait déjà entrevu alors que l’utilisation politique de cette possibilité pourrait faire avancer la classe ouvrière vers son émancipation, un champ très large était ouvert aux hypothèse les plus diverses et les plus fantaisistes quant à la manière de l’utiliser et au but à lui assigner. Il s’agissait, au surplus, d’un terrain vierge. Pour le socialisme européen, la question de la grève générale ne s’était jamais posée que sous l’angle de la réfutation théorique des utopies anarchistes, et l’on sait que Jean Volders tenta vainement, en 1891, de convaincre les socialistes allemands que ces utopies n’étaient pour rien dans les conceptions belges en la matière (2). Cependant, les groupes anarchistes avaient tout naturellement essayé de plier cette pratique à leurs vues, en l'””expurgeant”” de son but: le Suffrage Universel. Et c’est précisément de cette tentative que la grève générale de 1893 fit ressortir l’inanité. Dans la mesure où elle était le fait des masses, la lutte pour les droit politiques de la classe ouvrière disqualifiait, en raison même des exigences de tactique, d’organisation, de propagande qu’elle comportait et des responsabilités militantes, qu’elle créait, ceux qui ne voulaient y voir qu’une occasion de poursuivre d’autres objectifs, plus révolutionnaires, mais seulement sur le papier.”” (pag 141-142) [Claude Renard, La conquête du suffrage universel en Belgique, 1966] [(2) Engels lui-même ne se sépara pas de ses amis allemands sur ce point. Une lettre qu’il envoya à Paul Lafargue le 19 mai 1891, pendant la grève des mineurs belges, indique quel était son avis personnel: “”Surtout les Wallons, écrivait-il, ne comprennent que l’émeute où ils sont presque toujours battus. Voyez les luttes des mineurs belges: organisation nulle ou à peu près, impatience irrépressible, donc défaite sûre”” (Friedrich Engels, Paul et Laura Lafargue, Correspondance, t. 3 (1891-1895), 1959, pp. 54-55). Dans sa réponse, datée du 21 mai, Paul Lafargue approuvait le point de vue d’Engels et renchérissait: “”Nous redoutons les grèves, plus que les patrons”” (Ibid. p. 57). Il faut évidemment replacer ces appréciations dans le contexte d’une époque où la priorité devait être donnée à l’organisation méthodiques du mouvement ouvrier. Mais le vieux compagnon de Marx n’en commit pas moins une erreur. Lénine écrira plus tard à ce sujet dans une lettre à Inesse Armand (19.1.1917): “”En ce qui concerne la grève générale dans l”ensemble’, les événements de la dernière période, et ceux de 1905 d’une façon définitive, font apparaître quelque chose de nouveau qu’Engels ne connaissait pas. Engels avait, pendant des dizaine d’années, entendu à propos de “”grève générale”” ‘uniquement’ les phrases creuses des anarchistes que, ‘légitimement’ il détestait et méprisait. Mais les événements ultérieurs ‘ont montré un nouveau’ type de “”grève de masse””, ‘politique’, c’est-à-dire absolument non anarchiste. Engels ne le connaissait pas ‘encore’ et ne pouvait le connaître””. (…) “”La grève belge n’était-elle pas une ‘transitions’ de l’ancien au nouveau? Engels pouvait-il ‘alors’ voir (1891-1892 ?? il avait déjà 71-72 ans, était à l’article de la mort) que ce n’était plus un vieux relent belge (les Belges avaient été longtemps proudhonistes), mais une transition vers quelque chose de nouveau? Il faut méditer à ce sujet”” (Lénine, Oeuvres, Paris-Moscou, 1964, t. 35, pp. 274-275). Il est exact qu’Engels se méfiait des dirigeants belges et notamment de Volders qui avait géné les marxistes français dans leur lutte contre les possibilistes lors de la conférence tenue à La Haye en 1889, en vue de la reconstitution de l’Internationale. Sa correspondance avec les Lafargue atteste que ses préventions contre les Belges restaient grandes en 1891 (Cfr. Correspondance, t. 2, p. 217, et t. 3, p. 85)””]”,”MHLx-037″
“RENAULT Emmanuel”,”Le vocabulaire de Marx.”,”RENAULT Emmanuel agrégé e dottore in filosofia, Maitre de conferences dell’ENS, lettere e scienze umane. Termini trattati: AZIONE STORICA ATTIVAZIONE ALIENAZIONE APPROPRIAZIONE BASE EDIFICIO BISOGNI CAPITALE COMMERCIO COMUNISMO CONTRADDIZIONE CRITICA DIALETTICA DITTATURA PROLETARIATO EMANCIPAZIONE STATO FORZE PRODUTTIVE STORIA IDEOLOGIA ILLUSIONE PRATICA INDIVIDUO LEGGE TENDENZIALE LOTTA DELLE CLASSI CLASSE MATERIALISMO MODO PRODUZIONE OPPIO POPOLO FILOSOFIA PRATICA PROCESSO PRODUZIONE PROLETARIATO QUASI-NATURALITA’ RAPPORTO DI PRODUZIONE RIPRODUZIONE SCIENZA SUSSUNZIONE PLUSLAVORO PLUSVALORE LAVORO UTOPIA VALORE”,”MADS-502″
“RENDA Francesco”,”I fasci siciliani, 1892-94.”,”Sui Fasci dei lavoratori sorti in Sicilia tra il 1892 e il 1893 e sciolti con lo stato d’ assedio il 3 gennaio 1894 i giudizi sono controversi. Antonio LABRIOLA disse: “”Questa organizzazione siciliana è il primo movimento di massa proletaria che si sia visto in Italia””; “”il primo atto del socialismo proletario in Italia””; “”il movimento di Sicilia fa scuola””. Dall’ altra parte, vi è l’ apprezzamento di Gaetano Salvemini: “”La jacquerie del ’93 fu una convulsione isterica, nella quale il socialismo ci entrò solo perché, essendovi nel resto del mondo un partito socialista rivoluzionario, questi affamati saccheggiatori di casotti daziari credettero di essere socialisti anche essi””. Fra questi due estremi si colloca la questione, posta dal Croce nella Storia d’ Italia, se era possibile o concepibile che “”la prima regione d’ Italia, in cui il socialismo marxistico e rivoluzionario parve fare le prime prove pratiche e discendere alla effettiva rivoluzione”” fosse “”la meno industriale, la meno progredita, la più distaccata dal resto d’ Italia, la Sicilia”” (pag VII). Francesco RENDA nato nel 1922 a Cattolica Eraclea, ha insegnato storia moderna all’ Università di Palermo. Ha pubblicato vari lavori sulla storia della Sicilia moderna, risorgimentale e postunitaria.”,”MITT-135″
“RENDA Francesco”,”La Sicilia degli anni ’50. Studi e testimonianze.”,”RENDA Francesco ordinario di storia moderna all’ Università di Palermo, ha legato la sua lunga attività alla storia del movimento operaio siciliano (‘I fasci siciliani’, 1978). Ha pure pubblicato ‘Contadini e democrazia in Italia’. “”Il latifondo assenteista non solo è indebolito quantitativamente per il fatto che quasi 250 mila Ha, son passati ad altri gruppi sociali (braccianti, contadini coltivatori, artigiani, commercianti, impiegati, professionisti) per effetto delle leggi di riforma agraria, di formazione della piccola proprietà coltivatrice o dell’ arricchimento individuale dovuto a cause diverse; anche dal punto di vista della qualità esso appare nettamente superato. La crisi del latifondo assenteista è tale, che il proprietario, quand’anche disponga tuttora di notevoli estensioni in proprietà, non riesce più ad avere mezzadri ed affittuari in numero sufficiente per coltivare l’ intera superficie del feudo. I contadini spesso abbandonano la terra povera avuta in affitto o a mezzadria, preferendo l’ emigrazione o anche un’ occupazione modesta nell’ industria e nei servizi. Così diventa sempre più frequente il caso di terre lasciate incolte per la mancanza di coltivatori disposti ad assumere la coltivazione con una delle forme tradizionale di contratto””. (pag 260)”,”MITT-222″
“RENDA Francesco”,”Storia del Primo Maggio. Dalle origini ai giorni nostri.”,”pubblicazione realizzata con il contributo dell’Unipol Francesco RENDA, professore emerito di storia moderna nell’Università di Palermo, è autore di numerose opere (v: risvolto 4° copertina).”,”MPMx-030″
“RENDA Francesco”,”Il 1° Maggio 1890.”,”pubblicazione realizzata con il contributo dell’Unipol Francesco RENDA, professore emerito di storia moderna nell’Università di Palermo, è autore di numerose opere (v: risvolto 4° copertina).”,”MPMx-031″
“RENDA Francesco”,”I fasci siciliani, 1892-94.”,”Francesco Renda nato nel 1922 a Cattolica Eraclea, ha insegnato storia moderna all’ Università di Palermo. Ha pubblicato vari lavori sulla storia della Sicilia moderna, risorgimentale e postunitaria. Capitolo XXVIII. L’ultimo atto dei Fasci. (Lettera di Antonio Labriola a Rosario Garibaldi Bosco) (pag 318-321) “”L’ultimo atto, forse il più alto, certo il più importante dei Fasci [dei lavoratori siciliani, ndr], fu la riunione del Comitato centrale, tenuta in pieno stato d’assedio, in barba alla politica che ne doveva arrestare i partecipanti (1). Le deliberazioni di quel consesso furono soprattutto notevoli, perché consentirono di superare un errore di giudizio, che aveva inficiato l’azione del partito socialista e indebolito i suoi rapporti col movimento, giungendo fino alla scissione di responsabilità, come quella apparsa su «Lotta di classe» il 31 dicembre 1893 (2). Un ruolo non secondario ebbe Antonio Labriola, il solo fra i dirigenti nazionali che credette necessaria una iniziativa di partecipazione diretta alle vicende siciliane. Anche per lui, come per il governo e per le altre forze politiche, il punto di riferimento fu la convocazione del Comitato centrale per il 3 gennaio, chiamato a risolvere i contrasti interni dei socialisti siciliani sulla linea da seguire. In vista di quella discussione e delle deliberazioni che ne sarebbero seguite, egli indirizzò al Bosco la lettera che riportiamo per esteso (3): «(…) Ho letto in non so quanti giornali: «Laggiù non si tratta del socialismo, ma della fame». E poi: «Quegli incoscienti dànno in eccessi». La gran sapienza da discussioni d’angolo di farmacia di paesello di provincia! Ma quelli che in qualunque modo si assumono il carico di condottieri e maestri del movimento proletario, sanno bene, come voi sapete benissimo per vostra esperienza, che appunto i ‘passionati eccessi del proletariato rivelano la malvagia natura di quest’ordine sociale, del quale il proletariato è vittima ed onta ad un tempo’. Auguri vivissimi e saluti cordiali a tutti. Vostro Antonio Labriola». Non sappiamo se il documento giunse mai a destinazione. Dai ricordi del De Luca sull’ultima riunione del Comitato centrale non risulta che il Bosco avesse fatto cenno di quella lettera agli intervenuti (4). È certo, comunque, che un atto di così viva perspicacia politica non andò perduto. (…) (pag 318-321); Per vincere, per avere un ruolo duraturo, per risorgere dopo la repressione armata, i Fasci dei lavoratori avrebbero dovuto situarsi in un diverso sviluppo del socialismo occidentale. Prima che dai soldati del generale Morra, i Fasci dei lavoratori furono soffocati nella loro profonda ragion d’essere dai deliberati, anche se non formali, dei congressi di Zurigo e di Reggio Emilia. Pure se Crispi non avesse proclamato lo stato d’assedio, difficilmente il movimento siciliano avrebbe superato la crisi. A meno che il movimento stesso, il che era assai improbabile, non avesse avuto un ruolo egemone nello sviluppo del socialismo italiano. Quando, nella seconda fase, la conquista socialista delle campagne viene affrontata da sinistra, grazie soprattutto a Lenin e al partito socialdemocratico russo, il marxismo trova la chiave giusta per affrontare la questione agraria. Il legame tra città e campagna, tra movimento operaio e movimento contadino, ritrova la sua dimensione rivoluzionaria, e diviene preminente interesse del movimento operaio assumere la guida delle lotte contadine nelle campagne”” (pag 334) [Francesco Renda, ‘I fasci siciliani, 1892-94’, Einaudi, Torino, 1977] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] [«Ho letto in non so quanti giornali: «Laggiù non si tratta del socialismo, ma della fame». E poi: «Quegli incoscienti danno in eccessi». La gran sapienza da discussioni d’angolo di farmacia di paesello di provincia! Ma quelli che in qualunque modo si assumono il carico di condottieri e maestri del movimento proletario, sanno bene, come voi sapete benissimo per vostra esperienza, che appunto i ‘passionati eccessi del proletariato rivelano la malvagia natura di quest’ordine sociale, del quale il proletariato è vittima ed onta ad un tempo’. Auguri vivissimi e saluti cordiali a tutti. Vostro Antonio Labriola»”,”MITT-001-FMP” “RENDI Aloisio”,”Robert Musil.”,”L’autore, A. Rendi, si è laureato in letteratura tedesca a Roma nel 1951 con una tesi su Thomas Mann. Ha continuato i suoi studi in Svezia e all’Università di Bonn in Germania dove ha insegnato dal 1955 al 1958 l’italiano. Ha scritto saggi e recensioni su ‘Il Mondo’, ‘Comunità’, ‘Tempo presente’, ‘Ulisse’ e altri. ‘L’occupazione dell’ Austria da parte di Hitler e l”Anschluss’ nel marzo 1938 resero precaria la posizione di Musil a Vienna, dove era pur sempre nota la sua ostilità al fascismo, mentre veniva distrutto nuovamente ogni concreto sostegno economico. Poco dopo, Musil e sua moglie lasciavano Vienna per recarsi attraverso l’Italia in Svizzera. Dapprima, nel settembre 1938, si stabiliscono a Zurigo dove ritrovano conoscenti austriaci, lo sculture Fritz Wotruba e sua moglie, e stringono nuove amicizie, col critico d’arte Armin Kesser e col parroco protestante Robert Lejune, che sarà il più generoso e fedele amico dei Musil in Svizzera. Nell’estate del 1939 essi lasciano Zurigo per stabilirsi a Ginevra. Musil continua a lavorare faticosamente al suo grande romanzo incompiuto senza ormai alcuna prospettiva concreta di pubblicazione. Scarsi e saltuari sono gli aiuti di pochi amici o di organizzazioni assistenziali. Il peso della povertà, «sotto cui non era possibile più respirare ma solo ansimare» (28) si combina a quello di una quasi totale solitudine, dell’isolamento culturale e spirituale, per creare una tensione che solo con un massimo di dignità e senso del proprio valore egli può sopportare senza disperare e rinunziare alla propria opera’ (pag 24) [(28) Fritz Wotruba, ‘Erinnerung an Robert Musil’, LWW, p. 400]; ‘La fiducia che Musil, almeno nella sua età di mezzo, riponeva nella scienza come il più valido elemento nella vita spirituale del suo tempo si concentra particolarmente sulla matematica come la scienza più esatta, il più puro prodotto dello spirito umano (27) che d’altra parte aveva coi numeri immaginari aperto al giovane Törless le vie del secondo regno, del mondo irrazionale. È perciò che Ulrich viene a essere matematico, nel suo tentativo più importante: perché «quivi è la nuova dottrina del pensiero in persona, lo spirito in persona, qui sono le scaturigini del tempo e le fonti di una portentosa trasformazione» (USQI, p. 43). Il rapporto di Ulrich con la matematica ci vien descritto con un entusiasmo generico per il potere spirituale di questa scienza in cui «tutto è forte, disinvolto e splendido come nei racconti di fate» (28) anche se ancora non viene utilizzata adeguatamente, cioè per rinnovare la morale della società umana. E gli scienziati stessi hanno, sia pure inconsciamente, quella sobrietà e crudeltà che egli considera necessarie per una simile revisione, hanno il «sorriso sotto i baffi della scienza», e in loro una «tendenza al male» rumoreggia «come il fuoco sotto la caldaia» (USQ I, 348)’ (pag 96-97)] [USQ I: L’uomo senza qualità – Volume I, ed. Einaudi, Torino, 1957] [(27) Anche qui si possono citare precedenti in Nietzsche: «Vogliamo introdurre la finezza e la severità della matematica in tutte e scienze (…) per stabilire così la nostra relazione umana con le cose» (Fröhliche Wissenschaft, cit., III, 246, p. 155); (28) USQ I, p. 45. Il rapporto di Musil con la matematica non era probabilmente quello di un approfondimento scientifico. Accanto al calcolo appreso al Politecnico, di cui fa fede qualche occasionale risoluzione d’integrale nei suoi manoscritti, pare che si sia occupato anche di matematica superiore nel corso dei suoi studi universitari, ad esempio di quaternioni (v. quaderno 24 dei diari, manoscritto inedito), ed era a quanto pare in grado di leggere un’opera scientifica come quella di Köhler. Il suo interesse era però spesso connesso a motivi che esulano dal campo delle scienze, come appunto nel suo eroe Törless. Così il fascino che esercitava su di lui il calcolo delle probabilità (LWW) sembra fosse dovuto a una visione di tale calcolo come simbolo di un determinismo generale che però ammetta la libertà dell’individuo]”,”BIOx-394″ “RENDINA Claudio”,”I dogi. Storia e segreti. Dalle 120 biografie dei ‘serenissimi’ di Venezia rivive un millennio di retroscena e intrighi della Repubblica del Leone.”,”Claudio RENDINA scrittore e poeta è nato e vive a Roma. Ha pubblicato ‘I papi. Storia e segreti’, ‘I capitani di ventura’, ‘Il Vaticano. Pasquino. Quattro secoli di pasquinate’. Dirige la rivista ‘Roma, ieri, oggi e domani’.”,”ITAG-034″ “RENDINA Claudio”,”I papi. Storia e segreti. Dalle biografie dei 264 romani pontefici rivivono retroscena e misteri della cattedra di Pietro tra antipapi, giubilei, conclavi e concili ecumenici.”,”RENDINA scrittore e poeta, è nato e vive a Roma. Ha pubblicato quattro libri sul mondo del potere ai quali il presente volume (vincitore del premio Fregene 1984) ideologicamente si collega (Il Vaticano, I dogi, I capitani di ventura, Pasquino). “”Roma allora, una volta allentate le briglie, si fece più ardita ed audace e, come nota il Montaigne, “”vita e beni non furono forse mai tanto malsicuri come la tempo di Gregorio XIII””. E’ una città “”bastarda”” caduta in balia di banditi e di nobili che si difendono armi in pugno, mentre la milizia non riesce a difendere nemmeno se stessa”” (pag 536)”,”RELC-132″ “RENDINA Claudio”,”La santa casta della Chiesa. Duemila anni di intrighi, delitti, lussuria, inganni e mercimonio tra papi, vescovi, sacerdoti e cardinali.”,”RENDINA Claudio, scrittore, poeta, storiografo e romanista. Ha scritto altre opere sulla Chiesa e i papi. “”Ma a esaltare l’Anno Santo su un piano finanziario ci pensa lo Stato italiano e in maniera duratura per la Chiesa. Il governo D’Alema con la legge 62, promossa dal ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Berlinguer, sancisce l’entrata a pieno titolo nel sistema di istruzione nazionale delle scuole private, che pertanto devono essere considerate “”alla pari”” anche sul piano economico. La legge, che prevede l’applicazione del trattamento fiscale riservato agli enti “”senza fine di lucro””, istituisce buoni scuola per uno stanziamento di 300 miliardi di lire a decorrere dal 2001; l’aumento di 60 miliardi di lire dello stanziamento per i contribuiti al mantenimento delle scuole elementari parificate; l’aumento di 280 miliardi di lire dello stanziamento per le spese di partecipazione alla realizzazione del sistema parascolastico integrato; lo stanziamento di un fondo di 7 miliardi di lire per gli alunni disabili. Ovviamente le cifre in lire andranno rapportate all’euro. E si tenga presente, per apprezzare ancor più il regalo fatto alla Santa Sede, che la legge nasce ed entra in funzione aggirando l’articolo 33 della Costituzione che sancisce che le scuole private possono esistere senza oneri per lo Stato””. (pag 201-202)”,”RELC-280″ “RENDINA Claudio”,”I peccati del Vaticano. Superbia, avarizia, lussuria, pedofilia: gli scandali e i segreti della Chiesa cattolica.”,”RENDINA Claudio scrittore poeta storiografo e romanista ha scritto molte opere di successo.”,”RELC-306″ “RENDINA Claudio”,”L’oro del Vaticano. dai tesori inestimabili dei primi secoli fino alla fondazione dei grandi istituti bancari. Ricchezze nascoste, scandali e affari della Santa Sede.”,”RENDINA Claudio scrittore poeta storiografo e romanista ha scritto molte opere di successo.”,”RELC-307″ “RENDINA Massimo”,”Italia 1943 – 1945. Guerra civile o Resistenza?”,”Massimo Rendina, giornalista, scrittore, inviato speciale, ha diretto il primo telegiornale RAI. Ha insegnato storia della comunicazione negli atenei pontifici Gregoriana e Angelicum. É docente per il master in gestione cinematografica e televisiva dell’ANICA e nella Seconda Università di Roma Tor Vergata. Comandante partigia no, più volte ferito i n combattimento, ha avuto una parte di rilievo nella liberazione di torino dai nazifascisti. Attualmente fa parte del Comitato scientifico dell’Istituto Luigi Sturzo per le ricerche storiche sulla Resistenza.”,”ITAR-021-FL” “RENN Ludwig”,”Warfare. The Relation of War to Society.”,”La possibilità dell’ abolizione del servizio di leva obbligatorio fu discussa in Germania in un interessante libro scritto da A. CASPARI e pubblicato nel 1932 dalla casa editrice ufficiale della Reichswehr con il titolo ‘Wirtschafts-Strategie und Kriegsführung”” (Economic Strategy and the Conduct of Warfare). Il libro di CASPARI è molto più interessante di quello di LUDENDORFF ‘Absoluter Krieg’) che fu scritto in un periodo in cui i pregiudizi dell’ autore facevano premio sulla lucidità della sua visione. La tesi di CASPARI, guidato anche da considerazioni economiche, è quella dell’ inaffidabilità del popolo tedesco per la guerra imperialistica (per via del contagio-diffusione del marxismo). CASPARI propone quindi un accordo internazionale tra le grandi potenze per l’ abolizione del servizio militare obbligatorio e l’ istituzione di piccoli eserciti di soldati professionisti.”,”QMIx-087″ “RENN Ludwig”,”Im Spanischen Krieg – Morelia. Eine Universitätsstadt in Mexico.”,”Ludwig Renn (the pen name of Arnold Friedrich Vieth von Golsseneau) was born in Germany in 1889. A career officer in the German Army, he fought as a battalion in the First World War. During the German Revolution Renn refused to fire on striking workers. After leaving the army he studied law, political economy, history of art and Russian philology in Goettingen and Munich (1920-23) before working in the art trade in Dresden. After travelling in Europe he settled in Vienna where he studied archaeology and East Asian history (1926-27). He became increasingly interested in politics and began reading the work of Karl Marx, Vladimir Lenin and John Reed. Converted to socialism Renn returned home and in 1928 joined the German Communist Party (KPD). In 1928 the Frankfurter Zeitung began serializing Renn’s novel War. Based on his experiences during the First World War it was published in book form in 1929. Renn also worked as co-editor of the left-wing magazine Aufbruch. Renn published his second novel, Nachkreig, about the Spartakist Rising in 1930. As well as writing he also lectured and the Marxist worker school in Berlin. A strong opponent of Adolf Hitler and the Nazi Party Renn was arrested in 1932 and charged with “”literary high treason””. After being released from prison in 1935 Renn moved to Switzerland. The following year he joined the International Brigades in Spain attempting to protect the Popular Front government against the right-wing forces led by General Francisco Franco. In 1937 Renn toured the United States in an attempt to raise funds for the Republican Army in the Spanish Civil War. In 1938 was director of the officer school of the People’s Army in Cambrils. Renn was interned by the French authorities after Franco’s victory. Released in 1940 he moved to Mexico and was appointed professor of European history at the University of Morelia. He remained active in politics and became president of the Latin American Committee for Free Germans. Renn also wrote extensively about his experiences during the Spanish Civil War. With the defeat of Nazi Germany in the Second World War Renn returned to Dresden where he became professor of anthropology. In 1948 Renn was appointed chairman of the Saxonia Culture Federation. Renn also served as president of the Academy of Arts (1969-75). Ludwig Renn died in Berlin on 21st July, 1979. (fonte http://www.spartacus.schoolnet.co.uk/FWWrenn.htm)”,”MSPG-216″ “RENNER Michael”,”State of the War. I dati economici sociali e ambientali del fenomeno guerra nel mondo.”,”RENNER è Senior Researcher presso il Worldwatch Institute e dal 1989 partecipa come autore all’ annuario ‘State of the World’.”,”QMIx-062″ “RENNER Karl”,”Wandlungen der Modernen Gesellschaft. Zwei abhandlungen über die Probleme der Nachkriegszeit.”,”Contiene “”Hundert Jahre Karl Marx: Erbe und Auftrag”” (pag 13-171) e ‘Arbeit und Kapital’ (pag 153-228). RENNER, Karl (1870-1950), leader della socialdemocrazia austriaca ed autore di libri di economia e politica, fu social-sciovinista durante la prima guerra mondiale. Karl RENNER in seguito è stato cancelliere austriaco negli anni 1918-1920 e presidente della Repubblica negli anni 1945-1950. “”La democrazia parlamentare fu abolita in Austria il 4 marzo 1933. Dal 13 marzo 1938, in seguito all’occupazione da parte del Terzo Reich, l’ Austria venne privata dell’esercizio dei propri poteri sovrani e restò un’appendice del Terzo Reich fino all’aprile del 1945. Come nella Prima Repubblica, anche dopo la liberazione dell’Austria nell’aprile del 1945, furono i partiti politici i fondatori della Repubblica. I tre partiti antifascisti ossia il Partito Socialista Austriaco (SPÖ), il Partito Cristiano-sociale (più tardi Partito Popolare Austriaco – ÖVP) ed il Partito Comunista Austriaco (KPÖ) furono concordi nel formare un governo nazionale provvisorio sotto la guida di Karl Renner e nel proclamare l’ indipendenza dell’Austria. La dichiarazione di indipendenza dell’Austria ha avuto luogo il 27 aprile 1945. Questa dichiarazione d’indipendenza recita: ,,Articolo I: La Repubblica Democratica d’Austria è stata nuovamente costituita secondo lo spirito della Costituzione del 1920.”” ,,Articolo II: L’atto dell’ Anschluss (Annessione alla Germania) imposto al popolo austriaco nel 1938 viene dichiarato nullo ed invalido.”” La Costituzione federale dell’ anno 1920 è, per la maggior parte, opera del Prof. Hans Kelsen, eminente esperto di diritto politico ed internazionale. Egli aveva definito la democrazia ,,la maggiore approssimazione all’ idea della libertà nella realtà sociale””. La Costituzione federale austriaca si basa sul principio repubblicano e democratico, sul principio dello Stato Federale di diritto, nonché sul principio della separazione del potere legislativo dal potere esecutivo, e la seperazione del potere giudiziario dall’amministrazione. La garanzia dei diritti fondamentali e del diritto alla libertà, ancorata nella Costituzione federale, si basa su una tradizione centenaria. Le decisioni della Convenzione Europea per la Tutela dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali completano il diritto costituzionale. “” (fonte Ambasciata austriaca).”,”TEOC-227″ “RENNER Karl, a cura di O. KAHN-FREUND”,”The Institutions of Private Law and their Social Functions.”,”Karl RENNER è stato presidente federale della Repubblica austriaca. “”Nevertheless, a sociological as well as a jurisprudential analyis of Fascism might take the phenomenon of expropriation in the Marxist sense as its starting point. Much of Nazi legislation before and during the war (labour legislation, wolesale closure of small undertakings) was expropriation in this sense, expropriation for the benefit of large monopolistic groups which controlled the state””. (pag 214, nota 231)”,”TEOS-082″ “RENNER Karl”,”Marxismus, Krieg und Internationale. Kritische Studien über offene Probleme des wissenschaftlichen und des praktischen Sozialismus in und nach dem Weltkrieg.”,”Libro dedicato all’ amico Otto BAUER L’ ultima parte del libro tratta della questione del socialimperialismo, di un possibile imperialismo socialista, del socialpatriottismo e degli interessi della classe operaia di fronte al dilemma tra internazionalismo proletario e socialpatriottismo.”,”TEOC-263″ “RENNER Karl”,”Die Wirtschaft als Gesamtprozeß und die Sozialisierugn. Populärwissenschaftlich dargestellt nach Karl Marx’s System.”,”Proporzionalità interna della riproduzione e accumulazione. “”La struttura dell’ equazione di Bilancio è data, suona così: Il prodotto dell’ anno intero = c + v + m, i cui elementi sono convertiti nei loro valori alla data limite della chiusura annuale.”” (c capitale costante, v capitale variabile, m plusvalore) (pag 113)”,”MADS-345″ “RENNER Karl VANDERVELDE Emile DAN Theodor SCHIFRIN Alexander ADLER Max BRAUNTHAL Alfred LEICHTER Otto KAUTSKY Karl DE-MAN Hendrik ZILSEL Edgar KAUTSKY Benedikt LEONARD Heinrich, saggi di”,”Karl Marx. Zum 50. Todestage.”,”Articoli di RENNER Karl VANDERVELDE Emile DAN Theodor SCHIFRIN Alexander ADLER Max BRAUNTHAL Alfred LEICHTER Otto KAUTSKY Karl DE-MAN Hendrik ZILSEL Edgar KAUTSKY Benedikt LEONARD Heinrich”,”MADS-491″ “RENNER Michael”,”State of the War. I dati economici sociali e ambientali del fenomeno guerra nel mondo.”,”RENNER è Senior Researcher presso il Worldwatch Institute e dal 1989 partecipa come autore all’ annuario ‘State of the World’.”,”QMIx-037-FV” “RENNER Karl”,”State and nation. Capitolo estratto da ‘Modernism: The Creation of Nation-States’.”,”notizia bibliografica digitale del capitolo: Karl RENNER, State and Nation: in ‘Modernism: The Creation of Nation-States: Discourses of Collective Identity in Central and Southeast Europe 1770-1945: Texts and Commentaries, volume III/I (online), Budapest: Central European University Press, 2020 (vedi in internet) ERSOY Ahmet GORNY Maciej KECHRIOTIS Vangelis, ‘Modernism: The Creation of Nation-States: Discourses of Collective Identity in Central and Southeast Europe 1770-1945: Texts and Commentaries, volume III/I (online), Budapest: Central European University Press, 2020 (vedi in internet) Openedition.org”,”TEOC-006-FGB” “RENONDEAU G.”,”Le Japon dans la guerre.”,”Le memorie di Togo Togo diplomatico di carriera che occupò diversi posti in quasi tutte le grandi capitali d’Europa e anche a Washington, fu ministro degli esteri del suo paese in due periodi cardine della storia del Giappone: in occasione dell’attacco di Pearl Harbor e al momento della capitolazione. Moderato, opposto alla politica di potenza del partito militare giapponese (questo giudizio non risulta solo dalle sue memorie, ma è confermato da altre fonti), fu però considerato come “”istigatore di una guerra d’aggressione”” da parte del Tribunale internazionale e condannato a vent’anni di carcere. Morì in un ospedale americano di Tokyo nel 1950. Durante la sua prigionia, scrisse le sue ‘memorie’, che sono state pubblicate in giapponese, e poi tradotte in inglese da Togo Fumihiko (1), adottato dal ministro, secondo un costume giapponese, quando egli sposò la figlia unica, e Ben Bruce Blakeney, difensore di Togo davanti al Tribunale internazionale e poi avvocato a Tokyo. Notiamo di passaggio che il ministro aveva sposato una tedesca dopo essere stato collocato a Berlino”” (pag 51) (1) Shigemitsu Togo, ‘The cause of Japan’, tradotto in inglese da Togo Fumihiko e Ben Bruce Blakeney, Simon and Schuster, 1956, p. 372 (pag 51)”,”QMIS-042-FGB” “RENOSIO Mario”,”Tra mito sovietico e riformismo. Identità, storia e organizzazione dei comunisti astigiani (1921-1975).”,”Mario Renosio, nato a Torino, laureato in filosofia e in materie letterarie, ha pubblicato saggi e articoli sulla società contadina, sulla storia del movimento partigiano, dei partiti politici e del movimento sindacale astigiano. Dal gennaio 1999 è direttore scientifico dell’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea della provincia di Asti. E’ coautore dei volumi ‘L’insurrezione in Piemonte’ (1987), ‘Fascismo di provincia: il caso di Asti’ (1990), ‘Sinistra e piccola proprietà’ (1990). Riportata la vicenda di Innocenzo Boario, contadino, detto l’avvocato per l’eloquenza, consigliere provinciale socialista poi confluito nel partito comunista, candidato del PcdI, ucciso dai fascisti sulla porta di casa (pag 59, 65, 68-69, 72, 82)”,”PCIx-472″ “RENOUVIN Pierre”,”La prima guerra mondiale.”,”Forze europee a confronto, fallimento piano di guerra tedesco 1914, guerra di posizione 1915 – 1916, crisi del 1917, rivoluzione boscevica e disimpegno Russia, crollo delle potenze centrali.”,”QMIP-005″ “RENOUVIN Pierre DUROSELLE Jean-Baptiste”,”Introduction à l’histoire des relations internationales.”,”RENOUVIN (morto nel 1974) è stato uno dei più grandi storici francesi del XX secolo. Specialista dei problemi internazionali, è all’origine dell’allargamento dei campi della storia diplomatica tradizionale. DUROSELLE fu assistente di RENOUVIN alla Sorbona prima di essere titolare della sua cattedra. Oggi è uno degli specialisti della questione.”,”RAIx-046″ “RENOUVIN Pierre; direzione generale di Pierre RENOUVIN”,”Histoire des relations internationales. Tome 7°. Les crises du XXe siecle. 1. De 1914 à 1929.”,”Le forze profonde. Gli stati belligeranti. Le forze in campo. “”Les deux puissances centrales, l’Allemagne et l’Autriche-Hongrie, ont environ cent vingt millions d’habitants tandis que leurs adversaires – Russie, Grande-Bretagne, France, Belgique et Serbie – en ont deux cent trente-huit millions, sans tenir compte de la population des colonies. Cette disproportion numérique, sans portée dans une guerre courte, prend plus d’importance dans la perspective d’une guerre longue, où le maintien des effectifs militaires devient une préoccupation majeure. Pourtant l’utilisation de ces ressources en hommes dépend de l’état de l’armement, et par conséquent de la capacité de production industrielle; elle dépend aussi de la structure sociale, qui facilite ou entrave le recrutement des cadres de l’armée; elle est enfin en relation avec l’état moral du pays, et le consentement qu’il donne, plus ou moins aisément, à l’effort de guerre. L’Allemagne et l’Autriche-Hongrie ont disposé, au début des hostilités, d’effectifs militaires qui, au point de vue numérique, pouvaient soutenir la comparaison avec ceux de l’adversaire: compte non tenu des formations de “”territoriale””, elles ont mis en ligne, dans les premières grandes batailles, près de 150 divisions d’infanterie, tandis que les puissances de l’Entente en avaient aligné 170 environ, mais dont l’armement était inférieur, surtout en artillerie lourde. La perspective d’une lutte prolongée ne les inquiète pas d’emblée, car elles étaient fort loin d’avoir fait appel à toutes leurs ressources en hommes. En octobre 1914 et mai 1915, le commandement allemand met en ligne dix-huit divisions de nouvelle formation, et le commandement austro-hongrois seize. C’est seulement à la fin de 1916 qu’une crise des effectifs commencera à se dessiner”” (pag 11)”,”RAIx-092″ “RENOUVIN Pierre”,”La crise européenne et la grande guerre (1904-1918).”,”RENOUVIN Pierre è Professore alla facoltà di Lettere dell’ Università di Parigi e Conservatore alla Bibliotheque-Musée de la Guerre.”,”QMIP-023″ “RENOUVIN Pierre”,”Il secolo XIX, 1815-1871. L’ Europa delle nazionalità e il risveglio di nuovi mondi.”,”Stima dati sui caduti nelle guerre napoleoniche (pag 415) “”Ma, visibilmente, la Spagna non aveva più la forza di assimilazione e di popolamento necessaria per erigere, specie in Luisiana, una barriera demograficamente ed economicamente solida. Godoy, che ebbe sempre per le questioni americane l’ interesse che meritavano, se ne rese conto. (…) Ma agli occhi di Godoy la sorte della Luisiana era segnata. Non era più che un oggetto di scambio, da vendere al più alto prezzo. L’ acquirente, come sappiamo, fu Bonaparte e il prezzo l’ insediamento in Toscana di Luigi, figlio del duca di Parma, che fu proclamato re d’ Etruria. Questi accordi, firmati a Sant’Ildefonso il 1° ottobre 1800 e a Aranjuez il 21 marzo 1801, procurarono al Primo Console quel che allora desiderava, cioè una base sul continente per sostenere e rifornire le Antille francesi. (…) Gli Stati Uniti aveva visto con rammarico questo insediamento francese, che faceva diminuire notevolmente le loro speranze di estendersi verso il grande West. (…) Bisognava bene che Bonaparte ci arrivasse, perché la Louisiana non era ancora stata posta in grado di difendersi seriamente e la guerra era alle porte. I negoziati furono condotti a Parigi da un francofilo, Livingston, e da un assertore dell’ espansione verso l’ Ovest e della navigazione sul Mississippi, Monroe. Con una facilità che li stupì, essi ottennero il trattato del 30 aprile 1803: la Francia vendeva la Lousiana agli Stati Uniti per 60 milioni di franchi. (…) Una volta di più, le guerre del Vecchio Mondo assicuravano la fortuna degli Stati Uniti””. (pag 441-442)”,”RAIx-152″ “RENOUVIN Pierre”,”L’ Armistice de Rethondes. 11 novembre 1918.”,” L’ applicazione delle clausole politiche dell’ armistizio di Rethondes. “”La Gran Bretagna, che non aveva alcuna rivendicazione territoriale da soddisfare sul continente, aveva già ottenuto, attraverso le clausole dell’ armistizio, la realizzazione del suo scopo di guerra essenziale: la distruzione della potenza navale tedesca; essa attendeva dalla formula wilsoniana dei “”mandati””, il cui promotore era stato il generale Smuts, Primo ministro dell’ Unione sudafricana, la soddisfazione dei suoi interessi nel dominio coloniale; essa non si augurava la rovina economica della Germania, che era stata, prima del 1914, il suo miglior cliente.”” (pag 291)”,”RAIx-199″ “RENOUVIN Pierre”,”Historia de las relaciones internacionales. Tomo II. Volumen I. El siglo XIX. I. De 1815 a 1871. La Europa de las nacionalidades. II. De 1871 a 1914: El apogeo de Europa.”,”RENOUVIN Pierre professore alla Sorbona, membro dell’ Istituto. “”China se presentaba, a los ojos de los industriales ingleses, como un ‘Eldorado comercial’. Antes de 1840, ni Francia ni los Estados Unidos ni Rusia tenían un interés tan inmediato en aquel mercado chino. Pero sus gobiernos no era indiferentes, ni mucho menos. Los comerciantes norteamericanos habían aprovechado el período de guerras napoléonicas para intentar suplantar a los ingleses, y habían conseguido un éxito pasajero. Después de 1815 perdieron parte del terreno ganado, aunque seguían efectuando parte del tráfico marítimo de Cantón (el 15, aproximadamente, al lado del 60 por 100 de los ingleses). Los intereses económico franceses era mucho más restringidos (…)””. (pag 180)”,”RAIx-231″ “RENOUVIN Pierre”,”Historia de las relaciones internacionales. Tomo II. Volumen II. Las crisis del siglo XIX. I. De 1914 a 1929. II De 1929 a 1945.”,”RENOUVIN Pierre professore alla Sorbona, membro dell’ Istituto. La conversione di Briand alla politica di conciliazione verso la Germania. “”A la larga, Francia no podría,, pues, impedir el resurgir de una Alemania fuerte, pues la ejecución íntegra del Tratado de Versalles solo sería posible mediante una acción ‘colectiva’, hipótesis inverosímil. No se debería intentar, por tanto ‘canalizar hacia la paz’ el empuje de ese resurgimiento? Felipe Berthelot escribió a Briand, en enero de 1923: “”Alemania será, en un lapso de veinte a cincuenta años, más fuerte que Francia””. Para evitar un nuevo conflicto, en el que Francia estaría ‘condenada’, interesaba que la República alemana renunciase a la guerra de ‘revancha’. El medio para ello sería determinar un cambio en la metalidad alemana, demostrando que una colaboración entre los dos países era posible y sería fructifera. Pero la colaboración implica concesión. No hay que asombrase de que Briand, después de haber seguido en la primavera de 1921 la corriente nacionalista y haber querido – según sus palabras – “”echarle la mano al cuello a Alemania””, se deslizase, meses más tarde, por esta nueva dirección: desde los veinte años, siempre había pensado que la política era el arte de borrar las discrepancias. Que la mayoría de la opinión pública indicara en 1925 su conversión al programa briandista, tampoco es sorprendente, pues ese comportamiento estaba en consonancia con el profundo deseo de quietud de esa opinión. La sorpresa sería la adhesión, aunque muy reticente, es cierto, que el mismo Poincaré acabaría por otorgar a la política de conciliación, en 1928.”” (pag 833)”,”RAIx-232″ “RENOUVIN Pierre PRÉCLIN Edmond HARDY Georges”,”L’époque contemporaine. II. La paix armée et la Grande Guerre (1871-1919). Livres I-V. Livre premier. L’évolution du monde contemporain. Livre II. L’évolution intérieure des états de 1871 a 1914. Livre III. L’expansion coloniale. Livre IV. Les relations internationales de 1871 a 1914. Livre V. La guerre mondiale.”,”L’introduction générale, le Livre I, les Livres IV et V sont de M. Pierre Renouvin, le livre II, de Edmond Préclin, le livre III, de Georges Hardy Il capitolo V del Libro IV è dedicato alla ‘marcia verso la guerra’, il Libro V è dedicato alla Prima guerra mondiale Operazioni militari e navali, campagna del 1914, guerra di posizione (1915-1917) campagna del 1918, risultati immediati della guerra mondiale La questione della rivalità navale tra la Germania e la Gran Bretagna (pag 507-508) “”Enfin, – et c’est dans les relations internationales le fait nouveau, – ces années sont aussi celles où se manifeste un antagonisme durable entre l’Allemagne et la Grande-Bretagne. Que les rivalités coloniales, et plus encore la rivalité commerciale, aient contribué à développer, dans l’opinion publique anglaise, la méfiance, puis l’antipathie à l’égard de la politique allemande, il n’en faut pas douter. Mais la cause essentielle qui trouble les relations entre les deux pays, c’est la rivalité des marines de guerre. L’Angleterre a toujours considéré que la maîtrise des mers est, pour elle, une nécessité vitale. Grâce à la prépondérance incontestée de sa flotte de guerre , elle avait été, jusqu’aux premières années du XXe siècle, en mesure d’assures la sécurité de son territoire contre une tentative de débarquement et de protéger, en cas de conflit, les routes navales, indispensables au ravitaillement du pays, à son commerce, et au maintien des communications avec l’Empire d’outre-mer. Or cette suprématie navale était compromise, depuis que l’Allemagne avait décidé de construire une grande marine de guerre. A vrai dire, ce danger, l’opinion publique anglaise ne l’avait pas aperçu du premier coup. C’est en juillet 1897 que l’amiral von Tirpitz, ministre de la Marine, avait proposé à Guillaume II de créer, non pas seulement une flotte de garde-côtes, pour la défense littorale, ou de croiseurs, pour la protection du commerce dans les mers lointaines, mais une “”flotte de haute mer””, capable “”d’agir entre Héligoland et la côte anglaise””; les lois navales du 14 avril 1898 et du 14 juin 1900 avaient établi un premier programme de constructions; mais la marge de supériorité dont disposait la marine britannique était si forte que le grand public, en Angleterre, ne s’alarmait pas encore. Il n’en est plus de même à partir de 1906. Par deux nouvelles lois navales (mai 1906 et novembre 1907), le gouvernement allemand revise le programme établi en 1900. Il décide de construire, en trois ans, douze grands cuirassés, du type le plus moderne, – le type ‘Dreadnought’, que l’amirauté anglaise vient de lancer. Le programme anglais, pour les mêmes années, n’avait prévu que la construction de neuf ‘Dreadnought’, au maximum. Voilà donc la Grande-Bretagne menacée de perdre sa supériorité, dans la catégorie des grands navires de bataille. Peut-elle s’y résigner? Cette fois l’inquiétude s’ètend. La question navale devient l’occasion de polemiques dans la presse des deux pays. Les Anglais reprochent à l’Allemagne de construire, sans raison, une flotte qui est un “”luxe””. Est-ce vanité pure, ou désir de menacer les intérêts britanniques? Les Allemands répondent que chaque Etat est libre de développer à son gré ses armements. Mais leur dessein ne fait pas de doute: Tirpitz veut que l’Allemagne puisse tenir l’Angleterre en respect; lorsque le programme naval allemand sera exécuté, la Grande-Bretagne, – dit-il à l’empereur, – n’osera plus risquer une guerre. Ce jour-là, l’expansion allemande dans le monde ne rencontrera plus grand obstacle. C’est donc bien la suprématie politique qui est l’enjeu de cette rivalité”” (pag 507-508-509)”,”RAIx-326″ “RENOUVIN Pierre”,”La prima guerra mondiale.”,”Pierre Renouvin (1891-1974) grande studioso della Prima guerra mondiale, pubblicò nel 1925 ‘Le origini immediate della guerra del 1914’, analizzando poi quelle più remote e focalizzando gli sviluppi del conflitto nella ‘Revue d’histoire de la guerre mondiale’ da lui diretta con Camille Bloch dal 1926 al 1937, in ‘Crisi economica e prima guerra mondiale’ (1934) e in ‘Pace armata e grande guerra’ (1937). Diresse una grande ‘Storia delle relazioni internazionali’ in otto volumi, 1953-1958, di cui ne scrisse direttamente quattro. “”Durante i primi mesi del conflitto, l’attività economica è molto ridotta in tutti gli Stati belligeranti, dove si crede ad una guerra breve e ognuno conta di poter resistere con le proprie scorte. La prospettiva di una guerra lunga pone, all’improvviso, gravi problemi. Bisogna dar vita, con urgenza, ad una industria bellica, perché ovunque gli eserciti soffrono per la carenza di munizioni e di materiali. Bisogna assicurare alle popolazioni civili derrate alimentari e indumenti, nonostante i bisogni degli eserciti sottraggano gran parte delle risorse. Diventa ben presto palese la carenza di manodopera, perché la mobilitazione ha sottratto al lavoro la maggior parte degli uomini in età attiva, nell’industria come nell’agricoltura. Non si può dunque contare sul libero gioco degli interessi individuali per soddisfare i bisogni essenziali. E’ necessaria la mobilitazione di una gran parte delle risorse economiche e il controllo dello Stato su tutte le forme di produzione. In questa mobilitazione economica, tuttavia, la partita non è eguale per tutti. Tra i belligeranti, alcuni devono vivere essenzialmente delle proprie risorse e di quelle dei Paesi vicini, mentre gli altri possono attingere largamente alle riserve di derrate, di materie prime e anche ai mezzi di produzione industriale dei Paesi neutrali, soprattutto degl Stati Uniti. E’ la supremazia dei mari che garantisce la posizione di vantaggio: e tale supremazia appartiene alla Gran Bretagna e alla Francia. Grazie alla superiorità navale, questi due Stati possono dichiarare le Potenze Centrali “”in stato di blocco”” e ostacolare i loro rifornimenti di derrate alimentari e di materie prime. Hanno i mezzi per distruggere i mercantili nemici che si avventurino ad uscire dai porti; dall’inizio delle ostilità, sottopongono ad un “”diritto di visita”” in alto mare i mercantili neutrali per sequestrare le merci “”destinate al nemico””, comprese le derrate alimentari, senza rispettare le regole del diritto fissate nel 1909 da una Conferenza internazionale. Il governo tedesco replica con una “”guerra corsara”” condotta dai sottomarini. “”Sulle spalle dei neutrali”” viene dunque condotta la guerra economica. Gli armatori scandinavi, olandesi e anche americani rischiano di vedere i propri carichi catturati dalle crociere inglesi, le proprie navi silurate dai sottomarini tedeschi. Le loro proteste sono particolarmente veementi nei confronti della Germania, poiché i sottomarini non risparmiano le vite umane. In questa guerra economica, è la Germania a soffrire di più. Essa è certamente la principale potenza industriale sul continente, ma le viene a mancare una gran parte delle importazioni che riceveva in tempo in pace. Dal 1915, è costretta a stabilire il razionamento delle derrate alimentari”” (pag 17-18)”,”QMIP-172″ “RENOUVIN Pierre”,”Il secolo XIX. Dal 1815 al 1871. L’Europa delle nazionalità e il risveglio di nuovi mondi.”,”Stima dati sui caduti nelle guerre napoleoniche (pag 415) “”Ma, visibilmente, la Spagna non aveva più la forza di assimilazione e di popolamento necessaria per erigere, specie in Luisiana, una barriera demograficamente ed economicamente solida. Godoy, che ebbe sempre per le questioni americane l’ interesse che meritavano, se ne rese conto. (…) Ma agli occhi di Godoy la sorte della Luisiana era segnata. Non era più che un oggetto di scambio, da vendere al più alto prezzo. L’ acquirente, come sappiamo, fu Bonaparte e il prezzo l’ insediamento in Toscana di Luigi, figlio del duca di Parma, che fu proclamato re d’ Etruria. Questi accordi, firmati a Sant’Ildefonso il 1° ottobre 1800 e a Aranjuez il 21 marzo 1801, procurarono al Primo Console quel che allora desiderava, cioè una base sul continente per sostenere e rifornire le Antille francesi. (…) Gli Stati Uniti aveva visto con rammarico questo insediamento francese, che faceva diminuire notevolmente le loro speranze di estendersi verso il grande West. (…) Bisognava bene che Bonaparte ci arrivasse, perché la Louisiana non era ancora stata posta in grado di difendersi seriamente e la guerra era alle porte. I negoziati furono condotti a Parigi da un francofilo, Livingston, e da un assertore dell’ espansione verso l’ Ovest e della navigazione sul Mississippi, Monroe. Con una facilità che li stupì, essi ottennero il trattato del 30 aprile 1803: la Francia vendeva la Lousiana agli Stati Uniti per 60 milioni di franchi. (…) Una volta di più, le guerre del Vecchio Mondo assicuravano la fortuna degli Stati Uniti””. (pag 441-442)”,”EURx-12-FV” “RENOUVIN Pierre”,”Storia politica del mondo. Il secolo XIX. 1871 – 1914. L’ apogeo dell’Europa.”,”Originale dato a LB. In ISC fotocopia.”,”EURx-013-FV” “RENOUVIN Pierre”,”La prima guerra mondiale.”,”Pierre Renouvin (1891-1974) grande studioso della Prima guerra mondiale, pubblicò nel 1925 ‘Le origini immediate della guerra del 1914’, analizzando poi quelle più remote e focalizzando gli sviluppi del conflitto nella ‘Revue d’histoire de la guerre mondiale’ da lui diretta con Camille Bloch dal 1926 al 1937, in ‘Crisi economica e prima guerra mondiale’ (1934) e in ‘Pace armata e grande guerra’ (1937). Diresse una grande ‘Storia delle relazioni internazionali’ in otto volumi, 1953-1958, di cui ne scrisse direttamente quattro. Zimmerwald (pag 27)”,”QMIP-030-FV” “RENSHAW Patrick”,”The Wobblies. The Story of Syndicalism in the United States.”,”copia firmata appartenuta a Duncan Bythell, saggista”,”MUSx-073″ “RENSHAW Patrick”,”Il sindacalismo rivoluzionario negli Stati Uniti. (Tit.orig.: The Wobblies. The Story fo Syndicalism in the United States)”,”La strofa con le parole di Eugene Pottier del canto dell’ Internazionale viene cantata al 1° congresso della IWW. (in apertura) RENSHAW Patrick, nato a Londra nel 1936, ha studiato ad Oxford e si è laureato nel 1959 specializzandosi ancora ad Oxford in storia d’ america e pensiero politico americano. Ha compiuto ricerche sugli Wobblies alla Northwestern University, Illinois. Ha insegnato poi storia all’ Università di Sheffield (USA). Paterson, 1913. La direzione collegiale degli IWW “”La mancanza di unità e lo scoraggiamento degli stessi operai distrusse le speranze della IWW. Gli scioperanti, che erano stati compatti per quasi cinque mesi, si divisero in circa 300 categorie diverse. Nuovamente impotenti davanti al fronte compatto dei padroni, furono costretti a tornare lal lavoro, pressappoco alle stesse condizioni di quando avevano cominciato a scioperare in febbraio. Continuò l’ incremento dei ritmi, gli iscritti alla IWW furono perseguitati e licenziati, e la stessa IWW fu coperta di discredito. Lo sciopero del 1913 fu solo la prima di una lunga serie di lotte a Paterson, ma fu l’ unica volta in cui gli operai tessili seguissero la direzione della Industrial Workers of the World. Lawrence e Paterson erano state due battaglie epiche. Esse si affiancarono a Haymarket, a Homestead e al boicottaggio della Pullman, nella storia del movimento sindacale americano. Ma esse lasciarono la IWW quasi al punto di partenza; gli Wobblies non riuscirono quasi mai a conservare una salda organizzazione sindacale. In realtà, essi arrivavano spesso a sospettare persino dell’ autorità all’ interno del proprio sindacato. Avevano abolito la carica di presidente nel 1906, sostituendola con la direzione collettiva del General Executive Board; gli scioperi; tipo quelli di Goldfield e di McKees Rocks e le lotte per la libertà di parola, erano stati tutti diretti collegialmente. “”Chi è il vostro capo?”” , fu chiesto agli Wobblies dopo il massacro di Everett. “”La risposta fu immediata e inconfondibile””, ricordava un testimone oculare: “”Noi siamo tutti capi””.”” (pag 122-123)”,”MUSx-207″ “RENSHAW Patrick”,”Il sindacalismo rivoluzionario negli Stati Uniti. (Tit.orig.: The Wobblies. The Story fo Syndicalism in the United States)”,”La strofa con le parole di Eugene Pottier del canto dell’ Internazionale viene cantata al 1° congresso della IWW. (in apertura) RENSHAW Patrick Renshaw, nato a Londra nel 1936, ha studiato ad Oxford e si è laureato nel 1959 specializzandosi ancora ad Oxford in storia d’ america e pensiero politico americano. Ha compiuto ricerche sugli Wobblies alla Northwestern University, Illinois. Ha insegnato poi storia all’ Università di Sheffield (USA). Gli IWW non riuscirono quasi mai a conservare una salda organizzazione sindacale. “”La mancanza di unità e lo scoraggiamento degli stessi operai distrusse le speranze della IWW. Gli scioperanti, che erano stati compatti per quasi cinque mesi, si divisero in circa 300 categorie diverse. Nuovamente impotenti davanti al fronte compatto dei padroni, furono costretti a tornare al lavoro, pressappoco alle stesse condizioni di quando avevano cominciato a scioperare in febbraio. Continuò l’ incremento dei ritmi, gli iscritti alla IWW furono perseguitati e licenziati, e la stessa IWW fu coperta di discredito. Lo sciopero del 1913 fu solo la prima di una lunga serie di lotte a Paterson, ma fu l’ unica volta in cui gli operai tessili seguissero la direzione della Industrial Workers of the World. Lawrence e Paterson erano state due battaglie epiche. Esse si affiancarono a Haymarket, a Homestead e al boicottaggio della Pullman, nella storia del movimento sindacale americano. Ma esse lasciarono la IWW quasi al punto di partenza; gli Wobblies non riuscirono quasi mai a conservare una salda organizzazione sindacale. In realtà, essi arrivavano spesso a sospettare persino dell’autorità all’interno del proprio sindacato. Avevano abolito la carica di presidente nel 1906, sostituendola con la direzione collettiva del General Executive Board; gli scioperi; tipo quelli di Goldfield e di McKees Rocks e le lotte per la libertà di parola, erano stati tutti diretti collegialmente. “”Chi è il vostro capo?””, fu chiesto agli Wobblies dopo il massacro di Everett. “”La risposta fu immediata e inconfondibile””, ricordava un testimone oculare: “”Noi siamo tutti capi””.”” (pag 122-123) Il commiato e l’esecuzione di Joe Hill. “”Joe Hill scelse il plotone di esecuzione. Chiese il permesso di affrontare la morte, il 19 novembre 1915, senza essere bendato né legato alla sedia della morte. La leggenda narra che egli stesso diede l’ordine di sparare, e questo fu un ultimo atto di sfida, dopo che in cella aveva scacciato i carcerieri con un manico di scopa. Inviò le sue ultime parole in un telegramma a Bill Haywood: «Addio, Bill. Muoio come un vero ribelle. Non perdete tempo a piangere. Organizzatevi». Con questo indimenticabile commiato, Joe Hill costruiva da sè il suo mito: quelle parole diventeranno lo slogan di coloro che, nella generazone successiva, lotteranno per costruire i sindacati”” (pag 170) [nota: il caso di Joe Hill è affrontato nell’esauriente studio di Philip S. Foner: ‘The Case of Joe Hill’, New York, 1965] (pag 170-171)”,”MUSx-007-FGB” “RENSI Giuseppe”,”Spinoza.”,”Contiene dedica all’ Avv: Paolo ROSSI “”L’ ateo Spinoza””. Questo il marchio d’ infamia che l’ accompagnò, sinché, press’a poco all’ epoca di Goethe, si cominciò a rivvisarlo invece come “”intossicato di Dio””, e la sua dottrrina non già come “”ateismo””, ma anzi come “”acomismo””. “”Merum Atheismus”” essa appariva già ai contemporanei (Ep.42). Tale appare anche a Kant (Critica del Giudizio, tr. it. p. 317). Tale appare ad un platonista americano moderno, Shorey, che nel suo libro postumo ‘Platonism ancient and modern’ (California Press, 1938, p.30) scrive che i persecutori di Spinoza avevano ragione di essere in sospetto circa le sue vere opinioni e che coloro che anche ora chiamano Spinoza “”intossicato di Dio”” sono sciocchi o insinceri””””. (pag 2)”,”FILx-385″ “RENSI Giuseppe GHISLERI Arcangelo”,”Rivoluzione e controrivoluzione nella recente storia d’ Italia.”,”””Del repubblicanesimo dei socialisti è superfluo far cenno: Bissolati era stato con Turati anarcheggiante, Andera Costa era stato l’ardente vessillifero dell’Internazionale, Treves, Prampolini, Morgari, Gnocchi-Viani, Cabrini, Enrico Ferri, Berenini, Ciccotti, le altre numerose personalità del giovine Partito sentivano, allora, il socialismo anche per ispirazioni e convinzioni politiche in fatale conflitto con la monarchia.”” (pag 7) “”Turati entrava nella fase della decadenza, trascinandovi il Partito socialista. Vi entrava con un suo opuscolo (1), che segnò una data, nel quale ricordata la vittoria elettorale, la crisi del Ministero Saracco in conseguenza del suo duro atteggiamento verso lo sciopero politico di Genova e rilevato lietamente, che quei fatti “”con l’esperienza ancor viva del recente passato persuasero al moderatore supremo delle contese parlamentari di affidare, con felice ardimento, il Governo a quel partito a sinistra che era stato nostro alleato passivo, ma decisivo, nella battaglia ostruzionistica e che aveva disertato la Camera con noi a protesta contro le frodi e le violenze di Sonnino, di Pelloux e di Colombo”” non esitava a concludere che “”la chiamata della Sinistra al potere, avvenuta a poca distanza da quei fatti, e immediatamente dopo il discorso di Giolitti rivendicante il diritto dell’ associazione operaia, segnò una rivoluzione parlamentare di primaria importanza, iniziando il periodo di consolidamento della libertà e del rispetto alla legge, condizione e prodromo, come sto per dire, di un periodo di conquista pel proletariato italiano.”””” (pag 9) (1) Il partito socialista e l’ attuale momento politico – Uffici della Critica sociale, Milano, 1901″,”MITS-315″ “RENSI Emilia”,”Atei dell’alba.”,”Una religione pagana al servizio di Roma. “”Quindi, nonostante tutto l’impegno per mantenersi fedele alle sacre tradizioni dell’anticaF Roma, anche Livio non può sottrarsi a quel soffio d’incredulità propria dell’epoca, la quale, pur adoperandosi a risvegliare negli animi quelle credenze che erano, per così dire, intessute nelle vicende storiche della città, non riusciva più a celare nei loro riguardi l’ombra di un sorriso. Del resto il «pio» Livio non esiterà ad affermare tranquillamente che il «metus deorum» era efficacissimo per trattenere la folla ignorante e rozza: timore che doveva esser suscitato anche «con la finzione dei miracoli per suggestionare gli animi» (I-19). Fedele ai sui dei doveva quindi mantenersi il popolo romano, perché da essi era stato prescelto per dominare il mondo. Però non ci può sfuggire che questi dei, il cui culto era necessario scrupolosamente osservare, che bisognava onorare con sacrifici e cerimonie religiose, dovevano, alla loro volta, essere … ‘al servizio di Roma’. Più tardi anche Curzio Rufo esprimerà lo stesso parere: il mezzo migliore per tenere a freno la folla è la religione (supertitio); infatti prepotente e volubile quale è, «ubi vana religione capta est», ascolta di più i sacerdoti che i suoi capi. (X-4). ‘Apoteosi’. Molto aveva fatto Augusto per gli dei di Roma, sebbene con scopo prevalentemente politico, nell’interesse dell’impero. Aveva affidato ai poeti il compito di celebrare i riti sacri, aveva promosso cerimonie religiose, aveva restaurato ed eretto templi, tanto che Ovidio non esiterà ad affermare che la «provida cura» dimostrata dall’imperatore aveva obbligato verso di lui perfino gli dei (Fasti – II-61). Infatti non mancò ad Augusto il contraccambio: gli furono conferite tutte le dignità religiose fino a quella di Pontefice Massimo che rendeva la sua persona inviolabile e il suo potere consacrato alla divinità. Il Palatino, dove egli abitava, divenne un luogo sacro, perché accanto alla sua dimora sorgevano un tempio dedicato ad Apollo ed uno a Vesta. Cosa che farà dire all’incredulo Ovidio, il quale durante la sua giovinezza si era maggiormente interessato di acquistarsi il favore delle belle fanciulle anziché quello dell’imperatore, ma che in seguito aveva cercato anch’egli di inserirsi nel “”momento””, celebrando nelle sue Metamorfosi la gloria di Augusto: «in questa sola dimora abitano tre dei» (aeternos tres habet una deos» (Fasti – IV-949). Eccesso di adulazione che, in seguito, si rivelerà, per le disgraziate vicende del poeta, del tutto inutile!”” (pag 127-128-129)”,”RELx-071″ “RENSI Giuseppe, a cura di Nicola EMERY”,”La democrazia diretta.”,”Di Giuseppe Rensi (1871- 1941) Adelphi ha pubblicato ‘Lettere spirituali’ (1987), La filosofia dell’assurdo’ (1991), ‘La democrazia diretta’ apparve per la prima volta nel 1902 col titolo di ‘Gli anciens régimes e la democrazia diretta’. Qui viene riproposta sulla base dell’edizione del 1926, l’ultima licenziata dall’autore. Costretto a rifugiarsi in Svizzera all’indomani della feroce repressione dei moti di Milano del maggio 1898 (i cannoni di Bava Beccaris…), il giovane militante socialista Giuseppe Rensi vi pubblicava nel 1902 la prima edizione di questo libro, che regge benissimo il tempo (…). Osservando i caratteri di tre forme di governo (antico assolutismo, la monarchia costituzionale e le forme “”repubblicane-democratiche moderne””, Rensi si poneva un interrogativo che è rimasto centrale: come impedire che una minoranza organizzata domini sempre una maggioranza disorganizzata? È lo stesso tema che ritroviamo in Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto – e già si delineava in Tocqueville. (…) La critica spietata di Rensi nei confronti dell’assolutismo e della monarchia costituzionale, non è meno corrosiva quando si appunta sulla democrazia rappresentativa: proprio per salvarla dai suoi mali Rensi introdusse – con un occhio alla confederazione svizzera – il tema, provocatorio allora come oggi, della democrazia diretta. (dalla quarta di copertina)”,”TEOP-575″ “RENSI Giuseppe”,”Apologia dell’ateismo.”,”Treccani: ‘RENSI, Giuseppe RENSI, Giuseppe. – Nacque a Villafranca di Verona il 31 maggio 1871 da Gaetano, medico, e da Emilia Wallner, di origini salisburghesi. Nella famiglia paterna, di tradizioni borghesi e benestanti, prevalevano gli interessi di tipo scientifico (ingegnere era il nonno e medico anche il bisnonno). Il padre veniva da un precedente matrimonio, conclusosi tragicamente con la morte della moglie e del figlio; felice fu invece la sua seconda unione coniugale, che vide anche la nascita di una figlia, Teresa, alla quale Rensi rimase sempre molto legato. Dopo gli studi liceali a Verona, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza a Padova e proseguì la sua formazione giuridica a Roma, dove si laureò nel 1893. Iniziò quindi a esercitare la professione di avvocato a Legnago, presso lo studio del noto giurista Achille Fagiuoli, ma nel 1895 – su invito di Filippo Turati – si trasferì a Milano, dove assunse la direzione di Lotta di classe e collaborò con Critica sociale e con la Rivista popolare. Il periodo milanese, caratterizzato dall’attività giornalistica e dall’impegno politico tra le file dei socialisti, si concluse nel 1898, quando Rensi, in seguito ai moti popolari e alle misure repressive che ne derivarono, fu costretto alla fuga nel Canton Ticino. In Svizzera – Paese del quale ottenne la cittadinanza, non senza qualche difficoltà, nel 1903 – conobbe e sposò, nel 1899, la pedagogista Lauretta Perucchi, dalla quale ebbe due figlie, Algisa ed Emilia; riprese a lavorare come avvocato e si dedicò ancora al giornalismo (scrivendo principalmente sulle pagine del Dovere di Bellinzona e dell’Azione di Lugano); fu eletto nel 1905 deputato socialista e, nello stesso anno, fu nominato segretario del Gran Consiglio e del Consiglio di Stato. Negli anni ticinesi videro la luce i suoi primi libri: Una repubblica italiana (il Cantone Ticino), Milano 1899, un volumetto nel quale intendeva dimostrare che «il Ticino […] ha incominciata la sua evoluzione politica autonoma più tardi di molte altre terre italiane, ed ha raggiunto in brevissimo tempo uno stadio di sviluppo democratico di gran lunga più avanzato di quello dell’Italia intera» (p. 32); Gli Anciens régimes e la democrazia diretta (Bellinzona 1902), un’opera – che ebbe una notevole fortuna e più edizioni – nella quale vengono confrontate tra loro le forme di governo antiche e moderne e si propone con forza il modello rappresentato dalla democrazia diretta; Studi e note di filosofia, storia, letteratura, economia politica (Bellinzona 1903), una raccolta di saggi nei quali i temi più diversi sono affrontati in una cornice filosofica di impronta fondamentalmente positivistica. Del periodo svizzero di Rensi va anche ricordata la collaborazione – che andò ben oltre il semplice ruolo di caporedattore – con Coenobium, la rivista luganese «di liberi studi» (fondata nel 1906 da Enrico Bignami e Arcangelo Ghisleri) che costituì, nel panorama culturale europeo del primo Novecento, un vivace laboratorio internazionale di ricerche di carattere principalmente filosofico e religionistico. Tornò in Italia nel 1908, in virtù del mutato clima politico e a seguito dell’insistenza degli amici socialisti, tra i quali -ALT Leonida Bissolati e Anna Kuliscioff. A Verona riprese sia l’attività legale sia quella politica, ricoprendo varie cariche nelle istituzioni locali; ma nel 1911 si allontanò dal Partito socialista e iniziò a dedicarsi alla carriera accademica: nello stesso anno ottenne la libera docenza di filosofia morale a Bologna, nel 1913-14 ebbe l’incarico di filosofia del diritto a Ferrara, nel 1914-16 tenne la cattedra di filosofia al Magistero di Firenze e infine insegnò filosofia morale, nel 1916-18 a Messina e poi, definitivamente, a Genova. Nei primi anni Dieci pubblicò le opere che attestano il passaggio, per quanto riguarda la sua prospettiva filosofica di fondo, dal positivismo all’idealismo; le più importanti sono Le antinomie dello spirito (Piacenza 1910), Il genio etico e altri saggi (Bari 1912) e La trascendenza. Studio sul problema morale (Torino 1914). Con questi scritti si orientò dapprima verso una forma di idealismo immanente di ispirazione hegeliana, per poi approdare invece, sul piano sia teoretico sia etico, a un idealismo fortemente connotato in senso trascendente (nel quale si profila una morale di natura intuizionista e aristocratica che anticipa gli esiti della riflessione etica degli anni Trenta). Ma è verso la metà del medesimo decennio che iniziò ad assumere contorni ben definiti quell’orientamento scettico che Rensi non abbandonò più e che costituisce la cifra caratteristica del suo pensiero. Come egli stesso ricorda: «fu mentre ero all’Università di Messina, intorno al 1916, che acquistai […] piena consapevolezza dell’indole scettica della mia mente e che gli sparsi ingredienti scettici sempre stati presenti nel mio spirito, vennero a fondersi in un tutto armonico e completo. E ciò che produsse in me questa ‘illuminazione’ fu soprattutto la guerra» (Autobiografia intellettuale. La mia filosofia. Testamento filosofico, Milano 1939, pp. 12 s.). Rensi individuò il significato profondo della prima guerra mondiale – e della guerra in generale – nella dimostrazione che non esiste un’unica ragione, tale da creare le basi per un accordo comune e universale, bensì molteplici ragioni distinte e in costante conflitto tra loro (quali sono appunto le singole convinzioni degli individui appartenenti ai Paesi belligeranti). Senonché, questa drammatica ‘scoperta’ della «pluriversalità» – in luogo della pretesa «universalità» – della ragione non poteva non avere, per Rensi, delle precise conseguenze a livello filosofico: tutti i vari aspetti della vita e del pensiero dell’uomo gli apparvero infine, con estrema chiarezza, privi di qualsiasi elemento di natura razionale in grado di garantire un criterio assolutamente valido di univocità e verità. Si impegnò quindi, tra la fine degli anni Dieci e l’inizio degli anni Venti, in una serie di ricerche che miravano a enucleare e a tematizzare l’assenza di ogni fondamento di tipo razionale sul piano metafisico così come sul piano gnoseologico, in ambito etico così come in ambito estetico, delineando al contempo i tratti di una filosofia di matrice scettica e irrazionalistica che si poneva in diretto ed esplicito contrasto con lo spiritualismo di Benedetto Croce e con l’attualismo di Giovanni Gentile. Ma una tale impostazione teorica determinò anche una netta scelta di campo sul piano più strettamente politico: fermamente convinto che l’unico rimedio per risolvere le radicali divergenze di opinione in questioni di ordine sociale – e, nella fattispecie, per porre termine alla delicata e confusa situazione politica dell’Italia del dopoguerra – fosse il ricorso a un fattore extrarazionale, ossia a un atto di forza, egli si attestò, nei primissimi anni Venti, su posizioni di stampo conservatore e autoritario e si avvicinò al fascismo. Numerosi sono i volumi pubblicati da Rensi in questo breve lasso di tempo, tra indagini di tipo squisitamente filosofico e testi di contenuto prevalentemente politico. Sul primo versante vanno certamente ricordati i Lineamenti di filosofia scettica (Bologna 1919), La scepsi estetica (Bologna 1920), Introduzione alla scepsi etica (Firenze 1921) e L’irrazionale, il lavoro, l’amore (Milano 1923); al secondo versante appartengono invece La filosofia dell’autorità (Palermo 1920), L’orma di Protagora. Constatazioni politiche (Milano 1920) e Teoria e pratica della reazione politica (Milano 1922). Di particolare importanza sono i Lineamenti di filosofia scettica, vero e proprio ‘manifesto’ dello scetticismo rensiano, e La filosofia dell’autorità, un testo nel quale vengono del tutto abbandonati gli ideali democratici professati in precedenza e la politica dell’autorità e della forza viene presentata come pienamente coerente con una visione del mondo scettica e irrazionalistica. Allo scetticismo e all’irrazionalismo, nel prosieguo degli anni Venti e durante tutti gli anni Trenta, la riflessione rensiana rimase saldamente ancorata, assumendo però toni sempre più pessimistici. E su questa prospettiva teorica si innestarono, da un lato e in un primo momento, un’elaborazione in senso realistico e materialistico delle problematiche gnoseologiche; dall’altro e in un secondo momento, una spiccata sensibilità religiosa che si intreccia con l’approfondimento delle tematiche etiche. Di questo periodo sono i libri di Rensi più noti. In Interiora rerum (Milano 1924; poi ripubblicato con lievi modifiche e con il titolo La filosofia dell’assurdo, Milano 1937), si sostiene che «scetticismo e pessimismo […] rampollano spontaneamente dalla medesima radice» (p. 12); viene proposta un’interpretazione del reale che ne rivela la natura contraddittoria e il carattere di assurdità; si rifiuta qualsiasi soluzione ottimistica e si individua in un senso tragico della vita l’unico atteggiamento possibile. Apologia dell’ateismo (Roma 1925) e il successivo Apologia dello scetticismo (Roma 1926) sono due volumetti nei quali, rispettivamente, l’ateismo viene visto come «la più alta e pura di tutte le religioni» (p. 99) e le basi scettiche della filosofia rensiana sono esposte in maniera sintetica, ma assai efficace; mentre Il materialismo critico (Milano 1927) è il testo della relazione che Rensi lesse al VII Congresso nazionale di filosofia (che si tenne a Milano nell’aprile del 1926), una relazione – aspramente criticata da Gentile – nella quale, sulla scorta di una lettura realistica di alcuni aspetti del pensiero kantiano, viene affermata la perfetta sintonia esistente tra scepsi e materialismo. La meditazione etica si concentra in Critica della morale (Catania 1935) e nel postumo La morale come pazzia (Modena 1942), nel quale alla critica dell’etica razionalistica e utilitaristica segue l’abbozzo di una «morale superiore, che è prodotto non di sapere, di conoscenza, ma di intuizione, una morale che si presenta come alcunché di insuperabilmente arazionale, impossibile a ridurre a un metro di obbiettività e a un calcolo» (p. 223). Infine, le Lettere spirituali, anch’esse pubblicate postume (Milano 1943), raccolgono una serie di scritti, apparsi su rivista alla fine degli anni Trenta, che esprimono quello che può essere considerato l’approdo ultimo del tormentato percorso intellettuale di Rensi: una sorta di ‘religiosità laica’ consistente in un potente richiamo ai più alti valori morali e spirituali. Ma gli anni Venti e Trenta furono anche segnati, sul piano biografico e non solo, dall’allontanamento dal fascismo e dalle drammatiche conseguenze che ne seguirono. Rensi non abbandonò i propri principi in tema di politica, ma si rese ben presto conto dell’estrema gravità di ciò che stava accadendo in Italia e divenne, almeno dal 1924, un fermo oppositore del regime. Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce; tra il 1925 e il 1927 tentò a più riprese di trovare una collocazione accademica all’estero (in particolare in Svizzera, tramite i buoni uffici del politico ticinese Evaristo Garbani Nerini) per poter espatriare; nel 1926 pubblicò Autorità e libertà (Roma 1926), un volume di filosofia politica dal quale traspariva chiaramente il suo dissenso. La reazione non si fece attendere: nel 1927 fu sospeso una prima volta dall’insegnamento; nel 1930 fu arrestato insieme con la moglie, scarcerato dopo quasi tre mesi grazie a uno stratagemma escogitato dall’amico Emanuele Sella (il quale fece uscire sul Corriere della sera un falso necrologio) e da ultimo scagionato dopo un periodo di confino a Levanto; nel 1934 dovette rinunciare definitivamente alla cattedra e fu relegato al Centro bibliografico dell’Ateneo genovese. Morì a Genova il 14 febbraio 1941, dopo un breve ricovero in ospedale e un intervento chirurgico. Durante il suo funerale, la polizia impedì ai presenti di seguire il carro funebre fino al cimitero di Staglieno. Fonti e Bibl.: Presso l’Università di Milano è conservato il Fondo G. R., che comprende sia materiali manoscritti e a stampa, sia documenti di carattere epistolare (cfr. Fondo G. R. Inventario con una scelta di lettere inedite, a cura di L. Ronchetti – A. Vigorelli, Milano 1996). Tra i numerosissimi scritti dedicati a Rensi dopo la sua morte, si segnalano in particolare i seguenti: G. R. Atti della Giornata rensiana (30 aprile 1966), a cura di M.F. Sciacca, Milano 1967; A. Santucci, Un «irregolare»: G. R., in Rivista di filosofia, LXXV (1984), pp. 91-130; L’inquieto esistere. Atti del Convegno su G. R. nel cinquantenario della morte (1941-1991), a cura di R. Chiarenza et al., Genova 1993; N. Emery, Lo sguardo di Sisifo. G. R. e la via italiana alla filosofia della crisi, Milano 1997; F. Mancuso, L’itinerario intellettuale di G. R. nelle lettere inedite a Guglielmo Ferrero (1902-1928), in Nuova Antologia, ottobre-dicembre 1998, pp. 218-253; P. Serra, Il pensiero politico di G. R. Tra dissoluzione del socialismo e formazione dell’alternativa nazionalista (1895-1906), Milano 2000; G.M. Barbuto, Nichilismo e Stato totalitario. Libertà e autorità nel pensiero politico di Giovanni Gentile e G. R., Napoli 2007; F. Meroi, G. R. Filosofia e religione nel primo Novecento, Roma 2009; P. Macaluso, G. R. sognava la Svizzera. Il carteggio con Evaristo Garbani Nerini, in Il Cantonetto, febbraio 2013, pp. 49-62. © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani – Riproduzione riservata’”,”FILx-004-FAP” “RENTON David”,”Trotsky.”,”RENTON David è Seniro Research Fellow in storia alla Sunderland University. Ha scritto pure ‘Classical Marxism: Socialist Theory within the Second International’ Lettera aperta di Trotsky (autunno 1915) a Jules Guesde per molti anni il rappresentante del marxismo francese ma ora ministro della guerra della Francia. (“”hai trasformato il partito socialista in un docile coro che accompagna i corifei dei briganti capitalisti… scendi dalla tua automobile militare…””) (pag 58)”,”TROS-226″ “RENTON David EADEN James”,”The Communist Party of Great Britain since 1920.”,”David Renton has taught at Rhodes University, South Africa and is a history lecturer at Edge Hill College. His recent books include Fascism: Theory and Practice and Fascism and Anti-Fascism in Britain in the 1940s. Acknowledgements, Notes, Introduction, Primary e Secondary sources, Conclusion, Bibliography, Index,”,”MUKx-007-FL” “RENZI Dario BISCEGLIE Anna”,”Rosa Luxemburg. Con un nuovo saggio di Dario Renzi.”,”Dario RENZI è nato a Napoli nel 1952 e dirige il Centro Studi Utopia e la rivista Utopia socialista. Ha scritto ‘Essenza umana e religione’ (2000) ‘Pace e rivoluzione’ (2001) e altro. Anna BISCEGLIE (Torino 1967) è segretaria di redazione della rivista Utopia socialista. Ha curato le raccolte di scritti di R. Luxemburg ‘Lettere d’amore e d’amicizia’ (2003) e ‘Lettere contro la guerra’ (2004). Teoria imperialismo e sottosviluppo (pag 157). La catastrofe, il crollo. Rosa Luxemburg e ‘L’ accumulazione del capitale’. Il rapporto necessario tra l’ ambiente capitalistico e quello non-capitalistico. “”E nel II (libro del Capitale, ndr): “”Al di fuori di questa classe (capitalistica) non esiste secondo la nostra ipotesi – dominio generale ed esclusivo della produzione capitalistica – altra classe che la lavoratrice”” (p. 321). In queste condizioni è chiaro che nella società attuale non esistono che i capitalisti con la loro appendice e i salariati, impossibile trovare altri ceti, altri produttori e consumatori di merci, e l’ accumulazione capitalistica, come ho cercato di rappresentarla, si trova posta davanti al problema insolubile di cui parlavamo. Gira e rigira, finché si rimane fissi all’ipotesi che nella società non esistano altri strati al di fuori dei capitalisti e dei lavoratori, riesce impossibile ai capitalisti come classe di smaltire le loro merci eccedenti per trasformare il plusvalore in denaro e così accumulare capitale””. (pag 160) “”La rinnovatrice del marxismo, osservando ai raggi X la politica delle cannoniere, anticipa i tempi segnalando che, attraverso le commesse statali, gli armamenti sono non solouna favolosa fonte di profitt, mentre seminano morte e distruzione, ma creano anche le condizioni per un nuovo mercato. ‘(…) L’ accumulazione in un ambiente esclusivamente capitalistico è impossibile. Di qui, fin dal primo momento della storia del capitalismo, la spinta all’espansione in strati e paesi non capitalistici, la rovina dell’ artigianato e dell’ economia contadina, la proletarizzazione dei ceti medi, la politica coloniale, la “”politica dell’ apertura dei mercati””, l’ esportazione di capitale. Solo attraverso questa continua espansione in nuovi campi di produzione e in nuovi paesi, l’ esistenza e lo sviluppo del capialismo sono stati da allora possibili. Ma l’ espansione porta, nella sua spinta mondiale, all’ urto fra il capitale e le forme sociali precapitalistiche. Di qui violenza, guerra, rivoluzione, insomma catastrofe, elemento di vita del capitalismo dal suo nascere al suo tramontare’.”” (pag 164-165)”,”LUXS-043″ “RENZI Dario”,”La lunga marcia del trotskismo. 1, Dalle sconfitte delle rivoluzioni al dopoguerra.”,”RENZI Dario”,”TROS-221″ “RENZI Dario”,”La nuova epoca e il marxismo rivoluzionario. Volume primo.”,”RENZI Dario”,”TROS-231″ “RENZI Dario”,”La nuova epoca e il marxismo rivoluzionario. Volume secondo.”,”RENZI Dario”,”TROS-232″ “RENZI Dario / TROTSKY Leon”,”””Rivoluzione permanente””: storia e interpretazione della teoria / Trotskij: “”Sulla seconda guerra mondiale””.”,”Trotsky 1940: “”L’unificazione economica è per l’Europa una questione di vita o di morte. Il compimento di questo compito appartiene tuttavia non ai governanti attuali ma alle masse popolari, dirette dal proletariato. L’Europa deve diventare gli Stati Uniti Socialisti se non vuole diventare la tomba della vecchia civiltà. Un’ Europa socialista proclamerà l’indipendenza totale delle colonie, stabilirà con esse delle relazioni economiche fraterne e passo dopo passo, senza la minima vilenza, con l’esempio della collaborazione, le farà entrare in una federazione socialista mondiale. L’Unione Sovietica, liberata dalla casta dirigente, si unirà alla federazione europea che l’aiuterà a raggiungere un livello superiore di sviluppo. L’economia dell’Europa unificata funzionerà come un tutto. La questione delle frontiere provocherà meno difficoltà di quanto oggi provoca la questione delle divisioni amministrativer interne a un paese. Le frontiere all’interno della nuova Europa saranno liberamente determinate in funzione della lingua e delle culture nazionali, dalle popolazioni interessate”” (pag 85)”,”TROD-288″ “RENZI Dario GUIDI Claudio ANFOSSI Riccardo NERI Piero LY MAMADOU DI-STEFANO Leonardo SOMMELLA Vincenzo LONGOBARDO Carla, con la collaborazione di Antonella SAVIO Nino DEMARINIS Lorenzo GORI Beniamino VITALE Luca STANCHIERI”,”Il libro rosso del socialismo. Speranze – Ideali – Libertà.”,”C’è un grande inganno da svelare: il sedicente comunismo è stato la negazione del comunismo. E lesue prime vittime sono stati comunisti. Ma c’è anche da raccontare la molteplicità dei marxismi rivoluzionari: il bolscevismo non è stato l’unico né il migliore. Basta pensare a Rosa Luxemburg… Le rivoluzioni, borghesi e proletarie, ingenue o profetiche, hanno segnato il secolo che si chiude e meritano di essere conosciute e riconosciute, per i loro tratti di fondo, per gli insegnamenti e i drammi che ci consegnano. Il socialismo come teoria e come lotta, come speranza e come possibilità concreta, ha bisogno di spirito critico e di innovazione, di verità storica e slancio militante.”,”SOCx-009-FL” “RENZI Dario GUIDI Claudio, a cura di Anna BISCEGLIE”,”Democrazia un orizzonte insuperabile? Claudio Guidi intervista Dario Renzi.”,”Dario Renzi, studioso militante del marxismo e dei suoi principali sviluppi nel ‘900, dirige il Centro ricerca e formazione di Socialismo Rivoluzionario e la rivista Socialismo o Barbarie. Dario Renzi è nato a Napoli nel 1952.”,”TEOP-065-FL” “RENZI Dario, a cura di Francesca FABENI”,”Pace e rivoluzione.”,”Dario Renzi, studioso militante del marxismo e dei suoi principali sviluppi nel ‘900, dirige il Centro ricerca e formazione di Socialismo Rivoluzionario e la rivista Socialismo o Barbarie. Dario Renzi è nato a Napoli nel 1952.”,”TEOP-066-FL” “RENZI Dario BISCEGLIE Anna”,”Rosa Luxemburg.”,”Anna Bisceglie, collaboratrice del Centro ricerca e formazione di Socialismo Rivoluzionario, laureata in filosofia all’Università di Torino con una tesi su Rosa Luxemburg, è autrice della prima parte di questo libro, La vita e l’opera, un profilo biografico appassionato. Dario Renzi, studioso militante del marxismo e dei suoi principali sviluppi nel ‘900, dirige il Centro ricerca e formazione di Socialismo Rivoluzionario e la rivista Socialismo o Barbarie.”,”LUXS-001-FL” “RENZI Dario, a cura di Lorenzo GORI, contributi di Stefano CAMPANI Sibilla CAROPPO Francesca FABENI Valentina GIUSTI Lorenzo GORI Marco LOMBARDI Piero NERI Claudio OLIVIERI”,”Le disavventure della rivoluzione socialista. Lezioni su Rosa Luxemburg, Lenin, Trotsky, Moreno e altri.”,”Dario Renzi (Napoli, 1952) è il principale fondatore e ispiratore della Comune umanista socialista della cui rivista teorica è direttore. Foto di manifestazioni operaie in varie parti del mondo e foto-ritratti di personalità del movimento operaio e socialista internazionale”,”LUXS-084″ “REPACI Antonino”,”Sessant’anni dopo. 28 ottobre 1922: il giorno che stravolse l’ Italia.”,”A. REPACI (Torino, 1910) dopo la laurea in giurisprudenza, intraprende la carriera forenze che abbandona nel 1939 per entrare nella magistratura. Partecipa alla lotta di liberazione e poi svolge la sua carriera all’ interno del mondo giudiziario occupandosi di crimini commessi da fascisti e collaborazionisti. Entra nel Movimento Federalista Europeo. Si dedica allo studio del fascismo. “”Già nel discorso tenuto alla camera il 21 giugno 1921, Mussolini aveva rivolto un “”vieni meco”” ai popolari, richiamandoli al dovere di risolvere la questione romana. Da questa situazione scaturì quello che venne chiamato il clericofascismo, cioè il polarizzarsi delle posizioni clericali verso aspirazioni restauratrici. Si noti il parallelismo: di fronte al pericolo di una restaurazione democratica, cui partecipassero popolari e socialisti ravveduti, Giolitti aveva optato per il fascismo. Come lui optarono le classi dirigenti; come lui optarono il Vaticano e i clericali. Nel giugno 1922 il deputato Cornaggia Medici lasciò il PPI e fondò una Unione Costituzionale Italiana, che rappresentava una vera e propria secessione del Partito stesso. Le prime avvisaglie sul piano parlamentare si ebbero il 19 luglio, quando tra lo stupore e il risentimento dei deputati del gruppo popolare, un loro collega, il Buoncompagni Ludovisi, presentò un ordine del giorno contrario a quello del Longinotti, sostenendo non essere quello il momento adatto per la collaborazione coi socialisti.”” (pag 116)”,”ITAF-165″ “REPACI F.A.”,”La finanza italiana nel ventennio, 1913-1932. La gestione del bilancio, del patrimonio e della tesoreria dello Stato.”,”Spese di guerra e servizi pubblici. “”Nel periodo 1915-1916 – 1918-1919 le spese di guerra assorbivano, in media, il 73 %, con un massimo di 83.94 nel 1917-1918; circa la metà (51%) nel periodo successivo, toccando ancora la punta massima del 65.43% nel 1920-1921, nel 1923-1924 – 1926-1927, il 14,32%, e sempre declinando il 6.5% nel 1927-1928 – 1930-1931; per ridursi al 5.50% nell’ ultimo esercizio. Durante la guerra e nell’ immediato dopo-guerra, di conseguenza, si assottigliano le spese per interessi di debiti e più ancora quelle per gli altri servizi; la percentuale di questi ultimi dal 71.33% nel 1913-14 toccò un minimo del 10.35 % nel 1917-18; lentamente nel 1923-1924 si è raggiunto il 50,37%; per raggiungere nel 1930-1931 la percentuale dell’ anteguerra e sorpassarla col 73.11% nel 1931-1932.”” (pag 76)”,”ITAE-113″ “REPACI Antonino”,”La marcia su Roma. Mito e realtà. Volume I.”,”Antonino Repaci noto per i suoi scritti di carattere giuridico e storico. (pag 9) Foto di ferrovieri e postelegrafonici fascisti, Manifesto della mobilitazione, Foto di Leandro Arpinati (in inserto fotografico) Assalto fascista a Genova e capitolazione delle organizzazione operaie “”L’assalto al Consorzio venne effettuato – parallelamente a quanto s’era verificato a Milano – dopo che lo sciopero era cessato e dopo che le squadre fasciste avevano compiuto una vasta opera distruttrice, che dell’assalto stesso doveva costituire soltanto la premessa. (…)”” (pag 54-55) “”L’atteggiamento di Mussolini e dei suoi seguaci nei riguardi del Governo è quello che maggiormente rivela la abilità del giuoco del condottiero fascista. E’ un giuoco sottile, fatto di sfumature, di sottintesi, di lusinghe e di ricatti, di impertinenti sfide e di dolci inviti dietro le quinte, ove si dice per non essere creduti e si tace per ingenerare sospetti, ma agendo sempre per mantenere la incertezza: guerra dei nervi, si direbbe ai giorni nostri. Giustamente osserva Angelo Tasca che: «Mussolini e i suoi amici a partire dal mese d’agosto sottopongono l’opinione pubblica italiana e il governo a una doccia scozzese di minacce e di smentite rassicuranti (841)». Mussolini voleva, come primo obiettivo, screditare il Governo di fronte all’opinione pubblica e indebolirlo lavorando sulle contrastanti forze che lo componevano. L’obiettivo finale era di impadronirsene, ma non è da credersi – giova ripeterlo – che egli intendesse giungervi con la insurrezione a tutti i costi: fra gli «arrabbiati» tipo Michele Bianchi, che puntavano sul fatto rivoluzionario, e i «moderati» tipo Grandi, che puntavano sulle vie legali, Mussolini si manteneva su una posizione possibilista, nella quale la presa del potere per vie legali non era affatto scartata a priori, e quella insurrezionale aveva unicamente la funzione integrativa di cui si è già detto”” (pag 376-377); “”Uno dei canoni della tattica mussoliniana consistette – già si è osservato – nel voler mantenere una studiata ambiguità rispetto ai maggiori esponenti e ai gregari del suo Partito. Si è anche rivelato il possibilismo al quale egli si ispirò nel convegno di Milano del 13 agosto: possibilismo che mantenne fino all’altro convegno tenuto pure a Milano il 16 ottobre, del quale si dirà al capitolo XX. Il 24 agosto, nel corso di una ristretta riunione di fascisti della località balneare di Levanto – dove stava trascorrendo le vacanze estive con la famiglia – Mussolini ebbe a dire: “”Voi sapete che io amo più i fatti delle parole. Il momento per noi è propizio; anzi direi fortunato. Se il Governo sarà intelligente, ci darà il potere pacificamente; se non sarà intelligente, lo prenderemo con la forza. Dobbiamo marciare su Roma per toglierla di mano ai politicanti imbelli e inetti. Quando la campana suonerà, marceremo come un sol uomo”” (862). E’ questa l’unica, se autentica, dichiarazione resa non agli intimi, in cui Mussolini si sia sbilanciato più del solito, senza peraltro rivelarsi appieno. L’unico al quale praticamente Mussolini aprì l’animo suo fu Michele Bianchi. Questi narra di avere avuto un colloquio con Mussolini a Milano ai primi di settembre (ma deve trattarsi di settembre inoltrato, perché a quell’epoca le trattativa con Giolitti, tramite Corradini e Lusignoli non erano certamente iniziate), nel corso del quale il capo del fascismo gli espose la propria decisione di intraprendere la via insurrezionale, ma nel contempo di tenere a bada Giolitti col tergiversare nelle trattativa (863). Soltanto il 29 settembre Mussolini si decise a dare l’annuncio della prossima insurrezione a un ristretto gruppo di gerarchi: Bianchi, Balbo, Bastianini, Ciano, De Vecchi, Dudan, Marinelli, Postiglione, Rocca e Terruzzi. Così almeno riferiscono il Chiurco (864), Pietro Mariani (865), e A. Benedetti (…)”” (pag 384-385) Acquiescenza del Vaticano verso l’azione insurrezionale fascista “”Infine, il 20 ottobre, il PPI [Partito Popolare Italiano] lanciò un appello al Paese, in cui si segnalava la debolezza del Governo, il disprezzo dello Statuto, i pericoli di una situazione economica precaria e quelli che sarebbero scaturiti da una chiamata alle urne in un clima di violenza. Dopo avere riaffermato la propria fedeltà ai principi cristiani e alle leggi costituzionali dello Stato, si affermava il dovere di tutti di non abbandonare il proprio posto di combattimento (702). Questo nobile documento è l’ultima manifestazione attiva del PPI prima della insurrezione fascista. Esso provocò questo penetrante e cavalleresco commento da parte del Partito repubblicano, che del PPI era sempre stato fierissimo avversario: «Il partito popolare colpisce il segno delle crisi politica attuale… Quale atteggiamento prendono i partiti di fronte a esso? ecco il problema. I popolari dicono che bisogna difendere le istituzioni democratiche, che poi dovrebbero essere quelle che ci reggono. La dichiarazione è importante per un particolare valore storico che essa assume in bocca a un partito vissuto finora in un’equivoca atmosfera di confessionalismo; ma la recente circolare del Vaticano che mira a isolare sempre più nel mondo cattolico il partito popolare, accelera quel processo di chiarificazione che don Sturzo era stato finora molto restio a enunziare coraggiosamente…”” (703). Ma ecco che proprio la mattina del 28 ottobre, tutti i giornali pubblicano una «lettera del Papa ai vescovi», nella quale si invita tutto il clero a intensificare l’opera di pacificazione, con l’esortare i fedeli a limitare e a sacrificare i propri desideri per il pubblico bene, ispirandosi ai principi cristiani della carità ecc. (704). Sarà puro caso; ma certo si è che la pubblicazione di un tale documento proprio in quel giorno, poté e può far pensare a un invito alla non resistenza, e anche alla acquiescenza verso l’azione insurrezionale fascista (705)”” (pag 324-325)”,”ITAF-372″ “REPACI Antonino”,”La marcia su Roma. Mito e realtà. Volume II.”,”Tutti i documenti riportati in questo secondo volume (prima parte) provengono dall’Archivio Sciolla Lagrange Pusterla, unica erede di Luigi Facta. Questi documenti sono inediti. L’archivio deve essere ancora ultimato. Dall’indice: Socialisti comunisti e mondo operaio (Cap. XII, pag 193-216, 1° volume) Cattolici e poplari (Cap. XV, pag 277-326) I padroni del vapore (Cap. XVI, pag 327-348) Verso l’insurrezione (Cap. XVIII, 361-367)”,”ITAF-373″ “REPACI Antonino”,”Da Sarajevo al «maggio radioso». L’Italia verso la prima guerra mondiale.”,”Antonino Repaci è nato a Torino il 9 novembre 1910. Laureatosi in giurisprudenza nel 1932 presso l’Università di Torino, intraprese la carriera forense che abbandonò nel 1939 per entrare nella magistratura. Nel 1941 è assegnato alla Procura presso il Tribunale di Cuneo, ove conobbe Duccio Galimberti di cui divenne stretto collaboratore e col quale compose un Progetto di costituzione federale europea. Dopo aver partecipato alla lotta di liberazione, riprese il servizio presso il Tribunale di Torino e poco dopo venne designato quale Pubblico Ministero presso la Corte d’Assise di Cuneo in processi contro collaborazionisti e fascisti accusati di crimini. Nella stessa città fondò con Dino Giacosa e Spartaco Beltrand la sezione locale del Movimento federalista europeo. Rientrato a Torino presso quel Tribunale, incominciò a dedicarsi allo studio della storia contemporanea. Promosso consigliere della Corte d’Appello nel 1962, venne assegnato a Ivrea quale procuratore della Repubblica; nel 1966 venne nominato sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Torino. Attualmente (1985) è in pensione col titolo di procuratore generale presso la Corte di cassazione. Tra le sue opere pubblichiamo: ‘Fascismo vecchio e nuovo’ (1954), ‘Giolitti e Frassati di fronte al fascismo’ (1960), ‘La marcia su Roma’ (1972), ‘Sessant’anni dopo’ (1982) e in collaborazione con C. Navone, ‘Dio e Popolo (Antologia del Risorgimento e della Resistenza)’ (1961) vincitore del premio Città di Bologna. “”Parlare il meno possibile di politica estera e limitarsi a ripetere il ritornello della neutralità”” “”Dell’incontro con [Rennell] Rodd, avvenuto il 13 agosto, riferisce Salandra in un telegramma a San Giuliano, dicendo che anche l’ambasciatore britannico concordava con lui sul carattere prematuro del passo ufficiale; che comunque egli, Salandra, espresse l’opinione personale che concepiva la politica italiana in intesa con l’Inghilterra e con la Russia per garantirsi contro la supremazia austriaca e quella francese (134). Risponde San Giuliano il giorno appresso. Il testo è importante per quanto si dirà fra poco. Eccolo: «Benedico la mia attuale indisposizione, perché mi pare che ci faciliti la tattica temporeggiatrice. Sarebbe pericolosa follia ingolfare l’Italia in una guerra di esito incerto, entre tra pochi giorni la grande battaglia imminente sul teatro della guerra franco-tedesca ci permetterà probabilmente di fare previsione fondate, e mentre pare dalle notizie dei giornali che non potremmo per ora fare assegnamento sulla flotta anglo-francese, perché diretta verso i Dardanelli per premere anzitutto sulla Turchia. E in ogni caso, prima di qualsiasi atto palese, è necessario avere con la massima segretezza stipulato a Londra precisi accordi politici e militari. Inoltre occorre sentire che cosa ci diranno Macchio e Bollati. Prega perciò i colleghi e tutti di parlare il meno possibile di politica estera e di limitarsi a ripetere il ritornello della neutralità» (135). Questo telegramma fu spedito alle ore 14.30; ma alle 8.15 San Giuliano ne aveva inviato un altro, col quale prospettava una situazione favorevole agli Imperi centrali e manifestava il dubbio che Vienna e Berlino sospettassero dell’esistenza di contatti con l’Intesa (136). Questa la linea di condotta del San Giuliano, il quale, in un colloquio con Krupenskij del 15 agosto, si mantenne sulle generali, limitandosi a raccomandare prudenza e pazienza (137). Peraltro anche Grey si manifestò concorde con questa linea (138). Con gli Imperi centrali i rapporti erano ispirati a correttezza e anche ad apparente cordialità. Ma questa era la maschera: ben diverso era il volto. (…) Pur nella diversità di atteggiamenti, Berlino e Vienna consideravano decaduto il trattato della Triplice Alleanza, e si adoperavano – perduta la speranza di un intervento italiano al loro fianco – a temporeggiare, mostrando buon viso agli ambasciatori e alla Consulta, e menando il can per l’aia con cavilli e vaghe promesse. Uno loro tentativo di offrire Nizza e Tunisia andò a vuoto; e non ci riprovarono più (140). La Gemrania, che in un primo momento aveva consigliato la riluttante Austria a trattare compensi, nella seconda metà di agosto, sotto l’influsso delle vittorie all’ovest, mutò atteggiamento, adeguandosi anche ai suggerimenti di Flotow (141), come risulta da un significativo telegramma di Bethmann-Hollweg (142). Su queste basi il governo di Vienna – già peraltro orientato in tal senso – si dimostrò disposto ad accettare una interpretazione elastica e non impegnativa dell’art. VII: e così, su istruzione dei rispettivi governi, Flotow e Macchio si presentarono a San Giuliano per comunicargli questa decisione. Ma i successi militari sulla fronte occidentale resero un po’ troppo euforici il Cancelliere e il suo Segretario agli Esteri Jagow. Questi, il 31 agosto, scriveva a Flotow di non parlare più di “”Trentino””, ma di menare il can per l’aia. Perfetta sintonia col governo tedesco si trova anche nell’autorevole Tisza, il quale, in una lettera a Berchtold del 24 agosto, consiglia di conservare ai negoziati la maggiore elasticità possibile, fermo restando che la Duplice Monarchia non cederà «chicchessia» del proprio territorio”” (144) (pag 233-235)”,”ITAD-145″ “REPETTO Federico”,”Postcapitalismo? Ricostruzione di un concetto-limite della teoria marxiana dei modi di produzione.”,”Questo lavoro è la riduzione e insieme la rielaborazione della tesi di dottorato scritta sotto la direzione di Marc Ferro (directeur de thèse) e grazie ai consigli e agli stimoli critici del compianto Pierre Souyri, e discussa all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi sotto la presidenza di François Chatelet (président du jury de thése). Ringraziamenti al professor Norberto Bobbio e al professor Salvatore Veca. “”Il “”capitalismo finanziario”” del giovane Hilferding come matrice della successiva teoria del “”capitalismo organizzato”” (…) “”La nuova ortodossia marxista del leninismo (…) ha come testo base ‘L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’ di Lenin, che fornisce la falsariga più nota e popolare per una divisione in fase del corso storico storico moderno. A fianco ad essa – meno conosciuta, ma più libera nei movimenti – è cresciuta la tradizione del “”capitalismo organizzato””. È interessante osservare che questa ultima ha in comune un antenato con la teoria dell’imperialismo, e cioè il “”capitalismo finanziario”” di Hilferding (1, cap. 5)”” (pag 113). “”Il capitalismo organizzato”” e la deviazione dall’orientamento storico marxista nell’ultimo Hilferding. L'””ultraimperialismo”” di Kautsky e il “”capitalismo organizzato”” di Hilferding a cavallo della prima guerra mondiale. Abbiamo visto che nel ‘Capitale finanziario’, nascosti da stratagemmi teorici ortodossi, si celavano gli elementi di un nuovo quadro storico. Pochi anni dopo la sua pubblicazione, Karl Kautsky espose alcune tesi sul corso storico moderno che contenevano spunti per una rottura con la concezione unidirezionale della storia. In una serie di articoli del 1914-1915, di cui il primo fu ‘L’imperialismo’, comparso sulla “”Neue Zeit”” nel 1914, egli affermava che l’espansionismo territoriale imperialista non era la sola possibilità per la società capitalistica, non era un’unica risposta all’esigenza necessaria dell’espansione economica. Si poteva ipotizzare che la politica d’intesa e di regolazione attraverso negoziati passasse dalla sfera dei cartelli alla sfera della politica estera capitalistica. Egli ipotizzava dunque una politica internazionale ‘ultracapitalistica’, che rinunciasse tanto al riarmo che alla guerra tra paesi industrializzati, per assicurare invece pacificamente alla comunità capitalistica la possibilità di disporre delle materie prime indispensabili e in generale del mercato mondiale (1 cap. 6). Questa politica avrebbe potuto allontanare ancora per un periodo relativamente lungo non solo il “”fallimento economico del capitalismo”” – fenomeno che però Kautsky considerava assai improbabile a causa sia dell'””elasticità”” e della capacità di adattamento del MPC (modo di produzione capitalistico, ndr), sia della capacità di anticipazione dell’azione politica operaia (2 cap. 6) -, ma anche il suo “”fallimento morale””. “”L’ultraimperialismo – dunque potrebbe inaugurare un’era di nuove speranze e aspettative nell’ambito del capitalismo”” (3 cap. 6). Si tratta, come si vede, se non proprio di una deviazione, almeno di un giro vizioso, di un ‘detour’, del corso storico del capitalismo-socialismo. Quest’ultimo, nella prospettiva ortodossa, era caratterizzato da una esasperazione continua del conflitto di classe: tutte le fasi che si rendono necessarie dopo la fase liberale possono essere giustificate solo come sviluppo o maturazione effettiva della bipolarizzazione sociale e dall’alienazione universale. ‘In realtà’, la capacità di reazione non solo economica, ma anche politica che Kautsky suppone nell’ ultraimperialismo rende sempre più il socialismo una missione ‘soggettiva’, un progetto di parte (4 cap.6)”” (pag 113; 133) [Federico Repetto, ‘Postcapitalismo? Ricostruzione di un concetto-limite della teoria marxiana dei modi di produzione’, Tirrenia Stampatori, Torino, 1981] [(1 cap.5) È Lenin stesso che, nel suo famoso “”saggio popolare””, riconosce la sua dipendenza da Hilferding pur differenziandosi soprattutto coll’insistere sulla concentrazione del capitale e sulla ‘oggettiva’ crescita di scala della ‘produzione’ monopolistica, laddove Hilferding insiste soprattutto sulla centralizzazione finanziaria e sul ruolo cosciente delle banche, partendo soprattutto dalla ‘circolazione finanziaria’ come fattore ‘soggettivo’ della razionalizzazione capitalistica. Su ciò cfr. anche l’ ‘Introduzione’ di Giulio Pietranera a R. Hilferding, ‘Il capitale finanziario’, Feltrinelli, Milano, 1972, p. XXXIX segg.; (1 cap. 6) Il saggio in questione è sgtato tradotto con altri coevi in Karl Kautsky, ‘L’imperialismo’, Laterza, Bari, 1980; sull’ultraimperialismo cfr. in particolare pp. 27-30; sugli accordi commerciali internazionali pp. 215 segg. (si tratta però di un altro articolo, del 1915); (2 cap. 6) Cfr. op. cit, pp. 122-123 e 150-151 (articoli del 1915); (3 cap. 6) Op. cit., p. 130; (4 cap. 6) Kautsky era ben lontano dall’ammettere esplicitamente una concezione del genere. Essa tuttavia era in qualche modo contenuta in nuce nella sua distinzione tra condizioni oggettive del socialismo (sviluppo delle forze produttive, che ormai erano già date da tempo, e condizioni soggettive, che erano secondo lui il problema della sua epoca (cfr. op. cit., pp. 124-125] Hilferding e la teoria del “”capitalismo organizzato”” ai tempi dell’esperienza di Weimar. “”Anche Hilferding sarebbe arrivato ben presto alle posizioni già propagandate da Kautsky a partire dal 1914-1915. Accostare il partito socialdemocratico revisionista, l’SPD, dopo la parentesi nell’USPD ortodossa, e aderire alle regole politiche della Repubblica di Weimar e dell’obbiettivo prioritario del mantenimento della pace e della democrazia implicava per lui un notevole mutamento di prospettiva. A questo mutamento corrisponde il concetto di “”capitalismo organizzato””. G.E. Rusconi, nel suo fondamentale saggio sulla Repubblica di Weimar’, ci informa che «il termine ‘capitalismo organizzato’ appare in Hilferding per la prima volta con significato univoco in un articolo del 1915» (10). Secondo tale articolo si va verso «una società a economia organizzata, certo, ma in modo autoritario (‘herrschaftlich’), non democratico, al cui vertice starebbero i poteri unificati dei monopoli capitalisti e dello stato sotto i quali le masse lavoratrici si articolerebbero in modo gerarchico come funzionari della produzione. Invece del superamento della società capitalistica tramite il socialismo si avrebbe la società di un capitalismo organizzato, società adattata meglio che nel passato ai bisogni immediati materiali delle masse» (11). Il capitalismo organizzato non sarebbe dunque che una applicazione storica concreta del caso limite di “”cartello generale”” – l’interessante novità concettuale che abbiamo rilevato nel ‘Capitale Finanziario’. Tuttavia qui la concezione del corso storico non è ancora cambiata: il capitalismo organizzato può essere impiegato ‘solo’ dalle classi dominanti come forma nuova del loro dominio, come mezzo d’integrazione della classe operaia; esso non appare ancora come il terreno in cui si esercita fin da subito la capacità d’organizzazione della classe operaia. Così pure la democrazia non appare ancora come il terreno istituzionale che rende possibili i cambiamenti sociali o la determinazione attiva del corso storico, secondo la concezione di Kautsky. Rusconi osserva giustamente che è un diverso modo di intendere la questione del potere (‘Frage zur Macht’) che determina il passaggio dall’ortodossia alla nuova maniera. Nel ‘Capitale Finanziario’ si diceva che la questione di sapere a chi toccherà il controllo cosciente della produzione e a chi la produzione stessa ‘è una questione di rapporti di forza’; dopo la guerra Hilferding specificherà questa posizione nel senso che, se solo i rapporti di forza decidono a chi appartiene il controllo, nei regimi parlamentari si tratterà propriamente di rapporti di forza partitico-elettorali e legale-istituzionali (12). Nei saggi di Hilferding degli anni Venti (13) troviamo dunque i temi propri del ‘Capitale Finanziario’, integrati dall’idea di democrazia come terreno della transizione e con una forte sottolineatura del carattere stabile dell’economia del capitalismo organizzato rispetto a quello liberale: quando egli ammette che «l’instabilità dei rapporti di produzione capitalistici è diminuita , le crisi, o almeno le loro ripercussioni sui lavoratori, si sono mitigate» (14), manca il richiamo rituale agli effetti che la legge della caduta tendenziale del profitto non mancherà in ultima istanza di produrre. Il problema non è più quello di superare l’anarchia della libera concorrenza, che la direzione cosciente dell’economia da parte della classe capitalista cerca ormai con crescente successo di regolare, ma di superare la “”contraddizione aperta”” tra il ‘carattere regolato cosciente dell’economia”” e i “”fondamenti opposti della proprietà””, ereditati dalle epoche precedenti del capitalismo inorganizzato, e di trasformare «un’economia organizzata in modo gerarchico in un’economia organizzata in modo democratico» (15)”” (pag 135-136) [Federico Repetto, ‘Postcapitalismo? Ricostruzione di un concetto-limite della teoria marxiana dei modi di produzione’, Tirrenia Stampatori, Torino, 1981] [(11) Citato da Rusconi, op.cit., p. 179. L’articolo di Hilferding è ‘Arbeitermeinschaft der Klassen?’, nel “”Vorwârts”” del 12 ottobre 1915; (12) Cfr. Rusconi, op. cit., p. 180; (13) Due ci sembrano particolarmente significativi ai fini dell ansotra analisi: ‘Die Probleme de Zeit’ del 1924, che apre il primo numero di ‘Die Gesellschaft’, la rivista animata da Hilferding, e ‘Die Aufgaben der Sozialdemocratie’, che è il suo intervento al congresso socialdemocratico di Kiel del 1927, pubblicato in ‘Protokoll über die Verhandlungen des SPD-Parteitage’, Kiel, 1927; (14) ‘Die Probleme der Zeit’, cit, p. 2; (15) Op. cit., p. 3. in ‘Aufgaben ecc.’, cit., pp. 168-169, egli afferma addirittura: «Capitalismo organizzato signfica in realtà la sostituzione del principio capitalista della produzione pianificata… Se tale è la situazione, allora sono evidentemente l’organizzazione capitalisa dell’economia, da una parte, e l’organizzazione dello stato, dall’altra, che entrano in opposizione e il problema è di sapere quale forma vogliamo dare alla loro penetrazione reciproca». È posta dunque per la nostra generazione «la questione di trasformare con l’aiuto dello stato, con l’aiuto della cosciente regolazione sociale, questa economia organizzata e diretta dei capitalisti in una economia diretta dalla stato democratico». Si tratta cioè della «questione del socialismo»]”,”TEOC-005-FMB” “RESAZ Radames”,”Se avanzo, seguitemi.”,”Radames RESAZ nasce a Fiume il 1° aprile 1920 e muore a Napoli il 22 aprile 2000. Spartachisti (pag 33) “”Libertà vo’ cercando ch’è si cara come sa chi per lei vita rifiuta”” Dante Alighieri Inferno “”…e tento di sottomettere le cose a me, e non me alle cose”” Orazio, L’ epistola.”,”VARx-172″ “RESAZ Radames”,”Se avanzo, seguitemi. (Romanzo)”,”Radames Resaz è nato il primo aprile del1920, nella libera città di Fiume, corpo separato del regno d’Ungheria da oltre trecento anni; alla fine della Prima guerra mondiale la città venne assegnata al neo costituito regno di Jugoslavia, ma prima che gli jugoslavi entrassero in città, essa venne occupata dai legionari di Gabriele D’Annunzio in nome dell’Italia con l’altisonante titolo di “”Reggenza del Carnaro””. L’occupazione dei legionari di Gbriele D’Annunzio durò fino al dicembre del 1921. Attualmente vive a Ercolano, in provincia di Napoli. Ha molto viaggiato, operando nel settore marittimo e mercantile.”,”VARx-167-FL” “RESCIGNO Pietro”,”Manuale del diritto privato italiano.”,”RESCIGNO Pietro ordinario di istituzioni di diritto privato nell’ Università di Roma.”,”DIRx-002″ “RESHETAR John S., Jr”,”The Ukrainian Revolution, 1917-1920. A Study in Nationalism.”,”Mr. Reshetar is a lecturer in politics at Princeton University. Reshetar traces the complex relations between the Ukrainian governments and the ruthless Bolshevik regime in Moscow. Preface, Bibliography, Index, Notes, A map of Ukraine will be found on pages 220 and 221.”,”RIRO-099-FL” “RESINI Daniele a cura; saggi di Luca PES Nadia Maria FILIPPINI Tiziano MERLIN Emilio FRANZINA Giannantonio PALADINI”,”Cent’anni a Venezia. La Camera del Lavoro, 1892-1992.”,”Comitato scientifico: Mario ISNENGHI presidente Carlo Monticelli, primo segretario della Camera del Lavoro di Venezia (Tiziano Merlin) (pag 263-274) Serrati e Li Causi a Venezia: un sodalizio politico e umano (G. Paladini) (pag 291-316)”,”MITT-423″ “RESNICK Stephen A. WOLFF Richard D.”,”Class Theory and History. Capitalism and Communism in the USSR.”,”Richard D. Wolff and Stephen Resnick both serve as Professor of Economics at the University of Massachusetts, Amherst. Introduction, Notes, References, Appendix: A. The Value Equation for Military Expenditures, B. The Value Equation for International Terms of Trade, Appendix: How Societies Differ . A Methodological Problem, Appendix: A. The Value Equation for Collective Farms, B. The Value Crisis of Collective Farms, Index,”,”RUSU-102-FL” “RESPINTI Marco”,”Gli artigli del Dragone. Crimini, violazione dei diritti umani e cultura di morte nella Cina del Terzo millennio.”,” Marco Respinti, nato a Milano nel 1964, giornalista professionista e saggista, è redattore del settimanale di cultura ‘Il Domenicale’ e collabora a diverse testate fra cui “”Il Foglio””, “”Libero””, “”Tempi””, “”Il Timone”” e “”Cristianità””. Per Piemme ha pubblicato ‘Processo a Darwin”” (2007) “”Come Vattimo la pensa del resto anche Domenico Losurdo, direttore dell’Istituto di Scienze filosofiche e pedagogiche dell’Università di Urbino, autore, quasi un decennio fa, del libro ‘La sinistra, la Cina e l’ imperialismo’, (La Città del Sole, Napoli, 1999). Anzi è stato Losurdo a lanciare questa intemerata con davvero pochi precedenti, definendo «troppo squilibrata» (a favore dei tibetani) l’informazione occidentale, e in specie quella italiana, e quindi decidendo di sottoporre un appello agli intellettuali italiani affinché rivedano le proprie posizioni”” (pag 76)”,”CINx-308″ “RESTON James Jr”,”Galileo. El Genio y el Hombre.”,”ANTE3-7″,”BIOx-142″ “RESZLER André”,”Le marxisme devant la culture.”,”RESZLER André insegna storia delle idee e letteratura comparata all’Università dell’Indiana (Usa).”,”TEOC-505″ “RETI Laszlo KOLBE Helmuth ZELT Johannes HÖPPNER Siegfried HAHN Sepp”,”Die Ungarische Räterepublik im Jahre 1919 und ihr Widerhall in Deutschland. Eina Sammlung von Aufsätzen und Dokumenten.”,”Scritti di Laszlo RETI Helmuth KOLBE Johannes ZELT Siegfried HÖPPNER Sepp HAHN.”,”MUNx-032″ “RETIF DE LA BRETONNE Nicolas a cura di BRUNO Ferdinando”,”Le notti rivoluzionarie.”,”RETIF (1734-1806) personaggio eccentrico dalla vita sregolata, autore di ben duecento tra romanzi e racconti, di un realismo licenzioso misto ad intenti moraleggianti, non è autore facile da leggere. Contadino inurbato, libertino, incestuoso, feticista, pornografo, apprendista tipografo e poi autore e stampatore in proprio, riformatore, illuminato, visionario, realista è una figura anomala nel panorama letterario del periodo della rivoluzione. Nei racconti qui riportati la storia irrompe con violenza vera protagonista assieme al popolo di Parigi a cui RETIF è stato il primo a dar voce.”,”FRAR-147″ “RETZLAW Karl”,”Spartakus, Aufstieg und Niedergang. Erinnerungen eines Parteiarbeiters.”,”Nato nel 1896, RETZLAW ha fatto parte dell’ Arbeiterjugend, l’ organizzazione giovanile. Ha fatto parte della Lega Spartaco (Spartaksubund), ha partecipato agli avvenimenti tragici del biennio 1918 – 1919, (novembre 1918, rivoluzione a Berlino), è stato membro della repubblica dei consigli a Monaco sotto LEVINE. Successivamente ha lavorato per il partito nell’ illegalità con varie funzioni. E’ stato arrestato nel 1926 e imprigionato per due anni e mezzo. Dal 1933 ha lavorato per la Münzenberg-Verlag. Emigrato in Francia e poi in Gran Bretagna, dopo il 1945 è tornato in Germania stabilendosi a Francoforte.”,”MGEK-064″ “REUCHLIN Maurice”,”Storia della psicologia.”,”REUCHLIN Maurice è professore emerito dell’ Università René Descartes (Paris V) ed è conosciuto per i suoi studi sull’ applicazione dei metodi matematici alle ricerche psicologiche. Le sue opere principali sono: ‘Les méthodes quantitatifs en psychologie’ (PUF,1962), ‘Psicologia sperimenale. Storia e metodo’ (in collaborazione con P. FRAISSE e J. PIAGET, 1967), ‘Manuale di psicologia’, (1977). Lo studio delle opinioni e degli atteggiamenti. “”Se il concetto di atteggiamento costituisce una delle concezioni fondamentali della psicologia sociale moderna, esso è stato tuttavia ampiamente preceduto dallo studio delle espressioni verbali degli atteggiamenti: le opinioni. L’ importanza, per chi governa, di conoscere le caratteristiche dell’ opinione pubblica, è all’ origine di questo tipo di studi, ai quali lo sviluppo della stampa a grande diffusione ha dato un nuovo slancio. Essi hanno acquisito un valore scientifico grazie alle ricerche di statistici sul “”campionamento”” e a quelle degli psicologi sulle scale di atteggiamento. (…) Questi sondaggi di opinione sono basati spesso sulle risposte a un limitato numero di domande e mirano a prevedere un fatto, come ad esempio un’ elezione, che possa avere soltanto un piccolo numero di esiti possibili. Tuttavia dal 1925 circa, gli psicologi avevano studiato vari metodi di inchiesta che utilizzavano un numero maggiore di domande e che miravano a precisare in modo molto più articolato l’ atteggiamento dei soggetti nei confronti di un problema più complesso, ad esempio il problema razziale negli Stati Uniti. Tali metodi sono stati impiegati nei sondaggi soprattutto durante la guerra””. (pag 88-89)”,”SCIx-258″ “REUCHLIN Maurice”,”Storia della psicologia.”,”Maurice Reuchlin è professore emerito dell’Università di René Descartes (Paris V) ed è conosciuto soprattutto per i suoi studi sull’applicazione dei metodi matematici alle ricerche psicologiche.”,”SCIx-224-FL” “REUTER Ursula”,”Paul Singer (1844-1911). Eine politische Biographie.”,”””Der Verlag J.H.W. Dietz. Singer war nicht nur seit 1896 nomineller Eigentümer der Buchhandlung Vorwärts, sondern seit 1897 auch Mitinhaber des zweiten Parteiverlags, des 1881 von Heinrich (Johann Heinrich Wilhelm) Dietz in Stuttgart gegründeten Verlags J.H.W. Dietz. Seit 1883 erschien hier die von Karl Kautsky betreute marxistische Zeitschrift ‘Die Neue Zeit, seit 1884 das satirische Monatsblatt ‘Der wahre Jacob’ und seit 1892 die von Clara Zetkin redigierte Frauenzeitschrift ‘Die Gleichheit’. Seit 1885 verlegte Dietz zahlreiche Werke von Marx und Engels, seit 1887 gab er die bedeutende Reihe- “”Internationale Bibliothek”” heraus. Seine verlegerische Tätigkeit finanzierte er zunächst allein, vor allem durch Überschüsse, die der außerordentlich populäre ‘Wahre Jacob’ erwirtschaftete. Im Juli 1897 wurde die Sozialdemokratie durch den Beitritt von Babel un Singer als Kompagnons quasi offiziell Miteigentümerin des Verlags, der seither under dem Namen J.H.W. Dietz Nachtfolger, GmbH, geführt wurde. Laut Bebel kam dadurch “”nur zum Ausdruck … was seit Jahren schon thatsächlich bestand, die Partei ist Teilhaberin und Miteigenthümerin””. Am 1. April 1901 gingen ‘Die Neue Zeit, Die Gleichheit’ und ‘Der wahre Jacob’ aus dem Besitz des Verlags nominell in den Singers über, vier Jahre später wurden der Zeitschriftenverlag und die Buchdruckerei J.H.W. Dietz Nachf., am 1. Januar 1906 schließlich auch die Verlagsbuchhandlung Eigentum der Partei. Auf Wunsch Bebels und Singers blieb Dietz jedoch Geschäftsführer. Im Kriegsjahr 1917 schrieb er frustriert an Karl Kautsky: “”Ich hätte 1904 aus der Firma austreten sollen, wie es mein Wunsch war. Nur Paul und August zuliebe blieb ich im Joch, und das habe ich seit Augusts Tod 10000 mal bereut.””.”” (pag 257-258)”,”MGEx-187″ “REUTOV G.N.”,”Operazione «Leone Marino»: un insuccesso o un bluff di Hitler?”,”””Il saggio storico che qui pubblichiamo, tratto dalla rivista ‘Novaja i novejsaja istorija’, presenta notevole interesse, e per più di un motivo. In primo luogo, per lo studio attento e documentato degli aspetti più strettamente tecnici e militari, strategici e tattici, della «battaglia d’Inghilterra», col rapporto di forze tra i due Paesi antagonisti, con i piani (nelle loro diverse varianti) elaborati da Hitler e dai suoi collaboratori, con la difesa opposta dall’aviazione inglese e le forti perdite inflitte alla Luftwaffe. In secondo luogo l’articolo di G.N. Reutov affronta e delucida gli aspetti politici del problema, ed è anzi proprio questo il motivo di maggiore interesse del suo contributo. Il punto su cui l’autore maggiormente insiste, è che la preparazione del piano «Leone marino» si svolse parallelamente a quella per l’aggressione all’Unione Sovietica; e la spiegazione dell’abbandono del progetto di invasione dell’Inghilterra è ricercata principalmente proprio in questo intreccio, e nel prevalere – secondo il giudizio di Hitler – dell’importanza, per la Germania nazista, di abbattere l’avversario sovietico rispetto al peso che avrebbe avuto l’eventuale eliminazione della Gran Bretagna. Ma non basta: una delle acquisizioni più chiaramente raggiunte da Reutov è che, mentre veniva elaborato il piano «Leone marino», il gruppo dirigente nazista cullava la speranza di poter raggiungere con l’Inghilterra una pace di compromesso, fidando sugli orientamenti di una parte dei conservatori britannici; e in questa prospettiva è singolare la parte che Hitler attribiva al duca di Windsor come possibile futuro re-quisling dell’Inghilterra”” (prefazione di P.A.) (pag 19) Alcuni punti sottolineati dall’autore nelle conclusioni. – Sin dall’inizio della sua pianificazione, l’operazione di sbarco fu giudicata “”molto rischiosa”” e considerata l’ “”ultimo mezzo”” nella lotta con l’Inghilterra. – Il presupposto principale dell’attuazione dell’operazione «Leone marino» era considerato il raggiugimento del dominio dell’aria sulla Manico o almeno sulle rive orientali dell’Inghilterra. – Il dominio dell’aria non fu conquistato in conseguenza della necessità di preservare una parte degli aerei e dei piloti della Luftwaffe per la guerra contro l’Urss, nonché in conseguenza dell’aviazione inglese, di cui i comandi tedeschi avevano chiaramente sottovalutato le possibilità. L’operazione «Leone marino» non fu un bluff. Ma a partire dai primi di settembre del 1940 essa cominciò rapidamente a trasformarsi da «mezzo estremo» in strumento di «pressione psicologica» sull’Inghilterra. Un ruolo non trascurabile svolse qui il passaggio ai bombardamenti massicci su Londra allo scopo di terrorizzare il popolo inglese e far capitolare l’Inghilterra. – Hitler, Goering e gli altri esponenti nazisti avevano sopravvalutato le possibilità della Luftwaffe. L’idea di una disfatta dell’Inghilterra dall’aria, alla base della quale c’era sta la «dottrina Due», si rilevò inconsistente- – Nei piani politico-strategici della Germania nazista, nell’estate-autunono 1940 cominciò a svolgere un ruolo enorme la preparazione dell’aggressione all’Urss (…) preparandosi ad aggredirla, i dirigenti hitleriani non osarono gettare tutte le forze di cui disponevano nella lotta contro l’Inghilterra. (pag 44-45)”,”QMIS-065-FGB” “REVEL Jean Francois”,”Come finiscono le democrazie.”,”Revel “”Il patto germano-sovietico del 23 agosto 1939 comporta un protocollo (allora segreto) secondo cui la Germania nazista riconosce che la Finlandia “”appartiene alla sfera d’interesse dell’Unione Sovietica””, il che significava che Hitler la lasciava ingurgitare a Stalin. Dotato “”di un grande potere d’intussuscezione”” per parlare come Brillat-Savarin, costui decise d’iniziare l’assorbimento alla fine d’ottobre, non senza aver denunciato, per un delicato scrupolo, il “”trattato d’amicizia”” del 1932. Il seguito è noto: fra lo stupore del mondo intero, le truppe della minuscola Finlandia, sempre comandate da Mannerheim, impediscono all’esercito dell’immensa Unione Sovietica di passare. Una pace di compromesso interviene in marzo, ma la Finlandia deve cedere all’URSS una parte del suo territorio, l’istmo di Carelia. Si tratta nondimeno di un ‘match’ nullo, quindi di uno scacco sovietico (…)””. (pag 118)”,”TEOP-025″ “REVEL Bruno”,”Storia di Cromwell.”,”CROMWELL per l’ esercito scelse i suoi uomini con cura minuziosa: non uomini d’ onore (i cavaliere del Re) trasudanti di spirito militare ma ‘men of religion’ gente che avesse la sua fede, una disciplina e uno spirito di corpo.”,”UKIR-018″ “REVEL Jean-Francois”,”La conoscenza inutile. Un impietoso pamphlet contro le menzogne dei giornali e delle televisioni e le falsificazioni degli intellettuali.”,”REVEL Jean-Francois (pseudonimo di J.F. RICARD) nato a Marsiglia nel 1924 e laureato in filosofia, è stato a lungo consigliere letterario dell’ editore Laffont ed editorialista dell’ Express, settimanale che ha diretto dal 1978 al 1981. Attualmente collabora a Le Point. E’ autore di numerose opere saggistiche; assi note anche in Italia; fra queste, Pour l’ Italie (1958), La nuova censura (1977), La grazia dello Stato (1981), Come muoiono le democrazie (1983). Il miscuglio ideologico di Althusser, tuttavia, benché analogo a quello di Teilhard (de Chardin), è assai più politico. Viene dalla politica e allo stesso tempo porta a essa, il che ci riconduce al tipo più corrente di ideologia. Pure, per un altro aspetto della sua funzione, esso corrisponde anche a un puro bisogno intellettuale e affettivo, quello di ringiovanire la dottrina marxista, in un momento in cui la sua forza esplicativa in quanto teoria andava miseramente crollando. Il rimaneggiamento althusseriano ritardò di un buon decennio questa putrefazione, e anzi di due in certe contrade: ho scovato ancora un althusseriano alle Filippine nel 1987. L’ originalità dell’ autore di Leggere “”Il Capitale”” consistette innanzitutto nell’ iniettare nella dottrina moribonda certi ormoni ricavati dalle discipline a quel tempo più in salute: strutturalismo, psicoanalisi lacaniana, linguistica, filosofia del “”discorso””. Questa forma di assistenza medica è tutto sommato banale e la si pratica in ogni sala ri rianimazione ideologica. Ma l’ originalità di Althusser consistette anche e soprattutto nel non tentar di safvare il marxismo “”umanizzandolo””, come si era sempre tentato in precedenza.”” (pag 166) “”La raffinata giustificazione che Althusser produce dello stalinismo, al quale, con un’ ironia superbamente provocatoria, egli trovò da rimproverare, dopo attenta riflessione, solo alcune fastidiose “”tendenze borghesi””, permise al marxismo di morire in modo brillante, almeno come filosofia””. (pag 166)”,”EDIx-047″ “REVEL Jean-Francois RICARD Matthieu”,”Le moine et le philosophe. Le bouddhisme aujourd’hui.”,”J.F.: Non c’è un proselitismo buddista, o ancor meno delle conversioni forzate? M.: Il Dalai-Lama dice sovente: ‘Non sono venuto in Occidente per fare uno o due buddhisti di più, ma semplicemente per dividere la mia esperienza di una saggezza che il buddhismo ha sviluppato nel corso dei secoli’ (…)””. (pag 208) “”Varie centinaia di Occidentali hanno compiuto il ritiro tradizionale di tre anni, tre mesi e tre giorni, attraverso il quale passano i praticanti del buddhismo contemplativo in Tibet. Tre anni di ritiro, in piccoli gruppi, durante i quali gli aspiranti si isolano dal mondo e si donano intensamente alla pratica. Durante questi tre anni, studiano un’ ora o due al giorno la filosofia, i testi che trattano della vita contemplativa, e apprendono a volte il tibetano. Il resto del tempo, dal mattino presto fino al crepuscolo, provano ad integrare nel loro essere intimo, in fondo a loro stessi, quello che hanno studiato.”” (pag 209)”,”RELx-036″ “REVEL Jean-Francois”,”L’ ossessione antiamericana.”,”REVEL Jean-Francois filosofo e giornalista è stato direttore dell’ Express e membro dell’ Academie Francaise. Ha pubblicato in Italia ‘Né Cristo, né Marx’, ‘La conoscenza inutile’. “”Per di più, gli scrittori americani sono molto più critici nei confronti della propria società di quanto non proclamino i pappagalli dell’ antiamericanismo, giapponesi, francesi o altri. In particolare, dal 1865 al 1914 . il periodo che separa la fine della guerra di Secessione dall’ inizio della prima guerra mondiale, la Gilded Age, che si potrebbe tradurre colloquialmente con “”l’ Età della grana”” – si affermano parecchi scrittori che dipingono una società corrotta, volgare, incolta, materialista e ipocritamente puritana. Si pensi a Frank Norris, Theodore Dreiser, Upton Sinclair o Sinclair Lewis, i cui romanzi sono requisitorie oltraggiosamente insopportabili per la società americana quanto possono esserlo i più neri romanzi di Zola per la società francese pressappoco della stessa epoca. Spesso questi autori prendono a prestito i soggetti dalle cronache di un giornalismo d’ inchiesta scrupoloso nella ricerca dei fatti e senza riguardi nel formulare le lezioni da trarre, e anche questa è un’ invenzione americana. Allora questi giornalisti si chiamavano muckrackers (letteralmente “”chi rimesta nel torbido)””. Ma questa vena letteraria non si inaridì nel 1914, basti citare, fra le due guerre, l’ opera di John Dos Passos – e prosegue dopo la seconda guerra mondiale, come testimoniano i romanzi di John Updike o di Tom Wolfe.”” (pag 137)”,”FRAS-035″ “REVEL Bruno”,”L’ affare Dreyfus (1894-1906).”,”””Talché, in quei vent’anni di governo, le fatali inframettenze finaziarie s’eran fatte man mano meno discrete, più sfacciate. Fino a scoppiare in una serie di scandali clamorosi, lungo le tre tappe principali: il fallimento dell’ Unione Generale, 1882; lo scandalo delle convenzioni ferroviarie, 1883; il crack del Panama, 1892. Le blâme atteignit l’ ancien personnel republicain, dice con frase corretta lo storico Seignobos, facendo la tara delle esagerazioni che in simili casi sogliono oscurare l’ orizzonte politico. Ad ogni modo, quasi tutti i capi opportunisti sembravano compromessi. Innocenti o colpevoli, o semplicemente tolleranti, ci restarono invischiati, impeciati. La stampa li chiamò a giudizio, approfittando abilmente di quell’ alone di virtù onde si erano circondati. L’ anno dopo lo scandalo del Panama – quasi quattro miliardi svaniti, polverizzati, passati nonsi sapeva più bene in quali mani – ci furono le elezioni generali. 1893. Da queste elezioni uscì la Camera che legiferava al tempo del processo di Dreyfus; (…)””. (pag 142-143) foto di E. Zola, Dreyfus, Clemenceau, Waldeck-Rousseau. Il J’accuse di Zola. “”A passettini brevi e decisi, colla sua faccia mongola indecifrabile e i guanti grigi, quell’ uomo si era ora insediato alla redazione dell’ Aurore: Giorgio Clemenceau. Al tempo della condanna di Dreyfus egli aveva scritto quel famoso articolo sui giardini di Candide. Ora si era convinto, da pochi giorni, della sua innocenza. E la sera stessa dell’ assoluzione di Esterhazy, nella saletta del giornale, cambiò il titolo di un articolo che doveva uscire nel numero del giorno seguente e che gli pareva troppo lugno e floscio: Lettera al Presidente della Repubblica. Colla sua scritta rapida, Giorgio Clemenceau vi sostituì due parole sole, secche come una pistolettata: J’accuse…””. (pag 174)”,”FRAD-056″ “REVEL Jean Francois”,”La grazia dello Stato. I fatti sono reazionari: dove va la Francia di Mitterrand?”,”REVEL Jean Francois è nato a Marsiglia nel 1924. Ha studiato all’ Ecole Normale Superieure e si è laureato in filosofia. Ha insegnato in Messico (1950-52) a Firenze (1953-57) e poi in Francia (fino al 1962). Ha scirtto ‘Né Cristo né Marx’, ‘La tentazione totalitaria’ e altro. Ha diretto le pagine culturali de l’ Observateur (1960-63) e dal 1966 collabora con l’ Express. “”Gli ultimi tre anni di Giscard sono stati un capolavoro di immobilismo – e soprattutto di immobilismo apparente””. (pag 41) “”Ecco perché la distribuzione dei posti ai socialisti, dopo il 10 maggio 1981, è assimilabile a un abbozzo di ‘nomenklatura’, pur presentando i caratteri del vecchio ‘spoil system’ americano, senza identificarsi del tutto con nessuno dei due. Lo spoil system il quale consiste nell’ appropriarsi degli “”spogli”” dei governi precedenti, mescola cinismo, realismo e diritto. Il cinismo, per quella parte di nomine che ricompensa i favori resi o festeggia antichi amori e amicizie, senza tener troppo conto delle competenze. Il realismo, giacché è saggio affidare posti influenti a uomini devoti, le cui convinzioni personali sono in armonia con le opzioni governative. Il diritto infine, giacché ogni nuovo responsabile degli affari non avrebbe alcun motivo di sollecitarne la direzione, se non si ritenesse in grado di portare con sé, a tutti i livelli, collaboratori più qualificati dei precedenti. Ma lo spoil system classico non si spinge oltre. Non fa intervenire nessun fattore ideologico, nessun fanatismo nell’ attribuzione di posti conseguente ai cambiamenti della maggioranza””. (pag 96)”,”FRAV-103″ “REVEL Jean-Francois”,”La nuova censura. Un esempio di come si instaura la mentalità totalitaria.”,”REVEL Jean-Francois è nato a Marsiglia nel 1924. Ha studiato all’ Ecole Normale Superieure e si è laureato in filosofia. Ha insegnato in Messico (1950-52), a Firenze (1953-1957), poi in Francia fino al 1962. Ha scritto varie opere tra cui ‘Per un’altra Italia’, ‘Su Proust’, ‘Né Cristo né Marx’, ‘La tentazione totalitaria’. Ha diretto le pagine culturali de L’ Observateur (1960-63) e dal 1966 collabora all’ Express. “”Tracciando gratuitamente di semplicismo un libro che è tutto eccetto che semplicistico, insinuando che Fejto abbia scritto un libello tendenzioso, destinato non già a trattare della Cecoslovacchia nel 1948, ma a gettare il sospetto sull’ associazione PS-PCF in Francia nel 1977, Le Monde diplomatique cerca, per mezzo di una duplice calunnia, di dissuadere il lettore dal prendere personalmente conoscenza di questo ‘Coup de Prague’. “” (pag 22) “”Quanto ai socialisti rivoluzionari di sinistra che entrarono nel governo di Lenin il 10 dicembre 1917, i loro due capi, M. Natanson e Maria Spiridonova, ricevettero formale promessa da Lenin in persona che la Costituente si sarebbe riunita il 18 gennaio 1918. Lenin mantenne la promessa alla maniera bolscevica: la Costituente si riunì effettivamente quel giorno, ma soltanto quel giorno, e i socialisti rivoluzionari di sinistra, appena sistemati nelle loro poltrone ministeriali, si resero conto per la prima volta come Lenin trattasse i suoi “”provvisori alleati””. Già il 19 marzo 1918 – quindi tre mesi dopo il loro ingresso nel governo – i ministri socialisti rivoluzionari di sinistra, in disaccordo sulla pace di Brest-Litovsk, diedero le dimissioni, e questa fu la prima tappa della loro liquidazione politica. Quando, il 6 luglio, u socialista rivoluzionario di sinistra, Blumkin, passato presto al bolscevismo e diventato un buon membro della Ceka, commise l’ attentato contro l’ ambasciatore tedesco von Mirbach, i bolscevichi applicarono senza esitazione la loro sbrigativa giustizia nei confronti dei loro colleghi di governo e del Soviet, ordinarono l’ immediato arresto di tutta la delegazione socialista-rivoluzionaria di sinistra al congresso dei Soviet, come pure quello di tutti i membri del Comitato centrale dello stesso partito, senza attentere la minima inchiesta sull’ assassinio. (…) Nel 1921, 26 dirigenti erano già stati fucilati, mentre la quasi totalità degli altri si trovavano prima in prigione e poi in deportazione (…)””. (pag 76)”,”FRAP-090″ “REVEL Jean François, contributo di Branko LAZITCH”,”Comment les démocraties finissent.”,”dono di T. Albertocchi”,”EURC-116″ “REVEL Jean-François”,”Le style du Général. Essai sur Charles de Gaulle. Mai 1958 – Juin 1959.”,”De Gaulle detesta dover risolvere i piccoli dettagli pratici di grandi problemi politici. In De Gaulle c’è abbondanza di parole vaghe, di locuzioni ambigue che caratterizzano la sua eloquenza… (pag 46) Concezione gollista dell’azione politica: l’ arbitraggio concepito come non-intervento piuttosto che come potere decisionale, di decisione (pag 47) Nondimeno l’arbitro in seguito si attribuisce il merito di certe decisioni prese (pag 49) Una sorta di arbitraggio per astensione… (pag 51) Concezione gollista delle nazionalità: una sostanza immutabile, una realtà. La sua germanofobia tradizionale sparisce. De Gaulle riconosce l’eternità della nazione tedesca e accorda, senza ambiguità, la questione tedesca ai tedeschi (pag 61) Stile oratorio e di scrittura: concisione, preparazione del discorso, ma anche a volte improvvisazione, mutamento nei toni (pag 97 e seguenti) Sintesi: i 18 punti dello stile De-Gaulle (pag 164-168)”,”FRAV-173″ “REVEL Jean Francois”,”La grazia dello Stato.”,”Jean Francois Revel è nato a Marsiglia nel 1924. Ha studiato all’ Ecole Normale Superieure e si è laureato in filosofia. Ha insegnato in Messico (1950-52) a Firenze (1953-57) e poi in Francia (fino al 1962). Ha scirtto ‘Né Cristo né Marx’, ‘La tentazione totalitaria’ e altro. Ha diretto le pagine culturali de l’ Observateur (1960-63) e dal 1966 collabora con l’ Express. La forza del denaro. Il partito socialista al governo (testi preparatori per il congresso di Valenza): “”Deve essere intrapreso uno sforzo immediato perché sia infine rispettato il diritto dei francesi all’informazione. E’ necessaria una nuova deontologia della comunicazione in cui l’informazione e la produzione saranno liberate dalla coartazione del potere e del denaro”” “”La sinistra al potere non può contentarsi di sostituire una versione di sinistra a una versione di destra della stessa politica della comunicazione. E nemmono deve accettare di fornire alle ‘forze del denaro’ la possibilità di fare dei mass media uno strumento di destabilizzazione”” (pag 106)”,”EDIx-020-FV” “REVELANT Andrea”,”Il Giappone moderno dall’Ottocento al 1945.”,”Andrea Revelant insegna storia del Giappone all’Università Ca’ Foscari di Venezia. E’ autore di ‘Sviluppo economico e disuguaglianza. La questione fiscale nel Giappone moderno e contemporaneo: Stato, media, processi identitari’ (2012) Contiene il capitolo VII ‘Il Giappone nella Seconda guerra mondiale’ (pag 393-447) “”Dopo pochi giorni le relazioni transpacifiche giunsero però a un punto critico, in conseguenza della messa in atto del piano di espansione a sud. Il 21 luglio il governo di Vichy acconsentì al libero movimento dell’esercito giapponese nell’Indocina meridionale, concedendo inoltre l’uso dei campi di aviazione. Ciò rappresentava una minaccia diretta per la Malesia britannica, le Indie Olandesi e le Filippine. Gli Stati Uniti, subito seguiti dalla Gran Bretagna e dal governo olandese in esilio, reagirono congelando i capitali giapponesi depositati nei loro territori e ponendo un embargo totale sulle esportazioni di prodotti petroliferi. Tali drastiche misure colsero Konoe di sorpresa. Nonostante i ripetuti avvertimenti di Washington, egli aveva creduto che operazioni interne all’Indocina sarebbero state tollerate. Il Giappone dipendeva dagli Stati Uniti per gran parte del suo fabbisogno di petrolio. Le riserve di cui disponeva in quel momento sarebbero bastate per circa due anni, senza considerare l’incremento dei consumi conseguente a nuove campagne militari. Con un simile margine di autonomia, un intervento contro l’Unione Sovietica non era più proponibile. Cosa assai più grave, la situazione giapponese in Cina diventava precaria. Il tempo giocava infatti a favore dei nazionalisti, per i quali i britannici avevano aperto un altro canale di rifornimento attraverso la Birmania. Governo e forze armate si trovarono pertanto di fronte a un dilemma. Proseguire con la forza nell’avanzata a sud avrebbe consentito al Giappone di ottenere le risorse vitali di cui abbisognava e di piegare la resistenza cinese; d’altra parte, avrebbe comportato con ogni probabilità una guerra con Stati Uniti e Gran Bretagna. In alternativa, trattando con Washington si sarebbe potuto scongiurare un allargamento del conflitto e trovare un accordo sulla Cina, ma restava da vedere se le condizioni statunitensi sarebbero state accettabili. In ogni caso una decisione andava presa rapidamente: con l’assottigliarsi delle scorte di carburante l’opzione militare sarebbe diventata impraticabile e questo avrebbe privato il paese anche del suo potere negoziale. Il 31 luglio il capo di Stato maggiore della marina Nagano Osami (1880-1947) riferì all’imperatore che se una guerra con gli Stati Uniti era inevitabile sarebbe stato meglio iniziarla subito, pur mancando la certezza della vittoria”” (pag 403-404)”,”JAPx-091″ “REVELLI Marco”,”Lavorare in Fiat. Da Valletta ad Agnelli a Romiti. Operai Sindacati Robot.”,”Marco REVELLI (Cuneo 1947) vive a Torino dove lavora presso il Dipartimento di studi politici dell’ Università. E’ autore di numerosi studi di storia del pensiero politico e di sociologia. In particolare si è occupato della ‘nuova destra’ e dell’ ideologia conservatrice del Novecento.”,”MITT-064″ “REVELLI Nuto”,”L’ ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale.”,”REVELLI Nuto è nato nel 1919 a Cuneo. Ufficiale degli alpini ha vissuto la trageda della campagna di Russia e della ritirata. “”Direte che i nostri ufficiali dovrebbero convivere al rancio della truppa, almeno, per essere ligi alla disposizione data dal Ministro Scuero e riprodotta a caratteri cubitali sul giornale. Sì, hanno avuto in distribuzione una gavetta, ma in possesso di quella è cosa ben diversa mangiargli dentro il rancio della truppa. Son cose che si dicono ma in realtà hanno ben altra pratica attuazione! (…)””. (pag 262) “”Sono giorni che camminiamo in questa maledetta Russia e non abbiamo più visto un fiume, non parliamo di fontane solamente qualche pozzo con certa acqua e sempre ricordiamo le nostre belle sorgenti. Una cosa mi piacerebbe sapere cosa abbia fatto quel dittatore di Stalin per il suo popolo, tutto ove si passa più che miseria e catapecchie non ò visto, la terra non è lavorata in maniera che non si trova niente. Si vede proprio che in tutto il suo periodo di comando non ha fatto che lavorare per questa maledetta guerra. Tutti vogliono fare la storia, ma la storia rimane, però la gioventù se ne va ed il mondo rimarrà deserto, meglio così, speriamo che le bestie prenderanno loro la supremazia perché almeno tra di esse si comprendono, cosa che con tutta la intelligenza del 1942 non riesce, e si crea la rovina. (…)””. (pag 381-382)”,”QMIS-104″ “REVELLI Carlo; collaborazione di Giulia VISENTIN”,”Il catalogo.”,”Hans Sachs: “”Dovete ammettere che conosco bene le regole e che mi sono dato da fare perché i soci le osservassero. Eppure riterrei saggio che una volta all’anno si verificasse se nell’indolente carreggiata dell’abitudine le regole stesse non perdano la propria energia e la propria vitalità!”” (testo musicato da Richard Wagner, I maestri cantori di Norimberga) (in Carlo Revelli, Il catalogo,”,”ARCx-034″ “REVELLI Nuto, a cura di Michele CALANDRI”,”Le due guerre. Guerra fascista e guerra partigiana.”,”REVELLI Nuto, (Cuneo 1919), ha pubblicato con Einaudi: ‘La guerra dei poveri’ (1962) ‘Il mondo dei vinti’ (1977) e altri.”,”ITAR-165″ “REVELLI Marco”,”Le due destre. Le derive politiche del postfordismo.”,”Marco REVELLI insegna alla facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino.”,”ITAP-196″ “REVELLI Franco”,”I rapporti tra l’Ansaldo e la Russia dalla fine dell’Ottocento alla rivoluzione.”,”””Le trattative durante la guerra erano state condotte direttamente dai Perrone con gli addetti militari russi presenti a Roma; la collaborazione con Bollati aveva perciò perso ogni significato ed era stata interrotta agli inizi del 1916 con grande disappunto di quest’ultimo. A Pietrogrado, poco tempo dopo venne inviato come rappresentante ufficiale Giovanni Sperandeo, responsabile della collaborazione in atto tra i cantieri Fiat-San Giorgio, acquistati dall’Ansaldo, e i cantieri navali Nikolaeff del Mar Nero (41). L’incarico a Sperandeo fu dettato dalla volontà dei Perrone di mantenere buoni rapporti con i russi bianchi ed iniziare trattative che avrebbero consentito, da un lato, la vendita, una volta concluso il conflitto, dell’artiglieria rimasta invenduta e, dall’altro, l’acquisizione delle concessioni relative agli ampi bacini minerari presenti nelle zone controllate dalle forze controrivoluzionarie guidate da Denikin (42). … finire (pag 76-77)”,”ECOG-092″ “REVELLI Nuto”,”La guerra dei poveri.”,”Libro dedicato a Livio Bianco Disastro su fronte russo. “”Arriviamo ad un posto di blocco. Il generale Martinat ha fatto arrestare tutte le colonne, vuole avanti solo la Tridentina. Come sempre, alle nostre spalle, una massa immensa, decine di migliaia di sbandati, preme per passare: italiani, ungheresi, tedeschi. I tedeschi sono i più prepotenti. Un caporale che guida una colonna di slette urla «Ich Kommandant» e tira avanti. Il generale Martinat si aggrappa alle briglie degli stalloni, li trattiene per un attimo, sta per essere sopraffatto. Un nostro fucile mitragliatore, ben imbracciato; riordina la gerarchia fra gli alleati”” (pag 70) Partigiano e scrittore italiano (Cuneo 1919 – ivi 2004). Ufficiale degli alpini, nel 1941 combattè sul fronte russo nella divisione Tridentina. Dopo la proclamazione dell’armistizio (8 sett. 1943), fu tra i promotori del movimento partigiano nel cuneese, militando nelle file delle brigate Giustizia e Libertà. Ha narrato tali sue esperienze in Mai tardi. Diario di un alpino in Russia (1946) e La guerra dei poveri (1962). Alla stessa vocazione di cronista intelligente e sensibile appartengono i libri che testimoniano la sua conoscenza del mondo contadino: Il mondo dei vinti (1977); L’anello forte (1985). La storia, con i suoi personaggi spesso vinti dalle avversità, torna protagonista nei romanzi successivi: Il disperso di Marburg (1994); Il prete giusto (1998), che racconta la vicenda di un sacerdote abbandonato dalla gerarchie ecclesiastiche; Le due guerre (2003), che ripercorre i 25 anni dal fascismo a dopo la Liberazione. (Trec)”,”ITAR-006-FSD” “REVELLI Nuto”,”L’ ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale.”,”Partigiano e scrittore italiano (Cuneo 1919 – ivi 2004). Ufficiale degli alpini, nel 1941 combattè sul fronte russo nella divisione Tridentina. Dopo la proclamazione dell’armistizio (8 sett. 1943), fu tra i promotori del movimento partigiano nel cuneese, militando nelle file delle brigate Giustizia e Libertà. Ha narrato tali sue esperienze in Mai tardi. Diario di un alpino in Russia (1946) e La guerra dei poveri (1962). Alla stessa vocazione di cronista intelligente e sensibile appartengono i libri che testimoniano la sua conoscenza del mondo contadino: Il mondo dei vinti (1977); L’anello forte (1985). La storia, con i suoi personaggi spesso vinti dalle avversità, torna protagonista nei romanzi successivi: Il disperso di Marburg (1994); Il prete giusto (1998), che racconta la vicenda di un sacerdote abbandonato dalla gerarchie ecclesiastiche; Le due guerre (2003), che ripercorre i 25 anni dal fascismo a dopo la Liberazione. (Trec) “”Ora fa abbastanza freddo, l’inverno ha fatto come il gatto quando fa le fusa, prima pareva dormisse, ma di colpo il freddo si è fatto sentire rigido, la temperatura ora si aggira come sempre dai 18 ai 25 sotto zero. Passerà anche quest’inveno!…”” (p.m, 12 dicembre 1942)”,”QMIS-016-FSD” “REVELLI Nuto”,”La strada del davai.”,”””Quaranta testimonianze di soldati, quasi tutti cuneesi, quasi tutti appartenenti alla divisione alpina Cuneense. Mancano i liguri del I° alpini, mancano gli apuani del 2° alpini. Ma la guerra della mia gente è la guerra di tutti gli alpini, dei liguri e degli apuani della Cuneense, dei lombardi della Tridentina, dei veneti e degli abruzzesi della Julia”” (pag XV, prefazione) “”A Kiev avanziamo combattendo. Il maggiore Scerbokov è coraggioso e muore tra i primi”” (pag 55)”,”QMIS-017-FSD” “REVELLI Marco”,”Le due destre. Le derive politiche del postfordismo.”,”Marco Revelli insegna alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”TEOP-111-FL” “REVERDITO Pietro (Pedrìn), a cura di Vittorio RAPETTI”,”La giusta parte, 1933-1945. Percezioni dirette e testimonianze.”,”Isral, Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea di Alessandria”,”ITAR-039-FV” “REVIGLIO Franco”,”Per restare in Europa. Ridurre l’evasione e riformare la spesa pubblica.”,”Franco Reviglio insegna all’Università di Torino, dove dirige il Dipartimento di Scienze economiche r finanziarie Giuseppe Prato. É stato ministro delle Finanze e del Bilancio nei governi Cossiga e Amato, nonchè presidente dell’ENI. Ha al suo attivo, oltre a varie pubblicazioni specialistiche, i saggi Le chiavi del 2000 e Meno Stato più mercato.”,”ITAE-078-FL” “REVIGLIO Franco”,”Lo Stato imperfetto.”,”Franco Reviglio insegna all’Università di Torino, dove dirige il Dipartimento di Scienze economiche r finanziarie Giuseppe Prato. É stato ministro delle Finanze e del Bilancio nei governi Cossiga e Amato, nonchè presidente dell’ENI. Ha al suo attivo, oltre a varie pubblicazioni specialistiche, i saggi Le chiavi del 2000 e Meno Stato più mercato.”,”ITAE-115-FL” “REY Pierre Philippe”,”Les alliances de classes. “”Sur l’ articulation des modes de production”” suivi de “”matérialisme historique et luttes de classes””.”,”””Il problema della necessità dell’ imperialismo: la realizzazione del plusvalore in Rosa Luxemburg e la sua critica della teoria “”demografica”” di Otto Bauer””. (pag 139-) “”Da una parte, Otto Bauer constata la distruzione delle “”forme economiche”” delle colonie e l’ instaurazione del modo di produzione capitalistico in questi territori o anche l’ esodo dei produttori verso i “”territori capitalistici””; d’altra parte Rosa Luxemburg mostra che il capitalismo distrugge ancora i vecchi modi di produzione nelle metropoli (“”il processo energico della proletarizzazione dei ceti medi (…) aumenta senza sosta le riserve di manodopera disponibile””) e che questo ha per effetto un potente esodo della popolazione fuori dai territori metropolitani verso le colonie.”” (pag 150)”,”TEOC-311″ “REY Pierre-Philippe”,”Le alleanze di classe.”,”Contiene i capitoli: L’imperialismo in Lenin e in Marx (pag 138-150) Il problema della necessità dell’imperialismo: la realizzazione del plusvalore in Rosa Luxemburg e la sua critica della teoria “”demografica”” di Otto Bauer (pag 150-169) “”Marx stesso alla fine della sua vita poté osservare lo sviluppo contemporaneo del capitale finanziario nelle metropoli e di una “”sovrastruttura”” capitalista nelle colonie. Ambedue le cose si manifestano dapprima con un medesimo fenomeno tecnico: l’estensione a tutti i paesi del mondo di una rete ferroviaria, come Marx spiega in una lettera a Danielson del 10 aprile 1879: “”Le ferrovie sono sorte come “”coronamento dell’opera”” nei paesi in cui ‘l’industria moderna era più sviluppata’, l’Inghilterra, gli Stati Uniti, il Belgio, la Francia. (…) Esse sono servite da base a enormi società per azioni, stabilendo nello stesso tempo un nuovo punto di partenza per tutte le ‘altre specie’ di società per azioni, a cominciare dalle società bancarie. In sostanza esse hanno dato uno slancio, fino ad allora impensabile, alla ‘concentrazione’ del capitale e anche accelerato e sviluppato in grande misura l”attività cosmopolita’ del ‘prestito’, stringendo così il mondo in una rete di ruberie finanziarie e di indebitamento reciproco, forma capitalistica della “”fratellanza”” internazionale. (…)”” [Pierre-Philippe Rey, Le alleanze di classe, 1975] (pag 141-142)”,”TEOC-023-FPA” “REY Marie-Pierre consulenza storica, RODIER Denis, disegni”,”Lenin.”,”Marie-Pierre Rey ex allieva dell’Ecole Norma Supérieure, facoltà di storia, specializzazione in storia russa, è professoressa di storia russa e sovietica all’Università di Paris I Panthèon-Sorbonne. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli, tra cui il recente ‘La Russie face à l’Europe, d’Ivan le terrible à Vlademir Poutine’, con Flammarion.”,”LENS-293″ “REY Guido M. a cura; scritti di Guido M. REY Ornello VITALI Giovanna PEDULLA’ Antonello BIAGIOLI Claudio PICOZZA Sandro CLEMENTI”,”I conti economici dell’Italia. 3.1. Il conto risorse e impieghi (1891, 1911, 1938, 1951).”,”Contiene il saggio di Ornello VITALI ‘Gli impieghi del reddito negli anni 1891, 1938 e 1951′”,”STAT-005-FP” “REYBAUD Louis”,”Etudes sur les réformateurs ou socialistes modernes. Tome I. Saint-Simon, Charles Fourier, Robert Owen.”,”Saint-Simon sperimenta la vita. “”Questo studio fu il più costoso tra quelli che Saint-Simon aveva realizzato fino a quel momento. In balli, pranzi, serate che vedeva come una fonte feconda di esperienze, egli divora tutta la somma che gli rimaneva della sua liquidazione con M. de Roedern. Questo fu una sorta di tourbillon che durò dodici mesi. Calma al centro di questo turbinio, giudicando gli altri senza essere giudicato, provando tutte le cose, il male e il bene, il gioco, l’ orgia, l’ intrattenimento decoroso, la discussione elevata, per avere l’ esperienza di tutti i caratteri e di tutte le posizioni; gastronomo, dissipato, prodigo, ma per sistema piuttosto che per istinto, Saint-Simon visse in un anno cinquant’anni; egli si precipitò nella vita al posto di marciarvi, allo scopo di acquisire prima del tempo la scienza dell’ anziano; usò e abusò di tutto, per poter fare, un giorno, entrare tutto nei suoi calcoli; egli si inoculò le malattie del secolo, al fine di fissare più tardi la fisiologia completa. E’ una vita puramente sperimentale; giudicarla dal punto di vista ordinario sarebbe stato follia””. (pag 77)”,”SOCU-112″ “REYBAUD Louis”,”Etudes sur les réformateurs ou socialistes modernes. Tome II. La société et le socialisme, les communistes, les chartistes, les utilitaires, les humanitaires.”,”””Se Pierre Leroux vuole essere preso per uno scrittore serio, è tempo che esca dal cerchio delle sue esitazioni e delle sue mancanze di conseguenza. Egli pretende che con il comunismo si realizzerà la vera dottrina dell’ eguaglianza, e che questa realizzazione sarà il prodotto di un principio superiore. Che egli degna dunque far discendere sul nostro globo, questo principio meraviglioso; dice che è questo, che può fare del bene e può impedire il male. Se questo principio non è quello di Saint-Simon e di Fourier, che ammettono una ripartizione proporzionale; se non è quello di Owen e Babeuf che consacrano all’ eguaglianza assoluta; se non è né il sogno di Campanella né quello di Morelly, né la via conventuale degli esseni e dei moravi applicata al mondo profano, né la rivolta di Wycliff e di Münzer, né l’ estasi dei millenaristi, né la disciplina delle missioni del Paraguay, né il manifesto degli eguali, né il regime degli icariani, che si rivela, che si faccia conoscere; l’ attenzione, se non l’ entusiasmo, non gli mancherà.”” (pag 155)”,”SOCU-113″ “REYNAUD Paul”,”Memorie. I.”,”XXIII. La mia lunga battaglia per il Corpo corazzato De Gaulle. Il mio contro-progetto è respinto. De Gaulle e i suoi oppositori. (pag 377-397) “”Alle sue parole [di De Gaulle] sul «rabberciamento» di un sistema militare invecchiato e decadente che il Governo ci offriva, sotto la specie di un semplice prolungamento della durata del servizio militare, si sentiva in lui una rassegnata stanchezza al ricordo di ragionamenti fatti tante volte a personaggi che non volevano capire. Ma, una volta lanciato nella dimostrazione, parlando con voce di una dolcezza sorprendente in quel lungo corpo, imponeva la sua convinzione. Quando protendeva avanti il viso appuntito, allargando lentamente i due avambracci, lo si sentiva compenetrato da una evidenza irresistibile. Era impregnato delle parole di Amleto che egli aveva scritto in esergo al suo libro ‘Il filo della spada’: «Essere grandi vuol dire sostenere una grande battaglia». Questo Esercito pesante da guerra di trincea, mi disse De Gaulle, concepito per la situazione d’ante-guerra, allorché la Francia era sulla difensiva e con il potente alleato russo ad oriente, non corrisponde affatto alla situazione di una Francia circondata da popoli che sollecitano l’appoggio della sua forza contro un eventuale attacco dell’Esercito tedesco. Il nostro Esercito non ci permette nemmeno di far onore alla parola della Francia. Non abbiamo l’Esercito della nostra politica. Inoltre questo Esercito non ci permette nemmeno di proteggere il suolo nazionale. La linea Maginot? Il nemico avrebbe a disposizione 350 Km non protetti, ad occidente di questa linea fino al Mare del Nord, per penetrare in Francia attraverso il Belgio, sulla classica via delle invasioni, quella del rapido Berlino-Parigi. Il corpo corazzato che la Germania sta approntando darà il colpo di maglio, sfonderà il nostro fronte ed il grosso dell’Esercito seguirà. La nostra dottrina ufficiale ignora la rivoluzione apportata nell’arte della guerra dal motore a scoppio sulla terra e nell’aria. Queste parole mi colpivano tanto più in quanto risvegliavano in me il ricordo delle previsioni che avevo fatte dieci anni e cinque mesi prima, nella ‘Revue Hebdomadaire'”” (pag 378-379)”,”FRAP-121″ “REYNAUD Paul”,”Memorie. II.”,”””Non basta conoscere il passato, bisogna capirlo”” (Paul Claudel) (volume II) Dal libro di De-Gaulle ‘Il filo della spada’: «Essere grandi vuol dire sostenere una grande battaglia» (riprendendo Amleto di Shakespeare) (volume I) Pétain condanna l’alleanza della Francia con la Russia (pag 133-) De Gaulle pro riarmo della Francia. Scrive a Reynaud in una lettera ‘Armiamoci! (pag 160-) Foch 1919: ‘Non è una pace, è un armistizio’ L’esempio di Sparta. Richelieu e Proudhon. “”Un felice caso mi ha fatto leggere l’altro giorno in Tucidide – un Ateniese ed una delle menti più chiare dell’antichità – il patetico racconto della dichiarazione di guerra di Sparta ad Atene ventiquattro secoli or sono. Il popolo riunito a Sparta, ha appena udito le lagnanze dei Corinzi, protetti da Sparta, contro Atene e la risposta degli Ateniesi. Poi, congedati i Corinzi, il Re parla al suo popolo, ai suoi uomini «valorosi in guerra e saggi nei consigli», «educati troppo semplicemente per disprezzare le leggi ed abbastanza severamente per non disubbidirle», «abbastanza forti per non mostrare insolenza nel successo né debolezza nella disgrazia». Atene, gli dice loro, ha grandi ricchezze e, in guerra, le ricchezze contano più delle armi, perché permettono di comperarne. Ha una celebre cavalleria e specialmente una Flotta potente. Certo, armiamoci, ma negoziamo! Così parlò il Re. Ma regnava su uomini liberi. Uno dei «sindaci di palazzo» rileva l’insolenza degli Ateniesi che avevano ricordato che era il loro popolo, e soltanto il loro popolo, che aveva battuto i Persiani a Maratona ed a Salamina ed enumera le aggressioni di Atene contro Stati protetti da Sparta. Ma soprattutto è l’opinione generale a Sparta che, se non dà subito un colpo d’arresto a Atene, quest’ultima dominerà tutta la Grecia. E l’eroico coraggio degli Spartani li spinge così al combattimento. Al referendum sulla proposta del Re favorevole a negoziare con Atene, vincono coloro che sono contrari. E’ vero che il Re non aveva minacciato i suoi soggetti di abdicare. Ebbe luogo la guerra del Peloponneso. Infuriò dalla Sicilia all’Oriente, alla Francia, al Nord. Durò ventisette anni. Sparta vinse. Atene dovette distruggere la sua «lunga muraglia» e cambiare regime politico. Se è vero che Sparta non poté prendere il posto di Atene, poiché la gigantesca figura di Filippo il Macedone sorgeva al Nord, che coraggio, che costanza negli intenti in quel piccolo popolo! Che contrasto con il quadro che ho dovuto tracciare del nostro popolo che gode di tante scuole, di università, della televisione e che, qualche volta, è giudicato come il popolo più intelligente del mondo! (…) Se, purtroppo io credo, come Richelieu, alla leggerezza francese, non accetto l’ingiurioso giudizio di Proudhon: «Il Francese ama la farsa, l’esagerazione, la buffonata. Triste specie. Il Francese odia il serio, il profondo, il vero in sé. Tende ad abbassare, a diminuire, a rimpicciolire, a rendere volgari o meglio triviali le cose»”” (pag 447-449)”,”FRAP-122″ “REYNAUD Jean Daniel”,”Sindacati francesi. Dall’ anarcosindacalismo al governo delle sinistre.”,”J.D. Reynaud, nato nel 1926, titolare della cattedra di sociologia del lavoro al Conservatoire national des Arts et Métiers di Parigi ha insegnato alla Columbia University di New York, all’Università della California, a Los Angeles e a Santiago del Cile. È presidente dell’ Associazione internazionale per lo studio delle relazioni industriali Contiene il capitolo: ‘La formazione dei sindacati dei lavoratori dipendenti’ [I. La formazione della Cgt e l’ anarcosindacalismo, (pag 95-103); II. Le due Cgt. Maggioranza e minoranza – La scissione del 1921), pag 103-114 – La Confederazione francese dei lavoratori cristiani (Cftc), pag 115-122]”,”MFRx-393″ “REYNERI Emilio”,”Occupati e disoccupati in Italia.”,”Emilio Reyneri, insegna Sociologia economica nell’Università di Parma. Con il Mulino ha pubblicato: La catena migratoria, Doppio lavoro e città meridionale, Sociologia del mercato del lavoro.”,”CONx-019-FL” “REYNOLDS Ernest E.”,”Il processo di Tommaso Moro.”,”Solo dopo quattro secoli, da quel luglio 1535, la Chiesa cattolica lo ha proclamato santo. L’ Inquisizione spagnola aveva messo la sua Utopia all’ Indice…”,”UKIx-060″ “REZANOF A. (Colonel)”,”La Troisième Internationale Communiste. Le “”Komintern””.”,”REZANOF A. era procuratore della giustizia militare dell’ Armata russa imperiale. Traduzione del manoscritto russo illustrato da 11 fotografie. L’A dedica quest’opera ai delegati della Conferenza internazionale di Genova. Contiene foto del 2° congresso della 3° Internazionale a Mosca (Lenin e Zinoviev, Gorki) “”Dobbiamo rimarcare comunque che l’ adesione dei socialisti francesi alla 3° Internazionale è stata condizionata da nove clausole firmate a Mosca da Cachin e Frossard, delegati dei socialisti francesi””. (pag 83) “”I primi sommersi dalla propaganda bolscevica all’ estero sono stati: la Svezia e la Germania, che hanno dato mezzi all’ Internazionale di Mosca di stabilire delle relazioni con le masse operaie europee. L’ organizzazione bolscevica a Stoccolma è stata creata da Vatzlow Vorovsky durante il suo soggiorno in questa città in qualità di emigrato politico. Essendo uno dei capi più in vista della corrente bolscevica, Vorovskii è riuscito a stabilire delle relazioni strette con i socialisti di sinistra svedesi, che sono i partigiani politici dei bolscvichi russi. Quando Vorovsky divenne il rappresentante ufficiale del governo dei Soviet ed ebbe ricevuto delle somme importanti di denaro per la propaganda internazionale, ha versato la maggior parte di questi soldi ai bolscevichi svedesi, che hanno avuto, grazie a questo aiuto, i mezzi di allargare la loro attività e di fondare l’ organo del partito: ‘Folkes Blad Politiken’; quest’organo resta fino ad oggi l’ organo ufficiale del governo dei Soviets.”” Seguono notizie biografiche di Vorovsky (poi espulso dalla Svezia) e si citano alcuni nomi tra i suoi compagni: Stroem, Otto, Grimbund, Hikké, Begerson, Z. Hegluad, Touré Nermann e Allan Valenius, quest’ultimo mezzo svedese e mezzo finlandese.”,”INTT-226″ “RHEES Rush, a cura di D.Z. PHILLIPS”,”Wittgenstein’s On Certainty. There – Like Our Life.”,”Della certezza (titolo originale tedesco: Über Gewißheit) è un testo di filosofia di Ludwig Wittgenstein. Vi sono raccolti, in forma di brevi osservazioni numerate, pensieri che Wittgenstein elaborò nell’ultima parte della sua vita, tra la seconda metà del 1949 e il 27 aprile 1951 (egli morì il 29 aprile 1951).”,”FILx-162-FRR” “RHODES Richard”,”The Making of the Atomic Bomb.”,”RHODES ha vinto il Premio Pulitzer, il National Book Award e il National Book Critics Circle Award. “”Il fisico di Cambridge Harry Moseley, ucciso a Gallipoli nel 1915. Un suo estimatore disse che soltanto la sua morte fece della guerra un “”orrendo”” e “”irrimediabile”” crimine. (pag 162 didascalia foto 11) “”Fu probabilmente nel corso di questo pomeriggio che Oppenheimer rese nota una stima preparata a Los Alamos su quanti morti poteva causare l’ esplosione di una bomba atomica su una città. Arthur Compton ricorda il numero in 20 mila, un stima basata sull’ assunzione, dice, che gli abitanti della città avrebbero cercato un rifugio all’ inizio del raid aereo e prima del lancio della bomba””. (pag 648)”,”USAQ-031″ “RHODES Richard”,”L’ invenzione della bomba atomica. Gli scienziati, i militari e i politici che hanno realizzato l’impresa più ambiziosa e terribile della storia dell’umanità.”,”””L’ occasione immediata della fama mondiale era stata un’ eclissi di sole. Il 25 novembre 1915 Einstein aveva presentato all’ Accademia prussiana delle scienze a Berlino un saggio, Le equazioni di campo della gravità, in cui annunciava trionfante che “”finalmente la teoria generale della relatività è chiusa come struttura logica””. Quel saggio rimane la prima enunciazione completa della teoria generale; ed era una teoria suscettibile di prova. Spiegava certe misteriose anomalie dell’ orbita di Mercurio – era quella la previsione confermata che gli aveva dato la sensazione come di uno schiocco dentro di lui. La teoria generale prevedeva che la luce stellare, oltrepassando un corpo massiccio come il sole, sarebbe stata deflessa di un angolo doppio di quello previsto dalla teoria newtoniana. La grande guerra ritardò le misurazioni del valore einsteiniano, e la prima occasione postbellica fu offerta da un’ eclisse totale di sole (che avrebbe bloccatolo splendore dell’ astro, rendendo visibili le stelle al di là di esso) prevista per il 29 maggio 1919. Furono gli inglesi, non i tedeschi, a cogliere l’ occasione. L’ astronomo di Cambridge, Arthur Stanley Eddington guidò una spedizione all’ isola del Principe al largo della costa dell’ Africa occidentale; l’ osservatorio di Greenwich mandò un’ altra spedizione a Sobral, nell’ interno del Brasile, vicino alla costa settentrionale. Il 6 novembre una riunione congiunta della Royal Society e della Royal Astronomical Society alla Burlington House di Londra confermò, sotto il ritratto di Newton, lo stupefacente risultato: era giusto il valore einsteiniano, non quello newtoniano. “”E’ una delle più grandi conquiste di tutta la storia del pensiero umano””, disse J.J. Thomson ai degni personaggi presenti. “”Non è la scoperta di un’ isola, ma di un interno continente di nuove idee scientifiche””. Quella sì che era una notizia. Il “”Times”” titolò, in prima pagina, ‘Rivoluzione nella scienza’. La notizia si diffuse. Da quel momento, Einstein fu un uomo segnato.”” (pag 181-182)”,”SCIx-205″ “RHODES Peter BARRON Wolf”,”Il superpotere.”,”Gianni Agnelli negli Stati Uniti. “”Dal fondo della sala arrivò il primo quesito: “”Perché lei è così ottimista sulle società multinazionali quando ormai in America sono in molti a criticarle?””. Come inizio non c’era male. A porre la domanda era il professor Charles Levinson, autore del libro “”Capitale, inflazione e imprese multinazionali””. Risposta: “”Perché rifiuto il concetto che queste società appartengano alla categoria del “”rip out and rape””, cioè dell’ impresa-rapina””. Applausi, forti e convinti. “”Ci sono i sintomi di ripresa, in Italia?””. “”Caro Momigliano””, rispose l’ Avvocato che aveva riconosciuto l’ interlocutore, un italiano docente di economia, da anni in America, “”per ora non ce ne sono. Eppoi, dipende solo per il 50 per cento da noi; per il resto, dipende dalla situazione internazionale””. (pag 83-84)”,”ITAE-161″ “RHODES Anthony, edizione a cura di Victor MARGOLIN”,”La propagande dans la seconde guerre mondiale.”,”Titolo originale: ‘Propaganda – The Art of Persuasion, World war II’ (1976) Manifesto ‘America First’ dei partigiani dell’ isolazionismo (pag 237)”,”FOLx-026″ “RIALL Lucy”,”Garibaldi. L’invenzione di un eroe.”,”RIALL L. è professore di storia al Birkbeck College, Università di Londra. Ha studiato presso la LSE e la Cambridge University. Ha pubblicato in italiano ‘Il Risorgimento. Storia e interpretazioni’ e ‘La Sicilia e l’unificazione italiana’.”,”ITAB-251″ “RIALL Lucy, edizione italiana a cura di David SCAFFEI”,”Il Risorgimento. Storia e interpretazioni. (Tit.orig.: The Italian Risorgimento)”,”RIALL Lucy è professore di storia al Birkbeck College, Università di Londra. Ha studiato alla LSE e alal Cambridge University. Ha scritto: ‘La Sicilia e l’unificazione italiana’ (2004) e ‘Garibaldi, l’invenzione di un eroe’ (2007).”,”ITAB-254″ “RIALL Lucy”,”La rivolta. Bronte 1860.”,”Lucy Riall insegna Storia all’Istituto Universitario Europeo di Firenze e al Birkbeck College dell’Università di Londra. Bibliografia di Lucy Riall: ‘Garibaldi. L’invenzione di un eroe. Agosto 1860. I contadini di Bronte sperano nella rivoluzione invocata dai Mille e si ribellano contro il latifondo. Ma l’esercito di Garibaldi spara. “”Bronte non è solo il luogo fisico dove si spezza un certo sogno unitario. E’ anche il luogo simbolo del tradimento delle plebi meridionali da parte di troppi poteri: la Chiesa, i Borboni, i garibaldini pressati dalla Gran Bretagna, i Savoia, lo Stato Italiano”” (Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella, Corriere della Sera) (4° di copertina) “”Per quanti però possono essere i dubbi sul reale andamento degli eventi, tutta la documentazione di cui disponiamo dimostra l’esistenza di lotte intestine. Il fatto che le convinzioni politiche non fossero il principale fattore di divisione, che tutti dichiarassero il proprio sostegno al nuovo regime insediatosi a Palermo, e che sia i «ducali» sia i «comunisti» fossero liberali che proclamavano la fine della monarchia borbonica in Sicilia testimonia che all’interno della società brontese erano in atto manovre di vario tipo per prendere il controllo della situazione”” (pag 134-135)”,”ITAB-349″ “RIALL Lucy”,”Garibaldi. L’invenzione di un eroe.”,”Lucy Riall è professore di Storia al Birkbeck College, Università di Londra. Ha compiuto i propri studi presso la London School of Economics e la Cambridge University. La vita di Giuseppe Garibaldi (1807-1882) si estende su un arco di tempo che abbraccia gli eventi fondamentali del diciannovesimo secolo. Era nato a Nizza. Divenne un seguace di Giuseppe Mazzini e aderì al nazionalismo repubblicano.”,”BIOx-072-FL” “RIASANOVSKY Nicholas V.”,”The Image of Peter the Great in Russian History and Thought.”,”In this scholar study, the author examines the way in which Peter the Great has been perceived over the years by artists, writers, intellectuals, and other historians, and what his image has meant to Russian culture during various historical periods since Pter’s death in 1725. Preface, note, Image, Conclusion, Bibliography, Index,”,”RUSx-024-FL” “RIASANOVSKY Nicholas V., a cura di Sergio ROMANO”,”Storia della Russia. Dalle origini ai giorni nostri.”,”Nicholas V. Riasanovsky è stato professore di storia europea alla University of California di Berkeley ed è autore di numerosi studi sulla storia politica e sociale russa. Ha esercitato la sua attività in tutti i maggiori centri studi slavi tra cui Mosca, Pietroburgo, Helsinki e Londra.”,”RUSx-049-FL” “RIAZANOV David B. (RJAZANOV)”,”Marx and Anglo-Russian Relations and other writings.”,”Brian PEARCE è un traduttore dal russo e uno storico della Russia sovietica. Questo lavoro di RIAZANOV fu pubblicato per la prima volta nel 1918 dal Soviet dei lavoratori e dei soldati di Pietrogrado. Appendice W. Liebknecht (pag 205) “”L’ Europeizzazione della Russia sotto l’ influenza del commercio con la Gran Bretagna””. “”Questo antagonismo tra Inghilterra e Spagna determinò l’ intera politica estera dell’ Inghilterra elisabettiana. Sarebbe stato molto incauto creare nuovi nemici alla vigilia dell’ Armada, specialmente quando le relazioni commerciali tra Russia e Inghilterra attraverso il mar Baltico (“”White Sea””) avevano fortemente accresciuto il risentimento tra le potenze del Baltico””. (pag 89) Appendice di Brian PEARCE: sulla questione orientale, la politica estera russa, la slavofilia, Liebknecht, Marx Engels e Urquhart. “”L’ opuscolo di Wilhelm Liebknecht citato da Riazanov (Zur orientalischen Frage, oder: Soll Europa Kosackish werden?, 1878) andò molto lontano verso l’ Urquhartismo. Egli inquadrò lo scontento dei cristiani in Turchia come “”al 99% una menzogna russa”” e il rimanente “”un per cento una macchinazione russa””, e andò oltre: “”Ma le nazionalità oppresse, l’ amore per la libertà degli slavi del Sud! Bah! Vischio per pettirossi!…””.”” (pag 205)”,”RJAx-004″ “RIAZANOV D.”,”Marx ed Engels.”,”””Marx stesso, benché non fosse per niente legato spiritualmente all’ ambiente ebraico, s’ interessò molto in gioventù della questione ebraica. Era in relazione con la comunità ebraica di Treviri. Gli ebre inviavano allora frequentemente delle petizioni per chiedere l’ abrogazione di varie misure vessatorie. A richiesta dei suoi parenti prossimi e della comunità di Treviri, Marx , che aveva allora ventiquattro anni, scrisse una di queste petizioni. Dunque Marx non disprezzava affatto i suoi antichi correligionari; s’ interessava alla questione ebraica e partecipava alla lotta per l’ emancipazione degli ebrei. Questo non gli impediva di distinguere nettamente fra gli ebrei poveri e i rappresentanti dell’ alta finanza, quantunque, a dire il vero, non vi fossero che pochi ebrei ricchi nella regione dove viveva Marx. L’ aristocrazia ebrea era allora concentrata ad Amburgo e a Francoforte. Treviri, dove Marx era nato e dove parecchi dei suoi antenati erano stati rabbini, si trova, come ho già detto, in Renania””. (pag 41)”,”MADS-374″ “RIAZANOV David”,”Marx et Engels. Conférences faites aux cours de marxisme prés l’ Academie socialiste en 1922.”,”Disfatta della rivoluzione (pag 85) La Nuova Gazzetta Renana. “”Marx ed Engels speravano di fare del loro giornale, che vede la luce a Colonia il 1° giugno 1848, un centro di riunione che raggruppante, nel corso della lotta rivoluzionaria, le future organizzazioni comuniste. Non bisogna credere che Marx ed Engels fossero entrati in quest’ organo della democrazia in qualità di democratici. Essi vi erano entrati in qualità di comunisti si consideravano come l’ estrema sinistra della democrazia. Essi non cesseranno di criticare nel modo più violento non solo gli errori del partito liberale tedesco, ma anche quelli della democrazia, tanto cne nei primi mesi, perderanno tutti i loro azionisti.”” (pag 89)”,”MAED-247″ “RIAZANOV D. ENGELS F. PLECHANOV G. LUXEMBURG R. LENIN N. LAFARGUE P. LIEBKNECHT W. MEHRING F. TIMIRYAZEV K. LESSNER F. MARX E MARX K.., a cura di Antonio D’AMBROSIO e Luigi CECCHINI”,”Carlo Marx. Uomo – pensatore – rivoluzionario.”,”Aristocrazia operaia. “”Dobbiamo ricordare inoltre alcune espressioni caratteristiche di Marx, contenute nella sua corrispondenza con Engels. Per esempio, riferendosi al movimento della classe operaia inglese, Marx afferma che, essendo l’ industria in fiorenti condizioni, si stanno facendo tentativi per “”comperare i lavoratori””, per distrarli dalla lotta, e che, in linea generale, il lungo periodo di prosperità “”ha demoralizzato gli operai””, talchè i lavoratori inglesi stanno assumendo un carattere borghese. Egli dice: “”Sembrerebbe che il fine ultimo propostosi dalla borghesia di tutti i paesi sia di creare, accanto alla borghesia vera e propria, un’ aristocrazia borghese e un proletariato borghese””. E ancora egli afferma che “”l’ energia rivoluzionaria”” del proletariato inglese è svanita, aggiungendo che bisognerà aspettare un bel po’ di tempo “”prima che i lavoratori inglesi si possano liberare del contagio borghese””, che il movimento britannico “”manca dell’ ardore dei vecchi cartisti””, che “”Holyoake, il capo della classe operaia, non è che “”un intermediario fra la borghesia radicale e i lavoratori.”” In data 11 agosto 1881, Engels scrive a Marx: “”Il lavoratore inglese non procederà oltre, per ora; la sua condotta deve essere mutata dalla crisi del monopolio industriale””.”” (pag 105-106, Lenin, Il marxismo)”,”MADS-388″ “RIAZANOV D.B.”,”Marx and Anglo-Russian Relations and other writings.”,”Brian PEARCE è traduttore dal russo e storico della Russia sovietica. Lavoro di Riazanov pubblicato originariamente nel 1918 dal Soviet di Pietrogrado degli operai e dei deputati dell’Armata Rossa.”,”RJAx-009″ “RIAZANOV David”,”Karl Marx and Friedrich Engels. An Introduction to Their Lives and Work.”,”RIAZANOV David “”Very soon, however, differences began to spring up. The controversy came to a head on the following question: Even at the beginning of 1850, Marx and Engels thought that it would not be long ere the revolution would be resuscitated. It was precisely at his time that two famous circulars were released by the Communist League. Lenin, who knew them by heart, used to delight in quoting them. In these circulars – and they can only be understood if we recall the errors made by Marx and Engels during the Revolution of 1848 – we find that besides mercilessly criticising bourgeois liberalism, we must also attack the democratic elements. We must muster all our strength to create a workingmen’s party in opposition to the democratic organisation. The democrats must be lashed and flayed. If they demand a ten-hour workday, we should demand an eight-hour day. I f they demand expropriation of large estates with just compensation, then we must demand confiscation without compensation. We must use every possible means to goad on the revolution, to make it permanent, and not to let it lapse into desuetude. We cannot afford to be satisfied with the immediate conquests. Each bit of conquered territory must serve as a step for further conquests. Every attempt to declare the revolution consummated is treason to its cause. We must exert our strength, to the last bit, to undermine and destroy the social and political fabric in which we live, until the last vestiges of the old class antagonisms are eradicated forever. Differences of opinion arose about the evaluation of the existing conditions. In contradistinction to his opponents, the most important among whom were Schapper and Willich, Marx, true to his method, insisted that every political revolution was the effect of definite economic causes, of a certain economic revolution. The Revolution of 1848 was preceded by the economic crisis of 1847 which had held all of Europe, except the Far East, in its grip. Having studied in London the prevailing economic conditions, the state of the world market, Marx came to the conclusion that the new situation was not favourable to a revolutionary eruption, and that the absence of the new revolutionary upheaval, which he and his friends had been anticipating, might be explained otherwise than by the lack of revolutionary initiative and revolutionary energy on the part of the revolutionists. On the basis of his detailed analysis of the existing conditions, he reached the conclusion, at the end of 1850, that in the face of such economic efflorescence any attempt to force a revolution, to induce an uprising, was doomed to fruitless defeat. And conditions were the particularly conducive to the development of European capital. Fabulously rich gold mines were discovered in California and in Australia; vast hosts of workers rushed into these countries. The deluge of European emigration started in 1848 and reached tremendous proportions in 1850. Thus, a study of economic conditions brought Marx to the conviction that the revolutionary wave was receding and that there would be no renewal of the revolutionary movement until another economic crisis arose and created more favourable conditions. Some of the members of the Communist league did not subscribe to these views”” [David Riazanov, Karl Marx and Friedrich Engels. An Introduction to Their Lives and Work, Monthly Review Press, 1973] (pag 99-101)”,”RJAx-014″ “RIAZANOV David Borisovic”,”Karl Marx sull’origine del predominio della Russia in Europa (Ricerche critiche). (1909)”,”Saggio compreso in: ‘Karl Marx, Die Geschichte der Geheimdiplomatie des 18. Jahrhunderts. Herausgegeben von Ulf Wolter mit Kommentaren von Bernd Rabehl und D.B. Rjasanov’ “”Quando Karl Vogt nei suoi ‘Studi sulla situazione presente dell’Europa’ sosteneva: “”Con l’Austria l’Inghilterra non ha mai potuto andare d’accordo per molto tempo””, Marx gli rispondeva: “”Davvero! La lotta comune dell’Inghilterra e dell’Austria contro Luigi XIV dura, con brevi interruzioni, dal 1689 al 1713, cioè quasi un quarto di secolo. Nella guerra di successione austriaca l’Inghilterra combatte per quasi sei anni al fianco dell’Austria contro la Prussia e la Francia. Solo nella guerra dei Sette Anni l’Inghilterra si allea alla Prussia contro l’Austria e la Francia, ma già nel 1760 Lord Bute (1) pianta in asso Federico il Grande per fare alternativamente al ministro russo Golitsyn e al ministro austriaco Kaunitz delle proposte per la “”spartizione della Prussia. (…) L’Inghilterra protestante prova antipatia per l’Austria cattolica, l’Inghilterra liberale prova antipatia per l’Austria conservatrice, l’Inghilterra liberoscambista prova antipatia per l’Austria protezionista, l’Inghilterra finanziariamente solida prova antipatia per l’Austria bancarottiera. Ma l’elemento patetico è sempre rimasto estraneo alla storia inglese (2)””. Ma gli stessi interessi materiali che legavano l’Inghilterra all’Austria, la legavano anche alla Russia.”” (pag 163-164) [David Borisovic Riazanov, Karl Marx sull’origine del predominio della Russia in Europa (Ricerche critiche). (1909)] [(in) ‘Karl Marx, Storia diplomatica del 18° secolo’, 1978] [(1) Primo ministro di Giorgio III d’Inghilterra; (2) K. Marx, Herr Vogt, London, 1960, p. 71, trad. it. ‘Il Signor Vogt, Roma, 1970, pp. 100-101] Riazanov vede una dissonanza tra Marx ed Engels sulle valutazioni relative alla diplomazia russa e la sua evoluzione interna nel XVIII e XIX secolo (Ciò che Marx non ha visto secondo Riazanov) “”Il fatto che Marx ancora nella sua polemica con Vogt citi il suo lavoro sui rapporti diplomatici tra Russia e Inghilterra nel XVIII secolo e riprenda le più importanti delle sue conclusioni, dimostra che egli, all’inizio degli anni Sessanta, era rimasto ancora fermo alla sua concezione precedente. Lo sviluppo interno delle Russia da Pietro I ad Alessandro II rimase fuori del suo campo d’indagine. Egli non notò l’evoluzione compiuta dall’assolutismo russo durante questo periodo e sottovalutò lo sviluppo economico della Russia e il suo stretto legame con quello inglese. Egli non vide il fatto che la Russia nel XVI e XVII secolo costituiva una delle più importanti colonie dell’Inghilterra capitalistica, che nel XVIII secolo la fioritura dell’industria di costruzioni navali in Inghilterra e conseguentemente anche la sua egemonia commerciale durante tutto il periodo delle manifatture si basava sulle esportazioni dalla Russia, che ancora negli anni Sessanta del XIX secolo la Russia era il Paese che approvvigionava la grande industria inglese di materie prime e di pane gli iloti di questa industria. Non vide, in una parola, che l’assoggettamento e lo sfruttamento delle classi borghesi delle diverse nazioni europee ad opera del despota del mercato mondiale – l’Inghilterra – era possibile, fra l’altro, solo grazie all’aiuto dei despoti della Russia (). L’assolutismo russo rimase sempre per lui qualcosa di immodificabile. In ‘Herr Vogt’ (1860) egli scriveva ancora: “”L’emancipazione dei servi mira semplicemente alla piena realizzazione dell’autocrazia con l’abbattimento delle barriere che il grande autocrate ha trovato finora nei molti piccoli autocrati della nobiltà russa, il cui potere si fonda sulla servitù della gleba, e nelle comunità contadine autonome, il cui fondamento materiale, la proprietà comune, deve essere distrutta da questa cosiddetta emancipazione””. L’assolutismo russo potrebbe così portare avanti la sua politica aggressiva. Non solo. “”La emancipazione dei servi nelle intenzioni del governo russo centuplicherebbe del resto la spinta aggressiva della Russia”” (38). Già allora Engels esprimeva una concezione diversa – e nelle parole di Marx io vedo una polemica nascosta contro di lui. Nel suo opuscolo ‘Savoia, Nizza e Reno’ (1860), Engels scriveva: “”Intanto abbiamo trovato un alleato nei servi della gleba russi. La lotta che ormai è scoppiata in Russia tra la classe dominante e quella dominata della popolazione rurale, mina già fin d’ora l’intero sistema della politica estera russa. Soltanto finché la Russia non aveva nessuno sviluppo politico interno, questo sistema era possibile. Ma questo tempo è passato. Lo sviluppo agricolo e industriale incrementato in tutte le maniere dal governo e dalla nobiltà è cresciuto a un tal grado che non sopporta più le condizioni sociali esistenti. La loro rimozione è da una parte una necessità e dall’altra è cosa impossibile senza un cambiamento violento. Con la Russia che è esistita da Pietro il Grande fino a Nicola cadrà anche la politica estera di questa Russia”” (39). Ed Engels aveva ragione. Già allora egli indicava del tutto a ragione che il motivo fondamentale della egemonia europea della Russia consisteva nel principio ispiratore di tutta la politica estera di Caterina II – che la Russia faceva tutto il possibile perché le altre Potenze europee si dilaniassero e si indebolissero tra di loro. E per quanto riguardava la base di questa potenza – la immodificabilità e la stabilità della politica estera russa – egli indicava anche qual era la forza che avrebbe potuto minarla: lo sviluppo politico interno del Paese. Già la rivolta dei Decabristi apparve come un presagio di sventura. E la crescita continua del movimento rivoluzionario in Russia rivelava sempre più che la Russia stava perdendo quella particolarità che, ancora nel 1848, le aveva permesso di guardare dall’alto in basso, con sovrano disprezzo, al “”marcio Occidente””. (…) La politica estera dello zarismo, che con l’immodificabilità aveva perso uno dei suoi tratti principali, andava così un passo dopo l’altro verso la bancarotta, ‘in conseguenza di questa contraddizione interna’. La rapacità dell’assolutismo russo era rimasta la stessa, ma mancava adesso la forza per soddisfarla”” [David Borisovic Riazanov, Karl Marx sull’origine del predominio della Russia in Europa (Ricerche critiche). (1909)] [(in) ‘Karl Marx, Storia diplomatica del 18° secolo’, 1978] [() Con tutto ciò egli stesso, nello scritto ‘Sulla critica ecc.’, aveva indicato: “”che il denaro sia una merce, i russi l’hanno capito da bel principio, come è dimostrato non soltanto dall’importazione inglese di grano dal 1838 al 1842, ma anche da tutta la storia del loro commercio”” (K. Marx, Per la critica dell’economia politica’, trad. it., Roma, 1957, p. 159); (38) K. Marx, Il Signor Vogt, cit, p. 105; (39) F. Engels, Savoia, Nizza e Reno, trad. it. in Marx-Engels, Sul Risorgimento italiano, Roma, 1959, pp. 471-472] (pag 173-175)”,”RJAx-015″ “RIAZANOV David B., a cura di Brian PEARCE”,”Marx and Anglo-Russian Relations and other Writings.”,”Brian Pearce is a translator from Russian and a historian of Soviet Russia. Riazanov was born in Odessa in 1870 as David Borisovich Goldendakh. Foreword Al Richardson, Preface, General introduction Brian Pearce, Appendix, foto, Notes, Index,”,”RJAx-001-FL” “RIAZANOV D.”,”Karl Marx and Friedrich Engels.”,”””U. Steklov, in his book on Marx, gives a similar account of the origin of the Communist League. “”While living in Paris, Marx was keeping in personal touch with the leaders of the League of the Just which consisted of German political emigrants and artisans. He did not join this League because its programme was too greatly coloured with an idealistic and conspiratory spirit which could not appeal to Marx. The rank and file of the League, however, gradually came to a position approaching that of Marx and Engels. The latter through personal and written contact, as well as through the press, influenced the political views of the members of the League. On some occasions the two friends transmitted their views to their correspondents through printed circulars. After the breach with the rebel Weitling, after the systematically ‘severe criticism of the useless theoreticians’, the soil was fully prepared for Marx and Engels to join the League. At the first congress of the League, which had now assumed the name of the Communist League, Engels and Wilhelm Wolff were present; at the second convention, at the end of November, 1847, Marx, too, was present. The convention, after having heard Marx’s address in which he expounded the new socialist philosophy, commissioned him and Engels to prepare the programme of the League. This was how the famous ‘Communist Manifesto’ came to be written””. Steklov has only related what Marx had written, while Mehring has repeated what Engels had told us. And one cannot but believe Engels, for who is more qualified to relate the history of an enterprise than the person who himself took part in it? Still a critical attitude must be preserved even where Engels is concerned, particularly since in his article he described affairs that had occurred forty years before. After such a considerable interval of time it is rather easy to forget things, particularly if one writes under entirely different circumstances and in a wholly different mood. We have at our disposal other facts which do not at all tally with the above account. Marx and Engels were not at all the pure theoreticians that Steklov, for instance, makes them out to be. On the contrary, as soon as Marx had come to the view that any necessary and radical change in the existing social order had to be wholly dependent upon the working class – the proletariat – which in the very conditions of its life was finding all the stimuli, all the impulses that were forcing it into opposition to this system – as soon as Marx was convinced of this, he forthwith went into the midst of the workers; he and Engels tried to penetrate all places, all organisations, where the workers had already been subjected to other influences. Such organisations were already then in existence”” (pag 64-65) Biografia. Jurij Michajlovic Steklov Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jurij Michajlovic Steklov, pseudonimo di J. Moiseevic Nakamkis (Odessa, 27 agosto 1873 – Odessa, 15 settembre 1941), è stato un rivoluzionario, storico e giornalista russo. Biografia Ancora studente del ginnasio di Odessa, formatosi sul romanzo Che fare? di Cernycevskij, nel 1888 ebbe le sue prime esperienze di oppositore del regime zarista in un circolo di populisti. Nel 1891 entrò nell’Università di Kiev per studiarvi giurisprudenza, ma ne fu espulso sei mesi dopo. Nel 1890, la lettura degli scritti di Plechanov e di Aksel’rod, quella del Capitale di Marx e poi la conoscenza di Rjazanov, lo convinsero al marxismo. Membro del POSDR dal 1893, creò con pochi altri a Odessa un circolo clandestino socialdemocratico a cui aderirono marinai e artigiani. Il circolo fu scoperto dalla polizia il 28 gennaio 1894 e Steklov, dopo 18 mesi di di carcere, fu condannato all’esilio per 10 anni a Jakutsk, da dove riuscì a fuggire nel 1899 riparando all’estero. A Parigi si unì ai bolscevichi e collaborò alla « Zarja » (L’alba), rivista fondata da Lenin, ma successivamente, con Gurevic e Rjazanov fece parte del gruppo dissidente socialdemocratico Bor’ba (La lotta). Tornò in Russia nel 1905 per partecipare alla Rivoluzione e fu arrestato a Pietroburgo il 2 dicembre. Dopo sette mesi di carcere, fu riconosciuta l’illegittimità della sua detenzione e, liberato, si trasferì per un anno in Finlandia, da dove rientrava periodicamente a Pietroburgo per svolgervi propaganda rivoluzionaria e riprendere gli studi universitari, ma nel marzo del 1910 fu nuovamente arrestato, ottenendo di scegliere tra il confino per tre anni in Siberia o l’esilio all’estero per eguale periodo. Scelto l’esilio, Steklov andò a Parigi, entrando nuovamente nel Partito bolscevico, della cui scuola fu insegnante a Longjumeau, e collaborò ai giornali « Socialdemokrat », « Zvezda » (La stella), « Pravda » (La verità) e alla rivista « Prosvešcenie » (L’educazione). Tornato in Russia nel 1914, s’iscrisse ancora all’Università di Pietrogrado e nel 1916 poté finalmente conseguire la laurea. Con la Rivoluzione fu eletto membro del Comitato esecutivo del Soviet di Pietrogrado e si separò dai bolscevichi assumendo posizioni di « difensismo rivoluzionario », ossia giustificando il conflitto come difesa della rivoluzione contro l’imperialismo germanico e dimostrandosi favorevole ad affidare al gruppo borghese del Comitato della Duma il governo del paese. In questo stesso periodo fu redattore della « Novaja Cizn » (Vita nuova) e delle « Izvestija » (Notizie), il giornale del Soviet a cui collaborò fino al 1925. Riavvicinatosi ai bolscevichi, partecipò alla Rivoluzione d’ottobre del 1917. Fu più volte delegato ai congressi del Partito comunista dell’Unione Sovietica e dal 1929 fu vicepresidente del Comitato scientifico del Comitato esecutivo centrale dell’URSS e si dedicò a studi storici, pubblicando numerosi lavori. Nel 1938 cadde vittima delle persecuzioni staliniane. Condannato a dieci anni di prigione, morì nel carcere di Odessa nel 1941. Fu riabilitato nel 1956. Scritti L’Internazionale. 1864-1914, 2 voll., 1918 Karl Marx. La vita e l’opera (1818-1883), 1918 I combattenti per il socialismo, 2 voll., 1923-1924 Bakunin. La vita e l’opera (1814-1876), 4 voll., 1920-1927 N. G. Cernycevskij. La vita e l’opera, 2 voll., 1928″,”RJAx-020″ “RIAZANOV David B. RABEHL Bernd MARX Karl”,”‘Karl Marx sull’origine del predominio della Russia in Europa’ (Riazanov) (studio critico); ‘La controversia all’interno del marxismo russo e sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia’ (Rabehl) (commento storico); ‘Storia diplomatica segreta del XVIII secolo’ (Marx).”,”I saggi di RJAZANOV (RJAZANOV) e RABEHL sono presi dal libro curato da Ulf WOLTER, ‘Der Geschichte der Geheimdiplomatie des 18. Jahrhunderts. Herausgegeben von Ulf Wolter mit Kommentaren von Bernd Rabehl und D.B. Rjasanov’, VERLAG OLLE & WOLTER, BERLIN, 1977.”,”RJAx-001-FGB” “RIAZANOV (RJAZANOV) David B., MARX Karl, RABEHL Bernd”,”Storia diplomatica segreta del XVIII secolo. Con uno studio critico di David B. Riazanov sulle origini del dispotismo russo e un commento storico di Bernd Rabehl.”,”I saggi di Riazanov e Rabehl sono presi dal libro curato da Ulf Wolter, ‘Der Geschichte der Geheimdiplomatie des 18. Jahrhunderts. Herausgegeben von Ulf Wolter mit Kommentaren von Bernd Rabehl und D.B. Rjasanov’, Verlag Olle & Wolter, Berlin, 1977 Il volume contiene i saggi: -RJAZANOV, Karl Marx sull’origine del predominio della Russia in Europa (pag 95-182) -RABEHL, La controversia all’interno del marxismo russo e sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia (pag 182-251) Lo studio di Marx della politica estera. Palmerston “”Ma Marx negli anni Cinquanta non si occupò soltanto dello studio del «cosmo borghese». Con non minore assiduità studiò i «misteri della politica internazionale». Londra non era solo il punto di osservazione più favorevole per lo studio dei rapporti economici del mercato mondiale, era anche, come l’Aia nel XVIII secolo, il luogo dove, più rapidamente che in qualsiasi altro, veniva registrato nei bollettini di borsa ogni cambiamento, anche minimo, che si verificasse sul terreno dei rapporti politici inernazionali – come in un barometro le minime variazioni della pressione atmosferica. Soltanto in Inghilterra era possibile in quel periodo un fenomeno come la formazione in tutto il Paese di un’intera serie di comitati (‘Foreign Affairs Committees’) che si dedicavano esclusivamente allo studio della politica estera, seguivano attentamente l’attività del ministero degli Esteri e sottoponevano ogni passo della sua politica alla critica più precisa (15). Non erano soltanto le inclinazioni personali di Marx a indurlo a «indagare sui misteri della politica internazionale e a sorvegliare gli ‘exploits’ diplomatici dei governi» (16). L’imperiosa necessità di un lavoro per guadgnarsi da vivere lo obbligò ad accettare il posto di redattore europeo della «New York Tribune», il primo giornale anglo-americano del tempo. Poiché l’attività di corrispondente in senso stretto del giornale era solo una parte del suo lavoro, fu condotto a una straordinaria dispersione dei suoi studi. E fra queste discipline – che a prima vista divergevano completamente una dall’altra – tra le quali doveva dividere, in maggiore o minor misura, il suo tempo e che lo allontanavano dai suoi studi principali di carattere economico, lo studio della storia dei rapporti diplomatici internazionali prese il primo posto. Abbiamo già visto sotto quale influenza Marx già prima del suo trasferimento a Londra era giunto alla convinzione che l’Inghilterra e la Russia erano ‘de facto’ alleate nella lotta contro la rivoluzione. Il soggiorno londinese rafforzò ancora di più la sua convinzione del carattere controrivoluzionario della politica di Palmerston, che la camarilla prussiana di quel tempo considerava come un agente della rivoluzione e i liberali prussiani come un campione del costituzionalismo e un difensore dell’idea nazionale allo stesso modo del terzo Napoleone. È perciò pienamente comprensibile che nel corso di 20 anni aveva instancabilmente denunciato gli intrighi della diplomazia russa, accusato Palmerston di servilismo verso la Russia e lodato con lo stesso zelo le benemerenze della dominazione turca sulla penisola balcanica. Furono d’altra parte quest’odio contro la Russia e la ferma opposizione nei confronti di Palmerston che portarono Urquhart ad avvicinarsi non soltanto all’emigrazione rivoluzionaria polacca e ungherese, ma anche a Marx. Non si può tuttavia dedurne che Marx fosse sotto l’esclusiva influenza di Urquhart. Ciò era impossibile se non altro perché i due partivano da punti di vista di principio del tutto diversi e i loro fini divergevano completamente. Marx non condivideva le tendenze turcofili di Urquhart, si faceva apertamente gioco di lui, come si può vedere dalla seguente caratterizzazione umoristica di questo ostinato originale che era altrettato affascinato dalla libertà turca che dai bagni turchi: «Questo signore di origine scozzese, pieno di riminiscenze medievali e patriarcali della sua patria, e con un’educazione moderna, inglese, civilizzata, dopo aver combattuto per tre anni in Grecia contro i turchi, arrivò nel paese di questi ultimi e lì si trasformò immediatamente in un loro fervente ammiratore. Il romantico uomo degli ‘Highlands’ si sentì a casa propria nelle gole montane del Pindo e dei Balcani. Le sue opere sulla Turchia, che del resto contengono molte informazioni preziose, possono essere riassunte in tre paradossi che suonano quasi alla lettera così: Primo, se il signor Urquhart non fosse stato suddito inglese, avrebbe voluto sicuramente essere turco; secondo, se non fosse stato un calvinista presbiteriano, non avrebbe voluto appartenere ad altra religione che all’Islam; terzo, Inghilterra e Turchia sono gli unici due paesi del mondo che godano dell’auto-amministrazione e della libertà civile e religiosa». ()”” [… ; () Karl Marx, ‘The Eastern Question’, London, 1897, pp. 24-25 (17)]”,”RJAx-002-FGB” “RIBAS Pedro”,”La Introducción del marxismo en España (1869-1939). Ensayo bibliografico.”,”Il libro colma una lacuna nella storiografia spagnola sul marxismo in Spagna. Con circa 1000 schede bibliografiche fornisce un’ informazione rigorosa sulle edizioni spagnole della letteratura marxista di autori non spagnoli dall’ epoca della 1° internazionale alla fine della guerra civile. L’A tratta anche dei paesi da cui proviene il marxismo ricevuto in Spagna (Germania, Francia, Italia, Russia). “”L’ edizione spagnola di maggiore diffusione durante il periodo studiato fu la Cenit, con traduzione di Wenceslao Roces. La introduzione di questo costituisce lo studio storico più documentato che finora sia apparso in Spagna sulla ‘Lega dei Comunisti’ e le origini del ‘Manifesto’. Nel libro si includono, in aggiunta, le “”note chiarificatrici”” di Riazanov e lo studio di Labriola””. (…) Roces era un uomo attento alle pubblicazioni dell’ Istituto Marx-Engels-Lenin, di Mosca. Fu questo istituto che intraprese, infine, il compito di una edizione critica delle opere di Marx ed Engels, la MEGA, cominciata a pubblicare nel 1927 e non terminata fino ad oggi.”” (pag 31-32)”,”MSPx-054″ “RIBBE Claude”,”Le Crime de Napoléon.”,” pag 193 La Guadalupa (in francese Guadeloupe) è un’isola delle Antille che, con le sue piccole vicine, costituisce un Dipartimento francese d’ Oltremare dal 1946 e una Regione francese d’Oltremare dal 1983. L’isola fu scoperta all’inizio di novembre del 1493 da Cristoforo Colombo, dopo una lunga traversata dell’Oceano Atlantico al termine della quale scoprì La Désirade, Marie-Galante e infine Kerikera, cui diede il nome di Guadalupa, dal nome di Santa Maria de Guadalupe, nella regione spagnola dell’Estremadura. Sull’isola abitavano i Caribi, appartenenti al gruppo amerindo dell’America Meridionale, i quali avevano cacciato la popolazione originaria degli Arawak. Gli Spagnoli non si interessarono però dell’arcipelago. Agli inizi del XVII secolo Belain de Esnambuc convinse Armand-Jean du Plessis de Richelieu dell’importanza di creare, sulla falsariga della Compagnia delle Indie Occidentali olandese, una società che sfruttasse le ricchezze di queste isole. Mentre egli si installava nella Martinica, nel 1635 il suo luogotenente de l’Olive e Duplessis d’Ossonville annessero Guadalupa e le isole vicine per ordine della privata “”Compagnie des Iles d’Amerique””: il 28 giugno del 1635 Guadalupa venne quindi occupata dai francesi e divenne una colonia. I primi coloni ebbero gravissime difficoltà per la fame e la guerra contro i Caribi, finché la Compagnia decise di porre in vendita l’arcipelago, di cui divenne proprietario Charles Houël (1650). Fu solamente nel 1674 che Guadalupa divenne una colonia della Corona francese, dipendendo amministrativamente dalla Martinica, un fatto che frenò in parte lo sviluppo e fu alla base della rivalità tra le due isole. Le numerose invasioni inglesi, soprattutto durante la guerra dei sette anni (1756-1763), e la presenza di pirati, che infestavano quei mari, non impedirono la crescita economica, favorita dall’indiscriminato sfruttamento degli schiavi neri rapiti in Africa, richiesti per le molte piantagioni di canna da zucchero e per le nuove piantagioni di cacao. Dopo un periodo di occupazione inglese ed una promessa cessione alla Svezia (Fondo della Guadalupa), le isole tornarono definitivamente in mano francese solo nel 1816. In quella data la tratta e il lavoro degli schiavi (che era stato autorizzato da Napoleone) furono proibiti dal parlamento francese su iniziativa di Victor Schoelcher e gli ex schiavi divennero cittadini francesi. Nel 1871 Guadalupa venne rappresentata per la prima volta nel parlamento francese con un proprio deputato. Tra la fine del secolo e gli inizi del ‘900 anche l’isola ebbe le sue prime organizzazioni di lavoratori ed ebbe i due primi deputati socialisti: L. e A. Boisneuf. L’arcipelago non rimase estraneo alle due guerre mondiali, che fecero numerose vittime. Guadalupa divenne un dipartimento francese. (Wikip)”,”FRAN-087″ “RIBBENTROP Joachim von”,”Fra Londra e Mosca. Ricordi e ultime annotazioni.”,”””L’Unione Sovietica si era accinta nell’autunno 1939 ad occupare gli stati baltici. Proprio quando arrivai per la mia seconda visita, vidi i ministri baltici abbandonare il Cremlino tutti pallidi in volto. Stalin aveva loro comunicato poco prima che le sue truppe ne avrebbero invaso i paesi. Il giorno della conclusione del nostro trattato d’amicizia e di frontiere, l’Unione Sovietica stipulò patti d’assistenza militare con l’Estonia, poi il 5 ottobre con la Lettonia e il 10 ottobre con la Lituania. In quei trattati politici, l’URSS si riservava il diritto di costruire nei detti paesi punti d’appoggio per la sua marina da guerra e artiglieria costiera, inoltre aeroporti per la sa aviazione e finalmente basi per le sue armate terrestri e aeree. Poche settimane dopo, la Russia ottenne con la sua guerra invernale con la Finlandia ulteriori acquisti territoriali. (…) Alla metà di giugno 1940 fu occupata dall’Unione Sovietica l’intera Lituania, anche la parte rientrante nella sfera d’interessi tedeschi, senza alcun preavviso al governo del Reich; poco dopo avvenne la medesima cosa in Lituania ed Estonia. Il 3, 5 e 6 agosto 1940, per decisione del Soviet supremo, Estonia, Lettonia e Lituania vennero finalmente incorporate quali repubbliche federali nell’Unione Sovietica. Le convenzioni economiche della Germania con quegli Stati, che, secondo le trattative a Mosca, non dovevano venir violate, furono unilateralmente abrogate dal governo sovietico. I tre Stati furono bolscevizzati e i regimi esistenti rigorosamente eliminati. Verso la fine della campagna di Francia, il 23 giugno 1940, arrivò un telegramma del nostro ambasciatore a Mosca, il quale informava che l’Unione Sovietica aveva intenzione nei prossimi giorni di occupare la provincia romena della Bessarabia. Allo stesso tempo giunse al Führer un grido d’aiuto dal Re di Romania, che a causa dell’ultimatum russo chiedeva consiglio. Hitler era rimasto allora molto colpito dalla rapida avanzata russa senza preventiva consultazione con noi; in adempimento ai nostri impegni con Mosca però egli consigliò il Re di Romania a non opporsi all’occupazione. Il governo romano accolse quindi la pretesa del governo sovietico, con la preghiera di concedere il tempo necessari e, ancora prima della sua scadenza, incominciò ad occupare parti della Bucovina e, proseguendo, l’intera Bessarabia fino al Danubio. Hitler rimase particolarmente sorpreso dal fatto che veniva occupata dai russi anche la Bucovina settentrionale, abitata prevalentemente da tedeschi e antico paese della Corona austriaca, senza alcuna intesa. Egli risentì questo passo di Stalin quale sintomo della pressione russa verso occidente. Ai primi dell’autunno 1940 il Führer ricevette notizie del crescente stazionamento di truppe sovietiche lungo il confine della Prussia orientale, in Polonia e in Bessarabia. Secondo le informazioni, soltanto dinanzi alla Prussia orientale dovevano essere attestate 22 divisioni sovietiche, inoltre forti ammassamenti di truppe anche nella Polonia orientale, e in Bessarabia 30 corpi d’armata. Finita la campagna dI Francia, Hitler per la di prima volta mi mise a parte di tali sintomi di uno spiegamento di forze, comunque straordinario, di fronte a uno Stato amico”” (pag 275-277)”,”QMIS-004-FGB” “RIBEIRO Darcy”,”Le americhe e la civiltà. Formazione e sviluppo ineguale dei popoli americani.”,”Darcy RIBEIRO, brasiliano, ha al suo attivo importanti studi sulla vita primitiva degli Indios. Rettore all’Univ di Brasilia, stretto collaboratore del Presidente GOULART, finì in carcere con il golpe che portò i militari al potere. Lasciato il suo paese, ha insegnato all’Istituto di studi internazionali di Santiago del Cile e oggi (1975) lavora in Perù. Tra le sue opere: -Il processo di civilizzazione (1968, tradotto da Feltrinelli, 1973) -Il dilemma dell’America Latina (1971, tradotto da Il Saggiatore, 1972) -Il Brasile e le emergenze.”,”AMLx-004″ “RIBEIRO Darcy”,”The Brazilian People. The Formation and Meaning of Brazil.”,”Darcy RIBEIRO (1922-1997) è stato un uomo di stato, politico, insegnante e antropologo, autore di opere di letteratura ed etnografia.”,”AMLx-037″ “RIBERI Lorenzo”,”Arthur Rosenberg. Democrazia e socialismo tra storia e politica.”,”Arthur ROSENBERG (1889-1943) autore di studi sulla Germania guglielmina e weimariana, di una ‘Storia del bolscevismo’ e di ‘Democrazia e socialismo’ ha aperto nuove prospettive di ricerca sulla Repubblica di Weimar. Il volume di RIBERI ne segue il percorso intellettualesingolare: dagli esordi come antichista su posizioni nazionaliste, all’ attività nel partito comunista tedesco e nel Comintern, fino agli studi di storia contemporanea come ‘socialista senza partito’. Lorenzo RIBERI è dottore di ricerca dell’ Università di Torino. Specialista di storia tedesca contemporanea, ha pubblicato saggi e curato il volume ‘La Germania allo specchio della storia. Storiografia, politica e società tra Otto e Novecento’ (MILANO, 1995).”,”MGEK-049″ “RIBOLDI Ezio”,”Vicende socialiste. Trent’anni di storia italiana nei ricordi di un deputato massimalista.”,”L’ ardire di Fabrizio Maffi. “”Altra figura degna fu quella dell’on. Maffi, che osò tutto contro la canea fascista. Dell’episodio di Pavia si occuparono i giornali del tempo, ma dalla tribuna della Camera Maffi dimostrò non minore coraggio che a Pavia. In una delle prime sedute del ’25, dopo il discorso di Mussolini del 3 gennaio, salito alla tribuna, incominciò col dire: “”La marcia su Roma, o signori, è stata veramente ‘marcia’ per l’Italia!””. E un’altra volta ancora: “”Il fascismo tutto ha perduto, fuorché il potere!””. Una gragnuola di pugni e calci da parte di duecento fascisti colpì il gruppetto di amici che lo circondava””. (pag 136) Conversazioni con Gramsci. (Dicembre 1930) “”E Stalin, come si regola in proposito? Segue la tradizione di Lenin? “”Bisogna tener presente che l’habitus mentale di Stalin è ben diverso da quello di Lenin. Lenin, essendo vissuto per molti anni all’estero, possedeva una visione internazionale dei problemi politico-sociali: cosa che non si può dire di Stalin, il quale è rimasto sempre in Russia conservando la mentalità nazionalista che si esprime nel culto dei “”grandi russi””… Anche nell’Internazionale Stalin è prima russo e poi comunista: bisogna stare attenti””. (pag 182) “”(…) Gramsci, rispettoso del regolamento carcerario, si asteneva dal far circolare fra i detenuti libri e riviste in suo possesso (…)”” (pag 182) L’ ardire di Fabrizio Maffi (pag 131) Conversazioni con Gramsci (pag 175)”,”MITS-325″ “RICARDO Davide”,”Principi dell’ economia politica e delle imposte. Con altri saggi sull’ agricoltura e la moneta.”,”””La scoperta dell’ America, non che delle ricche miniere di cui questa abbonda, ha esercitato un effetto assai considerevole sul prezzo naturale dei metalli preziosi. Molti presumono tali effetti sian tuttora operanti. E’ però probabile da tempo sia venuta meno l’ azione di tutti gli effetti prodotti sul valore dei metalli dalla scoperta dell’ America; se negli ultimi anni si è manifestata una qualche diminuzione di valore, questa va attribuita ai progressi realizzati dall’ industria mineraria””. (pag 52) “”Il lavoro ha un proprio prezzo naturale e un proprio prezzo di mercato, alla pari di tutte le altre cose che possono essere acquistate e vendute e la cui quantità può subire incrementi e diminuizioni. Prezzo naturale del lavoro è il prezzo occorrente a porre i lavoratori, nel loro complesso, in condizioni di sussistere e perpetuare, senza aumenti né diminuizioni, la loro progenie. (…) Il prezzo di mercato del lavoro è il prezzo, che effettivamente si paga per averlo in ragione del rapporto che si viene a stabilire tra offerta e domanda: il lavoro è caro quando è scarso; a buon mercato quando è abbondante. (…) (pag 59-60) “”Pur avendo esattamente chiarito la natura della ricchezza nei termini che ho più volte ricordato, Adam Smith, la chiarisce poi diversamente: “”un uomo è ricco o povero – egli dice – a seconda della quantità di lavoro che gli è possibile acquistare””. Tale definizione differisce sostanzialmente dall’ altra ed è certo inesatta (…)””. (pag 206)”,”ECOT-087″ “RICARDO David”,”Sui principi dell’economia politica e della tassazione.”,”””Nessuna alterazione nei salari potrebbe comunque produrre una qualsiasi alterazione nel valore relativo di queste merci. Infatti, supponendo che essi aumentino, non si richiederebbe alcuma maggiore quantità di lavoro in una di queste occupazioni. Il lavoro però si dovrebbe pagare a un prezzo più alto: le stesse ragioni che spingerebbero il cacciatore e il pescatore a cercare di aumentare il valore della selvaggina o del pesce, indurebbero il proprietario delle miniere ad aumentare il valore dell’oro. Poiché tale impulso agisce con la stessa forza in tutte e tre queste occupazioni, e la situazione delle persone che vi sono impiegate è la stessa sia prima che dopo l’aumento dei salari, il valore relativo della selvaggina, del pesce e dell’oro continuerebbe a rimanere invariato. I salari potrebbero aumentare del 20 per cento e i profitti potrebbero diminuire di conseguenza, in proporzione più o meno grande, senza determinare la minima alterazione nel valore relativo di queste merci””. (pag 20)”,”ECOT-186″ “RICARDO David, a cura di Pier Luigi PORTA”,”Principi di economia politica e dell’imposta.”,”Il contributo di James Mill. “”Nella sua ‘Autobiografia’ John Stuart Mill scrive che i ‘Principi’ di Ricardo “”non sarebbero mai stati pubblicati o scritti senza l’insistenza e il forte incoraggiamento di mio padre, perché Ricardo, il più modesto fra gli uomini, sebbene fermamente convinto della verità delle sue dottrine, si considerava così poco capace di far loro giustizia espandendole e illustrandole, da rifuggire dall’idea di renderle pubbliche”” (pag112, introduzione di Sraffa) “”Le imposte sui salari faranno aumentare i salari stessi e quindi diminuire il saggio di profitto dei capitali”” (pag 356) “”(…)”” Finché domanda di lavoro e prezzo dei viveri rimangono invariati, un’imposta diretta sui salari del lavoro non può avere altro effetto che quello di farli aumentare un po’ più dell’imposta”” (La ricchezza delle nazioni). A questa affermazione, così come è stata enunciata da Smith, Buchanan muove due obiezioni. Anzitutto egli nega che i salari monetari siano regolati dal prezzo delle sussistenze; e in secondo luogo nega che un’imposta sui salari faccia aumentare il prezzo del lavoro””. (pag 356)”,”ECOT-192″ “RICARDO David, a cura di Pier Luigi PORTA, note introduttive e appendice di Piero SRAFFA”,”Note a Malthus e Saggi e Note.”,”Malthus e la misura del valore con il lavoro. “”Malthus giustamente lamenta che l’oro e l’argento siano merci variabili, e perciò inadatte a misurare il valore reale a epoche distanti fra loro. Ciò di cui abbiamo bisogno è una misura tipo del valore che sia essa stessa invariabile, e misuri perciò accuratamente le variazioni di altri oggetti. E che cosa sceglie Malthus come approssimazione a questa misura tipo? Il valore del lavoro. Si affermerà che una merce aumenta o diminuisce a seconda che possa disporre di più o meno lavoro. Malthus pretende dunque che questa misura tipo sia invariabile! Niente affatto; egli ammette che essa è soggetta alle stesse vicende e variazioni di qualunque altro oggetto. Perché sceglierla allora? Può essere molto utile seguire nel tempo la capacità di un certo reddito di disporre di lavoro, ma perchè scegliere una merce che si ammette variabile come misura tipo del valore? Non riesco a vedere altra ragione addotta, fuorché quella che “”essa è già stata adottata come la più comune e la più utile””. Se questo è vero ci rimane ancora il diritto di rifiutare quella misura se non corrispoden al fine per cui è stata proposta. Qualunque merce si intenda adottare come misura del valore reale, la si deve giudicare in base al solo criterio che essa sia meno variabile di ogni altra, e perciò se in seguito si scoprisse un’altra merce meglio rispondente a quel criterio, questa dovrebbe essere impiegata come misura tipo”” (pag 57-58)”,”ECOT-271″ “RICARDO David, a cura di Pier Luigi PORTA”,”Principi di economia politica e dell’imposta. I grandi classici dell’economia. Ricardo.”,”3 Le imposte sui salari. (Critica alle teoria di Smith sugli effetti delle imposte sui salari) (pag 362-363) “”Adam Smith, come abbiamo visto (2), ha pienamente riconosciuto che una imposta sui salari ha come effetto un aumento dei salari di un ammontare per lo meno uguale all’imposta stessa, e che in definitiva, anche se non direttamente, essa viene pagata dal datore del lavoro. Sin qui siamo d’accordo; ma le nostre opinioni differiscono essenzialmente quanto al successivo effetto di tale imposta. «Quindi» dice Adam Smith «sebbene il lavoratore possa forse sborsare personalmente un’imposta diretta sui salari del lavoro, non può propriamente dirsi nemmeno che questa sia da lui anticipata; almeno se dopo l’imposta domanda di lavoro e prezzo medio delle sussistenze rimangono immautati. In tutti questi casi, non soltanto l’imposta, ma anche qualcosa di più, sarebbero in realtà anticipate dalla persona che lo impiega direttamente. Il pagamento effettivo cadrebbe su diverse persone a seconda dei casi. L’aumento che tale imposta potrebbe determinare sui salari del lavoro agricolo sarebbe anticipato dall’agricoltore, il quale, per mantenere lo stesso numero di braccianti di prima, sarebbe obbligato a impiegare un maggior capitale. Al fine di rientrare di questo maggior capitale ‘coi suoi profitti ordinari’ sarebbe necessario che egli trattenesse una maggior porzine del prodotto della terra, e conseguentemente che pagasse una rendita minore al proprietario. In questo caso il pagamento effettivo di questo aumento salariale graverebbe quindi sul proprietario ‘unitamente al profitto aggiuntivo dell’agricoltore che lo ha anticipato’. In tutti i casi un’imposta diretta sui salari del lavoro deve, a lungo andare, provocare una riduzione della rendita della terra e un aumetno del prezzo dei manufatti maggiori di quelli che si sarebbero avuti con la ripartizione opportuna di una somma uguale al gettito dell’imposta in parte sulla rendita e in parte sulle sussistenze». Vol. III. p. 337 (2). (…)”” (pag 362-363)”,”ECOT-316″ “RICARDO David, a cura di Pier Luigi PORTA”,”Ricardo. Note a Malthus e Saggi e Note. I grandi classici dell’economia.”,”4 Capitolo I. Definizione di ricchezza e lavoro produttivo (pag 41-) Capitolo IV: Dei salari del lavoro (pag 249) “”[I salari del lavoro sono la remunerazione del lavoratore per i suoi servizi personali, e possono essere distinti in nominali e reali. I salari nominali sono costituiti dalla moneta guadagnata dal lavoratore. I salari reali sono costituiti dalle sussistenze e dalle comodità di cui quella moneta dispone. I salari sono determinati dalla domanda e dall’offerta di lavoro, confrontata con la domanda e l’offerta di ciò che forma il compenso del lavoro]. Il principio della domanda e dell’offerta è il supremo regolatore tanto del prezzo del lavoro quanto di quello delle merci, non solo temporaneamente ma permanentemente; e i costi di produzione influenzano questi prezzi soltanto in quanto essi sono la condizione necessaria dell’offerta permanente di lavoro, o di merci. E’ in qualità di condizione dell’offerta, che i prezzi delle sussistenze hanno un’influenza tanto importante sul prezzo del lavoro. Un certo ammontare di tali sussistenze è necessario perché il lavoratore possa mantenere una popolazione stazionaria, un ammontare maggiore si richiede per potere mantenere una popolazione in aumento; e di conseguenza, qualunque siano i prezzi delle sussistenze, i salari monetari del lavoratore debbono essere tali da consentirgli di acquistaer quelle quantità, altrimenti l’offerta non potrà avere luogo nell’ammontare richiesto. Per mostrare che quello che può essere chiamato il costo di produzione del lavoro influenza i salari soltanto in quanto regola l’offerta di lavoro, basta volgere l’attenzione ai casi nei quali, per circostanze temporanee, il costo di produzione non regola l’offerta; e in quei casi troveremo sempre che questo costo cessa immediamente di regolare i prezzi”” (pag 249)”,”ECOT-317″ “RICARDO David, a cura di Pier Luigi PORTA”,”Principi di economia politica e dell’imposta. Vol. III .”,”David Ricardo nasce vil 18/04/1772 nella City of London. La famiglia proveniva dalla schiera di ebrei portoghesi, che, costretti alla conversione, erano rimasti nella segreta professione del giudaismo (marrani). L’interesse per l’Economia politica nacque per caso durante un soggiorno a Bath nel 1799. All’inizio del 1811, con le osservazioni di Malthus nella sua recensione e con le successive osservazioni di Ricardo su quella recensione, ebbe inizio il dibattito tra Ricardo e Malthus, che ancora non si conoscevano. 1819-23 É il periodo nel quale Ricardo, compiute le sue opere maggiori e ritiratosi dalla Borsa, si dedica alla attività parlamentare, nella quale interviene regolarmente e pronuncia numerosi discorsi. La morte giuse l’11 settembre 1823 dopo una breve malattia, mentre si trovava a Gatcomb. Venne sepolto a Hardenhuish (Wiltshire).”,”ECOT-273-FL” “RICARDO David, a cura di Pier Luigi PORTA”,”Note a Malthus e Saggi e Note. Vol. IV.”,”David Ricardo nasce il 18/04/1772 nella City of London. La famiglia proveniva dalla schiera di ebrei portoghesi, che, costretti alla conversione, erano rimasti nella segreta professione del giudaismo (marrani). L’interesse per l’Economia politica nacque per caso durante un soggiorno a Bath nel 1799. All’inizio del 1811, con le osservazioni di Malthus nella sua recensione e con le successive osservazioni di Ricardo su quella recensione, ebbe inizio il dibattito tra Ricardo e Malthus, che ancora non si conoscevano. 1819-23 É il periodo nel quale Ricardo, compiute le sue opere maggiori e ritiratosi dalla Borsa, si dedica alla attività parlamentare, nella quale interviene regolarmente e pronuncia numerosi discorsi. La morte giuse l’11 settembre 1823 dopo una breve malattia, mentre si trovava a Gatcomb. Venne sepolto a Hardenhuish (Wiltshire).”,”ECOT-274-FL” “RICCA Paolo TOURN Giorgio”,”Le 95 tesi di Lutero e la cristianità del nostro tempo. Un «manifesto della Riforma»? (Tourn); Le 95 Tesi e la cristianità del nostro tempo (Ricca).”,”Paolo Ricca è docente di Storia del cristianesimo presso la Facoltà valdese di Teologia di Roma. E’ autore di molte pubblicazioni. Giorgio Tourn ha studiato teologia a Roma e a Basilea, dove è stato allievo di K. Barth e O. Culmann. E’ stato presidente della Società di studi valdesi e poi presidente del Centro culturale valdese di Torre Pellice. ‘Le ’95 Tesi’ che Lutero affisse il 31 ottobre 1517, verso mezzogiorno, alla porta della chiesa del castello di Wittenberg sono state spesso considerate come «Il manifesto» della Riforma, della sua riforma. Apologeti ben intenzionati e storici frettolosi hanno diffuso l’immagine di un Martin Lutero che inchioda, tra le acclamazioni della folla germanica, il documento rivoluzionario da lui redatto contro la chiesa papale. Storicamente è indubbio che il movimento della Riforma protestante prese l’avvio da quel 31 ottobre, ma in modo assai diverso da come lo si immagine sovente. Un documento di studio e non un «manifesto». Redatte in latino e, per questo solo fatto, limitate a una cerchia di persone dotte, le ‘Tesi’ sono opera di un professore di teologia; Martin Lutero è certo un professore moderno, già aperto alle idee dell’umanesimo e della nuova cultura, ma è pur sempre un intellettuale, un uomo di studio: è certo vicino al popolo della sua città in quanto predica dal pulpito della chiesa di Wittenberg (e le sue prediche sono molto lineari e vicine all’animo del popolo), ma è insegnante universitario. Le sue ‘Tesi’ sono il corrispondente di un un articolo molto documentato come se ne possono leggere oggi in riviste specializzate sulla storia, la teologia, la critica’ (pag 5)”,”RELP-012-FMP” “RICCARAND Elio”,”Sul modo di produzione asiatico, a cura di Danilo Giori.”,”””Nel gennaio 1859, Marx pubblicava a Londra ‘Per la critica dell’economia politica’. Lo scritto era preceduto da una breve ‘Prefazione’ in cui Marx, dopo aver esposto il piano dell’opera, accennando al corso degli studi politico-economici attraverso i quali era giunto alla formulazione della concezione materialistica della storia, sosteneva che “”a grandi linee il modo di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica della società””. La nozione di modo di produzione asiatico, introdotta nella ‘Prefazione’ di ‘Per la critica dell’economia politica’ e sviluppata poi particolarmente in quella parte dei ‘Grundrisse’ che vanno sotto il nome di ‘Forme economiche precapitalistiche’ contrasta, almeno all’apparenza, con la teoria delle formazioni sociali quale venne formulata da Engels in ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’. L’opera engelsiana, scritta nel 1884, tentava infatti (servendosi anche delle 98 pagine di appunti di Marx tratti dall’opera dell’etnologo americano Lewis H. Morgan, ‘Ancien Society’) di stabilire le fasi dello sviluppo “”tipico”” dell’umanità, dallo stato selvaggio attraverso la barbarie, sino alla civiltà. Nell’elencazione di tali “”stadi di sviluppo dell’umanità”” non veniva però citato il modo di produzione asiatico. Queste circostanze accesero il dibattito tra i marxisti della II Internazionale e, prima di essere condannata nelle discussioni di Tiflis e di Leningrado del 1930 e ’31, la nozione di modo di produzione asiatico avrà già alimentato gli scontri tra Kautsky e Bernstein, Stalin e Trotsky, e sarà stata utilizzata in ricerche sulla Russia e sulla Cina da studiosi come Plechanov, Varga, Madiar. Dal 1931, con il prevalere della tendenza “”unilinearista””, le tesi di Marx sulle società orientali furono trascurate e, per circa due decenni, la nozione di modo di produzione asiatico sarà del tutto abbandonata: scomparirà persino dai manuali degli storici sovietici e cinesi. Recentemente la destalinizzazione, la controversia cino-sovietica ed il riaccendersi delle lotte di liberazione dei popoli dell’Asia, dell’Africa e dell’America, hanno favorito la ripresa di interesse per il problema del modo di produzione asiatico e per le sue implicazioni politiche. Nello stesso tempo la pubblicazione a Mosca, nel 1939-41 dei ‘Grundrisse’ e la successiva traduzione tedesca del 1953, lo sviluppo degli studi strutturali e antropologici, le nuove scoperte archeologiche ed etnologiche hanno arricchito di nuovi, importanti elementi il dibattito, permettendo notevoli progressi nell’analisi delle società precapitalistiche.”” (pag 365-366) [Elio Riccardand, Sul modo di produzione asiatico, a cura di Danilo Giori, (Recensioni)] [(in) ‘Storia contemponanea, n° 2, 1974]”,”TEOC-648″ “RICCARDI Andrea a cura; saggi di Francesco TRANIELLO Andrea RICCARDI Francesco MALGERI Pietro PASTORELLI Antonio ACERBI Agostino GIOVAGNOLI Italo GARZIA Stefano TRINCHESE Robert A. GRAHAM Jean-Marie MAYEUR Emile POULAT Mario MARAZZITI Stefano PIVATO Maria Cristina GIUNTELLA Roberto MOROZZO DELLA ROCCA Roberto SANI Antonio PARISELLA Alberto MELLONI”,”Pio XII.”,”Saggi di Francesco TRANIELLO Andrea RICCARDI Francesco MALGERI Pietro PASTORELLI Antonio ACERBI Agostino GIOVAGNOLI Italo GARZIA Stefano TRINCHESE Robert A. GRAHAM Jean-Marie MAYEUR Emile POULAT Mario MARAZZITI Stefano PIVATO Maria Cristina GIUNTELLA Roberto MOROZZO DELLA ROCCA Roberto SANI Antonio PARISELLA Alberto MELLONI. Andrea RICCARDI insegna storia dei partiti e movimenti politici presso l’ Università di Bari. Dopo essersi dedicato a studi sul cattolicesimo francese dell’ Ottocento, ha compiuto ricerche sulla storia sociale e religiosa di Roma nel Novecento e sulla politica vaticana nel dopoguerra. Fra le sue opere ricordiamo: ‘Neo-gallicanesimo e cattolicesimo borghese’ (Bologna, 1976); ‘Partito romano’ (Brescia, 1983). “”Non si comprenderebbe il fondo di questa analisi e delle prospettive di soluzione, se non si tenesse conto, oltre che del pensiero liberale classico e del New Deal, anche del pensiero etico-politico di un teologo, non liberal, che George Kennan chiama “”il padre di tutti noi”” (cioè dei politici “”realisti””), ma che “”nel giro di una sola generazione ha compiuto una rivoluzione nelle basi del pensiero politico liberale americano””, cioè Reinhold Niebuhr. Il pensiero di quest’ uomo presenta una lunga traiettoria, ma all’ epoca che ci interessa esso era stabilizzato attorno ad alcuni caposaldi. Il primo era l’ alterità tra la religione e la politica, tra l’ etica individuale e le norme di governo. Ciò rompeva con l’ idealismo democratico a sanzione religiosa, tradizionale in America, e con l’ idea, anch’essa largamente diffusa nel protestantesimo sociale nordamericano, che il Regno di Dio possa incarnarsi nella storia ed essere realizzato, come regno morale, sulla terra.”” (pag 155, Acerbi, Pio XII e l’ ideologia dell’ Occidente)”,”RELC-156″ “RICCARDI Andrea”,”Il potere del papa. Da Pio XII a Paolo VI.”,”RICCARDI Andrea (Roma 1950) è attualmente ordinario di Storia del cristianesimo all’ Università La Sapienza di Roma dopo aver insegnato storia dei partiti e movimenti politici presso l’ Università di Bari. Ha scritto ‘Neogallicanesimo e cattolicesimo borghese’ (1976), ‘Le Chiese di Pio XII’ (1986) e altro. “”La frase sulle divisioni (del papa, ndr) ritorna anche per Pio XII. A questo realismo politico, il pontefice opponeva la sua visione impolitica ed apolitica delle cose, significata dalla sua espressione sull’ annunzio della morte di Stalin: “”Giuseppe Stalin è morto. Ora, potrà vedere quante divisioni noi abbiamo lassù””. Uomo di pace, Pio XII non accetta il realismo dei politici, anche quello della coesistenza pacifica. Lo si vede nel 1956, durante la rivolta ungherese, quando l’ identificazione con Mindszenty giunge al massimo.”” (pag 108) “”In fondo la figura di papa in cui Pio XII si riconosce, è quella di Innocenzo XI, che animò la resistenza delle nazioni cristiane contro l’ Islam, in un’ Europa “”minacciata nei suoi confini orientali, dilacerata da scismi religiosi, messa sossopra dall’ antagonismo dei Principi, incapaci di darsi un equilibrio e la necessaria unità contro i comuni ed estremi pericoli””. Anche caratteriologicamente sembra riconoscersi nel suo predecessore: “”irremovibile nelle determinazioni, non le faceva sue se non dopo matura riflessione e richiesta di consigli. Sensibilissimo alle altrui sventure …””. (pag 109)”,”RELC-183″ “RICCARDI Andrea”,”Il secolo del martirio.”,”Andrea Riccardi (Roma, 1950) è ordinario di storia contemporanea presso la Terza Università di Roma. E’ studioso della Chiesa in età moderna e contemporanea. Ha al suo attivo molte opere. E’ noto per essere l’iniziatore nel 1968 della Comunità di Sant’Egidio. “”La situazione in Catalogna era molto difficile, anche se in questa regione la persecuzione assunse un andamento particolare rispetto al quadro nazionale: “”La Chiesa catalana non si sentì perseguitata nel 1931 dalla Repubblica; lo fu nel 1924 da Primo de Rivera, nel 1936 dalla rivoluzione che seguì all’insurrezione e, nel 1939, da Franco. Perseguitata nel 1936, perché era Chiesa; nel 1924 e nel 1939 perchè era catalana…”” – ha scritto Raguer (35)”” (pag 340) (85) H. Raguer Suñer, ‘I cattolici catalani e la guerra civile’, in ‘Spagna anni Trenta’, cit. 251; si veda l’intero saggio 229-267 (Spagna anni Trenta : società, cultura, istituzioni / a cura di Giuliana Di Febo e Claudio Natoli Milano : Franco Angeli, 1993 Monografia – Testo a stampa)”,”RELC-324″ “RICCARDI Andrea”,”L’inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma.”,”Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, è storico del mondo contemporaneo e in particolare del Cristianesimo. Ha pubblicato nel 1984 ‘Pio XII’, e successivamente ‘Le Chiese di Pio XII’ (a cura), ‘Il Vaticano e Mosca 1940-1990’, ‘Pio XII e Alcide De Gasperi, una storia segreta’ (2003). La scelta di aprire “”Le case religiose si sentono «oasi di pace» e decidono di aprirsi per «salvare vite umane». Eppure le religiose erano interne ai quadri di una vita tradizionale, codificata, in spazi prestabiliti, protetti dalla clausura, in cui si distingueva l’ambito claustrale dall’esterno. La chiara divisione di spazi venne rivoluzionata in buona parte. Il «mondo» entrò nella clausura. (…). Pio XII, per queste suore, dava l’esempio dell’ospitalità. A Roma, tra religiosi e ecclesiastici, si sapeva che in Laterano, a ridosso della cattedrale del papa, si nascondevano in molti. Si sapeva che tanti rifugiati erano accolti nella villa pontificia. Non c’era dubbio: il papa voleva l’apertura dei conventi. Questa fu la consapevolezza del mondo religioso romano. Non ci furono problemi per gli ebrei, anzi la cronista del monastero trasteverino manifesta un’acuta percezione dei rischi da loro corsi. La formula ritorna in tante situazioni: i religiosi o gli ecclesiastici erano liberi di scegliere, ma il papa voleva che si aiutassero quelli in difficoltà. I problemi erano con gli uomini, che non potevano abitare dentro una casa femminile con la clausura. La cronaca del monastero rivela che le suore chiesero il permesso ai superiori. Non è detto chi fossero ma presumibilmente il Vicariato di Roma, dove, tra l’altro, c’era un gruppo di ecclesiastici deputati ai monasteri di clausura, oppure la congregazione vaticana dei religiosi, che in quei mesi era guidata da due religiosi, il francescano mons. Pasetto come segretario e padre Arcadio Larraona come sottosegretario. (…) Il Vicariato di Roma ebbe un ruolo decisivo. Nel diario dell’Istituzione Teresiana si dice che il Vicariato ha fatto sapere, dopo il 16 ottobre, che non si possono accogliere persone di altra confessione religiosa. Eppure l’ordine sembra non aver effetto, perché poco dopo vennero ospitati due ortodossi e poi una trentina di ebrei. (…) Lo storico tedesco Hubert Jedin, che pure ha accenti critici s alcuni aspetti più rischiosi dell’ospitalità clandestina, ha testimoniato: «…Il papa soppresse la clausura di un convento di suore, per farvi alloggiare ufficiali italiani (19)». Padre Giuseppe Ferrari, giovane oratoriano della Chiesa Nuova, ha dichiarato «poi giuridicamente è arrivato anche l’invito di aprire i monasteri di clausura» (20). Le Case religiose non si sarebbero potute aprire all’asilo senza il permesso del Vicariato o della Santa Sede, perché la presenza degli ospiti portava a derogare a tanti aspetti della vita conventuale. Oltre a tutto, una parte della comunità, non concorde con le scelte dei superiori di aprire ai clandestini, avrebbe potuto protestare presso le più alte istanze ecclesiastiche in nome dell’osservanza. Al contrario le superiore e i superiori (su cui ricadeva la responsabilità della scelta) furono sempre coperti e non smentiti dall’autorità di più alto livello. Il papa era a contatto con la situazione romana. Come scrive Giuseppe De Luca, il «sovrano» era vicino ai romani: l’accesso a lui era facile; forte era la sua conoscenza delle persone e delle questioni della capitale, anche perché vi era nato e conservava connessioni personali e familiari. Pio XII aveva un ottimo rapporto con le suore dell’Assunzione, dove aveva esercitato il suo ministero da giovane, tenendone la protettoria da cardinale e conservandola da papa. Queste suore ospitarono cinquanta ebrei, in una casa da loro acquistata a Parioli con l’aiuto di Carlo Pacelli. Suor Giovanna, allora giovane, afferma che le suore furono mosse dalla «convinzione di aderire alla volontà di Pio XII, che aveva con la nostra madre superiora Rosa Domenica Boxano una profonda amicizia…» (21)”” (pag 270-276) [Andrea Riccardi, ‘L’inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma’, Laterza, Roma, 2012] [(19) Cfr. H. Jedin, Storia della mia vita’, Brescia, 1987, p. 190; (20) A. Gaspari, ‘Gli ebrei salvati da Pio XII’, cit., p. 56; A. Falifigli, ‘Salvati dai conventi. L’aiuto della Chiesa agli ebrei di Roma durante l’occupazione nazista’, Cinisello Balsamo, 2005, p. 101]”,”RELC-417″ “RICCHETTI Dino”,”Note sul marxismo.”,”Concetto di religione. “”Marx ed Engels mutuano il concetto di religione da Feuerbach per il quale la religione è il tentativo umano di superare la distanza tra realtà e desiderio (…). Il concetto di religione come alienazione dell’uomo è accettato da Marx, ma mentre per Feuerbach l’alienazione religiosa era fondamentale e ineliminabile nella vita umana, per Marx diventa un fenomeno derivato, la sovrastruttura di una particolare struttura economica”” (pag 48) Mons. Dino RIcchetti, Rettore del Seminario Vescovile di Sarzana”,”TEOC-028-FV” “RICCHEZZA Giulio”,”L’occupazione nazista in Europa. L’occupazione nazista in Cecoslovacchia, in Ungheria e nei Balcani. Volume IV.”,”La Storia dell’occupazione nazista in Europa significa rievocare il più grande dramma umano dell’età moderrna. In questo volume non abbiamo perciò ritenuto opportuno fare il racconto cronologico dell’occupazione nazista, che sarebbe stata la storia stessa della guerra, ma piuttosto rilevarne i tratti salienti e caratteristici da una parte, il comportamento e la sorte delle popolazioni dall’altra.”,”GERN-018-FL” “RICCHEZZA Antonio Col.”,”La Resistenza dietro le quinte.”,”La resistenza vista e ricostruita da un ufficiale dell’esercito italiano. Il libro riporta molte foto. Capitolo: ‘Internazionalità della Resistenza’ (pag 547) Partigiani stranieri nella Resistenza italiana “”Nel raggruppamento zone del Friuli del CVL l’apporto straniero raggiunse una misura più notevole che altrove sia per la vicinanza del confine che per una contro-opposizione all’impiego da parte tedesca, nella zona, della famosa armata cosacca dell’Atamano Krasnoff. (…) Parimenti nella zona ligure e in quella piemontese, russi e cecoslovacchi si unirono alle formazioni partigiane italiane battendosi con valore. Ad esempio nei giorni di Natale 1944 si presentarono a Mauri, provenienti dalla valle Bormida, venti russi al comando di Vassili; due di questi morirono in combattimento contro i nazifascisti. Anche i francesi, d’altra parte, erano “”di casa”” con le formazioni autonome collaborando attivamente alla lotta. I cecoslovacchi, impiegati dai nazisti nel basso pavese, disertavano a intere compagnie per unirsi ai partigiani della zona. Così avvenne il 22 marzo presso il gruppo di Filighera in cui la compagnia della 6° Sosovica, con il tenente Sano Svorak e il sergente Josef Sotnik, giunse a rinforzare le formazioni della 1° e 2° brigata della “”Dario Barni””. A questi uomini si unirono quindi i 250 slovacchi, con due ufficiali, prelevati il 16 aprile dal tenente Palmo (Emo Mascherpa); questi combattenti vennero perseguitati e affrontati dalle formazioni tedesche nel traghetto a Pieve Porto Morone e in località Merlino, sulla via Emilia, da parte delle forze della Sicherheit. Nel combattimento perirono molti nazifascisti, due partigiani e sette slovacchi. Gli altri riuscirono a sganciarsi portando con loro equipaggiamento, armamento individuale e bellico. Nelle Marche fu massiccio l’intervento e la partecipazione alla lotta degli internati politici jugoslavi, già rinchiusi nel campo di concentramento di Renicci presso Anghiari (Arezzo). Accolti fraternamente dalla popolazione essi si impegnarono nella lotta con coraggio e senza risparmio: come gli italiani della””Garibaldi”” che si batterono nei loro territori, decimati dal nemico e dalle privazioni. (…) Montenegrini e slavi, oltre agli italiani, anche nel battaglione “”Maresciallo Tito”” (…) (pag 555-557-561) Nota: Partigiani tedeschi nella Resistenza italiana (fonte http://restellistoria.altervista.org/pagine-di-storia/resistenza/partigiani-tedeschi-nella-resistenza-italiana/) Partigiani tedeschi nella Resistenza italiana Vorrei iniziare con la citazione di un libro che a mio parere è uno dei migliori scritti in questi ultimi 20 anni sulla Resistenza italiana. L’autore è Santo Peli (università di Padova) e il titolo è ‘Storia della Resistenza in Italia’ (2006). L’ultimo capitolo ha come titolo ‘Protagonisti dimenticati’ e dà spazio a categorie finora rimaste ai margini del discorso resistenziale quali le donne, gli IMI e i renitenti alla leva fascista. Secondo Peli troppo a lungo ha dominato nel discorso pubblico e nella ricerca storica lo stereotipo del partigiano combattente, maschio e armato, protagonista assoluto e quindi unico della lotta di liberazione. La resistenza armata ha svolto un ruolo fondamentale nella sconfitta tedesca e fascista, su questo non esiste il minimo dubbio. Ma la focalizzazione sul solo partigiano armato ha impedito di allargare lo sguardo ad altre componenti importanti. Secondo Peli è fondamentale recuperare l’importanza che le donne hanno avuto nella Resistenza, non solo le staffette ma anche le combattenti e le donne che in varie forme aiutarono la Resistenza curando i feriti, procurando il cibo e aiutando in mille modi i partigiani in montagna o in città. Anche la “resistenza senza armi” degli ‘IMI’ negli stalag tedeschi merita molto rispetto sul piano etico e nello stesso tempo la loro integrazione a pieno titolo nella storia della Resistenza. Gli IMI (Internati militari italiani) furono coloro che rifiutarono di tornare in patria mettendosi al servizio del fascismo di Salò. Furono 650mila a dire no a qualunque forma di arruolamento coatto. Preferirono rimanere in Germania a soffrire la fame, il freddo, il duro lavoro. Peli integra nella lotta di liberazione anche i renitenti ai bandi Graziani, i quali infoltirono le bande partigiane di giovani che fuggendo in montagna oppure disertando mostravano chiaramente la debolezza del fascismo di Salò. Spesso i migliori quadri della Resistenza uscirono da giovani che salirono in montagna non per fuggire la “cartolina precetto” ma pronti a combattere. In questo elenco di protagonisti da riscoprire è doveroso inserire anche i Triangoli Rossi (24mila) i quali pagarono la loro opposizione al nazismo con la deportazione nei KZ. Erano in gran parte operai delle grandi fabbriche del Nord entrate in sciopero soprattutto nel marzo del ’44 in piena occupazione tedesca dell’Italia. Diecimila di loro furono uccisi nei campi nazisti. Anche questa è una bella pagina scritta dal movimento operaio italiano. Ma tra i protagonisti dimenticati c’è anche un altro capitolo, questo del tutto ignorato finora dalla storiografia italiana oppure fortemente sottovalutato: la presenza nella Resistenza italiana di disertori tedeschi. L’unico storico che finora ha parlato di questo fenomeno è stato Roberto Battaglia in un testo del 1960 scritto in tedesco e pubblicato in Austria e mai tradotto in Italia: Il titolo è ‘Deutsche partisanen in der italienischen Widerstandsbewegung’ (‘Partigiani tedeschi nella Resistenza italiana’). In esso Battaglia sostiene che (citazione) «la partecipazione di partigiani stranieri alla resistenza italiana, sia di singoli che di gruppi, è stata forte e significativa»: oltre ai prigionieri di guerra russi, jugoslavi, inglesi, francesi, austriaci, cecoslovacchi e di altre nazionalità – continua Battaglia – fuggiti dai campi di prigionia o dalla squadre di lavoratori forzati, c’erano anche quelli «che stavano dall’altra parte», nella Wehrmacht, ma che avevano disertato per passare con i partigiani italiani. Continua Battaglia: «il passaggio di tedeschi nelle file del movimento di resistenza italiano non si è limitato a singoli casi ma ha raggiunto dimensioni considerevoli […] ed è chiaramente dimostrata in tutte le zone del Nord Italia, senza eccezione, la presenza di tedeschi nelle principali bande partigiane e nei luoghi degli scontri più duri». Anche solo uno sguardo alla numerosa memorialistica conferma la presenza di tedeschi in molte formazioni partigiane. Si trovano infatti testimonianze anche in Toscana, Umbria, Trentino, Friuli, Lombardia, ma molti di loro sono rimasti senza nome, caduti o passati per le armi nel corso dei combattimenti. Dopo Roberto Battaglia a narrare quest’altra espressione della resistenza tedesca sono stati alcuni anni fa due storici di Friburgo, Wolfram Wette e Detlef Vogel, “Das letzte tabu” (“L’ultimo tabù”). Secondo i due studiosi durante la Seconda guerra mondiale sono stati ben centomila i soldati tedeschi disertori, ventimila dei quali sono stati condannati a morte e più della metà fucilati, impiccati, garrotati o ghigliottinati, e tra questi “disertori” ci sono anche quelli passati con la resistenza italiana. Dei centomila disertori molti erano comunisti, socialisti, democratici e provenivano dalle file del proletariato. Secondo il settimanale “Der Spiegel”, il libro di Wette e Vogel è l’unico libro uscito finora in Germania sull’argomento, scoprendo un «tabù» che durava dalla fine della guerra. In Germania, infatti, dopo il ’45 nessuno aveva mai parlato dei disertori tedeschi. Solo nel 2002 il parlamento ha riabilitato una parte dei condannati per reati minori: non i kriegsverräter (traditori in guerra), tra i quali molti disertori passati dalla parte della resistenza nei vari paesi occupati. La presenza di partigiani tedeschi è visibile un po’ in tutti i movimenti di resistenza europei: in Grecia, Polonia, Russia, Italia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Francia, Norvegia, ecc. I due ricercatori parlano di 1.000 combattenti tedeschi in Francia, 600 in Jugoslavia, 600 in Grecia e 100 in Polonia. Difficile calcolare il numero di disertori tedeschi nelle fila dei partigiani italiani. Dal 1943 al 1945 l’esercito tedesco schierava in quel momento dai 10 ai 12 milioni di uomini in Europa. Assumendo quindi il dato ufficiale di 100.000 disertori tedeschi, si tratta grosso modo dell’1%. Dato che in Italia in quel momento erano schierate 27 divisioni, circa 330.000 soldati, se vale la regola dell’1% parliamo di almeno 3.000 persone, di cui una parte si rese disponibile a combattere con i partigiani italiani. Anche se fossero stati solo 1000 combattenti saremmo davanti a un fenomeno significativo e simbolicamente importante. Tra le maggiori unità combattenti potremmo ricordare il il Freies Deutchland Bataillon – composto da disertori tedeschi, austriaci, cecoslovacchi – formarono unità di guerriglia che combatterono contro le forze armate germaniche. Il Freies Deutchland Bataillon operò assieme ai garibaldini delle divisioni Carnia e Val But a ridosso del confine con l’ Austria, in Alto Adige e nel Bellunese. Un altro esempio di presenza di disertori tedeschi in Italia è un rapporto della polizia segreta tedesca la quale segnala ad esempio che solo a Civitella, in provincia di Arezzo, si verifica nel luglio 1944 la diserzione di ben 721 soldati tedeschi. Probabilmente il motivo fu la strage degli abitanti di Civitella di pochi giorni prima (244 vittime). Tra i singoli combattenti In Italia ricorderei due figure: Hans Schmidt e Rudolf Jacob. Hans Schmidt era componente di una formazione politica comunista spazzata via da Hitler nel momento della presa del potere nel ‘33. Di professione impiegato durante la guerra è soldato nella Wehrmacht e impegnato in provincia di Reggio Emilia. Forma un gruppo clandestino di soldati tedeschi e prende contatto con partigiani italiani per catturare ufficiali del suo esercito. Viene scoperto e fucilato con altri quattro suoi compagni. Rudolf Jacob è nato a Brema nel 1914 e per molti anni è ufficiale della marina mercantile. Chiamato sotto le armi, è capitano nella Marina tedesca dal 1938. Dall’autunno 1943 nell’Italia occupata dai nazifascisti, è impegnato, dai primi del ’44, a realizzare gli apprestamenti difensivi lungo la costa da La Spezia a Genova. Prima ancora della diserzione sappiamo che Jacob fornì la popolazione della Spezia di viveri per aiutare molte persone che erano letteralmente affamate. A spingerlo più avanti alla diserzione sono probabilmente le efferatezze naziste in Italia che vede quotidianamente. Massacri e crudeltà ai danni della popolazione e dei partigiani. Entrò a far parte di una banda delle “Garibaldi”. Morì il 3 novembre del ’44 in una sfortunata azione di liberazione di alcuni partigiani italiani. Fu ucciso da reparti repubblichini a Sarzana. A dimostrare il carattere spesso internazionale della Resistenza italiana è la composizione della squadra guidata da Jacob: l’azione è condotta da dieci uomini: Jakob, il suo attendente tedesco, un ex militare russo,uno jugoslavo e sei italiani. Finita la guerra Jacob ebbe una medaglia d’argento al valore militare e a Sarzana una lapide nel luogo della sua uccisione ricorda il suo nome. Meritano di essere ricordate le parole della lapide: “Illuminato dalla dea Giustizia Riscattato dalla soggezione al bestiale furore teutonico Non defezione ma eroica rivolta Portò il capitano della marina germanica Rudolf Jacob prima nelle file dei partigiani sarzanesi a immolarsi per l’Italia per la libertà patria ideale il 3 novembre 1944”. Nella lapide si vede Jacob che uccide una piovra che giace ai suoi piedi. La piovra nazista. La lapide fu voluta dall’amministrazione comunale di Sarzana nel 1953 in un momento non favorevole alle relazioni tra Italia e Germania se pensiamo che il maggiore SS Reder fu condannato all’ergastolo nel ’51 e il feldmaresciallo Kesselring fu prima condannato all’ergastolo in Italia nel ’48 e poi liberato nel ’52 per decisione della magistratura italiana. Era facile in quel periodo odiare i tedeschi per quello che avevano fatto in Italia (stragi naziste) invece l’amministrazione di Sarzana si comportò diversamente. Non è finita. Su Jacob abbiamo un libro di Luigi Faccini, “L’uomo che nacque morendo” del 2006 e un film con lo stesso titolo. Anche la storia di Jakob è un’altra pagina nascosta della Resistenza tedesca e dopo settant’anni queste vicende meritano di essere conosciute e divulgate.”,”ITAR-255″ “RICCHEZZA Giulio”,”Il problema negro in America.”,”La questione della schiavitu’. “”I primi neri sbarcano negli States, allora beninteso non ancora tali, alla fine dell’agosto del 1619. Gente che aveva la condizione dell’ ‘indenture’, cioè di quel particolare contratto con il quale l’armatore, per ripagarsi le spese del viaggio che l’immigrato non poteva pagare, cedeva quest’ultimo come prestatore d’opera a un piantatore delle colonie per un certo numero di anni. Teoricamente il contratto, pur essendo senza possibilità di appello, era legalmente ineccepibile. L’aspirante immigrante si metteva d’accordo con chi lo trasportava oltre oceano e una volta sbarcato ripagava con il proprio lavoro chi aveva per lui sborsato il denaro al proprietario della nave. (…)”” (pag 177)”,”USAS-234″ “RICCHINI Carlo MANCA Eugenio MELOGRANI Luisa a cura; scritti di Eugenio GARIN Giuseppe FIORI Carlo PINZANI Renato ZANGHERI Paolo SPRIANO Giuseppe PETRONIO Valentino GERRATANA Giuseppe GALASSO Franco FERRI Mario TRONTI Umberto CERRONI Michele CILIBERTO Mario SPINELLA Morena PAGLIAI Biagio DE-GIOVANNI Aldo TORTORELLA Nicola BADALONI Giuseppe PRESTIPINO Franco OTTOLENGHI Giuseppe VACCA Fabio MUSSI Giuseppe CHIARANTE Antonio A. SANTUCCI Aldo ZANARDO Vittorio SPINAZZOLA Girlamo SOTGIU Tullio DE-MAURO Rosario VILLARI Luciano GRUPPI Mario SPINELLA Giuseppe GALASSO Luisa MANGONI Mario Alighiero MANACORDA Cesare LUPORINI Umberto CARDIA Gerardo CHIAROMONTE; ricordi e testimonianze di Stefano DI-MICHELE (su Camilla RAVERA) Giorgio NAPOLITANO (Piero SRAFFA) Eugenio MANCA (intervista a Valentino GERRATANA) Edoardo SANGUINETI (GRAMSCI e PIRANDELLO) Antonio A. SANTUCCI (lettere di BORDIGA a GRAMSCI) Paolo SPRIANO e Pietro FOLENA (GRAMSCI)”,”Gramsci. Le sue idee nel nostro tempo.”,”Scritti di: Eugenio GARIN, Giuseppe FIORI, Carlo PINZANI, Renato ZANGHERI, Paolo SPRIANO, Giuseppe PETRONIO, Valentino GERRATANA, Giuseppe GALASSO, Franco FERRI, Mario TRONTI, Umberto CERRONI, Michele CILIBERTO, Mario SPINELLA, Morena PAGLIAI, Biagio DE-GIOVANNI, Aldo TORTORELLA, Nicola BADALONI, Giuseppe PRESTIPINO, Franco OTTOLENGHI, Giuseppe VACCA, Fabio MUSSI, Giuseppe CHIARANTE, Antonio A. SANTUCCI, Aldo ZANARDO, Vittorio SPINAZZOLA, Girlamo SOTGIU, Tullio DE-MAURO, Rosario VILLARI, Luciano GRUPPI, Mario SPINELLA, Giuseppe GALASSO, Luisa MANGONI, Mario Alighiero MANACORDA, Cesare LUPORINI, Umberto CARDIA, Gerardo CHIAROMONTE. Ricordi e testimonianze: Stefano DI-MICHELE (su Camilla RAVERA), Giorgio NAPOLITANO (Piero SRAFFA), Eugenio MANCA (intervista a Valentino GERRATANA), Edoardo SANGUINETI (GRAMSCI e PIRANDELLO), Antonio A. SANTUCCI (5 lettere di BORDIGA a GRAMSCI), GRAMSCI e la Q giovani (di Paolo SPRIANO, e Pietro FOLENA)”,”GRAS-011″ “RICCHINI Carlo MANCA Eugenio MELOGRANI Luisa SERGI Sergio a cura; scritti di Giuseppe BOFFA Adriano GUERRA Maurizio FERRARA Enzo ROGGI Giulietto CHIESA Sergio SERGI Umberto CERRONI Jolanda BUFALINI Nikolaj SMELEV Dino BERNARDINI”,”Se vince Gorbaciov. Storia immagini documenti riflessioni nel 70° della rivoluzione d’ottobre.”,”Contiene: ‘I protagonisti’ di Dino Bernardini (pag 137- [profili biografici di Lenin, Trotsky, Kamenev, Zinoviev, Bucharin, Kollontaij, Stalin, Zdanov, Molotov,Beria, Malenkov, Krusciov, Zukov] “”Bucharin (Mosca, 1888) comincia a frequentare i circoli di sinistra quando ancora studia al ginnasio. E’ questo il periodo dei moti del 1905. Terminato il ginnasio, si iscrive all’Università di Mosca. Nel 1906 entra nel partito bolscevico, dedicandosi ad un’intensa attività propagandistica in diversi quartieri moscoviti finché nel 1908 viene inserito nel gruppo dirigente del partito della città. Subisce diversi arresti e nel 1910 viene confinato nella regione dell’Onega. Ma al confino non ci resta molto. Fugge e ripara all’estero dove viene a contatto con Lenin, che ne apprezza le doti di pensatore e teorico brillante. Negli anni dell’esilio scrive una serie di saggi sul marxismo. Vive per lo più in Austria. Nell’inverno del 1912-1913 segue un corso di economia all’Università di Vienna e scrive il libro «L’economia politica del rentier». Quando nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale, Bucharin, in quanto russo, viene arrestato con l’accusa di spionaggio. Ma è un’accusa manifestamente infondata e viene rilasciato. Tuttavia è costretto a trasferirsi in Svizzera. In questo periodo scrive il saggio «L’economia mondiale e l’imperialismo». Nel 1915 si trasferisce in Svezia, dove frequenta il gruppo rivoluzionario dei «Giovani». La polizia svedese lo arresta con l’accusa di essere un agente di Lenin e dopo un breve periodo di detenzione lo espelle dal paese. Bucharin è costretto a spostarsi in Norvegia, poi in Danimarca. Nell’ottobre 1916 raggiunge clandestinamente l’America, dove a New York dirige il giornale in lingua russa «Novyj Mir». Dopo la vittoria della rivoluzione di febbraio del 1917 fa ritorno a Mosca passando attraverso il Giappone e la Siberia. Viene eletto nell’esecutivo del soviet di Mosca e nel comitato moscovita del partito bolscevico. Dirige la rivista teorica «Spartak» ed entra nella direzione del quotidiano «Social-demokrat». In questo periodo Bucharin è su posizioni radicali e sostiene nel partito bolscevico una linea di sinistra. Il VI congresso del partito (Pietrogrado, luglio 1917) lo elegge nel comitato centrale. Dopo la rivoluzione d’ottobre, nel dicembre 1917, viene nominato direttore della «Pravda». Nel 1918, coerentemente con le sue posizioni di sinistra, entra in contrasto con Lenin durante il negoziato di Brest-Litovsk. Come altri esponenti della sinistra del partito, Bucharin è fautore di una guerra rivoluzionaria contro la Germania, mentre invece Lenin vuole raggiungere la pace ad ogni costo. Vince Lenin e la Russia firma la pace separata con la Germania. Nel 1921 Bucharin scrive «Teoria del materialismo storico», in cui polemizza con Kautsky, e il famoso «Nuovo corso dell’economia politica». La linea della Nep, lanciata da Lenin, è ormai la linea del partito negli anni Venti. Bucharin ne diventa uno dei più brillanti sostenitori e teorici. E’ suo il famoso slogan rivolto nel 1925 ai contadini «Arricchitevi!». In questi anni Bucharin fa parte del Consiglio superiore dell’economia e svolge un ruolo di grande rilievo nell’Internazionale comunista. nel 1925, in aperta polemica con Rosa Luxemburg, scrive il saggio «L’imperialismo e l’accumulazione del capitale». Nello stesso anno, al XIV congresso del partito, Bucharin è ormai uno dei leader della destra e in quanto tale si allea con Stalin contro la sinistra di Zinoviev e di Trotsky. Nel 1926 viene eletto presidente del Comintern succedendo in questa carica a Zinoviev. Al XV congresso del 1927 Bucharin si oppone al programma di collettivizzazione forzata delle campagne sostenuto da Stalin. Nel 1929, alla XVI conferenza del partito, Bucharin cerca di impedire la condanna all’esilio di Trotsky. Stalin lo attacca violentemente. La conseguenza è che Bucharin perde il suo seggio nell’ufficio politico, la carica di direttore della «Pravda» e quella di presidente del Comintern. Nel 1933 Bucharin riconosce i suoi errori, «confessa» tutte le colpe e nel 1934 viene nominato direttore delle «Izvestija». Al primo congresso degli scrittori sovietici, quello del trionfo del realismo socialista, Bucharin pronuncia un discorso molto articolato e pieno di sfumature. Sembra il segno di un suo pieno ritorno alla vita politica. Nel 1935 viene chiamato a far parte della commissione dei 31 incaricata di redigere il testo della “”Costituzione staliniana””. Intanto in Germania è andato al potere Hitler. Bucharin nega che il fascismo sia una semplice variante del capitalismo e parla di «disumanizzazione delle masse» «in proporzione diretta alla glorificazione del capo». Quest’ultimo accenno poteva avere una valenza che andava oltre i limiti geografici e temporali della Germania nazista. Ed è così che probabilmente è inteso, quando negli anni 30 si svolgono a Mosca i grandi processi con i quali Stalin si libera della maggior parte dei bolscevichi della prima ora. Bucharin viene arrestato, costretto a confessare complotti e atti di terrorismo. Condannato a morte nel 1938, si ignora la data dell’esecuzione”” [Dino Bernardini, ‘Protagonisti’] [(in) Aa.Vv, ‘Se vince Gorbaciov. Storia immagini documenti riflessioni nel 70° della rivoluzione d’ottobre’, Roma, 1987]”,”RUSU-267″ “RICCHINI Carlo MANCA Eugenio MELOGRANI Luisa SERGI Sergio a cura, saggi di Gerardo CHIAROMONTE Giuseppe BOFFA Adriano GUERRA Maurizio FERRARA Enzo ROGGI Giulietto CHIESA Umberto CERRONI Jolanda BUFALINI Nikolaj SMELËV Dino BERNARDINI”,”Se vince Gorbaciov. Storia immagini documenti riflessioni nel 70° della rivoluzione d’ottobre.”,”L’Urss dall’Ottobre 1917 alla stagione di Mikhail Gorbaciov. La rivoluzione, la costruzione dello stato sovietico, la guerra e la vittoria sul nazismo, lo stalinismo, il ventesimo congresso, la svolta di oggi.”,”RUSU-082-FL” “RICCHINI Carlo MANCA Eugenio MELOGRANI Luisa a cura; scritti di Eugenio GARIN Giuseppe FIORI Carlo PINZANI Renato ZANGHERI Paolo SPRIANO Giuseppe PETRONIO Valentino GERRATANA Giuseppe GALASSO Franco FERRI Mario TRONTI Umberto CERRONI Michele CILIBERTO Mario SPINELLA Morena PAGLIAI Biagio DE-GIOVANNI Aldo TORTORELLA Nicola BADALONI Giuseppe PRESTIPINO Franco OTTOLENGHI Giuseppe VACCA Fabio MUSSI Giuseppe CHIARANTE Antonio A. SANTUCCI Aldo ZANARDO Vittorio SPINAZZOLA Girlamo SOTGIU Tullio DE-MAURO Rosario VILLARI Luciano GRUPPI Mario SPINELLA Giuseppe GALASSO Luisa MANGONI Mario Alighiero MANACORDA Cesare LUPORINI Umberto CARDIA Gerardo CHIAROMONTE; ricordi e testimonianze di Stefano DI-MICHELE (su Camilla RAVERA) Giorgio NAPOLITANO (Piero SRAFFA) Eugenio MANCA (intervista a Valentino GERRATANA) Edoardo SANGUINETI (GRAMSCI e PIRANDELLO) Antonio A. SANTUCCI (lettere di BORDIGA a GRAMSCI) Paolo SPRIANO e Pietro FOLENA (GRAMSCI)”,”Gramsci. Le sue idee nel nostro tempo.”,”Gramsci un combattente: “”Ero un combattente che non ha avuto fortuna nella lotta immediata, e i combattenti non possono e non debbono essere compianti, quando essi stessi hanno lottato non perché costretti, ma perché così essi stessi hanno voluto consapevolmente”” (4° di copertina)”,”GRAS-003-FB” “RICCHINI Carlo MANCA Eugenio MELOGRANI Luisa SERGI Sergio a cura, saggi di Gerardo CHIAROMONTE Giuseppe BOFFA Adriano GUERRA Maurizio FERRARA Enzo ROGGI Giulietto CHIESA Umberto CERRONI Jolanda BUFALINI Nikolaj SMELËV Dino BERNARDINI”,”Se vince Gorbaciov. Storia immagini documenti riflessioni nel 70° della rivoluzione d’ottobre.”,”L’Urss dall’Ottobre 1917 alla stagione di Mikhail Gorbaciov. La rivoluzione, la costruzione dello stato sovietico, la guerra e la vittoria sul nazismo, lo stalinismo, il ventesimo congresso, la svolta di oggi.”,”RUSU-017-FV” “RICCI Umberto”,”Dal protezionismo al sindacalismo.”,”””S’ immaginavano di accrescere la produttività del lavoro con la militarizzazione dei lavoratori, e han conseguito l’ effetto diametralmente opposto. Basti un esempio: “”Nelle miniere degli Urali dove lavorava la prima armata del lavoro formata da Trotsky si è constatato che, sopra 100 soldati del lavoro, 30 lavoravano e 70 sorvegliavano il lavoro dei 30, la cui produttività attuale nei faticosi lavori di miniera, è uguale a quella di 10 operai liberi, la quale a sua volta è pari a quella di tre operai ed un terzo degli operai di ante guerra. Giuravano di abolire il capitalismo e vanno vendendo ai capitalisti americani, inglesi, tedeschi quel che della Russia rimane. La compagna Clara Zetkin ha detto nel recente congresso socialista di Milano: “”Le concessioni che il governo russo ha dovuto fare al capitalismo occidentale sono la quietanza che i comunisti russi mandano ai partiti sovversivi d’ Europa per la rivoluzione che non hanno fatto in suo soccorso”” (pag 30).”,”ITAE-080″ “RICCI Matteo”,”Lettere dalla Cina (1584-1608).”,”Matteo RICCI entra in Cina nel 1853, con l’ intenzione di introdurvi i valori della fede cristiana, sa di dover affrontare la cultura e la spiritualità dei cinesi in maniera morbida; secondo gli insegnamenti di Francesco SAVERIO, cercando i possibili punti di contatto con la mentalità locale. I padri gesuiti prima vengono considerati (e si atteggiano) come bonzi buddisti, poi scelgono di sfruttare alcune analogie che essi credono di intravedere tra Cristianesimo e Confucianesimo, adottando i modi e gli abiti dei “”letterati”” confuciani per ottenere credito e attenzione. Sfruttano infine le proprie competenze scientifiche e tecniche per stupire le autorità con la fabbricazione di orologi e mappamondi. Giunti fin nel palazzo imperiale di Pechino si trovano però esposti al rischio di essere invischiati nelle lotte del potere. GERNET è uno dei maggiori sinologi viventi. Insegna al College de France. “”Siccome avevamo già deciso di abbandonare i nostri nomi di bonzi, che tra i cinesi sono considerati vili e di condizione inferiore, e di prendere i nomi di letterati, in conformità con il permesso rilasciatoci dal padre ispettore ci lasciammo crescere la barba e i capelli fino alle orecchie e indossammo un abito particolare che i letterati usano per le visite, abbandonando quello che usavamo prima come bonzi. (…) Così quando andai a visitare questo mandarino che a Xaucheo quando andavamo alla maniera dei bonzi, ci riceveva con poco onore e poche cerimonie, venne a ricevermi indossando un vestito, da visita, come hanno l’ abitudine di fare e mi trattenne a lungo offrendomi un ricco banchetto (…)”” (pag 62)”,”CINx-177″ “RICCI Maurizio”,”La struttura organizzativa del movimento sindacale. Dalle origini al 1949.”,”Maurizio Ricci (Ancona 1952) è professore associato di relazioni industriali nella facoltà di giurisprudenza (corso di laurea in scienze politiche) dell’Università di Bari. É autore di numerosi saggi, apparsi in riviste specializzate o in volumi collettanei, in tema di relazioni industriali e di diritto del lavoro. Lo studio rappresenta un primo tentativo organico di operare, in un’ottica di relazioni industriali, una ricostruzione storico-critica – dalle origini al 1949 – dell’evoluzione della struttura organizzativa del sindacato italiano, senza trascurare il costante riferimento agli statuti sindacali.”,”MITT-032-FL” “RICCI Aldo G.”,”Bucharinismo e stalinismo.”,”‘La strategia buchariniana presupponeva una dinamica sociale ricca e articolata e vedeva nel fiorire di inziative economiche e intellettuali fuori del controllo del partito e dello Stato il presupposto necessario per lo sviluppo delle forze produttive e l’affermazione del socialismo. La strategia staliniana, al contrario, puntava alla distruzione di ogni centro decisionale che mantenesse una qualche forma di autonomia dal nuovo sistema di potere forgiato durante il comunismo di guerra, e subordinava a questo obiettivo la forma di sviluppo economico da adottare. La svolta politica realizzata in Urss nel 1928-29, con l’abbandono della Nep a favore della collettivizzazione forzata e della superindustrializzazione, non può essere spiegata, dunque, in termini puramente economici. La sconfitta di Bucharin ebbe motivazioni profonde. Egli aveva compreso che, accand alle struttre sociali tradizionali, se ne stavano consolidando altre, ostili alla costruzione del socialismo: una nuova classe, gerarchicamente sovrapposta alla società intera’. (pag 89) Citato il saggio di A. Nove, ‘Classi e potere in Urss’, Il Leviatano, N. 1, 1976 pag 53-71″,”BUCS-004-FGB” “RICCI Francesco”,”Trotsky e il partito – Trotsky: Terrorismo e Comunismo – IV Internazionale.”,”https://opac.bncf.firenze.sbn.it/Search/Advanced&#8221;,”TROS-020-FGB” “RICCI Rino”,”La Banca moderna. Aspetti gestionali e tratti evolutivi.”,”Dedico questo libro a tutti i miei allievi, conosciuti nelle varie Università in cui ho insegnato. Da quelli dell’Università di Siena, a quelli dell’Università di Pisa, a quelli della Scuola Superiore Universitaria di Pisa, a quelli infine della Libera Università di Studi Sociali di Roma.”,”ECOT-280-FL” “RICCIARDI Andrea”,”Leo Valiani. Gli anni della formazione. Tra socialismo, comunismo e rivoluzione democratica.”,”Paul CHEVALIER pseudonimo di Leo VALIANI; Leo GIULIANI pseudonimo di Leo VALIANI RICCIARDI Andrea dottore di ricerca in Storia contemporanea, lavora presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università degli studi di Milano. Si occupa di storia politica e collabora con riviste come ‘Il Ponte’ e gli ‘Annali della Fondazione La Malfa’. Ha scritto o collaborato ad un paio di volumi (v. 4° copertina). ‘Per quanto concerne la sua attività del momento sulle testate espressione di una linea terzointernazionalista ortodossa, Valiani su “”La Corrispondance Internationale”” apre una finestra sulla politica estera sempre più filonazista di Mussolini e sul suo colloquio con il ministro della guerra tedesco Werner von Blomberg. L’ incontro rientra in un più ampio giro di consultazioni che, iniziato con il cancelliere austriaco Schuschnigg e proseguito con il ministro degli esteri tedesco Neurath a Roma, visita di cui Valiani scrive sempre su “”La Correspondance Internationale””, porterà il duce a Monaco alla fine di settembre. Valiani poi, ancora sullo stesso foglio, presenta il nuovo quotidiano “”La Voce degli Italiani”” sul quale, nel corso dei rimanenti mesi del 1937, non firmerà però alcun articolo. Infatti il giornale, diretto in un primo tempo dalla coppia formata da Egidio Gennari e Campolonghi, quindi da Di Vittorio e infine da Mario Montagnana, ha diversi inviati in Spagna e non è possibile risalire alla paternità delle varie cronache di guerra giunte a Parigi in forma anonima””. (pag 199-200) Fase stalinista. “”Riguardo alle dinamiche interne al Fronte popolare, Valiani si sofferma innanzitutto sul declino degli anarchici, sostanzialmente impreparati a gestire il coinvolgimento nel conflitto delle masse non certo equiparabili, per bisogni e tipo di cultura, agli operai di città. I comunisti, nonostante gli errori commessi, avrebbero interpretato meglio di altre forze politiche lo sviluppo degli eventi e, dopo aver compreso l’ impossibilità di promuovere una rivoluzione proletaria, starebbero tentando di guadagnare il consenso di tutt i lavoratori, compresi i contadini. Per Valiani, solo se i contadini saranno spinti conro la Spagna “”feudale””, rappresentata da Franco, la repubblica sarà salva. Ma, perché ciò avvnega, è anche necessaria una più ampia mobilitazione del proletariato internazionale. Anche nell’ articolo pubblicato sul numero di dicembre, Valiani si dimostra orienato a valutare più positivamente, rispetto a precedenti scritti, la politica del Pce che, da luglio, ha accolto Togliatti come rappresentante del Comintern in Spagna. Valiani, nel nome dell’ unità antifascista, difende le aperture dei comunisti verso il sindacato anarchico Cnt e, per la prima volta, sembra suggerire di far prevalere il realismo politico sulle aspre polemiche successive all’ assassinio di Nin e allo scioglimento del Poum voluto dagli stalinisti.”” (pag 202-203)”,”ITAD-090″ “RICCIARDI Antonio”,”L’Outsourcing strategico. Modalità operative, tecniche di controllo ed effetti sugli equilibri di gestione.”,”Antonio Ricciardi è ricercatore confermato di Economia aziendale presso l’Università degli Studi della Calabria.”,”ECOG-019-FL” “RICCIARDI Maurizio”,”Rivoluzione.”,”Maurizio Ricciardi è ricercatore presso il Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia della Facoltà di Scienze Politiche dell’Universita di Bologna. Ha pubblicato pure ‘Ferdinand Tönnies sociologo hobbesiano’ (1997). Lenin e la rivoluzione leninista. “” (pag 166-167)”,”TEOP-007-FMB” “RICCIO Stefano”,”I patti lateranensi e l’articolo 7 della Costituzione. Discorso pronunciato all’Assemblea costituente nella seduta del 13 marzo 1947.”,”Donazione della famiglia Bernamonti, Cremona-Milano Stefano Riccio, deputato alla Costituente”,”RELC-017-FV” “RICCIO Sergio”,”Dialoghi sulla stampa periodica.”,”Sergio Riccio è nato nel 1943, si è laureato a Napoli e qui ha insegnato. Ha vissuto anche a Copenaghen e a Roma. Nell’ambito della sinistra di classe si è interessato soprattutto ai problemi dei Comitati autonomi operai e di quartiere.”,”EDIx-004-FMB” “RICCIOTTI Pasquale”,”Ideali del socialismo.”,”””L’ Howell scrisse che la divisione del giorno in tre parti, divisione contenuta nel noto distico: eight hours to work, eight hours to play, eight hours to sleep, eight bob a day (otto ore di lavoro, otto ore di svago (intellettuale), otto ore di sonno, otto scellini al giorno) è di Re Alfredo, ed è un ideale che percorre da secoli la storia del lavoro”” (pag 131). Il collettivismo, che non deve confondersi con il comunismo, ha subito trasformazioni per le varie proposte escogitate: collettivismo enfiteutico, collettivismo industriale, collettivismo colinsoniano, collettivismo internazionale, collettivismo marxista, collettivismo agrario anglo americano (pag 166).”,”SOCx-102″ “RICCO’ Mario LAGAZZI Paolo a cura”,”Il muschio e la rugiada. Antologia di poesia giapponese.”,”””Il giapponese è forse una delle pochissime lingue al mondo che in poesia non ha usato la rima””. (pag 34, nota) pag 11 “”Tra vecchie foglie di nespolo urgono le gemme”” (Shiho, pag 36) Celeberrimi sono gli “”haiku”” di BASHO. La poesia Haiku è composta da tre versi, generalmente c’è un elemento naturale che rimanda stagione Gli “”haiku”” sono l’ applicazione somma di una precetto chiave del Taoismo: “”La grande abilità assomiglia alla mancanza di abilità”” pag 97 Basho) MATSUO Mono no aware. “”Alla lettera intraducibile per l’ estrema ricchezza dei suoi possibili sensi e usi, il termine potrebbe rendersi approssimativamente, secondo Ivan Morris, con “”il pathos delle cose””. Comunque si consideri questo punto, è certo che dal Kokinshu in poi, e dal periodo in cui l’ opera si colloca, il gusto lirico giapponese è segnato da un nuovo respiro, da un nuovo palpito emotivo: dal desiderio di vibrare all’ unisono (in spirito di “”compassione””, nel senso buddhista) con la bellezza, ovunque essa si manifesti””. (pag 11) “”Da secoli Basho è il poeta più amato dai giapponesi, in primo luogo perché in lui avvertono tutta l’ anima della loro cultura tradizionale (Shinto e buddhista, confuciana, taoista e Zen), ma soprattutto perché fece coincidere come nessun altro la poesia con l’ itinerario quotidiano dell’ esistenza. Portò lo haiku ilpiù vicino possibile alla vita liberandolo da qualsiasi artificio letterario o ricercatezza di stile. Dopo aver letto una composizione del discepolo Kikaku, gli fece notare: “”Hai la debolezza di voler stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine””””. (pag 97)”,”JAPx-060″ “RICE Edward”,”Captain Sir Richard Francis Burton. The Secret Agent Who Made the Pilgrimage to Mecca, Discovered the ‘Kama Sutra’, and Brought the ‘Arabian Nights’ to the West.”,”‘Sir Richard Francis Burton (1821-1890) è stato un esploratore, traduttore e orientalista britannico. La sua vita è stata un’epopea di avventure, conoscenza e scoperte. Ecco alcuni dei suoi notevoli traguardi. Viaggio a Mecca sotto travestimento: In un’epoca in cui ai non musulmani era vietato l’accesso alla Mecca a rischio di morte, Burton compì un viaggio documentato alla Mecca, travestito da pellegrino. Traduzione integrale de ‘Le mille e una notte’: La sua traduzione completa delle ‘Mille e una notte’ (comunemente chiamata ‘Le notti arabe’ in inglese) è ancora celebre.Pubblicazione del Kama Sutra in inglese:Esplorazione dei Grandi Laghi africani: Insieme a John Hanning Speke, fu uno dei primi europei a visitare i Grandi Laghi dell’Africa alla ricerca della sorgente del Nilo. Critiche alle politiche coloniali dell’Impero Britannico: Le sue opere e lettere criticavano ampiamente le politiche coloniali britanniche, a scapito della sua carriera. Prolifico autore: Nonostante abbia abbandonato gli studi universitari, Burton scrisse numerosi libri e articoli eruditi su vari argomenti, tra cui comportamento umano, viaggi, falconeria, scherma, pratiche sessuali ed etnografia.Le sue opere sono caratterizzate da abbondanti note a piè di pagina e appendici contenenti osservazioni e informazioni straordinarie12. Un vero poliglotta, si dice che Burton parlasse 29 lingue1. La sua vita avventurosa e il suo contributo alla conoscenza umana lo rendono una figura straordinaria nella storia’. (copil)”,”BIOx-042-FSD” “RICH E.E. WILSON C.H. a cura; saggi di Karl F. HELLEINER A.Rupert HALL J.H. PARRY E.L.J. COORNAERT G.B. MASEFIELD E.E. RICH F.P. BRAUDEL C.H. WILSON”,”Storia economica Cambridge. Vol 4. L’espansione economica dell’ Europa nel Cinque e Seicento.”,”Saggi di Karl F. HELLEINER (Prof St Econ Univ Toronto), A.Rupert HALL (Prof storia scienza e tecnologia Imperial College London), J.H. PARRY (Gardiner Prof storia oceanica Univ Harvard), E.L.J. COORNAERT, Prof College de France, Paris), G.B. MASEFIELD (Fellow del Wolfson College Oxford), E.E. RICH (Prof storia impero e marina Univ Cambridge e ‘master’ St Catharine’s College), F.P. BRAUDEL (D Centre Recherches Historiques, prof College de France e di F. Spooner, prof st econ Univ Durham), C.H. WILSON (prof storia moderna Univ Cambridge).”,”ECOI-030″ “RICH E.E. WILSON C.H. a cura; saggi di C.H. WILSON, B.H. SLICHER-VAN-BATH, A.R. MICHELL, Kristof GLAMANN, Hermann VAN-DER-WEE, Barry SUPPLE, Hermann KELLENBENZ, Betty BEHRENS; edizione italiana a cura di Valerio CASTRONOVO”,”Storia economica di Cambridge. Vol 5. Economia e società in Europa nell’età moderna.”,”””David Hume e Adam Smith si valsero delle loro teorie per riversare sul colbertismo e sul sistema mercantistico tutto il discredito e il dileggio delle loro argomentazioni logiche e retoriche. La differenza (o diffidenza?, ndr) e il disprezzo latenti per le attività mercantili, trasmessi dall’antichità al Medioevo e quindi fino ai socialisti cristiani e al marxismo, non sono mai stati interamente dissipati”” (pag 23) (Il problema storico della crescita e del declino economico, capitolo I)”,”EURE-013-FV” “RICH Elaine”,”Intelligenza artificiale.”,”Elaine Rich,”,”SCIx-244-FL” “RICHARD Yann”,”L’Iran. De 1800 à nos jours.”,”RICHARD Yann professore di studi iraniani alla Sorbona nuova (Paris III).”,”VIOx-183″ “RICHARD Yann”,”L’Iran. Naissance d’une république islamique.”,”RICHARD Yann professore di studi iraniani alla Sorbona nuova (Paris III).”,”GOPx-016″ “RICHARD Guy”,”Le monde des affaires en Europe de 1815 à 1917.”,”Guy Richard è maitre de conférences honoraire all’Università di Caen. Ha pubblicato pure: ‘La noblesse d’affaires au XVIII siecle’ (1997)”,”EURE-142″ “RICHARD Jean”,”La grande storia delle crociate. Volume primo.”,”Jean Richard, accademico di Francia è uno dei maggiori conoscitori dell’Oriente latino su cui ha pubblicato varie opere. E’ autore anche di una biografia di San Luigi.”,”QMIx-002-FMP” “RICHARDOT Philippe”,”Le modèle occidental. Naissance et remise en cause, 1492-2001.”,”RICHARDOT P. è professore Agrégé e Docteur d’Histoire, direttore di ricerca dell’ Institut fur vergleichende Taktik di Vienne-Potsdam, ecc. E’ autore di vari libri sulla questione militare. “”La vague d’antisémitisme apparu a l’Est de l’Europe frappe la France et s’exprime surtout dans Drumont (…). Du côté allemand, le nationalisme, d’abord romantique, culturel et défensiv devient biologique,ethnique et offensif. Le millénarisme germanique annoncé par Fichte trouve une expression plus concertée. L’historien prussien Treischke (1843-1896) a une vision belliciste du monde: “”La grandeur de l’histoire réside dans le conflit perpétuel des nations”” ou encore “”Aucun idéalisme politique réel, n’est possible sans l’idéalisme de la guerre.”” Friedrich List publie en 1841 son ‘Système national d’économie politique’ où il prône le nationalisme économique. List lance les concepts fondamentaux du pangermanisme: le ‘Lebensraum’ (espace vital), le ‘Drang nach Osten’ (“”la ruée vers l’Est””), l’expansion navale et coloniale””. (pag 160-161)”,”EURx-253″ “RICHARDS Vernon”,”Ensenanzas de la Revolucion Espanola.”,”edizione italiana: Edizioni RL. Genova-Nervi. 1957 RICHARDS nella bibliografia cita abbondantemente José PEIRATS, Gaston LEVAL, Federica MONTSENY. Altri autori citati: Gerald BRENAN Ildefonso GONZALEZ Garcia OLIVER D.A. SANTILLAN Augustin SOUCHY.”,”MSPG-066″ “RICHARDS Vernon”,”Insegnamenti della rivoluzione spagnola (1936-1939).”,”Libro dedicato alla memoria di Camillo BERNERI e Maria Luisa BERNERI.”,”MSPG-071″ “RICHARDS Vernon”,”Insegnamenti della rivoluzione spagnola (1936-1939).”,”””L’intervento russo in Spagna, quando si verificò, non fu dettato da motivi rivoluzionari o da amore di Stalin per il popolo spagnolo, ma dal bisogno di rinforzare la posizione della Russia nella politica internazionale”” (pag 105)”,”MSPG-002-FC” “RICHARDSON Al a cura; scritti di Nikolai BUKHARIN (BUCHARIN) Lev KAMENEV Vladimir LENIN Karl RADEK Leon TROTSKY Mikhail TUKHACHEVSKY (TUCHACEVSKIJ) Grigory ZINOVIEV”,”In Defence of the Russian Revolution: A Selection of Bolshevik Writings, 1917-1923.”,”scritti di Nikolai BUKHARIN (BUCHARIN) Lev KAMENEV Vladimir LENIN Karl RADEK Leon TROTSKY Mikhail TUKHACHEVSKY (TUCHACEVSKIJ) Grigory ZINOVIEV”,”RIRO-352″ “RICHARDSON Al a cura, scritti di BUCHARIN (BUKHARIN) Nikolai LENIN Vladimir RADEK Karl TROTSKY Leon TUKHACHEVSKY Michail ZINOVIEV Grigory”,”In Defence of the Russian Revolution: A Selection fo Boshevik Writings, 1917-1923.”,”RICHARDSON A. dirige la rivista ‘Revolutionary History’ ed è autore con Sam BORNSTEIN di ‘Two Steps Back: Communists and the Wider Labour Movement, 1935-45’; ‘Against the Stream: A History of the Trotskyst Movement in Britain, 1924-1938’ e di ‘War and the International: A History of the Trotskyst Movement in Britain, 1937-49’.”,”RIRO-356″ “RICHARDSON John Stuart”,”The Romans in Spain.”,”L’autore è Professore di ‘Classics’, e decano della Facoltà di ‘Arts and Provost of Arts, Divinity and Music’ all’Università di Edinburgh.”,”SPAx-025-FSD” “RICHELIEU, DUC DU-PLESSIS Armand, cardinale”,”Testament politique. D’Armand Du Plessis cardinal Duc De Richelieu. Pair et Grand Amiral de France.”,”””Les desordres qui ont esté établis par des necessitez publiques, et qui se sont fortitiez par des raisons d’Etat, ne se peuvent reformer qu’avec le temps: il en faut doucement ramener les esprits, et ne point passer d’une extremité à l’autre”” (pag 149) “”Le disfunzioni che sono state generate dalle necessità pubbliche e che sono state fortificate da ragioni di Stato, non possono essere riformate che solo nel tempo: è necessario riportare gli spiriti alla ragione a poco a poco, e non passare da una estremità all’altra””(pag. 149)”,”FRAA-086″ “RICHER Laurence”,”Edgar Quinet. L’ aurore de la Republique.”,”QUINET (Edgar), storico e uomo politico francese (Bourg- en-Bresse, Ain, 1803 – Parigi 1875). Iniziatosi allo studio della storia in seguito alla traduzione da lui effettuata delle ‘Idee sulla filosofia della storia dell’umanità’ di HERDER (1825), impresa lodata da GOETHE, da MICHELET e da COUSIN, pubblicò, dopo aver visitato la Morea, ‘Della Grecia moderna e dei suoi rapporti con l’antichità’ (1830). Studioso della Germania, ne criticò la ‘teutomania’, ossia le ambizioni politiche, nella ‘Germania e la Rivoluzione’ e ‘Il sistema politico della Germania’ (1831). Ateo, liberale e positivista (‘Esame della vita di Gesù di Strauss’, 1838), professore di letteratura a Lione, poi al Collegio di Francia (1841), tenne lezioni e scrisse opere polemiche sui gesuiti, sull’ Inquisizione, sull’ ultramontanismo, sul cristianesimo e sulla Rivoluzione (particolarmente importanti ‘Il genio delle religioni’, 1842, e ‘Dei gesuiti’, 1843), e fu pertanto sospeso dall’ insegnamento (1846). Nel 1848, dopo aver partecipato alla rivoluzione di febbraio, riottenne la cattedra”,”FRAD-025″ “RICHER Philippe”,”Cina e Terzo Mondo. 1. La politica estera.”,”RICHER Philippe è nato nel 1923 a Parigi. Formatosi all’ Ecole Nationale d’ Amministration, ha visitato, dal 1950, Laos Cambogia Thailandia Giappone Cina Mongolia ecc. Ha insegnato all’ Università di Grenoble e all’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi. Collaboratore della ‘Revue Militaire Generale’ e di ‘Le Monde Diplomatique’ è dal 1967, stretto collaboratore del Delegato Generale per la Ricerca Tecnica e Scientifica a Parigi.”,”CINx-076″ “RICHER Philippe”,”Cina e Terzo Mondo. 2. Guerra di popolo e aiuti economici.”,”RICHER Philippe è nato nel 1923 a Parigi. Formatosi all’ Ecole Nationale d’ Amministration, ha visitato, dal 1950, Laos Cambogia Thailandia Giappone Cina Mongolia ecc. Ha insegnato all’ Università di Grenoble e all’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi. Collaboratore della ‘Revue Militaire Generale’ e di ‘Le Monde Diplomatique’ è dal 1967, stretto collaboratore del Delegato Generale per la Ricerca Tecnica e Scientifica a Parigi.”,”CINx-077″ “RICHER Philippe”,”L’offensive chinoise en Afrique.”,”RICHER P., Consigliere di Stato onorario, ex ambasciatore di Francia ad Hanoi è uno dei grandi specialisti dell’Asia. Ex allievo ENA, conosce le ambizioni della Cina in Africa.”,”CINE-040″ “RICHERI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe VACCA Daniele DOGLIO Franco ISEPPI Roberto GRANDI Enrica BASEVI Giuseppe RICHERI Giuseppe CEREDA Silvao FUA’ Francesco PINTO Giancarlo CARCANO Antonio PILATI”,”Il video negli anni 80. Comunicazioni di massa in Italia: politica tecnologie pubblicità.”,”SDD Satelliti a diffusione radiotelevisiva diretta”,”EDIx-249″ “RICHERI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe VACCA Daniele DOGLIO Franco ISEPPI Roberto GRANDI Enrica BASEVI Giuseppe RICHERI Giuseppe CEREDA Silvao FUA’ Francesco PINTO Giancarlo CARCANO Antonio PILATI”,”Il video negli anni 80. Comunicazioni di massa in Italia: politica tecnologie pubblicità.”,”SDD Satelliti a diffusione radiotelevisiva diretta”,”EDIx-250″ “RICHET Denis a cura Francesco DI-DONATO”,”Lo spirito delle istituzioni. Esperienze costituzionali nella Francia moderna.”,”Denis RICHET (1927-1989) è stato uno dei maggiori storici del Novecento. Directeur d’etudes alla EHESS (Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales) di Parigi, vi ricoprì l’insegnamento di storia generale- storia sociale. Tra le sue opere più importanti ricordiamo ‘La Rivoluzione francese) con F. FURET (1998). E’ autore di molti saggi alcuni dei quali raccolti nel volume postumo: -De la Reforme à la Revolution. Etudes sur la France moderne. PARIS. 1991, con Prefazione di Pierre GOUBERT Libro dedicato alla memoria di Francois FURET, 1° traduzione italiana”,”FRAA-023″ “RICHLER Mordecai a cura; scritti di W.H. AUDEN William L. SHIRER Wilfrid SHEED K.S. KAROL Jessica MITFORD Chaim KAPLAN Simone de BOUVOIR Harold NICOLSON Max BEERBOHM Dan Vittorio SEGRE E.L. DOCTOROW George ORWELL John MORTIMER Barbara PYM Evelyn WAUGH Marie VASSILTCHIKOV Natalia GINZBURG Jean Paul SARTRE Richard HILLARY Olivia MANNING André GIDE Elizabeth BOWEN Kay BOYLE Alun LEWIS George Bernard SHAW Stephen SPENDER Julian MACLAREN-ROSS George KENNAN Virginia WOOLF George MACBETH Edith SITWELL Brian MOORE David BRINKLEY V,S, PRITCHETT George Bernard SHAW Lovat DICKSON Ludovic KENNEDY Julian BARNES Graham GREENE Gustav HERLING Julia VOZNESENSKAYA Louis MACNEICE Shirley HAZZARD Dylan THOMAS Anatoli KUZNETSOV Noel COWARD James JONES I.F. STONE John HERSEY Harrison E. SALISBURY Louis MACNEICE Clive JAMES William MANCHESTER Malcolm MUGGERIDGE Philip ROTH Ella LEFFLAND Joy KOGAWA J.G. FARRELL David MALOUF Russell BAKER Josef SKVORECKY Studs TERKEL James A. MICHENER John COSTELLO Peter USTINOV Chaim KAPLAN John KEEGAN Olivia MANNING Elizabeth BOWEN Cyril CONNOLLY Germaine GREER Harold NICOLSON Yaffa ELIACH John Horne BURNS Dan DAVIN Geoffrey WOLFF Philip LARKIN Norman MAILER Thomas BERNHARD William STYRON Nicholat MONSARRAT Lothar-Gunther BUCCHEIM Yukio MISHIMA A.J. LIEBING Hiroyuki AGAWA Jean GENET Norman LEWIS Farley MOWAT Doris LESSING Joseph HELLER Rikihei INOGUCHI Tadashi NAKAJIMA Roger PINEAU Primo LEVI Thomas BERNHARD Randall JARRELL Elie WIESEL Studs TERKEL I.F. STONE Kurt VONNEGUT Marguerite DURAS Louis-Ferdinand CELINE George CLARE Harry MULISH Martha GELLHORN Gunter GRASS Iain Crichton SMITH Edmund WILSON Thomas BERGER Joel SAYRE J.G. BALLARD John HERSEY Marc KAMINSKY Clive JAMES Shusaku ENDO John CHEEVER Peter PORTER Studs TERKEL”,”Writers on World War II. An Anthology.”,”I brani riportati sono di: W.H. AUDEN, William L. SHIRER, Wilfrid SHEED, K.S. KAROL, Jessica MITFORD, Chaim KAPLAN, Simone de BOUVOIR, Harold NICOLSON, Max BEERBOHM, Dan Vittorio SEGRE, E.L. DOCTOROW, George ORWELL, John MORTIMER, Barbara PYM, Evelyn WAUGH, Marie VASSILTCHIKOV, Natalia GINZBURG, Jean Paul SARTRE, Richard HILLARY, Olivia MANNING, André GIDE, Elizabeth BOWEN, Kay BOYLE, Alun LEWIS, George Bernard SHAW, Stephen SPENDER, Julian MACLAREN-ROSS, George KENNAN, Virginia WOOLF, George MACBETH, Edith SITWELL, Brian MOORE, David BRINKLEY, V,S, PRITCHETT, George Bernard SHAW, Lovat DICKSON, Ludovic KENNEDY, Julian BARNES, Graham GREENE, Gustav HERLING, Julia VOZNESENSKAYA, Louis MACNEICE, Shirley HAZZARD. Dylan THOMAS, Anatoli KUZNETSOV, Noel COWARD, James JONES, I.F. STONE, John HERSEY, Harrison E. SALISBURY, Louis MACNEICE, Clive JAMES, William MANCHESTER, Malcolm MUGGERIDGE, Philip ROTH, Ella LEFFLAND, Joy KOGAWA, J.G. FARRELL, David MALOUF, Russell BAKER, Josef SKVORECKY, Studs TERKEL, James A. MICHENER, John COSTELLO, Peter USTINOV, Chaim KAPLAN, John KEEGAN, Olivia MANNING, Elizabeth BOWEN, Cyril CONNOLLY, Germaine GREER, Harold NICOLSON, Yaffa ELIACH, John Horne BURNS, Dan DAVIN, Geoffrey WOLFF, Philip LARKIN, Norman MAILER, Thomas BERNHARD, William STYRON, Nicholat MONSARRAT, Lothar-Gunther BUCCHEIM, Yukio MISHIMA, A.J. LIEBING, Hiroyuki AGAWA, Jean GENET, Norman LEWIS, Farley MOWAT, Doris LESSING, Joseph HELLER, Rikihei INOGUCHI, Tadashi NAKAJIMA, Roger PINEAU, Primo LEVI, Thomas BERNHARD, Randall JARRELL, Elie WIESEL, Studs TERKEL, I.F. STONE, Kurt VONNEGUT, Marguerite DURAS, Louis-Ferdinand CELINE, George CLARE, Harry MULISH, Martha GELLHORN, Gunter GRASS, Iain Crichton SMITH, Edmund WILSON, Thomas BERGER, Joel SAYRE, J.G. BALLARD, John HERSEY, Marc KAMINSKY, Clive JAMES, Shusaku ENDO, John CHEEVER, Peter PORTER, Studs TERKEL.”,”QMIS-020″ “RICHMAN Barry M.”,”Industrial Society in Communist China. A Firsthand Study of Chinese Economic Development and Management – with Significant Comparisons with Industry in India, the USSR, Japan and the United States.”,”””In generale, l’ organizzazione politica della Cina è stata meno monolitica di quella dell’ URSS. A causa della maggiore decentralizzazione dell’ autorità e flessibilità nel sistema cinese di amministrazione governativa e di controllo di partito, si trovano grandi differenze nelle politiche, pratiche, metodi, e tecniche perseguite e utilizzate nelle imprese industriali cinesi rispetto alle imprese sovietiche”” (pag 451)”,”CINx-129″ “RICHTA Radovan a cura; saggi di Ossip K. FLECHTHEIM Jirí KOSTA Bedrich LOEWENSTEIN Ota KLEIN Ladislav TONDL Miroslav TOMS Mojmír HÁJEK”,”Progresso tecnico e società industriale.”,”Radovan Richta è nato a Praga nel 1923. Ha studiato presso la facoltà di Scienze e in seguito presso quella di Lettere dell’Università San Carlo. Dal 1954 ha lavorato all’Accademia delle Scienze di cui diviene membro e direttore dell’Istituto di Filosofia. Diviene inoltre direttore della équipe interdisciplinare per la ricerca delle conseguenze sociali ed umane della rivoluzione scientifica e tecnica.”,”SCIx-181-FL” “RICHTER Eugenio”,”Dopo la vittoria del Socialismo.”,”Eugenio Richter Deputato al Parlamento germanico.”,”GERV-029-FL” “RICOEUR Paul”,”L’ idéologie et l’ utopie.”,”RICOEUR Paul (1913-2005) filosofo autore di un’ opera considerevole consacrata alla sua riflessione all’ analisi del soggetto, della sua azione e del suo rapporto al tempo (Temps et récit, 1983), l’A ha annodato un dialogo costante con la psicoanalisi la linguistica lo strutturalismo ma anche con le teorie sociali e politiche. Il libro in oggetto è il risultato di una corso tenuto da Ricoeur negli Stati Uniti (Univ. Chicago) negli anni 1980). RICOEUR si è rivelato un lettore fuori dal comune di filosofi e non filosofi. “”L’ introduzione del concetto di ordine segna una svolta decisiva nell’ analisi di Weber. Il termine tedesco è Ordnung, una disposizione degli esseri umani che precede l’ ordine nel senso di un comando. Non bisogna introdurre troppo presto l’ idea di imperativo in seno al concetto di ordine: occorre piuttosto pensarlo in termini di organizzazione di un organismo, di un organismo che introduce delle relazioni tra la parte e il tutto all’ interno dell’ essere umano. Per sottolineare la distinzione tra l’ ordine e il comando, Weber insiste sulla nozione di “”ordine legittimo””, cosa che è un passo importante nonostante i possibili inconvenienti dovuti a un riferimento prematuro, nell’ analisi, al concetto di legittimità. L’ ordine non deve essere esclusivamente definito in termini di forze. Come rimarcherà Geertz, questa distinzione ci avvisa sul fatto che a questo livello l’ ideologia gioca un ruolo.”” (pag 250)”,”TEOC-374″ “RICOEUR Paul”,”Finitudine e colpa.”,”Paul Ricoeur è nato a Valence nel 1913. Laureatosi in filosofia, ha isnegnato nei licei di Saint-Brieuc e Colmar. Fatto prigioniero dei tedeschi nel corso della seconda guerra mondiale, in campo di concentramento studiò a fondo la filosofia di Jaspers e di Husserl. Nel dopoguerra è divenuto ricercatore presso il Centre National de la Recherche Scientifique, e si è impegnato in iniziative culturali della Chiesa protestante. E’ stato con Mounier uno dei fondatori della rivista ‘Esprit’. Ha insegnato storia della filosofia all’Università di Strasburg e in seguito a Nanterre.”,”FILx-391-FF” “RICOEUR Paul”,”Conferenze su Ideologia e utopia.”,”Paul Ricoeur è nato a Valence nel 1913. Nel 1949 succede a Jean Hyppolite sulla cattedra di filosofia a Strasburgo e nel 1956 a Bayer sulla cattedra di filosofia generale alla Sorbona. Dal 1966 sceglie di insegnare nella nuova università di Nanterre; ne sarà il rettore per un anno, in una stagione difficile, dal marzo 1969. Amico di Emmanuel Mounier, è stato collaboratore assiduo della rivista Esprit. Negli ultimi anni ha insegnato alla Divinity School dell’Università di Chicago. Ricoeur è morto il 20 maggio 2005 a Châtenay-Malabry ed è stato un filosofo francese e uomo di fede protestante. La prima parte del volume è dedicata all’ ‘Ideologia’ e in particolare a Marx: 2. Marx: La ‘Critica di Hegel’ e i ‘Manoscritti’ 3. Marx: Il ‘Primo Manoscritto’ 4. Marx: Il ‘Terzo Manoscritto’ 5. Marx: ‘L’Ideologia Tedesca’ (1) 6. Marx: ‘L’Ideologia Tedesca (2) (pag 29-118) “”Il testo (‘L’Ideologia tedesca’, ndr) ci conduce all’importante concetto di materialismo storico, nonostante il termine come tale non venga utilizzato e non sia ritrovabile in Marx ma solo nel successivo marxismo (1). FINIRE (pag 89-90)”,”TEOC-126-FL” “RICOEUR Paul; edizione italiana a cura di Daniella IANNOTTA”,”Riflession fatta. Autobiografia intellettuale.”,”‘Paul Ricoeur (1913-2005) è stato un filosofo francese di grande rilievo nel XX secolo, noto per i suoi contributi alla fenomenologia e all’ermeneutica 2. Cresciuto in una famiglia protestante, ha studiato filosofia a Rennes e alla Sorbona, dove ha sviluppato un forte interesse per la fenomenologia di Husserl. Durante la sua carriera accademica, ha insegnato in diverse università, tra cui Strasburgo, la Sorbona, Nanterre e Chicago. Il suo pensiero si è evoluto dalla fenomenologia all’ermeneutica, concentrandosi sul ruolo del linguaggio, del simbolo e della narrazione nella comprensione dell’esperienza umana 2. Tra le sue opere più influenti vi sono Tempo e racconto (1983-85) e Soi-même comme un autre (1990). Ricoeur ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Hegel nel 1985 e il Premio Balzan nel 19993. La sua filosofia ha avuto un impatto significativo sulla riflessione contemporanea, contribuendo a una visione più complessa e sfaccettata dell’identità e della comprensione umana’ (fonte copilot)”,”FILx-592″ “RICOLFI Luca”,”Le tre società. É ancora possibile salvare l’unità dell’Italia? Italia 2006: Terzo rapporto sul cambiamento sociale.”,”Luca Ricolfi (1950), sociologo, insegna Analisi dei dati all’Università di Torino. Ha fondato l’Osservatorio del Nord-Ovest e la rivista di analisi elettorale Polena, Fra i suoi ultimi libri: Dossier Italia. A che punto è il Contratto con gli italiani, Perchè siamo antipatici, La sinistra e il complesso dei migliori, Tempo scaduto, Il Contratto con gli italiani alla prova dei fatti. Dal 2005 è editorialista de La Stampa.”,”ITAS-012-FL” “RICOLFI Luca”,”Dossier Italia. A che punto è il «Contratto con gli italiani»”,”Luca Ricolfi (1950), sociologo, insegna Analisi dei dati all’Università di Torino. Ha fondato l’Osservatorio del Nord-Ovest e la rivista di analisi elettorale Polena, Fra i suoi ultimi libri: Dossier Italia. A che punto è il Contratto con gli italiani, Perchè siamo antipatici, La sinistra e il complesso dei migliori, Tempo scaduto, Il Contratto con gli italiani alla prova dei fatti. Dal 2005 è editorialista de La Stampa.”,”ITAP-060-FL” “RICOLFI Luca”,”Tempo scaduto. Il «Contratto con gli italiani» alla prova dei fatti.”,”Luca Ricolfi (1950), sociologo, insegna Analisi dei dati all’Università di Torino. Ha fondato l’Osservatorio del Nord-Ovest e la rivista di analisi elettorale Polena, Fra i suoi ultimi libri: Dossier Italia. A che punto è il Contratto con gli italiani, Perchè siamo antipatici, La sinistra e il complesso dei migliori, Tempo scaduto, Il Contratto con gli italiani alla prova dei fatti. Dal 2005 è editorialista de La Stampa.”,”ITAP-061-FL” “RICOLFI Luca”,”La società signorile di massa.”,”L’Italia è un caso unico o anticipa quanto accadrà su vasta scala in Occidente? Qual è il futuro di una società in cui molti consumano e pochi producono? La società signorile di massa poggia su tre pilastri: l’enorme ricchezza reale e finanziaria accumulata, II. La distruzione di scuola e università (inflazione dei titoli di studio, frustrazione collettiva, riduzione della mobilità sociale); III. Formazione in Italia di una struttura para-schiavistica (occupazioni servili dall’Est Europa, stranieri immigrati dall’Africa ecc.) Luca Ricolfi (Torino, 1950), sociologo, insegna Analisi dei dati presso l’Università di Torino. Ha fondato la rivista di analisi elettorale ‘Polena’ e l’Osservatorio del Nord Ovest’. Attualmente è Presidente e responsabile scientifico della Fondazione David Hume.”,”TEOS-328″ “RICOLFI Luca”,”La società signorile di massa.”,”Luca Ricolfi (Torino, 1950), sociologo, insegna Analisi dei dati presso l’Università di Torino. Ha fondato la rivista di analisi elettorale ‘Polena’ e l’Osservatorio del Nord Ovest’. Attualmente è Presidente e responsabile scientifico della Fondazione David Hume. Giovani. Crisi della scuola e aumento del benessere. “”Proprio perché, per decenni e decenni, hanno continuato a rilasciare certificati che nulla garantiscono, la scuola e l’università hanno reso possibile, a milioni di giovani e meno giovani, credersi in possesso di abilità e talenti che il mondo del lavoro, meno idealista e superficiale di quello della cultura, non sempre scorgeva, e meno che mai si sognava di riconoscere. Ma tutto questo, da solo, non avrebbe portato a quello cui assistiamo, ossia alla formazione di un esercito di disoccupati volontari, se accanto alla demolizione della scuola non avesse agito l’altra potentissima forza che ha cambiato la condizione e le preferenze dei cittadini italiani: l’aumento del benessere e della ricchezza, di cui abbiamo parlato più sopra”” (pag 67)”,”ITAS-024-FV” “RICOLFI Luca SCIOLLA Loredana”,”Senza padri né maestri. Inchiesta sugli orientamenti politici e culturali degli studenti.”,”Loredana Sciolla (Torino, 1947) docente di Sociologia, Scienze politiche, Torino. Luca Ricolfi (Torino, 1950), Istituto di sociologia, facoltà di Magistero di Torino. Dal quadro emerge una generazione ‘senza padri né maestri’…”,”GIOx-007-FMB” “RICORDI Nanni a cura”,”Antonio Gramsci parla del Partito rivoluzionario. Scritti e citazioni di Gramsci – Lenin – Marx – Engels.”,”Quattro pagine bianche: testo mancante”,”GRAD-001-FGB” “RICORY Giorgio”,”Senza diritti. Storia dell’ altra Italia.”,”L’A a lavorato all’ Astrolabio di Parri e Anderlini è stato redattore economico e sindacale per i quotidiani locali dell’ Espresso, caposervizio economia per Paese Sera, collabora al Mondo”,”MITT-122″ “RICOSSA Sergio”,”Maledetti economisti. Le idiozie di una scienza inesistente.”,”Sergio RICOSSA è nato a Torino nel 1927. E’ economista in cattedra all’ Università di Torino, collaboratore del Giornale.”,”ECOT-053″ “RICOSSA Sergio TUCCIMEI Ercole a cura”,”La Banca d’Italia e il risanamento post-bellico, 1945-1948.”,”Dall’introduzione di Sergio Ricossa: “”Non di meno gli atti di fede dei banchieri non dovevano essere totalmente campati in aria, bensì fondarsi su una ragionevole speranza di investire per un aumento utile della capacità produttiva di reddito. Nel pensiero einaudiano, gli aspetti monetari e gli aspetti reali di un problema economico non mai disgiunti. Se i depositi volontari del pubblico verso le banche non bastassero, potrebbe intervenire perfino lo Stato a fornire i miliardi in più, con un aumento dei biglietti in circolazione; ma perché non fossero biglietti fabbricati a vuoto, perché non si limitassero a far aumentare i prezzi, bisognava pur sempre che alla nuova massa di circolazione corrispondesse in breve un appropriato incremento della produzione, ossia di merci gettate sul mercato (158). Ciò si verifica in grande, secondo Einaudi, in un unico caso, che non si attagliava all’Italia del 1947. «Quell’unico caso fu illustrato dall’amico Bresciani nel libro classico su ‘La caduta del marco tedesco’ e in numerosi articoli. Ridotto in moneta spicciola, lo si può formulare così: esiste in un paese un insieme di fattori produttivi disoccupati? Ci sono cioè in un paese, non solo centinaia di migliaia o milioni di operai disoccupati, ma ci sono anche contemporaneamente ed in giusta proporzione fabbriche inerti, macchinari che non lavorano, scorte abbondanti che nessuno acquista, mucchi di carbone sui piazzali che vanno a male, milioni di kwh di energia elettrica producibile che nessuno domanda? Se così è, ‘può darsi’ che una iniezione artificiale di moneta-biglietti o di moneta bancaria serva a mettere in moto la macchina arrugginita (159). Così non era nell’Italia del 1947, secondo Einaudi, che pertanto respingeva il ragionamento, o il sofisma, di ispirazione keynesiana. Baffi, da parte sua aggiungerà che, sebbene egli personalmente avesse «recepito almeno in parte l’insegnamento contenuto nella famosa proposizione [keynesiana] secondo cui “”il risparmio è un mero residuo; le decisioni di consumare e investire insieme prese determinano il reddito””», nemmeno lui ne era «del tutto persuaso». Lo disturbava soprattutto il fatto che Keynes «avesse costruito, sia pure come prima approssimazione alla realtà, un modello che ignora il vincolo della bilancia dei pagamenti [internazionali]» (160)”” (pag 75-76, dall’introduzione di Sergio Ricossa)”,”ITAE-028-FP” “RICUPERATI Giuseppe”,”L’esperienza civile e religiosa di Pietro Giannone.”,”Gisueppe Ricuperati (1936) è stato professore emerito della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. E’ stato per anni direttore della ‘Rivista storica italiana’. Ha pubblicato numerose opere e ha curato le due opere monumentali di Pietro Giannone.”,”BIOx-022-FMB” “RIDDELL John a cura; scritti di LENIN RADEK LIEBKNECHT K. MEYER EBERT LUXEMBURG KAUTSKY LEVI BAUER FRÖLICH NOSKE TROSTKY LORIOT EBERLEIN ZINOVIEV e altri”,”The Communist International in Lenin’s Time. The German Revolution and the Debate on Soviet Power. Documents: 1918-1919. Preparing the Founding Congress.”,”scritti di LENIN RADEK LIEBKNECHT K. MEYER EBERT LUXEMBURG KAUTSKY LEVI BAUER FRÖLICH NOSKE TROSTKY LORIOT EBERLEIN ZINOVIEV e altri.”,”INTT-109″ “RIDDELL John a cura”,”Lenin’s Struggle for a Revolutionary International. Documents: 1907-1916. The Preparatory Years.”,”Scritti di LENIN ZINOVIEV LUXEMBURG SHLYAPNIKOV BADAYEV HEINE TROTSKY KAUTSKY PIATAKOV RADEK LIEBKNECHT DUNCKER “”Seguendo il movimento del 1905 in Russia, il movimento democratico si diffonde nell’ Asia intera – alla Turchia, Persia, Cina. Fermenti stanno crescendo nell’ India britannica. (…) Il capitalismo mondiale e il movimento del 1905 in Russia hano finalmente risvegliato l’ Asia.”” (pag 98) “”L’ Europa avanzata è comandata da una borghesia che sostiene ogni cosa che è arretrata. L’ Europa dei nostri giorni è avanzata non grazie a, ma nonostante la, borghesia (…). E un stringente esempio di questo deteriorarsi dell’ intera Europa borghese è l’ appoggio alla reazione in Asia in funzione degli interessi propri dei manipolatori finanziari e dei capitalisti scrocconi.”” (pag 99)”,”INTS-032″ “RIDDELL John a cura”,”To See the Dawn. Baku, 1920. First Congress of the Peoples of the East. The Communist International in Lenin’s Time.”,”Maps, Introduction, Call to the Baku congress, Appendix 1. Declaration of Soviet government on rights of peoples of Russia, 2. Appeal to all toiling Muslims of Russia and the East (Council of People’s Commissars), 3. Address to the Second All-Russia Congress of Communist Organizations of the Peoples of the East (V.I. Lenin), 4. Theses on the national and colonial questions (Second Congress of the Communist International), 5. A new world (Baku City Executive Committee Azerbaijan Communist Party), 6. Workers of Armenia have cemented an alliance with toiling Azerbaijan (Delegation from Armenia), 7. Zionism: an exchange of views at the Baku congress a) Thousands of Jewish toilers need land (Mountain Jews), b) Settle and colonize Palestine on communist principles (Jewish Communist Party/Poale Zion), c) The slogan must be ‘Hands off Palestine’ (Jewish Sections, Communist Party of Russia), 8. Correcting abuses of Soviet power in Asia a) Corrections must be made, and made quickly (Twenty-one delegates to Baku congress), b) Communist tasks among Eastern peoples (Political Bureau, Communist Party of Russia), c) Appeal to Red Army soldiers fighting in the East (Council of Propaganda and Action), Notes, Glossary of names and terms, Index, Photographs,”,”INTT-010-FL” “RIDDELL John a cura”,”The Communist International in Lenin’s Time. Workers of the World and Oppressed Peoples, Unite! Proceedings and Documents of the Second Congress 1920. Vol. I.”,”Introduction, Maps, Acknowledgments, Prologue: The Second Congress of the Communist International by V.I. Lenin, Call for the Second World Congress, Report of the Executive Committee, Notes to volume one, Chronology, Glossary to volume one, photo,”,”INTT-012-FL” “RIDDELL John a cura”,”The Communist International in Lenin’s Time. Workers of the World and Oppressed Peoples, Unite! Proceedings and Documents of the Second Congress 1920. Volume II.”,”Moscow, 1920 – site of the Second Congress of the Communist International – was the focus of hopes for liberation of millions around the world. Maps, photo, Appendix: 1) Organizing the congress, 2) National and colonial questions, 3) Conditions for admission, 4) Trade unions and factory committees, 5) The agrarian question, 6) Communist Women’s Movement, 7) Theses on the youth movement, Notes to volume two, Chronology, Glossary to both volumes, Books cited, Index,”,”INTT-013-FL” “RIDDELL John”,”The Communist International in Lenin’s Time. Lenin’s Struggle for a Revolutionary International. Documents: 1907-1916. The Preparatory Years.”,”Introduction, Notes, Chronology, Glossary, Further Reading, Index, Maps, Photographs,”,”INTT-014-FL” “RIDDELL John”,”The Communist International in Lenin’s Time. The German Revolution and the Debate on Soviet Power. Documents: 1918-1919. Preparing the Founding Congress.”,”Preface, Prologue, Introduction, Appendix: Program of the Russian Communist Party (Bolsheviks), Notes, Chronology, Glossary, Further reading, Index, Maps, Photographs,”,”INTT-115-FL” “RIDDELL John, a cura”,”The Communist International in Lenin’s Time. Founding the Communist International. Proceedings and Documents of the First Congress, March 1919.”,”Founding the Communist International is the record of the March 1919 gathering, including its complete proceedings, its resolutions, debates, and decisions, as well as the reports received there on the work of Communists in a score of countries. Introduction, Acknowledgements, Prologue: ‘The Third International and its Place in History’ by V.I. Lenin, Minutes of March 1Preliminary Meeting List of Congress Delegates, Appendix: The Bolsheviks Evaluate the Congress, Notes, Chronology, Glossary, Index, Maps: Europe, Southern Russia, Photographs,”,”INTT-025-FL” “RIDDELL John a cura e traduzione; Interventi e discussioni nelle sessioni 1-24 di ZINOVIEV KAMENEV VAILLANT-COUTURIER FRÖLICH HEWLETT KOLAROV BURIAN GENNARI TOMMASI TAGUCHI TROTSKY BRAND SACHS SEEMANN POGANY THALHEIMER BELL ZETKIN ROY KOENEN HEMPEL ROLAND-HOLST NEUMANN CETON MICHALAK HECKERT MALZAHN MÜNZENBERG RADEK ZETKIN FRIESLAND VAN-OVERSTRAETEN KOENEN TERRACINI JAVADZADEH RAKOSI SMYTHE BERGMANN LAZZARI LENIN RAKOVSKY LORIOT LOZOVSKY SACHS NEUMANN HÖGLUND MICHALAK VAUGHAN BUKHARIN BALLISTER BRAND LUKACS BELL SACHS THÄLMAN VARGA EARSMAN KOLLONTAI KERRAN MISIANO RWAL HAYWOOD MARSHALL LANDLER RIEHS REES MORGAN HOURWICH TORRALBA BECI KOLAROV TOMMASI PIVIO MARKOVIC COLLIARD MALZAHN MESHCHERIAKOV SCHAFFNER MANN NURI DIMISTRATOS AQAZADEH MAKHUL BEY KASYAN TSKHAKAIA ABILOV ROY ZHANG TAILEI NAM MAN-CH’UN YOSHIHARA KARA-GADIYEV JULIEN”,”To the Masses. Proceedings of the Third Congress of the Communist International, 1921.”,”John Riddell ha tradotto e pubblicato sette volumi di documenti del movimento comunista nell’età della rivoluzione russa incluso: ‘Toward the United Front: Proceedings of the Fourth Congress of the Communist International, 1922′. Altri due volumi sono ora in preparazione per completare il suo progetto. Interventi e discussioni nel corso delle sessioni 1-24: ZINOVIEV KAMENEV VAILLANT-COUTURIER FRÖLICH HEWLETT KOLAROV BURIAN GENNARI TOMMASI TAGUCHI TROTSKY BRAND SACHS SEEMANN POGANY THALHEIMER BELL ZETKIN ROY KOENEN HEMPEL ROLAND-HOLST NEUMANN CETON MICHALAK HECKERT MALZAHN MÜNZENBERG RADEK ZETKIN FRIESLAND VAN-OVERSTRAETEN KOENEN TERRACINI JAVADZADEH RAKOSI SMYTHE BERGMANN LAZZARI LENIN RAKOVSKY LORIOT LOZOVSKY SACHS NEUMANN HÖGLUND MICHALAK VAUGHAN BUKHARIN BALLISTER BRAND LUKACS BELL SACHS THÄLMAN VARGA EARSMAN KOLLONTAI KERRAN MISIANO RWAL HAYWOOD MARSHALL LANDLER RIEHS REES MORGAN HOURWICH TORRALBA BECI KOLAROV TOMMASI PIVIO MARKOVIC COLLIARD MALZAHN MESHCHERIAKOV SCHAFFNER MANN NURI DIMISTRATOS AQAZADEH MAKHUL BEY KASYAN TSKHAKAIA ABILOV ROY ZHANG TAILEI NAM MAN-CH’UN YOSHIHARA KARA-GADIYEV JULIEN. Sessioni, Apertura lavori – Economia mondiale Rapporto Comitato esecutivo – KAPD; Questione italiana – Tattica e strategia, report e discussione – Sindacati trade-unions, report e discussione – Partito comunista russo – Movimento giovanile e femminile, Tattica e strategia, Germania, Cooperative – Questione orientale – Chiusura lavori; appendici: Lenin sull’iniziativa Levi, Lenin e Zetkin, questione coloniale, questione neri – Ivon Jones: The Black Question), Contro repressione in Palestina, Radek sulla questione di Marzo in Germania e i leaders bolscevichi ecc.”,”INTT-326″ “RIDENTI Marcelo AARÃO REIS Daniel a cura, saggi di SEGATTO José Antonio SANTOS Raimundo, SALES Jean Rodrigues, KAREPOVS Dainis LEAL Murilo, MARTINEZ Paulo Henrique, ROLLEMBERG Denise, QUARTIM DE MORAES Maria Lygia, SANTANA Marco Aurélio ANTUNES Ricardo, LÖWY Michael, AARÃO REIS Daniel”,”História do Marxismo no Brasil. Volume 6. Partidos e Movimentos Após os Anos 1960.”,”RIDENTI Marcelo”,”MALx-059″ “RIDGERS Bill SYMONDS Matt BLACKMAN Stacy KNIGHT Rebecca e altri”,”Which MBA? Our ranking of the world’s best MBA programmes. How to find the right business school. Application dos and don’ts. The changing job market for MBAS. Eminent professors explain their subjects. 