“TAAFFE Peter”,”Marxism in Today’s World.”,”This book is the result of a discussion between Peter Taaffe, General Secretary of the Socialist Party in England and Wales, and a member of the International Secretariat of the Committee for a Workers’ International, and an Italian Marxist, Yurii Colombo. Preface and Acknowledgements, foto, Other publications from Socialist Publications, How to Contact Committee for a Workers’ International, Index,”,”TROS-050-FL”
“TAAFFE Peter”,”A Socialist World is Possible. The History of the CWI.”,”Peter Taaffe, General Secretary of the Socialist Party in England and Wales, and a member of the International Secretariat of the Committee for a Workers’ International, and an Italian Marxist, Yurii Colombo. Introduction on the 30th anniversary, Introduction to the March 1998 edition, Postscript: Building the CWI (1998-2004), Glossary, Contacting the CWI,”,”TROS-051-FL”
“TAAFFE Peter”,”The Rise of Militant. Militant’s 30 years.”,”Preface, Conclusion, Reference Notes, Bibliography, Illustrazioni, Photo, Index,”,”TROS-057-FL”
“TABACCO Giovanni MERLO Giovanni Grado”,”Medioevo. V-XV secolo.”,”Giovanni Tabacco è autore della storia relativa all’alto medioevo, e G. Giovanni Merlo è autore della parte relativa al basso medioevo. Insegnano Storia medievale nella Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. “”Questa proliferazione di spregiudicati concessionari di chiese e beni dall’interno della stessa gerarchia ecclesiastica, insieme con la libera disposizione signorile delle chiese private e con gli abusi commessi da vescovi e re a favore di parenti e di amici, generò un disordine parallelo a quello prodotto dall’ordinamento pubblico dallo sviluppo dei poteri signorili di banno e dalla trasformazione degli ufficiali pubblici in dinasti. Ma l’esito fu diverso nei due ordinamenti”” (pag 285) (Dal movimento riformatore ecclesiastico alle innovazioni strutturali del papato, dell’episcopato e dei regni)”,”EURx-024-FF”
“TABACCO Giovanni MERLO Giovanni Grado”,”Medioevo. V-XV secolo.”,”Giovanni Tabacco è autore della storia relativa all’alto medioevo, e G. Giovanni Merlo è autore della parte relativa al basso medioevo. Insegnano Storia medievale nella Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Vicende del potere regio (pag 492-493) “”La conquista della supremazia su un docuato o su un comitato non significava di per sé possibilità e capacità di coordinamento e di subordinazione dei molteplici centri politici in esso presenti. Poteva anzi accadere che la conquista fosse il risultato finale di una lenta e progressiva penetrazione del potere regio in una determinata regione”” (pag 493)”,”STMED-090-FSD”
“TABACCO Giovanni MERLO Giovanni Grado”,”Medioevo. V-XV secolo.”,”Giovanni Tabacco è autore della storia relativa all’alto medioevo, e G. Giovanni Merlo è autore della parte relativa al basso medioevo. Insegnano Storia medievale nella Facoltà di Lettere dell’Università di Torino.”,”STMED-110-FSD”
“TABARI Muhammad Ibn Garir al-“,”Vita di Maometto.”,”TABARI è uno storico persiano della metà del IX secolo che ha scirtto in arabo, lingua egemone dell’ epoca, una grande ‘Storia degli Inviati (di Dio) e dei Re’. Hermann ZOTENBERG ne ha dato una edizione attendibile dal punto di vista testuale e storico da cui è stata tratta la parte riguardante MAOMETTO.”,”RELx-021″
“TABET Duccio”,”Economia politica. XVIII lezione.La rendita fondiaria.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-M-1″
“TABET Duccio”,”Economia politica. XIX lezione.La rendita fondiaria. 2. Le forme precapitalistiche della rendita fondiaria.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-N-1″
“TABET Duccio”,”Politica economica. V Lezione. Sulla formazione della struttura dell’economia italiana. Lo sviluppo del capitalismo nell’agricoltura italiana.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-U-2″
“TABUCCHI Antonio”,”Requiem. Un’allucinazione.”,”Omaggio al Portogallo, opera scritta dall’autore in portoghese.”,”VARx-050-FSD”
“TACCHI Giancarlo”,”Le minoranze rivoluzionarie dalla crisi del 1929 alla vigilia della guerra. Lineamenti di uno studio critico.”,”Giancarlo TACCHI è deceduto nel 2001, era nato a Bologna nel 1939. Specialista in cardiologia, militante del Partito Comunista Internazionale da metà degli anni 1960 fino al 1973, staccatosi da tale organizzazione rimase in contatto con vari elementi e organizzazioni di sinistra. La Graphos ha pubblicato nel 1999 il suo libro ‘Da Stalin a Gorbaciov. Classi sociali e Stato nella Russia sovietica’. Rottura tra Prometeo e Trotsky. “”Per comprendere, invece, la posizione del gruppo italiano raccolto intorno al giornale “”Prometeo”” sulla specifica questione dell’ inizio della rivoluzione democratico-borghese in Spagna, bisogna rifarsi alla già richiamata discussione da esso sostenuta con Trotsky fra la fine del 1930 e l’ inizio del 1931. Così la frazione all’ estero della Sinistra Comunista italiana scrisse al Segretariato dell’ Opposizione Internazionale il 15 settembre del 1930: (…). La lettera sancì la rottura fra “”Prometeo”” e Trostsky, che così rispose: Le vostre tesi sulle parole d’ ordine democratiche fruno per me una rivelazione. Esse mi paiono in contraddizione irreconciliabile con tutto ciò che considero teoria marxista comunista”” (pag 131-132) “”La miglior ricostruzione delle giornate di maggio a Barcellona è stata fatta da Mario Signorino: (…) (M. Signorino, Il massacro di Barcellona, FABBRI, MILANO, 1973).”” (pag 190)”,”MOIx-017″
“TACCHI Giancarlo”,”Da Stalin a Gorbacëv. Classi sociali e stato nella Russia sovietica.”,”””Non molto ci ha aiutati a comprendere la specificità sovietica la nozione di ‘capitalismo di Stato’, cioè un modello capitalistico nel quale lo Stato non fa solo il soldato, il gendarme e il postino, ma anche il banchiere e l’ industriale. Come scrisse Bordiga in una lettera del 1951, tale nozione, “”che in sé nulla ci dice””, si poteva applicare sia all’ Italia di Mussolini sia all’ Inghilterra laburista di quell’ epoca e, aggiungiamo noi, alla Germania di Guglielmo II, a quella di Hitler, al Giappone di Hiro Hito, all’ Italia democristiana, e, infine, a tanti paesi del Terzo Mondo in questo dopoguerra, Cina in testa. Abbiamo, quindi, tanti modelli di capitalismo di Stato, (…)””. (pag 17) “”Il malcontento trovò uno sbocco in vari gruppi semiclandestini ai margini del partito, come, per esempio, il Gruppo operaio di Mjasnikov. Nella primavera-estate 1923, l’ aggravamento delle condizioni di vita della classe operaia innescò numerosi scioperi selvaggi a Mosca e a Pietrogrado. L’ Opposizione non fece causa comune con i lavoratori e non sfruttò il loro malcontento. Trotsky, convinto che l’ accelerazione del processo di industrializzazione fosse il principale mezzo per rafforzare il potere proletario, riteneva infatti che gli operai dovessero adattarsi, per favorire l’ espansione industriale, a fare sacrifici anche notevoli sul piano salariale. Il 5 marzo 1923 Lenin, convinto che l’ affare georgiano fosse il sintomo di un male più profondo, chiese a Trotsky di attaccare Stalin su questo problema. Al XII congresso del partito, in aprile, Trotsky, invece, non solo non attaccò Stalin, ma rinunciò anche a rendere pubbliche le note dello stesso Lenin sulla questione della Georgia. Egli riteneva che il principale pericolo per il potere proletario in quel momento venisse dai kulaki, dai nepmen, dalla borghesia privata e che quindi Stalin costituisse un baluardo contro tale pericolo””. (pag 55)”,”RUSU-193″
“TACCHI Giancarlo”,”Le minoranze rivoluzionarie dalla crisi del 1929 alla vigilia della guerra. Lineamenti di uno studio critico.”,”Giancarlo Tacchi, nato a Bologna nel 1939, trascorse la giovinezza a Rimini e compì gli studi universitari a Bologna. Specialista in cardiologia, svolse la sua attività professionale in ambito ospedaliero, soprattutto a Varese. Militò nel Partito comunista internazionale dalla metà circa degli anni Sessanta fino all’inizio del 1973. Di lui la Graphos ha pubblicato nel 1999 Da Stalin a Gorbacev, Classi sociali e Stato nella Russia sovietica. Si è spento nel 2001.”,”BORD-010-FL”
“TACCHI Giancarlo”,”Da Stalin a Gorbacëv. Classi sociali e Stato nella Russia sovietica.”,”Giancarlo Tacchi, nato a Bologna nel 1939, trascorse la giovinezza a Rimini e compì gli studi universitari a Bologna. Specialista in cardiologia, svolse la sua attività professionale in ambito ospedaliero, soprattutto a Varese. Militò nel Partito comunista internazionale dalla metà circa degli anni Sessanta fino all’inizio del 1973. Di lui la Graphos ha pubblicato nel 1999 Da Stalin a Gorbacev, Classi sociali e Stato nella Russia sovietica. Si è spento nel 2001.”,”RUSU-074-FL”
“TACCHINARDI Riccardo PEREGALLI Arturo”,”L’ URSS e i teorici del capitalismo di Stato.”,”Comunisti russi, sinistra tedesca, socialisti e anarchici, opposizione russa e trotskismo, sinistra eterodossa in GERM, burocrazia una nuova classe?, Russia negli anni Trenta, Comunisti dei Consigli, trotskisti e il superamento del trotskismo, la sinistra italiana e Amadeo BORDIGA. Riccardo TACCHINARDI si occupa di letteratura. Tra i vari studi pubblicati ricordo ‘Per una storia degli intellettuali rivoluzionari in Italia: Carlo Bini e il ‘Manoscritto di un prigioniero’ in ‘Inventario, n° 5-6, 1982 e ‘Piccola borghesia, intellettuali italiani e politica culturale del PCdI’ in ‘Il Ponte’ n° 5-6 1985. Si è occupato pure di storia dell’editoria milanese dell’800. PEREGALLI si interessa di storia dei paesi dell’Est e della storia del movimento operaio italiano.”,”RUSU-022″
“TACCHINARDI Riccardo”,”Amadeo Bordiga: intellettuali e socialismo (1912-1926).”,”””Gramsci (insieme a Togliatti) cercherà a Lione di richiamarsi alla tematica del Che fare? leniniano di fronte alle precise contestazioni di Bordiga nella sua esposizione delle tesi della sinistra, e rivendicherà l’ ortodossia leniniano-bolscevica della nuova organizzazione del partito per cellule sui luoghi di produzione, cercando di conciliare la vecchia posizione consiliare-ordinovista con una funzione privilegiata assegnata agli intellettuali come “”gruppo””, “”massa”” (aveva chiaramente scritto nel saggio meridionalista). Il suo antagonista aveva lucidamente denunciato con esplicita chiarezza quello che riteneva il falso camuffamento leninista del vecchio ordinovismo: “”Il gruppo dell’ ‘Ordine Nuovo’ sorse a Torino fra alcuni elementi intellettuali che si posero a contatto con le masse proletarie dell’ industria, quando a già a Torino aveva largo seguito la frazione astensionista. Nella ideologia di quel gruppo predominavano concezioni filosofiche borghesi, idealistiche, crociane, che naturalmente subirono e subiscono una trasformazione. (…)””. (pag 20)”,”BORD-061″
“TACCHINARDI Riccardo PEREGALLI Arturo”,”L’ URSS e i teorici del capitalismo di Stato.”,”Indice. – I comunisti russi. – La Sinistra tedesca – L’opposizione russa e il trotskismo – La sinistra eterodossa in Germania – La burocrazia: una nuova classe? – Dentro la Russia negli anni Trenta – I comunisti dei consigli – I trotskisti e il superamento del trotskismo – La sinistra italiana e Amadeo Bordiga – Conclusione”,”TEOC-041-FGB”
“TACCOLA Sebastiano”,”Categorie marxiste e storiografia del mondo antico. Critica e storia in un dibattito italiano degli anni Settanta.”,”Sebastiano Taccola (Piombino 1980), dopo una laurea in filosofia presso l’ateneo pisano ha conseguito il dottorato di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Si occupa di tematiche relative al marxismo, alla filosofia della storia, alla teoria critica e alla marxiana critica dell’economia politica. Insegna filosofia e storia nei Licei. “”Se la nuova storiografia trovò terreno fertile in Francia (dove incontrò la scuola delle Annales e gli stimoli provenienti dallo strutturalsmo), in Italia la questione si pose diversamente. Qui, infatti, il percorso di rinnovamento della storiografia (e soprattutto della storiografia marxista) era stato particolarmente complesso, frastagliato e pluristratificato (…)”” (pag 15)”,”TEOC-810″
“TACCOLINI Mario CAFARO Pietro”,”Il Banco Ambrosiano. Una banca cattolica negli anni dell’ascesa economica lombarda.”,”In occasione del centenario della fondazione del Banco Ambrosiano, per la prima volta vengono ricostruite le sue origini, caratterizzate sin dagli esordi dall’essere espressione diretta del mondo cattolico milanese e lombardo. Mentre nella prima parte del volume Mario Taccolini analizza minutamente tutte le tappe del processo di costituzione guidato da Giuseppe Tovini, nella seconda Pietro Cafaro ripercorre le fasi iniziali dell’attività vera e propria del Banco Ambrosiano che, sotto la guida accorta di Cesare Nava, assunse sempre più le caratteristiche di una normale azienda di credito ordinario. Vengono così ricostruiti i vari aspetti di un caso di rilevante interesse per gli studi di storia economica e finanziaria: la forma istituzionale adottata, gli indirizzi operativi, i rapporti con le altre banche cattoliche e, più in generale, con le altre strutture del sistema creditizio italiano, il ruolo di coordinamento e sostegno del tessuto economico regionale nel quadro della prima industrializzazione del Paese.”,”E1-BAIT-021″
“TACITO Cornelio”,”La Germania.”,”Gli antichi germani erano gelosi della loro indipendenza, amavano tenacemente la libertà, erano intolleranti della schiavitù, avevano fatto della guerra un mestiere, nelle battaglie si battevano con un eroismo non comune e con disprezzo dei pericoli. Le donne seguivano gli uomini in battaglie e li esortavano alla resistenza. Uscire dalla battaglia sopravvivendo al proprio capo era considerato indegno. Abbandonare lo scudo era un disonore. I Catti si lasciavano crescere incolti i capelli e la barba che si tagliavano soltanto quando avessero ucciso un nemico. Secondo TACITO (1) nel complesso la forza dei Germani risiede di più nella fanteria. Assumono i re secondo il criterio della nobiltà, i capi secondo quello del valore. I capi, piuttosto che con l’ autorità, si reggono con l’ esempio, combattendo in prima linea. I Germani, vivono con grande onestà e serietà di costumi, ma non trattano cosa pubblica o privata se non armati. Il primo onore dei giovani è ricevere lo scudo e la lancia. Prima di quel momento sono considerati parte della famiglia, dopo, dello Stato. In battaglia è un disonore per il capo farsi superare in valore dai gregari, come è un disonore per questi non eguagliare quello in valore: i capi lottano per la gloria, i soldati per i capi. In battaglia sono intelligenti e perspicaci. Sanno combattere in schiere ordinate e ripongono più fiducia nel comandante che nell’esercito. Piuttosto che coltivare la terra preferiscono combattere: è da buoni a niente conquistare col sudore ciò che può ottenersi col sangue. In ogni famiglia non distingueresti i padrone dallo schiavo per nessuna delicatezza nell’ educazione. Hanno un alto senso dell’ ospitalità. Sono senza astuzia e malizia, sono schietti, e quando discutono non sanno fingere. Non hanno però temperanza riguardo al bere. Non conoscono cosa sia l’ usura. Nei funerali nessuna pompa e disdegnano l’onore di monumenti di gran mole. Alle donne si conviene piangere, agli uomini ricordare. Tra i Germani, i Cauci, popolo nobilissimo, preferisce mantenere la propria grandezza con la giustizia piuttosto che con la forza. Ma tengono sempre pronto un esercito imponente che gode di gran fama.”,”STAx-027″
“TACITO”,”Germania.”,”””Un’altra ipotesi circa lo scopo dell’ opera fu avanzata per la prima volta dal Passow e ad essa aderì anche lo Haase: la Germania sarebbe stata composta per un fine politico””. (pag XIV) “”Tacito sarebbe stato fra i moderati: scrivendo la Germania, egli voleva dissuadere Traiano da una guerra di conquista, e mostrargli in anticipo i pericoli e le difficoltà”” (pag XIV) (noi) “”riteniamo, d’accordo con Teodoro Mommsen, che la Germania “”reca l’ impronta decisa di un trattato geografico””; o meglio etno-geografico””. (pag XV) “”Lo studio dei popoli germanici trae seco, di necessità, il confronto con Roma. Si spiegano quindi le varie allusioni alla corruzione romana, i rilievi morali e sociali, il senso di timore per i fata dell’ Impero minacciato””. (pag XVII “”Troppo grande si manteneva infatti la fama di Cesare storico perché Tacito non fosse naturalmente indotto a rivolgersi a lui come termine di confronto, a riprodurne qualche movenza, e sopratutto a correggerlo dove ciò fosse necessario, tenendo conto dei 150 anni interposti””. (pag XX)”,”STAx-104″
“TACITO Cornelio”,”La Germania. Aggiuntavi la trattazione delle gent e dei costumi della Gallia e di Germania nella ‘Guerra Gallica’ di Giulio Cesare.”,”L’ impero romano mostra le crepe. “”Tacito, trattando della Germania sotto gli aspetti più diversi e, nel tempo stesso, con una brevità suggestiva e lapidaria, doveva pensare di far cosa non inutile e non volgare. In verità l’ argomento era già stato trattato da parecchi, con più o meno di diffusione, ma in opere di indole più generale, e per conseguenza in via di digressioen o di integrazione rispetto ad altri argomenti. Cesare aveva condotto due campagne contro i Germani, passando il Reno e iniziando, più che la conquista, l’ esplorazione del loro paese. Dal punto di vista militare, il successo non era stato largo; e appunto l’ aver intromesso una larga comparazione, letteraria ed erudita, degli istituti e dei costumi dei Galli e dei Germani là, dove le vicende della seconda campagna sono assai sommariamente accennate (nel libro sesto della Guerra Gallica, dal capitolo undicesimo a ventottesimo), starebbe a provare che non se ne era cavato molto di meglio che qualche notizia.”” (pag 14) La tristezza tacitiana. “”Il pessimismo di Tacito, che è l’ ultima grande voce dell’ antica Roma, ha del profetico; e, nel tempo stesso, è rimpianto doloroso del passato e sforzo generoso di salvarne la tremenda eredità con un grido d’allarme. Il nemico potrà ridursi all’impotenza da sé, per le sue discordie intestine, o ve lo potrà ridurre forse Roma stessa, quando la superiorità nelle armi apparirà vana, col comunicargli i propri vizi.”” (pag 18)”,”GERx-108″
“TACITO, a cura di Giovanni CASTELLI”,”Principato e libertà. Antologia da tutte le opere.”,”””La libertà insomma è quella che si basa sul ‘logos’, sulla ‘recta ratio’, non sull’anarchia degli istinti, e questo vale non solo in campo morale, ma anche in campo politico: per questo Materno definisce coloro che confondono ‘libertas’ con ‘licentia’ con un termine assai caro alla polemica delle scuole filosofiche contro le passioni””. (commento al passo) (pag 9) “”Rara felicità dei tempi, in cui è lecito pensare come si vuole e dire ciò che si pensa”” (Tacito) (in apertura Principato e libertà. Antologia)”,”STAx-231″
“TACITO”,”Dialogo sull’oratoria.”,”””Non ho preferenze per nessuna di queste ipotesi. Mettendole a confronto, e constatando la nostra incapacità a decidere in un senso o nell’altro, si giunge alla conclusione che in fondo ci sono cose che non sapremo mai”” (Cl. Lévi-Strauss, da un’intervista 1991) (in apertura) Nell’antichità vi erano due modelli di dialogo letterario: aristotelico e eraclideo (pag 10) “”Non stupisce che l’opera sia stata definita “”ambigua””; “”oscura””, “”tantalicamente elusiva””. Klingner la definisce “”un piccolo penetrante lavoro che, nonostante tutta la grazia ciceroniana che ostenta, è molto lontano dalla limpida chiarezza ciceroniana – nei dialoghi di Cicerone si può sempre capire molto facilmente quando viene esposta la sua opinione personale -, e anzi, con la sua ricchezza di sottintesi offre sempre nuove difficoltà agli interpreti che cercano di cogliere il senso dell’insieme e il rapporto tra le parti”” (Luciano Lenaz) (pag 29) “”13. Non esiterei, inoltre, nemmeno a fare un confronto tra la fortuna dei poeti e la loro felice compagnia, e la vita inquieta e ansiosa degli oratori. E’ giusto che i loro pericoli ed i loro combattimenti li portino fino al consolato!”” (pag 87) “”32. E nessuno mi deve rispondere che è sufficiente imparare, di volta in volta, qualche concetto semplice e superficiale sull’argomento; prima di tutto, siamo in grado di usare assai meglio le nozioni che abbiamo fatto nostre che non quelle imparaticce, ed è evidente che c’è una bella differenza tra chi le possiede per conto proprio e chi le ha prese a prestito. La conoscenza inoltre di molte discipline ci arricchisce anche quando trattiamo altri argomenti, ed emerge e spicca anche quando meno ci se lo aspetta. E non la percepisce soltanto l’ascoltatore colto e intelligente, ma anche il popolo, ed accumula quindi elogi e consensi su chi abbia fatto studi regolari, passando attraverso tutti i gradi dell’eloquenza; su chi, insomma, può consideraris un oratore. Perché, e lo confermo, non può essere un oratore, né esserlo mai stato, chi non si presenti al Foro armato di tutte le arti, come se, armato di tutte le armi, si presentasse in battaglia”” (pag 155)”,”STAx-264″
“TACITO Publio Cornelio versione di CETRANGOLO Enzio”,”Tutte le opere.”,”Publio (o Gaio) Cornelio Tacito (in latino Publius (o Gaius) Cornelius Tacitus; Gallia Narbonense, 55-58[1] – Roma (città antica), 117-120[1]) è stato uno storico, oratore e senatore romano. È uno degli storici più importanti dell’antichità. Le sue opere maggiori, gli Annales e le Historiae, illustrano la storia dell’Impero romano del I secolo, dalla morte dell’imperatore Augusto, avvenuta nel 14, fino alla guerra giudaica dell’imperatore Tito (anno 70). « La rivoluzione a Roma si realizzò in due tempi, nel primo repentina, nell’altro lenta. Il primo atto distrusse la repubblica nel corso della guerra civile, il secondo la libertà e l’aristocrazia negli anni di pace. Sallustio è il prodotto della prima epoca, Tacito dell’altra. » (R. Syme, Tacito, vol. II, Brescia 1971, p. 718) (wikip)”,”STAx-291″
“TACITO Cornelio”,”Opere. Annali, storie, Germania, Agricola, Dialogo degli oratori.”,”‘Con una mente metafisica incomparabile Tacito contempla l’uomo qual è, Platone quale dee essere; e come Platone con quella scienza universale si diffonde in tutte le parti dell’onestà che compiono l’uom sapiente dell’idea, così Tacito discende a tutti i consigli dell’utilità perché tra gli infiniti irregolari eventi della malizia e della fortuna si conduca a bene l’uom sapiente di pratica’ (Giambattista Vico, Autobiografia) (pag XV); “”Io affronto una storia densa di vicende, terribile per battaglie, torbida di sedizioni, tragica anche nella pace. Quattro principi spenti col ferro, tre guerre civili, molte esterne, il più delle volte concorrenti le une con l’altre; fausti gli eventi in Oriente, avversi in Occidente; agitata l’Illiria, infide le Gallie, sterile la conquista della Britannia; insorti contro di noi Sarmati e Svevi, i Daci rinomati per stragi inflitte e sofferte, sul punto di prender l’armi anche i Parti per la impostura di un falso Nerone. Né basta: l’Italia funestata da disastrri non mai veduti, o riapparsi dopo lungo corso di secoli; città inghiottite o sepolte lungo le ubertose coste della Campania; Roma devastata da incendi, crollati gli antichissimi templi, lo stesso Campidoglio in fiamme per mano di cittadini. Riti profanati; scandalosi adulteri; disseminati nei mari gli esuli, cruenti gli eccidi gli scogli. In Roma, un ancor più atroce incrudelire: nobiltà, ricchezze, cariche assunte o ricusate, tutto era pretesto ad accuse; inevitabile premio alla virtù, la morte. Abbominevole quanto il delitto la ricompensa ai delatori: gli uni arraffano, quale bottino, sacerdozi e consati, gli altri il governo di provincie e comandi all’interno, tutto sovvertendo per odio o per paura. Aizzati i servi contro i signori, i liberti contro i padroni, chi non aveva nemici calpestato dagli amici. E tuttavia, non a tal segno infeconda di virtù quell’età da nn produrre anche nobili esempi (…)”” (pag 544-545)”,”STAx-002-FC”
“TACITO Cornelio, a cura di Lidia PIGHETTI”,”Annali. Volume I.”,”Pochi latini, al pari di Cornelio Tacito, portano nel nome il suggello del loro destino. La gens Cornelia, una delle più illustri della storia di Roma, e Tacitus, quest’uomo che, in fondo all’imbuto della sua vicenda di fosco cesellatore di eventi, aveva predestinazione il silenzio: dopo gli Annali non si poteva che tacere o morire. Questo umbro di Terni – secondo una delle due ipotesi anagrafiche che lo riguardano, l’altra è che fosse di origine gallica – ha in comune con un altro umbro, l’elegiaco Properzio, la concentrazione e la cupezza; e con altri due centro-italici, Catone e Sallustio, l’ideologia conservatrice, il culto della tradizione repubblicana, e anche, con Sallustio, la tensione spasmodica dello stile, oltre che un pessimismo radicale sulle sorti dello Stato romano.”,”STAx-087-FL”
“TACITO Cornelio, a cura di Lidia PIGHETTI”,”Annali. Volume II.”,”Pochi latini, al pari di Cornelio Tacito, portano nel nome il suggello del loro destino. La gens Cornelia, una delle più illustri della storia di Roma, e Tacitus, quest’uomo che, in fondo all’imbuto della sua vicenda di fosco cesellatore di eventi, aveva predestinazione il silenzio: dopo gli Annali non si poteva che tacere o morire. Questo umbro di Terni – secondo una delle due ipotesi anagrafiche che lo riguardano, l’altra è che fosse di origine gallica – ha in comune con un altro umbro, l’elegiaco Properzio, la concentrazione e la cupezza; e con altri due centro-italici, Catone e Sallustio, l’ideologia conservatrice, il culto della tradizione repubblicana, e anche, con Sallustio, la tensione spasmodica dello stile, oltre che un pessimismo radicale sulle sorti dello Stato romano.”,”STAx-088-FL”
“TACKETT Timothy”,”In nome del popolo sovrano. Alle origini della rivoluzione francese.”,”Adesione parziale dell’aristocrazia all’Assemblea generale (pag 158) “”Per alcuni si trattava di “”piegarsi alle circostanze””, come diceva Boufflers. “”Restava un’unica via da scegliere””, ricordava Talleyrand, “”quella di cedere prima di essere costretti, e quando ancora se ne poteva avere un merito””. Altri agivano sotto la spinta di un autentico entusiasmo e idealismo, convinti che “”la nobiltà (…) avrebbe potuto essere altrettanto utile nella sala comune degli stati generali””. “”Tutto era stato dimenticato””, scriveva Pinteville al fratello, “”perché ci potessimo dedicare alla nuova causa””. L’11 luglio soltanto ottanta nobili continuavano a essere presenti a riunioni separate del loro ordine, circa la metà di una settimana prima. Nonostante le loro precedenti dichiarazioni, molti dei gentiluomini e degli ecclesiastici un tempo dissidenti cominciarono a partecipare apertamente ai dibattiti e alle votazioni dell’Assemblea generale. Duquesnoy ha preso accuratamente nota della discussione del 1° luglio sul problema delle rivolte nell’esercito, la prima discussione a cui hanno preso parte molti degli antichi avversari del terzo stato. “”Questa volta la nobiltà ha chiaramente votato per testa; a giudicare dalle apparenze vi è in quest’ordine un gruppo consistente che ormai pensa soltanto a riconciliarsi con l’opinioe pubblica e a far funzionare gli stati”””” (pag 158)”,”FRAR-400″
“TADDEI Ezio”,”The Tresca Case; Discorso pronunziato da Ezio Taddei alla ‘Rand School’ in New York, il 14 febbraio 1943; L’attentato a Mussolini ovvero Il segreto di Pulcinella.”,”Per un quadro della cultura radicale italiana negli Stati Uniti si veda M. Bencivenni, Immigrant radical culture. The idealism of the sovversivi in the United States, 1890-1940, New York 2011 Trecc: TRESCA, Carlo. Nacque a Sulmona (L’Aquila) il 9 marzo 1879, sesto di otto figli di Filippo e di Filomena Fasciani. La famiglia Tresca era benestante e godeva di un certo riconoscimento sociale in città, dal momento che il nonno paterno era un proprietario terriero, mentre i genitori della madre possedevano una scuola di musica. Intervenuti successivamente problemi economici, Carlo non poté completare l’istituto tecnico. Aveva mostrato, peraltro, una scarsa attitudine verso l’istruzione, per cui si fece ben presto una fama di ‘scapestrato’, anche a causa delle sue aperte denunce ai notabili locali e per il sostegno offerto invece alle rivendicazioni degli artigiani e dei contadini. Si avvicinò al socialismo e al giornalismo, divenendo segretario di un sindacato dei ferrovieri e scrivendo su Il Germe, organo di Sulmona del partito socialista. Veemente accusatore del clero e delle autorità pubbliche negli scritti, per via delle sue attività militanti e propagandiste venne arrestato nel 1902, cosa che sarebbe avvenuta più volte nel corso della sua esistenza. Proprio per evitare la galera a causa di una condanna per calunnie, nel 1904 decise di emigrare alla volta degli Stati Uniti e nello stesso anno si sposò con Helga Guerra, da cui ebbe una figlia.Digiuno d’inglese, venne colpito dalle abitudini americane così profondamente differenti da quelle europee, ma anche dall’intensa vita commerciale e dalla diversità etnica della popolazione. Stanziatosi a Filadelfia lavorò per Il Proletario, organo della Federazione socialista italiana, associazione di immigrati di ispirazione socialista da cui si allontanò per dissapori nel 1906 continuando, poi, la sua attività giornalistica in altri giornali italoamericani come La voce del popolo, La Plebe e successivamente L’Avvenire. Anche negli Stati Uniti Tresca diede anima alla sua verve polemica, dal momento che i suoi articoli si caratterizzarono per i veementi attacchi ai banchieri, ai consoli e ai prominenti, cioè i leader delle comunità di immigrati italiani che, a suo dire, imperversavano nei quartieri etnici delle città americane. Si avvicinò al sindacalismo rivoluzionario dell’Industrial workers of the world (nato nel 1905), distinguendosi tra i principali agitatori in alcuni scioperi di massa come quello del 1912 delle industrie tessili di Lawrence, in Massachusetts, che vide coinvolti anche importanti attivisti di sinistra a lui vicini come Arturo Giovannitti, Elizabeth Gurley Flynn (a cui si legò sentimentalmente), Bill Haywood, Joe Ettor; nonché quello del 1913 delle seterie di Paterson, in New Jersey. Nel 1916 ebbe un ruolo molto attivo nello sciopero dei dipendenti della Oliver Iron Mining Company in Minnesota e venne arrestato con l’accusa di complicità in omicidio. Ne uscì scagionato, ma ne nacque una forte tensione con Bill Haywood, leader degli Industrial workers of the world, da cui si allontanò per divergenze riguardanti la gestione del processo. Tresca ebbe in generale una crescente conflittualità con il mondo dell’anarchismo, mentre fu un acceso oppositore del primo conflitto mondiale e, successivamente, uno strenuo difensore di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti durante il loro celebre processo che si concluse con la condanna e l’esecuzione dei due anarchici italiani. Nel 1917 acquisì Il Martello, che trasformò in una delle principali testate radicali esistenti nella galassia della stampa italoamericana. Inizialmente rivista semimensile illustrata e dal 1921 settimanale, Il Martello fu una delle principali voci della lotta antifascista all’interno delle Little Italies, nonostante all’inizio lo stesso Tresca avesse sottovalutato il fascismo delle origini descrivendolo come una mera espressione della reazione borghese. Tresca a Losanna – dove si trovava in transito per gli Stati Uniti – aveva conosciuto Benito Mussolini, al tempo socialista, durante il suo periodo di emigrazione in Svizzera. Tresca si mobilitò a suo favore quando gli svizzeri espressero la volontà di espellerlo, anche se ne parlò come di un uomo opportunista e vanitoso. Dal canto suo il futuro duce etichettò Tresca come un attivista «non abbastanza rivoluzionario». Nonostante il suo orientamento antifascista e radicale, Tresca non espresse un apprezzamento acritico rispetto all’Unione Sovietica. Dopo un momento di iniziale entusiasmo per il leninismo, ne prese progressivamente le distanze, così come dallo stalinismo, per l’evidente natura liberticida del totalitarismo sovietico. Nel corso della guerra civile spagnola appoggiò il Fronte unico contro il generale Francisco Franco e fu fautore dell’ingresso degli anarchici nel governo. Successivamente, però, si scontrò apertamente con i comunisti sia per le purghe staliniane in Unione Sovietica sia per le loro repressioni degli anarchici e dei trozkisti. Nel 1936 si legò al comitato americano per la difesa di Lev Trockij presieduto dal filosofo e educatore John Dewey. Negli Stati Uniti Tresca denunciò costantemente figure prominenti italoamericane di orientamento filofascista, fra tutte il magnate dell’edilizia newyorkese Generoso Pope. Aderì all’Anti-Fascist alliance of North America che si opponeva alla presenza di militanti fascisti nelle comunità italoamericane, ma ne uscì quando i comunisti ne acquisirono il controllo. Negli anni della seconda guerra mondiale si unì alla Mazzini Society, che tentava di promuovere gli ideali antifascisti all’interno della comunità italoamericana. Dotato di un temperamento poco propenso alla conciliazione, autore di critiche accese anche verso molti esponenti della sinistra americana e italoamericana, incapace di scendere a compromessi, divenne nel tempo oggetto di una diffusa ostilità, facendosi inimicizie e nemici dichiarati. Venne assassinato a New York l’11 gennaio 1943. L’omicidio di Tresca fece un certo scalpore in città. Principale indiziato fu il malavitoso Carmine Galante, prima arrestato e poi successivamente rilasciato per mancanza di prove. Il mistero di chi abbia commissionato e attuato l’assassinio non è però mai stato risolto e nel corso degli anni sono state fatte diverse ipotesi. Vi è chi ha accusato i comunisti, e in particolare Vittorio Vidali, di aver complottato contro Tresca a causa della sua ferma denuncia dei crimini degli stalinisti. Altri hanno indicato Pope, in combutta con il malavitoso Frank Garofalo, come il mandante dell’omicidio. Per altri sarebbe stato Mussolini, con l’intermediazione del boss mafioso Vito Genovese, a ordinare l’eliminazione di Tresca, essendo egli sulla sua lista nera presumibilmente dagli inizi degli anni Trenta. Si tratta tuttavia di congetture, dal momento che nemmeno Dorothy Gallagher e Nunzio Pernicone, autori dei migliori lavori su Tresca, sono riusciti a indicare una pista sicura per sciogliere il mistero. Le indagini rimasero pertanto aperte, senza successo, fino agli anni Sessanta. Il Tresca Memorial Committee celebrò annualmente, fino al 1954, la memoria del radicale italoamericano; memoria che è andata progressivamente appannandosi, anche se per molti Tresca rimane indubbiamente uno dei ‘grandi’ della sinistra italo-americana ed è comunemente considerato uno dei principali e più famosi sovversivi della storia statunitense. Difficilmente inquadrabile in una specifica corrente di pensiero, è stato visto da molti osservatori del tempo come un libero pensatore che nel corso della sua vita ha abbracciato varie ideologie. Molti amici e compagni di lotte lo hanno identificato come un attivista pratico e poco teorico, libero da preconcetti dottrinari e più che altro interessato alla lotta contro le ingiustizie sociali e a favore della fratellanza umana e della libertà. Fonti e Bibl.: Su Tresca, oltre che la sua autobiografia (Autobiografia di C. T., con introduzione e note di N. Pernicone, Roma 2006), si vedano soprattutto le due monografie D. Gallagher, All the right enemies. The life and murder of C. T., New Brunswick-Londra 1988 e N. Pernicone, C. T. A portrait of a rebel, New York 2005. Si vedano inoltre: R.D. Scherini, T., C. (1879-1943), in The Italian American experience: an Encyclopedia, a cura di S. LaGumina et al., New York 2000, pp. 640 s.; la voce a lui dedicata nel Dizionario biografico degli anarchici italiani, diretto da M. Antonioli et al., II, Pisa 2004, pp. 623-626; S. Di Berardo, La poesia dell’azione. Vita e morte di C. T., Milano 2013. Per un quadro della cultura radicale italiana negli Stati Uniti si veda M. Bencivenni, Immigrant radical culture. The idealism of the sovversivi in the United States, 1890-1940, New York 2011.”,”ANAx-006-FGB”
“TADDEO Donat J. TARAS Raymond C.”,”Le débat linguistique au Québec. La communauté italienne et la langue d’enseignement.”,”Donat J. Taddeo è nato a Montreal nel 1946.”,”CANx-008″
“TAFT Philip; scritti di Alan DEACON John LOVELL G.D.H. COLE Frank WILKINSON A.R. GRIFFIN F.M. LEVENTHAL Margaret COLE Patrick SEYD John SAVILLE”,”The AFL in the time of Gompers.”,”L’A è stato Professor of Economics alla Brown University.”,”MUSx-015″
“TAFT Philip”,”Economics and Problems of Labor.”,”Philip TAFT ha insegnato alla Brown University.”,”MUSx-117″
“TAFT Philip”,”Gewerkschaftliche Außenpolitik. Das Beispiel der amerikanischen Gewerkschaften.”,”Dizionario Palestinian Liberation Organization PLO, OLP italiano 2° capitolo: Die amerikanischen Gewerkschaften und die mexikanische Revolution (pag 34-44) Duffy critica Gompers. “”Mit seinen Bemühungen für die mexikanische Revolutionsregierung stieß Gompers auf scharfe Kritik. Frank Duffy war ihr Wortführer. Duffy war Mitglied des AFL-Exekutivrats und Sekretär der ‘United Brotherhood of Carpenters and Joiners of America (Zimmerleutegewerkschaft), einer der größten und mächtigsten Organisationen im Verband von AFL. Duffy war weder mit Gompers’ Brief einverstanden noch mit seinem sonstigen Eintreten für die mexikanische Regierung. Schwerpunkt seiner Kritik war die antireligiöse (antikatholische) Politik des Revolutionsregimes.”” (pag 37)”,”MUSx-209″
“TAFT Philip”,”The A.F. of L. from the Death of Gompers to the Merger.”,”TAFT Philip Il diritto di dissentire. “”The statement made it clear that the A.F. of L. members of the War Labor Board would continue to cooperate and would urge union members to cooperate in the successful prosecution of the war. They intended to accept the verdict of the majority, but reserved the right to dissent in any opinion which was contrary to their own views”” (pag 225)”,”MUSx-288″
“TAGLIACARNE Guglielmo”,”Il bilancio degli italiani.”,”Guglielmo TAGLIACARNE laureato all’ Univ Bocconi, entrò alla Camera di Commercio di Milano dove costituì il primo ufficio di statistica camerale. Quindi divenne Segretario generale della stessa Camera di Commercio. E’ da ricordare di lui la costruzione, già dal 1921, di un indice dei prezzi all’ ingrosso a cadenza settimanale che viene ancora calcolato settimanalmente dalla CdC di Milano (1977). E’ autore di varie pubblicazioni di statistica metodologica, statistica economica, demografia e ricerche di mercato. E’ docente di statistica e di ricerche di mercato nelle Univ di Milano, Pavia, Parma, Pisa e Roma. Dal 1951 ha intrapreso il calcolo del reddito in Italia per le singole regioni e province. E’ giornalista in materia economica e statistica, membro dell’ Istituto Internazionale di statistica e di economia. Fa parte del Consiglio superiore di Statistica.”,”ITAS-030″