2010-2011.”,”Wikip: Il Master in Business Administration (MBA) è un corso di diploma al quale possono accedere, previa selezione, laureati nelle più diverse discipline, accomunati però dall’avere un’attitudine allo studio in campo tecnico (verificabile attraverso il test GMAT) ed una rilevante esperienza professionale di alcuni anni. Lo scopo dell’MBA è fornire ai partecipanti una formazione di general management su tutte le tematiche di gestione di impresa. L’MBA è il Master of Science in materie economiche e gestionali con la più lunga tradizione: le prime Management School e MBA compaiono infatti negli Stati Uniti già negli anni ’30. Solamente negli ultimi vent’anni sono stati introdotti corsi MBA anche in Italia, come: il MIB School of Management di Trieste il MIP School of Management del Politecnico di Milano lo SDA dell’Università Bocconi la Scuola di Management dell’Università Luiss Guido Carli la Fondazione CUOA di Vicenza la Scuola di Alta Formazione al Management (Collège des Ingénieurs Italia) di Torino la Alma Graduate School di Bologna. Nel 2011, gli unici MBA italiani a comparire nella classifica del Financial Times sono lo SDA Bocconi e la School of Management del Politecnico di Milano. Tale corso è organizzato dalle maggiori Business School internazionali ed è attualmente considerato come il più alto grado di specializzazione che si possa acquisire in questo campo. Alcune aziende ed organizzazioni internazionali pagano l’MBA ad alcuni tra i loro migliori dipendenti, sia durante la loro attività lavorativa (MBA part-time) sia durante una pausa (con un contratto di riassunzione finito il corso). In un caso, il dipendente frequenta un master serale oppure assentandosi alcune ore retribuite alla settimana durante l’orario di lavoro; nell’altro caso, utilizza il cosiddetto “”anno sabbatico””, un anno non retribuito che il lavoratore può chiedere una volta nella vita lavorativa per fare qualcosa che ritiene importante per sé, e che non è tenuto a giustificare, come viaggi, una laurea per cultura personale o qualcosa di utile per la propria carriera. Si tratta di un grosso investimento, in particolare per le aziende che decidono di crescere per linee interne, senza “”importare”” i dirigenti da imprese che operano in settori o con prodotti completamente differenti. Dato l’importo elevato delle rette per un MBA, l’azienda richiede al dipendente un tempo di 1-2 anni di permanenza minima in azienda (come dirigente) a conclusione del master per recuperare l’investimento fatto sulla persona. Se il dipendente cerca una migliore posizione lavorativa altrove, è tenuto a risarcire all’impresa parte o tutto l’importo sostenuto. Molti manager di grandi aziende internazionali hanno conseguito un MBA presso una delle business school: il diploma MBA è considerato un simbolo di successo e una garanzia di una carriera lavorativa più che brillante. I corsi sono focalizzati sia sulle aree strettamente tecniche (principalmente finanza, marketing ed economia) sia sullo sviluppo delle doti personali (come leadership e management) richieste nel mondo corporativo; in generale però il programma varia da scuola a scuola anche secondo il tipo di corso prescelto, ma sicuramente parte dell’apprendimento avviene sempre tramite l’analisi di casi pratici e innumerevoli attività di gruppo. Presso le principali scuole di management sono sorte associazioni di ex alunni MBA, che favoriscono lo sviluppo di relazioni culturali e professionali tra i diplomati [1]. Tra le più note c’è l’AMSDA (Bocconi, Milano), l’Assomaster (Luiss, Roma), l’AMIP (Politecnico, Milano).”,”STAT-135″ “RIDLEY F.F.”,”Revolutionary Syndicalism in France. The direct action of its time.”,”””Per gli anni seguenti la questione ministeriale venne a dividere il campo socialista. Il Parti ouvrier, il Parti socialiste révolutionnaire e l’ Alliance communiste si unirono per formare un Parti socialiste de France. Prevalentemente marxista, fa riferimento alla lotta di classe, la conquista del potere dello Stato e la collettivizzazione dei mezzi di produzione. La Federation des Travailleurs socialistes, il Parti ouvrier socialiste révolutionnaire e la Confederation des Independants formarono un rivoale Parti socialiste francais. Questo fu un gruppo moderato, riformista ampiamente sotto l’ influenza dei suoi deputati, aspirante essenzialmente all’ estensione della Repubblica per il lavoro; esso aveva la sua ala sinistra, comunque, in Gustave Hervé, la cui agitazione antimilitarista causò numerosi scontri.”” (pag 50)”,”MFRx-236″ “RIDLEY Jasper”,”Garibaldi.”,”””Dopo aver lasciato Torino, Garibaldi andò a Milano per le celebrazioni dell’ anniversario della insurrezione del 1848. In una serie di discorsi nella piazza del Duomo, nelle fabbriche e alle organizzazioni rivoluzionarie, rese omaggio al popolo della città delle Cinque Giornate, e lanciò un appello per nuove insurrezioni. Senza alludere in modo specifico ai suoi progetti, ripeteva spesso il motto: “”Roma e Venezia””. Da Milano andò in altre città lombarde e dell’ Italia settentrionale; a Monza, Parma, Bozzolo, Cremona e Brescia fu accolto con il più vivo entusiasmo; quando si affacciava dai balconi dei municipi, riceveva vibranti ovazioni. Adottò un suo particolare metodo d’ oratoria, una sorta di dialogo con la piazza, rivolgendo domande retoriche, cui la folla rispondeva gridando le previste risposte: quel metodo che avrebbe poi adottato Mussolini in consapevole imitazione di Garibaldi, come avrebbe adottato la camicia nera e il saluto fascista ad imitazione delle camicie rosse e del saluto di Garibaldi, e il termine “”fascio”” e il titolo di Duce che i garibaldini talvolta usarono riferendosi a Garibaldi.”” (pag 615)”,”ITAB-195″ “RIDLEY F.A.”,”The Assassins.”,”Francis Ambrose Ridley was born in 1897 and since then has written over thirty books and pamphlets ranging from science fiction to detailed studies around religious and historical themes. For many years a leading secularist speaker, Ridley also played a prominent part in the socialist movement. In 1931 he tried to persuade Trotsky to launch a new Fourth International and he was for many years elected onto the National Adminstrative Council of the Independent Labour Party with a vote second only to that of Jimmie Maxton. Introduction, Epilogue, Footnotes, Index,”,”VIOx-131-FL” “RIDLEY F.A.”,”The Assassins.”,”Francis Ambrose Ridley was born in 1897 and since then has written over thirty books and pamphlets ranging from science fiction to detailed studies around religious and historical themes. For many years a leading secularist speaker, Ridley also played a prominent part in the socialist movement. In 1931 he tried to persuade Trotsky to launch a new Fourth International and he was for many years elected onto the National Adminstrative Council of the Independent Labour Party with a vote second only to that of Jimmie Maxton. Introduction, Epilogue, Footnotes, Index,”,”VIOx-136-FL” “RIDLEY Jasper”,”Lord Palmerston.”,”Campagna politica e critica politica di Marx e Engels nei confronti di Palmerston (pag 455, 563, 571, 736, 790) “”Karl Marx denounced Lamartine, Ledru-Rollin and Louis Blanc because he thought that they alone were restraining the Paris proletariat from making a Communist revolution; and Palmerston supported them for the same reason”” (pag 455)”,”UKIx-137″ “RIDOLFI Maurizio”,”Il PSI e la nascita del partito di massa, 1892-1922.”,”RIDOLFI Maurizio (Cesena, 1957) lavora presso il dipartimento di Storia dell’ Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: ‘Dalla setta al partito’ (1988), ‘Il partito della Repubblica’ (1989), ‘Il circolo virtuoso’ (1990). “”Alla fine del 1893, quando la neonata federazione romagnola, erede del Partito socialista rivoluzionario, dà sanzione formale al contrastato ingresso dei seguaci di Costa nel partito, la composizione del primo comitato esecutivo ne offre una significativa riprova. Oltre a Costa (1851, pubblicista), abbiamo infatti personaggi messisi in rilievo nelle cooperative e nelle leghe come Anselmo Marabini (1865, perito agrario) e Giuseppe Zirardini (1857, organizzatore), ma anche Olindo Malagodi (1870, laurea in materie letterarie e pubblicista), Alessandro Balducci (1858, avvocato), Umberto Brunelli (1871, medico), Antonio Graziadei (1873, di famiglia aristocratica, studioso e poi professore universitario) e Angelo Negri (1855, pubblicista e segretario del comitato esecutivo). In generale, nelle aree della Padania dove il socialismo va radicandosi con maggiore profondità, è dai giovani figli della piccola borghesia rurale che proviene il grosso dei gruppi dirigenti socialisti, di quanti si impegnano nel lavoro propagandistico e organizzativo. Come aveva già rilevato Olindo Malagodi, sono i discendenti senza occupazione sicura di “”proprietari ondeggianti fra le due e le tre mila lire di rendita””.”” (pag 127)”,”MITS-298″ “RIDOLFI Maurizio a cura; saggi di Olivier IHL Fulvio CONTI Francesco GUIDA Gilles PECOUT Eugenio F. BIAGINI Roland SARTI Fulvio CAMMARANO Emma MANA José Alvarez JUNCO Luis P. MARTIN”,”La democrazia radicale nell’Ottocento europeo. Forme della politica, modelli culturali, riforme sociali.”,”Saggi di Olivier IHL Fulvio CONTI Francesco GUIDA Gilles PECOUT Eugenio F. BIAGINI Roland SARTI Fulvio CAMMARANO Emma MANA José Alvarez JUNCO Luis P. MARTIN”,”ANNx-027″ “RIDOLFI Maurizio a cura; saggi di Mario ISNENGHI Lucy RIALL Annita GARIBALDI JALLET Fulvio CONTI Marco FINCARDI Luigi TOMASSINI Emilio FRANZINA Eva CECCHINATO Maurizio RIDOLFI”,”Giuseppe Garibaldi. Il radicalismo democratico e il mondo del lavoro.”,”Saggi di Mario ISNENGHI Lucy RIALL Annita GARIBALDI JALLET Fulvio CONTI Marco FINCARDI Luigi TOMASSINI Emilio FRANZINA Eva CECCHINATO Maurizio RIDOLFI Maurizio RIDOLFI è professore di storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università della Tuscia (Viterbo).”,”ITAA-132″ “RIDOLFI Maurizio, a cura; saggi di Massimo LODOVICI Alexander HÖBEL Sante CRUCIANI Lorenzo BERTUCELLI Fabrizio LORETO”,”Luciano Lama. Sindacato, «Italia del lavoro» e democrazia repubblicana nel secondo dopoguerra.”,”Maurizio Ridolfi è professore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università della Tuscia (Viterbo). Luciano Lama (1921-1996)”,”SIND-176″ “RIDOLFI Maurizio”,”Interessi e passioni. Storia dei partiti politici italiani tra l’Europa e il Mediterraneo.”,”Maurizio Ridolfi insegna storia dell’Europa presso la Facoltà di Lingue e Letterature moderne straniere dell’Università di Viterbo. Dal 1993 coordina con F. Conti la direzione scientifica di Memoria e Ricerca, rivista di storia contemporanea.”,”ITAP-056-FL” “RIDOLFI Roberto”,”Vita di Niccolò Machiavelli. Parte seconda.”,”Fu, e resta, un politico, un artista, un poeta, che insieme al raziocinio scientifico ebbe degli artisti e dei poeti gli impeti subiti e vari; e se non si può mettere in dubbio la fondamentale coerenza e cosneguenza del suo pensiero, a intendere quello che s’è chiamato e seguita a chiamarsi l’enigma del Machiavelli (7), bisogna avere la mente a quegli impeti, alla contrastata e varia indole sua. La quale, dopo aver cercato di dirne con parole mie nella prime pagine di questo libro, qui sarà meglio ritrarre con le parole usate dallo stesso Segretario per un altro gran fiorentino: «Si vedeva in lui essere due persone diverse, quasi con impossibile congiunzione congiunte» (9)”” (pag 395) [(7) Il primo a usare questa espressione fu il Macaulay (…); (8) Vedasi anche P. Carli (…); (9) Istorie fiorentine, lib. VIII (…)”””,”BIOx-364″ “RIDOLFI Maurizio”,”Il PSI e la nascita del partito di massa, 1892-1922.”,”Le fonti dell’ autofinanziamento socialista (pag 8) Maurizio Ridolfi (Cesena, 1957) lavora presso il dipartimento di Storia dell’ Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: ‘Dalla setta al partito’ (1988), ‘Il partito della Repubblica’ (1989), ‘Il circolo virtuoso’ (1990). Aggiornamento: Maurizio Ridolfi è professore di Storia contemporanea all’Università della Tuscia e presiede il Centro Studi per la Storia dell’Europa Mediterranea. Dal 1993 coordina (con Fulvio Conti) la direzione scientifica di «Memoria e Ricerca», rivista quadrimestrale di storia contemporanea. Si interessa di storia della politica e in particolare della sua dimensione simbolico-rituale, con approccio comparativo euro mediterraneo. Tra i lavori recenti dedicati al secondo dopoguerra si ricordano: Storia politica dell’Italia repubblicana (Milano 2010); (a cura di), Destre e Sinistre. Le culture politiche del Novecento nell’Europa mediterranea (fascicolo monografico di «Memoria e Ricerca», n. 41, 2012); (a cura di), Presidenti. Storia e costumi della Repubblica nell’Italia democratica (Roma 2014). Con Le Monnier ha pubblicato La politica dei colori. Emozioni e passioni nella storia d’Italia dal Risorgimento al ventennio fascista (2014) e Italia a colori. Storia delle passioni politiche dalla caduta del fascismo ad oggi (2015).”,”MITS-002-FGB” “RIDRUEJO Dionisio”,”Scritto in Spagna.”,”L’autore, Ridruejo, è noto anche in Italia dopo gli scioperi politici spagnoli della primavera del 1962 e dopo l’esilio forzato a cui il regime lo ha costretto. E’ giunto a una concezione culturalmente liberale e politicamente democratica, economicamente socialista in nome della quale ha fatto carcere e confino, dopo un’esperienza giovanile di intesa fede “”falangista””. Dono di Aurora Scotti”,”SPAx-137″ “RIEBER Alfred J.”,”Mercanti e imprenditori nella Russia imperiale.”,”L’epoca della Prima guerra mondiale. Frammentazione sociale. “”Esistevano in totale, nel febbraio del 1917, cinquantotto comitati di industrie belliche con sezioni operaie; i più attivi tra questi erano il Comitato centrale delle industrie belliche e i tre comitati locali di Pietrogrado, Mosca e Kiev. La fondazione dei primi tre fu chiaramente opera di Guckov e Konovalov. Il comitato di Pietrogrado operava nell’ombra del comitato centrale. A Mosca la creazione di una sezione operaia suscitò le ire della Società dei proprietari di fabbrica e inquietò persino alcuni altri membri del gruppo imprenditoriale moscovita, soprattutto Rjabusinskij e, in misura minore, Tretjakov, che erano contrari a sezioni autonome per gli operai e si battevano per organizzare “”sezioni”” miste. (…) “”Quando gli operai fecero ricorso agli scioperi, all’inizio del 1916, il governo replicò con misure repressive. Entro l’estate la polizia aveva chiuso numerose sezioni operaie nelle province e persino effettuato arresti a Mosca sotto lo sguardo indifferente dei mercanti e degli imprenditori membri dei comitati. Nel frattempo, a Pietrogrado, il Comitato centrale delle industrie belliche stava estendendo la sua autorità. Esso interveniva nelle dispute tra operai e datori di lavoro sottoposte alla sua attenzione dalla sezione operaia, spesso appoggiava le richieste operaie di salari più elevati, e sollecitava il governo ad allentare o abolire le misure repressive. Guckov si schierò con energia a favore di una proposta d’istituzione di comitati di conciliazione sostenuta dalla sezione operaia. Ciò suscitò l’opposizione del Consiglio speciale di difesa e del ministro del Commercio e dell’Industria, V.N. Sahovskoj, entrambi rappresentanti degli interessi degli imprenditori pietrogradesi. Il suo successivo tentativo di istituire su propria iniziativa dei comitati temporanei fallì quando, come segnale della sua totale opposizione all’idea, la Società dei proprietari di fabbrica di Pietrogrado rifiutò di inviare propri delegati. Già irritati dalla loro perdita d’influenza nel consiglio dell’Associazione dei rappresentanti del commercio e dell’industria, gli imprenditori di Pietrogrado erano indignati dalle aperture a sinistra di Guckov e Konovalov. Istintivamente, deviarono bruscamente verso destra. L’oligarchia finanziaria era ugualmente scontenta per il declino della sua influenza nei consigli speciali e per l’ascesa dei comitati delle industrie belliche. Unendo le loro forze, i due gruppi d’interesse pietrogradesi diedero vita ad una nuova organizzazione per la difesa dei propri interessi regionali”” (pag 466-467)”,”RUSx-012-FL” “RIECHERS Christian”,”Gramsci e le ideologie del suo tempo.”,”L’A insegna scienze politica all’Univ di Hannover. Dirige un gruppo di studi storico-politologici sulla conflittualità operaia. Al centro di tali ricerche viene collocato il rapporto fra produzione di guerra e produzione di pace in cicli lunghi. L’A è impegnato nell’analisi teorica del concetto di ‘Betrieb’ (azienda) che in GERM ha avuto, attraverso alterni regimi politici, un impatto non indifferente. Ha pubblicato su riviste italiane analisi della situazione in GERM ed è intervenuto nel dibattito sulla storia del PCI avviato negli anni 1960 dalla rivista ‘Rivista storica del socialismo’. In GERM ha pubblicato saggi sulla storia del PCI, sul movimento operaio negli anni 1920 e sull’analisi dello stalinismo compiuta da Amadeo BORDIGA.”,”GRAS-002″ “RIECHERS Christian”,”Gramsci e le ideologie del suo tempo.”,”Cristian Riechers insegna scienze politiche all’Università di Hannover. Dirige un gruppo di studi storico-politologici sulla conflittualità operaia, le cui ricerche si sono concentrate sulla politica delle e verso le maestranze tendenzialmente rinchiuse nell’ambito isolato delle loro aziende. Al centro di tali ricerche viene collocato il rapporto tra produzione di guerra e produzione di pace in cicli lunghi. Riechers è impegnato nell’analisi teorica del concetto di Betrieb (azienda), che in Germania ha avuto, attraverso gli alterni regimi politici, un impatto ideologico non indifferente. Ha pubblicato su riviste italiane analisi della situazione in Germania ed è intervenuto nel dibattito sulla storia del PCI avviato negli anni Sessanta dalla Rivista storica del socialismo. In Germania ha pubblicato saggi sul PCI, sul movimento operaio negli anni Venti e sull’analisi dello stalinismo compiuta da Amedeo Bordiga. Collabora alla rivista Internationale Wissenschaftliche Korrespondenz zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung.”,”GRAS-007-FL” “RIEDEL Manfred, a cura di Enzo TOTA”,”Hegel fra tradizione e rivoluzione.”,”””Hegel è un maestro del moto vivente in contrapposizione al morto essere’ (E. Bloch) “”Hegel non ha ancora detto l’ultima parola”” (I. Fetscher) (in apertura) ‘Né difensore di Hegel né suo erede, bensì suo superatore critico si sentiva Marx’ “”Il grande difensore di Hegel nel campo del diritto e dello Stato divenne nel XIX secolo indubbiamente Lorenz von Stein. Ma quanto è mutata nel suo ‘Sozialismus und Communismus des heutigen Frankreich’ (1842) e nella sua dottrina dello Stato e della società – pur essendo rimasta uguale la terminologia – la realtà sociale e politica interpretata da tale dottrina! Come erede dichiarato di Hegel e di Gans si designò Ferdinand Lassalle; sia per la sua intelligenza filosofica sia per la cultura giuridica egli era certamente l’unico tra i discepoli di Hegel che dopo il 1860 avrebbe potuto scrivere una «Politica» sul piano della ‘Filosofia del diritto’. È significativo che nella sua prima e nel contempo ultima opera filosofico-giuridica, il ‘System der erworbenen Rechte’ (1861), egli preferisse concentrarsi su un problema giuridico particolare e pagare il suo tributo all’empirismo e allo storicismo del suo tempo. Né difensore di Hegel né suo erede – nel vero senso della parola -, bensì suo superatore critico si sentiva Marx; e tuttavia egli è stato propriamente l’unico del suo tempo che abbia preso questi ‘Lineamenti di filosofia del diritto’ del 1821 per quello che effettivamente erano: l’«unica storia tedesca che stia al pari con il presente ufficiale di noi moderni» (4). La ‘Critica della filosofia del diritto di Hegel’, che il giovane Marx scrisse nel 1843 sui §§ 261-313 e con cui egli stesso si staccò radicalmente dalla tradizione – mutata mediante la rivoluzione – della metafisica politica, è rimasta nell’ambito dei seguaci di Hegel del XIX secolo l’unico commento, a tratti storicamente profondo, della ‘Filosofia del diritto’ che sia all’altezza delle analisi hegeliane. È chiaro che questa critica-commento – per giunta rimasta purtroppo incompiuta – non solleva, né può, per il suo scopo storico-politico, sollevare la questione della posizione dell’opera entro la tradizione della filosofia politica. Come il commento di Marx considera la filosofia hegeliana del diritto, conformente alla predizione di Gans, come appartenente soltanto alla storia, così la sua critica presuppone già all’inizio che la sua epoca sia filosoficamente passata, e il suo risultato consiste, come è noto nell’abbandono della filosofia del diritto per l’economia”” (pag 93-94) [(4) ‘Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie’, Einleitung, MEGA, sez. I, vol. I, tomo I, (1927), p. 612 [trad. it. ‘Critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione’, in ‘La sinistra hegeliana’, testi scelti da K. Löwith, trad. da C. Cesa, Bari, 1960, p. 432] [Manfred Riedel, ‘Hegel fra tradizione e rivoluzione’, Laterza, Bari, 1975]”,”HEGx-004-FGB” “RIES Philippe”,”Cette crise qui vient d’ Asie.”,”All’ inizio del mese di luglio 1997 un uragano si leva dal golfo di Thailandia. Le economie dei ‘paesi emergenti’ dell’ Asia orientale, dall’ alto della loro prosperità, crollano. Philip RIES dirige l’ ufficio di Tokyo della Agenzia France presse. Ha vissuto parecchi anni in Asia.”,”ASIE-009″ “RIES Julien”,”I caratteri dell’Islam.”,”RIES Julien”,”RELx-067″ “RIES Julien”,”Il rapporto uomo-dio nelle grandi religioni precristiane.”,”La divinazione o mantica è la pratica o la presunta capacità di ottenere informazioni, ritenute inaccessibili, da fonti soprannaturali; tale pratica si esprime spesso attraverso un rituale, solitamente in un contesto religioso, e può basarsi sull’interpretazione di segni, eventi, simboli o presagi oppure manifestarsi (wikip) ‘Cicerone ci ha lasciato un trattato intitolato «de divinatione», in cui si distingue tra divinazione naturale, praticata da veggenti, sacerdotesse e profeti in grado di scorgere il destino degli uomini, e divinazione congetturale, derivata dall’osservazione e dall’interpretazione dei segni sacri. La prima forma ha conosciuto un successo non comune in Grecia, mentre a Roma è l’interpretazione dei segni ad occupare una buona parte del campo religioso. Questa forma di divinazione è un’autentica opera di decifrazione dello stato del mondo: secondo Bloch implica la capacità di decodificare il passato come il presente e il futuro. Come abbiamo già indicato all’inizio di questo studio sulla religione dell’uomo romano «le preoccupazioni religiose etrusche sono tinte di elementi di ordine divinatorio. Teoria delle interiora, delle folgori, dei prodigi non hanno altro senso e altro scopo se non quello di cercare all’interno di fenomeni particolarmente carichi di valori trascendenti indicazioni atte a interpretare la volontà degli dei, le cerimonie da compiere o l’avvenire vicino o remoto» (Bloch, ‘La Divination’, pag. 198). In una simile ottica, la mantica è contemporaneamente scienza e religione. Il sacrificio delle vittime diventa strumento di rilevazione; tutto può e deve essere interpretato: l’atteggiamento della vittima che si avvia ad essere immolata, il suo comportarsi al momento del colpo mortale, il crepitare delle carni sul fuoco e il colore del fumo. Con l’aumentata importanza della mantica, si scelgono vittime destinate a rivelare la volontà degli dei attraverso l’esame delle loro viscere. Si comprende quindi l’importanza del ruolo primordiale dell’aruspice etrusco. (…) Roma ha sempre guardato con diffidenza alle ispirazioni individuali. Di conseguenza anche l’attività oracolare è sorvegliata, controllata canalizzata: questo non le impedisce di incidere pesantemente sulla vita religiosa, politica e privata dei romani. Alle stesse origini di Roma vediamo la presenza di presagi e di prodigi nella vita di Romolo e Remo. ‘Omina’ sono definiti i presagi che si offrono all’orecchio, nel linguaggio e nei suoni degli avvenimenti quotidiani. Come segni, vanno interpretati. Gli ‘auspicia’ invece si presentano alla vista; possono essere segni tratti dal volo degli uccelli, dai lampi, dai fulmini, dai polli sacri. Il volo degli uccelli attraverso gli spazi celesti è considerato portatore di un messaggio. La terza categoria di mantica romana si occupa dei prodigi; questi fenomeni contro natura sono un segno della collera degli dei. Non si tratta più di stornare l’uomo dalla via intrapresa, come nel caso dei presagi; qui la cosa si è fatta più grave, si tratta di avvertire l’uomo che la ‘pax deorum’ è rotta. Bisogna dunque stornare il pericolo e ristabilire l’intesa con gli dei attraverso una serie di cerimonie espiatorie e propiziatorie. Questo aspetto svolge un ruolo fondamentale nella vita romana. Si tratta, in realtà di continuare l’opera intrapresa senza lasciarsi fermare da prodigi annunziatori di catastrofi. Sulla base dei prodigi si è appreso ad organizzare numerose cerimonie di propiziazione ed espiazione al fine di modificare la disposizione degli dei. Senza sosta si continua nella ricerca di riti nuovi ed efficaci, a volte presi in prestito dalla mantica greca. A partire dalle guerre puniche, fanno la loro comparsa a Roma oracoli di tipo ellenistico; prodigi e presagi diventano sempre meno distinguibili e tutte le ricerche puntano alla predizione dell’avvenire. L’ideologia imperiale saprà trarre profitto da queste nuove correnti per rafforzare il potere personale. Nasce così il legame tra le virtù dell”Imperator’ e le forze della mantica. Il culto dei sovrani saprà sfruttare questa vena religiosa’ (pag 89-90)”,”RELx-076″ “RIESE Berthold, edizione itailana a cura di Laura LAURENCICH-MINELLI”,”I maya.”,”Berthold Riese insegna Etnologia nell’Università di Bonn. Specialista di archeologia ed epigrafia maya, si è occupato in particolare delle fonti archivistiche e linguistiche. Treccani: Yucatán Stato del Messico (39.340 km con 1.818.948 ab. nel 2005), nella sezione settentrionale della penisola omonima. Capitale Mérida. Il territorio è costituito da una bassa terra, con rilievi collinosi (massimo 200 m s.l.m.), clima tropicale con scarse precipitazioni. Per la natura carsica del suolo mancano corsi d’acqua di superficie; vi è invece una notevole rete idrografica sotterranea. Vegetazione a carattere xerofilo; coltivazione dell’agave (produzione di henequén), che rappresenta la ricchezza della regione e di altri prodotti tropicali (specialmente canna da zucchero). Altre risorse sono la pesca e l’allevamento. Le importazioni e le esportazioni avvengono attraverso i porti di Progreso e di Campeche. In epoca precolombiana nello Y. fiorì la civiltà dei Maya; al periodo preclassico, che ebbe la sua epoca d’oro dal 4° al 6° sec., seguì una migrazione verso la parte peninsulare dello Y., dove dal 10° sec. fiorì la federazione costituitasi tra Chichén Itzá, Mayapán e Uxmal. Le lotte tra i vari popoli (Itzá, Tutul Xiu, Toltechi, Cocom) continuavano ancora all’epoca dell’arrivo degli Spagnoli. Le coste dello Y. furono visitate tra il 1508 e il 1509 da J. Díaz de Solís e V. Yáñez Pinzón; nel 1517 giunse la spedizione di F. Fernández de Córdoba, e nel 1518 quella di J. de Grijalva. La conquista fu iniziata nel 1527 da F. de Montejo padre, e portata a termine nel 1542 dal figlio con la fondazione di Mérida. Dipendente dapprima dall’Audiencia de los Confines, la regione costituì poi una capitaneria. Nel corso dell’epoca coloniale i nativi si sollevarono più volte. Sollevazioni successive si ebbero nel 1848 e nel 1910. Stato dal 1824, dal 1839 al 1843 lo Y. si rese indipendente dalla Repubblica messicana.”,”AMLx-004-FFS” “RIFFAUD Madeleine”,”Con i partigiani del Vietcong.”,”Nata nel 1924 nella regione di Limoges, M. Riffaud frequenta il liceo quando scoppia la seconda guerra mondiale. Entra subito nella resistenza, nei gruppi di combattimento universitari. Arrestata il 24 luglio 1944, gravemente ferita dopo un’azione in cui è rimasto ucciso un ufficiale tedesco, viene torturata, poi condannata a morte. Liberata all’ultimo momento dall’insurrezione di Parigi riprende il suo posto di combattimento. Finita la guerra diventa giornalista ed inviata speciale nel Vietnam, in Algeria e a Biserta. Numerosi suoi reportages sono stati inviati dal lettino di un ospedale. Per due mesi ha vissuto con i Vietcong nella giunga che resistono al potente esercito americano. Questo libro è il risultato di quella esperienza.”,”ASIx-007-FGB” “RIFKIN Jeremy”,”La fine del lavoro. Il declino della forza lavoro globale e l’avvento dell’era post-mercato.”,”L’A sostiene che, su scala globale, la disoccupazione ha raggiunto oggi il livello più elevato dal tempo della Grande Depressione degli anni trenta. Nel mondo, più di 800 milioni di persone sono disoccupate o sottoccupate. Il numero è probabilmente destinato a salire ulteriormente poichè milioni di individui si affacceranno per la prima volta sul mercato del lavoro per ritrovarsi senza alcuna possibilità di occupazione, e molte saranno le vittime di una innovazione tecnologica che sostituisce sempre più velocemente il lavoro umano con le macchine in quasi tutti i settori e i comparti dell’economia globale. Secondo RIFKIN-J siamo all’inizio di una nuova e drammatica fase della storia. Operai, agricoltori, commessi, ma anche dirigenti di medio livello sono figure in estinzione. Il mondo si sta polarizzando in due forze potenzialmente inconciliabili: da una parte una elite di”,”ECLT-002″ “RIFKIN Jeremy”,”Il secolo biotech. Il commercio genetico e l’inizio di una nuova era.”,”Secondo l’A, la combinazione di informatica ed ingegneria genetica daranno luogo ad una rivoluzione ancora più intensa e sconvolgente di quella industriale. Computer sempre più veloci e sempre più potenti stanno trasformando le informazioni contenute nei nostri geni nella “”materia prima”” della economia globale. Se il XX secolo è stato caratterizzato dalle scoperte della chimica e della fisica, il XXI sarà profondamente condizionato dalle scienze biologiche e da tutte quelle tecnologie che consentono di decifrare le informazioni contenute nel Dna. La manipolazione dei geni ha già provocato rilevanti mutamenti nei diversi campi dell’economia – dal settore agricolo a quello energetico, faramceutico e medico – ponendo le basi di un nuovo mondo bioindustriale. Ma non è che l’inizio, poichè i biologi molecolari hanno cominciato a mappare e decifrare il corredo genetico di un’ampia gamma delle specie viventi, dai batteri all’ uomo.”,”ECLT-001″ “RIFKIN Jeremy”,”La fine del lavoro. Il declino della forza lavoro globale e l’ avvento dell’ era post-mercato.”,”Jeremy RIFKIN si è laureato in Economia alla Wharton School of Finance and Commerce della University of Pennsylvania e in diritto internazionale alla Fletcher School fo Law and Diplomacy alla Tufts University. E’ Presidente della Foundation on Economic Trends di Washington. E’ autore di vari saggi tra cui ‘Dichiarazioni di un eretico’, ‘Entropia’, ‘Guerre del tempo’. “”L’ economia globale ad alta tecnologia sta superando il concetto di massa lavoratrice. Mentre le elites imprenditoriali, manageriali, professionali e tecniche saranno necessarie per gestire l’ economia di mercato del futuro, sempre meno lavoratori dovranno assisterle nella produzione di beni e servizi””. (pag 376)”,”CONx-095″ “RIFKIN Jeremy”,”Economia all’ idrogeno. La creazione del Wordwide Energy Web e la redistribuzione del potere sulla terra.”,”Emissione di anidride carbonica. “”L’ idrogeno è il più abbondante degli elementi chimici dell’ universo: costituisce il 75% della sua massa e il 90% delle sue molecole. Riuscire a sfrutturlo efficacemente come fonte d’ energia potrebbe significare per l’ umanità una sorgente energetica virtualmente illimitata (…). “”Decarbonizzazione”” è il termine usato dagli scienziati per riferirsi al cambiamento del rapporto carbonio-idrogeno nell’ avvicendarsi delle diverse fonti di energia. La legna, fonte primaria d’ energia per la maggior parte della storia dell’ uomo, ha il rapporto carbonio-idrogeno più alto, con dieci atomi di carbonio per ogni atomo di idrogeno. Fra i combustibili fossili, il carbone ha il rapporto carbonio-idrogeno più elevato, con un valore di 2 a 1; il petrolio ha un atomo di carbonio per due di idrogeno, mentre il gas naturale ne ha solo uno su quattro. Questo significa che ogni nuova fonte di energia emette meno anidride carbonica della precedente””. (pag 214-215)”,”ECOI-163″ “RIFKIN Jeremy”,”L’ era dell’ accesso. La rivoluzione della new economy.”,”RIFKIN Jeremy presidente della Foundation on Economic Trends di Washington insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene corsi dell’ Executive Education Program sul rapporto fra l’ evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ ambiente e la cultura. E’ autore di altre opere tra cui ‘Fine del lavoro’ (1995) e ‘Secolo biotech’ (1998). “”Il rapporto tra capitalizzazione di Borsa e patrimonio contabile, sviluppato dall’ economista e premio Nobel James Tobin, della Yale University, è chiamato Q ratio. In un’ epoca in cui il patrimonio materiale faceva la differenza, il Q ratio veniva considerato un indice per valutare se il costo di un particolare titolo azionario fosse sopravvalutato, e, quindi, possibile di un aggiustamento al ribasso; oggi, la maggior parte delle società con le migliori performance in tutte le Borse del mondo ha un Q ratio straordinariamente elevato, ma tali aziende continuano ad essere giudicate degli ottimi investimnti a causa del loro patrimonio intangibile, che non può essere misurato eppure rappresenta un termometro migliore delle future performance della società. (…)””. (pag 70) “”La crescente disparità tra capitalizzazione di mercato e patrimonio contabile è ancor più accentuata in altri settori produttivi. Si prenda il caso della Dream Works, la società di produzione cinematografica posseduta da Steven Spielberg, Jeffrey Katzenberg e David Geffen. (…) George Gilder suggerisce di considerare il differenziale fra capitalizzazione di mercato e patrimonio contabile di una società come “”un indice del potenziale imprenditoriale di cui la società dispone””.”” (pag 71)”,”ECOI-174″ “RIFKIN Jeremy, collaborazione di Ted HOWARD”,”Entropia. La fondamentale legge della natura da cui dipende la qualità della vita.”,”RIFKIN Jeremy è cresciuto a Chicago, ha studiato nell’Università di Pennsylvania Wharton School of Finance e conseguito la laurea dalla Fletcher School of Law and Diplomacy alla Tufts University.”,”SCIx-307″ “RIFKIN Jeremy”,”Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne.”,”””Le carni rosse, soprattutto quelle bovine, sono associate alal mascolinità e a qualità maschili, mentre le carni bianche, “”esangui””, sono state associate alla femminilità e alle qualità femminili”” (pag 272)”,”TEOS-250″ “RIFKIN Jeremy”,”Il sogno europeo. Come l’Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il Sogno americano.”,”Jeremy Rifkin presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene corsi dell’Executive Education Program sul rapporto fra l’evoluzione dela scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La fine del lavoro’ (1995), ‘Entropia’ (1982) e ‘L’era dell’accesso’ (2000), ‘Ecocidio’ (2001), ‘Economia all’idrogeno’ (2002). ‘Dalle tele del Rinascimento la prospettiva migrò alle pagine dei filosofi preilluministi, dove divenne il principale strumento concettuale per ricostruire il mondo naturale «a immagine dell’uomo». Francesco Bacone, padre della scienza moderna, scrisse due opere di grande importanza – il ‘Novum Organum’ e ‘La nuova Atlantide’ – all’inizio del diciassettesimo secolo. Il concetto di prospettiva ha un ruolo preminente nella sua riformulazione delle relazioni spaziali e del ruolo dell’uomo sulla terra. Bacone era particolarmente duro con l’antica scienza greca e con l’enfasi da essa posta sulla valutazione del perché delle cose: quanto ai greci, scrisse, «non si può addurre neppure un esperimento che abbia giovato a sollevare e a migliorare la condizione dell’umanità» (11). Bacone era assai poco interessato a contemplare la natura, molto invece a utilizzarla. Era più attento al «come» che al «perché». Nel suo capolavoro, il ‘Novum Organum’, delineò uno schema completamente nuovo per organizzare il mondo naturale, che chiamò «metodo scientifico». Tale nuovo strumento, che deve la propria visione critica al concetto artistico di prospettiva, si fondava su un principio: separare osservatore e osservato, creando uno stato di neutralità per sviluppare la cosiddetta «conoscenza oggettiva». Come la prospettiva nell’arte, il metodo scientifico, ponendo l’uomo al centro dell’universo, trasformava tutto qual che entrava nel suo campo visivo in oggetto passibile di espropriazione. Se l’artista si appropriava di una sembianza della natura, riproducendola sulla tela, lo scienziato faceva altrettanto sul suo tavolo di laboratorio. La natura cessava di essere un regno misterioso e tenebroso per trasformarsi in un magazzino di risorse pronte per essere rimodellate a immagine dell’uomo. Armati della conoscenza oggettiva, affermava Bacone, sarebbe stato possibile «espandere i confini dell’impero umano, fino ad abbracciare tutte le cose possibili» (12). Se gli antichi consideravano la conoscenza una finestra aperta sul divino, Bacone la riteneva uno strumento per controllare la natura: grazie al metodo scientifico, affermava, l’uomo poteva costringerla a uscire dal suo stato, «scuoterla dalle fondamenta», «modellarla» e «darle forma» (13). In tutti i suoi scritti Bacone pone l’accento sulla necessità di dare l’assalto alla natura. L’obiettivo della nuova scienza, secondo Bacone, era quello di «estendere la potenza e il dominio del genere umano a tutte le cose» (14). Mentre Bacone sviluppava il metodo per organizzare la natura, un altro grande filosofo, Cartesio, elaborava i riferimenti concettuali per trasformarla in una risorsa’ (pag 100-101) [(11) Francesco Bacone, ‘Nuovo organo, o veri indizi dell’interpretazione della natura’ (ed.or. 1620), libro 1, aforisma 73, trad. it. di E. De Mas, in ‘Opere filosofiche’, Bari, Laterza, 1965, vol. I, p. 290; (12) (13) (14) Ibid.] [ISC Newsletter N° 84]”,”EURx-340″ “RIFKIN Jeremy”,”L’era dell’accesso. La rivoluzione della new economy.”,”Jeremy Rifkin, presidente della Foundation ob Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene i corsi dell’Executive Education Program su rapporto fra l’evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura. É l’autore della fine del lavoro e del Secolo biotech.”,”ECOI-138-FL” “RIFKIN Jeremy”,”Il sogno europeo. Come l’Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il Sogno americano.”,”Jeremy Rifkin, presidente della Foundation ob Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene i corsi dell’Executive Education Program su rapporto fra l’evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura. É l’autore della fine del lavoro e del Secolo biotech.”,”EURx-104-FL” “RIGAUDIAS Louis (RIGAL), a cura di Gretl GLOGAU Paolo CASCIOLA”,”Trotskysme, capitalisme d’ Etat, luttes creatrices des masses. Choix d’écrits politiques, 1937-1978. Précédés d’un hommage à Louis Rigaudias (1911-1999) par Paolo Casciola.”,”””Trotsky continuava a qualificare l’ URSS come Stato operaio degenerato per due ragioni principali. Una era la tendenza della proprietà statalizzata ad eccedere le norme della produzione capitalistica. (…) L’altra ragione era la concezione secondo la quale Trotsky riteneva che ci fossero dei limiti di classe alla dominazione burocratica; ovvero che l’ esistenza stessa di una proprietà statalizzata obbligava questa burocrazia a condursi in una maniera del tutto diversa da quella di una classe capitalistica. Nel 1931, Trotsky pensava che i limiti di classe del dominio burocratico fossero sufficienti a rendere impossibile all’ URSS di entrare nella Società delle Nazioni. Nel 1933, continuava a negare che i rapporti tra la burocrazia e il proletariato costituissero dei rapporti di sfruttamento.”” (pag 37)”,”TROS-106″ “RIGAULT Pierre TOUSSAINT Patrick a cura; saggi di Pierre RIGAULT Ghislain BRUNEL Bettina BOMMERSBACH Marie GUERMONT Patrick TOUSSAINT Marc BLONDEL Françoise ROSZENWEIG Loïc LE-BARS Liliane FRAYSSE Jean-Marc SCHIAPPA Rémy JANNEAU Pierre REVELIN Maurice DOMMANGET”,”La Jacquerie. Entre mémoire et oubli, 1358-1958-2008.”,”3 capitoli dedicati alla figura di Dommanget, storico, anticlericale, socialista di tendenza trotskista, sindacalista dalla parte di Monatte e Chambelland, studioso di Blanqui, entra nel PCF nel 1920 e ne esce nel 1930 opponendosi allo stalinismo; un capitolo dedicato a Babeuf. Saggi di Pierre RIGAULT Ghislain BRUNEL Bettina BOMMERSBACH Marie GUERMONT Patrick TOUSSAINT Marc BLONDEL Françoise ROSZENWEIG Loïc LE-BARS Liliane FRAYSSE Jean-Marc SCHIAPPA Rémy JANNEAU Pierre REVELIN Maurice DOMMANGET La più grande rivolta contadina francese del Basso Medioevo, la Jacquerie dell’anno 1358 (pag 75) “”Quant aux Jacques prisonnier à Clermont, ils eurent la tête tranchée. A ce propos il a été affirmé sans aucune référence que Cale – et donc ses compagnons – fut exécuté sur la place de Clermont. La chose est très plausible, puisqu’il s’agissait de “”faire un exemple”” en présence d’un grand concours de population et en déployant toutes les ressources du maniement des foules. Mais il est fâcheux qu’un texte quelconque ne puisse étayer positivement cette vraisemblance. Pour son compte particulier, Guillaume Cale, coupable d’avoir usurpé le titre de roi – crime des crimes – méritait le plus atroce des châtiments. C’est ce qui expliquerait la version passée dans les manuels d’histoire. On prétend, en effet, qu’avant d’être décapité, le malheureux fut couronné d’un trépied de fer rouge, pratique héritée vraisemblablement de l’antiquité, quand son marquait d’un fer chaud au front, les esclaves qui s’étaient enfuis. C’est Etienne Baluze, érudit célèbre (1630-1718), qui a accrédité cette versione, trois siècles et demi après les événements”” (pag 253)”,”FRAA-081″ “RIGBY T.H.”,”Il partito comunista sovietico 1917 – 1976.”,”RIGBY è Prof Fellow di Scienze politiche all’Australian National University di Canberra.”,”RUSU-011″ “RIGBY T.H.”,”Lenin’s Government: Sovnarkom 1917-1922.”,”RIGBY T.H. Libro dedicato allo storico russo Ivan Ivanovich Gapanovich. Foto gruppo governo Sovnarkom allo Smolny nei primi mesi del 1918 “”The first step in the Bolshevik campaign against this ‘sabotage’ was to establish control over government finances. The concealment of funds by ministerial officials and passive resistance by the staff of the State Bank left the Bolshevik leadership without money to cover the day-to-day activities of government; the situation was such that the Sovnarkom itself even lacked the funds to buy elementary office requisites. Evidently this was a problem that force alone could solve and in mid-November the Bolsheviks proceeded to arrest senior bank officials and to seize the vaults and safes. Many of the staff then agreed to work provided the Bolsheviks stationed armed guards to demonstrate that they were doing so under duress – thus protecting them from reprisals by their fellow-‘saboteurs’.”” (pag 45)”,”RIRO-385″ “RIGBY T.H.”,”Communist Party Membership in the U.S.S.R., 1917-1967.”,”RIGBY T.H.”,”RUSS-228″ “RIGOBELLO Giuliana”,”Ignazio Silone. Introduzione e guida allo studio dell’ opera siloniana. Storia e antologia critica.”,”””Nel 1921 è tra i fondatori del PCI: porta al Congresso di Livorno l’ adesione al partito della Gioventù socialista italiana. (…) Tra il ’23 e il ’24 compie missioni all’ estero, in Germania, in Spagna (qui si colloca il tempo di prigionia a Barcellona in cui per la prima volta prende il nome di Silone), in Francia (anche in questo paese deve trascorrere qualche tempo in carcere). Nel ’25 è in Italia a fianco di Gramsci. Dopo la promulgazione, alla fine del ’26, delle leggi “”speciali”” fasciste, che sciolgono tutti i partiti politici e sopprimono la stampa d’ opposizione, mentre Togliatti assume la direzione del Centro estero del PCI, a lui ne viene affidata l’ organizzazione interna. Nel maggio 1927, in rappresentanza del Partito comunista italiano, partecipa a Mosca, assieme a Togliatti, a una riunione straordinaria dell’ esecutivo del Comintern, che segnò la liquidazione di Trotsky e Zinoviev e il prevalere di Stalin””. Le procedure adottate dell’ Esecutivo in quell’ occasione e la gara sfrenata per il potere, che l’ episodio rivelava, aprono nella fede comunista di Silone una crisi profonda (…)””. (pag 6) “”(…) per Vino e pane si dice che “”nessun altro romanzo del Novecento ha reso così compiutamente il pathos che si cela dietro il fallimento del socialismo””. (pag 176)”,”VARx-150″ “RIGOLA Rinaldo”,”Manualetto di tecnica sindacale.”,”””Abbiamo una ventennale esperienza che fa testo in materia. Si ricava da essa: 1. che veri scioperi generali nel senso di cagionare la paralisi completa della vita sociale non ne furono fatti mai; 2. che anche quando agli scioperi generali parteciparono, in proporzioni più o meno grandi, gli addetti ai pubblici servizi, non riuscirono a produrre effetti molto profondi, e ciò appunto in grazia del loro carattere protestatario. Di solito lo sciopero è di breve durata; e qualche volta prende persino l’ aspetto di un Primo Maggio fuori di stagione””. (pag 88)”,”MITT-120″ “RIGOLA Rinaldo”,”Cento anni di movimento operaio. Panorama storico del movimento sociale internazionale (1830-1934).”,”ANS Associazione nazionale studi – Problemi del lavoro “”I tradizionalisti volevano, appunto, che il partito rimanesse fedele alla lettera del Manifesto. Su quella lettera, il partito aveva modellato la sua tattica la quale era rivolta ad impossessarsi del potere politico per giungere, con un intervento dispotico e violento nei rapporti della proprietà, ad instaurare la messa in comune dei mezzi di lavoro. Abbiamo detto intenzionalmente “”fedele alla lettera””, e non allo spirito, giacché, sul terreno dei fatti, le cose stavano ben diversamente. Non per nulla il Bernstein poteva apostrofare gli intransigenti con le parole di Schiller in “”Maria Stuarda””: “”La democrazia sociale osi parere ciò che è””. Dappertutto, infatti – tranne che in Germania – il partito socialista nelle lotte elettorali aveva adottato una tattica mirante a raccogliere il suffragio delle classi estranee al proletariato; dappertutto, poi – compresa la Germania – il partito aveva dalle statistiche elettorali la riprova che la sua base non risiedeva su di un terreno esclusivamente proletario””. (pag 56-57)”,”MEOx-075″ “RIGOLA Rinaldo”,”Rinaldo Rigola e il movimento operaio nel biellese. Autobiografia.”,”Rinaldo Rigola deputato del partito socialista.”,”MITT-038-FL” “RIGONI STERN Mario”,”Il sergente nella neve.”,”Il sergente nella neve è un romanzo autobiografico del 1953 scritto da Mario Rigoni Stern. È la cronaca personale dello scrittore, quando era sergente maggiore dei mitraglieri, nel battaglione Vestone (divisione Tridentina) durante la ritirata di Russia dell’ARMIR, della quale faceva parte il corpo d’armata Alpino, nel gennaio 1943. Trama In prima linea Inverno 1942 in un caposaldo sul fiume Don. Di fronte al caposaldo scorre il fiume spesso gelato e sulla riva opposta vi è il caposaldo russo. Le giornate sono monotone e tranquille, raramente disturbate dai combattimenti con i russi. Si cerca petrolio per le lampade nel vicino villaggio abbandonato, si ricontrollano le armi soggette al gelo che le rende inutilizzabili, si fa la polenta che riscalda i corpi e ricorda le montagne italiane da cui provengono molti degli alpini che compongono la compagnia che presidia il caposaldo. Tutto ciò è a volte interrotto dal fuoco dei cecchini russi, da brevi incursioni nemiche e da combattimenti risolti a colpi di mortaio. Ognuno riceve posta e, poiché è Natale, anche auguri, cartoline e razioni di sigarette e cognac. La situazione è tesa ma non ingestibile, sino a quando il tenente Sarpi muore e le munizioni per i mortai iniziano a scarseggiare. Inoltre le infiltrazioni russe iniziano ad essere più frequenti e maggiormente aggressive, la pericolosità dei russi aumenta e Rigoni si salva per miracolo da una pallottola avversaria che gli s’incastra tra canna del moschetto e la baionetta. A seguito della generale offensiva russa e della rottura del fronte di guerra, per cercare di evitare l’accerchiamento delle truppe alpine, giunge l’ordine del ripiegamento: i plotoni sono suddivisi in squadre che a turno dovranno abbandonare il caposaldo e coprire le spalle alla squadra successiva. Tutto procede secondo i piani ed i russi, non accortisi della ritirata, non attaccano il caposaldo. Quando viene però il momento per Rigoni di lasciare il caposaldo, egli si blocca e rimane stordito; in quel posto egli lascia molti suoi compagni morti, molti ricordi e per sfogarsi, prima di andarsene, scarica un paio di caricatori di un mitragliatore e lancia delle granate. La ritirata La colonna in ritirata si riversa così nelle gelide steppe russe nella speranza di non essere incalzata dall’Armata Rossa. Nel tragitto Rigoni incontra il cugino Adriano che gli rievoca ricordi felici, di quando era ancora nel suo paese in Veneto. Rigoni essendo caritatevole ed altruista spesso aiuta i compagni e sprofondando nella neve fino alle ginocchia soffre le pene dell’inferno, incrementate dal pesante zaino che sembra segare le ascelle già irritate dal gelo. Incontrano quindi un villaggio e nelle isbe riposano cercando di riscaldarsi e dormire un po’. La ritirata non è priva di pericoli e ne sa qualcosa Rigoni che è mandato in retroguardia a sostituire un plotone annientato dai pesanti tank russi. La cosa grave è che il tenente Moscioni, che ora comanda il suo plotone, rimane ferito e Rigoni deve prenderne il comando. La steppa è popolata da camion incendiati, carcasse di tank, corpi di soldati pietrificati dal freddo, suoni di spari e di bombardamenti, pallottole traccianti che fischiano sopra le teste degli alpini. I russi sono in qualche modo tenuti indietro e Rigoni si riunisce alla colonna che si era intanto rimessa in marcia. Giunti in un altro villaggio i soldati si riposano nelle isbe mentre il plotone di Rigoni è mandato a coprire parte del perimetro esterno. Dopo poco però giunge l’ordine di lasciare la posizione ed allora ognuno ritorna nell’isba calda. La sera è tranquilla finché una pallottola infrange il vetro della finestra e sfiora Rigoni. Si odono alcuni spari: sono dei tedeschi e non dei partigiani come pensavano. Essendo i soldati finiti in una sacca, accerchiati, tentano di sfondare lungo la strada verso i Carpazi. Assaltano quindi un villaggio e, con l’ausilio dei tank tedeschi, riescono presto ad occuparlo. Lasciato il villaggio, dopo aver un po’ riposato, una battaglia caratterizza il terreno duro della steppa: tank russi contro tank tedeschi che con le cannonate illuminano il buio cielo invernale. Sgominati i russi gli italiani raggiungono un grosso fienile che d’improvviso s’apre e lascia uscire decine di prigionieri italiani liberati dalle guardie russe in fuga. In sostituzione del tenente rimasto ferito, è assegnato al plotone di Rigoni un nuovo tenente: scontroso e molto rigido. A Rigoni non piace e per questo chiede al capitano di trasferire l’ufficiale in un altro plotone; il capitano accondiscende. Le marce sono lunghe ed estenuanti e all’orizzonte, di sera, è possibile vedere distanti villaggi in fiamme, rumori di spari. Si vedono nella steppa scheletri neri e fumanti di case e granai e sempre più corpi abbandonati e congelati. Nikolaevka Appena passata la frontiera ucraina, una violenta battaglia scuote la calma della steppa. È il 26 gennaio, una data che moltissimi soldati e molte famiglie non scorderanno più: a Nikolaevka diversi plotoni ed intere compagnie andarono incontro alla morte; qui dopo un confuso assalto delle truppe di testa, aspettando il sostegno dei carri armati tedeschi e del resto della colonna, che arriva troppo tardi, più della metà dei soldati italiani sono rimasti uccisi. Il racconto è interrotto da una pausa di ricordo di tutti i morti della battaglia: Rino, suo amico d’infanzia; Raul, primo amico della vita militare; Giuanin un suo amico che finalmente “”l’è riàt a bàita”” (è arrivato a casa); il cappellano; il capitano Beppo, contrabbandiere di Valstagna; il generale Martinat; il sergente Minelli; Moreschi; Pintossi. Il protagonista si sente come un sasso, vittima d’eventi che non può reggere, troppo grandi e dolorosi. Dopo l’ennesima marcia stremante giunge in un villaggio ed in un’isba si mangia un pezzo di gallina in compagnia di alcuni soldati che non conosce. Si addormenta ed al suo risveglio si accorge che gli hanno rubato il caro moschetto compagno di mille battaglie. Nella stessa isba trova un grosso e pesante fucile da caccia che tuttavia può usare le sue munizioni e, presolo, si incammina in fretta per raggiungere la compagnia. Il suo piede è ferito, ha una piaga dolorosa e ciò gli rende il cammino difficile tanto che è costretto ad usare un bastone come stampella. Raggiunge in ogni caso la colonna in marcia e incontra Romeo, un vecchio compagno che conobbe nel corso rocciatori, così chiamato perché ogni sera andava a trovare una pastorella nella valle e si arrampicava alla sua finestra per cantarle una serenata. Dopo lunghe marce riesce, ad ogni modo, insieme ai suoi compagni ancora vivi ad uscire dalla sacca e raggiunge finalmente un caposaldo tedesco dove si lava, si cura e dorme per due giorni. Procedendo il cammino verso casa, arriva in Russia Bianca dove il cammino viene agevolato dall’arrivo della primavera. (Wikip)”,”VARx-408″ “RIGONI Mario Andrea a cura, collaborazione di Raoul BRUNI, scritti di Theodor W. ADORNOI Werner HELMICH Giacoma LIMENTANI Ruggero GUARINI Renzo TOSI Lorenzo NOSARTI Giorgio COSMACINI Elena STRADA Gian Mario ANSELMI Giovanni BAFFETTI Denise ARICO’ Maria Teresa BIASON Bertrand LEVERGEOIS Giulia CANTARUTTI Gino RUOZZI Roberta SPADA Francesca FAVARO Cesare GALIMBERTI Sebastian NEUMEISTER Giorgio FAGGIN Massimo BACIGALUPO Raoul BRUNI Lorenzo POLATO Paolo BERNARDINI Franco VOLPI”,”La brevità felice. Contributi alla teoria e alla storia dell’aforisma.”,”RIGONI Mario A. è ordinario di letteratura italiana all’Università di Padova, critico e saggista. Raoul BRUNI è dottorando di ricerca (Univ. di Padova) Scritti di Theodor W. ADORNOI Werner HELMICH Giacoma LIMENTANI Ruggero GUARINI Renzo TOSI Lorenzo NOSARTI Giorgio COSMACINI Elena STRADA Gian Mario ANSELMI Giovanni BAFFETTI Denise ARICO’ Maria Teresa BIASON Bertrand LEVERGEOIS Giulia CANTARUTTI Gino RUOZZI Roberta SPADA Francesca FAVARO Cesare GALIMBERTI Sebastian NEUMEISTER Giorgio FAGGIN Massimo BACIGALUPO Raoul BRUNI Lorenzo POLATO Paolo BERNARDINI Franco VOLPI Contiene il saggio di Gian Mario ANSELMI ‘Guicciardini, Machiavelli e l’aforisma politico’ (pag 141-148) Con Guicciardini nasce la moderna storiografia (pag 143) “”Leopardi pensa di svilupparne una “”scienza dell’uomo”” in forma di aforismi, diametralmente opposta rispetto alla cultura progressista del suo secolo, una scienza dell’uomo che prenda esempio dal Guicciardini: “”Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuto molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell’uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti”” (G. Leopardi, Pensieri). E’ difficile trovare la figura di un Leopardi “”progressivo”” negli immensi materiali dello ‘Zibaldone’, come pure nelle osservazioni più strutturate dei ‘Pensieri’. Gli “”uomini da bene””, “”i generosi”” del primo pensiero leopardiano esistono davvero, ma sono i birbanti che predominano nel mondo.”” (pag 300) (Sebastian Neumeister, Leopardi, Nietzsche e la scrittura aforistica)”,”VARx-505″ “RIGOULET-ROZE David”,”Géopolitique de l’ Arabie Saoudite.”,”RIGOULET-ROZE David è insegnante e ricercatore e pure consulente in relazioni internazionali, sul Medio Oriente e sull’ Arabia Saudita. E’ autore di articoli geopolitici e storici, ha pubblicaot nel 2001: ‘Un géant ensablé: forces et faiblesses de l’ Arabie saoudite’. La variabile dell’ arabità. “”Nella denominazione del paese, l’ aggettivo arabo è stato associato al sostantivo regno, per sottolineare apertamente l’ Arabità intrinseca di questa entità statale saudita, ovvero per compensare un deficit di identità nazionale nel senso europeo del termine. Di fatto, geograficamente parlando, Arabia significa stricto sensu il paese degli Arabi. La penisola arabica si trova essere storicamente non solo il luogo originario degli Arabi genericamente parlando, ma pure il santuario dell’ Islam poichè essa ospita le città sante della Mecca e di Medina. Questo configurazione storico-religiosa particolare spiega ampiamente il posto d’onore costantemente rivendicato dagli arabi nel mondo musulmano ivi compreso nella loro pretesa di ricostituire un nuovo Califfato. Si può a questo riguardo ricordare ceh la questione del Califfato scomparso nel 1924 era stato al centro di dibattiti organizzati nel 1925-1926 al Cairo con la partecipazione di delegati del Maghreb e del Machrek, arabi, ma anche dei rappresentanti dell’ Asia musulmana. L’ India musulmana, che non era allora ancora diventata il Pakistan, vi giocò un ruolo importante. I partecipanti non pervennero a mettersi d’accordo sulla scelta di un Califfo atto a ricevere la successione dell’ ultimo Sultano-Califfo ottomano Abdul-Medjid (1922-1924). (…)””. (pag 167-168)”,”GOPx-007″ “RIGOULOT Pierre LAZITCH Branko HELLER Michel PANNE’ Jean-Louis JACQUIER Charles HARMEL Claude LAUNAY Stephen REVEL Jean-François LE-ROY-LADURIE Emmanuel”,”1895-1995: Boris Souvarine. Centenaire de Boris Souvarine. Colloque du 27 novembre 1995.”,”Critica di Souvarine a Lenin che si sarebbe accorto troppo tardi dei ‘germi’ dello stalinismo, la presenza di un certo legame tra Lenin e Stalin (il leninismo avrebbe prodotto lo stalinismo) (pag 32) In un saggio sulla rivista la pubblicazione di una parte delle memorie di Albert VASSART e l’articolo di Christophe BOURSELLIER ‘Entre mythe et réalité: la véritable histoire des “”hitléro-trotskistes”” (tra mito e realtà: la vera storia degli hitlero-trotskisti, il Mouvement national révolutionnaire (MNR), Marcel Déat, la tendenza collaboratrice del PCF ecc.)”,”FRAP-111″ “RIHA Thomas”,”A Russian European. Paul Miliukov in Russian Politics.”,”Thomas Riha is Associate Professor of Russian History at the University of Colorado. Dr. Riha received his B.A. and M.A. degrees from the University of California and his Ph.D. from Harvard. He is the editor of Readings in Russian Civilization. Preface, Abbreviations, Notes, Introduction, Conclusion, Bibliography, Index,”,”RUSx-096-FL” “RIHA Thomas a cura, saggi di YANINE Valentine VERNADSKY George CHEREPNIN L. V:, WIPPER Robert, St. EPIPHANIUS ZENKOVSKY Serge B.H. SUMMER, FLOROVSKY Georges ANDREYEV Nikolay BILLINGTON James”,”Readings in Russian Civilization. Russia Before Peter the Great, 900-1700. Volume I.”,”Introductory, Notes, Preface to the Second Edition, Preface to the First Edition, Acknowledgements, Chronology, Correlation Tables, Index,”,”STOx-067-FL” “RIHA Thomas a cura, saggi di John PERRY Boris MENSHUTKIN Sergei SOLOV’EV Alexander RADISHCHEV Nicholas KARAMZIN Peter CHAADAEV Vissarion BELINSKY Alexander HERZEN Nikolai DOBROLYUBOV Katerina BRESHKOVSKAIA Gleb USPENSKII David FOOTMAN Ivan AKSAKOV Nikolai DANILEVSKY Konstantin POBEDONOSTSEV Paul MILYUKOV Sergei WITTE Richard PIPES NICHOLAS II Peter STOLYPIN Peter DURNOVO Cyril BLACK Hugh SETON-WATSON”,”Readings in Russian Civilization. Imperial Russia, 1700-1917. Volume II.”,”Introductory, Notes, Preface to the Second Edition, Preface to the First Edition, Acknowledgements, Chronology, Correlation Tables, Index,”,”STOx-068-FL” “RIHA Thomas a cura, saggi di John PERRY Boris MENSHUTKIN Sergei SOLOV’EV Alexander RADISHCHEV Nicholas KARAMZIN Peter CHAADAEV Vissarion BELINSKY Alexander HERZEN Nikolai DOBROLYUBOV Katerina BRESHKOVSKAIA Gleb USPENSKII David FOOTMAN Ivan AKSAKOV Nikolai DANILEVSKY Konstantin POBEDONOSTSEV Paul MILYUKOV Sergei WITTE Richard PIPES NICHOLAS II Peter STOLYPIN Peter DURNOVO Cyril BLACK Hugh SETON-WATSON”,”Readings in Russian Civilization. Soviet Russia, 1917-Present. Volume III.”,”Introductory, Notes, Preface to the Second Edition, Preface to the First Edition, Acknowledgements, Chronology, Correlation Tables, Index,”,”STOx-069-FL” “RIHS Charles”,”La commune de Paris 1871. Sa structure et ses doctrines.”,”RIHS Charles è nato a Tramelan nel 1913. Incaricato di ricercva all’ Università di Ginevra. Ha sostenuto il dottorato in sociologia. Ha insegnato all’ università del Cairo e d’ Alessandria. E’ uno storico delle idee. “”La struttura particolare del governo comunale non è sfuggita all’ osservazione di Marx e Lenin. Essi ne hanno, al contrario, tratto importanti lezioni. “”La Comune doveva essere, scrive Marx, non un organismo parlamentare, ma un organismo di lavoro, allo stesso tempo esecutivo e legislativo””. Diventata indipendente, creando la propria organizzazione politica e sociale, essa non fu più, aggiunge Marx, “”l’ agente del governo centrale”” (…). Pure, Engels scrive nella sua prefazione del 18 marzo 1891 alla terza edizione della Guerra civile di Marx: “”Essa (la Comune) fece occupare tutti i posti nell’ amministrazione, la giustizia e l’ insegnamento, attraverso un’ elezione a suffragio universale, con il diritto per gli elettori di revocare i loro eletti in ogni momento””. Riprendendo l’ idea di Marx, Lenin, alla vigilia della Rivoluzione russa, d’ ottobre 1917, farà l’ elogio della Comune organizzata in governo: “”Questo parlamentarismo venale e decomposto della società borghese, la Comune lo rimpiazza con delle istituzioni in cui la libertà di opinione e di discussione non degenera in doppiezza; (…). Le istituzioni rappresentative ci sono, ma il parlamentarismo come sistema speciale, come divisione del lavoro legislativo ed esecutivo, come situazione privilegiata per i deputati, non ci sono più””. Si afferma che la Comune non ha fatto del “”parlamentarismo”” nel senso in cui l’ intende Lenin? Ne ha fatto molto e noi siamo tentati di credere che è per averne abusato che ha perso.”” (pag 150-151)”,”MFRC-103″ “RIMBAUD Arthur”,”Poesie. Una stagione in inferno. Illuminazioni.”,”Democrazia. “”La bandiera avanza verso il paesaggio immondo, e il nostro dialetto soffoca il tamburo. Nei centri alimenteremo la più cinica prostituzione. Massacreremo le rivolte logiche. Nei paesi pieni di pepe e d’acqua! – al servizio del più mostruoso sfruttamento industriale o militare Arriverderci qui, dovunque. Coscritti della buona volontà, avremo una filosofia feroce; ignoranti per la scienza, furbi per le comodità; e creperemo per il mondo che avanza. E’ la vera marcia. Avanti, marsc!”” (pag 179)”,”VARx-540″ “RIMBOTTI Luca Leonello”,”Il fascismo di sinistra. Da piazza San Sepolcro al Congresso di Verona.”,”Luca Lionello Rimbotti, nato nel 1951 a Milano, è laureato in storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze, pubblicista, collaboratore della terza pagina di vari quotidiani tra cui Libertà di Piacenza, La provincia di Como, La Prealpina di Varese, e del mensile di attualità culturali e metapolitiche Diorama Letterario.”,”ITAF-033-FL” “RINALDI Niccolò”,”Islam, guerra e dintorni. Viaggio in Afghanistan.”,”RINALDI Niccolò è nato a Firenze nel 1962. Laureato in scienze politiche, è stato ‘information officer’ delle Nazioni Unite in Afghanistan, pase dove ha cominciato ad interessarsi ai conflitti di fine secolo e alle violazioni dei diritti dell’ uomo. Dal 1991 è consigliere politico per gli affari esteri del parlamento europeo. Inviato del settimanale ‘L’Espresso’ in Pakistan e nella guerra del Golfo, collabora con quotidiani e periodici raccontando viaggi che lo hanno portato in una ottantina di stati.”,”VIOx-072″ “RINALDI Giorgio”,”I fragili equilibri del continente asiatico.”,”Baccianini: Neumann non è uno storico ma uno scienziato sociale e il libro lo ha scritto a caldo nel 1942. Il rapporto di Neumann con il nazismo è, come quello di Salvemini con il fascismo, di netta antitesi morale e intellettuale… Nel suo libro Neumann assimila le spiccate propensioni per la ricerca empirica della scienza sociale americana senza rinunciare ha inquadrare i dati raccolti in una solida struttura teorica (pag 117-118) Nel libro di E.N. Peterson ‘The Limits of Hitler’s Power, Princeton, N.J. 1969, vengono minuziosamente esaminati i molteplici conflitti e le disfunzioni rilevati nelal struttura e nel funzionamento del Terzo Reich. (pag 117) Galimberti: Dalle parole di Spriano emerge una situazione reale che si viene contrapponendo nel Pci tra una base filo-sovietica o peggio stalinista a un vertice eurocomunista. Ossia si potrebbe dire rendendo più esplicito l’intervento di Spriano (al CC del Pci di gennaio 1978) che l’ eurocomunismo è un modo d’essere che non è ancora penetrato capillarmente nel partito, ma resta piuttosto ristretto a un’elite politica… (pag 124)”,”ASIx-005-FGB” “RINAURO Sandro”,”Il cammino della speranza. L’emigrazione clandestina degli italiani nel secondo dopoguerra.”,”RINAURO Sandro (1966) è ricercatore in Geografia politia ed economioca all’Università degli Studi di Milano. Nel 2002 ha pubblicato ‘Storia del sondaggio d’opinione in Italia 1936-1994. Dal lungo rifiuto alla repubblica dei sondaggi’. “”Servitù della gleba”” in Francia. “”Il doppio sistema delle carte era stato escogitato per ottenere un doppio controllo sugli stranieri, quello di polizia e quello a protezione dei lavoratori autoctoni, per permettere, cioè, al ministero del Lavoro di organizzare una vera e propria ingegneria etnico-sociale che spaccava il mercato del lavoro nazionale in due settori separati e incomunicanti, quello dei mestieri “”deficitari”” e più penosi riservati agli stranieri e quello dei mestieri più ambiti dai lavoratori autoctoni, riservato a questi ultimi. (…) Da questo punto di vista è lecito ipotizzare che la Francia del tempo non concepisse ancora l”integrazione’ dello straniero, ovvero il suo accesso ‘in quanto straniero’ ai diritti degli autoctoni, ma solo l”assimilazione’ dello straniero, solo agli assimilati, cioè, erano concessi buona parte dei diritti degli autoctoni. Ad ogni modo, i guai maggiori del sistema delle carte consistevano nel fatto che non solo l’accesso e i tempi d’accesso alle carte successive, ovvero alla liberazione della “”servitù della gleba””, erano sottoposti all’imprevedibile discrezione delle amministrazioni, ma anche nel fatto che il doppio sistema di carte faceva sì che non sempre la concessione del soggiorno da parte delle prefetture coincideva con la concessione dei permessi di lavoro di durata equivalente da parte dei servizi del Lavoro, col risultato che si verifcavano spesso incongruenze che mettevano gli stranieri in stato di irregolarità. In ogni caso, solo dopo dieci anni di possesso della carta di soggiorno di “”residente privilegiato”” l’immigrato otteneva la carta di lavoro “”permamente pour toutes professions salariées””, ossia il permesso di praticare ovunque desiderasse il lavoro salariato di sua scelta (…). Alla precarizzazione della presenza sul piano temporale (carte di soggiorno di breve durata) si accompagnava dunque la coercizione della presenza sul piano spaziale (carte di lavoro che prescrivevano il luogo di impiego, il mestiere e il datore di lavoro) (…)”” (pag 185-186)”,”CONx-200″ “RINELLA Angelo”,”Cina.”,”Angelo Rinella insegna Diritto costituzionale italiano e comparato nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università LUMSA di Roma,. Tra i suoi libri: La forma di governo semipresidenziale, Le fonti del diritto comparato, Lo statuto costituzionale dell’opposizione parlamentare, Introduzione al diritto pubblico comparato, Metodologie di ricerca.”,”CINx-008-FL” “RINGELBLUM Emmanuel, a cura di Jacob SLOAN”,”Sepolti a Varsavia. Appunti dal ghetto.”,”Nato nel 1900, Emmaniel Ringelblum aveva pubblicato nel 1932 una notevole Storia degli Ebrei di Varsavia. Nel 1939 si trovava a Ginevra per un Congresso Nazionale Sionista, quando a Varsavia fu assediata dai nazisti. Vi accorse e divenne, dal momento dell’occupazione, l’organizzatore delle attività assistenziali nelle comunità ebraiche di tutto il paese. Nel novembre 1940 fu istituito il Ghetto: al lavoro di organizzatore, Ringelblum aggiunse quello dell’archivista. Venne giustiziato nel marzo 1944 con la moglie e figlia.”,”POLx-002-FL” “RINGS Werner”,”Life with the Enemy. Collaboration and Resistance in Hitler’s Europe 1939-1945.”,”RINGS Werner è nato in Germania nel 1918 e ha studiato all’Università di Berlino, Friburgo e Heidelberg. Nel 1933 è emigrato in Spagna e più tardi in Francia. Volontario nell’esercito francese nel 1939-40 fuggito in seguito in Svizzera, è poi diventato cittadino di questo paese. Ha svolto lavoro di giornalista e corrispondente per ‘Swiss Illustrated’. Si è occupato anche di Tv. Contiene molte foto anche sulle forme di ‘resistenza’ passiva delle popolazioni dei paesi d’Europa “”In the case of certain occupied countries, we possess something akin to a neat bookkeeper’s record of court-martial executions for which the highest degree of legitimacy was claimed. The figure for Norway was 366, for Denmark 113, for France – according to German statistics – approximately 3,000. The shooting of hostages, which the Germans likewise endeavoured to justify as an extreme form of self-defense practiced by troops on active service, was authorized by a decree dated September 16, 1941. Originally designed for the Eastern Front but later applied to all the occupied Territories, this stated that “”in general, the execution of fifty to a hundred Communists”” was to be regarded as “”proper reparation for the death of one German serviceman””. Furthermore, the manner of their execution should “”enhance the deterrent effect”””” (pag 40)”,”GERR-041″ “RINK Paul”,”Un grande banchiere: A.P. Giannini. Fondatore della Banca d’America.”,”””Nessun uomo possiede veramente la ricchezza. E’ la ricchezza che possiede l’uomo”” (A.P. Giannini) “”Wilson disse: “”La Banca è lo strumento d’affari più gelosamente rispettato e meno amato in questo paese. Qui le Banche sono distanti dalla gente e la gente le considera…come appartenenti a un potere quasi ostile… Se si potesse stabilire un sistema di filiali che operassero semplicemente e senza troppe spese, l’atteggiamento dell’uomo della strada cambierebbe del tutto nel giro di una generazione. (…)””. (pag 92) “”Nel 1921 la Bank of Italy possedeva 34 filiali, e le sue risorse ammontavano a più di 100 milioni di dollari. Mai nella storia della California, e forse mai nella storia del mondo, una istituzione finanziaria era cresciuta così in fretta””. (pag 127)”,”USAE-078″ “RINZIVILLO Guglielmo”,”Il disagio della laicità. Saggi sulla modernizzazione italiana. Note sulla tradizione storiografica liberale.”,”RINZIVILLO Guglielmo (1958) diplomato in giornalismo e laureato in sociologia svolte attività di collaborazione e ricerca con la I Cattedra di Sociologia I dell’Università La Spienza di Roma. Omaggio dell’autore”,”STOx-150″ “RINZIVILLO Guglielmo”,”Marxismo e sociologia. Breve viaggio tra scienza e memoria.”,”RINZIVILLO Guglielmo (1958) diplomato in giornalismo e laureato in sociologia svolte attività di collaborazione e ricerca con la I Cattedra di Sociologia I dell’Università La Spienza di Roma. Omaggio dell’autore “”Dal canto loro, le vicende della Prima Internazionale continuano ad essere accompagnate dalle tipiche divisioni e dai contrasti del socialismo storico, di cui si è accennato: dopo il distacco del 1872 dalla ‘Alleanza della democrazia socialista’ di chiara ispirazione bakuniniana , l’Internazionale approda in America, dove tiene il suo ultimo congresso (Filadelfia, 1876). Da quel momento, il socialismo poté mostrare il suo risvolto ‘nazionale’ con Jules Guesde in Francia, fondatore nel 1879 dela Federazione del partito dei lavoratori socialisti che precede di qualche anno il ‘Partito operaio’, con Lassalle in Germania e Gheorghi Plekhanov in Russia, entrambi ispiratori di una concezione socialdemocratica; mentre dal ‘punto di vista’ teorico e scientifico le barriere nazionali sono già state superate nelle note pagine del ‘Manifesto’ del 1848 nonché nella diffusione del lavoro compiuto da Marx tra il 1854 e il 1867 e dedicato alla stesura de ‘Il Capitale’. In queste due opere Marx diffonde in Europa e nel mondo lo ‘spettro del comunismo’ che ancora agita certi ‘oppositori’ moderni e mostra – forse, per la prima volta – di quanto l’economia potesse operare un sovvertimento nella filosofia pur utilizzando la sua stessa dialettica; il ragionamento già si evidenziava negli scritti frammentari dedicati all”alienazione’ conosciuti dal 1844 come ‘Ökonomisch-philosophische Manuskripte’ e inediti fino al 1932″”. (pag 18-19)”,”MADS-515″ “RINZIVILLO Guglielmo”,”La scienza e l’oggetto. Autocritica del sapere strategico.”,”RINZIVILLO Guglielmo RINZIVILLO Guglielmo (1958) diplomato in giornalismo e laureato in sociologia svolte attività di collaborazione e ricerca con la I Cattedra di Sociologia I dell’Università La Spienza di Roma. Ha scritto tra l’altro ‘Le cause della storia. Sul marxismo e le teorie della conoscenza scientifica, Armando, 2008 (con altri autori).”,”TEOS-191″ “RIOSA Alceo a cura saggi di Leo VALIANI Lorenzo STRIK-LIEVERS Maurizio ANTONIOLI Andrea PANACCIONE Gino GIUGNI Carlo SMURAGLIA Piero BEVILACQUA Paolo SPRIANO Camillo BREZZI Bruno BEZZA, Walter TOBAGI Sergio TURONE Aris ACCORNERO”,”Lezioni di storia del movimento operaio.”,”Il primo paragrafo del saggio finale ‘Cenni bibliografici del movimento operaio italiano’ è stato curato da Paola DEMELAS e i successivi da Camillo GIBELLI.”,”MOIx-010″ “RIOSA Alceo”,”Il Partito socialista italiano dal 1892 al 1918.”,”La legittimità del metodo rivoluzionario applicato da Lenin nella specifica situazione russa, non viene contestata; ma gli viene negato ogni carattere di validità universale. “”Fare come in Russia”” diventa, invece, la parola d’ordine delle correnti rivoluzionarie del partito. Giacinto Menotti Serrati, direttore dell’ “”Avanti!”” ha già rivelato , fin dalle conferenze di Zimmerwald e Kienthal, una certa inclinazioe versoil programma leninista della trasformazione della guerra imperialista in guerra civile; ma a differenza di Lenin, non riesce ad elaborare i metodi di lotta conformi allo scopo. Si tratta di un’insufficienza comune a tutta la corrente “”massimalista”” del partito, e che si rivelerà in forme drammatiche nel dopoguerra. Per ora, tuttavia, i rivoluzionari sono costretti, nella pratica, a fiancheggiare da sinistra le inziative riformiste.”” (pag 35) “”Dopo il congresso di Imola, i rapporti di forza all’interno del partito socialista vanno profondamente modificandosi a favore delle correnti estreme. Tra queste ultime, il gruppo sindacalista rivoluzionario, capeggiato da Artura Labriola ed Enrico Leone, acquista un favore via via crescente tra le masse. Al Congresso di Bologna dell’aprile 1904, esso, alleatosi per l’occasione alla corrente di Ferri, conquisterà la maggioranza del partito.”” (pag 131)”,”MITS-039″ “RIOSA Alceo”,”Rosso di sera. Nascita e morte apparente dell’ utopia socialista in Italia.”,”Il libro è una sintesi di un secolo di storia del socialismo in Italia dalla nascita del PSI alla sua dissoluzione. RIOSA critica la tendenza storiografica sinora prelavente rivolta ad esaltare il ruolo determinante della diffusione del marxismo in Italia (v. Antonio LABRIOLA) nel passaggio del socialismo italiano ad un movimento politico adulto. Tesi dell’A è che l’ influenza marxista abbia contribuito ad insinuare nei dirigenti socialisti una condotta politica giacobina. L’A è una difesa dell’etica, della fede, dell’ utopia dei socialisti italiani traditi dalla leadership politica. RIOSA è Prof ordinario di storia contemporanea alla facoltà di scienze politiche dell’ Univ degli Studi di Milano. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina libro).”,”MITS-061″ “RIOSA Alceo”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia e la lotta politica nel Partito socialista dall’ età giolittiana.”,”Alceo RIOSA (1939) è incaricato di Storia dei movimenti sindacali e di Storia contemporanea presso l’ Università statale di Milano. Tra i suoi lavori ricordiamo ‘Storia del PSI dal 1892 al 1918’ (BOLOGNA, 1969) e i saggi apparsi in ‘Socialismo e socialisti dal Risorgimento alla seconda guerra mondiale’ (BARI 1973) e in ‘Trent’anni della CGIL’ (ROMA 1975). Collabora a ‘Nuova Rivista Storica’ e a ‘Critica storica’. E’ redattore di ‘Mondo Operaio’ e responsabile della sezione milanese della Fondazione Brodolini.”,”MITS-155″ “RIOSA Alceo”,”Angelo Tasca socialista. Con una scelta dei suoi scritti (1912-1920).”,”Alceo RIOSA è professore ordinario di storia contemporanea presso la facoltà di scienze politiche dell’ Università statale di Milano. E’ autore di numerose opere sulla storia del socialismo e del movimento operaio, tra cui la ‘Storia del sindacalismo rivoluzionario in Italia’ (1976) e ‘il movimento operaio tra società e Stato’ (Milano, 1984). Da tempo si dedica alla ricostruzione biografica di Angelo TASCA. Ne è testimonianza, oltre che il presente volume, il recente saggio ‘Angelo Tasca dalla ‘drôle de guerre’ a ‘l’autre resistance” apparso negli Annali Feltrinelli 1985.”,”MITS-125 BIOx-039″ “RIOSA Alceo ALATRI Paolo BREZZI Camillo FORCELLA Enzo GIUNTELLA Vittorio E. SCOPPOLA Pietro”,”La Resistenza italiana. Dall’ opposizione al fascismo alla lotta popolare.”,”Scritti di Alceo RIOSA Paolo ALATRI Camillo BREZZI Enzo FORCELLA Vittorio E. GIUNTELLA Pietro SCOPPOLA. “”Tutto ciò venne in parte favorito dalla coincidenza fra la presa del potere di Mussolini ed il mutamento di indirizzo alla guida della Chiesa: nel febbraio 1922 infatti l’ arcivescovo di Milano Achille Ratti fu eletto papa col nome di Pio XI. Il nuovo pontefice si sarebbe distaccato in parte dalla politica del suo predecessore, Benedetto XV, tendendo ad una riaffermazione della politica gerarchica della Chiesa anche nelle questioni civili e politiche così da concedere sempre minori spazi al laicato cattolico. Ben si comprende, da quanto detto, come la scelta della “”politica della non-politica””, come la definì Francesco Luigi Ferrari, compiuta dalla gerarchia ecclesiastica negli anni ’20 per tutto il movimento cattolico, ha come unico risultato di avvantaggiare il fascismo e fare in modo che esso rimanga l’ unico interlocutore diretto con la Santa Sede. Numerosi gli esempi (…) ma la cartina di tornasole – per più di un motivo – ci viene offerta dall’ atteggiamento, ufficiale ed ufficioso, della Chiesa cattolica di fronte ad un episodio della gravità politica e morale quale fu l’ uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti.”” (pag 107, Camillo Brezzi, L’ antifascismo cattolico)”,”ITAR-081″ “RIOSA Alceo a cura; scritti di F. TURATI A. KULISCIOFF C. TREVES I. BONOMI E. MARIANI Arturo LABRIOLA E.C. LONGOBARDI R. RIGOLA B. BUOZZI G. MARANGONI G.E. MODIGLIANI G.M. SERRATI B. MUSSOLINI E. LEONE F. PAGLIARI F. CORRIDONI G. FANOLI”,”Il movimento operaio tra società e stato. Il caso italiano nell’ epoca della II Internazionale.”,”Scritti di F. TURATI A. KULISCIOFF C. TREVES I. BONOMI E. MARIANI Arturo LABRIOLA E.C. LONGOBARDI R. RIGOLA B. BUOZZI G. MARANGONI G.E. MODIGLIANI G.M. SERRATI B. MUSSOLINI E. LEONE F. PAGLIARI F. CORRIDONI G. FANOLI Alceo RIOSA è professore straordinario di storia dei movimenti sindacali nell’ Università statale di Milano. Ha al suo attivo vari studi tra cui ‘Storia del sindacalismo rivoluzionario in Italia’ (1976) e una biografia del giovane Angelo Tasca ‘Angelo Tasca socialista’ (1979). Per la Franco Angeli ha curato vari volumi collettanei tra cui ‘Il socialismo riformista a Milano agli inizi del secolo’ (1981) e ‘Biografia e storiografia’ (1983). E’ vicepresidente della Fondazione G. Brodolini, e condirettore della rivista ‘Economia e lavoro’. Disorganizzazione del proletariato milanese “”L’ organizzazione di Milano vive la vita del fior di serra: al minimo soffio di tramontana appassisce e muore. Del resto, agonizza sempre. Esponiamo delle cifre arrossendo. Su trecentomila salariati, neanche 30.000 sono stretti intorno all’ organizzazione. Il 10% scarso! Certe classi sono addirittura disorganizzate. Su 25.000 sarti ne sono in lega 50; su 50.000 metallurgici ne sono sindacati appena 1000. La percentuale è discreta per i muratori, ma perché vivono quasi tutti in campagna. Quali le cause di tale “”débacle””? Sono varie e complesse. Ne cito alcune, la più a portata di mano.”” (Filippo Corridoni) (pag 215) “”(…) il sindacalismo è una teoria aristocratica e oligarchica che, per bocca dei suoi Pouget, Lagardelle, Griffuelhes, ha creduto fino a ieri ai diritti di imperio delle ‘élites’, delle minoranze coscienti sulle maggioranze supine. Per costoro, come per Proudhon, il Governo repubblicano, quello della maggioranza, “”è il più pernicioso perché possiede quello ‘zèle gouvernmental’ fanatico, poliziesco che crede di poter fare tutto impunemente, per l’ unica ragione che il suo dispotismo ha sempre a sua disposizione il comodo pretesto della stessa repubblica e della libertà collettiva””.”” (pag 207)”,”MITS-310″ “RIOSA Alceo”,”Momenti e figure del sindacalismo prefascista.”,”RIOSA Alceo è di origine giuliana. E’ ordinario di storia contemporanea nella facoltà di scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano. Si è interessato al movimento operaio e ha scritto tra l’altro ‘Storia del sindacalismo rivoluzionario in Italia’ (1976) e ‘Angelo Tasca socialista’ (1979). Sulle culture subalterne ha scritto ‘I miti del Quarto Stato: tra nostalgia e speranza’ (1991).”,”MITT-277″ “RIOSA Alceo a cura; saggi di Pierre SERNA Stefano B. GALLI Marina CAVALLERA Antonino DE-FRANCESCO Francesco BONINI Michele BATTINI Alfredo CANAVERO Alceo RIOSA Barbara BRACCO Tullia CATALAN Alessandro CAMPI Luigi COMPAGNA Alberto BURGIO Valeria SGAMBATI Serge BERSTEIN Marco GERVASONI Giorgio GROSSI”,”Napoleone e il bonapartismo nella cultura politica italiana, 1802-2005.”,”Saggi di Pierre SERNA Stefano B. GALLI Marina CAVALLERA Antonino DE-FRANCESCO Francesco BONINI Michele BATTINI Alfredo CANAVERO Alceo RIOSA Barbara BRACCO Tullia CATALAN Alessandro CAMPI Luigi COMPAGNA Alberto BURGIO Valeria SGAMBATI Serge BERSTEIN Marco GERVASONI Giorgio GROSSI RIOSA Alceo ordinario di storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano. Ha condotto studi sulla storia del movimento operaio e sulla metodologia del genere biografico. Ultimamente si è dedicato alle culture politiche dell’irredentismo italiano.”,”TEOP-428″ “RIOSA Alceo a cura; saggi di Marina BACCALINI PUNZO Guido CERVO Carlo G. LACAITA Giuseppe PALETTA Maurizio PUNZO Valeria ROSSETTI”,”Il socialismo riformista a Milano agli inizi del secolo.”,”RIOSA Alceo Saggi di Marina BACCALINI PUNZO Guido CERVO Carlo G. LACAITA Giuseppe PALETTA Maurizio PUNZO Valeria ROSSETTI”,”MITT-304″ “RIOSA Alceo, saggio introduttivo, scritti antologici di E. CICCOTTI C. TREVES F. TURATI I. BONOMI A. SCHIAVI P. CHIESA G. MURIALDI E. BERNAROLI Arturo LABRIOLA E.C. LONGOBARDI R. RIGOLA G.E. MODIGLIANI A. GRAZIADEI B. BUOZZI L. BISSOLATI F. TURATI B. MUSSOLINI G.M. SERRATI A. Alberto MALATESTA L. D’ARAGONA”,”Movimento ed organizzazione politica e sindacale. L’esperienza italiana durante la IIa Internazionale.”,”scritti di E. CICCOTTI C. TREVES F. TURATI I. BONOMI A. SCHIAVI P. CHIESA G. MURIALDI E. BERNAROLI Arturo LABRIOLA E.C. LONGOBARDI R. RIGOLA G.E. MODIGLIANI A. GRAZIADEI B. BUOZZI L. BISSOLATI F. TURATI B. MUSSOLINI G.M. SERRATI A. Alberto MALATESTA L. D’ARAGONA “”Già all’indomani della cessazione del conflitto, durante la riunione del CD della CGdL, il 26 novembre 1918, le dissonanze tra i massimalisti del partito e i riformisti della Confederazione emergono in tutta evidenza, al punto da far pensare ad una specie di dialogo tra sordi. Il nuovo segretario della CGdL, il d’Aragona, riprende in quell’occasione il programma ‘per la pace e per il dopoguerra’, tracciato nel nel maggio 1917, riconfermandone la piena attualità. Il nuovo segretario confederale ribadisce a chiare lettere che “”La Confederazione come organismo sindacale non può limitarsi ai concetti economico-sociali. Il politico si impone alla sua azione”” (94). “”Convocazione della Costituente, abrogazione di ogni potere arbitrario nella direzione dello Stato, il suffragio universale segreto, diretto, senza distinzione di sesso e a rappresentanza proporzionale”” costituiscono l’ordito della nuova strategia della CGdL. Il disagio con cui Bombacci e Lazzari, presenti alla riunione in rappresentanza del partito, accolgono le dichiarazioni del dirigente della CGdL, dà tutto lo spessore della contraddittorietà della politica massimalista, dell’incapacità del Psi di Serrati di intendere il significato profondamente innovatore della linea sindacale. Bombacci da un lato tenta di porre la CGdL di fronte alla rigida alternativa di “”scegliere tra le soluzioni massimaliste e quelle che si invocarono nel periodo antecedente la guerra””; mentre dall’altro Lazzari “”constatando nel programma confederale per le rivendicazioni proletarie alcuni argomenti spiccatamente politici, specialmente là dove si parla di potere arbitrario, ritiene che la Confederazione dovrebbe limitarsi a trattare i suoi postulati nell’ordine economico-sociale e non invadere l’ambito dei problemi propriamente politici e giuridici che sono di competenza del Partito socialista”” (95). Né l’uno né l’altro avvertono, come lamenterà qualche tempo più tardi d’Aragona, che “”il programma confederale determinava la fine dell’apoliticismo e che quindi il movimento sindacale entrava in una fase più confacente alla concezione socialista”” (96). Così “”il programma intermedio della Confederazione rimase senza efficienza ed era anzi riguardato dai massimalisti con diffidenza se non con disdegno”” (97). Sfugge in sostanza ai massimalisti, a differenza del gruppo dirigente riformista della CGdL che, come rileverà più tardi Angelo Tasca, nella realtà postbellica “”la lotta sindacale non basta a calmare le impazienze delle masse (98) e che questo vuoto non può venir colmato dall’indicazione di formule prive del “”contatto con la realtà”” (99) e il cui collegamento con le istanze immediate dei lavoratori rimane assai vago. Gli effetti di questa impasse saranno il carattere incontrollato e disorganico delle lotte sociali del dopoguerra e il sostanziale accodamento ad esse vuoi della CGdL che del partito”” (pag 61-62-63) [Alceo Riosa, Introduzione, (in) ‘Movimento ed organizzazione politica e sindacale. L’esperienza italiana durante la IIa Internazionale’, Milano, 1982] [(95) “”La confederazione del lavoro””, 16 dic. 1918; (96) R. Rigola L. D’Aragona, ‘La Confederazione generale del lavoro nel sessennio 1914-20’, La Tipografica, Milano, p. 116; (97) Ivi; (98) A. Tasca, ‘Nascita e avvento del fascismo’, v. I, Bari, 1976, p. 27; (99) Ivi, pag. 123]”,”MITS-439″ “RIOSA Alceo”,”Adriatico irredento. Italiani e slavi sotto la lente francese (1793-1918).”,”Alceo Riosa professore di storia contemporanea nell’Università degli studi di Milano, ha al suo attivo numerosi studi sulla storia del movimento operaio italiano e sulle vicende della prima guerra mondiale. Attento, inoltre, ai problemi della metodologia storiografica, ha al suo attivo studi sul ‘genere’ biografico. Contiene il capitolo: ‘Socialismo e questione nazionale nel Litorale (pag 199-244) (Bissolati e l’irredentismo socialista, dibattito nel partito socialista italiano)”,”ITAD-137″ “RIOSA Alceo”,”Il Partito socialista italiano dal 1892 al 1918.”,”””A Genova non vengo. (…)”” Dalla lettera di Antonio Labriola a Turati del luglio 1892 in cui comunica che non intende partecipare al Congresso costitutivo del Partito dei Lavoratori Italiani che si sarebbe tenuto da lì a poco a Genova. (pag 40-41)”,”MITS-006-FV” “RIOSA Alceo”,”Treves e la grande guerra.”,”‘Treves ha respinto l’equidistanza tra blocchi contrapposti, sulla basse della considerazione che il sinonimo di guerra non è borghesia, benì, in più larga misura, prevalenza degli interessi dinastici e militaristici’ (pag 579) ‘La neutralità socialista non è indifferenza’ (pag 584) ‘Indubbiamente Wilson rappresenta agli occhi di [Claudio] Treves l’incarnazione del capitalismo che preferisce «tesser la gran rete della conquista pacifica», la conferma della tesi di origine kautskiana dell’ «ultraimperialismo». Insomma Wilson rappresenta «il nuovo imperialismo antiannessionista che penetra fra gli imperialismi annessionisti e necessariamente ne limita, ne modera la tensione e avvia alla pace sulla linea della loro mortificazione» (75). Sicché non c’è da stupirsi delle speranze che nel ‘leader’ riformista suscitano i principi wilsoniani, specialmente quando ancora non è messa in discussione, o non sembra messa in discussione, la neutralità degli Stati Uniti. L’atteggiamento di Wilson in quelle circostanze sembra rispecchiare alla perfezione la condotta del socialismo neutralista, fermo nella convinzione che la «pace sicura e senza turbamento non è quella della Vittoria», giacché a quel fine non si perviene attraverso le vie della guerra. Piana, coerente emerge allora la conclusione che «la Vittoria sia dei neutri, che la Vittoria sia nostra» (76). Il dopo, l’intervento americano, genera qualche turbamento; ma viene alla fine anch’esso spiegato, compreso alla luce dell’altro grande avvenimento di Russia. Tutto fa intendere, secondo Treves, che l’ingresso in guerra di Wilson sia stato deciso anche per affiancare al tavolo della pace futura, ed ancor prima di preparare la pace, la Russia rivoluzionaria e democratica. I conti sembrano tornare anche troppo perfettamente; ma al di là delle speranze eccessive, delle ingenuità anche troppo scoperte, la sostanza degli avvenimenti sembrano proprio corrispondere alle attese del socialismo neutralista”” [(75) Treves, ‘La crisi dell’Intesa’, Critica sociale; (76) Id., Il discorso di caprai, art. cit.] (pag 595) Dopo il crollo di Caporetto, Treves: “”resistere fino all’estremo””, Turati fa eco alle parole di Orlando “”Al Monte Grappa è la patria”” (pag 599)”,”MITS-457″ “RIOSA Alceo; FRANZINELLI Mimmo”,”La ‘Troisième force’ tra antifascismo e anticomunismo nelle riflessioni di Angelo Tasca (Riosa); L’antifascismo anticomunista negli anni della ricostruzione: Gaetano Salvemini ed Ernesto Rossi (Franzinelli). (in) ‘Antifascismo e identità europea’, a cura di Alberto De Bernardi e Paolo Ferrari.”,”Tasca membro della SFIO, consigliere di Leon Blum, giornalista per la testata socialista ‘Le populaire’… ‘La scelta di Tasca è a favore di Pétain, con tutto il suo carico di illusioni e di altrettanto rapide disillusioni….”” (pag 302) ‘L’isolamento politico dei due intellettuali anticonformisti (Salvemini e E. Rossi, ndr) si misura anche dalla loro differenziazione dai promotori del movimento di Unità popolare che, come Ferruccio Parri e Piero Calamandrei, erano stati vecchi compagni di lotta antifascista sin dagli anni Venti.’ (pag 350) ‘I severi giudizi sul partigianato esprimono sia l’insofferenza per l’utilizzo della Resistenza da parte dei comunisti, finalizzata all’espansione del loro spazio politico, sia la convinzione che l’antifascismo non costituisse la piattaforma per la soluzione dei problemi postbellici dell’Italia e dell’Europa’ (pag 351)”,”ITAD-001-FGB” “RIOSA Alceo, collaborazione di Arduino AGNELLI Aldo ALBONICO Maurizio ANTONIOLI Virgilio BACCALINI Marina BACCALINI PUNZO, Felice BESOSTRI Gino BIANCO Guido CERVO Bruno CRIMI Dieter DOWE Fondazione Giacomo BRODOLINI, Pericles NEARKON Maurizio PUNZO Valeria ROSSETTI Bruno TOBIA”,”I partiti socialisti d’Europa.”,”Alceo Riosa, nato a Monfalcone nel 1939, insegna storia dei movimenti sindacali nell’Università degli Studi di Milano e dirige la sede milanese della Fondazione Giacomo Brodolini.”,”EURx-113-FL” “RIOSA Alceo a cura; scritti di Andrea COSTA Filippo TURATI Anna KULISCIOFF Claudio TREVES Giovanni ZIBORDI Camillo PRAMPOLINI Enrico LEONE Oddino MORGARI Costantino LAZZARI Giacinto Menotti SERRATI Giacomo MATTEOTTI Pietro NENNI Angelo TASCA Giuseppe SARAGAT Rodolfo MORANDI Sandro PERTINI Lelio BASSO Rosa LUXEMBURG Fernando SANTI Riccardo LOMBARDI Francesco DE-MARTINO Bettino CRAXI Claudio SIGNORILE”,”I leaders del PSI.”,”‘Alceo Riosa (Monfalcone, 19 marzo 1939 – Pavia, 2 maggio 2011) è stato uno storico italiano. Nasce da una famiglia di origine istriana a Monfalcone, dove il padre lavora come operaio nei cantieri navali. Trascorre l’infanzia nella città giuliana e prosegue gli studi a Sulmona, dove la famiglia si trasferisce nei primi anni Cinquanta a seguito degli impegni lavorativi del padre, divenuto nel frattempo piccolo imprenditore edile. Successivamente, si iscrive alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma, dove ha come maestri Rosario Romeo, Renzo De Felice e Franco Valsecchi. Nel 1963, con quest’ultimo, si laurea con una tesi su “I problemi della pace e l’ideologia democratica tra l’armistizio e il trattato di Saint Germain”. L’anno successivo, grazie a una borsa di studio, prosegue gli studi a Napoli presso l’Istituto italiano per gli studi storici. La carriera accademica di Alceo Riosa inizia a Roma come assistente presso la facoltà di Scienze politiche. In seguito, insegna all’Università di Bari. Dalla metà degli anni Settanta, diventa docente di storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche dell’Università Statale di Milano, dove rimane fino al pensionamento nel novembre del 2010. Durante la sua lunga carriera, collabora con diversi atenei italiani e si avvicina a studiosi di formazione e provenienza culturale molto diverse. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla storia del movimento operaio e socialista al sindacalismo rivoluzionario. Alceo Riosa è anche un appassionato biografo, dedicandosi a figure di spicco come Georges Sorel e Angelo Tasca, oltre a personaggi meno noti come Filippo Corridoni e Ottavio Dinale. La sua attività pubblicistica include collaborazioni con periodici e quotidiani come Avanti!, Mondoperaio, La voce e Europa. Inoltre, è stato membro del comitato scientifico della rivista storica francese Mil neuf cent. Nell’ultimo anno di vita, è stato presidente dell’Istituto Livio Saranz di Trieste 123.’ (fonte Copil.)”,”MITS-008-FGB” “RIOTTA Gianni”,”La I guerra globale.”,”Dedica a Livio Zanetti, Gaetano Scardocchia, Ugo Stille e al padre Totò Riotta. ‘L’Atlantico di ghiaccio. Lo studioso Charles Kupchan prevede lo scontro tra Usa e Unione europea’ (pag 67) “”Qui Charles Kupchan espone la sua tesi: «L’alleanza atlantica tra Stati Uniti ed Europa è al tramonto. E sarà proprio l’Europa il prossimo avversario degli Usa». I soci del Council [on Foreign Relations di New York] sono banchieri, diplomatici, politici e uomini d’affari. Bevono un bicchiere di vino bianco, assaggiano una tartina al formaggio e mormorano compiti: «Ma non siamo noi americani la superpotenza del mondo globale?». «No», spiega Kupchan, nel suo studio all’ultimo piano servito da un antico ascensore in legno con grata cigolante, perfetto per un killer alla Hitchcock, «e guardiamo le cifre. L’Unione europea ha un prodotto interno lordo di 8.500 miliardi di euro. Gli Usa non sono poi così avanti, con il loro 10.600 miliardi. Presto l’euro sfiderà il dollaro come valuta mondiale. L’Europa s’è allargata a nuovi Paesi membri e altri arriveranno nel 2004. La sua popolazione sarà testa a testa con i quasi 300 milioni di americani». Guerra in vista tra i due continenti che hanno vinto la guerra fredda, seguendo la ricetta di Kennan custodita al piano nobile del Council? «Non credo, il conflitto militare mi sembra una prospettiva remota. Ma non illudiamoci che gli attriti resteranno confinati alle battaglie di oggi sui dazi. L’US Federal Reserve, la banca centrale guidata da Alan Greenspan, finirà per scontrarsi con la Banca centrale europea di Wim Duisenberg. Facciamo il punto: Schröder non vuole la guerra in Iraq; Chirac punta i piedi all’Onu; sul Medio Oriente non c’è unità e i giornali europei grondano antiamericanismo». A motivare Kupchan «non è il pessimismo, ma il realismo. I cantori della globalizzazione, come l’editorialista del ‘New York Times’ Tom Friedman, non vedono la parte più oscura della storia. Io continuo a leggere il nostro destino come ai tempi dell’Impero romano, alla fine sono i rapporti di forza a determinare alleanze e battaglie tra gli imperi. L’Occidente si separerà in due metà, con l’Europa a flettere i muscoli contro Washington; che a quel punto rischierà di chiudersi in se stessa». (…) Gli elenco le obiezioni classiche: l’Europa che invecchia; l’Europa che non sa organizzare un esercito; l’Europa ancora troppo divisa tra nazioni e culture; l’Europa che stenta a competere sul mercato mondiale perché gelosa delle sue tradizioni. Scuote la testa: «Pensiamo a Machiavelli, guardiamo le cose dal punto di vista storico per favore. (…)». Resta il deficit militare, non c’è grande potenza senza esercito: «Attenzione. A lungo le forze armate europee resteranno inferiori a quelle statunitensi. L’Unione non vuole spendere troppo in armi e ha accettato una specie di condominio con gli Usa. Se rilegge il dibattito sulla difesa europea si accorge che l’idea comune è: gli europei difendono l’Europa, gli Usa il resto del mondo. Un equilibrio precario, che prima o poi si spezzerà». La saggezza dei gentiluomini del Council ascolta Kupchan con attenzione, sperando che, nella peggiore delle ipotesi, la battaglia atlantica sia remota. Ma il saggio che raccoglie la tesi iconoclasta, ‘The end of the American Era’, La fine dell’era americana (edito da Knopf), è già stato elogiato da Henry Kissinger, il decano della diplomazia: «Un libro che vi assorbe e vi fa pensare sulle sfide del futuro americano nel mondo globale», mentre il finanziere George Soros, uno dei registi del mondo globale, osserva: «Kupchan sa usare la storia per sgonfiare i luoghi comuni e le banalità sul ruolo centrale degli Stati Uniti»”” (pag 67-69)”,”QMIx-287″ “RIOTTO Maurizio”,”Storia della Corea. Dalle origini ai giorni nostri.”,”Maurizio RIOTTO (Palermo, 1959) insegna lingua e letteratura della Corea nell’ Università degli studi di Napoli “”L’ Orientale””. Laureatosi in Lettere (indirizzo classico) a Palermo, si è poi specializzato in Archeologia orientale nell’ Università La Sapienza di Roma. A lungo residente in Estremo Oriente, per 4 anni è stato research fellow presso l’ Università nazionale di Seul. Ha al suo attivo oltre cento pubblicazioni sulla Corea. “”Il Cristianesimo si era puntualmente ripreso dopo ogni atto di repressione e allora, nel 1839, venne lanciata un’ altra persecuzione nella quale, oltre ad autorevoli esponenti della comunità locale quali Chong Hasang, trovarono la morte anche religiosi occidentali, (…). La violenza si rivelò ancora una volta inutile (…). Il Cristianesimo non era più oggetto di erudite discussioni o dibattiti filosofici: era divenuto desiderio di vita eterna come speranza di riscatto da una realtà ormai senza più valori né speranze, e per questo, accanto agli yangban decaduti, aumentavano ora notevolmente anche i convertiti delle classi inferiori. Più che mai allora i cristiani vennero considerati alla stregua di terroristi, che attentavano alla sicurezza dello Stato celandosi dietro falsi nomi e favorendo l’ ingresso clandestino in Corea di religiosi stranieri””. (pag 188) “”Durante il regno di Ch’olchong si affermò in Corea una dottrina, detta Tonghak (Dottrina d’ Oriente), che ponendosi come alternativa al dilagante Cristianesimo (chiamato Sohak, ossia “”Dottrina d’ Occidente””), predicava gli stessi principi di umanità e di uguaglianza su una base culturale più prossima all’ esperienza orientale””. (pa 189)”,”ASIx-081″ “RIOTTO Maurizio”,”Storia della Corea. Dalle origini ai giorni nostri.”,”RIOTTO Maurizio (Palermo, 1959) insegna lingua e letteratura della Corea nell’Università degli studi di Napoli.”,”ASIx-102″ “RIOTTO Maurizio”,”Storia della Corea dalle origini ai giorni nostri.”,”Maurizio Riotto (Palermo, 1959) insegna Lingua e Letteratura della Corea nell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale. Laureatosi in Lettere (indirizzo classico) a Palermo, si è poi specializzato in Archeologia orientale nell’Università La Sapienza di Roma. A lungo residente in Estremo Oriente, per quattro anni è stato research fellow presso l’Università Nazionale di Seul. É stato visiting scholar nel 1991 presso l’Università Doshisha di Kyoto e nel 1994 presso l’Università Hanyang di Seul. Nel 2002-2003 è stato visiting professor presso l’Università Songgyungwan di Seul, dove ha tenuto corsi di Culture Comparate per gli studenti di Master e Ph.D.”,”ASIx-013-FL” “RIOTTOT Yveline”,”Joaquin Maurin. De l’ anarcho-syndicalisme au communisme 1919 – 1936.”,”Nata nel 1959, Yveline RIOTTOT, dottore in storia e diplomata del 3° ciclo in studi iberici e ibero-americani, è professore di spagnolo nei licei e collegi dopo il 1988. Dopo gli studi alla Sorbona, ha sostenuto, nel 1996, una tesi su Joaquim MAURIN all’ Univ Pierre Mendes-France di Grenoble. In Spagna lo stalinismo ha avuto un’influenza trascurabile fino al luglio 1936. Al contrario, il comunismo si è sviluppato da una parte in seno al Partito socialista e della Gioventù Socialista a partire dal 1933, e dall’altra in seno al Bloque Obrero y Campesino (BOC) creato nel 1931, poi del Partido Obrero de Unification Marxista (POUM) a partire dal 1935, entrambi fondati da Jaoquin MAURIN.”,”MSPx-011″ “RIOTTOT Yveline”,”Joaquín Maurín. De l’anarcho-syndicalisme au communisme (1919-1936).”,”Ne en 1959 Yveline Riottot, docteur ès histoire et diplomée de 3 cycle en études ibériques et ibéro-américaines, est professeur d’espagnol en lycée et collège depuis 1988. Après des études à la Sorbonne, elle a soutenu en 1996 une thèse sur Joaquín Maurín à l’Université Pierre Mendès-France de Grenoble. Avertissement, Sigles et abreviations, introduction, note, conclusion, note chronologique, index des pseudonymes, biographies, bibliographie, table des matieres, Collection Chemins de la mémoire dirigée par Alain Forest.”,”MSPx-005-FL” “RIOUX J.P. PROST A. AZEMA J.P.; contributi di Pierre ALBERT Jean Pierre AZEMA Pierre BARRAL Marcel-Pierre BERNARD Christian BOUGEARD Pierre BROUE’ Philippe BUTON Michel CHANAL Stephane COURTOIS Jean-Louis CREMIEUX-BRILHAC Etienne DEJONGHE Hubert DESVAGES Joel DROGLAND Jean-Claude GRANDHAY Jean-Marie GUILLON Jean-Pierre HUSSON Yves LE-MANER Monique LUIRARD Nadia TENINE-MICHEL Maurice MOISSONNIER Maurice NICAULT Antoine OLIVESI Denis PESCHANSKI Roger PICARD Jean-Luc PINOL Antoine PROST Nicole RACINE-FURLAUD Jean-Pierre RIOUX Michel ROCHE Jacqueline SAINCLIVIER Leon STRAUSS Roland TREMPE'”,”Les communistes francais de Munich a Chateaubriant 1938-1941.”,”Contributi di Pierre ALBERT, Jean Pierre AZEMA, Pierre BARRAL, Marcel-Pierre BERNARD, Christian BOUGEARD, Pierre BROUE’, Philippe BUTON, Michel CHANAL, Stephane COURTOIS, Jean-Louis CREMIEUX-BRILHAC, Etienne DEJONGHE, Hubert DESVAGES, Joel DROGLAND, Jean-Claude GRANDHAY, Jean-Marie GUILLON, Jean-Pierre HUSSON, Yves LE-MANER, Monique LUIRARD, Nadia TENINE-MICHEL, Maurice MOISSONNIER, Maurice NICAULT, Antoine OLIVESI, Denis PESCHANSKI, Roger PICARD, Jean-Luc PINOL, Antoine PROST, Nicole RACINE-FURLAUD, Jean-Pierre RIOUX, Michel ROCHE, Jacqueline SAINCLIVIER, Leon STRAUSS, Roland TREMPE’.”,”FRAP-010″ “RIOUX Jean Pierre”,”Révolutionnaires du Front populaire. Choix de documents, 1935-1938.”,”J.P. RIOUX è uno storico che insegna all’ Università Paris X, Nanterre. “”8. Il partito proclama la necessità della difesa rivoluzionaria contro l’ imperialismo e l controrivoluzione interna dell’ Unione Sovietica che, per le sue basi sociali e la forma dominante della proprietà, resta uno Stato proletario. Lotta per la libertà d’ organizzazione dei partiti operai in URSS, la restaurazione della direzione operaia nello Stato dominato dalla burocrazia bonapartista, il sostegno dei bolscevichi-leninisti in URSS””. (Carta politica e statuti del P.O.I.) (1936) (pag 272)”,”TROS-143″ “RIOUX Jean Pierre”,”La rivoluzione industriale, 1770-1880.”,”J.P. ROUX, storico francese, è nato nel 1939. Ha conseguito il dottorato nel 1964 ed è attualmente assistente di storia all’ Università di Parigi. Dibattito sul rapporto tra la questione agraria e l’ industrializzazione. “”Più in generale, tutti gli specialisti concordano nel porre la rivoluzione agraria, sotto i differenti aspetti, al centro del dibattito sulla rivoluzione industriale. Sfumato, migliorato, particolarmente ad opera di P. Bairoch, per un certo tempo si è imposto lo schema tracciato da W.W. Rostow. (…) Il progresso agricolo è dunque una conditio sine qua non del decollo industriale. Rostow rafforza la sua dimostrazione ricordando – ma sempre senza portare dati statistici precisi – che essa corrisponde alle più feconde idee economiche dell’ epoca e che, nella sua Ricchezza delle Nazioni, A. Smith ha capito esattamente – in contrapposizione ai fisiocrati – che il reddito eccedente in agricoltura doveva essere trasferito in settori nuovi dell’ economia, se non voleva essere sterilmente assorbito dalla rendita fondiaria””. (pag 33-34) Crouzet critica Rostow. “”Queste analisi di Rostow e Bairoch sono state vivamente criticate. In due recenti puntualizzazioni Francois Crouzet ha manifestato dei dubbi sui loro fondamenti statistici. Ha inoltre osservato che in paesi con un debole mercato interno e di industrializzazione “”derivata””, come la Danimarca, i Paesi Bassi, lo schema rostowiano è statisticamente insostenibile. Per quanto riguarda l’ Inghilterra, egli ha negato che la rivoluzione agricola abbia potuto fornire all’ industria nascente non solo gli uomini – su questo punto riprende l’ analisi di J.D. Chambers citata più sopra – ma anche i capitali e gli sbocchi: le fabbriche beneficiano dell’ esodo dalla campagne solo dopo la fase di decollo; i capitali commerciali e bancari sono ben più attivi, in valore e mobilità, di quelli terrieri nell’ equipaggiamento di una industria che, d’altronde, non ne esigeva molti; le richieste di ferro della marina sono in gran parte all’ origine della trasformazione della siderurgia, mentre i nuovi attrezzi agricoli vengono forniti senza difficoltà dalle piccole fucine arcaiche; il mercato estero – quello coloniale in particolare – sarebbe infine più determinante della domanda interna per la espansione dell’ industria tessile.”” (pag 35-36)”,”ECOI-147″ “RIOUX Jean-Pierre”,”Jean Jaures.”,”RIOUX Jean-Pierre, ispettore generale dell’ Education nationale e redattore in capo di ‘Vingtième siècle’ ha scritto molte opere tra cui ‘Histoire culturelle de la France au XXe siècle’ (Seuil), ‘Au bonheur la France’ (premio Guizot dell’ Académie francaise). “”Così una delle sue prime preoccupazioni, dopo la sua rielezione, sarà di far votare dalla Camera, nel dicembre 1903, la creazione e il finanziamento di una commissione “”incaricata di ricercare e di pubblicare i documenti d’ archivio relativi alla vita economica della Rivoluzione””. Questa sarà popolata di eletti e di universitari ma anche, localmente di eruditi e di semplici cittadini, egli l’ animerà e la presiederà con gioia dal 1903 al 1911 ed essa pubblicherà fino al 2000 più di centocinquanta volumi di studi e di documenti (1). La sua ‘Histoire socialiste’ segna dunque una rottura netta con la tradizionale scrittura politica della Rivoluzione. Le sue pagine sui diritti signorili, i canoni rustici, le imposte, gli scambi commerciali aiutano ad analizzare più finemente le classi nella loro ascesa, declino e lotta: la politica della Rivoluzione è fondata, come si rifiuta troppo ad ammettere la politica repubblicana e socialista del 1900, sulla rendita, il profitto e il salario, il lavoro e le tecniche, la curva dei prezzi e le tempeste delle crisi””. (pag 138-139) (1) vedere Christine PEYRARD ‘La création de la Commission, ou l’ oeuvre de Jean Jaures (1903-1914), in C. PEYRARD e Michel VOVELLE a cura, Héritages de la Révolution francaise à la lumière de Jaurès, Aix, Presses Univ. de Provence, 2002, pag 19-42″,”MFRx-289″ “RIOUX Jean-Pierre”,”Jean Jaurès.”,”RIOUX Jean-Pierre autore di una ‘Histoire culturelle de la France au XXe siècle’ (Seuil), ‘Au bonheur la France’ (premio Guizot dell’ Académie francaise) e un Dictionnaire de la France coloniale Jaurés nella sua ‘Storia socialista’ si occupa direttamente della guerra franco prussiana ma non della Comune. “”L”Histoire socialiste’ a marqué un point d’orgue. Elel a débloqué le débat d’école et fait vivre avec un peu plus de légimité historique l’espoir d’unité et de synthèse. Et Jaurès, même au plus fort de l’action, n’abandonnera plus l’examen passionnel et savant de l’histoire. Ainsi, c’est contre la guerre montante qu’il ouvrira ses nouveaux dossiers d’instruction et, s’il a choisi déjà en 1907 d’écrire à la hâte le chapitre sur la guerre de 1870-1871 sans y parler ni des rapports de classes ni de la Commune mais en disant tout son amour de la patrie blessée (7) – il laisse le soin, ensuite, à John Labusquière de traiter, médiocrement d’ailleurs, des années 1871-1900 -, c’est sans doute pour aider déjà à persuader toutes les familles et toutes les couches de la démocratie, ouvrières, paysannes et bourgeoises, socialistes et radicales, que venant du Maroc ou d’ailleurs le pire est toujours possible, qu’aucune évolution n’est fatale, que le progrès n’a rien de linéaire et que tout conflit est ruineux. Il faut connaître la fragilité des mécanismes diplomatiques et politiques, martèle-t-il, ne pas négliger les défaillances humaines pour expliquer tous les Sedan. En 1911, en revanche, c’est le militant de l’Internationale qui entend convier les peuples à la lutte contre la barbarie quand il décrit dans ‘L’Armée nouvelle’ les soldats de l’an II parcourant l’Europe pour y porter les droits de l’homme.”” (pag 144) (7) Il la tient pour un acte manqué, même s’il salue son enthousiasme révolutionnaire. C’est donc le blanquiste Louis Dubreuilh qui en traite dans ‘l”Histoire socialiste’. Voir Bruno Antonini, “”La Commune, Jaurés et l’idée d’auto-émancipation: théorie du pouvoir et révolution sociale””, dans Claude Latta dir., ‘La Commune de 1871. L’événement, les hommes et la mémoire’, Saint-Etienne, Presses de l’Université de Saint-Etienne, 2004, p. 369-377; Madeleine Rebérioux, “”Hier et demain. Un article de Jaurés sur la Commune””, BSEJ, 41, avril-juin 1871, p. 9-15″,”JAUx-049″ “RIOUX Lucien”,”Qué es el sindicalismo?”,”Lo scontro tra le varie tendenze sindacali in Francia “”Pero cuando sea fundada la CGTU aparecerán diverencias que se irán agrandando. En efecto, tres tendencias se van a engrentar en la central naciente: los anarco-sindicalistas (Quinton, Verdier, Besnard) continúan defendiendo su línea tradicional y siguen siedndo contrarios a cualquier estado y a cualquier ejército, comprendido el Ejército rojo y el Estado soviético; los comunistas (Rosmer, Tommasi) son favorables a una relación estrecha en torno de la ‘Vie Ouvrière’ (Vida Obrera), la dirección de la cual ha sido confiada por Pierre Monatte a Gaston Monmusseaau; los “”conciliadores”” (Racamond, Sémard) intentan evitar los choques entre las otras tendencias. Monmousseau y sus amigos provienen del sindicalismo revolucionario, pero se aproximan al partido comunista, al cual se adherirán más tarde y del que serán los más fieles apoyos sindicales”” (pag 27)”,”MFRx-373″ “RIPELLINO Angelo Maria”,”Praga magica.”,”‘Praga magica’ è un saggio-romanzo scritto da Angelo Maria Ripellino e pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel 1973. Quest’opera si presenta come una guida dotta della ‘capitale magica d’Europa’ che riassume, in un perfetto e completo compendio, la storia e le arti che le hanno dato un”impronta indelebile’. L’autore, uno dei maggiori slavisti italiani, dimostra la sua grande conoscenza per la storia e la letteratura praghese e la sua passione per quella città piena di fascino che ha visto nascere nei secoli una grandissima fioritura culturale’ (bing)”,”EURC-001-FSD” “RIPEPE Eugenio”,”Dalla critica del socialismo reale alla crisi del marxismo.”,”‘Alla verità non appartiene soltanto il risultato, ma anche la via’ (Marx) (pag 66) “”Lenin amava citare il ‘Faust’: “”la teoria è grigia, mentre verdfe è l’albero della vita”” (pag 67) “”The proof of the pudding is in the eating’ secondo il proverbio inglese adottato da Engels. e da Mao adattato al gusto cinese: ‘per conoscere il sapore della pera bisogna mangiarla’ (pag 67) Eugenio Ripepe (Nicastro, 1943) è stato ordinario di filosofia del diritto nell’Università di Pisa. Ha pubblicato pure ‘Il pensiero politico di Ortega y Gasset’ (1967) e ‘I conti col marxismo’ (1982).”,”TEOC-015-FMB” “RIPEPE Eugenio”,”Le origini della teoria della classe politica.”,”Lo studio di Ripepe verte principalmente sull’Italia. Volume in parte intonso”,”TEOS-002-FPB” “RISALITI Renato”,”Storia della Russia. Dalle origini all’Ottocento.”,”Renato Risaliti è professore ordinario di storia dell’Europa orientale all’Università di Firenze. [‘La storiografia italiana ha completamente ignorato il problema delle guerre contadine; di rado sono state tradotte alcune opere (1). La storiografia sovietica distingue le guerre dalle insurrezioni contadine (2). Questa opinione si è venuta affermando soprattutto negli ultimi decenni. Dopo la caduta del regime sovietico la storiografia russa si sta differenziando. E’ oggi prematuro ogni giudizio. Va subito affermato che le guerre contadine non sono considerate un aspetto peculiare della Russia. Infatti la storiografia sovietica constata sul piano storico-mondiale l’esistenza di numerose guerre contadine, sulla scia dell’interpretazione engelsiana della grande guerra contadina in Germania all’epoca della riforma di Lutero, nel 1524-1525. Ricorda che vi sono state varie guerre contadine in Cina: quella nell’874-901, diretta da Van Sjan Zi e Chuan Chao, per poco non portò alla fine della dinastia Tan. Ciò che non riuscì sotto i Tan, avvenne secoli dopo sotto i Min: ci riferiamo alla guerra contadina che dal 1628 al 1645 insanguinò la Cina. Nel 1644, dopo la fine della dinastia Min, i feudatari cinesi chiamarono i Manciù che dominarono la Cina fino al 1911. In Svizzera si ebbe una guerra contadina nel 1653 (come conseguenza della guerra dei trent’anni). In Austria se ne ebbe una nel 1626 (durante la guerra dei trent’anni). Anche in Russia nel corso del Seicento si ebbero ben due guerre contadine: la prima durante l’epoca dei Torbidi, nel 1606-1607, sotto la direzione di I.I, Bolotnikov e la seconda sotto la direzione di S.T. Razin, nel 1670-1671. A dir la verità non c’è molta chiarezza terminologica nella distinzione sovietica fra guerre e insurrezioni contadine. Per esempio l’insurrezione di Bolotnikov, è chiamata guerra da alcuni e da altri insurrezione. Lo stesso si deve dire a proposito dell’insurrezione di Bulavin, che avvenne nel 1707-1708 sotto il regno di Pietro il Grande. Quasi nessuno osa, però, mettere in dubbio che nel caso delle sollevazioni guidate da Razin e da Pugacev si tratti di vere e proprie guerre contadine. La storia dei paesi dell’Europa orientale è comunque assai ricca di sollevazioni contadine. Per esempio c’è stata la sollevazione contadina in Transilvania nel 1437-1438, altre due sono avvenute in Boemia nel 1630 e nel 1775, altre due in Romania nel 1888 e nel 1907, per non parlare delle insurrezioni contadine in Ucraina, da quella di Bogdan Chnelnickij a quella di Poltava e Charkov nel 1902. La differenza fra le guerre contadine e le insurrezioni consisterebbe soprattutto nel fatto che le guerre contadine sarebbero delle vere e proprie guerre sociali combattute nel corso di mesi o addirittura di anni, come nel caso della guerra contadina diretta da Emel’jan Pugacev sotto il regno di Caterina II, con l’impiego di numerosi eserciti nell’ambito di vasti spazi territoriali. Le insurrezioni invece non sono altro che delle jacqueries (dal nome francese di Jacques Bonhomme). E’ nota la jacquerie classica, cioè la rivolta contadina antifeudale che si svolse in Francia nel 1358 fra il 28 maggio e il 10 giugno, durante la guerra dei cento anni. E’ interessante ricordare che le insurrezioni contadine avvengono in genere nell’Europa occidentale alcuni secoli prima che nell’Europa orientale’ (pag 85-86) [(1) E.R. Wolf, ‘Guerre contadine del XX secolo’, Isedi, Milano, s.d.; (2) R. Risaliti, ‘Problemi dei rapporti italo-russi e della storiografia sovietica’, Goliardica, Pisa 1979, pp. 110-123] “”Le guerre prolungate condotte da Ivan il Terribile creano condizioni assai pesanti per le finanze dello Stato. La situazione non tarda a degenerare quando la crisi latente delle finanze viene a coincidere con la crisi dinastica dovuta, in larga misura, al carattere dello zar, e con la carestia che per due anni di seguito colpisce la Moscovia nel 1601 e 1602 (13). Non sarebbe però storicamente giusto ignorare che gli episodi della prima guerra contadina avvengono in un quadro mondiale segnato da una parte dall’ascesa dell’Inghilterra, del protestantesimo e del capitalismo, e, dall’altra dai tentativi della reazione cattolica di riconquistare le posizioni perdute sulla riforma protestante (14). All’inizio del 1600 abbiamo infatti tutta una serie di tentativi cattolici falliti: il via lo dà l’Inghilterra con la congiura delle polveri, segue la Moscovia dove, fra il 1605 e il 1612, si dissolve il tentativo polacco-vaticano di sottomettere l’unico stato ortodosso indipendente. A questi vanno aggiunti i fallimenti cattolici in Giappone, in Cina ecc.. Tuttavia qua e là, la riconquista cattolica ha successo, in Boemia per esempio, ma il quadro complessivo è di una perdita progressiva di influenza e di prestigio. A metà del secolo le dimensioni della disfatta cattolica sono grandiose. Basti ricordare alcuni fatti: finisce la guerra dei trent’anni con la sconfitta cattolica; vince la rivoluzione puritana di Cromwell in Inghilterra e per la prima volta si taglia la testa di un re (15); l’Ucraina si ribella ai magnati polacchi e al predominio cattolico sotto la direzione di Bogdan Chmelnickij (16). Cambiano radicalmente i rapporti di forza nell’Europa settentrionale e centrale a favore dei protestanti e nell’Europa orientale a favore dell’ortodossia. A noi preme sottolineare che sono proprio le sollevazioni contadine a far tramontare i sogni di egemonia cattolica nell’Europa orientale. Fallisce quindi sia il primo tentativo cattolico di portare il cattolicesimo, sfruttando i sentimenti e le aspirazioni contadine della Russia (meridionale) alla terra e alla libertà con il falso Demetrio I, sia il tentativo di Bolotnikov di agire in forma autonoma. L’insurrezione guidata da Bolotnikov (Bolotnikov era un ‘cholop’ fuggito fra i cosacchi e che, fatto schiavo dai turchi, era riuscito a fuggire e a rifugiarsi a Venezia e da qui attraverso l’Ungheria a ritornare in Moscovia) giunse fino ad assediare fra il 7 ottobre e il 2 dicembre 1606 la città in cui si era asserragliato lo zar dei ‘bojary’, Vasilij Sujskij. L’insurrezione di Bolotnikov cominciò a decrescere quando gli elementi nobili di Rjazan’, diretta da Ljapunov e Sumbulov, e più ancora quelli di I. Paskov passarono di nuovo dalla parte dello zar dei ‘bojary’. Il tentativo di Bolotnikov di fare di Kaluga una base inespugnabile nell’inverno del 1606-1607 non ebbe successo, ed egli dovette ritirarsi a Tula. Nell’estate e nell’autunno del 1607, attorno a Tula si ebbero violenti combattimenti fra le forze di Bolotnikov e quelle dello zar Vasilij Sujskij. Persino la costruzione di una diga a valle di Tula, sul fiume Upa, non ebbe successo. Bolotnikov fu sconfitto soprattutto dai metodi politici impiegati dallo zar, tesi a dividere la compattezza delle forze combattenti. Lo zar il 9 marzo 1607 emise un ‘ukaz’ che rafforzava da un lato l’asservimento dei contadini e dall’altro prometteva appezzamenti di terreno e soldi alla nobiltà di servizio. Infine nell’ottobre 1607, pur di ottenere la capitolazione degli insorti, lo zar Sujskij promise a tutti loro la grazia. Solo dopo questa solenne promessa, gli insorti si arresero, ma i capi dell’insurrezione, fra cui Bolotnikov furono giustiziati”” (pag 88-89)]”,”RUSx-185″ “RISALITI Renato”,”La Russia: dalle guerre coloniali alla disgregazione dell’Urss.”,”Renato Risaliti è professore ordinario di storia dell’Europa orientale all’Università di Firenze. Contiene in particolare: – G.V. Plechanov da populista a marxista. (già apparso in rivista ‘Critica storica’ del 1969) – Sul socialismo in Russia prima della rivoluzione del 1905 – Martov, Dan e la socialdemocrazia russa “”La Russia era uno stato plurinazionale e in molte città poc’anzi ricordate la composizione nazionale della classe operaia era assai eterogenea. Ogni azione rivoluzionaria poteva avere successo solo se si riusciva a stabilire l’accordo fra le varie nazionalità. Perciò una preoccupazione costante dei socialdemocratici era quella di fare appello a «l’operaio russo, armeno o tartaro – tutti fratelli nel lavoro, essi hanno un solo nemico comune – i capitalisti e i governo autocratico»: come diceva per esempio l’appello del 10 luglio del Partito socialdemocratico di Baku (7). D’altra parte il recente sviluppo capitalistico della Russia e quindi la conseguente formazione della coscienza di classe era ritardata da tutta una serie di fattori. La classe operaia, essendo di recente formazione, manteneva ancora molti legami con il villaggio, o con la vita patriarcale, nutriva ancora molte illusioni zariste. In alcune città, come per esempio Odessa, molti operai erano sotto l’influenza dell’economicismo e credevano ai sindacati polizieschi (‘zubatovscina’). Le repressioni indiscriminate delle autorità zariste aiutavano gli operai a liberarsi da queste illusioni più che centinaia di discorsi. La crescente resistenza operaia ebbe due conseguenze di notevole rilievo. Da una parte il governo zarista chiese alle autorità locali di ripristinare il traffico ferroviario a ogni costo; il ministro Pleve arrivò a dire «se occorre anche sui cadaveri». I socialdemocratici, a loro volta risposero conducendo la propaganda e l’agitazione fra i soldati. Non a caso un proclama “”Ai soldati”” dei socialdemocratici di Ekaterinoslav diceva: «Voi siete nostri fratelli, anche voi siete operai e contadini, ma soltanto vestiti con l’uniforme (…) i nostri nemici sono (…) i vostri nemici. Avete giurato di difendere la patria, difendetela dal governo che l’opprime e la rovina (…)» (8). In seguito a questa intensa propaganda rivoluzionaria, in molte località i soldati si rifiutarono di sparare sugli operai. Lenin, valutando il significato di questo sciopero, scrisse: «Si sente che siamo alla vigilia delle barricate» (9). E che il 1903 sia un anno cruciale nella preparazione della prima rivoluzione russa è dimostrato anche dai dati che lo stesso Zilli riporta. Egli, per esempio, a p. 340 riporta la tabella con la dinamica degli scioperi e degli scioperanti dal 1895 al 1904. In questa tabella si vede chiaramente che nel 1903 si ebbe un brusco aumento del numero degli scioperi e degli scioperanti. Tutti gli esempi che abbiamo finora riportato dimostrano più che a sufficienza che non è possibile sottovalutare lo sviluppo delle lotte di massa, e la loro influenza sul corso degli avvenimenti. Si tratterebbe, a mio avviso, di una tipica concezione “”liberale””, che consiste nel diminuire al massimo l’importanza delle lotte lavoratrici nel fare la storia, nel non vedere (o non voler vedere) il legame dialettico fra lo sviluppo di queste lotte e l’elaborazione teorica dei dirigenti, in ultima analisi nel considerare i contrasti fra i dirigenti esclusivamente come contrasti personali”” [Renato Risaliti, ‘La Russia: dalle guerre coloniali alla disgregazione dell’Urss’, Milano, 2007] [(7) V.E. Cermenskij, Istorija SSSR, Moskva, 1959, p. 59; (8) Ivi, p. 56; (9) V.I. Lenin, ‘Socinenija’, IV ed., VIII, p. 119] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] [(*) V. Zilli, ‘La rivoluzione russa del 1905. La formazione dei partiti politici, 1881-1904’, Napoli, 1963] (pag 105-106)”,”RUSx-186″
“RISALITI Renato”,”G.V. Plechanov da populista a marxista.”,”L’autore ha pubblicato in seguito: – La Russia: dalle guerre coloniali alla disgregazione dell’URSS, Bruno Mondadori, 2007 – Storia della Russia. Dalle origini all’Ottocento, idem, 2005 Gli storici russi e non che si sono occupati della figura di Plechanov dopo la sua morte Lo scritto di Plechanov ‘Sulla stampa della biblioteca social-rivoluzionaria’ (Plechanov, I, p. 137) p. 446 Influenza del soggiorno di un anno a Parigi sulla sua impostazione di rivoluzionario contadino che chiama “”la Russia alle armi”” (pag 447) Polemica storiografica di Risaliti con Baron riguardo alle posizioni di Marx sul populismo russo (pag 451) La traduzione del ‘Manifesto’ e lo scritto di Plechanov ‘Il socialismo e la lotta politica, il libro ‘Le nostre divergenze’ (pag 456, 463, 469 ) “”Il viaggio [di Plechanov] a Parigi gli avrebbe offerto la possibilità di rinnovare e possibilmente rafforzare i legami con Lavrov che fra l’altro conosceva Marx e Engels. Infine, comunque fossero andate le cose a Parigi, Plechanov avrebbe fatto un passo avanti verso la pubblicazione della Biblioteca social-rivoluzionaria e avrebbe trovato un terreno comune di intesa con le persone che avrebbero dovuto dirigerla: Lavrov, Gartman e Morozov. Plechanov si trattenne a Parigi quasi un anno cioè fino alla fine del 1881 (52) ed è proprio in questi mesi che muta decisamente in lui tutta la precedente impostazione di rivoluzionario contadino che chiama «la Russia alle armi». A Parigi influì beneficamente sul Nostro tutta una serie di fattori. Qui incominciò a frequentare le numerose riunioni operaie, e forse, nessun altro momento era tanto propizio come quello per fare un’esperienza duratura. Pochi mesi prima, verso la fine del 1879, a Marsiglia si era tenuto il congresso operaio che aveva preso la decisione di costituire un partito indipendente del proletariato francese. Le discussioni fra gli anarchici e i marxisti avevano raggiunto l’acme a causa della decisione congressuale di partecipare alla lotta politica. Questa decisione rappresentava una vittoria decisiva del marxismo sull’anarchismo all’interno della classe operaia francese. Nel maggio 1880 Lafargue e Guesde andarono a Londra per elaborare con Marx e Engels il progetto di programma di Partito operaio francese. Il programma era costituito da una parte teorica scritta da Marx e da un programma minimo compilato da Guesde. Ci sembra che l’incontro e la conoscenza personale fra Guesde e Plechanov abbiano segnato, com’è stato particolarmente messo in rilievo da Rosalia Markovna (la seconda moglie di Plechanov) e da Dejc (53), un momento particolare nell’evoluzione del giovane rivoluzionario russo. Evidentemente il contatto fu facilitato e reso subito fruttuoso dalla loro peculiare formazione culturale molto influenzata negli anni precedenti dalle idee di N.G. Cernysevskij. Vari ricercatori come Belkin, Venturi e Willard (54) hanno messo in luce come Guesde, durante il suo esilio milanese, sia rimasto influenzato da una serie di idee del grande rivoluzionario democratico russo. Il grande influsso di due opere di Cernysevskij ‘Che fare?’ e ‘Aggiunte e osservazioni al primo libro di economia politica del Mill’, sui due lavori di J. Guesde, ‘Essai de Catechisme socialiste’ e l’articolo ‘Della proprietà (risposta al Senatore Lampertico)’ pubblicato su “”La Plebe”” del 19 settembre 1876, è già stato ampiamente dimostrato dallo studioso sovietico U. Belkin. Quest’ultimo ha dimostrato che Guesde al pari di Cernysevskij vedeva la lotta della classe operaia non dal punto di vista dei rapporti di produzione capitalistica ma dal punto di vista della giustizia, utilità, ecc. e cioè dalle posizioni teoriche del rivoluzionario russo (55)”” [Renato Risaliti, ‘G.V. Plechanov da populista a marxista’, ‘Critica storica’, Roma, n. 4 1969] [(52) Plechanov, I, p. 149 e “”Dela i Dni””, pp. 84-87; (53) L.G. Dejc, G.V. Plechanov, materialy dlja biografii, vypusk, I, Novaja Moskva 1922, pp. 71-73; (54) Si veda l’articolo di N. Belkin, ‘””Socialisticeskij Katechizis”” Zulja Geda i Cernysevskij’, (Il catechismo socialista di Jules Guesde e Cernysevskij), in: “”Voprosy Istorii””, 1946, n. 8-9, pp, 91-96; F. Venturi, ‘Roots of revolution’, p. 748 (notes); Claude Willard, ‘Jules Guesde, Textes Choisis (1967-1882)’, Paris, 1959 (notes) e p. 16; Id, Id, ‘Les Guesdistes’, Paris, 1965, p. 13 (nota); (55) Si veda N. Belkin, op. cit, p. 19] (pag 447-448) “”A Ginevra, Plechanov aveva letto l”Antidühring’ di Engels; a Parigi prosegue il suo sforzo per conoscere più da vicino Marx e il marxismo (59). A tal fine si documenta sulla storia della I Internazionale e sulla lotta senza quartiere fra Marx e Bakunin. Alla luce di questi documenti capisce che è impossibile conciliare il marxismo e il populismo di ispirazione bakunista. Legge anche la ‘Filosofia della miseria’ di Proudhon, e la risposta di Marx la ‘Miseria della filosofia’: evidenti tracce di questo interno lavoro sono rimaste anche nel carteggio fra Plechanov e Lavrov. «Con mio grande rincrescimento e stizza – afferma Plechanov in una lettera senza data, probabilmente dell’aprile 1881 – non posso ricordare dove usa Marx l’espressione «categoria storica»… Mi sembra che questa espressione sia usata per la prima volta ne «La misère de la philosophie» sebbene dove in particolare non posso dire» (60). Molto probabilmente la lettura di uno scritto di Engels del 1875 contro Tkacev fece vacillare definitivamente la fiducia nel populismo. Nella polemica contro il blanquista russo, Engels giungeva in sostanza alla conclusione cui giungeva Orlov nel suo lavoro e affermava che «l’obscina in Russia già da molto tempo ha raggiunto il suo massimo rigoglio e con tutta probabilità va verso la sua distruzione» (61). Fra gli elementi che contribuirono all’evoluzione delle concezioni di Plechanov va senz’altro presa in considerazione l’influenza della socialdemocrazia tedesca, fattore che anche di recente è stato a torto tralasciato da storici di diversa formazione. E’ noto che Kautsky rimase profondamente colpito da Plechanov nell’incontro avvenuto a Parigi durante una riunione operaia (62). Comunque sia, durante il periodo precedente all’emigrazione e immediatamente successivo, Plechanov aveva assunto una posizione critica nei confronti della socialdemocrazia tedesca; ma ora le sue opinioni subiscono un impercettibile cambiamento parallelamente alla revisione delle sue concezioni bakuniste sullo Stato e la lotta politica. Tra le due tendenze interne alla socialdemocrazia tedesca, i ‘cernoperedel’ey, all’inizio, erano solidali con Most, e la sua frazione anarchica, influenzata pure da Tkacev e da Gartman. Gli dettero ospitalità perfino sul loro giornale per attaccare la socialdemocrazia tedesca. Plechanov non approvava gli articoli di Most «sebbene fossi uno dei redattori del ‘Cernyj Peredel’, l’articolo di Most apparve in esso senza ‘che io lo sapessi’ perché non ero presente. Non mi piaceva che esso fosse apparso perché mi allontanavo sempre più dall”anarchismo’ e mi avvicinavo sempre più alla socialdemocrazia. Ma l’errore era incorreggibile» (63). In rapporto a questo fatto, di recente Baron ha risollevato una questione di estremo interesse: mentre Plechanov compie i passi decisivi verso il marxismo, dall’altro Marx e Engels si allontanano dai ‘Cernoperedel’cy’ per esprimere tutta la loro simpatia ai loro avversari: i ‘narodovol’cy’. Il fenomeno, secondo Baron, è ironico. Noi crediamo che sia molto più ironico il rinvio che fa Baron a Bernstein per attaccare Marx (64). Non si riesce proprio a capire come si possa riconoscere una «certa validità», come fa Baron, alla tesi di Bernstein per cui Marx si sarebbe ripetutamente astenuto dall’attaccare le posizioni teoriche dei populisti quando poi lo storico anglosassone riconosce che il populismo di stampo bakunista su quasi tutta la linea è antitetico al marxismo oppure, che lo scritto di Engels contro Tkacev ha dato un grande impulso all’allontanamento di Plechanov dal populismo (65). Forse si tratta di un rebus che lo stesso Baron non sarebbe in grado di spiegare”” [Renato Risaliti, ‘G.V. Plechanov da populista a marxista’, ‘Critica storica’, Roma, n. 4 1969] (pag 450-451) [(59) Dejc, ‘Kak G.V. Plechanov stal markistom’, p. 120; (60) ‘Dela i Dni’, 1921, II, pp. 78 e segg.; (61) Marx e Engels, ‘Socinenija (opere)’, p. 545 (II ed. russa), e il Baron, ‘Plekhanov. The Father of russian marxism’, London, 1963, p.60; (62) Baron, op. cit., e Polevoj, op. cit. [I.Z. Polevoj, ‘Zarozdenie markisma v Rossii’ (La nascita del marxismo in Russia), Moskva, 1959] nei capitoli corrispondenti. La dimostrazione che egli seguiva attentamente la lotta della socialdemocrazia è data dalla lettera che egli inviò al congresso di Wieden del 1880 in nome del ‘Cernyj-peredel’. Cfr. ‘Protokolle des Kongresses der deutschen Sozialdemocratie abgekalten auf Schloss Wiede in der Schweiz am 20 bis 23 August 1880’, Zurich, Verlag A. Herde, Seite 13 e anche il libro ‘Friedrich Engels Briefwechsel mit Karl Kautsky’, Wien, 1955, p. 18; (63) G.V. Plechanov, XXIV, p. 159 (nota); (64) Bernstein, ‘Karl Marks i russkie revoljucionery’ (Karl Marx e i rivoluzionari russi), pp. 9-10, 16-17; (65) Baron, op. cit., pp. 66-67] ‘Un passo decisivo verso il marxismo’ “”Un ulteriore passo in avanti verso una più completa acquisizione del marxismo si può vedere nello scritto ‘La teoria economica di Karlo-Jagetzow’, composto di tre parti: le prime due furono scritte verso la fine del 1881 e l’ultima alla fine del 1882. Nei due primi articoli Plechanov mette quasi sulla stessa linea Rodbertus con Marx. Nella terza parte, dopo lo studio e la traduzione del ‘Manifesto’ egli critica risolutamente Rodbertus specialmente per quanto riguarda il concetto di capitale e l’insegnamento sulle crisi economiche. Non considera più Rodbertus un socialista e lo definisce «un possidente che vuole utilizzare il movimento operaio, fra l’altro, nell’interesse dei proprietari fondiari» (73). Questi lavori di carattere economico, scritti con l’aiuto materiale e morale di Lavrov, e pubblicati sui giornali legali con uno pseudonimo, permisero al Plechanov di risolvere i più impellenti problemi finanziari che lo assillavano. Giungiamo così al momento culminante e decisivo della sua evoluzione dal populismo al marxismo: «Personalmente posso dire che la lettura del Manifesto comunista rappresenta un’epoca della mia vita. Fui ispirato dal Manifesto – affermò Plechanov nel 1909 sul ‘Vorwärts’ – e subito decisi di tradurlo in russo» (74). La traduzione del ‘Manifesto’ non avvenne a Parigi ma vicino a Clarens. Egli infatti voleva riavvicinarsi alla famiglia e ai suoi compagni di lotta. Vedremo in seguito quanto più rapidamente si fosse sviluppata in generale la personalità di Plechanov nell’anno trascorso a Parigi rispetto ai suoi amici rimasti a Ginevra. Dalla fine del 1881 l’attenzione di Plechanov è ormai fissata sullo sviluppo del movimento operaio russo. (…) Ritornando al ‘Manifesto’ e alla traduzione che Plechanov faceva lentamente ma diligentemente e chiarendo definitivamente le proprie idee, è necessario sottolineare che essa fu pronta solo nella primavera del 1882. A Plechanov appartiene il merito non solo dell’iniziativa della traduzione ma anche di aver chiesto una prefazione speciale per il lettore da parte di Marx e Engels (78). Lavrov a questo proposito era restio perché aveva appreso della morte di Jenny Marx. L’insistenza di Plechanov la spuntò: Lavrov scrisse a Marx. Quest’ultimo rispose a Lavrov il 23 gennaio 1882 allegando alla lettera «alcune righe». In queste righe fra l’altro era scritto che «la Russia rappresenta un reparto di avanguardia del movimento rivoluzionario europeo» (79). La pubblicazione del ‘Manifesto’ fu accompagnata da una serie di allegati (80) fra cui «Alcune parole del traduttore». In questo scritto Plechanov intervenne contro la concezione della lotta politica, predominante allora in Russia, intesa come un complotto. Contemporaneamente si schierò anche contro la concezione liberale sui compiti della lotta politica. Questo scritto e la prefazione al ‘Manifesto’ dimostrano che oramai Plechanov ha compiuto un passo decisivo verso il marxismo. Il ‘Manifesto’ riesce finalmente a conciliare tutte le molteplici esperienze rivoluzionarie di Plechanov, tutte le contraddizioni che erano sorte sia nel pensiero sia nell’azione quotidiana. L’accettazione di una concezione marxista da parte di Plechanov rappresenta una rottura radicale con tutto il precedente pensiero rivoluzionario russo. Da ora in poi il ‘Capitale’ di Marx sarà il «letto di procuste» per i dirigenti rivoluzionari russi. In ultima analisi, fa fallimento una volta di più l’idea del «popolo eletto» chiamato a riscoprire il «paradiso perduto», per tutta l’umanità. Egli riuscì così a superare i pregiudizi rivoluzionari dell”intelligencija’ russa che avevano complesse radici secolari. Si potrebbe concludere con un paradosso di Trotsky: Plechanov «nazionalizzò» la teoria marxista, e perciò «snazionalizzò il pensiero rivoluzionario russo»”” [Renato Risaliti, ‘G.V. Plechanov da populista a marxista’, ‘Critica storica’, Roma, n. 4 1969] [(73) ‘Dela i Dni’, op. cit., pp. 86-87. Con questi articoli Plechanov incominciò ad acquistarsi sia in patria che all’estero fama di economista illustre che non lo lascerà pioù. Si veda in proposito “”Critica sociale””, 1891, n. 5, p. 73 che lo presenta ai suoi lettori con queste parole: Giorgio Plechanov, l’illustre russo rifugiato a Ginevra, riconosciuto dagli stessi avversari come il più geniale economista russo dopo il Cernysevskij; (74) Plechanov, XXIV, pp. 178-179; (78) ‘Dea i Dni’, op. cit., p. 89 (la lettera di Plechanov a Lavrov è senza data, ma con tutta probabilità è stata scritta alla fine di dicembre del 1881, inizio di gennaio 1882); (79) Ibidem, e Marx e Engels, XIX, p. 305 (II ed. russa); (80) Polevoj, op. cit, p. 156] (pag 455-458) [Renato Risaliti, ‘G.V. Plechanov da populista a marxista’, ‘Critica storica’, Roma, n. 4 1969]”,”PLED-053″
“RISALITI Renato”,”Storia della Russia. Dalle origini all’Ottocento.”,”Renato Risaliti è professore ordinario di Storia dell’Europa orientale all’Università di Firenze. Nel campo storico è autore di numerose opere fra cui: Togliatti fra Gramsci e Necaev, Gli Slavi e l’Italia, e inoltre saggi di argomento letterario fra i quali: M.A. Bulgakov e Storia del teatro russo.”,”RUSx-118-FL”
“RISPOLI Giulia”,”Dall’Empiriomonismo alla Tectologia. Organizzazione, complessità e approccio sistemico nel pensiero di Aleksandr Bogdanov.”,”Maria Teresa Veggetti professore ordinario di Psicologia generale “”Sapienza”” Università di Roma, Dipartimento di Neurologia e psichiatria Giulia Rispoli è dottoranda di ricerca in Filosofia all’Università di Roma La Sapienza ed è titolare di una borsa di studio presso il MISIS (National University of Science and Tecnology) di Mosca. E’ stata borsista all’Università Statale Lomonosov di Mosca. (2012) “”Aleksandr Bogdanov (1873-1928), rivoluzionario marxista, scienziato poliedrico e medico di formazione universitaria, fu il principale esponente del machismo russo, la più temibile alternativa ideologica al materialismo dialettico. La difesa dell’empiriocriticismo di Avenarius e del fenomenismo di Mach gli costò una profonda censura in Urss, inaugurata dalle aspre critiche formulate da Lenin in ‘Materialismo ed Empiriocriticismo’ (…)”” (4° copertina) Due anime nel partito nel 1905: il gruppo di Lenin e quello di Bogdanov. “”Intorno al 1905, anno della mancata rivoluzione bolscevica, il quadro si presentava così contrapposto: da un lato, “”materialisti dialettici”” capeggiati da Lenin; dall’altro, ‘Otzovisti’ del gruppo ‘Vpëriod (8), o più generalmente “”machisti russi””, con a capo Aleksandr Bogdanov (9). Lenin e Bogdanov erano stati strettissimi collaboratori negli anni immediatamente precedenti la rivoluzione e addirittura è ampiamente documentato che Bogdanov gli avesse fornito un appoggio decisivo nell’attività di propaganda del movimento bolscevico, procacciando anche parte dei mezzi finanziari necessari all’esercizio rivoluzionario. La compresenza di personali e divergenti sfumature filosofiche, all’epoca, era già in rilievo ma non turbava il rapporto di rispetto e stima reciproci (10), ma questa tolleranza non era destinata a durare a lungo. Con l’aggravarsi della situazione storica contingente, la lotta politica per la direzione della frazione bolscevica acquisì i connotati di una lotta culturale per l’indirizzo ideologico di tutta l’azione rivoluzionaria (11). Quando Nel 1905 accadde il fallimento della rivoluzione e gli affari all’interno del partito cominciarono a necessitare di soluzioni alternative, le divergenze e i contrasti tra le due frazioni aumentarono sensibilmente. La ragione del contendere si basava adesso su una questione quanto mai decisiva per il proseguo dell’azione politica; nel 1907, dopo lo scioglimento della seconda Duma di stato per mano del ministro Stolypin e la serie di limitazioni a cui fu sottoposto il sistema elettorale, i socialdemocratici si trovarono alle prese con la delicata decisione se partecipare o meno alle elezioni della terza Duma di stato. Bogdanov si pronunciò per sabotarle al fine di raccogliere le energie in vista della pianificazione di un nuovo movimento di protesta. Lenin, invece, auspicò la necessità di un compromesso con il parlamento che sarebbe stato più utile sul piano tattico, rispetto ad un’insurrezione (12). La stipulazione di un compromesso era doverosa ai fini dell’ottenimento di una voce in capitolo in parlamento e questo non solo per scopi tattico-politici. La strategia che Lenin intendeva seguire aveva scopi decisamente più lungimiranti”” (pag 40-41) [Giulia Rispoli, ‘Dall’Empiriomonismo alla Tectologia. Organizzazione, complessità e approccio sistemico nel pensiero di Aleksandr Bogdanov’, Aracne editrice, Roma, 2012] Lenin reagisce al libro di Bogdanov ‘Empiriomonismo’ con il libro ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ (pag 43) “”La pubblicazione dell’opera di Lenin, ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ in cui egli demolisce la filosofia empirista e in particolare le posizioni di Bogdanov e i suoi compagni segnò un momento cruciale nella storia del pensiero filosofico russo (Popkov, 2008). Il lavoro vide la luce nel 1908-9, qualche anno più tardi della pubblicazione dell’opera di Bogdanov ‘Empiriomonismo scritta nel 1906. In questo libro Bogdanov esponeva l’anima filosofica e politica opposta al materialismo dialettico e ispirata alla scuola empiriocritica di Mach e Avenarius. ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, dunque, costituiva la risposta di Lenin ad ‘Empiriomonismo’ e, parimenti, la controproposta politico filosofica, in ultima istanza ordodosso-materialistica ,all’operato di Bogdanov. Maksim Gorkij, che in quegli anni si era schierato dalla parte dei machisti russi, raccontava del loro leader come di una figura di straordinaria importanza per il progresso culturale della Russia (15). In effetti, Bogdanov era molto stimato e non solo negli ambienti politici, egli aveva una certa notorietà come filosofo marxista, come scrittore e come scienziato (16). Il primo giornale di ispirazione bolscevica, ‘Vpëriod’, fondato nel 1904 risale ad un periodo in cui i rapporti tra Lenin e i futuri dissidenti, in particolare Bogdanov, Lunacarskij, Bazarov erano ancora intatti. Ma nel 1905 Bogdanov venne arrestato in quanto membro del comitato del ‘Soviet’ pietroburghese e trascorse poco più di un anno in carcere durante il quale si dedicò alla scrittura della terza parte di ‘Empiriomonismo’. Si può affermare che fu da questo momento in poi che i rapporti con Lenin si compromisero definitivamente e se Gorkij rimase colpito da quanto Bogdanov esponeva nella sua opera, il leader bolscevico reagì esattamente all’opposto, condannando aspramente le tesi contenute nel libro e determinando quella che sarebbe stata, dopo la divisione tra bolscevichi e menscevichi, la seconda grande frattura del movimento rivoluzionario russo (Strada, 1982)”” (pag 43-44) [Giulia Rispoli, ‘Dall’Empiriomonismo alla Tectologia. Organizzazione, complessità e approccio sistemico nel pensiero di Aleksandr Bogdanov’, Aracne editrice, Roma, 2012] Mach: entrambi i fenomeni sia fisici che psichici sono in realtà ‘corpi’ (pag 68) In bibliografia: F. Adler, Ernst Mach e il materialismo (1978) Bagarolo T., Aleksander Bogdanov, bolscevico eretico, in ‘L’età del comunismo sovietico’, Jaca Book, 2010″,”TEOC-789″
“RIST Gilbert”,”Lo sviluppo. Storia di una credenza occidentale.”,”RIST è Prof all’Institut universitaire d’etudes du developpment (UED) di Ginevra. In precedenza ha insegnato a Tunisi, diretto il Centro Europe-Tiers Monde e collaborato con l’Univ delle Nazioni Unite. E’ autore di vari libri scritti in collaborazione o da lui diretti, tra i quali ‘Le Nord perdu’ (LAUSANNE, 1992) e ‘La culture, otage du developpment?’ (PARIS, 1994).”,”ECOI-002″
“RISTAD Eric Sven”,”The Language Complexity Game.”,”L’anafora è una figura retorica che consiste nel ripetere una o più parole all’inizio di frasi o di versi successivi, per sottolineare un’immagine o un concetto: si tratta del modulo tipico della ripetizione. La figura è indicata anche come epanàfora o iterazione”,”FILx-151-FRR”
“RISTELHUEBER René”,”Storia dei paesi balcanici.”,”Edizione speciale in 600 copie. Esemplare n° 579. “”Nel tempo stesso che andavano compiendo tali preparativi militari, le potenze dell’ Intesa cercavano di far pressione sui vari Stati balcanici, allo scopo di indurli ad uscire dalla loro neutralità ed a schierarsi al loro fianco. Nel maggio 1915, poi, l’ entrata in guerra dell’ Italia fornì agli Alleati un valido argomento che sembrava atto a produrre su quegli stati una certa impressione, particolarmente sulla Romania. Sennonché il netto arresto dell’ offensiva italiana sul Carso, ed il fallimento della spedizione dei Dardanelli, che ben presto venne ad aggiungersi ad esso, indussero più che mai Bucarest a rimanere ferma nel suo atteggiamento di riserva, tanto più che gl’ imperi centrali non mancavano di agitare davanti agli occhi dei Rumeni, sempre sensibili a tale minaccia, lo spettro della Russia; il prudente Bratianu, quindi, seguitò a giocare di agilità sulla tenue corda della neutralità. Presso il governo bulgaro, parimenti, gli Alleati andavano moltiplicando i loro tentativi per cercar di ottenere un aiuto che per loro sarebbe stato veramente prezioso. (…)””. (pag 437)”,”EURC-091″
“RITCHIE Robert C., a cura di Franco MARENCO”,”Capitan Kidd e la guerra contro i pirati.”,”Capitan Kidd, il cui vero nome era William Kidd, è stato un famoso pirata scozzese del XVII secolo. Inizialmente, Kidd fu incaricato di combattere contro i pirati, ma in seguito si unì alla pirateria. Fu catturato e giustiziato per pirateria e omicidio di un membro della sua ciurma.I niziò la professione di corsaro sotto la corona inglese nel 1689 all’età di quarantaquattro anni divenendo il capitano di una nave. Il suo compito, oltre che recuperare le merci rubate dai pirati, era di attaccare le navi francesi dal momento che l’Inghilterra era in guerra con la Francia e intendeva sabotarla.”,”QMIN-001-FSD”
“RITTER G.A. MILLER S. a cura”,”La rivoluzione tedesca 1918-1919. I consigli operai e il tradimento della socialdemocrazia.”,”Bibliografia su temi generali movimento consigli biografie comunismo costituzione rapporti con Russia storia regionale.”,”MGER-024″
“RITTER Gerhard”,”Federico il Grande.”,”Gerhard RITTER (1888-1967) ha insegnato storia moderna nelle Università di Amburgo e Friburgo. Implicato nell’ attentato a Hitler del 20 luglio 1944 finì in carcere. Tra i suoi libri ricordiamo: ‘I cospiratori del 20 luglio 1944’ (EINAUDI, 1960), ‘La riforma e la sua azione mondiale’ (VALLECCHI 1965), ‘La formazione dell’ Europa moderna’ (LATERZA, 1964), ‘I militari e la politica nella Germania moderna’ (3 voll EINAUDI, 1967-73) e ‘Il volto demoniaco del potere’ (IL MULINO 1997 nuova ediz). FEDERICO II IL GRANDE (1712-1786)”,”GERx-063″
“RITTER Gerhard”,”Il volto demoniaco del potere.”,”Gerhard RITTER (1888-1967) insegnò storia moderna nelle Università di Amburgo e Friburgo. Fece parte del circolo di oppositori al nazismo legati a Carl GÖRDELER e, a seguito dell’ attentato a HITLER del 20 luglio 1944, finì in carcere. Ha scritto ‘La riforma e la sua azione mondiale’ (LATERZA. 1964), ‘I militari e la politica nella Germania moderna’ (3 voll. EINAUDI 1967-73), ‘Federico il Grande’ (MULINO, 1970).”,”TEOP-106″
“RITTER Gerhard A. a cura; collaborazione di Jürgen KOCKA Klaus TENFELDE Heinrich August WINKLER”,”Geschichte der Arbeiter und der Arbeiter-bewegung in Deutschland seit dem Ende des 18. Jahrhunderts.”,”Collaborazione di Jürgen KOCKA Klaus TENFELDE Heinrich August WINKLER”,”MGEx-054″
“RITTER Jean”,”Le Rhin.”,”””L’ industrializzazione “”sull’ acqua”” progredisce rapidamente lungo la riva alsaziana, da Huningue a Lauterbourg dove le zone portuali diventano dei centri metallurgici e chimici, penetrando anche fino alle porte di Mulhouse con la fabbrica Peugeot in costruzione all’ Ile Napoleon, al bordo del canale di Huningue rinnovato””. (pag 93)”,”EURE-025″
“RITTER Jean”,”Geographie des transports.”,”””Il Nord-Atlantico, asse delle relazioni interne delle grandi nazioni “”occidentali”” d’ economia essenzialmente oceanica, è anche la via marittima più frequentata del mondo (…)”” (pag 111)”,”ECOI-127″
“RITTER Joachim”,”Hegel e la rivoluzione francese. (Tit. orig: Hegel und die französische Revolution).”,”””Nella medesima sezione della Fenomenologia, che pone la Rivoluzione sotto il concetto del Terrore, Hegel mantiene ferma la tesi della sua necessità e del diritto storico che la rendeva ineluttabile: “”Questa indivisa sostanza della libertà assoluta ascende al trono del mondo, senza che potere alcuno sia stato in grado di resisterle””””. (pag 28) “”Con ciò si pongono in rapporto la Rivoluzione e la filosofia invero “”distruttiva”” che la prepara, ma ciò che esse distruggono, era già distrutto in sé: l’ orribile situazione della società, la miseria, l’ infamia, le spudoratezze e l’ illegalità che giungono fino all’ incredibile, la condizione di fuori legge degli individui riguardo al diritto e alla politica, alla coscienza e al pensiero. Contro questo, necessariamente e col diritto della ragione, è scoppiata la tempesta, così che Hegel chiama “”eroici”” gli uomini che la preparano e l’ accendono “”col loro grande genio, col loro calore, col fuoco, con lo spirito e col coraggio””. La prefazione dell’ Enciclopedia del 1817 accenna al “”desiderio giovanile della nuova epoca””, “”che è entrata nel regno della scienza come in quello della politica””; essa è salutata con “”frenesia”” come “”aurora””. (pag 29) “”Hegel ha conosciuto questa possibilità di un’ assoluta socializzazione dell’ uomo e così del superamento (Aufhebung) della scissione attraverso di essa: “”La società civile è… la forza straordinaria che trascina in sé l’ uomo, esige da lui che egli lavori per essa, e che egli sia tutto, attraverso essa, e tutto faccia per suo mezzo””. (pag 59)”,”FILx-271″
“RITTER Gerhard”,”Echec au dictateur. Histoire de la Résistace Allemande.”,”””L’ opposizione tedesca fu messa in grande imbarazzo in seguito ai successi, così considerevoli e rapidi, di Hitler. Esisteva ancora una possibilità di sollevare il popolo tedesco contro quest’ uomo il cui ottimismo insolente aveva sempre avuto ragione di tutti gli scettici e i cui primi trionfi militari si aggiungevano a quelli che aveva ottenuto sul piano interno? Emerge nettamente dal giornale di Hassell, che dall’ inizio della guerra era frequentemente in contatto con Beck, Goerdeler e i loro amici (andavano ogni momento a cercarlo a Monaco per chiedergli consigli sul piano della politica estera), come questo gruppo fosse perplesso. I successi militari in Polonia non cambiavano, a suo avviso, nulla al fatto che la Germania era implicata in una guerra con le potenze occidentali da cui essa non poteva alla lunga uscire vittoriosa.”” (pag 177)”,”GERR-022″
“RITTER Gerhard”,”The Schlieffen Plan. Critique of a Myth.”,”””Prendendo tutte queste osservazioni tra il 1909 e il 1912 come un tutto, l’ atteggiamento fondamentale di Schlieffen alla questione della guerra sembra essere stato il seguente: la Germania era minacciata da nemici da tutti i lati, dipendeva principalmente dai propri sforzi e non poteva aspettarsi un valido aiuto dalla Triplice Alleanza. Solo per via del suo forte esercito la pace era stata preservata fino ad allora. Dato che essa non doveva temere la guerra, il suo potenziale militare avrebbe dovuto essere proposto come un fattore nella discussione politica. Ma la decisione “”pace o guerra”” era una materia non per soldati, ma per uomini di stato. Per lo Stato Maggiore essa era qualcosa che “”restava da vedere””””. (pag 103-104)”,”GERQ-059″
“RITTER Gerhard”,”La riforma e la sua azione mondiale. (Tit.orig.: Die Weltwirkung der Reformation)”,”Il re di Svezia GUSTAVO ADOLFO è visto come l’ esponente di un luteranesimo attivo, espansivo che spicca sul grigiore dell’ incerta politica dei principi luterani del XVI secolo. “”In uno Stato del peso politico di Zurigo ciò significava non soltanto il dominio di una grande città e regione, ma la possibilità d’ influenzare la politica di tutta la confederazione, anzi in ultima analisi d’ inserirsi nei maneggi delle grandi potenze. All’ occhio di Zwingli si aprì l’ attraente prospettiva di far di Zurigo il centro di una grande lega politico-ecclesiastica abbracciante la Svizzera e la Germania meridionale.”” (pag 115)”,”RELP-036″
“RITTER Gerhard”,”Il volto demoniaco del potere. (Tit.orig.: Die Dämonie der Macht)”,”RITTER è nato a Werra, in Germania nel 1888. Ha studiato alle Univ. di Monaco, Lipsia, Berlino, Heidelberg. Si è laureato nel 1911 e divenne professore ordinario di storia moderna ad Amburgo nel 1924 e a Friburgo nel 1925. Nel 1944 venne arrestato dalla Gestapo per l’appartenenza al gruppo del prof. Goerdeler. Venne liberato nel 1945 con l’entrata a Berlino delle truppe russe. Ha scritto molte opere tra cui ‘Federico il Grande’.”,”EURx-250″
“RITTER Gerhard”,”I militari e la politica nella Germania moderna. Volume II. La prima guerra mondiale e la crisi della politica tedesca, 1914-17.”,”Questione ruolo marina militare. “”La prima reazione di Bethmann alla richiesta dello stato maggiore della marina (fine novembre) fu di grave preoccupazione per le “”reazioni negative dei paesi neutrali””, che avrebbero potuto peggiorare ulteriormente la nostra situazione sia economica sia militare, almeno finché non apparisse evidente che la vittoria sul continente era ormai nostra. Tali perplessità furono esposte in modo dettagliato in una risposta ufficiale del ministero degli Esteri del 27 dicembre, in cui era evidente lo sforzo di non dare l’impressione che sulle decisioni del cancelliere incidessero “”un certo riguardo per la Gran Bretagna”” o preoccupazioni di carattere internazionale. Veniva fatto cautamente osservare che “”il siluramento di navi neutrali non poteva essere conciliato in alcun modo con le clausole generali del diritto internazionale””; ma verso la chiusa si ribadiva che sull’atteggiamento del governo pesavano non preoccupazioni giuridiche ma soltanto “”considerazioni di opportunità politico-militare””. In sostanza, non si oppose un vero rifiuto alla guerra sottomarina; ma si riteneva di doverla differire finché la situazione militare sul continente non fosse divenuta più favorevole e non fosse scongiurato l’intervento in guerra di paesi neutrali, come l’Italia e la Rumenia. Ciò dimostra come, analogamente al luglio 1914, il cancelliere corresse il rischio di essere travolto sia dalle inistenze dei militari la cui competenza tecnica sopravvalutava, sia dall’opinione pubblica””. Per tutto gennaio continuò a resistere alle sempre più pressanti richieste di Pohl; finine in un colloquio del 1° febbraio, cui presero parte anche il sottosegretario di Stato Zimmermann, il segretario di Stato Delbrück e i generale Falkenhayn, si lasciò persuadere. Pochissimo ci è rimasto sull’andamento di questo colloquio fatale. E’ per altro certo che proprio in quel periodo Bethmann-Hollweg era sottoposto a pressioni incredibilmente forti dell’opinione pubblica. (,,,) (pag 158-159) “”Il mattino successivo Bethmann-Hollweg diede la sua approvazione ad un proclama, il cui testo fu concordato tra lo stato maggiore della marina e il ministero degli Esteri. Le acque intorno alla Gran Bretagna e all’Irlanda venivano proclamate zona di guerra insieme alla manica e si preannunciava l’affondamento di tutte le navi mercantili nemiche sorprese in tali acque dopo il 18 febbraio, senza garanzie per la vita degli equipaggi e dei passeggeri; vi era anche un ammonimento alle marine neutrali per i pericoli cui avrebbero potuto andare incontro (a seguito di errori o di fatalità). Un memoriale del ministero degli Esteri (ispirato dal consiglio segreto di guerra), pubblicato contemporaneamente, si sforzò di giustificare sul piano internazionale tale azione come misura di rappresaglia. Nessuno dei responsabili intuì allora quali conseguenze – e quanto fatali – avrebbe avuto questo passo. Ma nella cerchia degli ufficiali superiori di marina vi era la piena consapevolezza della sua soverchia precipitazione. Il capo del gabinetto della marina, von Müller, che era stato sempre un fedele alleato di Bethmann, avendo saputo del suo repentino mutamento di opinione sulla guerra sottomarina – di cui fu messo al corrente solo a posteriori – lo definì “”una triste dimostrazione della sua insufficienza”” e si mostrò indignato con Pohl che per la sua ambizione aveva voluto precipitare le cose. Né aveva torto, perché dimesso da capo di stato maggiore della marina e nominato capo della flotta, Pohl senza dubbio aveva voluto riservare a se stesso la gloria di aver realizzato la guerra sottomarina. (…) Ben presto si presentò l’occasione adatta per verificare se le decisioni del 1° febbraio erano giuste. …. (pag 160)”,”QMIP-015-FL”
“RITTER Gerhard”,”I militari e la politica nella Germania moderna. Volume III. Il sopravvento del militarismo e il crollo dell’Impero, 1917-18.”,”Gerhard Ritter è morto il 1° luglio 1967 a libro quasi compiuto. Renate Volz Ritter è la figlia che afferma nella prefazione: “”Quello che Gerhard Ritter, nella prefazione al terzo libro, aveva definito “”il compito spinoso dello storico del nostro più recente passato””, vale a dire “”creare un quadro chiaro e plastico, con una giusta ripartizione di luci e ombre””, resta vero anche per il lavoro relativo a questo quarto libro”” (3° libro in italiano) (pag IX)”,”QMIP-016-FL”
“RITTER Gerhard A., collaborazione di Lorenzo GAETA e Antonio VISCOMI”,”Storia dello stato sociale. Con un capitolo finale di Lorenzo Gaeta e Antonio Viscomi.”,”Gerhard A. Ritter (Berlino, 1929) è professore di Storia contemporanea all’Università di Monaco e membro della prestigiosa Accademia Bavarese delle Scienze, Fra le sue opere, tradotte in italiano: La rivoluzione tedesca 1918-1919 con Susanne Miller, Cambiamento sociale e intervento dello stato: loro effetti sulla autonomia e la funzionalità del Parlamento, nel volume collettaneo Rappresentazione, legittimazione, minoranze: l’esperienza tedesca in un contesto comparativo. Pochi temi sono stati tanto cruciali e controversi nella storia del XIX e del XX secolo come il cosiddetto Welfare State, per molti versi uno dei momenti fondanti della nuova identità dello Stato moderno. In questa edizione italiana, Ritter ne ricostruisce il percorso di formazione e di sviluppo spingendo la sua analisi fino agli esiti più recenti, mentre nel capitolo finale due studiosi italiani, Gaeta e Viscomi, forniscono una lettura specifica della vicenda dello Stato Sociale nel nostro paese.”,”EURE-015-FL”
“RITTER Gerhard, a cura di Enzo COLLOTTI”,”I cospiratori del 20 luglio 1944. Carl Goerdeler e l’opposizione antinazista.”,”Contiene il capitolo: ‘L’opposizione socialista’ (pag 97-110) L’opposizione socialdemocratica collaborava strettamente con i gruppi della resistenza borghesi e nobiliari facenti capo a Goerdeler e al conte Moltke e persino con rappresentanti delle due Chiese cristiane (pag 103-104) La Rote Kapelle organizzata dal 1940 da Schulze-Boysen e Arvid Harnack forniva informazioni militari all’Urss anche dagli uffici centrali del Terzo Reich dove era riuscita a penetrare. La Rote Kapelle era in rapporto con l’esercito sovietico. Ritter dice che “”era al servizio del nemico straniero”” (pag 107). Capitolo seguente: ‘L’opposizione delle Chiese'”,”QMIS-182″
“RITTER Gerhard”,”Federico il Grande.”,”Gerhard Ritter, morto nel 1967 all’età di 79 anni, è stato uno degli storici più illustri del nostro tempo. Nato in Germania nel 1888 e laureatosi nel 1911 divenne professore ordinario di storia moderna ad Amburgo nel 1924, e a Friburgo nel 1925. Arrestato nel 1944 dalla Gestapo per la sua appartenenza al gruppo del Dott. Goerdeler, fu liberato l’anno successivo dalle truppe russe. Ha scritto numerose opere. “”In sostanza, per restare nei paragoni frequenti nell’opera del Ritter, il male fu che dopo Monaco, Hitler e il movimento da lui scatenato, non ebbero il senso della misura e del limite, quel senso che ebbero, invece, Federico II dopo la Guerra dei Sette anni e Bismarck dopo Sadowa e dopo Sedan”” (pag XIX, introduzione di E. Sestan)”,”GERx-006-FF”
“RITTER Joachim”,”Hegel e la rivoluzione francese. (Tit. orig: Hegel und die französische Revolution).”,”Joachim Ritter, nato nel 1903, ha lavorato presso le Università di Amburgo, Kiel e Münster dove dal 1946 è stato Ordinario.”,”HEGx-007-FRR”
“RITTER Gerhard, a cura di Peter PARET”,”Frederick the Great. A Historical Profile.”,”‘[Federico] ha imparato a porre gli interessi della stato prima del suo personale desiderio di gloria. E di conseguenza non aveva urgenza di conquistare ma era preoccupato di difendere e conservare la posizione della Prussia come maggiore potenza dopo aver affrontato l’ultima grande prova di forza. Questa interpretazione è a dire il vero contestata. Molti eminenti storici del secolo scorso hanno guardato alla Guerra dei Sette anni come un ulteriore tentativo di conquista, con la Sassonia e la Prussia occidentale come bottino’ (pag 95)”,”QMIx-045-FSL”
“RIVA Valerio collaborazione di Francesco BIGAZZI”,”Oro da Mosca. I finanziamenti sovietici al PCI dalla rivoluzione d’ Ottobre al crollo dell’ URSS. Con 240 documenti inediti dagli archivi moscoviti.”,”Per finanziare i partiti esteri si calcola che il PCUS abbia speso 4000 miliardi, di questi mille sono stati destinati all’ Italia per finanziare il gruppo dirigente del PCI. Valerio RIVA, scrittore e giornalista, nipote di un repubblicano romagnolo e figlio di un antifascista socialista, non è mai stato iscritto al PCI, ma ha lavorato gomito a gomito con quel partito fin quasi da ragazzo. Si batté insieme a Giangiacomo FELTRINELLI per pubblicare ‘Il dottor Zivago’. E’ stato caporedattore culturale dell’ ‘Espresso’ e VD dell’ ‘Europeo’, articolista del Corriere della Sera, editorialista del ‘Giornale’, D letterario di Feltrinelli, poi da Franco Maria Ricci, D della divisione libri della Rizzoli, giornalista televisivo ed altro. Francesco BIGAZZI, giornalista,già D dell’ Ansa a Mosca e a Varsavia, poi corrispondente del ‘Giorno’ e oggi di ‘Panorama’ nella capitale russa, ha dedicato ai problemi del dissenso dell’Est Europeo numerosi libri.”,”PCIx-021″
“RIVA Giovanni”,”Don Giussani.”,”RIVA Giovanni è nato a Milano nel 1942. Si è laureato alla facoltà di Lettere e Filosofia presso l’ Università Cattolica di Milano. E’ professore scrittore e giornalista. “”Questo suo concetto di vita come movimento (e, quindi, analogamente, dell’ esperienza stessa della Chiesa come movimento) fu senza dubbio un termine fondamentale della nuova visione che l’ allora giovane sacerdote ambrosiano avrebbe poi sviluppata sistematicamente in futuro, sia come concezione ideale che come tentativo reale. Allora, però, non c’era ancora neppure la più lontana previsione di ciò che si andava preparando verso il formarsi di Comunione e Liberazione; non erano neppure sospettati i tempi che sarebbero poi sopraggiunti del Concilio Vaticano Secondo, del Sessantotto, di Papa Montini, di Giovanni Paolo II e dei diversi fermenti utopici che, pur rivelatisi di breve momento, adesso sappiamo influirono su molte coscienze””. (pag 15)”,”RELC-165″
“RIVA Valerio, collaborazione di Francesco BIGAZZI”,”Oro da Mosca. I finanziamenti sovietici al PCI dalla Rivoluzione d’Ottobre al crollo dell’URSS.”,”Valerio Riva, scrittore e giornalista, nipote di un repubblicano romagnolo e figlio di un antifascista socialista, non è mai stato comunista, ma ha lavorato gomito a gomito con i comunisti, fin da quando , quasi ragazzo, si batté insieme con Giangiacomo Feltrinelli per pubblicare Il Dottor Zivago. É stato caporedattore culturale dell’Espresso e vicedirettore dell’Europeo; prima articolista del Corriere della Sera, ora editorialista del Giornale: per diciott’anni direttore letterario da Feltrinelli, poi da Franco Maria Ricci; direttore della Divisione libri della Rizzoli; giornalista televisivo e dirigente di una casa di produzione cinematografica a Los Angeles. Francesco Bigazzi, giornalista, già direttore dell’ANSA a Mosca e a Varsavia, poi corrispondente del Giorno e oggi di Panorama.”,”PCIx-046-FL”
“RIVAS Rodrigo A.”,”America Centrale. Messico, Antille, Istmo.”,”Nicaragua. “”Nel 1929, Anastasio Somoza Garcia non possedeva altro che una piantagione di caffé di modeste dimensioni. Verso la fine del 1978, la fortuna della famiglia Somoza era valutata oltre 500 milioni di dollari e non esisteva settore dell’economia in cui non fosse presente. In questo senso pensiamo sia interessante il quadro che segue (fonte: “”Nicaragua””, Mlal, 1980).”” (pag 111)”,”AMLx-097″
“RIVASES Jesus”,”Los banqueros del PSOE.”,”””La fusión Bilbao-Vizcaya no puede entenderse sin conocer la personalidad y la preocupaciones de sus dos presidentes. Sánchez Asiaín, por una parte, había lanzado el guante de la fusiones bancarias y, tra el fracaso de Banesto, se había quedado descolocado. Por otra parte, Pedro Toledo no quería, bajo ningún concepto, que el banco de Vizcaya tuviera que unirse con algún otro gran banco que estuviera en peor situación y empañar su brillante trayectoria profesional ocn una operación que le haría perder el liderazgo de la rentabilidad bancaria durante algunos años, mientras seneaba su nueva entidad.”” (pag 109)”,”SPAx-081″
“RIVAUD Albert”,”Les crises allemandes (1919-1931).”,”Albert Rivaud Professeur à la Sorbonne et à l’Ecole libre des Sciences politiques, Correspondant de l’Institut. 1922-1923: la crisi del marco e l’iperinflazione. Gli aspetti economici politici e sociali del fenomeno. “”Pendant toute l’année 1922, la chute de la monnaie se précipite pour atteindre une vitesse vertigineuse en 1923. En avril 1922, le dollar atteint et dépasse 1.000 marks; 7 ou 8.000 à la fin de l’année. – Alors, suivant l’expression saisissante de M. Max Hermant (1), l’Allemagne n’a plus de monnaie du tout. Tout étalon de mesure a disparu, et il ne reste plus qu’un mécanisme dépourvu de frein, qui échappe à tout contrôle et dont l’accélération fait songer à l’affolement d’un moteur dont le volant s’est rompu. Le mark-or vaut déjà près de 46 marks-papier en janvier 1922, il en vaut 117 ou 118 en juillet, 4280 en janvier 1923, 84.000 en juillet plus d’un million en août, 24 millions en septembre, 6 milliards en octobre, 100 milliards en novembre, plus d’un trillion en décembre. Ces chiffres «astronomiques» n’ont plus aucun sens: les transactions intérieures se font, au jugé, sans commune mesure, et les transactions extérieures sont devenues impraticables. Il est vain de chercher une succession causale de ces faits étranges. La hausse des prix intérieurs a-t-elle provoqué l’inflation? L’inflation a-t-elle déterminé l’élévation des prix? Ce problème ressemble à celui de savoir lequel, de l’oeuf ou de l’oiseau, a précédé l’autre. En fait, la rareté de certaines marchandises provoque une demande excessive. Pour fournir aux acheteurs, poussés par le besoin, des moyens de payement, la ‘Reichsbank’ imprime des billets. Les billets se déprécient par leur abondance. Une hausse nouvelle des prix en résulte aussitôt et, l’un poussant l’autre, les deux indices s’élèvent par saccades de plus en plus précipitées. Mais les enquêtes les plus sûres omettent souvent les deux causes essentielles du phénomène. A l’intérieur, la plus active ce sont assurément les besoins immédiats de la production, avide de matières premières, d’outillage, et qui déja pense à se rééquiper d’une manière grandiose. Ce sont les émissions d’actions qui recommencent en 1919, et surtout les emprunts que les sociétés industrielles font à leur banques et celles-ci à la ‘Reichsbank’. A cette cause qui va jouer dans toute l’Europe, s’ajoutent les prodigalités forcées du ‘Reich’, des Pays, des communes. Il faut payer dés pensions, secourir des misères criantes, fournir à tout prix du travail à des chômeurs qui se mueront demain en révoltés. Peut-être un Etat, des administrations de type ancien auraient-ils pu résister davantage, mais rien n’est moins certain. Si la socialdémocratie alors au pinacle a commis des erreurs et des maladresses, si elle a cédé à la surenchère électorale, un gouvernement plus fort n’eût pas pu se mieux défendre contre les exigences de l’industrie et de la nation. L’attitude de la ‘Reichbank’ pendant la crise a été sévèrement jugée. On entend encore accuser l’Allemagne d’avoir elle-même déprécié sa monnaie, pour rendre impossibles les payements extérieurs. Il est possible qu’en 1923 cette solution ait séduit quelques esprits aventureux et chimériques. En fait la Banque de l’Empire et les banques privées ont fait tout ce qu’elles ont pu pour lutter contre le torrent”” (pag 67-68) (1) v. bibliografia (pag 216) in cui l’autore suggerisce il bel libro di Max Hermant ‘Paradoxes économiques de l’Allemagne moderne’, Colin, 1931. Consiglia anche di leggere il volume di Walther Rathenau, ‘Die neue Gesellschaft’, Berlin, 1919 e il piccolo ma penetrante volume di Pierre Vienot: ‘Incertitudes allemandes’, Paris, 1931 (ndr)”,”GERG-095″
“RIVAUD Albert”,”Histoire de la philosopie. V. La philosophie allemande de 1700 à 1850. Première partie. De l’Aufklärung à Schelling.”,”RIVAUD Albert membre de l’Institut Dialogo di Fichte: ‘Bruno, ou le principe naturel et le principe divin des choses’. Il dialogo avviene tra quattro interlocutori: Bruno (Giordano Bruno, 1550-1600), Anselmo, Luciano e Alessandro. Questi tre ultimi espongono, all’inizio delle tesi opposte a quelle del protagonista, ma dopo l’intervento di Bruno disconosceranno le loro argomentazioni… (pag 359)”,”FILx-009-FB”
“RIVELLI Marco Aurelio”,”L’Arcivescovo del genocidio. Monsignor Stepinac, il Vaticano, e la dittatura ustascia in Croazia, 1941-1945.”,”Nello Stato indipendente di Croazia, voluto dai nazifascisti negli anni 1941-1945, si consumò una delle pagine più terribili della Seconda guerra mondiale. Gli ustascia di Ante Pavelic, sostenuti da Hitler e Mussolini, sterminarono centinaia di migliaia di serbo-ortodossi e decine di migliaia di ebrei e rom, in nome di una ‘soluzione finale’ etnico-religiosa perseguita anche attraverso l’imposizione di ‘conversioni’ di massa al cattolicesimo. In quello che passerà alla storia come l’Olocausto balcanico, un ruolo decisivo – diretto o indiretto – lo ebbe Santa Romana Chiesa: L’arcivescovo di Zagabria, monsignor Alojzije Stepinac, collaborò attivamente con la dittatura ustascia. pag 176 foto del cardinale Stepinac, pag 209 foto campo di sterminio, pag 211 foto colonna di prigionieri condotto dagli ustascia nel logor di Jasenovac e prigioniere verso un campo di concentramento. pag 212-224 foto dei lager, documenti e fosse comuni. pag 113-128 foto aguzzini ustascia. pag 65-80 foto Stepinac e Pavelic, documenti. Marco Aurelio Rivelli (Genova 1935), laureato in Scienze politiche con la tesi ‘La politica razziale e religiosa dello Stato indipendente croato (1941-1945)’, ha pubblicato il libro Le génocide occulté – État indépendant de Croatie 1941-1945.”,”RELC-021-FL”
“RIVELLI Marco Aurelio”,”«Dio è con noi!» La chiesa di Pio XII complice del nazifascismo.”,”Marco Aurelio Rivelli (Genova 1935), laureato in Scienze politiche con la tesi ‘La politica razziale e religiosa dello Stato indipendente croato (1941-1945)’, ha pubblicato il libro Le génocide occulté – État indépendant de Croatie 1941-1945. Da segretario di Stato vaticano, il cardinale Eugenio Pacelli fornì un contributo decisivo all’avvento di Adolf Hitler al potere. Da pontefice, papa pacelli fu silente complice politico del nazifascismo che insanguinava l’Europa. Lo dimostra questo libro attraverso fatti storici, testimonianze e documenti.”,”RELC-082-FL”
“RIVETTI Paolo”,”Les syndicats dans la restructuration européenne (2008-2015), et en annexe: Considérations sur les luttes politiques en France (2006-2012).”,”Les chroniques rassemblées dans ce volume débutent en 2008, une année qui, dans l’alternance des cycles du capitalisme, demeure marquée par la faillite de la banque américaine Lehman Brothers. Glossaire des sigles, Préface, de l’éditor, Index des noms, Profils biographiques,”,”ELCx-005-FL”
“RIVIALE Philippe”,”L’ impatience du bonheur. Apologie de Gracchus Babeuf.”,”RIVIALE è un insegnante universitario che ha consacrato più opere agli spiriti ribelli di fronte all’ avvento della società mercantile. “”Le projet initial de Babeuf tenait dans les “”Vendées plébéiennes””, c’est-à-dire des îlots de resistance à la tyrannie, qui peu à peu se répandraient par l’ example et finiraient par se réunir”” (pag 168) “”Le rôle de Buonarroti joua dans la conjuration est difficile à bien saisir. Nourri de nombreux écrits philosophiques, il se fit remarquer par ses convictions républicaines, en Corse d’abord, puis en France même. Sous le gouvernement du comité de salut public, il parcourut en mission les régions du Midi. Il incarne le Jacobin “”idealtypicque””, si j’ose dire. Fut-il “”socialiste””, comme le proclame Dommanget (‘Sur Babeuf et la conjuration des eguaux’, Paris, Maspero, 1970, pag 351-355) ? Je pense que non. Une adresse aux soldats, constatée de sa main et saisie par la police, nous donnera quelque idée des convictions du Bounarroti de 1796″” (pag 177).”,”SOCU-082″
“RIVINIUS Karl Josef a cura, collaborazione di DOWE Dieter KATLEWSKI Heinz-Peter KLEIN Wolfgang STOLL Christoph STUMP Wolfgang”,”Il movimento sociale del diciannovesimo secolo in Germania.”,”Contiene una dettagliata cronologia e molto materiale fotografico e iconografico “”Sotto l’influsso di Engels, ma anche di Charles Robert Darwin, i principi motori del capitalismo fissati nell’opera principale di Marx divennero in Kautsky leggi universalmente valide, della validità della legge di natura per così dire. Ciò significava che il crollo della società capitalistica, con cui in misura crescente dal 1880 si identificò “”la rivoluzione””, appariva sempre più come un fatto che si sarebbe verificato da sé, senza la diretta azione rivoluzionaria del proletariato. Dunque sarebbe bastato che il proletariato si fosse preparato a tale avvenimento. In questo senso si era espresso Kautsky già nel 1881: “”Il nostro compito non sta nel preparare la rivoluzione, ma nell’organizzarci ‘per’ la rivoluzione; non sta nel ‘fare’ la rivoluzione, ma nel farne uso”” (Steinberg, 1972, 61). Anche Engels nel 1884 aveva detto che lo sviluppo della SPD, di cui si è detto, indicava attraverso i successi elettorali “”che possiamo incrociare in grembo le braccia e lasciare che i nostri nemici lavorino per noi”” (Marx, Engels, 1956 ss, XXXVI, 123). Engels però, al contrario di Kautsky, restò aderente alla dialettica rivoluzionaria di Marx, in cui era stata superata a livello teorico la contraddizione astratta fra rivoluzione ed evoluzione in quanto per lui l’aumento degli elettori non divenne una finalità in sé, ma era piuttosto per così dire da usare come indicazione per il momento in cui anche gli abitanti delle campagne delle Germania Orientale, da cui era costituito il nucleo dell’esercito tedesco, sarebbero passati alla socialdemocrazia. Engels reputava che la socialdemocrazia, anche in caso d’una rivoluzione violenta, con il sostegno di questi reggimenti sarebbe stata imbattibile. Engels aveva dunque una prospettiva contemporaneamente rivoluzionaria ed evoluzionistica, mentre Kautsky, con la sua teoria dell’attesa, indeboliva l’attivismo della classe operaia e deviava verso un risultato necessario, verso una forma di fatalismo, la volontà rivoluzionaria in essa presente almeno a livello soggettivo. Da questo riceve grande impulso la già forte tendenza, da Lassalle in poi, ad assicurare e conservare a qualunque prezzo l’organizzazione, il “”feticismo dell’organizzazione”””” (pag 50-51) [Dieter Dowe, La socialdemocrazia tedesca dalle origini alla prima guerra mondiale] [in Karl Josef Rivinius, Il movimento sociale del diciannovesimo secolo in Germania, 1979]”,”MGEx-218″
“RIVOIRE Jean”,”Storia della moneta.”,”Moneta metallica, nascita cartamoneta, il regime aureo, il periodo tra le due guerre, il regime monetario.”,””
“RIZZATTI Maria Luisa (testo), MADERA Nuccio Francesco CHIERICATI Cesare SABELLI Claudio (schede), MADERA Nuccio F. CHIERICATI C. BARBAGLIA Emilio (redazione), BIFFI Annamaria BODINO Maristella (iconografia)”,”Abramo Lincoln. La vita e il tempo di Lincoln.”,”Letteratura americana dell’ 800. “”Verso il 1840 i libri costavano 2-3 dollari. Ne venivano pubblicati circa 200 all’ anno. Quando un libro superava le 10-20 mila copie era un ‘best seller’. ‘La capanna dello zio Tom’, di Harriet Beecher Stowe, comparso già a puntate su un giornale nel 1851, superò il milione di copie. I libri di Henry Wadsworth Longfellow furono tirati spesso a più di 300 mila copie. Altri successi furono ‘La lettera scarlatta’ di Nathaniel Hawtorne, ‘La conquista del Messico’ di William Prescott, ‘I Saggi’ di Ralph Waldo Emerson.”” (pag 103) “”La situazione dei tempi risvegliò un nuovo interesse per la storia della repubblica. Jared Sparks pubblicò documenti storici e collezioni di scritti di George Washington e Benjamin Franklin e la corrispondenza diplomatica della rivoluzione. Nel 1834, George Bancroft (1800-91) scrisse il primo volume di una ‘Storia degli Stati Uniti’ dalle prime scoperte fino alla dichiarazione di Indipendenza. Fu la prima storia americana completa basata su una laboriosa ricerca di materiale originale””. (pag 103) John Brown eroe antischiavista pioniere del Middle West (1800-1859)”,”BIOx-111″
“RIZZI Bruno”,”Il Collettivismo Burocratico.”,”RIZZI, già venditore di scarpe, iscritto al PCdI dal 1921, più tardi allontanato, cominciò a scrivere nel 1938 ‘La Bureaucratisation du Monde’ che pubblicò nel 1939. La cosa colpì anche TROTSKY, che ebbe una copia del libro e nei suoi ultimi anni di vita gli dedicò parte del suo tempo di studio e lavoro. RIZZI verrà citato come ‘Bruno R.’ ‘comunista di sinistra italiano’ nella raccolta di scritti ‘La Terza Internazionale dopo Lenin’ (1957). RIZZI lamentava il plagio del suo libro da parte di BURNHAM in ‘The Managerial Revolution’. BURNHAM plagiava le tesi di RIZZI che affermava contrariamente all’ opinione dominante che l’ URSS non era un paese socialista pur non essendo più un paese capitalista. La’ Bureaucratisation’ è la risposta al quesito del suo precedente libro ‘Dove va l’ URSS?’ pubblicato nel 1937, libro in cui accusò STALIN e lo stalinismo dell’ assassinio di KIROV. Paolo SENSINI ha scritto un saggio su RIZZI: ‘Oltre il marxismo, l’anarchismo e il liberalismo. Il percorso scientifico e rivoluzionario di Bruno Rizzi’ (Rivista storica anarchismo, 2.2001).”,”RUSS-118″
“RIZZI Bruno”,”Bilanci e sbilanci del marxismo. Vol. II – III. Del socialismo infantile.”,”TAMBURRANO LANDOLFI GALLI e VERNETTI hanno pubblicato un ‘Bilancio del marxismo’ (CAPPELLI, VERONA). L’A discute l’ argomento in polemica con questi autori.”,”RUSS-119″
“RIZZI Bruno”,”Dove va l’ URSS? I processi di Mosca. Sviluppo economico e politico. La nuova Costituzione.”,”””Trotsky fu il vero generale della rivoluzione”” (pag 62) “”La rivoluzione era sconfitta all’ estero ma si manteneva all’ interno. In mano di chi doveva cadere il potere se non della burocrazia?”” (pag 64) “”Non è possibile dire se questo proprio avverrà ed in quale maniera ma, è certo, che coscientemente ed incoscientemente, la direzione politica dell’ URSS, spinge lo sviluppo sociale verso questa fase: fase di restaurazione capitalista. Diciamo di restaurazione capitalista perché non è vero che oggi la URSS navighi in acque capitaliste o le forme economiche colà esistenti siano forme di capitalismo di Stato””. (pag 104)”,”RUSS-140″
“RIZZI Bruno”,”Dove va l’ URSS? I processi di Mosca. Sviluppo economico e politico. La nuova costituzione.”,”””Rizzi, è pur vero, non osa esprimersi esplicitamente così con Trotsky, ma mi sembra che questa e non altra sia la strategia ipotizzata nel 1939 da Bruno R., il cui nemico principale è l’ odiato e “”giudaico”” capitalismo britannico””. (pag 5) “”Com’è allora possibile che Trotsky abbia potuto accettare, sia pure in modo critico e polemico, di discutere con le posizioni del “”comunista di sinistra”” italiano che proprio Trotsky, citandolo quattro volta tra il 12 settembre e il 15 dicembre 1949 (a guerr ainiziata e poi a Europa nord-orientale spartita), avrebbe reso famoso con il nome di Bruno R.? Senza Trotsky, infatti, Bruno R. non sarebbe probabilmente mai uscito dall’ anonimato, o comunque non così presto. Si può ipotizzare che Trotsky al quale Rizzi mandava i capitoli del suo libro man mano che li scriveva (il primo, l?unico ancor oggi noto, già alla fine del 1938), avesse letto appunto solo la prima parte de ‘La Bureaucratisation du Monde, quella, per lui bruciante, sulla natura dello Stato sovietico, e che quindi non conoscesse le restanti parti del testo (quella sull’ America e quella finale sulla natura del collettivismo burocratico, la più imbarazzante). (pag 5) Personaggio discutibile RIZZI, ex trotskista, enunciava una tesi molto simile a quella di James BURNHAM espressa in ‘Managerial Revolution’ che RIZZI non conosceva. Se RIZZI ha dato un contributo al dibattito sulla natura sociale dell’ URSS, ebbe però anche visioni politiche dogmatiche che sconfinarono fino a forme di acquiescenza verso la “”rivoluzione antiplutocratica e antigiudaica”” di nazismo e fascismo. (dalla prefazione di B. Bongiovanni, pag 3)”,”TROS-123″
“RIZZI Emilio”,”Atlante geo-storico elettorale, 1946-1983. La “”strategia politica”” illustrata attraverso la geografia.”,”RIZZI è un geo-cartografo. “”Cronistoria dei più importanti avvenimenti politici, 1946 – 1983″” (Vicende politiche economiche e sociali, partiti movimento operaio e sindacale, scioperi, manifestazioni scontri di piazza, politica interna e estera, vicende internazionali, istituzioni) (pag 134-162)”,”ITAP-102″
“RIZZI Loris”,”Clausewitz, l’arte militare l’età nucleare.”,”Loris Rizzi vive e lavora a Milano. Membro del comitato scientifico del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari, si occupa da vari anni di analisi dei problemi della difesa e di storia delle istituzioni militari. Ha già pubblicato L’esercito italiano dal 25 luglio 1943 alla guerra di liberazione, in AA.VV. La resistenza in Lombardia, Lo sguardo del potere, La censura militare in Italia nella seconda guerra mondiale 1940-45.”,”QMIx-025-FL”
“RIZZI Franco”,”L’Internazionale comunista e la questione contadina.”,”La questione contadina e l’Internazionale nella fase di riflusso. “”Il riflusso della rivoluzione in Europa, i problemi dei rapporti tra l’Unione Sovietica e gli altri Stati contribuirono senza dubbio ad aumentare l’influenza bolscevica sulle decisioni dell’Internazionale (1). Pur rimanendo ancora vivo il dibattito, si assisteva progressivamente a uno spostamento del luogo dove venivano prese le decisioni politiche ed elaborate le linee strategiche: dal Comintern al Cc Pcr(b). Già a partire dal 1921, l’Internazionale aveva lanciato la parola d’ordine: «Andare alle masse». Il particolare modo di intenderla,in funzione cioè dello smascheramento dei capi traditori della socialdemocrazia, denotava più che un piano organico di intervento, la convinizione di molti bolscevichi, tra cui Zinoviev, che l’egemonia socialdemocratica sulle masse era solo frutto di un equivoco di cui bisognava sbarazzarsi. La strada scelta, che in seguito insisterà soprattutto nel definire la socialdemocrazia come braccio sinistro della borghesia (mentre il braccio destro era costituito dal fascismo), non considerava invece l’importante funzione che la socialdemocrazia stava svolgendo nel processo d’integrazione delle masse nello Stato e in quello di ristrutturazione capitalistica attraverso la politica delle rivendicazioni economiche. L’accentuazione tatticistica di questa parola d’ordine si ritroverà anche nel programma di azione agraria elaborato da Varga e da Vera Kostrzewa in occasione del IV Congresso dell’Internazionale. In esso si indicava ai comunisti, attraverso una politica che tenesse conto delle rivendicazioni parziali delle masse contadine, la necessità di conquistare «truppe ausiliarie» (Hilfstruppen) per ingrossare «l’armata dell’Internazionale», con riferimento alle masse dei piccoli contadini (2). Lenin espresse subito un giudizio critico su tale progetto in quanto la divisione operata tra la funzione rivoluzionaria del proletariato agricolo e quella dei semiproletari, piccoli contadini, ecc. sembrava invertire la rotta delle discussioni che ormai si erano aperte nell’Internazionale. L’opposizione nasceva soprattutto perché l’alleanza tra proletariato agricolo e masse rurali veniva limitata solo all’aspetto economico e alla fase democratico-borghese, mentre occorreva compiere un salto qualitativo e iniziare a intendere l’alleanza sotto il profilo politico tra due soggetti rivoluzionari (3). Il programma fu emendato. In esso assunsero rilevanza, in vista di un prossimo scontro rivoluzionario le lotte quotidiane delle masse contadine per il miglioramento delle condizioni generali del lavoro, per l’aumento del salario, per la piena libertà di riunione, associazione sindacale, di sciopero, di stampa, ecc. Inoltre si apriva a una prospettiva d’intervento più generale con la distinzione tra paesi coloniali, paesi dove sopravvivevano consistenti residui feudali e paesi a capitalismo maturo. Le sezioni dell’Internazionale provvidero in conseguenza a redigere i loro programmi agrari, compito che alcune svolsero direttamente a Mosca. Ma le indicazioni contenute nel IV Congresso contribuirono a modificare l’atteggiamento dei partiti comunisti verso il mondo rurale? La risposta dev’essere negativa. Anzitutto tali programmi risultarono astratti rispetto alle singole realtà nazionali, quello del Pcd’I, ad esempio, liquidò in poche righe l’influenza esercitata sulle masse rurali dal partito popolare, dal sindacato riformista e dal fascismo (4). In secondo luogo, come disse il francese Jean Renaud, permaneva intatta nell’Internazionale l’idea che i piccoli contadini, tutto sommato, fossero degli aspiranti borghesi. Non doveva passare molto tempo d’altra parte perché la consistenza delle dichiarazioni ufficiali del Comintern sul problema contadino fosse verificata da un avvenimento, in parte imprevisto: il colpo di Stato del 1923 in Bulgaria a opera di Tsankov contro il govenro di Stambolijski. In quell’occasione il partito comunista bulgaro ritenne opportuno mantenersi neutrale in quella che definí «una contraddizione in seno alla borghesia». Tale immobilismo fu criticato dai dirigenti dell’Internazionale, che colsero l’occasione per accelerare la discussione sul significato da dare alla parola d’ordine del governo operaio-contadino. Non è facile stabilire con precisione la portata di questa indicazione tattica: mentre al IV Congresso Zinoviev indicava una delle possibili forme di governo adatto ai paesi dell’Est, nell’Esecutivo allargato del ’23 si spinse più avanti sino a considerarlo «un aspetto della dittatura del proletariato». Varga suggerì invece di completare il concetto aggiungendo a operai, «contadini lavoratori». I rappresentanti dei partiti comunisti occidentali e dell’Est europeo oscillavano tra un’interpretazione che metteva in rilievo il carattere agitatorio, un’altra che considerava tale slogan come sinonimo di neutralizzazione dei contadini, un’altra ancora che lo definiva come un primo passo verso la dittatura del proletariato (5)”” (pag 502-504) [(1) Cfr. Carr, La rivoluzione, cit., p. 1212; (2) ‘Protokoll des Vierten Kongressen der Kommunistichen Internationale. Petrograd-Moskau vom 5 November bis 5 Dezember 1922’, Hamburg, 1923, pp. 636-46; (3) Cfr. V. Lenin, L. Trotsky, G.. Zinoviev, N. Bucharin e K. Radek, in Id., ‘Opere’, vol. 45, pp. 609-10; (4) ‘Programma per l’azione agraria del Partito comunista d’Italia nel periodo anteriore alla dittatura del proletariato’, a firma di Graziadei, Lunedei, Marabini, in ‘Archivio del Partito comunista italiano’, fasc. 117; (5) Protokoll der Konferenz der Eweiterten Exekutive der Kommunistischen Internationale’, Moskau, 12-13 Juin 1923, Hamburg, 123, pp. 45-46, 54-56, 60-61, 70-73, 77-78]”,”INTT-298″
“RIZZI Bruno, a cura di SENSINI Paolo e CHIORRINI DEZI Barbara”,”La rovina antica e l’età feudale.”,”Bruno Rizzi è nato a Poggio Rusco (Mantova) il 20/3/1901. Dopo aver militato, fin dalla sua fondazione, nel Partito Comunista d’Italia, durante gli anni Trenta andò sempre più spostandosi su posizione trotzkiste, giungendo, nel 1939, all’individuazione di un processo sociale che, originatosi dapprima negli Stati Totalitari, andava gradualmente cristallizzandosi in una forma di burocratizzazione del mondo. Muovendo da questa fondamentale acquisizione teorica di dedicò, in seguito, ad una verifica storica del materialismo dialettico e alla riformulazione inyegrale dei presupposti stessi del Socialismo. Sono di questi anni (1939-1943) le sue principali opere: La Rovina Antica e l’Età Feudale e Il Socialismo dalla Religione alla Scienza. Dall’immediato dopoguerra, la sua attività si concretizzerà in decine d’interventi militanti sulla stampa libertaria e socialista. Tra il 1948 e il 1951 animò, insieme allo scrittore Mario Mariani, il Movimento di Unità Proletaria (MUP). Dopo il 1968 prese parte attiva al movimento della Contestazione sociale. É morto a Bussolengo (Verona) il 13/1/1977. Paolo Sensini (Cesena 1970). É impgnato in un vasto lavoro di ricerca sui fondamenti socioeconomici del mondo presente. Ha partecipato alla stesura di alcune voci del Dizionario biografico degli anarchici italiani. Suoi scritti sono apparsi su varie riviste italiane e straniere. Barbara Chiorrini Dezi (Milano 1969). Si occupa di Telecomunicazioni. Ha tradotto scritti di Averroé comparsi nell’antologia Averroé e l’intelletto pubblico e partecipato all’edizione de La burocratizzazione del mondo.”,”EURE-022-FL”
“RIZZI Bruno, a cura di SENSINI Paolo”,”La burocratizzazione del mondo.”,”Bruno Rizzi è nato a Poggio Rusco (Mantova) il 20/3/1901. Dopo aver militato, fin dalla sua fondazione, nel Partito Comunista d’Italia, durante gli anni Trenta andò sempre più spostandosi su posizione trotzkiste, giungendo, nel 1939, all’individuazione di un processo sociale che, originatosi dapprima negli Stati Totalitari, andava gradualmente cristallizzandosi in una forma di burocratizzazione del mondo. Muovendo da questa fondamentale acquisizione teorica di dedicò, in seguito, ad una verifica storica del materialismo dialettico e alla riformulazione inyegrale dei presupposti stessi del Socialismo. Sono di questi anni (1939-1943) le sue principali opere: La Rovina Antica e l’Età Feudale e Il Socialismo dalla Religione alla Scienza. Dall’immediato dopoguerra, la sua attività si concretizzerà in decine d’interventi militanti sulla stampa libertaria e socialista. Tra il 1948 e il 1951 animò, insieme allo scrittore Mario Mariani, il Movimento di Unità Proletaria (MUP). Dopo il 1968 prese parte attiva al movimento della Contestazione sociale. É morto a Bussolengo (Verona) il 13/1/1977.”,”TEOC-080-FL”
“RIZZI Franco”,”Contadini e comunismo. La questione agraria nella Terza Internazionale, 1919-1928.”,”Franco Rizzi (1944-) è assistente ordinaripo di storia contemporanea presso la Facoltà di magistero dell’Università di Roma. E’ autore di saggi su diverse riviste sul movimento cattolico e sul movimento contadino. Ha collaborato al terzo volume della ‘Storia del marxismo’ con un saggio sulla questione agraria. Lenin e la questione contadina (pag 13-15) “”La fondazione dell’IC nel marzo del 1919 avvenne sullo sfondo di una cambiamento che il Pcr(b) aveva operato nella sua politica verso i contadini. La linea programmatica del partito sulla questione agraria era stata inserita nelle ‘Tesi d’aprile’. «Nel programma agrario – aveva scritto Lenin – portare il centro di gravità sul soviet dei deputato dei salariati agricoli. Confiscare tutte le grandi proprietà fondiarie. Nazionalizzare ‘tutte’ le terre del paese e metterle a disposizione dei soviet locali di deputati dei contadini poveri. Fare di ogni grande tenuta (da 100 a 300 desiantine (4)) circa, secondo le condizioni locali, ecc., e su decisione degli organismi locali) un’azienda modello coltivata per conto della comunità e sottoposta al controllo dei soviet di deputati di salariati agricoli (5). Questo programma rimase in parte inapplicato perché nella prima fase della rivoluzione, quella che Lenin definiva ancora borghese, non si era ancora registrata una netta differenziazione di classe; nel ’17 infatti contro la grande borghesia e i signori feudali si era sollevata “”tutta la popolazione contadina”” e anche una parte dei kulak (6). Nell’estate-autunno 1918, Lenin dette una diversa valutazione della situazione di classe nelle campagne russe; secondo il capo dei bolscevichi si poteva già parlare per i villaggi di “”rivoluzione d’Ottobre”” (7); e nel ‘Discorso al primo congresso delle sezioni agrarie, dei comitati dei contadini poveri e delle comuni di tutta la Russia’, espose chiaramente questa convinzione: la campagna, disse, aveva perduto l’unità con cui si era mossa nell’ottobre; l’antagonismo di classe aveva ripreso vigore e aveva permesso l’isolamento delle classi possidenti, mentre quelle lavoratrici si avviavano a realizzare la rivoluzione socialista nelle campagne (8). Questa analisi mostrerà ben presto i suoi limiti: da una parte la creazione dei soviet dei salariati agricoli e contadini poveri non ebbe quella diffusione e radicamente che lo stesso Lenin auspicava (9); d’altra, la guerra civile e i problemi dell’approvvigionamento delle città spinsero il partito bolscevico a riesaminare l’intera questione della situazione di classe nelle campagne russe. All’inizio del 1919, la confroffensiva dei bianchi rese necessaria un’alleanza più stretta tra il partito bolscevico e la popolazione contadina. L’accento fu posto soprattutto sul contadino medio e sull’alleanza tra questi e il proletariato urbano (10). Nel ‘Rapporto del comitato centrale’, letto da Lenin all’VIII congresso del Pcr(b), nella seduta del 18 marzo 1919, egli espresse i motivi di una tale linea politica (11). A sostegno della sua indicazione chiamò in causa anche ‘La questione contadina in Francia e in Germania’ (12), scritta da Engels prima del congresso di Breslavia e del dibattito che nella socialdemocrazia tedesca si aprì sull’atteggiamento da tenere verso i contadini piccoli proprietari (13). «Compagni – disse Lenin – questo problema per i marxisti non presenta difficoltà dal punto di vista teorico, punto di vista che l’immensa maggioranza degli operai ha assimilato. ….. finire fino a: ….. dal suo I congresso (15)””. (4) Desiantina = h. 1.092; (5) Lenin, ‘Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale’, OC, vol. XXIV, p. 13. Sul cambiamento intervenuto nella politica verso i contadini cfr. E.H. Carr, ‘La rivoluzione bolscevica, 1917-1923’, Torino, 1964, pp. 571 sgg.; Ch. Bettelheim, ‘Le lotte di classe in Urss, 1917-1923’, Milano, 1975, pp. 171 sgg.;”,”INTT-307″
“RIZZI Bruno”,”La lezione dello stalinismo. Socialismo e collettivismo burocratico.”,”Bruno Rizzi è nato a Poggio Rusco (Mantova) il 20/3/1901. Dopo aver militato, fin dalla sua fondazione, nel Partito Comunista d’Italia, durante gli anni Trenta andò sempre più spostandosi su posizione trotzkiste, giungendo, nel 1939, all’individuazione di un processo sociale che, originatosi dapprima negli Stati Totalitari, andava gradualmente cristallizzandosi in una forma di burocratizzazione del mondo. Muovendo da questa fondamentale acquisizione teorica si dedicò, in seguito, ad una verifica storica del materialismo dialettico e alla riformulazione inyegrale dei presupposti stessi del Socialismo. Sono di questi anni (1939-1943) le sue principali opere: La Rovina Antica e l’Età Feudale e Il Socialismo dalla Religione alla Scienza. Dall’immediato dopoguerra, la sua attività si concretizzerà in decine d’interventi militanti sulla stampa libertaria e socialista. Tra il 1948 e il 1951 animò, insieme allo scrittore Mario Mariani, il Movimento di Unità Proletaria (MUP). Dopo il 1968 prese parte attiva al movimento della Contestazione sociale. É morto a Bussolengo (Verona) il 13/1/1977. Questione plagio teoria collettivismo burocratico (Trotsky-Burnham)”,”TROS-042-FL”
“RIZZO Sergio STELLA Gian Antonio”,”La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili.”,”RIZZO S. è nato ad Ivrea nel 1956. Responsabile della redazione economica romana del “”Corsera”” ha lavorato a Milano Finanza, al Mondo e al Giornale. Ha scritto con Franco BECHIS ‘In nome della rosa. La storia della casa editrice Mondadori’. (1992) Gian Antonio STELLA è nato ad Asolo (Treviso) nel 1953. Inviato e giornalista del ‘Corsera’ ha scritto il saggio ‘Schei. Il mitico Nordest dal boom alla rivolta’, ‘Tribù. Foto di gruppo con Cavaliere’, L’ orda. Quando gli albanesi eravano noi’, ‘Odissee. Italiani sulle rotte del sogno e del dolore’, ‘Sogni e fagotti’ (con Maria Rosaria OSTUNI), ‘Avanti popolo. Figure e figuri del nuovo potere italiano’. Finanziamenti a partiti, correnti e uomini politici. “”L’ idea di “”tenersi buoni tutti”” è comunque diffusa. Certo Francesco Gaetano Caltagirone preferisce dare i soldi (700.000 euro per le Politiche del 2006: un obolo da taccagno, per uno che di sole plusvalenze sulle sue quote nella Bnl vendute a Giovanni Consorte ha guadagnato la bellezza di 255 milioni) all’ Udc del “”quasi-genero”” Pier Ferdinando Casini. Giannino Marzotto, procurandosi il pubblico dissenso non solo dei fratelli Piero e Paolo ma della stessa figlia Margherita (…) ci tenne a far sapere di avere dato un milione di euro a Forza Italia e un altro alla Lega: “”Dalla politica non mi importa, della libertà si””. E dieci anni prima Malvina Borletti, erede della dinastia delle macchine per cucire (…) e della Rinascente, aveva dato oltre 3 milioni e mezzo di euro a Romano Prodi e Antonio Di Pietro: “”Riflettono il meglio degli italiani e credo nella loro assoluta buona fede””. Per non dire dei finanziamenti a senso unico delle Cooperative rosse, da sempre accusate dagli avversari di essere la vera cassaforte della sinistra. Nonché di essere spesso “”disinvolte”” negli affari e nella scelta degli alleati””. (pag 160-161)”,”ITAP-119″
“RIZZO Aldo”,”L’Italia in Europa tra Maastricht e l’Africa.”,”Aldo Rizzo è editorialista e inviato speciale della Stampa É stato anche columist di Panorama, autore di programmi televisivi e direttore del GR1.”,”EURE-050-FL”
“RIZZO Sergio”,”La memoria del criceto. Viaggio nelle amnesie italiane.”,” Sergio Rizzo è editorialista di “”Repubblica””, è stato inviato ed editorialista del “”Corriere della Sera””, dopo aver lavorato a “”Milano Finanza””, al “”Mondo”” e al “”Giornale””. Con Gin Antonio Stella ha scritto La Casta, La deriva, Vandali, Licenziare i padreterni, Se muore il Sud (Feltrinelli, 2013). Sempre con Feltrinelli ha pubblicato Da qui all’eternità (2014) Il facilitatore (2015), La repubblica dei brocchi (2016), Il pacco (2018) e 02.02.2020 (2019). “”Dalla privatizzazione della RAI al salvataggio dell’Alitalia, sino alla lotta alla burocrazia: in Italia tutto ci è sempre già stato promesso dalla politica. Solo che lo abbiamo dimenticato, e così continuiamo a ripetere sempre gli stessi errori. A chi conviene un’Italia senza memoria?”” (dalla quarta di copertina)”,”ITAE-025-FSD”
“RIZZONI Gianni e altri a cura; scritti di Charles BAUDELAIRE”,”Charles Baudelaire.”,”‘Baudelaire, il Dante di un’epoca decaduta’ (pag 123)”,”VARx-010-FER”
“RJAZANOV David B.”,”Marx ed Engels. Lezioni tenute al corso di marxismo dell’accademia socialista di Mosca nel 1922.”,”Influenza Riv francese in Germ, movimento riv in Germ, legame tra socialismo scientifico e filosofia, materialismo, Lega dei comunisti, Manifesto, rivoluzione tedesca 1848 – 1849, reazione, anni cinquanta, 1° Internazionale, Londra.”,”MADS-026 MAES-004″
“RJAZANOV D.”,”Marx Engels.”,”Su proposta di RJAZANOV la sezione d’agitazione del comitato di Mosca del PCR aveva deciso nel maggo 1922 di organizzare all’Accademia socialista dei corsi di breve durata sul marxismo. Malgrado lo scetticismo di molti compagni l’esperienza è riuscita (80 persone a conferenza, 80% proletari). I soggetti delle conferenze erano: La vita e azione di Marx Engels (D. RJAZANOV), Il materialismo dialettico, A. DEBORIN, Storia della religione, STEPANOV. Riazanov si caratterizzava come “”occidentalista”” (pag 187) “”La ricerca marxiana e le acquisizioni teoriche di Rjazanov avevano il segno delle discussioni e delle contese interne alla socialdemocrazia russa. In essa Rjazanov si caratterizzava come “”occidentalista””. Il ruolo degli intellettuali russi nella vita politica del Paese e i problemi di organizzazione della socialdemocrazia russa furono al centro del suo interesse politico e del suo studio del marxismo, sia prima che dopo il 1905 (10). Lo sviluppo storico della Russa e le ricerche e le osservazioni di Marx sulla situazione russa e sulla politica estera dello zarismo presero il primo posto nelle sue riflessioni quando l’espansione zarista in Asia si scontrò con la Grande Potenza giapponese e la Russia dalle sue sconfitte all’estero sembrò spinta ad una crisi rivoluzionaria interna (11). La formazione di un movimento sindacale in Russia, nel corso della rivoluzione del 1905-1906, attirò il suo interesse sulla concezione marxiana del sindacato. I sindacati erano un’organizzazione di classe autonoma, che recepiva gli immediati interessi economici degli operai, unificava questi ultimi come classe e li metteva in grado di svolgere un’azione politica, o costituivano invece una forma di movimento necessariamente limitato, che doveva essere subordinato al partito operaio? (12). Anche lo studio degli scritti politici di Marx e di Engels e delle loro osservazioni sulla Russia, l’India e la Cina, avvenne sulla base di questo riferimento attuale alle lotte di classe in Russia. Sulla base di questi interessi politici, D.B. Rjazanov si formò come conoscitore e specialista del marxismo, del quale mise a disposizione del movimento operaio importanti ricerche politiche, saggi, lettere, che, dopo averli fatti venire alla luce dagli archivi che li conservavano, collocò nel loro contesto storico-politico. In base a ciò, nel 1920, il Partito comunista russo gli affidò l’organizzazione dell’Istituto Marx-Engels e l’edizione delle opere complete di Marx ed Engels (13). Le ‘Revelations of the diplomatic history of the 18th century’, che attirarono l’interesse di Rjazanov principalmente per la discutibile interpretazione che egli dava della trasformazione del dispotismo zarista in assolutismo, furono pubblicate dal 16 agosto 1856 fino al 1° aprile 1857 in tredici numeri di “”The Free Press”” di Londra. Gli articoli furono raccolti in volume a Londra, nel 1899, dalla figlia di Marx, Eleanor, col titolo di ‘Secret diplomatic history of the 18th century’. Questo scritto non fu inserito né nella ‘Marx-Engels Gesamtausgabe’ (MEGA), né nelle ‘Marx-Engels-Werk’ (MEW) (14). Del fatto che gli editori di osservanza marxista-leninista abbiano ignorato, o meglio sottratto al dibattito e proibito, questa esposizione marxiana dei fondamenti semiasiatici della storia russa, non si può far carico a D.B. Rjazanov. Egli ha riscoperto e interpretato questi articoli di Marx già nel 1909, nel saggio sulla ‘Origine del predominio della Russia in Europa’. Certo, egli rifiutò la caratterizzazione di Marx della storia russa e in tal modo polemizzò indirettamente anche con Plechanov, Lenin, Trotsky e la Luxemburg, i quali, stimolati dalla rivoluzione del 1905, si occuparono dei residui asiatici nella società e nello Stato; ma comunque egli sottopose alla discussione questa immagine che Marx aveva dato della Russia negli anni Cinquanta del XIX secolo. Nel 1918 apparve una traduzione russa dello scritto di Rjazanov del 1909. Nel 1917 Rjazanov lavorò, insieme a Luise Kautsky, all’edizione degli scritti e articoli di Marx e di Engels pubblicati tra il 1852 e il 1862 che trattavano della situazione in Inghilterra, di Palmerston, della guerra russo-turca, della rivoluzione spagnola, dell’India, della Cina e della Russia (15). Solo negli anni Cinquanta, dopo il XX Congresso del PCUS, gli scritti sulla crisi d’Oriente e sulla guerra di Crimea furono inseriti nelle “”MEW”””” (pag 187-188) [(10) M.N. Pokrovskij, O russkom feodalizme, proizkhozdenije i karaktere absokjutizma v Rossii, in ‘Borba klassov’, n. 2, 1931 pp. 79 e sgg.; (11) Ibidem, p. 82; (12) M.N. Pokrovskij, Istoriceskaja nauka in borba klassov’, Mosca-Leningrado, 1933, p. 287; (13) Ibidem, p. 291; (14) A.M. Pankratova, op.cit., pp. 68 e segg; E. Oberländer, op. cit., pp. 69 e sgg.; (15) M.N. Dubrovskij, K voprosu o susnosti “”asiatkogo”” sposaba proizvodsto feodalizma, krepostnicestva i torgovskogo kapitala, Mosca, 1929, p. 162] [Bernd Rabehl, ‘La controversia all’interno del marxismo russo sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia’] [(in) Karl Marx, Storia diplomatica segreta del XVIII secolo, 1978] Engels ebbe una duratura influenza sul “”padre”” del marxismo russo, Georgij V. Plechanov (pag 208) L’utilizzazione da parte di Trotsky della base asiatica della storia russa per la sua teoria della “”rivoluzione permanente”” e la mancata realizzazione di questa teoria nella Russia rivoluzionaria (…) Trotsky vide la specificità dello sviluppo storico della Russia nel suo relativo primitivismo, nella sua lentezza e stagnazione”” (pag 224) In un saggio del 1912, Trotsky, diversamente da Lenin che aveva trovato un’identità tra la via prussiana al capitalismo e il capitalismo russo, sottolineò l’eredità asiatica della Russia (pag 226) La Luxemburg ha esaminato con minor precisione, rispetto a Plechanov e a Lenin l’aspetto del dispotismo (pag 229) “”In Occidente l’analisi critica dello stalinismo si incentrò su tre posizioni fondamentali: K.A. Wittfogel incluse la “”autocrazia stalinista”” tra le forme fenomeniche del “”dispotismo asiatico””, con ciò affermando, o volendo dimostrare, che il rivolgimento sociale che aveva avuto luogo nell’URSS si era realizzato sulla base di una società asiatica, che aveva enormemente rafforzato il dispostismo dello Stato e creato un tipo del tutto nuovo di dominio di classe (…). E. Mandel e H. Marcuse, richiamandosi direttamente o indiriettamente alla tradizione di un marxismo di tipo trotskista o “”austriaco””, videro nella società sovietica, malgrado tutte le deformazioni statalistiche e burocratiche, una base di partenza per l’avvio o per il proseguimento della trasformazione sociale della società. T. Cliff e P. Mattick caratterizzarono questa forma sociale come una variante specifica o come uno stadio determinato della socializzazione capitalistica della produzione, come “”capitalismo di Stato””. Nella seconda e terza di queste posizioni fondamentali non veniva affatto messo in dubbio il fondamento europeo della storia russa.”” (pag 184-185) pag 198 pag 205-206 pag 233″,”RJAx-001″
“RJAZANOV D. REICH W. FROMM F. FRAENKEL B. BROHM J.M.”,”Contro la morale borghese. Sesso famiglia e religione nella società capitalistica.”,”I saggi sono tratti da un numero di ‘Partisans’ (trotskismo) precedente gli avvenimenti del maggio 1968. REICH e FROMM sono personaggi noti. RJAZANOV è stato un grande dirigente bolscevico fondatore e direttore dell’ Istituto Marx-Engels di Mosca prima di essere eliminato nella grandi purghe staliniane. Boris FRAENKEL, polacco di origine, naturalizzato francese, è forse il più grande conoscitore di W. REICH nell’ambito del ‘marxismo rivoluzionario’. Jean Marie BROHM è un membro della Ligue Communiste, francese, è un redattore della rivista ‘Partisans’ e uno dei militanti francesi impegnati sul fronte teorico ideologico.”,”RJAx-002″
“RJAZANOV David B.”,”Biografia do manifesto comunista. A luta de classes e o processo historico.”,”””Nel 1892, Engels conclude questo riferimento su Carlyle nei seguenti termini: “”La rivoluzione di febbraio trasformò Carlyle in un reazionario. (…)””. Il libro di Carlyle, “”Passato e presente”” (1843), era, come la sua opera “”Cartismo”” (1839), il migliore che era stato scritto, dal punto di vista del socialismo aristocratico, intorno alla situazione dei lavoratori inglesi””. (pag 149)”,”RJAx-003″
“RJAZANOV D. (RIAZANOV) a cura; scritti di A. DEBORIN E. TARLE F. ENGELS F.P. SCHILLER A. THALHEIMER S. LURJE K. SCHMÜCKLE E. CZOBEL F. LASSALLE”,”Marx-Engels Archiv. Zeitschrift des Marx-Engels-Instituts in Moskau. Band II.”,”Scritti di A. DEBORIN E. TARLE F. ENGELS F.P. SCHILLER A. THALHEIMER S. LURJE K. SCHMÜCKLE Contiene: – Friedrich Engels, Sieben Rezensionen über den ersten band des “”Kapital”” mit einführung von Ernst CZOBEL (pag 427-462)”,”RJAx-011″
“RJAZANOV David B.”,”Marx ed Engels. Lezioni tenute al corso di marxismo dell’accademia socialista di Mosca nel 1922.”,”Influenza Riv francese in Germ, movimento riv in Germ, legame tra socialismo scientifico e filosofia, materialismo, Lega dei comunisti, Manifesto, rivoluzione tedesca 1848 – 1849, reazione, anni cinquanta, 1° Internazionale, Londra.”,”MADS-012-FC”

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, Q R1

“QIAO LIANG WANG XIANGSUI, a cura del Generale Fabio MINI”,”Guerra senza limiti. L’ arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione.”,”””Tutto è questione di numeri””. Seguendo questo pensiero, il filosofo Pitagora incontrò inaspettatamente una serie di misteriosi numeri semplici: 0,618. E alla fine scoprì la regola della sezione aurea, (una formula matematica che indica la derivazione della cifra 0.618). Nei successivi duemilacinquecento anni questa formula è stata considerata dagli artisti come la regola aurea dell’ estetica. Come è stato autorevolmente dimostrato dalla storia dell’ arte, quasi tutte le opere d’ arte considerate come capolavori, sia che fossero state create in maniera casuale o in base a una ricerca intenzionale, sono state tutte vicine o conformi a questa formula nei loro criteri estetici fondamentali. (…) E, naturalmente, la sfera militare non era stata esclusa. (…) L’ ombra dello 0,618 si può individuare in molte forme, dall’ arco della sciabola della cavalleria al vertice della traiettoria di un proiettile, di una granata, di un missile balistico (…) (pag 134-135).”,”QMIx-109″
“QUACK Sibylle”,”Geistig frei und niemandes knecht. Paul Levi – Rosa Luxemburg Politische Arbeit und persönliche Beziehung. Mit 50 unveröffentlichten Briefen.”,”QUACK Sibylle è nta nel 1951, ha studiato scienze politiche, germanistica e filosofia in varie Università tedesche. Ha scritto vari articoli e saggi. Vive a Bonn.”,”LUXS-022″
“QUADRI Santo”,”Dottrine politiche nei teologi del ‘500.”,”Il diritto di resistenza. Mariana. “”Il re riceve l’autorità dallo Stato. Ne possiede e ne può esercitare quanta ne riceve: la possiede e la esercita solo per i fini per i quali gli è stata conferita. Se non avendo autorità (tyrannus tituli), o abusando di quella che ha (tyrannus regiminis) vuole tuttavia imporsi allo Stato, questo ha il diritto di opporsi. I nostri autori al riguardo non fanno che ripetere S. Tommaso con gli opportuni aggiornamenti. Di particolare c’è la posizione di Mariana e qualche battuta polemica di Bellarmino e Suarez (…). Mariana era uno spirito libero: come egli stesso dice vedeva a malincuore sfumare tutte le libertà del popolo davanti all’assolutismo oramai incontrastato dei re. I monarcomachi si erano levati feroci per difendere i diritti del popolo: la questione si fa più delicata coll’introdursi delle polemiche religiose””. (pag 125-126)”,”TEOP-339″
“QUADRI Goffredo”,”Niccolò Machiavelli e la costruzione politica della coscienza morale.”,”QUADRI G. I presupposti della politica: la “”cattiveria”” essenziale e la virtù umana (pag 1)”,”TEOP-423″
“QUADRIO CURZIO Alberto ZOBOLI Roberto a cura”,”Ambiente e dinamica globale. Scienza, economia e tecnologia a confronto.”,”Saggi su: – Scienza, Tecnologia e Ambiente di Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, Stuart Dobson, Fakhry A. Bazzaz, Enrico Porceddu, Gianfranco Piva, Giancarlo Barbiroli. – Economia e Ambiente di Luigi L. Pasinetti, Massimo Livi Bacci, Emilio Gerelli, Joel Mokyr, Edmond Malinvaud, Siro Lombardini. ————- Curatori, Bibliografia, Mulino ————– Alberto Quadrio Curzio è stato presidente della Società Italiana degli Economisti ed è ordinario di Economia politica e preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università Cattolica di Milano. “”Noi, l’economia e l’Europa”” (1996), “”Il made in Italy oltre il 2000″” (2000) con A. Fortis. Roberto Zoboli è dirigente di ricerca presso l’ Istituto di Ricerca sulla Dinamica dei Sistemi Economici (IDSE) del CNR di Milano e professore a contratto di Economia e politica internazionale dell’ambiente nell’ Univeresità Cattolica di Milano.”,”E2-STA-001″
“QUADRIO-CURZIO Alberto a cura, saggi di Massimo LIVI BACCI Agniewszka BUCHACZ Riccardo CAPPELLIN Alessandro CIGNO Antonio Maria COSTA Paolo GARONNA Lorenzo GUARCELLO Pierluigi MONTALBANO Luigi PAGANETTO Furio Camillo ROSATI Moshe SYRQUIN Umberto TRIULZI”,”La globalizzazione e i rapporti nord-est-sud.”,”Alberto Quadrio Curzio è stato Presidente della Società Italiana degli Economisti ed è ordinario di Rconomia politica e Preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica. É Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei e Vicepresidente dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere. Massimo Livi Bacci è professore ordinario di Demografia nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. Agnieszka Buchacz è stagista presso la Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE). Riccardo Cappellin è professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Alessandro Cigno è professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. Antonio Maria Costa è vice segretario generale dell’ONU e direttore esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC). Paolo Garonna è professore ordinario di Economia applicata nella Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Padova e Deputy Executive Secretary della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE). Lorenzo Guarcello è titolare di un contratto di ricerca nell’ambito del progetto Understanding Children’s Work (UCW) presso l’Unicef Innocenti Research Centre di Firenze. Pierluigi Montalbano è dottore di ricerca in Analisi economica, matematica e statistica dei fenomeni sociali e coordinatore scientifico dell’Ufficio studi dell’Ipalmo (Istituto per le relazioni fra l’Italia ed i paesi dell’Africa, dell’America Latina e del Medio Oriente). Luigi Paganetto è professore ordinario di Economia politica e preside della Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Furio Camillo Rosati è professore straordinario di Scienza delle finanze nella Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Moshe Syrquin è professore ordinario di Economia presso la School of International Studies dell’Università di Miami, USA. Umberto Triulzi è professore straordinario di Politica economica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma e direttore dell’Ipalmo (Istituto per le relazioni fra l’Italia ed i paesi dell’Africa, dell’America Latina e del Medio Oriente).”,”ECOI-219-FL”
“QUAGLIA Marina”,”La circolazione delle élites in Roma in età Repubblicana secondo Pareto.”,”QUAGLIA Marina “”Nell’indagine sull’inserimento dei liberti nella società, il Pareto, seguendo il Mommsen, afferma che potevano entrare nella classe eletta e precisamente nell’ordine equestre, i discendenti di secondo grado dei liberti, mentre quelli di terzo grado potevano fa parte della nobiltà; ed aggiunge che tale movimento acquista intensità alla fine della repubblica”” (pag 49) “”I rapimenti, diffusi in Asia ed in Siria, le vendite di bambini da parte degli indebitati dalle esazioni nelle province, i prigionieri di guerra, formavano in Roma la massa degli schiavi: da un’affermazione posta in bocca a Scipione l’Emiliano risulta che la plebe urbana era dominata da ex-prigionieri di guerra. In effetti, benché per la legge romana fosse illegale, il commercio degli schiavi era talmente vasto, che nel 104 a.C. un senatoconsulto, dietro richiesta di Nicomede, re di Bitinia, prescriveva ai magistrati romani di liberare le persone indebitamente fatte schiave. Ma come fucina di schiavi, il rapimento non è produttivo come la guerra. Una delle misure repressive contro le città ribelli, consisteva, infatti, nel rendere schiavi i cittadini. Da prigionieri di guerra, generalmente, derivavano gli schiavi occidentali, mentre quelli orientali, erano procurati dai mercanti”” (pag 50-51)”,”STAx-261″
“QUAGLIARIELLO Gaetano a cura; saggi di Gaetano QUAGLIARIELLO Franco DEBENEDETTI Charles POWELL Michel TAUBMANN Trevor PHILLIPS Magdi ALLAM Fiamma NIRENSTEIN”,”Il nuovo spirito di Monaco. L’ Europa e la tentazione di arrendersi.”,”Saggi di Gaetano QUAGLIARIELLO Franco DEBENEDETTI Charles POWELL Michel TAUBMANN Trevor PHILLIPS Magdi ALLAM Fiamma NIRENSTEIN La penetrazione dell’ Islam in Europa. “”La nuova Monaco dell’ Europa, la prospettiva della resa dell’ Europa di fronte al pericolo del terrorismo islamico globalizzato, è un rischio serio. In primo luogo perché sussistono le condizioni concettuali. L’ Europa ha di fatto favorito l’ avvento, l’ affermazione e la diffusione del radicalismo islamico sul proprio suolo attribuendo ai musulmani dei parametri religiosi e mentali che sono propri all’ Occidente ma estranei alla realtà dell’ Islam maggioritario sunnita. Questi parametri sono la comunitarizzazione, la clericalizzazione e la moscheizzazione dell’ Islam. Ed è in questo semplicistico e ingenuo approccio concettuale, dettato dalla necessità di comprendere e catalogare una realtà oggettivamente complessa e inafferabile, che l’ Europa ha finito per consegnare nelle mani degli integralisti e degli estremisti il monopolio dei luoghi di culto islamici e della rappresentazione mediatica e politica delle comunità musulmane””. (pag 68, Magdi Allam)”,”RAIx-185″
“QUAGLIARIELLO Gaetano”,”Gaetano Salvemini.”,”QUAGLIARIELLO G. insegna storia contemporanea nell’Università Luiss di Roma dove ha diretto il dipartimento di studi storici e socio-politici. Si è occupato di ‘De-Gaulle e il gollismo’, della ‘Francia da Chirac a Sarkozy’ e dei rapporti tra Chiesa e politica in Italia.”,”ITAD-104″
“QUAGLIARIELLO Gaetano”,”De Gaulle e il gollismo.”,”Gaetano Quagliariello insegna Teoria e storia dei partiti politici nella Facoltà di Scienze politiche della Luiss ‘Guido Carli’ di Roma. Tra i suoi numerosi lavori: La politica senza partiti, Ostrogorski e l’organizzazione della politica tra Ottocento e Novecento, La legge elettorale del 1953.”,”FRAV-003-FL”
“QUAGLIARIELLO Gaetano”,”La politica senza partiti. Ostrogorski e l’organizzazione della politica tra Ottocento e Novecento.”,”Gaetano Quagliariello (Napoli, 1960) è ricercatore di Storia dei partiti politici e docente incaricato di Storia dell’Europa contemporanea presso l’Università dell’Aquila; insegna Teoria e storia dei partiti politici presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (Luiss) di Roma.”,”TEOP-084-FL”
“QUAGLIONI Diego”,”I limiti della sovranità. Il pensiero politico di Jean Bodin nella cultura politica e giuridica dell’età moderna.”,”‘Jean Bodin (1529-1596) è stato un filosofo, economista e giurista francese, noto per le sue teorie economiche e i principi del “”buon governo””. Nato ad Angers, Bodin studiò legge all’Università di Tolosa e divenne professore di diritto civile 2. La sua opera più celebre, “”I sei libri della Repubblica””, ha avuto una grande influenza sulla teoria politica, introducendo il concetto moderno di sovranità. Bodin fu un sostenitore della tolleranza religiosa e si oppose alla schiavitù. Tuttavia, alcune delle sue idee, come quelle sulla demonologia e l’astrologia, possono sembrare controverse ai lettori odierni 1. Nonostante ciò, il suo contributo alla filosofia politica e al diritto rimane significativo’. (f. copil.)”,”TEOP-045-FMB”
“QUAGLIONI Diego”,”La sovranità.”,”Diego Quaglioni insegna storia del Pensiero giuridico moderno nell’Università di Trento.”,”DIRx-022-FMB”
“QUAINI Massimo”,”Marxismo e geografia.”,”””Già nell’analisi del concetto di merce e dei suoi due fattori (valore d’uso e valore-lavoro), cioè alle soglie del ‘Capitale’, Marx introduce il concetto di “”forza produttiva del lavoro”” (riconducibile al più generale concetto di forze produttive della fondamentale dialettica forze produttive-rapporti di produzione) nei suoi elementi determinanti: “”La ‘grandezza di valore’ di una merce rimarrebbe quindi costante se il tempo richiesto per la sua produzione fosse costante. Ma esso cambia con ogni cambiamento della ‘forza produttiva del lavoro’. La forza produttiva del lavoro è determinata da molteplici circostanze, e, fra le altre, dal grado medio di abilità dell’operaio, dal grado di sviluppo e di applicabilità tecnologica della scienza, dalla combinazione sociale del processo di produzione, dall’entità e dalla capacità operativa dei mezzi di produzione, e da ‘situazioni naturali'”” (‘Il Capitale’, I, 1, p. 52). P. Vilar ha commentato questo passo sottolineando gli inviti ancora attualissimi a un programma di studi che ci riguarda strettamente: “”Sottolineo che Marx ha introdotto con l’ultima indicazione, a proposito delle ‘condizioni naturali’, una serie di suggerimenti, che ha d’altronde rapidamente precisati, sull’osservazione dei ‘mutamenti di produttività nel breve termine’ (nell’ambito delle produttività agricole dominate dalla meteorologia) investendo in tal modo tutto il problema economico-sociale dell'””irregolarità dei raccolti”” nel corso della storia. Investendo anche il problema dell’ineguale produttività delle miniere, sulla quale riposa la storia degli equilibri monetari e del movimento dei prezzi. Ciò infine introduce a un livello più generale, nel programma dello storico, ‘tutta la geografia’ quella delle risorse, quella delle distanze”” (P. Vilar, op. cit., p. 221) (1). Per ‘situazioni naturali’ Marx non intende soltanto clima, le condizioni meteorologiche in rapporto ai raccolti – anche se questo come vedremo più avanti si rivela un elemento di grande rilievo nello studio delle società agrarie precapitalistiche, come anche di recente ha dimostrato W. Kula – o le condizioni naturali della produttività delle miniere, ma, proprio come osserva il Vilar, nel programma scientifico marxiano entro ‘tutta la geografia’, inscindibilmente dalla storia e in particolare dalla storia delle tecniche o della tecnologia. “”La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura”” e in quanto tale non può pensarsi neppure essa come storia speciale, autonomamente dalla geografia e dalla storia del lavoro sociale e dei rapporti di produzione: “”Una ‘storia critica della tecnologia’ dimostrerebbe, in genere, quanto piccola sia la parte di un singolo individuo in una invenzione qualsiasi del secolo XVIII. Finora tale opera non esiste. Il ‘Darwin’ ha diretto l’interesse sulla storia della tecnologia naturale, cioè sulla formazione degli organi vegetali animali come strumenti di produzione della vita delle piante e degli animali. Non merita uguale attenzione la storia della formazione degli organi riproduttivi dell’uomo sociale, base materiale di ogni organizzazione sociale particolare? E non sarebbe più facile da fare, poiché, come dice il ‘Vico’, la storia dell’umanità si distingue dalla storia naturale per il fatto che noi abbiamo fatto l’una e non abbiamo fatto l’altra? La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita, e con essi anche l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono”” (Il Capitale, I, 2, pp. 72-3)”” [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, 1974] (pag 66-67) [(1) P. Vilar, Sviluppo economico e analisi storica, Laterza, 1970]”,”MADS-134″
“QUAINI Massimo”,”Marxismo e geografia.”,”[“”Il carteggio fra Marx e Engels mostra con quanto interesse essi seguano i progressi della ricerca scientifica, soprattutto nel corso del trentennio che va dalla metà del XIX secolo agli anni ’80: un periodo nel quale si impone nella biologia, zoologia, geologia e paleontologia, il concetto di evoluzione, nasce la chimica organica e lo sviluppo delle forze produttive diventa sempre più solidale con il progresso delle scienze della natura (chimica agraria, applicazioni industriali dell’elettricità ecc.). Negli anni 50-60 è soprattutto Marx che si occupa di scienze naturali, di fisica, di cosmologia, di geologia, di fisiologia; mentre Engels, che fino ad allora aveva limitato i suoi interessi in questo campo alla fisica e alla matematica, è soprattutto a partire dagli anni ’70, che, anche per incitamento di Marx, si inizia alle questioni di geologia e gradatamente raccoglie i materiali per l”Anti-Dühring’ e ‘La dialettica della natura’: per i saggi teorici in cui il marxismo della II Internazionale riconoscerà i capisaldi della concezione socialista delle scienze naturali (cfr. K. Marx – F. Engels, ‘Lettres sur les sciences de la nature (et les mathématiques’), a.c. di J.P. Lefebvre, Parigi, Ed. Sociales, 1973). Non è qui il caso di seguire in modo analitico l’atteggiamento di Marx e di Engels nei confronti delle scienze naturali e geografiche – non è fra gli scopi che ci proponiamo – ci limitiamo dunque a soffermarci su alcuni dei punti che in modo problematico possono illuminare alcune questioni che nel primo capitolo abbiamo constatato essere ancora aperte, per esempio il problema del determinismo geografico. Sotto questo aspetto è l”Origine delle specie’ di Darwin che, aprendo nuove prospettive, stimola la riflessione di Marx ed Engels. Engels, che legge Darwin a pochi giorni dalla sua pubblicazione, ne riconosce subito l’importanza e lo presenta a Marx come il maggior tentativo finora fatto “”per dimostrare che anche la natura è soggetta a uno sviluppo storico”” (Lettera a Marx dell’11 o 12 dicembre 1859). Marx, a distanza di circa un anno, riconosce che “”malgrado la mancanza tutta inglese di eleganza nell’esposizione, è in questo libro che si trova il fondamento storico-naturale della nostra concezione”” (Lettera a Engels del 19/12/1860)”” [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, 1974] (pag 45-46) La chiave storica dell’Oriente. “”Se già a cominciare dai ‘Manoscritti parigini’ (ove troviamo l’utilizzazione delle conoscenze geologiche a fini essenzialmente filosofici) il riferimento e lo studio attento dei naturalisti rimangono una nota costante di tutta l’attività scientifica di Marx e Engels (con propensioni finanche speculative nell’ultimo Engels), è anche vero che i fondatori del materialismo storico si servono spesso, come già avevano fatto gli illuministi e economisti come A. Smith, delle relazioni dei viaggiatori, pur non dimostrando soverchio entusiasmo per questo genere di letteratura geografica: “”in generale – scriveva Marx in una lettera a Engels del 13/2/1866 – io non leggo mai, se non per obbligo professionale descrizioni di viaggi””. Con questa valutazione Marx si riferiva alla possibilità di reperire notizie sul Giappone nel quadro delle sue indagini sulla rendita fondiaria. Ma già nel 1853 Marx ed Engels avevano esaminato e apprezzato la letteratura geografica sull’Asia e si erano scambiati per lettera osservazioni di grande interesse e che sono alla base della ‘teoria del modo di produzione asiatico’. Osservazioni che possiamo ora introdurre come esempio di riformulazione marxista di una “”tipizzazione”” o “”formazione storica”” – il ‘dispotismo asiatico’ – che, avendo già trovato larga diffusione e interessanti sviluppi nel Settecento (oltre che negli illuministi francesi anche nella scuola storico-sociologica scozzese), aveva poi ricevuto una trattazione storica non superficiale nelle hegeliane ‘Lezioni di filosofia della storia’ (soprattutto in riferimento alla Cina), che Marx dimostra di superare solo a partire dal 1853, quando affronta il problema per l’urgere della questione politica dei possedimenti inglesi in India. Lo scambio epistolare di osservazioni sulla storia dell’Asia parte dalla lettura engelsiana di ‘The historical geography of Arabia’ di C. Forster, che offriva interessanti informazioni sulla storia religiosa e sociale di ebrei e arabi. Su di esse Marx ritorna, in una lettera a Engels del 2/6/1853, riprendendo appunti di letture che risalivano al ’51: “”Per quanto riguarda gli ebrei e gli arabi, la tua lettera è stata molto interessante per me. Si può del resto dimostrare: 1) in tutte le popolazioni orientali, da quando esiste una storia, esiste una relazione generale tra il ‘settlement’ (insediamento stabile) di una parte di esse e la permanenza del nomadismo delle altre; 2) ai tempi di Maometto la via commerciale dall’Europa verso l’Asia era notevolmente cambiata, e le città dell’Arabia, che prendevano molta parte al commercio con le Indie ecc., si trovavano commercialmente in decadenza, il che in ogni caso contribuì a dare un impulso; 3) per quanto riguarda la religione, la questione si risolverà in quella generale e perciò più facile a risolversi: perché la storia dell’Oriente ‘appare’ come una storia delle religioni? Sulla formazione delle città orientali non c’è nulla di più brillante, di più chiaro e di più indovinato che il vecchio François Bernier (per nove anni medico di Aureng-zebe): ‘Voyages contenant la description du Grand Mogol’ ecc. (…). Bernier trova a ragione la forma fondamentale di tutti i fenomeni dell’Oriente – lui parla della Turchia, della Persia, dell’Indostan – nel fatto che non vi esisteva ‘nessuna proprietà priva del suolo’. Questa è la vera ‘clef’ anche del cielo orientale””. A sua volta, Engels (che nel frattempo si era messo a studiare il persiano) riprendendo la questione della chiave storica dell’Oriente nel punto in cui l’ha lasciata Marx, avanza un’ipotesi che si rifà nettamente al ‘determinismo geografico’ settecentesco: “”L’assenza della proprietà fondiaria è la chiave per tutto l’Oriente. Qui risiede la storia politica e religiosa. Ma per quale motivo gli orientali non arrivano ad avere una proprietà fondiaria, neanche quella feudale? Io credo che la ragione risieda soprattutto nel clima, assieme con le condizioni del suolo, specialmente con le grandi zone desertiche, che si estendono dal Sahara, attraverso l’Arabia, la Persia, l’India e la Tartaria, fino ai più alti altipiani dell’Asia. L’irrigazione artificiale è qui la prima condizione dell’agricoltura e questa è cosa o dei comuni o delle province o del governo centrale. In Oriente il governo ha sempre avuto soltanto tre ministeri: finanze (saccheggio dell’interno), guerra (saccheggio dell’interno e dell’esterno) e ‘travaux publics’, cura della riproduzione. (…)”””” (pag 49-50) [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, 1974] “”Constatiamo, di passata, che il determinismo climatico di Engels non arriva al punto di spiegare la decadenza delle civiltà orientali con presunte variazioni del clima (come ritennero più tardi alcuni geografi ambientalisti americani), ma lascia agli ‘eventi’ della storia umana un largo margine di azione. Nel frattempo Marx comincia a vedere la questione non più soltanto nei suoi termini scientifici ma anche nei termini politici emersi in occasione del dibattito parlamentare sull’amministrazione inglese delle Indie ed arriva alla conclusione che “”l’annientamento dell’industria indigena ad opera dell’Inghilterra”” debba considerarsi un fatto “”rivoluzionario””. Se giunge a questa conclusione è perché, prendendo le distanze dal determinismo climatico di Engels, ritiene che all’origine dello “”stagnante dispotismo asiatico”” non ci siano soltanto le condizioni climatiche e del suolo con i conseguenti grandi lavori pubblici come base del governo centrale e condizione prima dell’agricoltura e del commercio, ma anche un tipo di popolamento rurale disperso in piccoli centri economicamente autosufficienti perché basati sulla combinazione di agricoltura e manifattura di tipo domestico. Ambedue le circostanze – lavori per l’irrigazione assunti dal governo centrale e dispersione della popolazione in villaggi autosufficienti – sono considerate all’origine di “”un ‘sistema sociale’ tutto proprio (…) il cosiddetto sistema di villaggio””. Dunque proprio perché Marx non privilegia astratti fattori ambientali può ritenere che l’annientamento, da parte del commercio inglese, della piccola industria domestica, essenziale al mantenimento dell’equilibrio economico del sistema di villaggio, può significare la dissoluzione dell’intero sistema sociale del dispotismo asiatico””. (pag 51-52) [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, 1974]”,”MADS-011-FPA”
“QUAINI Massimo”,”Marxismo e geografia.”,”Dono di Aldo Pressato Contiene i capitoli: – Crisi della geografia – Filosofia e geografia – Materialismo storico e geografia – Dalla critica marxiana della dialettica speculativa alla dialettica scientifica del materialismo storico – Marx, Engels e la geografia Dalle “”società naturali”” alla “”società storica”” – Storia dell’espropriazione dell’uomo rispetto alla natura o storia del dominio dell’uomo sulla natura? – Le “”condizioni naturali”” del lavoro e della produzione .- Le condizioni geografiche della riproduzione e della accumulazione nelle società precapitalistiche – Dalle forme precapitalistiche alla società feudale come forma di transizione al capitalismo (l’accumulazione originaria) – Rivoluzione industriale e genesi della rendita fondiaria capitalistica – Capitalismo e contraddizioni ecologico-territoriali – Bibliografia “”(…) per ora non possiamo ancora ritenere concluso il tema dei rapporti Marx-scienze naturali, Marx-Darwin. Chi conosce gli scritti di Marx sa come questi ami spesso (anche nel ‘Capitale’) confrontare la sua metodologia con quella di Darwin, al punto che non è forse fuori luogo parlare di un’influenza di Darwin su Marx, a patto però di distinguere Darwin dal darwinismo e in particolare dall’ambientalismo positivistico. Per l’aspetto che qui ci interessa maggiormente – il determinismo geografico – si deve infatti riconoscere che Darwin non condivide la ipotesi lamarckiana di un’azione diretta dell’ambiente, osservando che variazioni simili possono interessare individui posti in condizioni differenti e variazioni differenti riguardare individui posti in condizioni simili. Lo stesso discorso vale anche per Morgan: uno dei padri della scienza sociale moderna e tale considerato anche da Marx e Engels. Per Morgan è incontestabile l’influsso di Darwin, ma anche Morgan respinge il determinismo geografico che per l’antropologia è ciò che il lamarckismo è per la zoologia (cfr. E. Terray, ‘Il marxismo e le società primitive’, Roma, Samonà e Savelli, 1969). Se già a cominciare dai ‘Manoscritti parigini’ (ove troviamo l’utilizzazione delle conoscenze geologiche a fini essenzialmente filosofici) il riferimento e lo studio attento dei naturalisti rimangono una nota costante di tutta l’attività scientifica di Marx e Engels (con propensioni finanche speculative nell’ultimo Engels), è anche vero che i fondatori del materialismo storico si servono spesso, come già avevano fatto gli illuministi e economisti come A. Smith, delle relazioni dei viaggiatori, pur non dimostrando soverchio entusiasmo per questo genere di letteratura geografica: “”in generale – scriveva Marx in una lettera a Engels del 13.2.1866 – io non leggo mai, se non per obbligo professionale descrizioni di viaggi”””” (pag 48-49) [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, Firenze, 1974]”,”ASGx-045″
“QUAINI Massimo, con un saggio di Carlo BITOSSI”,”Levanto nella storia. III. Dal piccolo al grande mondo: i levantesi fuori da Levanto.”,”””La mobilità degli uomini del Medioevo è stata estrema, sconcertante”” (J. Le Goff) (in apertura) LA STORIA DI LEVANTO (f. Comune di Levanto) Per capire Levanto occorre risalire alle sue origini, partendo dalla profondità storica del paesaggio e ripercorrendo le varie identità che la cittadina ha assunto nei diversi periodi: dall’immagine feudale e agricolo pastorale sulle montagne di Bardellone a quella comunale mercantile-marittima al tempo della Repubblica di Genova fino alla odierna configurazione di polo dotato di notevole attrattiva turistica grazie ad un elevato valore ambientale e paesistico. In epoca romana esisteva un piccolo borgo denominato Ceula situato sulle colline dell’odierna Montale, in prossimità delle quali giungeva il mare; esso costituiva un nodo strategico di grande importanza poichè era ubicato nel punto in cui l’antica via ligure che proveniva dall’interno toccava la costa. Dopo la caduta dell’impero romano di occidente (476 D.C.), Ceula entrò a far parte dell’Impero Bizantino. In epoca carolingia (inizio IX sec.) l’attuale campanile della Chiesa di San Siro fungeva da torre di avvistamento e di difesa contro i pericoli provenienti dal mare. A partire dal XIII secolo l’importanza dell’abitato iniziò a diminuire a vantaggio di Levanto che stava ampliandosi direttamente sul mare. Levanto, diventò prima feudo dei Malaspina, passò successivamente ai Da Passano e nel 1229 alla Repubblica di Genova. Nei secoli medievali la vita economica di Levanto si reggeva soprattutto sulle attività mercantili – marmo “rosso di Levanto”, vino ed olio locali – alimentate tanto dalle vie di comunicazione verso la Pianura Padana (la via Francigena) quanto dalle vie marittime che si aprivano sull’intero Mediterraneo; ciò è dimostrato dalla presenza della Loggia e della Darsena. Dopo il Medioevo, il Borgo antico raccolto attorno alla Chiesa di Sant’Andrea ed al colle di San Giacomo conobbe un notevole sviluppo; una seconda fase di espansione è datata XV secolo, con l’edificazione del Borgo nuovo o Stagno nella piana del Ghiararo dovuta principalmente alle rilevanti funzioni economiche e politiche assegnate a Levanto dalla Repubblica di Genova che rendevano insufficiente il borgo medioevale determinando la nascita del Borgo Nuovo sull’allineamento della Via dei Monti collegante il borgo con la valle; tale insediamento mantiene ancora oggi il suo carattere lineare con interessanti palazzi dei secoli XVII e XVIII che si affacciano ai due lati di Via Garibaldi e di Via Guani, di recente ristrutturati tramite il “Progetto Raffaello” dell’Unione Europea. Un’ulteriore fase dello sviluppo urbano si pone tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo con l’apertura degli attuali Corso Italia e Corso Roma. A partire dal 1950 il borgo si è ulteriormente esteso raggiungendo negli anni ’70 l’attuale configurazione. Levanto deve la sua fama turistica anche alla sua posizione al centro di una suggestiva valle, le sue dorsali che finiscono in mare col promontorio del Mesco e la punta di Levanto, costituiscono uno splendido scenario rivestito del verde di boschi , ulivi e vigne. Al centro di ogni territorio sono situati piccoli borghi che hanno conservato i colori antichi della loro identità, insediamenti minori, mulini, cappelle e piccoli santuari nascosti fra la folta vegetazione. La valenza ambientale del territorio comunale è stata riconosciuta con l’inserimento del Promontorio del Mesco nel Parco Nazionale delle Cinque Terre e la bellezza dei fondali marini ha reso il tratto di mare antistante il promontorio stesso il cuore della Riserva Marina delle Cinque Terre. Recentemente sono stati realizzati, con l’utilizzo dei fondi europei, grossi interventi di recupero del centro storico, tra cui il restauro dell’ex Convento degli Agostiniani, denominato Ospitalia del Mare, in occasione del Grande Giubileo del 2000. Pagina aggiornata il 26/06/2023″,”LIGU-002-FFS”
“QUARANTA Guido”,”Scoop, querele e qualche schiaffo.”,”QUARANTA Guido nato in privincia di Torino nel 1927 ha lavorato all’Unità, Paese Sera, Panorama e l’Espresso. Ha pubblicato vari libri In Parlamento lo hanno chiamato “”Supposta””; ha conosciuto bene Pertini, Cossiga, D’Alema, ha annunciato la prima discesa in campo di Berlusconi. E’ stato preso a schiaffi e ceffoni da un viceministro, è stato denunciato da Busi. Ha lavorato all’interno del ‘Palazzo’ ma anche fuori, ha seguito avvimenti e personaggi dello sport, grandi processi, giornalisti famosi, attori, scienziati.”,”EDIx-193″
“QUARANTA Giancarlo”,”Governabilità e democrazia diretta. Una ricerca sulle possibili risposte alla crisi italiana. Con interventi di Maurice Godelier e Luigi Sartori.”,”Giancarlo Quaranta, nato nel 1937, è stato direttore della Fondazione Moro e ha diretto il Centro di ricerca e documentazione Febbraio ’74. Ha curato un’antologia di discorsi di Aldo Moro dal titolo ‘L’intelligenza e gli avvenimenti’.”,”TEOP-007-FSD”
“QUARONI Pietro”,”Il mondo di un ambasciatore.”,” Pietro Quaroni è considerato il diplomatico italiano più importante dell’ultimo trentennio in Italia. Nato a Roma nel 1898 da padre italiano e madre tedesca si è laureato in giurisprudenza, è stato ufficiale in Russia durante la rivoluzione. Iniziata la carriera diplomatica nel 1920 viene destinato a Istanbul, poi a Buenos Aires e quindi nominato primo segretario dell’ambasciata italiana a Mosca. Successivamente è a Tirana e nel 1932 a Roma promosso consigliere d’ambasciata. Nel 1935 è a Salonicco come console generale poi ambasciatore in Afghanistan, e di nuovo a Mosca. Nel 1946 fa parte della delegazione italiana alla conferenza di pace. Nel 1947 è ambasciatore a Parigi. Nel 1954 pubblica ‘Ricordi diun ambasciatore’ dove descrive gli inizi della sua carriera. Poi pubblica ‘Carriera diplomatica’ che tratta il mondo della politica internazionale e i suoi personaggi. Nel 1959 esce la sua terza opera ‘Le ore d’Europa’. Nel 1958 è ambasciatore a Bonn. Dal 1961 al 1964 è a Londra. Nello stesso anno diventa presidente della Rai, e mantiene la carica fino al 1969. “”Ogni Paese ha il suo genio proprio, e le cose sue deve farle nella maniera che corrisponde a questo suo genio e non in un altro. Il genio italiano è un insieme di elementi contradditori che coesistono senza fondersi: molto idealismo, molto realismo, molte illusioni, molta confusione; molta tolleranza, forse, figlia di un grande scetticismo, ma comunque profondamente umana e un curioso senso di continuità giuridica. L’unità d’Italia è stata fatta secondo questo genio della nostra gente: è stata fatta per storto, se si vuole, ma è stata fatta. Questa è la grandezza vera del nostro Risorgimento: forse è solo ora che cominciamo realmente a rendercene conto. Davanti ai nostri occhi, affascinante e invidiata, l’immagine dell’unità germanica forgiata sui campi di battaglia, scintillante di vittorie militari. Nella storia d’Italia unita ricorre il sogno non abbastanza soddisfatto della gloria militare: e non sono del tutto sicuro che non ci sia rimasto ancora. Date le sue deficienze di partenza, l’Italia aveva superato brillantemente la sua prima grande prova militare, ma negli anni della guerra qualcosa si era sfasciato: la fabbrica politica e sociale, che bene o male, si era venuta costituendo sulle tracce dell’Unità. Un processo lungo, travagliato che iniziatosi in quegli anni difficili, è in corso ancora oggi: da questo processo sta uscendo l’Italia moderna, moderna sul serio. (…) Siamo forse l’ultimo popolo al mondo che, ritenendosi furbo, cinico, calcolatore ed essendolo anche, in parte, crede, in politica estera, al sentimento e all’ideale, e ne risente, dolorosamente, quando i fatti portano a renderci conto che gli altri ci credono un po’ meno di noi. E’ bello certo, ma ha anche i suoi inconvenienti: chissà, forse, anche questo è un’eredità dei bei sogni del nostro Risorgimento”” (pag 11-13)”,”ITQM-211″
“QUARTA Cosimo”,”Tommaso Moro. Una reinterpretazione dell’ «utopia».”,”Cosimo Quarta lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Lecce. Si è interessato fin dall’inizio del pensiero utopico. Nel corso degli anni ha affrontato problemi di storia dell’ Utopia (Moro, Campanella, Andrea, ‘La città armoniosa’ di Péguy). Marx afferma con estrema chiarezza che «il comunismo tedesco è il più deciso avversario di ogni utopismo» “”Se l”Utopia’ può considerarsi la prima seria analisi provocata dalle inumane condizioni di vita del nascente proletariato moderno, anzi, se è vero ciò che alquanto perentoriamente afferma Kautsky, ossia che More «ha riconosciuto chiaramente il grande principio – che costituisce una delle basi del socialismo moderno – secondo cui l’uomo è un prodotto delle condizioni materiali in cui vive e che una classe d’uomini può essere elevata soltanto attraverso un adeguato mutamento delle condizioni economiche» (195), allora diviene davvero sorprendente, nel pur vasto e complesso panorama della interpretazioni dell’ ‘Utopia’, l’estrema esiguità di contributi alla discussione critica da parte degli autori d’ispirazione marxista. Già negli scritti di Marx, More e l”Utopia’ vengono citati assi di rado: tre volte, e soltanto come fonte storica, nel primo libro del ‘Capitale’, una quarta volta, assai fugacemente, nell’ ‘Ideologia tedesca’, quando sono richiamati i precursori del comunismo (196). Engels, da parte sua, non ha mostrato maggiore interesse; More e l”Utopia’ compaiono, di passaggio, nei suoi scritti solo quattro volte: due in brevi passi polemici contro Grün e Dühring, e due nelle lettere (197). Ora questo disinteresse non è casuale: va valutato, infatti, nell’ambito della profonda e devastante polemica che Marx ed Engels sostengono contro il cosiddetto «socialismo utopistico» (198); cioè proprio contro quel filone che si richiamava allo scritto di More. Polemica che cominciò assai per tempo e, si può dire, quasi all’improvviso, se si pensa che, ancora nel marzo 1845, Marx ed Engels stavano progettando di curare la traduzione tedesca di una sorta di ‘Biblioteca degli utopisti’, in cui si sarebbero dovute entrare «le cose migliori di Fourier, di Owen, dei sansimoniani ecc.»; mentre appena qualche anno dopo, con la pubblicazione della ‘Miseria della filosofia’ prima del ‘Manifesto’ poi , la polemica era già in atto (199). Ora la polemica di Marx ed Engels non poteva colpire soltanto gli utopisti contro i quali essa era immediatamente diretta, cioè Saint-Simon, Fourier, Proudhon, Owen ecc., ma doveva finire col travolgere l’intero filone utopico. In uno scritto del 1848 Marx afferma infatti con estrema chiarezza che «il comunismo tedesco è il più deciso avversario di ogni utopismo» (200). Ed è ovvio che tale condanna comprendeva anche More e la sua opera. Non meraviglia dunque che anche sull’ ‘Utopia’ sia caduto il peso della consegna di Engels, di «lasciare ai rigattieri della letteratura il compito di andare in giro sofisticando solennemente su queste fantasticherie, che oggi fanno soltanto sorridere»; anche se è stato lo stesso Engels a riconoscere «i germi di idee e di pensieri che affiorano dovunque sotto questo manto di fantastico» (201). Tuttavia, la parte positiva del giudizio di Engels non sfuggì ad uno dei primi convinti assertori del «socialismo scientifico», nonché suo amico e segretario, cioè a Kautsky; il quale è l’autore di quell’acuto e penetrante saggio su More e l”Utopia’ che tanto piacque ad Engels da volerlo far tradurre in francese (202). Ma l’opera di Kautsky è pressoché isolata (203)”” (pag 57-59) [Cosimo Quarta, ‘Tommaso Moro. Una reinterpretazione dell’ «utopia»’, Edizioin Dedalo, Bari, 1991] [(195) K. Kautsky, ‘Thomas More und seine Utopie, Berlin, 1973, p. 220; (196) Cfr., rispettivamente K. Marx, Il Capitale, cit., I, 3, pp. 65, 176-177, 194-195; K. Marx F. Engels, ‘L’ideologia tedesca, tr.it., Roma, 1969, p. 454; (197) Cfr. F. Engels, ‘Deutsche Sozialismus in Versen und Prose. Materialen zum “”Anti-Dühring””; lettere a W. Liebknecht del 12 febbraio 1873, e a K. Kautsky del 30 aprile 1891, in K. Marx-F. Engels, Werke (MEW), 39 voll, Berlin, 1961-66, IV, p. 227, XX, p. 588, XXIII, p. 455; XXXVIII, pp. 86-87; (198) Cfr. M. Buber, ‘Sentieri in utopia’, tr. it., Milano, 1967, pp. 9 ss e passim; G. Duveau, ‘Sociologie de l’utopie et autres essais’, Paris, 1961, pp.7 ss, e passim, 190 e passim; J. Grandjonc, ‘L’Utopie en quête de Science. Remarque sur l’utopisme social au XIX siècle’, nel numero speciale dei “”Cahiers d’etudes germanique””, contenente gli “”Actes du 13e Cognres de l’association des germanistes de l’enseignement superieure””, Aix en Provence, 26-28 avril 1980, pp. 93-118. Le ragioni per cui ho definito “”devastante”” tale polemica sono chiarite nel mio saggio ‘Péguy e la tradizione utopica: la sua rottura, la sua ripresa’, in “”Quaderno Filosofico””, 4, Lecce, 1980, pp. 99-128; (199) Si veda rispettivamente, la lettera di Engels a Marx del 17 marzo 1845 K. Marx-F. Engels, Opere Complete, tr.it, Roma 1972, XXXVIII, pp. 25-29; K. Marx, ‘Miseria della filosofia’, tr. it., Roma, 1969, pp. 44, 60, 107, 144; anche la lettera di Marx ad Annenkov del dicembre 1846, in appendice al testo precedente, pp. 151-162; K. Marx-F. Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, tr. it., Roma, 1971, pp. 96, 109 e passim.; (200) Si tratta dell’articolo ‘Der “”Debat social”” vom 6. Februar über die Association démocratique’, in “”Deutsche Brüsseler Zeitung””, 13.2.1948, ora in MEW IV, pp.511-513. L’espressione citata è a p. 512: “”Der deutsche Kommunismus der entschiedenste Gegner alles Utopismus ist””; (201) F. Engels, L’evoluzione del sociailsmo dall’utopia alla scienza””, tr. it., Roma, 1970, p. 74]”,”SOCU-008-FMB”
“QUARTARARO Rosaria”,”Roma tra Londra e Berlino. La politica estera fascista dal 1930 al 1940.”,”Rosario QUARTARARO, nata a Torino nel 1949, ha iniziato a lavorare come ricercatrice presso la London School of Economics and Political Science. Svolge attività didattica e di ricerca presso l’ Istituto di Studi Storici della Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Roma e ha svolta analoga attività presso l’ Istituto di Storia Moderna della Facoltà di Lettere. “”Sebbene le precedenti ouvertures di Mussolini indicano che egli preferisse un accordo bilaterale che avrebbe sancito la preminente posizione italo-britannica in Europa e nel Mediterraneo, le istruzioni di Vansittart a Drummond, in merito alla possibilità di concordare in futuro un’intesa “”tripartita e multilaterale””, dovettero indurre Roma a ritenere che la Gran Bretagna sarebbe stata più disponibile verso un accordo di questo tipo, specialmente se questo riuscisse a sommare insieme l’ entente a la détente. (…) La proposta del Patto Mediterraneo, come condicio sine qua non della collaborazione anglo-italiana in Europa, venne ripetuta per tutto il corso del ’36-’37, prima e dopo la creazione dell’ Asse, e prima e dopo la conclusione del Gentlemans’s Agreement del gennaio ’37, parallelamente all’ intensificarsi della propaganda e delle attività politiche antibirtanniche in Egitto e in Medio Oriente. In pratica, ininterottamente, fino alla conclusione del Patto di Pasqua dell’ aprile 1938 e, in mutate condizioni politiche, perfino dopo il Patto d’ Acciaio. La politica estera fascista, in questi anni, rivela che il tradizionale “”opportunismo”” non escludeva una coerenza di fondo nel portare avanti linee di espansione multiple e strutturate tutt’altro che in modo rigido, ma che miravano tutte ad assicurare all’ Italia, nel Mediterraneo ed in Europa una posizione di prestigio pari, o addirittura superiore, a quella britannica””. (pag 194)”,”ITAF-210″
“QUARTARARO Rosaria / TEDESCHINI LALLI Mario / SCHRÖDER Josef / FERRETTI Valdo / MILLER James E. / CANNISTRARO Philip V. / CONTI Flavio Giovanni”,”Aspetti e momenti della crisi europea e della seconda guerra mondiale. Inghilterra e Italia. Dal Patto di Pasqua a Monaco (con un’appendice sul «canale segreto» italo-inglese (Quartararo) / La propaganda araba del fascismo e l’Egitto (Tedeschini Lalli) / La Germania e i suoi Alleati nella Seconda Guerra Mondiale. Un contributo sulla politica degli obiettivi bellici di Hitler (Schröder) / La politica estera giapponese e i rapporti con l’Italia e la Germania (1936-1939) (Ferretti) / Carlo Sforza e l’evoluzione della politica americana verso l’Italia, 1940-1943 (Miller) / Gli Italo-Americani di fronte all’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale (Cannistraro) / Il problema politico dei prigionieri di guerra italiani nei rapporti con gli alleati (1943-1945) (Conti).”,”””Fin dalla metà degli anni venti, Hitler perseguiva un «programma» di politica estera indiscutibilmente ben delineato nella sostanza e nell’obiettivo finale. In questo «programma» si manifestava non soltanto la volontà di lotta contro il giudaismo e il bolscevismo, ma anche la necessità di ampliare lo «spazio vitale». Inoltre, dopo il raggiungimento del potere, Hitler era chiaramente intenzionato a dare al continente europeo, sotto la guida di una Germania rinnovata, un nuovo ordinamento razziale. In seguito bisognava condurre il Reich ad una posizione di «potenza mondiale» accanto all’Inghilterra, il Giappone e gli Stati Uniti. Infine Hitler si aspettava – tuttavia soltanto per il periodo seguente la sua morte – una disputa per così dire continentale fra «potenza mondiale» Germania e «potenza mondiale» USA per il «dominio mondiale». Al fine di realizzare la soluzione prospettata nel suo programma – «la Germania o sarà potenza mondiale o non sarà» (‘Mein Kampf’) – nel senso auspicato, Hitler progettò il perfezionamento di un sistema di alleanze mirante tanto ad una apparente definizione delle sfere d’interesse con l’Inghilterra, quanto ad una più stretta collaborazione con l’Italia e il Giappone. I suoi sforzi per giungere, in seguito alla conclusione del patto navale anglo-tedesco, anche ad una globale composizione degli interessi con l’Inghilterra, fallirono. Per contro, il 25 ottobre 1936, ebbe luogo la costituzione dell’«Asse Roma-Berlino». Si trattava non tanto di un’alleanza formale quanto piuttosto di un accordo alquanto vago sul coordinamento e l’adeguamento della politica estera tedesca e italiana. Con il Patto d’acciaio del 22 maggio 1939, tale accordo fu, però, esteso ad una alleanza militare che, in un primo tempo, non era legata ad alcuna riserva. Tuttavia, Mussolini, facendo presente le limitate possibilità del suo paese sul piano militare ed economico, fissò la disponibilità italiana, poco tempo dopo, al periodo successivo al 1942. Di conseguenza, il 2 settembre 1939, giorno seguente all’inizio dell’offensiva tedesca contro la Polonia – e del resto non senza l’accordo di Hitler – l’Italia passò coerentemente alla «non belligeranza». Come con l’Italia, Hitler cercò di stabilire rapporti più stretti anche con il Giappone”” [Josef Schröder, ‘La Germania e i suoi Alleati nella Seconda Guerra Mondiale. Un contributo sulla politica degli obiettivi bellici di Hitler’] (pag 752-753)”,”RAIx-361″
“QUARTARARO Rosaria”,”L’anschluss come problema internazionale. Le responsabilità anglo-francesi.”,”Rosaria Quartararo, allieva di Renzo De Felice, ha svolto una lunga attività di ricercatrice presso la LSE London School of Economics and Political Science e attualmente (2005) svolge attività didattica e di ricerca presso l’Istituto di Studi Storici della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di ROma La Sapienza. Ha pubblicato diversi saggi sui rapporti italo-inglesi negli anni ’30 e in particolare l’opera in due volumi ‘Roma tra Londra e Berlino’. La poltiica estera fascista dal 1930 al 1940′. ‘Contrariamente a quanto si è detto e scritto per decenni sulla responsabilità dell’Italia fascista, e personale di Mussolini, di avere permesso alla Germania nazista di impadronirsi della libero Repubblica austriaca, questo libro sostiene, sulal scorta di una approfondita ricerca su documenti diplomatici internazionali, la responsabilità, non solo di Mussolini, ma anche congiuntamente dei dirigenti politici francesi e soprattutto inglesi, che all’ultimo momento, quando avrebbero dovuto prendere posizione a fianco dell’Italia, si disinteressarono del problema austriaco lasciando quindi via libera a Hitler’ (quarta di copertina) Se colpa ci fu, fu generale. Tutti gli Stati europei ebbero la loro parte di responsabilità e da esse non è esclusa nemmeno le vititma , cioè l’Austria (pag 13, introduzione)”,”RAIx-400″
“QUARTIM João”,”Brasile: dittatura e resistenza.”,”QUARTIM João è nato nel 1941 a Sao Paulo. Laureatosi nell’Università della città, vi ha insegnato filosofia dopo un periodo di studi a Parigi. Membro di Vanguardia Popular Revolucionaria (VPR) una delle principali organizzazioni in lotta contro la dittatura dei militari ne è stato espulso nel 1969 per disaccordi di linea. E’ vissuto poi a Parigi.”,”AMLx-148″
“QUARTIM DE MORAES João a cura, saggi di BATALBA Claudio H.M., MANTEGA Guido, ARANTES Paulo Eduardo, FREDERICO Celso, KAREPOVS Dainis CASTILBO MARQUES NETO José LÖWY Michael, QUARTIM DE MORAES João”,”História do Marxismo no Brasil. Volume 2. Os Influxos Teóricos.”,”QUARTIM DE MORAES João”,”MALx-055″
“QUARTIM DE MORAES João a cura, saggi di SAES Décio, COUTINHO Carlos Nelson, DÓRIA Carlos Alberto, NAVARRO DE TOLEDO Caio, FREDERICO Celso, CANELAS RUBIM Antônio Albino, QUARTIM DE MORAES João”,”História do Marxismo no Brasil. Volume 3. Teorias, Interpretações.”,”QUARTIM DE MORAES J.”,”MALx-056″
“QUARTIM DE MORAES João DEL ROIO Marcos a cura, saggi di OSÓRIO SILVA Lígia, DA SILVA Angelo José, SERVOLO DE MEDEIROS Leonilde, DÓRIA Carlos Alberto, SANTOS Raimundo, QUARTIM DE MORAES João”,”História do Marxismo no Brasil. Volume 4. Visões do Brasil.”,”QUARTIM DE MORAES João”,”MALx-057″
“QUARTIROLI Ivo SPINELLI Andrea”,”C/UNIX guida per il programmatore.”,”Ivo Quartiroli è coautore per la CLUP del testo introduttivo UNIX. Collabora con riviste specializzate e svolge attività di consulenza presso software house. Andrea Spinelli è laureando in Scienze dell’informazione presso l’Università di Milano. É autore del progetto ABC per l’automazione delle biblioteche.”,”SCIx-068-FL”
“QUASIMODO Salvatore, a cura di Guido DI-PINO”,”Poesia, prosa, traduzioni.”,”Sandor Petöfi: “”(…) E dominano i venti gli uragani, l’uno mulina in alto su nell’aria, si lancia l’altro in basso con furia sfavillante, e un altro l’investe e li stringe nella lotta e giù scintilla la neve come pietra focaia (…)’ (pag 778) (La Puszta d’Inverno)”,”VARx-021-FGB”
“QUASIMODO Salvatore”,”Poesie.”,”Uno dei suoi libri più importanti è ‘Ed è subito sera’ (1942), Q. diventa un rappresentante dell’ermetismo. Non è particolarmente coinvolto dalal guerra e non prende parte alla Resistenza. Si iscriverà in seguito al Pci, operazione non sgombra da motivazioni di opportunità. (pag 17) “”Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.”” Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”VARx-021-FAP”
“QUATREFAGES René”,”La Revolución Militar Moderna. El Crisol Español.”,”QUATREFAGES R. nato 28 dicembre 1944, Negli allegati i testi di molte ordinanze spagnole.”,”QMIx-058-FSL”
“QUATREFAGES René”,”Los tercios.”,”Nato a Saint Jean du Bruel (Aveytron) 28 dicembre 1944, René Quatrefages è uno storico francese specializzato nella storia della Spagna e in particolare del Tercio. Laureato alla Sorbona con dottorato in lettere. Già membro sezione scientifica dell’Institute for Advance Hispanic and Iberian Studies della Casa de Velàzquez di Madrid. E’ autore di opere di consultazione sul Tercio (1983) e sulla Rivoluzione militare moderna (1996).”,”QMIx-062-FSL”
“QUAZZA Guido con Aldo G. RICCI Silvana PETTENATI Ersilia Perona ALESSANDRONE Luciano BOCCALATTE”,”Un’altra Italia nelle bandiere dei lavoratori.”,”Studi di Guido QUAZZA, Aldo G. RICCI, Silvana PETTENATI, Ersilia Perona ALESSANDRONE, Luciano BOCCALATTE. Catalogo, collaboratori, di Carla GOBETTI, Glossario di Patrizia ROSSO, I Restauri di Guido NICOLA. Schede storiche: note sulle fonti di Danilo CAPPELLI. Cortometraggio a cura di Paolo GOBETTI, La mostra, di Leonardo MOSSO e Giancarlo CAVAGLIA’.”,”MITT-005″
“QUAZZA G. MICHEL H. COLLOTTI E. ELLWOOD D.W. FILATOV G. GUILLEN P. SEPIC D. SALA T. SANTARELLI E. VACCARINO G. SCOPPOLA P. DELLAVALLE C. GANAPINI L. GIBELLI A. LEGNANI M. ROSSI-DORIA A. SALVATI M.A. BARUCCI P. FLORES M. scritti di”,”L’ Italia dalla liberazione alla repubblica. Atti del Convegno internazionale organizzato a Firenze il 26-28 marzo 1976 con il concorso della Regione Toscana.”,”Scritti di QUAZZA G. MICHEL H. COLLOTTI E. ELLWOOD D.W. FILATOV G. GUILLEN P. SEPIC D. SALA T. SANTARELLI E. VACCARINO G. SCOPPOLA P. DELLAVALLE C. GANAPINI L. GIBELLI A. LEGNANI M. ROSSI-DORIA A. SALVATI M.A. BARUCCI P. FLORES M.”,”ITAR-016″
“QUAZZA Guido”,”Resistenza e storia d’ Italia. Problemi e ipotesi di ricerca.”,”Guido QUAZZA è nato nel 1922 e attualmente (1976) è professore ordinario di storia moderna a Torino. Condirettore di ‘Rivista di storia contemporanea’ è Presidente dell’ Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia. Preside della facoltà di magistero a Torino, si è occupato di problemi della scuola. Comandante partigiano nel 1943-45, e dal 1945 militante politico antifascista. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Il punto-chiave, per i suoi diretti e immediati riflessi sul rapporto di forze, è nel fatto che gli anglo-americani decidono di rinunciare a protrarre l’ offensiva oltre la linea ‘gotica’ (è del 27 ottobre l’ ordine di Alexander alle truppe di fermarsi), abbandonando definitivamente i progetti di Churchill, il quale, inseguendo il s uo disegno di restaurazione del predominio inglese nel Mediterraneo, avrebbe voluto spingere l’ azione fino a Lubiana. Cessato, o almeno assai ridotto l’ interesse militare degli Alleati occidentali al fronte italiano, posposto ad altri fronti, resta in loro prepotente e prioritario il desiderio di rendere il più possibile indolore il trapasso dei poteri al momento dell’ ormai sicura sconfitta dei tedeschi”” (pag 291)”,”ITAR-045″
“QUAZZA Guido, a cura di Anna BRAVO”,”I gruppi dirigenti nell’ Italia moderna. I.”,”Declino. “”Genova, Venezia e Lucca hanno un loro peculiare carattere di repubbliche aristocratiche, nelle quali, pertanto, il dominio oligarchico tradizionale non soffre limitazioni derivanti dal potere dinastico. Soltanto il privilegio ecclesiastico vi viene combattuto, e – tranne a Venezia, ove perdura la tradizione sarpiana – non sempre con costanza ed energia. L’ antico valore progressivo della nobiltà, ch’era stata l’ audacia mercantile o finanziaria, si è ormai spento, sostituito da un’ irrevocabile volontà di conservazione. Il regresso demografico della casta dominante e il suo indebolimento per le divisioni interne fra i primogeniti e i cadetti si legano con la ricerca, ormai quasi esclusiva, del più comodo impiego di capitali nelle grandi proprietà terriere e nei palazzi sontuosi gremiti di costosissimi mobili, quadri e suppellettili. Del resto, i vecchi proventi marittimi sono ormai di molto ridotti: Venezia è scaduta a porto regionale, Genova è battuta da Livorno.”” (pag 48)”,”ITAB-156″
“QUAZZA Guido”,”La decadenza italiana nella storia europea. Saggi sul Sei-Settecento.”,”Guido QUAZZA, nato a Genova nel 1922, ha iniziato a insegnare nell’ Università diPisa nel 1948; e dal 1964 è professore di storia contemporanea nell’ Università di Torino. Tra le sue opere: ‘La lotta sociale nel Risorgimento’ (1950), Le riforme in Piemonte nella prima metà del Settecento’ (1957), ‘L’ equilibrio italiano nella politica europea del Settecento’ (1965), ‘La Resistenza italiana’ (1966). Quazza ha inoltre curato il volume collettivo ‘Fascismo e società italiana’ (1973). “”Parlare di dominio della città sulla campagna è giusto solo in quanto si tenga conto che si tratta d’un dominio il quale capovolge in sede politica il rapporto esistente nella realtà economica: la città detiene la supremazia politica, ma la fonte di questa supremazia è nella campagna, che, nonostante l’ origine mercantile della forza principesca e nobiliare, è ancora la principale sorgente del potere economico. In questo senso, non si saprebbe se affermare che la città prevale sulla campagna o viceversa, in quanto al predominio della prima si potrebbe opporre il gravame, tipico dell’ Italia, della seconda su tutta l’ economia e, con questa, su tutto il sistema dei rapporti sociali e sugli atteggiamenti spirituali e psicologici.”” (pag 189)”,”ITAG-137″
“QUAZZA Guido”,”L’ industria laniera e cotoniera in Piemonte dal 1831 al 1861.”,”””Un apporto di prim’ordine al perfezionamento qualitativo offre al Biellese la limitrofa Valsesia, ma non prima dell’ età cavouriana, poichè fino allora, e da secoli, essa era più un mercato importante di lane gregge che non una sede di elaborazione di filati e tessuti. A Borgosesia-Aranco, crocevia tradizionale nel viaggio delle lane bergamasche, centro-europee e orientali verso il Piemonte, sorge, il 30 gennaio 1850, a fianco delle minuscole tessiture Bader e Marchetti, la ditta Fretalli Antongini e Comp..””. (pag 55)”,”ITAE-154″
“QUAZZA Guido”,”L’ utopia di Quintino Sella. La politica della scienza.”,”QUAZZA Guido è da oltre trent’anni professore ordinario di storia contemporanea nell’ Università. Studioso dei secoli dal ‘600 ad oggi, è preside della Facoltà a Torino. Il viaggio in Germania. L’ esperienza tecnica e sociale nello Harz tedesco. “”Sella è molto interessato a conoscere gli abitanti della regione: come nuovo acquisto di esperienze di vita, ma anche (l’ ho ricordato nel capitolo che registra i primi segni di attenzione al problema della lingua) per il confronto che va istituendo fra il carattere dei popoli europei, e in particolare fra gli italiani e i francesi. A quest’ analisi, partita dai fatti del febbraio ’48 a Parigi, i contatti con i montanari dello Harz non offrono in verità se non impressioni povere e ancora troppo generiche, nonostante l’ aiuto datogli dal direttore delle miniere, messo a sua disposizione dopo la presentazione fattagli dall’ ex ministro sardo Gallina. Le impressioni sono, inoltre, turbate dalle notizie provenienti dai suoi superiori piemontesi, i quali sembrano volergli imporre nuovi imprevisti compiti.”” (pag 179) “”L’ inventiva e lo sforzo di tenersi aggiornato sulle novità della tecnologia sono un’ altra caratteristica di Quintino, che vuole stare sempre all’ erta, curioso di sapere e di saper fare””. (pag 297)”,”ITAB-190″
“QUAZZA Guido”,”La lotta sociale nel Risorgimento. Classi e Governi dalla Restaurazione all’ Unità (1815-1861).”,”La Chiesa cattolica e lo Stato pontificio. Il Vaticano. “”L’ “”anarchia organizzata”” e le forze novatrici. “”Di gran lunga prevalenti numericamente erano, nella struttura della società pontificia del tempo di Gregorio XVI, le classi agricole: circa un terzo della popolazione, cioè un milione di abitanti, contro 250.000 artigiani, 200.000 proprietari, 100.000 commercianti, 53.000 preti, 38.000 magistrati e professionisti vari, 21.000 militari, 21.000 studenti, 360.000 domestici e poveri (secondo le cifre del Demarco (1)). Sulla prevalenza, garantita e perpetuata dall’ arretratezza dei sistemi di lavorazione del terreno, e sull’ ignoranza di queste masse agrarie, facilmente addormentate dalla superstizione e dal feticismo religioso, era fondato, come sul suo miglior sostegno, il dominio dell’ alto clero e della poco numerosa privilegiata nobiltà feudale e mercantile dei Colonna, degli Orsini, dei Torlonia. Mentre i nobili andavano scialacquando e depauperando i patrimoni aviti in una dissipata vita di giochi, di amori, di feste e di orgie, abbandonando ai preti l’ amministrazione pubblica e spesso riducendosi a lottare coi cadetti affamati, la miseria degli altri ceti si faceva sempre più evidente. Il tutto lo Stato grave era il marasma socile e l’ inerzia produttiva””. (pag 119-120) (1) D. Demarco, Il tramonto dello Stato pontificio. Il papato di Gregorio XVI, Torino 1949″,”ITAB-205″
“QUAZZA Guido a cura; saggi di Aldo ZANARDO Massimo L. SALVADORI Rita DI-LEO Aldo AGOSTI Leo VALIANI Gian Giacomo MIGONE John SAVILLE Amedeo COTTINO L.G. PETTERSON Riccardo LOMBARDI”,”Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea.”,”Contiene il saggio di Aldo Zanardo: ‘Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels’ (pag 3-61) il saggio di Rita Di Leo: ‘Riforme e rivoluzione nella teoria e nella prassi del bolscevismo’ (pag 61-109) il saggio di Aldo Agosti: ‘Riforme e rivoluzione nella III Internazionale comunista fino al VII Congresso’ (pag 129-177) e il saggio di Leo Valiani: ‘Il movimento operaio in Austria e Ungheria: dalla repubblica dei consigli del 1919 alla lotta armata del 1934’ (pag 177-211) “”Troviamo così (in Marx ed Engels ndr) la convinzione che il dominio sociale borghese o feudale-borghese non consente serie modificazioni parziali; e troviamo la convinzione che il proletariato, schiacciato dalla forza del capitale e dalla concorrenza fra gli operai, non riesce fino alla rivoluzione a uscire veramente dalla negatività e a costituire premesse positive e resistenti della transizione. Un dualismo radicale, aggredibile di fatto con la sola rivoluzione, segna la società borghese. Ricordo il manoscritto di Marx sul ‘Salario’ del 1847, dove a proposito di quelle “”riforme”” che sono le associazioni operaie si osserva: “”Costi che esse provocano per gli operai, per lo più maggiori degli aumenti di guadagno che vogliono ottenere. A lungo andare non possono resistere alle leggi della concorrenza””. Ricordo anche la prima sezione del ‘Manifesto’, la quale si conclude presentando il proletario come il lavoratore produttivo che con lo sviluppo delle forze produttive della sua società non può elevarsi e può cadere sempre più in basso e diventare “”il povero””. Ricordo ancora ‘Lavoro salariato e capitale’. Proprio nelle prime pagine, che sono dell’aprile 1849, nel quadro di una interpretazione del fallimento della rivoluzione ispirata alle posizioni che stiamo vedendo, Marx scrive: “”Ogni sollevazione rivoluzionaria, anche se il suo scopo appare molto lontano dalla lotta di classe, fallisce necessariamente fino a che la classe operaia rivoluzionaria non vince; ogni riforma sociale resta una utopia finchè la rivoluzione proletaria e la controrivoluzione feudale non si misurano con le armi in una guerra mondiale””.”” (pag 28-29) [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione in Marx e Engels][in Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea, a cura di Guido Quazza, 1977]”,”MOIx-040″
“QUAZZA Guido a cura; saggi di Aldo ZANARDO Massimo L. SALVADORI Rita DI-LEO Aldo AGOSTI Leo VALIANI Gian Giacomo MIGONE John SAVILLE Amedeo COTTINO L.G. PETTERSON Riccardo LOMBARDI”,”Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea.”,”””Il momento in cui la riflessione di Marx e Engels in questa direzione tocca uno dei livelli più alti è il settembre 1879: a questo mese risale una “”lettera circolare”” che Marx e Engels inviano a Bebel, Liebknecht, Bracke e altri dirigenti della socialdemocrazia. La lettera, in sostanza un documento interno al partito, redatta da Engels e riveduta da Marx, è stata pubblicata per la prima volta nel 1931 in “”Die kommunistische Internationale””. Siamo in un tempo in cui nel movimento tedesco, schiacciato dalla repressione di Bismarck e disorientato dal suo potere e dalle sue iniziative di socialismo di stato, si profilano notevoli slittamenti riformistici. Del 1878 sono le leggi eccezionali che impediscono, salvo che nel parlamento, l’attività politica della socialdemocrazia; leggi che il partito, debole, non ha potuto subire. Oltre che a questa situazione generale Marx e Engels si richiamano però anche a un fatto particolare: il caso del gruppo di Zurigo. Qui, intorno a Karl Höchberg, subito dopo le leggi eccezionali, si costituisce un gruppo di intellettuali socialisti che svolge attività pubblicistica. Nella nuova, difficile, situazione del movimento il gruppo – Marx e Engels si riferiscono, oltre che a Höchberg, a Eduard Bernstein e all’economista Karl August Schramm – si orienta verso una concezione del socialismo a fondazione etica e non classistico-proletaria; ciò nel quadro della considerazione che è necessario conquistare al partito, per farlo avanzare, ampi settori della borghesia. Si obliterano i temi dell’autonomia della classe e della rivoluzione socialista. Marx e Engels scrivono: “”Il Partito socialdemocratico, secondo la veduta di questi signori, deve essere non un unilaterale partito operaio, ma un onnilaterale partito di tutti gli uomini pervasi da vero amore degli uomini””. (…) Marx e Engels ribadiscono che di rivoluzione, di emancipazione della classe operaia, si tratta; e che ciò può avere luogo non attraverso un movimento politico borghese colto e riformistico, ma solo attraverso l’autoemancipazione della classe. I tre zurighesi costituiscano un partito borghese o piccolo-borghese fuori della socialdemocrazia; nel partito operaio essi rappresentano un “”elemento falsante””. “”Per quanto ci riguarda, in base a tutto il nostro passato abbiamo davanti una sola via aperta. Da quasi quarant’anni abbiamo sottolineato che la lotta di classe è la più immediata forza motrice della storia e specialmente che la lotta di classe fra borghesia e proletariato è la grande leva del rovesciamento sociale… La emancipazione della classe operaia deve di necessità essere opera della classe operaia. Non possiamo perciò convenire con gente la quale dice espressamente che gli operai sono troppo incolti per emancipare se stessi, e che devono necessariamente essere emancipati dall’alto, mediante grandi borghesi e piccolo-borghesi filantropi””.”” [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels] [in Guida Quazza a cura, ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, 1977] (pag 43-45) [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels] [in Guida Quazza a cura, ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, 1977] “”Ancora più esplicite sulla rivoluzione e sulla possibilità della rivoluzione illegale, violenta, sono alcune lettere collegate a quella sorta di negoziato intercorso fra Engels e la presidenza della socialdemocrazia tedesca al fine di attenuare, nella stampa, il tono rivoluzionario dell’introduzione e collegate poi alla rabbia di Engels per i tagli non autorizzati con cui il testo viene stampato sul “”Vorwärts””. A Richard Fischer nel marzo 1895 Engels scrive: “”Ho tenuto conto delle vostre preoccupazioni per quanto mi è possibile; non posso però comprendere con la migliore buona volontà dove siano almeno per la metà i motivi delle vostre preoccupazioni. Non posso accettare che voi vi obblighiate con il corpo e con l’anima alla legalità assoluta, alla legalità in tutte le circostanze, alla legalità anche rispetto alle leggi violate dai loro artefici, insomma alla politica di porgere la guancia sinistra a chi vi ha schiaffeggiato la destra. Nel “”Vorwärts”” la rivoluzione viene negata almeno con un dispendio di forze pari a quello con cui un tempo veniva predicata. Ma io non posso accettare questo come norma. Sono dell’opinione che non guadagnerete niente predicando la rinuncia assoluta a colpire… La legalità fino a che e fino a dove ci conviene, ma non la legalità a ogni costo, neppure a parole!””. Con Kautsky, nell’aprile 1895, protesta perché l’introduzione censurata lo fa apparire un “”pacifico adoratore della legalità ‘quand même'””. E a Lafargue, sempre in aprile, scrive: “”Liebknecht mi ha giocato un bel tiro. Dalla mia introduzione… ha estratto tutto ciò che poteva servirgli per appoggiare la tattica a ogni costo pacifica e contraria all’uso della violenza che da un po’ di tempo gli piace predicare… Ma io raccomando questa tattica solo per la Germania di oggi e con riserve chiarissime. Questa tattica nel suo complesso non va bene per la Francia, il Belgio, l’Italia, l’Austria; e già domani può essere inapplicabile in Germania””.”” [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels] [in Guida Quazza a cura, ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, 1977] (pag 36-37) [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels] [in Guida Quazza a cura, ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, 1977]”,”TEOC-045-FF”
“QUAZZA Guido con Aldo G. RICCI Silvana PETTENATI Ersilia Perona ALESSANDRONE Luciano BOCCALATTE”,”Un’altra Italia nelle bandiere dei lavoratori.”,”Studi di Guido QUAZZA, Aldo G. RICCI, Silvana PETTENATI, Ersilia Perona ALESSANDRONE, Luciano BOCCALATTE. Catalogo, collaboratori, di Carla GOBETTI, Glossario di Patrizia ROSSO, I Restauri di Guido NICOLA. Schede storiche: note sulle fonti di Danilo CAPPELLI. Cortometraggio a cura di Paolo GOBETTI, La mostra, di Leonardo MOSSO e Giancarlo CAVAGLIA’.”,”MITS-011-FV”
“QUAZZA Guido”,”Resistenza e storia d’ Italia. Problemi e ipotesi di ricerca.”,”Guido Quazza è nato nel 1922 e attualmente (1976) è professore ordinario di storia moderna a Torino. Condirettore di ‘Rivista di storia contemporanea’ è Presidente dell’ Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia. Preside della facoltà di magistero a Torino, si è occupato di problemi della scuola. Comandante partigiano nel 1943-45, e dal 1945 militante politico antifascista. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Anche nella strategia delle zone libere, cioè, prevale, anzi domina l’esigenza, analoga a quella delle “”brigate di manovra”” jugoslave, di mantenere il massimo di mobilità, di prontezza di riflessi, di iniziativa, creativa (…)”” (pag 250)”,”ITAR-17-FF”
“QUAZZA Guido a cura; saggi di Valerio CASTRONOVO Giorgio ROCHAT Guido NEPPI MODONA Giovanni MICCOLI Norberto BOBBIO”,”Fascismo e società italiana.”,”Il volume raccoglie le relazioni dell’ottava edizione (1972) del Seminario di Storia contemporanea che si tiene ogni anno ad iniziativa dell’Istituto di Storia dell’Università di Torino, del Centro Studi Piero Gobetti e del Circolo della Resistenza. La crisi del sistema di governo giolittiano. “”Ma il sistema di governo giolittiano era già in procinto di dissolversi e non sarebbe più risuscitato dopo il conflitto [la guerra di Libia, 1911-1912, ndr]. Il convincimento di Giolitti che l’avventura di Tripoli servisse a neutralizzare l’opposizione dei conservatori all’introduzione del suffragio universale e al monopolio statale delle assicurazioni sulla vita, si era rivelato alla distanza un calcolo sbagliato e aveva messo in moto e addestrato lungo la strada quelle stesse forze della destra, la cui convergenza con l’avventurismo mussoliniano sarebbe sfociata nel 1915 nella campagna per l’intervento, nel «colpo di Stato» salandrino. D’altra parte, ancor prima dell’iniziativa coloniale e dell’avvento sulla scena parlamentare dei cattolici, che ritenevano la politica governativa pur sempre troppo avanzata sotto il profilo sociale, il rinvio della riforma tributaria, l’aumento delle spese militari e le misure per la limitazione dei conflitti di lavoro nelle campagne (sia pur in cambio di una relativa tolleranza per gli scioperi nei centri urbani) erano state altrettante tappe del progressivo cedimento a destra della compagine giolittiana. L’andata a Tripoli aveva portato comunque alla ribalta – unitamente a larghi strati di piccola borghesia delusi e stanchi della «mediocrazia» giolittiana – anche alcuni gruppi dominanti dell’alta finanza che l’impresa libica avevano invocato per la salvaguardia di specifici interessi settoriali (come il Banco di Roma) o utilizzato per neutralizzare i progetti governativi di riforma finanziaria (quando, l’introduzione della progressività delle aliquote tendeva in altri paesi, a cominciare dall’Inghilterra, a correggere la distribuzione spontanea del reddito nazionale). Né della politica di riarmo avevano mancato di approfittare i nuclei dell’industria pesante e della grossa meccanica (come l’Ilva, l’Ansaldo, la Terni, le industria metallurgiche torinesi e quelle armatoriali genovesi), per instaurare più intimi rapporti con lo Stato e risolvere sia le strozzature del credito, sia i nuovi problemi posti dall’acuirsi della concorrenza internazionale. Si apriva con la recessione del 1912-1913 una nuova fase, assai più incerta e difficile. E il complesso di forze, cresciuto in parte sotto la tutela di solidi dazi protettivi, tendeva adesso, in virtù della sua maggior capacità di pressione politica, a non accettare più la mediazione giolittiana, a voler andar oltre; laddove la vecchia opposizione era prevalentemente agraria e liberistica. Mancò ai socialisti la percezione che, in queste nuove condizioni, il blocco corporativo tra grande industria e proletariato d’officina, che informava ancora la gestione sociale e amministrativa delle grandi città del Nord, avrebbe avuto come risvolto, per forza di cose, la divisione e l’indebolimento delle organizzazioni operaie. Tanto più che solo una minoranza delle masse era sindacalmente organizzata e che là dove, come a Torino nel 1913, la Fiom era riuscita a concludere una serie di agitazioni per il riconoscimento della rappresentanza collettiva dei lavoratori, si era trattato solo di una vittoria pagata con la scissione dei sindacalisti rivoluzionari e propiziata per di più dall’appoggio del governo giolittiano. Mentre, con il riconoscimento della Fiom e lo spostamento del centro dell’organizzazione operaia dal luogo di lavoro al sindacato, la nuova industria meccanica torinese si era assicurata di fatto ampi margini di «acquiescenza nei confronti dei più recenti meccanismi privati di accumulazione concentrata» e di razionalizzazione dall’alto del ciclo produttivo, mutuati dal taylorismo e dalle strategie di impresa più avanzate dell’industria americana”” [Valerio Castronovo, Capitolo: ‘Il potere economico e il fascismo’] (pag 49-51)”,”ITAF-386″
“QUAZZA Guido”,”La Resistenza italiana. Appunti e documenti.”,”Testo in parte danneggiato da alluvione Problemi di metodo (storiografico) (pag 122) “”Rappresentative si possono considerare, sia quelle zone che rispecchiano situazioni molto diffuse e con tratti simili (per esempio le valli alpine), sia, all’opposto, quelle che offrono caratteri singolari, tali da arricchire con la loro originalità il quadro complessivo del movimento nazionale. Risponde a questo secondo tipo di rappresentatività l’Alto Monferrato, che Anna Bravo ha scelto come specifico terreno d’esplorazione nel suo volume su ‘La repubblica partigiana dell’Alto Monferrato’ (Torino, 1964). Terra ed economia in stragrande prevalenza agraria, a struttura sociale dominata quasi esclusivamente da piccoli proprietari coltivatori, a tradizioni politiche individualistiche e misoneistiche, la zona meridionale dell’Astigiano offrive un ideale campo di prova per uno studio degli atteggiamenti d’una parte ben determinabile e assi importante della classe contadina di fronte a un movimento storico, che coinvolgeva in sé i più marcati problemi del rapporto fra i ceti rurali e lo Stato italiano dai tempi dell’Unità”” (pag 122)”,”ITAR-002-FGB”
“QUAZZA Guido COLLOTTI Enzo LEGNANI Massimo PALLA Marco SANTOMASSIMO Gianpasquale CLEMENTI Ornella ROBERTAZZI Chiara”,”Storiografia e fascismo. Con appendice bibliografica.”,” Analisi del fascismo: la svolta di Togliatti “”Una svolta nell’orientamento degli studi sul regime fascista si può fissare, con qualche approssimazione, al 1969, allorché furono ritrovate e pubblicate da Ernesto Ragionieri le ‘Lezioni sul fascismo di Palmiro Togliatti (1), che avrebbero avuto larga influenza e una fortuna non circoscritta alla sola storiografia di orientamento marxista. …. finire (pag 100-101) (in) Gianpasquale Santomassimo, ‘Classi subalterne e organizzazione del consenso'”,”STOx-005-FP”
“QUAZZA Guido VALIANI Leo VOLTERRA Edoardo, relazioni, interventi di Giorgio AMENDOLA Ugo LA-MALFA Vittorio E. GIUNTELLA Giancarlo PAJETTA Giuseppe BRUSASCA Corrado BONFANTINI Ada GOBETTI Oronzo REALE Emilio SERENI Gianni BARTOLI Giuseppe GROSSO Mario ALLARA Marcello CIRENEI Francesco ALBERTINI Enzo ENRIQUES AGNOLETTI”,”Il governo dei C.L.N. Atti del Convegno dei Comitati di liberazione nazionale, Torino, 9-10 ottobre 1965.”,”””La continuità tra l’antifascismo e i primi comitati delle opposizioni, che si formano nell’autunno del 1942 e nei primi mesi del ’43, e dei quali si sa ancora troppo poco (5), non sembra in alcun modo potersi mettere in dubbio. Si tratta, infatti, in gran parte delle stesse persone che avevano militato nelle file della resistenza al fascismo fin dai tempi dell’Aventino o, in ogni modo, nel corso della dittatura, fossero o no reduci da galere o da persecuzioni o, almeno, da un’impegnativa assenza dalla vita pubblica durante il fascismo. (…) Non ignoravano, gli uomini dei primi comitati sorti nel ’42-’43, che v’era pura stata una «continuità» fra lo Stato liberale, già reso di fatto autoritario dalla guerra, e lo Stato fascista, poiché le possibilità di vittoria del fascismo s’erano tradotte in realtà duratura grazie all’appoggio della corona, dell’esercito, della burocrazia, non senza l’atteggiamento benevolo, se anche diversamente motivato e assai meno vincolato, della Chiesa. E sapevano che le forme esterne di regime di massa adottate dalla dittatura mussoliniana non avevano limitato, bensì accentuato la natura oligarchica dello Stato italiano. Mentre doveva porsi entro questa prospettiva di «lungo periodo», l’azione degli antifascisti doveva calarsi nella tragica realtà della guerra mondiale in corso, che era guerra di potenza e guerra di ideologie condotta all’ultimo sangue. Non meravigliano perciò le esitazioni e i contrasti, non meraviglia, in una situazione ben diversa da quella del pur recente passato, la diversità degli schieramenti e anche la loro evoluzione rispetto a quelli del periodo fra le due guerre. La discriminane prima fra i diversi orientamenti in merito alla condotta da adottarsi per istituire la ricercata alternativa al regime si colloca nell’intricato nodo di un triplice rapporto: fra antifascisti e corona, fra antifascisti e Alleati, fra antifascisti e concorso popolare”” (pag 9-12) [Guido Quazza, ‘Il problema storico’]”,”ITAR-344″
“QUAZZA Guido BARTEL Walter MAYDA Giuseppe PILICHOWSKI Czelaw VALIANI Leo BROMBERGER Barbara LEVI Primo MANZIANA Carlo NOVITCH Miriam MARCHIARO Laura WELLERS George GIUNTELLA Vittorio E. GOLDSTEIN Maurice BRAVO Anna BRUZZONE Anna Maria CEREJA Federico MARTELLI Brunello VASARI Bruno DEVOTO Andrea DI BELGIOJOSO Ludovico B. LANGBEIN Hermann BAZZARELLI Eridano MARSALEK Hans EITINGER Leo MARIS Gianfranco ALBERTINI Francesco TRANFAGLIA Nicola”,”Il dovere di testimoniare. Perché non vada perduta la memoria dei campi di annientamento della criminale dottrina nazista. Atti del Convegno internazionale.”,”””Così, quando Hitler scelse come primo bersaglio, dopo l’Austria, che conquistò facilmente, la Cecoslovacchia, al momento cruciale, invece di resistergli con le armi, la Francia e la sua alleata Gran Bretagna, capitolarono e lasciarono che la Cecoslovacchia fosse invasa e sopraffatta dalle truppe naziste. Dopo la Cecoslovacchia, la vittima designata era la Polonia. Allora si verificò un sussulto drammatico, una svolta che dobbiamo sempre ricordare perché da lì si origina la Resistenza europea e la riconquista poi della libertà. La svolta si originò in Polonia, perché i polacchi decisero di non capitolare davanti a Hitler, ma di resistere anche con una guerra, in condizioni disperate, all’aggressione tedesca. I francesi esitarono, perché il pacifismo aveva profonda diffusione in Francia, ed una parte della classe dominante francese preferiva il fascismo, e persino il nazismo, alla alleanza con l’Urss. Di questa alleanza lo Stato stesso disperò e concluse il patto con Hitler. Invece, gli inglesi, che erano in fondo meno interessati dei francesi, che non avevano una alleanza con la Polonia, che avevano voluto, dopo la vittoria del 1918, disinteressarsi delle sorti del continente europeo, affermando il loro isolazionismo, il loro interesse soltanto per le sorti dell’Impero britannico, gli inglesi, sorprendentemente, per un moto di opinione pubblica, quando il governo conservatore in carica voleva ancora un accomodamento con Hitler, costrinsero il governo a decidersi, durante una drammatica seduta alla Camera dei Comuni, all’indomani della aggressione tedesca alla Polonia, ad onorare la garanzia data qualche mese prima un po’ alla leggera e che credeva non dover mai onorare alla Polonia e a dichiarare guerra alla Germania nazista. La Resistenza comincia lì. La Francia, la Polonia, furono sopraffatte dalla strapotenza militare tedesca, ma l’Inghilterra, grazie anche alla situazione marittima ed insulare, poté resistere e diede appoggio, aiuto, stimolo, ai movimenti di Resistenza in tutti i paesi Europei, anzitutto con De Gaulle in Francia, e altresì ai polacchi, ai greci, agli jugoslavi, agli olandesi, ai norvegesi, ed in ultimo, dopo l’armistizio del ’43, anche agli italiani. Lo fece non solo in Europa, anche in Birmania per esempio, un po’ dappertutto nei Paesi contro i quali aggressioni naziste, fasciste o militaristiche giapponesi, avevano luogo. Naturalmente, noi non ci nascondiamo che la guerra fu vinta non dalla resistenza inglese soltanto, ma essa fu il primo atto che determinò la svolta. La guerra fu vinta con la sconfitta dell’aggressione nazista alla Russia sovietica: i 20 milioni di morti della Russia sono il fatto fondamentale della vittoria su Hitler. Senza quei 20 milioni di morti, senza l’eroismo del popolo russo, Hitler non sarebbe stato sconfitto. Poi vi fu l’intervento americano, naturalmente, lo sbarco in Occidente, prima in Italia, poi in Francia. Ebbene, quale conclusione noi possiamo trarre da questa epopea che coinvolge tutti i movimenti di Resistenza, e così quello italiano, ripeto, il francese, il polacco, lo jugoslavo, il greco e tutti gli altri paesi occupati dai nazisti, e non dimenticherei, a parte l’esercito sovietico, la resistenza sovietica dietro alle linee occupate dalle truppe naziste? Non dimenticherei neppure la resistenza tedesca stessa, di cui ci ha parlato il prof. Bartel, che dobbiamo onorare non solo in coloro che egli ha rievocato, ma anche nei suoi congiurati, che cercarono di sbarazzarsi di Hitler, cioè i componenti, il fior fiore dell’esercito tedesco che davanti alle mostruosità dei crimini tedeschi si ribellarono e cercarono di eliminare il despota, il tiranno, e finirono i loro giorni, quegli ufficiali, sul patibolo nel 1944″” (pag 84-85) [Leo Valiani, ‘La lotta al nazismo in Germania e in Europa’ (pag 79-88) (in) AaVv, ‘Il dovere di testimoniare. Perché non vada perduta la memoria dei campi di annientamento della criminale dottrina nazista. Atti del Convegno internazionale’, Consiglio Regionale del Piemonte, Torino, 1984] [Leo Valiani, ‘La lotta al nazismo in Germania e in Europa’ (pag 79-88) (in) AaVv, ‘Il dovere di testimoniare. Perché non vada perduta la memoria dei campi di annientamento della criminale dottrina nazista. Atti del Convegno internazionale’, Consiglio Regionale del Piemonte, Torino, 1984]”,”GERN-001-FMB”
“QUENEAU Raymond”,”Les fleurs bleues.”,”””Si conosce il celebre apologo cinese: Chiang-Tseu sogna di essere una farfalla, ma non è che è la farfalla che sogna di essere Chiang-Tseu?”” (premessa) Raymond Queneau è nato ad Havre nel 1903. Dopo gli studi al liceo di Havre dal 1908 al 1920 prepara la laurea in filosofia. Grazie al suo amico e condiscepolo alla Sorbona, Pierre Naville, fa la conoscenza di André Breton e collabora a ‘La Révolution surréaliste’. Nel 1951 è eletto all’Accademia Francese.”,”VARx-016-FSD”
“QUERINI Pietro DE-MICHIELE Nicolò FIORAVANTI Cristofalo, a cura di Paolo NELLI”,”Il naufragio della Querina. Veneziani nel circolo polare artico.”,”Paolo Nelli, scrittore,vive e lavora a Londra, C.J. De Larivière è specialista di storia di Venezia alla fine del Medioevo.”,”ASGx-020-FFS”
“QUESNAY Francois, a cura di Mauro RIDOLFI”,”Il “”Tableau économique”” e altri scritti di economia.”,”Nell’ introduzione note biografiche su F. Quesnay. “”E’ opinione diffusa che Quesnay limiti la rilevazione del ‘produit net’ al settore produttivo (produzione di grano o produzione agricola) in cui esso appare come risultato di una differenza fra grandezze fisiche omogenee (1). A ciò i fisiocratici verrebbero costretti dalla mancanza di una teoria del valore, che potrebbe consentire loro di rilevare e determinare il prodotto netto anche nei settori extra-agricoli. In questi ultimi settori non avrebbe senso infatti supporre quella relativa omogeneità fra ricchezza prodotta e ricchezza consumata, che può immaginarsi in agricoltura.”” (pag XVI) “”In sostanza si ritiene che sia la mancanza di una teoria generale del valore ad indurre Quesnay a porre in rilievo la presenza di un prodotto netto soltanto nel settore i cui questo si presenta in termini fisici relativamente omogenei, cioè nell’ agricoltura e, con maggiore evidenza, nella produzione di grano per mezzo di grano e di lavoro retribuito in grano. (…) Questa interpretazione sembra derivare la sua validità filologica o testuale da Marx. Ma non si avvede di andare oltre Marx (…)””. (pag XVI) “”D’altra parte, come Marx ha posto in luce (Teorie sul plusvalore, ndr), uno degli argomenti considerati probanti da Quesnay per sostenere la dottrina della sterilità delle attività non legate alla terra, consiste nel fatto che in queste attività praticamente non si paga rendita. Ma questo non doveva indurre a ritenere che la dottrina del ‘produit net’ sia basata sulla produttività esclusiva dell’ agricoltura: viene pagata una rendita an che per lo sfruttamento delle cave, delle miniere e delle foreste, e non solo per il suolo coltivabile mediante l’ attività agricola in senso stretto. Segue da queste considerazioni che se per Quesnay il prodotto netto è dovuto alla fertilità naturale del suolo non solo l’ agricoltura, ma tutto il settore che con significato estensivo definiamo “”primario”” dovrebbe presentarsi a Quesnay come produttivo di sovrappiù””. (pag XVIII) Nell’ introduzione note biografiche su F. Quesnay. (1) Ridolfi fa riferimento al saggio di C. Napoleoni ‘I fisiocratici’ in Smith, Ricardo, Marx, Boringhieri, Torino 1970, pag 35-37.”,”ECOT-126″
“QUIDORT-DI-PARIGI Giovanni ROMANO Egidio, a cura di Gianluca BRIGUGLIA”,”Il potere del re e il potere del papa. Due trattai medievali.”,”Egidio Romano teologo ordine degli Eremitiani di Sant’Agostino Giovanni Quidort teologo domenicano Gianluca Briguglia è Fellow presso l’Università di Monaco di Baviera. Ha svolto attività presso la Fondazione Firpo.”,”RELC-013-FMB”