“TAGLIACARNE Guglielmo”,”Tecnica e pratica delle ricerche di mercato.”,”In questi casi gli studi per la delimitazione delle aree di mercato e dei loro centri saranno di un’ utilità grandissima. Poniamo che un industriale di Milano voglia creare delle agenzie di vendita di macchine da cucire in India. Dove stabilirà i suoi centri commerciali, e quali saranno le zone ad essi afferenti? L’ International Reference Service del Department of Commerce degli Stati Uniti risponde al suddetto quesito, segnalando che il Dominion dell’ India si divide in quattro importanti “”regioni economiche””. La città maggiore di ognuna di tali regioni rappresenta il centro naturale per stabilirvi la sede degli affari e per irradiare la distribuzione dei prodotti. Le quattro regioni sono quelle che fanno capo rispettivamente a Delhi (regione settentrionale), Calcutta (regione orientale), Madras (regione meridionale) e Bombay (regione centro-occidentale). Per ognuna di dette aree vengono fornite dall’ International Reference Service notizie particolareggiate…”” (pag 223).”,”ITAE-088″
“TAGLIACOZZO Enzo”,”Saggi di pensiero politico americano. Estratto dal vol. XXVII. 1959.”,”””Brandeis si preoccupava delle concentrazioni operate dai grandi finanzieri ancora più che di qulle fatt dai magnati dell’ industria. se ne preoccupava parecchi anni prima che gl’ interlocking directorates, gl’ intrecci d’ interessi fra i dirigenti di numerosi consigli di amministrazione di società anonime, giungessero all’ apice. Dopo la prima guerra mondiale, troviamo infattiun Samuele Insull membro di 80 consigli di amministrazione, un Richard Mellon di una cinquantina, Percy A. Rockefeller di 68, un Albert Wiggin di circa 50, Charles E. Mitchell di 32, e via dicendo. Sentiamo cosa ebb a dire a questo proposito Brandeis nel 1915 parlando dinanzia alla Commissione sui problemi industriali del Congresso americano. “”Nessuno può formarsi una opinione bene basata, senza una conoscenza particolare ed approfondita dei fatti, e la posizione di questi signori, spesso importanti banchieri aventi una molteplicità di relazioni ed occupazioni, il fatto che questi uomini non possono conoscere i fatti, è conclusivo secondo me contro un sistema per cui gli stessi uomini sono a capo di molte società diverse. (…)””””. (pag 33-34)”,”USAG-056″
“TAGLIACOZZO Giorgio a cura; saggi di Peter MUNZ Alain PONS David LACHTERMAN Leon POMPA Terence BALL Jeffrey BARNOUW George L. KLINE Adrienne FULCO Patrick H. HUTTON Gustavo COSTA Hilliard ARONOVITCH Tom ROCKMORE Nikhil BHATTACHARYA Lawrence H. SIMON Ernesto GRASSI Donald Philip VERENE Emanuele RIVERSO John O’NEILL Arshi PIPA J.R. JENNINGS Paolo CRISTOFOLINI B.A. HADDOCK Edmund E. JACOBITTI Allan MEGILL J.G. MERQUIOR”,”Vico and Marx: Affinities and Contrasts.”,” “”Marx, however, seems to use Vico’s hints not so much to establish a continuity between Vico and Evolutionism, but rather to go beyond Darwin’s perspective. The theme in VIco that has attracted Marx’s attention is relevant to one of the ‘Capital’s’ crucial points, and is recalled by Marx in connection with Darwin. It is the distinction between natural history, which is not made by man, and human history, which is made by man (26). But in Marx’s view the growth of technology is a historical fact of such significance that by virtues of it man-made history comes progressively to erode the realm of the other history, which was previously impervious to human intervention. Vico’s conception of the ‘verum-factum’ is thus for Marx a source of stimulation and a guiding rule even beyond Darwinism. Returning to the pattern of constants and variables which we have shown above to be a distinctive mark of Vico’s thought as well as of evolutionism, we may interpret the widening of the realm open to human activity in the form of technology, as a widening of the real of variables, while the limits of the necessary process are retreating. We have before us the contrary of that “”necessitarian”” version of Marxism that held sway in the second International, and the contrary of the prophetic caricature of Marx that obtained credit and currency in Cold War culture. We shall give here but one example of Marx’s attitude – the epistolary discussion with Engels in August, 1866, about ‘Trémaux’s book’ (27), which they received with contrasting evaluations. The terms of their disagreement are well known (28). At the first reading Marx found in the book, in spite of “”all its flaws”” “”a remarkable advance in respect to Darwin””, because among other things, it gave a “”natural foundation”” to passages from one stage to another in human evolution, by ascribing to soil the role of decisive factor (29). Engels answered, in two successive rounds (30), with such a savage criticism of the book’s flaws that Marx could not but virtually drop the subject altogether; but not before justifying his undoubtedly hasty enthysiasm, by pointing out those traits that to a reader like him, if not to the author of the book, suggested a significant advance in respect to Darwin so far as the interpretation of human progress was concerned. He wrote on that occasion; “”although Trémaux does note consider the historical modifications of the influence of soil (while I include among them even the chemical mutations wrought upon the earth’s surface by agriculture etc., and the different influence which things such as coal veins exercise in different modes of production), yet his fundamental conception of the influence of soil is in my opinion an idea which only needs to be stated to gain admission into science, once and for all, and without considering at all how Trémaux has stated it (31)”” (pag 349-350) [(26) See now L. Krader, “”Evoluzione, rivoluzione e Stato: Marx e il pensiero etnologico””, ‘Storia del marxismo’, I. Il marxismo ai tempi di Marx, Torino, 1978, pp. 213-244; (27) See the Marx-Engels correspondence, Aug.-Oct. 1866. The work in question is: P. Trémaux, ‘Origines et transformations de l’homme et des autres êtres’ (Paris, 1865); (28) For a critical view on Marx’s lecture of DarwinM see the recent essay by B. Naccache, ‘Marx critique de Darwin’ (Paris 1980; (29) Marx to Engels, Aug. 7, 1866; (30) Engels to Marx, 10 and Oct. 5, 1866; (31) Marx to Engels, Oct. 3, 1866; (32) Marx to Engels, Aug. 7, 1866] … finire (pag 349-350) [(26) See now L. Krader, “”Evoluzione, rivoluzione e Stato: Marx e il pensiero etnologico””, ‘Storia del marxismo’, I. Il marxismo ai tempi di Marx, Torino, 1978, pp. 213-244]”,”TEOC-815″
“TAGLIACOZZO Tamara”,”Esperienza e compito infinito nella filosofia del primo Benjamin.”,”Tamara Tagliacozzo è dottore di ricerca in filosofia e collabora alle attività di ricerca del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Roma Tre.”,”FILx-170-FL”
“TAGLIAFERRI Gino, a cura di Francesco NOCENTINI e Bruno CONFORTINI”,”Comunista non professionale.”,”Gino Tagliaferri (Firenze, 1904-2004)”,”ITAR-322″
“TAGLIAGAMBE Silvano”,”Scienza, filosofia, politica in Unione Sovietica 1924-1939.”,”TAGLIAGAMBE Silvano è nato a Legnano nel 1945. Si è laureato all’ Università di Milano con L. GEYMONAT e ha seguito un corso di specializzazione in fisica all’ Università di Lemonsov di Mosca sotto la guida del Prof. TERLECKIJ. Ha compiuto ricerche sulla storia della scienza e dell’ epistemologia sovietica. “”Imparate da Lenin, ma non canonizzatelo. Non create un culto in nome di un uomo che per tutta la vita ha lottato contro ogni sorta di culto. Non fate mercato degli oggetti di questo culto. Non fate mercato di Lenin.”” Vladimir Majakovskij (in apertura) Fondazione rivista Pod znamenem marksizma, ‘Sotto la bandiera del marxismo’. “”Nel gennaio del 1922 iniziò le pubblicazioni la rivista “”Pod znamenem marksizma”” definita come “”organo del materialismo militante’. La redazione, inizialmente, era composta da A.M. DEBORIN già allievo di PLECHANOV, ex-menscevico, che era stato ammesso all’ insegnamento universitario l’ anno precedente grazie all’ intervento diretto di LENIN; N.A. KAREV, stretto collaboratore di DEBORIN, che insieme a G.K. BAMMELL’, I.K. LUPPOL, Ja. E. STEN e G. TYMIANSKIJ, per non citare che i principali, faceva parte di quel gruppo abbastanza compatto che verrà in seguito definito “”scuola di Deborin””; M.N. PROKROVSKIJ, che era invece uno storico, che nel 1909-10 aveva fatto parte del gruppo denominato Vperëd (Avanti), che radunava quegli intellettuali (tra cui BOGDANOV, LUNACHARSKIJ e GORKIJ) che si opponevano alla posizione di LENIN sulla partecipazione dei bolscevichi alla Duma e che reputavano necessaria la fondazione di una cultura “”proletaria”” radicalmente diversa da quella borghese, e che all’ epoca della fondazione della rivista era vicecommissario alla istruzione; I.I. SKVORCOV-STEPANOV, letterato, membro della direzione del Gosizdat, la casa editrice centrale di stato, che aveva avuto anch’ egli stretti rapporti personali con gli vperëdisti, essendo stato in esilio con KUNACHARSKIJ, BODGANOV e BAZAROV, insieme al quale tradusse il Capitale; e VI.I. TER.”” (pag 86) La discussione del 1929 sull’ oggetto e il metodo dell’ economia politica all’ Istituto dei professori rossi: i “”dialettici”” prendono posizione a favore di Rubin. (pag 169)”,”RIRO-273″
“TAGLIAGAMBE Silvano a cura, OMELYANOVSKIJ M.E. FOCK V.A. e altri”,”L’ intepretazione materialistica della meccanica quantistica. Fisica e filosofia in URSS.”,”Saggi di V.A. FOCK S. TAGLIAGAMBE Y.G. DORFMAN M.E. OMELYANOVSKIJ P.S. DYSHLEVY B.Y. PAKHOMOV B.I. SPASSKI A.M. MOSTEPANENKO P.S. ISAYEV Y.V. SACKOV V.I. KUPTSOV A.S. KRAVIETS V.S. GOTT A.F. PERETURIN D.M. MILLIONSCHIKOV B.M. KEDROV P.V. KOPNIN V.S. BARASHENKOV P.N. FEDOSEYEV L.B. BAZENOV M.D. AKHUNDOV Z.M. ORUDZEV A.A. TYAPKIN D.I. BLOKHINTSEV v. vari saggi incentrati sul rapporto filosofia e scienza in Lenin “”Ecco l’opinione di A. Einstein: “”Quando i fisici prediligono le vie tracciate da Newton””, scrisse egli, “”allora domina la seguente rappresentazione della realtà fisica: realtà è la materia; la materia subisce soltanto quei mutamenti che noi percepiamo come movimento nello spazio. Il movimento, lo spazio, il tempo, queste sono le forme reali. Secondo il sistema di Newton (cioè la fisica classica), sottolinea in un altro lavoro A. Einstein, “”la realtà fisica”” o “”il mondo esterno”” (“”la fede nella cui esistenza, indipendentemente dal soggetto che la percepisce, è alla base di tutta la scienza della natura””) è “”caratterizzata dai concetti di spazio, tempo, punto materiale, forza (o da quello, a essa equivalente, di interazione di punti materiali)””. Tirando le somme dello sviluppo della teoria della relatività e legando la sua piena realizzazione alla fondazione di una “”teoria unificata del campo””, A. Einstein scrisse: “”Lo spazio, fatto uscire alla luce con l’ausilio dell’oggetto corporeo, innalzato al livello di realtà scientifica da Newton, ha inghiottito negli ultimi decenni l’etere e si appresta a ingoiare in sé il campo e i corpi, cosicché esso rimarrà l’unico rappresentante teorico della realtà””. (pag 181) “”Conformemente a ciò, Einstein riteneva che la meccanica quantistica, pur essendo indubbiamente importante, costituisse soltanto un gradino intermedio sulla via della creazione della teoria fondamentale dei fenomeni del micromondo: “”Alcuni fisici e fra questi io stesso, non possono credere che si debba rinunciare all’idea di una descrizione diretta della realtà fisica nello spazio e nel tempo, o che vada condivisa l’opinione, secondo la quale i fenomeni in natura sarebbero simili al gioco del caso””. La meccanica quantistica, non si stancò di ripetere A. Einstein, nella sua forma attuale offre “”una descrizione della realtà incompleta e indiretta, che in seguito verrà nuovamente sostituita da una descrizione completa e diretta””. (pag 182)”,”FILx-399″
“TAGLIAGAMBE Silvano”,”Come leggere Florenskij.”,”Pavel Aleksandrovic Florenskij è il pensatore che incarna, interpreta ed esprime come nessun altro sia la complessità e la varietà della cultura del XX secolo, sia l’anima del popolo russo nei suoi aspetti più profondi. Filosofo della scienza, matematico, fisico, ingegnere elettronico, teorico dell’arte e di filosofia del linguaggio, studioso di estetica, di simbologia e semiotica, filosofo della religione e teologo. Citato nella Fides et ratio, l’enciclica del 14/09/1998 di Giovanni Paolo II. Silvano Tagliagambe è docente di Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Architettura dell’università di Sassari. É condirettore della rivista ‘Civiltà delle macchine’, edita dalla ERI e direttore della collana ‘Didattica del progetto’ dell’editore Franco Angeli. Sue pubblicazioni: L’interpretazione materialistica della meccanica quantistica, Fisica e filosofia in URSS, Scienza, filosofia e politica in Unione Sovietica 1924-1939, La mediazione linguistica, Epistemologia del confine, Il sogno di Dostoevskij, Come la mente emerge dal cervello, Le due vie della percezione e l’epistemologia del progetto.”,”FILx-052-FL”
“TAGLIAGAMBE Silvano”,”Come leggere Florenskij.”,”Pavel Aleksandrovic Florenskij è il pensatore che incarna, interpreta ed esprime come nessun altro sia la complessità e la varietà della cultura del XX secolo, sia l’anima del popolo russo nei suoi aspetti più profondi. Filosofo della scienza, matematico, fisico, ingegnere elettronico, teorico dell’arte e di filosofia del linguaggio, studioso di estetica, di simbologia e semiotica, filosofo della religione e teologo, è veramente una figura la cui esistenza può essere legittimamente considerata emblema degli splendori e delle miserie del Novecento. Citato nella Fides et ratio, l’enciclica del 14/09/1998 di Giovanni Paolo II, come uno dei grandi maestri del pensiero credente, da cui abbiamo molto da imparare, merita certamente di essere compreso nel novero dei grandi teologi cristiani che si segnalano anche come grandi filosofi. Silvano Tagliagambe è docente di Filosofia della Scienza presso la facoltà di Architettura dell’Università di Sassari. É condirettore della rivista Civiltà delle macchine e direttore della collana Didattica del progetto dell’editore Franco Angeli.”,”RUSx-187-FL”
“TAGLIAGAMBE Silvano”,”Scienza, filosofia, politica in Unione Sovietica 1924-1939.”,”Silvano Tagliagambe è nato a Legnano nel 1945. Si è laureato all’ Università di Milano con L. Geymonat e ha seguito un corso di specializzazione in fisica all’ Università di Lemonsov di Mosca sotto la guida del Prof. TERLECKIJ. Ha compiuto ricerche sulla storia della scienza e dell’ epistemologia sovietica. – Polemica sulla genetica e sulla selezione (caso Lysenko, Lissenko)”,”RUSU-006-FF”
“TAGLIASCO Vincenzo PEDEMONTE Enrico”,”Vantaggi dello sboom demografico. Lavoro welfare rendite.”,”Gli AA contestano la tesi secondo la quale il declino demografico porterà alla rovina i paesi dell’ Occidente e in particolare l’ Italia, dove il calo delle nascite è più accentuato che altrove. Analizzano, invece , gli aspetti positivi che, secondo loro, lo sciopero delle cicogne avrà nei prossimi anni. Affrontano il problema del lavoro per i giovani nella nuova fase della globalizzazione dell’ economia. Indagano sul ruolo che potranno avere, in quest’epoca di transizione, le rendite, in particolare l’ eredità. E poi la crisi del welfare state, la funzione della scuola, il cambiamento della figura sociale degli anziani e l’ immigrazione. PEDEMONTE Enrico (Genova, 1950), giornalista, è caporedattore presso il settimanale “”L’Espresso””. Si occupa dell’impatto delle tecnologie sui comportamenti individuali. TAGLIASCO Vincenzo (Savona, 1941) è professore ordinario presso l’ Università di Genova. Si interessa, nell’ambito di organismi internazionali, di valutazione della ricerca e di scenari per il futuro.”,”DEMx-023″
“TAGLIASCO Vincenzo PEDEMONTE Enrico”,”Vantaggi dello sboom demografico. Lavoro, welfare, rendite.”,” Enrico Pedemonte (Genova, 1950), giornalista, è caporedattore presso il settimanale “”L’Espresso””. Si occupa dell’impatto delle tecnologie sui comportamenti individuali. Vincenzo Tagliasco (Savona, 1941) è professore ordinario presso l’ Università di Genova. Si interessa, nell’ambito di organismi internazionali, di valutazione della ricerca e di scenari per il futuro. Capitoli: 1. Si rompe il patto generazionale? 2. Una svolta non solo demografica 3. Saranno vecchi ma nuovi 4. Dopo i welfare state, cosa? 5. Lavori veri, sottopagati, inutili 6. Uno straniero ci manterrà 7. Non chiamateli poveri vecchi”,”CONx-021-FV”
“TAGORE Rabindranath”,”Il giardiniere.”,”Raccolta dello scrittore poesie filosofo indiano, vincitore del premio nobel per la letteratura nel 1913. Rabindranath Tagore Nome anglicizzato di Rabindranatha Thakur. Nasce a Calcutta nel 1861. La sua è una ricca famiglia di intellettuali (il padre era filosofo) e viene mandato in Gran Bretagna per studiare diritto. Torna nel 1878 in India, e qui si afferma come il maggior scrittore dell’era coloniale, pubblicando una vastissima opera che comprende saggi, romanzi, racconti, drammi, diari di viaggio. Nel 1901 fonda nella sua proprietà di Santiniketan la scuola dalla quale, nel 1921, sarebbe nata l’ Università internazionale Vißva-Bharati. Le lezioni, impartite all’ aperto in forma di conversazione fra allievi e maestri, mescolano filosofie orientali e occidentali. Nel 1915 Tagore viene insignito da Giorgio V del titolo di baronetto, ma vi rinuncia nel 1919, in seguito al massacro di Amritsar. Le sue opere, scritte originariamente in bengali e in parte tradotte in inglese dall’autore stesso, sono pervase da un profondo amore per la natura e da una religiosità di matrice panteista. Tra i volumi di poesia si ricorda, oltre alle liriche d’amore di Il paniere di frutta, scritte tra il 1913 e il 1915, l’anteriore Canti di offerta, che gli valse il premio Nobel nel 1913. Muore a Santiniketan, Bengala, nel 1941. La pietra di paragone. (pag 111) “”Ho sciupato i miei giorni e le mie notti in compagnia di persone sapienti e sagge; La scienza ha incanutito i miei capelli e le veglie hanno indebolito la mia vista. Per anni interi ho raccolto e conservato brani di pergamena e artistici cimelii. Ma ora li spezzo, ci ballo sopra, e li getto al vento. Perché so che è massima saggezza ubriacarsi e darsi ai cani.”” (pag 75-76)”,”VARx-166″
“TAGORE Rabindranath, a cura di Brunilde NERONI”,”Lapika. Biglietti dall’India.”,”R. Tagore (1861-1941) scrittore indiano di lingua bengali, apparteneva a una nobile famiglia, illustre anche per tradizioni culturali e spirituali. Nel 1877 fu inviato a studiare diritto in Inghilterra dove ebbe i primi contatti con la cultura occidentale. Compose liriche e altre opere, fra cui saggi di argomento pedagogico e politico. Nel 1913 gli fu conferito il premio Nobel per la letteratura.”,”INDx-007-FSD”
“TAGUIEFF Pierre-André”,”L’ illusione populista. Dall’ arcaico al mediatico.”,”Thatcherismo come populismo ibrido pag 119 TAGUIEFF Pierre-André filosofo politologo storico delle idee è direttore di ricerca al CNRS (Cevipof) e insegna all’ IEP (Institut d’ Etudes de Paris). Ha pubblicato ‘La forza del pregiudizio’ (1994), ‘Sur la nouvelle droite’ (1994) e altri lavori (v. 4° copertina). “”Il più interessante tentativo di chiarire il vago concetto di “”populismo”” lo si deve al libro di Margaret Canovan uscito nel 1981, Populism: a partire soprattutto, ma non solo, dalle autodefinizioni di partiti o movimenti come “”populisti””, viene infatti elaborata una classificazione generale dei vari tipi di populismo (movimenti, regimi e ideologie), studiati in una prospettiva comparativa.”” (pag 114) Thatcherismo come populismo ibrido. (pag 119)”,”TEOP-212″
“TAGUIEFF Pierre-André”,”La force du préjugé. Essai sur le racisme et ses doubles.”,”TAGUIEFF Pierre-André, quarant’anni (1988) è filosofo e politologo, ricercatore al CNRS. Collabora con molte riviste. Contiene dedica dell’autore “”Agir! Agir, c’est l’appel qui retentit de bien des côtés; mais ceux qui le lancent avec le plus de force sont précisément ceux chez qui le savoir est le moins avancé”” (Friedrich W.J. Schelling) (in apertura nell’introduzione) Critica e indignazione. “”Dans un texte de jeunesse désormais fameux, la ‘Contribution à la critique de la philosophie du droit de Hegel’ (l”Introduction’ ayant seule parue, en février 1844), Marx a cerné avec une rare lucidité théorique, que ne dépare pas l’ironie dont il est coutumier, la figure moderne de la ‘critique comme passion’, qu’il analyse et réduit à trois traits: dégradation du désir de discussion “”critique”” (en vue du vrai) en volonté d’anéantir l’adversaire, position de celui-ci en ennemi absolu (non respectable, chassé du règne de la dignité proprement humaine attachée à la pensée), effectuation du couple indignation/dénonciation. La critique en tant que passion (‘Leidenschaft’) se définit essentiellement par le couplage d’un ‘pathos’ spécifique (l’indignation) et d’une ‘activité’ exclusive (la dénonciation): indignation dénonciatrice, dénonciation indignée, rituel d’exclusion en un sens hypermoral. Lisons Marx: “”(…) la critique n’est pas la passion du cerveau, mais le cerveau de la passion (‘Leidenschaft’). Elle n’est pas un scalpel, elle est une arme. Son objet est son ‘ennemi’, qu’elle veut, non pas réfuter, mais ‘anéantir’. Car l’esprit de cette situation est réfuté. En elle-même celle-ci n’est pas un objet ‘digne de pensée’, mais une ‘existence’ aussi méprisable que méprisée. La critique (…) ne se présente plus comme ‘fin en soi’, mais seulement comme ‘moyen’. Son pathos fondamental (‘wesentliches Pathos’) est l”indignation’, son oeuvre essentielle (‘wesentliches Arbeit’) la ‘dénonciation'”” (2)”””” [Pierre-André Taguieff, La force du préjugé. Essai sur le racisme et ses doubles, 1988] (pag 183-184) [(2) Karl Marx, Contribution à la critique de la philosophie du droit de Hegel’, introduction, trad. fr. M. Simon, Paris, Aubier-Montaigne, 1971, p. 59, 61. Nous reprenons tel quel le terme de ‘Pathos’, qu’il n’est guère possible de traduire ici, au même titre que ‘Leidenschaft’, par “”passion””, comme le fait M. Simon. Nous modifions donc sa traduction]”,”TEOS-220″
“TAGUIEFF Pierre-André BALIBAR Etienne RICCARDO Gaetano LEVI-DELLA-TORRE Stefano BECHTLE Karin KAMMERER Peter PIASERE Leonardo SARNELLI Enrico GALLINI Clara”,”Razzismi.”,”Contiene il saggio di Gaetano Riccardo, ‘Immagini dell’etnologia e immagini della società. A proposito di alcune letture del razzismo contemporaneo’ (pag45-61) e quello di Stefano Levi della Torre, ‘Attualità del razzismo e dell’antisemitismo in Europa’ (pag 61-84) “”Le reazioni xenofobe sono un fattore politico di importanza crescente: o esse diventano argomento per un un’ulteriore frattura tra Sud e Nord del mondo, addensando le condizioni di una catastrofe prevedibile; o esse vengono assunte come un indice della necessità di rivoluzionare i rapporti economici tra Sud e Nord e i rapporti tra culture diverse’ (pag 63)”,”TEOS-324″
“TAHERI Amir”,”Lo spirito di Allah. Khomeini e la rivoluzione iraniana.”,”L’autore, iraniano, è storico e musulmano. La sfida al grande Satana. “”I milioni di ragazzi e adolescenti che si riversavano nelle moschee pregando di poter essere inviati al fronte, persuasero l’imam che, contrariamente al consiglio di coloro che invocavano un ritorno alla normalità, la rivoluzione non aveva ancora finito il suo corso. La guerra era giunta nel momento in cui la leadership era invischiata in meschine rivalità e la gente stava cominciando a ritirarsi nell’indifferenza. La grande coalizione politica che aveva spazzato via lo scià dell’Iran si era disintegrata, e lo stesso Khomeini era in preda a sempre più frequenti eccessi di sconforto’. (pag 249); “”I professionisti dell’esercito colsero l’opportunità offerta loro dall’impegno della Guardia (rivoluzionaria) di soffocare la guerriglia, per riaffermare la loro autorità e riprendere il controllo della guerra contro l’Iraq. Il nuovo capo di stato maggiore, generale di brigata Qassem-Ali Zahir-Nezhad, si mise in luce come il comandante capace di mutare le sorti della guerra. Sotto il suo comando l’Iran riconquistò quasi tutto il territorio invaso dall’Iraq, comprese dodici città e più di un migliaio di villaggi, e nel luglio 1982 le forze armate iraniane iniziarono lea loro prima invasione dell’Iraq. Durante le prime frenetiche settimane il regime iracheno parve sull’orlo del collasso, e l’imam parlò di una prossima liberazione di Gerusalemme come naturale conseguenza della vittoria in Mesopotamia. Comunque, la vittoria doveva dimostrarsi molto più inafferrabile e nel 1985 la guerrra continuava ancora aggiungendo ai suoi orrori l’uso delle armi chimiche da parte dell’Iraq. L’imam si rese subito conto della potenziale attrazione che la guerra esercitava sui bambini e sui ragazzi, che formavano la maggioranza della popolazione, e promulgò un editto secondo il quale i maschi di età superiore ai dodici anni era concesso di partire come volontari per il fronte anche senza il permesso dei genitori o dei tutori, ove non fosse stato possibile ottenerlo. Essi sarebbero divenuti i pupilli dell’imam, e se fossero caduti in battaglia, avrebbero potuto contare su un posto sicuro in paradiso. Decine di migliaia di bambini e di adolescenti, adorni di una fascia cremisi intorno alla testa con la scritta «Salute a Khomeini», si riversarono in zona di guerra. Molti di loro ricevettero delle «chiavi del paradiso» di plastica fabbricate a Taiwan. Questi giovanissimi «pupilli dell’imam» ripulivano i campi minati semplicemente correndovi attraverso, e spesso venivano fatti a pezzi dalle mine. Attaccavano e distruggevano i carri armati iracheni secondo lo stile dei kamikaze. Prima di affrontare la battaglia scrivevano le loro ultime volontà con l’aiuto di scrivani appositamente inviati al fronte. La maggior parte erano in forma di lettera indirizzata o all’imam o alla «mia gentile mamma». In uno di questi testamenti si legge: «Come sono stato povero, miserabile e ignorante in tutti questi quattordici anni della mia sordida vita passati nell’ignoranza di Allah. L’imam dette luce ai miei occhi (…). Quanto dolce, dolce, dolce è la morte – questa benedizione di Allah ai suoi favoriti» (16). I bambini-soldati si sentivano al sicuro e a loro agio l’uno in compagnia dell’altro, ed eccoli sul punto di divenire eroi invece di dover affrontare la prospettiva di una dura vita fatta di bisogni e privazioni”” (pag 255-256) [(16) La rivista “”Shahid”” (Martire), del giugno 1983]”,”GOPx-001-FGB”
“TAIBO Paco Ignacio II”,”Un rivoluzionario chiamato Pancho.”,”Lo scrittore TAIBO Paco Ignacio II è nato in Spagna nel 1949, trasferitosi con la famiglia fin da bambino a Città del Messico. Ha pubblicato 56 libri”,”AMLx-117″
“TAIBO Paco Ignacio II”,”Un rivoluzionario chiamato Pancho. Pancho Villa. Una biografia narrativa.”,”Paco Ignacio Taibo è nato in Spagna nel 1949. E’ docente universitario, giornalista e scrittore, storico e narratore. Ha pubblicato 56 libri.”,”AMLx-001-FC”
“TAIBO II Paco Ignacio”,”Senza perdere la tenerezza.”,”Paco Ignacio Taibo II è nato in Spagna, a Gijón, nel 1949 e dal 1958 vive in Città del Messico.”,”BIOx-028-FL”
“TAILLEMITE Etienne”,”L’Histoire ignorée de la marine française.”,”Étienne Taillemite è nato nel 1924, ispettore generale onorario degli Archives de France. Ha dedicato la sua carriera alla storia marittima e a quella delle ex-colonie francesi. È autore pure di un ‘Dizionario des marins français’. Membro dell’Académie de marine.”,”QMIN-004-FSL”
“TAINE Ippolito”,”Napoleone.”,”””Perché, una volta entrati nella carriera, costoro, meglio che gli Spagnuoli di Carlo Quinto o i Romani d’Augusto, sanno ch’essi possono avanzare, avanzar presto e lontano. In nessun luogo la carriera è sbarrata: nessuno si sente confinato nel suo posto, ciascuno considera il suo come una stazione provvisoria; ciascuno non vi si colloca che aspettando di meglio; fin dal primo giorno i suoi sguardi vanno in avanti, corrono al di là, si slanciano più alto, occupano anticipatamente il posto superiore, dove egli conta salire alla prima vacanza, e, sotto questo regime, le vacanze sono numerose. – Nella milizia e fra i gradi d’ufficiale, si può valutarle vicino a quattromila all’anno (1); fin dal 1808 e 1809, ma soprattutto dopo i disastri del 1812 e 1813, non sono più gli impieghi ma le persone che mancano; Napoleone è costretto a prendere per ufficiali degli adolescenti imberbi quanto i suoi coscritti, degli allievi di diciotto anni che, dopo un anno o sei mesi di scuola militare, compiranno il loro tirocinio sui campi di battaglia, degli scolari di filosofia o di retorica, dei ragazzi “”di buona volontà”” (…)””. (pag 303) (1) Su 50 uomini di fanteria, si può contare un ufficiale; nella cavalleria, un ufficiale su 25 o 30 uomini (…) “”Naturalmente, grazie ai vuoti annui e crescenti che saran fatti dal cannone e dalla baionetta, i superstiti di questa gioventù saliranno sempre più presto; nel 1813 e 1814, vi sono dei colonnelli di venticinque anni””. (pag 304)”,”FRAN-021″
“TAINE Ippolito”,”L’ Antico Regime. Il Dispotismo prima del 1789. Volume primo.”,”Contiene dedica”,”FRAA-042″
“TAINE Hipolito”,”Ensayos de critica y de historia.”,”””El Renacimiento.”” “”M. Michelet, en su gran obra la ‘Historia de Francia’, ha escrito la época más notable del siglo XVI; y aunque este seria momento oportuno para juzgar su obra, creemos más conveniente definir al autor. Dice Kant que nuestras ideas provienen en parte de las cosas y en parte de nosotros mismos; que los objetos impresionan nuestro espiritu y hallan en él una forma innata; que este modelator original altera la imagen recibida, y de aquí que nuestra verdad no sea la verdad. Se vió que tal doctrina era una suposición en la filosofia y se ve que es una regla en la critica. (…) M. Michelet es un poeta, un poeta de la gran especie, y, como tal, se apodera de los conjuntos y les hace abarcar á su vez á ellos. Esta imaginación tan impresionable, es afectada por lo hechos generales lo smismo que por los particulares, y simpatiza con la vida de los siglos lo mismo que con la de los individuos; ve las pasiones de una época entera tan claramente como las ve un hombre, y pinta con tanta vivacidad la Edad media ó á el Renacimiento, come á Felipe el Hermoso ó á Francisco I.”” (pag 127-128)”,”STOx-126″
“TAINE Hyppolite”,”Les origines de la France contemporaine. VII. La révolution, le gouvernement révolutionnaire. Tome premier.”,”Si incentra sul programma giacobino (governo rivoluzionario) “”S’il est émigré, et il y a des émigrés par centaines de mille, nous confisquons ses biens; s’il est guillotiné ou déporté, et il ya des guillotinés ou déportés par dizaine de mille, nous confisquons ses biens; s’il est “”reconnu ennemi de la Révolution””, et “”tous les riches font des voeux pour la contre””révolution””, nous séquestrons ses biens, nous en percevons l’usufruit jusqu’à la paix, nous en aurons la propriété après la guerre; usufruit et propriété, en tous ces cas l’Etat hérite; c’est tout au plus si parfois nous accordons un secours momentané à la famille; elle n’a pas même droit à des aliments. Impossible de mieux déraciner les fortunes; quant à celles que nous ne renversons pas d’un seul coup, nous les abattons par morceaux, et, contre elles, nous avons deux haches. D’un côté, nous séparons, dans le revenu, le nécessaire de l’excédent; nous limitons le nécessaire à un millier de francs par tête; selon que l’excédent est plus ou moins grand, nous en prenons le quart, le tiers ,la moitié, et, passé 9000 francs, le tout (…)”” (pag 115-117)”,”FRAR-402″
“TAJANI Filippo”,”Storia delle ferrovie italiane. A cento anni dall’ apertura della prima linea.”,”Già negli anni Trenta si discuteva del terzo valico per Genova.”,”ITAE-053″
“TALAMO Giuseppe, a cura; testi di Camillo BENSO di CAVOUR Francesco DE SANCTIS Angelo CAMILLO DE MEIS Ruggero BONGHI Silvio SPAVENTA Marco MINGHETTI Giovanni GIOLITTI Gaetano MOSCA Benedetto CROCE Luigi EINAUDI”,”Antologia degli scritti politici dei liberali italiani.”,”Testi di Camillo BENSO di CAVOUR Francesco DE SANCTIS Angelo CAMILLO DE MEIS Ruggero BONGHI Silvio SPAVENTA Marco MINGHETTI Giovanni GIOLITTI Gaetano MOSCA Benedetto CROCE Luigi EINAUDI Teoria dei freni politici o dei contrappesi politici (Mosca) pag 160″,”TEOP-402″
“TALAMONA Mario CAMPBELL Robert MARCZEWSKI Jean ZAUBERMAN Alfred ZIELINSKI Janusz PASHKOV A.I. GATOVSKY L.M. NOVE Alec FISZEL Henryk LIPINSKI Jan SIMON Claude BOEHME Hans GOLDMAN Josef FLEK Josef CSIKOS-NAGY Bela LISKA Tibor PETLIK D. VUKOVIC M. BAJT Alexander WESSELY Kurt BRZESKI Andrej SPULBER Nicolas WILES Peter”,”Il sistema dei prezzi nell’ Est Europeo.”,”Scritti di TALAMONA Mario CAMPBELL Robert MARCZEWSKI Jean ZAUBERMAN Alfred ZIELINSKI Janusz PASHKOV A.I. GATOVSKY L.M. NOVE Alec FISZEL Henryk LIPINSKI Jan SIMON Claude BOEHME Hans GOLDMAN Josef FLEK Josef CSIKOS-NAGY Bela LISKA Tibor PETLIK D. VUKOVIC M. BAJT Alexander WESSELY Kurt BRZESKI Andrej SPULBER Nicolas WILES Peter.”,”EURC-057″
“TALAMONA Mario a cura di, Autori Wijfred BECKERMANN DAYA Friedrich August VON HAYEK Oskar Riszard LANGE Leontief WASSILY Mishan EZRA Morgenstern OSKAR Niehans JÜRG Rey GUIDO M. Robertson DENNIS SIR Erich SCHNEIDER Paul Malor SWEEZY Shigeto TSURU”,”Tendenze e prospettive dell’economia politica. Vol. I.”,”Mario Talamona (Varese, 1931) dal 1971 professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano. S.C. dell’Accademia dei Lincei e M.E. dell’Istituto Lombardo. Laureato a Pavia nel 1953, allievo di Ferdinando di Fenizio, ha svolto studo di perfezionamento alla London School of Economics nel 1955, e ha lavorato all’Ufficio Studi della Società Montecatini. Libero docente nel 1958, ha insegnato come titolare di cattedra dal 1963 anche nelle Università si Genova e di Pavia. Collaboratore di importanti quotidiani e riviste, dal 1980 è anche Presidente di un antico Istituto pubblico di credito milanese. Beckermann Wilfred, inglese, professore di Economia Politica nell’Università di Londra, membro della Royal Commission on Environmental Pollution. Daya forse nome o pseudonimo di un autore indiano, del quale confessiamo tuttavia di non aver mai potuto sapere di più. Hayek Friedrich August von (1899) austriaco, Premio Nobel 1974, Professore di Economia alla London School of Economics (1931-1950), di Scienze morali e Sociali all’Università di Chicago (1952-62), di politica economica a Friburgo in Brisgovia (1962-69) e a Salisburgo (1969-77). Lange Oskar Riszard (1904-1965) polacco. docente di Statistica ed Economia alle Università di Cracovia (1927-37), Chicago (1938-45) e Varsavia (1948-65). Primo ambasciatore della Repubblica Popolare di Polonia a Washington (1945-46) e Delegato al Consoglio di Sicurezza dell’ONU (1946-47). Successivamente membro del Parlamento e del Consiglio di Stato (presid. della Repubblica). Leontief Wassily (1906) russo naturalizzato americano, Premio Nobel 1973, dal 1931 negli USA, Professore di Economia alla Harvard University (1931-1975), quindi alla New York University dal 1975. Mishan Ezra inglese, docente di Economia alla London School of Economics and Political Science (1956-77), pubblicista e conferenzie. Morgenstern Oskar (1902-1977) tedesco, membro del Wienerkreis (con Popper, Gödel, ecc.), Professore di Economia nell’Università di Vienna (1935-38), dimesso per inaffidabilità politica, quindi nell’Università di Princeton USA all’Institute for Advanced Studies (1938-70). Niehans Jürg svizzero. Professore di Economia nell’Università di Zurigo 1951 e all’Institut Universitaire de Hautes Etudes Internationales di Ginevra 1980. Rey Guido M. Professore ordinario di Politica Economica e Finanziaria nell’Università La Sapienza di Roma, Facoltà di Economia e Commercio, Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT). Robertson, Dennis Sir (1890-1963) inglese, Professore nell’Università di Londra nel 1938, eletto nel 1944 successore di A.C. Pigou alla Cattedra di Economia Politica nell’Università di Cambridge, fino al 1957. Scheneider Erich (1900-1970) tedesco, allievo di J.A. Schumpeter, Professore di Economia nell’Università di Aarhus (Danimarca) dal 1936 al 1945; nell’Università di Kiel dal 1946 e Direttore dell’Istituto di Economia Mondiale (1961-69) Sweezy Paul Malor (1910) americano, fondatore della Monthly Review (1949). Tsuru Shigeto (1912) giapponese, Ph.D. a Harvard (1940), Professore di Economia alla Università Hitotsubshi di Tokyo (1948-72).”,”ECOT-247-FL”
“TALBO J.P. a cura”,”La grève à flins. Documents, témoignages rassemblés par J.Ph. Talbo.”,”””E. – Ho letto recentemente due volantini che erano dei quaderni di rivendicazioni, fatti al di fuori da ogni sindacato, dagli operai di due fabbriche della regione parigina; quello che era straordinario era vedere che il tono di questi volantini, era esattamente quello che si sarebbe potuto leggere come professore di storia nei cahiers de doléance del 1789: quello che veniva rilevato era l’ insieme dettagliato delle piccole umiliazioni, le piccole angherie che facevano subire loro e che li conducevano alla fine a rimettere in discussione il rapporto di autorità operai-padrone, e che arrivava attraverso queste rivendicazioni molto parziali al rifiuto fondamentale del rapporto di coercizione esistente nella nostra società; (…)””. (pag 80)”,”MFRx-243″
“TALBOT Ian”,”India & Pakistan. Inventing the Nation.”,”TALBOT Ian è Professor of South Asia Studies, Coventry University.”,”PAKx-003″
“TALBOT Ian”,”Pakistan. A Modern History.”,”Ian TALBOT è Reader in South Asian Studies e Director of the Centre for South Asian Studies alla Coventry University, Inghilterra. Ha pubblicato estensivamente sulla storia del Pakistan e sull’ India musulmana. Recentemente ha pubblicato ‘Freedom’s Cry’ e ‘Khizr Tiwana’.”,”PAKx-006″
“TALBOT Ian SINGH Gurharpal, edizione italiana a cura di Paolo CAPUZZO”,”La spartizione. 1947: alle origini di India e Pakistan.”,”Ian Talbot insegna storia nell’Università di Southampton ed è autore di diversi volumi di ricerca e divulgazione sul Pakistan e l’India. G. Singh insegna Relazioni inter-religiose nel Dipartimento di Teologia e religione dell’Università di Birmingham ed ì autori di studi sul conflitto etnico e religioso in India. Edizione originale 2009″,”INDx-141″
“TALBOTT Strobe”,”The Russia Hand. A Memoir of Presidential Diplomacy.”,”Strobe Talbott è stato l’architetto della politica dell’Amministrazione Clinton nei confronti della Russia. Ha servito come ‘deputy secretary of state’ per sette anni. Già giornalista ‘comumnist’ di Time e capo dell’ufficio di Washington. Ha tradotto e curato le memorie di Nikita Krusciov ed è autore di sei libri sulle relazioni Washington Mosca. Già direttore dello Yale Center for the Study of Globalization, è ora (2003) presidente della Brookings Institutions. Vive a Washington.”,”USAQ-114″
“TALENTI Giancarlo”,”Rivoluzione, forze produttive e rapporti di produzione nel Marx della ‘Miseria della filosofia’. Alcune considerazioni.”,”in appendice: Alessandro Zuccotti, Borghesia e potere politico in Marx. La teoria della classe capitalistica e le analisi storico-politiche della situazione inglese e francese. 1. (pag 1-14) Dice Marx: “”La condizione dell’affrancamento della classe lavoratrice è l’abolizione di tutte le classi”” (33). (pag 36) (33) ‘Miseria della filosofia’, pp 224-225″,”MADS-139-B”
“TALES C.”,”La Commune de 1871.”,”dedica a Marcel MARTINET; 2° copia fotocopiata TALES C. è lo pseudonimo di Maurice LACOSTE (Fonte Catalogo Altri Libri 12 gennaio 2005)”,”MFRC-013″
“TALIANI Francesco Maria”,”Vita del Cardinal Gasparri, segretario di stato e povero prete.”,”Parigi. “”C’ era già in lui la passione del costruire, il gusto delle fondamenta solide, aveva veduto con gioia le pareti alzarsi a chiudere lo spazio santo. Anche nell’ Istituto portò una volontà d’ ordine, di ricostruzione. Quasi senza avvedersene era riuscito a toglier via quel ch’era debole e vecchio e a farne l’ organismo che il Papa aveva sognato per combattere le dottrine anticattoliche della Sorbona.”” (pag 77) Esperienza giuridica. “”Appena tornato a Roma si recò dal preposito generale dei Gesuiti e gli chiese di ammetterlo nell’ Ordine. Ma il padre Wernz freddamente gli rispose che non l’ avrebbe ammesso; che ad ogni modo il Santo Padre non avrebbe dato mai il necessario consenso. Aggiunse: – Lei deve condurre a termine l’ opera intrapresa perché sento che se Vostra Eminenza non terminasse il Codice e non assistesse alla sua promulgazione, l’ opera verrebbe abbandonata.”” (pag 119) “”Non v’era complicato problema che egli non riuscisse a semplificare con una facilità che stupiva””. (pag 188)”,”RELC-159″
“TALLEYRAND Charles-Maurice de”,”Memorie di Talleyrand.”,”Il Convegno di Erfurt. 1808. “”L’Austria non era stata invitata e nemmeno ufficialmente informata del convegno d’Erfurt. L’imperatore Francesco, allarmato, di sua iniziativa aveva mandato il barone di Vincent a Erfurt, con una lettera per l’imperatore Napoleone, e, credo, un’altra per l’imperatore Alessandro. Vincent aveva l’ordine di confidarsi con me; gli dissi che la sua missione mi faceva molto piacere, perché avevo qualche timore circa i progetti dei due imperatori. Napoleone sapeva bene che io ero favorevole a un’alleanza tra la Francia e l’Austria. Credo, e lo credo ancora, di rendere un servizio alla Francia con quel consiglio. Assicurai al barone di Vincent che facevo a avrei fatto di tutto per impedire che ad Erfurt si concludesse un trattato ostile all’Austria”” (pag 156) “”Non capisco la vostra simpatia per l’Austria. E’ politica da vecchia Francia”” (Napoleone). “”Sire, credo che debba essere anche la poltiica della nuova Francia, e, oserei aggiungere, la vostra. Poiché voi, Sire, siete considerato il paladino della civiltà”” (Talleyrand) (pag 165) “”La convenzione (Erfurt, ndr), ormai diventata insignificante, fu firmati quasi senza discussioni. Pareva che Napoleone facesse di tutto per compiacere il suo augusto alleato (Alessandro, ndr)”” (pag 166)”,”FRAN-105″
“TALLURI Bruna”,”La politica italiana nei giornali senesi, 1861-1882.”,”TALLURI Bruna è una insegnante (storia e filosofia) a Siena.”,”EDIx-117″
“TALLURI Bruna”,”La politica italiana nei giornali senesi, 1882-1900.”,”TALLURI Bruna è una insegnante (storia e filosofia) a Siena.”,”EDIx-118″
“TALMON J.L.”,”Romanticism and Revolt. Europe 1815-1848.”,”TALMON J.L. pag 91 immagine di Marx come Prometeo incatenato alla macchina per la stampa. Giornale radicale ‘Die Rheinische Zeitung’ diretto da Karl Marx soppresso nel 1843. pag 70-71 immagine del Falansterio disegnata da Charles Fourier e intitolata “”Il futuro””. Il primo di questi fu costruito vicino a Rambouillet nel 1838. FOURIER, Charles Enciclopedia Italiana (1932) di Vincenzo Tosi FOURIER, Charles. – Precursore del socialismo, capo della scuola falansteriana, François-Marie-Charles F. nacque a Besançon il 7 aprile 1772, morì a Parigi il 10 ottobre 1837. Il padre aveva un negozio e fu in quel negozio che il F., bambino, prese in odio il commercio. Ciò nonostante, perduto durante l’assedio di Lione (1793) ogni suo avere, fu costretto, per vivere, a fare il “”sergent de boutique”” per conto altrui. Nel 1798 un incidente banale (il prezzo di una mela) richiamò la sua attenzione sul fatto che vi è nel “”meccanismo industriale”” un disordine cui occorre mettere riparo. Questo pensiero lo afferrò. Dopo lunghi anni di ricerche, nel 1808, espose la sua dottrina in proposito nell’opera Théorie des quatre mouvements et des destinées génerales, cui fece seguire altri volumi, ricchi di chiarimenti, di particolari, di aggiunte, di difese (Traité de l’association domestique agricole, 1822; Le nouveau monde industriel et sociétaire, 1829; La fausse industrie, 1835-36). Una piccola scuola, frattanto (1825), si raccolse intorno a lui, pubblicò giornali, tenne conferenze, tentò realizzazioni; ma il F., mal compreso, ombroso, deluso, rimase un solitario. Nel groviglio degli scritti di F. è dato sceverare gli elementi di tre parti distinte: una filosofica e generale – che è, o vorrebbe essere, la base del sistema – una critica e una ricostruttiva. Nella parte generale il F. si avventura, sotto l’impulso di una fantasia irrequieta, quasi morbosa, nei dominî della cosmogonia e della metafisica. Se in questa parte l’opera del F. appare priva di valore scientifico e anche di senso comune, quando ridiscende sul terreno della realtà, il F. rivela uno spirito di osservazione vigile, pronto, minuziosissimo. Quali le cause del disordine sociale? Gli uomini – egli afferma – agirono a controsenso, cercando, in nome del dovere, di comprimere le passioni (12 di numero) che Dio mise nella loro anima e nella loro carne. Basterà seguire le passioni per uscire dall’attuale periodo di civiltà ed entrare in quello di armonia. Ma a tale uopo occorre creare un ambiente propizio: il falansterio. Il falansterio, è un vasto fabbricato, capace di 1600 persone, con dormitorî, refettorî, laboratorî, teatro, biblioteca, ecc.: in una parola, tutto ciò che è richiesto dalle esigenze di un grosso aggregato sociale, salvo tribunali e carceri, superflui nel mondo di “”armonia””. Intorno, si stendono 400 ettari di terreno, coltivati a ortaggi, frutta e fiori, o riservati all’allevamento degli animali, il ritorno alla vita campestre essendo caratteristica del sistema. Gli ospiti del falansterio costituiscono una falange alle dipendenze di un unarca elettivo, e provvedono in comune alla produzione dei beni loro necessarî e al consumo. Il lavoro è libero nel falansterio, e per ciò solo cessa di essere penoso. Ognuno si dedica a quelle occupazioni che sono più consone al suo temperamento e ai suoi gusti. La divisione del lavoro consente di affidare ogni produzione a serie di lavoratori, divise in gruppi ascendenti e discendenti, animati dalla emulazione; il metodo delle corte sedute permette di passare da un’occupazione a un’altra seguendo gli allettamenti della volubilità (la papillonne) e di dare al lavoro la stessa appassionante attrattiva di uno sport. Per il vitto e l’alloggio sono istituite cinque diverse classi a pagamento, più una gratuita per i poveri, un minimum di sussistenze essendo garantito a tutti. La vita in comune, nel riguardo economico, presenta l’innegabile vantaggio di una diminuzione di spese; nel riguardo sociale, quello di affratellare ricchi e poveri. A torto si è affermato che la dottrina del F. sia comunista: il F., infatti, ammette la proprietà privata e il diritto di eredità: vuole anzi trasformare i salariati in comproprietarî, in azionisti. Fissa la ripartizione degli utili in ragione di 4/12 al capitale, 5/12 al lavoro e 3/12 al talento (direzione); ma ogni individuo concorre alla ripartizione a più titoli, per cui non vi può essere conflitto fra classi. Le falangi si assistono a vicenda mediante scambî; provvedono in comune, con le armate industriali, ai grandi lavori di pubblica utilità, e sono raggruppate sotto gerarchi (duarchi, triarchi, ecc.) di grado sempre più elevato fino all’omniarca, sedente in Costantinopoli, che tutte le comanda. Questo sistema fu a giusto titolo qualificato utopistico; ogni tentativo di attuazione fallì e solo alcuni dei suoi principî informatori trovarono applicazione nel Familisterio di Guise, fondato da André Godin nel 1859. Ma non si può disconoscere che, pur tra incongruenze e bizzarrie, il F. ebbe più di ogni altro l’intuito dei tempi che stavano per sorgere. Bibl.: H. Bourgin, Fourier: contribution à l’étude du socialisme français, Parigi 1905, pp. 10-28 (bibliografia completa degli scritti di e su F.); V. Considérant (già capo della scuola fourierista), Destinée sociale, 3ª ed., Parigi 1851; Ch. Pellarin, Ch. F., 5ª ed., Parigi 1871; Ch. Gide, Introd. aux æuvres choisies, Parigi s. a.; id., Les prophéties de F., in La Coopération, Parigi 1900, pp. 276-311; Ch. Gide e Ch. Rist, Hist. des doctrines écon., 5ª ed. Parigi 1929, pp. 286-299. Cfr. inoltre: G. Mazzini, Di alcune dottrine sociali: scuola fourierista, Imola 1910; V. Tosi, C. F. e il suo falansterio, Savona 1921.”,”EURx-304″
“TALMON Jacob L.”,”Le origini della democrazia totalitaria.”,”Jacob L. Talmon nacque in Polonia nel 1916. Studiò, oltre che nel suo paese d’origine, in Palestina e in Francia. Nel 1940 si rifugiò a Londra dove proseguì i suoi lavori di ricerca alla London School of Economics. Nel 1943 conseguì il dottorato in filosofia e nel 1944 divenne assistente del segretario degli Affari esteri del Comitato palestinese. Rassegnò le dimissioni nel 1947 e, grazie all’assistenza finanziaria della Fondazione Zangwill di Israele, iniziò le ricerche per la stesura del presente volume. In seguito divenne professore di Storia moderna all’Università ebraica di Gerusalemme, dove attualmente insegna.”,”TEOP-035-FL”
“TALNEAU Sophie”,”Risorsa umana sarà lei.”,”TALNEAU Sophie di Nantes ha 28 anni, si è laureata in economia ed è disoccupata. “”Motivazione = Parola magica che rassicura il selezionatore di personale ansioso. Ma attenti, non basta dire di essere motivati, bisogna dimostrarlo! Alcuni candidati sono professionisti dell’ ipermotivazione, anche quando accettano un colloquio di cui non gli frega niente. La funzione commerciale, rotta all’ esercizio dell’ entusiasmo sistematico, è particolarmente brillante in questa prova. Solo un selezionatore molto abile riscirà a scoprire la falsa motivazione celata dal sorriso del professionista. Tanto vale ammettere che nel gioco delle parti la sincerità spesso non trova posto, soprattutto se fa dubitare il selezionatore””. (pag 238-239, dal Glossario)”,”CONx-148″
“TAMARO Attilio”,”Venti anni di storia, 1922-1943.”,”TAMARO Attilio “”Non c’era tra tanti sovversivi uno, che valesse allora quei popolari di Sondrio, presieduti dal deputato Merizzi, che per due volte respinsero come illegale il decreto fascista di scioglimento del consiglio provinciale e rimasero ai loro posti. (De-Begnac, Palazzo Venezia). Caso più unico che raro di resistenza agli ordini del fascismo. Mussolini, a ogni notizia di oppositori, s’inquietava. Si irritava molto anche per le barzellette, che giravano sempre più numerose e ne temeva effetti corrosivi. Ma non c’era argomento dell’opposizione, che egli non dovesse attendersi o per ragioni ideologiche o per ragioni polemiche.”” (pag 357) Es. di barzellette: sulle iniziali PNF : Per Non Faticare, oppure ‘Per Necessità Familiari’ ‘Croce giustifica il fascismo’. “”Avendo fatto un’ampia professione di fede liberale e chiestogli se non ci fosse contraddizione tra questa fede e la giustificazione che faceva il fascismo, Croce rispose: “”Nessuna contraddizione. Se i liberali non hanno avuto la forza di salvare essi l’Italia dall’anarchia in cui si dibatteva, debbono dolersi di sè medesimi, recitare il “”mea culpa””, e intanto accettare e riconoscere il bne da qualunque parte sia sorto, prepararsi per l’avvenire. Questo è il loro dovere. Non credo che essi abbiano l’altro dovere di diventare “”fascisti””, cioè di vestire la personalità di uomini che hanno altro temperamento, hanno percorso diversa esperienza e appartengono in gran numero alla generazione più giovane. Sarebbero cattivi fascisti perché fascisti in cattiva coscienza, laddove possono essere buoni liberali e rendere utili servigi all’Italia nel presente e nell’avvenire”” (1).”” (pag 360) (1) [Dell’Erba, nel “”Giornale d’Italia””, 29 ottobre 1923]”,”ITAF-301″
“TAMBORRA Angelo”,”Esuli russi in Italia dal 1905 al 1917.”,”Angelo TAMBORRA è nato a Chiasso nel 1913. Professore ordinario di storia dell’ Europa orientale alla facoltà di Lettere dell’ Università di Roma, ha pubblicato tra l’ altro: – Cavour e i Balcani (1958) – Gli Stati italiani. L’ Europa e il problema turco dopo Lepanto (1959) – L’ Europa centro orientale nei secoli XIX e XX (1974) 2 volumi”,”RIRx-079″
“TAMBORRA Angelo”,”Imbro I. Tkalac e l’Italia. Serie II, Memorie vol. XXIV.”,”‘Imbro I. Tkalac è stato uno scrittore e uomo politico croato, naturalizzato italiano. Nato a Turo Polje, Karlovac nel 1824, morì a Roma nel 1912. Tkalac fu un sostenitore di un programma di unificazione degli Slavi meridionali e fondò e diresse a Vienna il periodico Ost und West nel 1861. Nel 1863, costretto a lasciare la direzione del giornale dalle autorità asburgiche, si rifugiò a Torino. Qui, d’accordo con esponenti della diplomazia italiana, sostenne l’idea che, in caso di guerra contro l’Austria, l’Italia avrebbe dovuto appoggiare la causa degli Slavi meridionali. Su incarico della diplomazia italiana, nel 1866 stampò a Parigi un opuscolo per incitare gli Slavi alla rivolta al momento dello sbarco garibaldino1. Tkalac fu anche un critico d’arte e un giornalista di razza2. 1: Treccani 2: Istituto per la storia del Risorgimento italiano’ (f. copil.)”,”RISG-113-FSL”
“TAMBORRA Angelo”,”Ljudevit Vulicevic tra Slavia e Italia. Serie II, Memorie vol. XXXIV.”,”‘Ljudevit Vulicevic (1839-1916) è stato uno scrittore, esponente del movimento pan-slavo e religioso croato naturalizzato italiano. Nato a Cavtat, all’epoca parte dell’Impero austro-ungarico, Vulicevic fu educato in Italia, dove entrò nell’Ordine francescano nel 1854 e prese il nome di Ljudevit o Lodovico in italiano. Tornato in Croazia come parroco, si scontrò con la gerarchia cattolica di Dubrovnik e si trasferì in Istria. Qui, decise di convertirsi alla Chiesa evangelica valdese, una denominazione protestante italiana. Vulicevic fu autore di numerosi saggi filosofici e religiosi, ispirati dall’idealismo della Chiesa valdese. Morì a Napoli nel 1916 1’ (f. copil.)”,”RISG-123-FSL”
“TAMBORRA Angelo”,”Josef Václav Fric e l’Italia. Serie II, Memorie vol. XXXVI.”,”Josef Václav Fric (1829-1890) è stato uno scrittore, poeta e patriota ceco. Nato a Praga, Fric fu un esponente del movimento pan-slavo e religioso. Nel 1864, compì un viaggio in Italia dove entrò in rapporti con Garibaldi col proposito di trovare poi aiuti per il movimento nazionale boemo1. Fric fu autore di numerosi saggi filosofici e religiosi, ispirati dall’idealismo romantico. Tra le sue opere più note, si ricordano i versi appassionati raccolti in “Canti del bastione” (1849-60) e le ‘Memorie’ (1885)12. (f. copil)”,”RISG-124-FSL”
“TAMBURINI Fabio”,”Un siciliano a Milano.”,”””Questo libro ha un mandante: Cesare Merzagora, uno dei protagonisti della storia italiana del dopoguerra. E’ a lui, infatti , che sono debitore dell’idea di metterlo in cantiere. «Su Cuccia si potrebbe, e si dovrebbe, scrivere un libro» disse nel febbraio 1987 nel corso di un’intervista”” (pag 7, nota dell’autore) Fabio Tamburini (1954) è un giornalista e scrittore italiano, dal 12 settembre 2018 direttore de Il Sole 24 Ore. (wikip)”,”ECOG-015-FV”
“TAMBURRANO Giuseppe”,”Antonio Gramsci. Una biografia critica.”,”TAMBURRANO, 48 anni nel 1977, scrittore e politico ha collaborato a quotidiani e periodici e ha scritto volumi tra i quali ‘Storia e cronaca del centro-sinistra’ (1971), ‘L’iceberg democristiano’ (1974). E’ stato membro del CC del PSI.”,”GRAS-006″
“TAMBURRANO Giuseppe”,”Pietro Nenni.”,”Giuseppe TAMBURRANO nato a San Giovanni Rotondo (Foggia) nel 1929, è stato membro della Direzione e responsabile culturare del PSI. Docente di storia dei partiti all’Univ di Catania, ha collaborato a vari quotidiani e periodici. Fra le sue opere: -Storia e cronaca del centro-sinistra. MILANO. 1971 -L’ iceberg democristiano, 1974 -Antonio Gramsci, 1977 – PCI e PSI nel sistema democristiano, 1979 Ha curato l’ ‘Intervista sul socialismo italiano’ di Pietro NENNI (1977).”,”ITAC-012″
“TAMBURRANO Giuseppe presentazione; NENNI Giuliana NENNI Luciana AFELTRA Gaetano ANDERLINI Luigi ANIASI Aldo CAPORASO Elena CATTANI Venerio DONATI Antigono FICHERA Massimo GRANATI Giovanna SOLARI Leo VASSALLI Giuliano ZANONE Valerio ZAVOLI Sergio CRAXI Bettino ARFE’ Gaetano BIONDI Francesca DEGL’INNOCENTI Maurizio CASANOVA Antonio G. CARIGLIA Antonio TEDESCO TATO’ Giglia GALLONI Giovanni PIERACCINI Giovanni PAOLICCHI Luciano MACALUSO Emanuele FERRI Mauro BOBBIO Norberto DE-MARTINO Francesco GONZALEZ Felipe NATTA Alessandro ROSSANDA Rossana ACCOGLI Claudio FONTANA Pier Paolo MATTERA Paolo; saggi di”,”Pietro Nenni. Una vita per la democrazia e per il socialismo.”,”Saggi di TAMBURRANO Giuseppe presentazione; NENNI Giuliana NENNI Luciana AFELTRA Gaetano ANDERLINI Luigi ANIASI Aldo CAPORASO Elena CATTANI Venerio DONATI Antigono FICHERA Massimo GRANATI Giovanna SOLARI Leo VASSALLI Giuliano ZANONE Valerio ZAVOLI Sergio CRAXI Bettino ARFE’ Gaetano BIONDI Francesca DEGL’INNOCENTI Maurizio CASANOVA Antonio G. CARIGLIA Antonio TEDESCO TATO’ Giglia GALLONI Giovanni PIERACCINI Giovanni PAOLICCHI Luciano MACALUSO Emanuele FERRI Mauro BOBBIO Norberto DE-MARTINO Francesco GONZALEZ Felipe NATTA Alessandro ROSSANDA Rossana ACCOGLI Claudio FONTANA Pier Paolo MATTERA Paolo. Gli autori del volume sono i membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Nenni ad eccezione di Massimo S. GIANNINI ammalato e poi scomparso.”,”ITAP-027″
“TAMBURRANO Giuseppe”,”Antonio Gramsci. La vita – Il pensiero – L’azione.”,”TAMBURRANO Giuseppe “”Marx chiarisce questo concetto allorchè distingue il lavoro umano da quello animale e in particolare fa l’esempio dell’ape: “”L’ape, con la costruzione dei suoi alveoli può fare arrossire più di un architetto. Ma ciò che subito distingue il peggiore degli architetti dalla più abile delle api è che quegli ha costruito la sua cella, prima che nell’alveare, nella sua testa. Il processo del lavoro approda a un risultato che già preesiste idealmente nel cervello del lavoratore. Egli non opera soltanto un cambiamento di forma nelle materie naturali, ma vi realizza nello stesso tempo il suo scopo; scopo di cui egli ha coscienza, che determina come legge il suo modo d’azione e al quale deve subordinare la sua volontà””. Questi aspetti del marxismo sono stati per lo più travisati dai seguaci ed avversari della filosofia della prassi. E’ interessante notare che, invece, Gramsci, il quale, come Lenin, non conobbe le Opere giovanili di Marx, ha impostato la sua opera teorica sulla base di presupposti diversi da quelli del materialismo dialettico, avvicinandosi notevolmente alle idee del Marx giovane””. (pag 209) [G. Tamburrano, Antonio Gramsci. La vita – Il pensiero – L’azione, 1963]”,”GRAS-081″
“TAMBURRANO Giuseppe LANDOLFI Antonio GALLI Giorgio VERNETTI Luciano saggi di; in appendice: MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Bilancio del marxismo.”,”TAMBURRANO Giuseppe “”Negli scritti giovanili di Marx (“”Il problema ebraico””) la subordinazione dello Stato al capitalismo è vista da Marx in termini ancora in parte idealistici: l’analisi delle Costituzioni delle rivoluzioni francese e americana – egli sostiene – dimostra che “”la vita politica è un semplice mezzo, mentre il fine rimane la vita della società borghese””, che “”l’intera società esiste solo per questo: per garantire ad ognuno dei suoi membri la conservazione della persona, dei diritti e della proprietà””. Questo passo è importante perché chiarisce in che senso Marx parla di Stato di classe: non in quanto direttamente asservito ai gruppi economici (che tra l’altro allora non avevano la potenza che hanno oggi), ma al contrario, in quanto Stato separato, distinto dalla società civile e dalle forze economiche, garante della conservazione della società liberale e delle sue caratteristiche fondamentali, tra le quali il meccanismo capitalistico di produzione, il diritto di proprietà, la libertà di compravendita della forza-lavoro etc.. In lavori successivi, ed in termini più “”materialistici””, Marx afferma che “”La legislazione, tanto politica che civile, non fa che pronunciare, verbalizzare il volere dei rapporti sociali”” (‘La miseria della filosofia’); che, come la legislazione, anche le altre attività statali, giudiziarie, fiscali, ecc. sono attività di classe, rivolte in ultima istanza a servire gli interessi delle classi dominanti. Engels ribadisce che lo Stato “”non è che una macchina per l’oppressione di una classe per mezzo di un’altra e ciò nella Repubblica democratica non meno che nella monarchia”” (Introduzione alla ‘Guerra civile in Francia’ di Marx), che esso “”qualunque ne sia la forma, è una macchina essenzialmente capitalista, uno Stato di capitalisti, il capitalista collettivo ideale””. (L'””Antidühring””)””. [Giuseppe Tamburrano] [in Giuseppe Tamburrano Antonio Landolfi Giorgio Galli Luciano Vernetti, Bilancio del marxismo, 1965] (pag 29-30)”,”MADS-530″
“TAMBURRANO Giuseppe”,”Pietro Nenni. Il pensiero dei padri costituenti.”,”TAMBURRANO Giuseppe 1891. “”L’anno in cui nasce Nenni nasce anche “”Critica sociale””, diretta da Filippo Turati e Anna Kuliscioff; nasce a Catania il primi “”fascio siciliano”” promosso da De-Felice; nasce la gloriosa federazione mantovana degli operai e contadini; nascono le camere del lavoro a Piacenza, Milano e Torino i metallurgici proclamano un grande sciopero; a Bruxelles si riuniscono i socialisti di tutta Europa in quello che fu, dopo la prima riunione dell’Aia del 1876, il vero affratellamento dei socialisti di tutta Europa. Con la sola assenza dei russi e portoghesi, vi partecipò l”élite’ della rivoluzione in marcia: Bebel, Liebknecht, Eleanor Marx (1), Malon, Guesde, Lafargue, Adler, Turati, Anna Kuliscioff. Quell’anno Leone XIII pubblica la ‘Rerum novarum’, armando il cattolicesimo che si appresta a scendere in campo con una sua filosofia sociale. L’anno successivo nasce a Genova il Partito socialista”” (pag 17) (1) nel testo di Tamburrano: Elisabetta Marx”,”MITS-420″
“TAMBURRANO Giuseppe”,”L’ iceberg democristiano. Il potere in Italia oggi domani.”,”Fondo Davoli”,”ITAP-020-FV”
“TAMBURRANO Giuseppe”,”Pietro Nenni.”,”‘Per giudicare un uomo bisogna essere almeno nel segreto dei suoi pensieri, delle sue sventure, delle sue emozioni; non voler conoscere della sua vita che gli avvenimenti materiali, è fare della cronologia, la storia degli sciocchi’ (Balzac, La pelle di zigrino) (in apertura)”,”BIOx-017-FSD”
“TAMBURRANO Giuseppe”,”Storia e cronaca del centro-sinistra.”,”L’autore è stato membro del CC del PSI. Ha scritto un paio di volumi su Antonio Gramsci. Dono di Mario Caprini”,”ITAP-257″
“TAMBURRINO Lina”,”Taiwan tra missili e computer.”,”Pubblicato con il contributo del Dipartimento di Studi Internazionali dell’ Università degli Studi di Milano, fondi di ricerca Murst della professoressa Enrica COLLOTTI PISCHEL TAMBURRINO Lina giornalista ha vissuto per sei anni in Cina come corrispondente dell’ Unità. ha pubblicato vari libri (v. retrocopertina) “”Nella società taiwanese si è ormai affermato un comportamento elettorale con queste caratteristiche. E’ abbastanza fluttuante (il Guomindang aveva registrato nel 1997 una dura sconfitta nelle elezioni locali e una netta ripresa nelle legislative del 1998). Rifugge dal comsegnare vittorie clamorose, maggioranze schiaccianti, perché di un partito, il Partito democratico progressista, ancora non si fida completamente e di una altro partito, il Guomindang, non si fida più. La mobilità elettorale è la via maestra dell’ alternanza. Non preoccupa in società dall’ identità ben strutturata dove le forze politiche si confrontano sui programmi che riguardano qualità, intensità, tempi dei cambiamenti. A Taiwan invece le forze politiche, sia il Guomindang sia il Partito democratico progressista, si sono definite esclusivamente intorno al tema della identità e della relazione con la Cina. Il risultato elettorale di marzo, distribuito quasi alla pari tra le tre forze politiche principali, offre l’ immagine di una società che non ha più idee chiare e nette su se stessa e sul proprio avvenire e dunque preferisce non intaccare lo status quo. La sconfitta del Guomindang non è comunque di difficile lettura. Agli elettori si presentava finalmente l’ occasione di completare la taiwanizzazione che non è affatto la stessa cosa dell’ indipendenza. Il Guomindang è stato sentito come una forza politica vecchia (…)””. (pag 98)”,”CINx-152″
“TAMMEO Giuseppe WAGNER A. LAMPERTICO Fedele”,”-La statistica e i problemi sociali. Prolusione di Giuseppe Tammeo, -Del concetto dei limiti e dei mezzi di esecuzione della statistica. Memoria del Prof. A. Wagner, -Sulla statistica teorica in generale. Su Melchiorre Gioja in particolare. Studi del Senatore Fedele Lampertico.”,”Gian Domenico ROMAGNOSI (1761-1835) giurista filosofo scienziato, professore di diritto pubblico a Parma (1802-6) fu chiamato a Milano dal governo del Regno Italico per collaborare al codice di procedura penale: dal 1807 professore a Pavia. Perseguitato dall’ Austria, fu arrestato nel 1821. Studioso della vita sociale e dei fattori storici che determinano l’ evolversi della civiltà. ‘Genesi del diritto penale (1791), ‘Dell’ indole e dei fattori dell’ incivilimento’ (1832). (EUG)”,”SCIx-102″
“TANGHERONI Marco”,”Medioevo Tirrenico. Sardegna, Toscana e Pisa.”,”Vedi retro un libro della Pacini di Pisa da trasferire in Correnaa”,”STMED-046-FSD”
“TANGHERONI Marco”,”Commercio e navigazione nel Medioevo.”,”In apertura, l’autore ai suoi studenti di Barcellona, Cagliari, Sassari e Pisa: “”Ma misi me per l’alto mare aperto”””,”STMED-086-FSD”
“TANK W.”,”Anatomia artistica degli animali.”,”Libri ex proprietario M. Tonellotti “”L’ uomo vede ciò che conosce, quel che egli non conosce direttamente attraverso l’ esperienza, non riesce chiaro ai suoi occhi”” (Introduzione, pag 5) “”Qual’è la cosa più difficile? Quella che sembra la più semplice: Vedere con i propri occhi Ciò che sta davanti agli occhi.”” Goethe in apertura “”L’ osso, elemento passivo, duro e rigido, rappresenta il sostegno (…). Invece il muscolo, fattore attivo del movimento, presenta una forma morbida ed elastica: può raccorciarsi indefinitamente, a seconda della forza agente su di esso, e gli antagonisti possono agire in senso contrario. Il muscolo dà corpo all’ idea della libertà. La forma del corpo è dunque determinata da due fattori polarmente opposti, che esplicano la stessa funzione e precisamente il movimento.”” (pag 19)”,”SCIx-254″
“TANNER Duncan THANE Pat TIRATSOO Nick a cura; saggi di Jose HARRIS Jim TOMLINSON Pat THANE Stephen HOWE Miles TAYLOR Martin FRANCIS Alastair J. REID Duncan TANNER Nick TIRATSOO Stefan BERGER Jon LAWRENCE Steven FIELDING”,”Labour’s First Century.”,”Saggi di Jose HARRIS Jim TOMLINSON Pat THANE Stephen HOWE Miles TAYLOR Martin FRANCIS Alastair J. REID Duncan TANNER Nick TIRATSOO Stefan BERGER Jon LAWRENCE Steven FIELDING Iscritti LP (per anno) 1900 376.000 1910 1.431.000 1920 4.360.000 1930 2.347.000 1940 2.571.000 1950 5.920.000 1960 6.328.000 1970 6.223.000 1980 6.811.000 1990 5.287.000 1992 4.965.000 (pag 396-397)”,”MUKx-179″
“TANSKY Michel”,”Cuatro siglos de policia secreta rusa.”,”Contiene il capitolo ‘La cospirazione della Ceka contro Lenin’.”,”RUSS-139″
“TANSKY Michel”,”Zukov, Maresciallo d’acciaio.”,”””Al ministero della Difesa, i nemici del maresciallo spiegavano una grande attività. – Il maresciallo Zukov è divenuto il focolaio del bonapartismo nell’URSS. L’accusa non si basava su nessun fondamento serio ma era evidente che Zukov, comunista fedele e disciplinato, feceva paura. Volevano quindi sbarazzarsene.”” (pag 198) “”K””: “” – Non dovete credere che Zukov fosse uno stratega geniale, Malinovskij è ben migliore di lui. E Zukov ha un carattere arcigno di vecchia donna, rendfe l’esistenza impossibile. – Dopo una pausa riprese: – Il peggio è che si credeva un uomo di Stato. Da questo punto di vista è completamente zero”” (pag 199)”,”RUST-155″
“TANUCCI Bernardo, a cura di Rosa MINCUZZI”,”Lettere di Bernardo Tanucci a Carlo III di Borbone (1759-1776). II Serie: Fonti. Vol. LIX.”,”Bernardo Tanucci (Stia, 20 febbraio 1698 – San Giorgio a Cremano, 29 aprile 1783) è stato un giurista e politico italiano. Fu un uomo di fiducia del re di Napoli Carlo di Borbone e di suo figlio Ferdinando IV, occupò le cariche di segretario di Stato della Giustizia e Ministro degli Affari esteri e della Casa Reale dal 1754 al 1776 1234.”,”RISG-056-FSL”
“TAPIE’ Victor L.”,”Histoire de l’ Amérique Latine au XIXe siècle.”,”Contiene lunga dedica autore a Lucien GENET. Colombia. Centralismo e federalismo. Prestigio di Mosquera. “”En 1861, Mosquera, à la tête des troupes qu’il avait levées dans le Cauca, entrait à Bogota et réunissait une convention dont les intentions fédéralistes s’affirmèrent dans le nouveau nom donné à l’ Etat: Etat Unis de Colombie. Encore une Constitution: la Constitution de 1863. Elle est la plus avancée de toutes: chacun des Etats devient un pays pleinement indépendant et souverain; le gouvernement ne peut entreprendre de guerre contre un Etat qu’avec l’ autorisation du Congrès. Le président de la République n’a qu’un mandat très court: deux années, et un pouvoir très faible. Le fédéralisme triomphait. L’anticatholicisme aussi. Mosquera expulsa de nouveau les Jésuites, exila des évêques, confisqua des biens ecclésiastiques. C’était une politique analogue à celle de la réforme mexicaine (…)””. (pag 119)”,”AMLx-090″
“TAPIÉ Victor L.”,”La Francia di Luigi XIII e di Richelieu.”,”Nato a Nates nel 1900, V.L. Tapié insegnò dapprima nei licei di Chateauroux, Strasburgo e Louis-Le-Grand di Parigi. Poi passò all’insegnamento universitario nelle facoltà di Lettere di Lilla, Rio de Janeiro, e dal 1949 Parigi. Membro dell’ Institut de France, specialista oltre che di storia francese, di storia dell’Europa centrale e dell’America Latina. Ha pubblicato ‘La politique étrangère de la France et le début de la guerre de Trente ans’ (1934), ‘Histoire de l’Amérique latine. Baroqe et classicisme’ (1937), ‘Le Baroque’ (1961).”,”FRAG-018″
“TARADEL Ruggero”,”L’accusa del sangue. Storia politica di un mito antisemita.”,”Ruggero Taradel ha studiato storia delle religioni e filosofia all’Università La Sapienza di Roma, presso la quale ha tenuto seminari su rapporto tra Olocausto e memoria storica e sulle connessioni tra antisemitismo e pensiero teologico.”,”EBRx-028-FL”
“TARANTO Domenico”,”Abilità del politico e meccanismo economico. Saggio sulla «Favola delle Api».”,”””Sotto la guida della ragione, appetiremo un bene maggiore futuro più di uno minore presente, e un male minore presente più di uno maggiore futuro» (Spinoza, Ethica ordine geometrico demonstrata, Parte IV, Prop. 66) (in apertura D. Taranto, Abilità del politico…) Marx (Bayle) (pag 39) Marx (Montaigne) (pag 81) Marx, questione frugalità (pag 87) Marx, Engels su W. Petty (pag 98) “”Già nel ‘Trattato delle imposte e dei tributi’, Petty – come ricorda Marx – fornisce «una analisi chiara ed esatta della grandezza di valore delle merci» (69), riducendo la loro fenomenica diversità (ad esempio quella tra metalli nobili e grano) ad una eguaglianza di valore fondata sulla stessa quantità di lavoro: «Ma una ulteriore, sebbene collaterale, questione può essere quella di sapere quanto vale in moneta inglese questo grano o rendita; rispondo quanto la moneta che un altro singolo uomo può risparmiare nello stesso tempo oltre alle sue spese, se egli si dedica interamente a produrre e a fare ciò» (70). Quello del lavoro («se 100 uomini lavorano per dieci anni per produrre grano, e lo stesso numero di uomini lavora per un eguale periodo per produrre argento, io dico che il prodotto netto in argento è il prezzo dell’interno prodotto netto in grano, e parti eguali dell’uno il prezzo di parti eguali dell’altro» (71)) è ciò che Petty chiama, «il fondamento dell’equiparazione e della ponderazione dei valori» (72). Il lavoro, lavoro astratto, si intende, lavoro formalizzato e perciò eguale e in grado di misurare eguaglianze, emerge come protagonista dello sviluppo economico gettando una luce anche se di sfuggita su quella realtà della manifattura che ne rende possibile la stessa pensabilità. Non diversamente da Petty, Locke avrà parole chiare sull’origine della ricchezza e nel tormentato (73) cap. V del secondo dei Trattati sul governo arriverà a scrivere «E’ dunque il lavoro che conferisce alla terra la maggior parte del valore, e, senza di esso, quella appena giungerebbe a valere qualcosa: è ad esso che dobbiamo la maggior parte di tutti i prodotti utili della terra» (74)”” (pag 78-79) [(69) F. Engels, ‘Anti-Dühring’, in Marx-Engels, Opere complete, vol. XXV, Roma, 1974; si ricordi che il capitolo X della sez. seconda da cui è tratto il giudizio da noi sopra riportato è stato scritto interamente da Marx; (70) W. Petty, ivi, p. 43 (trad. it., cit., pag. 84); (71) Ibidem; (72) «Questo, io dico, è il fondamento dell’equiparazione e della ponderazione dei valori, tuttavia confesso che nelle sovrastrutture e nella sua applicazione pratica c’è molta varietà e complessità, di cui parleremo in seguito». W. Petty, op. cit., pag 44 (trad. it., pag 85); (73) Quando qualifichiamo come tormentato il V capitolo del Secondo dei Trattati del Governo non intendiamo riferirci alle vicende della sua composizione bensì a quelle della sua valenza teorica, per un approfondimento del tema rimandiamo al libro di G. Zarone, ‘John Locke’, cit. e all’importante capitolo “”La teoria della proprietà-lavoro e le sue antinomie””, pagg. 93-108; (74) John Locke, ‘Two treatises of Government””, trad. it., Due trattati sul Governo, a cura di L. Pareyson, Torino, 1960, pag. 272]”,”ECOT-001-FB”
“TARANTO Domenico”,”Cielo e terra nell’Inghilterra del Seicento. Tra due rivoluzioni.”,”Scommessa reaganiana in politica economica”,”UKIR-001-FGB”
“TARANTO Domenico; MASSOLA Umberto P.”,”Logica e storia in Hegel (Taranto); La direzione del Pci in Italia, 1940-1943 (Massola).”,”””L’accettare i presupposti dell’economia politica, «della scienza che fa onore al pensiero», non impedisce però a Hegel, come non aveva impedito ai migliori rappresentanti di quella, di cogliere tutti i ritardi, le lentezze, le contraddizioni presenti nella società civile: dalla moltiplicazione all’infinito dei bisogni al lusso, dalle crisi di sovrapproduzione all’astratta potenza del denaro all’autolievitazione di un grande capitale, alla polarizzazione sociale tra ricchezza e «decadere di una gran massa al disotto della misura di un certo modo di sussistenza»; tutto questo, insieme alla generalizzazione del rapporto di scambio e alla divisione del lavoro e ai suoi effetti alienanti, tutto questo dicevamo, Hegel vide con una certa chiarezza fin da Jena, dove la natura, dentro il processo teleologico operato dall’astuzia della ragione con la scoperta dello strumento della macchina, sembra volersi vendicare dell”inganno’ subito e vestendo i panni dell’ebraico ‘destino’, assoggetta gli uomini di tanto, di quanto quelli hanno creduto di avvantaggiarsi su di lei: «In quanto egli fa lavorare la natura per mezzo di macchine di diverso genere, non toglie così la necessità del suo lavorare, ma lo sposta soltanto, lo allontana… e il lavorare che gli avanza diventa esso stesso più meccanico; egli diminuisce il lavoro per il tutto, ma non per il singolo, anzi lo accresce, piuttosto, poiché quanto più meccanico diventa il lavoro, tanto meno ha valore, e tanto più in questo modo egli deve lavorare… Il suo lavoro è per il bisogno – per l’astrazione di un bisogno – in quanto un universale, non in quanto suo bisogno; e la soddisfazione della totalità dei bisogni è un lavoro di tutti» (16). Così a Jena, ma non diverso sarà il livello di comprensione della realtà economica a Berlino, e anzi proprio nelle ‘Grundlinien’ si rende manifesto come la centralità della società civile «e la forte sottolineatura del ruolo dello Stato devono ricondursi a questa matrice di crisi storica, alla necessità di subordinare e controllare la disgregazione» (17). Certo anche riferito a Hegel ha senso quello che Marx diceva degli economisti : «Così c’è stata storia ma ormai non c’è n’è più», ma questo non è in verità il migliore dei mondi possibili, e se è vero che il riconoscimento del suo essere affetto da contraddizioni è accompagnato dalla fiducia che lo spirito possa dominare la ‘bestia selvaggia’ ricomponendo e gestendo la contraddizione, è anche vero, però, che solo al funzionamento di un delicato sistema di pesi e contrappesi è affidata la possibilità del difficile equilibrio”” (pag 83-84) [(16) Riedel, ‘Hegel fra tradizione e rivoluzione’, Bari, 1975, p. 131; (16) G.W.F. Hegel, ‘Filosofia dello spirito jenese’, Bari, 1971, pp. 96-97; (17) R. Bodei, ‘Sistema ed epoca in Hegel’, Bologna, 1975, p. 325] [Domenico Taranto, ‘Logica e storia in Hegel’, ‘Critica marxista’, Editori Riuniti, Roma, n.2 marzo-aprile 1976] “”Nei primi giorni del marzo 1940, appena uscito dal carecere, Togliatti riprese nuovamente con vigore la questione del trasferimento della sede della direzione del partito in Italia. Diede vita alle ‘Lettere di Spartaco’ (…)”” (pag 155)”,”HEGx-003-FGB”
“TARANTO Domenico”,”Il male che resta. Armi e guerra in utopia tra Cinque e Seicento.”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore a GM Bravo Domenico Taranto (Roma, 1951) è professore di Storia delle dottrine politiche nell’Università degli Studi di Salerno. Ha studiato il libertinismo francese e il suo rapporto con lo Stato moderno, Machiavelli, la Ragion di Stato e il concetto di interesse.”,”SOCU-013-FMB”
“TARANTO Domenico”,”Pirronismo ed assolutismo nella Francia del ‘600. Studi sul pensiero politico dello scetticismo da Montaigne a Bayle (1580-1697).”,”Domenico Taranto (Roma 1951) è stato ricercatore di Storia delle dottrine politiche alla Facoltà di Lettere dell’Università di Salerno. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Studi sulla protostoria del concetto di interesse’, Liguori, 1992.”,”FRAA-002-FMB”
“TARBUCK Kenneth J.”,”Bukharin’s Theory of Equilibrium. A Defence of Historical Materialism.”,”TARBUCK Kenneth J. (1930-) lasciò la scuola a 14 anni per lavorare per un ventennio nell’industria prima di ottenere un diplomain Economics and Poitical Science (Oxford) (Ruskin College). Ha preso poi un Master in filosofia (Univ. Sussex). Ha insegnato all’Università di Addis Abeba. Ha scritto ‘Imperialism and the Accumulation of Capital’ (1972) e ‘The Politics of Economics at the Transition Periodo’ (1979) Libro dedicato a Sam GORDON (1910-82) esponente del marxismo critico durante i duri anni dello stalinismo, fascismo e maccartismo”,”BUCS-023″
“TARCHI Marco”,”Fascismo. Teorie, interpretazioni e modelli.”,”Marco Tarchi professore ordinario, insegna Scienza politica e Comunicazione politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. .”,”ITAF-044-FL”