“QUIGGIN A.H.”,”Storia del denaro.”,”QUIGGIN A.H. “”Un indigeno del Borneo quando vuole un pezzo di stoffa si aggira per la jungla in cerca di alveari finché è riuscito a mettere insieme tanta cera che gli basti per ottenere in cambio, la bazar, quello che desidera. Invece un abitante della Nuova Guinea raccoglie sago (fecola estratta dal midollo delle palme) e la scambia con una pentola”” (pag 3)”,”STAx-265″
“QUILICI Folco”,”L’India di Folco Quilici.”,”Folco Quilici nato a Ferrara nel 1930 ha percorso il mondo raccontandolo con film, libri e servizi giornalistici”,”INDx-132″
“QUILIGOTTI Gianfranco”,”Operai e intellettuali dopo i “”fatti del ’60″”. L’esperienza genovese di “”Democrazia diretta””.”,”QUILIGOTTI G Citato Lorenzo Parodi (pag 245) “”Claudio Costantini, Gino Bianco, Edoardo Grendi volevano studiare e scrivere di storia:; “”non è che si pensasse alla carriera accademica (…). Per me ed Edoardo la prospettiva era l’insegnamento nella scuola superiore, Gino invece pensava piuttusto al giornalismo””. Nella seconda metà del 1958 incontrarono Gaetano Perillo (n. 1897): “”a Genova allora, a occuparsi di storia del movimento operaio c’era solo lui: non potevamo non incontrarci, era inevitabile””.”” (pag 233)”,”LIGU-059″
“QUILLIOT Roger”,”La S.F.I.O. et l’exercice du pouvoir, 1944-1958.”,”QUILLIOT R. ha scritto su Albert Camus. E’ stato dirigente della SFIO e ha preso parte alla campagna di Gaston DEFFERRE e poi all’entourage di F. MITTERAND.”,”FRAV-132″
“QUIN Mike”,”The Big Strike. The Story of the great San Francisco general strike of 1934.”,”QUIN Mike”,”MUSx-293″
“QUINE Willard Van Orman”,”Due dogmi dell’ empirismo.”,”””La parola definizione è venuta ad avere un suono pericolosamente rassicurante, dovuto senza dubbio al fatto che essa ricorre frequentemente negli scritti di logica e di matematica. Sarà bene soffermarci quindi un poco a fare rapidamente una valutazione del ruolo della definizione negli scritti formali””. (pag 5)”,”FILx-276″
“QUINE Willard Van Orman”,”La scienza e i dati di senso.”,”Willard Van Orman Quine è professore emerito nell’Università di Harvard e noto come uno dei massimi filosofi contemporanei.”,”FILx-018-FRR”
“QUINE Willard Van Orman”,”Il problema del significato.”,”Willard Van Orman Quine è professore emerito nell’Università di Harvard e noto come uno dei massimi filosofi contemporanei.”,”FILx-019-FRR”
“QUINE Willard Van Orman”,”Manuale di logica.”,”””Deine Zauber bindet wieder / Was die Mode streng getrennt”” (F. Schiller)”,”FILx-066-FRR”
“QUINET Edgar”,”Séries temporelles et décisions économiques.”,”QUINET Edgar è Ingegnere dei Pont et Chaussées, dottore in scienze economiche. Concezione del tempo economico. “”In economia, il passato non è perfettamente conosciuto, la memoria non esiste che in ragione del suo contrario, l’ oblio; e quando si risale il tempo all’ indietro, dopo un periodo di cui abbiamo una coscienza esatta, si entra in una zona in cui la nostra conoscenza è sempre più vaga e decresce poco a poco per scomparire nell’ oblio. Il futuro si presenta in modo simile; l’ avvenire prossimo è quasi certo; poi, si incontra quello che non è che probabile, e in ultimo si entra in ciò che non è più suscettibile di congettura, nell’ incerto. Il tempo economico è dunque in qualche modo un alone che circonda l’ istante presente, e diventa via via più indeterminato nella misura in cui ci si allontana; bisogna aggiungere ancora che questo alone è sovente decentrato, nel senso che il presente non è perfettamente conosciuto ma fa in generale parte del dominio delle ipotesi, la certezza non esiste che per il passato recente, come lo sanno bene coloro che hanno l’ analisi congiunturale””. (pag 224)”,”ECOT-082″
“QUINET Edgar”,”La Repubblica.”,”””Negli anni in cui apparvero questi scritti della “”Repubblica””, la Francia era sospesa fra la monarchia e la repubblica, fra il crollo e la ricostruzione, fra il passato e l’ avvenire: il supplizio dei tratti di corda, diceva Quinet. Oggi (1944 ndr) l’ Italia è sottoposta alla stessa tortura.”” (pag VIII, prefazione) Quinet, “”fra i grandi europei del secolo scorso, è stato quello che più appassionatamente ha ricercato le cause della decadenza dell’ Italia e amato il suo risorgimento””. (pag XII) I marescialli di Napoleone. “”Bisogna riconoscere che i tempi dal 1789 al 1814, che ci diedero le armate vandaliche della Rivoluzione francese, erano tempi ben barbari. Tutti, dal generale al soldato, erano imbevuti dall’ idea che non è lecito ad un esercito e nemmeno a un corpo d’ armata di capitolare in campo aperto. Questo era l’ a b c della scienza militare, per il caporale come per il comandante in capo, e da ciò si vede l’ assoluta, irrimediabile ignoranza degli uomini usciti dalla Rivoluzione. Per tale ignoranza anche nelle situazioni più pericolose, anche circondati dal nemico, come Kleber sul Nilo, Mortier e Massena sul Danubio, Joubert sulle Alpi, Moreau sul Reno, Ney sul Dnieper, non pensarono nemmeno un momento ad arrendersi alle prime intimazioni. No, un’ idea così semplice, così luminosa non venne loro in mente neppure per un momento: tanto lontani erano questi uomini venuti dal nulla, di umili natali, senza titoli, senza cultura, dai progressi della scienza militare! Nutrito di tali pregiudizi Ney, alla testa di seimila uomini si trova circondato da ottantamila Russi davanti a Krasnoe. Che cosa gl’ insegnava la prima regola della scienza militare come la si concepisce oggi, grazie al progresso dei tempi? (…) consegnar subito la spada di maresciallo e far deporre le armi ai suoi sei mila uomini (…). Ma invece di far ciò, quel pazzo di Ney, questo “”ostinato””, quest’ “”arrabiato”” attacca per primo gli ottantamila Russi, fa irruzione contro di essi, li aggira, salva il suo corpo d’ armata, lo riconduce sulla linea della battaglia (…). Solo nel 1809 si trovò un generale francese che riportò a galla i veri principii: il generale Dupont, capitolando a Baylen coi suoi ventimila uomini, la fece finita col pregiudizio, e la scienza militare tedesca, prussiana, austriaca, russa e specialmente inglese applaudirono; solo la Francia si ostinò a protestare.”” (pag 46-48)”,”FRAD-047″
“QUINET Edgar”,”Le rivoluzioni d’ Italia.”,”E. QUINET è nato a Bourg nel 1803 ed è morto a Versailles nel 1875. Ha esordito come filosofo traducendo HERDER. Ha pubblicato nel 1838 Examen de la vie de Jésus in cui sostenne la storicità della figura di Cristo. Nominato nel 1841 al Collegio di Francia. In esilio con l’ avvento di NAPOLEONE III scrisse la sua autobiografia. Con la guerra franco -prussiana si è dedicato ad organizzare la difesa nazionale. Critica Guicciardini. “”Questa città così ardente, così indomita, questa Firenze dove par che siano vissuti tanti popoli ognora giovani, è così ben raggirata, così ingegnosamente avvinta dagli artifizi del fiorentino Guicciardini, vale a dire della sua propria politica, che per tre secoli è stata incapace di muoversi. Questo bello spirito assassina il suo paese col pugnale foggiato per difenderlo, e poi, quando è compiuta l’ opera mortale, lo stesso uomo rinnegato dal governo che ha fondato, si ritira tranquillamente in campagna, sotto il peso delle pubbliche maledizioni. (…) E’ stato detto che Guicciardini vede troppo nero. Il suo merito sta invece nell’ aver colto la verità sotto il linguaggio artificioso del tempo. Avvezzato a vivere nelle tenebre, scorge assai chiaramente e nettamente la menzogna. (…) Grazie a lui i magnifici veli di cui si ammantano la Chiesa e la Monarchia sono strappati da tre secoli. Egli toglie ufficialmente la maschera al loro linguaggio ufficiale. La sua frase aulica ea la sola capace ad esprimere i raggiri di quell’ epoca di frodi. (…)””. (pag 267-268)”,”ITAB-167″
“QUINET Edgar, a cura di Franco CATALANO”,”La rivoluzione religiosa nel secolo XIX.”,”””il Quinet ha sempre sentita viva l’esigenza di un movimento di massa per superare la vecchia religione”” “”adottare forme moderne di cristianesimo che, a differenza del cattolicesimo, non negassero l’aspirazione più profonda dell’uomo del nostro tempo verso la libertà”” (pag 11, prefazione) Comme Montaigne, Pascal ou Rousseau, Edgar Quinet appartient à la famille des écrivains inclassables. Il a été l’un des maîtres de la jeunesse des années 1840, qui allait faire la révolution de 1848 ; il a donné son nom aux rues et aux écoles de la IIIe République ; il est oublié, et on ne le lit plus guère ou plus du tout. Tout aussi dédaigneux de sculpter sa statue pour la postérité que de faire carrière, l’écrivain, le professeur au Collège de France, le député enthousiaste de 1848 refuse de plier et remet tout en cause chaque fois que son indépendance est menacée. « Si je suis quelque chose, écrit-il, je suis un esprit de liberté. » Cela lui vaudra, après le coup d’État de 1851, d’être un proscrit, puis un exilé de l’intérieur dans la postérité romantique. Son patriotisme, son idéalisme républicain ont inspiré l’idéologie de la IIIe République, qui a fini par absorber et déformer l’œuvre entière, idéologie qui l’entraînera dans son discrédit. On commence à mesurer cette injustice. Une plus juste appréciation du romantisme montre quel gigantesque bouleversement politique, philosophique et religieux restait caché derrière une littérature réputée démodée. Quinet est au cœur de ce romantisme-là, où se pose la problématique de la modernité… (Enc. Universalis) Come la Chiesa cattolica ha distrutto il paganesimo La dottrina giuridica (e la pratica) del cattolicesimo contro il paganesimo “”Poche parole saranno sufficienti per mostrare in quale cerchio l’autorità cattolica abbia rinchiuso la religione antica, in modo tale che non era possibile, in alcun modo, per questa salvarsi. La lotta fu ingaggiata su tre punti: l’istituzione in se stessa, le persone, le cose. Ed ecco ora come l’autorità (cattolica) si comportò, con la certezza della vittoria se questi tre punti venivano risolti partendo dallo stesso principio. Per quanto riguarda l’istituzione, essa decise, ben presto, come condursi, e lo si può comprendere leggendo qualche decreto di poche righe; basterà citare i seguenti, poiché tutti si rassomigliano. L’imperatore Costanzo: «Cessi ogni superstizione! La follia del culto pagano sia abolita! Tutti coloro che oseranno disobbedire a quest’ordine e celebrare dei sacrifici, saranno puniti secondo le pene stabilite dalla legge!». Oppure ancora: «Vogliamo che tutti rinuncino ad esercitare il culto pagano. Se taluno disobbedisce, sia colpito dalla spada vendicatrice. “”Ultore gladio sternatur””» (1). Per quanto riguarda le persone, ecco le più importanti disposizioni: 1. Proibizione di avvicinarsi ai templi in tutti i luoghi, in tutte le città (Nemo templia circumeat (2)). 2. Pena di morte per tutti coloro che visitino i templi, accendano il fuoco su un altare, brucino l’incenso, facciano libagioni, ornino di fiori i cardini delle porte. 3. Morte civile per quelli che ritornino all’antica religione. I loro beni siano trasmessi senza testamento ai loro più prossimi parenti. 4. I preti, esiliati dalla metropoli, siano sottomessi alla giurisdizione competente. 5. (Quando le pene furono un po’ attenuate, si ebbe la confisca dei beni e l’esilio). (Bonorum proscriptioni et exilio coerceri (3). 6. I governatori delle provincie, gli ufficiali pubblici, resi direttamente responsabili dell’esecuzione di queste leggi, sotto minaccia della pena capitale e della confisca dei beni. Dopo ciò, rimaneva da regolare le “”cose””, il che si fece nel modo seguente: 1° Ordine di chiudere, distruggere, radere al suolo i templi: ‘sine turba ac tumultu diruantur! (4). Infatti, aggiunge la legge, distruggendo gli edifici, si distrugge la materia stessa della superstizione. 2° Ordine di abbattere, in tutti i luoghi, i simulacri, le statue, le immagini, di demolire, estirpare gli altari. (‘De simulacris et aris evellendis, destruendis’ (5). 3° Distruzione delle scuole pagane, gli edifizi abbattuti (‘Excisis prius aris et scholis’). 4° Soppressione di tutto ciò che noi chiamiamo, oggi, salario del clero, che viene, invece, destinato al mantenimento delle truppe. (‘De annonis templorum ed annonam militarem transferendis’ (6). 5° Trasformazione degli edifici religiosi che non si distruggevano e loro destinazione, una volta divenuti proprietà dello Stato, ad usi civili e pubblici. 6° Tutte le proprietà private, in cui si compirà ancora qualche rito del culto antico, oppure in cui fumerà l’incenso, devolute al fisco. Ecco come la nuova Chiesa si è fatta strada nel mondo. Anche se le vecchie religioni avessero avuto la forza di sopravvivere ancora per parecchi secoli, data l’abitudine, dato il rispetto umano, data l’esteriorità che perdura così a lungo negli animi, anche quando la fede è morta, data la credenza stessa, mi si dica come quei culti avrebbero potuto sfuggire ad una persecuzione così sapientemente preparata? Come le credenze dei padri avrebbero potuto essere trasmesse ai figli, soprattutto ai nipoti, dal momento che nessuno poteva fuggire e portare con sé i suoi dèi nel deserto? Immaginate, anche solo per un istante, che la religione cattolica, che pure ha stabilito questo diritto, vi sia assoggettata, a sua volta, per due generazioni, e ditemi che cosa ne sarebbe di lei dopo una simile prova”” (pag 23-24-25-26) [(1) Sia soppresso dalla spada vendicatrice; (2) Nessuno si aggiri attorno ai templi; (3) Si perseguano i colpevoli con la confisca dei beni e con l’esilio; (4) Si proceda alla demolizione senza concorso di folle né tumulti; (5) Sull’abbattimento e la distruzione delle statue e degli altari; (6) Sul trasferimento dei beni dei templi alla sussistenza miltiare]”,”RELC-361″
“QUINIOU Yvon”,”Marx.”,”QUINIOU Yvon agregé di filosofia, è membro della redazione della rivista Actuel Marx. Nel comunismo la piena realizzazione dell’ individuo in completa armonia con la società. “”Le communistes ne veulent nullement abolir l’ “”homme privé”” au nom de l’ “”homme général””, l’ homme qui se sacrifie””. (Marx, L’ ideologia tedesca, 1845) (pag 99) “”Mais si ce diagnostic est bien à la base de la critique marxienne du capitalisme, et s’il en définit l’ horizon de sens anthropologique, on comprend mieux que la préoccupation de l’ individu accompagne toute l’ oeuvre, directement ou indirectement, et l’ éloigne de tout “”sociologisme”” ou de toute vision “”collectiviste”” de l’ existence, pour laquelle seules compteraient les masses ou le classes. On voit ainsi Marx affirmer, dans une lettre célèbre à Annenkov, que “”l’ histoire sociale des hommes n’est jamais que l’histoire de leur développement individuel, soit qu’ils en aient la conscience; soit qu’ils ne l’aient pas”” (28 décembre 1846). Ou encore soutenir, dans ‘L’Idéologie allemande’, que le prolétaires doivent “”renverser”” l’ Etat bourgeois pour “”réaliser leur personnalité””.”” (pag 101-102)”,”MADS-430″
“QUINIOU J.C., a cura di Cesi PEZZOLI e Pier Carlo MAGGIOLINI”,”Marxismo e informatica.”,”””””Dal momento in cui si esige da ciascuna scienza particolare che essa si renda conto della sua posizione nel nesso complessivo delle cose e della conoscenza delle cose, ogni scienza particolare che abbia per oggetto il nesso complessivo diventa superflua””. E’ così che Engels poneva il problema della scienza nella introduzione che precede l’Antidühring (1). Questa concezione, conseguenza diretta della concezione materialistica della storia e della “”rivelazione del segreto della produzione capitalistica mediante il plusvalore”” situava il livello a cui erano le cose…””nel campo del socialismo teorico e della defunta filosofia, quando il sig. Dühring, non senza un baccano notevole, irruppe sulla scena ed annunciò d’aver compiuto una rivoluzione perfetta e totale della filosofia, dell’economia politica e del socialismo””. Si sa come Engels smascherò il carattere idealista di colui che si proponeva (già) d’attaccare il marxismo da sinistra””. (pag 18) [QUINIOU J.C., a cura di Cesi PEZZOLI e Pier Carlo MAGGIOLINI, Marxismo e informatica, 1972]”,”TEOC-543″
“QUINIOU J.C., a cura di Cesi PEZZOLI e Pier Carlo MAGGIOLINI”,”Marxismo e informatica.”,”””Parallelamente si innalza sempre di più una parete divisoria tra le discipline scientifiche, favorito questo dall’imperativo dell’immediato rendimento, fra specialità sempre meno volte alla ricerca fondamentale. Nello stesso tempo, sotto l’impulso dell’informatica, si fa sentire il “”naturale”” bisogno di cooperazione, tendente a fare della ricerca un’attività sociale collettiva. E’ interessante, a questo stadio d’osservazione, riprendere le considerazioni di Marx e di Engels sulla potenza sociale: “”Il potere sociale, cioè la forza produttiva moltiplicata che ha origine attraverso la cooperazione dei diversi individui, determinata dalla divisione del lavoro, appare a questi individui, poiché la cooperazione stessa non è volontaria, ma naturale, non come il loro proprio potere unificato, ma come una potenza estranea, posta al di fuori di essi, della quale essi non sanno donde viene e dove va, che quindi non possono più dominare”” (K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, 1967, p. 24). L’informatica appare come un rivelatore ed un acceleratore di questa alienazione””. [J.C. Quiniou, Marxismo e informatica, a cura di Cesi Pezzoli e Pier Carlo Maggiolini, 1972] (pag 21-22)”,”TEOC-021-FPA”
“QUINN Tom”,”Tales of the Old Soldiers. Ten Veterans of the First World War Remember Life and Death in the Trenches.”,”QUINN Tom: Laureato in Inglese, inizia a lavorare come giornalista per una rivista. Ha lavorato per Angling e Shooting Times e ha scritto per molti giornali, tra cui il Telegraph, l’Observer, il Times e la rivista Country. Raccolta dei ricordi di 10 soldati inglesi impegnati a combattere nelle trincee della Battaglie della Senna, del Piave, in Belgio e in Germania. “”La Prima guerra mondiale costò circa 10 milioni di vite, causò feriti forse il doppio di quel numero e lasciò migliaia di sopravvissuti con ricordi che sarebbero durati tutta la vita. Questa è una raccolta di alcuni di quei ricordi, raccontati da 10 uomini che hanno combattuto e sono sopravvisuti. Descritti in prima persona sentimenti ed esperienze di quei soldati che hanno sopportato la spaventosa vita di trincea, (…) nelle condizioni atmosferiche più avverse e assistito alla morte di innumerevoli amici e commilitoni. Eppure, nonostante le atrocità (…) i soldati conservarono il senso dell’umorismo e della dignità (…) Illustrato con fotografie dell’epoca in trincea, in foto ricordo (…)”” (dal risvolto di copertina, traduz. d. r.) <> (pag 10, traduz. d. r.) <> (pag 31, traduz. d. r.)”,”QMIP-050-FSL”
“QUINTILIANO Marco Fabio a cura di Simone BETA e Elena D’INCERTI AMADIO”,”Istituzione oratoria. Volume primo libri I-II.”,”Il primo testo completo dell’ Institutio Oratoria fu rinvenuto nell’estate del 1416 in Svizzera nell’abbazia di San Gallo da Poggio BRACCIOLINI che commentò in una lettera all’amico GUARINI: “”Come tu sai, molti sono stati gli autori latini capaci di rendere adorna e raffinata l’arte della parola; ma il più illustre ed eccellente di tutti è stato Marco Fabio Quintiliano””.”,”STAx-014″
“QUINTILIANO Marco Fabio, a cura di Simone BETA Elena D’INCERTI AMADIO”,”Istituzione oratoria. Volume I.”,”Marco Fabio Quintiliano, il più grande maestro di retorica a Roma, nacque a Calagurris (oggi Calahorra) in Spagna intorno al 40 d.C. Arrivò a Roma verso la fine degli anni Cinquanta; probabilmente vi studiò prima con il grammatico Remmio Palemone e vide nella sua scuola alcuni dei difetti contro i quali avrebbe poi combattuto; si sa di certo che divenne amico di Domizio Afro. Nel 68 l’Imperatore Galba lo conduce a Roma. Qui Quintiliano apre una scuola nella quale insegnerà per vent’anni (tra i suoi allievi più celebri si ricordano Plinio il Giovane e, secondo alcune fonti, anche Tacito e Giovenale. Nel 71 per primo beneficia della decisione dell’Imperatore Vespasiano di retribuire con uno stipendio statale di centomila sesterzi all’anno i migliori maestri di retorica. Intanto esercita saltuariamente la professione di avvocato. Prima della morte di Domiziano, avvenuta in autunno del 96, viene pubblicata, su pressione dell’editore Trifone, l’Institutio Oratoria. Questo anno segna probabilmente anche la morte dello stesso Quintiliano, benchè alcune fonti la spostino più avanti, al 100 d.C.”,”STAx-099-FL”
“QUINTILIANO Marco Fabio, a cura di Simone BETA”,”Istituzione oratoria. Volume II.”,”Marco Fabio Quintiliano, il più grande maestro di retorica a Roma, nacque a Calagurris (oggi Calahorra) in Spagna intorno al 40 d.C. Arrivò a Roma verso la fine degli anni Cinquanta; probabilmente vi studiò prima con il grammatico Remmio Palemone e vide nella sua scuola alcuni dei difetti contro i quali avrebbe poi combattuto; si sa di certo che divenne amico di Domizio Afro. Nel 68 l’Imperatore Galba lo conduce a Roma. Qui Quintiliano apre una scuola nella quale insegnerà per vent’anni (tra i suoi allievi più celebri si ricordano Plinio il Giovane e, secondo alcune fonti, anche Tacito e Giovenale. Nel 71 per primo beneficia della decisione dell’Imperatore Vespasiano di retribuire con uno stipendio statale di centomila sesterzi all’anno i migliori maestri di retorica. Intanto esercita saltuariamente la professione di avvocato. Prima della morte di Domiziano, avvenuta in autunno del 96, viene pubblicata, su pressione dell’editore Trifone, l’Institutio Oratoria. Questo anno segna probabilmente anche la morte dello stesso Quintiliano, benchè alcune fonti la spostino più avanti, al 100 d.C.”,”STAx-100-FL”
“QUIRESI Ezio”,”Donne. Il lavoro femminile in Italia nel Dopoguerra in 80 fotografie.”,”QUIRESI Ezio fotografo, ha ricevuto nel 1957 un premio dalla FIAF.”,”DONx-037″
“QUIRICO Domenico”,”Generali. Controstoria dei vertici militari che fecero e disfecero l’ Italia.”,”ANTE1-5 QUIRICO Domenico, giornalista. ha seguito per La Stampa le vicende africane degli ultimi vent’anni. Ha pubblicato ‘Storia delle truppe coloniali italiane’ e ‘Adua. La battaglia che cambiò la storia d’Italia’.”,”ITQM-135″
“QUIRICO Domenico”,”Generali. Controstoria dei vertici militari che fecero e disfecero l’Italia.”,”Domenico Quirico, giornalista, ha seguito per La Stampa le più drammatiche vicende africane degli ultimi venti anni, dal Mozambico al Congo, dalla Somalia all’Algeria. Oggi è corrispondente da Parigi. Autore di Storia dell’unificazione europea (Agorà 1998), negli Oscar Mondadori ha pubblicato Squadrone bianco. Storia delle truppe coloniali italiane e Adua. La battaglia che cambiò la storia d’Italia. ‘Nella capitale militare d’Italia di cui molti criticarono la posizione periferica, assai distante dal fronte (a Udine proprio per queste ragioni in tempo di pace non era dislocato neppure un comando d’armata), a poco a poco traslocarono le prerogative del governo di Roma. Tutto ormai partiva e arrivava lì: permessi e ordinazioni gigantesche per l’industria, passaporti e inchieste giudiziarie e di polizia. Le penne fini del giornalismo avevano lasciato i corridoi di Montecitorio come una città morta. Il pigia pigia e la mischia degli interessi politici avevano fatto fagotto. Tutta Italia ogni giorno aspettava con il fiato sospeso il bollettino del comando supremo, unica verità declinabile sulle operazioni militari a cui era addetto un ufficio fitto di accorti alchimisti della propaganda. A Udine accorrevano ambasciatori e ministri, uomini di affari e trafficoni, spie e intermediari. Le porte si aprivano ai giornalisti ammessi perché giudicati fedeli al verbo del Capo, in prima fila sempre il direttore del “”Corriere””, Luigi Albertini, che serviva a Cadorna come messo per dettare la linea all’ormai esautorato governo di Roma. Costretto a occuparsi dell’ordinaria amministrazione anche Salandra, uomo rispettabile ma a cui mancava quella forza interiore che ispira la grandezza, aspettava ogni giorno il bollettino per sapere se rallegrarsi o mettersi in gramaglie. Attorno al comando, come avviene nelle appendici di regge e caserme, la città si era trasformata in un’immensa sfrigolante retrovia, in cui orari abitudini e affari erano regolati sulle necessità di quel popolo di ufficiali e attendenti”” (pag 249-250) (capitolo: ‘I vincitori. Un volto scalpellato nel più duro granito del Verbano’)”,”ITQM-016-FL”
“QUIRICO Domenico”,”Squadrone bianco. Storia delle truppe coloniali italiane.”,”Domenico Quirico giornalista inviato per La Stampa in vari paesi del mondo tra cui Mozambico, Congo, Somalia, Algeria, Medio Oriente. Autore di una ‘Storia dell’unificazione europea’ (Agorà, 1998). “”La rivolta di Batha Agos è diretta contro questo nuovo ordine. Perché le prime vittime dell’amministrazione italiana saranno proprio le bande. Ereditate dal periodo della prima timida occupazione in cui avevano costituito una stampella indispensabile alle nostre magre forze permettendo di annettere come nostro qualche chilometro di territorio che non eravamo in grado di controllare dati i mezzi risicati, sono uno scandalo in una colonia avviata alla normalizzazione. Pian piano l’Italia si fa i muscoli. Batha Agos è un uomo accorto; intuisce che Baratieri sta procedendo alla smobilitazione di molte guerresche combriccole come la sua, disarmando i guerrieri e arruolando i più presentabili tra gli ascari. Che sono tutt’altra cosa: sottoposti a disciplina, assimilati per quanto possibile nella nuova cultura italiana, soggetti a ufficiali italiani. Batha Agos è e resta sempre un brigante, sa che prima o poi gli arriverà l’ordine di ridurre il suo corteggio di guerrieri e che a poco a poco diventerà un signorotto locale senza potere. Il suo mondo rischia di scomparire, è naturale che decida di far quello che i ras fanno da sempre: cambiare cavallo, allearsi con i suoi nemici di ieri, Mangascià e Menilik, per strappare nuovo potere. Il doppio gioco, il tradimento sono merce comune per i ras, nessuno si sente legato a nulla se non al proprio personale interesse. Batha Agos non è lo zelante baciapile che gli italiani credono, sempre con il fucile da una parte e il rosario da sgranare dall’altra. E’ il brigante senza patria che gli Habab hanno assoldato per difenderli, facendo la fine di un gregge di pecore che mette alla propria guardia un lupo per tutelarli da altri lupi. Ha riavuto la sua terra grazie agli italiani; adesso; grazie ai tigrini e agli etiopi, ne avrà di più. Non va però dimenticato che nella rivolta ebbero una parte, non si sa quanto piccola, i lazzaristi francesi, che all’epoca, in pieno clima crispino e antigallico, vennero accusati a gran voce di essere i veri registi dell’insurrezione”” (pag 116-117)”,”ITQM-226″
“QUIRICO Domenico”,”Adua. La battaglia che cambiò la storia d’Italia.”,”Domenico Quirico, giornalista, ha seguito per “”La Stampa”” le vicende africane degli ultimi vent’anni, dal Mozambico al Congo. E’ autore di una ‘Storia dell’unificazione europea’ (1998).”,”ITQM-014-FV”
“QUIRICO Domenico”,”Adua. La battaglia che cambiò la storia d’Italia.”,”Domenico Quirico, giornalista, ha seguito per “”La Stampa”” le vicende africane degli ultimi vent’anni, dal Mozambico al Congo. E’ autore di una ‘Storia dell’unificazione europea’ (1998). “”Immaginate l’effetto che doveva avere sulle famiglie dei prigionieri l’arrivo di quelle lettere da un paese che molti credevano abitato da selvaggi nudi e forse anche antropofagi! Qualche animoso parente provava a rispondere”” (pag 358) “”Nessuna battaglia ci assomiglia così tanto nei pregi e nei difetti”” (quarta di copertina)”,”ITQM-245″
“QUIRICO Monica”,”””Collettivismo”” e “”totalitarismo”” nel pensiero di A. von Hayek (1930-1950).”,”Superiorità delle ‘formazioni spontanee’ Critica del concetto di giustizia sociale Critica del Welfare State Affinità tra Hegel e Comte e influenza, secondo Hayek, dei due su Feuerbach Marx Engels Renan, Taine, Durkheim, Mazzini, Croce, Dewey. Sull’opera ‘La via della schiavitù'”,”ECOT-002-FMB”
“QUIRICO Monica RAGONA Gianfranco”,”Socialismo di frontiera. Autorganizzazione e anticapitalismo.”,”Monica Quirico è Honorary research fellow dell’Università di Soderton (Stoccolma) e le sue ricerche vertono principalmente sul movimento operaio svedese. Tra i suoi titoli: ‘Il socialismo davanti alla realtà. Il modello svedese (1990-2006)’, Editori Riuniti, 2007. Gianfranco Ragona insegna Storia del pensiero politico all’Università di Torino. Si è occupato dei rapporti tra anarchismo ed ebraismo in Germania tra Otto e Novecento e dei dibattiti sul marxismo e socialismo in Europa e negli Stati Uniti. Tra i suoi titoli ‘Anarchismo. Le idee e il movimento’, Laterza, 2013. Teorie sulla democrazia diretta e critica del marxismo e del bolscevismo dei vari esponenti del ‘socialismo di frontiera’ Gustav Landauer Alexandra Kollontaj Paul Mattick Raniero Panzieri Rudolf Meidner Nicos Poulantzas Alain Bihr… Sottolineature di GMB”,”TEOC-018-FMB”
“RABATÉ Jean- Claude, a cura di”,”L’Armée dans la société espagnole, 1808-1939.”,”Alcuni articoli in francese e, per lo più, in spagnolo (in totale 10 articoli) RABATÉ Jean-Claude: ispanista francese. Professore di civiltà spagnola alla Nuova Università della Sorbona – Parigi 3 (2009). Studioso di Miguel de Unamuno y Jugo (1864-1936). (DaIla prefazione di Rabaté J. C. in francese): «Il volume che presentiamo si propone di offrire ai candidati ai diversi concorsi spagnoli (per insegnanti delle scuole pubbliche) e, più in generale, agli studenti interessati alla storia della Spagna contemporanea, spunti di riflessione e conoscenza sui diversi e complessi rapporti tra l’esercito e la società spagnola tra il 1808 e il 1939. (…) Analizzare il ruolo dell’esercito spagnolo in un periodo così lungo richiede scelte drastiche e siamo consapevoli che i dieci articoli di questo volume coprono fin troppo parzialmente un argomento di tale portata. Abbiamo volutamente alternato articoli di sintesi con altri più circostanziati, legati all’evento o alla biografia di un personaggio famoso. Lo studio di Fernando Puell de la Villa invita il lettore ad apprezzare maggiormente le principali caratteristiche dell’istituzione militare spagnola tra il 1808 e il 1939; quello di Pedro Carlos Gonzáles Cuevas documenta la storia dei complessi rapporti tra la destra spagnola e l’esercito; quello di Benoît Pellistrandi colloca in una prospettiva storica la realtà dell’esercito e la sua evoluzione nella Spagna del XIX secolo; Eduardo González Calleja analizza il ruolo svolto dall’esercito nel mantenimento dell’ordine tra il 1875 e il 1936; infine, Mariano Esteban de Vega si concentra sul servizio militare, luogo privilegiato dei rapporti, talvolta conflittuali, tra esercito e società nella Spagna della Restaurazione. (…) quello di Sebastian Balfour studia come, dalla guerra coloniale a quella civile, “”l’africanismo diventi non solo una componente essenziale della Dittatura ma anche la spina dorsale dell’esercito franchista””. Carolyn P. Boyd analizza gli stretti legami tra esercito e politica durante il regno di Alfonso XIII (1902-1931) e le interazioni tra l’istituzione militare e il potere civile. (…) José Gregorio Cayuela Fernández, nel suo articolo, paragona gli eventi del 1923 e del 1936 per evidenziare come la soluzione autoritaria, imposta da alcuni settori dell’esercito, si traduca nella forma di un “”intervento diretto”” nella vita politica spagnola. (…)» (pg 7. Traduz.d.r.)”,”SPAx-025-FSL”
“RABAUT Jean”,”L’ anti-militarisme en France, 1810-1975. Faits et Documents.”,”Nato nel 1912, J. RABAUT ha compiuto gli studi a Neuilly e poi ha studiato storia alla Sorbona. Ha frequentato l’ avanguardia letteraria e politica. Resistente nell’ autunno 1940, ha lasciato nel dopoguerra l’ insegnamento per il giornalismo. E’ stato il principale fondatore e segretario della Societé d’ études jaurésiennes. Ha pubblicato ‘Jaures et son assassin’ (1967) e ‘Jaures’ (1974), ‘Tout est possible. Les gauchistes francais de 1920 à 1944′. “”Resta l’ Italia; non sarà molto generoso parlarne troppo… Diciamo solo che se la guerra gli è favorevole essa avrà l’ unità e un debito enorme. Quale vittoria? Per qualsiasi nazione presa a sé, la guerra trascina dunque qualche catastrofe particolare, qualche ferita – o profonda – o mortale. Quanto ai mali generali inerenti a tutte i conflitti e che peseranno inevitabilmente su tutti i popoli coinvolti, essi saranno ancora aggravati dalla situazione attuale. Gli eserciti permanenti raggiungono milioni di uomini; i debiti nazionali e privati raggiungono una cifra che rende probabile la bancarotta, il sangue e l’ oro delle nazioni coleranno a fiumi, se la lotta si estenderà, sia verso oriente, sia verso occidente. I popoli comprenderanno tutto ciò; essi hanno orrore di questo macello; mai la guerra è stata così impopolare. La Germania è disperata; il soldato prussiano protesta con rabbia; guarda intorno a lui, si sente preso, incatenato, dentro a un ingranaggio; egli marcia per forza e divora la sua collera. Bismarck è odiato, disprezzato, insultato in tutta Europa. Eccetto l’ Italia, le nazioni sono dichiaratamente per la pace; (…)””. (pag 22-23, ‘La Rive gauche, 10 giugno 1866)”,”FRQM-030″
“RABAUT Jean RIOUX Jean-Pierre JENKINS Roy BICHAT Jean-Marcel LEMOINE Georges CHARZAT Michel RICHARD Serge PELIKAN Jiri BIONDI Jean-Pierre”,”Les Grands Révolutionnaires. Les Socialistes et l’exercice du Pouvoir. La justice dans la libertè. [Jean Jaurés, Otto Bauer, Léon Blum, Alexandre Dubcek, Tage Erlander, Léopold Sédar Senghor]”,”””La querelle entre réformistes et révolutionnaires – notons que Jaurés cependant revendiquait ce dernier titre – avait une dimension internationale. En Allemagne, un ancien disciple de Marx, Eduard Bernstein, avait publié un livre où il mettait en question la doctrine du maître, notamment la théorie de la valeur, la marche inéluctable vers la concentration capitaliste, la polarisation de la société en deux classes radicalement antagonistes. Son adversaire principal au sein de la socialdémocratie, Karl Kautsky, défendait l’orthodoxie. Jaurés entre dans le débat, par le moyen d’une conférence prononcée à Paris. Il défend le marxisme contre son détracteur, expliquant que ses thèses centrales: la théorie de la valeur, la conception matérialiste de l’histoire, le processus dialectique, son toujours valables. Il ajoute que “”le marxisme lui-même contient les moyens de compléter le marxisme, là où il faut””. En ce qui concerne la tactique, Jaurès n’est ni du côté de Bernstein, ni du côté de Kautsky. Il estime contre Bernstein que le prolètariat et la bourgeoisie sont radicalement antagonistes; mais il pense comme lui qu’il ne faut pas avoir peur des rencontres et des contacts multiples entre la classe prolétarienne et les autres classes. “”Nous voulons la révolution, mais nous ne voulons pas la haine éternelle””. Le ton du débat entre ministériels et revolutionnaires ne baisse pas pour autant. Les guesdistes lancent un quotidien: ‘Le Petit Sou’, soutenu par un multimillionnaire excentrique, Alfred Edwards, qui, beau-frère de Waldeck Rousseau, cherchait à faire pièce à son existence ministérielle. Le 23 septembre 1900, la salle Wagram héberge 800 délégués au Ve congrès de la IIe Internationale. Ils votent sur la participation ministérielle un texte rédigé par Kautsky, où il était dit que l’entrée d’un socialiste isolé dans un gouvernement bourgeois ne peut être considérée “”comme le commencement normal de la conquête du pouvoir politique, mais seulement comme un expédient forcé, transitoire et exceptionnel. Si dans un cas particulier, la situation politique nécessite cette expérience dangereuse, c’est là une question de tactique et non de principe””. C’était en somme faciliter les choses à Jaurès. Le Congrès des organisations socialistes françaises, qui succède dans la même salle au congrès international, n’en voit pas moins des affrontements violents”” (pag 35) [Jean Rabaut, Jean-Pierre Rioux, ‘Jean Jaurés’] [(in) ‘Les Grands Révolutionnaires. Les Socialistes et l’exercice du Pouvoir. La justice dans la libertè’, Romorantin, 1978]”,”MEOx-116″
“RABB Theodore K.”,”Gentiluomini e mercanti. L’espansione inglese, 1575-1630.”,”Theodore K. Rabb è stato professore associato d Storia all’Università di Princeton.”,”ECOI-414″
“RABEHL Bernd”,”La controversia all’interno del marxismo russo sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia.”,”Riazanov si caratterizzava come “”occidentalista”” (pag 187) Engels ebbe una duratura influenza sul “”padre”” del marxismo russo, Georgij V. Plechanov (pag 208) L’utilizzazione da parte di Trotsky della base asiatica della storia russa per la sua teoria della “”rivoluzione permanente”” e la mancata realizzazione di questa teoria nella Russia rivoluzionaria (…) Trotsky vide la specificità dello sviluppo storico della Russia nel suo relativo primitivismo, nella sua lentezza e stagnazione”” (pag 224) In un saggio del 1912, Trotsky, diversamente da Lenin che aveva trovato un’identità tra la via prussiana al capitalismo e il capitalismo russo, sottolineò l’eredità asiatica della Russia (pag 226) La Luxemburg ha esaminato con minor precisione, rispetto a Plechanov e a Lenin l’aspetto del dispotismo (pag 229) Riazanov si caratterizzava come “”occidentalista”” (pag 187) “”La ricerca marxiana e le acquisizioni teoriche di Rjazanov avevano il segno delle discussioni e delle contese interne alla socialdemocrazia russa. In essa Rjazanov si caratterizzava come “”occidentalista””. Il ruolo degli intellettuali russi nella vita politica del Paese e i problemi di organizzazione della socialdemocrazia russa furono al centro del suo interesse politico e del suo studio del marxismo, sia prima che dopo il 1905 (10). Lo sviluppo storico della Russa e le ricerche e le osservazioni di Marx sulla situazione russa e sulla politica estera dello zarismo presero il primo posto nelle sue riflessioni quando l’espansione zarista in Asia si scontrò con la Grande Potenza giapponese e la Russia dalle sue sconfitte all’estero sembrò spinta ad una crisi rivoluzionaria interna (11). La formazione di un movimento sindacale in Russia, nel corso della rivoluzione del 1905-1906, attirò il suo interesse sulla concezione marxiana del sindacato. I sindacati erano un’organizzazione di classe autonoma, che recepiva gli immediati interessi economici degli operai, unificava questi ultimi come classe e li metteva in grado di svolgere un’azione politica, o costituivano invece una forma di movimento necessariamente limitato, che doveva essere subordinato al partito operaio? (12). Anche lo studio degli scritti politici di Marx e di Engels e delle loro osservazioni sulla Russia, l’India e la Cina, avvenne sulla base di questo riferimento attuale alle lotte di classe in Russia. Sulla base di questi interessi politici, D.B. Rjazanov si formò come conoscitore e specialista del marxismo, del quale mise a disposizione del movimento operaio importanti ricerche politiche, saggi, lettere, che, dopo averli fatti venire alla luce dagli archivi che li conservavano, collocò nel loro contesto storico-politico. In base a ciò, nel 1920, il Partito comunista russo gli affidò l’organizzazione dell’Istituto Marx-Engels e l’edizione delle opere complete di Marx ed Engels (13). Le ‘Revelations of the diplomatic history of the 18th century’, che attirarono l’interesse di Rjazanov principalmente per la discutibile interpretazione che egli dava della trasformazione del dispotismo zarista in assolutismo, furono pubblicate dal 16 agosto 1856 fino al 1° aprile 1857 in tredici numeri di “”The Free Press”” di Londra. Gli articoli furono raccolti in volume a Londra, nel 1899, dalla figlia di Marx, Eleanor, col titolo di ‘Secret diplomatic history of the 18th century’. Questo scritto non fu inserito né nella ‘Marx-Engels Gesamtausgabe’ (MEGA), né nelle ‘Marx-Engels-Werk’ (MEW) (14). Del fatto che gli editori di osservanza marxista-leninista abbiano ignorato, o meglio sottratto al dibattito e proibito, questa esposizione marxiana dei fondamenti semiasiatici della storia russa, non si può far carico a D.B. Rjazanov. Egli ha riscoperto e interpretato questi articoli di Marx già nel 1909, nel saggio sulla ‘Origine del predominio della Russia in Europa’. Certo, egli rifiutò la caratterizzazione di Marx della storia russa e in tal modo polemizzò indirettamente anche con Plechanov, Lenin, Trotsky e la Luxemburg, i quali, stimolati dalla rivoluzione del 1905, si occuparono dei residui asiatici nella società e nello Stato; ma comunque egli sottopose alla discussione questa immagine che Marx aveva dato della Russia negli anni Cinquanta del XIX secolo. Nel 1918 apparve una traduzione russa dello scritto di Rjazanov del 1909. Nel 1917 Rjazanov lavorò, insieme a Luise Kautsky, all’edizione degli scritti e articoli di Marx e di Engels pubblicati tra il 1852 e il 1862 che trattavano della situazione in Inghilterra, di Palmerston, della guerra russo-turca, della rivoluzione spagnola, dell’India, della Cina e della Russia (15). Solo negli anni Cinquanta, dopo il XX Congresso del PCUS, gli scritti sulla crisi d’Oriente e sulla guerra di Crimea furono inseriti nelle “”MEW”””” (pag 187-188) [(10) M.N. Pokrovskij, O russkom feodalizme, proizkhozdenije i karaktere absokjutizma v Rossii, in ‘Borba klassov’, n. 2, 1931 pp. 79 e sgg.; (11) Ibidem, p. 82; (12) M.N. Pokrovskij, Istoriceskaja nauka in borba klassov’, Mosca-Leningrado, 1933, p. 287; (13) Ibidem, p. 291; (14) A.M. Pankratova, op.cit., pp. 68 e segg; E. Oberländer, op. cit., pp. 69 e sgg.; (15) M.N. Dubrovskij, K voprosu o susnosti “”asiatkogo”” sposaba proizvodsto feodalizma, krepostnicestva i torgovskogo kapitala, Mosca, 1929, p. 162] [Bernd Rabehl, ‘La controversia all’interno del marxismo russo sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia’] [(in) Karl Marx, Storia diplomatica segreta del XVIII secolo, 1978] Engels ebbe una duratura influenza sul “”padre”” del marxismo russo, Georgij V. Plechanov (pag 208) L’utilizzazione da parte di Trotsky della base asiatica della storia russa per la sua teoria della “”rivoluzione permanente”” e la mancata realizzazione di questa teoria nella Russia rivoluzionaria (…) Trotsky vide la specificità dello sviluppo storico della Russia nel suo relativo primitivismo, nella sua lentezza e stagnazione”” (pag 224) In un saggio del 1912, Trotsky, diversamente da Lenin che aveva trovato un’identità tra la via prussiana al capitalismo e il capitalismo russo, sottolineò l’eredità asiatica della Russia (pag 226) La Luxemburg ha esaminato con minor precisione, rispetto a Plechanov e a Lenin l’aspetto del dispotismo (pag 229) “”In Occidente l’analisi critica dello stalinismo si incentrò su tre posizioni fondamentali: K.A. Wittfogel incluse la “”autocrazia stalinista”” tra le forme fenomeniche del “”dispotismo asiatico””, con ciò affermando, o volendo dimostrare, che il rivolgimento sociale che aveva avuto luogo nell’URSS si era realizzato sulla base di una società asiatica, che aveva enormemente rafforzato il dispostismo dello Stato e creato un tipo del tutto nuovo di dominio di classe (…). E. Mandel e H. Marcuse, richiamandosi direttamente o indiriettamente alla tradizione di un marxismo di tipo trotskista o “”austriaco””, videro nella società sovietica, malgrado tutte le deformazioni statalistiche e burocratiche, una base di partenza per l’avvio o per il proseguimento della trasformazione sociale della società. T. Cliff e P. Mattick caratterizzarono questa forma sociale come una variante specifica o come uno stadio determinato della socializzazione capitalistica della produzione, come “”capitalismo di Stato””. Nella seconda e terza di queste posizioni fondamentali non veniva affatto messo in dubbio il fondamento europeo della storia russa.”” (pag 184-185) pag 198 pag 205-206 pag 233 pag 184-185 pag 198 pag 205-206 pag 233″,”RJAx-016″
“RABEHL Bernd”,”Geschichte und Klassenkampf. Einführung in die marxistische Geschichtsbetrachtung der Arbeiterbewegung.”,”RABEHL Bernd: ‘Storia e lotta di classe. Introduzione alla visione marxista della storia del movimento operaio’ Contiene il capitolo: ‘Taktik aund Organisation der I. Internationale’ (pag 88-102) Due capitoli sulla controversia Marx Engels vs Bakunin, e vs Lassalle”,”MGEx-233″
“RABELAIS François, a cura di Mario BONFANTINI”,”Gargantua e Pantagruele. Volume primo.”,”””Il più grande spirito dell’età moderna”” (Balzac) Il trasferimento degli ‘Utopiensi’ da Utopia. (pag 321-322)”,”VARx-013-FV”
“RABELLOTTI Roberta HIRSCH Giovanna MOLINI Vasco”,”L’economia della Corea del Sud. Dal sottosviluppo al club dei “”ricchi””.”,”RABELLOTTI Roberta è professore di economia politica al Dipartimento di Scienze economiche e Metodi quantitativi dell’Università del Piemonte orientale. HIRSCH Giovanna è ricercatrice presso l’AISLO (Associazione italiana incontri e studi sullo sviluppo locale). MOLINI Vasco è assistant professor al Centre for World Food Studies della Vrije Universiteit di Amsterdam.”,”ASIE-022″
“RABELLOTTI Roberta”,”Rapporto Corea del Sud: un modello di industrializzazione tardiva.”,”Roberta Rabellotti, laureata in economia politica all’Universit Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano, ha conseguito il Master of Science all’University of Oxford ed è ricercatrice presso il dipartimento di Scienze economiche dell’Univesità di Padova (1995). Nel testo l’autrice afferma che “”la dominazione giapponese rappresentò un momento importante nel processo di sviluppo economico del paese poiché coincise con l’inizio di una fase di rapida industrializzazione, di modernizzazione dell’agricultura e delle istituzioni pubbliche e di creazione delle infrastrutture di base. Alcune competenze tecnologiche, pur se controllate dai giapponesi, vennero in parte assimilate dalla popolazione locale, rappresentando la base sulla quale successivamente si è innestato il processo di sviluppo”” (pag 2). “”Agli inizi degli anni 1950 (…) la Corea del Sud veniva considerata da molti osservatori un paese estremamente arretrato; senza grandi possibilità di sviluppo: il reddito pro-capite era inferiore a quello dell’India; nel Nord erano rimaste le principali fonti energetiche e la maggior parte delle materie prime; il settore agricolo era poco meccanizzato e l’industria leggera poco più che embrionale; il regime di #Rhee era inoltre noto per l’elevata corruzione e la speculazione diffusa, alimentate dagli ingenti aiuti americani e dalla forte protezione dell’economia”” (pag 3). “”Il tasso medio annuo di crescita del prodotto nazionale lordo (PNL) per il periodo tra il 1954 e il 1962 è (stato) pari al 3,7 per cento, mentre quello pro-capite è (stato) pari all’uno per cento. (pag 9) (…) Dal 1962 in poi l’economia coreana è stata sostanzialmente guidata da piani di sviluppo quinquennali (…) (con una politica economica orientata alla) promozione delle industrie chimiche e pesanti, 1972-1979. (pag 11) (…) In poco più di trent’anni, con un tasso medio di crescita del PNL pari a 8,4 per cento, la Corea del Sud è stato sicuramente uno dei paesi al mondo caratterizzati dalla crescita più rapida ed elevata””‘ (pag 14)'”,”ASIE-028″
“RABELLOTTI Roberta”,”Rapporto Corea del Sud: un modello di industrializzazione tardiva.”,”Roberta Rabellotti, laureata in economia politica all’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano, ha conseguito il Master of Science all’University of Oxford ed è ricercatrice presso il dipartimento di Scienze economiche dell’Univesità di Padova (1995).”,”ASIE-004-FV”
“RABIN Leah”,”Una vita insieme. L’appassionante testimonianza della moglie e compagna di Yitzhak Rabin.”,”Leah Schlossberg Rabin di origine tedesca, ha sposato Yitzhak Rabin nel 1948 ed è stata al suo fianco sino al tragico attentato del 4 novembre 1995. “”Il giorno in cui lasciò la carica di capo di stato maggiore, Yitzhak fu l’uomo più felice del mondo. Ricordo che, dopo l’addio ufficiale alle armi, tornò a casa facendo letteralmente i salti di gioia e disse: “”Finalmente non sono più responsabile di vite umane”””” (pag 117)”,”VIOx-195″
“RABINOWITCH Alexander”,”I bolscevichi al potere. La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado.”,”Alexander RABINOWITCH è professore di storia e D del Russian and East European Institute dell’ Indiana University. Ha scritto ‘Prelude to Revolution’ e curato con altri ‘Revolution and Politics in Russia’.”,”RIRx-069″
“RABINOWITCH Alexander”,”I bolscevichi al potere. La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado.”,”RABINOWITCH Alexander è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’ Indiana University. Ha scritto pure ‘Prelude to Revolution’ e curato con altri, Revolution and Politics in Russia’. Controversia nel partito bolscevico sulla questione dell’ insurrezione. “”Si deve anzitutto osservare che, mentre Trotsky, Sokolnikov ed altri membri del Comitato Centrale favorevoli alla risoluzione presa il 10 ottobre stavano adoperandosi per renderla operativa, Kamenev e Zinoviev continuavano ad impegnarsi strenuamente per impedire la possibilità d’ una rivolta armata, nella persuasione che un suo prematuro inizio promosso dal partito si sarebbe concluso con un disastro ancor più grave di quello subito a seguito dell’ insurrezione di luglio, e con la speranza, non ingiustificata, che il loro punto di vista avrebbe ottenuto il consenso di gran parte dei dirigenti bolscevichi delle regioni periferiche””. (pag 249-250) “”Ad ogni modo, è importante osservare che la controversia all’ interno dell’ apparato dirigente bolscevico, venne tacitata dall’ approvazione definitiva della risoluzione presa nell’ incontro del 10 ottobre. Kamenev, dopo aver dichiarato che non poteva assumersi la difesa della linea politica fissata in quel documento e predestinata a risolversi in una disfatta per il partito e per il proletariato, rassegnò le proprie dimissioni da membro del Comitato Centrale. (…) Altri tre moderati – Nogin, Miljutin e Rykov – tentarono inutilmente che “”Rabocij”” pubblicasse un loro appello, del quale non è mai venuto alla luce il contenuto. Invece Kamenev, non riuscendo ad ottenere ospitalità nella stampa bolscevica, si rivolse a “”Novaja zizn””, il giornale diretto da Gorkij, perché rendesse pubbliche le sue argomentazioni contro la rivolta. Quando esse furono riporate da quel quotidiano, Lenin temette sul momento – a quanto risulta da alcune sue lettere – che ogni possibilità di azione immediata fosse compromessa. Quasi fuori di sé per la collera, egli dichiarò adesso guerra aperta a Kamenev e Zinoviev, e fece ogni sforzo perché entrambi venissero espulsi dal partito. Però, nella seduta del 20 ottobre, il Comitato centrale si oppose recisamente a tale richiesta e si limitò ad accettare le dimissioni di Kamenev dall’ apparato dirigente bolscevico e ad ingiungere allo stesso Kamenev e a Zinoviev di non fare più dichiarazioni pubbliche di qualsiasi genere contro le risoluzioni ufficiali del partito.”” (pag 261-262)”,”RIRO-271″
“RABINOWITCH Alexander”,”The Bolsheviks in Power. The First Year of Soviet Rule in Petrograd.”,”Foto dei funerali di Uritski (1918) (pag 328) RABINOWITCH Alexander è professore emerito di storia presso l’ Indiana University, Bloomington. Si è occupato della storia russa e della rivoluzione bolscevica. Il suo libro classico è ‘The Bolsheviks Come to Power’ (1917). Ha scritto pure ‘Prelude to Revolution: The Petrograd Bolsheviks and the July 1917 Uprising’ (1968). Giornalista bolscevico Slutskii (pag 35-)”,”RIRO-336″
“RABINOWITCH Alexander”,”I bolscevichi al potere. La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado.”,”Nei mesi successivi al crollo del regime zarista nella Russia dilaniata dalla guerra, l’ultraradicale Partito bolscevico emerse dall’oscurità per rovesciare il Governo provvisorio e stabilire il primo governo comunista del mondo. Alexander Rabinowitch è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’Indiana University. Ha scritto: Prelude to Revolution, e curato, con altri, Revolution and Politics in Russia.”,”RIRO-094-FL”
“RABINOWITCH Alexander”,”Prelude to Revolution. The Petrograd Bolsheviks and the July 1917 Uprising.”,”Alexander Rabinowitch è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’Indiana University. Ha scritto: Prelude to Revolution, e curato, con altri, Revolution and Politics in Russia. Preface to the Midland Edition, Prologue, Conclusion, Selected Bibliography, Notes, Index, cartina,”,”RIRx-045-FL”
“RABINOWITCH Alexander”,”The Bolsheviks in Power.”,”Alexander Rabinowitch è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’Indiana University. Ha scritto: Prelude to Revolution, e curato, con altri, Revolution and Politics in Russia. Preface and Acknowledgments, Abbreviations, Chronology of Key Events, Notes, Selected Bibliography, maps, foto, Index,”,”RIRO-142-FL”
“RABINOWITCH Alexander”,”The Bolsheviks Come to Power. The Revolution of 1917 in Petrograd.”,”Alexander Rabinowitch è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’Indiana University. Ha scritto: Prelude to Revolution, e curato, con altri, Revolution and Politics in Russia. List of Illustrations, Acknowledgments, Note on Transliteration, Dates, Introduction, Epilogue, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RIRx-103-FL”
“RABITO Vincenzo, a cura di Evelina SANTANGELO Luca RICCI”,”Terra matta.”,”RABITO Vincenzo è nato a Chiaramonte Gulfi nel 1899. E’ morto nel 1981. “”E quinte, li acente stavino male, poi perché il coverno Batoglio aveva fatto l’Omnistizia e si aveva reso all’amiricane. E questo Batoglio faceva la querra contra la Cermania, che prima, quanto scoppiò la querra, fu il primo a dichiarare la querra contra l’America, e prima diceva: “”Evviva il fascisimo””, e ora era contra il fascisimo e contra la Cermania, e non si poteva racionare più. Quente, c’era tanto intrallazzo e tanta camurra: un paro di scarppi 13 mila lire, un vestito 20 mila lire, chi poteva robare robava, li carabiniere non comantavino più, e sparte li tempolate dovevino tastare, se parlavino””. (pag 295)”,”BIOx-133″
“RACHMANOWA Alja”,”Studenti, amore ceka e morte.”,”Filone letteratura anti-bolscevica pro ‘bianchi’. “”E invece di fare appunti, scarabocchio sul quaderno le parole che colgo a volo: “”Ha sentito? Ha sentito? Kolciak è stato arrestato dai “”ceki””. – Povero Kolciak! – Lo hanno arrestato a Nishnendinsk, lo hanno insultato e sul finestrino del suo scompartimento hanno issato la bandiera inglese, quella francese e non so qual altra ancora, ma la russa no, quella non può più portarla. – Lo hanno tradito, lo uccideranno! – Per amor di Dio! E gli Alleati? Come permettono una cosa simile? – Gli Alleati hanno abbandonato anche noi. La Russia è morta!””. (pag 347)”,”RIRO-281″
“RACHMANOWA Alessandra”,”Matrimoni nella bufera rossa. Diario di una donna russa.”,”Crisi delle abitazioni e stanze e mancanza di carbone (pag 42-44)”,”RIRO-016-FV”
“RACINARO Roberto”,”La crisi del marxismo nella revisione di fine secolo.”,”Roberto RACINARO (Reggio Calabria 1948) insegna filosofia teoretica presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Univ di Salerno. Per la sua bibliografia vedi pag 2.”,”TEOC-018″
“RACINARO Roberto”,”Rivoluzione e società civile in Hegel.”,”””Non domandate a chi vi ascolta se concorda assolutamente con voi; domandategli se procede nello stesso senso”” (Goethe) (in apertura) RACINARO Roberto, nato a Reggio Calabria nel 1948, è stato borsista presso l’Istituto italiano di studi storici. Attualmente (1972) è ricercatore presso l’Istituto di Filosofia dell’Università di Salerno. Robespierre. “”L’unica opera della «libertà assoluta», secondo Hegel, è la morte: «una ‘morte’ che non ha alcun interno ambito né riempimento» (175). Il governo rivoluzionario, infatti, si manifesta subito come ‘fazione’; chi lo avversa è immediatamente colpevole e, per essere condannati, basta essere ‘sospetti’: «Il ‘cadere in sospetto’ prende quindi il posto dell”essere colpevole’» (176). Il protagonista delle pagine hegeliane è, a questo punto, il rousseauniano Robespierre. Il suo nome non viene apertamente fatto nella ‘Fenomenologia’, ma, a parte i luoghi analoghi delle ‘Lezioni’ (177), proprio in un aforisma jenense Hegel scrive così: «La risposta, che Robespierre dava a tutto – qui uno aveva pensato questo, fatto quello, voluto questo o detto quello -, era: ‘la mort!’. La sua uniformità è altamente noiosa, ma ‘va bene per tutto’. Volete la giacca: prendetela; anche il panciotto: eccolo; date uno schiaffo: ecco anche l’altra guancia; volete il dito piccolo: strappatelo. ‘Posso dar la morte a tutto, astrarre da tutto’. Così la cocciutaggine è insuperabile (‘unüberwindlich’) e può ‘può superare (‘überwinden’) tutto in se stessa’. Ma la cosa più importante, che sarebbe da superare (‘überwinden’), sarebbe proprio questa libertà, questa morte stessa» (178)”” (pag 84-85) [note: (176) Op. cit, p. 419; (177) ‘Vorlesungen ueber die Philosophie der Weltgeschichte’, cit., p. 929-930); (178) L’aforisma è di Hoffmeister, ‘Dokumente zu hegels Entwicklung’, cit., p. 359; può non essere inutile ricordare un giudizio del giovane Marx: «L’intelletto ‘politico’ è ‘politico’ appunto in quanto pensa ‘entro’ i limiti della politica (…). Il periodo ‘classico’ dell’intelletto politico è la ‘Rivoluzione francese’. (…) Così Robespierre vede nella grande miseria e nella grande ricchezza un ostacolo alla ‘pura democrazia’. Egli desidera perciò stabilire una generale frugalità ‘spartana’. Il principio della politica è la ‘volontà’. Quanto più unilaterale, cioè quanto più compiuto è l’intelletto ‘politico’, tanto più esso crede all”onnipotenza’ della volontà, e tanto più è cieco dinnanzi ai ‘limiti naturali’ e spirituali della volontà, tanto più dunque è incapace di scoprire la fonte delle infermità sociali» (‘Kritische Randglossen zu dem Artikel «Der König von Preussen und die Sozialreform. Von einem Preussen», Werke, Bd 1, Dietz Verlag, Berlin, 1964, p. 402; abbiamo citato secondo la traduzione italiana di R. Panzieri, in ‘La questione ebraica e altri scritti giovanili’, Editori Riuniti, Roma, seconda edizione 1969, pp. 127-28] [Roberto Racinaro, ‘Rivoluzione e società civile in Hegel’, Napoli, 1972]”,”HEGx-035″
“RACINARO Roberto”,”Sul concetto hegeliano di “”astratto”” la “”riconciliazione alla Kotzebue””.”,”””La filosofia kantiana non ha saputo riconoscere il principio più profondo dei nuovi tempi, e con la sua opposizione fra determinante e determinato, fra l’universale da una parte e, dall’altra, i particolari, ha mostrato di essere completamente condizionata dalla realtà del mondo tedesco, estremamente suddiviso, profondamente scisso e, quindi, «infelice»”” (pag 100) “”Come è facile constatare, le analogie con la dialettica hegeliana di “”signoria e servitù”” sono evidenti. L’interesse di Hegel per quel piccolo capolavoro che è il romanzo di Diderot () è più comprensibile”” (pag 104) () ‘Le neveu de Rameau’ [Il nipote di Rameau”” è un dialogo satirico nel quale Diderot discute su questioni di etica ed estetica. I due personaggi che danno vita al dialogo sono designati con i pronomi lui e io, il primo indica Jean-Frainçis Rameau e il secondo lo stesso Diderot. Rameau intrattiene il filosofo raccontando episodi della propria vita: è un musicista fallito, un adulatore di professione, un miserabile di talento; uno scroccone che sopravvive facendo il buffone di corte nei salotti della borghesia parigina. Agli occhi del filosofo, quest’individuo spregevole appare come un misto di delirio e di buonsenso, di abiezione e di onestà. E proprio per questa sua contraddittorietà, il giovane Rameau sconcerta e affascina Diderot, il quale constata, stupefatto e a tratti inorridito, come sia possibile che una stessa persona sia dotata della più profonda sensibilità estetica e del tutto sprovvista del sentimento morale]”,”HEGx-002-FGB”
“RACINARO Roberto”,”Intellettuali e fascismo.”,”Su Croce. “”«(…) In verità non c’è opera storica del Croce che possa intendersi nel suo valore al di fuori di una definita battaglia politica. La pretesa “”neutralità”” pratica dello storico in quanto tale è una delle più sottili operazioni ideologiche del Croce, che ha sempre sostenuto il valore conoscitivo, e non determinante sul piano dell’azione, dell’opera storiografica, ma che ha sempre scritto pagine impegnate fino in fondo in una battaglia in ultima analisi politica». L’osservazione di Garin sulla profonda ‘politicità’ dell’atteggiamento «neutrale» postulato da Croce va fatta valere radicalmente, nel senso che essa non può non coinvolgere tutta la concezione della storia etico-politica, che, secondo l’acutissima notazione gramsciana, «è una ipostasi arbitraria e meccanica del momento dell’egemonia, della direzione politica, del consenso nella vita e nello svolgimento dell’attività dello Stato e della società civile» (A. Gramsci, Materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, cit., p. 187). Errato, dunque, parlare di un Croce «impolitico», là dove il suo discorso mira precisamente alla costruzione di un’egemonia a livello dello Stato”” (pag 187)”,”ITAF-007-FGB”
“RACINARO Roberto”,”Intellettuali e fascismo.”,”Su Croce. “”«(…) In verità non c’è opera storica del Croce che possa intendersi nel suo valore al di fuori di una definita battaglia politica. La pretesa “”neutralità”” pratica dello storico in quanto tale è una delle più sottili operazioni ideologiche del Croce, che ha sempre sostenuto il valore conoscitivo, e non determinante sul piano dell’azione, dell’opera storiografica, ma che ha sempre scritto pagine impegnate fino in fondo in una battaglia in ultima analisi politica». L’osservazione di Garin sulla profonda ‘politicità’ dell’atteggiamento «neutrale» postulato da Croce va fatta valere radicalmente, nel senso che essa non può non coinvolgere tutta la concezione della storia etico-politica, che, secondo l’acutissima notazione gramsciana, «è una ipostasi arbitraria e meccanica del momento dell’egemonia, della direzione politica, del consenso nella vita e nello svolgimento dell’attività dello Stato e della società civile» (A. Gramsci, Materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, cit., p. 187). Errato, dunque, parlare di un Croce «impolitico», là dove il suo discorso mira precisamente alla costruzione di un’egemonia a livello dello Stato”” (pag 187)”,”ITAF-007-FGB”
“RACINE Nicole BODIN Louis; testi di B. SOUVARINE C. RAPPOPORT V. MERIC L.O. FROSSARD A. TREINT M. THOREZ A. FRANCE H. BARBUSSE R. LEFEBVRE P. VAILLANT-COUTURIER M. FOURRIER J. DORIOT GUILLEAU J. RENAUD MONATTE ROSMER DELAGARDE A. MARTY A. DESOBLIN M. CLAMAMUS A FERRAT P. SEMARD M. CACHIN L. ARAGON A. BRETON P. ELUARD B. PERET P. UNIK J. DUCLOS G. DIMITROV G. PERI”,”Le Parti Communiste Francais pendant l’ entre-deux-guerres.”,”Testi di B. SOUVARINE C. RAPPOPORT V. MERIC L.O. FROSSARD A. TREINT M. THOREZ A. FRANCE H. BARBUSSE R. LEFEBVRE P. VAILLANT-COUTURIER M. FOURRIER J. DORIOT GUILLEAU J. RENAUD MONATTE ROSMER DELAGARDE A. MARTY A. DESOBLIN M. CLAMAMUS A FERRAT P. SEMARD M. CACHIN L. ARAGON A. BRETON P. ELUARD B. PERET P. UNIK J. DUCLOS G. DIMITROV G. PERI Nicole RACINE-FURLAUD storica, lavora al Centre d’ etude de la vie politique francais della Fondation nationale des sciences politiques (FNSP). Ha collaborato al Dizionario biografico del Maitron. Louis BODIN è direttore delle Presses de la Fondation nationale des sciences politiques. Ha pubblicato con Jean TOUCHARD ‘Front populair: 1936’ (1972).”,”PCFx-058″
“RACINE Jean-Luc”,”Cachemire. Au péril de la guerre.”,”J.L. RACINE è direttore di ricerca presso il CNRS, al Centre d’etudes de l’Inde et de l’Asie du Sud dell’Ehess, Ecoles des hautes etudes en sciences sociales. Lavora sulle dinamiche dell’India contemporanea, sulla visione dell’ordine mondiale e della geopolitica dell’Asia del sud. RC”,”INDx-097″
“RACINE Nicole; SERGE Victor”,”Victor Serge. Correspondances d’URSS (1920-1936).”,”Mil neuf cent. Revue d’histoire intellectuelle Éditeur : Société d’études soréliennes fonte: persée.fr Nel periodo in studio Serge ha inviato 110 lettere o cartoline postali a Marcel Martinet, 68 lettere o cartoline inviate a Henry Poulaille, e due lettere a Jean-Richard Bloch. La corrispondenza di Serge con Romain Rolland è andata perduta. Serge ha ricevuto 13 lettere da Trotsky, e Serge ne ha inviate 4 a Trotsky. Due lettere sono state indirizzate a Léon Sedov, figlio di Trotsky, una lettera a H. Sneevliet”,”SERx-075″
“RACINE Nicole”,”Le parti socialiste (SFIO) devant le bolchevisme et la Russie soviètique, 1921-1924.”,”Jstor L’autore segue questi anni dalle pagine del giornale di partito ‘Le Populaire’ La critica francese ed europea al bolscevismo (pag 288 ecc) “”Nous ayons choisi comme source principale d’information ‘Le Populaire de Paris’. Ancien journal de Longuet, qui le fonda en 1918 et en fit la tribune des minoritaires de guerre, il devint avant le congrès de Tours l’organe de la tendance dite de la «Reconstruction» (qui voulait reconstruire l’unité internationale avec Moscou et aurati été prête à adhérer avec «réserves» à la Troisième Internationale) dont toute une fraction – avec Longuet et Paul Faure – ne fut exclue du futur Parti communiste que par la volonté de Moscou. Après la scission, il est le quotidien national qui reste au Parti socialiste, ‘L’Humanité’ demourant aux mains des majoritaires de Tours. A partir d’avri 1921 (1), il paraît sous la double direction politique de Léon Blum et de Jean Longuet, c’est-à-dire sous la responsabilité conjointe des deux «tendances» qui vont former le nouveau Parti socialiste: Léon Blum, ancien animateur du groupe des «Résistants» (à l’adhésion à l’Internationale communiste) et que son discours de Tours désigne comme un des futurs chefs du parti; Jean Longuet, l’ancien dirigeant des «Reconstructeurs». Le siège du Parti socialiste (SFIO) sera rue Feydeau, au ‘Populaire’, qui devient ainsi le lien entre tous ceux qui veulent, autour du nouveau secrétaire général, Paul Faure, reconstituer le parti. Il est difficile, pour qui étudie le Parti socialiste au lendemain de 1920, de ne pas avoir présent à l’esprit que c’est alors un parti tràs diminué par la scission (2), qu’il a perdu les trois quarts de ses adhérents, qu’il reste surtout un parti de cadres. Comment oublier, par exemple qu’en 1921 ‘Le Populaire’ a 2.225 abonnés (3)? Ce n’est que progressivement que le Parti socialiste retrouvera ses troupes et son audience pour redevenir au début des années trente la principale force de gauche. Le Parti socialiste, au lendemain de la scission, ne forme pas un bloc monolithique”” (pag 282) [(1) Voir la liste des principaux collaborateurs du journal dans ‘Le Populaire’ du 4 avril 1921. L’absence, pour les années 1921-1926, de comptes rendus sténographiques des congrès nationaux, rend la lecture du ‘Populaire’ d’autant plus indispensable; (2) Voir Prélot (Marcel), ‘L’évolution politique du socialisme français 1789-1934’, Paris, Spes, 1939, 502 p.; pp. 231 à 235; Ligou (Daniel), ‘Histoire du socialisme en France (1871-1961), Paris, Presses Universitaires de France, 1962, VIII 672 p., pp. 331 à 340; Ziebura (Gilbert), ‘Léon Blum et le Parti socialiste, 1872-1934’, Paris, A. Colin, 1967, 407 p., pp. 179 sqq. (Cahiers de la Fondation nationale des sciences politiques, 154); (3) Voir ‘Le Populaire’ des 10 et 12 janvier 1921]”,”FRAP-125″
“RADAR”,”Organizzazione del capitale finanziario italiano.”,”””Perfino gli uomini d’affari che sono certo più smaliziati degli economisti, molte volte non sanno che trattando con una società, che essi credono indipendente, trattano, in realtà, con un gruppo potente che detiene il capitale di comando di questa società, oppure, caso inverso ma reale, non sanno che la società con capitale molto limitato è in realtà la società che detiene il pacchetto di controllo di un potente gruppo. Era perciò sentita da parecchio tempo in Italia una indagine che mettesse a nudo e rendesse pubblica la struttura del capitale finanziario italiano. Il Rienzi, in occasione della prima conferenza C.E.R., ha lanciato la bomba con dati statistici sulla concentrazione del capitale. Sono seguite le pubblicazioni in “”Critica Economica””. Ma la parte, direi viva, fisica, personale, che rende più attraente e dinamico il quadro del nostro capitale finanziario, ancora mancava. Radar con il lavoro che qui ci presenta e che è una prima parte dell’indagine che intende proseguire, descrive questi gruppi finanziari anche nel loro aspetto fisico, che permetterà più avanti di raccogliere tutti i legami personali e trovare quindi i 50 nomi che dirigono la vita economica del Paese.”” (pag 5, A. Pesenti)”,”ECOG-035″
“RADCZUN Günter”,”Es begann an einem Sonntag. Zur Revolution von 1905 bis 1907 in Rußland.”,”””Die zaristische Regierung wurde der Bauernbewegung nicht Herr. Im November 1905 wurden 37 Prozent aller Landkreise des europäischen Rußlands von der Revolution erfaßt. Aber nicht nur das Dorf, sondern auch die Kaserne wurde immer nehr zum Herd der Revolution.”” (pag 48) “”Im Kampf zwischen Revolution und Konterrevolution konnte sich die Armee nicht neutral verhalten. Es gab nur ein Entweder – Oder. “”Die Armee kann und darf nicht neutral sein””, schrieb Lenin (…)””. (pag 49) “”Il governo zarista non è riuscito a domare il movimento dei contadini. Nel novembre 1905, il 37% di tutti i distretti della Russia europea sono stati coinvolti dalla rivoluzione. Ma non solo i villaggi, ma anche le caserme sono diventati sempre più focolai della rivoluzione”” (pag 48) “”Nella battaglia tra rivoluzione e controrivoluzione, l’ esercito non può rimanere neutrale. O va con l’ una o va con l’ altra. (pag 49)”,”RIRx-116″
“RADEK Karl”,”Anarchismus und Räteregierung. Übersetzt und mit einem Vorwort, von Fritz STURM”,”Copia firmata”,”RIRO-127″
“RADEK Karl”,”L’ evoluzione del socialismo dalla scienza all’ azione Gli ammaestramenti della Rivoluzione Russa.”,”contiene firma proprietario”,”RIRO-155″
“RADEK Karl”,”Rosa Luxemburg Karl Liebknecht Leo Jogiches.”,”Reprint nel 50° della morte della Luxemburg, di Liebknecht e di Leo Jogiches.”,”LUXS-016″
“RADEK Karl”,”in der “”Russischen Korrespondenz””. Politische Zeitschrift aus Sowjetrußland (1921-1922). (Ausgewählte Schriften Band 5).”,”Sulla conferenza di Genova viene citato il libro di SAXON HILL J. ‘The Genua Conference. LONDON. 1922.”,”RUST-061″
“RADEK Karl”,”Dittatura proletaria e terrorismo (1921). Reprint.”,”””Il marxismo compendiava l’ esperienza della classe operaia quando la metteva in guardia contro i putsch, contro i colpi di mano. Ma il fatto che anche in paesi come l’ Italia, la Francia, l’ Inghilterra – dove fu minimo l’ influsso del marxismo – non avvennero negli ultimi decenni tentativi insurrezionali, dimostra che fu la coscienza della propria debolezza e non l’ influsso del marxismo a determinare qualsiasi risoluzione. Che, prima della guerra, in nessun paese la classe operaia abbia tentato di impadronirsi del potere, che essa non si sia mai posta praticamente la questione dell’ uso della forza e dei limiti di questa, fu il risultato dei rapporti obiettivi di forza, sviluppatisi dopo il 1871, e ancor più dopo il 1890, nel periodo di consolidamento degli Stati capitalistici e della loro espansione economica. Il marxismo non ebbe mai a trovarsi praticamente di fronte al problema dell’ uso della violenza, e i meriti che il signor Kautsky vuole attribuire a se stesso, come a grande freno, non esistono che nella sua fantasia””. (pag 10)”,”RIRO-255″
“RADEK Karl”,”Rosa Luxemburg Karl Liebknecht Leo Jogiches (1922). Reprint.”,”””Egli aveva un buon occhio per nuovi bisogni, per nuovi movimenti nascenti. Allorché egli entrò nella politica, si manifestavano i primi sintomi dell’ imperialismo, che anche in Germania andava rafforzandosi, dell’ espansione del capitale oltre i “”confini della patria”” in cerca di nuovi terreni per la caccia al profitto. Il Partito intuì i pericoli di guerra che ne derivavano, ma soltanto il Liebknecht li vide in una viva immagine come il Moloch che stende le sue braccia verso milioni di giovani proletari. Così egli fu uno dei pochi, che corsero incontro in aiuto alla gioventù per metterla in guardia contro i nuovi pericoli che la minacciavano. Il Partito proibiva ogni specifica propaganda antimilitarista. Esso dichiarava che l’ educazione della gioventù proletara l’ avrebe di per sé immunizzata contro lo spirito militarista, e che l’ intera lotta del proletariato contro il capitalismo era nello stesso tempo una lotta contro il militarismo. Ma Liebknecht sentiva quanto vi era di falso in queste considerazioni “”di principio””””. (pag 18-19)”,”MGER-056″
“RADEK Karl”,”Les voies de la Révolution russe.”,”RADEK Karl ha giocato un ruolo molto importante nel movimento operaio polacco, tedesco, austriaco e russo acquistando molta notorietà sia prima che dopo il 1917. Membro del CC del partito comunista russo e segretario del comitato esecutivo dell’ Internazionale Comunista, escluso come trotskista, reintegrato, e alla fine condannato nel 1937 è scomparso senza conoscere le circostanze della sua morte per mano dello stalinismo. Dopo che ebbe conoscenza della Rivoluzione di febbraio, RADEK che stava in Svizzera con LENIN, analizzò le forze motrici della rivoluzione russa e i rapporti di classe dimostrando perspicacia. Cinque anni dopo nel ‘Il Corso della rivoluzione russa’ traccia un bilancio in un momento in cui l’ entusiasmo rivoluzionario faceva spazio a un’ insidiosa depressione. Analizza i limiti contro cui si urta la rivoluzione che dovrà essere il preludio della “”rivoluzione proletaria mondiale””. Brest Litovsk. “”Ma la Russia sovietica doveva concludere la pace, non solo perché non aveva assolutamente più di esercito, ma anche perché essa non poteva diventare una realtà che ottenendo un istante di respiro; dal tempo dei negoziati di Brest, la Russia Sovietica non rappresentava che un programma, essa esisteva solo nelle dichiarazioni dei decreti dei commissari del popolo.”” (pag 54) NEP e Kronstadt. “”Qual è il rapporto degli avvenimenti di Kronstadt con la Nuova Politica Economica? Gli avvenimenti di Kronstadt non erano che l’ eco di un profondo processo di effervescenza della massa contadina. Erano l’ eco dei sollevamenti contadini in Ucraina e a Tambov. Ma cosa significavano questi sollevamenti contadini? Mostravano che la guerra imperialista e la guerra civile aveva considerevolmente indebolito l’ economia rurale. Mostravano che la crisi economica russa non aveva solo per origine la disorganizzazione dell’ industria, ma anche la disgregazione della sua agricoltura. Mostravano la necessità di una modificazione rapida e fondamentale della nostra politica; (…)””. (pag 80)”,”RIRO-278″
“RADEK Karl (STRUTHAHN Arnold, pseud.)”,”Die Entwicklung der deutschen Revolution und die Ausgaben der kommunistischen Partei. Herausgeber: Zentrale der K.P.D..”,”Differenze nei tempi della rivoluzione russa e della rivoluzione tedesca. “”Die Unterschiede in dem Tempo der russischen und der deutschen Revolution. “”In Russland dauerte der Kampf um die Eroberung der politischen Macht acht Monate. Wir sind in Deutscland jetzt bald ein jahr in Kampfe, und wenn nicht alle Anzeichen trügen, wird er noch eine Spanne Zeit in Anspruch nehmen.”” “”Le differenze nella velocità della rivoluzione russa e tedesca. “”In Russia la lotta per la conquista del potere politico è durata otto mesi. Siamo adesso quasi a un anno di lotta in Germania, e se non cogliamo i segnali sbagliati, essa prenderà ancora un lasso di tempo.”” (pag 13)”,”MGER-073″
“RADEK Karl”,”In den Reihen der deutschen Revolution, 1909 – 1919. Gesammelte aufsatze und abhandlungen.”,”Si tratta di una raccolta di articoli di RADEK pubblicati su periodici tedeschi (tra cui Neue Zeit)”,”MGER-078″
“RADEK Karl”,”Die Masken sind gefallen. Eine Antwort an Crispien, Dittmann und Hilferding. (Le maschere sono cadute. Una risposta a Crispien, Dittmann e Hilferding)”,”Die Masken sind gefallen. Eine Antwort an Crispien, Dittmann und Hilferding. Le maschere sono cadute. Una risposta a Crispien, Dittmann e Hilferding. “”Rudolf Hilferding, der Chefredakteur der “”Freiheit””, und der einflußreichste, theoretisch gebildetste Berater des Zentralkomitees der Unabhängigen Sozialdemokratie, hat sich nach dem Austritt der Unabhängigen aus der Regierung natürlich nicht mehr offen für die Demokratie erklärt.”” Aber als er sah, daß neue Stürme heranziehen, da war seine erste Arbeit, die Massen von dem entscheidenden Kampfe zurückzuhalten, indem er der Parteileitung eine neue Losung suggerierte; “”Die Verankerung der Räte in der Verfassung””, ein Kompromiß zwischen der Revolution und Noske.”” “”Rudolf Hilferding, il capo redattore di ‘Freiheit’ (Libertà) ed il più influente, teoricamente più coltivato consigliere del comitato centrale della socialdemocrazia indipendente, aveva chiarito la sua posizione dopo l’ uscita degli indipendenti dal governo non più aperto alla democrazia. Ma quando vide che nuove tempeste si addensavano, che il suo principale lavoro era di trattenere le masse dalla lotta cruciale, suggerì una nuova linea del partito: “”L’ incorporazione dei Consigli nella costituzione””, un compromesso tra la rivoluzione e Noske.”” (pag 21)”,”MGER-079″
“RADEK Karl”,”Die Entwicklung des Sozialismus von der Wissenschaft zur Tat. (Lo sviluppo del socialismo dalla scienza al fare)”,”””Die Entwicklung der Revolution und Konterrevolution wird die Frage von der Strategie der sozialistichen Revolution aufwerfen. Die rusische Revolution zeigt, in welcher Richtung sich diese Fragen entwickeln werden.”” Lo sviluppo della rivoluzione e della controrivoluzione porrà in modo crescente la questione della strategia della rivoluzione socialista. La rivoluzione russa mostra in quale direzione questa questione si svilupperà””. (pag 25)”,”RIRO-286″
“RADEK Karl”,”Genua. Die Einheitsfront des Proletariats und die Kommunist Internationale. Rede auf der Konferenz der Moskauer Organisation der Kommunistischen Partei Rußlands am 9. März 1922.”,” “”Was China anbetrifft, den größten Stein des Anstoßes, so haben sie beschlossen, daß es frei und unabhängig sein soll. Sie haben von Japan gefordert, daß s Schantung räumt, und Japan hat die Räumung zugesagt. Aber es sitzt noch heute dort, wie es in Sibirien sitzt, das zu räumen es auch tausendmal versprochen hat. Welche Bedeutung haben die ostasiatischen Fragen für die politische Lage in Europa? Wenn Sie nur die Tatsache berücksichtigen, daß das Viermächte-Abkommen geschlossen worden ist von Japan, England, Frankreich und Amerika, so müssen Sie fragen: Wie kommt Frankreich in diese Gruppe? Wie kommt Saul unter die Propheten?””. (pag 34) “”En ce qui concerne la Chine, alors ils ont décidé la plus grande pierre de l’impact, qu’il doit être libre et indépendant. Ils ont exigé de Japon que le s évacue des Schantung, et l’évacuation ait le Japon assuré. Mais il est assis encore aujourd’hui là, comme il est assis dans la Sibérie que évacuer il a aussi promise à milles. Quelle importance les questions ostasiatischen ont-elles pour la situation politique en Europe ? Si vous ne prenez en considération que le fait que l’accord de pouvoir quatre a été conclu du Japon, d’Angleterre, de France et d’Amérique, alors vous devez demander : Comment vient-elle la France dans ce groupe ? Comme le Saul vient sous les Propheten?”” (traduzione automatica)”,”INTT-216″
“RADEK Carlo”,”Rosa Luxemburg, Carlo Liebknecht, Leo Jogisches.”,”Rapporti Jogiches Plechanov. Russia e Polonia. “”Nello stesso tempo egli (Jogiches, ndr) cercò di creare un collegamento organizzativo coi gruppi che lavoravano in Russia, di continuare il lavoro per il quale Leo Deutsch era stato deportato in Siberia. Da individuo angoloso qual era, egli difficilmente poteva trovarsi a suo agio nel gruppo di Plechanov. Questi aveva nel gruppo una posizione così preminente, che, finché non esisteva un movimento di masse, nessun’altra personalità attiva poteva venir su accanto a lui. E movimento di masse allora non ve n’era in Russia. Bramoso di agire, Jogiches rivolse la sua attenzione vero il movimento operaio polacco (…). Egli entrò in relazioni con Rosa Luxemburg, Giuliano Karski, Adolfo Warski, che rappresentavano all’ estero la appena sorta Socialdemocrazia della Polonia russa, e pubblicavano la”” Sprava Rabotnicza”” (La causa operaia) come organo del loro Partito. (…) In breve tempo Jogiches divenne non solo il capo dell’ organizzazione polacca, ma anche l’ ispiratore delle campagne politiche della socialdemocrazia polacca.”” (pag 65)”,”LUXS-042″
“RADEK C.”,”La situation internationale et la politique extérieure du Pouvoir des Soviets. Discours prononcé de 3 septembre 1918 à la séance commune du Soviet des Délégués des Ouvriers et de l’ Armée rouge de Moscou, des Comités de fabrique et d’usine et des Syndicats ouvriers).”,”””C’est ce que doivent comprendre et c’est ce que comprendront les prolétaires de tous le pays, même si, éloignés de la Russie, ils ne comprennent pas telle ou autre de ses démarches. ‘Notre faiblesse, nos capitulations, tout cela n’est-il pas le résultat de leur faiblesse, de la lenteur d’évolution de la lutte qu’ils soutiennent, et qui nous laisse pour l’instant isolés en Europe?’ Nous ne leur reprochons pas de ne pas avoir encore réussi à venir à bout de leur bourgeoisie; nous savons que la vitesse d’évolution de la lutte des ouvriers dépend des conditions objectives, et non pas de la seule volonté des groupes avancés. Mais ils doivent comprendre que notre politique elle non plus ne dépend pas de notre seule volonté, de notre courage, qui n’ont plus besoin d’être prouvés. Si les Bernstein et les Kautsky, ces extincteurs de l’esprit des masses ont en nous, en leur faisant entendre que nous nous soumettons à l’impérialisme allemand, nous n’éprouvons pour eux qu’un mépris profond: ces cadavres du socialisme n’ont-ils pas attendu une année avant de se décider à hasarder quelques mots piteux contre l’impérialisme allemand? (…)””. (pag 39)”,”RIRO-324″
“RADEK Karl”,”An der Schwelle der Grossen Aufbauarbeit in Sowjetrussland.”,”‘Altri risultati nella costruzione della Russia sovietica’ Dibattito su questione sindacale, Trotsky”,”RIRO-397″
“RADEK Karl”,”Portraits and Pamphlets.”,”In some Karl Bernardovitch Radek is the most remarkable figure in post-revolutionary Russia. In a land where free journalism in the Western sense is impossible he is certainly pre-eminent in his profession. In any country in the world he would establish himself without undue effort as a writer of the first order. What makes him so valuable to the Soviet Union as its foremost propagandist in the Press is the vigour and picturesqueness of his mind and his ability to infuse life into the appalling dreariness of reiterated Soviet slogans. As one of the editors of Izvestia and a leading writer of Pravda-State and Party newspapers with circulations beside which those of popular English dailies are relatively small-he enjoys the special confidence of the Kremlin and unusual liberty in his modes of expression. With an introduction by A.J. Cummings, and notes by Alec Brown, Preface, foto,”,”RIRB-013-FL”
“RADEK Carlo”,”L’evoluzione del Socialismo dalla scienza all’azione. Gli ammaestramenti della Rivoluzione Russa.”,”Radek Marx Engels il marxismo e il comunismo compreso nella sua profondità sono nel periodo della rivoluzione. “”Marx ed Engels mostrarono come l’evoluzione delle forze produttive sotto il dominio del capitalismo doveva sboccare in sempre maggiore anarchia o schiavitù delle massse, come essa, con la ‘concentrazione dell’industria, con la formazione di una forte classe operaia, e coll’invadere la sua mente ed il suo cuore col pensiero di un nuovo ordinamento e con la verrea volontà di raggiungerlo’, doveva contemporaneamente creare anche la ‘base del Socialismo’. Marx ed Engels mostrarono al proletariato internazionale una ‘necessità storica della vittoria’, della vittoria del Socialismo. Essi gli mostrarono anche nel medesimo tempo che questa vittoria non cadrà ‘meccanicamente’ nel seno dei diseredati o degli asserviti ad un determinato grado dell’evoluzione sociale, ma che essi dovevano prepararsi per questa vittoria col sudore della loro fronte, con l’ininterrotta lotta dei loro cervelli, ‘combattendo giorno per giorno contro la borghesia su tutti i campi della vita sociale’, per conseguirla poi nella ‘diretta lotta rivoluzionaria’ di classe contro classe. Questa lotta rivoluzionaria finale che sboccherà nella ferrea ‘Dittatura del proletariato’ su tutte le altre classi, condurrà finalmente la classe operaia nella terra promessa del Socialismo. La dottrina di Marx ed Engels delle condizioni della vittoria del proletariato, la dottrina del Comunismo ci sta oggi dinanzi come un ‘granitico blocco’ non intaccato dal dente del tempo. I 70 anni che ci separano dal giorno in cui i geniali giovani, illuminati dalla luce della rivoluzione che s’appressava, videro chiaramente l’avvenire dell’umanità e che lo mostrarono nell’indimenticabile ‘Manifesto dei Comunisti’, hanno maturato molti cangiamenti nella struttura capitalistica, la cui comprensione fu il problema, non sempre felicemente risolto dai successori di Marx. Ma le linee fondamentali dell’evoluzione non si son cangiate, ‘e solo oggi, nella prima rivoluzione socialistica che il mondo vede noi comprendiamo completamente la dottrina del Comunismo’. Nella prima rivoluzione socialistica, nella sua ferrea necessità, noi vediamo la geniale conferma della profetica forza della mente dei nostri maestri. ‘Il Comunismo è una dottrina della rivoluzione e perciò esso si può comprendere in tutta la sua profondità e vastità solo nel periodo della rivoluzione stessa’”” [Karl Radek, ‘L’evoluzione del Socialismo dalla scienza all’azione. Gli ammaestramenti della Rivoluzione Russa’, Milano, 1920; reprint 1970] (pag 4)”,”RIRB-015-FL”
“RADEK Karl”,”Wege der russischen Revolution.”,” Lenin, Tesi di aprile ecc. (pag 22-23)”,”RIRO-432″
“RADEK Karl”,”Programm des sozialistischen Wirtschaftsaufbaues. [Programma di costruzione economica socialista]”,” – Der Kamps um die Vernichtung des Kapitalismus – La lotta per l’abbattimento del capitalismo – Organisation der Arbeit – Organizzazione del lavoro – Der sozialistische Aufbau – La costruzione del socialismo”,”RIRB-155″
“RADEK Karl”,”In den Reihen der Deutschen Revolution, 1909-1919. Gesammelte aufsatze und Abhandlungen von Karl Radek.”,”In some Karl Bernardovitch Radek is the most remarkable figure in post-revolutionary Russia. In a land where free journalism in the Western sense is impossible he is certainly pre-eminent in his profession. In any country in the world he would establish himself without undue effort as a writer of the first order. What makes him so valuable to the Soviet Union as its foremost propagandist in the Press is the vigour and picturesqueness of his mind and his ability to infuse life into the appalling dreariness of reiterated Soviet slogans. As one of the editors of Izvestia and a leading writer of Pravda-State and Party newspapers with circulations beside which those of popular English dailies are relatively small-he enjoys the special confidence of the Kremlin and unusual liberty in his modes of expression.”,”MGER-008-FL”
“””RADEN”””,”The Origins of the Movement for Workers’ Councils in Germany, 1918-1935.”,”Originariamente pubblicato da Informations Correspondance Ouvrieres 1965, tradotto da M.H. e A.M., 1968 ‘Radencommunism'”,”MGER-106″
“RADICE Lisanne”,”Beatrice and Sidney Webb. Fabian Socialists.”,”Contiene dedica autrice Lisanne Radice è membro del Departmen t of Government alla Brunel University. Ha insegnato al Politecnico of Central London, alla LSE e alla Yale University. L’autrice è membro dell’ International Committee of the Fabian Society. Ha pubblicato: ‘Will Thorne: Constructive Militant’ (assieme a Giles Radice), e altre opere.”,”MUKx-197″
“RADICE Benedetto”,”Nino Bixio a Bronte.”,”Leonardo Sciascia: ‘Sui fatti di Bronte dell’estate 1860, sulla verità dei fatti, gravò la testimonianza della letteratura garibaldina e il complice silenzio di una storiografia che s’avvolgeva nel mito di Garibaldi, dei Mille, del popolo siciliano liberato: finché uno studioso di Bronte, il professor Benedetto Radice, non pubblicò nell’Archivio Storico per la Sicilia Orientale’ (anno VII, fascicolo I, 1910) una monografia intitolata ‘Nino Bixio a Bronte; e già, a dar ragione delle cause remote della rivolta, aveva pubblicato (1906, Archivio Storico Siciliano) il saggio ‘Bronte nella rivoluzione del 1820’. E non è che non si sapesse dell’ingiustizia e della ferocia che contrassegnarono la repressione: ma era come una specie di «scheletro nell’armadio»; tutti sapevano che c’era, solo che non bisognava parlarne: per prudenza, per delicatezza, perché i panni sporchi, non che lavarsi in famiglia, non si lavano addirittura. E non è che il Radice avesse della storia del risorgimento e del garibaldinismo una visione refrattaria della libertà e nazionalità: soltanto era mosso dalla «carità del natio loco», gratuitamente marchiato d’infamia dagli scrittori garibaldini, e dall’umana simpatia e pietà per quell’avvocato Lombardo che Bixio sbrigativamente aveva fatto fucilare come capo della rivolta: ed era stato sì il capo della fazione comunista, ma della rivolta, e specialmente dei sanguinosi eccessi in cui sfociò, non si poteva considerare più responsabile dei suoi avversari della fazione ‘ducale” (pag 15); “Il Radice aveva sei anni nel 1860; Giovanni Verga ne aveva venti: e i suoi ricordi della rivolta di Bronte e del circondario etneo, della repressione garibaldina, del ‘processone’ che poi si tenne a Catania, dovevano essere ben vivi quando, nel 1882, scrisse la novella ‘Libertà’. Non sarebbe per noi una sorpresa, anzi, se dalle sue carte venisse fuori qualche redazione della novella di data più remota; o degli appunti, delle note, che in qualche modo dessero conferma a questo nostro sospetto: che in ‘Libertà’ le ragioni dell’arte, cioè di una superiore mistificazione che è poi superiore verità, abbiano coinciso con le ragioni di una mistificazione risorgimentale cui il Verga, monarchico e crispino, si sentiva tenuto. Tale mistificazione, e addirittura una radicale omertà, consigliava il sentimento della nazione (anche di quella parte della nazione che poteva effettualmente considerarsi ‘vinta’), oltre che il proprio di ‘galantuomo’.(…)”” (pag 17)”,”ITAB-360″
“RADIGUET Raymond”,”Il diavolo in corpo. Romanzo.”,”Raymond Radiguet nacque a Saint-Maur (Seine) nel 1903 e morì a Parigi nel 1923. A soli 15 anni lasciò gli studi per vivere di attività letteraria. Si distinse per eccentricità e disordine nella tumultuosa bohème parigina. E’ morto di tifo.”,”VARx-005-FAP”
“RADKEY Oliver Henry”,”The Election to the Russian Constituent Assembly of 1917.”,”Oliver Henry Radkey, Fellow in Slavic Studies Hoover Institute. Acknowledgment, Appendix: Election Returns by Districts, Bibliographical, Note, Index, tabelle,”,”RIRx-053-FL”
“RADKEY Oliver Henry”,”Russia Goes to the Polls. The Election to the All-Russian Constituent Assembly, 1917.”,”Oliver H. Radkey is Professor of History, Emeritus, at the University of Texas, Austin. He taught Russian and Central European History at that university over a period of forty years. Radkey, Fellow in Slavic Studies Hoover Institution, where he spent many years in research at its library, and has also been a Fellow of the Russian Institute of Columbia University. He is the author: The Agrarian Foes of Bolshevism: Promise and Default of the Russian Socialist Revolutionaries, February to October 1917, The Russian Socialist Revolutionaries in the Early Months of Soviet Rule, The Unknown Civil War in Soviet Russia, A Study of the Green Movement in The Tambov Region 1920-1921. With a Foreword by Sheila FITZPATRICK, Preface, Acknowledgments, Explanatory Note, Notes and Abbreviations, Appendix: Election Returns by Districts, Bibliographical Note,Tables n.5, Information on What Is Lacking to Complete Certain Districts, Index, Studies in Soviet History and Society,”,”RIRx-063-FL”
“RADKEY Oliver Henry”,”The Election to the Russian Constituent Assembly of 1917.”,”Oliver Henry Radkey, Fellow in Slavic Studies Hoover Institute. Acknowledgment, Appendix: Election Returns by Districts, Bibliographical Note, Index, tabelle,”,”RIRx-068-FL”
“RADKEY Oliver Henry”,”The Unknown Civil War in Soviet Russia. A Study of the Green Movement in the Tambov Region 1920-1921.”,”Oliver H. Radkey is Professor of History, Emeritus, at the University of Texas, Austin. He taught Russian and Central European History at that university over a period of forty years. Radkey, Fellow in Slavic Studies Hoover Institution, where he spent many years in research at its library, and has also been a Fellow of the Russian Institute of Columbia University. He is the author: The Agrarian Foes of Bolshevism: Promise and Default of the Russian Socialist Revolutionaries, February to October 1917, The Russian Socialist Revolutionaries in the Early Months of Soviet Rule, The Unknown Civil War in Soviet Russia, A Study of the Green Movement in The Tambov Region 1920-1921. Foreword, Introduction, Conclusion, Glossary, Bibliography, Cartine, Notes, Index,”,”RIRO-194-FL”
“RADO Sandor”,”Nome di battaglia ‘Dora’.”,”Sono le memorie del capo del più importante servizio di informazioni sovietico in Europa. “”I tedeschi ebbero il buon senso di riconoscere che la loro strategia difensiva non serviva a nulla davanti all’ Armata Rossa e che, al contrario, condannava al fallimento i loro piani militari più importanti, ciò che significava accettare la sconfitta. Per questo motivo Hitler e i suoi generali decisero di lanciare sul fronte dell’ Est una nuova grande offensiva, sperando di risolvere in tal modo i sempre pià gravi problemi politici e militari. Nel maggio del 1943, durante una conferenza svoltasi alla Cancelleria del Reich, il maresciallo Keitel, capo dell’ OKW, dichiarò: “”Per ragioni politiche, noi dobbiamo attaccare””. (pag 344)”,”RUST-091″
“RADOSH Ronald HABECK Mary R. SEVOSTIANOV Grigory a cura”,”Spain Betrayed. The Soviet Union in the Spanish Civil War.”,”I sovietici costrinsero a pagare gli spagnoli ad ogni occasione: si fecero pagare i costi di trasporto, i rifornimenti alimentari, il mantenimento dei consiglieri sovietici in Spagna. Giocarono anche sui cambi e sul costo delle armi per prosciugare l’ oro spagnolo e utilizzare questo denaro per altri fini di politica estera. (pag 424). RADOSH è professore emerito di storia alla City University di New York.”,”MSPG-092″
“RADOSH Ronald”,”Il sindacato imperialista. Dipartimento di Stato, CIA e sindacato americano, 1914-1968.”,”””Oltre alla richiesta di una pace basata sul principio “”nessuna annessione, nessuna indennità””, i socialisti russi e alleati creavano un nuovo problema all’amministrazione Wilson. Nel maggio 1917, i soviet, allora sotto il controllo degli elementi moderati, appoggiavano la richiesta di una conferenza socialista internazionale al cui interno i lavoratori europei potessero valutare la loro posizione in rapporto alla guerra. A differenza dalle riunioni più ristrette tenute a Zimmerwald nel 1915 ed a Kienthal nel 1916 dai socialisti, la conferenza non sarebbe stata limitata ai socialisti minoritari della sinistra e delle frazioni centriste. Un ampio incontro dei socialisti europei era reso possibile per la prima volta grazie alla pressione esercitata sul socialismo mondiale dal successo della prima rivoluzione russa. La richiesta di una conferenza a Stoccolma produsse l’opposizione immediata sia da parte dei governi alleati che dei socialisti moderati dell’Europa. Uno dei primi ad opporsi alla proposta fu Arthur Henderson, dirigente del Partito Laburista e membro del ‘War cabinet’ di Lloyd George. Nel corso della sua visita in Russia nel giugno del 1917, egli insieme al socialista francese Albert Thomas e al socialista belga Emil Vandervelde sottoscrisse una dichiarazione che definiva la conferenza di Stoccolma “”inutile e pericolosa”” in quanto non poteva sfociare in un’iniziativa positiva ed “”avrebbe portato a fraintendimenti e condotto le classi operaie e contadine a credere possibile una pace giusta e duratura prima della sconfitta e della distruzione dell’imperialismo aggressivo”” (1). Henderson emerse tra i sostenitori di centro di Wilson nel movimento socialista.”” (pag 98-99) (1) citato in Robert D. Warth, The Allies and the Russian Revolution, Duke Univ. 1954 Radosh, docente al City College di New York. Ha scritto ‘Profets on the Right’ e ‘A New History of Leviathan’.”,”MUSx-267″
“RADOSH Ronald HABECK Mary R. SEVOSTIANOV Grigory”,”Spain Betrayed. The Soviet Union in the Spanish Civil War.”,”Ronald Radosh, professor emeritus of history at the City University of New York, is now senior research associate at the Center for Communitarian Policy Studies, George Washington University. Mary R. Habeck is assistant professor of history and coordinator of the Russian Military Archive Project at Yale University. Grigory Sevostianov, a member of Russia’s Academy of Sciences, is senior researcher at the Institute of Universal History in Moscow and editor-in-chief of Modern and Contemporary History magazine. List of illustrations, Acknowledgnents, Introduction, Historical Background, Note on the Documents, List of Abbreviations and Acronyms, notes, index,”,”MSPG-029-FL”
“RADZINSKIJ Edvard”,”Rasputin. La vera storia del contadino che segnò la fine di un impero.”,”L’autore è un famoso drammaturgo russo. Ha pubblicato anche la biografia di Nicola II. “”Rasputin era lo strumento tremendo con cui avevano deciso di far cadere lo zarismo. In seguito lo affermò anche Kerenskij: “”Senza Rasputin non ci sarebbe stato Lenin”””” (pag 172) “”Datazione: fino al febbraio 1918 in Russia era in vigore il calendario giuliano (Vecchio Stile), da quel momento, omettendo tredici giorni, è stato adottato il calendario gregoriano (Nuovo Stile). Perciò il 1° febbraio (VS) è diventato il 14 febbraio (NS). Il calendario gregoriano era in usa già da tempo nel resto d’Europa. In questo libro, salvo diversa indicazione, le date si riferiscono al Vecchio Stile”” (pag 2)”,”RUSx-183″
“RADZINSKIJ Edvard”,”Rasputin. La vera storia del contadino che segnò la fine di un impero.”,”Edvard Radzinskij è uno dei più famosi drammaturghi della Russia, dove è assai noto anche per l’attività televisiva e per i fortunati documentari storici. Ha pubblicato L’ultimo zar: vita e morte di Nicola II e una biografia di Stalin.”,”RUSx-106-FL”
“RADZINSKY Edvard (RADZINSKIJ)”,”L’ultimo zar. Vita e morte di Nicola II.”,”Edvard Radzinsky è nato a Mosca nel 1936 e si è lautreato nel 1960 all’Archivio Storico di Stato. Uno dei più famosi drammaturghi della Russia, dove è assai noto anche per l’attività televisiva e per i fortunati documentari storici. Ha pubblicato una biografia di Stalin.”,”RUSx-107-FL”
“RADZINSKY Edvard”,”Stalin. The First In-Depth Biography on Explosive New Documents From Russia’s Secret Archives.”,”Edvard Radzinsky è nato a Mosca nel 1936 e si è lautreato nel 1960 all’Archivio Storico di Stato. Uno dei più famosi drammaturghi della Russia, dove è assai noto anche per l’attività televisiva e per i fortunati documentari storici. Ha pubblicato una biografia di Stalin. Note, Preface, Prologue, Introduction: An Enigmatic Story, Afterword, Selected Bibliography, Traslated by H.T. WILLETTS, Foto, Index, About the Author,”,”STAS-037-FL”
“RAE Giovanni”,”Il socialismo contemporaneo. Prima traduzione italiana autorizzata dall’ autore con un cenno sul socialismo in Italia di Angelo Bertolini.”,”Capitoli dedicati a Ferdinand LASSALLE Carlo MARX. “”Più notevole di tutto ciò è, come vedemmo, l’infiltrarsi dell’ idea socialista nelle società operaie e nei nuclei operai. Quest’ idea socialista, quando si voglia dare a tale parola un significato un po’ alto, è, come si dovè comprendere dal nostro cenno sul Partito operaio, più radicata nella Lombardia, chein qualsiasi altra regione. Ivi il socialismo non fa chiasso, ma il lievito socialista è innegabilmente alquanto diffuso. (…) Quando si parli invece di socialismo nella sua forma più clamorosa e più sentimentale, il suo terreno principale, e quasi diremmo prediletto, è la Romagna. Ivi si ebbe la prima elezione politica veramente socialista, quella del Costa. Subito dopo viene la Toscana, specialmente Firenze, Prato e Livorno, ove fiorirono sempre circoli socialisti. Stanno di mezzo le altre regioni dell’ Alta Italia, (…)””. (pag LXXXIX)”,”SOCx-127″
“RAE John”,”Contemporary Socialism.”,”I socialisti belgi. Riforme e non rivoluzione. “”Nel 1887 il loro candidato per Bruxelles prese 1000 voti, mentre il suo avversario che vinse ne prese 3000. Essi presero parte attiva all’ agitazione repubblicana a seguito delle leggi sulla scuola del 1884. Essi avevano leaders capaci e pubblicavano due giornali, che, comunque per questione di fondi, non uscivano con regolarità. (…) Nel complesso al socialismo, a distanza di vent’anni di lavoro, non si apriva la via in Belgio, nonostante il terreno favorevole, perchè il movimento operaio stava scegliendo altre direzioni e forme di organizzazione. I sindacati e le società cooperative si erano fortemente moltiplicati durante questi vent’anni, e nel 1885, era nato un forte partito operaio belga, con 120 sezioni e 100 mila membri, che mirava a realizzare il benessere concreto dei lavoratori per mezzo di una legislazione opportuna – in alcuni casi forse con una rischiosa legislazione ‘socialista di Stato – ma non c’erano proposte per il diritto al pieno prodotto del lavoro operaio, per la nazionalizzazione di tutta l’ industria, o per la rivoluzione sociale.”” (pag 71)”,”SOCx-141″
“RAE John B.”,”The American Automobile Industry.”,”RAE John B. nato a Glasgow (Scozia) nel 1911, è emigrato con i genitori a Providence , Rhode Island nel 1923. Ha studiato alla Brown University e al MIT diventando professore di storia alla Harvey Mudd College nel 1959. Ha condotto ricerche nel campo della storia delle tecnologie, e in particolare nel settore dell’ industria dell’ auto. Ha fatto parte del Research Center for Entrepreneurial History ad Harvard dal 1953 al 1959. Ha scritto varie opere sulla storia dell’ automobile. “”The rise of sales to a new high was undoubtedly very satisfying to the American motor vehicle manufacturers, but there were problems in the situation as well. Import cars now held 15 percent of the passenger car market, and there was no indication that this share would decline, even with the domestic subcompacts doing well. There was a decisive change among the foreign cars too, in that Volkswagen and lost its predominance and the leading sellers were now Japanese””. (pag 148) “”The import surcharge was terminated late in 1972, and the price and wage controls followed soon afterward. The devaluation of the dollar had the greatest impact. It threw the world’s currency exchanges into confusion, only partially remedied when the other major industrial nation agreed to let their currencies float within specified limits. The result was that foreing cars lost much of the price advantage they had had in the American market.”” (pag 149) pag 174 tabella produzione auto mondiale pag 131 rapporti governo americano grandi gruppi automobilistici”,”USAE-064″
“RAEDER Erich”,”La mia vita.”,”RAEDER Erich, fu un grande ammiraglio della marina militare tedesca durante il nazismo e la seconda guerra mondiale.”,”GERQ-039″
“RAEFF Marc”,”La Russia degli zar.”,”Marc RAEFF (1927), nato in Russia, ha condotto i suoi studi in Germania, Francia, Stati Uniti. Attualmente insegna nella Columbia University di New York. Fra le sue opere: – Siberia and the Reforms of 1882 – Michael Speransky: Statesman of Imperial Russia, 1772-1839 – Origins of the Russian intelligentsia”,”RUSx-031 RIRx-062″
“RAEFF Marc”,”Origins of the Russian Intelligentsia. The Eighteenth-Century Nobility.”,”Marc Raeff, Professor of History at Columbia University, is one of the nation’s most distinguished scholars in eighteenth- and nineteenth-century Russian political and intellectual history. He is the author of numerous books in that area of study, including Siberia and the Reformes of 1822 and Michael Speransky: Statesman of Imperial Russia, 1772-1839. Acknowledgments, Introduction, Notes, Index,”,”RUSx-099-FL”
“RAEFF Marc”,”Understanding Imperial Russia. State and Society in the Old Regime.”,”Marc Raeff, Professor of History at Columbia University, is one of the nation’s most distinguished scholars in eighteenth- and nineteenth-century Russian political and intellectual history. He is the author of numerous books in that area of study, including Siberia and the Reformes of 1822 and Michael Speransky: Statesman of Imperial Russia, 1772-1839. Foreword by John Keep, Preface, Important Dates, Bibliographical Introduction, notes, Index,”,”RUSx-151-FL”
“RAETHER Gabriele”,”Kollontaj. Libertà sessuale e libertà comunista.”,”L’autrice è nata nel 1947 a Magdeburgo. Laureata in Germanistica e Biologia, è insegnante di scuola media. Si interessa in particolare di teoria femminista e della storia del movimento delle donne.”,”RIRB-018″
“RAFANELLI Leda”,”Una donna e Mussolini. La corrispondenza amorosa fra Mussolini rivoluzionario e una giovane anarchica in una nuova interpretazione dell’ uomo e del politico.”,”Leda RAFANELLI è nata a Pistoia nel 1880. Straniera in patria, ammalata di esotismo, anelante all’ Africa e all’ Oriente, si convertì all’ islamismo e all’ anarchia dopo un breve soggiorno ad Alessandria d’ Egitto. Autrice di romanzie e pamphlet, giornalista e poetessa è morta a Genova nel 1971. “”Una simpatia non solo personale ma anche ideologica legava Mussolini agli anarchici, come appare da una lunga e positiva recensione delle ricordate ‘Parole di un ribelle’ di Kropotkin e da un entusiastico resoconto delle conferenze di Sébastien Faure a Losanna. Mussolini perà non era anarchico, anche se così, sommariamente e peggiorativamente, lo qualificava talvolta la polizia svizzera. Anzi Mussolini ci teneva a distinguersi o quanto meno a non confondersi con gli anarchici. In una lettera del 15 maggio 1904 al deputato socialista svizzero Adrien Wyss scrive: “”Vi si dirà che sono “”anarchico””. Ebbene, compagno, niente di più falso””. Il rapporto tra il socialismo rivoluzionario di Mussolini e l’anarchismo è assai complesso (…)””. (pag 15) “”La cosa non deve stupire. Mussolini possedeva alcune qualità che conquistavano le folle e affascinavano gli interlocutori. Era un oratore efficace e sintetico, diverso dal tipo domenicale di comiziante socialista. Possedeva in gra parte per istinto ma anche per conoscenze psicologiche una tecnica moderna, capace volta a volta di suscitare emozione, persuasione, esaltazione. Era certamente un demagogo, ma un demagogo di tipo nuovo, in grado quindi di violare le difese degli ascoltatori, ai quali appariva, a fronte dei predecessori, come l’antidemagogo e l’antiretore. Era inoltre un giornalista di prim’ordine (…)””. (pag 19)”,”ITAF-235″
“RAFFAELE Giovanni”,”Democrazia operaia e tematica consiliare, 1919-1920.”,”Gramsci sul problema dei consigli operai Il dibattito sui consigli operai in Italia. Gramsci e Bordiga. “”In Russia (…) Bordiga – e in ciò è suffragato dagli studi di Nicolini apparsi su ‘Comunismo’, la rivista di Serrati, e criticati da Gramsci su ‘L’Ordine Nuovo’, – vede la lampante dimostrazione che dopo la presa del potere i Consigli di fabbrica si sono visti ridimensionare i propri poteri, in favore di organismi centrali a livello locale, regionale, nazionale (43). Su queste basi Bordiga attacca le tesi del Congresso di Bologna del 1919 e ‘L’Ordine Nuovo’, secondo cui « (…) il fatto essenziale della rivoluzione comunista sta appunto nella costituzione dei nuovi organi di rappresentanza proletaria destinati alla gestione diretta della produzione, il cui carattere fondamentale è di aderire strettamente al processo produttivo» (44). Ma siamo sotto il potere borghese; perciò « (…) prima di allora e durante il periodo di transizione dall’economia capitalista a quella comunista, gli aggruppamenti di produttori attraversano un periodo di continue trasformazioni, ed i loro interessi possono venire a cozzare con quelli generali e collettivi del movimento rivoluzionario del proletariato (45), il quale per Bordiga, trova invece il suo vero strumento nel partito: «E’ un errore credere che trasportando nell’ambiente proletario attuale, tra i salariati del capitalismo, le strutture formali che si pensa potranno formarsi per la gestione della produzione comunista, si determinino forze per se stesse e per intrinseca virtù rivoluzionarie» (46). Comunque, Bordiga non si oppone alla costituzione dei Consigli di fabbrica in periodo di dominio borghese, se li chiedono le maestranze stesse e le loro organizzazioni; ne rigetta però ogni formulazione astratta e esprime l’esigenza che in seno ad essi operino veri comunisti, che ne impediscano il deterioramento corporativo. Anche questo tipo di ‘soviet’, può, al limite, essere organo della rivoluzione, «(…) nel senso però che esso può costituire, ad un certo stadio, il terreno adatto per la lotta rivoluzionaria che il partito conduce. E in quel certo stadio il partito tende a formarsi un tale terreno, un tale inquadramento di forze» (47). Però, questo stadio in Italia, pur essendo in prospettiva, non è ancora imminente. «Ed allora noi pensiamo molto più urgente il problema di avere in Italia un vero partito comunista, che quello di creare i soviet (…) appunto perché il Soviet non è, secondo noi, un organo per essenza sua rivoluzionario». L’attività del Partito Comunista deve impostarsi su altra base: sulla lotta per la conquista del potere politico, la quale «(…) può trovare campo opportuno nella creazione di una rappresentanza operaia: ma questa deve consistere nei ‘consigli operai di città o di distretto rurale’ direttamente eletti dalle masse per essere pronti a sostituire i consigli municipali e gli organi locali del potere statale nel momento del tracollo dei forze borghesi» (49)”” [(43) V.N. Bucharin, ‘Dal controllo al governo dell’industria’, in AaVv, ‘Il controllo operaio’, Roma, 1972, p. 33; (44) A. Bordiga, ‘La costituzione dei Consigli operai’, in ‘Soviet’, 1 febbraio 1920; (45) Ibid.; (46) Ibid.; (47) A. Bordiga, ‘La costituzione dei Consigli operai’, in ‘Soviet0, 1 febbraio 1920; (48) Ibid.; (49) A. Bordiga, ‘Per la costituzione dei Consigli operai in Italia’ in ‘Soviet’, 4 gennaio 1920] (pag 184-185) Funzionari revocabili e sostituibili in qualsiasi momento. Dualismo del potere. “”Secondo Gerratana (12), il valore fondamentale che Marx attribuisce a questi nuovi organismi è il fatto che essi sono responsabili non di fronte ad un parlamento di tipo borghese, che non fa altro che codificare ciò che è stato deciso altrove, ma di fronte a tutti i loro elettori, «(…) che quindi devono avere la possibilità di revocarli e di sostituirli in ogni momento» (13). Gramsci comprende bene questa lezione e ne tra le logiche conseguenze. Basta leggere alcuni estratti da ‘Democrazia operaia’: «Lo Stato socialista esiste già potenzialmente negli istituti divita sociale caratteristici della classe lavoratrice sfruttata. Collegare tra di loro questi istituti, coordinarli e subordinarli in una gerarchia di competenze e di poteri, accentrarli fortemente, pur rispettando le necessarie autonomie e articolazioni, significa creare già fin d’ora una vera e propria democrazia operaia, in contrapposizione efficiente ed attiva con lo Stato borghese in tutte le sue funzioni essenziali di gestione e di dominio del patrimonio nazionale» (14). (pag 169) (12) V. Gerratana, ‘L’estinzione dello Stato nella concezione marxiana e la tematica consiliare’, in ‘I consigli operai’, Roma, 1972, pp. 27-28; (13) Ibid., p, 32; (14) A. Gramsci, Democrazia operaia, in “”L’O.N.””, 21 giugno 1919″,”GRAS-143″
“RAFFAELLI Maria, brani antologici di R. VACCA U. ECO A. PECCEI K. CURRY-LINDHALL G. CERONETTI G. NEBBIA L.R. BROWN E.P. ECKHOLM E.K. FËDOROV E. TIBALDI D. PACCINO A. GUNDER FRANK G. CICCOTTI M. CINI M. DE-MARIA G.A. MACCACARO L. CONTI M.R. CUTRUFELLI”,”Il mito dell’apocalisse. Un saggio introduttivo con i confronti antologici.”,”””Fu Karl Marx, circa 100 anni or sono, ad indicare la possibile situazione di pericolo nell’interazione tra la società e la natura. Nella sua lettera ad Engels del 25 marzo 1868 egli faceva la seguente osservazione sul libro di un certo astronomo olandese di nome Faas: “”E’ molto interessante il libro di Faas (1847) ‘Klima und Planzenwelt in der Zeit, eine Geschichte beider’, per la dimostrazione che in epoca storica clima e flora cambiano. Egli è darwinista prima di Darwin e fa sorgere le specie stesse in epoca storica. Ma allo stesso tempo è agronomo. Sostiene che con la coltivazione – e secondo il grado di questa – va perduta l'””umidità”” tanto cara ai contadini (per questa ragione le piante migrano dal sud al nord) e subentra infine la formazione di steppe. I primi effetti della coltivazione sono utili, ma infine devastanti a causa del disboscamento, ecc. Quest’uomo è eruditissimo come filologo e lo è altrettanto come chimico, agronomo, ecc: La conclusione è che la coltivazione, procedendo naturalmente e non dominata consapevolmente (a tanto non arriva naturalmente come borghese), lascia dietro a sé dei deserti. Persia, Mesopotamia, ecc., Grecia. Di nuovo quindi una inconsapevole tendenza socialista!”” (pag 126-127) [tratto da E.K. Fëdorov, Risorse ambiente, popolazione, Editori Riuniti, 1975]”,”SCIx-328″
“RAFFAELLI Guido; SANTARELLI Enzo; RAGIONIERI Ernesto”,”Il movimento operaio nel Trentino dal mutalismo alle prime Camere del Lavoro (1844-1900) (Raffaelli); Storia del movimento operaio e storia nazionale (Santarelli); Recenti studi di storia del movimento operaio nella Repubblica Democratica Tedesca (Ragionieri).”,”In fondo all’articolo di Santarelli ci sono due paginette di Rosario Villari (in cui contribuisce al dibattito Saitta-Santarelli) “”Questione contadina”” nel Risorgimento, Questione meridionale e storia d’Italia”” (pag 300-302) (‘Se non è necessario, e talvolta neanche opportuno e possibile, per inserire la storia del movimento operaio nella storia generale del nostro paese, abbandonare i “”limiti geografici””, necessario è però allargare i limiti di tempo…’) Critiche dei recensori sulla metodologia e la periodizzazione adottata dal Kuczynski (v. articolo di Ragionieri) (pag 310) (storia del movimento operaio germanico)”,”STOx-020-FGB”
“RAFFALOVITCH A.”,”L’ abominable venalité de la presse. D’après les documents des archives russes (1897-1917).”,”RAFFALOVITCH A. è stato consigliere segreto del Ministero delle finanze. L’ editore ringrazia Boris SOUVARINE a cui si deve in gran parte la possibilità di pubblicazione di quest’ opera. Vengono qui pubblicati i documenti concernenti le ‘Sovvenzioni della stampa francese’ trovati negli archivi zaristi e dei quali L’ Humanité ha pubblicato i principali pezzi nel 1923-1924.”,”EDIx-039″
“RAFFONE Paolo”,”La fredda guerra. Iraqi Freedom: geopolitica del nuovo ordine mondiale.”,”Paolo Raffone si occupa di questioni politiche e strategiche internazionali dal 1986. É stato funzionario dell’ONU per gli affari politici umanitari e di peace keeping tra il 1989 e il 1995. Ha pubblicato numerosi saggi per Limes, Politica Internazionale, Le Monde Diplomatique, Politishe Studien. É autore del libro L’Italie en marche.”,”RAIx-044-FL”
“RAFFONE Paolo”,”La fredda guerra. Iraqi Freedom: geopolitica del nuovo disordine mondiale.”,”Paolo Raffone si occupa di questioni politiche e strategiche internazionali dal 1986. É stato funzionario dell’ONU per gli affari politici umanitari e di peace keeping tra il 1989 e il 1995. Ha pubblicato numerosi saggi per Limes, Politica Internazionale, Le Monde Diplomatique, Politishe Studien. É autore del libro L’Italie en marche.”,”RAIx-055-FL”
“RAFFONE Paolo”,”Europa. Istruzioni per l’uso. Guida ragionata per elettori accorti.”,”Paolo Raffone si occupa di questioni politiche e strategiche internazionali dal 1986. É stato funzionario dell’ONU per gli affari politici umanitari e di peace keeping tra il 1989 e il 1995. Ha pubblicato numerosi saggi per Limes, Politica Internazionale, Le Monde Diplomatique, Politishe Studien. É autore del libro L’Italie en marche.”,”EURx-092-FL”
“RAGAZZI Giorgio”,”I Signori delle autostrade.”,”RAGAZZI Giorgio Due decenni di costi e ricavi della Società Autostrade (pag 123-125) I pedaggi: imposte o prezzo per un servizio? (pag 159-161) “”Nel caso dei pedaggi autostradali, il principio «paga chi usa» è poi violato per almeno due aspetti. Il primo è che sui pedaggi gravano l’Iva (20%), il canone di concessione (2.4%), il contributo al Fondo centrale di garanzia (oltre il 3%), le imposte sui redditi delle concessionarie, gli obblighi spesso imposti alle concessionarie di finanziare altre opere pubbliche. Tutti oneri fiscali che non esistono nei paesi dove le autostrade sono finanziate dallo stato e gratuite per gli utenti. Quindi, se uno stato decide di finanziare l’opera in concessione piuttosto che con fondi pubblici, nn solo accolla agli utenti l’onoere del finanziamento dell’infrastruttura ma e ricava anche un cosistente gettito fiscale (si può stimare che in Italia oltre un terzo dei pedaggi pagati affluisca alle casse dello stato). Per coprire questo carico fiscale occorre dunque imporre pedaggi assai più elevati di quanto sarebbe altrimenti richiesto, e spesso ciò rende l’investimento impossibile senza rilevanti contributi a fondo perduto da parte dello stato, che appare una perversa partita di giro. (…)”” (pag 161-163-164)”,”ECOG-090″
“RAGAZZINI Dario”,”Società industriale e formazione umana nel pensiero di Gramsci.”,”RAGAZZINI è contrattista presso l’ Istituto di pedagogia della facoltà di Magistero di Firenze.”,”GRAS-024″
“RAGGHIANTI Carlo L.”,”Disegno della Liberazione italiana.”,”Libro dedicato a Benedetto CROCE e Ferruccio PARRI RAGGHIANTI Carlo Ludovico è stato uno dei protagonisti della politica e dell’ azione del CLN, scrisse nel 1950 questo libro lucido e appassionato più volte ristampato e considerato una delle fonti per la conoscenza di quel periodo storico. Piccola borghesia. “”Ma il sistema del liberalismo economico, del commercio e della produzione per il mercato, determinarono una caratterizzazione della “”borghesia”” molto diversa dallo schema elaborato da Marx. Una parte della borghesia si consolidò in forza reazionaria, protezionistica, tendente a sottoporre a sé gli stati mediante regimi appropriati, per esempio i fascismi; ma la stessa complessità della struttura economica e dello sviluppo economico avevano comportato la costituzione di un’altra borghesia vasta e multiforme, intellettuale, tecnica, impiegatizia, amministrativa, artistica ecc.; mentre non si era avverata affatto la profezia marxistica della unificazione delle condizioni economiche, ed era avvenuta, al contrario, una ulteriore diffusione delle attività specializzate e decentrate, ed anche della proprietà individuale socialmente utile e più redditizia. I “”ceti medi”” erano anch’essi forze del lavoro, e non potevano essere confusi con gli interessi e le volontà della borghesia capitalistica.”” (pag 138) Interclassismo. “”Il Partito d’Azione doveva la sua novità al fatto di avere inteso questa identità che si era stabilita fra tutte le forze del lavoro, di qualsiasi origine storica. Respingendo perciò sia l’ astrattezza delle formule schematiche di proletariato e borghesia, sia la strumentalità che tale formula aveva per la costituzione di uno stato totalitario di estensione sovietica, il Partito d’Azione puntava sull’ unità di volontà e di interessi sostanziali di tutte le forze del lavoro, per creare quello stato di libertà e del lavoro che solo avrebbe potuto garantire egualmente giustizia e libertà.”” (pag 138)”,”ITAR-103″
“RAGGI Barbara”,”Baroni di razza. Come l’Università del dopoguerra ha riabilitato gli esecutori delle leggi razziali.”,”RAGGI Barbara vive e lavora a Roma. Ha collaborato alle pagine culturali del Manifesto e di Repubblica. Con Ruggero TARADEL ha scritto ‘La segregazione amichevole. La Civiltà Cattolica e la questione ebraica 1845-1945’, Editori Riuniti, 2000, Con Pasquale CHESSA ha scritto ‘L’ultima lettera di Benito’, Mondadori, 2010. Pasquale CHESSA, giornalista e storico, ha scritto ‘Rosso e Nero, Dalai, 1999 (con Renzo DE-FELICE), ‘Italiani sono sempre gli altri’ (Mondadori, 2007) (con Francesco COSSIGA), ‘Guerra civile’ (Mondadori, 2006), ‘Dux (idem, 2008). Il caso Pende. “”In questo caso si era capaci di cogliere il nesso tra l’opera scientifica di Pende e le sue implicazioni con il razzismo, tuttavia manca il passo successivo, ossia la deduzione delle responsabilità. Le sanzioni proposte sono lievi, la commissione centrale delibera per una sospensione di sei mesi dal servizio con privazione dello stipendio. Alla fine dal 1944 la commissione presieduta da Salvatorelli aveva assolto dalle accuse di antisemitismo due dei firmatari del manifesto, uno dei quali era stato capo dell’ufficio razza del ministero della Cultura popolare e membro del Consiglio superiore per la demografia e la razza””. (pag 91)”,”ITAF-319″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano.”,”Dall’unificazione di Gotha alle leggi antisocialiste, la mediazione svizzera VOLLMAR, KERBS e COSTA fra operaismo e socialismo, vittoria SPD su BISMARCK e influenza su processo formazione PSI Leopold JACOBY, Filippo TURATI, Pasquale MARTIGNETTI, Antonio LABRIOLA e Saverio MERLINO, dibattiti programmatici e l’opera di LABRIOLA per una conoscenza reale dell’IT, Appendice: Werner SOMBART e il mov operaio italiano, articoli inediti di LABRIOLA.”,”MGEx-005 MITS-008″
“RAGIONIERI Ernesto”,”La Terza internazionale e il Partito comunista italiano. Saggi e discussioni.”,”RAGIONIERI scomparso non ancora cinquantenne nel 1975 è stato docente di storia del Risorgimento all’Univ di Firenze. Questo libro è una raccolta di suoi scritti.”,”INTT-021 MITC-013″
“RAGIONIERI Ernesto con la collaborazione di Liana E. FUNARO e Mario G. ROSSI; scritti di R. REY H. von TREITSCHKE M. MONNIER P.J. PROUDHON A. FRIKIEN A. HERZEN W. RÜSTOW F. GREGOROVIUS E. ABOUT E. ROTHAN H. D’IDEVILLE W.E. GLADSTONE W.J. STILLMAN E.M. DE-VOGUE’ P.D. FISCHER K. HILLEBRAND F. ENGELS E. DE-LAVELEYE A. VON HAYMERLE F. GREGOROVIUS E. ROTHAN G. VALBERT L.N. TOLSTOI W. SOMBART R. LUXEMBURG G. NOVICOV E. LEMONON L. BONNEFON-CRAPONNE W. KAY WALLACE P.D. FISCHER G. GOYAU H. BOLTON KING T. OKEY P. GHIO F. MEHRING O. OLBERG P. PERNOT W. ROSCOE THAYER P. SABATIER E. LEMONON B. VON BULOW J. DESTREE M. MURET J. BAINVILLE R. PINON J. LUCHAIRE E.J. DILLON L.M. HARTMANN G.M. TREVELYAN D. LLOYD GEORGE J. RENNELL RODD E.A. MOWRER A. DAUZAT P. HAZARD P. PHILLIPS BARON BEYENS M. PERNOT W. ELLENBOGEN K. ZETKIN M. VAUSSARD H. WICKHAM STEED”,”Italia giudicata 1861 – 1945. Ovvero la storia degli italiani scritta dagli altri. 1. Dall’ unificazione alla crisi di fine secolo, 1861 – 1900. 2. Dall’ età giolittiana al delitto Matteotti, 1901 – 1925.”,”Scritti di R. REY, H. von TREITSCHKE, M. MONNIER, P.J. PROUDHON, A. FRIKIEN, A. HERZEN, W. RÜSTOW, F. GREGOROVIUS, E. ABOUT, E. ROTHAN, H. D’IDEVILLE, W.E. GLADSTONE, W.J. STILLMAN, E.M. DE-VOGUE’, P.D. FISCHER, K. HILLEBRAND, F. ENGELS, E. DE-LAVELEYE, A. VON HAYMERLE, F. GREGOROVIUS, E. ROTHAN, G. VALBERT, L.N. TOLSTOI, W. SOMBART, R. LUXEMBURG, G. NOVICOV, E. LEMONON, L. BONNEFON-CRAPONNE, W. KAY WALLACE, P.D. FISCHER, G. GOYAU, H. BOLTON KING – T. OKEY, P. GHIO, F. MEHRING, O. OLBERG, P. PERNOT, W. ROSCOE THAYER, P. SABATIER, E. LEMONON, B. VON BULOW, J. DESTREE, M. MURET, J. BAINVILLE, R. PINON, J. LUCHAIRE, E.J. DILLON, L.M. HARTMANN, G.M. TREVELYAN, D. LLOYD GEORGE, J. RENNELL RODD, E.A. MOWRER, A. DAUZAT, P. HAZARD, P. PHILLIPS, BARON BEYENS, M. PERNOT, W. ELLENBOGEN, K. ZETKIN, M. VAUSSARD, H. WICKHAM STEED.”,”ITAB-022″
“RAGIONIERI Ernesto”,”La polemica su la Weltgeschichte.”,”””Per il Troeltsch non solo non esiste uno svolgimento unitario della umanità, ma neppure esiste uno svolgimento unitario della civiltà umana. Per il Troeltsch esistono solo alcuni determinati centri di civiltà, completamente separati dagli altri, ognuno indipendente nel proprio svolgimento dagli altri centri di civiltà sconosciuti ed inconoscibili. Lo Zusammenhang, il nesso degli avvenimenti di un singolo periodo di civiltà non può essere detratto, se vuole essere adoperato fecondamente nella comprensione degli avvenimenti, che dalla civiltà alla ricostruzione della quale deve attendere. Così gli europei, nel ricostruire la loro storia universale, pur concedento ospitalità ai popoli cresciuti nel solco della civiltà europea anche se abitanti, dal punto di vista geografico, altri continenti, debbono attenersi saldamente ed esclusivamente alla chiarificazione dello svolgimento del loro progresso civile. (…)””. (pag 95)”,”STOx-102″
“RAGIONIERI Ernesto con la collaborazione di Carlo PINZANI; scritti di H. BOLTON KING N. FINER W. EBENSTEIN H.W. SCHNEIDER G. DOBBERT F. VÖCHTING L. ROSENSTOCK-FRANCK J.C. MARIATEGUI W. CHURCHILL G.B. SHAW F. ADLER A. THALHEIMER A. ROSENBERG H. LAGARDELLE R. ROLLAND L. NAUDEAU HAILE’ SELASSIE’ F. CHARLES-ROUX M.H.H. MACARTNEY P. CREMONA A. FRANCOIS-PONCET G. GAFENCU S. WELLES C. HULL J. GOEBBELS T. MITUNOBU R.E. SHERWOOD H. HOWARD B. DAVIDSON”,”Italia giudicata 1861 – 1945. Ovvero la storia degli italiani scritta dagli altri. 3. Dalla dittatura fascista alla Liberazione.”,”Scritti di H. BOLTON KING N. FINER W. EBENSTEIN H.W. SCHNEIDER G. DOBBERT F. VÖCHTING L. ROSENSTOCK-FRANCK J.C. MARIATEGUI W. CHURCHILL G.B. SHAW F. ADLER A. THALHEIMER A. ROSENBERG H. LAGARDELLE R. ROLLAND L. NAUDEAU HAILE’ SELASSIE’ F. CHARLES-ROUX M.H.H. MACARTNEY P. CREMONA A. FRANCOIS-PONCET G. GAFENCU S. WELLES C. HULL J. GOEBBELS T. MITUNOBU R.E. SHERWOOD H. HOWARD B. DAVIDSON “”Questi propositi di Mussolini erano nettamente contrari ai voleri di Hitler. Il tedesco voleva dei successi completi e non indietreggiava di fronte a nulla: la guerra era il mezzo più semplice per soddisfare fino in fondo le esigenze totalitarie. L’ italiano voleva successi limitati, i soli che potevano assicurargli la sua parte di profitto. Il combattimento cui esso aspirava doveva svolgersi in seno alle conferenze. Dei due compagni dell’ Asse uno voleva rovesciare l’ equilibrio del mondo a proprio profitto e l’ altro sperava di salvarlo, sempre a proprio profitto. Questo contrasto di interessi e di voleri non poteva durare a lungo; bisognava che il più debole piegasse di fronte alla ragione del più forte”” (pag 774)”,”ITAB-188″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il movimento socialista in Italia (1850-1922).”,”””La prima grande prova dei sindacalisti rivoluzionari fu lo sciopero generale del 1904.”” (pag 77) “”La sinistra socialista, che assumeva dopo Reggio Emilia la direzione di un partito socialista verso il quale venivano rivolgendosi crescenti adesioni nel proletariato delle grandi città industriali, era una formazione politica estremamente composita.”” (pag 80) “”Checché sia stato detto, Mussolini era ben lontano dal rappresentare tutta la sinistra socialista. Mussolini fu soltanto un episodio del socialismo italiano. Tuttavia, la sua improvvisa fortuna, la sua rapida ascesa alla direzione dell’ “”Avanti!”” e la sua comparsa da dominatore al congresso di Ancona (1914), resta forse l’indice più clamoroso della crisi del socialismo italiano, la dimostrazione più sconcertante della gravità della sua condizione. (…) Mussolini cozzava contro le più forti tradizioni reali del socialismo italiano””. (pag 81)”,”MITS-290″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Politica e amministrazione nella storia dell’ Italia unita.”,”Socialismo municipale. “”Donde venivano ai socialisti italiani l’ influenza e gli esempi per parlare del “”socialismo municipale””? Abbiamo visto come le esperienze amministrative dei socialisti francesi avessero avuto una notevole importanza nel determinare i socialisti italiani a prendere una posizione favorevole alla partecipazione alle elezioni amministrative e ad elaborare il loro programma in merito. (…) La palma che Arturo Labriola assegnava alla vita municipale inglese, come quella che più potesse insegnare ai socialisti italiani non era però il primo riconoscimento tributato al “”socialismo inconsapevole”” di alcuni municipi inglesi, fossero o non fossero questi amministrati da socialisti. Fino al 1893 si era cominciato a parlare in Italia dei numerosi municipi che amministravano direttamente il gas, il tram e altri servizi pubblici, e forse non è improbabile supporre la conoscenza da parte di qualche socialista milanese dei Fabian Essays; nel 1895 “”Critica sociale”” dopo la pubblicazione dell’ articolo di Max Albert su Roubaix aveva tradotto dalla “”Fortnightly Review”” un articolo di Garrett Fisher, dedicato a Glasgow “”municipio modello””.”” (pag 258-259)”,”MITS-291″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Problemi di storia del Pci.”,”Mi pare non si faccia cenno al libro di G. Galli.”,”PCIx-268″
“RAGIONIERI Ernesto, a cura di Gianpasquale SANTOMASSIMO”,”Storiografia in cammino.”,”RAGIONIERI Ernesto (1926-1975) dal 1954 fu docente di storia moderna nell’Università di Firenze. Fu membro del CC del Pci. Tra le sue opere più recenti: ‘Politica e amministrazione nella storia dell’Italia unita””. Eugenio GARIN (Rieti, 1909) è professore emerito della Scuola normale superiore di Pisa. Fra le sue opere più recenti: ‘Intellettuali italiani del XX secolo’ (1974). Contiene il saggio: – Il “”vecchio”” Engels e la storicità del marxismo (Nuova rivista internazionale, 1970) (pag 232-239) “”Se seguiamo l’attività di Engels negli anni tra il 1884 e il 1886, osserviamo come egli concentrò i suoi sforzi particolarmente nel senso di fare assimilare al gruppo dirigente della socialdemocrazia tedesca i problemi lasciati irrisolti dalla rivoluzione del 1848. Ciò avvenne in tre modi: 1) attraverso la commemorazione di personalità della socialdemocrazia tedesca che avevano partecipato alla rivoluzione del 1848. In questo senso il necrologio di Johann Philipp Becker come la introduzione alla ‘Schlesische Miliarde’ di Wilhelm Wolff sono significativi in quanto richiamavano alla memoria l’attività militante-rivoluzionaria e riportavano al centro dell’attenzione la situazione dei contadini; 2) con le prefazioni ai volumi ‘Karl Marx von der Kölnern Geschwornen’ e ‘Enthüllungen über das Kölner Prozess gegen die Kommunisten’, per non parlare dei suoi scritti “”Marx und die Neue Rheinische Zeitung’ e ‘Zur Geschichte des Bundes der Kommunisten’, Engels indirizzò l’attenzione della socialdemocrazia tedesca e, attraverso questa, degli esponenti del movimento operaio europeo, a riflettere quanto strettamente la sconfitta della rivoluzione del 1848 avesse condizionato la storia successiva, come la lotta per la democrazia sia strettamente unita con la lotta per il socialismo e come le linee fondamentali della strategia e della tattica del movimento operaio fossero state fissate da Marx nel corso di questa rivoluzione; 3) conformemente al principio, che egli aveva già affermato nella prefazione alla terza edizione di ‘Der Bauernkrieg in Deutschland’ (1874), secondo il quale la classe operaia sviluppa la sua lotta non solo sul fronte economico e politico, ma anche sul fronte teorico, Engels cercò di integrare la riconquista delle tradizioni democratiche con la presentazione della prima fase teorica del marxismo intesa quale parte integrante di queste tradizioni rivoluzionarie. Lo scritto ‘Ludwig Feuerbach und der Ausgang der deutschen klassischen Philosophie’ è, non a caso, il primo articolo scritto da Engels per la rivista ‘Neue Zeit’, cioè per la rivista che, sotto la direzione di Karl Kautsky, portava a stretto contatto col marxismo le nuove generazioni che non sapevano nulla dello sviluppo dallo hegelismo ad una concezione autonoma dei fondatori del materialismo storico e che non avevano senso alcuno della complicata questione della dialettica e della sua applicazione alla pratica sociale””. (pag 235-236)”,”STOx-179″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Recenti studi di storia del movimento operaio nella Repubblica Democratica Tedesca.”,”Jürgen Kuczynski autore di ‘Geschichte der Lage der Arbeiter unter dem Industrienkapitalismus, è figlio di R.R. Kuczynski l’autore della famosa opera sui salari degli operai europei e americani dal 1870 al 1914 utilizzata da Lenin (“”la storia dei salari – ha scritto J.K. con la mesta ironia che gli deriva dal fatto di essere stato per lungo tempo uno studioso isolato – è monopolio in Germania della famiglia Kuczynski; ma ciò è pericoloso come tutti i monopoli””) (pag 307) Cita la rivista Zeitschrift für Geschichtswissenschaft fondata agli inizi del 1953 da Alfred Meusel, Leo Stern, Heinz Kamnitzer (pag 316)”,”MGEx-214″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il Risorgimento italiano nell’opera di Marx e di Engels.”,”RAGIONIERI Ernesto Cita nelle note: M.A. MANACORDA, Marx ed Engels sul ’48 italiano, in ‘Il 1848. Raccolta di saggi e testimonianze’, Quaderni di Rinascita, 1949 p. 34 “”””Ritengo completamente falsa la politica di Mazzini – scriveva Marx all’amico Weydemeyer l’11 settembre del 1851 -. Egli lavora completamente nell’interesse dell’Austria stimolando l’Italia all’insurrezione di oggi””. “”D’altra parte egli trascura di rivolgersi a quella parte d’Italia che da secoli è oppressa, ai contadini, e con questo prepara nuove risorse alla controrivoluzione. Il signor Mazzini conosce solo le città con la loro nobiltà liberale ed i loro cittadini illuminati. Le necessità materiali del contadiname italiano dissanguato e sistematicamente snervato e istupidito quanto quello irlandese riposano naturalmente sotto il cielo di frasi dei suoi manifesti ideologici cosmopolitici-neocattolici. Ma ‘certamente’ ci vorrebbe del ‘coraggio’ per dichiarare ai borghesi e alla ‘nobiltà’ che il primo passo per rendere indipendente l’Italia è la completa emancipazione dei contadini e la trasformazione del loro sistema di mezzadria in una libera proprietà borghese. Sembra che Mazzini consideri più rivoluzionario un prestito di dieci milioni di franchi che un acquisto di dieci milioni di uomini. Io temo molto che il governo austriaco, in caso di estrema necessità, modificherà perfino lo stato delle proprietà in Italia e lo riformerà nel senso già seguito in Galizia”” (Mega, III, 1, pp. 447-448)”” [Ernesto Ragionieri, Il Risorgimento italiano nell’opera di Marx e di Engels, 1951] (pag 613) “”Un giudizio complessivo nei risultati ed i limiti dell’innovazione operatasi col Risorgimento e l’unificazione nazionale italiana si trova in una lettera di Engels a Filippo Turati pubblicata nella ‘Critica sociale’ del 1894: “”La borghesia, che giunse al potere durante e dopo il movimento di indipendenza nazionale, non poté né volle rendere completa la sua vittoria. Essa non ha distrutto né gli avanzi della feudalità né ha riorganizzato la produzione nazionale secondo il moderno modello capitalistico. Incapace di far assicurare al paese i relativi e temporanei vantaggi del sistema capitalistico, essa impose invece tutti i suoi carichi, tutti gli svantaggi del sistema. Non contenta di ciò essa perdette in ignominiosi scandali bancari quel che le restava di credito e fiducia.”” “”Il popolo lavoratore – contadini, artigiani, operai della terra e delle industrie – si trovava in conseguenza di ciò in una pressante situazione; da un lato in conseguenza di antichi abusi, che hanno ereditato non solo dall’epoca feudale, ma perfino da un’epoca più antica (si pensi alla mezzadria, ai latifondi del Sud, dove il bestiame soppianta l’uomo) dall’altro lato in conseguenza del più vorace sistema fiscale, che una politica borghese abbia mai trovato. Anche qui si può dire con Marx: Noi, come tutto il resto dell’Occidente continentale, non solo siamo afflitti dallo sviluppo della produzione capitalistica, ma anche dalla deficienza di sviluppo. Accanto alle tristi necessità moderne tutta una serie di calamità ereditate dal continuare a vegetare di antichi, sopravvissuti sistemi di produzione con la loro conseguenza di anacronistici rapporti sociali e politici. Noi soffriamo non solo di ciò che è vivo, ma anche di ciò che è morto. ‘Le mort saisit le vif'”” (Marx-Engels, Ausgewählte Briefe, cit., pp. 417-418)”” [Ernesto Ragionieri, Il Risorgimento italiano nell’opera di Marx e di Engels, 1951] (pag 615-616)”,”MAES-111″
“RAGIONIERI Mario”,”Hitler e Stalin. Il tempo dell’amicizia. Il tempo della guerra. I rapporti, gli intrighi e il conflitto che coinvolsero anche l’Italia.”,”L’autore è al suo terzo libro sul tema. Ha pubblicato ‘8 settembre 1943. La fine di un sogno di gloria’ (2001) e ‘Dalla democrazia al regime, 1919-1929. I primi anni del fascismo’ (2003) Riporta ampi brani di scritti di Mussolini Foto pag. 9 stretta di mano tra Ribbentrop e Stalin dopo la firma del “”Patto di non aggressione”” del 1939 PCF sciolto il 26 settembre con decreto del governo francese. Ma continuava a diffondere il suo materiale di propaganda. Dopo il patto Hitler-Stalin anche il PCF si oppone alla guerra contro la Germania. Criticato per il ritardo nell’appoggiare il patto tedesco-sovietico dell’agosto e condannato per aver votato i crediti di guerra il 2 settembre, il PCF si riallinea con Mosca dopo il patto tedesco sovietico dell’agosto, saluta l’invasione della Polonia da parte dei soldati russi del 17 settembre come la ‘liberazione’ dell’Ucraina e della Russia bianca. Il 1° ottobre, in appoggio alla dichiarazione di Ribbentrop e Molotov che invitava le democrazia occidentali a concludere la pace e addossava loro le responsabilità di una decisione in senso contrario, il gruppo comunista alla Camera indirizzò una lettera al Presidente Herriot, chiedendo che la Camera stessa venisse convocata per definire in una seduta pubblica “”le proposte per la pace che si intendono fare”” (pag 128.-129) Radek pro alleanza militare segreta tra Reichswehr e Armata Rossa (pag 29) Tuchaceviskj e la Germania. “”Gli insegnamenti essenziali, Tuchacevskij li trasse dall’allora capo indiscusso della Reichswehr, Il Generale Seeckt. L’appartenenza a due mondi completamente diversi separava i due uomini, ma avevano anche molte cose in comune. Intanto Tukhascevksi era un grande fautore dell’alleanza con la Germania, che considerava fondamentale per l’Unione Sovietica ed era, sul piano della politica estera, contrario alle scelte di Stalin che si presentavano molto incerte. I contrasti tra i due erano troppi ed era necessaria una iniziativa: a quanto sembre questa fu decisa, ma incertezze e ritardi ne impedirono l’attuazione e Stalin, ormai messo in guardia da rivelazioni, fece arrestare, processare ed ccidere i possibili oppositori. Insieme ai Generali e Marescialli, Stalin fece liquidare durante le sue purghe negli anni 1937-1938, da venticinquemila a trentacinquemila Ufficiali in servizio permanente nell’Armata Rossa; iin questo modo l’esercito russo perse forse le migliori menti militari e non dobbiamo stupirci se poi nel 1941 esso subì perdite incredibili legate proprio al semplice fatto che non c’erano più Ufficiali capaci di guidare l’esercito e di muovere guerra, una guerra di tipo moderno come quella che i tedeschi fecero”” (pag 34-35) “”Insomma prima del 22 giugno 1941 la Germania occupava la Danimarca, la Norvegia, ed era in guerra, la Russia occupava oltre alla Polonia, la Lituania, la Lettonia, l’Estonia, la Bessarabia, faceva la guerra e la vinceva alla Finlandia ma, stranamente non era in guerra con nessuno”” (pag 261)”,”GERN-153″
“RAGIONIERI Ernesto; BADALONI Nicola; FIORITO Riccardo; GRUPPI Luciano; PRESTIPINO Giuseppe”,”Il marxismo nel mondo: Biografie di Marx e di Engels (Ragionieri); Attualità di due testi classici (Badaloni); Il Marx di Korsch (Fiorito); Il marxismo e Hegel (Gruppi); Marx Freud e Saussure (Prestipino); Altri scritti sull’attualità di Marx; Una guida bibliografica della filosofia marxista; Il marxismo di Antonio Labriola”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: Silvano Levrero, La polemica di Serrati fino al Congresso di Livorno (in) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO VII N° 2 MARZO-APRILE 1969 Due biografie di Marx dal mondo anglosassone. “”Due biografie più equilibrate ci vengono invece dall’Inghilterra e presentano la caratteristica comune di contemperare la biografia politica con lo sviluppo intellettuale. Può apparire strano che imprese simili e nell’ambito di volumi di non vastissima mole siano state compiute proprio in un paese che una lunga tradizione voleva meno penetrabile di altri alla penetrazione del pensiero marxista. Ma, in realtà, la geografia tradizionale delle aree culturali ha subito non poche modificazioni dopo la seconda guerra mondiale e non soltanto nel senso di una generale tendenza all’avvicinamento e alla unificazione; e poi la cultura inglese riconferma anche a questo proposito una lunga esperienza nel genere biografico. L’influenza di una lunga consuetudine tradizionale e di mestiere si ritrova principalmente nell’opera di Isaiah Berlin, vecchia ormai di trent’anni, ma che il suo autore ha parzialmente rifatto, modificando alcuni capitoli ed integrandone altri (Isaiah Berlin, Karl Marx, trad. di Paolo Vittorelli, presentazione di Vittorio Frosini, Firenze, La Nuova Italia, 1967: la traduzione italiana si raccomanda anche per una guida bibliografica aggiornata allo studio del marxismo). Berlin è un filosofo della storia che contesta sistematicamente la disciplina che professa: empirista e negatore della presenza e della operosità di ogni tipo di legge nella storia umana, è difficile trovargli un punto di contatto intellettuale o politico con Marx. Eppure, si avverte nel suo libro uno sforzo serio di avvicinare un pensiero diverso ed estraneo e di comprendere con distacco, ma criticamente e razionalmente, una personalità estranea e diversa, ma di cui si riconosce la grandezza. La formazione intellettuale di Marx vi assume un rilievo assai ampio al pari della partecipazione alle lotte rivoluzionarie, mentre una attenzione assai più distratta viene accordata al pensiero maturo di Marx. Da una adesione maggiore al pensiero di Marx è animata l’opera del filosofo marxista inglese J. Lewis (John Lewis, The Life and Teaching of Karl Marx, London, Lawrence & Wishart, 1965). In questo libro, dedicato a “”la vita e l’insegnamento”” di Marx, c’è un maggiore equilibrio tra le diverse parti, una più calibrata distribuzione della materia. L’interpretazione di Lewis si svolge in senso antieconomistico e antidogmatico ed insiste sulla importanza del marxismo come “”metodo””. Fa difetto, però, a questa opera chiara e meritoria, scritta con una semplicità che non concede niente ai semplicismi, una prospettiva che permetta di recuperare in tutta la sua complessità della sua presenza storica la vita e il pensiero di Marx. Non esiste tuttavia in lingua italiana un libro come questo del Lewis che in meno di trecento pagine sia in grado di fornire con uguale correttezza tutti gli elementi fondamentali della vita e del pensiero di Marx nel suo sviluppo storico”” [Ernesto Ragionieri, Il marxismo nel mondo. Biografie di Marx e di Engels] [Critica marxista, Roma, n° 2 marzo-aprile 1969] (pag 143-144)”,”MADS-629″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Presenza di Engels.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: GINZBERG Siegmund, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo”” (…), (LENS-…) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 8 N° 4 LUGLIO-AGOSTO 1970 “”In un articolo commemorativo del 1905 Franz Mehring ebbe a scrivere di Engels che “”a lui fu concesso di restare giovane fin dentro l’età biblica, e nella vecchiaia si trovò il centro di gravità della sua operosità storica. Ma sarebbe falso concludere che Engels sia stato uno spirito maturato con lentezza (…). Aveva soltanto ventiquattro anni allorché concepì l’opera sulla situazione della classe operaia in Inghilterra. Un ingresso così splendido nella scienza in anni giovanili è sempre un successo molto raro (…). Il vecchio ha soltanto compiuto ciò che il giovane ha promesso”””” (pag 169) [Ernesto Ragionieri, Presenza di Engels] [(in) ‘Critica marxista’, Roma, anno VIII n° 4, luglio-agosto 1970]”,”MAES-133″
“RAGIONIERI Ernesto DETTI Tommaso”,”Il nuovo gruppo dirigente e la fusione con i “”terzini””. Segue: Verbali della Commissione italiana al V Congresso dell’Ic.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: BADALONI Nicola, Labriola politico e filosofo. Segue: Dieci lettere inedite di Antonio Labriola ad Alessandro D’Ancona. ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 9 N° 2 MARZO-APRILE 1971″,”MITC-113″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Due ristampe del “”Programma di Erfurt”” di Kautsky.”,”””Al congresso di Erfurt (14-20 ottobre 1891) la socialdemocrazia tedesca si dette un nuovo programma in sostituzione di quello approvato dal congresso di unificazione di Gotha, ormai superato da una esperienza di più di tre lustri di feconda attività politica che aveva confermato la validità delle critiche a suo tempo formulate da Marx, rese note da Engels nel corso del dibattito preparatorio del nuovo programma. Il programma di Erfurt costituì la carta ideologica e politica della socialdemocrazia tedesca per oltre un trentennio, finché al congresso di Heidelberg (1923) non fu sostituito da un nuovo programma che sanciva in modo definitivo la mutata collocazione della socialdemocrazia tedesca dopo la guerra imperialistica, la rivoluzione d’ottobre in Russia e la rivoluzione del novembre 1918 in Germania”” (pag 196) Scritto Engels ‘Per la critica del progetto di programma del Partito socialdemocratico, 1891’ pubblicato in ‘Critica marxista’ 1963, 3, pp. 118-121 (v. in Archiv)”,”KAUS-017″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. I. I primi anni della “”Neue Zeit””.”,” “”La lettura del carteggio che Kautsky venne intrattenendo cogli effettivi o possibili collaboratori della rivista tra il 1882 e il 1883 mostra che egli non seguì affatto un atteggiamento rigido o esclusivo. Accettò gli articoli di collaboratori tutto-fare, che Liebknecht gli trasmetteva dalla sua esperienza giornalistica di organizzatore di settimanali di partito, quali Louis Haschert, disposto a scrivere di scuole popolari e di rivoluzione francese, di terremoti e di comete (21). Pubblicò al posto d’onore della rivista la demolizione documentata e spietata fatta da Eduard Sack della decadenza del sistema educativo prussiano nell’ultimo mezzo secolo (22), una delle pochissime cose che nei primi fascicoli della ‘Neue Zeit’ piacquero a Engels (23), probabilmente per il piglio radicale col quale prendeva posizione nei confronti di una delle più risonanti leggende della Germania bismarckiana. Ma Kautsky mantenne i contatti e spesso accettò consigli e collaborazione anche da quella parte di giornalisti e scrittori di vario orientamento liberale o democratico coi quali era entrato in rapporto in Austria e Svizzera negli anni del suo noviziato intellettuale, e tra i quali le femministe borghesi (24) figuravano accanto ai narratori di viaggi, i curiosi del problema della quarta dimensione (25) accanto alla folla variopinta e instabile che nei periodi di trapasso storico si muove in quella zona indistinta che sta tra l’avventura intellettuale e il pensiero rivoluzionario”” (pag 134) [Ernesto Ragionieri, Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. I. I primi anni della “”Neue Zeit””, Critica marxista, Roma, n° 2 marzo-aprile 1966] [(21) Haschert a Katusky, anni 1883 e sgg., in I.I.S.G., Kautsky-Nachlass, D XII 89-98; (22) Cfr. ‘Die Neue Zeit, I (1883), pp. 28-38, 153-165, 297-306; (23) Engels a Kautsky, 18 settembre 1883 in ‘Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky cit., p. 83; (24) Si vedano le lettere a Kautsky di J. Engell-Günther direttrice di ‘Der Funke’, in I.I.S.G., Kautsky-Nachlass, D X 222-239; (25) Cfr. J.B. Adler e Ernst Back a Kautsky in I.I.S.G., Kautsky-Nachlass, D I 150-151]”,”KAUS-018″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. II. La battaglia contro il socialismo di Stato.”,”Engels “”Nestore della socialdemocrazia”” (pag 124) Engels editore dei testi propri e di Marx. (pag 125-126) “”Si consideri in primo luogo la sua opera di editore e rieditore di testi propri e di Marx. Negli anni ’80 essa si dispiega con lo stesso ritmo di sincronia con le discussioni nel campo del movimento operaio che già l’opera di Marx come ripubblicatore di propri testi aveva tenuto presente fino al 1869, quando tra tutte le altre opere aveva dato la precedenza al ’18 brumaio di Luigi Napoleone’, tanto attuale ancora non soltanto per la permanenza al potere del protagonista del colpo di Stato del 2 dicembre, ma anche per il diffondersi dei suoi metodi di governo nella Prussia e nella Germania di Bismarck, senza una adeguata consapevolezza da parte del movimento operaio di ispirazione lassalliana. Osserviamo i titoli delle ristampe di scritti propri e di Marx curate da Engels per la Germania e non riuscirà difficile concludere qual è il senso complessivo di questa attività, il perché di certe scelte, i motivi delle osservazioni contenute nelle prefazioni a queste ristampe: da ‘Lo sviluppo del socialismo dall’utopia alla scienza’, edito come opuscolo separato per l’appunto nel 1883 e che in quello stesso anno ebbe tre edizioni per un complesso di 10.000 copie, alla terza edizione tedesca del ‘Manifesto del Partito Comunista’, ristampata nel 1883 in una edizione di 5000 copie (17) su su fino alla prima edizione tedesca della ‘Miseria della filosofia’, sulla quale torneremo in seguito, l’attenzione è costantemente rivolta a definire la natura del socialismo scientifico, a liberare l’immagine del socialismo dalle incrostazioni che volta per volta gli si erano venute attribuendo, a mostrare il cammino che già Marx ed Engels avevano precedentemente percorso in questo senso. Anzi, ciò che deve essere sottolineato con particolare forza è proprio come Engels cercasse di realizzare questo compito in termini di storicità assoluta, non confondendo mai fasi e momenti storici diversi, ma anzi aiutando a distinguere e ad utilizzare queste distinzioni. Alla luce di questa caratteristica vanno viste, infatti, non soltanto le scelte compiute da Engels dei testi da ristampare, ma anche le prefazioni da lui prepostevi. In modo ancora più specifico miravano in questa direzione gli scritti originali destinati da Engels alla socialdemocrazia tedesca e pubblicati in questi anni sul ‘Sozialdemokrat’. Si vedano, ad esempio, “”Karl Marx e la “”Neue Rheinische Zeitung””””, apparso sul ‘Sozialdemokrat’ il 13 marzo 1884 e “”Per la storia della Lega dei Comunisti”” pubblicato in tre puntate sullo stesso settimanale nel novembre 1885″” (18). Engels qui persegue chiaramente il fine di trasmettere alla socialdemocrazia tedesca, impegnata in una battaglia ricca di insidie contro Bismarck, l’esperienza della lotta che era stata sua e di Marx nel 1848-49 e la tradizione della prima grande organizzazione tedesca e internazionale del movimento operaio”” (pag 125-126) [Ernesto Ragionieri, Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. II. La battaglia contro il socialismo di Stato, Critica marxista, Roma, n° 3 maggio-giugno 1966] [(17) Notizie importanti e precise per questo aspetto della attività di Engels dopo la morte di Marx in Heinrich Gemkov, Friedrich Engels’ Hilfe, cit., pp. 82 e sgg. Per i limiti della circolazione degli scritti di Marx e di Engels in quegli anni, e della loro conoscenza anche da parte degli studiosi più informati, basterà ricordare il seguente episodio. Il 5 luglio 1884 Franz Mehring si rivolgeva ad Engels per chiedere il suo aiuto nella preparazione di una biografia di Marx che, com’è noto, egli scriverà alcuni decenni più tardi, negli ultimi anni della sua vita. Dall’elenco degli scritti di Marx e di Engels da Mehring posseduti e dall’elenco di quelli da lui ricercati, che è accluso alla lettera (I.I.S.G., Marx-Engels-Nachlass L VII 21) si vede non soltanto come anche a chi ne aveva fatta sistematica ricerca erano rimasti inaccessibili il discorso sul libero scambio, ‘Po und Rhein’, ‘Savoyen’, ‘Nizza und Rhein’, ‘Die preussische Militärfrage und die deutsche Arbeiterfrage’, ma che degli scritti sul ’48 in Francia e in Germania non veniva fatta neppure una esplicita menzione; (18) “”Marx und die “”Neue Rheinische Zeitung”” 1848-49″” in ‘Der Sozialdemokrat’, 13 marzo 1948 e ora in Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Werke’, Berlin, 1962, Bd. 21, pp. 16-24. E’ interessante rilevare che il tema quarantottesco dell’articolo da pubblicarsi nel primo anniversario della morte di Marx era stato suggerito ad Engels da Eduard Bernstein (Bernstein a Engels 14 febbraio 1884 in ‘Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky, cit., p. 99) sia pure con un intento diverso, e cioè quello di difendere Marx dall’accusa di avere danneggiato coi suoi attacchi i democratici dell’Assemblea di Francoforte]”,”KAUS-019″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Alle origini del marxismo della Seconda internazionale: III. Kautsky ed Engels.”,”””Proprio nello stesso fascicolo della ‘Neue Zeit’, nel quale compariva l’ultima puntata del saggio di Kautsky, su “”La miseria della filosofia”” e “”Il Capitale””, aveva inizio la pubblicazione, al posto di onore, in apertura, del ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’ di Engels (43). Era il primo contributo che egli scriveva appositamente per la rivista di Kautsky e sotto questo profilo esso viene ad assumere una importanza particolare. Anzi, vorremmo dire che questo saggio di Engels, tanto famoso e così spesso oggetto di accurata attenzione e come documento autobiografico della formazione intellettuale di Marx e di Engels e come esposizione generale della concezione materialistica della storia, aspetta ancora di essere letto per quello che originariamente fu e volle essere, cioè il primo diretto intervento di Engels nella rivista che si veniva affermando come il centro di orientamento teorico degli intellettuali marxisti della socialdemocrazia tedesca e, più in generale, come un punto di riferimento importante per tutto il partito. Per questo aspetto, alla luce dei rapporti che fin qui abbiamo attentamente seguiti tra Engels, Kautsky e le più giovani leve intellettuali che negli anni delle leggi antisocialiste affluivano verso il movimento operaio, il ‘Feuerbach’ di Engels riveste un interesse illuminante: anche se una lettura aderente alle circostanze storiche delle sue origini induce a conclusioni assai diverse o contrastanti rispetto a quelle raggiunte attraverso una lettura in chiave unicamente speculativa. E’ da augurarsi che il compimento della edizione delle opere di Marx e di Engels in lingua tedesca apporti, circa la genesi immediata del ‘Feuerbach’, gli ulteriori chiarimenti che alcune notizie fin d’ora promettono (44)”” [Ernesto Ragionieri, Alle origini del marxismo della Seconda internazionale: III. Kautsky ed Engels] [(in) ‘Critica marxista’, Roma, anno IV, n° 4 luglio-agosto 1966] [(43) Friedrich Engels, “”Ludwig Feuerbach und der Ausgangspunkt der deutschen klassischen Philosophie””, in ‘Die Neue Zeit’, IV (1886), pp. 145-157, 193-209; (44) Si vedano le notizie relative alla biografia e all’attività di Engels in appendice a Marx-Engels, Werke, Bd. 21, p. 645] (pag 91)”,”KAUS-020″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il marxismo e la Prima Internazionale.”,”RAGIONIERI Ernesto pag 111-112 L’ indirizzo inaugurale e gli statuti pag 118 la storia di Eichhoff pag 142-143 ruolo di J.P. Becker L’ indirizzo inaugurale e gli statuti “”Il primo problema che si presenta a chi studia quale posto spetti al marxismo nella storia della Prima Internazionale è quello relativo alla valutazione dei documenti costitutivi dell’Associazione stessa, redatti da Marx, e cioè l”Indirizzo inaugurale’ e gli ‘Statuti provvisori’. Per la verità questi due documenti hanno avuto una fortuna molto diversa. Infatti, mentre gli ‘Statuti provvisori’, e in modo particolare i famosi “”considerando”” del preambolo, segnarono per le discussioni cui dettero luogo o per l’inclusione che se ne fece negli statuti delle associazioni locali, l’intera storia dell’Internazionale, e non solo le vicende dei suoi congressi, tanto da essere generalmente considerati il programma dell’Internazionale, l”Indirizzo inaugurale’ ebbe una diffusione molto più limitata e, complessivamente, più “”letteraria”” che politica; si ricordi ad esempio che le prime traduzioni in Italia e in Francia dell”Indirizzo’ risalgono agli inizi del nostro secolo (8). Ciò può spiegare perché i due testi siano stati assai di rado esaminati insieme e per quali motivi, ove questo sia avvenuto, siano stati considerati, auspici anche talune affermazioni di Marx e di Engels, più come documento della storia del movimento operaio internazionale che come momento essenziale nella formazione storica del marxismo (9). Ora, la conoscenza dei testi preparatori dell’assemblea di St. Martin Hall – e cioè gli indirizzi scambiati fra i rappresentanti degli operai francesi e dagli operai inglesi (10) – consente di misurare il senso preciso e il carattere dell”Indirizzo’ redatto da Marx, e di apprezzare meglio i motivi di taluni passaggi degli ‘Statuti’. Il tratto comune ai due indirizzi è di rispecchiare fedelmente il motivo immediato che aveva dato origine, tra il 1863 e il 1864, alla fitta rete di incontri tra i lavoratori dei due paesi al di là e al di qua della Manica, che culminarono nell’assemblea di St. Martin Hall: la solidarietà con la Polonia, insorta contro l’oppressione zarista (11), la condanna della diplomazia segreta, che consentiva ai governi di coalizzarsi contro le aspirazioni dei popoli, l’affermazione di una solidarietà democratica, capace di superare le frontiere, che permettesse ai lavoratori di far sentire la loro voce sui grandi problemi della politica internazionale. Soltanto in via subordinata a questa istanza si affermava la necessità di una lotta comune e fraterna dei lavoratori di tutti i paesi per alleviare la concorrenza, diminuire lo sfruttamento e migliorare le condizioni di esistenza e di lavoro”” [Ernesto Ragionieri, Il marxismo e la Prima Internazionale, Roma, 1965 (estratto)] [(8) Per la fortuna e la diffusione dell’Indirizzo’ e degli ‘Statuti’, si vedano i tre volumi di bibliografia della Prima Internazionale editi dalla “”Commission Internationale d’Histoire des Mouvements sociaux et des Structures Sociales”” del Comitato internazionale di Scienze Storiche, Parigi, 1958-1963, e ‘La Première Internationale’, Recueil de documents publié sous la direction de Jacques Freymond, Librairie E. Droz, Genève, 1962, 2 vv.; (9) Cfr. ad esempio Isaiah Berlin, Karl Marx, trad. franc., Paris, 1962, p. 295 e sgg. Ma si tratta di un atteggiamento assai largamente diffuso; (10) Si possono leggere ora, in traduzione tedesca, nella raccolta di documenti ‘Karl Marx und die Gründung der I Internationale’, Dokumente und Materialien, Berlin, Dietz Verlag, 1964, pp. 7-16] (pag 111-112) La prima internazionale. Rapporti Marx – Eichhoff. “”Che l’accento immediato e di prospettiva battesse in tal senso, è dimostrato, tra l’altro, anche dalla redazione degli ‘Statuti provvisori’. E’ noto per l’esplicita testimonianza di Marx, il trattamento al quale fu sottoposto lo schema inizialmente preparato da Mazzini come “”dichiarazione di princìpi”” per l’Internazionale: l’inversione delle parti fu l’inizio e il pretesto per un sovvertimento totale. Ma è forse meno noto che oggetto di una battaglia non meno accanita furono anche i progetti di statuto preparati da Mazzini, che tendevano a configurare l’Internazionale come un governo centrale delle classi operaie europee. Ce lo ricorda una preziosa storia dell’Internazionale pubblicata nel 1868 da un giornalista tedesco, Wilhelm Eichhoff, corrispondente del Consiglio generale dell’Internazionale, il quale redasse questo suo lavoro in stretto contatto con Marx, tanto che nel ristamparla si è potuto dire che essa è “”un’esposizione autorizzata da Marx della storia dell’Internazionale”” (19). Ebbene, questa storia sottolinea che gli statuti mazziniani erano redatti “”in forma rigidamente centralizzata, come conviene per le società cospirative segrete, che distruggerebbe fin da principio le condizioni di vita di un’associazione, che non deve creare un movimento, ma deve soltanto unire e collegare il movimento di classe già presente e sparpagliato nei diversi paesi”” (20).”” [Ernesto Ragionieri, Il marxismo e la Prima Internazionale, Roma, 1965 (estratto)] [(19) Così ha definito quest’opera Heinrich Gemkow nell’importante saggio, particolarmente documentato sui rapporti tra Marx ed Eichhoff, posposto alla riproduzione fotostatica di ‘Die Internationale Arbeiterassociation. Ihre Gründung, Organisation, politish-sociale Thätigkeit und Ausbreitung’, curata dall’editore Dietz in occasione del centenario della Prima Internazionale, Berlin, 1964; (20) Wilhelm Eichhoff, op. cit., p. 4. Si veda una testimonianza nello stesso senso nella lettera di Engels a Carlo Cafiero del 28 luglio 1871; cfr. ‘La corrispondenza di Marx e Engels con italiani, 1848-1895’ a cura di Giuseppe Del Bo, Milano, p.36] (pag 117-118) Il ruolo di J.P. Becker. “”A partire dal 1865 [Marx ed Engels] rivolsero quindi la loro attività in direzione della Germania nel senso di promuovere, con l’aiuto di ex-membri della Lega dei Comunisti o di oppositori della Associazione Generale degli Operai Tedeschi, sezioni dell’Internazionale nelle principali città della Germania. Per quanto le leggi emanate nella Confederazione all’indomani della rivoluzione del 1848-49 vietassero l’associazione di società tedesche ad organismi internazionali, si è potuto dimostrare come il lavoro di Marx e di Engels riuscisse a promuovere sezioni dell’Internazionale in numerosi centri e in quasi tutte le più importanti città della Germania (65). Tanto rilievo prese, ad un certo punto, l’organizzazione dell’Internazionale in Germania, che Marx nel 1866 ne affidò la cura, per conto del Consiglio Generale dell’Associazione, a Johann Philipp Becker, il democratico rivoluzionario, veterano del 1848, che aveva collaborato con Garibaldi nella spedizione dei Mille. La riscoperta della funzione di J. Ph. Becker è stata probabilmente la più importante novità dei nuovi studi sull’Internazionale: la ristampa del ‘Vorbote’, l’organo dell’Internazionale che egli venne pubblicando a Ginevra tra il 1866 e il 1871, e gli studi che intorno a lui sono stati compiuti, hanno messo in evidenza quale importanza egli abbia avuto, tra il 1866 e il 1868, nel sollevare il prestigio dell’Internazionale in Germania (66)”” [Ernesto Ragionieri, Il marxismo e la Prima Internazionale, Roma, 1965 (estratto)] [(65) Si veda per questo aspetto un altro fascicolo speciale dei ‘Beiträge zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung’, Sonderheft zum 100. Jahrestag der Gründung der I. Internationale, con rinvio ad una serie di lavori pubblicati negli anni precedenti da H. Gemkow, R. Dublek, e altri; (66) Il fatto più importante è stato costituito dalla riproduzione fotostatica del ‘Vorbote’ (Berlin, Zürich, 1963, 3 voll.), alla quale è stato preposto il saggio di E. Engelberg, ‘Fragen der Demokratie und des Sozialismus’, già citato. Ma numerosi e interessanti anche i saggi e i riferimenti a J. Ph. Becker contenuti nei fascicoli speciali già citati]”,”INTP-068″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Franz Mehring collaboratore della “”Züricher Post”” (1891-1892). (Estratto da ‘Il marxismo e l’internazionale. Studi di storia del marxismo’).”,”””Per Franz Mehring la continua, instancabile attività letteraria e giornalistica non fu soltanto una necessità imposta da un’esistenza trascorsa in mezzo alle lotte e alle polemiche. Fu, in qualche modo, anche un ideale scaturito dall’asprezza della vita quotidiana, che egli coltivò per tutta la vita come un modello di dedizione al lavoro, e di successo in questo lavoro, prima ancora che di combattimento per l’affermazione delle proprie idee. Più volte, infatti, Mehring, tracciando il profilo di uomini da lui per vari aspetti ammirati, aveva parlato della loro forza e della loro capacità di lavoro con un tono che rivelava in modo inconfondibile la confessione di un ideale. “”Sono trascorsi sedici anni da quando apparve il primo volume del ‘Capitale’ – scrisse nell’articolo in morte di Karl Marx – e in questo lungo periodo di tempo il suo autore ha continuato a creare instancabilmente e irrequietamente con una capacità di lavoro e con una gioia nel lavoro, quali sono date solamente agli eletti, ma egli è sceso nella tomba, senza poter dire dal punto di vista scientifico la sua ultima parola”” (1). E tre anni dopo, all’inizio del suo necrologio di Leopold Ranke, scriveva, con una corrispondenza di accenti tanto più significativa proprio in quanto rivolta ad una personalità così diversa: “”Il Nestore della storiografia tedesca se n’è andato non meno gravemente carico di anni che di gloria. La sua vita è stata ricca di onori e di successi: ma il più prezioso dei beni restò per lui in ogni tempo una capacità di lavoro e una gioia nel lavoro quali sono concessi soltanto agli eletti fra i mortali. Soltanto la morte strappò di mano al vecchio novantenne la penna con la quale egli aspirava a finire l’ultima e la più ampia opera della sua vita”” (2). L’accenno ripetuto alla morte che sorprende i lavoratori instancabili ancora intenti alla loro fatica – per quanto strano possa apparire un accostamento fra ‘Das Kapital’ di Marx e la ‘Weltgeschichte’ di Ranke – fa pensare ad una probabile origine romantica di questo ideale ed indica la norma di vita sottesa ad un ritmo di lavoro che si confronta incessantemente col tempo e vi cerca la propria misura (3).”” [Ernesto Ragionieri, ‘Franz Mehring collaboratore della “”Züricher Post”” (1891-1892)’ – (Estratto da ‘Il marxismo e l’internazionale. Studi di storia del marxismo’, 1968] (pag 227-228) [(1) ‘Karl Marx’, in Weser-Zeitung, 22 marzo 1883, ripubblicato in Thomas Höhle, Franz Mehring. Sein Weg zum Marxismus, Zweite verbesserte und erweiterte, Auflage, Berlin, 1960, p. 403; (2) ‘Leopold Ranke’, in Volks-Zeitung, 25 maggio 1886, ripubblicato in Thomas Höhle, op. cit., p. 470; (3) Tutto il suo carteggio con Kautsky negli anni della collaborazione alla ‘Neue Zeit’ (IISG, Kautsky-Nachlass) è estremamente indicativo dell’aspirazione di Mehring a distaccarsi dal lavoro giornalistico per dedicarsi con maggiore tranquillità agli studi e, insieme, dall’attaccamento tenace che vi portava. Su questo importante carteggio tuttora inedito avrò occasione di fermarmi distesamente in una storia della ‘Neue Zeit’, alla quale sto attendendo (E.R.)]”,”MEHx-067″
“RAGIONIERI Ernesto”,”L’Italia e il movimento operaio italiano nella “”Neue Zeit”” (1883-1914). (Estratto dal volume: ‘Il marxismo e l’internazionale’)”,”Estratto dal volume ‘Il marxismo e l’internazionale’ Notevole spazio (pag 188-) viene dedicata alla figura della corrispondente Oda Oldberg (compagna di Giovanni Lerda). In fondo al saggio di Ragionieri (pag 219) la polemica della Olberg contro Mussolini direttore dell’Avanti!. Mehring non entusiasta del socialismo ligure (pag 207) I corrispondenti italiani e il dibattito sul revisionismo in Germania “”Lo sforzo dei collaboratori italiani di spiegare sulle colonne della ‘Neue Zeit’ al pubblico socialista internazionale le trasformazioni economiche e politiche in atto in Italia si prolunga ancora per alcuni anni. Alessandro Schiavi e Romeo Soldi, che sono in questi anni i collaboratori più attivi, dedicano i loro articoli alla campagna elettorale del 1900 o ai termini nuovi della lotta politica in Italia, ma cercano anche di sottolineare la grande estensione che con l’inizio del nuovo secolo ha assunto il movimento operaio italiano, collocandone le premesse oggettive nel rapido sviluppo del capitalismo fra la fine del XIX secolo e l’inizio del nuovo o descrivendo la grande ondata di scioperi degli anni 1990 e 1901. (…) Niente, invece, in tutti questi articoli testimonia di una partecipazione diretta o indiretta dei collaboratori italiani alla polemica internazionale sul revisionismo che proprio in quegli anni si stava svolgendo sulle colonne della ‘Neue Zeit’. Ciò che costituisce una riconferma di quanto è stato più volte osservato, e cioè che il revisionismo in Italia fu fenomeno tutt’altro che sincronizzato con quello tedesco e europeo in generale (38)””. [nota (38) “”A queste conclusioni, alle quali sono pervenuti per diversa via gli studiosi italiani che si sono occupati di questo problema, da Leo Valiani a Pier Carlo Masini ad Enzo Santarelli, corrispondono gli accenni alla polemica sul revisionismo contenuti nelle lettere dei corrispondenti italiani a Karl Kautsky e ad Eduard Bernstein. I più favorevoli a Bernstein appaiono alcuni intellettuali. Napoleone Colajanni, ad esempio, inviando il 17 ottobre 1899 a Bernstein la seconda edizione del suo ‘Socialismo’, aveva cura di sottolineare che la “”intonazione del libro è tutta conforme a quella dei vostri ‘Presupposti'”” (IISG, Bernstein-Nachlass, D 106). A sua volta, Antonio Graziadei, all’indomani del congresso di Hannover della SPD che aveva avuto al centro dei suoi lavori la ‘Bernstein-Debatte’, protestava la sua simpatia al socialdemocratico tedesco ancora esule in Inghilterra, compiacendosi per il fatto che, benché “”en Italie on étudie très peu””, ‘Critica sociale’ avesse assunto verso le teorie di Bernstein una posizione più conciliante che non l”Avanti!’ (Graziadei a Bernstein, 6 dicembre 1899, in IISG, Bernstein.Nachlass, D 221). E’ tuttavia da notare che in questi anni, quando per il socialismo italiano si pone in primo piano il problema della difesa delle libertà costituzionali, l’atteggiamento di Turati è assai riservato. Nel richiedere a Bernstein una prefazione alla traduzione italiana dell”Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, egli faceva appello alla sua devozione per Engels perché trovasse il modo di scriverla: “”Vous n’avez jamais rien écrit, d’ailleurs, pour ces pauvres chiens d’italiens, qui vous aiment beaucoup tout de même et qui font des efforts desespérés pour ne pas être engloutis par une réaction gouvernamentale folle – ils méritent donc ce petit sacrifice de votre temps”” (Turati a Bernstein, 9 maggio 1900, in IISG, Bernstein-Nachlass, D 717). E il 18 agosto 1901, pur dichiarandosi favorevole alla traduzione delle ‘Voraussetzungen’ di Bernstein, gli scriveva: “”je n’ai pas la hautesse de juger votre difference avec Kautsky et les marxistes purs, mai je crois que notre parti n’a qu’à gagner à entendre et à faire sujet d’examen les données du débat”” (ibidem, D 720). Probabilmente non si trattava solo del fatto che Turati doveva difendersi dalle critiche trasmessegli da Kautsky per la forma conciliante del giudizio sul congresso di Hannover espresso dalla ‘Critica sociale’ (Turati a Kautsky, 19 gennaio 1900, in IISG, Kautsky-Nachlass, D XXII 244), quanto della necessità più propriamente politica di non spostare in modo preminente sulle teorie revisionistiche il peso del riformismo italiano””] [Ernesto Ragionieri, ‘L’Italia e il movimento operaio italiano nella “”Neue Zeit”” (1883-1914)’ (in) ‘Il marxismo e l’internazionale’, 1968] (pag 186-187)”,”MGEx-232″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Gramsci e il dibattito teorico nel movimento operaio internazionale. (Estratto dal volume: ‘Il marxismo e l’internazionale’)”,”Estratto dal volume ‘Il marxismo e l’internazionale’, 1968 “”Ma una particolare impressione non può non avere provocato in Gramsci la critica formulata da Lenin alla risoluzione sulle strutture organizzative dei partiti comunisti approvata dal III Congresso dell’Internazionale comunista, in quanto “”quasi interamente ispirata alle condizioni russe””; l’invito a “”studiare”” che Lenin ne faceva discendere era ben lontano dall’assumere un significato pedante e libresco: “”Ritengo che per noi tutti, tanto per i compagni russi che per i compagni stranieri, l’essenziale sia questo: dopo cinque anni di rivoluzione russa, dobbiamo studiare. Soltanto adesso abbiamo la possibilità di studiare. Non so per quanto tempo questa possibilità potrà durare (…), ma ogni momento libero dalla lotta, dalla guerra, dobbiamo utilizzarlo per lo studio, e per di più cominciando da principio (…). I compagni stranieri debbono digerire un buon pezzo di esperienza russa (…). Anche noi russi dobbiamo cercare i mezzi di spiegare agli stranieri le basi di questa rivoluzione. Altrimenti essi non saranno assolutamente in grado di applicarla. Sono persuaso che a questo riguardo dobbiamo dire non soltanto ai compagni russi, ma anche ai compagni stranieri che nel prossimo periodo l’essenziale è lo studio. Noi studiamo nel senso generale della parola. Essi invece debbono studiare in un senso particolare, per comprendere veramente l’organizzazione, la struttura, il metodo e il contenuto del lavoro rivoluzionario”” (35). Nel corso del soggiorno di Gramsci nell’Unione Sovietica – e abbreviamo deliberatamente i passaggi per concentrare l’attenzione su ciò che è essenziale per lo sviluppo di questo argomento -, fu reso noto e pubblicato per la prima volta il ‘Rapporto sulla guerra e sulla pace’ che Lenin aveva tenuto nel marzo 1918 al VII Congresso del Partito comunista (b) russo per difendere il significato che la necessaria pace di Brest-Litovsk aveva rivestito per la difesa della rivoluzione russa e, insieme, degli sviluppi della rivoluzione mondiale. Di contro alle critiche dei “”comunisti di sinistra”” Lenin vi aveva delineato le differenti vie di sviluppo della rivoluzione in Russia e della rivoluzione nei paesi progrediti dell’Occidente capitalistico con una chiarezza estrema alla quale l’esperienza degli ultimi cinque anni aveva arrecato una conferma ulteriore: “”Bisogna saper tener conto che la rivoluzione socialista mondiale nei paesi progrediti non può incominciare con la stessa facilità con cui si è incominciata in Russia, paese di Nicola e di Rasputin, dove per un’immensa parte della popolazione era indifferente sapere quali popoli abitassero la periferia e che cosa colà avvenisse. In un paese simile era cosa facile incominciare la rivoluzione, facile come sollevare una piuma. Ma cominciare senza preparazione una rivoluzione in un paese dove il capitalismo si è sviluppato, ha dato una cultura e il senso dell’organizzazione democratica a tutti gli uomini, sino all’ultimo, sarebbe un errore, un’assurdità (36).”””” [Ernesto Ragionieri, Gramsci e il dibattito teorico nel movimento operaio internazionale. (Estratto dal volume: ‘Il marxismo e l’internazionale’, 1968)] (pag 275-276) [(35) V.I. Lenin, L’Internazionale comunista, Roma, 1950, pp. 380-382; (36) ‘Rapporto sulla guerra e sulla pace al VII Congresso del PC(b)R, in V.I. Lenin, Opere scelte, Roma, 1965, pp 1071-1072]”,”GRAS-111″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Palmiro Togliatti.”,”Il volumetto Palmiro Togliatti. Aspetti di una battaglia ideale e politica, che raccoglieva alcuni saggi pubblicati dall’autore tra il 1964 e il 1966, è da tempo esaurito. L’interesse intorno ai problemi storici e politici che in questi saggi erano presi in esame, ci ha indotto a curarne una seconda edizione, integrata con altri scritti sullo stesso tema pubblicati negli anni successivi. Da questo complesso di scritti è possibile ricavare le idee direttive e i criteri che l’autore ha seguito e sta seguendo nella pubblicazione delle Opere di Palmiro Togliatti e per la biografia politica e intellettuale che cerca di delineare nelle introduzioni ai singoli volumi.”,”PCIx-010-FL”
“RAGIONIERI Ernesto / SPRIANO Paolo”,”Lenin e l’Internazionale (Ragionieri) / Lenin e il movimento operaio italiano (Spriano).”,”Lenin e la Socialdemocrazia tedesca (pag 272-273) Lenin: ‘il nostro compito è quello di assimilare ‘tutto’ ciò che di buono hanno i tedeschi’ “”In tutti gli scritti e gli interventi da Lenin dedicati a tale problema [la questione nazionale, ndr] si avverte la consapevolezza della possibilità e della necessità di collegare la questione nazionale con la lotta rivoluzionaria della classe operaia tanto da fare della rivendicazione della indipendenza nazionale un aspetto decisivo del processo di trasformazione della classe operaia in classe dominante. Non per caso Lenin ritornerà così spesso sulla affermazione di Marx «gli operai non hanno patria», per svilupparne tutte le implicazioni circa la posizione della classe operaia nell’età dell’imperialismo (6). In uno studio recente uno storico sovietico, M. Gefter, trattando con notevole acume del rapporto tra Lenin e Plechanov, ha fornito numerosi spunti per una impostazione più generale di questo problema: «Tanto il giovane Lenin quanto il Lenin della maturità restò fedele alla fondamentale idea delle ‘Nostre divergenze’: nessuna specificità storica di un dato paese può esentarlo dalle leggi “”sociologiche”” generali. Ma ciò che che in Plechanov era tutta la verità, in Lenin era soltanto una parte della verità. Se il compito da lui impostato già negli anni ‘novanta’ era l’analisi della “”realtà concreta”” e “”storicamente specifica”” della Russia della riforma, il lavoro intellettuale che procedeva in questa direzione condusse a mutare il compito stesso che in definitiva divenne questo: spiegare, valutare, unificare tutto ciò che la realtà storica specifica apporta alle leggi generali, ivi compresa l’attività degli uomini di scendere in lotta per cambiare la realtà» (7). Comunque, nulla esprime meglio la posizione di Lenin verso la II Internazionale, intesa come teoria politica oltre che come pratica sociale, dell’evolversi del suo atteggiamento verso il suo “”partito-guida””, e cioè la socialdemocrazia tedesca. Le espressioni di ammirazione verso questo partito, addirittura l’indicarlo a modello nel movimento operaio internazionale, traversano ininterrottamente tutti gli scritti di Lenin, dalla formazione del Partito operaio socialdemocratico russo (1898), chiaramente e dichiaratamente esemplato sul programma di Erfurt della SPD (1891), sino ai necrologi dei due presidenti della SPD, Paul Singer (1911) e August Bebel (1912), che hanno il carattere di giudizi storico-politici, relativi ad un lungo periodo della storia del movimento operaio internazionale. Le critiche a determinate correnti politiche e intellettuali della socialdemocrazia tedesca, presenti in Lenin fino dagli anni della ‘Bernstein-Debatte’ ma accentuatesi dopo la posizione opportunistica assunta dalla maggioranza della delegazione tedesca sulla questione della pace e della guerra al Congresso internazionale di Stoccarda (1907), non intaccarono in misura sostanziale, né nelle manifestazioni pubbliche né nelle espressioni private o confidenziali il giudizio di Lenin complessivamente positivo e ammirativo, che guardava al carattere avanzato come formazione organizzata e di massa che la socialdemocrazia tedesca rivestiva nel movimento operaio internazionale. Anche quando, proprio all’immediata vigilia della guerra, le sue critiche, che investivano ormai il “”centrismo”” kautskiano, si intensificarono in ampiezza, quella valutazione poteva persistere, ed essere addirittura sottolineata, indice di tutto quel lavoro di reinterpretazione e di reinvenzione della natura e dei compiti cominciato a compiere col ‘Che fare?’ e che non avrà, in sostanza, soluzione di continuità: «Praticamente i tedeschi hanno ‘due partiti’ – scriveva Lenin nell’aprile 1914 – e se ne deve tener conto senza proteggere affatto gli opportunisti (‘come fanno adesso la ‘Neue Zeit’ e Kautsky’). Dire però che il ‘partito’ tedesco è il più opportunista in Europa non è esatto. Esso è comunque il migliore, e il nostro compito è quello di assimilare ‘tutto’ ciò che di buono hanno i tedeschi (il gran numero di giornali, la massa degli iscritti al partito, e dei membri che militano nei sindacati, gli abbonamenti sistematici ai giornali, il controllo rigoroso sui parlamentari; quest’ultimo è comunque il ‘migliore’ che non presso i francesi e gli italiani, per non parlare dell’Inghilterra, ecc.); di assimilare tutto questo ‘senza’ incoraggiare gli opportunisti» (XLIII, 351) (8). Tratto saliente dell’evolversi del giudizio e dell’atteggiamento di Lenin verso la socialdemocrazia tedesca come “”partito-guida”” della II Internazionale è il suo rapporto con Kautsky. Com’è noto, altissima fu la valutazione data da Lenin di tutti i principali scritti teorici e politici di Kautsky, da ‘La questione agraria’ (1897), definita «dopo il terzo volume del ‘Capitale’ l’avvenimento più notevole nella più recente letteratura economica» (III, 5) all”Antibernstein’ che Lenin recensì con molto calore, su su fino a ‘La via al potere’ (1909), indicata a più riprese come l’opera più matura del Kautsky rivoluzionario. D’altra parte, Lenin non nascose, almeno a partire dal 1904, le sue critiche alla posizione assunta da Kautsky, sostanzialmente filo-menscevica, nelle questioni interne al partito operaio socialdemocratico russo”” [Ernesto Ragionieri, Lenin e l’Internazionale’, (estratto), Critica marxista, Roma, 1970] [(6) Le variazioni di Lenin intorno a questo tema; prima e durante la guerra imperialistica meriterebbero uno studio a parte. Per la questione nazionale nella II Internazionale si veda (…) Carlo Pinzani, ‘Jean Jaures, l’Internazionale e la guerra’, 190; (7) M. Gefter, “”Aspetti della teoria leniniana dell’egemonia proletaria””, in ‘Rassegna sovietica’, XX, ottobre-novembre 1969, p. 39; (8) (…) Sui rapporti tra Lenin e il movimento operaio tedesco, cfr. Arnold Reisberg, ‘Lenins Beziehungen zur deutschen Arbeiterbewegung’, Berlin, 1970]”,”LENS-273″
“RAGIONIERI Ernesto / ALATRI Paolo / MASTROIANNI Giovanni / MASINI Pier Carlo / SANTARELLI Enzo”,”La formazione del programma amministrativo socialista in Italia (Ragionieri) / Le condizioni dell’Italia meridionale in un rapporto di Diomede Pantaleoni a Marco Minghetti (Alatri) / Il movimento operaio in Calabria negli atti dei congressi operai regionali (1896-1913) (Mastroianni) / Echi della morte di Bakunin in Italia (Masini) / Una fonte per la storia del movimento operaio marchigiano: «Il Martello» di Fabriano-Jesi (Santarelli).”,”pag 800 foto gruppo di tranvieri di Catanzaro in sciopero (1908) “”Nel settembre, sempre del 1888, la questione dei Comuni e della partecipazione alle elezioni amministrative era affrontata e discussa al Congresso di Bologna del Partito Operaio Italiano, che la risolveva nel senso auspicato dal Costa: «Senza soverchi entusiasmi né speranze di grandi vittorie – ha scritto nei suo ricordi un congressista – la possibilità della Comune proletaria, che si metteva contro la organizzazione statale capitalista, venne affrontata in tutta la sua integrità. Chi portò il maggior numero di fatti, di esempi, di esperienze, furono i rappresentanti delle leghe dei centri agricoli e agricoli-industriali. Vi furono dei congressisti che protestarono pel modo con cui venivano compilate le liste, altri che sostennero il criterio dell’astensione» (65). L’ordine del giorno votato al termine della discussione affermava che «il Congresso, riconoscendo che l’intervento del Partito Operaio nella questione amministrativa comunale è l’espressione della lotta di classe iniziata nella vita pubblica, approva il programma presentato dal Comitato Centrale non impegnando però l’azione collettiva del partito e lasciando autonome le diverse sezioni di applicarlo secondo i bisogni delle località e del movimento, partecipando come credono alle lotte comunali amministrative». Il programma presentato dal Comitato Centrale comprendeva ventidue punti, ed è interessante riportarlo per intero in quanto è il primo programma amministrativo operaio formulato dopo la riforma della legge comunale e provinciale (…). Grava su questo programma un giudizio assai severo di Antonio Labriola, il quale, proprio nella votazione di quest’ordine del giorno amministrativo al Congresso di Bologna del 1888, vedeva un esempio tipico dell’andazzo di certi congressi operai italiani, dove c’è sempre «chi abbia in tasca una diecina di ordini del giorno da votare» e altri che «pigliano la cosa come una scampagnata, come uno ‘sport’, come un passatempo parlamentare», perché quel congresso «votò in fretta e furia tante e tante cose in un giorno per il concorso alle elezioni comunali, quante mai se ne potevano trovare in tutti i giornali francesi e belgi del tempo» (67). Quanto abbiamo esposto di sopra mostra che il giudizio del Labriola è vero solo per metà, in quanto che tutt’altro che fatti nuovi e improvvisi erano l’interessamento per le questioni comunali e la formulazione di rivendicazioni amministrative da parte di organizzazioni operaie nei confronti del Comune. Certo era però che in questo programma di Bologna comparivano, accanto ad alcune rivendicazioni da tempo avanzate dai socialisti rivoluzionari di Romagna e ad altre tipiche dell’orientamento operaistico-corporativo del Partito Operaio, anche alcune proposte che si ricollegavano direttamente alla concezione del Comune, gestore dei pubblici servizi nell’interesse della comunità, concezione già diffusa in quegli anni in Francia e soprattutto nel mondo anglosassone e che, come avremo modo di vedere, eserciterà una notevole influenza sul socialismo municipale italiano”” (pag 713-715) ancora da inserire, rileggere”,”MITS-440″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il socialismo italiano e il movimento di Zimmerwald.”,”Scaricato da Jstor (J) ‘L’inizio del conflitto mondiale segnò una nuova interruzione della informazione in Italia sul movimento operaio e rivoluzionario in Russia. Ma, come avremo occasione di precisare, non si trattò soltanto di un difetto per approssimazione dei canali di informazione. Si trattò anche del permanere di un’angolazione di giudizio sul movimento operaio internazionale, che non risultava profondamente modificato dagli anni precedenti la prima guerra mondiale. L’internazionalismo dell’«Avanti!» continuava ad avere gli stessi punti di riferimento storici e geografici nonostante il radicale mutamento della situazione. Quando, il 1° maggio 1916, il quotidiano socialista pubblicò le fotografie dei protagonisti dell’Internazionale, nessun russo apparve tra questi. Si può dire che i nomi di Rakovskij e di Angel furono portati a conoscenza dei lettori dell’«Avanti!» assai più frequentemente di quello di Lenin. L’internazionalismo dell’organo socialista italiano, proprio per il suo collegamento con l’eredità della Seconda Internazionale, continuava a riferirsi alla Francia, e soprattutto alla Germania: l’adesione costante e senza riserve dell’«Avanti!» all’opera di Karl Liebknecht è sì, in primo luogo, il sostegno alla lotta eroica di un rivoluzionario che, proprio per il fatto di combattere nell’altro campo, dimostra la persistente vitalità dell’internazionalismo socialista, ma è da vedersi anche sotto il profilo della continuità con le tradizioni positive dell’internazionalismo della Seconda Internazionale. Ne è ulteriore dimostrazione il fatto che di formazione tedesca (e profondamente legato coi gruppi di sinistra del socialismo tedesco) fosse il giornalista socialista che una maggiore funzione esercitò, coi suoi articoli, nell’informare e nell’orientare sul socialismo internazionale. Una ricerca particolareggiata su Gustavo Sacerdote (‘genosse’), che ancora manca, metterebbe in evidenza il ruolo da lui svolto con la sua azione personale e con le sue corrispondenze da Zurigo, nel continuare a fare gravitare intorno all’orbita tedesca l’internazionalismo del quotidiano socialista italiano (32)’ [(32) Si vedano su Sacerdote le notizie contenute in E. Collotti, ‘I socialisti italiani e la rivoluzione di novembre in Germania’, in “”Studi storici””, a. X, 1969, pp. 587 e sgg.]”,”MITS-463″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano.”,”Dall’unificazione di Gotha alle leggi antisocialiste, la mediazione svizzera VOLLMAR, KERBS e COSTA fra operaismo e socialismo, vittoria SPD su BISMARCK e influenza su processo formazione PSI Leopold JACOBY, Filippo TURATI, Pasquale MARTIGNETTI, Antonio LABRIOLA e Saverio MERLINO, dibattiti programmatici e l’opera di LABRIOLA per una conoscenza reale dell’IT, Appendice: Werner SOMBART e il mov operaio italiano, articoli inediti di LABRIOLA.”,”LABD-004-FV”
“RAGIONIERI Ernesto; PAJETTA Giuliano; SECCHIA Pietro; FRASSATI Filippo; BOLDRINI Arrigo; LEDDA Romano; FUMI Enzo; PEGGIO Eugenio; BOFFA Giuseppe; SEGRE Sergio; MACCIOCCHI Maria Antonietta; GALLUZZI Carlo”,”Dalla “”Grande Alleanza”” alla “”guerra fredda”” (Ragionieri); Da Fulton alla Nato (Pajetta); I patti segreti della Nato (Secchia); La Nato alla ricerca di una strategia (Frassati); Le forze armate e i comandi militari nello Stato italiano e nella Nato (Boldrini); Crisi politica e realtà militare della Nato nella strategia extraeuropea degli Stati Uniti (Ledda); L’economia statunitense e la Nato (Fumi); Spese militari, ineguale sviluppo, crisi monetaria (Peggio); Le contromisure dei paesi socialisti e le proposte di superamento dei blocchi (Boffa); La Germania dell’Ovest e il nuovo revanscismo (Segre); La politica estera di De Gaulle (Macciocchi); Il dibattito sulla Nato tra i progressi della distensione e il peso dell’integrazione militare (Galluzzi).”,” Saggio di Eugenio Peggio: ‘Spese militari, ineguale sviluppo, crisi monetaria’ (pag 170-195) Contiene tabelle: Indice del prodotto nazionale lordo e spesa militare negli Stati Uniti d’America (pag 174) Quota percentuale del prodotto nazionale lordo destinato a spese militari nei paesi della Nato (pag 176) Investimenti privati dirette degli USA in Europa occidentale e nel mondo (pag 179) Bilancia commerciale degli USA e dei paesi CEE (pag 180)”,”RAIx-001-FB”
“RAGIONIERI Ernesto; VIOLI Carlo”,”Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. III. Kautsky ed Engels. (Ragionieri); Rousseau e le origini della democrazia moderna (Violi).”,” Dietz e Kautsky (pag 87-88) ‘Dietz era convinto che la Neue Zeit conferiva prestigio e insieme un orientamento preciso alla sua casa editrice. Era contento di duemilatrecento (2300) abbonati (32) che la rivista aveva raggiunto nel 1885. (…)’ (pag 87) (32) Dietz a Kautsky 5 ottobre 1885, in IISG, Kautsky-Nachlass, D VIII 81 Rousseau e Marx (pag 188) (L’istanza universale dell’egualitarismo …””costituisce il presupposto di quella libertà egualitaria teorizzata da Marx (36) e da Lenin (37)) (pag 188) (36) Cfr. “”Critica del programma di Gotha””, in K. Marx F. Engels ‘Il partito e l’Internazionale’ , Ed. Rinascita, 1948, p. 221-245 (37) “”Stato e rivoluzione””, V. Lenin, in ‘Opere scelte’, v. II, Edizioni in lingue estere, 1949, pp. 156-255″,”KAUS-003-FB”
“RAGIONIERI Ernesto; BADALONI Nicola; FIORITO Riccardo; GRUPPI Luciano PRESTIPINO Giusppe”,”Il marxismo nel mondo: Biografie di Marx e di Engels (Ragionieri); Attualità di due testi classici (Badaloni); Il Marx di Korsch (Fiorito); Il marxismo e Hegel (Gruppi); Marx, Freud e Saussure (Prestipino).”,”La biografia di Nikolaevskij è rivlta a ricostruire vicende ed ambienti del movimento rivoluzionario europeo (pag 137) Secondo Ragionieri, l’ispirazione menscevica di Nikolaevskij non influenza palesemente la sua biografia. Le pagine dedicate ai rapporti tra Marx e il movimento rivoluzionario russo non hanno un peso capitale nel complesso del lavoro, e concernono più le vicende della Prima internazionale che non il dibattito sulle vie di sviluppo del capitalismo e del socialismo in Russia (pag 139)”,”MADS-012-FB”
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il movimento socialista in Italia (1850-1922).”,”- Rivoluzione borghese e socialismo – Dall’ internazionale anarchica ai primi gruppi socialisti – Costituzione e affermazione del partito socialista italiano – Il movimento operaio nell’età giolittiana – La lotta delle tendenze e la crisi del partito – Cronologia del movimento operaio italiano (1850-1926)”,”MITS-002-FP”
“RAGIONIERI Ernesto; BERTOLISSI Sergio”,”Il programma dell’Internazionale comunista (Ragionieri); A proposito di alcuni libri sulle rivoluzioni russe del 1917 (Bertolissi).”,”Molti riferimenti alla posizione di Bucharin a proposito del programma IC e alla linea di politica economica in Russia (Nep)”,”INTT-004-FGB”
“RAGIONIERI Ernesto; BRAVO Gian Mario; ANDREUCCI Franco; DETTI Tommaso”,”Marx e la Comune (Ragionieri); Documenti sulla Lega dei Comunisti (Bravo); L’ideologia della socialdemocrazia tedesca (Andreucci); La pace di Jaurès (Detti).”,”Autore citato in nota: The Paris Commune : An Episode in the History of the Socialist Movement Hardcover, New York, 1930 by Edward S. Mason (ma introvabile) Altro autore citato: J. Rougerie, Karl Marx, l’Etat et la Commune, “”Preuves””, XVIII, n: 212 novembre 1968 “”Anche a questo riguardo la integrazione dell’indirizzo [di Marx, ndr] con la lettura dei due abbozzi preparatori si rivela estremamente preziosa. (…) Molto più estesa risulta infatti, nel primo abbozzo, l’analisi relativa al processo storico con cui si era venuto storicamente formando lo Stato assoluto e centralizzato, in quanto corpo separato rispetto alla società, con una esposizione più dettagliata delle sue singole gasi (monarchia assoluta, Rivoluzione francese, Primo Impero, Monarchia di luglio, Seconda Repubblica e Secondo Impero). Più estese e esplicite erano inoltre, nel primo abbozzo, alcune parti relative al carattere della Comune. La contrapposizione tra Secondo Impero e Comune sfociava in una diretta negazione da parte della Comune delle forma precedente di Stato: «[La Comune] non fu dunque una rivoluzione contro questa o quella forma di potere di Stato legittimista, costituzionale, repubblicano o imperiale. Fu una rivoluzione contro lo ‘Stato’ stesso, questo aborto soprannaturale della società: fu la ripresa da parte del popolo e per il popolo della propria vita sociale. Non fu una rivoluzione fatta per trasferire questo potere da una frazione della classe dominante a un’altra, ma una rivoluzione per spezzare questa stessa orribile macchina del dominio di classe. Non fu una di quelle lotte meschine tra la forma esecutiva e la forma parlamentare del dominio di classe, ma una rivolta contro queste due forme che si confondono l’una con l’altra, nn essendo la forma parlamentare che una appendice ingannatrice dell’Esecutivo. Il Secondo Impero fu la forma conclusiva di questa usurpazione dello Stato. La Comune fu la sua negazione netta e conseguentemente l’inizio della rivoluzione sociale del secolo XIX. (56)”” (pag 685) [Ernesto Ragionieri, ‘Marx e la Comune’, (in) Studi Storici’, Istituto Gramsci, Roma, n. 4. 1971] [(56) K. Marx, F. Engels, ‘On the Paris Commune, Moscow, 1971]”,”MADS-012-FGB”
“RAGIONIERI Ernesto”,”La Resistenza in Italia e in Europa. Un inedito di Ernesto Ragionieri.”,”Citato nella nota 2: E. Ragionieri, Origini e caratteristiche della seconda guerra mondiale, in ‘Fascismo e antifascismo (1918-1936). Lezioni e testimonianze, Milano, Feltrinelli, 1962, vol. II, p. 409 Foto di partigiani in azioni di combattimento e dell’attività clandestina “”Giorgio Amendola ha posto di recente la questione dei “”limiti storici”” dell’antifascismo italiano…”” (pag 26) “”La Toscana fu la prima regione d’Italia in cui il CLN si rivelò in pieno forza dirigente dell’attività militare e organo di governo provvisorio clandestino”” (pag 33) “”Contro i troppo facili unanimismi sulla Resistenza come moto unicamente fondato sulla spontaneità popolare sarà opportuno ribadire il particolare carattere insieme di movimento di minoranza e di masse che esso assunse e della natura del rapporto tra queste minoranze e queste masse. Già Roberto Battaglia aveva messo in evidenza nella sua ‘Storia della Resistenza italiana’, ma ancor meglio ne ‘La seconda guerra mondiale’, come la guerra di liberazione in Italia avesse costituito il punto di incontro tra i vecchi e più provati quadri dell’antifascismo e le masse che la disastrosa esperienza della guerra fascista aveva risvegliato alla lotta contro il regime”” (pag 35) “”C’è un contenuto di classe nella Resistenza italiana”” (pag 37)”,”ITAR-013-FP”
“RAGIONIERI Ernesto”,”Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano.”,”Dall’unificazione di Gotha alle leggi antisocialiste, la mediazione svizzera VOLLMAR, KERBS e COSTA fra operaismo e socialismo, vittoria SPD su BISMARCK e influenza su processo formazione PSI Leopold JACOBY, Filippo TURATI, Pasquale MARTIGNETTI, Antonio LABRIOLA e Saverio MERLINO, dibattiti programmatici e l’opera di LABRIOLA per una conoscenza reale dell’IT, Appendice: Werner SOMBART e il mov operaio italiano, articoli inediti di LABRIOLA.”,”MITS-002-FC”
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il marxismo e l’Internazionale. Studi di storia del marxismo.”,”””Il tratto comune ai due indirizzi è di rispecchiare fedelmente il motivo immediato che aveva dato origine, tra il 1863 e il 1864, alla fitta serie di incontri tra i lavoratori dei due paesi al di là e al di qua della Manica, che culminarono nell’assemblea di St. Martin Hall: la solidarietà con la Polonia, insorta contro l’oppressione zarista, la condanna della diplomazia segreta, che consentiva ai governi di coalizzarsi contro le aspirazioni dei popoli, l’affermazione di una solidarietà democratica, capace di superare le frontiere, che permettesse ai lavoratori di far sentire la loro voce sui grandi problemi della politica internazionale. Soltanto in via subordinata a questa istanza si affermava la necessità di una lotta comune e fraterna dei lavoratori di tutto i paesi per alleviare la concorrenza, diminuire lo sfruttamento e migliorare le condizioni di esistenza e di lavoro”” (pag 7-8)”,”KAUS-006-FC”
“RAGIONIERI Ernesto”,”L’Italie dans la Seconde Guerre mondiale. Essai d’historiographie.”,”””Se, in questo quadro (la situazione internazionale dell’Italia e nello specifico le fasi iniziali e finali della guerra fascista, ndr), si sottolineano alcuni saggi di storici russi, particolarmente attenti all’identificazone dei rapporti tra il potenziale economico e militare dell’Italia e le finalità della sua politica estera, perseguite attraverso la sua partecipazione alla guerra, l’opera più importante su questo soggetto è quella di uno storico tedesco, Ferdinand Siebert (2). Siebert ha collocato il suo libro sotto il segno della storia diplomatica. La sua esposizione, dopo una introduzione generale sulle linee della politica estera fascista, ha un carattere analitico e ricostruisce l’azione internazionale dell’Italia, dal patto di Monaco all’ingresso in guerra, grazie a una ricerca condotta con minunzia sui documenti diplomatici italiani, tedeschi e inglesi, e sulle memorie dei principali protagonisti della vita politica dell’epoca. L’opera è molto curata; permette di seguire tutte le oscillazioni della politica estera fascista di questo periodo, dalle tendenze mediatrici al ‘Patto d’Acciaio’, dalla concorrenza con l’imperialismo tedesco nella zona danubio-balcanica alla dichiarazione di non-belligeranza. In particolare, le sfumature dell’atteggiamento italiano, in quello che concerne la strategia tedesca, a partire dall’inizio delle ostilità fino alla decisione di intervenire, sono ricostruite in modo efficace. I limiti dell’opera, conformemente alla sua base esclusivamente diplomatica, e al tipo di fonti utilizzate a questo scopo, consistono, nella forte, e a mio avviso esagerata, accentuazione delle divergenze tra Mullolini e Ciano, Mussolini e i militari, Mussolini e i diplomatici ecc. Una tale interpretazione trova senza alcun dubbio degli elementi di corrispondenza nelle fonti utilizzate, da Diario di Ciano alle memorie dei generali, e, in una certa misura, ai dispacci e ai rapporti di alcuni ambasciatori italiani. Ma fino a qal punto queste fonti corrispondono agli sviluppi effettivi degli avvenimenti?”” (pag 6-7) [(1) Cf. Ivan Bociarov (…); (2) Ferdinand Siebert, ‘Italiens Weg in den zweiten Weltkrieg’, Frankfurt a.M., Bonn, 1962]”,”QMIS-050-FGB”
“RAGIONIERI Ernesto, collaborazione di Liana E. FUNARO Mario G. ROSSI Carlo PINZANI”,”Italia giudicata, 1861-1945, ovvero la storia degli italiani scritta dagli altri.”,”Il criterio adottato da Ragionieri e collaboratori di ricostruire la storia d’Italia attraverso le testimonianze e i giudizi di autori stranieri costituisce in questa stessa direzione un tentativo ancora più radicale di oggettivare la nostra storia, di vederla dall’esterno, con gli occhi degli altri.”,”STOx-085-FL”
“RAGIONIERI Ernesto”,”Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano.”,”””Morto Engels, il Martignetti aveva collocato al centro del suo mondo ideale colui che ne era ritenuto in qualche modo il continuatore come ‘leader’ teorico della socialdemocrazia tedesca: Karl Kautsky. Seguiva con venerazione il settimanale da lui diretto ‘Die Neue Zeit’, leggeva attentamente le opere che veniva via via pubblicando, cercava di procurarsi gli scritti di Marx e di Engels dei quali Kautsky curava la ristampa o, in qualche caso, la postuma pubblicazione. I rapporti personali ed epistolari fra Kautsky e Martignetti non furono mai così stretti ed affettuosi come lo erano stati fra Engels e Martignetti. Kautsky teneva per lo più la sua corrispondenza con gli italiani attraverso la moglie Luise che sapeva leggere e scrivere la nostra lingua; e lo stesso avveniva con Martignetti. Engels era stato per il Martignetti un amico illuminato, di grande saggezza, che non soltanto lo aveva aiutato nelle ore dure, ma gli era stato anche vicino col consiglio affettuoso tutte le volte che gli era stato possibile. Rispecchia bene il carattere dei rapporti intercorsi fra Engels e Martignetti uno scambio di lettere dei primi di gennaio 1891 (2). Il Martignetti, uscito da poco dalle vicende giuriziarie ed ancora privo di lavoro, scriveva a Engels per chiedergli consiglio circa una disgrazia che aveva sconvolto la sua famiglia: “”un miserabile negoziante ha sedotto mia sorella promettendo di sposarla, e poi l’ha abbandonata in cinta. La madre e la sorella piangono continuamente e io, impotente ad aiutarle, perché, come avrà rilevato dalla mia ultima cartolina, sono ancora privo di lavoro e di mezzi, mi sento irresistibilmente spinto ad uccidere quel miserabile seduttore, che ha adoperato tale arte nella seduzione da sfuggire qualsiasi procedimento giudiziario si potesse intentare contro di lui. D’altra parte io ho moglie e due piccoli figli, e mia moglie, che sembra leggermi nel volto tutti i tristi pensieri che mi funestano, mi prega e mi scongiura a non metterla in un altro guaio, ora che appena ne abbiamo scampato uno””. La risposta di Engels giunse sollecita, immediata. Colpiscono in essa, più che le espressioni di comprensione per il dramma familiare del Martignetti, gli accenti di persuasione che Engels sa trovare per convincerlo a non commettere atti di imprudenza che lo perderebbero in modo definitivo. Engels sa parlare al traduttore della sua opera sull’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, si rivolge al Martignetti che ha studiato la formazione delle istituzioni e dei sentimenti perché comprenda il dramma che si svolge intenro a lui e sappia superarlo: “”Io so che in società come quella dell’Italia meridionale, dove si conservano ancora alcuni ricordi dell’età della gens, il fratello è considerato il protettore ed il vendicatore della sorella. Ma il fratello è anche sposato, ha una molgie e dei figli, ha dei doveri nei loro confronti, e nella società attuale questi doveri vanno avanti a tutti gli altri. Secondo la mia opinione, Lei non è in obbligo nei confronti della Sua famigila di commettere un atto che La condannerebbe necessariamente a separarsene per tutta la vita. Ai miei occhi Sua sorella è pura e rispettabiel come prima””. E passava a spiegargli i modi che erano consueti negli altri paesi, in Inghilterra, in Francia, in Germania e in Austria per vendicarsi di offese di tal genere”” (pag 450-451) [Ernesto Ragionieri, ‘Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano’, Feltrinelli, Milano, 1961] [(2) Martignetit a Engels 2 gennaio 1891 e Engels a Martignetti 9 gennaio 1891]”,”MGEx-002-FMB”
“RAGO Margareth”,”Tra la storia e la libertà. Luce Fabbri e l’anarchismo contemporaneo.”,”RAGO Margareth è docente del Dipartimento di storia dell’Università Statale di Campinas (Unicamp) San Paolo, Brasile. Fascismo e democrazia. “”””Malatesta mi disse una volta: “”Il fascismo ci fa vedere i valori della democrazia””. Il nemico principale diventò infatti l’assolutismo, il governo totalitario, e la riconquista delle libertà elementari divenne un obiettivo molto importante; per questo, non si diceva più di lottare contro la democrazia””. Questo comunque, sottolineava Luce, non voleva dire adesione””. (pag 123) ‘Come disse Unamuno, noi esseri umani viviamo “”la morte come una suprema ingiustizia””, sentimento che si accentua quando riguarda i nostri cari. E quando all’affetto si somma il valore dell’apporto offerto da queste persone, interrotto dalla morte, il senso di ingiustizia diventa ancora più grande”” (pag 9, In riconoscenza)”,”ANAx-350″
“RAGONA Gianfranco”,”Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo.”,”RUBEL è stato filosofo sociologo filologo storico editore di Marx nella Pleiade. Ha partecipato al dibattito internazionale per un cinquantennio, e a causa delle sue posizioni eterodosse ha subito critiche e polemiche (PCF). Si è soffermato sulla contestazione del socialismo sovietico, ha polemizzato col PCF, è ‘tornato a Marx’ facendo un lavoro instancabile di recupero dei testi, con edizione di inediti, traduzioni in francese, e la loro originale interpretazione. Ostile al marxismo novecentesco (ha raccolto però spunti e riflessioni da Rosa Luxemburg, Anton Pannekoek, Karl Korsch, Paul Mattick), ha proposto una lettura di Marx che valorizzava il carattere critico ed etico del suo insegnamento. Gianfranco RAGONA, laureato in scienze politiche, è dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso il dipartimento studi politici dell’ Università di Torino. Ha condotto ricerche e studi a Nanterre, Parigi, Berlino e Amsterdam sui problemi del marxismo e anarchismo tedesco tra Otto e Novecento. “”Secondo Rubel, “”se Marx non (aveva) pubblicato l’ “”Economia”” secondo il piano della Prefazione del 1859 (in sei rubriche)””, era perché, “”invece di redigere delle “”brochures””, era stato costretto a scrivere dei grossi volumi””. A causa di un errore di valutazione, egli non aveva potuto portare a compimento il lavoro, a cui aveva consacrato gran parte della vita, sicché il Capitale del ’67 non rappresentava altro che la prima sezione della prima rubrica dell’ “”Economia””. Rubel concluse: “”Sono evidenti le proporzioni catastrofiche che ha assunto l’ errore di valutazione che Marx temeva; in verità, in ciò sta l’ unico “”cambiamento di piano”” (…): Marx ha eseguito solo una minima parte del suo vasto programma, dandogli un’ estensione imprevista””. (pag 127) [Gianfranco Ragona, Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo, 2003] “”Dando rilievo alla sostanziale comunanza di vedute di Marx e di Engels, lo studioso francese esaminò anche ‘La politica estera degli zar’ di Engels, che richiamò nel saggio del 1951, apparso su “”Preuves””, e analizzò in maniera dettagliata nel 1953 (1). Rubel mise in luce che lo scritto, composto nel 1890, puntava a proseguire il lavoro dell’amico scomparso. Aveva infatti dichiarato Engels (F. Engels, op.cit., p. 39): “”E’ merito di Karl Marx l’aver ripetutamente sottolineato sin dal 1848 come il partito operaio dell’Occidente fosse (…) costretto a intraprendere una guerra implacabile contro lo zarismo. Se intervengo nello stesso senso, anche questa volta non faccio che continuare l’opera del mio amico defunto, supplendo al compito che non gli fu dato di portare a termine”” (F. Engels, La politica estera degli zar, 1978, edizione italiana è a cura di B. Bongiovanni). La nascita, nel 1889, della rivista “”Social-Democrat””, edita a Londra quale organo dell’organizzazione “”Emancipazione del lavoro”” di Plechanov, Vera Zasulic e Axelrod, aveva fornito a Engels l’occasione per il suo intervento, cui egli attribuiva molta importanza, tanto da farlo pubblicare in diverse traduzioni. Rubel riferì della sua diffusione in tedesco, sulla “”Neue Zeit”” nel 1890; in inglese, sul “”Times””, nello stesso anno; in francese, sulla “”Idée Nouvelle”” in traduzione parziale sempre nel 1890. Secondo Engels, l’abbattimento dello zarismo rimaneva l’obiettivo principale del movimento rivoluzionario; spiegava tale asserzione con un’analisi particolareggiata della natura e dei mezzi adottati dalla diplomazia russa per controllare la politica occidentale, puntando parallelamente all’allargamento verso Costantinopoli. Soffermandosi sull’espansionismo russo scrisse (f. Engels, op. cit, p.70): “”Per poter regnare in modo assoluto all’interno lo zarismo doveva essere all’esterno più che invincibile, doveva essere vittorioso in continuazione, in grado di ricompensare l’obbedienza incondizionata con l’ebbrezza sciovinista della vittoria, con sempre nuove conquiste”” (F. Engels, op.cit, p.70). Per Rubel furono frasi come questa che avevano impedito la pubblicazione del testo engelsiano in Russia. In effetti, nel 1934, l’opposizione nel partito bolscevico, capaggiata da Bucharin, volle utilizzare lo scritto per un attacco a Stalin e alla sua direzione. Il massimo dirigente sovietico si oppose, con una lettera indirizzata al ‘politburo’ nello stesso anno, ma resa pubblica solo nel 1941 (M. Rubel, Staline et C.ie, pp.64-65). Secondo Stalin, il modo in cui Engels analizzava la diplomazia russa e lo zarismo era “”inverosimile””, poiché attribuiva a una cricca di avventurieri stranieri (appunto, la diplomazia russa) la capacità di determinare la politica estera dello zarismo con risultati tanto efficaci sulle potenze occidentali, trascurando un approccio storico-materialistico (2). Ma Engels, rilevò Rubel nella sua analisi, non pensava affatto che la natura della diplomazia russa, incaricata di perseguire il sogno zarista della dominazione mondiale, fosse priva di basi concrete. Infatti, riteneva che essa poggiasse su un fondamento costituito dalla peculiarità del territorio sconfinato ma, da un punto di vista militare, facilmente difendibile e dall’impossibilità e incapacità di creare un esercito forte, sia per la corruzione dilagante nella burocrazia statale sia per l’arretratezza dell’apparato industriale e dei trasporti. Forte in difesa ma debole in attacco: su questa specificità dell’autocrazia affondava le radici lo sviluppo della diplomazia russa. Per chiarire ulteriormente le idee engelsiane e ottenere un quadro più completo Rubel ritenne di far riferimento anche a un altro intervento, indirizzato contro il populista Tkacëv (3), nel quale la composizione sociale della Russia, dove prevalevano i contadini poveri, venne individuata quale base materiale dello Stato assolutista (4). Egli affermò con vis polemica che lo studio di Engels “”prendeva di mira e metteva alla gogna la diplomazia zarista, la servitù di Stato e il regime poliziesco instaurati su più di un sesto de nostro globo”” (5)”” [Gianfranco Ragona, Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo, 2003] [Note (1) Cfr. M. Rubel, Staline et C.ie devant le verdict d’Engels, ‘La Revue Socialiste’ nouvelle série, n. 63, gennaio 1953 pp. 64-75. F. Engels, La politica estera degli zar, 1978, edizione italiana curata da B. Bongiovanni; (2) I. Stalin, A proposito dell’articolo di Engels, ‘La politica estera dello zarismo’, lettera indirizzata ai membri dell’Ufficio politico, 19 luglio 1934, in ‘Bolshevik’, n. 9, 1941. Scritto di Stalin letto nella traduzione francese della ‘La Nouvelle Critique’, n. 40, novembre 1952, pp. 47-51); (3) F. Engels, Le condizioni sociali in Russia, cit., passim; (4) Cfr. M. Rubel, Staline et C.ie, cit, p. 69; (5) Ivi, p. 71]”,”TEOC-267″
“RAGONA Gianfranco”,”Gustav Landauer, anarchico ebreo tedesco, 1870-1919.”,”RAGONA Gianfranco (1971-) è ricercatore di storia del pensiero politico presso l’Univ. degli Studi di Torino. Ha condotto studi sull’anarchismo, il socialismo, e il marxismo a Berlino, Parigi, Amsterdam. Ha scritto: ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’ (2003). “”I dissensi nel “”Sozialist”” costituivano l’eco di una crisi ben più generale del movimento rivoluzionario in Germania, che Landauer esaminò tra il 1898 e il 1899, soffermandosi sulle posizioni di Bernstein nella polemica sul revisionismo. Alla base del “”revisionismo”” si collocava la confutazione dell’idea che lo sviluppo economico potesse condurre al socialismo in forza di una legge immanente. In una serie di articoli apparsi sulla “”Neue Zeit”” tra il 1896 e il 1898, poi raccolti nel celebre volume ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Bernstein respingeva da un lato la teoria del crollo del capitalismo, abilmente giustificata con la legge della “”caduta tendenziale del saggio di profitto”” esposta da Marx nel primo libro del ‘Capitale’, e dall’altro ripudiava l’idea di una proletarizzazione crescente della società””. (pag 171-172) La prima Repubblica dei consigli di Baviera nasce senza i comunisti il 7 aprile. (pag 422) “”Il 14 novembre fu lo stesso Eisner a volere accanto a sé Landauer, con cui condivideva la medesima idea del socialismo quale “”rigenerazione dello spirito””, non già l’esito scontato delle contraddizioni del capitalismo. Giunto a Monaco il 15 novembre, dopo una leggera malattia, Landauer fu cooptato nel Consiglio rivoluzionario dei lavoratori (Revolutionären Arbeiterrat’, l’istanza suprema del sistema consiliare bavarese) (….)”” (pag 405-406) “”In questo quadro, era significativa la scelta della KPD, in quel momento nelle mani di Eugen Levine (1883-1919), inviato a Monaco dal segretario del partito Paul Levi (1883-1930), di non partecipare al governo, ricononscendo la forza della reazione nel resto del Paese e paventando i rischi di gestire il potere nel momento più critico della crisi economica. Inoltre, una Repubblica consiliarfe imposta con un compromesso tra ceti politici (“”creazione artificiosa di una conventicola di politici””) sarebbe risultata invisa alle masse””. (pag 422)”,”ANAx-335″
“RAGONA Gianfranco”,”Anarchismo. Le idee e il movimento.”,”Gianfranco Ragona insegna Storia del pensiero politico contemporanea presso l’Università degli Studi di Torino. Ha svolto ricerche sul pensiero socialista e anarchico tra Otto e Novecento. Ha pubblicato una biografia di Gustav Landauer (Editori Riuniti, 2010) e una bibliografia completa (Edizioni Storia e Letteratura, 2011) e una raccolta di scritti politici (Elèuthera, 2012).”,”ANAx-401″
“RAGONA Gianfranco”,”Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo.”,”M. Rubel è stato filosofo sociologo filologo storico editore di Marx nella Pleiade. Ha partecipato al dibattito internazionale per un cinquantennio, e a causa delle sue posizioni eterodosse ha subito critiche e polemiche (PCF). Si è soffermato sulla contestazione del socialismo sovietico, ha polemizzato col PCF, è ‘tornato a Marx’ facendo un lavoro instancabile di recupero dei testi, con edizione di inediti, traduzioni in francese, e la loro originale interpretazione. Ostile al marxismo novecentesco (ha raccolto però spunti e riflessioni da Rosa Luxemburg, Anton Pannekoek, Karl Korsch, Paul Mattick), ha proposto una lettura di Marx che valorizzava il carattere critico ed etico del suo insegnamento. Gianfranco Ragona, laureato in scienze politiche, è dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso il dipartimento studi politici dell’ Università di Torino. Ha condotto ricerche e studi a Nanterre, Parigi, Berlino e Amsterdam sui problemi del marxismo e anarchismo tedesco tra Otto e Novecento. “”Il 16 febbraio 1881 Vera Zasulic espresse con chiarezza a Marx la questione che preoccupava i populisti: era necessario passare per tutte le tappe dell’evoluzione sociale attraversate dai paesi avanzati? Scrisse la rivoluzionaria (7): «Negli ultimi tempi sentiamo spesso dire che la comune rurale è una forma arcaica che la storia, il socialismo scientifico, in breve tutto ciò che c’è di più indiscutibile condanna a perire. Coloro che sostengono ciò si dichiarano vostri discepoli per eccellenza: “”marxisti””». La risposta di Marx ha posto degli interrogativi agli storici. David Rjazanov (1870-1938) la trovò nel 1911 tra diversi frammenti conservat da Paul Lafargue, i quali rappresentano diversi tentativi di elaborazione da parte di Marx. La lettera, nella sua versione definitiva, è datata 8 marzo 1881 e alla certezza che fosse proprio questa la versione inviata a Vera Zasulic si giunse solo nel 1923. Interrogati infatti, tra il 1911 e il 1923, i protagonisti della vicenda non ricordavano la risposta di Marx: essa tuttavia emerse dall’archivio di Axelrod nella data indicata e fu pubblicata da Rjazanov nel 1926 (8). Sulla vicenda, Rubel si interrogò: dimenticanza o congiura del silenzio? In prima battuta, ricondusse a un motivo psicologico il silenzio sulla risposta: essa nulla aggiungeva alla teoria generale esposta nel ‘Capitale’. A suffragare l’ipotesi portò il fatto che la stessa Zasulic due anni più tardi, nel 1883, propose un punto di vista «marxista», giudicando preliminare a qualsiasi speranza di emancipazione sociale la rivoluzione in Occidente e aggiungendo che l’ ‘obscina’ era destinata a scomparire (9). Rube, tuttavia, avanzò una seconda ipotesi, quale sviluppo della prima e non alternativa: l’oblio di questa lettera sarebbe stata una conseguenza «psicologicamente» necessaria dell’adesione di Zasulic, Plekhanov e Axelrod a un marxismo interpretato quale concezione «historico-philosophique passe-partout» (10). Essa poteva far a meno della complessità, che emerge solo tra le righe nella risposta ma esplicatamente nei frammenti analizzati da Rubel (11). Egli vi rintracciò «una teoria sociologica dello sviluppo storico della Russia» (12), fondata sul rifiuto di estendere la fatalità storica del processo di separazione del produttore dai mezzi di produzione, che in Inghilterra era cominciato con l’espropriazione dei contadini, anche nei paesi non occidentali (13). Marx, insomma, non voleva che il suo ‘esquisse’ sulla genesi storica del capitalismo fosse considerato uno schema applicabile a ogni paese e a ogni popolo, anche a prescindere dalla circostnnze storiche specifiche. La Russia dell’ ‘obscina’ non aveva attraversato la fase intermedia tra la proprietà collettiva e quella privata capitalistica, pertanto la legge che presiedeva allo sviluppo del capitailsmo in Occidente non poteva essere meccanicamente estesa (14). Le possibilità che infatti si offrivano alla comune contadina erano almeno due. O la rivoluzione in Occidente risultava vincente entro tempi brevi, permettendole così di sopravvivere e di costituire la base di un’organizzazione comunista della società; oppure, senza un sovvertimento a Ovest, la Russia si sarebbe incamminata rapidamente verso lo sviluppo capitalistico, che avrebbe comportato la sua disgregazione e il conseguente assoggettamento del paese alla «legge economica del movimento della società moderna» (15). Secondo Rubel, l’insegnamento di Marx non escludeva, dunque, che la rivoluzione potesse scoppiare a Est. Nella prefazione alla seconda edizione russa del ‘Manifesto’, datata 21 gennaio 1882, Marx ed Engels dichiararono, infatti, che «Se la rivoluzione russa servirà di segnale a una rivoluzione operaia in occidente, in modo che entrambe si completino, allora l’odierna proprietà comune russa potrà servire di punto di partenza per un’evoluzione comunista» (16)”” (pag 41-43) [[Gianfranco Ragona, ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’, Franco Angeli, Milano, 2003] [(7) Cfr. la versione della lettera edita nell’originale francese da Riazanov in ‘Marx-Engels Archiv’, I, 1926, ristampa anastatica Frankfurt a M., Sauer-Auvermann, 1969, pp. 316-318. Rubel la pubblicò in K. Marx ‘Oeuvres, Economie, II, Paris, Gallimard, Bibliotheque de la Pléiade’, 1968, pp. 1556-1557; (8) Cfr. M. Rubel, ‘Karl Marx et le socialisme populiste russe’, cit., pp. 547-549. La lettera di Marx fu pubblicata da D. Rjazanov, ‘Marx-Engels Archiv’, I, cit., pp. 319-342. La traduzione italiana della risposta di Marx e dei frammenti preparatori è in Karl Marx, Friedrich Engels, ‘India Cina Russia’, a cura di Bruno Maffi, Milano, Il Saggiatore, 1960; pp. 236-244; Il curatore (e traduttore) ricostruisce la vicenda a p. 296, nota 49; (9) Nel 1883, insieme a Plechanov, essa fondò la prima organizzazione marxista russa, «Emancipazione del lavoro» (…): non più il contadino ma l’operaio urbnno sarebbe stato considerato da lì in poi il soggetto rivoluzionario per antonomasia. Su Plechanov, cfr. Pedrag Vranicki, ‘Storia del marxismo’ (197) 3 voll, Roma, Editori Riuniti , 1979, vol. 1, pp. 387-401; Israel Getzler ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’, in ‘Storia del marxismo’, vol. 2, cit., pp. 411-440; (10) M. Rubel, ‘Kal Marx et le socialisme populiste russe’, cit., p 559; (11) Parafrasando S. Kierkegaard, Rubel affermava che la storia abbonda di esempi in cui l’apparizione «di una grande personalità e di un pensiero di grande respiro fa nascere (…) l’ammirazione, atteggiamento di comodo, che si pone agli antipodi dell’imitazione, esigenza etica» (M. Rubel, ‘Karl Marx et le socialisme populiste russe’, cit., p. 559); (12) Ivi. p. 549; (13) Ibidem, Cfr., inoltre K. Marx, ‘Il Capitale’, cit., pp. 883 sgg; (14) Cfr. K. Marx, op. cit., pp. 934-938 (si tratta del celebre paragrafo ‘Tendenza storica dell’accumulazione capitalistica’, sez. VII, cap. XXIV, par. 7); (15) Ivi, p. 6; (16) K. Marx F. Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, Torino, Einaudi, 1998, p. 105] (altro brano attinto dalle pagine 53-55 riportato in altro volume stesso titolo con altra collocazione)”,”MADS-005-FMB”
“RAGONA Gianfranco”,”Socialismo e anarchismo nella Germania guglielmina. Il percorso politico e intellettuale di Gustav Landauer.”,”Gianfranco Ragona, laureato in scienze politiche, è dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso il dipartimento studi politici dell’ Università di Torino. Ha condotto ricerche e studi a Nanterre, Parigi, Berlino e Amsterdam sui problemi del marxismo e anarchismo tedesco tra Otto e Novecento. Janover su trattazione non scientifica concetto rivoluzione in Landauer (pag 135-137)”,”ANAx-009-FMB”
“RAGONA Gianfranco”,”Gustav Landauer, anarchico ebreo tedesco, 1870-1919.”,”””Nell’articolo del 1912, ‘La socialdemocrazia e la guerra’, Landauer intervenne nuovamente nel dibattito interno al socialismo esprimendo un punto di vista antibellicista di carattere etico. Informato delle discussioni avvenute nel congresso internazionalista di Basilea, svoltosi il 24 e 25 novembre in concomitanza con la guerra nei Balcani, sottolineava che, a dispetto delle dichiarazioni «di grande effetto», i partiti socialdemocratici avevano confermato la loro disunione limitandosi a retoriche dichiarazioni di pace o spingendosi a pronunciare altisonanti espressioni di combattività (195). Secondo l’autore, l’incapacità di assumere una posizione coerente derivava dall’ostilità dell’ideologia marxista verso ogni prospettiva etica e dal suo acritico «realismo politico». La sua posizione, invece, esprimeva un’opposizione di principio al conflitto: «Il marxismo è per natura incline a ergersi contro ogni ideologia, contro ogni passione, contro ogni punto di vista etico. Per i marxisti non c’è alcuna ragione di principio contro la guerra, tale da far ricorso all’ideologia, alla passione, all’etica; neppure per i revisionisti. Le due tendenze sono entrambe orientate al realismo politico, che si pone sul terreno degli Stati esistenti, e non riconoscono l’internazionalismo quando si tratti dei «popoli senza storia» e di questioni economiche vitali per gli Stati» (196). L’anarchico notava che, oltre cinquant’anni prima, Marx ed Engels, sulla «Nuova Gazzetta Renana» e poi sull’omonima rivista, avevano addirittura confidato nella guerra quale mezzo per la realizzazione del socialismo. Li criticava sottolineando che le loro posizioni antirusse si basavano sulla convinzione che il socialismo potesse svilupparsi nel breve periodo; ugualmente, a suo avviso, la SPD assumeva un atteggiamento ambiguo verso la guerra perché credeva di non essere lontana dalla conquista del potere. Si trattava, però di un’analisi sbagliata – come la realtà avrebbe presto dimostrato – a cui si associava anche un errore teorico: la fiducia che il socialismo potesse realizzarsi attraverso l’azione del proletariato all’interno dello Stato portava necessariamente all’accettazione delle logiche di guerra, che per l’anarchico erano connaturate a esso (197). Egli reputava, al contrario, che l’etica dovesse guidare i lavoratori nella lotta contro ogni conflitto, un’etica fondata sulla necessità di salvare l’umanità dalla barbarie. Non collocando i loro giudizi nel quadro storico, Landauer non comprendeva che per Marx e per Engels la guerra dell’Europa civile contro la Russia, «ultimo baluardo della reazione», avrebbe scalzato i residui feudali, creando le condizioni per la lotta socialista del proletariato. Da un altro punto di vista però, l’interpretazione risuonava anticipatrice, poiché al momento dell’esplosione del conflitto mondiale il governo tedesco ebbe buon gioco nel far leva sui sentimenti antirussi della socialdemocrazia. Il 1° agosto, infatti, il giorno dell’invasione del Lussemburgo, il governo si premurò di far pervenire la dichiarazione di guerra allo Zar, senza la quale – riteneva la cancelleria – i socialdemocratici non avrebbero votato i crediti nella seduta parlamentare del 4 agosto 1914 (198). L’esplosione del conflitto mondiale sancì anche la fine dell’Alleanza socialista, che formalmente sopravvisse fino a quando il «Sozialist» poté continuare le pubblicazioni (marzo 1915). Il nazionalismo s’insinuò anche tra i militanti, e a nulla valsero gli sforzi di Landauer, che fu tra i pochi a tentare di animare il movimento pacifista in Germania. Il 31 luglio 1914, il giorno dell’assassinio di Jaurès, che pose fine a ogni speranza che il socialismo internazionale assumesse posizioni unitarie contro il conflitto, mentre era in visita alla famiglia a Karlsruhe, l’anarchico scrisse parole colme di disperazione (…)”” (pag 378-379) [(195) Sul congresso di Basilea, cfr. G.D.H. Cole, ‘Storia del pensiero socialista’, cit., vol. III. La Seconda Internazionale, 1889-1914′, parte prima, pp. 108-111, e G. Haupt, ‘Le congrès manqué’, cit., in particolare il cap. 3, ‘Bâle: guerre à la guerre’, pp. 43-53; (196) G. Landauer, ”Die Sozialdemokratie und der Krieg’, cit., p. 181; (197) Ivi, p. 182; (198) Cfr. N. Merker, ‘La Germania’, cit., p. 365; G. Haupt, ‘L’Internazionale socialista dalla Comune a Lenin’, cit., p. 286] Gianfranco Ragona (1971-) è ricercatore di storia del pensiero politico presso l’Università degli Studi di Torino. Ha condotto studi sull’anarchismo, il socialismo, e il marxismo a Berlino, Parigi, Amsterdam. Ha scritto: ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’ (2003). “”I dissensi nel “”Sozialist”” costituivano l’eco di una crisi ben più generale del movimento rivoluzionario in Germania, che Landauer esaminò tra il 1898 e il 1899, soffermandosi sulle posizioni di Bernstein nella polemica sul revisionismo. Alla base del “”revisionismo”” si collocava la confutazione dell’idea che lo sviluppo economico potesse condurre al socialismo in forza di una legge immanente. In una serie di articoli apparsi sulla “”Neue Zeit”” tra il 1896 e il 1898, poi raccolti nel celebre volume ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Bernstein respingeva da un lato la teoria del crollo del capitalismo, abilmente giustificata con la legge della “”caduta tendenziale del saggio di profitto”” esposta da Marx nel primo libro del ‘Capitale’, e dall’altro ripudiava l’idea di una proletarizzazione crescente della società””. (pag 171-172) La prima Repubblica dei consigli di Baviera nasce senza i comunisti il 7 aprile. (pag 422) “”Il 14 novembre fu lo stesso Eisner a volere accanto a sé Landauer, con cui condivideva la medesima idea del socialismo quale “”rigenerazione dello spirito””, non già l’esito scontato delle contraddizioni del capitalismo. Giunto a Monaco il 15 novembre, dopo una leggera malattia, Landauer fu cooptato nel Consiglio rivoluzionario dei lavoratori (Revolutionären Arbeiterrat’, l’istanza suprema del sistema consiliare bavarese) (….)”” (pag 405-406) “”In questo quadro, era significativa la scelta della KPD, in quel momento nelle mani di Eugen Levine (1883-1919), inviato a Monaco dal segretario del partito Paul Levi (1883-1930), di non partecipare al governo, ricononscendo la forza della reazione nel resto del Paese e paventando i rischi di gestire il potere nel momento più critico della crisi economica. Inoltre, una Repubblica consiliarfe imposta con un compromesso tra ceti politici (“”creazione artificiosa di una conventicola di politici””) sarebbe risultata invisa alle masse””. (pag 422)”,”BIOx-030-FMB”
“RAGSDALE Hugh”,”The Russian Tragedy. The Burden of History.”,”Hugh Ragsdale is Professor Emeritus, University of Alabama, and is the editor of Imperial Russian Foreign Policy. Studied at the University of North Carolina (A.B.) and University of Virginia (M.A., Ph.D.). A past recipient of awards from Fulbright, the International Research & Exchanges Board, and the American Council of Learned Societies, he has conducted research in the foreign affairs archives of London, Paris, Vienna, Copenhagen, and Stockholm, as well as Moscow. Robert C. Tucker, Princeton, New Jersey. Foreword by Robert C. TUCKER, Preface, Chronology, Conclusion, Notes, Index, About the Author,”,”RUSx-139-FL”
“RAGUSA Andrea a cura; contributi di Maurizio DEGL’INNOCENTI Saverio BATTENTE Eleonora BELLONI Bruno BONOMO Cosimo CECCUTI Renato GIANNETTI Carlo G. LACAITA Stefano MAGGI Stefano MOROSINI Andrea RAGUSA Gianni SILEI Andrea SILVESTRI Pietro SIRENA”,”Tecnica e spazio pubblico in Italia tra Ottocento e Novecento.”,”Contributi di Maurizio DEGL’INNOCENTI Saverio BATTENTE Eleonora BELLONI Bruno BONOMO Cosimo CECCUTI Renato GIANNETTI Carlo G. LACAITA Stefano MAGGI Stefano MOROSINI Andrea RAGUSA Gianni SILEI Andrea SILVESTRI Pietro SIRENA Andrea Ragusa, Professore Associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Siena, si occupa di storia delle culture politiche e degli intellettuali, di storia della comunicazione politica. “”La fisica tecnologica può dirsi nata a Pisa con la riforma universitaria attuata nel 1839 per il Granduca di Toscana Leopoldo II da Getano Giorgini (…)”” (pag 150) “”Nello stesso anno di Torino, Milano, Roma, Napoli, anche a Genova parte un laboratorio di Elettrotecnica. La Scuola superiore navale, fondata nel 1870 per valorizzare l’importanza del porto e la grande esperienza siderurgico-meccanico-cantieristica di Genova, era stata in particolare voluta dai politici locali ma con il sostegno di personaggi di rilievo nazionale come Francesco Brioschi del Politecnico di Milano, che ne aveva elaborato un progetto, per incarico del Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, sulla base dei più aggiornati modelli europei. L’originalità della Scuola genovese guarda a Milano per la tempestiva autonomia dall’Università anche del bienno preparatorio (…) ma è alla formazione torinese che si rifà la docenza del primo corso elettico: Cesare Garibaldi, figlio di Pietro Maria (professore di Fisica all’Università) si era laureato, prima che a Genova in Matematica, a Torino con Ferraris in ingegneria (…)”” (pag 164) (dal saggio di Andrea Silvestri, Lo sviluppo dell’ elettrotecnica italiana da Antonio Pacinotti a Galileo Ferraris e oltre)”,”ECOS-016″
“RAGUSA Andrea”,”L’Antitaliano. Dell’Azionismo o dell’elite di un’altra Italia.”,”Andrea Ragusa, del Dipartimento di Scienze Storico-Giuridiche, Politiche e Sociali dell’Università di Siena. Autore di saggi sulla storia della cultura e i rapporti tra intellettuali e potere in Italia contemporanea”,”ITAD-002-FSD”
“RAI CHOWDHURI Satyabrata”,”Leftism in India, 1917-1947.”,”RAI CHOWDHURI Satyabrata è professore emerito di scienze politiche nell’Università Grants Commission (University Grants Commission), India, e Senior Research Fellow in International Relations nell’Università di Londra, UK. Ha scritto recentemente ‘Nuclear Politics: Towards a Safer World’. “”One of the principal points on which M.N. Roy laid repeated stress during the early years of the Indian communist movement was that the primary goal of the communists in India should be to form a party of the people, whether a peoples’ party, a party of the masses, a republican party, a national revolutionary party or a workers’ and peasants’ party as a rallying ground for all revolutionary elements. In a letter to Bergarhatta dated 22 October 1924, Roy expressed the opinion that the immediate task of the communists in India was not to preach communism but to organize the national revolutionary party.”” (pag 70)”,”MASx-029″
“RAI Milan”,”Iraq. Dieci ragioni contro la guerra.”,”Milani Rai è nato a Bedul (India) e risiede negli Stati Uniti dal 2001. Ha organizzato molte campagne contro le sanzioni economiche e la guerra in Iraq ed è stato più volte arrestato. Da anni è impegnato contro le guerre nel mondo. Allievo di Chomsky, è tra i fondatori di Arrow, il movimento pacifista e non violento inglese.”,”VIOx-140-FL”
“RAIA Ciro”,”Napoli 1799.”,”Pironti scuola, Le Finestre Collana diretta da Ciro Raia.”,”ITAG-019-FL”
“RAICICH Marino”,”Scuola, cultura e politica da De Sanctis a Gentile.”,”‘Di quanto pesò il problema del Mezzogiorno su questa svolta centralistica e sugli ultimi tentativi di evitarla è spia, fra le tante, un articolo, ‘Insegnamento Protetto’, pubblicato il 13 marzo 1862 sul settimanale ‘Il maestro di scuola’. L’articolo è violentemente polemico contro ogni protezionismo ed esalta nella libera concorrenza «la mina che fa saltare le baracche dei saltimbanchi»; è costruito esponendo in forma di dialogo le ragioni dei protezionisti e smontandole una per una. L’ultima ragione dei protezionisti, la più forte, è questa: «se non fosse stato il Governo, chissà che cosa sarebbe avvenuto delle scuole a Napoli e in Sicilia». La risposta dell’articolista è generosa ma doveva riuscire poco persuasiva: «se l’indomani dopo la rivoluzione il Parlamento avesse proclamato ‘libertà d’insegnamento’ avreste veduto versarsi a onde i maestri sull’Italia meridionale»; tale risposta, se smantella il centralismo burocratico, si affida però a un missionarismo generoso ma certamente inficiato da un notevole complesso di superiorità sul sud analfabeta, da uno spirito che oggi certi studiosi definirebbero di colonialismo culturale (20). Da tutta questa situazione viene anche quell’accento forte che Antonio Labriola poneva nel rifiutare le seducenti tentazioni della libertà accademica tedesca, senza esami speciali, scrivendo nel 1875 a Bertrando Spaventa per ribadire agli illusi o, come egli era più propenso a credere, ad uomini di mala fede, che noi stiamo vivendo «in un paese dove il protezionismo per ora ci sta assai meglio della libertà». Eravamo insomma ancora nella fase in cui il Papuano doveva essere tenuto in servitù e attraverso la servitù educato alla libertà, magari in una prospettiva che non riguardava neanche lui ma i suoi discendenti (21). Tale concetto si sviluppò lentamente e determinò la negazione dell’ideologia liberale originaria; i liberali che avevano operato per la costruzione dello stato verso la metà dell’altro secolo, un Cavour per esempio, auspicavano che ben presto sarebbe giunto il giorno in cui si sarebbe potuto sopprimere il Ministero della Pubblica istruzione, semmai lasciando allo stato un compito di incoraggiamento caso per caso’ (pag 30-32) [(20) Per l’ammonimento capponiano, vedi ‘Lettere di Gino Capponi e di altri a lui’, Firenze, 1884, III, 457 (…); (21) La lettera di Antonio Labriola, datata da Giuseppe Berti fine giugno 1875 in ‘Centoventitré lettere inedite di Antonio Labriola a Bertrando Spaventa’, Rinascita 1954, suppl, 71-72; per la pedagogia della libertà del Papuano secondo Labriola, vedi Benedetto Croce, ‘Conversazioni critiche, serie seconda’, Bari, 1918, 60-61; sono note le obiezioni e le riflessioni in proposito di Antonio Gramsci]”,”GIOx-013-FV”
“RAIMONDI Luciano, scritti di Guido PETTER Giorgio GALLI Arturo PEREGALLI Alberto DEL-PIZZO”,”Luciano Raimondi. Una passione civile.”,”Luciano Raimondi è nato a Milano nel 1916 da famiglia operaia. Laureato in filosofia, entra in contatto col PCI nel 1936. Richiamato in guerra come sergente universitario, dall’8 settembre organizza le prime bande partigiane in Valtellina. Incarcerato a Como riesce ad evadere e a rifugiarsi in Svizzera, poi torna e si aggrega alle unità partigiane in Valdossola. Dopo la guerra organizza prima a Milano e poi in altre nove città i Convitti – Scuola della Rinascita, una esperiernza pedagogica d’avanguardia. Dal 1954 si oppone alla linea morbida del PCI di Togliatti e viene espulso nel 1955. Fondo il gruppo ‘Azione comunista’. Dal 1966 si reca all’estero, come addetto negli Istituti Italiani di Cultura, in Messico, Danimarca e Finlandia. Muore il 26 maggio 1996. Danilo Montaldi scrive sul giornale con alcuni pseudonimi tra cui quello di Luigi Nolli (pag 58)”,”ITAC-129″
“RAIMONDI Ezio, a cura di Andrea BATTISTINI”,”I sentieri del lettore. Volume I. Da Dante a Tasso.”,”Formatosi a Bologna alla scuola erudita di Calcaterra – cui si sono sin dall’inizio affiancati i contatti con la genialità percettiva di Longhi, l’eleganza comparatistica di Lugli e la critica verbale di Contini – dagli anni Quaranta ad oggi Ezio Raimondi ha compiuto un cammino critico che oltrepassa i confini dell’italianistica ed è difficilmente assoggettabile a un’angustadefinizione. Ezio Raimondi insegna Letteratura italiana nell’Università di Bologna.”,”VARx-104-FL”
“RAIMONDI Ezio, a cura di Andrea BATTISTINI”,”I sentieri del lettore. Volume III. Il Novecento: storia e teoria della letteratura.”,”Formatosi a Bologna alla scuola erudita di Calcaterra – cui si sono sin dall’inizio affiancati i contatti con la genialità percettiva di Longhi, l’eleganza comparatistica di Lugli e la critica verbale di Contini – dagli anni Quaranta ad oggi Ezio Raimondi ha compiuto un cammino critico che oltrepassa i confini dell’italianistica ed è difficilmente assoggettabile a un’angustadefinizione. Ezio Raimondi insegna Letteratura italiana nell’Università di Bologna.”,”VARx-105-FL”
“RAIMUND Ferdinand, a cura di Isabella PERSICO CAPPA”,”Fiabe drammatiche.”,”””Esperto di tutto un mondo di inganni e di apparenze e di un intero caleidoscopio di vita passato sulle scene – e rimasto miracolosamente fanciullo’ (pag 29, introduzione)”,”VARx-076-FV”
“RAINELLI Michel”,”L’organisation mondiale du commerce.”,”Michel Rainelli è professore di scienze economiche all’Università Nice-Sophia-Antipolis e direttore del LATAPSES, laboratorio del CNRS e della stessa università.”,”ECOI-359″
“RAINERO Romain”,”Storia della Turchia.”,”RAINERO Romain è Professore di storia dei paesi afro-asiatici e di storia dei trattati e di politica internazionale presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Genova. Ha pubblicato vari volumi sui problemi africani e sulla storia afro-asiatica.”,”TURx-012″
“RAINERO Romain H. a cura; saggi di Nicola TRANFAGLIA Bruno DI-PORTO Romain H. RAINERO Luisa MANGONI Carlo G. LACAITA Marco CUZZI Laura TEI Enzo R. LAFORGIA Stefano B. GALLI Maurizio ANTONIOLI Oreste BOVIO Barbara BRACCO Michela MINESSO Roberto CHIARINI”,”Da Oriani a Corradini. Bilancio critico del primo nazionalismo italiano.”,”Saggi di Nicola TRANFAGLIA Bruno DI-PORTO Romain H. RAINERO Luisa MANGONI Carlo G. LACAITA Marco CUZZI Laura TEI Enzo R. LAFORGIA Stefano B. GALLI Maurizio ANTONIOLI Oreste BOVIO Barbara BRACCO Michela MINESSO Roberto CHIARINI. ‘Anarcogaribaldini’. “”‘Il Libertario’, generalmente meno incline a simili suggestioni, pubblicava un lungo articolo di Alighiero Tanini, in cui – tra le accuse di cinismo dell’ Europa capitalista e alla barbarie turca – si riconosceva la bontà della causa dei paesi balcanici. Tutto ciò significava, di norma, oltrepassare il confine ideale del classico antibellicismo. E’ però vero che, all’ interno del mondo anarchico come del resto di quello socialista, esistevano molteplici filoni e tradizioni culturali a forte ascendente repubblicano-garibaldino, in cui il richiamo dei movimenti di liberazione nazionale – premessa indispensabile della rivoluzione sociale – aveva ancora una propria, seppur spesso sotterranea, vitalità. Era quasi un fiume carsico, solitamente invisibile, ma pronto a tornare all’ occorenza, alla superficie. Come avrebbe scritto Coletti a Gigli: “”Noi vogliamo la guerra non per ambizione nazionalistica, non per ingrandire un regno, ma per la libertà dei popoli, contro il militarismo, contro l’ imperialismo e per aprirci la strada verso la Rivoluzione sociale””””. (pag 196)”,”ITAF-170″
“RAINERO Romain”,”Storia dell’ Algeria.”,”””Sul piano umano, gli anni che succedono a quello del ritorno all’amministrazione militare attuata il 7 luglio 1864 (due mesi dopo la morte di Pélissier) difficoltà alimentari che porterranno nel 1867 ad una terribile carestia che fece 500 mila vittime tra i musulmani e ad una serie di epidemie tifoidee. Queste calamità fecero estendere all’Algeria l’inchiesta agricola che era stata decisa per la Francia. L’inchiesta si tradusse ben presto in una messa in stato d’accusa dell’intero sistema coloniale creato in Algeria ad opera dei militari e queste conclusioni vennero ribadite nel gennaio 1870 da una seconda commissione d’inchiesta che auspicò l’avvento in Algeria di un regime civile. La caduta dell’impero sospese ogni decisione ed il problema algerino passò intero ed aggravato in eredità alla terza repubblica che dal disastro di Sedan vedeva la luce””. (pag 102-103)”,”AFRx-062″
“RAINERO Romain”,”Storia dell’ Algeria.”,”””Sul piano umano, gli anni che succedono a quello del ritorno all’amministrazione militare attuata il 7 luglio 1864 (due mesi dopo la morte di Pélissier) difficoltà alimentari che porterranno nel 1867 ad una terribile carestia che fece 500 mila vittime tra i musulmani e ad una serie di epidemie tifoidee. Queste calamità fecero estendere all’Algeria l’inchiesta agricola che era stata decisa per la Francia. L’inchiesta si tradusse ben presto in una messa in stato d’accusa dell’intero sistema coloniale creato in Algeria ad opera dei militari e queste conclusioni vennero ribadite nel gennaio 1870 da una seconda commissione d’inchiesta che auspicò l’avvento in Algeria di un regime civile. La caduta dell’impero sospese ogni decisione ed il problema algerino passò intero ed aggravato in eredità alla terza repubblica che dal disastro di Sedan vedeva la luce””. (pag 102-103)”,”AFRx-002-FV”
“RAINERO Romain H. BIAGINI Antonello a cura; saggi di Francesco GUIDA Romain H. RAINERO Danilo VENERUSO Massimo DE-LEONARDIS Fernando FRATTOLILLO Luigi GOGLIA Nicola DELLA-VOLPE Maria Gabriella PASQUALINI Marco CUZZI Aldo Alessandro MOLA Fortunato MINNITI Lucio CEVA Simona COLARIZI Ferruccio BOTTI Pierluigi BERTINARIA Alberto ROVIGHI Filippo STEFANI Jans PETERSEN Giorgio GIORGERINI Alberto SANTONI Mariano GABRIELE Giovanni DI-LORENZO Baldassarre CATALANOTTO e Cesare FALESSI Andrea CURAMI”,”L’Italia in guerra. Il secondo anno – 1941. Aspetti e problemi.”,”Saggi di Francesco GUIDA Romain H. RAINERO Danilo VENERUSO Massimo DE-LEONARDIS Fernando FRATTOLILLO Luigi GOGLIA Nicola DELLA-VOLPE Maria Gabriella PASQUALINI Marco CUZZI Aldo Alessandro MOLA Fortunato MINNITI Lucio CEVA Simona COLARIZI Ferruccio BOTTI Pierluigi BERTINARIA Alberto ROVIGHI Filippo STEFANI Jans PETERSEN Giorgio GIORGERINI Alberto SANTONI Mariano GABRIELE Giovanni DI-LORENZO Baldassarre CATALANOTTO e Cesare FALESSI Andrea CURAMI “”Il 1941, o piuttosto l’inverno 1940-41, è per l’Italia un “”momento della verità”” dopo decenni di autoinganno. Il mancato approfittamento delle occasioni militari dell’estate precedente e il susseguirsi – fra autunno e inverno – di disastri che solo un limitato intervento di forze tedesche riesce a rendere non definitivi, distruggono nel Paese il prestigio del regime fascista con contraccolpi di varia natura. Ai gradini elevati, la destituzione di molti capi ‘militari’ (Badoglio, Cavagnari, Soddu, Visconti Prasca e infine Graziani), oltre a impressionare il pubblico, esaspera le Forze Armate. Ma ciò non tanto per un malinteso “”spirito di casta””. Infatti, la convinzione che in certi casi si tratti di “”siluri”” meritati non manca in molti ambienti militari. Stride però che il “”siluratore”” Mussolini sia altrettanto ed anzi più responsabile dei licenziati. La dissonanza non sfugge al Capo del Governo che, poco propenso a licenziare sé stesso, cerca però di confondere le acque e di distrarre altrimenti la gente. Da ciò forse la “”punizione”” inflitta a quanti fra i gerarchi fascisti si trovavano a far parte del governo in quel momento. Non furono destituiti ma mobilitati e sparsi d’autorità nelle retrovie del fronte albanese: per quanto godessero di scarsa considerazione, erano pur sempre personaggi ufficiali. Nessun contraccolpo si verifica invece nei vertici ‘industriali’ della nazione, quantunque di natura sempre più largamente pubblica a partire dal 1933. Ai gradini inferiori e medi così militari come civili, altra varietà di reazioni. Nelle file dei combattenti, scontata una vasta area di rassegnato grigiore presente del resto in tutti gli eserciti, lo scoramento si alterna a una rinnovata ostinazione in cui possono confluire scatti disperati o istintivo rifiuto del pessimismo. Nei vertici in parte rinnovati delle Forze Armate, il bruciore dell’orgoglio ferito e la convinzione che la partita nel suo insieme potrebbe ancora essere guadagnata, grazie alla Germania, porta qualche soffio innovatore, quasi un’urgenza di “”rifarsi””, una volontà di correggere. Fenomeno tutt’altro che uniforme e di variabile costanza, ma innegabile. Non abbiamo soltanto richieste di armi all’alleato tedesco, che preferisce invece somministrare poche eccellenti unità. Vi è la Marina che imposta – tardivamente fin che si vuole – due portaerei ne che è implicita la persuasione della necessità di collaborare con l’Aeronautica nel quadro, del resto, di una più generale simbiosi che darà qualche risultato già dalla seconda metà del 1941. E ancora Marina e Aviazione si impegnano maggiormente nelle specialità dimostratesi capaci di guadagnare successi: mezzi d’assalto e aerosiluranti. Ed ecco l’Esercito che cerca d’improvvisare quell’attività addestrativa in gran parte mancata prima d’allora (battaglioni d’istruzione) e che acquisisce la capacità di sfruttare sempre meglio in A.S. lo stesso modesto armamento dell’inverno 1940-41. Anche nei ‘rapporti fra industria bellica ed Esercito’, o per lo meno nei settori fin qui potuti esplorare, si constatano fenomeni analoghi. Desiderio di superare ‘impasses’ nelle relazioni coi potentati industriali, ripresa e irrobustimento di tendenze già affacciatesi nel 1939 e sporadicamente ancor prima. Altro è poi che i risultati di questo sforzo siano stati modesti e che lo sforzo stesso abbia subito rallentamenti e deviazioni”” (pag 215-216) [dal saggio di Lucio Ceva, Rapporti fra industria bellica ed esercito]”,”QMIS-253″
“RAINERO Romain H. BIAGINI A. a cura; saggi di Fortunato MINNITI Nicola DELLA-VOLPE Lucio CEVA Andrea CURAMI Pierluigi BERTINARIA Giovanni DE-LORENZO Ezio FERRANTE Pietro PASTORELLI Gianluca ANDRE’ Paola BRUNDU OLLA Luigi GOGLIA Mario M. MONTANARI Ferruccio BOTTI Alberto SANTONI Giorgio GIORGERINI Romain H. RAINERO”,”L’Italia in guerra. Il 1° anno – 1940. Cinquant’anni dopo l’entrata dell’Italia nella 2ª guerra mondiale. Aspetti e problemi.”,”Saggi di Fortunato MINNITI Nicola DELLA-VOLPE Lucio CEVA Andrea CURAMI Pierluigi BERTINARIA Giovanni DE-LORENZO Ezio FERRANTE Pietro PASTORELLI Gianluca ANDRE’ Paola BRUNDU OLLA Luigi GOGLIA Mario M. MONTANARI Ferruccio BOTTI Alberto SANTONI Giorgio GIORGERINI Romain H. RAINERO La mobilitazione industriale. Commesse statali. ‘Già considerevoli per la Marina e per l’Aeronautica negli anni Venti e primi anni Trenta, divennero importanti anche per l’Esercito, almeno dell’autunno 1938, con il varo dei programmi di artiglieria e col noto anticipo del 15% a fondo perduto sulle commesse in corso (31). Naturalmente la ripetuta tassativa ingiunzione di servirsi della sola industria nazionale per l’allestimento di materiale bellico e di restringere l’importazione in valuta (32), comportava spese eccezionali per lo Stato e margini cospicui per i produttori. Qualcuno ha calcolato per esempio che le navi da battaglia tipo «Littorio», se allestite dall’industria francese, sarebbero costate circa la metà. Ai guadagni delle commesse si aggiungevano quelli dell’esportazione dei manufatti bellici molto incoraggiati, per ragioni valutarie, dopo la fine delle Sanzioni. Né vanno dimenticati i profitti delle guerre d’Etiopia e di Spagna. Specialmente della seconda in quanto la prima era sopravvenuta con rapidità che rese inevitabili importazioni non solo di materie prime ma anche di manufatti industriali dei Paesi non sanzionisti (ad es. materiale automobilistico nordamericano affluito direttamente in Africa orientale). Tale panorama congiunturale favoriva soprattutto monopoli ed oligopoli, soggetti variamente consorziati, e in genere potentati con quote di mercato riservato (vds. oltre). Ed è riconosciuto che, contrariamente a quanto in teoria dovrebbe accadere, le posizioni di monopolio in Italia non favorirono né la ricerca né il rinnovo degli impianti. Dilagò invece la «provincializzazione» del panorama industriale, concordemente riconosciuta dagli studiosi (33). Puntuali riscontri emergono anche nelle finora limitate indagini di settori particolari (34). L’indisponibilità alla guerra dell’industria e della finanza italiane è riflessa nel notissimo Rapporto 5 agosto 1939 di Guarneri a Mussolini (35). Il Ministro per gli Scambi e Valute sintetizzava anzitutto – con dosati miscugli di incenso e di velature critiche – le vicende monetarie, valutarie e della bilancia commerciale dal 1927 in poi. Constatava il pauroso disavanzo conseguito all’aver affrontato «avvenimenti eccezionali di portata storica» sia sul piano ‘internazionale’ (Etiopia, Spagna, Sanzioni, crisi centro-europee del marzo e settembre 1938 e del marzo 1939, Albania) sia su quello ‘nazionale’ (sfavorevoli campagne agricole del 1936, potenziamento dell’Impero, autarchia, riarmo, politica razziale). Proclamava quindi l’urgenza di rimedi così alternativamente indicati: a) abbattimento del fabbisogno valutario contraendo le importazioni e rinunciando apertamente al riarmo; b) svalutazione monetaria mascherata con creazione di un doppio mercato basato su una semilibertà dei cambi che, ancora una volta scoraggiando ulteriormente le importazioni, avrebbe dovuto salvare la residua riserva. Ma a parte le difficoltà del raffigurarsi della soluzione b) in tutti i suoi risvolti tecnici e psicologici, è chiaro che entrambe non avrebbero potuto reggersi senza il taglio delle spese, incominciando da quelle militari (36). Seguì la destituzione di Guarneri nel «cambio della guardia» governativo 31 ottobre 1939. Senonché, già coi primi di settembre 1939, l’attenzione di molti uomini d’affari era subitaneamente attratta, più che dall’inizio di una nuova tragedia mondiale, dalle allettanti, concretissime e insperate prospettive aperte dalla «non belligeranza». Chi ricorda quel tempo può testimoniare che il «duce», alla cui esaltazione perfino la stampa asservita mise qualche momentanea sordina, era invece più che mai apprezzato da taluni personaggi economici. Naturalmente pochi conoscevano i retroscena e pochissimi avrebbero mai immaginato l’avvilimento personale del tiranno cui la realtà presentava i conti per un triennio di politica intessuta di ansie, di angosce, di «sogni farneticanti» (De Felice), di terrore della Germania e di miscugli ideologizzante dal non eccelso profilo (37). Il «partito dei buoni affari» (Castronovo) badava al sodo. Considerando l’esportazione dei soli armamenti, forse mai più larga e incondizionata richiesta straniera aveva fatto riscontro a così infima qualità di prodotti. Gli importatori, effettivi e potenziali, non erano più i Paesi del sottosviluppo su cui aveva dovuto contare nel 1920-1921 l’ultimo sprazzo dell’Ansaldo perroniana. Adesso si trattava della Francia e della Gran Bretagna, oltre a vari Stati scandinavi, balcanici, asiatici ed americani. Né conta stabilire quante di tali richieste obbedivano a necessità militari o di manovra politica, tanto più che raramente i due aspetti erano separabili. E neppure si dimentichi che un simile «decollo» veniva a premiare chi non ne aveva certo pagato i consueti prezzi in termini di ricerca, di affidamento tecnologico e di rinnovo d’impianti. Vi era addirittura ala possibilità che, se il tutto fosse durato, sarebbe stata la progredita tecnologia altrui a rifluire senza spesa nel nostro Paese, secondo un procedere non infrequente nei vortici economici scaturiti dalle urgenze belliche. E’ noto, peraltro, come al di là di un certo numero di affari non fu possibile andare. Primo ma non definitivo inceppo fu il sopravvenuto «veto» di Mussolini alle maggiori esportazioni di materiale, specie aeronautico e terrestre, che la Gran Bretagna condizionava alla fornitura di proprio carbone, in sostituzione di quello tedesco affluente per l’usuale via di Rotterdam (38). Resta comunque che «le più grosse imprese continuarono ognuna, a tirar acqua al proprio mulino senza un minimo di programmazione, sollecitando materie prime e favori doganali e valutari per poi collezionare all’estero una commessa dopo l’altra» (Castronovo). Era il Governo stesso a favorire questo stato di case, stretto dalle necessità valutarie che il riarmo rendeva ancora più acute. Cosicché forniture belliche e non belliche alle «democrazie» durarono, come è noto, ben al di là del gran rifiuto «di facciata» mussoliniano (febbraio 1940) e non s’interruppero si può dire che nelle ore in cui la guerra venne dichiarata (39)’ (pag 40-41-42) [note: (31) Fra i vari contributi: il mio ‘Un intervento di Badoglio e il mancato rinnovamento delle artiglierie italiane’, in “”Il Risorgimento”” (Milano) 2/1976 pp: 117-172; Andrea Curami, Fulvio Miglia, ‘L’Ansaldo e la produzione bellica’, in AAVV, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza’, Milano, Angeli, 1985, pp. 257-281 e testi ivi cit. nonché L. Ceva, ‘La meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini al 1943’ (2 voll.), Roma, SME Ufficio Storico, 1989, specie II doc 49/a; (32) Felice Guarneri, ‘Battaglie economiche’, Milano, Garzanti, 1953, 2 voll. V. esemplificativamente II pp. 214 e sgg; (33) R. Romeo, ‘Breve storia della grande industria in Italia, 1861-1961’, Milano, Il Saggiatore, 1988 (prima ed. 1961), pp. 151-152 e passim.; (34) Ancora L. Ceva, A. Curami, ‘La meccanizzazione’ ecc., cit, e per l’Aeronautica, Id.’Air Army and Aeronautical Industry in Italy, 1936-1943′, relazione in corso di pubblicazione al ‘Lubfkriegführung im Zweiten Weltkrieg. Ein Internationaler Vergleich’, Friburgo, 1988. Per l’artiglieria soprattutto A. Curami, F. Miglia, ‘L’Ansaldo’ ecc., cit.; (35) F. Guarnieri, cit., pp. 394-411; (36) Rinvio soprattutto a Salvatore La Francesca, ‘La politica economica del fascismo’, Bari, Laterza, 1972, pp. 104-107. V. anche Luciano Zani, ‘Fascismo, autarchia e commercio estero. Felice Guarneri un tecnocrate al servizio dello «stato nuovo»’, Bologna, Il Mulino, 1988); (37) R. De Felice, ‘Mussolini il duce’ II., Torino, Einaudi, 1981, pp. 85 e sgg., 333, 448, 584 e sgg., 805 e sgg. e passim; (38) Vedi: Macgregor Knox, ‘Mussolini Unleashed Cambridge’, Cambridge University Press, 1982, pp. 69-74 e William Nort Meddlicott, ‘The Economic Blockade’, Londra HMSO (2 voll.), 1 pp. 280-311; (39) V. Castronovo, ‘Giovanni Agnelli’, cit., pp. 556-591 e in particolare 558]”,”QMIS-254″
“RAINERO Romain H. BIAGINI Antonello a cura; saggi di Francesco GUIDA Romain H. RAINERO Danilo VENERUSO Massimo DE-LEONARDIS Fernando FRATTOLILLO Luigi GOGLIA Nicola DELLA-VOLPE Maria Gabriella PASQUALINI Marco CUZZI Aldo Alessandro MOLA Fortunato MINNITI Lucio CEVA Simona COLARIZI Ferruccio BOTTI Pierluigi BERTINARIA Alberto ROVIGHI Filippo STEFANI Jans PETERSEN Giorgio GIORGERINI Alberto SANTONI Mariano GABRIELE Giovanni DI-LORENZO Baldassarre CATALANOTTO e Cesare FALESSI Andrea CURAMI”,”L’Italia in guerra. Il secondo anno – 1941. Aspetti e problemi.”,”Saggi di Francesco GUIDA Romain H. RAINERO Danilo VENERUSO Massimo DE-LEONARDIS Fernando FRATTOLILLO Luigi GOGLIA Nicola DELLA-VOLPE Maria Gabriella PASQUALINI Marco CUZZI Aldo Alessandro MOLA Fortunato MINNITI Lucio CEVA Simona COLARIZI Ferruccio BOTTI Pierluigi BERTINARIA Alberto ROVIGHI Filippo STEFANI Jans PETERSEN Giorgio GIORGERINI Alberto SANTONI Mariano GABRIELE Giovanni DI-LORENZO Baldassarre CATALANOTTO e Cesare FALESSI Andrea CURAMI La dottrina logistica e la sua importanza nelle guerre di ieri e di oggi. “”Da un punto di vista teorico, il termine “”logistica”” indica una disciplina tipicamente manageriale (o branca dell’arte militare) in realtà sempre esistita ma nata con autonoma fisionomia solo dopo Napoleone e Clausewitz, il cui padre è Jomini (1837). (…) In sede storica, i pur numerosi accenni all’importanza della logistica hanno spesso assunto un aspetto generico, rituale e obbligato, senza tradursi in una concreta e coerente metodologia. Si è troppo spesso trascurato che accanto a una dottrina strategica e tattica esiste dal 1873 in poi anche una dottrina logistica non scindibile dal contesto strategico, e da studiare e valutare in un quadro globale. Si è quasi sempre omesso – anche nel caso della divisione “”binaria”” del 1937-1938 – di valutare gli organici prima di tutto dal punto di vista logistico, per individuare l’effettivo grado di autonomia e capacità operativa di ciascuna unità e di ciascun Comando. L’ ‘histoire-bataille’, più che tale, è diventata mera ‘histoire des operations’ e ha rinunciato a una chiave interpretativa di prim’ordine per pervenire a un giudizio tendenzialmente oggettivo sull’efficienza dell’organismo militare in un dato momento (che non può essere ristretta a numero e qualità di armi e mezzi ma comprende anche moduli e criteri di funzionamento e alimentazione) e per individuare le matrici primarie di avvenimenti o decisioni strategiche che altrimenti non possono essere esattamente inquadrate nel contesto generale di una Campagna. La logistica è il filtro indispensabile per giudicare la qualità e la concreta praticabilità di una strategia, ma non ci insegna certo ad alimentare un’illusione oggi meritatamente tramontata, che cioè la storia possa essere guidata o determinata dalla scienza. Ciò non toglie che di tutte le discipline militari è la logistica quella che più si avvicina alla scienza e alle scienze esatte e quella che più risente del progresso tecnologico. Al tempo stesso, un approccio logistico alla storia militare fa venire alla luce lo stretto legame intercorrente tra fattori materiali e morali, oltre che tra qualità della logistica e qualità dell’organizzazione militare nel suo complesso. Tutto questo vale per le Forze Armate di ogni tempo, e non solo per quelle di oggi: non corrisponde perciò alla realtà storica l’affermazione che la prima guerra mondiale – o la seconda – dimostrano l’importanza del supporto logistico, importanza già ben viva e presente ad esempio in quel perfetto strumento di guerra che era la Legione romana e nelle “”guerre di Gabinetto”” del secolo XVIII, che in larga parte si risolvevano nell’attacco e nella difesa di magazzini e linee di alimentazione. In questo senso, il salto di qualità indubbiamente avvenuto in campo logistico con la “”guerra industriale”” estende la problematica logistica e ne aumento il peso, ma non accresce più di tanto l’importanza – sempre esistita – dei fattori che la compongono e la natura del loro rapporto con la strategia, o meglio con la capacità effettiva di movimento che della strategia è l’essenza”” (pag 291-293) [Ferruccio Botti, Problemi logistici del secondo anno di guerra – Aspetti interforze]”,”QMIS-037-FV”
“RAINERO Romain”,”La rivendicazione fascista sulla Tunisia.”,”””Le incertezze del governo italiano sul futuro della Tunisia (giugno 1940). Documento n: 31. “”Al momento dell’ingresso dell’Italia in guerra contro la Francia e la Gran Bretagna (10 giugno 1940) i propositi del governo nei confronti del futuro della Tunisia non erano molto chiari, né li chiarì la relazione finale di una speciale commissione del Ministero degli Affari Esteri dello stesso giugno 1940 della quale riportiamo le parti conclusive: «Le rivendicazioni italiane sulla Tunisia sono ben presenti a tutti gli italiani e la soluzione che più corrisponderebbe alle nostre aspirazioni sarebbe certamente quella di vedere il territorio tunisino passare sotto la sovranità dell’Italia, anche se, di fatto, possa essere consigliabile una certa latitudine, nell’esercizio dei poteri che derivano, per il dovuto rispetto agli interessi della popolazione indigena (abitanti circa 2.600.000 dei quali 2.340.000 musulmani, di fronte a circa 200.000 europei e circa 60.000 ebrei). (….) Tali soluzioni possibili, se pur non consigliabili, in principio, sono: a. La successione dell’Italia alla Francia (…). b. Protettorato italiano da stabilirsi mediante un accordo tra l’Italia e il Bei di Tunisi (…). c. Vicereame di Tunisia, sotto l’alta sovranità dell’Imperatore e Re (…); d. Stato ad indipendenza limitata (analogamente al regime in vigore in Egitto dal 1922 al 1936) (…) (…)”” (pag 515-522) Romain Rainero è stato professore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano. Ha pubblicato vari volumi sulla storia afro-asiatica e sulla storia contemporanea.”,”ITQM-002-FMB”
“RAINERO Romain”,”La rivendicazione fascista sulla Tunisia.”,”Romain Rainero è stato professore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano. Ha pubblicato vari volumi sulla storia afro-asiatica e sulla storia contemporanea. Fallimento della politica fascista”,”AFRx-128″
“RAIO Giulio”,”Introduzione a Cassirer.”,”Nasce il 28 luglio 1874 nella città tedesca di BRESLAU nella SLESIA (oggi WROCLAW in POLONIA), in una famiglia di ricchi commercianti ebrei tedeschi. Nella vita di CASSIRER-E, tralasciando solo gli anni dal 1896 (arrivo a MARBURGO) al 1902 (pubblicazione della dissertazione su CARTESIO del 1899 e del LEIBNIZ’ SYSTEM), si possono distinguere 5 periodi, che prendono i nomi dei luoghi della vita e della attività accademica: – PERIODO BERLINESE (1903 – 1919) – PERIODO AMBURGHESE (1919 – 1933) – PERIODO OXONIENESE (1933 – 1935) – PERIODO SVEDESE (1935 – 1941) – PERIODO AMERICANO (1941 – 1945)”,”FILx-110″
“RAJA Elena a cura”,”La vita di Lazzarino di Tormes. Le sue fortune ed avversità.”,”Libro pubblicato anonimo nelle tre edizioni del 1554 inserito nel Catalogo dei libri proibiti.”,”VARx-075-FV”
“RAJAN Raghuram G. ZINGALES Luigi”,”Salvare il capitalismo dai capitalisti.”,”Raghuram G. Rajan (1963) dopo aver insegnato Finanza alla Graduate School of Business dell’Università di Chicago per 12 anni è ora direttore dell’Ufficio studi del Fondo monetario internazionale. Nel 2003 ha vinto il premio Fisher Black per il migliore giovane economista finanziario.. Luigi Zingales (1963) insegna Finanza alla Graduate School of Business dell’Università di Chicago. É membro dello Europea Corporate Governance Institute, del National Bureau of Economic Research e del Center for Economic Policy Research. Nel 2003 ha vinto il premio Bernacer per il miglior giovane econbomista europeo.”,”EURE-035-FL”
“RAJNOV Nikolaj, a cura di Daniela DI-SORA”,”Il diavolo creatore.”,”L’universo come risultato della perenne lotta tra il bene e il male: Satana, superbo genio negativo, considerato il creatore del mondo visibile. Il credo dei ‘bogomili’ – dal popoe Bogomil – si diffonde in Bulgaria durante il regno dello zar Petar (927-969); le masse contadine vengono conquistate dall’affascinante teoria che il mondo non può essere opera che del diavolo, poiché Dio non potrebbe mai aver creato mulla di tanto imperfetto… L’eresia si propaga rapidamente dalle province bizantine alla Russia e alla Serbia che fa da ponte con l’Occidente e qui influenza le eresie medievali. A questa tradizione si ricollega Nikolaj Rajnov quando, nel 1912, pubblica le “”Leggende bogomile””, uno smilzo volumetto di racconti ispirati dagli scritti eretici – qui ne vengono scelti tre – la cui apparizione venne giudicata un avvenimento straordinario. Lo scrittore Rajnov nasce a Sofia, Bulgaria nel 1889 e muore nel maggio 1954. Il suo primo libro appare nel 1912 ‘Le leggende bogomile’. Negli anni seguenti si dedica soprattutto ad opere compilative. Dal 1931 al 1934, rielaborandole pubblica ‘Favole da tutto il mondo’, in 30 volumi.”,”EURC-002-FGB”
“RAJSFUS Maurice”,”La Libération inconnue. À chacun sa Résistance.”,”Maurice Rajsfus è autore tra le molte opere che ha pubblicato di ‘La Police de Vichy, les forces de l’ordre françaises au service de la Gestapo, 1940-1944’ e di ‘De la Victoire à la débacle (1919-1940)’. “”En fait, les forces vives du pays s’étaient tellement déshonorées durant les quatre années écoulées qui’il étati nécessaire de faire un geste en direction des salariés (on disait encore “”les travailleurs’) pour s’assurer de leur civisme envers les institutions nouvelles. L’heure était à la reconstruction du pays, à la production à outrance, clamaient d’une seule voix gaullistes et communistes (33). Dans le même temps, Maurice Thorez exigeait du pouvoir que toute la jeunesse de France soit “”jetée”” dans le combat contre “”le Boche exécré””. Pourquoi la Résistance n’a-t-elle jamais tenté de stopper un train de déportation (Juifs ou politiques)? Pourtant, les actions magnifiées des opérations de déraillement de trains ou de dynamitage d’aiguillages n’ont pas manque. Il en va de même pour la Résistance-rail. Faut-il récapituler les comptes réels de trains de munitions explosés ou de permissionaires allemand stoppés en rase campagne? Une double question ne peut que se poser. La Résistance était-elle moins importante qu’on a bien voulu l’affirmer, d’où cette difficulté à être présente sur ce terrain? Ou bien, tout aussi vraisemblable; de telles actions ne faisaient peut-être pas partie des priorités stratégiques. Dans l’un ou l’autre cas, il serait bon que la lumière soit faire…”” (pag 280) (33) Pendant que Maurice Thorez demandait aux mineurs de produire encore et toujours plus de charbon, Jacques Duclos se livrait à un exercice périlleux en expliquant aux militants communistes: “”La grève c’est l’arme des trusts apatrides”””,”PCFx-106″
“RAKOSI Mátyás”,”Dinanzi al Tribunale speciale.”,”””(…) la fusione affrettata fra i due partiti all’ indomani del 21 marzo, senza preventivi impegni precisi, la riforma agraria condotta infantilmente sul piano della socializzazione e non sulla base realistica della divisione delle terre, alcune debolezze nelle quali si poteva già riconoscere il tradimento insinuatosi nel governo stesso retto da Béla Kun, trovano nelle sue parole un giudice severo.”” (pag 16) “”Dopo l’ arrivo a Budapest delle forze armate nemiche, il Partito ordinò a Rakosi di recarsi nella Unione Sovietica, dove egli rimase quattro anni, lavorando, presso la Segreteria del Comintern, a contatto diretto con Lenin e Stalin. Dall’ organismo internazionale dei lavoratori venne inviato in missione a Londra e in Italia, ma sua costante preoccupazione fu quella di preparare il suo ritorno all’attività in Ungheria, per guidare il suo Partito nella lotta illegale. Nel 1925 era, infatti, di nuovo a Budapest. Ma una delazione provocò il suo arresto e, quindi, i successivi processi””. (pag 18)”,”MUNx-045″
“RAKOVA Alfia A. PARROTT Ray”,”Russian Vocabulary.”,”Alfia A. Rakova, Kandidat of Philology Russian Language Instructor and Translator Translation Laboratory. University of Iowa. ray Parrottt Professor and Chair Department of Russian University of Iowa.”,”RUSx-266-FL”
“RAKOVSKIJ Christian”,”I pericoli professionali del potere e altri scritti (1928-1930).”,”Christian Georgievic Rakovskij è nato il 13/08/1873 a Kobel, in Bulgaria. La proprietà di suo padre, in Dobrugia, passò alla Romania dopo la guerra russo-turca, e la famiglia diventò romena. Nel 1890, Christian, già socialista, si vide chiudere le scuole bulgare. Si recò quindi a Ginevra, dove incontrò Plechanov e militò nel movimento socialdemocratico studentesco. Nel 1893, a vent’anni, rappresentò i socialisti bulgari al congresso della Seconda Internazionale di Zurigo, dove si legò a Rosa Luxemburg. Nel 1894 si recò a Berlino dove conobbe Wilhelm Liebknecht. Espulso dalla Prussia, si trasferisce in Francia dove nel 1897 diventa dottore in medicina, a Montpellier, con una tesi su L’eziologia della criminalità e la degenerazione. Nel 1898 pubblicò anche La Russia e l’oriente in cui, nella tradizione di Marx, denunciava la politica zarista. Nel 1900 pubblicò la Francia moderna, poi Metternich e il suo tempo, nonchè vari articoli (con il nome di Isarov). Rientrato in Bulgaria nel 1905, Rakovskij partecipò alle rivolte contadine culminate nel 1907, anno in cui fu espulso dalla Romania e privato dei diritti civili, che gli furono restituiti soltanto nel 1912. In quell’epoca Trockij tracciò una prima biografia dell’amico, nell’ambito di una cronaca ripresa nel suo libro La guerra dei Balcani. Rakovskij, scriveva Trockij, non è romeno, ma bulgaro, originario di quella parte della Dobrugia ceduta alla Romania con il trattato di Berlino (1879).Nel 1905, dopo il raduno di solidarietà con il popolo russo, Rakovskij fondò il settimanale ‘Romania Muncitoare’ con alcuni operai avanzati e con la collaborazione di Gherea.”,”RIRB-027-FL”
“RAKOVSKIJ Christian Georgevic, a cura di Marco LOMBARDI”,”I pericoli professionali del potere e altri scritti.”,”Christian Georgevic Rakovskij è nato il 13/08/1873 a Kobel, in Bulgaria. La proprietà di suo padre, in Dobrugia, passò alla Romania dopo la guerra russo-turca, e la famiglia diventò romena. Nel 1890, Christian, già socialista, si vide chiudere le scuole bulgare. Si recò quindi a Ginevra, dove incontrò Plechanov e militò nel movimento socialdemocratico studentesco. Nel 1893, a vent’anni, rappresentò i socialisti bulgari al congresso della Seconda Internazionale di Zurigo, dove si legò a Rosa Luxemburg. Nel 1894 si recò a Berlino dove conobbe Wilhelm Liebknecht. Espulso dalla Prussia, si trasferisce in Francia dove nel 1897 diventa dottore in medicina, a Montpellier, con una tesi su L’eziologia della criminalità e la degenerazione. Nel 1898 pubblicò anche La Russia e l’oriente in cui, nella tradizione di Marx, denunciava la politica zarista. Nel 1900 pubblicò la Francia moderna, poi Metternich e il suo tempo, nonchè vari articoli (con il nome di Isarov). Rientrato in Bulgaria nel 1905, Rakovskij partecipò alle rivolte contadine culminate nel 1907, anno in cui fu espulso dalla Romania e privato dei diritti civili, che gli furono restituiti soltanto nel 1912. In quell’epoca Trockij tracciò una prima biografia dell’amico, nell’ambito di una cronaca ripresa nel suo libro La guerra dei Balcani. Rakovskij, scriveva Trockij, non è romeno, ma bulgaro, originario di quella parte della Dobrugia ceduta alla Romania con il trattato di Berlino (1879).Nel 1905, dopo il raduno di solidarietà con il popolo russo, Rakovskij fondò il settimanale ‘Romania Muncitoare’ con alcuni operai avanzati e con la collaborazione di Gherea. E’ morto nel 1941.”,”RIRB-006-FV”
“RAKOVSKY Christian”,”I pericoli professionali del potere. Perché la degenerazione burocratica?”,”L’introduzione contiene note biografiche di RAKOVSKY.”,”RIRO-133″
“RAKOVSKY Christian”,”I pericoli professionali del potere. Perché la degenerazione burocratica? (Lettera al compagno Valentinov, 6 agosto 1928).”,”L’introduzione contiene note biografiche di RAKOVSKY. Egli fu l’ ultimo tra i vecchi compagni di TROTSKY a capitolare. Il presente testo è stato ripreso dal volume ‘Les bolcheviks contre Staline’, IVe INTERNATIONALE, PARIS. Traduzione introduzione e note di Attilio CHITARIN”,”PARx-022″
“RAKOVSKY Christian DUMAS Charles”,”Les socialistes et la guerre. Discussion entre socialistes francais et socialistes roumains (1915).”,”””Io non sono tra quelli che si affliggono nel vedere la Russia al fianco della Francia e dell’ Inghilterra, non più di quanto non mi affligga vedere i realisti francesi combattere per una vittoria che renderà la Repubblica non sradicabile in Francia. La vita cambia il contenuto delle parole: una guerra che getterà a terra due dinastie, che libererà le nazionalità. che abbatterà il militarismo, una tale guerra non è più una guerra, nel senso in cui si intendeva in passato. Bisogna scegliere tra due risultati; e la neutralità, quando vi sono in gioco i destini stessi dell’ umanità, non si può giovare nella storia che del ricordo di Ponzio Pilato””.”,”SOCx-116″
“RAKOVSKY Christian”,”Roumanie et Bessarabie.”,”RAKOVSKY C. era all’ epoca rappresentante diplomatico dell’ URSS a Londra.”,”EURC-068″
“RAKOVSKY Christian, a cura di Gus FAGAN”,”Selected Writings on Opposition in the USSR 1923-30.”,”Gus FAGAN è nato a Newfoundland nel 1942. Dopo essersi laureato in filosofia a Dublino fece ricerche nelle università di Tübingen ed Oxford. Nel 1974 è diventato Lecturer in humanities al Dawson College, Montreal e da allora ha lavorato all’interno dell’ Institute of Soviet and East European Studies della Glasgow University.”,”RIRB-103″
“RALEA Michel”,”L’ idée de Révolution dans les doctrines socialistes. Etudes sur l’ évolution de la tactique révolutionnaire.”,”Dedica al suo maestro C. BOUGLE’ A. Blanqui e le società segrete. (pag 208) “”Fino al 1840, data alla quale il comunismo di Babeuf comincia ad essere rimpiazzato da quello di Cabet, la sua influenza è preponderante. Anche dopo questa data si verificano numeri tentativi di conciliazione tra questi due tipi di comunismo. Ciò che li separa, è prima di tutto la questione della tattica rivoluzionaria. Cabet è per l’ evoluzione e la propaganda pacifica, mentre i discepoli di Babeuf proconizzano la violenza. L’ inflenza del grande rivoluzionario si esercita soprattutto sul partito repubblicano. Se il socialismo rappresentato da Saint-Simon, Fourier o Cabet, resta pacifico e inoffensivo, il repubblicanesimo al contrario è violento, si nutre di idee di cospirazione e d’ insurrezione.”” (pag 208-209) “”Blanqui, qui est à ce point de vue la figure la plus caractéristique, résume en lui, mieux que nul autre, la tactique révolutionnaire des sociétés secrètes””. (pag 209)”,”TEOC-398″
“RALEIGH Donald J. a cura”,”Soviet Historians and Perestroika. The First Phase.”,”Donald J. Raleigh, professor of history at the University of North Carolina at Chapel Hill, has been editor of the translation journal Soviet Studies in History since 1979. He is author of Revolution on the Volga; 1917 in Saratov, and is now at work on a study of the Civil War Saratov Province. Introduction, Index, About the Editor,”,”STOx-045-FL”
“RALEIGH Donald J.”,”Revolution on the Volga. 1917 in Saratov.”,”Donald J. Raleigh, professor of history at the University of North Carolina at Chapel Hill, has been editor of the translation journal Soviet Studies in History since 1979. He is author of Revolution on the Volga; 1917 in Saratov, and is now at work on a study of the Civil War Saratov Province. Preface, Maps, Conclusion, Appendix: Additional Results of Elections to the Constituent Assembly, Selected Bibliography, Table, Notes, Foto, Index, Studies in Soviet History and Society, edited by Joseph S. Berliner, Seweryn Bialer, and Sheila Fitzpatrick,”,”RIRx-092-FL”
“RALEIGH Donald J. a cura, Contributors James T. ANDREWS Delano DUGARM Michael C. HICKEY Elena IARSKAIA-SMIRNOVA Jeffrey W. JONES Roberta T. MANNING Paula A. MICHAELS Douglas T. NORTHROP Irina KOROVUSHKINA PAERT Karl D. QUALLS Pavel ROMANOV David R. SHEARER Mark B. TAUGER Serhy YEKELCHYK”,”Provincial Landscapes. Local Dimensions of Soviet Power, 1917 – 1953.”,”James T. Andrews received his Ph.D., at the University of Chicago and is assistant professor of modern Russian history at Iowa State University. Delano DuGarm received his Ph.D. from Stanford University and is an independent scholar in St. Croix Falls, Wisconsin. Michael C. Hickey is associate professor of history at Bloomsburg University of Pennsylvania. Elena Iarskaia-Smirnova is a doctor of sociology and head of the Department of Social Work and Social Anthropology at Saratov State Tchnical University. Jeffrey W. Jones completed his Ph.D. at the University of North Carolina-Chapel Hill, in 1999, and is visiting assistant professor of history at the University of North Carolina Greensboro. Roberta T. Manning is associate professor of history at Boston College and is the author of numerous books and articles on Russian and soviet history. Paula A. Michaels received her Ph.D. from the University of North Carolina-Chapel Hill and is assistant professor of history at the University of Iowa. Douglas T. Northrop received his Ph.D. at Stanford University and is assistant professor of history at the University of Georgia. Irina Korovushkina Paert received her Ph.D. from the University of Essex and is a Simon Research Fellow at the University of Manchester. Karl D. Qualls received his Ph.D. from Georgetown University and is currently teaching at Dickinson College. Donald J. Raleigh is Pardue Professor at the University of North Carolina Chapel Hill. Pavel Romanov is a doctor of sociologynand professor at Saratov State Technical University, where he heads the Center for Research on Social Policy. David R. Shearer is associate professor of history at the University of Delaware. Mark B. Tauger received his Ph.D. at UCLA and is associate professor of history at West Virginia University. Serhy Yekelchyk received his Candidate’s degree from the Ukrainian Academy of Scieces in Kiev and his Ph.D. from the University of Alberta. Following a postdoctoral fellowship at the University of Michigan, he accepted an appointment as assistant professor of history at the University of Victoria. List of Illustrations and Tables, Acknowledgments, Introduction, Notes, Contributors, Index, Pitt Series in Russian and East European Studies, Jonathan Harris, Editor”,”RUSU-114-FL”
“RALLI Marcello a cura”,”Libertà e giustizia. Foglio settimanale democratico-sociale, organo dell’ associazione omonima, Napoli, 17 agosto – 24 dicembre 1867. Edizione integrale.”,”””Gli Stati Uniti d’ America sembrano ringiovaniti dalla sanguinosa guerra sostenuta a prò dell’ umanità: la classe operaia ha già costituito un forte centro e, la sua attività dirigendo contro la borghesia, che ivi prepondera, ha costretto parecchie legislature ad accettare la legge delle otto ore. In occasione dell’ elezione del futuro presidente i diversi partiti politici si veggono costretti a fare le loro professioni di fede: il partito radicale per bocca di Wade ha riconosciuto la necessità di occuparsi principalissimamente della questione del capitale e del lavoro e si è pronunciato nettamente per la trasformazione del capitale e della proprietà fondiaria. Poiché quivi la classe operaia ha un’ alta forza di organizzazione, così è anche in istato di far valere la propria volontà.”” (pag 67) “”la classe operaia, se vuole proseguire la lotta con unità di veduta e con successo, bisogna che tramuti in internazionali le sue associazioni nazionali. Che tutti gli operai considerassero attentamente questo nuovo stadio della questione (…)”” (pag 68) (dal proclama del Consiglio generale dell’ Associazione operaia internazionale, Londra agosto 1867, segretari corrispondenti: E. Dupont (Francia), C. Marx (Germania) Zabicki (Polonia), A. Jung (Svizzera) I. Fox (America), Besson (Belgio), Carter (Italia), I. La Farque (Spagna), Hanseu (Olanda e Danimarca). G. Odgers (presidente), G. Eccarius (vicepresidente), W. Dell (tesoriere), Shaw (segretario tesoriere), Pietro Fox (segretario generale))”,”EMEx-056″
“RALLO Michele”,”La Grecia, il Panellenismo e il Risorgimento Balcanico, 1814-1918. Un punto di vista italiano.”,”Dono di Sanguineti Michele Rallo è nota per gli studi sull’Europa sud-orientale fra le due guerre mondiali e sul ruolo della diplomazia italiana nella vita politica e sociale dei paesi danubiani e balcanici. E’ autore di ‘L’epoca delle rivoluzioni nazionali in Europa, 1941-1945’, giunto al quinto tomo. Il sesto volume dell’opera sarà dedicato alla Grecia. Michele Rallo è nato a Trapani nel 1946. Impegnato fin da giovanissimo in politica, è stato consigliere comunale della sua città per tre mandati, poi deputato al Parlamento nazionale per due legislature. Studioso di storia contemporanea, ha pubblicato diversi lavori relativi alle vicende dei paesi dell’Europa Orientale. Collabora a varie riviste del settore. (f. Aracne)”,”GREx-029″
“RALSTON David B.”,”Importing the European Army. The Introduction of European Military Techniques and Institutions into the Extra-European World, 1600-1914.”,”David B. Ralston è Associate Professor of History al Mussachusetts Institute of Technology (Mit), e autore di ‘The Army of the Republic’ (1967) e curatore di ‘Soldiers and States’ (1966). Coeditore di ‘Revolution: A Reader’ (1970).”,”QMIx-127-FSL”
“RAMA Carlos M.”,”Historia del movimiento obrero y social latinoamericano contemporaneo.”,”Alcune note biografiche di RAMA nel risvolto di copertina.”,”MALx-010″
“RAMA Carlos M.”,”Ideologia, regiones y clases sociales en la España contemporanea.”,”RAMA è un noto professore universitario cattedratico di storia e sociologia presso l’ Università di Montevideo, sua città natale. Ha insegnato per vent’anni nell’Università del Cile e dal 1974 insegna all’ Università autonomo di Barcellona.”,”SPAx-034″
“RAMA Carlos M.”,”Las ideas socialistas en el siglo XIX.”,”RAMA Carlos M. professore nel dipartimento di Storia e sociologia dell’ Università di MOntevideo sua città natale, San Juan de Puerto Rico, Parigi, Burdeos, Santiago de Chile, Autonoma de Barcelona. Si è diplomato in diritto e scienze sociali nell’ Università dell’ Uruguay e in Lettere alla Sorbona. Ha scritto molte opere (v. 4° copertina). “”Uno dei punti di attrito più acuti è il tema dell’ organizzazione interna dell’ AIT, poiché Marx è centralista e cerca dirigere il movimento da Londra, mentre Bakunin è partigiano della completa autonomia delle sezioni nazionali. La guerra franco-prussiana e poi la Comune di Parigi, che sono naturalmente avvenimenti importanti della storia del socialismo di questi anni, aprono una parentesi nello shock che si produrrà nelle conferenze di Londra e dell’ Aja negli anni 1871 e 1872. Marx al momento “”si accapparra la Prima Internazionale, ma la uccide””. In questi congressi, contro i prudhoniani e i bakuninisti, rafforza la tesi dell’ azione politica; centralizza l’ organizzazione contro l’ opinione delle sezioni: tenta di dissolvere la Federazione Jurassiana bakuninista; fa espellere lo stesso Bakunin per mantenere nell’ organizzazione la sua Alleanza per la Democrazia Socialista e alla fine trasferisce la sede del Consiglio da Londra a New York. I gruppi orientati dai balnquisti, prodhoniani e bakuninisti si ritirano in massa; i sindacati inglesi ottengon un’ autonomia speciale che praticamente li svincola, e a questo punto a Marx rimangono solo i tedeschi e i discepoli isolati. Nel 1876, a New York, si dichiara ufficialmente disciolta l’ Internazionale di Marx (…)””. (pag 147)”,”SOCx-136″
“RAMA Carlos M.”,”Historia de America Latina.”,”RAMA Carlos M. ha insegnato nelle università di Montevideo, Cile, Messico, Bordeaux, Parigi, San Juan di Puerto Rico. Ora insegna storia d’ America nell’ Università Autonoma di Barcellona. “”La diffusione del marxismo e del populismo dal 1917. (…) Nel gennaio 1918, i dissidenti del PS argentino fondano il Partido Internacional Socialista, che l’ anno seguente si farà chiamare Comunista. In Uruguay, al contrario, sarà la maggioranza del PS che deciderà di aderire alla Terza Internazionale e cambiare il suo nome in PC. Questi partiti marxisti rivoluzionari avranno l’ adesione di militanti operai formatisi nell’ anarcosindacalismo, e in Brasile si verificherà il caso nel 1921 della fondazione del PC locale sulla base di dirigenti di questa tendenza. Nello stesso anno c’è la trasformazione del vecchio partito socialista dei lavoratori cileni di Luis Emilio Recabarren in Partito Comunista.”” (pag 232)”,”AMLx-080″
“RAMA Carlos M.”,”La crisis española del siglo XX.”,”Le misure della Rivoluzione sociale del 1936. “”En la práctica cada región, y aun cada comarca, adoptó una forma especial de organización. En Cataluña, Aragón y Levante predominó un sistema que creó comunidades agrarias donde se abolieron todas las formas de propriedad privada de los medios de producción y se repartieron los bienes de acuerdo al principio comunista de “”cada uno de acuerdo a sus posibilidades, y a cada uno de acuerdo a sus necesidades””. Los ayuntamientos en numerosos pueblos tomaron a su cargo las explotationes abandonadas por los grandes propietarios, y como toda la población ingresó en la economía colectiva se llegó a la supresión de la moneda, etcétera. En el campo comercial e industrial los efectos revolucionarios no fueron tan señalados, pero en general pasaron a ser propriedad municipal, sindical, o cooperativa un amplio porcentaje de las explotaciones del país. En Cataluña por el decreto del 24 de octubre de 1936, “”Serán obligatoriamente colectivizadas todas las empresas industriales y comerciales que el día 30 de junio de 1936 ocupaban a más de 100 asalariados y asimismo aquelles que, ocupando una cifra inferior de obreros, sus patronos hayan sido declarados facciosos, o hayan abandonado la empresa. No obstante, las empresas de menos de cien obreros podrán ser colectivizadas si se ponen de acuerdo la mayoría de los obreros y el propietario o propietarios, etc.”” (art. 2).”” (pag 232)”,”SPAx-087″
“RAMA Carlos”,”L’Amérique latine et la Première Internationale.”,”C. Rama, Montevideo”,”MOIx-046-P”
“RAMACCIONI Paolo a cura, saggi di Paolo RAMACCIONI Riccardo TACCHINARDI Paolo PASTORI”,”Il socialismo marxiano tra ideologia e istituzione. L’ URSS come potenza ‘capitalistica’?”,”Coercizione nelle campagne. “”””Come farete a conservare lo Stato operaio quando si svilupperà il capitalismo nelle campagne? – chiesero infatti a Lenin nel 1921. Come impedirete all’ “”a solo”” della rivoluzione proletaria (intrapresa senza l’appoggio completo dei contadini) di diventare “”un canto funebre””? La risposta dell’allievo di Plechanov – che, a differenza di Marx, non si era mai sognato di considerare “”il coltivatore come la più grande FP della Russia”” e che, da molto tempo, si batteva per fornire all’azienda contadina individuale “”un aiuto che non consista sol tanto nell’incoraggiamento, ma anche nella coercizione”” – è formulata in termini assai espliciti da Lenin nel marzo del 1921: “”Il contadino deve patire un po’ la fame per evitare che la fabbrica e le città muoiano di fame””… ma siccome il contadino non può capire, “”non si potrà fare a meno della costrizione””…””. (pag 107-108)”,”RUSU-195″
“RAMAT Paolo; ENGELS Friedrich; NASSISI Anna Maria”,”Gli scritti di Engels sulla protostoria dei Germani (Ramat); Sulla protostoria dei germani (Engels); A proposito di alcuni testi di Marx (Nassisi).”,”Note a proposito dello scritto di Engels pubblicato postumo (Berlino, 1952) ‘Zur Urgeschichte der Deutschen’ scritto da Engels nel 1881-1882. In Italia sarà pubblicato nel 1974: ‘Storia e lingua dei germani. Scritti filologici, a cura di Paolo Ramat, Editori Riuniti Engels sulla decadenza dell’ esercito romano. Il latifondo e l”estinzione’ degli italici. “”Erano le ultime forze vitali della morente repubblica, quelle che Cesare aveva impiegato per sottomettere la Gallia. Le legioni fin dall’epoca di Mario fatte di soldati mercenari, ma ancora esclusivamente di italici, morivano letteralmente a poco a poco da Cesare in poi, nella misura in cui gli italici stessi stavano scomparendo a causa dei latifondi che si estendevano ed erano coltivati da schiavi. Si potevano mettere insieme i 150.000 uomini costituenti il nucleo della fanteria delle 25 legioni solo impiegando i mezzi più estremi. La durata di 20 anni del servizio militare non veniva rispettata, i veterani che avevano terminato il servizio venivano costretti a rimanere sotto le insegne per un periodo indeterminato. Questa fu la causa della sommossa delle legioni renane alla morte di Augusto che Tacito dipinge con tanta evidenza e che, colla sua stana mistione di insubordinazione e disciplina, ricorda così vivamente le sommosse dei soldati spagnoli di Filippo II nei Paesi bassi: i due casi testimoniano della solida struttura dell’esercito, verso il quale il principe ha rotto la parola data. Abbiamo visto come Augusto tentò inutilmente dopo la disfatta di Varo di far applicare le vecchie leggi di coscrizione cadute in disuso; come egli dovette ricorrere a soldati che avevano già portato a termine il loro servizio e perfino a liberti – già durante la rivolta pannonica li aveva arruolati. La riserva di figli di liberi coloni italici era scomparsa coi liberi coloni italici medesimi. Ogni nuovo contingente di riserva aggiunto alle legioni peggiorava la qualità dell’esercito. E poiché tuttavia bisognava risparmiare il più possibile queste legioni, il nucleo difficilmente conservabile di tutta la forza militare, vengono in primo piano sempre più le truppe ausiliarie, combattono battaglie in cui le legioni costituiscono ormai solo la riserva, tanto che già all’epoca di Claudio i batavi potevano dire: le province furono conquistate col sangue delle province. Con un simile esercito, sempre più lontano dalla disciplina e dalla saldezza dell’antica Roma e con ciò anche dall’antico modo di combattere romano, sempre più formato di provinciali e infine per lo più addirittura di barbari estranei all’impero, già ora non si poteva condurre più quasi nessuna grossa guerra offensiva, e presto non si sarebbe potuto combattere nemmeno nessuna grossa battaglia offensiva. La degenerazione dell’esercito spinse lo Stato sulla difensiva, che fu condotta dapprima ancora sotto forma di attacco, presto però in modo sempre più passivo, finché il peso dell’assalto, passato interamente ai germani, lungo tutta la linea del Mare del nord fino al Mar nero traboccò irresistibilmente oltre il Reno e il Danubio”” (pag 180-181) [Friedrich Engels,’Sulla protostoria dei germani’] ‘Già all’epoca di Claudio i batavi potevano dire: le province furono conquistate col sangue delle province’ Ramat cita lo studio di Giorgio Dolfini: ‘Engels filologo’ (1965): Giorgio Dolfini, stimatissimo filologo e letterato (1927-1983), è il fondatore dell’Istituto di Germanistica dell’Università degli Studi di Milano, costituitosi il 18 dicembre 1980 come entità autonoma rispetto al vecchio Istituto di Lingue e Letterature Germaniche (Anglistica e Germanistica). L’Istituto di Germanistica si è poi trasformato, nell’anno 2000, nell’attuale Sezione di Germanistica del Dipartimento di Studi Linguistici Letterari e Filologici. A Giorgio Dolfini si deve anche la nascita e lo sviluppo del settore di Lingue e Letterature Scandinave, diretto da Margherita Giordano Lokrantz (1935-2004) fin dal 1973. La produzione di Giorgio Dolfini spazia dalla filologia alla letteratura e comprende studi linguistici, testuali e critici applicati ai vari settori e alle diverse epoche dell’area germanica. http://users.unimi.it SCRITTI DI GIORGIO DOLFINI (questo elenco in ordine cronologico non comprende le recensioni e le collaborazioni apparse su riviste quali Belfagor, il Ponte e Paideia) 1956 György Lukács, Thomas Mann e la tragedia dell’arte moderna, traduzione di Giorgio Dolfini, Milano, Feltrinelli, 1956 – Milano, SE, 2005 Anna Seghers, La via di febbraio, prefazione di Giorgio Dolfini, Firenze, Parenti, 1956 1957 György Lukács, La lotta fra progresso e reazione nella cultura d’oggi, traduzione di Giorgio Dolfini, Milano, Feltrinelli, 1957 1961 Giorgio Dolfini, Il teatro di Georg Büchner, Milano, Feltrinelli, 1961, Studi di filologia moderna / Università degli Studi di Pisa ’Localizzazione’GERMANISTICA: 11L.D06.B010.047 1962 Georg Büchner. Dantons Tod, introduzione e commento di Giorgio Dolfini, Milano e Messina, Principato, 1962 Giorgio Dolfini, Il teatro: limiti e prospettive, “Questo e altro”, Dicembre 1962, n.2, pp. 149-155 1963 Georg Büchner, Opere, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, Adelphi, 1963 ’Localizzazione’GERMANISTICA: 11L.D06.B009.005 e 11L.D.FGI.B011.003 Alfred Döblin. Berlin Alexanderplatz, introduzione di Giorgio Dolfini, traduzione di A. Spaini, Milano, Rizzoli, 1963 Georg Büchner, Lenz, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, Adelphi, 1963 e 1996 (Piccola Biblioteca Adelphi 236) 1964 Gli ultimi Minnesänger. Testi per le esercitazioni di filologia germanica, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, La Goliardica, 1964 1965 Giorgio Dolfini, Engels filologo, “Il Corpo – Rivista mensile di filosofia”, Settembre 1965, n. 2, pp. 65-82 Giorgio Dolfini, Considerazioni sulla lingua di Thomas Platter – Sintassi e ordine delle parole, RIL (Rendiconti dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere), 1965, vol. 99, pp. 221-250 ’Disponibile per il download’Considerazioni sulla lingua di Thomas Platter 1966 Thomas Mann, Altezza reale, a cura di Giorgio Dolfini, traduzione di L. Brusotti, Milano, Mursia, 1966 (GUM 24) Giorgio Dolfini, Lineamenti di grammatica dell’antico alto tedesco, Milano, Mursia, 1966, 1974 Giorgio Dolfini, I meccanismi operativi, “Il Corpo – Rivista mensile di filosofia”, Giugno 1966, n. 4, pp. 307-310 1967 Giorgio Dolfini, Grammatica del medio alto tedesco, Milano, Mursia, 1967, 1976 Giorgio Dolfini, Sulle formule magiche e le benedizioni nella tradizione germanica, RIL (Rendiconti dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere), 1967, vol. 101, pp. 633-660 ’Disponibile per il download’Sulle formule magiche e le benedizioni nella tradizione germanica Giorgio Dolfini, Sulla dentale nella Regola di Notker, ACME (Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano), 1967, vol. 20,1, pp. 51-59 Giorgio Dolfini, ‘chnospinci’, Atti del Sodalizio Glottologico Milanese, Seduta del 29-4-1967, pp. 3-7 1968 La parabola del figliol prodigo nella tradizione germanica. Testi paralleli a cura di Giorgio Dolfini, Milano, La Goliardica, 1968 Giorgio Dolfini, Etimologia popolare e mito, “Il Corpo – Rivista mensile di filosofia”, Giugno 1968, n. 6-7, pp. 498-502 1970 Giorgio Dolfini, Limen: per un’interpretazione della 25a aventiure del Nibelungenlied, Milano, Mursia, 1970 1971 Giorgio Dolfini, Antico alto tedesco “gomman” e la designazione di “marito”, RIL (Rendiconti dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere), 1965, vol. 99, pp. 221-250 1972 Giorgio Dolfini, Appunti sullo studio dell’isola linguistica cimbra, “Studi germanici” nuova serie Anno X, n 1, 1972, pp. 261-269 Iscrizioni runiche antiche, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1972 1975 Snorri Sturluson. Edda, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, Adelphi, 1975 (Biblioteca Adelphi 61) 1977 Walther von der Vogelweide. Canti, scelta e introduzione di Giorgio Dolfini, traduzione di M. G. Andreotti Saibene, acqueforti e disegni di Karl Plattner, Milano, Verba, 1977 1979 Max Lüthi, La fiaba popolare europea: forma e natura, premessa di Giorgio Dolfini, traduzione di M. Cometta, Milano, Mursia, 1979 Giorgio Dolfini, Sulla universalità della fiaba. ACME (Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano), 1979, vol. 32,3, pp. 329-336 1980 Jacob e Wilhelm Grimm. Fiabe: per i fanciulli e la famiglia, introduzione e appendice di Giorgio Dolfini, traduzione di C. Bovero, Milano, Mondadori, 1980 (Oscar narrativa 1221-1223) Giorgio Dolfini, Immagini dal Medio Evo: un buon selvaggio? ACME (Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano), 1980, vol. 33,1-2, pp. 5-14 André Jolles, Forme semplici: leggenda sacra e profana, mito, enigma, sentenza, caso, memorabile, fiaba, scherzo, premessa di Giorgio Dolfini, Milano, Mursia, 1980 1981 Il poema di Laurin, presentazione di Giorgio Dolfini, traduzione di M. Cometta, di acqueforti e disegni di Karl Plattner, Milano, Verba, 1981 1983 Giorgio Dolfini, L’entelechia di Faust, Studi di letteratura francese (Rivista annuale della Sezione Francese dell’Istituto di Lingue e Letterature Neolatine dell’Università di Milano), 1983, vol. 171, 9, pp. 66-102 Johann Wolfgang Goethe, Novella, presentazione e traduzione di Giorgio Dolfini, Milano, Verba, 1983″,”MAES-003-FB”
“RAMAZANOGLU Huseyin a cura; saggi di Huseyin RAMAZANOGLU Caroline RAMAZANOGLU Kutlay EBIRI Fikret SENSES Feroz AHMAD”,”Turkey in the World Capitalist System. A Study of Industrialisation, Power and Class.”,”RAMAZANOGLU Huseyin lavora presso la School of Social and Historical Studies Portsmouth Polytechnic. Saggi di Huseyin RAMAZANOGLU Caroline RAMAZANOGLU Kutlay EBIRI Fikret SENSES Feroz AHMAD.”,”TURx-013″
“RAMBALDI Enrico”,”Le origini della Sinistra hegeliana. H. Heine, D.F. Strauss, L. Feuerbach, B. Bauer.”,”Università degli Studi di Milano, Filarete on Line, Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia Contiene in appendice: VII. Karl Marx ed Heinrich Heine (pag 323-328) “”La soglia che anche allora separerà Marx (come pure il Feuerbach delle ‘Tesi’ e dei ‘Principi’) da Heine, sarà squisitamente filosofica: questi non intese la portata antihegeliana della critica alla predicazione speculativa, non intese il valore né le implicazioni filosofiche del «rovesciamento» – come allora si diceva – della dialettica hegeliana, nonostante avesse, come si è visto, chiara coscienza delle implicazioni politiche (necessità di passare «dalla dottrina all’ azione») ed ateistiche della posizione di ‘hegelismo radicale’ (che tale per lui rimaneva la posizione di Feuerbach e dei comunisti) del 1843-1844, e partecipasse dell’avversione di Marx (ecco un altro chiaro elemento d’influenza culturale di questi sul poeta) per i «liberi» della «critica critica»”” (pag 324) [Karl Marx ed Heinrich Heine]”,”HEGx-045″