“TARCUS Horacio”,”Marx en la Argentina. Sus primeros lectores obreros, intelectuales y científicos.”,”JUSTO traduttore de El Capital di Marx in Argentina (1897-1898), RISSO primo editore argentino del Manifiesto Comunista (1893). Si parla pure di José INGENIEROS, Alfredo L. PALACIOS, Enrique DEL VALLE IBERLUCEA, Carlos Octavio BUNGE, Juan Agustín GARCIA, Ernesto QUESADA Nell’ appendice: articoli apparsi su ‘La Nación’ su Marx (J. MARTI), corrispondenza della sezione francese dell’ AIT a Buenos Aires con il Consiglio Generale di Londra (1872-73) e la traduzione delle lettere che Raymond WILMART invia a MARX nel 1873, pubblicate qui per la prima volta. Le posizioni politiche di Ingenieros. “”En primer lugar, destaca la labor de la propaganda. Tributario de las tesis formuladas por Kautsky, aunque ampliamente difundidas en el movimiento socialista internacional, sostiene de modo extremo la tesis de la exterioridad de la consciencia proletaria, cuya elaboración sería patrimonio de los hombres de ciencia y que sería “”inculcada”” a los obreros por medio de la propaganda. (…) Ingenieros propugna los medios políticos como la huelga, las cooperativas (de consumo y no de las de producción) y el boicot. Pero, fundamentalmente, es partidario de “”la lucha política””, citando extensamente la Introducción de Engels a ‘La guerra civil en Francia’ sobre las nuevas formas de lucha partir de la experiencia electoral alemana.”” (pag 241)”,”MALx-031″
“TARCUS Horacio, a cura; collaborazione di Laura EHRLICH Pablo ABRITTA Omar ACHA Claudia BACCI Victoria BASUALDO Martin BERGEL Andrés BISSO Mario CAMARA Mariana CANAVESE Adrián CELENTANO Jorge CERNADAS Horacio CRESPO Guillermo DAVID Leandro DELGADO Hernán DIAZ Laura FERNANDEZ CORDERO Patricio GELI Andrea GIUNTA Daniel KERSFFELD Ricardo MELGAR BAO Frank MINTZ Graciela MOCHKOFSKY Maria MORENO Damian NABOT Roberto PITTALUGA Mariano PLOTKIN Sergio PUJOL Ana Laura RAMOS SASLAVSKY Diana B. WECHSLER”,”Diccionario biográfico de la izquierda argentina. De los anarquistas a la “”nueva izquierda”” (1870-1976).”,”TARCUS Horacio (Buenos Aires 1955) è dottore in storia per l’ Universidad Nacional de La Plata’ e docente della facoltà di scienze sociali dell’ Università di Buenos Aires. Nel 1998 ha fondato con altri intellettuali il CeDInCI (Centro de Documentación de la Cultura de Izquierdas en la Argentina). E’ autore di libri ‘El marxismo olvidado en la Argentina: Silvio Frondizi y Milciades Peña’ (1996), ‘Mariátegui en la Argentina o las politicas culturales de Samuel Glusberg’ (2002) e ‘Un Lucifer moderno, un Prometeo del proletariado? Primeras lecturas de Marx en la Argentina. 1871-1910′ (2007). Collaborazione di Laura EHRLICH Pablo ABRITTA Omar ACHA Claudia BACCI Victoria BASUALDO Martin BERGEL Andrés BISSO Mario CAMARA Mariana CANAVESE Adrián CELENTANO Jorge CERNADAS Horacio CRESPO Guillermo DAVID Leandro DELGADO Hernán DIAZ Laura FERNANDEZ CORDERO Patricio GELI Andrea GIUNTA Daniel KERSFFELD Ricardo MELGAR BAO Frank MINTZ Graciela MOCHKOFSKY Maria MORENO Damian NABOT Roberto PITTALUGA Mariano PLOTKIN Sergio PUJOL Ana Laura RAMOS SASLAVSKY Diana B. WECHSLER Biografie di ABAD de SANTILLAN Diego, ABAL MEDINA, ALBERTE, ALVAREZ, AROAZ ALFARO, ARICO, ARROSTITO, ASTRADA, AVE’-LALLEMANT, BARLETTA, BENGOCHEA, BERMANN, BERNI, BRAVO, BRONZINI, BUNGE, CARPANI, CASTAGNINO, CASTELNUOVO, CHIARANTE, CODOVILLA, CONTI, CONTRERAS, COOKE, DANUSSI, DE TOMASO, DELFINO, DI-GIOVANNI, DICKMANN, EL KADRI, FRANCO, FRONDIZI, GALIMBERTI, GALLO, GARCIA ELORRIO, GHIOLDI, GLEYZER, GONZALEZ, GORI, GUILLEN, INGEGNIEROS, JUSTO, LANTERI, LEVENSON, LOPEZ, MALATESTA, MANZANELLI, MAROF, MASETTI, MAZA, MONDOLFO, MOREAU, MORENO, OLMEDO, ORTEGA PENA, PALACIOS, PEYRET, PINEDO, POSADAS, RAMOS, RAMUS, REARTE, REPETTO, ROCA, SANTUCHO, SOLARI, SOMMI, SOTO CANALEJO, TOSCO, UGARTE, URONDO, URTEAGA, VIGO, VILLAFLOR, WALSH, WEIL e altri”,”MALx-032″
“TARDE Gabriel, a cura di Filippo DOMENICALI”,”Le leggi dell’imitazione. Studio sociologico.”,”TARDE Gabriel (1843-1904) sociologo filosofo e criminologo, a lungo magistrato pensatore e radicalmente antiaccademico ma erede di una grande tradizione che può contare su nomi come quelli di Montaigne e Montesquieu. Avrà la cattedra di filosofia moderna del College de France.”,”TEOS-203″
“TARDINI Domenico Card.”,”Pio XII.”,”””Quando, il 2 marzo 1939, Eugenio Pacelli fu assunto al supremo Pontificato, circolò la voce (…) che alcuni Eminentissimi si erano, da principio, mostrati un po’ restii a dargli il voto perché, considerando la minacciosa situazione internazionale, osservavano: “”Il Cardinale Pacelli è un uomo di pace e il mondo ha ora bisogno di un Papa di guerra””. Umanamente parlando, il giudizio era esatto.”” (pag 37) “”Con questo metodo, fatto di costanza e di affabilità, alieno dalle competizioni vivaci e incline alle pacate discussioni, Eugenio Pacelli riuscì a concludere, durante la sua missione in Germania, due importanti Concordati: con la Baviera nel 1924 e con la Prussia nel 1929.”” (pag 38) “”E’ infatti ovvio che, su questioni concrete, i pareri siano diversi, ed anche discordi. Ciò è dovuto sia alla difficoltà e alla complessità di certe questioni, che non di rado hanno riflessi e, per così dire, tentacoli in molti campi, sia alla diversità delle persone che giudicano. Queste, anche oneste, colte, rette, disinteressate, hanno però ciascuna la propria forma mentis, risultante da studi, ambienti, esperienze, idee personali già maturate, nonché dal proprio temperamento e carattere. C’è chi è portato a sopravvalutare certi aspetti, chi, invece, dà minor peso a quelli in paragone di altri. Alcuni inclinano all’ intransigenza e alla severità: altri son piuttosto proclivi alle mezze misure ed ai compromessi. I primi, presa una strada, non si sgomentano di fronte alle gravi conseguenze, cui si può andare incontro; i secondi, proprio per evitare queste ultime, preferirebbero tentare altre vie. Ci sono insomma, gli ottimisti e i pessimisti, gli incerti e i risoluti, gli impulsivi e i riflessivi, i temporeggiatori e quelli che han sempre un po’ di fretta. Tutto ciò è umano, come è umano che una persona mite e piuttosto timida sia disposta ad interrogare o, almeno, ad ascoltare l’ altrui parere per sentirsi sostenuta e più sicura nella decisione finale. Si pensi poi ad una coscienza così delicata e così retta, come quella di Pio XII. Per lui il conoscere le opinioni degli altri era desiderato e voluto anche per tranquilizzare i propri dubbi e calmare le proprie angustie spirituali. Tutto questo però non era che il presupposto e, per così dire, il materiale, di un lavorio personale di riflessione interiore e, quasi, di maturazione, che, pur attraverso le inevitabili oscillazioni, giungeva in fine a una decisione chiara, ponderata e sicura. Decisione che talora era coraggiosa ed anche audace, tanto che Pio XII – a differenza dei suoi predecessori Benedetto XV e Pio XI – giunse a modificare, in taluni casi, decisioni adottate all’ unanimità dai Cardinali di qualche Congregazione Romana.”” (pag 153-154)”,”RELC-157″
“TARELLO Giovanni”,”Storia della cultura giuridica moderna. Volume 1. Assolutismo e codificazione del diritto.”,”TARELLO è professore di filosofia del diritto all’ Università di Genova e direttore dell’ Istituto di Filosofia del diritto della stessa università. Tra i suoi contributi: ‘Il realismo giuridico americano’ (1962), Profili giuridici della questione della povertà del francescanesimo prima di Ockham (1964), Le ideologie della codificazione nel secolo XVIII (1973), Diritti enunciati, usi (1974). “”Nel complesso va ribadito che nelle diverse regioni culturali italiane, il movimento (illuministico, ndr) diede apporti alla cultura giuridica europea nel solo campo della riflessione criminalistica””. (pag 382) “”Nel periodo dell’ indigenza (Beccaria, ndr) si accostò alle opere degli illuministi studiando soprattutto Hume, Helvetius, Montesquieu, Voltaire, Diderot, D’Alembert, Condillac, e Rousseau: dai primi due ricavando, verosimilmente, l’ indirizzo utilitaristico che avrebbe caratterizzato il suo pensiero lungo tutta la sua vita.”” (pag 462) “”In particolare Beccaria critica la pena di morte sotto il profilo della sua scarsa utilità preventiva e sotto il profilo della legittimità morale, auspicando che venga sostituita dalla “”schiavitù perpetua””, che dovrebbe così essere la pena più grave di un buon sistema di legge penale””. Oltre alla servitù, Beccaria considera la “”prigione””; la “”iavitù per un tempo colle opere e colla persona””; il “”bando con confisca dei beni”” e il “”bando senza confisca dei beni””, le “”pene corporali””. (…) Nel complesso, se si ha riguardo alla dottrina delle pene, l’ opera di Beccaria sembra aver esercitato un influsso particolare sul sistema austriaco””. (pag 478)”,”TEOP-182″
“TARELLO Giovanni”,”Storia della cultura giuridica moderna. Assolutismo e codificazione del diritto.”,”TARELLO G. è stato professore di filosofia del diritto e preside della Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Genova fino al 1987, anno della sua morte. Ha scritto varie opere (v. 4° cop.)”,”DIRx-019″
“TARGETTI Ferdinando, collaborazione di M. BARANZINI e A. CHIANCONE”,”Nicholas Kaldor. Teoria e politica economica in un capitalismo in mutamento.”,”Ferdinando Targetti insegna Politica economica nell’Università di Trento e Sistemi economici comparati Luig Bocconi di Milano. Ha pubblicato ‘Valore e accumulazione’ e sta curando una raccolta delle opere di Kaldor di prossima pubblicazione (1988). “”Accumulazione per l’accumulazione, produzione per la produzione, in questa formula l’economia classica ha espresso la missione storica del periodo dei borghesi”” (K. Marx, Il Capitale, libro I, 1867) (pag 155) Capitolo quarto. Economia di guerra, stato del benessere e piena occupazione. 4.1. Gli effetti della seconda guerra mondiale sul pensiero economico inglese. Una profonda mobilitazione dell’economia tedesca non fu realizzata neppure durante i primi anni di guerra. ‘Nel 1941 Kaldor contribuisce alla statistica economica di guerra anche con un articolo sugli indici del costo della vita in un’economia con razionamento (5). Nello stesso anno appare a suo firma un commento al primo libro bianco sul reddito nazionale e sulla finanza di guerra pubblicato dal Tesoro (6). Ciascuno dei libri bianchi degli anni 1940, 1941 e 1942 sarà regolarmente commentato da Kaldor nel settembre dell’anno successivo sulle pagine dell’«Economist Journal» (7). In breve tempo questi articoli fanno di lui un esperto di finanza di guerra a livello internazionale. (…) In un altro saggio del 1946 Kaldor riconferma il suo giudizio estremamente positivo sulla capacità del sistema politico e sociale inglese di fronteggiare le esigenze economiche belliche. Nell’estate del 1945 egli si trova in Germania come membro dello «U.S. Strategic Bombing Survey» e in quella veste cooperava con molti economisti e statistici alla stesura del rapporto «The Effects of Strategic Bombing on the German War Economy» che avvenne nell’ottobre di quell’anno. L’aviazione americana sosteneva che erano stati i bombardamenti americani a far vincere la guerra agli Alleati. Il rapporto stesso, sotto la direzione di Galbraith, concludeva invece che il merito andava alle truppe di terra, perché il danno provocato dai bombardamenti fu modesto e la produzione bellica tedesca fu crescente fino al 1944 (11). Sulla base dei dati raccolti dal rapporto, Kaldor scrive un articolo sulla economia di guerra tedesca (12), in cui si legge: «Intraprendere una guerra totale e cioè la massima concentrazione di sforzi e risorse sul singolo obiettivo della vittoria militare è sempre stata vista come una dottrina tipicamente tedesca fin dall’epoca di Clausewitz. La filosofia politica del nazismo è stata la subordinazione dell’individuo allo Stato e l’interesse dello Stato era concepito in termini di acquisizione di maggior potere per mezzo della guerra. Si è pensato che lo scopo principale e la ‘raison d’être’ della Germania nazista sia stato quello di tradurre in pratica le idee di Clausewitz (13)». Dopo una minuziosa indagine sulle risorse mobilitate nell’economia di guerra della Germania Kaldor giunge alla conclusione che il paese non combatté, malgrado la propaganda, una ‘guerra totale’ (a parte un breve periodo nell’estate del 1944), né richiese ai propri cittadini dei sacrifici economici paragonabili a quelli sopportati dagli inglesi o dai russi. La causa della mancata mobilitazione dell’economia tedesca risiede, a parere di Kaldor, nel netto contrasto, fin dalla vigilia della guerra, tra il dittatore e i generali a capo delle forze armate tedesche sul modo in cui la Germania doveva riarmarsi. I militari erano favorevoli ad un «riarmamento in profondità» che avrebbe garantito il paese contro ogni evenienza; Hitler era invece favorevole ad un «riarmamento in ampiezza» che concentrasse gli sforzi sulle munizioni. Il piano quadriennale del 1936 fu un compromesso tra le due posizioni che permise alla Germania di compiere con successo una serie di ‘blitzkrieg’ di poche settimane contro la Polonia, la Norvegia e la Francia. Una profonda mobilitazione dell’economia tedesca non fu realizzata neppure durante i primi anni di guerra e così, dopo la sconfitta subita in Unione Sovietica e dopo l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto nel dicembre del 1941, i leader tedeschi si trovarono di fronte alla prospettiva di una guerra prolungata per la quale non erano preparati. A partire dal febbraio del 1942 Speer fu nominato ministro degli armamenti: la sua gestione fu, a parere di Kaldor, l’unico successo dell’economia di guerra tedesca, ma il suo potere sull’economia era all’inizio molto modesto, crebbe nel 1943 e ’44, ma rimase sempre limitato (non ebbe mai ad esempio il controllo sulla mobilitazione dei lavoratori). La produzione bellica tedesca aumentò considerevolmente, ma il processo era partito troppo tardi se si considera l’inerzia di un paese nel raggiungere la mobilitazione totale della propria economia. Il difetto principale dell’economia di guerra tedesca fu l’incapacità fin dai primi anni del conflitto di pianificare l’espansione e la mobilitazione totale del sistema economico, in un modo che fosse comparabile con la mobilitazione dell’economia che il Regno Unito ad esempio fu in grado di realizzare’ (pag 133-137) [(5) N. Kaldor, ‘Rationing and the Cost of Living Index’, in “”Review of Economic Studies””, giugno 1941; (69 ‘An Analysis of the Sources of War Finance and an Estimate of the National Income and Expenditure in 1938, 1940, 1941’, Cmnd 6438, London, H.M. Stationary Office; (7) N. Kaldor, ‘The White Paper n National Income and Expenditure’, in “”Economic Journal””, giugno-settembre 1941; ‘The 1941 White Paper on National Income and Expenditure’ in “”Economic Journal””, giugno-settembre 1942; con T. Barna, ‘The 1943 White Paper on National Income and Expenditure’, in “”Economic Journal, giugno-settembre 1943; (…) (11) Il rapporto sosteneva inoltre che i primi bombardamenti erano stati poco efficaci perché non selettivi. Le cose erano migliorate con l’avvento del radar, ma anche allora i bombardamenti non erano riusciti a colpire i punti nevralgici dell’economia nemica, per la capacità dimostrata dai tedeschi di decentrare il loro apparato produttivo. I bombardamenti erano invece riusciti ad infliggere danni al nemico solo colpendo i trasporti che dovevano avvenire su rotaia a causa della scarsezza di petrolio che impediva ai tedeschi il trasporto su strada. Questo rapporto non fu di alcun ausilio alla futura strategia bellica americana: né in Giappone dove la guerra terminò con le due bombe di Hiroshima e Nagasaki, né in Vietnam dove non fu fatto tesoro delle conclusioni del rapporto. Anche i vietnamiti dimostrarono di essere in grado di decentrare la produzione industriale e di evitare che i bombardamenti distruggessero l’apparato produttivo. Mi è stato riferito da Robert Nield che Kaldor negli anni della guerra del Vietnam, in polemica con Rostow, criticò l’intervento militare americano non solo per motivi etici e politici, ma anche perché, ricordandosi delle conclusioni del rapporto, giudicò inutile la strategia del bombardamento a tappeto del paese; (12) N. Kaldor, ‘The German War Economy’, in “”Review of Economic Studies””, 1945-46, vol. XIII (33), n. 1; ristampato in ‘Essays on Economic Policy’, II, London, Duckworth, 1964; (13) Ibidem, p. 205]”,”ECOT-389″
“TARGETTI Ferdinando; saggi di Filippo CAVAZZUTI Pierluigi CIOCCA Marcello DE-CECCO Jorge FODOR Riccardo PARBONI Florina PIERELLI Paolo SYLOS LABINI Ferdinando TARGETTI Vittorio VALLI”,”Lezioni di economia. L’inflazione.”,”1979: F. Cavazzuti insegna all’Università di Bologna. P. Ciocca lavora al Servizio Studi della Banca d’Italia. De Cecco insegna all’Università di Siena, Fodor a quella di Modena, Pierelli lavora al Servizio studi di Bankitalia, Sylos Labini all’Università di Roma, e Valli a quella di Padova.”,”ECOT-399″
“TARGETTI Ferdinando a cura; saggi di Filippo CAVAZZUTI Pierluigi CIOCCA Marcello DE-CECCO Jorge FODOR Riccardo PARBONI Florina PIERELLI Paolo SYLOS LABINI Ferdinando TARGETTI Vittorio VALLI”,”Lezioni di economia. L’inflazione.”,”1979: F. Cavazzuti insegna all’Università di Bologna. P. Ciocca lavora al Servizio Studi della Banca d’Italia. De Cecco insegna all’Università di Siena, Fodor a quella di Modena, Pierelli lavora al Servizio studi di Bankitalia, Sylos Labini all’Università di Roma, e Valli a quella di Padova.”,”ECOI-001-FFS”
“TARICONE Fiorenza PISA Beatrice”,”Operaie borghesi contadine nel XIX secolo.”,”Fiorenza TARICONE, laureata in Filosofia e in Lettere all’ Università degli Studi di Roma, si è perfezionata presso la stessa in storia moderna. Studiosa della storia femminile, è autrice di articoli e saggi che ne prendono in esame alcuni aspetti particolari. Ha pubblicato: ‘La condizione della donna nel XVII e XVIII secolo’, ROMA, 1983.”,”ITAS-038″
“TARICONE Fiorenza / ZUCCARI Maurizio”,”«La Difesa delle Lavoratrici»: laboratorio politico (Taricone) / Il mignolo che squassò. Per un contributo alla storia dell’eresia titina.”,”Il periodico “”La difesa delle donne”” fu diretto per i primi due anni da Anna Kuliscioff (1912) (pag 674) “”Gli jugoslavi restarono i primi della classe fino alla fine del ’47, apparentemente. In realtà, la venuta di Vidali dal Messico – ove lo stalinista doc non era rimasto estraneo all’assassinio di Trotsky – a Trieste, già nella primavera di quell’anno, non poteva non avere un preciso significato, ne avesse o meno coscienza il muggese.”” (pag 710)”,”MITS-453″
“TARIZZO Domenico”,”Sulla tradizione libertaria.”,”Domenico TARIZZO ha pubblicato una storia dell’universo concentrazionario nazista (Ideologia della morte, SAGGIATORE, 1965) e un’ ampia analisi della stampa antifascista (Come scriveva la Resistenza, NUOVA ITALIA, 1969), nonché la ‘Storia dei movimenti libertari’ (MONDADORI, 1976)”,”ANAx-063″
“TARIZZO Domenico”,”Come scriveva la Resistenza. Filologia della stampa clandestina 1943-45.”,”TARIZZO Domenico (Milano, 1929) con ‘La pelle del verme’ (1964) e ‘I congiurati’ (1966) si è segnalato nel gruppo dei giovani romanzieri la cui narrativa fondeva passioni civili e interiori, morali e private. Sul nazismo e sulla violenza ha pubblicato ‘Ideologia della morte’ (1962). E’ autore anche di inchieste.”,”ITAR-020″
“TARIZZO Domenico a cura”,”Ideologia della morte. Documenti per un profilo del razzismo nazista e per una storia della Resistenza europea.”,”TARIZZO Domenico (Milano 1929) ha vissuto l’occupazione nazista in Alta Italia, e ha preso parte all’insurrezione di Milano nell’aprile del 1945. Ha fatto del giornalismo e il lavoro del traduttore. Testimonianze di David RUBINOWICZ Anna FRANK “”Il più stretto collaboratore di Adenauer elaborò le leggi razziste.”” “”Da questi documenti risulta che Glöbke (sottosegretario alla Cancelleria di Bonn, ndr), nella sua qualità di consigliere del ministero degli Interni del Reich, elaborò una legge speciale per imporre agli ebrei di battezzare i loro figli con in nomi israeliti e non già con quelli germanici. La legge porta la data del 17 agosto 1938. Anche il commento alle leggi razziste di Norimberga “”per la difesa del sangue tedesco”” viene attribuito a Glöbke”” (pag 237)”””” “”Officine grandi e piccole erano in tutti i Lager o nelle loro vicinanze. I deportati, soprattutto quelli che risultavano avere una qualifica professionale adatta, venivano “”affittati”” a questi complessi industriali, che versavano una cifra media di 5 RM per ogni deportato, al giorno. (…) Ma il profitto che le industrie, e gli Junker, ricavarono da questa mano d?opera di così poco costo, era infinitamente superiore e rappresentò sempre un affare ambitissimo, per i “”datori di lavoro”” tedeschi. Un elenco, anche sommario, dei complessi che usufruirono della mano d’opera coatta costituita da civili deportati, sarebbe lunghissimo: ci limiteremo a indicare solo i complessi di maggiore importanza, e che usufruirono dei deportati in più di uno dei loro impianti. Essi sono: Volkswagen, Krupp, Goering-Werke, Schneider, Auer, Rheinmetall-Borsig, I.G. Farben, Siemens, Heinkel, Messerschmitt, Junker, Auto-Union, Weser, Mitteldeutsch, Solvay, Union Alpina-Montan, BMW, Schering, Braunkohle-Benzin, Flick, ecc.”,”GERN-143″
“TARIZZO Domenico a cura; scritti di R. ANTELME M. BAUDOT E. BAZZARELLI G. BELLAK S. BENATAR R. BARTOLINI C.G. BIANCHINI N. BONELLI P. CALEFFI P. CAMPHIN M. CAPUTO B.B. CARTER A. COHEN M. CONTI G. DEBENEDETTI G. DE-MARTINO A. EICHMANN E. FERGNANI H. FERTET A. FRANK D. FUSCO G. FUSCO R. GIORGI J. GOEBBELS V. GORRESIO”,”Ideologia della morte. Documenti per un profilo del razzismo nazista e per una storia della Resistenza europea.”,”TARIZZO Domenico (Milano 1929) ha vissuto l’occupazione nazista in Alta Italia, e ha preso parte all’insurrezione di Milano nell’aprile del 1945. Ha fatto del giornalismo e il lavoro del traduttore. Testimonianze di David RUBINOWICZ Anna FRANK “”Il più stretto collaboratore di Adenauer elaborò le leggi razziste.”” “”Da questi documenti risulta che Glöbke (sottosegretario alla Cancelleria di Bonn, ndr), nella sua qualità di consigliere del ministero degli Interni del Reich, elaborò una legge speciale per imporre agli ebrei di battezzare i loro figli con in nomi israeliti e non già con quelli germanici. La legge porta la data del 17 agosto 1938. Anche il commento alle leggi razziste di Norimberga “”per la difesa del sangue tedesco”” viene attribuito a Glöbke”” (pag 237)”””” “”Officine grandi e piccole erano in tutti i Lager o nelle loro vicinanze. I deportati, soprattutto quelli che risultavano avere una qualifica professionale adatta, venivano “”affittati”” a questi complessi industriali, che versavano una cifra media di 5 RM per ogni deportato, al giorno. (…) Ma il profitto che le industrie, e gli Junker, ricavarono da questa mano d?opera di così poco costo, era infinitamente superiore e rappresentò sempre un affare ambitissimo, per i “”datori di lavoro”” tedeschi. Un elenco, anche sommario, dei complessi che usufruirono della mano d’opera coatta costituita da civili deportati, sarebbe lunghissimo: ci limiteremo a indicare solo i complessi di maggiore importanza, e che usufruirono dei deportati in più di uno dei loro impianti. Essi sono: Volkswagen, Krupp, Goering-Werke, Schneider, Auer, Rheinmetall-Borsig, I.G. Farben, Siemens, Heinkel, Messerschmitt, Junker, Auto-Union, Weser, Mitteldeutsch, Solvay, Union Alpina-Montan, BMW, Schering, Braunkohle-Benzin, Flick, ecc.”,”GERR-002-FV”
“TARIZZO Domenico a cura”,”Ideologia della morte. Storia e documenti dei campi di sterminio.”,”Domenico Tarizzo (Milano 1929) ha vissuto l’occupazione nazista in Alta Italia, e ha preso parte all’insurrezione di Milano nell’aprile del 1945. Ha fatto del giornalismo e il lavoro del traduttore. “”La Resistenza in Francia: lettere di paul Camphin e di Henri Fertet, La Resistenza a Roma. Documenti sulla Resistenza in Lombardia. Attività delle SAP”” (pag 65-74) Lager per civili. Le esigenze dell’economia di guerra. “”«Le esigenze dell’economia di guerra chiedono che ogni tedesco debba, se possibile, essere impiegato solo quando non può essere sostituito da uno straniero o da un prigioniero di guerra. (….) L’alto Comando perciò formerà battaglioni di prigionieri di guerra». Questa direttiva fu attuata da tutte le formazioni minori sul fronte russo che emanarono ordini basati su di essa”” (pag 134) Contese tra i padroni degli schiavi. “”I campi di concentramento divennero così un oggetto di contesa tra il RSHA e il WVHA. Il primo ufficio forniva prigionieri allo scopo preciso di sterminarli; ed era indifferente se ciò avveniva immediatamente attraverso le esecuzioni o le camere a gas, o un po’ più lentamente per le epidemie (provocate dalle condizioni ormai insostenibilit che regnavano nei campi, e che di proposito non venivano modificate). Il WVHA voleva che i progionieri venissero conservati per le industrie belliche; ma poiché Pohl si lasciò fuorviare dalle esigenze sempre crescenti del Reichsführer, che esigeva cifre sempre più alte di prigionieri utilizzati, senza volerlo finì per favorire i disegni del RSHA. Le continue pressioni perché si fornissero i contingenti richiesti provocarono la morte di innumerevoli migliaia di prigionieri adibiti al lavoro, perché di fatto mancavano tutte le condizioni di vita indispensabili per una simile massa di progionieri”” (R. Höss, op. cit.)”” (pag 135)”,”QMIS-002-FMDP”
“TARLE’ Eugen”,”L’ industrie dans les campagnes en France à la fin de l’ancien regime.”,”””Nous voyons ainsi que le salaire moyen des tisserands n’était guère très élevé, même comparé à celui des maçons ou des charpentiers, par exemple; et quant au salaire des fileuses, il était tout à fait insignificant. C’était pour cela, sans doute, que les autorités attribuaient, ainsi que nous l’avons vu plus haut, une si grande importance à l’industrie des campagnes, au point de vue de l’abaissement général des salaires. En effet, le travail industriel ne constituait pas, dans la majorité des cas, la source unique du budget du paysan. Ce n’était qu’une ressource supplémentaire, et l’ouvrier des campagnes pouvait accepter des prix inférieurs à ceux qu’était obligé de demander l’ouvrier des villes, qui, lui, ne pouvait compter sur aucun gain auxiliaire”” (pag 37) [LEGGERE IN: Eugen Tarlé, ‘L’ industrie dans les campagnes en France à la fin de l’ancien regime’, Edouard Cornely ed., Paris, 1910] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”FRAA-012″
“TARLE Evgheni Viktorovic”,”La classe operaia nella rivoluzione francese.”,”1. La Q della eliminazione degli operai dalle elezioni alla vigilia della apertura degli Stati generali. 2. Il saccheggio e la distruzione delle case dei fabbricanti Reveillon e Henriot 3. La disoccupazione nel 1789 4. I lavori di carità e i ‘lavori pubblici’ 5. Gli scioperi del 1791 a Parigi. I padroni e gli operai nel 1790-91 6. I partiti politici e gli operai nell’epoca dell’Assemblea Costituente TARLE nel 1907 aveva scritto una monografia ‘Gli operai delle manifatture nazionali in Francia all’epoca della rivoluzione, 1789-1799. Il suo programma di lavoro si spingeva a disegnare una storia della classe operaia FR dalla Riv Franc al 1848. Ma poi T. abbracciò temi più vasti (sul Blocco continentale e su”,”FRAR-004 MFRx-057″
“TARLE Eugheni V.”,”Germinale e pratile.”,”Germinale e pratile furono le ultime azioni di massa dei sobborghi plebei di Parigi.”,”FRAR-075″
“TARLE Eugenj V.”,”Storia d’ Europa, 1871 – 1919.”,”[‘Gli esponenti del quartier generale germanico ritenevano che la pace di Brest-Litovsk fosse realmente una concreta vittoria. E come l’assetato viandante ha dei miraggi, così per tutto l’inverno, per tutta la primavera, per tutta l’estate del 1918, balenarono davanti ai loro occhi convogli carichi di grano ucraino, un reuccio vassallo in Finlandia, un ‘hetman’ vassallo a Kiev, Anversa occupata a un’estremità, Odessa e Taganrog, all’altra… Queste erano chimere. La ‘realtà’ della pace di Brest-Litovsk fu che si ricevettero dall’Ucraina 9.132 vagoni di grano (200 quintali per vagone) di cui 7/17 per la Germania. (…) ‘Una libbra’ e poco più per persona: ecco ‘tutto’ ciò che ricavò la Germania dalle sue vittorie all’est, dalle “”conquiste”” e dalla tanto sbandierata pace di Brest-Litovsk. (…) Quella libbra venne pagata con l’inutile dislocazione di un’intera armata tedesca in Russia proprio nei mesi in cui sui campi di battaglia francesi venivano definitivamente decise le sorti della Germania. Tuttavia, la Germania ricevette anche dall’Ucraina 56.000 cavalli e 5.000 capi di bestiame. (…)’ (pag 394); L’«astensione» della socialdemocrazia tedesca durante le votazioni al Reichstag per la ratifica della pace di Brest-Litovsk venne interpretata come ipocrisia della più bassa lega. Tutti capirono che i socialdemocratici della maggioranza, con alla testa David, si rallegravano dei successi di Brest-Litovsk esattamente come gli annessionisti e i patrioti dei partiti di destra; e così egualmente tutti capirono in seguito che se Scheidemann nelle sue memorie perdonava benevolmente quella “”astensione”” e poneva l’accento sul fatto che egli personalmente aveva sostenuto la necessità di respingere le condizioni di pace (nelle riunioni di partito preliminari), il suo atteggiamento di allora era stato così radicale solo perché egli potesse dirlo in un secondo tempo, e soprattutto perché al Reichstag era comunque assicurata una forte maggioranza favorevole alla ratifica del trattato di Brest-Litovsk’ (pag 396). Capitoli del libro dedicati alla Prima guerra mondiale: XI. La Triplice alleanza e l’Intesa, 1912-1913; XII. L’Europa alla vigilia della guerra mondiale, 1913-1914; XIII. L’inizio della guerra mondiale; XIV. La guerra mondiale sino alle proposte di pace della Germania del 12 dicembre 1916; XV. La guerra sottomarina senza restrizioni e la rottura dei rapporti fra gli Stati Uniti e la Germania; XVI. L’entrata in guerra degli Stati Uniti; XVII. La risoluzione del Reichstag per la pace e la conclusione della pace di Brest-Litovsk; XVIII. L’ultima offensiva tedesca e la svolta nella guerra mondiale; XIX. L’offensiva generale e la capitolazione della Bulgaria; XX. La capitolazione degli imperi centrali. La rivoluzione e il crollo della monarchia in Germania; XXI. La pace di Versailles; XXII. Primo bilancio della guerra mondiale]”,”EURx-005-FR”
“TARLE Evgheni Viktorovic”,”La classe operaia nella rivoluzione francese. Volume I.”,”I presenti saggi contengono parte dei risultati del lavoro compiuto dall’autore sui dati di archivio riguardanti la storia dell’industria di trasformazione e della classe operaia in Francia alla fine del XVIII secolo.”,”FRAR-002-FL”
“TARLE Eugheni V.”,”Germinale e pratile.”,”””Marx e Engels, interessati a questo argomento [il Termidoro, ndr], spinti dalla loro sempre vigile curiosità scientifica e da un costante interesse per le tappe rivoluzionarie della lotta sociale, tornano ripetutamente, nelle loro opere, sulle insurrezioni di germinale e pratile, ma all’infuori di qualche passo isolato delle memorie del tempo essi non disponevano quasi di alcuna documentazione per lo studio sistematico di questo periodo. Fatta forse eccezione per il libro di Jules Claretie già citato e per alcune pagine dell’opera di Edgar Quinet, le fonti a loro disposizione non offrivano che uno schema sommario e senza vita. Essi sapevano però valutare correttamente i fatti. “”La rivoluzione francese è stata un movimento sociale dall’inizio alla fine””, disse Engels nel suo discorso ‘La festa dei popoli a Londra’, premettendovi il seguente chiarimento: “”Questa rivoluzione non fu semplicemente una lotta per questa o per quella forma di governo (…). Il rapporto esistente tra la maggior parte delle insurrezioni del tempo e la carestia; l’importanza che dal 1789 presentano l’approvvigionamento della capitale e la distribuzione delle derrate alimentari; il decreto sul ‘maximum’; ‘guerra ai palazzi, pace alle capanne'”” (1), infine il ritornello della ‘Carmagnole’ proclamante che al repubblicano serve non soltanto “”del ferro e del cuore””, ma anche “”del pane””, tali sono gli esempi coi quali Engels illustra le sue parole. Germinale e Pratile furono anzitutto insurrezioni della miseria, una protesta contro gli accaparratori, la lotta per il pane contro gli sfruttatori che avevano “”confiscato la rivoluzione”” a loro profitto. S’intende che le due insurrezioni del 1795 non furono e non potevano essere ancora insurrezioni del proletariato, benché i suoi partecipanti senz’altro fossero in maggioranza gli abitanti dei sobborghi operai. Al riguardo ci tornano a memoria queste parole di Lenin: “”… La rivoluzione trionfa se spinge in primo piano la classe avanzata, che assesta seri colpi allo sfruttamento. A questa condizione le rivoluzioni trionfano, anche quando subiscono delle sconfitte”” (2). Questa valutazione si attaglia anche alla gloriosa disfatta delle masse plebee parigine nel germinale e pratile 1795. La borghesia trionfante rispose a queste insurrezioni con le armi e con la ghigliottina. Lo sgomento delle classi possidenti provocò un odio e una crudeltà furiosi. Tuttavia queste due sollevazioni mostrarono ai vincitori che il 9 termidoro non aveva schiacciato tutti i loro nemici. Nella storia della lotta mondiale degli sfruttati contro gli sfruttatori gli “”oscuri eroi”” di Germinale e Pratile, come Herzen definì uno di essi, non saranno dimenticati mai”” (pag 11-12) [dall’introduzione dell’autore] [Eugheni V. Tarle, Germinale e pratile’, Feltrinelli, Milano, 1976] [(1) V. la nota 1 del Capitolo terzo (n.d.T): Nota 1 capitolo terzo: K. Marx F. Engels, sotto il titolo ‘La festa delle nazioni in Londra’, fascicolo 24 (Miscellanea), ‘Scritti di Marx, Engels e Lassalle’, Luigi Mongini ed., Roma, 1908, con copertina della Editrice Avanti! 1925. Cfr. anche K. Marx F. Engels, Opere, Ed. Riuniti, Roma, 1972 (n.d.T.); (2) V. Lenin, Opere complete, Gosisdat, Moskva, vol. XXIX, p. 341] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”FRAR-005-FGB” “TARLE Eugheni V.”,”Napoleone.”,”Marx (pag 252-254) “”Non si può fare a meno qui di ricordare, a questo proposito, il sottile e penetrante giudizio di Marx nella ‘Sacra famiglia’, senza il quale l’analisi delle cause che provocarono la rovina del grande impero di Napoleone rimarrebbe non chiara. «Ciò che il 18 Brumaio divenne preda di Napoleone non fu …, – scrisse Marx, – il movimento rivoluzionario in generale, fu invece la ‘borghesia liberale’». «Napoleone certamente già conosceva la natura dello ‘Stato moderno’, sapeva che esso poggia come sua base sullo sviluppo non ostacolato della società borghese, sul libero movimento degli interessi privati ecc. Egli si decise a riconoscere e a proteggere questa base. Non fu un’esaltato terrorista. Eppure Napoleone considerava ancora lo ‘Stato’ come ‘fine a se stesso’, la vita civile solo come suo tesoriere e suo ‘subalterno’ che non può avere una ‘volontà propria’. Egli ‘perfezionò il terrore, mettendo’ al posto della ‘rivoluzione permanente’ la ‘guerra permanente’. Egli soddisfece fine a completa sazietà l’egoismo della nazionalità francese, ma richiese anche il sacrificio degli affari, dei godimenti, della ricchezza ecc. borghesi, tutte le volte che lo esigeva il fine politico della conquista. …. finire”,”FRAN-001-FC” “TARLE Eugene”,”Napoleon’s Invasion of Russia 1812.”,”TARLE Eugene (TARLE Yevgeny Viktorovich nato il 27 ottobre [8 novenbre] 1874 a Kiev e morto il 6 gennaio 1955 a Mosca). È stato uno Storico sovietico di origine ebraica e membro dell’Accademia delle scienze russa. Noto per i suoi studi sull’invasione napoleonica della Russia e della Crimea. Utilizzò anche gli studi marxisti e di Lenin su Napoleone. È stato uno dei fondatori dell’Istituto statale di relazioni internazionali di Mosca, l’Università diplomatica russa. <> (Trad. d. r. dalla nota finale sulle ricerhe e fonti).”,”FRAN-119-FSL” “TARLE Evgenij Viktorovic”,”Napoleone.”,”Questa traduzione dell’opera dello storico sovietico TARLE E. V., apparsa per la prima volta nel 1936, è stata condotta sulla nuova edizione russa apparsa nel 1942. TARLE Evgenij V. (Kiev, 27 ottobre 1874 – Mosca, 6 gennaio 1955) nato in un’agiata famiglia ebraica, si fece battezzare con rito ortodosso per poter sposare Olga Grigorievna Mikhailova appartenente alla nobiltà russa. Fin da studente aderì al marxismo e fu attivo nel movimento socialista, subendo alcuni arresti. Dal 1903 al 1914 studiò in Francia, dopo la rivoluzione russa continuò nella carriera accademica e nel 1921 fu membro dell’Accademia russa delle scienze. Nel 1930 fu coinvolto nel proceso degli accademici ed esiliato per 4 anni con l’accusa di cospirazione ai danni del governo sovietico. Specializzato in storia economica e sociale della Francia e dell’età napoleonica. «””Napoleone mi ha detto più di una volta,””-scrive il ministro Chaptal nelle sue memorie- “”di temere le insurrezioni popolari quando sono provocate dalla carenza di lavoro. Se l’operaio non ha lavoro… può sollevarsi; io temo queste insurrezioni provocate da mancanza di pane più di una battaglia contro una armata di duecentomila soldati””, ribadiva Napoleone.» (pag 260)”,”FRAN-132-FSL” “TARLE Evgenij Viktorovic”,”La vita economica dell’Italia nell’età napoleonica.”,”TARLE Evgenij V. (Kiev, 27 ottobre 1874 – Mosca, 6 gennaio 1955) nato in un’agiata famiglia ebraica, si fece battezzare con rito ortodosso per poter sposare Olga Grigorievna Mikhailova appartenente alla nobiltà russa. Fin da studente aderì al marxismo e fu attivo nel movimento socialista, subendo alcuni arresti. Dal 1903 al 1914 studiò in Francia, dopo la rivoluzione russa continuò nella carriera accademica e nel 1921 fu membro dell’Accademia russa delle scienze. Nel 1930 fu coinvolto nel proceso degli accademici ed esiliato per 4 anni con l’accusa di cospirazione ai danni del governo sovietico. Specializzato in storia economica e sociale della Francia e dell’età napoleonica. «In genere, negozianti e industriali erano unanimi nel reclamare la libertà di commercio. Nel giugno 1802, il Consiglio legislativo prendeva in esame e approvava, a maggioranza, un progetto di legge che riconosceva la libertà di commercio, interno ed estero, e autorizzava il governo, in caso di necessità, a “”proibire provvisoriamente il commercio di qualche merce con l’estero””. Inutile aggiungere che questo proposito non fu mai messo in atto. La politica economica di Napoleone era fondamentalmente contraria al principio della libertà di commercio, ma ci volle alquanto tempo perché questo fosse compreso in Italia. Da principio, i negozianti e gli industriali italiani si permettevano (…) petizioni (e) dissertazioni sulla natura dei rapporti economici, (…) con citazioni di Adam SMITH, del CONDILLAC, dell’economista GENOVESI (…) per i quali “”le ricchezze e la produzione del paese privilegiato non dovrebbero incontrare nessun ostacolo””. Ma NAPOLEONE, che aveva in odio i teorici economisti del secolo XVIII (come del resto tutta la filosofia sociale di quell’epoca), non impiegò molto tempo per far passar loro il gusto di questi ludi letterari. (…)» (pag 69)”,”ITAB-001-FSL” “TARN W.W.”,”Bestemmie luterane. Prediche tedesche di guerra.”,” Pro rappresaglie contro il nemico, guerra senza pietà (pag 20 – 21) “”L’Allgemeine Evangelische Lütherische Kirchenzeitung proclama: “”L’Inghilterra è il flagello di Dio, sotto il quale geme il mondo intiero. Essa ha posto la Cristianità europea al rischio di perdere le sue possessioni più preziose.”” E più oltre: “”Attaccare Londra significa attaccare la tana degli assassini””. Il Pastore F.F. Meltzen (Schwerin), dichiara di sapere che l’Inghilterra segue la politica dell’avvoltoio dedito alle carogne. Il Pastore J. Bode (Brema), ammette che gli avversari della Germania non siano ‘tutti’ egualmente “”la schiuma dell’Inferno””; tanto più svergognata, è, perciò, l’Inghilterra nel mentire. Il Pastore K. Kong, sente che “”questo popolo gli desta il vomito””. Secondo Horn, esse è Erode redivivo. Secondo il Pastore Konsistorialrat Dietrich Vorwerk, è un popolo di “”vilissimi assassini””. Rump altro non sa, se non che essi (gli Inglesi) calpestano goni senso morale. Tolzien, che sorpassa la maggior parte dei suoi concorrenti, è assai meglio informato del precedente: “”L’Inghilterra è un Moloch che divorerà ogni cosa, un vampiro che suggerà tributi da tutte le vene della terra, un serpente mostruoso che s’attorciglia intorno all’intero Equatore.”” Quasi ciò non bastasse, essa è anche “”Riccardo III tornato in vita.”” Più in là, il perspicace oratore dà una spiegazione quanto mai geniale all’alleanza col Giappone: “”L’Inghilterra chiama in suo aiuto una razza gialla, essendo lei stessa gialla d’invidia. (…)””. (pag 15)”,”RELP-045″ “TAROZZI Alberto, contributi di Guido GIARELLI Laura CIONI Paola PIRANI”,”Sviluppo e impatto sociale. Valutazione di un progetto Cefa in Tanzania.”,”Alberto Tarozzi è docente di Sociologia dello sviluppo all’Università di Bologna e di Sociologia politica all’Università di Sassari. Guido Giarelli e Laura Cioni sono collaboratori del Dipartimento di Sociologia dell’Università Bologna. Paola Pirani si laurea in Scienze Politiche all’Università di Bologna con una tesi in Sociologia dello sviluppo.”,”AFRx-013-FL” “TARROW Sidney”,”Democrazia e disordine. Movimenti di protesta e politica in Italia 1965-1975.”,”Sidney Tarrow è professore di Scienza politica presso la Cornell University, di cui ha anche diretto il Programma sulle società occidentali. Ha soggiornato a lungo in Italia ed è stato Visiting Fellow presso l’European University Institute di Fiesole.”,”ITAS-072-FL” “TARTABINI Angelo”,”Cannibalismo e antropofagia. Uomini e animali, vittime e carnefici.”,”Angelo Tartabini è professore associato di Psicologia all’Università di Parma. Ha svolto ricerche presso l’Università di Kyoto in Giappone.”,”TEOS-007-FFS” “TARTAKOWSKY Danielle WILLARD Claude a cura; scritti di BERTAUD Jean-Paul BOURDERON Roger BRUHAT Jean ELLEINSTEIN Jean GACON Jean HINCKER Francois MAZAURIC Claude MOISSONNIER Maurice TARTAKOWSKY Danielle WILLARD Claude WILLARD Germaine. Coordinamento assicurato da Jean ELLEINSTEIN”,”Histoire de la France contemporaine 1789-1980″,”Opera di BERTAUD Jean-Paul BOURDERON Roger BRUHAT Jean ELLEINSTEIN Jean GACON Jean HINCKER Francois MAZAURIC Claude, MOISSONNIER Maurice, TARTAKOWSKY Danielle, WILLARD Claude, WILLARD Germaine. Coordinamento assicurato da Jean ELLEINSTEIN”,”FRAV-035″ “TARTAKOWSKY Danielle”,”Nous irons chanter sur vos tombes. Le Père-Lachaise XIX-XX siecle.”,”TARTAKOWSKY Danielle è Professore all’ Università Paris-VIII. Ha scritto varie opere tra cui ‘Le pouvoir est dans la rue’ (AUBIER 1998) e curato con altri ‘Paris, le peuple’ (SORBONNE, 1999).”,”MFRC-067″ “TARTAKOWSKY Danielle”,”Les manifestations de rue en France, 1918-1968.”,”Autodifesa operaia. “”Dopo la marcia su Roma e la vittoria mussoliniana, le organizzazioni operaie e repubblicane sono attente a cogliere le aggressioni provenienti da destra come un sintomo di minaccia fascista. Esse si accordano sulla necessità di rispondervi ma divergono sui modi per farlo. “”L’ esperienza italiana così recente e vicina è lì per confermare le precauzioni elementari che ciascun operaio deve prendere, dichiara il partito comunista che lamenta le rappresaglie dell’ Action francaise dopo i funerali di Marius Plateau. (…) Non parate inutili, non sceneggiate, non comportamenti infantili; ma iniziativa individuale e collettiva.”” (L’ Humanité 29 gennaio 1923). Questo partito ripete all’ infinito che il proletariato francese non deve lasciarsi soprendere come il suo omologo italiano e preconizza l’ organizzazione di una autodifesa contro i “”fascisti””; quando i suoi “”uomini di fiducia”” avevano fino ad allora per missione quella di proteggere i cortei contro un eventuale attacco delle forze dell’ ordine. L’ esempio tedesco del 1921 che serviva da respingente agli avversari dei metodi blanquisti, come Duret, diventa in questo nuovo contesto un modello esibito; con tanta più insistenza dato che il partito comunista ne ha fatto un simbolo del suo internazionalismo di fronte all’ occupazione della Ruhr. Gli scioperanti che vengono a sfilare ad Elbeuf sotto la protezione dei membri dell’ ARAC rivestiti di caschi e di decorazioni sono, così, invitati a “”seguire l’ esempio degli operai di Sassonia e a costituire le loro “”centurie”” di fonte alle unioni civiche, ai gruppi di “”decelebrati”” dell’ Action francaise””. In questi stessi mesi, un rapporto di polizia parla della costituzione di “”gruppi di difesa”” i cui membri, sprovvisti di ogni insegna distintiva e recrutati tra i militanti sposati senza figli o celibi, vengono forniti di armi.”” (pag 101-102)”,”MFRx-205″ “TARTAKOWSKY Danielle”,”La part du rêve. Histoire du 1. er Mai en France.”,”TARTAKOWSKY Danielle è professore di storia contemporanea all’ Università di Parigi VIII. Ha pubblicato tra l’ altro ‘Le pouvoir est dans la rue’ e ‘Nous irons chanter sur vos tombes’. Studia le mobilitazioni collettive. “”La nazionalizzazione del 1° Maggio, operata in Francia, dal 1905, induce una relativa dissociazione delle cronologie nazionali e internazionali pertinenti, per quello che le concerne. Su scala internazionale, i fattori di ridefinizione s’impongono con la creazione dell’ Internazionale comunista nel marzo 1919 poi con la ratifica della convenzione dei Washington sul principio delle 8 ore. In Francia, i loro effetti sono, se non differiti, almeno spostati in avanti.”” (pag 85)”,”MPMx-025″ “TARTAKOWSKY Danielle WILLARD Claude”,”Des lendemains qui chantent? La France des Années folles et du Front populaire.”,”Questo libro è l’ edizione aggiornata e ridotta del tomo V dell’ Histoire de la France contemporaine apparsa nel 1980. Sono state tagliati gli allegati (bibliografia ecc.), le tabelle, le citazioni, le fonti ecc. La parte politica è della TARTAKOWSKY, quella economica sociale e culturale di WILLARD. TARTAKOWSKY Danielle è agrégée d’histoire specialista di storia del PCF, insegna all’ Università di Paris I. WILLARD Claude, professore di storia contemporanea all’ univ. di Paris VIII dirige un gruppo del CNRS su ‘Banlieue et changements urbains’. Patto Hitler Stalin. (pag 262) 1934. Il fronte popolare. “”Nella lotta che si ingaggia, gli intellettuali non possono restare semplici spettatori. La cultura non è minacciata di morte dal fascismo, negatore della ragione, fascismo che mette al rogo i libri, che incaserma gli individui, assevisce la scienza e l’ arte, incarcera o assassina i pensatori liberi? Per accelerare la realizzazione dell’ unione, essi entrano, il 10, in lizza. Alain, Breton, Eluard, Jeanson, Guéhenno, Malraux, Martinet, Léger, Signac, Vigo e altri ancora proclamano il loro sostegno allo sciopero generale. Il Partito comunista, sulle prime esitante, prende il 10 anche lui la decisione di manifestare.”” (pag 153)”,”FRAV-109″ “TAS Luciano”,”Storia degli ebrei italiani.”,”‘Un suggestivo viaggio attraverso i secoli per ripercorrere la lunga e travagliata vicenda delle comunità ebraiche nel nostro paese, per scoprirne le origini, le tradizioni, la cultura, i contrasti, le tragedie, il contributo insostituibile che hanno dato alla storia d’Italia’ Luciano Tas è nato a Genova e vive a Roma da molti anni. Giornalista, scrive su ‘Shalom’, mensile ebraico di informazione e collabora a quotidiani come il Tempo di Roma, e La Voce Repubblicana. E’ autore di saggi. Gli ebrei nella resistenza italiana (pag 165) Tra i più noti antifascisti (Rosselli, Umberto Terracini). Su 200 mila italiani che scelsero la resistenza 2000 erano ebrei. Su 70 mila caduti in combattimento o uccisi dai tedeschi 700 furono ebrei (circa l’1%). Cinque medaglie d’oro alla memoria: Eugenio Calò, Eugenio Colorni, Eugenio Curiel, Mario Jacchia, Rita Rosani. Medaglia di bronzo al valor militare: Franco Cesana (13 anni).”,”EBRx-062″ “TASCA Angelo (archivi inediti) a cura di David BIDUSSA e Denis PESCHANSKI”,”La France de Vichy.”,”Il volume contiene tre studi: -Laurent DOUZOU e Denis PESCHANSKI, La Resistance francaise face à l’hypotheque Vichy -David BIDUSSA, La ‘Revolution nationale’ comme ‘reforme intellectuelle et morale’. Angelo Tasca vichyssois. -David BIDUSSA, La Francia tra ‘drole de guerre’ e Liberazione nelle carte dell’Archivio Angelo Tasca Il volume contiene il manoscritto inedito di Angelo TASCA: -Vichy et l’opinion publique.”,”FRAV-020″ “TASCA Angelo a cura di Denis PESCHANSKI; saggi di PESCHANSKI Marc SADOUN David BIDUSSA Michel DREYFUS Rudy DAMIANI Jean-Louis PANICACCI Alceo RIOSA”,”Vichy 1940-1944. Quaderni e documenti inediti di Angelo Tasca. Archives de guerre d’ Angelo Tasca.”,”Saggi di PESCHANSKI, Marc SADOUN, David BIDUSSA, Michel DREYFUS, Rudy DAMIANI, Jean-Louis PANICACCI, Alceo RIOSA”,”FRAV-021″ “TASCA Angelo”,”I primi dieci anni del PCI.”,”Sono gli articoli che TASCA pubblicò nel 1953 sul ‘Mondo’ fondando una tradizione storiografica volta a ricostruire le vicende del comunismo italiano, in alternativa alla letteratura ufficiale del PCI. Nell’introduzione CORTESI riprende e sviluppa, pur con orientamentid diversi, la polemica di TASCA. TASCA (1892-1960) fu tra i fondatori di ‘Ordine Nuovo’. Membro del CC comunista fece parte della segreteria nel 1923 e dell’ Esecutivo dell’ IC dal 1926. Espulso dal PCI nel 1929 come ‘oppositore di destra’ militò nel PSI e nel PS francese. Altra sua nota opera: ‘Nascita e avvento del fascismo’ (LATERZA, 1971)”,”MITC-007 PCIx-023″ “TASCA Angelo”,”Autopsia dello Stalinismo. Con il testo del ‘Rapporto Krusciov’ e un saggio di Denis de-Rougemont.”,”Titolo saggo di Denis De-ROUGEMONT: ‘I nuovi padroni del Cremlino’. TASCA nella sua introduzione cita molta bibliografia. Nato a Moretta (Cuneo), il 18 novembre 1892, da famiglia di operai, Angelo TASCA studiò a Torino e ivi si laureò in lettere nel 1916. Partecipò attivamente, tra il 1908 e il 1914, al movimento giovanile socialista e creò un gruppo studentesco socialista di cui faranno parte Gramsci, Togliatti e Terracini. Nel 1919 fu tra i fondatori dell’ ‘Ordine Nuovo’. Alla scissione di Livorno passò al Partito Comunista. Rientrato clandestinamente in Italia nell’ ottobre 1922 dopo un suo primo viaggio a Mosca, partecipò, quasi ininterrottamente, ai lavori della segreteria del PCI fino alla fine del 1926. In quell’ anno, dietro ordine di Mosca, lasciò l’ Italia e viaggiò in Francia, Germania, Russia. Dopo un breve soggiorno a Mosca, nel 1929 ritornò a Parigi dove, dopo la sua rottura col PCI, visse della sua attività di giornalista. Fu redattore del settimanale ‘Monde’ e più tardi redattore per la politica estera del ‘Populaire’. Collaborò alla stampa dell’ emigrazione”,”RUSS-071″ “TASCA Angelo (A. ROSSI)”,”Nascita e avvento del fascismo. L’ Italia dal 1918 al 1922.”,”Parlando dei suoi inizi (di Mussolini, ndr) nella vita politica, Antonio Gramsci l’ha definito con ragione “”il tipo concentrato del piccolo borghese italiano rabbioso, feroce, impasto di tutti i detriti lasciati sul suolo nazionale dai vari secoli di dominazione degli stranieri e dei preti”” (pag XLI). Nel 1930 (Tasca, stabilitisosi in Francia, ndr), entrò nella redazione di Monde, settimanale diretto da Henri Barbusse, dove ebbe modo di farsi apprezzare da molti intellettuali francesi di sinistra. In un ambiente in cui il talento non riusciva sempre a compensare la scarsa coerenza, egli suscitava un rispetto che intimidiva. Sotto il titolo: Marxismo 1933, Tasca pubblicò su quel settimanale una serie di articoli di analisi critica del marxismo nell’ esplicito intento di rivalutarne il contenuto democratico e umanistico contro le intepretazioni dogmatiche””. (pag XVI)”,”MITS-183″ “TASCA Angelo”,”Nascita e avvento del fascismo. L’ Italia dal 1918 al 1922.”,”Concepito inizialmente come la sezione italiana di una ‘Storia delle rivoluzioni moderne’ il lavoro di TASCA fu pubblicato per la prima volta in Inghilterra e subito dopo in Francia (1938) con il titolo ‘Naissance du Fascisme’ e in Cecoslovacchia. TASCA vi aveva lavorato dal 1934 con l’intenzione di chiarire le cause profonde del sorgere del fascismo, nella crisi del primo dopoguerra con il suo portato (crisi politica e sociale, crollo dello Stato liberale, apogeo e riflusso del movimento operaio).”,”MITS-145″ “TASCA Angelo”,”Nascita e avvento del fascismo. L’ Italia dal 1918 al 1922.”,”TASCA figlio di operaio, nacque in provincia di Cuneo nel 1892. Studiò a Torino dove si laureò in lettere. Fu tra i fondatori del movimento giovanile socialista e poi dell’ “”Ordine nuovo’. Segretario della Camera del Lavoro di Torino, diresse l’ Alleanza cooperativa torinese e fu consigliere comunale fra il 1920 e il 1922. Membro del CC comunista dalla fondazione del partito, fece parte delle segreteria dal ’23. Nel ’26 fu chiamato a far parte dell’ Esecutivo dell’ Internazionale comunista. Nel 1927-28 fu praticamente il direttore della rivista ‘Stato operaio’. Nel 1929 in seguito a gravi divergenze con l’ Esecutivo del Comintern fu espulso dal PCI come “”oppositore di destra””. Stabilitosi in Francia militò nel partito socialista italiano e poi in quello francese. Collaborò al ‘Monde’ di BARBUSSE (con lo pseudonimo di A. ROSSI), al ‘Populaire’ (firmando A. LEREAUX), al ‘Nuovo Avanti!’ e a ‘Politica socialista’. Combatté contro il patto d’ unità d’ azione tra PSI e PCI e nel 1939 condusse una vivace campagna di stampa contro il patto germano-sovietico. E’ morto a Parigi nel 1960. “”A Genova il movimento operaio è nelle mani dei socialisti “”autonomi””, e cioè al di fuori del partito ufficiale, socialisti di estrema destra, che sono stati favorevoli all’ intervento dell’ Italia nella guerra mondiale. I loro dirigenti hanno avuto una parte assai importante e un po’ sospetta nel Comitato centrale dell’ Alleanza del lavoro. Si appoggiano a una potente rete di cooperative, che hanno monopolizzato tutto il lavoro del porto e determinato un complesso di interessi che si oppongon all’ avanzata fascista”” (pag 347)”,”MITS-146″ “TASCA Angelo; a cura di Sergio ANELLI e Sergio SOAVE”,”A Cecile.”,”Angelo TASCA, nato a Moretta (Cuneo) nel 1892 e morto a Parigi nel 1960, nel 1920, iniziatore con GRAMSCI, TERRACINI e TOGLIATTI di Ordine Nuovo, dopo un lungo periodo di militanza politica in Italia e in URSS, nel 1929 fu espulso dal partito per le sue esplicite posizioni antistaliniste. Esule a Parigi, nel 1930 aderì al Partito Socialista di cui diventò cosegretario. Amico di Carlo ROSSELLI, BLUM, Paul NIZAN e SILONE, si trasformò in seguito da politico militante a storico della politica del suo tempo. Tra i suoi libri: ‘Marxismo ’33’ (1933), Sulla democrazia (1934), Nascita e avvento del fascismo (1938), Sui rapporti tra Hitler e Stalin (1949). Esule a Parigi con il nome di ROSSI, per sfuggire ai controlli dell’ OVRA, TASCA inviò le lettere alla giovane Cecile BEITZMAN, figlia di un facoltoso ebreo russo, anch’egli esule a Parigi. TASCA espulso da qualche mese dal Comintern, è in crisi con la moglie Lina, che continua a vivere in Italia e tra il maggio 1930 e l’ agosto 1931 vive questa esperienza di ‘felicità impossibile’ con Cecile. L’ epistolario contiene meditazioni profonde e invenzioni poetiche. “”Non cercate evasione da quella parte. Concentrate i vostri sforzi, portate i vostri sguardi verso la vita, la vita di tutti i giorni, verso l’ umanità tale qual è in fondo così poco complicata, tutta congegnata su qualche leva essenziale. A mano a mano che si scende in profondità le complicazioni spariscono e si ritrovano delle molle di una semplicità stupefacente. La ricchezza di una vita interiore non è fatta di complessità, ma di potenza elementare””. (pag 73)”,”BIOx-071″ “TASCA Angelo; RIOSA Alceo a cura e saggio introduttivo”,”Angelo Tasca socialista. Con una scelta dei suoi scritti (1912-1920).”,”Questo lavoro è un primo approccio a uno studio biografico complessivo su Angelo Tasca. “”Il fallimento di due “”generazioni””. Due costruzioni socialiste di due generazioni furono distrutte da una guerra. Poco prima del ’70 le speranze degli Internazionalisti in un prossimo avvento del socialismo erano grandissime: c’è fra l’ altro una lettera di Eugenio Varlin, l’ anima del movimento rivoluzionario a Parigi, assai significativa. La guerra franco-prussiana, che giunse, come l’ attuale, inaspettata diede un colpo mortale all’ edificio di tante speranze, di tanto ardenti volontà. Verso il 1890 nacque nuovamente il “”mito”” del prossimo trionfo della rivoluzione. Federico Engels calcolava nel 1892, in un articolo pubblicato sulla “”Critica Sociale””, verso il 1900 il fatale divenire della nostra Idea””. (pag 147)”,”MITS-207″ “TASCA Angelo”,”Socialismo e fascismo.”,”nota pag 3: “” Il “”disfattismo rivoluzionario”” dei bolscevichi nel 1917 ha immediatamente paralizzato la rivoluzione d’ ottobre. Giacché non solo Kerenski si è trovato nell’ impossibilità di proseguire l’ offensiva imposta dagli Alleati, ma Lenin stesso è stato impotente a superare la tappa che separava il “”disfattismo”” dalla “”guerra rivoluzionaria””. Di qui Brest-Litovsk. Oggi si può arguire che questa tattica sia stata coronata da successo, posto che le Potenze Centrali han dovuto abbandonare i Paesi Baltici e l’ Ucraina, e la Russia Sovietica s’è non di meno salvata. Senonché questo risultato è avvenuto non in virtù della paralisi militare della Rivoluzione all’ inizio dl 1918, bensì suo malgrado e grazie ad un gioco di circostanze impreviste e non tenute in conto. Noi ritorneremo su questo tema in un libro, che stiamo preparando, sulla storia politica del dopoguerra, del quale quest’ opera sull’ Italia degli anni 1919-22 non è che un saggio monografico””. (nota, pag 3-4) “”Mussolini non ha nulla d’un genio; egli, come è stato giustamente rilevato da Bolton King, non possiede che “”le qualità inferiori dell’ uomo di Stato””, ma le possiede in altissimo grado. Inoltre la sua forza è stata fatta soprattutto della debolezza dei suoi avversari””. (pag 11) “”La “”missione”” del proletariato tende a ricondurre nel mondo quella esigenza dell’ universale e dell’ umano, cui le altre classi si sottraggono. La società socialista e l’ azione che vi conduce non possono essere concepite che sub specie philosophiæ, ossia, in termini concreti, sub specie generis humani. La classe operaia vale per il potenziale di filosofia, cioè di umanità di cui dispone””. (pag 35)”,”MITS-226″ “TASCA Angelo”,”Interviste sul fascismo. Manoscritto inedito 1934-1936.”,”La Banca Commerciale. “”Origine della Commerciale. Dopo il fallimento del Credito Mobiliare e della Banca Generale l’ organismo del credito era molto scosso in Italia. Crispi aveva pensato nel 1888 ad utilizzare le capacità e gli uomini della Deutsche Bank. Von Winder, il direttore di quella Banca, mise a sua disposizione due ebrei di una grande intelligenza: Weill e Joel. La D.B., con non molti capitali ma con una grande organizzazione prese in mano l’ apparato bancario italiano, traendone grandi vantaggi e rendendo nello stesso tempo grandi servigi. Questo gruppo era però diventato troppo potente e tendeva al monopolio.”” (pag 3-4)”,”ITAF-181″ “TASCA Angelo (A. ROSSI)”,”Naissance du Fascisme. L’ Italie de l’ armistice à la marche sur Rome.”,”Angelo TASCA è nato a Moretta, Italia, nel 1892, ed è morto a Parigi nel 1960. Figlio di un operaio metallurgico, militante socialista e sindacalista, membro del partito comunista italiano, diventa delegato della 3° Internazionale e segretario nel 1928. Escluso dal partito nel 1929 si stabilisce a Parigi. Giornalista e scrittore, entra nella Resistenza nel 1941. “”Mussolini mirava da qualche tempo ad abbattere Giolitti per realizzare, lui, un governo di coalizione. L’ operazione dipendeva dai popolari, che restavano, a loro modo, democratici e i cui sindacati esigevano delle grandi riforme sociali. Egli preparò il terreno separandosi rapidamente dalle destre e soprattutto dai nazionalisti. E per questo fece riprendere dal Consiglio nazionale fascista di Milano (2-3 giugno 1921) la formula repubblicana, che aveva lasciato cadere; fece votare nella stessa occasione l’ autonomia del gruppo parlamentare fascista di fronte agli altri gruppi e l’ astensione dei deputati fascisti alla seduta che aprirà la nuova legislatura, in cui il re sarà presente e leggerà il discorso abituale. E’ la preparazione della grande manovra politica che sbocca quando prese per la prima volta la parola alla Camera, il 21 giugno 1921. Questo primo discorso è furiosamente nazionalista: Mussolini vi sollevò le questioni del Tessin, dell’ Alto Adige, di Fiume, di Montenegro, e respinse completamente la politica del conte Sforza, ministro degli affari esteri nel governo Giolitti. Nello stesso tempo, lanciò più di una passerella verso i popolari: il fascismo “”non predica e non pratica l’ anticlericalismo””, non è legato alla massoneria; accetta in gran parte le tesi dei popolari sul divorzio, sulla libertà d’ insegnamento, sulla proprietà rurale, sulla decentralizzazione amministrativa. Al di là dei popolari, Mussolini si rivolse al Vaticano: se il Papato rinuncia ai suoi sogni di potere temporale, lo Stato deve fornirgli “”il suo aiuto e delle facilitazioni materiali per le scuole, le chiese, gli ospedali e tutto ciò di cui dispone una potenza profana””.”” (pag 161)”,”ITAF-209″ “TASCA Angelo”,”El nacimiento del fascismo.”,”TASCA Angelo (1892-1960) ex dirigente politico italiano (Pcd’I). Le provocazioni, gli assalti e la questione della confisca delle armi. “”El 24 de enero, en Módena se hacen algunos disparos contra un desfile fascista; dos ‘escuadristas’ resultan muertos, uno de los cuales pertenecía a las escuadras vènidas de Bolonia apra esta ocasión. En respuesta a esto son rápidamente incendiadas las Bolsas del Trabajo de Módena y de Bolonia. El ministro del Interior, Giolitti, ordena la revocación de las licencias para llevar armas en las tres provincias de Bolonia, Módena y Ferrara. Mussolini, en ‘Il Popolo d’Italia’, protesta violentamente contra esta medida. En Bolonia y Ferrara, los fascios, las asociaciones “”liberales”” y las organizaciones patronales deciden oponerse a la entrega de armas. (…) declaran no reconocer la constitucionalidad del decreto ministerial ni la legalidad de la disposición de la prefectura; piden al gobierno la supresión immediata del decreto y se disponen, en caso contrario, a resistir come sea; mientre tanto, invitan a los ciudadanos a no entregar las armas””. (pag 121)”,”ITAF-237″ “TASCA Angelo”,”In Francia nella bufera.”,”Angelo TASCA è passato attraverso molte esperienze. Animatore del movimento giovanile socialista in Piemonte, compagno di studi di Gramsci, Terracini, Togliatti, partecipò alla fondazione del settimanale “”Ordine Nuovo”” diretto da Gramsci. Dopo aver aderito al partito comunista se ne distaccò definitivamente nel 1928. Visse prima in Russia, poi in Francia e conobbe personalmente quasi tutti i capi bolscevichi: Lenin, Trotsky, Bucharin, Radek e altri capi che si troveranno alla testa dei paesi satelliti: Dimitrov, Gottwald, Pieck, Rakosi, Anna Pauker. Negli anni della guerra si trovò in Francia, a Parigi e a Vichy. Delle sue vicende e attività di quegli anni parla appunto in ‘In Francia nella bufera’. A conoscenza di tutti i retroscena e a contatto con gli uomini che ressero la lotta clandestina, è l’ unico italiano a poter far luce su quegli avvenimenti. Del coraggio. “”Clemenceau, che se ne intendeva, ha scritto: “”Il coraggio è, nel suo ufficio, penna alla mano e con qualche foglio di carta, porsi continuamente la questione del dovere da compiere, di cosa va fatto””. (pag 258, dalla prefazione di ‘Fisiologia del PCF’) “”Per impedire questa migrazione, per trattenere in zona libera i giornali che vi si erano ‘repliés, per metterli sotto il proprio controllo e sottrarli a quello tedesco, il governo di Vichy si impegnò a versare a ciascuno di essi un contributo mensile a titolo d’indennità d’evacuazione. Tutti i giornali accettarono e ricevettero, sino alla loro sparizione, quell’indennità, ufficialmente stabilita, il ‘Temps’ come il ‘Figaro’, il ‘Journal des Débats’ come la ‘Croix’. Uno solo la respinse, l”Action francaise’ di Maurras, la cui autorità politica se ne accrebbe. Si è detto che Pétain, incoraggiato da un tale Mentore, attendeva, per passare all’azione armata che si disegnasse la vittoria dell’uno o dell’altro gruppo di belligeranti, e che, questa vittoria essendo rimasta a lungo incerta, la sua politica fu perciò incerta. Non è esatto. Pétain non desiderò la vittoria della Francia hitleriana (il solo Laval formulò questo voto); ma non desiderò neppure una vittoria degli anglosassoni, perché non desiderò la vittoria della democrazia che ne sarebbe stata, si pensava allora, l’inevitabile conseguenza. Più tardi i suoi partigiani vantarono le sue benemerenze, perché, concludendo l’armistizio, aveva evitato che i tedeschi traboccassero in Africa del Nord, il che avrebbe impedito lo sbarco del novembre 1942, precedente di qualche settimana la vittoria di Stalingrado. Niente è più falso, storicamente, che questo sistema che consiste nel “”profetizzare il passato””. Il governo Pétain firmando l’armistizio non fu animato dalla volontà di favorire la riscossa angloamericana, come Stalin concludendo nel 1939 il patto con Hitler non fu spinto dal desiderio di preparare la sua entrata nel “”fronte delle democrazie””. Vichy volle mantenere la sua autorità in Africa del Nord e conservare la flotta di guerra per non giungere a mani vuote al momento della pace; Pétain non solo previde, ma desiderò la pace di compromesso. Anche dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti egli continuò a vagheggiare un compito mediatore della Francia, che avrebbe potuto prendere la testa di una “”Lega dei neutri”” appoggiantesi sul Vaticano””. (pag 82-83) Fase di stretti rapporti tra URSS e Vichy. Scambio di prigionieri. Caso Longo (pag 138) pag 7 pag 120 pag 144 pag 7 Del coraggio. “”Clemenceau, che se ne intendeva, ha scritto: “”Il coraggio è, nel suo ufficio, penna alla mano e con qualche foglio di carta, porsi continuamente la questione del dovere da compiere, di cosa va fatto””. (pag 258, dalla prefazione di ‘Fisiologia del PCF’ pag 144 pag 120 Fase di stretti rapporti tra URSS e Vichy. Scambio di prigionieri. Caso Longo (pag 138)”,”FRAV-124″ “TASCA Angelo, a cura di David BIDUSSA”,”La nascita del fascismo. (Tit.orig.: La marche sur Rome, in Histoire des révolutions. De Cromwell à Franco)”,”Quando nel 1938 Tasca pubblica questo saggio – qui proposto in italiano per la prima volta – la situazione politica dell’Europa è quella di una lunga catena di sconfitte per la sinistra europea. Tasca, esponente di primo piano dell’antifascismo italiano, propone una lucida analisi della sconfitta politica della democrazia e della vittoria del fascismo Angelo Tasca ( Cuneo 1892- Parigi 1960) è tra i fondatori del movimento giovanile socialista a Torino nei primi anni 1910, poi con Gramsci fonda il gruppo de ‘L’Ordine nuovo’ nel 1919 e partecipa alla fondazione del Pcd’I nel gennaio 1921. Membro del Presidium dell’Internazionale comunista si oppone a Stalin e viene espulso dal Pci nel settembre 1939. Rifugiatosi a Parigi collabora sia col Psi che con il Partito socialista francese. Nel 1940 si schiera con Petain ma nel 1941 inizia a collaborare alla resistenza belga. Nel dopoguerra rimane in Francia dove svolge attività di pubblicista e storico. “”Mussolini ha dalla sua una grande capacità di adattamento, una mancanza totale di scrupoli, combinata a viva intelligenza delle situazioni e, soprattutto, di ciò che in ciascuna situazione può costituire per lui un pericolo o gli offre un punto di appoggio. Non è un ideologo che si lascia imbarazzare dai “”principi”” o dai programmi, e la sua coscienza non conosce altro imperativo che quello del successo . “”Il fatto è tutto””, proclama nel settembre 1919 al secondo congresso dei Fasci a Firenze””. (pag 25)”,”ITAF-290″ “TASCA Angelo (A. ROSSI)”,”Il patto germano-sovietico. La storia e la leggenda.”,”Michele Millozzi è docente di storia contemporanea alla Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Macerata. “”Dei due protocolli segreti, ilprimo chiude la trattativa aperta a Mosca il 19 settembre e conclusa con uno scambio, con il quale Stalin incamera il terzo Paese baltico, la Lituania, cedendo alla Germania il “”governatorato di Lublino ed una parte di quello di Varsavia, abitato soprattutto da ebrei che grazie a questo scambio conosceranno preso i “”piaceri”” loro riservati dai carnefici nazisti. Con il secondo protocollo segreto, i due Paesi dichiarano che “”non tollereranno nei loro rispettivi territori nessuna azione di protesta polacca che riguardi il territorio dell’altra parte. Essi soffocheranno sul nascere nel loro territorio di competenza ogni inziativa di questo genere e si terranno reciprocamente al corrente delle misure appropriate adottate a tal fine””. In questo modo vengono gettate le basi per la collaborazione tra Gestapo e Ghepeu contro l’insorgere di un’eventuale “”resistenza”” polacca””.”” (pag 79-80) “”Veniva così alla luce, nel giugno 1953, ‘La vérité sur 1939. La La politique exterieure de l’ URSS d’ octobre 1938 à juin 1941′ (1), a fornire la versione (e, considerato il tempo trascorso, la meditata versione) comunista francese deflla lettura del Patto germano-sovietico del 1939 per controbattere, al fine di contenerne la portata politica, le tesi già sostenute da Tasca in ‘Deux ans d’alliance germano-sovietique’, uno studio questo che – forse percepito anche dal mondo comunista dell’epoca non soltanto come l’opera puramente propagandistica di un “”professionel de l’antisoviétisme”” – va in realtà ben oltre la strumentale opera di propaganda di un militante intellettuale anticomunista e si propone a tutt’oggi quale saggio storico di non eludibile riferimento e affatto superato””. (pag XIX-XX) (1) BOUVIER J. GACON J., La verité sur 1939. La politique exterieure de l’ URSS d’ octobre 1938 à juin 1941, EDITIONS SOCIALES. PARIS. 1953″,”RUST-142″ “TASCA Angelo, a cura di Giuseppe BERTI”,”I primi dieci anni di vita del Partito Comunista Italiano. Documenti inediti dell’Archivio Angelo Tasca curati e presentati da Giuseppe Berti.”,”Tra i materiali tratti da ‘Lo Stato Operaio’: ‘Giudizi sulla situazione interna del PCI’; ‘Esame della situazione italiana’; ‘Compiti e programmi di azione del Partito comunista’ (…) Contiene Lettera di Bordiga a Trotsky e di Trotsky a Bordiga (2 marzo 1926) (pag 271) Lettera dei ‘tre’ (Leonetti, Ravazzoli, Tresso) a Trotsky e risposta di Trotsky (maggio 1930) (pag 1032-1058)”,”MITC-123″ “TASCA Angelo”,”Due anni di alleanza germano-sovietica. (Agosto 1939-Giugno 1941).”,”Angelo Tasca (1892-1960), comunista dal 1921, fece parte della segreteria dell’Internazionale, ruppe con Stalin e il comunismo nel 1929, autore anche del famoso Nascita e avvento del fascismo, conferma qui le sue grandi capacità di indagine e di ricostruzione storica. Uno degli avvenimenti più clamorosi e sconcertanti della seconda guerra mondiale è al centro di questo volume che apparve nel 1951 in tempi di stalinismo imperante e di totale apologia per quanto Stalin aveva fatto per la pace e per la lotta contro il nazifascismo. Angelo Tasca, basandosi direttamente su documenti inediti del Governo americano e del Ministero degli Esteri tedesco, cerca di ricostruire con la massima obiettività l’origine, le ragioni. i frutti e la fine dei due anni di alleanza fra la Germania nazista e l’Unione Sovietica (1939-1941) che portò, fra l’altro, alla spartizione della Polonia e all’annessione delle repubbliche baltiche all’Unione Sovietica.”,”RUST-015-FL” “TASCA Angelo”,”In Francia nella bufera.”,”Angelo Tasca è nato in Piemonte (1892-1960), comunista dal 1921, fece parte della segreteria dell’Internazionale, ruppe con Stalin e il comunismo nel 1929, autore anche del famoso Nascita e avvento del fascismo, conferma qui le sue grandi capacità di indagine e di ricostruzione storica. Uno degli avvenimenti più clamorosi e sconcertanti della seconda guerra mondiale è al centro di questo volume che apparve nel 1951 in tempi di stalinismo imperante e di totale apologia per quanto Stalin aveva fatto per la pace e per la lotta contro il nazifascismo. Angelo Tasca, basandosi direttamente su documenti inediti del Governo americano e del Ministero degli Esteri tedesco, cerca di ricostruire con la massima obiettività l’origine, le ragioni. i frutti e la fine dei due anni di alleanza fra la Germania nazista e l’Unione Sovietica (1939-1941) che portò, fra l’altro, alla spartizione della Polonia e all’annessione delle repubbliche baltiche all’Unione Sovietica.”,”FRAV-006-FL” “TASCA Angelo”,”Politica russa e propaganda comunista. La tecnica della propaganda comunista in Europa – Bilancio e prospettive della situazione mondiale.”,”Angelo Tasca è nato in Piemonte (1892-1960), comunista dal 1921, fece parte della segreteria dell’Internazionale, ruppe con Stalin e il comunismo nel 1929, autore anche del famoso Nascita e avvento del fascismo, conferma qui le sue grandi capacità di indagine e di ricostruzione storica. Uno degli avvenimenti più clamorosi e sconcertanti della seconda guerra mondiale è al centro di questo volume che apparve nel 1951 in tempi di stalinismo imperante e di totale apologia per quanto Stalin aveva fatto per la pace e per la lotta contro il nazifascismo. Angelo Tasca, basandosi direttamente su documenti inediti del Governo americano e del Ministero degli Esteri tedesco, cerca di ricostruire con la massima obiettività l’origine, le ragioni. i frutti e la fine dei due anni di alleanza fra la Germania nazista e l’Unione Sovietica (1939-1941) che portò, fra l’altro, alla spartizione della Polonia e all’annessione delle repubbliche baltiche all’Unione Sovietica.”,”RUST-047-FL” “TASCA Angelo (A. ROSSI)”,”Nascita e avvento del fascismo. Volume secondo. Verso la Caporetto socialista. La marcia su Roma. Primo epilogo”,”””Fascisti di «destra» e di «sinistra» si inquietano delle iniziative di D’Annunzio e dei suoi contatti «sospetti». Ai primi di aprile del 1922, D’Annunzio riceve, nella sua villa di Gardone, Baldesi, uno dei segretari della Confederazione generale del Lavoro (48). Nel «Mondo», un legionario amico di D’Annunzio (49) mette in rilievo tutti i punti d’accordo possibili fra D’Annunzio ed il movimento socialista: “”D’Annunzio – egli scrive il 15 aprile – si preoccupa della realtà presente, della realtà nazionale, e della realtà europea. E’ pieno di rispetto e di interesse per la questione sociale… Senza risalire al suo lontano passato, basta ricordare che egli ha scelto a Fiume, come capo gabinetto, Alceste de Ambris, un sindacalista, che ha risolto uno sciopero generale a Fiume dando ragione agli operai e che, da Gardone, ha sempre biasimato i legionari divenuti “”gialli””, “”guardie bianche”” o “”schiavisti agrari””… D’altronde molti legionari sono dei popolani e, per reazione al fascismo, di idee molto estremiste… Nel ‘Libro viola’ di Fiume, vi è un appello per la libertà dei popoli indirizzato al gruppo ‘Clarté’ … ed il governo dannunziano a Fiume aveva deciso di riprendere rapporti non solamente commerciali ma anche politici con la Russia dei Sovieti”” (50). Si parla nella stampa di una possibile designazione di D’Annunzio alla presidenza della Federazione dei lavoratori del mare, al posto ed al fianco del capitano Giulietti. La visita di Baldesi non è stata che un tentativo, un sondaggio reciproco. Il 26 maggio, è lo stesso segretario generale della CGL D’Aragona, che va dal «Comandante» (51). L’indomani, questi riceve nella sua villa il capo della delegazione sovietica alla Conferenza di Genova, Cicerin, e si intrattiene a lungo con lui. D’Annunzio regala alla CGL un ritratto di Dante e la CGL (52) lo ringrazia con una lettera scritta in stile «dannunziano» (53). Dante, dice questa lettera, è il simbolo dell’esiliato: «al lume della sacra lampa», si vede sul suo viso «l’affanno contenuto del figlio profugo di villa in villa, auspicante la Patria grande e riconciliata coll’impero più grande delle molte patrie riunite, maledicenti le risse, di quei che un muro ed una fossa serra» che si risvegliano oggi in Italia «con più ferocia, forse, certo con meno gloria». E’ stato Turati, scrittore classico e sobrio, a compilare questa prosa nello stile del «Comandante» e vi è malissimo riuscito. I fascisti si gettano su questo ‘pastiche’ con i sarcasmi facili ai quali esso si presta; la ‘sacra lampa’ è il soggetto di tutti i loro frizzi (54). Ma in fondo, sono profondamente irritati ed anche assai inquieti di questo riavvicinamento tra D’Annunzio e la CGL che rischia di disturbarli nella loro opera di distruzione”” (pag 302-303) (49) Nino Daniele, che accompagnerà pure a Gardone, per procurargli un abboccamento con D’Annunzio, Antonio Gramsci, direttore del quotidiano comunista di Torino, l’«Ordine Nuovo». Questo colloquio, che risale esso pure alla primavera del 1922, pare non abbia potuto aver luogo, a quanto narra N. Daniele (‘Fiume bifronte’, pp. 7-12). Il Daniele era in contatto con la redazione dell’ «Ordine Nuovo», che aveva assunto un atteggiamento benevolo verso il gruppo dei legionari torinesi da lui diretto. Contro questo gruppo s’erano appuntate le ire dei fascisti locali, che intervennero a una riunione dei legionari del 27 febbraio 1922 e la mandarono a monte. Fu una vera «spedizione punitiva», in cui Nino Daniele fu da essi percosso a sangue («Ordine Nuovo», 18 febbraio) [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ITAF-001-FB” “TASCA Angelo GRIECO Ruggero SCOCCIMARRO Mauro GRAMSCI Antonio BORDIGA Amadeo LEONETTI Alfonso”,”Scritti in morte di G.M. Serrati apparsi su “”l’Unità”” (maggio 1926).”,”Giacinto Menotti Serrati, nato a Spotorno il 25 novembre 1872 morì improvvisamente il 10 maggio 1926 nelle vicinanze di Asso (Como), mentre si recava ad una riunione del CC del Pcd’I. L’annuncio della morte venne dato da l’Unità dell’11 maggio con l’articolo del suo direttore Alfonso Leonetti che qui riportiamo. Facciamo seguire, nell’ordine in cui apparvero, gli scritti pubblicato dallo stesso giornale nei giorni seguenti ed in cui Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Angelo Tasca, Ruggero Grieco e Mauro Scoccimarro espressero i loro giudizi sulla figura dello scomparso. (presentazione)”,”MITC-001-FGB” “TASCA Angelo (A. ROSSI)”,”Nascita e avvento del fascismo. Volume primo.”,”‘Alla memoria di mio Padre, operaio metallurgico, i cui ultimi anni furono angosciati dalla vittoria del fascismo in Italia’ (dedica in apertura) Impresa di Fiume e marcia su Roma. “”Ad una simile marcia, quasi tutti hanno pensato. I legionari fin dall’inizio, che cantano versi annuncianti la loro marcia su Roma per ‘fare la festa’ a Nitti; e uno dei loro capi, Giuriati, scrive il 19 settembre al Fascio di Trieste che, «il gesto compiuto a Fiume ‘deve’ aver termine a Roma». Certi industriali, che mandano