“RAMBALDI Enrico”,”La critica antispeculativa di L.A. Feuerbach.”,”Ludovico Andrea Feuerbach Capitolo V: ‘La valutazione di Feuerbach nella sinistra’: F. e Engels; F. e Hess; F. e Ruge; F. e Stirner; F. e Marx (pag 131-187) “”Il più famoso giudizio sul fatto che ‘L’essenza del cristianesimo’ fosse opera che ‘rimetteva sul trono’ il materialismo e gettava via, senza tanti preamboli, l’idealismo hegeliano, risale a F. Engels (1). Ma si tratta di un giudizio espresso nel 1886, e che in verità era lontano dal giudizio che lo stesso Engels storicamente diede all’apparire del libro o immediatamente dopo. Nel suo violento opuscolo su ‘Schelling e la rivelazione’ (2), ad es., Engels considera ‘L’essenza del cristianesimo’ opera per nulla affatto antihegeliana, ed anzi avvicina direttamente Feuerbach agli altri giovani hegeliani (Strauss e Ruge in primo luogo), giudicandolo il più geniale e rivendicando per lui e gli altri il diritto di proclamarsi veri continuatori ed interpreti dell’opera del maestro a tutti comune, Hegel! (…) Engels quindi rimprovera addirittura a Feuerbach, e questo dopo ‘L’essenza del cristianesimo’, di aver criticato la filosofia della religione hegeliana, anziché presentare la propria opera solo come suo sviluppo! (…) Quel che è certo, è che ad un anno di distanza dalla pubblicazione de ‘L’essenza del cristianesimo’, Engels, lungi dal vedere in Feuerbach un restauratore del materialismo, lo considerava un giovane hegeliano sostanzialmente non dissimile dagli altri, e dunque non aveva tenuto in nessun conto le affermazione fatte dallo stesso Feuerbach nel saggio ‘Per il giudizio de «L’essenza del cristianesimo»’. Lo stesso giudizio viene espresso in ‘Alexander Jung’, dove Feuerbach è di nuovo accostato agli altri giovani; ed in particolare, ancora, a Strauss (8). (…) Fu durante la stesura de ‘L’ideologia tedesca’ che i due amici ruppero definitivamente con Feuerbach. Il 19 agosto ’46 Engels scrive a Marx questo ruvido giudizio sul ‘L’essenza della religione’: «Se si prescinde a qualche bell”aperçu’, tutto il malloppo rifrigge la stessa pietanza» (19). In concomitanza con la preparazione della critica de ‘L’ideologia tedesca’, Engels s’era assunto il compito di schedare ‘L’essenza della religione’ (20), schedatura che effettivamente inviò a Marx il 15 ottobre ’46, con una lettera d’accompagnamento. (…) Gli appunti critici di Engels su Feuerbach concordano, sostanzialmente, con le ‘Glosse a Feuerbach’ di Marx, e vennero largamente usati nella stesura del capitolo I de ‘L’Ideologia tedesca’, per quanto Feuerbach vi sia trattato solo marginalmente. In essi (22) Engels accusa Feuerbach di non aver capito nulla della socialità dell’uomo (23) e di aver fatto un’antropologia a carattere esclusivamente religioso, cioè ancora una teologia, seppur rovesciata (24), nonché, soprattutto, di non esser riuscito a render ragione dell’esistenza e della disumanizzazione del proletariato (25). Nell’introduzione al ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, Engels fa riferimento anche a ‘L’ideologia tedesca’, scrivendo che il manoscritto non venne pubblicato ma abbandonato «alla rodente critica dei topi» (26). Il ‘Ludovico Feuerbach’ è certamente ancor oggi il più famoso testo critico sul nostro autore. Nella Germania degli anni ’20-’30, scrive Engels, filosofo veramente rivoluzionario era Hegel con la sua dialettica del mutamento, secondo la quale «nulla esiste all’infuori del processo ininterrotto del divenire e del perire» (27). Hegel però non sviluppò appieno questo lato rivoluzionario della propria impostazione, fu filosofo sistematico e conservatore, seppur con un metodo dialettico e rivoluzionario. Coloro che svilupparono il metodo rivoluzionario hegeliano, polemizzando contro la conservazione soprattutto in campo religioso, furono Strauss, Bauer e Stirner. (…)”” Enrico Rambaldi, ‘La critica antispeculativa di L.A. Feuerbach’, La Nuova Italia editrice, Firenze, 1966, (pag 131, 132, 133, 135, 136) [Capitolo V: ‘La valutazione di Feuerbach nella sinistra’: F. e Engels; F. e Hess; F. e Ruge; F. e Stirner; F. e Marx’ (pag 131-187)] [(1) F. Engels, L. Feuerbach, ed. cit., pp. 21-22; (2) F. Engels (apparso anonimo), ‘Schelling und die Offenbarung. Kritik des neuesten Reaktionsversuch gegen die freie Philosophie’, Leipzig, 1842, ora in M.E.; (8) F. Engels (sotto lo psuedonimo di Oswald Friedrich), rec. a Alexander Jung, ‘Vorlesungen über die moderne Literatur der Deutschen’, Danzig, 1842; la rec. apparve in “”Annali tedeschi””, nn. 160-162, 7-9 luglio 1842, pp. 640-647; ora in MEGA, I, II, pp: 323-335; cfr. in quest’ultima edizione i riferimenti a Feuerbach e Strauss alle pp. 324, 331, 334; (19) MEGA, III, I, p.14; (20) Ibid., pp. 39-43; lettera del 16 settembre 1846; (22) Questi appunti sono di grandissimo interesse, e a mio giudizio meriterebbero di essere molto più noti; sono riportati in MEGA, I, V, pp. 538-540; (23) Ibid., frammento b; (24) Ibid., frammento c; (25) Ibid., frammento c. Questo frammento è stato riportato quasi letteralmente nel cap. I de ‘L’ideologia tedesca’, ove s’accusa Feuerbach di non aver capito nulla dell’esistenza inumana di milioni d’operai; cfr. K. Marx F. Engels, ‘Die deutsche Ideologie. Kritik der deutschen Philosophie in ihren Repräsentanten Feuerbach, B. Bauer und Stirner, und des deutschen Sozialismus in seinen verschiedenen Propheten, prima edizione in MEGA, V, pp. 3-528; trad. it., ‘L’ideologia tedesca… (a cura di F. Codino), Roma, 1958, edizione da cui cito. Per l’utilizzazione del citato frammento c, cfr. ivi, p. 39; (26) F. Engels, ‘L. Feuerbach’, ed. cit., p. 7. Il libretto nacque come recensione al volume di C.N. Starcke, ‘L. Feuerbach’, ed. cit., rec, pubblicata nel 1886 sui fasc. IV e V di ‘Neue Zeit’. Due anni dopo venne edito autonomamente, con l’aggiunta di una nota preliminare e di un’appendice contenente le ‘Glosse’ di Marx. Engels dichiara ivi di non aver potuto utilizzare il ms. de ‘L’ideologia tedesca’ perché «i riferimenti critici a Feuerbach erano troppo scarsi» (p. 9); (27) Ibid., p. 15]]”,”TEOC-781″
“RAMBAUDI Cesare GRIMALDI Mario”,”Storie di porto. Soprannomi, aneddoti, burle e altro ancora.”,”D. Provino ex Console Compagnia Portuale Pippo Rebagliati di Savona.”,”LIGU-112″
“RAMBOZ Jacques”,”Contribution à l’ histoire de l’ Union Communiste (trotskyste), 1940-1950.”,”Nel 1947 nel secondo numero della rivista La Revolution Proletarienne, Pierre MONATTE caratterizzò il gruppo ‘La Lutte de Classes’ come “”più a sinistra dei trotskisti””. “”(…) il Piano Marshall di ricostruzione dell’ Europa era stato annunciato nel giugno 1947: era allo stesso tempo la creazione di un mercato europeo assolutamente necessario alla produzione americana, e un rilancio dell’ economia europea rovinata- in Francia, il potere d’ acquisto operaio era caduto del 10% in dieci mesi.”” (pag 47)”,”TROS-133″
“RAMBOZ Jacques, edizione francese a cura di Paolo CASCIOLA”,”L’ Union Communiste et les autres groupes trotskystes francais (1943-1947). En annexe: les proces-verbaux des rencontres entre l’ Union Communiste et le Parti Communiste Internationaliste 1945-1947.”,”””L’ esistenza di due organizzazioni – il PCI (partito comunista internazionalista, ndr) e l’ Union Communiste – che si richiamano al trotskismo e alla Quarta Internazionale crea in tutti i casi una certa confusione tra gli elementi d’ avanguardia. Nel mese di dicembre 1946, La Verité pubblica una “”mise en garde”” che riproduce La Lutte de Classes del giorno prima: “”Dei lettori ci scrivono che ricevono un giornale intitolato La Lutte de Classes, organo del Groupe Communiste pour la IV Internationale. Precisiamo che questo gruppo non ha niente in comune, né con la IV Internazionale di cui non fa parte, né con il PCI.”” (pag 9)”,”TROS-139″
“RAMELLA Secondo”,”Vecchio e nuovo sindacalismo. Negli episodi di un vecchio sindacalista socialista (1898-1957).”,”Contiene dedica autografa di RAMELLA a SCUCCHIA”,”MITT-080″
“RAMELLA Pietro”,”La Retirada. L’odissea di 500.000 repubblicani spagnoli esuli dopo la guerra civile (1939-1945).”,”Pietro Ramella è nato a Castellamonte (To) nel 1932. Laureato in economia e commercio prosso l’Università di Torino, è stato funzionario di un istituto di credito fio al collocamento in pensione nel giugno 1991. Nell’ottobre dello stesso anno si iscrive alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia dove si laurea nel 1995 discutendo la tesi ‘La Retirada’. Ha curato il diario della guerra Guerra di Spagna pubblicato nel 2002 da Mursia, con il titolo ‘In nome della libertà’ di Aldo Morandi. I libri di storia concludono la Guerra di Spagna il 1° aprile 1939, ma, se le armi tacquero, la tragedia del popolo spagnolo continuò. Francisco Franco mise in atto una repressione tanto feroce da essere ricordato come il più sanguinario dittatore in tempo di pace che l’Europa occidentale abbia conoscito: oltre 150.000 esecuzioni e 110.000 forzati nei battaglioni di lavoro. Non meno drammatico fu il destino di quanti tentarono con la fuga di sottrarsi alla vendetta de vincitori: internati come bestie sulle spiagge del Mediterraneo, obbligati a scegliere tra la Legione Straniera e il rientro in patria, arruolati a forza in compagnie di lavoro, gettati nella battaglia quando la Francia agonizzava, catturati dai tedeschi e deportati in Germania, si riscattorono combattendo nell’esercito e nella Resistenza francese. Traditi alla fine della guerra dagli Alleati che scelsero Franco «baluardo contro il comunismo» e li dimenticarono. Questo libro vuole raccontare le tragiche vicende di questi ‘olvidados de la historia’.”,”MSPG-277″
“RAMELLA Pietro”,”Dalla ‘Despedida’ alla Resistenza. Il ritorno dei volontari antifascisti dalla guerra di Spagna e la loro partecipazione alla lotta di liberazione.”,”Pietro Ramella è nato a Castellamonte (To) il 22 gennaio 1932. Laureato in Economia presso l’Università di Torino, è stato funzionario di un istituto di credito fio al collocamento in quiescenza a fine giugno 1991. Nell’ottobre dello stesso anno si è iscritto alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia, dove si è laureato nel giugno 1995, discutendo una tesi sulla Guerra di Spagna. Collaboratore di riviste d’indirizzo antifascista, ha curato il diario della Guerra di Spagna di Aldo Morandi pubblicato nel 2002 da Mursia con il titolo ‘In nome della Libertà’. Ha inoltre pubblicato ‘La Retirada – Odissea di 500.000 repubblicani spagnoli esuli dopo la fine della guerra civile (1936-1945), edito da Lampi di Stampa, Milano nel 2003 e ‘Francesco Fausto Nitti – L’uomo che beffò Hitler e Mussolini’, edito da Aracne Editrice, Roma, nel 2007.”,”MSPG-280″
“RAMELLA Pietro”,”Dalla ‘Despedida’ alla Resistenza. Il ritorno dei volontari antifascisti dalla guerra di Spagna e la loro partecipazione alla lotta di liberazione europea.”,”Pietro Ramella è nato a Castellamonte (To) il 22 gennaio 1932. Laureato in Economia presso l’Università di Torino, è stato funzionario di un istituto di credito fio al collocamento in quiescenza a fine giugno 1991. Nell’ottobre dello stesso anno si è iscritto alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia, dove si è laureato nel giugno 1995, discutendo una tesi sulla Guerra di Spagna. Collaboratore di riviste d’indirizzo antifascista, ha curato il diario della Guerra di Spagna di Aldo Morandi pubblicato nel 2002 da Mursia con il titolo ‘In nome della Libertà’. Ha inoltre pubblicato ‘La Retirada – Odissea di 500.000 repubblicani spagnoli esuli dopo la fine della guerra civile (1936-1945), edito da Lampi di Stampa, Milano nel 2003 e ‘Francesco Fausto Nitti – L’uomo che beffò Hitler e Mussolini’, edito da Aracne Editrice, Roma, nel 2007. Capitolo VI. La Resistenza. I resistenti in Italia, in Francia, in Belgio (pag 137-180)”,”MSPG-007-FSD”
“RAMOINO MELILLI Grazia”,”Filosofia e analisi in Gilbert Ryle.”,”Gilbert Ryle (Brighton, 19 agosto 1900 – Whitby, 6 ottobre 1976) è stato un filosofo britannico. Ryle fece parte della generazione di filosofi del linguaggio”,”FILx-012-FB”
“RAMOINO Pier Paolo, Ammiraglio”,”Una storia «Strategica» della Marina Militare Italiana.”,”””Per quanto riguarda la «strategia dei mezzi» il periodo che va dal 1939 al settembre 1943 è caratterizzato da importanti mutamenti della classica linea del pensiero navale nazionale, infatti mentre all’inizio si cerca di mandare avanti i programmi di costruzione impostati prima della guerra e legati a una politica di potenza formale (155), le esperienze quasi tutte negative dei mesi iniziali del conflitto portano a un cambiamento consistente di tali linee di pensiero. Molti e non a torto attribuiscono questo cambiamento a una più razionale e realistica visione da parte dei responsabili navali delle vere possibilità dell’Industria bellica italiana, ma si può anche ritenere che dopo la resa della Francia e la mancata «cattura» di navi della ‘Marine Nationale’, che viene impedita dalle condizioni politiche imposte da Hitler nell’armistizio con Vichy, la direzione della Regia Marina si rende conto di come la guerra navale si stia trasformando in una guerra di logoramento e che quindi vada sovvertito il concetto di «lotta in Mediterraneo con poche impegnative puntate offensive in condizioni di relativa superiorità», impostando invece un nuovo sistema operativo di sostegno agli scacchieri terrestri dell’Africa Settentrionale e dei Balcani attraverso il tradizionale uso dei «convogli». Alla strategia per una guerra di breve corso, in cui logicamente si può usare solamente lo strumento presente in inventario, si sostituisce quindi una strategia di «difesa del traffico», in cui gran parte delle grandi unità non servono a molto. La guerra marittima in Mediterraneo nel 1942 si svolse quindi, nonostante un periodo di alcuni mesi di indiscutibile superiorità dell’Asse, secondo lo schema logorante della protezione dei rifornimenti, che ambedue gli avversari ritengono prioritario su ogni altro tipo di operazione, i combattimenti infatti sono solo occasionali incontri tra le forze di protezione o di intercettazione ai convogli e questo vale anche a dare impulso a una programmazione dei mezzi poco portata all’innovazione”” (pag 126) [(155) Il nostro Capo del Governo era infatti convinto che il numero di Corazzate facessero la «graduatoria delle Nazioni»]”,”QMIS-013-FGB”
“RAMONET Ignacio”,”Il mondo che non vogliamo. Guerre e mercati nell’era globale.”,”Ignacio Ramonet (1943), direttore di Le Monde duplomatique, insegna teoria della comunicazione audiovisiva all’Università Parigi VII. Esperto di geopolitica e strategia internazionale, è uno dei promotori del Forum sociale mondiale di Porto Alegre.”,”ECOI-185-FL”
“RAMOS Jorge Abelardo”,”El Marxismo de Indias.”,”””Il conservatorismo del proletariato inglese”” (pag 214) “”Errori di Marx sulla colonizzazione dell’ India”” (pag 215) “”Engels plaude all’ aggressione yankee in Messico”” (pag 216) “”Le relazioni tra il proletariato inglese e la propria borghesia, nelle condizioni del dominio industriale del mondo della Gran Bretagna meritano i più severi giudizi di Marx ed Engels. In alcun momento considerazioni di “”internazionalismo astratto”” li portarono a perdere di vista la classe operaia concreta dell’ Inghilterra della loro epoca, che per tanti motivi ricorda l’ attuale proletariato nordamericano ed europeo.”” (pag 214) “”Engels, a sua volta, in una lettera a Kautsky non usava giri di parole: “”Tu mi domandi che cosa pensano gli operai inglesi della politica coloniale. Esattamente lo stesso di ciò che pensano della politica in generale: lo stesso che pensa il borghese. Qui non c’è un partito operaio, ci sono solo conservatori e liberal-radicali, e gli operai portano gioiosi le catene del monopolio inglese del mercato mondiale e delle colonie.”””” (pag 214)”,”MALx-028″
“RAMOS José Luis Martín”,”Historia de la UGT. Vol. 2. Entre la revolución y el reformismo, 1914-1931.”,”RAMOS José Luis M. (Barcelona, 1948) è cattedratico di storia contemporanea presso la Universidad Autonoma de Barcelona. Specialista di storia del movimento operaio, è autore di opere come ‘Els origens del partit Socialsita Unificat de Catalunya, 1930-1936′ (1977’, ‘Historia del socialismo español, 1939-1977’ (1989) e ‘Rojos contra Franco. Histoira del PSUC, 1939-1947′ (2002). E’ stato direttore della rivista ‘L’Avenç y Historiar’.”,”MSPx-076″
“RAMPINI Federico”,”Germanizzazione. Come cambierà l’ Italia.”,”Federico RAMPINI (Genova 1956) è stato corrispondente a Parigi e poi vicedirettore del ‘Sole-24 Ore’. Attualmente è capo della redazione milanese di ‘Repubblica’. Ha pubblicato analisi e commenti su ‘Le Figaro’ e ‘L’ Express’. Tra i suoi saggi ‘Il crac delle nostre pensioni’ (1994).”,”EURx-126″
“RAMPINI Federico”,”Il secolo cinese. Storie di uomini, città e denaro dalla fabbrica al mondo.”,”RAMPINI Federico corrispondente della ‘Repubblica’ da Pechino, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Già vicedirettore del Sole 24 Ore, e capo della redazione milanese della ‘Repubblica’, editorialista, inviato e corrispondente in varie capitali, ha insegnato nelle università di B erkeley e Shanghai. E’ autori di vari saggi (v: retrocopertina). “”Tra le rivendicazioni degli studenti che occuparono piazza Tienanmen nel 1989 c’era anche quella che il governo realizzasse un “”museo”” della Rivoluzione culturale, per rendere omaggio alle vittime e rivelare al paese gli orrori della dittatura. Naturalmente la richiesta non fu accolta. (…) La ragione prevalente per cui in Cina non cè stata una vera demaoizzazione ufficiale risiede nel fatto che la principale creazione di Mao, il Partito comunista, è tuttora al potere. Dire tutta la verità sul padre fondatore può far vacillare anche l’ unità e la solidità di un principio maoisto tuttora in vigore: quello secondo cui la Cina deve rimanere sotto l’ autorità assoluta del partito unico. Per quanto i suoi successori si siano allontanati dalle idee di Mao nella politica economica, nella politica estera, nella politica culturale e in tanti altri campi, essi non sono affatto disposti a rinunciare al potere e ai privilegi che la dittatura riserva ai membri della nomenklatura.”” (pag 118-119)”,”CINE-009″
“RAMPINI Federico”,”L’ impero di Cindia. Cina, India e dintorni: la superpotenza asiatica da tre miliardi e mezzo di persone.”,”RAMPINI Federico, corrispondente della ‘Repubblica’ da Pechino, è anche autore de ‘Il secolo cinese’. Ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. E’ capo della redazione milanese di Repubblica. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shanghai. Ritardo produttività agricola. “”E’ rimasta un’ agricoltura all’ antica, senza macchinari, tutta segnata dalla fatica umana. Per sfruttare al massimo quei campicelli in miniatura, si piantano gli alberi vicinissimi, incollati uno all’ altro. (…) La quantità di lavoro consacrata a ogni mela è spaventosa. Per lo stesso raccolto a cui un agricoltore statunitense dedica 200 ore del suo tempo, il cinese fatica 1400 ore. (…) “”Ogni mela viene toccata 17 volte prima di arrivare al mercato”” è il detto cinese (…)””. (pag 192) Pesticidi “”Il governo di Pechino assiste trionfante all’ ascesa di questa nazione come potenza agricola. Ormai un terzo di tutto il commercio mondiale di ortofrutta è made in China. Ma anche le autorità devono ammettere i pericoli per la salute.”” (pag 193) Rischi di epidemie. “”(…) “”In tutto il Guangdong tra galline, anatre e oche il consumo è di un miliardo all’ anno.”” Se questa zona da tempi immemorabili è il laboratorio d’incubazione delle grandi epidemie planetarie, oggi il boom economico ha ingigantito il pericolo. Per sfamare una popolazione sempre più numerosa, accorsa a lavorare nelle metropoli, si è creata una concentrazione senza precedenti di masse umane e animali, un ambiente ideale per lo scambio di malattie fra “”noi”” e “”loro””. Nella storia dell’ umanità non era mai accaduto che così tante persone e così tanti animali vivessero assieme in così poco spazio. All’ epoca dell’ ultima pandemia d’influenza che partì dal Guangdong, nel 1968, la Cina aveva 800 milioni di abitanti. Oggi ne ha mezzo miliardo in più. Allora aveva 5 milioni di maiali, oggi 508 milioni. I polli allevati nel 1968 erano 12,3 milioni, oggi sono 13 miliardi. Aumenta in misura esponenziale la probabilità statistica che in questi grandi numeri nasca il prossimo flagello epidemico, e che dall’ animale passi all’ uomo.”” (pag 199)”,”ASIE-018″
“RAMPINI Federico”,”La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo.”,”RAMPINI Federico corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della ‘Repubblica’ ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per ‘Rinascita’. Già vicedirettore del Sole-24 Ore e capo della redazione milanese della ‘Repubblica’, editorialista inviato e corrispondente a Parigi, Bruxelle, San Francisco ha insegnato nelle Università di Berkeley e Shanghai. Ha scritto vari libri. “”Nell’ India di oggi un membro delle caste inferiori è presidente della Corte Suprema. La nazione moderna e ‘politically correct’ tende a ripudiare le caste e quindi evita di usarle nei suoi censimenti demografici. Effettua però delle indagini parlamentari sul problema, e i risultati sono sconcertanti. L’ indagine del 1955 rivelava l’ esistenza di 2399 caste arretrate, venticinque anni dopo un’altra inchiesta ne contava ben 3743. Purushottam Agrawal, docente alla Nehru University di New Delhi, conclude senza esitazione: “”Nel corso degli anni la coscienza di casta, invece di affievolirsi, ha continuato ad affermarsi””. Mentre una parte dell’ India insegue gli ideali egualitari e meritocratici di Anand e del suo ‘Intoccabile’, resiste con vitalità anche la visione di Coomaraswamy di una società fondata sull’ identità antica e rassicurante delle corporazioni””. (pag 109)”,”INDx-093″
“RAMPINI Federico”,”Il crack delle nostre pensioni.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è vicedirettore del Sole 24 Ore dopo esserne stato corrispondente per 5 anni a Parigi.”,”ITAS-176″
“RAMPINI Federico”,”New Economy. Una rivoluzione in corso.”,”Federico Rampini è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia.”,”ECOI-139-FL”
“RAMPINI Federico”,”Dall’euforia al crollo. La seconda vita della New Economy.”,”Federico Rampini, giornalista editorialista di ‘Repubblica’ e corrispondente dagli Stati Uniti ‘Il ciclo economico – una creazione dell’era industriale – potrebbe diventare un anacronismo””: così scriveva il “”Wall Street Journal”” il 31 dicembre del 1999 nell’euforia ubriacante della New Economy. Mai profezia fu così brutalmente smentita dai fatti. Ora dilaga la tesi opposta: la New Economy è stata fasulla, solo bolla speculativa e niente sostanza. Anche questo è un errore tremendo, che porta a sottovalutare pericolosamente la crisi attuale. Ecco un’altra analogia con il 1929. Anche allora non si capì che quella crisi era più grave perché diversa. Ed era diversa perché era la crisi ciclica di un nuovo modello di capitalismo. Come ha ricordato Michael Mandel (1), proprio gli anni Venti segnarono la nascita di un modello di capitalismo americano che gli europei cominciarono a studiare, ammirare, o contestare: così oggi accade con la New Economy. Nel 1926 il direttore di “”The Economist””, Walter Layton, aveva scritto: «Nessun europeo può visitare l’America senza rendersi conto che al di là dell’Atlantico stanno avvenendo cambiamenti che equivalgono a una rivoluzione economica. Decine di milioni di persone hanno raggiunto livelli di benessere e di cultura molto più alti che in ogni altro paese del mondo di oggi e di gran lunga superiori a quanto sia mai avvenuto nella storia del mondo, mentre il ritmo del progresso materiale è accelerato a folle velocità». Parole familiari? Anche negli anni Venti si era diffusa l’illusione che il ciclo congiunturale fosse morto: il trionfo della grande industria fordista e taylorista sembrava rendere molto più prevedibile l’andamento della produzione e dei consumi rispetto ai tempi passati, in cui boom e recessioni erano legati al clima (nelle economie prevalentemente agricole, alle guerre, o alla conquiste coloniali. Invece il ciclo si sarebbe preso una rivincita crudele. Anche la forza dirompente del processo di innovazione tecnologica, lungi dall’aver stabilizzato la crescita, ha amplificato i ritmi normali dell’intera economia”” (pag 7-8) [(1) Michael Mandel, ‘Internet Depression’, Fazi Editore – Business International, Roma, 2001]”,”USAE-125″
“RAMPINI Federico”,”La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo.”,”Federico Rampini è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai.”,”INDE-002-FL”
“RAMPINI Federico”,”Germanizzazione. Come cambierà l’Italia.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai.”,”ITAE-090-FL”
“RAMPINI Federico”,”Effetto Euro.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai.”,”EURE-058-FL”
“RAMPINI Federico”,”Per adesso. Intervista con Carlo De Benedetti.”,”Carlo De Benedetti nato a Torino nel 1934, nel 1976 amministratore delegato Fiat. Dal 1978 al 1996 amm. del. e presidente Olivetti. E’ presidente Cir e principale azionista del gruppo Espresso-Repubblica.”,”ECOG-116″
“RAMPINI Federico”,”Il secolo cinese. Storie di uomini, città e denaro dalla fabbrica al mondo.”,”””«La Cina è destinata a diventare una superpotenza militare con una proiezione planetaria, per le stesse ragioni per cui lo diventarono la Gran Bretagna nel XIX e gli Stati Uniti nel XX secolo: per assicurarsi, cioè, l’accesso alle vie di approvvigionamento delle materie prime, di cui sta diventando la prima consumatrice del mondo». È la tesi che David Hale, esperto di geoeconomia e presidente di China Online, espone in uno studio pubblicato dalla rivista neoconservatrice americana ‘The National Interest’ e che ha avuto ampio risalto in Asia”” (pag 168)”,”CINE-001-FMP”
“RAMPINI Federico”,”L’ombra di Mao. Sulle tracce del Grande Timoniere per capire il presente di Cina, Tibet, Corea del Nord e il futuro del mondo.”,”””Mao odiava i tecnici, gli specialisti, gli scienziati – anche per un suo evidente complesso d’inferiorità culturale -, mentre Zhou Enlai e Dang Xiaoping li apprezzavano e ritenevano che solo usando pragmaticamente le migliori conoscenze dell’Occidente la Cina sarebbe uscita dal suo sottosviluppo”” (pag 15, introduzione)”,”CINx-002-FMP”
“RAMPINI Federico”,”La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo.”,”Federico Rampini corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della ‘Repubblica’ ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per ‘Rinascita’. Già vicedirettore del Sole-24 Ore e capo della redazione milanese della ‘Repubblica’, editorialista inviato e corrispondente a Parigi, Bruxelle, San Francisco ha insegnato nelle Università di Berkeley e Shanghai. La carneficina della partizione. Irrilevanza di Gandhi. “”In mezzo a questa ferocia Gandhi per la prima volta da decenni appare quasi irrilevante. Non appena scoppiano i primi disordini nel Bengala, nell’estate del 1946, lui parte subito verso l’epicentro delle violenze. La sua volontà resta indomabile, lo spettacolo del suo pellegrinaggio di pace è commovente. «Quest’uomo di 77 anni» ricorda Ramachandra Guha «cammina su terreni impraticabili, affondando nel fango, per arrivare a consolare gli indù che hanno avuto le perdite più gravi nei disordini. In un ‘tour de force’ di sette settimane percorre 116 miglia, camminando a piedi nudi, e parla a centinaia di assemblee dei villaggi. Poi visita il Bihar dove sono i musulmani ad avere sofferto di più. (…)”” (pag 99)”,”INDx-001-FMP”
“RAMPINI Federico”,”L’ impero di Cindia. Cina, India e dintorni: la superpotenza asiatica da tre miliardi e mezzo di persone.”,”Federico Rampini, corrispondente della ‘Repubblica’ da Pechino, è anche autore de ‘Il secolo cinese’. Ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. E’ capo della redazione milanese di Repubblica. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shanghai.”,”INDx-002-FMP”
“RAMPINI Federico”,”Germanizzazione. Come cambierà l’ Italia.”,”Federico RAMPINI (Genova 1956) è stato corrispondente a Parigi e poi vicedirettore del ‘Sole-24 Ore’. Attualmente è capo della redazione milanese di ‘Repubblica’. Ha pubblicato analisi e commenti su ‘Le Figaro’ e ‘L’ Express’. Tra i suoi saggi ‘Il crac delle nostre pensioni’ (1994).”,”ITAE-034-FV”
“RAMPINI Federico”,”Le paure dell’America.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai. Economia e guerra (pag 135-) Teorie delle crisi: Krugman (pag 152-)”,”USAS-241″
“RAMPINI Federico”,”L’ impero di Cindia. Cina, India e dintorni: la superpotenza asiatica da tre miliardi e mezzo di persone.”,”Federico Rampini, già corrispondente della ‘Repubblica’ da Pechino, è anche autore de ‘Il secolo cinese’. Ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. E’ stato capo della redazione milanese di Repubblica. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shanghai.”,”ASIx-002-FER”
“RAMPINI Federico”,”Slow Economy. Rinascere con saggezza.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai.”,”ECOI-178-FL”
“RAMPINI Federico”,”Alla mia sinistra. Lettera aperta a tutti quelli che vogliono sognare con me.”,”Dedica ‘In memoria di Bruno Trentin Federico Rampini, corrispondente della ‘Repubblica’ a New York’ ha esordito come giornalista nel 1977 nella stampa del Partito comunista italiano. Già vicedirettore del Sole 24 Ore, e capo della redazione milanese di ‘Repubblica’, editorialista, inviato e corrispondente in varie città del mondo. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shanghai. Da trent’anni è testimone privilegiato della globalizzazione e osservatore dei grandi vertici internazionali: Trilaterale, G8, G20, World Economic Forum di Davos. E’ autore di numerosi saggi.”,”ECOI-001-FSD”
“RAMPINI Federico”,”Dall’euforia al crollo. La seconda vita della New Economy.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai. «Come difesa dalle illusioni e dalle follie finanziarie, la memoria è di gran lunga più efficace della legge» John Kenneth Galbraith. Il grande crollo del 1929.”,”ECOI-198-FL”
“RAMPINI Federico”,”Oriente e Occidente. Massa e individuo.”,”Le radici culturali del binomio Oriente-Occidente. F. Rampiin corrispondente di ‘Repubblica’ a New York.”,”ASIx-005-FFS”
“RAMPOLDI Guido”,”I giacimenti del Potere. A chi appartiene oggi il petrolio.”,”RAMPOLDI Guido, 53 anni, inviato speciale e opinionista di ‘Repubblica’. Ha scritto ‘L’innocenza del male’ (2003).”,”GOPx-013″
“RAMSEY Frank P.”,”I fondamenti della matematica e altri scritti di logica.”,”Frank Plumpton Ramsey nacque il 22 febbraio 1903 e morì il 19 gennaio 1930. Figlio del preside del Magdalene College, passò quasi tutta la vita a Cambridge dove fu successivamente allievo del Trinity College, fellow al King’s College e docente di matematica all’Università. Di lui scrisse Lord Keynes: “” La sua scomparsa è duro colpo per la teoria economica pura, sebbene i suoi interessi predominanti fossero la filosofia e la logica matematica. La sua figura massiccia, johnsoniana, la mirabile efficienza di una macchina di pensiero ci sono state strappate nella pienezza della loro fioritura prima che la messe della sua opera e della sua vita fosse raccolta.”””,”SCIx-249-FL”
“RANCHETTI Fabio MESSORI Marcello COPPINI Romano Paolo NIERI Rolando BERTA Giuseppe BELLINGERI Marco EINAUDI Luigi FIRPO Luigi LANDI Aldo BRUCIOLI Antonio SPIANAZZOLA FRANCESCHI Dora”,”Critica e apologia dell’economia politica classica nella storia del pensiero e del dibattito contemporaneo (Ranchetti); Keynes e Kalecki: un’analisi delle differenze (Messori); Patrimoni familiari e società anonime (1861-1894): il caso toscano (Coppini); L’imposta fondiaria in Italia (1864-1886) (Nieri); Tra unionismo e cartismo: L’«Amalgamated Society of Engineers» e la sinistra cartista (Berta); L’economia del latifondo in Messico. L’hacienda San Antonio Tochatlaco dal 1880 al 1920 (Bellingeri); Il problema della giustizia tributaria (Einaudi, a cura di Luigi FIRPO); Una prolusione torinese di Luigi Einaudi (Firpo); Un opuscolo inedito di Antonio Brucioli in materia di esazioni fiscali (Landi); Modi di fare danari usati da republiche, re, imperadori antichi e moderni cavati da autori greci, latini et ebraici (Brucioli, a cura di Aldo Landi); La biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi).”,” Contiene il saggio di Giuseppe BERTA ‘Tra unionismo e cartismo: L’«Amalgamated Society of Engineers» e la sinistra cartista’ (pag 253-286) (Dalla fondazione dell’ ASE nel 1851 “”L’ASE (Amalgamated Society of Engineers, fondata nel 1851, ndr) fece mostra di accogliere in partenza la nuova situazione di classe della società che era uscita dalla crisi del ’48: essa non solo accettò la rigida stratificazione di classe esistente, anche e soprattutto entro la massa delle ‘working classes’ ma la utilizzò ai fini della propria crescita. L’ASE pose all’ordine del giorno il programma dell’affermazione dell’interesse professionale dei lavoratori, nettamente separato dal loro interesse di classe, e questo programma ebbe effettivamente valore emblematico per l’ «aristocrazia del lavoro» (5) come gruppo sociale distinto dalla grande massa della forza-lavoro industriale. Fu a questa esemplarità tutta politica del tradeunionismo, in contrapposizione alla recente tradizione classista del cartismo, che si rivolsero gli strali di Marx (6). L’ASE non era per lui che una delle manifestazioni di quel ‘new movement’ – composto, oltre ai tradeunionisti, dagli apologeti della cooperazione e della riforma elettorale – che voleva l’estensione del suffragio solo per rendere più saldo alla base il sistema istituzionale borghese (7). L’equilibrio di potere non avrebbe così subito alterazioni, dal momento che il riconoscimento del diritto di esercitare un’influenza legislativa ai gruppi economicamente e culturalmente più progrediti degli operai avrebbe sortito l’effetto di allargare la base di consenso del sistema rappresentativo. È facile intuire quanto tale progetto – che presto si sarebbe guadagnato l’appoggio di John Stuart Mill – dovesse invece riuscire ostico a quelle frazioni politiche che stavano tentando di far rivivere la prassi politica più intransigente del cartismo. La sinistra cartista, nei giorni in cui fu più stretta e diretta la collaborazione con Marx ed Engels (8), si impegnò in una lotta a fondo contro l’ASE e ciò che in essa era politicamente sottinteso. I temi dell’organizzazione di massa contro l’organizzazione sezionale di mestiere, della milizia di classe contro la mediazione contrattualistica, della parola d’ordine dell’abolizione del lavoro salariato contro quella dell’«equo salario per un’equa giornata lavorativa» – tutte le argomentazioni che Marx avrebbe usato anni più tardi nelle pagine conclusive di ‘Salario, prezzo e profitto’ (9) – si trovano anticipate, con una forzatura settari in più, nella polemica che gli ultimi cartisti svilupparono contro i fautori dell’unionismo. Sebbene il «partito del lavoro» non dovesse nascere dalle prime Trade Unions e la sinistra cartista dovesse in breve dissolversi come formazione politica organizzata, in quella contrapposizione d’origine era già riassunta la scissione storica, in Inghilterra, tra movimento tradeunionistico e agitazione politica marxista”” (pag 254-255) [Giuseppe BERTA ‘Tra unionismo e cartismo: L’«Amalgamated Society of Engineers» e la sinistra cartista’] [(in) ‘Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, n. 9, 1976, stampa 1977] [(5) Sulla ‘labour aristocracy’, cfr. oltre al classico Eric J. Hobsbawm ‘The labour aristocracy in ninettenth-century Britain’, in ‘Labouring men. Studies in the history of labour’, London, 1968, pp. 272-315, John Foster, ‘Class struggle and the Industrial Revolution. Early industrial capitalism in three English towns’, London, 1974, in particolare il cap. VII ‘Liberalization’ e Keith Burgess, op.cit., passim; (6) Cfr. l’accenno all’ASE nella lettera a Engels del febbraio 1852, in: Karl Marx- Friedrich Engels, Carteggio, Roma, 1950-53, II, p. 25; (7) Cfr. la lettera di Marx a Engels del 23 settembre 1852. Ivi, p. 121; (8) Sulla sinistra cartista dopo il 1850, si vedano i materiali raccolti in: British Museum Library, Francia Place Collection, Set 48, VI-VII-VIII-IX; Robert George Gammage, ‘History of the Chartist movement 1837-1854, Newcastle-on-Tyne and Londond, 1894 (prima edizione 1854); pp. 359 segg; J.T. Ward, ‘Chartism’, London, 1973, pp. 221 sgg; David Jones, ‘Chartism and the Chartists’, London, 1975, pp. 169 segg. In particolare si vedano poi John Saville, ‘Ernest Jones. Chartist’, London, 1952; A.R. Schoyen, ‘The Chartist challenge. A portrait of Geroge Julian Harney’, London, 1958; Alfred Plummer, ‘Bronterre. A Political biography of Bronterre O’Brien 1804-1864’, London, 1971. Per il rapporto di Marx ed Engels con la sinistra cartista, si veda il già citato ‘Carteggio’, particolarmente II, passim; (9) Cfr. Karl Marx, ‘Salario, prezzo e profitto’, Roma, 1970, pp. 105 segg]”,”ANNx-009-FP”
“RANCIERE Jacques”,”Critica e critica dell’ economia politica. Dai manoscritti del 1844″” al “”Capitale””.”,”Jacques RANCIERE ha lavorato presso l’ Ecole Normale con il gruppo di Louis ALTHUSSER, collaborando anche a diverse pubblicazioni dell’istituto. Il suo tendenziale distacco teorica da ALTHUSSER si è successivamente manifestato in diversi interventi, anche a carattere politico.”,”MADS-216″
“RANCIÈRE Jacques”,”De Pelloutier à Hitler: syndicaliste et collaboration.”,”””Nel suo numero del 5 giugno 1943, ‘L’Atelier’, ‘hebdomadaire du travail français commenta l’appello di due militanti dell’ex-CGT, Albert Guigui e Georges Buisson che fanno alla radio di Londra per la ricostituzione della CGT clandestina. L’editorialista si interroga sulle ragioni che possono spingere un militante un tempo «onesto» ad opporsi alla «rivoluzione nazionale» del Maresciallo Pétain e all’Europa «socialista» di Adolf Hitler’ (pag 23) “”Se souvenir aussi de celui qui oublie où mène le chemin”” (Héraclite) “”Ricorda anche colui che dimentica dove conduce il cammino”” (Eraclito) “”Bien sûr, cette figuration ne fait pas la réalité d’un héritage. Rares sont ceux qui passent sans transitions de la voie syndicaliste révolutionnaire ou des chemins de traverse anarchistes, aux antichambres de Vichy ou de la Propaganda-Staffel. Sans parler d’un Lagardelle, passé par le détour du socialisme mussolinien, les vieux cégétistes ont eu depuis 1914 le temps et l’occasion de perdre quelques illusions. Ce qui cimente l’unité des syndicalistes qui collaborant au régime de Vichy, c’est, plus que le souvenirs de l’époque héroïque, la pratique réformiste et anti-communiste de l’entre-deux guerres: la conversion à la concertation et à l’economie dirigée, héritées de l’industrie de guerre e de la reconstruction, pour certains la séduction du planisme ou les rencontres à Pontigny avec les patrons éclairés, pour tous la lutte contre la CGTU d’abord, contre les communistes dans la CGT réunifiée ensuite. La plupart étaient, dans les années précédant la guerre, regroupés dans l’aile droite de la CGT, la tendance Syndicats animee par celui dont Pétain allait faire son premier ministre du Travail, René Belin. La nouvelle scission de 1939 et la répression anti-communiste leur rendent les postes que les syndicalistes communistes leur avaient enlevés lors de la réunification de 1936. Reste que s’ils n’ont pas de nostalgie, ils affirment hautement n’avoir rien renié de leur passé comme de celui du mouvement ouvrier. Ils ne manquent jamais au milieur de mars et à la fin de mai de commémorer la naissance glorieuse et la morte héroïque de la Commune et rendent régulièrement hommage aux précurseurs, à Babeuf et à Varlin, comme à Fourier ou Saint-Simon”” (pag 24-25)”,”FRAV-171″
“RANCIÈRE Jacques”,”La nuit des prolétaires. Archives du rêve ouvrier.”,”Professore emerito all’Università Paris VIII, Jacques Rancière ha lavorato sull’emancipazione operaia e ha esplorato i legami tra estetica e politica Movimento operaio come rivoluzione intellettuale, i cammini individuali e collettivi degli operai e i sogni e le utopie per un nuovo modo di lavorare della comunità operaia”,”MFRx-389″
“RANDAL Jonathan C.”,”I curdi.”,”Jonathan C. randal, giornalista del Time, del New York Times e, dal 1969, del Washington Post, ha seguito come corrispondente di guerra tutti i principali conflitti dagli anni ’60 a oggi. Tra i suoi libri: Going All the Way: Christian Warlords, Israeli Adventurers, and the War in Lebanon.”,”VIOx-102-FL”
“RANDAZZO Francesco”,”Alle origini dello Stato Sovietico. Missioni militari e Corpi di spedizione italiani in Russia (1917-1921).”,”Dedicato a Roberto Ridolfi Francesco Randazzo è ricercatore di storia dell’Europa Orientale presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univ. di Perugia. Foto pag 238: soldati italiani fotografati dietro patibolo dopo impiccagione di tre bolscevichi Foto pag 252 e 253: foto di Kamenev, Frunze e Tuchacevskij Nella bibliografia si cita il volume curato da A. Quintavalle, ‘La pace di Brest-Litovsk nelle memorie di Ioffe’, AUSSME, Roma. (tradotte dal tedesco da Quintavalle) Trotsky a Brest-Litovsk “”Perciò – per sollevare le masse era necessario portare per quanto possibile alla lunga le trattative e condurle con arte polemica e dialettica. A questo scopo venne messo a capo della Delegazione sovietista L.D. Trockij, e Brest-Litovsk diventò l’arena di quella lotta oratoria a base di finezze e trovate, nella quale – come ebbero a dichiarare in seguito i nostri avversari – “”nessuno di essi poteva nemmeno approssimativamente compararsi a Trockij””: un torneo storico, nel quale lottavano non solo due tendenze diverse, ma anche due mondi diversi, da una parte tutta la borghesia, e dall’altra tutto il proletariato”” (pag 226) [La pace di Brest.-Litovsk nelle memorie di Ioffe]”,”RIRO-406″
“RANGEL Carlos”,”L’occidente e il terzo mondo. Dalla falsa colpevolezza alle responsabilità vere.”,”Carlos Rangel, nato a Caracas nel Venezuela, 1929, ha studiato in Usa e Francia (Sorbona). Professore e diplomatico, si è dedicato al giornalismo. Nel 1976 ha pubblicato con J.F. Revel ‘Dal buon selvaggio al buon rivoluzionario’, sempre presentato da J.F. Revel. Marx e Engels contro l’ideologia terzomondista “”Si trovano, piuttosto, numerosi testi di Marx ed Engels che, in forma chiara e spesso anche esplicita, contraddicono l’ideologia terzomondista. Marx, tuttavia, non è morto che nel 1883 ed Engels nel 1895, e cioè quando si erano ormai pienamente rivelati fenomeni già antichi ai quali Hobson (1902) e Lenin (1916) si ispireranno per «distillare» l’essenza del terzomondismo e deformare, in senso antimarxista, le vere cause della disuguaglianza fra i popoli”” (pag 108) Lenin terzomondista “”A partire dal 1917, l’ideologia comunista teorizzata e attuata da Lenin e dai suoi successori in Russia ha certamente contribuito enormemente al clima intellettuale e politico anticapitalista. Ma questo terreno non deve far perdere di vista il fatto che il terreno era stato preparato dall’Occidente stesso, e in particolar modo dai socialisti britannici, fra i quali ricordiamo John Atkinson Hobson che, nel suo libro ‘L’imperialismo’, gettò fin dal 1902 le basi delle teorie che Lenin avrebbe sviluppato più tardi nel suo ‘L’imperialismo, stadio supremo del capitalismo’, e che dovevano trasformarsi in seguito in quello che abbiamo chiamato terzomondismo”” (pag 114)”,”PVSx-067″
“RANGERI Norma”,”Chi l’ha vista? Tutto il peggio della TV da Berlusconi a Prodi (o viceversa).”,”ANTE1-36 Norma RANGERI ‘ una giornalista e critica televisiva. Nel 1989 ha scritto ‘Pci, la grande svolta’. Autrice di saggi sulla tvscrive sulle pagine culturali del ‘Tirreno’.”,”EDIx-082″
“RANKE Leopold a cura di F. DONADIO F. TESSITORE”,”Lutero e l’ idea di storia universale.”,”In occasione del centenario della morte di Leopold RANKE (1795-1886), nel quadro del radicale ripensamento della storiografia e della concezione della storia rankiana, il volume presenta, nella prima traduzione in lingua non germanica, il frammento della ‘Vita di Lutero’ che il giovane RANKE si riprometteva di scrivere, la quale segna l’inizio della ricerca storiografica del grande storico, specialmente per la parte destinata a confluire nella ‘Storia della Germania nell’ età della Riforma’. Le suggestioni dettate dal lavoro giovanile non compiuto, che impegna le idee di RANKE su filologia e storia, hanno consigliato di aggiungere una scelta di pagine (tratte dalle inedite lezioni universitarie) di valore metodologico e teorico sui grandi temi della storia universale.”,”STOx-049″
“RANSOME Arthur, a cura di Rupert HART-DAVIS”,”The autobiography of Arthur Ransome.”,”””The outlook for the Bolsheviks was extremely grim. They had no troops capable of opposing the Germans. The hope that German soldiers would refuse to move against a country in revolution that had declared for peace and announced that it would not fight had been killed by the news that a new German advance had begun. It had already been decided that, whether or no there was to be peace, the Government would move from Petrograd to lessen the enemy’s pressure on it, or perhaps to lessen the temptation to the enemy to continue his advance. To historically minded Bolsheviks the move to Moscow seemed a retreat from the West, a crushing set-back to revolutionaries whose hearts were set on seeing red flags in Berlin. I met more than one in tears, at the thought of what would happen to ‘our workmen’ who, if Petrograd were to fall, would endure 1905 over again and much worse””. (pag 237) “”Ransome ha passato un decennio in Russia vivendo una vita molto diversa come ‘portavoce della rivoluzione’. Arrivato in Russia nel 1913 come giovane scrittore freelance, diventa amico di importanti liberali russi, e scrive un libro di favole basate sulle leggende popolari russe. Ma quando il paesi finisce nel caos della guerra, Ransome è trascinato nel vortice della rivoluzione. Giudicato da qualcuno influenzabile e desideroso di piacere, Ransome si è guadagnato la fiducia della leadership bolscevica, ed è diventato, per tre anni cruciali, il principale difensore e propagandista della rivoluzione russa in Occidente. Secondo alcuni, i suoi reportage per il “”Guardian”” erano acritici ed insinceri. I servizi segreti “”MI6″” lo consideravano agente di una potenza straniera. Gli ufficiali britannici sostenevano che non si doveva consentirgli di ritornare in Gran Bretagna. Ransome è stato a così stretto contatto con il gruppo dirigente comunista che ha potuto avere l’esclusiva di intervistare più volte Lenin, che tratteggiava come un politico benevolo, semplice, un capo che parlava diretto e chiaro. Ransome si offrì pure di fornire ad elementi dei servizi britannici di intelligence notizie sulla situazione russa””. (da ISC0)”,”RIRB-126″
“RANSOME Arthur”,”Six weeks in Russia 1919.”,”Millions of people in the English-speaking world have heard of Arthur Ransome.”,”RIRO-152-FL”
“RANSOME Arthur”,”Crisis in Russia, 1920.”,”The characteristic of a revolutionary country is that change is a quicker process there than elsewhere.”,”RIRO-153-FL”
“RANSOME Arthur, Edited HART-DAVIS Rupert”,”The Autobiography of Arthur Ransome.”,”Arthur Ransome wrote the bulk of his autobiography between 1949 and 1961, from the age of sixty-five to seventy-seven. For many years after 1917 Ransome planned to write a history of the Russian Revolution and he amassed a large quantity of notes and memoranda, apart from his memories. Prologue and Epilogue by Rupert Hart-Davis, Frontispiece Arthur Ransome foto 1949, Illustrations, Postscript, Check List of Books by Arthur Ransome, Index,”,”BIOx-023-FL”
“RANZATO Gabriele”,”La guerra di Spagna.”,”RANZATO insegna storia contemporanea nell’Univ di Pisa. E’ autore di numerosi studi dedicati al tema della modernizzazione e delle guerre civili. E’ curatore del recente ‘Guerre fratricide. Le guerre civili in età contemporanea’, TORINO, 1994.”,”MSPG-006″
“RANZATO Gabriele a cura, saggi di Alain CORBIN Manuel DELGADO Paola DI-CORI Mario ISNENGHI Jean-Clement MARTIN Claudio PAVONE Paolo PEZZINO Gabriele RANZATO Alessandro TRIULZI Enric UCELAY-DA-CAL Loretta VALTZ MANNUCCI Paolo VIOLA”,”Guerre fratricide. Le guerre civili in età contemporanea.”,”Saggi di Alain CORBIN Manuel DELGADO Paola DI-CORI Mario ISNENGHI Jean-Clement MARTIN Claudio PAVONE Paolo PEZZINO Gabriele RANZATO Alessandro TRIULZI Enric UCELAY-DA-CAL Loretta VALTZ MANNUCCI Paolo VIOLA. Immagine esterna di un paese, esportazione di termini politici. “”Nella misura in cui la nozione moderna di “”civiltà europea”” è di fatto consustanziale alla Francia e alla lettura francese dell’ eredità culturale italiana, la Spagna – al pari di molti altri paesi europei (Inghilterra o Germania, per non andare troppo lontano) – è passata da fasi di identificazione con la sua immagine esterna, a fasi di isolamento culturale. La rivalutazione esterna verificatasi in seguito alle campagne contro Napoleone, in particolare a Londra e a Parigi, favorì l’ esportazione di termini politici – quali junta, liberal, pronunciamento – che, senza riguardo al loro significato originario, si sovrapposero a termini come cavalier, picaroon, grandee o inquisition (…), che venivano da epoche precedenti””. (pag 204) Parigi monopolio della violenza. “”Le guerre civili del XIX secolo e le ecatombi che a esse si accompagnano riguardano esclusivamente Parigi. Se si eccettuano i combattimenti di Lione del 1831 e del 1834 e i tafferugli scoppiati in qualche piccola città durante l’ insurrezione del 1851, la provincia francese non registra episodi di messa a morte collettiva tra il 1815 e il 1940.”” (pag 255)”,”TEMx-032″
“RANZATO Gabriele”,”L’ eclissi della democrazia. La guerra civile spagnola e le sue origini, 1931-1939.”,”RANZATO Gabriele è professore ordinario di Storia contemporanea all’ Università di Pisa. Per le stesse edizioni ha curato il libro ‘Guerre fratricide’ (1994). Mancanza di quadri militari intermedi. “”La caduta del nord era un duro colpo per la Repubblica. Acqua gelata sugli entusiasmi del governo Negrin che era nato sulla comune fiducia di dare un nuovo corso alla guerra. E i comunisti, che più di tutti avevano scommesso sulla vittoria, vedevano in pericolo tutta la loro politica. Le responsabilità della sconfitta non erano principalmente loro. Le forze armate repubblicane avevano dei gravi limiti che non era possibile superare in pochi mesi. Brunete, forse la prova più significativa di tutta la guerra – e poi Belchite li avevano messi in evidenza. Rojo avrebbe scritto che a Brunete era stata la superiorità aerea dei nazionalisti ad essere decisiva per l’ esito dello scontro; ma sebbene lo squilibrio dei mezzi sia stato quasi costante durante l’ intero corso della guerra, quella fu forse la battaglia in cui esso fu meno rilevante. Più gravi erano state le deficienze dei comandi intermedi, la loro incapacità di condurre gli uomini ai loro ordini sugli obiettivi di lunga gittata loro indicati, anziché lasciarli disperdere su obiettivi secondari. E altrettanto pregiudizievoli erano stati i limiti delle truppe di riserva, assai meno addestrate e ardimentose di quelle di sfondamento e di prima linea. Cosicché “”la strategia di Rojo, professionista senza partito e magnifico artefice di piani, (si dovette scontrare) con l’ inferno dell’ esecuzione ad opera dell’ Ejército Popular povero di quadri intermedi qualificati, con un’ artiglieria e un’ aviazione sempre precarie e, praticamente, senza riserve”” (1).”””,”MSPG-146″
“RANZATO Gabriele”,”Il passato di bronzo. L’eredità della guerra civile nella Spagna democratica.”,”Ranzato insegna storia contemporanea presso la facoltà di lettere dell’Università di Pisa.”,”MSPG-219″
“RANZATO Gabriele”,”Rivoluzione e guerra civile in Spagna 1931-1939.”,”Gabriele Ranzato insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Si è occupato di clientelismo e comportamento elettorale, storia della violenza, della guerra e delle guerre civili. Ha pubblicato tra l’altro: Il linciaggio di Carretta, Roma 1944, Violenza politica e ordinaria violenza, L’eclissi della democrazia., La guerra civile spagnola e le sue origini.”,”MSPG-027-FL”
“RANZATO Gabriele”,”Il passato di bronzo. L’eredità della guerra civile nella Spagna democratica.”,”Gabriele Ranzato insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Si è occupato di clientelismo e comportamento elettorale, storia della violenza, della guerra e delle guerre civili. Ha pubblicato tra l’altro: Il linciaggio di Carretta, Roma 1944, Violenza politica e ordinaria violenza, L’eclissi della democrazia., La guerra civile spagnola e le sue origini.”,”SPAx-014-FL”
“RANZATO Gabriele a cura, saggi di CORBIN Alain DELGADO Manuel DI-CORI Paola ISNENGHI Mario MARTIN Jean-Clémente PAVONE Claudio PEZZINO Paolo TRIULZI Alessandro UCELAY DA-CAL Enric VALTZ MANNUCCI Loretta VIOLA Paolo”,”Guerre fratricide. Le guerre civili in età contemporanea.”,”Gabriele Ranzato insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Si è occupato di clientelismo e comportamento elettorale, storia della violenza, della guerra e delle guerre civili. Ha pubblicato tra l’altro: Il linciaggio di Carretta, Roma 1944, Violenza politica e ordinaria violenza, L’eclissi della democrazia., La guerra civile spagnola e le sue origini. Paolo Viola è docente di Storia moderna all’Università di Palermo. Jean-Clément Martin è docente di Storia contemporanea all’Università di Nantes. Paolo Pezzino è docente di Storia contemporanea all’Università di Pisa. Manuel Delgado è docente di Etnologia religiosa all’Università di Barcellona. Claudio Pavone è stato docente di Storia contemporanea all’Università di Pisa. Loretta Valtz Mannucci è docente di Storia americana all’Università Statale di Milano. Eric Ucelay Da Cal è docente di Storia contemporanea all’Università Autonoma di Barcellona. Alessandro Triulzi è docente di Storia dell’Africa subsahariana all’Università Orientale di Napoli. Alain Corbin è docente di Storia contemporanea all’Università di Parigi Sorbona. Paola Di Cori è docente di Storia contemporanea all’Università di Urbino e di Metodologia della ricerca storica dell’Università di Torino. Mario Isnenghi è docente di Storia contemporanea all’Università di Venezia.”,”QMIx-033-FL”
“RANZATO Gabriele”,”La grande paura del 1936. Coma la Spagna precipità nella guerra civile.”,”””Nell’agosto del 1936 a un mese dal golpe militare che aveva dato inizio alla guerra civile, nella Madrid repubblicana ancora non sottoposta all’assedio dell’esercito franchista, avvenne un episodio dalla duplice valenza simbolica…”” (premessa) (uccisione del generale Eduardo Lopez Ochoa che aveva comandato il corpo di spedizione che nell’ottobre del 1934 aveva duramente represso la rivoluzione socialista delle Asturie, il cadavere di Ochoa fu decapitato e la sua testa, infilzata nella baionetta di un fucile venne esibita per le strade dal tetto di un’auto…)”,”MSPG-008-FSD”
“RANZATO Gabriele”,”La liberazione di Roma. Alleati e Resistenza. (8 settembre 1943 – 4 giugno 1944).”,”Gabriele Ranzato ha insegnato Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Si è occupato di clientelismo e comportamento elettorale,storia della violenza, della guerra e delle guerre civili. Ha al suo attivo molte opere. La “”pulizia”” preventiva di possibili oppositori L’attentato di via Rasella e la rappresaglia delle Fosse Ardeatine sono manifestazioni rappresentative di due condotte di guerra che, salvo alcune particolarità, caratterizzano, dove più dove meno, la Seconda guerra mondiale – specialmente nel teatro europeo – dietro i fronti di battaglia veri e propri. L’attentato appartiene pienamente alla sfera della guerra partigiana, della Resistenza come azione armata contro il nemico. Quella rappresaglia è una forma di lotta contro di essa, ma si pone anche in continuità con i metodi di occupazione e controllo di territori adoperati, soprattutto nell’Europa orientale, dall’esercito tedesco mediante una “”pulizia”” preventiva di possibili oppositori e la dissuasione con misure terroristiche di qualsiasi possibile resistenza all’assoggettamento assoluto della popolazione dei paesi invasi”” (pag 391)”,”QMIS-029-FSD”
“RANZATO Gabriele”,”L’eclissi della democrazia. La guerra civile spagnola e le sue origini, 1931-1939.”,”Gabriele Ranzato è professore ordinario di Storia contemporanea all’ Università di Pisa. Per le stesse edizioni ha curato il libro ‘Guerre fratricide’ (1994). ‘Il Lenin spagnolo’ “”Il segretario della FJS, il giovane asturiano Santiago Carrillo di soli diciannove anni, si rivolgeva a Largo Caballero chiamandolo «capo della rivoluzione spagnola che condurrà il proletariato alla vittoria», e il vecchio riformista cominciò veramente a credersi il «Lenin spagnolo», come alcuni presero a definirlo all’interno del partito ormai pervaso da una febbre rivoluzionaria. Quasi non passava giorno senza che «El Socialista» annunciasse prossima la rivoluzione”” (pag 203)”,”MSPG-011-FSD”
“RANZATO Gabriele”,”Rivoluzione e guerra civile in Spagna, 1931-1939.”,” Le condizioni della vittoria nel giudizio di Trockij. “”Le condizioni della vittoria delle masse nella guerra civile contro gli oppressori sono in fondo semplicissime: 1. I combattenti dell’esercito rivoluzionario debbono avere piena coscienza di battersi per la loro completa emancipazione sociale e non per il ristabilimento della vecchia forma (democratica) di sfruttamento. 2. La stessa convinzione la devono avere gli operai e i contadini sia nelle retrovie dell’esercito rivoluzionario che nelle retrovie dell’esercito avversario; 3. La propaganda sul proprio fronte, sul fronte dell’avversario e nelle retrovie dei due eserciti deve essere completamente imbevuta dello spirito della rivoluzione sociale. La parola d’ordine «prima la vittoria, poi le riforme» è la formula di tutti gli oppressori e sfruttatori, a cominciare dai re biblic per finire con Stalin. 4. La vittoria è determinata dalle clessi e dagli strati sociali che partecipano alla lotta. Le masse devono avere un apparato statale che esprima direttamente e immediatamente le loro volontà. Un simile apparato non può essere costituito se non dai Soviet dei deputati operai, contadini e soldati; 5. L’esercito rivoluzionario deve non solo proclamare, ma realizzare immediatamente nelle province conquistate le misure più urgenti della rivoluzione sociale: espropriazione e distribuzione agli indigenti delle riserve di prodotto alimentari, di manufatti ecc., ridistribuzione degli alloggi a vantaggio dei lavoratori e soprattutto delle famiglie dei combattenti, espropriazione della terra e degli attrezzi agricoli a vantaggio dei contadini, instaurazione del controllo operaio sulla produzione e del potere sovietico al posto della vecchia burocrazia; 6. Dall’esercito rivoluzionario devono essere cacciati spietatamente i nemici della rivoluzione socialista, cioè gli sfruttatori e i loro agenti, anche se si coprono con la maschera di «democratici», di «repubblicani», di «socialisti» o di «anarchici»; 7. Alla testa di ogni divisione deve esserci un commissario di una autorità irreprensibile come rivoluzionario e come combattente; 8. In ogni divisione militare; deve esserci un nucleo compatto costitutito dai combattenti più devoti, raccomandati dalle organizzazioni operaie. I membri di questo nucleo hanno un solo privilegio, quello di essere i primi sulla linea del fuoco; 9. Gli organi di comando comprendono necessariamente nei primi momenti molti elementi estranei e poco sicuri. Il loro controllo e la loro selezione devono essere fatti sulla base dell’esperienza militare, delle dichiarazioni fornite dai commissari e dei giudizi dei semplici combattenti. Nello stesso tempo si deve fare il possibile per formare dei comandanti provenienti dalle fiel degli operai rivoluzionari. 10. finire (pag 196-197)”,”MSPG-001-FMB”
“RAO Anna Maria”,”Esuli. L’ emigrazione politica italiana in Francia (1792-1802).”,”Anna Maria RAO insegna storia moderna nell’ università della Basilicata (Potenza). Ha pubblicato numerosi studi sulle riforme e il pensiero riformatore del ‘700, sul ‘giacobinismo’ italiano e sulla Repubblica napoletana del 1799.”,”ITAB-031″
“RAO Anna Maria a cura,”,”Esercito e società nell’ età rivoluzionaria e napoleonica.”,”Saggi di Stuart WOOLF Franco DELLA-PERUTA Livio ANTONELLI Vincenzo FERRONE John A. DAVIS Giovanni BRANCACCIO Anna Maria RAO Renata DE-LORENZO Luigi MASCILLI MIGLIORINI I saggi di WOOLF e di DAVIS sono in inglese. “”La riorganizzazione della Repubblica Cisalpina dopo i tredici mesi di occupazione austro-russa fu accompagnata dalla riattivazione della Guardia nazionale. Infatti, ancora prima della decisiva vittoria di Napoleone a Marengo, il 16 pratile anno VIII (5 giugno 1800) un ordine del generale Berthier reistituiva questo corpo “”conformemente alle disposizioni adottate prima dell’invasione””, imponendone l’immediata attivazione nei centri di Milano, Pavia, Lodi e Bologna.”” (pag 111) “”A rendere completo lo sfascio delle Guardie nazionali si aggiunse poi il fatto che i cittadini chiamati al turno di servizio gratuito o a pagare per l’esenzione approfittarono del decreto di scioglimento dei corpi scelti per equivocare, e intendere il provvedimento alla stregua della soppressione della intera Guardia nazionale. Come risultato, nessuno più pagava né serviva. Questo era dunque lo stato della Guardia nazionale ereditato dal governo della Repubblica italiana: non c’è dunque da stupirsi che il giudizio che ne veniva dato fosse quello di un corpo totalmente inaffidabile, in gran parte addirittura inesistente, in ogni caso politicamente pericoloso. Certo, se non ci fosse stato l’obbligo di fare propri gli ordinamenti francesi, il vice presidente Melzi non avrebbe esitato un momento a farla definitivamente sparire.”” (pag 125)”,”ITAB-235″
“RAO Raja”,”Sulle gradinate del Gange.”,”L’autore nato a Mysore nel 1909 è considerato uno dei padri della letteratura indiana contemporanea.”,”INDx-007-FC”
“RAO Anna Maria”,”Esuli. L’emigrazione politica italiana in Francia (1792-1802).”,”Anna Maria Rao insegna Storia moderna nell’Università della Basilicata (Potenza).”,”ITAS-082-FL”
“RAO Nicola”,”La fiamma e la celtica.”,”Nicola Rao (Latina, 1962) vive e lavora a Roma come giornalista parlamentare per il Tg2 e si è occupato di terrorismo nazionale e internazionale.”,”TEMx-005-FFS”
“RAPELLI Giuseppe direzione; scritti di BELLONI BERSANI BETTINOTTI BUOZZI CARMAGNOLA CORRIDONI CORSI GRAMSCI GRANDI GUALA LEVI MICHETTI PELLA SARACCO SCOTTI BELLORA DE-FALCO GEUNA GIORDANI LARUSSA LEVI PALLENZONA PAPI PETRILLI PONTREMOLI RAPELLI ROVEDA SARACENO”,”Lettere ai lavoratori. (Fascicolo Anno I N° 4 30 Aprile 1952, Fascicolo N° 12 31 dicembre 1952).”,”scritti di BELLONI BERSANI BETTINOTTI BUOZZI CARMAGNOLA CORRIDONI CORSI GRAMSCI GRANDI GUALA LEVI MICHETTI PELLA SARACCO SCOTTI BELLORA DE-FALCO GEUNA GIORDANI LARUSSA LEVI PALLENZONA PAPI PETRILLI PONTREMOLI RAPELLI ROVEDA SARACENO”,”MITT-089″
“RAPHAËL Max”,”La théorie marxiste de la connaissance. (Zur erkenntnistheorie der konkreten Dialektik)”,”RAPHAËL Max “”Lénine a écrit: “”Ce n’est pas seulement la transition de la matière à la conscience qui est dialectique, mais aussi la transition de la sensation à la pensée”” (Oeuvres philosophiques posthumes)”” (pag 193)”,”TEOC-585″
“RAPHAEL-LEYGUES Jacques BARRE’ Jean-Luc”,”Les mutins de la mer Noire. Avril 1919: des marins francais se revoltent.”,” “”””Abbasso la guerra!”” grida dal 1916 il deputato Liebknecht in Germania. “”Abbasso la guerra!”” riprendono i congressi socialisti di Zimmerwald e Kienthal, a partire dai quali si estende il movimento pacifista, che sbocca in Russia nel trattato di Brest-Litovsk. Il movimento sociale francese degli anni 1971-1918 si appoggia in parte sull’ odio verso questo conflitto che non finisce. Nei ricordi affidati alla ‘Revue de Paris’, nel 1922, il ministro della Guerra Paul Painlevé attribuisce queste agitazioni all’ influenza della rivoluzione russa: “”I molteplici e simili dettagli forniti dai giornali a grande tiratura sulla rivoluzione russa sovraeccitavano gli spiriti stanchi, amareggiati, infuriati dal presente e avidi del nuovo””. Incontestabilmente, per i combattenti dal 1914-1918 la rivoluzione sovietica è stata uno shock che, aggiungendosi alle difficoltà proprie di ciascun paese, ha scatenato nel mondo vive reazioni. Alla fine del 1917, scioperi scoppiano a Barcellona, moti in Finandia nel gennaio 1918. Manifestazioni mobilitano ancora la polizia in Argentina, Inghilterra, Italia e ovviamente la Francia.”” (pag 94-95)”,”MFRx-259″
“RAPONE Leonardo”,”La socialdemocrazia europea tra le due guerre. Dall’ organizzazione della pace alla resistenza al fascismo 1923 – 1936.”,”Leonardo RAPONE è Professore di storia contemporanea nell’ Università di Viterbo. Autore di studi sul movimento operaio internazionale e sull’ antifascismo italiano, ha pubblicato tra l’altro ‘Da Turati a Nenni. Il socialismo italiano negli anni del fascismo’ (MILANO, 1992).”,”EURx-083″
“RAPONE Leonardo”,”Da Turati a Nenni. Il socialismo italiano negli anni del fascismo.”,”Leonardo RAPONE è professore associato di Storia contemporanea all’ Università della Tuscia (Viterbo). E’ autore di studi sulla storia del movimento operaio internazionale e dell’ antifascismo italiano, uno dei quali in particolare è dedicato alla storia del PSI dal 1934 al 1943 (‘L’ età dei fronti popolari e la guerra’, ROMA, 1981).”,”ITAD-014″
“RAPONE Leonardo PETRACCHI Giorgio RISALITI Renato DE-MICHELIS Cesare G. VALIANI Leo PITASSIO Armando PIRJEVIC Giuseppe; interventi di Gastone MANACORDA e Giorgio SPINI”,”Rivoluzione e reazione in Europa, 1917 – 1924. Convegno storico internazionale. Perugia, 1978. Volume I.”,”Saggi di RAPONE Leonardo PETRACCHI Giorgio RISALITI Renato DE-MICHELIS Cesare G. VALIANI Leo PITASSIO Armando PIRJEVIC Giuseppe, interventi di Gastone MANACORDA e Giorgio SPINI “”Sono sempre più frequenti i richiami a queste forze, ai progressi del movimento in Asia. Se ne parla nei congressi dell’ Internazionale, nella conferenza dei popoli oppressi che si tiene a Baku nel 1920 subito dopo il secondo congresso, e qui emerge allora il vero carattere della “”rivoluzione mondiale”” che corrisponde più direttamente al carattere della rivoluzione russa. La rivoluzione russa che cosa è stata? Le discussioni, che pure oggi si fanno, sul carattere genuinamente socialista o no della rivoluzione russa e delle altre rivoluzioni che le hanno tenuto seguito, perfettamente legittime dal punto di vista politico, danno poco alla storico (…). Basti pensare alla grande discussione che si aprì in Russia nel 1924-25 sul problema della accumulazione originaria socialista, discussione che non per caso ricalcava il modello dell’ accumulazione descritto nel Capitale di Marx, che si riferiva alla nascita del capitalismo moderno.”” (pag 137, Gastone Manacorda)”,”RIRO-291″
“RAPONE Leonardo”,”Gastone Manacorda critico della storiografia.”,”Fonte stampato: http://dspace.unitus.it/bitstream/ Gastone Manacorda critico della storiografia Leonardo Rapone Studi Storici Anno 44, No. 3/4, Gastone Manacorda: Storia e politica (Jul. – Dec., 2003), pp. 593-648 Published by: Fondazione Istituto Gramsci RAPONE Leonardo “”Il titolo con cui vide la luce nel 1968 la sua opera maggiore, ‘Crisi economica e lotta politica in Italia, 1892-1896′, è anche l’enunciazione di un metodo: i processi economici delimitano il perimetro e fissano l’agenda della politica; fare della politica l’oggetto dell’indagine storica per ricostruire, com’egli si era proposto; “”la storia della lotta politica in Italia nel periodo terminale e catastrofico della crisi”” innescata dalla grande depressione, significava interrogarsi su quale fosse stata “”l’influenza della depressione sulla vita politica”” e quale “”l’azione politica al cospetto della crisi””. In primo piano venivano allora “”lo studio della politica economica e finanziaria, dei moti sociali, delle modificazioni che le scelte connesse all’una e agli altri recano negli schieramenti politici””””. (pag 27) “”E’ significativo in proposito che Manacorda si lasciasse sedurre dalle motivazioni ufficiali degli attacchi mossi ‘post mortem’ a Michail Pokrovskij (“”Pokrovski proiettava nel passato i concetti propri alla lotta di classe nell’epoca del capitalismo, ridotto ad astratto schema. Stalin lo criticò nel senso del genuino marxismo, con la dimostrazione che ogni epoca ha i suoi caratteri e le sue particolarità, le sue proprie forze in insviluppo, che non si possono intendere e interpretare con categorie proprie ad altre epoche””), senza rendersi conto che al principio degli anni Trenta la condanna della modellistica e del sociologismo del padre della storiografia marxista russa e sovietica era stata funzionale al disegno staliniano di subordinare gli studi storici a un più rigido conformismo di partito e di piegarli alle esigenze del culto della personalità.”” (pag 48) Treccani: MANACORDA, Gastone Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 68 (2007) di Albertina Vittoria MANACORDA, Gastone. – Nacque a Roma il 10 maggio 1916 da Giuseppe e da Lina Romagnoli, quarto di sei fratelli, con Umberto, Edoardo, Mario Alighiero, Paolo Emilio, Giuliano. Dopo la scomparsa del padre, nel 1920, per febbre spagnola, i fratelli Manacorda studiarono al liceo-ginnasio E.Q. Visconti e furono ospitati nel collegio degli orfani di S. Maria in Aquiro, diretto dai padri somaschi. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza, il M. si laureò nel 1938 in filosofia del diritto, con G. Del Vecchio, discutendo una tesi sul “”Concetto di nazione e il principio di nazionalità””. Maturava, intanto, la propria coscienza antifascista, secondo un percorso che fu comune a molti giovani intellettuali della sua generazione. Alla guerra di Etiopia “”ho creduto”” – ricordò nell’intervista di A. Caracciolo, Bilancio di uno storico (1988; poi in G. Manacorda, Il movimento reale e la coscienza inquieta. L’Italia liberale e il socialismo e altri scritti tra storia e memoria, a cura di C. Natoli – L. Rapone – B. Tobia, Milano 1992, p. 257) – “”ho creduto all’impero italiano come legittima contrapposizione all’impero inglese e all’imperialismo delle altre nazioni””. Con la guerra di Spagna, però, le cose cominciarono [(] a cambiare”” anche perché, attraverso il fratello Paolo Emilio, il M. entrò in contatto con alcuni giovani della facoltà di lettere suoi amici – tra i quali M. Alicata, C. Muscetta, C. Salinari, A. Trombadori, G. Briganti -, che vivevano comuni tensioni antifasciste. Grazie a questi rapporti e alla lettura di documenti politici che circolavano clandestinamente, il M. si orientò verso l’antifascismo e quindi verso il partito comunista, intrecciando strettamente tali scelte con lo studio e l’approfondimento storico: egli stesso ha sottolineato quanto fu importante il “”problema politico”” per la sua formazione (ibid., p. 256), e come proprio l’esigenza di capire cosa fosse il fascismo e come si fosse affermato lo portò ad approfondire la storia del Risorgimento e dell’Italia liberale, mentre i nuovi contatti politici lo spinsero a interessarsi del socialismo, del comunismo e dell’Unione sovietica. Un altro incontro avrebbe completato la sua formazione: quello con D. Cantimori, che il M. conobbe nel 1941, e al quale rimase legato da profonda amicizia, di cui è testimonianza il loro denso carteggio. Cantimori – ha ricordato il M. – fu la persona che ebbe “”la maggiore influenza su di me come studioso””: “”è stato l’unico storico che io possa considerare come mio maestro. Il suo rigore filologico, la ricchezza mai ostentata della sua cultura, il richiamo a leggere criticamente, a capire le cose nei loro termini obiettivi, a osservare con l’occhio dello storico anche la realtà del nostro tempo: tutto questo fu per me scuola, senza alcuna formalità scolastica”” (ibid., pp. 263 s.). Vincitore del concorso per la cattedra di storia e filosofia nei licei, dopo il servizio militare a Spoleto, il M. iniziò l’insegnamento a Roma e, successivamente, a Perugia. Nel 1940 aveva sposato Marcella Balboni: dal matrimonio nacquero Giorgio (1941) e Benedetto (1943). Dal 1942 il M. fu comandato presso la Giunta centrale per gli studi storici, per la redazione della Bibliografia storica nazionale, impegno che sarebbe proseguito nel dopoguerra (la curò dall’annata V-VIII, 1943, Roma 1949, all’annata XXVIII, 1966, Bari 1968). Nel corso del 1942 la famiglia fu sconvolta da drammatici lutti: richiamato in guerra, Paolo Emilio morì in Jugoslavia il 25 febbraio. Pochi mesi dopo, scomparve la madre già sofferente di cuore. Anche il M. fu richiamato, e fu inviato in provincia di Bologna e di Ancona, e, nell’ottobre 1942, a Treviso come sottotenente commissario. Dopo l’8 sett. 1943, riuscì a tornare a Roma, dove prese contatto con l’organizzazione del partito comunista e partecipò all’attività clandestina della Resistenza come membro della direzione politico-militare della IV zona. In seguito fu riconosciuto dall’Esercito italiano “”partigiano combattente”” con il grado di capitano e nel 1958 gli fu conferita la croce al merito di guerra. Dopo la guerra il M. si impegnò nell’ambito dell’attività culturale legata al Partito comunista italiano (PCI): collaborò, tra gli altri, a l’Unità e a Rinascita, fu direttore delle Edizioni Rinascita e della rivista dell’Associazione italiana per i rapporti culturali con l’Unione sovietica, La Cultura sovietica (1945-46). Dal 1950 assunse la direzione di Società, che dal 1953 al 1956 condivise con C. Muscetta, e della quale sostenne – particolarmente all’interno della commissione culturale del PCI – le caratteristiche di rivista di cultura rispetto ai periodici più strettamente di partito e rivolti all’attualità politica. Collaborò con la casa editrice Einaudi, la Biblioteca G.G. Feltrinelli di Milano e fece parte, dal 1951 al 1954, del comitato di redazione di Movimento operaio. Il M. aveva intanto avviato i suoi studi sulla storia del socialismo, dapprima sul pensiero socialista utopistico, quindi sulle origini del movimento operaio, con la ricerca sul Movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (1853-1892), apparsa in supplementi mensili di Rinascita (1949-53) e poi raccolta in volume (Roma 1953; nuova ed., ibid. 1963). Con questo lavoro conseguì, nel 1955, la libera docenza in storia del Risorgimento presso l’Università di Roma, nella cui facoltà di lettere iniziò a tenere corsi liberi. Con i suoi studi, il M. contribuì al rinnovamento della storiografia italiana del secondo dopoguerra, fino ad allora limitata alle élites e alle classi dirigenti, aprendo una strada sulla quale si sarebbero incamminati tra gli anni Quaranta e Cinquanta molti giovani storici marxisti. Oltre a partecipare ai congressi di storia del Risorgimento (1958, 1959) e di scienze storiche (1967), il M. svolse la propria attività di studioso anche al di fuori del PCI. Collaborò all’Enciclopedia Italiana (II Appendice) e al Dizionario biografico degli Italiani (voll. V, XV). Partecipò in prima persona fin dagli esordi all’attività della Fondazione (poi Istituto) Gramsci, diretta da A. Donini, entrando nel 1954 nel comitato direttivo come responsabile del settore storico. Anche in questo organismo il M. espresse le proprie convinzioni sul rapporto tra impegno politico e culturale, difendendo l’autonomia della ricerca e delle istituzioni: significativo fu l’episodio che lo vide protagonista nella polemica con A. Colombi, membro della direzione del PCI, autore di una relazione presentata all’Istituto nel dicembre 1954 sulla “”storiografia marxista in Italia””, molto negativa nei confronti dei giovani storici e in particolare del M., che tuttavia ne contestò apertamente il contenuto, poiché “”concepito in funzione di polemica politica”” (“”siamo al livello delle vite dei santi!””: Ricordi e interventi di G. M., pp. 1016 ss.). In questa occasione, P. Togliatti, criticando l’iniziativa, diede ragione alle esigenze degli studiosi e difese l’autonomia delle loro ricerche. L’episodio andò al di là del fatto in sé, coinvolgendo la direzione dell’Istituto Gramsci, che fu affidata ad A. Natta. Il M., sempre responsabile del settore storico e membro della segreteria, aumentò ulteriormente il proprio impegno, parallelamente a quello di condirettore di Società, la cui vita fu caratterizzata da frequenti polemiche. Nel corso del 1956, all’indomani del XX congresso del PCUS (Partito comunista Unione sovietica) e, successivamente, delle rivolte scoppiate in Polonia e in Ungheria, gli intellettuali del PCI furono protagonisti di un vivace dibattito che coinvolse le strutture culturali e molte sezioni del partito e che si fece sempre più critico, fino all’aperto contrasto quando le truppe sovietiche invasero l’Ungheria. Fu nella sede di Società e dell’Istituto Gramsci che venne organizzata la lettera di protesta al Comitato centrale del PCI firmata da 101 intellettuali (29 ott. 1956). Il M. non fu tra i firmatari della lettera, poiché si trovava fuori d’Italia, ma espresse il proprio dissenso in maniera netta particolarmente nel corso di una riunione della commissione culturale (15-16 novembre). Sostenendo che gli avvenimenti polacchi e ungheresi non potevano essere condannati semplicemente come “”controrivoluzione””, definì l’intervento armato sovietico e la dura repressione “”il tragico punto di approdo di una politica sbagliata”” non solo del partito comunista ungherese ma anche dell’Unione sovietica e accusò il PCI – e il suo responsabile culturale, M. Alicata – di “”reticenza”” nel campo della cultura: da questa ora occorreva “”uscire risolutamente””, facendo divenire prevalenti i “”diritti della libertà di ricerca””, poiché la ricerca – come aveva sottolineato in una precedente riunione, richiamandosi ad A. Gramsci – doveva essere un’attività “”disinteressata”” (Ricordi e interventi di G. M., pp. 1026 ss.). Pur rimanendo iscritto al PCI, questa posizione lo portò ai margini delle attività e a non essere inserito né nella nuova serie di Società, né nei rinnovati organismi dell’Istituto Gramsci (anche se continuò a partecipare alle sue iniziative: fu tra i primi, per esempio, in occasione del convegno di Studi gramsciani del 1958, a porre l’esigenza di una nuova edizione dei Quaderni del carcere che ne rispecchiasse l’ordine cronologico di composizione). Quando più avanti cominciò a maturare tra alcuni storici comunisti (E. Ragionieri, G. Procacci, R. Villari, R. Zangheri), insieme con Alicata, il progetto di una nuova rivista di storia, al M. fu chiesto di assumerne la direzione: seppur riluttante, dopo aver avuto garanzie – come scriveva a Cantimori (12 marzo 1958) – “”che la rivista sarebbe stata affidata al gruppo di studiosi che l’avrebbero fatta, e che non vi sarebbero state interferenze di sorta”” (Vittoria, Il Pci, le riviste e l’amicizia(, p. 865), accettò l’incarico. La scelta fu quella di dar vita a una rivista di storia generale, come era indicato fin dal titolo, Studi storici (che riprendeva, come la copertina, su suggerimento del M., la testata diretta da A. Crivellucci, alla quale aveva collaborato suo padre). Il periodico intendeva reagire all'””eccesso di ideologia”” degli anni passati ed essere aperto a diversi contributi, ma, al tempo stesso, aveva un preciso orientamento ideale. Questo veniva richiamato esplicitamente nella sigla Istituto Gramsci editore, con la quale si faceva “”una dichiarazione di non neutralità “”ideologica””, di non accademismo, di non identificazione della scienza storica con la storiografia neutra pura asettica e senza idee””: “”larghezza nell’indirizzo”” e “”intransigenza nella qualità””, dunque, secondo quanto ricordò il M. in occasione dei 25 anni della rivista (in Il movimento reale(, pp. 294 s.). Oltre ai saggi, il M. vi pubblicò numerose recensioni (quella agli Studi di storia di Cantimori, Torino 1959, apparsa sul primo fascicolo fu ritenuta, per il suo impianto metodologico, l’articolo programmatico della rivista), alle quali si era sempre molto dedicato per l’importanza che egli attribuiva agli interventi critici e alla discussione sui temi della storiografia contemporanea. Il M. diresse Studi storici, coadiuvato da un comitato dal 1964, fino alla fine del 1966. Nel 1965 aveva iniziato l’insegnamento universitario a Catania, dapprima di storia del Risorgimento, quindi dal 1968, avendo vinto il concorso di professore ordinario, di storia contemporanea. L’insegnamento e il rapporto con gli allievi saranno da ora al centro della sua esperienza. I suoi studi si erano indirizzati verso la storia dell’Italia liberale e in particolare, sollecitato anche dai dibattiti di quegli anni (R. Romeo e A. Gerschenkron e, precedentemente, i lavori di E. Sereni), sullo sviluppo economico del Paese, che analizzò attraverso le ricerche sulla politica di G. Giolitti, F. Crispi e S. Sonnino nell’ultimo decennio dell’Ottocento: temi che andranno a comporre il volume Crisi economica e lotta politica in Italia. 1892-1896 (Torino 1968; nuova ed. con il titolo Dalla crisi alla crescita. Crisi economica e lotta politica in Italia 1892-1896, Roma 1993), e che furono di grande importanza per aver individuato nelle conseguenze della crisi bancaria di fine secolo le premesse allo “”sviluppo del capitalismo moderno”” (ed. 1993, p. 184). L’incarico a Catania stimolò l’interesse per la storia siciliana e del Mezzogiorno, mentre la cattedra di storia contemporanea lo spinse ad allargare l’insegnamento oltre la storia nazionale e a organizzare i propri corsi su diversi aspetti della storia europea e del socialismo, essendo convinto – come affermò in un intervento del 1973 – della necessità di superare la tendenza “”a fare della storia contemporanea un periodo separato dai periodi precedenti”” e a “”far centro soltanto sul mondo capitalistico”” (Il movimento reale(, p. 275). Per iniziativa del M. nacque a Catania, nel 1974, l’Istituto siciliano per la storia dell’Italia contemporanea, di cui fu presidente fino al 1977. Fu anche membro del consiglio direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia, di cui fu vicepresidente nel 1978-82, e fece parte dei comitati direttivi di Italia contemporanea. Fu inoltre presidente del comitato scientifico della Fondazione Lelio e Lisli Basso (1976-78). Dopo un anno all’Istituto orientale di Napoli, il M. fu chiamato nel 1978 alla cattedra di storia dei partiti politici della facoltà di lettere dell’Università di Roma “”La Sapienza””, dove si impegnò per l’istituzione, nel 1984, della cattedra di storia contemporanea e per la creazione del dipartimento di studi storici dal Medioevo all’Età contemporanea. Mantenne la sua presenza all’Istituto Gramsci (dal 1961 nel comitato direttivo) e in modo particolare continuò a lavorare per Studi storici, facendo parte dal 1983 del comitato scientifico nell’ambito di un rinnovamento che egli stesso aveva favorito. Dopo lunga malattia, il M. morì a Roma il 27 apr. 2001. Oltre alle opere citate, si ricordano: Il socialismo nella storia d’Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica, Bari 1966; Storiografia e socialismo. Saggi e note critiche, Padova 1967; Rivoluzione borghese e socialismo. Studi e saggi, Roma 1975. Il M. ha curato e tradotto diverse opere, fra cui: F. Buonarroti, Congiura per l’eguaglianza o di Babeuf, Torino 1946 (nuova ed., ibid. 1971); V. Cuoco, Saggio storico sulla rivoluzione a Napoli, I-II, Milano 1951; J. Jaurès, Storia socialista della Rivoluzione francese, I-X, ibid. 1953-54 (nuova ed., I-IV, Roma 1969). In Il movimento reale(, alle pp. 349-371, si trova una bibliografia degli scritti del M., curata da P. Gabrielli. Fonti e Bibl.: A Roma, presso la famiglia, sono conservate le carte del M. e le lettere di D. Cantimori; le lettere del M. sono a Pisa, Scuola normale superiore, Archivio Cantimori. Altri documenti relativi al M. e alla sua attività politico-culturale si trovano a Roma, Fondazione Istituto Gramsci, Archivi, Commissione culturale e Istituto Gramsci. Necr., in data 28 apr. 2001, in La Repubblica (N. Ajello); Corriere della sera (A. Colombo); l’Unità (F. Barbagallo, A. Vittoria); La Sicilia (G. Barone); in data 29 apr. 2001, si v. invece Il Manifesto (G. Santomassimo); e ancora Studi storici, XLII (2001), 1, rispett. pp. 5-7, 9-24 (G. Procacci e A. Vittoria). Il fascicolo monografico di Studi storici (G. M.: storia e politica), XLIV (2003), 3-4, con introd. di F. Barbagallo, contiene: L. Rapone, G. M. critico della storiografia, pp. 593-648; C. Natoli, Il socialismo nella storia d’Italia, pp. 649-744; A. Vittoria, Il PCI, le riviste e l’amicizia. La corrispondenza fra G. M. e D. Cantimori, pp. 745-888; L. Masella, Autonomia della ricerca e direzione politico culturale. G. M. fra “”Società”” e “”Studi storici””, pp. 889-919; G. Mori, Una digressione virtuosa. M. e la storia bancaria di fine Ottocento (un vulcano che esplode e poi si acquieta), pp. 921-926; Ricordi e interventi di G. M., pp. 1007-1047; vedi ancora: N. Ajello, Intellettuali e PCI 1944-1958, Roma-Bari 1979, ad ind.; L. Masella, Passato e presente nel dibattito storiografico. Storici marxisti e mutamenti della società italiana 1955-1970. Antologia critica, Bari 1979, pp. VIII, XVIII, XXXIX, XLV, LVI, 5, 15, 22, 26, 35, 40, 52, 81, 135, 164; Studi storici. Indice 1959-1984, a cura di G. Bruno – A. Vittoria, premessa di F. Barbagallo, prefaz. di G. Manacorda, Roma 1985, passim; F. De Giorgi, La storiografia di tendenza marxista e la storia locale in Italia nel dopoguerra. Cronache, Milano 1989, ad ind.; A. Vittoria, Togliatti e gli intellettuali. Storia dell’Istituto Gramsci negli anni Cinquanta e Sessanta, pref. di F. Barbagallo, Roma 1992, ad ind.; L. Mangoni, Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta, Torino 1999, ad ind.; Il “”lavoro culturale””. Franco Ferri direttore della Biblioteca Feltrinelli e dell’Istituto Gramsci, a cura di F. Lussana – A. Vittoria, Roma 2000, ad ind.; E. Ragionieri e la storiografia del dopoguerra, a cura di T. Detti – G. Gozzini, Milano 2001, ad ind.; P. Simoncelli, R. De Felice. La formazione intellettuale, Firenze 2001, ad ind.; L’epistolario di E. Ragionieri. Inventario, a cura di F. Capetta, prefaz. di G. Santomassimo, Firenze 2004, ad ind.; G. Sasso, D. Cantimori. Filosofia e storiografia, Pisa 2005, ad indicem. A. Vittoria”,”STOx-175″
“RAPONE Leonardo”,”Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo (1914-1919).”,”Leonardo Rapone è professore di storia dell’Europa contemporanea all’Università della Tuscia. Studioso dell’antifascismo e delle sinistre europee ha pubblicato altri volumi. I tentativi di un confronto ravvicinato con Marx e la rivoluzione bolscevica “”E’ sullo sfondo di questa condizione di spirito che va posto il singolare articolo ‘La rivoluzione contro “”Il Capitale””‘, scritto all’indomani della presa del potere da parte dei bolscevichi in Russia, (‘Avanti!, 24 dicembre 1917), probabilmente il più conosciuto tra tutti quelli composti da Gramsci dagli anni giovanili fino all’arresto, nel quale la rivoluzione di Lenin, proprio per non aver rispettato la dinamica storica immaginata da Marx, essendo avvenuta in un paese non ancora passato attraverso lo sviluppo capitalistico-borghese, è salutata entusiasticamente come prova di una volontà che non si lascia imbozzolare in un ordinamento prestabilito dalla storia, nemmeno quello del materialismo storico. “”Il ‘Capitale’ di Marx era, in Russia, il libro dei borghesi, più che dei proletari. Era la dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un’èra capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale, prima che il proletariato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione. I fatti hanno superato le ideologie. I fatti hanno fatto scoppiare gli schemi critici entro i quali la storia della Russia avrebbe dovuto svolgersi secondo i canoni del materialismo storico. I bolscevichi rinnegano Carlo Marx, affermano, e con la testimonianza dell’azione esplicita, delle conquiste realizzate, che i canoni del materialismo storico non sono così ferrei come si potrebbe pensare e si è pensato””. La tesi ha il gusto di una provocazione intellettuale: non è però frutto di eccitazione dinanzi a un evento imprevisto ed elettrizzante, ma il precipitato, per effetto del reagente rivoluzionario, di pensieri e di dubbi da tempo presenti alla mente. E’ però anche il primo documento di un confronto ravvicinato con Marx e di una riconsiderazione del suo potenziale teorico, sicché, ad onta del titolo e di affermazioni volutamente paradossali che vi s’incontrano, ma che non devono distogliere da uno scavo più a fondo, questo articolo può essere preso come il vero inizio del marxismo di Gramsci: un marxismo che ha il medesimo statuto di quello che egli vede espresso nell’opera dei bolscevichi. Del resto, qualche mese prima, nel primo testo in cui aveva manifestato la sua adesione alle tesi dei “”massimalisti russi””, Gramsci aveva detto di Lenin e dei suoi compagni: “”Sono persuasi che sia possibile in ogni momento realizzare il socialismo. ‘Sono nutriti di pensiero marxista’. Sono rivoluzionari, non evoluzionisti”” (‘I massimalisti russi’, in ‘Il Grido del popolo, 28 luglio 1917, p. 266)”” [Leonardo Rapone, Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo (1914-1919), 2011] (pag 270-271)”,”GRAS-090″
“RAPONE Leonardo”,”Movimenti fascisti e classi sociali nell’analisi di Lev D. Trotskij.”,”””Per inquadrare la posizione politica di Trotsky di fronte a questi processi, bisogna soffermarsi sulla sua ferma convinzione che non vi siano nella crisi delle classi medie elementi che permettano di ritenere inevitabile la loro conquista da parte della reazione”” (pag 271); “”La degenerazione borghese della socialdemocrazia e la degenerazione fascista della piccola borghesia – scrive Trotskij – sono intrecciate come causa ed effetto”” (pag 272); “”Il fascismo si alimenta di un vuoto di egenomia”” (pag 273); “”Ugualmente, anche il tipo di legame che unisce le forze sociali intermedie alla loro espressione politica è descritto da Marx e da Trotskij in forme analoghe. Anche per Marx la frammentazione che caratterizza la collocazione economica dei piccoli contadini li rende “”incapaci di far valere i loro interessi nel loro proprio nome””; “”Per concludere su questo punto, ci sembra che la caratteristica dell’analisi trotskiana sia un concetto del fascismo come intreccio tra due processi: l’uno – la conversione delle classi dominanti all’autoritarismo aperto – determinante per la definizione del quadro generale della fase storica; l’altro – la rivolta delle classi medie – essenziale per definire la configurazione politica specifica assunta da quel potere autoritario”” (pagine 271-280)”,”TROS-257″
“RAPONE Leonardo PETRACCHI Giorgio RISALITI Renato DE-MICHELIS Cesare G. VALIANI Leo PITASSIO Armando PIRJEVIC Giuseppe; interventi di Gastone MANACORDA e Giorgio SPINI”,”Rivoluzione e reazione in Europa 1917/1924. Convegno storico internazionale – Perugia 1978. Vol. 1.”,”La storia europea fra il 1917 e il 1924 è un momento chiave della storia non solo degli stati ma del movimento operaio. La guerra e l’ipotesi leninista della sua trasformazione rivoluzionaria; il ‘colpo di mano’ dei bolscevichi e lesue ripercussioni europee; i moti spartachisti; le Repubbliche dei Consigli in Ungheria e Baviera: l’occupazione delle fabbriche in Italia; l’insurrezione del ’21 in Germania. Poi, implacabile e violenta, la reazione fascista in Italia, il governo conservatore di Horthy in Ungheria. Il periodo più denso di avvenimenti rivoluzionari in Europa dopo il 1848. RAPONE Leonardo PETRACCHI Giorglio RISALITI Renato DE MICHELIS Cesare G. VALIANI Leo PITASSIO Armando PIRJEVEC Giuseppe, interventi di MANACORDA Gastone SPINI Giorgio”,”RIRO-115-FL”
“RAPONE Leonardo”,”Trotskij e il fascismo.”,”Leonardo Rapone (Roma 1952) svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’.”,”TROS-037-FL”
“RAPONE Leonardo”,”Stratégie communiste et dynamique conservatrice. Essai sur les different sens de l’expression «nationalbolchevisme» en Allemagne, sous la République de Weimar (1919-1933), di Louis Dupeux.”,”””Quello di Dupeux appare un grosso lavoro di storia delle idee, un prezioso contributo allo studio delle ideologie politiche tedesche degli anni fra le due guerre, dal quale si possono ricavare elementi utili per inquadrare i fenomeni di sovrapposizione e di intreccio fra le tematiche ideologiche, ricorrenti nei momenti di grande crisi sociale e ideale del nostro secolo”” (pag 575) Il deputato tedesco-nazionale Paul Eltzbacher è il primo profeta del nazionalbolscevismo (pag 575) Persistente legame tra nazionalbolscevichi e ideologia della rivoluzione conservatrice (pag 578) “”Secondo i dottrinari del nazionalpatriottismo, la rivoluzione russa a dispetto del carattere di rottura dell’ideologia alla quale affermava di ispirarsi, aveva come fondamentale contenuto la rivolta contro la civiltà occidentale e il recupero della «Russia di Dostojevskij», cioè dei valori primigeni dell’anima popolare russa. Del pari tratta dai paradigmi della rivoluzione conservatrice è la determinazione dei nazionalbolscevichi di escludere dalle prospettive di un futuro bolscevismo tedesco ogni tensione internazionalista e ogni particolare cura per il conseguimento del benessere materiale della popolazione. La loro volontà di devolvere ogni possibile risorsa alla ricostruzione della potenza nazionale li spinge a concepire un’economia socializzata improntata a una rigorosissima austerità, a una vera e propria «volontà di povertà», così da consentire il mero soddisfacimento dei bisogni di sussistenza. Diversamente dai comunisti, essi guardano all’Urss non come al «paradiso dei lavoratori», ma come al «campo trincerato contro l’Occidente». Questo particolare approccio ideologico al bolscevismo trova un puntuale riscontro, come fa notare Dupeux, nell’atteggiamento dei nazionalbolscevichi nei confronti della Kpd: un atteggiamento caratterizzato sì da una disponibilità unitaria, ma anche dalla cura di puntualizzare la loro distinzione ideale dal comunismo marxista. Nel corso della sua accurata ricostruzione storica del fenomeno nazionalbolscevico, Dupeux, non manca di affrontare i principali noti interpretativi posti dalla questione, confrontandosi con la tesi proposta da Otto-Ernst Schüddekopf, l’unico storico che si sia cimentato prima di lui con questa complessa tematica. Secondo Schüddekopf, che ha eloquentemente intitolato il suo lavoro ‘Linke Leute von rechts’ (Gente di sinistra della destra) (2), i nazionalbolscevichi costituirebbero l’ala sinistra della destra: un’opinione che Dupeux respinge, così come, a maggior ragione, respinge il giudizio che di sé diedero gli stessi nazionalbolscevichi, qualificandosi come «il settore non marxista e non materialista del fronte socialista». La tensione verso una società in cui lo Stato annullerebbe la personalità umana, il rifiuto dell’idea di progresso, dell’umanesimo e dell’internazionalismo, sono elementi che secondo Depeux impediscono di annoverare il nazionalbolscevismo fra le ideologie socialiste; non solo, ma il modo stesso in cui i nazionalbolscevichi si propongono di tradurre nella realtà i principi della rivoluzione conservatrice, il segno che nella loro personalità lascia l’influenza di Ernst Jünger, interprete di una variante brutale e vitalista del dottrinarismo ‘völkisch’, spingono Dupeux a collocare il nazionalbolscevismo fra le filiazioni più totalitarie dell’ideologia della destra”” (pag 578-579)”,”GERG-097″
“RAPONE Leonardo”,”Trotskij e il fascismo.”,”Leonardo Rapone (Roma 1952) svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’.”,”TROS-008-FV”
“RAPONE Leonardo”,”Trotskij e il fascismo.”,”Leonardo Rapone (Roma 1952) svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’. Crisi dello Stato liberale e il bonapartismo in Trotsky (pag 152-)”,”TROS-004-FGB”
“RAPONE Leonardo”,”I fuorusciti antifascisti, la Seconda Guerra Mondiale e la Francia.”,”A partire dal 1937 la prospettiva di un conflitto franco-italiano spinge i fuorusciti antifascisti a cercare collegamenti più stretti con gli immigrati italiani in Francia e a formulare il progetto di un contributo militare dell’emigrazione all’eventuale guerra delle democrazie contro i fascismi. Contrasti insorgono tra i comunisti che, attraverso l’Unione popolare italiana, l’organizzazione di massa degli immigrati da loro promossa, propugnano l’arruolamento nell’esercito francese, e gli altri partiti, fautori di un’autonoma Legione italiana. Nella vicenda s’inseriscono poi ambiguamente i superstiti esponenti dell’interventismo garibaldino nella guerra del ’14. Nell’estate ’39 i partiti paiono prossimi alla costituzione di un’Alleanza antifascista, supporto politico dell’azione militare, ma alla scoppio del conflitto la non belligeranza italiana induce Daladier a frenare l’iniziativa e disorienta il fuoruscitismo, investito da una grave crisi politica.”,”ITAD-002-FGB”
“RAPONE Leonardo”,”La socialdemocrazia europea tra le due guerre. Dall’organizzazione della pace alla resistenza al fascismo (1923-1936).”,”Leonardo Rapone (Roma 1952) svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’. Autore di studi sul movimento operaio internazionale e sull’antifascismo italiano.”,”MEOx-009-FL”
“RAPONI Nicola”,”Tommaso Gallarati Scotti tra politica e cultura.”,”Tommaso Gallarati Scotti autore della ‘Vita di Antonio Fogazzaro’. I cattolici interventisti, l’interventismo democratico “”Ai primi di maggio del 1915 il Gallarati Scotti era giunto a Roma ospite di Leopoldo Franchetti e con lui e con altri amici dell’Associazione per il Mezzogiorno assistette ansioso a quelle che sembravano allora «radiose giornate» e che, com’egli avrebbe scritto più tardi, «oggi saremo tentati di chiamare tragiche se tragedia significa un intimo conflitto di passioni in cui ciascun attore ha ragione e ciascun ha torto». In quei giorni l’urto fra le due opposte forze, quelle della maggioranza parlamentare fedele a Giolitti (i trecento deputati e senatori che il 9 maggio, al ritorno dell’uomo di Dronero nella capitale, avevano deposto i loro biglietti da visita nella portineria della sua abitazione) e quella che Giustino Fortunato «avrebbe battezzato ‘minoranza lirica’», diventava più acuto e incalzante (5). Certo egli era ben lontano dal consentire spiritualmente alle sopraffazioni di questa «minoranza lirica», a quella «politica dei retori» di cui era artefice ed espressione in quei giorni il D’Annunzio, del quale avrebbe scoperto poi, nelle lunghe conversazioni al Comando supremo, durante la guerra, l’equivoca retorica epico-patriottica e l’egocentrico fanatismo nell’esaltazione della guerra (6); ma non poteva fare a meno di avvertire quel «senso quasi di noia e di sfiducia» verso il Parlamento che aveva invaso molti italiani, quella stanchezza stessa della vita parlamentare che aveva indotto molti «a mormorare contro Montecitorio e a deprimerne i valori» e che avrebbe poi fatto cedere alla tentazione «di trovare nuove soluzioni fuori della tradizione e della prassi delle democrazie» (7). Nel cerchio stesso dei suoi ospiti romani si trovava di fronte ad atteggiamenti contrastanti, fra la fiduciosa attesa e la speranza di alcuni e le gravi perplessità, che si riflettevano nella sua coscienza, di altri”” (pag 114); “”In realtà non è possibile collocare con esattezza l’interventismo del Gallarati Scotti in alcuna delle correnti o dei gruppi che la storiografia recente ha cercato di enucleare e definire con maggior chiarezza; quel che si può sicuramente affermare è che a lui – come pure ad altri suoi amici prevalentemente, ma non esclusivamente lombardi, come Casati, Zanotti Bianco e via dicendo – la partecipazione alla guerra apparve come un imperativo morale, come «un irresistibile richiamo della coscienza patriottica» – non come fine a se stessa – come avvenne per certi retorici esaltatori della guerra «purificatrice» – bensì in una continuità ideale con la tradizione risorgimentale e come compimento del Risorgimento stesso”” (pag 117) [(5) Giustino Fortunato, in ‘Interpretazioni e memorie’, cit., pp. 161-165; (6) T. Gallarati Scotti, ‘Idee e orientamenti politici e religiosi al comando supremo: appunti e ricordi’, in ‘Benedetto XV, i cattolici e la prima guerra mondiale’, Roma, 1963, pp. 509-515; (7) Dagli appunti dattiloscritti per una conversazione su «La riconquista della libertà in Italia» tenuta dal Gallarati Scotti al Worcester College di Oxford il 19 maggio 1949 per iniziativa dell’«Italian Club»]”,”RELC-384″
“RAPOPORT Vitaly ALEXEEV Yuri, a cura di Vladimir G. TREML e Bruce ADAMS”,”High Treason. Essays on the History of the Red Army, 1918-1938.”,”RAPOPORT V. è un ‘computer engineer’ che ha lavorato nell’ Armata Rossa. Oggi vive a New York City. Yuri ALEXEEV vive in Russia. V. TREML è professore di economia alla Duke University. Bruce ADAMS è Assistente Professore di storia all’ Università di Louisville. Zinoviev e Kamenev, capi locali. “”Nel 1919 l’ onnipotente membro del Politburo Zinoviev era anche capo del comune del nord. Pietrogrado era la sua eparchia (diocesi della Chiesa Orientale, ndr) come Kamenev dominava similmente Mosca. Stalin poteva essere mandato a Pietrogrado come rappresentante del TSK, ma solo Zinoviev poteva dare ordini o manifestare il potere.”” (pag 142) Scontro Stalin-Tukhachevsky. “”Naturalmente Tukhachevsky non bruciava d’ amore per Stalin. Pure lui era un grande stratega e tattico. Tukhachevsky eseguiva un profondo movimento di accerchiamento e colpiva il Grande Leader in un settore indifeso. Era anche possibile che stesse seguendo l’ aforisma popolare: “”La disciplina militare è l’ abilità nel mostrare al capo che tu sei più stupido di lui””. Non solo Stalin credeva questo.”” (pag 212)”,”RUST-110″
“RAPPAPORT Helen”,”Conspirator. Lenin in exile.”,”RAPPAPORT Helen è una storica specialista sulla Russia in età vittoriana e durante la rivoluzione. Ha scritto pure ‘Ekaterinburg: the Last Days of the Romanovs’ e ‘No Place for Ladies: The Untold Story of Women in the Crimean War’. Vive ad Oxford. “”As the delegates prepared to leave, a specially selected ‘conspiratorial commission’ was given responsibility for seeing them on their way back covertly to Russia via Finland. Lenin stayed on in London for a few days, working at his lodgings with the congress’s one and only stenographer, ensuring that an accurate written record of the sessions – and particularly of his own numerous speeches – was produced. He also found time to do some reading at the British Library, in between attending a second congress held by the Latvian Social Democrat contingent in the East End. Then he headed back to Nadya in Finland and the safe house at Kuokkala. Much to her amusement, he arrived sporting a large white straw hat, having clipped his moustache and shaved off his beard in order to evade identification and arrest (57). During his time in London, the British press had paid no particular attention to Lenin, all reports of the congress emphasising the presence of Gorky, as well as that of Plekhanov, Trotsky and Kropotkin. Gorky was the person whom the Western press had wanted to know more about, viewing him as the hero of the Russian working classes and ‘the prophet of revolution’. ‘What Gorki [sic] thinks to-day Russia will do tomorrow’, declared the ‘Daily Mirror’, adding, ‘History is now being made in London’ (58). That much indeed was true, only back in Russia they saw things somewhat differently. Lenin may have successfully maintained a low profile in Britain, but in Russia, where his police file stretched back to the 1880s, he was now public enemy no. I. A warrant had been issued for the arrest of ‘Vladimir Ulyanov, alias Lenin’, a ‘writer on economic subjects’, now regarded as ‘the most dangerous and most capable of all the Revolutionary leaders”” (59). And also the most elusive; for while the story was being syndicated across the world’s newspapers Lenin once more disappeared from sight. The Russia Secret Police were now searching for him all over southern Finland”” (pag 156) [Helen Rappaport, Conspirator. Lenin in exile, 2009] [(57) Krupskaia (Krupskaya), Memories, p. 143; (58) ‘Maxim Gorki at Secret Duma’, Daily Mirror, 15 May 1907; (59) ‘New York Times, 21 May 1907] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”LENS-196″
“RAPPOPORT Charles”,”La crise socialiste et sa solution.”,”Riformismo o socialismo, collaborazione di classe e la guerra, partecipazione durante la guerra, concezione socialista della difesa nazionale, difesa nazionale e reazione europea, dovere internazionale, l’ombra tragica di Pierre SCHLEMIHL, crisi socialista e sua soluzione. “”Les classes dominantes eurent un but déterminé en faisant ‘participer’ les socialistes: elle les désarmèrent. Elles les chargèrent de toutes les responsabilités sans leur accorder un pouvoir correspondant. Sembat dut céder la direction des chemins de fer è un technicien militaire. Cela n’empêche que quand Paris eut froid, c’est Sembat qui en mourut – ministériellement. Jules Guesde, militant socialiste remarquable mais sans aucune préparation gouvernamentale – c’est à son honneur! – est passé au ministère, ainsi qu’il l’a dit lui-même, “”comme dans un tunnel””, sans rien y voir. La responsabilité fut écrasante, les avantages minimes. On a laissé en liberté quelques militants en vue, mais toute la classe ouvrière, toute la République, furent ‘enchainèes’, y compris le président du Conseil actuel. Le 4 août 1914, le jour du triomphe de l’Union Sacrée la plus absolue fut celui de la proclamation de l’état de siège pour toute la France. Le peuple vote sa confiance ‘unanime au pouvoir'”” (pag 13) LEGGERE IN: Charles Rappoport, La crise socialiste et sa solution, Les problèmes du socialisme, 1. Octobre 1918] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”FRAP-022″
“RAPPOPORT Charles”,”La philosophie de l’histoire. Comme science de l’evolution.”,”Dello stesso autore: -Jean Jaures, l’homme, le penseur, le socialiste. M. RIVIERE. 1925 pag 400 8° FF 14″,”STOx-020″
“RAPTIS Michel HANSEN Joseph SEDOVA Natalia VAN HEIJENOORT Jean, a cura di Paolo CASCIOLA”,”L’ assassinio di Trotsky.”,”””Dopo di che parlava, e la massa di informazioni che gli era stata fornita veniva organizzata. Ben presto si potevano distinguere i movimenti delle diverse classi e dei vari strati esistenti all’ interno di tali classi; poi, in collegamento con questi movimenti, veniva svelato il ruolo dei partiti, dei gruppi e delle organizzazioni; e poi ancora il posto e l’ attività delle varie figure politiche venivano inserite entro tale quadro tenendo conto persino della loro professione e delle loro caratteristiche personali. Il naturalista francese Cuvier era solito vantarsi della propria capacità di ricostruire un animale intero partendo da un solo osso. Grazie alla sua vasta conoscenza delle realtà sociali e politiche, Trotsky poteva dedicarsi ad un lavoro analogo. Il suo interlocutore restava sempre sbalordito nel constatare quanto egli fosse stato in grado di penetrare la realtà di un determinato problema, e lasciava lo studio di Trotsky avendo una migliore conoscenza del proprio paese””. (pag 49)”,”TROS-115″
“RAPTIS Michel”,”Quel socialisme au chili? Etatisme ou autogestion. Dossier de la participation des travailleurs au processus révolutionnaire du pays.”,”RAPTIS Michel (PABLO) “”La révolution, c’est-à-dire la conclusion victorieuse d’un processus révolutionnaire commencé exige la mobilisation et l’organisation des masses afin d’assurer la plus large participation consciente de celles-ci, à toutes les mesures qui réalisent le contenu de la révolution. Assurer cette partecipation réelle des masses doit être le but de tout gouvernement, parti ou syndicat se réclamant du socialisme”” (pag 200)”,”AMLx-098″
“RASCHKE Joachim, a cura di Antonio BALDASSARRE”,”I partiti dell’Europa Occidentale. Dizionario tematico.”,”I paragrafi ‘Il quadro attuale’ in appendice a ciascun paese sono di Antonio Baldassarre”,”EURx-272″
“RASHID Ahmed”,”Talebani. Islam, petrolio e il Grande scontro in Asia centrale.”,”RASHID, pakistano, collabora a ‘Feer’ e altri periodici. Ha seguito il conflitto in Afghanistan ancor prima dell’ invasione sovietica del 1979. E’ stato per lungo tempo l’ unico giornalista accreditato. “”Gli Usa non possono assicurarsi una posizione strategica in Asia centrale senza l’ Uzbekistan, lo stato più grande e potente, l’ unico in grado di opporsi alla Russia. I due paesi iniziano a lanciarsi cauti segnali di avvicinamento. Karimov assume una posizione favorevole ai piani della Nato per la costituzione di un battaglione Nato centroasiatico, una mossa cui la Russia si oppone con vigore. “”Non accettiamo la Nato nel nostro giardino di casa. Gli Usa devono riconoscere che l’ Asia centrale rimarrà nella sfera d’ influenza della Russia”” mi ha detto ad Ashkhabad nel 1997 un diplomatico russo arrabbiato. Le compagnie americane cominciano a interessarsi ai giacimenti minerari dell’ Uzbekistan e il commercio tra Uzbekistan e Usa fiorisce improvvisamente, crescendo di otto volte tra il 1995 e il 1997. Karimov fa il suo primo viaggio a Washington nel giugno 1996. “”Entro la fine del 1995, l’ Occidente, e in particolare gli Usa, avevano chiaramente scelto l’ Uzbekistan come unico possibile contrappeso tanto al rinnovato egemonismo russo quanto all’ influenza iraniana”” ha scritto Shireen Hunter.”” (pag 199)”,”ASIx-073″
“RASHID Ahmed”,”Talebani. Islam, petrolio e il Grande scontro in Asia centrale.”,”Ahmed Rashid, pachistano, collabora a Far Eastern Economic Review, Daily Telegraph. Le Monde diplomatique, Cnn e Bbc sui temi relativi all’Asia Centrale. Segue il conflitto in Afghanistan da prima ancora dell’invasione sovietica del 1979 ed è stato per lungo tempo l’unico giornalista accreditato. Nel corso di questi anni ha avuto modo di intervistare tutti gli attori più importanti nell’area del conflitto afghano. Traduzione di Bruno Amato, Giovanna Bettini, Stefano Viviani, prefazione e ringraziamenti, cartine, introduzione: I santi guerrieri dell’Afghanistan, note, Appendice 1) Esempio di decreto talebano sulle donne e su altre questioni culturali dopo la presa di Kabul nel 1996, Appendice 2) Il nuovo Grande Gioco, bibliografia, cronologia, Glossario, Serie Bianca/Feltrinelli.”,”ASIx-005-FL”
“RASHID Ahmed”,”Nel cuore dell’Islam. Geopolitica e movimenti estremisti in Asia Centrale.”,”Ahmed Rashid, pachistano, collabora a Far Eastern Economic Review, Daily Telegraph. Le Monde diplomatique, Cnn e Bbc sui temi relativi all’Asia Centrale. Segue il conflitto in Afghanistan da prima ancora dell’invasione sovietica del 1979 ed è stato per lungo tempo l’unico giornalista accreditato. Nel corso di questi anni ha avuto modo di intervistare tutti gli attori più importanti nell’area del conflitto afgano.”,”ASIx-006-FL”
“RASKOLNIKOV Fyodor Fyodorovich Ilyin”,”Kronstadt and Petrograd in 1917.”,”Fyodor Fyodorovich Ilyin (known to history as ‘Raskolnikov’) was born in 1892 at Bolshaya Okhta, near St Petersburg. He was the illegitimate son of an Orthodox priest. In 1909 he enterend the Economics Department of the Petersburg Polytechnical Institute. It was at the Polytechnical Institute (where Struve was one of his teachers) that Raskolnikov read Plekhanov’s writings, and went on to discover those of Marx and Engels. At the end of 1910 he joined the RSDLP and began to work on the legal Bolshevik paper Zvezda under the guidance of K.S. Yeremeyev, while he was still a student. (V.M. Molotov was one of his comrades in the Bolshevik students’ group at the Polytechnical Institute.) When Pravda began, in 1912, Raskolnikov – Ilyin’s ‘party name’ – was one of its original team, working as editorial secretary. After only one month, though, he was arrested and sentenced to three years’ exile in Archangel province. In January 1918 it was to Raskolnikov that Lenin assigned the task of reading to the Constituent Assembly the announcement that the Bolshevik fraction was withdrawing therefrom. In December 1918 he set off on a destroyer of the Baltic Fleet, on a reconnaissance mission from Kronstadt to Reval (Tallinn). Raskolnikov died in Nice on September 23, 1939.”,”RIRx-070-FL”
“RASKOLNIKOV F.F.”,”Tales of Sub-Liutenant Ilyin.”,”F.F. Raskolnikov, 1892-1939 (biographical note), Translator’s note, Open Letter to Stalin, Glossary of Names, Index, Map, foto, Fyodor Fyodorovich Ilyin (known to history as ‘Raskolnikov’) was born in 1892 at Bolshaya Okhta, near St Petersburg. He was the illegitimate son of an Orthodox priest. In 1909 he enterend the Economics Department of the Petersburg Polytechnical Institute. It was at the Polytechnical Institute (where Struve was one of his teachers) that Raskolnikov read Plekhanov’s writings, and went on to discover those of Marx and Engels. At the end of 1910 he joined the RSDLP and began to work on the legal Bolshevik paper Zvezda under the guidance of K.S. Yeremeyev, while he was still a student. (V.M. Molotov was one of his comrades in the Bolshevik students’ group at the Polytechnical Institute.) When Pravda began, in 1912, Raskolnikov – Ilyin’s ‘party name’ – was one of its original team, working as editorial secretary. After only one month, though, he was arrested and sentenced to three years’ exile in Archangel province. In January 1918 it was to Raskolnikov that Lenin assigned the task of reading to the Constituent Assembly the announcement that the Bolshevik fraction was withdrawing therefrom. In December 1918 he set off on a destroyer of the Baltic Fleet, on a reconnaissance mission from Kronstadt to Reval (Tallinn). Raskolnikov died in Nice on September 23, 1939.”,”RIRB-030-FL”
“RASO Agostino”,”Rivolta fascista o di popolo? I partiti politici di fronte alla rivolta di Reggio e la strage di Gioia Tauro.”,”Il libro segue il dibattito sviluppatosi sulla rivolta di Reggio Calabria tra la base reggina e i vertici della Democrazia Cristiana, partito di maggioranza relativa all’interno del governo di centrosinistra, e del Partito Comunista Italiano, partito d’opposizione. Dalla coincidenza tra la richiesta del capoluogo e la tutela degli interessi della città e dalla tensione che scaturisce tra il senso di appartenenza territoriale, ossia “”la regginità””, e l’adesione all’ideologia dei partiti emergono le ragioni del malessere e del dissenso che si levano dalla base reggina sia della DC che del PCI durante la rivolta. Tutto ciò sullo sfondo delle controverse vicende cittadine, che influiscono molto sui giudizi finali che le varie sezioni locali dei due partiti danno sulla rivolta e sui rispettivi gruppi dirigenziali al termine delle vicissitudini. La sottovalutazione del Pci, o la “”via democratica al comunismo””, spiana la strada ad un crogiuolo di eversione nera, neofascismo, ‘ndrangheta e massoneria deviata che s’intrecciano con lo stragismo golpista di Junio Valerio Borghese. Dal territorio delle due sponde che si affacciano sullo Stretto è partita l’idea, e si è portata avanti, di un progetto di “”rivoluzione nera”” e di conquista golpista del Paese. Una mistura massomafiosa e stragista che è al centro di due dei misteri più tragici del Paese: la strage di Gioia Tauro e l’incidente stradale in cui persero la vita i cinque anarchici della Baracca. Agostino Raso ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Storiche. Medioevo, Età Moderna, Età Contemporanea presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza e il Master di II livello ‘Esperto in comunicazione storica: televisione e multimedialità presso l’Università degli studi di Roma Tre. E’ socio dell’Istituto ‘Ugo Arcuri’ per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea in provincia di Reggio Calabria.”,”ITAP-259″
“RASOLO Giuseppe”,”Le grandi battaglie della seconda guerra mondiale. Dal fronte italiano alla Russia, da Pearl Harbor allo sbarco in Normandia, tutti gli scontri decisivi dell’ultimo conflitto.”,”Guderian: capacità di guidare le truppe corazzate e una certa propensione per le telecomunicazioni ‘Heinz Wilhelm Guderian (Kulm 1888 – Schwangau 1954). E’ considerato uno fra i più abili e riconosciuti strateghi e generali della seconda guerra mondiale, soprattutto per la sua capacità di guidare le truppe corazzate, essendo un vero e proprio pioniere dell’attacco coi carri e uno degli artefici del ‘Blitzkrieg’. (…) Nominato tenente nel 1908, fa vita tranquilla nel distretto di Hannover fino allo scoppio della guerra, che lo vede impegnato per quattro anni, durante i quali si distingue per abilità di comando in tutte le campagne condotte dalle truppe tedesche sul fronte occidentale. Trasferito nel 1919 a est, prima in Slesia e poi negli Stati baltici, si mette in luce per il carattere fiero, ai limiti dell’insubordinazione. Diversi gli incarichi fino al 1922: sono anni in cui matura una certa propensione per le telecomunicazioni, che gli tornerà utile nello sviluppo futuro dei suoi reparti. Da quella data comincia ad interessarsi dell’opportunità di creare forze meccanizzate nell’esercito tedesco e l’incarico operativo di rilievo che gli viene affidato nel 1934 è proprio quello del comando delle truppe motorizzate. Nel 1935 guida una divisione panzer a Würzburg e nel 1938 è a capo del 26° corpo d’armata che porta a termine l’Anschluss. Trova anche il tempo di scrivere un trattato sulle tattiche di guerra sostenendo che in futuro non potranno prescindere dall’attacco dei carri armati. Inoltre rifiuta per ben tre volte l’incarico di capo e ispettore delle truppe motorizzate e di cavalleria, poiché intuisce che il comando è ancora basato su una concezione ottocentesca. Un rifiuto che lo porta direttamente a contatto con il Führer, affascinato dal trattato del generale prussiano, che di fatto gli concede l’opportunità di costituire il nucleo delle forze corazzate secondo i nuovi principi. Guderian è presente in tutte le operazioni di successo del Blitzkrieg in Polonia e in Francia: sua è l’intuizione di sbaragliare le truppe francesi sulla Mosa. L”Operazione Barbarossa’ lo vede a capo della Panzergruppe 2 (5 divisioni corazzate, 3 motorizzate e una di cavalleria, con oltre mille carri armati in dotazione). E sempre sue sono le vittorie più importanti in Russia (Smolensk e Kiev); riveste un ruolo attivo anche nella battaglia per la conquista di Mosca, ma la sua opposizione al Führer gli costa il posto: viene destituito il 26 dicembre 1941. Tenuto a riposo fino alla primavera del 1943, torna con il grado di ispettore delle truppe corazzate e, con la collaborazione del ministro Albert Speer, si dedica alla produzione e alla loro riorganizzazione. Entra nuovamente in contrasto con Hitler a causa dell”Operazione Cittadella, da lui reputata un inutile dispendio di risorse. Dopo il fallito attentato al Führer, diventa capo di Stato Maggiore generale dell’Oberkommando. La sua preoccupazione principale è il fronte orientale e quindi non vede di buon occhio l’offensiva nelle Ardenne. Poi l’ennesimo litigio con Hitler, dopo altre innumerevoli dispute sulla conduzione della guerra, porta alla sua definitiva destituzione il 28 marzo 1945. Consegnatosi agli alleati in Tirolo, resta detenuto per tre anni. Rilasciato nel 1948, muore nel 1954″” (pag 142-143-144)]”,”QMIS-223″
“RASSINIER Paul”,”Il dramma degli ebrei europei.”,”””Les amis de Rassinier: Henry Coston On peut sans hésiter qualifier Henry Coston d’antisémite professionnel et ultra-virulent. Pendant plus de 70 ans, jusqu’à sa mort en juillet 2001, il n’a cessé sa propagande de haine. Repreneur, en 1930, avec un autre antisémite hystérique, Jacques Ploncard, du journal de Drumont, La Libre Parole, le Coston d’avant-guerre se faisait remarquer par la distribution de tracts reproduisant au verso un billet de 100 frs et au recto un texte antisémite1. En 1930 il avait créé les « jeunesses anti-juives » dont le programme comportait l’exclusion des Juifs de la communauté française et la spoliation de leurs biens2. Il allait créer également en 1933 un parti politique, « explicitement national-socialiste »3. L’objectif de l’organisation de Coston, le Francisme, mentionne explicitement « la sauvegarde de la race française »3. En 1936, il est candidat à la députation à Oran. Il se présente sous l’étiquette « candidat antisémite »4. A partir de 1934, il fut en relation avec le centre allemand de propagande anti-juive d’Erfurt, la fameuse Weltdienst. En fait Coston était probablement vendu à la Weldienst, l’organisme nazi de propagande antisémite, à visée internationale. Il était perçu à l’époque par les services allemands comme un « authentique idéaliste national-socialiste ». Le colonel Fleichauer, directeur de la Weldienst, écrivait en février à l’idéologue nazi Alfred Rosenberg: « Les royalistes peuvent être éventuellement antijuifs, mais, pour le moment, ils sont réactionnaires et chauvins. Il ne faut pas s’y fier. Les catholiques aussi. Seuls les gens de Coston se sont mis au-dessus de tout cela et pourraient devenir des alliés précieux pour réaliser ce que le Führer propose comme but.5 » Et de fait, La Weldienst verserait de l’argent à Coston pour sa propre propagande antisémite. En 1934 il avait été reçu par le gauleiter de Franconie, l’antisémite fanatique Julius Streicher6. Il édita, entre autres, le trop célèbre faux antisémite tsariste, les Protocoles des sages de Sion7. Le Bulletin d’information anti-maçonnique qu’il publie affirme: « Pour Henry Coston, anti-sémite [sic] et anti-maçon de la première heure, la lutte anti-maçonnique et anti-juive n’est pas un vain mot »8. En 1973, Coston déclarait, à propos de Louis Darquier (auto-proclamé “”de Pellepoix””), qui avait été, pendant la guerre, le deuxième directeur du Commissariat général aux questions juives, le plus virulent et pro-allemand: « Darquier de Pellepoix! Je lui ai appris tout ce qu’il sait. Quand il est venu nous voir après les émeutes de 1934, il n’y connaissait rien à l’antisémitisme. C’est moi qui lui ai fourni les livres et les pamphlets nécessaires9 » L’influence de Coston en l’occurence semble avoir été efficace. Lors de la même interview, Coston déclarait encore: « il [Darquier] exigeait dès 1937 qu’ils [Les Juifs, principalement étrangers et les plus démunis] soient ou expulsés ou exécutés […] Et il fit les deux.10 » Pendant la guerre, Coston fut vice-président de l’association des journalistes anti-juifs11. Il multiplie alors les ouvrages anti-maçonniques et antisémites, relevant de diverses théories du complot — ce serait sa spécialité après-guerre12. Il participait à nombres de publications, comme Au pilori, qui faisait de la haine antisémite leur fond de commerce. Certaines de ces feuilles étaient contrôlées par les nazis. En 1944, Coston était la cheville ouvrière d’une brochure antisémite intitulée Je vous hais, « la publication la plus violemment antisémite de la période de l’occupation »13. Dans cette brochure, Coston faisait l’apologie des camps de concentration14. En août 1944, Coston fuit en Allemagne. Il est arrêté en Autriche en 1946, jugé en 1947, condamné aux travaux forcés à perpétuité, élargi au début des années 1950, gracié en 195215. Après guerre, Coston a repris la même propagande, édulcorée dans la forme, mais identique sur le fond. Il a écrit dans Jeune Nation, Défense de l’Occident (la revue de Bardèche), Carrefour, Europe Action, etc. L’infatigable Coston a été plus récemment chroniqueur à Présent puis à National-Hebdo. En 1954, Rassinier sollicite l’alter-ego de Henry Coston, son épouse Gilberte Coston, pour qu’elle lui commande, via son entreprise de diffusion, le « Club national des lecteurs », des exemplaires de son Mensonge d’Ulysse. L’affaire se fait et on retrouve Rassinier lors d’une réception pour le premier anniversaire du « Club », en compagnie de Henry Coston, Pierre-Antoine Cousteau, Jacques Benoist-Méchin, René Binet, Lucien Rebatet16, la fine fleur du racisme et de l’antisémitisme collaborationniste! Coston et Rassinier allaient nouer de solides liens. Dès 1955, Coston rééditait le Mensonge d’Ulysse. En 1961, il publierait la cinquième édition ainsi que Ulysse trahi par les siens. Coston publia également des articles de Rassinier dans sa revue Lectures françaises, organe paranoïaque qui prétendait répertorier « tous les faits tendant à prouver que la puissance économique et financière est aux mains des Juifs […] que les les États sont peu ou prou, soumis à la volonté d’un lobby pro-sionniste […] »17. Rassinier participa, sous le pseudonyme de J.-P. Bermont, au livre de Coston parue en 1960, Partis Journaux et hommes politiques d’hier et d’aujourd’hui18. Quand Rassinier se piqua d’interprétation économique, il ne fit que piller allègrement, en les reformulant des pamphlets antisémites de Coston19, notamment, Les financiers qui mènent le Monde, publié en 1955. Pour Florent Brayard, c’est à partir de sa rencontre avec Coston que Rassinier « se mit à croire à la réalité d’un complot juif mondial contre la paix »20. Bibliographie Pierre Assouline, « Henri Coston, itinéraire d’un antisémite », L’Histoire, octobre 1991, p. 57. Michaël Lenoire, « Notice biographique de Coston », dans L’Antisémitisme de Plume, 1940-1944 études et documents, sous la direction de Pierre-André Taguieff, Berg International, 1999, p. 370-383 Notes. 1. Paul J. Kingston, Anti-semitism in France during the 1930s, Organisations, Personalities and Propaganda, University of Hull Press, 1983, p. 44 2. Michaël Lenoire, « Notice biographique de Coston », dans L’Antisémitisme de Plume, 1940-1944 études et documents, sous la direction de Pierre-André Taguieff, Berg International, 1999, p. 372 3. Florent Brayard, Comment l’idée vint à M. Rassinier. Naissance du révisionnisme, Fayard, 1996, p. 241 4. Cité par Richard Millman, La question juive entre les deux guerres. Ligues de droite et antisémitisme en France, Armand Colin, 1992, p. 195. 4. Ibid. 5. Ibid. 6. Michaël Lenoire, « Coston… », op. cit., p. 373 7. Michaël Lenoire, « Coston… », op. cit., p. 375 8. Jean-Yves Camus et René Monzat, Les droites nationales et radicales en France, Presses universitaires de Lyon, 1992, p. 78 9. Frederick Busi, « In the Lair of the Fascist Beast », Midstream, vol. XIX, n°2, février, 1973, p. 22 10. Ibid. 11. Michaël Lenoire, « Coston… », op. cit., p. 375 12. Quelques titres: Le Cartel Maçonnique contre la France, La Franc-Maçonnerie, voilà l’ennemi, Algerusalem, Les Juifs contre la France, Les Juifs et leurs crimes, etc. Voir liste dans Florent Brayard, op. cit., p. 242 13. Michaël Lenoire, « Coston… », op. cit., p. 379 14. Florent Brayard, op. cit., p. 242 15. Florent Brayard, op. cit., p. 243 16. Florent Brayard, op. cit., p. 239 17. Camus, Monzat, p. 467 18. Florent Brayard, op. cit., p. 275 19. Nadine Fresco, Fabrication d’un antisémite, Seuil, 1999, p. 551 et suiv. 20. Florent Brayard, op. cit., p. 394 “”. Fonte Gilles Karmasyn 1999 2002″,”GERN-089″
“RASSINIER Paul”,”Les responsables de la seconde guerre mondiale.”,”Paul Rassinier (Bermont, 18 marzo 1906 – Asnières-sur-Seine, 28 luglio 1967) è stato uno scrittore, politico socialista francese. Anti-nazista combattente della resistenza, fu prigioniero nei campi di concentramento di Buchenwald e Mittelbau-Dora. Giornalista ed editore, ha scritto centinaia di articoli su argomenti politici ed economici, ma è ricordato soprattutto per quelli relativi all’ Olocausto, per i quali dai negazionisti stessi è considerato il “”padre del revisionismo”” (i negazionisti chiamano essi stessi revisionisti, in una sorta di tentativo di mimetismo con la corrente storiografica revisionista). (fonte Wikip) Rassinier nacque a Bermont, presso Montbéliard. Insegnò storia e geografia nella scuola media di Faubourg de Montbéliard. Nel 1922, a soli 16 anni, aderì al Partito Comunista, ma, a causa delle sue idee eccessivamente rivoluzionarie, ne venne escluso dieci anni dopo. Decise dunque, con alcuni militanti operai, di dar vita alla Fédération Communiste Indépendante de l’Est con l’intento di riunificare il movimento rivoluzionario sia sul piano politico che sul piano sindacale. Una volta constata tuttavia la velleità del proposito, decise nel 1934 di difendere le proprie posizioni all’interno del Partito Socialista (SFIO). Rassinier rifersice che a seguito dell’invasione tedesca, divenne un resistente della prima ora e fu co-fondatore del movimento Libération-Nord. Nadine Fresco sostiene però che in nessuna opera dedicata al movimento Libération Nord comparirebbe il nome di Rassinier, nome che non sarebbe riportato peraltro neanche nella lista di componenti del primo comitato direttivo del movimento; pertanto secondo la storica francese l’unica e sola “”fonte”” di questo presunto legame tra il revisionista francese e questo movimento resistenziale sarebbe Rassinier stesso [1][2] Fu arrestato dalla Gestapo nell’ottobre del 1943 e torturato per undici giorni, riportando lesioni gravissime (mani schiacciate, mascella fratturata, un rene a pezzi), tanto che alla fine del conflitto fu dichiarato invalido al 105%.[3] È deportato in un primo tempo nel campo di Buchenwald e, successivamente, in quello di Dora. Al termine della guerra è sempre Rassinier a riferire di essere stato insignito della “”medaglia d’argento della Riconoscenza francese”” e della “”Rosetta della Resistenza””, massime decorazioni per coloro che avevano partecipato alla Resistenza[senza fonte], le quali si rifiutava però di esibire[4], onoreficenze che invece secondo la storica francese Nadine Fresco Rassinier non avrebbe mai ricevuto.[5][6] Riprese quindi il suo posto tra le file del SFIO di Belfort, lamentandosi tuttavia di non aver mai incontrato nella Resistenza coloro che allora parlavano a suo nome. Eletto deputato socialista alla seconda costituente, si ritirò presto disilluso dalla vita politica per dedicarsi alle sue ricerche storiche. La pubblicazione della sua opera Le Mensonge d’Ulysse (La menzogna di Ulisse), nella quale metteva in dubbio la veridicità dell’Olocausto, gli valse l’espulsione dal Partito Socialista. Gli furono inoltre rimproverati i contatti amichevoli e di lavoro che intratteneva con alcune personalità della destra radicale francese, tra cui l’ex collaborazionista Maurice Bardèche. Morì il 18 luglio del 1967. Attività storica [modifica] Rassinier descrisse, nelle sue prime opere, le terribili condizioni a cui erano sottoposti i detenuti nei campi di concentramento tedeschi, in cui vi era un alto tasso di mortalità a causa del maltrattamento, della penuria di cibo, della mancanza di medicinali e di numerose malattie endemiche. Riteneva tuttavia che i racconti degli altri detenuti contenessero delle eccessive, nonché popolari, esagerazioni. Cercò quindi di ridimensionare tali racconti, e successivamente di sottoporre a critica il celebre libro di Raul Hilberg Destruction of the European Jews (La distruzione degli Ebrei d’Europa): fu il primo di una lunga serie di attacchi che il movimento negazionista dell’Olocausto dedicò a quest’opera. Rassinier si scagliò soprattutto contro le testimonianze sulle camere a gas omicide, che reputava incomplete, inesatte e, talvolta, falsificate, aggiungendo inoltre che le autorità naziste non avrebbero mai disposto l’ordine per uno sterminio fisico degli ebrei.[7] Va però precisato che nella sua esperienza da internato, Rassinier non ebbe alcun contatto con i campi di sterminio nei quali, secondo la storiografia ufficiale, funzionarono le camere a gas. Rassinier fu anche il primo sostenitore del negazionismo dell’Olocausto a stilare un’analisi, seppur approssimativa, sulla cifra degli ebrei morti nei campi di concentramento, ossia 1.600.000 circa. Egli si occupò in seguito più approfonditamente della tematica delle camere a gas, giungendo alla seguente conclusione: «L’ esistenza [delle camere a gas] non può essere considerata come indiscutibilmente stabilita».[8] Nel 1960 lo storico revisionista della prima guerra mondiale Harry Elmer Barnes notò le opere del francese, ritrovando analogie con le esagerazioni propagandistiche di guerra dei due conflitti mondiali. Barnes si fece quindi carico della traduzione inglese di alcuni libri di Rassinier, incontrando tuttavia il rifiuto per la pubblicazione da parte di numerose case editrici statunitensi. La sua tenacia fu però premiata nel 1978, allorché la Noontide Press, casa editrice californiana di estrema destra,[9] curò l’edizione americana delle quattro opere maggiori di Rassinier: Passage de la Ligne, Le Mensonge d’Ulysse, Ulysse trahi par les siens e Le Drame des Juifs européens. Note [modifica] ^ Nadine Fresco, op. cit., p. 401, 1999. ^ Gilles Karmasyn. 1er mensonge: fondateur de Libération Nord. in Rassinier et sa résistance, Les impostures de Rassinier. Pratique de l’histoire et dévoiements négationnistes (PHDN), 25-11-1999. URL consultato il 27-10-2009. ^ Paul Rassinier, op. cit., p. 196, 1961. ^ Cesare Saletta. Prefazione a La menzogna di Ulisse. settembre 1995. URL consultato il 27-10-2009. ^ Nadine Fresco, op. cit., p. 760, 1999. ^ Gilles Karmasyn. 4ème mensonge: Rassinier « titulaire de la médaille de vermeil de la Reconnaissance française et de la Rosette de la résistance ». in Rassinier et sa résistance, Les impostures de Rassinier. Pratique de l’histoire et dévoiements négationnistes (PHDN), 25-11-1999. URL consultato il 27-10-2009. ^ Paul Rassinier, op. cit., p. 60, 1964. ^ Paul Rassinier, op. cit., p. 72, 1962. ^ La Noontide Press è una casa editrice dell’estrema destra americana. Nel catalogo online sono presenti opere di ispirazione razzista, negazionista e filonazista. Noontide Press. URL consultato il 27-10-2009. Bibliografia [modifica] Paul Rassinier, Passage de la Ligne, (in francese) , 1948. [Opera revisionista] Paul Rassinier, Le Mensonge d’Ulysse , (in francese) , 1950. URL consultato il 27-10-2009. [Op. rev.] Paul Rassinier, Le Discours de la dernière chance, (in francese) , 1953. Paul Rassinier, Candasse ou le huitième péché capital, (in francese) , 1955. Paul Rassinier, Le Parlement aux mains des banques , (in francese) , 1955. URL consultato il 27-10-2009. Paul Rassinier, Ulysse trahi par les siens, (in francese) Documents et témoignages, 1961. 125 [Op. rev.] Rassinier, Paul (novembre 1961). L’Equivoque révolutionnaire . Défense de l’Homme 156 (in francese). URL consultato il 27-10-2009. Paul Rassinier, Le véritable procès Eichmann ou les vainqueurs incorrigibles , (in francese) Parigi, la Vieille taupe [1962], 1983. 249 ISBN 2903279055 URL consultato il 27-10-2009. [Op. rev.] Paul Rassinier, Le drame des juifs européens , (in francese) Parigi, Les Sept Couleurs, 1964. 221 LCCN 67043977 URL consultato il 27-10-2009. [Op. rev.] Paul Rassinier, L’«Opération Vicaire». Le role de Pie XII devant l’histoire, (in francese) , 1965. 274 [Op. rev.] Paul Rassinier, Les Responsables de la Seconde guerre mondiale, (in francese) Nouvelles Editions Latines, 1967. 288 ISBN 9782723304344 [Op. rev.] Nadine Fresco, Fabrication d’un antisémite, (in francese) Seuil, 1999. 792 ISBN 978-2020215329″,”RAIx-253″
“RATHENAU Walther”,”L’economia nuova.”,”””L’utopia di un “”socialismo del capitale”””””,”ECOT-154″
“RATHENAU Walther, a cura di Roberto RACINARO”,”Lo Stato nuovo (1919) e altri saggi.”,”Roberto Racinaro (1948-2018) è stato filosofo, politico, consigliere regionale sotto la presidenza di Antonio Bassolino, preside della Facoltà di Filosofia…”,”GERG-002-FC”
“RATNER Harry”,”Reluctant Revolutionary. Memoirs of a Trotskyist, 1936-1960.”,”This is an autobiographical account of a Trotskyst militant during the years of 1936 to 1960. Reluctant Revolutionary provides a superbly readable and vivid account of Harry Ratner’s experience in the Trotskyist movement, from when he joined the Militant Group until his departure from the Socialist Labour League. Introduction by Peter FRYER, Preface, Notes, Illustration, Index,”,”TROS-067-FL”
“RATTAZZI Urbano, a cura di Rosanna ROCCIA”,”Epistolario di Urbano Rattazzi. Volume primo, 1846-1861. II Serie: Fonti. Vol. XCIX.”,”Urbano Rattazzi è stato un avvocato e uomo politico italiano nato ad Alessandria il 20 giugno 1808 e morto a Frosinone il 5 giugno 18731. Nel 1848, venne eletto deputato nel primo parlamento subalpino di Carlo Alberto. In seguito, fu Ministro dell’istruzione e dell’agricoltura e commercio nel governo Casati1. Rattazzi fu anche il relatore del progetto di legge per l’annessione della Lombardia e di alcune province venete al Piemonte1. Dopo la caduta del governo all’armistizio di Salasco, divenne il principale leader del centro sinistra, dopo essersi separato dalla estrema, e si battè per la sollecita ripresa della guerra contro l’Austria, appoggiando Cavour, allora nel Parlamento subalpino la guida del centro moderato1. Rattazzi fu guardasigilli nel ministero Gioberti, ma entrò in contrasto con il governo quando fu progettato un intervento militare in Toscana per restaurarvi il granduca1. Nel 1852, con la carica di Presidente della Camera, si avvicinò al centro-destra da quel momento guidato da Cavour. Da questo accordo ebbe l’avvio quell’operazione politica chiamata il ‘grande connubio’ 1. Nel 1853, Rattazzi passò al ministero degli interni che aveva già retto ad interim dal marzo 1854. Questa intensa attività di riforme gli attirò le ire della destra e l’avversità dei moderati, fino a quando nel ’57 Cavour stesso non si vide costretto a invitare Rattazzi a ritirarsi dal Governo1. (f: copil)”,”RISG-092-FSL”
“RATTI Guido”,”Il Corriere Mercantile di Genova dall’ Unità al fascismo, 1861-1925.”,”RATTI Guido si è laureato in lettere presso l’ Università di Genova nel 1968 e si è pecializzato a Torino. Ha collaborato ad un programma di ricerche finanziato dal CNR, sulla classe dirigente subalpina nel Risorgimento. Ha lavorato in Francia sotto la guida del prof. Ambrose JOBERT. Il Mercantile e il colonialismo italiano. “”La campagna africanista fu naturalmente diretta anche contro il fronte interno: venne difatti duramente e sdegnosamente condannata la posizione di un “”avvocato socialista”” e di una “”Rivista socialista milanese”” che avevano osato auspicare una pronta e definitiva disfatta delle armi italiane in Etiopia. Secondo il giornale genovese “”aberrazioni sì mostruose”” come quelle avanzate dal Turati sulla “”Critica Sociale”” dimostravano in modo lampante l’assoluta inconciliabilità fra il “”patriottismo ed il socialismo””! (1)”” (pag 131) (1) ‘L’augurio della sconfitta’ sul CM del 23/24 febbraio 1896″,”LIGU-004″
“RATTI Guido”,”Il Corriere Mercantile di Genova. Dall’unità al fascismo (1861-1925).”,”RATTI Guido si è laureato in lettere presso l’ Università di Genova nel 1968 e si è pecializzato a Torino. Ha collaborato ad un programma di ricerche finanziato dal CNR, sulla classe dirigente subalpina nel Risorgimento. Ha lavorato in Francia sotto la guida del prof. Ambrose JOBERT. Prima guerra mondiale. “”Di fronte all’ineluttabilità dell’intervento italiano, il “”Mercantile”” cercò dunque di proporre quel programma d’unità di azione e pensiero col quale aveva affrontato, in un passato ormai remoto, le guerre del 1859 e del 1866. Ciò non impedì tuttavia al giornale di abbandonarsi a vane speranze “”neutraliste”” ancora pochi giorni prima dell’apertura delle ostilità: il Rembado infatti, in un editoriale del 14 maggio, esultando per le dimissioni di Salandra, accarezzò l’illusione che Giolitti potesse ancora salvare, “”in extremis””, l’Italia dall’intervento. Ma, com’è noto, il dado era stato tratto ormai: ben presto anche dalle colonne del quotidiano genovese prenderà a squillare la diana di guerra (…). Più avanti, polemizzando contro il “”patriottismo da parata”” degli intellettuali e dei più accesi nazionalisti il giornale sentì l’esigenza di giustificare la propria posizione inizialmente favorevole alla neutralità affermando che la guerra, in ogni caso, non era il migliore dei sistemi per risolvere i problemi italiani ed europei: inoltre, in un articolo alquanto rimaneggiato dalla censura comparivano evidenti sintomi di preoccupazione per il modo con cui l’Italia aveva aderito al patto di Londra, censurando quindi, implicitamente, l’operato del re, di Sonnino e di Salandra. Col 1916 però a musica cambiò radicalmente: il “”Mercantile”” fu infatti acquistato dalla Società Editrice Ligure, nella quale confluivano gli interessi dell’Ansaldo e della Federazione degli Armatori liberi, notoriamente interventisti e filo-nazionalisti. La nuova proprietà provvide senza indugi a silurare il Rembado sostituendolo con Giuseppe Baffico e ad imporre al vecchio quotidiano genovese una linea politica ben diversa dalla precedente: ed in effetti il nuovo direttore, attingendo a piene mani dal più trito e verboso repertorio nazionalista, diede immediatamente il via alla campagna contro l’allarmismo. (…) Ma tutto ciò non bastava ancora ai due “”paranoici”” fratelli Perrone, come li aveva causticamente definiti V.E. Orlando, essi vollero anche, ed il Baffico docilmente eseguì, una dura offensiva nei confronti del cosiddetto disfattismo di Giolitti. Un editoriale del 25 agosto ’17, dettato certamente dall’inconfondibile penna del direttore del “”Mercantile””, iniziò il linciaggio morale degli “”austriacanti disfattisti giolittiani””, definiti “”un covo di vipere”” pronto a trar partito dalle difficoltà del paese e specialmente da quelle che influivano negativamente sui consumi popolari: questi erano “”i veri nemici del popolo…i veri e propri sabotatori della guerra”” che bisognava estirpare a qualunque costo e con qualunque mezzo”” (pag 195-199)”,”EDIx-152″
“RATZEL Federico”,”Il mare. Origine della grandezza dei popoli. Studio politico-geografico.”,”””L’ Oceano Atlantico è il primo dei grandi mari, con il quale divennero familiari quei popoli che tessero la loro storia sino ai nostri giorni. Sotto molti rapporti esso è il più accessibile di tutti. L’ Oceano Atlantico presenta una superficie 32 volte maggiore di quella del Mediterraneo e 221 volte più del Baltico. Esso è stretto e lungo, piccolo in paragone delle parti del globo nelle coste orientali ed occidentali, esso facilita cioè abbrevia il loro traffico. I suoi bracci s’ incassano profondamente verso oriente ed occidente fra le terre dell’ antico e nuovo mondo, e le numerose isole rendono più forte sulle due coste “”the blending of the Water with the Land”” che imprime in esso qualche cosa del carattere di una terra interna in contrapposto all’ aperto Oceano Pacifico. Questo è grande, rispetto all’ estensione, ma l’ Atlantico gli è maggiore nelle vicende storiche, e come oceano storico ha preso il posto del Mediterraneo.”” (pag 19)”,”RAIx-188″
“RATZER José”,”Los marxistas argentinos del 90.”,”RATZER José è uno studioso di problemi economici, sociali e politici dell’ Argentina. Ha scritto diversi lavori su pubblicazioni di sinistra. “”Il 26 novembre 1889, in un atto del circolo Vorwärts, realizzato con partecipazione degli operai socialisti e anarchici (tra questi Errico Malatesta), adottò una risoluzione il cui primo punto diceva: “”Gli scioperi, in generale, sono il prodotto dell’ ordine sociale capitalista; in particolare, gli scoperi attuali a Buenos Aires sono il prodotto naturale della situazione miserevole della classe operaia, della situazione creata dalla ingiusta politica finanziaria del governo, dalla speculazione sfrenata della Borsa e dei capitalisti””.”” (pag 64) La seconda internazionale. “”Nel suo congresso iniziale, a Parigi, era rappresentato il club Vorwärts di Buenos Aires, niente meno che dall’insigne socialista tedesco Wilhelm Liebknecht. Nella lista dei delegati al congresso c’era pure un altro rappresentante dei gruppi socialisti d’ Argentina, Alejo Peyret. Ciò indica che, oltre al Vorwärts esisteva nel paese un altro tipo di organizzazione internazionalista.”” (pag 64-65) “”En su congreso inicial, en París, estuvo representado el club Vorwärts de Buenos Aires, nada menos que por el insigne socialista alemán Guillermo Liebknecht””. Internet: (http://www.po.org.ar/edm/edm17/germnav.htm) Germán Avé Lallemant y los orígenes del socialismo argentino Se cumplieron, en 1996, los 100 años de la fundación del Partido Socialista argentino. En la construcción del pensamiento socialista en nuestro país, que no comienza con la simbólica fundación del partido, sino que se remonta a varios años antes, cabe un lugar importante al ingeniero alemán Germán Avé Lallemant. Como parte de la indagación en las ideas germinales del socialismo, creemos que es de interés evaluar el pensamiento de este solitario científico y periodista, que desarrolló una amplia labor en ésta, su patria de adopción, desde su llegada en 1868 hasta 1910, año de su muerte. Germán Avé Lallemant, quien seguramente nació en Lübeck, hacia 1836 o 1837 (1), era miembro de una familia de naturalistas, intelectuales y científicos. Su padre era amigo del sabio alemán Alexander von Humboldt y del naturalista Germán Burmeister, quien trabajó muchos años en la Argentina, y gracias al cual Lallemant vino hacia estas tierras en 1868, ya graduado en agrimensura, minería y metalurgia. Se instaló en San Luis, donde vivió hasta el fin de sus días y donde se casó con Enriqueta Lucio Lucero. Su actividad científica fue muy vasta. Trabajó como ingeniero en minas, agrimensor, meteorólogo y minerólogo. Fue rector del Colegio Nacional de San Luis, trabajó como periodista en los últimos años del siglo y fue contratado como estadígrafo por el gobierno puntano. Hombre del siglo XIX, no se encerró jamás en las ciencias naturales, sino que buscó interiorizarse con el mismo afán en todo lo relativo a la sociedad y a la historia del hombre. En sus artículos periodísticos se observa claramente la distancia enorme que lo separaba del resto de los escritores argentinos de la época: por sus conocimientos, por sus concepciones, por sus lecturas, por la comodidad con que pasa de los temas internacionales a los nacionales, por la facilidad con que maneja estadísticas de Europa, de Estados Unidos y del resto del mundo, sus escritos pueden ser identificados con facilidad, aun cuando no estén firmados o lo estén con seudónimo. Se sabe bastante poco sobre su formación concreta tanto en Europa como en la Argentina. Víctor García Costa sostiene que “”la formación ideológica marxista de Lallemant se había producido en Europa”” (2). Fermín Chávez, por su parte, deduce incluso que participó “”en la lucha que el socialismo alemán entablara con Bismarck””. Pero todo está en el terreno de las conjeturas. Partió de Alemania a los 25 años, cuando el socialismo acababa de ser fundado por Ferdinand de Lasalle. El marxismo en Alemania no existe hasta 1868, y recién adquiere importancia algunos años después. Sí bien es verdad que la Primera Internacional está logrando una importancia descomunal en toda Europa, el marxismo dentro de ella está reducido a unos pocos dirigentes. Aun dentro del terreno de las conjeturas, creemos que si Lallemant se hubiera formado en el marxismo europeo en su juventud, habría dejado constancias de ello: correspondencia temprana con los dirigentes marxistas o huellas de sus ideas antes de 1890. ¿Cómo se entiende una “”formación”” marxista temprana, en un ambiente radicalmente no marxista, y luego una “”hibernación”” de sus ideas durante 30 años? La conjetura alrededor de la temprana formación de Lallemant en el marxismo está al servicio del posterior engrandecimiento de su figura y de sus ideas. Pero preferimos dejar las conjeturas como tales, ya que, como se verá, no pretendemos engrandecer su figura, sino hacer un balance, desde el marxismo, de las luces y sombras de sus propuestas. Lo concreto es que Lallemant participa del Club Vorwärts, en el cual surge el primer núcleo socialista ligado a la socialdemocracia alemana entre los emigrados alemanes antimonárquicos. De este grupo la iniciativa para unificar a otros grupos de colectividades de Buenos Aires y conmemorar, por primera vez, el 1º de Mayo, según resolución del Congreso Socialista de París de 1889. Se conforma entonces un Comité Internacional que resuelve constituir una federación obrera y, como órgano de ésta, un periódico. Surge así El Obrero, en diciembre de 1890, dirigido por uno de los componentes del Club Vorwärts, Germán Avé Lallemant, quien casi con seguridad lo sostiene con su propio dinero. La mayoría de los artículos son escritos por él, y colaboran también Augusto Kühn, Leoncio Bagés y Carlos Mauli. Pero la dirección de Lallemant es muy corta, y debe abandonar Buenos Aires en febrero de 1891. Es decir que permanece al frente del periódico apenas por 5 números. Luego de esto, envía sus artículos desde San Luis. Más adelante, se publicarán colaboraciones suyas en otros periódicos socialistas, como El Socialista, que aparece de marzo a mayo de 1893, o La Vanguardia, que nace en abril de 1894. Una extensa colaboración periodística desarrollará Lallemant en La Agricultura. Este semanario, “”defensor de los intereses rurales e industriales””, nacido del riñón del diario La Nación y que funcionara un tiempo en sus mismas oficinas, fue quizás una de las publicaciones más serias de la época referidas al desarrollo de la economía agraria. En ella colaboró, además de Germán Avé Lallemant, otro socialista: Antonino Piñero. Nuestro científico alemán llegó a actuar casi como “”jefe de redacción””, escribiendo la editorial y hasta dos y tres artículos más de fondo. Los hacendados, lectores de La Agricultura, se quejan más de una vez de la excesiva presencia de las ideas socialistas en una revista que debiera ser coto prohibido a las ideas reformadoras. Es seguramente por este motivo que Lallemant y Piñero se despliegan en una serie de seudónimos que transforman a la publicación en una especie de laberinto de personalidades y estilos, donde el investigador actual fácilmente se pierde. Lallemant colabora en La Agricultura desde su aparición, en 1894, hasta el año 1900. En 1896 se traslada nuevamente a Buenos Aires, convocado por la revista, y actúa durante todo el año como redactor principal de la publicación. Firma con su nombre real y con varios seudónimos: Pirquinero, Puntano, Agrófilo, Isidro Castaño, Julián Jiménez, Marius, Demócrata, etc. Algunos de ellos están atestiguados con mayor seguridad, otros se deducen por citas cruzadas, por el estilo y los conocimientos desplegados. Un tercer grupo de colaboraciones periodísticas que nos interesan se hallan en la revista teórica de la socialdemocracia alemana Die Neue Zeit, dirigida por Karl Kautsky. Lallemant envía colaboraciones desde 1894 hasta su muerte. Una docena de estos interesantes artículos fueron traducidos y publicados por Leonardo Paso, dirigente del Partido Comunista argentino. La actividad política de Lallemant No puede dejar de observarse que la actividad política de Lallemant en el marco del socialismo fue bastante reducida. Si bien participó en el Club Vorwärts, y dentro de éste se destacó entre el grupo de marxistas, no figura en ninguna de las reuniones más importantes de la década. No participa del Comité Internacional de 1890. Figura como director de El Obrero, como dijimos, pero sólo por dos meses. Después parte nuevamente hacia su provincia. No está en la reunión constitutiva de la Agrupación Socialista de Buenos Aires (dicho sea de paso, la verdadera fundación del partido socialista argentino). No figura en la amplia nómina del comité central elegido en abril de 1895. No participa de la convención del partido en octubre de 1895. No figura como delegado en el congreso constitutivo de junio de 1896, siendo que en ese momento vive en Buenos Aires. En cambio sí participa como candidato a diputado en el primer comicio en que se presenta el Partido Socialista, en marzo de 1896. Es el segundo en la lista, después del doctor Juan B. Justo. Su candidatura fue votada en una asamblea plenaria del partido, un mes antes de las elecciones, a propuesta del Club Vorwärts. Evidentemente, el Vorwärts, que tiene otros dirigentes en la cúpula del socialismo, presenta la candidatura de Lallemant como una figura de prestigio para la clase media argentina. Seguramente que Juan B. Justo, ya conocido desde hace varios años como médico y dirigente radical, también es una “”imagen”” aceptable para los sectores no obreros, pero une a ello su militancia decidida en la dirección socialista. Lallemant aparece casi como una candidatura extrapartidaria, como un adherente de gran prestigio en la prensa y en los círculos científicos del país, que por sus ideas, y no por su actividad, coincide con el naciente partido de los obreros. En las elecciones de los siguientes 15 años, Lallemant ya no figurará como candidato del socialismo. En cambio, en su provincia de adopción, San Luis, participa desde 1890 (es decir, antes de su adscripción al socialismo de Buenos Aires) hasta su muerte, en el naciente radicalismo. En diciembre de 1890 está en la Unión Cívica Popular como secretario (cuando la Unión Cívica aún no se había separado de Bartolomé Mitre). Participa en el movimiento que lleva a la gobernación a Teófilo Saá al año siguiente. En 1905, está en la lista de electores de la Unión Provincial, y en 1908 figura en la Mesa Directiva de la Unión Cívica Radical de San Luis. Es decir que mientras era un militante activo del radicalismo de San Luis, era sólo un adherente entusiasta en el socialismo de Buenos Aires. Los defensores de Lallemant, el nacionalista prochino José Ratzer (3) en primer lugar, el nacionalista stalinista Rodolfo Puiggrós (4), el stalinista Leonardo Paso (5), el peronista Fermín Chávez (6), el socialista Víctor García Costa (7), defienden justamente este aspecto de su carrera política. Los argumentos radicarían en la inexistencia del movimiento obrero en San Luis y el atraso de su economía. Pero este aspecto, que podría indicar una mera cuestión “”táctica””, se transforma en algo más importante cuando se insiste en que Lallemant supo ver, en su momento, cuál era la misión de los revolucionarios, apoyando a un sector burgués que luchaba contra el fraude y el unicato. Esta táctica “”no sectaria””, proburguesa y por eso mismo aceptada por el centroizquierda de los años siguientes, tendría sus antecedentes en el mismo Marx, pues éste “”ya”” afirmaba, en el Manifiesto Comunista, que “”los comunistas apoyan por doquier todo movimiento revolucionario contra el estado de cosas social y político existente”” (8). ¿Qué afirma Lallemant acerca de la revolución del 90 y de la Unión Cívica Radical? “”Obedeciendo a la acción civilizadora del capital se alzó la Unión Cívica, levantando la bandera del régimen puro de la sociedad burguesa”” “”Esta era del régimen burgués puro importa sí un gran progreso… y nosotros aclamamos la nueva era con gran satisfacción”” (9). La revolución del 90, entonces, marca el comienzo, a corto o mediano plazo, del régimen capitalista puro, en reemplazo del régimen del caudillaje (10). En esa circunstancia, “”surgió la Unión Cívica, la campeona valiente y desinteresada de la democracia, de las garantías institucionales y de la libertad burguesa”” (11). También, en un informe a Die Neue Zeit, de 1903, exalta el rol del radicalismo: “”Se ha formado ya un poderoso partido de oposición, el número de cuyos afiliados está aumentando rápidamente y cuyo programa radical, dirigido contra la inaudita corrupción y la mala administración, pregona abiertamente la fuerza de las armas como argumento inevitable para la próxima elección”” (12). Más claramente, afirma en La Vanguardia, en 1894: “”El Partido Radical es hoy el elemento revolucionario en la República Argentina, nacido de la crisis económica y encargado de transformar nuestras instituciones políticas en formas estrictamente ajustadas a los intereses capitalistas”” (13). Con esta idea, cierra la defensa “”marxista”” que se hace de Lallemant. Si Marx propone apoyar todo movimiento revolucionario, y Lallemant considera que el radicalismo es el elemento revolucionario en la Argentina, no quedaba otra cosa que hacer que militar en el radicalismo y protagonizar la revolución desde allí. Sin quererlo, se cae entonces en la tesis del italiano Ferri quince años después: el partido socialista, en Argentina, es una flor exótica que no tiene sentido crear o que cumplirá, en cierto modo “”por defecto””, el papel del republicanismo europeo. Pero la realidad es que el socialismo se construyó, tuvo su importancia, se construyeron sindicatos obreros con intereses y programas propios; también surgió el anarquismo, que ganó una enorme importancia en las filas obreras, justamente a partir de que los socialistas se negaban a considerar la cuestión obrera desde un punto de vista revolucionario. Y Juan B. Justo y los fundadores del PS no eran unos delirantes ni unos “”resignados ideológicos””, es decir que, aun pensando que no era su momento, fundaban el partido como una suerte de “”antecedente histórico””. El socialismo y el anarquismo surgieron, crecieron y se nutrieron durante toda la década del 90 de los centenares de radicales desilusionados por la política cobarde de su partido. La izquierda se alejaba del radicalismo justamente porque veía que no era el elemento revolucionario de la Argentina. Y desde ese momento, por 20 años, el radicalismo va a convertirse en un agrupamiento alejado de las masas, más cercano a los militares que a la clase media, supuesta fuente de su fuerza, resumido en un único punto de su ideario: comicios sin fraude. En estos años que van desde el 90 hasta el Centenario de 1910, el eje de la revolución en la Argentina pasa por el auge obrero, su organización y sus luchas. El radicalismo estará mirando para otro lado hasta que la derrota sangrienta que el Estado inflige a la clase obrera en 1910 posibilite pensar en una reforma electoral expresamente hecha para que el partido radical se transforme en un canal para las ilusiones de las masas. Lo que puede ser verdad para un largo período histórico tomado en abstracto, no se condice con la política práctica que debe desarrollarse. Es verdad que la crisis del 90 funda, por así decirlo, el caótico ingreso de la Argentina al moderno capitalismo internacional. También lo es que el radicalismo quiere representar, en general, el régimen político de la democracia burguesa. Pero han pasado 100 años y este régimen no termina de consumarse. Es más, no amenaza con concluirse nunca. Aunque en las ilusiones de las bases del radicalismo del 90 anidara el deseo de constituir una democracia parlamentaria moderna, las malformaciones económicas del país y la coexistencia de formas capitalistas con otras precapitalistas no permitieron nunca que esa democracia se desarrollara según el modelo de los países europeos o de Norteamérica. Una muestra adicional de que la democracia pura era inviable en un país atrasado como el nuestro, la da la propia cortedad de miras del radicalismo, quien apenas atina a plantear otra cosa que el sufragio universal. Un programa más revolucionario que el del radicalismo, desde el punto de vista democrático, tuvo el socialismo argentino. Planteaba la separación de la Iglesia y el Estado, la confiscación de los bienes del clero, la supresión del poder ejecutivo, eliminación del ejército permanente y armamento del pueblo, revocabilidad de los funcionarios públicos, supresión del senado, etc. (14). Finalmente, Marx abogaba por apoyar todo movimiento revolucionario, pero nunca abogó por diluirse dentro de partidos burgueses. San Luis era una provincia atrasada dentro de la Argentina, pero el partido socialista se constituía como un partido nacional, y no de Buenos Aires. La permanencia de Lallemant dentro de la Unión Cívica de su provincia no se justifica entonces por estas cuestiones tácticas, sino que se entronca con su sobredimensionada concepción del radicalismo como abanderado consecuente del capitalismo en la Argentina. También entronca con el rastrerismo proburgués de los stalinistas de todo pelaje. En su ceguera, reivindican tanto la fundación del Partido Socialista como la militancia radical de Lallemant, como si fueran ambas compatibles. Todos los argumentos en favor del apoyo a la UCR de San Luis valen para el apoyo de la UCR nacional: necesidad de desarrollo de la democracia, atraso económico y poca maduración del proletariado. Pero también valen para apoyar hoy al radicalismo, al peronismo o al centroizquierda. Y valen en general para apoyar a cualquier grupo burgués en cualquier lugar de la Tierra. Por donde se ve que los stalinistas son unos defensores estratégicos del apoyo a la burguesía. El latifundio y la industria Mucho escribió Lallemant sobre la economía de la Argentina. En sus artículos en La Agricultura, a pesar de ser una revista para los medianos y grandes propietarios de tierras, se esfuerza por explicar pacientemente la teoría del valor, de la plusvalía, la renta de la tierra, nociones de economía política marxista a partir de las cuales elabora sus concepciones sobre la realidad nacional. Tomaremos algunas de sus ideas para visualizar qué diagnóstico traza de nuestro país y cuál es la vía de solución que propugna. Lallemant plantea que la división internacional del trabajo decidió que fuéramos un país agrícola. Sobreponerse a esto en forma ficticia es tratar de dar vuelta hacia atrás la naturaleza del propio país. Nuestro destino, por el suelo, la escasa población, la historia, es ser un país agrícola y proveer de materias primas al resto del mundo (15). Se pronuncia, claramente, en contra de una gran industria nacional. “”Existen dos fábricas de cerveza, tres o cuatro de fósforo, otras tantas de calzado, una media docena de alcohol, una de tejidos de lana, unas seis de géneros de puntos, que no alcanzan a vender ni la cuarta parte de lo que pueden producir con sus maquinitas (sic), una de papel y otra de… ¡dinamita!”” (16). No hay mercado para una gran industria. Tenemos poca población, con hábitos alimenticios sencillísimos y un clima muy benigno, con lo cual las necesidades de alimentos, abrigo y vivienda son mínimas. Denuncia que desde 1876 se protege a esta pequeña industria, con lo cual se evidencia que esos productos destinados al consumo directo son más caros que los que llegarían del exterior. Está en contra de este minúsculo proteccionismo, que provoca una industria artificial, atrasada y cara para el pueblo. Aboga por las agroindustrias, relacionadas con los productos del suelo y dirigidas directamente al consumo de la población adyacente, es decir, no dirigidas al mercado internacional, ni siquiera al nacional. El gran enemigo de esa pequeña industria nacional sería la gran industria nacional, no la manufactura europea. “”La industria creada artificialmente bajo el sistema del proteccionismo no aumenta el grado de productividad de la nación, lo retarda más bien, porque el proteccionismo es entre nosotros una rémora para el desarrollo de la agricultura, que necesita hoy en día absolutamente de la mayor baratura posible de todos los medios de subsistencia, para poder reducir el precio de costo de sus productos y salir triunfante en la terrible lucha de competencia que tiene que sostener sobre el mercado universal”” (17). Coincidentemente con la denuncia de una industria nacional artificial, aboga contra el proteccionismo y por el librecambio (18). En este aspecto, coincide ampliamente con Juan B. Justo, según demostrara Norberto Malaj en su artículo sobre los orígenes del socialismo argentino (19). Esto explica, entonces, la conocida posición de Lallemant favorable al latifundio. En una serie de artículos de La Agricultura, que generaron una larga polémica, se pronuncia a favor de la capitalización de los latifundios y en contra de la colonización inmigratoria, que genera una masa de arrendatarios, aparceros y proletarios rurales, alrededor y dentro mismo de las grandes extensiones de hacienda dedicadas a la ganadería. “”¡La colonización en su forma actual es un peligro, una desgracia y un oprobio para el país!”” (20). “”La civilización es imposible bajo esta condición de la vida humana”” (21). “”El fomento de la explotación de latifundios es lo que necesitamos. No la propiedad de latifundios en manos sin capital circulante, sino la explotación gran capitalista de vastas tierras en manos de empresarios fuertes, o sociedades anónimas”” (22). Apunta, todavía, respecto del futuro del problema agrario: “”La época de la colonización va desapareciendo, porque el producto del trabajo del colono no es suficiente para poder responder a las exigencias del mercado universal, y por eso la colonización va en decadencia”” (23). Lógicamente, el gran terrateniente es quien puede poseer el capital para adquirir las máquinas más modernas y explotar el campo en forma más racional y eficiente. La pequeña propiedad tendrá siempre una maquinización menor, baja eficiencia, poco desarrollo, sufrirá el agotamiento del suelo, etc. Sin embargo, el latifundista se dedicó siempre a la ganadería, y los arrendatarios y propietarios menores a la agricultura. Lallemant quiere que la gran propiedad del campo se dedique al cultivo, sin arriendos y con inversión de capital “”genuino””. Pero la ganadería ofrece grandes y fáciles ganancias al estanciero, quien no “”comprende”” las razones que le ofrece el ingeniero alemán. A éste no le queda más que lamentarse: “”Lástima que la medalla [la ganadería] tenga un reverso tan feo: el empobrecimiento siempre creciente de las grandes masas de la población, la acumulación de los déficits fiscales, las moratorias y la bancarrota del Estado al fin”” (24). En este tema se observan una serie de contradicciones en las ideas de Lallemant. En principio, no existe manera de que el latifundio se dedique a la agricultura si no es por medio del arrendamiento, la pequeña parcela o la pequeña propiedad, y esto implica ya el surgimiento de una clase campesina opuesta al latifundista, quien oprime al campesino por medio del arriendo, del ahogo financiero o lo explota a través del molino, del crédito, etc. El crecimiento de la agricultura con respecto a la ganadería, al contrario de lo que plantea Lallemant, esconde en realidad la lucha entre la pequeña propiedad y el latifundio. Así, para Lallemant, el desarrollo del capitalismo en la Argentina se dará a través del latifundio, no a través de la industria y tampoco a través de la pequeña propiedad agraria. Lo que existe de estas dos, según Lallemant, está en decadencia, sobrevive con protección o gracias a la autoexplotación desmedida del campesino, es cara e ineficiente. Esto demuestra que la ruta de victoria del capital, para Lallemant, poco tenía que ver con los modelos de Europa y Norteamérica. Allí, el capitalismo de la ciudad necesitó la reforma agraria, la fragmentación de la propiedad fundiaria y la maquinización de la producción del campo. Esto generó primero demanda de máquinas que la ciudad pudo proveer, y además, a través de la multiplicación del trabajo del cultivo, alimentó un mercado interno no sólo reducido a las ciudades. Es decir que el desarrollo de la agricultura acompañó al desarrollo de la industria, y no como pensaba Lallemant, que podía generarse un gran latifundio agricultor y maquinizado, sin ciudades y volcado exclusivamente al mercado externo. El socialismo argentino no tenía una mayor elaboración sobre el problema agrario. El programa de 1896 apenas mencionaba el hecho de que, ya ocupado todo el territorio de la república, se abría paso a la explotación capitalista del campo, lo cual no pasaba de ser una generalidad. Recién en el año 1902, después de una estadía de Juan B. Justo en el pueblo de Junín, el líder socialista elabora unas tesis aprobadas luego en el cuarto congreso del partido socialista, en La Plata, en donde se aprueba incorporar al programa mínimo del partido la abolición de los impuestos que gravan la agricultura, exención impositiva para las viviendas obreras rurales, contribuciones directas y progresivas sobre la renta de la tierra, reglamentación del trabajo agrícola y otros puntos más. Se ubica entonces el programa socialista en la defensa del pequeño propietario, del agricultor y del proletario rural, víctimas todos de la explotación y el ahogo del latifundio, el banco y el impuesto estatal (25). Juan B. Justo desarrollará una elaboración mayor en un artículo de 1914, donde ya realiza una defensa más acentuada del campesino y un ataque al latifundio, notándose los ecos de la protesta de los campesinos del sur de Santa Fe, conocida como Grito de Alcorta. De todas maneras, en su libro Teoría y práctica de la historia, aparecido en 1907, Juan B. Justo desarrolla un concepto opuesto al de Lallemant diez años antes: la propiedad de la tierra, a diferencia de la industria, que tiende a concentrarse, tiende a subdividirse hasta llegar a un punto de equilibrio, en el que el campo es lo suficientemente grande como para realizar grandes inversiones y lo suficientemente pequeño como para poder controlar el trabajo y ahorrar en transporte interno (26). Un gran debate sobre la cuestión agraria se está desarrollando en los años 90 en Europa, en el seno de la Segunda Internacional. El ala derecha de la socialdemocracia alemana, presionada por el pequeño campesino de Bavaria, abogaba por la incorporación al programa socialista de medidas de defensa impositiva del campesino. El centro marxista (Kautsky, Engels, Lafargue) reaccionó contra esta tendencia por considerarla utópica y en todo caso reaccionaria. De este debate surgió el libro de Kautsky La cuestión agraria(27), el cual, sin embargo, tiene muchos puntos de contacto con las ideas de Lallemant. Incluso, éste o Antonino Piñero logran que se publique, durante octubre y noviembre de 1900, una traducción de esa obra, por capítulos, en La Agricultura. Pero no se puede homologar la discusión sobre el problema agrario entre Europa y la Argentina. Las tierras no cultivadas en Europa eran una pequeña minoría, mientras que en Argentina había millones de hectáreas dedicadas simplemente al pastoreo o a la especulación. El socialismo, más que preocuparse por el logro de créditos “”blandos”” y exenciones impositivas, debía exigir la nacionalización de la tierra: que el Estado se haga cargo de la mayor riqueza que tenía el país, para entregarla a todos aquellos que la quisieran trabajar, en beneficio de la nación y no en beneficio de una pequeña oligarquía. Esto traería aparejado el poblamiento del campo, la extensión de la agricultura y la destrucción del poder oligárquico. Lógicamente, sólo el socialismo podía llevar a cabo este programa. La lucha contra el imperialismo La crisis del 90 también fue una crisis desarrollada a partir de la crisis de la deuda externa. Desde 1891, Argentina entró en cesación de pagos, luego pactó una moratoria con el imperialismo inglés en condiciones desventajosas y tardó diez años en recuperarse, por supuesto con la receta eterna del capitalismo: encarecimiento del costo de vida y superexplotación obrera. Se puede leer reiteradas veces la denuncia de la acción del capital internacional en los artículos de Lallemant, razón por la cual sus máximos panegiristas lo ubican en una postura antimperialista decidida, en oposición a Juan B. Justo, propenso a la participación del capital internacional en nuestro país. “”Sin conquistas políticas, sin barcos ni cañones, el capital inglés exprime, pues, de la Argentina, en valor relativo, 17 veces más de lo que extrae a sus súbditos indios”” (28). “”Cinco o seis banqueros de Londres… ordenan al gobierno de Buenos Aires, a través del embajador argentino, qué debe hacer y qué debe dejar de hacer”” (29). “”El país ya no soporta la carga y se hunde bajo el peso del imperialismo británico y de su propia administración irresponsable”” (30). Al analizar la depreciación de nuestra moneda, afirma: “”La soberanía de la Bolsa sobre la Nación queda, pues, bien visible. El billete vale tanto cuanto la Bolsa, representante del capital internacional, quiera dar por él, es decir, tanto como valga el crédito de la Nación ante el capital, y ni un comino más”” (31). Sin embargo, Lallemant no es un opositor a la acción del imperialismo en Sudamérica: “”La bandera estrellada (de Estados Unidos) flameará pronto sobre una parte de este continente; los destinos de estas miserables repúblicas, que son totalmente incapaces de gobernarse a sí mismas, serán entonces determinados por la Casa Blanca en Washington. Cuando antes esto suceda tanto mejor, porque únicamente de esta manera es posible pensar que Sudamérica pueda alguna vez ser abierta a la cultura y a la civilización”” (32). “”El desarrollo liberal burgués de Sudamérica, su liberación del sistema de violencia dominante de las oligarquías que todo lo absorben, será posible únicamente cuando el panamericanismo extienda sus alas en este continente. La oligarquía es un enemigo a muerte del panamericanismo”” (33). Es decir que la denuncia a la acción del imperialismo se realiza desde el punto de vista de la violencia y de la usura que representa, pero a pesar de ello, también representa el capitalismo, la civilización, el progreso, la buena administración. Pero no hacía falta leer el libro de Lenin sobre el imperialismo, que recién aparecería en 1915, para darse cuenta de que el papel del capital internacional en las republiquetas atrasadas de Sudamérica no acarreaba ningún progreso económico real. Al contrario, el capital actuaba como un usurero del Estado e invertía en aquellos factores que nos condenaban económicamente al atraso, manteniendo nuestra estructura agraria latifundista. El panamericanismo es la expresión ideológica del intento norteamericano de dominar todo el continente, concretada en la agresiva política yanqui en Centroamérica, el Caribe, Bolivia, etc. Las oligarquías locales son las más entusiastas socias del panamericanismo, salvo las oligarquías de Argentina y Uruguay, más propicias al imperialismo inglés. La oposición al panamericanismo ya surge por estos años en el seno de la pequeña burguesía latinoamericana. Lallemant, en nombre del progreso y la civilización, se pone a la derecha de este incipiente movimiento. En definitiva, su concepción del imperialismo como factor de progreso en Sudamérica coincide con su idea de que es el latifundio el introductor del capitalismo en el campo. Su pensamiento resalta la línea de triunfo del capital más concentrado y más desarrollado. Pero el marxismo se caracterizó por pensar el desarrollo no sólo del capital, sino también de sus contradicciones. Y las contradicciones del capitalismo no se resumen en la lucha política del proletariado: el capital provoca contradicciones en la reproducción misma de su dominación económica. La crisis y la guerra es donde se expresa la contradicción suprema del capital consigo mismo. Es en el seno de estas contradicciones que el proletariado actúa políticamente y llega a barrer con la dominación de la clase burguesa. Esta idea queda expresada en el siguiente pasaje: “”Tenemos pues que todos los fenómenos económicos en la actualidad tienden a un mismo fin, a saber: acrecentar la pobreza de las grandes masas de la población y disminuir su capacidad de consumo, haciendo más grandes los efectos de la sobreproducción y causando la depresión de los precios, hasta que el capital no dé ya sino un insignificante rédito, y las masas de la población, en su desesperación, concluyan con el orden social vigente y el modo capitalista de la producción”” (34). Es interesante destacar que para Lallemant, la revolución aparece “”por desesperación”” de las masas, pero esta desesperación no puede actuar en forma revolucionaria si no es acumulando una experiencia histórica y política previa, con lo cual la desesperación no pasa de ser un factor marginal. Por otra parte, la revolución no surge como respuesta a la explotación universal y homogénea del proletariado: también se rebelan las colonias contra las metrópolis, las clases medias contra las oligarquías, los campesinos contra los latifundios, los sectores burgueses expropiados contra los que triunfaron en la competencia, etc. Lallemant siempre concibe la línea de triunfo del gran capital, pero en esa constatación desestima la actuación del capital dependiente, ya sea pequeña propiedad agraria o capital nacional, respecto al imperialismo. Lo llamativo es que con estas concepciones haya sido reivindicado por un nacional-marxista como José Ratzer, cuando el pensamiento de Lallemant era, entonces, más antinacional y pro-oligárquico que el de Juan B. Justo. Las críticas al reformismo En más de una oportunidad, Lallemant desliza críticas al socialismo reformista o toma distancia con respecto a éste. A fines de 1896, afirma que el socialismo “”está restringido a los 300 miembros del Club Vorwärts, y de estos mismos, ¿cuántos serán verdaderos socialistas de convicción?”” (35). Del partido socialista recién constituido, afirma que se mezcla a Marx con Spencer, a Lombroso con Ferri, acusándolo de una franca heterogeneidad ideológica. En un artículo para Die Neue Zeit, denuncia la resbaladiza base ideológica del socialismo y ensalza extremadamente la tarea de los alemanes del Vorwärts. Denuncia una casa editorial formada por socialistas que editó una traducción de un libro de Ferri, socialista evolucionista italiano, convertida en “”biblia de los socialistas locales”” (36). “”La misma editorial publicó también la obrita de un estudiante que rebosa de ignorancia y absurdos [se refiere a Qué es el socialismo, de José Ingenieros]… En el Vorwärts, compañeros alemanes han combatido contra este absurdo, dado que La Vanguardia socialista en idioma español no admite discusión sobre este asunto, probablemente para no perjudicar a la editorial. Se incluyen frecuentemente traducciones de artículos de Ferri y de Lorio sin el menor criterio selectivo”” (37). “”Sin los compañeros alemanes, la totalidad de los obreros habría caído en los brazos del anarquismo”” (38). Ya en 1908, la denuncia al reformismo del partido de Juan B. Justo se hace más dura: “”El reducido partido socialista también ha sufrido gravemente, si bien su actuación difícilmente pueda ser más tranquila y cautelosa. Los jefes han pasado casi sin excepción al campo de Turati, tal como se manifestó ya tan llamativamente en el Congreso de Amsterdam. Esto le ha reportado pocas simpatías por parte de los obreros locales… Los elementos propulsores del partido socialista son ideólogos burgueses que no están dispuestos a cruzar un determinado Rubicón… De ahí su turatismo”” (39). Lallemant se está refiriendo a un congreso de la Internacional Socialista en Amsterdam, en 1904 (40), donde el ala izquierda procuró liquidar definitivamente el revisionismo bernsteiniano. El ala derecha se opuso, liderada por el italiano Turati, y a esta fracción dio su apoyo el socialismo argentino. Pero no se pueden tomar estas afirmaciones de Lallemant de un modo directo. Primeramente, que el grupo Vorwärts fuera un homogéneo sector marxista no es más que una leyenda. Hemos demostrado, en un artículo en Prensa Obrera, que el Club Vorwärts estaba animado de un gran eclecticismo, con rasgos de lasalleanismo (41). A raíz de esto es que deformaron el llamamiento del 1º de mayo de 1890 que hiciera el Congreso Socialista de París y lo convocaron como “”fiesta del trabajo””. Más importante que esto: ¿desde dónde critica Lallemant al reformismo socialista? ¿Desde la Mesa Directiva de la Unión Cívica Radical de San Luis? Para aceptar favorablemente esta inquietud, es que José Ratzer o Puiggrós inventaron la existencia de una “”corriente”” dentro del socialismo argentino, dirigida por Lallemant, opuesta desde un primer momento al reformismo proimperialista de Juan B. Justo. “”Lallemant y su grupo””, deliran, habrían actuado como un contrapeso de izquierda con sentido de lo nacional y lo popular, y se los podría considerar el origen larvado, embrionario, de lo que luego fue el socialismo revolucionario, expresado en la fundación del Partido Comunista en 1918. Dejemos estas leyendas de lado, que nos hablan de un grupo que no se reconoce como tal, que expone sus posturas en forma espaciada y en ámbitos ajenos al movimiento obrero local, y que en la mayoría de los aspectos coincide con su supuesto “”enemigo”” reformista. Balance Germán Avé Lallemant se destacó más como científico que como militante socialista. Su actividad política estuvo encuadrada en el radicalismo puntano, mientras que su colaboración con el socialismo local se reduce a la edición del periódico El Obrero por unos pocos meses, su candidatura a diputado en 1896 y los informes a la mejor revista del marxismo internacional, Die Neue Zeit, dirigida por Karl Kautsky. Su actividad periodística fundamental se desarrolla en una publicación burguesa, destinada a fomentar la agricultura en el campo, intención que coincide con el propio pronóstico de Lallemant con respecto a nuestro país. A la vez, combate la industria nacional, glorifica la función del latifundio y exalta la función del imperialismo como factor de civilización en los países sudamericanos. Un aspecto destacable de la obra de Lallemant es que, en buena parte de su producción periodística (incluyendo lo aparecido en publicaciones burguesas), explica detalladamente conceptos básicos de las concepciones económicas de Marx, citando profusamente tanto a este mismo como a Engels, publicando íntegra la obra de Kautsky sobre La cuestión agraria, dando noticias sobre el socialismo europeo, etc. Esta defensa del marxismo es lo que nos lleva a revisar sus ideas y sus aportes al socialismo argentino: porque defendemos el campo en el que se quiso inscribir, y buscamos criticarlo en ese mismo ámbito. De otra forma, no tendría sentido revolver papeles viejos en busca de sus artículos. Esto no quita que sus principales esfuerzos estén destinados a la solución del problema de la plaga de langostas, la descripción geológica y fitozoológica del país, así como otros “”servicios”” que se le brindan al chacarero y al terrateniente argentino. No podemos impugnar la actividad periodística de Lallemant, pero eso no debe impedir un balance objetivo de sus propuestas y de su alcance. No es nuestra intención afirmar que la militancia en el socialismo es condición para una evaluación positiva de su obra. Algunos aspectos de su pensamiento los hemos evaluado en este artículo, y valen independientemente de su conexión con el movimiento obrero argentino. Pero sus críticas al reformismo socialista no se pueden desarrollar desde una posición apartidaria, porque están implicando directamente la concepción de lo que es o deja de ser un partido revolucionario. El conjunto de sus postulados condice en realidad con su militancia radical en San Luis. Lallemant aboga, como hemos dicho, por el triunfo del gran capital, el latifundio, el imperialismo, la gran industria europea. Coincidentemente con esto, considera que con la introducción de la Argentina al ciclo capitalista mundial, se inicia la era del triunfo de la democracia liberal burguesa en estado químicamente puro: sufragio, libertades democráticas, parlamentarismo, etc. La carta de triunfo de esta democracia no es el socialismo, sino el radicalismo. El socialismo es el único que puede tener un diagnóstico científico sobre la realidad, pero su papel político se resume a una tarea de “”mantenimiento”” ideológico hasta que la desesperación de las masas haga sonar la hora de la muerte del capitalismo. Consumada la democracia, recién allí empezará a primar el socialismo entre las masas. La reivindicación que los nacionalistas de todo tipo han hecho de Lallemant se produce a raíz de que es lo mismo que ellos piensan, aún hoy. Latinoamérica todavía tiene que desarrollar su nacionalidad y sus instituciones democráticas, la hora del socialismo aún no ha sonado. ¿Qué hace esta gente militando entonces en el seno de la izquierda? No desesperemos: algunos ya han tomado conciencia de que su lugar verdadero está en las filas de los partidos burgueses. La existencia de un grupo alrededor de Lallemant, que habría conservado subterráneamente un marxismo revolucionario en el seno de un socialismo mayoritariamente reformista, es un puro invento de Puiggrós y Ratzer. No hay tal grupo, no hay tal marxismo revolucionario, no hay tal origen. Sólo que los escritores buscan afirmarse emocionalmente con el “”mito de los orígenes””, el cual demostraría que los “”antepasados”” de sus ideas no eran todos villanos de película. Para reafirmarse en sus críticas a Juan B. Justo, inventaron un Lallemant opuesto, “”injustamente olvidado””. El verdadero marxismo revolucionario descree de los orígenes puros y somete todo al tamiz de la crítica, porque sólo de ella podrá surgir la verdadera comprensión de las condiciones que forjaron la historia del movimiento obrero. Notas 1. Ferrari, Roberto A., Germán Avé Lallemant, ICCED, San Luis, 1993. El artículo de Fermín Chávez “”Un marxista alemán en San Luis””, en Todo Es Historia nº 310, mayo de 1993. 2. García Costa, Víctor O., El Obrero: selección de textos, CEAL, Buenos Aires, 1985. 3. Ratzer, José, Los marxistas argentinos el 90, Pasado y Presente, Córdoba, 1969. Véase también El movimiento socialista en Argentina, Agora, Buenos Aires, 1981. 4. Puiggrós, Rodolfo, Historia crítica de los partidos políticos argentinos, Argumentos, Buenos Aires, 1956, pg. 151. 5. Paso, Leonardo, La clase obrera y el nacimiento del marxismo en la Argentina, Anteo, Buenos Aires, 1974. 6. Chávez, Fermín, ob. cit. 7. García Costa, Víctor, ob. cit. 8. Marx, Carlos y Engels, Federico, Manifiesto del partido comunista, Anteo, Buenos Aires, 1985. 9. García Costa, Víctor., ob. cit., pg. 42. 10. Idem, pg. 46. 11. Idem, pg. 47. 12. Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 195. 13. En La Vanguardia, 21 de julio de 1894, citado por Emilio Corbière en el prólogo a Bauer, Alfredo, La Asociación Vorwärts y la lucha democrática en la Argentina, Legasa, Buenos Aires, 1989, pg. 19. 14. Oddone, Jacinto, Historia del Socialismo Argentino, Talleres Gráficos La Vanguardia, Buenos Aires, 1934, 2 tomos. 15. “”La industria nacional””, La Agricultura nº 189, 13-8-96, pg. 600. 16. “”La exposición proyectada. Agricultura e industria. Lo que hace falta””, La Agricultura nº 181, 18-6-96, pg. 464. 17. “”La industria nacional””, La Agricultura nº 189, 13-8-96, pg. 600. 18. “”La exposición proyectada. Agricultura e industria. Lo que hace falta””, La Agricultura nº 181, 18-6-96, pg. 464. 19. Malaj, Norberto, “”Juan B. Justo: ¿Un Lasalle latinoamericano?””, En Defensa del Marxismo nº 12, Buenos Aires, mayo de 1996. 20. Citado en Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 87. 21. Idem, pg. 89. 22. Idem, pg. 90. 23. “”Colonización o latifundios””, La Agricultura nº 132, 11-7-95, pg. 534. 24. “”Estancias””, La Agricultura nº 157, 2-1-96, pg. 20. 25. Oddone, Jacinto, ob. cit., tomo II, pg. 385. 26. Justo, Juan B., Teoría y práctica de la historia, Líbera, Buenos Aires, 1969, pg. 104. 27. Kautsky, Karl, A questão agrária, Proposta, San Pablo, 1980. 28. Citado en Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 188. 29. Idem, pg. 189. 30. Idem. 31. “”La depreciación de nuestra moneda””, La Agricultura, pg. 93, firmado con el seudónimo “”Demócrata””. 32. Citado en Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 192. 33. Idem, pg. 179. 34. “”Fenómenos notables en el campo de la evolución económica””, La Agricultura nº 120, 18-4-95, pg. 318. 35. “”La industria nacional y las huelgas””, La Agricultura nº 201, 5-11-96, pg. 796. 36. Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 167. 37. Idem. Ver también el interesante artículo de María Rosa Labastié de Reinhardt, “”Una polémica poco conocida. Germán Avé Lallemant – José Ingenieros (1895-1896)””, en Nuestra Historia nº 14, Buenos Aires, abril de 1975, pg. 86, donde se reproduce extensamente la polémica, traduciéndola del Vorwärts. 38. Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 167. 39. Idem, pg. 205. 40. Joll, James, La II Internacional. Movimiento obrero 1889-1914, Icaria, Barcelona, 1976. 41. “”El 1º de Mayo de 1890″”, en Prensa Obrera de mayo de 1996.”,”MALx-024″
“RAUCH Georg von”,”Geschichte des Bolschewistischen Russland.”,”Rivoluzione russa, guerra civile, NEP, STALIN al potere e lotta contro l’ opposizione, politica estera anni 1922 – 1932, stalinismo anni ’30 pianificazione, oscillazione pol est staliniana anni 1934 – 1941, la 2° GM grande guerra patriottica, 2° dopoguerra.”,”RIRO-094″
“RAUCH Georg von”,”Storia della Russia sovietica.”,”Georg VON RAUCH è uno dei più eminenti studiosi di problemi russi ed esteuropei su cui ha pubblicato alcuni libri tra l’altro ‘Russland, staatliche Einheit und nationale Vielfalt’, una preziosa opera sulle forze e sulle idee federaliste manifestatesi nella storia della Russia. Già Prof di storia moderna all’Univ di Marburgo, insegna ora in quella di Kiel dove è D dell’Istituto per la storia dell’Europa orientale.”,”RUSU-002″
“RAUCH Georg von”,”A History of Soviet Russia.”,”Georg Von RAUCH è uno dei più eminenti studiosi di problemi russi ed esteuropei su cui ha pubblicato alcuni libri tra l’altro ‘Russland, staatliche Einheit und nationale Vielfalt’, una preziosa opera sulle forze e sulle idee federaliste manifestatesi nella storia della Russia. Già Prof di storia moderna all’Univ di Marburgo, insegna ora in quella di Kiel dove è D dell’Istituto per la storia dell’Europa orientale. La carestia degli anni trenta. “”All’ inizio la “”rivoluzione agraria dall’ alto”” che fu messa in opera dal 1928 al 1930 ebbe conseguenze catastrofiche.Qualche anno dopo furono rivelati i risultati economici. Nel gennaio 1934, lo stesso Stalin diede pochi dati. Nel 1929 la Russia possedeva 34 milioni di cavalli, nel 1933 ne rimanevano solo 16.6 milioni; 30 milioni di capi di bestiame e quasi 100 milioni di pecore e capre furono uccisi. Grandi porzioni di terre rimasero incolte, come durante la guerra civile dieci anni prima. Il risultato fu nuova fame che non rimase confinata alle città ma invase pure le ricche aree acrigole dell’ Ucraina. La decimazione della fornitura di cavalli ebbe un’ altra conseguenza. Una accelerata meccanizzazione dell’ agricoltura ora diventava una questione di vita o di morte.”” (pag 182)”,”RUSU-175″
“RAUPACH Hans”,”Wirtschaft und Gesellschaft Sowjetrußlands, 1917-1977.”,”Produzione di acciaio grezzo 1913 – 1929 (in milioni di tonnellate) Europa (senza URSS), 1913: 38.6 1929: 54.6 America del Nord, 1913: 32.6 1929: 58.8 URSS, 1913: 4.2 (Russia) 1929: 4.7 Giappone, 1913: 0.3 1929: 2.3 Resto mondo, 1913: 0.3 1929 0.7 Totale mondiale, 1913 76.2 1929: 121.1 (pag 45)”,”RUSU-168″
“RAUTY Raffaele a cura; testi di B. CROCE E. DE-MARTINO A. BANFI A. GRAMSCI F. FORTINI C. LUPORINI A.M. CIRESE V. SANTOLI P. TOSCHI V. SANTOLI A. OCCHETTO V. LANTERNARI F. ALBERONI A. ROSSI C. BERMANI G. BOSIO L. LOMBARDI SATRIANI T. SEPPILLI”,”Cultura popolare e marxismo.”,”Raffaele Rauty (Crotone, 1947), laureato a Firenze con una tesi sulla cultura popolare, ha pubblicato ‘Introductory Note to the Prison Revolts in Italy’ (1973).”,”TEOS-011-FSD”
“RAVACHOL Francois C.; presentazione e cura MAITRON Jean”,”Ravachol et les Anarchistes.”,”RAVACHOL pseudonimo di Francois Claudius KOENIGSTEIN”,”ANAx-019″
“RAVAIOLI Carla”,”Un mondo diverso è necessario.”,”RAVAIOLI Carla, autrice di numerosi libri sui problemi delle donne, dell’ambiente, del mutamento sociale è attenta alle contraddizioni dell’attuale modello di sviluppo. ‘In questo libro ho ripreso e liberamente rielaborato alcuni articoli apparsi su Critica marxista, il manifesto, la rivista del manifesto, La Rinascita, Finesecolo. Un ringraziamento particolare va a Fabrizio Battistelli dell’archivio disarmo, Giuseppe Chiarante, Alberto Di Fazio, Fabrizio Giovenale, Vittoria Giuliani, Giuseppe Prestipino, Giorgio Ruffolo.’ (pag 8) Attualità delle considerazioni di Marx Engels su capitalismo. “”Quanto considerato finora parrebbe dunque prospettare l’economia globale come una sorta di mutazione del sistema capitalistico. Ma forse, a ben guardare, al di là delle innegabili spesso spettacolari trasformazioni causate soprattutto dal progresso scientifico e tecnologico, che hanno investito l’organizzazione produttiva e conseguentemente le condizioni di lavoro e di vita di vaste aree sociali, non è difficile riconoscere in tutto ciò le sembianze del capitalismo di sempre. A riprendere in mano i classici si hanno in proposito davvero significative sorprese, addirittura se ne riporta a tratti una sensazione allucinante di attualità. Già nel 1848 nel ‘Manifesto del partito comunista’ Marx e Engels parlavano di “”epidemie di sovrapproduzione””, cui si risponde con “”la conquista di nuovi mercati e più radicale sfruttamento di quelli vecchi””, con abbassamento dei prezzi e una concorrenza sempre più dura, che spinge la borghesia “”su tutta la faccia della terra””, a “”plasmare in senso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi”” (2). E le analogie appaiono ancor più convincenti se – secondo ipotesi da più parti avanzate – si legge la globalizzazione come la risposta a una delle ricorrenti crisi cicliche: crisi di accumulazione, da cui il capitale si difende con le strategie che gli sono proprie, facendo ciò che ha sempre fatto e che attiene alla sua natura, e a questo fine sfruttando tutti gli strumenti disponibili. Dunque spostando la produzione da paesi in cui la valorizzazione riesce sempre più difficile verso paesi che offrano condizioni più favorevoli; accettando, quando convenga, o addirittura sollecitando politiche keynesiane, non importa se in aperta contraddizione con le regole del mercato e con il credo neoliberistico; mettendo in piedi il gran teatro della finanziarizzazione più spinta quando scarseggino altri spazi per investimenti proficui. Forse ha ragione chi parla di capitalismo senza aggettivi, sempre uguale a se stesso”” [Carla Ravaioli, Un mondo diverso è necessario, 2002] [(2) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, Rizzoli, 1998, p. 61] (pag 69)”,”PVSx-056″
“RAVAIOLI Carla”,”Il quanto e il quale. La cultura del mutamento.”,”Carla Ravaioli è nata a Rimini e vive attualmente (1982) a Roma. Giornalista e scrittrice, dal 1979 è giornalista della Sinistra indipendente. Tra i suoi scritti ‘La questione femminile. Intervista col Pci’ (1977).”,”ITAS-253″
“RAVANEL Serge, collaborazione di Jean-Claude RASPIENGEAS”,”L’esprit de Résistance.”,”Serge Ravanel fu un responsabile a livello nazioanle della Resistenza. Qui testimonia della realtà quotidiana, gli anni di lotta e di vita clandestina. MOstra come la popolazione a poco a poco si orienta verso la Resistenza. Colonello FFI a 24 ani, dirigente delle forze militari che hanno combattutio efficacemente per la liberazione della regione di Tolosa descrive la sua vita in questi anni e quella dei suoi compagni senza manicheismo o grandiloquenza. Poi mostra come De Gaulle alla Liberazioen riesce a mettere da parte le forze organizzate della resistenza.”,”FRAV-005-FSD”
“RAVANI Luigi”,”La politica di Senofonte. Studio critico.”,”””come osserva l’ Hegel, “”I principi furono stimati in quanto erano grandi conquistatori e valenti capitani, nei quali predominava l’ individualità che è il distintivo del carattere greco”””” (pag 13) ‘Hegel dice che “”i popoli marittimi tendono alla repubblica, quelli militari alla monarchia””‘ (pag 20)”,”STAx-081″
“RAVANI Luigi”,”La politica di Senofonte. Studio critico.”,”””come osserva l’ Hegel, “”I principi furono stimati in quanto erano grandi conquistatori e valenti capitani, nei quali predominava l’ individualità che è il distintivo del carattere greco”””” (pag 13) ‘Hegel dice che “”i popoli marittimi tendono alla repubblica, quelli militari alla monarchia””‘ (pag 20)”,”STAx-081″
“RAVEGNANI Giorgio”,”I Bizantini in Italia.”,”Giorgio Ravegnani insegna Storia bizantina nell’Università di Venezia. Tra i suoi libri: Castelli e città fortificate nel VI secolo; La corte di Bisanzio, Soldati di Bisanzio in età giustinianea, La corte di Giustiniano, La Storia di Bisanzio.”,”STAx-044-FL”
“RAVEGNANI Giorgio”,”Bisanzio e Venezia.”,”Giorgio Ravegnani insegna Storia bizantina nell’Università di Venezia. Tra i suoi libri: Castelli e città fortificate nel VI secolo; La corte di Bisanzio, Soldati di Bisanzio in età giustinianea, La corte di Giustiniano, La Storia di Bisanzio.”,”STAx-045-FL”
“RAVEGNANI Giorgio”,”Soldati di Bisanzio in età giustinianea.”,”Giorgio Ravegnani è nato a Milano nel 1948 e si è laurato in lettere classiche presso l’Università di Urbino. In seguito è stato segretario dell’Istituto “”Venezia e l’Oriente”” della Fondazione Giorgio Cini di Venezia ed è attualmente professore associato di Storia Bizantina all’Università di Venezia. Ha pubblicato pure ‘La corte di Bisanzio’ (Ravenna, 1984).”,”QMIx-046-FSL”
“RAVERA Camilla, a cura di Rita PALUMBO”,”Camilla Ravera racconta la sua vita.”,”PALUMBO Rita (Napoli, 1955) è giornalista dal 1975. Ha collaborato a giornali quali L’ Unità, Paese sera, L’ Occhio, e a vari periodici. Si è occupata di problemi del lavoro e alla condizione della donna. E’ stata responsabile dell’ Ufficio Stampa della Camera del Lavoro di Napoli. Attualmente (1985) è giornalista de ‘Il Mattino’. “”Poco dopo arrivò J. Humbert Droz, il compagno che rappresentava l’ Internazionale Comunista e che doveva dare spiegazioni su quanto era realmente accaduto a Mosca tra Stalin e Trotsky e sulle decisioni del Comitato Centrale del Partito Sovietico. Appena arrivò, la prima cosa che ci disse fu: “”Che strano modo avete di fare i traslochi. A Genova ho visto buttare dalle finestre i mobili di una casa””. Noi capimmo subito di che si trattava: i fascisti usavano gettare tutto quel che trovavano – libri e anche mobili – dalle finestre delle case degli avversari politici, per devastarle e distruggerle””. (pag 78)”,”PCIx-179″
“RAVERA Lidia”,”Ammazzare il tempo. Romanzo.”,”””Non sei né giovane né vecchio, ma è come se dormissi dopo pranzo, sognando di entrambe queste età…”” W. Shakespeare, Misura per misura”,”VARx-338″
“RAVERA Camilla”,”La donna italiana dal primo al secondo Risorgimento.”,”””Anna Lorenzetti ha raccolto in un interessante fascicolo un elenco di donne giudicate e condannate dal Tribunale Speciale”” (pag 133)”,”DONx-035″
“RAVERA Camilla”,”Una donna sola.”,”Camilla Ravera era nata ad Acqui, in Piemonte, il 18 giugno 1889. Stabilitasi a Torino si decidò all’insegnamento. Giovanissima si orientò verso le idee socialiste schierandosi nella sezione socialista torinese con il gruppo che faceva capo ad Antonio Gramsci e passando nel 1921 al Partito comunista d’Italia. Nell”Ordine Nuovo’ Gramsci le affidò la rubrica ‘Tribuna delle donne’ e nel luglio 1921 la chiamò a far parte della redazione. Delegata al IV Congresso dell’Internazionale comunista, divenne negli anni della clandestinità responsabile del centro interno del partito. (…) ‘Camilla Ravera ci racconta la vita di un paese, dei suoi abitanti umili o protervi, delle sue donne…’ (Pajetta) ‘E’ questa la più diretta dimensione autobiografica che lega il racconto al suo autore…’ (Ruggieri) ‘La storia di Santa è anche una testimonianza che si va a collocare idealmente in quella zona storica della letteratura narrativa italiana più consapevole, tra ‘Fontamara’ e ‘Cristo si è fermato a Eboli’ (Ruggieri)”,”PCIx-486″
“RAVERA Camilla”,”Una donna sola. GIA’ INSERITO IN ARCHIV”,”Camilla Ravera era nata ad Acqui, in Piemonte, il 18 giugno 1889. Stabilitasi a Torino si decidò all’insegnamento. Giovanissima si orientò verso le idee socialiste schierandosi nella sezione socialista torinese con il gruppo che faceva capo ad Antonio Gramsci e passando nel 1921 al Partito comunista d’Italia. Nell”Ordine Nuovo’ Gramsci le affidò la rubrica ‘Tribuna delle donne’ e nel luglio 1921 la chiamò a far parte della redazione. Delegata al IV Congresso dell’Internazionale comunista, divenne negli anni della clandestinità responsabile del centro interno del partito. (…) ‘Camilla Ravera ci racconta la vita di un paese, dei suoi abitanti umili o protervi, delle sue donne…’ (Pajetta) ‘E’ questa la più diretta dimensione autobiografica che lega il racconto al suo autore…’ (Ruggieri) ‘La storia di Santa è anche una testimonianza che si va a collocare idealmente in quella zona storica della letteratura narrativa italiana più consapevole, tra ‘Fontamara’ e ‘Cristo si è fermato a Eboli’ (Ruggieri)”,”PCIx-489″
“RAVIC Nikolaj Aleksandrovic”,”La giovinezza del secolo. Da Mosca al fronte sud-occidentale, dalla Bielorussia all’ Asia centrale e alla Turchia, dal 1916 al 1926.”,”Sone le testimonianze di un decennio rivoluzionario di un giovane borghese, ex-studente di liceo, unitosi ai bolscevichi fin dai primi giorni di ottobre, che percorre una rapida carriera nell’ esercito adempiendo i servizi più disparati in diverse zone di operazione (Odessa, Bielorussia, Polonia ecc. ). A Mosca lavora con DZERZINSKIJ, il conte polacco fondatore della CEKA di cui traccia un ritratto indimenticabile. Ma di ogni personaggio incontrato l’A fornisce una descrizione insolita perché RAVIC era soprattutto interessato al carattere. Parla così della KOLLONTAI e DYBENKO, di RASKOLNIKOV, di Gemal PASCIA. Oltre ai personaggi ci sono le descrizioni della natura.”,”RIRO-221″
“RAVIOLA Blythe Alice VARALLO Franca, a cura”,”L’Infanta. Caterina d’Austria duchessa di Savoia (1567-1597).”,”Caterina Michela di Spagna (in spagnolo Catalina Micaela de Austria; Madrid, 10 ottobre 1567 – Torino, 6 novembre 1597) è stata un’infanta di Spagna per nascita e duchessa di Savoia per matrimonio. Caterina Michela sposò il 18 marzo 1585 a Saragozza Carlo Emanuele I di Savoia. La coppia ebbe dieci figli.”,”BIOx-024-FSD”
“RAVIOLA Blythe Alice ROSSO Claudio VARALLO Franca a cura; saggi di Guido CASTELNUOVO Luisa GENTILE Fabrizio CRIVELLO Giovanni SARONI Laurent RIPART Pierpaolo MERLIN B.A. RAVIOLA C. ROSSO Gian Paolo ROMAGNANI Stéphane GAL Paola BIANCHI Andrea MERLOTTI Paolo COZZO Giovanni BARBERI-SQUAROTTI Annarita COLTURATO Paolo CORNAGLIA Michele ROSBOCH Pierangelo GENTILE Carla Enrica SPANTIGATI”,”Gli spazi sabaudi. Percorsi e prospettive della storiografia.”,”Due saggi sono in francese.”,”STOx-034-FMB”
“RAWICK George P.”,”Lo schiavo americano dal tramonto all’ alba. La formazione della comunità nera durante la schiavitù negli Stati Uniti.”,”RAWICK George P. è professore di sociologia alla Washington University, St. Louis, Missouri. Laureatosi in filosofia all’ Università del Wisconsin, ha studiato sociologia e antropologia alla Cornell University. E’ autore di varie pubblicazioni. Un suo contributo è apparso in ‘Operai e Stato’, Feltrinelli, 1972.”,”CONx-074″
“RAWICK George CLARK Ed, a cura del Centro Giovanni Francovich”,”USA. Dalle strade alle fabbriche. Potere Nero e Lotte Operaie (G. Rawick). Verso una strategia per il Sud (Ed Clark).”,”Il testo di G. RAWICK è inedito, quello di Ed CLARK’ Some Notes on Changing the South’ è stato ciclostilato a cura del SSOC, Southern Student Organizing Commitee nel 1967. ù Libretto dedicato alla memoria di Sam HAMMER, Delano MIDDLETON e Henry SMITH morti per la lotta di liberazione dei neri, Orangeburg, South Carolina, 8 febbraio 1968 RAWICK è docente di sociologia alla Oakland University (Michigan), militante marxista del gruppo ‘Facing Reality’, studioso del potere nero. Il testo di G. RAWICK è inedito, quello di Ed CLARK’ Some Notes on Changing the South’ è stato ciclostilato a cura del SSOC, Southern Student Organizing Commitee nel 1967. ù Libretto dedicato alla memoria di Sam HAMMER, Delano MIDDLETON e Henry SMITH morti per la lotta di liberazione dei neri, Orangeburg, South Carolina, 8 febbraio 1968 RAWICK è docente di sociologia alla Oakland University (Michigan), militante marxista del gruppo ‘Facing Reality’, studioso del potere nero. “”Un’ altra osservazione: le trasformazioni nella composizione della classe operaia negli Stati Uniti hanno il loro riflesso anche nel Sud. Mentre gli economisti marxisti tradizionali non considerano i “”lavoratori dei servizi”” (cioè i lavoratori dei trasporti, comunicazioni, commercio all’ ingrosso e al minuto, impiegati di bassa categoria, dipendenti statali, ecc.) come parte della “”classe operaia””, sulla quale ritengono che un movimento rivoluzionario debba fondarsi, noi in realtà riteniamo che questi lavoratori costituiscano parte integrante della “”classe operaia””. I servizi sono dei beni e i lavoratori dei servizi sono sfruttati allo stesso modo dei lavoratori dell’ industria. Questo è il risultato di un’ economia avanzata di tipo capitalista monopolistico che integra tutti gli aspetti della produzione e della distribuzione ad un livello mai raggiunto””. (pag 39-40)”,”MUSx-203″
“RAWICK George P.”,”Lo schiavo americano dal tramonto all’ alba. La formazione della comunità nera durante la schiavitù negli Stati Uniti.”,”George P. Rawick è professore di sociologia alla Washington University, St. Louis, Missouri. Laureatosi in filosofia all’Università del Wisconsin, ha studiato sociologia e antropologia alla Cornell University. È autore di numerose pubblicazioni. Un suo contributo è apparso nel volume ‘Operai e stato’, Feltrinelli, Milano, 1972.”,”CONx-002-FRR”
“RAWLINGS Helen”,”L’Inquisizione spagnola.”,”RAWLINGS Helen insegna spagnolo nell’Università di Leicester. Ha pubblicato pure ‘Church, Religion and Society in Early Modern Spain’ (Palgrave, 2002). “”Ma per l’Inquisizione la fonte di entrate più remunerativa fu quella che derivò da un accordo stilato con il papa nel 1559, in base al quale le entrate di 54 cattedrali e di 47 chiese canoniche collegiate spagnole dovevano essere riservate agli inquisitori (senza obbligo di residenza). Per i due secoli successivi le confische e quest’ultima forma di guadagno rappresentarono la principale risorsa finanziaria diretta per ogni tribunale: in mancanza di esse l’Inquisizione sarebbe fallita. Ciononostante, lo stato delle finanze della maggior parte dei tribunali locali (che in parte dovevano sostenere il lavoro della ‘Suprema’) rimase precario. (…) Nel 1573 i fitti di terreni e di proprietà provenienti dalle confische rappresentarono fino al 76% degli introiti del tribunale di Granada. Malgrado ciò l’Inquisizione non divenne mai un’istituzione florida come la Chiesa o gli ordini militari. Non si può dunque affermare che essa contribuì al declino economico della Spagna nel XVII secolo, anche se certamente, mediante le sue confische, la prosperità dei ‘conversos’, che erano i gruppi più attivi nella finanza e nell’industria, subì una seria battuta d’arresto”” (pag 52-53)”,”RELC-322″
“RAWLS John, a cura di Barbara HERMAN”,”Lezioni di storia della filosofia morale.”,”John Rawls (1921-2002) è stato il maggior filosofo politico americano del ventesimo secolo. Teorico della giustizia sociale, la sua opera è considerata una pietra miliare del pensiero politico. In questa collana sono pubblicati il suo libro più importante, Una teoria della giustizia e Giustizia come equità. Una riformulazione (2002).”,”FILx-037-FL”
“RAWSKI Thomas G.”,”Can China Sustain Rapid Growth Despite Flawed Institutions?”,”RAWSKI Thomas G. Department of Economics University of Pittsburg Nel testo, assieme a A. Maddison si cita Harry X. Wu (citato anche in bibliografia per un articolo sulla velocità di crescita dell’industria cinese e un saggio fatto assieme a A. Maddison, sulle caratteristiche dello sviluppo economico cinese (2007) vedi voce Wikip: Harry Wu (in cinese Wu Hongda Shanghai, 1937) è un attivista per i diritti umani cinese naturalizzato statunitense. Ora residente e cittadino degli Stati Uniti, Wu ha trascorso 19 anni nei campi di lavoro cinesi, che poi ha fatto conoscere col termine “”laogai””. Proveniente da una famiglia agiata (il padre era banchiere, la madre era una discendente di proprietari terrieri), Wu ricorda la sua infanzia come “”pacifica e gradevole””, ma la sua fortuna cambiò dopo la fine della guerra civile cinese nel 1949: « Durante la mia giovinezza, mio padre perse tutte le sue proprietà. Avevamo problemi economici. Il governo sequestrò tutte le proprietà del paese. Fummo costretti a vendere il mio pianoforte. » (worldnetdaily.com del 5 aprile 2001) Studiò all’Istituto di Geologia di Pechino, dove fu arrestato la prima volta nel 1956 per aver criticato il Partito Comunista Cinese durante la Campagna dei Cento Fiori. Benché mai formalmente incriminato e sottoposto a processo, nel 1960 fu inviato nei “”laogai”” (“”riforma attraverso il lavoro””) con l’accusa di essere un controrivoluzionario. Lì rimase per 19 anni durante i quali fu trasferito in 12 differenti campi e costretto ad estrarre carbone, costruire strade e lavorare la terra. Il racconto di quei 19 anni è raccolto in Bitter Winds (1994), memoria delle sue esperienze nei Laogai (edizione italiana: Contro rivoluzionario. I miei anni nei Gulag Cinesi, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2008). Nel libro, scritto insieme alla giornalista Carolyn Wakeman, Wu narra la storia della sua prigionia e della sua sopravvivenza, gli atti di coraggio e solidarietà dei detenuti, e i particolari più raccapriccianti della prigionia, come le giornate a battere i campi in cerca di rane e serpenti che poi venivano serviti come pasti per i prigionieri. Più di una volta al limite della morte e della pazzia, Wu riesce a sopravvivere grazie alla forza della dignità personale. Il Los Angeles Times ha scritto di Bitter Winds: « merita di essere accostato ad Arcipelago Gulag di Aleksandr Solzhenitsyn quale insuperabile e personale testimonianza di che cosa accadeva a milioni di uomini e donne innocenti » Quando è uscito negli Stati Uniti, la New York Times Book Review ha nominato Bitter Winds libro dell’anno. Rilasciato nel 1979 durante la liberalizzazione che seguì la morte di Mao Zedong, Wu si è trasferito negli Stati Uniti, dove è diventato professore di Geologia all’Università della California, Berkeley. Lì ha cominciato a scrivere delle sue esperienze nei Laogai e nel 1992 ha abbandonato l’insegnamento per dedicarsi esclusivamente all’attivismo e alla denuncia delle violazioni dei diritti umani in Cina. A questo scopo ha creato la Laogai Research Foundation, organizzazione di ricerca e pubblica educazione non-profit sui campi di lavoro cinesi. Wu ha testimoniato di fronte a diversi Congressi negli Stati Uniti, al parlamento del Regno Unito, della Germania, dell’Australia, alle Nazioni Unite e, grazie all’interessamento di Alternativa Sociale, anche al Parlamento Europeo. Nel 1995 Wu, già cittadino statunitense, fu arrestato mentre tentava di rientrare in Cina. Il governo cinese lo trattenne per 66 giorni prima di sottoporlo ad un rapido processo in cui lo accusava di spionaggio, al termine del quale fu condannato a 15 anni di prigione e subito espulso. Wu attribuisce il suo rilascio ad una campagna internazionale in quei giorni in suo favore. Wu ha ricevuto il “”Premio Libertà”” dalla “”Federazione Ungherese Attivisti per la Libertà”” nel 1991. Nel 1994 ha ricevuto il primo “”Premio Martin Ennals per i Diritti Umani”” dalla “”Fondazione Svizzera Martin Ennals””. Nel 1996 è stato insignito della “”Medaglia alla Libertà”” dalla “”Fondazione Tedesca per la Resistenza della Seconda Guerra Mondiale””. Ha anche ricevuto la laurea ad honorem dall’Università di St. Louis e dalla Università Americana di Parigi nel 1996. Wu è attualmente Direttore Esecutivo della “”Laogai Research Foundation”” e del Centro Informazioni sulla Cina. Entrambe le organizzazioni hanno sede nella capitale Washington e sono finanziate principalmente dal Fondo Nazionale per la Democrazia (National Endowment for Democracy). Aggressione a Roma[modifica | modifica sorgente] Il 15 marzo 2006 Harry Wu aveva in programma la presentazione del suo libro Laogai. I Gulag di Mao Zedong presso il Tuma’s book bar di Roma,[1][2] « la presentazione del libro non si è potuta svolgere perché una cinquantina di attivisti dei Centri sociali, armati di mazze, bastoni e spranghe, ha bloccato l’ingresso nella libreria; successivamente alcune persone che volevano assistere al dibattito sono state aggredite selvaggiamente; altri giovani sono stati rincorsi e malmenati per le strade del quartiere e lo stesso Harry Wu a stento si è sottratto al linciaggio » (dalla interrogazione parlamentare presentata alla Seduta n. 39 del 21/9/2006 alla Camera dei deputati da Fabio Rampelli) successivi accertamenti del Ministero degli Interni (retto da Giuliano Amato) hanno accertato che « circa quaranta giovani aderenti al movimento antagonista capitolino del centro sociale di via dei Volsci hanno effettuato senza alcun preavviso un presidio all’ingresso della libreria, inibendone di fatto l’entrata e impedendo lo svolgimento di ogni iniziativa. Uno degli organizzatori dell’evento è stato proditoriamente colpito al viso da un sacchetto di plastica contenente del ghiaccio ed ha riportato un trauma contusivo. » (dalla risposta all’interrogazione presentata nella Seduta n. 132 del 22/3/2007 della Camera dei deputati dal viceministro Marco Minniti) Critiche[modifica | modifica sorgente] Vi sono delle fonti che, per vari motivi, mettono in dubbio l’autorità di Wu come testimone, quale quella dell’uomo d’affari Cino-Americano George Koo[3] e dal presentatore della radio Cantonese di San Francisco Edward Liu ([2]). Anche il governo cinese rifiuta con fermezza di confermare quanto detto da Harry Wu. Mappa dei Laogai[modifica | modifica sorgente] Distribuzione dei Laogai in Cina La seguente mappa è ricavata dal libro Laogai: the Chinese Gulag tradotto in italiano come Laogai. I Gulag di Mao Tze Dong e rappresenta i campi la cui collocazione era nota a Wu. I campi risultano concentrati soprattutto nei pressi di zone industriali come Hong Kong (e tutta la provincia del Guangdong) e Shanghai. Un Laogai: la “”Fattoria Qinghe””[modifica | modifica sorgente] Questo schema della fattoria Qinghe corrisponde alla vista satellitare di Google Maps: in rosso è indicato il complesso, in blu il fiume. Nei suoi libri Laogai: the Chinese Gulag e Contro rivoluzionario. I miei anni nei gulag cinesi (ed. or. Bitter Winds)), Wu descrive un laogai noto come “”Fattoria Qinghe””, fornendo informazioni dettagliate sulla sua ubicazione, la sua storia e la sua attività. Nel libro Contro rivoluzionario sono pubblicate anche delle fotografie della Fattoria Qinghe (e di altri laogai dove lui è stato rinchiuso), da lui scattate durante il viaggio fatto nel 1985. La “”fattoria”” si trova a Tianjin, a 120 km da Pechino e vicino al mare, ed ha dimensioni di circa 20 km x 15 km. In origine, i giapponesi vi costruirono un centro di detenzione che, dopo la loro sconfitta, passò alla Cina. A partire dal 1949, anno di fondazione della Repubblica Popolare Cinese da parte di Mao Zedong, cominciò uno sviluppo considerevole, in 4 fasi: 1950-1956 – Nel 1950, decine di migliaia di proprietari terrieri e ufficiali militari nazionalisti furono condannati ai lavori forzati e obbligati a costruire canali, strade, muri e prigioni ed a coltivare la terra per il proprio mantenimento. In meno di 10 anni, la maggior parte di loro trovò la morte. 1957-1965 – Nel 1956 si aggiunsero migliaia di vittime della Campagna dei cento fiori. Nel 1958, in seguito al Grande balzo in avanti, un’altra ondata di prigionieri fu aggiunta per aumentare la produzione. Nel periodo 1959-1961, i risultati disastrosi del Grande Balzo minarono la conservazione del regime, che reagì con la deportazione dei “”controrivoluzionari””: la popolazione superò le 100 000 unità. 1966-1978 – Durante la Rivoluzione Culturale, numerosi prigionieri e guardie furono trasferiti in altri campi. 1978-1988 – Si ebbe un nuovo incremento, che portò la popolazione nuovamente a 100.000 unità. Il complesso è eterogeneo e comprende: Laogai con 20 000 detenuti; Laojiao con 20.000 detenuti; Jiuye con 60 000 fra lavoratori forzati ex-detenuti (25 000), le loro famiglie (15 000) e le guardie con rispettive famiglie (20 000). Sono presenti campi coltivati e industrie per un fatturato annuo di 10 milioni di Euro. I prodotti sono venduti sia sul mercato interno che sul mercato estero (uva, ceramica, maglieria). Ognuna delle 25 sezioni del complesso possiede una prigione circondata da mura con la sommità elettrificata. I detenuti dei Laogai e dei Laojiao vivono in baracche all’interno delle mura e sono scortati dalle guardie all’esterno per lavorare. I lavoratori forzati dei Jiuye vivono all’esterno delle mura in dormitori. Per questi ultimi e per le guardie, sono presenti scuole, negozi, ristoranti, un cinema e un ospedale. Solo le guardie possono uscire all’esterno della “”Fattoria”” Qinghe. Le opere[modifica | modifica sorgente] Troublemaker (1996), resoconto del suo viaggio clandestino in Cina e della sua detenzione nel 1995. Laogai, i Gulag di Mao Tze Dong, ed. L’ancora del Mediterraneo, Napoli-Roma, 2006, traduzione dall’inglese di Laogai. The Chinese Gulag, 1991, ISBN 88-8325-205-5 Controrivoluzionario. I miei anni nei gulag cinesi, ed. San Paolo, Cinisello Balsamo, 2008, ISBN 88-215-6070-8, traduzione dall’inglese di Bitter Winds, 1994, ISBN 987-88-215-6070-5 Laogai. L’orrore cinese, Spirali, 2008, ISBN 978-88-7770-842-7 Note[modifica | modifica sorgente] ^ [1] Laogai. I Gulag di Mao Tze Dong, di Hongda Harry Wu ^ ZENIT Denunciati a Roma i Laogai, i campi di concentramento cinesi ^ George Koo, Direttore della Deloitte & Touche”,”CINE-063″
“RAY Rabindra”,”The Naxalites and their Ideology.”,”RAY Rabindra è Reader in sociologia alla Delhi School of Economics, University of Delhi. “”E’ per via di questa filosofia ufficiale che il movimento Naxalita attaccò il Gandhismo, e simbolicamente ritrasse Gandhi. La dottrina della non-violenza è sfidata sul terreno del suo carattere ipocrita, e assaltata sul terreno della sua falsità. La violenza è vista come dominante e la realtà dominante del mondo sociale””. (pag 220)”,”INDx-056″
“RAY Sibnarayan”,”In Freedom’s Quest. A Study of the Life and Works of M.N. Roy. Vol. I. 1887-1922. From Militant Nationalism to Communism.”,”Libro dedicato alla memoria di tre donne che ebbero un ruolo nella vita di Roy: Evelyn TRENT (1892-1970), Louise GEISSLER (1899-1973), Ellen GOTTSCHALK (1904-1960). Foto di Roy al 2° congresso dell’ IC”,”MASx-017″
“RAY Sibnarayan”,”In Freedom’s Quest. A Study of the Life and Works of M.N. Roy. Vol. III. Part I. Against the Current (1928-39).”,”Libro dedicato alla memoria di tre donne che ebbero un ruolo nella vita di Roy: Evelyn TRENT (1892-1970), Louise GEISSLER (1899-1973), Ellen GOTTSCHALK (1904-1960). Foto di Roy al 2° congresso dell’ IC “”Roy’s third article in ‘Inprecor’ was devoted to the first conference of the All-India Workers’ and Peasants’ Party. Roy had for a long time been advising his communist followers in India to organize a Workers’ and Peasants’ Party which would have a mass base and provide a legal cover while it would be controlled by a hightly disciplined illegal Communist Party. The two were not to be identified, the former being largely a creation of the latter. In November 1925 the Labour-Swaraj Party was formed in Bengal; the name was changed to Peasant’s and Workers’ Party of Bengal in 1926. In Bombay similarly the Congress Labour Party (formed in November 1926) was changed into the Workers’ and Peasants’ Party in February 1927. A Manifesto of the Workers’ and Peasants’ Party to the Indian National Congress was published in Bengal in 1927. During 1928 WPPs were formed in Punjab, UP and Delhi. The first All-India Workers’ and Peasants’ Party conference was held from 23 to 25 December, 1928 in Calcutta just prior to the session of the Indian National Congress. That was the occasion for Roy’s article””. (pag 114) “”Roy, it would seem, was less impressed by Rosa’s critique of Lenin’s socalled “”Blanquism”” than by her assessment of nationalist movements. This might have been due, at least partly, to the fact that Rosa’s assessment corresponded with the deep-seated distrust which Roy had felt toward the moderates in the Indian National Congress throughout his own revolutionary nationalist period. Besides, it was more in consonance with the radical spirit of Marx. In any case, he did not take to Karl Radek (1885-1939) when he first met him in Berlin at the communist salon of the film star Erna Morena. Radek who like Rosa was a Polish revolutionary of Jewish parentage and had been working in Germany since 1908, but who had opposed her throughout her political career, was currently the principal exponent of “”Natioal Bolshevism”” which sought an alliance between the German military nationalists and the communists against the Entente. Roy would not meet the leading exponents of “”Left Communism”” till some time later, but in Germany their views already enjoyed the support of a section of the communists who had broken away from the newly founded Communist Party (KPD) and formed in September, 1919 their own separate and more militant organization, Communist Workers’ Party of Germany (Kommunistische Arbeiterpartei Deutschlands or KAPD).”” (pag 117-118)”,”MASx-018″
“RAY Sibnarayan”,”In Freedom’s Quest. A Study of the Life and Works of M.N. Roy. Vol. III. Part I. Against the Current (1928-39).”,”Libro dedicato alla memoria di tre donne che ebbero un ruolo nella vita di Roy: Evelyn TRENT (1892-1970), Louise GEISSLER (1899-1973), Ellen GOTTSCHALK (1904-1960). Foto di Roy al 2° congresso dell’ IC (2° copia, la prima è in Mas-018″,”RIRB-095″
“RAY Biswanath a cura; saggi di Samir Guha ROY Kasturi MITRA Debesh CHAKRABARTY Pranati DUTTA Gopa KUMAR Sudeah NANGIA Surendra Nath BANDYOPADHYAY Amitav CHOUDHURY D. BANDYOPADHYAY M. SANYAL S. RAY S.K. DASGUPTA K. MAJUMDAR P. DE B.N. GHOSH D.N. KONAR P.K. PAL G.P. PAL C. NEOGI R.K. SEN B. RAY B.K. CHAKRAVARTY J.C. DEBNATH A. BHUKTA D. DUTTA D. SARKAR T.S. VASULU B.N. GHOSH A.K. DAS M.K. RAHA P.C. COOMAR S.K. KOLAY”,”Socio-Economic development in India. Vol. I.”,”Si tratta della storia economica, sociale, demografica dell’India condotta attraverso statistiche sulla salute, la fertilità, le migrazioni interne, la condizione delle donne, lo sviluppo, le disparità di genere e il sistema educativo, le riforme, la pianificazione e la diversità linguistica. Attenzione viene anche posta alle risorse messe a disposizione per l’agricoltura. Biswanath Ray (1941-) è un ricercatore dell’ Economic research Unit dell’ Indian Statistical Institute di Calcutta. E’ anche membro della Bengal Economic Association, Calcutta (Associate Member of International Economic Association). Si è occupato anche di studi sulla distribuzione del reddito (distretto del Bengala Occidentale) e di livello dei salari nella piccola industria del paese. Ha pubblicato vari libri e reports.”,”INDE-023″
“RAY Biswanath a cura; saggi di Samir Guha ROY Kasturi MITRA Debesh CHAKRABARTY Pranati DUTTA Gopa KUMAR Sudeah NANGIA Surendra Nath BANDYOPADHYAY Amitav CHOUDHURY D. BANDYOPADHYAY M. SANYAL S. RAY S.K. DASGUPTA K. MAJUMDAR P. DE B.N. GHOSH D.N. KONAR P.K. PAL G.P. PAL C. NEOGI R.K. SEN B. RAY B.K. CHAKRAVARTY J.C. DEBNATH A. BHUKTA D. DUTTA D. SARKAR T.S. VASULU B.N. GHOSH A.K. DAS M.K. RAHA P.C. COOMAR S.K. KOLAY”,”Socio-Economic development in India. Vol. II.”,”Si tratta della storia economica, sociale, demografica dell’India condotta attraverso statistiche sulla salute, la fertilità, le migrazioni interne, la condizione delle donne, lo sviluppo, le disparità di genere e il sistema educativo, le riforme, la pianificazione e la diversità linguistica. Attenzione viene anche posta alle risorse messe a disposizione per l’agricoltura. Biswanath Ray (1941-) è un ricercatore dell’ Economic research Unit dell’ Indian Statistical Institute di Calcutta. E’ anche membro della Bengal Economic Association, Calcutta (Associate Member of International Economic Association). Si è occupato anche di studi sulla distribuzione del reddito (distretto del Bengala Occidentale) e di livello dei salari nella piccola industria del paese. Ha pubblicato vari libri e reports.”,”INDE-024″
“RAYFIELD Donald”,”Stalin e i suoi boia. Una analisi del regime e della psicologia stalinisti.”,”””Almeno Bucharin aveva compreso perché doveva morire: ‘Stalin ha un’ idea politica imponente e audace di una purga generale a) in relazione al periodo prebellico e b) con una transizione alla democrazia. Questa purga coinvolge a) i colpevoli, b) i sospetti, c) i potenziali sospetti. In questo caso non potrei essere escluso. Alcuni vengono disarmati in un modo, altri in un altro, altri ancora in un terzo modo (…) i grandi piani, le grandi idee e i grandi interessi contano più di tutto e sarebbe sciocco sollevare la questione della mia persona dinanzi ai compiti storico-universali che pesano innanzitutto sulle tue (di Stalin) spalle.’ Malgrado ciò, Bucharin sperava ancora nella pietà: “”se vengo condannato a morte (…) invece di fucilarmi fa’ che mi sia dato il veleno nella mia cella (dammi la morfina per addomentarmi e non svegliarmi più) (…) Abbi pietà! Ti scongiuro.”” In altre lettere si offrì di andare nei campi artici per venticinque anni, a fondare università e musei, oppure in America per un periodo indefinito, dove avrebbe “”spaccato la faccia a Trotsky””. L’ ultimo biglietto a Stalin comincia così: “”Koba, perché hai bisogno della mia vita?””. (pag 336) (Nota: le mille pagine di storia, narrativa e poesia politica, come anche le lettere disperate a Stalin composte da Bucharin in prigione, finirono tutte nell’ archivio personale di Stalin. N.I. Bucharin, Tiuremnye tetradi, Sovremennik, Moskva, 1994. Rogovin V. , Partiia rasstreliannykh, Mosca 1997, note pag 519)”,”STAS-049″
“RAYFIELD Donald”,”Stalin e i suoi boia. Una analisi del regime e della psicologia stalinisti.”,”Donald Rayfield è professore di Russo e Georgiano al Queen Mary College dell’Universitò di Londra.”,”STAS-041-FL”
“RAYMOND Allen”,”Que es la tecnocracia?”,”Produzione imprese e biologia umana. “”Il professore Rautenstrauch sostiene che sono state calcolate dai tecnocrati le formule e curve delle imprese economiche e che coincidono notevolmente con indagini simili effettuate per G. Springer, capo della Sezione di Statistica di Bristol, Myers e C.a, così come con l’ equazione di Pearl-Reed per l’ aumento della popolazione. Questi grafici e formule dimostrano certe caratteristiche interessanti della produzione che sono, principalmente, il periodo iniziale di lento sviluppo e di aumento graduale mentre l’ attività mette radici, un secondo periodo di sviluppo più rapido mentre l’ attività si espande, e un terzo periodo quando il grado di produzione declina a misura che il mercato tende alla saturazione. (…) La tecnocrazia, ha detto Rautenstrauch, ha creduto di vedere un importante peculiare significato nella somiglianza sorprendente tra le curve della crescita dell’ industria, come è indicata nel libro di Raymond Pearl, Studi di biologia umana, le curve di accrescimento della popolazione che si trovano nello stesso libro e le curve della produzione delle imprese industriali che sono state tracciate dai tecnocrati.”” (pag 68-69)”,”USAE-039″
“RAYMOND Justinien e altri”,”Maurice Pivert (1895-1958) / Titres de la presse socialiste.”,”Sono riportati i titoli delle riviste e il nome dei fondatori Importante ruolo svolto nel XX secolo da Maurice Pivert nel campo della stampa socialista francese REPERTORIO STAMPA MOVIMENTO OPERAIO SOCIALISTA FRANCESE GIORNALI PERIODICI RIVISTE SECOLO XIX XX LA REVUE SOCIALISTE MALON SFIO PS LA VAGUE BRIZON L’AVENIR SEVERAC LE POPULAIRE LOGUET LA NOUVELLE REVUE SOCIALISTE REVOLTE ETUDES SOCIALISTES LA FEMME SOCIALISTE SAUMONEAU LA VIE SOCIALISTE RENAUDEL ETINCELLE SOCIALISTE COURANT MARXISTRE DI POMMERA E LAURAT LE COMBAT SOCIALISTE LA VERITE’ TENDENZA LENINISTA LA CORRESPONDANCE SOCIALISTE DI FAURE BRACKE ZYROMSKI PIVERT LE POPULAIRE BATAILLE SOCIALISTE LEFRANC LA GAUCHE REVOLUTIONNAIRE LES CAHIERS ROUGES SPARTACUS MASSES LEFEUVRE COMBAT SOCIAL BRACKE LE SOCIALISTE DI M. DEIXONNE LA FEUILLE SOCIALISTE LA VOIX SOCIALISTE SFIO LA REVUE SOCIALISTE E. LABROUSSE E. WEILL-RAYNAL CLARTE’ DI IZARD E TEXCIER GAVROCHE BULLETIN DU PARTI SOCIALISTE LA DOCUMENTATION SOCIALISTE ETUDES SOCIALISTES LA PENSEE SOCIALISTE LA BATTAILLE SOCIALISTE CORRESPONDANCE SOCIALISTE INTERNATIONALE MASSES SOCIALISME ET LIBERTE’ REVUE BANQUE ET BOURSE DI PINEAU L’UNIVERSITE’ SOCIALISTE DEL CERCLES JEAN JAURES LA NATION SOCIALISTE DI RONSAC E ROBIN TRIBUE LIBRE CLAUDE WILLARD MAUROY DEFFERRE CHEVENEMENT QUILLIOT”,”MFRx-377″
“RAZAK ABDEL-KADER A.”,”Israele e il mondo arabo. Ebrei ed arabi di fronte all’ avvenire.”,”Nel 1962 quando appare in Francia questo libro con il titolo ‘Le conflit judéo-arabe, Juifs et Arabes face à l’ avenir’ era detenuto nel carcere Barberousse di Algeri. “”Quei tre giorni che servirono a ridar coraggio ai siriani del regime Kuwatli, dovevano costare 111 morti e feriti ai sudditi di de Gaulle. Una sciocchezza, si dirà, pensando che solo qualche mese più tardi altri compatrioti di de Gaulle organizzeranno in Algeria un’operazione destinata al mantenimento del prestigio coloniale che costerà 45.000 morti al popolo algerino e, un anno più tardi, un’altra operazione con gli stessi scopi costata 90.000 morti al popolo del Madagascar. I francesi, ridotti in Siria allo stato di prigionieri dei loro alleati inglesi, tentavano, mentre proseguivano i negoziati tra Parigi, Londra e Washington, di attaccarsi al Libano, cercando di risuscitare la pretesa “”tradizionale amicizia”” dei cristiani del levante per la Francia. Con la mediazione dei vecchi fantocci dell’amministrazione francese, passi ufficiosi furono compiuti presso il patriarca maronita, capo spirituale dei cristiani libanesi, per indurlo a rilasciare una dichiarazione ufficiale auspicante la permanenza della Francia nel Libano.”” (pag 217)”,”VIOx-151″

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, P3

“PFABIGAN Alfred”,”Karl Kraus. Una biografia politica.”,”Karl KRAUS (1874-1937). Kraus era uno scrittore che faceva “”partito a sé””: fustigava i costumi dell’ epoca ed è oggi visto come un intellettuale modero. Non apparteneva a nessuna corrente ideologica organizzata, ma se si vuole, a una generale ideologia della classe media. “”Il più importante collaboratore socialista della ‘Fiaccola’ il cui primo articolo suscitò uno scandalo e fece conoscere di colpo la rivista di Kraus ai circoli socialisti internazionali, fu però Wilhelm Liebknecht. Egli affrontò sulla Fiaccola numerosi problemi; i suoi articoli più interessanti si occuparono dell’ affare Dreyfus. (…) Liebknecht considerava Dreyfus colpevole per ragioni che allora suonavano logiche ma che oggi sembrano falsificate e la sua opinione per un socialista era sensazionale. Il motivo politico del suo articolo fu certamente la scusa per l’ astensione inziale del movimento dei lavoratori nella campagna Dreyfus; al tempo stesso si inserì anche nella lotta politica che covava allora in Germania a causa dell’ ingresso in un gabinetto borghese del socialista Alexandre Millerand. Kraus e Liebknecht erano d’accordo sul fatto che la campagna Dreyfus avrebbe potuto rafforzare il militarismo e lo sciovinismo. Liebknecht affrontò anche altri problemi sulla Fiaccola, la sua collaborazione alla rivista terminerà infatti solo con la sua morte. Al congresso di Dresda della socialdemocrazia tedesca, quando Kraus e il partito austriaco erano già in urto, si corcò di minimizzare il fatto che Liebknecht collaborava ad un giornale che si poneva criticamente di fronte alla socialdemocrazia. Victor Adler spiegò che Liebknecht aveva creduto che “”il partito non avesse alcuna obiezione contro la Fiaccola e Karl Kautsky affermò che lo stesso Liebknecht non avrebbe scritto per la rivista se l’ avesse conosciuta bene””””. (pag 47)”,”AUTx-022″
“PFANZ Harry W.”,”Gettysburg – The First Day. Civil War America.”,”Harry W. Pfanz is author of Gettysburg – The Second Day and Gettysburg – Culp’s Hill and Cemetery Hill. A lieutenant, field artillery, during World War II, he served for ten years as a historian at Gettysburg National Military Park and retired from the position of Chief Historian of the National Park Service in 1981.”,”USAQ-022-FL”
“PFANZ Harry W.”,”Gettysburg – The Second Day.”,”Harry W. Pfanz is author of Gettysburg – The Second Day and Gettysburg – Culp’s Hill and Cemetery Hill. A lieutenant, field artillery, during World War II, he served for ten years as a historian at Gettysburg National Military Park and retired from the position of Chief Historian of the National Park Service in 1981.”,”USAQ-033-FL”
“PFANZ Harry W.”,”Gettysburg – Culp’s Hill And Cemetery Hill.”,”Harry W. Pfanz is author of Gettysburg – The Second Day and Gettysburg – Culp’s Hill and Cemetery Hill. A lieutenant, field artillery, during World War II, he served for ten years as a historian at Gettysburg National Military Park and retired from the position of Chief Historian of the National Park Service in 1981.”,”USAQ-034-FL”
“PHAYER Michael”,”La Chiesa cattolica e l’Olocausto. L’evoluzione del pensiero ecclesiastico dall’ascesa di Adolf Hitler alla condanna ufficiale dell’antisemitismo nel 1965.”,”Michael Phayer insegna Storia alla Marquette University. Si occupa dei rapporti tra cattolici ed ebrei prima e dopo la Shoah.”,”RELC-070-FL”
“PHELAN Craig”,”Divided Loyalties. The Public and Private Life of Labor Leader John Mitchell.”,”PHELAN Craig è Assistente Professore di storia al King’s College. E’ autore di ‘William Green: Biography of a Labor Leader’ (SUNY PRESS).”,”MUSx-100″
“PHELAN Craig”,”Grand Master Workman. Terence Powderly and the Knights of Labor.”,”PHELAN Craig è lecturer in American Studies all’ Università del Galles, Swansea. Ha scritto anche una biografia di un leader Labor ‘William Green: Biography of a Labor Leader’ (1989). “”Il governo democratico, il campanilismo geografico, e l’ assenza di controlli burocratici, non il presunto disprezzo di Powderly per le interruzioni del lavoro, precluse la via a una politica di scioperi realizzabile. Nell’ estate del 1884, per esempio, Powderly visitò i minatori in sciopero della Hocking Valley in Ohio e la regione carbonifera di Connellsville, in Pennsylvania, e cercò di assicurare l’ assistenza GEB (General Executive Board, ndr) perfino a quelle lotte che non potevano essere strettamente definite serrate””. (pag 157)”,”MUSx-198″
“PHILIP André”,”Le socialisme trahi.”,”Militante socialista dal 1920, PHILIP, è un ex ministro, membro del Consiglio economico e Presidente internazionale del Movimento socialista per gli Stati Uniti d’Europa.”,”FRAP-034″
“PHILIP André”,”Trade Unionisme et Syndicalisme. Le Trade Unionisme en Grande Bretagne et aux Etats-Unis. Le syndicalisme francais. La CGT et le mouvement syndical.”,”””Dans ces conditions, la Fédération américaine du Travail va présenter une structure analogue à celle des Unions se rapprochant le plus de son esprit, les organisations carctéristiques du Vieil Unionisme anglais de 1850-85. Commes elles, elle groupe surtout des syndicats de métier, les seules Unions industrielles qu’ elle comptait en son sein avant la guerre étant celles de la brasserie (qui devait disparaître avec la prohibition) et des mines.”” (pag 123) “”Questi sindacati di mestiere sono degli organismi nazionali fortemente centralizzati con tutti i poteri nelle mani del presidente, che è pressoché sempre eletto a vita (nei mestieri importanti, il fondatore del Sindacato è rimasto presidente fino alla sua morte, e il suo successore immediato lo è ancora oggi). L’ uso costante del referendum per le decisioni importanti è anche servito a consacrare definitivamente questo predominio dell’ esecutivo””. (pag 123)”,”SIND-078″
“PHILIPOV Dimiter DORBRITZ Jürgen”,”Les conséquences démographiques de la transition économique dans les pays d’ Europe centrale et orientale.”,”Capitolo 1 e 4 di Jürgen DORBRITZ, capitolo 3 di PHILIPOV, capitolo 2 prima parte di PHILIPOV e 2° parte di DORBRITZ. “”E’ possibile comprendere meglio questi aspetti se si esamina la natura della transizione. La transizione è un periodo di rottura, nel quale un regime politico è bruscamente smantellato, se che un nuovo regime sia ancora solidamente installato. Questo periodo di rottura si caratteria per il disordine e l’ assenza di regole. Le norme e i valori di una volta sono rifiutati e manca il tempo éer stabilirne dei nuovi. Il ruolo di orientamento delle norme non è più svolto. Tale sconvolgimento porta ad un’ incertezza generale riguardo all’ avvenire, con un effetto simile a quello dell’ incertezza economica sulla presa di decisioni individuali. E’ tentando di analizzare questa evoluzione come un cambiamento di mentalità ma si tratta in effetti di un fenomeno diverso. Per esempio, il disordine costringe gli individui a essere autonomi ma questa non è una ricerca di autonomia assimilabile all’ ascesa dell’ individualismo osservato all’ Ovest.”” (pag 20-21)”,”DEMx-043″
“PHILIPPONNAT Olivier LIENHARDT Patrick”,”La vita di Irène Némirovsky.”,”””Irène Némirovsky è stata portata alla gendarmeria di Toulon-sur-Arroux’, a una decina di chilometri da Issy. Non è più una romanziera, una madre, una moglie, una donna, una russa, una francese: ormai è soltanto un’ebrea. Michel sa che è destinata a essere portata nel campo di concentramento di Pithiviers, nel Loiret. Gliene hanno anche detto il motivo: «Misura generale contro gli ebrei apolidi dai sedici anni al quarantacinque anni» (…) “” (pag 401) Notizie biografiche di Irène Némirovsky. ‘Irène Némirovsky nacque l’11 febbraio 1903 a Kiev, nell’allora Impero Russo, in una famiglia ebrea benestante. Durante la Rivoluzione Russa del 1917, la sua famiglia fuggì in Francia, dove Némirovsky trascorse gran parte della sua vita e carriera. Studiò alla Sorbona e iniziò a scrivere in francese, diventando una delle più importanti scrittrici del suo tempo. Nel 1926, sposò Michel Epstein, un banchiere, e insieme ebbero due figlie. Némirovsky è nota soprattutto per il suo romanzo incompiuto “”Suite française””, che descrive la vita in Francia durante l’occupazione nazista. Nonostante si fosse convertita al cattolicesimo nel 1939, fu arrestata dai nazisti nel 1942 a causa delle sue origini ebraiche e deportata ad Auschwitz, dove morì il 17 agosto 1942 2. La sua opera è stata riscoperta e pubblicata postuma, guadagnando riconoscimenti e apprezzamenti a livello internazionale.’ (f. copilot)”,”BIOx-001-FMDP”
“PHILLIPS Kevin”,”William McKinley.”,”PHILLIPS Kevin è stato un commentatore politico ed economico per tre decenni. Ha collaborato regolarmente al Los Angeles Times e ad altri Magazines. Ha scritto vari libri tra cui ‘The Emerging Republican Majority’. Arthur M. SCHLESINGER jr è un noto storico politico. Ha preso due premi Pulitzer. Ha pubblicato il primo volume della sua autobiografia ‘A Life in the Twentieth Century’ nel 2000. Tra gli ‘Eminent McKinleyites’: Robert M. LA FOLLETTE (1855-1925), Theodore ROOSEVELT (1858-1919), William Howart TAFT (1857-1930). (pag 163-164) McKINLEY (1843-1901, morto per un attentato di un anarchico) eletto nel 1896 coincise con il ritorno dopo due decenni di una solida maggioranza repubblicana, mettendo il GOP in una posizione di dominio per una generazione. Ad un secolo dalla sua morte la sua figura è oscurata da quella del suo vicepresidente e successore Theodore ROOSEVELT. Ma secondo l’A, McKINLEY fu uno dei principali presidenti americani, appartiene al gruppo dei sedici eletti per due termini (1896, 1900) e al gruppo degli otto presidenti cha hanno guidato il paese in una guerra vittoriosa (contro la Spagna, 1898). Durante la sua amministrazione gli Stati Uniti fanno il loro debutto, diplomatico e militare, come potenza mondiale.”,”USAP-058″
“PHILLIPS Kevin”,”Ricchezza e democrazia. Una storia politica del capitalismo americano. (Tit.orig.: Wealth and Democracy)”,”PHILLIPS Kevin dopo aver studiato ad Edimburgo e Harvard, è da trentanni uno dei commentatori politici più noti. Ha scritto molti libri (v. 4° copertina). Comparazione declino americano con declino inglese. “”Un quesito significativo da porsi all’ inizio del millennio era dunque se la nuova globalizzazione dipendesse ancora da una grande potenza economica mondiale; e in caso affermativo, se le fondamenta dell’ economia americana fossero abbastanza solide. Certo, il crescente affidamento degli Stati Uniti sulla finanza era un fenomeno che i precedenti della Gran Bretagna, dell’ Olanda e anche della Spagna facevano ritenere precario. Eppure, un confronto accurato indica che la traiettoria seguita dagli Stati Uniti come prima potenza economica mondiale all’ inizio del nuovo millennio ricalcava quella percorsa dalla Gran Bretagna tra 1900 e 1914. Le successive fasi critiche dovevano ancora manifestarsi, e c’era di mezzo un’ egemonia mondiale. L’ ascendente incompleto degli Stati Uniti come prima potenza mondiale. Per essere precisi, gli Stati Uniti del 2000 erano distanti dal loro apogeo successivo al 1945 più o meno quanto lo era stata dal suo la Gran Bretagna del periodo 1900-1914. Anche l’ evoluzione della repubblica americana nell’ arco di quel mezzo secolo di predominio mondiale aveva comportato, come quella della Gran Bretagna, il ridimensionamento dei grandi settori industriali – tessile, acciaio, automobili ed elettronica di consumo – e il progressivo spopolamento delle vecchie metropoli industriali: Pittsburgh, Detroit, Cleveland e decine di città più piccole. Le donne entrarono in massa nella forza-lavoro per tenere a galla le loro famiglie (proprio come nella Gran Bretagna del 1900-1914).”” (pag 292-293)”,”USAE-049″
“PHILLIPS Gordon”,”The Rise of the Labour Party, 1893-1931.”,”PHILLIPS Gordon è Senior Lecturer in History nella University of Lancaster. E’ autore pure di ‘The General Strike’ e ‘Casual Labour’. “”Since the end of the 1860s, they had from time to time displayed a wish to secure entry into Parliament for ‘labour’ spokesmen, and set up national bodies for this purpose. The Labour Representation League was founded in 1869, the Labour Electoral Association in 1886, but neither body obtained the substantial and wholehearted baking of the movement. The larger unions, particularly the miners, preferred to adopt their own candidates. But whether acting alone or together, the unions were unwilling to engage in an electoral contest unless they could secure approval of their nominees from a local party association – almost always looking to the Liberals. They were reluctant to assume the entire responsibility for running and maintaining their own chosen candidates, still more those o other trades. As a result of electoral conditions and of their own caution, the unions thus accepted a political dependence on the Liberal party. Karl Marx complained in 1872 that ‘almost every leader of English working men was sold to Gladstone, Morley, Dilke and others’. The number of such ‘Labour’ men who entered the Commons was effectively determined by Liberal wishes: there were only eight so designated at the end of the 1880s. These MPs were expected to give loyal support to Liberal causes and administrations, and were conventionally known as ‘Lib-Labs’. Even so, we should not regard their appearance in the Commons as insignificant. Their present did indicate the desire of the trade unions, clearly expressed if tentatively pursued, to be represented by their own men”” (pag 4-5) [Gordon Phillips, The Rise of the Labour Party, 1893-1931, 1992]”,”MUKx-183″
“PHILLIPS Bernard S.”,”Metodologia della ricerca sociale.”,”Bernard Phillips è nato a New York nel 1931. Dopo aver studiato alla Columbia e alla Washington State University, ha conseguito il Ph. D. in sociologia alla Cornell University, dove ha insegnato psicologia sociale, e poi a Illinois come assistente di sociologia. Dal 1963 è professore di Sociologia a Boston. Ha pubblicato: Technical Material for an interview Survey of Aging e The Aging in a Central Illinois Community.”,”TEOS-008-FV”
“PHILLIPS E.D.”,”L’impero dei Mongoli.”,”E.D. Phillips, nato in Inghilterra nel 1910 ha insegnato lingue classiche in varie università inglesi. Attualmente (1979) è docente di greco alla Queen’s Unviersity di Belfast. E’ membro del ‘Royal Anthropological Institute'”,”ASIx-117″
“PI Y MARGALL Francisco”,”Las nacionalidades.”,”PI Y MARGALL F. è nato a Barcellona nel 1824 e morto nel 1901. Fautore del federalismo, ha scritto pure una ‘Storia generale dell’ America’ e altre opere. L’ Europa, la Russia e la Turchia. “”L’ Europa è circondata di pericoli. Invano ha cercato con vari mezzi un equilibrio che potesse tranquilizzarla. Senza accordo e soprattutto senza regole certe di condotta, non ha mai potuto impedire l’ incessante accrescimento della Russia. Prima di vederla muovere già si agita. E’ facile che rinasca per la centesima volta la questione d’ Oriente, e la Russia trami per scendere fino al Bosforo. Chi potrà contenere un impero che si estenda dall’ Oceano Glaciale al Mediterraneo e domini nel Baltico, nel Mar Nero e nel Caspio? L’ Europa, oh fatalità!, si vede obbligata per contenere gli Zar a difendere la causa dei turchi. Dei turchi, per chi rinunci agli interessi di religione e di razza! Dei turchi, non meno stranieri degli arabi e dei tartari!”” (pag 300)”,”SPAx-057″
“PIACENZA Paolo DI-MOTOLI Paolo a cura; saggi di Luca BRIATORE Paolo DI-MOTOLI e Paolo PIACENZA Bruno BONGIOVANNI”,”Il difficile equilibrio. Breve storia della politica estera italiana.”,”Foto di riunioni con firma di vari trattati tra le fonti E. Anchieri, La diplomazia contemporanea. Raccolta di documenti diplomatici (1815-1956), Cedam, Padova, 1959.”,”ITQM-016-FV”
“PIAGET J. GARCIA R.”,”Esperienza e teoria della causalità.”,”PIAGET è D e GARCIA collaboratore del Centro internazionale di epistemologia genetica.”,”SCIx-020″
“PIAGET Jean”,”Le structuralisme.”,”Lo strutturalismo è stato un indirizzo critico-filosofico sviluppatosi in Francia durante gli anni 1960 che estese alla antropologia, alle scienze umane e ad altri campi della cultra le teorie e i metodi dello strutturalismo linguistico. Tra i principali esponenti: antropologi come C. LEVI-STRAUSS, Psicoanalisti come J. LACAN, filosofi come L. ALTHUSSER e M. FOUCAULT, critici letterari come R. BARTHES ecc.”,”FILx-211″
“PIAGET Jean, a cura di Richard EVANS”,”Cos’è la psicologia. Con l’ autobiografia di Piaget e saggi di Elkind, Ginsburg, Krossner.”,”Il famoso psicologo svizzero Jean PIAGET ha elaborato le sue teorie e compiuto scoperte nell’ arco di 40 di studio sullo sviluppo intelligenza e il funzionamento della mente umana. Nato in Svizzera nel 1896, Piaget ha consiguito il dottorato in scienze e ha lavorato a Zurigo in laboratori di psicologia e nella celebre clinica psichiatrica di Eugen Bleuler. E’ considerato il più grande studioso dei processi cognitivi. Intelligenza e misura del quoziente intellettivo. “”Io penso che debbano essere fatti due rilievi. Primo, ovviamente che i fattori genetici esercitano un ruolo nello sviluppo della intelligenza, ma che essi non possono far niente di più che aprire certe possibilità. Essi cioè non possono fare niente per ciò che riguarda la realizzazione di queste possibilità. Non ci sono nella mente umana strutture innate che semplicemente vengono ad esistere; come ho già puntualizzato durante questa discussione, tutte le nostre strutture mentali debbono essere costruite. Così i fattori genetici e gli aspetti della maturazione non sono sufficienti a spiegare ciò che di fatto ha luogo in ogni stadio. Il mio secondo rilievo è questo: come fa Jensen a misurare l’ intelligenza? L’ intelligenza è misurata solo sulla base di alcune produzioni o si è arrivati alla competenza, alle strutture interne? Ho paura che in studi di questa sorta si siano sempre misurate le produzioni, ed è abbastanza ovvio che le produzioni varieranno a seconda degli ambienti sociali. Da parte mia, non ho fiducia in misurazioni basate sul quoziente intellettivo o comunque sulle produzioni. Così, in generale, la conclusione di Jensen mi pare opinabile.”” (pag 67)”,”SCIx-192″
“PIAGET Jean”,”Psychologie et épistemologie.”,”””Dans la mécanique relativiste, au contraire, la vitesse, même si elle conserve sa forme de rapport, est plus élémentaire que le temps, puisqu’elle comporte un ‘maximum’ et que le temps lui est relatif. A. Einstein a ien voulu nous conseiller un jour d’examiner la question du point de vue psychologique et de chercher s’il existait ou non une intuition de la vitesse indépendante du temps. Il s’ajoute à cette question cet autre aspect intéressant que la physique, même relativiste, s’est toujours résignée à admettre une sorte de cercle vicieux (sur lequel G. Juvet, parmi d’autres, a insisté avec profondeur): on définit la vitesse en utilisant le temps, mais on ne mesure le temps qu’en recourant à des vitesses. (…)””. (pag 102-103)”,”SCIx-262″
“PIAGET Jean”,”Saggezza e illusioni della filosofia.”,”Jean Piaget è nato a Neuchatel nel 1896 ed è morto nel 1980. Ha insegnato nelle università di Ginevra e Losanna. Ed è stato professore di psicologia genetica alla Sorbona.”,”SCIx-434″
“PIAGET Jean”,”L’epistemologia genetica.”,”J. Piaget, nato a Neuchatel nel 1896 è professore di psicologia infantile e psicologia sperimentale all’Università di Ginevra. Ha pubblicato molti studi anche in Italia (sulla rappresentazione del mondo nel fanciullo, il linguaggio e il pensiero del fanciullo, psicologia dell’intelligenza ecc.) “”Col celebre etologo K. Lorenz, l’innatismo delle strutture conoscitive è generalizzato secondo uno stile che egli vorrebbe esplicitamente kantiano: le «categorie» del sapere sarebbero biologicamente preformate a titolo di condizioni preliminari a qualunque esperienza, nello stesso modo in cui gli zoccoli del cavallo e le pinne natatorie dei pesci si sviluppano nell’embriogenesi in virtù di una programmazione ereditaria e molto prima che l’individuo (o il fenotipo) ne possa fare uso”” (pag 65)”,”SCIx-458″
“PIAN Alberto TELLOLI Giancarlo MOSCATO Antonio LAMBERT Serge BROUÉ Pierre SEDRAN Domenico ROSSELLI Carlo”,”Communisme et Oppositions en Italie. Le chemin de Tresso vers l’Opposition de gauche (Pian); Alfonso Leonetti dans le S.I. de l’Opposition de gauche et de la L.C.I. (Telloli); Correspondance Trotsky-Leonetti sur la guerre d’Ethiopie (Moscato); Notes sur l’histoire du trotskysme en Italie: le P.O.C. (Lambert); Le P.C. italien, la guerre et la révolution (Broué); Mémoires d’un prolétaire révolutionnaire (Sedran); Lettre à Trotsky – Rencontre avec Trotsky (Rosselli); Memoria antologica saggi critici e appunti biografici, un ricordo di Camillo Berneri; Moscow and the Italia Communist Party by Joan Barth Urban; Die POUM wänrend des Spanischen Bürgerkriegs by Reiner Tosstorff; Dictionnaire biograhipue du Mouvement ouvrier international de Jean Maitron.”,”Quelle di Pian, Telloli e Lambert sono tesi di laurea. 1944, Foggia, Sud Italia: “”Senza dibattito preliminare approfondito e sembra senza accordo politico preciso, Di Bartolomeo e Mangano decidono nel luglio 1944 di dare vita al Partito Operaio Comunista (POC). Questi pubblica ‘L’ Internazionale’, il cui primo numero esce il 5 agosto 1944 e il giornale viene immediatamente interdetto dagli Alleati (…) La breve storia del POC finisce in un fiasco”” (Note sulla storia del trotskismo in Italia: il POC, Lambert) “”In realtà, nella capacità del PCI di regolare i suoi problemi interni e le opposizioni sulla sua sinistra con altri metodi che le mitragliette o la bastonatura semplice, abbiamo un riflesso accidentale, ma significativo – “”effetto perverso”” dicono gli specialisti – dell’applicazione al PCI della legge di Marx sullo sviluppo ineguale e combinato. Un confronto con il PCF permetterà di illustrare e illustrare questa nozione”” (Pierre Broué, Il PC italiano, la guerra e la rivoluzione, recensione della tesi di Lambert, ‘Tradition révolutionnaire et “”Nouveau Parti’ en Italie (1942-1945), Thése Grenoble, 1985) (pag 76)”,”TROS-361″
“PIANCASTELLI Corrado BRIOSI Sandro PACCHIANO Giovanni BERNABEI Franco ACCAME Vincenzo”,”1945-1970. Aspetti della realtà contemporanea italiana. Narrativa, poesia, cinema, arti figurative, musica.”,”””Le radici del nostro Novecento letterario affondano, come è noto, nel periodo post-risorgimentale, specialmente tra il 1850 e il 1870, in un ventennio durante il quale la letteratura fu sostanzialmente politica, affrettando e rispecchiando, nel suo svolgersi, le speranze, le pene e le gioie, o giudicando gli avvenimenti che condussero all’Unità (…). Il realismo ha costituito la poetica più rappresentativa dell’800 e definiva l’arte come rappresentazione oggettiva della realtà sociale in polemica col soggettivismo dei romantici. (…) Sulla costituzione del realismo ottocentesco hanno agito vari fattori, come il superamento del romanticismo e dei concetti aristocratici e classicisti del ‘700, l’interesse sociale per il popolo e le classi povere (per esempio Manzoni), il superamento dei concetti come crudeltà, malvagità, considerati non più come fenomeni subnormali individuali, ma come realtà la cui causa si fa risalire alla società che opprime”” (pag 1-13), Corrado Piancastelli, Appunti per un retroterra del ‘900’)”,”ITAB-332″
“PIANCIOLA Cesare”,” Il marxismo militante di Raniero Panzieri.”,”In ricordo di Costanza Preve “”L”operaismo di movimento’ – con svolgimenti vari da “”classe operaia”” (1964-67), a ‘Potere Operaio’ (1969-73) all”Autonomia Operaia’ (1973-79) – ha avuto in Toni Negri il teorico principale (“”di tutti gli scrittori della sinistra rivoluzionaria (…) sembra essere insieme il più ferrato nella teoria e il più radicale nella pratica””, scriveva Bobbio in una versione del ‘Profilo ideologico del Novecento’). Nel ‘Frammento sulle macchine’ dei ‘Grundrisse’, Marx affermava che, di fronte all’immane sviluppo del capitale costante, la quantità di tempo di lavoro impiegato diventa una misura del valore del tutto inadeguata e “”il pluslavoro della massa ha cessato di essere la condizione dello sviluppo della ricchezza generale””. Negri ne traeva la conclusione che le determinazioni oggettive del salario, le “”condizioni legate al funzionamento del mercato del lavoro, alla qualità della forza lavoro ecc.””, oggi vengono meno, e resta solamente il comando capitalistico (104); estinguendosi la legge del valore, rimane un rapporto tutto politico, di forza, di violenza del capitale e di violenza operaia, che si esprime in vari modi: “”dal sabotaggio allo sciopero di massa, dallo scontro di piazza alla lotta armata”” (105)”” (pag 38) (104) A. Negri, ‘Partito operaio contro il lavoro’, in S. Bologna P. Carpignano A. Negri, Crisi e organizzazione operaia, Milano, Feltrinelli, 1974, p. 135 (105) Ivi. p. 128″,”ITAC-137″
“PIANTA Mario a cura; saggi di Bennett HARRISON e Barry BLUESTONE Richard R. NELSON Yoko KITAZAWA Rob STEVEN Elmar ALTVATER e Kurt HÜBNER Mary KALDOR James O’CONNOR”,”L’economia globale. Stati Uniti, Europa e Giappone tra competizione e conflitto.”,”Mario Pianta ha studiato economia a Torino e ha ottenuto il Ph.D. alla London School of Economics. E’ autore pure di ‘Stati Uniti: il declino di un impero tecnologico’ (EL, 1988).”,”ECOI-348″
“PIANTA Mario”,”Stati Uniti: il declino di un impero tecnologico. Nuove tecnologie e potere economico internazionale tra Usa, Europa e Giappone.”,”Mario Pianta ha studiato economia a Torino e ha ottenuto il Ph.D. alla London School of Economics.”,”ECOI-349″
“PIANTA Mario”,”Globalizzazione dal basso. Economia mondiale e movimenti sociali.”,”Mario Pianta è professore di politica economica all’Università di Urbino. Partecipa alle iniziative della società civile sulla globalizzazione e collabora al Manifesto.”,”ECOI-194-FL”
“PIANZOLA Maurice”,”Lénine en Suisse.”,”””… il più terrestre di quelli che vivettero sulla terra””. Maiakovski Bollettino di adesione di Lenin alla Societé de Lecture di Ginevra. (12 dicembre 1904). Lenin sarà membro dal 13 dicembre 1904 e vi resterà fino al 16 dicembre 1908. (pag 47) Scheda compilata da Lenin per aver un prestito librario presso la Bibliothèque de littérature sociale, a Zurigo. Il prestito riguardava la rivista: ‘Linternationale des Jeunes’. (pag 139) Pagina del registro delle iscrizioni (31 maggio 1916) alla Biblioteca pubblica e universitaria di Ginevra. Lenin contrariamente al regolamento non aveva presentato la raccomandazione prevista. (pag 143) “”Il 20 e il 30 novembre Lenin si intrattiene nel caffé ‘Zum Adler’ con dei rappresentanti della sinistra del partito socialista svizzero, sui loro compiti e l’ atteggiamento del loro partito di fronte alla guerra. Il 20 novembre, scrive a Inès Armand, rimasta a Berna, riguardo a questi colloqui e a proposito di queste tesi, una lettera in cui ricorda che egli non pone la questione della difesa nazionale “”in generale”” ma ben nel caso preciso della guerra imperialista che si svolge in Europa: “”Vi ringrazio infinitamente per la traduzione delle tesi. Le invierò a Abramovich e a Guilbeaux. Adattarle per la Francia? Ne vale la pena? La situazione, laggiù, è talmente differente. (…) Quanto alle tesi secondo le quali, in ‘Svizzera’, i socialdemocratici non devono adesso, in alcun caso, votare i crediti militari, cercate briga. Fin dall’ inizio si parla ‘tutto il tempo’ della guerra imperialista. Si tratta unicamente di quella. “”L’ operaio non ha patria””, questo significa: a) che la situazione economica (il salariato) non è nazionale, ma internazionale; b) che il suo nemico di classe è internazionale; c) che le condizioni della sua emancipazione pure lo sono; d) che l’ unità internazionale dei lavoratori è ‘più importante’ dell’ unità nazionale. Questo significa e si ha il diritto di dedurre da ciò che precede ‘che non occorre’ combattere ‘quando si tratta’ di rovesciare il giogo di una nazione straniera? Si o no? La guerra di una colonia per la sua liberazione? – dell’ Irlanda contro l’ Inghilterra? Ma una insurrezione (nazionale) non è la difesa della patria? Vi invierò un mio articolo contro Kievsky su questo soggetto. (…)””. (pag 157-158-159)”,”LENS-172″
“PIATETSKAÏA S.”,”Lire les journaux russes…”,”Introduction, Traduit par O. TATARINOVA, Vocabulaire, Annexe, Corrige des exercices,”,”RUSx-260-FL”
“PIATNITSKY O.”,”Souvenirs d’un bolchévik, 1896-1917.”,”Libro dedicato alla memoria di Paul VOMPE’ (cheminot, Comintern)”,”RIRB-107″
“PIATNITSKY O.”,”Memoirs of a Bolshevik.”,”The Memoirs of Comrade O. Piatnitsky, one of the oldest active members of our Bolshevik Party, cover a long period, from 1896 to 1917, i.e. the whole period of the rise and development of the Bolshevik Party up till the February Revolution, 1917. Comrade Piatnitsky’s Memoirs contain a mass of factual material and thus serve as a valuable contribution to the literature on the history of our Party.”,”RIRB-034-FL”
“PIAZZA Francesco”,”La politica interna di Giolitti e i socialisti.”,”F. PIAZZA è nato nel 1946. Ha conseguito la laurea discutendo una tesi sul pensiero politico di J. LOCKE. Si è dedicato allo studio della storia italiana post unitaria. E’ ordinario di italiano e storia in un istituto superiore di Treviso. “”Ma i fatti di Libia avevano consigliato Giolitti di aspettare alcuni mesi prima di convocare i comizi elettorali; finalmente, nell’ autunno 1913, chiamò i cittadini alle urne per la 24° legislatura. La campagna elettorale impegnò i partiti soprattutto su un tema: la guerra di Libia. Il forte astensionismo- votò circa il 50% degli aventi diritto- favorì gli oppostori di Giolitti: i liberali persero una settantina di seggi, i due partiti socialisti ne conquistarono complessivamente 78, i radicali 73, i cattolici 30, i nazionalisti 6; i repubblicani invece subirono una flessione (da 24 deputati passarono a 17). La maggioranza giolittiana era riuscita, pertanto, per se ridimensionata, a mantenere un margine di vantaggio sulle opposizionoi sufficiente per governare senza troppi patemi. Ma ciò era vero solamente dal punto di vista numerico””. (pag 94)”,”ITAA-069″
“PIAZZA Francesco”,”Sotto la bandiera di Gigione. Luigi Luzzatti a Oderzo: un deputato e il suo collegio elettorale.”,”Luigi Luzzatti (Venezia, 1º marzo 1841 – Roma, 29 marzo 1927) è stato un giurista ed economista italiano, che fu Presidente del Consiglio dei ministri dal 31 marzo 1910 al 29 marzo 1911. È stato il fondatore della Banca Popolare di Milano e Presidente dello stesso istituto di credito dal 1865 al 1870, oltre ad esserne stato Presidente Onorario dal 1870 al 1927. Nato in una famiglia ebraica veneziana, dopo aver completato gli studi in giurisprudenza all’Università di Padova attirò su di sé l’attenzione della polizia austriaca a causa delle sue lezioni di economia politica, e fu costretto ad emigrare. Nel 1863 ottenne una cattedra presso l’Istituto Tecnico di Milano. Nello stesso anno, si affiliò alla loggia massonica milanese “”Cisalpina””. Nel 1867 fu nominato professore di diritto costituzionale all’Università di Padova: Luzzatti tenne la cattedra fino al 1896.”,”ITAA-146″
“PIAZZA Roberto”,”La valutazione del rumore.”,”Roberto Piazza è ricercatore capo nell’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris di Torino. Libero docente di audiologia nell’Università di Torino. Incaricato di fisica nella Univ. di Torino, Facoltà di Medicina.”,”SCIx-037-FV”
“PIAZZESE Antonino”,”Principi di filosofia. I problemi della conoscenza, della logica, delle scienze, della storia, della morale su basi scientifiche nuove.”,”””La mia generazione, come ben sai, fu colta da Croce all’ uscire di adolescenza (non erano crociani i nostri professori di liceo, né quelli di cui ebbi ad ascoltare alcune lezioni alla Università, ed i cui nomi sono quasi tutti dimenticati). Croce ci foggiò, quali direttamente, attraverso i suoi libri, quali per azione riflessa; non s’ insisterà mai abbastanza su quel ch’è stato Croce per due generazioni d’ italiani. Ciò ch’è stato modellato si trova a suo agio entro il modello; io non avverto alcuna ribellione per quel pensiero; che mi pare ben conciliabile con la mia fede religiosa.”” (pag 10-11, A.C. Jemolo, prefazione)”,”FILx-319″
“PIAZZESI Gianfranco”,”Gelli. La carriera di un eroe di questa Italia.”,”PIAZZESI Gianfranco è stato editorialista per la politica interna a ‘Il Giornale nuovo’ e al ‘Corriere della Sera’. Divenato direttore della ‘Nazione’ nell’ ottobre 1980 ha lasciato l’ incarico nel novembre dell’ anno successivo. Ha scritto ‘Berlinguer e il professore’. Il PCI e lo scandalo P2-Gelli. “”A conclusione non molto dissimili è giunto il senatore Bernardo D’Arezzo, che fa parte della commissione d’inchiesta sulla P2 per conto della DC. Anche D’Arezzo parte dalle vicende pistoiesi, tiene in gran conto l’ informativa del controspionaggio fiorentino e altri documenti di quegli anni, secondo i quali Gelli sarebbe stato addirittura iscritto al PCI e successivamente espulso per indegnità. Il senatore “”non esclude”” che si tratti di una rottura fittizia, “”di un congelamento secondo la metodologia più classica dei servizi segreti dell’ est””. In tal caso saremmo dinanzi a una delle più romanzesche vicende di spionaggio del dopoguerra, non solo in Italia, ma nell’ intero mondo occidentale. Il KGB avrebbe ingaggiato Gelli fino dal 1945, grazie all’ iniziale aiuto dei compagni italiani, per poi utilizzarlo, direttamente o attraverso qualche succursale, come informatore o come destabilizzatore. L’agente del Cominform Licio Gelli si sarebbe inserito nella massoneria e avrebbe assunto il controllo della P2 al solo scopo di stabilire rapporti qualificati con varie personalità dello stato e poi associarle in scandali con effetti destabilizzanti per la nazione. Nessuno più di me concorda su certe premesse. Gelli ha certamente avuto “”rapporti di lavoro”” prima col PCI e poi con i servizi segreti dell’ est europeo, anche per un lugno periodo. Non concordo invece sulle conclusioni (…)””. (pag 208-209)”,”ITAP-128″
“PIAZZESI Mario”,”Diario di uno squadrista toscano. 1919-1922.”,”PIAZZESI Mario nato a Cesena nel 1902, ingegnere, ha ricoperto cariche di federale fascista di Enna, Piacenza e Lucca negli anni 1937-1942, e capo di provincia nella RSI a Lucca, Piacenza e Alessandria dall’ottobre 1943 all’aprile 1945. E’ poi fuggito in Messico dove si è dedicato ad attività economiche. “”Ma che vale questo, che vale bruciare la casa del Popolo del Bandino, quando quei maledetti dopo gli assassini della mattina, an che se ne hanno lasciato uno attraverso quella finestra ed altri due lì nel fosso, dietro la catasta di legna, son riusciti a dileguersi? Ci sembra di esser stati giocati e con questo cruccio si ritorna nella città su questi camion sballonzolanti attraverso il sobborgo deserto. Vien da ridere nel vedere ancora cordoni di truppa alla Camera del Lavoro in via dei Tintori. “”Ma che ci state a fare, a proteggere quelli che vi ammazzano?””. “”Ma gli ordini…””. “”Ma che ordini o non ordini e vi si fa vedere noi come si ordina””. E si fa presto come al solito. Ora Pirro è felice è là nella Camera del Lavoro nel salone solo. Ha fatto una catasta di panche, registri, bandier gli ha dato fuoco e ora si scalda le mani. “”Oh, Pirro e ti bruci le scarpe nuove””. “”Lascia fare, lascia fare, Dio immortale oggi voglio bruciarmi anche queste””. I nostri capi ritornarono gongolanti dalla Prefettura dove son stati mandati a chiamare d’urgenza”” (pag 116)”,”ITAF-277″
“PIAZZESI Gianfranco”,”L’Italia spiegata al popolo.”,”Gianfranco Piazzesi, già giornalista in cronaca e poi in redazione, quindi inviato, infine editorialista.”,”ITAP-226″
“PICAPER Jean-Paul”,”Angela Merkel une Chanceliére à Berlin. La première femme à gouverner l’Allemagne.”,”PICAPER Jean-Paul ex professore di scienze politiche giornalista e scrittore corrispondente da Berlino di ‘Politique Internationale’ ex corrispondente del ‘Figaro’ in Germania. Germania: solo 8 cancellieri dalla nascita della RFT (5 CDU e 3 SPD) (pag 281)”,”GERV-065″
“PICARD Emile”,”La Science Moderne et son état actuel.”,”Principio relatività. (pag 180) “”Così le vecchie nozioni del senso comune sullo spazio e il tempo saranno da rivedere. (…) Niente è intangibile nella scienza; certe nozioni del senso comune alla lunga hanno dovuto essere modificate, e quando le esperienze positive avranno mostrato la necessità di cambiare le nostre idee tradizionali sullo spazio e il tempo, lo si dovrà fare. (…) Ma, del resto, tra le mani di Einstein, il principio della relatività è in via di evoluzione; la velocità della luce non sarà più un invariante assoluto, ma ci sarà però un assoluto al centro di tutto questo relativismo. Ma si tratta di cose più stupefacenti ancora, come la gravità dell’ energia. (…) Così un raggio di luce proveniente da una stella sarà attirato dal sole (…)””. (pag 181-182)”,”SCIx-228″
“PICARDI Roberta”,”Il concetto e la storia. La filosofia della storia di Fichte.”,”Roberta Picardi è assegnista di ricerca nell’Università di Pavia. Ha curato l’edizione del “”Carteggio Croce-Medicus””.”,”STOx-034-FL”
“PICART Bernard”,”Cerimonie e costumi di tutto il mondo nelle incisioni di Bernard Picart.”,”Stampato ad Amsterdam presso J.F. Bernard, fra il 1733 e il 1739 Buth, giovane fanatico che uccide tutti quelli che incontra per ingraziarsi Manipa, idolo o divinità di Lhasa, alla quale si offrono coloro che Buth ha ucciso (pag 196)”,”FOTO-097″
“PICAUDOU Nadine”,”La decennie qui ébranla le moyen-orient, 1914-1923.”,”Agregée d’histoire, Nadine PICAUDOU è stata pensionnaire al Centre d’Etudes et de Recherches sur le Moyen-Orient contemporain a Beirut. Chargée de cours all’Univ di Paris VII-Jussieu come pure all’ Institut National des Langues et Civilisations orientales de Paris, la PICAUDOU è autrice pure di ‘La dechirure libanaise’ per le stesse edizioni Complexe.”,”VIOx-002 UKIx-036″
“PICCIALUTI CAPRIOLI Maura”,”Radio Londra, 1939-1945.”,”Maura Piccialuti Caprioli, nata a Roma nel 1938. E’ dirigente presso l’Archivio centrale dello Stato. Collaboratrice della “”Rassegna degli archivi di Stato”” e del ‘Dizionario biografico degli italiani’.”,”QMIS-192″
“PICCIALUTI CAPRIOLI Maura”,”Radio Londra, 1939-1945.”,”Maura Piccialuti Caprioli, nata a Roma nel 1938. È dirigente presso l’Archivio centrale dello Stato. Collaboratrice della “”Rassegna degli archivi di Stato”” e del ‘Dizionario biografico degli italiani’. Il contributo politico e ideale delle trasmissioni di Radio Londra alla lotta antifascista e partigiana, ma non solo questo. I comunicati e conversazioni di Stevens e Candidus, Ruggero Orlando, Paolo Treves e Umberto Calosso, giorno per giorno ripercorrono la drammatica vicenda della guerra, e le alterne reazioni dell’opinione pubblica, incerta, ansiosa e in cerca di speranza.”,”QMIS-062-FV”
“PICCINNI Gabriella”,”I mille anni del Medioevo.”,”Gabriella Piccinni insegna Storia medievale all’Università di Siena. Tra le sue pubblicazioni: Siena nel Trecento, Assetto urbano e strutture edilizie (con D. Balestracci), ‘Seminare, fruttare, raccogliere’ Mezzadri e salariati sulle terre di Monte Oliveto Maggiore, Strutture famigliari, epidemie e migrazioni nell’Italia medievale (con R. Comba e G. Pinto), Il contratti di mezzadria nella Toscana Medievale, L’evoluzione della rendita fondiaria in Italia, Le donne nella vita economica, sociale e politica dell’Italia medievale (in: Il lavoro delle donne, a cura di Angela Groppi).”,”EURx-038-FL”
“PICCINNI Gabriella”,”””Seminare, fruttare, raccogliere””. Mezzadri e salariati sulle terre di Monte Oliveto Maggiore (1374-1430).”,”Gabriella Piccinni (1951, Siena) insegna Storia della Toscana nel Medioevo presso la Facoltà di Lettere della città.”,”MITT-001-FFS”
“PICCINNO Luisa”,”Economia marittima e operatività portuale. Genova, secc. XVII-XIX.”,”””La regolamentazione dell’ingresso dei bastimenti nel porto di Genova non si esaurisce con le sole prescrizioni sanitarie o con le norme per l’utilizzo del servizio di pilotaggio, ma prevede anche una serie di procedure burocratiche e operazioni complementari che diventano sempre più complesse con il passare dei secoli. Infatti, se il regolamento emanato a tale riguardo dai Conservatori del Mare nel 1692 consiste in soli sei articoli, le Regie Patenti del 1827 ne dedicano allo stesso argomento più di quaranta. Una parte consistente delle disposizioni riguarda la definizione dei criteri di assegnazione dei luoghi di attracco alle navi in arrivo, al fine di limitare gli intasamenti dello specchio acqueo portuale e di agevolare un rapido ed efficiente lavoro di movimentazione dei carichi (…)””. (pag 130)”,”LIGU-008″
“PICCIONI Leone”,”Vita di Ungaretti.”,”PICCIONI Leone ha curato l’edizione completa delle opere di Ungaretti. Ungaretti con Montale ritenuto uno dei maggiori poeti del Novecento 1962: è eletto presidente della Comunità europea degli scrittori. Per un congresso della Comunità si reca in URSS. 1964 tiene un ciclo di lezioni alla Columbia University di New York. 1970. Deluso per la mancata assegnazione del Nobel.”,”ITAB-313″
“PICCO Francesco”,”Molière e il suo teatro.”,”””Crisalo, il padre, “”borghese di buon casato””, com’è definito nell’elenco dei personaggi, è, in verità, una bona pasta d’uomo, un pavido Don Abbondio in panni borghesi, subisce supinamente la dittatura di Filaminta, è puerile, quand’ella è assente, nelle sue collere incomposte, e vile, lei presente, nelle sue accondiscendenze repentine. Si illude di esercitare un’autorità, che non possiede; si rassegna in cuor suo, alla schiavitù domestica, per amor del quieto vivere; e solo si ridesta vivo, tanto che non par più lui, al risorgere, e quasi all’insorgere, contro la sua remissività attuale, dei ricordi giocondi e lontani, dei suoi trascorsi giovanili. Era quello il tempo in cui ancora non gli gravava le spalle il giogo coniugale, e amorose gli sorridevano le fanciulle”” (pag 112)”,”VARx-028-FGB”
“PICCOLI Valentino”,”Vincenzo Gioberti.”,”””La teoria neoguelfa, esposta nel Primato, accetta quella idea federale che, nell’ Italia prequarantottesca sembrava quasi imporsi per la varie condizioni politiche dei popoli italici e per il diffondersi di speranze riposte in più di un governo della penisola. Federale fu in gran parte la Carboneria e fra gli stessi mazziniani non mancavano gli aderenti all’ idea di una confederazione italica. Il Gioberti pensava pertanto possibile la formazione di un forte vincolo federale, che riunisse tutti gli stati italiani- che avrebbero dovuto porsi su la via delle civili riforme ed inspirare la loro attività a un fine, che fosse a un tempo regionale e nazionale”” (pag 53).”,”ITAB-119″
“PICCOLI Paolo VADAGNINI Armando”,”Il movimento cattolico trentino dalle origini alla resistenza, 1844-1945.”,”PICCOLI Paolo (1946, notaio, DC, studioso del partito popolare, ha pubblicato tra l’ altro ‘Lo Stato totalitario, 1927-1940′ in opera collettanea. VADAGNINI Armando (1942, laureato in lettere, insegnante) si è occupato di storia locale. “”(…) gli argomenti affrontati durante questi incontri riguardavano soprattutto il problema della giustizia sociale alla luce dei principi della dottrina sociale della Chiesa. Tra gli oratori erano uomini del popolarismo come Giulio Savorana o giovani come Tullio Odorizzi, Luigi Menapace, don Dallabrida. Senza che ci fosse una voluta presa di posizione contro il fascismo, emergeva così nelle coscienze la consapevolezza di una radicale differenza fra il sistema corporativo, che voleva tutto ordinato dall’ alto, e le proposte del Toniolo che postulavano un’adesione dal basso. Si tennero inoltre concorsi a premio di cultura su temi come i motivi ispiratori del movimento cooperativo o la concezione generale dello stato: venne pubblicato, primo nel suo genere, un libro di canzoni della montagna con musica raccolta e trascritta da Guido Gabrielli e disegni di Livio Benetti. Fino al 1927 venne pubblicato “”Noi Giovani””, che nel 1924, per iniziativa di Guido Peterlongo, divenne mensile e sempre più ricco di spunti di riflessione.”” (pag 229)”,”ITAR-106″
“PICCOLI Valentino”,”Vita di Dante.”,”Vita di Dante: “”Fra il 1303 e il 1306 troviamo una lacuna che non ci è facile colmare”” (pag 113) “”Certo però l’umana e vasta esperienza di Dante doveva trovare fonti in diversi, e forse ignoti viaggi; e forse, quando egli canta di Ulisse, esprime quella che in ogni tempo era stato il suo anèlito a “”divenir del mondo esperto – e delli vizi umani e del valore”””” (pag 139)”,”ITAG-240″
“PICELLI Guido, a cura di William GAMBETTA”,”La mia divisa. Scritti e discorsi politici.”,”inserire in Correna William Gambetta, dottore di ricerca in Storia presso l’Università di Parma e in Scienze umane presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, è ricercatore del Centro studi movimenti. E’ autore di numerosi scritti tra cui ‘Una stagione di fuoco. Fascismo guerra resistenza nel Parmense’ (Bfs, 2021), ‘Memorie d’agosto. Letture delle Barricate antifasciste di Parma del 1922’ (Punto Rosso, 2007) e ‘Nella rete del regime. Gil antifascisti parmensi nelle carte di polizia (1922-1943)’ (Carocci, 2004). Tra gli scritti di Picelli: ‘Il pensiero dei comunisti sul bilancio militare’ e ‘Il pensiero dei comunisti sulla questione militare’ Picelli. “”In quel periodo – anche se i suoi studi erano quelli elementari, rafforzati però dai corsi di formazione per ufficiali – il ruolo di funzionario sindacale gli impose di scrivere lettere e relazioni, attività che, una volta eletto deputato, nel maggio 1921, dopo dieci mesi passati in carcere, intensificò maggiormente (11). Possiamo ipotizzare, con ragionevolezza, che i suoi viaggi a Roma i contatti con alcuni esponenti del Partito socialista (ad esempio con Gaetano Pilati, allora deputato e segretario nazionale della Lega proletaria) o la frequentazione di esponenti dell’ex combattentismo di sinistra (come Giuseppe Mingrino, anch’egli deputato socialista) abbiano influenzato non poco le sue analisi e posizioni, tanto che, alla fine di giugno, iniziò a organizzare a Parma la sezione degli Arditi del popolo. Sempre più critico verso la dirigenza del Psi, dopo il «patto di pacificazione» tra socialisti e fascisti dell’agosto 1921, lasciò il partito e si avvicinò alle posizione del Partito comunista di Amadeo Bordiga, di cui chiese la tessera (12). Nonostante fosse parlamentare, in questi anni Picelli restava un leader di secondo piano nel complesso panorama del movimento operaio parmense. Altre erano le figure di spicco, come i più noti e autorevoli dirigenti del sindacalismo corridoniano o quelli del socialismo massimalista e riformista, da Alceste De Ambris ad Alberto Simonini e Giovanni Faraboli, solo per fare qualche nome. L’animatore degli Arditi del popolo di Parma aveva dunque la necessità di legittimare la propria organizzazione agli occhi dei lavoratori che lo avevano votato pochi mesi prima. È sotto questa luce che si devono leggere i suoi numerosi interventi sulla stampa locale tra l’estate del 1921 e quella del 1922, dove all’urgenza di denunciare la violenza fascista si accompagnava la promozione della strategia unitaria di difesa armata. Presto quei suoi articoli trovarono un’elaborazione più organica in ‘Unità e riscossa proletaria’, stampato nel giugno 1922, nel quale Picelli argomentava la necessità di organizzarsi militarmente per rispondere alla reazione della borghesia (…)”” (pag 13-14) [‘Il percorso politico di Guido Picelli’ di William GAMBETTA, in Guido Picelli, ‘La mia divisa. Scritti e discorsi politici’, BFS, Pisa, 2021] [(11) Oltre gli articoli sui periodici “”sovversivi””, sono di questo periodo molte lettere in risposta a cronache o commenti di quotidiani cittadini, come la “”Gazzetta di Parma”” o “”Il Piccolo””; (12) Non è ancora chiaro l’anno della sua iscrizione al Partito comunista. Senz’altro la richiese una volta uscito dal Psi, nell’autunno del 1921, ma l’Esecutivo comunista gli impose la condizione delle sue dimissioni da deputato, che lui rifiutò. Da allora, e fino alla sua adesione formale nel 1924, fu tuttavia in stretto collegamento con il Pcd’I; cfr. F. Sicuri, ‘Il guerriero della rivoluzione’, cit., p. 147 e segg.]”,”MITC-161″
“PICHETTO Maria Teresa”,”Alle radici dell’odio. Preziosi e Benigni antisemiti.”,”Maria Teresa Pichetto (Torino, 1939) insegna metodologia della ricerca storica presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Ha curato l’edizione critica delle opere di C.H. Saint-Simon (Utet, 1975) e ‘La Terra Austraile’ di De-Foigny (Guida, 1978). Antisemitismo politico causa “”esterna”” per Preziosi dei fallimenti italiani (pag 42) Benigni, integralismo cattolico”,”ITAF-004-FMB”
“PICHETTO Maria Teresa”,”Verso un nuovo liberalismo. Le proposte politiche e sociali di John Stuart Mill.”,”Maria Teresa Pichetto (Torino, 1939) ha insegnato metodologia della ricerca storica presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Ha curato l’edizione critica delle opere di C.H. Saint-Simon (Utet, 1975) e ‘La Terra Austraile’ di De-Foigny (Guida, 1978). Ha al suo attivo molti importanti lavori. J.S. Mill scrisse al consiglio generale dell”International Workingmen’s Association’ approvando il discorso di Marx del 23 luglio 1870 sulla guerra franco-prussiana’ “”Nell’ambito del dibattito storiografico se Mill sia da definire un liberale o un socialista, è anche questione di un certo rilievo, e in passato vivacemente dibattuta, se e in quale misura Mill abbia conosciuto il pensiero di Marx e dei suoi seguaci. È vero sicuramente il reciproco, come dimostrano i numerosi riferimenti di Marx alle teoria di Mill nel ‘Capitale’ (73); e non sembrerebbe pensabile che il filosofo inglese, così attento al nascere e all’evolversi del socialismo europeo, non avesse avuto in alcun modo notizia, ad esempio, del ‘Manifesto del Partito comunista’, la cui prima edizione inglese era stata pubblicata nel 1850. In realtà mai Mill nei suoi scritti, e neppure nella corrispondenza, cita esplicitamente Marx o commenta dichiaratamente le sue teorie. E tuttavia una sua lettera scritta da Avignone il 4 marzo 1872 e indirizzata allo storico e critico danese Georg Brandes (74), nel chiarire le sue opinioni sulla prima Internazionale, fondata a Londra nel 1864, sembra offrire non equivoci indizi d’una diretta conoscenza del movimento marxista e delle sue posizioni all’interno del vasto arcipelago del socialismo europeo. «Voi mi domandate», scrive Mill a Brandes, «quale sia la mia opinione sull’Internazionale. Ebbene, io credo che questa associazione metta insieme una folla assai variegata di rappresentanti di tutte le scuole socialiste, dalle moderate alle estremiste. I membri inglesi, e io conosco parecchi fra i loro capi, mi sembrano in generale persone ragionevoli, che guardano soprattutto ai miglioramenti pratici della vita dei lavoratori, consapevoli delle difficoltà,, e non mossi da un odio pregiudiziale nei confronti delle classi di cui vogliono far cessare il predominio. Confesso che nei dibattiti del loro Congresso non ho trovato traccia di buonsenso se non nei delegati inglesi. Il fatto è che i miei compatrioti, per abitudine mentale, affidano la speranza di miglioramenti all’iniziativa individuale, allo spirito associativo dei privati piuttosto che all’intervento dello Stato. L’atteggiamento contrario, che prevale nel Continente, induce i riformatori a credere che basterà impadronirsi delle leve del governo per raggiungere immediatamente il loro scopo; e non soltanto i socialisti francesi, forse più moderati in fondo di tanti altri, ma più ancora i Belgi, i Tedeschi e persino gli Svizzeri, sotto l’influenza di qualche teorico russo, arrivano a pensare che basterà espropriare tutto il mondo, e abbattere tutti i governi esistenti, senza pensare minimamente, almeno per ora, a come sostituirli. Non li calunnio, anzi non faccio che ripetere ciò che ho letto nei loro giornali. Di conseguenza credo che il lato buono di quest’Associazione stia principalmente nei timori che suscita. Essa induce le classi che possiedono i beni del mondo a meditare sulla sorte che forse le attende in futuro se non si risolveranno a modificare le condizioni della società in senso favorevole alle grandi masse. Oggi la paura è ancora cattiva consigliera, come vediamo in Francia. Ma verrà un tempo in cui i problemi sociali saranno studiati con la reale volontà di trovare soluzioni migliori di quelle attuali. È dovere degli uomini illuminati, nell’attesa, preparare per quel tempo gli spiriti e i caratteri». È appunto da questa lettera (qui citata quasi integralmente per la sua importanza), che, seguendo le ipotesi di Feuer, si può dedurre un impatto di Mill con le iniziative marxiste nell’ambito della prima Internazionale. Quei «Tedeschi» membri estremisti dell’Associazione altri non sarebbe se non lo stesso Marx e il suo seguace Eccarius, che rappresentavano nel Consiglio generale i lavoratori della Germania (75); e del resto il famoso indirizzo inaugurale, il preambolo e le norme costitutive dell’Internazionale erano stati scritti da Marx”” (pag 152-153) [Maria Teresa Pichetto, ‘Verso un nuovo liberalismo. Le proposte politiche e sociali di John Stuart Mill’, Franco Angeli, Milano, 1996] [(73) Marx apprezza il fatto che Mill tenti di armonizzare l’economia politica classica con le richieste dell’emergente classe lavoratrice e apprezza la sua attività politica a favore del proletariato inglese: cfr. L.S. Feuer, ‘John Stuart Mill and Marxian Socialism’, in ‘Journal of the History ideas’, X 1949, n. 2, pp. 297-303 (in particolare p. 299): A. Staniscia (‘J.S. Mill e il socialismo’, cit., p. 287) cita una lettera di Marx del 24 giugno 1865 dalla quale si deduce che avesse interesse a far conoscere le proprie idee a Mill, vivendo nella stessa città e avendo amici comuni; (74) J.S. Milla, Lettera a Georg Brandes, C.W., vol., XVII, pp. 1874-1875. Brandes (1842-1927) aveva anche tradotto in danese ‘The Subjection of Women’, pubblicata nel novembre del 1869; (75) L.S. Feuer, ‘J.S. Mill and Marxian Socialism’, cit., p. 298. Eccarius, grazie all’appoggio di Marx, divenne nel 1866 direttore del giornale dell’Internazionale “”The Workmen’s Advocate””, che prese allora il nome di «Commonwealth» e sul quale, tra il novembre 1866 e il marzo 1867, scrisse una serie di articoli dal titolo ‘A Working Man’s Refutation of Some Points of Political Economy, endorsed and advocated by J.S. Mill’; Mill leggeva questo giornale, come pure “”Bee-Hive””, organo ufficiale della ‘London Trades Council’, diretta da George Potter, sul quale uscirono nel 1867 delle traduzioni delle teorie di Marx. Inoltre Mill aveva scritto al consiglio generale dell’ ‘International Workingmen’s Association’ approvando il discorso di Marx del 23 luglio 1870 sulla guerra franco-prussiana (cfr. la lettera di Mill a H. Fawcett del 26 luglio 1870, C.W., vol. XVII, p. 1753 e H. Collins C. Abramsky, ‘K. Marx and the British Labour Movement’, London, 1965, pp. 178-179); è difficile a questo punto sostenere che Mill non conoscesse il pensiero di Marx] “”Quanto all’atteggiamento di Mill, è evidentemente critico nei confronti delle frange più estremiste dell’Internazionale; e non è certo azzardato supporre che, quando si parla di «espropriare tutto il mondo», di «abbattere tutti i governi esistenti» senza peraltro proporre valide alternative, il suo bersaglio sia «la dittatura del proletariato» teorizzata dai marxisti. E d’altronde già nel 1869, nei ‘Chapters on Socialism’ Mill, modificando la distinzione fatta nei ‘Principi, parlava di due tipi di socialisti (…). È probabile che con il nome di «socialisti rivoluzionari» Mill indicasse gli aderenti all’Internazionale, di cui leggeva i giornali e di cui conosceva i delegati inglesi George Odger (77) e W. Randall Cremer (78), primo segretario del Consiglio generale. (…) Il rifiuto di usare il termine «rivoluzione» per indicare movimenti di riforma politica e sociale è ancora ribadito da Mill nella lettera a Thomas Smith, Segretario della sezione di Notthingham della ‘International Workingmen’s Association’, che gli aveva inviato una copia del programma dell’Associazione dal titolo ‘The Law of the Revolution’. Mill ritiene un errore definire le dottrine dell’Associazione, che pur sono essenziali per instaurare un governo più giusto, come «principi della rivoluzione sociale e politica», perché il termine «rivoluzione» è estraneo alla mentalità inglese, più attenta ai fatti che alle parole; vi è poi il pericolo che se gli uomini «si schierano sotto le bandiere di amici o di nemici della ‘Rivoluzione’, si perda di vista il problema più importante, che è giusto e utile, che i provvedimenti vengano giudicati non per il loro valore, ma per l’analogia che sembrano avere con una astrazione irrilevante» (80). Il diverso significato annesso al termine «rivoluzione» nel linguaggio di Mill e in quello di Marx indica sostanzialmente un diverso atteggiamento teorico: per Mill, che intende per «rivoluzione» un cambiamento di governo conseguito con la forza, occorre evitare l’uso di un linguaggio politico che inciti alla lotta di classe, più emotivo e metafisico che razionalmente concreto; per Marx certi termini, come appunto «rivoluzione», indicano un cambiamento radicale nei rapporti socio-economici e servono ad accrescere lo spirito di classe dei lavoratori, a dare il senso di una loro missione storica (81). L’opposizione di Mill al socialismo rivoluzionario nei suoi aspetti totalitari, l’insistenza sul fatto che si debba procedere attraverso riforme all’interno del tessuto istituzionale della proprietà privata, e d’altro canto il costante sostegno alla causa dell’uguaglianza e della giustizia sociale inseriscono l’atteggiamento di Mill nell’ambito di un socialismo liberale e cooperativistico, più vicino ai primi Fabiani (82) che non al socialismo dei nostri giorni”” (pag 153-156) [Maria Teresa Pichetto, ‘Verso un nuovo liberalismo. Le proposte politiche e sociali di John Stuart Mill’, Franco Angeli, Milano, 1996] [(77) George Odger fu per dieci anni (1862-1872) segretario della London Trades Council e tra i fondatori dell’International Workingmen’s Association; nel 1871 diede le dimissioni perché contrario all’appoggio dato da Marx alla Comune di Parigi. Mill sostenne la candidatura di Odger in Parlamento come indipendente e gli dimostrò la sua stima: cfr. le lettere di Mill a Odger, C.W., vol. XVII, pp. 1697 e 1816; (78) William Randall Cremer (1838-1908) fu, nel 1865 segretario della sezione inglese dell’ ‘International Workingmen’s Association’, segretario fino alla morte della ‘Workingmen’s Peace Association’ e vincitore nel 1903 del premio Noble per la Pace. La sua adesione alla campagna per l’estensione del suffragio alle classi lavoratrici lo portò ad intrattenere dei rapporti con Mill; (80) J.S. Mill, ‘Lettera a Th. Smith, 4 Oct. 1872, C.W., vol. XVII, pp. 1910-1912 (…). Da questa lettera trae spunto un articolo sul “”Bee-Hive”” in cui l’editorialista esprime disprezzo per i metodi politici e perfino per il linguaggio usati dagli Internazionalisti: «Non conosciamo nulla di simile alla ‘Rivoluzione’, che appartenga al presente e al futuro dell’Inghilterra… I lavoratori d’Inghilterra sanno ciò che vogliono e possono esprimersi in relazione ai loro bisogni nella loro lingua nativa» (L.a., ‘J.S. Mill and the International’, “”Bee-Hive””, 9 Nov., 1872, p. 9, riportato da E. Biagini, ‘Il liberalismo popolare’, cit., pp. 61-62; sulla base di questo e di molti altri articoli Biagini mette in evidenza il fatto che in Inghilterra l’Internazionale aveva incontrato poco successo e la cattiva stampa di cui godeva Marx contrastava con la larga diffusione che si dava alle idee di Mill; (81) Cfr. su questo punto L.S. Feuer, ‘J.S. Mill and Marxian Socialism’, cit., p. 302. Shapiro, nel ‘Comment’ a Feuer, ivi, pp. 303-304, osserva che passando dalla lettura delle pagine di Mill a quello di Marx si nota un cambiamento improvviso del clima intellettuale: «il cambiamento dal liberalismo tollerante e democratico al comunismo intollerante e autoritario»; (82) Cfr. quanto scrive Sidney Webb in ‘Fabian Essays in Socialism’, a cura di G.B. Shaw, London, W. Scott, 1899 e J. West nel ‘Fabian Tract’, n: 168 (London, 1913) che definisce Mill il primo dei Fabiani]”,”TEOP-049-FMB”
“PICHIERRI Angelo a cura; scritti di SERENI E. DANEO C. FERRARESI G. AMENDOLA G. CANDELORO G. PROCACCI G. ROSSI E. GALLINO L. DEL CARRIA R. CELLA G.P. e altri”,”Le classi sociali in Italia, 1870-1970.”,”Scritti di SERENI E. DANEO C. FERRARESI G. AMENDOLA G. CANDELORO G. PROCACCI E. ROSSI L. GALLINO R. DEL CARRIA e altri”,”ITAS-146″
“PICK Daniel”,”Volti della degenerazione. Una sindrome europea 1848 – 1918.”,”PICK insegna storia al Queen Mary and Westfield College dell’Univ di Londra dove è responsabile anche dei programmi di Master in storia delle idee. E’ condirettore di ‘History Workshop Journal’. Ha pubblicato ‘War Machine: The Rationalisation of Slaughter in the Modern Age’ (LONDON, 1993) tradotto in IT (La guerra nella cultura contemporanea).”,”SCIx-098″
“PICK Daniel”,”La guerra nella cultura contemporanea.”,”Daniel Pick studioso di psicologia e storia, dopo aver effettuato i suoi studi alla Cambridge University è stato Research Fellow al Christ’s College. Attualmente (1994) è Lecturer di Storia al Queen Mary and Westfield College della University of Londo. Ha pubblicato tra l’altro ‘Faces of Degeneration. A European Desorder, c. 1848 – c. 1918’ (1989) probabilmente pubblicato in italiano (1995). Contiene tra l’altro i capitoli: II. La critica della guerra di Cobden III. Clausewitz e l’attrito IV. ‘La guerra e la pace’ di Proudhon V. Engels e la guerra divoratrice del futuro VIII. La biologia della guerra IX. Sulla scia del 1870 XI. 1914: le “”fonti profonde”” XII. La razionalizzazione del massacro “”Mentre Proudhon scriveva il suo ‘La guerre et la paix’, Engels leggeva Clausewitz, e gli piaceva. Come scrisse al principio del 1858 in una ben nota lettera a Marx: «Ora leggo tra l’altro Clausewitz, ‘Vom Kriege’. Strano modo di filosofare, ma quanto alla sostanza ottimo. Alla domanda se si debba dire arte o scienza della guerra, la risposta è che la guerra è simile soprattutto al commercio» (1). La guerra assomiglia al commercio (assomiglia a uno scambio di merci); ha un ethos mercantile, che comporta il calcolo di prezzi e rendimenti. Per dirla in altro modo, la guerra ha a che fare col commercio e non coll’industria perché nel modello del commercio è possibile immaginare due esseri raziocinanti autonomi e sovrani, i quali fanno i loro calcoli usando la guerra come moneta. Di fatto, l’analogia della guerra col commercio è solo una delle molte che troviamo nel ‘Vom Kriege’ di Clausewitz. Il messaggio che “”la guerra è commercio”” sarebbe una caratterizzazione molto parziale della storia raccontata dal ‘Vom Kriege’. Clausewitz scrisse nella prima parte dell’Ottocento; e dopo il 1870 fu riletto come l’apostolo della “”guerra tecnologica moderna”” degli anni Sessanta e successivi. Il suo freddo riconoscimento degli oneri sempre maggiori, e alla fine totalizzanti, che la macchina bellica rischia di imporre allo Stato che l’utilizza fa sì che Clausewitz appaia “”moderno””. Dopo tutto, egli parlò della «guerra moderna assoluta, nella sua energia frantumatrice» (2)”” (pag 72-73) [Daniel Pick, ‘La guerra nella cultura contemporanea’, Laterza, Bari Roma, 1994] [(1) Marx ed Engels, ‘Correspondence’, p. 100 (trad. it. vol. III, p. 149). Qualche mese prima Marx aveva sottolineato l’importanza dell’esercito: «La storia dell”Army’ mette in luce con maggior evidenza di qualsiasi altra cosa l’esattezza della nostra concezione del rapporto esistente tra le forze produttive e le condizioni sociali» (ivi, pp. 98-9 (ivi, p. 94)). Per un correttivo recente dell’idea che Marx ed Engels avessero (in un qualsiasi senso semplice) derivato le loro idee sulla guerra da Clausewitz, vedi Gat, ‘Clausewitz and the Marxists’. Gat vi sostiene che l’apparente affinità proviene non tanto da un’influenza diretta di Clausewitz, quanto dal fatto che tutti questi autori condividevano la medesima tradizione storicistica tedesca; (2) Vedi Clausewitz, ‘On War’, Penguin, 1986, p. 373 (trad. it. pp. 780-1): «Durante il XVIII secolo, all’epoca cioè delle campagne slesiane, la guerra era ancora un affare che interessava il solo governo. La nazione vi partecipava solo come cieco strumento. Al principio del XIX secolo, invece, le nazioni pesarono esse stesse sul piatto della bilancia (…). Per l’appunto le campagne del 1805, 1806, 1809 e quelle che le hanno seguite ci hanno molto agevolato il compito di trarre da esse il concetto del tipo di guerra moderna assoluta, nella sua energia frantumatrice. Vedi anche Howard, ‘The Influence di Clausewitz’] “”Marx condivideva con Cobden l’idea che il militarismo in quanto tale fosse fondamentalmente anacronistico e atavistico. Ma nella nozione stessa di una macchina che aliena l’individuo, teorizzata da lui e da Engels, c’era anche la base di una visione alquanto diversa dell’esercito e della potenza militare; una visione destinata a contare nel mondo di una Prussia rinnovata. Ed Engels avrebbe in effetti esplorato (diversamente da Marx) un moderno futuro tecnologico fatto di guerra e di trincee, di ristagno e di milioni di morti, non più concepibile in termini di scopi politici “”clausewitziani””, o di riflesso di un qualsivoglia “”interesse””. Già negli anni Quaranta e Cinquanta, Marx ed Engels avevano insistito che la disumanizzazione dell’operaio nelle moderne condizioni di fabbrica significava non soltanto alienazione ma una nuova specie d’irreggimentazione, una virtuale militarizzazione delle relazioni economiche (…) (pag 79-80) (pag 84-85)”,”QMIx-310″
“PICKLES Tim”,”New Orleans 1815. Andrew Jackson annienta gli Inglesi.”,”Nota: nell’anno 1815 gli inglesi erano ancora impegnati in due guerre (in Europa vs la Francia, e in America contro gli Stati Uniti) (ndr)”,”USAQ-102″
“PICKSHAUS Klaus RAULF Dieter”,”L’ Inghilterra. Classi, lavoro, sindacati.”,”PICKSHAUS Klaus RAULF Dieter sono due ricercatori del IMSF (Institut für Marxistische Studien und Forschungen) di Francoforte, che in collegamento con i sindacati britannici hanno compiuto questa analisi nel contesto di una serie di studi sui paesi europei. “”Quanto duramente possa essere minacciato il governo laburista dalla lotta politica di massa, è dimostrato dalla campagna contro l’ adesione alla CEE portata avanti dai sindacati e da molte organizzazioni politiche. Una crisi del governo in seguito al rifiuto da parte del parlamento dell’ adesione alla CEE, che avrebbe potuto portare alla caduta dei tories, fu evitata solo grazie all’ aperto tradimento di alcuni deputati laburisti di destra””. (pag 140)”,”MUKx-107″
“PICONE CHIODO Marco”,”…E malediranno l’ora in cui partorirono. L’odissea tedesca negli anni 1944-1949.”,”Marco Picone Chiodo è nato a Milano nel 1955. Si è laureato in Storia Moderna, Italianistica e Germanistica all’università di Monaco di Baviera. Attualmente insegna lingua e cultura italiana nella Repubblica Federale Tedesca.”,”QMIS-002-FL”
“PICOZZA Claudio”,”La moneta. Dagli scambi primitivi alle banche moderne. Chi detta legge e chi specula. I soldi di noi poveri e le finanze dei ricchi.”,”Tabella pag 20-23: Le monete nel mondo (paesi, moneta nazionale, cambio in lire al 1981)”,”ECOI-400″
“PICOZZI Luisa, a cura”,”I conti degli italiani. Rapporto Istat. Edizione 2001.”,”ISTAT Istituto Nazionale di statistica. Roma.”,”STAT-006-FL”
“PICQUART Pierre”,”L’ empire chinois. Mieux comprendre le futur numéro 1 mondial: histoire et actualité de la diaspora chinoise.”,”PICQUART è dottore in geopolitica dell’ Università di Parigi VIII, specialista in Geografia umana, autore di una tesi di dottorato nel 1999 e di numerosi lavori sulla diaspora cinese. E’ stato nel 2001 esperto in Cina per la Commissione Europea. “”Altro gigante con la Repubblica popolare cinese, l’ India con 1.05 miliardi di abitanti nel 2003 rappresenta circa un sesto dell’ umanità. Sembra certo, vista la prossimità geografica della Cina e dell’ India, che i cinesi arrivarono in India in tempi molto antichi. Ma per l’ India, l’ inserimento cinese ufficiale – o leggendario – inizia nel XVIII secolo (…). Ma la maggior parte dei cinesi lasciano queste terre e partono per la grande città di Calcutta che sta diventando il polo di attrazione dei nuovi migranti cinesi””. (pag 133)”,”CINE-010″
“PICQUART Pierre”,”La Chine: une menace militaire?”,”Pierre Picquart è dottore in geopolitica e geografia umana nell’Università di Parigi VIII, specialista della Cina. Ha al suo attivo molte pubblicazioni sulla Cina. “”Après avoir été surtout une armée de masse, l’armée de terre chinoise a entamé une reconversion pour réduire son personnel et se moderniser, avec des unités professionnelles et des armements technologiquement évolués. Grand importateur d’armes et cinquième exportateur d’armement mondial, son complexe militaro-industriel est le plus gros employeur mondial du secteur”” (pag 137)”,”CINx-289″
“PIECK Wilhelm BÖTTCHER Paul STOLZENBURG presidenti”,”Bericht über Verhandlungen des III. (8.) Parteitages der Kommunistischen Partei Deutschlands (Sektion der kommunistischen Internationale). Abgehalten in Leipzig vom 28. Januar bis 1. Februar 1923.”,” Rivoluzione tedesca in Sassonia. “”Die Arbeiterregierung ist jetzt nicht nur eine theoretische Frage. Die Situation, die sich heute in Sachsen ergeben hat, zeigt uns, daß die Frage der Arbeiterregierung ganz konkret vor uns steht.”” (pag 291) Le gouvernement de travailleur n’est pas seulement maintenant une question théorique. La situation qui est ressortie aujourd’hui en Saxe, nous montre que la question du gouvernement de travailleur est tout à fait concrètement avant nous.”,”MGEK-081″
“PIEHL Ernst”,”Multinationale Konzerne und internationale Gewerkschaftsbewegung. Ein Beitrag zur Analyse und zur Strategie der Arbeiterbewegung im international organisierten Kapitalismus insbesondere in Westeuropa.”,”Dalle prime 100 imprese industriali del mondo (1971) si rileva che 56 sono USA, 35 sono europee, 8 giapponesi e 1 australiana.”,”SIND-060″
“PIEMONTESE Giuseppe”,”Il movimento operaio a Trieste dalle origini alla fine della prima guerra mondiale.”,”Si alimenta la divisione tra operai italiani e sloveni. “”In linea generale si può affermare che fra i socialisti di nazionalità italiana e quelli di nazionalità slovena regnava un grande affiatamento, salvo taluni elementi, prevalentemente intellettuali. Nello uno e nell’altro campo c’era sempre chi ad ogni mutar di tempo si sentiva dolere qualche callo nazionalista. Ma il buon senso della massa dei lavoratori di entrambe le nazionalità e soprattutto lo spirito conciliativo di Valentino Pittoni, congiunto al suo grande prestigio, non tardavano a neutralizzare i soliti brontoloni. Quasi nello stesso momento in cui la borghesia nazionalista italiana si accorgeva che per impedire che la massa dei lavoratori (ormai, “”purtroppo””, con diritto di voto) le sfuggisse completamente di mano, bisognava far qualche cosa di concreto, non bastando più la solita invocazione a “”salvare l’italianità in pericolo””, anche la borghesia slovena fece uguale constatazione. E insieme a varie istituzioin di carattere mutualistico, diede vita ad un sindacalismo, “”apolitico””, naturalmente, ma “”nazionale””. E nel 1907 vennero fondate le ‘Narodne delavske organizacije’ (Organizzazioni operaie nazionali).”” (pag 140) “”L’8 agosto 1908 uscì il primo numero di ‘Narodni delavec’ (Lavoratore nazionale) enunciando un programma più che altro di aizzamento all’odio nazionale. “”La classe operaia slovana – si diceva – non può trovare nell’internazionale e nel socialismo la difesa dei suoi interessi””””. (pag 141)”,”MITT-255″
“PIERANTOZZI Libero”,”I cattolici nella storia d’Italia. Volume I.”,”PIERANTOZZI Libero”,”RELC-288″
“PIERANTOZZI Libero”,”I cattolici nella storia d’Italia. Volume II.”,”PIERANTOZZI Libero”,”RELC-289″