Borletti a Fiume per saggiare il terreno. Certi circoli militari e dinastici, e l’ammiraglio Millo stesso, governatore della Dalmazia, molto legato al Duca d’Aosta. A tal punto che Nitti affida al generale Caviglia il comando di tutta la zona litoranea dell’Adriatico per opporsi ad un eventuale sbarco dei legionari. Tutti vi hanno pensato, meno i socialisti”” (pag 81)”,”ITAF-004-FC” “TASSANI Giovanni”,”La terza generazione. Da Dossetti a De Gasperi, tra Stato e rivoluzione.”,”Giovanni Tassani si occupa di storia dei movimenti politici. Ha pubblicato ‘Alle origini del compromesso storico’. I cattolici comunisti negli anni Cinquanta’ (Bologna; 1978) e insieme a Baget Bozzo ‘Aldo Moro, il politico nella crisi, 1962-1973’ (Firenze 1983). Catto-comunisti “”Nel giugno ’50 vede la luce il primo numero di una nuova rivista, ‘Cultura e realtà’, in cui non è difficile cogliere subito la proposizione pubblica di molte di tali tesi: esce così allo scoperto un gruppo identificabile, pur circondato da nomi e apporti di persone con idee e tragitti personali diversi. Nessuno dei redattori, tranne uno, Cesare Pavese, è iscritto al Pci: Fedele D’Amico e Gerardo Guerrieri vengono comunque dall’esperienza della Sinistra cristiana, Augusto Del Noce, che darà il suo nome ma non pubblicherà, entra sospinto da Balbo, Nino Novacco è dossettiano. Cesare Pavese è soprattutto uno spirito libero, anche egli portato all’impresa, come Italo Calvino e Natalia Ginzburg, da Balbo. Direttore è Mario Motta, che nel gruppo svolge un ruolo di filosofo “”puro””. Felice Balbo collaberà intensamente e sarà l’anima della rivista. Franco Rodano limiterà invece la sua collaborazione ad un saggio fatto firmare però da Novacco (‘Laicismo e Azione Cattolica in Italia’) ed all’introduzione anonima di due letture da lui scelte e che alludono ai rapporti cattolicesimo-liberismo e alla catastrofe tedesca nel quadro europeo”” (pag 29) “”E’ vero però che nella storia del marxismo, per il ‘rovesciamento’ di Hegel operato da Marx, trapassa una forma radicale di immanentismo e storicismo assoluto. Motta cita il Marx dell”Ideologia tedesca’ secondo cui “”l”Uomo’ non è in realtà che il ‘tedesco’”” e si sente di poter affermare: “”Marx cerca nell'””Uomo”” “”il tedesco””, e non vi cerca altro. Nel non cercarvi altro ha torto. Ma, nel cercarvi “”il tedesco””, ha perfettamente ragione””. E cita Lenin e lo Stalin di ‘Materialismo dialettico e materialismo storico””, per annotarvi la tensione allo sviluppo del marixsmo quale “”scienza esatta”” e atteggiamento “”rigorosamente scientifico”” veros i problemi storici e sociali”” (pag 31) “”Nel marxismo – distingue [Nicola] Pistelli – si trova sì “”un sistema organico di giudizi storici per la più parte lucidamente esatti e come tali acquisiti alla obiettività della scienza””, ma a parte l’errore di voler trasformare rilievi scientifici in universale filosofico, è da notare come una notevole parte della realtà storica sfugga alla classificazione. Il cattolicesimo, cui né Marx né Lenin hanno dedicato studi, è una di queste realtà: Gramsci stesso, osservatore di fatti sociali e di costume legati al cattolicesimo italiano, nei giudizi “”sintetici”” sulla Chiesa è rimasto invischiato in schemi laicistici, ove si sfoca la ricchezza delle sue innegabili intuizioni”” (pag 108)”,”ITAP-206″ “TASSI Maria Laura”,”Lo zar Pietro il Grande. Lo Stalin del ‘700.”,”Il tradimento dei cosacchi. “”Su questo argomento Pietro diceva di essere tranquillo. Credeva nella fedeltà di queste popolazioni fiere e bellicose, che tradizioni e consuetudini diverse servivano a tenere appartate e divise dal resto dei russi. Credeva soprattutto nella fedeltà di Mazepa – Giovanni Mazepa – che da circa vent’ anni era alla testa dei soldati cosacchi. Lo zar lo aveva addirittura fatto cavaliere, insignendolo dell’ ordine di Sant’ Andrea, e più volte aveva manifestato nei suoi riguardi la massima stima e fiducia. “”Finché vive Mazepa”” diceva Pietro, “”l’ Ucraina non ci darà nessuna preoccupazione. Mazepa è un amico””. (pag 178) “”In guerra nessuno era più coraggioso e crudele d’ un soldato casacco. Il popolo ucraino sembrava nato per la guerra””. (pag 178)”,”RUSx-106″ “TASSI Maria Laura”,”Robespierre. L’ uomo del Terrore.”,”””La guerra! Non è questa la sede adatta per esaminare attentamente lo stato d’animo dei patrioti francesi né di tracciare un panorama preciso della Rivoluzione e dei suoi protagonisti. Ma non è possibile ignorare le diverse reazioni di fronte a quel pericolo imminente. I brissotini, o girondini che dir si voglia, davano sfogo a tutta la loro eloquenza per dimostrare che bisognava, a ogni costo, distruggere Coblenza, il focolaio di tutti i cospiratori. “”Quando l’avremo rasa al suolo”” tuonava Brissot il 16 dicembre del ’91, facendosi portavoce del suo partito, “”avremo pace all’ esterno come all’ interno””. Ormai i girondini dominavano l’ assemblea legislativa. (…) Robespierre si batté lungamente perché le insensate proposte dei girondini venissero respinte. Com’era possibile una missione militare contro i soli emigrati francesi senza trascinare in una guerra i principi tedeschi, e con essi tutta l’ Europa? Robespierre non era certamente un pacifista: ma in questo caso, oltre a giudicare come un errore madornale il gettare in una guerra una nazione ancora nascente, diffidava dell’ esercito e temeva una dittatura militare più di qualsiasi altra possibile calamità””. (pag 120-121)”,”BIOx-114″ “TASSI Flaminio”,”Un viaggio in Oriente. Ricordi.”,”Cav. Dott. Flaminio Tassi, Medico a bordo del Malabar, della Società Generale Itailana di Navigazione.”,”ASGx-036-FFS” “TASSINARI Stefano”,”Il vento contro.”,”TASSINARI Stefano è nato nel 1955 a Ferrara e vive a Bologna. Scrive pagine culturali su vari quotidiani e periodici. E’ auotre di romanzi e racconti. Nell’autunno 1943 in un campo dell’Alta Loira, quattro militanti trotskisti vengono tenuti sotto stretta sorveglianza da compagni di fede stalinista e trattati alla stregua di prigionieri. Tra loro c’è anche Blasco, Pietro Tresso, amico di Antonio Gramsci e uno dei fondatori del Partito Comunista d’Italia. Inizia qui il romanzo di Tassinari. Compaiono protagonisti di quegli anni febbrili, dal surrealista Pierre Naville allo scrittore Ignazio Silone, allo stesso Leone Trotsky.”,”MITC-104″ “TASSO Torquato”,”Le lettere di Torquato Tasso disposte per ordine di tempo ed illustrate da Cesare Guasti. Volume primo.”,”””Ma sì come aborrisco questa usanza de la plebe, così non lodo quella de’ nobili, che ciascuno abita ritiratamente ne’ suoi villaggi e lontano da le congregazioni de le città: perché, lasciando da parte che l’ uomo sia animal civile e di compagnia, e che per niun’altra cagione sia lodevole il ritirarsi da le adunanze de gli altri se non per attender a le contemplazioni; dirò che il nobile, praticando per il più co’ servi e co’ villani, si avvezza d’una maniera di vivere imperiosa, e diviene insolente; e l’ ignobile ne la città non usando con coloro ne’ quali è alcuna gentilezza, si conferma in quella bassezza d’animo e di costumi, ch’è loro impressa da la viltà del nascimento.”” (pag 45) Ai Cardinali della Suprema Inquisizione. Roma. “”Torquato Tasso, umilissimo servitore di Vostre Signorie illustrissime, enrò ne’ mesi passati in fermissima opinione di essere stato accusato al Santo Ufficio, perché si accorse che con sottili artificii gli erano stati fatti tenere, fuor d’ogni sua intenzione, alcuni libri proibiti; oltre che il supplicante era consapevole a se stesso di avr dette con alcuni (che poi si scopersero suoi nemici, confindeti e dependenti da persone di molta importanza, da le quali è stato molto perseguitato) alcune parole assai scandalose, le quali poteano porre alcun dubbio di sua fede. Ora essendo il supplicante appresenato, fu assoluto più tosto come peccante di umor melanconico, che come sospetto di eresia: e chiedendo egli le difese, non gli furono concedute (…)””. (pag 254)”,”ITAG-163″ “TASSO Torquato”,”Le lettere di Torquato Tasso disposte per ordine di tempo ed illustrate da Cesare Guasti. Volume terzo.”,”””Ad Ascanio Mori, Mantova. Prego Vostra Signoria che mi trovi un Sofocle ed un Euripide latino, da qualche amico suo che non sia dottissimo; perchè i dottissimi gli amano greci. Vostra Signoria mi faccia questo piacere; e si assicuri che s’io potessi fermar il mio cervello, gli avrei compri; ma non l’ho ancora tanto stabilito, che non reputi esser meglio conservarmi qualche scudo in borsa. (…)””. (pag 79) “”Ad Ascanio Mori, Mantova. “”Io m’attaccherei a un soldo; tanto son desideroso di ristorare i danni avuti, e particolarmente quelli de’ libri perduti. Però ringrazio Vostra Signoria del cambio offertomi. Può comperare l’ orazioni di Demostene, e l’ Apollonio tradotto; che l’ uno e l’ altro vidi l’ altro giorno né la libreria de l’ Osanna: ma se Euripide si potesse ritrovare, l’ averei più caro del Sofocle; (…)””. (pag 79)”,”ITAG-164″ “TASSO Torquato”,”La Gerusalemme Liberata.”,”Il consiglio. “”Dalla concava nube il Turco fero Non veduto rimira e spia d’intorno; Ed ode il re frattanto, il qual primiero Incomincia così dal seggio adorno: Veramente, o miei fidi, al nostro impero Fu il trapassato assai dannoso giorno; E, caduti d’altissima speranza, Sol l’aiuto d’Egitto omai n’avanza. Ma ben vedete voi quanto la speme Lontana sia da sì vicin periglio Dunque voi tutti ho qui raccolti insieme Perch’ognun porti in mezzo il suo consiglio. Qui tace: e, quasi in bosco aura che freme, Suona d’intorno un piccolo bisbiglio; Ma con la faccia baldanzosa e lieta Sorgendo Argante il mormorare accheta O magnanimo re (fu la risposta Del cavaliere indomito e feroce), Perchè ci tenti? e cosa a nullo ascosta Chiedi, ch’uopo non ha di nostra voce? Pur dirò: sia la speme in noi sol posta E s’egli è ver che nulla virtù noce, Di questa armiamoci; a lei chiediamo alta, Nè, più ch’ella si vaglia, amiam la vita. Nè parlo io già così, perch’io dispere Dell’aiuto certissimo d’Egitto; Chè dubitar se le promesse vere Fian del mio re non lece e non è dritto: Ma il dico sol perchè desio vedere In alcuni di noi spirto più invitto, Ch’egualmente apprestato ad ogni sorte, Si promette vittoria e sprezzi morte.”” (pag 191)”,”VARx-536″ “TATON René GILLISPIE Charles C. BIREMBAUT Arthur HERIVEL John McKEON Robert COSTABEL Pierre PAYEN Jacques FOX Robert MENDOZA Eric SCHERESCHEWSKY Philippe KASTLER Alfred LERVIG Philip KLEIN Martin J. HOYER Ulrich KANGRO Hans SADOUN-GOUPIL Michelle CHANU Jaques WINTER Jacques BREZIN Edouard MALIFAUD Pierre WURMSER René PRIGOGINE Ilya e GRANSDORFF Paul MONTBRIAL Thierry JAUMOTTE André L. MOFFAT Marshall J. GEORGESCU-ROEGEN Nicholas PERROUX François SCHMIDT Christian GRINEVALD Jacques CARNOT Sadi ULLMO Jean POIRIER René COSTA-DE-BEAUREGARD Olivier LEFEVER René, scritti di”,”Sadi Carnot et l’essor de la thermodynamique. Paris, Ecole Polytechnique, 11-13 juin 1974.”,”Saggi di GILLISPIE Charles C. TATON René BIREMBAUT Arthur HERIVEL John McKEON Robert COSTABEL Pierre PAYEN Jacques FOX Robert MENDOZA Eric SCHERESCHEWSKY Philippe KASTLER Alfred LERVIG Philip KLEIN Martin J. HOYER Ulrich KANGRO Hans SADOUN-GOUPIL Michelle CHANU Jaques WINTER Jacques BREZIN Edouard MALIFAUD Pierre WURMSER René PRIGOGINE Ilya e GRANSDORFF Paul MONTBRIAL Thierry JAUMOTTE André L. MOFFAT Marshall J. GEORGESCU-ROEGEN Nicholas PERROUX François SCHMIDT Christian GRINEVALD Jacques CARNOT Sadi ULLMO Jean POIRIER René COSTA-DE-BEAUREGARD Olivier LEFEVER René”,”SCIx-309″ “TATTERSFIELD Donald”,”Aspettando Halley.”,”Donald Tattersfield, astronomo e ingegnere, ha insegnato in varie università tra cui la Open University. Ogni 76 anni la cometa di Halley si avvicina alla terra ad una distanza da essere chiaramente visibile. Chi fu Halley? (pag 16) “”Edmond Halley visse dall’8 novembre 1656, o 26 ottobre, secondo quanto lui stesso diceva, al 14 gennaio 1742. Halley e Newton erano amici e si aiutavano l’un l’altro. I loro caratteri e temperamenti non potevano essere più diversi. (…) Se non fosse stato per l’amicizia con Halley, i ‘Principia’ di Newton non sarebbero stati forse pubblicati al tempo dello scienziato inglese, che era noto per la sua trascuratezza nel pubblicare i suoi lavori. Non solo Halley pagò le spese di stampa, ma corresse anche le bozze e si occupò in generale della pubblicazione. La prima edizione del libro fu venduta ai librai a sei scellini non rilegata. Possiamo farci un’idea del valore in cui era tenuta l’opera dando uno sguardo ai conti della Royal Astronomical Society per il 1836: «J. Basire, per i disegni dell’aspetto al telescopio della cometa di Halley 1836: 8 sterline e 10 scellini». Nella sua lunga vita Edmond Halley raggiunse risultati ragguardevoli in molti campi. Grazie alla sua esperienza nelle nuove tecniche osservative fatta al telescopio di Sant’Elena, e alla sua abilità diplomatica, fu scelto per mediare i contrasti nati fra il famoso astronomo Johannes Evelius di Danzica e la Royal Society di Londra. (…) Halley si interessò del problema della determinazione della posizione in mare anche prima di divenire astronomo. Egli pensava che la risposta al problema si trovasse nella conoscenza del moto della Luna e nella conoscenza della corretta direzione del nord. A sua volta, la determinazione di quest’ultima dipende dalla conoscenza del campo magnetico terrestre. Proprio per tracciare una mappa delle variazioni di questo campo Halley intraprese, tra il 1698 e il 1700, un viaggio nell’Atlantico che lo portò fino alle isole Falkland. Il suo metodo cartografico è usato tuttora. Riguardo al moto della Luna, che è molto complesso e ha un ciclo di più di 18 anni, Halley iniziò a studiarlo nel 1686 e continuò fino all’età di 82 anni. Sebbene le stelle sembrino ferme l’una rispetto all’altra, Halley volle paragonare le posizioni delle stelle Sirio, Procione e Arturo date nei cataloghi di Ipparco e Tolomeo con le rispettive posizioni fornite dai cataloghi contemporanei. Egli giunse così alla conclusione, pubblicata in un articolo del 1708, che le singole stelle hanno un moto proprio. Questo rappresentò un gran risultato, poiché la stella nota con il più grande moto ‘proprio’ si sposta di un angolo di solo mezzo grado in 180 anni, rispetto alle altre stelle. Halley produsse una grande varietà di lavoro, non solo in astronomia ma anche nei circoli diplomatici e in argomenti così terreni come la compilazione di tabelle di mortalità ad uso delle compagnie assicuratrici. (…) Edmond Halley era un uomo colto nel vero senso della parola, amichevole e disponibile verso molti. E’ un peccato che non visse abbastanza da veder confermate le sue previsioni sulla cometa che porta il suo nome (avrebbe allora avuto 102 anni). Morì a Greenwich nel 1742, ma è ricordato ogni 76 anni (ogni 76 anni la cometa di Halley si avvicina alla terra ad una distanza tale da essere chiaramente visibile, ndr)”” (pag 19-21)”,”SCIx-518″ “TATU Michel”,”La lotta per il potere in URSS (1960-1966).”,”Michel Tatu è nato nel 1933 a Lione. Dopo essersi diplomato, nel 1954, all’École des Hautes Études Commerciales. è stato corrispondente da Mosca del quotidiano Le Monde dal 1957 al 1964, periodo in cui ebbe modo di raccogliere gran parte del materiale che sarebbe servito di base alla redazione del presente libro. Ha continuato e perfezionato gli studi di cremlinologia a New York presso l’Institute on Communist Affairs dell’Università di Columbia. Attualmente è corrispondente di Le Monde per tutta l’Europa orientale.”,”RUSS-018-FL” “TÄUBLER Alessandro”,”Il lavoro nei consigli e le tragedie dell’ Assemblea nazionale nelle rivoluzioni.”,”Dedicato ai Consigli degli operai, dei soldati e dei contadini poveri dell’ Austria tedesca. Spregevole assemblea. “”L’ esito di questa politica fu che, un giorno, il popolo stesso, insorse a Francoforte contro questa Assemblea Nazionale di chiacchieroni, e non ebbe gran che a ridire, quando alla fine gli eserciti regi sciolsero colla violenza questa “”spregevole Assemblea””, come la chiamò Marx. La rivoluzione tedesca era perduta. La tragedia del Parlamento di Francoforte è stata magistralmente trattata nel 1851 da Carlo Marx, nelle sue lettere alla “”New York Tribune””. (pag 28)”,”UKIR-031″ “TAURASI Giovanni”,”Autonomia promessa, autonomia mancata. Governo locale e reti di potere a Modena e Padova (1945-1956).”,”””Ormai, grazie ai lavori prima di Ragionieri e Romeo e poi di Aquarone, Giannini, Ruffilli, Cassese, fino a quelli di Romanelli, gli studiosi condividono la duplicità di questa figura e il suo carattere di organo politico-amministrativo. La storiografia ha sottolineato abbondantemente il profilo politico del prefetto italiano rispetto a quello per lo più amministrativo e istituzionale dei colleghi stranieri”” (pag 138) Taurasi ha conseguito il dottorato di ricerca in storia costituzionale e amministrativa presso l’Università di Pavia.”,”DIRx-037″ “TAVERA Susanna”,”Federica Montseny. La indomable (1905-1994).”,”TAVERA Susanna (Madrid, 1945) si è laureata in storia contemporanea, università di Barcellona 1979 ed è professore titolare nella stessa università. Ha pubblicato ‘Solidaridad Obrera. El fer-se i desfer-se d’un diari anarcosindicalista’ (1992).”,”MSPG-241″ “TAVIANI Paolo Emilio”,”Problemi economici nei riformatori sociali del Risorgimento italiano.”,”””E’ solo il Pisacane che sembra giungere, a proposito dello “”sfruttamento”” e dei mezzi per eliminarlo, sulla stessa linea del Marx. Assai probabilmente- come abbiamo visto- in senso autonomo e con notevole difformità di ambientazione filosofica e morale: pur tuttavia il Pisacane arriva ad additare chiaramente nell’ abolizione della proprietà privata lo strumento per superare lo sfruttamento dell’uomo sull’ uomo””. (pag255)”,”ITAB-098″ “TAVIANI Paolo Emilio”,”Breve storia dell’ insurrezione di Genova.”,”Il 25 aprile a Genova: La proposta del Generale Meinhold, la comunicazione a Taviani del Vescovo Siri, il rifiuto del CLN, l’ azione del 23 e 24 aprile. “”L’ insurrezione di Genova ha riscattato l’ infausto 8 settembre; essa è stata, senza dubbio alcuno, l’ episodio più significativo nella liberazione dell’ Italia settentrionale. Gli Alleati lo hanno riconosciuto; un obiettivo esame dei fatti lo dimostra. Genova era, ed è una piazzaforte. Effettivi paragonabili a una divisione erano stanziati nella cinta della Grande Genova e nelle immediate vicinanze; nel porto e a Nervi erano forti reparti della marina; sulle alture: batterie di cannoni leggeri, pesanti e pesantissimi, provviste di abbondanti munizioni. Le truppe tedesche, nell’ aprile, erano ancora bene armate e, per quanto lo spirito non fosse più quello degli anni trascorsi, i loro ufficiali non concepivano neppure la possibilità di dover scendere a patti con dei borghesi e dei popolani in armi. Invece fu questo il risultato a cui si giunse, dopo due giornate di vivacissima lotta.”” (pag 7) “”Le squadre di azione patriottica (SAP), che si prevdevano forti di circa 3000 uomini, erano diventate improvvisamente 5, 10, 20 mila uomini””. (pag 8) “”Con tali provvedimenti i vari Comandi tedeschi che avevano, tra l’ altro, commesso l’ errore di mandar via preventivamente i loro uffici e i bagagli si trovarono isolati nei posti di comando e perciò completamente sorpresi e disorientati. Essi infatti avevao: i collegamenti telefonici tagliati; le strade ordinarie bloccate; le ferrovi che non funzionavano. Erano perciò impossibilitati ad attuare il loro piano di ritirata verso il Piemonte.”” (pag 9-10)”,”ITAR-077″ “TAVIANI Paolo Emilio”,”Breve storia dell’ insurrezione di Genova.”,”E’ la decima edizione Il capitano della Wehrmacht. “”Chiedeva, per tutti i presìdi del levante, la libertà di transito attraverso la città sino ai Giovi: i tedeschi non avrebbero combattuto, se i nostri non avessero sparato. L’ ufficiale fu trattato con molta cortesia. Pessi gli chiese perché i suoi non si arrendessero; egli non ammetteva neppure la possibilità di arrendersi a dei borghesi. Prima o poi, i sopravvissuti avrebbero pur dovuto arrendersi all’ esercito americano, ma a dei “”partisanen””, a uomini che non avevano altro contrassegno ceh un fazzoletto rosso, biancorossoverde, azzuro (…). “”Uscendo, il capitano disse all’ unica donna che era nel nostro gruppo, la stenografa: – Padre morto, madre uccisa, tutto finito, anch’io finito-. In quel momento lo sentii fratello, e sentii che, al disopra di tutto il sangue che, per colpa loro, si era sparso in ogni contrada d’ Europa, e oggi si spargeva nelle vie della nostra città, c’era ancora un vincolo che univa il nostro popolo, tradito dall’ ambizione d’ un uomo e da un’ illusione fallace, e il popolo di quell’ ufficiale, infatuato da una ideologia pagana e da un orgoglio pazzesco e suicida (…)””. (pag 20-21)”,”ITAR-085″ “TAVIANI Paolo Emilio”,”Il piano Schuman.”,”””Si è parlato di una piccola Europa e di una grande Europa. L’ Europa a sei è la sola Europa oggi politicamente possibile nel quadro del mondo libero. Chi – come Struye – parla di una Europa a quindici, in realtà non vuole l’ Europa (Applausi). Molte cose false o inesatte sono state pubblicate, anche in questi giorni, circa l’ atteggiamento inglese. Eden mi ha dichiarato che l’ unificazione europea interessa tutto il mondo libero. D’altro canto il governo inglese ha mostrato di apprezzare e di valutare nel suo giusto significato l’ iniziativa De-Gasperi-Schuman. Chi parla quindi di una Gran Bretagna contraria alla federazione europea, specula e sopravvaluta voci di persone o ambienti che non hanno le responsabilità della politica governativa britannica. E’ realistico pensare che l’ Inghilterra, almeno in un primo tempo, si associ, piuttosto che fondersi con la federazione europea: non è interesse inglese, e non è neppure interesse europeo che si allentino i legami tra l’ Isola e il Commonwealth. La visione, che noi abbiamo del mondo libero e atlantico, è quella di una stretta solidarietà di ideali e di interessi, che poggi sulle tre maggiori colonne degli Stati Uniti d’ America, del Commonwealth e della Comunità Europea.”” (pag 74) Teoria dell’ attrito. Orbene, se il socialismo, sul terreno sociale e politico è sorto dal problema stesso della ripartizione del reddito, sul terreno economico quali sono i due punti nei quali – all’ interno del sistema dell’ economia liberistica – si è inserita la potente leva della dottrina socialista? Uno è la teoria del valore e l’ altro è la teoria dell’ attrito: quella che più tardi il Marx, con la sua scientificità, coinvolge nella teoria delle crisi cicliche. I primi socialisti – dall’ Enfantin al Blanc – hanno detto ai liberisti: fate presto a conclamare che il mercato si adegua, che con la libertà tutto si aggiusta, tutto s’ accomoda, ma, nel frattempo, che cosa fanno quelli che restano disoccupati? come possono trovare una nuova sistemazione? Vorrei appellarmi al mio collega di cospirazione, senatore Barbareschi, che è il rappresentante del collegio della Valpolcevera. Perchè, qundo passate per quella valle, nel tratto della ferrovia Genova-Torino, trovate sulla sinistra del torrente tutte le stazioni della periferia di Genova, non quella di Sanquirico che è invece nel recente tronco ferroviario al dl là del torrente, assai distante dal paese? Perché Sanquirico era il paese dei vetturini, ed essi – solo essi – hanno impedito per molto tempo che la stazione ferroviaria sorgesse, sperando così di salvaguardare il proprio lavoro.”” (pag 32)”,”ITAE-174″ “TAVIANI Paolo Emilio”,”Pittaluga racconta. Romanzo di fatti veri, 1943-45.”,”Contiene firma autore Riccardo Pittaluga è il nome di battaglia di Taviani durante la resistenza. A Milano, la capitale. “”La Democrazia Cristiana – non senza una certa dose d’ imprudenza – aveva istituito a Milano una vera e propria sede al n° 1 di via Vercellina, mimetizzata come ufficio legale e commerciale dell’ avvocato Pier Maria Gussola. Vi lavorava Mentasti, commissario per il Nord, inviato da De Gasperi e Spataro, cioè dalla direzione del partito di Roma. Era giunto via Francia e Svizzera, accolto con sospetto dai democristiani milanesi, diffidenti nei riguardi di Roma. Invece torinesi, genovesi e veneti corrispondevano con lui, inviandogli regolari corrieri. Egli poi, via Svizzera, trasmetteva le notizie più importanti a Roma. La sede di via Vercellina funzionava con troppa efficienza per il clima cospirativo. Perciò fu scoperta. La mattina del 25 ottobre, le SS entrarono nell’ Ufficio, vi s’ installarono e obbligarono la segretaria e l’ usciere a mantenere il servizio, come se nulla fosse accaduto. Durante il giorno e nel successivo coloro che ignari bussarono alla porta finirono spalle al muro e pistola alle reni. Caddero nella rete parecchi dirigenti milanesi e torinesi; lo stesso Mentasti ed Enrico Mattei. Il 26 giunsero anche due genovesi: ‘alla, per una riunione sindacale e Zavetti, con la posta di Pittaluga. (…) Enrico Mattei non fu riconosciuto per quel che veramente era. Perciò fu rinchiuso, con gli altri, in una palestra a Como. Non vi rimase a lungo. Predispose un doppio corto circuito e riuscì a fuggire. Stette nascosto in una stanza murata per quindici giorni, poi riprese coraggiosamente il suo posto di comando. A fine novembre era già ritornato e stava ispezionando le bande partigiane.”” (pag 111) Paolo Emilio TAVIANI (1912-2001) tre lauree, professore universitario, presidente della federazione Volontari della Libertà (FIVL), e del Museo della Liberazione di Roma, nella resistenza è stato comandante partigiano e mebro del CLN Liguria. Due croci di guerra, medaglie varie, è stato uno dei capi dell’ insurrezione di Genova. Nel dopoguerra è stato costituente, deputato e senatore DC sempre eletto in Liguria fino al 1991 quando è stato nominato senatore a vita dal presidente Cossiga.”,”ITAR-089″ “TAVIANI Paolo Emilio BRIZZOLARI Carlo ARGENTON Mario GIUNTELLA Vittorio E. DE-ANTONELLIS Giacomo TROISI Gustavo ALLARA Giovanni PIOMBINO Giovanni AMEDEO Renzo MARCHETTI Aristide MANTIERO Italo MIOTTI CARLI Lia PRATI Giuseppe FALCIATORE Mario GABRIELLI ROSI Carlo ALLARA Giovanni ERMACORA Chino CAMBRA Ettore CORLETTO Gianfranco BRIZZOLARI Carlo”,”La guerra partigiana in Italia.”,”””A Vicenza, il 17 settembre, il segretario federale fascista, Bruno Massaggio, convocò a rapporto la gerarchia del Partito repubblicano fascista e ordinò a tutti i quadri di riprendere le attività momentaneamente abbandonate in seguito alla caduta del regime. Anche Bassano del Grappa venne occupata dai tedeschi ed il 18 settembre il comandante germanico, capitano Ruchtz, rese operative nella città severe disposizioni. In sostanza tutta la provincia di Vicenza fu sotto il ptoere tedesco ed i fascisti si misero a sua disposizione. La situazione era drammatica ed il futuro pieno di incognite per il nuovo fermento che si stava sviluppando fra i fascisti ed antifascisti e nel popolo stesso. Per non tradire se stessi, c’era una via soltanto: resistere ai tedeschi e impugnare le armi per la libertà. L’antica matrice antitedesca e antifascista delle genti venete stimolava i giovani a non rispondere ai bandi tedeschi e fascisti. I renitenti alle chiamate si trasformarono ben presto in resistenti. Mentre Mussolini a Salò instaurava la nuova Repubblica e il maresciallo Graziani, nel tentativo di ricostruire un nuovo esercito si univa ai soldati di Kesserling, per rastrellare i nostri giovani e formare delle Brigate Nere, l’attività partigiana entrò nell’azione concreta passando dalla fase spontanea della disobbedienza a quella organizzata della lotta armata””. (pag 109) Donne nella Resistenza di Paolo Emilio Taviani (pag 165) Cattolici in resistenza (pag 222)”,”ITAR-118″ “TAVIANI Paolo Emilio”,”L’avventura di Cristoforo Colombo.”,”Il grande disegno di “”buscar el Levante por el Poniente”” (pag 290) “”Ma, in tema di scoperte geografiche, il termine “”scoprire”” non significa giungere primo; significa giungere e tornare, riferire a qualcuno che possa ripetere l’esperienza. Perciò Colombo – solo, Colombo – fu veramente l”élargisseur du monde’: colui – come disse Claudel – che ampliò gli spazi del mondo. Inventò l’idea, e la concretò. Fu il primo che diede al Mondo Antico le due grandi notizie rivelatrici. Una era prevista da qualche scienziato, attesa da alcuni marinai, ma nessuno aveva avuto il coraggio di accertarla: di là dall’Oceano non c’era il baratro, c’era ancora terra. Vi sbarcò Colombo il 12 ottobre 1492. E fu la data d’inizio d’una nuova era. L’altra notizia; favolosa e fino ad allora solo fantastica, fu acquisita da Colombo, quando giunse alla foce di un immenso fiume, l’Orinoco. Quella sera – 15 agosto 1498 – egli scrisse nel suo ‘Giornale di bordo’: “”Penso che questo sia un grandissimo continente, sconosciuto fino a oggi””. E pochi anni dopo scriverà: “”le Loro Altezze saranno padrone di queste vaste terre, che sono un altro Mondo””. “”Otro mundo, nuevo mundo””: soltanto con l’impresa di Colombo l’Europa, l’Islam, l’India, la Cina, il Giappone acquisirono coscienza che esistesse un Nuovo Mondo. E cambiò profondamente il corso della storia umana””. (pag 292-293)”,”ASGx-035″ “TAVIANI Paolo Emilio”,”Cristoforo Colombo.”,”””Lo scienziato fiorentino Paolo dal Pozzo Toscanelli contribuì a consolidare in Colombo la convinzione che la terra intuita di là dall’Atlantico fosse il continente asiatico”” (pag 58) “”Toscanelli fu un profeta della rivoluzione geografica, come il suo fraterno amico Nicolò Cusano fu profeta della rivoluzione filosofica. Due grandi ingegni, fra i più acuti dell’Europa del Quattrocento: Toscanelli e Cusano, l’uno geografo e scienziato, l’altro scienziato e filosofo”” (pag 63) Toscanelli: Paolo dal Pozzo Toscanelli Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Paolo dal Pozzo Toscanelli Paolo dal Pozzo Toscanelli (Firenze, 1397 – 1482) è stato un matematico, astronomo e cartografo italiano. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Note 3 Bibliografia 4 Voci correlate 5 Altri progetti Biografia [modifica] Paolo dal Pozzo Toscanelli nacque a Firenze nel 1397. Dopo aver compiuto i primi studi superiori presso lo Studio fiorentino, si recò all’Università di Padova dove studiò matematica e si laureò in medicina. Fu amico di Leon Battista Alberti e di Filippo Brunelleschi, al quale insegnò nozioni di matematica. Si è supposto che lo abbia anche aiutato con i calcoli per la costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore. Proprio in questa chiesa, oggi possiamo osservare lo gnomone che Toscanelli realizzò, che all’epoca era il più alto mai costruito. Le sue osservazioni di comete sono le prime di cui abbiamo notizia: determinò molte posizioni delle comete del 1433, 1449-1450, 1456, 1457 e 1472, tracciandone le orbite su mappe stellari da lui preparate. Come cartografo, sulla base della Geografia di Tolomeo, che da poco era stata ritrovata e tradotta, disegnò un planisfero, purtroppo perduto, che mostrava come si potessero raggiungere le Indie attraverso l’Oceano Atlantico. Il suo calcolo, riproducendo gli errori commessi da Tolomeo, sottostimava la distanza da percorrere a questo scopo, riducendola a circa la metà di quella reale. È famosa una sua lettera ad Alfonso V del Portogallo (lettera che Cristoforo Colombo ben conosceva in quanto la trascrisse su uno dei propri libri), nella quale sosteneva che la via più breve per raggiungere l’Oriente dell’Asia fosse quella attraverso l’Atlantico.[1] Non ci sono rimaste opere di Toscanelli, tranne pochi appunti. Si è tentato di attribuirgli un trattato anonimo di ottica.[2] Gli sono stati dedicati: un asteroide, 8209 Toscanelli, un cratere sulla Luna di 7 km di diametro[3] e sempre sulla Luna una catena di montagne di 70 km di lunghezza[4]. Note [modifica] ^ Antonio Pinelli, La storia dell’arte: istruzioni per l’uso, Laterza, Roma, 2009 ISBN 9788842089841 ^ Paolo dal Pozzo Toscanelli, Della Prospettiva, Milano edizioni Il Polifilo, 1991 ^ (EN) Moon: Toscanelli ^ (EN) Moon: Rupes Toscanelli Bibliografia [modifica] Questo testo proviene in parte, o integralmente, dalla relativa voce del progetto Mille anni di scienza in Italia, opera dell’Istituto Museo di Storia della Scienza di Firenze (home page), rilasciata sotto licenza Creative Commons CC-BY-3.0 Eugenio Garin, “”Ritratto di Paolo Dal Pozzo Toscanelli””, in “”Ritratti di umanisti””, Milano, Bompiani, 1996. Giovanni Celoria, “”Sulle osservazioni di comete fatte da Paolo dal Pozzo Toscanelli e sui lavori astronomici suoi in genere””, Milano, 1921. AA VV, “”La carta perduta. Paolo dal Pozzo Toscanelli e la cartografia delle grandi scoperte””, Firenze, Alinari, 1992. Voci correlate”,”ASGx-036″ “TAVIANI Paolo Emilio”,”Il concetto di utilità nella teoria economica. Volume secondo. Le scuole eterodosse e i nuovi indirizzi della dottrina.”,”””La Luxemburg rimprovera al Bernstein di aver dichiarato che la legge marxista del valore-lavoro è una semplice astrazione. Secondo il Bernstein, il Marx “”ha lo stesso diritto di non considerare le qualità delle merci, se non in quanto esse sono l’incarnazione della quantità del semplice lavoro umano, quanto ne hanno gli economisti della Scuola Böhm-Bawerk-Jevons di fare astrazione di tutte le qualità delle merci, al di là delle loro utilità””. Dunque, commenta la Luxemburg, il lavoro sociale del Marx e l’utilità astratta del Menger sono per il Bernstein esattamente la stessa cosa, cioè una pura astrazione. “”Il Bernstein dimentica completamente che l’astrazione del Marx non è un’invenzione, ma una scoperta, che essa non esiste nella testa del Marx, ma nell’economia mercantile, che essa non è un’esistenza immaginaria, ma un’esistenza sociale, reale, tanto reale da poter essere tagliata e martellata, pesata e pagata. Il lavoro astratto, umano, scoperto dal Marx non è altro, in forma esplicita, che il denaro. E’ questa una delle scoperte economiche più geniali del Marx, mentre, in tutta l’economia politica borghese, dal primo dei mercantilisti fino all’ultimo dei classici, l’essenza mistica del denaro era restata un enigma insolubile. “”Invece l’utilità astratta dei Böhm-Jevons non è effettivamente altro che una ‘visione dell’intelletto’, o meglio, una rappresentazione di vuoto intellettuale, un’assurdità privata, di cui non si può rendere responsabile né la società capitalistica né alcuna altra società umana, ma unicamente la stessa economia comune borghese. Con quest ‘visione dell’intelletto’ il Bernstein, il Böhm-Bawerck e il Jevons possono, con tutta la consorteria dei soggettivisti, restare, per altri vent’anni fermi davanti al mistero del denaro, senza arrivare a una soluzione diversa da quella a cui qualunque calzolaio è già arrivato senza di loro, e cioè che il denaro è ugualmente una cosa ‘utile'”” (R. Luxemburg, ‘Réforme ou Révolution?’, trad. franc., Paris, 1932, pp. 55-57)”” [Paolo Emilio Taviani, Il concetto di utilità nella teoria economica. Volume secondo. Le scuole eterodosse e i nuovi indirizzi della dottrina’, 1970] (pag 233-234)”,”ECOT-204″ “TAVIANI Paolo Emilio; collaborazione di Aurelio FERRANDO-SCRIVIA Aristide MARCHETTI Amedeo MONTEMAGGI Arrigo PALADINI Giulio VESCOVI”,”Breve storia della Resistenza italiana.”,”Secondo Risorgimento e non guerra civile ‘Milano capitale della resistenza’ “”L’insurrezione di Genova e il fallimento del piano Kesserling’ (pag 201-213)”,”ITAR-374″ “TAWFIK Jasim Mustafa”,”Le radici del problema kurdo.”,”Jasim Tawfik Mustafa è nato nel 1959 nel Kurdistan iracheno. Dal 1981 vive in Italia. I curdi sono un popolo di origine indo-europea, tra i più antichi del Medio Oriente, il kurdo è una lingua di origine indo-europea di ceppo iranico, diverso da persiano, dall’arabo e dal turco. Circa il 70% dei curdi è musulmano, e la maggioranza di essi è sunnita, 2-3 milioni sono sciiti. I curdi in totale sono quasi 30 milioni (v. tabella pag 17) sparsi in 6 paesi Storia delle varie rivolte curde nel corso degli ultimi secoli”,”VIOx-001-FB” “TAWFIK MUSTAFA Jasim”,”Kurdi. Il dramma di un popolo e la comunità internazionale.”,”‘Gli Inglesi dopo avere occupato la parte araba dell’Iraq, instaurarono un sistema amministrativo identico a quello dell’India britannica. la parte kurda fu posta sotto l’autorità di Sheikh Mahmud (106), a cui gli Inglesi durante la prima guerra mondiale, avevano promesso la costituzione di uno Stato kurdo. Fin dal 1918 egli era stato proclamato dalla popolazione “”Re del Kurdistan”” e le autorità inglesi in Mesopotamia avevano riconosciuto il fatto compiuto. Poco dopo si ebbero dei contrasti fra gli Inglesi e Sheikh Mahmud. Numerosi scontri armati si verificarono prima che Sheikh fosse arrestato dalle truppe inglesi e mandato a Baghdad, dove fu condannato a morte ed in seguito deportato in India. Il 25 aprile 1920 il Consiglio Supremo degli alleati affidò all’Inghilterra il Mandato sull’Iraq: l’art. 16 dell’accordo precisava che «Nulla in questo Mandato impedirà alla Potenza mandataria di stabilire un sistema d’autonomia locale per le aree prevalentemente kurde nella Mesopotamia, quando esso possa essere considerato opportuno» (107). Il 25 aprile 1920 gli Inglesi crearono un governo provvisorio e poi il 23 agosto 1921 nominarono Re del paese il Principe Faysal, che non era nemmeno originario dell’Iraq (108). Gli inglesi, per sancire tale nomina, organizzarono un referendum truffa (…)’ (pag 118) [(106) Sheikh Mahmud aveva un grande carisma religioso e politico fra la popolazione del Kurdistan meridionale, dall’inizio della prima guerra mondiale fu impegnato a contrastare le autorità turche; (107) Il testo dell’accordo in: ‘Oriente moderno’, vol. I, 1921, Roma, pp. 335-7; (108) Faysal (1883-1933) era figlio di Hussein, Sceriffo della Mecca, nell’aprile del 1920 a Damasco venne incoronato Re di Siria, più tardi cacciato dai Francesi, su proposta di Churchill fu chiamato ad occupare il trono di Baghdad, vedi, ‘Oriente moderno’, vol. I, pp. 474-76]”,”VIOx-221″ “TAWNEY Richard H.”,”La religione e la genesi del capitalismo. Studio storico.”,”Richard H. Tawney (1880-1962) dottore onorario delle università di Oxford, Manchester, Birmingham, Sheffield, Londra, Chicago, Melbourne e Parigi, è stato professore di storia economica all’Università di Londra e presidente della Workers’ Educational Association e uno dei maggiori ispiratori del programma di riforme sociali perseguito nei primi anni successivi alla seconda guerra mondiale dal Partito Laburista inglese. “”La vera discendente delle dottrine dell’Aquinate è la teoria del valore lavoro. L’ultimo scolastico è Carlo Marx”” (pag 46) “”Non è un’affermazione completamente fantasiosa sostenere che Calvino, in un ambito più ristretto, ma con armi altrettanto potenti, fece per la borghesia del sedicesimo secolo quel che Marx fece per il proletariato del diciannovesimo (…)”” (pag 104) “”Al proprietario terriero che malediceva le tasse per i poveri e all’industriale tessile che brontolava per l’alto costo della mano d’opera, una scuola di pensiero religioso ora portava la confortante assicurazione che anche la moralità avrebbe tratto vantaggio da una riduzione di entrambi. In un famoso passo del ‘Manifesto del partito comunista’, Marx osserva che “”dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l’uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra l’uomo e l’uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo ‘pagamento in contanti'”” (134). Le discussioni degli economisti inglesi del periodo fra il 1660 e il 1760 sulla meccanica dell’occupazione potrebbe fornire un’interessante illustrazione della sua tesi. Era caratteristica di questa discussione un atteggiamento verso il nuovo proletariato industriale notevolmente più duro di quello generalmente diffuso nella prima metà del diciassettesimo secolo, tanto da non trovare riscontro ai nostri tempo se non nel comportamento dei più abietti colonizzatori bianchi verso i lavoratori di colore. Le accuse di “”lusso, orgoglio e indolenza”” (135) rivolte ai salariati inglesi del diciassettesimo e diciottesimo secolo sono veramente quasi esattamente identiche a quelle che abbiamo sentito rivolgere agli africani. Si dice che, a confronto degli olandesi, sono intemperanti e pigri; che non desiderano altro che un minimo livello di sussistenza, e raggiuntolo smettono immediatamente di lavorare; che più hanno paghe alte, più – “”tanto licenziosi sono”” (136) – spendono per bere; che quindi i prezzi alti non sono una disgrazia, ma una benedizione, perché costringono il salariato ad essere più industrioso; e che le paghe alte non sono una benedizione, ma una disgrazia, perché non fanno che provocare “”orge settimanali””. Quando queste opinioni furono diffuse dappertutto, fu naturale che si predicassero come un dovere pubblico i rigori dello sfruttamento economico, e, tranne poche eccezioni, gli autori di quel periodo si differenziarono solo per quanto riguardava i metodi con cui tale severità avrebbe raggiunto l’organizzazione più efficiente. Pollexfen e Walter Harris pensavano di trovare la salvezza nella riduzione dei giorni di vacanza. Il vescovo Berkeley, che aveva sott’occhio le condizioni dell’Irlanda, suggeriva che “”i mendicanti impenitenti dovrebbero… esser arrestati e tenuti come schiavi pubblici per un certo periodo di anni””. Thomas Alcock, colpito dalla tendenza dei lavoratori ad annusar tabacco, bere tè, e adornarsi di nastri, propose la restaurazione della legge che regolava le spese personali (137). Innumerevoli furono gli scrittori che prepararono progetti di riforma delle case di lavoro, che dovevano essere centri di punizione e di addestramento al tempo stesso. Tutti erano d’accordo, per ragioni morali non meno che economiche, che la riduzione dei salari fosse di importanza vitale. La tesi espressa da Arthur Young, quando scrisse “”tutti tranne gli idioti sanno che le classi inferiori debbono esser mantenute povere, altrimenti non saranno mai industriose”” (138), era il più banale luogo comune degli economisti della Restaurazione”” (pag 221-222) [Richard H. Tawney, ‘La religione e la genesi del capitalismo. Studio storico’, Milano, 1967] [(134) ‘Manifesto del Partito Comunista’, ed.it., 1953, p. 96; (135) Defoe, ‘Giving Alms no Charity’, 1704, pp. 25-7; (136) Petty, ‘Political Arithmetic’, p. 45; (137) Sir Henry Pollexfen, ‘Discourse of Trade’, 1697, p. 49, Walter Harris, ‘Remarks on the Affairs and Trade of England and Ireland’, 1691, pp. 43-4, ‘The Querist’, 1737 (in ‘The Works of George Berkeley’, D.D., a cura di A.C. Fraser, 1871, p. 387, Thomas Alcock, ‘Observatins on the Defects of the Poor Laws’, 1752, pp. 45 sgg. (citato da Furniss, op. cit., p. 153); (138) Arthur Young, ‘Eastern Tour’, 1771, vol. 4, p. 361] Quando si predicava la riduzione dei salari anche per ‘ragioni morali'”,”UKIE-061″ “TAWNEY Richard Henry”,”La religione e la genesi del capitalismo. Studio storico.”,”Richard Henry Tawney (1880-1962), dottore onorario delle università di Oxford, Manchester, ecc. è stato professore di storia economica aell’Università di Londra, presidente della Workey’ Educational Association e uno dei maggiori ispiratori del programma di riforme sociali perseguito nei primi anni successivi alla seconda guerra mondiale dal Partito Laburista inglese. “”La vera discendente delle dottrine dell’Aquinate è la teoria del valore lavoro. L’ultimo scolastico è Carlo Marx”” (pag 46) “”Non è un’affermazione completamente fantasiosa sostenere che Calvino, in un ambito più ristretto, ma con armi altrettatno potenti, fece per la borghesia del sedicesimo secolo quel che Marx fece per il proletariato del diciannovesimo”” (pag 104) “”I benestanti hanno sempre pensato che la miseria sia prova di demerito, anche se ciò implica una strana riserva sulla vita dei santi e dei saggi cristiani. La lussuosa… (pag 221-222)”,”UKIE-063″ “TAWNEY Richard Henry”,”La religione e la genesi del capitalismo. Studio storico.”,”Richard Henry Tawney (1880-1962), dottore onorario delle università di Oxford, Manchester, ecc. è stato professore di storia economica aell’Università di Londra, presidente della Workey’ Educational Association e uno dei maggiori ispiratori del programma di riforme sociali perseguito nei primi anni successivi alla seconda guerra mondiale dal Partito Laburista inglese. “”La vera discendente delle dottrine dell’Aquinate è la teoria del valore lavoro. L’ultimo scolastico è Carlo Marx”” (pag 46) “”Non è un’affermazione completamente fantasiosa sostenere che Calvino, in un ambito più ristretto, ma con armi altrettatno potenti, fece per la borghesia del sedicesimo secolo quel che Marx fece per il proletariato del diciannovesimo”” (pag 104) “”I benestanti hanno sempre pensato che la miseria sia prova di demerito, anche se ciò implica una strana riserva sulla vita dei santi e dei saggi cristiani. La lussuosa… finire (pag 221-222)”,”UKIE-001-FV” “TAYLOR A.J.P.”,”Storia della Germania. Da Carlo Magno a Hitler.”,”””Sarebbe però inadeguato spiegare il successo di Bismarck esclusivamente mediante gli errori dei suoi avversari. Allora, e poi per molti anni ancora, le vittorie prussiane furono considerate come una prova della forza del nazionalismo , e per uno strano processo logico Bismarck, la cui vittoria veniva così attribuita al nazionalismo, fu a sua volta travestito da nazionalista fervente. In realtà il nazionalismo, tedesco ebbe quasi altrettanto poco a che fare con le vittorie del 1866 e del 1870 di quanto ne avessee avuto con quelle del 1813. Nel 1866 il sentimento nazionale tedesco, nella misura in cui esisteva, fu quasi unanime contro la Prussia (…)””. (pag 139)”,”GERx-009″ “TAYLOR Telford”,”La spada e la svastica. Generali e nazisti nel Terzo Reich.”,”Capitoli: La classe degli ufficiali in Germania, La Reichwehr e la repubblica di Weimar, La nascita del Terzo Reich, Dalla Reichsweher alla Wehrmacht, La crisi BLOMBERG-FRITSCH del 1938, Anschluss Austria e invasione Cecoslovacchia, Dalla Blumenkrieg alla Blitzkrieg, guerra lampo in Polonia, inizio 2° GM, La morte di F. von FRITSCH, La responsabilità del corpo ufficiali.”,”GERQ-018″ “TAYLOR A.J.P.”,”Storia dell’ Inghilterra contemporanea.”,”Contiene: Nota su non autenticità ‘lettera rossa’ attribuita a ZINOVIEV e indirizzata a CPGB.”,”UKIx-017″ “TAYLOR Alan John Percival”,”Le origini della seconda guerra mondiale.”,”Alan John Percival TAYLOR, nato a Birkdale (Lancashire) nel 1906, ha insegnato lungamente a Oxford. Per le edizioni Laterza ha pubblicato: ‘L’Europa delle grandi potenze’ (1977), ‘Storia della Germania’ (1963), ‘Storia dell’Inghilterra contemporanea’ (1977).”,”QMIS-029″ “TAYLOR S.J.”,”Stalin’s Apologist. Walter Duranty. The New York Time’s Man in Moscow.”,”S.J. TAYLOR è una scrittrice che vive a Londra.”,”RUST-069″ “TAYLOR A.J.P.”,”La guerra planeada. Así empezóla primera Guerra Mundial.”,”””Gli austriaci, in teoria, erano preparati per una strategia più flessibile. Anche nel caso di proclamazione della mobilitazione generale nessun esercito si trovava situato in posizioni tali da non potersi dirigere in vari campi di battaglia, per il quale si erano previsti trasporti alternativi. Il grosso dell’ esercito tendeva a dirigersi verso la Galizia, ove doveva confrontarsi con i russi. Ma tre gruppi potevano dirigersi o contro la Serbia o ancora contro la Russia e due o contro la Serbia o contro l’ Italia. Per l’ elaborazione di un piano tanto ingegnoso, il capo di Stato Maggiore austro-ungherese, Conrad, conseguì la reputazione di primo stratega d’ Europa. Ma l’ ingegno stava solo sulla carta. Quando venne il momento, gli austriaci si allontanarono il più possibile dai suoi piani di mobilitazione e si misero ad improvvisare in una atmosfera caotica.”” (pag 28)”,”RAIx-210″ “TAYLOR Frederick”,”Dresda. 13 febbraio 1945: tempesta di fuoco su una città tedesca.”,”‘Dresda la Firenze sull’Elba’ TAYLOR Frederick giornalista e storico inglese insegna a Oxford. Ha curato la traduzione dei diari di Goebbels. Nota bibl. Liddell Hart: Dresda un esempio di terrorismo aereo Taylor: Dresda dimostra l’orrore di questo modo di concepire la guerra Una parte dell’opinione pubblica inglese (anche nella bombardata Conventry) era colpita da una tale distruzione di una città proprio sul finire del conflitto e si schierò contro questo tipo di barbaro intervento Nel 1940 pur bombardando Londra i tedeschi non avevano grandi bombardieri e non avrebbero potuto attuare questo massicio bombardamento a tappeto ripetuto due volte in una notte Altro libro su Dresda del discusso Irving: Apocalisse su Dresda (sui dati è stato influenzato dalla propaganda nazista) Vonnegut, Mattatoio n. 5 (rai 3, 13.11.2020, Mieli con lo storico A. Barbero)”,”QMIS-122″ “TAYLOR Frederick Winslow”,”Principi di organizzazione scientifica del lavoro.”,”””Infine, si dovrà comprendere che nessun individuo, anche se dotato in misura eccezionale, potrà mai sperare (ricorrendo al vecchio sistema di organizzazione del lavoro) di competere con successo con un gruppo di individui di normale levatura ma opportunamente organizzati in modo da poter trarre il massimo vantaggio dalla loro efficace collaborazione”” (pag 52) F.W. Tayor (1856-1915).”,”ECOA-016″ “TAYLOR Alan John Percival”,”Le origini della seconda guerra mondiale.”,”[‘Anche se il risultato della prima guerra mondiale fu il rifacimento dell’Europa, questo fu ben lungi dall’esserne la causa originaria o anche lo scopo consapevole. La guerra ebbe talune cause immediate sulle quali si è oggi più o meno d’accordo. L’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando indusse l’Austria-Ungheria a dichiarar guerra alla Serbia; la mobilitazione russa a sostegno della Serbia indusse la Germania a dichiarar guerra alla Russia e alla Francia, alleata della Russia; il rifiuto tedesco di rispettare la neutralità del Belgio spinse la Gran Bretagna a dichiarar guerra alla Germania. Dietro queste stanno altre cause, più profonde, sulle quali gli storici ancora divergono: alcuni fanno riferimento al conflitto tra teutoni e slavi nell’Europa orientale, altri la definiscono “”guerra di successione turca””; alcuni ne danno colpa alle rivalità imperialisiche nei paesi extra-europei, altri alla rottura dell’equilibrio delle forze sul continente europeo. Si è anche posto l’accento su più precisi temi di discussione: la sfida tedesca alla supremazia navale britannica; il desiderio francese di riprendere l’Alsazia Lorena; l’ambizione russa di controllare Costantinopoli e gli Stretti. Questa stessa abbondanza di spiegazioni fa pensare che nessuna, da sola, sia quella giusta. La prima guerra mondiale fu combattuta per tutti e nessuno di questi motivi: o almeno, di questo si avvidero tutte le potenze contendenti non appena ci furono dentro. Quali che fossero i progetti, i piani, le ambizioni che avevano concepito prima della guerra, le potenze combattevano semplicemente per la vittoria, per decidere “”chi sarà il padrone””, come dice la canzoncina. I combattenti cercavano di “”imporre la propria volontà al nemico””, per usare l’espressione militare del tempo, senza alcuna idea chiara di che cosa fosse quella volontà. Sia l’una che l’altra parte trovava difficile definire i propri obiettivi di guerra. Quando i tedeschi avanzarono proposte di pace, come nel 1917 alla Russia e, più vagamente, alle potenze occidentali, la loro unica preoccupazione fu di migliorare la propria posizione strategica in vista della prossima guerra (…)’ (pag 43-44). Alan John Percival Taylor, nato a Birkdale (Lancashire) nel 1906, ha insegnato lungamente a Oxford. Per le edizioni Laterza ha pubblicato: ‘L’Europa delle grandi potenze’ (1977), ‘Storia della Germania’ (1963), ‘Storia dell’Inghilterra contemporanea’ (1977). E’ morto nel 1990]”,”RAIx-341″ “TAYLOR Brian D.”,”Politics and the Russian Army. Civil-Military Relations, 1689-2000.”,”Introduction, List of Figures, List of Tables, Preface, List of Abbreviations, Notes, Index, Brian D. Taylor is Assistant Professor in the Department of Political Science at the University of Oklahoma. Military coups have plagued many countries around the world, but Russia, despite its tumultuous history, has not experienced a successful military coup in more than two centuries. In a series of detailed case studies, Brian Taylor explains the political role of the Russian military. Drawing on a wealth of new material, including archives and interviews, Taylor discusses every case of actual or potential military intervention in Russian politics from Peter the Great to Vladimir Putin.”,”RUST-020-FL” “TAYLOR Alan J.P.”,”Bismarck. L’uomo e lo statista.”,”Alan John Percival Taylor, nato a Birkdale (Lancashire, Inghilterra) nel 1906, ha insegnato lungamente a Oxford. Per le nostre edizioni ha pubblicato: L’Europa delle grandi potenze, Le origini della seconda guerra mondiale, Storia della Germania, Storia dell’Inghilterra contemporanea.”,”GERx-027-FL” “TAYLOR A.J.P.”,”Storia dell’ Inghilterra contemporanea. Volume II.”,”””Sir John Simon, poco dopo lo scoppio della guerra, chiamò la finanza «la quarta arma di difesa»”” (pag 506)”,”UKIx-002-FC” “TAYLOR Alfred Edward”,”Platone. L’uomo e l’opera.”,”””Sia Platone che Isocrate, suo contemporaneo, benché un poco più anziano di lui, negano decisamente che Socrate abbia mai avuto dei veri e propri «discepoli» da «istruire», e Platone stesso, in una lettera scritta verso la fine della vita, chiarisce ancor meglio questo punto. Racconta infatti che al tempo dell’usurpazione oligarchica del 403-03, quando era ancora molto giovane, egli aspirava a seguire la carriera politica e che alcuni suoi parenti, che erano fra i rivoluzionari (senza dubbio Crizia e Carmide), lo esortavano a entrare nella vita pubblica sotto i loro auspici; egli però attese di veder prima quale sarebbe stata la loro politica. Fu poi preso da orrore osservando che ben presto essi si abbandonarono ad atti illegali e violenti e rimase infine del tutto disgustato quando tentarono di far complice il loro «vecchio amico Socrate», il miglior uomo del suo tempo, nell’arresto e nell’esecuzione illegale di un concittadino la cui proprietà intendevano confiscare. I capi del restaurato governo democratico, poi, fecero ancora peggio, poiché mandarono a morte Socrate sotto l’assurda accusa di empietà. Questo, dice Platone, pose fine alle sue aspirazioni politiche, poiché in politica niente può essere ottenuto senza partito, e il trattamento usato a Socrate da parte di entrambe le fazioni ateniesi dimostrava che non vi era nessun partito ad Atene in cui un uomo onorato potesse operare. Di qui si comprende chiaramente che Platone non considerò mai Socrate come suo maestro nel senso proprio del termine. Era legato a lui da un affetto personale, come può essere quello di un giovane nei confronti di un amico più anziano degno di rispetto e di venerazione, e lo considerò come un martire; ma non rinunciò alla sua originaria intenzione di dedicarsi professionalmente alla vita politica attiva prima che l’esecuzione di Socrate gli aprisse gli occhi una volta per sempre. Le sue primitive aspirazioni erano state quelle del riformatore sociale e politico, non quelle del pensatore o dell’uomo di scienza (5)”” (pag 11-12)”,”FILx-289-FF” “TAYLOR Alan John Percival”,”Le origini della seconda guerra mondiale.”,”L’ipotesi inglese della “”benevola neutralità sovietica, e i movimenti delle popolazioni tedesche in Europa orientale. “”Gli inglesi avevano scarsa stima dell’Esercito rosso, ed esagerarono senza documentarsi, la forza cmbattiva dei polacchi, «questa grande virile nazione», per dirla con Chamberlain; inoltre; era indubbiamente un sollievo per loro non doversi associare con la Russia bolscevica e di aver trovato un sostituto. (…) Ma il fattore determinante era la Geografia: la Polonia stava uscio a uscio con la Germania, la Russia no. Gli inglesi quasi non pensarono che, scegliendo la Polonia, potevano anche perdere la Russia. Halifax, con la sua capacità di vedere d’ogni cosa il diritto e il rovescio, se ne avvide in parte; il 22 marzo disse: «Sarebbe una disgrazia se dovessimo agire in modo da dare al governo sovietico l’idea che intendiamo metterlo da parte» (2). Ma nulla fu fatto per eliminare quest’impressione; non parve necessario. Gli inglesi erano fermamente convinti che Russia sovietica e Germania nazista fossero nemici inconciliabili, quindi non occorreva pagare alcun prezzo per l’amicizia sovietica: Mosca si sarebbe affrettata a rispondere di buon animo al minimo cenno degli inglesi; in caso contrario, nella era perso. Una «benevola neutralità» della Russia sovietica sarebbe stata utile quanto una sua partecipazione alla guerra; di più anzi, perché non avrebbe allarmato Polonia e Romania (3). Il «fronte della pace» sarebbe stato più forte, più stabile, più rispettabile, senza la Russia sovietica. In ogni caso, si sarebbe potuto invitarla poi, sempreché gli altri, e specialmente la Polonia, fossero d’accordo. Ma intanto ecco un altro allarme, che pareva dimostrare che la Germania era sempre in marcia. Questo allarme risuonò da Memel, la città all’estremo angolo nord-est della Prussia orientale. Benché a popolazione prevalentemente tedesca, essa era andata, in modo piuttosto irregolare, alal Lituania dopo la prima guerra mondiale. I suoi abitanti volevano ritornare alla Germania, ma sino a quel momento Hitler li aveva trattenuti, forse progettando di allearsi la Lituania contro la Polonia, o più probabilmente perché la desinava a compenso per la Polonia in caso di un’alleanza tedesco -polacca. L’occupazione tedesca di Praga mise gli abitanti di Memel in uno stato di agitazione incontrollabile; non c’era più verso di tenerli”” (pag 276-277)”,”QMIS-029-FV” “TAYLOR Telford”,”Norimberga e Vietnam. Una tragedia americana.”,”Telford Taylor è professore di Diritto alla Columbia University. Partecipò come capo del collegio d’accusa ai processi di Norimberga. Ricoprì anche altri incarichi ufficiali durante la presidenza di Roosevelt e di Truman. “”Venticinque anni fa a Norimberga i capi sconfitti della Germania nazista furono riconosciuti colpevoli di crimini di guerra da un tribunale internazionale. In quella occasione gli Stati Uniti, attraverso le parole di Robert H. Jackson, giudice della Corte Suprema, denunciarono e condannarono non solo l’aggressione tedesca, ma anche quella di qualsiasi nazione «comprese quelle che ora siedono qui in veste di giudici». Se allora ci poteva essere un riferimento polemico ai russi, ora gli indici accusaori sono puntati contro l’America e si pone un inquietante parallelo tra Norimberga e Vietnam. Telford Taylor, attingendo alla sua profonda conoscenza del diritto internazionale e alla sua esperienza di capo del collegio di accusa ai primi processi di Norimberga, analizza la posizione degli Stati Uniti nel Vietnam e si chiede: si possono applicare i principi di Norimberga all’intervento americano nel Vietnam? È giusto accusare i capi americani di aver scatenato una guerra di aggressione al pari di Hitler quando invase la Polonia? Si può paragonare la strage di Son My a Lidice? Se applicassimo gli stessi criteri di venticinque anni fa, quale sarebbe il nostro giudizio? Per rispondere a tali domande, Telford Taylor offre un quadro completo delle leggi di guerra e del diritto internazionale, quadro che mette in luce il significato dei crimini di guerra nel Vietnam e tutte le responsabilità di ordine politico e morale che coinvolgono i più altri gradi civili e militari degli Stati Uniti facendo della guerra in Vietnam «una tragedia americana»”” (risvolto di copertina) La strage di Lidice. Durante la seconda guerra mondiale faceva parte del Protettorato di Boemia e Moravia del Terzo Reich e fu completamente distrutto il 10 giugno 1942, come rappresaglia da parte degli occupanti tedeschi, in seguito all’attentato delle forze partigiane ceche in cui era stato ucciso Reinhard Heydrich, “”Protettore del Reich”” nel protettorato di Boemia e Moravia. La rappresaglia causò la morte di 192 uomini con più di 15 anni, fucilati a gruppi di 10, dopo che essi stessi si erano dovuti portare sul luogo dell’esecuzione (il granaio di una fattoria, una parete del quale era stata coperta da materassi per impedire il rimbalzo dei proiettili). Gli uomini non vennero bendati. Gli ultimi gruppi di 10 dovettero camminare sui corpi delle precedenti vittime prima di arrivare al muro, crollato qualche decennio fa. La strage iniziò alle 10 di mattina e terminò attorno alle 15. Le 198 donne di Lidice furono caricate su camion il 12 giugno 1942, portate alla stazione di Kladno e fatte salire su treni speciali diretti al campo di concentramento di Ravensbrück. Qui 35 tra le donne più anziane furono inviate presso il campo di concentramento di Auschwitz, dove furono ritenute idonee a essere sottoposte a esperimenti medici. Quelle rimaste a Ravensbrück furono all’inizio isolate in uno speciale Block e successivamente divise tra la fabbrica di cuoio, nella costruzione di strade, nella fabbrica tessile e di munizioni. Alla liberazione del campo 143 erano ancora in vita, tra cui diverse gravemente ammalate. I 99 bambini di Lidice, da 1 a 16 anni, furono portati nell’area della fabbrica tessile di Lódz, dove alcuni di essi riuscirono a scrivere lettere a parenti e amici in cui chiedevano cibo e notizie su quanto avvenuto nel villaggio e sulla sorte dei propri genitori. Su ordine del comandante del campo, non fu data loro alcuna assistenza medica. Di questi 99 bambini, 17 furono giudicati adatti per la “”germanizzazione”” e affidati a famiglie tedesche. Il 2 luglio 1942, su indicazione di Adolf Eichmann, i restanti 82 bambini furono portati al campo di sterminio di Chelmno a 70 km da Lódz. È molto probabile che la maggior parte di loro sia stata gassata il giorno stesso dell’arrivo. In totale circa 340 abitanti di Lidice morirono per la rappresaglia tedesca (192 uomini, 60 donne e 88 bambini) e solo 153 donne e 17 bambini tornarono al paese dopo la fine della guerra.[4] Finita la guerra ci vollero alcuni anni prima che il governo militare alleato, su esplicita richiesta delle donne di Lidice sopravvissute alla deportazione, scoprisse la fine che era stata riservata ai figli di queste ultime. I 17 bambini che erano stati prescelti per la “”germanizzazione”” furono infine rintracciati e fecero ritorno in patria. Il paese, raso al suolo completamente e dato alle fiamme, scomparve dalle carte geografiche, ma venne ricostruito nel 1949 nei pressi del vecchio villaggio distrutto nel 1942. Il vecchio villaggio non fu più ricostruito. Negli anni ’60 un’artista di nome Marie Uchytilová decise di dedicare un monumento alla memoria dei bambini di Lidice[5], ma, per problemi economici, la donna non portò a termine il proprio progetto. Dopo la sua morte il sogno si realizzò attraverso un’ingente somma donata dalla città danese di Albertslund e l’opera fu completata nel giugno del 2000. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ (CS, EN) Dati forniti dall’Istituto Statistico Ceco (XLS), su czso.cz. URL consultato il 13 dicembre 2011. ^ (CS, EN) Dati forniti dall’Istituto Statistico Ceco (PDF), su czso.cz. URL consultato il 13 dicembre 2011. ^ Lidice su fallingrain.com ^ Jan Kaplan e Krystyna Nosarzewska, Prague: The Turbulent Century p. 241 ^ Lidice Memorial”,”USAQ-111″ “TAYLOR Frederick”,”Dresda. 13 febbraio 1945: tempesta di fuoco su una città tedesca.”,”Frederick Taylor, giornalista e storico inglese, insegna a Oxford.”,”QMIS-044-FV” “TAYLOR Frederick”,”Dresda. 13 febbraio 1945: tempesta di fuoco su una città tedesca.”,”Frederick Taylor, giornalista e storico inglese, insegna a Oxford.”,”QMIS-029-FL” “TAYLOR A.J.P.”,”La monarchia asburgica.”,”A.J.P. Taylor, autorevole esponente della scuola storica inglese. “”Il malcontento contadino, se pur universale, era inconscio: per esplodere aveva bisogno di una scintilla dalle città. Nel 1848 si ebbe una rivolta ovunque esistesse una città con più di 100.000 abitanti. Vi furono così due importanti insurrezioni nell’Italia austriaca, a Milano e a Venzia. A nord delle Alpi c’erano soltanto tre città austriache di quelle dimensioni: Vienna, Budapest e Praga. Di queste, soltanto Vienna, con oltre 400.000 abitanti, era una citàà su scala moderna e con un carattere moderno. Dal 1815 aveva quasi raddoppiato la propria popolazione, soprattutto per via degli immigrati dalle campagne; e questa massa miserabile non trovava un lavoro adeguato nell’industria. … finire (pag 89-90)”,”AUTx-003-FC” “TAYLOR David”,”Mastering Economic and Social History.”,”David Taylor has many year’s experience of teaching history in schools and colleges and was Head of Humanities at the Henry Beaufort School in Winchester for over fifteen year’s.”,”ECOI-167-FL” “TAYLOR A.J.P.”,”La monarchia asburgica.”,”””L’«idea austriaca» aveva promesso grandi cose alle due province, ma molto spesso le promesse non furono mantenute, e dopo il 1909 i teorici di Vienna distolsero il loro sguardo dai poveri e analfabeti contadini della Bosnia e dell’Erzegovina. La crisi bosniaca lasciò un retaggio imbarazzante: le accuse di tradimento inventate contro i leader della colazione serbo-croata in Croazia come pretesto per la guerra dovettero reggere a una verifica pubblica. La prima dimostrazione fu il farsesco processo per tradimento celebrato a Zagabria davanti a un docile giudice croato; le prove contraffatte ebbero l’unico effetto di screditare i governanti ungheresi della Corazia, e gli accusati, se pur dichiarati colpevoli, furono subito graziati da Francesco Giuseppe”” (pag 295)”,”AUTx-001-FSD” “TAYLOR A.J.P.”,”Gli storici e le origini della seconda guerra mondiale.”,”Commento dell’autore al libro di D.W. Hoggan (pag 241-242) “”Un recente libro sulle origini della guerra, certo uno dei pochi che mostri un modo nuovo di affrontare il problema, dovrebbe chiarirci questo. Non è, secondo la mia opinione, un buon libro, e io non condivido affatto le sue vedute generali. Si chiama ‘Der erz wungene Krieg’, di D.W. Hoggan, un autore americano che non trovò un editore negli Stati Uniti ed è stato trattato in Germania come poco meno che un criminale. Il libro presenta molti errori nei particolari e sotto questo riguardo va giustamente criticato. Ma la gente è rimasta scossa dalla tesi generale dello Hoggan, mentre noi dovremmo essere scossi solo nel senso di essere risvegliati e indotti a ripensare. Giacché lo Hoggan ha mostrato quanto si possano far apparire diversamente gli eventi soltanto con il partire da un assunto diverso. Quasi tutti gli storici sono partiti dall’assunto che Hitler era fermamente e consapevolmente deciso a scatenare una grande guerra. Il Professor Trevor-Roper, per esempio, afferma ciò ogni volta che scrive un articolo, presumibilmente in base al principio che una dichiarazione diviene più vera quando sia ripetuta. Il professor Hofer è un altro buon esempio di questa tendenza: la sua asserzione figura perfino nel titolo del suo libro ‘Die Entfesslung des zweiten Weltkrieges’. Libri come questo sono simili a sermoni pronunciati in una chiesa, in cui il predicatore sviluppa la tesi annunciata all’inizio. Hoggan ci ha dato una scossa capovolgendo gli assunti. Egli inizia con l’affermazione che Hitler desiderava semplicemente operare una revisione dell’assetto del 1919 attraverso mezzi pacifici e che Halifax era consapevolmente deciso a imporre la guerra alla Germania per salvare l’equilibrio europeo. Dubito che queste affermazioni possano essere suffragate da prove documentarie: esistono moltissime prove che Hitler come molti tedeschi desiderava operare una revisione dell’assetto della pace. Esiste qualche prova che egli sperava di far ciò senza una grande guerra e altre prove – peraltro penso, meno valide – che era pronto ad affrontare una grande guerra. Non ve n’é una però che egli desiderasse una grande guerra se avesse potuto ottenere quel che voleva senza farla. Non intendo negare che egli possa aver desiderato una grande guerra, intendo dire soltanto che questa è un’affermazione, e non qualche cosa che può essere indotto direttamente da prove documentarie. Analogamente si può dire di Halifax. Esistono le prove che egli non era disposto a piegarsi a tutte le richieste di Hitler, in particolare nel modo in cui esse venivano avanzate. Ma ci sono ben poche prove che egli preparasse intenzionalmente per Hitler una trappola che l’avrebbe coinvolto in una guerra. Al contrario, ci sono prove che fino alla fine Halifax desiderava fare concessioni a Hitler, posto sltanto che si potessero fare in maniera rispettabile e con la speranza di evitare la guerra. Halifax, lungi da preparare una trappola, fu lui stesso colto in una trappola della garanzia britannica alla Polonia, che rese la Gran Bretagna prigioniera della politica polacca, e il merito del libro di Hoggan, che è stato trascurato nel clamore delle sue affermazioni generali, è la sua analisi della politica polacca, argomento sul quale si è sorvolato. Dal libro dello Hoggan io non traggo quindi la morale che le sue affermazioni sono sbagliate e ancor meno che le sue asserzioni sono giuste. Lo considero piuttosto un ammonimento a non partire da affermazioni di qualsiasi genere: noi dovremmo lasciare che le nostre affermazioni o conclusioni vengano fuori dalla narrazione e non viceversa (…)”” (pag 241-242)”,”QMIS-052-FGB” “TAYLOR Frederick Lewis”,”The Art of War in Italy, 1494 – 1529.”,”TAYLOR F. L. (1885 – 1954) 3 413871 SBN”,”QMIx-156-FSL” “TAZZER Sergio”,”La mutualità. Quale domani per l’associazionismo? Un modello di analisi etnostorica sul fenomeno della mutualità. Società Operaie Cattoliche e di Mutuo Soccorso di Valpolcevera (Genova).”,”Sergio Tazzer, nato a Genova nel 1959 si è laureato in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi di carattere antropologico sulle feste nella Valpolcevera.”,”LIGU-014-FV” “TCHERNOMORDIK Solomon Isayevich”,”Bolsheviks under Illegality.”,”Solomon Isayevich Tchernomordik (1880-1943) was a founder member of the Bolshevik Party, active in the revolutionary movement from 1902. Born in Smolensk, the son of an office worker, he studied Natural Science and then Medicine at Moscow University. His studies were repeatedly interrupted by imprisonment and persecution at the hands of the Tsarist authorities. He took part in the 1905 Revolution. During the First World War he was an army physician on the Persian front. After the 1917 Revolution he worked for the People’s Commissariat of Health and Labour, he served in the Red Army medical service during the Civil War, contracting typhus on the Southern Front in 1919. From 1922-1924 he was director of the Museum of the Revolution in Moscov, and later worked for the USSR Red Cross and Red Crescent Society. From 1938 to his death in 1943 he was a senior associate of the Institute of History of the Academy of Sciences. Foreword by John SPENCER, Preface, About the author,”,”RIRx-055-FL” “TCHERTKOVA Galina”,”De la place du Babouvisme dans l’histoire du mouvement révolutionnaire européen – Jacobinisme et Babouvisme. Estratto da: ‘Les historiens russe et la Révolution française après le communisme’.”,”Galina Tchertkova (1938-2001) università di Mosca. “”Il y a encore un aspect intéressant dans l’histoire du mouvement révolutionnaire des premières décennies du XIXe siècle, c’est la séparation, après la mort de Babeuf; de la pensée théorique communiste ou socialiste et de l’action révolutionnaire. (Il faut dire que pour me simplifier la tâche je ne fais pas ici de distinction entre la pensée “”communiste”” et “”socialiste”” en les traitant comme un complexe intégré, ce qui n’est pas tout à fait le cas). Il est notoire que le rôle particulier du babouvisme dans l’histoire du mouvement ouvrier et révolutionnaire est avant tout déterminé par cette union de la théorie communiste avec la pratique revolutionnaire qu’avait opérée Babeuf qui, selon le jugement de Jean Bruhat, avait créé “”le premier parti communiste agissant””. Plusieurs ouvrages soviétiques et étrangers étant consacrés à ce sujet, il n’y a pas lieu d’entrer en détail là-dessus. Après Babeuf, la création des utopies abstraites ne fut plus possible. Mais une séparation s’est produite entre la pensée théorique communiste et socialiste et le mouvement révolutionnaire. Les continuateurs immédiates de la ligne révolutionnaire et conspiratrice de Babeuf ne développèrent point d’idées communistes. En revanche, ceux qui s’intéressaient sérieusement au côté théorique de la cause, qui avaient des idées sociales nouvelles, parfois plus profondes et mieux mises au point, cherchèrent constamment à les mettre en pratique, mais autrement que par les voies révolutionnaires. La théorie communiste et la pratique révolutionnaire ne se sont pratiquement réunis, à un niveau plus élevé, que vers le milieu du XIXe siècle, le processus débutant au cours des années 1830. De ce point de vue, bien qu’au premier coup d’oeil cela puisse paraître paradoxal, nous pouvons voir dans l”Union des communistes’ le continuateur immédiat de Babeuf”” [Galina Tchertkova, ‘De la place du Babouvisme dans l’histoire du mouvement révolutionnaire européen – Jacobinisme et Babouvisme’ (in) ‘Les historiens russe et la Révolution française après le communisme’, Etudes révolutionnaires, 2003] (pag 157-158)”,”SOCU-201″ “TCHIOU CHYNG-TIAN”,”L’ antropologia di Hsün Tzu nell’ ambito del pensiero filosofico cinese.”,”Poco si sa in Occidente di HSÜN TZU (322 aC – 234 aC), che pure è ritenuto assieme a MENCIO, il più grande discepolo di CONFUCIO e ha esercitato un profondo influsso sullo sviluppo del pensiero cinese. La sua dottrina, caratterizzata da un forte realismo (“”La natura umana è cattiva”” pone l’ accento sull’ iniziativa dell’ uomo, chiamato a soddisfare, moderare e perfezionare le tendenze native. Per questa preminenza data all’ intelletto e alla volontà dell’ uomo, per la fine analisi psicologica della condotta umana, per l’ importanza che attribuisce all’ educazione come fatto sociale e politico, risulta un autore attuale. HSÜN TZU divide gli uomini in tre categorie: i volgari (categoria di persone che cercano unicamente la soddisfazione delle loro tendenze naturali, soprattutto nelle cose materiali, e vivono senza principi), i discepoli e gli uomini colti (hanno virtù e buone qualità, rispettano la ragione e hanno la conoscenza chiara per mezzo dei principi), i Saggi-Re (sono talmente sapienti che non si esauriscono mai, sono persone della massima perfezione). (pag 190)”,”CINx-122″ “TECCHI Bonaventura”,”Scrittori tedeschi del Novecento.”,”Il libro (racconto) di Leonhard Frank (già autore di ‘L’uomo è buono’) è “”Tre di tre milioni””, editore Fischer 1932. Si parla della disoccupazione degli anni 1920-30 mettendo in primo piano tre personaggi tre uomini “”qualunque””, uno scrivano, un sarto e un operaio. Essi si conoscevano fin dall’infanzia, erano stati in guerra nello stesso tempo, si ritrovano disoccupati nel dopoguerra tedesco e scelgono l’emigrazione attraverso Amburgo per il Sud America (Argentina). Ma scoprono che qui le difficoltà non mancano (siamo nell’epoca della grande depressione). Passano anche un periodo felice in una pianura del Sudamerica. Saranno costretti, in due (il sarto muore) a ritornare in Europa e infine in Germania per ritrovarsi in miseria nella città natale. (pag 48-49) Frank, Leonhard. – Scrittore tedesco (Würzburg 1882 – Monaco di Baviera 1961). Di umili origini e avviato ad attività manuali, passò alla letteratura in clima espressionistico e in spirito antiborghese. Dopo Die Räuberbande (1914), storia di ragazzi, la novella Die Ursache (1916) combatte la pena di morte e la raccolta Der Mensch ist gut (1918, dalla Svizzera raggiunta in volontario esilio) è un manifesto rivoluzionario di fede nell’umanità. Dopo il romanzo Der Bürger (1924), apertamente socialista, ottenne grande successo con Karl und Anna (1926), tragedia, su sfondo sentimentale, del reduce di guerra, cui seguirono i romanzi Das Ochsenfurter Männerquartett (1927) e Von drei Millionen Drei (1931), sui temi del disagio economico e morale del dopoguerra. Tornato dal nuovo esilio (Svizzera, Francia, Stati Uniti), confermò la sua fede umanitaria nell’appello alla solidarietà ancora utopistica di Die Jünger Jesu (1949), negli sfoghi autobiografici di Links, wo das Herz ist (1950) e, meno direttamente, nella Deutsche Novelle (1950). (Trecc)”,”GERS-033″ “TEDESCHI Mario”,”Roma democristiana.”,”Tabella pag 170 Lit 3000 Mario TEDESCHI scrive sul ‘Borghese’ “”Tra la fine del 1953 e ia primavera del 1954, mentre più aspra andava facendosi la polemica anticomunista, Luigi Einaudi per ben due volte doveva incaricarsi di dimostrare, a vantaggio di Togliatti, che i vecchi ricordi contano, anche al Quirinale. Il primo episodio coincise con una specie di piccola festa in famiglia; perché il Presidente intervenne alla manifestazione politico-culturale organizzata dall’editore suo figlio, nel quadro delle celebrazioni comuniste per il decennale della Resistenza. Scortato dai corazzieri motociclisti, il Presidente giunse alla casa editrice che porta il suo nome, sedette in prima fila avendo intorno Longo, Secchia ed altri esponenti PCI, ed ascoltò la dotta conversazione. (…) Il secondo episodio si ebbe invece al 2 giugno 1954, quando i fotografi ebbero ancora una volta la possibilità di riprendere Togliatti, Einaudi Scelba e De Nicola seduti insieme allo stesso tavolo. I documenti di quello strano simposio destarono viva curiosità in tutto il mondo. Poi i comunisti, avendo scoperto che i preti sono più utili dei vecchi professori liberali, sacrificarono Einaudi sull’altare della coesistenza””. (pag 136-137)”,”ITAP-134″ “TEDESCHI Mario a cura, saggi di Javier TUSELL Antonio GARCÍA Y GARCÍA Saverio DI-BELLA José ANDRÉS-GALLEGO LUIS DE LLERA Giovanni B. VANIER IVan C. IBÁN Agostino GIOVAGNOLI Gaetano CATALANO”,”Chiesa Cattolica e guerra civile in Spagna nel 1936.”,”Tre saggi in lingua spagnola: Javier TUSELL Antonio GARCÍA Y GARCÍA, José ANDRÉS-GALLEGO LUIS DE LLERA”,”RELC-293″ “TEDESCHINI LALLI Biancamaria; scritti di William BRADFORD Thomas MORTON Francis HIGGINSON John WINTHROP Thomas TILLAM Thomas HOOKER John COTTON John WILSON Roger WILLIAMS Thomas SHEPARD Nathaniel WARD Edward JOHNSON John FISKE Anne BRADSTREET Daniel GOOKIN Peter FOLGER Mary ROWLANDSON Samuel DAUFORTH Urian OAKES Michael WIGGLESWORTH Increase MATHER Benjamin TOMPSON Cotton MATHER Solomon STODDARD Samuel SEWALL Sarah Kemble KNIGHT Edward TAYLOR Jonathan EDWARD”,”I Puritani. Antologia della letteratura puritana d’America.”,”Testi di William BRADFORD Thomas MORTON Francis HIGGINSON John WINTHROP Thomas TILLAM Thomas HOOKER John COTTON John WILSON Roger