“PIERANTOZZI Libero LEONORI Franco BEDESCHI Lorenzo BARDELLI Mario VIVARELLI Umberto AZZONI Giuseppe MERENDI Enzo PAJETTA Gian Carlo”,”Leghe bianche e leghe rosse. L’esperienza unitaria di Guido Miglioli. Atti del convegno tenuto a Cremona, il 17 ottobre 1971. Conclusioni di Gian Carlo Pajetta.”,”Contiene il saggio: ‘La posizione dei comunisti cremonesi verso Guido Miglioli e il movimento delle leghe bianche nelle pagine dell’ ‘Eco dei comunisti’ (1921-1922)’ di Giuseppe Azzoni MIGLIOLI, Guido (trec) Nacque il 18 maggio 1879 a Castelnuovo Gherardi, in provincia di Cremona, da Colombo e da Paolina Villa, agricoltori benestanti. Laureatosi in lettere (1901) e poi in legge (1903) all’Università di Parma fece pratica presso lo studio legale di E. Sacchi, deputato cremonese ed esponente di spicco della Sinistra radicale. Dopo la brusca rottura con il Sacchi e gli ambienti radicali il M. iniziò a militare nel Movimento cattolico, dando vita, il 7 genn. 1905, al settimanale L’Azione, rivolto al proletariato agricolo cremonese, e impegnandosi nella diffusione e nel consolidamento delle leghe contadine d’ispirazione cristiana. In competizione con le leghe «rosse», accusate di voler ridurre i contadini a salariati di Stato, le leghe «bianche», promosse dal M., perseguivano forme di compartecipazione aziendale al fine di rendere più forte e stabile il rapporto dei lavoratori con la terra. Le lotte per i patti colonici del 1907 accrebbero la popolarità del M. che al congresso dell’Unione popolare, svoltosi a Genova nel marzo 1908, emerse come uno degli esponenti di punta dell’ala progressista del Movimento cattolico. Al congresso cattolico di Modena (9-11 ott. 1910) si oppose con successo, insieme con L. Sturzo, alla creazione di unioni sindacali di carattere confessionale aperte sia ai dipendenti sia ai datori di lavoro e riuscì a far passare una linea favorevole all’autonomia programmatica e operativa dei cattolici in campo elettorale. Oppositore di G. Giolitti e contrario alla guerra di Libia, il 26 ott. 1913 fu eletto alla Camera al primo turno, beneficiando più dei suoi avversari nel collegio di Soresina – il radicale A. Pavia e il socialista C. Lazzari – dell’introduzione del suffragio universale maschile. Dopo aver votato, nel marzo 1914, la fiducia al governo Salandra, avendone apprezzato l’attenzione ai problemi dell’agricoltura, il M., interprete dei sentimenti diffusi tra le masse rurali, fu risolutamente contrario all’intervento in guerra, esponendosi ai violenti attacchi degli interventisti cattolici e a minacce e aggressioni da parte dei nazionalisti. Nel 1914 avviò il processo di organizzazione su scala nazionale dei lavoratori della terra cattolici che, nel settembre 1916, portò alla costituzione della Federazione italiana dei lavoratori agricoli (FILA), di cui divenne presidente. Nel dopoguerra fu alla testa del movimento per «la terra ai contadini», slogan che egli, diversamente dai socialisti, intendeva come conquista graduale della proprietà attraverso l’associazione dei lavoratori alla conduzione dell’azienda agricola. Per perseguire tale obiettivo il M. definì una piattaforma di lotta che aveva come punti principali la conquista delle otto ore di lavoro, il controllo delle assunzioni e dei licenziamenti, l’imponibile di manodopera, l’equo canone d’affitto e la suddivisione degli utili. Nei primi mesi del 1919 le leghe bianche condussero insieme con quelle rosse una lotta unitaria per il patto colonico che portò, in maggio, alla conquista delle otto ore. Tale risultato riaccese gli entusiasmi per il raggiungimento degli altri obiettivi, a cominciare dalla partecipazione diretta dei contadini all’azienda e alla cointeressenza, determinando la rottura con i socialisti che insistevano per le rivendicazioni salariali mirando all’abolizione della proprietà privata. Otto giorni di sciopero e l’annuncio di una lotta a oltranza indussero gli agrari a fare le prime concessioni sulla ripartizione degli utili dell’azienda anche per i salariati agricoli. Tali concessioni furono di lì a poco rimesse in discussione, provocando scioperi durissimi, che in varie località del Cremonese diedero luogo a scontri tra socialisti e «migliolini» e a sanguinosi incidenti con la forza pubblica, in uno dei quali, il 12 giugno 1920, fu ucciso il capo-lega G. Paulli, vicino al Miglioli. Con il patto di Parma del 19 giugno gli agrari accettarono il principio della compartecipazione, ma ancora una volta gli accordi furono disattesi. I lavoratori occuparono allora le aziende, che vennero gestite dai «consigli di cascina». La lotta proseguì per diversi mesi e, dopo l’intromissione nelle trattative di R. Farinacci, si concluse il 10 ag. 1920 con il lodo Bianchi, che riconosceva ai salariati la compartecipazione ai capitali e agli utili, il controllo della contabilità e della conduzione dell’azienda stessa e la possibilità di acquistare le attività esistenti in bilancio alla fine del contratto. Fu una vittoria di grande portata, ma destinata a non produrre effetti concreti nella nuova situazione che vedeva il fascismo cremonese farsi strumento sempre più aggressivo della reazione agraria. L’intensa attività sindacale portata avanti nella sua terra non distolse il M. dagli impegni politici sul piano nazionale. L’evoluzione organizzativa e politica del Movimento cattolico non lo convinceva: nel marzo 1918 giudicò la costituzione della Confederazione italiana lavoratori (CIL) un’operazione calata dall’alto e destinata ad approfondire il solco tra lavoratori cattolici e socialisti. Fu anche critico – lui che da tempo si batteva per la nascita di una forza politica dei cattolici – nei confronti del Partito popolare italiano (PPI) che avrebbe voluto si caratterizzasse come partito del proletariato cristiano. Decise tuttavia di aderire al PPI alla vigilia del primo congresso (Bologna, 14-17 giugno 1919), consapevole di rappresentare al suo interno posizioni assai minoritarie. Al congresso di Napoli (8-11 apr. 1920) chiese l’espropriazione delle terre, la loro distribuzione ai contadini e l’alleanza con il Partito socialista italiano (PSI). Al congresso di Venezia (20-23 ott. 1921), sotto l’incalzare dello squadrismo fascista, tornò a perorare l’intesa con i socialisti, tentando, nel marzo 1922, di realizzarla sul piano locale. Sconfessato dai vertici nazionali del PPI e del PSI, si trovò esposto alla reazione violenta dei fascisti di Farinacci che lo aggredirono, devastarono la sua casa e lo misero al bando da Cremona. In ottobre diede vita con F.L. Ferrari al settimanale Il Domani d’Italia, che si batté per l’uscita dei popolari dal governo Mussolini. Non ricandidato alle elezioni del 6 apr. 1924, il M. si pronunciò contro la secessione dell’Aventino e di lì a poco, dopo un incontro con A. Gramsci, G. Di Vittorio e R. Grieco, maturò la convinzione che fosse necessario realizzare l’unità sindacale come primo passo verso l’unità di classe tra operai e contadini. L’11 dic. 1924, in una intervista al giornale comunista L’Unità, esternò questo convincimento affermando che nessuna conquista sindacale poteva considerarsi sicura senza la presa del potere politico da parte dei lavoratori. Tali affermazioni destarono scalpore, provocando, il 24 genn. 1925, la sua espulsione dal PPI. Il M. si avvicinò sempre più al mondo comunista e nell’aprile 1925 fu invitato in Unione Sovietica per partecipare al primo congresso dell’Internazionale contadina (Krestintern), di cui divenne vicepresidente. Protrasse il suo soggiorno per studiare le ripercussioni della rivoluzione russa nelle campagne (ne parlerà nel volume Una storia, un’idea, Torino 1926). Dopo una breve permanenza a Parigi rientrò in Italia tentando di riunire in un’unica organizzazione i lavoratori della terra, ma presto si convinse dell’opportunità di espatriare. La notte del Natale 1926 riparò in Svizzera, dove si stabilì per qualche tempo, prima d’intraprendere una lunga peregrinazione che lo portò in Germania, Belgio, Francia, Spagna, Unione Sovietica, Austria, Cecoslovacchia e Iugoslavia. Con il nome di battaglia di Giuseppe il M. continuò a collaborare con il movimento comunista senza mai aderirvi, per una sua scelta di autonomia e per una certa diffidenza che i dirigenti del Partito comunista italiano (PCI) mantenevano nei suoi confronti. Nel 1937 si stabilì a Parigi e quando, nel giugno 1940, i Tedeschi occuparono la città lanciò un suo programma, «non aderire, non sabotare», prese contatto con le autorità italiane in Francia e con esponenti del governo collaborazionista francese e tentò di favorire un riavvicinamento tra i due paesi. Nonostante ciò, il 15 febbr. 1941 venne arrestato e dalla prigione scrisse a Farinacci una lettera in cui si diceva vittima della plutocrazia ebraico-massonica, esaltava l’asse Roma-Berlino e rinnegava il lodo Bianchi. Grazie probabilmente all’intervento di Farinacci il M. fu trasferito in Italia e il 26 agosto rinchiuso nelle carceri di Bolzano. Il 10 ottobre fu condannato a cinque anni di confino. Fu confinato prima a Lipari e poi in Basilicata, a Lavello e a Pescopagano, da dove il 29 maggio 1943 indirizzò una petizione a B. Mussolini. Liberato dopo la caduta del regime, il 12 agosto, il M. si stabilì per qualche tempo a Roma, dove prese contatto con diversi esponenti del mondo cattolico: dai democristiani G. Spataro e A. De Gasperi, al fondatore del Movimento cristiano-sociale G. Bruni, ai cattolici-comunisti F. Rodano e A. Ossicini. Tornato a Cremona, dopo l’8 sett. 1943 si nascose nell’abitazione di un nipote a Milano, ma il 21 apr. 1944 venne arrestato. Farinacci, intenzionato a speculare sul suo «pentimento», lo fece ricondurre a Cremona dove fu sottoposto a libertà vigilata fino alla Liberazione. Incerto se entrare in una delle formazioni cattoliche di sinistra, promuoverne una nuova o aderire alla Democrazia cristiana (DC), optò per quest’ultima, ma, dopo aver partecipato alla campagna elettorale per le amministrative dell’aprile 1946, si vide rifiutare la tessera del partito. Decise allora di collocarsi definitivamente a sinistra, impegnandosi nelle organizzazioni contadine comuniste. Nel dicembre 1947 promosse, insieme con R. Grieco, la Costituente della terra e, dopo aver tentato di dar vita a un movimento dei lavoratori cristiani, costituì con A. Alessandrini il Movimento cristiano della pace. Aderì quindi al Fronte democratico popolare, nelle cui liste fu candidato alle elezioni del 18 apr. 1948 nella circoscrizione Cremona-Mantova senza risultare eletto. Con la Costituente della terra, fu alla testa dei grandi scioperi del 1948 e del 1949 per la riforma agraria, i consigli di cascina e la giusta causa delle disdette, ma presto maturò severe critiche verso la politica comunista del settore. Per quanto non avesse condiviso la scissione sindacale e la nascita della Confederazione italiana sindacati dei lavoratori (CISL), il M. tentò nuovamente di dar vita a un’organizzazione contadina bianca, cercando di coinvolgere le Associazioni cristiane lavoratori italiani (ACLI) e le Avanguardie cristiane di don P. Mazzolari. Alle elezioni amministrative del 1951 presentò a Castelleone una propria lista, denominata Avanguardia cristiana, per l’unità della massa contadina, che non ebbe successo. Il M. morì a Milano il 2 ott. 1954. Tra i suoi scritti si ricordano: Con Cristo, Milano 1947 (con P. Mazzolari); Un dibattito inedito sul contadino della Valle Padana (con R. Grieco), a cura di A. Zanibelli, Firenze 1957 e la raccolta di Documenti inediti 1940-1945, a cura di C. Bello – A. Zanibelli, Roma 1980. Fonti e Bibl.: Roma, Arch. centr. dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; R. Grieco, G. M. assertore dell’unità contadina, Cremona 1954; G. De Rosa, Storia del Partito popolare, Bari 1958, ad ind.; A. Canaletti Gaudenti, G. M. alfiere del quinto stato, Roma 1959; A. Zanibelli, Le «leghe bianche» nel Cremonese (dal 1900 al «lodo Bianchi»), Roma 1961, passim; L. Bedeschi, La sinistra cristiana e il dialogo con i comunisti, Parma 1966, ad ind.; L’Azione, 1905-1922, a cura di C. Bello, Roma 1967, ad ind.; F. Leonori, No guerra, ma terra! G. M. una vita per i contadini, Milano-Roma 1969; Gli Atti dei Congressi del Partito popolare italiano, a cura di F. Malgeri, Brescia 1969, ad ind.; Leghe bianche e leghe rosse: l’esperienza unitaria di G. M., Roma 1972; L’Azione 1918-1922. G. M.: un messaggio del passato per un sindacato di classe, Cremona 1974; L. Bedeschi, Cattolici e comunisti. Dal socialismo cristiano ai cristiani marxisti, Milano 1974, ad ind.; P.G. Zunino, La questione cattolica nella sinistra italiana (1919-1939), Bologna 1975, ad ind.; M.G. Rossi – F.L. Ferrari, Dalle leghe bianche al Partito popolare, Roma 1977, ad ind.; A. Fappani, G. M. e il movimento contadino, Roma 1978; C. Bellò, Le avanguardie contadine cristiane nella Valle del Po, Roma 1979, passim; C.F. Casula, G. M. Fronte democratico popolare e Costituente della terra, Roma 1981; A. Zanibelli, G. M. e le leghe bianche, Roma 1982; La figura e l’opera di G. M. 1879-1979, a cura di F. Leonori, Roma 1982; A. Alessandrini, G. M. e il Movimento cristiano per la pace, Roma 1982; E. Guccione, La collocazione ideologica di G. M. nel Partito popolare italiano, Cremona 1986; G. Vecchio, Politica e democrazia nelle riviste popolari (1919-1926), Roma 1988, ad ind.; A. Parisella, G. M., in Il Parlamento italiano. Storia parlamentare e politica dell’Italia 1861-1992, XI, 1923-1928. Dalla conquista del potere al regime, Milano 1990, pp. 252-255, 538 s.; M. Felizietti, G. M. testimone di pace. Con una testimonianza di Adriano Ossicini, Roma 1999; C. Baldoli, G. M. Percorsi di un esule cattolico nell’Italia del dopoguerra, in Le rotte dell’io. Itinerari individuali e collettivi nelle svolte della storia d’Italia, Napoli 2008; Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, III, Milano 1976, s.v.; Il Movimento operaio italiano. Dizionario biografico, III, Roma 1977, s.v.; Dizionario storico del Movimento cattolico in Italia 1860-1980, II, I protagonisti, Casale Monferrato 1982, s.v. G. Sircana”,”PCIx-506″
“PIERCE John R.”,”La teoria dell’ informazione. Simboli, codici, messaggi.”,”PIERCE John R. è nato a Des Moines, Iowa, nel 1910. Si è laureato presso il California Institute of Technology. E’ direttore dal 1936 delle ricerche sui principi delle comunicazioni ai Belle Telephone Laboratories.”,”SCIx-119″
“PIERENKEMPER Toni”,”Gewerbe und Industrie. Im 19. und 20. Jahrhundert.”,”PIERENKEMPER Toni è professore ordinario di economia e storia sociale nell’Università di Francoforte aM.”,”GERE-030″
“PIERETTI Antonio a cura; testi di ADORNO ALTHUSSER BADALONI BLOCH DOBB GARAUDY HAVEMANN HELLER KORSCH KOSIK LABRIOLA LEFEBVRE RUBEL SWEEZY VRANICKI”,”Il marxismo contemporaneo tra umanesimo e scienza.”,”Testi di ADORNO, ALTHUSSER, BADALONI, BLOCH, DOBB, GARAUDY, HAVEMANN, HELLER, KORSCH, KOSIK, LABRIOLA, LEFEBVRE, RUBEL, SWEEZY, VRANICKI.”,”TEOC-023″
“PIERI Piero”,”La prima guerra mondiale 1914-18. Problemi di storia militare.”,”Nel retrocopertina si dice che questo volume da tempo esaurito (questa nuova edizione è curata da Giorgio ROCHAT) rappresenta il maggior contributo al dibattito tecnico e politico-strategico sulla guerra italiana. Esemplare è l’ analisi che viene fatta dalla Stafexpedition, della sconfitta di Caporetto e dello sbandamento della 2° Armata, ma ancora più avvincente è il confronto tra l’ interpretazione del generale Krafft von DELLMENSINGEN e quella del Generale BENCIVENGA. Piero PIERI (Sondrio 1893 – Torino 1979) combatté nella Grande Guerra nel battaglione alpino Belluno e fu decorato di medaglia d’ argento. Cadde prigioniero nei giorni di Caporetto. Allievo di SALVEMINI alla Scuola Normale di Pisa, dal 1927 fu docente di storia a Napoli e a Messina, dal 1939 insegnò nella facoltà di Magistero dell’ Università di Torino, di cui ricoprì più volte la carica di preside. E’ stato il maggior studioso italiano di storia militare. Tra le sue opere: – La nostra guerra tra le Tofane (1932 e 1984) – La prima guerra mondiale. Problemi di storia militare, (1947 e 1986) – La guerra regia nella pianura padana (1954) – Guerra e politica negli scrittori italiani (1955) – Le forze armate nell’ età della Destra (1962) – Storia militare del Risorgimento (1962) – Il Rinascimento e la crisi militare italiana (1952) – L’ Italia nella prima guerra mondiale 1915-1918″,”ITQM-003 QMIP-022″
“PIERI Piero”,”L’ Italia nella prima guerra mondiale, 1915-1918.”,”Nato a Sondrio nel 1893, morto a Torino nel 1979, PIERI è noto per le sue opere di storia militare: ‘Il Rinascimento e la crisi militare italiana’ (1934) e ‘Storia militare del Risorgimento’ (1962).”,”ITQM-051″
“PIERI Piero”,”Il legame tra guerra e politica dal Clausewitz a noi. in Pieri P. (1955).”,”Piero PIERI, Università di Torino. E’ stato discepolo di G. SALVEMINI e quindi portato a studiare il lato politico-sociale dei fenomeni sotrici e del problema militare.”,”QMIx-084″
“PIERI Piero”,”Guerra e politica. L’ evoluzione dell’ arte militare dal Rinascimento alla seconda guerra mondiale.”,”””Sempre nella storia i più profondi e decisivi mutamenti dell’ arte militare si legano alle grandi rivoluzioni politico-sociali. Così l’ arte militare ellenica sorgeva dalla battaglia di Maratona, ossia dal trionfo della folla armata contro le sottili schiere dei tiratori persiani; così l’ arte militare moderna dalla folla armata dei contadini svizzeri, contro le esili formazioni dei cavalieri e dei tiratori borgognoni; così infine la leva in massa dei sanculotti contro i tiratori di mestiere del secolo XVIII. E nel suo sviluppo ogni ciclo tattico può dialetitcamente svolgersi fino a sboccare in forme antitetiche a quelle originarie: dal quadrato svizzero di picche alla sottile linea di tiratori! Così pure la nuova fase, iniziatasi con gli eserciti della Rivoluzione francese come un ritorno alla forma tattica risolutiva e al trionfo dell’ arma bianca, si è mutata in poco più di un secolo e ad onta di tutte le precettistiche ufficiali nella più esasperante forma di azione distruttiva; (…)”” (pag 127)”,”QMIx-123″
“PIERI Piero”,”Guerra e politica negli scrittori italiani.”,”””Secondo la concezione del Montecuccoli, dunque, le picche devono formare il muro impenetrabile dietro cui e tiratori e cavalieri possano riparare; viceversa, l’ impeto offensivo, l’ azione travolgente, resta alla cavalleria. Ne viene che la fanteria di picche è destinata a rimanere al centro, mentre l’ azione offensiva o difensiva – controffensiva dovrà svilupparsi alle ali, salvo particolari condizioni del terreno. Scrive al proposito il nostro, nel Dell’arte militare (del secondo periodo): “”La cura principale del capitano è di assicurare i fianchi, e noi dobbiamo sapere che in tutte le battaglie del nostro tempo in Germania e Fiandra, ha vinto sempre chi per primo respinse un’ ala di cavalleria; poiché tosto che questa cavalleria fu respinta, la fanteria venne avviluppata e non aveva alcun mezzo o volontà più, per difendersi, ma perse l’ animo, gettò via le armi, e si arrese, e di ciò si hanno infiniti esempi.”” Si comprende da tutto questo come il Montecuccoli sia in ordine di tempo il primo teorico della ‘battaglia d’ ala’, così diffusa nei decenni successivi.”” (pag 109-110-111)”,”QMIx-164″
“PIERI Piero”,”Machiavelli e la politica del suo tempo.”,”Si tratta di una dispensa universitaria. “”Dopo Saluzzo, è la volta di Genova, base navale importantissima per chi aspiri a conquistare Napoli. Genova si è data alla Francia nel 1396 – 1411 e nel 1458-61, poi si è ribellata; altre volte s’è data a Milano e s’è in seguito ribellata. Nel 1487 il Moro riesce a riottenere Genova, ma Carlo VIII afferma la sua alta sovranità sulla Suberba; il Moro accetta; al pari di Francesco Sforza la terrà come feudo del re di Francia. E nel 1491 ottiene dal re regolare investitura. Il Moro crede di aver vinto: alla Francia l’ alta sovranità nominale, a lui il vero possesso. Illusione! Non sono più i tempi di Francesco Sforza e d’un Luigi XI, sempre in lotta coi grandi vassalli e impedito d’ occuparsi veramente delle cose d’ Italia!””. (pag 16-17) Battaglia di Fornovo “”L’ insuccesso italiano si dovette specialmente al mancato funzionamento delle riserve; i capitani italiani volevano annientare l’ esercito francese, serrandolo in una morsa, e volevano agire dapprima con tre masse staccate (e una quarta di cavalleria leggere, masse seguite da fanteria e da cavalleria leggere) e con altre tre masse di riserva: un’ azione euritmica di ben sette reparti ed una dozzina almeno di successive schiere. (…)””. (pag 31) Fine della libertà italiana. “”Ma un fatto ha particolare importanza: la doppia rovina di Milano e di Napoli non segna qualche cosa di fortuito, non significa uno dei soliti improvvisi e non duraturi mutamenti della sorte! Ormai gli stranieri sono insediati in Italia e vi rimarranno: lo hanno potuto fare per l’ alleanza o la benevola neutralità o l’ assenteismo di Venezia e del Papa.”” (pag 98)”,”ITAG-153″
“PIERI Piero”,”Il Rinascimento e la crisi militare italiana.”,”Le classi sociali e gli stati italiani. Il Sud. “”La vita delle università rimaneva senza nessun movente ideale, senza alcun vero carattere politico: anche durante la grande insurrezione baronale del 1485-86, le stesse università demaniali si barcamenarono, cercando soprattutto di mantenersi neutrali fra i due contendenti.”” (pag 138) Sul ruolo degli ebrei nella formazione della nuova borghesia. (pag 139) Il quadro non è migliore nelle altre città (oltre alla capitale, Napoli, ndr), dove la plebe è di miseri operai, di contadini, di birri e servi padronali, tutti quanti piùo meno legati dal vincolo della necesittà o della paura ai maggiorenti del posto. E nelle campagne?””. (pag 141) “”In conclusione, le plebi formavano soprattutto una massa amorfa, avvilita, dominata da una cupa rassegnazione. Non costituivano quindi una diretta minaccia, ma non rappresentavano affatto un elemento su cui la Corona potesse contare, un ceto entusiasmabile e capace all’ occorrenza di sacrifici e d’ eroismi. E si trattava, a dir poco, dei nove decimi della popolazione””. (pag 143) “”E che dire infine del clero? (…) Esso rappresentava in alto e in basso un elemento scadente, cupido, avaro: la sua azione educativa sulle plebi era scarsa, e non grande neppure fra i ceti superiori (…)””. (pag 143)”,”ITQM-122″
“PIERI Piero ROCHAT Giorgio”,”Badoglio.”,”PIERI è nato a Sondrio enl 1893. Libero docente di storia medievale e moderna nel 1927 incaricato nel 1929-1935 è stato dal 1935 professore di storia nella facoltà di Magistero dell’Università di Messina poi a Torino dal 1939 al 1963. E’ stato preside della facoltà sia a Messina che a Torino. Quindi professore emerito a Torino. ROCHAT, nato a Pavia nel 1936 è libero docente di storia contemporanea dal 1969. Incaricato di storia dei partiti e dei movimenti politici nell’Università di Milano. E’ segretario del Comité international d’histoire de la 2eme guerre mondiale. Per la bibliografia v. risvolto 4° cop.”,”ITQM-146″
“PIERI Piero”,”Il Rinascimento e la crisi militare italiana.”,”PIERI Piero è considerato il maggior studioso italiano di storia militare. Ha scritto la ‘Storia militare del Risorgimento’ e la fortunata sintesi ‘L’Italia nella prima guerra mondiale’. “”Il nostro assunto ci dispensa ora dall’esaminare partitamente la finanza dei minori stati italiani. In alcuni di essi – come Mantova, Ferrara . la particolare posizione consente forti introiti dei dazi doganali di transito; in altri, come Lucca, lo sviluppo industriale e commerciale permette una ricchezza diffusa e un gettito particolarmente forte dalle imposte indirette. Ma in conclusione noi possiamo notare uno straordinario sviluppo dell’imposta indiretta e specialmente sui consumi, e in generale un carico tributario, nei maggiori stati, veramente gravoso. Il popolo italiano risente in ultima analisi i danni del suo indomito particolarismo, del suo frazionamento, di troppe politiche estere regionali, instancabilmente vigili e attive, ma che costano assai e ingoiano e sperperano ricchezze. Come v’è ancora una economia sostanzialmente cittadina, e in parte solo regionale e internazionale, ma non mai nazionale, così v’è una politica cittadina e regionale, a volte internazionale, pressoché mai nazionale. E le finanze italiane si logorano nel sostenere questa politica troppo ristretta e troppo vasta, e presentano dei manifesti segni di stanchezza e di crisi, senza che lo sbocco della lotta politica nella formazione d’un grande organismo statale segni l’attuazione di ciò che avrebbe poputo essere il loro compito (…)”” (pag 127-128)”,”ITAG-241″
“PIERI Piero”,”L’ Italia nella prima guerra mondiale, 1915-1918.”,”‘Nato a Sondrio nel 1893, dal ’35 professore universitario, Piero Pieri è noto soprattutto per le sue opere di storia militare: ‘Il Rinascimento e la crisi militare italiana’ (1934, 3° ed. 1970) e l’importante ‘Storia militare del Risorgimento’ (Torino, 1962). Convinto interventista democratico, combattente e decorato nella guerra ’15-’18, cominciò a scrivere su di essa fin dal 1925 (‘La nostra guerra tra le Tofane’, Napoli, 1932) e poi, su sollecitazione di Adolfo Omodeo, continuò ad occuparsene in numerosi saggi e studi, poi raccolti nel volume ‘La prima guerra mondiale. Problemi di storia militare’ (Torino, 1947)’. ‘Il nuovo carattere della guerra. Verso la guerra totale””. “”Così terminava il 1916 senza che risultati decisivi si fossero conseguiti ad onta dei sempre maggiori sforzi dell’esercito e della crescente tensione del paese per fronteggiare le ognora più grandi necessità della guerra. Se popoli più ricchi e paesi di più salda compagine politica faticavano grandemente per fronteggiare la nuova situazione, non sarà difficile comprendere con quale difficoltà popolo e governanti dovessero adattarsi a un tipo di guerra che tanto poco era previsto nella sua ampiezza e nella sua dura realtà. Non si trattava infatti di una delle solite guerre del passato, combattuta da piccoli eserciti di soldati di mestiere o dalle lunghe ferme, ma d’una guerra che nella sua forma, nella sua durata, nella varietà degli aspetti e dei problemi, nelle sforzo e nel sacrificio richiesti ed offerti col concorso di tutta la nazione, superava ogni previsione di tecnici e di politici. Infatti, non guerra breve e fulminea, attraverso la manovra strategica, e l’azione tattica il più possibile risolutiva, non guerra combattuta da eserciti numerosi sì, ma pure sempre costituiti dalle classi sotto le armi o da poche classi o frazioni di classi di leva di recente congedate, non ancora del tutto imborghesite, e da uomini non ancora gravati dal peso d’una numerosa famiglia; ma guerra totale, sopportata da tutte le classi tenute all’obbligo formale e teorico del richiamo – e destinate, secondo i competenti, a restare ‘sulla carta’ – e da altre ancora chiamate in anticipo od oltre il limite d’età prestabilito; e per intero ugualmente dalle prime, seconde e terze categorie, mandate indistintamente al fronte, e dagli stessi riveduti, sottoposti a visite sempre più severe.E guerra condotta non da una ristretta classe d’ufficiali, rinforzata da alcuni elementi di complemento, avvezza da anni al governo dei propri uomini e preparata alla soluzione di determinati compiti, ma dai quadri inferiori tratti dalla massa della borghesia, dall’insieme della classe dirigente; e in alto, eliminati in numero crescente i vecchi quadri superiori di professionisti, rivelatisi spesso impari al loro compito, da elementi più giovani, saliti con straordinaria rapidità ai gradi elevati e a funzioni nuove, sia per la necessità di colmare i vuoti prodotti dagli esoneri, sia per il bisogno d’inquadrare le nuove numerose unità. E nuove forme di impiego delle truppe: l’efficacia della difesa passiva e di nuove armi rivelatasi superiore a ogni previsione degli Stati maggiori: il valore del terreno enormemente accresciuto, la guerra anchilosata in una trincea o in un sistema di trincee continuo, senza altri limiti che il mare o il confine di qualche Stato neutrale. Guerra portata e mantenuta fra i ghiacci, fra rocce inaccessibili, ad onta di valanghe, nevi, tormente, oppure nel fango, fra nebbie e piogge desolanti; e senza limite di stagioni, ugualmente d’estate e d’inverno, a qualunque altezza, in qualsivoglia situazione. Questo in terra; per mare poi la rivelazione dell’efficiacia massima dei sommergibili e le conseguenti a volte tragiche difficoltà del traffico marittimo e degli approvvigionamenti; e nell’aria il crescente sviluppo dell’aviazione, con compiti sempre più ardui e importanti, e pure coi bombardamenti delle città e le vittime fra la popolazione civile. La guerra insomma è divenuta sempre più tecnica, più meccanizzata, conformemente anche allo sviluppo industriale e alla cultura dei paesi in lotta, e tale da assorbire tutte le risorse e capacità tecniche ed economiche. Da ciò nuovi ardui problemi: quello gravissimo e fondamentale della trasformazione industriale ai fini della guerra e l’altro ad essa strettamente legato delle materie prime e dell’alimentazione, poi quello finanziario e l’altro dei trasporti. Non solo, ma la guerra di logorio, colle sue battaglie sanguinosissime e l’altissimo numero dei morti e dei feriti, ha creato una serie di nuovi problemi: mentre ha dilatato enormemente i servizi ospitalieri e sanitari in genere, ha creato da un lato il problema del ricupero dei feriti e dall’altro quello dell’assistenza alle famiglie e delle pensioni di guerra. Insomma tutta una serie di problemi creati dall’improvviso e impreveduto passaggio dalla guerra parziale, breve, limitata, alla guerra integrale, totale, assoluta.”” (pag 122-123-124)”,”ITQM-009-FPA”
“PIERI Piero”,”Guerra e politica negli scrittori italiani.”,”Piero Pieri, nato a Sondrio nel 1893, combattente e medaglia d’argento della Grande Guerra, dal 1927 insegna storia medievale e moderna nelle Università di Napoli e Messina poi, dal 1939 è ordinario di storia nella facoltà di Magistero dell’Università di Torino. Autore di fondamentali opere come Il Risorgimento e la crisi militare italiana, Storia militare del Risorgimento, nella sua vasta bibliografia ricordiamo in particolare: La prima Guerra Mondiale. Problemi di storia militare, Le forze armate nell’età della Destra, la prima guerra mondiale, dapprima apparso come capitolo della Storia d’Italia coordinata da Nino Valeri, poi in edizione riveduta, ampliata e più volte ristampata.”,”ITQM-018-FL”
“PIERI Massimo”,”Doikeyt. Noi stiamo qui ora! Gli Ebrei del Bund nella Rivoluzione russa.”,”L’autore cita l’articolo di Lenin ‘La posizione del Bund nel partito’ (cit. p. 156) e di Kautsky ‘Il massacro di Kisinev e il problema ebraico’ (cit. p. 157) Nasceva a Vilna nel 1897 l’Unione Generale degli Operai Ebrei di Russia Polonia e Lituania, nota come Bund, il partito operaio rivoluzionario ‘Massimo Pieri, fisico e matematico, è stato un leader del ’68. E’ autore di varie pubblicazioni’ “”Il diritto di autodecisione delle nazioni era stato proclamato dal Partito Operaio Socialdemocratico Russo già nel suo manifesto inaugurale del 1898 che, nel punto 8 dichiarava, fra l’altro: «Il partito riconosce il diritto di ogni nazionalità all’autodecisione» (1) e veniva successivamente ribadito dal II Congresso che, nel punto 9 del programma, prevedeva il diritto di autodecisione per tutte le nazioni che fanno parte dello Stato (2). La spiegazione che Lenin dava di questo diritto era molto chiara. Per lui quel paragrafo del programma, sull’autodecisione delle nazioni, doveva essere interpretato nel senso dell’autodecisione politica, cioè del diritto di separazione e di costituzione di uno Stato indipendente. Tale posizione era coerente con l’analisi marxista sul destino delle nazioni in virtù dello sviluppo capitalistico: «In tutto il mondo, il periodo della vittoria definitiva del capitalismo sul feudalesimo fu connesso con movimenti nazionali. La base economica di questi movimenti sta nel fatto che per la vittoria completa della produzione mercantile è necessaria la conquista del mercato interno da parte della borghesia, l’unificazione politica dei territori la cui popolazione parla la stessa lingua, la soppressione di tutti gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo di questa lingua e il suo fissarsi nella letteratura» (3). La lingua era effettivamente una delle questioni su cui più insistevano i movimenti nazionali; Lenin, analizzando l’importanza di questo fattore dal punto di vista economico, sosteneva che la lingua era il mezzo più importante di comunicazione fra gli uomini e che l’unità della lingua e il suo libero sviluppo costituivano una delle premesse più importanti per una circolazione delle merci, realmente libera e vasta. Da queste esigenze Lenin derivava la spiegazione dello Stato moderno: «Ecco perché ogni movimento nazionale tende a costituire uno Stato nazionale che meglio corrisponda a queste esigenze del capitalismo moderno. Spingono a ciò i fattori economici più profondi: ecco perché in tutta l’Europa occidentale – o meglio in tutto il mondo civile – lo Stato nazionale è lo stato tipico e normale del periodo capitalistico» (4). Lenin riconosceva la nazione come necessità storica di una fase dello sviluppo economico, che rispondeva a determinati criteri; essa, pertanto, non solo non aveva nulla a che vedere con l’idea ebraica di popolo e di comunità, ma era anche diversa dall’idea di nazione, come entità culturale, che pure circolava negli ambienti socialdemocratici. Da questo derivava quella ristretta interpretazione del diritto di autodecisione del programma del POSDR da cui erano esclusi gli ebrei, che non potevano separarsi territorialmente. All’argomento principale usato da quei marxisti per negare agli ebrei i diritti delle nazionalità cioè la mancanza di territorio il Bund rispondeva proponendo l’autonomia nazional-culturale extraterritoriale, che significava il riconoscimento dell’autonomia a un gruppo etnico-culturale, a prescindere dal territorio di residenza dei suoi membri. A questo scopo dovevano essere istituiti alcuni organismi extraterritoriali preposti a rappresentare la nazione all’interno di uno Stato multinazionale e a gestire autonomamente le questioni culturali”” [Massimo Pieri, ‘Doikeyt. Noi stiamo qui ora! Gli Ebrei del Bund nella Rivoluzione russa’, Milano, 2017] [(1) Manifesto del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, Ginevra, 1903, in ‘Resolutions and Decisions of the Communist Party of the Soviet Union’, p. 37; (2) 1° Convegno Generale del Partito Operaio Socialdemocratico Russo’, Ginevra, 1904, ibid., p. 41; (3) V.I Lenin, ‘Tesi sulla questione nazionale’ (1925), in Lenin, Opere complete, Roma, vol. XIX, 1967, p. 220; (4) ‘Sul diritto di autodecisione delle nazioni’ (‘Prosvescenie’, nn. 4,5,6, aprile-giugno 1914, in Lenin, Opere Complete, vol. XX, p. 379] (pag 159-160)”,”RIRx-183″
“PIERI Piero”,”Storia militare d’Italia. Dal Risorgimento alla grande guerra. Tomo I.”,”Titolo originale dell’opera: ‘Storia militare del Risorgimento’ Piero Pieri (1893-1979), combattente nella guerra 1915-18 e decorato di medaglia d’argento, fu incaricato di Storia medievale e moderna e poi di Storia del XIX secolo all’Università di Napoli (1927-35). Nel 1935 passò all’Università di Messina come professore di storia e preside della facoltà di Magistero e poi a Torino.”,”ITQM-269″
“PIERI Piero ROCHAT Giorgio”,”Pietro Badoglio.”,”Piero Pieri è nato a Sondrio enl 1893. Libero docente di storia medievale e moderna nel 1927 incaricato nel 1929-1935 è stato dal 1935 professore di storia nella facoltà di Magistero dell’Università di Messina poi a Torino dal 1939 al 1963.È’ stato preside della facoltà sia a Messina che a Torino. Quindi professore emerito a Torino. Giorgio Rochat, nato a Pavia nel 1936, è libero docente di storia contemporanea dal 1969. Incaricato di storia dei partiti e dei movimenti politici nell’Università di Milano. È segretario del Comité international d’histoire de la 2eme guerre mondiale. Per la bibliografia v. risvolto 4° cop. Seconda guerra mondiale: Prunas chiede all’Urss il riconoscimento ufficiale del governo Badoglio. “”In due lunghi incontri l’8 e il 10 gennaio 1944 Prunas (1) chiese a Vishinsky che l’Unione sovietica riconoscesse formalmente il governo Badoglio (….). Con questa proposta Prunas e Badoglio miravano a sottrarsi alla condizione di governo fantoccio degli anglo-americani. Speravano infatti che la rottura dell’isolamento del regno del sud sul piano internazionale e una certa presenza sovietica in Italia avrebbero obbligato gli anglo-americani a rivedere la loro politica italiana, riconoscendo al governo Badoglio un ruolo di maggior rilievo. Temevano giustamente la reazione degli anglo-americani, che non avrebbero certo avuto piacere di vedersi scavalcati e costretti a rivedere la loro linea politica (e perciò chiedevano a Vishinsky di mantenere il segreto sulle trattative fino all’ultimo), ma evidentemente Prunas e Badoglio non vedevano altra possibilità di uscire da una situazione senza futuro. È presumibile che entrambi non si rendessero conto delle implicazioni di una apertura ai sovietici, sia sul piano dei rapporti con gli anglo-americani (probabilmente Badoglio non aveva afferrato la profondità dei contrasti che esistevano sotto la copertura della grande alleanza anglo-russo-americana), sia sul piano della politica interna (la svolta di Salerno avrebbe dimostrato l’estrema fragilità della posizione di Badoglio e del re, non appena si fosse sbloccata la situazione). Ed è sintomatico che in tutto l’arco del suo governo, Badoglio evitasse una simile apertura verso il governo provvisorio di De Gaulle, con il quale avrebbe potuto avviare una unità d’azione più solida che con l’Unione sovietica, a patto di saper denunciare pubblicamente le responsabilità italiane nella «pugnalata alla schiena» del giugno 1940 (una rottura col passato che non poteva non essere autocritica ed era quindi evitata con cura). Certo la versione delle trattative con i russi che Badoglio fornisce nel suo volume di memorie è così piena di reticenze e falsità da svelare tutto l’imbarazzo del maresciallo nell’affrontare retrospettivamente il problema. La decisione del governo sovietico, dopo i colloqui Prunas-Vishinsky, si fece attendere a lungo. Fu solo il 4 marzo che Bogomolov, nuovo rappresentante russo presso la Commissione consultiva, comunicò a Badoglio che l’Unione sovietica era disposta a riallacciare i normali rapporti diplomatici con l’Italia, anche se non a livello di ambasciatori (2). Subito Badoglio preparò una richiesta ufficiale in questo senso al governo sovietico ed il 14 marzo fu annunciata la ripresa delle relazioni diplomatiche tra l’Unione sovietica ed il regno del Sud. Pochi giorni prima, l’8 marzo, Prunas aveva finalmente messo al corrente gli anglo-americani della evoluzione della situazione, auspicando apertamente che l’accresciuta influenza russa nel Mediterraneo li spingesse ad una politica più aperta verso il governo Badoglio”” (pag 843-844) [Piero Pieri Giorgio Rochat, ‘Pietro Badoglio’, Utet, Torino, 1974] [(1) Renato Prunas era segretario generale del ministro degli esteri di Badoglio, ma svolgeva le funzioni di ministro degli esteri nel governo di Brindisi; (2) Secondo una voce degli ambienti diplomatici italiani, abbastanza attendibile da essere riportata dal Toscano, Bogomolov si presentò così improvvisamente che sorprese Badoglio intento alla lettura di un libro giallo nel suo ufficio]”,”BIOx-034-FSD”
“PIERO Pieri MORELLI Emilia MARCELLI Umberto MANZOTTI Fernando CATALUCCIO Francesco BULFERETTI Luigi FONZI Fausto LURAGHI Raimondo CARUGO Adriano e MONDELLA Felice ROMANO Salvatore Francesco CAIZZI Bruno PERTICONE Giacomo ALBERTINI Mario MARCHETTI Leopoldo”,”Nuove questioni di storia del Risorgimento e dell’unità d’Italia. Volume 2.”,”Saggi di BULFERETTI Luigi CAIZZI Bruno LURAGHI Raimondo CARUGO Adriano e MONDELLA Felice PIERI Piero MORELLI Emilia MARCELLI Umberto MANZOTTI Fernando CATALUCCIO Francesco FONZI Fausto ROMANO Salvatore Francesco PERTICONE Giacomo ALBERTINI Mario MARCHETTI Leopoldo. Molto ampio il saggio di Adriano Carugo e di Felice Mondella: ‘Lo sviluppo delle scienze e delle tecniche in Italia dalla metà del XIX secolo alla prima guerra mondiale’ (pag 429-510) [Cap. 1- Lo sviluppo delle scienze matematico-fisiche e della chimica – Cap. 2- Lo sviluppo delle scienze biologiche naturali e della medicina – Cap. 3- Lo sviluppo delle tecniche relative alla produzione industriale ed agricola] STORIA GUERRE UNITA’ ITALIANA QUESTIONE MILITARE BIOGRAFIA MAZZINI VITTORIO EMANUELE II PARTITI POLITICI DOPO UNIFICAZIONE POLITICA ESTERA ITALIANA 1861 1918 RAPPORTI INTERNAZIONALI DIPLOMAZIA AFRICA ETIOPIA EUROPA PENSIERO POLITICO UTOPISMO SOCIALE DOTTRINE SOCIALISMO SCIENTIFICO ANARCHISMO RAPPORTI STATO CHIESA CATTOLICA ECONOMIA SCIENZA TECNICA FINO A 1° PRIMA GUERRA MONDIALE SCIENZE SVILUPPO INDUSTRIALE INDUSTRIA CLASSI SOCIALI QUESTIONE MERIDIONALE PARLAMENTARISMO E ANTIPARLAMENTARISMO IDEA NAZIONALE BIBLIOGRAFIA GENERALE RISORGIMENTO COLONIALISMO ETIOPIA MAZZINIANESIMO NAZIONALISMO BUONARROTI CAPPONI CATTANEO CAVOUR CRISPI D’AZEGLIO DE-PRETIS FERRARI GARIBALDI GIOBERTI GIOLITTI MINGHETTI NAPOLEONE III PIO IX RICASOLI SONNINO MEDICINA CHIMICA FISICA PRODUZIONE INDUSTRIALE AGRICOLA MATEMATICA BIOLOGIA”,”STOx-062-FF”
“PIERONI Alfredo”,”Austria infelix. Grandezza e decadenza della dolce Vienna dall’ impero asburgico a Haider.”,”Alfredo PIERONI, giornalista professionista, è stato editorialista politico, corrispondente da Londra e inviato specialde del ‘Corriere della Sera’. Ha diretto 0Il Resto del Carlino’. Tra le sue opere ricordo ‘Chi comanda in Italia’ (1959), ‘Dizionario degli italiani che contano’ (1986), ‘E se USA e URSS si alleassero?’ (1988), ‘I russi’ (1991), ‘Preché le sinistre non vinceranno mai più a meno che…’ (1996).”,”AUTx-013″
“PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Francesco Misiano. Vita di un internazionalista.”,”””Si sa che il Partito comunista d’ Italia ancora bordighiano, era tra i più refrattari ad accettare la parola d’ ordine del fronte unico e in generale dell’ impostazione della Terza Internazionale in questo periodo, improntata alla necessità di una maggiore duttilità nell’ azione politica e di un ampliamento ddel raggio delle alleanze. La corrispondenza tra Terracini e Misiano dimostra chiaramente come quest’ ultimo, sempre coerente a se stesso, si trovasse proprio sulle posizion idell’ Internazionale, là dove il rigorismo e per certi aspetti anche il settarismo di Terracini, se pur giustificati dal bisogno, già messo in rilievo, di mantener saldo il principio della lotta in Italia, restavano tuttavia inficiati dalle posizioni tipiche dell’ estremismo di sinistra””. (pag 173)”,”MITC-069″
“PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Socialismo e questione femminile in Italia, 1892-1922.”,”PIERONI BORTOLOTTI Franca è nata a Firenze nel 1925. ha scritto saggi di storia del movimento femminile democratico e lavori sul primo periodo del Partito Comunista in Italia. Ha collaborato a riviste storiche come Movimento operaio e socialista e Critica storica, Studi storici e altri. Scrive su L’ Unità. “”Sempre più forte e precisa diventava, in questa situazione, la tendenza a creare gruppi femminili collegati tra loro, soprattutto a Torino, dove, nel 1914, i gruppi erano 6 su 32 in campo nazionale, con 2 capigruppo ciascuno, che formavano un Comitato esecutivo femminile cittadino, tanto che il secondo convegno delle donne socialiste, quello di Ancona, stimava opportuno precisare alcune norme intorno a queste che parevano tendenze separatiste. Il Congresso metteva in luce figure nuove, la Mariani Rambelli a Roma, la De Meo Bordiga a Napoli, che lesse al Congresso l’ ordine del giorno Kuliscioff, rilevando il valore dell’ emancipazione di classe “”perché lo spirito democratico del suffragio non si risolva in un inganno e delusione””, la tessile Meroni, ecc.. Più tardi, nella direzione del PSI, convocata alla fine di ottobre del 1916, si precisava: “”In attesa delle decisioni dei Congressi nazionali, la direzione del PSI delibera che le donne socialiste possono organizzarsi anche in gruppi femminili separati dalle Sezioni ufficiali, prelevando le tessere del Partito direttamente dalla segreteria. Sono riconosciuti aderenti al Partito solo quei gruppi femminili che si uniformeranno al prelievo delle tessere per tutte le iscritte””. Ma la direzione restava salda nelle mani del gruppo Malnati-Kuliscioff-Terruzzi; la crisi doveva scoppiare proprio nel suo interno: una polemica Terruzzi-Malnati, in autunno, rivelava che la prima era già su posizioni interventiste e intesiste, al seguito dell’ ex direttore dell’ “”Avanti!””, Mussolini””. (pag 134-135)”,”MITS-282″
“PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Femminismo e partiti politici in Italia, 1919-1926.”,”PIERONI BORTOLOTTI Franca insegna storia dei partiti e dei movimenti politici all’ Università di Siena. Ha pubblicato: ‘Alle origini del movimento femminile in Italia 1848-1892’ (1964), ‘Socialismo e questione femminile in Italia (1892-1922)’ (1976), ‘Francesco Misiano, vita di un internazionalista’ (1972). “”Ma fu proprio il quadro medio, e in parte anche quello dirigente del PSI, anche tra le donne, fu questa gente “”politicizzata”” che non capì la situazione. Se si va a vedere che cosa scrivevano le donne socialiste, ci si accorge che in questo periodo esse pubblicavano, sì, una nuova edizione di ‘La donna e il lavoro’, di Emilia Mariani; ma non trovavano, neppure nel ’22, il coraggio di pubblicare ‘La donna e il voto’. Per sostenere la proposta Modigliani, avrebbero dovuto almeno risalire dagli articoli della Mariani agli opuscoli della Mozzoni, cominciando a ripubblicare quello su ‘I socialisti e l’emancipazione della donna’, del 1892. Dal 1892, l’abitudine a ignorare i problemi di uguaglianza si era fatta strada nel movimento operaio, per esempio con quella Volontieri, assistente sociale, che respingeva perfino l’idea di “”centri di cultura”” per le donne, e che restava ferma alla tutela delle madri; (…)””. (pag 142)”,”MITC-081″
“PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Il Soccorso operaio internazionale nell’azione per l’unità antifascista.”,”””Il Soccorso Operaio Internazionale non va confuso col Soccorso Rosso, l’organizzazione sorta intorno al partito comunista per l’aiuto ai militanti perseguitati, incarcerati o costretti all’esilio…”” (pag 133) “”Una divergenza tra il SOI e il PCd’I doveva rivelarsi sui modi di organizzare l’emigrazione…”” (pag 145) “”Le qualità fondamentali di Misiano, fervido attivismo, viva sensibilità umana, interesse per i casi dei singoli compagni, sono qui testimoniate, messe allo scoperto dalle sue ansiose esortazioni”” (pag 146)”,”INTT-001-FGB”
“PIERONI BORTOLOTTI Franca; VITTORIA Albertina”,”La persecuzione antisemita sotto Salò (Pieroni Bortolotti); Bottai e la cultura fascista (Vittoria).”,” Anche molti ebrei in errore sulla vera natura del fascismo “”Una vena di antisemitismo circolava, per esempio, nel proudhonismo, veniva ereditata ed ingrossata dall’impostazione di Sorel soprattutto a contatto con l’ideologia reazionaria dell’ Action française, ecc. È noto che questi autori esercitarono una qualche influenza, come d’altra parte l’opera di Nietzsche, sulla mentalità del Mussolini fin dalla sua giovinezza, se pure in maniera confusa, e anche se il tentativo di influire sul sionismo per spostarlo a destra, a fianco dei nazionalfascisti, improntò a volte l’azione del primo fascismo, e indusse molti ebrei in errore, come nota a ragione Mayda, sulla vera natura del fascismo, fino a che l’alleanza con la Germania costrinse il «duce» del fascismo alla scelta inequivocabile”” (pag 185) (F. Pieroni Bortolotti) ‘Studio di Bottai come uomo di punta nelle polemiche sul revisionismo….’ (pag 190) (A. Vittoria)”,”ITAF-006-FGB”
“PIEROPAN Gianni”,”1916. Le montagne scottano.”,”Gianni Pieropan vicentino (1914-2000), è stato autore di molti saggi fra cui un ampio studio di questa spedizione austriaca e della controffensiva italiana.”,”QMIP-040-FV”
“PIERRARD Pierre”,”L’ eglise et les ouvriers en France (1840-1940).”,”PIERRARD è professore di storia all’ Institut catholique de Paris e all’ Ecole de journalisme de Lille. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina. Tra i paragrafi: ‘Eugene Sue, grand-prêtre de l’ anticlericalisme populaire’, ‘La prêtrophobie endemique du peuple’.”,”MFRx-178″
“PIERRARD Pierre”,”La vie quotidienne dans le Nord au XIXe siecle. Artois – Flandre – Hainaut – Picardie.”,”Originario di Roubaix, Pierre PIERRARD, è professore di storia contemporanea all’ Institut Catholique de Paris, professore di storia sociale all’ Ecole superieure de journalisme di Lilla. Dopo una tesi di dottorato su “”La vie ouvriere sous le Second Empire”” si è occupato di storia religiosa nella Francia contemporanea e di storia della regione del Nord. La pena degli uomini. Lo sfruttamento degli operai. “”I rapporti del tessitore con il padrone e il caposquadra non sono sempre eccellenti, perché accade che questi ultimi contestono la qualità della pezza fabbricata e riducano allora il salario dell’ operaio. Quanto alla tariffa della settimana a venire – variabile secondo la congiuntura – provocherà talvolta dibattiti difficili, dato che non c’è alcuna legge scritta a regolarla, così che si vedono gli operai dare al padrone pezze di 210 metri e ricevere il salario corrispondente a una pezza di 140 metri””. (pag 141)”,”FRAS-036″
“PIERRO Mariano”,”L’ esperimento Roosevelt e il movimento sociale negli Stati Uniti d’ America.”,”I due provvedimenti (di Roosevelt) fondamentali… furono l’ istituzione di un minimo-base di salario e di un massimo-base di ore lavorative. …Secondo un esplicito avvertimento contenuto nella Legge e riaffermato più volte dal Presidente in posteriori dichiarazioni, i Codici dovevano consacrare l’ obbligo per tutte le aziende di portare con l’ andar del tempo le retribuzioni operaie ad un livello compatibile con il “”concetto americano”” di un tenore di vita decente e in ogni caso superiore alla “”pura e semplice sussistenza””. La durata del lavoro per il lavoratori manuali non qualificati fu abbassata in media alla 40 e anche alle 35 ore settimanali…”,”MUSx-115″
“PIERSON Stanley”,”Leaving Marxism. Studies in the Dissolution of an Ideology.”,”PIERSON Stanley è professore emerito di storia all’ Università dell’ Oregon. E’ autore di ‘Marxist Intellettuals and the Working Class Mentality in Germany, 1887-1912′. Profilo biografico intellettuale di DE-MAN HORKHEIMER KOLAKOWSKI (pag 31-174) “”L’ influenza di Nietzsche sugli intellettuali socialisti francesi prima della prima guerra mondiale fu meno diretta rispetto alla sua influenza sulla Germania o la Gran Bretagna. Lo spazio che sarebbe stato disponibile per un presenza nietzschiana venne occupato da una figura che giocò un ruolo di primo piano nell’ introduzione delle idee del marxismo in Francia – Georges Sorel. , Comunque, quando Sorel tentò di affrontare i problemi posti dal marxismo ortodosso, si rivolse a Nietzsche come ad uno spirito familiare ed alleato.”” (pag 19)”,”TEOC-336″
“PIERSON Marc-Antoine”,”Histoire du Socialisme en Belgique.”,”””Aucune critique ne fut d’ailleurs élévée contre l’entrée au gouvernement, le 18 janvier 1916, d’Emile Vandervelde, bientôt suivi, le 1er janvier 1917, par Emile Brunet, en qualité de ministre sans portefeuille. Le parti ouvrier belge était ainsi amené, le premier en Europe, à prendre sa part des responsabilités gouvernamentales. Au moment où, en 1916, se formait le cabinet, qui mettait, après trente-deux ans, fin au gouvernement des cabinets catholiques, M. de Broqueville annonçait qu’à la rentrée au Pays, son intentio était de proposer la création d’une université flamande et la révision du système électoral, dans le sens du suffrage universel. On trouvera dans l’ouvrage de l’historien suédois, M. Carl-Henrik Höjer, ‘Le Régime Parlamentaire Belge de 1918 à 1940, una analyse de vues du gouvernement belge du Havre sur les problèmes de l’après-guerre, spécialement sur la question flamande et la réforme électorale, et des projets qu’il élabora pour y apporter une solution.”” (pag 128)”,”MHLx-030″
“PIETRANERA Giulio”,”Capitalismo ed economia.”,”PIETRANERA Giulio è nato a Genova. E’ stato libero docente di economia politica e incaricato all’ Università di Messina dal 1949. Tra le varie opere ha scritto un saggio sul pensiero economico di R. HILFERDING come introduzione all’ edizione italiana di ‘Capitale finanziario) (1961).”,”TEOC-211″
“PIETRANERA Giulio, a cura di Nicolò BELLANCA e Gianfranco PALA”,”Il capitalismo monopolistico finanziario. Determinazioni teoriche e storiche. Scritti scelti, 1947-61.”,”PIETRANERA G. (profilo biografico in risvolto 4° copertina) nato a Genova (Genova 1906-Roma 1974) è stato socialista. Negli anni precedenti la 2° guerra mondiale si è interessato alla ricerca sulle teorie del capitale cosa che ha continuato e approfondito dopo la guerra, studi sul capitalismo. Ha condotto una critica alla teoria economica neoclassica. E’ stato libero docente all’Università di Messina e consulente dell’Ufficio studi della BNL. A parte le sue opere, ha scritto importanti prefazioni (Hilferding, Il capitale finanziario, Marx, Per la critica dell’economia politica). Contiene il capitolo 6: Il pensiero economico di Hilferding e il dramma della socialdemocrazia tedesca (pag 183-233)”,”TEOC-492″
“PIETRANERA Giulio”,”La teoria del valore e dello sviluppo capitalistico in Adamo Smith.”,”””‘Dunque’, essere lavoratore produttivo non è una fortuna, ma una disgrazia”” (Karl Marx, Il Capitale, Libro IV) “”Nel c. V del I Libro del ‘Capitale’, Marx aveva scritto: “”Se si considera l’intero processo lavorativo dal punto di vista del suo risultato, mezzo di lavoro e oggetto di lavoro si presentano entrambi come mezzi di produzione, e il lavoro stesso si presenta come ‘lavoro produttivo'”” e aveva aggiunto: “”Questa definizione del lavoro produttivo, come risulta dal punto di vista del processo lavorativo semplice, non è affatto sufficiente per il processo di produzione capitalistico””. Ed infatti, nel c. XIV del I Libro, Marx aveva precisato: “”Il concetto di operaio produttivo non implica dunque affatto soltanto una relazione fra attività ed effetto utile, fra operaio e prodotto del lavoro, ma implica anche un rapporto di produzione specificamente sociale, di origine storica, che imprime all’operaio il marchio di mezzo diretto di valorizzazione del capitale””. Sempre Marx aveva infine racchiuso in una felice ‘boutade’ la più profonda contraddizione dell’economia capitalistica: “”dunque, esser lavoratore produttivo non è una fortuna ma una disgrazia”” (K. Marx, Il Capitale, Libro I, 2, sez V. p. 221)”” [in Giulio Pietranera, ‘La teoria del valore e dello sviluppo capitalistico in Adamo Smith’, 1963] (pag 224-225)”,”ECOT-177″
“PIETRANERA Giulio”,”Strategia dello sviluppo economico. L’analisi economica.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: MELIS Antonio, José Carlos Mariátegui primo marxista d’America, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 5 N° 2 MARZO-APRILE 1967 Riflessioni su libro di G. H. Hildebrand ‘Growth and Structure in the Economy of Modern Italy, (Harvard, 1966) “”Non si deve dimenticare che, durante la guerra, gli alleati d’occidente si guardarono bene – si dice che non riuscissero! – dal distruggere ed anche dal danneggiare ‘seriamente’ il potenziale produttivo dell’industria tedesca; il che, se fatto, avrebbe potuto condurre ad un più rapido fine della guerra, ma con esso, al caos sociale e aprire la via al comunismo. Si veda per una rassegna particolareggiata, senza eguale nella storia economica della guerra, “”The Effects of Strategic Bombing on the German War Economy””, in ‘U.S. Strategic Bombing Survey, 1945; e per un conciso sommario, N. Kaldor, “”The German War Economy””, in ‘The Review of Economic Studies, 1945-1946, pp. 33-52. I dati segreti nazisti caduti nelle mani alleate hanno rivelato che allo scoppio della guerra la Germania nazista disponeva di un ‘surplus’ di capacità produttiva di proporzioni inaspettatamente ampie, soprattutto per la produzione di macchine utensili. I danni successivamente apportati dalle incursioni aeree – dell’ordine del 6,5% .- eliminarono solo una piccolissima parte del successivo ininterrotto aumento di capacità verificatosi durante la guerra: cfr. “”Bombing Survey”” (titolo e argomento veramente attuali!), op. cit., p. 45. Le distruzioni successivamente arrecate dai combattimenti terrestri furono più gravi, ma pur esse non compromisero la capacità industriale tedesca. Le devastazioni dei centri urbani, la perdita di retaggi architettonici di valore inestimabile e la rovina, per gran parte della popolazione, delle basi della vita civile non dovrebbero indurre a sopravvalutare i danni subiti dalle attrezzature industriali e dai macchinari, meno suscettibili di distruzione, e soprattutto meno ricercati come bersaglio. Essi – si disse allora – furono il tributo pagato alle false informazioni economiche e militari e alla confusa strategia dei comandi delle forze aeree che conclamavano successi per ottenere maggiori assegnazioni di materiale bellico. L’opposizione ad ammettere siffatte circostanze sarebbe anzi stata una delle ragioni principali degli abbagli incorsi dal governo militare alleato nell’affrontare il problema tedesco. Tasli osservazioni sostenute dal Bailogh in diverse occasioni non sono per nulla convincenti. E’ possibile un “”errore”” sistematico e prolungato che lasci illeso il 94% circa della attrezzatura potenziale tedesca? E’ molto più facile supporre che gli alleati mirassero soprattutto a distruggere i centri urbani e le vite umane; tutti elementi, questi, più facilmente ricostruibili e tali da “”covare”” in sé il comunismo. Un verace annedoto al proposito: durante i più feroci bombardamenti subìti da Genova, un “”padrone del vapore”” chiedeva ad un operaio come osasse dormire la notte a pochi passi dagli stabilimenti industriali, se non negli stabilimenti stessi. La risposta fu che “”cane non mangia cane”” e che la paura del comunismo supera ogni inimicizia. Così, la retta “”filosofia”” del proletario lo portò indenne alla fine della guerra, mentre il “”capitalista””, che abitava nei quartieri alti, ove non era ombra d’industria, vi rimase sepolto e scontò la “”filosofia”” dei suoi Don Ferrante economisti””. (pag 222-223)”,”ECOS-001″
“PIETRANERA Giulio”,”La teoria del valore e dello sviluppo capitalistico in Adamo Smith.”,”””‘Dunque’, essere lavoratore produttivo non è una fortuna, ma una disgrazia”” (Karl Marx, Il Capitale, Libro IV) “”Nel c. V del I Libro del ‘Capitale’, Marx aveva scritto: “”Se si considera l’intero processo lavorativo dal punto di vista del suo risultato, mezzo di lavoro e oggetto di lavoro si presentano entrambi come mezzi di produzione, e il lavoro stesso si presenta come ‘lavoro produttivo'”” e aveva aggiunto: “”Questa definizione del lavoro produttivo, come risulta dal punto di vista del processo lavorativo semplice, non è affatto sufficiente per il processo di produzione capitalistico””. Ed infatti, nel c. XIV del I Libro, Marx aveva precisato: “”Il concetto di operaio produttivo non implica dunque affatto soltanto una relazione fra attività ed effetto utile, fra operaio e prodotto del lavoro, ma implica anche un rapporto di produzione specificamente sociale, di origine storica, che imprime all’operaio il marchio di mezzo diretto di valorizzazione del capitale””. Sempre Marx aveva infine racchiuso in una felice ‘boutade’ la più profonda contraddizione dell’economia capitalistica: “”dunque, esser lavoratore produttivo non è una fortuna ma una disgrazia”” (K. Marx, Il Capitale, Libro I, 2, sez V. p. 221)”” [in Giulio Pietranera, ‘La teoria del valore e dello sviluppo capitalistico in Adamo Smith’, 1963] (pag 224-225)”,”ECOT-177″
“PIETRANERA Giulio”,”Economia politica. XIV lezione.La teoria delle crisi capitalistiche.”,”Saggio in ECOT-237 Teorie che tentano di spiegare la crisi “”Ho raggruppato (…) le teorie principalissime in cinque gruppi e ne accennerò molto brevemente. Il primo gruppo comprende le cosiddette teorie (meteorologiche) della crisi e cioè teorie naturalistiche che vogliono spiegare l’andamento ciclico dell’economia, facendo perno su elementi esogeni al sistema economico. Così, due economisti inglesi, gli Jevons, padre e figlio, hanno spiegato le crisi partendo dall’influenza delle macchie solari sul sistema economico. Tale dimostrazione, che è divenuta “”classica”” piuttosto come spunto per spassose considerazioni, ha ceduto, a dire il vero, il campo ad altre spiegazioni naturalistiche che si sono presentate in modo più solido; per esempio quella che riconduce il ritmo del ciclo economico al divario di ritmo fra la produzione della materia organico ed inorganica (Sombart). Il secondo gruppo di teorie comprende le cosiddette teorie psicologiche che spiegano l’andamento ciclico dell’economia con corrispondenti movimenti di ottimismo e di pessimismo. E a questo proposito vi ricordo il nome di un economista vivente, notissimo, il Pigou. Il terzo è molto più celebre gruppo di teorie, sul quale dovremo tornare lungamente, comprende le teorie del sottoconsumo che spiegano la presentazione della crisi dando rilievo alla deficienza del reddito consumato rispetto al reddito prodotto ‘in genere’. Un economista che ha dato gran sviluppo a questa teoria (e che tra l’altro ha avuto reali meriti e qualche influenza sugli scritti di Lenin) è Hobson, studioso inglese, che partendo dalla diseguaglianza della distribuzione dei redditi in Inghilterra, deduceva la necessità di ricorrenti crisi in quanto, del reddito prodotto complessivamente da un paese, veniva consumata dalle classi più povere una parte minore di quella che sarebbe stato possibile consumare in astratto. Tale teoria del sottoconsumo, che ritorna spesso nell’economia tecnico-astratta, appare anche in Marx, ma in tutt’altra luce, e ciò vedremo in seguito. Notiamo per il momento che nelle teorie non marxiste del sottoconsumo si parla di redditi consumati rispetto ai redditi prodotti, senza notare che questa deficienza è possibile soltanto in una società divisa in classi in cui la massa dei salari non può acquistare i beni che periodicamente vengono prodotti. In altri termini, nell’economia tradizionale, questa teoria rimane nel generico in quanto, ad esempio, per uscire dal fatto “”critico”” del sottoconsumo non suggerisce sempre il sovraconsumo delle masse, ma spesso un aumento degli investimenti. Quindi il sotto consumo non viene mai interpretato come è stato interpretato da Marx o da qualche altro economista “”sociale”” ed utopista che lo precedette, come il Sismondi (e cioè come sottoconsumo delle masse lavoratrici). Un quarto gruppo di teorie fonda la sua spiegazione sul fatto della sovracapitalizzazione. Esso mette cioè in evidenza lo squilibrio fra la produzione dei beni strumentali e quella dei beni di consumo, squilibrio che sarebbe fatale allo sviluppo dell’economia e che si riprodurrebbe periodicamente. Infine, un quinto e più moderno gruppo di teorie economiche spiega il susseguirsi dei cicli economici e il presentarsi della crisi mettendo in primo piano il rapporto tra risparmio e investimento. Secondo queste teorie (fra le quali primeggia quella di Keynes), la situazione che precede la crisi è sempre una situazione di sovrarisparmio e di sottoinvestimento”” [Giulio Pietranera, Economia politica. XIV lezione.La teoria delle crisi capitalistiche, Roma, 1955] (pag 2-3) “”Il rilievo dato da Marx al periodico ritorno delle crisi (che mettono sempre più minacciosamente in forse l’esistenza della società borghese) ci dà il modo di porre in evidenza un’altra caratteristica delle crisi economiche che non viene generalmente considerata dalla teoria tradizionale tecnico-astratta: la crescente gravità delle crisi e il loro collegamento nel lungo ciclo storico del capitalismo. E questo sembra un principio acquisito, ma non è tale in realtà. Notate, per esempio, l’uso dello stesso termine “”grande crisi”” (“”grande depressione””) impiegato tante volte nella storia. Si è così parlato di “”grande crisi”” dopo le guerre napoleoniche; si è detta “”grande crisi”” quella del 1874 (scoppiata in Inghilterra e ricordata “”come quello che è avvenuto quando sono state costruite le ferrovie””); si è parlato poi di “”grande crisi”” soprattutto negli anni 1929-30 e seguenti. Il termine “”grande crisi”” è stato quindi sempre successivamente allargato nel senso che le crisi sono andate via via sviluppandosi in ampiezza e gravità. Se di tale crescente gravità vogliamo cogliere un indice significativo, possiamo riferirci a quello della disoccupazione: nel 1860, la crisi aveva reso disoccupati in Inghilterra il 5% dei lavoratori precedentemente impiegati; nel 1865, i disoccupati sono aumentati all’8%; nel 1882-83, al 12%; dal 1900 al 1920, la percentuale media è scesa aggirandosi sul 10%; ma nel 1921 siamo già al 17% e nel 1929-30 al 22-23%. Per quanto poi riguarda la prospettiva di grandi crisi future, vi leggerò un breve passo di un economista inglese, il Sayers, che considera la possibilità che si presenti una crisi negli Stati Uniti d’America: “”Gli Stati Uniti hanno 140 milioni di abitanti di cui 60 milioni risultano occupati nei mesi più attivi (tre volte la cifra del Regno Unito). Tra i beni prodotti annualmente, abbiamo 90 milioni di tonnellate di acciaio, 600 milioni di tonnellate di carbone, 4 milioni di automobili e 800 mila case. Una depressione paragonabile a quella del 1929 significherebbe un aumento della disoccupazione per 20 milioni di unità, il che equivarrebbe a lasciare senza impiego l’intera popolazione occupata della Gran Bretagna””. In altri termini la percentuale di mano d’opera che resterebbe disoccupata in un’eventuale grande crisi – che viene peraltro prevista in modo piuttosto ottimistico – sarebbe del 33% dell’occupazione complessiva degli Stati Uniti. Notate ora come questo pauroso crescendo, questo concatenamento delle crisi, questo loro progressivo sviluppo ci portano a concludere che non si può parlare – come si fa generalmente – di cicli economici staccati gli uni dagli altri. Per contro dobbiamo abituarci a rappresentarci questi fenomeni di depressione e di espansione come strettamente concatenati. Dobbiamo ormai rappresentarci lo sviluppo ciclico storico dell’intera economia capitalistica che si attua attraverso scossoni sempre più paurosi che vengono denunciati dalla crescente gravità delle crisi”” [Giulio Pietranera, Economia politica. XIV lezione.La teoria delle crisi capitalistiche, Roma, 1955] (pag 6-7)”,”ECOT-237-K-1″
“PIETRANERA Giulio”,”Economia politica. XV lezione. La teoria delle crisi capitalistiche nell’opera di Carlo Marx.”,”Saggio in ECOT-237 “”Dato così qualche cenno di critica alla legge di Say, di cui sempre si parla quando si studiano le crisi economiche, dobbiamo chiederci quale è la giusta via per seguire le orme di Marx. E dobbiamo allora rispondere che si tratta di sostituire all’astrazione individuale aproristica l’astrazione determinata e storica, il che significa inquadrare in modo esatto il problema della crisi. D’altra parte, Marx stesso, nel III libro del “”Capitale””, ci avverte in che modo possiamo affrontare il nostro problema: “”periodicamente si verifica una produzione di troppi mezzi di produzione e mezzi di sussistenza per permetterli di usarli come mezzi di sfruttamento dei lavoratori ad un certo saggio di profitto… non che si produca troppa ricchezza, ma si ha una periodica sovrapproduzione di ricchezza nella sua forma capitalistica e contraddittoria… il modo capitalista di produzione non può, per questa ragione, superare una certa scala di produzione, che sarebbe inadeguata in altre condizioni. Il sistema pertanto si arresta ad un punto determinato della produzione e realizzazione del profitto e non della soddisfazione dei bisogni sociali””. Si noti come in questo passo Marx chiarisca il suo concetto di ‘produzione relativa’ (cioè non assoluta, o ancora una produzione che è relativa a certe condizioni di classe e ad un certo livello del profitto). Pure, nel II libro del “”Capitale””, Marx scriveva: “”Ricardo concepisce la tradizione capitalistica come una forma assoluta di produzione, di cui le condizioni particolari non dovrebbero mai contraddire, od ostacolare gli scopi generali della produzione: l’abbondanza…””””. (pag 5) [Giulio Pietranera, La teoria delle crisi capitalistiche nell’opera di Carlo Marx. Economia politica. XV lezione, Roma, 1955] “”Dovremo in seguito parlare ancora della determinante “”sproporzione”” e soffermarci sulle crisi generali che derivano dal movimento stesso del sistema capitalistico (che è espresso dalla caduta tendenziale del saggio del profitto). Credo tuttavia che, come avvio alle future considerazioni, non si possa far meglio se non leggere un passo della citata “”Introduzione”” di Dobb alla “”Storia delle Dottrine Economiche”” di Marx in cui l’economista inglese prospetta chiaramente i lineamenti generali della ricerca sulle crisi economiche: “”Marx parla delle crisi come manifestazione di tutte le contraddizioni della società borghese. Ciò voleva dire che le crisi sono il prodotto della contraddizione tra le forze produttive e i rapporti di produzione della società capitalistica, dal momento che è questa la forma più generale delle contraddizioni di tale forma di società; e che ogni movimento in avanti della produzione capitalistica (ch’egli virtualmente identificava con il processo dell’accumulazione e dell’investimento del capitale) tende a far sorgere da questa contraddizione un conflitto che esplode come una crisi generale. Questa perciò si presenta contemporaneamente come il momento culminante e la “”soluzione forzata”” di questa contraddizione. Ma questa contraddizione generale tra le forze produttive in sviluppo e i rapporti sociali di produzione che operano come limite presentava molti aspetti particolari (uno dei quali, per esempio, è quello della contraddizione tra la domanda dei consumatori e la capacità produttiva dei beni di consumo); e ogni crisi ‘particolare’ può presentare una diversa concatenazione delle fasi di sviluppo e può avere una diversa causa immediata della frattura nel processo d’investimento. In ogni singolo caso un “”fattore”” diverso, ovvero un particolare aspetto della contraddizione fondamentale, può apparire il primo elemento determinante: questo è un problema da studiarsi in concreto nel contesto degli avvenimenti reali””. Occorre quindi tener presente la teoria delle crisi come è stata elaborata da Marx, ma cercare di farla vivere e svilupparla nel contrasto degli avvenimenti reali (…)”” [Giulio Pietranera, ‘La teoria delle crisi capitalistiche nell’opera di Carlo Marx’, Economia politica. XV lezione, Roma, 1955] pag 7″,”ECOT-237-L-1″
“PIETROBELLI Carlo PUGLIESE Elisabetta”,”L’economia del Brasile. Dal caffè al bioetanolo: modernità e contraddizioni di un gigante.”,”PIETROBELLI Carlo insegna economia politica all’Univ. di Roma ove dirige il CREI Centro di Ricerca sull’Economia delle Istituzioni, PUGLIESE Elisabetta insegna economia politica come professore a contratto nella facoltà di giurisprudenza dell’Università di Roma Tre dal 1998. “”La verità è che oggi il Brasile è già un paese ricco. E’ una potenza agricola, energetica, mineraria, industriale. Ha una popolazione giovane e un mercato del lavoro con alte competenze specializzate, università eccellenti e grandi capacità imprenditoriali. Vi sono imprese brasiliane leader mondiali nei settori di appartenenza, come la Petrobras, la Embracer (quarto produttore mondiale di aeroplani civili e per uso militare, la compagnia Vale do Rio Doce (seconda maggior impresa siderurgica del mondo) e molte altre.”” (pag 113)”,”AMLx-150″
“PIETROMARCHI Luca”,”Il mondo sovietico.”,”””Lenin non si stancò di ripetere che “”il comunismo, se si prende questo termine nel suo senso più stretto, è il lavoro gratuito a profitto della collettività””. E aggiungeva: “”Noi chiamiamo comunismo un ordine sociale in cui gl’ individui si abituano ad adempiere i loro obblighi sociali indipendentemente da qualsiasi apparato coercitivo e in cui il lavoro gratuito per il bene di tutti è un fenomeno generale””. In conformità a questo principio fu disposta la piena uguaglianza delle paghe indipendentemente dal lavoro prestato”” (pag 304) “”Risulta che il 70 per cento degli ufficiali di grado superiore a colonnello furono giustiziati. 5000 ufficiali furono uccisi sotto l’ accusa di tradimento. Il fatto che l’ esercito si sia lasciato decimare senza ribellarsi e che migliaia di uomini, che avevano sfidato la morte in guerra, si siano lasciati sgozzare come pecore, dimostra la formidabile forza della dittatura”” (pag 656, a proposito del rapporto di Krusciov sul terrore staliniano)”,”RUSU-152″
“PIETROMARCHI Luca”,”Turchia vecchia e nuova.”,”PIETROMARCHI Luca è nato a Roma nel 1895. Frequentò il Liceo classico e la Facoltà di Giurisprudenza. Partecipò alla 1° guerra mondiale. Fu funzionario nella Amministrazione civile della Colonia Eritrea. Nel 1923 entrò nel ruolo diplomatico del Ministero degli Affari Esteri. Dal 1924 al 1930 fu membro del Segretario della Società delle Nazioni. Dal 1950 al 1958 fu ambasciatore ad Ankara. Dal 1958 al 1961 ambasciatore a Mosca. Geopolitica degli Stretti. “”Il punto essenziale da ritenere è che la via d’ acqua degli Stretti costituisce l’ asse centrale di tutto il sistema. E’ questa la direttrice storica della discesa dello slavismo nel Mediterraneo. Per mantenere il saldo controllo di questa insostituibile via di comunicazione tra l’ Europa e l’ Asia, occorre assicurarvi la difesa con una ampia zona di manovra a settentrione, che si estenda fino al Danubio ed alle Alpi. Quanto alla difesa meridionale, il baluardo anatolico non è sufficiente a garantirla, perché facilmente aggirabile da forze che scendano lungo quel piano inclinato che a guisa di corridoio scende dal Caspio fino al Mediterraneo e al Golfo Persico tra la Catena del Tauro ad Occidente e quella del Zagros ad Oriente. Questo piano inclinato è costituito dalla Siria e dall’ Irak e cioè da quell’ unità mesopotamica conosciuta col nome di Mezzaluna fertile, che, pur comprendendo vaste zone irrigabili, è per la massima parte un deserto. Per evitare l’ aggiramento dei due baluardi del Tauro e dello Zagros occorre appoggiare la testata orientale della difesa alle posizioni pakistanesi e cioè all’ Indo. Si è detto che la chiave di volta di questo sistema è la via d’ acqua degli Stretti. Se questa è perduta, l’ Europa è separata dall’ Asia; (…)””. (pag 263-264)”,”TURx-019″
“PIETROPAOLI Stefano”,”Schmitt.”,”Stefano Pietropaoli è ricercatore in Filosofia del diritto all’Università di Salerno. Ha pubblicato vari saggi e articoli sul pensiero schmittiano. Ha curato l’edizione italiana del testo di Carl Schmitt ‘Il concetto discriminatorio di guerra’, Laterza, 2008 Questione guerra ‘discriminatoria’. “”Nel 1938 Schmitt pubblica ‘Il concetto discriminatorio di guerra ‘ (1). Il testo riprende con minime varianti, una relazione presentata il 19 ottobre del 1937 al quarto congresso della Akademie für Deutsches Recht. Pur presentadosi come una semplice ricognizione dei diversi orientamenti sul tema della guerra presenti nella letteratura giuridica inglese e francese degli anni trenta, ‘Il concetto discriminatorio di guerra’ è un’opera dalle implicazioni ben più rilevanti a un testo strettamente tecnico-giuridico. In Schmitt già alla fine degli anni venti sia era radicata la convinzione che una ideologia universalistica escludeva la possibilità di considerare il nemico come uno ‘justus hostis’, come un nemico che può anche avere ragione. In una prospettiva “”ecumenica”” il nemico è sempre un emico ingiusto e di conseguenza la guerra o è una guerra giusta contro i nemici dell’umanità, oppure è un’azione criminale. Questa ideologia universalistica di origine liberal-democratica è interpretata da Schmitt come il fondamento teorico della Società delle Nazioni. Schmitt vede nell’istituzione ginevrina un’organizzazione che, pur essendo composta ancora da Stati, pretendeva di essere nello stesso tempo una “”società univesale”” capace di rappresentare il genere umano. Schmitt aveva individuato il pericolo che si annidava nella politica di prevenzione della guerra messa in atto dalla Società delle Nazioni: chi combatte una guerra ‘in nome’ dell’umanità nn combatte una guerra ‘per’ l’umanità, ma si appropria di un concetto universale al fine di qualificare l’avversario come un essere non-umano oppure come uno “”Stato-canaglia”” (‘Rauberstaat’), contro il quale ogni Stato ha un diritto di “”intervento umanitario”” (‘humaintäre Intervention’) che legittima l’uso di qualsiasi mezzo per “”ristabilire la pace””. In altre parole, secondo Schmitt il pacifismo universalista non soltanto non eliminava la possibilità della guerra, ma creava i presupposti per una guerra illimitata e quindi per la peggiore delle guerre possibili. Come noterà lo stesso Schmitt nell’edizione del 1963 del ‘Concetto di “”politico””‘, nel testo del 1932 mancava ancora «la distinzione chiara ed esplicita fra il concetto classico di guerra (non discriminatorio) e quello rivoluzionario, improntato a giustizia (discriminatori)» (2). In questo senso ‘Il concetto discriminatorio di guerra’ può essere interpretato come un passaggio intermedio tra il saggio sul concetto di politico e ‘Il nomos della terra’, che delle tesi sul politico e la guerra sarà «prosecuzione, approfondimento, modificazione e correzione» (3). Nel 1938 era ormai scardinato l’ordinamento giuridico eurocentrico dello ‘jus publicum europaeum’, per il quale nell’ambito dei conflitti interstatali la guerra non poteva essere misurata col metro della verità e della giustizia. Il concetto di guerra prefigurato dalla nuova dottrina internazionalista francese e anglosassone riproponeva invece il tema della “”guerra giusta””””(pag 119-120) [(1) ‘Die Wendung zum diskriminierenden Kriegsbegriff’, Duncker & Humblot, Monaco-Lipsia, 1938 (trad. it. ‘Il concetto discriminatorio di guerra’, Laterza, Roma-Bari 2008). Sul testo cfr. anche: G. Krauss, ‘Der diskriminierende Kiregsbefgriff’, conferenza tenuta il 18 marzo 1947, ora in P. Tommissen (a cura di), ‘Schmittiana-4′. Beiträge zu Leben und Werk Carl Schmitts’, Duncker & Humblot, Berlino, 1994, pp. 203-226]. Caamaño Martinez, ‘Sobre el concepto schmittiano de guerra discriminatoria’, in Revista española de derecho internacional’, 1, 1948, 2-3, pp. 456-66; (2) Sul punto si legga quanto dice Schmitt stesso nel nuovo ‘Vorwort’ a ‘Der Begriff des Politischen. Text von 1932 mitt einem Vorwort und drei Corollarien’, Duncker & Humblot, Berlino, 1963 (trad. it, ‘Il concetto di “”politico””. Testo del 1932 con una premessa e tre corollari’, in ‘Le categorie del “”politico””‘, Il Mulino, Bologna, 1972, p. 94); (3) Cfr. H. Hofmann, ‘Legitimität gegen Legalität. Der Weg der politischen Philosophie Carl Schmitts’, Luchterhand, Neuwied-Berlino, 1964 (trad. it ‘Legittimità contro legalità. La filosofia politica di Carl Schmitt’, ESI, Napoli, 1999, p. 242] inserire”,”TEOP-520″
“PIETTRE André”,”Marx et marxisme.”,”PIETTRE è Professore alla Facoltà di diritto e di scienze economiche di Parigi.”,”MADS-224″
“PIFFER Tommaso”,”Il banchiere della resistenza. Alfredo Pizzoni, il protagonista cancellato della guerra di liberazione.”,”””Per la vulgata, Pizzoni non è mai esistito e forse non esisterà mai”” Renzo De Felice PIFFER Tommaso, milanese, si è dedicato come storico alla ricerca sugli anni di piombo della storia recente. Per questo libro ha consultato gli archivi italiani, inglesi e americani.”,”ITAR-164″
“PIFFER Tommaso”,”La Gran Bretagna e la Resistenza partigiana nei Balcani, 1941-1945. Problemi storiografici e interpretativi.”,” Divergenze tra SOE e Foreign Office e la Resistenza in Grecia (pag 41) “”E’ ora, mettete fuoco all’Europa””. Con questa esortazione nel luglio del 1940 Winston Churchill battezzava il nuovo organismo segreto destinato ad operare contro le forze dell’asse, lo Special Operations Executive (Soe), al quale venne affidato il compito di condurre le operazioni clandestine in territorio nemico e sostenere i movimenti partigiani nei paesi occupati. Nel corso degli anni successivi, il Soe operò a fianco dei maggiori movimenti di resistenza europei, infiltrando agenti, inviando armi e materiale e rendendo possibile il coordinamento tra le forze alleate e i partigiani. (…) Non stupisce quindi che la politica inglese verso le formazioni partigiane nei Balcani, dove gli americani avevano accettato di riconoscere alla Gran Bretagna un’influenza preponderante in virtù dei loro interessi nella regione, sia stato oggetto delle maggiori polemiche, storiografiche e non. Qui infatti, a differenza di quanto accadde ad esempio in Italia e in Francia, la frattura tra le formazioni di ispirazione comunista e quelle di orientamento nazionalista degenerò fin dall’inizio in scontri armati che presero la forma di vere e proprie guerre civiil, e che avrebbero condizionato profondamente il quadro politico di entrambi i paesi nel dopoguerra. In Grecia, la guerra civile sarebbe durata a fasi alterne fino al 1949, coinvolgendo direttamente anche le truppe alleate. In Jugoslavia lo sviluppo del movimento partigiano comunista durante il conflitto avrebbe permesso al suo leader; il maresciallo Tito, di prendere il potere nel dopoguerra, instaurando nel paese un regime di stampo socialista. Come noto, nei due paesi gli inglesi seguirono durante il conflitto politiche differenti. In Grecia si adoperarono fino all’ultimo momento per far cooperare tra di loro i due gruppi avversari. Il tentativo funzionò solo in parte, e a momenti di collaborazione si alternarono violenti scontri tra le formazioni e con gli stessi inglesi, scontri che raggiunsero il loro apice nella rivolta di Atene del dicembre del 1944. In Jugoslavia, al contrario, in un primo momento gli inglesi appoggiarono esclusivamente le formazioni nazionaliste di Draza Mihailovic che, nominato nel frattempo ministro delle forze armate del governo jugoslavo in esilio, fu elevato dalla Bbc al ruolo di eroe della resistenza europea contro i nazisti”” (pag 39-40)”,”QMIS-211″
“PIFFER Tommaso”,”Il banchiere della resistenza. Alfredo Pizzoni, il protagonista cancellato della guerra di liberazione.”,”””Per la vulgata, Pizzoni non è mai esistito e forse non esisterà mai”” Renzo De Felice Tommaso Piffer, milanese, si è dedicato come storico alla ricerca sugli anni di piombo della storia recente. Per questo libro ha consultato gli archivi italiani, inglesi e americani.”,”ITAR-004-FMP”
“PIGA Gustavo, collaborazione di Valerio CRISPOLTI”,”Esercizi di economia politica.”,”Gustavo Piga, che ha conseguito il Ph.D. presso la Columbia University di New York, è ricercatore presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ECOT-130-FL”
“PIGEARD Alain”,”Dictionnaire de la Grande Armée.”,”Alain Pigeard, Docteur en droit, Docteur en histoire en Sorbonne.”,”FRAN-059-FSL”
“PIGEARD Alain”,”La conscription au temps de Napoléon. 1798-1814″,”PIGEARD Alain: nato a Digione il 25 aprile 1948. Storico e avvocato francese specializzato in Napoleone e nell’epoca napoleonica (Consolato e Primo Impero); in particolare nella storia militare. Laureato presso l’Istituto di studi giudiziari, dottore in giurisprudenza(1997). E’ anche storico e dottore in Storia alla Sorbona. <> (Trad. d. r. dal retro di copertina).”,”FRAN-110-FSL”
“PIGEAT Henri PARACUELLOS Jean-Charles, relatori”,”Tendances economiques de la presse quotidienne dans le monde.”,”Il presidente del Gruppo di lavoro sulla stampa scritta è Jacques LEPRETTE, ambasciatore di Francia. “”I giornali hanno compiuto la femminizzazione del loro impiego: le donne occupano adesso il 48% di questo impiego, in luogo del 26% di trent’anni fa”” (pag 63)”,”EDIx-031″
“PIGENET Michel PASTURE Patrick ROBERT Jean-Louis a cura; saggi di Nicolas HATZFELD Giuseppe BERTA Jörg HOFMANN Paul STEWART Laurent FRAJERMAN Michel LEMOSSE André ROBERT Jeffrey TYSSENS Dieter WUNDER Michel DREYFUS Eric NIJHOFF Patrick PASTURE Noel WHITESIDE Conny DEVOLDER Pietro CAUSARANO Richard HYMAN Heribert KOHL Lars BERGGREN Marcel VAN-DER-LINDEN Frank GEORGI Francine BOLLE Claude PENNETIER Jean PUISSANT Susan MILNER René MOURIAUX Michel PIGENET Danielle TARTAKOWSKY Gita DENECKERE Pieter FRANÇOIS Chris WRIGLEY”,”L’apogée des syndicalismes en Europe occidentale 1960-1985.”,”saggi di Nicolas HATZFELD Giuseppe BERTA Jörg HOFMANN Paul STEWART Laurent FRAJERMAN Michel LEMOSSE André ROBERT Jeffrey TYSSENS Dieter WUNDER Michel DREYFUS Eric NIJHOFF Patrick PASTURE Noel WHITESIDE Conny DEVOLDER Pietro CAUSARANO Richard HYMAN Heribert KOHL Lars BERGGREN Marcel VAN-DER-LINDEN Frank GEORGI Francine BOLLE Claude PENNETIER Jean PUISSANT Susan MILNER René MOURIAUX Michel PIGENET Danielle TARTAKOWSKY Gita DENECKERE Pieter FRANÇOIS Chris WRIGLEY”,”SIND-100″
“PIGENET Michel PÉCOUT Gilles a cura; saggi di Jean-Paul BARRIERE Arnd BAUERKÄMPER Jean-Louis BRIQUET Gilbert GARRIER Geneviève GAVIGNAUD Philippe GRATTON Temma KAPLAN Constant LEONARD Guy LEONARD Gilles PECOUT Michel PIGENET Gilles POSTEL-VINAY Jean SAGNES Danielle TARTAKOWSKY”,”Campagnes et sociétés en Europe. France, Allemagne, Espagne, Italie. 1830-1930.”,”Raccolta di articoli della rivista ‘Mouvement social’ Saggi di Jean-Paul BARRIERE Arnd BAUERKÄMPER Jean-Louis BRIQUET Gilbert GARRIER Geneviève GAVIGNAUD Philippe GRATTON Temma KAPLAN Constant LEONARD Guy LEONARD Gilles PECOUT Michel PIGENET Gilles POSTEL-VINAY Jean SAGNES Danielle TARTAKOWSKY”,”STOS-163″
“PIGENET Michel TARTAKOWSKY Danielle a cura; saggi di Eric AGRIKOLIANSKY Claire ANDRIEU Pierre BARRON Emmanuel BELLANGER Fabrice BENSIMON Jean BERARD Sophie BEROUD Marie-Claude BLANC-CHALEARD Anne BORY Thomas BOUCHET Magali BOUMAZA Nicolas BOURGUINAT Damien BUCCO Sébastien CHAUVIN Christian CHEVANDIER Yolande COHEN Michel CORDILLOT Marianne DEBOUZY Laurent DORNEL Sophie DEBUISSON-QUELLIER Jean-Claude FARCY Laurent FRAJERMAN Jacques FREYSSINET Patrick FRIDENSON Ludovic FROBERT Emmanuel FUREIX Jean GARRIGUES Laure GODINEAU Fabien GRANJON Christine GUIONNET Nicolas HATZFELD Abdellali HAJJAT Ingrid HAYES Louis HINCKER Laurent JALABERT François JARRIGE Nicolas JOUNIN Christoph KALTER Michel KOKOREFF Jacqueline LALOUETTE Michel MARGAIRAZ Jean-Philippe MARTIN Lilian MATHIEU Denis MERKIEN Frédéric MORET Sylvie OLLITRAULT Patrick PASTURE Rémy PECH Irène PEREIRA Jean-Marie PERNOT Emmanuel PIERRU Michel PIGENET Antoine PROST Bernard PUDAL Michèle RIOT-SARCEY Jean-Louis ROBERT Vincent ROBERT Jacques ROUGERIE Anne-Marie SOHN Isabelle SOMMIER Danielle TARTAKOWSKY Françoise THEBAUD Bertrand TILLIER Robert TOMS Lucie TOURETTE Frédéric TRISTAM Bruno VILLALBA Claire ZALC”,”Histoire des mouvements sociaux en France. De 1814 à nos jours.”,”Autori: Eric AGRIKOLIANSKY Claire ANDRIEU Pierre BARRON Emmanuel BELLANGER Fabrice BENSIMON Jean BERARD Sophie BEROUD Marie-Claude BLANC-CHALEARD Anne BORY Thomas BOUCHET Magali BOUMAZA Nicolas BOURGUINAT Damien BUCCO Sébastien CHAUVIN Christian CHEVANDIER Yolande COHEN Michel CORDILLOT Marianne DEBOUZY Laurent DORNEL Sophie DEBUISSON-QUELLIER Jean-Claude FARCY Laurent FRAJERMAN Jacques FREYSSINET Patrick FRIDENSON Ludovic FROBERT Emmanuel FUREIX Jean GARRIGUES Laure GODINEAU Fabien GRANJON Christine GUIONNET Nicolas HATZFELD Abdellali HAJJAT Ingrid HAYES Louis HINCKER Laurent JALABERT François JARRIGE Nicolas JOUNIN Christoph KALTER Michel KOKOREFF Jacqueline LALOUETTE Michel MARGAIRAZ Jean-Philippe MARTIN Lilian MATHIEU Denis MERKIEN Frédéric MORET Sylvie OLLITRAULT Patrick PASTURE Rémy PECH Irène PEREIRA Jean-Marie PERNOT Emmanuel PIERRU Michel PIGENET Antoine PROST Bernard PUDAL Michèle RIOT-SARCEY Jean-Louis ROBERT Vincent ROBERT Jacques ROUGERIE Anne-Marie SOHN Isabelle SOMMIER Danielle TARTAKOWSKY Françoise THEBAUD Bertrand TILLIER Robert TOMS Lucie TOURETTE Frédéric TRISTAM Bruno VILLALBA Claire ZALC”,”MFRx-357″
“PIGEOT Jacqueline TSCHUDIN Jean-Jacques”,”La letteratura giapponese.”,”Letteratura proletaria. “”Costantemente esposti alla repressione governativa, sottomessi alle rigide direttive del partito ed intrappolati dal loro stesso terrorismo intellettuale, gli autori delle leghe proletarie faticarono molto ad armonizzare creazione letteraria ed esigenze politiche. Alcuni vi riuscirono; in particolare, Kabayashi Takiji (1903-1933) il cui ‘Kani kôsen’ (“”La nave officina””, 1929) resta un modello di romanzo militante non solo per la sua violenta denuncia delle spaventose condizioni di lavoro in alto mare dei pescatori di granchi, ma anche per i suoi pregi letterari. Notevole per l’abilità con la quale è descritta la natura sotto un’angolatura ostile , selvaggia, inusuale nella letteratura giapponese, e che si riscontra anche nei romanzi che quest’autore dedica alle usanze dei contadini di Hokkaidô. Se Kabayashi resta per il suo martirio – fu torturato a morte dalla polizia nel 1933 – e per il suo talento, la principale figura del movimento proletario, sarebbe ingiusto dimenticare completamente i suoi compagni. In effetti la descrizione che Hayama Yoshiki (1894-1945) fa della vita, a bordo di una nave da carico in ‘Umi ni ikuru hitobito’ (“”Quelli che vivono a mare””, 1926), e la descrizione di un grande sciopero industriale realizzata da Tokunaga Sunao in ‘Taiyô no nai machi’ (“”Il quartiere senza sole””, 1929), così come i racconti anti-militaristi di Kuroshima Denji (1898-1943), basati sulla sua vita di recluta in Siberia, meritano anch’essi un posto nella storia della letteratura di quest’epoca.”” (pag 102-103)”,”JAPx-077″
“PIGNAGNOLI Wilson”,”Reggio: Bandiera Rossa, 1921-1961. Quarant’anni di storia del PCI a Reggio Emilia.”,”””La sostanza dello scandalistico intervento di Waldo Magnani che, dopo la relazione ufficiale come segretario della federazione, aveva preso la parola “”come semplice compagno””, sta tutta nell’ ultima frase di un ordine del giorno che propose al Congresso. Quella frase dice che i comunisti “”pur convinti che i principi della loro dottrina non porteranno ad una aggressione da parte dell’ URSS, essi sono per la difesa del territorio nazionale contro un esercito che, da qualsiasi parte, non essendo attaccata l’ Italia, varcasse la frontiera e invadesse il Paese…””. La dichiarazione personale di Waldo Magnani; dato l’ enorme prestigio che egli si era conquistato presso tutti i compagni di Reggio, lasciò per un momento sconcertati i congressisti, producendo un senso di smarrimento generale. Si levò allora Nello Lusoli di Carpineti il quale, pur senza aver ben capito la posizione ideologica del Magnani, dissentì dalla sua tesi e riaffermò la sua fedeltà allo stalinismo e all’ Unione Sovietica. La discussione, dalla sede congressuale venne portata in federazione, e il giorno seguente furono studiate subito misure drastiche contro il Magnani. *** Waldo Magnani lasciò Reggio Emilia e si recò a Roma. Nella capitale il 23 gennaio 1951 Waldo Magnani si incontrò con la medaglia d’oro al valore militare per meriti conseguiti nella Resistenza, l’ onorevole Aldo Cucchi di Bologna, pure appartenente al PCI, che da tempo si trovava sulle stesse posizioni ideologiche di critica di Waldo Magnani. Insieme, i due parlamentari decisero di dimettersi dal PCI. Ma la direzione del Partito comunista di via delle Botteghe Oscura numero 4, al corrente di tutta la faccenda, stava cercando in tutti i modi di imbrigliare i ribelli e di attutire lo scandalo politico””. (pag 137-138) “”Magnani e Cucchi, che avevano fatto di tutto per evitare di incontrarsi con i caporioni di via Botteghe Oscure, non andarono all’ appuntamento di Secchia, ma alle ore 10 dello stesso venerdì 26 presentarono le dimissioni dalla Camera a Montecitorio. “”Ci recammo””, scrive Aldo Cucchi, “”alla stazione per prendere il treno in partenza per Milano alle 11.30 e fummo fermati sulla banchina dall’ onorevole Ciufoli, abitualmente residente a Praga, e dal Segretario di Secchia, Seniga; ci invitarono ad andare da Secchia e rifiutammo; solo quando la discussione divenne accesa, intervenne Maramotti e gli importuni si allontanarono””””. (pag 138) “”…il comitato federale decide unanimemente di respingere le dimissioni del Magnani e di espellerlo dal partito come volgare traditore””. (pag 140) “”coloro che hanno rassegnato le dimissioni in quel periodo pare non superino i duecento”” (pag 140) Togliatti lo definiva “”un pidocchio nella criniera di quel nobile destriero che è il Partito comunista””. (pag 140)”,”PCIx-146″
“PIGNATARO Luciano”,”Dopo la rivoluzione culturale; la svolta cinese (1976-1980). Per una ricostruzione dei fatti e del dibattito.”,”Questa è la prima ricostruzione sistematica degli avvenimenti accaduti in Cina tra il 1976 ed il 1980, anni che vedono la scomparsa di Mao Zedong, la sconfitta dell’ultrasinistra e la fine della rivoluzione culturale, nonchè l’affermarsi di nuove concezioni politiche ed economiche alla guida del paese dopo la fase intermedia gestita da Hua Guofeng.”,”CINx-005-FL”
“PIGNATELLI Luigi, a cura di Francesca DI-STRONGOLI”,”Il secondo regno. I prigionieri italiani nell’ultimo conflitto.”,”Luigi Pignatelli della Leonessa nacque a Napoli nel luglio 1904. Dopo essersi distinto per la sua collaborazione a importanti quotidiani con articoli di terza pagina, resse la direzione Affari Civili del governo dell’Eritrea dal 1941 al ’42. Aveva già partecipato alla guerra d’Abissinia e prese parte al secondo conflitto mondiale in Eritrea, dove, nel febbraio ’42, cadde nella mani degli inglesi, che lo internarono per tre anni nei campi di concentramento in Sudan e in Egitto. Dopo la guerra fu chiamato al Ministero degli Affari Esteri. Continuò a scrivere, fondò e diresse la rivista ‘Quadrivio’. Ha pubblicato i volumi: ‘Africa mia’, ‘Compagni di viaggio’ e ‘La guerra dei sette mesi’. E’ morto nel 1965 mentre stava completando il presente volume.”,”QMIS-234″
“PIGOU Arthur Cecil”,”Socialismo y capitalismo comparados. La “”teoria general”” de Keynes.”,”PIGOU Arthur Cecil (1877-1959) fu professore per varie decadi all’ Università di Cambridge.”,”ECOT-050″
“PIGOU Arthur Cecil”,”Economia del benessere.”,”23″,”ECOT-347″
“PIGOU Arthur Cecil”,”Economia del benessere.”,”Arthur Cecil Pigou è stato un economista inglese, conosciuto per il suo impegno nell’economia del benessere, di cui è considerato uno dei maggiori esponenti. Nascita 18 novembre 1877, Ryde, Regno Unito. Morte 7 marzo 1959. Istruzione Harrow School King’s College Cambridge.”,”ECOT-236-FL”
“PII Eluggero a cura; saggi di Salvo MASTELLONE John G. POCOCK Erasmo LESO Hugo de SCHEPPER Anna Maria STRUMIA Aurelio MUSI Sergio CARUSO Alberto POSTIGLIOLA Marco GEUNA Piero DEL-NEGRO Anna BENEVELLI BRISTOW Anna Maria RAO Luigi COMPAGNA Michel PERONNET Franco BARCIA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Francesca SOFIA Alberto GIL NOVALES Antonio COCO Stefano NUTINI Lea CAMPOS BORALEVI Vittorio CONTI Roberto TUFANO Enzo SCIACCA Aldo NICOSIA Marco FERRARI Maria Teresa PICHETTO Leonardo LA-PUMA Silvio SUPPA Carlo CARINI”,”I linguaggi politici delle rivoluzioni in Europa, XVII-XIX secolo. Atti del convegno, Lecce, 11-13 ottobre 1990.”,”Saggi di Salvo MASTELLONE John G. POCOCK Erasmo LESO Hugo de SCHEPPER Anna Maria STRUMIA Aurelio MUSI Sergio CARUSO Alberto POSTIGLIOLA Marco GEUNA Piero DEL-NEGRO Anna BENEVELLI BRISTOW Anna Maria RAO Luigi COMPAGNA Michel PERONNET Franco BARCIA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Francesca SOFIA Alberto GIL NOVALES Antonio COCO Stefano NUTINI Lea CAMPOS BORALEVI Vittorio CONTI Roberto TUFANO Enzo SCIACCA Aldo NICOSIA Marco FERRARI Maria Teresa PICHETTO Leonardo LA-PUMA Silvio SUPPA Carlo CARINI Contiene il saggio: L’emancipazione politica fra Rousseau e Marx, di Silvio Suppa (pag 457-479)”,”TEOP-417″
“PII Eluggero a cura; saggi di Salvo MASTELLONE John G. POCOCK Erasmo LESO Hugo de SCHEPPER Anna Maria STRUMIA Aurelio MUSI Sergio CARUSO Alberto POSTIGLIOLA Marco GEUNA Piero DEL-NEGRO Anna BENEVELLI BRISTOW Anna Maria RAO Luigi COMPAGNA Michel PERONNET Franco BARCIA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Francesca SOFIA Alberto GIL NOVALES Antonio COCO Stefano NUTINI Lea CAMPOS BORALEVI Vittorio CONTI Roberto TUFANO Enzo SCIACCA Aldo NICOSIA Marco FERRARI Maria Teresa PICHETTO Leonardo LA-PUMA Silvio SUPPA Carlo CARINI”,”I linguaggi politici delle rivoluzioni in Europa, XVII-XIX secolo. Atti del convegno, Lecce, 11-13 ottobre 1990.”,”Saggi di Salvo MASTELLONE John G. POCOCK Erasmo LESO Hugo de SCHEPPER Anna Maria STRUMIA Aurelio MUSI Sergio CARUSO Alberto POSTIGLIOLA Marco GEUNA Piero DEL-NEGRO Anna BENEVELLI BRISTOW Anna Maria RAO Luigi COMPAGNA Michel PERONNET Franco BARCIA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Francesca SOFIA Alberto GIL NOVALES Antonio COCO Stefano NUTINI Lea CAMPOS BORALEVI Vittorio CONTI Roberto TUFANO Enzo SCIACCA Aldo NICOSIA Marco FERRARI Maria Teresa PICHETTO Leonardo LA-PUMA Silvio SUPPA Carlo CARINI Contiene il saggio: L’emancipazione politica fra Rousseau e Marx, di Silvio Suppa (pag 457-479) ‘Soltanto quando l’uomo ha riconosciuto e organizzate le sue ‘forces propres’ come forze ‘sociali’… soltanto allora l’emancipazione umana è compiuta’ “”Né pace ed eguaglianza materiale, insomma, come già risulta evidente in Rousseau, vi è nello Stato politico moderno, ma nemmeno possibilità di contratto, di soluzioni oltre l’egoismo semplice della natura, oltre l’eguagliamento fra natura e privatezza. Insomma Marx sembra quasi approdare, all’indomani dell’emancipazione politica, al punto in cui era giunto Rousseau prima di affidare allo Stato politico la sintesi fra convenzione e civiltà. La risorsa roussoniana della politica, diventa per Marx la definitiva scoperta del dramma di una natura non socievole e di una valenza conflittuale dell’integrazione tra spirito libero della politica, e natura egoistica. In questo senso, il passaggio all’organizzazione della società e dello Stato comporta, sia in Rousseau, sia in Marx, un’importante modificazione: nel primo l’emancipazione politica cancella la natura isolata dell’uomo, o la riduce a ricordo culturale, persino a rimpianto. Ad essa si sostituisce un processo, e insieme una volontà di convivenza regolata, in cui il «negativo» degli interessi della società civile non muore, ma è sede dell’obbligo alla vita attraverso il contratto, infine alla vita grazie ad una tolleranza possibile. Diversa è la prospettiva di Marx. Per Marx l’emancipazione politica rinvia ad una pagina successiva, e per lui definitiva: quella dell’emancipazione umana. Egli la definisce come una fase di riconquista da parte dell’uomo, della qualità sociale delle sue «forze proprie». Utilizzando, non a caso, la medesima espressione di Rousseau, Marx rinvia ad un tempo futuro la vera realizzazione dell’uomo e la sua unità morale. Se l’emancipazione politica si risolve in una scissione fra libertà ed egoismo, il disegno dell’emancipazione umana nasce dalla ricerca di una nuova unità. Essere e coscienza vengono ancora una volta convocati alla verifica delle loro possibilità di incontro in una logica in cui il sentirsi dell’uomo, la sua autorappresentazione, la sua forma di coscienza, si organizza a chiave di lettura della sua stessa storia e del suo esito. In questo senso la coscienza del «cittadino» (uomo nello Stato), appare a Marx una autorizzazione alla scissione, mentre la coscienza del sociale, il senso di una appartenenza comune, ma distinta dalla forma statuale rappresentativa, funge da legittimazione alla ricomposizione: «’Ogni’ emancipazione – afferma Marx – è un ‘ricondurre’ il mondo umano, i rapporti umani all’ ‘uomo stesso’. L’emancipazione politica è la riduzione dell’uomo, da un lato, a membro della società civile, all’individuo ‘egoista indipendente’, dall’altro, al ‘cittadino’, alla persona morale. Solo quando il reale uomo, individuale riassume in sé il cittadino astratto, e come uomo individuale nella sua vita empirica, (…) è divenuto ‘ente generico’, soltanto quando l’uomo ha riconosciuto e organizzato le sue ‘forces propres’ come forze ‘sociali’, e perciò non separa più da sé la forza sociale nella figura della forza ‘politica’, soltanto allora l’emancipazione umana è compiuta» (40).”” (pag 476-477) [dal saggio: ‘L’emancipazione politica fra Rousseau e Marx’, di Silvio Suppa (pag 457-479); (in) ‘I linguaggi politici delle rivoluzioni in Europa, XVII-XIX secolo. Atti del convegno, Lecce, 11-13 ottobre 1990’, a cura di Eluggero Pii, Editore Leo S. Olschki, Firenze, 1992] [(40) K. Marx, ‘Sulla questione ebraica’, cit., p. 182]”,”TEOS-034-FMB”
“PIKE Nelson”,”Mystic Union. An Essay in the Phenomenology of Mysticism.”,”CORREGGERE COLLOCAZIONE ALFANUM SU LIBRO (GIA’ RELC-009-FRR)”,”RELC-010-FRR”
“PIKETTY Thomas”,”Les hauts revenus en France au XX siecle. Inegalité et redistributions, 1901-1998.”,”Nato nel 1971, PIKETTY Thomas è direttore di studi all’ EHESS, Ecole des hautes etudes en sciences sociales di Parigi.”,”FRAE-011″
“PIKETTY Thomas”,”Il capitale nel XXI secolo.”,”Thomas Piketty, professore dell’Ecole des hautes etudes en sciences sociales (EHESS) e dell’Ecole d’economie de Paris, è autore di studi storici e teorici. Ha pubblicato pure: ‘Si può salvare l’Europa?’. L’accento dI Piketty posto nel libro sui patrimoni. “”La prima, urgente domanda è molto semplice: a che cosa serve lo sviluppo dell’industria, a che cosa servono tutte le innovazioni tecniche, tutta quella fatica, tutti quegli esodi, se in capo a mezzo secolo di crescita industriale la situazione delle masse resta sempre così miserabile, e se si è ridotti a proibire il lavoro in fabbrica ai bambini al di sotto degli 8 anni? Il fallimento del sistema economico e politico dominante appare del tutto ovvio. La seconda domanda è altrettanto ovvia: che cosa si può dire dello sviluppo a lungo termine di un tale sistema? Il compito che Marx si propone è appunto quello di dare una risposta. Nel 1848, alla vigilia della Primavera dei popoli, ha già pubblicato il ‘Manifesto del Partito comunista’, testo breve ed efficace che si apre con la famosa frase “”Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo”” (6) e termina con la non meno famosa profezia rivoluzionaria: “”Lo sviluppo della grande industria ha tolto da sotto i piedi della borghesia il terreno stesso sul quale essa ha fissato il proprio sistema di produzione e di appropriazione. E’ la borghesia a produrre innanzitutto i suoi stessi becchini. La caduta della borghesia e la vittoria del proletariato sono parimenti inevitabili””. Marx, nei due decenni successivi, si dedicherà alla stesura del voluminoso trattato che dovrà giustificare la conclusione del ‘Manifesto’ e porre le fondamenta dell’analisi scientifica del capitalismo e del suo crollo. L’opera resterà incompiuta: il Libro I del ‘Capitale’ viene pubblicato nel 1867, ma Marx muore nel 1883 senza aver terminato i due volumi successivi, che verranno pubblicati postumi dall’amico Engels, sulla base dei frammenti manoscritti, a tratti oscuri, che Marx ha lasciato. Come Ricardo, Marx intende incentrare il proprio lavoro sull’analisi delle contraddizioni logiche connaturate al sistema capitalista. Aspira così a distinguersi sia dagli economisti borghesi (che vedono nel mercato un sistema autoregolato, ossia capace di equilibrarsi da solo, senza contraccolpi di rilievo, a somiglianza della “”mano invisibile”” di Smith e della “”legge degli sbocchi”” di Say), e dei socialisti utopisti o proudhoniani, i quali, secondo lui, si limitano a denunciare la miseria operaia, senza tuttavia proporre uno studio veramente scientifico dei processi economici in campo (7). Riassumendo, Marx muove dal modello ricardiano del valore del capitale e del principio di rarità, e spinge molto oltre l’analisi della dinamica del capitale stesso, considerando un mondo in cui il capitale è prima di tutto capitale industriale (macchine, attrezzature ecc.) e non terriero, e può dunque, in teoria, accumularsi illimitatamente. Di fatto la sua conclusione di fondo coincide con quello che possiamo chiamare “”principio di accumulazione infinita””, vale a dire la tendenza inevitabile del capitale ad accumularsi e concentrarsi su scala illimitata, senza un termine naturale, da cui discende la soluzione apocalittica prevista da Marx: o si arriva a un calo tendenziale del tasso di profitto del capitale (il che manda in tilt il motore dell’accumulazione e può portare i capitalisti a sbranarsi a vicenda) o la quota di capitale del reddito nazionale si accresce indefinitamente (il che porterà i lavoratori, a più o meno scadenza, a unirsi e a ribellarsi). In ogni caso, non è ipotizzabile alcuno stabile equilibrio socioeconomico o politico. (…)”” [Thomas Piketty, ‘Il capitale nel XXI secolo’, Milano, 2016] [(6) E prosegue poi così: “”Tutte le potenze della vecchia Europa si sono congiunte in una Santa Alleanza per dare la caccia a questo spettro: papa e zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi””. Il talento letterario e polemico di Karl Marx (1818-1883), filosofo ed economista tedesco, spiega sicuramente, almeno in parte, la sua immensa influenza; (7) Marx ha pubblicato nel 1847 ‘Miseria della filosofia’, libro nel quale ironizza sulla ‘Filosofia della miseria’ pubblicata alcuni anni prima da Proudhon] (pag 22-23)”,”ECOT-307″
“PIKETTY Thomas”,”Una breve storia dell’uguaglianza.”,”Thomas Piketty, professore dell’Ecole des Hautes Etudes en Science Sociales (EHESS) e dell’Ecole d’Economie de Paris, dove è anche codirettore del World Inequality Lab (WIL), è autore di numerosi studi storici e teorici, che gli hanno fatto meritare nel 2013 il premio Y. Janhsson, assegnato dalal European Economic Association. Scrive per Libération e Le Monde. “”Il colonialismo post-schiavitù e la questione del lavoro forzato. Oltre al problema della schiavitù e delle compensazioni finanziarie ai proprietari, resta da affrontare quello dell’insieme dell’eredità coloniale. In generale, in base alla raccolta delle fonti disponibili sulla ripartizione delle ricchezze, risulta che le società schiaviste e coloniali figurano tra le più disegali della storia (cfr. grafico 12). L’apice storico è raggiunto dalle isole degli schiavi come Santo Domingo alla vigilia della Rivoluzione francese. Stando al conteggio delle piantagioni e alle fonti d’archivio di cui disponiamo, i proprietari, i coloni, i meticci e i liberi di coloro (il 10% della popolazione) possedevano circa l’80% della produzione, mentre l’alimentazione e il vestiario forniti agli schiavi (il 90% della popolazione) ne assorbivano appena il 20% (16). In teoria, potremmo immaginare per il futuro società ipertecnologiche capaci di produrre un livello di disuguaglianza ancora più estremo: l’abbondanza materiale contribuisce per principio a ricavi più forti, anche nel caso in cui la classe di tecnomiliardari al potere in queste ipotetiche società del futuro non riesca a sviluppare appieno strumenti adeguati sia in termini di repressione sia in termini di persuasione. Ma, al momento, una situazione del genere non si è ancora materializzata, per cui le isole degli schiavi del 1780-1790 continuano a detenere il primato della disuguaglianza nell’intera storia universale (17)”” (pag 137-139) [(16) Dell’80% della produzione detenuta dai proprietari, coloni, meticci e liberi di colore, l’equivalente del 55% veniva esportato a vantaggio dei proprietari (meno dell’1% della popolazione) per finanziare profitti e consumi nella madrepatria e nelle altre colonie, e il 25% veniva accumulato o consumato sul posto. Cfr. Piketty, ‘Capitale e ideologia’, cit., pp. 254-256; (17) Torna qui in primo piano la distinzione tra ripartizione della proprietà e ripartizione dei redditi (cfr. capitolo 2). La prima può essere molto più estrema, con una quota che arriva al 10% più ricco al quale tocca l’80-90% dei beni, come nella Francia del 1914; la seconda richiede calcoli più complessi (dovuti in parte al vincolo di sussistenza), e comporta un potere di dominio suglia altri ancora più duro]”,”ECOS-030″
“PILBEAM Pamela”,”French Socialists Before Marx. Workers, Women and the Social Question in France.”,”PILBEAM Pamela è professore di storia francese alla French History al Royal Holloway, Università di London. “”Blanqui spese oltre metà della sua vita da adulto in carcere, guadagnandosi il soprannome di “”l’ enfermé””. Fu assorbito completamente dalla sua vita clandestina, e fu costantemente minacciato da spie e agenti del governo. Sempre chiedeva agli amici di distruggere le lettere che mandava loro e tentò di ingerire documenti compromettenti in occasione del suo arresto nel 1836. Si è detto spesso che Blanqui fosse un isolato, ma le sue lettere suggeriscono altro. Può essere stato intransigente e abrasivo, diretto nelle sue violente invettive contro l’ ordine stabilito e assorbito dalla rivoluzione, ma egli non sembra essere stato tanto più isolato di quanto hanno imposto le frequenti condanne alla prigione. Il distacco ideologico ta lui e gli altri socialisti non lo condusse a dibattiti ostili e le sue lettere lo mostrano in grado di cooperare con fourieristi come Charles Dain e anche con Cabet. Ebbe relazioni molto amichevoli con Frederic Desgeorges, l’ editore del Progrès du Pas-de-Calais e sostenitore di Louis Blanc””. (pag 33) “”Louis Blanc fu il solo socialista francese ad entrare nel governo durante il XIX secolo, sebbene egli sia ricordato principalmente come un teorico e pubblicista””. (pag 147)”,”MFRx-209″
“PILI Virginia a cura; Dmitrij Andreevic FURMANOV Lev Semenovic SOSNOVSKIJ Aleksandr Serafimovic SERAFIMOVIC Larisa Michailovna REJSNER”,”I quattro anni che cambiarono il mondo.”,”La prima raccolta italiana dei testi scritti dai corrispondenti di guerra sovietici sul fronte della rivoluzione 1917-1921: dall’insurrezione all’edificazione del primo stato socialista… Profilo biografico degli autori Dmitrij Andreevic FURMANOV Lev Semenovic SOSNOVSKIJ Aleksandr Serafimovic SERAFIMOVIC Larisa Michailovna REJSNER Virginia Pili, nata nel 1980 a Cagliari, vive e lavora a Roma. Cultrice di storia e letteratura sovietica, sta conducendo ricerche sulla rivoluzione russa.”,”RIRO-478″
“PILLEPICH Alain”,”Napoléon et les italiens. République italienne et Royame d’Italie (1802-1814).”,”In apertura: ‘Audite et alteram partem’ (‘Ascoltate anche l’altra parte’, inscrizione sulla facciata del municipio di Gouda, Olanda) Cresciuto in Italia, Inghilterra e Francia, Alain Pillepich ha seguito l’insegnamento di Georges Lefebvre sul periodo rivoluzionario. Dopo una carriera di funzionario internazionale terminato alla corte dell’Aia, si è dedicato, sotto la direzione di Jean Tulard, alal redazione di una tesi di dottorato di Stao su ‘Milan capitale napoléonienne’. Durnte la straordinaria carriera di Napoleone Bonaparte l’Itlia è stata in varie forme e in proporzioni variabili occupata dalle armate francesi.”,”FRAN-004-FSL”
“PILLILINI Giovanni”,”Il giornalismo politico a Venezia nel 1848-49. Serie II, Memorie Vol. LII.”,”Giovanni Pillilini ha insegnato Storia moderna e contemporanea nella Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Venezia Ca’ Foscari. Ultimo capitolo: ‘L’ultimo governo Manin e il giornalismo ossidionale’ (ossidionale è un aggettivo che si riferisce ad un assedio. Ad esempio, macchine ossidionali si riferisce alle macchine usate per vincere gli ostacoli che si opponevano alla conquista di una fortezza. Questo termine è usato solo in poche locuzioni)”,”RISG-140-FSL”
“PILLITTERI Paolo”,”Anna Kuliscioff. Una biografia politica.”,”PILLITTERI Paolo (Milano, 1940) giornalista, è stato deputato ed è docente di storia del cinema presso l’ Istituto di lingue moderne di Milano. Ha pubblicato altri lavori. Anna KULISCIOFF (Crimea 1854, Milano 1925). “”Anna era certamente dotata d’ una forza, coraggio e volontà straordinari. Tanto è vero che Antonio Labriola scrivendo ad Engels espresse la famosa frase: “”A Milano non c’è che un uomo, che viceversa è una donna, la Kuliscioff””. (…) Anna Kuliscioff, la “”signora del socialismo italiano””, era dunque, socialista e femminista, donna impegnata nella politica, compagna, ispiratrice, collaboratrice del grande Filippo Turati, militante della causa dei più deboli, dei più indifesi che, allora, erano appunto le donne””. (pag 134)”,”MITS-246″
“PILLITTERI Paolo”,”Meglio rossi che morti? Le polemiche interne e esterne alla sinistra italiana (1981-1982).”,”Paolo Pillitteri giornalista scrittore editore uomo politico, consigliere e segretario regionale lombardo del Psi, membro del CC. Ha pubblicato tra l’altro ‘Somalia ’81’ (1981).”,”ITAP-002-FFS”
“PILLON Cesare”,”I comunisti nella storia d’ Italia. Volume primo.”,”PCdI. “”Non appena Gramsci ha annunciato la convocazione del terzo Congresso, i “”sinistri”” tirano le fila del loro lavoro sotterraneo ed il 1° giugno 1925 costituiscono un Comitato d’ intesa, nel quale Bordiga ritiene prudente per il momento non figurare, anche se è lui che ha suggerito la manovra. Il Comitato d’ intesa è formato da tre deputati – Onorato Damen, Bruno Fortichiari e Luigi Repossi- dal redattore dell’ Unità Ugo Girone, e infine da Carlo Venegoni, Mario Lanfranchi, Fausto Gullo e Ottorino Perrone””. (pag 246) “”Malgrado la “”nuova carta d’ unità d’ azione”” firmata nel luglio precedente, tra le file socialiste continua a manifestare vivacemente le sue velleità “”autonomiste”” una corrente contraria al fronte unico con il Pcd’I. Più che da Emanuele Modigliani – legato a vecchi schemi riformisti – questa corrente è influenzata da Angelo Tasca, il quale, cittadino francese per naturalizzazione, e redattore di politica estera, con il nome di André Leroux, al Populaire, quotidiano di Leon Blum, è divenuto in seno al socialismo italiano, in virtù della “”doppia tessera””, portavoce della socialdemocrazia francese, cioè della Sfio, di cui ha dovuto, per necessità di cose, farsi membro. La Sfio, infatti, è entrata in contrasto con i comunisti – che pure avevano appoggiato con estremo vigore l’ esperimento del Fronte popolare – sulla questione spagnola: per “”salvare la pace””, i socialdemocratici francesi hanno abbandonato la repubblica spagnola, lasciando che il fascismo internazionale la strangolasse.”” (pag 578)”,”PCIx-174″
“PILLON Cesare”,”I comunisti nella storia d’ Italia. Volume secondo.”,”””Poi man mano che le forze angloamericane si avvicinavano alla capitale, il terrore scatenato da tedeschi e fascisti si è abbattuto con terribile violenza sulle organizzazioni clandestine: Il 27 maggio, in viale XXI aprile, è stato assassinato Eugenio Colorni, redattore capo dell’ Avanti!, uno dei migliori dirigenti del Psiup. Un mese prima, nei pressi del Colosseo, erano stati catturati dalla banda di Pietro Koch alcuni tra i più audaci gappisti romani, Carlo Salinari, Franco Calamandrei, Silvio Serra ed altri, e successivamente Franco Ferri. Il giorno stesso dell’ arresto, con una fuga rocambolesca, Calamandrei era riuscito a svignarsela dalla famigerata pensione Jaccarino, sgattaiolando dalla finestrella del bagno. Salinari, invece, dovette la vita al solo fatto che nessuno dei fascisti s’era accorto di aver messo le mani sul capo dei Gap di Roma.”” (pag 853)”,”PCIx-175″
“PILLON Cesare a cura”,”Pia Carena Leonetti. Una donna del nostro tempo.”,”testi di Alfonso LEONETTI Ignazio SILONE Umberto TERRACINI Battista SANTHIA’ GIovanni GIARDINA Antonio OBERTI Nicola CILLA Camilla RAVERA Elena RAVERA GIovanna COSTANTINI Armida PLATONE Clemente FERRARIO Gastone MANACORDA Oreste MOSCA Valentino GERRATANA Enzo SANTARELLI Jean CHERVALIER Valentine BOIVIN Marie-Thérese GRIMAUD Janine BONAVITA SABENE Paul RAVERA Charles SANTINI Maria CHALENDARD Pierre DE-MONTERA Giuseppe GIANNONI Cesare PILLON Pia CARENA LEONETTI Costanzo COSTANTINI, interventi di Ferruccio PARRI Leonida REPACI GIuseppe ROSSINI Umberto TERRACINI Enzo SANTARELLI”,”PCIx-254″
“PILLON Cesare”,”I Comunisti e il Sindacato.”,”Pillon non è uno storico di professione ma un giornalista (pag IX) Lenin contro la tesi di Trotsky della statizzazione dei sindacati (pag 75-76) Paolo Ravazzoli e il movimento sindacale clandestino durante il fascismo ‘Il nuovo ‘leader’ della Cgl, Paolo Ravazzoli (Lino per il partito, Santini per il sindacato) è uno di quei quadri comunisti che, pur avendo partecipato alla fondazione del Pcd’I, si sono messi in luce come dirigenti solo in un secondo periodo, quandro Gramsci è riuscito a sconfiggere l’egemonia di Bordiga. E’ un tornitore meccanico di 33 anni (è nato a Stradella nel 1894) e possiede una notevole esperienza di lavoro sindacale. A Milano è molto popolare perché è stato uno dei pochi che fin dalla nascita del fascismo abbia cercato di organizzare squadre di proletari armati per opporsi alla violenza squadrista. Proprio per questo, quando nel 1923 Mussolini, arrivato al governo, ha scatenato la polizia alla caccia dei comunisti, è stato costretto a riparare in Francia, ma ne è tornato nel ’24 non appena la situazione glielo ha permesso. L’origine operaia e le avventure di una esistenza movimentata non gli hanno impedito di formarsi una preparazione culturale di insolito rigore e di vasta apertura. (…) I giudici del Tribunale speciale scriveranno infatti di Ravazzoli nell’incartamento del “”processone””: «Individuo intelligente e colto, ha sempre goduto grande ascendente fra i lavoratori, e specialmente in Milano, dove ha svolto tenace opera di propaganda fra gli operai» (36). Ora Ravazzoli è alla direzione del movimento sindacale clandestino, un movimento che per affermarsi deve vincere lo scoramento degli operai traditi dai loro dirigenti, deve trovare un collegamento internazionale per non restare isolato, deve farsi conoscere perché si sappia che i lavoratori italiani non si sono ancora piegati. E tutto questo senza esporre l’organizzazione illegale al pericolo di essere scoperta dalla polizia e distrutta in pochi giorni. E’ un compito estremamente difficile. (…) La Cgl clandestina ha subito durissimi colpi in conseguenza dell’occhiuta attività repressiva della polizia. Tre settimane dopo il convegno del 20 febbraio [1927], il Comitato direttivo milanese della Confederazione è stato arrestato al completo mentre teneva una riunione. Tra i suoi membri, insieme ad un noto organizzatore sindacale comunista, Giovanni Farina, erano due anarco-sindacalisti meridionali molto attivi: Nicola Modugno e Giuseppe Gervasio. Alla riunione dell’Ufficio politico di Parigi, Pietro Tresso (Blasco) ammette che le previsioni erano state troppo ottimistiche: «Al principio si era previsto di arrivare a 80 mila iscritti. Altri compagni avevano previsto 50 mila, il che era esagerato» (43)”” (pag 191-194) [(36) Cfr. Domenico Zucaro, Il processone, Editori Riuniti, Roma, 1961; (43) Dal rapporto di Tresso all’Ufficio politico, Archivo del Pci, citato da Pietro Secchia, ‘L’azione svolta dal Partito comunista in Italia durante il fascismo’, cit.] Biografia. Paolo Ravazzoli (Stradella, 1894 – 27 febbraio 1940) è stato un politico e sindacalista italiano e fu, con Pietro Tresso e Alfonso Leonetti, tra i dissidenti espulsi dal Partito Comunista d’Italia per la loro opposizione alla politica filo-staliniana. Iniziò a lavorare sin da giovane come meccanico e si iscrisse al Partito Socialista Italiano nella corrente di sinistra guidata da Amadeo Bordiga. Quando, da una costola socialista nacque il Partito Comunista d’Italia, Ravazzoli iniziò ad interessarsi di problematiche legate al sindacato entrando a far parte del comitato sindacale del partito. Con l’avvento del fascismo al potere, emigrò prima in Unione Sovietica e successivamente in Francia, a Billancourt; rientrò in Italia nel 1925 e aderì alle posizioni politiche di Antonio Gramsci entrando a far parte l’anno successivo del Comitato centrale e nel Comitato esecutivo del partito. Ravazzoli, il cui nome di battaglia in clandestinità era “”Lino Santini””, fu poi condannato in contumacia e, nonostante fosse attivamente ricercato dalle autorità, non smise di appoggiare l’attività sindacale nelle fabbriche e lavorò con Pietro Tresso, Camilla Ravera, Alfonso Leonetti, Girolamo Li Causi e Ignazio Silone all’organo della Confederazione Generale del Lavoro[1], il foglio clandestino “”Battaglie Sindacali”” che iniziava le sue pubblicazioni clandestine nel 1927. Trasferitosi in Svizzera, criticò, soprattutto dopo l’espulsione dal partito di Angelo Tasca, l’impostazione politica che Palmiro Togliatti stava dando al partito di accentuazione del filo-stalinismo. Nel novembre 1929, dette vita all’acceso dibattito riguardo alla “”svolta”” (la tattica del socialfascismo), le sue critiche ebbero l’appoggio di Pietro Tresso, di Francesco Leonetti, di Teresa Recchia, del Comitato Centrale e Mario Bavassano, tutti espulsi nel giugno 1930. Partecipò alla fondazione della Nuova Opposizione Italiana[2], in contatto con Lev Trotsky,[3] da cui si distaccò nel 1934, per entrare nel Partito Socialista Italiano, con l’intento di favorire un processo di radicalizzazione, nell’ambito della politica unitaria del Fronte popolare. Ma le sue speranze subirono un forte colpo, in seguito al patto tedesco-sovietico. In quegli anni, aveva trovato lavoro presso le officine Renault di Parigi dove, a causa di un infortunio, contrasse un’infezione che ne provocò la morte, il 27 febbraio 1940. (wikip) Bibliografia Franco Andreucci e Tommaso Detti, Il movimento operaio italiano: dizionario biografico, 1853-1943, Roma, Editori Riuniti, 1979. Paolo Casciola, Appunti di storia del trotskismo italiano (1930-1945), Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Studi e ricerche, n. 1, maggio 1986.”,”SIND-143″
“PILNIAK Boris”,”L’anno nudo. Romanzo.”,”Titolo originale ‘Goly god’, Izd. Grzhebin, Berlin, Peterburg, Moskva, 1922 ‘Pilniak fu accusato dai sovietici di essere un populista, un nazionalista slavofilo, un formalista, e in seguito la sua attività fu paralizzata. Egli resta. però, come pur lo considerava Voronskij – il maggior critico marxista dell’epoca. Lo scrittore più vero e provocante degli anni rivoluzionari. Pilniak dopo il ’30 fece un viaggio a Parigi, New York, Tokio, ma non volle restare all’estero come avava fatto Zamjatin, perché non si sentiva di vivere fuori dalla Russia. Nel 1937 fu arrestato e scomparve misteriosamente senza processo.’ (dai risvolti di copertina) Il traduttore. Pietro Antonio Zveteremich Pietro Antonio Zveteremich (Colonia, 2 aprile 1922 – Roma, 3 ottobre 1992) è stato un critico letterario, docente e traduttore italiano. È stato un letterato fondamentale nella diffusione della letteratura russa, in particolare quella dell’epoca sovietica. Ebbe un ruolo importante nella pubblicazione de Il dottor Živago, poiché ne consegnò il manoscritto alla Feltrinelli, consigliando vivamente di pubblicarlo, avendolo ricevuto dalla Unione sovietica, azione che provocò un caso diplomatico. Pietro Antonio Zveteremich non fu soltanto uno studioso della letteratura russa, ma anche un intellettuale libero e restio a ogni compromesso. Era vicino a Elio Vittorini negli anni del secondo dopoguerra, partecipò alla redazione del Politecnico, fu iscritto al Partito Comunista per molti anni, mantenendo sempre una posizione critica contro ogni presa di posizione puramente ideologica e contro ogni servilismo nei confronti del PCUS sovietico. Furono frequenti le pressioni su di lui esercitate, in Italia e in Unione Sovietica, per farlo desistere da iniziative editoriali scomode agli apparati. Fu traduttore di opere come Guerra e pace, Anna Karenina, le commedie di Cechov. È stato il primo in occidente a pubblicare una raccolta in traduzione (1967) dei versi di Marina Cvetaeva, tra le voci più alte della poesia mondiale del Novecento, ma soprattutto ci ha fatto conoscere quel filone eversivo, del grottesco, del fantastico che negli ultimi decenni dell’era sovietica era diventato di interesse predominante e alternativo alla letteratura di “”partito””. Zvetermich stesso si rese protagonista negli anni ’70 di questo filone, scrivendo Le notti di Mosca, un romanzo di satira pornopolitica, facendolo passare per un’opera arrivata direttamente dall’Unione Sovietica. In un’università americana adottarono il romanzo addirittura come testo per lo studio della lingua russa. Operò molto anche come storico. Il suo libro “”Il Grande Parvus”” (1988) è una vera e propria rivelazione sulla storia del marxismo e della Rivoluzione russa. Parvus, pseudonimo di Alexander Israel Helphand, è una figura chiave del marxismo teorico russo e soprattutto è l’occulto artefice dell’Ottobre rosso, l’uomo che promosse con i vertici del governo tedesco il ritorno di Lenin in Russia. Un uomo dalle risorse di pensiero straordinarie, che la storiografia sovietica aveva volutamente rimosso e quella occidentale dimenticato. Dal 1972 Zveteremich si dedicò anche all’attività di docenza presso l’Università di Messina per vent’anni, fino alla sua morte. Tutta la sua biblioteca personale venne donata, per sua esplicita volontà alla Facoltà di Magistero. È stato direttore delle riviste “”Rassegna della stampa sovietica”” e “”Rassegna sovietica””. (Wikip)”,”RIRO-391″
“PILNIAK Boris”,”Il Volga si getta nel Caspio.”,”Pilniak (1894-1939?) ebbe molta popolarità in Russia prima e durante il periodo della Nep. Durante l’imperare dello stalinismo cadde in disgrazia e venne deportato in Siberia dove è morto.”,”RUSU-268″
“PILO Rosalino, a cura di Gaetano FALZONE”,”Lettere di Rosalino Pilo. II Serie: Fonti. Vol. LXIII.”,”Rosolino Pilo è stato un patriota italiano, nato a Palermo il 15 luglio 1820 1. Fu uno dei promotori della rivolta palermitana che portò alla rivoluzione indipendentista siciliana del 1848 contro il regime borbonico 1. Quando i liberali si impadronirono della città, tenne il comando delle batterie e delle artiglierie palermitane sino al momento in cui la città fu costretta a capitolare 1. Dopo la repressione e il fallimento dei moti nel maggio 1849, Rosolino Pilo partì esule verso Marsiglia, e poi per Genova. Qui frequentò Giuseppe Mazzini e, grazie all’amicizia con la famiglia Orlando, riallacciò i contatti con gli altri esuli siciliani e conobbe e si innamorò di Rosetta Borlasca 1. Rosolino Pilo morì combattendo per la patria il 21 maggio 1860 a San Martino delle Scale 1. (f. copil)”,”RISG-060-FSL”
“PILSUDSKI Joseph”,”Biboula. Souvenirs d’un revolutionnaire.”,”Altre opere di PILSUDSKI tradotte in francese: -L’Année 1920. Edition complete avec le texte de l’ouvrage de M. TUCHACEVSKIJ: ‘La Marche au delà de la Vistule’ et les notes critiques du Bureau Historique Militaire de Varsovie. PARIS, LA RENAISSANCE DU LIVRE, 1929 -Mes premiers combats. Souvenirs rediges dans la forteresse de Magdebourg. GEBETHNER ET WOLFF. PARIS. 1931 -Du Revolutionnaire au Chef d’Etat. En preparation.”,”POLx-004″
“PILUSO Giandomenico”,”L’arte dei banchieri. Moneta e credito a Milano da Napoleone all’ Unità.”,”Indice. 1. Moneta, credito e sviluppo: un’introduzione 1. L’arte dei banchieri privati: l’esperienza milanese; 2. Cultura, istituzioni, riforme: un’analisi neoistituzionalista. 2. Milano, città di banca e commerci 1. L’economia lombarda: tendenze di lungo periodo; 2. Crescita economica e intermediazione: la piazza di Milano. 3. Le parole e le cose 1. Negozianti e banchieri: per una semantica storica; 2. Il numero dei banchieri; 3. La formazione dei banchieri: ritratti;. 4. Il lavoro di banca: contabilità e corrispondenza; 5. Le origini dei banchieri: i nomi. 6. La città dei banchieri. 4. Il mercato dei crediti: Milano e l’Europa 1. Il mercato della seta e i negozianti banchieri; 2.L’evoluzione dell’economia e i banchieri) 5. Il mercato monetario: arretratezza e riforme 1. Un mercato monetario imperfetto; 2. Lo sconto cambiario e le carte pubbliche; 3. Un “”risconto”” tardivo: la Cassa di Risparmio.”,”E1-BAIT-024″
“PIN Jean-Louis”,”L’ouverture économique de la Chine (1978-1999). Au profit de qui?”,”PIN Jean-Louis maître de conférences in scienze politiche all’Università della Savoia. Dit Divisione internazionale del lavoro”,”CINE-058″
“PINARDI Davide”,”Viaggio a Capri. I dieci giorni che sconvolsero Lenin.”,”Davide PINARDI assistente di storia contemporanea all’ Università Statale di Milano e docente nelle carceri di San Vittore, è autore di tre romanzi e di una raccolta. Ha scritto saggi di storia militare e agraria e collabora a La Repubblica. Crisi esistenziale di Lenin nel 1910. Lettera inedita di Inesse Armand del 10 febbraio 1910 a Georgia Richardson giovane suffragetta (lettera ora in archivio della Hoover Foundation di Boston). “”(…) Per dei motivi che gli sono del tutto oscuri, egli si sentirebbe inseguito da qualcosa di sovrumano e metastorico che mi ha definito più o meno come un “”eterno e infinito nulla””. (pag 12) Lenin, note a matita scritte sui bordi delle pagine 118 e 119 della propria copia personale del Von Kriege di Clausewitz. “”Marx – scrive il Nostro – a volte pare dedurre la vittoria del comunismo dalla logica delle cose, dalle leggi oggettive dello sviluppo materiale della società. Ma se così fosse, la vita umana non avrebbe senso perché serva di un arbitrio (1), sia pure di origine apparentemente non divina, che ha già deciso il destino dell’ umanità. Ugualmente, pure se fosse vero il contrario, vale a dire che la società umana di per sé, oggettivamente, non tende ad alcun traguardo o fine, di nuovo che senso vero avrebbe la vita umana? Essa infatti non sarebbe altro che il livello cosciente ma impotente del banale riprodursi biologico. (…)”” (pag 13) Incontro di Nath ROY e di SUN YAT-SEN con LENIN condotti all’ incontro da BOGDANOV. (pag 38-39) ‘Grigia è la teoria, verdi sono gli alberi di Capri…’ (pag 57)”,”LENS-154″
“PINCINI Luigino”,”Tiberio. Solitudine di un imperatore.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Luigino Pincini insegna Lettere in un liceo classico milanese.”,”STAx-364″
“PINDARO”,”Tutte le opere. Olimpiche – Pitiche – Nemee – Istmiche – Frammenti.”,”””Siamo di un giorno. Uno, che è? Nessuno, che è? Sogno d’un’ombra è l’uomo. (…)”” (pag 303)”,”VARx-068-FL”
“PINDER J. PRYCE R.”,”L’Europa oltre il Mercato Comune.”,”Fondo Davoli Europa federale a difesa unica (sistema di difesa europeo) come contrappeso alla Russia (pag 131) Moneta unica. “”Un passo cruciale nella sfera monetaria internazionale potrebbe essere la creazione di un’unità di riserva europea che potrebbe essere chiamata l'””Europa””. Essa potrebbe diventare una moneta di riserva con degli interessi fissi, che un’Europa federale potrebbe offrire, se si dimostrasse inadeguata l’emissione dei DSP. Ciò potrebbe accadere se gli americani, registrando dei saldi attivi, bloccassero la emissione di DSP o, più probabilmente, se i detentori di dolalri se ne volessero sbarazzare assorbendo le disponibilità di DSP, sufficienti soltanto a coprire l’incremento annuale degli scambi. Non dovrebbe essere difficile, inoltre, ai detentori di “”Europa””, l’accesso ai mercati europei dei capitali a breve e a lungo termine, compreso il mercato di Londra, nel qual caso vi sarebbe un’alternativa del tutto valida al dollaro”” (pag 97)”,”EURE-089″
“PINFERI Ugo”,”Guida ai luoghi di Marx & Engels. Algeria, Austria, Belgio, Canada, Cecoslovacchia, Cuba, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Irlanda, Italia, Monaco, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Ungheria, Unione Sovietica.”,”””Gand: nel 1847 Marx partecipa ad un’ assemblea di oltre tremila persone per la fondazione di una sezione dell’ Association démocratique””. (pag 5)”,”MAES-059″
“PINGAUD Denis”,”La gauche de la gauche. Contre-enquête.”,”PINGAUD è D dello sviluppo a Medicins sans frontieres.”,”FRAP-042″
“PINGAUD Denis”,”Les taupes et les éléphants. L’ extrême gauche veut-elle faire perdre la gauche?”,”PINGAUD Denis si è imposto come un esperto della sinistra. Ha scritto ‘La Gauche de la gauche’ (2000), ‘La longue marche de José Bové’ (2002) e ‘L’ impossible défaite’ (2002). “”Il PC non ha rinunciato a una strategia di unità con il PS. I mandati elettorali ‘obligent’. L’ affare segue però il suo corso. Qualche tempo dopo, in una pizzeria vicino al Consiglio di Stato, si ritrovano Yves Salesse, Martine Billard, rappresentanti la sinistra dei Verdi, Roger Martelli e Pierre Zarka, che portano la cautela dell’ ala più aperta della direzione del PC. Questa volta, si gettano le basi di un appello pubblico, che non vedrà la luce, tuttavia, che dopo i diversi congressi di formazione della sinistra””. (pag 151)”,”FRAP-083″
“PINI Massimo”,”L’assalto al cielo. Le avventure dell’illusione rivoluzionaria.”,”Massimo Pini è nato nel 1937. Nel 1957 ha fondato la casa editrice SugarCo. Nel 1975-76 e dal 1980 al 1986 è stato consigliere di amministrazione della Rai. Dal 1986 è membro del comimtato di presidenza dell’ Iri. Ha fatto parte dell’Assemblea nazionale del Partito socialista. Ha pubblicato romanzi e pamphlet. E’ autore di una biografia-intervista di Leo Valiani (‘Sessant’anni di avventure e battaglie’).”,”ITAC-147″
“PINI Antonio Ivan”,”La popolazione di Imola e del suo territorio nel XIII e XIV secolo.”,”Città dell’Emilia, nella provincia di Bologna. Posta nella pianura, alla sinistra del Santerno, a 47 m. sul mare, dista 33 km. a ESE. da Bologna. Ha forma rettangolare, con la Via Emilia che la taglia in due parti pressoché uguali e con strade parallele ai lati del rettangolo, sì che ne risultare una rete stradale, regolare. Ai lati della Via Emilia sono sorti i principali monumenti: la rocca, il Duomo e il Palazzo Sforza a S., altri palazzi e chiese a N. Intorno si è venuta a costituire l’Imola nuova: essa si è estesa di più sul lato N., fra la vecchia città e la ferrovia. Il centro cittadino contava 19.581 ab. nel 1931 (15.497 nel 1921). Il comune di Imola (204,94 kmq.) si estende anche sulle prime colline; nel 1931 contava 40.030 ab., dei quali 19.581 nel centro cittadino, gli altri in piccoli agglomerati e (circa il 42% della popolazione totale) in case sparse. Da 14.986 ab., nel 1812, è salito a 27.012 ab. nel 1861; nel 1921 ne contava 37.293. Comune prevalentemente agricolo, ha anche alcune industrie (quelle dei mobili, delle ceramiche, del libro). Imola è stazione della linea ferroviaria Bologna-Rimini; una tramvia a vapore la unisce a Bologna e un’altra a Fontanelice. (treccani) A Imola, città situata nella Regione Emilia-Romagna e appartenente alla Città metropolitana di Bologna, la popolazione residente è di 69.298 abitanti. Di questi, 33.646 sono uomini e 36.290 sono donne, con una densità di 341,12 abitanti per chilometro quadrato. (copil.)”,”DEMx-004-FSD”
“PINI Giorgio”,”Vita di Umberto Cagni.”,”‘Nel momento politico critico, Cagni, si mantenne sereno, attivo, fiducioso nel fascismo e nel suo capo (Mussolini)’ (pag 441) ‘Umberto Cagni, conte di Bu Meliana, nacque ad Asti il 24 febbraio 1863 e morì a Genova il 22 aprile 1932. Fu un ammiraglio, esploratore e senatore del Regno d’Italia 1. Dopo aver studiato alla Scuola di marina di Napoli e all’Accademia navale di Livorno, iniziò la sua carriera militare nella Regia Marina nel 1881. Partecipò a diverse spedizioni, tra cui quella al Polo Nord nel 1899, organizzata dal duca degli Abruzzi, durante la quale raggiunse la latitudine più alta mai toccata fino a quel momento: 86° 41’. Nel 1911, durante la guerra italo-turca, guidò lo sbarco a Tripoli e contribuì alla conquista della città. Durante la Prima guerra mondiale comandò la divisione incrociatori a Brindisi e successivamente la base navale della Spezia 1. Nel 1918 fu nominato comandante delle forze navali destinate a Pola, imponendo la consegna della flotta austro-ungarica. Dopo il congedo nel 1923, ricoprì il ruolo di presidente del Consiglio Superiore di Marina e commissario del porto di Genova. Fu insignito di numerose onorificenze, tra cui la medaglia d’oro al valor militare 3. (f. copil.) Umberto Cagni, noto per la sua carriera militare e le esplorazioni, non è generalmente ricordato come un protagonista politico del fascismo. Tuttavia, secondo la biografia scritta da Giorgio Pini, Cagni mantenne un atteggiamento fiducioso nei confronti del regime e di Mussolini. Pini stesso fu un giornalista e politico molto vicino al fascismo, collaborando direttamente con Mussolini e dirigendo diversi giornali di propaganda 2. (copil.)”,”BIOx-004-FFS”
“PINKARD Terry”,”German Philosophy 1760-1860. The Legacy of Idealism.”,”Terry Pinkard is Professor of Philosophy and German at Northwestern University.”,”FILx-124-FL”
“PINKER Steven”,”Tabula rasa. Perché non è vero che gli uomini nascono tutti uguali.”,”PINKER Steven è docente di psicologia e direttore del Centro di neuroscienza cognitiva al Mit. Ha scritto pure ‘L’istinto del linguaggio’ e ‘Come funziona la mente’. “”Gould non è un dottrinario come Rose e Lewontin, ma anch’egli fa uso del pronome di prima persona plurale come se in qualche modo potesse confutare l’importanza dei geni e dell’evoluzione nelle vicende umane. “”Quale…sceglieremo?… prendiamo questa posizione… Possiamo agire altrimenti””. Anch’egli, inoltre, cita il “”meraviglioso aforisma”” marxiano sugli uomini che fanno la propria storia e ritiene dimostrata da Marx la fondatezza del concetto di libero arbitrio: “”Marx aveva una visione assai più sottile della maggior parte dei suoi contemporanei sulle differenze fra storia umana e storia naturale. Egli comprendeva come l’evoluzione della coscienza, e il conseguente sviluppo dell’organizzazione sociale ed economica, avesse introdotto elementi di differenza e volizione che definiamo in genere “”libero arbitrio””””. (pag 160-161)”,”SCIx-335″
“PINKER Steven”,”The Language Instinct. The New Science of Language and Mind.”,”Steven Pinker è nato a Montreal, Canada. Ha studiato psicologia sperimenale alla McGill University e alla Harvard University. Ha insegnato ad Harverd, Stanford e al Massachusetts Institute of Tecnology (MIT). Attualmente (1994) è Professore presso il Department of Brain and Cognitive Sciences al MIT. “”Darwin himself expressed the key insight: «The formation of different languages and of distinct species, and the proofs that both have been developed through a gradual process, are curiously parallel… We find in distinct languages striking homologies due to community of descent, and analogies due to a similar process of formation… Languages, like organic beings, can be classed in groups under groups, and they can be classed either naturally, according to descent, or artificially by other characters. Dominant languages and dialects spread widely, and lead to the gradual extinction and dialects spread widely, and lead to the gradual extinction of other tongues. A language, like a species, when extinct, never… reappears». That is, English is similar though not identical to German for the same reason that foxes are similar though not identical to wolves: English and German are modifications of a common ancestor language spoken in the past, and foxes and wolves are modifications of a common ancestor species that lived in the past. Indeed, Darwin claimed to have taken some of his ideas about biological evolution from the linguistics of his time, which we will encounter later in this chapter. Differences among languages, like differences among species, are the effects of three processes acting over long spans of time. One process is variation – mutation, in the case of species; linguistic innovation, in the case of languages. The second is heredity, so that descendants resemble their progenitors in these variations – genetic inheritance, in the case of species, the ability to learn, in the case of languages. The third is isolation – by geography, breeding season, or reproductive anatomy, in the case of species; by migration or social barriers, in the case of languages. In both cases, isolated populations accumulate separate sets of variations and hence diverge over time. To understand why there is more than one language, the, we must understand the effects of innovation, learning; and migration”” (pag 241-242) “”Lo stesso Darwin ha espresso l’intuizione chiave: “”La formazione di lingue diverse e di specie distinte, e le prove che entrambe sono state sviluppate attraverso un processo graduale, sono curiosamente parallele … Troviamo in lingue diverse omologie che colpiscono dovute alla comunità di discendenza e analogie dovute a un simile processo di formazione … Le lingue, come gli esseri organici, possono essere classificate in gruppi sotto gruppi, e possono essere classificate in modo naturale, secondo la discendenza, o artificialmente da altri caratteri. Linguaggi dominanti e dialetti largamente diffusi conducono alla progressiva estinzione di altre lingue.Un linguaggio, come una specie, quando è estinto, non riappare mai …. Ecco, l’inglese è simile anche se non identico al Tedesco per la stessa ragione per cui le volpi sono simili anche se non identiche ai lupi: inglese e tedesco sono modifiche di una lingua antenata comune parlata in passato, e volpi e lupi sono modifiche di una specie di antenato comune che ha vissuto nel passato. In effetti, Darwin affermò di aver preso alcune delle sue idee sull’evoluzione biologica dalla linguistica del suo tempo, cosa che incontreremo più avanti in questo capitolo. Le differenze tra le lingue, come le differenze tra le specie, sono gli effetti di tre processi che agiscono su lunghi periodi di tempo. Primo: un processo è variazione – mutazione, nel caso di specie; innovazione linguistica, nel caso delle lingue. Secondo: è l’ereditarietà, in modo che i discendenti assomiglino i loro progenitori in queste variazioni: l’eredità genetica, nel caso delle specie, la capacità di apprendere, nel caso delle lingue. Terzo: è l’isolamento – per geografia, stagione riproduttiva o anatomia riproduttiva, nel caso delle specie; per migrazioni o barriere sociali, nel caso delle lingue. In entrambi i casi, le popolazioni isolate accumulano insiemi separati di variazioni e quindi divergono nel tempo. Per capire perché ci sono più lingue, dobbiamo comprendere gli effetti dell’innovazione, dell’apprendimento; e migrazione “””,”SCIx-476″
“PINKNEY David H.”,”The French Revolution of 1830.”,”PINKNEY David H. Professore di storia all’Università di Washington (1972). “”The crowd in 1830 – like the crowds in the Revolution of 1789 – was not made up of the desperately poor and the dispossessed, nor did the substantial middle class of business, the professions, and public office have more than a small part in it. Among the 211 dead on the surviving list of the Commission des Récompenses nationales and the 1327 wounded and other combatants who received compensations from the commission, fewer than 300 were laborers and servants, and but 85 came from the professions. Fifty-four were shopkeepers. Nearly 1000 were artisans and skilled workers: 126 carpenters, joiners, and cabinetmakers 118 stonemasons, 94 shoemakers, 57 locksmiths, 31 jewelry-makers, 28 printers, and 27 tailors (2). The numerical prominence pf some of these occupations in the crowd merely reflected their large numbers in the population of the city. No occupational census exists for 1830, but a record of the occupations of persons who died in Paris in 1831 and the Chamber of Commerce’s industrial census in 1846 give some clue the occupational structure of the city’s population. The percentage of printers, shoemakers, jewelrymakers, and tailors among the adult combatants is approximately the same in each case as their percentage in the adult, employed, male population”” (pag 251-252-253)”,”FRAD-117″
“PINKNEY David H.”,”La Révolution de 1830 en France.”,”David H.Pinkney, professore di storia all’Università di Washington (1972). “”La folla del 1830 – come quella della Rivoluzione del 1789 – non era composta da persone disperatamente povere e diseredate, né proveniva dalla consistente classe media degli affari, delle professioni e delle cariche pubbliche. Dei 211 morti riportati nell’elenco superstite della Commission des Récompenses nationales e dei 1.327 feriti e altri combattenti che ricevettero risarcimenti dalla commissione, meno di 300 erano operai e servitori, mentre solo 85 provenivano dai liberi professionisti. Cinquantaquattro erano commercianti. Quasi 1000 erano artigiani e lavoratori qualificati: 126 falegnami, falegnami ed ebanisti, 118 scalpellini, 94 calzolai, 57 fabbri, 31 gioiellieri, 28 tipografi e 27 sarti (2). L’importanza numerica di alcune di queste occupazioni rifletteva semplicemente il loro gran numero nella popolazione della città. Non esiste alcun censimento occupazionale per il 1830, ma un registro delle occupazioni delle persone che morirono a Parigi nel 1831 e il censimento industriale della Camera di commercio nel 1846 danno qualche indizio sulla struttura occupazionale della popolazione della città. La percentuale di tipografi, calzolai, gioiellieri e sarti tra i combattenti adulti è in ogni caso approssimativamente la stessa della loro percentuale nella popolazione maschile adulta, occupata””.”,”FRAD-003-FSD”
“PINKUS T. TUCEK M. a cura”,”BI – Bibliographische Information. Arbeiterbewegung Marxismus – Sozialismus Revolutionäre und Befreiungsbewegung Dritte Welt. Zusammengestellt von Dr. M. Tucek, Schweizerisches Sozialarchiv, Zürich, Theodor Pinkus, Zürich.”,”Il N° 4 si occupa delle riviste internazionali.”,”EMEx-038″
“PINNA Anna Grazia”,”Anna Kuliscioff. La politica e il mito.”,”PINNA Anna Grazia è nata a Nuoro nel 1969 e si è laureata in scienze politiche all’ Università degli Studi di Cagliari. Ha scritto articoli sulla condizione femminile nei paesi islamici. Questo lavoro è la sua tesi di laurea in Storia dei Movimenti e dei Partiti Politici. Fondazione Anna Kuliscioff, fondatore GIulio Polotti, Consiglio amministrazione: Walter GALBUSERA (Presidente), Marina CATTANEO (vicepresidente), Maurizio ANTONIOLI, Furio BIAGINI, Davide CORTESE, Adelmo GRIMALDI, Massimo PINI, Anna SANCHIONI, Carlo TOGNOLI Denuncia l’ opportunismo e l’ incapacità riformista del partito socialista: “”La fiducia della Kuliscioff nella svolta riformista è, tuttavia, di breve durata. Si scontra quasi subito con la strisciante opposizione delle forze liberali in parlamento, che tendono ad annacquare ogni proposta realmente innovativa, e con il comportamento degli stessi socialisti che si adagiano su posizioni di mero opportunismo politico. Nei primi mesi del 1903 attacca duramente i compagni di partito, per non essersi opposti alla deliberazione dei nuovi stanziamenti per l’ esercito, dimostrando così la loro incapacità di opporsi ad una gestione di potere legata a schemi tradizionali.”” (pag 96) Governo Giolitti. “”Quella che fondalmentalmente suggerisce ai suoi compagni, è una strategia di “”grandi riforme”” capace di raccogliere il più ampio consenso possibile a livello di massa, e di introdurre contemporaneamente degli elementi di disgregazione all’ interno dell’ equilibrio di poteri del sistema giolittiano””. (pag 97)”,”MITS-238″
“PINNA Mario”,”La popolazione italiana.”,”””Dell’ afflusso di un gran numero di meridionali verso le aree industriali del Piemonte e della Lombardia abbiamo già fatto cenno nel precedente capitolo. Precisiamo qui che questa immigrazione pur tanto cospicua, non è tuttavia superiore a un terzo della somma complessiva delle varie correnti migratorie che affluiscono nelle zone economicamente più sviluppate dell’ Italia settentrionale. Infatti nelle grandi città, come Milano, Torino e Genova, arrivano numerosi immigrati dalle campagne vicine, dalle aree depresse della stessa regione e dalle regioni della stessa Italia settentrionale: in particolar modo dal Veneto e dal Friuli, zone di tradizionale emigrazione.”” (pag 69-70)”,”DEMx-046″
“PINNA Carla”,”New Age Old System.”,”Carla Pinna (Roma, 1960) è tra i fondatori di Prospettiva Edizioni.”,”TEOS-127-FL”
“PINOTTI Ferruccio, in collaborazione con Giovanni VIAFORA”,”La lobby di Dio. Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere.”,”Pinotti, giornalista e scrittore, ha scritto ‘Poteri forti’ sulla morte di Calvi e ‘Opus dei segreti’ , ‘Fratelli d’Italia’ sulla massoneria, e ‘Colletti sporchi’ su mafia e soldi, ‘L’unto del signore’ sulla fortuna di Berlusconi e gli appoggi del Vaticano.”,”RELC-268″
“PINOTTI Ferruccio, con un saggio di Sergio NOTO”,”Finanza cattolica.”,”Ferruccio Pinotti, giornalista e scrittore, è autore di libri tra i quali ‘Opus Dei segreta’ (Bur, 2006), ‘Fratelli d’Italia’ (inchiesta sulla massoneria) (Bur, 2007), ‘Colletti sporchi’, con Luca Tescaroli, Bur 2008) su mafia e soldi, ‘L’unto del signore’ sulle origini della fortuna di Berlusconi e gli appoggi in Vaticano (con Udo Gümpel, Bur 2009), ‘La lobby di Dio’ (Chiarelettere, 2010) e ‘Wojtyla segreto’ con Giacomo Galeazzi, Chiarelettere 2011).”,”ECOG-053″
“PINTER Harold, a cura di Patricia HERN”,”The Caretaker.”,”Caretaker: il custode, guardiano, bidello, portiere, portinaio”,”VARx-406″
“PINTO Paolo”,”Carlo Alberto, il Savoia amletico.”,”Paolo Pinto è nato nel 1943 a Roma dove vive, giornalista professionista, è responsabile delle pagine culturali del quotidiano ‘Il Popolo’. Ha pubblicato I giorni del tormento sulla prigionia e la morte di Aldo Moro.”,”ITAB-008-FV”
“PINTO Paolo”,”Carlo Alberto, il Savoia amletico.”,”Paolo Pinto è nato nel 1943 a Roma dove vive, giornalista professionista, è responsabile delle pagine culturali del quotidiano ‘Il Popolo’. Ha pubblicato I giorni del tormento sulla prigionia e la morte di Aldo Moro. “”Carlo Alberto usciva molto bene dalla guerra di Spagna, e poteva con malcelato orgoglio dire al Favarges: «Spero che questa volta il re sarà contento di me». E i Favarges, nel riferirlo a Torino, aggiungeva di suo «Decisione, coraggio, sangue freddo, bontà, niente gli ha fatto difetto; i soldati, gli ufficiali, i generali, tutti sono d’accordo sulla sua condotta e ne sono entusiasti»”” (pag 134)”,”BIOx-002-FMP”
“PINTO Michelangelo, a cura di Elena VECCHI-PINTO”,”Da Roma a Torino per la Confederazione italiana. II Serie: Fonti. Vol. LXXIII.”,”Michelangelo Pinto Michelangelo Pinto è stato un patriota, letterato e diplomatico italiano nato a Roma il 15 gennaio 1818 1. Di spirito liberale e contrario a Pio IX, fra il 1847 e il 1849 fondò e diresse a Roma, successivamente, l’Italico, l’Epoca e l’umoristico Don Pirlone 2. Poi si rifugiò a Torino, e dal governo sardo ebbe vari incarichi politici in Francia, Svizzera, Germania e Gran Bretagna 2. (copil)”,”RISG-069-FSL”
“PINTOR Luigi”,”Servabo. Memoria di fine secolo.”,”””I libri più utili sono quelli dove i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ciò che appare loro debole””. Voltaire (in apertura) PINTOR Luigi nato nel 1925 a Roma, ma di origine sarda, ha lavorato all’ Unità dal 1946 al 1965. Radiato dal PCI nel 1969, ha dato vita al Manifesto il quotidiano sul quale scrive dal 1971. Deputato del PCI dal 1968 al 1972 è stato rieletto alla Camera nel 1987 come indipendente. “”Scese finalmente un carceriere a dirci di avere appena ucciso per strada un nostro amico e che noi saremmo stati fucilati l’ indomani. La notizia dell’ esecuzione si seppe in città e noi fummo pianti per morti. Una mia sorella pregò per me con un futuro papa. Noi ci sentimmo invece curiosamente sollevati, perché non saremmo finiti in mani tedesche. L’ idea di dover affronare una tortura scientifica ci spaventava più di ogni altra cosa. La morte, a quell’ età, è invece molto difficile da percepire. Non riuscivamo a immaginarci bendati in un cortile di caserma o legati a una sedia in un prato di periferia o colpiti alla nuca in una cava. Per tutta la notte parlammo d’ altro e di nulla.”” (pag 44)”,”PCIx-233″
“PINTOR Giaime, scritti raccolti a cura di Valentino GERRATANA”,”Il sangue d’Europa (1939-1943).”,”Giaime Pintor è morto a 24 anni in uno dei primi episodi di guerra partigiana. Giaime Pintor partecipa ai Littoriali della cultura (Venezia, 1938) presidente della giuria Marinetti (pag 38) Contiene: ‘L’esempio di Pisacane’ prefazione al Saggio sulla Rivoluzione, Torino, Einaudi, 1942 (pag 173-177) “”Alla falsa e pericolosa richiesta di un “”nuovo romanticismo”” Giaime [Pintor] opponeva (…) la necessità di un “”nuovo illuminismo””, in cui “”l’onestà dei propositi”” fosse sorretta dalla “”chiarezza delle idee”” (1), e che fosse in tal modo strumento adeguato delle nuove esigenze rivoluzionarie di liberazione. (Nelle polemiche allora frequenti sul concetto di «libertà» egli si domandava, discutendo con gli amici, se a tale concetto non convenisse sostituire, per evitare gli equivoci delle mistificazioni idealistiche, quello più preciso di «liberazione»). Un orientamento culturale, così preciso, anche se non ancora sostenuto da un particolare rigore ideologico, non poteva non condurre a precise conseguenze nell’analisi dell’esperienza quotidiana, come in ogni campo di ricerca. Così, contemporaneamente alla revisione a cui continua a sottoporre la cultura tedesca, sente ora il bisogno di approfondire le indagini nel campo della storia italiana dell’ultimo secolo per vedere quanto ancora di valido e di utile dovesse riconoscersi nell’eredità della nostra tradizione risorgimentale. E’ in questa ricerca che incontra Carlo Pisacane e lo riscopre per la nostra generazione, cui quel nome non suscitava (come egli notava all’inizio della sua prefazione al ‘Saggio sulla Rivoluzione’), «altro ricordo che quello scolastico e vago dell’impresa di Sapri» (gli studi di Rosselli e di altri non erano conosciuti allora che tra cerchie ristrette di iniziati o di specialisti). Il ‘Saggio sulla Rivoluzione’ di Pisacane fu pubblicato nel 1942 dalla Casa Einaudi, della quale Giaime era diventato, da quando risiedeva a Torino, uno dei più attivi consulenti e collaboratori. In quel periodo, mentre le edizioni Laterza mantenevano la continuità della nostra vecchia tradizione umanistica e liberale, l’esigenza di un allargamento degli orizzonti culturali veniva alimentata, con un netto orientamento di polemica antifascista, dalla coraggiosa e spregiudicata attività editoriale della Casa Einaudi. E sebbene la difesa più efficace della cultura antifascista fosse allora nell’ignoranza generale del regime, pure non mancarono le richieste, da parte degli intellettuali fascisti più intransigenti, di intervento del braccio secolare, richieste che Giaime, cose si è ricordato, contribuì a rintuzzare (2). La pubblicazione del Pisacane fu in quel periodo uno dei più importanti contributi alla cultura antifascista della nostra generazione, che ancora per qualche anno del resto doveva soffrire delle enormi limitazioni e lacune imposte dalle condizioni oggettive. Così ad esempio Marx ed il marxismo erano conosciuti soltanto indirettamente attraverso deformazioni crociane (salvo l’unica e preziosa eccezione delle opere di Antonio Labriola, di cui il Croce stesso curava la ristampa illudendosi di potere in quel modo ammonire i giovani: è inutile che cerchiate per quella strada, con Labriola nacque il marxismo in Italia e con Croce morì). Si deve comunque alle limitazioni del tempo se l’identificazione del materialismo storico con il determinismo economico poteva essere accettata come una proposizione pacifica persino da un giovane coltissimo e attento come Giaime”” (pag 39-40)] [introduzione di Valentino Gerratana, (in) Giaime Pintor, Il sangue d’Europa (1939-1943)’, Torino, 1950] [(1) ‘XVI,’Il nuovo romanticismo’, p. 163; (2) Cfr. la polemica con Coppola, XX, ‘Sul protezionismo della cultura’, pp. 178-180] L’accostamento delle idee di Pisacane a quelle di Marx e Engels “”L’affinità dei motivi svolti nel ‘Saggio sulla Rivoluzione’ e già in alcune pagine di ‘Guerra combattuta’ con i temi fondamentali del marxismo è così evidente che ha procurato a Pisacane il nome di materialista storico e la fama di precursore di Sorel. Tali avvicinamenti possono sorprendere chi è rimasto all’immagine leggermente sfocata dell’eroe di Sapri; tuttavia essi trovano una precisa conferma nel linguaggio politico dello scrittore napoletano. L’affermazione così frequente in Pisacane che le idee derivano dai fatti, e non questi da quelle, corrisponde nella sua sommaria enunciazione al cosiddetto «rovesciamento della dialettica hegeliana» operato da Marx. La subordinazione dei fatti di natura politica a quelli di natura economica, che sarà più tardi il cardine del materialismo storico, ritorna con chiarezza in queste pagine (p. 116: «la ragione economica nella società domina la politica»). Perfino alcuni aspetti strettamente economici del processo storico, come la legge del concentramento dei capitali, sono noti a Pisacane; e il gusto delle formule di battaglia («distruzione di chi usurpa») fa pensare alle formule divulgate più tardi dal marxismo («espropriare gli espropriatori»). Queste affinità di linguaggio hanno indotto gli studiosi a domandarsi se Pisacane avesse letto a Londra il ‘Manifesto dei comunisti’. Dai dati che si posseggono non risulta un contatto diretto fra il nostro esule e il gruppo di emigrati internazionali che faceva capo a Marx e a Engels; comunque quello che preme sottolineare qui non è un problema di scuole, ma il singolare interesse che la polemica sociale di Pisacane ha tuttora nei riguardi del movimento rivoluzionario europeo. A quel movimento egli appartiene per l’intensità e il rigore delle sue convinzioni, ancor più che per lo sviluppo del suo pensiero. Pisacane non fu un grande teorico. I principi che sopra si sono citati e che attraverso il diffondersi del marxismo dovevano diventare la più forte leva rivoluzionaria d’Europa sarebbero rimasti nelle sue opere a uno stadio letterario e probabilmente infecondo. Nelle pagine dei ‘Saggi’ si trovano mescolate a intuizioni felici vecchie e screditate dottrine; e bisogna riconoscere che, se egli aveva raccolto la tradizione del pensiero politico italiano del Settecento, ne aveva anche avuto in eredità costruzioni artificiose e caduche, ora tanto più vuote dopo un secolo di vita”” [Giaime Pintor, ‘Il sangue d’Europa (1939-1943)’, Torino, 1950, scritti raccolti a cura di Valentino Gerratana]”,”ITAR-240″
“PINZANI Carlo”,”Il secolo della paura. Breve storia del Novecento.”,”Carlo PINZANI, a lungo funzionario del Senato della Repubblica e attualmente segretario generale del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) ha al suo attivo diversi volumi e saggi di storia contemporanea. Tra i suoi lavori: ‘Da Roosevelt a Gorbaciov. Storia delle relazioni tra Stati Uniti ed URSS nel mondo bipolare’ e il lungo saggio ‘L’Italia nel mondo bipolare’ compreso nella ‘Storia dell’Italia repubblicana’ edita da Einaudi.”,”RAIx-043″
“PINZANI Carlo”,”Il secolo della paura. Breve storia del Novecento.”,”Carlo Pinzani, a lungo funzionario del Senato della Repubblica e attualmente segretario generale del Consiglio nazionale dell’Economia e del lavoro (CNEL), ha al suo attivo diversi volumi e numerosi saggi di storia contemporanea. Tra i suoi lavori ricordiamo: Da Roosevelt a Gorbaciov. Storia delle relazioni tra Stati Uniti ed Unione Sovietica nel dopoguerra e il lungo saggio L’Italia nel mondo bipolare compreso nella Storia dell’Italia repubblicana edita da Einaudi.”,”RAIx-038-FL”
“PINZANI Carlo”,”Intepretazioni di Yalta e caso polacco.”,”Mito arrendevolezza occidentale (di Roosevelt malato) nei confronti della spregiudicatezza di Stalin (pag 23)”,”RAIx-004-FGB”
“PINZANI Carlo”,”L’8 settembre 1943: Elementi ed ipotesi per un giudizio storico.”,”””La continuità tra l’allontanamento di Mussolini dal potere e la rottura dell’alleanza italo-tedesca fu un elemento di cui i contemporanei più avvertiti ebbero una coscienza abbastanza precisa. Nelle memorie di Bonomi relative a quel periodo è riportato un lucido giudizio di Alcide De Gaperi (11), formulato all’indomani del 25 luglio, in base al quale l’operazione che si era appena compiuta comprendeva un elemento positivo, cioè l’allontanamento del potere di Mussolini e la disgregazione del fascismo come partito, ed uno negativo, consistente nel trarre le conseguenze dell’ormai certa sconfitta militare itailana”” (pag 295-296) [(11) Cfr. I. Bonomi, ‘Diario di un anno (2 giugno 1943 – 10 giugno 1944), Milano, 1974, p. 35] Pericolo rosso. “”Da qui la decisione del re di non servirsi, nella nuova situazone, né dei dissidenti fascisti, che potrebbero radicalizzare la reazione dell’antifascismo democratico né degli antifascisti moderati, che potrebbero ripetere le debolezze del periodo 1919-1921 a vantaggio del pericolo rosso (16). È anche verosimile che la corona ed i suoi consiglieri abbiano visto rafforzata la loro idea di un’Italia nuovamente sull’orlo della rivoluzione dal rapidissimo e indolore dissolvimento del partito fascista”” (pag 298) [(16) La sola eccezione nella scelta del personale di governo fu rappresentata dai commissari governativi alle corporazioni dell’industria Grandi, Buozzi e Roveda: la scelta di questi, che dette luogo a vivi contrasti tra i dirigenti, fu fatta dal governo come male necessario, conseguente alle agitazioni operaie dell’agosto ’43, che non si potevano contenere soltanto con gli strumenti repressivi. Cfr. ‘L’Italia dei 45 giorni’, cit. pp. 139 sgg.] Il ventre mollo dell’Europa “”(…) Il 17 agosto gli americani ottennero un «accordo scritto che soddisfaceva largamente la loro richiesta di garanzie per l”Overlord’ (lo sbarco oltre Manica). Non ottennero una assoluta priorità per l’opeazione attraverso la Maica ma ricevettero assicurazioni che lo scacchiere mediterraneo sarebbe stato subordinato e che si sarebbero preparate soltanto operazioni limitate… Ma, nonostante la forza delle sue argomentazioni, il generale Marshall non ottenne per il Mediterraneo una formula che servisse ad eliminare il suo maggior timore: l’assorbimento di risorse in uno scacchiere secondario» (37). Quest’ultima riserva era, in definitiva, l’espressione di un compromesso tra la strategia churchilliana di attaccare la ‘Festung Europas’ attraverso il «molle basso ventre» e le vedute di Marshall che ritenefva impossibile una sconfitta tedesca senza passare per i tradizionali campi di battaglia della Francia settentrionale e delle Fiandre. Chi de compromesso risentiva in modo decisivo era Eisenhower, il quale veniva a trovarsi in una situazione assai difficile per il contrasto tra gli obiettivi strategici ceh gli venivano posti e la limitazione dei mezzi che aveva a disposizione per raggiungerli. Questo della relativa scarsità delle forze anglo-americane nello scacchiere mediterraneo è un elemento che deve essere sottolineato, in quanto di esso non tennero adeguato conto, né prima né dopo l’armistizio, i dirigenti italiani e neppure molti tra coloro che hanno scritto sull’argomento: eppure, è decisivo per comprendere il comportamento alleato”” (pag 306) [(37) ‘Sicily and the Surrender of Italy’, ‘United States Army in World War II, The Mediterranean Theater of Operations’, a cura di A.N. Garland, M. Mac Gaw Smyth e M. Blumenson, Washington, 1965, p. 439]”,”ITQM-004-FGB”
“PIOVANI Pietro”,”La teodicea sociale di Rosmini.”,”PIOVANI Pietro (Napoli 1922-1980) allievo di Giuseppe CAPOGRASSI è un importante filosofo italiano della seconda metà del ‘900. Ha insegnato filosofia morale all’Università di Napoli. Medioevo. “”(…) Rosmini non fa sua l’idealizzazione del Medio Evo, abituale al pensiero politico cattolico, specie nell’Ottocento. Quella idealizzazione gli è interdetta da un deciso giudizio: “”L’errore comune dei governi del Medio Evo era la mancanza d’economia””: l’idillico “”corporativismo medievale””, vagheggiato dalla maggior parte delle teorie sociali cattoliche in polemica con i principi economici liberali, viene implicitamente condannato da questa osservazione, che contiene anche il rifiuto delle teorie che non sappiano supplice a quella mancanza approfittando dei mezzi moderni messi a disposizione dall’economia politica.”” (pag 67)”,”RELC-301″
“PIOVANI Pietro”,”Giusnaturalismo ed etica moderna.”,”Pietro Piovani, nato a Napoli nel 1922, è autore di molti studi di filosofia del diritto, della morale, di storia delle idee. Ha insegnato all’Università di Trieste e dal 1954 all’Università di Firenze dove è diventato professore ordinario di Filosofia del diritto.”,”DIRx-002-FMB”
“PIOVENE Guido”,”De America.”,”Guido PIOVENE è nato a Vicenza nel 1907. Si è laureato in filosofia a Milano e poi ha alternato l’attività letteraria a quella giornalistica.”,”USAS-173″
“PIOVENE Guido”,”Europa semilibera.”,”PIOVENE Guido Gli articoli scritti durante il lungo viaggio e pubblicati dalla Stampa sono stati aggiornati, rimpastati, arricchiti, rielaborati. Del taglio giornalistico rimane solo poco. Guido Piovene è nato a Vicenza nel 1907. Dopo essersi laureato in filosofia all’Università di Milano alternò l’attività letteraria a quella giornalistica. La sua opera saggistica è diffusa in una gran numero di giornali e riviste. Nel secondo dopoguerra Piovene si dedicò soprattutto ai viaggi. Su questo materiale, che ha scritto e raccolto, ha pubblicato grossi libri: ‘De America’ (1953), ‘Viaggio in Italia’ (1957). ‘Shakespeare è un immenso campo di energia magnetica dove ogni tempo può mettere ciò che gli preme, le questioni del suo presente, perché vi prendano ogni volta risalto, impeto, furore. Ogni periodo della storia inglese vi torna, e sempre con successo, per guardarvisi dentro. Oggi vi porta dentro, vi esalta e vi contempla lo sgomento, il dubbio, il disgusto, la crisi, la violenza, la crudeltà; interpretare, recitare ed ascoltare Shakespeare resta sempre, anzitutto, un fare i conti con se stessi ed un atto di verità il cui valore pubblico non accenna a finire. Un professore, a Cambridge, ha confermato un mio vecchio pensiero. «L’Inghilterra» mi ha detto «è un popolo d’attori»; (e lo mostra di più dopo che ha perso la potenza); «l’intellettuale all’antica sta uscendo dalla scena». Prendo dunque come personaggio tipico non un «grande intellettuale», ma un giornalista noto con qualità d’attore e il dono del prestigio televisivo, cosa importante dappertutto, ma qui ancora più che da noi. Gli uomini che dominavano sugli schermi televisivi, essendo interamente liberi, hanno avuto una parte decisiva nella squalifica dell’Inghilterra ancora imperiale prebellica, servendosi specialmente dell’irrisione e facendo spettacolo. Quello che ho scelto, Malcom Muggeridge, definisce se stesso «straniero in uno strano mondo», e oggi, secondo molti, è stato riassorbito dall”establishment’, come del resto quasi tutti i rivoluzionari o semirivoluzionari di qualche anno fa. La parabola in lui sembrerebbe dunque completa. (…) La sua storia prebellica registra lunghi soggiorni in India ed a Mosca, simpatie comuniste tramontate anche per disprezzo del contegno condiscendente di alcuni «grandi intellettuali» d’allora. Dopo la guerra è parso soprattutto un canzonatore d’idoli o istituzioni come la monarchia. Ha scritto, e lo conferma con le parole: «Non ho mai potuto prendere interamente sul serio, e perciò credere valida e permanente, nessuna forma d’autorità». (…) Dice più tardi che nessuno dei grandi problemi del mondo si presenta solubile e accetta soluzioni. Nessun principio d’unità esiste infatti, in nessun caso, tra le parti in contrasto. Ognuna di esse percorre una sua strada separata ed è costretta alla violenza. Sono un principio d’unità le religioni? No, almeno in Inghilterra; se mai, di rivolta. Il comunismo? In Inghilterra è debole ed equivoco. E il patriottismo, l’orgoglio nazionale? Meno che meno. Esso non esiste più. «Il problema» dice «è vedere se il passo del progresso tecnico e il miglioramento del tenore di vita possono conciliarsi, a tempo indefinito, con una certa quantità d’anarchia: due cavalli in pariglia, che devono trottare insieme». «Pensa che l’Inghilterra sia cambiata radicalmente? Molti dicono che è il Paese più rivoluzionario d’Europa, sebbene in una forma più drammatica che ideologica, e che vi è accaduta una vera rivoluzione clandestina». «Non è cambiata molto, ed è ridicolo parlare di rivoluzione»”” (pag 79-84)”,”EURx-334″
“PIPES Richard”,”La rivoluzione russa. Dall’agonia dell’ancien regime al terrore rosso.”,”PIPES insegna storia alla Harvard Univ dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio di sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa.”,”RIRO-129″
“PIPES Richard”,”Il regime bolscevico. Dal terrore rosso alla morte di Lenin.”,”PIPES, polacco di nascita, dal 1950 insegna storia all’Univ di Harvard. nel 1981-1982 ha diretto il dipartimento per gli affari sovietici ed est-europei nel consiglio nazionale di sicurezza americano.”,”RIRO-136″
“PIPES Richard”,”Struve. Liberal on the Left, 1870-1905.”,”PIPES è Professore di storia e Direttore del Russian Research Center, Harvard University.”,”RIRB-045″
“PIPES Richard”,”La Russia. Potere e società dal Medioevo alla dissoluzione dell’ ancien regime.”,”Richard PIPES è professore ordinario di storia russa all’ Harvard University. Qui è stato per cinque anni direttore del Russian Research Center.”,”RUSx-076″
“PIPES Daniel”,”Greater Syria. The History of an Ambition.”,”Daniel PIPES è direttore del Foreign Policy Research Institute. Ha scritto altri libri tra cui ‘Damascus Courts the West’ (1991) e ‘Friendly Tyrants: An America Dilemma’ (1991). “”Per le potenze dell’ Asse, la Grande Siria offriva una via virtualmente senza costi per suscitare disordini contro i Britannici e i Francesi in Medio Oriente e nello stesso tempo per trovare nuovi amici. Gli italiani distribuirono opuscoli a favore della “”Grande Palestina”” . Il 30 giugno 1940, proprio dopo la caduta della Francia, essi annunciarono su Radio Bari la loro visione circa la formazione di un ‘Grande Stato siriano'””. (pag 96)”,”VIOx-093″
“PIPES Richard”,”Comunismo, una storia.”,”””Marx meditava questo: ‘Nella società comunista, in cui nessuno ha una sfera di attività esclusiva (…), la società regola la produzione generale e fa sì che io possa fare una cosa un giorno e un’ altra il giorno successivo, cacciare al mattino, pescare al pomeriggio, allevare il bestiame la sera, scrivere una critica dopo cena, come mi va, senza diventare cacciatore, pescatore, pastore o critico’. (pag 33) “”La Terza internazionale, o Comintern, che Trotsky chiamò “”lo stato maggiore della rivoluzione mondiale””, fu fondata a Mosca nel marzo del 1919 ma prese forma solo un anno dopo, nell’ estate del 1920, quando la guerra civile era di fatto finita e i comunisti poterono concentrarsi sulla politica estera””. (pag 132)”,”SOCx-115″
“PIPES Richard / KOWAL Lubomyr M.”,”La teoria dello sviluppo capitalistico in P. B. Struve / L’analisi dello sviluppo capitalistico in M. I. Tugan-Baranovskij.”,”Il tentativo di Tugan-Baranovskij di ‘andare oltre Marx, attraverso Marx’ “”Allo scopo di mostrare che cosa intendesse per produzione proporzionale, che fosse immune da ogni problema di sottoconsumo, Tugan usava gli “”schemi di riproduzione”” di Marx, dal secondo libro del ‘Capitale’. Ma, mentre Marx e Voroncov sostenevano la necessità del consumo e il bisogno di un mercato interno o estero, Tugan mise in secondo piano il consumo. La domanda di beni, nel sistema capitalistico, è in un certo senso indipendente dal consumo. Riferendosi specificamente alla teoria del mercato di Marx-Voroncov, Tugan scrive: “”Il processo di produzione crea il suo mercato e non ha bisogno di altri mercati. Se la produzione può essere aumentata e ciò è reso possibile dalle forze produttive, allora anche la domanda può essere allargata, perché, con una distribuzione appropriata delle risorse produttive, ogni nuova produzione crea un nuovo potere di acquisto per l’acquisto di altre merci”” (58). Naturalmente la domanda di beni non si limita ai beni di consumo. In vero la “”domanda di beni di consumo può diminuire mentre la domanda globale di prodotti può aumentare”” (59). Cioè, l’accumulazione di capitale può condurre a una diminuzione della domanda di beni di consumo e a un aumento nella domanda totale di beni. La ragione sta nel fatto, dice Tugan, che la produzione capitalistica non è regolata direttamente dal consumo. Il suo scopo non è il consumo, ma il massimo profitto. Nel modello di Tugan non compare il sottoconsumo, anche se il risparmio da parte dei capitalisti è tanto che la domanda di beni di consumo diminuisce (60). Tugan non sostiene che le cose stiano proprio così, ma respinge completamente e decisamente le tesi di Marx sull'””immiserimento””. Egli afferma, “”Tutta questa teoria senza speranza (la teoria di Marx dell’immiserimento) del deterioramento della maggior parte del genere umano, è una fantasia e una menzogna, respinta dalla realtà di un indiscutibile miglioramento delle condizioni economiche, morali e intellettuali della classe operaia nei tempi moderni. […] La vita rivendica i suoi diritti. Gli economisti borghesi hanno dimostrato per primi l’erroneità di questo dogma, poi sono venuti i socialisti. L’aspettativa di un futuro senza speranza per le classi lavoratrici nel sistema economico capitalistico ora non è più condivisa da nessuno”” (61). Tuttavia Tugan ci ricorda che una sovrapproduzione generale nel sistema capitalistico è “”inevitabile”” a causa delle due seguenti contraddizioni fondamentali del capitalismo: 1) la contraddizione fra la produzione come un ‘mezzo’ per soddisfare i bisogni umani e la produzione come un ‘fine’ in se stessa; 2) la contraddizione tra un lavoro organizzato entro ogni singola impresa e una produzione nazionale disorganizzata nell’insieme. Secondo lui è soprattutto quest’ultima “”contraddizione”” che rende possibile una sovrapproduzione generale (62). Cioè, secondo Tugan, sotto il capitalismo le crisi industriali sono inevitabili finché il capitalismo manca di qualsiasi meccanismo per una distribuzione proporzionale delle produzione”” [Lubomyr M. Kowal, L’analisi dello sviluppo capitalistico in M. I. Tugan-Baranovskij, ‘Annali’ Feltrinelli anno 1973, Milano 1974] (pag 508-509) [(58) Citato da A. Nove, M.I. Tugan-Baranovskij, cit., p. 249; cfr. anxche ‘Osnovy, III ed., pp. 554-55. Infatti, secondo Paul Sweezy (‘The Theory of Capitalist Development’, cit., pp. 159-60) “”Tugan-Baranovskij fu il primo a usare in questo senso gli schemi di riproduzione””. Inoltre dice Sweezy, “”la teoria della sproporzionalità, sviluppata in rapporto agli schemi di riproduzione, può essere considerata una teoria propria di Marx anzichè di Tugan. La sua vera origine fu trascurata e ignorata””. Tugan-Baranovskij sviluppò una versione più elaborata degli schemi di quel che non si trovi in Marx, col proposito di rifiutare piuttosto che presentare la teoria di Marx del sottoconsumo. Gli schemi di riproduzione di Tugan sono dati in termini numerici, e le condizioni di equilibrio sono descritte anziché espresse in forma di equazione. I suoi schemi sono presentati da Kowal nella sua dissertazione (cit., pp. 309-20) come si trovano nell’originale, praticamente parola per parola. Una versione più sintetica e in forma algebrica più generale di essi si trova in Sweezy (ivi, pp. 162-69), dove le condizioni di equilibrio sono espresse in forma di equazione; (59) ‘Promyslennye krizisy’, cit., p. 22; (60) Cfr. A. Nove, M.I. Tugan-Baranovskij, cit, p. 249; (61) Ocerki, 1903, p. 147; M.I. Tugan-Baranovskij, ‘Modern Socialism in its Historical Development’, cit., pp. 74-75; (62) ‘Promyslennye krizisy’, cit., p. 24-26] Vasily Vorontsov From Wikipedia, the free encyclopedia Voroncov, Vasilij Pavlovich.jpg Vasilii Pavlovich Vorontsov (Pseudonym: V.V., 1847-1918) was an influential Russian narodnik economist and sociologist, one of the principal protagonists in the controversy between narodnik and Marxist economists (like G.V. Plehkanov and P.B. Struve) in the 1880s and ’90s. Life[edit] V.P. Vorontsov came from a distinguished aristocratic family. In the 1860s and ’70s he became involved in the populist (narodnik) movement. Although he had contacts with illegal narodnik circles, he was not himself involved in significant revolutionary activity. Instead, he was associated with the ‘Legal Populists’ who advocated political and economic reform from above. In particular, Vorontsov advocated measures to protect the repartitional peasant land commune which still survived in Russia. Vorontsov was one of the first Russian economists to study the works of Karl Marx and was strongly influenced by Marx’ historical materialism. However, unlike other early Russian students of Marx (e.g., N.I. Ziber, N.F. Danielson or G.V. Plekhanov), Vorontsov did not think the development of industrial capitalism was possible in Russia. His argument was that Russia did not have access to sufficient markets to fuel capitalist industrialisation: foreign markets were largely dominated by older, established capitalist powers, and Russia’s domestic demand was too weak. As the 1890s wore on, Vorontsov had to admit that capitalism had made some inroads in Russia, but he attributed this to misguided government policies, such as protective tariffs on foreign manufactured goods, subsidies and low-interest loans to Russian industrialists and an ambitious infrastructure programme (e.g., railway building), together with agrarian policies designed to undermine communal land tenure. By contrast, Danielson thought that industrial capitalism had already taken root in Russia and that industrialisation was not necessarily bad, but that Russia, owing to its belated development, did not have to reproduce all the forms of capitalist relations of production under which industrialisation had occurred in the West, but could proceed to a more humane non-capitalist form of modernisation. Nevertheless, Vorontsov and Danielson are usually grouped together as major exponents of narodnik economics (much to Danielson’s dismay). The thesis that Russia did not have to undergo a period of capitalist development was sharply attacked by Russian Marxist economists. One of the earliest Russian Marxists, the economics professor N.I. Ziber (who was not a revolutionary), interpreted Marx to mean that a prolonged period of capitalism was a necessary ‘historical stage’ any society must undergo. While capitalism might already be in a state of crisis in Western Europe, in Russia, its development had just begun. The prospect for the foreseeable future — which Ziber welcomed — would therefore be a period of capitalist modernisation lasting several decades at least. Plekhanov, Struve and the young V.I. Lenin, who were associated with the revolutionary movement and with the founding of Russian Social-Democracy (RSDRP), looked for a quicker transition to socialism (although in the 1890s they insisted that Russia’s coming revolution would be ‘bourgeois-democratic’). Pace Vorontsov, they argued that the development of capitalism in Russia was not only inevitable but had already progressed sufficiently far to make its future breakdown visible on the horizon. They also disputed Vorontsov’s argument that lack of markets made capitalism ‘impossible’ in Russia. The controversy between narodnik and Marxist economists in the 1880s and ’90s was crucial in the formulation of Russian “”orthodox”” Marxism, and hence in the ideology that subsequently influenced the ideologies of Menshevism and Bolshevism and its derivatives. In January of 1894, at an underground meeting in the City of St Petersburg, V.P. Vorontsov faced off against V.I. Lenin in a debate which attracted the attention of spies. (See: V.I. Lenin) Vorontsov sympathised with the February Revolution of 1917 but opposed the October Revolution. Nevertheless he remained in Russia. He died in 1918. Works[edit] Sud’by kapitalizma v Rossii. St. Petersburg, 1882. Ocherki kustarnoi promyshlennosti v Rossii. St. Petersburg, 1886. “Krest’ianskaia obshchina.” In Itogi ekonomicheskikh issledovanii Rossii po dannym zemskoi statistiki, vol. 1. Moscow, 1892. Artel’nye nachinaniia russkogo obshchestva. St. Petersburg, 1895. Sud’ba kapitalisticheskoi Rossii. St. Petersburg, 1907. Ot semidesiatykh godov k deviatisotym. St. Petersburg, 1907. References[edit] Howard, M.C., and J.E. King, A History of Marxian Economics, Vol. 1: 1883-1929. Princeton, N.J., 1989. Barnett, V., A history of Russian economic thought. New York, 2005. Pipes, R., “”Narodnichestvo: A Semantic Inquiry.”” Slavic Review Vol. 23, No. 3 (Sep., 1964), pp. 441-458. The Great Soviet Encyclopedia. Moscow, 1979. Lenin, V. I. “Ekonomicheskoe soderzhanie narodnichestva i kritika ego v knige G. Struve.” Poln. sobr. soch., 5th ed., vol. 1. Lenin, V. I. “K kharakteristike ekonomicheskogo romantizma.” Ibid., vol. 2. Plekhanov, G. V. Obosnovanie narodnichestva v trudakh Vorontsova (V. V.). St. Petersburg, 1896. Istoriia russkoi ekonomicheskoi mysli, vol. 2, part 2. Moscow, 1960.”,”TEOC-649″
“PIPES Richard”,”Struve. Liberal on the Left, 1870-1905.”,”Abbreviations, Acknowledgments, Illustrations, Bibliography, Index, foto,”,”MRSx-004-FL”
“PIPES Richard con la collaborazione di David BRANDENBERGER”,”The Unknown Lenin. From the Secret Archive.”,”Richard Pipes is Baird Research Professor of History at Harvard University. A former director of East European and Soviet affairs for the National Security Council, he is the author of numerous books and essays of Russia. Basic translation of Russian documents by Catherine A. FITZPATRICK, List of Illustrations, Acknowledgments, Acknowledgments by Yury A. BURANOV, Works Frequently Cited, Political and Governmental Organizations, Note on the Documents, Introduction, Appendix: 1A. Memo from Marchlewski 26 October 1919, 2A. Telegram from Frunze 24 August 1920, 3A. Telegram from Artuzov November 1920, 4A. Telegrams from Trotsky 4 October 1921, 5A. Message from Chicherin 30 January 1922, 6A. Chicherin’s First Telegram 15 April 1922, 7A. Chicherin’s Second Telegram 15 April 1922, 8A. Resolution Aboution Lenin 18 December 1922, 9A. Instructions After Lenin’s Death 22 January 1924, List of Document and Illustration Credits, Index, Annals of Communism Series,”,”LENS-039-FL”
“PIPES Richard, a cura di DALLA FONTANA Luisa Agnese”,”La Rivoluzione Russa. Dall’agonia dell’ancien régime al terrore rosso. Vol. I.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia.”,”RIRO-103-FL”
“PIPES Richard, a cura di DALLA FONTANA Luisa Agnese”,”La Rivoluzione Russa. Dall’agonia dell’ancien régime al terrore rosso. Vol. II.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia.”,”RIRO-104-FL”
“PIPES Richard”,”Russian Conservatism and its Critics. A Study in Political Culture.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. List of Abbreviations, Introduction, Conclusions, Notes, Index,”,”RUSx-082-FL”
“PIPES Richard”,”Il Regime Bolscevico. Dal terrore rosso alla morte di Lenin.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Giudizio di Pipes su Trotsky sulla questione militare: non fu lui a prendere la decisione idi creare un grande esercito, l’Armata Rossa. Non aveva alcuna esperienza militare e il suo senso strategico lasciava a desiderare. Secondo Volkogonov (ex militare e poi storico) in materia militare Trotsky era un dilettante. Ma tuttavia svolse mansioni importanti e riusciva a elettrizzare truppe spesso democralizzate: in questo senso era un “”persuasore in capo””. Applicò una disciplina ferrea. Governò le forze armate con il ‘terrore’. Si giustificava così: “”Non si può costruire un esercito senza repressione. Non si possono condurre masse umane alla morte, se il comando non dispone nel suo arsenale della pena di morte. (…) il comando di questi eserciti dovrà porre i soldati di fronte all’alternativa tra una morte probabile al fronte e una morta sicura nelle retrovie”” (Trotsky, Moja zizn’, vol: 2, p. 141, (trad. it. p.385, La mia vita, Milano, 1976) (pag 65-66)”,”RIRO-119-FL”
“PIPES Richard”,”Social Democracy and the St. Petersburg Labor Movement, 1885-1897.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Preface, Illustrations, Abbreviations used in Notes and Bibliography, Conclusion, Appendix: I. Editorial from Rabochaia mysl’, II. Biographical Sketches, Bibliography, Index, Russian Research Center Studies n.46,”,”MRSx-011-FL”
“PIPES Richard”,”The Degaev Affair. Terror and Treason in Tsarist Russia.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. List of Illustrations, Preface, List of Abbreviations, Epilogue, Appendix, Notes, Index,”,”RUSx-120-FL”
“PIPES Richard”,”Three “”Whys”” of the Russian Revolution.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia.”,”RIRO-147-FL”
“PIPES Richard”,”Struve. Liberal on the Right, 1905-1944.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Preface, Acknowledgments, Illustrations, Note on Dating and Abbreviations, A Chronology of Struve’s Life, Bibliography, Index, Russian Research Center Studies n. 64,”,”RUSx-126-FL”
“PIPES Richard”,”Comunismo, una storia.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia.”,”SOCx-010-FL”
“PIPES Richard a cura, saggi di David BURG Boris ELKIN Leopold H. HAIMSON Max HAYWARD David JORAVSKY Leopold LABEDZ Martin MALIA Julián MARIAS Leonard SCHAPIRO Benjamin I. SCHWARTZ Gustav A. WETTER”,”The Russian Intelligentsia.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Perchè è avvenuta la caduta dello zarismo? Perchè triofarono i bolscevichi? Perchè Stalin succedette a lenin? Sono questi i tre “”perchè”” a cui questo libro di Pipes dà risposta. David Burg, a research student working on Russian literature at King’s College, Cambridge, was born in Moscow and was a university student in Russia. Boris Elkin was a member of the St. Petersburg bar and served on the editorial board of the weekly law review Pravo. Leopold H. Haimson is Professor of Russian History at the University of Chicago and director of a project on the Moscow from 1947 to 1949. Max Hayward is a fellow of St. Antony’s College at Oxford University. He was attached to the British Embassy in Moscow from 1947 to 1949. David Joravsky is Professor of history at Brown University. Leopold Labedz is engaged in research on Soviet ideology and social structure at the London School of Economics. Martin Malia is Professor of Russian History at the University of California, Berkeley. Julián Marias was, with Ortega y Gasset, a cofounder of the Instituto de Humanidades. He has taught widely throughout the United States, and most recently was research professor at the University of Puerto Rico. Leonard Schapiro spent his chilhood in Russia. He is a reader in Russian government and politcs at the London School of Economics and Political Science. Benjamin I. Schwartz is Professor of History and Government in the area of East Asian studies at Harvard University. Gustav A. Wetter, S.J., is Professor of the History of Russian Philosophy at the Pontificio Istituto Orientale at Rome. Foreword, Documents, Selective Glossary, Notes on Authors, Index,”,”RUSx-133-FL”
“PIPES Richard”,”Tre “”perchè”” della rivoluzione russa.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Perchè è avvenuta la caduta dello zarismo? Perchè triofarono i bolscevichi? Perchè Stalin succedette a lenin? Sono questi i tre “”perchè”” a cui questo libro di Pipes dà risposta. Pipes!!!: “”Credo che Stalin si considerasse sinceramente come un discepolo di Lenin, un uomo destinato a portare la sua agenda ad un esito positivo. Con un’eccezione, l’uccisione di compagni comunisti – un crimine che Lenin non commise – egli realizzò fedelmente i programmi di Lenin all’interno e all’estero”” (pag 94)”,”RIRO-161-FL”
“PIPES Richard”,”A Concise History of the Russian Revolution.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Illustrations, Introduction, Glossary, Chronology References, Suggestions for Further Reading, Maps, Index,”,”RIRx-094-FL”
“PIPINO Andrea a cura, con Daniele CASSANDRO”,”In cerca di fortuna. L’emigrazione italiana dall’ottocento a oggi sulla stampa di tutto il mondo.”,”Il giornalismo ha sempre raccontato le migrazioni e continua a farlo anche adesso.. In che modo i giornali stranieri hanno raccontato dall’Ottocento ad oggi l’emigrazione italiana?”,”CONx-277″
“PIPPIDI Denis M.”,”I Greci nel basso Danubio. Dall’età arcaica alla conquista romana.”,”PIPPIDI Denis M. è professore di storia antica all’Università di Bucarest. “”La premura di negoziare la pace ogni qual volta era possibile si spiega con l’inferiorità militare di una città [Histria] che, in casi di emergenza, poteva sí organizzare un esercito in grado di resistere al nemico, ma non poteva certo vivere in uno stato di guerra permanente né basarsi esclusivamente su truppe di arcieri mercenari, sufficienti solo a difenderla dalle “”bande”” di predoni che abbiamo già ricordate. In tali condizioni risulta chiaro che gli Histriani dovevano rassegnarsi a versare somme in denaro per potere badare tranquillamente al laovro della terra e a concludere accordi durevoli, specialmente con i nemici più pericolosi, per evitare spiacevoli sorprese”” (pag 106)”,”STAx-257″
“PIPPIN Robert B.”,”Idealism as Modernism. Hegelian Variations.”,”Robert B. Pippin is Professor of Social Thought and Philosophy at the University of Chicago.”,”HEGx-042-FL”
“PIRACCI Marco; in appendice articoli di Friedrich ENGELS”,”Le persone prima dei profitti. Il movimento operaio e la sinistra rivoluzionaria in Inghilterra.”,”5 opere di Cervetto citate nella bibliografia (pag 138) Engels sulla lotta salariale. “”Abbiamo parlato della battaglia dell’operaio contro il capitale. Questa battaglia esiste, nonostante quello che sostengono gli apologeti del capitale. E continuerà ad esistere finché la riduzione dei salari rimarrà il più sicuro e rapido strumento per accrescere i profitti; anzi, finché esisterà il sistema salariale stesso. La stessa esistenza dei sindacati è una prova sufficiente di questo fatto; se non sono fatti per combattere contro l’usurpazione del capitale, che vengono istituiti a fare? Non servono smancerie. Nessuna parola dolce può nascondere lo spiacevole fatto che la presente società è divisa principalmente in due grandi classi antagoniste – in capitalisti, detentori di tutti i mezzi per l’impiego del lavoro, da un lato; e in operai, detentori di nient’altro che della loro forza-lavoro, dall’altro. Il prodotto del lavoro di questi ultimi dev’essere diviso tra entrambe le classi, ed è su questa divisione che si sviluppa costantemente il conflitto. Ogni classe tenta di ottenere la quota più grande possibile; e l’aspetto più curioso di tale battaglia è che la classe operaia, lottando per ottenere una quota di ciò che essa stessa ha prodotto, è spesso accusata di voler derubare i capitalisti! Ma una battaglia tra due grandi classi sociali diviene necessariamente una battaglia politica. Così è stato per la lunga battaglia tra la classe media, o capitalista, e l’aristocrazia terriera; così è anche per la lotta tra la classe operaia e questi stessi capitalisti. In ogni lotta di classe contro classe, l’obiettivo finale per cui si combatte è il potere politico; la classe dominante difende la propria supremazia politica (…)”” (pag 93) F. Engels, Sindacati, seconda parte, articolo pubblicato il 4 giugno 1881 sul ‘Labour Standard’] [in Marco Piracci, ‘Le persone prima dei profitti. Il movimento operaio e la sinistra rivoluzionaria in Inghilterra’, 2009]”,”MUKx-172″
“PIRANDELLO Luigi”,”Il giuoco delle parti (1918), commentato da Antonio Gramsci.”,”””Insomma, via, la salute è qui: trovare un perno, caro, il perno d’ un concetto per fissarsi”” (pag 17)”,”VARx-075″
“PIRANDELLO Luigi”,”Sei personaggi in cerca d’ autore.”,”””E’ certo però che nel Pirandello ci sono punti di vista che possono riallacciarsi genericamente a una concezione del mondo, che all’ ingrosso può essere identificata con quella soggettivistica”” (Gramsci, pag VI) “”A me pare che Pirandello sia artista proprio quando è “”dialettale”” e Liolà mi pare il suo capolavoro (…) (pag VIII) “”Un personaggio, signore, può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre ‘qualcuno’. Mentre un uomo – non dico lei, adesso – un uomo così in genere, può non essere ‘nessuno’.”” (pag 98)”,”VARx-086″
“PIRANDELLO Luigi”,”Maschere nude. Tutto per bene (1920) – Come prima meglio di prima (1920).”,”ANTE3-2″,”VARx-304″
“PIRANI Simon”,”The Russian Revolution in Retreat, 1920-24. Soviet workers and the new communist elite.”,”Cheka PIRANI S. ha studiato russo nell’University of London. E’ Senior research fellow presso l’Oxford Institute for Energy Studies.”,”RIRO-355″
“PIRELLI Alberto”,”Dopoguerra 1919-1932. Note ed esperienze.”,”Qualità del personale politico. “”Il Guicciardini attribuisce al duca Ludovico Sforza il detto: “”che una medesima regola serve a far conoscere e i Principi e le balestre. Se la balestra è buona si conosce dalle freccie che tira; così il valore dei Principi si conosce dalla qualità degli uomini che mandano fuori””. Questo detto vale tuttora se lo si riferisce, anziché al Principe, al Paese nel suo insieme, oggi chiamato a partecipare largamente alla vita internazionale attraverso i suoi esponenti, oltreché diplomatici, anche politici, economici e finanziari””- (pag 27) “”Ritorniamo al tema delle Riparazioni, per il quale eravamo rimasti al 1924, quando la Conferenza di Londra aveva approvato l’ applicazione del Piano Dawes. Il progresso che tale Piano rappresentava per l’ adempimento degli obblighi di Riparazioni, insieme con la distensione politica cui diede luogo, permise che seguisse un quinquennio circa di pace e di sviluppo economico in tutto il mondo. La Germania riusciva a trasferire in conto Riparazioni quasi 10 miliardi di marchi-oro, la sua moneta rimaneva stabile, la sua economia rifioriva. Tuttavia il bilancio statale, dopo essersi assestato, cominciò ben presto a dar luogo a nuove chiusure deficitarie. Inoltre la saldezza della moneta e l’ aumento delle riserve auree, nonostante il pagamento delle Riparazioni, erano in gran parte dovute all’ afflusso di investimenti e di prestiti esteri. L’ inflazione del periodo precedente aveva distrutto la liquidità del mercato finanziario e la contropartita in moneta locale del denaro estero era stata adoperata soprattutto per aumentare gli investimenti in beni strumentali, cosicché si ricorse al credito per aumentare la liquidità. L’ eccezionale afflusso di prestiti e investimenti dall’ estero, per un totale che venne calcolato in 15 miliardi di dollari, resero facile il trasferimento delle annualità Dawes, ma al debito politico così assolto si sostituivano debiti privati in parte anche a breve scadenza ed i nodi non potevano che venire al pettine. Provenivano tali prestiti soprattutto dagli Stati Uniti, animati da una larga fiducia nella capacità di recupero della Germania e nello sviluppo della sua forza industriale e delle sue esportazioni. L’ esperienza non fu felice come già non lo era stata quella di Paesi della vecchia Europa che in fatto di prestiti e investimenti all’ estero avevano in passato subito non pochi “”déboires””.”” (pag 137-138)”,”RAIx-221″
“PIRELLI Alberto, a cura di Donato BARBONE”,”Taccuini, 1922-1943.”,”Alberto PIRELLI nasce a Milano nel 1882 dieci anni dopo la nascita della G.B. Pirelli prima azienda italiana per la fabbricazione di articoli in gomma. Si laureò in giurisprudenza enel 1904 condivise con il padre e il fratello Piero la responsabilità della gestione dell’ azienda. Ma si è sempre confrontato con la questione culturale, con i grandi tempi della situazione politica sociale economica tecnologica del suo tempo. Partecipa alla conferenza di pace di Versailles all’ interno della delegazione italiana. Conferenza che abbandonerà poi nel giugno insieme con Keynes. E’ negoziatore dell’ Italia nelle trattative sulle riparazioni e i debiti di guerra. Avrà poi altri incarichi e presiderà l’ istituto nazionale per l’ esportazione (poi commercio estero). Dalla fondazione fino al 1967 è stato presidente dell’ Istituto per gli studi di politica internazionale’. E’ morto nel 1971. Ha scritto tre libri: ‘Economia e guerra’ (1940), ‘La Pirelli. Vita di un’ azienda industriale’ (1946), ‘Dopoguerra 1919-1932. Note ed esperienze’ (1961). “”Discorso di Blum sui generali russi… che non ci sono più. Al Quai d’Orsay dicono che sostituendo Tuchacevskij (1) fu sostituito un competente con un incompetente (“”Meglio la fedeltà che la competenza, diceva quel sultano che creò gran visir il suo lustrascarpe””) e per di più una sicura spia tedesca (del tempo di Kerensky) a uno sospettato”” (pag 204) Nota (1). (Nel giugno del 1937 il maresciallo Michail Nikolaevic Tuchacevskij fu giudicato colpevole di tradimento e fucilato. Gli subentrò nella carica di vice commissario alla Difesa il maresciallo Aleksandr Egorov (anche lui fucilato l’anno seguente). Mussolini. Politica estera. Accordi con Inghilterra riusciranno. C’è volontà da entrambe le parti. Chamberlain gioca non solo la sua fortuna personale, ma anche quella del partito conservatore. Certe by-elections e lo sbandamento nei recenti voti di quasi cento deputati (?) sono significativi. Ma in queti ultimi giorni Chamberlain è passato al contrattacco ed ha osato parlar chiaro sulla SdN ecc. conquistando approvazioni. “”Le assemblee sono come le donne e bisogna, come diceva Nietzsche, avvicinarle con una rosa in una mano, ma con la frusta nell’altra”” (!). L’ Inghilterra ha bisogno dell’accordo mediterraneo. La sua sola vera forza ivi è Malta, ma più di 300 aerei non ci stanno a Malta e navi portaerei non osa mandarne nel Mediterraneo. D’altronde se riesce un certo tipo di sottomarino d’assalto lo potremo fare in serie e nel Mediterraneo domineremo””. (pag 204-205)”,”ITAF-234″
“PIRELLI Giovanni a cura”,”Lettere della Resistenza europea.”,”Rudolf Seiffert, Walter Fillak, Tone Tomsic ecc. Rudolf Seiffert, idraulico tedesco, partecipa, sin da ragazzo, alle lotte degli operai di Berlino. Alla vigilia del 1° maggio 1929, durante uno scontro tra operai e polizia (1), un poliziotto gli spara a bruciapelo un colpo in una gamba, che deve essergli amputata. Seiffert, allora, ha 21 anni. Dieci anni più tardi lo ritroviamo capo di uno dei quattro gruppi che stampano e diffondono all’interno della Siemens (2) materiale contro il nazismo e la guerra. Nell’ultimo anno del conflitto il suo gruppo confluisce in una vasta organizzazione con diramazioni in numerosi centri della Germania e collegamenti con l’estero (3). Nell’estate del 1944 la polizia riesce a mettere le mani sull’intera organizzazione. Circa quattrocento membri del gruppo vengono assassinati laddove vengono sorpresi, oppure processati e giustiziati. Tra quest’ultimi c’è il trentaseienne Rudolf Seiffert. [Lettera trovata con altra, dopo la sua morte, nascosta nella sua gamba artificiale: “”Cara Hilla, cari bambini, si affacciano tempi grandiosi. Una nuova èra della storia sta per irrompere sull’Europa. La conseguenza della guerra, che porta a una nuova ripartizione del mondo, è il socialismo. La Germania vuole difendersi da una necessità storica. Più tardi, quando un tratto di questa via, penso, sarà stato percorso, dì ai nostri figli che il loro padre è stato giustiziato per questo. Da un sistema brutale che si oppone al progresso con tutte le sue forze. Da un sistema che non stimava la vita umana, ma solo le leggi del profitto. Quando i nostri figli saranno grandi e in grado di pensare da soli, capiranno che il mio sacrificio non è stato vano. Quando le bandiere del proletariato vittorioso sventoleranno sulla Germania, allora il passo verso il socialismo sarà una realtà. E il passo non è più lontano. I nostri figli potranno poi costruire un mondo quale il loro padre aveva immaginato nella lotta. E anche questa sarà una lotta dura, dalla dittatura del proletariato all’ordinamento socialista della società. E’ il più grande compito che mai si sia posto all’umanità. Che cos’è la vita di un uomo di fronte al raggiungimento di un fine così grandioso? Così mi avvio alla ghigliottina diritto e sereno. Il vostro padre””, [Rudolf Seiffert, Penitenziario di Brandeburgo, 15 gennaio 1945]; “”Nella cella della morte. Giorno e note sono ammanettato, le mani l’una sull’altra, libere solo nell’ora dei pasti. Attraverso la finestra a un solo vetro soffia l’aria gelida dell’inverno. Il termosifone della cella funziona solo per qualche ora. Durante il giorno la temperatura è al massimo 10°. Il corpo si ribella al freddo con tutte le sue forze, ma inutilmente, manca calore interno, la fame rode gli intestini. Sempre fame, sempre freddo. Di notte, con una coperta sul pagliericcio, è peggio ancora. Ti arricci come un embrione, la coperta sulla testa, e cerchi di procurarti un po’ di calore con il tuo fiato. Quando al mattino ti alzi congelato e speri di poterti riscaldare con un po’ di caffé, generalmente di accorgi che è freddo. La crosta di pane secco basta giusto per la cavità del dente, cena e pranzo sono assolutamente insufficienti. La fame aumenta di giorno in giorno. Per i tuoi bisogni c’è un minuscolo vasetto. Questa è la civiltà nel Terzo Reich. Così un giorno dopo l’altro. Stai qui e aspetti, settimana dopo settimana, che vengano a prelevarti per ammazzarti. Non hai nessuna notizia se la tua domanda di grazia sia stata respinta, quando sarà l’esecuzione. Niente, niente. Tu aspetti e aspetti come il bestiame sul luogo del macello. Il macello degli uomini avviene così. Un giorno, in genere il lunedì, la porta della cella si apre, il tuo nome viene chiamato. L’impiegato domanda: «Avete fatto il vostro testamento?». E poco dopo non sei più vivo. Così, come pratiche d’ufficio, si trattano le vite umane. E’ questa forse civiltà? E così un lunedì dopo l’altro, una settimana dopo l’altra, un meso dopo l’altro, 25 pezzi ogni lunedì, sì, pezzi! Questo è il linguaggio ufficiale per designare le vite umane. Un lotto di duecento condannati a morte riempe qui il penitenziario di Brandeburgo. Un continuo arrivare e partire verso il nulla. Ma tutti, l’uno come l’altro, sono diritti e decisi e così vanno al patibolo perché sanno che il loro sacrificio non è stato vano. S’aprono i tempi nuovi. Cara Hilla, parecchi bravi compagni hanno lasciato la cella prima di me, così come ho detto. Compagni con i quali ci si era famigliarizzati, compagni con i quali si sarebbe potuto trasformare il mondo. Sì, cara Hilla, così anch’io attendo che venga chiamato il mio nome; diritto e deciso… State dunque tutti bene, voi che mi foste cari. Rudolf””, [Rudolf Seiffert, Penitenziario di Brandeburgo, gennaio 1945] [(1) In quella ricorrenza trentatre lavoratori berlinesi furono uccisi dalla polizia. E non era ancora la polizia di Hitler, era la polizia di un governo che si definiva democratico!; (2) Grande gruppo industriale per la produzione di apparecchiature e impianti elettrici; (3) Il gruppo Saefkow-Jaboc-Bästlein. Sue attività erano: raccogliere e nascondere armi, sabotare la produzione bellica, preparare falsi documenti per i resistenti e i perseguitati politici, diffondere materiale di propaganda anche tra i lavoratori e prigionieri di altri paesi] (pag 84-86) T. Tomsic fucilato dalle truppe italiane comandate dal generale Roatta (pag 108-109)”,”GERR-001-FB”
“PIRENNE Henri”,”Storia d’ Europa dalle invasioni al XVI secolo.”,”-Storia d’Europa. Dalle invasioni al XVI secolo. SANSONI. FIRENZE. 1984 pag 452 8° PIRENNE è nato a Verviers nel 1862 e ha studiato all’Univ di Liegi orientandosi verso gli studi sul Medioevo. Ha studiato a Parigi, Berlino e Lipsia. Prof incaricato all’Univ di Liegi nel 1885 a soli 23 anni, vi insegnò fino al 1930 storia del Medioevo e storia del Belgio. Nella 1° GM fu assertore della resistenza passiva del popolo belga agli invasori tedeschi. Arrestato nel 1916, fu deportato in GERM sino alla fine della guerra. In prigionia trovò il modo di scrivere senza archivi e basandosi solo sulla sua prodigiosa memoria questa ‘Storia d’Europa’. Con la fine della guerra la stesura di questo libro fu interrotta. La monumentale ‘Histoire de Belgique’ iniziata nel 1899 doveva essere portata a termine. Nel 1932 uscì il 7° e e ultimo volume. Tre anni dopo PIRENNE moriva. Nel 1937 uscì ‘Maometto e Carlomagno’ opera che assieme a ‘Les villes du Moyen Age’ rapprensenta il più fecondo contributo alla storia economica e sociale del Medioevo.”,”EURx-009 EURx-009 bis”
“PIRENNE Henri”,”Storia economica e sociale del Medioevo.”,”Il saggio fondamentale di uno dei grandi maestri della storiografia contemporanea. Henri PIRENNE (1862-1935) storico belga, professore all’ Università di Gand dal 1886 al 1930, membro dell’ accademia reale del Belgio è noto per i suoi studi sul medioevo.”,”STOS-073″
“PIRENNE Henri”,”Maometto e Carlomagno.”,”””Nella celebre “”tesi Pirenne”” sulle origini del Medioevo occidentale, Maometto e Carlomagno sono gli emblemi delle grandi forze storiche- le invasioni islamiche, i regni romani-germanici, la Chiesa di Roma, che presiedono alla crisi definitiva del mondo antico e stabiliscono le linee maestre della storia moderna d’ Europa: la frattura tra Oriente e Occidente, lo spostamento dei centri vitali della civiltà europea verso Nord, dove nascono nuove forme di produzione, i nuovi istituti giuridici: il feudalesimo”” “”Il Germano si romanizza nel momento che entra nella Romania; il Romano invece si arabizza nel momento che è conquistato dall’ Islam”” “”Con l’ Islam un nuovo mondo entra nel bacino del Mediterraneo, dove Roma aveva diffuso il sincretismo della sua civiltà. Ha inizio una lacerazione, che durerà fino ai giorni nostri”” (pag 142)”,”EURx-128″
“PIRENNE Jacques, prima edizione italiana a cura di M. ROMOLI”,”Storia universale. Vol. III. Dall’ età dell’ illuminismo alle rivoluzioni del 1830. (Tit. orig.: Les grands courants de l’ histoire universelle)”,”La Storia Universale è l’ opera principale di Jacques PIRENNE, inseigne storico già docente nelle Università di Grenoble e di Ginevra, e poi nell’ Università di Bruxelles. A quest’opera monumentale l’A ha dedicato lunghi anni. Gli stati occidentali si orientano verso il liberalismo, le potenze continentali si basano sull’ autoritarismo. (pag 195) Napoleone tenta di imporre all’ Europa un impero autoritario. (pag 429) Impero mediterraneo. “”Impadronendosi del potere, Bonaparte non limitava le sue mire a una restaurazione interna della Francia; mirava alla costituzione di un vasto impero mediterraneo, orientato economicamente verso l’ oriente e verso i mari.”” (pag 429)”,”STOU-065″
“PIRENNE Jacques, prima edizione italiana a cura di M. ROMOLI”,”Storia universale. Vol. IV. Dal 1815 alla prima guerra mondiale. (Tit. orig.: Les grands courants de l’ histoire universelle)”,”La Storia Universale è l’ opera principale di Jacques PIRENNE, inseigne storico già docente nelle Università di Grenoble e di Ginevra, e poi nell’ Università di Bruxelles. A quest’opera monumentale l’A ha dedicato lunghi anni. L’ opera si compone di 4 volumi. Tre egemonie. Il mondo si divide in tre egemonie, dell’ Inghilterra sui mari, della Germania sull’ Europa e degli Stati Uniti sull’ America. (pag 359) “”La Prussia realizza l’ unità della Germania sulle rovine del Secondo Impero francese””. (pag 359) Bismarck e il libero-scambio. “”Arrogandosi il diritto di agire come rappresentante dello Zollverein, egli (Bismarck) firmò in suo nome – nonostante l’ opposizione della Baviera e del Württemberg – un trattato di commercio con la Francia (1862). Questo trattato libero-scambista, che allargava il mercato internazionale per l’ industria tedesca, legò alla sua politica la borghesia industriale e paralizzò d’un sol colpo l’ opposizione che le tendenze liberali avrebbero potuto provocare alla politica autoritaria della Prussia””. (pag 359)”,”STOU-066″
“PIRENNE Henri”,”Las ciudades de la Edad Media.”,”””Il Mediterraneo non perde la sua importanza durante il periodo delle invasioni. Mantiene per i germani come era prima del loro arrivo: il centro stesso dell’ Europa, il mare nostrum.”” (pag 11) “”Le città, allo stesso tempo che residenze episcopali erano pure fortezze. Durante gli ultimi tempi dell’ Impero Romano fu necessario circondarle di mura per porle al riparo dai barbari. Queste muraglie c’erano quasi da tutte le parti e i vescovi si occupavano di mantenerle o restaurarle con tanto più zelo quanto più le incursioni dei saraceni e dei normanni dimostrarono, durante il secolo IX, ogni volta in maniera più sconfortante, la necessità di protezione. Il vecchio recinto romano continuò, allora, a proteggere le citta contro i nuovi pericoli.”” (pag 47) PIRENNE Henri (1862-1935) fu un grande rinnovatore degli studi sul medioevo europeo.”,”STOS-128″
“PIRENNE Henri”,”Storia economica e sociale del Medioevo.”,”Henri Pirenne (1862-1935) storico belga, professore all’Università di Gand dal 1886 al 1930, membro dell’Accademia reale del Belgio. Nella bibliografia generale cita il lavoro di G. Arias, ‘Il sistema della costituzione economica e sociale italiana nell’età dei comuni, Torino-Roma, 1905 (pag 11)”,”EURE-004-FV”
“PIRENNE Henri”,”Le città del Medioevo.”,”‘L’autorità pubblica prese nello stesso tempo il mercante sotto la propria protezione. I principi territoriali, che nelle loro contee dovevano custodire la pace e l’ordine pubblico, e ai quali spettava inoltre la vigilanza sulle strade e la salvaguardia dei viaggiatori, estesero la loro tutela ai mercanti. Così facendo, non facevano che continuare la tradizione dello Stato di cui avevano usurpato i poteri. Già nel suo Impero agricolo, Carlo Magno si era preoccupato di mantenere la libertà di circolazione. Aveva emanato misure in favore dei pellegrini e dei commercianti ebrei o cristiani, e i capitolari dei suoi successori attestano la loro fedeltà a questa politica. Gli imperatori della Casa di Sassonia non agirono diversamente in Germania, e i re di Francia, non appena ne ebbero il potere, fecero lo stesso. Del resto, i principi avevano tutto l’interesse ad attirare i mercanti verso il loro paese, dove questi introducevano una rinnovata attività e incrementavano i proventi del teloneo. Assai presto si vedono i conti prendere energiche misure contro i saccheggiatori, vigilare sul buon ordine delle fiere e sulla sicurezza delle vie di comunicazione. Nell’XI secolo grandi progressi sono stati compiuti, e gli autori di cronache constatano che vi sono regioni in cui si può viaggiare con una borsa d’oro senza rischiare di essere depredati. Dal canto suo, la Chiesa colpisce con la scomunica i rapinatori delle strade maestre, e le tregue di Dio avviate alla fine del X secolo proteggono in modo particolare i mercanti. Ma non basta che i mercanti siano posti sotto la salvaguardia e la giurisdizione dei poteri pubblici. La novità della loro professione esige anche che il diritto, fatto per una civiltà fondata sull’agricoltura, diventi più flessibile e si presti alle necessità fondamentali che questa nuova professione gli impone. La procedura giudiziaria, con il suo formalismo rigido e tradizionale, con le sue lentezze, con strumenti di prova primitivi come il duello, con il suo abuso del giuramento assolutorio, con le sue «ordalie» che rimettono al caso l’esito di un processo, per i commercianti è un continuo fastidio. Hanno bisogno di un diritto più semplice, più agile e più equo. (…) Il mercante si rivela così, non soltanto un uomo libero, ma anche un privilegiato. Come il chierico e il nobile, gode di un diritto eccezionale. Sfugge come loro al potere dominicale e al potere signorile che continuano a gravare sui contadini’ (pag 91-92)”,”STOS-224″
“PIRENNE Henri”,”Storia d’Europa dalle invasioni al XVI secolo.”,”Tesi Pirenne: il passaggio dall’età antica a quella medievale dovuto più agli arabi che agli occidentali. “”Il mutamento profondo (…) avviene nell’VIII secolo, allorché nel Mediterraneo, sembrano quasi non trovarsi più naviganti, le importazioni di merci dall’Oriente verso il regno franco, appaiono interrotte, cessa la circolazione della moneta occidentale, non si incrementano i commerci che anzi si spengono, non si scorgono quasi mercanti provenienti dalle regioni bizantine, siriane o persiane. A provocare tale frattura non riscontrabile nei precedenti duecentocinquanta-trecento anni, a generare la sparizione della tradizione antica non sono stati i Vandali, non i Goti o i Longobardi ma i Musulmani. A porre per la prima volta l’accento su questo evento, lo storico è indotto proprio nella ricerca che ora presentiamo, ove la questione viene enunciata in linee ancor generali; infatti le condizioni eccezionali in cui essa vide la luce hanno fuor di dubbio impedito all’autore di addurre dati precisi e conseguenti, per comprovare la sua tesi. L’intuizione, però, è lucidamente avvertita e, fra l’altro, consente allo storico di conferire un ampio spessore ai problemi legati al mare e specialmente al Mediterraneo, secondo la teorica perenniana una sorta di chiave di volta attraverso la quale si passa dall’età antica alla medievale il cui avvento, in certa misura, può ascriversis più agli Arabi che agli Occidentali”” (pag 11)”,”STOS-004-FC”
“PIRENNE Henri”,”Le città del Medioevo.”,”””Ma se si ammette – come è ormai chiaro che si deve ammettere (49) – che la spinta iniziale alla ripresa economica al rinnovarsi delle strutture economiche e sociali dell’Europa occidentale si produsse nel secolo IX, cade, oltre che una tesi fondamentale di ‘Maometto e Carlomagno’ (Pirenne, ndr), anche la principale, o almeno una delle principali, delle ‘Villes du Moyen Age’. Non c’entra più la questione delle fasi diverse delle concezioni storiografiche dello stesso Pirenne o la saltuarietà dell’elaborazione delle sue teoria. C’è soltanto e massimamente da rilevare che Pirenne ha scambiato per «origine» di un fenomeno la macroscopicità del fenomeno stesso (perché appare fuor di dubbio che, per questo aspetto, differenze ci furono tra IX-X e XI-XII secolo) ed ha proiettato, in maniera alquanto meccanica, all’indietro tutta una serie di deduzioni non sufficientemente documentate. Che cosa lo ha spinto a fare ciò? Un’adesione ad una visione dialettica, storico-materialistica della storia, risponde il Dhondt, che egli avrebbe accolto, «sans avoir lu une ligne de Marx» (50). Ma il punto è proprio questo: se è vero che nel saggio ‘les périodes de l’histoire sociale du capitalisme’, che è del 1914 (51), egli il successivo nascere e tramontare di diversi tipi di capitalismo, ognuno dei quali soccombe per far luogo ad un altro, ci sembra sia altrettanto vero che questo non basta a definire la concezione del «capitalismo» che ha il Pirenne come una concezione dialettica marxista o para-marxista. La dialettica in questo caso si risolve in mera successione (52). Pensiamo, piuttosto, che l’ingegno di Pirenne, negli anni giustamente indicati dal Dhondt come compresi tra il 1890 circa e il 1905, particolarmente sensibile ai problemi storico-economici abbia intravvisto nell’adozione schematica e indiretta di elementi storico materialistici ‘filtrati attraverso una cultura generale sensibilizzata a certe impostazioni filosofiche’ – cui lo storico rimane sostanzialmente estraneo, per quel che concerne una vera e propria ‘Weltanschauung’ – una possibilità unica di razionalizzare la storia e quindi la storiografia. Ma basta. Il Dhondt avrebbe forse potuto ricordare che, in quegli stessi anni, in Italia, un grande medievista, G. Volpe, studioso geniale del fenomeno economico comunale, appariva, ben più dello stesso Pirenne, vivamente influenzato dal materialismo storico”” (pag XXXVII-XXXVIII) [Ovidio Capitani, introduzione, (in) Henri Pirenne, ‘Le città del Medioevo’, Laterza, Roma Bari, 1993] [(49) Cfr. J. Dhondt, ‘Henri Pirenne: historien des istitutions urbaine’, in ‘Annali della Fondazione italiana per la Storia amministrativa’, III, 1, 1966, p. 122; (50) Ivi, p. 127; (51) Ivi, pp. 103-4 e n 38 a p. 103; (52) Su questa elementare, ma fondamentale differenza, tra dialettica e successione cronologica, a proposito di Sombart e di Marx, rimandiamo ancora all’ ‘Introduzione’ di A. Cavalli a ‘Il capitalismo moderno’, Torino, 1967, pp. 25-6]”,”STMED-001-FMDP”
“PIRETTO Gian Piero”,”Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche.”,”Gian Piero Piretto (1952) insegna Letteratura russa contemporanea all’Università statale di Milano.”,”RUSS-087-FL”
“PIRETTO Gian Piero”,”Gli occhi di Stalin. La cultura visuale sovietica nell’era staliniana.”,”Gian Piero Piretto insegna Cultura russa e Metodologia della cultura visuale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato diversi saggi sulla letteratura russa dell’Ottocento e del Novecento e specificamente sul tema della città in letteratura. Da alcuni anni si occupa di studi culturali in particolare dell’aspetto visuale della cultura russa in epoca sovietica. “”Mosca doveva essere-apparire splendida, monumentale, attraente, efficiente. Ricalcando, anche se mai fu apertamente dichiarato, le orme che l’antagonista Pietroburgo aveva tracciato all’inizio della propria esistenza: stupire, incantare… magari superandola in grandezza. Non solo per la maestosità delle sue proporzioni e l’originalità delle sue prospettive, come era stato per la capitale del Nord, ma, in perfetto stile staliniano, anche per la straordinaria funzionalità della tecnica e delle strutture che stavano alla base di ogni iniziativa e di ogni realizzazione (8). Estetica e tecnologia dovevano marciare di pari passo verso la conquista del comunismo, dopo che a metà degli anni Trenta era stata solennemente annunciata la realizzazione del socialismo. Come nel caso dell’urbanistica haussmanniana, stigmatizzata da Benjamin, “”nobilitare necessità tecniche con finalità artistiche”” (9)”” (pag 128-129) [(8) E’ scontato rimandare all’esempio più eclatante di questo stato di cose, la metropolitana di Mosca. Vedi J. Bouvard, “”La città del futuro: la metropolitana di Mosca””, in A. De Magistris (a cura), ‘URSS anni ’30-’50. Paesaggi dell’utopia staliniana’, tr. it. Mazzotta, Milano, 1977, pp. 47-61 (…). Meno ovvio è citare il canale Mosca-Volga (vedi il capitolo 3 in questo volume), prontamente battezzato Canale “”Mosca”” (antropomorfizzazione della città e sua trasformazione in elemento umano, vivo e attivo; vedi V. Papernyj, ‘Kul’tura dva’, Ardis, Ann Arbor, 1996, p. 188) che, a differenza del suo omologo del Mar Bianco, fu concepito, su base architettonica e non solo tecnica, “”come insieme unico che aveva inizio sulla Volga, con le gigantesche statue di Lenin e Stalin, e terminava a Mosca, con l’elegante edificio della stazione fluviale, opera dell’architetto Ruchljadev. Le chiuse e le stazioni di pompaggio furono decorate nello stile dell’architettura russa fine XVIII secolo-inizio XIX e lussuosamente abbellite con statue, bassorilievi, sopraelevazioni e simboli ideologici”” (D. Chmel’nickij, ‘Architektura Stalina. Psichologija i stil’, Progress Tradicija, Moskva, 2007, p. 213; (9) W. Benjamin, ‘Parigi capitale del XIX secolo. I “”passages”” di Parigi’, tr. it., Einaudi, Torino, 1986, p. 182]”,”RUSS-262″
“PIRJEVEC Joze”,”Serbi, croati, sloveni. Storia di tre nazioni.”,”L’A insegna storia dell’ Europa orientale nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Padova. Nel 1993 ha pubblicato con la Nuova Eri ‘Il giorno di San Vito’ una ampia monografia sulla storia della Jugoslavia.”,”EURC-052″
“PIRJEVEC Joze”,”Il giorno di San Vito. Jugoslavia 1918-1992. Storia di una tragedia.”,”Joze Pirjevec (Trieste 1940) è certamente tra i pochissimi, autentici esperti italiani dell’imbrogliata matassa dei balcani.. Dopo studi alle Università di Trieste e Pisa e attività scientifica e di ricerca a Vienna e Lubiana, dal 1971 in segna Storia dell’Europa Orientale, di cui è attualmente professore ordinario presso la Facoltà di Scienze politiche di Padova. É autore di numerose pubblicazioni. Tra i libri ricordiamo: Niccolò Tommaseo tra Italia e Slavia, Storia della Russia dal 1800 al 1917, Il gran rifiuto. Questo libro è un’opera completa per capire il dramma Jugoslavo e muoversi, senza perdersi, dentro il groviglio dei Balcani.”,”EURC-011-FL”
“PIRJEVEC Joze”,”Serbi, Croati, Sloveni. Storia di tre nazioni.”,”Joze Pirjevec insegna Storia dell’Europa orientale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Padova. Tra le sue opere: Il giorno di San Vito. Jugoslavia 1918-1992 e Le guerre jugoslave 1991-1999.”,”EURC-048-FL”
“PIRJEVEC Joze”,”Le guerre jugoslave, 1991-1999.”,”Joze Pirjevec (Trieste 1940) è certamente tra i pochissimi, autentici esperti italiani dell’imbrogliata matassa dei balcani.. Dopo studi alle Università di Trieste e Pisa e attività scientifica e di ricerca a Vienna e Lubiana, dal 1971 in segna Storia dell’Europa Orientale, di cui è attualmente professore ordinario presso la Facoltà di Scienze politiche di Padova. É autore di numerose pubblicazioni. Tra i libri ricordiamo: Niccolò Tommaseo tra Italia e Slavia, Storia della Russia dal 1800 al 1917, Il gran rifiuto. Questo libro è un’opera completa per capire il dramma Jugoslavo e muoversi, senza perdersi, dentro il groviglio dei Balcani.”,”EURC-067-FL”
“PIRJEVEC Joze”,”Serbi, Croati, Sloveni. Storie di tre nazioni.”,”Joze Pirjevec insegna Storia dell’Europa orientale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Padova. Tra le sue opere: Il giorno di San Vito. Jugoslavia 1918-1992 e Le guerre jugoslave 1991-1999.”,”EURC-084-FL”
“PIRJEVEC Joze”,”Le guerre jugoslave, 1991-1999.”,”Joze Pirjevec (Trieste 1940) è docente di Storia all’Università del Litorale, Koper / Capodistria e membro dell’Accademia slovena delle Scienze e delle Arti. Per Einaudi ha pubblicato ‘Foibe’ (2009) e ‘Tito e i suoi compagni’ (2015). Con ‘Le guerre jugoslave’ ha vinto il Premio Acqui Storia 2002.”,”QMIx-001-FER”
“PIRJEVIC Joze”,”Le guerre jugoslave, 1991-1999.”,”PIRJEVIC Joze è docente di storia dei Paesi slavi all’università di Trieste. Ha scritto e pubblicato altri libri tra dcui ‘Serbi, Croati, Sloveni. Storia di tre nazioni’ (1995).”,”EURC-105″
“PIRO Franco”,”Il denaro. La libertà. La paura. L’avventura secolare della finanza europea.”,”Franco PIRO (Cosenza 1948) insegna storia economica contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ. di Bologna. “”Il credito a lungo termine diventava la base dei rapporti tra banche e industria. Il 1870 rappresenta nella storia tedesca un anno di svolta. I successi politici e militari erano orami legati al nuovo spirito d’iniziativa economica, tanto che è difficile dire quale fosse il motore della macchina. La macchina, ormai, andava. Il tramonto della giornata del 3 luglio 1866 segnava l’alba di una nuova potenza che si affacciava sullo scenario europeo. Le truppe austriache erano battute a Sadowa. Mezzo milione di soldati aveva combattuto. Uno su quattro era morto. Fu Bismarck a evitare che i suoi soldati raggiungessero Vienna. I suoi pensieri erano altrove.”” (pag 169)”,”EURE-085″
“PIRO Francesco”,”Universo linguistico e giustizia in Pascal e Leibniz.”,”Leibniz: l’ordine come sistema (1666-1686) (cap: II) “”Il punto di crisi, che la fisica fa emergere, nel rapporto tra ordine e tempo non è dunque un momento isolato nella formulazione del sistema maturo”” (pag 85)”,”FILx-018-FMB1″
“PIROLA Giuseppe”,”Religione e utopia concreta in Ernest Bloch.”,”L’A è un gesuita e filosofo (nato nel 1930).”,”TEOC-033″
“PIROLA Giuseppe”,”Religione e utopia concreta in Ernst Bloch.”,”Giuseppe Pirola, gesuita, nato nel 1930 laureato in Lettere e filosofia, docente di filosofia della religione presso l’Aloisianum di Gallarate e l’Istituto Teologico del PIME di Monza. Collabora a ‘Rassegna di Teologia’ L’ analisi blochiana della religione (pag 65-)”,”RELx-029-FF”
“PIROU Gaëtan”,”Les doctrines économiques en France depuis 1870.”,”PIROU Gaëtan professeru à la Faculté de Droit de Paris. Ha scritto ‘Proudhonisme et Syndicalisme révolutionnaire’ (1910), La Crise du capitalisme (1934), Georges Sorel (1927), Leon Duguit et l’Economie politique’ (1933).”,”MFRx-326″
“PIROZKÒVA Antonìna Nikolàevna, a cura di Gianlorenzo PACINI”,”Al suo fianco. Gli ultimi anni di Isaàk Bàbel’.”,”Antonìna Nikolàevna Pirozkòva è nata nel 1909 in Siberia e ha avuto una brillante carriera com ingegnere edile, lavorando per anni alla realizzazione della metropolitana di Mosca. Nel 1996 lascia la Russia e si trasferisce con la figlia Lìdija e il nipote Andrej Malaev-Bàbel’.”,”BIOx-051-FL”
“PIRRO Ugo”,”Mio figlio non sa leggere.”,”‘Una riscoperta scandalosa dell’amore paterno in un’epoca in cui padri e figli si ignorano o si cercano senza trovarsi’.”,”VARx-095-FV”
“PIRZIO-BIROLI Detalmo”,”Rivoluzione culturale africana.”,”Libro dedicato a Léopold Sédar Senghor. D. Pirzio-Biroli è nato in Friuli nel 1916. Dopo aver svolto attività presso il Consiglio d’Europa, l’Ueo e l’Eni, è diventato funzionario della Commissione delle Comunità Europee a Bruxelles, dove ha fatto parte della Direzione generale dello sviluppo. Ha pubblicato ”Africa nera’ (1978).”,”AFRx-006-FFS”
“PISACANE Carlo a cura di Giacomo CANTONI”,”Saggio sulla rivoluzione.”,”PISACANE, uomo politico (Napoli 1818-Sanza, Salerno, 1857). Ufficiale borbonico di famiglia aristocratica e di idee liberali, nel febbraio 1847 fuggì da Napoli a Parigi con Enrichetta di Lorenzo, moglie di tale D. Lazzari. Dopo una breve parentesi nella Legione straniera in Algeria, nel 1848 accorse in Lombardia e combatté valorosamente sul Garda. Accostatosi intanto a Cattaneo e a Mazzini, partecipò alla difesa di Roma dove fu l’anima della commissione di guerra e dimostrò grandi capacità di comando. Caduta la Repubblica, riparò all’estero e poi a Genova (1850) dove, allontanatosi da Mazzini, precisò il suo orientamento ideologico in senso nettamente socialista e proudhoniano. Frutto di tale maturazione fu la sua storia della Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49 (1851) in cui, attraverso l’analisi delle vicende”,”ITAB-006″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Scritti vari. Inediti o rari. Volume primo.”,”””Coloro i quali, senza rimontare alle cause, si fermano alle prime impressioni, giudicano i Napoletani non buoni soldati; altri, per contrastare quest’ idea, cercano di richiamare alla memoria le antiche gesta dei nostri antenati ricorrendo ad epoche assai remote. Ma parmi che tanto gli uni come gli altri cadano in errore: il valore, come tutte le altre virtù spirituali, non è certo ereditario, ma è figlio dell’ educazione: e perciò, secondo i tempi, vediamo le nazioni ora fiorenti, ora cadere nell’ ignominia.”” (pag 110)”,”ITAB-176″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Scritti vari. Inediti o rari. Volume secondo.”,”””Anche negli eserciti regolari, ma nuovi alla guerra, è difficile trovare un subalterno capace di condurre a fine un’ operazione isolata; è quindi impossibile sperarlo inun esercito ove manca ordine, disciplina e confidenza scambievole fra capi e soldati. Con tali eserciti si può sperare qualche successo, tenendoli sempre agglomerati quanto più è possibile; ma guai se una parte comincia a staccarsene!”” (pag 77)”,”ITAB-177″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Epistolario.”,”””Se un esercito di Italiani combattesse eziandio contro le falangi del francese socialismo, non faremmo voti ardenti per una sua vittoria””. (pag 198) “”Io so la vostra risposta, noi corromperemo l’ esercito, tenteremo una rivoluzione militare. Credo difficile, o signori, che l’ esercito si lasci ingannare da voi. L’ esercito Napoletano, non è l’ esercito del 1815, il Murat non ha in esso alcun prestigio, esso è l’ esercito nato il 1830; e, quando non sarà più di Ferdinando II, sarà del paese, non già Murat. L’ esercito ha discernimento abbastanza per comprendere che un nuvolo di favoriti e di stranieri verrebbe ad occupare i gradi i più eminenti: e, diventato lo Stato un’ appendice di Francia, sarebbe inviato ad essere distrutto dalla peste in lontane regioni per soddisfare i capricci d’un uomo. L’ esercito che ora sente il peso della tirannide di cui fecesi sostegno, comprende che non è il maestro di cappella che bisogna cangiare, ma la musica. E’ questa una frase venuta da Napoli, in risposta ad un murattiano, che leggendola se ne rammenterà””. (pag 199, Lettera di Pisacane al Direttore di Italia e Popolo, Genova, 23 maggio 1855)”,”ITAB-182″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Cenno storico d’ Italia. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume primo.”,”””Non temete nuotare contro il torrente; è d’un’ anima sordida pensare come il volgo perché il volgo è in maggioranza””. Giordano Bruno (in apertura)”,”ITAG-166″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Cenno storico d’ Italia. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume primo.”,”””Non temete nuotare contro il torrente; è d’un’ anima sordida pensare come il volgo perché il volgo è in maggioranza””. Giordano Bruno (in apertura) “”Fu notato che la guerra lascia risentimenti assai meno profondi nel cuore dei popoli vinti, che non le offese recate all’ ombra della pace. La necessità è la prima legge a cui noi abbiamo appreso inchinarci: e la vittoria, la conquista, grandi sviluppi della forza umana, ci fanno riconoscere l’ imperio della necessità. Neppur questa consolazione ebbero gl’ Italiani nel loro assoggettamento aglI Alemanni, attesoché riconobbero Ottone per sovrano, trascinati dall’ imprudenza de’ capi e dalla riconoscenza delle popolazioin: non combatterono, non furono vint, e tutto ad un tratto s’accorsero che la loro patria era diventata un’ appendice della corona germanica, senza che quelli che dicevasi loro padroni avessero alcun titolo al mondo per giustificare l’ usurpazione, neppur quella della conquista””. (pag 70)”,”ITAG-167″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Dell’ arte bellica in Italia. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume secondo.”,”””Non temete nuotare contro il torrente; è d’un’ anima sordida pensare come il volgo perché il volgo è in maggioranza””. Giordano Bruno (in apertura) Riflessioni sull’ ordine concavo e la battaglia di Canne (pag 197) “”Se dai particolari combattimenti ci faremo a considerare l’ intero campo di battaglia, non vedremo più, come presso gli antichi, le schiere sempre disposte in ordine continuo, breve, regolare, e che svelava allo sguardo dell’ avversario i disegni del generale; ma il campo dei moderni è vasto e raramente si può signoreggiare con lo sguardo. Sovente burroni, boschi, villaggi, poggi, lo dividono, lo frastagliano, nascondono le schiere, o appena le lasciano scorgere dall’ incerto luccicar delle armi. Qualche volta gli ostacoli di maggior rilievo separano le due ali, o una di essa, dal centro; ma tutte le mosse che costituiscono il concetto della battaglia, divise in apparenza, sono collegate nella mente del generale; e quelli attacchi separati e lontani cospirano al medesimo fine, alla vittoria su quel punto dal quale dipende il possesso di tutto il terreno occupato. In questi campi, in queste battaglie, tanto dalle antiche differenti, l’ evoluzioni prendono norma da quel principio medesimo che formava la base dell’ antica tattica: operare il masso sforzo sulla chiave delle nemiche difese. Da questo principio ne derivano tutti gli altri (…)””. (pag 196-197)”,”ITAG-168″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”La rivoluzione. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume terzo.”,”””La libertà, e non già la forza, potrà unificare l’ Italia”” (pag 81) “”Nei rivolgimenti popolari, egli è vero, che accanto agli eroi si veggono codardi ed impostori, ed il disordine spesso accompagna le grandi imprese, ma non perciò vien turbato il rapido corso degli avvenimenti. Le rivoluzioni son come le onde d’un rapido torrente che, quantunque torbide della mota sollevata dal fondo, non s’arrestano perciò, nè cessano di sgombrare con fremito gli ostacoli che contrastano al loro corso. Appena un principe, o un potere qualunque sorge a reggere il movimento, e dice: farò io, immediatamente ogni cittadino diviene d’attore spettatore, l’ impeto della rivoluzione s’ammorza.”” (pag 92) “”Finalmente, se la sola guerra di popolo, e guerra affatto rivoluzionaria, può solo riscattare l’ Italia dal suo servaggio, non v’è luogo più a dubbi, se debbasi o pur no lasciar campo alla monarchia di mischiarvisi.”” (pag 95) “”La prima verità che non può disconoscersi, senza negare l’ evidenza, senza negare quaranta secoli di storia, è, che la ragione economica, nella società, domina la politica; quindi senza riformar quella, riesce inutile riformar questa””. (pag 114, Carlo Pisacane, La rivoluzione)”,”ITAG-169″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Ordinamento dell’ esercito italiano. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume quarto.”,”Comando dell’ esercito. “”Gli antichi, la cui natura era meno che la nostra depravata dal costume, non usarono chiedere l’ avviso di molti pei loro disegni di guerra, ma il concetto e l’ esecuzione di esso reano pienamente affidati al generale; fra i moderni si riscontrano due esempi, il comitato di salute pubblica ed il consiglio aulico: nel primo era militare il solo Carnot, e suoi furono i progetti, sovente riprovevoli; le prove, poi, fatte da secondo, bastano a discreditare un tal metodo, e (fanno) conchiudere che un solo debba assumere la responsabilità di ideare un disegno di guerra.”” (pag 20) “”La guerra può definirsi l’ azione nell’ azione, e quindi richiede la massima energia, e la massima rapidità, e questa e quella non possono conseguirsi che dall’ autorità d’ un solo. Incertezza e perdita di tempo sono conseguenze inevitabili della discussione; mentre si discute niun parere è adottato, e di tutti i stati questo è il peggiore.”” (pag 21) “”Il modo di schierarsi a battaglia di un esercito romano era quasi invariabile, mentre oggi “”su due leghe quadrate di terreno, dice Federico II, si possono prendere qualche volta diciotto posture. Un buon generale al primo sguardo saprà scegliere la più vantaggiosa””. Quale campo non sarebbe questo d’ interminabile discussione?”” (pag 22)”,”ITAG-170″
“PISACANE Carlo”,”Ordinamento e costituzione delle milizie italiane ossia Come ordinare la Nazione Armata.”,”””John Brown è più grande di Washington e Pisacane è più grande di Garibaldi”” (V. Hugo) (in apertura)”,”ITQM-150″
“PISACANE Carlo”,”Eguaglianza.”,”Carlo PISACANE (1818-1857) è la figura più radicale del risorgimento italiano sostenitore e protagonista della via rivoluzionaria. Ha partecipato alla Repubblica romana e per la spedizione e il tentaivo di rivolta con lo sbarco a Ponza represso nel sangue dai contadini oppressi che voleva liberare. Mario Pagano. Citato da Pisacane assieme a Beccaria nella parte finale dello scritto ‘Eguaglianza’, contro il diritto di proprietà (pag 45) a sostegno della tesi dell’abolizione della proprietà: “”Il frutto del proprio lavoro garentito; tutt’altra proprietà non solo abolita, ma dalle leggi fulminata come il furto, dovrà essere la chiave del nuovo edifizio sociale. E’ ormai tempo di porre ad esecuzione la solenne sentenza che la Natura ha pronunciato per la bocca di Mario Pagano: ‘la distruzione di chi usurpa’”” (pag 47-48) Bibliografia (da Nello Rosselli, Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano) Nota bibliografica La nota bibliografica vuol essere completa per quanto riguarda gli scritti di Pisacane a noi fin qui noti; pressoché completa (con omissione cioè soltanto di pochi opuscoli o articoli di scarsa o nessuna importanza) per quanto riguarda gli scritti su Pisacane o su Sapri; per tutto il resto non offre invece che una scelta delle sole pubblicazioni piú utili o piú direttamente riferentisi a Pisacane. Si omettono le citazioni della sterminata bibliografia mazziniana, la cui conoscenza è naturalmente indispensabile per la ricostruzione della vita di pensiero e d’azione di Pisacane. Particolarmente importante è la consultazione dell’epistolario mazziniano per gli anni dal 1849 al 1857: gli accenni a Pisacane vi sono assai frequenti. Non sono citate le opere d’informazione generale sul Risorgimento italiano, ancorché dedichino pagine e pagine a Pisacane e alla sua spedizione. a) Scritti di P. e loro principali edizioni (in ordine cronologico). b) Scritti su P. — Onoranze postume a P. c) Scritti sulla spedizione di Sapri. d) Scritti principali da consultarsi sui tempi e gli amici di P. e) Scelta di opere pubblicate in Piemonte fra il 1849 e il 1855 intorno alla questione sociale. a) 1. Sul momentaneo ordinamento dell’esercito Lombardo in aprile 1848 (pubblicato postumo da C. CATTANEO ne Il Politecnico, Milano, II serie, 1860, pp. 270 sg.). 2. Piano di Guerra presentato al Comitato di Guerra di Brescia, da Tremosine, 26 maggio 1848 (pubblicato postumo da G. FALCO, op. cit., pp. 246-47). 3. Bollettino del Corpo di Operazione (pubblicato ne Il Monitore Romano, Roma, 25 maggio 1849, a firma ROSSELLI e PISACANE). 4. Cenni sui fatti del 26 e del 27 (pubblicati ne Il Monitore Romano, Roma, 27 giugno 1849). 5. Ordini del Giorno, Relazioni, Sentenze, Ordinanze, ecc. vergate da P. a Roma nel 1849, nella sua qualità di Membro della Commissione di Guerra, di Presidente del Consiglio di Guerra, di Sostituto del Ministro della Guerra, di Capo di Stato Maggiore, ecc. (pubblicate ne Il Monitore Romano e nel Bollettino delle Leggi e Regolamenti della Repubblica Romana). 6. Rapido cenno sugli ultimi avvenimenti di Roma dalla salita della breccia al dí 15 luglio 1849, per C. P. capo di S. M. generale dell’esercito della Repubblica Romana, Losanna, Soc. Ed. L’Unione, 1849, in 8°, pp. 4-32 (ristampato nella Biblioteca democratica educativa, Roma, 1892, in 16°, pp. 32). 7. Lettre du Chef de l’état major de l’armée de la Republique Romaine au general en chef de l’armée Française en Italie, Lausanne, L’Union, 1849, in 8°, pp. 14 (traduzione italiana: Torino, Fontana, 1849). 8. La Guerra Italiana (pubblicato ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. I, sett. 1849, pp. 29-42). 9. Rapido cenno sugli avvenimenti di Roma (breve estratto del n. VI; pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. II, sett. 1849, pp. 107-13). 10. Sulla scienza della Guerra. Pensieri (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. II, sett. 1849, pp. 181-89; n. III, ott. 1849, pp. 277-301). 11. Poche parole sulla relazione della campagna nel 1849 in Sicilia, pubblicata da S. J., aiutante di campo del gen. Mieroslawski (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. II, sett. 1849, pp. 207-12). 12. Relazione storica delle operazioni militari eseguite dalla Repubblica Romana (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. V, dic. 1849, pp. 676-91; n. VI, dic. 1849, pp. 858-69). 13. Qualche osservazione sulla relazione scritta dal Gen. Bava della campagna di Lombardia nel 1848 (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. VII, gennaio 1850, PP. 33-47). 14. Poche parole sulla campagna di Bade del 1849 (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. VIII, genn. 1850, pp. 179-86). 15. La neutralità della Svizzera (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. IX, febbr. 1850, pp, 318-23). 16. Pensieri sugli eserciti permanenti (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, marzo 1850, pp. 735-45). 17. Programma del libro di imminente pubblicazione La Guerra Combattuta, a firma P. (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 6 luglio 1851). 18. Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49. Narrazione di C. P., Genova, Pavesi, 1851 (tip. Moretti), in 16°, pp. 372 (ristampato nella Biblioteca storica del Risorgimento, Roma, 1906, in 16°, pp. 340, a cura di L. MAINO; tradotto in tedesco da A. CLOTZMANN. Chur, Hitz, 1852, pp. 28-370: presenta, rispetto all’originale, leggere varianti, opera di P. stesso). 19. Dichiarazione a firma C. P. (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 22 agosto 1850 a proposito della Guerra combattuta). 20. Recensione di C. P. al volume di P. ROSELLI, Memorie relative alla spedizione e combattimento di Velletri (pubbl. ne La Voce della Libertà, Torino, sett. 1853, nn. 260, 261, 262). 21. Viva il Trattato (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 21 febbraio 1855). 22. Altri articoli ispirati alla guerra d’oriente pubbl. sullo stesso giornale, ma di non certa attribuzione. Si vedano i nn. 18 febbr.; 14, 15, 17 marzo; 27 marzo; 30 marzo; 4 aprile 1855. 23. I Muratisti (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, n. 199, 20 luglio 1855). 24. Il partito Muratiano e la questione Italiana (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 22 sett. 1855). 25. Articoli vari pubbl. ne La Libera Parola, Genova, agosto 1856, aprile 1857 (l’articolo Murat e i Borboni, ivi compreso, venne ristampato ne L’Italia e Popolo, Genova, n. 263, 1856; e poi, con la firma di P., in Pensiero e Azione, Londra, 1° gennaio 1859. Un altro, Italia e Murat, venne ristampato ne Il Diritto, Torino, n. 225, 1856, ed è comunemente attribuito a P. Sicuramente di P. è finalmente un terzo articolo dedicato ad Agesilao Milano, che L’Italia e Popolo, Genova, ristampò l’11 gennaio 1857). 26. Saggi Storici-Politici-Militari sull’Italia (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 25 ott., 4, 10, 26 nov. 1856: sono alcuni paragrafi di argomento militare tratti dall’opera, inedita allora, di cui al n. 32). 27. Recensione di C. P. a Una lettera di V. G. Orsini all’anonimo autore delle memorie Storico-Critiche della Rivoluzione avvenuta in Sicilia nel 1848 (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Genova, 7 marzo 1857, n. 15). 28. Abbozzo di Proclama spedito al Comitato rivoluzionario di Napoli, 1° giugno 1857 (pubbl. da DE MONTE, op. cit., nella redazione originale; da PALAMENGHI CRISPI, op. cit., con le correzioni addottevi da MAZZINI). 29. Saggi Storici-Politici-Militari sull’Italia, 4 voll., Genova, Stab. Tip. Naz. – Milano, Agnelli, 1858-1860, in 8°, pp. XX-102, 168, 178, 187. (Non ha mai avuto ristampe integrali. Il 1° saggio, Cenno storico d’Italia, è stato ripubbl. dall’Ist. Ed. Ital., Milano, 1917, Breviari intellettuali, n. 83. Il 3°, Sulla Rivoluzione, è stato ripubbl. a Bologna, Virano, 1894, pp. IX-269, come I vol. della Biblioteca socialista, con avvertenza di MALAGODI, OLIVETTI, GRAZIADEI, e pref. di COLAJANNI; in appendice il Testamento Politico e qualche estratto degli altri saggi. Successivamente lo stesso 3° saggio, in edizione molto purgata, è stato ripubbl. da Sonzogno, Milano, 1905, Biblioteca universale, n. 339. Il 4° saggio, Ordinamento e Costituzione delle Milizie Italiane, è stato ripubbl. da Sandron, Palermo, 1901, con pref. di G. RENSI, col titolo Come ordinare la Nazione armata, n. 4 della Biblioteca rara; e in parte dall’Ist. Ed. Ital., 1919, Breviari intellettuali, n. 176, col titolo Pensieri sulla strategia). Una edizione critica dei saggi è, sembra, in preparazione a Roma. 30. Testamento Politico (pubbl. nel Journal des Débats, Parigi, luglio 1857 e poi su parecchi giornali politici italiani e stranieri. Venne successivamente ristampato piú volte: in appendice all’edizione originale dei Saggi, come opuscolo a sé, su giornali e riviste. È certamente il piú noto fra gli scritti di P.). 31. Dichiarazione sul libro di bordo del Cagliari, 25 giugno 1857 (pubbl. sui giornali del luglio 1857 e poi piú volte ristampata). 32. Proclama letto a Torraca il 29 giugno 1857 (come sopra). Lettere di Pisacane. Se ne trovano stampate nelle opere piú oltre cit. di DE MONTE, MARIO J., SAFFIOTTI, CORRIDORE, NEGRI, PALAMENGHI-CRISPI, PESCI, ROMANO, FALCO, LOEVINSON, OLIVIERI; in ROSI, G. Mazzini e le critiche di un emigrato (Rivista d’Italia, giugno 1905); nella Rivista di Roma, 23 gennaio 1902, pp. 51-53; nell’Epistolario di Cattaneo, Firenze, Barbera, 1901; in VALZANIA, Ai Ministri Nicotera e Mancini. Memoria, Cesena, 1876; in CONSIGLIO, Un amore di G. P. (Italia letteraria, Roma, 26 giugno 1932). Una lettera inedita, al Masi, da Roma, 6 maggio 1849, trovasi nell’autografoteca Campori, a Modena (ma di nessun interesse); molte, dello stesso periodo e d’interesse puramente militare, trovansi nella Biblioteca Naz. Vitt. Em. in Roma (Il Catalogo della mostra storica del Risorgimento Italiano, ivi ordinata nel 1895, ne numera cinque dell’aprile e giugno 1849, nonché una, a Dall’Ongaro, da Genova, 28 sett. 1852). Nel testo, in fronte a p. 216, ho pubbl. la fotografia di una lettera sin qui inedita a Cosenz; e a p. 257 ho dato notizia di un’altra lettera inedita custodita nel Museo del Risorgimento in Milano, Cartella Pisacane. Ciò nonostante può dirsi che l’epistolario di P. sia andato in grandissima parte perduto; a meno che gelosi depositari non ci riservino gradite sorprese. Un breve autografo di P. trovasi riprodotto ne Il Risorgimento Italiano, 1914, p. 125; d’un altro ha dato notizia il FALCO, op. cit. P. 258: trattasi di due righe scritte da P. nell’Album di Pateras, il 24 gennaio 1851. [Le Opere complete di Pisacane sono state curate da A. Romano per le Edizioni «Avanti!», Milano 1957-64 (Saggi Storici-Politici-Militari sull’Italia…, 4 voll., 1957; Guerra combattuta in Italia…, 1961; Scritti vari, inediti o rari, 3 voll., 1964). Le lettere di Pisacane sono state raccolte da A. Romano nell’Epistolario, Milano-Genova 1937. Per gli studi su Pisacane, si veda la Nota bibliografica di F. Della Peruta in C. PISACANE, La rivoluzione, Einaudi, Torino 1976]. b) La letteratura su P. è estremamente misera. BELLONI G. A., Bibliografia di C. P., in Rassegna storica del Risorgimento, 1929, fasc. I, pp. 253-59. CAVALLI A., P., in La rivoluzione liberale, Torino, 31 maggio 1925. Cenni sulla vita di C. P., premessi al I vol. dei Saggi, ed. originale, pp. v-xx. CONVERTI N., Brevi cenni su P., in La questione sociale, Paterson, 1895-1896. CORRIDORE F., Autografi di C. P., Torino, 1911. C. S., Articolo su P. nel Giornale delle associazioni operaie, Genova, 3 luglio 1864. DA CIMBRO, C. P., in Pagine critiche, 1926, p. 171 sg. DEL RE, C. P. e le sue opere postume, in Rivista contemporanea, Torino, marzo 1859, pp. II-VIII. FABBRI L., C. P. La vita, le opere, l’azione rivoluzionaria. Cenni storici, Roma-Firenze, 1904, pp. 32. FALCO G., Note e documenti intorno a P., in Rivista storica italiana, Torino, luglio 1927, pp. 241-302. GHISALBERTI A. M., Il capo di S. M. della Repubblica Romana del 49, in Rassegna storica del Risorgimento, Roma, 1925, pp. 681-687. Grido (il). Numero unico dedicato a P. nel I centenario della nascita. Napoli, 22 agosto 1918. MACCHI M., C. P., in Almanacco nazionale per il 1858, Torino, 1858, pp. 26-41. – C. P., in La Ragione, Torino, 25 luglio 1857. MALON B., C. P., in Revue socialiste, Paris, nov. 1888. MAZZINI G., Ricordi su C. P., in Italia del Popolo, Genova, 2, 4, 5, 7 maggio 1858. Poi in opuscolo e nelle raccolte dei suoi Scritti. MERLINO F. S., C. P., Milano, 1878. MONTICELLI C., Da C. P. alle bande di Benevento, ne L’Avanti!, Milano, 2 luglio 1911. N(EGRI) E., L’idea politico-sociale di C. P., in La rivendicazione, Forlí, n. 45, 27 agosto 1887. (All’articolo segue una lunga scelta di passi dei Saggi, brevemente commentati: si vedano i nn. 46-52, 55, 57, 61-62 del sett. dic.; nel n. 51, 8 ott., compare un ritratto di P. NEGRI L., C. P. e la campagna del 1848-49, in Rassegna storica del Risorgimento, Roma, 1924, pp. 874-85. NERI A., Una lettera di Cattaneo a P., in Il Risorgimento italiano, Torino, 1908, pp. 306-8. NOI (COLAJANNI N.), Gli avvenimenti e gli uomini: C. P., in Rivista popolare di politica lettere e scienze sociali, Roma, 1904, 15 luglio, pp. 337-39. Con ritratto di P. ORANO P., I patriarchi del socialismo. Pisacane. Roma, 1904, pp. 130-136 e 214-15. PALAMENGHI-CRISPI T., All’eroe di Sapri precursore di Garibaldi. Documenti inediti, in Il giornale d’Italia, Roma, 3 luglio 1904. – Fabrizi, P., Pilo, in Il Risorgimento italiano, 1914, pp. 323-409. – R. Pilo e C. P., ivi, p. 533. PISACANE (c.). Numero unico. Napoli, 2 luglio 1884, pp. 4. Pisacane in L’Avanti della domenica, 1907, n. 32. – in Humanitas, Napoli, 2 luglio 1887. P. e i Mazziniani, in La questione sociale, Firenze, 29 dic. 1883. PISELLI G., Articoli commemorativi di P., in La rivendicazione, Forlí, 7 luglio 1888, 6 luglio 1889, 12 luglio 1890. PUGLIONISI C., P., in La rivoluzione liberale, Torino, 31 maggio 1925. RENSI G., I profeti dell’idea socialista: C. P., in La critica sociale, Milano, 1-15 aprile 1901. ROMANO A., Contributo alla biografia di C. P., in La civiltà moderna, Firenze, 15 giugno 1931. SAFFIOTTI U., Un periodo sconosciuto della vita di C. P., in La nuova antologia, 16 marzo 1913, p. 227 sg. SAVELLI A., P., Firenze, 1925, pp. 116. SPADONI D., Una voce della tomba, in La Critica sociale, Milano, 16 apr. 1897. TRUSIANI M., Considerazione sopra un articolo del colonnello P., in La voce della libertà, Torino, 1853, n. 306; 1854, nn. 3, 8, 14, 21, VAIRO F., C. P. e la nazione armata, in Nuova riv. di fanteria, Roma, 15 maggio 1910, p. 429 sg. VENOSTA F., C. P. e compagni martiri a Sanza, Milano, 1863 (in appendice un articolo di P. PICCARDI, di critica ai principî socialisti di P.). – C. P., A. Milano ed altre vittime napoletane. Notizie storiche, Milano, 1864. – C. P. e C. Nicotera. Notizie storiche, Milano, 1876. Vittime (le) del fanatismo. C. P., Firenze, Nerbini, s. d., pp. 12. ZUCCARINI E., P. e il socialismo moderno, Napoli, 1887. Articoli vari in morte di P. comparvero ne L’Indipendente, Torino, 13, 21 luglio 1857; nel Diritto, Torino, 21 luglio 1857; ne L’Italia del Popolo, luglio 1857 (cit. nel testo); ne L’Armonia, Torino, 17 luglio 1857; in vari giornali inglesi ecc. Articoli biografici su P. si trovano nelle opere di CARPI, Il Risorgimento italiano, Milano, 1884, vol. III; di BONOLA, I patrioti italiani, Milano, 1871; di D’AYALA, Vite degli italiani benemeriti della libertà e della patria, Firenze, 1868, vol. I, pp. 328-31. Notevoli accenni a P. si trovano nelle seguenti opere: ANGIOLINI A., Cinquant’anni di socialismo in Italia. Firenze, 1919, pp. 23-43. DE CESARE R., La fine di un regno, Città di Castello, 1900. DEL CERRO E., Fra le quinte della storia. Torino, 1903, pp. 199-215. DOMANICO, L’Internazionale, vol. I. Firenze, 1911, pp. XVIII-XXVIII. FALDELLA G., Dai fratelli Bandiera alla dissidenza. Torino, 1883. FERRARI A., I precursori del movimento socialista in Italia, in Nuova rivista storica, 1926. LUCARELLI A., La Puglia nel sec. XIX. Bari, 1927. LUZIO A., Carlo Alberto e Mazzini. Torino, 1923, pp. 416-34. MALON B., Histoire du socialisme, vol. IV. Paris, 1884. MARIO J., Opere piú volte cit. MICHELS R., Storia critica del movimento socialista in Italia. Firenze, 1927. MORANDO F. E., Mazziniani e Garibaldini. Genova, 1931. NETTLAU M., E. Malatesta. New York, 1922. NITTI F. S., Gli eroi della rivoluzione, in La vita italiana nel Risorgimento, serie IV, vol. I, p. 59 sg. ORIANI A., La lotta politica in Italia. Bologna, 1925, vol. II, pp. 406-413. Onoranze postume a Pisacane: Monumenti ecc. A Salerno, nei giardini pubblici, venne nel 1864 inaugurato un monumento a P. [A questa cerimonia si riferisce probabilmente La rivendicazione, Forlí, 6 luglio 1889, quando afferma che nel 1875 fu inaugurato in Salerno un monumento a P., oratore il Bovio e che il socialista Covelli non venne lasciato parlare.] (V. ASPRONI G., Il simulacro di C. P. inaugurato in Salerno addí 2 luglio 1864. Napoli, 1864. Nel Museo del Risorgimento in Milano, cartella P., trovasi una scheda di sottoscrizione per questo monumento, intestata Associazione dei Comitati di provvedimento preside Garibaldi. Comitato centrale Genova; s. d.). A Napoli, nel cimitero di Poggioreale, venne eretto nel 1872, a cura di Nicotera, un altro monumento a P. [Presso al quale nel 1890, veniva sepolta Silvia, ricordata in una bellissima epigrafe di G. Bovio (v. BILOTTI, op. cit., p. 437). Il monumento sorge in uno speciale recinto dedicato agli uomini illustri. Quanti amici di P. sepolti lí presso! Conforti, Mezzacapo, D’Ayala, Dall’Ongaro, Boldoni,Cosenz…] (v. ORANO, op. cit., p. 133). In Sapri la spedizione non venne ricordata che da una concisa epigrafe; similmente a Ponza. Il 2 luglio 1903 venne posta, a Sanza, la prima pietra di un cippo ai caduti (v. il giornale Masuccio, di Salerno, 2 luglio 1903, numero unico dedicato alle onoranze a Pisacane, con articoli di Morvillo, Natoli ecc. Il 3 luglio 1904 il cippo venne solennemente inaugurato, presenti un nipote di P. e i fratelli di Falcone. Parlarono per l’occasione i deputati Camera e De Marinis (v. La cronaca di Salerno, 6 luglio 1904; La rivista popolare, 15 luglio 1904; Il giornale d’Italia, 3 luglio 1904). Nel 1906 venne deliberata l’apposizione di una lapide commemorativa al Fortino di Cervara (BILOTTI, 20). In Napoli Pisacane non è ricordato che dal nome di una modesta strada (come in molte altre città italiane). Nel 1911 venne inaugurata a Tatti (Massa marittima) una targa di marmo a P. precursore di Garibaldi e primo banditore del socialismo in Italia (e nella stessa occasione ristampato in opuscolo il suo Testamento politico. Grosseto, 1911). A Genova P. è ricordato da una lapide murata sulla facciata di casa Benettini, nella via a porta degli Archi. Varie. Fin dall’ottobre 1857 Mazzini pensò a fare coniare una medaglia in onore di P., raccogliendo contributi fissi di 50 cent. in Italia e all’estero; ma l’iniziativa, s’è detto, non ebbe attuazione. Nel 1860 Garibaldi dittatore assegnò una pensione vitalizia a Silvia, figlia di P. (v. MARIO J., In memoria di Nicotera, 48 sg.; A. Bertani e i suoi tempi, I, 245). Una proposta di legge per «lo assegnamento di una pensione vitalizia ai superstiti della spedizione P. nel 1857» venne presentata alla Camera nel 1877 da Cairoli, Garibaldi, Sprovieri, Fabrizi, Bertani ecc. La discussione ebbe luogo il 29-30 gennaio, oratori principali il Cairoli (in favore), Sella (contro). Il progetto venne preso in considerazione, ma restò poi sempre allo stato di progetto (v. MARIO, In memoria, p. 117 e i giornali del tempo, ad es. Il Dovere, Roma, 1° febbraio 1877. Il discorso Cairoli venne anche pubbl. a parte: Roma, 1877, pp. 10). Gruppi socialisti ed anarchici intitolati a P. vennero fondati qua e là in Italia dopo il 1880: ad es. a Forlí nel 1886, a Cervia e a Villa Savio nel 1888. Le date anniversarie di P. vennero frequentemente commemorate dai socialisti, la prima volta, credo, dalla Federazione socialista forlivese, il 2 luglio 1882. Tre numeri unici di giornali vennero, per quanto mi consta, dedicati a P.: il 2 luglio 1884, il 2 luglio 1903 e il 22 agosto 1918 (già cit.). Nell’ottobre 1887 Antonio Fratti, mazziniano, tenne a Forlí una conferenza in gran parte dedicata a P. (v. La rivendicazione, Forlí, 15 ott. 1887) [Fratti rivendicò il sostanziale accordo di pensiero tra Mazzini e P., ma venne vivacemente rimbeccato dalla stampa socialista]. Il nome di P. echeggiò spesso alla Camera italiana: ad es. l’1 luglio 1861 (Crispi); il 29-30 gennaio 1877 (Cairoli, Sella); il 17 giugno 1882 (Cavallotti); il 13 giugno 1891 (Imbriani); il 13 giugno 1894 (idem); il 10 aprile 1897 (Bissolati); l’11 aprile 1897 (Imbriani) [Bissolati esaltò «l’atto dell’eroe di Sapri, che, socialista, si immolava per creare l’Italia borghese, perché sapeva che lo sviluppo della borghesia e la costituzione della nazionalità sono preparazione necessaria della società comunista». Imbriani ribatté che «P., sbarcando a Sapri, non aveva che un pensiero: l’unità italiana sotto la bandiera della repubblica».] c) ALBINI D., La S. di S. e la provincia di Basilicata. Roma, 1891, pp. 24. AMABILE A., La genesi storica e il contrib. ideale della S. di S. Nocera, 1899. Ansie (le) del governo borbonico nel 1857. In Il Ris. ital., 1920, p. 399 sg. BILOTTI P. E., La S. di S. Da Genova a Sanza. Salerno, 1907. C.(ASANOVA) E.(UGENIO), Sulla preparazione di S., in Rass. stor. del Ris., 1924, p. 511 sg. DE LEO A., Commemorazione della S. di S. Salerno, 1885. DE MONTE L., Cronaca del Comitato segreto di Napoli su la S. di S. Napoli, 1877. FABRIZI N., La S. di S. e il Comitato di Napoli. Napoli, 1864. FISCHETTI G., Cenno storico dell’invasione dei liberali in Sapri nel 1857. Napoli, 1877. GIANGIACOMI P., Anconitani precursori e soldati dei Mille. Ancona, 1910. LABATE V., R. Pilo e la S. di S., in Rivista d’Italia, gennaio 1908, pp. 145-64. LACAVA M., Nuova luce sulla S. di S., in Atti dell’Accad. Pontaniana, vol. XXII. MAZZIOTTI M., Documenti relativi alla S. di S., in Rass. stor. del Ris., 1916, p. 765 sg. MESSAGGI G., Della sommossa di Genova, dei fatti di Livorno e dello sbarco dei rivoltosi in Sicilia nel 1857. Milano, 1857. PAOLUCCI G., Rosolino Pilo. Memorie e documenti dal 1857 al 1860, in Archivio stor. sicil., 1899, pp. 210-84. POGGI F., Sapri (sped. di), in Dizionario del Ris. nazionale, Milano, 1931, pp. 949-54. RACCIOPPI G., La S. di Carlo Pis. a S., con nuovi doc. inediti. Napoli, 1863. – Gli echi di Sapri. 1897. RONDINI D., La S. di S., in Il Ris. Ital., 1911, pp. 160-88. SAFFI A., Cenni biografici e storici a proemio dal testo, in Scritti ed inediti di G. MAZZINI, vol.. IX, pp. CXXX-CLIV. ZAGARIA R., La parte del Mazzini nella spedizione di Sapri, in Rass. stor. del Risorg., aprile-giugno 1927. (Si vedano in TABARRINI, Vita di Lenza; MINGHETTI, Miei ricordi; PASOLINI, Memorie raccolte da suo figlio, le impressioni destate su Pio IX, allora in viaggio nelle Legazioni, dalle notizie della Spedizione di Sapri). La spedizione di Sapri dette luogo a numerosi componimenti poetici, quasi tutti assai scadenti, seppure calorosi e ispirati. Vanno citati, in ordine di tempo: MERCANTINI L., La spigolatrice di Sapri, stampata la prima volta nel Movimento, Genova, 3 agosto 1857; RICCIARDI C., Novissima verba. Carme ai caduti di Sapri, in La Gazzetta del Popolo, Torino, 29 luglio 1857: VECCHI C. A., Canto funebre, ivi, 17 agosto 1857; CURZIO F., L’eroe di Sapri (4 sonetti), 1858, ristampati in Poesie edite ed inedite di F. C., Milano, 1883. LOMBARDI E., La spedizione di Sapri, letta la prima volta nel 1865 e poi stampata nella Biblioteca universale del Sonzogno; QUARTA A., La spedizione di Sapri. Versi, Roma, 1877; versi di TERZI R., e di CAPASSO G. si leggono sul giornale Masuccio, Salerno, 2 luglio 1903. Fra gli stranieri che cantarono la spedizione si veggano SWINBORNE, Song of Italy; HARRIET HAMILTON-KING, The disciples, London, 1873 (v. il brutto poemetto Nicotera). CARDUCCI dedica due versi a Pisacane in una delle sue odi barbare (Scoglio di Quarto). È noto che anche VICTOR HUGO tessé l’apologia di P., dicendolo piú grande di Garibaldi nello stesso modo che Brown era da considerarsi piú grande di Washington. d) Sugli amici di Pisacane: CARRANO F., Ricordanze stor. del Ris. ital., 1822-1870. Torino, 1885. CASONI F., G. Cadolini, in Rass. stor. del Ris., 1922, p. 45 sg., 315 sg. (anche: CADOLINI, Memorie, Milano, 1911). CATTANEO C., Opere ed epistolario, varie edizioni. COLLETTI A., A. Franchi e i suoi tempi. Torino, 1925. DE GUBERNATIS A., F. Dall’Ongaro e il suo epistolario scelto. Firenze, 1875. (FANELLI, intorno a): CHIARELLI G., Un patriota martinese: G. F., in Il Mondo, Roma, 12 aprile 1925. TEOFILATO C., G. F. dalla Giovine Italia alla Intern., in Vita e pensiero, Roma, 1° agosto 1925, pp. 205-8. MALATESTA E., G. F. Ricordi personali, in Vita e pensiero, Roma, 16 sett. 1925, pp. 252-54. LUCARELLI A., La Puglia nel sec. XIX, cit., p. 223 sg. FERRARELLI G., L. Mezzacapo e i suoi tempi. Roma, 1885. FRANCHI A., A G. Mazzini. Torino, 1857. GROPPA B., B. Falcone: discorso. Corigliano cal., 1911. GUARDIONE F., Il generale E. Cosenz. Palermo, 1900. HERZEN A., My past and thoughts. The memoirs of. London, 1924. ITALICUS, L. Orlando e i suoi fratelli. Roma, 1898. MACCHI M., La conciliazione dei partiti. Genova, 1856. MARIO J., A. Bertani e i suoi tempi. Firenze, 1888. – In memoria di G. Nicotera. Firenze, 1894. NERI A., Un episodio inedito della vita di N. Bixio. Genova, 1912. OLIVIERI G., I Plutino nel Risorg. nazionale. Campobasso, 1907. PESCI U., Il gen. C. Mezzacapo e il suo tempo. Bologna, 1908. PUPINO CARBONELLI C., G. Mignogna nella storia dell’unità d’Italia. Napoli, 1889. ROMANO N., G. B. Falcone, Città di Castello, 1888. SAFFIOTTI U., Lettere ined. di C. Cattaneo a M. Macchi, in Rass. stor. del Ris., ott.-dic. 1925, pp. 721-800. VISALLI V., C. De Lieto. Roma, 1919. Sui tempi di Pisacane: (Sulla vita militare nelle Due Sicilie borboniche) D’AYALA M., Memorie di M. D’Ayala e del suo tempo. Torino, 1886; FERRARELLI G., Memorie militari del Mezzogiorno d’Italia. Bari, 1911. (Sulle condizioni civili delle Due Sicilie borboniche) DE CESARE, op. cit.; MAZZIOTTI M., La reazione borbonica nel regno di Napoli. Milano, 1912. (Sulla Legione straniera) MOREL, La Légion étrangère. Paris, 1912; GRISOT et COULOMBON, Historique de la L. E. de 1831 à 1887. Paris, 1888. (Sulle campagne di guerra del 1848-49 le citazioni sarebbero innumerevoli, perciò si omettono; le op. seguenti vengono notate solo perché hanno riferimenti diretti a Pisacane) DE HOFSTETTER G., Giornale delle cose di Roma nel 1849. Torino, 1851; LOEVINSON E., G. Garibaldi e la sua legione nello Stato romano 1848-49. Roma, 1902-907; ROSELLI P., Memorie relative alla spedizione e combattimento di Velletri. Torino, 1853; GABUSSI G., Memorie per servire alla storia della rivoluzione degli Stati romani. Genova, 1850. (Sulla emigrazione politica in Isvizzera e in Piemonte) CADOLINI G., Memorie del Ris. dal 1848 al 1862. Milano, 1911; LOERO A., Gli emigrati politici in Genova nell’epoca del Ris., Bologna, 1911; CASANOVA E., L’emigrazione siciliana dal 1849 al 1851, in Rass. stor. del Ris., XI, 1924; POGGI F., Emigrazione politica italiana nel Regno di Sardegna, in Dizion. del Ris. Naz., cit., vol. I, pp. 964-972. (Sulla emigrazione politica in Inghilterra) CALMAN A. R., Ledru-Rollin après 1848 et les proscrits français en Angleterre. Paris, 1921; WHITAKER T., Sicily and England. London, 1907. (Sul dissidentismo nel movimento repubblicano) La bibliografia è molto vasta; si vedano, per una prima informazione, LAVELLI E., PEREGO P., I misteri repubblicani e la ditta Brofferio, Cattaneo, Cernuschi e Ferrari. Torino, 1851; ROSI M., Mazzini e la critica di un emigrato, in Riv. d’Italia, 1905. (Sul murattismo) L’opera piú recente è GAVOTTI M. V., Il movimento murattiano dal 1850 al 1860. Roma, 1927. (Su La libera parola) CASONI F., La Libera parola. Sua diffus. e influenza, in Rass. stor. del Ris., 1928, p. 362 sg.; MICHEL E., Un giornale rivoluzionario: La Libera Parola, in Riv. d’Italia, 30 giugno 1915, PP. 942-48; ITALICUS, op. cit.; ROSI M., I Cairoli. Torino, 1908. (Sui movimenti di Genova e di Livorno, 1857) MICHEL E., L’ultimo moto mazziniano. Livorno, 1903; PARETO-MAGLIANO B., Lettere e ricordi di Mazzini. Torino, 1924; scritti vari di J. MARIO, cit., e specialmente il seguente: La spedizione di C. Pisacane e i fatti di Genova del 1857, in La Riv. popolare a G. Mazzini nel 100° anniversario della nascita; Processo di Genova, 1858, in La gazzetta dei tribunali, febbraio 1858. (Sul processo di Salerno, 1858) Atto di accusa proposto dal Proc. del Re… contro G. Nicotera ed altri imputati… e decisione emessa dal G. C. su di essa. Salerno, 1857; Atto di accusa per i fatti di Ponza e di Sapri. Salerno, 1859. (Sulle polemiche determinate dall’insuccesso della spedizione di Sapri) Oltre alle opere già citate sulla spedizione: Resoconto del processo di diffamazione promosso da S. E. il Min. dell’Interno G. Nicotera contro S. Visconti, gerente della Gazzetta d’Italia. Firenze, 1877; FOSCHINI L. D., Processo Nicotera – Gazzetta d’Italia. Resoconto stor. aneddotico. Milano, 1876; PALLESCHI F. G., G. Nicotera ed i fatti di Sapri, Firenze, 1876; DE BELLIS F., L’eroe di Sapri. Napoli, 1877; ed altri scritti sul processo di Firenze di CARRARA F., CERLENIZZA L., CORSI T., MARI A. (Sulla questione del Cagliari) Voluminose memorie ufficiali dei governi napoletano ed inglese si trovano a stampa; intorno ad esse si ebbe una vasta fioritura di opuscoli; molto materiale trovasi ancora inedito negli Archivi di Napoli, Torino e Londra. Si veda BIANCHI N., Storia della diplomazia europea in Italia, VII, pp. 408-24. e) ACERBI C., Progetto di miglioramento morale e materiale, a uso delle classi operaie. Casale, 1851. BIANCHI-GIOVINI A., Prediche domenicali. Torino, 1856. Biblioteca democratica settimanale. Genova, 1850-51. BOCCARDO G., Trattato teorico pratico di economia politica. Torino, 1853. CAPELLO G., Pensieri sul miglioramento morale e materiale della classe degli operai. Torino, 1849. CARPI L., Del credito agrario e fondiario. Torino, 1854. C. G. A. R., Timori e speranze per la Chiesa dalle ultime vicende di Roma. Genova, 1850. CORVAJA G., La bancocrazia. Torino, 1853. – La lega industriale, ossia la panacea generale per guarire la società di tutti i mali del monopolio. Torino, 1853. Demagogia (la) italiana ed il papa-re. Torino, 1849. F. T., Cenni sull’attuale politica europea, ossia il nuovo sistema di. Genova, 1850. GIUDICE L. M., Elementi di economia politica e industriale. Torino, 1855. GIULIO C. I., Della tassa del pane. Torino, 1853. MACCHI M., Dell’importanza sociale acquistata dalle moltitudini. Valenza, 1856. MASSINO-TURINA P. G., La beneficenza ordinata a sistema, ossia ricerca delle cause della miseria e dei modi pratici di fermarne il corso. Torino, 1850. MENEGHINI A., Elementi di economia sociale ad uso del popolo. Torino, 1851. MONTANELLI G., Introduzione ad alcuni appunti storici sulla rivoluzione d’Italia. Torino, 1851. MORELLI G., Enosetnismo. 1855. QUAGLIA L. Z., Sulle società di operai formatesi in Piemonte dopo lo Statuto. Torino, 1854. Repubblica (la) italiana del 49. Suo processo. Torino, 1850. ROSMINI A., Comunismo e Socialismo. Ragionamento. Genova, 1849. RUSCONI C., Prolegomeni di economia politica. Torino, 1852. Saggio intorno al socialismo e alle dottrine e tendenze socialiste. Torino, 1851. SCIALOIA A., I principii della economia sociale. Torino, 1849. – Carestia e governo. Torino, 1853. (TAPARELLI D’AZEGLIO P. L.) Sette libere parole di un italiano sulla Italia. 2a ed., Torino, 1849. TRINCHERA F., Corso di economia politica. Torino, 1854. TURCOTTI A., Dei diritti dell’uomo su la produzione del lavoro nell’interesse delle classi operaie. Varallo, 1853. TUVERI G. B., Specifici contro il codinismo. Cagliari, 1849. – Del diritto dell’uomo alla distruzione dei cattivi governi. Cagliari,1851.”,”SOCU-175″
“PISACANE Carlo a cura di LEPRE Aurelio”,”La rivoluzione in Italia.”,”L’illusione del salto rivoluzionario in Pisacane, saltando la fase della rivoluzione borghese, ha radice nel ripensamento degli avvenimenti del 1848. Si tratta della fine del concetto di rivoluzione europea… (pag 25, introduzione) Pisacane rivendica il “”primato”” italiano per affermare la possibilità di una rivoluzione socialista là dove non c’è ancora stata una rivoluzione democratico-borghese (pag 27 introduzione) PISACANE Carlo a cura di LEPRE Aurelio, La rivoluzione in Italia. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1968 pag 225 8° prefazione di Aurelio LEPRE (pag 7-28). [‘Il Mazzini, per mantenersi su queste posizioni, è costretto a rompere con i settori più avanzati della democrazia. Nel 1851, che è l’anno più importante per il processo di chiarificazione e di riassestamento nelle file della democrazia, egli precisa energicamente il suo atteggiamento contrario al socialismo. Nello stesso tempo invece, il Pisacane guarda al fallimento del 1848 in modo spregiudicato, disposto ad accogliere qualsiasi teoria che possa meglio chiarirgli i termini del conflitto in corso. Aiutato dalla lettura assidua di testi socialisti, egli vede, sotto lo schermo della guerra d’indipendenza, svolgersi, contemporaneamente, la lotta di classe. Il suo distacco da Mazzini, di conseguenza, non avviene soltanto sul piano del rifiuto delle «declamazioni da ispirato», ma anche su quello della questione sociale: «Il dire più eque le condizioni fra contadino e proprietario, fra capitalisti e operai – scrive al Dall’Ongaro – non ammette che due casi: o P. [Pippo] crede possibile risolvere il problema sociale senza abolire la proprietà; ed allora non ha studiato a fondo la società presente, o P. parla così per non intimidire i proprietari; e allora simula; ciò non è rivoluzionario… Ho studiato con assiduità (e non ho ancora terminato) tutti gli economisti e i socialisti e ti assicuro che per ottenere ciò che vuole P. non si è mezzo termine; gli strumenti del lavoro debbono essere in comune. Perché temere di parlar chiaro, perché non fare tra le masse una propaganda di questo genere, l a quale è facilissima? (1)». In realtà, una propaganda del genere non è affatto facile, e Pisacane se ne accorgerà presto. Con questa questione siamo però giunti ad una tappa estremamente importante dello svolgimento del pensiero pisacaniano. La propaganda tra le masse investe infatti i problemi della direzione e dell’organizzazione rivoluzionaria. Il modo come Pisacane li affronta ha molti punti di contatto con le teorie di Herzen. E’ nota la concezione di Herzen, espressa nell’affermazione delle necessità di creare dei rivoluzionari che, come ha scritto il Venturi, «spezzino individualmente il legame con il mondo circostante» (cioè con la loro classe) per «dedicarsi al popolo e penetrare in esso» (2). Analoga, a questo proposito, è la posizione che il Pisacane esprime nella ‘Guerra combattuta’ quando scrive che i «pensatori» dovrebbero «svolgere, elaborare, discutere, formulare» il germe di malcontento che esiste nelle classi più povere, così da «renderlo popolare e farne la bandiera di un partito». La questione, indipendentemente dallo studio del Pisacane, ma in relazione ai gruppi mazziniani a cui il Pisacane era vicino, è stata analizzata da Gramsci, che ne ha sottolineata tutta la validità ed importanza, osservando che «il collegamento delle diverse classi rurali che si realizzava in un blocco reazionario attraverso i diversi ceti intellettuali legittimisti-clericali poteva essere dissolto per addivenire ad una nuova formazione liberale-nazionale solo se si faceva forza in due direzioni: sui contadini di base (…) e sugli intellettuali degli strati medi e inferiori, concentrandoli e insistendo sui motivi che più li potevano interessare (…). Si può dire però che, data la dispersione e l’isolamento della popolazione rurale e la difficoltà quindi di concentrarla in solide organizzazioni, conviene iniziare il movimento dai gruppi intellettuali» (3). Che il Pisacane abbia preso in considerazione questa opportunità mostra la stretta aderenza del suo pensiero alla situazione che faceva oggetto della sua indagine. Aderenza che appare ancora più rilevante se si considera che il Pisacane non poneva la questione in astratto, ma in relazione al ceto intellettuale italiano, che non era certo su posizioni rivoluzionarie. Ed è questa constatazione («Ma disgraziatamente l’Italia non conta gli apostoli del suo avvenire» fatta nella ‘Guerra combattuta’, a spingerlo più tardi, nei ‘Saggi’, a delineare meglio le sue idee a tale proposito: «Ognuno diventi un Socrate, in piazza, ne’ trivii, al deschetto del ciabattino, al pancone del falegname, si faccia ad interrogare quelle rozze menti, e le conduca passo per passo alla scoverta della verità. Io sono simile a mia madre, diceva Socrate, figlio di una levatrice, non creo nulla, ma aiuto gli altri a produrre. E’ questo il solo mezzo di rischiarare, in parte, la mente del popolo, di educarlo, e non già tenendolo a forza nelle scuole, o stampando libri che esso non legge. E questo mezzo di propaganda volgare, ed adatto alla sua intelligenza, e che trae argomento dai suoi più pressanti bisogni, neppur è bastante a conseguire lo scopo desiderato. La plebe non si lascia convincere che da’ fatti, ma la propaganda di cui discorremmo elabora fra un numero significativo di giovani la conoscenza de’ diritti che ad ogni uomo accorda la Natura; e cotesti giovani, appena il popolo, sotto la sferza del dolore, si precipita nel moto, e dubbioso non sa ove dirigere gli attacchi e come colorire i desideri, facendosi tutti oratori di circostanza dureranno pochissima fatica a far loro comprendere quello che in un secolo di calma ed in mille volumi non avrebbero mai appreso dai dottrinari» (4). In questo passo vi è tutta la concezione insurrezionale del Pisacane, concretatasi poi nell’organizzazione della spedizione di Sapri’ (pag 12-13-14) [Aurelio Lepre, Prefazione] [(1) Citata da N. Rosselli, in ‘Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano’, Milano, 1958, p,. 198; (2) F. Venturi, Il populismo russo, Torino, 1952, vol. I, p. 63; (3) A. Gramsci, ‘Il Risorgimento’, cit., pp. 81-82; (4) C. Pisacane, ‘Saggi storici-politici-militari sull’Italia’, a cura di A. Romano, Milano-Roma, 1957, vol. III, p. 201] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QUAR-090&#8243;
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Scritti vari. Inediti o rari. Volume primo.”,”””Coloro i quali, senza rimontare alle cause, si fermano alle prime impressioni, giudicano i Napoletani non buoni soldati; altri, per contrastare quest’ idea, cercano di richiamare alla memoria le antiche gesta dei nostri antenati ricorrendo ad epoche assai remote. Ma parmi che tanto gli uni come gli altri cadano in errore: il valore, come tutte le altre virtù spirituali, non è certo ereditario, ma è figlio dell’ educazione: e perciò, secondo i tempi, vediamo le nazioni ora fiorenti, ora cadere nell’ ignominia.”” (pag 110)”,”ITAB-041-FF”
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Scritti vari. Inediti o rari. Volume secondo.”,”””Anche negli eserciti regolari, ma nuovi alla guerra, è difficile trovare un subalterno capace di condurre a fine un’ operazione isolata; è quindi impossibile sperarlo inun esercito ove manca ordine, disciplina e confidenza scambievole fra capi e soldati. Con tali eserciti si può sperare qualche successo, tenendoli sempre agglomerati quanto più è possibile; ma guai se una parte comincia a staccarsene!”” (pag 77)”,”ITAB-042-FF”
“PISACANE Carlo, a cura di Giacomo CANTONI”,”Saggio sulla rivoluzione.”,”Carlo Pisacane, uomo politico (Napoli 1818-Sanza, Salerno, 1857). Ufficiale borbonico di famiglia aristocratica e di idee liberali, nel febbraio 1847 fuggì da Napoli a Parigi con Enrichetta di Lorenzo, moglie di tale D. Lazzari. Dopo una breve parentesi nella Legione straniera in Algeria, nel 1848 accorse in Lombardia e combatté valorosamente sul Garda. Accostatosi intanto a Cattaneo e a Mazzini, partecipò alla difesa di Roma dove fu l’anima della commissione di guerra e dimostrò grandi capacità di comando. Caduta la Repubblica, riparò all’estero e poi a Genova (1850) dove, allontanatosi da Mazzini, precisò il suo orientamento ideologico in senso nettamente socialista e proudhoniano. Frutto di tale maturazione fu la sua storia della ‘Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49’ (1851) (…)”,”SOCU-001-FER”
“PISANO Rossano a cura; saggi di Patrizia AUDENINO Gabriella BONACCHI Michela DE-GIORGIO Fiamma LUSSANA Andrea PANACCIONE Rossano PISANO Stefano PIVATO Maurizio RIDOLFI; scritti di Giacomo STERN Gino ALFANI J.L. JOYNES Giuseppe OGGERO Luigi BERTRAND Eugenio CIACCHI Isidoro LEVEQUE Giorgio PLECHANOV Dott. BIEL Andrea COSTA Emilia MARIANI Aroldo NORLENGHI Giorgio RENARD Eodardo COSTANZI Alfredo NOVARO Gustavo ROUANET Giovanni BONAGIUSO”,”Educazione e propaganda nel primo socialismo. La ‘Libreria’ della ‘Lotta di classe’ 1892-1898.”,”saggi di Patrizia AUDENINO Gabriella BONACCHI Michela DE-GIORGIO Fiamma LUSSANA Andrea PANACCIONE Rossano PISANO Stefano PIVATO Maurizio RIDOLFI; scritti di Giacomo STERN Gino ALFANI J.L. JOYNES Giuseppe OGGERO Luigi BERTRAND Eugenio CIACCHI Isidoro LEVEQUE Giorgio PLECHANOV Dott. BIEL Andrea COSTA Emilia MARIANI Aroldo NORLENGHI Giorgio RENARD Eodardo COSTANZI Alfredo NOVARO Gustavo ROUANET Giovanni BONAGIUSO”,”MITS-128″
“PISANTI Tommaso”,”Storia della letteratura americana.”,”Tommaso Pisanti insegna letteratura nordamericana nell’Università di Salerno. Crito e saggista, è autore di varie opere tra cui ‘Poesia del Novecento americano’ (1978) “”Nato in California, avido lettore, con studi irregolari (studiò biologia a Stanford, senza però laurearsi) e varie esperienze, John Steinbeck (1902-1968) si volse a rappresentare figure e situazioni di quel suo angolo di California americana-messicana, intorno a Monterey, ancora tipica e pittoresca «piccola città». Un fusione socio-folklorica, che affascina il primo Steinbeck (‘Cup of Gold’, La coppa d’oro, 1929, che riporta alle leggende di pirati e bucanieri; e ‘The Pastures of Heaven’, I pascoli del cielo, 1932). Elementi di una vaga ma pregnante «mistica della terra» animano ‘To a God Unknown’ (A un Dio ignoto, 1933). Ma è con ‘Tortilla Flat’ (Pian della Tortilla, 1935), con le picaresche vicende dei ‘paisanos’ della Valle di Monterey che Steinbeck dà precisa focalizzazione a tale tematica californiana; cui tornerà in ‘Cannery Row’ (1945). Ma l’estensione e la gravità della «grande crisi» acuivano l’attenzione verso il «sociale». Sembrava che stesse per verificarsi la profezia marxiana sul «crollo» del capitalismo. In ‘Dubious Battle’ (La battaglia, 1936) è il ‘report’ di un lungo sciopero di braccianti contro i frutticoltori. Ma, come su uno sfondo, pur sempre, di saga cavalleresca e di contrapposizione antinomica (tra Mac, il sindacalista «duro», d’acciaio, e Doc «umanitario»). Del resto, anche Steinbeck, come Doc, «non crede tanto nella causa, quanto negli uomini», ed elementi umorosi-liricizzanti s’intrecciano quindi con quelli epico-sociali, senza che vi sia, spesso, però, adeguata fusione. Anche in ‘The Grapes of Wrath’ (Furore, 1939) – romanzo di enorme risonanza (John Ford ne trarrà l’altrettanto famoso film) – il drammatico viaggio della famiglia Joad, su un camion sgangherato, verso il miraggio dei frutteti della California, si snoda tra plastica asprezza realistica e ricalco di avventurosi itinerari western”” (pag 68) L’estensione e la gravità della «grande crisi» acuivano l’attenzione degli scrittori verso il «sociale»”,”VARx-619″
“PISCHEL Giuliano”,”Marx giovane (1818-1849).”,”””Il giudizio che della Neue rheinische Zeitung ha dato Franz Mehring, lo storico della socialdemocrazia tedesca, rimane il più vero: “”Essa associava una profonda intelligenza del nesso storico delle cose – intendimento che non degenerò mai in oziosa contemplazione – con un’ ardita smania di operare, che non si perdette mai in illusioni. Essa non adulava il paese, come non si sognava di adulare i despoti. Flagellava a sangue tutto ciò che ancora v’ era di filisteo e di servile nei tedeschi, ma alimentava ogni favilla rivoluzionaria che promettesse di divampare come fuoco purificatore…Per la stolta placidità dietro cui il piccolo borghese tedesco nascondeva la sua sonnolenza essa non aveva che scherno e beffe.”” (pag 349) “”E Marx poneva risolutamente il problema: “”L’ abisso profondo che si apre ai nostri occhi deve ingannare noi democratici, deve farci pensare che la lotta per le forme statali sia illusoria, non porti a nulla? Soltanto gli spiriti deboli, poltroni, possono fare questa domanda. Dai conflitti che nascono dalle condizioni stesse della società borghese e che non potrebbero essere appianati da sogni chimerici, bisogna trionfare con la lotta””. (pag 357)”,”MADS-335″
“PISCITELLI Enzo”,”Da Parri a De Gasperi. Storia del dopoguerra 1945-1948.”,”PISCITELLI Enzo è libero docente presso l’ Università di Roma e insegna Storia moderna nell’ Istituto universitario pareggiato di Cassino. Ha pubblicato: ‘Stato e Chiesa sotto la Monarchia di luglio’; Pio VI e gli scrittori economici romani’, ‘Storia della resistenza romana’.”,”ITAP-024″
“PISCITELLI Enzo”,”Storia della Resistenza romana.”,”””Le azioni compiute sono, tuttavia, ancora sporadiche, a carattere individuale, senza peso determinante. Occorre rafforzare l’ organizzazione clandestina e creare gli strumenti adatti alla lotta. Vi provvedono i partiti di sinistra: il PSIUP, il partito d’ azione, il Movimento comunista d’ Italia e il PCI. Del tutto assente ed estraneo a questo tipo di lotta, per i motivi già spiegati, è il FCMR. Ma il PSIUP, benché conti circa 2500 aderenti cittadini, poco può fare: purtroppo, il 15 ottobre, con l’ arresto di Giuseppe Saragat e, soprattutto, di Sandro Pertini, ha subito un colpo che ne ha scompaginato le file direttive. Il partito d’ azione, formato preminentemente da intellettuali, stenta a mettersi in moto in questo particolare settore. D’altra parte, in un momento cruciale per la sua organizzazione e per la lotta, tra il 19 e il 20 novembre, molti suoi valorosi dirigenti come Leone Ginzburg, Manlio Rossi-Doria, Carlo Muscetta, Giuseppe Martini e Giuseppe Orlando, cadono in un trabocchetto e nelle mani della polizia fascista (…). Il Movimento comunista d’ Italia, per il suo carattere accentuatamente popolare e alquanto disorganizzato, agisce soprattutto in periferia e nelle borgate. Pertanto, l’ organizzazione dell’ attività armata nel centro della città è opera principalmente del PCI.”” (pag 227-228)”,”ITAR-072″
“PISIER-KOUCHNER Evelyne a cura, saggi di B. BARRET-KRIEGEL J. BROYELLE D. COLAS L. FERRY G. LAVAU M. LOWY T. MACLET L. MARCOU O. MONGIN N. RACINE P. RAYNAUD A. RENAUT P. THIBAUD J.M. VINCENT H. WEBER”,”Les interprétations du stalinisme.”,”Saggi di B. BARRET-KRIEGEL J. BROYELLE D. COLAS L. FERRY G. LAVAU M. LOWY T. MACLET L. MARCOU O. MONGIN N. RACINE P. RAYNAUD A. RENAUT P. THIBAUD J.M. VINCENT H. WEBER”,”TEOC-510″
“PISKUNOV Nikolaj S.”,”Calcolo differenziale e integrale Volume I.”,”Nikolaj Piskunov appartine alla nuova scuola di matematici sovietici. É conosciuto per le sue ricerche nel campo della matematica teorica e applicata; ha pubblicato oltre quaranta opere sulle equazioni differenziali, sulla fisica matematica e sull’idrodinamica.”,”SCIx-187-FL”
“PISKUNOV Nikolaj S.”,”Calcolo differenziale e integrale. Volume II.”,”Nikolaj Piskunov appartine alla nuova scuola di matematici sovietici. É conosciuto per le sue ricerche nel campo della matematica teorica e applicata; ha pubblicato oltre quaranta opere sulle equazioni differenziali, sulla fisica matematica e sull’idrodinamica.”,”SCIx-188-FL”
“PISTARINO Geo”,”I barbari nell’impero d’occidente.”,”Prof. PISTARINO Geo pag 79: ‘Evoluzione concetto di sovranità’ presso i re vandali”,”STAx-241″
“PISTARINO Geo”,”Pagine sul Medioevo a Genova e in Liguria.”,”Geo Pistarino, nato ad Alessandria nel 1917, professore ordinario di Storia medievale nell’Università di Genova. Ha fondato l’Istituto di Medievistica della Facoltà di lettere e ne è stato il direttore.”,”LIGU-008-FFS”
“PISTILLO Michele”,”Pagine di storia del Partito Comunista Italiano tra revisione e revisionismo storiografico.”,”PISTILLO Michele (S. Severo, Foggia, 1926), biografo di Di-Vittorio, si occupa da anni della vita di Antonio Gramsci e più in generale della storia del PCI. Ha scritto tra l’altro ‘Gramsci in carcere’ (2002). Rivalutazione di Serrati. “”La testimonianza di Greco non è stata mai presa in considerazione, in questi cinquant’anni, dagli storici che si sono occupati dal PCI e della scissione di Livorno. Un ponte era stato gettato da Serrati per giungere ugualmente all’accettazione dei 21 punti dell’Internazionale comunista, senza dover procedere alla espulsione di uomini come Turati, Treves, Modigliani. Ma, come nota lo stesso Natta, nel suo libro su Serrati, per questi era più facile intendersi con Lenin (“”più duttile ed esperto””) che con Bordiga e Gramsci, decisi a compiere l’atto liberatorio dai massimalisti considerati, in fondo, l’ostacolo principale alla formazione di un partito “”autenticamente rivoluzionario””. Solo dopo la sua morte, Gramsci riconoscerà il significato vero della personalità di Serrati e della linea da lui seguita al Congresso di Livorno. Scriverà Gramsci: “”Ora, il tratto essenziale della personalità di Serrati, come uomo di partito, era dato (…) dal sentimento dell’unità, che rappresentava decine e decine di anni di sacrifici e di lotta, che significava persecuzioni insieme sopportate, anni di galera insieme scontati””.”” (pag 43)”,”PCIx-262″
“PISTILLO Michele”,”Vita di Ruggero Grieco.”,”””E’ impossibile non ricordare, con gratitudine e commozione l’aiuto che ci ha dato Lila Okhocinskaja (Valentina), dal 1930 compagna della sua vita. Lila aveva conservato non soltanto la memoria di fatti e di avvenimenti, ma aveva voluto scrivere, nonostante le sue già precarie condizioni di salute, alcune testimonianze che abbiamo inserito direttamente nel testo, soprattutto per i periodi per i quali mancava una qualsiasi documentazione”” (pag 6, introduzione) “”Il primo agosto del 1914 Ruggero Grieco e Ines Garbarini si sposano. Fra i testimoni, al loro matrimonio, c’è Amadeo Bordiga”” (pag 36) “”Per solidarietà con Bordiga, per esaltarne l’opera mentre è rinchiuso in carcere; per rispondere, in un certo modo, alla campagna in corso contro di lui, Grieco scrive un articolo dal titolo ‘Bordiga’, sul ‘Lavoratore’ di Trieste, il 7 marzo, non firmato. E’ un articolo che non sarà condiviso da Gramsci, per le affermazioni in esso contenute e che direttamente lo riguardano…”” (pag 54) Distacco da Bordiga. Superamento del bordighismo e avvicinamento a Gramsci (specie sulla tattica agraria dell’IC) (pag 67)”,”PCIx-451″
“PISTOI Paolo”,”Una comunità sotto controllo. Operazioni contro-insurrezionali delle forze di sicurezza britanniche nel quartiere cattolico di Ballymurphy, Belfast.”,”Paolo Pistoi, nato a Torino nel 1948, si è laureato in sociologia alle Università di Londra e Torino, specializzato all’Univ. di Essex e completato il dottorato di ricerca all’Università di Oxford. Vive in Gran Bretagna e si è specializzato nello studio dei fenomeni di conflittualità sociale. Sottolineature (GMB) in capitolo-paragrafo 1.4 ‘Il Regno Unito e l’Home Rule'”,”IRLx-002-FMB”
“PISTONE Sergio”,”La Germania e l’unità europea.”,”PISTONE (nato nel 1938 a Valenza Po) è docente di storia del pensiero pol contemporaneo nella facoltà di scienze politiche dell’Univ di Torino. Ha scritto, oltre a diversi saggi sulla teoria della ragion di Stato, sulla teoria dell’ imperialismo, sulla teoria delle relazioni internazionali e sulla storia dell’idea di unità europea e del processo di unificazione europea, una vasta monografia su ‘F. Meinecke e la crisi dello Stato nazionale tedesco’ (Torino, 1969) e la prima monografia dedicata a Ludwig DEHIO (1977). Ha curato ‘Politica di potenza e imperialismo. L’analisi dell’ imperialismo alla luce della dottrina della ragione di Stato’ (Milano, 1973) e ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’ (Torino, 1975).”,”GERV-022″
“PISTONE Sergio a cura; contributi di AGNELLI Arduino BOBBIO Norberto COFRANCESCO Dino LEVI Lucio LIPGENS Walter MONTELEONE Renato ROSSOLILLO Francesco”,”L’idea dell’Unificazione Europea. Dalla Prima alla Seconda guerra mondiale. Relazioni tenute al convegno di studi svoltosi presso la Fondazione Luigi Einaudi (Torino, 25-26 ottobre 1974).”,”Contiene il saggio di Renato Monteleone, ‘Le ragioni teoriche del rifiuto della parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa nel movimento comunista internazionale’ (pag 77-96) E.J. Hobsbawm, La diffusione del marxismo (1890-1905), “”Studi storici””, XV, 1974, p. 249 La questione nazionale “”Le idee di “”nazione””, “”nazionalità””, “”federazione””, hanno radici profonde nell’elaborazione teorica del socialismo. (…) Con Marx ed Engels quelle idee furono riprese e dibattute sul terreno di un internazionalismo “”scientifico””, in connessione alla dialettica della lotta di classe e all’obiettivo della rivoluzione proletaria. (…) E’ noto però che Marx ed Engels nel corso della loro lunga riflessione sulla “”questione nazionale””, tra i moti quarantotteschi e gli anni ’80, evitarono scrupolosamente di fissarne la soluzione in una formula codificata. Come nel caso della guerra, anche per la questione nazionale essi adattarono di volta in volta i loro giudizi alle circostanze particolari e a un’attenta analisi delle forze che erano in gioco e dei fini che si proponevano. Comunque, nella variabilità delle loro valutazioni è possibile cogliere una costante irrinunciabile, e cioè che in ogni caso i movimenti di liberazione nazionale vanno subordinati e commisurati in funzione del progresso sociale e della rivoluzione europea. Questa costante è per molti versi legata alla preoccupazione principale con cui Marx ed Engels affrontarono l’argomento, ovvero al ruolo che essi attribuivano agli Stati plurinazionali come l’Austria-Ungheria, l’Impero ottomano e soprattutto la Russia zarista, definita come “”la più grande riserva della reazione europea”” e perciò massimo ostacolo alla vittoria della rivoluzione proletaria nel continente”” [ Renato Monteleone, ‘Le ragioni teoriche del rifiuto della parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa nel movimento comunista internazionale’] [in ‘L’idea dell’Unificazione Europea. Dalla Prima alla Seconda guerra mondiale. Relazioni tenute al convegno di studi svoltosi presso la Fondazione Luigi Einaudi (Torino, 25-26 ottobre 1974)’, a cura di Sergio Pistone, 1975] (pag 77-78). Hilferding sull’idea della “”banca centrale unica”” (pag 79) Kautsky sugli “”Stati Uniti d’Europa”” (pag 80) “”La parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa fu formalmente accolta nel manifesto del CC del POSDR pubblicato nel “”Sozialdemokrat”” del 1° novembre 1914, ma con la precisazione che doveva intendersi come “”parola d’ordine ‘politica’””, rigorosamente connessa all’abbattimento rivoluzionario delle Monarchie tedesca, austriaca e russa. Lenin da principio mantenne un certo riserbo sulla questione. (…) Ciò che più impensieriva Lenin era che la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa potesse generare equivoci sulla possibilità della vittoria del socialismo in un paes solo e sui rapporti di questo paese con gli altri. Egli temeva, cioè, che la prospettiva dell’unificazione europea potesse paralizzare le forze rivoluzionarie in uno stato di attesa o comunque alimentare l’illusione “”pacifista”” sulla attuabilità di questa unificazione su basi capitalistiche. Perciò sfoderò contro Trotsky quella stessa ‘teoria dello sviluppo ineguale’ che usava per confutare l’ipotesi kautskyana dell’ultraimperialismo, e su tale base concluse che la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa era sbagliata. In una nota redazionale apparsa alla fine di agosto sul “”Sozialdemokrat”” riassunse in questo modo il suo pensiero: “”[La parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa] o è ‘una rivendicazione irrealizzabile’, perché presuppone uno sviluppo armonico dell’economia mondiael mentre le colonie, le sfere d’influenza ecc. sono divise fra i diversi paesi. O ‘è una parola d’ordine reazionaria’, che significa un’alleanza temporanea delle grandi potenze d’Europa per una più efficace oppressione delle colonie e per la rapina del Giappone e dell’America che si sviluppano rapidamente”” (V.I. Lenin, Opere, Roma , 1966 vol XXI, p. 315). Alle critiche di Lenin Trotsky rispose subito con un articolo su “”Nashe Slovo”” che poi fece confluire nel ‘Programma di pace’ pubblicato nel 1917. Naturalmente Trotsky ammise senza difficoltà il carattere utopistico di una “”Europa realizzata dall’alto sulla base di intese tra governi capitalisti”” (7). L’unificazione europea era un compito rivoluzionario del proletariato occidentale, della sua lotta contro l’imperialismo. Trotsky riconobbe anche che la ‘teoria dello sviluppo ineguale’ era la sola obiezione concreta e fondata che fosse stata fatta contro l’idea degli Stati Uniti d’Europa, però faceva al riguardo questa importante precisazione: “”Ma questa ineguaglianza è essa stessa molto ineguale. Il livello capitalistico dell’Inghilterra, dell’Austria, della Germania o della Francia non è lo stesso. Ma, rispetto all’Africa o all’Asia, tutti questi paesi rappresentano un'””Europa”” capitalistica matura per la rivoluzione sociale. Ché nessun paese debba “”attendere”” gli altri nella sua lotta, è un’idea elementare che è utile e necessario ripetere, affinché all’idea di un’azione internazionale parallela non si sostituisca l’idea dell’attesa passiva internazionale. Senza attendere gli altri noi cominciamo e continuiamo la lotta sul terreno nazionale, pienamente sicuri che la nostra iniziativa stimolerà la lotta negli altri paesi; ma se ciò non avviene è assurdo pensare (…) che, per esempio la Russia rivoluzionaria possa far fronte a un’Europa conservatrice, o che la Germania socialista possa sussistere isolata nel mondo capitalista.”” In questo passo c’è già tutta la sostanza della teoria trotskista dello ‘sviluppo ineguale e combinato’, nei suoi due più tipici postulati: 1) che la rivoluzione proletaria non è simultanea e può essere avviata anche in un paese arretrato, 2) che però il socialismo non potrà essere costruito in un paese solo se non nel quadro di interdipendenza dei vari paesi e delle loro economie. Bisogna dire che queste precisazioni di Trotsky (echeggianti, tra l’altro, spunti di provenienza luxemburghiana) servivano poco a dissipare i sospetti di Lenin e a conciliarlo con la tesi dell’unificazione europea. Al contrario Lenin in quel momento era già arrivato a mettere a punto l’analisi dell’imperialismo e in correlazione alle sue risultanze aveva definito anche tutta una serie di questioni teoriche che lo portavano a divergere più che mai dalla linea di Trotsky. Per cominciare, la diffidenza di Lenin per la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa cresceva nella misura stessa in cui se ne appropriavano i rappresentanti della II Internazionale e quando nel 1916 la socialdemocrazia l’accolse nel suo programma di pace, egli non esitò a gridare all’inganno e all’ipocrisia borghese”” (pag 83-84)”,”EURx-290″
“PISTONE Sergio, a cura; scritti di Carlo CATTANEO Luigi EINAUDI Giovanni AGNELLI e Attilio CABIATI Filippo TURATI Carlo ROSSELLI Altiero SPINELLI Luigi EINAUDI Eugenio COLORNI Giorgio PEYRONEL Ignazio SILONE Ferruccio PARRI Alcide DE-GASPERI Ugo LA-MALFA Mario ZAGARI Mario ALBERTINI Giuseppe PETRILLI Francesco ROSSOLILLO Dario VELO Giorgio AMENDOLA Giorgio BENVENUTO Emanuele GAZZO Guido MONTANI”,”L’Italia e l’unità europea. Dalle premesse storiche all’elezione del parlamento europeo.”,”Sergio Pistone, nato a Valenza nel 1938, è stato professore straordinario di storia del pensiero politico contemporaneo nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro: ‘F. Meinecke e la crisi dello Stato nazionale tedesco’ (Torino, 1969), ‘Politica di potenza e imperialismo’ (1973), ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’ (Torino, 1975), ‘La Germania e l’unità europea’ (1978). Dal risorgimento al periodo tra le due guerre la resistenza e l’unità europea l’avvio dell’unificazione economica europea l’integrazione economica “”negativa”” crisi della comunità europea e crisi dell’Italia”,”EURx-349″
“PISTONE Sergio”,”Ludwig Dehio.”,”Sergio Pistone docente di Storia del pensiero politico contemporaneo nella Facoltà di Scienze poltiche dell’Univeristà di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Politica di potenza e imperialismo.L’analisi dell’imperialismo alla luce della dottrina della ragion di Stato’ (Milano, 1973) e ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’ (Torino, 1973). ‘L’importanza e il valore dell’opera storiografica di Ludwig Dehio, e, quindi , la ragione per cui egli trova legittimamente posto in questa collana sono legate fondamentalmente a due libri, ‘Equilibrio e egemonia’ (1) e ‘La Germania e la politica mondiale del XX secolo’ (2), e a una serie di saggi, tutti scritti e pubblicati dopo la Seconda guerra mondiale e cioè nell’ultimo periodo della sua vita”” (pag 5, introduzione)”” [(1) ‘Equilibrio o egemonia. Considerazioni sopra un problema fondamentale della storia politica moderna’, Brescia, 1954 (indicata con sigla E.); (2) L. Dehio, ‘Deutschland und die Weltpolitik in 20 Jahrhundert, München, 1955, trad. it., di A. Cavalli, Milano, 1962, ‘La Germania e la politica mondiale del XX secolo’ (indicata con sigla G.]; “”Naturalmente il crollo della Repubblica di Weimar e la vittoria dell’alternativa fascista hanno le loro cause prossime nella grande crisi del 1929. Questa, d’altra parte, non può essere considerata come un fenomeno isolato o casuale rispetto ai fattori di crisi del sistema europeo che danno un’impronta determinante al processo storico postbellico, ma è al contrario a essi strettamente connessa. La crisi ebbe infatti, secondo Dehio, la sua radice principale nella contraddizione fra lo sviluppo della civilizzazione economica, che rendeva sempre più interdipendente il mondo intero e spingeva all’unificazione su scala continentale e, in prospettiva, mondiale, e l’organizzazione politica del mondo fondata su Stati sovrani e quindi priva di strutture politiche in grado di gestire adeguatamente l’interdipendenza crescente e, concretamente, di imporre una linea comune di fronte alla crisi (59). Questa contraddizione, che era ormai in fase acuta in Europa, cominciava a manifestarsi anche sul piano mondiale e produsse appunto, con la grande crisi, la tendenza da parte di ogni Stato a chiudersi ancor più in se stesso di fronte alle accentuate difficoltà economiche e portò, di conseguenza, a un crollo del mercato mondiale che per le già asfittiche economie europee ebbe effetti catastrofici (60). In sostanza, con la crisi del ’29 il problema generale della decadenza degli Stati nazionali europei entrò in una fase cruciale e si presentò in termini più acuti e drammatici in Germania a causa della sua più accentuata dipendenza dal commercio estero e della ristrettezza del suo territorio in confronto con le esigenze del suo sviluppo economico”” (pag 129-130) [Sergio Pistone, ‘Ludiwig Dehio’, Guida Editori, Napoli, 1977] [(59) E., p. 279. A un’interpretazione analoga, ma elaborata in modo più approfondito e con l’ausilio di rigorosi strumenti scientifici di analisi economica, della crisi del 1929 erano giunti negli anni successivi alla crisi e nel corso della Seconda guerra mondiale i più lucidi sostenitori dell’esigenza dell’unificazione federale europea. Cfr. in particolare L. Robbins ‘L’economia pianificata e l’ordine internazionale’, 1938, trad. it., Milano, 1948 e L. Einaudi, ‘I problemi economici della Federazione Europea’, Lugano, 1944, raccolto in ‘La guerra e l’unità europea’, Milano, 1948. Per un inquadramento generale cfr. S. PIstone, ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’, cit.; (60) In ‘Versailles’, pp. 103-109, Dehio osserva che la Società delle Nazioni avrebbe potuto funzionare validamente come strumento per gestire la crescente interdipendenza a livello mondiale soltanto alla condizione che vi avesse partecipato l’America esercitandovi una forte ‘leadership’]”,”STOx-026-FMB”
“PISU Renata”,”Alle radici del sole. I mille volti del Giappone: incontri luoghi riti e follie.”,”Renata PISU ha frequentato i corsi di lingua cinese e di storia della Cina moderna all’ Università di Pechino fino agli inizi della Rivoluzione Culturale. Da allora svolge la professione di giornalista con particolare attenzione ai problemi dell’ Asia Orientale. E’ stata corrispondente per ‘La Stampa’ negli anni 1980 e di ‘Repubblica’ dal 1990. Ha scritto vari libri (vedi retrocopertina).”,”JAPx-036″
“PISU Renata”,”Cina: il Drago rampante.”,”PISU Renata conoscitrice e studiosa profonda della Cina, ha frequentato i corsi di lingua cinese e di storia della Cina moderna all’ Università di Pechino fino agli inizi della Rivoluzione Culturale. Da allora svolge la professione di giornalista con particolare attenzione ai problemi dell’ Asia Orientale. E’ stata corrispondente per ‘La Stampa’ negli anni 1980 e di ‘Repubblica’ dal 1990. Scrive per l’Espresso. Ha condotto per la Rai trasmissioni radiofoniche.”,”CINx-264″
“PITCHER Harvey”,”Witnesses of the Russian Revolution.”,”Harvey Pitcher has made a special study of the Briand American communities in Russia before 1917. His books on the subject include When Miss Emmie was in Russia and The Smiths of Moscow. He is also a leading Chekhov scholar. He lives in Norfolk. Illustrations, Foreword, Map, Acknowledgements, Sources and Bibliography, Notes and References, Index,”,”RIRB-026-FL”
“PITOCCO Francesco a cura; scritti di Lucien FEBVRE Fernand BRAUDEL Jacques LE-GOFF Jean DELUMEAU Philippe ARIES MIchel VOVELLE Robert MANDROU Emmanuel LE ROY LADURIE Edward P. THOMPSON Witold KULA Georges LEFEBVRE”,”Storia delle mentalità.”,”Scritti di Lucien FEBVRE Fernand BRAUDEL Jacques LE-GOFF Jean DELUMEAU Philippe ARIES MIchel VOVELLE Robert MANDROU Emmanuel LE ROY LADURIE Edward P. THOMPSON Witold KULA Georges LEFEBVRE. “”Gli uomini fanno la storia, ma non sanno di farla”” (Marx) (cit da C. LEVI-STRAUSS) (pag 65) “”Il genio di Marx, il segreto del fascino da lui a lungo esercitato, consiste nel fatto che è stato il primo a costruire dei veri modelli sociali e questo a partire dalla lunga durata storica. Questi modelli sono stati irrigiditi nella loro semplicità conferendo loro valore di legge, di spiegazione preliminare, automatica, applicabile in tutti i luoghi, a tutte le società…In tal modo è stato limitato il potere creativo della più possente analisi sociale del secolo scorso, che potrebbe ritrovare forza e giovinezza solo rituffandosi nella lunga durata”” (pag 78, F. BRAUDEL).”,”STOS-080″
“PITTO Andrea”,”Jung e Reich. Freud e i suoi discepoli. Eresia, misticismo, energia, nazismo.”,”PITTO Andrea laurea in medicina, diploma quadriennale in Agopuntura e Tecniche affini, laurea in filosofia. E’ ricercatore indipendente negli ambiti: filosofia della mente, psicologia, morale, medicina della complessità, e rapporto mente-corpo. Vive e lavora a Genova: Contiene il paragrafo: ‘Volontà di potenza e socialismo: Alfred Adler’ (pag 167-168)”,”TEOS-229″
“PITTO Andrea”,”Wilhelm Reich e il Freudo-Marxismo. Psicoanalisi e politica.”,”Andrea Pitto, laurea in filosofia con indirizzo epistemologico e cognitivo, laurea in medicina e chirurgia, diploma quadriennale in Agopuntura e Tecniche affini. E’ ricercatore indipendente negli ambiti: filosofia della mente, psicologia, morale, medicina della complessità, e rapporto mente-corpo, rapporti tra personalità e strutture socaili. Vive e lavora a Genova. Volume omaggio dell’autore. Ringraziamenti all’Istituto a pag 20 Engels. “”Engels specifica il ruolo della soggettività umana nella storia nel suo ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’ (1886), in cui esprime in due passi lo stesso concetto ma declinandolo diversamente quasi contraddicendosi, anche se in realtà il secondo brano prende in considerazione un fattore trascurato nel primo. Dapprima scrive che l’evoluzione della natura si differenzia dalla storia della società, poiché nulla di ciò che accade in essa è prodotto come finalità consapevole e voluta; i fattori determinanti sono assolutamente ‘ciechi e incoscienti’, quindi al di fuori del dominio della volontà e della consapevolezza. Nella storia invece gli elementi attivi sono solamente gli uomini con la loro coscienza, le loro emozioni e la capacità di riflettere sulla realtà, ponendosi fini da raggiungere. Poi aggiunge che nulla accade ‘senza intenzione cosciente, senza uno scopo voluto’ (F. Engels, 1886, pp. 1136-7). In un secondo brano precisa che le motivazioni che muovono gli uomini ad agire sulla scena della storia sono assai spesso incoscienti, anzi queste sono i motivi ultimi, specie quando mettono in moto grandi masse, popoli o intere classi. Queste azioni motivate incoscientemente sono di lunga durata e mettono capo a grandi trasformazioni storiche. Engels, che intuisce l’importanza degli stati non coscienti della mente, afferma che valutare nel giusto modo come tali cause determinanti e inconsce si riflettano, divenendo coscienti, nella psicologia delle masse e in quella dei loro capi è l’unica possibilità che permetta la comprensione delle leggi della storia in generale e anche quella dei singoli paesi o di determinati periodi storici. Poi Engels aggiunge: «Ciò che mette in movimento gli uomini deve passare per il loro cervello; ma la forma che esso assume nel loro cervello dipende molto dalle circostanze» (ivi, p. 1139). Engels in sostanza giunge alla considerazione che vi sono dei fattori inconsci nello sviluppo della storia e tanto più nel divenire della natura, come del resto aveva già fatto notare Arthur Schopenhauer (1788-1860) col suo concetto di ‘volontà’, modalità dinamica e involontaria e impersonale della natura nel suo continuo processo di trasformazione. Questi fattori inconsci, riflette Engels, debbono, in qualche maniera condizionare o interagire coi fattori coscienti, con la volontà che emerge negli uomini sia nel loro essere elementi di una massa, sia quando assumano ruolo di ‘capi’, i cosiddetti ‘grandi uomini’. A questo ragionamento si riferisce Plechanov che, come vedremo, pone direttamente il problema del ruolo della personalità nella storia. Dunque non soltanto la coscienza o l’autocoscienza, hanno diritto d’asilo nella ricerca storica, ma si inizia a pensare che se il fattore soggettivo è implicato nei mutamenti della società – come potrebbe non esserlo – esso non è composto soltanto di istanze immediatamente coscienti”” [Andrea Pitto, ‘Wilhelm Reich e il Freudo-Marxismo. Psicoanalisi e politica’, Milano, 2017] (pag 191-193)”,”TEOS-263″
“PITTO Andrea”,”Il mondo come ribellione e reazione. Homo Pandemicus e teorie della cospirazione nel tardocapitalismo.”,”Andrea Pitto, laurea in Filosofia con indirizzo epistemologico cognitivo e in Medicina e Chirurgia, vive a Genova dove lavora, studia, scrive. Ricercatore indipendente. studioso degli aspetti psicologici (personalità) e sociali del tardocapitalismo e tardoliberismo. Ha pubbilcato articoli vari e libri tra cui ‘Jung e Reich. Freud e i suoi discepoli’, Mimesis, 2014; Wilhelm Reich e il freudo-marxismo’ Unicopli, 2017, ‘Pandemia e psicopolitica. Ipercapitalismo, medicina, filosofia’, Guida editori, 2020. A proposito della guerra. ‘Lenin nel 1917 diceva: “”vallo a cercare il colpevole! Il colpevole è mezzo secolo di sviluppo capitalista e la sola via d’uscita è il rovesciamento del dominio capitalista e la rivoluzione operaia””‘ (pag 41) “”Dispiace ricordare a questo proposito il libello di Lenin ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’ (1920), perché in esso leggiamo una critica eccessiva e spesso non giustificata a tutte le componenti rivoluzionarie russe da parte del bolscevismo, ‘statu nascendi’ della dittatura sovietica, nonostante ciò vi sono, con le dovute proporzioni, delle analogie che riguardano proprio il narciribelle e l’attività manifestazionaria’”,”TEOS-342″
“PITTO Andrea”,”Fenomenologia del tardocapitalismo. Homo custoditus, sorveglianza, cospirazione, guerra.”,”Andrea Pitto, laurea in Filosofia con indirizzo epistemologico cognitivo e in Medicina e Chirurgia, vive a Genova dove lavora, studia, scrive. Ricercatore indipendente. studioso degli aspetti psicologici (personalità) e sociali del tardocapitalismo e tardoliberismo. Ha pubbilcato articoli vari e libri tra cui ‘Jung e Reich. Freud e i suoi discepoli’, Mimesis, 2014; Wilhelm Reich e il freudo-marxismo’ Unicopli, 2017, ‘Pandemia e psicopolitica. Ipercapitalismo, medicina, filosofia’, Guida editori, 2020. Citato brevemente A. Cervetto riguardo alla teoria dell’ imperialismo unitario e Lotta comunista (pag 36)”,”TEOS-343″
“PITTO Andrea”,”Jung l’eretico. Misticismo, esoterismo, meccanica quantistica, nazismo.”,”‘Nel febbraio 1934 la rivista ‘Neue Zurcher Zeitung’ pubblica un articolo dello psichiatra svizzero Gustav Bally che, con toni ironici e incalzanti, chiede ragione a Jung della sua alleanza con le istituzioni naziste e, a proposito della distinzione da lui fatta fra psicologia ebraica e tedesca, Bally scrive: «Cosa intende Jung con questo? Vuole che a proposito di un lavoro scientifico, noi ci domandiamo: è germanico o ebraico? E come vuoi distinguere la psicologia germanica da quella ebraica? Quale valore avrebbe per la ricerca in scienze umane il fatto di considerare “”altrimenti”” le opere dell’ebreo Husserl e quelle di Meinong e Dilthey, di applicare il criterio razziale al lavoro degli psicologi della Gestalt tra i quali si trovano dei germanici come Von Ehrenfels, Wolfgang Kohler, ma anche ebrei come Koffa e Wertheimer (…). Perché dunque (Jung) non si obbliga prima di tutto a dire chiaramente in cosa consiste (…) questa così importante distinzione senza giudizio di valore tra Ebrei e germani, distinzione da cui egli si aspetta la salvezza della futura psicoterapia? (307)». Jung si impegna immediatamente a dare le risposte che il collega svizzero richiede con tanta urgenza. Innanzitutto Jung è convinto che vi sia la necessità assoluta di mantenere i contatti con gli psicoterapeuti tedeschi, considerando che, con l’avvento del nazismo, la psicoterapia potrebbe essere eliminata completamente. Egli vuole offrire il suo contributo affinché ciò non avvenga e dichiara che farebbe la medesima cosa se questa necessità emergesse a Mosca o a Pietroburgo. Porre l’attenzione sulla questione ebraica, anche sotto il profilo psicologico, non deve essere inteso in senso razzistico e denigratorio, ma come fenomeno da studiare alla stregua di qualsiasi altro e per farlo è necessario essere presenti in Germania altrimenti ogni canale di comunicazione tra certe idee e quelle naziste verrebbero meno. Jung, con la fama che si porta appresso, è l’uomo giusto per ottenere quel poco che è possibile nella situazione drammatica e minacciosa presente in Germania dopo l’avvento di Hitler al potere. Nella sua replica a Bally, Jung si sofferma molto sulla questione delle differenze. In effetti, sostiene, cominciando il suo ragionamento, che la necessità di uniformità non nasce in Germania, ma nasce almeno in ambito europeo, dalle pretese totalitarie della Chiesa che al tempo non usava filo spinato, ma ‘faceva un largo consumo di legna da ardere’. Niente di nuovo dunque se in Germania la popolazione era costretta a esprimere segni di fedeltà con giuramenti sui principi del nazionalsocialismo’ (pag 185-186) [dal cap. XII, ‘L’antisemitismo e Jung’ (pag 175-204)] [(307) ‘Jung e l’ebraismo’, 2001, p.46-47] [ISC Newsletter N° 96]”,”TEOS-344″
“PITTO Andrea”,”Wilhelm Reich libertario? Autorità e autonomia, fascismo, controllo e rivolta.”,”Critica dell’autore a Lenin riguardo alla sua considerazione sulla idiosincrasia degli anarchici contro il potere e la subordinazione. Per l’autore la teoria anarchica ha affrontato questo tema, ad es. Bakunin in ‘Dio e lo Stato’ (sconosciuto a Lenin, o dimenticato, ipotizza l’autore, sic!) (pag 134) Andrea Pitto, laurea in Filosofia con indirizzo epistemologico cognitivo e in Medicina e Chirurgia, vive a Genova dove lavora, studia, scrive. Ricercatore indipendente. studioso degli aspetti psicologici (personalità) e sociali del tardocapitalismo e tardoliberismo. Ha pubbilcato articoli vari e libri tra cui ‘Jung e Reich. Freud e i suoi discepoli’, Mimesis, 2014; Wilhelm Reich e il freudo-marxismo’ Unicopli, 2017, ‘Pandemia e psicopolitica. Ipercapitalismo, medicina, filosofia’, Guida editori, 2020.”,”TEOS-345″
“PIVA Francesco TATTARA Giuseppe a cura; saggi di Valerio BELOTTI Maurizio CARBOGNIN Paolo FELTRIN Pietro MANTOVAN Francesco PIVA Fabio RAVANNE Giuseppe TATTARA”,”I primi operai di Marghera. Mercato, reclutamento, occupazione 1917-1940.”,”Saggi di Valerio BELOTTI Maurizio CARBOGNIN Paolo FELTRIN Pietro MANTOVAN Francesco PIVA Fabio RAVANNE Giuseppe TATTARA “”Ben raramente, invece, è stata presa in considerazione la distribuzione del tempo di lavoro nel lungo periodo. Thompson, nel suo famoso saggio su ‘Tempo, disciplina del lavoro e capitalismo industriale’ (1), accenna a una discontiuità negli schemi di lavoro giornalieri, settimanali e annui e alla loro trasformazione con l’ affermarsi del capitalismo industriale, ma il suo problema di ricerca riguarda il rapporto tra disciplina del lavoro e modificarsi della misurazione interiore del tempo””. (pag 168-169) (1) E.P. Thompson, Società patrizia, cultura plebea, Torino 1981 “”In proposito, risulta significativa la critica di Pollard, riferita alla Gran Bretagna, alla “”tesi convenzionale che l’ industrializzazione aumentò il tasso di partecipazione di tutti i tipi di lavoratori trasformando il lavoro a tempo parziale in lavoro a tempo pieno, creando nuove specializzazioni all’ interno dei singoli settori industriali e spostando i lavoratori da una condizione di disoccupazione nascosta in agricoltura verso la piena occupazione”””” (2). (pag 169) (2) S. Pollard, La forza lavoro in Gran Bretagna., in Storia economica di Cambridge, Torino, 1978″,”MITT-208″
“PIVANO Fernanda a cura,collaborazione di Ted WILENTZ”,”Poesia degli ultimi americani.”,”PIVANO nata a Genova, scuole a Torino, allieva di Cesare PAVESE, ha tradotto e introdotto molte opere tra cui ‘Antologia di Spoon River’ (1943). BREMSER CORSO CREELEY DI-PRIMA DORN DUNCAN FERLINGHTTI GINSBERG JONES KAUFMAN KELLY KEROUAC KOCH LAMANTIA LEVERTOV LOEWINSOHN McCLURE MAILER O’HARA OISON OPPENHEIMER ORLOVSKY SANDERS SNYDER SORREIS WHALEN WELCH WIENERS WILLIAMS “”Chi mai potrà conoscere il mondo prima che se ne vada?”” (Jack Kerouac) (pag 169)”,”VARx-084″
“PIVANO Fernanda”,”L’altra America negli anni Sessanta. Vol. 5. Il quinto potere – Neri Rossi Gialli Bianchi – Profezie della realtà.”,”PIVANO Fernanda Ultimo volume del viaggio della Pivano nell’America anti-establishment.”,”USAS-179″
“PIVANO Fernanda”,”America rossa e nera.”,”PIVANO Fernanda nata a Genova nel 1917 ha studiato letteratura americana sotto la guida di Cesare Pavese incominciando a tradurre e a scrivere saggi critici. Curatrice dell’opera omnia di Hemingway, Faulkner, Fitzgerald, si è interessata anche agli scrittori ‘beatnik’ e ai poeti d’avanguardia americani. “”Un giovane ‘beat’ non compierà mai un gesto di violenza, a meno che sia in stato di ubriachezza molesta, come può accadere anche a un professore universitario o a un magistrato. I vandalismi dei giovani delinquenti lo inorridiscono, la loro smania di pubblicità lo fa sorridere. L’anarchia del giovane ‘beat’ è infinitamente più profonda, più intelligente e più pericolosa di quella di un ragazzetto che diventerebbe il più conformista di conformisti se la società gliene offrisse i mezzi. E’ molto improbabile invece che il giovane ‘beat’ possa rientrare nella corrente. Non c’è nulla che la società possa dargli; il suo è un caso di sfiducia verso il ‘potere’ della società, non verso i ‘mezzI’ per procurarsi quel potere”” (pag 303)”,”USAS-195″
“PIVANO Fernanda”,”America rossa e nera.”,”PIVANO Fernanda nata a Genova nel 1917 ha studiato letteratura americana sotto la guida di Cesare Pavese incominciando a tradurre e a scrivere saggi critici. Curatrice dell’opera omnia di Hemingway, Faulkner, Fitzgerald, si è interessata anche agli scrittori ‘beatnik’ e ai poeti d’avanguardia americani. “”Mentre i magnati rifornivano di grano e petrolio tutto il mondo, le loro mogli colmarono le case di argenteria e mobili quasi raffinati; per la felicità dei loro bambini uscì nel 1885 ‘Huckleberry Finn’ di Mark Twain e l’anno dopo il ‘Little Lord Fauntleroy’ con le illustrazioni di Reginald Birch, portavoce e insieme creatore della moda infantile del tempo. Pochi si occupavano degli scioperi di Chicago, che finirono nel 1886 con otto impiccati; pochi badarono in quello stesso anno alla resa definitiva di Geronimo e al suo esilio dalla terra degli Apaches. L’interesse pubblico era attratto piuttosto dalla prima linotype e dai primi clichés a retino, dall’addizionatrice inventata dal padre di William Burroughs e dalla macchina per battere la cartolina oraria degli operai inventata da Willard Bundy, dalla prima Kodak messa in commercio da Eastman e dal primo alluminio prodotto da Charles Hal. Soprattutto era attratto dalla novità della sedia elettrica, usata per la prima volta a New York nel 1888. L’ultimo ventennio del secolo, a parte gli indiani spodestati e i negri traditi, a parte un po’ di incendi e un po’ di alluvioni, a parte un po’ di impiccagioni di scioperanti, si poteva dunque dire molto soddisfatto e poteva sentirsi orgoglioso e sicuro di sé.”” (pag 47) (da inserire)”,”VARx-020-FV”
“PIVATO Stefano, in collaborazione con Amoreno MARTELLINI”,”Bella ciao. Canto e politica nella storia d’ Italia. Con una scelta di testi.”,”PIVATO Stefano è docente di storia contemporanea presso l’ Università Carlo Bo di Urbino. Si occupa del rapporto tra cultura popolare e cultura politica. Ha scritto ‘La storia leggera’ (2002). La Marsigliese di Rouget de Lisle. “”Con la Restaurazione del 1815 e il ritorno dei regimi dispotici ‘La Marsigliese’ viene bandita da tutti i governi che diffindano delle idee democratiche, ma il suo canto riaffiora in occasione delle ventate liberali che percorrono l’Europa nel corso dell’Ottocento; nel 1830, nel 1870, infine sulle barricate della Comune parigina. Anzi, dalla Comune in poi La Marsigliese assume un ruolo che va ben oltre quello puramente patriottico, per divenire il canto della rivoluzione universale contro i suoi nemici. Essa rappresenta forse l’unico caso di un inno nazionale che ha avuto larga fortuna fuori dai confini nazionali, fino a divenire nel XIX e nel XX secolo l’inno di tutti i movimenti rivoluzionari, prima di essere soppiantato in questo ruolo dall’ ‘Internazionale’. (pag 51-52) (La Marseillaise è stata composta da Claude Joseph Rouget de Lisle a Strasburgo nella notte fra il 25 e il 26 aprile 1792, in seguito alla dichiarazione di guerra della Francia all’Austria. Il nome originale era Chant de guerre pour l’armée du Rhin (Canto di guerra per l’armata del Reno) ed era stata dedicata al maresciallo Nicolas Luckner, un ufficiale franco-bavarese nato a Cham. L’inno divenne la chiamata alle armi della Rivoluzione francese e in questo contesto assunse il nome di Marsigliese perché cantata per le strade dai volontari (fédérés) provenienti da Marsiglia al loro arrivo a Parigi. Il sindaco di Strasburgo, il barone di Dietrich, domandò a Rouget de Lisle, in visita alla città, di scrivere un canto di guerra. Quando Rouget de Lisle tornò a casa alla sera, in rue de la Mèsange, compose L’inno di guerra dedicato al maresciallo Luckner. In effetti ai tempi era il bavarese Nicolas Luckner che comandava l’Armata del Reno. Ironia della sorte: il futuro inno nazionale fu dedicato a un bavarese che sarà ghigliottinato meno di due anni più tardi. L’indomani Rouget cantò a casa del barone Dietrich per la prima volta quello che sarebbe diventato l’inno nazionale francese. Questa scena è immortalata nel quadro di Isidore Pils, esposto al museo di Belle Arti di Strasburgo. Il canto venne in seguito pubblicato ed esposto davanti al municipio di Strasburgo. Il testo è fortemente ispirato ad alcuni volantini di propaganda diffusi a quell’epoca. L’origine della musica è più discussa, poiché essa non è stata scritta (contrariamente alle altre composizioni di Rouget de Lisle). Tuttavia, la somiglianza con la linea melodica dell’allegro maestoso del concerto per piano n° 25 (datato 1786) di Wolfgang Amadeus Mozart è da segnalare.) (Wikip)”,”ITAS-123″
“PIVATO Stefano, in collaborazione con Amoreno MARTELLINI”,”Bella ciao. Canto e politica nella storia d’ Italia. Con una scelta di testi.”,” Stefano Pivato è docente di storia contemporanea presso l’ Università Carlo Bo di Urbino. Si occupa del rapporto tra cultura popolare e cultura politica. Ha scritto ‘La storia leggera’ (2002). Capitolo XXIII. Da Lenin e Lennon (a “”Forza Italia””). Il tramonto degli inni politici (pag 308-317)”,”ITAS-002-FC”
“PIVATO Stefano”,”La storia leggera. L’uso pubblico della storia nella canzone italiana.”,”Stefano Pivato insegna Storia contemporanea nella facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Urbino. Ha pubblicato ‘Clericalismo e laicismo nella cultura popolare italiana’, Angeli, 1996.”,”ITAS-010-FSD”
“PIVERT-DE-SENANCOUR Etienne”,”Oberman.”,”PIVERT-DE-SENANCOUR Etienne era avverso alla Rivoluzione francese e ostile a Napoleone.”,”VARx-321″
“PIZZI Claudio a cura; saggi di A.N. PRIOR R.A. BULL Krister SEGERBERG e altri”,”La logica del tempo.”,”Claudio Pizzi nato a Milano nel 1944 si è laureato nel 1969 all’Università statale di Milano con una tesi sulle modalità fisiche. Si è occupato anche di logica modale.”,”SCIx-220-FRR”
“PIZZINELLI Corrado”,”Siamo tutti in guerra. Le inutili stragi nel Vietnam.”,”Franco ESCOFFIER sul Gazzettino di Venezia parlando dell’ ironia di PIZZINELLI la definiva “”assai vicina a certe ironie dietro le quali Hemingway (con lo stesso secco stiel, lo stesso ritmo, per giunta) nascondeva la propria solidarietà con la pena dei suoi personaggi””. (…) Certamente BURDICK e LEDERER nel ‘Buon Americano’ (Longanesi) avevano già indicato una via d’ accusa e di rivelazioni dove personaggi da romanzo hanno una stretta correlazione con la realtà. E poi, a proposito della brutalità di ogni guerra e soprattutto di quella del Vietnam, è stato pubblicato il libro del filosofo Bertrand RUSSELL ‘Crimini di guerra nel Vietnam’ (Longanesi). “”Case spaventose piene di bambini, di fango, di merda, di radioline, di odor di cipolle fritte, di ragazze con le trecce infiocchettate di rosso, di vecchie che orinavano in mezzo alla stanza in piedi e fumando, di diciottenni con i capelli a frangetta sulla fronte, calzoni a tubo, sandali e occhi molli, di pederasti, di cozze nere, di rimasugli di plastica galleggianti su acqua lurida, di paioli, di rigovernatura, di verdura in decomposizione, di vecchi sordi e ciechi, di gridi, di incenso, di fumo, di bougainvillee. Dentro quei lunghi budelli di orrore e di miseria avevo scoperto i venditori d’ oppio, di bambine e di morfina, i trafficanti di dollari e i venditori di salvacondotti per le zone infestate dai vietcong. Si vendeva di tutto a Saigon, perché non vendere anche quelli?””. (pag 53)”,”VARx-154″
“PIZZINELLI Corrado”,”Siamo tutti in guerra. Le inutili stragi nel Vietnam.”,”Franco ESCOFFIER sul Gazzettino di Venezia parlando dell’ ironia di PIZZINELLI la definiva “”assai vicina a certe ironie dietro le quali Hemingway (con lo stesso secco stiel, lo stesso ritmo, per giunta) nascondeva la propria solidarietà con la pena dei suoi personaggi””. (…) Certamente BURDICK e LEDERER nel ‘Buon Americano’ (Longanesi) avevano già indicato una via d’ accusa e di rivelazioni dove personaggi da romanzo hanno una stretta correlazione con la realtà. E poi, a proposito della brutalità di ogni guerra e soprattutto di quella del Vietnam, è stato pubblicato il libro del filosofo Bertrand RUSSELL ‘Crimini di guerra nel Vietnam’ (Longanesi). “”Case spaventose piene di bambini, di fango, di merda, di radioline, di odor di cipolle fritte, di ragazze con le trecce infiocchettate di rosso, di vecchie che orinavano in mezzo alla stanza in piedi e fumando, di diciottenni con i capelli a frangetta sulla fronte, calzoni a tubo, sandali e occhi molli, di pederasti, di cozze nere, di rimasugli di plastica galleggianti su acqua lurida, di paioli, di rigovernatura, di verdura in decomposizione, di vecchi sordi e ciechi, di gridi, di incenso, di fumo, di bougainvillee. Dentro quei lunghi budelli di orrore e di miseria avevo scoperto i venditori d’ oppio, di bambine e di morfina, i trafficanti di dollari e i venditori di salvacondotti per le zone infestate dai vietcong. Si vendeva di tutto a Saigon, perché non vendere anche quelli?””. (pag 53)”,”QMIx-006-FV”
“PIZZONI Alfredo”,”Alla guida del CLNAI. Memorie per i figli.”,”””Gli elementi essenziali della partecipazione di Pizzoni alle vicende dei quarantacinque giorni, durante i quali egli fu uno dei principali animatori del comitato milanese dei partiti antifascisti, poi trasformatosi nel CLN milanese, e, su proposta di Verratti, il suo presidente e a quelle successive della Resistenza li troverà in questo volume”” (pag XX)”,”ITAR-011-FSD”
“PIZZORUSSO Arnaldo”,”Ai margini dell’autobiografia. Studi francesi.”,”PIZZORUSSO Arnaldo è Professore di Letteratura francese nell’Università di Firenze .”,”STOx-208″
“PIZZORUSSO Alessandro”,”Che cos’è l’eguaglianza. Il principio etico e la norma giuridica nella vita reale.”,”Alessando Pizzorusso (Bagni di Lucca, 1931) è stato professore di diritto costituzionale comparato nell’Università di Firenze. Ha scritto saggi e volumi di teoria e storia del diritto fra cui ‘L’ordinamento giudiziario’ (1974), ‘Lezioni di diritto costituzionale’ (1978), ‘Lo Stato, il cittadino, le formazioni sociali’ (1980).”,”DIRx-053″
“PIZZUTI Domenico”,”Mezzogiorno industriale ed operaio.”,”Padre PIZZUTI Domenico La crisi produttiva all’ Alfa-Sud. “”Per quanto attiene all’ ‘assenteismo’ (intendendo con questo termine le sole assenze per malattia), le sue dimensioni non sarebbero così gravi come si vorrebbe far credere, se si tiene conto delle percentuali che si verificano all’ Alfa-Nord di Milano ed allo stesso stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco, e le sue “”distruttive”” conseguenze sull’ attività produttiva sarebbero tutte da verificare. La stessa “”erraticità”” dell’ assenteismo nei vari reparti dello stabilimento, addotta dall’ azienda, non può costituire una valida argomentazione, perché non risulta che i lavoratori programmino a turno le loro assenze. Né si deve dimenticare a questo proposito che l’ azienda ha potuto usufruire di un accordo sindacale che ha permesso trasferimenti definitivi di manodopera per un riequilibrio degli organici.”” (pag 87) La questione della ‘microconflittualità’. (pag 87)”,”MITT-227″
“PIZZUTI Domenico”,”Mezzogiorno industriale e operaio.”,”Padre Domenico Pizzuti”,”ITAS-039-FL”
“PJATNITZKI O. BENNET REMMELE e altri”,”Protokoll sechster weltkongress der kommunistishen internationale, Moskau, 17.Juli – 1. september 1928. Revolutionäre Bewegung in den Kolonien. Lage in der Sowjetunion. A. Wirtschaftliche Lage. B. Lage in der KPdSU. Berichte der Kommissionen Wahlen. Protokoll sechster weltkongress der kommunistische internationale, Moskau, 17. Juli – 1. September 1928. Thesen – Resolutionen – Programm – Statuten.”,”Contiene: – Beschluß zur Appellation von Trotzki, Sapronow u.a. (1 september 1928) – Beschluß zur Appellation von Maslow, Ruth Fischer (1. september 1928) – Beschluß zur Appellation von Suzanne Girault u.a. (idem) – Beschluß zur Appellation der Wynkoop-Gruppe) (idem) (pag 210 213 della 2° parte) (Decisione sulla Richiesta d’ appello di Trotsky, Sapronov e altri (1 settembre 1928) Decisione sull’ Appello di Maslov, Ruth Fischer (idem) Decisione sull’ Appello del gruppo Wynkoop)”,”INTT-191″
“PLAMENATZ John”,”Karl Marx’s Philosophy of man.”,”Stato come forma di vita alienata (pag 277) Populismo. I borghesi ridotti a nullità politiche. “”In seguito in questa stessa opera (Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte, ndr), Marx individua che l’ idea di libertà e democrazia, che i borghesi proclamano, può essere usata contro di loro. (…) Marx poi conclude che il governo parlamentare è un lusso che il borghese non possono permettersi oltre. Per mantenere intatto il loro potere sociale essi hanno bisono di un altro tipo di governo che riduca la loro classe a ciò che chiama “”nullità politica””. Il governo che Marx ha in mente qui è il tipo di autocrazia popolare realizzato da Luigi Bonaparte, che fece uno zero di parlamento e che ridusse quelle che Marx chiama “”le libertà borghesi”” molto più drasticamente di quanto fece la Costituzione del 1848. Questo governo, dato che ha ridotto il borghese a “”nullità politica””, è stato presumibilmente non un organo o uno strumento del loro dominio di classe, eppure, come abbiamo visto, esso ha mantenuto l’ ordine sociale su cui loro predominano, il loro status superiore, e la loro abilità a sfruttare è rimasta.”” (pag 300)”,”MADS-387″
“PLAMENATZ John”,”The Revolutionary Movement in France, 1815-71.”,”PLAMENATZ John, Fellow of Nufflield College, Oxford”,”MFRx-324″
“PLAMENATZ John”,”Man and Society. Political and Social Theories from Machiavelli to Marx. Volume three. Hegel, Marx and Engels, and the Idea of Progress.”,”PLAMENATZ John M.E. Plamenatz è la vedova di John Plamentatz. E’ stata coinvolta nella preparazione di tutte le fasi dell’opera originale. John Plamenatz (1912-1975) nato in Montenegro e dopo aver studiato in Inghilterra qui è divenuto Fellow of the British Academy e Chichele Professor of Social and Political Theory ad Oxford. Man and Society è la sua opera fondamentale. “”In an argument which has found admirers, Hegel contends that, whereas the slave is progressive, the master is not. This is so, he thinks, partly because the master is in an ‘impasse’, being unable to get real satisfaction from his recognition by the slave, whom he cannot recognize without forfeiting his mastery, which he will not do voluntarily; and partly because the slave is a worker, and through his work attains understanding of, and power over, both nature and himself, as the master does not.”” (pag 66-67)”,”HEGx-025″
“PLANA Manuel”,”Pancho Villa e la rivoluzione messicana.”,”Manuel PLANA è docente di storia dei paesi latinoamericani presso l’Univ di Firenze. E’ autore del volume ‘Il regno del cotone in Messico. La struttura agraria de La Laguna, 1855-1910’ (F. ANGELI, 1984) e con Angelo TRENTO, di ‘L’ America latina nel XX secolo. Economia e società. Istituzioni e politica’ (PONTE ALLE GRAZIE, 1992).”,”AMLx-017″
“PLANCHAIS Jean”,”Un homme du Monde.”,”L’A racconta la sua esperienza a ‘Le Monde’ che è cominciata nel lontano 1945. Non disegna soltanto il ritratto dei direttori successivi da Hubert BEUVE-MARY (le ‘père’) a André FONTAINE passando per Jacques FAUVET, André LAURENS e Claude JULIEN. Si sofferma pure su Olivier MERLIN, Pierre VIANSSON-PONTE’, Raymond BARRILLON, Bertrand POIROT-DELPECH, Jacqueline PIATIER, Yvonne BABY, Claude SARRAUTE. Grande reporter, ha visto l’Ungheria del 1949, la Spagna di Franco, ecc. Esce fuori la storia di questo piccolo giornale austero che si installa nel 1944 nei locali del ‘Temps’ per divenire, a poco a poco, una istituzione. PLANCHAIS ha tenuto per vent’anni la rubrica sulla Q della difesa a ‘Le Monde’ prima di divenire un uomo di ‘apparato’: capo del servizi informazioni generali poi consigliere della direzione e redattore capo aggiunto fino al 1987. Ha pubblicato in collaborazione con Jacques FAUVET, ‘La fronde des generaux’ e con Jacques NOBLECOURT, ‘Une histoire politique de l’armée’.”,”FRAE-010″
“PLANCHE Fernand”,”La vie ardente et intrépide de Louise Michel. Avec des documents inédits et de nombreux portraits.”,”La Librairie Internationaliste a Altfortville à publié, en 1905, un premier livre d’Oeuvres posthumes. Dans ce volume elle annonce la parution de deux autres: ‘Prométhée’ drame puissant qui fut joué à Londres, et un deuxième livre d’oeuvres posthumes”” (pag 211)”,”MFRC-172″
“PLANCK Max”,”Max Planck. Fisica e filosofia. I grandi della scienza.”,”PLANCK Max “”La cosa più incomprensibile dell’universo è che esso sia comprensibile”” (paradosso esposto da Einstein) (introduzione) Planck durante il nazismo gira la Germania e i territori occupati per tenere conferenze sul valore culturale della scienza e sul rapporto di complementarità con la religione. (pag 49) Alla fine del 1944, il figlio di Planck, Erwin, viene accusato di complicità nel tentativo di assassinare Hitler. Nonostante Planck abbia messo in moto “”cielo e inferno”” per ottenere la commutazione della pena di morte e nonostante le garanzie che aveva ottenuto, senza alcun preavviso il figlio fu impiccato”” (pag 51)”,”SCIx-370″
“PLANTEY Alain”,”De la politique entre les Etats. Principes de diplomatie.”,”ANTE3-38 Alan PLANTEY è membro dell’Academie des Sciences morales et politiques. E’ stato nell’entourage di De-Gaulle quand’era alla presidenza della Repubblica, in qualità di capo di missione diplomatica, delegato alle nazioni unite, alto funzionario europeo, negoziatore a diverse conferenze internazionali”,”RAIx-240″
“PLATINA Bartolomeo, a cura di Emilio FACCIOLI”,”Il piacere onesto e la buona salute.”,”‘Il piacere onesto’ propone nuove istituzioni del gusto facendo convergere nel costume della “”continenza del vitto”” l’appagamento di quel “”piacewre che nasce dalle azioni oneste», e che «conduce alla felicità, così come la medicina restituisce la salute all’ammalato». Il che è strettamente connesso non soltanto alle concezioni del Platina, ai suoi tentativi di sincretismo fra tradizione cristiana e pensiero stoico ed epicureo, ma anche alla destinazione del suo trattato, il quale è rivolto a fruitori socialismente classificabili nel ceto medio-alto, a una élite borghese intellettualmente e moralmente preparata a recepire il suo discorso e a renderlo operativo nella pratica quotidiana”” (dall’introduzione)”,”VARx-017-FSD”
“PLATONE a cura di Elmo TOTTI”,”Gli ultimi giorni di Socrate.”,”PLATONE (427-347 aC) filosofo tra i massimi d’ ogni tempo, nasce ad Atene e incontra SOCRATE a vent’anni. Nel 387 fonda l’ Accademia, scuola filosofica e sodalizio religioso. Ciò che resta oggi della sua dottrina consiste in un corpus di 36 titoli formato da 35 dialoghi e 13 lettere. SOCRATE non ha lasciato nulla di scritto.”,”FILx-234″
“PLATONE”,”Il Critone.”,”””Socrate reagisce contro questo principio che, sebbene imperi nella coscienza giuridica del suo popolo, è privo di fondamento morale. Egli pensa che la reazione, quando, uscendo dai limiti della necessaria difesa, viene a configurarsi come una ritorsione, è , come l’ ingiustizia iniziale, una forma d’ ingiustizia”” (dalla introduzione, pag XIX) “”Il principio greco che la legge è un contratto, una convenzione che definisce il giusto e impegna ad osservarlo così com’è stato definito, insorgerebbe a condannar la condotta di Socrate, se egli fuggisse”” (pag XXIII)”,”STAx-101″
“PLATONE”,”Simposio.”,”””Purtroppo però, commenta Socrate, la vista del pensiero comincia a vedere acutamente solo quando quella degli occhi tende a scemare e da questo Albidiade è ancora lontano. Legato ai beni apparenti del corpo, Alcibiade, per sua stessa ammissione, è incapace di mutare vita, di compiere quella conversione di cui Socrate tenta di indurlo””. (pag XXXVIII) “”Ma, benedetto amico, l’ occhio dell’ intelligenza viene acquistando la vista acuta, quando quello del corpo comincia a declinare; e tu sei ancora lontano da questo momento””. (pag 109)”,”FILx-280″
“PLATONE, a cura dI Giuseppe LOZZA”,”La repubblica.”,”””Infatti è onesto chi ha un animo onesto. Al contrario, l’ uomo furbo e pronto a sospettare il male, colui che ha commesso molte disonestà e si crede scaltro e sapiente, quando s’ imbatte in persone come lui dà prova di superiore chiaroveggenza, perché si basa sul modello che porta dentro di sé. Quando invece incontra persone oneste e più anziane, si rivela un incapace, perché diffida a torto e ignora l’ onestà, di cui non possiede in se stesso il modello. Ma dato che s’ imbatte in gente malvagia più spesso che in gente onesta, dà l’ impressione agli altri e a se stesso di essere non un ignorante bensì un sapiente.”” (pag 251-253) “”La scienza riguarda l’ essere, ossia conosce ciò che è?”” “”Si.”” “”L’ opinione, diciamo noi, coglie le apparenze?”” “”Si.”” “”Conosce il medesimo oggetto della scienza? La medesima cosa sarà conoscibile e insieme opinabile? Oppure ciò è impossibile?””. “”Impossibile”” rispose “”in base alle nostre premesse. (…)””. (pag 445) “”Platone, come Socrate, è invece convinto che la politica sia una scienza, e come tale si possa imparare: cfr. Protagora 319a-320d.”” (nota 7, pag 467) Omero e i poeti. “”Ma tu, Glaucone, credi che Omero, se veramente fosse stato capace di educare gli uomini e di renderli migliori per una reale conoscenza anziché per imitazione, non si sarebbe fatto molti seguaci e non sarebbe stato da loro apprezzato e amato? Eppure Protagora di Abdera e Prodico di Ceo e moltissimi altri riescono a persuadere i loro seguaci, grazie alle conversazioni private, che saranno in grado di governare la propria casa e la propria città soltanto se si sottoporranno alla loro direzione pedagogica. E per questa sapienza sono tanto amati da essere quasi portati sulle teste dei loro seguaci. (…) “”Possiamo dunque affermare che tutti i poeti, e Omero per primo, riguardo alla virtù e a qualsiasi altro tema sono imitatori d’ immagini e non raggiungono la verità; (…)””. (pag 781)”,”TEOP-187″
“PLATONE”,”Processo e morte di Socrate. Pagine scelte dal Convito, Fedro, Eutifrone, Apologia Critone, Fedone.”,”””Quel continuo girovagare e interrogare, scrutare, criticare (che Anito chiamava maldicenza””), quel distruggere con implacabile ironia le convinzioni, le idee tradizionali, i pregiudizi, di cui è pur gelosa la gente comune, ed infine quel distogliere i giovani, con la passione del discorrere messa loro addosso, dalle normali occupazioni della vita, abituandoli ad aggirarsi, invece, quasi da sfaccendati per le vie della città e rendendoli temerari al punto di ardire di fermare le persone più autorevoli per convincerle d’ ignoranza, doveva apparire naturalmente uno spettacolo del tutto sconcertante anche agli occhi di chi in fondo non era interamente avverso allo strano uomo””. (pag XVI)”,”STAx-129″
“PLATONE”,”Apologia de Socrates. Criton o el deber del ciudadano.”,”Socrate. “”Non mi suona strano che sia stato condannato, ateniesi. Lo speravo: (…). Quello che mi sorprende è il numero di voti dati pro o contro. Non credevo che mi si condannasse per così pochi voti, ma con una grande maggioranza. Da quello che si vede, con trenta voti di più in mio favore sarei stato assolto””. (pag 75)”,”STAx-141″
“PLATONE”,”Dialoghi. III. Critone.”,”Le calunnie. “”Oh, si può essere più infamato, che quando la gente crede che tu fai più conto de’ danari che dell’ amico?”” (pag 30) “”E poi, non vedi? come si vendono a buon patto cotesti calunniatori, e che non c’è bisogno di molto denaro per turar loro la bocca?”” (pag 34) “”Socrate, Adunque non si dee rendere a nessuno ingiustizia per ingiustizia, male per male, qual ch’ella sia la ingiuria che abbia ricevuto””. (pag 50)”,”FILx-354″
“PLATONE”,”Opere complete. Volume 3. Parmenide, Filebo, Simposio, Fedro.”,”Nota: Per ‘Autenticità e cronologia degli scritti di Platone’ e per la ‘Vita di Platone’ di Diogene Laerzio si rinvia al volime primo delle Opere complete. Per l’ indice degli argomenti, dei nomi e l’ indice generale, al volume 9. “”Ma l’ infinità delle cose, l’ infinita molteplicità che è in ciascune di esse, in ogni caso ti fa incapace di pensare con acutezza e impedisce che tu sia uomo illustre e di valore riconosciuto, qualora appunto non sia mai riuscito a scorgere in nessuna cosa nessuna determinazione quantitativa””. (pag 83, Platone, Filebo) Sulla vita saggia e temperata. “”PROT. Ma capisco ciò che tu vuoi dire, e vedo che v’è una grande differenza. Infatti i saggi e temperanti, direi, in ogni occasione li trattiene anche la massima che ordina “”nulla di troppo””, massima cui obbediscono; ma per quanto riguarda gli stolti e gli intemperanti quel violento piacere che li domina fino alla follia li rende universalmente oggetto di cattiva fama. SOCR. Bene. E se le cose sanno così, è chiaro che i più grandi piaceri sorgono in una certa condizione di vizio dell’ anima e del corpo e non nella virtù, e così pure è dei più grandi dolori.”” (pag 118-119) “”- Se prima è fermo e poi si muove e poi si ferma, tutto ciò non potrà avvenire per l’ uno senza un mutamento. – E come potrebbe, infatti? – Non c’è nessun tempo in cui sia possibile che qualche cosa né si muova né stia ferma. – Non c’è. – Ma neppure muta senza mutare.- Non è verosimile. – E quando muta? Non quando è fermo, non quando è in moto, non quando è nel tempo. – No, infatti. – Ma dunque ci sarà queasta cosa assurda in cui esso è allorquando muta? – Che cosa? – L’ istante. Pare che ‘istante’ significhi qualche cosa di simile: ciò da cui qualche cosa muov verso l’una o l’ altra delle due condizioni opposte. Non vi è un mutamento infatti che si inizi dalla quiete ancora immobile né dal movimento ancora in moto (…)”” (pag 54) problema divenire mutamento cambiamento pag 53-54″,”FILx-372″
“PLATONE, a cura di Giovanni REALE”,”Tutti gli scritti.”,”Fondo R. Casella Lo scontro fra i Greci favorisce le mire dei Cartaginesi (pag 1830) Bisogna che legge e misura divengano sovrane. L’invito rivolto al partito dei tiranni L’invito rivolto al partito democratico. (pag 1830-1831) “”Ora, assunta la veste di consigliere di un tiranno, gli farei la proposta di rifiutare sia il nome che l’esercizio della tirannide, e di modificarla, appena possibile, in una forma di monarchia. E questa possibilità esiste, come ha dimostrato quell’uomo sapiente e virtuoso di nome Licurgo. Costui, in effetti, osservando che i suoi parenti d’Argo e Messene si erano trasformati da re in tiranni, e in ambedue i casi s’erano rovinati con le proprie mani, trascinando nella caduta le rispettive città, per timore che la medesima sorte toccasse alla sua stessa stirpe e città, trovò la soluzione di porre, a fianco del tiranno, l’assemblea degli anziani e pure gli efori che ne limitassero il potere. Fu così che l’istituto monarchico poté salvarsi e queste dinastie si perpetuarono mantenendo alta la propria fama: e in effetti ciò avvenne perché fu la legge ad avere sovrana autorità sugli uomini e non gli uomini sulla legge. (…) Raccomando piuttosto di fare ogni sforzo per trasformare la tirannide in una forma di monarchia in cui domini la legge, e che serbino per sé solo quelle onorificenze che sono conformi alle leggi e alla libera volontà degli uomini. (…) A chi, invece, si pone come ideale la libertà dei costumi e fugge come fosse un male il giogo della servitù faccio questa raccomandazione. Si guardi dall’inesauribile desiderio di una libertà insensata, se vuole evitare di incorrere nella medesima malattia che afflisse i suoi antenati, quando per un esagerato rifiuto dell’autorità, ebbero a patire le conseguenze del loro eccessivo amore per la libertà”” (pag 1830-1831)”,”FILx-488″
“PLATONE”,”Cratilo.”,”Il “”Cratilo”” di Platone è la più antica opera relativa ai problemi del linguaggio. “”Di lui (Cratilo) sappiamo abbastanza poco, disponendo della testimonianza platonica nel nostro dialogo e di quella aristotelica in due passi della ‘Metafisica’ e in un passo, più breve e meno significativo, della ‘Retorica’ (Metaph. 987a 29 sgg; 1010a 7 sgg; Rhet. 1417b 1-2); le altre fonti, Diogene Laerzio, Ammonio e Proclo, decisamente più tarde, non hanno rilevanza, poiché dipendono palesemente da Platone e Aristotele. Dal testo di Platone risulta che Cratilo, quando era in giovane ètà, sosteneva: a) che i nomi hanno una loro correttezza per natura, universale, che è la stessa per i Greci e per i barbari; b) che non è possibile dire il falso poiché dire il falso è «non dire ciò che è» (1) (…). Dal testo di Aristotele (Metaph. 987a 29 sgg); 1010a 7 sgg) risulta: a1) che Platone da giovane fu in dimestichezza con Cratilo e con le teorie eraclitee. b1) che secondo Cratilo non è possibile conoscere le cose poiché esse sono in continuo «scorrimento». c1) che secondo Cratilo non è possibile dire il vero poché tutto muta: perciò egli arrivò a ritenere di non dover dire più nulla e si limitava a far cenni con un dito. d1) che Cratilo, riprendendo un detto eracliteo in base al quale «non è possibile entrare due volte nello stesso fiume», lo correggeva dicendo che ciò non è possibile neppure una volta sola. Dalle due autorevoli fonti ci provengono notizie che a prima vista è difficile far combaciare. Secondo Aristotele Cratilo avrebbe esasperato certi presupposti eraclitei, assumendo un atteggiamento critico nei confronti di Eraclito. Da Platone, invece, il legame con Eraclito non viene in alcun modo esplicitato, anzi l’assunto b) riprende piuttosto un motivo di matrice eleatica”” (pag 6-7) [introduzione di Caterina Licciardi all’opera di Platone, ‘Cratilo’, Milano, 1989] (1) L’espressione non va confusa con quella di Soph. 260c 3 (…): («dire ciò che non è») come avviene nella maggior parte delle traduzioni, compresa quella del Martini: “”Concludendo dunque, Cratilo, può darsi che sia così e può darsi che non sia. Ad ogni modo, bisogna indagare bravamente e bene, e non ammettere facilmente, ché sei ancora giovane e in età; e quando ci abbia meditato, ove ti riesca di trovare, farne partecipe me pure””. Dal testo: (Cratilo): “”Ma lo farò. Tuttavia sappi, Socrate, che anche ora non sono senza averci meditato; però quando ci medito e me ne occupo, mi pare assai più credibile che le cose stieno come dice Eraclito””. (Socrate): “”Sta bene; me lo insegnerai un’altra volta, al tuo ritorno, amico mio. Per ora, come eri sulle mosse di fare, vattene in villa; e t’accompagnerà anche il nostro Ermogene””. (Cratilo): “”Sarà fato, Socrate; ma anche tu ingegnati ancora di comprenderla questa dottrina”” [Platone, Cratilo, Milano, 1989]”,”FILx-507″
“PLATONE, a cura di Augusto GUZZO”,”Apologia di Socrate.”,”Platone non “”difende”” Socrate ma contrattacca gli accusatori (pag 4)”,”STAx-014-FV”
“PLATONE, a cura di Raffaele CESARI”,”Eutifrone.”,”””La santità è la scienza di domandare e di donare agli dèi, cioè di domandare ciò di cui noi abbisognano essi”” (pag 9, introduzione)”,”FILx-031-FV”
“PLATONE, a cura di Giuseppe LOZZA Paolo SCAGLIETTI Marco DORATI”,”Platone. Volume II.”,”Platone nasce ad Atene nel 427 mese di Targelione (maggio-giugno) da ricca e nobile famiglia: il padre, Aristone, discende da Codro, mitico re di Atene; la madre, Perictione, da Solone ed è nipote di Crizia, che diverrà più tardi uno dei cosiddetti Trenta Tiranni. Fratelli di Platone sono Glaucone e Adimanto. La sorella Potone sarà madre di Speusippo, colui che succederà allo zio nella direzione dell’Accademia. Nel 407 Platone entra nella cerchia dei discepoli di Socrate. Nel 399 processo e morte di Socrate. Platone si reca a Megara da Euclide. Poi ritorna ad Atene, ma intraprende subito un viaggio a Cirene e in Egitto. Dopo tale viaggio comincia la sua attività di scrittore. Nel 388/7 visita la Sicilia, e a Siracusa conosce Dione, cognato di Dionigi I. Di ritorno ad Atene Platone fonda una scuola, l’Accademia, nei giardini dedicati all’eroe Academo. Nel 348/7 Platone muore ad Atene, senza aver potuto dare l’ultima revisione al suo ultimo e più ampio dialogo, ancora una volta d’argomento politico, Le leggi.”,”FILx-115-FL”
“PLATONE, a cura di Carlo CARENA, versione di Francesco ACRI”,”Platone. Volume I.”,”Platone nasce ad Atene nel 427 mese di Targelione (maggio-giugno) da ricca e nobile famiglia: il padre, Aristone, discende da Codro, mitico re di Atene; la madre, Perictione, da Solone ed è nipote di Crizia, che diverrà più tardi uno dei cosiddetti Trenta Tiranni. Fratelli di Platone sono Glaucone e Adimanto. La sorella Potone sarà madre di Speusippo, colui che succederà allo zio nella direzione dell’Accademia. Nel 407 Platone entra nella cerchia dei discepoli di Socrate. Nel 399 processo e morte di Socrate. Platone si reca a Megara da Euclide. Poi ritorna ad Atene, ma intraprende subito un viaggio a Cirene e in Egitto. Dopo tale viaggio comincia la sua attività di scrittore. Nel 388/7 visita la Sicilia, e a Siracusa conosce Dione, cognato di Dionigi I. Di ritorno ad Atene Platone fonda una scuola, l’Accademia, nei giardini dedicati all’eroe Academo. Nel 348/7 Platone muore ad Atene, senza aver potuto dare l’ultima revisione al suo ultimo e più ampio dialogo, ancora una volta d’argomento politico, Le leggi.”,”FILx-116-FL”
“PLATONE, a cura di Michele Federico SCIACCA”,”Timeo.”,”””Un interesse filosofico presenta, invece, l’altra questione del perché il ‘Timeo’ incominci con un riepilogo delle principali conclusioni a cui Platone era pervenuto intorno al problema dello Stato, nella ‘Repubblica’. (…) Da questo punto di vista la “”summa”” del ‘Timeo’ è una continuazione e un complemento di quella della ‘Repubblica’”” (pag 3, introduzione)”,”FILx-019-FGB”
“PLATONOV Sergei Feodorovich, a cura di John T. ALEXANDER”,”The Time of Troubles. A Historical Study of the Internal Crisis and Social Struggle in Sixteenth-and Seventeenth-Century Muscovy.”,”Sergei Feodorovich Platonov’s Time of Troubles is a classic study of the years 1598-1613, a turbulent and decisive period in Russian history. Available for the first time in English, this work will be a valuble tool for students of the medieval as well as modern periods. Platonov, himself a tragic victim of the regimentation imposed on Soviet cultural life in the 1920’s, was born in 1860 and attained immense public and professional recognition in Russia as a leading historian. John T. Alexander is a member of the history department at the University of Kansas. Translator’s Introduction, Author’s Preface, Translator’s Appendices: Genealogical Chart, Chronological Table, Glossary of Terms, For Further Reading, Bibliographical Update, Index,”,”RUSx-135-FL”
“PLAUTO Tito Maccio, a cura di Giovanni LA-MAGNA”,”Il soldato vanaglorioso (Miles Gloriosus).”,”PLAUTO (250-184 aC) visse a Roma, autore di molte commedie (si parla di 21 ma c’è chi arrivava ad attribuirgliene 130). La sua spontaneità, vivacità e vigore di linguaggio con cui ha rappresentato una varietà di caratteri appartenenti alla natura umana, ha ispirato SHAKEASPEARE che ha adattato un suo lavoro nella Commedia degli errori, MOLIERO in L’ Avaro e altri autori di teatro. “”Non vedi che il nemico ti è vicino e sta pensando un assedio alle spalle? Metti in azione tutti gli aiuti del caso; bisogna agire presto, non con tutto il nostro comodo. Previeni il nemico da qualche parte, conduci i tuoi soldati a preparare qualche imboscata; stringi d’ assedio gli avversari, e per i nostri prepara una difesa; taglia ai nemici le vettovaglie, e per te fortifica una via, per cui possano giungere al sicuro, a te e ai tuoi, cibi e rifornimenti. A questo devi pensare; questa è la cosa urgente. Trova, inventa, dammi subito una trovata calda calda, perché quel ch’è stato fatto non sia stato fatto, e quel ch’è stato visto non sia stato visto. Se tu dici di addossarti sulle spalle questa impresa, io ho fiducia che sconfiggeremo il nemico””. (pag 46-47)”,”VARx-159″
“PLAUTO Tito Maccio”,”Commedie. Volume primo.”,”Sulla vita di Plauto, che interessò un arco di tempo di circa settant’anni, le notizie delle fonti antiche sono scarse, numerose le congetture dei moderni. Cicerone (in De senectute 50) lo considera nato prima del 250 a.C., seguendo inderettamente anche il parere di Varrone, la cui attendibilità è però discutibile. Secondo la tradizione era originario di Sarsina, una piccola cittadina sull’Appennino, oggi in Romagna ma nell’antichità in Umbria.”,”STAx-106-FL”
“PLAUTO Tito Maccio”,”Commedie. Volume secondo.”,”Sulla vita di Plauto, che interessò un arco di tempo di circa settant’anni, le notizie delle fonti antiche sono scarse, numerose le congetture dei moderni. Cicerone (in De senectute 50) lo considera nato prima del 250 a.C., seguendo inderettamente anche il parere di Varrone, la cui attendibilità è però discutibile. Secondo la tradizione era originario di Sarsina, una piccola cittadina sull’Appennino, oggi in Romagna ma nell’antichità in Umbria.”,”STAx-107-FL”
“PLEBE Armando”,”Che cosa ha veramente detto Marx.”,”PLEBE Armando filosofo italiano è attualmente professore ordinario di storia della Filosofia nella Facoltà di lettere dell’Università di Palermo. Nato ad Alessandria nel 1927 ha studiato a Torino prima e Innsbruck poi. Ha insegnato nell’Università di Perugia e poi in quella di Roma. Studioso della filosofia del diritto di Hegel e dell’etica ed estetica di Aristotele a lui si devono alcuni commenti critici ed edizioni delle opere italiane di Hegel e di Aristotele. Si è occupato anche di sociologia dell’arte. “”La fame – ebbe a scrivere Marx – è la fame, ma la fame che si soddisfa con carne cotta, mangiata con coltello e forchetta, è una fame diversa da quella che divora carne cruda, aiutandosi con mani, unghie e denti”” (in apertura, prefazione) “”””Mentre la borghesia di ciascuna nazione conserva ancora interessi nazionali particolari, la grande industria creò una classe che ha il medesimo interesse in tutte le nazioni e per la quale la nazionalità è già annullata, una classe che è realmente liberata da tutto il vecchio mondo e in pari tempo si oppone ad esso””. Ormai, rileva Marx, le questioni sorgenti dai rapporti tra nazione e nazione diventano irrilevanti rispetto ai problemi effettivamente decisivi per la nostra società. Il problema oggi fondamentale per i rapporti sociali è il fatto che le forze produttive si sono ormai staccate dagli individui e appaiono ormai completamente indipendenti ad essi: la lotta è ormai volta esclusivamente all’appropriazione di tali forze. Mentre sinora tutte le appropriazioni rivoluzionarie erano state limitate, ora si tratta invece che l’intera massa dei sistemi di produzione deve venire in possesso dei proletari e la loro totalità deve appropriarsi della totalità dei mezzi di produzione””. (pag 47) [Armando Plebe, Che cosa ha veramente detto Marx, 1967]”,”MADS-621″
“PLEBE Armando”,”Il quinto libro del Capitale. Marx contro i marxisti.”,”Armando Plebe (Alessandria, 1927) è autore di vari volumi di storia della filosofia, di politica e di estetica. Ha pubblicato ‘Breve storia della retorica antica’, e ‘Quel che nonn ha capito Carlo Marx’ (1972), ‘Dimenticare Marx’ (1993) ‘Dieci lezioni di politica’ (1994). E’ stato ordinario di Storia della filosofia nell’Università di Palermo. Senatore della Repubblica per due legislature e parlamentare europeo. “”Le pagine che seguono non vanno tuttavia confuse con quelle critiche serrate di quegli studiosi di Cambridge che, basandosi sull’edizione francese riveduta del Capitale (uscì tra il 1872 e il 1875), pubblicarono nel 1885 i “”Commenti sull’uso dei ‘Blue Books’ da parte di Karl Marx nel capitolo XV del Capitale”” (i ‘Blue Books’, ovvero le relazioni degli atti del Parlamento. Tali commenti verificarono le citazioni di Marx e trovarono numerose discrepanze ed errori probabilmente voluti: la differenza tra quanto si leggeva in questi documenti e quello che riportava Marx “”rivelava sintomi di una tendenza alla distorsione”””” (pag 13) (introduzione di Armando Torno)”,”TEOC-664″
“PLECHANOV Georges”,”Histoire de la pensée sociale russe.”,”Il volume termina con la VI parte che affronta l’ultimo quarto di secolo XIX: la reazione degli anni 1880, il liberalismo, l’ intelligentsia rivoluzionaria, il populismo legale, il marxismo nella letteratura russa, la nascita dei primi circoli della socialdemocrazia, la lotta del marxismo per la sua esistenza teorica.”,”PLED-012″
“PLECHANOV G.”,”Le materialisme militant.”,”‘Materialismus militans’ è un brillante modello di polemica.”,”PLED-025″
“PLECHANOV Georges”,”Essais sur l’ histoire du materialisme. D’ Holbach, Helvetius, Marx.”,”HOLBACH filosofo francese di origine tedesca (1723-1789), sviluppò in senso materialista e ateo le premesse della filosofia dell’ illuminismo. Sostenne l’ arbitrarietà di ogni potere statale privo di consenso. Scrisse ‘Sistema della natura’ (1770) e ‘La morale universale’ 1776). HELVETIUS (1715-1771) filosofo francese illuminista, legato a VOLTAIRE e a MONTESQUIEU, sensista sostenne un utilitarismo e un egualitarismo radicali. Scrisse ‘Dello spirito’ (1758), e ‘Dell’ uomo’ (1772). (Eug)”,”PLED-026″
“PLECHANOV Georges”,”Introduction a l’ histoire sociale de la Russie.”,”Il caso della Repubblica di Novgorod. Comparazione della sua storia con quella delle repubbliche italiane contemporanee. (pag 15) Opinione di Soloviev sul ruolo in Occidente della conquista dei barbari e su quello dell’ ambiente geografico nella storia russa. (pag 20) L’ invasione dei nomadi causa un ritardo generale della Russia. Trasferimento del suo centro di gravità a Nord-Est. Causa sociale dell’ antagonismo tra questo e il Sud-Ovest. (pag 56) I contadini della Russia del Nord-Est. I loro rapporti con lo Stato. Parallelo con le monarchie dispotiche d’ Oriente. (pag 80) L’ allargamento della europeizzazione sotto la spinta del progresso economico. (pag 145)”,”PLED-028″
“PLECHANOV G.V.”,”Les questions fondamentales du marxisme.”,”Necessità, libertà, Marx Engels. “”Tutto il problema è nella questione di sapere ciò che bisogna intendere precisamente per necessità. Aristotele aveva già indicato che il concetto di necessità ha molte sfumature: è necessario prendere il medicamento per guarire; è necessario respirare per vivere; è necessario fare un viaggio a Egine per recuperare una somma di denaro. E’ una necessità, per così dire condizionale: occorre che noi respiriamo, se vogliamo vivere; occorre che prendiamo medicine, se vogliamo guarire dalla malattia, e così via. L’ uomo ha costantemente a che fare con delle necessità di questo genere nel processo della sua azione sulla natura esterna (…). Non è tutto. (…) Noi tocchiamo qui il punto che può essere il più importante nella dottrina della libertà, un punto che non è stato menzionato da Engels, per la sola ragione evidentemente che questo punto era comprensibile, senza altre spiegazioni, a chiunque aveva seguito la scuola di Hegel. Nella sua filosofia della religione, Hegel, dice: “”Die Freiheit ist dies: nichts zu wollen als sich””, ovvero “”La libertà consiste nel non voler altro che sé””. E questa osservazione getta una luce chiarificatrice su tutta la questione della libertà, nella misura in cui essa concerne la psicologia sociale (…). (pag 78-79)”,”PLED-030″
“PLECHANOV Georges”,”Oeuvres philosophiques. Tome II.”,”””Nel mio articolo della Neue Zeit “”Bernstein e il materialismo””, ho mostrato la stupefacente magrezza del bagaglio filosofico di quest’ uomo e a qual punto egli si faceva del materialismo in generale un’ idea aberrante. Nell’ articolo che sto scrivendo, sempre per la Neue Zeit, farò vedere come egli non ha compreso la concezione materialista della storia. Per adesso, vi pregherei solamente di osservare in qualche sconvolgente misura egli ha poco compreso la teoria delle catastrofi che ha moluto sottomettere al fuoco della sua “”critica””.”” (pag 387)”,”PLED-032″
“PLECHANOV Giorgio (Plekhanoff)”,”Intorno al sindacalismo e ai sindacalisti.”,”Contiene dedica al Prof. Loria da parte di Angelica Balabanoff. E’ una puntuale critica alle opere di Arturo LABRIOLA ‘Riforme e rivoluzione sociale’, Enrico LEONE ‘Il sindacalismo’ e Ivanoe BONOMI ‘Le vie nuove del socialismo’. “”Nel capitolo VII del suo libro questo meraviglioso “”teorico”” si studia di dimostrare con una serie di argomenti veramente comici che Marx, uno degli autori del Manifesto del partito comuista, in fondo non sia mai stato comunista. A codesti argomenti ridicoli di Arturo Labriola ha sufficientemente risposto un certo sig. Lunacharskij, autore della postilla alla traduzione russa del libro di Labriola, citando un brano dell’ opuscolo di Marx “”Guerra civile in Francia”” che contiene fra le altre le seguenti righe: “”Se la produzione cooperativa non deve rimanere un miraggio, un tranello, se essa deve sostituire la produzione capitalista, se le società cooperative devono subordinare tutta la produzione nazionale ad un piano solo, assumendone il controllo e mettendo fine alla continua anarchia e ai sussulti periodici che sono le conseguenze inevitabili della produzione capitalistica, allora, signori miei, che cos’è il cooperativismo se non il comunismo?””””. (pag 33) “”E’ vero che il “”prelevamento gratuito dal lavoro dell’ operaio”” sia oggi maggiore che “”quarant’anni addietro?”” E’ una verità inoppugnabile. Più un paese è “”economicamente evoluto”” maggiore è in esso il grado di sfruttamento del lavoro da parte del capitale. W. Sombart nel suo libro “”Perché non vi è il socialismo negli Stati Uniti?”” osserva giustamente che in nessun luogo del mondo l’ operaio salariato viene sfruttato dal capitalismo come negli Stati Uniti””. (pag 40-41)”,”PLED-033″
“PLECHANOV (PLEJANOV) Jorge”,”La concepcion materialista de la historia – El arte y la vida social.”,”Flaubert diceva: “”L’art c’est la recherche de l’ inutile”” (pag 150) “”‘La storia delle ideologie si spiega in gran parte con la formazione, modificazione e distruzione di associazioni di idee sotto l’ influenza della formazione, modificazione e distruzione di determinate combinazioni di forze sociali’. Labriola non ha prestata a questo aspetto del problema tutta l’ attenzione che merita.”” (pag 61) ‘ in corsivo nel testo”,”PLED-036″
“PLECHANOV George (PLEKHANOV); a cura di Subrata MUKHERJEE e Sushila RAMASWAMY”,”George Plekhanov. His Thoughts and Works.”,”Opera dedicata a Jurgen Habermas Il professor Subrata MUKHERJEE ha ottenuto il PhD. presso l’Indiana University (USA) e la professoressa Sushila RAMASWAMY nell’Università di Delhi. Entrambi sono specialisti in teoria politica.”,”PLED-039″
“PLECHANOV Georgij V.”,”Scritti di estetica.”,”Gianlorenzo PACINI (1930) si è occupato di letteratura russa.”,”PLED-043″
“PLECHANOV Georgij V.”,”Scritti di estetica.”,”””Knut Hamsun possiede un grande talento. Ma nessun talento è in grado di trasformare in verità ciò che della verità costituisce la diretta contraddizione. Gl’immensi difetti del dramma ‘Alle porte del regno’ sono la naturale conseguenza dell’assoluta inconsistenza dell’idea che ne sta a fondamento. E l’inconsistenza di tale idea è determinata dall’incapacità dell’autore di comprendere il senso della lotta tra le classi nella società attuale, lotta di cui il suo stesso dramma costituisce un’eco. Knut Hamsun non è francese, ma questo non cambia niente alla sostanza delle cose. Già il ‘Manifesto del Partito comunista’ ha dimostrato molto giustamente che nei paesi civili, grazie allo sviluppo del capitalismo, “”la limitatezza e l’unilateralità nazionale diventano ora sempre più inattuabili, e dalle molte letterature nazionali e locali si viene ormai formando una letteratura mondiale””.”” (pag 206) (Georgij V. Plechanov, Scritti di estetica, 1972)”,”PLED-044″
“PLECHANOV Giorgio (Plekhanoff)”,”Intorno al sindacalismo e ai sindacalisti.”,” “”In tutto quello che Arturo Labriola dice di Marx, non vi è di giusto che una cosa sola, che cioè i riformisti hanno errato del tutto proclamando il marxismo teoria pacifica per eccellenza. Ma pure là, dove a chi sappia ragionare sembrerebbe molto difficile sbagliarsi, il nostro teorico del sindacalismo si circonda delle più dense tenebre. Eccone un esempio. A pagina 156 egli scrive: “”Nel ‘Capitale’ egli (cioè Marx, G.P.) dice che fra due diritti giudica la forza””. Tale concetto è difatti stato espresso da Marx e prima ancora di lui da Hegel. Ma guardate come esso viene commentato da Labriola. Marx fa questa osservazione nel capitolo che tratta della giornata del lavoro. Il capitalista aspira a protrarre la giornata del lavoro, l’operaio a diminuirla. L’uno ha ragione come ‘compratore’ della forza-lavoro – l’altro come ‘venditore’ di essa. Ciascuno ha ragione a modo suo e tra due diritti uguali decide soltanto la forza. A questo proposito Labriola scrive: “”Questo passo del ‘Capitale’ è molto importante per determinare la funzione della violenza nel sistema marxista. Noi abbiamo una posizione iniziale: una determinata giornata di lavoro. Esiste un movimento antitetico diretto da un lato a protrarre, dall’altro a ridurre il limite esistente della giornata di lavoro. A che si deve il risultato? Alla forza preponderante. Di qui una nuova posizione economica, che per effetto della consuetudine vien rispettata come legge. La legge economica è dunque – come la legge politica – il risultato d’una coazione vittoriosa. ‘La violenza condizionata genera le posizioni iniziali dell’economia’. Questo è il marxismo””. E’ diftti un passo molto importante tanto dal punto di vista economico quanto dal punto di vista storico, ma è stato esso giustamente compreso da Labriola? Mercè quale “”forza”” viene decisa la contesa fra il capitalista e l’operaio per la durata della giornata di lavoro? Evidentemente essa viene decisa mercè quelle forze ‘economiche’ delle classi in lotta, il cui grado viene determinato dal carattere generale dei rapporti di produzione capitalistica e dal grado del loro sviluppo, in quel dato momento e in quella data società: ora si tratta di sapere se mai i revisionisti o i riformisti abbiano affermato che le contese fra operai e capitalisti ‘non dovranno essere decise mercè le forze economiche’. Essi non l’hanno mai affermato. E’ quindi fuori di posto adittar loro quel brano del “”Capitale”” come argomento contrario al loro metodo. Ma la contesa circa la giornata di lavoro può essere risolta anche mercè l’intervento dello Stato. Certo, lo stesso intervento dello Stato non è altro che il risultato dei rapporti reciproci delle forze di ogni data società. Però neanch’esso intervento dello Stato ha nulla di comune col “”metodo rivoluzionario””, cosa che dovrebbe essere nota al nostro sindacalista rivoluzionario che si scaglia contro il riformismo. Quindi neanche questo è un argomento da additarsi per difendere il “”metodo rivoluzionario””. Infine bisogna ammettere che in certi casi eccezionali la contesa circa la durata della giornata di lavoro può essere risolta mercè questo semplicissimo fatto: che cioè il proprietario della fabbrica tema una “”sommossa”” da parte dei suoi operai: la rottura delle macchine, il guasto degli edifizi. Ma fatti simili succedono soltanto nei primi stadi dello sviluppo capitalista, quando la coscienza della classe lavoratrice si trova anche ai suoi primordi ed è evidente che Marx, parlando della ‘forza’ che decide la contesa circa la durata della giornata di lavoro, intendeva non le sommosse, né le rotture delle macchine, né il guasto degli edifizi. Come mai allora Arturo Labriola ha potuto citare ‘questo’ brano del “”Capitale”” per dimostrare – il concetto in sè stesso è giusto – che Marx non era nient’affatto fautore esclusivo dello sviluppo pacifico? La cosa si spiega in un modo semplicissimo. La parola ‘forza’ (‘Gewalt’) (1) Arturo Labriola l’ha tradotta colla parola ‘violenza’. Così egli è giunto alla conclusione che la contesa si risolve in una una rissa tra il proletariato della fabbrica e i suoi operai. E se così fosse, se cioè Marx avesse pensato che perfin dei conflitti come la contesa circa la durata della giornata di lavoro si risolvono mercè le risse, ne risulterebbe senz’altro che ‘tutta la storia dello sviluppo capitalistico’ è una perenne rivoluzione e che Marx, conoscitore profondo dello sviluppo della società capitalistica, non poteva non apprezzare il compito importantissimo della violenza nella storia dell’umanità. Appunto, ‘se così fosse’; ma il pensiero di Marx non era nient’affatto tale e le conclusioni del sig. Labriola sono molto “”precipitate”””” ((pag 84-87) (ancora da inserire)”,”PLED-001-FL”
“PLECHANOV Georges”,”Introduction a l’histoire sociale de la Russie.”,”Il ruolo dei principi come difensori dei contadini russi. “”Nous avons vu que les attaques plusieurs fois séculaires des nomades ont entravé la croissance des forces productives dont disposait la population sédentaire de la Russie, et que ce retard, à son tour, a retardé la formation d’une classe puissante de détenteurs de terres et l’établissement de formes déterminées de la vie politique. Il faut maintenant ajouter que ces mêmes attaques des nomades, qui, par leurs conséquences économiques, devaient affaiblir la force des boïars et par là favoriser l’accroissement de la puissance des princes, contribuèrent encore d’une autre manière au progrès de cette puissance. Engels a justement remarqué qu’à la base d’une domination politique, il y a toujours eu l’exercice d’une fonction sociale, et que cette domination ne se maintient longtemps que lorsqu’elle s’acquitte d’une fonction importante pour la vie de la societé (1). Or, le prince avec sa ‘droujina’ avait charge de défendre la principauté contre les attaques de l’ennemi. Le prince était le ‘gardien militaire de la terre’, selon l’expression de Klioutchevski, ce qui ne signifie pas qu’il s’acquittât toujours avec soin et succès de sa fonction, et ne sacrifiât pas parfois les intérêts du pays aux siens propres. Il s’en faut de beaucoup que tous les princes aient eu l’intelligence et l’énergie de Vladimir Monomaque, et tous avaient pour règle le proverbe russe “”c’est ta propre chemise qui est le plus près de ton corps (2)””. Cependant, aux yeux de la population, le prince était précisément et avant tout le gardien armé de la terre; plus le besoin de ce gardie était sensible, plus augmentaient son importance et sa puissance”” [Georges Plékhanov, Introduction a l’histoire sociale de la Russie, 1926] (pag 56-57) [(1) ‘Anti-Dühring, p. 149 de la traduction russe (éd. V.I. Iskovenko); (2) Lorsque leurs intérêts étaient en jeu, les princes introduisaient eux-mêmes les “”païens”” dans la terre russe et ne se souciaient guère du mal que ceux-ci faisaient aux paysans]”,”PLED-002-FL”
“PLECHANOV G.V., a cura di Dante LEPORE”,”Il materialismo militante. Risposte al signor Bogdanov e altri scritti su Karl Marx, F. Engels e sul materialismo.”,” “”Ne ‘Il Mercante di Venezia’ di Shakespeare, Bassanio dice di Gratiano: “”I suoi ragionamenti sono esattamente come due chicchi di grano nascosti in due misure di paglia. Per trovarli, bisogna cercare tutta la giornata, e se li trovi, ti accorgi che non valeva la pena cercarli”” (pag 66) Plechanov, Engels e la letteratura materialista francese del XVIII secolo (pag 21-22) “”Nell’articolo “”Programm der blankistischen Kommune-Flücht-linge”” (Programma dei rifugiati blanquisti della Comune), pubblicato inizialmente nel n. 73 del giornale “”Volkstaat”” nel 1874 e incluso successivamente nella raccolta ‘Internationales aus dem “”Volkstaat”’ Engels, indicando con soddisfazione che gli operai socialdemocratici tedeschi ‘sind mit Gott einfach fertig’ (l’hanno semplicemente smessa con Dio) e che essi vivono e pensano come dei materialisti, nota a p. 44 di questa raccolta, che probabilmente in Francia è la stessa cosa. “”Altrimenti, ammette, quale cosa più semplice che diffondere tra gli operai l’eccellente letteratura materialista del secolo scorso [vale a dire del XVIII secolo, signor Bodganov – G.V.P.], letteratura che resta fino ad oggi, tanto per la forma che per il contenuto, un capolavoro dello spirito francese, e che – tenuto conto del livello della scienza dell’epoca – è sempre infinitamente elevata quanto al contenuto (‘dern Inhalt nach auch heute noch unendlich hoch steht’) e di una perfezione incomparabile quanto alla forma””. Come vedete, signor Bogdanov, Engels non solo non temeva di diffondere nel proletariato questa “”filosofia della natura”” che vi piace chiamare la filosofia dei “”più puri ideologi della borghesia””, ma raccomandava la diffusione massiccia delle sue idee fra gli operai francesi nel caso in cui questi operai non fossero ancora diventati dei materialisti. Noi, discepoli russi di Marx ed Engels, riteniamo utile diffondere queste idee, fra le altre, fra i proletari russi, i cui rappresentanti coscienti sono purtroppo ancora lungi dall’aver adottato il punto di vista materialista. Considerando l’utilità di questa diffusione, mi proponevo d’intraprendere, due anni or sono, l’edizione in lingua russa di una biblioteca materialista in cui il primo posto sarebbe stato occupato da traduzioni delle opere dei materialisti francesi del XVIII secolo, incomparabili in effetti per la forma e ancora oggi estremamente istruttivi per il loro contenuto. Questo proponimento non è andato avanti. Da noi è infinitamente più facile scrivere le opere di queste numerose scuole della filosofia contemporanea che Engels designava con disprezzo mediante l’appellativo generale di “”povera zuppa eclettica”” (1) che non le opere che, in un modo o nell’altro, sono dedicate al materialismo. Un esempio che stupisce: l’opera di Engels, ‘Ludwig Feuerbach’, che ho tradotto in lingua russa e che è sotto ogni aspetto notevole, si vende malissimo. Il nostro pubblico di lettori è oggi indifferente al materialismo. Ma aspettate prima di rallegrarvene, signor Bogdanov. E’ un cattivo segno; ciò indica che questo stesso pubblico di lettori continua a portare una lunga treccia conservatrice anche quando sembra preoccupato di “”ricerche”” teoriche le più intrepide e più “”avanzate””. La sfortuna storica del povero pensiero russo consiste in ciò, che, anche nei periodi del più grande slancio rivoluzionario, solo raramente esso perviene a liberarsi dall’influenza del pensiero borghese occidentale, pensiero che non può non essere conservatore nelle attuali condizioni sociali nell’Occidente”” [G.V. Plechanov, ‘Il materialismo militante. Risposte al signor Bogdanov e altri scritti su Karl Marx, F. Engels e sul materialismo’, ‘Prima lettera’, Torino, 2010] [(1) ‘Ludwig Feuerbach und der Ausgang der klassischen deutschen Philosophie’, Stuttgart, 1888. La tr. it., Roma, 1950] (pag 21-22-23)”,”PLED-050″
“PLECHANOV Georgij V.”,”La funzione della personalità nella storia.”,”Intorno alla metà degli anni settanta Plechanov (1856.1918) aderì al movimento rivoluzionario russo, lavorò nelle organizzazioni populistiche e nei loro organi di stampa e, dopo il fallimento dell’azione populistica, emigrò all’estero. Nel 1903 Plechanov si affiancò ai menscevichi, nel 1905 fu contrario all’insurrezione e nel 1917 cadde su posizioni di nazionalismo retorico, che lo estraniarono completamente dalla grande rivoluzione di ottobre. Morì in Finlandia nel 1918. Fu sepolto a Pietrogrado, accanto alla tomba di Belinskij. In questo opuscolo del 1898 Plechanov delinea, in serrata polemica con le concezioni soggettivistiche del populismo soprattutto russo, la propria interpretazione marxista del rapporto tra determinismo e libertà, tra necessità e casualità, tra individuo e masse nel processo storico.”,”PLED-003-FL”
“PLECHANOV Georgij Valentinov (PLEHANOV, PLEKHANOFF)”,”Anarchisme et socialisme. (Éd. 1896)”,”””E’ solo con Marx che il socialismo si colloca sul terreno della lotta di classe. I socialisti utopisti non avevano alcuna nozione così precisa. In questo erano in ritardo sui teorici della borghesia, loro contemporanei, che comprendevano bene il significato storico della lotta del Terzo Stato contro la nobiltà”” (pag 10)”,”PLED-054″
“PLECHANOV Georgij V. a cura di Mario DE-STEFANIS”,”La concezione materialistica della storia.”,”Le due tendenze del marxismo: Lenin e Plechanov Il materialismo storico Il materialismo dialettico”,”PLED-001-FC”
“PLECHANOV Georgij V., a cura di Paolo FLORES D’ARCAIS”,”La concezione materialistica della storia e altri scritti. Per il sessantesimo anniversario della morte di Hegel – La concezione materialistica della storia – La funzione della personalità nella storia.”,”Con il 1905 inizia la inesorabile parabola discendente di Plechanov e il suo ruolo nel movimento socialdemocratico russo diviene via via più modesto e irrilevante. Il credito di cui continuerà a godere negli ambienti della “”provinciale”” Seconda internazionale andrà di pari passo con il discredito di questa organizzazione. (…) L’occidentalismo di Plechanov era solo l’anticamera del socialsciovinismo, un civettare con il marxismo deformato e impoverito, spogliato della sua forza di teoria rivoluzionaria, quale si configurava nella Seconda Internazionale. Negli anni della rivoluzione il suo nome sarebbe stato dimenticato (pag 23-24, presentazione) Concetto di necessità e di libertà in Schelling (pag 69-70) “”(…) [N]ei fenomeni storici, ad agire non sono ‘delle cose inanimate’, ma degli uomini e gli uomini sono datati di coscienza e di volontà. Ci si può dunque domandare con piena legittimità se il concetto di ‘necessità’ – senza di cui non esiste concezione ‘scientifica’ – dei fenomeni, nella storia come nella scienza della natura, non escluda quello della ‘libertà umana’. Formulato in altri termini il problema si pone così: ‘Vi è modo di conciliare la libera azione degli uomini con la necessità della storia?’. Di primo acchito sembra di no, sembra che la necessità escluda la libertà e viceversa. Ma risulta così solo a colui il cui sguardo si arresta alla superficie delle cose, alla scorza dei fenomeni. In realtà, questa famosa contraddizione, questa pretesa antinomia, non esiste. Lungi dall’escludere la libertà, la necessità ne è la condizione e il fondamento. Appunto questo Schelling si provava a dimostrare in uno dei capitoli del suo ‘Sistema dell’idealismo trascendentale’. Secondo Schelling, la libertà è impossibile senza la necessità. Se agendo, non posso contare che sulla libertà degli altri uomini, mi è impossibile ‘prevedere le conseguenze delle mie azioni’, poiché ad ogni istante il mio calcolo anche più perfetto potrebbe essere completamente vanificato dalla libertà altrui e di conseguenza dalle nostre azioni potrebbe risultare tutt’altra cosa rispetto alla mia previsione. La mia libertà sarebbe dunque nulla e la mia vita sarebbe sottoposta al caso. Io non potrei essere sicuro delle conseguenze delle mie azioni che nel caso in cui potessi prevedere le azioni del mio prossimo, e perché io le possa prevedere bisogna che sia soggette a leggi, cioè bisogna che siano determinate, che siano ‘necessarie’. La necessità delle azioni degli altri è dunque la prima condizione della libertà delle mie azioni. Ma, dall’altro lato, agendo in modo ‘necessario’, gli uomini possono al tempo stesso conservare la piena libertà delle proprie azioni. Cos’è un’azione ‘necessaria’? È un’azione che è impossibile che un individuo non compia in circostanze date. E di dove viene l’impossibilità a non compiere tale azione? Deriva dalla ‘natura’ di questo uomo plasmata dalla sua eredità e dalla sua anteriore evoluzione. La natura di quest’uomo è tale che non può agire in un modo dato in circostanze date. Chiaro, non è vero? Ebbene! aggiungeteci che la natura di quest’uomo è tale che non può non formulare determinate volontà, e avrete conciliato il concetto di ‘libertà’ con quello di ‘necessità’. Io sono ‘libero’ quando posso agire ‘come voglio’. E la mia libera azione è al tempo stesso ‘necessaria’ perché il mio ‘atto di volontà’ è determinato dalla mia struttura e dalle circostanze date. La necessità non esclude dunque la libertà. La necessità è la libertà stessa, ma considerata solamente da un altro lato o da un altro punto di vista. (…) La filosofia di Hegel, come quella di Schelling, era una filosofia ‘idealistica’. (…)”” (pag 69-70); “”In conclusione, per idealista che fosse, Hegel, come gli storici di cui abbiamo fatto prima cenno, si richiama alle ‘condizioni sociali’ come alla base più profonda della vita dei popoli. In questo, non è stato in ritardo sul suo tempo, ma non l’ha nemmeno anticipato. Egli resta impotente a spiegare ‘le origini delle condizioni sociali’ poiché non significa spiegare nulla dire, come dice, che in una epoca data, le condizioni sociali di un popolo dipendono, come le sue condizioni politiche, religiose, estetiche, morali, intellettuali, dallo ‘spirito del tempo’. In quanto idealista, Hegel si richiama allo spirito come ultima molla del movimento storico. Quando un popolo passa da un grado della sua evoluzione ad un altro, significa che ‘lo Spirito Assoluto’ (o universale) di cui questo popolo è solo l’agente, si innalza ad una fase superiore del suo sviluppo. Poiché spiegazioni di tal fatta non spiegano nulla, Hegel si è trovato nello stesso circolo vizioso degli storici e dei sociologi francesi: essi spiegavano le condizioni sociali con le idee e le idee dell’epoca con le condizioni sociali. Vediamo dunque che da ogni lato, dal lato della filosofia come dal lato della storia propriamente detta e della letteratura l’evoluzione della scienza sociale nelle sue diverse branche conduceva al medesimo problema: ‘spiegare le origini delle condizioni sociali’. (…) La concezione marxista della storia. Marx, elaborando la sua concezione ‘materialistica’, ha perseguito proprio la soluzione di questo problema. Nella prefazione ad una delle sue opere: ‘Per la critica dell’economia politica’, Marx stesso racconta come i suoi studi lo condussero a questa concezione: «La mia ricerca arrivò alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’esistenza il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine di “”società civile””» (21). Come vedete si tratta dello stesso risultato cui abbiamo visto pervenire gli storici, i sociologi e i critici francesi, così come i filosofi idealisti tedeschi. Ma Marx procede oltre. Si domanda quali sono le cause che determinano la società civile e risponde che è ‘nell’economia politica che va ricercata l’anatomia della società civile’. È dunque la condizione economica di un popolo che determina la sua condizione sociale e la condizione sociale di un popolo determina a sua volta i suoi caratteri politici, religiosi e così via. Ma, domanderete, la condizione economica non ha alcuna causa? Senza dubbio, come tutte le cose di questa terra, ha la sua causa e questa causa, ‘causa fondamentale di tutta l’evoluzione sociale e che sostiene l’insieme del movimento storico’ è la lotta che l’uomo conduce con la natura per la propria esistenza’”” (pag 71-73) [G.V. Plechanov, La concezione materialistica della storia e altri scritti. Per il sessantesimo anniversario della morte di Hegel – La concezione materialistica della storia – La funzione della personalità nella storia’, Samonà Savelli, Roma, 1970, a cura di Paolo Flores d’Arcais] [(21) K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1969, p. 4]”,”PLED-001-FGB”
“PLECHANOV G.V. (PLEKHANOV)”,”Contributi alla storia del materialismo.”,”””I filosofi francesi avevano solo ‘disprezzo’ o, piuttosto, ‘odio’ per il ‘Medioevo’. Ad Helvétius il feudalesimo appare come un «capolavoro dell’assurdo». Hegel, per quanto ben lontano dall’idealizzazione romantica dei costumi e delle istituzioni del Medioevo, considera quest’epoca come un elemento necessario nello sviluppo dell’umanità. ‘Ancor più’, già vede che sono state le contraddizioni immanenti nella vita sociale del Medioevo a produrre la società moderna. I filosofi francesi, nella religione vedevano solo un mucchio di superstizioni, dovute alla stupidità umana e alla furfanteria di preti e profeti. La religione sapevano solo ‘combatterla’. Utile al suo tempo, questo lavoro non stimolava però in nessun modo lo studio scientifico delle religioni. L’idealismo dialettico prepara questo studio. Basta solo paragonare ‘La vita di Gesù’ di Strauss con la ‘Storia critica di Gesù Cristo’ di Holbach per comprendere l’enorme passo compiuto dalla filosofia della religione sotto il benefico influsso del metodo dialettico di Hegel”” (pag 134-135)”,”PLED-002-FC”
“PLEJANOV Jorge (PLECHANOV)”,”El papel del individuo en la historia.”,”Auto-sviluppo dei concetti. Il pericolo della logica delle contraddizioni. “”Non avvertendo questo pericolo, Marx e Engels non presero precauzioni contro di esso e per questo, più di una volta, furono condotti a deviazioni provocate dal proprio metodo. Così, per esempio, nel Manifesto del Partito Comunista Marx ed Engels dichiarano che in Germania la rivoluzione borghese può essere un prologo della rivoluzione operaia. Perché si sbagliarono Marx ed Engels? Perche applicarono qui la dialettica. Per lo meno, così dice il signor Bernstein.”” (pag 93)”,”PLED-031″
“PLEJANOV Jorge (PLECHANOV)”,”Materialismo militante.”,”Traduzione in spagnolo di Rodolfo Garcia HIGUERA dell’ edizione tedesca della rivista Vorwaerts, Berlin, 1907 Solipsismo morale. Psicologia sociale della borghesia. “”La causa dell’ odio borghese contro il materialismo, che ho indicato, si completa con un altro elemento che ha molte delle sue radici nella psicologia della borghesia come classe dominante nella nostra società capitalista. Tutta la classe legata al potere tende naturalmente alla ‘soddisfazione di sé’. E la borghesia, che domina in una società basata sulla competizione feroce dei produttori di merci, pecca, naturalmente, di questa soddisfazione di se stessa, sprovvista del minimo altruismo. L’ importante io di ciascun degno rappresentante della borghesia colma interamente tutti i propri desideri, tutti i suoi pensieri.”” (pag 45)”,”PLED-034″
“PLEJANOV Jorge (PLECHANOV)”,”Sindicalismo y marxismo.”,”Arturo Labriola, Riformismo e sindacalismo, prefazione dell’ A per l’ edizione russa, posfazione di A. Lunacharski, San Pietroburgo, 1907 N. Kritskaya N. Lebedev, Historia del movimiento sindacalista en Francia, Prologo de E. Pouget, Moscù, 1908 Polemica con Arturo Labriola. “”Nell’ articolo ‘Il riformismo e il sindacalismo in Italia’, Arturo Labriola si era inserito nel solco idealista; nel libro ‘Riformismo e sindacalismo’ tenta di inserirsi nel solco materialista di Carlo Marx, e per il colmo si proclama unico fedele interprete della sua dottrina. Ma, per interpretare con certezza una dottrina qualsiasi è necessario, prima di tutto, comprenderla. Questo non è il caso di Labriola, il quale non ha la minima idea di Marx. “”Uno degli aspetti teorici più difficili del materialismo storico – dice – è precisamente la combinazione tra gli sforzi di volontà individuali e collettivi, da una parte, e le leggi immanenti di un sistema sociale determinato, dall’ altra”” (pagina 145). La difficoltà a cui si riferisce Labriola esisteva, effettivamente, in un altro tempo per la letteratura sociale e storica. Ma fu superata dalla filosofia idealista tedesca della prima metà del secolo XIX. Utilizzando l’ eredità filosofica della filosofia tedesca, il materialismo storico non poteva avere nessuna difficoltà in un problema già risolto””. (pag 59)”,”PLED-035″
“PLEKHANOFF G. (PLECHANOV)”,”La conception matérialiste de l’histoire.”,”””La philosophie historique de Voltaire est un ‘essai d’interprétation scientifique de l’histoire'”” (pag 13) “”Comme Thierry, Mignet est le représentant convaincu de la classe moyenne. Tant qu’il s’agit de juger l’action politique de cette classe, Mignet va jusqu’à préconiser les moyens violents: “”On n’obtient le droit que par la force””. Chez Guizot nous retrouvons les mêmes tendances, les mêmes sympathies et le mêmes point de vue”” (pag 26) Hegel. “”Selon ce grand penseur, ‘l’histoire n’est que le développement de l’Esprit universel dans le temps'”” (pag 31) Marx. “”C’est la solution de ce probléme qu’a poursuivie Marx en élaborant sa conception ‘matérialiste’. Dans la préface d’une de ses oeuvres: ‘Critique de l’Economie Politique’, Marx raconte lui-même comment ses études l’amenèrent à cette conception: “”Mes recherches aboutirent à ce résultat: que les rapports juridiques, ainsi que les formes de l’Etat, ne peuvent s’expliquer ni par eux-mêmes, ni par la soi-disant évolution génerale de l’esprit humain; qu’ils prennent leurs racines plutôt dans les conditions d’existence matérielles que Hegel, à l’exemple des Anglais et des Français du XVIIIe siècle, comprenait sous le nom de “”société civile”””” (1). Comme vous le voyez c’est le même résultat auquel nous avons vu aboutir les historiens, les sociologues et les critiques français de même que les philosophes idéalistes allemands. Mais Marx va plus loin. Il demande quelles sont les causes déterminantes de la société civile,et il répond que c’est dans ‘l’économie politique qu’il faut chercher l’anatomie de la société civile’. Ainsi c’est l’état économique d’un peuple qui détermine son état social, et l’état social d’un peuple détermine a son tour son état politique, religieux et ainsi de suite. Mais, demandez-vous, l’état économique n’est pas sans cause non plus? Sans doute, comme toutes choses ici-bas, il a sa cause à lui, et cette cause, ‘cause fondamentale de toute l’évolution sociale et partant de tout mouvement historique, c’est la lutte que l’homme mène avec la nature pour son existence'”” [G. Plechanov, La conception matérialiste de l’histoire, Paris, 1946] [(1) ‘Contribution à la Critique de l’Economie politique’, par Karl Marx, traduction française par Laura Lafargue, p. 4]”,”PLED-051″
“PLEKHANOV G.V.”,”History of Russian Social Thought.”,”Michail Vasil’evic Lomonosov (19 novembre 1711 – San Pietroburgo, 15 aprile 1765) è stato uno scienziato e linguista russo. Per il contributo che ha dato alla cultura e alla scienza russa, per la spinta verso una modernizzazione della sua patria e per il ruolo che ha avuto anche a livello mondiale, viene spesso considerato il Leonardo da Vinci russo. Fu scienziato, naturalista, poeta. Fu inoltre pittore, storico, promotore di uno sviluppo nazionale dell’istruzione, delle scienze e dell’economia, e contribuì alla formulazione di una teoria cinetica del calore, di una teoria cinetica dei gas, di un principio di conservazione della materia e di una ipotesi ondulatoria della luce[1]. A lui sono intitolate numerose istituzioni culturali e università russe, nonché monumenti, stazioni della metropolitana e alcune località. La questione linguistica [modifica] Creò le basi della lingua letteraria russa moderna, mettendo a punto il sistema di versificazione tonico-sillabico, ancor oggi prevalente in Russia. Intervenne in ottica classicista all’interno del dibattito sulla “”questione della lingua”” (quale lingua fosse opportuno usare e in quale genere letterario: lo slavo ecclesiastico più ricco di termini astratti, o il russo parlato, più diffuso e molto diretto). Suggerisce che ai tre stili (alto-sublime, medio, umile) corrispondano tre usi della lingua: lo slavo ecclesiastico per i componimenti più solenni, una commistione delle due per i generi medi, ed una prevalenza del russo corrente per le opere di stile “”basso””. Antioch Dmitrievic Kantemir Costantinopoli, 10 settembre 1708 – Parigi, 31 marzo 1744) è stato uno scrittore, poeta e traduttore russo, di origine moldava. La sua fama è strettamente legata all’importanza delle sue nove satire, che risultarono fondamentali per lo sviluppo della letteratura classicista russa”,”PLED-040″
“PLEKHANOV Gheorghi V. (PLECHANOV)”,”La funzione della personalità nella storia.”,”Cofanetto, opera n° 48″,”SOCx-214″
“PLÉKHANOV (PLECHANOV) Georges, a cura di Antonio D’AMBROSIO”,”Le questioni fondamentali del marxismo.”,”Giorgio Plekhanov è stato il protagonista della prima manifestzione politica pubblica in Russia ed il fondatore del primo gruppo marxista russo. A nostro parere le “”questioni fondamentali”” realizzano quanto diceva Federico Engels del metodo del materialismo storico: “”Ciò di cui abbiamo bisogno non sono tanto i risultati, quanto lo studio; i risultati sono nulla senza l’evoluzione che conduce ad essi”””,”PLED-007-FL”
“PLENER Ulla a cura; saggi di Werner BRAMKE Marcel BOIS e Reiner TOSSTORFF Hartmut HENICKE e Mario HESSELBARTH Ottokar LUBAN Ulla PLENER Ingo MATERNA Lennart LÜPKE e Nadine KRUPPA Judith PAKH Silvio REISINGER Helmut SCHWARZBACH Günter WEHNER Ralf HOFFROGGE Gerhard ENGEL Florian WILDE Eckhard MÜLLER Mirjam SACHSE Wolfgang BEUTIN Hartmut HENICKE Peter SCHERER Werner BRAMKE”,”Die Novemberrevolution 1918/1919 in Deutschland. Für bürgerliche und sozialistische Demokratie. Allgemeine, regionale und biographische Aspekte. Beiträge zum 90. Jahrestag der Revolution.”,”Saggi di Werner BRAMKE Marcel BOIS e Reiner TOSSTORFF Hartmut HENICKE e Mario HESSELBARTH Ottokar LUBAN Ulla PLENER Ingo MATERNA Lennart LÜPKE e Nadine KRUPPA Judith PAKH Silvio REISINGER Helmut SCHWARZBACH Günter WEHNER Ralf HOFFROGGE Gerhard ENGEL Florian WILDE Eckhard MÜLLER Mirjam SACHSE Wolfgang BEUTIN Hartmut HENICKE Peter SCHERER Werner BRAMKE”,”MGER-108″
“PLENER Ulla”,”Rosa Luxemburg und Lenin: Gemeinsamkeiten und Kontroversen. Gegen ihre dogmatische Entgegenstellung.”,”(Rosa Luxembourg e Lenin: Analogie e polemiche. Contro le loro antitesi dogmatiche) Contiene l’estratto di Paul Avrich dal libro ‘Kronstadt 1921 (pag 235-290): ‘Memorandum über die Organisation eines Aufstandes in Kronstadt, Februar 1921. Streng geheim’ (pag 285-290)”,”LUXS-046″
“PLESHAKOV Constantine”,”Stalin’s Folly. The tragic first ten days of World War II on the Eastern Front.”,”Constantine Pleshakov, a visiting professor at Mount Holyoke College, is the author of The Tsar’s Last Armada, Inside the Kremlin’s Cold War, and The Flight of the Romanovs.”,”QMIS-012-FL”
“PLESHAKOV Constantine”,”Il silenzio di Stalin. I primi tragici giorni dell’Operazione Barbarossa.”,”Constantine Pleshakov, a visiting professor at Mount Holyoke College, is the author of The Tsar’s Last Armada, Inside the Kremlin’s Cold War, and The Flight of the Romanovs. Giugno 1941. Vigilia dell’invasione. I russi colgono un movimento di truppe tedesche lungo la frontiera e altri segnali. Giovedì 19 giugno, Stalin venne meno ancora una volta al suo orario d’ufficio (117). Era lontano dalla sua scrivania da ventitré ore, ma tornò finalmente al Cremlino poco prima delle venti di venerdì 20 giugno. Qui ricevette un altro avvertimento. Il vecchio collega Mikojan, responsabile del commercio estero, lo informò che all’improvviso un gruppo di venticinque vascelli tedeschi aveva lasciato il porto di Riga senza aver completato le operazioni di carico e scarico delle merci (118). Stalin disse che erano liberi di fare quello che volevano, ma intuiva che c’era sotto qualcosa. Chiamò il generale Ivan Tjulenev, capo della difesa aerea del distretto militare di Mosca, e gli disse: «La situazione si è fatta incerta. Aumentate la prontezza della difesa aerea al 75%» (119). Comunque, non convocò Timoscenco né Zukov. Non voleva provocare i tedeschi mettendo le sue truppe in allerta precombattimento (120). Il giorno successivo, sabato 21 giugno, comprese di dover fare qualcosa di più. L’istinto gli diceva che l’inerzia sarebbe stata pericolosa. Il giorno successivo, sabato 21 giugno, comprese di dover fare qualcosa di più. L’istinto gli diceva che l’inerzia sarebbe stata pericolosa. La prima misura che prese fu largamente simbolica: fece portare alcuni popolari poeti alla sede della Radio con l’ordine di comporre canzoni bellicose e antinaziste (121). Il secondo passo era invece concreto: istruì i diplomatici sovietici a Berlino di far visita immediatamente a Ribbentrop, al ministero degli Esteri, onde domandargli spiegazioni per la concentrazione di truppe tedesche lungo il confine (122). Il ministro degli Esteri tedesco rispose che Ribbentrop era fuori città. Tutte le richieste inoltrate quel giorno ricevettero lo stesso responso. Senza essere allarmato seriamente, Stalin convocò un incontro urgente”” (pag 116-117) [(117) Vypiska, 2, p. 300; (118) Mikojan, citato in Kumanev, p. 24; (119) Tjulenev, p. 140; (120) Vypiska, 2, p. 300; (121) Simonov, 100 sutok vojny, p. 5; (122) VBerezkov, p. 55; Erickson, pp. 103-104] [Constantine Pleshakov, ‘Il silenzio di Stalin. I primi tragici giorni dell’Operazione Barbarossa’, Corbaccio, Milano, 2007]”,”QMIS-052-FSD”
“PLESSIS Alain”,”Histoires de la Banque de France.”,”Alain Plessis è professore di storia contemporanea all’Università di Paris X Nanterre. Nato nel 1932 è morto nel 2010.”,”FRAE-060″
“PLOTINO, a cura di Vincenzo CILENTO”,”Enneadi. Prima versione integra e commentario critico di Vincenzo Cilento. Volume I.”,”Trecc: Plotino (lat. Plotinus). – Filosofo greco (n. Licopoli, Egitto, 203-206 – m. in Campania 269-270), massimo rappresentante del neoplatonismo antico. P. è autore delle Enneadi, cioè di sei gruppi di nove scritti ciascuno, raccolti da Porfirio. P. riprende le formulazioni più tarde del pensiero platonico e sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, dall’Uno al molteplice. Vita Fonte principale per la sua biografia è la Vita che di lui scrisse il suo scolaro Porfirio; altri elementi forniscono Eunapio, nelle sue Vitae sophistarum, e il lessico di Suida. A ventotto anni si dedicò agli studi filosofici, e divenne dopo qualche tempo scolaro di Ammonio Sacca, che la tradizione designa come iniziatore del neoplatonismo classico e che certo ebbe influenza decisiva sulla formazione speculativa di Plotino. Nel 242, nell’intento di prendere conoscenza della filosofia persiana, prese parte alla spedizione dell’imperatore Gordiano contro la Persia ma, per l’insuccesso della spedizione, dovette riparare ad Antiochia. Si recò allora a Roma dove, quarantenne, iniziò la sua attività didattica, divenendo famoso non solo tra coloro a cui più direttamente si dirigeva il suo insegnamento, ma anche tra il popolo, che vedeva in lui un esempio di superiore serenità e saggezza e ricorreva a lui per consiglio e per la risoluzione di controversie: non pochi, morendo, gli affidarono persino la tutela dei figli. Dopo ventisei anni d’insegnamento P. si ritirò, malato, da Roma nella villa di un suo scolaro in Campania, e vi morì. Opere e pensiero L’interesse che il suo insegnamento destava nell’alta società romana richiamò d’altronde su P. il favore dell’imperatore Gallieno e dell’imperatrice Salonina; e fu per tale protezione imperiale che P. poté concepire, senza peraltro poter realizzare, il progetto di uno stato ideale secondo l’ultima e più matura forma che gli aveva data Platone. Sul modello delle Leggi doveva infatti essere fondata, o richiamata in vita, e costituzionalmente organizzata una città, che avrebbe assunto il nome di Platonopoli e in cui si sarebbe naturalmente trasferito P. con i suoi seguaci. L’opera di P. è costituita dalle Enneadi, cioè da sei gruppi di nove scritti ciascuno, raccolti da Porfirio. Il neoplatonismo plotiniano, che del pensiero platonico riprende specialmente le formulazioni più tarde, sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, dall’Uno al molteplice. Tale discesa si configura per P. come una emanazione, cioè come un processo onde ogni realtà molteplice dell’universo discende dall’assoluta unità di Dio, senza peraltro che questa deroghi in nulla dalla sua purissima trascendenza e sia in alcuna misura diminuita da tale derivazione. Secondo l’immagine a cui spesso ricorre P., il principio divino è come la realtà luminosa, da cui la luce si diffonde incessante senza che per ciò a quella realtà venga meno neppure la minima parte della sua sostanza: donde il nome di «effulgurazione», che viene usato talvolta per fornire all’idea dell’emanazione una maggior evidenza intuitiva. L’incondizionata perfezione e trascendenza del principio divino è concepita, nel modo più rigoroso, come quel puro ente eleatico, il cui carattere di assoluta unità era stato messo in primo piano dallo scolaro di Parmenide, Zenone. Escludendo da sé ogni molteplicità, il supremo principio dell’Uno è immune anche dalla primordiale dualità che nel Dio aristotelico, «pensiero del pensiero», pone a fronte e identifica la consapevolezza divina e il suo stesso contenuto; essa, per tale suo carattere di elementarissima geminazione dell’unità originaria, deve anzi apparire quale primo momento derivato, nel processo dell’emanazione. Dalla suprema trascendente e ineffabile Unità discende così l’intelletto (????) in cui essa si sdoppia nella duplicità del pensante e del pensato, concetto in cui confluisce la visione aristotelica di Dio sopra ricordata e quella platonica del «mondo intelligibile» (?????? ??????). Tale mondo intelligibile si rispecchia a sua volta nell’anima (????), terza e ultima ipostasi nel processo emanativo, realtà intermedia tra la mortalità del corporeo e l’immortalità dell’intelligibile, concepita da P. anche nel senso stoico come universale vitalità informante mediante le idee (chiamate, in riferimento a tale funzione, ????? ???????????, rationes seminales) il mondo materiale. L’Uno, l’Intelletto e l’Anima universale sono dunque le tre «ipostasi» (??????????, e cioè, anche etimologicamente, substantiae, realtà sussistenti in sé come ideale fondamento di tutte le altre), che nel neoplatonismo plotiniano, conciliante nella sua sintesi le più importanti concezioni della metafisica e della gnoseologia precedenti, manifestano il processo di discesa dal principio supremo fino ai limiti del sensibile. Oltre tali ipostasi è solo la materia, indeterminata e indefinibile, puro non essere e tenebra, in quanto privazione di luce. Il concetto dell’emanazione, per cui il supremo principio, pur permanendo chiuso nella sua trascendente perfezione, si moltiplica dando luogo alle realtà inferiori, si presenta, nella formulazione plotiniana, come un originale compromesso tra la teologia ellenica e la teologia cristiana che afferma l’azione di Dio nel mondo, operante come volontà creatrice, donde il vasto influsso di P. sulla stessa patristica greca e sul pensiero cristiano in generale. In campo etico, riprendendo le concezioni platoniche e aristoteliche, P. afferma la superiorità della teoria sulla prassi e indica nella contemplazione il modo di attuazione di quella assimilazione al divino che costituisce il fine ultimo dell’umano operare, mentre nell’intuizione del primo principio culmina l’ascesa etica che, progredendo dalle virtù etiche a quelle dianoetiche, si attua come ritorno all’Uno di ciò che dall’Uno ha tratto origine. Ma d’altronde, in quanto l’Uno trascende ogni determinazione logica, la sua intuizione non potrà essere una conoscenza razionale (alla quale è necessariamente connessa la pluralità nella distinzione di soggetto e oggetto), ma si attuerà misticamente, come slancio d’amore e completa dedizione, nell’uscita dell’individuo da sé stesso.”,”FILx-275-FF”
“PLOTINO, a cura di Vincenzo CILENTO”,”Enneadi. Prima versione integra e commentario critico di Vincenzo Cilento. Volume II.”,”Trecc: Plotino (lat. Plotinus). – Filosofo greco (n. Licopoli, Egitto, 203-206 – m. in Campania 269-270), massimo rappresentante del neoplatonismo antico. P. è autore delle Enneadi, cioè di sei gruppi di nove scritti ciascuno, raccolti da Porfirio. P. riprende le formulazioni più tarde del pensiero platonico e sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, dall’Uno al molteplice. Vita Fonte principale per la sua biografia è la Vita che di lui scrisse il suo scolaro Porfirio; altri elementi forniscono Eunapio, nelle sue Vitae sophistarum, e il lessico di Suida. A ventotto anni si dedicò agli studi filosofici, e divenne dopo qualche tempo scolaro di Ammonio Sacca, che la tradizione designa come iniziatore del neoplatonismo classico e che certo ebbe influenza decisiva sulla formazione speculativa di Plotino. Nel 242, nell’intento di prendere conoscenza della filosofia persiana, prese parte alla spedizione dell’imperatore Gordiano contro la Persia ma, per l’insuccesso della spedizione, dovette riparare ad Antiochia. Si recò allora a Roma dove, quarantenne, iniziò la sua attività didattica, divenendo famoso non solo tra coloro a cui più direttamente si dirigeva il suo insegnamento, ma anche tra il popolo, che vedeva in lui un esempio di superiore serenità e saggezza e ricorreva a lui per consiglio e per la risoluzione di controversie: non pochi, morendo, gli affidarono persino la tutela dei figli. Dopo ventisei anni d’insegnamento P. si ritirò, malato, da Roma nella villa di un suo scolaro in Campania, e vi morì. Opere e pensiero L’interesse che il suo insegnamento destava nell’alta società romana richiamò d’altronde su P. il favore dell’imperatore Gallieno e dell’imperatrice Salonina; e fu per tale protezione imperiale che P. poté concepire, senza peraltro poter realizzare, il progetto di uno stato ideale secondo l’ultima e più matura forma che gli aveva data Platone. Sul modello delle Leggi doveva infatti essere fondata, o richiamata in vita, e costituzionalmente organizzata una città, che avrebbe assunto il nome di Platonopoli e in cui si sarebbe naturalmente trasferito P. con i suoi seguaci. L’opera di P. è costituita dalle Enneadi, cioè da sei gruppi di nove scritti ciascuno, raccolti da Porfirio. Il neoplatonismo plotiniano, che del pensiero platonico riprende specialmente le formulazioni più tarde, sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, dall’Uno al molteplice. Tale discesa si configura per P. come una emanazione, cioè come un processo onde ogni realtà molteplice dell’universo discende dall’assoluta unità di Dio, senza peraltro che questa deroghi in nulla dalla sua purissima trascendenza e sia in alcuna misura diminuita da tale derivazione. Secondo l’immagine a cui spesso ricorre P., il principio divino è come la realtà luminosa, da cui la luce si diffonde incessante senza che per ciò a quella realtà venga meno neppure la minima parte della sua sostanza: donde il nome di «effulgurazione», che viene usato talvolta per fornire all’idea dell’emanazione una maggior evidenza intuitiva. L’incondizionata perfezione e trascendenza del principio divino è concepita, nel modo più rigoroso, come quel puro ente eleatico, il cui carattere di assoluta unità era stato messo in primo piano dallo scolaro di Parmenide, Zenone. Escludendo da sé ogni molteplicità, il supremo principio dell’Uno è immune anche dalla primordiale dualità che nel Dio aristotelico, «pensiero del pensiero», pone a fronte e identifica la consapevolezza divina e il suo stesso contenuto; essa, per tale suo carattere di elementarissima geminazione dell’unità originaria, deve anzi apparire quale primo momento derivato, nel processo dell’emanazione. Dalla suprema trascendente e ineffabile Unità discende così l’intelletto (????) in cui essa si sdoppia nella duplicità del pensante e del pensato, concetto in cui confluisce la visione aristotelica di Dio sopra ricordata e quella platonica del «mondo intelligibile» (?????? ??????). Tale mondo intelligibile si rispecchia a sua volta nell’anima (????), terza e ultima ipostasi nel processo emanativo, realtà intermedia tra la mortalità del corporeo e l’immortalità dell’intelligibile, concepita da P. anche nel senso stoico come universale vitalità informante mediante le idee (chiamate, in riferimento a tale funzione, ????? ???????????, rationes seminales) il mondo materiale. L’Uno, l’Intelletto e l’Anima universale sono dunque le tre «ipostasi» (??????????, e cioè, anche etimologicamente, substantiae, realtà sussistenti in sé come ideale fondamento di tutte le altre), che nel neoplatonismo plotiniano, conciliante nella sua sintesi le più importanti concezioni della metafisica e della gnoseologia precedenti, manifestano il processo di discesa dal principio supremo fino ai limiti del sensibile. Oltre tali ipostasi è solo la materia, indeterminata e indefinibile, puro non essere e tenebra, in quanto privazione di luce. Il concetto dell’emanazione, per cui il supremo principio, pur permanendo chiuso nella sua trascendente perfezione, si moltiplica dando luogo alle realtà inferiori, si presenta, nella formulazione plotiniana, come un originale compromesso tra la teologia ellenica e la teologia cristiana che afferma l’azione di Dio nel mondo, operante come volontà creatrice, donde il vasto influsso di P. sulla stessa patristica greca e sul pensiero cristiano in generale. In campo etico, riprendendo le concezioni platoniche e aristoteliche, P. afferma la superiorità della teoria sulla prassi e indica nella contemplazione il modo di attuazione di quella assimilazione al divino che costituisce il fine ultimo dell’umano operare, mentre nell’intuizione del primo principio culmina l’ascesa etica che, progredendo dalle virtù etiche a quelle dianoetiche, si attua come ritorno all’Uno di ciò che dall’Uno ha tratto origine. Ma d’altronde, in quanto l’Uno trascende ogni determinazione logica, la sua intuizione non potrà essere una conoscenza razionale (alla quale è necessariamente connessa la pluralità nella distinzione di soggetto e oggetto), ma si attuerà misticamente, come slancio d’amore e completa dedizione, nell’uscita dell’individuo da sé stesso.”,”FILx-275-B-FF”
“PLOUFFE David”,”The Audacity to Win. The Inside Story and Lessons of Barack Obama’s Historic Victory.”,”PLOUFFE David è un esperto nella gestione delle campagne elettorali (Senato e Congresso) per il partito democratico)”,”USAS-196″
“PLUM Werner”,”Working Men’s Reports on the Beginnings of the World of Industrial Labour.”,”””E’ anche degno di nota che in tutti quegli scritti ci sono pochi riferimenti agli esponenti tedeschi del socialismo (…). Saint Simon, Fourier, Considerant, anche Owen sono ben conosciuti, e la discussione spesso si incentra sulle loro vedute. Riguardo agli esponenti tedeschi di quelle vedute, solo Weitling è occasionalmente citato. Agli altri ci si riferisce raramente. Il libro di Friedrich Engels sulla condizione della classe operaia in Inghilterra qualche volta è citato con approvazione, mentre i nomi di Rodbertus e Karl Marx sono virtualmente assenti da questa letteratura, perfino all’ inizio degli anni 1850″” (Paul Mombert, ‘Aus der Literatur über die soziale Frage und über die Arbeiterbewegung in Deutschland in der ersten Hälfte des 19. Jahrhunderts, Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung, ed. by Carl Grundberg, vol 9, Leipzig, 1921 pag 222) (pag 88)”,”CONx-101″
“PLUM Werner a cura; testi di Robert VON-MOHL Karl MARLO Friedrich ENGELS Bruno HILDEBRAND Johann Heinrich VON-THÜNEN Adam SMITH Thomas Robert MALTHUS Charles Robert DARWIN Karl MARX”,”Le débat sur la misère de masse aux débuts de l’industrialisation.”,”Marx : Più è grande l’esercito industriale di riserva dei lavoratori e più è alto il pauperismo ufficiale “”L’armée de réserve industrielle est ‘d’autant plus grande que la richesse sociale’, le capital en fonction, l’étendue et l’énergie de son accroissement’ et par suite la grandeur absolue du prolétariat et la force productive de son travail’ sont plus considérables. Les causes qui développent la ‘force expansive du capital’ développent également la force de ‘travail disponible’. La grandeur relative de l’armée de réserve industrielle croît donc avec les puissances de la richesse. Mais plus cette armée de réserve est nombreuse par rapporto à l’armée active des travailleurs, et plus est grande la surpopulation ‘consolidée’, dont la misère est en raison inverse de son travail. Enfin, plus est grande la classe des malheureux de la classe ouvrière et l’armée de réserve industrielle, et plus est considérable le paupérisme officiel”” (Karl Marx, Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie; Le Capital. Critique de l’économie politique, livre 1: Le procès de la production du capital, Chapitre 23. Formes diverses de l’existence de la surpopulation relative’, Oeuvres complètes, tome 4, ed. A. Costes, Paris, 1924) [Werner Plum, a cura, ‘Le débat sur la misère de masse aux débuts de l’industrialisation’, F. Ebert Institute, Bonn, 1977]”,”TEOC-794″
“PLUM Werner”,”Récits d’ouvriers sur les débuts du monde moderne du travail.”,”Dono Davoli”,”CONx-278″
“PLUM Werner”,”Les sciences de la nature et la technique sur la voie de la «révolution industrielle».”,”Dono Davoli Engels e le scienze della natura “”Avec la catégorie des scientifiques apparait une force d’un type nouveau qui agit sur le développement des techniques par le biais de l’invention d’une idée neuve venant compléter ou remplacer des conceptions antérieures. Sans doute les hasards de l’inspiration et les conditions environnantes plus ou moins favorables n’ont-elles pas été non plus sans influencer l’evolution des sciences de la nature. Ce qui est – et reste – propre au scientifique, c’est la ‘remise en question’ à laquelle il procède, de résultats, connaissances et expériences antérieurement acquis. Si sur ce point nous citons encore une fois Friedrich Engels, c’est d’abord parce qu’il a été l’un des seuls parmi ses contemporains à voir une relation étroit entre les sciences de la nature et les sciences sociales; mais aussi parce que, à une époque où on considérait généralement le développement de la physique «classique» come achevè, il remettait déjà en question cet achèvement: «La forme de développement de la science de la nature, dans la mesure où celle-ci pense, est l’ ‘hypothèse’. L’observation révèle un fait nouveau qui rend impossible le mode d’explication antérieur des faits appartenant au même groupe. Dès cet instant naît le besoin de nouveaux modes d’explication fondés d’abord sur un nombre seulement limité de faits et d’observation. Le matériel d’expérience qui vient s’y ajouter épure ces hypothèses, élimine les unes, corrige les autres jusqu’à ce que la loi soit enfin établie sous sa forme pure. Si l’on voulait attendre jusqu’à ce que les matériaux nécessaires à la loi soient ‘purs’, cela signifierait suspendre jusque-là les investigations de la pensée, et ce serait une raison suffisante pour que la loi ne soit jamais mise sur pied. Le nombre et la varieté des hypothèses qui s’éliminent l’une l’autre, – étant donné le manque de formation logique et dialectique des savants, – donnent alors facilement naissance à l’idée que nous ne pouvons connaître l’ ‘essence’ des choses. (…) Prise historiquement, la chose aurait un certain sens: nous ne pouvons connaître que dans les conditions de notre époque et ‘dans les limites de celles-ci’» (Friedrich Engels, Dialectique de la nature, Editions Sociales, Paris, 1952, p. 242 sq] (pag 22-23) [Werner Plum, Les sciences de la nature et la technique sur la voie de la «révolution industrielle»’, Friedrich Ebert Stiftung, Bonn, 1976] [“”Con la categoria degli scienziati appare una forza di nuovo tipo che agisce sullo sviluppo delle tecniche mediante l’invenzione di una nuova idea per integrare o sostituire concezioni precedenti. Senza dubbio le possibilità di ispirazione e le condizioni circostanti, più o meno favorevoli, non hanno mancato di influenzare l’evoluzione delle scienze naturali. Ciò che è – e rimane – specifico dello scienziato è la “”rimessa in discussione”” a cui egli procede dei risultati, conoscenze ed esperienze precedentemente acquisite. Se su questo punto citiamo ancora una volta Friedrich Engels, è innanzitutto perché fu uno dei pochi contemporanei a vedere uno stretto rapporto tra scienze naturali e scienze sociali, ma anche perché, in un momento in cui lo sviluppo della fisica “”classica”” si considerava generalmente come completato, egli stava già mettendo in discussione questo completamento: “”La forma dello sviluppo della scienza della natura, nella misura in cui essa pensa, è l'””ipotesi””. L’osservazione rivela un fatto nuovo che rende impossibile la precedente modalità di spiegazione dei fatti appartenenti allo stesso gruppo. Da questo momento nasce la necessità di nuove modalità di spiegazione basate inizialmente solo su un numero limitato di fatti e osservazioni. Il materiale dell’esperienza che vi si aggiunge purifica queste ipotesi, ne elimina alcune, corregge le altre fino a che la legge non sia finalmente stabilita nella sua forma pura. Se si aspettasse che i materiali necessari per la legge fossero “”puri””, ciò significherebbe sospendere fino a quel momento le indagini del pensiero, e questo sarebbe motivo sufficiente per non stabilire mai la legge. Il numero e la varietà delle ipotesi che si eliminano a vicenda – data la mancanza di formazione logica e dialettica degli studiosi – danno poi facilmente origine all’idea che non si possa conoscere l'””essenza”” cose. (…) Storicamente, la cosa avrebbe un certo significato: possiamo conoscere solo nelle condizioni del nostro tempo e ‘entro i limiti di queste qui'”” [Friedrich Engels, Dialectique de la nature, Editions Sociales, Paris , 1952, p. 242 sq] (pag 22-23) [Werner Plum, Natural Sciences and Technology on the Road to the “”Industrial Revolution””, Friedrich Ebert Stiftung, Bonn, 1976]”,”SCIx-538″
“PLUM Werner”,”Les utopies anglaises, modèles de coopération sociale et technologique.”,”Dono Davoli”,”SOCU-231″
“PLUTARCO, a cura di Giuliano PISANI”,”Come trarre vantaggio dai nemici.”,”La politica ha scritto André MALRAUX, “”non si fa con la morale, ma non si può fare nemmeno senza””. (pag 33) “”Tali uscite gettano discredito su chi le fa più su chi le ascolta, e inotre creano confusione nella vita pubblica e turbano i Consigli e le assemblee. Fece dunque benissimo Focione a interrompere la sua esposizione e a cedere il posto a un tale che inveiva contro di lui; poi, quando finalmente quello ebbe finito, riguadagnò la tribuna e proseguì dicendo: “”Sui cavalieri e gli opliti mi avete già ascoltato: dunque mi rimane da trattare della fanteria leggera e dei peltasti””. In queste situazioni, però, molti faticano a mantenere il controllo e reagiscono, riuscendo spesso a che a tappare la bocca a chi inveiva contro di loro, ma in questi casi è essenziale che la replica sia secca e non lasci trasparire collera o astio, ma una pacatezza che, in tono spiritoso amabile, riesca in qualche modo a mordere””. (pag 38) “”Dato però che, come dice Simonide, ‘ogni allodola deve avere il suo ciuffo’, e ogni natura umana è portata alla rivalità, alla gelosia e all’ invidia, ‘compagna degli uomini fatui’, come dice Pindaro, si potrebbe ricavare un non modesto profitto facendo spurgare queste passioni sui nostri nemici e deviandole, come fossero scoli di fogna, il più lontano possibile da amici e familiari.”” (pag 80-81)”,”STAx-136″
“PLUTARCO, a cura di Alessandro DE-LAZZER”,”Anziani e politica.”,”””A un giovane che le rinfacciava i danni fisici della sua vecchiaia, un’ arguta donna anziana replicava: “”Hai ragione, figlio: che Iddio ti scansi da questa malattia””. (risvolto di copertina) “”La scusa che declina aperta lizza / getta virtù nel baratro del buio.”” (versi di Pindaro, pag 9) “”Quando, ad esempio, Agamennone, il re dei re, pregava gli dei con queste parole: ‘Dieci consiglieri achei di tal fatta potessi avere,’ intendendo co ciò riferirsi a uomini della tempra di Nestore, ebbene nessuno degli “”Achei bellicosi”” e “”spiranti di collera”” aveva qualcosa da ridire; anzi tutti ammettevano che il vecchio tanto in politica quanto in battaglia possiede grande energia. ‘Un solo saggio consigli può vincere molte mani,’ così come un solo parere, purché assennato e convincente, può compiere in politica opere splendide e grandiose””. (pag 30)”,”STAx-137″
“PLUTARCO, a cura di Giuliano PISANI”,”L’ arte di ascoltare.”,”””Non è difficile muovere obiezioni al discorso pronunciato da un altro, anzi è quanto mai facile; ben più faticoso, invece, è contrapporne uno migliore.”” (retrocop.) “”Le pulsioni verso il piacere e le diffidenze verso la fatica sono sorgenti per così dire native – e non esterne o fatte affluire in noi dalle parole – di infinite passioni e malattie (…)”” (pag 54) “”Se è vero che chi gioca a palla impara contemporaneamente a lanciarla e a riceverla, nell’ uso della parola, invece, il saperla accogliere bene precede il pronunciarla, allo stesso modo in cui concepimento e gravidanza vengono prima del parto. I parti e i travagli “”di vento”” delle galline si dice diano origine a gusci imperfetti e privi di vita: così realmente “”di vento”” è il discorso che esce da giovani incapaci di ascoltare e disabituati a trarre profitto attraverso l’ udito, e ‘oscuro ed ignoto, si disperde sotto le nubi’.”” (pag 55) “”(…) se i denigratori e gli arroganti ricavano da chi parla un profitto minore, gli entusiasti e gli ingenui ne ricevano danni maggiori e non smentiscono il detto eracliteo: “”Lo stupido, suole stupirsi a ogni parola””. Bisogna essere generosi nell’ elogiare chi parla ma cauti nel prestare fede alle sue parole; si deve essere spettatori bendisposti e no prevenuti dello stile e della dizione di chi dibatte, ma critici attenti e severi dell’ utilità e della veridicità di ciò che dice (…)””. (pag 61) “”Non è difficile muovere obiezioni al discorso pronunciato da un altro, anzi è quanto mai facile; ben più faticoso, invece, è contrapporne uno migliore””. (pag 60)”,”STOx-105″
“PLUTARCO, a cura di Pasquale MARTINO”,”Sertorio.”,”””Da un punto di vista strettamente interno al sistema politico romano la guerra di Sertorio fu l’ epilogo di cinquant’anni di lotta di classe e di fazione, combattuta spesso con le armi, e conclusa con la reazione oligarchica di Silla (82 aC). Vasti movimenti vi si erano intrecciati, tutti miranti, per motivi diversi e con varia intensità, a rovesciare il potere dell’ oligarchia senatoria: gli ottimati, una élite fortemente esclusiva composta dai grandi proprietari di mezzi di produzione che erano, insieme, ceto politico a tempo pieno. Coloro che propugnavano la redistribuzione del potere fra altre classi si erano andati raggruppando nella composita tendenza dei populares, nella quale convivevano diverse rivedicazioni: la riforma agraria (progettata dai fratelli Gracchi), che doveva intaccare il latifondo e rafforzare i contadini romano-italici; l’ estensione della cittadinanza e dei diritti politici alle comunità italiche; l’ accesso del ceto mercantile dei cavalieri ai vertici del potere; l’ ampliamento dei sussidi al sottoproletariato dell’ Urbe.”” (pag 65) “”L’ ideologia romana pura, invece, era fondata su una brutale etica della forza; Plutarco lo dice espressamente nella prosecuzione del passo già citato del Coriolano (…): “”Non c’è dubbio che a quel tempo Roma celebrava come virtù tutto ciò che aveva a che fare con azioni belliche e militari; ne è prova il fatto che i Romani definiscono la virtù (areté) solo col nome della forza (andrèia, latino virtus) e che il sostantivo di significato comune e generale è lo stesso con cui il latino chiama la forza””””. (pag 79)”,”STAx-139″
“PLUTARCO”,”Consigli politici.”,”Plutarco autore delle celebri ‘Vite parallele’, ha al suo attivo oltre 80 scritti che accanto a temi filosofico-etici, toccano ogni aspetto del sapere antico, raccolti sotto il titolo complessivo di ‘Moralia’. Da questo corpus è stat selezionata un’antologia di scritti politici. Plutarco non dà consigli su come conquistare il governo ma su come gestirlo nell’interesse della collettività. Prioritaria è la formazione culturale e morale dell’uomo di Stato, che dev’essere politicamente esperto, tecnicamente preparato ad assolvere i propri compiti e soprattutto di altissima integrità: “”perché non è possibile che chi è ignorante insegni, che chi non è equilibrato possa dare equilibrio, né governare chi non ha in sé governo”” (risvolto di copertina) “”Si addice a un comportamento democratico sopportare l’insulto e l’ira di colui che governa, ricordando sommessamente il detto di Diomede: «A questo poi seguirà la gloria» (Hom, Iliade, IV, v. 415) o quello di Demostene, cioè che, non è al presente Demostene solo, ma anche un legislatore, o un corega, o un portatore di corona. (113). Bisogna dunque rimandare la propria difesa nel tempo, perché o ci muoveremo contro di lui quando è uscito dalla carica, o avremo il vantaggio, col prendere tempo, di esserci liberati dalla collera”” (pag 99) (113) Il passo intende fare distinzione fra offesa fatta a pubblico ufficiale come in questo caso, ove si tratta di offesa pubblica”,”STAx-304″
“PLUTARCO”,”Biografie parallele. 1. Alessandro e Cesare. 2. Demostene e Cicerone.”,”””Demostene diresse tutta l’intelligenza, che la natura gli diede, e l’esercizio, cui si sottopose, all’arte oratoria, riuscendo a superare per chiarezza e veemenza tutti quelli che si cimentavano con lui nelle assemblee o nei processi, per ampiezza e magnificenza gli oratori, per abilità dialettica i sofisti; Cicerone invece, uomo di vasta e varia cultura, che gli derivava dalla profonda applicazione agli studi, lasciò non pochi libri di filosofia scritti secondo la maniera accademica, e anche nei suoi discorsi giudiziari è facile notare il costante desiderio di far mostra di cultura letteraria. Ma nei discorsi di entrambi questi oratori emerge qualche aspetto della loro personalità. Lo stile di Demostene, molto accurato, senza ornamenti e senza celle, non odorava affatto di lucerna, come gli disse con acrimonia Pitea: aveva limpidezza, acutezza di pensiero ed era ispirato a grande serietà. Cicerone invece fu spesso portato alla scurrilità dalla mania di apparir caustico; ironizzava, nei processi, su cose serie, con il riso e lo scherno, senza disporre del necessario senso di opportunità. Nella difesa di Cecilio, infatti, afferma che il suo protetto non aveva agito male abbandonandosi agli eccessi, dal momento che possedeva tante ricchezze; anzi, aggiunse, sarebbe da sciocchi non servirsene quando si può, giacché molti filosofi, anche celebri, ripongono la felicità nel piacere. … finire (pag 87-88)”,”STAx-017-FV”
“PLUTARCO”,”Vite parallele. Volume primo.”,”””Il valore di questi scritti è molto vario: si va dalla pura compilazione all’esposizione di dottrine filosofiche e a tratti più originali.”,”STAx-003-FC”
“PLUTARCO”,”Le contraddizioni degli stoici.”,”””La dottrina crisippea della vita del cosmo è carente anche nell’aspetto per cui, conseguendo alla dichiarata autosufficienza del cosmo la non-autosufficienza degli dei (= degli astri), e quindi l’impossibilità che essi siano beati, questa conclusione contrasta con la comune opinione sugli dei, che Crisippo approva e per la quale essi sono esseri felici”” (pag 396)”,”FILx-005-FMP”
“POCHHAMMER Hans”,”L’ultima crociera dell’Ammiraglio Spee (Coronel e Falkland).”,”Hans Pochhammer, Capitano di fregata “”Sulle colline di Valparaiso alcuni emigranti tedeschi del Cile hanno eretto un piccolo monumento in memoria della squadra asiatica degli incrociatori tedeschi. Malinconico ricordo per i pochi superstiti che avevano là sostato dopo la vittoriosa battaglia di Coronel. La sorta della squadra tedesca venne decisa alle isole Falkland all’estremità sud della Terra del Fuoco – nel basso Atlantico che permetteva di immaginare laggià fra cielo e mare la loro patria. Sparivano fra i gorghi i 2100 marinai dei quattro incrociatori con oltre 100 ufficiali ed il magnifico Ammiraglio von Spee. Falkland passa alla storia per il loro eroismo, e concella dagli oceani lontani l’ultimo segno della flotta tedesca d’alto mare. Ma s’inzia da quel giorno la guerra sottomarina (…)”” (M. Pfützer, Milano, 1932)”,”QMIP-022-FV”
“POCOCK John G.A.”,”Il momento machiavelliano. Il pensiero politico fiorentino e la tradizione repubblicana anglosassone. II. La “”repubblica”” nel pensiero politico anglosassone.”,”POCOCK John G.A. è professore di storia alla John Hopkins University. Ha scritto vari libri (v. 4° cop).”,”TEOP-359″
“POCOCK Rowland F.”,”The early British radio industry.”,”Contiene schede di appunti manoscritte in allegato: ‘L’industria della radio è stata fondata da un gruppo di scienziati che non erano ingegneri telegrafici….'”,”EDIx-216″
“PODBIELSKI Gisele”,”Storia dell’ economia italiana 1945-1974.”,”PODBIELSKI Gisele ha studiato all’ università di Ginevra e alla London School of Economics. Si è specializzata a Cambridge ed è stata fra l’ altro per molti anni Economic Affairs Officer presso la Commissione economica per l’ Europa delle Nazioni Unite, diretta da Gunnar MYRDAL. Vive a Roma.”,”ITAE-042″
“PODDA Luigi”,”Dell’ ergastolo.”,”””Si aggiunga a tutto ciò il fatto che la Sardegna era diventata luogo di punizione per tutti quei funzionari amministrativi e di polizia che avessero in qualche modo demiritato nell’ esercizio delle loro funzioni, per incapacità o altro. Si trattava insomma di una regione “”coloniale”” a tutti gli effetti, nella quale i rapporti con la popolazione erano regolati attraverso quei metodi coercitivi sempre usati nelle colonie””. (pag 102)”,”ITAV-012″
“PODDA Stefania”,”Marie Curie.”,”Stefania Podda è una giornalista e autrice televisiva. Ha scritto una biografia di Margherita Cagol, il primo capo delle Br. Barbara Biscotti ha curato per il ‘Corriere’ la collana I grandi processi della storia (2019). E’ una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. Marie Curie: due premi nobel: il primo per la fisica vinto assieme a Pierre, il secondo per la chimica vinto da sola “”La vita non è facile per nessuno, e allora?'”,”SCIx-532″
“PODDA Stefania”,”Golda Meir.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Stefania Podda è una giornalista e autrice televisiva. Ha scritto una biografia di Margherita Cagol, il primo capo delle Br, ed una su ‘Marie Curie’.”,”VIOx-231″
“PODVOISKI Nikolai Ilic”,”Memorie di un rivoluzionario. Aprile – Ottobre 1917.”,”PODVOISKI Nikolai Ilic era il “”borghese sottile e barbuto che fu lo stratega dell’ insurrezione””: questa è la sommaria descrizione che ne fa John REED nei suoi ‘Dieci giorni’. Membro del partito dal 1901 svolse lavoro clandestino in Ucraina, a Pietrogrado e in altre località. E’ fra i dirigenti dello sciopero politico degli operai del 1905 e fra gli organizzatori del Soviet del centro tessile di Ivanovo-Voznesensk. Più volte arrestato emigra nel 1906 per rientrare clandestinamente a Pietroburgo. Nel 1912-14 con altri crea l’ organizzazione per pubblicare i giornali bolscevichi Zvezda e Pravda. Partecipa alla rivoluzione di febbraio 1917 e dal febbraio all’ ottobre è membro del POSDR(b) di Pietrogrado. Dirige l’ organizzazione militare del partito. Muore nel 1948.”,”RIRx-086″
“POERIO Ilaria”,”A scuola di dissenso. Storia di resistenza al confino di polizia (1926-43).”,”Ilaria Poerio è dottore di ricerca in Italian Studies presso l’Università di Reading (Uk). Si interessa alla storia d’Italia e dell’Europa contemporanea. Ha pubblicato: ‘Vento del Sud. Gli antifascisti meridionali nella guerra di Spagna’ (con Vania Sapere), U. Arcuri, 2007.”,”ITAR-332″
“POGGI Gianfranco”,”Calvinismo e spirito del capitalismo. Contesti della « tesi di Weber ».”,”POGGI Gianfranco nato a Modena nel 1934 ha studiato giurisprudenza a Padova e ha conseguito il dottorato in sociologia a Berkeley. Dal 1964 insegna a Edimburgo, dove occupa la cattedra di sociologia. Ha pubblicato pure: ‘Immagini della società: saggi sulle teorie di Tocqueville, Marx e Durkheim’ (1973) e ‘La vicenda dello stato moderno’ (1978)”,”WEBx-026″
“POGGI Fabrizio, a cura; scritti di Konstantin KHUDOLEEV, Andrej LAZUTIKIN Viktor SAULKIN, Jaroslav BUTAKOV, Ivan EGOROV e Vladimir MAKAROV, Vladimir RUZANSKIJ, Aleksej NECAEV, Konstantin KHOLMSKIJ, Vladimir MOZEGOV, Petr MUL’TATULI, Andrej R., F. ALEKSANDER, Oleg AJRAPETOV, Vladislav SVED, Igor SISKIN”,”Falsi storici. Chi ha scatenato la Seconda guerra mondiale?”,”‘Nel 75° della vittoria sul nazismo, gli ex “”alleati”” cercano di far proprio un trionfo costato all’Unione Sovietica 27 milioni di morti; è così che stravolgono figure, eventi, date. Una nuova traduzione di “”Falsificatori della storia””, pubblicato nel 1948 dal Informbjuro dell’URSS e una rassegna della recente pubblicista russa sugli stessi temi offrono gli strumenti per contrastare le falsità occidentali sulla Seconda guerra mondiale’ ‘Nel 2020 gli ex “”alleati”” celebrano il 75° anniversario della fine del nazismo, costata venticinque milioni di morti all?Unione Sovietica, appropriandosi di una vittoria alla quale avevano contribuito in misura del tutto marginale e accusando l’Unione Sovietica di essere stata corresponsabile, insieme alla Germania, dello scoppio della guerra. E tutto questo mentre il Parlamento europeo, con la risoluzione ‘Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa’, vieta ‘le ideologie comuniste e naziste’. Anche per rispondere a questo attacco, questo libro che, tra l’altro, riporta (per la prima volta in italiano) l’opuscolo ‘Fal’sifikatory istorii. Istoriceskaja spravka’ (Falsificatori della storia. Informazione storica), pubblicato nel 1948 dal Informbjuro del Governo sovietico, per smentire le affermazioni anglo-americane su ‘connubio Berlino-Mosca’ ai danni delle democrazie occidentali, e sul ‘patto segreto tra URSS e Germania nazista per spartirsi tutta l’Europa orientale’. (Russia-press) Temi trattati: ‘Collaborazione della Polonia con Hitler’, ‘Perché odiano così tanto il Patto Molotov-Ribbentrop’, ‘””Integrazione”” polacco-germanica contro l’Urss’, Come Stalin vinse Churchill sulla Polonia’, ‘Falsificatori della storia e Terza guerra mondiale’, ‘Agenti segreti del Terzo Reich’, ‘Chi ha scatenato davvero la Seconda guerra mondiale?’, ‘La crisi isterica polacca per la visione russa della storia’, ‘Il Sejm contro manipolazioni e menzogne sulla storia da parte dei politici della Federazione Russa’, ‘Sul ruolo della Polonia nello scatenamento della Seconda guerra mondiale’, ‘La difesa di Berlino: SS francesi e militari olandesi’, ‘Come la “”generosa”” America spennò l’Urss con il Lend-Lease’, ‘Fine agosto 1939. Vittorie diplomatiche e militari dell’Urss’, ‘Il patto Molotov-Ribbentrop determinò la disfatta di Hitler’, ‘Il trionfo della diplomazia di Stalin’ ‘Non è possibile capire che l’attuale contrapposizione tra potenze mondiali minaccia di trasformarsi in una Terza guerra mondiale a tutti gli effetti. Quale sarà il detonatore e dove scoppierà – nella penisola coreana, in Iran, in Medio Oriente o in Ucraina – si può solo supporre, scriveva Viktor Saulkin nel giugno 2019’ (pag 175)”,”QMIS-339″
“POGGI Giuseppe, a cura di Fiorenzo TOSO”,”Ginn-a de Sampedaenn-a. Romanzo.”,”Pubblicato per la prima volta nel 1883 e poi nel 1891 e 1901, su ‘O Balilla’ questo romanzo è un esempio di narrativa genovese tra ‘800 e ‘900. Vicende sentimentali e avventure con sullo sfondo l’America delle speranze…”,”LIGU-020-FFS”
“POGGIALI Vieri”,”I grandi banchieri.”,”POGGIALI Vieri”,”ECOI-308″
“POGGIO Pier Paolo”,”Comune contadina e rivoluzione in Russia. L’ Obscina.”,”Pier Paolo POGGIO è nato ad Acqui, dove insegna in una scuola media. Vive ad Ovada. Ha partecipato all’attività di ‘Classe operaia’ (1963-64), del ‘Circolo Rosa Luxemburg’ (1966-68) e della ‘Lega operai-studenti’ (1968-1969) di Genova. E’ stato tra i promotori del ‘Ludd’ (1969-1970). Dal 1971 è legato all’elaborazione teorica di ‘Invariance’. Si è dedicato alla ricerca storica collaborando, in tempi diversi, con l’ Istituto di storia moderna (ISM) e il Centro Ligure di Storia Sociale (CLSS) di Genova (Campetto), l’ Archivio Micheletti di Brescia e la Fondazione Feltrinelli di Milano.”,”MRSx-015″
“POGGIO Pier Paolo”,”Nazismo e revisionismo storico.”,”POGGIO Pier Paolo ha collaborato alla creazione e allo sviluppo della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia per la quale ha curato numerose pubblicazioni tra cui ‘La Repubblica Sociale Italiana 1943-45, Brescia, 1986, ‘Il Sessantotto: l’ evento e la storia’, Brescia 1990, ‘Comune contadina e rivoluzione in Russia’ (1978), con A. BONOMI ha curato ‘Ethnos e Demos. Dal leghismo al populismo’ (1995). Il razzismo nazista. “”Nella concezione nazista gli ebrei non sono una razza inferiore, che possa essere semplicemente schiavizzata e utilizzata economicamente, essi sono l’ incarnazione della assoluta alterità: non sono una razza dal punto di vista genetico, ma un’ antirazza, una razza mentale, un principio spirituale irriducibile che non può essere sottomesso ma solo distrutto. “”Per i fascisti gli ebrei – scrivono Adorno e Horkheimer – sono l’ incarnazione del principio negativo come tale; la felicità del mondo intero dipende dalla loro distruzione. Il razzismo nazista consente lo sfruttamento ma mira all’ annientamento degli ebrei e di altri gruppi etnici o sociali e politici (non si può quindi neppure ridurre unicamente ad una forma estrema di antisemitismo)””. (pag 103)”,”STOx-107″
“POGGIO Pier Paolo a cura; saggi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”L’età del comunismo sovietico. Volume I. Europa 1900-1945.”,”Testi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”TEOC-569″
“POGGIO Pier Paolo”,”Aspetti della teoria sociale in Russia. L’ideologia comunitaria slavofila.”,”””Tra le figure principali del movimento rivoluzionario russo P.N. Tkacev fu il primo autentico (e coerente) esponente del “”materialismo economico””; egli riconduceva tutti gli elementi di ogni sistema culturale-ideologico alla base economica. La sua determinazione assoluta dei processi evolutivi secondo i principi economici dominanti nelle varie fasi storiche, fa di Tkacev un interprete particolarmente rigido della teoria della successione dei modi di produzione (cisì come è delineata nella Prefazione (1859) a ‘Per la critica dell’economia politica’). Il suo giacobinismo rappresenta uno sviluppo peculiare ma non contradditorio di tale concezione. Secondo Tkacev la Russia si trovava in un momento eccezionalmente favorevole dato che il sistema borghese non s’era ancora instaurato e il vecchio “”principio economico”” aveva ormai esaurito le sue potenzialità, era il momento in cui l’azione decisa di un gruppo di rivoluzionari avrebbe potuto far imboccare alla Russia un cammino diverso da quello già percorso dall’Occidente. Se si lasciava cadere tale occasione si sarebbe dovuto aspettare che la formazione sociale capitalistica avesse compiuto l’intero suo ciclo storico”” (pag 9) “”Nei populisti e in Marx c’è già il superamento delle posizioni eurocentriche della socialdemocrazia europea e della II Internazionale; per questo motivo i populisti dovevano essere posti al di fuori dello schieramento “”internazionalista”” e le affermazioni di Marx restare lettera morta ovvero anche essere nascoste o mistificate (1) . Solo con il dibattito di Baku (1920) si avrà una riaffermazione del carattere internazionalista della rivoluzione, una conferma della necessità di rifiutare l’Occidente capitalistico e la sua “”civiltà””, di non seguirne la strada sanguinosa e mortale (2).”” (pag 23-24) (1) Una conclusione diversa sembrerebbe emergere sulla base dello studio di A. Kimball, The First International and the Russia Obshchina’ (Slavic Review, 1973) (…) (2) J. Camatte, Comunità e comunismo in Russia, Milano 1975 Stanislaw Andrzej Walicki (nato nel 1930 a Varsavia ) è uno storico e filosofo polacco. E’ stato professore presso l’Università di Notre Dame (USA) e membro dell’Accademia polacca delle Scienze e autore di numerose opere di filosofia”,”MRSx-053″
“POGGIO Pier Paolo a cura; saggi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”L’età del comunismo sovietico. Volume I. Europa 1900-1945.”,”2° copia “”Mentre i surrealisti aderivano alla rivista di Bataille “”Contrattacco””, che invitava all’azione armata degli intellettuali a fianco di operai e contadini per abbattere l’autorità capitalista, in Spagna scoppiò la guerra civile e l’unico surrealista a trasformare la teoria in prassi fu Benjamin Peret, unico ad aver creato una poesia che dimostrava di aver bisogno della rivoluzione sociale per rivelare a tutti la sua banale naturalezza. Sulle barricate della Barcellona del 1936, a chiudere il cerchio della storia raccontata finora ritroviamo un altro dei suoi protagonisti: Carl Einstein, già espressionista, dadaista e spartachista. Dopo aver conosciuto Durruti nel 1932 a Bruxelles, appena scoppiò la rivoluzione anche Einstein abbandonò la brillante attività di critico dell’arte per arruolarsi nella Colonna Durruti. Nel senso della scelta di Peret e di Einstein è segnato il culmine ma anche la fine del progetto di fondere arte, vita e rivoluzione nel tumulto della storia del XX secolo, nel momento in cui in Spagna il confine tra rivoluzione e controrivoluzione emerse in tutta la sua drammatica chiarezza: “”Noi – riassume bene il senso di tutto ciò Breton – potevamo applaudire, senza riserve, indistintamente le vittorie della FAI e del POUM, calcolare quotidianamente le loro possibilità di compiere una rivoluzione che fosse la terza delle grandi rivoluzioni dei tempi moderni e che fosse – chissà – la prima a non conoscere un Termidoro. E’ abbastanza noto che cosa abbia potuto fare di queste illusioni, di tutte queste speranze l’intervento staliniano. L’iconografia dei primi giorni della rivoluzione spagnola ci conserva l’imagine di Benjamin Peret che, seduto dinanzi a una porta di Barcellona con un fucile in mano, carezzava un gatto sulle sue ginocchia”” (A. Breton, Storia del surrealismo, Schwarz, Milano, 1960, p. 161)”” (pag 111) Testi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”SOCx-233″
“POGGIO Pier Paolo”,”Marx, Engels e la rivoluzione russa.”,”Cit pag 132-133 “”La comune agricola pur rientrando nella formazione primaria si distingue da tutti i tipi arcaici perché a differenza di questi non è basata su rapporti immediati (naturali) di consanguineità. Essa rappresentò “”il primo raggruppamento sociale di uomini liberi, non vincolati strettamente dai legami di sangue”” (K, Marx, Terzo abbozzo, cit., p. 274, lettera di K. Marx a V. Zasulic 8.3.1881, in ‘Sulle società precapitalistiche’, 1970). Nella comune agricola la casa e la corte rustica appartengono già in privato al coltivatore. La terra coltivabile invece è proprietà inalienabile e comune, viene però periodicamente divisa in modo tale che ognuno sfrutta in proprio i campi a lui assegnati e si appropria dei prodotti. Rispetto alle forme più primitive si ha quindi un certo sviluppo del sistema del lavoro e dell’appropriazione privata. Per cui si può classificare la comune agricola come l’ultimo tipo della formazione arcaica, e momento di transizione alla formazione secondaria. Ma questo sviluppo non è obbligatorio, l’elemento collettivo può anche imporsi su quello privato, tutto dipende dall’ambiente storico in cui la comune è collocata (K. Marx, Ibidem, p. 276). Questo è il punto fondamentale da tener presente affrontando il problema del destino della comune russa. Altre generalizzazioni non sono lecite né possibili dato lo stadio delle ricerche: “”La storia della decadenza delle comunità primitive (…) non è ancora stata fatta. Fino ad oggi sono stati fatti scarni abbozzi. In ogni modo l’esplorazione è abbastanza avanti per poter affermare: 1. che la vitalità delle comunità primitive era incomparabilmente più grande di quella delle società semitiche, greche, romane, ecc., e quindi di quella delle moderne società capitalistiche; 2. che le cause della loro decadenza derivano da fattori economici che impedivano loro di superare un certo grado di sviluppo, in ambienti storici per nulla analoghi all’ambiente storico dell’attuale comune russa”” (K. Marx, Primo abbozzo, cit, p. 257 n.). Secondo Marx, dal punto di vista dell’evoluzione storica, c’è un solo argomento serio che si possa avanzare a favore della tesi della ‘fatale dissoluzione’ della proprietà comunale in Russia. “”La proprietà comunale è esistita ovunque nell’Europa occidentale, ovunque è scomparsa con l’avanzare del progresso sociale (…), in che modo potrebbe sfuggire allo stesso destino in Russia?”” (K. Marx, Secondo abbozzo, cit, p. 269). Lo sforzo di Marx va quindi innanzi tutto nel senso di spiegare i motivi che lo inducono a limitare la validità di un tale argomento alle esperienze europee (K. Marx, Terzo abbozzo, cit, p. 273). Si tratta perciò di affrontare direttamente il problema delle peculiarità della situazione russa. Un primo dato balza evidente: “”La Russia è il ‘solo paese europeo’ in cui la “”comune agricola”” si sia mantenuta fino ad oggi su scala nazionale…come forma quasi predominante della vita popolare, diffusa su un immenso Impero… non già in residui sparsi”” (K. Marx, Primo abbozzo, cit, pp. 260-61). Questo mentre in Europa occidentale la morte della proprietà comunale e la nascita della produzione capitalistica sono separate l’una dall’altra da un intervallo immenso che comprende tutta una serie di evoluzioni e di rivoluzioni economiche che solo in ultimo hanno condotto alla produzione capitalistica (K. Marx, Secondo abbozzo, cit, p. 269). Ora, “”se la Russia si trovasse isolata dal resto del mondo essa dovrebbe elaborare da sola le conquiste economiche, acquisite dall’Europa occidentale soltanto dopo un lungo percorso e una lunga serie di evoluzioni a partire dall’esistenza primitiva fino ai nostri giorni. Non vi sarebbe allora, almeno ai miei occhi, nessun dubbio che tali comunità sarebbero fatalmente condannate a perire con lo sviluppo della società russa. Ma la situazione della comune russa è assolutamente diversa da quelle delle comunità primitive dell’Occidente (Ibidem, pp. 269-70). La Russia non è isolata dal resto del mondo e può approfittare della contemporaneità della produzione capitalistica, dominante il mercato mondiale, appropriandosene le acquisizioni positive “”senza passare sotto le sue forche caudine”” (K. Marx, Primo abbozzo, cit., p. 260). Da questo punto di vista il modo di produzione capitalistico costituisce la premessa necessaria di una formazione superiore ma solo in un senso ristretto e delimitato: il capitalismo crea la base materiale necessaria portando il livello tecnologico al punto in cui è possibile un libero sviluppo delle forze produttive organizzate su base collettiva (Cfr. K. Marx Il Capitale, Libro I, cit, pp. 111 e 551). A coloro che negavano la possibilità di utilizzare le acquisizioni positive elaborate dal modo di produzione capitalistico senza spezzare la struttura sociale costituita dalla comune rurale e passando quindi direttamente ad una forma superiore, Marx fa osservare che anche il capitalismo si imponeva in Russia saltando tutta una serie di tappe e presentandosi ‘formalmente’ al livello più alto del suo sviluppo. “”Se i sostenitori del sistema capitalistico in Russia negano la possibilità di una tale combinazione, dimostrino pure che la Russia, per sfruttare le macchine, è stata costretta a passare per un periodo di incubazione della produzione meccanica! Che mi spieghino in che modo sono riusciti ad introdurre nel loro paese, in qualche giorno per così dire, i meccanismi dello scambio (banche, società di credito, ecc.) la cui elaborazione è costata secoli all’Occidente”” (K. Marx, Secondo abbozzo, cit, p. 270)”” [Pier Paolo Poggio, Marx, Engels e la rivoluzione russa, Quaderni di Movimento Operaio e Socialista, N° 1, luglio 1974] (pag 142-144)”,”MAES-119″
“POGGIO Pier Paolo a cura; saggi di Luisa PASSERINI Aldo MARCHETTI Paul GINSBORG Nicola GALLERANO Danielle TARTAKOWSKY Bruno CARTOSIO Johannes AGNOLI Nicole JANIGRO Pier Paolo POGGIO Marcello FLORES Alessandro PORTELLI Peppino ORTOLEVA Riccardo BELLOFIORE Gaetano FORNI Leopoldina FORTUNATI Laura BALBO Santina MOBIGLIA Attilio MANGANO Marco REVELLI Alberto DE-BERNARDI Emilio FRANZINA, Roberto BARTOLOZZI Andrea POLCRI Gianni QUILICI Maria SALVATORI Anna Maria SICCARDI, Franco e Monica MANNI Cesare BERMANI Piero BARBAINI”,”Il Sessantotto: l’evento e la storia.”,”Saggi di Luisa PASSERINI Aldo MARCHETTI Paul GINSBORG Nicola GALLERANO Danielle TARTAKOWSKY Bruno CARTOSIO Johannes AGNOLI Nicole JANIGRO Pier Paolo POGGIO Marcello FLORES Alessandro PORTELLI Peppino ORTOLEVA Riccardo BELLOFIORE Gaetano FORNI Leopoldina FORTUNATI Laura BALBO Santina MOBIGLIA Attilio MANGANO Marco REVELLI Alberto DE-BERNARDI Emilio FRANZINA, Roberto BARTOLOZZI Andrea POLCRI Gianni QUILICI Maria SALVATORI Anna Maria SICCARDI, Franco e Monica MANNI Cesare BERMANI Piero BARBAINI “”L’abolizione della lezione cattedratica, degli esami di profitto e di laurea, delle tradizionali figure dei docenti e la creazione di strutture alternative di formazione politico-culturale si delinearono, nel clima caldo delle occupazioni, come il tentativo, ingenuo e ambizioso, di trasformare l’università in una struttura tutta politica, legata alle esigenze di estensione e di radicamento del movimento, strappandola al suo ruolo istituzionale di strumento formativo funzionale all’organizzazione capitalistica del lavoro e alla riproduzione della società borghese. (…) Questa strategia ben presto, però, si arena: da un lato si andò traducendo, infatti, in una serie di micro conquiste, in parte rese possibili dall’adesione alla lotta studentesca di un gruppo di docenti democratici (i filosofi Dal Pra e Paci, il geografo Lucio Gambi, gli storici Della Peruta e Berengo, la storica dell’arte Marta Luisa Brizio, per non citare che i più impegnati), private però di ogni carattere organicamente alternativo; dall’altro, si scontrò con l’assenza di ogni spazio e di ogni struttura di mediazione politiica che consentissero alle lotte di sfuggire alla spirale deformante e perversa fatta di repressione e di radicalizzazione”” [Alberto De Bernardi, Le componenti sociali e politiche del Sessantotto a Milano] (pag 284)”,”ANNx-030″
“POGGIO Pier Paolo MICHELETTI Bruna a cura, saggi di KNOX MacGregor ROCHAT Giorgio DEAKIN Frederick William SALA Teodoro SCHREIBER Gerhard FERRARI Dorello CURAMI Andrea FERENC Tone MALEV Tatjana Crisman CEVA Lucio VACCARINO Giorgio FERRANTE Ezio SCIALUGA Ugo BENDOTTI Angelo BERTACCHI Giuliana PELLICCIOLI Mario VALTULINA Eugenia BERTUZZI Gian Carlo LEGNANI Massimo BATTILOSSI Stefano MANTELLI Brunello BERMANI Cesare BALDISSARA Luca MARTELLINI Amoreno FONTANA Sandro CAVAZZOLI Luigi PORTA Gianfranco CORSINI Paolo RAPONE Leonardo COLARIZI Simona TRANIELLO Francesco PETERSEN Jens MIGNEMI Adolfo IACCIO Pasquale CAVALLO Pietro TURI Gabriele SANTOMASSIMO Giampasquale CAGNETTA Mariella MONTUORO Rodolfo CHERCHI Placido DE LUNA Giovanni GAGLIANI Dianella STEFANUTTO Daniela LAGORIO Francesca BISTARELLI Agostino DI GIOVANNI Marco ABSALOM Roger”,”L’Italia in guerra 1940-43.”,”POGGIO Pier Paolo MICHELETTI Bruna a cura, saggi di KNOX MacGregor ROCHAT Giorgio DEAKIN Frederick William SALA Teodoro SCHREIBER Gerhard FERRARI Dorello CURAMI Andrea FERENC Tone MALEV Tatjana Crisman CEVA Lucio VACCARINO Giorgio FERRANTE Ezio SCIALUGA Ugo BENDOTTI Angelo BERTACCHI Giuliana PELLICCIOLI Mario VALTULINA Eugenia BERTUZZI Gian Carlo LEGNANI Massimo BATTILOSSI Stefano MANTELLI Brunello BERMANI Cesare BALDISSARA Luca MARTELLINI Amoreno FONTANA Sandro CAVAZZOLI Luigi PORTA Gianfranco CORSINI Paolo RAPONE Leonardo COLARIZI Simona TRANIELLO Francesco PETERSEN Jens MIGNEMI Adolfo IACCIO Pasquale CAVALLO Pietro TURI Gabriele SANTOMASSIMO Giampasquale CAGNETTA Mariella MONTUORO Rodolfo CHERCHI Placido DE LUNA Giovanni GAGLIANI Dianella STEFANUTTO Daniela LAGORIO Francesca BISTARELLI Agostino DI GIOVANNI Marco ABSALOM Roger Contiene il saggio di Cesare Bermani, I lavoratori italiani nel Terzo Reich. Per una migliore comprensione dei loro comportamenti di lotta, pag 425-461, in cui si parla dello sciopero del 7 aprile 1942 alla Krupp di Essen (astensione dal lavoro di 600 operai italiani). (pag 448) Antonio Gibelli è lo storico che per primo in Italia si è occupato del flusso migratorio degli operai italiani in Germania (pag 428) La stima dei lavoratori italiani in Germania oscilla da 250 a 300 mila”,”ANNx-031″
“POGGIO Pier Paolo a cura, testi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”L’età del comunismo sovietico. (Europa: 1900-1945). L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume I.”,”Saggi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI Nel suoi saggio Poggio cita brani di Lenin (1905) in cui parla di ‘sterminio’: “”In determinate condizioni la lotta di classe sfocia in forme di lotta armata e di guerra civile; vi sono momenti in cui gli interessi del proletariato esigono lo spietato sterminio dei nemici in combattimenti aperti”” (V.I. Lenin, Gli insegnamenti della Comune’, Op. comp. vol XIII pp. 450-451) (pag 10) “”I critici successivi del leninismo non hanno aggiunto molto di sostanziale alle argomentazioni sviluppate da Akselrod nel 1906-7. Con molta acutezza egli scorgeva il pericolo principale nella tendenza del «partito leninista» a negare l’autonomia del proletariato facendosene l’unico interprete e portavoce autorizzato. Con lo scoppio del conflitto mondiale Lenin vede nella guerra un’occasione per l’innesco del processo rivoluzionario. Di qui la parola d’ordine del disfattismo e della trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile, rovesciando la guerra contro coloro che l’hanno voluta. Del resto trasformare la guerra in guerra civile significa metterne in luce la vera natura. Il mezzo più efficace per combattere la guerra è la rivoluzione e «la rivoluzione in tempo di guerra è guerra civile» (10). Sullo sfondo della Prima guerra mondiale Lenin sviluppa e radicalizza la sua teorizzazione della guerra civile, reagendo con rapidità e audacia all’impotenza del socialismo internazionale. L’incisività e nettezza delle sue posizioni non debbono far dimenticare che in Russia la guerra civile scoppiò ‘dopo la rivoluzione’ e si sviluppò ben oltre la fine della Guerra mondiale. Nel 1915 nell’intervento dal titolo ‘Alcune tesi’, apparso sul «Social Demokrat», Lenin traccia un possibile scenario nel caso di una vittoria della rivoluzione in Russia. La parola d’ordine dovrebbe essere pace per tutti e libertà per le colonie. Gli Stati borghesi non l’accetterebbero, di qui la necessità di condurre una guerra rivoluzionaria, basata sull’insurrezione dei popoli oppressi (guerre di liberazione nazionale) e del proletariato (rivoluzione sociale). La Guerra mondiale ha enormemente accelerato le tappe della rivoluzione socialista, su questo sfondo è possibile pensare a una trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile su scala mondiale condotta dal proletariato contro la borghesia. La trasformazione della guerra tra Stati nazionali in guerra civile in quanto forma estrema della lotta di classe era già rintracciabile negli scritti di Marx sulla Comune e Lenin, a partire dalla rivoluzione russa del 1905, si era collegato a tale esperienza proponendo di unire lo sciopero politico di massa all’insurrezione armata. Negli scritti degli anni della guerra è esplicito il riferimento a Clausewitz; Lenin non si stanca di ripetere che «sarebbe un grave errore dimenticare che ogni guerra è solo la continuazione della politica con altri mezzi». Ma in Clausewitz la guerra è il banco di prova dell’unità tra Stato e popolo. Nel caso russo invece la guerra rivelerà – secondo Lenin – la totale separazione del popolo dello Stato, divenendo un’arma formidabile in mano al partito dell’insurrezione. La guerra è l’esito ultimo e inevitabile della struttura classista della società: «Essa è lo scoppio delle contraddizioni storiche, acuitesi in modo tale da non poter essere risolte con nessun altro mezzo» (11). In base alla teoria marxista e realistica della guerra, non ha senso introdurvi considerazioni di diritto o di morale, e sono secondarie le distinzioni tra guerre difensive e offensive, primario è l’interesse del proletariato e l’analisi classista dei conflitti. Utilizzando Clausewitz, Lenin si ricollega a Marx e a Engels; questa continuità è innegabile, ma non esaurisce il problema data l’intensità con cui Lenin aveva recepito la connessione clausewitziana tra guerra e politica, al punto che la distinzione rischiava di scomparire. E’ quel che argomenta Carl Schmitt, secondo cui Lenin ha spostato all’interno del conflitto politico il concetto di nemico che era proprio della guerra, operando una doppia radicalizzazione, in base alla quale la politica passava sotto il segno del conflitto bellico, in concreto della guerra civile, e l’avversario politico, ovvero il nemico di classe, diventava un nemico assoluto, mentre la guerra non aveva più limiti caricandosi di una totale ostilità ideologica. Fondendo politica e guerra, sotto la spinta dell’ideologia della violenza, Lenin porta la lotta armata dentro la politica: «La teoria militare di un rivoluzionario di professione quale Lenin distrusse ciecamente tutte le delimitazioni tradizionali della guerra, quest’ultima diventò guerra assoluta contro un nemico assoluto». Con Lenin ha inizio una nuova era, quella della guerra civile mondiale. Nell’interpretazione di Schmitt il bolscevismo rappresenta una novità sconvolgente perché ha operato un’inversione della formula di Clausewitz facendo della politica una continuazione della guerra. Ma l’affermazione che la guerra, cioè l’uccisione fisica del nemico, sia il presupposto, il contenuto e lo scopo della politica, esprime ciò che Schmitt attribuisce a Lenin, non la concezione leniniana del rapporto tra politica e guerra. In Lenin la violenza e i nemici politici non sono mai degli «assoluti» ma lo strumento e gli obiettivi di una concezione rivoluzionaria e spregiudicatamente realistica della politica. Lenin attraverso Marx, è d’accordo con Clausewitz nel collocare al primo posto la politica, rispetto a cui la guerra, compresa la guerra civile, è uno strumento da valutare caso per caso. Schmitt imputa invece a Lenin la riduzione della politica a guerra, a lotta mortale contro il nemico (lo straniero). Dice esplicitamente che il presupposto della politica è la guerra, assolutizzando quello che in Lenin è contingente e sempre subordinato agli obiettivi dell’azione politica del partito. Schmitt proietta Lenin nel contesto della scena politica novecentesca e ne fa l’iniziatore della guerra civile mondiale, in cui si riassume ai suoi occhi il concetto di comunismo”” (pag 11-12) [Pier Paolo Poggio, ‘La rivoluzione russa, il bolscevismo e lo stalinismo’] [(in) Pier Paolo Poggio, a cura, ‘L’età del comunismo sovietico (Europa: 1900-1945), ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume 1′, Milano, 2010] [(10) V.I. Lenin, ‘La guerra imperialista’, Roma, 1972, p. 27; (11) Cit. da C. Ancona, ‘L’influenza del “”Vom Kriege”” di Clausewitz sul pensiero marxista di Marx e Lenin’, Rivista storica del socialismo, 1964, nn. 25-26, p.142]”,”TEOC-691″
“POGGIO Pier Paolo a cura, testi di Stanley ARONOWITZ Davide ARTICO Daniele BALICCO Giorgio BARBERIS Alessandro BELLAN Cesare BERMANI Mauro BERTANI Daniel BLANCHARD Sergio BOLOGNA Massimo CAPPITTI Delfo CECCHI Placido CHERCHI Fabio CIARAMELLI Pietro CLEMENTE Marco CLEMENTI Cristina CORRADI Vincenzo COSTA Michele DE-GREGORIO Pino FERRARIS Gianfranco FIAMENI Gian Andrea FRANCHI Chiara GIORGI Paolo GODANI Françoise GOLLAIN Peter KAMMERER Martin KLIMKE Eugenia LAMEDICA Sergio LANDUCCI Gianfranco MARELLI Marco MAURIZI Giancarlo MONINA Samantha NOVELLO Andrea PANACCIONE Luisa PASSERINI Vincenza PETYX Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Fabio RAIMONDI Sergio REPETTI Massimiliano TOMBA Franco TOSCANI Patrick TROUDE-CHASTENET Xavier VIGNA Michelle ZANCARINI-FOURNEL”,”Il sistema e i movimenti. (Europa: 1945-1989). ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume II.”,”Testi di Stanley ARONOWITZ Davide ARTICO Daniele BALICCO Giorgio BARBERIS Alessandro BELLAN Cesare BERMANI Mauro BERTANI Daniel BLANCHARD Sergio BOLOGNA Massimo CAPPITTI Delfo CECCHI Placido CHERCHI Fabio CIARAMELLI Pietro CLEMENTE Marco CLEMENTI Cristina CORRADI Vincenzo COSTA Michele DE-GREGORIO Pino FERRARIS Gianfranco FIAMENI Gian Andrea FRANCHI Chiara GIORGI Paolo GODANI Françoise GOLLAIN Peter KAMMERER Martin KLIMKE Eugenia LAMEDICA Sergio LANDUCCI Gianfranco MARELLI Marco MAURIZI Giancarlo MONINA Samantha NOVELLO Andrea PANACCIONE Luisa PASSERINI Vincenza PETYX Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Fabio RAIMONDI Sergio REPETTI Massimiliano TOMBA Franco TOSCANI Patrick TROUDE-CHASTENET Xavier VIGNA Michelle ZANCARINI-FOURNEL Marxismo, etica e scienza. “”Il problema della scientificità del marxismo era stato al centro di vivaci dibattiti nel passato. Già alla fine dell’Ottocento Eduard Bernstein -alfiere del revisionismo – aveva posto la questione nei seguenti termini: se il marxismo era classificabile come una scienza, esso avrebbe dovuto rinunciare a essere l’espressione teorica d’interessi specifici d’una classe – il proletariato – ed essere accolto da tutti coloro che fossero disponibili a comprendere il carattere progressivo e necessario dello sviluppo storico. Tale prospettiva, contrastata da Bernstein, si era affermata nella socialdemocrazia tedesca, dacché con il congresso di Erfurt (1891) il Partito aveva indicato il marxismo quale supporto del suo programma, fornendone un’interpretazione alquanto semplificata ma politicamente efficace. Il marxismo coincideva con il socialismo scientifico, era anti-utopista e non concedeva nulla all’etica, giacché la società futura sarebbe stata l’esito necessario della crescita delle forze produttive del capitalismo. La dottrina assunse in questo modo le sembianze di una filosofia della storia, con gli uomini e le classi chiamati a comprendere il senso dello sviluppo. Era del tutto coerente, in questo contesto, privilegiare il lato scientifico della dottrina, o al limite ricondurre la soggettività e l’etica sotto il manto protettiva della scienza. [Maximilien] Rubel riconobbe sempre il carattere scientifico della riflessione marxiana, con particolare riferimento al materialismo storico, ma era persuaso che da esso non si potesse dedurre alcuna prassi sociale e politica, non importava se rivoluzionaria o riformista, cui la classe lavoratrice dovesse piegarsi. L’azione, le speranze, le scelte del proletariato e delle sue organizzazioni erano ancorate all’aspirazione etica dell’affrancamento di classe, tappa preliminare dell’emancipazione umana. Ciò nonostante, egli non intendeva offrire una nuova interpretazione di Marx tra le molte esistenti, inducendo a credere che nel pensatore l’etica si fosse presentata quale sfera autonoma e separata dalla altre: intendeva piuttosto riconoscere al tedesco il grande merito di aver fornito una solida base scientifica all’etica socialista mutuata dai pensatori precedenti. Concedeva che l’autore del ‘Capitale’ aveva sempre respinto l’idea di morale, ma sottolineava come egli avesse parimenti nutrito l’esigenza di dare un senso alla vita individuale e collettiva. In ciò individuava un’etica – in un’accezione che si conciliava perfettamente con il rifiuto d’istituire un sistema di morale astratto o trascendente, separato e autonomo – le cui norme dovevano essere derivate dall’ideale che gli uomini razionalmente prospettavano e desideravano: il suo ancoraggio, infatti, non era nel passato, ma nell’utopia socialista del futuro, autentico criterio d’orientamento per l’azione. Rubel riteneva che in Marx etica e scienza fossero sempre coesistite: da una parte era comparsa l’analisi scientifica della società capitalistica, condotta «con la partecipazione delle scienze naturali» (6); da un’altra parte si era presentata la concezione dell’uomo, con i suoi valori, le sue credenze, agente della storia e non da essa dominato. Di fronte alle contraddizioni della società capitalistica, che sembravano preannunciare l’avvento del socialismo, Marx era stato consapevole che, se il proletariato non avesse preso coscienza della propria missione storica, la trasformazione non sarebbe stata possibile: «Al ‘determinismo casuale’ che regge i fenomeni storici del passato corrisponde, nella sfera dei valori etici, la ‘scelta’ dei ‘mezzi’ immediati impiegati in vista di un ‘fine’ lontano, fine e mezzi dovendo ‘psicologicamente’ coincidere nella ‘pratica rivoluzionaria’, che implica la metamorfosi simultanea del mondo e degli uomini» (7). Nel Marx di Rubel, pertanto, all’analisi scientifica competeva l’individuazione di leggi e tendenze storiche; apparteneva invece a una dimensione di diversa natura la prefigurazione del mondo da costruire, imperniata sui risultati che l’osservazione scientifica della realtà sociale metteva a disposizione, ma afferente a un percorso spirituale, che faceva riferimento all’attività rivoluzionaria orientata all’emancipazione dell’umanità intera: «La predizione del socialismo non è in quanto tale una verità scientifica, ma un giudizio di valore sostenuto da una convinzione e un atteggiamento etici, che trovano alimento nella conoscenza oggettiva dei dati materiali, economici e storici, capaci di condurre a una rivoluzione totale della società attuale e alla nascita dell’«umanità sociale» (X tesi su Feuerbach). In una parola, la tesi dell’ineluttabilità del socialismo appartiene al campo di quelle verità che per divenire «oggettive» necessitano di una ‘partecipazione’ attiva, di un ‘impegno etico’» (8). Tutta l’originalità di Marx albergava nella fusione di scienza e etica, nell’articolazione tra elemento scientifico e elemento normativo (9), come a Rubel sembrava evidente sia nel ‘Manifesto comunista’ sia nel ‘Capitale’. Leggendo il testo del 1848, per esempio, egli si era soffermato sulla concezione della storia quale storia di «lotte di classi», che, secondo Marx, dovevano concludersi sempre «o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta» (10), un’alternativa che più tardi Rosa Luxemburg avrebbe efficacemente espresso nella formula «socialismo o barbarie» (11). Agli occhi di Rubel, ciò significava che il socialismo non era destinato a realizzarsi per la natura stessa delle cose: la scienza marxiana poneva un dilemma oggettivo, o l’emancipazione umana o la crisi di civiltà, ma la soluzione d’esso competeva alla soggettività rivoluzionaria, all’organizzazione e all’azione politica, cui gli autori del ‘Manifesto’ sollecitarono instancabilmente il proletariato, affinché il socialismo si affermasse contro la barbarie”” [Gianfranco Ragona, ‘Il socialismo tra etica e scienza: la «marxologia» di Maximilien Rubel’] [(in) ‘Il sistema e i movimenti. (Europa: 1945-1989). ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume II’, Milano, 2011, a cura di Pier Paolo Poggio] [(6) K. Marx, ‘Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica”, in K. Marx, F. Engels, Opere scelte (1966), Roma, 1976, p. 747; (7) Cfr. M. Rubel, ‘Introduction à l’éthique marxienne’, in K. Marx, ‘Pages choisies pour une éthique socialiste’, Marcel Riviere, Paris, 1948, pp. VI-L, Seconda edizione in due volumi, a cui faccio riferimento, Payot, Paris, 1970, vol. I., pp. 7-53: la citazione è alle pp. 24-25; (8) M. Rubel, ‘Introduction à l’éthique marxienne’, cit., p. 30; (9) «Laddove scienza ed etica si compenetrano, là c’è tutta l’originalità di Marx»: M. Rubel, ‘Mise au point non dielectique’, ‘Les Temps Modernes’, XIII, n. 142, dicembre 1957, p. 1139; (10) K. Marx, F. Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’ (1848), Torino, 1998, p. 7; (11) R. Luxemburg, ‘La crisi della socialdemocrazia’ (1916), in L. Basso (a cura di), ‘Scritti politici’, Roma, 1970, pp. 447-448: si tratta dello scritto noto quale ‘Junius-broschure’] pag 319-320-321)”,”TEOC-692″
“POGGIO Pier Paolo a cura, testi di Piero ADAMO Marco ARMIERO Daniele BALICCO Riccardo BELLOFIORE Bruna BIANCHI Pietro BIANCHI Elisabetta BINI Alexander BLOOM Giovanni BORGOGNONE Paul BUHLE Rosa M. CALCATERRA Massimo CAPPITTI Dorothy Sue COBBLE Lorenzo COSTAGUTA Dimitri DELLA-FAILLE Irene DIONISIO Jim FOREST Marc-André GAGNON Ferruccio GAMBINO Maria Susanna GARRONI Alessandra LORINI Erik S. McDUFFIE Franco MELI Giorgio NEBBIA Immanuel NESS Bryan D. PALMER Sandro PORTELLI Raffaele RAUTY Francesco REGALZI Salvatore SALERNO Mariuccia SALVATI Karl Ludwig SCHIBEL Nadia VENTURINI Valter ZANIN Jacob ZUMOFF”,”Il capitalismo americano e i suoi critici. ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume III.”,”Alla redazione ha collaborato Moreno PAULON testi di Piero ADAMO Marco ARMIERO Daniele BALICCO Riccardo BELLOFIORE Bruna BIANCHI Pietro BIANCHI Elisabetta BINI Alexander BLOOM Giovanni BORGOGNONE Paul BUHLE Rosa M. CALCATERRA Massimo CAPPITTI Dorothy Sue COBBLE Lorenzo COSTAGUTA Dimitri DELLA-FAILLE Irene DIONISIO Jim FOREST Marc-André GAGNON Ferruccio GAMBINO Maria Susanna GARRONI Alessandra LORINI Erik S. McDUFFIE Franco MELI Giorgio NEBBIA Immanuel NESS Bryan D. PALMER Sandro PORTELLI Raffaele RAUTY Francesco REGALZI Salvatore SALERNO Mariuccia SALVATI Karl Ludwig SCHIBEL Nadia VENTURINI Valter ZANIN Jacob ZUMOFF De Leon e l’assimilazione delle opere di Marx e Engels (pag 376, 378, 379) “”Fondato nel 1877 con il nome di Working’s Men Party sotto l’egida di Friedrich Adolph Sorge e Otto Weydemeyer (figlio di Joseph, amico fraterno di Marx ed Engels emigrato negli USA nel 1852), il Socialist Labor Party (SLP) era il risultato di un movimento nato intorno all’Associazione internazionale dei lavoratori (la Prima internazionale), che Karl Marx aveva deciso di spostare a New York nel 1872 e di affidare proprio a Sorge (2). Data questa importante filiazione, il primo gruppo dirigente del partito aveva goduto a lungo di una fortissima legittimazione. Schieratosi con il Greenback Party nelle presidenziali del 1880 e a sostegno della candidatura di Henry George a sindaco di New York nel 1886, il SLP a fine anni Ottanta stava affrontando un periodo di forte crisi: gli iscritti erano 1500 (di cui solo il 10% di nazionalità americana) e il numero delle sezioni era ormai ridotto all’osso”” (3). L’ingresso di De Leon nel partito mutò radicalmente questa situazione. Nel giro di un paio di anni egli ne divenne il leader indiscusso grazie alla sua nomina a ‘editor’ di «The People» nel 1891, carica che tenne fino al 1913. Una posizione chiave, in termini politici, per un partito di piccole dimensioni e sparso su un vastissimo territorio. Contestualmente all’ascesa di De Leon, il SLP crebbe con regolarità fino al 1898, giungendo ad avere sezioni in 22 Stati e rafforzando significativamente la sua presenza soprattutto tra gli operai americani. Daniel De Leon spiccava in termini intellettuali rispetto a tutti gli altri leader. Conosceva cinque lingue (l’inglese, il tedesco, lo spagnolo, il francese e l’olandese), aveva una solida formazione umanistica ed era un profondo conoscitore del diritto internazionale e costituzionale americano. Il suo ‘background’ culturale e personale era vasto e frutto di una formazione insolita, su cui vale la pena di soffermarsi”” (pag 376)”,”TEOC-693″
” POGGIO Pier Paolo”,”Comune contadina e Rivoluzione in Russia. L’obscina.”,”Pier Paolo Poggio è nato ad Acqui, dove insegna in una scuola media. Si è dedicato alla ricerca storica collaborando in tempi diversi, con l’Istituto di Storia Moderna e il Centro Ligure di Storia Sociale di Genova, l’Archivio Micheletti di Brescia e la Fondazione Feltrinelli di Milano.”,”RIRx-036-FL”
“POGGIO Pier Paolo a cura, testi di Gerardo ABOY CARLES Claudio ALBERTANI Daniele BENZI Luigi BIONDI Cristina BRAMBILLA Maura BRIGHENTI Peter BURKE Yves CARRIER Elvira CONCHEIRO BORQUEZ Gustavo Roberto CRUX Massimo DE-GIUSEPPE Arnaldo DE-VIDI Arturo ESCOBAR Gustavo ESTEVA Hugo ESTRELLA Carlo FORMENTI Ana Maria GONZALEZ LUNA François HOUTART Yvon LE-BOT Filippo LENZI-GRILLINI Michael LÖWY Pablo MAMANI RAMIREZ Silvia Maria MANFREDI Miguel MELLINO Julian MELO Antonio MOSCATO Tania PACHECO Massimiliano PICCOLO Joao QUARTIM DE MORAES Roberto REGALADO ALVAREZ Pedro Pablo RODRIGUEZ Maria Rosaria STABILI Stefano TEDESCHI Edilene TOLEDO Luciano VASAPOLLO Francesco VIGLIAROLO Aldo ZANCHETTA Raul ZIBECHI”,”Rivoluzione e sviluppo in America Latina. ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume IV.”,”Redazione e impaginazione Fondazione Luigi Micheletti, Brescia Saggi di Gerardo ABOY CARLES Claudio ALBERTANI Daniele BENZI Luigi BIONDI Cristina BRAMBILLA Maura BRIGHENTI Peter BURKE Yves CARRIER Elvira CONCHEIRO BORQUEZ Gustavo Roberto CRUX Massimo DE-GIUSEPPE Arnaldo DE-VIDI Arturo ESCOBAR Gustavo ESTEVA Hugo ESTRELLA Carlo FORMENTI Ana Maria GONZALEZ LUNA François HOUTART Yvon LE-BOT Filippo LENZI-GRILLINI Michael LÖWY Pablo MAMANI RAMIREZ Silvia Maria MANFREDI Miguel MELLINO Julian MELO Antonio MOSCATO Tania PACHECO Massimiliano PICCOLO Joao QUARTIM DE MORAES Roberto REGALADO ALVAREZ Pedro Pablo RODRIGUEZ Maria Rosaria STABILI Stefano TEDESCHI Edilene TOLEDO Luciano VASAPOLLO Francesco VIGLIAROLO Aldo ZANCHETTA Raul ZIBECHI”,”AMLx-166″
“POGGIO Pier Paolo”,”Comune contadina e rivoluzione in Russia. L’ Obscina.”,”«Mi sembra che in Russia l’isolamento imposto all’origine dalla vasta estensione territoriale sarà facilmente eliminabile non appena verranno eliminati gli impedimenti governativi» (136). A Marx non sfuggiva però che la data la natura dell’autocrazia zarista ciò sarebbe stato possibile solo con un sollevamento generale. Per cui in definitiva: «L’isolamento della ‘comune rurale’, la mancanza di legami tra la vita di una comune con quella di tutte le altre, in una parola il suo ‘microcosmo localizzato’ che gli impedisce (…) l’iniziativa storica, può essere spezzato soltanto in seno a un sollevamento generale della società russa» (137). Nel caso che ciò non avvenga, lo «sviluppo naturale» della comune rurale sulla sua base ristretta, porterà inevitabilmente ad una rapida disgregazione. Il dualismo interno, sotto la pressione dei negativi influssi esterni, opererà come solvente dei legami comunitari. (…) Marx ribadisce che ciò non vuole affatto dire che il carattere storico della comune agricola fatalmente dovrà sfociare in questa direzione: «Il suo dualismo fondamentale permette una alternativa, o il suo elemento di proprietà privata prevarrà sul suo elemento collettivo, oppure quest’ultimo prevarrà sull’altro. Tutto dipende dall’ambiente storico in cui essa si trova» (139). «Ciò che minaccia la vita della comune russa, non è né una fatalità storica, né una fatalità teorica: è l’oppressione da parte dello Stato e da parte degli interessi capitalistici resi potenti a spese dello Stato» (140). Fin dalla cosiddetta emancipazione dei contadini, la comune russa venne costretta dallo Stato in condizioni economiche anormali e dal quel tempo non ha cessato di assillarla con le forze sociali concentrate nelle sue mani. Spossata dalle esazioni fiscali presto divenne una materia inerte, facile preda dello sfruttamento da parte dei traffici, della proprietà fondiaria e dell’usura. Questa oppressione che veniva dell’esterno ha scatenato in seno alla comunità stesso il conflitto di interessi già presente e sviluppato rapidamente i germi della sua dissoluzione. Ma questo non è tutto. Lo Stato, a spese dei contadini, ha sviluppato come in una serra calda le branche del sistema capitalistico di facile acclimatazione quali, la borsa, la speculazione, le banche, le società per azioni, le ferrovie, ecc. «Lo Stato ha così cooperato all’arricchimento di una nuova feccia capitalistica che succhia il sangue già mancante della ‘comune rurale’». «L’azione di queste influenze distruttrici, a meno che non venga spezzata da una potente reazione, sfocierà naturalmente nella morte della comune rurale» (141)’ (pag 159-161) [(136) K. Marx, ‘Secondo abbozzo’, cit. (), p. 271; (137) K. Marx, ‘Terzo abbozzo’, cit, pp. 276-277; ‘Primo abbozzo’, cit., p. 262; (138) K. Marx, ‘Terzo abbozzo, cit., p. 275; (139) Idem, p. 276; (140) Idem, p. 272; (141) K. Marx, ‘Primo abbozzo, cit., pp. 264-265] [() K. Marx, dagli ‘Abbozzi preliminari’ della lettera alla Zasulic dell’8 marzo 1881, in ‘India, Cina, Russa, cit.,]”,”RUSx-006-FF”
“POGGIO Pier Paolo ZANE Marcello a cura; scritti di Emilio CHIRONE Valerio CASTRONOVO Carlo G. LACAITA Giovanni PAOLONI Paolo BAGNOLI Michela MINESSO Giovanni BATTIMELLI Luigi PEPE Vittorio MARCHIS Andrea SILVESTRI Stefano MOROSINI Nicoletta NICOLINI Marcello ZANE Fabrizio TRISOGLIO Giorgio DE-VECCHI”,”Scienza, tecnica e industria durante la Grande Guerra.”,”POGGIO Pier Paolo ZANE Marcello a cura; scritti di Emilio CHIRONE Valerio CASTRONOVO Carlo G. LACAITA Giovanni PAOLONI Paolo BAGNOLI Michela MINESSO Giovanni BATTIMELLI Luigi PEPE Vittorio MARCHIS Andrea SILVESTRI Stefano MOROSINI Nicoletta NICOLINI Marcello ZANE Fabrizio TRISOGLIO Giorgio DE-VECCHI “”Se la Grande Guerra fu il conflitto più devastante fino allora conosciuto dall’umanità, fu anche perché i mezzi messi a disposizione delle forze belligeranti ebbero una potenza mai prima raggiunta. E ciò per il nesso sempre più stretto che si era andato creando fra scienza, tecnica e industria. Negli oltre quattro anni del conflitto gli ambienti tecnico-scientifici furono ampiamente mobilitati nei diversi Paesi, con esiti di vario ordine. Il caso italiano, da questo punto di vista, non fu affatto secondario, comportando conseguenze che si svilupparono nel lungo periodo, al di là delle traumatiche conseguenze politiche, concretizzatesi nell’instaurazione del fascismo. Un’attenzione particolare e contributi analitici sono dedicati al Politecnico di Milano e di Torino, alle industrie gravitanti sulla capitale lombarda e su Brescia, epicentri della produzione bellica durante la Grande guerra””. Tra i molti contributi, c’è quello di Luigi Pepe, ‘I matematici italiani e l’artiglieria nella Prima guerra mondiale’ (pag 83-104)”,”QMIP-281″
“POGIOLI Franco”,”Una vita in tuta blu. Memorie di un metalmeccanico.”,”A pag 56 cita i vari gruppi davanti ai cancelli del Cantiere (tra cui Lc).”,”LIGU-121″
“POGLIANO Claudio”,”Piero Gobetti e l’ideologia dell’assenza.”,”””Nasce anche da queste note gobettiane la futura immagine critica di un Salvemini che annacqua la robustezza del suo impegno politico passando «da Marx e da Cattaneo alla democrazia» e che non oppone al rivoluzionarismo verbale ed inconcludente dei massimalisti nessuna linea realisticamente rivoluzionaria”” (pag 177) Claudio Pogliano, nato a Torino nel 1953, ha studiato filosofia a Firenze, dove si è laureato con Eugenio Garin. Ha poi svolto lavoro di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa occupandosi del rapporto tra cultura e socialismo in Italia nella seconda metà dell’Ottocento.”,”ITAD-003-FMB”
“POGORELSKIN Alexis”,”Kamenev and the peasant question: the turn to opposition, 1924-1925.”,”Alexis Pogorelskin, Deluth, MN, USA “”Unlike Zinoviev, who oversaw the most industrialized urban center in the Soviet Union, Kamenev maintained his power base within the Moscow party organization where he belonged to the Moscow party committee ‘buro’ and chaired the Moscow Soviet”” (pag 382)”,”RIRB-171″
“POHL Otto J.”,”Ethnic Cleansing in the USSR, 1937-1949.”,”POHL Otto J. (1970-) è un giornalista freelance e uno storico. E’ autore di ‘Stalinist Penal System: A Statistical History of Soviet Repression and Terror, 1930-53’ (1997).”,”RUSS-114″
“POHL Walter”,”Le origini etniche dell’ Europa. Barbari e romani tra antichità e medioevo.”,”POHL Walter è direttore dell’ Unità di ricerca di storia medievale all’ Accademia Austriaca delle Scienze e insegna storia medievale all’ Università di Vienna. Ha pubblicato numerosi saggi e libri sui popoli dell’ alto medioevo, tra i quali ‘Die Awaren’ (1988), ‘Die Germanen’ (2000). Attualmente sta studiando i Longobardi. “”nessuno dei popoli europei moderni può affermare di essere erede diretto di una gens altomedievale”” “”il numero di gentes è cresciuto molto di più di quello delle lingue”” (Agostino) Contiene il capitolo: ‘L’ esercito romano e i Longobardi: strategie militari e politiche’ Sullo scontento dei Romani contro l’ amministrazione Bizantina: “”Lo stesso Gregorio ebbe a lamentarsi dell’ esarca di Roma: “”La sua malvagità nei nostri confronti supera la violenza dei Longobardi, cosicché i nemici che ci uccidono paiono benefattori, rispetto al modo in cui ci distruggono gli ufficiali pubblici con la loro perfidia, le loro rapine e i loro inganni”””,”EURx-131″
“POIDEVIN Raymond”,”Finances et relations internationales 1887-1914.”,”POIDEVIN è docente della facoltà di lettere a scienze umane di Metz.”,”RAIx-038″
“POIDEVIN Raymond SCHIRMANN Sylvain”,”Storia della Germania dal Medioevo alla caduta del Muro.”,”POIDEVIN, già autore di molti libri sulla storia della Germania, è Prof di storia presso l’Univ Robert Schuman di Strasburgo. SCHIRMANN, prof aggregato di storia, insegna presso il liceo Jean Rostand di Strasburgo.”,”GERx-047″
“POIDEVIN Raymond”,”L’ Allemagne de Guillaume II a Hindenburg 1900 – 1933.”,”POIDEVIN è Prof all’ Università di Metz. La collana ‘L’univers contemporain’ è diretta da Jean-Baptiste DUROSELLE e pubblicata in ragione del suo carattere scientifico e culturale con il concorso eccezionale dell’ Imprimerie Nationale.”,”GERG-022″
“POIDEVIN Raymond BARIETY Jacques”,”Les relations franco-allemandes 1815-1975.”,”POIDEVIN è professore di storia contemporanea all’ Università di Metz in cui dirige il Dipartimento di storia e il Centre de Recherches ‘Relations internationales’. Ha scritto molte opere (v. risvolto copertina). BARIETY dirige l’ Institut d’ histoire contemporaine all’ Université des sciences humaines de Strasbourg. Ha pubblicato la tesi ‘les relations franco-allemandes aprés la premiere guerre mondiale’.”,”RAIx-104″
“POINCARE’ H.”,”La Science et l’ Hypothèse.”,”POINCARE’ H., membro dell’ Institut, Professore alla Sorbona. “”La teoria di Maxwell. E’, si sa, Maxwell che ha riunito in un legame stretto due parti della fisica, fino ad allora completamente straniere l’ una all’ altra, l’ ottica e l’ elettricità. Fondando così in un insieme più vasto, in un’ armonia superiore, l’ ottica di Fresnel non ha cessato di essere viva. (…) La prima volta che un lettore francese apre il libro di Maxwell, una sensazione di malessere, e sovente anche di sfiducia si mescola subito all’ ammirazione per lui. E’ solo con un lavoro prolungato e a prezzo di molti sforzi, che questa sensazione si dissipa. “” (pag 247)”,”SCIx-216″
“POINCARE’ Raymond”,”Au service de la France. Neuf années de souvenirs. IX. L’année trouble, 1917.”,”POINCARE’ Raymond de l’Académie Francaise. Biografia. (fonte Sapere.it) Poincaré, Raymond uomo politico francese (Bar-le-Duc 1860-Parigi 1934), cugino di Jules-Henri. Avvocato, si avviò alla politica militando nell’Unione delle sinistre, ma coltivando nel contempo la professione forense: il che lo costrinse, per qualche tempo, a limitare la sua partecipazione al governo, al quale era naturalmente portato (nel quadro politico del momento) dalle sue doti personali e dalla collocazione politica sostanzialmente moderata. Deputato dal 1887 al 1903, tra il 1893 e il 1895 fu ministro alla Pubblica Istruzione e alle Finanze. Senatore (1903-13), nel 1906 riprese il portafoglio delle Finanze nel governo Sarrien. Sei anni dopo (1912) divenne presidente del Consiglio, a capo di un governo di centro. Era un momento estremamente delicato: la crisi dell’Europa stava divenendo drammatica e Poincaré era convinto che una delle cause principali fosse la politica militarista della Germania e che occorreva “prepararsi”. Rafforzò l’esercito, la marina, cercò di rinsaldare (anche con aiuti finanziari) i legami con gli Alleati dell’Intesa (primo viaggio in Russia, 1912). Nel gennaio 1913 fu eletto alla presidenza della Repubblica. Era di nuovo in Russia con Viviani (16-23 luglio 1914) quando l’Austria lanciò il fatale ultimatum alla Serbia che doveva dare l’avvio alla I guerra mondiale. Rientrato in Francia, Poincaré si dedicò interamente alla lotta contro la Germania. E, nonostante antichi dissapori, non esitò a chiamare al governo (1917) Clemenceau come il solo uomo capace di vincere la guerra, appoggiandone le direttive e le scelte. Protestò tuttavia all’atto dell’armistizio che gli sembrò prematuro: avrebbe voluto che le armate francesi occupassero, prima, la Renania. Scaduto il mandato, fu a capo della Commissione per le riparazioni di guerra (1920) ma se ne allontanò reputandola troppo condiscendente verso i Tedeschi per i quali reclamava una linea intransigente. Fece cadere Briand, troppo “morbido”, e riprese il governo (1922) tenendosi anche il portafoglio degli Esteri. Sempre diffidente nei confronti dei Tedeschi, non esitò a occupare la Ruhr (gennaio 1923) tentando anche di dare spazio alle locali tendenze separatiste. Erano anni difficili e in Francia apparivano i sintomi di una grave crisi finanziaria: la sua politica risoluta e dura non trovò l’appoggio degli Alleati e sotto la duplice spinta delle pressioni diplomatiche e della congiuntura economica Poincaré fu costretto ad accettare il piano Dawes per il risanamento delle finanze tedesche e a far votare nuove imposte proprio alla vigilia delle elezioni. Il cartello delle sinistre vinse largamente e Poincaré diede le dimissioni (giugno 1924). Ma il precipitare della crisi determinò nell’opinione pubblica e nel Parlamento un largo schieramento a suo favore e Poincaré (luglio 1926) ritornò al governo a capo di un gabinetto di Unione nazionale. Ottenuti i pieni poteri, avviò una serie di provvedimenti che in breve riportarono la situazione alla normalità (1928). Il ritiro dei radicali dalla maggioranza lo portò a formare un nuovo governo appoggiato dai conservatori (novembre 1928): poco dopo una grave infermità (luglio 1929) lo costrinse a dimettersi. Si ritirò a vita privata dedicandosi alle proprie memorie: Au service de la France (10 vol., 1926 e seguenti).”,”FRAV-078″
“POINCARÉ Jules Henri”,”Il valore della scienza.”,”POINCARÉ Jules Henri (1854-1912) matematico e fisico matematico, insegnò alla Sorbona dal 1885 alla morte, occupando le cattedre di meccanica fisica e sperimentale, fisica meccanica e meccanica celeste, partecipando attivamente al dibattito filosofico ed epistemologico sull’interpretazione delle nuove teorie scientifiche e sui fondamenti delle scienze, e dando profondo impulso alle ricerche nel campo della topologia con i suoi fondamentali studi sulle “”varietà”” e sugli spazi a ‘n’ dimensioni, insieme a Klein, Moebius e Riemann. Spazio visivo e spazio motorio. “”Ma lo spazio visivo è solo una parte dello spazio e nella nozione stessa di spazio c’è qualcosa di artificiale, come ho spiegato all’inizio. Lo spazio autentico è lo spazio motorio e noi lo esamineremo nel capitolo seguente.”” (pag 79)”,”SCIx-378″
“POIRIER Lucien”,”Les voix de la stratégie. Généalogie de la stratégie militaire. Guibert, Jomini.”,”Citazione di Eraclito, in apertura. “”On ne peut pas descendre deux fois dans le même flueve, ni toucher deux fois une substance périssable dans le même état, car, par la promptitude et la rapidité de sa transformation, elle se disperse et se réunit à nouveau, ou plutôt, ni à nouveau, ni après, c’est en même temps qu’elle se rassemble et qu’elle se retire, qu’elle survient et s’en va.”” (Heraclite, Fragment, 91) Specialista internazionale, il generale Lucien POIRIER è direttore di studi presso la Fondation pour les Etudes de Defense nationale. Ha contribuito su diverse riviste a dibattiti sulla polemologia, la strategia, la politica di difesa francese. E’ autore di alcune opere (v. 4° copertina). “”Questi fatti d’ invarianza permettono dunque di definire ogni sistema militare come una ‘struttura funzionale’. Tuttavia, la genealogia dice anche che questa struttura è evoluta secondo una doppia legge di sviluppo specifico: una prima legge di differenziazione funzionale crescente, (…). Correlata alla precedente, la seconda legge, detta di coordinamento o d’ integrazione funzionale, procede da questa osservazione: più le parti di un sistema sono differenziate e specializzate – prima legge – e più il loro coordinamento diventa necessario per assicurare la loro sinergia.”” (pag 96-97) Guibert. “”La ‘Défense’ (dI Guibert, ndr) toglie dunque un primo equivoco: la forza armata ha per obiettivo primo quello di mantenere la pace. Non che ritorni sull’ ineluttabilità delle guerre ammessa nell’ ‘Essai’; ma pone, senza ambiguità questa volta, che occorre diminuire la probabilità e moderare gli eccessi naturali. La pace tende troppo a diventare “”essa stessa un prolungamento dello stato di guerra””. Valorizzando la pace, si rende possibile grazie a un equilibrio delle potenze militari evitando che i perturbatori rischino avventure troppo onerose (…)””. (pag 295) “”Ecco dunque formulato chiaramente, per la prima volta nella storia e partendo dal concetto di stabilità politica, la nozione di strategia militare d’ interdizione che prende la forma di dissuasione ed anche di dissuasione multilaterale””. (pag 295-296)”,”QMIx-170″
“POKROVSKI M.N.”,”Pages d’ histoire. La méthode du matérialisme historique appliquée à quelques problèmes historiques concrets.”,”POKROVSKI M.N. Presidente dell’ Accademia comunista dell’ Unione Sovietica “”La necessità di raggruppare sul terreno scientifico il numero già assai grande dei compagni comunisti che insegnano la storia nelle nostre scuole superiori, mano a mano che i quadri sempre più larghi degli storici borghesi si avvicinano a noi e accettando il marxismo, è sentita da lungo tempo. Durante gli anni di studio, questa necessità è soddistatta dai seminari storici dell’ Istituto dei professori rossi, ma, una volta terminati gli studi, il legame scientifico si rompe, i collaboratori di ieri si trasformano in ricercatori isolati, ovvero subendo una degradazione evidente. Quanto agli storici borghesi simpatizzanti essi sono interamente privati di ogni possibilità di fare qualsiasi lavoro collettivo””. (pag 13, 1925) “”Lenin scrive di questi profeti: “”Si chiamano sempre marxisti, ma comprendono il marxismo come incurabili pedanti quali sono. Essi non hanno compreso niente del marxismo né della sua dialettica rivoluzionaria””. Termina il suo articolo con queste parole: “”Non c’è che dire, un manuale scritto da Kautsky era a suo tempo una cosa molto utile. Ma, il momento è venuto di rinunciare all’ idea che questo manuale abbia potuto prevedere tutte le forme di evoluzione della storia mondiale futura. Quelli che pensassero così dovrebbero semplicemente essere considerati come degli imbecilli””. (pag 25)”,”RUSx-107″
“POKROVSKI M.”,”La revolution rusa. Historia de sus causas economicas.”,”””Ho ricordato già più di una volta che, a partire dal gennaio 1905, gli scioperi non cessarono per un istante in tutto il paese. Per dare un’ idea concreta delle proporzioni del movimento di scioperi nell’ anno menzionato, riproduciamo alcune cifre. Qui, in primo luogo, in migliaia il numero di scioperanti in Russia nel 1905, e il numero massimo, sempre in migliaia, degli operai che sono scesi in sciopero negli altri paesi durante i quandi anni compresi tra il 1894 e il 1908: Russia (1905) 2863 Stati Uniti 660 Germania 527 Francia 438 In nessuno di questi paesi e in nessun anno il numero di scioperanti è giunto alla quarta parte degli operai russi in sciopero. E dato che numericamente il proletariato del nostro paese era inferiore, naturalmente, a quello nordamericano, al tedesco e anche al francese, si può trarre da questa comparazione che durante l’ anno menzionato ciascun operaio russo è sceso in sciopero più di una volta. E, in effetti, se facciamo 100 il numero totale di operai russi nel 1905, il numero di scioperanti sarà 164.”” (pag 186)”,”RIRx-134″
“POKROVSKI M.N. (POKROWSKI) a cura; edizione tedesca a cura di Otto HOETZSCH”,”Die Internationalen Beziehungen im Zeitalter des Imperialismus. Dokumente aus den Archiven der Zarischen und der Provisorischen Regierung. Reihe I. Das Jahr 1914 bis zum Kriegsausbruch. 1 Band: 14. Januar bis 15 März 1914.”,”Kommission beim Zentralexekutivkomitee der Sowjetregierung unter dem Vorsitz von M.N. Pokrowski Einzig berechtigte deutsche Ausgabe Namens der Deutschen Gesellschaft zum Studium Osteuropas herausgegeben von Otto Hoetzsch.”,”RAIx-312″
“POKROVSKI M.N. (POKROWSKI) a cura; edizione tedesca a cura di Otto HOETZSCH”,”Die Internationalen Beziehungen im Zeitalter des Imperialismus. Dokumente aus den Archiven der Zarischen und der Provisorischen Regierung. Reihe I. Das Jahr 1914 bis zum Kriegsausbruch. 2 Band: 14. März bis 15. Mai 1914.”,”Kommission beim Zentralexekutivkomitee der Sowjetregierung unter dem Vorsitz von M.N. Pokrowski Einzig berechtigte deutsche Ausgabe Namens der Deutschen Gesellschaft zum Studium Osteuropas herausgegeben von Otto Hoetzsch.”,”RAIx-313″
“POKROVSKI M.N. (POKROWSKI) a cura; edizione tedesca a cura di Otto HOETZSCH”,”Die Internationalen Beziehungen im Zeitalter des Imperialismus. Dokumente aus den Archiven der Zarischen und der Provisorischen Regierung. Reihe I. Das Jahr 1914 bis zum Kriegsausbruch. 3 Band: 15. Mai bis 27 Juni 1914.”,”Kommission beim Zentralexekutivkomitee der Sowjetregierung unter dem Vorsitz von M.N. Pokrowski Einzig berechtigte deutsche Ausgabe Namens der Deutschen Gesellschaft zum Studium Osteuropas herausgegeben von Otto Hoetzsch.”,”RAIx-314″
“POKROVSKIJ Michail N.”,”Storia della Russia.”,”‘La ‘Storia della Russai’ di Michail Nikolaevic POKROVSKIJ (1868-1932) rappresenta la prima espressione di autocoscienza storica della rivoluzione di ottobre rispetto alla storia del paese nel quale aveva condotto alla vittoria la classe operaia. Salutata al suo primo apparire (1920) da LENIN come un soccesso e da lui ritenuta degna di essere tradotta in numerose lingue europee, l’ opera di P. ebbe negli anni 1920 grande importanza nella formazione dei nuovi quadri della società….'”,”RUSx-044″
“POKROVSKIJ Michail N.”,”Storia della Russia.”,”‘Tesi generale di Pokrovskij (che riprende positivamente Plechanov del 1885 contro i populisti (‘Le nostre divergenze’): – Che lo sviluppo capitalistico russo è uguale a quello occidentale, solo è più arretrato, questione di grado, di quantità, non di qualità. – Ma, da cosa dipende questa maggiore arretratezza? Chiedo io? Solo da combinazioni, circostanze storiche’ (pag 1, nota manoscritta) Penultimo capitolo: ‘La rivoluzione del 1905 nelle regioni periferiche’ (pag 492-513) “”È molto difficile, e in un compendio persino impossibile, isolare l’Ucraina dal resto del movimento. L’insurrezione ucraina di quei giorni si intrecciò quasi inscidibilmente con il movimento russo generale. Il primo congresso del Partito operaio socialdemocratico di Russia venne convocato per iniziativa dell’Ucraina kieviana di lotta per l’emancipazione della classe operaia. Le prime ‘manifestazioni’, le prime azioni del movimento rivoluzionario, ebbero luogo a Charkov nel 1901. Le prime grandi ‘agitazioni contadine’ si svolsero nei governatorati di Poltava e di Charkov nella primavera del 1902. Teatro del primo ‘sciopero generale’, nell’estate del 1903, fu il sud della Russia, cioè di nuovo l’Ucraina. La prima grande ‘insurrezione nelle forze armate’, la vicenda della ‘Potëmkin’, fu legata a Odessa, ecc., ecc.. Ma di tutti questi fatti bisogna parlare come di momenti della rivoluzione del 1905, come momenti della rivoluzione russa generale. Se a ciò si aggiunge che le parole d’ordine nazionali non ebbero alcuna funzione nel movimento ucraino del 1905 (in quanto si rivendicò soltanto l’introduzione della lingua ucraina nella scuola e nei tribunali, cioè l’autonomia «culturale nazionale», perché la rivendicazione dell’indipendenza politica emerse soltanto nel 1917), il lettore converrà che è difficile dedicare in un compendio una sezione a sé stante al movimento ucraino del 1905. Sarebbe forse più opportuno presentare la storia della prima rivoluzione russa dal punto di vista di un ucraino, ma questo lavoro può spettare soltanto a uno storico ucraino. Del tutto diversa è la situazione relativa alla Polonia e alla Finlandia”” (pag 494 ) “”Il movimento rivoluzionario finlandese ebbe in comune con quello polacco la netta prevalenza delle parole d’ordine ‘nazionali’, e la piccola borghesia finlandese (1) (più numerosa e più forte di quella polacca) lottò anzitutto contro l’autocrazia per conquistare l”indipendenza nazionale’. Per i finlandesi era più facile che per i polacchi questa lotta, in quanto essi conservavano alcune ‘vestigia’ di quella indipendenza”” (pag 498) [(1) Bisogna usare questo termine, perché i finnici non vivono nella sola Finlandia e perché la Finlandia, oltre che dai finnici, è abitata dagli svedesi nelle zone meridionali e occidentali e dai lapponi nella zona settentrionale (n.d.a.)]”,”RUSx-005-FC”
“POKROWSKI M.N. (POKROVSKI)”,”Die Aufgaben der Gesellschaft Marxistischer Historiker. Rede, Gehalten in der Eröffnungssitzung der Gesellschaft am 1. Juni 1925′ (in) Historische Aufsätze. Ein sammelband.”,”2° copia Contiene: ‘Die Aufgaben der Gesellschaft Marxistischer Historiker. Rede, Gehalten in der Eröffnungssitzung der Gesellschaft am 1. Juni 1925’ (‘I compiti dello storico sociale marxista. Discorso alla sessione di apertura della società il 1 ° Giugno 1925 ‘ “”Nichtsdestoweniger ergoß sich der historische Materialismus in einem machtvollen Strom, sprengte nich nur den Rahmen der revolutionären Arbeiterzirkel, sondern ging selbst über den des Proletariats überhaupt weit hinaus. Meine Zuhörer werden sich nur schwerlich vorstellen können, daß die Front des “”ökonomischen Materialismus”” (es gab damals einen solchen Terminus – ich werde darauf noch zurückkommen) von Plechanow und Lenin auf dem linken Flügel bis zu Maxim Kowaleski und Miljukow (!) auf der äußersten Rechten reichte. Manche alten Leute, die sich an diese Zeit noch erinnern können, halten heute noch Maxim Kowalewski für einen der Begründer des historischen Materialismus in Rußland. Was Wunder also, wenn auch in jenen Tagen in den Spalten der großen Journale, sogar in den Schriften des deutschen Privatdozenten Weisengrün, historischer Materialismus “”entdeckt”” wurde, und das zu einer Zeit, wo es bereits – zum Teil sogar in russischer Uebersetzung – den ganzen Marx, den ganzen Engels, die besten Arbeiten des jungen Kautsky sowie die Schriften Mehrings gab, und in russischer Sprache, zudem noch in einem sehr guten Russisch, Plechanow existierte, die früheren Arbeiten von Tschernyschewski und Tkatschow schon gar nicht mitgerechnet. Nichts wirkt neuer als etwas, was man gründlich vergessen hat.”” (pag 14) [‘Die Aufgaben der Gesellschaft Marxistischer Historiker. Rede, Gehalten in der Eröffnungssitzung der Gesellschaft am 1. Juni 1925] [in M.N. Pokrowski, Historische Aufsätze. Ein sammelband, 1928]”,”MRSx-049″
“POLANSKY David”,”L’ impero che non c’è. Geopolitica degli Stati Uniti d’ America.”,”David POLANSKY è nato nel 1981 a Baltimora e collabora con la rivista italiana di geopolitica Limes. “”E, infine, ci fu la guerra coreana. Commentando l’ attacco nord-coreano alla Corea del Sud, il presidente Truman affermò: “”Questa è la Grecia dell’ Estremo Oriente””. Sarebbe davvero difficile pensare a una dichiarazione meno geopolitica di questa, che mette a confronto nazioni con una storia e una cultura diverse e chiamate a far fronte a minacce differenti. Più semplicemente, il presidente americano intendeva dire che l’ appoggio ai governi di Grecia e Turchia, in accordo alla dottrina Truman, valeva anche per la Corea del Sud, un paese che in precedenza non aveva mai attirato gli interessi o l’ attenzione dell’ America. A essere in gioco, tuttavia, non era l’ importanza particolare della Corea del Sud, ma il contenimento dell’ aggressione per motivi di principio””. (pag 126)”,”USAP-073″
“POLANSKY David”,”L’Impero che non c’è. Geopolitica degli Stati Uniti d’America.”,”David Polansky è nato nel 1981 a Baltimora e collabora con la rivista italiana di geopolitica Limes.”,”USAP-008-FL”
“POLANYI Karl”,”La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca.”,”L’A (1886-1964) studiò diritto e filosofia a Budapest dove fu tra i fondatori del circolo Galilei centro di incontro degli intellettuali progressisti. Tra il 1924 e il 1933 fu redattore di ‘Der Osterreichische Volkswirt’ a Vienna. Poi emigrò in UK. Nel 1947 tornò negli USA dove fu visiting professor di economia alla Columbia University.”,”STOS-032″
“POLANYI Karl a cura, collaborazione di Conrad M. ARENSBERG e Harry W. PEARSON; saggi di Harry W. PEARSON Karl POLANYI A.L. OPPENHEIM Robert B. REVERE Conrad M. ARENSBERG Anne M. CHAPMAN Rosemary ARNOLD Francisco BENET Walter C. NEALE Terence K. HOPKINS Daniel B. FUSFELD”,”Traffici e mercati negli antichi imperi. Le economie nella storia e nella teoria.”,”Karl POLANYI (1886-1964) studiò diritto e filosofia a Budapest, dove fu tra i fondatori del Circolo Galilei, centro d’ incontro tra studenti e intellettuali progressisti. Redattore a Vienna di ‘Der Osterreichische Volkswirt”” tra il 1924 e il 1933, emigrò in Inghilterra dove tenne conferenze. Fu borsista al Bennington College a Boston tra il 1940 e il 1943, e qui scrisse ‘La grande trasformazione’. Nel 1947 tornò negli Stati Uniti come Visiting Professor di economia alla Columbia University, incarico che tenne fino al 1953. Saggi di Harry W. PEARSON Karl POLANYI A.L. OPPENHEIM Robert B. REVERE Conrad M. ARENSBERG Anne M. CHAPMAN Rosemary ARNOLD Francisco BENET Walter C. NEALE Terence K. HOPKINS Daniel B. FUSFELD “”Le attività dei mercanti sono molteplici: procurarsi il rame, raccoglierlo e trasportarlo; raffinarlo, immagazzinarlo e pagarlo. Toccava al mercante stimolare l’ industria estrattiva degli indigeni facendo degli anticipi e, forse, degli investimenti a lungo termine, fino a diversi anni di durata, e assicurare la consegna e il deposito del rame presso gli uffici della gilda a Kanish”” (pag 27)”,”STOS-086″
“POLANYI Karl, a cura di Alfredo SALSANO”,”La libertà in una società complessa.”,”POLANYI Karl (1886-1964) nacque a Vienna e studiò diritto e filosofia a Budapest. Nel 1919 emigrò a Vienna, poi, nel 1933 in Gran Bretagna. Borsista negli USA dal 1940 al 1943, vi tornò nel 1947 come Visiting Professor di economia alla Columbia University incarico che ricopriì fino al 1953. Ha scritto varie opere tra cui ‘La grande trasformazione’. “”Si può dire che due teorie della comunità siano d’accordo col vitalismo. La prima è basata sul principio di “”inimicizia”” di Karl Schmitt: secondo lui la politica è una categoria basata sul fenomeno dell’ inimicizia. Poiché lo Stato è la principale istituzione di tipo politico, suo prerequisito è la riconosciuta necessità della distruzione del nemico. Lo Stato è pertanto sinonimo di uno strumento di lotta armata. Esiste solo in quanto questo è il suo compito ipotetico. Uno Stato mondiale è una contraddizione in termini, poiché un simile Stato non potrebbe essere in guerra per mancanza di un nemico. Alternative etiche o economiche alla guerra sono concettualmente escluse dalla politica. La teoria della politica di Schmitt conviene perfettamente al tribalismo insito nell’ approccio sociale del vitalista. E’ un tipico prodotto di quella ‘morale close’ che, come ha mostrato Bergson, è l’ espressione della istintiva morale tribale della paura. L’ opposto è la ‘morale ouverte’ del cristianesimo.”” (pag 106) crisi economica mondiale (pag 74)”,”TEOP-218″
“POLANYI Michael”,”The Magic of Marxism and The Next Stage of History.”,”””L’ universo artificiale rivestito in un gergo ufficiale è sempre stato supplementato dai sentimenti umani naturali espressi nel linguaggio normale, e periodicamente grandi quantità di questo venivano reintrodotte. Questo accadde negli anni 1930 quando il Cremlino decise di restaurare il sentimento nazionale e i suoi tradizionali eroi nella coscienza storica russa, abbandonando perciò la dottrina di M.N. Pokrovsky (1868-1932) precedentemente indiscussa che aveva piegato la storiografia in una analisi sociologica astratta su linee marxiste. Un’ altra occasione, quando, nel 1950, Stalin ripudiò l’ assurda dottrina di N.Y. Marr (1864-1934) secondo cui tutti i linguaggi erano linguaggi di classe, il dittatore diede un vivido quadro di come questa ortodossia aveva in precedenza calpestato la linguistica sovietica (…)””. (pag 18)”,”TEOC-392″
“POLANYI Karl, a cura di Alfredo SALSANO”,”La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca.”,”L’A (1886-1964) studiò diritto e filosofia a Budapest dove fu tra i fondatori del circolo Galilei centro di incontro degli intellettuali progressisti. Tra il 1924 e il 1933 fu redattore di ‘Der Osterreichische Volkswirt’ a Vienna. Poi emigrò in UK. Nel 1947 tornò negli USA dove fu visiting professor di economia alla Columbia University.”,”TEOS-030-FRR”
“POLANYI Michael”,”La conoscenza inespressa.”,”””Il perfezionismo accetta ciecamente come giustificazione scientifica di questa convinzione il marxismo, che infatti incorpora le illimitate aspirazioni morali dell’uomo moderno entro una teoria che pone gli ideali dell’uomo al riparo del dubbio scettico negando l’eistenza delle motivazioni morali nella vita pubblica. La forza del marxismo consiste nel ricomporre il conflitto fra le due forze contradditorie dello spirito moderno nell’unità di una particolare dottrina politica. È venuta così a originarsi un’idea che abbraccia il mondo nella sua totalità e in cui il dubbio morale è esasperato dalla violenza morale a sua volta armata dal nichilismo scientifico. Il circolo si è chiuso perfettamente nella primavera del 1935 quando Bucharin espresse placidamente l’opinione che in futuro sotto il socialismo la verità scientifica non sarebbe stata più perseguita per se stessa. Incorporato in un po tere politico coronato da sanzione scientifica, il perfezionismo morale non aveva lasciato alcun posto per la verità. Lo stesso Bucharin ebbe modo di confermare ciò tre anni dopo allorché, affrontando la morte, recò falsa testimonianza contro se stesso. Dire la verità, infatti, sarebbe stato come condannare la rivoluzione, il che era inconcepibile”” (pag 75-76)”,”SCIx-344-FRR”
“POLANYI Karl”,”La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca.”,”Karl Polanyi(1886-1964) studiò diritto e filosofia a Budapest dove fu tra i fondatori del circolo Galilei centro di incontro degli intellettuali progressisti. Tra il 1924 e il 1933 fu redattore di ‘Der Osterreichische Volkswirt’ a Vienna. Poi emigrò in UK. Nel 1947 tornò negli USA dove fu visiting professor di economia alla Columbia University. ‘Il sistema Speenhamland, noto anche come Berkshire Bread Act, fu un metodo di assistenza sociale introdotto in Inghilterra alla fine del XVIII secolo per alleviare la povertà rurale. Questo sistema prende il nome da un incontro tenutosi il 6 maggio 1795 al Pelican Inn di Speenhamland, nel Berkshire, dove i magistrati locali idearono un sistema di sussidi salariali per mitigare gli effetti dell’alto prezzo dei cereali 1. Il sistema prevedeva che le famiglie ricevessero un’integrazione salariale per raggiungere un livello di reddito stabilito in base al numero di figli e al prezzo del pane. Ad esempio, se il prezzo del pane era di 14 penny a pagnotta, i salari di una famiglia con due figli venivano integrati fino a 102 pence1. Questo sistema fu particolarmente popolare nel sud dell’Inghilterra durante le guerre napoleoniche. Tuttavia, il sistema Speenhamland fu criticato per aver creato una dipendenza dai sussidi e per aver ostacolato lo sviluppo di un mercato del lavoro competitivo. Fu abolito nel 1834 con il Poor Law Amendment Act, che introdusse un approccio più restrittivo all’assistenza ai poveri 1. (f. copil.) La natura del fascismo negli anni del primo dopoguerra. Poi si presenterà come soluzione alternativa al problema di una società industriale “”Soltanto per caso, come vediamo, il fascismo europeo si legava negli anni venti alle tendenze nazionali e controrivoluzionarie. Si trattava di un caso di simbiosi tra movimenti di origine indipendente che si rafforzavano l’un l’altro e creavano l’impressione di una sostanziale somiglianza, mentre erano di fatto privi di rapporto. La parte svolta dal fascismo fu determinata in realtà da un fattore: la situazione del sistema di mercato. Durante il periodo 1917-23 i governi ricercarono talvolta l’aiuto fascista per ristabilire la legge e l’ordine: questo bastava per mettere in moto il sistema di mercato. Il fascismo ancora non si sviluppava. Nel periodo 1924-29, quando la restaurazione del sistema di mercato apparve assicurata, il fascismo svanì completamente come forza politica. Dopo il 1930 l’economia di mercato era in una crisi generale. In pochi anni il fascismo diventò una forza mondiale. Il primo periodo 1917-23 produsse poco più del nome del fascismo. In diversi paesi europei come Finlandia, Lituania, Estonia, Lettonia, Polonia, Romania, Bulgaria, Grecia ed Ungheria avevano avuto luogo delle rivoluzioni agrarie o socialiste, mentre in altri, tra i quali l’Italia, la Germania e l’Austria, la classe operaia industriale aveva acquistato influenza politica. Le controrivoluzioni finivano col ristabilire l’equilibrio del potere interno. Nella maggior parte dei paesi, i contadini si rivoltarono contro i lavoratori urbani; in alcuni paesi ufficiali e proprietari terrieri guidavano i contadini in movimenti fascisti, in altri come l’Italia i disoccupati e la piccola borghesia costituirono la truppa fascista. Da nessuna parte fu sollevata altra questione che quella della legge e dell’ordine e nessun problema di riforme radicali venne presentato. In altre parole non apparve alcun segno di rivoluzione fascista. Questi movimenti erano fascisti soltanto nella forma, cioè soltanto nella misura in cui delle bande di civili, cosiddetti elementi irresponsabili, facevano uso della forrza e della violenza con la connivenza delle persone al potere. La filosofia antidemocratica del fascismo era già nata ma non era ancora un fattore politico. Trotsky presentò una voluminosa relazione sulla situazione in Italia alla vigilia del secondo congresso del Komintern nel 1920 ma non accennò neanche al fascismo per quanto i fasci esistessero già da qualche tempo. Furono necessari altri dieci anni o più prima che il fascismo italiano da tempo installato al governo del paese sviluppasse qualcosa del tipo di un sistema sociale particolare. (…) Fu nel terzo periodo, dopo il 1929, che il vero significato del fascismo divenne evidente. Il punto morto del sistema di mercato era chiaro. Fino ad allora il fascismo era stato poco più che una caratteristica del governo autoritario in Italia, il quale sarebbe stato altrimenti soltanto di poco diverso da quelli di tipo più tradizionale. Ora esso si presentava come soluzione alternativa al problema di una società industriale. La Germania prese una posizione di guida in una rivoluzione di portata europea e lo schieramento fascista fornì alla sua lotta per il potere una dinamica che presto abbracciò cinque continenti. La storia era nel meccanismo del mutamento sociale”” (pag 303-304-305) [Karl Polanyi, ‘La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca’, Einaudi, Torino, 1974]”,”STOx-002-FMDP”
“POLEGGI Ennio BOSSAGLIA Rossana”,”L’immagine Ansaldo: architettura, grafica e pubblicità.”,”POLEGGI Ennio “”””Se nel 1877 parte, con tutte le cautele del caso, l’urbanizzazione dei sei comuni del Bisagno, annessi alla città tre anni prima, a Ponente e in Polcevera i principali comuni di Sampierdarena, Cornigliano, Sestri e Rivarolo dovranno attendere quasi un ventennio prima di potersi dotare – in una situazione che appare subito drammatica – di quei discutibili strumenti di governo che sono i Piani Regolatori”” (pag 19)”,”LIGU-088″
“POLEGGI Ennio e Fiorella, a cura”,”Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818.”,”Brevi notizie sul ghetto degli ebrei a pagina 236″,”LIGU-113″
“POLESE REMAGGI Luca”,”””Il Ponte”” di Calamandrei, 1945-1956.”,”‘Il Ponte’ rivista mensile diretta da Piero Calamandrei. “”Avremo modo di sottolineare che l’ importanza dell’ asse Firenze-Torino nella vita materiale e spirituale della rivista non deve essere esagerata, dal momento che le fonti di sostentamento e di ispirazione furono anche altre”” (pag 238)”,”ITAP-037″
“POLESE REMAGGI Luca”,”Ferruccio Parri. Il pensiero dei padri costituenti.”,”POLESE REMAGGI Luca “”Il disprezzo di Parri per le masse operaie e socialiste non costituisce soltanto l’eco di frequentazioni orianesche, dirette o indirette che fossero. Sia pure con sfumature ed obiettivi politici diversi, tutta la cultura contraria a Giolitti aveva denunciato il “”protezionismo”” operaio, facendo di questa denuncia uno dei momenti più qualificanti della propria battaglia. L’immagine dei “”bandieroni-protesta”” dei socialisti .- seguiti “”dall’ignoranza, dall’avidità, dalla ‘fourberie’ di quella nostra plebe che col suo enorme peso bruto imporrà la politica della sua pancia”” – fa peraltro pensare che Parri avesse assorbito soltanto i tratti esteriori della lezione salveminiana”” (pag 32) “”Il ritorno dal confino alla fine del 1932 aprì una stagione nuova nella vita di Parri e della sua famiglia. Finalmente, si profilò all’orizzonte un periodo di stabilità economica, soprattutto quando alla fine del 1934 Parri fu impiegato stabilmente nell’Ufficio studi della Edison.”” (pag 127) “”Pisacane fu l’eroe che campeggiò al centro delle riflessioni storiche di Parri nel corso degli anni Trenta. Lo sbarco nella Sapri fascista, che Parri aveva tentato insieme a Rosselli e a Bauer era fallito non già perché l’azione fosse prematura, come già era stato per Pisacane di fronte ai contadini analfabeti, ma per il motivo esattamente opposto: la rivoluzione antifascista arrivava troppo tardi nella misura in cui continuava a riposare su premesse inadeguate in un ambito storico radicalmente trasformato. Infatti, con buona pace dei democratici del Risorgimento, le masse novecentesche si erano ribellate alle strutture di tutela e di dominio tradizionali in una direzione ben diversa da quella auspicata, aprendo la strada ai regimi totalitari di massa”” (pag 129)”,”ITAP-191″
“POLESE-REMAGGI Luca”,”Il nemico tra di noi. La sinistra internazionale di fronte alle repressioni sovietiche (1918-1957).”,” Lavoro forzato sovietico secondo Dallin (pag 295) L’errore di Aron (pag 252) Da catalogo: Molto tempo prima che giungesse in Occidente la grande letteratura concentrazionaria sovietica, donne e uomini di sinistra (esuli russi compresi) iniziarono a raccogliere testimonianze e documenti su arresti, deportazioni e lavoro forzato realizzati dallo stato sovietico. Tra le due guerre, a Praga e a Berlino, a Parigi e a Londra fino a Città del Messico e a New York, una rete transnazionale lavorò a un immaginario primo ‘libro nero’ del comunismo sovietico. I protagonisti di questo grande impegno morale e intellettuale vissero vicende alterne: spesso si trovarono ad essere una forza minoritaria, perché le ragioni commerciali, politiche e ideologiche si dimostrarono in Occidente più forti della difesa dei diritti umani. In altri casi essi riuscirono invece a collegarsi alle strategie geopolitiche dei governi statunitense e britannico e al processo di formazione di norme giuridiche a livello internazionale. L’aver insistito per decenni che un mondo migliore si costruisce espandendo i diritti degli individui, e non proteggendo la sicurezza dello stato rivoluzionario, ha forse salvato le ragioni della sinistra come forza globale nel XXI secolo. Luca Polese Remaggi insegna Storia contemporanea all’Università di Salerno. Ha studiato la storia dell’antifascismo italiano e della sinistra internazionale di fronte ai regimi di tipo sovietico. Tra i suoi libri: ‘Il “”Ponte”” di Calamandrei, 1945-1956’ (Olschki, 2001), ‘La nazione perduta. Ferruccio Parri nel Novecento italiano (Mulino, 2004), ‘La democrazia divisa. Cultura e politica della sinistra democratica dal dopoguerra alle origini del centro-sinistra’ (Unicopli, 2011). Indice. Abbreviazioni Fonti archivistiche Introduzione 1. Di fronte a uno stato di tipo nuovo (1918-1928) 1. Introduzione 2. Eredità del passato. Dalle prigioni zariste alle speranze del 1917 3. «Terrore rosso» e guerra civile: documentare la nascita di uno stato militare 4. Testimonianze sulle prigioni e sui primi campi 5. «Lettere dalle prigioni russe». La solidarietà internazionale al tempo della NEP 6. Intuizioni di fine decennio. Il carattere regressivo del bolscevismo al potere 2. Una «conquista in stile assiro» (1929-1938) 1. Introduzione 2. Il «grande balzo in avanti» di Stalin trova i suoi critici a sinistra 3. Moralità, potere e diritto. La prima grande mobilitazione internazionale contro il lavoro forzato sovietico 4. Gli imbarazzi antifascisti e la carestia come ultimo grande racconto prima del silenzio internazionale 5. Regressione civile e sterminio. Formazione di un paradigma interpretativo alla metà degli anni Trenta 6. A fari spenti nella nebbia: l’URSS di Stalin dietro una cortina di ferro 3. La «scoperta» dei campi sovietici (1939-1949) 1. Introduzione 2. Guerra: totalitarismo e rivoluzione documentaria 3. Verso la guerra fredda: l’allineamento di moralità, potere e diritto 4. Il dibattito intorno ai campi sovietici. Il contributo degli intellettuali 5. La macchina della guerra fredda culturale a pieni giri. Inchiesta alle Nazioni Unite e processo Kravcenko 4. Il lavoro forzato sovietico in un mondo in trasformazione (1950-1957) 1. Introduzione 2. David Rousset e il contesto internazionale della sua iniziativa contro i campi sovietici 3. La conoscenza del nemico, la decostruzione del suo fascino 4. Progressismo su scala globale. Il primo Comitato ad hoc contro il lavoro forzato 5. La difficile strada verso la nuova convenzione contro il lavoro forzato (1957) Indice dei nomi”,”RUSS-272″
“POLI Emanuela”,”Forza Italia. Strutture, leadership e radicamento territoriale.”,”La POLI ha conseguito il dottorato di ricerca in European Politics presso il St. Antony’s College dell’ Università di Oxford.”,”ITAP-031″
“POLI Flavio”,”Non di solo pane. Il movimento cooperativo di consumo in Ticino dalle origini al 1920.”,”POLI Flavio”,”MEOx-099″
“POLI Marco, collaborazione di Giorgio GOLINELLI”,”Giuseppe Massarenti. Una vita per i più deboli.”,”POLI Marco (Bologna, 1946) laureato in lettere classiche è stato amministratore del Comune di Bologna e direttore generale di una Fondazione bancaria. Collabora al ‘Resto del Carlino’. Ha pubblicato nel 1980: ‘La ricostruzione del PSIUP a Bologna’ e nel 2006 assieme a Armando Antonelli: ‘Il Palazzo dei Bentivoglio’. Giuseppe Massarenti (1867-1950) è stato uno dei protagonisti del socialismo riformista che in Emilia Romagna e nella pianura padana si sono battuti per gli interessi immediati dei lavoratori della terra. Era convinto della necessità di un sindacato forte, una cooperazione diffusa e l’amministrazione socialista dei comuni. Fra il 1890 e il 1921 fece di Molinella un modello unico di “”Repubblica socialista””. Venne spedito al confino dal fascismo e perfino in manicomio. Nel 1922 aderì al PSU di Turati, Treves e Prampolini, il cui segretario era Giacomo Matteotti.”,”MITS-413″
“POLI Roberto”,”Ontologia formale.”,”Roberto Poli (1955) è ricercatore confermato presso la Facoltà di Sociologia di Trento. É segretario del Centro Studi per la Filosofia Mitteleuropea, coordinatore dei lavori delle International Summer Schools in Philosophy and Artificial Intelligence di Bolzano, editor della Nijhoff International Philosophy Series del gruppo Kluwer Academic Publishers, nonchè direttore di ‘Axiomathes’. Da alcuni anni studia il pensiero di Brentano e dei suoi principali allievi, dedicando particolare attenzion alla scuola anto-logica polacca. Tema primario delle attuali ricerche è l’ontologia formale, sia nella accezione inizialmente proposta da Husserl, sia nella contemporanea accezione analitica. Ha pubblicato: Osservazioni di logica deontica, Topics in Philosophy and Artificial Intelligence, Kazimiers Ajdukiewicz: lingua e linguaggi, The Polish Scientific Philosophy, ha tradotto Sul metodo in filosofia di Castaneda.”,”FILx-067-FL”
“POLIAKOV Leon”,”Il nazismo e lo sterminio degli ebrei.”,”Leon POLIAKOV, nato a Leningrado nel 1910, vive in Francia dal 1920. Laureato in giurisprudenza, è stato giornalista fino alla guerra, durante la quale ha combattuto nelle file della Resistenza. Dopo la liberazione si dedica al ‘Centro di documentazione ebraica contemporanea’ di cui è stato uno dei fondatori. Oltre a questo volume ha pubblicato ‘La condition des Juifs sous l’ occupation italienne’, ‘L’ etoile jaune’, ‘Du Christ aux Juifs de Cour’, ‘De Mahomet aux marranes’.”,”GERN-008″
“POLIAKOV Leon”,”I Banchieri ebrei e la Santa Sede dal XIII al XVII secolo.”,”Leon POLIAKOV è nato nel 1910. Ha vissuto in Francia dal 1920. Ha compiuto studi di diritto e si è dedicato al giornalismo e alla ricerca storica. Nel 1943 partecipa alla creazione del “”Centro di documentazione ebraica contemporanea””. Ha condotto una vasta ricerca sull’ antisemitismo. “”Ma sai bene come il popolo di Edom (per estensione i cristiani, ndr) ha amato da sempre il rosso (il colore dell’ oro è di un giallo tendende al rossastro, ndr); corre dietro l’ oro e l’ argento, e la sua voracità è insaziabile. Come chiudere le gole di orsi e leoni se non grazie a questi due splendori che sono d’ aiuto nella sventura? Questi due astri brillano giorno e notte, distogliendo le cattive azioni e sventando i complotti, per cui la mucca e l’ orso possono pascolare insieme e i loro piccoli dormire uno a fianco all’ altro. Già il re Salomone ha detto che “”l’ argento tutela ogni cosa”” (…). E adesso, osserva attentamente quella corte di Roma alla quale tutti i Cristiani sono sottomessi e il cui dominio si estende da un oceano all’altro e “”nel suo tempio, il Signore che cercate”” (il papa): tutti sono avidi di guadagni e sguinzagliano i loro collettori per estorcere al popolo: “”Il loro rubacchiare frutta più della nostra vendemmia””. In verità, così stabiliscono la loro autorità, impongono quanto decidono, conducono a buon fine i loro disegni, realizzano i loro progetti sventando quelli degli avversari, distruggono case e costruiscono fortezze! Come mettono su gli eserciti per i grandi massacrie vasti attacchi? Come depongono i re dai troni mettendo altri al loro posto? Come combinano le alleanze e imparentano dinastie? Come arrangiano matrimoni tra i principi? Come umiliano gli avversari e li riducono alla loro mercé…Tutto ciò non opera dei preti che vengono da ogni parte per estendere i decreti (del papa) e inchinarsi davanti a lui? (…) (Dalla lettera di Jacob Ben Elie, pag 253)”,”EBRx-020″
“POLIAKOV Leon SABILLE Jacques”,”Gli ebrei sotto l’ occupazione italiana.”,”””a) Gli italiani non solo non applicano alcuna restrizione agli Ebrei, ma al contrario, nella loro zona, essi proteggono gli Ebrei di tutte le nazionalità e proibiscono al governo francese di mettere in atto misure restrittive anche contro gli Ebrei di nazionalità francese. b) Il Maresciallo Petain si opporrà certamente in maniera categorica all’ internamento e alla deportazione di Ebrei di nazionalità francese. 4) L’ atteggiamento del Maresciallo Petain diviene chiaro quando si osserva che la polizia francese e personalmente lo stesso Capo della Polizia francese, Bousquet, fanno tutto il possibile per ostacolare la deportazione di Ebrei francesi. Ecco un esempio. Gli Ebrei di nazionalità francese che vengono arrestati perché non portano la stella gialla o per altre infrazioni alla legge dovrebbero essere deportati. Bousquet disse che essi possono essere deportati, ma che la polizia francese non si presterà a queste misure. Quando noi rispondemmo che ci avrebbero pensato i Tedeschi, la polizia francese replicò organizzando una retata durante la quale vennero arrestati 1300 Ebrei di nazionalità straniera. Questi furono consegnati alla polizia tedesca, con la richiesta di deportarli in sostituzione di Ebrei di nazionalità francese. E’ evidente che in questo caso entrambe le categorie di Ebrei saranno deportate.”” (pag 52-53) (Documento 10, 12 febbraio 1943, firmato Dr. Knochen, SS Standartenfueherer)”,”ITAF-207″
“POLIAKOV Leon”,”Il nazismo e lo sterminio degli ebrei.”,”Leon POLIAKOV, nato a Leningrado nel 1910, vive in Francia dal 1920. Laureato in giurisprudenza, è stato giornalista fino alla guerra, durante la quale ha combattuto nelle file della Resistenza. Dopo la liberazione si dedica al ‘Centro di documentazione ebraica contemporanea’ di cui è stato uno dei fondatori. Oltre a questo volume ha pubblicato ‘La condition des Juifs sous l’ occupation italienne’, ‘L’ etoile jaune’, ‘Du Christ aux Juifs de Cour’, ‘De Mahomet aux marranes’. “”Adolf Eichmann, capo supremo dell’ apparato delle deportazioni, estende la sua rete attraverso tutta l’ Europa. La Polonia, “”camera di smistamento dell’ Europa””, secondo la terminologia hitleriana, è il paese dove avvengono le esecuzioni, dove vengono perfezionate le camere a gas e costruiti i grandi crematori. A Belzec, il commissiario Christian Wirth, già da tempo specializzato nell’ eutanasia, ha messo in perfetta efficienza i suoi mezzi tecnici; ad Auschwitz, Rudolf Hoess, favorito di Hitler, perfeziona i metodi e supera in breve il suo maestro. L’ ossido di carbonio cede il posto al “”Cyclone B””, insetticida a base di acido prussico.”” (pag 158-159) “”Qualche settimana dopo, Hitler dà a Himmler l’ ordine di far accelerare il progrmama di sterminio con estrema energia e domanda un rapporto statistico sullo svolgimento progressivo dell’ azione; potrà così avere la soddisfazione di sapere che “”il numero degli Ebrei in Europa si è ridotto di circa la metà dal 1933, cioè durante i primi dieci anni del nazionalsocialismo.”” Da allora più nulla influirà sul ritmo progressivo del genocidio, tranne fattori puramente tecnici (…)””. (pag 159)”,”GERN-123″
“POLIAKOV Léon”,”De l’antisionisme à l’antisemitisme.”,”Antisemitismo di sinistra o antisemitismo di Stato? “”Gli ebrei sovietici, il cui numero era vicino ai cinque milioni nel 1940-1941, non erano più di due o tre milioni (le statistiche esatte mancano) all’indomani della guerra”” (pag 63) Le grandi purghe operate dallo stalinismo (del 1936-37, ndr). “”Ces purges eurent-elles un relent antisémite? C’est ce qu’affimait Trotsky, dès 1937″” (segue citazione di Trotsky di parte dell’ intervista al giornale ‘Der Weg’, Messico, 18 gennaio 1937) (pag 51)”,”EBRx-072″
“POLIAKOV Léon DELACAMPAGNE Christian GIRARD Patrick”,”Le racisme. Mythes et sciences.”,”Léon Poliakov è nato a Leningrado nel 1910. Emigrato in Francia compie qui la sua educazione. Tra il 1940 e il 1944 le sue origini ‘razziali’ lo costringono ad una esistenza difficile e ad assumere una falsa identità. Da qui il suo interesse al problema del razzismo. Dal 1973 è direttore di ricerca al CNRS e anima un gruppo di studio sul razzismo. Accuse a Marx e Proudhon di antisemitismo (sic) (pag 83) Rivoluzione russa diretta da leaders bolscevichi (ma anche menscevichi) di origini ebraiche. La rivoluzione russa viene vista in occidente come un complotto giudeo-boscevico-tedesco, anche per il caso del ‘vagone piombato’ con cui Lenin attraversa la Germania col consenso dei tedeschi (pag 88)”,”TEOS-321″
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. I. Da Cristo agli Ebrei di corte.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante. “”L’ebraismo non si è conservato malgrado la storia, bensì per mezzo della storia.”” K. Marx E in verità, se dovessi scegliere, piuttosto ebreo che «Herr von»! F. Engels I nemici dei lavoratori non sono gli ebrei. I nemici dei lavoratori sono i capitalisti di tutti i paesi. V.I. Lenin”,”EBRx-004-FV”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. II. Da Maometto ai Marrani.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-005-FV”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. III. Da Voltaire a Wagner.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-006-FV”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. IV. L’Europa suicida, 1870-1993.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-007-FV”
“POLIAKOV Léon, Saggi di Klaus VON MÜNCHHAUSEN Rudolf PFISTERER Philo BREGSTEIN Christian DELACAMPAGNE Evelyne KENIG Paul ZAWADZKI Laurent MARAWIEC e Robert GREENBERG Lucienne SAADA Rivka YADLIN Adriana GOLDSTAUB”,”Storia dell’antisemitismo, 1945-1993.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-008-FV”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. I. Da Cristo agli Ebrei di corte.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante. “”L’ebraismo non si è conservato malgrado la storia, bensì per mezzo della storia.”” K. Marx E in verità, se dovessi scegliere, piuttosto ebreo che «Herr von»! F. Engels I nemici dei lavoratori non sono gli ebrei. I nemici dei lavoratori sono i capitalisti di tutti i paesi. V.I. Lenin”,”EBRx-032-FL”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. II. Da Maometto ai Marrani.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-033-FL”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. III. Da Voltaire a Wagner.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-034-FL”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. IV. L’Europa suicida, 1870-1993.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-035-FL”
“POLIAKOV Léon, Saggi di Klaus VON MÜNCHHAUSEN Rudolf PFISTERER Philo BREGSTEIN Christian DELACAMPAGNE Evelyne KENIG Paul ZAWADZKI Laurent MARAWIEC e Robert GREENBERG Lucienne SAADA Rivka YADLIN Adriana GOLDSTAUB”,”Storia dell’antisemitismo, 1945-1993.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-036-FL”
“POLIAKOV Léon”,”Dall’antisionismo all’antisemitismo.”,”Le discussioni sul Medio Oriente riguardano per lo più i rapporti tra ebrei e stato di Israele. Benché molti ebrei parteggini per gli arabi e l’opinione pubblica sia in complesso filo-israeliana, l’ebraismo nel suo complesso è accusato di essere sionista. Come stabilire la distinzione tra antisionismo e antisemitismo? Questo piccolo libro propone elementi per una risposta tracciando in particolare la storia del “”complotto sionista”” mito fabbricato a Praga nel 1952. Poliakov autore della monumentale ‘Storia dell’antisemitismo’ utilizza il metodo della critica storica. E’ importante constatare come il regime sovietico ispirato da Lenin abbia saputo conciliare il suo antisionismo di principio con una lotta implacabile contro ogni forma di antisemitismo, almeno fino alle ‘grandi purghe’ di Stalin. Dopo. anche per effetto di una certa osmosi hitleriana, si stabiiì il clima delle persecuzioni antisemite del 1948-53. (dalla quarta di copertina) “”Negli anni eroici della rivoluzione, le tendenze centrifughe delle minoranze allogene (separatismo ucraino, ribellioni georgiane, ecc.) complicavano particolarmente il consolidamento del regime bolscevico. I grandi russi non s’erano sbarazzati da un giorno all’altro della vecchia abitudine imperialista. Ascoltiamo Lenin, alla fine del 1922: «Noi ci rendiamo quasi sempre colpevoli, lungo la nostra storia di un’infinità di violenze; non solo, ma commettiamo un’infinità di ingiustizie e prevaricazioni senza accorgercene (…). I polacchi, i tartari, gli ucraini, i georgiani e gli altri allogeni del Caucaso si sentono chiamare rispettivamente solo con soprannomi peggiorativi come: ‘poliatchichka’, ‘kniaz’, ‘khokhol’, ‘kavkazki’, ‘celovek’» (7) (bisogna essere russi per afferrare le sfumature di questo umorismo popolare, grossolano e bonaccione, ma che non si trova già più nell’infamante ‘jud’). Molti luogotenenti di Lenin si comportavano allora come russificatori abusivi. Ascoltiamolo ancora: ogni parola, ogni avvertimenti vale qui tanto oro quanto pesa: «Abbiamo preso con cura sufficiente misure per difendere effettivamente gli allogeni contro il tipico aguzzino russo? Io penso che non abbiamo preso queste misure, sebbene avessimo potuto e dovuto farlo. Penso che un ruolo fatale abbia qui avuto la fretta di Stalin e il suo amore per l’amministrazione. Temo anche che il compagno Dzerjinskij… si sia distinto in modo straordinario per il suo animo russo al 100% (si sa che gli allogeni russificati hanno tendenza a strafare)» (8). La realtà dell’antica «prigione delle nazioni» zarista, inasprita qua e là dalla natura d’aguzzini di certi Stalin in erba, fecero adottare al partito bolscevico la formula e la costituzione federale che resta quella dell’Unione Sovietica attuale (per Lenin che sperava nella rivoluzione mondiale, a breve scadenza, senza dubbio non si trattava che d’un espediente più o meno provvisorio; tanto più notevole appare quindi l’attenzione ch’egli dedicò al problema). Sotto la dittatura del proletariato ci fu un’epoca nel corso della quale il governo sovietico vegliava con assoluta serietà a rendere la stessa giustizia così agli ebrei come ai georgiani e ai baschiri e a questi come ai grandi russi, e questo periodo durò in pratica fino alle grandi purghe. «La maggioranza degli ebrei sono operai, lavoratori. Sono nostri fratelli, oppressi come noi dal capitale. Sono nostri compagni (…). Gli ebrei ricchi, come i russi ricchi, come i ricconi di ogni paese, uniti gli uni agli altri, opprimono, derubano gli operai e seminano la zizzania tra loro» (9)”” (pag 20-21) [(7) Lenin, ‘Questions de la politique nationale et de l’internationalisme prolétarien’, Editions du Progrès, Moscou, 1968, p. 241; (8) Ibidem, p. 239; (9) Lenin, ‘Sulla persecuzione e i pogrom degli ebrei’ (proclama del 31 marzo 1919)] [Léon Poliakov, ‘Dall’antisionismo all’antisemitismo’, La Nuova Italia, Firenze, 1971] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] inserire in sito M.”,”EBRx-088″ “POLIAKOVLéon”,”Il mito ariano. Saggio sulle origini del nazismo e dei nazionalismi.”,”Léon Poliakov, nato nel 1910 a San Pietroburgo e trasferitosi in Francia nel 1920, si volse alla ricerca storica dopo studi di diritto. Fondatore nel 1944 del Centro di documentazione ebraica, in seguito si dedicò principalmente alla monumentale ‘Storia dell’antisemitismo’. Tra le sue opere: ‘Il nazismo e lo sterminio degli ebrei’. Il capitolo 4° è dedicato al razzismo di Gobineau (‘Gobineau e i suoi contemporanei’), e non senza gravi forzature, introduce tra i suoi contemporanei anche Hegel (giudizio sui negri, neri) e Marx Engels (razza bianca portatrice di progresso). A questo proposito cita la ‘Dialettica della natura’ e l’apprezzamento di Marx per il libro di Trémaux sull’inflenza dell’ambiente e del suolo sull’uomo (lettere a Engels) (pag 274-280) ‘Il decano della scuola antropologica francese, Armand de Quatrefages, condivideva la convinzione generale sull’origine ariana degli Europei (19). Durante l’assedio di Parigi egli fu il testimone del bombardamento della popolazione civile e delle istituzioni scientifiche da parte dell’esercito prussiano. Cercò ben presto di spiegare come antropologo una condotta indegna di un popolo civile. Una simile barbarie, scriveva fin dal 1871 (20), non poteva dipendere che da quegli abitanti primitivi del Nord-Est europeo, anteriori agli Ariani, di cui i dotti svedesi avevano appena postulato l’esistenza. Lungi dall’essere degli autentici Germani, i Prussiani erano, dal punto di vista antropologico, dei ‘Finnici’, o degli Slavo-Finnici’, cioè «degli uomini anteriori a ogni storia», contemporanei dell’epoca in cui «vivevano in Europa il rinoceronte e l’elefante, la renna e il bue muschiato». Essi avevano conservato da questo passato «un tratto realmente nazionale». “”Il finnico non perdona mai un’offesa vera o supposta, si vendica alla prima occasione e non è esigente riguardo alla scelta dei mezzi. Si spiega così la frequenza degli assassinii in Finlandia fra i contadini che appartengono a questa razza””. Così tutto diventava chiaro: «Non contenta di subordinare i Germani agli Slavo-Finnici, la Germania ha fatto propri gli odi e servito gli istinti di coloro che ha messo al suo comando». Così si spiegavano particolarmente il bombardamento del Museo di Parigi e l’incendio della biblioteca di Strasburgo: «In nessuna parte l’oscuro rancore dei Finnici, l’odio geloso del semibarbaro per una civiltà superiore si accusano più nettamente». Di conseguenza l’Europa poteva aspettarsi un oscuro domani: «Le razze slavo-finniche vorranno forse regnare al contempo sui Germani e sui Latini? E il mondo così diviso si sottometterà in silenzio?». Dopo la guerra la tesi di Quatrefages conobbe in Francia un certo successo. Un manuale illustrato, ‘Les races humaines’ di Louis Figuier, ne era testimone nel 1872. Per questo autore, che continuava a porre al vertice della razza bianca «la famiglia teutonica», Quatrefages aveva «scientificamente dimostrato» che i Prussiani non ne facevano parte: «Questi Finnici o abitanti primitivi delle rive del Baltico hanno come caratteri propri l’astuzia e la violenza, unite a una considerevole tenacia. I Prussiani moderni fanno rivivere tutti questi difetti dei loro antenati» (21). Al di là del Reno la «tesi finnica» suscitò naturalmente l’indignazione’ (pag 296-297) [(19) Cfr. Il corso tenuto da Quatrefages nel 1868: «Io mi occuperò innanzitutto degli Europei che hanno per antenati gli Ariani…» (“”Revue des cours scientifiques de la France et de l’étranger””, V, 1868, p. 727); (20) A. de Quatrefages, ‘La race prussiene’, Paris, 1871 (questo lavoro fu dapprima pubblicato in una versione più succinta, nella “”Revue des Deux Mondes”” del 15 febbraio 1871, pp. 687 e seguenti); L. Figuier, ‘Tableau de la nature. Les races humaines’, Paris, 1872, p. 59]”,”TEOS-245″ “POLIBIO”,”Storie.”,”””Chi infatti può essere tanto stolto o pigro da non sentire il desiderio di sapere come e sotto quale forma di governo i Romani, in meno di 53 anni (dal 221 al 168 a.C., ndr) – fatto senza precedenti nella storia – abbiano conquistato quasi tutta la terra abitata, o chi ancora potrebbe essere tanto appassionato ad altra forma di studio o spettacolo, da considerarlo preferibile alla ricerca storica?”” (pag 3, Libro I) POLIBIO (c 203-121 aC) è l’ ultimo scrittore della Grecia libera e lo storico della conquista romana. Studioso degli ordinamenti giuridici e militari, e soprattutto della struttura politica economica del nuovo impero, ebbe modo di considerarne i vari aspetti in una luce critica tra le più severe ed obbiettive della storia. Tale interpretazione, che egli stesso definì “”pragmatica””, appare in lui nutrita quanto più possibile di dati tecnici, geografici, d’ arte militare. Inquadra il processo evolutivo di un popolo e perviene a spiegarne storicamente le ragioni del trionfo, attraverso fonti accertabili e nulla concendendo alla fantasia o al mito. Ha scritto Benedetto CROCE: “”In Polibio la vigilanza critica, l’ austerità scientifica, l’ anelito verso l’ alta e severa storia, giungono a sì alto segno che si sarebbe inclini a trattare lo storico di Megalopoli come uno di quei grandi pagani che l’ immaginazione medievale ammise nel Paradiso, o almeno nel Purgatorio: degni di aver conosciuto per vie straordinarie, e in premio della intensa loro coscienza morale, il vero Dio””. (retrocopertina)”,”STAx-121″ “POLIBIO, a cura di Roberto NICOLAI”,”Storie. Libri X-XXI.”,”Polibio (200-118 aC) uomo politico e storico ellenistico, fu ipparco della Lega achea dal 170 al 169. Nel 168 fu deportato a Roma con altri mille aderenti alla Lega, con l’accusa di aver favorito i Macedoni. Qui strinse amicizia con Scipione Emiliano che seguì nell’assedio di Cartagine (146) e forse in quello di Numanzia (133). Morì in patria in seguito a una rovinosa caduta da cavallo a 82 anni. Roberto NICOLAI insegna Letteratura greca all’Università di Sassari.”,”STAx-302″ “POLIBIO, a cura di Roberto NICOLAI”,”Storie. Libri XXII-XXXIX. Frammenti.”,”Polibio (200-118 aC) uomo politico e storico ellenistico, fu ipparco della Lega achea dal 170 al 169. Nel 168 fu deportato a Roma con altri mille aderenti alla Lega, con l’accusa di aver favorito i Macedoni. Qui strinse amicizia con Scipione Emiliano che seguì nell’assedio di Cartagine (146) e forse in quello di Numanzia (133). Morì in patria in seguito a una rovinosa caduta da cavallo a 82 anni. Roberto NICOLAI insegna Letteratura greca all’Università di Sassari. Scipione l’Emiliano piange sulle rovine di Cartagine temendo che un giorno una sorte simile possa toccare a Roma (pag 26)”,”STAx-303″ “POLILLO Arrigo”,”Jazz. La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana.”,”Con 102 fotografie Arrigo POLILLO (1919) si occupa attivamente del jazz da oltre trent’anni ed è molto noto nel mondo del jazz internazionale.”,”VARx-290″ “POLIMENI Bruna AMICO Valentina, a cura; ricerca e riproduzione fotografica, CAVALIERI Silvio, sviluppo e stampa, MARCHINI Claudio allestimento”,”1870/1945. Scrivere libero fuori d’Italia. 400 immagini di stampa italiana all’estero.”,”Contiene foto delle testate e riproduzioni fotografiche di alcuni articoli Attenzione: mancante: danneggiato in modo irreparabile da caduta acqua dal tetto Isc3 (dicembre 2022)”,”MITS-432″ “POLITKOVSKAJA Anna, a cura di Claudia ZONGHETTI”,”Diario russo, 2003-2005.”,”Anna Politkovskaja (1958-2006), inviato speciale del quotidiano moscovita ‘Novaja gazeta’, dal 1999 è diventata uno dei giornalisti più noti in Russia e all’estero per le sue corrispondenze dal fronte di guerra del Caucaso. . I suoi libri non sono mai usciti in Russia. Diario russo è il testamento morale di Anna Politkovskaja, ma anche la spiegazione implicita del suo assassinio, avvenuto il 7 ottobre 2006 e rimasto impunito.”,”RUSx-112-FL” “POLITKOVSKAJA Anna”,”La Russia di Putin.”,”Anna Politkovskaja, corrispondente speciale del giornale moscovita Novaja gazeta, nel 2000 ha vinto il Golden Pen Award dell’Associazione dei giornalisti russi per le sue cronache dal fronte del conflitto ceceno, a cui ha dedicato anche un libro uscito nel 2003: Cecenia. Il disonore russo. Nell’ottobre del 2002 ha coraggiosamente accettato di negoziare per la liberazione degli ostaggi prigionieri nel teatro Dubrovka di Mosca.”,”RUSx-188-FL” “POLITO Ennio”,”La strage infinita. Indonesia: dal grande “”pogrom”” anticomunista al genocidio di Timor Est.”,”POLITO Ennio (1927) entrato giovanissimo nella redazione de l’ Unità, si è dedicato alla politica internazionale divenendo capo servizio esteri di quel giornale. Inviato in Medio Oriente, in Africa e in America Latina, è autore di vari libri. Collabora a ‘Liberazione’.”,”ASIx-047″ “POLITO Domenico”,”Giustizia allegra. La giustizia d’oggi vista da un avvocato.”,”Domenico Polito, avvocato, giornalista e scrittore”,”DIRx-059″ “POLITZER Georges”,”Le bergsonisme. Une mystification philosophique.”,”Henry BERGSON (1859-1941) filosofo francese premio Nobel 1928 per la letteratura. Nel ‘Saggio sui dati immediati della coscienza’ (1889) si distaccò dal positivismo, rilevando come l’ idea di tempo non ammetta una caratterizzazione fisico-matematica: la scienza spazializza il tempo riducendolo a successione di intervalli, ma non ne coglie l’ essenza, che è la durata del flusso continuo degli stati di coscienza. In ‘Materia e memoria’ (1896) definì la memoria come fenomeno caratteristico della vita spirituale e contrapposta alla materia come pura istantaneità. Nell’ Evoluzione creatrice (1907) delineò una visione globale della realtà, raggiungibile solo attraverso l’ intuizione. (EUG)”,”FILx-190″ “POLITZER Georges”,”Revolution et contre-revolution au XXe siecle. Reponse a “”or et sang”” de M. Rosenberg.”,”Questo opuscolo è stato pubblicato originariamente nel gennaio-febbraio 1941 dal PCF e secondo quanto dice J.K. nell’ avvertenza, essendo stato pubblicato prima dell’ entrata in guerra dell’ URSS, testimonierebbe che fin dall’ inizio dell’ occupazione il PCF era il solo (lo dice anche POLITZER nella sua prefazione) a combattere contro l’ invasore nazista. POLITZER si rifece alla rivoluzione francese per combattere i ROSENBERG tedeschi e vichysti. ROSENBERG dice che nel XX c’è stata la grande lotta mondiale tra l’ oro e il sangue, iniziata con la prima guerra mondiale e continuata con la seconda. Il sangue sarebbe la Germania, l’ oro gli avversari della Germania. La vittoria della Germania porterà alla pace duratura e a un “”nuovo ordine europeo””. POLITZER su questo punto cita l’ analisi di LENIN sugli ‘Stati Uniti d’ Europa’ in regime capitalista (1915). Alfred ROSENBERG (1893-1946) politico tedesco, nazista, teorico del razzismo, ministro dei territori occupati dell’ Europa Orientale (1941-45), responsabile degli stermini di massa. Processato a Norimberga e impiccato. Ha scritto ‘Il mito del XX secolo’ (1930).”,”GERN-076″ “POLITZER Georges BESSE Guy CAVEING Maurice”,”Principes fondamentaux de philosophie.”,”””…un caso di “”trasformazione della quantità in qualità””: realizzata tanto pienamente e tanto metodicamente come è possibile concepirla, la democrazia, da borghese, diviene proletaria”” (Lenin) (pag 462)”,”TEOC-229″ “POLITZER Georges”,”Principi elementari di filosofia.”,”Georges Politzer, filosofo, militante del PCF, giornalista dell’Humanité, resistente, arrestato dalla Gestapo nel 1942, torturato e infine fucilato assieme a J. Solomon. Illustra e commenta le quattro leggi della dialettica: 1. Il mutamento dialettico, 2. l’ azione reciproca, 3. la contraddizione, 4. la trasformazione della quantità in qualità (pag 127-170) “”Adesso vediamo la conoscenza. Può esservi una conoscenza al cento per cento? No. Si ignora sempre qualcosa. Lenin dice: “”L’oggetto della conoscenza è inesauribile””; il che significa che vi è sempre da imparare. ‘Non vi è conoscenza assoluta’. Ogni sapere, ogni conoscenza contengono una parte d’ignoranza (5). Esistono nella realtà un’ignoranza e una conoscenza ‘relative’, un miscuglio di conoscenza e d’ignoranza. Non è dunque la ‘trasformazione’ delle cose nei loro contrari che constatiamo in questo esempio, ma è, ‘nella stessa cosa’, l’esistenza di contrari o ”unità dei contrari’. Potremmo riprendere gli esempi già esaminati: la vita e la morte, la verità e l’errore, e constateremmo che nell’uno e nell’altro caso, come in tutte le cose; esiste una unità dei contrari, cioè che ogni cosa contiene nello stesso tempo se stessa e il suo contrario. Perciò Engels dirà: “”Se però nelle ricerche si parte continuamente da questo modo di vedere, allora finisce una volta per sempre la esigenza di soluzioni e di verità definitive; si è sempre coscienti che ogni conoscenza acquisita è necessariamente limitata, è dipendente dalle circostanze in cui la si è acquistata; ugualmente non ci lascia più condizionare dalle vecchie antinomie di vero e di falso, di buono e di cattivo, di identico e di diverso, di necessario e di casuale, antinomie che la vecchia metafisica ancor sempre in voga non è in grado di superare; si sa che queste antinomie hanno un valore relativo, che ciò che oggi viene riconosciuto come vero ha il suo lato falso, oggi nascosto ma che verrà alla luce più tardi, così come ciò che oggi è riconosciuto come falso, ha il suo lato vero, grazie al quale prima poteva essere considerato vero”” (6). Questo testo di Engels ci mostra chiaramente come occorre comprendere la dialettica e il vero senso dell’unità dei contrari”” (pag 164-165) [Georges Politzer, Principi elementari di filosofia, 1977] [(5) “”La storia delle scienze è la storia dell’eliminazione progressiva dell’errore, cioè della sua sostituzione con un errore nuovo, ma sempre meno assurdo”” (Engels); (6) F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, cit., p. 59]”,”MAES-143″ “POLKINGHORNE John”,”Quantum Theory. A Very Short Introduction.”,”John Polkinghorne was Professor of Mathematical Physics in the University of Cambridge from 1968 to 1979, and later president of Queens’ College. He is a Fellow of the Royal Society, and was knightede in 1997. Ackledgements, Preface, List of illustrations, Further reading, Glossary, Mathematical appendix, Index, A Very Short Introduction 67,”,”SCIx-195-FL” “POLLACK Robert”,”I segni della vita. Il linguaggio e il significato del DNA.”,”Robert Pollack è stato a lungo collaboratore di James Watson nelle ricerche sul DNA, e ha insegnato per molti anni alla Columbia University. Divulgatore di successo, è vincitore di una Guggenheim Writing Fellowship.”,”SCIx-161-FL” “POLLARD Sidney”,”Labour History and the Labour Movement in Britain.”,”””L’ industrializzazione in Gran Bretagna fu un lento, continuo processo, e ci furono pochi grandi balzi in avanti. Uno delle più significative nuove partenze fu il ‘water-powered cotton mill””, e il grande passo fu preso con la prima fabbrica di Richard Arkwright costruita a Cromford nel 1771. Lì egli trovò soluzioni a numerosi problemi di base, e, come è stato spesso rimarcato, nel suo progetto e organizzazione, la fabbrica rimase il prototipo di tutta l’ industria tessile per almeno sessant’anni in Inghilterra, in USA e altrove””. (pag 51) “”Come sempre, la questione della caduta dei salari reali, espressa in questo caso dall’ aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, è al centro della rivolta della classe operaia. Gli otto comitati nominati per indagare sull “”industrial unrest”” del giugno – luglio 1917 giunsero con stupefacente unanimità alla stessa conclusione per ogni zona della Gran Bretagna: la causa principale era l’ aumento del prezzo dei generi alimentari””. (pag 206)”,”MUKx-118″ “POLLARD Sidney”,”L’ economia internazionale dal 1945 ad oggi.”,”POLLARD Sidney (1925-1998) già Senior Honorary Fellow presso l’ Università di Sheffield è stato tra i maggiori storici economici del mondo. aggiungere: tabelle Tabella Fig. 1.1 Pnl a prezzi costanti nel 1950 in alcuni paesi (1938 = 100) USA 179 Svezia 148 Svizzera 131 URSS 128 Olanda 127 Belgio 124 Francia 121 Gran Bretagna 114 Italia 104 Giappone 72 Germania 64 “”La figura 1.1. mostra che negli Stati Uniti, dove negli anni ’30 l’ occupazione era largamente al di sotto del pieno impiego e quindi vi era grande disponibilità di manodopera, la crescita è stata notevole. Anche la Svezia e la Svizzera, neutrali durante la guerra, hanno migliorato la loro posizione con ampi margini. Fra i paesi che avevano partecipato al conflitto, i vincitori hanno raggiunto livelli molto superiori a quelli prebellici. Invece, fra i paesi dell’ Asse sconfitti dalla guerra, l’ Italia si è ripresa con più successo della Germania o del Giappone.”” (pag 9)”,”ECOI-218″ “POLLARD Sidney”,”Il sogno di Robert Owen: mito e realtà. Le origini della cooperazione in Gran Bretagna. Dagli inizi del cooperavismo al 1834. La seconda fase del movimento cooperativo, dal 1834 in poi.”,”‘La presente edizione esce in formato ridotto rispetto al volume come originariamente proposto dalla Fondazione Basso-Issoco all’ Editore La Pietra per la collana storica ‘Il filo rosso del movimento operaio’, collana fondata da Lelio BASSO che si cessò di pubblicare nel 1982. Ringraziamo Franco ZANNINO e Ferdinando CORDOVA’ “”Considerato che l’esercizio del lavoro mentale è svolto, forse inevitabilmente, con più piacere del lavoro fisico o muscolare; considerato che la forza superiore o l’abilità rendono senza dubbio più leggero e piacevole il lavoro in cui si è impegnati; e che tutti sono ugualmente soggetti dalla nascita e vita natural durante a deficienze organiche, a precetti errati nell’educazione o a incidenti; a causa di tutto ciò noi siamo per quella giustizia (che è solo una variante della magnanimità, o uno dei mezzi per metterne in pratica le aspirazioni) la quale, considerando la felicità come obiettivo finale, esige che tutti i diversi tipi di produttori, lavoratori e cooperatori per il bene comune, che esercitino ugualmente, o che siano ugualmente desiderosi di esercitare le loro varie facoltà, debbano esser ricompensati, per quanto è nelle nostre capacità, con una uguale felicità. Questo particolarmente quando verifichiamo che il frutto tendenziale di tale uguale distribuzione è una produzione assai più abbondante rispetto a qualsiasi altro modo di produzione ineguale che sia mai stato direttamente o indirettamente acquisito, realizzato o inventato; infatti, in quanto distribuzione uguale, non solo permette, ‘ma fa sì che sia nell’interesse generale che le facoltà di tutti siano sviluppate al massimo grado e rese produttive, cosicché la parte spettante a ciascuno risulti aumentata. (…)”” (Dal Documento n° 1.23. William Thompson su uguaglianza e comunismo) (pag 106)”,”MUKx-152″ “POLLARD Sidney a cura”,”Storia economica del Novecento.”,”Alla stesura dell’opera, nell’edizione originale, hanno partecipato come consulenti Carlo M. CIPOLLA e David LANDES e in qualità di collaboratori Gerold AMBROSIUS P.L. COTTRELL James FOREMAN-PECK Lucy NEWTON e Harald WIXFORTH. POLLARD Sidney insegna storia economica nell’Università di Sheffield. La sua opera più nota è ‘La conquista pacifica. L’industrializzazione in Europa dal 1760 al 1970’ (Il Mulino 1989). In italiano è stato tradotto pure ‘Il sogno di Robert Owen’ (Bulzoni, 1992).”,”ECOI-262″ “POLLARD Sidney a cura; consulenza di Carlo M. CIPOLLA e David LANDES collaborazione di Gerold AMBROSIUS P.L. COTTRELL James FOREMAN-PECK Lucy NEWTON e Harald WIXFORTH”,”Storia economica del Novecento.”,”Alla stesura dell’opera hanno partecipato come consulenti Carlo M. CIPOLLA e David LANDES e come collaboratori Gerold AMBROSIUS P.L. COTTRELL James FOREMAN-PECK Lucy NEWTON e Harald WIXFORTH Grafico pag 63: flussi internazionali di capitali POLLARD S. (1925-1998) ha insegnato storia economica nell’Università di Sheffield. Ha scritto ‘La conquista pacifica. L’industrializzazione in Europa dal 1760 al 1970’. In italiano è stato tradotto pure: ‘Il sogno di Robert Owen’.”,”ECOI-268″ “POLLARD Sidney”,”The Idea of Progress. History and Society.”,”Sidney Pollard è stato Professore di Storia economica all’Università di Sheffield. I suoi principali interessi sono stati l’economia moderna e la ‘labour history’.”,”STOx-007-FSD” “POLLARD Sidney”,”L’economia internazionale dal 1945 a oggi.”,”Sidney Pollard (Vienna 1925-Sheffield 1998) si laureò presso la London School of Economics e dal 1950 al 1980 lavorò ininterrottamente all’Università di Sheffield, successivamente, fino al 1990, anno in cui si ritirò dall’insegnamento attivo, presso l’Università tedesca di Bielefeld. Per i suoi meriti di speecialista in storia economica e sociale fu nominato socio corrispondente della British Academy nel 1998 e l’Università di Sheffield gli conferì la laurea ad honorem nel 1992.”,”ECOI-199-FL” “POLLARD Sidney”,”Storia economica del Novecento.”,”Sidney Pollard (Vienna 1925-Sheffield 1998) si laureò presso la London School of Economics e dal 1950 al 1980 lavorò ininterrottamente all’Università di Sheffield, successivamente, fino al 1990, anno in cui si ritirò dall’insegnamento attivo, presso l’Università tedesca di Bielefeld. Per i suoi meriti di speecialista in storia economica e sociale fu nominato socio corrispondente della British Academy nel 1998 e l’Università di Sheffield gli conferì la laurea ad honorem nel 1992.”,”ECOI-218-FL” “POLLINI Leo”,”La rivolta di Milano del 6 febbraio 1853.”,”‘Nelle Rivoluzioni ogni errore è gradino alla verità’ Wikip ecc. Vediamo come prese posizione Marx, attento osservatore dei fatti italiani. In un articolo, apparso l’ 8.3.1853 sul New York Daily Tribune, dal titolo “I moti a Milano”, scrive: “L’insurrezione di Milano è significativa in quanto è un sintomo della crisi rivoluzionaria che incombe su tutto il continente europeo. Ed è ammirevole in quanto atto eroico di un pugno di proletari che, armati di soli coltelli, hanno avuto il coraggio di attaccare una cittadella e un esercito di 40.000 soldati tra i migliori d’Europa …” “Ma come gran finale dell’eterna cospirazione di Mazzini, dei suoi roboanti proclami e delle sue tirate contro il popolo francese, è un risultato molto meschino. E’ da supporre che d’ora in avanti si ponga fine alle revolutions improvisées, come le chiamano i francesi … In politica avviene come in poesia. Le rivoluzioni non sono mai fatte su ordinazione …” “Così deboli, così impotenti sono le cosiddette ‘potenze’. Esse sentono che i troni d’Europa vacillano dalle fondamenta alle prime avvisaglie del terremoto rivoluzionario. Circondate dai loro eserciti, dalle loro fortezze, dalle loro prigioni, tremano di fronte a quel che esse chiamano ‘i tentativi sovversivi di pochi miserabili prezzolati’.” “ ’La calma è ristabilita’. Lo è, infatti: è la sinistra, terribile calma che subentra tra il primo e il secondo più violento scoppio del temporale”. La rivolta di Milano del 6 febbraio 1853 Risorgimento, rivoluzione e terrorismo Domenica 6 febbraio 1853, alle ore 16,45 scoppia a Milano un’insurrezione popolare anti-austriaca. Il giorno fu scelto, dal Comitato Rivoluzionario organizzatore (Piolti, capo civile; Brizi, capo militare; Fronti, logistica; Vigorelli, cassiere), perché era l’ultima domenica di carnevale e gli insorti contavano, di conseguenza, che i soldati austriaci in libera uscita si spargessero per le osterie. Armati soltanto di coltelli e pugnali, dato che la mancata collaborazione del comitato militare di Genova (del partito mazziniano) e degli esuli repubblicani in Svizzera, non avevano permesso di far loro arrivare i fucili, un migliaio circa di artigiani e di operai, sul fare della sera, danno audacemente l’assalto alle caserme, ai posti di guardia austriaci, ad ufficiali di passaggio e posti di polizia, confidando anche sulla promessa diserzione delle truppe ungheresi (che non ci fu). Mancò anche l’intervento concordato dal Brizi con un ingegnere del municipio, che aveva ai suoi ordini un centinaio di operai per la manutenzione delle vie, che avrebbero dovuto intervenire – al momento opportuno – coi loro attrezzi a dar man forte nel costruire barricate, dove si era deciso di costruirle, e per tagliare le tubazioni del gas e lasciare la città al buio. Stampa d’epoca mostrante una barricata eretta per bloccare una strada e i rivoltosi in armi a suo presidio ——————————— Le barricate furono erette al Cordusio (Gaetano Vigorelli, Luigi e Giuseppe Baglia, Leopoldo Negri, ecc.), a Porta Tosa (ora dal Verziere al corso di Porta Vittoria), Piazza del Verzaro (ora di S.Stefano), Via della Signora, Via dell’Ospedale, Porta Ticinese, Porta Vicentina, al principio della Corsia (via Torino). L’azione più incisiva e prolungata fu quella di Porta Tosa (Giuseppe Varisco, il pettinaio Saporiti, il Ferri, il pettinaio Carlo Galli, Biffi, Colla, l’ortolano Crespi, il calzolaio Galimberti, e altri). Viene poi presa d’assalto la Gran Guardia al Palazzo Reale: al comando del Ferri, si battono i fratelli Piazza (Camillo e Luigi), Giuseppe Moiraghi, Modesto Diotti, Antonio Cavallotti, Alessandro Silva, Pietro Varisco, Luigi Brigatti, Giuseppe Forlivesi, Antonio Marozzi, e altri. I rivoltosi si impossessano, ma solo per poco tempo, delle armi (fucili). Gli scontri proseguono in via Rastrelli, Larga, del Pesce (oggi Paolo da Cannobbio), piazza Borromeo, San Bernardino delle Monache, Palazzo Litta, contrada della Lupa. Gli scontri più violenti avvengono in Corso di Porta Romana (un soldato ucciso); al Carrobbio (il cappellaio Opizzi, lo scalpellino Rivolta, ecc.: un insorto ci rimise il braccio, troncato di netto); nel borgo di Porta Ticinese, vicino al Ponte sul Naviglio; Corso di Porta Vercellina, presso Palazzo Litta (l’acquavitaio Antonio Cavallotti guida l’azione, ma viene arrestato); da via San Vincenzino sino all’arco di San Giovanni Sul Muro (Francesco Segalini, già combattente del ‘48, appoggiato da due dei suoi figli, fu ferito gravemente e morirà il 2 marzo di dissanguamento per essersi strappato le fasciature, onde schivare la forca); nella stessa Piazza Duomo e in Mercanti; Piazza Fontana, contrada dei Borromei; Via Orefici. Negli scontri, tra gli insorti rimasero uccisi (oltre al Segalini), Giuseppe Conti e Moiraghi. Tra i soldati austriaci si contarono 10 morti e 47 feriti. Viene assalito, senza successo, il Circondario di Polizia in Piazza Mercanti. Ma gli attacchi non sono coordinati, le energie vengono disperse in mille rivoli. Manca una direzione unitaria, centralizzata, risultando così inefficaci. Si contava, in origine, sull’apporto di almeno 5.000 insorti. Ma i mazziniani borghesi rimangono chiusi nelle loro case, e il restante ceto popolare, pur appoggiando in tutti i modi la rivolta (incitando i combattenti, aiutandoli nelle barricate, gettando oggetti dalle finestre sui soldati, esultando quando venivano feriti, ecc.), non si lascia trascinare in massa dal moto. Reparti austriaci prontamente accorsi da fuori Milano riescono perciò subito a circoscrivere la rivolta e a spegnerla prima dell’alba del giorno successivo. Seguono 420 arresti (in tutto saranno 895), sei impiccagioni e una fucilazione immediate. Il 10 altri quattro furono impiccati; il 14 due e il 17 gli ultimi tre. In totale 16 giustiziati (1). Il piano originario prevedeva, profittando di un ballo cui doveva partecipare tutta l’alta ufficialità austriaca il 31 gennaio a palazzo Marino, di avvelenarli tutti e di sbarazzarsene in una sola volta. La guarnigione di Milano sarebbe stata facilmente in balìa degli eventi e la rivolta vittoriosa. Ma il piano fu lasciato cadere. Qualcuno aveva proposto anche di assassinare tre personaggi dell’aristocrazia milanese, particolarmente ligi all’imperatore austriaco, ma non se ne fece nulla. L’Orsini, nelle sue Memorie, disse che si mancò “alla prima legge della cospirazione, la quale vuole, che dove mancano armi, dove sono proibiti i bastoni, egli è lecito ricorrere ad ogni mezzo che valga a distruggere il nemico”. Ogni tanto, un ripasso di storia non fa male, può schiarire le idee a chi si riempie la bocca di, o si fa confondere dalla, “lotta al terrorismo”, senza chiarire, o avere chiaro prima di chi, contro chi e per che cosa. Oppure, dovremmo definire seguaci di Bin Laden, ante-litteram, Mazzini, Saffi, Orsini, ecc.? E, con loro, terrorismo buona parte del Risorgimento italiano, e dei suoi martiri. Un’Italia unita, figlia del terrorismo? che orrore! Vediamo come prese posizione Marx, attento osservatore dei fatti italiani. In un articolo, apparso l’ 8.3.1853 sul New York Daily Tribune, dal titolo “I moti a Milano”, scrive: “L’insurrezione di Milano è significativa in quanto è un sintomo della crisi rivoluzionaria che incombe su tutto il continente europeo. Ed è ammirevole in quanto atto eroico di un pugno di proletari che, armati di soli coltelli, hanno avuto il coraggio di attaccare una cittadella e un esercito di 40.000 soldati tra i migliori d’Europa …” “Ma come gran finale dell’eterna cospirazione di Mazzini, dei suoi roboanti proclami e delle sue tirate contro il popolo francese, è un risultato molto meschino. E’ da supporre che d’ora in avanti si ponga fine alle revolutions improvisées, come le chiamano i francesi … In politica avviene come in poesia. Le rivoluzioni non sono mai fatte su ordinazione …” “Così deboli, così impotenti sono le cosiddette ‘potenze’. Esse sentono che i troni d’Europa vacillano dalle fondamenta alle prime avvisaglie del terremoto rivoluzionario. Circondate dai loro eserciti, dalle loro fortezze, dalle loro prigioni, tremano di fronte a quel che esse chiamano ‘i tentativi sovversivi di pochi miserabili prezzolati’.” “ ’La calma è ristabilita’. Lo è, infatti: è la sinistra, terribile calma che subentra tra il primo e il secondo più violento scoppio del temporale”. ——– Fonti: – Bontempelli, Bruni: Storia e coscienza storica. Vol.3. – L.Pollini: La rivolta di Milano del 6 febbraio 1853. Ceschina, Milano 1953, pp.337. – K.Marx: L’insurrezione italiana, 11.2.1853, New York Daily Tribune. – K.Marx: I moti a Milano, 8.3.1853, ibidem. – F.Engels-K.Marx, Lettera 11.2.1853. ———————————————- (1) I giustiziati proletari dell’8 febbraio: – Antonio Cavallotti (anni 31, falegname di pianoforti, celibe); – Cesare Faccioli (anni 42, garzone di caffè, celibe); – Pietro Canevari (anni 23, facchino, celibe); – Luigi Piazza (anni 29, falegname, celibe); – Camillo Piazza (suo fratello, anni 26, stampatore di caratteri, celibe); – Alessandro Silva (anni 32, cappellaio, coniugato); – Bonaventura Broggini (anni 57, garzone di macellaio, celibe); – Eligio Brigatti (anni 26, falegname di pianoforti) (2). Quelli del 10 febbraio: – Alessandro Scannini (anni 56, maestro ginnasiale privato); – Benedetto Biotti (anni 40, garzone falegname); – Giuseppe Monti (anni 36, garzone falegname). Quelli del 14 febbraio: – Gaetano o Girolamo Saporiti (anni 26, lavorante in pettini); – Siro Taddei (anni 27, lattaio). E i tre del 17 febbraio: – Angelo Galimberti (calzolaio); – Angelo Bissi (facchino); – Pietro Colla (fabbro). Degli arrestati e processati, 20 furono condannati alla pena di morte per impiccagione (poi commutata dall’Imperatore d’Austria in 20 anni di carcere); 44 da 20 anni “”di fortezza ai ferri”” o ai “”lavori forzati con ferri pesanti”” a 10 anni “”con ferri leggeri”” (alcune commutate fino a 2 anni). Prosciolti: 185. Seguirono altri processi e altre condanne. (2) “Era di Curno della provincia milanese, egli fu condannato per aver eretto le barricate. Dalla sentenza non risulta l’impiego di armi ma solo di un paio di stiletti e l’unico che riuscì a ferire un soldato austriaco fu il Piazza, la sentenza non specifica quale” dei due fratelli (da una mail del 6.7.2005 di un discendente del Brigatti, Luca). s.b. Fonte web: Agire per capire, capire per agire: La rivolta del 6.2.1853″,”ITAB-297″ “POLLINI Gabriele SCIDA’ Giuseppe”,”Sociologia delle migrazioni.”,”Marx e Lenin sui fenomeni migratori. (pag 31-32) “”In particolare Marx non analizza tanto il fenomeno migratorio nel suo complesso, quanto piuttosto il fenomeno emigratorio e di quest’ultimo il suo carattere espulsivo e forzato (la cosiddetta “”emigrazione forzata””) (Marx, 1853). Egli distingue innanzitutto tra un’emigrazione forzata tipica delle società antiche ed un’emigrazione forzata tipica delle società moderne e della Gran Bretagna in particolare. Mentre l’emigrazione forzata antica costituiva l’unico rimedio alla forte pressione della popolazione, via via che essa aumentava di numero, sulle forze produttive, in modo tale che la popolazione eccedente era costretta ad emigrare altrove, l’emigrazione forzata nell’epoca della società industriale ha cause del tutto opposte. Non è qui in gioco, infatti, la pressione della popolazione sulle forze produttive insufficienti ed inadeguate, bensì sono le forze produttive stesse che premono sulla popolazione, richiedendo una diminuzione di quest’ultima ed espellendo l’eccedenza “”con la fame o con l’emigrazione””. In particolare in Gran Bretagna ove, secondo Marx, lo svolgimento di questo processo è trasparente al massimo grado, è l’applicazione della scienza moderna alla produzione a causare lo spopolamento delle campagne e la concentrazione della popolazione nei centri industriali. Mentre la popolazione rurale va scomparendo, si rafforza numericamente il proletariato industriale che si trova concentrato in centri enormi intorno ai luoghi in cui operano le forze produttive. Quello descritto da Marx, oltre che essere un tipico processo di emigrazione forzata, è anche un tipico processo di ‘migrazione interna’ dalle località rurali alle località urbano-industriali (movimenti che innescano il tipico processo di urbanizzazione). La causa di tale migrazione forzata interna è individuata nella sfera economica dell’organizzazione sociale capitalista che nella sua dinamica produce progressivamente impoverimento e disoccupazione della forza-lavoro e relega ampie quote di quest’ultima a costituire ‘esercito industriale di riserva disponibile o sovrappopolazione relativa’. Con queste locuzioni, da Marx usate come sinonimi, egli intende riferirsi ai lavoratori espulsi dalla produzione, generalmente a seguito della meccanizzazione, sempre pronti però ad essere richiamati fra gli attivi con l’effetto di contenere gli eventuali aumenti salariali (Marx, 1973: vol. I, 3 tomo, pp. 78-79). «Ma se una sovrappopolazione operaia è il prodotto necessario della accumulazione ossia dello sviluppo della ricchezza su base capitalista, questa sovrappopolazione diventa, viceversa, la leva dell’accumulazione capitalista e addirittura ‘una delle condizioni d’esistenza del modo di produzione capitalistico’» (p. 82, corsivo nell’originale). La versione di ‘esercito industriale di riserva’ offerta da Lenin (nel suo ‘L’imperialismo fase suprema del capitalismo’) non si discosta molto da quella di Karl Marx mostrandoci come l’espansione imperialista delle economie capitaliste le spinga al primo esordio dell’industrializzazione e in seguito, nei periodi di crisi economica, ad alleggerirsi del proprio surplus di forza lavoro per poi chiamarne altra dalle colonie nelle fasi di espansione. I migranti internazionali quali “”esercito industriale di riserva”” svolgerebbero la loro funzione di ammortizzatori delle tensioni del sistema capitalistico operando in direzione della stabilizzazione, a breve termine, sia del mercato del lavoro dei Paesi di esodo che di quelli di arrivo con l’effetto di consolidare la posizione politica ed economica della dominante classe borghese. Nel lungo periodo, ciò non di meno, i movimenti migratori, per Lenin, non risolverebbero le ineguaglianze economiche internazionali favorendo al contrario la destabilizzazione di tutti i sistemi di produzione capitalista”” (pag 31-32)”,”DEMx-068″ “POLLIO-SALIMBENI Antonio”,”Il grande mercato. Realtà e miti della globalizzazione. Con i testi di: Kobrin, Stiglitz, Squire, Rodrik, Laïdi.”,”Antonio Pollio Salimbeni, esperto di economia internazionale, giornalista, inviato de l’Unità, segue da anni i principali eventi economici e monetari europei e mondiali.”,”ECOT-216-FL” “POLLOCK Friedrich”,”Automazione. Dati per la valutazione delle conseguenze economiche e sociali. (Tit.orig.: Automation. Materialien zur Beurteilung der ökonomischen und sozialen Folgen)”,”Minaccia disoccupazione tecnologica (pag 94) Tavola 7 Albero genealogico della famiglia dei calcolatori “”Nel suo libro sulla “”liberazione”” dei lavoratori ad opera delle macchine, pubblicato nel 1933, Kähler giunge alla conclusione che, a partire da un certo livello, il progresso tecnico pone dei compiti che forse non possono essere risolti dalla libera economia. Nel suo studio parimenti edito dall’ Ufficio internazionale del lavoro, Woytinsky rileva che nell’ estate del 1929, epoca della massima occupazione dopo la guerra, in molti paesi c’erano più disoccupati e sotto-occupati che prima della prima guerra mondiale anche in anni di crisi, e che forse la crisi degli anni ’30 non avrebbe assunto proporzioni così minacciose “”…se il sistema sociale del mondo già da tempo non fosse stato scosso da una disoccupazione che si era sviluppata nel bel mezzo del boom congiunturale””””. (pag 73) “”Non è necessario riportare qui gli argomenti pro e contro una politica della piena occupazione, che da vent’anni hanno largo posto nei dibattiti sulla scienza economica. Basterà osservare che i lavori pubblici possono costituire un efficace contrappeso alla disoccupazione tecnologica di massa, solo se vengono attuati in una misura conforme allo scopo e per un periodo abbastanza lungo. In questo caso essi avrebbero probabilmente per conseguenza un ulteriore sviluppo verso il capitalismo di stato””. (pag 97)”,”USAE-054″ “POLLOCK Friedrich, a cura di Giacomo MARRAMAO”,”Teoria e prassi dell’economia di piano. Antologia degli scritti, 1928-1941.”,”””””Ogni scienza – è scritto nel ‘Capitale’ – sarebbe superflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica strettamente coincidessero””. Ogni qualvolta è in discussione una teoria di Marx e lo sforzo teso a comprenderla offre motivi di riflessione sui presupposti del pensiero marxiano, è necessario che si chiarisca in tutta la sua portata questa distinzione tra essenza e fenomeno, poiché è appunto essa che dà alla critica dell’economia politica la sua impronta caratterizzante rispetto ai sistemi dell'””economia volgare””. Se la caratteristica dell’economia volgare è di limitarsi a sistematizzare le “”forme fenomeniche””, occorre allora chiarire e, ove si tratti di Marx, stabilire sempre quale tema dell’economia politica venga da lui posto in discussione con il concetto di “”essenza””.”” [Friedrich Pollock, “”””Ogni scienza – è scritto nel ‘Capitale’ – sarebbe superflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica strettamente coincidessero””. Ogni qualvolta è in discussione una teoria di Marx e lo sforzo teso a comprenderla offre motivi di riflessione sui presupposti del pensiero marxiano, è necessario che si chiarisca in tutta la sua portata questa distinzione tra essenza e fenomeno, poiché è appunto essa che dà alla critica dell’economia politica la sua impronta caratterizzante rispetto ai sistemi dell'””economia volgare””. Se la caratteristica dell’economia volgare è di limitarsi a sistematizzare le “”forme fenomeniche””, occorre allora chiarire e, ove si tratti di Marx, stabilire sempre quale tema dell’economia politica venga da lui posto in discussione con il concetto di “”essenza””.”” (pag 61) [Friedrich Pollock, Teoria e prassi dell’economia di piano. Antologia degli scritti, 1928-1941, 1973] Analogia tra crollo di Borsa di New York del 1929 e del crac a Vienna nel 1873 (pag 137)”,”TEOC-547″ “POLLOCK Friedrich”,”Automazione. Conseguenze economiche e sociali.”,”Friedrich Pollock è nato a Friburgo nel 1894. Ha studiato economia e scienza della politica nelle università di Monaco, Friburgo e Francoforte, dove si è laureato nel 1923, iniziando pochi anni dopo l’insegnamento di economia politica. Fondatore con Adorno, Horkheimer e altri del famoso Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, ha diviso con questi l’esilio dopo il 1936, assumendo la direzione operativa dell’ Institute of Social Research di New York che raggruppava in quegli anni la maggior parte degli studiosi tedeschi ostili al nazismo. E’ autore di opere sui primi periodi di pianificazione sovietica (1929) e sui mutamenti strutturali nell’economia americana (1940). A partire dal 1950, ripreso l’insegnamento e la collaborazione al risorto Institut für Sozialforschung, si è occupato soprattutto di studi sulle conseguenze sociali dell’automazione. “”E’ chiaro che nel passaggio ai nuovi metodi di produzione non si tratta di problemi teorici nuovi. Se il processo dell’automazione avesse, anche solo approssimativamente, il carattere esplosivo della prima rivoluzione industriale, sussisterebbe senza dubbio il pericolo di una grande disoccupazione tecnologica. … finire (pag 183-185)”,”TEOS-016-FV” “POLNITZ Gotz Von”,”I Fugger.”,”Famiglia di banchieri tedeschi, originaria della Svevia e insediatasi dal 1367 ad Augusta. I primi esponenti esercitavano l’arte della tessitura. Fu Jakob I il Vecchio (1412-1469) a sviluppare l’attività commerciale, i cui proventi gli permisero di concedere ingenti prestiti al papa. I figli, specialmente Ulrich (1441-1510) e Jakob II, avviarono un proficuo sfruttamento minerario (argento, rame, ferro) in Tirolo, Boemia, Slesia, Spagna e Ungheria, e il commercio con l’America e l’Asia. Con Anton si ebbero i primi segni di crisi. La casata ebbe ancora illustri rappresentanti fino al sec. XIX, elevati ad alte cariche nell’impero. Cultori dell’arte, i F. lasciarono splendidi monumenti ad Augusta e una collezione di ca. 140 ritratti.”,”GERE-002″ “POLO Max”,”La seconda guerra mondiale. Prigionieri e deportati.”,”””Capitalismo e proletariato nei campi. Sì. Rubavano i comandanti, rubavano le funzionarie, le aiuto-funzionarie, le guardiane, le kapò… Perché non dovevano rubare anche le prigioniere? Non rubare, ma “”organizzare””. Il termine è trovato: “”organizzare””, sinonimo di rubare. “”Sai in quella baracca hanno organizzato questa notte un chilo di patate”” (…) (pag 109).”,”QMIS-063″ “POLO Max”,”Storia delle polizie segrete in URSS.”,”””L’ assassinio di Trotsky è stato il grande capolavoro di Beria”””,”RUSS-135″ “POLO Max, sotto la direzione di Francois MABIT”,”Storia moderna dell’ antica Roma. La conquista dell’ Italia.”,”””La trovata era geniale. L’ impiego degli elefanti ricorda l’ apparizione dei primi tanks. Ma non c’è arma nuova d’ offesa che immediatamente non ne richiami un’altra altrettanto nuova di difesa. Per i mezzi corazzati sarà l’ artiglieria anticarro. Per gli elefanti, un po’ più semplice. Non molto tempo dopo la battaglia di Eraclea, i Romani non tarderanno a scoprire l’ antidoto: il rumore e il fuoco””. (pag 173) “”Ascoli dunque è una battaglia senza vinti e senza vincitori. Benché ferito, benché derubato, resta sempre un mistero la “”ritirata”” di Pirro. Come pure rimane un mistero il mancato inseguimento dei Romani, ammesso che costoro si sentissero vincitori. E’ da preseumere che le due parti fossero talmente stremate da ritenere conveniente sospendere i combattimenti. Ad Ascoli i due eserciti si affrontarono e si annientarono a vicenda. Risultato: la fine delle ostilità. La guerra che uccide se stessa””. (pag 187)”,”STAx-108″ “POLO Max, sotto la direzione di Francois MABIT”,”Storia moderna dell’ antica Roma. I grandi antagonisti.”,”””Riferiamo – per dare alcuni tratti del suo carattere – un episodio che avverrà più tardi, quando sarà già un generale affermato. Un certo Caio Lusio, suo nipote, che ricopriva nell’ esercito un posto di comando, si era perdutamente innamorato di un suo soldato, di nome Trebonio. Fattolo chiamare di notte nella sua tenda, gli si era avventato sopra tentando di usargli violenza. Il soldato aveva reagito, e lo aveva ucciso. Portato davanti a un tribunale militare e processato per direttissima nel campo, Trebonio aveva cercato invano di giustificarsi, dicendo che era stato aggredito. Quando già il processo stava per mettersi male, ecco Mario alzarsi e comandare che fosse portata la corona che tradizionalmente si attribuiva per un atto di valore, e con le sue stesse mani incoronò Trebonio, dicendo che aveva fatto benissimo, che il suo gesto era onorevole e oppoprtuno in un momento in cui l’ esercito aveva bisogno di uomini e non di pederasti””. (pag 97)”,”STAx-110″ “POLO Marco, a cura di Ettore CAMESASCA”,”Il Milione.”,”Islam e Maometto. “”Mosul si è un gran reame, ov’hae molte generazioni di gente, le quali vi conteremo incontanente; e v’ha una gente che si chiamano arabi, che adorano Malcometto. Un’ altra gente v’ha che tengono la legge cristiana, ma non come comanda la Chiesa di Roma, ma fallono in più cose. Egli sono chiamati nestorini e iacopini. Egli hanno un patriarca (…). L’ altre parti sono saracini, che adorano Malcometto; e sono mala gente, e rubano volentieri i mercatanti.”” (pag 44)”,”VARx-163″ “POLO Marco, a cura di Fabrizio CLERICI”,”Il Milione.”,”Il Milione di Marco Polo, mercante, viaggiatore e scrittore nato a Venezia nel 1254 e che si recò in Asia, col padre Niccolò e lo zio Matteo, nel settimo decennio del Duecento. Il Milione è il racconto di un lungo viaggio attraverso terre e popoli lontani che Marco Polo scopre e rivela all’Occidente. É l’apertura di un grande varco tra civiltà con diversi sviluppi economici e culturali, un varco che ha contato assai per la crescità della civiltà umana. É un grande libro dell’incontro e del diaologo, del rapporto e della conoscenza tra Europa e Asia nel XIII Secolo.”,”VARx-024-FL” “POLO Max”,”L’occupazione nazista in Europa. L’occupazione nazista in Italia e in Francia. Volume I.”,”La Storia dell’occupazione nazista in Europa significa rievocare il più grande dramma umano dell’età moderrna.”,”GERN-015-FL” “POLO Gabriele SABATTINI Claudio”,”Restaurazione italiana. Fiat, la sconfitta operaia dell’autunno 1980: alle origini della controrivoluzione liberista.”,”La ricostruzione dei 35 giorni è stata fatta utilizzando la letteratura in materia (citata nella bibliografia), i giornali di allora, le fonti d’archivio (sindacali e imprenditoriali), ma soprattutto la memoria dei protagonisti. Ringraziamenti vanni a Sandro Bianchi, Silvio Canapè, Marco Giatti, Fulvio Perini, Luciano Pregnolato, Marco Revelli, Tiziano Rinaldini e tutti i compagni del Coordinamento cassintegrati Fiat.”,”MITT-425″ “POLO Gabriele”,”Assalto a San Lorenzo. La prima strage del fascismo al potere.”,”l 30 ottobre 1922, mentre le ultime colonne della marcia su Roma entrano in città e Mussolini presenta al re la lista dei ministri del suo primo governo, un centinaio di fascisti armati fa irruzione nel quartiere di San Lorenzo e apre il fuoco contro passanti e abitanti. E un attacco del tutto gratuito, politicamente inutile ai fini della conquista ormai avvenuta del potere, privo di qualsiasi logica, se non quella della vendetta. Gli squadristi hanno come unico obiettivo quello di punire gli abitanti di una zona della capitale in cui non sono mai riusciti a entrare e dove, quando hanno provato a farlo, sono stati sempre respinti. Ne nasce un lungo conflitto a fuoco tra camicie nere, esercito e militanti dei partiti di sinistra che lascerà sul terreno un numero imprecisato di vittime, tutte tra gli abitanti del quartiere. Il generale Pugliese darà subito ordine di trasportare i corpi al cimitero del Verano, per seppellirli «senza cerimonia funebre, per evitare nuovi disordini». In questo modo, di quei morti e della loro storia si perderà traccia e memoria. A poco più di cento anni di distanza, Gabriele Polo ricostruisce la genesi e la cronaca di quella giornata, restituendo un volto e una voce a chi ne rimase vittima e allo stesso tempo riportando alla luce, con una narrazione quasi in presa diretta, le tensioni che attraversarono quei momenti davvero fatali. Nel libro, la strage di San Lorenzo, immediatamente oscurata e rimossa, assume le caratteristiche di un episodio emblematico, nel quale è possibile ritrovare gli elementi che, da quel momento in poi, caratterizzeranno l’era fascista: la violenza, l’eversione, l’impunità e la propaganda, che trasformerà gli atti criminali di quei giorni nel mito della rivoluzione del duce. Gabriele Polo, giornalista, dal 2003 al 2009 è stato direttore del quotidiano «il manifesto». E autore di numerosi libri, tra i quali ricordiamo: ‘Lavorare manca. La crisi vista dal basso’ (con G. Boursier, Einaudi, 2014); ‘Il mese più lungo. Dal sequestro Sgrena all’omicidio Calipari’ (Marsilio, 2015); ‘Il sindacalista. Claudio Sabattini, una vita in movimento’ (Castelvecchi, 2022).”,”ITAR-362″ “POLO-FRIZ Luigi”,”1866. Una missione segreta di Lodovico Frapolli a Berlino. L’emigrazione ungherese. II Serie: Fonti. Vol. XCV.”,”Lodovico Frapolli (1815-1878) è stato un politico, generale e patriota italiano. Nato a Milano, Frapolli frequentò dapprima l’Accademia militare di Olmütz in Moravia, poi studiò a Parigi a l’Ecole des mines e si laureò in ingegneria mineraria. Partecipò attivamente ai moti risorgimentali e nel 1848-1849 fu ambasciatore a Parigi del Governo provvisorio della Lombardia, poi della Toscana e infine della Repubblica romana. Nel 1859 diventò Ministro della Guerra nel Governo Provvisorio di Modena, con Luigi Carlo Farini. Tra il 1860 e il 1871 prese parte alle imprese garibaldine, raggiungendo gli alti vertici militari, col grado di generale. Fu deputato nella VII legislatura del Regno di Sardegna e dalla IX alla XI legislatura del Regno d’Italia, nelle file dell’opposizione di sinistra 12. Ha pubblicato diversi libri, tra cui “Da Impero a Repubblica: la costruzione della Turchia moderna. Mustafa Kemal e il kemalismo” 1, “Memorie dal fronte” 1, “Notte di nozze” 1, e “Coricarsi e morire” 1. (copil)”,”RISG-089-FSL” “POLO-FRIZ Luigi”,”Lodovico Frapolli. Biografia e Carteggio. Scienziato, Rivoluzionario, Diplomatico, Svizzero, Massone, Uomo del Risorgimento. Volume I. La vita. II Serie: Fonti. Vol. CV.”,”Lodovico Frapolli (1815-1878) è stato un politico, generale e patriota italiano. Nato a Milano, Frapolli frequentò dapprima l’Accademia militare di Olmütz in Moravia, poi studiò a Parigi a l’Ecole des mines e si laureò in ingegneria mineraria. Partecipò attivamente ai moti risorgimentali e nel 1848-1849 fu ambasciatore a Parigi del Governo provvisorio della Lombardia, poi della Toscana e infine della Repubblica romana. Nel 1859 diventò Ministro della Guerra nel Governo Provvisorio di Modena, con Luigi Carlo Farini. Tra il 1860 e il 1871 prese parte alle imprese garibaldine, raggiungendo gli alti vertici militari, col grado di generale. Fu deputato nella VII legislatura del Regno di Sardegna e dalla IX alla XI legislatura del Regno d’Italia, nelle file dell’opposizione di sinistra 12. Ha pubblicato diversi libri, tra cui “Da Impero a Repubblica: la costruzione della Turchia moderna. Mustafa Kemal e il kemalismo” 1, “Memorie dal fronte” 1, “Notte di nozze” 1, e “Coricarsi e morire” 1. (copil) Il primo volume di Luigi Polo Friz ‘Lodovico Frapolli. Biografia e Carteggio. Scienziato, Rivoluzionario, Diplomatico, Svizzero, Massone, Uomo del Risorgimento’ (Roma, 2014) riporta il paragrafo: ‘1871. La Comune di Parigi e quella di Marsiglia’ (pag 251-258) Vosgi. Rilievo montuoso della Francia orientale, che, con direzione SO-NE, si estende per circa 250 km tra il Colle di Saverne a N e il Passo di Belfort a S, l’altopiano triassico lorenese e le colline argillose dei Faucilles a O, e infine la pianura alsaziana a levante.”,”RISG-096-FSL” “POLO-FRIZ Luigi”,”Lodovico Frapolli. Biografia e Carteggio. Scienziato, Rivoluzionario, Diplomatico, Svizzero, Massone, Uomo del Risorgimento. Volume II. II carteggio. II Serie: Fonti. Vol. CVI.”,”Lodovico Frapolli (1815-1878) è stato un politico, generale e patriota italiano. Nato a Milano, Frapolli frequentò dapprima l’Accademia militare di Olmütz in Moravia, poi studiò a Parigi a l’Ecole des mines e si laureò in ingegneria mineraria. Partecipò attivamente ai moti risorgimentali e nel 1848-1849 fu ambasciatore a Parigi del Governo provvisorio della Lombardia, poi della Toscana e infine della Repubblica romana. Nel 1859 diventò Ministro della Guerra nel Governo Provvisorio di Modena, con Luigi Carlo Farini. Tra il 1860 e il 1871 prese parte alle imprese garibaldine, raggiungendo gli alti vertici militari, col grado di generale. Fu deputato nella VII legislatura del Regno di Sardegna e dalla IX alla XI legislatura del Regno d’Italia, nelle file dell’opposizione di sinistra 12. Ha pubblicato diversi libri, tra cui “Da Impero a Repubblica: la costruzione della Turchia moderna. Mustafa Kemal e il kemalismo” 1, “Memorie dal fronte” 1, “Notte di nozze” 1, e “Coricarsi e morire” 1. (copil) Il primo volume di Luigi Polo Friz ‘Lodovico Frapolli. Biografia e Carteggio. Scienziato, Rivoluzionario, Diplomatico, Svizzero, Massone, Uomo del Risorgimento’ (Roma, 2014) riporta il paragrafo: ‘1871. La Comune di Parigi e quella di Marsiglia’ (pag 251-258)”,”RISG-097-FSL” “POLSBY Nelson W. WILDAVSKY Aaron”,”Les elections presidentielles aux Etats-Unis. (Tit.orig.: Presidential Elections. Strategies of American Electoral Politics. Sixth Edition)”,”””Les habitudes de l’électorat américain, encore que sujet à des sautes d’humeur ,sont des plus stables dans l’ensemble. Depuis 1860, les deux mêmes vieux partis se partagent l’essentiel des charges publiques. De temps en temps, mais c’est très rare (dans les années 1860, 1890 et 1930 par exemple), il se produit, pour une raison ou pour une autre, un glissement de terrain, avec apparition de nouvelles frontières politiques sous l’égide des deux partis. Les clivages se redéfinissent en profondeur, et l’on voit émerger de nouvelles majorités et minorités plus ou moins durables, une nouvelle version du consensus idéologique, des hommes politiques nouveaux, ou une combination des trois phénomènes.”” (pag 222-223)”,”USAS-157″ “POLSI Alessandro”,”Storia dell’ Onu.”,”Alessandro Polsi, insegna Storia delle istituzioni politiche e Storia delle istituzioni internazionali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi in libri e riviste italiane ed estere. E’ autore, tra l’altro di ‘Alle origini del capitalismo italiano’ (Torino, 1993) e ‘Stato e banca centrale in Italia. Il governo della moneta e del sistema bancario in Italia dall’Unità a oggi’.”,”RAIx-373″ “POLSI Alessandro”,”Stato e Banca Centrale in Italia. Il governo della moneta e del sistema bancario dall’Ottocento a oggi.”,”Alessandro Polsi (Trieste, 1955) è ricercatore di Storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e docente di Storia dell’Amministrazione all’Università di Trieste. Si è occupato di storia del sistema creditizio.”,”ITAE-082-FL” “POLYA George”,”Come risolvere i problemi di matematica. Logica ed euristica nel metodo matematico.”,”George Polya, professore emerito di matematiche, ha insegnato dal 1942 alla Stanford University. Laureatosi a Budapest, da 1914 al 1940 ha lavorato presso l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo.”,”SCIx-275-FL” “POLYA George”,”La scoperta matematica. Volume primo. Capire, imparare e insegnare a risolvere i problemi.”,”George Polya, professore emerito di matematiche, ha insegnato dal 1942 alla Stanford University. Laureatosi a Budapest, da 1914 al 1940 ha lavorato presso l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo.”,”SCIx-276-FL” “POLYA George”,”La scoperta matematica. Volume secondo. Capire, imparare e insegnare a risolvere i problemi.”,”George Polya, professore emerito di matematiche, ha insegnato dal 1942 alla Stanford University. Laureatosi a Budapest, da 1914 al 1940 ha lavorato presso l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo.”,”SCIx-292-FL” “POMBENI Paolo PIRO Franco a cura; saggi di Hans MOMMSEN Aldo AGOSTI Dieter GROH Frank DEPPE Madeleine REBERIOUX David MARQUAND Robert SKIDELSKY Leo MOULIN Renato MONTELEONE Fulvio Giovanni CAMMARANO Antonio CARATTONI”,”Movimento operaio e società industriale in Europa, 1870 – 1970.”,”Storia movimento operaio questione governo economia, gruppi dirigenti sezioni Terza Internazionale 3°, Q partito politico, formazione classe operaia GERM, FR, UK, Belgio, AU, UNGH, G. BOSIO e la 1° fase del ‘movimento operaio’, organizzazioni operaie IT industria pubblica, ruolo movimento operaio in aree marginali.”,”PARx-006″ “POMBENI Paolo”,”La politica nell’ Europa del ‘900.”,”Paolo POMBENI (Bolzano 1948) è Prof ordinario di storia comparata dei sistemi politici europei presso la facoltà di Scienze politiche di Bologna. Fra le sue pubblicazioni: – Partiti e sistemi politici nella storia contemporanea. MULINO. 1994 – La Costituente. Un problema storico-politico. IDEM. 1995 – Lo Stato e la politica. IDEM. 1997. Dirige la rivista ‘Ricerche di storia politica’.”,”EUVx-006″ “POMBENI Paolo”,”Introduzione alla storia dei partiti politici.”,”POMBENI Paolo è professore ordinario di storia dei partiti politici nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Bologna. Ha scritto ‘Il gruppo dossettiano e la fondazione della democrazia italiana’ (1979), ‘All’ origine della forma-partito contemporanea’ (1984), ‘Demagogia e tirannide. Uno studio sulla forma-partito del fascismo’ (1984). “”Nel 1883 fu creato il primo partito strettamente socialista e di incerta ispirazione marxista, la Social Democratic Federation che tuttavia non ebbe grande importanza. Ben più significativo fu invece l’ Independent Labour Party (ILP, ndr) non tanto per il fatto che il suo leader, Keir Hardie, riuscì ad essere parlamentare per un breve periodo (1892-1895; il partito era stato ufficialmente fondato nel 1893) quanto perché dalle sua fila provenirono molti dei più sperimentati capi del futuro partito laburista. Altrettanta importanza è attribuibile alla Fabian Society, una organizzazione di studi e di azione politica che deve il suo curioso nome al riferimento al condottiero romano Fabio Massimo il Temporeggiatore come richiamo ad una tattica di trasformazione attraverso una lotta costante ma graduale. Essa fu fondata nel 1884 ed “”allevò”” i quadri intellettuali che teorizzarono la trasformazione “”socialista”” inglese con grande rigore e con un notevole sforzo di studi (da essi fra l’ altro partì l’ inizativa per la fondazione nel 1895 della famosa London School of Economics and Political Sciences) (LSE, ndr)””. (pag 274-275).”,”PARx-031″ “POMBENI Paolo”,”La ragione e la passione. Le forme della politica nell’Europa contemporanea.”,”Dedica dell’autore, Pombeni, ‘ai miei Maestri’: Giuseppe Alberigo, Roberto Ruffilli, Paolo Prodi Welfare state (pag 485-486) “”Il tema della redistribuzione e della gestione dello «sviluppo» rimase dominante e canonico nei sistemi politici europei almeno fino alla prima crisi petrolifera del 1973. E’ chiaro che esso poneva problemi non semplicemente di «giustizia sociale» o di «welfare», benché già questi temi da soli avessero una rilevanza capitale. Accanto a essi si collocavano tutte le questioni relative alla trasformazione dei costumi, della geografia politica, dell’equilibrio fra i diversi settori economici coi relativi poteri che vi erano connessi (…). Erano tutti fenomeni che richiedevano canalizzazione del consenso, disciplinamento sociale, governo delle angosce popolari (perché ogni trasformazione genera angoscia), azione equilibratrice fra le diverse componenti a tutela dell’equilibrio esistente. Nessuna società europea aveva dimenticato quanto la sottovalutazione di questi aspetti, come appunto era avvenuto negli anni Venti e Trenta, potesse essere pagata a caro prezzo. Non è certo un caso che un potente strumento di affermazione delle prime forme di «Comunità Europea» sia stata la sua politica agricola, formidabile caso di «ammortizzatore sociale», come si amerebbe dire oggi. Quel fenomeno di omogeneizzazione verso il centro della scala sociale dell’intero spettro della cittadinanza, che ha fatto parlare alcuni osservatori di una via paradossale alla realizzazione della società «senza classi» profetizzata da Marx, non sarebbe immaginabile senza l’attiva presenza della forma partito moderna, con le sue caratteristiche di «partito pigliatutto» (catch-all-party), di partito società e partito ghetto, orientato però a garantire ai suoi membri la fruizione non tanto della «giustizia sociale» (come in fondo era stato nell’Ottocento), ma del benessere individuale. Questo era però raggiungibile solo con un incremento della produzione economica e del reddito nazionale, tale da poter essere ridistribuito: questa era la «pianificazione economica» che tutti accettavano, ma che era qualcosa di ben diverso da quella immaginata da Hayek come via alla schiavitù. Non si trattava più infatti di decidere in termini prescrittivi «cosa» produrre e a quali costi, come si era fatto nelle economie belliche. Adesso, e qui stava la rivoluzione keynesiana, si trattava di coordinare gli strumenti del governo del ciclo economico in modo che questo fosse in grado non solo di produrre, ma di far circolare la ricchezza: cosa produrre era relativamente indifferente, purché si trovasse modo di inserire quella produzione nel circuito virtuoso che generava consumo e attraverso questo nuova ricchezza (33)”” (pag 485-486) [(33) Per i riferimenti bibliografici e gli ampliamenti di questo tema rinvio al mio, ‘La legittimazione del benessere’, cit.]”,”TEOP-518″ “POMBENI Paolo”,”Partiti e sistemi politici nella storia contemporanea (1830-1968).”,”Paolo Pombeni è ordinario di Storia dei partiti politici nell’Università di Bologna. Autore di vari studi di storia politica, ricordiamo: Il gruppo dossettiano e la fondazione della democrazia italiana, All’origine della forma-partito contemporanea, Demagogia e tirannide, Introduzione alla storia dei partiti politici.”,”EURx-060-FL” “POMBENI Paolo a cura, con la collaborazione di Barbara COVILI”,”Introduzione alla storia contemporanea.”,”Paolo Pombeni è ordinario di Storia dei partiti politici nell’Università di Bologna. Autore di vari studi di storia politica, ricordiamo: Il gruppo dossettiano e la fondazione della democrazia italiana, All’origine della forma-partito contemporanea, Demagogia e tirannide, Introduzione alla storia dei partiti politici.”,”STOx-080-FL” “POMELLA Andrea”,”La guerra come forma e come metafisica. Tesi di dottorato.”,”Emmerich De-Vattel, La guerre en forme”,”QMIx-008-FGB” “POMERANZ Kenneth”,”La grande divergenza. La Cina, l’ Europa e la nascita dell’ economia mondiale moderna.”,”POMERANZ Kenneth insegna storia nell’ Università della California a Irvine. Ha pubblicato pure ‘The Making of a Hinterland: State, Society and Economy in Inland North China, 1853-1937’ (1993) e ‘The World that Trade Created. Society, Culture and the World Economy, 1400-the Present’ (con S. TOPIK, 1999). L’ agricoltura in Inghilterra. “”(…) sembra che la produttività agricola inglese non sia cambiata di molto fra il 1750 e il 1850″”. (pag 332) “”Le ricerche di Mauro Ambrosoli mostrano che sebbene gli inglesi studiassero le pratiche continentali, i manuali classici di agricoltura, e sperimentassero alacremente, gran parte di quello che impararono circa il modo migliore di mantenere la fertilità dei suoli pur aumentando le rese non trovò pratica applicazione in Gran Bretagna, perché implicava il ricorso a tecniche labour-intensive e gli agricoltori capitalisti inglesi (al contrario dei contadini del continente, suggerisce Ambrosoli) miravano a contenere al massimo il costo del lavoro e a massimizzare i profitti. I metodi adottati dagli agricoltori inglesi, elevando la produttività del lavoro, rappresentarono una rottura decisiva rispetto a gran parte della letteratura agronomica e in molti casi misero a repentaglio la fertilità del suolo. Fu in parte a causa di queste scelte strategiche che durante il XIX secolo dovettero essere importate quantità crescenti di fosfati e di nitrati, anche solo per impedire una diminuzione delle rese. In altre parole, senza i nuovi input provenienti dall’ industria, l’ Inghilterra avrebbe avuto difficoltà anche a mantenere invariato il livello delle rese agricole senza destinare all’ agricoltura una maggiore quantità di lavoro. Come vedremo, molte altre aree si avviarono sulla strada di un’ agricoltura labour-intensive che non condusse all’ industrializzazione””. (pag 332-333)”,”CINE-014″ “POMEROY Sarah B.”,”Donne in Atene e Roma.”,”L’A è docente alla City University di New York. “”Le donne delle famiglie influenti furono onorate anche con l’ erezione di statue ed edifici. Durante la tarda Repubblica e l’ Impero furono erette statue a molte donne, nonostante che Catone si fosse pronunciato aspramente contro questa abitudine, e che l’ imperatore Tiberio ordinasse di contenere gli onori ufficiali tributati alle donne.”” (pag 194) Odi e antagonismi ricadevano sugli uomini. “”Fulvia fu la prima moglie di Antonio, ma era già stata sposata due volte a mariti di illustre condizione e brillante carriera politica. Era la figlia di Sempronia, ma quantunque non avesse ereditato il fascino della madre, attrasse tre mariti con la propria ricchezza. (…) La sua “”virilità”” consisteva nell’ intromettersi in sfere riservate agli uomini. I suoi intrighi politici a favore dei vari mariti avevano lo scopo di favorirli, ma le sue ambizioni le attirarono odi personali. L’ antagonismo che suscitò dà la misura dell’ effettivo potere politico che le donne come lei esercitavano, sia attraverso la ricchezza che attraverso la loro influenza. Questo risultava anche dall’ odio che si addensava sugli uomini a cui esse erano legate; (…)””. (pag 195-196)”,”STAx-128″ “POMFRET David M.”,”‘Child Slavery’ in British and French Far-Eastern Colonies 1880-1945.”,”POMFRET David M. dell’Università di Hong Kong”,”CONx-162″ “POMIAN Krzysztof”,”L’Europa e le sue nazioni.”,”POMIAN è nato a Varsavia nel 1934. Espulso dal POUP nel 1966, due anni dopo viene estromesso dall’Università dove insegnava Storia della filosofia. Nel 1969-71 lavora al dipartimento manoscritti della Biblioteca nazionale di Varsavia. Dal 1973 risiede a Parigi dove è D di ricerca al CNRS. Si è occupato di storia socio-culturale della FR, della Polonia e dell’Italia. Autore di varie opere storiografiche e filosofiche, per i tipi del Saggiatore ha pubblicato: -Collezionisti, amatori e curiosi. 1989″,”EURx-063″ “POMIAN Krzysztof a cura, saggi di AMSTERDAMSKI Stefan, ATLAN Henri, DANCHIN Antoine, EKELAND Ivar, LARGEAULT Jean, MORIN Edgar, PETITOT Jean, PRIGOGINE Ilya, RUELLE David, STENGERS Isabelle, THOM Renè”,”Sul determinismo. La filosofia della scienza oggi.”,”Ordine e disordine, caso e necessità, informazione e rumore, singolarità e regolarità, la casualità, la previsione, i suoi fondamenti e i suoi limiti: sono queste le grandi questioni e i principali concetti, emergenti nella controversia sul determinismo, che la scienza e l’epistemologia contemporanee stanno sollevando.”,”FILx-040-FL” “POMIAN Krzysztof”,”L’ordine del tempo.”,”K. Pomian (Varsavia 1934) è stato direttore di ricerca al CNR di Parigi. È stato consulente al progetto dell’ ‘Enciclopedia Einaudi’, per cui ha scritto diverse voci sul tema del tempo e della periodizzazione. Fra le sue opere tradotte in Italia ‘Collezionisti, amatori e curiosi’ (Milano, 1989). Avvenimenti, Ripetizioni, Epoche, Strutture, Tempo. Contiene, tra i molti, i paragrafi: – I cicli e le crisi: Marx (pag 66-70) – Cicli lunghi, cicli brevi: Schumpeter (pag 70-74) – Filosofia della storia e idea di progresso: Hegel (pag 140-148) – Filosofia della storia: frattura tra presente e futuro: Marx (pag 149-155) I cicli del capitale e la tendenza a crisi economiche su scala sempre maggiore. “”Marx è l’unico che, nel secolo XIX, tenti una spiegazione, sulla base delle stesse forze interne, sia delle fluttuazioni periodiche sia del movimento lineare dell’economia capitalistica. Invece che accidenti causati da fattori esogeni, le crisi sono, per Marx, «sempre e solo delle temporanee e violente soluzioni delle contraddizioni esistenti, violente eruzioni che ristabiliscono momentaneamente l’equilibrio turbato» (23). D’altra parte, le crisi non sono fenomeni di circolazione; l’equilibrio che ristabiliscono non è tra domanda e offerta, né tra produzione e consumo. Si tratta invece di un equilibrio nei rapporti tra capitale, considerato complessivamente, e popolazione operaia, la forza lavoro, considerata anch’essa complessivamente; equilibrio soggetto a perturbazioni sempre maggiori nella misura in cui l’economia capitalistica si sviluppa, tanto che le crisi, sempre più acute, si succedono a intervalli sempre più brevi: «Fino ad oggi la durata periodica dei cicli è di dieci-undici anni, ma non c’è nessuna ragione per considerare costante questa cifra. Al contrario si deve inferire dalle leggi della produzione capitalistica (…) che è variabile e che il periodo dei cicli si ridurrà gradualmente» (24). Infatti, le leggi che regolano l’economia capitalistica le consentono «di superare questi limiti immanenti» ma unicamente «con mezzi che la pongono di fronte agli stessi limiti su scala rinnovata e più alta» (25)”” (pag 66-67) [Krzysztof Pomian, L’ordine del tempo, Einaudi, Torino, 1992] [(23) Karl Marx, ‘Das Kapital’, Hamburg 1894, libro III, sez. 3, cap. XV, II, trad. it. ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica’, Torino, 1975, pp. 349-50]; (24) Ibid., Libro I, cap. XXV, III; (25) Ibid., libro III, sez. 3, cap. XV, III, trad. it. cit., pp. 350-51] “”Filosofia della storia: frattura tra presente e futuro. Marx. (pag 149-155) “”In una lettera – spedita nel novembre 1877 – alla redazione degli «Otecestvennye Zapiski», Marx accusa un critico russo del ‘Capitale’ di trasformare il suo «schizzo storico della genesi del capitalismo nell’Europa occidentale in una storia storico-filosofica della marcia generale fatalmente imposta a ‘tutti’ i popoli, in qualunque situazione storica essi si trovino, per giungere infine alla forma economica che, con la maggior somma di potere produttivo del lavoro sociale, assicura il più integrale sviluppo dell’uomo» (99). Si può sorvolare sul problema teorico e politico che sta all’origine di questa lettera: lo sviluppo capitalistico in Russia. Interessa soltanto l’opposizione che Marx stabilisce tra il proprio procedimento e quello che era costitutivo di una filosofia della storia di tipo hegeliano, se non di tutta la filosofia concepibile della storia. Lo studio di un fenomeno circoscritto e localizzato, la cui gestazione era già arrivata al termine, sta in opposizione con una generalizzazione a pretesa validità universale, che determina, una volta per tutte, la traiettoria che ogni popolo deve inevitabilmente percorrere. Non è obbligatorio accettare in pieno le opinioni di Marx sulla sua opera: ciò non toglie che le si debba conoscere. Il rifiuto della filosofia della storia, soprattutto ma non soltanto nella sua forma hegeliana, è costante nell’opera di Marx. «Là dove cessa la speculazione, – si legge nell’ ‘Ideologia tedesca’, – nella vita reale, comincia dunque la scienza reale e positiva, la rappresentazione dell’attività pratica, del processo pratico di sviluppo degli uomini. Cadono le frasi sulla coscienza e al loro posto deve subentrare il sapere reale. Con la rappresentazione della realtà la filosofia autonoma perde i suoi mezzi d’esistenza. Al suo posto può tutt’al più subentrare una sintesi dei risultati più generali che è possibile astrarre dell’esame dello sviluppo storico degli uomini. Di per sé, separate dalla storia reale, queste astrazioni non hanno assolutamente valore. Esse possono servire soltanto a facilitare l’ordinamento del materiale storico, a indicare la successione dei suoi singoli strati. Ma non danno affatto, come la filosofia, una ricetta o uno schema sui quali si possano ritagliare e sistemare le epoche storiche» (100). In quest’opera giovanile, la «scienza», l’ «analisi», lo «studio», il «sapere» sono opposti alla «speculazione», alla «filosofia». Il ruolo delle «astrazioni» è ridotto a quello di strumenti che possono facilitare un lavoro di classificazione dei fatti, assimilato, senza che la parola sia pronunziata, a una periodizzazione dalla quale sarebbe peraltro assente ogni idea di necessità supposta come determinante, una volta per tutte, la successione delle epoche. Un lungo passo di cui la parte citata costituisce la conclusione mostra come Marx ed Engels concepiscono una tale periodizzazione. Essa riguarda «le forme della proprietà» che rappresentano altrettanti stadi di sviluppo della divisione del lavoro, i quali manifestano a loro volta il grado di sviluppo raggiunto dalle forze produttive”” (pag 149-150) [Krzysztof Pomian, L’ordine del tempo, Einaudi, Torino, 1992] [(99) K. Marx, Lettera del novembre alla redazione degli “”Otecetstvennye Zapiski””, in “”Vestnik Narodnoj Volij””, maggio 1884 [trad. it. in B. Maffi (a cura di), ‘India, Cina, Russia’, Milano, 1970 (II ediz), pp. 300-3; (100) K. Marx e F. Engels, ‘Die deutsche Ideologie’, in ‘Historische-kritische Gesamtausgabe’, Frankfurt am Main, Berlin, Moskva, 1932 [trad. it., ‘L’ideologia tedesca’, Roma, 1967 (II ediz), p. 14]”,”TEOS-010-FSD” “POMPEJANO Daniele RAFFAELE Giovanni”,”Nel vento del Sud… La Federazione messinese del PCI nella crisi e nel dibattito del 1943-1945. Storia e documenti.”,”Le posizioni delle sinistre prima del Congresso di Bari (pag 56-57) (posizione su Governo Badoglio e il re, la questione della partecipazione del PCI al governo Badoglio) “”E’ noto infatti che le forze moderate, Croce e De Nicola in primo luogo, premevano perché dal Congresso uscisse una posizione di rifiuto della collaborazione alle condizioni correnti con il governo Badoglio; tale rigidità copriva in realtà il progetto luogotenziale che esi meditavano di realizzare iproprio in forza di quella posizione di intransigenza e di rifiuto. Le sinistre, dunque, andavano a BNari su posizioni di netta intransigenza circa la presenza del monarca. Per il PSI O. Lizzadri raggiungeva Napoli alla vigilia del Congresso ed era latore di un documento redatto dallo stesso Nenni, e di uno del CCLN. (…) Il PCI dal canto suo si incontrava ufficialmente con Badoglio il 20 gennaio 1944. Ai suoi interlocutori, V. Spano ed E. Reale, il Maresciallo propose di partecipare alla formazione di un nuovo gabinetto dal momento che “”soltanto la presenza attiva dei rappresentanti i partiti di massa poteva dare al governo l’autorità necessaria a una partecipazione alla guerra ed a una ripresa della vita nazionale”” (25). Il PCI dovette opporre rifiuto alla richiesta di Badoglio dal momento che “”la permanenza sul trono del re fascista universalmente disprezzato [avrebbe vanificato] sin dall’inizio ogni tentativo patriottico di un qualsiasi governo il quale avrebbe perduto, per il fatto stesso di collaborare con Vittorio Emanuele, ogni sua autorità”” (pag 56-57-58)”,”PCIx-421″ “POMPEO FARACOVI Ornella”,”Il marxismo francese contemporaneo fra dialettica e struttura, (1945-1968).”,”POMPEO FARACOVI Ornella si è laureata in filosofia all’Università di Firenze con una tesi (finanziarta dal CNR) di cui il presente volume costituisce lo sviluppo. Ha scritto pure un saggio su Sartre. Godelier (pag 257-258) Le due contraddizioni fondamentali secondo Godelier “”Godelier distingue nel ‘Capitale’ due diverse nozioni di contraddizione: “”abbiamo contraddizioni interne ad un sistema e contraddizioni fra questo ed altri sistemi”” (30). La contraddizione, cioè, fra classe capitalistica e classe operaia, è interna, specifica, ai rapporti di produzione capitalistici; essa “”caratterizza il sistema ‘fin dalla sua origine’, ed è continuamente riprodotta dal funzionamento del sistema stesso”” (31). Ma non è questa la contraddizione fondamentale del modo di produzione capitalistico, bensì l’altra, che si instaura non all’interno di una struttura, ma fra due strutture diverse: la contraddizione fra lo sviluppo delle forze produttive, e i rapporti di produzione, nella forma della proprietà privata dei mezzi di produzione. Si tratta di una contraddizione che non è specifica del sistema, in quanto esiste in esso non dalla sua origine, bensì si produce a un certo stadio della sua evoluzione. “”La contraddizione fondamentale del modo di produzione capitalista è nata dallo sviluppo di questo modo di produzione, ma essa non è lo sviluppo di una contraddizione presente ‘fin dall’origine’ nel sistema. Questa contraddizione appare senza che nessuno abbia voluto farla apparire. Questa contraddizione è dunque inintenzionale”” (32). La superiorità del modo di produzione socialista sta nel fatto che “”la struttura dei rapporti di produzione, nel socialismo, ‘corrisponde’ funzionalmente alle nuove condizioni di sviluppo delle forze produttive”” (33). Il socialismo risolve dunque la contraddizione del capitalismo senza che tra l’uno e l’altro sia configurabile un rapporto dialettico di evoluzione; la contraddizione fondamentale non è infatti interna ai rapporti di produzione del capitalismo, e la contraddizione interna, quella tra capitalisti e operai, “”non contiene al proprio interno l’insieme delle contraddizioni indispensabili per la propria soluzione”” (34)”” [Ornella Pompeo Faracovi, Il marxismo francese contemporaneo fra dialettica e struttura, (1945-1968), 1972] [(30) Maurice Godelier, Razionalità e irrazionalità nell’economia, 1970, p. 184; (312) Ivi, p. 185; (32) Ivi, p. 187 (33) Ivi, p. 188; (34) Ivi, p. 193 (in corsivo nel testo)]”,”TEOC-611″ “POMPER Philip”,”Lenin, Trotsky and Stalin. The Intelligentsia and Power.”,”Philip POMPER è professore di storia alla Wesleyan University. E’ autore di numerosi libri, incluso ‘The Structure of the Minde in History’ e ‘Trotsky’s Notebooks, 1933-35’ entrambi pubblicati dalla Columbia University Press. In questo libro ‘Lenin Trotsky e Stalin’ POMPER esamina la psicologia e l’ interazione politica dei tre uomini che giocarono un ruolo centrale nell’ instaurazione del potere bolscevico. POMPER studia dapprima l’ ascesa personale e politica di LENIN come leader del movimento socialdemocratico. Poi introduce TROTSKY e STALIN, attinge documenti dagli archivi di Max EASTMAN, e dagli scritti di emigrati e dissidenti. “”Sia la Krupskaia che Valentinov attestano del suo esaurimento psicologico e fisico – quest’ultimo legato probabilmente alla depressione. Dopo un anno di vana lotta contro i menscevichi “”disorganizzatori””, le defezioni dai suoi comitati bolscevichi, e l’ insuccesso nel giungere a un nuovo congresso di partito, egli fece ricorso alla terapia dell’ isolamento. Abituato in passato a toniche vacanze estive in campagna, ritornò a questo metodo alla fine di luglio 1904. Lenin e la Krupskaia riempirono gli zaini e passarono le successive poche settimane in escursioni in montagna. Con i nervi tonificati, Lenin cominciò a reclutare collaboratori letterari per il nuovo organo della frazione bolscevica col suo usuale zelo””. (pag 79)”,”RIRx-100″ “POMPER Philip”,”Lenin’s brother. The origins of the October Revolution.”,”POMPER Philip è William F. Armstrong Professor of History alla Wesleyan University. E’ autore pure di ‘The Russian Revolutionary Intelligentsia’. “”Lenin believed in Engels’s dictum that the goddess of History, whose dialectic presumably guarantees progress, is nonetheless the cruelest of them all”” (pag 217) Sasha legge le opere di Marx (Annali franco-tedeschi, critica della filosofia di Hegel) e di Plechanov ma non si converte al marxismo (pag 98)”,”RIRB-132″ “POMPER Philip”,”Peter Lavrov and the Russian Revolutionary Movement.”,”Peter Lavrov (1823-1900) has possibly been the most neglected of all major figures in the history of the Russian revolutionary movement. In the U.S.S.R. he was posthumously ‘purged’ under Stalin, and he has not been totally ‘rehabilitated’ since then. Indeed, Philip Pomper’s biographical and analytical work is the first comprehensive book-length study of this important figure in any language. Professor Pomper, using a wide range of sources, including archival materials, traces the history of Lavrov’s revolutionary pursuits from his role as a prophet of the preparationist strategy of the early 1870s through his involvement in the strategic debates and innovations between the mid 1870s and 1900. Of central importance are Lavrov’s concessions to Bakuninism and his eventual acceptance of terrorism as an instrument of revolution. Philip Pomper is associate professor of history at Wesleyan University. He is the author of The Russian Revolutionary Intelligentsia.”,”MRSx-003-FL” “POMPER Philip”,”The Russian Revolutionary Intelligentsia.”,”Philip Pomper is associate professor of history at Wesleyan University in Connecticut. Preface, Bibliographical Essay, Index,”,”RIRx-051-FL” “POMPER Philip”,”Sergei Nechaev.”,”Philip Pomper is associate professor of history at Wesleyan University in Connecticut. Sergei Nechaev (1847-1882) was a firebrand, would-be revolutionary, a conspirator who murdered one of his own comrades, a self.styled avenger bent on ridding mid-nineteenth-century Russia of the Tsar and all his instruments of oppression. His effect on the older émigré revolutionaries, Bakunin and Ogarev, was considerable, and because of the force of his personality and his singular skills at manipulanting people-from fellow students to his own prison guards his influence and notoriety far exceeded his effectiveness as an agent of revolution. Preface, Introduction, Abbreviations Used in the Notes, Notes, Bibliography, Index,”,”ANAx-017-FL” “POMPER Philip”,”Lenin, Trotsky, and Stalin. The Intelligentsia and Power.”,”Philip Pomper is associate professor of history at Wesleyan University in Connecticut. Preface, Acknowledgments, A Note on Dates and Transliterations, Notes, Index,”,”RIRx-060-FL” “POMPILI Giulia”,”Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l’Asia.”,”Giulia Pompili è giornalista del “”Foglio”” dal 2010, dove segue le notizie dell’Asia orientale, tra Giappone, Cina, le due Coree e Taiwan. Corea del Sud come nuovo Giappone (pag 211)”,”ASIx-127″ “POMPILIO Giordano”,”La Camera del Lavoro di Alessandria dalle origini alla prima guerra mondiale.”,”Libro pionieristico sullo stesso tema di Roberto BOTTA oggi direttore dell’ Istituto per la storia della resistenza e dela società contemporanea. (ROBERTO BOTTA, Le origini della Camera del Lavoro di Alessandria, Alessandria, Edizioni dell´Orso, 1985, pp. 104, L. 16.000. Esaurito) Giordano POMPILIO è nato ad Alessandria nel 1973. Si è laureato presso la facoltà di scienze politiche dell’ Univeristà del Piemonte Orientale con una tesi dedicata alla storia del movimento operaio alessandrino di inizio secolo della quale questo lavoro costituisce una rielaborazione. “”Al termine del suo secondo anno da segretario, Casorati era riuscito a riportare il numero dei soci organizzati sui livelli del 1901-1902: gli operai in possesso della tessera camerale al 31 dicembre 1906 arrivarono a 2.939, con un balzo in avanti di quasi 700 iscrizioni in più rispetto al passato 1905. Molte leghe avevano notevolmente ingrossato le proprie fila: “”notiamo la Sezione femminile dei Cappellai che da 420 è salita a 600 (…), la sezione Contadini che da 54 è salita a 174, le Lega Muratori che da 26 è arrivata a 122.”” Il notevole calo di presenze registrato tra i ferrovieri (scesi in dodici mesi da 472 a 370 circa) passava in secondo piano (…)””. (pag 71)”,”MITT-225″ “POMPILIO Giordano”,”La Camera del Lavoro di Alessandria dalle origini alla prima guerra mondiale.”,”Giordano POMPILIO è nato ad Alessandria nel 1973. Si è laureato presso la facoltà di scienze politiche dell’ Univeristà del Piemonte Orientale con una tesi dedicata alla storia del movimento operaio alessandrino di inizio secolo della quale questo lavoro costituisce una rielaborazione.”,”MITT-001-FSD” “PONCE Anibal”,”Educazione e lotta di classe. Una ricostruzione marxista della storia dell’ educazione.”,”Anibal Norberto PONCE, scrittore e saggista (Baires 1898-Città del Messico 1938) è il più noto intellettuale marxista argentino.”,”STOS-024″ “POND Hugh”,”Salerno!”,”Libro scritto dal Maggiore Hugh Pond, sposato a un’italiana. L’autore non risparmia nulla e nessuno. L’operazione «Avalanche», ossia valanga, passò alla storia come «una valanga di errori», perché le truppe scaraventate nella zona di Salerno, dopo aver subito perdite immense, rischiarono di essere ricacciate in mare dai poderosi soldati del Feldmaresciallo Kesserling. Di certi eventi della battaglia scrissero, ma brevemente, il generale Mark Clark, americano, e il maresciallo Alexander; ma la storia completa e brutale di quei nove giorni è rimasta sconosciuta sino all’apparire di questo libro. Dalla prefazione: “”Il termine militare «giorno D» è strettamente connesso nella mente del pubblico con il 6 giugno 1944 e con l’apertura del secondo fronte in Europa. nella seconda guerra mondiale vi furono però centinaia di altri «giorni D» per operazioni piccole e grandi, che sono altrettanto importanti per le migliaia di soldati che vi presero parte, dalla Norvegia alla Nuova Guinea e da Arnheim a Guadalcanal. Il 9 settembre 1943 fu un «giorno D» particolarmente significativo per le numerose truppe anglo-americane che formavano la quinta armata che seguì il primo sbarco contrastato su grande scala nel continente europeo. Da quest’operazione e da quelle che la seguirono, come ad esempio Anzio, furono tratte molte lezioni preziose, che furono poi messe in pratica in «Overlord». Lo sbarco di Salerno fu chiamato «Avalanche» e fu descritto da alcuni come una «valanga di errori». Ma quantunque nei primi giorni l’operazione minacciasse di essere disastrosa per gli alleati, essa fu alla fine coronata di successo e formò il preludio della lunga e costosa campagna d’Italia. (…) Confusione, caos e talvolta quasi un senso di catastrofe risulterebbero dalle mie discussioni con gli uomini che rpesero parte a questa battaglia, ma la conclusione finale è una storia di bravura e di tenacia non soltanto degli alleati, ma anche dei tedeschi. (…) Quando l’ammiraglio Lord Cunningham di Hyndhope scrisse i suoi dispacci, giunse alla conclusione che la marina era stata il fattore decisivo. Alexander non fu d’accordo con questo punto di vista e la pubblicazione di dispacci fu ritardata di parecchi mesi; l’edizione finale non conteneva che una versione molto diluita degli avvenimenti, che non rende veramente giustizia all’attività svolta dalla marina anglo-americana. In questa battaglia i tedeschi diedero prova di grande valore, specialmente la sedicesima divisione corazzata la quale, di fronte alle soverchianti forze alleate, inflisse perdite gravi alla quinta armata e riuscì quasi a spazzarla via dalla piccola testa di ponte. È quindi tanto più deplorevole che gli scrittori di recenti storie militari tedesche abbiano ritenuto opportuno inserirvi senza alcuna necessità delle semi verità per scusare la sconfitta. La storia della sedicesima divisione corazzata, pubblicata nel 1958, asserisce che il «giorno D» gli alleati avevano a Salerno sei divisioni complete. Ciò è assolutamente falso, dato che furono sbarcate solo tre divisioni alleate. (…) I rinforzi tedeschi giunsero sul campo di battaglia per via di terra molto più presto di quelli alleati, e a un certo momento furono i tedeschi ad avere un forte vantaggio numerico. Si ha la sgradevole sensazione che gli storici tedeschi stiano riscrivendo la storia, nascondendo gli errori commessi, per essere certi di presentare alla gioventù germanica di oggi il «giusto punto di vista». Il generale Mark Clark appare come una figura alquanto discutibile, e il suo comportamento è estremamente interessante, soprattutto se prendiamo in considerazione le successive operazioni ad Anzio e a Cassino”” (pag 14-16)”,”QMIS-033-FGB” “POND Hugh”,”Sicilia!”,”‘Uno storico inglese spiega gli errori compiuti dagli alleati e gli eroismi inutili degli italiani durante lo sbarco in Sicilia’ (in copertina) ‘Molti libri sono stati scritti sull’invasione della Sicilia da parte degli alleati, ma questo rivela per la prima volta con l’esattezza e lo scrupolo che hano già portato al successo ‘Salerno!’, i retroscena e i contrasti degli stati maggiori, l’incompetenza di Montgomery, l’incoscienza del generale Eisenhower, i litigi tra Monty, Eisenhower e Alexander, i sospetti tra italiani e tedeschi, le dispute strategiche tra il generale Guzzoni che quasi era riuscito a rigettare in mare gli americani e il Feldmaresciallo Kesselring che nel tentativo di ricostruire tutte le difese dell’isola venne sorpreso con le sue forze sparse durante il giorno dell’invasione. Il maggiore Pond, con la sua solita imparzialità, mostra gli errori e le confusioni in cui caddero la marina e l’aviazione oltreché le forze da sbarco alleate, e che consentirono ai tedeschi, numericamente inferiori da uno a dieci, quasi una vittoria”” (quarta di copertina)”,”QMIS-004-FFS” “PONIATOWSKI Michel”,”Storia del Direttorio da Talleyrand a Napoleone. La fine della Rivoluzione Francese.”,”PONIATOWSKI è nato nel 1922. Discendente da una nobile famiglia polacca, si è laureato a Parigi e a Cambridge. Diplomatico, esperto di alta finanza, più volte ministro, è stato negli anni 1970 tra i principali collaboratori di Giscard D’ESTAING. Presidente onorario del Partito Repubblicano, è anche membro del Parlamento europeo.”,”FRAN-036″ “PONOMAREV B.N. ZAGLADIN V.V. e altri, a cura; comitato editoriale A.A. GALKIN L.I. GINTSBERG N.A. KOVALSKY N.F. KUZMIN T.T. TIMOFEYEV”,”The International Working Class Movement. Problems of History and Theory. Volume II. The Working Class Movement in the period of transition to imperialism (1871-1904).”,”Opera in sette volumi Comitato editoriale A.A. GALKIN L.I. GINTSBERG N.A. KOVALSKY N.F. KUZMIN T.T. TIMOFEYEV”,”MOIx-009-E” “PONOMAREV B.N. ZAGLADIN V.V. e altri, a cura, comitato editoriale S.S. KHROMOV, B.I. KOVAL, I.M. KRIVOGUZ, P.A. RODIONOV, R.Y. YEVZEROV”,”The International Working Class Movement. Problems of History and Theory. Volume III. Revolutionary Battles of the Early 20th Century.”,”Opera in sette volumi Comitato editoriale S.S. KHROMOV, B.I. KOVAL, I.M. KRIVOGUZ, P.A. RODIONOV, R.Y. YEVZEROV”,”MOIx-009-F” “PONOMARIOV B.N. VOLKOV I.M. VOLIN M.S. ZAITSEV V.S. KUCKIN A.P. MINTS I.I. SLEPOV L.A. SOBOLEV A.A. TIMOFEIEVSKI A.A. KHVOSTOV V.M. SCIATAGHIN N.I. a cura”,”Storia del partito comunista dell’ Unione Sovietica.”,”””Ogni mese di questo periodo, – affermava Lenin, – dal punto di vista dell’ insegnamento degli elementi fondamentali della scienza politica, alle masse e ai capi, alle classi e ai partiti, equivale a un anno di sviluppo “”pacifico””, “”costituzionale””””. (Lenin, L’ internazionale comunista, Edizioni Rinascita). (pag 127)”,”RIRx-096″ “PONOMARIOV B.N. VOLKOV I.M. VOLIN M.S. ZAITSEV V.S. KUCKIN A.P. MINTS I.I. SLEPOV L.A. SOBOLEV A.A. TIMOFEIEVSKI A.A. KHVOSTOV V.M. SCIATAGHIN N.I. a cura”,”Storia del partito comunista dell’ Unione Sovietica.”,”””…il socialismo – diceva V.I. Lenin – è la società che nasce direttamente dal capitalismo… Il comunismo è invece una specie superiore, e può svilupparsi soltanto quando il socialismo si è pienamente consolidato””. (Opere, vol XXX, pag 260) (pag 121)”,”RIRx-097″ “PONS Silvio ROMANO Andrea a cura; saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”Russia in the Age of Wars 1914-1945.”,”saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”RUST-060″ “PONS Silvio SERVICE Robert a cura; collaborazione di Aldo AGOSTI Robert ALEXANDER Catherine ANDREYEV John D. BARBER Francesco BENVENUTI Thomas BERNSTEIN Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Antonello F. BIAGINI David BIDUSSA Alain BLUM Stefano BOTTONI Michel BOURDEAUX David BRANDENBERGER Alessandro BROGI Archie BROWN Philippe BUTON Irina V. BYSTROVA Giampaolo CALCHI NOVATI Francesco M. CATALUCCIO David P. CHANDLER Timothy CHEEK Paolo CHIARINI Oleg V. CHLEVNJUK Charles E. CLARK Florin CONSTANTINIU Marta CRAVERI Stephen F. CROWLEY Mario Alessandro CURLETTO Norman DAVIES Robert W. DAVIES Alessandro DE-MAGISTRIS Anna DI-BIAGIO Sabine DULLIN Elena DUNDOVICH Antonio ELORZA Maria FERRETTI Alberto FILIPPI Donald A. FILTZER Gyorgy FÖLDES Delia FONTANA Juliane FUERST Ilja V. GAJDUK Stefano GARZONIO Leonid Ja. GIBJANSKIJ Graeme GILL Agostino GIOVAGNOLI Abbott GLEASON Piero GLEIJESES Francesca GORI José GOTOVITCH Andrea GRAZIOSI Roberto GUALTIERI Adriano GUERRA Sandro GUERRIERI Renzo GUOLO Igal HALFIN Frederick HALLIDAY Mark HARRISON John E. HAYNES Paul HOLLANDER David HOLLOWAY John O. IATRIDES Jon S. JACOBSON JI YOU Robert JOHNSON Karel KAPLAN Michael Ch. KASER Peter KENEZ Lutz KLINKHAMMER Mark KRAMER Ragnheidur KRISTJANSDOTTIR Rick KUHN Ana LALAJ Andrei N. LANKOV Iain LAUCHLAN Marc LAZAR Natalja S. LEBEDEVA Melvyn P. LEFFLER Matthew LENOE Jurij LEVADA Wilfried LOTH Ottokar LUBAN Arto LUUKKANEN Sergio LUZZATTO Maurizio MARINELLI Vojtech MASTNY Kevin F. McDERMOTT Ellen MICKIEWICZ Rana MITTER Vsevolod MOZAEV Norman M. NAIMARK Michail M. NARINSKIJ Nation R. CRAIG Joao Arsenio NUNES Elena A. OSOKINA Fraser OTTANELLI Richard J. OVERY Andzrej PACZKOWSKI Leonardo PAGGI Marco PALLA Gian Piero PIRETTO Silvio PONS Catherine POUJOL Vladimir POZNJAKOV Sophie QUINN-JUDGE Nicole RACINE Gabriele RANZATO Leonardo RAPONE Christopher READ Arfon E. REES Kimmo RENTOLA Pierre RIGOULOT Geoffrey K. ROBERTS Andrea ROMANO Federico ROMERO Laurent RUCKER Anthony SAICH Francesco SALVI Lennart SAMUELSON Donald SASSOON Biancamaria SCARCIA AMORETTI Ellen SCHRECKER Vjacesalv SEREDA Robert SERVICE Jeremy R. SMITH Carlo SPAGNOLO Alessandro STANZIANI Anders STEPHANSON Richard STITES Arthur STOCKWIN Vittorio STRADA Brigitte STUDER Aleksandr S. STYKALIN Attila SZAKOLCZAI William TAUBMAN Ermanno TAVIANI Richard TAYLOR Nicolas TERTULIAN Ian D. THATCHER Andrew J. THORPE Luigi TOMBA Olle TÖRNQUIST Vitka TOSKOVA Giuseppe VACCA Giampalo VALDEVIT Alekandr I. VATLIN Antonello VENTURI Tom VILLIS Lynne VIOLA Kathryn WEATHERSBY Nicolas WERTH Odd Arne WESTAD Stephen G. WHEATCROFT Stephen WITHE Serge WOLIKOW Loris ZANATTA Victor ZASLAVSKY Elena U. ZUBKOVA Vladislav M. ZUBOK”,”Dizionario del comunismo nel XX secolo. Volume primo. A-L.”,”Collaborazione di Aldo AGOSTI Robert ALEXANDER Catherine ANDREYEV John D. BARBER Francesco BENVENUTI Thomas BERNSTEIN Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Antonello F. BIAGINI David BIDUSSA Alain BLUM Stefano BOTTONI Michel BOURDEAUX David BRANDENBERGER Alessandro BROGI Archie BROWN Philippe BUTON Irina V. BYSTROVA Giampaolo CALCHI NOVATI Francesco M. CATALUCCIO David P. CHANDLER Timothy CHEEK Paolo CHIARINI Oleg V. CHLEVNJUK Charles E. CLARK Florin CONSTANTINIU Marta CRAVERI Stephen F. CROWLEY Mario Alessandro CURLETTO Norman DAVIES Robert W. DAVIES Alessandro DE-MAGISTRIS Anna DI-BIAGIO Sabine DULLIN Elena DUNDOVICH Antonio ELORZA Maria FERRETTI Alberto FILIPPI Donald A. FILTZER Gyorgy FÖLDES Delia FONTANA Juliane FUERST Ilja V. GAJDUK Stefano GARZONIO Leonid Ja. GIBJANSKIJ Graeme GILL Agostino GIOVAGNOLI Abbott GLEASON Piero GLEIJESES Francesca GORI José GOTOVITCH Andrea GRAZIOSI Roberto GUALTIERI Adriano GUERRA Sandro GUERRIERI Renzo GUOLO Igal HALFIN Frederick HALLIDAY Mark HARRISON John E. HAYNES Paul HOLLANDER David HOLLOWAY John O. IATRIDES Jon S. JACOBSON JI YOU Robert JOHNSON Karel KAPLAN Michael Ch. KASER Peter KENEZ Lutz KLINKHAMMER Mark KRAMER Ragnheidur KRISTJANSDOTTIR Rick KUHN Ana LALAJ Andrei N. LANKOV Iain LAUCHLAN Marc LAZAR Natalja S. LEBEDEVA Melvyn P. LEFFLER Matthew LENOE Jurij LEVADA Wilfried LOTH Ottokar LUBAN Arto LUUKKANEN Sergio LUZZATTO Maurizio MARINELLI Vojtech MASTNY Kevin F. McDERMOTT Ellen MICKIEWICZ Rana MITTER Vsevolod MOZAEV Norman M. NAIMARK Michail M. NARINSKIJ Nation R. CRAIG Joao Arsenio NUNES Elena A. OSOKINA Fraser OTTANELLI Richard J. OVERY Andzrej PACZKOWSKI Leonardo PAGGI Marco PALLA Gian Piero PIRETTO Silvio PONS Catherine POUJOL Vladimir POZNJAKOV Sophie QUINN-JUDGE Nicole RACINE Gabriele RANZATO Leonardo RAPONE Christopher READ Arfon E. REES Kimmo RENTOLA Pierre RIGOULOT Geoffrey K. ROBERTS Andrea ROMANO Federico ROMERO Laurent RUCKER Anthony SAICH Francesco SALVI Lennart SAMUELSON Donald SASSOON Biancamaria SCARCIA AMORETTI Ellen SCHRECKER Vjacesalv SEREDA Robert SERVICE Jeremy R. SMITH Carlo SPAGNOLO Alessandro STANZIANI Anders STEPHANSON Richard STITES Arthur STOCKWIN Vittorio STRADA Brigitte STUDER Aleksandr S. STYKALIN Attila SZAKOLCZAI William TAUBMAN Ermanno TAVIANI Richard TAYLOR Nicolas TERTULIAN Ian D. THATCHER Andrew J. THORPE Luigi TOMBA Olle TÖRNQUIST Vitka TOSKOVA Giuseppe VACCA Giampalo VALDEVIT Alekandr I. VATLIN Antonello VENTURI Tom VILLIS Lynne VIOLA Kathryn WEATHERSBY Nicolas WERTH Odd Arne WESTAD Stephen G. WHEATCROFT Stephen WITHE Serge WOLIKOW Loris ZANATTA Victor ZASLAVSKY Elena U. ZUBKOVA Vladislav M. ZUBOK”,”EURC-102″ “PONS Silvio SERVICE Robert a cura; collaborazione di Aldo AGOSTI Robert ALEXANDER Catherine ANDREYEV John D. BARBER Francesco BENVENUTI Thomas BERNSTEIN Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Antonello F. BIAGINI David BIDUSSA Alain BLUM Stefano BOTTONI Michel BOURDEAUX David BRANDENBERGER Alessandro BROGI Archie BROWN Philippe BUTON Irina V. BYSTROVA Giampaolo CALCHI NOVATI Francesco M. CATALUCCIO David P. CHANDLER Timothy CHEEK Paolo CHIARINI Oleg V. CHLEVNJUK Charles E. CLARK Florin CONSTANTINIU Marta CRAVERI Stephen F. CROWLEY Mario Alessandro CURLETTO Norman DAVIES Robert W. DAVIES Alessandro DE-MAGISTRIS Anna DI-BIAGIO Sabine DULLIN Elena DUNDOVICH Antonio ELORZA Maria FERRETTI Alberto FILIPPI Donald A. FILTZER Gyorgy FÖLDES Delia FONTANA Juliane FUERST Ilja V. GAJDUK Stefano GARZONIO Leonid Ja. GIBJANSKIJ Graeme GILL Agostino GIOVAGNOLI Abbott GLEASON Piero GLEIJESES Francesca GORI José GOTOVITCH Andrea GRAZIOSI Roberto GUALTIERI Adriano GUERRA Sandro GUERRIERI Renzo GUOLO Igal HALFIN Frederick HALLIDAY Mark HARRISON John E. HAYNES Paul HOLLANDER David HOLLOWAY John O. IATRIDES Jon S. JACOBSON JI YOU Robert JOHNSON Karel KAPLAN Michael Ch. KASER Peter KENEZ Lutz KLINKHAMMER Mark KRAMER Ragnheidur KRISTJANSDOTTIR Rick KUHN Ana LALAJ Andrei N. LANKOV Iain LAUCHLAN Marc LAZAR Natalja S. LEBEDEVA Melvyn P. LEFFLER Matthew LENOE Jurij LEVADA Wilfried LOTH Ottokar LUBAN Arto LUUKKANEN Sergio LUZZATTO Maurizio MARINELLI Vojtech MASTNY Kevin F. McDERMOTT Ellen MICKIEWICZ Rana MITTER Vsevolod MOZAEV Norman M. NAIMARK Michail M. NARINSKIJ Nation R. CRAIG Joao Arsenio NUNES Elena A. OSOKINA Fraser OTTANELLI Richard J. OVERY Andzrej PACZKOWSKI Leonardo PAGGI Marco PALLA Gian Piero PIRETTO Silvio PONS Catherine POUJOL Vladimir POZNJAKOV Sophie QUINN-JUDGE Nicole RACINE Gabriele RANZATO Leonardo RAPONE Christopher READ Arfon E. REES Kimmo RENTOLA Pierre RIGOULOT Geoffrey K. ROBERTS Andrea ROMANO Federico ROMERO Laurent RUCKER Anthony SAICH Francesco SALVI Lennart SAMUELSON Donald SASSOON Biancamaria SCARCIA AMORETTI Ellen SCHRECKER Vjacesalv SEREDA Robert SERVICE Jeremy R. SMITH Carlo SPAGNOLO Alessandro STANZIANI Anders STEPHANSON Richard STITES Arthur STOCKWIN Vittorio STRADA Brigitte STUDER Aleksandr S. STYKALIN Attila SZAKOLCZAI William TAUBMAN Ermanno TAVIANI Richard TAYLOR Nicolas TERTULIAN Ian D. THATCHER Andrew J. THORPE Luigi TOMBA Olle TÖRNQUIST Vitka TOSKOVA Giuseppe VACCA Giampalo VALDEVIT Alekandr I. VATLIN Antonello VENTURI Tom VILLIS Lynne VIOLA Kathryn WEATHERSBY Nicolas WERTH Odd Arne WESTAD Stephen G. WHEATCROFT Stephen WITHE Serge WOLIKOW Loris ZANATTA Victor ZASLAVSKY Elena U. ZUBKOVA Vladislav M. ZUBOK”,”Dizionario del comunismo nel XX secolo. Volume secondo M-Z.”,”””In un manuale del Comintern sulle rivolte armate, Tuchacevskij trattò dei combattimenti in città. Egli non esitò a riprendere queste idee nei tardi anni Venti, quando ormai l’Urss intratteneva relazioni diplomatiche con la maggior parte dei paesi europei. Dal 1925, come capo di Stato maggiore dell’Armata Rossa, Tuchacevskij iniziò a studiare le probabili caratteristiche dei conflitti futuri. Nel maggio 1928, in un volume intitolato ‘Guerra futura’ pose l’accento sullo sviluppo industriale come precondizione dell’artiglieria pesante, delle armi chimiche e di altri mezzi bellici. L’Armata Rossa avrebbe avuto bisogno di unità mobili, di autoblindo, di carri armati e di una grande aviazione – tutti fattori non disponibili negli anni Venti. L’intento di superare l’arretratezza tecnica dell’esercito saldò gli obiettivi delle forze armate e dell’industria allorché, verso la fine degli anni Venti, ebbe inizio l’èra dei piani””. (pag 494) (Lehnart Samuelson) Collaborazione di Aldo AGOSTI Robert ALEXANDER Catherine ANDREYEV John D. BARBER Francesco BENVENUTI Thomas BERNSTEIN Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Antonello F. BIAGINI David BIDUSSA Alain BLUM Stefano BOTTONI Michel BOURDEAUX David BRANDENBERGER Alessandro BROGI Archie BROWN Philippe BUTON Irina V. BYSTROVA Giampaolo CALCHI NOVATI Francesco M. CATALUCCIO David P. CHANDLER Timothy CHEEK Paolo CHIARINI Oleg V. CHLEVNJUK Charles E. CLARK Florin CONSTANTINIU Marta CRAVERI Stephen F. CROWLEY Mario Alessandro CURLETTO Norman DAVIES Robert W. DAVIES Alessandro DE-MAGISTRIS Anna DI-BIAGIO Sabine DULLIN Elena DUNDOVICH Antonio ELORZA Maria FERRETTI Alberto FILIPPI Donald A. FILTZER Gyorgy FÖLDES Delia FONTANA Juliane FUERST Ilja V. GAJDUK Stefano GARZONIO Leonid Ja. GIBJANSKIJ Graeme GILL Agostino GIOVAGNOLI Abbott GLEASON Piero GLEIJESES Francesca GORI José GOTOVITCH Andrea GRAZIOSI Roberto GUALTIERI Adriano GUERRA Sandro GUERRIERI Renzo GUOLO Igal HALFIN Frederick HALLIDAY Mark HARRISON John E. HAYNES Paul HOLLANDER David HOLLOWAY John O. IATRIDES Jon S. JACOBSON JI YOU Robert JOHNSON Karel KAPLAN Michael Ch. KASER Peter KENEZ Lutz KLINKHAMMER Mark KRAMER Ragnheidur KRISTJANSDOTTIR Rick KUHN Ana LALAJ Andrei N. LANKOV Iain LAUCHLAN Marc LAZAR Natalja S. LEBEDEVA Melvyn P. LEFFLER Matthew LENOE Jurij LEVADA Wilfried LOTH Ottokar LUBAN Arto LUUKKANEN Sergio LUZZATTO Maurizio MARINELLI Vojtech MASTNY Kevin F. McDERMOTT Ellen MICKIEWICZ Rana MITTER Vsevolod MOZAEV Norman M. NAIMARK Michail M. NARINSKIJ Nation R. CRAIG Joao Arsenio NUNES Elena A. OSOKINA Fraser OTTANELLI Richard J. OVERY Andzrej PACZKOWSKI Leonardo PAGGI Marco PALLA Gian Piero PIRETTO Silvio PONS Catherine POUJOL Vladimir POZNJAKOV Sophie QUINN-JUDGE Nicole RACINE Gabriele RANZATO Leonardo RAPONE Christopher READ Arfon E. REES Kimmo RENTOLA Pierre RIGOULOT Geoffrey K. ROBERTS Andrea ROMANO Federico ROMERO Laurent RUCKER Anthony SAICH Francesco SALVI Lennart SAMUELSON Donald SASSOON Biancamaria SCARCIA AMORETTI Ellen SCHRECKER Vjacesalv SEREDA Robert SERVICE Jeremy R. SMITH Carlo SPAGNOLO Alessandro STANZIANI Anders STEPHANSON Richard STITES Arthur STOCKWIN Vittorio STRADA Brigitte STUDER Aleksandr S. STYKALIN Attila SZAKOLCZAI William TAUBMAN Ermanno TAVIANI Richard TAYLOR Nicolas TERTULIAN Ian D. THATCHER Andrew J. THORPE Luigi TOMBA Olle TÖRNQUIST Vitka TOSKOVA Giuseppe VACCA Giampalo VALDEVIT Alekandr I. VATLIN Antonello VENTURI Tom VILLIS Lynne VIOLA Kathryn WEATHERSBY Nicolas WERTH Odd Arne WESTAD Stephen G. WHEATCROFT Stephen WITHE Serge WOLIKOW Loris ZANATTA Victor ZASLAVSKY Elena U. ZUBKOVA Vladislav M. ZUBOK”,”EURC-102-B” “PONS Silvio”,”La rivoluzione globale. Storia del comunismo internazionale, 1917-1991.”,”PONS Silvio insegna storia dell’Europa orientale all’Università di Roma Tor Vergata. “”Nel luglio 1930 i dirigenti russi chiesero ai comunisti tedeschi di battersi energicamente contro i nazionalsocialisti. Un anno più tardi, però, il Comintern ispirò la decisione dei comunisti di appoggiare un referendum promosso dai nazionalsocialisti contro il governo socialidemocratico in Prussia. In realtà, come era accaduto nel decennio precedente, la condotta dei comunisti tedeschi non fu interamente determinata dalle direttive centrali. Svariati episodi di unità antifascista si verificarono a livello locale. Ma il conflitto con la socialdemocrazia finì per prevalere sulla resistenza all’ascesa impetuosa della destra radicale, perché il rifiuto verso Weimar era più forte della volontà di arginare il nazionalismo e perché si credeva che il collasso dei precari equilibri della repubblica avrebbe potuto aprire una nuova stagione rivoluzionaria. I comunisti tedeschi furono dei pionieri nell’applicare l’assioma che quanto più le cose andavano male, tanto più la situazione sarebbe stata favorevole. Essi bollarono come “”fascisti”” i governi di Weimar sin dal 1930, offuscando così la vera minaccia costituita dal nazionalsocialismo. Anche questa volta, il “”nazionalbolscevismo”” immaginato da Radek anni prima non trovò uno sbocco concreto e rimase subordinato al discorso classista. Ma la frattura tra comunisti e socialdemocratici fu sufficiente per aggravare irreparabilmente la divisione del movimento operaio tedesco, destinata a favorire Hitler. A differenza che nel 1923, però, i comunisti tedeschi non giocarono neppure la carta dell’insurrezione. Malgrado la retorica rivoluzionaria cominternista, una simile scelta era esclusa dall’interesse dell’Urss di evitare una guerra nell’Europa centrale, come Manuilskij affermò esplicitamente all’XI Plenum dell’Ikki, nel marzo 1931. L’apparato paramilitare della Kpd approntò i suoi piani per aiutare l’Urss in caso di guerra, ma non per tentare di prendere il potere. Nessun autentico ripensamento della teoria del “”socialfascismo”” si profilò a Mosca come a Berlino neppure al momento dell’avvento di Hitler al potere, nel marzo 1933. I comunisti tedeschi si distinsero per essere tra le prime vittime del regime nazista. I sovietici assistettero alla rovina del principale partito comunista europeo senza cambiare una virgola delle proprie asserzioni. Nel dicembre 1933, il XIII Plenum dell’Ikki indicò una volta di più tanto nel fascismo quanto nella socialdemocrazia i nemici da combattere e annunciò nuove crisi rivoluzionarie. La voce di Trotsky si levò con ragione dall’esilio per denunciare la cecità della teoria del “”socialfascismo”””” (pag 96-97)”,”RUST-150″ “PONS Silvio SERVICE Robert a cura”,”Dizionario del comunismo nel XX secolo. Volume primo A-L.”,”Pons Silvio, universitàTor Vergata, Roma. Service Robert, Oxford University, regno Unito.”,”RUST-010-FL” “PONS Silvio SERVICE Robert a cura”,”Dizionario del comunismo nel XX secolo. Volume secondo M-Z,”,”Pons Silvio, universitàTor Vergata, Roma. Service Robert, Oxford University, regno Unito.”,”RUST-011-FL” “PONS Silvio ROCCUCCI Adriano ROMERO Federico a cura; saggi di Federico ROMERO Silvio PONS Sergio FABBRINI Valerio CASTRONOVO Carlo FUMIAN Roberto ARTONI Guido M. REY Guido FABIANI Saverio LUZZI Antonio VARSORI Luca RICCARDI Luciano TOSI Massimo BUCARELLI Giovanni Mario CECI Laura CIGLIONI Daniela PREDA Marinella NERI GUALDESI Franco BOTTA Matteo GERLINI Paolo BORRUSO Marco IMPAGLIAZZO Danilo RAPONI Gabriele D’OTTAVIO”,”L’Italia contemporanea dagli anni Ottanta a oggi. Volume I. Fine della Guerra fredda e globalizzazione.”,”Saggi di Federico ROMERO Silvio PONS Sergio FABBRINI Valerio CASTRONOVO Carlo FUMIAN Roberto ARTONI Guido M. REY Guido FABIANI Saverio LUZZI Antonio VARSORI Luca RICCARDI Luciano TOSI Massimo BUCARELLI Giovanni Mario CECI Laura CIGLIONI Daniela PREDA Marinella NERI GUALDESI Franco BOTTA Matteo GERLINI Paolo BORRUSO Marco IMPAGLIAZZO Danilo RAPONI Gabriele D’OTTAVIO”,”ITAV-017″ “PONS Silvio”,”In the Aftermath of the Age of Wars: the Impact of World War II on Soviet Security Policy. Estratto da: ‘Russia in the Age of Wars 1914-1945′.”,”Silvio Pons insegna storia russa all’Università di Bologna e storia contemporanea all’Università di Bari. E’ direttore della Fondazione Istituto Gramsci (2000). E’ autore tra l’altro di ‘Stalin e la guerra inevitabile, 1936-41′ (1995) “”In July 1940 Stalin revealed to Cripps the main principle underlying his strategy, declaring that the USSR rejected any policy which involved defending the “”old older”” in Europe (6). The same “”revisionist”” principle underlay the instructions which Stalin sent to Molotov in November 1940 just before the Berlin meetings. These instructions focused exclusively on the carving out of “”spheres of influence”” (especially in Central and South East Europe) as the means for ensuring Soviet security. Stalin’s instruction provide us with a detailed overview of the geostrategic thinking of Soviet leaders in the first phase of the Second Word War (7). The objective of completing the allocation of German and Soviet zones of influence which had been started in August and September 1939 was explicitly stated. Stalin’s planes covered the whole theatre of Eastern and South-Eastern Europe, with the obvious exception of Poland and the Baltic stated”” (pag 278) Volume: PONS Silvio ROMANO Andrea a cura; saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS, Russia in the Age of Wars 1914-1945. ANNALI FONDAZIONE GIANGIACOMO FELTRINELLI. MILANO. 2000 pag XXV 322 8° presentazione introduzione di PONS e ROMANO abbreviazioni note notizie sui collaboratori indice nomi. saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”QMIS-221″ “PONS Silvio”,”Berlinguer e la fine del comunismo.”,”Silvio Pons è nato a Firenze nel 1955. E’ docente di Storia dell’Europa Orientale all’Università di Roma ‘Tor Vergata’ e direttore della Fondazione Istituto Gramsci.”,”PCIx-003-FC” “PONS Silvio”,”I comunisti italiani e gli altri. Visioni e legami internazionali nel mondo del Novecento.”,”Manca la bibliografia Silvio Pons insegna Storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa. È presidente della Fondazione Gramsci. Tra le sue pubblicazioni (Einaudi) ‘Berlinguer e la fine del comunismo’ (2000), ‘La rivoluzione globale. Storia del comunismo internazionale, 1917-1991’ (2012) e la cura (con Robert Service) del ‘Dizionario del comunismo nel XX secolo’ (2006-2007). “”Le critiche di esponenti del Comintern ai comunisti italiani si estesero soprattutto all’analisi del fascismo. In particolare, Giulio Aquila (Gyula Sas), comunista ungherese inviato in Italia, insisteva sul carattere di massa non effimero del fascismo, capace di suscitare un consenso popolare tramite la combinazione sincretica di socialismo e nazionalismo e persino di autonomizzarsi dalle élite capitalistiche (45). La nozione del carattere di massa del fascismo, in realtà, non era ignota all’ex gruppo ordinovista. Ne è testimonianza un rapporto di Palmiro Togliatti che non era giunto in tempo a Mosca per il Congresso del Comintern e che delineava un’interpretazione incentrata sulle debolezze dello Stato liberale italiano e sui tratti di originalità del fenomeno fascista, diversa da quella rigidamente classista di Bordiga (46). Tuttavia i nessi tra l’analisi e la linea politica stentavano a comporre un quadro coerente. Gramsci a Mosca svolse un ruolo di mediazione, scontando la debolezza di un partito decimato dagli arresti di polizia e mancante di una forte base di militanti. Accusò Rákosi di adottare metodi sbrigativi e sprezzanti delle capacità organizzative dei comunisti italiani, ma riconobbe che la linea del Comintern non poteva non mirare a conquistare la massa dei partiti socialisti europei (47). Poco dopo però Zinoviev censurò duramente i dirigenti italiani e criticò Gramsci per aver fatto vaghe promesse di sostenere la linea della fusione, che non aveva mantenuto (48). Gramsci annotò che la tattica del fronte unico non aveva trovato «in nessun paese partito e uomini che sapessero concretarla (…). Evidentemente tutto ciò non può essere casuale. C’è qualche cosa che non funziona in tutto il campo internazionale e c’è una debolezza e una deficienza di direzione» (49). Dopo il primo anno a Mosca egli giunse così alla conclusione che l’intera revisione strategica operata dopo il fallimento della rivoluzione europea nei primi due anni del dopoguerra fosse un’esperienza frustrante e poco convincente, anche per una responsabilità del gruppo dirigente russo. A Mosca il campo visuale che si aprì a Gramsci era molto più ampio di quanto non suggeriscano le dinamiche cominterniste tra centro e periferia. Entrando in contatto diretto con i bolscevichi e con l’ambiente cosmopolita del comunismo internazionale, Gramsci si mise alle spalle il generico internazionalismo dei rivoluzionari europei del dopoguerra. I suo contatti con Trotsky, Bucharin e altri esponenti del gruppo dirigente del Comintern furono significativi. Egli fu testimone partecipe della riconversione del bolscevismo al potere dopo la guerra civile. Proprio nel novembre 1922, Lenin e Trotsky dilatarono il tempo storico della rivoluzione mondiale, immaginata originariamente come un evento immediato e travolgente, senza mancare di rivendicare il 1917 come modello. In parallelo, Lenin presentò la Nep (Novaja Ekonomiceskaja Politika, Nuova Politica Economica) come un’opzione strategica, anche se il suo giudizio oscillava tra l’idea di una «ritirata» e una visione di più lungo periodo. I bolscevichi seguivano la logica del consolidamento del loro potere statale, che li portava a privilegiare la ripresa economica e la stabilità interna. La loro revisione dopo il «comunismo di guerra» era molto più empirica che concettuale. Il duplice compromesso costituito dalla Nep in Russia e dal «fronte unico» nel movimento comunista si prestava a interpretazioni diverse e assunse un evidente aspetto asimmetrico, perché il tema dell’«alleanza» con il mondo contadino appariva a molti più persuasivo e necessario di quello del rapporto con il mondo socialdemocratico. In ogni caso, l’adeguamento a un tempo e uno spazio della rivoluzione diversi da come erano stati pensati nel 1917 era il tema all’ordine del giorno nella Mosca del 1922. L’incontro di Gramsci con Lenin, il 25 ottobre 1922, fu probabilmente importante a questo proposito. È facile ritenere che il dialogo con Lenin indusse una riflessione sul fallimento dell’occupazione delle fabbriche di due anni prima, come avvenne poco dopo nel caso di Tasca (50). Di fatto si pose allora il problema del passaggio dalla «guerra di movimento» alla «guerra di posizione», destinato a lasciare una lunga traccia nel pensiero di Gramsci, fino a sovrapporre un decennio più tardi la memoria del IV Congresso del Comintern, depurata dai suoi aspetti contingenti, e l’elaborazione teorica retrospettiva compiuta in prigione (51)”” (pag 20-21-22) [Silvio Pons, I comunisti italiani e gli altri. Visioni e legami internazionali nel mondo del Novecento’, Einaudi, Torino, 2021] [note: (45) G. Sas ‘Der Faschismus in Italien, C.Hoym, Hamburg 1923; e D. Renton, Fascism. Theory and Practice, Pluto Press, London, 1999, pp. 58-60 (…); (46) Palmiro Togliatti. La politica nel pensiero e nell’azione. Scritti e discorsi 1917-1964, a cura di M. Ciliberto e G. Vacca, Bompiani, Milano, 2014, pp. 43-67; (47) Rgaspi, f: 513, op. 1, d. 1871, II, 14-17; e ivi d. 166, II, 6-11; (48) Riunione della Commissione italiana del 21 giugno 1923, in FG, Pcd’I, scatola Ic 1922-1925; (49) Gramsci, La costruzione del partito comunista, cit-, pp. 456-57; (50) A. Tasca, I primi dieci anni del Pci, Laterza, Roma Bari, 1973 , p. 115; (G. Vacca, Modernità alternative. Il Novecento di Antonio Gramsci’, Einaudi, Torino, 2017, pp. 63-65]”,”PCIx-483″ “PONS Silvio a cura; saggi di Francesco GIASI Leonardo Pompeo D’ALESSANDRO Alessio GAGLIARDI Alexander HÖBEL Anna TONELLI Tommaso BARIS Carlo SPAGNOLO Molly TAMBOR Andrea GUISO Patrizia DOGLIANI Marco FINCARDI Giulio AZZOLINI Daniela SARESELLA Ermanno TAVIANI Marco DI-MAGGIO e Gabriele SIRACUSANO Teresa MALICE Maria Luisa RIGHI Massimo ASTA Bruno SETTIS Luca BALDISSARA Michele COLUCCI Valentina CASINI Guido PANVINI Chiara GIORGI e Ilaria PAVAN Vanessa ROGHI Maud Anne BRACKE Grazia PAGNOTTA Gianluca FIOCCO Sandro GUERRIERI Paolo CAPUZZO Michele DI-DONATO Gregorio SORGONA’ Silvio PONS”,”Il comunismo italiano nella storia del Novecento.”,”saggi di Francesco GIASI Leonardo Pompeo D’ALESSANDRO Alessio GAGLIARDI Alexander HÖBEL Anna TONELLI Tommaso BARIS Carlo SPAGNOLO Molly TAMBOR Andrea GUISO Patrizia DOGLIANI Marco FINCARDI Giulio AZZOLINI Daniela SARESELLA Ermanno TAVIANI Marco DI-MAGGIO e Gabriele SIRACUSANO Teresa MALICE Maria Luisa RIGHI Massimo ASTA Bruno SETTIS Luca BALDISSARA Michele COLUCCI Valentina CASINI Guido PANVINI Chiara GIORGI e Ilaria PAVAN Vanessa ROGHI Maud Anne BRACKE Grazia PAGNOTTA Gianluca FIOCCO Sandro GUERRIERI Paolo CAPUZZO Michele DI-DONATO Gregorio SORGONA’ Silvio PONS Rottura del gruppo dirigente del Pcdi (pag 89) (Bordiga, Fortichiari ecc.) Le origini della Fgcdi (FGCD’I) (1921-1949) (nasce nel 1921..) (pag 210)”,”PCIx-495″ “PONSI Alberto”,”Partito unico e democrazia in URSS. La costituzione sovietica del 1936.”,”””In tal modo, non solo è stato portato a termine il processo di “”espropriazione degli espropriatori”” (liquidazione del nepman e dello speculatore commerciale, liquidazione dei kulaki come classe), ma è anche storicamente scomparsa “”la porcheria della proprietà della terra”” di cui parlava Marx, che riteneva la sua liquidazione una necessaria “”riforma dell’agricoltura””, “”alfa e omega della futura rivoluzione””, ‘senza’ la quale la società si sarebbe trovata in uno stato di sottoalimentazione, “”e padre Malthus si sarebbe trovato nel giusto””. (intervento di Bucharin, 1936) (pag 171) Alberto PONSI è nato a Viareggio nel 1951.Laureato in Storia moderna all’università di Firenze. Attualmente è borsista presso la Fondazione Feltrinelli.”,”RUSU-221″ “PONSI Alberto”,”Partito unico e democrazia in URSS. La costituzione sovietica del 1936.”,”Alberto Ponsi è nato a Viareggio nel 1951. Laureato in storia moderna all’università di Firenze, attualmente è borsista presso la Fondazione Feltrinelli.”,”RUSU-115-FL” “PONSO Marzia”,”Cosmopoliti e patrioti. Trasformazioni dell’ideologia nazionale tedesca tra Kant e Hegel (1795-1815).”,”Marzia Ponso ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso l’Università di Torino, dove attualmente è assegnista del Dipartimento di Studi Politici e dell’Istituto di Studi storici Gaetano Salvemini. Vi svolge ricerche sulla storia delle dottrine politiche nella Germania moderna e contemporanea.”,”GERx-033-FL” “PONSOT Pierre”,”Les grèves de 1870 et la Commune de 1871 au Creusot.”,”Le Creusot, petit ville du département de Saône-et-Loire, arrondissement d’Autun, a son nom inscrit dans l’histoire de l’industrie française et dans l’histoire des luttes ouvrières. Sa renommée a été portée dans le monde entier sur les canons ou les ponts métalliques sorti de ses usines, quelquefois aussi par la nouvelle d’une flambée de révolte ouvrière; et le nom de Schneider est devenu en France le symbole du grand capitalisme industriel”” (pag 7)”,”MFRx-346″ “PONTAROLLO Enzo”,”Il salvataggio industriale nell’Europa della crisi.”,”Enzo Pontarollo è nato a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, nel 1946. Ha svolto i suoi studi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore ed il Ruskin College di Oxford. Attualmente (1976) insegna Economia del lavoro nell’Università di Trento ed è membro della Commissione nazionale per l’industria tessile.”,”EURE-121″ “PONTECORVO Bruno, a cura di Sergio AMADESI”,”Fermi e la fisica moderna.”,”FERMI lavorò a Los Alamos alla costruzione della bomba atomica e prese parte agli esperimenti sul primo prototipo.”,”SCIx-122″ “PONTEIL Felix”,”L’Eveil des nationalites et le mouvement liberal 1815 – 1848.”,”Felix PONTEIL è corrispondente dell’ Institut, Prof onorario alla Facoltà di Lettere e Scienze umane di Strasburgo, rettore dell’ Accademia di Besancon.”,”RAIx-054″ “PONTEIL Félix LUZZATTO Gino DUROSELLE Jean-Baptiste GOLLWITRZER Heinz WOODWARD Llewellyn BOURGIN Georges PORTAL Roger HANTSCH Hugo PERTICONE Giacomo VICENS VIVES Jaimes FREYMOND Jacques SCHNABEL Franz DROZ Jacques MEDLICOTT W.N.”,”L’Europe du XIXe et du XXe siécle (1870-1914). Problèmes et interprétations historiques. Volume I.”,”Centinaia di autori citati nel testo, l’indice dei nomi è alla fine del secondo volume Saggio di Jean Baptiste Duroselle: ‘L’évolution culturelle’ (pag 77-134) (contiene tra l’altro: ‘Il tempo e lo spazio. Il tempo e la dialettica marxista, il rapporto tra Marx e Bergson, Darwin e Bergson. Il movimento storico e la nascita dell’erudizione tedesca (…) I marxisti. Lenin e l’idea di Stato) Saggio di Jacques Freymond, ‘Nationalité – Equilibre’ (pag 431-462) (contiene tra l’altro: nazionalità e rottura dell’ equilibrio: il dibattito sulle cause della guerra)”,”STOx-288″ “PONZANI Michela”,”Processo alla Resistenza. L’eredità della guerra partigiana nella Repubblica, 1945-2022.”,”Michela Ponzani (Roma, 1978) insegna Storia contemporanea all’Università degli studi di Roma ‘Tor Vergata’. Autrice e onduttrice tv per Rai Storia è stata borsista della Fondazione Luigi Einaudi di Torino e consulente dell’Archivio Storico del Senato della Repubblica. Ha pubblicato: ‘Figli del nemico. Le relazioni d’amore in tempo di guerra, 1943-1948’ (Laterza, 2015), e con Massimiliano Griner, ‘Donne di Roma. La lunga strada dell’emancipazione femminile nella città eterna’ (Rizzoli; 2017). Con Einaudi: ‘Guerra alle donne. Partigiane, vittime di stupro, “”amanti del nemico””, 1940-45′, (2021) con Rosario Bentivegna. (…) Questo saggio della Ponzani è dedicato al difficile tema dell’ eredità della Resistenza nella Repubblica, cioè al modo in cui lo Stato, dopo la tragedia della dittatura e della guerra, ha affrontato la stagione della ricostruzione di uno spirito unitario, di una convivenza tra italiani. (…) Permane la sensazione che nella nostra storia nazionale si sia troppo in fretta rimosso il carattere drammatico del conflitto tra libertà e autoritarismo, tra democrazia e dittatura che ha segnato buona parte del nostro Novecento. Quella che Claudio Pavone ha coraggiosamente definito una «guerra civile» è stata superata troppo rapidamente, rimossa e quindi continua a permanere, sotto traccia, nella coscienza della nazione. (….) Chi ebbe la responsabilità di assicurare la transizione dalla dittatura alla democrazia, chi dovette affrontare la dura condizione dello sconfitto e ricostruire un sistema di relazioni internazionali che aiutasse il Paese a risollevarsi, chi doveva essere partecipe di un nuovo conflitto politico che si delineava in un mondo che scopriva nuove faglie, lungo la linea della libertà, persino tra le file dei vincitori; insomma, chi governava l’ Italia del dopoguerra aveva la necessità di chiudere la stagione precedente, di superarla. De Gasperi, il 10 giugno del 1946, esclamò davanti ai Paesi vincitori queste parole dolenti: «Sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato». (…) Lo stesso Togliatti, con l’amnistia che tante critiche sollevò, si proponeva un obiettivo analogo e consentì l’uscita dal carcere di più di diecimila fascisti (chissà cosa ne direbbero oggi sui social), compresi agenti dei servizi e responsabili di fatti gravi. Il libro di Ponzani documenta una casistica dettagliata delle aberrazioni interpretative che la magistratura fece di un testo legislativo già abbastanza generoso. Vale quello che scrisse, come esempio, Piero Calamandrei a Dante Livio Bianco. «L’appartenente alle brigate nere che ha saccheggiato la casa di un antifascista e che magari tiene ancora presso di sé la mobilia rubata, non potrebbe essere individualmente condannato al risarcimento dei danni o alle restituzioni perché il suo delitto sarebbe coperto dal fatto di guerra». Molti esponenti della Resistenza furono processati perché «fu anzitutto la mancata equiparazione dei partigiani ai membri effettivi delle forze armate, ad aprire le porte a un giudizio di irregolarità per le azioni di resistenza, valutate come episodi di criminalità comune». Aggiunge l’autrice: «E mentre ex fascisti e collaborazionisti della Rsi, autori di stragi e crimini contro civili, sarebbero stati assolti, riabilitati e persino graziati per aver “”obbedito ad ordini militari superiori”” o semplicemente per la loro natura «di buoni padri di famiglia», i partigiani sarebbero stati giudicati come responsabili (sia pure in via indiretta) per le rappresaglie scatenate dai nazifascisti, per non essersi consegnati al nemico». E il caso delle Fosse Ardeatine. Di quella strage assurda, in cui furono uccisi anche ragazzini innocenti, si discute da anni non per la ferocia dei nazisti o la collaborazione dei fascisti che compilarono le liste, ma per mettere in discussione la liceità di un’azione partigiana che rientrava nella guerra all’occupante straniero. Scrisse la Cassazione nel 1954, a proposito dei partigiani gappisti chiamati sul banco degli accusati, come fosse «inconcepibile che potesse qualificarsi illecito quel che ormai era legittimamente considerato atto di guerra e anzi, come tale, meritevole di speciale menzione» e aggiunse, per evitare un capovolgimento dei ruoli di responsabilità: «Non rei, da una parte, ma combattenti; non semplici vittime di un’azione dannosa dall’altra ma caduti per la Patria».”,”ITAR-358″ “PONZIO Augusto”,”Responsabilità e alterità in Emmanuel Lévinas.”,”Emmanuel Lévinas (Kaunas, Lituania 1906) è certamente una figura fondamentale della filosofia europea di questo secolo. Augusto Ponzio (1942) è professore ordinario di Filosofia del linguaggio e direttore dell’Istituto di filosofia e Scienza del linguaggio nell’Università di Bari. Ha fondato e dirige la rivesta Athanor. Arte letteratura semiotica filosofia.”,”FILx-106-FL” “PONZIO Augusto”,”Persona umana, linguaggio e conoscenza in Adam Schaff.”,”””«L’essere umano non è un’astrazione immanente all’individuo singolo. Nella sua realtà, esso è l’insieme dei rapporti sociali». In questa enunciazione di Marx, contenuta nelle ‘Tesi su Feuerbach’, Schaff individua la specificità dell’impostazione marxista del problema dell’individuo che la pone in netto contrasto sia con l’esistenzialismo e il personalismo (1) – per la loro visione astratta della persona umana quale individuo isolato – sia con le interpretazioni in senso naturalistico, biologistico del rapporto sociale, cioè come mero rapporto fra rappresentanti della stessa specie (2). La concezione marxiana dell’individuo, quale risulta già nella VI delle ‘Tesi su Feuerbach’, costituisce altresì la confutazione dell’interpretazione in senso esistenzialista del giovane Marx sostenuta da parte di alcuni «marxisti» che, deformando il pensiero degli scritti giovanili di Marx e in contrasto con la realtà storica, contrappongono il giovane Marx al Marx dell’età matura e Marx ad Engels. Schaff non è contrario allo studio del giovane Marx che si proponga di ricercare una risposta alle questioni umane e ai problemi dell’individuo che soprattutto l’esistenzialismo ha il merito di aver direttamente affrontato; ciò che respinge è invece l’interpretazione esistenzialistica del giovane Marx connessa con l’accettazione – tanto più criticabile quando avviene in ambienti marxisti (3) – della concezione esistenzialistica o personalistica dell’individuo. In Marx, secondo Schaff, non solo i problemi dell’individuo sono adeguatamente impostati, ma è possibile trovare anche – e proprio nel giovane Marx – la critica all’impostazione esistenzialista di quei problemi”” (pag 35-36) [Augusto Ponzio, ‘Persona umana, linguaggio e conoscenza in Adam Schaff’, Dedalo, Bari, 1974] [(1) La critica dell’esistenzialismo è rivolta da Schaff in ‘La filosofia dell’uomo’ (1961) (…); (2) Cfr. A. Schaff, ‘La filosofia dell’uomo, cit., pp. 26-27; (3) Schaff si riferisce nella ‘Filosofia dell’uomo’, direttamente a L. Kolakowski: v. p. 32. A questo proposito v. A. Martini, ‘Una polemica polacca (L. Kolakowski e A. Schaff)’, in ‘Rivista di filosofia’, 1963, pp. 209-218]”,”TEOC-007-FRR” “POOL James POOL Suzanne”,”Who Financed Hitler. The Secret Funding of Hitler’s Rise to Power 1919-1933.”,”””If money go before, all ways do lie open.”” Shakespeare Foto pag 265, Henry Ford riceve la Gran Croce dell’ Aquila Germanica dai rappresentanti di Hitler. Tra i più famosi contributori esteri al partito di HITLER vi erano l’ americano Henry FORD, Benito MUSSOLINI, il magnate del petrolio anglo-olandese Henri DETERDING. Poi i nazisti cavavano fino all’ ultimo penny dalle tasche degli iscritti. Tutto questo suggerisce l’idea che ciò dovrebbe essere classificato come un culto o una setta, non come un partito. “”Sebbene avesse simpatizzato con quasi ogni cosa detta da Hitler, Kirdorf non si unì immediatamente al partito nazional-socialista. Le differenze di classe separavano in modo troppo forte la grande figura industriale dal movimento nazista piccolo piccolo borghese. Fu solo attraverso una “”rispettabile”” introduzione che Hitler e Kirdorf alla fine ebbero un incontro personale in cui il vecchio tycoon del carbone fu completamente convinto alla causa nazista. Questa introduzione fu procurata da Frau Elsa Bruckmann, che era sempre stata un sollecito supporto per Hitler nell’ alta società. Ella scrisse a Kirdorf nell’ estate del 1927 dicendogli che “”come una entusiastica seguace del Führer, essa avrebbe avuto la missione di far incontrare lui (Hitler) con l’ uomo guida dell’ industria””. In seguito spiegò che un amico comune, il Principe Karl zu Loewenstein (anch’egli simpatizzante nazista), disse a lei che Kirdorf sarebbe stato interessato al Partito nazista. L’ incontro tra Hitler e Kirdorf avvenne il 4 luglio del 1927 in casa della Bruckmann a Monaco.”” (pag 141) “”E’ un fatto ben noto che Hitler cercò di ottenere l’ appoggio della comunità d’ affari dopo la depressione che distrusse la fiducia di molti industriali nella Repubblica di Weimar.”” (pag 142)”,”GERN-129″ “POORE Carol J.”,”German-American Socialist Literature, 1865-1900.”,”””This situation increased competition among different groups, made it easier for employers to play off one against other, contributed to the strengthening of a secure “”labor aristocracy”” within the AFL, and accordingly made union and socialist organizing more difficult”” (pag 70) L’attenzione di Engels per il movimento socialista americano. “”The American labor movement, along with the German SPD (which continued to increase its share of the electorate in spite of the Anti Socialist Laws), was regarded by many as the most advanced in the world. The comments of the French newspaper ‘Le Socialiste’ in May of 1886 on the Haymarket bombing were typical: “”The social revolution announces itself in the United States… and is the tocsin for the social revolution in England, France, Germany, in a word, in all the civilized world”” (179). And Friedrich Engels, in his preface to the American edition (1887) of ‘The Condition of the Working Class in England’, stated with great enthusiasm that “”during these ten months, a revolution has been accomplished in American society such us, in any other country, would have taken at least ten years. In February 1885, American public opinion was almost unanimous on this one point; that there was no working class, in the European sense of the word, in America; that consequently no class struggle between workmen and capitalists, such as tore European society to pieces, was possible in the American Republic; and that, therefore, socialism was a thing of foreign importation which could never take root on American soil. And yet, at the moment, the coming class struggle was casting its gigantic shadow before it in the strikes of the Pennsylvania coal miners, and of many other trades, and especially in the preparations, all over the country, for the great eight hours’ movement which was to come off and did come off in the May following. … No one could then foresee that in such a short time the movement would burst out with irresistible force, would spread with the rapidity of a prairie fire, would shake American society to its very foundations. (…)”” [Carol J. Poore, German-American Socialist Literature, 1865-1900, 1982] (pag 69) [(179) Quoted in R.L. Moore, European Socialists and the American Promised Land, 1970, p. 71]”,”MUSx-291″ “POPE Stephen”,”Dictionary of Napoleonic Wars.”,”POPE Stephen è un ex-studioso di Storia moderna ad Oxford. E’ coautore di altri dizionari (2° guerra mondiale, prima guerra mondiale ecc.). Napoleone vs Scharnhorst: “”Dopo che Tilsit ebbe ridotto l’ esercito prussiano ad una forza scheletrica di 42 mila uomini, egli fu promosso general-maggiore ed ebbe il compito di procedere alla riforma come Direttore del Dipartimento della Guerra. Il periodo di Scharnhorst nel suo ufficio dal 1808 al 1810, quando le pressioni di Napoleone lo forzano alle dimissioni, è considerato come cruciale per il successivo rinascimento militare e per lo sviluppo di un nazionalismo popolare tedesco. In concerto con politici riformatori come Stein e Hardenberg, e aiutato da Gneisenau, egli modernizzò l’ organizzazione dell’ esercito …””. (pag 440) Strategia offensiva di Napoleone e contro-strategie difensive degli avversari. “”(…) Napoleone sviluppava con successo metodi alternativi di attacco strategico. (…) Quando si trovava in una posizione di forza, dovendo fronteggiare forze più numerose o forze disorganizzate, lanciava il grosso del suo esercito in una posizione dietro a quella nemica che poteva essere ignorata solo correndo enormi rischi, mirando a sviluppare confusione nell’ avversario che doveva volgersi indietro per proteggere le sue linee di comunicazione. Affidandosi sugli effetti psicologici della sorpresa e del potenziale isolamento, questo metodo sperimentato con successo a Ceva e Lodi nel 1796, fu impiegato due dozzine di volte nei successivi vent’anni. Quando Napoleone era fronteggiato da forze superiori, usualmente cercava di dividere il nemico, entrando a cuneo tra le sue parti, e affidandosi ad un rapido trasferimento di riserve batteva le singole frazioni dello schieramento avversario. La sua prima offensiva come Comandante in Capo, a Saorgio nell’ aprile 1796, è un modello di questa strategia, ed è fondamentale per la sua pianificazione per le campagne del 1814 e 1815. Napoleone non aveva il monopolio del successo strategico. La strategia peninsulare di base di Wellington consisteva in un’ esca per le forze francesi che venivano distrutte per mezzo di avanzate in posizioni che non potevano essere ignorate e difese dagli attacchi che seguivano, sia con attenti dispiegamenti difensivi sia con ritirate per far spezzare gli inseguitori esausti contro difese preparate. Sebbene forzata dalle circostanze, la strategia dell’ esercito russo di ritirata permanente applicata nel 1812, e la strategia della Sesta Coalizione durante le campagne del 1813-1814 furono altri esempi di successo negativo, il piano Trachenberg sosteneva la ritirata ovunque lo stesso Napoleone fosse al comando sul campo di battaglia e l’ avanzata sono contro i suoi subordinati intimiditi.”” (pag 463)”,”QMIx-135″ “POPE Dudley”,”Life in Nelson’s Navy.”,”POPE Dudley Bernard Egerton: (29 dicembre 1925 – 25 aprile 1997) britannico (nato ad Ashford, nel Kent) autore di narrativa nautica e saggistica. Storico navale specializzato nell’età di Orazio Nelson. All’età di sedici anni si unì alla marina mercantile come cadetto. La sua nave fu silurata l’anno successivo (1942). Trascorse due settimane su una scialuppa di salvataggio con pochi altri sopravvissuti. Nel 1944 divenne corrispondente della marina e della difesa a Londra all’Evening News. Da lì si dedicò alla lettura e alla scrittura di storia navale. Dal 1953 cominciò a vivere sulle barche, dove scrisse buona parte di suoi saggi. Riproduzione e caratteristiche della HMS Victory. «Questo libro insolito è un resoconto altamente fruibile della vita navale a terra e in mare alla fine del XVIII secolo. Sebbene la Royal Navy ai tempi di Nelson sia un argomento avvincente, l’unico modo in cui il lettore moderno, fino ad ora, è stato in grado di scoprire molto al riguardo è stato leggere faticosamente i giornali di bordo originali delle navi, i verbali delle corti marziali, i documenti delle navi stampati privatamente e i manuali. Ora, Pope, ci ha fornito una vivida descrizione della vita in mare nella Marina di Nelson. Ecco una giornata tipo a bordo di una nave da guerra. (…) Racconta come funzionavano realmente le press gangs [ndr: volgarizzazione di impressment arruolamento per costrizione] e come veniva costruita una nave da guerra. Attraverso una ricchezza di dettagli affascinanti, spiega che per ottenere il legname necessario per costruire una nave di linea da 74 cannoni, si dovettero abbattere 50 acri di querce.» (dal risvolto di copertina; traduz. d. r.) «La vita in mare ai tempi di Nelson è un argomento che fin dall’epoca vittoriana è stato grossolanamente distorto, in particolare dagli scrittori romantici. Ad esempio, si dà molta importanza alla “”press gang”” (…) (ma si scorda che) durante la seconda guerra mondiale in Gran Bretagna vigeva la coscrizione obbligatoria. È stato detto che i marinai feriti nella guerra contro Napoleone furono abbandonati con le loro disabilità. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, ogni uomo che riceveva una pensione britannica per invalidità pari o inferiore al 45%, compreso io stesso, vide la sospensione della pensione. Ciò è stato fatto da un governo socialista (…)» (pag VII, prefazione dell’autore; traduz. d. r.)”,”QMIN-110-FSL” “POPEL Nikolaj”,”I carri avanzano all’ Ovest. La controffensiva sovietica dopo Stalingrado.”,”Tattica russa di inserimento tra i mezzi corazzati e la fanteria. “”Il sergente Tretjakov, commissario politico di una compagnia del mio battaglione, ha assunto il comando quanto tutti gli ufficiali erano caduti, ed è stato il primo a portare all’ attacco la sua compagnia. Sono andati a finire tra i carri armati e i fanti tedeschi. Senza l’ appoggio della fanteria, i carri devono fermarsi, e Tretjakov ha bloccato la fanteria. Ha preso possesso di alcune trincee, e i tedeschi non riescono a snidarli. Noi cerchiamo di aiutare Tretjakov con qualche colpo, ogni tanto; ma lui non può tornare indietro. E’ l’ una e mezza: Tretjakov e i suoi stanno combattendo da dodici ore (…). (pag 148) “”Nei combattimenti di Kursk ho imparato ad apprezzare soprattutto la saldezza di nervi, la capacità di controllarsi anche nei momenti disperati: di afferrare cioè la situazione, sviscerarla, prendere e attuare le decisioni più importanti. Il sette luglio fu una sequenza di momenti disperati””. (pag 151-152)”,”QMIS-090″ “POPEREN Jean”,”La gauche francaise. Le nouvel âge, 1958-1965.”,”POPEREN è stato uno dei fondatori del PSU. 47 anni (nel 1972) è maitre-assistant d’ histoire alla Sorbona e membro dell’ Ufficio esecutivo nazionale del partito socialista. E’ autore di varie opere. “”Spinta dalle circostanze, più che dalle critiche, a procedere a qualche ritocco, la direzione del PCF non tratta sulla questione delle “”alleanze””. Il PCF, e questa indicazione è ricca d’ insegnamenti per tutto il periodo a venire, si tiene, dopo il referendum come prima, al suo schema classico: non c’è un altro partner serio che la socialdemocrazia. Nell’ immediato, la dialettica della tattica del Fronte Unico esige una lotta accresciuta contro i dirigenti SFIO, assieme a un rafforzamento dell’ azione per il “”fronte unico alla base””. “”Occorre dunque parlare, dimostrare, spiegare in un linguaggio convincente per questi milioni di “”si”” e non prenderli contropelo””. Una lettera del Comitato centrale “”ai lavoratori socialisti”” critica il ruolo della SFIO nel maggio 1958; accusa G. Mollet d’ essere stato un “”briseur de grève””, poi conclude, all’ indirizzo dei destinatari: “”L’ essenziale dipende da voi. Vi chiediamo di finirla con l’ anticomunismo prima che sia troppo tardi.”” Thorez si scatena contro quelli che suggeriscono di rompere con la tattica del fronte unico””. (pag 113)”,”FRAP-086″ “POPHAM Hugh”,”A Damned Cunning Fellow. The Eventful Life of Rear-Admiral Sir Home Popham, 1762-1820.”,”Da Wikipedia, l’enciclopedia libera Sir Home Riggs Popham Il contrammiraglio Sir Home Riggs Popham , KCB , KCH (12 ottobre 1762 – 20 settembre 1820), era un comandante della Royal Navy che prestò servizio contro i francesi durante le guerre rivoluzionarie e napoleoniche . È ricordato per i suoi successi scientifici, in particolare per lo sviluppo di un codice di segnale adottato dalla Royal Navy nel 1803. Primi anni di vita Infanzia Home Popham nacque a Gibilterra il 12 ottobre 1762, quindicesimo figlio di Joseph Popham, console britannico a Tétouan in Marocco , e della sua prima moglie Mary, nata Riggs. È probabile che il nome del bambino sia stato scelto per onorare l’ex governatore di Gibilterra William Home . Mary Popham morì un’ora dopo la nascita di Home, per complicazioni associate al parto. Nove mesi dopo Joseph sposò Catherine Lamb, che divenne responsabile della crescita di Home e dei suoi fratelli. La coppia ebbe anche altri sei figli. [1] Nel 1769 Joseph Popham fu costretto a dimettersi dalla carica di console dopo una disputa personale con l’imperatore marocchino riguardo alla pirateria contro i mercantili inglesi. Il governo britannico successivamente incolpò Joseph Popham per il disaccordo, con il governatore di Gibilterra Edward Cornwallis che lo descrisse come un “”uomo onesto e ben intenzionato”” che aveva avuto “”scarso successo”” e da quel momento in poi era “”una persona inappropriata per servire Sua Maestà [come console]. “” [1] La famiglia Popham tornò in Inghilterra, stabilendosi prima a Chichester e poi a Guernsey. Joseph cercò ulteriori incarichi diplomatici, ma riuscì solo ad assicurarsi una pensione governativa annuale di £ 200, che non era sufficiente a coprire i debiti contratti durante il suo consolato marocchino.Stephen Popham che allora era un avvocato di successo. Nel 1772 Home fu mandato alla Westminster School di Londra, dove rimase per tre anni. Suo padre Joseph morì a Guernsey nel 1774. [1] Il 3 gennaio 1776 Home fu ammesso a proseguire gli studi al Trinity College di Cambridge . [2] La sua educazione potrebbe essere stata pagata da suo fratello Stephen o dal capitano Edward Thompson , un amico di famiglia. Non c’è traccia di Home che risieda effettivamente a Cambridge o che partecipi a lezioni. Nell’aprile 1778 abbandonò gli studi e si arruolò nella Royal Navy come abile marinaio a bordo della fregata HMS Hyaena di recente costruzione di Thompson . [1] I primi viaggi Popham prestò servizio sotto la bandiera dell’ammiraglio George Rodney fino alla fine della guerra d’indipendenza americana . Nel 1781 era a bordo della HMS Shelanagig quando i francesi del conte di Grasse la catturarono vicino a Santa Lucia . Popham fu scambiato e rimesso in servizio. Nel 1783 fu promosso tenente e per un certo periodo fu impegnato in servizio di ricognizione sulla costa africana . [3] Tra il 1787 e il 1793 fu impegnato in una serie di imprese commerciali nel Mare Orientale, navigando prima per la Compagnia Imperiale di Ostenda, e poi sull’Etrusco, nave che acquistò e in parte caricò lui stesso. [3] Durante questo periodo effettuò diversi rilievi e rese alcuni servizi alla Compagnia britannica delle Indie Orientali , che furono ufficialmente riconosciuti. Nel 1793, tuttavia, la sua nave fu sequestrata, in parte perché trasportava contrabbando, e in parte perché stava violando il monopolio della Compagnia delle Indie Orientali. Il valore della sua perdita è stato stimato a £ 70.000 ed è stato coinvolto in un contenzioso. Nel 1805 ottenne un risarcimento per un importo di £ 25.000. Il caso era difficile, perché senza dubbio stava navigando con la consapevolezza dei funzionari in India . [3] Servizio nelle guerre con la Francia Mentre questa disputa era in corso, Popham aveva ripreso la sua carriera di ufficiale di marina. Prestò servizio nell’esercito del Duca di York nelle Fiandre come “”sovrintendente della navigazione interna”” e si conquistò la sua fiducia. La protezione del duca fu esercitata con così tanto effetto che Popham fu promosso comandante nel 1794 e capitano di posta nel 1795. Fu quindi impegnato per diversi anni a cooperare a livello navale con le truppe della Gran Bretagna e dei suoi alleati. [3] I suoi conti per la riparazione della sua nave a Calcutta furono la scusa per un attacco contro di lui e per addebitargli l’importo. Era proprio il momento della riforma generale dei cantieri navali, e c’era molta diffidenza nell’aria. Era anche vero che a Lord St. Vincent Popham non piaceva, e che Benjamin Tucker (1762–1829), segretario dell’Ammiragliato, che era stato segretario dell’ammiraglio, era la sua creatura e adulatore. Tuttavia, Popham non era l’uomo da eliminare senza uno sforzo. Portò il suo caso davanti al Parlamento e poté dimostrare che c’era stata, se non deliberata disonestà, almeno la più grossolana negligenza da parte dei suoi aggressori. [3] Nella primavera del 1798 l’Ammiragliato creò i Sea Fencibles , una forza di milizia costiera, seguendo un piano di Popham. [4] L’8 maggio 1798 Home Popham guidò una spedizione a Ostenda per distruggere le chiuse del canale di Bruge. La spedizione sbarcò un contingente di 1.300 soldati dell’esercito britannico sotto il comando del maggiore generale Coote . Le truppe hanno bruciato alcune navi nel porto prima di far saltare in aria chiuse e cancelli del canale. Le sue forze allora circondate dovettero arrendersi poiché i venti avversi ne impedirono il reimbarco. [5]Fu durante questo periodo, forse in cattività, prima di tornare a casa, che Popham iniziò a lavorare su un manuale di istruzioni standard per i segnali per la Royal Navy. La comunicazione da nave a nave era molto casuale: un sistema di flotta che proteggesse le fregate vulnerabili in stazione era essenziale per risparmiare tempo e materiale. Il carattere globale della marina richiedeva il collegamento a formazioni di flotte più grandi. Durante il servizio sulla HMS Romney nella battaglia di CopenaghenPopham testò la sua attrezzatura telegrafica. Ha agito come ufficiale di collegamento con la corte danese fuori dalla stazione di Elsinore. Popham era sotto la direzione dell’ammiraglio Archibald Dickson quando ideò l’alzabandiera a due o tre bandiere, in cui ogni segno era un numero e ogni combinazione un diverso stato di preparazione. Il vocabolario era limitato e totalmente nautico, adeguato a un comando diretto. A Copenaghen le barche potevano essere mandate a terra, ma non era necessario utilizzare solo i segnali di bandiera. Popham fu profondamente incoraggiato da Lord Spencer, primo Lord dell’Ammiragliato, che consigliò la pubblicazione dei libri di segnalazione. [6] I nuovi segnali furono immensamente utili a Nelson a Trafalgar per sviluppare in segreto le tattiche della marina. Popham dimostrò che McArthur, il suo critico e rivale, si sbagliava; I libri di Popham furono stampati più volte dopo la battaglia.[7] Spedizione nel Mar Rosso All’inizio del 1801 Popham portò diversi reggimenti al Capo di Buona Speranza. Quindi imbarcò il 22esimo e il 61esimo reggimento di fanteria e la guarnigione sui suoi trasporti e avrebbe dovuto partire il 28 febbraio per una spedizione segreta. All’epoca si pensava che sarebbe salpato per attaccare le colonie spagnole nel Río de la Plata . [8] Invece, Popham salpò per il Mar Rosso per sostenere la spedizione del generale Baird in Egitto per aiutare il generale Ralph Abercromby a espellere i francesi da lì. Il 23 maggio 1801 prelevò dalla tesoreria di Cuvera 6.000 dollari spagnoli per le navi di Sua Maestà durante la spedizione mentre lei si trovava sulle strade di Judda . [9] Il 14 giugno 1802 il trasporto Calcutta naufragò sulla costa egiziana nel Mar Rosso. Trasportava 331 uomini dell’80 ° reggimento di fanteria e 79 seguaci indiani nativi. Romney arrivò il giorno successivo, così come due trasporti. Solo Romney è riuscita a far uscire le sue barche, ma sono riuscite a salvare e portare a riva tutti gli uomini tranne sette che erano morti nel tentativo di raggiungere la riva. Popham, a Romney , lasciò la HMS Duchess of York per recuperare tutto ciò che poteva essere recuperato e poi salpò per Suez da dove inviò la HMS Wilhelmina a raccogliere le truppe il 15 e riportarle in India. [10] Spedizione nel Río de la Plata Incaricato dal primo ministro Pitt nel 1805 di studiare i piani militari proposti dal rivoluzionario venezuelano Francisco de Miranda al governo britannico, Popham convinse poi le autorità che, poiché le colonie spagnole erano scontente, sarebbe stato facile promuovere una rivolta a Buenos Aires. . [4] Dopo aver collaborato con Sir David Baird nel recupero della stazione del Capo di Buona Speranza dagli olandesi nel gennaio 1806, [11] guidò l’ invasione britannica del Río de la Platasu Buenos Aires dalla brigata di 1500 uomini del generale Beresford con il suo squadrone. Oltre 100 uomini morirono di malattia lasciando 1400 soldati indeboliti al loro arrivo; ma i coloni spagnoli, sebbene scontenti, non erano disposti ad accettare il dominio britannico. Insorsero contro i soldati sbarcati e li fecero prigionieri. Le navi di Popham bombardarono la cittadella presa, ma fu richiamato e censurato da una corte marziale per aver lasciato la sua stazione. [12] Nonostante il suo imbarazzo, la City di Londra gli conferì una spada d’onore per i suoi sforzi volti ad “”aprire nuovi mercati””, e la sentenza gli fece un danno limitato. [3] Dalla Spagna alla stazione del Nord America Nel 1806 Popham fu nominato stalliere di camera del duca di Gloucester. Con un collaboratore, John Goodhew, pubblicò un codice generale dei segnali per l’uso della marina di Sua Maestà , in cui c’erano solo dodici bandiere raddoppiate per far sì che fossero usate ventiquattro bandiere e nessun numero. La variazione è stata fornita da un ciondolo e sono state apportate modifiche alla chiave per mantenere la segretezza. Ma il sistema originale di Popham offriva all’Ammiragliato un’enorme varietà di segnali da inviare interpolati da tabelle con segnati i luoghi di tutto il mondo. Quello di Popham era complesso e sofisticato per l’epoca, ma limitato da un alfabeto biforcato. [13] Nel 1807 Lord Gambier lo nominò capitano della flotta per la seconda spedizione di Copenaghen . [4] Nel 1809 passò al comando della HMS Venerable , che continuò a comandare con successo contro i francesi in Spagna. [14] Le istruzioni di Popham erano di uso generale nel 1812 in tutta la Royal Navy. Ma c’erano dei dubbiosi, come un grande ammiraglio scettico, Sir George Berkeley, che si rifiutò di usare i segnali e non riuscì a capirne il punto. [15] Nel 1812 e nel 1813 fu di stanza sulla costa settentrionale della Spagna dove lavorò con i guerriglieri spagnoli per tormentare con successo le truppe francesi e assaltare le fortezze francesi sui Paesi Baschi .costa mentre Wellington avanzava attraverso la Spagna. [4] Fu promosso contrammiraglio nel 1814 e nominato Cavaliere Comandante dell’Ordine del Bagno nel 1815. [16] Ciò fu coronato da un dono personale del Principe Reggente al Cavaliere Comandante dell’Ordine Reale Guelfo nel 1818. [4] Servì come comandante in capo della stazione Jamaica dal 1817 al 1820. [17] Parlamento Popham fu membro del Parlamento (MP) per Yarmouth dal 1804 al 1806, per Shaftesbury dal 1806 al 1807 e per Ipswich dal 1807 al 1812. Morte ed eredità Morì a Cheltenham l’11 settembre 1820 all’età di 57 anni, lasciando una famiglia numerosa. Fu sepolto il 16 settembre nel cimitero di St Michael and All Angels a Sunninghill, Berkshire , vicino a casa sua, Titness Park . Sua moglie morì a Bath nel 1866 all’età di 94 anni . Popham era uno dei marinai più scientifici del suo tempo. Svolse un lavoro di rilevamento molto utile e fu l’autore del codice che utilizzava le bandiere di segnalazione adottate dall’Ammiragliato nel 1803 e utilizzate per molti anni. [3] Questi erano usati soprattutto per il segnale “” L’Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il suo dovere “”. Una notevole opposizione all’adozione del codice da parte dell’Ammiragliato fu presentata dagli ammiragli Hood e St Vincent. Al Primo Lord Sir John Laughton sono bastate solo 29 parole per respingere quel codice adottato dall’ammiraglio Nelson. Fu solo nel 1816 che i pregiudizi contro la precedente corte marziale di Popham furono messi da parte e la brillantezza del sistema fu pienamente riconosciuta. [19]”,”QMIN-090-FSL” “POPKIN Richard H.”,”Storia dello scetticismo. (Tit.orig.: History of the Skepticism)”,”Richard H. POPKIN considerato uno dei massimi studiosi americani di filosofia moderna è professore emerito presso la Washington University a St. Louis e professore aggiunto di storia e filosofia presso l’UCLA. E’ direttore fondatore dell’International Archives of the History of Idea e presidente del Journal of the History of Philosophy. Per le opere v. 4° cop.”,”FILx-416″ “POPKIN Jeremy D.”,”Haiti. Storia di una rivoluzione.”,”Jeremy Popkin illustra con chiarezza i concitati eventi della Rivoluzione haitiana dalla rivolta degli schiavi nella colonia francese di Saint-Domingue nel 1791, con l’affermazione del leader Toussaint Louverture, alla Dichiarazione di indipendenza nel 1804 al suo consolidamento nei successivi decenni. Jeremy D. Popkin insegna Storia alla University of Kentucky e ha scritto ‘Facing Racial Revolution. Eyewitness Accounts of the Haitian Insurrection’ (2007), ‘You Are All Free. The Haitian Revolution and the Abolition of Slavery’ (2010), ‘A New World Begins. The History of the French Revolution’ (2019). “”La lunga lotta cominciata con la doppia insurrezione degli schiavi e dei liberi di colore dell’agosto 1791 era infine culminata nella creazione di uno stato indipendente guidato da neri. Ma nel 1805 il futuro di Haiti restava sospeso nell’incertezza”” (pag 184) “”Toussaint Louverture era in un certo senso destinato a diventare la figura più importante di Saint-Domingue, ma le insurrezioni rivoluzionarie del periodo 1791-93 fecero emergere anche degli altri leader influenti. Pierre Pinchinat, leader libero di colore che era stato protagonista delle trattative sui concordati con i monarchci bianchi del 1791-92, passò dalla parte dei repubblicani alla fine del 1792 e continuò a esercitare una forte influenza tra i membri di tale gruppo. A partire dal 1792 fu tuttavia messo in ombra da André Rigaud, comandante dell’esercito libero di colore della Provincia sud. Operando in maniera autonoma dal generale Laveaux, che si trovava nel Nord, Rigaud riuscì a impedire alle forze britanniche a Port-au-Prince di riunirsi con quelle di stanza nella Grand’Anse, all’estremità occidentale della penisola meridionale. (…)”” (pag 98-99)”,”AMLx-195″ “POPPER Karl R.”,”La società aperta e i suoi nemici. Hegel e Marx falsi profeti. Volume 2.”,”POPPER (Vienna 1902, Kenley 1994) è considerato il maggior filosofo della scienza del XX secolo.”,”TEOC-124″ “POPPER Karl R.”,”La società aperta e i suoi nemici. Platone totalitario. Volume 1.”,”POPPER (Vienna 1902, Kenley 1994) è considerato il maggior filosofo della scienza del XX secolo.”,”TEOC-128″ “POPPER Karl R.”,”Contro Marx.”,”””Le simpatie marxiste del giovane Popper. In più di una delle sue opere, POPPER ha affermato di essere stato, sia pur per pochi mesi e durante la sua giovinezza, un convinto comunista.”” (dall’ introduzione) POPPER (Vienna 1902- Londra 1994) è stato il più importante filosofo della scienza del XX secolo. “”Non aveva forse Marx stesso messo in ridicolo un seguace di Comte che lo aveva criticato nella ‘Revue Positiviste’ perché non si preoccupava di programmi pratici? “”La ‘Revue Positiviste’, aveva sprezzantemente replicato Marx, mi rimprovera, da una parte, di aver trattato metafisicamente l’economia, dall’altra parte – indovinate un po’ – di essermi limitato a una scomposizione puramente critica del dato, invece di prescrivere ricette (comtiane?) per l’osteria del futuro”””” [Karl R. Popper, Contro Marx, 2000] (pag 93)”,”TEOC-155″ “POPPER Karl R.”,”Un universo di propensioni. (Tit.orig.: A World of Propensities)”,”POPPER Karl R. è nato a Vienna nel 1902 dove ha vissuto e studiato fino al periodo dell’ occupazione nazista. Dopo aver insegnato per anni in una università della Nuova Zelanda, è tornato in Europa alla fine della seconda guerra mondiale come professore di logica e metodologia scientifica alla LSE London School of Economics dove è rimasto fino al 1969. Tra le sue opere ‘Un argomento per l’ indeterminismo’ (1982), ‘Logica della scoperta scientifica’ (1935). “”Il futuro è aperto. Ed è particolarmente ovvio che nel caso dell’ evoluzione della vita il futuro fu sempre aperto. E’ chiaro che nell’ evoluzione della vita ci furono possibilità quasi infinite. Ma esse furono possibilità largamente esclusive: così la maggior parte dei passi evolutivi erano scelte esclusive che distruggevano molte possibilità. Di conseguenza, solo relativamente poche propensioni poterono realizzarsi. Nondimeno la varietà di quelle realizzatesi è stupefacente. Io credo che si sia trattato di un processo in cui si sono fusi sia accidenti che preferenze, preferenze degli organismi per certe possibilità: gli organismi erano in cerca di un mondo migliore. E le possibilità preferite erano, in verità attraenti.”” (pag 33)”,”SCIx-204″ “POPPER Karl R.”,”Dopo ‘La società aperta’.”,”””E in che modo questi nemici (Storicismo -il mito del destino, collettivismo, antirazionalismo, ndr) sono collegati con i nomi di Platone, di Hegel e di Marx? In che modo questi tre uomini possono essere definiti come “”falsi profeti?””, la cui influenza è pericolosa? Nel mio libro ho cercato di dimostrare dettagliatamente che le idee del fascismo derivano tutte da Hegel. Nessuno dei miei critici ha risposto a questa accusa. Ma se Hegel è condannato, deve crollare anche una parte considerevole del marxismo: non la sua accusa dell’ingiustizia della società, né la sua insistenza sulla nostra responsabilità per i mali e le sofferenze sociali, ma il suo lato profetico e la sua pretesa di essere scientifico.”” (pag 277)”,”TEOS-215″ “POPPER Karl R.”,”Tutta la vita è risolvere problemi. Scritti sulla conoscenza, la storia e la politica.”,”POPPER Karl R. nato a Vienna nel 1902 e morto in Inghilterra nel 1994, professore emerito alla London School of Economics and Political Science LSE, membro della Royal Society, dell’Institut de France, dell’Accademia italiana dei Lincei.”,”TEOP-282″ “POPPER Karl R.”,”Tutta la vita è risolvere problemi. Scritti sulla conoscenza, la storia e la politica.”,”POPPER Karl R. nato a Vienna nel 1902 e morto in Inghilterra nel 1994, professore emerito alla London School of Economics and Political Science LSE, membro della Royal Society, dell’Institut de France, dell’Accademia italiana dei Lincei.”,”TEOP-283″ “POPPER Karl R.”,”Il mito della cornice. Difesa della razionalità e della scienza.”,”Karl R. Popper (Vienna 1902 – Londra 1994) è stato il più importante filosofo della scienza del XX secolo. Nelle nostre edizioni sono apparse numerose sue opere tra cui ricordiamo. Conoscenza oggettiva, La società aperta e i suoi nemici, La ricerca non ha fine, L’io e il suo cervello, Alla ricerca di un mondo migliore, Verso una teoria evoluzionistica della conoscenza, Tre saggi sulla mente umana, Lo scopo della scienza, La scienza e i suoi nemici. Popper ha affermato di essere stato, nella primavera del 1919, un convinto marxista. Questo durò pochissimo, a diciassette anni – ha scritto popper – ero diventato antimarxista. Mi ero reso conto del carattere dogmatico del credo e della sua incredibile arroganza intellettuale.”,”SCIx-182-FL” “POPPER Karl R., a cura di Arne F. PETERSEN Jorgen MEJER, edizione italiana a cura di Fabio MINAZZI”,”Il mondo di Parmenide. Alla scoperta della filosofia presocratica.”,”Karl R. Popper (Vienna 1902 – Londra 1994) è stato il più importante filosofo della scienza del XX secolo. Nelle nostre edizioni sono apparse numerose sue opere tra cui ricordiamo. Conoscenza oggettiva, La società aperta e i suoi nemici, La ricerca non ha fine, L’io e il suo cervello, Alla ricerca di un mondo migliore, Verso una teoria evoluzionistica della conoscenza, Tre saggi sulla mente umana, Lo scopo della scienza, La scienza e i suoi nemici. Popper ha affermato di essere stato, nella primavera del 1919, un convinto marxista. Questo durò pochissimo, a diciassette anni – ha scritto popper – ero diventato antimarxista. Mi ero reso conto del carattere dogmatico del credo e della sua incredibile arroganza intellettuale. Arne F. Petersen, che ha raccolto e curato i saggi qui pubblicati, è docente nell’Università di Copenhagen. Fabio Minazzi, traduttore, curatore e prefatore dell’edizione italiana, è autore di una importante monografia su Popper.”,”FILx-109-FL” “POPPER Karl R.”,”Congetture e confutazioni. Lo sviluppo della conoscenza scientifica.”,”La dialettica dopo Hegel. Queste osservazioni valgono in modo particolare per il “”materialismo dialettico”” sviluppato da Marx (pag 563-573)”,”SCIx-180-FRR” “POPPINO Rollie E.”,”International Communism in Latin America. A History of the Movement, 1917-1963.”,”All’interno del capitolo II, ‘The Role of the Communist Parties’ si fa un po’ di storia delle origini dei vari partiti comunisti del continente sudamericano (da pag 55-95 Rollie E. Poppino è professore di storia latino-americana nell’Università di California (Davis). Ha svolto incarichi governativi come ‘Intelligence Research Specialist’ presso il dipartimento di stato americano (1954-1961).”,”MALx-062″ “PORCARI Luigi”,”Così si resisteva.”,”PORCARI Luigi nato a Parma nel 1905, iscritto nel 1924 alla Federazione giovanile comunista, conobbe GRAMSCI, nel 1927 venne arrestato e condannato tra tribunale speciale a 12 anni. Dopo dieci anni di carcere riprese l’ attività politica e più tardi svolse attività di organizzazione nella resistenza.”,”ITAR-026″ “PORCARO Mimmo”,”I difficili inizi di Karl Marx. Contro chi e per che cosa leggere “”Il Capitale”” oggi.”,”Mimmo PORCARO è nato a Napoli nel 1953. Laureato in filosofia vive e lavora a Torino dove è impegnato in una riflessione sui temi del marxismo, leninismo, movimento operaio. E’ membro del ‘Centro studi di Materialismo Storico’. Sta preparando un lavoro sul pensiero di Althusser (1986).”,”TEOC-511″ “PORCELLI Vito a cura; testo di Claude DELMAS e confronti antologici da K. CLAUSEWITZ P. MARAVIGNA J.S. HUXLEY V. MATHIEU R. MONDOLFO R. DAHRENDORF K. MARX F. ENGELS N. LENIN R. LUXEMBURG E. BERNSTEIN M. PELLICANI L. MAGRI H. MARCUSE V. TITONE M. DUVERGER H. ARENDT E.V. WALTER U. SPIRITO A. GRAMSCI J. CHESNEAUX E. COLLOTTI PISCHEL R. TABER G. LUKACS K. JASPERS S. MALDINI F. FORNARI A. GORZ L. BASSO”,”La guerra rivoluzionaria.”,”confronti antologici da K. CLAUSEWITZ P. MARAVIGNA J.S. HUXLEY V. MATHIEU R. MONDOLFO R. DAHRENDORF K. MARX F. ENGELS N. LENIN R. LUXEMBURG E. BERNSTEIN M. PELLICANI L. MAGRI H. MARCUSE V. TITONE M. DUVERGER H. ARENDT E.V. WALTER U. SPIRITO A. GRAMSCI J. CHESNEAUX E. COLLOTTI PISCHEL R. TABER G. LUKACS K. JASPERS S. MALDINI F. FORNARI A. GORZ L. BASSO”,”TEMx-011″ “PORCELLI Vito a cura; testo di BOURGIN Georges RIMBERT Pierre; confronti antologici da R. MONDOLFO V. PARETO Arturo LABRIOLA E. PACI E. DURKHEIM A. LANZILLO A. GRAMSCI W. SOMBART J. PROUDHON K. MARX F. ENGELS E. BERNSTEIN R. MARRIS”,”Il socialismo.”,”””(…) L’uomo può trovare significato nella vita, per breve e pericolosa che sia, soltanto dedicandosi alla società”” (pag 11) [Einstein in ‘Perché il socialismo’ (1949)] Si tratta di un volumetto della serie francese ‘Que sais-je?’ della PUF. Marx dalla ‘Miseria della filosofia’ “”(…) La borghesia inizia con un proletariato che è un resto del proletariato dei tempi feudali. Nel corso del suo sviluppo storico, la borghesia svolge necessariamente il suo carattere antagonistico, che all’inizio si trova ad essere più o meno dissimulato, non esistendo che allo stato latente. A misura che la borghesia si sviluppa, si sviluppa anche nel suo seno un nuovo proletariato moderno; si sviluppa una lotta fra la classe proletaria e la classe borghese, lotta che, prima di essere sentita dalle due parti, individuata, valutata, compresa, ammessa e proclamata ad alta voce, non si manifesta all’inizio che attraverso conflitti parziali e momentanei, attraverso episodi di sovversivismo. D’altra parte, se tutti i membri della moderna borghesia hanno i medesimi interessi in quanto formano una classe contrapposta a un’altra, hanno però interessi opposti, antagonistici, in tanto in quanto si trovino gli uni di fronte agli altri. Questa opposizione di interessi deriva dalle condizioni economiche della loro vita borghese. Di giorno in giorno diventa dunque più chiaro che i rapporti di produzione, entro i quali si muove la borghesia, non hanno un carattere unico, semplice, bensì una carattere duplice; che negli stessi rapporti entro i quali si produce la ricchezza, si produce altresì la miseria; che entro gli stessi rapporti nei quali si ha sviluppo di forze produttive, si sviluppa anche una forza produttiva di repressione; che questi rapporti producono la ‘ricchezza borghese’, ossia la ricchezza della classe borghese, solo a patto di annientare continuamente la ricchezza dei membri che integrano questa classe, e a patto di dar vita a un proletariato ancora crescente. Più il carattere antagonistico viene messo in luce, più gli economisti, i rappresentanti scientifici della produzione borghese, si imbrogliano con le loro stesse teorie; e nascono diverse scuole. Abbiamo così gli economisti ‘fatalisti’, che nella loro teoria sono indifferenti a ciò che essi chiamano gli inconvenienti della produzione borghese, esattamente nella stessa misura in cui lo sono, nella pratica, i borghesi, quando si trovano di fronte alle sofferenze dei proletari, che pur li aiutano ad acquistar le loro ricchezze. In questa scuola fatalista vi sono i classici e i romantici. I classici, come Adam Smith e Ricardo, rappresentano una borghesia che, lottando contro i resti della società feudale, non opera che per epurare i rapporti economici dai residui feudali, per aumentare le forze produttive e dare un nuovo respiro all’industria e al commercio. Il proletariato che partecipa a questa lotta, assorbito in questo lavoro febbrile, non ha che le sofferenze accidentali, passeggere, che esso stesso considera come tali. Gli economisti come Adam Smith e Ricardo, che sono gli storici di quest’epoca, non hanno altra missione se non quella di dimostrare come la ricchezza si acquisti entro i rapporti di produzione borghesi, di formulare in secondo luogo questi rapporti in categorie e in leggi, di dimostrare infine quanto questo leggi, queste categorie, siano, per la produzione delle ricchezze, superiori alle leggi e alle categorie della società feudale. La miseria, ai loro occhi, non è che il dolore che accompagna ogni parto, nella natura come nell’industria”” [K. Marx, ‘La miseria della filosofia. Risposta alla «Filosofia della miseria» del signor Proudhon’, Edizioni Rinascita, Roma, 1949, pp. 98-99] [(in) ‘Il socialismo’, a cura di Vito Porcelli’, Messina-Firenze, 1974] (pag 168-169-170)”,”SOCx-264″ “PORCHNEV Boris”,”La science leniniste de la revolution et la psychologie sociale.”,”Lenin e la controrivoluzione. “”La vittoria sarà degli sfruttati, scrive Lenin poco dopo l’ Ottobre, perché essi hanno per loro la via, la forza del numero, la forza della massa, le fonti inesauribili dell’ abnegazione, dell’ ideale, dell’ onestà di quello che si chiama ‘popolo semplice’, degli operai e dei contadini che si alzano, che si svegliano per edificare un mondo nuovo e le cui riserve di energia e di talento sono gigantesche. La vittoria è a loro””. (…) “”per quanto grandi siano in certi ambienti l’ indignazione e la rivolta, si sviluppa in seno alle masse popolari un processo di creazione e di accumulazione di energia, di disciplina, che ci darà la forza di resistere a tutti questi colpi””. (pag 73)”,”LENS-148″ “PORCHNEV Boris F.”,”Lotte contadine e urbane nel grand siècle. (Tit.orig.: Les soulèvements populaires en France au XVIIe siècle)”,”Boris Federovic PORCHNEV nato nel 1905 iniziò la sua attività scientifica e l’insegnamento nel 1929 a Rostov sul Don. Nel 1941 ottenne il dottorato in scienze storiche. Nel 1943 passò all’ Università di Mosca. Ha ottenuto una laurea honoris causa nel 1957 in Francia (Clermont-Ferrand). Ha partecipato all’ attività dell’ Accademia delle Scienze dell’ URSS. Le origini agrarie della Fronda. “”Lo studio dei movimenti contadini alla vigilia della Fronda ci spiega la base reale e profonda sulla quale era montato l’ intero edificio della lotta politica, reso complicato dalla presenza di partiti, gruppi, corporazioni e istituzioni. Ci restano da chiarire le origini specifiche delle relazioni tra le masse contadine e la nobiltà durante la Fronda. Abbiamo già assistito a fenomeni isolati, in cui i nobili incoraggiavano la lotta antifiscale dei contadini o si facevano interpreti delle loro richieste presso l’ autorità locale””. (pag 132) Intepretazione scientifica della Fronda. “”Sappiamo già che le sollevazioni popolari avevano un carattere di spontaneismo, e che il loro successo dipendeva dai dirigenti. Se la borghesia si fosse messa alla testa di questo enorme moto sul piano nazionale, ci troveremmo di fronte ad una enorme rivoluzione borghese.”” (pag 317) Lettere di Marx ed Engels a Nicolas (Daniels) ed. russa, 1908, pag 65 (pag 51)”,”FRAA-062″ “PORCHNEV Boris Fëdorovic”,”Lotte contadine e urbane nel “”Grand Siècle””.”,”Boris Fëdorovic Porchnev. Si è occupato attivamente della storia moderna dei paesi dell’Europa occidentale, affermandosi come specialista del XVII secolo. Oltre all’opera che qui rieditiamo ha pubblicato vari altri lavori, tra i quali: Sollevamenti contadini in Francia ai tempi di Colbert, La repubblica inglese, la Fronda francese e la pace di Westfalia, Gustavo-Adolfo e la preparazione della guerra di Smolensk, La seconda Fronda e la repubblica inglese, e la sua relazione all’XI Congresso Internazionale di Scienze Storiche sui Rapporti tra Europa occidentale ed orientale all’epoca della guerra dei trent’anni, Si è interessato anche alla storia delle idee solcialiste e ha esaminato alcuni aspetti storici dell’opera marxiana, Si è poi dedicato in modo particolare a ricerche di carattere metodologico e ha sviluppato lo studio del ruolo e della funzione delle masse e della lotta delle classi nello svolgimento storico.”,”STOS-011-FL” “PORCHNEV Boris Fëdorovic”,”Lotte contadine e urbane nel “”Grand Siècle””.”,”Boris Fëdorovic Porchnev. Si è occupato attivamente della storia moderna dei paesi dell’Europa occidentale, affermandosi come specialista del XVII secolo. Oltre all’opera che qui rieditiamo ha pubblicato vari altri lavori, tra i quali: Sollevamenti contadini in Francia ai tempi di Colbert, La repubblica inglese, la Fronda francese e la pace di Westfalia, Gustavo-Adolfo e la preparazione della guerra di Smolensk, La seconda Fronda e la repubblica inglese, e la sua relazione all’XI Congresso Internazionale di Scienze Storiche sui Rapporti tra Europa occidentale ed orientale all’epoca della guerra dei trent’anni, Si è interessato anche alla storia delle idee solcialiste e ha esaminato alcuni aspetti storici dell’opera marxiana, Si è poi dedicato in modo particolare a ricerche di carattere metodologico e ha sviluppato lo studio del ruolo e della funzione delle masse e della lotta delle classi nello svolgimento storico. “”La tattica delle sollevazioni plebee fu abbastanza varia: talvolta erano le campane a stormo a dare il segnale. In generale si cominciava col fare giustizia degli agenti del fisco e degli odiosi «gabellieri». In seguito si saccheggiavano gli uffici del fisco e si distruggevano tutte le carte, le liste delle imposte e tutti i beni mobili. Parimenti si saccheggiavano le case private degli ufficiali fiscali, degli impiegati del municipio e dei magistrati, talvolta anche quelle dei borghesi agiati. Ma le fonti ufficiali non indicano mai né furti né brigantaggio, mentre le fonti private, come la cronaca di Malebesse a Agen e altre, insistono sull’usurpazione di beni privati e sulle minacce di saccheggio. … finire (pag 270-271)”,”FOLx-001-FV” “PORCIANI Angela TAMBURINI Francesco”,”Il Fondo Pietro Gori. Opere, libri e cimeli.”,”””E’ per questo motivo che venne organizzata a Roma, con un grande sforzo diplomatico, dal 24 novembre al 21 dicembre 1898, la ‘Conferenza Internazionale per la Difesa Sociale contro gli Anarchici’, a cui parteciparono venti Paesi europei rappresentati da Ministri plenipotenziari, Capi di polizia, giuristi al fine di combattere l’anarchismo in tutte le sue manifestazioin attraverso un sistema di difesa comune. La Conferenza non passò inosservata presso l’opinione pubblica, sebbene si svolgesse a porte chiuse e nel più grande segreto. Anche Pietro Gori, in quel periodo a Buenos Aires dove vi aveva fondato la rivista scientifica “”Criminologia Moderna”” avrà modo di occuparsene, proprio dalle pagine di questa rivista.”” (pag 5)”,”ANAx-268″ “PORCIANI Ilaria RAPHAEL Lutz a cura; collaborazione di Robert D. ANDERSON Alexandr V. ANTOSHCHENKO Olaf BLASCHKE Stefano BOTTONI Ulf BRUNNBAUER Javier CASTRO-IBASETA Jerzy CENTKOWSKI Gabriele B. CLEMENS Synne CORELL Charles DALLI Valentina DUKA Ferdan ERGUT Mariano ESTEBAN DE VEGA Gudrun EXNER Joana GASPAR DE FREITAS Ewald FRIE Hakan GUNNERIUSSON Pertti HAAPALA G. HALDANARSON I. HERRMANN A. HUDEK M. KAARNINEN Nicola LABANCA Renata LATANA Mauro MORETTI Serge NOIRET Francesca SOFIA Marcello VERGA e altri”,”Atlas of European Historiography. The Making of a Profession, 1800-2005.”,”Collaborazione di Robert D. ANDERSON Alexandr V. ANTOSHCHENKO Olaf BLASCHKE Stefano BOTTONI Ulf BRUNNBAUER Javier CASTRO-IBASETA Jerzy CENTKOWSKI Gabriele B. CLEMENS Synne CORELL Charles DALLI Valentina DUKA Ferdan ERGUT Mariano ESTEBAN DE VEGA Gudrun EXNER Joana GASPAR DE FREITAS Ewald FRIE Hakan GUNNERIUSSON Pertti HAAPALA G. HALDANARSON I. HERRMANN A. HUDEK M. KAARNINEN Nicola LABANCA Renata LATANA Mauro MORETTI Serge NOIRET Francesca SOFIA Marcello VERGA e altri Pag 50: Europa Ovest e Est: gli anni del boom della storiografia e del numero degli storici (1928-2005): 1928 (Accademie delle scienze, istituti di ricerca, università college ecc.) (176+322+21+816= 1355) ; 2005 (1670+5732+823+11456=18711 ) Nella cronologia si cita l’anno di nascita dei vari istituti”,”STOx-145″ “PORCIATTI Anna Maria”,”Dall’ Impero Ottomano alla nuova Turchia. Cronache e storia.”,”PORCIATTI Anna Maria laureata in scienze matematiche poi in architettura e quindi in scienze politiche è docente presso la Facoltà di Architettura dell’ Ateneo fiorentino. “”Come è già stato osservato, le Potenze dell’ Intesa, sicure della vittoria, facevano i loro piani di spartizione dell’ Impero Ottomano mentre la guerra era ancora in corso; col trattato del 1916, la Russia aveva ottenuto la promessa di poter prendere possesso di tutta l’ Armenia orientale, lasciando alla Francia tre vilayet dell’ Armenia occidentale e tutta la Cilicia. Dopo l’ armistizio di Mudros, l’ Armenia aveva subito proclamato la propria indipendenza (…). I Turchi non potevano certamente essere d’ accordo ed argomentavano che gli Armeni vivevano sparsi sul loro territorio e non costituivano un’ entità etnica definita (…)””. (pag 158)”,”TURx-020″ “PORCÙ Stefano”,”Nonno chi erano i partigiani? (“”Nino””: balilla, avanguardista, partigiano).”,”Stefano Porcù, nato a Genova il 29 marzo 1925, partigiano combattente.”,”ITAR-321″ “PORETSKI Elisabeth K.”,”I nostri. Vita e morte di un agente sovietico. Con uno scritto di Lev Trotsky.”,”Il 17 luglio 1937 Ignacij S. PORETSKI (alias Ignace REISS o Ludwig), membro di spicco dei servizi di informazione sovietici da oltre dieci anni, indirizzò al CC del Partito Comunista dell’URSS una lettera in cui denunciava i crimini di STALIN e proclamava la sua ferma intenzione di rompere con lo stalinismo a favore del socialismo autentico, leninista e internazionalista. Un mese dopo veniva assassinato vicino a Losanna da agenti del NKVD. In questo libro, la compagna di PORETSKI (1898-1978) rievoca i suoi ricordi facendo rivivere intorno a Ludwig i compagni e gli amici più stretti, originari come lui di una piccola cittadina galiziana e che, al pari di Ludwig, caddero vittime dello stalinismo.”,”RUSS-004″ “PORISINI Giorgio a cura, scritti di Attilio CABIATI Riccardo BACHI Luigi EINAUDI Pietro GRIFONE Alberto CARACCIOLO Renzo PACI”,”Il capitalismo italiano nella prima guerra mondiale.”,”””La supremazia della banca sull’ industria si afferma definitivamente. Nel 1914 la situazione delle principali Banche non è brillante; il crollo di Borsa le colpisce rudemente; i loro portafogli si sgonfiano. Lo Stato le aiuta con la moratoria, ma le perdite su titoli sono insanabili. Il Banco di Roma deve più che dimezzare il capitale (da 200 a 75). Alla fine del 1914 per alleggerire la loro posizione lo Stato crea il Consorzio Sovvenzioni su Valori Industriali (CSVI) con 22 milioni di capitale, sottoscritto, more solito, dalla Banca d’ Italia, dal Banco di Napoli e di Sicilia, dalla Cassa di Risparmio di Milano, dal Monte dei Paschi e dall’ Istituto San Paolo di Torino, che intraprendono così anch’essi, tramite lo Stato, la funzione di sostenitori dell’ Alta Banca. Il CSVI accorda sovvenzioni prendendo in pegno titoli; i mezzi glieli dà la Banca d’ Italia (risconto), la quale è spinta perciò ad allargare la circolazione. L’ inflazione bellica ha la sua data di nascita in questa azione di salvataggio operata dal CSVI, progenitore del famoso Istituto di Liquidazione, ora IRI. Piccolo inizio di grandi cose.”” (pag 112, Pietro Grifone).”,”ITAE-087″ “PORRO Nicola a cura”,”Foglio finanziario. Istruzioni per l’uso.”,”Nicola Porro (Roma 27/09/1969) è un giornalista, saggista e autore televisivo italiano, vicedirettore del il Giornale e conduttore di programmi televisivi.”,”ECOT-265-FL” “PORTA Pier Luigi a cura; saggi di Angelo MOIOLI Daniela PARISI Pier Luigi PORTA Claudia ROTONDI Marianna CAVAZZA ROSSI Pier Angelo TONINELLI Luigi TREZZI Claudio PAVESE Giandomenico PILUSOI”,”Milano e la cultura economica nel XX secolo. I. Gli anni 1890-1920.”,”Saggi di Angelo MOIOLI Daniela PARISI Pier Luigi PORTA Claudia ROTONDI Marianna CAVAZZA ROSSI Pier Angelo TONINELLI Luigi TREZZI Claudio PAVESE Giandomenico PILUSO “”Tali concetti si ritrovano nella descrizione dell’andamento di un ciclo produttivo, su cui si innesta la «teoria del tempo di rigiro» di Marx (…)”” (pag 243) (Marx anche a pag 244, 251n, 289)”,”ITAS-219″ “PORTA Carlo, a cura di Carla GUARISCO”,”Le poesie. Volume primo.”,”Carlo Porta (1775-1821) visse in un periodo particolarmente travagliato della storia milanese, fra Rivoluzione, dominazione napoleonica, Restaurazione e primi sintomi di una rivolta nazionale. Impegnato nella battaglia per un nuova letteratura, egli può conisderarsi il maestro e l’iniziatore del romanticismo realista in Italia.”,”VARx-003-FSD” “PORTA Carlo, a cura di Carla GUARISCO”,”Le poesie. Volume secondo.”,”Carlo Porta (1775-1821) visse in un periodo particolarmente travagliato della storia milanese, fra Rivoluzione, dominazione napoleonica, Restaurazione e primi sintomi di una rivolta nazionale. Impegnato nella battaglia per un nuova letteratura, egli può conisderarsi il maestro e l’iniziatore del romanticismo realista in Italia.”,”VARx-004-FSD” “PORTA Carlo, a cura di Dante ISELLA”,”Le lettere di Carlo Porta e degli amici della cameretta.”,”Carlo Porta (1775-1821) è considerato il più importante poeta del dialetto milanese. Ecco alcuni dettagli sulla sua vita: Origini e Formazione: Nato a Milano il 15 giugno 1775, da una famiglia borghese. Studiò al Seminario di Milano, ma poi intraprese la carriera impiegatizia su richiesta del padre, cassiere generale della Tesoreria. Opere e Impegno Politico: Nel 1804-1805, curò una traduzione in milanese della Divina Commedia di Dante Alighieri. Nel 1810, pubblicò il ‘Brindes de Meneghin all’Ostaria’ scritto per il matrimonio di Napoleone con Maria Luisa d’Austria. Le sue opere si suddividono in tre filoni: contro le superstizioni religiose, ritratti di popolani milanesi e sonetti politici. Morte e Eredità: Morì a Milano a causa di un attacco di gotta nel 1821. La sua produzione poetica continua a essere apprezzata per la sua ricchezza di immaginazione e il suo impegno sociale (f. copilot)”,”BIOx-045-FSD” “PORTAL Roger”,”Gli slavi. Popoli e nazioni dall’VIII al XX secolo.”,”L’autore, professore alla Sorbona, allarga in questo volume, lo sguardo dela storiografia tradizionale ad una storia di lunga durata delle civiltà slave che è insieme una storia della civiltà materiale, storia sociale, storia politica e storia delle opere culturali.”,”EURC-001-FC” “PORTE Remy”,”La mobilisation industrielle “”premier front”” de la Grande Guerre?”,”Il tenente colonnello PORTE ha compiuto una prima parte della sua carriera nell’arma delle Trasmissioni, entrando nel 1998 nel corpo degli ufficiali esperti. E’ titolare di un diploma di scienze politiche, di un DEA di diritto pubblico, ed è dottore in storia. Lavora (direttore di ricerca) presso il dipartimento dell’esercito Service historique de la Defense. Ha scritto varie opere sulla prima guerra mondiale. “”Adest Alaricus Trepidam Romam obsidet, turbat, irrumpit.”””,”QMIP-062″ “PORTELLI Alessandro”,”Canzone politica e cultura popolare in America. Il mito di Woody Guthrie.”,”PORTELLI Alessandro (Roma 1942) è docente di Letteratura anglo-americana all’ Università La Sapienza di Roma. E’ autore di saggi sulla cultura popolare e la letteratura americana. Dirige la rivista di studi americani ‘Acòma’. Le divisioni nella classe operaia americana. Il proletariato nero. “”Il caso dei lavoratori afro-americani è lampante. Fino dal tempo della schiavitù, essi servivano non solo per quello che producevano, a anche per tenere costantemente basso il costo della forza-lavoro bianca. I bianchi poveri “”white trash””, non trovavano lavoro in piantagioni già fornite di schiavi. Gli artigiani e gli operai erano sottoposti alla concorrenza di schiavi il cui lavoro costaa evidentemente molto meno, e il cui salario finiva spesso tutto intero nelle tasche dei padroni. Tra le cause del razzismo diffuso tra gli strati popolari del Sud non va sottovalutata questa tradizionale concorrenza per salari e posti di lavoro che la borghesia amministrava in modo da contrapporre fra loro i diversi settori di forza-lavoro.”” (pag 100)”,”MUSx-181″ “PORTELLI Alessandro”,”Canzone politica e cultura popolare in America. Il mito di Woody Guthrie.”,”PORTELLI Alessandro (Roma, 1942) è docente di Letteratura anglo-americana all’ Università La Sapienza di Roma. E’ autore di numerosi saggi su cultura popolare e letteratura americana, pubblicati presso diversi editori. Dirige la rivista di studi americani ‘Acòma’. “”Un altro grande sciopero tessile diretto dall’ IWW avvenne a Paterson, in New Jersey nel 1913. A 15 miglia da New York, Paterson era il centro dell’ anarchismo italiano negli Stati Uniti, la città da cui era partito Gaetano Bresci per andare a uccidere Umberto I. Lo sciopero coinvolse praticamente l’ intera città, in cui 73.000 abitanti su 123.000 lavoravano nelle fabbriche tessili. La lotta partì in risposta a un aumento dei ritmi di lavoro, che portava da due a quattro il numero dei telai affidati a ciascun operaio. La mancanza di fondi per sostenere lo sciopero e la violenta repressione accompagnata da intimidazioni e arresti di massa impedirono di ripetere a Paterson il successo di Lawrence. Tuttavia, questa lotta produsse un importante esperimento di cultura operaia e di comunicazione di classe, con la messa in scena del Paterson Pageant, una rappresentazione di teatro di massa in cui gli scioperanti stessi cercarono di informare New York della loro lotta. Organizzato da John Reed, un giornalista rivoluzionario che avrebbe poi scritto una popolare storia della Rivoluzione sovietica, il Paterson Pageant fece rivivere sulla scena la vita di fabbrica, l’ inizio della lotta, l’ evacuazione dei bambini (ancora più massiccia che a Lawrence), le assemblee, le manifestazioni. Circa mille operai rappresentarono la morte e i funerali dei loro compagni uccisi dalla polizia, le aggressioni della Guardia nazionale, la fame e le sofferenze che accompagnavano lo sciopero. Elizabeth Gurley Flynn, Big Bill Haywood presero la parola per spiegarne le ragioni e gli obiettivi e per collegarlo allo scontro di classe in atto in tutto il paese.”” (pag 130)”,”MUSx-182″ “PORTELLI Alessandro”,”Biografia di una città. Storia e racconto: Terni, 1830-1985.”,”Alessandro Portelli, nato a Roma nel 1942, insegna letteratura anglo-americana presso l’Università di Roma. Si occupa di cultura popolare e dirige la rivista ‘I giorni cantati’ (1985). Ha pubblicato tra l’altro: ‘La canzone popolare in America’ (1975), ‘Bianchi e neri nella letteratura americana’ (1977), ‘Il re nascosto. Saggio su Washington Irving (1979) e in collaborazione con Renato Oliva, ‘Conrad: l’imperialismo imperfetto’ (1973)”,”ITAS-005-FP” “PORTELLI Hugues”,”Gramsci e la questione religiosa.”,”””La formula della religione “”affare privato”” è di origine liberale e non propria della filosofia della praxis”” (Gramsci, Quaderni del Carcere) (in apertura) Gramsci: marxismo volgare e marxismo puro (critica a Bucharin). “”Il risultato di questa combinazione è la comparsa nel seno del marxismo, di un «marxismo volgare» che assume nelle masse un carattere deterministico e superstizioso e che ha col marxismo «puro» gli stessi rapporti che il cattolicesimo popolare ha con la teologia: «È certo che dalla filosofia della prassi si è formata una corrente deteriore, che può essere considerata in rapporto alla concezione dei fondatori della dottrina come il cattolicesimo popolare in rapporto quello teologico o degli intellettuali: come il cattolicesimo popolare può essere tradotto nei termini del paganesimo, o di religioni inferiori al cattolicesimo per le superstizioni e le stregonerie da cui erano o sono dominate, così la filosofia della prassi deteriore può essere tradotta in termini “”teologici”” o trascendentali» (37). Questo sviluppo era prevedibile ed in un primo tempo presenta anche un carattere positivo: la concorrenza con la religione cattolica all’interno delle classi subalterne (e ciò che del resto la Chiesa ha ben compreso quando ha basato fin dall’inizio la sua strategia sulla lotta contro la penetrazione socialista fra le masse cattoliche) (38). Ma questa fase ora deve finire e il marxismo popolare deve avvicinarsi a quello di Marx. È per questo motivo che Gramsci nei ‘Quaderni’ attacca violentemente il «Manuale popolare di sociologia marxista» di Boukharin (39). Un libro di questo genere, ritiene, tende a perpetuare il marxismo volgare perché non si pone la questione della critica del senso comune. Ma soprattutto, ripetendo gli errori meccanicisti della socialdemocrazia, esso dimostra la permanenza di questa concezione all’interno del partiti comunisti (…)”” (pag 209) [Hugues Portelli, Gramsci e la questione religiosa, G. Mazzotta editore, Milano, 1976] [(37) Q II, pp. 1291-1292; (38) Secondo Gramsci questo pericolo è destinato ad accrescersi con lo sviluppo dell’alleanza fra il proletariato e le masse contadine cattoliche. Tutta la strategia rivoluzionaria predicata da Gramsci si fonda del resto su questa ipotesi; (39) N. Bucharin, ‘La teoria del materialismo storico. Manuale popolare di sociologia marxista’]”,”GRAS-163″ “PORTER Bernard”,”Empire and superempire. Britain, America and the World.”,” PORTER Bernard è professore emerito di storia, University of Newcastle upon Tyne. Ha scritto ‘The Lion’s Share (1975) e ‘The Absent-Minded Imperialists’ (2004).”,”RAIx-218″ “PORTER Cathy”,”Larissa Reisner.”,”PORTER Cathy (1947) ha scritto pure ‘Fathers and Daughters: Russian Women in the Revolution’, ‘Alexandra Kollontai: A Biography’. Larissa Reisner (1894-1926) ha scritto i libri: ‘Afghanistan’, ‘Hamburg at the Barricades’, ‘The Front. Late summer’, ‘Coal, Iron and Living People’. Scriverà articoli per ‘Izvestiya’ e ‘Red Paper'”,”RIRB-111″ “PORTER Andrew, contributi di Susan BAYLY Peter BURROUGHS P.J. CAIN Raewyn DALZIEL Donald DENOON David FITZPATRICK E.H.H. GREEN Marjory HARPER Gad HEUMAN Alan KNIGHT Robert KUBICEK Martin LYNN T.C. MCCASKIE Jhon M. MACKENZIE Ged MARTIN Robin J. MOORE Colin NEWBURY David NORTHRUP Avner OFFER Jürgen OSTERHAMMEL Christopher SAUNDERS Afaf Lutfi AL-SAYYID-MARSOT Iain R. SMITH Robert STAFFORD A.J. STOCKWELL B.R. TOMLINSON D.A. WASHBROOK Marivic WYNDHAM”,”The Nineteenth Century. Vol. III.”,”Susan Bayly is Fellow, Tutor, and College Lecturer, Christ’s College, Cambridge University. Peter Burroughs is former Professor of History at Dalhousie University. P.J. Cain is Research Professor at Sheffield Hallam University. Raewin Dalziel is Professor of New Zealand History at the University of Auckland. Donald Denoon was formerly Professor of History at the University of Papua New Guinea and is Professor at the Australian National University. David Fitzpatrick is Fellow of Magdalen, Oxford. Marjory Harper is Lecturer in History at the University of Aberdeen. Gad Heuman is Reader in the Department of History at the University of Warwick. Alan Knight FRA is Professor of the History of Latin America University of Oxford and Fellow of St Antony’s College. Robert Kubicek is Professor of History at the University of British Columbia. Martin Lynn is Senior Lecturer in Modern History at the Queen’s University, Belfast. T.C. McCaskie is Reader in Asante History at the Centre of West African Studies, University of Birmingham. John M. MacKenzie is Professor of Imperial History at Lancaster University and Series Editor of Studies in Imperialism. Ged martin is Professor of Canadian Studies at the University of Edinburgh. Robin J. Moore FAHA, is Professor of History at the Flinders University of South Australia. Colin Newbury is former Lecturer in Commonwealth History, University of Oxford, and Vice-Principal of Linacre College. David Northrup is Professor of History at Boston College. Avner Offer is Reader in Recent Social and Economic History at the University of Oxford and a Professorial Fellow of Nuffield College. Jürgen Osterhammel a former Research Fellow at the German Historical Institute in London, is Professor at the University of Konstanz. Andrew Porter is Rhodes Professor of Imperial History at King’s College, London. Christopher Saunders is Associate professor of History at the University of Cape Town. Afaf Lutfi Al-Sayyid-Marsot is Professor of History at the University of California, Los Angeles. Iain R. Smith is Senior Lecturer in History at the University of Warwick. Robert Stafford is an Honorary Fellow History and Philosophy of Science Department, University of Melbourne, Australia. A.J. Stockwell is Professor of Imperial and Commonwealth History at Royal Holloway College, University of London. B.R. Tomilinson is Professor of Economic History at the Unifersity of Strathclyde. D.A. Washbrook is Reader in Modern South Asian History and Fellow of St Antony’s College, Oxford. Marvic Wyndham is a Visiting Fellow in the Research School of Pacific and Asian Studies, Australian National University, and teaches Australian cultural history. Foreword, Preface, Introduction, List of Maps, List of Figures, List of Tables, List of Contributors, Abbreviations and Location of Manuscript Sources, Cronology, Notes, Index, The Oxford History of the British Empire,”,”UKIx-020-FL” “PORTES Jacques”,”Gli Stati Uniti padroni del mondo?”,”PORTES è professore di storia del Nord America, responsabile del dottorato di storia all’Università Paris VIII Vincennes Saint-Denis. Gli investimenti diretti americani. I capitali americani vengono investiti in tutto il mondo, e anche quando il valore assoluto a cui ammontano è basso, in zone poco sviluppate come l’ Oceania o l’ Africa tali somme possono avere un’ influenza notevole. Gli agenti di Wall Street e le imprese, tuttavia, che non investono il proprio denaro animati da principi filantropici, privilegiano le zone in cui si prevedono maggiori rendimenti, vale a dire le regioni più ricche come il Canada o l’ Europa, dove confluisce più della metà degli investimenti diretti statunitensi. Il recente incremento degli investimenti in America Latina è la conseguenza della prospettiva di creazione di una zona di libero scambio continentale, mentre i capitali diretti nella zona asiatica riflettono il potenziale di crescita di questa regione.”” Percentuale degli investimenti statunitensi diretti all’ estero (cifre in miliardi di dollari (1999)): in Europa (51.5%; 582) in America Latina (19.7%; 223) in Asia (13%; 146) in Canada (10%; 112) in Oceania (3.5%; 40) in Africa (1.3%; 15) in Medio Oriente (1%; 11) (pag 92-93)”,”USAP-062″ “PORTINARO Pier Paolo”,”Il realismo politico.”,”Pier Paolo PORTINARO (Torino, 1953) ha insegnato nelle Università di Freiburg i. B. e Mainz. Attualmente insegna filosofia politica presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’ Università di Torino. Il libro è dedicato ‘a Norberto Bobbio maestro di ‘realismo dal volto umano’, nel novantesimo compleanno’. La collana Politica è diretta da Massimo L. SALVADORI e Francesco TUCCARI.”,”TEOP-105″ “PORTINARO Pier Paolo”,”Il labirinto delle istituzioni nella storia europea.”,”Pier Paolo Portinaro ha insegnato nelle Università di Freiburg i.B., Mainz, Pisa ed è attualmente professore ordinario di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Torino. É stato borsista della Alexander-von-Humboldt Stiftung ed è socio dell’Accademia delle Scienze di Torino. Tra i suoi libri: Il realismo politico e Il principio disperazione.”,”EURx-086-FL” “PORTINARO Pier Paolo”,”Stato.”,”Pier Paolo Portinaro insegna Filosofia politica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Ha pubblicato ‘Il terzo. Una figura della politica’ (1986) e ‘Interesse nazionale e interesse globale’ (1996) (Angeli). “”Nella dottrina costituzionale che si origina dalle rivoluzioni – per la quale la costituzione è un che di fatto, non di cresciuto nella storia per progressivi mutamenti evolutivi – si manifesta l’altra matrice assolutistica del costituzionalismo moderno. Senza la teoria della sovranità, il pensiero moderno non sarebbe potuto accedere neppure alla nozione di potere costituente: lo prova con evidenza che non si potrebbe desiderare maggiore il laboratorio della Rivoluzione francese”” (pag 109)”,”TEOP-013-FMB” “PORTINARO Pier Paolo, collaborazione di Marzia PONSO; testi di MACHIAVELLI BODIN RICHELIEU HOBBES LOCKE ROUSSEAU KANT ROBESPIERRE FICHTE MÜLLER HEGEL MARX STEIN SPENCER TREITSCHKE WEBER KELSEN SCHMITT GENTILE HELLER GRASMCI OAKESHOTT ARENDT FOUCAULT”,”Stato.”,”PORTINARO Pier Paolo, collaborazione di Marzia PONSO; testi di MACHIAVELLI BODIN RICHELIEU HOBBES LOCKE ROUSSEAU KANT ROBESPIERRE FICHTE MÜLLER HEGEL MARX STEIN SPENCER TREITSCHKE WEBER KELSEN SCHMITT GENTILE HELLER GRASMCI OAKESHOTT ARENDT FOUCAULT Pier Paolo Portinaro insegna Filosofia politica e Storia delle dottrine politiche all’Università di Torino. Ha pubblicato ‘Il realismo politico’ (1999). “”Nella sua opera Marx prende le mosse dalla critica del sistema giuridico-politico hegeliano per approdare, attraverso la concezione materialistica della storia, alla critica dell’economia politica. nello scritto ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’ (1843) egli radicalizza l’opposizione di società civile e Stato, smaschera la classe particolare dietro la finzione della classe generale, la realtà del potere dietro la forma ideologica del diritto. La mistificazione operata da Hegel a fini politici consiste nel far derivare istituzioni e fatti concreti da categorie e universali astratti, entificati a soggetti generali della storia. Lo Stato, ridotto a «sviluppo dell’idea», perde la propria realtà determinata e, come prodotto logico-necessario della Ragione, viene assolutizzato: anziché dedurre da principi generali la forma ideale di Stato, Hegel legittima a livello teorico una realtà empirica concreta come lo Stato prussiano. In polemica con il teologo Bruno Bauer, Marx argomenta, nel saggio ‘La questione ebraica’ (1843), come la domanda di ‘emancipazione civile e politica’ degli ebrei ponga non solo il problema generale del rapporto tra religione e Stato, in quanto lo Stato che presuppone un’identità religiosa non è ancora uno Stato vero, cioè uno Stato emancipato, ma anche il problema del rapporto tra emancipazione politica ed emancipazione umana, che rimanda alla fondamentale ‘scissione tra Stato politico e società civile’. Marx, in aperta polemica con il liberalismo classico, riconosce che l’emancipazione politica è un progresso solo parziale, in quanto, limitandosi a sancire un’eguaglianza giuridico-formale, prescinde dall’esistenza di strutture sociali sostanzialmente ingiuste. L’emancipazione umana presuppone al contrario il superamento del conflitto tra interesse generale e interesse privato, perché dietro all’universalismo dell’eguaglianza giuridica si nasconde il particolarismo della società civile, con il suo egoistico ‘bellum omnium contra omnes’. Con la scissione dell’uomo in ‘bourgeois’ e ‘citoyen’ l’emancipazione politica è giunta al suo compimento nel senso che non può dare altri frutti; per l’emancipazione umana occorre rivoluzionare i rapporti sociali di produzione. Sviluppando la critica dell’intellettualismo di matrice hegeliana, Marx (in collaborazione con l’amico Friedrich Engels) elabora a partire dalla ‘Ideologia tedesca’ (1846) la ‘concezione materialistica della storia’, per la quale idee, teorie e forme giuridiche sono un «prodotto sociale», derivante dalle «condizioni materiali di vita». Conseguentemente , lo Stato è ‘sovrastruttura’, armatura giuridico-politica di un certo assetto dei rapporti di produzione. Per questa ragione la dinamica della transizione dal modo di produzione capitalistico a quello socialistico porta, oltre che all’abolizione delle classi e della proprietà privata, anche all’estinzione dello Stato. Lo Stato, come ordinamento coercitivo, è necessario solo alla conservazione dello sfruttamento capitalistico e quindi è destinato a scomparire con l’instaurazione del socialismo”” (pag 83-84) [Karl Löwith, a cura, ‘La sinistra hegeliana’, Laterza, 1966, pp. 406-7 (‘La questione ebraica’), (in) Pier Paolo Portinaro, ‘Stato’, Laterza, Roma Bari, 2004]”,”TEOP-041-FMB” “PORTIS Larry, collaborazione di René PASSEVANT”,”IWW. Le syndicalisme révolutionnaire aux Etats-Unis.”,”‘One Big Union of All the Workers’ Libro dedicato alla memoria di René LEFEUVRE “”I successi riportati dalle lotte per la libertà di parola attirarono verso gli IWW una gran parte della manodopera migrante di solito sottomessa e sfruttata dai proprietari e dai padroni. Il pericolo di questa tattica esemplare di lotta e d’ informazione non sfuggì alla classe capitalista. L’ ampiezza del movimento sindacalista, che aveva rapidamente trascinato tutti gli scontenti, appariva come l’ istigatore di una solidariatà di classe tra questi lavoratori isolati e facili a manipolare in ragione delle loro condizioni di lavoro””. (pag 102)”,”MUSx-173″ “PORTIS Larry, collaborazione di René PASSEVANT”,”IWW. Le syndicalisme révolutionnaire aux Etats-Unis.”,”‘One Big Union of All the Workers’ Libro dedicato alla memoria di René LEFEUVRE Preambolo Costituzione IWW 1908 Chicago “”La missione storica della classe operaia è di sopprimere il capitalismo. L’ esercito dei produttori deve essere organizzato non solo per la lotta quotidiana contro i capitalisti, ma anche per prendere in mano la produzione quando il capitalismo sarà stato rovesciato. Organizzandoci attraverso le industrie, formiamo la struttura della nuova società all’ interno stesso dell’ antica.”” (4° di copertina)”,”MOIx-024″ “PORZIO Domenico a cura; scritti di S. KIERKEGAARD F. HEBBEL R. WAGNER I.S. TURGENEV W. WHITMAN C. BAUDELAIRE F.M. DOSTOEVSKIJ J.E. RENAN C. DE-COSTER H. IBSEN L.N. TOLSTOI E. DICKINSON G. GEZELLE G. CARDUCCI T. HARDY E. ZOLA A. FOGAZZARO A. FRANCE G.M. HOPKINS F. W. NIETZSCHE P. VERLAINE L. BLOY E. DE-AMICIS H. SIENKIEWICZ J.P. JACOBSEN A. GRAF J.A. STRINDBERG E. DE-MARCHI A. ORIANI V.S. SOLOVIEV A. RIMBAUD O. WILDE G. PASCOLI G.B. SHAW H. SUDERMANN C.E. DE FOUCAULD S. LAGERLOF F. THOMPSON A.P. CECHOV W. VON POLENZ G. HAUPTMANN G. D’ANNUNZIO A. PANZINI A.D. SERTILLANGES VIVEKANANDA M. DE UNAMUNO R. HUCH R. KIPLING W.B. YEATS B. CROCE V.I. IVANOV L. PIRANDELLO R. DARIO P. CLAUDEL S. GEORGE M. GORKIJ F. JAMMES E. DE-CASTRO M.K. GANDHI A. GIDE G. DELEDDA V.J. BRJUSOV C. PEGUY G. KEITH H. VON HOFMANNSTHAL A. MACHADO A. GATTI H. GHEON T. MANN R.M. RILKE K. ADAM M. JACOB G. VON LE-FORT H. HESSE H. CAROSSA A. DOBLIN A. MIEGEL G. MIRO’ A. BELYJ A.A. BLOK R. MUSIL G. PAPINI P. THEILHARD-DE-CHARDIN E. ZOLLI I. ZOLLER J. JOYCE J. MARITAIN S. UNDSET G. GOZZANO F. KAFKA LOU-TSEN-TSIANG A. SIKELIANOS T. VARUJAN R. GUARDINI N. KAZANTZAKIS C. REBORA F. MAURIAC K. BARTH E. BLOCH”,”Incontri e scontri col Cristo. I.”,”Scritti di S. KIERKEGAARD F. HEBBEL R. WAGNER I.S. TURGENEV W. WHITMAN C. BAUDELAIRE F.M. DOSTOEVSKIJ J.E. RENAN C. DE-COSTER H. IBSEN L.N. TOLSTOI E. DICKINSON G. GEZELLE G. CARDUCCI T. HARDY E. ZOLA A. FOGAZZARO A. FRANCE G.M. HOPKINS F. W. NIETZSCHE P. VERLAINE L. BLOY E. DE-AMICIS H. SIENKIEWICZ J.P. JACOBSEN A. GRAF J.A. STRINDBERG E. DE-MARCHI A. ORIANI V.S. SOLOVIEV A. RIMBAUD O. WILDE G. PASCOLI G.B. SHAW H. SUDERMANN C.E. DE FOUCAULD S. LAGERLOF F. THOMPSON A.P. CECHOV W. VON POLENZ G. HAUPTMANN G. D’ANNUNZIO A. PANZINI A.D. SERTILLANGES VIVEKANANDA M. DE UNAMUNO R. HUCH R. KIPLING W.B. YEATS B. CROCE V.I. IVANOV L. PIRANDELLO R. DARIO P. CLAUDEL S. GEORGE M. GORKIJ F. JAMMES E. DE-CASTRO M.K. GANDHI A. GIDE G. DELEDDA V.J. BRJUSOV C. PEGUY G. KEITH H. VON HOFMANNSTHAL A. MACHADO A. GATTI H. GHEON T. MANN R.M. RILKE K. ADAM M. JACOB G. VON LE-FORT H. HESSE H. CAROSSA A. DOBLIN A. MIEGEL G. MIRO’ A. BELYJ A.A. BLOK R. MUSIL G. PAPINI P. THEILHARD-DE-CHARDIN E. ZOLLI I. ZOLLER J. JOYCE J. MARITAIN S. UNDSET G. GOZZANO F. KAFKA LOU-TSEN-TSIANG A. SIKELIANOS T. VARUJAN R. GUARDINI N. KAZANTZAKIS C. REBORA F. MAURIAC K. BARTH E. BLOCH”,”RELC-212″ “PORZIO Domenico a cura; scritti di C. ANGELINI B. CENDRARS G. TRAKL A. ACHMATOVA G. BERNANOS G. BORSI T. S. ELIOT R. GOMEZ DE LA SERNA T.E. LAWRENCE K. MANSFIELD E. O’NEILL F. PESSOA G. UNGARETTI G. MISTRAL P. MAZZOLARI B.L. PASTERNAK G. RICCIOTTI F. WERFEL R. BACCHELLI M. BULGAKOV P. LAGERKVIST L. PAN-NUNG N. SACHS W. BERGENGRUEN A. STORNI I. BABEL A. HUXLEY J. TURWIM S. ESENIN E. JUNGER G.B. ANGIOLETTI A.J. CRONIN E. MONTALE B. BRECHT M. DE-GHELDERODE E. HEMINGWAY C. BETOCCHI J.L. BORGES E. LANGGÄSSER B. MARSHALL M. ACHARD J. GREEN S. QUASIMODO H. DANIEL-ROPS P.H. SIMON G. GREENE C.A. PUGET P. BOST S. ANDRES S. BECKETT D. BONHOFFER D. BUZZATI D. DE-ROUGEMONT L.S. SENGHOR W.H. AUDEN G. PIOVENE E. VITTORINI M. WALTARI H. CAMARA S. WEIL D. FABBRI C. BO P. DI-DONATO M. FRISCH A. CAMUS G. CESBRON R. GARAUDY V. SERENI D. THOMAS G. BERTO T. MERTON G. SAVIANE D.M. TUROLDO Y. NAGAYO L. SANTUCCI A.J. SOLZENICYN A. PERRINI J.D. SALINGER R. BRADBURY A. ROMANO’ W. BORCHERT F. DÜRRENMATT C. MONTEROSSO M. QUOIST E. BALDUCCI J. KEROUAC P.P. PASOLINI B. BEHAN I. DREWITZ L. MILANI F. PASQUALINO A. SALA G. TESTORI E. FABIANI J. CAU G. CRISTINI A. SCHWARZ-BART T. GUNN ANONIMO TEDESCO C. TORRES V. VIELSKI A. BEVILACQUA R. CROVI J. STEFANOV”,”Incontri e scontri col Cristo. II.”,”pag 507 Scritti di C. ANGELINI B. CENDRARS G. TRAKL A. ACHMATOVA G. BERNANOS G. BORSI T. S. ELIOT R. GOMEZ DE LA SERNA T.E. LAWRENCE K. MANSFIELD E. O’NEILL F. PESSOA G. UNGARETTI G. MISTRAL P. MAZZOLARI B.L. PASTERNAK G. RICCIOTTI F. WERFEL R. BACCHELLI M. BULGAKOV P. LAGERKVIST L. PAN-NUNG N. SACHS W. BERGENGRUEN A. STORNI I. BABEL A. HUXLEY J. TURWIM S. ESENIN E. JUNGER G.B. ANGIOLETTI A.J. CRONIN E. MONTALE B. BRECHT M. DE-GHELDERODE E. HEMINGWAY C. BETOCCHI J.L. BORGES E. LANGGÄSSER B. MARSHALL M. ACHARD J. GREEN S. QUASIMODO H. DANIEL-ROPS P.H. SIMON G. GREENE C.A. PUGET P. BOST S. ANDRES S. BECKETT D. BONHOFFER D. BUZZATI D. DE-ROUGEMONT L.S. SENGHOR W.H. AUDEN G. PIOVENE E. VITTORINI M. WALTARI H. CAMARA S. WEIL D. FABBRI C. BO P. DI-DONATO M. FRISCH A. CAMUS G. CESBRON R. GARAUDY V. SERENI D. THOMAS G. BERTO T. MERTON G. SAVIANE D.M. TUROLDO Y. NAGAYO L. SANTUCCI A.J. SOLZENICYN A. PERRINI J.D. SALINGER R. BRADBURY A. ROMANO’ W. BORCHERT F. DÜRRENMATT C. MONTEROSSO M. QUOIST E. BALDUCCI J. KEROUAC P.P. PASOLINI B. BEHAN I. DREWITZ L. MILANI F. PASQUALINO A. SALA G. TESTORI E. FABIANI J. CAU G. CRISTINI A. SCHWARZ-BART T. GUNN ANONIMO TEDESCO C. TORRES V. VIELSKI A. BEVILACQUA R. CROVI J. STEFANOV”,”RELC-213″ “PORZIO Domenico”,”Primi Piani.”,”Omaggio di Tino Albertocchi Nato a Taranto (1921) da famiglia napoletana, D. Porzio si è laureato in medicina a Milano e qui ha iniziato il suo apprendistato giornalistico e letterario. Ha diretto da giovane riviste e case editrici con Oreste del Buono e Marco Valsecchi (Edizioni di Uomo). E’ stato redattore e inviato di settimanali e critico letterario.”,”BIOx-302″ “PORZIO Domenico a cura, scritti di ADORNO ANABATTISTI BONHÖFFER BRECHT BRUNO BÜCHNER CAMPANELLA CHAMFORT DARWIN MARX ENGELS LENIN TROTSKY FANON ERASMO GALILEI GANDHI GESU’ GRAMSCI LESSING MACHIAVELLI MANN MARCUSE MARTIN LUTERO MONTESQUIEU MORE MORO ORWELL PROUDHON ROUSSEAU SAINT-JUST SARTRE SAVONAROLA SOCRATE STIRNER SWIFT TACITO VOLTAIRE ZOLA WRIGHT”,”La provocazione.”,”«La provocazione, ovvero ogni rivoluzione», afferma Camus «per essere creatrice non può fare a meno di una norma morale e metafisica che equilibri il delirio storico; ed è pura follia estendere il giusto disprezzo che essa prova per la morale mistificatrice presente nella società che contesta, verso ogni rivendicazione morale» (dalla prefazione) I grandi interpreti del dissenso “”I pionieri della libertà umana culturale, scientifica e religiosa sono sempre stati non-conformisti. In ogni causa che riguardi il progresso dell’ umanità, concedete sempre la vostra fiducia ai non-conformisti”” (Martin Luther King) (in apertura)”,”TEOS-141-FF” “PORZIO Mario a cura, contributi di Vittorio SANTORO Marilena RISPOLI FARINA Andrea PISANI MASSAMORMILE Massimo Saverio GIANNINI”,”La legge bancaria. Note e documenti sulla sua «storia segreta»”,”Mario Porzio, ordinario di Diritto e legislazione bancaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Napoli, si dedica da molti anni allo studio dei problemi del credito. Andrea Pisani Massamormile, assistente ordinario di Diritto commerciale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli, è autore di studi in materia di società finanziarie. Vittorio Santoro, incaricato di Legislazione su banche, borsa e risparmi nell’Università della Calabria, ha pubblicato lavori in materia di riforma della S.p.A. di cooperative e di consorzi bancari. Marilena Rispoli Farina contrattista di Diritto commerciale presso la Facoltà di Economia e commercio di Napoli. Massimo Saverio Giannini, dopo aver insegnato diritto amministrativo nelle Università di Sassari, Perugia e Pisa, dal 1959 è docente della stessa materia nell’Università di Roma.”,”ITAE-154-FL” “POSADAS J.”,”Gli insegnamenti della Polonia per il progresso socialista dell’ umanità. Selezione di articoli 1970-1981.”,”POSADAS nacque in Argentina nel 1912 ed è morto in Europa nel 1981. Dirigente politico trotskista ha scritto varie opere. Ha lasciato la IV Internazionale per far nascere la IV Internazionale posadista’.”,”POLx-018″ “POSITANO-DE-VINCENTIIS Fiammetta”,”Incrociatori per il Sol Levante. Un ingegnere italiano da Genova a Tokyo durante la guerra russo-giapponese.”,”Fiammetta P.D.V. è nata a Milano nel 1921 e ha viaggiato per 126 paesi.”,”QMIx-001-FFS” “POSNER Michael V. WOOLF Stuart.J.”,”L’impresa pubblica nell’esperienza italiana.”,”Michael Posner è nato a Londra nel 1931 e si è laureato in economia ad Oxford, professore di economia al Pembroke College di Cambridge. Stuart Woolf è nato a Londra nel 1936 e si è laureato in storia a Oxford. Ha insegnato Storia moderna al Pembroke College di Cambridge dal 1961 al 1965 e in seguito professore di Storia italiana all’ Università di Reading.”,”ITAE-002-FAP” “POSPIELOV P. EVGRAFOV V. ZEVIN V. ILICEV L. KONSTANTINOV F. KOSULNIKOV A. LIOVINA Z. OBICKIN G. FEDOSIEIEV P. a cura”,”Vladimir Ilic Lenin.”,”Gruppo Sapronov. “”Dal 29 marzo al 5 aprile 1920 si tenne il IX Congresso del partito. Nel rapporto di attività del Comitato centrale Lenin richiamò l’ attenzione dei delegati sui problemi di ordine economico. Egli criticò a fondo il gruppo antipartito del “”centralismo democratico”” di Sapronov, Osinski e altri, che aveva attaccato la linea del Comitato centrale e respinto la decisione del governo di introdurre il principio dell’ unità di comando nella produzione. Egli dimostrò che questo gruppo, pur definendosi demagogicamente gruppo del “”centralismo democratico””, in realtà non dava un’intepretazione marxista, bolscevica dei principi del centralismo democratico. Il congresso respinse la mozione dei “”centralisti democratici”” e nella risoluzione sui ‘Compiti urgenti dell’ edificazione economica’ sancì le tesi leniniste sulle forme e sui metodi di direzione dell’ economia””. (pag 498)”,”LENS-173″ “POSSENTI Vittorio FORNARI Giuseppe POLKINGHORNE John BORRMANS Maurice FORTE Bruno LARAS Giuseppe ALICI Luigi CAMPODONICO Angelo RICONDA Giuseppe RUGGENINI Mario DAVINI Simonella KIERKEGAARD Soren”,”Il monoteismo.”,”Contiene una intervista a Joseph Ratzinger e un testo di Kierkegaard”,”RELx-074″ “POSTAN Michael M.”,”Storia economica d’Europa, 1945-1964.”,”Mutamento nel campo dell’industria e nel commercio ma pure nel campo della forza-lavoro, del mondo del lavoro: occupazione aumenta meno del reddito nazionale, formazione di una ‘nuova classe operaia’, processo di imborghesimento dei lavoratori ecc. (pag 329-) capitolo: ‘I dipendenti'”,”EURE-003-FV” “POSTAN Michael M.”,”Storia e scienze sociali. Scritti di metodo.”,”M.M. Postan nato nel 1899 ha insegnato Storia economica a Cambridge, alla Sorbona e in alcune università americane.”,”ECOS-034″ “POSTEL-VINAY Karoline”,”Corée au coeur de la nouvelle Asie.”,”POSTEL-VINAY Karoline è ricercatrice presso il CERII – Fondation nationale des Sciences politiques, specialista dell’ Asia centrale e delle relazioni internazionali.”,”ASIx-048″ “POSTEL-VINAY Karoline”,”Le Japon et la nouvelle Asie.”,”POSTEL-VINAY Karoline è dottore in scienze politiche e laureata dell’ INALCO. Ha pubblicato ‘La révolution silencieuse du Japon’, Calmann-Levy, 1994. Si occupa di Giappone e Asia del Nord Est.”,”JAPx-083″ “POSTGATE R.W.”,”The Workers’ International.”,”POSTGATE R.W. Le conferenze di Zimmerwald e Kienthal, 1915-1916. “”These parties and groups at last arranged an unofficial conference in Switzerland, at Zimmerwald, in the September of 1915. From this Zimmerwald Congress arose, eventually, the Third International. (…) The Zimmerwald Conference reassembled (with more or less the same personnel) at Kienthal, in April, 1916 (British Delegates were not able to attend either Conference). By this time the movement was growing in strength. There seemed no reason that the war should ever stop. And with the growth of anti-war feeling, the latent divisions in the anti-war camp began to show themselves. The hand of Lenin begins to be visible. He had failed to turn Zimmerwald into anything but a Pacifist congress. But there is an undercurrent of Bolshevism in the resolutions of Kienthal: in the light of after events we can see clear indications of the coming of the Third International. I cannot do better than quote R. Palme Dutt (‘The Two Internationals, Allen und Unwin, page 8)”” (pag 6-7)”,”INTx-052″ “POSTGATE Raymond W.”,”Karl Marx.”,”ex libris di Bernard Lewis. POSTGATE Raymond W. (nato nel 1896, Cambridge, figlio di un Tory, professore a Cambridge. Ha scritto come primo libro più importante ‘Bolshevik Theory’ (1920) raccomandato da Lenin. Ha lavorato al Daily Herald. Ed è stato direttore dell’organo ufficiale comunista della Grande Bretagna. Ha dato le dimissioni dal Communist Party nel 1923. Ha lavorato nello staff dell’Enciclopedia Britannica’. “”The value of labour-power itself is not fixed: it changes with the prices of necessities, with variations in the cost of training, and with physiological differences. Its relations to surplus value extracted also vary. When other factors (hours, intensity of labour) are constant and productiveness varies, the surplus value and labour-power vary in opposite directions. The value of labour-power goes down and surplus value goes up when productiveness increases. When the intensity of labour varies, the value of labour-power increases as it is used up more quickly in a given time. When the length of the working day is varied, the value of labour falls relatively to the surplus value produced. And so on. The formula for discovering surplus value given in the older economists is thus incorrect. Marx’s formula briefly expressed is: the excess of Unpaid over Paid Labour. Capital is thus essentially the command of unpaid labour. (…) The laws of time wages, as has already been suggested, correspond to the laws governing the relative value of labour-power and of surplus value. There are, however, certain peculiarities to be noted: for example, when a man is paid by very short time intervals he may never even produce his own subsistence. If he is employed by the hour, for instance, he may be employed in the total so few hours that he never can produce his own necessities, though surplus value has been extracted from him”” (pag 69-70) [Raymond W. Postgate, Karl Marx, 1933]”,”MADS-653″ “POSTGATE R.W.”,”The Bolshevik Theory.”,”R.W. Postgate, sometime scholar of St John’s College, Oxford In appendice: – Il manifesto del 1° primo congresso della Terza Internazionale firmato da Lenin Zinoviev Trotsky Rakovsky Platten (marzo 1919) (da pag 175) – Le 22 tesi di Lenin presentate al primo congresso della Terza IC – La Terza Internazionale e gli IWW (scritto di Zinoviev, appello del Comitato esecutivo della Terza Internazionale di Mosca), gennaio 1920″,”INTT-319″ “POSTIGLIONE Anacleto”,”La schiavitù nella società e nella cultura antica. Attraverso le testimonianze degli scrittori greci e latini.”,”Anacleto POSTIGLIONE, ordinario di lingue e letterature classiche, ha pubblicato, oltre a varie raccolte di autori latini (1976), Pagani e cristiani, Romani e barbari nella crisi del mondo antico da Cicerone a Senaca (1990). Agostino: La schiavitù è conseguenza del peccato. (La città di Dio, XIX, 15) “”E’ evidente, infatti, che la condizione della schiavitù è stata imposta giustamente al peccatore. Perciò in nessun luogo delle Sacre Scritture leggiamo la parola “”schiavo””, prima che il giusto Noè con tale appellativo punisse il peccato del figlio. Questo nome, pertanto, lo meritò la colpa non la natura””. (pag 229)”,”CONx-117″ “POTEL Jean-Yves a cura”,”Gdansk, la mémoire ouvrière, 1970-1980.”,”POTEL è collaboratore della rivista L’ Alternative. Dello stesso autore: ‘Scènes de grèves en Pologne’, Stock, 1981, e in collaborazione con Alain BROSSAT, ‘Antimilitarisme et Révolution’, 2 voll UGE 10/18, 1976 e 1977. “”Mundek Hulz reprend le porte-voix: – Nous organisons un comité de grève. Il aura son siège à la maison de la culture de Dalmor, rue Polska. Dans votre entreprise, choisissez des délégués qui feront partie du comité. Après avoir délibéré, le comité décidera de la marche à suivre. Soudain, des cris montent de l’ entrée de la place: “”L’ armée, voilà l’ armée!””. De là où je suis monté, je vois une unité de la marine bloquer la rue qui mène à Dalmor. C’est la consternation générale. Le Barbu du chantier tente d’imposer le calme. Quelqu’un s’exclame:”” L’ armée est avec nous!””, mais dans l’ ensemble les manifestants son énervés par la présence des militaires. Nous avancons, après avoir appelè les ouvriers du chantier Commune de Paris à s’y rendre avec nous. – Eh Tadek, crois-tu qu’ils vont nous laisser passer?, me demande Biernacki, un copain de l’ atelier M. – Ils ne tireront pas. D’ailleurs, regarde combien il sont. Trop peu nombreux, à mon avis, pour nous arrêter. Et puis le sentiment de notre force nous donne de l’ assurance. Oui, je sais. C’est difficile de l’ expliquer aujourd’hui, mais nous étions calmes, sûrs de nous.”” (pag 75-76)”,”MEOx-074″ “POTEL Jean-Yves”,”Scènes de grèves en Pologne.”,”Nato in Francia, nel 1948, Potel è specialista dell’Europa centrale, giornalista e scrittore. Ha insegnato all’Università Paris VIII.”,”MEOx-086″ “POTIER Jean-Pierre”,”Lectures italiennes de Marx. Les conflits d’interprétation chez les économistes et les philosophes, 1883-1983.”,”POTIER Jean-Pierre nato nel 1949 (Rhône), è docteur d’Etat en Sciences Economiques et de gestion’ nell’Università di Lione II. Fa parte dell’ Institut des Etudes Economiques de Lyon. Gramsci critico di Bucharin sul terreno del materialismo storico. (pag 235-237) “”Un troisième représentant du déterminisme mécanique est Nicolas Boukharine, dont l’approche générale du marxisme a déjà fait l’objet de remarques caustiques. Sur le terrain du “”matérialisme historique”” comme science, les ‘Cahiers de prison’ [Gramsci, ndr] contiennent là encore des allusions critiques sur le livre du théoricien russe. Pour les apprécier, il convient de rappeler quelque peu les thèses développées dans la ‘Théorie du matérialisme historique’ (1921). D’après l’auteur, toute société en tant que “”système”” entretient des rapports avec son “”milieu extérieur””, la nature. L’évolution de ce “”système”” dépend des changements dans les rapports avec le “”milieu”” qui concernent le travail humain, et donc le processus de la reproduction sociale. Il déclare: “”L’indice matériel précis des rapports entre la societé et la nature est donné par le système des moyens sociaux de travail, c’est-à-dire par la technique d’une société déterminée. Dans cette technique s’expriment les forces productives matérielles de la société et la productivité du travail social”” (84). La “”technique sociale”” représente l’indice de l’équilibre nécessairement “”instable””, “”‘externe'””, qui s’instaure entre la nature et la société. En effet, dans le cadre de la “”reproduction élargie””, l’équilibre va se rompre pour se rétablir ensuite à un niveau supérieur. La “”technique sociale”” ou “”système des instruments de travail””, identifiée chez Boukharine aux “”forces productives matérielles””, détermine la “”base”” ou la “”structure économique”” de la société, formée par l’ensemble des rapports de production, et donc des rapports entre les classes sociales. Il existe entre la “”technique sociale”” et la “”structure économique”” un “”équilibre instable””, “”‘interne'””, cette fois, remis en cause par une relation de conflit décisive, puisqu’elle aboutira à la révolution. Parallèlement, un autre équilibre instable et “”interne”” s’instaure entre la “”structure économique”” et les superstructures, et propose une analyse originale. De même que dans la société toute entière, on trouve dans cette sphère trois éléments: les “”choses””, les “”hommes””, les “”idées”” (85). En effet, on peut dégager trois niveaux: – des objets matériels, des “”techniques””, des instruments de travail. Pour l’appareil d’Etat, il s’agit des canons, des bureaux…; pour la science, il s’agit des instruments de laboratoire, des livres…; enfin, pour les arts, on peut mentionner les instruments de musique. – des “”organisations””, des “”rapports entre les hommes””. On trouve ici l’appareil d’Etat, les partis politiques, les syndicats, mais aussi les organisations scientifiques, artistiques, et religieuses. – des “”combinaisons d’idées””. Elles peuvent être non systématisées ou systématisées. Non systématisées; confuses, elles représentent la “”psychologie sociale”” ou les idées dites “”courantes””. Systématisées, elles forment la “”structure idéologique””, composée d’une part de “”système d’idées”” et d’autre part de règles de conduites (morale). Les “”idéologies”” peuvent être baptisées “”cristallisations de psychologie sociale””: la philosophie, l’art, la religion, la science et même le langage. Toutefois, Boukharine tente de faire coïncider, au moins partiellement, cette conception de l'””idéologie”” avec le premier sens de Marx, entendu comme “”conscience fausse”” (86). Il va introduire dans ce but des développements sur le “”mode de répresentation”” comme reflet du “”mode de production”” dominant au sein de la “”structure économique””, en se référant notamment à la théorie du fétichisme des marchandises proposée au Livre 1er du ‘Capital’ (87). Dans son analyse la “”technique sociale”” détermine la “”structure économique””, mais aussi la “”technique des superstructures””. La “”structure économique””, quant à elle, détermine les “”organisations”” et les “”combinaisons d’ideés””. Cependant, l’auteur admet l'””influence en retour”” des superstructures sur la “”structure””, et d’une manière générale l’interaction des causes et des effets. Il entend se démarquer de tout fatalisme et rejette la “”théorie des facteurs”” selon laquelle “”il n’existe que l’économie””, et tout le reste n’est que futilités”” (pag 235-238) [Jean-Pierre Potier, Lectures italiennes de Marx. Les conflits d’interprétation chez les économistes et les philosophes, 1883-1983, 1986] [(85) ‘La théorie du matérialisme historique, 1971, p. 136-137, 159, 219-220. Voir aussi le Supplément “”Brèves remarques sur le problème de la théorie du matérialisme historique”” (1923), op.cit., p. 346; Notamment pp. 238-240; (87) Op. cit, pp. 250-255 et “”Brèves remarques””, pp. 347-348]”,”TEOC-629″ “POTIER Jean-Pierre”,”Piero Sraffa. Biografia.”,”Jean-Pierre Potier (1949) è docente alla facoltà di scienze economiche dell’Università di Lione.”,”BIOx-018-FL” “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di S. BAKHRUSCIN E. KOSMINSKI V. SERGHEIEV S. SKAZKIN”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume primo.”,”””E’ ben noto al’ attaccamento di Teodorico alle forme politiche romane. Questo barbaro che non sapeva nemmeno scrivere il proprio nome si circondò di dotti e statisti romani, affidò ai romani tutta l’ amministrazione e la diplomazia. La situazione internazionale del regno ostrogoto era difficile””. (pag 126)”,”RAIx-143″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di A. EFIMOV V. KHVOSTOV A. NAROCNITSKI E. TARLE'”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume secondo.”,”””Nonostante le allettanti promesse di Slydel, l’ imperatore negò l’ immediato riconoscimento della Confederazione e si limitò a promettere un aiuto segreto per la costruzione di navi da guerra. Il colloquio ebbe così termine. Ma, verso la metà di luglio 1862, in un periodo in cui i nordisti subivano gravi sconfitte al fronte, Napoleone III inviò all’ ambasciatore Thouvenel un telegramma del seguente tenore: “”Chiedete al governo inglese se non ritenga che sia venuto il momento di riconoscere il sud.”” Senonché alla Camera dei comuni la proposta venne respinta per l’ opposizione di Palmerston. Il governo inglese attendeva l’ esito finale delle ostilità, aiutando nel frattempo i confederati. Il 29 luglio 1862, l’ incrociatore sudista Alabama, costruito in un cantiere di Liverpool, salpò dall’ Inghilterra, nonostante le proteste dell’ ambasciatore americano e col consenso del governo inglese””. (pag 256)”,”RAIx-144″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di V. KHVOSTOV I. MINTS”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume terzo.”,”””Nei primi giorni del conflitto, gli Stati Uniti, seguendo l’ esempio inglese, avevamo appoggiato il Giappone. Il governo americano aveva avvertito la Francia e la Germania che, se si fossero schierate a fianco della Russia, gli Stati Uniti sarebbero entrati in guerra al fianco del Giappone. Roosevelt riteneva che una guerra di lunga durata avrebbe esaurito i due belligeranti e sperava che, anche dopo il conflitto, in Estremo Oriente l’ antagonismo fra i due paesi sarebbe continuato. Il suo appoggio al Giappone era determinato appunto da questa prospettiva che, a suo avviso, era nell’ interesse degli Stati Uniti. Ma un eccessivo rafforzamento del Giappone non rientrava nei calcoli del presidente americano””. (pag 301)”,”RAIx-145″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di N. KOLCIANOVSKI I. MINTS A. PANKRATOVA E. TARLE'”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume quarto.”,”””Noi abbiamo dichiarato fin dall’ inizio- scriveva Lenin – che approvavamo Genova e ne accettavamo l’ idea; abbiamo perfettamente compreso, e non lo abbiamo nascosto, che ci recavamo alla conferenza come commercianti, perché ci è assolutamente necessario il commercio con i paesi capitalistici… e perché volevamo discutere in modo più equo e vantaggioso le condizioni politiche di questo commercio. Tutto qui””. (pag 251)”,”RAIx-146″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di A. PANKRATOVA”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume quinto.”,”””Da parte sua anche il governo turco cercava di assicurarsi l’ appoggio britannico contro la crescente minaccia dell’ aggressione italiana. Non a caso Mussolini avvertiva che “”i suoi sguardi erano rivolti verso oriente””. L’ Italia si armava febbrilmente.”” (pag 244)”,”RAIx-147″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di S. BAKHRUSCIN E. KOSMINSKI V. SERGHEIEV S. SKAZKIN”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume primo.”,”‘La forza viene rappresentata come fondamento del diritto’ “”Già nel secolo XV la necessità dell’unificazione statale diviene così evidente che la “”ragion di stato”” incomincia a considerarsi come criterio supremo della politica. Questa “”ragion di Stato”” rappresenta in ultima analisi l’interesse della classe dominante nel suo insieme. Ma essa viene eretta a “”bene pubblico””, che deve essere assicurato dallo Stato, se necessario, anche con la violenza. Tutti i mezzi sono leciti per assicurare il “”bene pubblico””. La religione cessa di assolvere una funzione importante e la politica stessa si rende ormai sempre più autonoma dalla morale. “”…A partire da Machiavelli, Hobbes, Spinoza, Bodin, ecc., ecc., dice Marx nell”Ideologia tedesca’ – nell’epoca moderna, per non parlare degli autori più antichi, la forza viene rappresentata come fondamento del diritto; per tal modo l’analisi teorica della politica viene emancipata dalla morale…””. Machiavelli per primo, e forse con maggior coerenza, enunciò queste nuove concezioni relative allo Stato e alla politica”” [Vladimir Potiomkin, Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume primo, 1956] (pag 243-244) pag 243-244 (già in marx-karl, mettere in chiaro in Archiv)”,”TEOP-006-FV” “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di A. EFIMOV V. KHVOSTOV A. NAROCNITSKI E. TARLE'”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume secondo.”,”””A partire dalla metà di novembre del 1830 il governo inglese fu presieduto da Grey, lord Palmerston ebbe la direzione degli affari esteri. Da allora sino alla sua morte avvenuta nel 1865 Palmerston, ora come “”segretario di Stato”” per gli affari esteri, ora come primo ministro, ora come segretario di Stato per gli affari interni, o infine come esponente dell’opposizione esercitò una profonda influenza sulla politica estera dell’Inghilterra. Karl Marx ha così definito Palmerston: “”‘Tory’ di origine, egli seppe tuttavia introdurre nella direzione degli affari esteri tutto quel groviglio di menzogne che costituisce la quintessenza della politica dei ‘whigs’. Egli sa magnificamente combinare la fraseologia democratica con le concezioni oligarchiche, sa dissimulare bene la pacifica politica mercantile della borghesia dietro il fiero linguaggio dell’aristocratico inglese del vecchio regime; egli sa fingere l’attacco, quando in realtà acconsente, e la difensiva, quando in realtà tradisce; sa astutamente risparmiare un nemico apparente e condurre alla disperazione l’alleato di oggi; nel momento decisivo di un conflitto sa schierarsi con il più forte contro il più debole e possiede l’arte di lanciare frasi audaci, altisonanti mentre fugge davanti al nemico. Alcuni lo accusano di essere venduto alla Russia, altri sospettano di lui un “”carbonaro”” (1). Marx seguì attentamente l’attività di Palmerston. Egli non credeva alla sincerità dell’atteggiamento ostile di Palmerston verso la Russia di Nicola e per un certo periodo considerò con serietà le affermazioni di un pubblicista esaltato Urquhart, secondo il quale Palmerston era venduto alla Russia”” [Vladimir Potiomkin, Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume secondo, 1956] (pag 188-189) [(1) K. Marx, Lord Palmerston, in K. Marx F. Engels, Opere complete, op.cit., v. IX, pp. 488-489] Pag 188-189 (già in marx-karl, mettere in chiaro in Archiv)”,”TEOP-007-FV” “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di N. KOLCIANOVSKI I. MINTS A. PANKRATOVA E. TARLE'”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume quarto.”,”””Gli storici della democrazia hanno qualche volta paragonato la Conferenza di Versailles al Congresso di Vienna. E in effetti molte somiglianze esteriori esistono tra i due congressi. Anzitutto per la loro durata. Anche a Versailles, come a Vienna, si ballò molto e si lavorò poco. Le sedute furono spesso interrotte dall’annuncio di nuove esplosioni rivoluzionarie in Europa. Gli scopi stessi della Società delle nazioni erano affini a quelli della Santa Alleanza: si riducevano, in sostanza, a proteggere dalla rivoluzione il nuovo sistema di relazioni internazionali. Ma, in effetti, la pace di Versailles ricordava piuttosto la pace di Francoforte. Per Versailles sono pienamente valide le parole pronunciate da Marx a proposito di Francoforte: “”E’ il mezzo più sicuro per trasformare … la guerra in una ‘istituzione europea’… E’ il mezzo infallibile per trasformare la futura pace in un semplice armistizio…”” (1). La pace di Versailles non faceva che inasprire per molto tempo i contrasti tra vincitori e vinti. Essa provocava una immensa trasmigrazione di popolazioni, di fronte a cui sarebbero impallidite le più grandi migrazioni di popoli del passato. La Romania espelleva oltre 300.000 persone dalla Bessarabia. Più di 500.000 lasciavano la Macedonia e la Dobrugia. I tedeschi evacuavano l’Alta Slesia. Centinaia di migliaia di ungheresi venivano cacciati dai territori assegnati alla Romania, alla Jugoslavia e alla Cecoslovacchia. 7.500.000 ucraini venivano suddivisi tra la Polonia, la Romania e la Cecoslovacchia.”” [Vladimir Potiomkin, Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume quarto, 1956] [(1) K. Marx e F. Engels, Opere, v. XXVI p. 68, ed. russa] (pag 87-88) (già in Marx mettere in Archiv)”,”TEOP-009-FV” “POTOK Chaim”,”Io sono l’argilla.”,”Chaim Potok, scrittore di origini ebraiche, è nato a New York nel 1929. Nomitato rabbino, ha servito come cappellano miitare durante la guerra di Corea.”,”VARx-056-FRR” “POTTER George Richard a cura, saggi di Denys HAY H.C. DARBY H. BARON R. AUBENAS R. WEISS R. WITTKOWER L.D. ETTLINGER E. FRANKFORT H.W. LAWTON R.G.D. LAFFAN C.A.J. ARMSTRONG J.R. HALE R. DOUCET J.M. BATISTA I ROCA Cecilia M. ADY C.A. MACARTNEY V.J. PARRY H.V. LIVERMORE E.E. RICH”,”Storia del mondo moderno. Volume I. Il Rinascimento (1493-1520).”,”saggi di ELTON Friedrich LÜTGE S.T. BINDOFF E.G. RUPP Ernest A. PAYNE N.K. ANDERSEN Ernst BIZER R.R. BETTS F.C. SPOONER D. CANTIMORI O.H. EVENNETT H.G. KOENIGSBERGER Denys HAY A.R. HALL R.R. BETTS J.R. HALE V.J. PARRY J.L.I. FENNELL J.H. PARRY I.A. MACGREGOR”,”STOU-001-FMP” “POTTHOFF Heinrich MILLER Susanne”,”Kleine Geschichte der SPD, 1848-2002.”,”Saggi di POTTHOFF Heinrich (1938-) MILLER Susanne (1915-)”,”GERV-064″ “POTTIER Claude a cura; saggi, comunicazioni, interventi di Matteo STERI Eleonora FIORANI Eros BARONE Ferdinando VIDONI Claude POTTIER Giuseppe AMATA Renata ABBIATI Domenico SAVIO Franco MOLFESE Aldo SERAFINI”,”Friedrich Engels (1820-1895). Un esempio da seguire, un pensiero da usare. Atti del convegno nazionale di studi. Gallarate, 13 maggio 1995.”,”Saggi, comunicazioni, interventi di Matteo STERI Eleonora FIORANI Eros BARONE Ferdinando VIDONI Claude POTTIER Giuseppe AMATA Renata ABBIATI Domenico SAVIO Franco MOLFESE Aldo SERAFINI Eros BARONE è presidente del CISE “”Tu sai che: 1) a tutto io arrivo con ritardo e che: 2) io seguo sempre le tue orme””. (Lettera di Marx ad Engels, 4 luglio 1864) “”Suppongo … a giudicare … dal tuo carattere, che tu insisterai di più sulle premesse che sulle conseguenze””. (Lettera di Engels a Marx, 17 marzo 1845) “”Insomma, visto che ormai quasi non si può parlare della prospettiva storica prescindendo dal linguaggio della teoria dell’evoluzione, Engels sceglie di far riferimento “”per comodità di argomentazione”” alla categoria della lotta per l’esistenza, ma in un modo che anziché, mettere in ombra la lotta di classe, vi si connetta dialetticamente. (…)”” (pag 63) “”Conclude perciò Engels, sempre in questa lettera a Lavrov: ‘La lotta per la vita non può allora consistere che in questo: che la classe produttrice (cioè quella dei lavoratori) sottragga la direzione della produzione e della ripartizione dei beni dalle mani della classe a cui era affidata fino al presente ma che ne è diventata incapace; e ciò è precisamente la rivoluzione socialista””””. (pag 64)”,”MAES-076″ “POTTINGER SAAB Ann”,”The Origins of the Crimean Alliance.”,”Preface, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”RAIx-032-FL” “POTUT Georges”,”La Banque de France du franc de Germinal au Crédit contrôlé.”,” La Banca di Francia negli anni della crisi del 1929 e della grande depressione. “”Les effets de la crise mondiale se sont fait sentire plus tardivement en France. Ils n’en ont pas été finalement moins sensible mais dissimulés par l’importance de notre encaisse qui continue de grossir et permet à notre Banque centrale d’observer les règles de la solidarité internationale et de fournir des crédits de réescompte à diverses banques d’émission étrangeres, soit directement, soit par l’entremise de la jeune Banque des Réglements internationaux. La Grande-Bretagne reçoit notamment de notre part une aide importante pour remédier aux difficultés éprouvées par la livre sterling. La Reichsbank, elle aussi, bénéficie de notre concours tandis que l’Institut d’émission, instruit par les enseignements de la crise, s’efforce de liquider ses avoirs en devises. Il se libère des ses actifs en sterling en le cédant à l’Etat pour le remboursement d’un emprunt contracté sur le marché de Londres. Le sens des courants de capitaux s’inverse durant l’année 1933 et notre balance des comptes devient déficitaire. le ciel, peu à peu, se couvre. Les nations ont tendance à se replier sur elles-mêmes. La France s’efforce d’assainir ses finances par une discipline rigoureuse de déflation fort mal accueillie par les Français qui, à toute éventualité, ont tendance maintenant à se livrer à la thésaurisation et à transformer leur épargne en or ou même en devises plutôt que de l’investir”” (pag 174)”,”FRAE-052″ “POUCHEPADASS Jacques”,”L’ Inde au XX siecle.”,”POUCHEPADASS Jacques ha soggiornato a lungo in India ed è vicino a questo paese per tradizione familiare e per avervi soggiornato a lungo. Ha insegnato storia dell’ India moderna all’ Università Paris VII e ha condotto ricerche di storia rurale indiana presso il Centre d’ Etudes de l’ Inde et de l’ Asie du Sud dell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes (VI Section). La percentuale della popolazione urbana dell’ India era pari al 10% nel 1901 e al 13% nel 1941, una delle più basse del mondo. Nella prima parte del secolo XX la grande maggioranza della popolazione vive ancora nei 730 mila villaggi (dato del 1901). L’ impero delle Indie nel 1901 aveva 285 milioni di abitanti che nel 1941 diventarono 389 con un incremento del 33.6%!”,”INDx-042″ “POUCHKINE A.S. (PUSKIN), a cura di Hubert JUIN”,”Pouchkine. (Puskin)”,”Aleksandr Sergeevic Puskin (Mosca, 6 giugno 1799 – San Pietroburgo, 10 febbraio 1837), è stato un poeta, scrittore e drammaturgo russo. In filologia egli è considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea e le sue opere, tra le migliori espressioni del romanticismo russo, hanno ispirato numerosi scrittori, compositori e artisti, russi e non. (wikip)”,”RUSx-153″ “POUGET Emile PATAUD Emile a cura”,”Comment nous ferons la Revolution. Roman d’ anticipation sociale publié en 1909.”,”Gli autori, POUGET e PATAUD, erano due dirigenti molto noti della CGT. Il romanzo pubblicato nel 1909 racconta lo scoppio della rivoluzione. Il leader della sinistra all’ Assemblea, che somiglia a Jean JAURES, saluta gli scioperanti e riconosce che il potere passa ormai dal parlamento nelle mani del Comitato di sciopero. La produzione è riorganizzata, la vita cambia…”,”MFRx-189″ “POUGET Emile, a cura di Roger LANGLAIS”,”Le père peinard.”,”Emile POUGET (1860-1931), autore di pamphlets, è reso celebre da ‘Le Père peinard’ che, alla fine del XIX secolo, trovò un’ ampia udienza. Combattente infaticabile, pioniere del sindacalismo rivoluzionario e figura significativa del movimento anarchico francese, sarà, dal 1901 al 1908, Segretario Aggiunto della CGT, rappresentante della tendenza anarco-sindacalista e redattore capo della ‘La Voix du Peuple’. Venne costretto alle dimissioni dopo la presa del potere della Confederazione da parte dei riformisti contro i quali non cesserà di lottare. Roger LANGLAIS ha realizzato l’ edizione critica di questo libro che vuole collegare al pensiero libertario e alla sua evoluzione attuale. Ha partecipato alle attività del gruppo ‘Pour une critique révolutionnaire”” che ha pubblicato tra l’altro ‘Fin de l’ ère chrètienne’.”,”MFRx-202″ “POUGET Emile”,”La Confederation Generale du Travail (1910). Suivi de Le Parti du Travail.”,”Il partito e lo Stato. “”Si può pensare che la condanna di Lenin delle tesi dell’ Opposizione operaia derivasse dallo stesso presupposto ideologico che esigeva che lo Stato detto proletario, ovvero, in applicazione del principio di sostituzione, l’ apparato economico centrale seduto a Mosca, organizzasse la produzione; questa presa in mano da parte dello Stato, può essere che pensasse Lenin, era la condizione sine qua non della sua futura sparizione – mentre la proposta di Scliapnikov e Kollontai riprendeva uno dei principi dell’ anarcosindacalismo. Anche dopo il suo primo attacco, quando ritorna agli affari negli ultimi mesi del 1922, Lenin non rimette in discussione la sua visione politica, benché cominci a rendersi conto “”con stupore del progresso dell’ arbitrio burocratico, in particolare nell’ affare della Georgia, di cui Stalin era responsabile”” (nota: fonte J. Julliard, op.cit). (pag 116) Il primato dell’ intellettuale. “”Esiste quindi una filiazione tra le posizioni di Marx, quelle di Kautsky e il partito “”sostituzionista”” di Lenin. I comunisti di Marx non rivendicano, “”sul resto del proletariato, il vantaggio di una intelligenza chiara delle condizioni della marcia e dei fini generali del movimento proletario”” e, tra essi, non c’è questa categoria di intellettuali borghesi che “”a forza di lavoro si sono elevati fino all’ intelligenza teorica dell’ insieme del movimento storico””? (fonte Michel Collinet, La Tragedie du marxisme, le citazioni di Marx sono tratte dal Manifesto).”” (pag 117)”,”MFRx-255″ “POUGET Emile, a cura di G. CHAMAYOU e M. TRICLOT”,”Le sabotage.”,”””Se essi si rifiutano anche di discutere le nostre richieste, ebbene, possiamo mettere in pratica il ‘Go Canny’ – la tattica di ‘travaillons à la douce’, attendendo che ci si ascolti. Ecco chiaramente definito il Go Canny, il sabotaggio: “”A cattivo salario, cattivo lavoro””.”” (pag 22) “”E’ il caso del cittadino Jaures che, per condannare il sabotaggio, ha plausa quest’ etica, creata ad uso dei capitalisti. In una discussione aperta in Parlamento sul sindacalismo, l’ 11 maggio 1907, dichiarava: ‘Ah! Se si tratta di propaganda sistematica, metodica di sabotaggio, al rischio di essere tacciati da voi di ottimismo (…) non credo che essa andrà molto lontano. Essa ripugna ad ogni essere, a tutte le tendenze dell’ operaio (…)””. (pag 42) “”L’ ostruzionismo. L’ ostruzionismo è un procedimento di sabotaggio a rovescio che consiste nell’ applicare con meticolosità i regolamenti (…)””. (pag 77) Vita di Emile Pouget. (pag 107-108)”,”MFRx-273″ “POUILLE Jordan”,”Le tigre et le moucheron. Sur les traces de Chinois indociles.”,”[‘Il Leone e il Moscerino’, favola di Esopo è stato poi ripresa da Jean de La Fontaine] Contiene il capitolo: 10. ‘Les petites mains d’Apple’ sulle condizioni di vita e lavoro dei giovani operai e operaie di Foxconn (periferia di Shenzhen), dalla vita robotizzata (pag 161-175) Jean Pouille, journaliste francais, a ouvert le Bureau de la vie à Pékin, en 2008, peu après les jeux Olympiques. Egalement correspondant de Médiapart, du ‘Soir’ et du ‘Temps’, il a été finaliste du prix Albert-Londres 2014. “”Lei et moi avons donc pris le train pour Pixian, dans la banlieue de Chengdu, province du Sichaun. Danone y met en bouteilles son eau Robust. Intel y fabrique ses processeurs de PC. Et Foxconn y assemble douze millions d’iPads par trimestre, soit les deux tiers de sa production totale, répartis entre huit ateliers et cinquante lignes de production superposées sur un périmètre de 4 kilomètres carrés. Ici, ni bordels tapageurs ni karaokés clinquants, encore moins de réclames lumineuses, d’atelier de téléphones contrefaits ou d’églises évangélistes. les ouvriers évoluent en silence dans ue ville-usine aseptisée. Des routes rectilignes relient les ateliers massifs A, B et C aux portes des dortoirs 1, 2 ou 3. Dans cette cité radieuse, construite en soixante-quinze jours à la place de quatorze villages démolis pour la circonstance, seuls circulent les camions de marchandises et les bus à ouvriers, surveillés par d’innombrables radars automatiques. les nouveaux ateliers n’ont rien de révolutionnaires. D’austères bâtisses blanches percées de petites fenêtres teintées qui s’étalent le long de deux avenues rectilignes aux noms évocateurs: Tian Shen lu, «Ciel Victoire», et Tian Run lu, «Ciel Profit». Pas de filet anti-suicide à l’horizon. Du moins, pas encore. Les cent vingt mille fabricants d’iPads dorment dans la Résidence de la Jeunesse joyeuse. Des dortoirs de dix-huit étages, cernés de caméras et barbelés, avec cantines, supermarchés sans bières ni alcools, cybercafés, distributeurs de billets de toutes banques, tables de ping-pong et terrains de badminton [volant, ndr]. Chaque chambrée héberge six à huit personnes – pour un loyer mensuel par lit de 110 yuans – et dispose d’une salle d’eau avec toilettes et cabine de douche. Pour économiser du temps et de l’énergie aux travailleurs, leur linge est récupéré par une entreprise de nettoyage. Chaque cybercafé est identique et offre une décoration soignée, l’air conditionné, de larges fauteuils. Les ordinateurs affichent le logo Foxconn en fond d’écran. Le prix de la connexion double au-delà d’une heure afin que les ouvriers ne s’y attardent pas”” (pag 173-174)”,”MCIx-029″ “POULAIN Martine a cura; saggi di Pascal ORY Graham Keith BARNETT Therese KLEINDIENST Alban DAUMAS Francois CHAPON Laure LEVEILLE’ Bruno DELMAS Viviane EZRATTY Marie KUHLMANN Daniel LINDENBERG Bertrand CALENGE Yves ALIX e Michel P. SCHMITT Helene RICHARD Marguerite-Marie BURGER Pierre-Yves DUCHEMIN Denis PALLIER Arlette BOULOGNE Daniel RENOULT Jacqueline GASCUEL Guy SAEZ Jean-Michel SALAUN Anne-Marie CHARTIER Michel MELOT Hervé LE-CROSNIER Bernadette SEIBEL Brigitte GUYOT Anne-Marie BERTRAND Bertrand CALENGE Francoise CHAPRON Alain GLEYZE Pierre-Yves DUCHEMIN Gerald GRUNBERG Maurice B. LINE Henri-Jean MARTIN e altri”,”Histoire des bibliotheques francaises. Les bibliotheques au XXe siecle, 1914-1990.”,”Saggi di Pascal ORY, Graham Keith BARNETT, Therese KLEINDIENST, Alban DAUMAS, Francois CHAPON, Laure LEVEILLE’, Bruno DELMAS, Viviane EZRATTY, Marie KUHLMANN, Daniel LINDENBERG, Bertrand CALENGE, Yves ALIX e Michel P. SCHMITT, Helene RICHARD, Marguerite-Marie BURGER, Pierre-Yves DUCHEMIN, Denis PALLIER, Arlette BOULOGNE, Daniel RENOULT, Jacqueline GASCUEL, Guy SAEZ, Jean-Michel SALAUN, Anne-Marie CHARTIER, Michel MELOT, Hervé LE-CROSNIER, Bernadette SEIBEL, Brigitte GUYOT, Anne-Marie BERTRAND, Bertrand CALENGE, Francoise CHAPRON, Alain GLEYZE, Pierre-Yves DUCHEMIN, Gerald GRUNBERG, Maurice B. LINE, Henri-Jean MARTIN e altri. POULAIN è Conservateur des bibliotheques, Redattice in capo del ‘Bulletin des bibliotheques de France'”,”ARCx-004″ “POULANTZAS Nicos a cura; collaborazione di Suzanne de BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Manuel CASTELLS Dominique CHARVET Michel CRETIN Jean-Pierre DELILEZ Renaud DULONG Joachim HIRSCH Alain JOXE Jacques SALLOIS Jean-Marie VINCENT”,”La crise de l’ Etat.”,”Collaborazione di Suzanne de BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Manuel CASTELLS Dominique CHARVET Michel CRETIN Jean-Pierre DELILEZ Renaud DULONG Joachim HIRSCH Alain JOXE Jacques SALLOIS Jean-Marie VINCENT. Contiene in particolare i saggi di Jean-Pierre DELILEZ ‘Les rapports de la crise de l’ Etat et de l’ internationalisation: un revelateur’ e di Alain JOXE ‘Atlantisme et crise de l’ Etat europeen: la crisi militaire’.”,”TEOP-039″ “POULANTZAS Nicos”,”Les classes sociales dans le capitalisme aujourd’hui.”,”Nicos POULANTZAS è nato ad Atene nel 1936 e si è installato in Francia dal 1960. E’ stato maitres de conference di sociologia all’Università di Paris VIII e incaricato d’insegnamento all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes.”,”TEOS-066″ “POULANTZAS Nicos a cura; saggi di Suzanne de BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Manuel CASTELLS Dominique CHARVET Michel CRETIN Jean-Pierre DELILEZ Renaud DULONG Joachim HIRSCH Alain JOXE Nicos POULANTZAS Jacques SALLOIS Jean Marie VINCENT”,”La crise de l’ Etat.”,”Saggi di Suzanne de BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Manuel CASTELLS Dominique CHARVET Michel CRETIN Jean-Pierre DELILEZ Renaud DULONG Joachim HIRSCH Alain JOXE Nicos POULANTZAS Jacques SALLOIS Jean Marie VINCENT. Contiene il saggio di Alain JOXE ‘Atlantisme et crise de l’ Etat europeen: la crisi militaire”””,”TEOC-184″ “POULANTZAS Nicos”,”La crise des dictatures. Portugal, Grèce, Espagne.”,”Associazioni industriali per la trattativa. “”Questa differenza nella politica della borghesia interna è dovuta, tuttavia, al fatto che, concentrata nel settore industriale e non disponendo delle possibilità che hanno le società multinazionali di delocalizzare rapidamente il peso della produzione da un paese all’ altro, è colpita in pieno dall’ agitazione selvaggia severa in questo settore. Di fronte all’ impotenza dei regimi dittatoriali a contenere con la repressione questa agitazione, la borghesia interna si è sempre più spostata verso il riconoscimento del fatto sindacale, alfine di disporre di “”interlocutori validi”” e rappresentativi in un processo di soluzioni negoziate e concertate dei suoi conflitti con la classe operaia. La dimostrazione patente è stata fatta in Spagna con l’ atteggiamento di una parte del padronato spagnolo di fronte all’ esperienza delle commissioni operaie in Spagna; con l’ atteggiamento dell’ Unione degli industriali greci a favore di un progetto di “”democratizzazione”” dei sindacati ufficiali del regime; con l’ atteggiamento di una parte del padronato portoghese (…)””. (pag 57)”,”EURx-186″ “POULANTZAS Nicos”,”Pouvoir politique et classes sociales.”,”””A partire da queste considerazioni, si può tentare di proporre un concetto di potere: si designerà per potere ‘la capacità di una classe sociale di realizzare i suoi interessi obiettivi specifici’. Questo concetto non procede senza difficoltà, nella misura, più particolarmente, in cui si introduce il concetto di “”interessi””: si sa però l’ importanza di questo concetto in Marx e Lenin, la concezione marxista delle classi e del potere essendo legata a quella degli “”interessi di classe””. Importa tuttavia situare molto brevemente questa definizione del potere in rapporto a qualche altra, che ha avuto una ripercussione importante nella teoria politica: 1. Essa si distingue dalla definizione di Lasswell (…). 2. La definizione del potere che propongo si distingue da quella di M. Weber (…) 3. La definizione proposta si distingue da quella di T. Parsons, (…).”””,”TEOC-406″ “POULANTZAS Nicos”,”Poder politico y clases sociales en el estado capitalista.”,”POULANTZAS è un ricercatore del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS). Concetto di blocco di potere, egemonia e periodizzazione di una formazione: le analisi politiche di Marx. “”Questo concetto di blocco di potere, che non è usato espressamente da Marx o Engels, ‘indica così l’ unità contradditoria particolare delle classi o frazioni di classe dominanti, nella loro legazione con una forma particolare di Stato capitalista.”” (pag 302-303) Questione tempi dominio della borghesia. Nota 9. “”Engels nos describe las consecuencias concretas de esa situación en los términos siguientes: “”Parece que sea una ley del desenvolvimiento histórico, que la burguesía no pueda, en ningún país de Europa, apoderarse del poter político – al menos durante un tiempo bastante prolongado – de la misma manera exclusiva que la aristocracia feudal en la Edad Media “” (Socialismo utópico y socialismo científico, prefacio de la edición inglesa, 1892) (…).”” Poulantzas prosegue la nota citando un altro brano di Engels (prefazione alla Guerra dei contadini) sullo stesso tenore. (pag 302)”,”TEOP-313″ “POULANTZAS Nicos”,”Potere politico e classi sociali.”,”POULANTZAS Nicos “”(…) Marx distingue chiaramente la lotta economica – che appare essa stessa scissa in due livelli – dalla lotta politica di classe e sembra ammettere l’esistenza delle classi pienamente costituite solo a livello della lotta politica. Per ciò che concerne la lotta economica tra gli agenti della produzione, tra capitalisti e operai, Marx dice che non si tratta, in questo caso, di lotta di classe e, per ciò che concerne la lotta economica sindacale, parla di “”classe in sé””; egli sembra riservare lo statuto di classe per sé, di classe “”in quanto tale””, solo alla lotta politica. Il primo punto, concernente la lotta economica, degli “”individui”” agenti della produzione, può essere facilmente chiarito. Solo nelle opere politiche anteriori al ‘Capitale’ – particolarmente nella ‘Miseria della filosofia’ e nel ‘Manifesto del partito comunista’ – Marx considera la loro lotta come non derivante da rapporti di classe. Si tratta quindi di un periodo in cui Marx non aveva ancora elaborato interamente la sua problematica originale e in cui le conseguenze dell’antropologia economica del periodo giovanile si facevano ancora sentire. Ora, sappiamo con sicurezza dal ‘Capitale’, più particolarmente dal terzo libro, che i rapporti tra individui-agenti della produzione, ossia tra capitalista e operaio salariato così come appaiono nel primo libro o nelle opere politiche in questione, sono fin d’ora rapporti di classe: gli agenti della produzione sono supporti di strutture. Il problema è però più difficile per ciò che concerne la distinzione tra la lotta economica sindacale e la lotta politica. La distinzione, stabilita da Marx con una terminologia hegeliana nella ‘Miseria della filosofia’ del 1847, tra la “”classe in sé”” e la “”classe per sé””, resta un problema ‘costante’ nelle sue opere politiche. Perché Marx sembra ammettere costantemente l’esistenza di una classe “”in quanto tale”” solo sul piano politico, come è evidente nelle sue ‘ulteriori’ analisi politiche sul proletariato, che esiste come classe solo se è organizzato in un partito autonomo (1), e nelle sue analisi sui contadini parcellari? Ecco quello che bisogna spiegare. Se non si dimentica che questi testi politici, che arrivano fino al 1881, sono anche una riflessione sulle classi in un modo di produzione “”puro””, si vede che i diversi livelli di analisi dei rapporti sociali, dati da Marx come momenti della genesi storica, devono essere considerati ‘qui’ come un ‘processo teorico’ di costruzione del ‘concetto’ di classe”” (pag 85-86) [Nicos Poulantzas, Potere politico e classi sociali, 1971] [(1) Fra i tanti esempi che si possono portare, citiamo il primo paragrafo dell’articolo 7a degli statuti provvisori della I Internazionale, redatti da Marx nel 1866: “”Nella sua lotta contro il potere unificato delle classi possidenti il proletariato può agire come classe solo organizzandosi in partito politico autonomo (…)”” (Marx-Engels, Opere scelte, p. 766); e il seguente passo della lettera a Bolte del 29 novembre 1871: “”Ma d’altra parte ogni movimento in cui la classe operaia si oppone come ‘classe’ [cors. di Marx] alle classi dominanti (…) è un ‘political movement'”” (Ibidem, p. 943). Possiamo chiarire in questo contesto l’ambiguità della formulazione più volte ripetuta da Marx, secondo la quale ogni lotta di classe – delle classi in quanto tali – è una lotta politica]”,”TEOC-635″ “POULANTZAS Nicos”,”Fascismo y dictadura. La Tercera Internacional frente al fascismo.”,”POULANTZAS Nicos Posizione di Trotsky. Errore comune di analisi del Comintern e di Trotsky. “”Significativa a este respecto es por lo demás la posición de Trotski (9). A la vez que criticaba de manera pertinente las posiciones del V Congreso del Komintern, que pasaban por alto la etapa de estabilización diagnosticando una etapa ofensiva del proletariado, repite por su cuenta el error del IV Congreso, identificando etapa de estabilización y etapa de defensiva del movimiento obrero. En cuanto a la caracterización del período que sigue, marcado por los comienzos del proceso de fascistización, y para el cual precisamente este diagnóstico es exacto, comete Trotski los mismos errores que el Komintern: el cierre del periodo de “”estabilización-defensiva reflujo del movimiento obrero”” significaría una exacta inversión de las cosas, y así una ofensiva de la classe obrera. También para Trotski, que en esto va con el Komintern, el fascismo “”es una respuesta de la burguesia en el momento en que un peligro immediato amenaza las bases de su régimen… el fascismo es un estado de guerra civil contra el proletariado que se insurrecciona””. Esta ‘afinidad’ entre Trotski y el Komintern se debe, así como se habia sugerido, a su economismo común”” (10). (pag 83) (9) ‘L’Internationale communiste après Lénine’, pp. 178-220 (10) Se trata aqui de una sugerencia, y no de una ‘demostración’: el problema es demasiado importante para que pueda ser aqui objeto de un análisis profundo. (…)”,”INTT-290″ “POULANTZAS Nicos, a cura di Pier Aldo ROVATTI”,”Classi sociali e capitalismo oggi.”,” Capitolo 2. Lavoro produttivo e lavoro non produttivo: nuova piccola borghesia e classe operaia (pag 181-) “”In Marx la determinazione del lavoro produttivo nella sua distinzione con il lavoro improduttivo è una questione particolarmente difficile: egli progettava d’affrontarla nel IV volume del ‘Capitale’ e non l’ha mai esposta in modo sistematico. Nel ‘Capitale’ si trovano analisi sparse, ma esse sono soprattutto sviluppate in testi che lo stesso Marx non ha pubblicato, principalmente nelle ‘Teorie sul plusvalore’, nei ‘Fondamenti della critica dell’economia politica’ (Grundrisse) e nel ‘Capitolo VI inedito’ del ‘Capitale’. E’ evidente che per ricostruire una coerenza di tutte queste analisi occorre situarle nel contesto complessivo dell’opera di Marx e delle sue tappe: molti studiosi vi si sono già dedicati anche se la ricerca e la discussione in proposito restano ancora aperte. Da parte mia, mi limiterò solo a indicare alcune linee generali delle analisi di Marx (2). (…) In un dato modo di produzione è dunque produttivo il lavoro che determina ‘il rapporto di sfruttamento dominante in questo modo di produzione’: quello che per un modo di produzione è produttivo può non esserlo per un altro. Di conseguenza, nel modo di produzione capitalistico, produttivo è il lavoro che produce direttamente plusvalore, che valorizza il capitale e si scambia con esso: «Il risultato del processo di produzione capitalistico non è né un semplice prodotto (valore d’uso) né merce, cioè valore d’uso che ha un determinato valore di scambio. Il suo risultato, il suo prodotto, è la creazione del plusvalore per il capitale (…) poiché ciò che vuole produrre il capitale in quanto capitale (quindi il capitalista in quanto capitalista) non è né valore d’uso destinato immediatamente al consumo personale, né merce destinata ad essere prima trasformata in denaro e successivamente in valore d’uso. Il suo scopo è l’arricchimento, la valorizzazione del valore, l’accrescimento di questo, dunque la conservazione del valore esistente e la creazione di plusvalore. E questo prodotto specifico del processo di produzione capitalistico il capitale lo ottiene solo nello scambio col lavoro, il quale si chiama per questo lavoro produttivo» (5). Vedremo subito come in Marx questa definizione di lavoro produttivo (capitalistico) non sia la sola, il che solleva importanti problemi: ‘per il momento diciamo solamente che essa basta a Marx per tracciare le frontiere essenziali della classe operaia’. Così, ad esempio, non è il lavoro che dipende dalla sfera di ‘circolazione’ del capitale o che contribuisce alla ‘realizzazione’ del plusvalore: i salariati del settore commerciale, della pubblicità, del ‘marketing’, della contabilità, i bancari, gli assicuratori, ecc. non producono plusvalore e non fanno parte della classe operaia (lavoro produttivo). Solo ‘il capitale produttivo’ produce plusvalore. In particolare: «il capitale commerciale non è altro se non il capitale che funziona nella sfera di circolazione. Il processo di circolazione è una fase del processo di riproduzione. Ma nel processo di circolazione non viene creato alcun valore, quindi alcun plusvalore». Così: «Il commerciante, come semplice agente di circolazione, non producendo né valore né plusvalore (…) neppure i lavoratori commerciali da lui occupati nelle medesime funzioni possono produrre per lui del plusvalore immediato» (6). Per il capitalista individuale questi lavoratori salariati sono fonte di profitto. Ma dal punto di vista del ‘capitale sociale’ e della sua riproduzione, il profitto del capitale commerciale e bancario non è la risultante di un processo che crea valore, ma di un ‘trasferimento del plusvalore’ creato dal capitale produttivo: questi lavoratori salariati si limitano a contribuire alla ripartizione della massa del plusvalore tra le frazioni del capitale, in conformità ai saggi medi di profitto. Naturalmente, essi sono a loro volta degli ‘sfruttati’, il loro salario corrisponde alla riproduzione della loro forza lavoro: «contribuiscono a ridurre i costi di realizzazione del plusvalore, compiendo una parte di lavoro non retribuito» e si vedono dunque estorcere del pluslavoro, ma non sono direttamente sfruttati sotto il rapporto di sfruttamento capitalistico dominante, quello della formazione del plusvalore. Il loro lavoro si scambia con il capitale variabile solo per il capitalista individuale, mentre, dal punto di vista del ciclo complessivo del capitale sociale e della sua riproduzione, la loro retribuzione rappresenta una spesa improduttiva del capitale, e fa parte dei ‘faux frais’ [spese accessorie, ndr] della produzione capitalistica”” (pag 182-183) [(2) Sullo stesso tema segnalo anche il notevole articolo di E. Terray, «Prolétaire, salarié, travailleur productif», in ‘Contradictions’, n. 2, luglio-settembre 1972; M. Freyssenet, ‘Les rapports de production: travail improductif’, maggio 1971, ciclostilato del Centre de sociologie urbaine; il n. 10 (Travail et Emploi) di ‘Critiques d’économie politique’, in particolare gli articoli di P. Salama e C. Colliot-Thélène; M. Mauke, ‘Die Klassentheorie von Marx und Engels, 1970 (trad. it., Jaca Book, Milano, 1971); M. Tronti, ‘Operai e capitale’, 1972; (5) ‘Il Capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1968, vol. I, pp. 555 e 558; (5) Il Capitale, cit., vol. I, pp. 555 e 558); (6) Il Capitale, cit., vol. III, pp. 336 e 352; vol. II, p. 117; (7) Il Capitale, cit., vol. III, p. 353 e sgg.]”,”TEOS-001-FGB” “POULANTZAS Nicos”,”Fascisme et dictature. La troisième internationale face au fascisme.”,”‘- Nicos Poulantzas (1936–1979) è stato un influente sociologo e filosofo politico greco, naturalizzato francese, noto per i suoi contributi alla teoria marxista dello Stato e alla riflessione sul potere nelle società capitaliste. – Profilo e formazione Nato ad Atene nel 1936, studiò legge in Grecia prima di trasferirsi in Francia nel 1960. Completò un dottorato in filosofia del diritto con una tesi sulla rinascita del diritto naturale in Germania. Fu docente di sociologia all’Università di Parigi VIII dal 1968 fino alla sua morte. – Opere principali Potere politico e classi sociali (1968): analisi strutturalista del ruolo dello Stato nelle società capitaliste. Le classi nel capitalismo attuale (1975): esplorazione della stratificazione sociale contemporanea. Fascismo e dittatura (1970): studio storico-politico dei regimi autoritari europei. Lo Stato, il potere, il socialismo (1978): riflessione sulla transizione verso il socialismo democratico. – Idee chiave Criticò l’idea marxista strumentalista dello Stato come semplice strumento della classe dominante. Propose il concetto di ‘autonomia relativa dello Stato’, che pur favorendo il capitalismo, non è completamente controllato dalla classe capitalista. Influenzato da Althusser e Gramsci, sottolineò il ruolo del consenso e dell’egemonia culturale nella stabilità del sistema capitalistico2. -Vita personale e morte Sposato con la scrittrice Annie Leclerc, ebbe una figlia. Morì tragicamente nel 1979 a Parigi, suicidandosi all’età di 43 anni. Poulantzas rimane una figura centrale nel pensiero politico contemporaneo, soprattutto per chi studia le dinamiche tra Stato, potere e classi sociali.’ (fonte Copilot)”,”INTT-002-FPB” “POUNDS Norman J.G., a cura Berardo CORI”,”Manuale di geografia politica. Volume secondo. Geografia dei rapporti internazionali.”,”POUNDS è nato in Inghilterra nel 1912 e ha studiato alle Università di Cambridge e Londra. E’ studioso di geografia storica e politica.”,”ASGx-021″ “POURSIN Jean-Marie DUPUY Gabriel”,”Malthus.”,”Jean-marie Poursin è nato nel 1926. Ha studiato Diritto, Scienze politiche, e Demografia all’Università di Parigi. Ha collaborato con Geoges Bataille. Gabriel Dupuy è nato nel 1942.- Dopo aver frequentato l’Ecole Centrale, ha studiato Scienze economiche e Sociologia. 1766 13 febbraio: nascita di Thomas Robert Malthus (familiarmente chiamato Robert) nella casa di famiglia The Rookery, vicino a Dorking, nel Surrey, sesto figlio, secondo dei maschi di Daniel e Henriette Malthus. 1776-1782 Don Robert come il suo maestro ama chiamarlo, diviene allievo di Richard Graves, parroco di Claverton vicino a Bath. 1793 giugno, a 27 anni è nominato Fellow del Jesus College. 1834 29 dicembre un attacco improvviso lo porta alla morte. Malthus è sepolto nell’Abbazia di Bath.”,”BIOx-063-FL” “POUTHAS Charles H.”,”Democraties et capitalisme (1848-1860).”,”POUTHAS ha insegnato presso la Facoltà di Lettere a Parigi.”,”RAIx-117″ “POWER Eileen”,”Vita nel Medioevo. Il contadino il viaggiatore la badessa la donna di casa il mercante il fabbricante di panno.”,”Eileen POWER (1899-1940) formatasi ad Oxford e Cambridge, insegnò storia economica all’ Università di Londra. Autrice di numerosi studi di storia medievale, ebbe una parte di primo piano nella redazione della monumentale Cambridge Economic History of Europe.”,”STOS-072″ “POWER Samantha”,”Voci dall’inferno. L’america e l’era del genocidio.”,”Direttore esecutivo del Carr Center for Human Rights Policy all’Università di Harvard, saggista e attivista per i diritti umani, Samantha Power ha vinto con questo libro il National Book Critics Circe e il premio Pulitzer.”,”TEMx-073″ “POWER Eileen”,”Vita nel Medioevo. Il contadino, il viaggiatore, la badessa, la donna di casa, il mercante, il fabbricante di panno.”,”Eileen Power (1899-1940) formatasi ad Oxford e Cambridge, insegnò storia economica all’Università di Londra. Autrice di numerosi studi di storia medievale, ebbe una parte di primo piano nella redazione della monumentale Cambridge Economic History of Europe.”,”STMED-002-FGB” “POWERS Thomas”,”La guerra di Heisenberg. La storia segreta dell’atomica nazista.”,”Thomas Powers (New York 1940, giornalista esperto di intelligence, ha lavorato a Roma come corrispondente prima per il ‘Daily American’ e poi per UPI. Ha scritto su varie testate giornalistiche e ha pubblicato il volume ‘The Man Who Kept the Secrets. Richard Helmes and the Cia’. Stefania Maurizi giornalista e scrittrice scrive per il Fatto Quotidiano La bomba americana e la ‘macchina a uranio’ tedesca. “”Ci furono molti altri commenti dello stesso tenore prima che lo shock si smorzasse, ma per Goudsmit l’ultima goccia deve essere stata un’osservazione di von Weizsäcker, dopo una mattinata trascorsa a divorare i primi articoli comparsi sui giornali a proposito di Hiroshima e la bomba. Von Weizsäcker disse a Max von Laue di essere certo che ci sarebbe voluto molto tempo, secondo il riassunto di Rittner, prima di «poter chiarire la loro posizione agli occhi dei compatrioti». Ma alla fine, stando a von Weizsäcker , le cose avrebbero poutto apparire assai diverse. Da ciò che leggeva sui giornali, von Weizsäcker concluse che gli Alleati non erano ancora riuscita a costruire un reattore funzionante, proprio là dove i tedeschi avevano compiuto i loro massimi progressi. Allora, von Weizsäcker si dilungò sull’Interpretazione degli eventi già proposta da Wirtz. «Nella storia resterà scritto che gli americani e gli inglesi hanno creato la bomba e che, nello stesso tempo, i tedeschi, sotto il regime di Hitler, hanno prodotto una macchina funzionante. In altre parole, lo sviluppo pacifico della macchina a uranio è avvenuto in Germania sotto il regime di Hitler, mentre gli americani e gli inglesi creavano questa spaventosa arma da guerra» (43). Ma, ovviamente, la storia non ha registrato nulla del genere. Von Weizsäcker sbagliava sulla mancata costruzione da parte degli Alleati, ma quanto al resto aveva assolutamente ragione: dopo il giugno 1942, gli scienzati tedeschi lavorarono alla ‘Uranmaschine’, mentre gli Alleati produssero la bomba usata per uccidere parecchie centinaia di migliaia di giapponesi …. finire (pag 566-567)”,”QMIS-364″ “POZZANI Silvio a cura, scritti di Ugoberto ALFASSIO GRIMALDI Aldo ANIASI Riccardo BAUER Alberto BELLA Enzo BELLI NICOLETTI Adriano BUZZATI TRAVERSO Arturo COLOMBO Eugenio FAIELLA e Giuseppe TAROZZI Giorgio GALLI Guido MONFREDI Luigi RODELLI Bruno SEGRE e Raffaele MAZZOLETTI Enzo SPALTRO”,”Il paese come se.”,”La meglio società “”Non va dimenticato che Croce ebbe il suo grande momento durante il ventennio fascista, quando la cultura italiana, per mancanza di libertà, era entrata in quella fase di involuzione, che non è ancora conclusa, e quello rimane il suo merito più grande; ciò non toglie, tuttavia, rilievo al fatto che si è trattato di una difesa di posizioni già raggiunte, e non di una esplorazione di nuove. Il fascismo obbligò al conformismo, e il malanno invece che spazzato dal vento della libertà riconquistata pare continui a dare le sue manifestazioni più cospicue. In un modo certamente impreveduto e impensato dai più, cioè non soltanto con atti esteriori, ma anche con un adeguamento interiore tale da influenzare un libero e autonomo svolgimento del pensiero. Ci è accaduto di leggere su una rivista straniera di cultura il passo che segue: «Viviamo in un’epoca scientifica e antimetafisica in cui i dogmi, le immagini e i precetti religiosi hanno perduto gran parte del loro potere». Si badi che non è un’impostazione polemica, ma una constatazione di fatto sugli aspetti della nostra epoca, quali appaiono da un osservatore inglese. Ebbene, su una rivista italiana la stessa constatazione sarebbe per prima cosa esposta in forma contorta e accompagnata da riserve e sottintesi. Ma il punto non è questo, giacché, affinché una cultura fiorisca, bisogna che affondi le radici nella sua epoca e non si illuda di succhiare l”humus’ di tempi trascorsi. Quel che manca alla nostra cultura nell’epoca attuale è proprio il riconoscimento dell’esigenza di una cultura scientifica e antimetafisica coerente ai grandi sviluppi della civiltà con la corrispondente concentrazione per quel verso dei maggiori interessi e delle più impegnative ricerche, al di fuori della finzione di una sopravvivenza di valori da tutti ritenuti fittizi. E’ questa mancanza di coraggio e di impegno che conferisce alla cultura italiana un colore grigio e che nasconde e umilia uomini e istituti. Ed è in questo colore grigio che si affermano le attenzioni conformistiche di due opposti poli teolocizzanti, quello cattolico e quello comunista (Pci, ndr). Alla superficie tutti vogliono avere le carte in regola dell’accademismo, giacché tutti fanno mostra di scientificismo (ciò che nella pagina vuol dire che le note occupano una parte maggiore del testo) ma pochi sono coloro che dipanano con fedeltà e con efficacia il filo del pensiero. Non ci sono poi riscontri per gli anticonformismi tipici, per l’antiaccademismo di un Croce, di un Rensi, di un Tilgher, di un Gobetti. Tutta gente, adesso, a modo, tutta degna, come cantava Trilussa, di frequentare «la più meglio società»”” [Silvio Pozzani, ‘Il paese come se’, Lerici, Milano, 1961′ (pag 16-17)] notizie biografiche su Silvio Pozzani “”In qualità di consulente, specie quando Francesco Forte accresce i propri impegni universitari o se ne va negli Stati Uniti, viene in redazione Silvio Pozzani, che ho già conosciuto come direttore ed editore del “”Mercurio””, amico di Pietra, antifascista (era in Giustizia e Libertà, poi socialista), buon conoscitore di cose economiche, inserito nel giro classicamente riformista di Milano, fra l’Umanitaria di Riccardo Bauer e le efficienti aziende municipalizzate (di cui Pozzani è o sarà amministratore). E’ un veronese grande e grosso, laico inveterato, ogni tanto gli scappa l’imprecazione: “”dio canòto””, curiosissima. A quegli stessi ambienti appartengono altri collaboratori, come l’economista agrario Aldo Pagani, docente a Milano, alla Statale, romagnolo di Alfonsine (…)”” [Vittorio Emiliani, ‘Orfani e bastardi: Milano e l’Italia viste dal “”Giorno””‘, Donzelli editore, Roma, 2009 pag 321 Sul libro di Emiliani: [Tra le principali fucine culturali che hanno segnato la storia del Novecento italiano, un posto d’onore spetta senz’altro al quotidiano milanese che a metà degli anni cinquanta ha segnato una svolta nel giornalismo nazionale: “”Il Giorno””. Fondato a Milano nel 1956, il quotidiano voluto da Enrico Mattei, presidente dell’Eni, si presentò sin da subito come “”rivoluzionario”” tanto nella grafica che nei contenuti. Il successo e la capacità di penetrazione dell’opinione pubblica furono immediati, specie fra le giovani generazioni. E tra i giornalisti più rappresentativi del “”Giorno””, si formò e poi affermò Vittorio Emiliani, che dopo più di trent’anni ne ripercorre in queste pagine la storia ricca di retroscena e di personaggi romanzeschi; dapprima l’ascesa, con Gaetano Baldacci, poi con Italo Pietra, in parallelo con il primo “”miracolo italiano””, con la svolta di centro-sinistra e con il ruolo strategico dell’industria di Stato. E poi la storia amarissima dello stravolgimento e del declino della testata a partire dal 1972, con la direzione di Gaetano Afeltra; sono gli anni della lotta tenace, prolungata, dei redattori per salvare qualità e originalità del quotidiano, lasciato impoverire da un’impresa pubblica sempre più soggetta ai partiti di governo e sempre meno innovativa, e sono anche gli anni della diaspora di firme e talenti. Ne viene fuori una sorta di romanzo storico di un ventennio, lo spaccato conflittuale di un’Italia allora ricca di slancio, di speranza] [Vittorio Emiliani, entrato nel giornalismo negli anni cinquanta con «Il Mondo» di Pannunzio e «L’Espresso» di Benedetti, ha lavorato al «Giorno» dal 1960 al 1974 e in seguito al «Messaggero», di cui è stato direttore tra il 1979 e il 1987. Autore di inchieste, editorialista, consigliere della Rai, ha pubblicato numerosi libri di denuncia, memoria e politica]”,”ITAS-198″ “POZZANI Silvio”,”Giovanni Agnelli, primo industriale dell’automobile.”,”””In una parte di questo volume si parla del mito di Torino costruito nei primi anni venti da ‘La Stampa’ di Frassati e dalla ‘Rivoluzione Liberale’ di Gobetti: una città dove la lotta per la libertà e per la dignità dell’individuo si combatteva anche esprimendo nuoe forme di produzioe e nuovi rapporti sociali. Era un mito animato da tanti eroii: da Giolitti come da Frassati, da Gobetti come da Gramsci, dalla Fiat come dalla Alleanza Cooperativa, da Agnelli come da Gualino, dagli operai della Fiat come dai gruppi intellettuali di ‘francisants’. Eravamo giovani allora e c’era gran bisogno d’agganciare agli esempi una voltà disperata di anticonformismo e di attivismo. Poi, portato a Torino dagli eventi della vita, l’Autore ha potuto avere prova dalla propria esperienza di quanto poderose fossero le energie che nutrirono quel mito, di quanto profondo fosse il segno lasciato da esperienze tanto contrastanti: per questo la Resistenza a Torino ebbe aspetti e valori singolari. (…) Questo detto, suonerebbe retorico dedicare la presente fatica agli eroi della Resistenza piemontese: umano l’Autore spera, invece, che suoni voler ricordare coloro fra di essi con cui ebbe più intima dimestichezza: le care e indimenticabili figure di Fred Florio, Duccio Galimberti, Livio Pittau”” (S.P.) [in ‘Dedica’ che apre il libro di Silvio Pozzani, ‘Giovanni Agnelli, primo industriale dell’automobile’, Casa editrice Nuova Mercurio, Milano, 1962] (pag 7-8) La crisi del 1907 fu superata dalla Fiat con un’operazione finanziaria gravosa che coinvolse gli azionisti. L’operazione trovò l’appoggio della Comit, la Banca commerciale italiana che in quel tempo aveva i caratteri della banca mista, banca di credito ordinario e di credito mobiliare (pag 84) “”Di nuovo, di vero c’era in Italia questa fabbrica che per prima adottava i mezzi moderni di organizzazione e di produzione come una legge ineluttabile di sopravvivenza in un mondo che a quella si andava adeguando. Abbiamo, del resto, già constatato nei precedenti capitoli che un diverso sistema di produzione, ossia ancora prevalentemente basato sull’opera dell’uomo, con le capacità professionali singole di lavorazione della materia (l’eccellente tornitore al posto del tornio automatico) non consentiva che risultati di prevalente carattere artigianale, contrastava con le esigenze della produzione in serie, e con ciò, in un ambito internazionale, metteva lo stabilimento che ancora praticava quei metodi nei viottoli marginali. Perciò l’importanza dell’opera dell’Agnelli e dei suoi collaboratori – tra i quali già emergeva Vittorio Valletta – era di essere arrivati, in quei sistemi e soprattutto a quegli impegni di produzione. Ed era la vecchia mentalità italiana a parlare per bocca di Giovanni Ansaldo (che pur aveva nel sangue l’eredità di uno dei primi capitani d’industria dell’Italia cavouriana) di «deserto della grande industria e della grande città» e a richiamarsi alle abitudini precapitalistiche e cattoliche. Invece il dilemma storico era di una stupefacente semplicità: o si entrava nel «deserto della grande industria» e si accettavano le dimensioni della grande città, e si poteva speraer e contare di vivere degnametne in una esperienza di uomini moderni, oppure ci si abbandonava alla pigrizia delle abitudini pre-capitalistiche e cattoliche, e si rimaneva in una condizione di precapitailsmo, non più possibile, non più consentita dallo sviluppo che si era verificato nella dimensione delle città e nella struttura dei bisogni delle masse. Abbiamo più sopra accennato alla relativa facilità di critica delle impostazioni del Gobetti e del Gramsci, e questo perché essi teorizzavano su una esperienza di natura capitalistica e di moderna organizzazione per la produzione di massa. Allora, a proposito di codesti sviluppi, si poteva giustificatamente, come fece il Gobetti, parlare di americanismo; in seguito si è trattato di modi e di forme di produzione che si sono diffusi ovunque, nella stessa Russia sovietica. E forse uno dei paradossi più grossi di codesto sviluppo è che una fabrica taylorizzata o americana sia stata introdotta ed organizzata in Russia dagli uomini dell’Agnelli, quando hanno costruito ed organizzato una fabbrica di cuscinetti a sfere sull’esempio della RIV, creatura di Agnelli”” (pag 127-129) controllare e inserire”,”ECOG-074″ “POZZANI Silvio”,”L’economia italiana: situazioni e problemi.”,”””C’è un brano del ‘Manifesto del partito comunista’ di Carlo Marx e Federico Engels – ed è opportuno ricordare che è del 1848 – che descrive, con singolare efficacia quella serie di modificazioni nel loro globale contesto economico e sociale. «La società moderna borghese, nata sulle rovine di quella feudale, non ha tolto di mezzo gli attriti di classe; creò nuove classi, nuove condizioni di oppressione e nuove forme di lotta in luogo delle antiche. L’epoca nostra, che è epoca di borghesia, si distingue tuttavia per una semplificazione nella lotta di classe. Tutta la società si scinde sempre più in due vasti campi nemici, in due classi ostili l’una all’altra: la Borghesia e il Proletariato. I servi del medioevo si mutarono in abitatori dei primi borghi, e dai borghigiani presero sviluppo i primi elementi della borghesia. La scoperta dell’America e la circumnavigazione dell’Africa offrirono un nuovo campo d’azione all’adolescente borghesia. Il mercato delle Indie orientali e della China, la colonizzazione dell’America, i traffici delle colonie, l’aumento dei mezzi di scambio e soprattutto delle merci, diedero un impulso sin allora sconosciuto ai commerci, alla navigazione, all’industria, favorendo, nella cadente società feudale il rapido sviluppo di elementi rivoluzionari. Infatti, il sistema produttivo dell’industria feudale o corporativa ormai non bastava più ai crescenti bisogni dei mercati nuovi. Sorse la manifattura. Sorse un ceto medio industriale che rovesciò le maestranze; la divisione del lavoro per corporazioni scomparve davanti alla divisione del lavoro nelle singole officine. Intanto i mercati continuavano ad ingrandire e i bisogni a crescere. Tant’è che presto anche la manifattura non bastava più. D’un tratto il vapore e le macchine rivoluzionarono la produzione industriale. Alla manifattura succedette la grande industria moderna; al ceto medio industriale succedettero i borghesi milionari, capitani di eserciti industriali. La grande industria aperse il mercato mondiale, già preparato dalla scoperta dell’America. Il mercato mondiale diede al commercio, alla navigazione e alla viabilità continentale un immenso sviluppo, il quale a sua volta provocò l’espandersi dell’industria; la borghesia, sviluppandosi proporzionalmente colle industrie, coi commerci, colla navigazione e colle ferrovie crebbe, aumentando i suoi capitali e lasciando nel retroscena le classi sopravvissute al medioevo» (2). In altri termini si può dire che lo sviluppo economico dell’epoca moderna è stato realizzato attraverso quel particolare ordinamento o quella particolare forma dell’economia che ha determinato l’affermazione della classe imprenditoriale borghese e il prevalere del capitale. Spiegava sul finire dell”800 Antonio Labriola: «La società borghese è sorta dalla società corporativa e feudale, e ne è sorta lottando, e rivoluzionando ciò che aveva dinanzi a sé, per impossessarsi degli strumenti e dei mezzi della produzione, i quali tutti poi culminano nella formazione, nell’allargamento, e nella riproduzione e moltiplicazione del capitale» (3). (…) In questa struttura economica composita come si presentano le unità economiche operative? «La borghesia», scriveva Marx, «tende sempre più a farla finita con lo sparpagliamento dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Ha agglomerato la popolazione, accentrando in poche mani la proprietà e i mezzi di produzione». La forma è indubbiamente efficace, ma l’esperienza medesima della Russia sovietica e delle democrazie popolari non sta ad insegnare che l’agglomeramento della popolazione e l’accentramento dei mezzi di produzione sono il risultato del progresso tecnico, ossia per dirla ancora con Marx, «di una serie di sconvolgimenti nei modi di produzione e di scambio»?”” [Silvio Pozzani, ‘L’economia italiana: situazioni e problemi’, Milano, 1961] [(2) Carlo Marx e Federico Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’, in ‘Politica ed economia’, vol. XII della Nuova Collana di Economisti, Utet, Torino, 1934, pag. 58; (3) Antonio Labriola, ‘In memoria del manifesto dei comunisti’, in ‘Politica ed economia’, cit., pag. 14] (pag 6-7, 13) Gli effetti economici e sociali «di una serie di sconvolgimenti nei modi di produzione e di scambio»”,”ITAE-366″ “POZZANI Silvio”,”L’economia italiana: situazioni e problemi.”,”‘Assai probabilmente accanto alle infrastrutture materiali bisognerebbe creare quelle spirituali e morali, allargare la prospettiva mentale di quello popolazioni (Mezzogiorno, ndr), guarirle dall’innegabile complesso di inferiorità di cui soffrono, togliere la cappa dei molti pregiudizi, impedire che siano i più volonterosi e i più capaci ad andarsene. Ma anche per queste cose ci si trova sempre di fronte ai soliti circoli viziosi. Manca l’occasione economica e perciò è scarso lo spirito di iniziativa, e perciò sfugge l’occasione economica. Per mutamenti più profondi Marx parlò di «un rovesciamento della prassi», di certo un rovesciamento di abitudini e di concezioni appare essenziale anche in queste regioni in cui i vincoli del passato e quelli della miseria hanno più che tenaci resistenze. Tuttavia, assurdo sarebbe chiedere che ciò avvenga attraverso la preventiva persuasione, c’è bisogno di fatti concreti per sviluppare la molla della azione. I fatti concreti dovevano e potevano essere la creazione delle infrastrutture, ma pare che non basti. Allora bisogna andare più a fondo, e ciò potrebbe essere fatto mediante una collegata e razionale azione degli organi locali con un accertamento alla base delle esistenti risorse materiali e con una prima catalogazione di quelle umane; occorrerà spingere la nascita di fattori altrove spontanei, ossia l’associazione, il rischio, e così via’ (pag 483) [cap. ‘Gli squilibri regionali’]”,”ITAE-041-FP” “POZZAR Vittorio”,”La corrente sindacale cristiana (1944-1948).”,”La CISL Confederazione italiana sindacati dei lavoratori nasce nel 1950. Fondo RC “”Il PCI, da sempre e particolarmente in quel periodo (soprattutto dopo l’ arrivo in Italia di Togliatti), ricercava a tutti i costi intese unitarie su tutti i piani con le altre correnti politiche o ideologiche, nella convinzione di poter così meglio pervenire alla conquista del potere, approfittando della maggiore intraprendenza dell’ attivismo disciplinato dei propri militanti. In questo quadro l’ unità sindacale acquistava per i comunisti un rilievo di primaria importanza.”” (pag 53) Dichiarazione della corrente sindacale democratica-cristiana. (1944) “”(…) Viene tuttavia prevista la via dei tentativi arbitrali “”ledendo lo sciopero inevitabilmente interessi collettivi o di terzi”” ed il referendum obbligatorio tra gli iscritti.”” (pag 46-47)”,”MITT-238″ “POZZATO Maria Pia a cura; saggi di BIANCHI Cinzia CAVICCHIOLI Sandra LACALLE ZALDUENDO Maria R. LOZANO MIRALLES Helena MIRANDA Claudia POZZATO Maria Pia PSAKI Regina”,”L’idea deforme. Interpretazioni esoteriche di Dante.”,”Contiene il capitolo 2: Maria R. Lacalle Zalduendo, Il Dante eretico, rivoluzionario e socialista di Eugène Aroux (pag 79-106)”,”STMED-040-FSD” “POZZI Regina”,”Hippolyte Taine. Scienze umane e politica nell’ Ottocento.”,”POZZI Regina è docente di storia moderna all’ Università di Pisa. Si è dedicata in prevalenza alla storia francese dell’ Ottocento, approfondendo i temi della storia delle idee e dei gruppi intellettuali. Autrice di numerosi saggi in riviste italiane e straniere, ha pubblicato vari volumi (vedi retrocopertina). H. TAINE (1828-1893)”,”FRAD-027″ “POZZI Regina”,”Gli intellettuali e il potere. Aspetti della cultura francese dell’Ottocento.”,”Regina Pozzi (1940) insegna storia moderna nelal facoltà di lettere dell’Università di Pisa. Autrice del volume ‘Scuola e società nel dibattito sull’istruzione pubblica in Francia, 1830-1850’ (Firenze, 1969) ha curato la prima edizione italiana della ‘Storia della civiltà in Francia’ di F. Guizot (Torino, 1974).”,”FRAD-088″ “POZZI-CAVALLO Lorenza”,”Luigi Cavallo. Dalla Stella Rossa alla rivolta operaia di Berlino.”,”‘La vraie passion du XXe siècle, c’est la servitude’, Albert Camus, ‘L’homme révolté, (II, 637) (in apertura) ‘Luigi Cavallo avrebbe dedicato questo libro ai compagni d’infanzia e di lotta Giorgio Diena e Silvia Pons scomparsi prematuramente, a Giorgio Latis, fucilato dai nazifascisti a Reaglie alla Liberazione di Torino, a Iska Joffe, partigiano comunista deceduto in un Gulag sovietico nel 1950; al compagno di partito e amico Amedeo Ugolini, rappresentante del Pci nel Cln regionale piemontese’ (in apertura) Lorenza Pozzi Cavallo nata nel 1940, ha conseguito i suoi studi in GranBretagna e in Francia. Competente in problemi di politica internazionale, ha redatto per organismi internazionali numerose relazioni di analisi comparativa di documentazione e fonti con particolare riguardo al blocco ex sovietico. Dal 1974 ha affiancato Luigi Cavallo nelle ricerche e negli studi collaborando all’Ueo, Ocde, CoCom e ad Istituti di difesa. Dal ‘Capitolo 12. Stella Rossa e il professor Luraghi’. “”Dalla fusione delle Edizioni di Cultura sociale, dirette da Roberto Bonchio, e dalle Edizioni Rinascita, volute da Togliatti nel 1946, a cui Valentino Gerratana fu uno di principali collaboratori, nel 1953 nacquero le Editori Riuniti che, nel 1954, commissionarono a Raimondo Luraghi, giovane professore di storia nei Licei – poi docente all’Università di Genova e di Storia americana alla Luiss di Roma – il libro ‘Il Movimento operaio torinese durante la Resistenza’. Alle mie osservazioni (lettera del 29 marzo 2010) in merito alle pagine dedicate a Stella Rossa, Luraghi replicava: “”sarà forse bene che io le delinei sommariamente la “”storia”” di tale libro. Esso mi fu commissionato dagli Editori Riuniti, la casa editrice del Partito Comunista italiano; ed io, nella mia ingenuità di ragazzo, credetti che essi, rivolgendosi a me, volessero una seria, imparziale e scientifica analisi storica dei fatti, in ogni caso, tale era il metodo di lavoro, congeniale con quella vocazione di storico che fu mia sin dalla prima giovinezza. Mi ingannavo gravemente: ciò che essi volevano era un libello politico inteso ad accreditare la “”verità”” ufficiale del partito. Veniamo invece alla prima parte che mi riguarda direttamente in quanto consiste in realtà in quella che a me sembra un’aspra requisitoria contro lacune o tesi ritenute errate, da lei riscontrate nel mio libro ‘Il movimento operaio torinese durante la Resistenza’ (nelle pagine dedicate a Stella Rossa). Devo anzitutto precisare che al tempo della pubblicazione di tale opera la mia firma non era per nulla “”autorevole””: io ero poco più che un ragazzo che stava muovendo i primi incerti passi sul difficile cammino della professione di storico. Ed a tale proposito ritengo che il Suo approccio a tale mio libro parta da premesse che a me appaiono errate: (…) che ella lo affronti come se si trattasse di un “”pamphlet”” politico: mentre esso ha voluto essere – ed è stato – un primo tentativo di analisi storica spassionata e critica, di un cruciale periodo della nostra vicenda. Come tale, esso è stato ed un’opera pionieristica; ha inteso cioè aprire una strada all’analisi scientifica dei fatti (…)”” (pag 385)”,”MITC-156″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Michael BUCKMILLER, Oskar NEGT, Gian Enrico RUSCONI, Michael WOLFF, Heinz BRÜGGEMANN, Paul MATTICK, Giacomo MARRAMAO”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 1. Über Karl Korsch. Außerdem: Anarchismus-Bibliographie Stichwort ‘Stamokap’ Rezensionen Hinweise.”,”saggi di Michael BUCKMILLER, Oskar NEGT, Gian Enrico RUSCONI, Michael WOLFF, Heinz BRÜGGEMANN, Paul MATTICK, Giacomo MARRAMAO”,”TEOC-145″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Sven PAPCKE Jürgen HENTZE Luigi CORTESI Tony CLIFF”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 2. Marxistische Revolutionstheorien.”,”saggi di Sven PAPCKE Jürgen HENTZE Luigi CORTESI Tony CLIFF Michael BUCKMILLER G. LANGKAU Cajo BRENDEL”,”TEOC-146″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Georges HAUPT Enzo COLLOTTI Annette JOST Hans Manfred BOCK Sven PAPCKE Peter KÜHNE Helmut DAHMER Enzo MODUGNO e altri”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 3. Die Linke in der Sozialdemokratie. Außerdem: Diskussionen, Archiv, Aufsätze, Bibliographie, Rezensionen, Hinweise.”,”saggi di Georges HAUPT Enzo COLLOTTI Annette JOST Hans Manfred BOCK Sven PAPCKE Peter KÜHNE Helmut DAHMER Enzo MODUGNO”,”TEOC-147″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Ursula SCHMIEDERER Volkhard BRANDES Annette LEPPERT-FÖGEN Helmut DAHMER Christian RIECHERS Gabriella M. BONACCHI Paul FRÖLICH Alexander SCHAPIRO Jaap KLOOSTERMAN Sven PAPCKE Paul MATTICK Friedrich EBERLE Helmut REINICKE Moishe POSTONE”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 4. Faschismus und Kapitalismus. Außerdem: Archiv, Dokumente, Aufsätze, Rezensionen, Hinweise.”,”saggi di Ursula SCHMIEDERER Volkhard BRANDES Annette LEPPERT-FÖGEN Helmut DAHMER Christian RIECHERS Gabriella M. BONACCHI Paul FRÖLICH Alexander SCHAPIRO Jaap KLOOSTERMAN Sven PAPCKE Paul MATTICK Friedrich EBERLE Helmut REINICKE Moishe POSTONE”,”TEOC-148″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Rainer ROTERMUNDT Ursula SCHMIEDERER Helmut BEKER-PANITZ Ludolfo PARAMIO Ulysses SANTAMARIA Alain MANVILLE Annette JOST Sven PAPCKE Christian RIECHERS Hans Manfred BOCK Dieter SCHULZ Theo PINKUS e altri”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 5. Kritik des Leninismus. Außerdem: Diskussion, Archiv, Dokumente, Bibliographien, Rezensionen, Hinweise.”,”saggi di Rainer ROTERMUNDT Ursula SCHMIEDERER Helmut BEKER-PANITZ Ludolfo PARAMIO Ulysses SANTAMARIA Alain MANVILLE Annette JOST Sven PAPCKE Christian RIECHERS Hans Manfred BOCK Dieter SCHULZ Theo PINKUS e altri”,”TEOC-149″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Ursula SCHMIEDERER Doris NOLLE Wolfgang STROHMEYER Elizabeth JONES Paul MATTICK Wolfgang RIELAND Theo PINKUS Karl-Heinz SAHMEL e altri”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 6. Grenzen gewerkschaftlicher Politik. Außerdem: Dokumente, Ausäftze, Bibliographien, Literaturberichte, Rezensionen, Hinweise.”,”saggi di Ursula SCHMIEDERER Doris NOLLE Wolfgang STROHMEYER Elizabeth JONES Paul MATTICK Wolfgang RIELAND Theo PINKUS Karl-Heinz SAHMEL e altri”,”TEOC-150″ “POZZOLI Claudio a cura; scritti di COGOY Mario DEUTSCHMAN Cristoph HERMANIN Federico MARRAMAO Giacomo POZZOLI Claudio SWEEZY Paul M.”,”Il comunismo difficile. I comunisti dei consigli e la teoria marxiana dell’accumulazione e delle crisi.”,”libro dedicato a Paul Mattick “”Una grande epoca storica non muore mai tanto rapidamente quanto i suoi tendono a sperare e forse anche devono sperare per poterla colpire con il dovuto vigore””. Franz Mehring “”Entro l’ambito definito nei suoi termini fondamentali dalla teoria della crisi Korsch distingueva tra due ‘atteggiamenti’, corrispondenti a due diversi modi di considerare la meccanica catastrofica dello sviluppo: l’atteggiamento ‘soggettivistico’, corrispondente alla versione socialdemocratica ufficiale (“”die offizielle sozialdemokratische Krisentheorie””, come Korsch la chiama), proprio di teorici come Hilferding, Bernstein, Lederer, Tarnow e Naphtali; l’atteggiamento ‘oggettivistico’, rappresentato dalla ‘Zusammenbruchstheorie’ “”classica”” di Rosa Luxemburg, Fritz Sternberg e Henryk Grossmann. L’atteggiamento soggettivistico ritiene di poter superare la crisi nell’ambito del sistema capitalistico, con l’ausilio di un “”cartello generale”” (il ‘Generalkartell’ di Hilferding) e con una regolamentazione del rapporto capitale lavoro salariato. A questa teoria di Hilferding si rifanno per Korsch non solo i socialdemocratici ma anche – in quanto anch’essi teorici soggettivistici della crisi – i programmatori e pianificatori economici operanti nell’Unione Sovietica o bolscevichi in genere””. (pag 69)”,”TEOC-483″ “POZZOLINI Alberto a cura; scritti di F. CHABOD G. PROCACCI R. ROMEO G. CANDELORO C. PISACANE A. COSTA S.F. ROMANO G. MANACORDA A. SOBOUL A. CARACCIOLO R. DEL-CARRIA A. ROMANO E. RAGIONIERI F. ENGELS S. SERENI P. SPRIANO R. MORANDI S. MERLI P. ALATRI F. DELLA PERUTA N. ROSSELLI L. CORTESI E.J. HOBSBAWM”,”Le origini del movimento operaio e contadino in Italia.”,”Scritti di F. CHABOD G. PROCACCI R. ROMEO G. CANDELORO C. PISACANE A. COSTA S.F. ROMANO G. MANACORDA A. SOBOUL A. CARACCIOLO R. DEL-CARRIA A. ROMANO E. RAGIONIERI F. ENGELS S. SERENI P. SPRIANO R. MORANDI S. MERLI P. ALATRI F. DELLA PERUTA N. ROSSELLI L. CORTESI E.J. HOBSBAWM. Alberto POZZOLINI vive a Milano dove insegna italiano nelle scuole superiori. E’ studioso del movimento operaio. “”Mazzini chiama Marx uomo d’ ingegno… dissolvente, di tempra dominatrice ecc. forse perché Marx ha saputo molto ben dissolvere la cabala ordita da Mazzini a danno dell’ Internazionale, dominando talmente la mal dissimulata libidine di autorità del vecchio cospiratore, si di (sic) renderlo per sempre innocuo all’ Associazione.”” (pag 106, Engels, Sulla partecipazione di Mazzini alla fondazione dell’ Internazionale, 1871)”,”MITS-227″ “POZZOLINI Alberto”,”Che cosa ha veramente detto Gramsci.”,”‘Se negli anni della guerra Gramsci ha iniziato il discorso politico fondamentale della sua vita ed ha delineato il contrasto storico tra la classe borghese e quella proletaria, è negli anni immediatamente successivi, sulle colonne dell”Avanti!’ e soprattutto de ‘L’Ordine Nuovo’, che egli continuerà la ricerca con ben altra lucidità e incisività. La borghesia italiana, egli scriverà, ha realizzato, sviluppandosi, il principio dell’unità nazionale, ma è anche responsabile di aver scatenato quella guerra civile che depreca tanto, a parole. «Perché guerra civile significa appunto urto tra due poteri che si disputano a mano armata il governo dello Stato, urto che si verifica, non in campo aperto tra due eserciti ben distinti, schierati regolarmente, ma nel seno stesso della società». Prima del 1859 era la classe borghese ad avere interessi unitari dal punto di vista economico e politico. Sessanta anni dopo, l’Italia è ancora nelle condizioni psicologiche che precedettero il ’59: ma non è più la classe borghese a guidare e a volere la lotta per l’unità. «Oggi la classe ‘nazionale’ è il proletariato, è la moltitudine degli operai e contadini, dei lavoratori italiani, che non possono permettere il disgregamento della nazione, perché la unità dello Stato è la forma dell’organizzazione di produzione e di scambio costruito sul lavoro italiano, è il patrimonio di ricchezza sociale che i proletari vogliono portare nell’Internazionale comunista. Solo lo Stato proletario, la dittatura proletaria, può oggi arrestare il processo di dissoluzione dell’unità nazionale, perché è l’unico potere reale che possa costringere i borghesi faziosi a non turbare l’ordine pubblico, imponendo loro di lavorare, se vogliono mangiare». In questo caso, ogni distinzione tra dittatura e democrazia diviene puramente teorica: ogni regime borghese è caratterizzato, se è per questo, dall’equilibrio tra due grandi forze politiche, anzi tra i due partiti parlamentari che le rappresentano, quello conservatore (che rappresenta i proprietari terrieri) e quello democratico (che rappresenta il capitale industriale). Ma la distinzione è troppo sottile perché, sia nel caso che lo Stato italiano sia uno Stato poliziesco, sia nel caso opposto, di una repubblica liberale democratica, «la classe operaia avrebbe ed ha un solo dovere nei suoi confronti: rovesciarlo». Gramsci mette in guardia il proletariato da un pericolo, quello della presenza della piccola borghesia nel suo seno, proprio come accade per la classe borghese. La vanità, l’ambizione internazionale, il non saper capire esattamente quali siano le forze storiche che dominano la vita del mondo, il non saper vedere quale debba essere il proprio posto e la propria funzione: tutto questo fa sì che molti proletari diventino piccolo borghesi ed indeboliscano oggettivamente il proletariato nella sua lotta. E lo indeboliscono proprio nel momento culminante della lotta: la borghesia, nel dopoguerra, «è diventata più feroce e patriottica ora che ha messo in salvo la sua pelle e i suoi quattrini»’ (pag 50-51)] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GRAS-127&#8243; “POZZOLINI Alberto”,”Che cosa ha veramente detto Gramsci.”,”Alberto Pozzolini si è laureato presso l’Università di Pisa con una tesi sul teatro egiziano antico e insegna, oggi (1970) a Milano. “”Gramsci è consapevole delle forze ideologiche schierate normalmente a favore della borghesia e sa quanto sia difficile rompere, per il dirigente socialista o comunista, la crosta dei luoghi comuni che la classe borghese ha saputo stendere, da sempre, in forma egemonica, sulla scuola, sulla cultura, sul pensiero di tutto lo Stato, per far credere che i propri ideali siano rivestiti di valori assoluti e non legati, da ragioni storiche e di classe, alla conservazione dei propri privilegi e del proprio potere. «Bisogna educare il proletariato», è il ritornello dei suoi scritti giovanili. Ma non basta. Per la conquista del potere, perché la classe operaia sia veramente preparata, occorre anche che «le sirene della perdizione» vengano imbavagliate, vengano messe in condizione di non parlare, di non nuocere: «Fino a quando il proletariato non comprenda tutto il popolo, e non sia immunizzato, bisogna che esso almeno pensi a gettare sulla società borghese la rete del proprio controllo, per imprigionarla». D’altra parte, la conquista del potere può passare per vie infinite, imprevedibili, non preventivabili. Lo aveva già affermato, con tutta la forza del suo linguaggio paradossale, quando la rivoluzione bolscevica era stata osannata come una rivoluzione compiuta contro Marx e contro le sue teorie. La conquista del potere può avvenire in modi che il ‘marxista filologo’ non riesce nemmeno a comprendere e far propri, tanto meno a prevedere. Perché «la storia reale non accetta ipotesi di svolgimento degli avvenimenti, altro che come indizi che possono servire per dare un indirizzo possibilmente sicuro all’azione pratica: e i rivoluzionari osservano la storia reale, non il gioco dei partiti, osservano la dialettica delle forze reali economiche, non i pii desideri e le trepidazioni delle mosche cocchiere». Bisogna infrangere gli schemi precostituiti e adeguarsi alla mutevole e complessa vita reale”” (pag 82-83) [Alberto Pozzolini, ‘Che cosa ha veramente detto Gramsci’, Roma, 1968] (pag 82-83)”,”GRAS-128″ “POZZOLINI Alberto”,”Che cosa ha ‘veramente’ detto Togliatti.”,”Alberto Pozzolini si è laureato presso l’Università di Pisa con una tesi sul teatro egiziano antico e insegna, oggi (1970) a Milano.”,”PCIx-465″ “PRADELLA Lucia”,”L’attualità del ‘Capitale’. Accumulazione e impoverimento nel capitalismo globale.”,”PRADELLA Lucia ha studiato filosofia e scienze sociali a Venezia, Berlino, Londra. E’ dottoranda in Scienze filosofiche all’Università di Napoli Federico II e a Paris X Nanterre. Ha contribuito all’edizione storico-critica delle opere di Marx e Engels, Mega, e svolge una ricerca su Marx e la mondializzazione sulla base di questa edizione. La stratificazione del proletariato. “”All’epoca, l’opinione corrente era che, se le comunicazioni con l’Irlanda fossero state potenziate quanto quelle all’interno dell’Inghilterra, si sarebbe imposta un’equiparazione delle condizioni dei lavoratori dei due paesi (Collinson Black R.D., Economic Thought and the Irish Question, 1976). Secondo Marx, le conseguenze più gravi di questi processi non erano tanto quelle di carattere “”materiale””, ma consistevano nella divisione che la borghesia cercava di creare nel proletariato, fomentando tra i lavoratori inglesi sentimenti di paura, ostilità e razzismo contro quelli immigrati. Questi sentimenti trovavano terreno nella competizione al ribasso che si trovavano involontariamente a esercitare i lavoratori irlandesi, i quali, d’altra parte, vedevano in quelli inglesi i complici del dominio coloniale sul proprio paese. L’operaio inglese, “”rispetto all’operaio irlandese, si sente membro della nazione dominante e si trasforma così in un suo strumento che gli aristocratici e i capitalisti del suo paese usano contro l’Irlanda, rafforzando in questo modo il dominio nei suoi stessi confronti. Egli si culla nei pregiudizi religiosi, sociali e nazionali contro il lavoratore irlandese. Il suo atteggiamento è molto simile a quello dei bianchi poveri nei confronti dei negri nei vecchi stati schiavistici degli Stati Uniti. L’irlandese gli restituisce tutto ciò con gli interessi. Egli vede infatti nel lavoratore inglese sia il complice che lo strumento stupiido del dominio inglese in Irlanda. Questo antagonismo è artificialmente mantenuto dalla stampa, dai pulpiti e dai fumetti; in breve da tutti gli strumenti di cui dispongono le classi dominanti. Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese malgrado la sua organizzazione. E’ il segreto che permette ai capitalisti di mantenere il potere. E questi ultimi lo sanno molto bene”” (Lettera di Marx a Sigfrid Meyer e August Vogt del 9 aprile 1870, in Marx Engels, Sull’Irlanda, cit, p. 358)”” [Lucia Pradella, L’attualità del ‘Capitale’. Accumulazione e impoverimento nel capitalismo globale,. 2010] (pag 246-247)”,”MADS-605″ “PRAGER Rodolphe a cura”,”Les congres de la quatrieme internationale. 2. L’ Internationale dans la guerre (1940-1946).”,”””Le but de l’ imperialisme americain, ce n’est pas seulement de briser le mouvement revolutionnaire mondial, c’est, par les methodes de la penetration economique, de la pression diplomatique et politique, de restaurer en URSS la domination du capitalisme. La liquidation du mouvement ouvrier dans le monde prepare pour lui la liquidation de l’ Etat ouvrier russe. En brisant le mouvement communiste international, Staline ouvre la voie à la liquidation de l’ economie collectiviste en URSS par le capitalisme.”” (pag 150)”,”TROS-085″ “PRAGER Rodolphe a cura”,”Les congres de la quatrieme internationale (manifestes, theses, resolutions). 3. Bouleversements et crises de l’ après-guerre (1946-1950).”,”””I gruppi dirigenti dei partiti staliniani in Germania (SED all’ Est, KPD all’ Ovest) non sono altro che gli strumenti della burocrazia sovietica. (…) Tuttavia, essendo dato che il KPD è il solo partito che si oppone in maggior misura alle potenze occidentali d’ occupazione e alla borghesia tedesca, esso cristallizza, in una certa misura, la combattività delle masse. Allo stesso tempo, gode ancora del prestigio della sua politica di lotta di classe dei tempi passati. Ma il suo gruppo dirigente, come quello della SED, obbedisce esclusivamente agli ordini del Cremlino. Per i dirigenti del KPD, appoggiare o no le rivendicazioni operaie è unicamente una questione di tattica politica di cui gli interessi della burocrazia sovietica sono il solo fattore determinante””. (pag 320-321)”,”TROS-103″ “PRAGER Rodolphe a cura”,”Les congres de la quatrieme internationale (manifestes, theses, resolutions). 4. Menace de la troisieme guerre mondiale et tournant politique (1950-1952).”,”””Non tracciamo una croce sulla rivoluzione jugoslava. Lo stato operaio sussiste ancora. La tradizione delle lotte dei partigiani vive ancora nella coscienza delle masse, le misure progressive prese dopo il 1948 possono avere una loro propria logica con la quale i dirigenti jugoslavi possono ancora avere a che fare.”” (pag 277)”,”TROS-104″ “PRAGER Rodolphe”,”Quelques regards sur l’ histoire du mouvement trotskyste.”,”””Liberato dalla prigione in seguito a un bombardamento della Luftwaffe e rientrato a Parigi alla metà di luglio, Prager si dedica a riannodare i contatti con i militanti dispersi che stanno ritornando, poco a poco, e vi perviene, principalmente grazie all’ aiuto di Jeanne Martin, che non aveva voluto lasciare la capitale, e a Jacques Birgeras (detto Bruno). Una nuova direzione si mette in opera, in agosto, con Rodolfo Prager, Roger Foirier (Rolando), Jacques Grinblat (Privas) e Henri Molinier (Testu), il solo fuggito dei dirigenti “”storici””. La notizia ci mette un po’ di tempo ad arrivare nel Midi, e a maggior ragione a Londra ove si era in ansia per le sorti dei numerosi compagni mobilitati. Per tentare di migliorare i collegamenti, il gruppo di Londra decide, da ottobre, l’ invio di Raymond Molinier in Portogallo.”” (pag 31)”,”TROS-161″ “PRAHALAD C,K.”,”La fortuna alla base della piramide. Sconfiggere la povertà e realizzare profitti.”,”28″,”ECOT-354″ “PRANDI Alfonso a cura, scritti di Federico CHABOD Jean DELUMEAU Hans BARON Viktor LAZAREV Delio CANTIMORI Ernest F. JACOB Denys HAY Paul O. KRISTELLER Garret MATTINGLY Earl ROSENTHAL Wallace K. FERGUSON Harcourt BROWN”,”Interpretazioni del Rinascimento.”,”Scritti di Federico CHABOD Jean DELUMEAU Hans BARON Viktor LAZAREV Delio CANTIMORI Ernest F. JACOB Denys HAY Paul O. KRISTELLER Garret MATTINGLY Earl ROSENTHAL Wallace K. FERGUSON Harcourt BROWN. “”E come letterati e artisti del Rinascimento hanno, essi stessi, pienamente avvertito lo stacco fra il loro mondo e quello precedente, così anche il Machiavelli ha piena coscienza della sua sostanziale, formidabile “”novità””: lo dice con estrema chiarezza, in quel cap. 15 del Principe dove – fu giustamente osservato – si ha veramente la sensazione di entrare in un mondo nuovo.”” (pag 53)”,”STOx-082″ “PRANDINI Onelio”,”La cooperazione. Organizzazione storia e futuri sviluppi del movimento cooperativo.”,”PRANDINI Onelio (Modena, 1937) è presidente della Lega nazionale cooperative e mutue. “”Ecco dunque il ruolo dei poteri pubblici e dei partiti. Se si riconosce il movimento cooperativo come forza di trasformazione della soceità e dell’ economia in senso democratico, e più precisamente come centro di diffusione della capacità dei lavoratori, dei consumatori, dei cittadini di mettersi insieme per risolvere in modo autonomo ed efficiente i loro problemi, (…). Anche da parte del sindacato e dei partiti più vicini al movimento operaio, per la verità, l’impegno a favore dello sviluppo cooperativo non è stato finora particolarmente intenso. Si è preferito il più delle volte puntare sullo scontro o sul dialogo con la proprietà pubblica o privata delle aziende (…)””. (pag 108-109)”,”ITAE-153″ “PRANDINI Onelio”,”La cooperazione. A che serve, come si crea, come si organizza una cooperativa. Dall’Ottocento ai futuri sviluppi.”,”PRANDINI Onelio (Modena, 1937) è presidente della Lega nazionale cooperative e mutue.”,”ECOS-003″ “PRANDINI Onelio”,”La cooperazione.”,”Onelio Prandini (Castelnuovo di Rangone, Modena, 1937) è presidente della Lega nazionale cooperative e mutue.”,”ITAS-076-FL” “PRANZETTI Luisa a cura”,”L’America violata. Antologia della Conquista.”,”Luisa Pranzetti, assistente di Letteratura ispano-americana presso l’Università di Roma. “”Oggi, Padre, entra con me in questa casa. Ti mostrerò le lettere, il tormento del mio popolo, e del perseguitato. Ti mostrerò le antiche sofferenze”” (P. Neruda, Canto general, trad. di D. Puccini, Milano, 1970) (in apertura)”,”AMLx-001-FFS” “PRASCA Maria Teresa”,”Tendenze alla ricomposizione di un mercato unico mondiale.”,”””(…) Lenin fin dai primi anni di esistenza dello Stato sovietico, poneva la questione dello sviluppo dei rapporti economici e commerciali con il mondo capitalistico partendo dall’ipotesi che il mercato mondiale sarebbe rimasto unico fino a quando lo Stato sovietico non fosse uscito dal suo accerchiamento-isolamento, nonché dalla consapevolezza, come attesta l’elaborazione in ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’ e in altri scritti, che con la rivoluzione d’Ottobre si era aperto un processo inarrestabile di mutamenti che avrebbe messo sempre più in crisi l’egemonia dell’imperialismo nel mondo. «Oggi due campi avversi, pienamente consapevoli, stanno l’uno di fronte all’altro nel mondo intero» (1), scriveva Lenin, il quale rilevava anche la circostanza che «noi esistiamo nella catena degli Stati capitalistici, come un anello dell’economia mondiale» (2)”” (pag 64) [(1) V.I. Lenin, ‘Opere Complete’, v. 30, Editori Riuniti, 1967, p. 407; (2) V.I. Lenin, ‘Opere’ (in russo), Mosca, 1936, v. XXVI, p. 461] [Maria Teresa Prasca, ‘Tendenze alla ricomposizione di un mercato unico mondiale’, Critica marxista, Roma, n. 6, novembre-dicembre 1972; pag 64-77] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ECOI-005-FGB”
“PRASHAD Vijay”,”Fat Cats & Running Dogs. The Enron Stage of Capitalism.”,”L’autore è Professore associato e Direttore di studi internazionali presso l’Università Trinity College.”,”USAE-002-FP”
“PRAT José”,”La burguesía y el proletariado (apuntes sobre la lucha sindical).”,” I rapporti tra sindacalismo rivoluzionario, socialismo, anarchismo. “”Los sindicalistos franceses sostienen que “”el Sindicalismo se basta a sí mismo””. Juan Grave les objeta, viendo el peligro que señala Malatesta y dada la escasa consciencia de clase de la masa obrera, que para que así sea “”es necesario que el Sindicato se vaya poniendo a la altura de las ideas que deben desarrollarse, que se transforme a medida que se modifique la mentalidad de los que lo componen””. El consejo es excelente. (…) Luis Fabbri aconseja a los obreros socialistas-legalitarios y a los socialistas-anarquistas que tomen una parte activa en el movimiento sindicalista y lo apoyen con su acción de los partidos socialistas y con sus criticas lo orienten. Cree que presentemente los partidos socialistas no pueden desaparecer, porque responden a una necesidad del momento. En cambio, el sindicalista Enrique Leone ve un peligro para el Sindicalismo en el unilateralismo de los partidos socialista de Estado y socialista-anarquista, y cree que el Sindicalismo está destinado a absorber la doctrina y la acción de estos partidos ‘unificándolos’, y a reivindicar el título de Sindicalismo socialista. Si así fuere, cosa que dudamos, el peligro entrevisto por Grave y malatesta tal vez desapareciere; pero sucederá asi? El tiempo ha de decirlo”” (pag 152-153)”,”MSPx-072″
“PRATI Massimo”,”Rivoluzione inglese. Paradigma della modernità.”,”””In una rivoluzione, quando l’incessante accumulo dei secoli esplode in una eruzione vulcanica, le fiamme meteoriche e le lingue di fuoco che si formano al di sopra sono un caos privo di significato e si prestano a capricci infiniti, ed a romanticismi, a meno che l’osservatore non le veda come proiezioni del sottosuolo dal quale provengono”” (C.L.R. James, ‘The Black Jacobins’) (in apertura) Massimo Prati si è laurato all’Università di Genova in ‘Comunicazione interculturale’. Ha proseguito gli studi in Linguistica nella stessa università, nell’ambito del DEA in English Literature al St Claire’s College-Oxford. È inotlre formatore e insegnante nel College Aiglon. E’ autore di altre opere. “”Molti storici concordano nel ritenere i ‘Levellers’ il primo partito politico della storia moderna. Si tratta di un’organizzazione con un programma politico, un gruppo dirigente, un organo di stampa e una rete di militanti e simpatizzanti (10.000 circa), dotato persino di gadget (ribbons) e colori sociali (seagreen). Nel gruppo dirigente le figure di spicco erano almeno tre: Richard Overton, William Walwyn, John Lilburne. Per quanto riguarda il primo, della fase di vita precedente alla Rivoluzione inglese si sa poco, o meglio si sa che visse a lungo nella comunità di rifugiati inglesi di Amsterdam. Richard Overton comunque puà essere considerato uno dei teorici del partito. Un suo libro del 1643, intitolato ‘Man’s Mortality’, avanzava dubbi sull’immortalità dell’anima, e scandalizzò i suoi contemporanei non meno di quanto avessero fatto i pamphlet di Milton sul divorzio. (…) Ma il teorico probabilmente più importante fu William Walwyn. Egli fu un uomo di formazione umanista (le sue lettura andavano da Seneca e Plutarco a Montaigne) che si propose di sconfiggere le concezioni dogmatiche dei movimenti religiosi più intolleranti (in particolare l’idea calvinista della predestinazione alla dannazione) e che, oltre ad essere un leader popolare, aveva anche doti di gran polemista. (…) Dei tre suddetti dirigenti, l’uomo d’azione era sicuramente John Lilburne, soprannominato “”‘Freeborn’ John”” dai suoi sostenitori londinesi. Già prima dello scoppio della rivoluzione, nel 1637, era stato arrestato per avere partecipato alla pubblicazione di testi critici nei confronti dei vescovi e delle istituzioni. Egli partecipò alla guerra civile, con il grado di Capitano, schierandosi con l’esercito repubblicano, e rinunciò, in ragione del suo idealismo, a promettenti proposte di carriera. (…) La petizione di favore di Lilburne raccolse 10.000 firme, e portò alla sua liberazione ottenuta il 2 agosto 1648. (…) Un altro gruppo interessante, questo numericamente minoritario fu quello dei ‘Diggers’. Ma, a mio parere, l’esiguità del loro numero non giustifica il fatto che quasi sempre siano stati liquidati in modo sbrigativo dagli studiosi in materia. (…) Il gruppo dei Diggers era stato fondato da William Everard, che aveva servito nel ‘New Model Army’ ed era stato congedato per il suo radicalismo (5). Ma il leader passato alla storia è Gerrard Winstanley, teorico di levatura, caratterizzato da un forte pensiero radicale, che sviluppa una critica al commercio e alla proprietà privata come fonti di conflitti e sfruttamento, e propone un progetto di società alternativa, con caratteristiche che anticipano l’idea di comunismo così come si è venuta configurandosi nella storia del pensiero moderno: «La pratica della compra e vendita pertanto suscitò ed ancora oggi suscita malcontento e guerre, che hanno tormentato a sufficienza l’umanità. E le nazioni del mondo non impareranno mai a trasformare le loro spade in vomeri e le loro lance in falcetti, e non smetteranno di farsi la guerra finché quest’espediente truffaldino di comprare e vendere non sarà gettato tra i rifiuti del potere regale (…) nessuno uomo può arricchirsi, se non grazie al so lavoro o di lavoro di altri uomini che lo aiutano» (6). E nella parte finale dello stesso libro aggiunge: «Ci saranno magazzini dappertutto, sia in campagna che in città: lì saranno portati i prodotti della terra e i prodotti degli artigiani, e dal magazzino saranno consegnati alle singole famiglie e a ciascuno per il proprio uso e secondo i bisogni» (7). Winstanley fu autore di numerosi pamphlet. (…) La vicenda dei ‘Diggers è dunque interessante per due ordini di motivi. Da un punto di vista pratico, le loro esperienze di comunità autogestite nel periodo della Rivoluzione inglese, quantunque rare e isolate, prefigurano fenomeni che, su più vasta scala, si presenteranno in processi storici successivi (penso alle collettività agricole nella Spagna del 1936). Il secondo aspetto interessante è che tale esperienza pratica si accompagna all’elaborazione teorica di Winstanley, con tratti di forte originalità nel caso della critica al sistema allora vigente, e con interessanti formulazioni dei concetti di proprietà privata e di religione che saranno sviluppate più organicamente e sistematicamente da Rousseau, da Proudhon e da Marx nei secoli seguenti”” (pag 161-169) Massimo Prati, ‘Rivoluzione inglese. Paradigma della modernità’, Mimesis edizioni, Milano, 2020 Sull’identità di William Everard ci sono versioni contrastanti. La più accreditata e diffusa è quella che fa di Everard un soldato in congedo, ma per altri storici si tratterebbe di un religioso. È possibile anche che sia stato l’uno e l’altro in periodi diversi della sua vita; (6) G. Winstanley, ‘Il Piano della Legge della Libertà’ a cura di D. Bianchi, Claudiana, Torino, 1992, p. 106-107; (7) Ibid. p. 207]”,”UKIR-055″
“PRATO Ledo”,”Sviluppo del capitale ed emigrazione in Europa. La Francia.”,”PRADO, nato a San Severo (Foggia, 1948) ha collaborato per 2 anni all’ ISSOCO, svolgendo ricerche sulla Q dell’ immigrazione e sulla struttura del mercato del lavoro. Svolge attività sindacale e collabora a varie riviste.”,”FRAS-013″
“PRATO Giuseppe”,”Gli italiani in Inghilterra. Uno sguardo al passato.”,”””La legislazione locale non è del tutto estranea a questo fenomeno [all’azione assimilatrice degli immigrati nella nuova patria, ndr], per noi assai deplorevole. Solo dal 1870-72 data infatti la riforma liberale per cui lo straniero residente in Inghilterra fu parificato al cittadino nell’esercizio di tutti i diritti civili. Prima d’allora egli soffriva di molte limitazioni, principalissimo il divieto di acquistare proprietà immobiliari; e di tale esclusione perdurano tuttora a danno nostro le conseguenze nel fatto che ben pochi fra gli italiani i quali godettero posizione agiata prima della riforma legislativa, poterono conservare la nazionalità d’origine. L’agevolezza grandissima introdotta poi all’acquisto della naturalità inglese, la quale, specialmente per l’esenzione dal servizio militare,offre all’emigrante un immediato e positivo vantaggio, continua ed aumenta di anno in anno la tendenza a mutar cittadinanza e rende sempre più esiguo il numero dei figli di italiani agiati che, giunti all’età maggiore, optino per la patria d’origine, come loro concede la legge”” (pag 21-22)”,”UKIx-001-FB”
“PRATOLINI Vasco”,”Il quartiere.”,”PRATOLINI Vasco”,”VARx-432″
“PRATOLINI Vasco”,”Metello. Una storia italiana. I.”,”Metello Salani, orfano di madre e con il padre morto in un incidente di lavoro, viene affidato a una famiglia di contadini a Rincine, nei pressi di Firenze. La sua infanzia è relativamente felice fino a quando la famiglia di contadini è costretta ad emigrare in Belgio. Metello, un muratore socialista, vive esperienze umane, amorose e politiche dal 1875 al 1902. Il romanzo esplora temi come l’educazione dei sentimenti, la lotta per la vita, l’amicizia, l’amore, il lavoro e la solidarietà (copil.) Vasco Pratolini nacque il 19 ottobre 1913 a Firenze, nel quartiere popolare di via de’ Magazzini, da una famiglia operaia. I suoi genitori erano Ugo Pratolini, commesso nel negozio di colori e articoli da disegno, e Nella Casati, sarta. Durante la sua vita, Pratolini lavorò in vari mestieri, tra cui garzone di bottega, venditore ambulante e barista. La sua passione per i libri lo portò a migliorare la sua formazione culturale, nonostante gli studi irregolari. Nel mondo letterario, fu influenzato dalla rivista Solaria e dai movimenti cattolici francesizzanti. Grazie all’amicizia con il pittore Ottone Rosai, Pratolini entrò nel mondo della letteratura. È considerato uno dei principali esponenti del neorealismo italiano e fu nominato tre volte per il Premio Nobel per la Letteratura123. (copil.) La sua passione per i libri lo portò a migliorare la sua formazione culturale, nonostante gli studi irregolari. Vicino alle posizioni della sinistra e del PCI, partecipò alla Resistenza negli anni più duri per l’Italia. Vasco Pratolini morì a Roma il 12 gennaio 1991 all’età di 77 anni”,”VARx-061-FSD”
“PRATOLINI Vasco”,”Cronache di poveri amanti.”,”Cronache di poveri amanti, scritto da Vasco Pratolini, è un romanzo corale ambientato nella Firenze del 1925 e 1926. Le vicende ruotano attorno agli abitanti di via del Corno, una zona popolare tra Palazzo Vecchio e Santa Croce. Questi ‘cornacchiai’ vivono in condizioni umilissime e affrontano gli sconvolgimenti causati dall’affermazione del fascismo. Nel romanzo, si intrecciano storie d’amore, politica e povertà, creando un quadro vivido della vita quotidiana in quel periodo (copil.) Vasco Pratolini nacque il 19 ottobre 1913 a Firenze, nel quartiere popolare di via de’ Magazzini, da una famiglia operaia. I suoi genitori erano Ugo Pratolini, commesso nel negozio di colori e articoli da disegno, e Nella Casati, sarta. Durante la sua vita, Pratolini lavorò in vari mestieri, tra cui garzone di bottega, venditore ambulante e barista. La sua passione per i libri lo portò a migliorare la sua formazione culturale, nonostante gli studi irregolari. Nel mondo letterario, fu influenzato dalla rivista Solaria e dai movimenti cattolici francesizzanti. Grazie all’amicizia con il pittore Ottone Rosai, Pratolini entrò nel mondo della letteratura. È considerato uno dei principali esponenti del neorealismo italiano e fu nominato tre volte per il Premio Nobel per la Letteratura123. (copil.) La sua passione per i libri lo portò a migliorare la sua formazione culturale, nonostante gli studi irregolari. Vicino alle posizioni della sinistra e del PCI, partecipò alla Resistenza negli anni più duri per l’Italia. Vasco Pratolini morì a Roma il 12 gennaio 1991 all’età di 77 anni”,”VARx-062-FSD”
“PRATOLONGO Giorgio”,”«Noi conosciamo i sistemi di Hitler». Il ghetto di Varsavia e l’insurrezione del 1943: voci e volti di una rivolta antifascista.”,”Giorgio Pratolongo, nato a Genova nel 1976, ha frequentato l’Accademia ‘Ligustica’ di Belle Arti. Lavora principalmente con la penna biro. Ha esposto il suoi lavori in una mostra a Clermont-Ferrand “”Noi conosciamo i sistemi di Hitler: omicidio, persecuzioni e rapine”” (da un documento del movimento giovanile ebraico Hashomer Hatzair, 1942) Marek Edelman: militante del Bund, viene nominato comandante in seconda della Zob. Insieme a Mordechaj Anielewicz fu uno degli organizzatori della rivolta nonché l’unico comandante che sopravvisse alal guerra. Decide di rimanere in Polonia, il paese in cui era nato nel 1919 e dove, fino alla sua morte, 2 ottobre 2009, continuò a lottare contro ogni forma di fascismo (pag 66)”,”POLx-060″
“PRATT Fletcher”,”Storia della guerra nel Pacifico. La flotta USA contro il Giappone.”,”Libro dedicato all’Ammiraglio Chester W. Nimitz. Nimitz. “”Il lavoro che aveva avuto inizio negli oscuri ultimi giorni del 1941 era ormai praticamente compiuto. La flotta era ricostruita. Il progresso materiale della Marina degli Stati Uniti durante la guerra è stato reso noto più volte, con dati statistici e grafici illustrativi. Quello che invece è generalmente sfuggito all’attenzione è il miglioramento morale e tecnico, di non minore portata, verificatosi dai giorni in cui un ufficiale, guardando alle notizie pubblicate su Pearl Harbor, osservava: «Una cosa simile non avrebbe mai potuto accadere alla Flotta dell’Atlantico!», e un giornale argentino poteva scrivere: «La Marina inglese sa far bene il suo dovere, la tedesca è piena di decisione e di slancio, e quella americana… è fotogenica». Di questo cambiamento, per quanto riguarda la Flotta del Pacifico, si deve far merito a Chester W. Nimitz, così come sarebbe stato lui il responsabile se il cambiamento non fosse avvenuto. (…) Ma, quel che più importa, è mutato nell’Ammiraglio il modo di trattare e di comportarsi. …. finire (pag 55-58)”,”QMIS-021-FGB”
“PRATTICO Franco”,”Nel Corno d’Africa. Eritrea ed Etiopia tra cronaca e storia.”,”Franco Prattico è stato redattore e inviato speciale di quotidiani e settimanali (Unità, Vie Nuove, Paese Sera, Panorama, Repubblica). Attualmente si occupa di scienza e società nelle pagine culturali di Repubblica.”,”AFRx-114″
“PRAUSSELLO Franco”,”Le vicende monetarie internazionali, 1944-1977. Il punto e le interpretazioni la bibliografia.”,”1. Il sistema dei pagamenti internazionali. Il fondo monetario internazionale, FMI e gli accordi di Bretton Woods. La crisi del gold-exchange standard. I pagamenti internazionali negli anni 1970. 2. La moneta europea. Il Mercato comune e la crisi economica e monetaria internazionale. Caratteri e presupposti dell’unione monetaria. Il piano Werner e la riduzione dei margini di oscillazione fra le monete comunitarie. Per un rilancio dell’unione economica e monetaria. Saggio bibliografico. A. Aspetti economici e di potere del sistema dei pagamenti internazionali (PI). 1. introduzione alla problematica del P.I. B. SÖDERSTEN, E. SCHNEIDER, G. BASEVI. 2. i regimi monetari e i sistemi dei tassi di cambio. R. ZANELETTI, A. JOVANE. 3. Moneta e potere nel contesto”,”ECOI-001″
“PRAWER S.S.”,”Karl Marx and World Literature.”,”PRAWER S.S. Lavoro produttivo improduttivo (pag 310) citazione: “”How this may apply to literature Marx explains in a passage which transfers the ‘silk-worm’ image from Goethe’s ‘Torquato Tasso’ (see above, p. 160) to an episode from the life of John Milton: ‘The same sort of work can be ‘productive’ or ‘unproductive. Milton, for instance, ‘who did the ‘Paradise Lost’ for £ 5′, was un ‘unproductive’ worker. The writer, however, who turns out factory hack-work for his book-seller, is a ‘productive worker’. Milton produced ‘Paradise Lost’ for the same reason as that which makes the silk-worm produce silk. It was an activity wholly natural to him. He later sold the product for £ 5. But the cultural proletarian in Leipzig who churns out books (such as compendia of economics, for instance) under the direction of his book-dealer, is a ‘productive worker’; for his product is from the first subordinated to capital and intended only to utilize capital. A singer who sells her singing on her own initiative, is an ‘unproductive worker’. But if the same singer is engaged by an entrepreneur who lets her sing to make money for him, then she is a ‘productive worker’: for then she produces capital.”” (TM I-MEW XXVI (i), 377). This is the logic of Adam Smith’s definition of ‘productive’ and ‘unproductive’, which Marx links with Hegel’s ‘cunning of reason’ (how ubiquitous Hegel in in Marx’s work right up to the end!) and wittily extends even to ‘crime’: ‘A philosopher produces ideas, a poet poems, a parson sermons, a professor compendia, etc. A criminal produces crime… The criminal produces…art too, ‘belles-lettres’, novels, and even tragedies: witness not only Müllner’s ‘Guilt’ [Die Schuld] and Schiller’s ‘The Robbers’, but also ‘Oedipus’ and ‘Richard III’…”” (TM I – MEW XXVI (i), 363-4).”” [S.S. Prawer, Karl Marx and World Literature, 1978] (pag 310)”,”MADS-577″
“PRAWER Siegbert S.”,”La biblioteca di Marx. Le presenze vive e reali della letteratura nelle pagine di Marx: dalle Mille e una notte a Cervantes, dal conte Ugolino a Shylock, da Robinson Crusoe a Balzac, a Dickens.”,”Siegbert Salomon Prawer, MA PhD LittD DLitt FBA (born 15 February 1925 in Cologne, Germany; died 5 April 2012 in Oxford, England) was Taylor Professor of the German Language and Literature at the University of Oxford. 1976: Karl Marx and World Literature. Oxford: Clarendon Press”,”MADS-030-FF”
“PRAWER Siegbert S.”,”La biblioteca di Marx. Le presenze vive e reali della letteratura nelle pagine di Marx: dalle Mille e una notte a Cervantes, dal conte Ugolino a Shylock, da Robinson Crusoe a Balzac, a Dickens.”,”””Sono cittadino del mondo”” (Marx a Paul Lafargue) (in apertura) “”In un brano sulla filosofia di Kant [dell’Ideologia tedesca, ndr], Marx e Engels mettono alla prova vari termini collegati al concetto di «rispecchiare» e «corrispondere»: «La situazione in Germania alla fine del secolo passato si rispecchia completamente [spiegelt sich vollständig ab] nella ‘Critica della ragion pratica’ di Kant… Questa buona volontà di Kant corrisponde completamente [entspricht vollständig] all’impotenza, all’oppressione e alla miseria dei borghesi tedeschi…» (2). Lo stesso brano prosegue definendo Kant «encomiastico portavoce» [beschönigender Wortführer] della borghesia tedesca, denuncia la sua presunta ignoranza del modo in cui le idee sono condizionate e determinate [bedingt, bestimmt] dai rapporti materiali di produzione, e parla della «espressione [Ausdruck] teorica degli interessi reali» (i quali ultimi sono economici e determinati dalla classe dominante). Non sorprende che ‘L’ideologia tedesca’ tratti non soltanto dei «completi riflessi» del genere ora illustrato, ma anche delle distorsioni che tali riflessi possono comportare. Le ideologie sono definite «riflessi diffusi» ed «echi» del «processo reale di vita». Nelle ideologie, gli uomini e le condizioni della loro vita «appaiono capovolti, come in una camera oscura». Tali distorsioni e capovolgimenti possono essere spiegati con il riferimento al «processo storico della vita» degli uomini aus ihrem historischen Lebensprozess. È stato osservato, tuttavia, che le immagini di «rispecchiamento» e «riflesso» che hanno una parte così importante nella teoria marxista successiva non sono applicate ‘direttamente’ alla letteratura in nessuna opera in cui Marx avesse una parte rilevante (4). È sempre nell”Ideologia tedesca’ che Marx e Engels rivelano per la prima volta il loro celebrato modello della «base» e della «sovrastruttura». È qui che parlano dell’«organizzazione sociale sviluppantesi immediatamente dalla produzione e dagli scambi, la quale forma in tutti i tempi la base [die Basis] dello Stato e di ogni altra sovrastruttura [Superstruktur] idealistica», e deplorano lo sviluppo del capitalismo che risolve tutto in puri rapporti monetari e distrugge così «per i proletari tutti i rapporti naturali e tradizionali, per esempio i rapporti familiari e politici, insieme con tutta la loro sovrastruttura [Uberbau] ideologica» (5)”” (pag 113-114) [S.S. Prawer, ‘La biblioteca di Marx’, Garzanti, Milano, 1978] [(2) Mew III, 176-177 (OC V, 187-188; (3) MEW III, 26-27 (OC V, 22-23); (4) Cfr. V. Karusicky, ‘Widerspiegelungstheorie und Strukturalismus. Zur Entstehunggeschichte und Kritik der marxistisch-leninistischen Aestetik’, München, 1973; (4) MEW III, 36, 356 (OC V, 75, 383)]”,”MADS-018-FGB”
“PRECLIN Edmond RENOUVIN Pierre a cura”,”Textes et documents d’histoire. IV. L’époque contemporaine (1871-1914).”,”E. Preclin professore alla Facoltà di lettere dell’Università di Besançon. Pierre Renouvin, professore alla Sorbona di Parigi. Nella bibliografia sulla Rivoluzione russa del 1905 si cita il volume: ‘Histoire du Mouvement Révolutionnaire en Russie 1790-1894’ di Bienstock, J.W., Edité par Payot & Cie Paris (1920)”,”RAIx-360″
“PREDA Daniela LEVI Guido a cura; saggi di Bianca MONTALE Danilo VENERUSO Adele MAIELLO Piero GRAGLIA Cinzia ROGNONI VERCELLI Guido LEVI Daniela PREDA Giovanni B. VARNIER Giorgio GRIMALDI Lara PICCARDO; testimonianze di Renzo BACCINO Antonio CELLE Amedeo MORTARA Raimondo RICCI Carlo RUSSO Lorenzo VIALE Enrico BERIO Franco BORACHIA Renzo BRUNETTI Giacomo CROCE Carlo DA-MOLO Duccio GRASSI Sandro CAPITANIO Franco PRAUSSELLO Giuliano CARLINI Antonio LONGO”,”L’ europeismo in Liguria. Dal Risorgimento alla nascita dell’ Europa comunitaria.”,”Collana ‘Storia del federalismo e dell’ integrazione europea’ del Centro di ricerca sull’ integrazione europea diretta da Giulio GUDERZO. Comitato scientifico: Gaetano ARFE’ Ariane LANDUYT Lucio LEVI Luigi V. MAJOCCHI Sergio PISTONE Xenio TOSCANI Antonio VARSORI Danilo VENERUSO Giovanni VIGO Luigi ZANZI. Daniela PREDA ha curato la prima parte del volume (pag 7-237) e Guido LEVI la seconda parte (pag 239-473). Saggi di Bianca MONTALE Danilo VENERUSO Adele MAIELLO Piero GRAGLIA Cinzia ROGNONI VERCELLI Guido LEVI Daniela PREDA Giovanni B. VARNIER Giorgio GRIMALDI Lara PICCARDO Testimonianze di Renzo BACCINO Antonio CELLE Amedeo MORTARA Raimondo RICCI Carlo RUSSO Lorenzo VIALE Enrico BERIO Franco BORACHIA Renzo BRUNETTI Giacomo CROCE Carlo DA-MOLO Duccio GRASSI Sandro CAPITANIO Franco PRAUSSELLO Giuliano CARLINI Antonio LONGO Daniela PREDA è docente di storia e politica dell’ integrazione europea e Cattedra europea Jean Monnet presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Genova. Tra le sue pubblicazioni ‘Storia di una speranza. La battaglia per la CED e la federazione europea (1950-1952)’ (1990), ‘Sulla soglia dell’ Unione. La vicende della Comunità politica europea (1952-54)’ (1994) e altro (v. 4° copertina). Guido LEVI , dottore di ricerca in ‘Storia del federalismo e dell’ unità europea’ è attualmente assegnista di ricerca presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Genova. Ha scritto ‘L’ origine del federalismo europeo organizzato a Genova e in Liguria. Dalla Resistenza alla petizione per il Patto di Unione federale dell’ Europa, 1943-1950′ (2000).”,”ITAB-173″
“PREDA Daniela ROGNONI VERCELLI Cinzia a cura; saggi di Guido BERSELLINI Pierangelo LOMBARDI Elisa SIGNORI Antonella BRAGA M. Elisabetta TONIZZI Guido LEVI Danilo VENERUSO Andrea RAGUSA Cinzia ROGNONI VERCELLI Fabio ZUCCA Arturo COLOMBO, testimonianze di Lucia BOLIS Raimondo RICCI Umberto SERAFINI Luigi SANTUCCI Giacomo CROCE BERMONDI Alberto CABELLA Paolo VITTORELLI Enzo GUIZZI Alessandro CORTESE DE-BOSIS”,”Dalla Resistenza all’ Europa. Il mondo di Luciano Bolis.”,”Saggi di Guido BERSELLINI Pierangelo LOMBARDI Elisa SIGNORI Antonella BRAGA M. Elisabetta TONIZZI Guido LEVI Danilo VENERUSO Andrea RAGUSA Cinzia ROGNONI VERCELLI Fabio ZUCCA Arturo COLOMBO, testimonianze di Lucia BOLIS Raimondo RICCI Umberto SERAFINI Luigi SANTUCCI Giacomo CROCE BERMONDI Alberto CABELLA Paolo VITTORELLI Enzo GUIZZI Alessandro CORTESE DE-BOSIS “”Sin dagli inizi, il suo europeismo si coniugò saldamente con l’ atlantismo, pur evitando qualsiasi sovrapposizione delle due componenti, e ricevette alimento da un’ articolata disanima storica. Accanto alle influenze cattoliche, non ultima quella di Maritain, dai suoi scritti di quel periodo, in cui sono frequenti i richiami alla necessità di superare il “”dogma”” dello Stato sovrano assoluto così come una lettura della seconda guerra in termini di tentativo di unificazione continentale sotto l’ egemonia tedesca, sembra di evincere – ma si tratta di ipotesi ancora da verificare – un’ influenza diretta e non trascurabile del pensiero di Einaudi””. (pag 179-180) Esiste una Fondazione Europea Luciano Bolis (v. 4° copertina)”,”ITAR-074″
“PREDA Daniela”,”Storia di una speranza. La battaglia per la CED e la Federazione Europea nelle carte della Delegazione italiana (1950-1952).”,”Daniela Preda è nata a Pavia nel 1960. Laureata in Lettere, è borsista del Dottorato di ricerca in Storia del federalismo e dell’unità europea organizzato dalle università di Pavia, Torino, Firenze e Genova.”,”EURx-131-FL”
“PRÉDAL René”,”Cinema: cent’anni di storia.”,”René Prèdal è docente di storia del cinema all’Università di Caen (Francia). È autore del monumentale ‘Le Cinéma français depuis 1945’, Nathan, 1991 e di numerosi saggi.”,”VARx-157-FV”
“PREIS Art”,”Labor’s Giant Step. The First Twenty Years of the CIO: 1936-1955.”,”PREIS Art (nato nel 1911) è stato per lungo tempo giornalista del settimanale socialista the ‘Militant’. Come legader della Lucas County Unemployed League ha parteipato nel 1934 al Toledo Auto-Lite strike. Ha aiutato l’ ascesa del CIO. Come membro dell’ American Workers Party guidato da A.J. MUSTE, ha partecipato nel 1934 alla fusione con la Communist League of America, predecessore del Socialist Workers Party. E più tardi ha lavorato per anni nel National Committee della SWP. Ha scritto altri due libri (v. notizie sull’ autore). “”That function was defined at the dawn of the modern trade union movement by Friedrich Engels, Karl Marx’s colleague and co-thinker. In a letter he wrote in March 1875, Engels spole forcefully of the need for “”the organization of the working class as a class by means of the trade unions. And that is a very essential point, for this is the real class organization of the proletariat, in which it carries on its daily struggle with capital…””. Elsewhere Engels wrote: “”The very existence of Trades Unions is proof sufficient of the fact: if they are not made to fight against the encroachments of capital, what are they made for?…””.”” (pag 13) “”I principali capi della Cio erano collaborazionisti di classe fino al midollo. Cercavano la “”coesistenza pacifica”” tra capitale predatore e lavoro sfruttato – tra ladri e derubati.”” (pag 79)”,”MUSx-200″
“PREIS Art”,”Labor’s Giant Step. The First Twenty Years of the CIO: 1936-1955.”,”Art Preis, born in 1911, was a longtime staff writer for the socialist newsweekly, the Militant. In 1933 he helped found the Lucas County Unemployed League in Toledo, Ohio. As a leader of that organization he took part in the 1934 Toledo Auto-Lite strike, which together with strikes that year by truck drives in Minneapolis and longshoremen in San Francisco, helped pave the way for the rise of the Congress of Industrial Organizations (CIO). Preis was an active participant in dozens of labor battles during the 1930s. As a member of the American Workers Party led by A.J. Muste, Preis participated in its 1934 fusion with the Communist League of America, predecessor of the Socialist Workers Party, and later served many years on the National Committee of the SWP. He was also a contributor to the International Socialist Review and the author of Jobs for All! A Fighting Program for Labor and America’s Permanent Depression: The Truth about Unemployment. Art Preis’s death in December 1964. Preface, About the author, A note on sources and acknowledgments, Index,”,”MUSx-014-FL”
“PREISWERK Roy PERROT Dominique”,”Ethnocentrisme et Histoire. L’Afrique, l’Amérique indienne et l’Asie dans les manuels occidentaux.”,”Dominique Perrot e Roy Preswerk hanno lavorato insieme dal 1971 su uno dei problemi dell’etnocentrismo nell’insegnamento. Hanno collaborato all’inchiesta IRFED-UNESCO-FAO.”,”TEOS-002-FFS”
“PRELOT Marcel”,”L’évolution politique du socialisme français, 1789-1934.”,”PRELOT Marcel Professore dell’Università di Strasburgo Libro dedicato alla memoria di Adéodat Boissard e Marius Gonin fondatori delle settimane sociali in Francia. Matthieu Basile, dettto Jules Guesde (pag 81) “”Matthieu Basile, dit Jules Guesde, ne dominera jamais tout le socialisme français, mais il aura, en plusieurs occasions décisives, l’âpre satisfaction de lui imposer ses vues et ses voies”” (pag 81) Les considérants (pag 92-94) “”A l’oeuvre commune, Karl Marx fournit les ‘considérants’. Engels les déclare dans une lettre à Bernstein, “”un chef d’oeuvre d’argumentation saisissante, explicable aux masses en peu de mots et d’une concision qui l’étonne lui-même (1)””. Par contre, le programme électoral proprement dit est établi par Guesde, l’auteur du ‘Capital’ ayant déclaré que les Français, portant la responsabilité de l’action, devaient avoir aussi celle de la rédaction. Les ‘considérants’ valent encore d’être intégralement reproduits. Ils déclarent: “”Que l’émancipation de la classe productive est celle de tous les être humains sans distinction de sexe ni de race; “”Que le producteurs ne sauraient être libres qu’autant qu’ils seront en possession des moyens de production (terre, usines, navires, banques, crédits, etc); “”Qu’il n’y a que deux formes sous lesquelles les moyens de production peuvent leur appartenir: “”1° la forme individuelle qui n’a jamais existé à l’état de fait général et qui est éliminée de plus en plus par le progrès industriel, “”2° la forme collective dont les éléments matériels et intellectuels sont constitués par le développement même de la classe capitaliste; “”Que cette appropriation collective ne peut sortir que de l’action révolutionnaire de la classe productive – ou prolétariat – organisée en parti politique distinct; “”Qu’une pareille organisation doit être poursuivie par tous les moyens dont dispose le prolétariat, y compris le suffrage universel, transformé ainsi d’instrument du duperie qu’il a été jusqu’ici, en instrument d’émancipation””. Quant au programme électoral, il comporte des revendications politiques et économiques. Les premières sont formulées en quatre articles: 1° abolition des restrictions aux libertés de press, de réunion, d’association de travail; 2° suppression du budget des Cultes et retour à la nation des biens des corporations religieuses; 3° armement général du peuple; 4° autonomie administrative de la commune. Les reformes économiques sont énumérées en dix articles: 1° repos hebdomadaire et journée de huit heures, interdiction du travail des enfants, journée de six heures de 14-18 ans; 2° et 3° salaire minimum et égal pour les deux sexes 4° et 5° mise à la charge de la societé des enfants à instruire scientifiquement et techniquement, des vieillards et des invalides du travail; 6° gestion exclusivement ouvrière des caisses de secours mutuel et de prévoyance; 7° responsabilité patronale en cas d’accidents; 8° collaboration au règlement d’atelier, interdiction des pénalités pécuniaires; 9° revision des contrats ayant aliéné la propriété publique (banques, chemins de fer, mines, etc.), gestion par les travailleurs des ateliers de l’Etat: 10° abolition des impôts indirects, impôt progressif sur les revenus au-dessus de 3.000 francs, suppression de l’héritage en ligne collatérale, limitation à 20.000 francs de l’héritage en ligne directe (2). Approuvé d’abord à Paris en juillet, par l”Union du Centre’, le texte londonien devient au Havre, en novembre 1880, la charte doctrinale du ‘Parti ouvrier français’. Comme le prolétariat allemand, à Gotha, quelques années plus tôt, les travailleurs français semblent avoir définitivement trouvé le cadre et le programme de leur action politique”” [Marcel Prelot, L’évolution politique du socialisme français, 1789-1934, 1939] [(1) Lettres inédites de Frédéric Engels (Mouvement socialiste, 1er novembre 1900); (2) Les revendications concernant les vieillards et les invalides du travail, ainsi que la suppression de l’héritage, ont été ajoutées au Congrès du Centre, Guesde s’était opposé en vain à la seconde adjonction, qu’il estimait “”peu scientifique””] (pag 92-94)”,”MFRx-353″
“PRENANT Marcel”,”Darwin.”,”PRENANT Marcel è stato professore alla Sorbona.”,”SCIx-123″
“PREOBRAJENSKY Eugène”,”Dalla NEP al socialismo.”,”Eugène Preobrajensky è uno dei quattro o cinque teorici di rilievo che la rivoluzione socialista russa dell’Ottobre 1917 ha prodotto. Come lui, Lenin, Trotsky, Bukharin, si sono trovati a dover affrontare una situazione completamente nuova nella storia economica e sociale. Preobrajensky, nato nel 1886, è stato giustiziato senza processo nel corso degli anni 1936 o 1937. Egli era stato segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista russo e membro dell’Accademia Comunista. La sua opera principale, ‘La Nuova Economica’, elaborava una teoria della dinamica economica socialista nel momento in cui la NEP produceva i suoi pieni effetti e cominciava a lasciar intravedere le sue contraddizioni.”,”RIRO-135-FL”
“PREOBRAZENSKIJ Eugenj (PREOBRAJENSKY)”,”La nuova Economica.”,”””Bucharin e Prebrajensky, che, nel 1919, avevano compilato il testo classico degli anni venti l”Abc del comunismo’ (nel quale, tra l’altro, si sosteneva l”economia del comunismo di guerra’), si trovano oggi, a sette anni di distanza, ferocemente in contrasto. Il 1927, anno della pubblicazione della ‘Nuova economica’, vede l’enorme influenza di Bucharin nel passaggio da Lenin a Stalin; egli riempe il vuoto (1924-1928) tra la fine del primo e l’ascesa del secondo. Precisandosi sempre più la sua posizione, definita da Stalin come “”deviazionismo di destra”” (Bucharin, Rykov, Tomsky e i filosofi meccanicisti), il 1928 sarà l’anno per lui fatale: Stalin lancia il suo attacco all”ala destra’ ed espelle Bucharin; dieci anni dopo lo manderà a morte. Prebrajensky, assimilato alla cosiddetta “”deviazione di sinistra””, farà la stessa fine. Ma più che la loro triste storia personale ci interessa qui vedere l’effettiva differenza delle loro impostazioni. Preobrajensky, la sinistra, propendeva per un’industrializzazione accelerata e per una intensa accumulazione; Bucharin era per uno sviluppo più equilibrato. Bucharin parlava di “”dittatura democratica del proletariato e dei contadini””, voleva una specie di compromesso o di alleanza con le enormi masse contadine; voleva che l’offerta industriale fosse adeguata alla domanda agricola. Prebrajensky, che vede l’aumento (favorito dalla Nep) dei piccoli proprietari terrieri in una paese a maggioranza contadina (nel quale si tenta una rapida industrializzazione) parla invece di “”tributo”” da prelevare ai contadini per l’industrializzazione: egli identifica, a questo scopo, il settore socialista con l’industria e il settore mercantile e capitalista con l’agricoltura””. (pag 7, nota di edizione) “”Cominciano dalla nozione di rendita assoluta. La fonte della rendita assoluta è la parte del plusvalore creato dagli operai salariati nell’agricoltura capitalistica che è legata nella sua origine a una più bassa composizione organica del capitale agricolo e non partecipa al processo di livellamento del tasso di profitto di tutta la produzione capitalistica. Questa parte del plusvalore è ‘sequestrata’, secondo l’espressione di Marx, dai possessori dei terreni, col che non resta ai fittavoli capitalisti che il profitto medio abituale del capitale investito nel lavoro della terra. E’ perfettamente evidente che, indipendentemente anche dalla nazionalizzazione della terra, non può esistere rendita assoluta là dove non esiste agricoltura capitalistica, perché in questo caso i rapporti di produzione e di distribuzione, solo in presenza dei quali la rendita fondiaria assoluta può in generale esistere, mancano. Da questo punto di vista, come anche per la comprensione corretta della categoria della rendita differenziale, il seguente brano, tratto dalle note preliminari di Marx all’analisi della rendita fondiaria è molto importante: “”Così, partiamo dall’ipotesi che l’agricoltura, come l’industria manifatturiera sia soggetta al modo capitalistico di produzione, vale a dire che essa sia praticata da capitalisti che non si distinguono in linea di massima dagli altri capitalisti se non per il settore in cui sono impiegati il loro capitale e il lavoro salariato da questo messo in movimento. Dal nostro punto di vista il fittavolo produce grano, ecc., come il fabbricante produce filati o macchine. L’ipotesi secondo cui il modo capitalistico di produzione ha invaso l’agricoltura, sottintende che esso domina tutte le sfere della produzione e della società borghese e di conseguenza esistono anche, nel loro pieno sviluppo, le condizioni di questo modo di produzione e cioè: la libera concorrenza dei capitali, la possibilità di trasferirli da una sfera di produzione all’altra, un livello unico del profitto medio, ecc.”” (‘Il Capitale’, Libro III, seconda parte, p.154, trad. Stepanov). E’ evidente che da noi si trovano a fatica queste premesse di cui parla Marx e in particolare quella per cui il modo capitalistico di produzione domina “”tutte le sfere della produzione””. Questo brano di Marx è completamente applicabile anche alla categoria della rendita differenziale, che Marx spiega sempre come rendita fondiaria ‘capitalistica’. Se l’origine della rendita assoluta è il plusvalore supplementare dell’agricoltura capitalistica, la fonte della rendita differenziale, come di ogni profitto supplementare nell’industria, è il fondo generale di plusvalore di tutta la società capitalistica nel suo insieme: ma la ‘distribuzione’ di questa rendita, ‘i titoli che danno diritto ad essa’, dipendono dalla proprietà privata di terre di ‘fertilità diversa’. Ciò significa che la rendita differenziale non trae la propria origine dalla terra, cosa che Marx ripete costantemente, ma dalla fonte generale di ogni plusvalore; tra la sua origine dalla terra solo il diritto del proprietario di questo o quel terreno a fertilità diversa, a una data parte di questo plusvalore””. [E. Preobrajensky, La nuova Economica, 1971] (pag 240-241)”,”RUSU-230″
“PREOBRAZENSKIJ Eugenj (PREOBRAJENSKY)”,”La nuova Economica.”,”””Cominciano dalla nozione di rendita assoluta. La fonte della rendita assoluta è la parte del plusvalore creato dagli operai salariati nell’agricoltura capitalistica che è legata nella sua origine a una più bassa composizione organica del capitale agricolo e non partecipa al processo di livellamento del tasso di profitto di tutta la produzione capitalistica. Questa parte del plusvalore è ‘sequestrata’, secondo l’espressione di Marx, dai possessori dei terreni, col che non resta ai fittavoli capitalisti che il profitto medio abituale del capitale investito nel lavoro della terra. E’ perfettamente evidente che, indipendentemente anche dalla nazionalizzazione della terra, non può esistere rendita assoluta là dove non esiste agricoltura capitalistica, perché in questo caso i rapporti di produzione e di distribuzione, solo in presenza dei quali la rendita fondiaria assoluta può in generale esistere, mancano. Da questo punto di vista, come anche per la comprensione corretta della categoria della rendita differenziale, il seguente brano, tratto dalle note preliminari di Marx all’analisi della rendita fondiaria è molto importante: “”Così, partiamo dall’ipotesi che l’agricoltura, come l’industria manifatturiera sia soggetta al modo capitalistico di produzione, vale a dire che essa sia praticata da capitalisti che non si distinguono in linea di massima dagli altri capitalisti se non per il settore in cui sono impiegati il loro capitale e il lavoro salariato da questo messo in movimento. Dal nostro punto di vista il fittavolo produce grano, ecc., come il fabbricante produce filati o macchine. L’ipotesi secondo cui il modo capitalistico di produzione ha invaso l’agricoltura, sottintende che esso domina tutte le sfere della produzione e della società borghese e di conseguenza esistono anche, nel loro pieno sviluppo, le condizioni di questo modo di produzione e cioè: la libera concorrenza dei capitali, la possibilità di trasferirli da una sfera di produzione all’altra, un livello unico del profitto medio, ecc.”” (‘Il Capitale’, Libro III, seconda parte, p.154, trad. Stepanov). E’ evidente che da noi si trovano a fatica queste premesse di cui parla Marx e in particolare quella per cui il modo capitalistico di produzione domina “”tutte le sfere della produzione””. Questo brano di Marx è completamente applicabile anche alla categoria della rendita differenziale, che Marx spiega sempre come rendita fondiaria ‘capitalistica’. Se l’origine della rendita assoluta è il plusvalore supplementare dell’agricoltura capitalistica, la fonte della rendita differenziale, come di ogni profitto supplementare nell’industria, è il fondo generale di plusvalore di tutta la società capitalistica nel suo insieme: ma la ‘distribuzione’ di questa rendita, ‘i titoli che danno diritto ad essa’, dipendono dalla proprietà privata di terre di ‘fertilità diversa’. Ciò significa che la rendita differenziale non trae la propria origine dalla terra, cosa che Marx ripete costantemente, ma dalla fonte generale di ogni plusvalore; tra la sua origine dalla terra solo il diritto del proprietario di questo o quel terreno a fertilità diversa, a una data parte di questo plusvalore””. [E. Preobrajensky, La nuova Economica, 1971] (pag 240-241)”,”TEOC-011-FPA”
“PREOBRAZHENSKY E.A., a cura di Donald A. FILTZER”,”The Crisis of Soviet Industrialization. Selected Essays.”,”Libro dedicato alla memoria di Isaac Deutscher”,”RIRO-349″
“PREOBRAZHENSKY E.A.; a cura di Richard B. DAY e Mikhail M. GORINOV”,”The Preobrazhensky Papers. Archival Documents and Materials. Volume I: 1886-1920.”,”Contiene alcune pagine di memorie di Ya. M. Sverdlov (pag 13-22 e pag 263-265) Yakov Sverdlov Yakov Mikhailovich Sverdlov (Russian 3 June 1885 -– 16 March 1919) known by pseudonyms “”Andrei””, “”Mikhalych””, “”Max””, “”Smirnov””, “”Permyakov””; was a Bolshevik party administrator and chairman of the All-Russian Central Executive Committee. (vedi wikip nome russo)”,”RIRB-159″
“PREOBRAZHENSKY Evgenii Alekseevich, a cura di Donald A. FILTZER”,”The Crisis of Soviet Industrialization. Selected Essays.”,”Evgeny A. Preobrazhensky (1886-1937) was the son of a priest and one of the leading political and intellectual figures to emerge from the Bolshevik Revolution. He was Trotsky’s economic adviser and one of the major Soviet economists. This book brings together key contributions of Preobrazhensky in three fields – the nature of capitalist crisis, an economic analysis of the USSR, and the more general question of the nature of socialism. Preobrazhensky has provided a consistent theory of disproportionality as an explanation of crisis which is unrivalled both in its logic and the depth of the analysis. No Marxist debate can now leave out of account this seminal contribution to the theory of crisis. Donald A. Filtzer, the editor, is Honorary Research Fellow at the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham. After graduating from Wesleyan University, Connecticut, in history and economics, he worked for a number of years in the natural sciences. In 1973 he went to the Institute of Soviet and European Studies, University of Glasgow, where he obtained a Ph.D. for his work on Preobrazhensky. Acknowledgments, Introduction by Donald A. FILTZER, Editor’s Notes, About the Editor, Economic Notes, A Select Bibliography of Preobrazhensky’s Works,”,”RUSU-085-FL”
“PREPARATA Franco YEH Raymond T.”,”Introduzione alle strutture discrete.”,”Franco Preparata si è laureato in ingegneria all’Università di Roma nel 1959 e dal 1965 è professore di ingegneria elettrotecnica all’Università dell’Illinois. Raymond T. Yeh ha conseguito il dottorato di ricerca in scienza dei calcolatori all’Università dell’Illinois nel 1966 e dal 1969 è professore associato all’Università del Texas.”,”SCIx-271-FL”
“PREPOSIET Jean”,”Storia dell’ anarchismo.”,”L’A ringrazia il gruppo libertario di Besancon che ha messo a disposizione la propria biblioteca. PREPOSIET Jean è storico della filosofia e studioso del pensiero di Spinoza. Ha pubblicato ‘La profanation du monde. Destin de l’ Occident’ (Kimé, 2000) Pëtr Nikitic Tkacëv (1844-1886). (Tkachev) “”Come figura di teorico della rivoluzione, nel concerto rivoluzionario degli anni ’70 dell’ Ottocento, un posto particolare spetta a Tkacëv. Oppositore dei populisti, fu lui a diffondere la conoscenza di Marx in Russia. Nel 1875-1876, pubblicò all’ estero la rivista “”Nabat”” (“”Campana a stormo””). Come Blanqui, non essendo democratico, egli confidava più sull’ attività avanguardista di alcune minoranze attive che sul popolo. Analogamente,Tkacëv giudicava un errore il principio anarchico della distruzione dello Stato dopo la rivoluzione: su questo tema, il suo punto di vista coincideva con quello dei marxisti. Dal momento che, nelle società contemporanee, e specialmente in Russia, il potere dello Stato concentra nelle proprie mani tutta la forza materiale, una rivoluzione effettiva potrà compiersi soltanto a una condizione, ovvero la conquista del potere statale da parte dei rivoluzionari. La rivoluzione consiste perciò nell’ impadronirsi del potere per trasformare “”lo Stato conservatore in uno Stato rivoluzionario””. Nel 1878, scrive che i rivoluzionari devono abbandonare “”al più presto ogni utopia federativa, tornando alla vecchia organizzazione centralizzata, più volte provata. In essa è la forza, in essa sta la salvezza””. Nell’ inverno 1868-1869, Tkacëv, insieme a Necaev, redasse un “”Programma di azioni rivoluzionarie”” per il comitato di San Pietroburgo. E’ autore di un manifesto intitolato “”Alla società”” e ha forse ispirato il ‘Catechismo del rivoluzionario’. Alla fine del 1873, Tkacëv abbandonò la Russia per andare a vivere a Parigi, dove morì nel 1886, dopo aver trascorso gli ultimi anni della sua vita in manicomio””. (pag 389)”,”ANAx-256″
“PRESCOTT William H.”,”La conquista del Messico. La distruzione del grande impero di Montezuma e la crudele epopea dei Conquistadores spagnoli.”,”William Hickling PRESCOTT nacque a Salem nel 1796. Discendente di illustri casati inglesi già impegnati nelle imprese d’America, minacciato di completa cecità fin dagli anni degli studi universitari, fu costretta ad abbandonare l’idea di vita avventurosa dei suoi avi per dedicarsi completamente alla ricostruzione documentaria di vasti affreschi storici. Morì a Boston nel 1859.”,”AMLx-007″
“PRESCOTT William H.”,”La conquista del Perù. La storia del grandioso impero degli Incas e del suo drammatico tramonto sotto le armi di Pizarro.”,”Dall’introduzione: “”La cecità era un male assoluto? (per l’A ndr) I poeti, da Omero a Milton, non avevano dimostrato che l’esser privi della vista giovava all’invenzione letteraria? La cecità acuiva la sensibilità, l’indagine minuziosa, la perfezione della ricerca. “”Fece fare agli orecchi il lavoro degli occhi””; si addestrò a fissare nella memoria frasi, paragrafi, capitoli interi, prima di scrivere una sola parola.”””,”AMLx-008″
“PRESCOTT William H.”,”History of the Conquest of Peru.”,”Dall’introduzione: “”La cecità era un male assoluto? (per l’A ndr) I poeti, da Omero a Milton, non avevano dimostrato che l’esser privi della vista giovava all’invenzione letteraria? La cecità acuiva la sensibilità, l’indagine minuziosa, la perfezione della ricerca. “”Fece fare agli orecchi il lavoro degli occhi””; si addestrò a fissare nella memoria frasi, paragrafi, capitoli interi, prima di scrivere una sola parola.”””,”AMLx-001-FSD”
“PRESSAT Roland”,”Population.”,”PRESSAT Roland è un matematico che ha studiato per vent’anni i fenomeni demografici. Ha lavorato all’Istituto di studi demografici di Parigi”,”DEMx-059″
“PRESSER Jacob”,”La notte dei Girondini.”,”Homo homini homo L’autore ritiene importante chiarire che alcune cose in questo racconto sono state prese dalla realtà (pag 18) “”Uno degli aspetti più terrificanti nella macchina infernale dei campi di concentramento nazisti è stato senz’altro l’utilizzazione e lo sfruttamento per fini distruttivi di un certo ‘odio di sé’ ebraico, di cui già nell’Ottocento dà testimonianza tutta una serie di pubblicazioni entiebree ad opera di ebrei”” (risvolto di copertina) ‘…per salvarsi dalla persecuzione il giovane protagonista ebreo, professore, decide di farsi internare anche lui a Westerbork ma in una posizione di comando che lo obblica all’orrendo compito di amministrare le vittime…’ ‘la ‘tortura per mezzo della speranza’ è il più beffardo e atroce trucco dei nazisti per mantenere l’ordine nei campi’ (risvolto di copertina)”,”EBRx-067″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”La revisione speculativa del marxismo e le ultime ricerche sul Croce.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: Ernesto RAGIONIERI, Alle origini del marxismo della Seconda internazionale: III. Kautsky ed Engels, KAUS-…; ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO IV N° 4 LUGLIO-AGOSTO 1966 “”Si apre, con gli studi del Croce, sul materialismo storico, la lunga serie delle rielaborazioni del sistema crociano, nel corso delle quali la categoria dell’economico, tende a differenziarsi sempre pià dal ‘significato’ che ha in Marx, e nondimento sembra che essa, viceversa, si avvii progressivamente ad occupare una ‘posizione’ relativa (nel complesso delle attività umane) in qualche maniera paragonabile a quella che occupa in Marx”” (!!!) (pag 299)”,”CROx-031″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”Sulle origini dello Stato in Engels.”,”””Riferendosi alla formula con la quale Engels, nell’Antidühring, preconizza che il “”governo sulle persone”” sarà alfine sostituito dalla “”amministrazione delle cose””, Kelsen (1) crede di poter obiettare che, poiché le “”cose”” saranno sempre amministrate da “”persone””, la direzione dei processi produttivi, peraltro destinati a divenire sempre più complessi, non potrà prescindere dal governo sulle persone. L’obiezione ha un valore apparente e capzioso. Essa non tiene conto che, per Marx, già nella formazione economico-sociale capitalistica non sussistono più, a rigor di termini, “”rapporti di dipendenza personale”” (ossia forme di governo sulle persone), essendo subentrata “”l’indipendenza personale fondata sulla dipendenza relativamente alle cose””: dove le “”cose”” sono insieme cose e generalizzati rapporti sociali di produzione. Ed ecco la risposta che vanifica l’obiezione di Kelsen conferendole, nel contempo, il solo senso plausibile: il governo sulle cose sarà il governo che gli uomini potranno finalmente esercitare sui loro ‘rapporti sociali di produzione'”” (pag 71) [Giuseppe Prestipino, Sulle origini dello Stato in Engels, (in) ‘Critica marxista’, n° 6, novembre-dicembre 1970] [(1) H. Kelsen, La teoria comunista del diritto, tr. it 1956 p. 75. Una critica al Kelsen da un punto di vista marxista si trova in U. Cerroni, Marx e il diritto moderno, 1962, pp. 121 e segg., e in V. Gerratana ‘Democrazia e Stato di diritto’, in ‘Società’, n. 6, 1961]”,”MAES-129″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”L'””antropologia”” di Engels e la tematica filosofica dei ‘Grundrisse’.”,”Divisione del lavoro tra Marx ed Engels (pag 78-79) “”Più equanime è certamente S. Timpanaro quando, accennando alla “”divisione del lavoro”” tra i due fondatori del socialismo scientifico, osserva: “”Toccò ad Engels, in un certo senso, la parte più ingrata, perché egli dovette – come più tardi Lenin in ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ – occuparsi di argomenti in cui non era specialista, e, dopo la morte di Marx, poté farlo solo nei ritagli di tempo lasciatigli dall’immane lavoro di riordinamento e pubblicazione del ‘Capitale’ e dai compiti politici e organizzativi sempre più vasti”” (34). L’osservazione trova riscontro, in effetti, nelle lettere dello stesso Engels a Laura Marx, non solo in quella del 17 dicembre 1894, nella quale si fa cenno al sovraccarico di lavoro che su di lui pesava, specie a causa del riordinamento delle parti incompiute del ‘Capitale’ (35), ma soprattutto in quella del 13 giugno 1891, nella quale, riferendosi alla quarte edizione de ‘L’origine della famiglia’, licenziata in quei giorni, Engels scrive di aver dovuto “”leggere tutta la letteratura relativa all’argomento”” (cosa che, “”entre nous””, confessa di non aver fatto quando scrisse il libro, dato alle stampe per la prima volta nel 1884). Ho constatato nondimeno, egli aggiunge, di avere “”indovinato con sufficiente esattezza il contenuto di tutti i libri che non avevo letto; ho avuto più fortuna di quanta ne meritassi”” (36). Quanto alle fonti, ben più serie di quelle che Kelsen ricerca nel giusnaturalismo, possiamo considerare quelle che scaturiscono dalle concezioni darwinistiche; particolarmente in questa opera, esse conferiscono alla concezione engelsiana della dialettica una dimensione più integrale, dalla quale non potrebbe in nessun caso essere esclusa la natura, intesa come “”processo di adattamento biologico”” (37). Resta, in ogni caso, dunque, l’attualità de ‘L’origine della famiglia’, proprio alla luce delle più recenti e più avanzate teorizzazioni etnologiche che oggi conducono un ricercatore come Lévi-Strauss a porsi esplicitamente il problema ‘filosofico’ di una dialettica tra natura e cultura, tra natura e società (36)”” [Giuseppe Prestipino, L'””antropologia”” di Engels e la tematica filosofica dei ‘Grundrisse’] [(in) Critica marxista, anno 8, n° 5 settembre-ottobre 1970] [‘(34) S. Timpanaro, “”Engels, materialismo, “”libero arbitrio””, (in) Quaderni piacentini, n° 39 nov. 1969, p. 92; (35) F. Engels, Paul e Laura Lafargue, Correspondance, v. III, 1891-1895, Editions Sociales, 1959, p. 376; (36) Ivi, p. 63; (37) Cfr. N. Badaloni, Scienza e filosofia in Engels e Lenin’, (in) ‘Lenin teorico e dirigente rivoluzionario’, cit.. Sull’influenza che Engels, da un lato e il darwinismo, dall’altro, esercitarono sul marxismo teorico della Seconda Internazionale, cfr. E. Ragionieri, Il marxismo e l’Internazionale, Studi di storia del marxismo, Roma, Editori Riuniti, 1968 e S. Morawski, ‘Le riflessioni estetiche di Karl Kautsky’, in ‘Rivista di estetica, n. 3, 1968’] (pag 78-79) Questione scienza come forza produttiva. “”Non è vero che Marx identifichi la scienza con la logica del capitale, né che identifichi la scienza con le “”macchine”” di cui il capitale si serve. Nel linguaggio di Marx, solo “”l’impiego (‘Anwendung’) tecnologico della scienza”” (81) ricade interamente entro il piano della dinamica delle forze produttive e diviene quindi, a un certo punto, appannaggio esclusivo del capitale. Altrove Marx parla di “”applicazione (‘Anwendung’) tecnologica delle scienze naturali”” (82), e di “”applicazione della scienza alla produzione”” (83), mentre l'””invenzione””, e non la ‘scoperta’, egli tratta alla stregua di una “”attività economica”” (84). Ma c’è di più: per Marx, l'””‘accumulazione’ della scienza e dell’abilità… ‘si presenta (erscheint) ‘perciò come’ proprietà del capitale”” (85) e la stessa scienza “”‘si presenta’, nelle macchine, come una scienza altrui, esterna all’operaio”” (86). E ancora: “”la trasformazione del processo lavorativo semplice in un processo scientifico che sottomette le forze naturali… si presenta come carattere proprio del ‘capitale fisso’ di fronte al lavoro vivo…”” (87); e così via. Che le stesse macchine (e, a maggior ragione, la scienza) non si identifichino col capitale è detto peraltro esplicitamente in questi termini: “”Ma se il capitale giunge a darsi la sua figura adeguata come valore d’uso all’interno del processo di produzione soltanto nelle macchine…, ciò non significa affatto che questo valore d’uso – le macchine in se stesse – sia capitale, o che il loro esistere come macchine si identifichi col loro esistere come capitale…Le macchine non perderebbero il loro valore d’uso quando cessassero di essere capitale”” (88). Se queste cautele di Marx hanno un significato e un valore più generali, allora, anche quando Marx tratta della scienza come di una “”forza immediatamente produttiva””, è necessario intendere questa, ed altre consimili, come espressioni ellittiche nelle quali è sempre sottinteso che l”applicazione’ della scienza diviene una “”forza immediatamente produttiva”” e che, per effetto di quella applicazione, la stessa scienza ‘si presenta come’ una “”forza immediatamente produttiva””: una precisazione, questa, non priva di implicazioni pratiche (ad es. nel campo politico-sociale), se è vero che dal concetto di una scienza come “”forza immediatamente produttiva”” talvolta si fa discendere il corollario di una condizione operaia acquisita incondizionatamente, ormai, dai lavoratori della scienza: non solo dai tecnici, ma dai ricercatori e dagli stessi studenti”” [Giuseppe Prestipino, L'””antropologia”” di Engels e la tematica filosofica dei ‘Grundrisse’] [(in) Critica marxista, anno 8, n° 5 settembre-ottobre 1970] [(82) ‘Lineamenti fondamentali’, v. II, p. 394; (83) Ivi, p. 399: quasi a precisare il precedente e più generico “”tutte le scienze sono catturate al servizio del capitale”” (ibidem); (84) Ibidem (nell’orignale tedesco cit., p. 519 “”Die Erfindung wird dann ein Geschäft””); (85) Ivi p. 392; (86) Ivi p. 393; (87) Ivi p. 395; (88) Ivi, p. 394. E K. Marx, Il Capitale: Libro I capitolo VI inedito cit, p. 57 (sulla “”applicazione”” della scienza); p. 89: la scienza “”come prodotto intellettuale generale dell’evoluzione sociale ‘appare’ essa stessa come direttamente incorporata al capitale (e la sua ‘applicazione’ in quanto scienza al processo di produzione materiale ‘appare’ come distinta dal sapere e dalle capacità del singolo operaio)”” (il corsivo è nostro). E cfr. a p. 91 (le forze naturali e la scienza “”‘appaiono’ – dovunque entrino nel processo lavorativo – come ‘incorporate’ al capitale. … La scienza realizzata appare di fronte agli opera come ‘capitale’. In realtà, al cospetto del lavoro tutta questa applicazione – fondata sul ‘lavoro associato’ – della scienza, delle forze della natura e dei prodotti del lavoro in grandi masse non appare se non come ‘mezzo di sfruttamento del lavoro’, come mezzo per appropriarsi pluslavoro, e quindi come ‘forza’ appartenente in sé al capitale””)] ( pag 97-98)”,”MAES-130″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”Per una antropologia filosofica. Proposte di metodo e di lessico.”,”Giuseppe Prestipino insegna Filosofia della storia nell’Università di Siena ed è autore di numerosi saggi composti lungo l’arco di un trentennio. Lavoro e conoscenza nell’arte, Natura e società, La controversia estetica nel marxismo, Da Gramsci a Marx – Il blocco logico-storico. “”Nelle ‘Theorien’, Marx attribuisce all’operaio un ragionamento immaginario, rivolto all’imprenditore capitalista: i tuoi fusi sarebbero condannati ad arrugginire se io non li mettessi in azione; dunque anche il «lavoro» dei tuoi fusi è ricompreso nel mio lavoro e solo il mio lavoro è creatore di valore (23). Potrebbe quell’operaio ripetere lo stesso discorso dopo aver osservato le prestazioni di un automatismo «illuminato», tra i molti che la scienza mette oggi a disposizione dell’industria? Il Marx dei ‘Grundrisse’ è, forse piò di quello del ‘Capitale’, disponibile alla comprensione della portata innovativa delle nuove tecnologie. Non la caduta del saggio di profitto per l’incremento relativo della parte costante del capitale, ma la crescita del plusvalore corrispondente al plusprodotto del nuovo tecnolavoro getta in crisi il sistema di produzione basato sul valore di scambio, e quindi la legge marxiana del valore-lavoro (del valore prodotto da lavoro manuale semplice e astratto). La scienza, in quanto scienza incorporata nell’industria (cioè in quanto tecnologia), è la nuova forza produttiva fondamentale. Essa tende a subordinare e, al limite, a sostituire tutte le altre forze produttive che, nella storica concretezza del nuovo modo di produzione, sono eredità o sopravvivenza dei modi di produzione precedenti. Nella polarità interna anzidetta, il plustecnovalore è il valore aggiunto specificamente prodotto dalla tecnologia scientifica; più propriamente, esso è dato dal prevedibile ammontare dei risultati reiterabili anche in futuro mediante quella data tecnologia scientifica, o per i suoi ulteriori impieghi ‘possibili’, in considerazione del fatto che un apparato scientifico-tecnologico ideale è (assai più dei nostri personali «talenti» umani) portatore di informazioni trasmissibili e rinnovabili con un basso consumo energetico: ossia è un «operatore di alta qualifica» ingaggiato (come lo schiavo meccanico di Aristotele) in una sola vota e per tutta la sua vita. Per contro, il valore di produttività generale (cui spetta, nell’opposizione interna, l’implicazione preminente) è il valore dei beni prodotti quale risulta dai ‘costi reali’ che la produzione tecnologica degli stessi beni ha complessivamente richiesto alla collettività in senso lato (come suoi oneri passati e presenti, soprattutto, ma anche come vincoli riversati sul suo futuro). Per la diversa proiezione del plustecnovalore (verso il producibile, in futuro) e del valore di produttività generale (sul già prodotto e sul suo costo accertato, specie nel tempo trascorso), questa opposizione interna ha una configurazione paragonabile a quella che abbiamo osservato nell’opposizione interna al precedente modo di produzione delle forze del lavoro diviso, tra plusvalore di scambio e valore di scambio. Una differenza sta in ciò: nel nuovo concetto di costi reali (sociali), il lavoro manuale non è la «voce» principale e anzi tende verso dimensioni trascurabili. E’ vero che, per gli ultimi sviluppi della rivoluzione tecnologica, le macchine non comportano più, necessariamente (come riteneva Marx), costi crescenti con la crescita delle tecnologie e con l’avanzare delle innovazioni, e anzi (sul modello delle apparecchiature microelettroniche) lasciano prevedere un loro costo decrescente (24): cosicché – nella prima fase che stiamo attraversando – sembra che ce il costo del lavoro torni a figurare come il più oneroso per l’impresa. Ma il costo del lavoro manuale residuo è sempre di più sopraffatto, in prospettiva, da altre «voci», computabili all’interno e all’esterno dei luoghi di produzione in senso stretto e derivanti dai complessi coinvolgimenti, che la produzione tecnologica suole provocare, di altre attività umane (scienza, istruzione, ecc.) e di altre risorse umane (salute, ambiente, ecc.) (pag 120-121-122) [Giuseppe Prestipino, ‘Per una antropologia filosofica. Proposte di metodo e di lessico’, Napoli, 1984][(23) Cfr. K. Marx, ‘Storia delle teorie economiche’, v. I., Roma, 1974, p. 272; (24) Cfr. V. Comito, “”Nuove tecnologie, struttura sociale e occupazione””, in ‘Critica marxista’, 1982, n. 5, p. 17] TEOC-067-FL”,”TEOC-067-FL”
“PRESTIPINO Giuseppe”,”La dialettica materialistica e le categorie della prassi.”,”Ex libris Mario Dal Pra “”Il marxismo identifica storicamente la divisione del lavoro con la divisione della società in classi e gruppi antagonistici. L’identificazione è giusta perché la divisione del lavoro ha la sua radice nella stessa contrapposizione tra lavoro materiale e lavoro intellettuale: la prima articolazione e specificazione che l’elaborazione scientifica introduce nelle attività produttive umane è precisamente quella tra chi produce e chi “”elabora”” la produzione, ossia tra i lavoratori e la loro direzione tecnica la quale deriva la propria funzione dirigente precisamente dal fatto che sa ciò che i lavoratori non sanno e che li dirige e ammaestra nel loro fare. Se le cose si fermassero a questo punto, non ci sarebbe antagonismo, non ci sarebbe vero conflitto di classe. Senonché abbiamo visto che nel lavoro intellettuale, sin dal suo iniziale distacco dalla produzione, è insita una vocazione di fuga per la tangente, ossia di isolamento e di conseguente chiusura aristocratica, che equivale ad un rifiuto del necessario ricambio materiale e sostanziale con la realtà del lavoro, che si configura, nell’artista ancora legato comunque alla ricerca, come gioco inventivo, come raffinamento artigianale ecc., ma si configura, nel suo corrispettivo sociale e nel suo significato di classe, come ben altro: come ‘ozio’, come non già elaborazione ma soltanto ‘godimento’ dei prodotti di ‘lusso’ e quindi come sfruttamento e oppressione sociale. Le forze materiali della società fanno periodicamente giustizia di questa alienazione sociale mediante la rescissione ‘rivoluzionaria’ delle sopravvivenze parassitarie di una antecedente funzione dirigente trasformatasi in ‘proprietà’ inerte e incalzano incessantemente le formazioni aristocratiche allo scopo di reintegrare nel circolo del processo produttivo il solo lavoro intellettuale economicamente e socialmente valido e, nello stesso tempo, allo scopo di elevare al godimento dei beni più pregiati e raffinati tutta la massa dei produttori. Si realizza così, nella lotta sociale, la progressiva integrazione tra il lavoro materiale e il lavoro intellettuale, nella misura in cui il primo partecipa sempre di più delle prerogative che originariamente si ritenevano esclusive del secondo, le assorbe e le assimila”” [Giuseppe Prestipino, La dialettica materialistica e le categorie della prassi, Messina-Firenze, 1957] (pag 70-71)”,”FILx-502″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”Realismo e Utopia. In memoria di Lukács e Bloch.”,”Giuseppe Prestipino insegna Filosofia della storia nell’Università di Siena ed è autore di numerosi saggi composti lungo l’arco di un trentennio. Lavoro e conoscenza nell’arte, Natura e società, La controversia estetica nel marxismo, Da Gramsci a Marx – Il blocco logico-storico. Presidente del Centro per la Filosofia italiana.”,”TEOC-094-FL”
“PRESTIPINO Giuseppe; ALBERGAMO Francesco; SPORTELLI Silvano; GERRATANA Valentino”,”Il marxismo nella «Storia» di Geymonat (Prestipino; La «Storia del pensiero filosofico e scientifico» di Ludovico Geymonat (Albergamo); Marx ed Engels sul feudalesimo (Sportelli); Per una corretta lettura di Labriola (Gerratana).”,”A proposito del monoteismo del popolo ebraico (vol. I, p. 21) l’affermazione del Geymonat va inetgrata conun accenno al primitivo politeismo degli ebrei (v. pure Donini, Lineamenti di storia delle religioni (Il giudaismo preromano)) (Albergamo, pag 212) A proposito dell’ evoluzione del pensiero di Marx ed Engels sul feudalesimo v. (S. Sportelli, p. 217) Una lettura corretta di Antonio Labriola deve privilegiare come fonte principale i suoi scritti teorici, a cominciare dai saggi sulla concezione materialistica della storia (Gerratana, p. 252)”,”MAES-002-FB”
“PRESTIPINO Giuseppe; SANTARELLI Enzo”,”La revisione speculativa del marxismo e le ultime ricerche del Croce (Prestipino); L’interpretazione del fascismo nell’Italia postfascista (Santarelli).”,” Gramsci aveva notato che “”la dipendenza intellettuale del Sorel dal Croce è stata più grande di cià che prima potesse pensarsi”” (A. Gramsci, op. cit., p. 176) (Il materialismo storico e la filosofia di B. Croce, Einaudi, 1948, 1966) (pag 301) Bibliografia: citato nel saggio di Prestipino: – UN INTELLETTUALE FRA LENIN E CROCE (a proposito di Gramsci) Giampiero Carocci Belfagor Vol. 3, No. 4 (31 LUGLIO 1948), pp. 435-445 (11 pages) Published by: Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l.”,”STOx-003-FB”
“PRESTIPINO Giuseppe; LA-GRASSA Gianfranco; CALABI Lorenzo; AFANASIEV Vladlen; MARX Karl”,”Concetto logico e concetto storico di «formazione economico-sociale» (Prestipino); Modo di produzione, rapporti di produzione e formazione economico-sociale (La-Grassa); In margine al «problema della trasformazione»: il metodo storico-logico in Smith e Marx (Calabi); Ricardo e l’economia borghese contemporanea (Afanas’ev); Un manoscritto inedito di Marx contro List (Marx).”,”Prestipino: Engels ha frainteso Marx )a proposito del dibattito sulla ‘formazione economico-sociale’)? (pag 54) “”Dopo la pubblicazione del terzo Libro del ‘Capitale’, però, la “”scuola di Marx”” si trova di nuovo sollecitata ad intervenire nella discussione. Essa interviene, questa volta, con Engels, più correttivamente che polemicamente: ilproblema che le si pone sembra essere, infatti, soprattutto quello di integrare il testo di Marx, perché gli interlocutori diretti meritevoli di considerazione sono Werner Sombart e Conrad Schmidt – “”l’illustre Loria mi è servito qui solo come esemplare divertente di economista volgare”” (36) -; e quanto a Sombart “”è la prima volta cone un professore d’università tedesco riesce a vedere, negli scritti di Marx, più o meno quello che Marx ha effettivamente detto, fino a dichiarare che la critica del sistema marxista non può consistere in una confutazione- ‘della quale si incarichi pure l’attivista politico’ – ma in un ulteriore sviluppo del sistema stesso”” (37)”” [da ‘In margine al «problema della trasformazione»: il metodo storico-logico in Smith e Marx’ (Calabi)] [(36) F. Engels “”Considerazioni supplementari al terzo Libro del Capitale””, cit., p. 34; (37) Ivi, p. 33] Marx: … il signor List distingue l’economia politica tradizionale secondo lui cosmopolitica, dalla sua, nazionale e politica, per il fatto che l’una poggia sui valori di scambio e l’altra sulle forze produttive… (pag 198)”,”MADS-009-FB”
“PRESTIPINO Giuseppe; BADALONI Nicola”,”Il marxismo militante di Emilio Sereni (Prestipino); Sulla dialettica materialistica della «liberazione» (Badaloni).”,”‘Si addice a Sereni, al suo concetto di libertà, quel che Engels scriveva di Marx in una lettera del 1884 a Lafargue: egli rifiuterebbe d’esser elogiato come assertore ed apostolo di un «ideale». Il concetto della libertà non è l’«ideale» della libertà (…)’ (pag XII)”,”TEOC-019-FB”
“PRESTIPINO Giuseppe GEYMONAT Ludovico TAGLIAGAMBE Silvano PETRUCCIOLI Sandro TARSITANI Carlo CERMIGNANI Bruno SELLERI Franco BELLONE Enrico GIORELLO Giulio GIACOMINI Ugo SOMENZI Vittorio GRAZIOSI Franco DI-SIENA Giuseppe VENTURINI Riccardo, scritti di”,”Sul marxismo e le scienze.”,”Documenti. Dai “”manoscritti matematici”” di K. Marx. Presentazione di Lucio LOMBARDO RADICE; K. Marx ‘Sul concetto di funzione derivata’ (pag 273-286) “”Si tratta (…) di una questione relativa ai ‘fondamenti’ del calcolo differenziale, considerato nel suo sviluppo storico, «cominciando dal metodo mistico di Newton e Leibniz, passando poi al metodo razionalistico di d’Alembert e di Eulero e concludendo con il metodo rigorosamente algebrico del Lagrange (che purtuttavia parte dalla medesima originaria concezione fondamentale di Newton-Leibniz)». Abbiamo citato un altro passo della lettera di Marx ad Engels del 22 novembre 1882; passo che oggi ci viene ben chiarito dalla pubblicazione nel volume dei ‘Manoscritti matematici’, di ampie note di Marx sul «corso dello sviluppo storico» del calcolo infinitesimale (op. cit. p. 164, sgg.). Non intendiamo qui appesantire il commento illustrando le varie fasi elencate da Marx nella lettera ad Engels. Ci limiteremo alle prime righe dello scritto, dalle quali risulta chiaramente perché Marx parla, a proposito di Newton-Leibniz (senza fare, come sua Engels, differenza tra i due a favore del dialettico Leibniz contro l’empirista Newton), di «calcolo differenziale mistico» (…) Marx rovescia la fondazione: derivate e differenziali non sono entità («sostanze» di tipo metafisico) di per sè esistenti, bensì ‘simboli di operazioni’, e pertanto vengono definiti ‘operatoriamente’. Non c’è dubbio che la impostazione di Marx si colloca su di una grande via di pensiero moderna (Albert Einstein, Norbert Wiener) che è quella della ‘definizione operativa’; che, in particolare, nel caso di una funzione polinomiale il “”metodo algebrico”” di Marx apre la via a sviluppi matematici importanti (ai quali certo Marx non poteva pensare, per quel che concerne i loro contenuti), cioè a una definizione operativo-formale della derivata di una funzione polinomiale a coefficienti in un campo qualunque, definizione del tutto indipendente dalle considerazioni di continuità e di limite che caratterizzano le funzioni di variabile reale. Non c’è dubbio, più in generale, che Marx dedica tanta attenzione e tanto sforzo di pensiero negli ultimi anni della sua vita alla fondazione del calcolo infinitesimale, perché trova in esso un argomento decisivo contro una interpretazione metafisico-mistica della legge dialettica della negazione della negazione. (…) Un’ultima considerazione, di carattere più generale. I ‘Manoscritti matematici di Marx ci danno un’indicazione metodologica validissima sul rapporto scienza-filosofia. Marx certo non “”giocava”” colla matematica; nelle lettere sui differenziali, ci sono anche la questione egiziana o problemi di economia politica. Egli riteneva essenziale andare in profondità, nella questione della ‘fondazione’ del calcolo differenziale, perché intuiva che quella era la via per chiarire la legge (generalissima) della “”negazione della negazione””, per “”pensare meglio”” non solo localmente ma globalmente”” (pag 275-277) [presentazione di Lucio Lombardo Radice ‘Dai “”manoscritti matematici”” di K. Marx’, ‘Documenti’; (in) ‘Sul marxismo e le scienze’, Critica marxista, quaderni, n. 6, supplemento al n. 4, 1972]”,”TEOC-193-FF”
“PRESTIPINO Giuseppe; ALBERGAMO Francesco; SPORTELLI Silvano; GERRATANA Valentino”,”Il marxismo nella «Storia» di Geymonat (Prestipino); La «Storia del pensiero filosofico e scientifico» di Ludovico Geymonat (Albergamo); Marx ed Engels sul feudalesimo (Sportelli); Per una corretta lettura di Labriola. (Precisazioni e rettifiche).”,”Marx ed Engels sul feudalesimo. “”[Nel modo di produzione feudale, ndr] [il] valore d’uso prevale quindi sul valore di scambio (78). Lo sviluppo del commercio e della circolazione monetaria costituisce infatti il «solvente» del sistema feudale, a partire dal momento in cui quest’ultimo entra in crisi a causa delle sue contraddizioni interne. Il feudalesimo è dunque visto da Marx, conformemente alla concezione materialistica della storia, non tanto o non semplicemente come una istituzione politica, ma come una formazione economica-sociale basata su un ben determinato modo di produzione: il servaggio. E questo intende dire Marx quando scrive: «La specifica forma economica, in cui il pluslavoro non pagato è succhiato ai produttori diretti, determina il rapporto di signoria e servitù, come esso è originato dalla produzione stessa e da parte sua reagisce su di essa in modo determinante. Ma su ciò si fonda l’intera configurazione della comunità economica che sorge dai rapporti di produzione stessi, e con ciò insieme la sua specifica forma politica» (79). L’elemento centrale del feudalesimo, ciò che lo definisce, non è dunque il rapporto giuridico tra vassallo e signore, o un qualunque altro elemento sovrastrutturale, ma, per esprimerci con Dobb, il «rapporto tra il produttore diretto (artigiano in una bottega o contadino nelle campagne) e il suo superiore immediato o il suo signore, e [il] contenuto economico-sociale dell’obbligazione che lega l’uno all’altro» (80). Con ciò si viene a stabilire una equivalenza tra feudalesimo e servaggio, – peraltro esplicitamente dichiarata da Dobb (81), – che può presentare qualche difficoltà. E questo è uno dei punti problematici della concezione marxista del feudalesimo. Sweezy, in occasione di una famosa polemica, considerò la posizione di Dobb «insufficiente» in quanto il servaggio non identifica un ‘sistema’ di produzione cioè una formazione economico-sociale nella sua totalità, e «troppo generale» in quanto «’qualche’ servaggio può esistere in sistemi che sono chiaramente non feudali». «Anche come relazione dominante di produzione – aggiunge Sweezy – il servaggio è stato associato in tempi differenti e in differenti regioni con differenti forme di organizzazione economica» (82). Il discorso di Sweezy è avvalorato da una nota lettera di Engels a Marx del 22 dicembre 1882. Scrive Engels: «Mi fa piacere constatare che per quanto riguarda la storia del servaggio “”concordiamo””, come si dice con stile affaristico. Certamente il servaggio e il regime di prestazioni non sono una forma specificamente medioevale e feudale, l’abbiamo ovunque o quasi laddove i conquistatori fanno coltivare la terra a loro profitto dagli antichi abitanti – nella Tessaglia, per esempio, molto presto. Ciò ha disorientato perfino me e molti altri nelle indagini sul servaggio medioevale; era troppo bello fondarlo semplicemente sulla conquista, ciò rendeva la cosa tanto facile e semplice. Vedi fra gli altri Thierry» (83). Sembra che ciò sia in contraddizione col principio marxista della corrispondenza tra la base economica e istituzioni sovrastrutturali (…). Ma la posizione di Marx è in realtà molto più articolata e meno schematica di quanto talvolta si vuol far credere. È vero che, nello stesso capitolo 47° del Libro III del ‘Capitale’, egli afferma il principio della corrispondenza, scrivendo «È sempre il rapporto diretto tra i proprietari delle condizioni di produzione e i produttori diretti – un rapporto la cui forma ogni volta corrisponde sempre naturalmente ad un grado di sviluppo determinato dei modi in cui si attua il lavoro e quindi della sua forza produttiva sociale – in cui noi troviamo l’intimo arcano, il fondamento nascosto di tutta la costruzione sociale e quindi anche della forma politica del rapporto di sovranità e dipendenza, in breve della forma specifica dello Stato in quel momento». Ma, ben consapevole della complessità della questione, subito dopo aggiunge: «Ciò non impedisce che la medesima base economica – medesima per ciò che riguarda le condizioni principali – possa manifestarsi in infinite variazioni e gradazioni, dovute a numerose e diverse circostanze empiriche, condizioni naturali, rapporti di razza, influenze storiche che agiscono dall’esterno, ecc.: variazioni e gradazioni che possono essere comprese soltanto mediante un’analisi di queste circostanze empiriche date» (85)”” (pag 237-239) [Silvano Sportelli, ‘Marx ed Engels sul feudalesimo’, (in) Critica marxista, Roma, n. 5, settembre-ottobre 1973] [(78) Non si deve pensare a un’assenza completa di transazioni monetari. Ma, come osserva P. Sweezy (‘The Transition from Feudalism to Capitalism’, cit., pp. 2-3), i mercati sono per la maggior parte locali e il commercio a lunga distanza è troppo debole per potere «giocare un ruolo determinante negli scopi e nei metodi di produzione»; (79) K. Marx, ‘Il Capitale’, vol. III, cit., pp. 902-903; (80) M. Dobb, ‘Problemi di storia del capitalismo’, trad. it., Roma, Editori Riuniti, 1958, p. 53; (81) «Pertanto, feudalesimo equivarrà virtualmente a ciò che si intende in genere per ‘servaggio’ (Ivi, p. 53); (82) P. Sweezy, op. cit., p. 1; (83) Carteggio Marx-Engels, cit., vol. VI, p. 418; (85) K. Marx, ‘Il capitale’, vol. III, cit., p. 903]”,”TEOC-016-FGB”
“PRESTIPINO Giuseppe; MASSARI Oreste”,”Un libro su Engels (Prestipino); L’uomo e i miti della tecnica (Massari)”,”‘L’autrice, allieva di Geymonat, unisce una informazione esauriente, anche sotto l’aspetto bibliografico, ad una vivace carica polemica contro i detrattori occidentali di Engels’ (pag 197) ‘Ma nel marxismo “”occidentale”” si insinuano altre deformazioni per l’opposta tendenza a caratterizzare il materialismo storico in relazione al solo ‘metodo’, un metodo universalmente valido…’ (idem) ‘Per ciò che concerne il metodo del ‘Capitale’ e, quello della scienza in genere, l’autrice si schiera con coloro che privilegiano il procedimento “”dall’astratto al concreto”” (p. 63) e la funzione dell’ idea-ipotesi (considerando con Engels, l’attitudine contraria come illusoria infatuazione empiristica: p. 181)’ (idem) Il filosofo russo Evald Ilenkov (ILENKOV) conosciuto in Italia per ‘La dialettica dell’astratto e del concreto nel Capitale di Marx’ (Feltrinelli), pubblica un altro volume a cura di I. Ambrogio, Editori Riuniti, 1971: ‘L’uomo e i miti della tecnica’ (sul tema della rivoluzione tecnica-scientifica, e sul rapporto dell’uomo con la tecnica) (pag 200) (rec di Oreste Massari) Milanotoday (21.3.2021) E’morta a Milano la filosofa Eleonora Fiorani. Aveva 78 anni. La notizia della sua morte, a funerali avvenuti lo scorso 12 marzo, è stata divulgata dal sito Artslife. Fiorani, nata a Milano nel 1942, ha insegnato per più di trent’anni innovazione dei linguaggi e sociologia dell’innovazione alla scuola di arti visive dello Ied di Milano ed è stata anche docente alla Scuola del design del Politecnico. Laureata in filosofia con Ludovico Geymonat nel 1968, ha contribuito a fondare la rivista “”Che fare”” con il marito Francesco Leonetti, ma anche Enzo Mari e Arnaldo Pomodoro. Nei primi lavori ha approfondito la figura di Engels. E’ stata responsabile scientifico per il settore moda della Triennale di Milano curando varie esposizioni tra il 2015 e il 018, come “”Textile vivant. Nuovo vocabolario della moda italiana”” e “”Rick Owens. Subhuman Inhuman Superhuman””. Negli anni ’70 ha diretto la casa editrice Lavoro Liberato col marito, poi è stata animatrice della casa editrice Lupetti con la quale ha pubblicato numerosi titoli, da “”Il mondo degli oggetti”” (2001) a “”Grammatica della comunicazione”” (2006), da “”La pelle del design”” (2010) a “”Geografie dell’abitare”” (2012). Tra i suoi ultimi lavori sul territorio milanese, la mostra diffusa “”Fantasmi del Novecento””, curata assieme a Maria Fratelli e Mariella Brenna, che nel 2019 ha coinvolto numerose realtà culturali milanesi, tra cui il Casva e la Casa Museo Boschi di Stefano.”,”MAES-009-FGB”
“PRESTIPINO Giuseppe”,”Il nuovo contesto mondiale e le riforme in un solo paese.”,”Prestipino: – Disinganno teoria marxista, Marx Engels, previsione errata passaggio in ‘tempi brevi’ da rivoluzione borghese a quella proletaria – Centralità operaia in declino Cita libro di Richard N. Hunt ‘The Political Ideas of Marx and Engels’, I e II. 1975 (I. Marxism and Totalitarian Democracy, 1818-1850′, II. ‘Classical Marxism, 1850-1895’)”,”TEOC-033-FGB”
“PRESTON Paul a cura di Saverio TUTINO; saggi di saggi di Herbert Rutledge SOUTHWORTH M.G. GARCIA Norman COOPER Joan ESTEBAN Eduardo SEVILLA-GUZMAN Paul PRESTON Sheelagh ELLWOOD Salvador GINER John Llewelyn HOLLYMAN Norman L. JONES”,”Le basi autoritarie della Spagna democratica.”,”Saggi di Herbert Rutledge SOUTHWORTH, M.G. GARCIA, Norman COOPER, Joan ESTEBAN, Eduardo SEVILLA-GUZMAN, Paul PRESTON, Sheelagh ELLWOOD (La classe operaia sotto il regime di FRANCO), Salvador GINER, John Llewelyn HOLLYMAN, Norman L. JONES.”,”SPAx-008″
“PRESTON Paul”,”Francisco Franco. La lunga vita del Caudillo.”,”Paul PRESTON (Liverpool 1946) insegna storia internazionale alla London School of Economics (LSE). Dal 1975 al 1991 è stato lettore all’Univ di Reading e poi Prof al Queen Mary College dell’Univ di Londra. Noto sia in UK che in SP come commentatore alla radio e TV di vicende spagnole, è autore di articoli di argomento storico, politico e musicale per quotidiani e periodici dei due paesi. Trla le sue opere tradotte in molte lingue, ricordo: -The Coming of the Spanish Civil War, 1978 -The Triumph of Democracy in Spain, 1986 -The Spanish Civil War 1936-1939, 1986 -The Politics of Revenge: Fascism and the Military in 20th Century Spain, 1990.”,”SPAx-001″
“PRESTON Paul”,”La guerra civile spagnola 1936 – 1939.”,”Paul PRESTON (Liverpool 1946) insegna Storia internazionale alla London School of Economics (LSE). Esperto di vicende spagnole è molto noto, in Inghilterra e in Spagna, come commentatore politico alla radio e alla TV e sui più importanti quotidiani e periodici di entrambi i paesi. Tra le sue opere: -The Coming of the Spanish Civil War (1978) -The Triumph of Democracy in Spain (1986) -The Politics of Revenge: Fascism and the Military in 20th Century Spain (1990) -Francisco Franco, 1995″,”MSPG-047″
“PRESTON Paul”,”Le tre Spagne del ’36. La guerra civile spagnola attraverso i suoi protagonisti.”,”PRESTON è uno dei massimi esperti di storia della Spagna contemporanea e in particolare della guerra civile spagnola. Insegna presso la LSE storia contemporanea. “”La repressione del PSOE e della UGT seguita alla sconfitta della sinistra nelle Asturie fu feroce: Largo Caballero ne dedusse che era necessario adottare una linea più “”bolscevica””, mentre al contrario Prieto consolidò l’ idea che la sinistra dovesse cercare di riacquistare il potere con la legalità. Di conseguenza, per tutto il corso del 1935 Prieto metterà la considerevole influenza e autorità che aveva all’ interno del movimento socialista al servizio degli sforzi di Azaña di ricostruire la coalizione elettorale della sinistra del 1931″”. (pag 284)”,”MSPG-109″
“PRESTON Julia DILLON Samuel”,”Opening Mexico. The Making of a Democracy.”,”PRESTON Julia e DILLON Samuel sono stati corrispondenti dal Messico per il New York Times dal 1995 al 2000. Hanno fatto parte del team che ha vinto il Premio Pulitzer 1998 per le corrispondenze internazionali. “”Per consolidare la sua leadership, Salinas fece varie mosse ardite all’ inizio del suo mandato. La più sorprendente fu l’ arresto, nel gennaio 1989, di Joaquin Hernandez Galicia, il boss del sindacato dei lavoratori del petrolio, che era conosciuto come La Quina. La Quina era un saldatore che era cresciuto dentro il sindacato di 200 mila iscritti che rappresentava i lavoratori della Petróleos Mexicanos, il monopolio petrolifero di stato conosciuto come Pemex. Nel 1988, dopo ventiquattro anni di leadership sindacale, tenne solo una posizione formale nella gerarchia (capo del comitato lavori sociali), ma ognuno sapeva che egli era l’ uomo più importante. Era chiamato il “”leader morale”” del sindacato, un termine fortemente improprio, dato che la moralità non era sicuramente un elemento del suo stile manageriale””. (pag 191)”,”AMLx-055″
“PRESTON Paul”,”Franco, “”caudillo de España””.”,”PRESTON Paul (Liverpool 1946) ha studiato all’ Università di Oxford ed ora è professore universitaro di storia internazionale presso la LSE (London School of Economics). E’ un esperto di storia contemporanea spagnola, autore di un volume di storia della guerra civile ‘La guerra civile spagnola’. “”All’ inizio dell’ estate del 1940, l’ entrata in guerra della Spagna si considerava con più entusiasmo a Madrid che a Berlino. Era evidente che Franco, Serrano Suñer e pure Beigbeder aspiravano a partecipare una volta terminata la parte peggiore del conflitto, ma prima della ripartizione del bottino. Senza difficoltà, i tedeschi avevano disdegnato semplicemente le sue offerte. A settembre, sicuro di una imminente vittoria tedesca sull’ Inghilterra, Franco si affrettò ad inviare Serrano Suñer a Berlino per stabilire le condizioni in cui la Spagna sarebbe stata rappresentanta al tavolo della conferenza finale.”” (pag 469)”,”SPAx-064″
“PRESTON Paul”,”La destrucción de la democracia en España. Reacción, Reforma y Revolución en la Segunda República.”,”PRESTON Paul (1946, a Liverpool) studia storia moderna ad Oxford. La sua tesi di laurea fornisce la base a questo libro. Attualmente (1978) è professore al Queen mary College, Università di Londra. La 2° repubblica. Largo Caballero al ministero del lavoro. Besteiro, i socialisti e gli anarchici. “”Los resultados de las elecciones supusieron una amarga decepción para los socialistas, que sólo obutvieron 58 escaños. Diversos factores contribuyeron a la derrota. No puede subestimarse la eficacia de la campaña de propaganda de las derechas. (…) Sin embargo, las dos razones principales de los pobres resultados obtenidos por la izquierda fueron la fragmentación electoral y la oposición de los anarquistas. Puesto que los socialistas se negaron a aliarse con los republicanos, fue necesario el doble de votos socialistas para conseguir un diputato que de votos de derechas. (…) En 1931, a pesar del apoliticismo de la CNT, muchos anarquistas habían votado por los candidatos republicanos. Ahora, o votaron por los radicales o se abstuvieron. El porcentaje nacional de abstenciones fue de 32 por 100; en las zonas de influencia anarquista fue mucho más alto. En Barcelona, Zaragoza, Huesca y Tarragona fue alrededor del 40 por 100, y en Sevilla, Cádiz y Málaga, más del 45 por 100.”” (pag 155-156)”,”SPAx-090″
“PRESTON Richard A. WISE Sydney F.”,”Storia sociale della guerra.”,”Volume dedicato dagli autori alla memoria del loro collaboratore Herman O. Werner morto nel 1966 (già dell’Accademia navale degli Stati Uniti, e insegnante e studioso) “”La rivoluzione industriale incise non solo sulla tattica ma anche sulla strategia, principalmente attraverso il perfezionamento dei trasporti.”” (pag 297) Prima guerra mondiale “”Nel 1914 Schlieffen era morto e il controllo della macchina militare tedesca era stato affidato a un nipote del grande von Moltke, che aveva sostituito una rigida pianificazione a una strategia fatta di invenzioni. Moltke, temendo che un’invasione francese in Lorena potesse tagliare le sue comunicazioni e che le ferrovie potessero non sostenere adeguatamente il suo attacco nel settore destro, rafforzò il suo centro. La rapida avanzata delle grandi armate tedesche provocò una confusione e una perdita di collegamenti che lo stato maggiore non era in grado di prevedere e di superare; un’offensiva russa venuta molto tempo prima del previsto costrinse inoltre von Moltke a ritirare divisioni dal fronte occidentale per usarle contro i russi. L’intenzione tedesca di ripetere Canne sul fronte occidentale non andò perciò a buon fine, l’invasione tedesca fu arrestata nella battaglia della Marna nel settembre 1914 e gli invasori si ritirarono sull’Aisne dove si trincerarono per combattere una lunga guerra. L’insuccesso del piano Schlieffen modificato fu la causa immediata di una grande situazione di stasi, destinata a durare più di quattro anni, sul fronte occidentale; ma la causa vera del ristagno fu il fatto che gli sviluppi tecnici avevano condotto a un predominio della difesa e non erano ancora stati adattati all’offensiva. Questo fatto fu evidente soprattutto sul fronte occidentale, dove entrambe le parti poterono concentrare il loro massimo sforzo e dove una sconfitta sarebbe stata decisiva. La grande rete ferroviaria che copriva quest’area industriale fittamente popolata, e che era stata costruita con un occhio al commercio e uno a esigenze della strategia, consentiva di ammassare rapidamente grandi eserciti alla frontiera a poche ore di distanza dalla mobilitazione generale. Una nuova invenzione, il motore a benzina, rese possibile il trasporto di rifornimenti di munizioni e viveri dalle stazioni ferroviarie all’esteso schieramento di truppe dalla Svizzera al Mare del Nord. (…) La tattica sul fronte occidentale si ridusse ad assalti suicidi di fanteria in formazioni che, se teoricamente erano in ordine sparso, erano talvolta così fitte da identificarsi quasi con le linee a stretto contatto del Settencento, anche se prive della rigidità proveniente dall’addestramento”” (pag 324-325)”,”QMIx-015-FL”
“PRESTON Paul”,”La guerra civile spagnola. Reazione, rivoluzione, vendetta.”,”Paul Preston (Liverpool 1946) insegna storia internazionale alla London School of Economics. Esperto di vicende spagnole è molto noto, in inghilterra e in Spagna, come commentatore politico e musicale alla radio, alla televisione e sui più importanti quotidiani e periodici di entrambi i paesi. Nel 1986 è stato nominato Commendador de la Orden de Mérito Civil da re Juan Carlos per il suo contributo alla cultura spagnola. Fra le sue opere ricordiamo: The Coming of the Spanish Civil War, The Triumph of Democracy in Spain, The Politics of Revenge: Fascism and the Military in 20th-Century Spain, biografia di Francisco Franco e Colombe di guerra. Traduzione di Carla Lazzari, prefazione, introduzione: La guerra civile settant’anni dopo, epilogo, i protagonisti della guerra civile spagnola, elenco delle abbreviazioni, glossario, bibliografia, indice dei nomi, cartina, Oscar Storia Mondadori.”,”MSPG-019-FL”
“PRESTON Paul”,”Francisco Franco. La lunga vita del Caudillo.”,”Paul Preston (Liverpool 1946) insegna storia internazionale alla London School of Economics. Esperto di vicende spagnole è molto noto, in inghilterra e in Spagna, come commentatore politico e musicale alla radio, alla televisione e sui più importanti quotidiani e periodici di entrambi i paesi. Nel 1986 è stato nominato Commendador de la Orden de Mérito Civil da re Juan Carlos per il suo contributo alla cultura spagnola. Fra le sue opere ricordiamo: The Coming of the Spanish Civil War, The Triumph of Democracy in Spain, The Politics of Revenge: Fascism and the Military in 20th-Century Spain, biografia di Francisco Franco e Colombe di guerra.”,”SPAx-011-FL”
“PRESTON Paul”,”The Spanish Holocaust. Inquisition and Extermination in Twentieth-Century Spain.”,”Paul Preston storico esperto della Spagna del XX secolo, autore di biografie (Franco) e di opere di storia della guerra civile spagnola, è professore emerito alla London School of Economics di Londra. Repressione franchista nel dopoguerra: capitolo 13: ‘No Reconciliation: Trials, Executions, Prisons (pag 474-517) “”Families were violently separated and those who protested were beaten or shot. The women and children were transferred to Alicante, where they were kept for a month packed into a cinema with little food and without facilities for washing or changing their babies. The men – including boys from the age of twelve – were taken either to the bullring in Alicante or to a large field outside the town, the Campo de los Almendros, so called because it was an orchard of almond trees (34). As the prisoners were marched to the improvised concentration camp, they passed substantial numbers of corpses of men who had benne shot ‘while trying to escape’. One commented, ‘Soon, we’ll envy the dead’. They were stripped of valuables and their jackets and coats by the Francoist troops (35). …. finire (pag 480-481)”,”MSPG-284″
“PRESTON Richard A., WISE Sydney F., WERNER Herman O.”,”Men in Arms. A History of Warfare and Its Interrelationships with Western Society.”,”PRESTON R.: ha insegnato Storia all’Università di Toronto e allo University College di Cardiff nel Galles, prima della Seconda guerra mondiale, quando prestò servizio nella RAF. Nel 1948 fu nominato professore di Storia presso il Royal Military College del Canada, dove istituì il corso sul quale si basa questo libro. Autore di testi di scienza e storia militare. WISE S.: prestò servizio nella RCAF (“”RAF”” canadese) durante la Seconda guerra mondiale. Insegnò Storia al Royal Military College. Specializzato negli aspetti militari e politici della Rivoluzione americana. WERNER H.: professore di Storia presso l’Accademia navale degli Stati Uniti. Comandante della riserva navale degli Stati Uniti. Specializzato in Storia navale. <> [Traduz. d. r. pag 1-2-3 dell’Introduzione degli Autori].”,”QMIx-204-FSL”
“PRESTON Richard A. WISE Sydney F.”,”Storia sociale della guerra.”,”«(…) ma lo studio della storia militare è stato troppo spesso condotto come se la guerra avesse avuto sempre un’esistenza indipendente. La grandissima maggioranza di coloro che si sono occupati dello studio della guerra sono stati guidati da un interesse professionale; (…) l’attenzione sul racconto di campagne militari (…). ma lo studio (…) richiede conoscenze di fondo che includono non solo la storia dello sviluppo degli armamenti e dell’organizzazione degli eserciti, ma anche la storia politica, economica e sociale. (…) ricerche sui mutamenti sociali e tecnici che hanno influito (sulla guerra)» (pag 11, 12) «(…) Gli eventi del 1848-1849 dimostrarono in modo conclusivo che gli effettivi militari esistenti erano in grado di soffocare i rozzi sforzi militari di entusiasti dilettanti, ma subito dopo la metà del secolo una serie di guerre rivelò che il vecchio ordine stava dileguando rapidamente. (…) Dopo l’energica repressione delle rivolte del 1848, (…) se taluni operai ordirono in segreto complotti tendenti alla sovversione, la maggior parte di essi cercarono infine una soluzione alle loro richieste nei sindacati industriali. Un graduale aumento della prosperità generale smussò gli spigoli più acuti del conflitto di classe. (…) I primi conflitti tra grandi potenze che infransero la lunga pace ottocentesca, (…) furono principalmente guerre limitate di tipo pre= rivoluzionario. La prima di queste guerre, quella combattuta in Crimea contro la Russia dall’Inghilterra, dalla Francia, dalla Turchia e dal Piemonte, fu causata dalla disintegrazione dell’Impero ottomano, che aveva lasciato un vuoto di potere nel Vicino Oriente. Essa fu talvolta definita una “”guerra non necessaria”” perchè il pretesto all’intervento anglo-francese, l’invasione russa dei Balcani, era stato rimosso prima dell’inizio dei combattimenti. La guerra continuò perché l’opinione pubblica in Inghilterra e in Francia era stata infiammata e non si sarebbe placata senza spargimenti di sangue.» (pag 254).”,”QMIx-228-FSL”
“PRESTWICH Michael”,”Armies and Warfare in the Middle Ages. The English Experience.”,”Michael Prestwich storico inglese nato il 30 gennaio 1943 specialista nella storia dell’Inghilterra medievale, con attenzione al regno di Edoardo I d’Inghilterra. Ex professore di storia alla Durham University e capo del dipartimentodi storia fino al 2007. Storia degli eserciti militari medievali differenti da quelli moderni per l’assenza dei reggimenti e per l’ inesistenza della carriera per gli ufficiali e ferma non permanente. Presenza però di strategia ed intelligenza militare.”,”QMIx-053-FSL”
“PRETEROSSI Geminello a cura; saggi di Remo BODEI Carlo GALLI Francesco REMOTTI Vincenzo FERRONE Francesco MARGIOTTA BROGLIO Tullio DE-MAURO Claudio MAGRIS Pietro SCOPPOLA Andrea RICCARDI Khaled Fouad ALLAM Anna FOA Ida DOMINIJANNI Umberto VERONESI”,”Le ragioni dei laici.”,”Geminello Preterossi insegna Diritti dell’uomo e Filosofia del diritto nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno. È autore, tra l’altro, di “”I luoghi della politica. Figure istituzionali della Filosofia del diritto hegeliana’ (Milano, 1992), ‘Autorità’ (Bologna, 2002) e per i tipi Laterza ‘Carl Schmitt e la tradizione moderna’ (1996) e ‘L’occidente contro se stesso’ (2004). ‘La legittimità del pensiero laico, la sua fisionomia culturale, l’autonomia e l’esistenza stessa delle ragioni dei laici sono ridiventate oggetto di contesa e terreno di scontro. In questo libro, le idee e i principi con cui l’uomo moderno ha costruito la sua libertà’ Secolarizzazione e religioni nel XXI secolo “”Un mese dopo gli attentati dell’11 settembre, in un discorso su fede e ragione alla Fiera del Libro di Francoforte (1), Jurgen Habermas individuò nell’esplosione in forme diverse dal passato della tensione tra società secolare e religione l’effetto più dirompente del crollo delle Torri gemelle”” (pag 165, Ida Dominijanni) [(1) J. Habermas, ‘Fede e ragione’, in ‘Micromega’, 5, 2001]”,”TEOS-001-FSD”
“PRETEROSSI Geminello”,”Carl Schmitt e la tradizione moderna.”,”””C’è sempre regolarmente una fede, una visione del mondo, un’idea, insomma una volontà, e compito della ragione è di discuterla, di dimostrarla”” (Thomas Mann, ‘La montagna incantata’) (in apertura) Geminello Preterossi (Grosseto, 1966) si è perfezionato negli studi filosofici-politici alla Scuola Normale di Pisa. Si è occupato di idealismo e dottrina dello Stato tedesca tra Ottocento e Novecento pubblicando il volume ‘I luoghi della politica. Figure istituzionali della Filosofia del diritto hegeliana’ (Milano, 1992). Svolge attività di ricerca per l’ Istituto Italiano per gli Studi filosofici di Napoli e la Fondazione Basso di Roma. Il primato della politica estera (da pag 85-) Schmitt e Kelsen. Primato dell’ordinamento statale vs pluralismo paritario, visione cosmopolitica volta a giuridizzare le relazioni internazionali, diritti umani e istituzioni sovranazionali “”Kelsen si sforza di tradurre in logica giuridica quei principi cosmopolitici propri dell’Illuminismo, rispetto a cui il modo di costruire giuspubblicisticamente la relazione tra gli Stati era, per ragioni intrinseche, costitutive, estremamente refrattario. Infatti, Kelsen deve proporsi l’arduo e veramente innovativo compito di sciogliere il dogma della sovranità impenetrabile degli Stati, del pluralismo paritario delle fonti ultime del diritto, in nome di un sistema complessivo e monistico di coordinazione di principi; esso legherebbe senza soluzione di continuità quanto veniva unificato nel centro di imputazione fittiziamente inteso come «Stato-persona» ad una comunità più ampia, universale, configurata in un’ordinamento giuridico che autorizza ‘limitandole’ le competenze statali. Schmitt, in fondo nel suo ‘Begriff’, è come se si limitasse a riproporre, seppure in un quadro abilmente originale dal punto di vista della proposta epistemologica, quella tradizione del «primato dell’ordinamento statale» che Kelsen si era ripromesso di sovvertire con la propria opera”” (pag 98-99)”,”DIRx-060″
“PRETI Domenico”,”Economia e istituzioni nello Stato fascista.”,”PRETI Domenico è nato a Firenze dove vie e lavora, nel 1943. Insegna storia economica nella facoltà di economia dell’ Università di Modena. E’ autore di saggi che coprono un arco temporale dal ‘700 al periodo fascista.”,”ITAF-098″
“PRETI Giulio”,”Storia del pensiero scientifico.”,”Nato a Pavia nel 1911, PRETI si è laureato in filosofia seguendo i corsi di Antonio BANFI a Milano. Collaborò a ‘Studi filosofici’, insegnò all’ Universià pavese e poi a Fireze. E’ morto a Djerba in Tunisia nel 1972. “”In Leonardo da Vinci (1452-1519) troviamo una prima confusa intuizione del concetto moderno di scienza. Egli, che fu il primo ingegnere dell’ Età moderna (e, a quanto pare, il primo a portare ufficialmente e legalmente questo titolo), è in generale (ma non sempre) mosso da esigenze tecniche all’ indagine di svariatissimi problemi di scienza della natura. In quest’ opera utilizza molto materiale che gli proviene dal basso Medioevo. Conosce e annota, per esempio, i testi di Buridano, di Alberto di Sassonia, della scuola de ponderibus: ma – e qui sta la differenza tra i pensatori medievali e quello rinascimentale – egli non muove più dal generico empirismo dei terministi scolastici, bensì da un deciso orientamento sperimentalistico, per il quale la “”sperienzia”” è divenuta ricerca attiva ed operativa, un progettare e lavorare con macchine e strumetni per produrre gli effetti previsti e correggere le previsioni mediante gli effetti realmente conseguiti. Secondo la sua concezione, la scienza si basa su due fondamenti, entrambi essenziali ed ineliminabili: l’ esperienza e la ragione. “”Sapienzia è discepola della sperienzia””; “”intendi ragione e non ti bisogna sperienzia””.”” (pag 135)”,”FILx-348″
“PRETI Luigi”,”Giovinezza, giovinezza.”,”Storia della generazione del GUF nel decennio che va dalla guerra etiopica alla fine della guerra mondiale. “”A un mese di distanza dall’ armistizio Giulio e Giordano dovettero riconoscere di aver sbagliato. Ormai era chiaro che gli alleati non avevano fretta di risalire la penisola, nonostante la loro schiacciante superiorità militare. Era inutile affaticarsi il cervello per penetrare le ragioni di questa esasperante strategia: occorreva piuttosto adeguarsi alla nuova situazione. I fascisti, intanto, avevano ripreso fiato. Il ventisette settembre aveva parlato alla radio italiana Rodolfo Graziani, comandante in capo delle nuove forze armate. (…)””. (pag 279)”,”ITAR-101″
“PRETI Luigi”,”I miti dell’ impero e della razza nell’ Italia degli anni ’30.”,”””Che il manifesto della razza non fosse un’idea partorita dal cervello dei cosiddetti scienziati era sin troppo evidente in un’ Italia dove nulla si faceva senza autorizzazione superiore. Ma si volle far seguire la pubblicazione di questo documento da una manifestazione pubblica, che può considerarsi come inaugurale del razzismo fascista. Alla manifestazione del 26 luglio 1938 partecipò il segretario del partito, Achille Starace, il quale passò poi ai giornali un comunicato, uscito certamente dalla penna di Mussolini (tanto più che Starace era senz’altro incapace di scrivere una qualsiasi cosa un po’ impegnativa). Dice il comunicato: “”Alla riunione il segretario del partito, mentre ha elogiato la precisione e la concisione delle tesi, ha ricordato che il fascismo fa da 16 anni praticamente una politica razzista, che consiste – attraverso l’ azione delle istituzioin del regime – nel realizzare un continuo miglioramento quantitativo e qualitativo della razza. Il segretario del partito ha soggiunto che il duce parecchie volte – nei suoi scritti e discorsi – ha accennato alla “”razza”” italiana, quale appartenente al gruppo cosiddetto degli indoeuropei””. “”Dopo aver detto delle leggi razziali nei territori dell’impero, il comunicato conclude: “”Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni dovunque e anche in Italia come una “”razza”” diversa e superiore alle altre; ed è notorio che malgrado la politica tollerante del regime gli ebrei hanno in ogni nazione costituito – coi loro uomini e coi loro mezzi – lo stato maggiore dell’ antifascismo.”””” (pag 61-62)”,”ITAF-227″
“PRETI Luigi”,”Giovinezza, giovinezza.”,”Luigi Preti nato a Ferrara il 23/10/1914, frequentò gli studi classici e si laureò nel 1936 in giurisprudenza all’università della città natale. Successivamente conseguì anche la laurea in lettere presso l’università di Bologna. nel periodo degli studi universitari partecipò con impegno all’attività dei GUF (Gruppi universitari fascisti), che egli poi avrebbe descritto nelle pagine del romanzo che qui presentiamo. Tra la fine del 1938 e l’inizio del 1939, ribellatosi alla politica razziale di Mussolini e all’occupazione nazista della Cecoslovacchia, Luigi Preti maturò la sua crisi politico-spirituale e passò all’antifascismo. Dopo l’8 settembre partecipò all’attività clandestina. Immediatamente dopo la liberazione di Ferrara fu nominato segretario provinciale del PSI. Il 2 giugno fu eletto deputato alla Costituente per il PSI.”,”ITAF-018-FL”
“PRETI Luigi”,”Impero fascista, africani ed ebrei.”,”Gli ebrei in Italia: 9800 famiglie negli elenchi per cognome (pag 167) L’atteggiamento della Chiesa di fronte al razzismo italiano (pag 123-126) “”Anche nella curia vaticana, dove lo stesso Farinacci aveva qualche fidato amico e informatore, v’erano prelati, che non avrebbero avuto difficoltà a dare il proprio consenso a una politica antisemita in Italia, purché non fosse fondata sul razzismo biologico e purché non toccasse gli ebrei convertitisi al cattolicesimo. In questo senso appariva orientata la rivista dei padri gesuiti, «La Civiltà cattolica». Questo periodico giustificava l’antisemitismo, partendo dalla considerazione che «gli ebrei medesimi anno richiamato in ogni tempo e richiamano tuttora su di sé le giuste avversioni dei popoli coi loro soprusi troppo frequenti e con l’odio verso Cristo medesimo, la sua religione e la sua Chiesa». «La Civiltà cattolica» fiancheggiò talmente, fin dal 1937, la campagna antisemita, che Farinacci le riconobbe pubblicamente (28 agosto 1938) il merito di «aver saputo impostare fascisticamente il problema della razza avanti lettera». Non molto diverso – già nell’estate 1938 – era l’atteggiamento della rivista «Vita e pensiero» dell’Università Cattolica di Milano. Il rettore dell’Università e ispiratore della rivista, padre Agostino Gemelli, appoggiò tutte le fasi della campagna antisemita di Mussolini; e il 9 maggio 1939 arriverà a dichiarare in una conferenza che è giunto il momento in cui si attua «quella terribile sentenza che il popolo deicida ha chiesto su di sé e per la quale va ramingo per il mondo, incapace di trovare la pace di una patria, mentre le conseguenze dell’orribile delitto lo perseguitano ovunque e in ogni tempo». Non riteniamo che ci sia bisogno di altre citazioni per dimostrare che alla vigilia della seconda guerra mondiale una certa parte del mondo ecclesiastico vedeva di buon grado il ritorno a quelle non dure ma inique discriminazioni antiebraiche, che l’Europa aveva conosciuto fino all’inizio del secolo XIX, e che la rivoluzione liberale aveva spazzato via. Appena si ebbe la convinzione che Mussolini ripudiava il razzismo biologico di marca tedesca, ma si orientava verso l’antisemitismo vecchio stile, il padre gesuita Brucculeri, interpretando il pensiero degli ambienti cattolici retrivi, scrisse su «L’Avvenire d’Italia» del 17 luglio 1938: «Come in altri problemi, anche in questo della razza il genio italiano dimostra il suo innato equilibrio, il senso dell’oggettività, la cristiana intuizione del vero rifuggente da ogni compromesso con l’irrazionalismo, che si spaccia sotto le denominazioni vaporose di mito e mistica». Egli aggiungeva trionfalmente che il razzismo italiano aveva il grande merito di non «batter la strada dell’alemanno che aveva come caposcuola il Rosenberg». finire (pag 124-126)”,”ITAF-361″
“PRETI Luigi”,”Un ebreo nel fascismo. Romanzo.”,”‘E’ la seconda volta dopo ‘Giovinezza-Giovinezza’ che l’autore si propone di scrivere storia attraverso un romanzo, nella convinzione che questa forma di narrazione può integrarsi con quella storiografica’ (dalla prefazione) Luigi Preti (Ferrara, 1914-2009) laureato in giurisprudenza e lettere, avvocato e politico, deputato (PSDI) e più volte ministro, scrittore, storico.”,”ITAF-360″
“PRETI Giulio”,”Saggi filosofici. Volume I. Empirismo logico, epistemologia e logica.”,”Contiene tra gli altri i capitoli: – XIII – Materialismo storico e teoria dell’evoluzione (pag 377-) – XV – Scienza e tecnica (pag 437-) -XVI – «La crisi delle scienze europee» di Husserl (pag 449-) “”La tecnica costituisce il momento della ‘verità fattuale’ della scienza. Già Galileo, teorizzando il metodo scientifico, aveva messo in evidenza come il metodo ‘compositivo’ costituisse un momento essenziale nel processo della verificazione scientifica. Il metodo compositivo è appunto quello che verifica le ipotesi scientifiche mediante esperimenti (…)”” (pag 441)”,”FILx-268-FF”
“PRETI Giulio”,”Saggi filosofici. Volume II. Storia della logica e storiografia filosofica.”,”””Abbandoniamo i residui di platonismo in Hegel, accogliamo le istanze empiristiche, ed avremo il ‘materialismo storico’ di Marx: dico di Marx, ma dovrei dire di molti filosofi contemporanei (…)”” (pag 239)”,”FILx-268-B-FF”
“PRETI Domenico”,”Uno stato sociale senza riforme. Previdenza, fisco e sanità nell’Italia repubblicana.”,”- Una diga per il contenimento del movimento operaio “”L’esigenza politica di allargare e consolidare la fascia dei ceti medi attraverso un processo di terziarizzazione fortemente orientato verso la crescita del lavoro autonomo e della burocrazia statale e parastatale si è peraltro sposata, a partire grosso modo dalla metà degli anni sessanta, con una politica economica tendente a liberare reddito privato per indirizzare la domanda, che era stata in Italia sempre bassa, verso il comparto più moderno e trainante dell’industria italiana, quello che produceva beni di consumo durevoli per i mercati esteri più ricchi. Da questa politica di incoraggiamento alla “”distorsione dei consumi””, tale settore seppe trarre indubbi vantaggi, sia negli anni del boom economico che in quelli successivi, quando incominciarono a presentarsi i problemi connessi alle fluttuazioni cicliche della domanda internazionale (1). Questa politica “”della terziarizzazione degradata, adoperata per modificare la dinamica tra le classi e per consolidare il blocco dominante”” (2), che ha funzionato anche come ammortizzatore sociale per superare le crisi e le ristrutturazioni industriali degli anni settanta e ottanta (3, ha probabilmente rappresentato uno dei condizionamenti più gravi che hanno impedito all’Italia di muovere con un passo ragionevolmente spedito sulla strada della modernizzazione. Va inoltre sottolineato che, a partire dal 1964, la fine del boom economico apre nel paese una crisi dell’accumulazione capitalistica che da quel momento in poi diventerà il grande problema dell’economia italiana”” (pag 12) [(1) Sulla questione si rimanda alle osservazioni tuttora valide di Augusto Graziani, in ‘L’economia italiana, 1945-1970’, Bologna, Il Mulino, 1972; (2) Giuseppe Tamburrano, ‘L’iceberg democristiano’, Milano, Sugar, 1974, p. 52; (3) A questo riguardo basterà ricordare che dal 1981 al 1987 l’industria ha espulso 1.050.000 addetti, realizzando un incremento della produttività del 23 per cento circa e un altrettanto forte aumento dei profitti. Cfr. Gianni Corbi, ‘Quando lo stato chiude gli occhi’, La Repubblica, 24 giugno 1987]”,”ITAS-224″
“PRETI Alberto a cura; scritti di Guido QUAZZA Giorgio AMENDOLA Palmiro TOGLIATTI Giampiero CAROCCI Sergio COTTA Enzo COLLOTTI Winston CHURCHILL Claudio PAVONE Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Frederick W. DEAKIN Valerio CASTRONOVO Massimo ILARDI Antonio GIBELLI Francesco RENDA Aldo AGOSTI Paride RUGAFIORI Renato ROMAGNOLI Massimo LEGNANI, testimonianza di Teresa CIRIO”,”Italia, 1943-1945. La resistenza.”,”Guido QUAZZA Giorgio AMENDOLA Palmiro TOGLIATTI Giampiero CAROCCI Sergio COTTA Enzo COLLOTTI Winston CHURCHILL Claudio PAVONE Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Frederick W. DEAKIN Valerio CASTRONOVO Massimo ILARDI Antonio GIBELLI Francesco RENDA Aldo AGOSTI Paride RUGAFIORI Renato ROMAGNOLI Massimo LEGNANI Tra i vari saggi si possono segnalare – Sergio Cotta, Miti e storiografia della Resistenza – Enzo Collotti, I caratteri della Resistenza europea e i rapporti con gli Alleati – Antonio Gibelli, Le lotte operaie dell’inverno 1943-44: la questione dell’autonomia – Paride Rugafiori, Comitati di liberazione aziendali e Consigli di gestione a Genova nell’immediato dopoguerra – Renato Romagnoli, Guerriglia in città: la vita del gappista Secondo E. Collotti in Germania c’è stato un movimento di fronda e non di resistenza. “”Quando noi parliamo di Resistenza in Europa e intediamo generalmente il fenomeno di massa che sfocia nella Resistenza armata, dobbiamo escludere da questo tipo di considerazione la Germania. Dobbiamo escludere la Germania perché la situazione tedesca dopo il 1933 si profila in termini notevolmente diversi da quello che sarà il processo generale comune al resto d’Europa. Intanto bisogna tener conto che nel 1933 il movimento operaio tedesco subisce una sconfitta totale, in seguito alla quale è letteralmente decimato dalla persecuzione. Sono decine di migliaia i caduti del movimento operaio tedesco. Il regime terroristico in Germania è qualcosa di molto più serio del regime terroristico in Italia, non lascia spazio né di carattere politico né di carattere personale alla rinascita o alla nascita di un forte movimento clandestino. Se teniamo poi conto che il 1933 arriva al termine di una autentica guerra civile all’interno del movimento operaio tedesco, non possiamo parlare in Germania dell’esistenza delle premesse della Resistenza come movimento di massa. Ciò, anche per le conseguenze della guerra, dato che il richiamo patriottico agitato dal regime nazista per coprire le sue mire imperialistiche fece indubbiamente presa sul popolo tedesco e fu un freno possente contro lo sviluppo di movimenti o di elementi di Resistenza. Comunque l’unico simbolo della Resistenza tedesca che viene in genere celebrato, cioè l’attentato anti-hitleriano del 20 luglio 1944, evidentemente rimane al di fuori della considerazione dei movimenti di Reistenza così come noi li intendiamo per il resto d’Europa, perché va considerato piuttosto come un momento, se volete il momento culminante, della fronda all’interno dello stesso regime nazista. Cioè è l’estremo tentativo dell’opposizione conservatrice a vari livelli, a livello militare, a livello dell’amministrazione, a livello diplomatico, di salvare il salvabile di fronte all’imminente sconfitta militare del Terzo Reich e quindi di liquidare gli aspetti più esteriormente terroristici del regime nazista, di liquidare Hitler senza smantellare sostanzialmente quelle che erano le strutture portanti dell’imperialismo nazista. Di qui il tentativo di arrivare a una pace separata con gli occidentali per continuare la resistenza a oltranza sul fronte orientale. Mi pare che questo elemento di carattere internazionale sia più che sufficiente per qualificare in maniera precisa anche rispetto agli altri movimenti di Resistenza in Europa quella che è la collocazione del movimento di fronda in Germania’ (pag 97-98 ) [Enzo Collotti, I caratteri della Resistenza europea e i rapporti con gli Alleati]”,”ITAR-338″
“PRÉVAN Guy”,”Péret Benjamin révolutionnaire permanent.”,”PRÉVAN Guy, poeta, polemista a tempo parziale e refrattario a tempo pieno, già militante trotskista e più tardi curatore dei tre ultimi tomi delle ‘Oeuvres completes’ di Péret. In Brasile. “”À Rio de Janeiro, la résultante de ces affrontements, de ces luttes internes et externes sera d’abord, début 1930, la formation du Groupe communiste Lénine (GCL), lequel s’organise autour d’une cellule d’ouvriers du Livre du journal ‘O Paiz’. Le 8 mai 1930, premier numéro de ‘A Luta de classes’, publication du GCL. Bientôt ce groupuscule va s’agrandir du fait que le rejoignent de jeunes militants de São Paulo ayant fait l’économie d’un passage par le PCB. Un tel apport donne une impulsion et suffisamment confiance au GCL pour qu’il décide de se constituer en Ligue communiste (opposition). C’est le 21 janvier 1931 (sept ans jour pour jour après la mort de Lénine) que le GCL choisissait d’adopter ce nouveau nom et, dans le même temps, de s’affilier a l’Opposition de gauche internationale, issue de la conférence du 6 avril précédent, à Paris. Parmi les fondateurs de cette Ligue: Aristides Lobo, Joao Matheus, Manuel Medeiros, Mario Pedrosa, Benjamin Péret, Salvador Pintandes et Livio Xavier”” (pag 26-27) Il 29 agosto 1934, dopo vive discussioni i trotskisti avevano deciso di aderire alla SFIO: essi vi costituirono il Gruppo bolscevico-leninista e molto presto presero il controllo delle ‘Jeunesses socialistes de la Seine’. Un anno più tardi 26 di loro, giovani e meno giovani vengono buttati fuori. (pag 39-40) Peret aderisce al POI (pag 40) Nel 1948 Peret (Gruppo spagnolo del Messico) firma due documenti contro la direzione della Quarta Internazionale assieme a Natalia Sedova-Trotsky, G. Munis. (pag 72) Al Gruppo spagnolo si unisce la tendenza Pennetier-Gallienne (PCI e POC italiani) diretta da Romano Mangano. (pag 72) 1952. Grave crisi nella 4° Internazionale in Francia (tendenza Lambert, maggioritaria vs tendenza Pierre Frank sostenuta dal segretariato internazionale diretto da Michel Raptis detto Pablo, preconizzante l’ entrismo nel PCF (pag 74) 1959 Poco prima di morire Peret stava prendendo accordi per la traduzione e pubblicazione del libro di Munis (Jalones de derrota) in Francia. (pag 89)”,”TROS-254″
“PREVE Costanzo”,”Commemorare Marx. Un’analisi della congiuntura teorica presente attraverso gli scritti italiani su centenario marxiano, 1883-1993.”,”Altro saggio della rivista: -Gianfranco LA-GRASSA, Alcune ipotesi di sviluppo del marxismo”,”MADS-136″
“PREVE Costanzo”,”Storia critica del marxismo. Dalla nascita di Karl Marx alla dissoluzione del comunismo storico novecentesco.”,”PREVE Costanzo (1943) a studiato scienze politiche filosofia e neoellenistica nelle università di Torino, Parigi e Atene. E’ autore di numerosi volumi e saggi di argomento filosofico, pubblicati in Italia e all’ estero. Ha scritto la Introduzione alla nuova edizione dei due volumi di G. ANDERS ‘L’uomo antiquato’ ed il saggio ‘Marx inattuale’. “”Negli ultimi anni di vita Marx cominciò ad interessarsi attivamente di antropologia e di etnologia. Certo continuò a studiare le tabelle statistiche dell’ agricoltura russa e turca, ma alcuni segnali biografici ci fanno pensare che la sua testa fosse ormai altrove. Non si tratta di lutti familiari o delle declinanti condizioni di salute. Ci deve essere certamente qualcosa d’ altro. Lawrence Krader, che ha studiato analiticamente gli interessi etnologici dell’ultimo Marx, li ricollega direttamente alla sua giovanile teoria dell’ alienazione sia alla sua lettura e interpretazione di Darwin e del darwinismo. Marx legge Morgan, Maine e Kovalevskij, classici dell’ etnologia del suo tempo, perché sente il bisogno di inserire la sua teoria dello sfruttamento e della possibile emancipazione in un quadro storico più ampio e appunto meno “”economicistico””. (…) Era questo un lavoro impossibile per un uomo malato, che sarebbe morto a soli sessantacinque anni di età. L’arte è lunga e la vita è breve. Il destino “”economico”” di Marx era stato tracciato. Nella ‘Critica al Programma di Gotha’ del 1875, vero e proprio testamento teorico scritto di Marx, egli mette in guardia dalle interpretazioni economicistiche e lavoristiche del suo pensiero maniacalmente centrate sulla teoria del valore, ma si vede che non crede neppure lui nel buon esito di questa messa in guardia, perché si congeda per sempre dal suo lettore con un motto latino, e cioè ‘Dixi et salvavi animam meam””. Ho detto e mi sono salvato (almeno) l’anima. (…)”” [Costanzo Preve, Storia critica del marxismo. Dalla nascita di Karl Marx alla dissoluzione del comunismo storico novecentesco, Edizioni La Città del Sole, Napoli, 2007] (pag 125)”,”TEOC-401″
“PREVE Costanzo”,”Un elogio della filosofia.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), autore di numerosi saggi e libri sulla filosofia, sul marxismo, sulla storia del movimento operaio e comunista. Presso le Edizioni Punto Rosso, oltre a saggi apparsi in libri collettanei, sono stati pubblicati due opuscoli in collaborazione con Gianfranco La-Grassa: Il teatro dell’assurdo e Una teoria nuova per una diversa strategia politica.”,”TEOC-051-FL”
“PREVE Costanzo”,”Ideologia italiana. Saggio sulla storia delle idee marxiste in Italia.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo.”,”TEOC-052-FL”
“PREVE Costanzo”,”Ripensare Marx. Filosofia, Idealismo, Materialismo.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo.”,”MADS-022-FL”
“PREVE Costanzo”,”La passione durevole.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984).”,”TEOC-056-FL”
“PREVE Costanzo”,”Elogio del comunitarismo.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), autore di numerosi saggi e libri sulla filosofia, sul marxismo, sulla storia del movimento operaio e comunista. Presso le Edizioni Punto Rosso, oltre a saggi apparsi in libri collettanei, sono stati pubblicati due opuscoli in collaborazione con Gianfranco La-Grassa: Il teatro dell’assurdo e Una teoria nuova per una diversa strategia politica.”,”TEOS-029-FL”
“PREVE Costanzo”,”Il popolo al potere. Il problema della democrazia nei suoi aspetti storici e filosofici.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo.”,”TEOP-042-FL”
“PREVE Marco SANSA Ferruccio”,”Il partito del cemento.”,”Marco Preve vive a Genova dove lavora alla redazione di ‘Repubblica’ e si occupa di cronaca giudiziaria. F. Sansa vive a Genova e ha collaborato a ‘Repubblica’. Dal 2007 è inviato del Secolo XIX.”,”LIGU-118″
“PREVE Costanzo”,”Il tempo della ricerca, saggio sul moderno il post-moderno e la fine della storia.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo.”,”TEOC-083-FL”
“PREVE Costanzo”,”L’ideocrazia imperiale americana. Una resistenza possibile.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984).”,”USAP-017-FL”
“PREVELAKIS Georges”,”I Balcani.”,”PREVELAKIS insegna alla Sorbona e all’ Institut d’etudes politiques di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: -Geopolitique de la Grece. 1997″,”EURC-008″
“PRÉVÉLAKIS Georges”,”I Balcani.”,”Georges Prévélakis insegna alla Sorbona e all’Institut d’études politiques di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: Géopolitique de la Grèce.”,”EURC-038-FL”
“PREVERT Jacques, a cura di Gian Domenico GIAGNI”,”Poesie.”,”””La poesia di Prévert è sempre partita da un appiglio polemico. Una lotta ad oltranza al conformismo più deleterio””. (pag XII) “”La ‘rivolta’ prevertiana cade spesso in una formula di anarchia che fa gridare allo scandalo. L’ anarchia di Prévert non ha limiti: sconfina imperturbabilmente nel regno della bestemmia e dell’ ingiuria, dell’ accusa spietata e dell’ insofferenza. E’ la voce del cittadino che protesta, non nel senso qualunquistico, filtrata attraverso l’intelligenza e la cultura””. (pag XV) “”Ora la guerra è finita e il vecchio generale è morto è morto nel suo letto morto della sua bella morte ed io son vivo e questo è quel che conta / buonasera buonanotte buon appetito mio generale.”” (pag 13) Scena familiare (guerra) (pag 37) (…) “”Lo sforzo umano porta un cinto erniario / e le cicatrici delle lotte intraprese dalla classe operaia contro un mondo assurdo e senza leggi / Lo sforzo umano non possiede una vera casa / esso ha l’ odore del proprio lavoro ed è intaccato ai polmoni il suo salario è magro e così i suoi figli lavora come un negro e il negro lavora come lui Lo sforzo umano non ha il savoir-vivre / Lo sforzo umano non ha l’ età della ragione / Lo sforzo umano ha l’ età delle caserme / l’ età dei bagni penali e delle prigioni / (…) (pag 39) “”Questo amore così violento così fragile così tenero così disperato (…) (pag 45) “”Ora la guerra è finita e il vecchio generale è morto è morto nel suo letto morto della sua bella morte ed io son vivo e questo è quel che conta / buonasera buonanotte buon appetito mio generale.”” (pag 13) Scena familiare (guerra) (pag 37) (…) “”Lo sforzo umano porta un cinto erniario / e le cicatrici delle lotte intraprese dalla classe operaia contro un mondo assurdo e senza leggi / Lo sforzo umano non possiede una vera casa / esso ha l’ odore del proprio lavoro ed è intaccato ai polmoni il suo salario è magro e così i suoi figli lavora come un negro e il negro lavora come lui Lo sforzo umano non ha il savoir-vivre / Lo sforzo umano non ha l’ età della ragione / Lo sforzo umano ha l’ età delle caserme / l’ età dei bagni penali e delle prigioni / (…) (pag 39) “”Questo amore così violento così fragile così tenero così disperato (…) (pag 45)”,”VARx-215″
“PREVOST Anton Francesco, a cura di Marisa ZINI”,”Manon Lescaut.”,”Scrittore francese dallo spirito psicologo e moralista, Antoine-Francois PREVOST (1697-1763) scrisse più di 100 libri, di erudizione e di narrativa. “”Il problema della responsabilità umana è visto qui alla maniera giansenistica, come negazione di ogni libertà dei propri atti””. (pag 15, introduzione) “”Ma nel frattempo il nostro cattivo genio lavorava alla nostra perdita”” (pag 165) “”Perché non siamo nati l’ uno e l’ altro colle qualità conformi alla nostra miseria? Abbiamo avuto in dono ingegno, gusto, sensibilità. Ahimè, che triste uso ne facciamo? mentre tante anime basse e degne della nostra sorte godono di tutti i favori della fortuna.”” (pag 171)”,”VARx-144″
“PREVOST André”,”L’ utopie de Thomas More. Présentation texte original, apparat critique exégèse traduction et notes.”,”PREVOST André Docteur en lettres, en théologie, professeur à la Faculté libre des Lettres et Sciences humaine de Lille. A Thomas More per i cinquecento anni dalla nascita. Abolizione del denaro. “”Une analyse plus pénetrante de la nature du développement de la société utopienne révèle en outre que l’ auteur des institutions n’a pas craint de rompre avec les lois traditionnelles de l’ économie: les Utopiens récusent l’ aspect financier des échanges. C’est au prix de ce renoncement et de cette gageure que leur économie franchit un palier, bouleverse les données classiques du problème et fait naître une ‘micro-société’ où le don gratuit et le partage remplacent, dans la distribution des biens, les signes monétaires. C’est pour avoir franchi ce seuil que la société utopienne entre dfans une atmosphère de ferveur affective, qui stimule les énergies et l’ activité productrice de tous: personne ne se refuse au travail même si la loi l’ en exempte. La productivité est telle que six heures de labeur suffisent et que les excédents permettent des distributions gratuites aux pauvres des pays voisins. Le développent cependant ne se limite pas au domaine des biens utiles. Grâce à l’approt d’ importants ouvrages de l’ Antiquité, l’élite intellectuelle utopienne réussit à assimiler en quelques années l’ essentiel de la philosophie grecque.”” (pag LXXXV)”,”SOCU-145″
“PREZIOSI Ernesto”,”Piccola storia di una grande associazione. L’ Azione Cattolica in Italia.”,”In collaborazione con l’ Istituto per la storia dell’ Azione Cattolica e del movimento cattolico in Italia ‘Paolo VI’. ‘Afascismo’ di AC. “”L’avvenuta conciliazione non elimina le difficoltà esistenti tra AC e regime; l’intolleranza del regime per ciò che è fuori dalla sua trama organizzativa si sviluppa gradualmente: dopo i partiti e i sindacati (Partito Popolare e sindacati bianchi compresi), la cancellazione tocca alle opere economiche e anche a quelle giovanili per l’educazione sportiva: l’Azione Cattolica con i suoi circoli e le sue associazioni rimane l’unica realtà extraregime con riconosciuta autonomia. Nella primavera del ’31 viene scatenata una campagna di stampa contro l’Azione Cattolica: i pretesti sono offerti dalla nascita delle “”sezioni professionali”” quali sezioni di categoria delle organizzazioni di AC (che il regime definisce “”sindacati mascherati””), dal discorso di Pio XI in cui si annuncia l’enciclica Quadragesimo anno, a quarant’anni dalla Rerum novarum e dalla convocazione dell’Assemblea Generale dell’Associazione Cattolica, i cui risultati vengono presentait dalla stampa fascista come “”proclami di guerra””.”” (pag 99)”,”RELC-223″
“PREZIOSI Anna Maria”,”Borghesia e fascismo in Friuli negli anni 1920-1922.”,”PREZIOSI Anna Maria “”Le violenze non furono il frutto di un piano preciso, bensì il riflesso di una serie di episodi violenti verificatisi anzitutto a Trieste e Monfalcone”” (pag 68)”,”ITAF-285″
“PREZIOSO Stéfanie, a cura; antologia di scritti di Karl LIEBKNECHT LENIN ROSMER TROTSKY SERGE (RETIF) PANNEKOEK JAURES BOURNE DEMARTIAL KOLLONTAI LUXEMBURG EASTMAN GRAMSCI DEBS GOLDMAN MEHRING REED TREVES SASSOON BRION ZETKIN PANKHURST HAMILTON ADELMI MAURICIUS CONNOLLY DU-BOIS GRIMKE’ LI-DAZHAO WIEGER M.N. ROY SAFAROV BABA DIARRA (SENGHOR) ROULE MAGON TZARA KRAUS DEBS ORFANOS (POULIOPOULOS)”,”Contre la guerre 14-18. Résistances mondiales et révolution sociale.”,”Altre opere curate da S. Prezioso: – L’Heure des brasiers. Violence et révolution au XXe siècle, a cura di S.P. e David Chevrolet, Editions d’En Bas, Lausanne, 2011 .- Marc Toussaint, La Lingotière. La longue marche d’un compagnon dans une France en crise (1929-1945), Editions du Bout de la rue, Vanves, 2010 – Tant pis si la lutte est creuelle. Volontaires internationaux contre Franco, a cura di S.P., Jean Batou, Ami-Jacques Rapin, Syllepse, Paris, 2008 Contiene tra l’altro un articolo di G.I. Safarov (1891-1942) “”L’orient et la révolution!’, Bulletin communiste, n. 17, 28 aprile 1921 Scritti di KARL LIEBKNECHT LENIN ROSMER TROTSKY SERGE (RETIF) PANNEKOEK JAURES BOURNE DEMARTIAL KOLLONTAI LUXEMBURG EASTMAN GRAMSCI DEBS GOLDMAN MEHRING REED TREVES SASSOON BRION ZETKIN PANKHURST HAMILTON ADELMI MAURICIUS CONNOLLY DU-BOIS GRIMKE’ LI-DAZHAO WIEGER M.N. ROY SAFAROV BABA DIARRA (SENGHOR) ROULE MAGON TZARA KRAUS DEBS ORFANOS (POULIOPOULOS)”,”INTT-355″
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Quattro scoperte. Croce. Papini. Mussolini. Amendola.”,”Gli scritti risalgono rispettivamente al 1909, 1915 e 1924, 1927, 1925. PREZZOLINI scrisse il pezzo su AMENDOLA per sfida quando l’ editore FormigginI gli propose di scrivere un profilo su MUSSOLINI per i suoi ‘Medaglioni’. Egli accettò a patto che Formiggini ne pubblicasse anche uno su AMENDOLA, allora capo dell’ opposizione costituzionale antifascista. “”Croce era un aristocratico della cultura (…). Ciò che detestava in Mussolini era il maestro elementare che sfogliava i libri (…). (…) per me Croce fu sempre antidemocratico, anche se fece concessioni al momento politico”” (pag 54) “”Mussolini potrebbe appartenere o aver appartenuto ad altri partiti. (…) Dove non lo si può concepire è nel partito liberale. La sua mentalità politica è intransigente ed attiva, interventista e illiberale sempre. Potrebbe adottare altri credi, mai le norme liberali, che esigono una certa corrosione della coltura sul carattere, una specie di docile riconoscimento delle correnti e delle forze sociali, un’ accettazione del diritto altrui a tentare le proprie esperienze”” (…) (pag 170)”,”ITAD-033″
“PREZZOLINI Giuseppe a cura”,”Gobetti & La Voce.”,”Come la ‘Storia di un’ amicizia’ raccolse il carteggio tra PAPINI e PREZZOLINI, questo volume può chiamarsi ‘Storia di un’ amicizia’, ma stavolta tra GOBETTI e PREZZOLINI dal loro incontro in Firenze nel 1919 fino alla morte del primo a Parigi nel 1926. GOBETTI aveva letto con simpatia ‘La Voce’ (la rivista fiorentina forse più significativa dei primi due decenni del secolo XX), anzi cercò di continuarne la tradizione con le sue tre riviste ‘Energie nuove’, ‘La Rivoluzione liberale’, ‘Il Baretti’. Ma cresciuto politicamente si trovò in contrasto con PREZZOLINI che era diventato suo collaboratore. Il volume raccoglie tutto quello che fu pubblicato dai due amici e poi avversari riguardo al loro rapporto (anche epistolari) e alla loro polemica. “”Caro Prezzolini, Poiché Gramsci è molto occupato ho pensato che potrei raccogliere io in un volumetto per la “”Voce”” i suoi articoli più importanti sui Consigli di fabbrica””. Se vuoi vi apporrò anche una prefazione-presentazione. Già ne ho parlato a lui: acconsente. Scrivemene dunque. Tuo affez. Piero Gobetti”” (14 maggio 1921) (pag 42)”,”ITAD-043″
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Vita di Nicolò Machiavelli fiorentino.”,”””Gli uomini non si distinguono in bianchi, in neri e in gialli, in pellirose, in pellidoro, in mulatti, in ariani, in mongolici, in tedeschi, in francesi, in papuasi, in indocinesi, in taitiani, non si classificano in pescecani e in poeti, in gente di fede e in gente di spirito, in mangiatori e in mangiati, in cattedratici e in bancari, in furbi e in fessi come nel mio Codice della vita italiana, o in ricchi e poveri, …, o in vincitori ed in vinti…; ma in cinque categorie, più kantiane di quelle del filosofo tedesco: e cioè gli uomini che ridono in ah, in uomini che ridono in eh, in uomini che ridono in ho, in uomini che ridono in uh, ed in uomini che ridono come Nicolò Machiavelli. Il nostro Nicolò apparteneva alla razza degli uomini che ridono in ih. Il suo riso era facciale e non ventrale. Era un riso di testa, d’ ingegno, di spirito, d’ idea.”” (pag 5) “”Gl’ Italiani dirigevano la politica, e pagavano altri per fare la guerra. Erano troppo intelligenti per picchiarsi tra loro. Con i commerci acquistavan denari, con i denari compravano i capitani, con i capitani avevano i soldati, e con questi conducevano guerre, assedi, devastazioni. Ma siccome anche i capitani erano intelligenti, avevano presto imparato che più lunga era la guerra, più lunga era la condotta. Come della cause dagli avvocati, così delle guerre si poteva dire dai capitani: “”Finché la pende, la rende””.”” (pag 54) Palle e posti. “”Nell’ Italia di cui parliamo, cambiar politica voleva dire cambiare posti, governo rosso voleva dir posti a’ rossi, e governo nero posti à’ neri. Salivano su i Panciatichi, e tutti gli impiegati s’ impanciatichiavano fino al donzello portalettere; succedevano i Cancellieri, e tutta la città s’ incancellieriva fino alla guardia del dazio.”” (pag 126)”,”BIOx-074″
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Diario, 1942-1968.”,”‘Vita intima’ testo del 1903, opera prima di Giuseppe PREZZOLINI (nato nel 1882) era un diario. Per lui il diario è una forma privilegiata del suo lavoro di scrittore. Il 1° volume dei diari (Diario 1900-1941) è stato pubblicato nel 1978. Lo scenario ideale del 2° volume è New York dove Prezzolini ha vissuto e ha lavorato da esule. A fine diario lo ritroviamo esule a Lugano. Prezzolini ‘anarchico’ singolare ha studiato l’ Italia da lontano. “”16 luglio 1951. Ieri sera condussi i Bosco – simpatici tutti e due– al ballo dei negri (detto Savoy!) in Harlem. Unica novità che trovai: donne bianche che ballavano con negri. O forse ero in ritardo. Scritto una lunga lettera a mia moglie e le ho spiegato che sono pazzo. Secondo gli psichiatri, molte malattie mentali non altro sono che “”rifugi”” che alcuni si fanno quando sono stati inibiti, oppure non sono riusciti: vittime dunque di una sconfitta, o di una prigionia. E le ho detto che in fondo sono un collezionista di fallimenti: come editore, come autore, come professore, come italiano, come americano, come giornalista… Mi misi a scrivere un elenco di tutti i miei fallimenti; finivo con quello fatto con Dio e con il Diavolo. Nemmeno il Diavolo mi ha voluto. 25 luglio 1951 Forse divento folle, perché mi permetto di sognare a occhi aperti e faccio i conti di quello che sarebbe necessario che io avessi per vivere liberamente. La ricchezza è libertà. Per esempio che cosa farei se avessi un reddito di $ 100.000. Ma il buffo incomincia quando, guardando bene, la cifra, per quanto astronomica, non basterebbe mai. (…)””. (pag 174)”,”ITAB-162″
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Vita di Nicolò Machiavelli fiorentino.”,”””Gli uomini non si distinguono in bianchi, in neri e in gialli, in pellirose, in pellidoro, in mulatti, in ariani, in mongolici, in tedeschi, in francesi, in papuasi, in indocinesi, in taitiani, non si classificano in pescecani e in poeti, in gente di fede e in gente di spirito, in mangiatori e in mangiati, in cattedratici e in bancari, in furbi e in fessi come nel mio Codice della vita italiana, o in ricchi e poveri, …, o in vincitori ed in vinti…; ma in cinque categorie, più kantiane di quelle del filosofo tedesco: e cioè gli uomini che ridono in ah, in uomini che ridono in eh, in uomini che ridono in ho, in uomini che ridono in uh, ed in uomini che ridono come Nicolò Machiavelli. Il nostro Nicolò apparteneva alla razza degli uomini che ridono in ih. Il suo riso era facciale e non ventrale. Era un riso di testa, d’ ingegno, di spirito, d’ idea.”” (pag 5) “”Gl’ Italiani dirigevano la politica, e pagavano altri per fare la guerra. Erano troppo intelligenti per picchiarsi tra loro. Con i commerci acquistavan denari, con i denari compravano i capitani, con i capitani avevano i soldati, e con questi conducevano guerre, assedi, devastazioni. Ma siccome anche i capitani erano intelligenti, avevano presto imparato che più lunga era la guerra, più lunga era la condotta. Come della cause dagli avvocati, così delle guerre si poteva dire dai capitani: “”Finché la pende, la rende””.”” (pag 54) Palle e posti. “”Nell’ Italia di cui parliamo, cambiar politica voleva dire cambiare posti, governo rosso voleva dir posti a’ rossi, e governo nero posti à’ neri. Salivano su i Panciatichi, e tutti gli impiegati s’ impanciatichiavano fino al donzello portalettere; succedevano i Cancellieri, e tutta la città s’ incancellieriva fino alla guardia del dazio.”” (pag 126)”,”TEOP-001-FER”
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Diario, 1900-1941.”,”””Giuseppe Prezzolini è nato a Perugia il 27 gennaio 1882 da genitori sensi. Frequentò la scuola pubblica, ma se ne stancò alle soglie della licenza liceale. La biblioteca paterna fu la sua università, assieme all’amicizia fiorentina di Giovanni Papini. Aperto a tutti i campi della cultura, alle novità, alle scoperte, è un autodidatta: diventò capitano di fanteria durante la guerra senza essere prima soldato, professore d’Univerità (nella Columbia University di New York) senza diplomi scolastici, cap di un ufficio della Società delle Nazioni in Parigi senza aver mai fatto l’impiegato. Dopo l’ultima guerra mondiale fu promosso da professore a corrispondente di quotidiani italiani, pur non essendo mai passato per una redazione. Nella storia della letteratura italiana ha innanzitutto un posto per aver fondato «La Voce» alla fine del 1908. Vi fece collaborare quasi tutti i migliori ingegni d’allora. Ha pubblicato più di settanta libri, insegnando la chiarezza e il rifiuto di qualsi sclerosi mentale. (…)”” (dal risvolto di copertina) “”Conosciuta ben a fondo e continuamente sentendo la vanità e la miseria della vita e la mala natura degli uomini, non volendo o non sapendo o non avendo coraggio, o anche col coraggio non avendo la forza di disperarsene, e di venire agli estremi contro la necessità e contro se stesso, e contro gli altri che sarebbe sempre ugualmente incorreggibili: volendo o dovendo pur vivere e rassegnarsi e cedere alla natura delle cose; continuare in una vita che si disprezza, convivere e conversar con uomini che si conoscono per tristi e da nulla: il più savio partito è quello di ridere indistintamente e abitualmente d’ogni cosa e d’ognuno incominciando da sé medesimo”” (dal ‘Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani’) (in apertura) ‘Amor di conoscenza’ (in apertura) Alcuni commenti di Prezzolini a proposito della Seconda guerra mondiale. “”9 febbraio 1941. Notizia bombardamento Genova che sarebbe incredibile se altre cose incredibili non fossero accadute. Passaron per tutto il Tirreno sotto il naso della flotta e dell’aviazione italiane. Nel ‘Mare nostrum!'”” (pag 660) “”30 marzo 1941. Passato un mese aspettando, con notizie sempre peggiori dell’Italia. Roosevelt cerca di farsi dichiarare la guerra, e ci riescirà in un modo o nell’altro”” (pag 663) “”9 aprile 1941. Meravigliosa vittoria dei Tedeschi in Grecia ed in Cirenaica. Ci volevano loro. La figura dell’Italia diventa peggiore per il confronto. Giornalisti americani espulsi dall’Italia raccontano cose, pur troppo credibili, del disordine, della leggerezza, della impreparazione dei capi italiani. Anche il fascismo è una burletta. Sempre la stessa storia di Caporetto. La classe dirigente italiana non ha imparato nulla”” (pag 663) “”24 aprile 1941. La vittoria (dei Tedeschi) esalta gl’Italiani (almeno dalle notizie che arrivano). Capisco la gioia, ma le rodomontate son pericolose e ridicole. Se l’Italia fosse stata anche mediocremente preparata, si capisce che avrebbe potuto arrivar in Egitto. Non è colpa proprio del fascismo perché ci son i precedenti di Lissa, di Adua, di Custoza, di Caporetto, dovuti sempre alle stesse ragioni. La vittoria non guadagnata è più pericolosa di quelle guadagnate”” (pag 663) “”28 maggio 1941. (…) Se dentro quest’estate l’Inghilterra non è vinta, la guerra durerà ancora degli anni (…)”” (pag 666) “”19 giugno. 1941. (…) Il popolo italiano è un popolo martire, ma non un popolo eroico. Soffre, patisce, cioè, come schiavo. Grandissimo nella capacità di soffrire. Padroni di caa e di fuori lo calpestano. Non ha l’iniziativa delle proprie pene. Mi diverto a leggere i comunicati italiani, dove l’aviazione ‘colpisce’, e quelli tedeschi dove l’aviazione tedesca ‘affonda’”” (pag 667) “”25 giugno 1941. Impensata guerra di Hitler alla Russia e confusione degli animi qui. Ora la Finlandia, che combatté la Russia, è una nemica… Se Hitler vince la Russia, riesce a fare l’Europa. Generalmente si crede che la Russia sarà sconfitta presto. Per me significa intanto prolungamento della lotta. Più s’allarga e più dura. Che abisso sarà il mondo dopo questa guerra. Se vince Hitler che schiavitù di popoli. Avrà avuto ragione Mussolini appiccicandosi a Hitler?”” (pag 668) “”24 agosto 1941. (…) La Germania anche se vince in Russia, non può toccare l’America. Ma anche l’America, se la Germania vince in Russia ed organizza l’Europa, non potrà toccar la Germania. Tutto dipende dalla possibilità che la Germnia riesca a formare un continente europeo-asiatico. I programmi dei dittatori totalitari e democratici son ugualmente messianici, assoluti, giocan tutto per tutto, senza possibilità di compromessi e quindi conducono a una guerra lunga, forse paludosa, un imputridire delle condizioni”” (pag 670) “”30 settembre 1941. Si chiude il mese senza nulla di decisivo. Non si sa dove inclini la bilancia della guerra. Terribile effetto mi fan le notizie del razionamento del pane in Italia. La razione del soldato è di 700 grammi e il falciatore era solito averne un chilo. Il popolo in Italia spesso non ha che pane. Come dureranno? E, se non resistono, da chi avranno il pane?”” (pag 672) “”16 ottobre 1941. I miei sentimenti sono liberali, il mio giudizio fascista e la mia azione neutra. Resultato: disgusto di me stesso. Calma stagnante. (pag 673) “”8 novembre 1941. Se vincon gli Americani non torno in Italia perché considerato fascista; se vince la Germania non ci torno perché diventato cittadino americano. Ho chiuso in garage morto l’automobile. Ho serntito dire: i Russi non sanno vivere ma sanno morire, gl’Italiani sanno vivere ma non morire. Mosca è sempre in possesso dei Russi, che bisogna ammirare”” (pag 673) “”7 dicembre 1941. La radio interruppe la ‘Lucia di Lammermoor’ per dar notizia dell’attacco aereo dei Giapponesi. Par fatto apposta per fornire al presidente l’unanimità degil Americani. Potrebbe anche esser un trucco. Con Roosevelt non si sa mai. Se i Giapponesi l’han fatto davvero, debbon sentirsi più sicuri di quello che io credo che siano; perché dubito che sian capaci di far guerra da quattro parti: Cina, Russia, Inghilterra, America, e per mare e per terra. Vedremo. (…)”” (pag 674)”,”BIOx-398″
“PRIBRAM Karl”,”Storia del pensiero economico. Volume primo. Nascita di una disciplina, 1200-1800.”,”PRIBRAM Karl nacque a Praga nel 1877. Laureatosi in giurisprudenza, approfondì gli studi economici a Berlino e a Vienna. Nel 1933 lasciò l’ Europa per gli Stati Uniti dove alternò periodi di studio e insegnamenti in commissioni ed enti statali. Morì a Washington nel 1973. Locke e la teoria del valore. “”La tradizione era abbastanza forte da impedire alla maggioranza dei mercantilisti di scartare del tutto quell’ idea. Nei ‘Due trattati sul governo (1690) John Locke vi fece esplicitamente riferimento, affermando “”il valore intrinseco delle cose (…) dipende soltanto dalla loro utilità per la vita dell’ uomo””. Egli si servì di quel concetto per spiegare le condizioni dello “”stato di natura”” che si supponeva fosse esistito prima della società civile. Ma, influenzato forse dalla distinzione tracciata dalla tarda Scolastica fra valore intrisneco e valore di scambio dei beni, egli affermò che, dopo l’ introduzione della moneta come mezzo generale di scambio, il valore intrinseco di un bene aveva cessato di essere determinato, come per l’ innanzi, dall’ utilità della classe alla quale essa apparteneva. Stando all’ “”esperienza””, affermò Locke, il valore dei beni era evidentemente condizionato dalla quantità di lavoro impiegato nella loro produzione. Pertanto egli collegò una qualità misurabile dei beni a un processo appartenente alla loro storia passata e affermò che novantanove centesimi del valore delle cose utili sono nella maggiorparte dei casi dovuti interamente al lavoro””. (pag 143-144)”,”ECOT-118″
“PRICE John”,”Il movimento sindacale in Inghilterra.”,”Alla fine del 1944 in Inghilterra c’erano 946 Trade Unions con un totale di 8 milioni di organizzati, oltre un milione dei quali facevano parte della TGWU (Transport and General Workers’ Union). Altre vaste organizzazioni erano la AEU (Amalgamated Engineering Union) (800 mila), la NUGM (National Union of General and Municipal Workers (650), la NUM (National Union of Mineworkers) (600), la NUR (National Union of Railwaymen) (400) ecc. Titolo originale ‘Trade Unions'”,”MUKx-049″
“PRICE Morgan Philips, a cura di Tania ROSE”,”Dispatches from the Weimar Republic. Versailles and German Fascism.”,”PRICE, era un inviato del Guardian, ma lavorò anche per il Daily Herald e il New York Herald Tribune. Scrisse una decina di libri tra cui ‘Dispatches from the Revolution: Russia 1916-18’ pubblicato da Pluto Press nel 1997. Tania ROSE è la figlia che si è dedicata alla ricerca storica. Gli scritti di questo volume risalgono agli anni 1919-1923.”,”GERG-040″
“PRICE Willard”,”Japan and the Son of Heaven.”,”””Ma la grande difficoltà è che i giapponesi sono essenzialmente un popolo non religioso, senza gusto per la metafisica e la filosofia di ogni sorta. Essi non hanno mai prodotto un grande filosofo. Essi hanno indiscriminatamente attinto al pensiero di Confucio, Mencius (1), Buddha, Gesù, Herbert Spencer, Nietzche, e Karl Marx. E questo prestito è stato superficiale. I concetti profondi di questi pensatori sono stati lasciati intoccati””. (pag 50)”,”JAPx-055″
“PRICE Simon”,”Le religioni dei greci.”,”PRICE è fellow e tutor al Lady Margaret Hall di Oxford. Ha pubblicato ‘Rituals of Power. The Roman Imperial Cult in Asia Minor’ (1984) e con altri i due volumi di ‘Religions of Rome’ (1998). Opinione. “”Platone si servì della legge ateniese (che riguardava sia le azioni che le opinioni) come modello per formulare la sua legge sull’empietà, che aveva una portata assai più ampia e si fondava sul pressupposto che le offese contro gli dei fossero la conseguenza di false opinioni su di essi: “”Nessuno che, in sintonia con la legge, creda all’esistenza degli dei potrà mai in coscienza compiere un’azione empia o pronunciare una frase irrispettosa. E se pure ciò dovesse avvenire, certo capiterebbe a seguito di una di queste tre circostanze: o perché non si lascia convincere da quello che ho detto; o, in secondo luogo, perché pur ammettendo l’esistenza degli dei, li considera come non interessati agli uomini; oppure, come terza ipotesi, perché è convinto che con qualche offerta e preghiera non sia poi così difficile placarli e tenerseli buoni (10.885b).”” La conseguente legge contro l’empietà fa di Platone il primo pensatore politico a sostenere che le questioni di opinione possono costituire dei crimini””. (pag 172)”,”STAx-187″
“PRICE Richard”,”Rassegna delle principali questioni della morale. Testo inglese a fronte.”,”Dalla cronologia: – 1770. I suoi studi su questioni demografiche e attuariali dimostrano l’insostenibilità finanziaria degli schemi di previdenza sociale allora sviluppati, dovuta all’inesattezza delle statistiche di mortalità su cui si fondavano. Diviene consigliere tecnico della ‘Society for Equitable Assurances, fondata nel 1762 una delle primissime società di mutuo soccorso britanniche. – 1772. Collabora a definire una proposta di legge per l’introduzione di un sistema pensionistico nazionale esteso all’intera popolazione, approvata dalla Camera dei Comuni, la legge viene però bocciata dai Lords”,”TEOP-260″
“PRICE M. Philips”,”Russia Through the Centuries. The Historical Background of the U.S.S.R.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia.”,”RUSx-011-FL”
“PRICE M. Philips”,”Germany in Transition.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. Indice. Parte I. La rivoluzione tedesca. – Le cause storiche della disfatta tedesca; – Il ruolo della Socialdemocrazia nella Rivoluzione di Novembre; – Il periodo “”Noske”” della rivoluzione tedesca; – La costituzione di Weimar, valori e limiti. (…) Parte IV. Il socialismo tedesco e le interpretazioni di Marx. – Prime fasi della Socialdemocrazia tedesca e l’ascesa del revisionismo; – Rosa Luxemburg e i “”centristi””; – Il movimento comunista in Germania”,”MGER-007-FL”
“PRICE M. Philips”,”Through the Iron-Laced Curtain. A Record of a Journey through the Balkans in 1946.”,”The refusal of Marshal Tito to accept the ‘party line’ from Moscow is the most significat event that has taken place in recent times behind the Iron Curtain. It shows that the Curtain is not so solid as was supposed. How big then are the holes in it? Have the Balkan Slavs got an outlook of their own, separate from that of the Eastern Slavs? These questions are dealt with by the Author in this book which describes a journey he made through the Balkans after the war. The author has had long experience of Eastern Europe, extending over 35 years and knows enough of the languages there to dispense with an interpreter and form his own conclusions. In these pages he discusses how far we can expect to be able to work with the Balkan Slavs in the reconstruction of Europe and what are the limitations to co-operation with them.”,”EURC-014-FL”
“PRICE M. Philips”,”Russia, Red or White. A Record of a visit to Russia after Twenty-Seven Years.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries.”,”RUSU-016-FL”
“PRICE M. Philips”,”My Reminiscences of the Russian Revolution.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. Preface, Appendix: Declaration of the Rights of the Working and Exploited Peoples, Map of Russia showing agrarian conditions before Revolution, Diagram of Soviet System, Index,”,”RIRO-086-FL”
“PRICE M. Philips”,”The Diplomatic History of the War. Including a Diary of Negotiations and Events in the Different Capitals, the Texts of the Official Documents of the Various Governments, the Public Speeches in the European Parliaments, an Account of the Military Preparations of the Countries Concerned and Original Matter.”,”M. Philips Price, M. A. Trinity College, Cambridge. Introductory Narrative of Events, Table of Contents of Correspondence laid before Parliament, List of Principal Persons mentioned in the Correspondence, showing their official positions, Appendices, Preface to Second Edition,”,”QMIP-027-FL”
“PRICE M. Philips”,”War & Revolution in Asiatic Russia.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia.”,”RIRO-131-FL”
“PRICE M. Philips”,”Siberia.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. Preface, Listo of Illustrations, List of Maps, Index, A Selection of Books Published by Methuen and Co. LTD., London da pag 1 a pag 30,”,”RUSx-110-FL”
“PRICE M. Philips”,”The Economic Problems of Europe. Pre-War and After.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. Foreword by The Right Hon. Sidney Webb, Author’s Preface, tabelle, Index,”,”EURE-031-FL”
“PRICE M. Philips”,”America after Sixty Years. The Travel Diaries of Two Generations of Englishmen.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Preface, Foto the Authors, Contiene dedica autore”,”BIOx-014-FL”
“PRICE M. Philips”,”A History of Turkey. From Empire to Republic.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Preface, Introduction, Illustrations, Map of Turkey, Index,”,”TURx-008-FL”
“PRICE Morgan Philips”,”Dispatches From the Weimar Republic. Versailles and German Fascism.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Mr Philips Price, who was for over twenty-six years a member of the house of Commons, and was earlier a foreign correspondent for the old Manchester guardian and Daily Herald, can truly claim to have lived through three revolutions. Acknowledgements, List of Illustrations, Chronology, Note, Introduction, Epitaph, Biographical Notes, Notes, Bibliography, Maps, Index,”,”GERG-006-FL”
“PRICE Morgan Philips, a cura di Tania ROSE”,”Dispatches From the Revolution. Russia 1915-1918.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Mr Philips Price, who was for over twenty-six years a member of the house of Commons, and was earlier a foreign correspondent for the old Manchester guardian and Daily Herald, can truly claim to have lived through three revolutions. Acknowledgements, Foreword by Eric HOBSBAWM, Introduction, Notes on Russian Political Parties, Epilogue, Biographical Notes, Notes and References, Bibliography, map, Index,”,”RIRx-106-FL”
“PRICE Morgan Philips”,”My Three Revolutions. Russia Germany Britain, 1917-1969.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Mr Philips Price, who was for over twenty-six years a member of the house of Commons, and was earlier a foreign correspondent for the old Manchester guardian and Daily Herald, can truly claim to have lived through three revolutions. Preface, Illustrations, Maps, Notes, Index,”,”BIOx-022-FL”
“PRICE Morgan Philips”,”Russia Forty Years On. An account of a visit to Russia and Germany in the autumn of 1959.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Mr Philips Price, who was for over twenty-six years a member of the house of Commons, and was earlier a foreign correspondent for the old Manchester guardian and Daily Herald, can truly claim to have lived through three revolutions. Preface, Illustrations, Appendix, Index,”,”RUSU-129-FL”
“PRICE John”,”Il movimento sindacale in Inghilterra.”,”””Nella loro “”History of Trade Unionism””, i Webbs definiscono una Trade Unions (T.U.) come «una associazione permanente di salariati avente lo scopo di migliorare le condizioni della vita lavorativa»; ma, come abbiamo visto, le ‘Trade Unions’ non si interessano più solamente delle condizioni di lavoro dei propri iscritti, bensì anche delle loro condizioni di vita in genere. I delegati alle riunioni annuali del Congresso rappresentano direttamente più di 6 milioni di lavoratori dell’industria e dell’agricoltura, appartenenti alle varie Unions affiliate”” (pag 51) “”Il diritto di sciopero fu riconosciuto dal Parlamento nel 1875, benché fossero state imposte numerose restrizioni circa il modo in cui lo si poteva esercitare. Già in base ad una precedente legge del 1871, «uno sciopero è legale, ma qualsiasi azione commessa in conseguenza dello sciopero è criminale». La legge del 1875 sancì la legittimità piena delle Trade Unions, completandola col riconoscimento legale dei loro metodi. Il ‘Trade Disputes Act’ del 1896 permise espressamente ilmetodo del ‘picketing’ e della persuasione pacifica allo sciopero. Il ‘Trade Disputes and Trade Unions Act’ del 1927, che fu approvato dopo lo sciopero generale del 1926, limitò gli scioperi di solidarietà (“”Sympathetic strikes””) e pose delle restrizioni per il ‘picketing’ e per le persuasioni, ma non abolì il diritto di sciopero. Tale legge, però, fu revocata da un successivo ‘Trade Disputes and Trade Unions Act del 1946″” (pag 14)”,”MUKx-002-FGB”
“PRICE Huw”,”Time’s Arrow & Archimedes’ Point. New Directions for the Physics of Time.”,”””Times flies lile an arrow; fruit flies like a banana””, Marx (in apertura)”,”SCIx-065-FRR”
“PRIEST Graham”,”Logic. A Very Short Introduction.”,”Graham Priest is Professor of Philosophy at the University of Queensland. He has also held positions at the University of Western Australia. Preface, List of Illustrations, A Little History and Some Further reading, Glossary, Problems, Bibliography, General index, Index of Names, A Very Short Introduction 29,”,”FILx-100-FL”
“PRIETO Fernando”,”Apuntes historicos del movimiento obrero español.”,” Il movimento degli scioperi in Catalogna e Andalusia. “”Nel febbraio 1912 ci fu uno sciopero generale a Barcellona per solidarietà con i metallurgici, che erano scesi in sciopero per rivendicare la giornata di nove ore. Lo sciopero paralizzò la città e si estese a Sans, Sabadell, Tarrasa, Tarragona e Reus. Si dichiarò lo stato di guerra e le truppe attaccarono gli scioperanti, generando violenti scontri: 40 morti e più di 200 feriti. Il PSOE non volle appoggiare lo sciopero e impedì che questo si estendesse a Madrid, nelle Asturie e Vizcaya. Questo atteggiamento meritò gravi rimproveri da parte di alcuni leaders stranieri della Seconda Internazionale: quando ci sono operai in sciopero e operai morti a causa della forza pubblica – dicevano -, un socialista deve stare con loro di tutto cuore. Sembra che la ragione di fondo dell’ astensione socialista fu che lo sciopero catalano era diretto dagli anarchici.”” (pag 56-57)”,”MSPx-058″
“PRIETO Indalecio”,”De Mi Vida. Recuedos, estampas, siluetas, sombras.”,”Wikip: Indalecio Prieto Tuero (Oviedo, 30 aprile 1883 – Città del Messico, 11 febbraio 1962) è stato un politico spagnolo, figura di punta del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) prima e durante la Seconda repubblica spagnola. Biografia [modifica] Indalecio perse il padre quando aveva sei anni; sua madre lo trasferì a Bilbao nel 1891. Iniziò a guadagnare dei soldi vendendo giornali in strada; ottenne quindi un lavoro come stenografo al quotidiano La Voz de Vizcaya. In seguito divenne redattore e poi giornalista presso il quotidiano rivale, El Liberal, dove compì l’intera carriera fino a diventarne direttore e proprietario. Nel 1899 si iscrisse al PSOE. La sua professione di giornalista lo portò a essere una delle figure di spicco del socialismo nei Paesi Baschi nel primo decennio del Novecento. La neutralità della Spagna durante la Prima guerra mondiale giovò molto all’industria e al commercio spagnoli, senza che però ne beneficiassero i salari dei lavoratori. Questo comportò un periodo di instabilità sociale, culminato il 13 agosto 1917 in uno sciopero generale a carattere rivoluzionario. Per timore che in Spagna si ripetesse quanto successo poco prima in Russia (dove si era tra la rivoluzione di febbraio e quella d’Ottobre), i militari repressero duramente lo sciopero e i membri del comitato di sciopero furono arrestati a Madrid. Coinvolto egli stesso nell’organizzazione dello sciopero, Prieto si rifugiò in Francia per evitare l’arresto; tornò in patria nell’aprile del 1918, dopo essere stato eletto deputato. Molto critico verso il governo e l’esercito durante la Guerra del Rif (1919-1926), si batté con forza al Parlamento dopo la disfatta di Annual del 1921, e denunciò il probabile, ma non provato, coinvolgimento del re nell’imprudente azione militare del generale Fernández Silvestre che portò alla disfatta. Si oppose alla linea sostenuta da Francisco Largo Caballero di parziale collaborazione con la dittatura di Miguel Primo de Rivera; ebbe aspri scontri con entrambi. Nell’agosto del 1930 partecipò di propria iniziativa, nonostante l’opposizione del segretario del PSOE Julian Besteiro, al Patto di San Sebastián, che dava vita a una vasta coalizione di partiti repubblicani desiderosi di porre fine alla monarchia spagnola. In questa occasione fu appoggiato dalla corrente di Largo Caballero, che pensava che la caduta della monarchia fosse necessaria perché il socialismo potesse raggiungere il potere. Il 14 aprile 1931 fu proclamata la Seconda Repubblica Spagnola; Prieto fu nominato ministro delle Finanze nel governo provvisorio presieduto da Niceto Alcalá-Zamora. Fu in seguito ministro dei lavori pubblici nel governo di Manuel Azaña, tra il 1931 e il 1933; in questo ruolo continuò e ampliò la politica di costruzione di centrali idroelettriche iniziata sotto la dittatura di Primo de Rivera, oltre a sostenere un ambizioso piano di infrastrutture a Madrid, come la nuova stazione ferroviaria di Chamartin e il tunnel sotto Madrid che la collega alla stazione di Atocha; la maggior parte di queste opere furono portate a termine solo dopo la guerra civile. Al contrario di Largo Caballero, si oppose allo sciopero generale e al tentativo di insurrezione nelle Asturie nell’ottobre 1934; nonostante ciò si rifugiò nuovamente in Francia per evitare possibili noie giudiziarie. Globalmente, si può dire che fino all’instaurazione della repubblica Prieto avev mantenuto una linea più “”dura”” di quella di Largo Caballero, ma da questo momento in poi fu considerato come l’esponente principale dell’ala in qualche modo moderata, contrapposta all’ala massimalista di Largo Caballero. All’inizio della guerra civile nel settembre 1936, dopo la caduta di Talavera de la Reina, Largo Caballero divenne capo del governo e Prieto ministro della Marina e dell’Aviazione. Dopo gli eventi di Barcellona tra il 3 e l’8 maggio 1937, quando i comunisti e le forze governative cercarono di prendere il controllo del POUM trotzkista e del sindacato anarchico CNT, al governo di Largo Caballero succedette quello di Juan Negrín, in cui Prieto era ministro della Difesa, sebbene egli stesso in privato riconosceva che la guerra non poteva essere vinta poiché i repubblicani non erano riusciti ad ottenere l’appoggio delle democrazie come la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti. Durante la sua permanenza al ministero, gli aiuti sovietici per via marittima rimasero praticamente bloccati a causa degli attacchi dei sottomarini italiani, e la frontiera con la Francia rimase chiusa. Dopo le sconfitte sul fronte nord nell’ottobre 1937, presentò le dimissioni che furono però respinte. Lasciò il governo nel marzo 1938, dopo la sconfitta sul fronte di Aragona, in seguito a un sempre più forte attrito con i comunisti. Si ritirò dalla politica attiva per il resto della guerra, andando in esilio volontario in Messico. Nel 1945, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, partecipò al tentativo di formare un governo repubblicano in esilio, sperando di raggiungere un accordo con l’opposizione monarchica a Franco, a capo della Spagna dalla fine della guerra civile, per riportare la democrazia. Il fallimento di questo tentativo lo portò al ritiro definitivo dalla scena politica. In Messico scrisse diversi libri, tra i quali: Palabras al viento (Parole al vento, 1942), Discursos en América (Discorsi in America, 1944) e alla fine della sua vita Cartas a un escultor: pequeños detalles de grandes sucesos (Lettere a uno scultore: piccoli dettagli per grandi eventi 1962).”,”MSPx-103″
“PRIMAKOV Evghenij KIRPICENKO Vadim a cura; saggi di N.A. ERMAKOV O.K. IVANOV A.N. IZKOV G.A. ORLOV V.I. SAVEL’EV V.K. TOLSTIKOV”,”KGB. La vera storia dei servizi segreti russi. 1. Dalle origini alla Rivoluzione di Ottobre. Titolo originale: ‘Commissione straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio'”,”Saggi di N.A. ERMAKOV O.K. IVANOV A.N. IZKOV G.A. ORLOV V.I. SAVEL’EV V.K. TOLSTIKOV. “”La sottovalutazione del Giappone fu un errore gravido di conseguenze negative. Già negli anni Novanta del XIX secolo cominciò un brusco taglio delle spese per lo spionaggio, e le già scarse somme che erano stanziate per le necessità dei servizi furono disperse tra le regioni militari; anche la scelta della Turchia come obiettivo principale si rivelò errata. La stanchezza con cui si succedevano le interminabili guerre russo-turche nel corso del XIX secolo impedì di trarre conclusioni corrette e tempestive sulla situazione strategica realmente delineatasi ai confini dell’ impero. Dell’ amministrazione dei servizi in Estremo Oriente (Cina, Corea, Giappone) si occupava il sesto ufficio del settimo dipartimento dello stato maggiore. Non si può dire che qui fosse riservata poca attenzione al Giappone; ma le caratteristiche di questo paese presentavano grosse difficoltà per l’ organizzazione del lavoro di spionaggio. Gli ufficiali dello stato giapponese, fanaticamente fedeli al “”divino mikado””, si rifiutavano di prestarsi a una qualsiasi forma di collaborazionismo con i rappresentanti dei servizi speciali esteri. Mancando fonti segrete affidabili d’ informazioni, bisognava affidarsi alle notizie frammentarie della stampa e di altre fonti ufficiali. Anche qui l’ insuccesso era in agguato: la maggioranza delle pubblicazioni periodiche in Giappone conteneva disinformazione abilmente selezionata per indurre in errore il lettore. Per di più, gli agenti segreti russi assegnati al Giappone non padroneggiavano la lingua, e i traduttori locali con cui avevano a che fare erano sovente informatori del controspionaggio giapponese””. (pag 265)”,”RUST-099″
“PRIMAKOV Evgueni”,”Au Coeur du pouvoir. Mémoires politiques.”,”PRIMAKOV E. Dono di Tino Albertocchi “”Vladimir Poutin avait occupé une série de postes relativement modestes, notamment au sein du Service de renseignements extérieurs (SVR), que je dirigeai sans jamais le rencontrer, ni entendre parler de lui. Plus tard, il travailla quelques années à la mairie de Saint-Pétersbourg, puis au sein de l’administration du Kremlin, avant de devenir directeur du FSB et d’entamer sa fulgurante ascension jusqu’aux postes de chef du gouvernement et, enfin, de Président. Rien dans ses états de service ne permettait ‘a priori’ de le considerer comme un homme politique”” (pag 15) “”Etait-il cependant capable de s’affranchir du milieu auquel il devait son ascension? Je refusais de croire aux insinuations de certains médias, selon lesquels Poutine était dépendant des oligarques, et je ne doutais pas que ce fût un homme honnête. Son honnêteté même ne l’obligerait-elle pas à tenir ses promesses, à supposer qu’il en ait fait, face à ceux qui avaient soutenu sa candidature? Peu à peu, mes craintes se dissipèrent. Les médias russes s’abîmèrent en conjectures, cherchant à deviner si Poutine s’appuirerait sur ses anciens collègues de la mairie de Saint-Pétersbourg, ou sur les service secrets. Mais nul, pas même se déctracteurs, n’osa affirmer qu’il s’appuyait sur la “”Famille””.”” (pag 16-17)”,”RUSx-173″
“PRIMAKOV Evghenij KIRPICENKO Vadim a cura; saggi di N.A. ERMAKOV O.K. IVANOV A.N. IZKOV G.A. ORLOV V.I. SAVEL’EV V.K. TOLSTIKOV”,”KGB. La vera storia dei servizi segreti russi. 1. Dalle origini alla Rivoluzione di Ottobre.”,”Saggi di N.A. ERMAKOV O.K. IVANOV A.N. IZKOV G.A. ORLOV V.I. SAVEL’EV V.K. TOLSTIKOV. Titolo originale: ‘Commissione straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio'”,”RUSx-001-FMP”
“PRIMICERJ Giulio”,”1918. Cronaca di una disfatta. Testi e documenti austriaci sul crollo militare dell’Impero asburgico.”,”PRIMICERJ Giulio nato a Tripoli (1925) sottotenente nel 1945, percorre la carriera militare al comando di reparti alpini e in incarichi di stato maggiore. Dopo aver frequentato la scuola di guerra della Bundeswehr, dal 1969 diviene addetto militare alle ambasciate di Bonn e dell’Aja. Lasciato il servizio attivo col grado di generale di diviione e stabiitosi a Trieste si dedica allo studio dei testi austriaci e tedeschi sulle due guerre mondiali. Ha tradotto il ‘Diario di guerra del Comando supremo della Wehrmacht 1939-41’ e l’opera di Berendt sulle attività informative dell’Africa Korps. Contiene il paragrafo: ‘La rivoluzione in Ungheria’ (pag 214- Gli ammutinamenti. “”Fra le 18 e le 18,45 il Comando supremo invia al ministero della guerra e ai ministeri della difesa austriaco e ungherese una relazione molto particolareggiata, scrivendo fra l’altro: “”…Siamo veramente prossimi al crollo dell’esercito… L’agitazione si è estesa a tutti i gruppi nazionali. Le truppe ungheresi sono concordi nel voler combattere esclusivamente per la propria patria e si richiamano in proposito ai diescorsi dei rappresentanti del governo e del popolo riportati dai giornali. Gli slavi, nella maggior parte dei casi, vogliono un loro stato indipendente e non hanno alcun interesse a combattere sul fronte balcanico per la difesa dell’Ungheria. Risulta che a tutt’oggi si siano ammutinate le seguenti unità: (…)””. (pag 194) “”L’impero è in frantumi. Da Budapest arrivano nelle retrovie del gruppo di armate Kövess e nelle zone dove operano unità del gruppo di armate Mackensen schiere di “”congedati”” da Béla Linder, completamente ubriachi e ancora armati, che cominciano a saccheggiare depositi, convogli ferroviari e i carriaggi, insultano e percuotono singoli ufficiali e si mescolano ai reparti ancora efficienti. In qualche località si riesce ancora a disperdere queste bande, ma il loro esempio non tarda a essere seguito.”” (pag 231)”,”QMIP-117″
“PRINI Pietro”,”La filosofia cattolica italiana del Novecento.”,”Giovanni Papini nato a Firenze il 9/1/1881 morto nella stessa città l’8/7/1956. Ha fondato e diretto insieme con Ardengo Soffici, ‘Lacerba’ che ha segnato la sua adesione al futurismo. Le altre opere: Il pragmatismo, Sant’Agostino, Il diavolo, Spia del mondo, La felicità dell’infelice, Dante vivo, è stato professore all’università di Bologna dove insegnerà per un anno. Nel 1937 pubblicò una Storia della letteratura italiana. Ernesto Buonaiuti nacque a Roma il 24/6/1881 e vi morì il 20/4/1946. Sacerdote, insegnante di Storia della Chiesa nella facoltà teologica del Pontificio Seminario Romano. Agostino Gemelli, francescano è nato a Milano il 18/1/1878 ed ivi morì il 15/7/1959. Discepolo a Pavia di Camillo Golgi, si laureò in medicina. Fu tra i fondadori della Rivista della filosofia neoscolastica nel 1909 e poi con L. Necchi e F. Olgiati della rivista Vita e pensiero, e dell’università Cattolica Sacro Cuore a Milano nel 1919, della quale riconosciuta dallo Stato nel 1924, fu rettore fino alla morte. Francesco Olgiati è nato a Busto Arsizio (Varese) il 1/1/1886 ed è morto a Milano il 21/5/1962, sacerdote, fondò con Gemelli e Vito l’Università cattolica del Sacro Cuore, insegnandovi diverse discipline filosofiche, tra le quali le Istituzioni di filosofia del diritto. Gustavo Bontadini è nato a Milano il 27/3/1903 e ivi morto nell’aprile 1990. Nel 1949 vince la cattedra di Filosofia teoretica dell’Università di Pavia, da dove passa a quella dell’Università cattolica di Milano nel 1951. Vincenzo La-Via nato a Nicosia (Enna) il 28/1/1895 è morto a S.Gregorio (Catania) il 31/7/1982. Allievo di Varisco e di Gentile, fu professore ordinario di Filosofia teoretica nell’Università di Messina, dove fondò e diresse la rivista Teoresi. Carlo Mazzantini, nato a Reconquista (Argentina) il 25/11/1895, è morto a Torino il 10/8/1971. É stato ordinario di Storia della filosofia dal 1949 nell’Università di Genova e dal 1959 in quella di Torino, le sue opere: Spinoza e il teismo tradizionale, Eraclito, Marco Aurelio, L’etica di Kant e l’etica di Schopenhauer, La filosofia nel filosofare umano, Storia del pensiero antico. Luigi Stefanini è nato a Treviso il 3/11/1891 ed è morto a Padova il 16/1/1956. Nel 1936 conseguì la cattedra di Filosofia teoretica nell’Università di messina, dove insegnò pedagogia. Fu tra i fondadori del Centro di studi filosofici di Gallarate. Michele Federico Sciacca è nato a Giarre (Catania) il 18/7/1908 e morto a Genova il 24/2/1975. Laureatosi in filosofia sotto la guida dell’Aliotta con una tesi su Tommaso Reid, fu chiamato all’Università di Pavia nel 1938 a coprirvi la cattedra di Storia della filosofia, succedendo ad Adolfo Levi, dimesso per ragioni razziali. Dal 1947 terrà la cattedra di filosofia nella Università di Genova. Fu condirettore per qualche anno della rivista ‘Logos’ fondata dall’Aliotta. Nel 1946 fondò a Genova il Giornale di Metafisica. Giuseppe Capograssi, nato a Sulmona (L’Aquila) il 21/3/1889 morto a Roma 23/4/1956. Tenne la cattedra di Filosofia del diritto successivamente nelle Università di Sassari, Macerata, Padova, Napoli e Roma. La sua opera più vasta ed organica: Il problema della scienza del diritto. Pietro Prini è professore emerito di Storia della filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, dove ha fondato la Scuola di perfezionamento in filosofia. Tra le sue opere ricordiamo: Gabriel Marcel e la metodologia dell’inverificabile. Storia dell’esistenzialismo fa Kierkegaard a oggi, L’ambiguità dell’essere, Il cristiano e il potere.”,”RELC-018-FL”
“PRINZ ZU LÖWENSTEIN Hubertus”,”Breve historia del imperialismo rojo. (Tit.orig.: Der Rote Imperialismus)”,”L’A Principe di LOWENSTEIN nato nel 1906 vicino a Kufstein, divenne dottore in diritto nel 1931. Scrisse su Berliner Tageblatt e Vossische Zeitung articoli contro l’ ascesa del nazionalismo e del comunismo sovietico. In molte conferenze denunciò le intenzioni antitedesche del Piano Morgenthau. Nel 1946 ritornò in Germania dove organizzò la sezione tedesca della Unione Caritas. Venne eletto nel 1953 al Bundestag ove si occupò di questioni di politica estera. “”L’ ‘impero’ sovietico, che oggi si estende dai fiumi Elba e Weser fino al mar del Giappone, sorse dal Principato di Mosca, fondato intorno al 1300, ovvero, in un’ epoca in cui l’ apogeo del Sacro Romano Impero Germanico – che riuniva la cristianità in Occidente – era già rimasto indietro. La data che segnala la fine dell’ Impero Romano d’ Oriente è l’ anno 1453; la sua resistenza secolare contro l’ avanzata dei turchi fu spezzata con la caduta di Costantinopoli. Il grande principe di Mosca, Ivan III, contrasse matrimonio con Zoe, nipote di Costantino XI, ultimo imperatore d’ Oriente. Da questo momento il fiorente Principato di Mosca si considerò erede dell’ Impero Romano d’ Oriente, tanto sul terreno politico come su quello religioso. Ivan III si costituì come “”zar di tutte le Russie”” e la sua capitale, Mosca, nella “”terza Roma””. (pag 15) KPD e nazismo. “”Fino al 1933 vigeva in Germania un patto tra i comunisti e i nazionalsocialisti, spinto dal mutuo terrore. Questo patto si evidenziava ogni volta che i radicali di destra o sinistra si univano contro il governo o contro qualche progetto dei governativi. Si ebbero pure degli scioperi in comune, tra cui il più celebre fu quello dei trasporti berlinesi, nel 1932 e il “”plebiscito”” del 9 agosto 1931 contro il governo democratico prussiano. Il trionfo di questo plebiscito non avrebbe portato ai comunisti il potere, ma a Hitler, però esso fu pianificato. Dimitri Manuilski, allora specialista dei problemi tedeschi dentro al Comintern (…)””. (pag 23)”,”RUST-114″
“PRIPSTEIN POSUSNEY Marsha”,”Labor and the State in Egypt. Workers, Unions, and Economic Restructuring.”,”PRIPSTEIN POSUSNEY M. è professore assistente di politica al Bryant College. “”L’ interferenza del governo nel processo di selezione della leadership sindacale continuò, e di fatto prese forme nuove e più estese. Nel luglio 1963, nel corso della preparazione delle elezioni sindacali del 1963-64, fu emanata una legge che richiedeva che tutti i candidati per la carica di funzionari del sindacato dovevano essere membri della ASU (1). Questa legge dava ai funzionari ASU il potere di tener fuori dalle funzioni sindacali coloro che non gradivano negando loro l’ iscrizione alla ASU.”” (pag 76) (1) Arab Socialist Union”,”MVOx-004″
“PRITTIE Terence”,”Des Allemands contre Hitler.”,”Ulbricht esecutore senza scrupoli dei piani staliniani. (pag 233) Gruppo Rote Kapelle (pag 236) (Orchestra Rossa) (pag 239)”,”GERR-030″
“PRIVITERA Francesco”,”La transizione continua. L’Europa Centro-Orientale tra rinnovamento e conservazione (1989-1994).”,”La transizione dal comunismo al post-comunismo che ha coinvolto i paesi dell’Est – e im maniera differente anche quelli occidentali – si sta rivelando come una delle grandi ‘virate’ della Storia e influenzerà a lungo i destini dell’Umanità. Francesco Privitera, dell’Università di Bologna e del Network Internazionale Europe and the Balkans, è coautore del volume L’Europa orientale e la rinascita dei nazionalismi. Ha pubblicato diversi saggi di storia della Jugoslavia e sull’URSS nella Seconda Guerra Mondiale.”,”EURC-047-FL”
“PROCACCI Giuliano”,”Il mondo arabo e l’ aggressione italiana all’ Etiopia. (in)”,”Altri ‘Studi e documenti’: -Alfredo SALSANO, Politica ed economia nell’ Encyclopedie -Giuseppe PALETTA Giorgio PEREGO, Organizzazione operaia e innovazioni tecnologiche. La Lega gasisti di Milano, 1900-1915 -Luigi TOMASSINI, Intervento dello Stato e politica salariale durante la 1° GM -Fabio BETTANIN, La formazione dei processi decisionali nel PCUS -Karel KAPLAN, La crisi cecoslovacca, 1953-1956 -Giulio SAPELLI, Per la storia comparata delle imprese industriali e bancarie. Ipotesi di lavoro -Francesco BENVENUTI, La circolare di Antonov-Ovseenko del dicembre 1923 -Gianni ISOLA, Bibliografia degli scritti di Giuseppe Berti con un saggio introduttivo ‘Giuseppe Berti fra memoria e storia’.”,”ANNx-022″
“PROCACCI Giuliano”,”Le Internazionali e l’ aggressione fascista all’ Etiopia. (in)”,”Altri documenti: -Lettres et documents d’Ersilio Ambrogi (1922-1936), par Anne METTEWIE-MORELLI”,”ANNx-018″
“PROCACCI Giuliano”,”Storia degli italiani.”,”PROCACCI ha ricoperto la carica di storia moderna e poi di storia contemporanea nelle Univ di Cagliari e Firenze. Attualmente insegna storia contemporanea all’Univ La Sapienza di Roma. Tra le sue opere: -Studi sulla fortuna di Machiavelli. ISTITUTO STORICO ITALIANO. 1965 -La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX. EDITORI RIUNITI. 1970 -Il partito comunista in Unione sovietica. LATERZA. 1974 -Il socialismo internazionale e la guerra d’Etiopia. ER. 1978 -Dalla parte dell’ Etiopia. L’aggressione italiana all’Etiopia vista dai movimenti colonialisti in Asia, Africa, America. FELTRINELLI. 1984 – Premi Nobel della pace e guerre mondiali. FELTRINELLI. 1988″,”ITAG-0070″
“PROCACCI Giuliano”,”Il socialismo internazionale e la guerra d’ Etiopia.”,”L’ aggressione fascista all’ Europa può essere considerata come l’ inizio di quella reazione a catena che si concluse con lo scoppio della 2° GM. Su questa iniziativa militare italiana e sulle sue possibili conseguenze (sanzioni) furono diverse le posizioni assunte dai vari partiti aderenti all’ Internazionale socialista e soprattutto dal partito laburista inglese e dal partito socialista francese. La vicenda fu anche il primo banco di prova della politica del fronte popolare e antifascista lanciata dal VII Congresso del Comintern. Giuliano PROCACCI (1926) insegna all’ Università di Firenze. Tra le sue opere: ‘Studi sulla fortuna di Machiavelli’ (1965), ‘Storia degli italiani’ (1973). Alla storia del movimento operaio e del socialismo nell’ età contemporanea ha dedicato ‘La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX’ (1970) e ‘Il partito nell’ Unione Sovietica, 1917-1945′ (1974).”,”ITAF-071″
“PROCACCI Giuliano”,”Storia del XX secolo.”,”Giuliano PROCACCI è professore di storia contemporanea presso l’ Università ‘La Sapienza’ di Roma. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: – Classi sociali e monarchia assoluta in Francia (EINAUDI, 1956) – La lotta di classe in Italia agli inizi del XX secolo (EDITORI RIUNITI, 1970) – Premi Nobel della pace e guerre mondiali (FELTRINELLI, 1989) – Machiavelli nella cultura europea dell’ età moderna (LATERZA, 1995).”,”RAIx-076″
“PROCACCI Giuliano”,”Storia degli italiani.”,”PROCACCI è nato ad Assisi nel 1926, ha partecipato alla resistenza nel Bellunese e ha studiato all’ Università di Firenze con Carlo MORANDI e all’ Istituto per gli studi storici di Napoli con Federico CHABOD. Ha iniziato la sua attività di ricercatore a Parigi presso il Centre National de la recherche scientifique e l’ha proseguita a Milano presso l’ Istituto Feltrinelli e, dal 1958 al 1965, a Roma presso l’ Istituto Storico italiano. Attualmente è ordinario di storia moderna all’ Università di Firenze. Ha scritto ‘Studi sulla fortuna di Machiavelli’ (ISTITUTO STORICO ITALIANO. 1965).”,”ITAG-041″
“PROCACCI Giuliano”,”Il partito nell’ Unione Sovietica 1917-1945.”,”Giuliano PROCACCI (1926) ha studiato all’ Università di Firenze con Carlo MORANDI e all’ Istituto per gli Studi Storici di Napoli con Federico CHABOD. Ha svolto attività di ricerca a Parigi presso il Centre nationale de la recherche scientifique, a Milano per l’ Istituto Feltrinelli, e dal 1958 al 1965 presso l’ Istituto storico italiano a Roma.”,”PARx-023″
“PROCACCI Giuliano a cura, testi di L. TROTSKY N. BUCHARIN G. ZINOVIEV J. STALIN”,”Staline contre Trotsky. 1924: la révolution permanente et le socialisme en un seul pays.”,”E’ la traduzione dell’ opera italiana (Editori Riuniti 1963) ‘La rivoluzione permanente e il socialismo in un paese solo’. Il libro riporta i testi del grande dibattito all’ interno del partito bolscevico seguito alla morte di Lenin (1924). Da questa data al XIV Congresso del partito (1926) Stalin rafforzerà definitivamente le sue posizioni. Le due questioni centrali dibattute sono quelle affrontate in questo volume. “”In Lenin, non c’è niente, o quasi niente, che non possa essere “”estratto”” dal marxismo. E’ in questo senso che Lenin si è molte volte mostrato l’ allievo di Marx. Non c’è Lenin senza Marx. Tuttavia, adesso non possiamo più parlare di marxismo senza Lenin. Le prime “”parti integranti”” del marxismo sono personificate principalmente da Marx, allo stesso modo che le nuove “”parti integranti”” complementari sono personificate soprattutto da Lenin. Senza Lenin, oggi non si ha più marxismo, come non c’è più senza lo stesso Marx. Marx senza Lenin non è più Marx nella totalità; Marx più Lenin questo è adesso la totalità del marxismo””. (pag 120, Zinoviev)”,”RIRO-265″
“PROCACCI Giuliano”,”Classi sociali e monarchia assoluta nella Francia della prima metà del secolo XVI.”,”””Nel complesso della Guienna, da Saintes a Nérac, ad Agen, a Sainte Foy, le classi sociali più umili, delle città e delle campagne, gli artigiani, i contadini, la popolazione delle isole ci è apparsa dunque largamente e profondamente influenzata dalle nuove idee. E’ certo che nelle parole dei predicatori come lo Hamelin, il Ramasseur e altri, essi avvertivano una religiosità più sollecita delle miserie del povero, vedevano schiudersi la speranza di uno Stato migliore, di una società più equa, di un rinnovamento. Rinnovamento che, in tutte le eresie medievali, si configurava come il ritorno a un tempo passato e felice, a una Chiesa originaria senza decimatori e prelati nutriti di lavoro contadino, a un villaggio di eguali senza la protervia del ricco, dell’ accaparratore di terre, del feudatario, a una “”commune”” senza consoli corrotti, senza ufficiali rapaci, senza angherie e senza fiscalismo. Che la predicazione protestante trovasse larga udienza tra le masse del “”peuple menu”” delle città e delle campagne non significa peraltro che la Riforma in Guienna abbia carattere esclusivamente popolare (…)””. (pag 199-200)”,”FRAA-060″
“PROCACCI Giuliano”,”Dalla parte dell’ Etiopia. L’ aggressione italiana vista dai movimenti anticolonialisti d’ Asia, d’ Africa, d’ America.”,”Jean Ralaimongo e il giornale ‘L’ Opinion’. “”Una rubrica fissa del giornale è dedicata a stigmatizzare il “”regime hitlérien”” di cui erano vittime i prigionieri politici nell’ isola e il nome di Ralaimongo veniva spesso associato a quello di Thälmann. Antifascista nel Madagascar, “”L’ Opinion”” lo era però anche in Francia (…). Gli accordi Laval-Mussolini del gennaio chiamavano però in causa le responsabilità della Francia e a questo argomento era dedicato un lungo editoriale di Ravoahangy. La tesi in esso sostenuta era che la Francia si era umiliata inviando il suo ministro degli Esteri a “”mendicare le grazie dell’ Italia fascista””, quando invece sarebbe spettato all’ Italia di ringraziare Parigi per l’ aiuto fornitole durante la prima guerra mondiale che aveva “”salvato l’ Italia dall’ invasione””.”” (pag 178-180) Posizione sinistra europea ed extraeuropea su guerra etiopia (pag 252)”,”ITAF-230″
“PROCACCI Giuliano”,”Le elezioni del 1874 e l’opposizione meridionale.”,”PROCACCI G. Contiene il capitolo: ‘I cattolici e le urne’ (pag 110-121) “”Non è nostro compito in questa sede, dove ci occupiamo principalmente di un episodio di lotta politica, occuparci in maniera particolare del problema del carattere e della natura dello Stato italiano. Tanto più che, soprattutto per quanto concerne il rapporto tra tale Stato e il Mezzogiorno, si tratta di temi e di problemi che la grande corrente liberale di studi meridionali che si riassume nel nome di Giustino Fortunato prima, e, più recentemente e con nuova consapevolezza, il pensiero marxista (dalla celebre lettera di Engels (1) a Turati, a Labriola, a Gramsci) hanno reso largamente familiari e dibattuti.”” [(1) La lettera di Engels a Turati del 26 gennaio 1894 è stata pubblicata in ‘Lenin, Sul Movimento Operaio italiano’, Roma, 1949, pp. 195-97] [Giuliano Procacci, Le elezioni del 1874 e l’opposizione meridionale, 1956] (pag 46) “”Il Ferrara – come è noto – militava anch’egli nell’opposizione; liberista ad oltranza egli aveva recentemente disapprovato la legge Finali-Minghetti sull’unificazione del diritto di emissione. Nel Congresso delle Camere di commercio del 1869 tenutosi a Genova egli aveva sostenuto la necessità di una politica fiscale più blanda; lo Stato, anche in questo settore, doveva limitare il suo intervento e lasciar fare alla iniziativa dei produttori. Esso stesso, alla lunga, ne avrebbe beneficiato. A veder più a fondo in questo suo antiministerialismo e liberismo ad oltranza ci aiuta la lettura di un opuscolo che egli pubblicò nel 1871 sulla questione del macinato””. (pag 64)”,”ITAA-138″
“PROCACCI Giuliano TROTSKY Leone BUCHARIN Nicolai ZINOVIEV Grigori”,”El gran debate (1924-1926). I. La revolucion permanente.”,”””Todo esto, naturalmente, a título de ilustración, de ejemplo de cómo en los momentos actuales no se puede ser fiel al marxismo, a la revolución, ‘sin considerar la insurrección como un arte'”” (Lenin, vol XIV-2, p. 140) (pag 68) Lenin tratta della questione agraria e dei contadini a livello mondiale (Zinoviev, p. 153) Gran parte del saggio di Zinoviev ‘Il leninismo’ verte sulla critica della Teoria della rivoluzione permanente di Parvus Trotsky (ne ‘Il leninismo’ (pag 156-) Dove fu esposta in modo preciso la teoria della rivoluzione permanente? Nella prefazione di Parvus all’opuscolo di Trotsky ‘Antes del 9 enero’ (Prima del 9 gennaio) (1905), e in una serie di articoli del ‘Nachalo’ (1905), in alcuni articoli di Trotsky raccolti in ‘1905’. E in alcune passaggi del libro di Parvus (Russia e la Rivoluzione, Il socialismo e la rivoluzione sociale, La socialdemocrazia e il parlamentarismo, La carta dei sindacati e della socialdemocrazia nella rivoluzione sociale, ecc’). Ma il più importante è la prefazione di Parvus all’opuscolo di Trotsky del 1905. Zinoviev afferma che Trotsky parla di Parvus riconoscendolo come proprio maestro (pag 161). La teoria della rivoluzione permamente appartiene in gran parte a Parvus come riconosce lo stesso Trotsky (pag 162). La corrente Trotsky-Parvus non comprende come necessaria la questione della nazione oppressa. Non comprende la trasformazione della rivoluzione democratico borghese in rivoluzione socialista. (pag 175) “”No hay duda, pues, que la teoría de la revolución permanente pertenece en gran parte a Parvus, como afirma el propio Trotski. Antes de analizar el mencionado pasaje de Parvus, conviene recordar lo que dijimos acerca de la “”revolución permanente”” de Marx. La misma es la generalización de la experiencia de varias revoluciones en Occidente y la indicación de la línea general ascendente de la revolución proletaria en el curso de decenas de años. La misma contiene, en germen, la teoría de la transformación de la revolución democrático-burguesa en revolución socialista, teoría ulteriormente desarrollada por Lenin. En Parvus y Trotski, como veremos, se trata de otra cosa: se trata de una valoración de las fuerzas motrices de la revolución en Rusia, valoración, por otra parte, profundamente errónea. ‘En vez de basarse en un análisis exacto para evaluar de un modo concreto las fuerzas de clase de un país, Parvus y Trotski hacen un análisis que ellos cubren con la fórmula de Marx, la cual tiene un significado histórico-filosófico general”” [Grigori Zinoviev, El leninismo] [in Giuliano Procacci, Leon Trotsky, Nicolai Bucharin, G. Zinoviev, ‘El gran debate (1924-1926). I. La revolucion permanente’, 1975] (pag 161-162) (pag 145-146)”,”TROS-225″
“PROCACCI Giovanna TOMASSINI Luigi a cura, saggi di J.L. ROBERT J.M. WINTER J. HORNE M.H. GEYER B. UNFRIED G. MELE B. BIANCHI L. TOMASSINI L. VENTURINI N. LABANCA”,”Studi recenti sulla prima guerra mondiale.”,”Saggi di J.L. ROBERT J.M. WINTER J. HORNE M.H. GEYER B. UNFRIED G. MELE B. BIANCHI L. TOMASSINI L. VENTURINI N. LABANCA Contiene il saggio: di Giannarita MELE, Prima guerra mondiale e classe operaia in Russia. Alcune tendenze della storiografia contemporanea (pag 679-692) “”Sul nesso tematico guerra-classe operaia – rivoluzione (…) la produzione russa e sovietica degli anni Venti rappresenta una vera e propria miniera, ponendosi alcune domande cui ancora oggi la ricerca storica tenta di dare delle risposte. Basterebbe anche soltanto scorrere i titoli pubblicati in queli anni – alla metà del decennio, o in occasione del decimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre – (opere di storici, di leader politici non solo bolscevichi ma anche socialisti rivoluzionari e menscevichi, interventi e memorie di operai), per avere la netta percezione del pluralismo presente anche nella storiografia degli anni della Nep (…). Sempre in quegli anni vengono pubblicate raccolte di lettere di soldati dal fronte, note di vita nelle trincee, memorie di ufficiali, appunti di corrispondenti di guerra, relazioni della Croce rossa sui prigionieri, persino diari dei disertori. Ne esce un’immagine viva d’una Russia a dominanza rurale che per la prima volta si muove, si mischia, soffre e viene piano piano trasformata dalla “”quotidianità”” della vita al fronte, diventando pacifista più per necessità che per convinzione politica. E dietro i pensieri dei combattenti si insinua man mano il germe della rivolta. Come esempio citiamo la raccolta introdotta da una prefazione dello storico M.N. Pokrovskij, che si intitola ‘Soldatskie pis’ma 1917 goda’ (Lettere di Soldati, 1917), Mosca-Leningrado 1927. Tutto ciò potrebbe costituire una fonte ricchissima per una storia della mentalità e dell’opinione dei combattenti. Come tutto il resto della produzione culturale, anche questi filoni di ricerca storica vengono disseccati con l’affermazione dello stalinismo (…)”” pag 691 [Giannarita Mele, Prima guerra mondiale e classe operaia in Russia. Alcune tendenze della storiografia contemporanea]”,”QMIP-099″
“PROCACCI Giovanna a cura; saggi di Maria Luisa PESANTE Giovanna PROCACCI Paola CARUCCI Luigi TOMASSINI Bruno BEZZA Luciano SEGRETO Bruna BIANCHI Alessandro CAMARDA Adriana LAY Simonetta ORTAGGI Santo PELI Paride RUGAFIORI Duccio BIGAZZI Renato COVINO Giampaolo GALLO Vittorio FOA Renato MONTELEONE Patrizia DOGLIANI”,”Stato e classe operaia in Italia durante la Prima guerra mondiale.”,”Libro frutto del convegno ‘Stato e classe operaia in Italia durante la Prima guerra mondiale’ svoltosi a Rimini nell’autunno 1982. Collaborazione di due Istituti storici della resistenza. Operai civili, donne e operai militari. “”Fino al 1917 infatti i ritmi di incremento per gli operai civili risultano essere nettamente più sostenuti rispetto a quelli degli operai militari. La situazione si modifica con i primi del 1917. Infatti in primo luogo si cominciano ad assumere le donne, la cui presenza si triplicherà nel corso di un anno e mezzo. In secondo luogo la crescita degli operai militari diverrà più sostenuta. Questa crescita impetuosa delle donne e più moderata, ma pur sempre significativa, degli operai militari e la diminuzione relativa degli operai civili sono spiegabili, per un verso, con la continua richiesta di manodopera da parte dell’industria degli armamenti, di fronte ad un mercato lavoro sempre più rigido, dall’altro dallo svolgimento e dagli esiti delle vicende belliche. Negli anni 1917-18 si concentra infatti il 41% dei licenziamenti degli operai borghesi contro il 14% del 1915-16; sempre negli anni finali vengono effettuati il 75% dei licenziamenti per servizio militare che riguardano soprattutto gli operai delle classi comprese tra il 1892 e il 1900. Per altro verso invece l’80.3% degli operai militari nel 1917 ha più di 30 anni, quota destinata a crescere nel 1918 raggiungendo l’82.3%. In altri termini gli operai più giovani vengono mandati al fronte, nel mercato locale non si trovano sufficienti rimpiazzi e quindi vengono sostituiti da operai di classi d’età più anziane e ormai inabili alle fatiche di guerra, oppure da manodopera femminile. Non è casuale infatti che l’età media degli straordinari passi dai 25 anni del 1915 ai 28 del 1918. Ugualmente cresce l’età media dei militari: dai 25 anni degli ammessi nel 1915, ai 35 di quelli del 1917, ai 36 di quelli del 1918. I militari fra i 20 e i 30 anni calano dal 70.1% del 1915, al 59.2% del 1916 fino al 17.7% del 1918. Per quanto riguarda le donne, se l’età media passa dai 27 anni del 1917 ai 33 del 1918 – a causa dell’aumento delle classi d’età sopra i 35 anni il cui peso subisce nel biennio un incremento del 4.7% – tuttavia nel 1918 il 51.3% della forza lavoro ha meno di 25 anni”” (pag 296-297) (saggio di Renato Covino e di Giampaolo Gallo, La forza lavoro della fabbrica d’armi di Terni durante la prima guerra mondiale)”,”QMIP-188″
“PROCACCI Giovanna”,”Dalla rassegnazione alla rivolta. Mentalità e comportamenti popolari nella grande guerra.”,”In ricordo di Simonetta Ortaggi Giovanna Procacci insegna storia contemporanea all’Università di Modena. E’ studiosa di storia sociale, politica e delle mentalità. Sulla prima guerra mondiale ha curato il volume ‘Stato e classe operaia in Italia durante la prima guerra mondiale’ (1983). Ha pubblicato numerosi saggi tra cui ‘Soldati e prigionieri italiani nella Grande Guerra. Con una raccolta di lettere inedite’ (1993) e ‘L’Italia nella Grande guerra’, in ‘Storia d’Italia, 4. Guerre e fascismo, a cura di G. Sabbatucci e V. Vidotto, Laterza, 1997. Fa parte del comitato scientifico dell’Historial de la Grande Guerre, Péronne, Somme. Crisi politica inverno 1916 1917 e interventismo di sinistra (pag 255) “”Diversi come origini ideologiche e come percorso politico, ma trovatisi affiancati durante la campagna per l’entrata in guerra, gli interventisti di sinistra – sia “”democratici”” (essenzialmente socialriformisti e repubblicani) – erano venuti costituendo durante il conflitto un movimento unitario, caratterizzato da posizioni comuni riguardo alla politica interna e all’ordine pubblico: posizioni che si riassumevano nella richiesta di una limitazione delle libertà costituzionali al fine di arginare il dissenso (2). Il cemento ideologico che teneva fra loro unite tali correnti era essenzialmente l’antisocialismo – sotto l’aspetto della difesa della guerra contro il “”tradimento”” dei “”nemici interni”” – e si esprimeva attraverso un richiamo costante all’esperienza del maggio 1915 e all’unità fra tutti i gruppi che avevano intensamente voluto la guerra. La polemica contro il governo e i “”nemici interni””, era infatti iniziata nei giorni dell’intervento ed era stata stimolata dagli esiti incerti del conflitto e dall’accrescersi dell’opposizione politica e popolare. Era poi proseguita in un continuo crescendo, diventando particolarmente accesa nei momenti in cui il parlamento riapriva i battenti. Da atteggiamenti di parossismo antisocialista non furono immuni neppure gli interventisti democratici (3)”” (pag 255) (2) Sull’argomento, cfr., tra gli altri, L. Salvatorelli, Nazionalfascismo, Torino, 1977, pp. 22, 25-26; V.E. Orlando, Memorie, 1915-1919, a cura di R. Mosca, Milano, 1960, pp, 14, 49 (3) Nel dicembre 1916 Bissolati, che già nel discorso di Cremona dell’ottobre aveva attaccato violentemente i socialisti e aveva reclamato provvedimenti di polizia contro di essi, dicharava a Malagodi: “”L'””Avanti!”” avrebbe dovuto essere soppresso ai primi giorni, ma Salandra non lo fece, sempre per la sua illusione della guerra rapidamente vittoriosa; oggi, la soppressione sarebbe una faccenda più clamorosa”” (O. Malagodi, Conversazioni della guerra, 1914-1919, a cura di B. Vigezzi, Milano-Napoli, 1960, p. 96). Per le posizioni della stampa democratica alla fine del 1916, v. ad es. E. Ciccotti, in ‘Il messaggero’, 25 dic. 1916; ‘Appello alla Direzione del Partito Socialista Riformista. Ai compagni on. Bissolati, Bonomi e Canepa membri del Governo. “”Per la Vittoria””, in “”Il popolo d’Italia””, 8 gennaio 1917; ‘I difensori di Orlando e la politica interna’, in “”L’iniziativa’, 13 gennaio 1917; ‘L’unità’, ‘I deputati e la guerra’, in ‘L’unità’, 26 gennaio 1917. L’articolo de ‘L’unità’ – nel quale si leggeva che “”il problema concreto e vitale del momento attuale non è il ritorno alla retta tradizione parlamentare: è vincere e fare una buona pace. Primum vivere deinde… tornare a Cavour”” – era in risposta polemica a un articolo di A. Frassati su ‘La stampa’ del 20-21 gennaio (‘Torniamo a Cavour’), nel quale il direttore del giornale giolittiano aveva denunciato esplicitamente per la prima volta la campagna intervistista contro il Parlamento, e aveva riconosciuto nei socialisti i principali tutori della carta costituzionale. Sulla polemica v. anche “”L’u.””, ‘Solaro, Frassati, Crispolti’, in ‘L’unità’, 16 marzo 1917″” (pag 255-256) Wikip: Il Partito Socialista Riformista Italiano si formò dopo l’espulsione di iscritti al Partito Socialista Italiano. Il partito nasce nel 1912 su iniziativa di Leonida Bissolati, che diventerà ministro nel 1916. Tra i fondatori si trova Gino Piva, per il quale «il Socialismo non è rivoluzionario né riformista; è quello che il suo tempo lo fa (…) Il Socialismo (pertanto) non può avere apriorismi: esso deve operare come può nell’ambiente in cui vive». Prima dell’entrata in guerra dell’Italia il partito osteggia l’atteggiamento interventista, mentre poi, con la dichiarazione di guerra, seppur critico con l’intervento, lo appoggia per senso patriottico. Alle elezioni del 1913 prese il 3,9% dei voti; alle elezioni del 1919 l’1,5%. Quel che restava del partito fu riorganizzato da Ivanoe Bonomi e aggregato con democratici autonomi e demosociali dissidenti il 10 febbraio 1924 nella Lega Democratica Nazionale, ma senza particolari fortune[1], considerato anche il consolidarsi, contemporaneamente, del regime fascista, scosso solo temporaneamente dagli effetti del delitto Matteotti. I Congresso nazionale – Roma, 15-17 dicembre 1912 II Congresso nazionale – Roma, 15-16 aprile 1917 Politici ed iscritti Nicola Badaloni, Agostino Berenini, Alfredo Bertesi, Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi, Angiolo Cabrini, Leone Caetani, Giuseppe Canepa, Pompeo Ciotti, Giuseppe De Felice Giuffrida, Arnaldo Dello Sbarba, Aurelio Drago, Giuseppe Giulietti, Arturo Labriola, Luigi Musini, Quirino Nofri, Francesco Paoloni, Gino Piva, Guido Podrecca, Giuseppe Romualdi, Attilio Susi, Achille Tiraboschi, Virgilio Vercelloni, Carlo Visconti Venosta, Adolfo Zerboglio.”,”QMIP-199″
“PROCACCI Giovanna”,”Governare la povertà. La società liberale e la nascita della questione sociale.”,” Giovanna Procacci è ricercatrice di Sociologia alla Facoltà di Scienze politiche di Milano, dove insegna Storia del pensiero sociologico.”,”TEOS-028-FL”
“PROCACCI Giuliano”,”Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca.”,”Al centro della prima parte del saggio di Procacci c’è la critica storiografica all’opera del Cole (G.D.H. Cole, The Second International, Macmillan, 1956, vol I) “”La tendenza a ravvisare nel revisionismo il “”nocciolo”” ideologico della Socialdemocrazia tedesca si accompagna nell’opera del Cole ad una abbastanza evidente sottovalutazione degli altri orientamenti ideali ed indirizzi di pensiero operanti in seno ad essa nel periodo della II Internazionale”” (pag 113) Tesi Procacci su influenza di Engels su Bernstein (e il revisionismo)! (pag 129-130) Critiche a Gay e apprezzamenti per il lavoro di Schorske (pag 131-132) Studio del concetto di centrismo (Kautsky, Ledebour): Erich Matthias e E. Schorske (pag 133-134) “”Gli è che la considerazione del revisionismo come un ‘sistema’ impedisce al Gay di misurarne la più vera qualità di fenomeno politico e gli fa vedere astratte distinzioni, là dove invece vi sono pratiche convergenze. Malgrado però questa sua errata impostazione (…) il Gay ha tuttavia in una certa misura avvertito che il revisionismo era qualcosa di più di una dottrina politica. Egli si è perciò posto, sia pure in forma alquanto marginale, il problema del suo rilievo politico e della sua fondazione oggettiva. A questa esigenza vorrebbe supplire in particolare l’elenco delle ragioni storiche per cui – come suona il titolo del capitolo – “”se non ci fosse stato un Bernstein, sarebbe occorso inventarlo””. Tali ragioni sono però indicate in modo sommario e generico richiamando l’attenzione del lettore sulla particolare congiuntura economica degli anni che videro l’affermarsi del revisionismo, sul carattere di organizzazione di massa (con conseguenti modificazioni della sua composizione sociale) assunto dal Partito Socialdemocratico dopo l’abrogazione delle leggi eccezionali e sulle nuove e più grandi dimensioni del movimento sindacale (44). Si tratta però, come si è detto, di indicazioni assai generiche, né del resto molto nuove. Osservazioni assai più acute ed un’analisi più dettagliata in questo senso noi troviamo invece nello studio dello Schorke. Difatti questo lavoro, in ragione appunto del suo carattere più generale e della sua maggiore articolazione storica, finisce per affermarsi una consapevolezza assai più chiara del ruolo e della posizione che nel complesso della Socialdemocrazia tedesca ebbero le correnti revisioniste come fenomeno politico. Ché anzi, per lo Schorske, la storia della SPD dal 1905 in poi è, per una parte notevole, contrassegnata dalla progressiva affermazione di dette correnti nel Partito: dopo il periodo rivoluzionario del 1905-1907 e la sconfitta elettorale del 1907, si apre un periodo, identificabile negli anni 1906-1909, nel corso del quale la destra viene sempre più consolidando le proprie posizioni all’interno del Partito. La pratica liquidazione del movimento giovanile con il suo antimilitarismo e la sempre maggiore influenza acquistata dai Sindacati (aspetti entrambi cui lo Schorske dedica pagine assai documentate ed interessanti) vanno di pari passo con il processo di formazione e di rafforzamento di un quadro dirigente e di una burocrazia di partito tendenzialmente revisionista. Anche la successiva crisi rivoluzionaria del 1909-1910, il cui principale episodio fu la battaglia per la democratizzazione del suffragio in Prussia, si chiuse con una sostanziale vittoria dell’ala moderata. Il Congresso di Magdeburgo del 1910 fu – come osserva lo Schorske – “”l’ultimo in cui la difesa contro il revisionismo fu il punto principale all’ordine del giorno””. D’ora in poi “”le divergenze teoriche tra centristi e revisionisti saranno superate dalla comune difesa di una pratica gradualista contro la pressione dei radicali di sinistra”” (45)”” [(44) Peter Gay, ‘The Dilemma of Democratic Socialism. Eduard Bernstein’s Challenge to Marx, NY, Columbia Univ. Press, 1955, p. 99-119; (45) C.E. Schorske, Germa Social Democracy, 1905-1917. The Development of the Great Schism’, Harvard Univ. Press, Cambridge, 1955, p.195] [Giuliano Procacci, ‘Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca’, saggio in Annali Feltrinelli, Milano, 1958] Lenin (pag 139-140) “”Sorgono a questo punto problemi di grande complessità: in che misura, ad esempio, i socialisti tedeschi giunsero alla coscienza dei reali termini in cui si poneva in Germania la questione del rapporto tra fase democratico-borghese e fase socialista della rivoluzione? In che misura la chiarificazione teorica e pratica di questo rapporto permise o non permise una politica nei confronti delle masse contadine e, in particolare, dei lavoratori agricoli ad est dell’Elba? E in che misura il movimento operaio e sindacale tedesco seppe comprendere in tempo le profonde modificazioni che lo sviluppo economico-industriale del paese aveva determinato nella composizione organica della classe operaia, nei rapporti di questa con il resto della popolazione laboriosa ed adeguarsi a questa situazione nuova? E infine in che misura il movimento operaio e socialista in Germania seppe superare l’iniziale fase economico -corporativa per divenire un movimento a carattere nazionale? Sono questi problemi cui una risposta può esser data soltanto partendo dall’esame della situazione oggettiva e commisurando a questa il giudizio sull’azione politica della Socialdemocrazia tedesca nelle sue varie correnti. E’ questo un problema ed un’esigenza che non data da ieri. Già negli scritti di Lenin attorno al 1915 si accenna al problema della necessità di compiere una ricerca “”dell’origine storica, delle condizioni, del significato e della forza della tendenza socialsciovinista”” (67). Sarebbe interessante approfondire in che misura Lenin abbia portato avanti egli stesso questo lavoro di ricerca della ‘origine storica’ e delle ‘condizioni’ che resero possibile il 4 agosto. La nostra impressione è che in Lenin il problema rimanga più accennato che svolto: le indicazioni vanno accolte come tali e non va prestato ad esse un valore di assiomi che Lenin stesso era ben lungi dal dar loro. Spesso dei giudizi relativi alla storia della Socialdemocrazia tedesca che oggi siamo indotti ad attribuire a Lenin, sono invece il frutto di una sistemazione e di una interpretazione successive. Un posto importante in questo lavoro di sistemazione dei giudizi leninisti sulla storia della Socialdemocrazia tedesca nel periodo della II Internazionale spetta certamente al lavoro di Zinoviev del 1924, ‘Der Krieg und die Krise des Sozialismus’, nel quale, per la prima volta, viene affrontato in forma sistematica il problema della ‘crisi’ del socialismo internazionale venuta alla luce clamorosamente il 4 agosto. L’opera era concepita e svolta in uno spirito e secondo un metodo notevolmente diverso da quello di Lenin: là dove questi, come si è visto, parlava di ‘origini’ e di ‘condizioni’, Zinoviev invece parlava di ‘cause’ (68) ed alla ricerca delle ‘cause’ dedicava il grosso della sua fatica. Al posto di una ricostruzione storica di un determinato processo in tutti i suoi aspetti e lungo tutto il suo svolgimento, si aveva così una enumerazione sociologica di varie ‘cause’. La crisi del socialismo risultava la combinazione di vari fattori, dalla burocratizzazione dell’apparato politico e sindacale al peso che i ‘compagni di strada’ piccolo-borghesi (Mitlaüfer) avevano acquistato nella determinazione della politica di partito, all’esistenza ed alla rilevanza politica dell”aristocrazia operaia’. E’ interessante notare come nella individuazione e nella descrizione di questi fattori (ed in particolare del concetto di aristocrazia operaia) lo Zinoviev combinasse indicazioni e spunti già presenti in Lenin con argomentazioni ed analisi a carattere sociologico. Vengono ampiamente utilizzati i lavori del Michels sulla struttura organizzativa e la sociologia dei partiti socialisti e, in particolare, della Socialdemocrazia tedesca. La stessa teoria dell”aristocrazia operaia’ quale ce la presenta lo Zinoviev, risulta una combinazione di indicazioni tratte da Lenin con argomentazioni e ‘prove’ a carattere sociologico tratte prevalentemente dal Michels (69)’ (pag 139-140) [Giuliano Procacci, ‘Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca’, saggio in Annali Feltrinelli, Milano, 1958] [(67) Lenin, La guerra imperialista, Roma, Rinascita, 1950, p. 92; (68) G. Zinoviev (Sinowjew), ‘Der Krieg und die Krise des Sozialismus’, Wien, 1924, p. 528; (69) Ibid., p. 523 e sgg.]”,”INTS-051″
“PROCACCI Giuliano a cura”,”L’Internazionale comunista dal I al VII Congresso, 1919-1935.”,”Bibliografia. Le riviste della Terza Internazionale tra il 1919 e il 1920 (pag 288) e anni seguenti con date di inizio e fine pubblicazione”,”INTT-294″
“PROCACCI Giuliano”,”La memoria controversa. Revisionismi, nazionalismi e fondamentalismi nei manuali di storia.”,”[‘A giudizio di Erik Hobsbawm i movimenti nazionalisti che si svilupparono in Europa a partire dalla data approssimativa del 1880 si differenziano da quello che egli definisce come «nazionalismo dell’epoca liberale» per alcuni tratti distintivi. In primo luogo per l’abbandono di quello che lo stesso Hobsbawm definisce come il «principio della taglia minima», in base al quale l’accesso alla sovranità e all’indipendenza era considerato legittimo e auspicabile solo per quei paesi quali l’Italia, la Germania nei quali esso si realizzasse mediante l’unificazione di stati regionali preesistenti ed affini per lingua e tradizioni o come la Polonia e l’Ungheria che possedessero un’adeguata estensione territoriale e un comune e ricco retaggio culturale, insomma una propria identità storica accertata (1). Era questo il criterio cui si attenne il principale teorico del nazionalismo liberale, Giuseppe Mazzini, il quale, come rileva Hobsbawm, non annoverava l’Irlanda tra le nazioni candidate all’indipendenza della sua Giovane Europa per non parlare di altre «nazionalità» che non raggiungevano la «soglia minima» (2) e di quelle che Engels definirà «geschichtlose Nationen». Un secondo tratto distintivo del nazionalismo degli ultimi decenni del secolo XIX consiste, sempre a giudizio di Hobsbawm, nel fatto che il concetto herderiano di nazione come comunità basata sulla lingua e sull’etnia viene gradualmente prevalendo su quello di nazione come cittadinanza fondata su valori condivisi proprio della tradizione rivoluzionaria francese, della nazione come «plebiscito di tutti i giorni» (3). Ciò comportava tra l’altro il graduale abbandono del criterio della soglia minima. E fu appunto su questa base etnica e linguistica, peraltro in alcuni casi approssimativa, che, come è noto, al termine della prima guerra mondiale si costituì in Europa una serie di nuovi stati ed è su questa base che dopo la seconda guerra mondiale il principio dell’autodeterminazione così inteso trovò applicazione, anche se in maniera ancor più approssimativa, nel mondo coloniale e nel caso per molti aspetti eccezionale dello stato di Israele. Ed è ancora su questa stessa base etnica e linguistica che dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e lo smembramento della Jugoslavia sono nati sul territorio dell’Eurasia una ventina di nuovi stati, ciascuno dei quali alla ricerca della propria identità e della propria storia. E’ evidente che il problema della costruzione, se non dell’invenzione, di una identità nazionale si pone in termini di particolare acutezza ed urgenza quanto più labile ne sia il contenuto e quanto più recente è l’acquisizione dell’indipendenza o anche la rivendicazione della medesima. In certi casi tale processo segue anzi e non precede l’acquisizione dell’indipendenza e della dimensione statuale’ (pag 17-18)] [(1) E.J. Hobsbawm, Nazioni e nazionalismi dal 1780. Programma, mito, realtà’, Torino, 1991, p. 120; (2) Ivi, p. 36; (3) Ivi, p. 120]”,”STOx-254″
“PROCACCI Giovanna; MANACORDA Gastone”,”Gli interventisti di sinistra, la rivoluzione di febbraio e la politica interna italiana nel 1917 (Studi e documenti) (Giovanna Procacci); Il movimento operaio italiano tra biografia e storia (Rassegna bibliografica) (Gastone Manacorda).”,”Manacorda dice a proposito della bibliografia dei volumi dell’opera Dizionario del movimento operaio italiano di Detti e Andreucci: “”E’ da lodare l’immane fatica cui si è sottoposto Gianni Isola redigendo la “”Bibliografia generale””, utilissima appendice al ‘Dizionario’ che elenca tutte le opere citate nei testi e nelle bibliografie particolari, correggendo anche qualche perdonabile svista”” (pag 115)”,”MITS-443″
“PROCACCI Giuliano, a cura; lettere di Antonio LABRIOLA”,”Antonio Labriola e la revisione del marxismo attraverso l’epistolario con Bernstein e con Kautsky (1895-1904).”,”””L’amicizia epistolare tra il Labriola e il Bernstein superò, per così dire, la prova del fuoco in occasione dell’attacco assai aspro del quale il Bernstein stesso fu oggetto sulle colonne della ‘Neue Zeit’ per parte di Plechanov. Il Labriola solidarizzò pienamente con il suo corrispondente ed espresse la sua disapprovazione nei confronti dell’articolo del Plechanov scrivendone sia a Kautsky, direttore della ‘Neue Zeit’, sia al Bernstein. L’argomentazione sulla quale egli basò tale sua presa di posizione ideale, è interessante. (…) Si presti attenzione alla data dell’ultima lettera al Bernstein qui citata: nel novembre 1898 il Congresso di Stoccarda, nel corso del quale le tesi del Bernstein erano state respinte dal partito socialdemocratico tedesco, era già avvenuto e anzi ad esso ed alla “”sconfessione”” del Bernstein il Labriola fa esplicito riferimento. Ancora a questa data dunque il Labriola mostrava di considerare con simpatia la posizione del Bernstein e di comprendere la validità della sua istanza critica. Gli è che – come precisava al Croce in una lettera di pochi giorni successiva a quella del Bernstein testé citata – egli riteneva che altra cosa fosse il revisionismo del Masaryk, degli Andler, di Sorel e del Croce stesso, di coloro insomma “”che stanno fuori della cosa””, che discutevano del marxismo con il distacco del “”letterato”” ed altra cosa “”più seria, ossia reale”” quello di Bernstein, il vecchio “”compagno””, allievo di Engels e già direttore del ‘Sozialdemokrat’. Nella stessa lettera il Labriola annunciava al Croce la prossima pubblicazione per parte di Bernstein di “”un libro su ciò che ora è ‘valido’ nel marxismo”” (7). Ma fu proprio questo libro, che il Labriola mostrava di attendere con ansia, a determinare l’incrinatura e, in definitiva, la rottura di un’amicizia intellettuale che si era venuta sempre più intensificando, negli ultimi anni. Dal carteggio con Kautsky e con Bernstein risulta infatti con ogni evidenza che la pubblicazione delle ‘Voraussetzungen’ () e la reclamizzazione, se ci è lecito il termine, che di esse fu fatta in Francia pe opera del Sorel (con il quale il Labriola avava già rotto in precedenza) e del Merlino in Italia a determinare un nuovo corso nei rapporti tra il Labriola e il Bernstein. A poco a poco il contrasto manifestatosi tra i due nei primi giorni del 1899 si fa sempre più acuto sino a divenire una rottura pressoché definitiva, quale ci attesta la importante lettera del Labriola al Bernstein in data del 20 maggio 1899, che è del resto pressoché contemporanea alla recensione che il Labriola pubblicò alle ‘Voraussetzungen’ sul ‘Mouvement Socialiste’ del Lagardelle (8). Sia in forma privata che in forma pubblica il Labriola esprimeva il suo aperto dissenso da colui la cui azione – come scriveva a Kautsky in data 5 aprile 1899 – sino a pochi mesi prima aveva giudicata utile e feconda. L’impressione – e non certo infondata – è quella di un brusco ‘revirement’, più simile a una reazione passionale che a un meditato ripensamento. La passione del “”rivoluzionario”” avrebbe preso il sopravvento sul “”critico”” e sul “”filosofo””. Né mancano gli elementi a convalidare questa tesi. Nell’epistolario con Kautsky il lettore troverà riprodotti, talvolta con espressioni identiche dal punto di vista letterale, quegli accenni a un “”complotto internazionale”” dal quale la polemica sulla “”crisi del marxismo”” avrebbe preso origine ed i cui principali responsabili sarebbero stati il Sorel e il Merlino, che già conosceva dagli estratti di lettere pubblicati dal Croce; accenni che testimoniano più nel senso di una reazione passionale e personale che in quello di un ragionato dissenso di idee”” (pag 267-268) [(7) ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia’ (B. Croce) p. 304; (8) La traduzione italiana di tale lettera trovasi in A. Labriola, ‘Democrazia e socialismo in Italia’, a cura di L. Cafagna, Milano, 1954, pp. 85 sgg.; () E. Bernstein, ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Bari, 1974, ndr] “”Il criticismo di Labriola veniva dunque accentuandosi”” (1898) (pag 267) “”La pezza d’appoggio più importante per dimostrare la inconsistenza della affermazione fatta dal Croce circa l'””abbandono”” pratico del marxismo da parte del Labriola dopo il 1900 è costituita però da cosiddetto quarto saggio”” (pag 274)”,”LABD-108″
“PROCACCI Giuliano”,”Il Partito nell’Unione Sovietica 1917-1945.”,”Giuliano Procacci (1926) ha studiato all’Università di Firenze con Carlo Morandi e all’Istituto per gli studi storici di Napoli con Federico Chabod. Ha svolto attività di ricerca a Parigi presso il Centre national de la recherche scientifique, a Milano per l’Istituto Feltrinelli, e dal 1958 al 1965 presso l’Istituto storico italiano a Roma. Alla storia del movimento operaio e del socialismo nell’età contemporanea ha dedicato varie opere, fra cui ricordiamo La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX.”,”RUST-051-FL”
“PROCACCI Giuliano”,”Storia del XX secolo.”,”Giuliano Procacci (1926) ha studiato all’Università di Firenze con Carlo Morandi e all’Istituto per gli studi storici di Napoli con Federico Chabod. Ha svolto attività di ricerca a Parigi presso il Centre national de la recherche scientifique, a Milano per l’Istituto Feltrinelli, e dal 1958 al 1965 presso l’Istituto storico italiano a Roma. Alla storia del movimento operaio e del socialismo nell’età contemporanea ha dedicato varie opere, fra cui ricordiamo La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX.”,”STOx-064-FL”
“PROCACCI Giovanna”,”Governare la povertà. La società liberale e la nascita della questione sociale.”,”Giovanna Procacci è ricercatrice di Sociologia alla Facoltà di Scienze politiche di Milano, dove insegna Storia del pensiero sociologico. Contiene: L’ interpretazione della miseria (Il ‘tableau’ della miseria, Povertà e pauperismo, Diseguaglianze o differenze) (Buret, Marbeu, Cherbuliez) (pag 161-182)”,”ECOS-015″
“PROCACCI Giuliano (relatore), candidato …”,”La sinistra comunista dai Fronti popolari alla Resistenza.”,”In bibliografia: – Aldo Agosti (a cura di) La stagione dei fronti popolari Cappelli, Bologna 1989 Indice Aldo Agosti, Introduzione Marek Waldenberg, I fronti popolari nel quadro delle concezioni marxiste della politica Enzo Collotti, Il dibattito sull’unità d’azione e sul fronte popolare nell’Internazionale Operaia Socialista Aldo Agosti, La linea “Dimitrov” nell’Internazionale Comunista 1934-39 Giuliano Procacci, Congressi della pace e guerra di Spagna Il caso francese Serge Wolikow, Le forme politiche del fronte popolare francese Giorgio Caredda, La politica economica e sociale del governo Blum Danielle Tartakowsky, Il fronte popolare e la vita quotidiana dei francesi: una rivoluzione culturale? Patrizia Dogliani, Informazione di massa e fotogiornalismo del fronte popolare francese: una lettura delle riviste: “Vu” e “Regards” Il caso spagnolo Marta Bizcarrondo, La struttura del fronte popolare in Spagna 1934-36 Santos Juliá, Strategia comune e lotta per l’egemonia: forza e debolezza del fronte popolare durante la guerra civile Antonio Elorza, Le strategie rivoluzionarie e il fronte popolare durante la guerra civile spagnola Ricard Vinyes, “Frontepopulismo” o fronte popolare? La repressione del 1934 e i movimenti sociali in Catalogna Esperienze internazionali Miloš Hájek e Hana Mejdrová, I tentativi di fronte popolare in Cecoslovacchia (1934-1938) Radzislawa Gortat, Un’occasione non sfruttata? Sulle cause del fallimento del fronte popolare in Polonia negli anni trenta Janos Jemnitz, Aspetti del dibattito politico sul fronte popolare in Ungheria e in altri paesi dell’Europa orientale Claudio Natoli, I comunisti italiani negli anni trenta: dalla “svolta” ai fronti popolari Luciano Marrocu, I laburisti inglesi e il fronte popolare Malcom Sylvers, Roosevelt, i sindacati e il Partito Comunista: un fronte popolare americano? Maria Rosaria Stabili, Il fronte popolare in Cile: partecipazione democratica o rifondazione oligarchica? Manuel Plana, Un’esperienza atipica: riforme e politica di massa in Messico durante il governo di Lázaro Cárdenas (1934-1940) Elenco delle abbreviazioni Scheda Il volume rappresenta il primo quadro d’insieme complessivo di fronti popolari degli anni ’30 che venga pubblicato in Italia. Frutto del convegno internazionale di studi promosso nel maggio 1988 a Parma dall’Istituto Gramsci emiliano, i saggi qui pubblicati uniscono all’informazione essenziale sugli avvenimenti un’attenzione critica per i problemi politici e teorici, in un confronto ora diretto ora implicito con la storiografia. La loro caratteristica comune è di intendere i fronti popolari non solo come un fenomeno politico, ma come la risultante di un clima sociale e culturale, che viene indagato nei suoi vari aspetti. I fronti popolari vengono così a costituire una “stagione” della lotta politica che dura più a lungo di quanto normalmente si pensi, e che fa sentire la sua influenza in una molteplicità di direzioni e di dimensioni, anche fuori Europa.”,”MITC-146″
“PROCACCI Giuliano”,”Appunti sugli statuti del Pci dopo la Liberazione.”,”‘Nel suo scritto sul centralismo democratico pubblicato dal Mulino (maggio-giugno 1978), Salvatore Sechi osserva che “”bisognerebbe studiare analiticamente i mutamenti avvuti dopo il 1945 nello statuto del Pci e determinare le ragioni per cui si sentì il bisogno di farlo”” (p.449)’ (pag 69)”,”PCIx-007-FGB”
“PROCACCI Giuliano”,”Machiavelli nella cultura europea dell’età moderna.”,”Giuliano Procacci (Assisi, 1926) ha studiato all’Università di Firenze con Carlo Morandi e all’Istituto per gli studi storici di Napoli con Federico Chabod. Ha svolto attività di ricerca a Parigi presso il Centre national de la recherche scientifique, a Milano per l’Istituto Feltrinelli, e dal 1958 al 1965 presso l’Istituto storico italiano a Roma. Alla storia del movimento operaio e del socialismo nell’età contemporanea ha dedicato varie opere, fra cui ricordiamo La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX. Insegna Storia contemporanea nell’Università La Sapienza di Roma.”,”TEOP-104-FL”
“PROCACCI Giovanna”,”Soldati e prigionieri italiani nella Grande guerra. Con una raccolta di lettere inedite.”,”Giovanna Procacci insegna Storia sociale contemporanea presso l’Università di Modena. É autrice di studi di storia sulla classe operaia e di storia della mentalità.”,”QMIP-039-FL”
“PROCACCI Giuliano”,”Niccolò Machiavelli.”,”””Il problema della milizia rinvia dunque al problema dello Stato. Ma noi sappiamo già che il Machiavelli non si pone problemi astratti e che, quando egli affronta il problema dello «Stato», è alla realtà italiana che il suo pensiero è essenzialmente rivolto. Non deve perciò sorprenderci se nella chiusa dell’ ‘Arte della guerra’, egli, come già nel ‘Principe’, torni a concentrare la propria attenzione alle cose italiane. È possibile che quell’occasione, che non si è presentata a Fabrizio Colonna, si presenti a lui o ad altri per l’avvenire? Si può legittimamente sperare che si realizzino nella penisola, o in una parte di essa, quelle condizioni politiche che costituiscono il presupposto dell’auspicata riforma militare? La risposta che Fabrizio Colonna dà nella conclusione del dialogo a questi interrogativi volge alla negazione. In Italia – egli argomenta – non tratta di «saper governare un esercito fatto» ma di «farlo». Con i mercenari ciò non è possibile perché in siffatta «materia» (ancora la terminologia del ‘Principe’) non si può «imprimere alcuna buona forma». Ma non lo si può neppure con gli italiani perché, come soldati, essi sono divenuti il «vituperio del mondo». Di ciò «i populi non ne hanno colpa, ma si bene i prìncipi loro», con la loro «ignavia» (…)”” (pag 31) [Giuliano Procacci, ‘Niccolò Machiavelli’, Utet, Torino, 1969] [nota: “”(….) La sosta di Fabrizio a Firenze, nel settembre 1516 (il capitano tornava a Roma dopo la conclusione della guerra franco-spagnola in Lombardia), e una sua visita agli Orti Oricellari, allora già frequentati da M., danno spunto alla scelta di fare del condottiero il protagonista dei dialoghi sull’Arte della guerra e il portavoce del pensiero militare dell’ex Segretario. Qui la figura del C. storico emerge solo in controluce, per accenni indiretti, ma in luoghi ‘rilevanti’ del trattato: è Cosimo Rucellai a rivolgerglisi osservando come «nella guerra, la quale è l’arte vostra e in quella che voi siete giudicato eccellente, non si vede che voi abbiate usato alcuno termine antico, o che a quegli alcuna similitudine renda» (I 36); il C. machiavelliano risponde dapprima negando di avere esercitato la guerra come professione (il che contraddice la realtà storica, ma è qui funzionale all’argomentazione a favore di un esercito ‘civile’): ‘E perché voi allegasti me, io voglio essemplificare sopra di me; e dico non aver mai usata la guerra per arte, perché l’arte mia è governare i miei sudditi e defendergli e, per potergli defendere, amare la pace e saper fare la guerra. E il mio re non tanto mi premia e stima per intendermi io della guerra, quanto per sapere io ancora consigliarlo nella pace (I 108-09)’. Più storicamente fondata la risposta che giunge nell’ultimo libro, laddove il condottiero evidenzia l’impossibilità per lui, nelle sue condizioni di subalternità e scarso potere personale, di tentare di attuare un simile trasferimento al presente degli antichi ordini. (…)”” [f. Treccani, ‘Colonna, Fabrizio’, Bibliografia: F. Petrucci, Colonna Fabrizio, in Dizionario biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, 28° vol., Roma 1982]”,”TEOP-020-FMB”
“PROCHASSON Christophe”,”Les intellectuels le socialisme et la guerre,”,”L’A è nato nel 1959. Agregé d’histoire, è Maitre de conferences all’Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales (EHESS). “”””C’est une chose étrange, constatait Génold, que tous ces aristocrates de la Pensée aient consenti à quitter leurs tours d’ivoire pour se mêler à la “”plèbe immonde et forcenée’ et réchauffer le sentiment national de leurs lyriques déclamations ou de leur spécieuse argumentation””. Un peu partout, en Europe et aux Etats-Unis, fleurirent, dans la plus pure tradition dreyfusienne, des manifestes d’intellectuels. Les Allemands furent les premiers à s’engager sur le front de cette guerre culturelle. En octobre 1914, ils furent 93 à publier un long manifeste baptisé “”Appel aux nations civilisées”” et perfidement reproduit dans ‘La Guerre sociale’. L’outrance et le nationalisme, qui en trahissaient la nutre profondément politique, provoquèrent des ripostes de la même encre en France et à l’étranger. (…) En France, l’intelligentsia socialiste n’eut pas seule l’initiative d’une réplique sous forme de pétition. Les réseaux (revues, institutions post- et parascolaires, groupes d’étudiants, etc.) démantelés durant les premiers mois de guerre et donc incapables d’assurer la logistique nécessaire à son lancement, il fallut attendre quelques mois. Ainsi, quand plusieurs artistes, proches du mouvement socialiste, acceptèrent de signer le “”Mémoire des Cent””, intitulé ‘Les Allemands destructeurs de Cathétrales et de Trésors du Passé’, celui-ci fut diffusé en 1915 par la maison Hachette. Ces cent intellectuels étaient bien loin de constituer un tout homogène. (…) Le Manifeste des 93 suscita surtout, dans la presse socialiste, maintes réactions individuelles, parfois féroces. (…) Marcel Cachin, qui détenait depuis 1912 une place clé dans ‘L’Humanité’, fut le porte-parole des socialistes auprès des 93 intellectuels allemands: “”Mais ce qui est le dernier scandale et peut-être le plus grand, c’est le factum signé récemment par le savants et les intellectuels d’outre-Rhin, pour tenter de justifier leur gouvernement, leur diplomatie et leur état-major. Économistes, juristes, physiciens, chimistes, philosophes, artistes les plus éminents et hier encore les plus respectés, les Wundt, les Haeckel, les Hauptmann, les Ostwald, les Roentgen, les Liebermann, tous ces hommes ont singé sans rougir un papier qu’on leur a présenté et où s’étaient les mensonges les plus évidents et les plus grossiers. (…)””. (…) Gustave Hervé, dans ‘La Guerre sociale’, et Georges Pioch, dans ‘Les Hommes du Jour’, furent encore plus clairs. Les premier établissait un parallèle entre l’attitude des intellectuels français au cours de l’affaire Dreyfus et celle des intellectuels allemands après le viol de la neutralité blege et le bombardement de Louvain. Georges Pioch s’engagea dans des comparaisons plus prosaïques: “”Bêtes, ils le sont plus même que les très sales mais très saints cochons, qui, eux, au moins, grognent, mordent et mangent mais ne commentent point leurs fonctions. (…)”””” (pag 114-115-116)”,”MFRx-049″
“PROCHASSON Christophe”,”Saint Simon ou l’ anti-Marx.”,”PROCHASSON Christophe è professore all’ EHESS (Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales). Ha pubblicato ‘Les intellectues, le socialisme et la guerre 1900-1938’ (SEUIL) e ‘Les intellectuels et le socialisme’ (PLON). “”La scienza prima di tutto, dappertutto e sempre. Saint-Simon si interessa di scienza.”” (pag 99) “”L’ importazione della legge di Newton nel dominio delle scienze umane è uno dei cammini che caratterizza al meglio il ricorso alla scienza nell’ opera di Saint-Simon. Il suo uso è fondamentalmente metaforico e analogico, alla maniera di altri pensatori del suo tempo affascinati dalla legge sulla gravitazione universale (…)””. (pag 100) “”La cultura scientifica di Saint-Simon fu soprattutto orale.”” (pag 100) “”Saint-Simon non accorda meno spazio nei suoi scritti alla scienza e agli scienziati dell’ organizzazione sociale del futuro. In un testo tardivo (1820), proclama altamente e nettamente: “”Oggi, le decisioni scientifiche sono le sole che abbiano il potere di produrre una credenza universale”” (pag 101)”,”SOCU-135″
“PRODI Giorgio”,”La storia naturale della logica.”,”PRODI Giorgio dirige attualmente l’Istituto di Cancerologia dell’Università di Bologna, ricoprendo la cattedra di oncologia sperimentale. Collabora a varie riviste (Il Mulino, ecc.) e coltiva interessi letterari. Ha pubblicato ‘La scienza, il potere, la critica’ (Il Mulino, 1974), ‘Basi materiali della significazione’ (Bompiani, 1977).”,”SCIx-299″
“PRODI Romano, a cura di Carlo e Norberto VALENTINI.”,”Prodi. La mia Italia. Il nuovo leader parla di sé e propone le «medicine» per guarire il Paese.”,”””In Emilia, corre un detto: “”Reggian testa quadra””. Sull’interpretazione da dare a quel “”quadra”” ci sono due ‘scuole di pensiero’: la prima gli attribuiva un significato dispregiativo, testa dura, senza fantasia, ottusa; la seconda, invece, un senso positivo, di cervello quadrato, che non perde mai di vista la realtà e punta dritto al sodo”” (pag 9)”,”ITAP-231″
“PRODI Romano”,”Un’idea dell’Europa.”,”Romano Prodi ha insegnato per venticinque anni Economia e politica industriale all’Università di Bologna. Ministro dell’Industria, per due volte presidente dell’IRI, è stato Presidente del consiglio dei ministri dal maggio 1996 all’ottobre 1998. Nel 1995 ha pubblicato con il Mulino Il capitalismo ben temperato e con Donzelli L’Italia che vogliamo.”,”EURx-048-FL”
“PRODI Paolo”,”Settimo non rubare. Furto e mercato nella storia dell’Occidente.”,”Paolo Prodi è professore emerito dell’Università di Bologna e presidente della Giunta centrale per gli studi storici.”,”ECOS-002-FSD”
“PRODI Paolo”,”Una storia della giustizia. Dal pluralismo dei fori al moderno dualismo tra coscienza e diritto.”,”Paolo Prodi insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il sacramento del potere. Il giuramento politico nella storia costituzionale dell’Occidente’ (1992).”,”DIRx-002-FSD”
“PRODI Giovanni”,”Analisi matematica.”,”Giovanni Prodi (Scandiano 28/07/1925 – Pisa 29/01/2010) è stato un matematico italiano, noto, oltre che per i suoi risultati sulle equazioni differenziali alle derivate parziali e in analisi non lineare, anche per le sue nmolteplici attività riguardanti la didattica della matematica.”,”SCIx-311-FL”
“PRODI Paolo”,”Una storia della giustizia. Dal pluralismo dei fori al moderno dualismo tra coscienza e diritto.”,”Paolo Prodi insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il sacramento del potere. Il giuramento politico nella storia costituzionale dell’Occidente’ (1992). ‘L’etica protestante. Il problema del rapporto tra diritto e morale non poteva non coinvolgere in profondità anche tutte le Chiese e tutti i movimenti nati dalla Riforma’ (pag 350)”,”DIRx-062″
“PROKOPOVIC Sergej N.”,”Storia economica dell’ URSS.”,”Già prima della rivoluzione del 1917 PROKOPOVIC si era affermato come uno dei più stimati economisti russi e aveva dato ai suoi studi di statistica un chiaro orientamento sociale. Combatté l’aristocrazia zarista che riteneva responsabile dell’arretratezza sociale e politica militando nei movimenti socialisti ‘Narodnaja Volja’ e ‘Libertà del lavoro’. Finì in carcere e compromise la sua carriera scientifica. Nel 1917 partecipò alla rivoluzione e fu ministro dell’industria e commercio nel governo provvisorio. Venne poi in contrasto con i bolscevichi e LENIN polemizzò con lui nei suoi scritti. Lasciò la Russia e prima a Berlino poi a Praga e a Ginevra si dedicò allo studio dell’economia sovietica. Raccolse per anni documenti e giudice imparziale degli avvenimenti.”,”RUSU-014″
“PROLES Charles”,”Raoul Rigault. La préfecture de police sous la Commune. Les otages.”,”Opinione di Blanqui. (pag 15-20) “”””In Raoul Rigault, disse Blanqui gravemente, l’ uomo non è che un ragazzino; ma il commissario è un uomo con un naso prezioso. Tutto è luce in questo ragazzo””. Disse ancora: “”Rigault è una vocazione; è nato prefetto di polizia””.”” (pag 18) “”Certo, occorre rammaricarsi della procedura imperialista seguida contro i giornali da Raoul Rigault, ma occorre anche constatare che Versailles non tollerava assolutamente giornali comunardi (communalistes, ndr). Perché Parigi avrebbe dovuto tollerare che Versailles arrivasse a cospirare sotto la maschera del giornalista.”” (pag 55)”,”MFRC-097″
“PRONTERA Angelo a cura; scritti di G.A. ROGGERONE E. POULAT L. LE-GUILLOU P. BYRNE J. VIARD W. RABI A. PRONTERA J. CHABOT J. BASTAIRE J.M. ALBERTINI J.F. DURAND”,”Per un’idea di popolo e di democrazia.”,”Contiene il testo di J. M. Albertini: Emile Ollivier, un difensore della classe operaia”,”TEOS-004-FMB”
“PROPP Vladimir Ja.”,”I canti popolari russi.”,”””Tutta la vita del soldato è accompagnata dal canto. Durante il reclutamento gli addii erano accompagnati da nenie di lamento, che non sono da includere fra le canzoni soldatesche vere e proprie, perché la recluta non le cantava mai, né lo poteva. Per pesante che fosse il servizio, la recluta capiva la necessità della coscrizione. A cantare il lamento erano le donne: la madre, la sorella, la moglie, la fidanzata. Lamenti nati da un’amara esperienza , che non si limitavano ad esprimere afflizione ma descrivevano la vita del soldato: il peso del servizio, il crudo trattamento, gli orrori della battaglia; tutte cose che le donne apprendevano dai soldati stessi. Tali descrizioni costituiscono un materiale prezioso. Si ricordano le parole di Lenin: «Che cosa splendida! Quale ricchezza di materiale sulle torture degli zar, specialmente Nicola I, permettevano venissero inflitte ai soldati E quelle torture, in qual possente maniera si sono riflesse nei racconti e nelle canzoni popolari» (1). Lenin sottolineava in particolare il profondo significato storico delle canzoni; ma ne apprezzava anche la forma poetica, come si vede dalle memorie di Dem’jan Bednyj. Anche se il contenuto dei lamenti non corrispondeva più alla realtà, la loro forma popolare poteva essere utilizzata per creare canzoni adatte ai nuovi tempi. Scrive Dem’jan Bednyj: «Bisognava vedere quale vivo interesse Vladimir Il’ic manifestò per il libro di Barsov (2). Me l’aveva preso in prestito, e non me lo restituiva. Una volta che c’incontrammo mi disse. “”Quello stato d’animo lacrimoso, abulico, antibellico può e deve secondo me, essere superato: alla vecchia canzoni bisogna contrapporne una nuova. Un nuovo contenuto va immesso nella consueta forma popolare””»”” (pag 44-45) [Vlamir Ja. Propp, ‘I canti popolari russi’, Einaudi, Torino, 1976] [( 1) S.M. Budënnyj, Boec-grazdanin (Il soldato-cittadino), Moskva, 1933, p. 16; (2) Si tratta del libro di E.V. Barsov, Pricitanija severnogo Kraja (I lamenti nelle regioni settentrionali), 3 voll. Moskva, 1872-78. Il secondo volume costituisce i lamenti delle reclute] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”RUSx-004-FSD”
“PROSPERI Adriano VIOLA Paolo”,”Dalla Rivoluzione inglese alla rivoluzione francese. Storia moderna e contemporanea. Volume secondo.”,”Adriano PROSPERI (Cerredo Guidi Firenze 1939) insegna Storia moderna all’ Università di Pisa. Tra le sue opere nel catalogo Einaudi ‘Tribunali della coscienza. Inquisitori confessori missionari’ (1996). Paolo VIOLA (Roma, 1948) insegna storia moderna alla Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Palermo.”,”STOU-028″
“PROSPERI Adriano”,”Il seme dell’intolleranza. Ebrei, eretici, selvaggi: Granada 1492.”,”Alla memoria di Armando Saitta PROSPERI Adriano studioso della cultura e della vita religiosa della prima età moderna, insegna storia moderna alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha pubblicato tra l’altro ‘Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari’ (Torino, 1996). “”Come abbiamo detto, il caso spagnolo è particolarmente significativo perché mostra la tendenza a trasformare la differenza ebraica da religiosa in naturale appena l’ebreo si battezzava e diventava cristiano. All’editto reale spagnolo del 1492 si dovette il tentativo più radicale di risolvere il problema: con l’imposizione del battesimo la barriera della differenza religiosa veniva cancellata, l’ebreo diventava cristiano. Ebbene, come abbiamo visto, da quel tentativo di dare una soluzione definitiva al problema doveva risultare un esito del tutto imprevisto: la barriera rimase ma subì una metamorfosi, diventando collettiva ed ereditaria da religiosa e individuale e passando dalla cultura alla natura. E da lì doveva nascere un incrudimento della persecuzione. Gli stessi ingredienti dell’antisemitismo iberico dovevano ripresentarsi in Europa a partire dalla fine del Settecento: l’idea del complotto ebraico come congiura di un nemico interno attecchì in una società nella guale era stata chiusa l’epoca dei ghetti e gli ebrei erano stati liberati – “”emancipati”” – da tutte le limitazioni dei diritti individuali fino ad allora imposti. Se in Spagna si era cancellata la differenza ebraica imponendo il battesimo, nell’Europa della Rivoluzione francese si apriva la porta alla cancellazione di goni differenza tra gli uomini con l’affermazione del principio di uguaglianza, fondato sulla comune appartenenza alla stessa specie umana. Ma proprio da lì doveva partire un’evoluzione dell’antisemitismo che si basò su ingredienti molto simili a quelli antichi: l’idea del complotto contro la società e l’affermazione della incancellabile differenza di sangue della razza ebraica”” (pag 123)”,”EBRx-051″
“PROSPERI Adriano”,”Lutero. Gli anni della fede e della libertà.”,”Adriano Prosperi (1939) è professore emerito di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha al suo attivo numerose opere tra cui ‘Il concilio di Trento: una introduzione storica’ (2001) e ‘La vocazione’ (2016). » ‘Alla critica di Karl Marx – Lutero che sostituisce all’obbedienza per devozione l’obbedienza per convinzione – ha fatto seguito la denunzia degli esiti diseducativi e spoliticizzanti del luteranesimo nella storia e nella cultura tedesca: un ‘topos’ che ha conosciuto testimonianze non obliabili. Non ultima la celebre accusa di Theodor Mommsen alla Germania come Paese dove non esiste il cittadino ma il suddito: «un Paese dove il singolo … non trascende il servizio nei ranghi e il feticismo politico»’ (pag 5, premessa); Erasmo e Lutero. ‘Ma proprio mentre da più parti si cominciava a costituire un fronte antiscolastico e antiromano che riconosceva come capi ideali Erasmo e Lutero e si sforzava di favorirne l’alleanza, Erasmo sembrava deciso a ritrarsi in tutti i modi dalla battaglia. Le ragioni della sua ritrosia sono state esplorate da una sterminata letteratura storica, saggistica e biografica. Segno che una certa idea della Riforma guardando con favore a tutto quanto sembrava muoversi sotto il segno della libertà e dell’autodeterminazione dell’uomo, ha trovato incomprensibile che non ci fosse subito un’aperta alleanza tra i due uomini simbolo come Lutero ed Erasmo. E, con un occhio attento a quello che sarebbe accaduto in seguito con il divorzio fra i due, si è affacciata l’idea di una differenza sostanziale tra i loro percorsi: da un lato l’assunzione delle fonti cristiane come documenti e monumenti di una moralità non dissimile da quella delle vette del pensiero pagano, dall’altro la ricerca di una risposta al terrore del giudizio del Dio biblico; la prima via parlava al cuore dell’élite umanistica, la seconda – ha scritto Marx – sostituiva alla servitù fondata sulla devozione la servitù fondata sulla convinzione (14). E si possono rintracciare ragioni di dissidio anche in un’insuperabile divergenza di carattere e di stile, oltre che di convinzioni e di consapevoli strategie personali’ (pag 290); ‘Quanto a Lutero, i giudizi dei posteri hanno variamente interpretato quegli anni e quei suoi scritti. Con la nascita della concezione della storia come lotta di classe, un celebre scritto di Friedrich Engels che ha aperto la via a un’intera tradizione, lesse quegli eventi come la scissione tra una Riforma borghese e una variante popolare e contadina pronta a coglierne l’idea di libertà evangelica come impulso a sciogliere le sue catene’ (pag 523)] [(14) «Lutero, in verità, vinse la servitù per ‘devozione’ mettendo al suo posto la servitù per ‘convinzione’» (‘Per la critica alla filosofia del diritto di Hegel. Introduzione’, trad.it. in Karl Marx e Friedrich Engels, ‘Opere’, Roma, Editori Riuniti, 1972-1991, vol. 3, p. 198)]”,”RELP-065″
“PROSPERI Adriano”,”Il Concilio di Trento: una introduzione storica.”,”Adriano Prosperi è docente di Storia moderna all’Università di Pisa.”,”RELC-073-FL”
“PROSPERO Michele”,”I sistemi politici europei.”,”Michele Prospero è ricercatore nella facoltà di sociologia dell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato: La politica postclassica, Il nuovo inizio, Nostalgia della grande politica, La democrazia mediata, Sistemi politici e storia, Politica e vita buona, Sinistra e cambiamento istituzionale, In questa collana ha pubblicato Il pensiero politico della destra.”,”EURx-024-FL”
“PROSPERO Michele”,”Ottobre 1917. La rivoluzione pacifista di Lenin.”,” Michele Prospero insegna filosofia politica e Scienza politica nella Facoltà di scienze politiche, sociologia e comunicazione dell’Università di Roma La Sapienza. Dirige la rivista Democrazia e diritto. E’ editorialista del Manifesto. Ha pubblicato: ‘Il partito politico (2012), ‘Hans Kelsen’ (2013), ‘La scienza politica di Gramsci’ (2016). “”Non si spiega l’Ottobre senza il disordine rappresentato dalla guerra. Con la banale violenza di massa per risolvere le sue contraddizioni economiche, «il sano capitalismo ha portato nei paesi più liberi al massacro mondiale» (29). E’ Lenin stesso a ricondurre il trionfo rosso alla «speciale congiuntura internazionale». Le potenze imperiali in guerra tra loro «non avevano tempo di occuparsi di noi» (30). E per questo collega il suo successo bolscevico «al fatto che si era momentaneamente inceppata la macchina destinata a muoversi contro di noi come il treno muove contro una carriola e la fa in pezzi» (31). La carriola fu in grado di resistere all’urto del treno per un irripetibile intreccio di contingenze, che consentirono un tempestivo colpo di mano in una periferia della vecchia Europa. Con la guerra, come effetto della crisi della prima età della globalizzazione dei mercati, si spezza il nesso tra le lotte per le riforme e consolidamento degli istituti liberali. Cambia la fase storico-politica, e dinanzi al fenomeno nuovo dell’imperialismo o «politica coloniale mondiale» per Lenin sono «obbligatorie le forme illegali di agitazione e di organizzazione nei periodi di crisi» (32). Trasformare la guerra tra Stati per la spartizione delle risorse in una guerra tra classi contro i ceti dominanti di ciascun paese diventa la ricetta di Lenin per scardinare la rete internazionale di dipendenza dal capitale”” (pag 15) “”Miracolo di organizzazione proletaria”” (pag 17) Nelle sue «Lettere da lontano» Lenin guarda con disincanto gli eventi, vi coglie «combinazioni inattese e originali» sul piano politico, ma ritiene impossibile che il governo provvisorio risponda alle questioni più urgenti («il grosso grumo di sangue» della guerra, anzitutto). La guerra, questo è lo scoglio che spinge ad andare oltre il riformismo di febbraio, conservatore nella politica estera e incapace di arrestare l’anarchia nei territori e la radicalizzazione della ribellione spontanea. La trincea infrange il «fugace umore di ottimismo e unità nazionale» (37) seguito alla ondata di liberalizzazione del potere. Anche Lenin ritiene che «la Russia è ora il paese più libero, più avanzato del mondo» (38). Ma, per impedire che la componente operaia della rivolta risulti subalterna e omologata alle esigenze del repubblicanesimo borghese, propone di combattere il «politicantismo» guerrafondaio di Kerenski che, con la sua retorica costituzionale, «funge da balalaica per ingannare gli operai» (39). Per conservare l’autonomia politica operaia, Lenin scavalca la questione istituzionale e fa della terra, della guerra e della pace il discrimine principale. Perciò denuncia le velleità di Kerenski (ministro e poi capo di governo a luglio) di edificare una «monarchia bonapartista plebiscitaria» per sorreggere la volontà del governo di proseguire la guerra al servizio del capitale. Con un «miracolo di organizzazione proletaria» è possibile spingere la rivoluzione verso una seconda tappa che archivi la stagione effimera del liberalismo e delle fughe deteriori verso un ribellismo distruttivo”” (pag 16-17); “”Un assioma della politica è per Lenin che «la questione principale di ogni rivoluzione è la questione del potere» (101). Non è possibile lasciare postazioni vuote. La considerazione dei rapporti di forza è il solo metro con il quale Lenin è disposto a risolvere le sue incertezze teoriche”” (pag 32) Note: (28) Lenin, v. XXXIII, p. 40; (29) Lenin, v. XXIX, p. 19; (30) Lenin, v. XXVII, p. 57; (31) Ivi, p. 58; (32) Lenin, v. XXI, p. 24; (37) S.A. Smith, ‘The Russian Revolution’, Oxford, 2002, p. 14; (38) Lenin, v. XXXVI, p. 319; (39) Lenin, v. XXIII, p. 305; (101) Lenin, v. XXVI, p. 348; (263) Lenin, v. XXVI, p. 341 Lenin realista e teorico una volta al potere (pag 51) “”Non le persone ma i partiti fanno la rivoluzione “”, scrive Lenin (263) (pag 67) inserire”,”LENS-309″
“PROSPERO Michele”,”Il pensiero politico della destra.”,”Michele Prospero è studioso di scienza e politica e autore delle seguenti opere: La politica postclassica, Il nuovo inizio, Nostalgia della grande politica, La democrazia mediata, Sistemi politici e storia.”,”TEOP-075-FL”
“PROST Antoine”,”Histoire de l’ enseignement en France, 1800-1967.”,”””La monarchie de Juillet apparaît alors comme une premiére apogée de l’ Université. Ses adversaires ont été mis en déroute en 1830; le nouveau pouvoir, libéral, fait confiance au corps enseignant, et le roi Louis-Philippe avait mis ses fils au lycée Henri IV.”” (pag 27) “”In una prima fase, il motore essenziale del progresso della scolarizzazione è la fondazione di nuove scuole. (…)””. (pag 97) Ineguaglianze geografiche della scolarizzazione (pag 104) La rivoluzione dei metodi di insegnamento (scrittura, lettura, calcolo e altre materie) (pag 119)”,”FRAV-107″
“PROST Antoine”,”Autour du Front Populaire. Aspects du mouvement social au XXe siécle..”,”PROST Antoine è professore emerito di storia contemporanea all’Università Paris I Panthéon Sorbonne. E’ autore di molte opere tra cui ‘Penser la Grande Guerre’ in collaborazione con Jay WINTER. Appendice: Tabelle iscritti sindacali CGT 1918-1938 (pag 319) “”Les communistes, en plein essor disposent de jeunes militants prêts à s’investire dans le travail syndical, et qu’ils forment, tandis que la relève, chez les ex-confédérés, est difficile. Les communistes ont d’autre part conservé leur hebdomadaire syndical. ‘La vie ouvriere’, qui répond aux attentes des syndiqués mieux que la presse confédérale un peu désuète. Alors que le quotidien de la CGT, ‘Le Peuple’, qui ne s’est pas renouvelé, compte 18000 abonnés en juin 1938, ‘La Vie ouvrière’, qui tirait à 16000 exemplaires avant juin 1936, tire à 260000 en juin 1937. Quant a ‘Syndicats’, son anticommunisme résolu le fait apparaître pour ce qu’il est: l’ organe d’une tendance. Les tentatives de la direction confédérale pour substituer à ces deux périodiques un unique hebdomadaire de la CGT, ‘Messidor’, se heurtent au refus de ‘La Vie ouvrière’, et son lancement retardé plusierus fois intervient trop tard (mars 1938) pour porter des fruits””. (pag 166)”,”MFRx-284″
“PROTO Mario”,”I due imperi. Ideologie della guerra tra modello prussiano e neoconservatorismo americano.”,”PROTO Mario insegna storia delle dottrine politiche e sociologia generale nell’Università di Lecce. Ha pubblicato numerosi volumi di interesse storico politico e sociologico. Ha curato l’edizione critica di vari testi (Montesquieu, Rousseau, Doria, Turati, Engels, Durkheim ecc.). Il capitolo ‘Violenza ed economia nella Bismarckzeit teoria della violenza’ è dedicato ad Engels (Teoria della violenza nell’Antiduhring e al saggio ‘Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco’ (pag 49-65) Engels (pag 51-54) “”Presumibilmente nell’inverno di circa dieci anni dopo [la stesura dell’Antidühring, ndr], Engels si dedicò alla stesura di un saggio che avrebbe voluto pubblicare come aggiunta ad un’edizione separata dei tre capitoli della “”Teoria della violenza”” . Ma, pervaso dall’urgenza di portare a compimento il lavoro di riordino del III volume del Capitale, non fece in tempo a terminare questo suo saggio. Esso apparve per la prima volta solo nel febbraio-marzo 1896, sulla rivista socialdemocratica tedesca “”Die Neue Zeit”” curato da E. Bernstein, il quale lo ripartì in cinque paragrafi e gli dette il titolo che porta attualmente: “”Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco””. Nel periodo in cui Engels si dedicava alla stesura del presente saggio, la Germania aveva da pochi anni attuato la propria unificazione. La costituzione del Reich tedesco, avvenuta nel 1871 a seguito della vittoria della Prussia sulla Francia, aveva premiato l’abilità politica di Bismarck. Il cancelliere tedesco aveva tenuto fede al suo progetto – annunciato già un decennio prima dinanzi alla commissione del bilancio del Parlamento prussiano – di voler risolvere i problemi della Confederazione “”non con discorsi né con voti di maggioranza (…) bensì col ferro e col fuoco””. Subito dopo si era apprestato a consolidare la propria supremazia all’interno del nuovo stato unito non facendo segreto delle proprie simpatie, né esitando a palesare ostilità verso ogni focolaio reazionario che minasse l’autorità acquisita. Da un lato Bismarck mantenne infatti inalterati per la sua stessa appartenenza a quella classe, i privilegi degli Junker prussiani; dall’altra attuò una serie di misure repressive volte a scoraggiare l’iniziativa dei partiti non conformi alla sua linea politica. Tra il 1872 e il 1875 Bismarck si fece promotore del Kulturkampf, una serie di misure anticattoliche volte a scoraggiare l’attività politica del clero, le quali, col tempo, furono messe da parte per fronteggiare le nuove insidiose iniziative dei socialdemocratici, che nel 1875 avevano dato vita al Partito Socialdemocratico Tedesco. “”Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco”” nasce esattamente in questo clima di persecuzioni al partito di cui Engels stesso faceva parte; le leggi antisocialiste erano solo la punta di un iceberg gigantesco che rappresentava la violenta linea politica seguita dal cancelliere tedesco e che raggiunse l’apice della brutalità con la vittoria sulla Francia del 1871″” [Mario Proto, I due imperi. Ideologie della guerra tra modello prussiano e neoconservatorismo americano, 2005] (pag 51-52) “”Inoltre il pericolo di una guerra mondiale aleggiava in Europa: le manovre politiche di Bismarck avevano irrimediabilmente aizzato sospetti e diffidenze tra gli Stati. In quel periodo Engels pubblicò una serie di articoli sul “”Vorwärts””, dal titolo “”Può l’Europa disarmare?””, che comparvero nel febbraio e nel marzo del 1893, mentre il Parlamento tedesco discuteva il bilancio delle forze armate. La sua era una posizione assolutamente controcorrente e rivoluzionaria. Nell’opera propone una graduale riduzione del periodo di ferma, sino alla totale estinzione dell’esercito regolare, sostituito dalle milizie popolari, i cui soldati avrebbero ricevuto un’educazione militare già nelle scuole, in tenera età. Inoltre, poichè la Prussia aveva cominciato la corsa agli armamenti sarebbe stato opportuno che l’iniziativa per il disarmo fosse presa dalla Germania. Si legge nella Prefazione alla prima edizione [dell’Antidühring]: “”(…) c’è voluto un anno per potermi decidere, trascurando altri lavori, e prendere questa gatta da pelare. Era proprio una faccenda che, una volta affrontata, doveva essere portata fino in fondo. E non era solo molto spiacevole, ma anche molto grossa. La nuova teoria socialista si presentava l’ultimo frutto pratico di un nuovo sistema filosofico. Si trattava quindi di esaminarla in connessione con questo sistema e, di conseguenza, di esaminare il sistema stesso: si trattava di seguire Dühring in quel vasto campo in cui egli trattava di tutte le cose possibili e di altre ancora””. Engels non aveva ancora idea di quali rilevanti conseguenze sarebbero sopraggiunte dopo la pubblicazione di quell’opera. L’Antidühring aveva convertito tutta la socialdemocrazia dell’Europa continentale al marxismo. (Cfr. Gustav Mayer, Friedrich Engels, La vita e l’opera, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1969, pag. 238). Già nella seconda edizione (1885), Engels manifesta il suo stupore dinanzi al successo della sua opera (“”Non mi aspettavo che il seguente scritto dovesse uscire in una nuova edizione””). E, nella terza (1894) si dirà: “”pienamente soddisfatto della diffusione che, dal tempo dell’edizione precedente, hanno avuto le idee rappresentate in questo libro nella pubblica coscienza degli studiosi e della classe operaia e, invero, in tutti i paesi civili del mondo””.”” (pag 53-54) [Mario Proto, I due imperi. Ideologie della guerra tra modello prussiano e neoconservatorismo americano, 2005]”,”QMIx-216″
“PROTTI Daniele”,”Cronache di “”nuova sinistra””. Dal Psiup a Democrazia Proletaria.”,”Daniele PROTTI, mantovano di nascita ma fiorentino d’ adozione, ha partecipato al movimento studentesco dell’ Università Cattolica di Milano nel 1967-1968, e quindi alle lotte della Comunità dell’ Isolotto di Firenze. Militante della sinistra Psiup è stato tra i fondatori del Partito di Unità Proletaria e successivamente del Pdup per il comunismo. Direttore della rivista Unità Proletaria, per due anni ha diretto il Quotidiano dei Lavoratori, al quale attualmente collabora come inviato.”,”ITAC-046″
“PROTTI Daniele BIDUSSA David JESURUM Stefano BEDINI Carlo GORRESIO Vittorio CANCOGNI Manlio BOCCA Giorgio MONICELLI Mino FEJTO François BIAGI Enzo MIELI Renato TRIONFERA Renzo MONTESI Libero NICHOLS Peter BERTI Paolo FINI Massimo ONGARO Alberto GEROSA Guido INCERTI Corrado OTTOLENGHI Sandro GIGLIO Tommaso SANTINI Aldo VENE’ Gian Franco BERTI Paolo LAZZARO Claudio MAZZINI Giancarlo VOLTERRA Mauro VALENTINI Giovanni PETRUCCI Pietro RINALDI Claudio FLORES D’ARCAIS Paolo NIRENSTEIN Fiamma PALOMBELLI Barbara SANTILLI Luciano NONNO Pasquale ANDREOTTI GiuliO MARCENARO Andrea PROTTI Daniele MANCONI Luigi VERTONE Saverio PERNA Giancarlo FASSINO Piero ZINCONE Giuliano ZURLO Stefano IRDI Luigi”,”Il fattore K. I comunisti italiani da Togliatti a D’Alema.”,”‘Quando il Migliore vendette alla Cia i segreti del comunismo. Per mezzo miliardo consegnò il rapporto Krusciov agli americani’ (pag 79-81) (articolo di Corrado Incerti)”,”PCIx-500″
“PROUDHON P.J.”,”La Pornocrazia.”,”Nell’introduzione Francesco VALORI (traduttore) sottolinea che se pure la dottrina di PROUDHON sia antifemminista ha tuttavia il merito di aver fissato alcuni punti fermi necessari al buon ordine della famiglia e della società.”,”PROD-001″
“PROUDHON P.G.”,”La guerra e la pace. Pagine scelte con una introduzione. A cura di Piero Jahier.”,”Secondo il curatore, PROUDHON (1809-1865) come storico esaltò la guerra madre di civiltà, come profeta dell’umanità unificata retrocesse la guerra alla barbarie.”,”PROD-005″
“PROUDHON P.G. a cura di Giulio PIERANGELI”,”La capacità politica delle classi operaie.”,”Nella dedica di P. egli parla di protesta elettorale con la scheda bianca.”,”PROD-006″
“PROUDHON Pierre Joseph”,”Commentaires sur les memoires de Fouché. Suivis du parallele entre Napoleon et Wellington. Manuscrits inedits publies par Clement Rochel.”,”Nel settembre 1824, le cosiddette ‘Memoires de Joseph Fouché’ ministro della Police Generale (LE-ROUGE. PARIS. 1824, 2 volumi in 8°) furono pubblicate a Parigi. Dopo QUERARD e BARBIER, queste memorie furono redatte da A. de BEAUCHAMP con l’aiuto delle note fornite da Louis-Pascal JULLIAN. Sia BEAUCHAMP che JULLIAN erano agenti di FOUCHE’ e quindi ben informati. L’introduzione fornisce dei due un profilo biografico. PROUDHON studiando quest’opera si rese conto della sua importanza anche se capì che esse non erano vere ma verosimili.”,”PROD-008″
“PROUDHON P.J.”,”La Pornocrazia o le donne nei tempi moderni.”,”PROUDHON, nasce a Besancon nel 1809. Dapprima tipografo, quindi titolare di una pensione accademica che gli consente di studiare a Parigi, viene eletto deputato all’Assemblea nazionale nel 1848. Condannato due volte alla reclusione, esule dal 1858 al 1862 in Belgio, morirà a Parigi nel 1865.”,”PROD-010″
“PROUDHON Pierre Joseph”,”Lettres choisies et annotées par Daniel Halevy et Louis Guilloux. Avec une preface de Sainte-Beuve.”,”Contiene lettera a MICHELET sulla ‘Storia della rivoluzione francese’.”,”PROD-015″
“PROUDHON P.J.”,”Oeuvres completes de P.J. Proudhon. Nouvelle editions publiée avec des Notes et Documents inedits.”,”Contiene: -Philosophie du Progres. Introduction et Notes par T.H. RUYSSEN -La Justice poursuivie par l’Eglise. Introduction de Jules L. PUECH”,”PROD-021″
“PROUDHON P.J.”,”Oeuvres completes de P.J. Proudhon. Nouvelle editions publiée avec des Notes et Documents inedits. Sous la direction de MM. C. BOUGLE’ et H. MOYSSET”,”Contiene: -Les Confessions d’un Revolutionnaire pour servir à l’Histoire de la Revolution de Fevrier. Introduction Appendices et Notes de Daniel HALEVY. L’ appendice contiene uno scambio di lettere tra PROUDHON e MARX (1846) (in particolare sull’ organizzazione di una corrispondenza socialista tra operai tedeschi, francesi e inglesi che superi i limiti della nazionalità)”,”PROD-022″
“PROUDHON Pierre-Joseph”,”La questione sociale.”,”PROUDHON (Besancon 1809- Paris 1865) erudito autodidatta, pensatore e polemista, scrittore brillante viene considerato in questo volume come il maggiore scrittore politico dell’ Ottocento francese, il vero padre del socialismo d’oltr’alpe.”,”PROD-025″
“PROUDHON P.J.”,”La guerre et la paix. Recherches sur le principe et la constitution du droit des gens. Tome premier.”,”””Il generale Jomini, dopo aver raccontato con l’ ammirazione di un soldato la campagna d’ Italia del 1796-1797, riportato alla realtà dallo stato di cose in presenza del quale egli scriveva, si lascia scappare questa rivelazione: “”La cause generali decidono del destino degli imperi, e danno alle vittorie dei risultati più o meno importanti”” “”. (pag 374)”,”PROD-034″
“PROUDHON Pierre-Joseph, a cura Umberto CERRONI”,”Che cos’è la proprietà? O ricerche sul principio del diritto e del governo. Prima memoria (1840).”,”””Non nasconderò che, al di fuori della proprietà e della comunità, nessuno ha mai concepito un’altra possibile forma di società: è a questo deplorevole errore che si deve la sopravvivenza della proprietà. Gli inconvenienti della comunità sono talmente evidenti chei critici non hanno mai dovuto impiegare molta eloquenza per disgustarne gli uomini. L’ irreparabilità delle sue ingiustizie, la violenza ch’essa fa alle simpatie e alle antipatie, il gioco di ferro che impone alla volontà, la tortura morale in cui mantiene la coscienza, l’ atonia in cui fa cadere la società, e per dire tutto, infine, l’ uniformità beata e stupida con la quale incatena la personalità libera, attiva, ragionatrice, ribelle dell’ uomo, hanno fatto insorgere il buon senso generale e condannato irrevocabilmente la comunità””. (pag 266)”,”PROD-037″
“PROUDHON P.J.”,”De la capacité politique des classes ouvrieres; Du principe fèdératif et de la nécessité de reconstituer le parti de la révolution.”,”””M. Berryer è partigiano della monarchia costituzionale: non ci sono dubbi. Solo che, mentre Thiers dichiara di non tenere per una dinastia piuttosto che per un’altra, e di subordinare il suo allineamento all’ adozione della sua massima favorita: “”Il re regna ma non governa””, M. Berryer considera la legittimità dinastica essenziale alla Costituzione, cosa che porta a una massima diametralmente opposta a quella di Thiers: “”Il re regna e governa””””. (pag 258)”,”PROD-038″
“PROUDHON P.G.”,”Scritti sulla rivoluzione italiana. Scelta, traduzione e prefazione di Agostino Lanzillo.”,”Contro Garibaldi: “”Tuttavia esisteva nel Medio-Evo, io non saprei in questo momento dire a quale epoca, una specie di reame ligure, che andava dalla Spagna alla Francia, fino alle vicinanze dell’ Italia e la di cui capitale era Montpellier. Era un ultimo sforzo della nazionalità ligure. Ma poiché i liguri sono stati da due secoli radiati dalla carta degli Stati, ne consegue che gli uomini di questa razza abbiano il diritto di fare e disfare i reami, di parlare in nome di nazionalità straniere, di cancellare arbitrariamente queste, dare l’ impero a quelle, resistere al progresso naturale della civiltà, sovvertire la politica e la storia?”” (pag 102) Sui rapporti Italia-Francia: “”In politica, i nostri nemici, sono i nostri vicini; questo assioma è tanto sicuro che neppure uno di Machiavelli”” (pag 40)”,”PROD-039″
“PROUDHON Pierre-Joseph, a cura di Günther HILLMANN”,”Bekenntnisse eines Revolutionärs um zur Geschichtsschereibung der Februarrevolution beizutragen.”,”””Was eine Gesellschaft ohne eine politische Verfassung bestehen? Was wollen wir and die Stelle einer politischen Verfassung setzen? Diese Fragen nehme ich mir vor zu lösen; (…)”” (pag 129, Die Verfassung) (Può esistere una società senza una costituzione politica? Che cosa vogliamo noi mettere in una costituzione politica? Queste questioni mi propongo di risolvere) (appr.)”,”PROD-040″
“PROUDHON P.J.”,”Du principe fédératif. Et de la nécessité de reconstituer le parti de la révolution. Si les traités de 1815 on cessé d’ exister. Actes du futur congrés.”,”””La Chiesa, indipendentemente dal suo dogma, è madre di tutta l’ autorità e unità. E’ per questa unità che essa è divenuta, per così dire, la capitale del misticismo””. (pag 120) “”La federazione, al contrario, è libertà per eccellenza, pluralità, divisione, governo di sé per sé. La sua massima è il diritto, non certo dato dalla Chiesa, interprete del cielo, o definito dal principe, rappresentante della Divinità e braccio del santo-padre; ma determinato per libero contratto””. (pag 121)”,”PROD-041″
“PROUDHON P.J., a cura di Carlos DIAZ”,”Propiedad y federacion.”,”Forza-lavoro collettiva. “”Il capitalista, si dice, ha pagato le ‘giornate’ ai suoi operai. Per parlare con esattezza, si deve dire che il capitalista ha pagato tante giornate quanti operai ha impiegato giornalmente, che non è la stessa cosa. Perché questa forza immensa che risulta dalla convergenza e dalla simultaneità degli sforzi dei lavoratori non l’ ha pagata. Duecento operai hanno posto in qualche ora l’ obelisco di Luqsor sulla sua base. Si può immaginare che lo avrebbe fatto un solo uomo in duecento giorni?””. (pag 79)”,”PROD-042″
“PROUDHON P.G.”,”Che cos’è la proprietà? Critica della teoria di Proudhon. Sulla proprietà.”,”””Qualunque sia dunque la capacità di un uomo, quando questa capacità è creata, egli non si appartiene più: simile alla materia che una mano industriosa foggia, egli aveva la facoltà di divenire, la società l’ha fatto essere.”” (pag 41)”,”PROD-043″
“PROUDHON P.G.”,”Psicologia della Rivoluzione.”,”Mandato imperativo. “”Che le nostre giovani reclute se lo mettano bene in testa: il socialismo è l’ opposto del governalismo. Questo è una cosa vecchia quanto il proverbio: “”tra padrone e servitore nessuna società””. Noi vogliamo al lato del suffragio universale, come conseguenza di questo suffragio, l’ applicazione del mandato imperativo. Questo ripugna agli occhi degli uomini politici: ciò vuol dire che ai loro occhi il popolo, quando rielegge dei rappresentanti, non si procura dei mandatari, ma si spoglia di tutta la sua sovranità!… Sicuramente quello lì non è socialismo, né democrazia.”” (pag 41)”,”PROD-044″
“PROUDHON P.J.”,”Les confessions d’un révolutionnaire pour servir a l’ histoire de la révolution de février.”,” “”Louis Blanc aveva avuto l’ onore della reazione del 17 marzo; Ledru-Rollin ebbe l’ onore della reazione del 16 aprile. Tanto il primo era stato deciso nell’ opporsi alla dittatura vera o presunta di Blanqui, tanto il secondo lo era stato nella sua opposizione alla dittatura di Louis Blanc. Il 16 aprile, Ledru-Rollin non era né socialista né comunista; egli faceva beffe delle teorie dei suoi colleghi. Delegato del popolo al ministero dell’ interno, responsabile dell’ ordine e della libertà davanti al paese, incaricato di difendere tutti gli interessi, non poteva vedere nella manifestazione del 16 aprile che un tentativo di usurpazione: egli resistette. Chi oserebbe condannarlo? A colpo sicuro non Louis Blanc. Il 16 aprila, come il 17 marzo, fu nondimeno uno scacco per la Rivoluzione; perché ogni attacco al potere allo scopo di servirsene per violentare gli istinti di un paese, che questo attacco sia o non sia seguito da successo, è uno scacco al progresso, una caduta. Louis Blanc aveva la speranza di far trionfare, attraverso il colpo di Stato e l’ autorità dittatoriale, un sistema di riforme economiche (…)””. (pag 83-84)”,”PROD-046″
“PROUDHON P.J.”,”Manuel du spéculateur a la bourse.”,” La Borsa. “”‘Le temps est de l’ argent’, dicono gli inglesi. La durata di una commandita non è per così dire, che una forma di apprezzamento del suo valore. Una società si costituisce con il capitale di … e per una durata di …, ecco l’ affare. La cifra del capitale, aggiunta a quella della durata, costituisce il valore reale dell’ impresa. Una volta stabilita, essa tenderà a ciò che sarà necessario, o che giudicherà utile ai suoi interessi: la fissazione di un termine, ordinato dalla legge, non significa altre cose. La divisione del lavoro, il cui effetto più notevole e il meno previsto è stato di far fare causa comune alle industrie; la moltiplicità delle imprese, notamente per quello che concerne i lavori pubblici; lo sviluppo della meccanica, che riduce quasi a niente la produzione individuale, e l’ immensa circolazione che ne è stata il seguito: tutte queste cause hanno fatto subire alla proprietà, al consumo, allo stato dei cittadini, delle modificazioni tanto profonde quanto variate, di cui la Borsa è diventata l’ espressione e l’ eco. Sotto l’ azione di cause irresistibili, un capitalista esperto non investe più i suoi capitali, con un atto speciale, individuale, nominativo, e per un lungo tempo, tra le mani di un prestatore unico. Sa che, per la creazione incessante di valore nuovo, per la proporzionalità variabile dei prodotti, per le oscillazioni della politica, la sua fortuna è sottomessa alle chances perpetue degli alti e bassi; e nella previsione di questa eventualità, si mette, per quanto è possibile, ad impegnare i suoi capitali, ovvero muoverli, distribuirli, e all’ occorrenza realizzare, secondo la convenienza dei suoi interessi””. (pag 71)”,”PROD-048″
“PROUDHON P.J.”,”La proprietà.”,”””La grande proprietà, infatti, richiedendo per il suo funzionamento, personale direttamente dipendente e salariato, oppure il sistema dell’ affitto – due surrogati del servaggio feudale – costa di più e produce di meno. Dunque, impartite l’ educazione alle masse, istruite i contadini, ispirate a tutti il senso della loro dignità, insegnate loro a rendersi conto del loro potere e dei loro diritti: ben presto vedrete diminuire i lavoratori domestici e i salariati, trasformarsi le condizioni d’ affitto e gradatamente le proprietà ridursi all’ estensione media, che può essere sfruttata da una famiglia di contadini forte per braccia, intelligenza e coesione.”” (pag 121)”,”PROD-049″
“PROUDHON Pierre-Joseph, a cura di Bernard VOYENNE”,”Mémoires sur ma vie.”,”Ex giornalista poi professore al Centre de formation et de perfectionnement des journalistes e all’ Institut francais de presse dell’ Université de Paris, autore di una dozzina di opere, B. VOYENNE è attualmente (1983) professore incaricato all’ Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales. Scheda sul rapporto Marx e Proudhon. (pag 61) “”Il credito era dunque gratuito! Il principio realizzato, le conseguenze si svolgevano all’ infinito.”” (pag 88) “”La Banca del popolo, dando l’ esempio di iniziativa popolare, sia per il governo che per l’ economia pubblica, ormai identificata in una stessa sintesi, diveniva dunque allo stesso tempo, per il proletariato, principio e strumento di emancipazione: essa creava la liberà politica e industriale. E come ogni filosofia, ogni religione è l’ espressione metafisica o simbolica dell’ economia sociale, la Banca del popolo, cambiando la base materiale della società, preludeva alla rivoluzione filosofica e religiosa: è così almeno che l’ avevevano concepita i fondatori. (…)”” (pag 89) “”La donna è stata data all’ uomo per servirgli d’ ausiliario: Faciamus ei adjuntorium simile sibi, dice la Genesi.”” (pag 104) “”A forza di preoccupazioni politiche abbiamo perso di vista l’ economia sociale”” (pag 109)”,”PROD-050″
“PROUDHON P.J., a cura di Giuseppe SANTONASTASO”,”La schiavitù dell’ uomo.”,”Il diritto di occupazione al posto del diritto di proprietà. “”Viene così annullata la definizione romana della proprietà. Il ‘diritto d’ usare e d’ abusare’, immoralità nata dalla violenza, la più mostruosa pretesa che le leggi civili abbiano mai sanzionato. L’ uomo riceve il suo usufrutto dalle mani della società, che sola possiede in via permanente: l’ individuo passa, la società non muore mai. Che profondo disgusto vince il mio animo, a dover discutere verità così banali! Son queste, dunque, le cose di cui noi oggi dubitiamo? Bisognerà ancora una volta armarsi per farle trionfare, e solo la forza, in mancanza della ragione, potrà introdurle nelle nostre leggi?””. (pag 66)”,”PROD-052″
“PROUDHON Giambattista Vittore a cura di Giuseppe CIOTTI”,”Opere di Proudhon. Vol. I. Trattato del Dominio di Proprietà. Della distinzione dei beni in relazione al dominio privato. Edizione aumentata nel Belgio del confronto dell’ opera coi trattati dei signori Hennequin, Chavot, Duranton, Toullier, Merlin, Rolland de Villargers, Demante, Boileux, Zacharia, Deleurie, Fed. Taulier, Championniere e Rigaud, Favard de Langlade, O. Leclercq, Petit, ecc. ecc.”,”PROUDHON Giambattista Vittore nasce a Chanans cantone di Vercelli (Francia) nel 1758, decano della facoltàdi diritto di Digione membro corrispondente dell’ Istituto reale di Francia e dell’ Accademia delle scienze e arti e belle lettere di Digione e Besanzone. Dell’occupazione che ha luogo altrimenti che pel fatto di guerra. “”Così, per attenersi ai principi del dritto naturale, la prima regola che governa questa materia, si è, che la cosa che non appartiene ancora ad alcuno, debbe restare acquistata di tutta proprietà al primo individuo che viene a prenderla o ad impadronirsene per rendersene possessore, e padrone.”” (339. pag 290)”,”DIRx-012″
“PROUDHON P.J.”,”Idée génerale de la révolution au XIX° siècle. (Choix d’études sur la pratique révolutionnaire et industrielle)”,”Voul l’avez dit: ‘La République est au-dessus du suffrage universel’. Si vous comprenez la formule, vous ne désavouerez pas le commentaire: ‘La Révolution est au-dessus de la République’. (in chiusura) Contro Louis Blanc. “”A cet égard, une grave responsabilité pèsera dans l’histoire sur Louis Blanc. C’est lui qui, au Luxembourg, avec son logogriphe ‘Egalité – Fraternité – Liberté’, avec ses abraxas ‘De chacun… A chacun…’ a commencé cette opposition misérable de l’ideologie aux idees et soulevé contre le socialisme le sens commun. Il s’est cru l’abeille de la révolution, in n’en a été que la cigale. Puisse-t-il enfin, après avoir empoisonné les ouvriers de ses formules absurdes, apporter à la cause du prolétariat, tombee un jour d’erreur en ses debiles mains, l’obole de son abstention et de son silence!””. (pag 101)”,”PROD-056″
“PROUDHON P.J.”,”General Idea of the Revolution in the Nineteenth Century.”,”Proudhon, 1809-1865 Assorbimento del Governo da parte degli organismi economici (pag 240)”,”PROD-058″
“PROUDHON Pierre-Joseph”,”La révolution sociale démontrée par le coup d’état du 2 décembre.”,”pag 136 illeggibile, mancanze nel testo”,”PROD-069″
“PROUDHON P.J.”,”Les femmelins. Les grandes figures romantiques. J.J. Rousseau – Béranger – Lamartine – Madame Roland – Madame De Stael – Madame Necker de Saussure – George Sand.”,”PROUDHON P.J. “”Proudhon, résumant ces idées où se manifeste le caractère éminemment social de la littérature, écrivait notamment: “”Celui qui écrit pour les autres, de même qu’il est tenu de parler leur propre langue et de la leur parler mieux qu’ils ne feraient eux-mêmes, doit aussi leur révéler leurs idées, leurs sentiments, leurs passions, leurs moeurs, tout ce qu’ils sentent dans la confusion de leur pensée et qu’ils sont incapables d’exprimer et de définir”” (La Justice dans la Révolution et dans l’Eglise’, t. III, p. 347, Edition Flammarion)”” (introduzione) (pag 6)”,”PROD-077″
“PROUDHON Pierre-Joseph”,”Contro l’Unità d’Italia. Articoli scelti.”,”Titoli originali ‘La fédération et l’unité en Italie’, ‘Mazzini et l’unité italienne’, Garibaldi et l’unité italienne’, ‘Nouvelles observations sur l’unité italienne’ “”Se l’internazionalismo è caratteristica fondamentale del socialismo scientifico del XIX secolo, la “”federazione”” rappresenta invece per Proudhon la conclusione della teorizzazione di un nuovo ordine economico-sociale: è il termine ultimo del processo di spontanea organizzazione e integrazione dei gruppi sociali minori in forme più articolate e federative. Lo Stato che ha la sua ragion d’essere nella centralizzazione deve essere sostituito da una organizzazione federale, costituita dalle città che hanno comuni interessi e che su queste basi stipulano un contratto di associazione federativa. All’Europa degli Stati, di «Re e Imperatori», Proudhon opponeva l’Europa di «Comuni e città». Sebbene Proudhon fosse convinto che la borghesia avesse esaurito la propria funzione storica, non mancò tuttavia di richiamare l’attenzione degli operai sul fatto che una vera riforma della società è possibile solamente mediante una forma di collaborazione, fra la media borghesia – pur sempre con capacità imprenditoriale – e il proletariato”” (pag 16-17) (introduzione) L’introduzione è di due storici esperti del Risorgimento. Antonello Biagini è professore ordinario di Storia dell’Europa Orientale e prorettore per la Cooperazione e i Rapporti Internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza. Consulente dal 1971 dell’Ufficio Storico dell’Esercito, ha curato la pubblicazione di numerosi documenti dello Stato Maggiore Esercito. Componente della Commissione Nazionale di Storia Militare, è stato presidente della Società Italiana di Storia Militare.”,”PROD-082″
“PROUDHON P.J.”,”La fédération et l’unité en Italie.”,”””Non ho mai creduto all’unità d’Italia; dal punto di vista dei principi, come da quello della pratica e delle transizioni, l’ho sempre rifiutato. Potrei citare a sostegno della mia opinione gli uomini più onorevoli e intelligenti d’Italia: il rimpianto Montanelli, che ho avuto l’onore di conoscere; Ferrari, il dotto storico, e l’ottimo generale Ulloa, entrambi annoverati tra i miei amici. Tali nomi basterebbero a proteggermi dal rimprovero dell’originalità. Ma non ho nemmeno bisogno di queste alte garanzie: la stragrande maggioranza degli italiani, se ben informato, sono federalisti, e non hanno mai visto nell’unità altro che una macchina rivoluzionaria. Dopo il Trattato di Villafranca, sono rimasto convinto che la stampa democratica, insistendo sulla riunificazione di tutta l’Italia nelle mani di Vittorio Emanuele, fosse sulla strada sbagliata; che il vantaggio che ci si era promessi da questa manovra non avrebbe compensato gli inconvenienti, che si trattava di ignorare il principio delle rivoluzioni moderne e di mettersi, per raffinatezza della politica, fuori dalla politica reale, ostacolare il progresso distorcendo l’idea di nazionalità, compromettere la pace dell’Europa senza giovare alla libertà dei popoli, e fomentare tra Italia e Francia un pericoloso antagonismo, utile solo ai terzi stranieri. Tuttavia, iniziato il movimento di unificazione, ho sentito la necessità di tacere, limitandomi a esprimere di volta in volta, nei libri, i miei dubbi sulla buona riuscita dell’impresa. I popoli, come gli individui, sono soggetti all’infatuazione da cui possono essere curati solo dalle mortificazioni dell’esperienza””; “”Je n’ai jamais cru à l’unité de l’Italie; au point de vue des principes, comme à celui de la pratique et des transitions, je l’ai toujours repoussée. Je pourrais citer à l’appui de mon opinion les hommes les plus honorables et les plus intelligents de l’Italie: le tant regretté Montanelli, que j’ai eu l’honneur de connaitre; Ferrari, le savant historien, et l’excellent général Ulloa, que je compte tous deux au nombre de mes amis. De tels noms suffiraient pour me mettre à l’abri du reproche d’originalité. Mais je n’ai pas même besoin de ces hautes garanties: l’immense majorité des Italiens, si je sui bien renseigné, est fédéraliste, et n’a jamais vu dans l’unité qu’une machine révolutionnaire. Après le traité de Villafranca, je sui demeuré convaincu que la presse démocratique, en insistant pour la réunion de l’Italie tout entière aux mains de Victor-Emmanuel, faisait fausse route; que l’avantage qu’on se promettait de cette manoeuvre n’en compenserait pas les inconvénients, que c’était méconnaître le principe des révolutions modernes et se placer, par raffinement de politique, hors la vraie politique, entraver le progrès en dénaturant l’idée de nationalité, compromettre la paix de l’Europe sans profit pour la liberté des peuples, et soulever entre l’Italie et la France un antagonisme dangereux, utile seulement aux tiers étrangers. Toutefois, le mouvement d’unification commencé, je crus devoir garder le silence, me bornant à exprimer de loin en loin, dans les livres, mes doutes sur le succès de l’entreprise. Les peuples, comme les individus, sont sujets à des engouements dont il ne guérissent que par les mortifications de l’experience. (…)”” (pag 5-6)”,”PROD-083″
“PROUDHON Pierre-Joseph”,”Contro l’Unità d’Italia. Articoli scelti.”,”Titoli originali ‘La fédération et l’unité en Italie’, ‘Mazzini et l’unité italienne’, Garibaldi et l’unité italienne’, ‘Nouvelles observations sur l’unité italienne’ Dono di Mario Caprini”,”PROD-002-FGB”
“PROUST Marcel”,”Alla ricerca del tempo perduto. Vol. I”,”Il 18/01/1871, a Auteuil, nella casa del prozio materno Louis Weil al n. 96 di rue La Fontaine, nasce Marcel Proust. La sua salute malferma comincia presto a mettere in apprensione la madre, che vi scorge un effetto delle ansie e delle ristrettezze patite in quei mesi terribili. Nel 1873 i Proust si stabiliscono in un quartiereborghese sorto dagli sventramenti del barone Haussmann. Nel 1881 tornando alla casa di Auteuil dopo una passeggiata nel Bois de Boulogne, Marcel ha un forte attacco di asma, malattia da cui non guarirà mai e che finirà col trasformare tutta la sua vita in una specie di perenne convalescenza interrotta da ripetute crisi. Mel 1882 Marcel s’iscrove al Liceo Condorcet, vicino alla sua abitazione. Nel 1885 il dottor Proust, prodigatosi durante l’epidemia di colera a Tolone e autore di un importante scritto sull’argomento, ottiene la cattedra di Igiene alla Facoltà di Medicina. Nel 1888 alla ripresa scolastica autunnale, i corsi di filosofia sono condotti dal professor Alphonse Darlu, che esercita un profondo influsso sul suo allievo. Da lui Proust impara a disprezzare il materialismo e il positivismo e a rivalutare uno spiritualismo idealista temperato di razionalismo. Nel 1890 Marcel si iscrive, contemporaneamente, alla Facoltà di Legge e a quella di Scienze Politiche. Nel 1908 comincia a scrivere A la ricerca del tempo perduto. Il 18 novembre 1922 muore e viene sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.”,”VARx-108-FL”
“PROUST Marcel”,”Alla ricerca del tempo perduto. Vol. II.”,”Il 18/01/1871, a Auteuil, nella casa del prozio materno Louis Weil al n. 96 di rue La Fontaine, nasce Marcel Proust. La sua salute malferma comincia presto a mettere in apprensione la madre, che vi scorge un effetto delle ansie e delle ristrettezze patite in quei mesi terribili. Nel 1873 i Proust si stabiliscono in un quartiereborghese sorto dagli sventramenti del barone Haussmann. Nel 1881 tornando alla casa di Auteuil dopo una passeggiata nel Bois de Boulogne, Marcel ha un forte attacco di asma, malattia da cui non guarirà mai e che finirà col trasformare tutta la sua vita in una specie di perenne convalescenza interrotta da ripetute crisi. Mel 1882 Marcel s’iscrove al Liceo Condorcet, vicino alla sua abitazione. Nel 1885 il dottor Proust, prodigatosi durante l’epidemia di colera a Tolone e autore di un importante scritto sull’argomento, ottiene la cattedra di Igiene alla Facoltà di Medicina. Nel 1888 alla ripresa scolastica autunnale, i corsi di filosofia sono condotti dal professor Alphonse Darlu, che esercita un profondo influsso sul suo allievo. Da lui Proust impara a disprezzare il materialismo e il positivismo e a rivalutare uno spiritualismo idealista temperato di razionalismo. Nel 1890 Marcel si iscrive, contemporaneamente, alla Facoltà di Legge e a quella di Scienze Politiche. Nel 1908 comincia a scrivere A la ricerca del tempo perduto. Il 18 novembre 1922 muore e viene sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.”,”VARx-109-FL”
“PROUST Marcel”,”Alla ricerca del tempo perduto. Vol. III.”,”Il 18/01/1871, a Auteuil, nella casa del prozio materno Louis Weil al n. 96 di rue La Fontaine, nasce Marcel Proust. La sua salute malferma comincia presto a mettere in apprensione la madre, che vi scorge un effetto delle ansie e delle ristrettezze patite in quei mesi terribili. Nel 1873 i Proust si stabiliscono in un quartiereborghese sorto dagli sventramenti del barone Haussmann. Nel 1881 tornando alla casa di Auteuil dopo una passeggiata nel Bois de Boulogne, Marcel ha un forte attacco di asma, malattia da cui non guarirà mai e che finirà col trasformare tutta la sua vita in una specie di perenne convalescenza interrotta da ripetute crisi. Mel 1882 Marcel s’iscrove al Liceo Condorcet, vicino alla sua abitazione. Nel 1885 il dottor Proust, prodigatosi durante l’epidemia di colera a Tolone e autore di un importante scritto sull’argomento, ottiene la cattedra di Igiene alla Facoltà di Medicina. Nel 1888 alla ripresa scolastica autunnale, i corsi di filosofia sono condotti dal professor Alphonse Darlu, che esercita un profondo influsso sul suo allievo. Da lui Proust impara a disprezzare il materialismo e il positivismo e a rivalutare uno spiritualismo idealista temperato di razionalismo. Nel 1890 Marcel si iscrive, contemporaneamente, alla Facoltà di Legge e a quella di Scienze Politiche. Nel 1908 comincia a scrivere A la ricerca del tempo perduto. Il 18 novembre 1922 muore e viene sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.”,”VARx-110-FL”
“PROUST Marcel”,”Alla ricerca del tempo perduto. Vol. IV.”,”Il 18/01/1871, a Auteuil, nella casa del prozio materno Louis Weil al n. 96 di rue La Fontaine, nasce Marcel Proust. La sua salute malferma comincia presto a mettere in apprensione la madre, che vi scorge un effetto delle ansie e delle ristrettezze patite in quei mesi terribili. Nel 1873 i Proust si stabiliscono in un quartiereborghese sorto dagli sventramenti del barone Haussmann. Nel 1881 tornando alla casa di Auteuil dopo una passeggiata nel Bois de Boulogne, Marcel ha un forte attacco di asma, malattia da cui non guarirà mai e che finirà col trasformare tutta la sua vita in una specie di perenne convalescenza interrotta da ripetute crisi. Mel 1882 Marcel s’iscrove al Liceo Condorcet, vicino alla sua abitazione. Nel 1885 il dottor Proust, prodigatosi durante l’epidemia di colera a Tolone e autore di un importante scritto sull’argomento, ottiene la cattedra di Igiene alla Facoltà di Medicina. Nel 1888 alla ripresa scolastica autunnale, i corsi di filosofia sono condotti dal professor Alphonse Darlu, che esercita un profondo influsso sul suo allievo. Da lui Proust impara a disprezzare il materialismo e il positivismo e a rivalutare uno spiritualismo idealista temperato di razionalismo. Nel 1890 Marcel si iscrive, contemporaneamente, alla Facoltà di Legge e a quella di Scienze Politiche. Nel 1908 comincia a scrivere A la ricerca del tempo perduto. Il 18 novembre 1922 muore e viene sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.”,”VARx-111-FL”
“PROVERA Emanuela”,”Dentro l’Opus Dei. Come funziona la milizia di Dio.”,”Emanuela Provera, cattolica, vive a Milano. Dal 1986 al 2000 numeraria dell’Opera, ha collaborato con Ferruccio Pinotti al libro ‘Opus Dei Segreta’ (Bur, Rizzoli, 2006), offrendo la sua testimonianza personale. ‘Il libro verità degli ex numerari italiani’ “”Ben prima di chiedere l'””ammissione”” il candidato “”pita””, nel senso che entra lentamente in una relazione di forte dipendenza con i luoghi e le persone della Prelatura, al punto da ricevere indicazioni sul tempo da dedicare allo studio, sull’ora alla quale deve puntare la sveglia al mattino, su cosa raccontare o non raccontare ai propri genitori, su quali persone frequentare e quali invece lasciar perdere, su quali capi di abbigliamento, oggetti personali, materiali di studio o di lavoro da acquistare”” (pag 73)”,”RELC-410″
“PROVVEDI Anna”,”Lo sviluppo delle teorie politiche di Herman Gorter: 1901-1914.”,”””Nella storiografia internazionale sul movimento operaio lo studio del contributo teorico offerto da Herma Gorter è legato quasi esclusivamente al dibattito che nel corso degli anni Venti lo vede scontrarsi con Lenin, a fianco della Kommunistische Arbeiter-Partei Deutschlands (KAPD, ndr), sui problemi dell’organizzazione e della tattica del proletariato rivoluzionario (1). … finire (pag 301-302)”,”TEOC-017-FGB”
“PRÜFER Guntram”,”Historia de las comunicaciones.”,”Marzo 1935 primo programma televisivo in Germania. “”Il fisico Karolus costruì nel 1928 un apparecchio che presentò nel 1930. L’ immagine era però molto confusa. Il 22 marzo 1935 si trasmise in Germania il primo programma di televisione. Senza dubbio, la tecnica non era però perfetta. Nel 1938 si abbandonò il disco di Nipkow per adottare il tubo di Braun, che il russo Zworykin aveva cercato di utilizzare in America per un apparecchio già apprezzabile””. (pag 361)”,”EDIx-044″
“PRUZZO Piero”,”La Sivori una sala storica a Genova. Da tempio della musica a centro polifunzionale.”,”Piero Pruzzo (Genova, 1927) giornalista e critico cinematografico, ha lavorato per Il Lavoro e il Secolo XIX.”,”LIGU-006-FER”
“PRYOR Frederic L.”,”The Red and the Green. The Rise and Fall of Collectivized Agriculture in Marxist Regimes.”,”Frederic L. Pryor is Professor of Economics at Swarthmore College. Among his many works is Public Expenditures in Communist and Capitalist Nations. List of Maps, Tables, and Diagrams, Acknowledgments, Abbreviations, Introduction, Appendixes, Research Notes: A. Classification of Marxist Regimes, B. Tests of the Marxist Theory of Agricultural Development, C. The Vertical Structure of Agriculture in Market Economies, D. Managerial Decision-Making on State and Collective Farms, E. The Terms of Trade between Agriculture and Other Sectors, F. Four Short Case Studies of Agricultural Reform, G. Labor Supply and Compensation on Collective Farms; A Model, Statistical Notes: A.B.C.D.E.F. Data Sources for Tables in Chapter 1,3,4,5,7,8, G. Data Sources for Tables in Research Note B, Bibliography, Name Index, Country and Subject Index,”,”RUSU-108-FL”
“PUCKOV Pavel”,”Le religioni nel mondo d’ oggi.”,”””Nella Cina vera e propria sono diffuse attualmente tre religioni principali: il confucianesimo, il taoismo e il buddismo. Un fenomeno specifico, tipico della Cina, è il policonfessionalismo, il fatto cioè che una medesima persona possa seguire i culti di due o anche di tre religioni, E’ naturale che in tali circostanze, e per di più in mancanza di una classificazione religiosa nell’ ambito del censimento della popolazione, sia molto difficile stabilire la consistenza numerica dei seguaci delle varie religioni. In maniera molto approssimativa il numero dei fedeli delle tre principali religioni della Cina si può valutare come segue (nell’ intero territorio cinese): 350 milioni di confuciani, oltre 100 milioni di buddisti e 50 milioni di taoisti. Il confucianesimo e il taoismo sono diffusi quasi esclusivamente fra i cinesi, mentre il buddismo è praticato anche da una parte dei coreani (che seguono la tendenza mahayana), da molti popoli di lingua tibetana e mongola (lamaismo), dai thai e da varie altre popolazioni della Cina meridionale (theravada).”” (pag 133-134)”,”RELx-039″
“PUDDINGTON Arch”,”Lane Kirkland. Champion of American labor.”,”PUDDINGTON Arch Vice Presidente per la Ricerca alla Freedom House, ha scritto su questioni politiche per vari giornali (Washington Post, Wall Street Journal, Commentary). E’ autore di un paio di libri. Vive a New York. Gli operai non vogliono votare per i candidati alle elezioni politiche sponsorizzati dai sindacati. “”He recalled the ALF-CIO’s campaign to thwart George Wallace in his effort to win over blue-collar workers as a heroic chapter in labor’s political history. The anti-Wallace drive had been organized in a few weeks; in 1982, Kirkland had two years to marshal his forces against Ronald Reagan. Kirkland was also influenced by his experiences during the 1980 election, when as the newly elected AFL-CIO president he had engaged in some plant-gate campaigning for President Carter. At a factory in Washington state, a worker told Kirkland, who had just handed him a Carter leaflet, that he “”wouldn’t vote for that SOB if he was the last man on earth””. “”Put that brother down as undecided””, Kirkland quipped. In fact, Kirkland was disturbed to find that many local union officials wouldn’t support AFL-CIO-endorsed candidates out of fear that their plant-floor credibility would suffer. The lesson, for Kirkland, was that it mattered little if labor had the most technically sophisticated political machine if the rank and file simply rejected labor’s candidates. He was determined that in 1984 there would be no repeat of the Carter experience”” (pag 137)”,”MUSx-303″
“PUDER Martin CASTORIADIS Cornelius RITTERSPORN Gabor T. BONGIOVANNI Bruno BERTI Nico GUERIN Daniel SCHWARZ Arturo AVRICH Paul CARCHIA Gianni, saggi di”,”Il marxismo da pensiero radicale a pensiero istituzionale. II. Marx ed Engels come pensatori conservatori (Puder) – Socialismo e società libertaria (Castoriadis) – Lo stato in lotta con se stesso. Tensioni sociali e conflitti politici in Urss 1936-1938 (Rittersporn) – Il destino della burocrazia e la dissoluzione del trockismo (Bongiovanni) – Marxismo e anarchismo nella Prima Internazionale: il significato di uno scontro (Berti) – Marx ed Engels militanti (Guérin) – Una filosofia trasformatrice della vita (Schwarz) – Nestor Mackno (Avrich) – Sulla logica della riflessione (Carchia).”,”‘Il marxismo da pensiero radicale a pensiero istituzionale. II. Marx ed Engels come pensatori conservatori (Puder) – Socialismo e società libertaria (Castoriadis) – Lo stato in lotta con se stesso. Tensioni sociali e conflitti politici in Urss 1936-1938 (Rittersporn) – Il destino della burocrazia e la dissoluzione del trockismo (Bongiovanni) – Marxismo e anarchismo nella Prima Internazionale: il significato di uno scontro (Berti) – Marx ed Engels militanti (Guérin) – Una filosofia trasformatrice della vita (Schwarz) – Nestor Mackno (Avrich) – Sulla logica della riflessione (Carchia)’ Nei vari saggi si critica ll’autoritarismo di Marx ed Engels e si mettono in cattiva luce le loro posizioni nello scontro marxismo – anarchismo dell’epoca della prima internazionale Guerin riporta un brano di Marx-Engels in cui dopo l’esito negativo della rivoluzione del 1848 e l’esperienza del 1793 parlano di ‘terrorismo rivoluzionario’ (pag 265)”,”ANAx-372″
“PUDER Martin CASTORIADIS Cornelius RITTERSPORN Gabor T. BONGIOVANNI Bruno BERTI Nico GUERIN Daniel SCHWARZ Arturo AVRICH Paul CARCHIA Gianni, saggi di”,”Il marxismo da pensiero radicale a pensiero istituzionale. II. Marx ed Engels come pensatori conservatori (Puder) – Socialismo e società libertaria (Castoriadis) – Lo stato in lotta con se stesso. Tensioni sociali e conflitti politici in Urss 1936-1938 (Rittersporn) – Il destino della burocrazia e la dissoluzione del trockismo (Bongiovanni) – Marxismo e anarchismo nella Prima Internazionale: il significato di uno scontro (Berti) – Marx ed Engels militanti (Guérin) – Una filosofia trasformatrice della vita (Schwarz) – Nestor Mackno (Avrich) – Sulla logica della riflessione (Carchia).”,”Collettivo redazionale: Domenco R. Carosso, Piero Flecchia, Arturo Schwarz”,”TEOC-710″
“PUECH Henri-Charles a cura”,”Storia delle religioni. Vol 5. Slavi, Balti, Germani e Celti. 7. Il cristianesimo delle origini. 9. L’ Islam. 13. Religione vedica e induismo. 14. Buddhismo indiano e jainismo. 15. Tibet e Sud-Est asiatico. 16. La Cina e la Corea. 17. Il Giappone. VII. Colonialismo e neocolonialismo.”,”Altri volumi disponibili: 5. Slavi, Balti, Germani e Celti. 7. Il cristianesimo delle origini. 9. L’ Islam. 13. Religione vedica e induismo. 14. Buddhismo indiano e jainismo. 15. Tibet e Sud-Est asiatico. 16. La Cina e la Corea. 17. Il Giappone. VII. Colonialismo e neocolonialismo.”,”RELx-006″
“PUECH Henri-Charles a cura saggi di Weston LA-BARRE, Roger BASTIDE, Egon SCHADEN, Justus M. VAN-DER-KROEF, O.L. BURRIDGE, Claude WAUTIER, George BALANDIER Michel MESLIN”,”Storia delle religioni. Colonialismo e neocolonialismo.”,”Henri-Charles PUECH è nato a Montpellier nel 1902. Si è formato alla Sorbona, dove ha svolto anche attività didattica. Professore di storia delle religioni al College de France, membro dell’ Academie des Inscriptions et Belles-Lettres, ha ricoperto per 15 anni, fino al 1965, la carica di VP della International Association for Study of History of Religions. Tra le sue opere: -Le treité contre les Bogomiles de Cosmas le Pretre -Le Manicheisme: son fondateur, sa doctrine”,”RELP-029″
“PUECH Henri Charles, collaborazione di André BAREAU Anne-Marie BLONDEAU Colette CAILLAT Anne-Marie ESNOUL Pierre-Bernard LAFONT Nguyen TRAN HUAN Jean VARENNE”,”Storia delle religioni. IV. India Tibet e Sud-Est Asiatico.”,”Collaborazione di André BAREAU Anne-Marie BLONDEAU Colette CAILLAT Anne-Marie ESNOUL Pierre-Bernard LAFONT Nguyen TRAN HUAN Jean VARENNE”,”RELx-027″
“PUECH Henri Charles; collaborazione di Jean DORESSE Toufic FAHD Kurt RUDOLPH”,”Storia delle religioni. II. Giudaismo cristianesimo e islam. Tomo secondo”,”Collaborazione di Jean DORESSE Toufic FAHD Kurt RUDOLPH.”,”RELx-028″
“PUECH Henri Charles; collaborazione di Olivier CLEMENT Antoine FAIVRE René GUENNOU Serge HUTIN Jacques LE GOFF Jules LEROY André ROUX Jean SEGUY Richard STAUFFER René TAVENEAUX”,”Storia delle religioni. III. Il cristianesimo da Costantino a Giovanni XXIII.”,”Collaborazione di Olivier CLEMENT Antoine FAIVRE René GUENNOU Serge HUTIN Jacques LE GOFF Jules LEROY André ROUX Jean SEGUY Richard STAUFFER René TAVENEAUX.”,”RELx-029″
“PUECH Henri-Charles a cura saggi di Weston LA-BARRE, Roger BASTIDE, Egon SCHADEN, Justus M. VAN-DER-KROEF, O.L. BURRIDGE, Claude WAUTIER, George BALANDIER Michel MESLIN”,”Storia delle religioni. Colonialismo e neocolonialismo.”,”Henri-Charles PUECH è nato a Montpellier nel 1902. Si è formato alla Sorbona, dove ha svolto anche attività didattica. Professore di storia delle religioni al College de France, membro dell’ Academie des Inscriptions et Belles-Lettres, ha ricoperto per 15 anni, fino al 1965, la carica di VP della International Association for Study of History of Religions. Tra le sue opere: -Le treité contre les Bogomiles de Cosmas le Pretre -Le Manicheisme: son fondateur, sa doctrine “”Una serie di movimenti religiosi tennero dietro, in modo drammatico e assolutamente puntuale, allo spostamento sempre più ad ovest della frontiera del “”Destino Evidente””. (Queste due parole sono state usate per la prima volta da un giornalista, O’Sullivan, nel 1845, in un articolo che profetizzava “”il compiersi del nostro destino evidente, di occupare l’intero continente assegnatoci dalla Provvidenza, per il libero sviluppo di milioni di nostri concittadini, il cui numero aumenta ogni anno””. Gli espansionisti americani degli anni Quaranta se ne impadronirono per legittimare la propria aspirazione ad estendere le frontiere degli Stati Uniti fino al Pacifico).”” (pag 4)”,”RELx-042″
“PUECH Henri-Charles a cura; saggi di Toufic FAHD Alessandro BAUSANI”,”Storia dell’ islamismo. (Tit.orig.: Histoire des Religions. Vol II)”,”””La fiaccola del sunnismo passò successivamente agli Ayyubidi, che proseguirono la politica di raggruppamento, pur contrastando l’ avanzata del hanbalismo, che, malgrado il grande favore di cui godeva presso gli ultimi califfi abbasidi, non riuscì a soppiantare l’ ash’arismo. La presa di Bagdad da parte dei Mongoli nel 1258 inferse un duro colpo alla preminenza del hanbalismo nel centro politico dell’ isla e determinç la creazione di altri grandi centri intellettuali in cui l’ ash’arismo, grazie allo shafi’ismo e a volte al malikismo e grazie anche all’ alleanza con il maturidismo, i cui seguaci si reclutavano tra i hanafiti, è riuscito ad affermarsi e poi a diventare dottrina ufficiale, dai Mamelucchi fino agli Ottomani. Grandi teologi ash’ariti di questo periodo hanno contribuito efficacemente a formulare la dottrina insegnata dal sunnismo fino ai nostri giorni. Vanno citati, in particolare, i nomi di al-Igi (m. 1355), autore di una professione di fede e di un trattato di teologia dogmatica che godono di grande prestigio fino al giorno d’oggi, i Subki, soprattutto Taqi ad-Din (m. 1355), che si rese celebre per la polemica contro il neo-hanbalita Ibn Taymiyya e il figlio Tag ad-Din (m. 1370), che scrisse la storia dello shafiismo e dell’ asharismo nei suoi Tabaqat ash Shafiiyya; Ibn Khaldun (m. 1406), la cui opera è profondamente segnata dalla sua formazione di giurista e di teologo; al-Maqrizi (m. 1442) (…) e infine, as-Suyuti (m. 1505), la cui abbondante produzione, volta alla volgarizzazione delle conoscenze religiose e storiche sull’ islam, ha notevolmente contribuito al diffondersi delle teologia dogmatica.”” (pag 112-113)”,”RELx-045″
“PUFENDORF Samuel, Baron de”,”Les devoirs de l’ homme et du citoien, tels qu’ils lui font prescrits par la loi naturelle.”,”Samuel PUFENDORD (1632-94) storico e giurista tedesco, professore a Heidelberg e a Lund, consigliere di re Federico Guglielmo di Prussia, autore tra l’ altro di ‘De jure naturali et gentium’, fu uno dei maggiori esponenti del giusnaturalismo. Doveri dell’ uomo e del cittadino. In particolare, doveri degli schiavi e dei servitori. “”La persona stessa di questi Schiavi fatti per diritto di Guerra, come anche di quelli che si acquistano, è considerata, secondo l’ uso e le idee ricevute, appartenente in proprio al Padrone in maniera tale che egli può alienarli in favore di chi a lui sembra buono, e considerandoli alla stessa stregua degli altri beni. I diritti sacri dell’ Umanità spingono tuttavia un Padrone a non dimenticare mai che il suo Schiavo è Uomo come lui; e di conseguenza a non usare a suo riguardo come si fa disponendo degli altri beni, ch’egli consuma e distrugge a suo piacere. Anche se vuole vendere uno Schiavo, o disfarsene in qualche altra maniera; non deve farlo, con la gaiezza nel cuore o senza che l’ abbia meritato, farlo passare sotto il potere di qualche Padrone, se si ha ragione di credere che sarà trattato in modo inumano””. (pag 315-316) Anche i figli di padre schiavo e madre schiava si trovano in condizioni di schiavitù. (La madre non ha niente di proprio e i suoi figli non possono essere nutriti e mantenuti che attraverso i beni del Padrone…) (pag 317)”,”TEOP-198″
“PUGGELLI Sergio”,”Militanza di base. La metamorfosi della sinistra tra anfitrioni e camaleonti.”,”Sergio Puggelli psicologo, psicoterapeuta, è stato per due legislature consigliere comunale DS a Prato.”,”PCIx-467″
“PUGH O’MARA Margaret”,”Cities of Knowledge. Cold War Science and the Search for the Next Silicon Valley.”,”PUGH O’MARA Margaret insegna storia alla Stanford University. Forte impatto della Seconda guerra mondiale sulla regione di San Francisco. Una regione incrementa il suo reddito e la sua popolazione grazie alla guerra. (pag 103) “”The Second World War had a profound and lasting impact on the San Francisco region. Always a military hub, the Bay Area became a center of wartime production. War workers poured into San Francisco, Oakland, and the surrounding counties. Richmond, an industrial suburb of the East Bay, became known as the hometown of “”Rosie the Riveter””, the iconic figure representing the millions of women who came to work in the factories. Between 1940 and 1947, the nine-county region surrounding the San Francisco Bay become home to 676,000 more people, 330,000 more jobs, and $ 2.5 billion more in annual income (18). The per capita wealth of the region reached the highest level in the nation. Between 1940 and 1945, individual incomes increased by 66 percent (19). As in other parts of California, rapid residential suburbanization accompanied the population boom”” (pag 103)”,”USAE-097″
“PUGLIELLI Edoardo”,”La formazione integrale in Karl Marx.”,”Eduardo Puglielli è ricercatore tdB di Storia della Pedagogia presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila. “”Gli individui devono appropriarsi la totalità delle forze produttive esistenti”” (Marx Engels, L’ideologia tedesca, 1845-46) (in apertura) “”Ogni cosa oggi sembra portare in se stessa la sua contraddizione. Macchine dotate del meraviglioso potere di ridurre e potenziare il lavoro umano, fanno morire l’uomo di fame e lo ammazzano di lavoro… finire (Karl Marx, Discorso per l’anniversario di ‘The People’s Paper’ (1856) (in apertura) Proposta di Marx fatta propria dalla Prima Internazionale: “” Marx (…) delinea in modo più esplicito la sua concezione dell’istruzione: “”Per istruzione noi intendiamo tre cose: Prima: istruzione intellettuale (geistige Erziehung – Bildungs). Seconda: educazione fisica (körperliche Erzieung – Ausbildung), quale viene impartita nelle scuole di ginnastica attraverso gli esercizi militari). Terza: formazione politecnica (politechnische Ausbildung – Erziehung), che trasmetta i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione, e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l’adolescente nell’uso pratico e nella capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri. Con la suddivisione dei fanciulli e degli adolescenti dai 9 ai 17 in tre classi, dovrebbe essere collegato un programma graduale e progressivo d’istruzione spirituale, ginnica e politecnica (…). L’unione di lavoro produttivo remunerato, formazione spiritual, esercizio fisico e addestramento politecnico innalzerà la classe operaia al di sopra delle classi superiori e medie (202)””. Questa proposta di Marx viene fatta propria dalla Prima internazionale, e rappresenta quindi il primo documento ufficiale del proletariato moderno sull’istruzione. Pe la sua sostanza, essa è rapportabile al ‘Manifesto’, del quale rende più espliciti gli elementi socialisti: abolizione della forma odierna del lavoro di fabbrica dei fanciulli e unione di istruzione e lavoro produttivo. Quanto ai tre momenti in cui Marx articola l’istruzione – intellettuale, fisica, politecnica – si può osservare che istruzione intellettuale e formazione politecnica sono considerate come due cose diverse: la formazione politecnica non assorbe, non sostituisce l’istruzione intellettuale. La formazione politecnica, inoltre, prevede un suo aspetto teorico (non sostitutivo di ogni formazione intellettuale) ed uno pratico, «l’uno e l’altro volti ad abbracciare, ‘onnilateralmente’, i fondamenti scientifici di tutti i processi di produzione e gli aspetti pratici di tutti i mestieri» (203). La preoccupazione di Engels del 1847 di far seguire ai giovani l’intero sistema della produzione è così ripresa e collocata in un programma politico più generale di lotta allo sfruttamento capitalistico e ai fini di un potenziamento dei saperi e delle competenze dei lavoratori in vista dell’autodeterminazione politica e produttiva”” [pag 102-3] [Edoardo Puglielli, ‘La formazione integrale in Karl Marx’, Edizioni Ets, Pisa, 2023] [(202) K. Marx, ‘Istruzioni ai delegati del Consiglio generale provvisorio su singole questioni’ (1866), in M.A. Manacorda, Marx e l’educazione’, p. 112; (203) M.A. Manacorda, ‘Marx e l’educazione’, cit., p. 198]”,”MADS-820″
“PUGLIELLI Edoardo, scritti di Luigi META”,”Luigi Meta. Vita di un rivoluzionario. Con raccolta di scritti, 1939-1942.”,”Edoardo Puglielli è ricercatore di Storia della Pedagogia e dell’educazione presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila. Per la Collana di Studi Storici dell’Istituto Abruzzese per la Storia della Resistneza e dell’Italia contemporanea ha pubblicato una vita di Umberto Postiglione (2019). Luigi Meta (Italia 1883-Boston 1943) è stato per mezzo secolo dirigente del movimento socialista, sindacale , anarchico e antifascista in Italia, Francia, Stati Uniti. Punto di riferimento durante il Biennio Rosso e poi nella cospirazione antifascista clandestina, sul finire degli anni Trenta ripara a Parigi dove fa parte dell’Associazione ex-combattenti pacifisti, si avvicina al Movimento Giustizia e Libertà (GL ), ha contatti con il ‘Nuovo Avanti’ e frequenta il Comitato anarchico Pro-Spagna di Parigi, e poi va negli Usa dove diventa segretario politico della sezione di Boston della Mazzini Society e collabora con le redazioni di ‘Il Martello’, ‘Il risveglio’, ‘L’Adunata dei Refrattari’, ‘La Controcorrente’, ‘Nazioni Unite’. Indice In direzione ostinata e contraria: un antifascista irregolare tra l’Abruzzo e l’America di Enzo Fimiani Introduzione all’edizione di Gaetano Arfé Luigi Meta Vita di un rivoluzionario Capitolo I Radici, emigrazione, guerra Capitolo II Biennio rosso Capitolo III Le organizzazioni proletarie e rivoluzionarie attive a Pratola Peligna Capitolo IV Lo sciopero antifascista dell’agosto 1922 Capitolo V L’opposizione clandestina Capitolo VI L’esilio: Francia e Stati Uniti d’America Il bacio che non ti diedi di Ego Spartaco Meta Luigi Meta Raccolta di scritti 1939-1942 Raccolta di scritti 1939-1942 Bibliografia Indice dei nomi”,”ANAx-479″
“PUGLIESE Stanislao G.”,”Carlo Rosselli. Socialismo eretico ed esule antifascista, 1899-1937.”,”PUGLIESE Stanislao G. è professore di storia alla Hofsra University (Hempstead, NY). Si occupa di storia intellettuale e culturale dell’ Europa moderna. Il libro contiene il paragrafo ‘L’ incontro con Trotsky’ (pag 160) dove si parla del tentativo di ROSSELLI (1933) di formare un’ alleanza con TROTSKY tentando di convincere quest’ultimo a collaborare con i “”Quaderni di Giustizia e Libertà’. Il PCI stalinista prese spunto da ciò per accusare durante il corso degli anni 1930 ROSSELLI e compagni di essere ‘trotskisti’. ROSSELLI scrisse a T. a fine 1933, T. rispose dichiarandosi disposto a incontrare R. (maggio 1934) (R. ricordò a T. che Rivoluzione Liberale di GOBETTI aveva appoggiato la rivoluzione russa). T. manifestò riserve su GL una volta abbattuto il fascismo.”,”ITAD-032″
“PUGLIESE Daniele PUGLIESE Orazio a cura; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. IV. 1964-1975.”,”””Noi pensiamo che esistono le condizioni per lottare con successo contro la politica di Nenni, contro l’ unificazione socialdemocratica, contro gli obiettivi che essa si propone e i pericoli che essa comporta. Forze importanti all’ interno dello stesso PSI respingono questa prospettiva, come dimostra la ferma battaglia della nuova sinistra, del gruppo lombardiano, della Federazione giovanile socialista, e come dimostrano il disagio e le reazioni di una parte della stessa maggioranza autonista, nonché i tanti militanti e lavoratori di orientamento socialista. La socialdemocratizzazione di una parte del partito socialista si inquadra in processi più vasti. Non si può infatti negare che lo sviluppo monopolistico e l’ attuale blocco di potere abbiano i mezzi per legare e integrare gruppi di lavoratori e di ceto medio, facendo anche leva sulle forme nuove di organizzazione della produzione e del lavoro e su fenomeni di sfiducia e di demoralizzazione politica. Tali processi devono essere, da noi, attentamente studiati e controllati, e adeguatamente combattuti.”” (pag 42, L. Longo)”,”PCIx-190″
“PUGLIESE Daniele PUGLIESE Orazio a cura; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. V. 1976-1984.”,”””Un’altra locuzione a cui si ricorre troppo spesso a proposito è quella di “”società civile””. Un compagno è giunto a scrivere che bisogna occuparsi più attentamente non solo della società civile , ma delle fabbriche. Ma sa, questo compagno, che Marx per società civile intendeva anche e proprio il complesso delle relazioni sociali che hanno la loro base nel modo di produzione? Un altro esempio: si stia attenti a spiegare bene che cosa intendiamo noi quando giustamente poniamo l’ obiettivo del superamento dello “”stato assistenziale””, giacché se ci si limita ad adoperare questa formula genericamente, c’è il rischio che si pensi che noi proponiamo di abolire le pensioni in tanti paesi del Mezzogiorno. Siamo dunque di fronte a linguaggi politici che rivelano difetti lacune di formazione culturale e anche distorsioni nell’ indirizzo politico, e che possono portare a un distacco dalla realtà e a far perdere il rapporto vivo con le grandi masse popolari. Ecco perché parlavo di astrattezza, che è la negazione di ciò che per Lenin era l’ essenza stessa del metodo del marxismo: “”l’ analisi concreta delle situazioni concrete””. Sentite cosa scriveva Marx nel suo noto saggio polemico Miseria della filosofia. Risposta alla ‘Filosofia della miseria’ di Proudhon (come vedete anche noi ci occupiamo di Proudhon): “”Nello stesso modo in cui, a forza di astrazione, abbiamo trasformato ogni cosa in categoria logica, così è sufficiente fare astrazione da ogni carattere distintivo dei differenti movimenti per arrivare al movimento allo stato astratto, al movimento puramente formale, alla formula puramente logica del movimento””. Così, nota ancora Marx, si comportano i metafisici “”i quali, facendo queste astrazioni, si immaginano di fare dell’ analisi, e che a misura che si staccano sempre più dagli oggetti, s’ immagina di avvicinarsi a loro fino al punto di penetrarli””.”” (pag 73) (Berlinguer)”,”PCIx-191″
“PUGLIESE Enrico”,”L’ Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne.”,”PUGLIESE Enrico docente di sociologia del lavoro nell’ Università di Napoli è attualmente direttore dell’ Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR. Ha scritto ‘Sociologia della disoccupazione’ (1993). Jus soli e jus sanguinis. “”Due sono i modi principali per l’ ottenimetno della cittadinanza giuridica (nazionalità): lo ‘jus soli’ e lo ‘jus sanguinis’. Il primo, il diritto di suolo, implica che si ha la cittadinanza giuridica di un determinato paese per essere nati nel suo territorio; il secondo, il diritto di sangue, significa che si è titolari del diritto di cittadinanza per nascita, per essere figli o discendenti dei cittadini di un determinato paese. Alla base di questi orientamenti stanno, oltre che fattori di ordine culturale e politico, anche motivazioni di ordine democrafico. Così la Francia, cronicamente sottopopolata già nel secolo scorso, ha fatto massiccio ricorso alla mano d’opera straniera, alla quale ha riconosciuto la possibilità di accesso alla cittadinanza giuridica con notevole facilità. E a questa disponibilità a concedere la cittadinanza (con i vantaggi e gli obblighi connessi) ha corrisposto fino a tempi molto recenti una politica migratoria molto aperta e tendente a favorire la stabilizzazione degli immigrati. La Germania per converso, paese di emigrazione fino agli ultimi decenni dell’Ottocento, è diventta definitivamente paese di immigrazione solo nel corso degli ultimi anni Cinquanta per effetto del grande sviluppo economico postbellico. Ma la politica migratoria di questo paese, come abbiamo visto, si è sempre fondata sull’ assunto che -ove possibile- l’immigrazione di stranieri dovesse essere temporanea e che gli immigrati dovessero trattenersi per un periodo amche molto prolungato, ma nella prospettiva di un ritorno al paese di provenienza. Per quel che riguarda l’ Italia, il modello di accesso alla cittadinanza giuridica è sempre stato quello tedesco dello ‘jus sanguinis’, corretto naturalmente per alcune eccezioni. Solo la legislazione più recente ha posto in essere delle possibilità di accesso di tipo diverso, soprattutto legate alla lunghezza della permanenza nel paese.”” (pag 96-97)”,”ITAS-125″
“PULETTI Ruggero”,”Giuseppe Romita e la democrazia socialista (1900-1945).”,”Ruggero PULETTI è nato in Umbria nel 1924 e lavora a Perugia. Laureato in filosofia, insegna storia della letteratura italiana al Corso Superiore dell’Università italiana per stranieri. Ha pubblicato varie opere. “”Nur der sic Freiheit wie das Leben, Der täglich sie erobern muss””. W. Goethe. “”Giuseppe Romita rievoca così quei momenti drammatici: “”Alla fine del luglio 1921 Mosca concretò espressamente la sua richiesta di espulsione dei riformisti; solo la pronta accettazione dell’ultimatum costituiva la premessa indispensabile per l’accettazione del partito in seno alla Terza Internazionale. Lazzari, Maffi, Riboldi, “”i pellegrini di Mosca””, partirono per la capitale della Russia allo scopo di sostenervi le ragioni del partito socialista; ma il 3° Congresso respinse il ricorso e, confermando la necessità dell’espulsione dei riformisti, invitò i socialisti italiani a fondersi con i comunisti””. (pag 149) Capitolo quarto: La marcia su Roma. Romita a Mosca e i rapporti con l’Internazionale. Dal delitto Matteotti all’inizio della dittatura (pag 153) “”Il gruppo dirigente russo giudica severamente la linea Bordiga e alimenta così la prima frattura nel gruppo dirigente del partito comunista. Il 9 novembre viene nominata una commissione ristretta con l’incarico preciso di tenere i contatti con la delegazione del PSI: ne fanno parte Zinoviev, Trotsky, Radek, Clara Zetkin e il bulgaro Katatkceff. Trotsky ha una preminente importanza in seno alla commissione, accanto a Zinoviev e a Bucharin. Ma i rapporti tra i due gruppi italiani sono così deteriorati che le due delegazioni a Mosca mancano di qualsiasi contatto””. (pag 166)”,”MITS-382″
“PULITANO’ Francesca SIGNORINI Roberto”,”Cicerone. L’ultimo difensore della Repubblica.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Francesca Pulitanò è professoressa di Diritto romano presso l’Università Statale di Milano Roberto Signorini è dottore di ricerca in Diritto romano e diritti dell’antichità. “”L’uccisione di Cicerone ha le caratteristiche di un delitto di Stato, compiuto nella cornice “”legale”” delle liste di proscrizione. Le motivazioni profonde sono politiche, strategiche, ma anche personali. In tale contesto Antonio è colpevole, in senso lato (…)”” (pag 141)”,”STAx-362″
“PULLARA Giovanni”,”Un socialista di nome Benito.”,”Paragrafo: Il governo arma i fascisti? (pag 99-102) La non belligeranza italiana del ’39-40 (pag 181-185) La dichiarazione di guerra del 1940 (pag 185-188) “”Lo stesso giorno dell’inizio della guerra bombe francesi furono sganciate sull’importante nodo ferroviario di Rho e su altre località dell’Italia. Si trattava più che altro di un gesto dimostrativo. Poi sembrò subentrare una vera e propria pace di fatto su tutta la penisola. Parecchi mesi più tardi le ostilità in Africa Orientale incominciarono a ricordare agli italiani che il Paese era pur sempre in stato di guerra. Non tardò molto a farsi pericolosa per gli Italiani dell’Africa Orientale la situazione militare e con relativa e rapidità e facilità si giunse alla perdita della Etiopia, che tanti entusiasmi aveva desatato all’epoca della conquista dell’imper negussita. L’ulteriore peggioramento della situazione portò la guerra ai confini della Libia. La caduta di Bardia fece una enorme impressione in tutti gli strati della popolazione italiana, una impressione di gran lunga maggiore di quella suscitata dallo sbarco anglo-americano a Gela. Era un mito che crollava: il mito della nostra potenza militare. La perdita dell’Etiopioa era facile spiegarla con l’impossibilità di rifornire i difensori dell’Impero. Altrettanto non si poteva fare con la caduta di Bardia. Le vittorie e le sconfitte incominciarono a segnare la vita italiana del tempo con una alternanza spasmodica. L’occupazione della Jugoslavia e la conseguente proclamazione del Regno di Croazia, la cui corona fu idealmente cinta da un principe sabaudo del ramo Savoia-Aosta, Aimone, sotto il nome di Tomislao, non convinse nessuno e meno di ognuno l’interessato neo-re. L’impresa contro la Grecia – voluta ed organizzata da Ciano, che pensava di risoverla con una passeggiata militare, per gli accordi già intervenuti con lo stato maggiore ellenico, con dolorosa sorpresa di Mussolini, che visse in quell’occasione momenti terribili, e diede, con il suo viaggio al fronte greco-albanese, la misura di qualità non comuni, rese necessario l’aiuto tedesco ed il conseguente fatale differimento dell’inizio delle operazioni militari tedesche contro la Russia – fu di preludio alla svolta fatale degli anni susseguenti. L’infelice conclusione delle operazioni militari al fronte russo diedero un colpo duro alla fiduciosa attesa degli italiani, che ancora speravano nella conclusione positiva del conflitto. I bombardamenti aerei, gli infelici scontri navali, le perdite dure di naviglio mercantile ed infine la sfortunata conclusione della guerra in Africa settentrionale portarono il morale delle truppe e della popolazione civile a quote tanto basse da potersi chiamare ormai rassegnazione alla sconfitta. Tra il regime e la popolazione c’era ormai un vuoto incolmabile, dato dalla piena sfiducia della generalità dei cittadini in ordine alla conclusione della guerra”” (pag 185-187) Giovanni Pullara, giornalista, collaboratore per oltre cinquant’anni di giornali e riviste di ispirazione cattolica. Militante attivo nelle file del Partito Popolare italiano sin dal 1921, ha partecipato alle iniziative dei cattolici antifascisti di Milano. Giovanni Gronchi, Giuseppe Brusasca, Achille Grand,Stefano Jacini lo ebbero al fianco nella redazione del programma della Democrazia Cristiana nel 1942, dopo essere stato, nel 1926, nel Comitato Centrale dell’ Associazione per il Controllo Democratico con Filippo Turati, Giovanni Amendola, Carlo Sforza, Meuccio Ruini, ecc.”,”ITAF-381″
“PULVIRENTI Chiara Maria”,”L’Europa e l’isola. Genesi del manifesto di Ventotene.”,”Chiara Maria Pulvirenti è nata a Catania enl 1984. È dottoranda in Storia contemporanea presso il Dipartimento Analisi dei Processi Politici, Sociali e Istituzionali della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania. È laureata in Storia contemporanea e diplomata alla Scuola Superiore di Catania per la formazione di eccellenza. Avventura intellettuale e politica di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, un percorso intellettuale, politico, esistenziale che condusse alla stesura del Manifesto di Ventotene. La complessità del pensiero federalista e la vicenda umana che portò alla sua elaborazione in chiave europeista negli anni dei totalitarismi e della nuova “”guerra civile europea””.”,”ITAD-008-FSD”
“PUN NGAI, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO; saggi di PUN NGAI Chris e KING-CHI CHAN, PUN NGAI e LU HUILIN, PUN NGAIChris SMITH, PUN NGAI Chris KING-CHI CHAN e Jenny CHAN, PUN NGAI e Jenny CHAN”,”Cina, la società armoniosa. Sfruttamento e resistenza degli operai migranti.”,”PUN NGAI è professore associato alla Hong Kong University of Science and Technology e vicedirettore del Social Service Research Center di Pechino. Ha ottenuto il PhD presso la SOAS a Londra, 1998. Si è occupato di studi sociali cinesi innervandoli con le tematiche elaborate dalla ‘social history’ fondata da Edward P. THOMPSON a partire dagli anni ’60. Ha pubblicato ‘Made in China. Women Factory Workers in a Global Workplace’, Duke Univ. press, 2005. “”I dormitori di fabbrica furono introdotti per la prima volta in Cina su scala limitata all’inizio del secolo scorso. In una ricerca sui lavoratori del cotone e della seta in Tianjin dal 1900 agli anni ’40, Geil Hershatter osserva che i dormitori furono introdotti dalle compagnie di proprietà straniera per ridurre i costi della forza-lavoro attraverso la sua femminilizzazione e l’uso di lavoratrici provenienti dalle aree rurali (Hershatter, 1986, pp. 165-166); uno studio analogo condotto da Emily Honig (1986, p. 106) slle lavoratrici del cotone a Shanghai negli anni ’30 del secolo scorso sottolinea inoltre che gli imprenditori assumevano dei criminali per sorvegliare i dormitori e scortare le operaie. A partire dal 1978 una caratteristica degli impianti industriali a capitale straniero in Cina è stata l’alloggiamento dei lavoratori migranti in dormitori annessi o vicini al recinto della fabbrica, in modo che i quadri di queste compagnie potessero esercitare un controllo eccezionale sulla forza-lavoro. In un regime di lavoro basato sui dormitori i giorni lavoratori possono estendersi per assecondare le esigenze della produzione, il che permette un utilizzo flessibile e un prolungamento del tempo di lavoro, nonché una maggiore ampiezza del controllo sulla giornata lavorativa e anche sul tempo di non lavoro degli operai. Nei dormitori gli operai – già uniti tra loro secondo linee che riguardano il genere, la provenienza, la parentela e l’etnica – si trovano collegati a una rete più vasta, tanto interna quanto esterna all’ambiente di lavoro. Per sfuggire al controllo disciplinare dei dormitori forniti dalla fabbrica alcuni tra gli operai meglio pagati prendono in affitto delle sistemazioni temporanee nelle comunità vicine alle loro fabbriche (…)”” [Chris King-Chi Chan e Pun Ngai, La formazione di una nuova classe operaia? Una ricerca sulla conflittualità dei lavoratori migranti] (pag 26-27)”,”MCIx-050″
“PUN Ngai”,”Made in China. Women Factory Workers in a Global Workplace.”,”””Dagongmei, the working daughter, is a newly embodied social identity emerging in contemporary China, produced to meet the changing socio-economic relations fo the country and the needs of capital”” (pag 109) Pun Ngai è professore assistente nella ‘Division of Social Science ‘ alla Hong Kong University of Science and Technology. Essa ha scritto (assieme ad altro autore) il saggio ‘Remaking Citizenship’ per il volume collettaneo ‘Hong Kong: Community, Nation, and the Global City’.”,”MCIx-061″
“PUN NGAI, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO; saggi di PUN NGAI Chris e KING-CHI CHAN, PUN NGAI e LU HUILIN, PUN NGAIChris SMITH, PUN NGAI Chris KING-CHI CHAN e Jenny CHAN, PUN NGAI e Jenny CHAN”,”Cina, la società armoniosa. Sfruttamento e resistenza degli operai migranti.”,”Pun Ngai è professore associato alla Hong Kong University of Science and Technology e vicedirettore del Social Service Research Center di Pechino. Ha ottenuto il PhD presso la SOAS a Londra, 1998. Si è occupato di studi sociali cinesi innervandoli con le tematiche elaborate dalla ‘social history’ fondata da Edward P. Thompson a partire dagli anni ’60. Ha pubblicato ‘Made in China. Women Factory Workers in a Global Workplace’, Duke Univ. press, 2005. “”La crisi finanziaria del 2008 ha condotto l’economia mondiale a un nuovo stadio. Mentre i paesi dell’occidente capitalistico ne hanno sofferto gravemente, sembra invece che la Cina ne esca come uno dei pochi paesi in grado di resistere allo tsunami economico. E’ convinzione generale che questa capacità provenga dalla forza dello stato, il quale ha rimodellato il ruolo della Cina nella divisione internazionale del lavoro, mostrando nel contempo di saper riprendere lo sviluppo economico sul versante interno. Tuttavia il nostro studio sulle politiche del lavoro e sulle lotte dei lavoratori contesta una simile convinzione”” (pag 101) (‘Il ruolo dello Stato, le politiche lavorative e le lotte operaie’, di Pun Ngai, Chris King-Chi Chan e Jenny Chan)”,”CINE-003-FV”
“PUN NGAI, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO; saggi di PUN NGAI Chris e KING-CHI CHAN, PUN NGAI e LU HUILIN, PUN NGAIChris SMITH, PUN NGAI Chris KING-CHI CHAN e Jenny CHAN, PUN NGAI e Jenny CHAN”,”Cina, la società armoniosa. Sfruttamento e resistenza degli operai migranti.”,”PUN NGAI è professore associato alla Hong Kong University of Science and Technology e vicedirettore del Social Service Research Center di Pechino. Ha ottenuto il PhD presso la SOAS a Londra, 1998. Si è occupato di studi sociali cinesi innervandoli con le tematiche elaborate dalla ‘social history’ fondata da Edward P. THOMPSON a partire dagli anni ’60. Ha pubblicato ‘Made in China. Women Factory Workers in a Global Workplace’, Duke Univ. press, 2005. L’assenza dello stato nella difesa dei diritti dei lavoratori in lotta. (pag 116)”,”MCIx-005-FV”
“PUNCUH Dino a cura; saggi di Massimo QUAINI Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Valeria POLONIO Giovanna PETTI BALBI Arturo PACINI Carlo BITOSSI Giovanni ASSERETO Danilo VENERUSO”,”Storia di Genova. Mediterraneo, Europa, Atlantico.”,”Saggi di Massimo QUAINI Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Valeria POLONIO Giovanna PETTI BALBI Arturo PACINI Carlo BITOSSI Giovanni ASSERETO Danilo VENERUSO”,”LIGU-025″
“PUNCUH Dino a cura, saggi di Vito PIERGIOVANNI Roberta BRACCIA Maura FORTUNATI Riccardo FERRANTE Carlo BITOSSI Calogero FARINELLA Bianca MONTALE Giuseppe FELLONI Valeria POLONIO Adele MAIELLO Fausta FRANCHINI GUELFI Mirella PASINI”,”Storia della cultura ligure. 1.”,” All’interno del saggio di Adele Maiello: – Dalla solidarietà di mestiere o di luogo alla solidarietà di classe – Mutalismo, resistenza, cooperazione: la creazione di un “”modello associativo riformista ligure – I lavoratori del porto di Genova (pag 388) – I lavoratori metallurgici (pag 391) – Forme di solidarietà di classe (pag 392)”,”LIGU-155″
“PUNCUH Dino, a cura; scritti di Antonino MASTRUZZO Luisa ZAGNI Maria Franca BARONI Danilo VENERUSO Mario AMELOTTI Laura BALLETTO Ottavio BANTI Giorgio BARBARIA Fausta FRANCHINI GUELFI Elana BELLOMO Carlo BITOSSI Marco BOLOGNA Marta CALLERI Maria CANNATARO Mario CAPASSO Fulvio CERVINI Riccardo DELLEPIANE Paolo GIACOMONE PIANA Armando DI-RAIMONDO Corinna DRAGO Giuseppe FELLONI Gian Giacomo FISSORE Maria Rosa FORMENTIN Donatella FRIOLI Silvano GAVIGLIO Ada GROSSI Sandra MACHIAVELLO Rodolfo SAVELLI Dino PUNCUH”,”Studi in memoria di Giorgio Costamagna. I.”,”scritti di Dino PUNCUH Antonino MASTRUZZO Luisa ZAGNI Maria Franca BARONI Danilo VENERUSO Mario AMELOTTI Laura BALLETTO Ottavio BANTI Giorgio BARBARIA Fausta FRANCHINI GUELFI Elana BELLOMO Carlo BITOSSI Marco BOLOGNA Marta CALLERI Maria CANNATARO Mario CAPASSO Fulvio CERVINI Riccardo DELLEPIANE Paolo GIACOMONE PIANA Armando DI-RAIMONDO Corinna DRAGO Giuseppe FELLONI Gian Giacomo FISSORE Maria Rosa FORMENTIN Donatella FRIOLI Silvano GAVIGLIO Ada GROSSI Sandra MACHIAVELLO Rodolfo SAVELLI Dino PUNCUH”,”LIGU-004-FSD”
“PUNCUH Dino, a cura; scritti di Roberto MORESCO Maria Rosa MORETTI Giovanni MUTO Giovana NICOLAJ Angelo NICOLINI Antonio OLIVIERI Giuseppe ORESTE Giovanni PETTI BALBI Vito PIERGIOVANNI Marco POZZA Ausilia ROCCATAGLIATA Annalisa ROSSI Antonella ROVERE Eleonora SALOMONE Anna SALONE Lorenzo SINISI Giovanni Battista VERNIER Luisa ZAGNI Stefano ZAMPONI”,”Studi in memoria di Giorgio Costamagna. II.”,”scritti di Roberto MORESCO Maria Rosa MORETTI Giovanni MUTO Giovana NICOLAJ Angelo NICOLINI Antonio OLIVIERI Giuseppe ORESTE Giovanni PETTI BALBI Vito PIERGIOVANNI Marco POZZA Ausilia ROCCATAGLIATA Annalisa ROSSI Antonella ROVERE Eleonora SALOMONE Anna SALONE Lorenzo SINISI Giovanni Battista VERNIER Luisa ZAGNI Stefano ZAMPONI”,”LIGU-005-FSD”
“PUNCUH Dino a cura; saggi di Massimo QUAINI Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Valeria POLONIO Giovanna PETTI BALBI Arturo PACINI Carlo BITOSSI Giovanni ASSERETO Danilo VENERUSO”,”Storia di Genova. Mediterraneo, Europa, Atlantico.”,”Saggi di Massimo QUAINI Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Valeria POLONIO Giovanna PETTI BALBI Arturo PACINI Carlo BITOSSI Giovanni ASSERETO Danilo VENERUSO”,”LIGU-010-FSD”
“PUNNETT R.M.; BERTA Giuseppe”,”Il governo ombra di Sua Maestà: evoluzione e ruolo attuale (Punnett); La socialdemocrazia imperfetta (Berta).”,”L’articolo di Punnett è tratto da V. Herman – J.E. Alt, Cabinet Studies: a reader’, London, 1975 Dall’articolo di Berta: Cancellazione della matrice operaia. “”Il 1959 costituì per il Labour l’anno della svolta mancata, di una Bad Godesberg tentata e non riuscita. Anche Gaitskell, al pari dei socialdemocratici tedeschi, aveva in mente di fare del dibattito sul programma un “”punto di non ritorno”” nella storia del partito, trasformando definitivamente il Labour Party in un partito di governo che aderiva totalmente al sistema istituzionale e al regime di economia mista. Più specificamente ancora, intendeva cancellare la matrice operaia del laburismo, convertendolo in un partito progressista, esclusivamente parlamentare”””,”UKIx-002-FGB”
“PUN-NGAI CHAN Jenny SELDEN Mark, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO”,”Morire per un iPhone. La Apple, la Foxconn e la lotta degli operai cinesi.”,”””Condizioni di lavoro ai limiti della sopportazione. La più impressionante catena di suicidi e di auto-annientamento in fabbrica nella storia del capitalismo post-bellico. Negli scorsi 25 anni, più di 150 milioni di giovani migranti si sono mossi dalle campagne verso le periferie industriali della Cina. Per dimensioni e rapidità, una migrazione senza precedenti. Su imposizione dei giganti dell’industria globale, ossia dei committenti che hanno stretto accordi con fornitori cinesi, i lavoratori affrontano orari, ritmi di lavoro e condizioni di vita che non concedono respiro. Sono in particolare i grandi marchi dell’elettronica che attingono al lavoro vivo di queste persone, con l’obiettivo di lanciare sul mercato nuovi prodotti a getto continuo. Qui si mette a fuoco il caso più eclatante: il legame della committente statunitense Apple con la cinese Foxconn. Entrambe hanno fondato le proprie fortune sul regime di fabbrica-dormitorio, destinato a lasciare tracce profonde nella società cinese e nel resto del mondo. Questo libro è il risultato di ricerche sulle vite e sulle aspirazioni dei migranti cinesi inurbati che lavorano per la Foxconn, e ancor più per la Apple, sulle lotte di giovani diventati adulti in fretta che raccontano in prima persona la loro situazione, cercando di rompere il loro isolamento sociale. Una corsa all’industria che non risparmia la durezza della catena di montaggio neppure a molti studenti tirocinanti degli istituti tecnici”” (retrocopertina)”,”CONx-269″
“PUNTERVOLD Michele STANG Emilio”,”Testimonianze sullo sviluppo della Rivoluzione russa.”,”Il libretto riporta sei corrispondenze apparse nella Frankfurter Zeitung (18 e 25 maggio, 5 e 15 e 22 giugno, 5 luglio) riassumenti da Stoccolma i risultati delle osservazioni fatte direttamente in Russia (su programmi, decreti, leggi, resoconti dei Congressi, scritti e discorsi di uomini che guidano la rivoluzione). Gli autori sono due norvegesi: PUNTERVOLD e STANG, il primo socialista riformista, il secondo VP del partito socialista norvegese appartiene alla maggioranza della sinistra. Ambedue si trattennero in Russia per cinque settimane.”,”RIRO-142″
“PUNTERVOLD Michele STANG Emilio”,”Testimonianze sullo sviluppo della Rivoluzione russa.”,”Il libretto riporta sei corrispondenze apparse nella Frankfurter Zeitung (18 e 25 maggio, 5 e 15 e 22 giugno, 5 luglio) riassumenti da Stoccolma i risultati delle osservazioni fatte direttamente in Russia (su programmi, decreti, leggi, resoconti dei Congressi, scritti e discorsi di uomini che guidano la rivoluzione). Gli autori sono due norvegesi: PUNTERVOLD e STANG, il primo socialista riformista, il secondo VP del partito socialista norvegese appartiene alla maggioranza della sinistra. Ambedue si trattennero in Russia per cinque settimane.”,”RIRO-205″
“PUNZO Maurizio”,”Socialisti e radicali a Milano. Cinque anni di amministrazione democratica (1899-1904).”,”Con le elezioni comunali del 1899, Milano rispose alla sanguinosa repressione del maggio 1898 dando la maggioranza alla lista dell’ Unione dei partiti popolari, formata da socialisti, radicali e repubblicani. Per TURATI e il suo gruppo raccolto intorno alla ‘Critica Sociale’ l’ accordo con la democrazia radicale e repubblicana non rappresentava un fatto episodico, ma era l’ elemento centrale della nuova strategia del partito socialista, che si sarebbe imposta a livello nazionale nelle elezioni politiche del giugno1900 e sarebbe stata sanzionata dal Congresso socialista di Roma nel settembre 1900.”,”MITS-198″
“PUNZO Luigi a cura; saggi di Stefano POGGI Gabriele GIANNANTONI Filippo MAGNINI Giuseppe LISSA Maria DONZELLI Antonello GIUGLIANO Mario AGRIMI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Alessandro SAVORELLI Beatrice CENTI Edoardo MASSIMILLA Rossella BONITO OLIVA Maurizio MARTIRANO Nicola SICILIANI DE CUMIS Luigi PUNZO Corrado OCONE Dino FIOROT Paolo BONETTI Gian Mario BRAVO Franco SBARBERI”,”Antonio Labriola filosofo e politico.”,”Saggi di Stefano POGGI Gabriele GIANNANTONI Filippo MAGNINI Giuseppe LISSA Maria DONZELLI Antonello GIUGLIANO Mario AGRIMI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Alessandro SAVORELLI Beatrice CENTI Edoardo MASSIMILLA Rossella BONITO OLIVA Maurizio MARTIRANO Nicola SICILIANI DE CUMIS Luigi PUNZO Corrado OCONE Dino FIOROT Paolo BONETTI Gian Mario BRAVO Franco SBARBERI”,”LABD-071″
“PUNZO Maurizio”,”L’esercizio e le riforme. Filippo Turati e il socialismo.”,”Maurizio Punzo insegna storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano. Si è dedicato in particolare allo studio del pensiero e dell’opera di Filippo Turati. Rapporti Turati-Cavallotti. La scomparsa di Cavallotti ucciso in duello il 6 marzo 1898 priva l’estrema sinistra del suo capo (pag 91) Molte citazioni e manca la bibliografia”,”MITS-419″
“PUNZO Maurizio”,”La politica delle cose. Filippo Turati e il socialismo milanese, 1883-1914.”,”Comitato scientifico: Maurizio PUNZO, Leopoldo NUTI, Alain BELTRAN, Patrizia LANDI Mario Punzo ha indirizzato i propri studi alla storia del socialismo italiano e soprattutto all’esperienza riformista di Emilio Caldara e di Filippo Turati, di cui ha pubblicato una parte significativa dei Carteggi. Fra le sue opere più recenti: ‘L’esercizio e le riforme. Filippo Turati e il socialismo (2011), Engels e i socialisti italiani (pag 68-69-70) “”E mentre svolgevano il proprio compito di promotori della lotta di classe, i socialisti erano chiamati altresì ad assumere un ruolo di supplenza nei confronti della Democrazia, che aveva abdicato dai propri ideali e dalla propria specifica funzione politica, ed erigersi a difensori delle libertà statutarie conculcate dal governo. Il giudizio negativo nei confronti dell’Estrema Sinistra, lungi dall’attenuarsi diveniva ancora più netto: «Intanto tutti i partiti borghesi, che già furono popolari, e parvero baluardo al dispotismo, si stanno liquidando con velocità accelerata. L’Estrema Sinistra che, in altri tempi, di fronte agli eccessi attuali, avrebbe mandato in Sicilia i suoi migliori, si limita ora a giostrare di timide proteste e di innocenti interpellanze. Cavallotti, già arcangelo pellegrino contro il colera, ora non si muove; quest’altra pestilenza non lo tange. Colajanni fa salamelecchi al Lavriano e collabora seco; da Crispi, cui conferma la sua tenace fiducia, supplica la scarcerazione di alcuni amici personali, socialisti contemplativi, e un arbitrio e un dispotismo soltanto un po’ meno feroci» (26). Ma questo giudizio lapidario sull’Estrema Sinistra era tutt’altro che privo di dubbi e di contraddizioni, se si considera che sul numero successivo della «Critica Sociale» apparve, con un’introduzione di Turati e della Kuliscioff (27), la lettera con cui Federico Engels consigliava ai socialisti di appoggiare, pur mantenendo la propria autonomia, la rivoluzione antifeudale e potenzialmente repubblicana che si intravedeva all’orizzonte come risposta della borghesia più avanzata alla reazione crispina (28). Il parere di Engels era stato sollecitato direttamente dalla Kuliscioff che, senza attenuare minimamente il giudizio negativo sulla Democrazia, aveva prospettato al più illustre rappresentante del socialismo internazionale l’alternativa tra due possibili scelte politiche: seguendo la prima, prospettata dai «dottrinari» e dagli «immobilisti», i socialisti sarebbero stati alla finestra, senza prendere parte agli eventi, mentre adottando la seconda avrebbero dovuto aderire alle agitazioni in corso, che avrebbero forse portato anche alla proclamazione della repubblica. Quest’ultima soluzione, implicitamente suggerita a Engels, era da lui completamente condivisa: nella sua risposta considerava infatti possibile un rivolgimento politico, o addirittura rivoluzionario, ad opera della piccola e media borghesia esasperata, appoggiata dai contadini. Si sarebbe potuto quindi costituire un governo di repubblicani «convertiti», che avrebbe consentito di ottenere il suffragio universale e altre importanti riforme, e persino la repubblica, un obiettivo che però – bisognava non scordarlo – non rappresentava per i socialisti la loro ultima meta. Vi era tuttavia nella lettera di Engels un passaggio che Turati e la Kuliscioff, palesemente soddisfatti della risposta ricevuta, evitavano di considerare, pur essendo tutt’altro che secondario: per Engels i repubblicani «convertiti», erano evidentemente i radicali, indicati del resto come «i Cavallotti e compagnia» ed i socialisti avrebbero commesso «il più grande degli errori» se di fronte ai partiti «affini» si fossero limitati «a una critica puramente negativa». E concludeva scrivendo «Potrà arrivare il momento nel quale fosse dover nostre di cooperare con essi in modo positivo. Quando sarà questo momento?» (29)”” [Maurizio Punzo, ‘La politica delle cose. Filippo Turati e il socialismo milanese, 1883-1914’, Milano, 2017] [(26) F. Turati, ‘La borghesia abdica’, ‘Critica sociale’, n. IV, n. 2, 16 gennaio 1894, pp. 20-21; (27) Noi, ‘La nostra tattica’, vi, n. 3, 1° febbraio 1894, pp. 34-35. Il testo originario della lettera di Engels, in francese, si trova in ‘Filippo Turati e i corrispondenti stranieri. Lettere 1883-1932’, a cura di D. Rava, Piero Lacaita, Manduria, 1995, pp. 86-90. Ivi la lettera della Kuliscioff, con la postilla di Turati, di cui quella di Engels costituiva la risposta (pp. 84-86); (28) F. Engels, ‘La futura rivoluzione italiana e il partito socialista’, Londra, 26 gennaio 1894, in “”Critica Sociale””, a. IV, n. 3, 1° febbraio 1894, pp. 35-36; (29) Ibid.] (pag 68-70)”,”MITS-456″
“PUNZO Maurizio”,”Un Barbarossa a Palazzo Marino. Emilio Caldara e la giunta socialista (1914-1920).”,”Maurizio Punzo insegna Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano. Si è occupato di socialismo itaiano e soprattutto del pensiero e l’opera di Filippo Turati. Ha pubblicato ‘L’esercizio e le riforme. Filippo Turati e il socialismo’ (2011) e con Carlo Tognoli ‘Parlando di socialismo’ (2013). Sentimento patriottico di Caldara e dei suoi assessori manifestatosi pienamente all’indomani della rotta di Caporetto. Turati giudicava tremendamente reale il rischio di Milano invasa dall’esercito austro-tedesco. Se l’invasione – scriveva alla Kuliscioff – si fosse estesa o completata nel Trentino, minacciando Milano, egli sarebbe ripartito subito da Roma: “”Qui prevale l’idea che i deputati debbano stare nei loro luoghi”” (pag 255)”,”MITT-407″
“PUNZO Luigi, a cura; saggi di Giuseppe CAMBIANO Nicola SICILIANI-DE-CUMIS Carla DE-PASCALE Fortunato Maria CACCIATORE Pasquale GUARAGNELLA Rita MEDICI Alberto NAVER Marzio ZANANTONI Luigi PUNZO”,”Antonio Labriola. Celebrazioni del centenario della morte. Atti del Convegno di studi, Cassino 7-8-9 ottobre 2004. Volume I. Parte I. L’opera di Labriola.”,”Alla memoria di Antonio Santucci “”Scrivendo a Friedrich Engels da Roma già il 28 ottobre 1892, Labriola sosteneva che in Italia «Il radicalismo è quasi del tutto esautorato. Non ci sono più partiti, e tutto s’inchina al governo esistente o a quello che verrà. In uno e medesimo collegio ci sono due, tre candidati ministeriali. Le influenze, le raccomandazioni, i voti si negoziano sfacciatamente. Oltre il governo e suoi agenti, oltre le banche, le ferrovie e le società di navigazione, oltre le camorre e la Massoneria, ci sono i proconsoli (P.E. Crispi, Zanardelli, ecc.) sussidiatori o sussidiati di tutte quelle altre belle cose». Il dato più scandaloso, secondo Labriola, è che non vi sia «in tutto ciò nulla di ipocrita o di misterioso. Tutto si sa e tutto si confessa sfacciatamente». Era, infatti, noto a tutti che l’appoggio di Crispi al ministero era condizionato al rinnovo della convenzione con la società generale di navigazione Florio, situata a Palermo, che ricambiava Crispi con quella che oggi si chiamerebbe una tangente di 50.000 Lire all’anno, distribuita fra una cinquantina di deputati. Continua Labriola: «Tutto il mondo sa che la Banca Romana è un ammasso di cambiali inesigibili e di conti correnti che non corrono. In questo morbo universale di corruzione rimangono travolti repubblicani e socialisti (…)». Un Labriola amareggiato per la connotazione negativa assunta dalla parola ‘socialista’ precisa, infine, che «in tutte queste cose i proletari non entrano per la semplice ragione che essi non sono in ballo e non ne sanno nulla. Ma tutte queste cose risapute da tutti, gettano il discredito sul socialismo, rendono sospetto il nome di socialista ed aumentano il sentimento di disgusto e di scetticismo» (6)”” (pag 126-127) [Pasquale Guaragnella, ‘Politica e umorismo. In margine alle lettere di Antonio Labriola a Engels] [(in) Luigi Punzo, a cura, ‘Antonio Labriola. Celebrazioni del centenario della morte. Atti del Convegno di studi, Cassino 7-8-9 ottobre 2004. Volume I. Parte I. L’opera di Labriola’, Edizioni dell’Università degli Studi di Cassino, 2006] [(6) A. Labriola, ‘Carteggio’, III, 1890-1895, S. Miccolis [cur.], Napoli 2003, nr. 1247, 268-271]”,”LABD-122″
“PUNZO Luigi, a cura; saggi di Giuseppe LISSA Giovanni MASTROIANNI Gian Mario BRAVO Luigi CORTESI Michele MAGGI Guido LIGUORI Paolo FAVILLI Gian Piero ORSELLO”,”Antonio Labriola. Celebrazioni del centenario della morte. Atti del Convegno di studi, Cassino 7-8-9 ottobre 2004. Volume II. Parte II. La fortuna di Labriola: la politica.”,” In particolare due saggi: Gian Mario Bravo, ‘Labriola e i dirigenti del socialismo europeo’ (pag 317-338) Luigi Cortesi ‘Antonio Labriola politico. Il ’98, il ritorno all’Italia e la ‘questione coloniale’ (pag 339-380 Richiamando il concetto di avanguardia, (Labriola) aggiunse: “”Ritengo imprescindibili due cose: che il proletariato deve essere diretto da chi capisce, e che capire bisogna aver preso coscienza delle forze politiche della storia”” (13)”””,”LABD-123″
“PUNZO Mario”,”Dalla Liberazione a Palazzo Barberini. Storia del Partito Socialista Italiano dalla ricostruzione alla scissione del 1947.”,”‘Ha quindi torto Valdo Magnani quando afferma (4) che il nuovo patto (di unità d’azione Psip Pci settembre 1946, ndr) era strutturato in modo da affidare al Pci una sorta di diritto di veto, dato che prevedeva il deferimento alla Giunta centrale di tutte le questioni controverse’ (pag 297) (4) Oreste Lizzadri, Il socialismo italiano dal frontismo al centro sinistra, op.cit”,”ITAP-254″
“PUOTI Basilio”,”Lettere a Raffaele Masi 1841-1846.”,”Basilio Puoti (1782-1849) letterato e filologo, sostenitore della dottrina del purismo, scrisse tra l’altro ‘Le regole elementari della lingua italiana’ (1833) e ‘Lezioni di eloquenza e letteratura’ (1836).”,”ITAB-011-FMB”
“PUPO Raoul”,”Trieste ’45.”,”PUPO Raoul insegna storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Si occupa di storia della politica estera italiana, del confine orientale italiano, delle occupazioni italiane nei Balcani e degli spostamenti forzati di popolazioni in Europa nel Novecento. “”Nel corso dell’autunno e dell’inverno il Pci ha applicato puntualmente gli accordi Togliatti-Kardelj dell’ottobre 1944. Si è industriato a favorire l’occupazione della Venezia Giulia da parte delle truppe jugoslave vuoi attraverso il comportamento dei comunisti italinai nelle province di confine, vuoi con l’intensa propaganda compiuta sulla stampa italiana, vuoi – non da ultimo – collaborando attivamente alla criminalizzazione del Cln di Trieste. Anche gli jugoslavi hanno fatto la loro parte, considerando gli italiani come una minoranza nazionale legittima e non, come i tedeschi, una comunità globalmente da espellere: di conseguenza, hanno inserito i comunisti italiani negli organi dirigenti dell’OF (Fronte di liberazione sloveno, ndr), lo stesso faranno con i poteri popolari.”” (pag 189)”,”ITQM-171″
“PUPO Spartaco”,”Il vero Camus è realista e mediterraneo.”,”””Nel 1950 interviene pubblicamente nel dibattito tra Palmiro Togliatti e Ignazio Silone, di cui è amico, in merito alla rottura dello scrittore italiano col Pci in nome delle ragioni della libertà. Nel 1951, infine, esce il suo saggio filosofico ‘L’uomo in rivolta’ che segna la rottura tra lui e Jean-Paul Sartre. “”Fu – ha raccontato sua figlia – un vero scandalo, fu accusato di essere di fatto un alleato della destra. Molti si allontanarono da lui. Solo alcuni amici gli rimasero vicini, come Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone””. Il primo gli restò vicino fino alla fine e lo fece collaborare sin dal 1956 alla rivista ‘Tempo Presente’, in nome della comune avversione per il pensiero ideologico: “”La cultura non è il terreno – diceva – della verità, ma della disputa intorno alla verità…””. Nel 1953, alla notizia della rivolta anticomunista di Berlino, Camus prende posizione a favore delle ragioni degli insorti. Tra il 1955 e il 1956 Camus collabora poi al settimanale L’Express con una lunga serie di articoli sulla guerra civile algerina scoppiata nel 1954″” (pag 18)”,”VARx-523″
“PUPO Raoul”,”Adriatico amarissimo. Una lunga storia di violenza.”,”””L’Atlantico e il Pacifico sono i mari delle distanze, il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità”” (Predrag Matvejevic) (in apertura) Raoul Pupo ha insegnato a lungo Storia contemporanea presso l’Università di Trieste. Si occupa di storia della politica estera italiana, della frontiera adriatica, delle occupazioni italiane nei Balcani e degli spostamenti forzati di popolazioni in Europa nel Novecento. La strage di Lipa (Seconda seconda guerra mondiale (pag 147-148) “”L’elenco di rastrellamenti, razzie, incendi di paesi, fucilazioni di massa, esecuzioni di ostaggi, impiccagioni “”esemplari”” con esibizione delle vittime, stupri e torture è troppo lungo da percorrere, e non vi è quasi comunità locale, fra le tante della regione, che non abbia nella sua memoria una ferita da lamentare. Alcuni episodi però hanno avuto e mantengono tuttora un’eco più larga, per le loro dimensioni e la loro efferatezza. Il triste primato spetta al villaggio di Lipa, in provincia di Fiume, nei pressi della rotabile Trieste-Fiume e della linea ferroviaria Fiume-Postumia, oggetto entrambe di frequenti attacchi partigiani. Alla fine di aprile del 1944 i nazisti decidono di fare piazza pulita nella zona con un’operazione su vasta scala condotta da reparti germanici e italiani. Nell’occasione, il 30 aprile scoppia una scaramuccia nella località di Rupa, in cui cadono alcuni militari tedeschi. Subito dopo parte la rappresaglia, che si concentra sul vicino paese di Lipa: una colonna tedesca accompagnata da un paio di ufficiali italiani occupa l’abitato uccidendo tutte le persone incontrate per la strada. I superstiti – come al solito, donne, vecchi e bambini, perché gli uomini stanno con i partigiani – vengono incolonnati, apparentemente per venir condotti alla deportazione; arrivati però all’ultima casa del villaggio, vengono ammassati all’interno e poi trucidati tutti con bombe a mano e baionette. L’edificio viene poi dato alle fiamme, seguito dal resto del paese. Le vittime sono 280, fra cui tre bambine di meno di un anno (34). Lipa è un posto sperduto e le dimensioni dell’eccidio si percepiscono bene solo a guerra finita, anche perché i tedeschi hanno cercato di coprire le tracce e i tesitmoni sono solo un paio. Completamente di versa è la situazione di Trieste, dove i nazisti adottano entrambe le strategie, quella dell’esibizione della morte e quella del suo nascondimento. La politica del terrore è la scelta compiuta per tentare di controbilanciare l’effetto di alcuni attentati così clamorosi, da mettere pubblicamente in discussione l’efficacia del controllo del territrio da parte delle autorità occupanti”” (pag 147-148)”,”EURC-145″
“PURKAYASTHA Probir KOSHY Ninan BHADRAKUMAR M.K.”,”Uncle Sam’s Nuclear Cabin.”,”Euro 15.0 pag 85 membri CSTO (Collective Security Treaty Organization) pag 82 83 Shanghai Cooperation Organizazion (SCO) NSG Nuclear Supply Group (pag 64) NMD (National Missile Defence)”,”INDx-096″
“PUSCHNERAT Tânia”,”Clara Zetkin: Bürgerlichkeit und Marxismus. Eine Biographie.”,”Clara ZETKIN socialdemocratica e poi comunista (1857-1933) “”April 1921: Zetkins zweiter Disziplinbruch. Nach der vernichtenden “”Märzaktion”” der KPD 1921 ging Zetkin in einem Brief an Lenin erneut auf das Problem der Bildung kommunistischer Parteinen ein.”” (pag 256) Aprile 1921: la seconda rottura della disciplina da parte della Zetkin. Dopo la fallita “”azione di Marzo”” del KPD, nel 1921, la Zetkin ha nuovamente sollevato il problema della formazione dei comunisti in una lettera a Lenin””. (pag 256) “”Zetkin hielt Lenin für neutral und (irrtümlicherweise) für nicht involviert in die Märzaktion. Sie erwartete von ihm eine Bereinigung der deutschen Parteiprobleme. Ihr Vertrauen auf die Autorität des großen Führers in Moscau rührte auch aus der Tatsache, dass Lenin mit der Exekutive formal nichts zu tun hatte.”” (pag 257) “”La Zetkin considerava Lenin come neutrale e (erroneamente) non coinvolto nell’ Azione di Marzo. Ella si aspettava da parte sua un chiarimento del problema del partito tedesco. La sua fiducia nell’ autorità del grande capo di Mosca venne scossa per il fatto che Lenin nell’ Esecutivo non fece nulla di esplicito””. (pag 257)”,”RIRB-077″
“PUSCKIN Alessandro (PUSKIN), a cura della Duchessa D’ANDRIA”,”Boris Godunov e altri racconti.”,”””Nel 1820 per alcuni suoi scritti politici e specialmente licenziosi rischiò di essere mandato in Siberia, ma il castigo si limitò a un esilio nelle province del Sud, esilio benefico per il suo genio, perché l’ allontanamento da Pietroburgo e la tranquilla vita provinciale trasformarono il giovane scrittore, e il suo ozio fu fecondo di una vena schietta e magnifica poesia. Sono degli anni fra il 20 e il 24 il Prigioniero del Caucaso, gli Zingari, la Fontana di Bakcissarai e i primi canti di Eugenio Onieghin.”” (pag 8, introduzione) “”Nell’ esilio di Mikhailovskoe, Pusckin s’immerse nella lettura di Shakespeare. Lontano dalla capitale, gli giunse l’ eco della tragedia dei Decembristi, molti dei quali erano suoi parenti o amici, e questa catastrofe influì sul suo spirito e contribuì a maturarlo. Fu allora che concepì il Boris Godunov, innamoratosi delle vecchie leggende russe, sentendo tutto il fascino di quella poesia primitiva che è come il profumo della steppa.”” (pag 9) “”(…) nella sua breve vita, si dissetò a tutte le fonti e avrebbe potuto dire con verità: ‘Humani nihil a me alienum puto’.”” (pag 14) “”Si, stagli a credere! Quando mai i principi si affaticano! E qual’è la sua fatica? Cacciar la volpe e la lepre, banchettare, dar noia ai vicini, e chiacchierar con voi altre, povere sciocche. Si! proprio s’affatica! bisogna compatirlo!”” (pag 198-199)”,”VARx-211″
“PUSKIN Aleksandr S.”,”Poesie.”,”L’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837) comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Eridano Bazzarelli, docente per lungo tempo all’Università Statale di Milano, è uno dei maggiori slavisti italiani. Ha curato per BUR, con traduzioni e introduzioni, innumerevoli opere dei massimi autori russi: Tolstoj, Dostoevskij, Turgenev, Esenin, Puskin, Blok, Cechov, Gogol’, Lermontov, Afanas’ev.”,”RUSx-058-FL”
“PUSKIN Aleksandr S.”,”Romanzi e racconti.”,”All’interno del volume: – In negro di Pietro il Grande – La figlia del capitano – Storia della rivolta di Pugacev e altro…”,”RUSx-009-FV”
“PUSKIN S. Aleksandr, a cura di Pia PERA”,”Evgenij Onegin. Romanzo in versi.”,”Nato a Mosca nel 1799 e morto a Pietroburgo nel 1837, l’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Pia Pera ha tradotto l’Arciprete Avvakum, nadezda Durova, Herzen, le fiabe russe proibite raccolte da Afanas’ev, Dobycin, Lermontov e la corrispondenza fra Ivan il Terribile e il Principe Kurbskij. É autrice di La bellezza dell’asino e Diario di Lo.”,”RUSx-214-FL”
“PUSKIN Aleksandr S., a cura di Eridano BAZZARELLI”,”Poesie.”,”L’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837) comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Eridano Bazzarelli, docente per lungo tempo all’Università Statale di Milano, è uno dei maggiori slavisti italiani. Ha curato per BUR, con traduzioni e introduzioni, innumerevoli opere dei massimi autori russi: Tolstoj, Dostoevskij, Turgenev, Esenin, Puskin, Blok, Cechov, Gogol’, Lermontov, Afanas’ev.”,”RUSx-224-FL”
“PUSKIN Aleksandr A., a cura di Clara STRADA JANOVIC”,”Boris Godunov.”,”Nato a Mosca nel 1799 e morto a Pietroburgo nel 1837, l’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Clara strada janovic ha tradotto opere di propp, Bachtin, Cechov. É autore di studi critici sui Dodici di Blok, sulla teoria del folclore di Propp, sul Giardino dei ciliegi di Cechov. Vittorio Strada è autore di vari libri sulla storia della cultura e della letteratura russa. É fondatore e direttore della rivista internazionale Rossija/Russia.”,”RUSx-225-FL”
“PUSKIN Aleksandr S., a cura di Pia PERA”,”Evgenij Onegin. Romanzo in versi.”,”Nato a Mosca nel 1799 e morto a Pietroburgo nel 1837, l’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Pia Pera ha tradotto l’Arciprete Avvakum, nadezda Durova, Herzen, le fiabe russe proibite raccolte da Afanas’ev, Dobycin, Lermontov e la corrispondenza fra Ivan il Terribile e il Principe Kurbskij. É autrice di La bellezza dell’asino e Diario di Lo.”,”RUSx-226-FL”
“PUSKIN Aleksandr Sergeevic, a cura di Paolo NORI”,”Umili prose. I racconti di Belkin. La donna di picche. Kirdzali. La figlia del capitano.”,”L’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837) comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Considerato uno dei massimi poeti della Russia del XIX secolo e il padre della moderna letteratura russa, fu autore di liriche, poemi, favole, romanzi, racconti, drammi e saggi. Nato a Mosca nel 1799 da una povera famiglia aristocratica. Puskin morì per difendere l’onore della moglie in un duello con il barone francese Georges D’Anthès, a Pitroburgo nel 1837. Paolo Nori è nato nel 1963.”,”RUSx-242-FL”
“PUSKIN Aleksandr Sergeevic, a cura di Eridano BAZZARELLI Giovanna SPENDEL”,”Opere.”,”L’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837) comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Considerato uno dei massimi poeti della Russia del XIX secolo e il padre della moderna letteratura russa, fu autore di liriche, poemi, favole, romanzi, racconti, drammi e saggi. Nato a Mosca nel 1799 da una povera famiglia aristocratica. Puskin morì per difendere l’onore della moglie in un duello con il barone francese Georges D’Anthès, a Pitroburgo nel 1837.”,”VARx-176-FL”
“PUSKIN Alessandro S.”,”La figlia del capitano.”,”Proverbio ‘Voce di popolo / Onda del mare’ (pag 181) Proverbio: ‘Serba l’onore sin dalla giovinezza’ (pag 9) Puskin dapprima poeta e più tardi scrittore in prosa. “”Nato nel 1799, Puskin ebbe una vita movimentata perché il suo carattere irrequieto lo mise più volte in contrasto con le autorità governative che, a varie riprese, lo relegarono in diverse località. Letterariamente questo gli giovò: paesaggi e vicende storiche dei luoghi dove si recava arricchirono il suo bagaglio artistico. Fu verso l’anno 1830 che cominciò a scrivere di prosa, (…) Quando nel gennaio 1837 Alessandro Puskin morì in seguito a una ferita ricevuta in duello, anche la produzione in prosa era più che sufficiente per indicare in Puskin il primo grande scrittore russo. (…) Il Puskin nel 1832 si era dedicato a una storia di Pietro il Grande su fonti d’archivio: l’opera non fu realizzata, ma la sua preparazione ebbe come frutti una ‘Storia della rivolta di Pugacjov’ e il romanzo qui tradotto, ambientato nei luoghi e nei tempi di quella rivolta (…)”” (pag 6-7) (introduzione)”,”VARx-073-FGB”
“PUTNAM Hilary, edizione italiana a cura di Salvatore VECA”,”Ragione, verità e storia.”,”Filosofo e matematico, professore a Harvard, Hilary PUTNAM (Chicago, 1926) ha dato contributi fondamentali a molte correnti del pensiero contemporaneo (scienza cognitiva, percezione, ragionamento, linguaggio ecc.). Il suo principale apporto al linguaggio è la cosiddetta teoria del riferimento diretto, strettamente intrecciata alla tesi filosofica del realismo “”metafisico”” secondo cui “”il mondo consiste in una totalità determinata di oggetti indipendenti dalla mente””. Con questo libro (Ragione, verità e storia) PUTNAM ha abbandonato questa posizione a favore di un realismo interno secondo il quale ogni domanda sul mondo ha senso solo all’interno di una teoria. Altre opere: ‘La sfida del realismo’ (1991), ‘Il pragmatismo: una questione aperta’ (1992), ‘Filosofia della logica’ (1975), ‘Verità e etica’ (1982), Mente, linguaggio e realtà (1987). “”In opposizione a tutto quanto abbiamo finora osservato, Karl Popper ha ripetutamente sostenuto che c’è un metodo scientifico distintivo, che lo si può asserire e che ci si dovrebbe fidare soltanto di esso per scoprire la natura del mondo. Popper ritiene, tuttavia, che vi siano nozioni di razionalità che sono più ampie della razionalità scientifica e che esse si applichino alle decisioni etiche. Secondo la concezione di Popper, illustrata nel suo influente libro Logica della scoperta scientifica (Logik der Forschung) e in opere successive, il metodo scientifico consisterebbe nell’ avanzare teorie “”altamente falsificabili””, cioè teorie che implicano predizioni rischiose. Procediamo poi a sottoporre tutte queste teorie a prove, sino a che ne sopravviva soltanto una. Quest’ ultima viene quindi provvisoriamente accettata, mentre si ripete l’ intera procedura. Poiché l’ eliminazione progressiva di tutte le teorie tranne una si effettua su basi deduttive – una teoria, infatti, viene abbandonata quando si scopre che da essa deriva una predizione che è definitivamente falsificata – Popper sostiene che non è affatto necessario ricorrere al teoria di Bayes, né all’ esame dei gradi di sostegno. Un problema con la teoria di Popper è che è assolutamente impossibile sottoporre a prova tutte le teorie strettamente falsificabili.”” (pag 211)”,”FILx-278″
“PUTNAM Hilary”,”Rappresentazione e realtà.”,”Hilary Putnam (Chicago 1926) è dal 1956 docente di Filosofia alla Harvard University e dal 1976 Walter Beverly Pearson Professor di Matematica e logica matematica.”,”FILx-119-FL”
“PUTNAM Hilary, edizione italiana a cura di Salvatore VECA”,”Ragione, verità e storia.”,”H. Putnam è dal 1965 professore di filosofia a Harvard e dal 1976 Walter Beverly Pearson Professor di Matematica e logica matematica. Il Saggiatore ha già pubblicato ‘Verità e etica’.”,”FILx-290-FRR”
“PUTNAM Hilary”,”Mente, corpo, mondo.”,”Hilary Putnam (Chicago 1926) è dal 1956 docente di Filosofia alla Harvard University e dal 1976 Walter Beverly Pearson Professor di Matematica e logica matematica.”,”FILx-146-FL”
“PUTNAM Robert D. BAYNE Nicholas”,”Sovrani ma interdipendenti. I vertici dei sette principali paesi industrializzati.”,”Robert D. Putnam è direttore del Dipartimento di Government dell’Università di Harvard e membro del Center of International Affairs della stessa Università. Nicholas Bayne, membro del corpo diplomatico britannico, è attualmente rappresentante per il Regno Unito nell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).”,”ECOI-176-FL”
“PYATNIZKAYA Julia, a cura di Victor ZASLAVSKY”,”Diario della moglie di un bolscevico.”,”Moglie di Osip PIATNIZKI, Julia Sokolova Pyatnizkaya proveniva da una famiglia di piccola nobiltà della provincia russa. Aderì giovanissima al partito bolscevico e poco più che ventenne sposò uno dei massimi dirigenti da cui ebbe due figli. Dopo l’ arresto del marito per opera della NKVD nel 1938 sarà pure lei internata in un gulag dove morirà nel 1940. (pag 23 128) “”Il rancore verso Pyatnizky è forte. Si è sempre lesinato tutto e ha dato i suoi figli in pasto a quella gente che si è rubata i soldi e tutto il resto, ma che gente è, In mano a chi siamo? Che terribile arbitrio, e tutti hanno paura. Sto impazzendo di nuovo: ma che dico, che dico?”” (pag 23) “”Non avevamo mai preso niente di altri, vivevamo in modo molto modesto. Pyatnizky scriveva, io lavoravo, lui lavorava… Non penso che la moglie del giovane collaboratore del Nkvd lavori, né che lui sia in grado di scrivere. Da dove hanno preso tutta questa roba? Pensavo prima che tutta la roba confiscata finisse allo stato e invece, una buona parte, le cose di maggior valore, vanno ai collaboratori del Nkvd. Che cosa c’è di nuovo in queste persone, in questi tempi?…”” (pag 128)”,”RUSS-149″
“PYATNIZKAYA Julia, a cura di Victor ZASLAVSKY”,”Diario della moglie di un bolscevico.”,”Julia Sokolova Pyatnizkaya nacque alla fine dell’Ottocento in una famiglia della piccola nobiltà della provincia russa. Aderì giovanissima al partito bolscevico, e poco più che ventenne, ne sposò uno dei massimi dirigenti, Osip PYATNIZKY, da cui ebbe due figli. Dopo l’arresto del marito da parte del Nkvd, nel 1938 sarà a sua volta internata nel lager di Karaganda, in Kazakistan, dove morirà nel novembre del 1940. Vctor Zaslavsky, studioso di storia del comunismo e dell’ex URSS, è docente di sociologia politica all’Università Luiss di Roma. Ha insegnato in diverse università in Russia, Canada e Stati Uniti. Tra i suoi libri in italiano: Storia del sistema sovietico, L’ascesa, la stabilità, il crollo; Togliatti e Stalin, il Pci e la politica estera staliniana negli archivi di mosca, Il massacro di Katyn, Il crimine e la menzogna. Il diario di Julia Pyatnizkaya è una delle rarissime testimonianze dirette di quel periodo della storia sovietica chiamato il ‘Grande Terrore’, al culmine del quale, tra l’agosto 1937 e il novembre 1938, furono fucilate, sulla base delle sentenze dei tribunali, e cioè nella piena legalità staliniana, circa settecentomila persone, mentre almeno altre trecentomila morirono per le torture durante gli interrogatori.”,”RIRB-014-FL”