WILLIAMS Thomas SHEPARD Nathaniel WARD Edward JOHNSON John FISKE Anne BRADSTREET Daniel GOOKIN Peter FOLGER Mary ROWLANDSON Samuel DAUFORTH Urian OAKES Michael WIGGLESWORTH Increase MATHER Benjamin TOMPSON Cotton MATHER Solomon STODDARD Samuel SEWALL Sarah Kemble KNIGHT Edward TAYLOR Jonathan EDWARD (Wikip:) Il termine puritani designa coloro che sono seguaci del puritanesimo, il movimento sorto nell’ambito del protestantesimo calvinista inglese durante il XVI secolo. Lo scopo di tale movimento era, appunto, quello di purificare la chiesa anglicana da tutte le forme non previste dalle Sacre Scritture. Si intendeva in tal modo annullare i compromessi con il cattolicesimo promossi dalla Riforma sotto Enrico VIII ed Elisabetta I d’Inghilterra. L’appellativo di puritani venne attribuito ai ministri della chiesa anglicana che condividevano tale visione. Nel 1563 alcuni prelati, tra cui Thomas Cartwright, Walter Travers e William Perkins si opposero sia all’uso, da parte degli ecclesiastici, del cappello e toga nella vita giornaliera e della cotta in chiesa, sia all’uso del segno della croce e alla musica d’organo in chiesa. Nel 1572 John Field e Thomas Wilcox pubblicarono un appello, Admonition to the Parlament (Ammonimento al Parlamento), che esortava la chiesa anglicana ad abbandonare la struttura episcopale. Thomas Cartwright scrisse poi un secondo Ammonimento. Quando Giacomo I salì al trono nel 1603, i puritani scrissero la Millenary Petition (Petizione Millenaria), con la quale chiedevano nuove riforme e indissero nel 1604 una conferenza a Hampton Court, sotto la presidenza del re. Giacomo I però, convinto che l’eliminazione dei vescovi portasse alla successiva eliminazione del re (celebre la sua frase “”No bishop, no king””, “”Nessun vescovo (equivale a) nessun re””), non appoggiò le richieste puritane; tuttavia concesse l’autorizzazione alla pubblicazione di una versione della Bibbia, denominata Authorised Version (versione autorizzata) o King James Bible (Bibbia di Re Giacomo). Successivamente i puritani vennero perseguitati dall’arcivescovo di Canterbury, William Laud e quindi dal re Carlo I e costretti ad emigrare in Olanda e nel New England, dove formarono uno dei nuclei dei futuri Stati Uniti d’America. Allo scoppio della guerra civile in Inghilterra nel 1642 i puritani, guidati da Oliver Cromwell, contribuirono all’arresto e all’esecuzione capitale dell’arcivescovo Laud nel 1645, nonché alla sconfitta e alla decapitazione del re Carlo I nel 1649. Con l’ascesa al trono di Carlo II e la successiva restaurazione della monarchia inglese nel 1660 i puritani vennero nuovamente perseguitati dalla chiesa anglicana e chiamati non-conformisti, in quanto si rifiutavano di obbedire all’Uniformity Act, emanato dal lord cancelliere Edward Hyde, primo conte di Clarendon (1662), che obbligava all’uso del Libro delle Preghiere della chiesa anglicana. Altre leggi vennero fatte contro i puritani, in particolare il Corporation Act (1661), che escludeva i non-conformisti dai pubblici uffici, il Conventicle Act (1664), che proibiva funzioni religiose non-conformiste e il Five Mile Act (1665), che proibiva ai pastori non-conformisti di avvicinarsi alle città. Gugliemo III d’Orange, con il Tolerance Act (Atto di tolleranza), nel 1689, ridiede ai puritani libertà di culto. Il puritanesimo iniziò a declinare gradualmente nel XVIII secolo e rimase nella sua forma originaria soltanto in America fino all’inizio del XIX secolo, in particolare nel Rhode Island con Roger Williams e nel Massachusetts con Jonathan Edwards. Teologia La teologia puritana era di stampo calvinista e comprendeva la predestinazione e il patto tra Dio e la comunità dei santi visibili, definita da Cartwright e Perkins come il patto di salvezza promessa ad Abramo da Dio esteso alla comunità dei cristiani.”,”RELP-047″ “TEDESCHINI LALLI Biancamaria”,”Henry David Thoreau.”,” “”Henry David Thoureau, nasce a Concord nel Massacchusetts nel 1817. Scrittore, poeta, ecologista ante litteram, precursore del pacifismo contemporaneo, ispiratore di tutti i movimenti che seguiranno, da Gandhi a Martin Luther King, per la lotta dei diritti civili. Nel 1846, il suo rifiuto di pagare le tasse al governo, poiché non ne approvava la politica espansionistica, in particolare la guerra d’aggressione contro il Messico, gli costa il carcere. Protesta duramente contro la schiavitù, come già aveva fatto l’aristocratico De Tocqueville, che vedeva in questa intollerabile forma di oppressione il vero peccato originale degli Stati Uniti d’America. Nel 1857 pubblica “Disobbedienza civile”, phamplet incentrato sul concetto che ogni individuo deve, in ogni circostanza, rispettare in primis i dettami della sua coscienza e difende, con una appassionata arringa, il capitano John Brown che aveva capeggiato una rivolta di schiavi , sostenendo che le leggi in vigore non possono valere contro “le leggi dell’umanità”, e a riguardo dichiara: “ Mi accorgo che quando una ghianda e una castagna cadono fianco a fianco, l’una non resta inerte per fare posto all’altra, ma entrambe obbediscono alle proprie leggi, e nascono, crescono e fioriscono come meglio possono, fino a quando una oscura e distrugge l’altra. Se una pianta non può vivere secondo la propria natura, muore, e allo stesso modo un uomo”. Nel 1849, sostiene l’opposizione alla costruzione di una diga lungo il fiume Merimack, che secondo lui sarebbe andata a scapito della fauna ittica e dei contadini. Va anche ricordata la sua posizione in difesa delle popolazioni indigene d’America. Muore di tisi il 6 maggio 1862 a 45 anni. Poeta, mistico, anticonformista e violento individualista, di lui Ralph Waldo Emerson scriverà: “Preparato a nessuna professione, senza dubbio giustamente scelse per sé di restar scapolo di Pensiero e Natura (…) non conobbe tentazioni contro le quali lottare, o desideri, o passioni e non aveva nessun gusto per le eleganti sciocchezuole”. Il suo pensiero è largamente influenzato dal cosidetto movimento trascendentalista: “una specie di informale cenacolo, – the Trascendal Club – elaborava ipotesi ideologiche in opposizione al mercantilismo e materialismo dell’epoca. Il testo ispiratore era il saggio Nature che Emerson aveva pubblicato l’anno dopo la crisi economica del 1837; l’autore non vi parlava però di economia…il trascendentalismo era nato dall’incontro del deismo unitario inglese con lo spiritualismo nord europeo –Swedenborg, Boheme – il protosocialismo foureriano, Goethe, Kant e i filosofi idealisti tedeschi più il titanismo di Carlyle e certe influenze di Coleridge…” come scrive Piero Sanavio curatore di alcune edizioni in italiano dei libri di Thoureau. Un movimento intellettuale, che coniugava in modo disorganico una miscela di ottimismo, antimercantilismo, individualismo, preminenza della ragione e necessità per l’artista di essere libero, “naturale”. “Walden ovvero vita nei boschi” è la sua opera più famosa. Il libro, resoconto di due anni trascorsi tra il 1845 e il 1847 in una capanna sulle rive del lago Walden nello stato del Massacchusetts fu scritto quasi completamente durante quella permanenza in totale isolamento. Vi si trova l’autore immerso in una visione della natura olistica, e integrata dove l’interdipendenza del rapporto con il cosmo crea un legame intimo tra l’uomo e tutta la terra, considerata come un vasto organismo interagente. “Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza” scrive Thoureau, “per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo, spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita ”. Il bosco diventa, luogo dell’anima e della contemplazione, desiderio di realtà interiore, lontano dai propri contemporanei così indaffarati a ricercare beni materiali e sempre affannati nell’effimero senza accenni di risposte o dubbi di fronte a quesiti come sul senso ultimo della vita. Thoureau sceglie il bosco, perché crede in fondo, che certe verità quelle più vere, si trovino soltanto a determinate “latitudini” e che soprattutto vadano ricercate lucidamente in solitudine. Chiede a se stesso l’essenzialità dei propri atti e dei propri gesti di fronte, già allora, ad una società conformista e prevaricatrice delle differenze e quasi buddisticamente asserisce che il fatto principale della vita stessa è la morte. Penetrare e vivere nel bosco è cercare se stessi, è cercare come scrive Piero Sanavio nell’Introduzione all’edizione italiana del libro: “… i segni di un alfabeto perduto poiché per lui il significato della realtà era reperibile dentro le cose”. Thoureau, contempla e si muove in una natura viva, sacra, animata. Il genius loci, il genio protettore, nascosto, invisibile, ma sempre presente in ogni anfratto del creato, di cui Thoureau ne afferra il senso cosmico, dal più minuscolo sassolino, all’erba, ai fiumi, agli alberi dei quali ad esempio, con vis polemica, rivolgendosi ai suoi contemporanei scrive: “ L’anglo-americano può…tagliare…tutta questa ondeggiante foresta e far sui suoi resti un discorso elettorale e votare per il candidato alla presidenza ma non può parlare con lo spirito dell’albero che abbatte-non sa leggere la poesia e la mitologia che mentre egli avanza recedono. Da ignorante, egli cancella tavole mitologiche per stampare i suoi manifesti, le sue ingiunzioni di partecipare a riunioni comunali.” – si pensi oggi solo alle moderne edicole delle nostre città, vere proprie industrie dello spreco della carta, con la scusante della libertà di pensiero –ndr-. Guarda con chiara preveggenza alla natura che deve essere compresa e tutelata, una natura che ci accoglie su questa terra come forestieri e testimoni, ricordandoci che la nostra consapevolezza consiste nel riconoscere di essere ospiti e non padroni. L’uomo, ogni uomo, è un filo, una trama, una traccia, un nodo di quell’unica “corda tesa” nel tempo (per usare l’espressione nietzscheana) che è l’umanità. Liquida l’economia con i suoi ideali mercantilistici così come gli scritti di Adam Smith e il suo La ricchezza delle nazioni del quale, con parole dure e dirette scrive: “…meschino vangelo del più e del meno”. Si contrappone alla scienza positivista e meccanicista del suo secolo, che è poi ancora la nostra attuale, affermando con prescienza e saggezza: “ La crudeltà della scienza mi preoccupa, come quando sono tentato di uccidere un serpente raro per conoscere la specie. Sento che non è la maniera giusta di acquisire la vera conoscenza” e continua: “ Il vero scienziato conoscerà meglio la natura grazie alla sua migliore organizzazione; odorerà, assaggerà, vedrà e sentirà meglio di un altro uomo. La sua esperienza sarà profonda e significativa. Non si apprende per inferenze e deduzione, o per applicazione della matematica alla filosofia, ma per rapporto diretto e partecipazione emotiva. L’uomo più vigoroso e amichevole sarà il miglior scienziato e possiederà la saggezza indiana più perfetta”. Di lui, Lord Houghton all’epoca console a Liverpool ne accenna un profilo vivido : “…non è una persona facile. Di fronte a lui ci si vergogna di avere i soldi, di possedere due cappotti, perfino di avere scritto un libro che sarà letto da molti – a tal punto il suo modo di vita è critico di ogni altro modo di vita approvato”. Ma l’invito di Thoureau a certe scelte da lui vissute in piena consapevolezza, non sono nè la rinuncia al mondo, nè un ascesi solitaria ma l’invito all’auto-limitazione, alla sobrietà su se stessi e sulla natura. Un concetto semplice e profondamente attuale, nient’altro che una sorta di dottrina della semplicità. L’economia umana deve essere compartecipe dei limiti della natura. “Non sarebbe meglio valutare se il nostro gesto giustificherà il sacrificio della natura? ” si domanda Thoureau; ma ormai l’uomo contemporaneo, chiuso nella sua arrogante modernità tecnomorfa, è da tempo che non si pone più domande del genere. Come ben evidenzia Renato Galdiero, docente di filosofia e storia: “L’umanità, può continuare a lottare per una sua piena dignità, senza per questo recidere le proprie radici naturali o, ancor peggio, far cadere nell’oblio la propria origine relazionale e dimenticarsi il posto limitato, ma importante, che occupa sulla terra ”. La vita di Henry David Thoureau è stata l’ esempio di una decisa, radicale, impegnata e differente visione della vita. La sua parabola esistenziale andrebbe rivisitata più attentamente per coglierne oggi, gli aspetti più attuali nel modo stesso di essere e vivere nel mondo. (fonte http://www.peacelink.it/ecologia/a/4333.html)”,”USAS-169″ “TEDESCO Luca”,”L’alternativa liberista in Italia. Crisi di fine secolo, antiprotezionismo e finanza democratica nei liberisti radicali (1898-1904).”,”Luca Tedesco si è laureato in scienze politiche presso l’Università “”La Sapienza””, ha conseguito di Dottorato di Ricerca in Storia dei partiti e movimenti politici presso la facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Urbino. Attualmente collabora alla cattedra di Storia contemporanea della facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Roma Tre. “”L’idea, comunque, di un’alleanza tra ceto operaio settentrionale e contadino meridionale sarebbe stata ripresa e reinterpretata da gran parte della cultura politica successiva, da Dorso, a Gobetti, a Gramsci, il quale identificò nel protezionismo il cemento tra socialismo corporativo e classe industriale e nell’insuccesso dell’alleanza di cui sopra l’origine della dittatura fascista. (270)”” (pag 206) [(206) M.L. Salvadori, ‘Il mito del buongoverno. La questione meridionale da Cavour a Gramsci’, Torino, Einaudi, pp. 367-408; S. Lanaro, ‘Nazione e lavoro. Saggio sulla cultura borghese in Italia 1870-1925’, cit, p. 247 e A. Cardini, ‘A. De Viti De Marco…’, cit., p. 150-1]”,”ITAE-002-FC” “TEDOLDI Claudio”,”Il telefono nemico.”,”Claudio TEDOLDI (Parigi, 1947) laureato in sociologia a Trento, ha svolto attività sindacale all’interno della SIT-Siemens, attualmente è funzionario della FLM dela provincia di Milano.”,”EDIx-024-FV” “TEEPLE Gary”,”Capitalism and the national question in Canada.”,”TEEPLE Gary “”Canadian unionists are not materially or psychologically different from those in the United States. Captivated by the same concept of economism, they too equate personal security, present and future, with that of the existing social order, which means accepting United States domination of the economy, sharing with American workers concern for the stability of the American economic system, and as a direct consequence, domination of the Canadian union movement by the US representatives of business unionism. They believe implicitly the propaganda that says a break with the American system would reduce living standards by 25 per cent, and cling the more tightly to American unions and the American system.”” (pag 81)”,”MCAx-002″ “TEGA Walter a cura; saggi di KOHN David ROGER Jacques CONTY Yvette PANCALDI Giuliano HOPPE Brigitte LA-VERGATA Antonello CORSI Pietro LANDUCCI Giovanni”,”L’anno di Darwin. Problemi di un centenario.”,”David Kohn, della Harvard University. Jacques Roger e Yvette Conry dell’Università di Parigi. Giuliano Pancaldi dell’Università di Bologna. Antonello La Vergata dell’Università di Cosenza. Brigitte Hoppe dell’Università di Monaco. Pietro Corsi dell’Università di Pisa e della Harvard University e Giovanni Landucci dell’Università di Firenze.”,”SCIx-055-FL” “TEIGE Karel, a cura di Sergio CORDUAS”,”Arte e ideologia, 1922-1933.”,”Karel Teige (Praga 1900-1951) nota figura delle avanguardie europee.”,”TEOC-175-FF” “TEIGE Karel, a cura di Sergio CORDUAS”,”Surrealismo, Realismo socialista, Irrealismo, 1934-1951.”,”Karel Teige (Praga 1900-1951) nota figura delle avanguardie europee.”,”TEOC-176-FF” “TEILHARD DE CHARDIN Pierre”,”Il fenomeno umano.”,” Il salto dall’istinto al pensiero “”L’uomo progredisce solo perché elabora lentamente, di generazione in generazione, l’essenza e la totalità di un universo che è in lui riposto. Ed è proprio a questo grande processo di sublimazione che conviene applicare il termine di ‘ominizzazione’, in tutta la pienezza della sua forza. L’ominizzazione che è anzitutto, se si vuole, il salto individuale, istantaneo, dell’istinto al pensiero, ma l’ominizzazione che è anche, in senso più ampio, la spiritualizzazione filetica (), progressiva, nella civiltà umana, di tutte le forze contenute nell’ animalità. Ed eccoci così condotti, dopo aver considerato l’elemento, – dopo aver prospettato la specie, a osservare la terra nella sua totalità”” (pag 239-240) (La nascita del pensiero) () filètico agg. 1. Che si riferisce al filetismo, che si fonda sul filetismo, o aderisce al filetismo; 2. In biologia, relativo all’evoluzione dei gruppi sistematici animali e vegetali; sinon. di filogenetico.”,”FILx-345-FF” “TEILHARD DE CHARDIN Pierre”,”L’avvenire dell’uomo.”,”Pubblicato sotto il patronato di Maria Josè di Savoia e di un comitato scientifico e di un comitato generale (pag 5-9) “”In definitiva, per sposare la nuova curvatura assunta dal tempo, il cristianesimo è indotto a scoprire ‘al di sotto di Dio’ i valori del mondo, mentre l’ umanesimo è indotto a scoprire ‘al di sopra del mondo’ il posto di un Dio. Due movimenti inversi e complementari. O più esattamente i due volti di uno stesso avvenimento che segna forse per l’umanità l’inizio di un’era nuova”” (pag 152) (1942)”,”FILx-346-FF” “TEILHARD DE CHARDIN Pierre”,”L’ambiente divino. Saggio di vita interiore.”,”elenco componenti comitato scientifico e comitato generale”,”FILx-347-FF” “TEILHARD DE CHARDIN Pierre”,”L’apparizione dell’uomo.”,”elenco componenti comitato scientifico e comitato generale () filètica agg. 1. Che si riferisce al filetismo, che si fonda sul filetismo, o aderisce al filetismo; 2. In biologia, relativo all’evoluzione dei gruppi sistematici animali e vegetali; sinon. di filogenetico. “”Ancor più importante è il fatto che, correlativamente a questo cambiamento di marcia, questa ‘Nuova Evoluzione’ sia diventata capace di utilizzare per i propri fini una forma di eredità anch’essa nuova: non solo le combinazione cromosomiche trasmesse per fecondazione, ma (processo assai più flessibile e più ricco senza essere perciò meno biologico), la trasmissione ‘educativa’ di un complesso continuamente modificato e accresciuto di procedimenti e di idee in seno al quale nascono, e in funzione del quale si sviluppano così intimamente, lungo tutta la storia, i vari individui umani, al punto che è rigorosamente illegittimo paragonare tra loro due uomini non contemporanei, estratti cioè dalla Noosfera a due momenti t e t’, notevolmente di diversi (9). Per quale misterioso lavoro di ricerca e di selezione si costituisce, dalle più remote origini umane, questo nucleo, al tempo stesso ‘additivo’ e ‘irreversibile’, di istituzioni, di punti di vista al quale ci adattiamo sin dalla nascita e che continuiamo ciascuno a incrementare, più o meno coscientemente e infinitesimalmente, per tutta la vita? A quale fattore è dovuto il fatto che un’invenzione o un’idea, tra milioni di altre, «attechisca», cresca e finalmente si fissi inalterabilmente nel Dato, o ‘Consensus’, umano?… Non sapremmo davvero dirlo. Ma il fatto stesso che, sotto le oscillazioni culturali analizzate da uno Spengler o da un Toynbee, la marea di una ‘Weltanschauung’ comune, la percezione graduale di un ‘Senso della Storia’ (…), ascendono senza posa, sempre nella stessa direzione in seno alla Noosfera () – questo fatto materiale, ripeto, è incontestabile”” (pag 288-289)] [(9) In altre parole, nella «natura umana», è (e sarà sempre più) necessario riconoscere, al di sopra dei caratteri individuali, l’esistenza di certe qualificazioni «noosferiche» (). Come «cervello» e come «cuore», Bergson non valeva forse Platone. Ma, vivendo 2000 anni dopo Platone, egli scorgeva e sentiva delle cose che quest’ultimo non poteva né provare né vedere. Sarebbe un po’ come il principio della Relatività trasferito nella storia] [() Secondo Theilard de Chardin (1881-1955), il dominio dell’evoluzione umana che si compie attraverso i mezzi spirituali, quali l’industria, la società, il linguaggio, l’intelligenza, in contrapposizione a biosfera, il dominio dell’evoluzione biologica (goog.)]”,”FILx-348-FF” “TEITELBAUM Michael S. WINTER Jay”,”Une bombe à retardement? Migrations, fecondité, identité nationale à l’ aube du XXI siecle.”,”TEITELBAUM Michael S. insegna demografia a Princeton e a Oxford. Ex vice-presidente della Commissione sulla riforma dell’ immigrazione negli Stati Uniti, è autore di vari libri su questi problemi. WINTER Jay è ricercatore a Pembroke College e insegna a Cambridge. I due autori hanno scritto insieme anche ‘The Fear of Population Decline’.”,”CONx-066″ “TEITELBAUM Michael S. WINTER Jay”,”A Question of Numbers. High Migration, Low Fertility, and the Politics of National Identity.”,”Michael S. Teitelbaum ha insegnato Demografia a Princeton e Oxford dove era un Fellow of Nuffield College. Jay Winter è un Fellow of Pembroke College e un Reader in modern history nell’Università di Cambridge. E’ autore di cinque libri il più recente dei quali è ‘The Great War and the Shaping of the Twentieth Century’ (1996). I due autori insieme hanno scritto ‘The Fear of Population Decline’ (1985).”,”DEMx-073″ “TELESE Luca”,”Cuori neri. Dal rogo di Primavalle alla morte di Ramelli 21 delitti dimenticati degli anni di piombo. Volume I.”,”Luca Telese (39 anni) è stato redattore parlamentare del ‘Giornale’. Ha pubblicato ‘La lunga marcia di Sergio Cofferati’ e una biografia di Lula.”,”TEMx-069″ “TELESE Luca”,”Cuori neri. Dal rogo di Primavalle alla morte di Ramelli 21 delitti dimenticati degli anni di piombo. Volume II.”,”Luca Telese (39 anni) è stato redattore parlamentare del ‘Giornale’. Ha pubblicato ‘La lunga marcia di Sergio Cofferati’ e una biografia di Lula.”,”TEMx-070″ “TELLEZ Antonio”,”La guerriglia urbana in Spagna: Sabaté.”,”””Ed ora alcune parole sul terzo fratello di Sabaté: Manuel. Il beniamino dei Sabaté allo scoppio della guerra civile era un ragazzino di appena nove anni. Al termine della tragedia, ancora con i pantaloni corti viveva accanto al padre con nessuna preoccupazione, otra quella di sapere un fratello in carcere e uno in esilio. Di buon carattere, Manolo aveva sete di avventure (…). Manolo approfittò della prigionia di Francisco – nel giugno del 1949 – e della assenza di José che si trovava in Spagna, per convincere gli altri compagni perché gli permettessero di accompagnarli nelle loro missioni, in Spagna. (…) Due giorni dopo Ramon lasciò Manolo nascosto in un boschetto e si diresse verso una casa di campagna per cercare dei viveri. Però questa volta La Benemerita aveva preso misure eccezionali per finirla con Ramon, e aveva piazzato “”coppie”” di agenti in tutti i punti che potessero servire di rifugio ai due. Damon, nei pressi della masseria si rese conto di indizi sospetti, per cui, prima di giungere alla casa, credette meglio ritornare sui propri passi e trovare scampo nella fuga. Un diluvio di proiettili gli tenne dietro, fortunatamente senza esserne colpito. Solo Ramon (1), quel giorno riuscì a mettersi in salvo rotolandosi in un burrone a costo di rompersi l’ osso del collo. Manolo si trovò solo in una zona che non conosceva. Tremando di freddo e morto di fame, dopo aver nascosto la sua arma si diresse verso la carrettiera di Moyá per evitare di smarrirsi sulla montagna. Poco dopo venne catturato da una “”coppia””, condotto in caserma venne identificato. Trasferito a Barcellona, venne sottoposto ad un rapido giudizio e condannato a morte. Venne fucilato il 24 febbraio 1950 nel campo de la Bota di Barcellona, assieme ad un altro militante di un Gruppo della montagna, Saturnino Culebras. Il franchismo si macchiò della più vile vendetta: uccidendo Manolo si vendicava di tutti gli insuccessi e di tutte le ridicolaggini che i suoi fratelli gli avevano causato””. (pag 82-83) (1) notizie biografiche di Ramon nella nota a piè di pagina”,”MSPG-168″ “TELMON Sergio”,”La Malfa.”,”TELMON (Bologna) laureato in filosofia, assistente unviersitario di storia delle dottrine politiche, giornalista, redattore, capo redattore del Mattino del Popolo di Venezia, inviato speciale poi corrispondente del Resto del Carlino e della Nazione. Corrispondente RAI da Londra. “”La Malfa condusse una campagna elettorale frenetica, irruenta e sbagliata. Voleva sfondare a Milano. Il Nord, a lui siciliano, è sempre apparso la terra ideale della conquista, il grande miraggio dell’emigrante del Mezzogiorno ed è sfuggito ai suoi tentativi di farvi clamorosamente breccia, Milano nel ’53, Torino nel ’63. (…) Tenne un comizio a Milano verso la chiusura della campagna per il voto del 7 giugno. Aveva voluto parlare in piazza del Duomo e gli organizzatori avevano alquanto penato a fargli trovare la piazza, se non rigurgitante, discretamente gremita. Estenuato dai comizi precedenti, tre, quattro ogni giorno, innervosito dalla tensione, ubriacato da una dose eccessiva di simpamina, pronunciò, meglio dire urlò, un discorso slegato, politicamente irricevibile quasi più per la forma che per la sostanza. Fu un fiaco. Ne uscì personalmente umiliato, pieno di rabbia. Il suo risentimento verso Milano durò a lungo: per cinque anni non vi mise piede. L’ infortunio si ripeté pochi giorni dopo a Napoli, per il comizio di chiusura, la sera del venerdì, per ragioni diametralmente opposte. Piazza Plebiscito era disponibile per il comizio del leader repubblicano per mezz’ora soltanto dalle 18 alle 18.30. Successivo oratore sarebbe stato Achille Lauro. Quando La Malfa salì alla tribuna, la folla laurina si stava accalcando sulla piazza e i duecento simpatizzanti repubblicani raccolti sotto il podio erano separati da un sottile velo di polizioti dalla fiumana vociante (…). La Malfa cominciò a parlare da grande meridionalista, nella totale incomprensione della folla che s’era trovata suo malgrado come uditorio. (…) La Malfa passò ai problemi del Mezzogiorno, e alla constatazione del suo mancato riscatto. Ne diede colpa anche alla gente di Napoli, cominciò a colpirla di insulti, giudicandola peggiore dei cinesi, peggiore dei pachistani, che erano sì sottosviluppati, ma almeno avevano saputo darsi un regime repubblicano e liberarsi di imperatori e satrapi. La folla rumoreggiava. Il commissario di pubblica sicurezza cui spettava il compito di tenere l’ ordine nella piazza salì sul palco, si avvicinò all’ esponente repubblicano Guido Macera e gli disse: “”La prego di invitare l’onorevole ministro a moderare i termini, altrimenti non garantisco la sua incolumità””.”” (pag 123-124-125)”,”BIOx-091″ “TELO’ Mario”,”La socialdemocrazia europea nella crisi degli anni Trenta.”,”TELO’ (Cremona, 1950) laureato in lettere e filosofia a Firenze, è stato docente di storia contemporanea e di sociologia politica nelle Università di Bari e di Salerno, di Roskilde-Copenhagen e di Amburgo. Ha compiuto soggiorni di ricerca in varie università europee. Ha scritto e pubblicato sulla storia del movimento operaio e del socialismo europeo.Si ricordano: ‘La crisi del capitalismo negli anni Venti’ (1977), ‘Crisi e piano’ (1979) e due saggi per la ‘Storia del marxismo’ di Einaudi (1980 e 1981). E’ membro della direzione di ‘Problemi del socialismo’ e collaboratore di ‘Il politico’ e ‘Democrazia e diritto’.”,”EURx-039″ “TELO’ Mario a cura; scritti di Franco ANDREUCCI Gaetano ARFE’ Sergio LUGARESI Pierre MAUROY Antonio MISSIROLI Giorgio NAPOLITANO Leonardo RAPONE Reimund SEIDELMANN Mario TELO’ Luciano VECCHI”,”L’ Internazionale socialista. Storia, protagonisti, programmi, presente, futuro.”,”Scritti di Franco ANDREUCCI Gaetano ARFE’ Sergio LUGARESI Pierre MAUROY Antonio MISSIROLI Giorgio NAPOLITANO Leonardo RAPONE Reimund SEIDELMANN Mario TELO’ Luciano VECCHI”,”INTT-138″ “TELO’ Mario a cura; scritti di CLAUDIN Fernand VACCA G. NATOLI A. BOLOGNA S. FANO E. FOA L. TELO’ M. DE-FELICE F. SBARBERI F. SALVADORI M. MARRAMAO G. AGOSTI A.”,”La crisi del capitalismo negli anni ’20. Analisi economica e dibattito strategico nella Terza Internazionale.”,”In questo volume si pubblicano, rielaborate dagli autori, le principali relazioni presentate al seminario sulla ‘Terza Internazionale e il destino del capitalismo negli anni Venti’, promossa dalla Fondazione Basso-Issoco nel 1976. Sul nesso guerra-rivoluzione. “”In questo senso va ad esempio, la tesi di Grossmann, che nel suo libro sul crollo, nega che in Bucharin sia riscontrabile una vera teoria del crollo, non considerando tale la formula del 1924 sul capitalismo come “”riproduzione allargata di contraddizioni””; Grossmann riconduce la fragilità del nesso tra accumulazione e crisi alla ricezione da parte di Bucharin della impostazione di Hilferding, che, differentemente da Lenin autonomizza la sfera della circolazione e i processi monetari; da qui una natura “”esogenista””, incapace di rapportarsi alla dinamica immanente del modo di produzione capitalistico, del suo catastrofismo, non a caso sempre incentrato, dall’ opera del 1920, L’ economia del periodo di trasformazione’ a quella del 1924, L’ imperialismo e l’ accumulazione del capitale, sulla previsione delle sbocco nella guerra dell’ intensificazione delle contraddizioni capitalistiche nella lotta per i mercati. La obiezione di Grossmann è interessante, oltre che per l’ impegno a vincolare la teoria del crollo alla teoria del valore, anche per l’ indicazione del limite politico dello schema che subordina alla guerra la possibilità di rivoluzioni (distruzione dell’ apparato economico e restrizione della base produttiva come cause di una insubordinazione sociale generalizzata tendente alla insurrezione): Bucharin, e l’ osservazione vale nella sostanza per il gruppo dirigente sovietico, rimane prigioniero dello schema giacobino, che gli impedisce di riconoscere che le guerre possono portare in Occidente a mutamenti del partito dominante ma non del sistema dominante, che anzi, generalmente e considerato nel suo insieme riesce a fare della guerra il presupposto di una nuova fase di espansione””. (pag 162)”,”INTT-199″ “TELO’ Mario”,”Bucharin: economia e politica nella costruzione del socialismo.”,”Secondo Telò, Bucharin accetta nel 1929 il termine “”capitalismo organizzato””, particolarmente diffuso da Hilferding e con questo termine elabora la tesi sul carattere lungo del periodo del neocapitalismo programmato… Ammette poi le differenze tra capitalismo di guerra e capitalismo organizzato postbellico (pag 667-668) Attenzione di Bucharin alle implicazioni sociali dello sviluppo tecnico (pag 672), studio degli elementi di contraddizione interna ai processi organizzativi e di razionalizzazione (espressione usata da M. Bonn, spunti dal libro di H. Bente) del capitalismo (pag 673) Tra il 1926 e 1929 definizione di Bucharin del “”terzo periodo”” (seguito alla “”fase rivoluzionaria”” e a quella della stabilizzazione relativa): come intenso sviluppo in ambito nazionale (pag 674) Critiche e obiezioni di H. Grossmann a Bucharin (pag 674, 676) Bucharin punto di riferimento delle forze e esperienze reali contrarie all’adozione della parola d’ordine di lotta al “”socialfascismo”” (pag 681) Bucharin dal capitalismo di guerra al capitalismo organizzato. “”Non si spiega la particolare attenzione di Bucharin alle forme dello sviluppo economico e sociale del capitalismo occidentale senza tenere conto che, nella sua formazione culturale, la componente russa – in cui un ruolo importante aveva la ricezione da parte di Bogdanov dell’empiriocriticismo – coesisteva e si intrecciava con una conoscenza diretta dei risultati della ricerca e della teoria sociale prodotti nell’ambito della socialdemocrazia internazionale e del più avanzato pensiero borghese. Il confronto critico con le opere di Max Weber, di Hilferding, oltre che con Rathenau, Keynes, Sombart, con il «Gruenbergs Archiv»; ecc. che contraddistingue i passi salienti dei suoi lavori teorici, è il frutto di una profonda consuetudine e risponde a uno sforzo di collocazione della propria elaborazione a quel livello di complessità; la maturazione di Bucharin risentirà, anche dopo la rottura del 1917, degli itinerari percorsi durante l’esilio che lo avevano portato in numerosi paesi occidentali, dalla Scandinavia agli Stati Uniti (1). Che il processo rivoluzionario sovietico non interrompa, ma piuttosto riclassifichi tale patrimonio concettuale è particolarmente evidente nella sua interpretazione di due aspetti decisivi delle trasformazioni capitalistiche dei primi decenni del secolo, cioè della crescente organizzazione economica e politica dei sistemi nazionali e dell’acuta drammatizzazione delle tensioni nei loro rapporti reciproci, connessa ai caratteri assunti dall’internazionalizzazione del capitalismo. A questo riguardo è significativo che il riferimento alla produzione teorica di R. Hilferding svolga un ruolo essenziale nella ricerca di Bucharin sin dall’opera fondamentale del 1910 fino alla relazione sul tema del capitalismo organizzato che l’economista socialdemocratico svolgerà al Congresso di Kiel nel 1927 (2). Ma non si tratta di una ricezione acritica, cui si giustapponga una distinzione politica o ideologica. Prima e autonomamente da Lenin, Bucharin distingue con precisione l’accordo sulla descrizione delle tendenze all’internazionalizzazione del capitale, dalla previsione sulle possibilità di un «ultraimperialismo», inteso come accordo tra monopoli o trust a garanzia di una regolamentazione pacifica delle contraddizioni intercapitalistiche e tra gli Stati nazionali. Questa autonomia viene riconosciuta a Bucharin anche nel momento in cui le sue tesi sul capitalismo organizzato vengono condannate come subalterne alle formazioni hilferdinghiane, almeno nella versione nobile delle accuse, redatta da E. Varga (2). In realtà Bucharin condivide sin dal 1915 – e rinnova nel dopoguerra – la convinzione espressa da Lenin nel famoso saggio sull’imperialismo (4) che la tendenza a un esito militare della lotta per il predominio economico e politico tra i gruppi capitalistici nazionali costituiva una componente sostanziale della nuova fase del capitalismo e non era dunque riducibile a una politica suscettibile di radicali correzioni, come ipotizzava già allora Kautsky e successivamente Hilferding (5). Riconoscere l’organicità delle tendenze alla guerra, non significa considerare questa come ineluttabile, né come implicazione immediata delle contraddizioni economiche intercapitalistiche: un trust capitalistico mondiale viene escluso perché possibile solo in presenza di un improbabile equilibrio tra i capitalismi nazionali contraenti o dell’assoluta prevalenza di una potenza sulle altre; ma anche questa ipotesi darebbe luogo a scontri violentissimi che aggraverebbero le contraddizioni del capitalismo mondiale (6). Dunque le tendenze alla guerra – scrive Bucharin nell”Economia del periodo di trasformazione’ – possono dare luogo a una «riproduzione negativa allargata», cioè a una distruzione di forze produttive, ma anche costituire il prezzo necessario «dal punto di vista del movimento generale del sistema capitalistico» per raggiungere «un più alto e perciò possente sviluppo di queste forze» (7). Attraverso l’analisi concreta della specificità dei processi di crisi, è possibile distinguere tra crisi e crollo del capitalismo, tra crisi bellica e postbellica e crisi finale del capitalismo. Diversamente da Lenin inoltre Bucharin ritiene (e a lungo approfondirà tale convinzione) che l’osmosi tra politica ed economia da cui è caratterizzato il moderno capitalismo possa conseguire una regolamentazione delle più gravi contraddizioni interne, fino a conseguire una notevole stabilità all’interno dei limiti nazionali; di qui il crescente ruolo economico dello Stato, non riducibile alla tendenza alla putrefazione e alle analisi che ne evidenziano soltanto gli aspetti parassitari. Nel 1920 Bucharin rivendica l’originalità della sua concettualizzazione di tale processo d’integrazione fra apparato statale ed economia, e il riferimento ad esso resterà costante nel corso del decennio successivo, particolarmente nella fase di direzione dell’Internazionale comunista. Nello scritto del 1915 egli afferma che «l’economia nazionale si trasforma in un gigantesco trust combinato, azionisti del quale sono i gruppi finanziari e lo Stato. Noi chiamiamo formazioni di questo genere trust capitalistici di Stato» (8). Attraverso questo nuovo strumento concettuale Bucharin interpreta tutta la variegata fenomenologia che Hilferding descrive nel ‘Capitale finanziario’, e cioè i processi di razionalizzazione e di organizzazione dei capitalismi nazionali, la separazione crescente di proprietà e imprenditorialità, l’espansione del ruolo del capitale bancario e la centralità del potere finanziario, anche rispetto ai momenti di massima concentrazione monopolistica industriale, che invece Lenin insiste nel collocare al primo posto nella gerarchia della nuova fase imperialistica (9). Bucharin concorda con Hilferding nella tesi che questo tipo di regolamentazione del capitalismo non può essere racchiuso nella semplice attribuzione da parte di Marx al sistema creditizio e alle società per azioni di una funzione di «controtendenza» alla caduta tendenziale del saggio di profitto (10); entrambi gli attribuiscono un significato non congiunturale, benché ragioni specifiche, come ad esempio i problemi di pianificazione economica legati alla conduzione della guerra mondiale, l’abbiano straordinariamente accelerato. Bucharin si differenzia sia dall’analisi di Hilferding, sia da Lenin nell’insistere sulle trasformazioni della struttura interna dello Stato, senza limitarsi alla sua ridefinizione come capitalista collettivo o ridurlo a strumento dell’aggressività internazionale del capitalismo imperialistico. In diversi passi degli scritti del 1915 e del 1920, egli si sofferma su tale integrazione di capitale finanziario, imprese pubbliche e Stato; (…)”” (pag 662-663-664) [Mario Telò, ‘Bucharin: economia e politica nella costruzione del socialismo’ ‘Dal capitalismo di guerra al capitalismo organizzato’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I. Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’; ‘Storia del Marxismo’, Einaudi, 1980] [“”(1) Anche nel corso della difficile discussione sul programma dell’Internazionale, Bucharin difenderà la continuità con la migliore tradizione della II Internazionale prebellica (cfr. ‘Das Programm’, cit, p. 1686) (…); (2) R. Hilferding, 0il capitale finanziario (1910), trad. it. Milano 1961, con introduzione di G. Pietranera; ‘Die Aufgaben der Rozialdemokratie in der Republik’, in ‘Protokolkl der Verhandlungen des sozialdemokratischen Parteitages 1927 in Kiel’, Berlin, 1927; (3) E. Varga, ‘Problemi della formazione di monopolio e la teoria del “”capitalismo organizzato””, in Id., ‘La crisi del capitalismo e le sue conseguenze economiche’, con introduzione di E. Altvater, Milano , 1971, pp. 80-83; (4) V. Lenin, ‘L’imperialismo (…)’ (1916), in Id., Opere, vol 22; (5) Sulla posizione di Kautsky, esplicitata già nel 1914, con il saggio ‘Der Imperialismus’, cfr. M.L. Salvadori, ‘Kautsky tra ortodossia e revisionismo’, in ‘Storia del marxismo’, Einaudi, vol. II, pp. 309-310; (6) Bucharin, ‘L’economia mondiale’, cit., pp. 286-88; (7) Id., ‘L’economia del periodo di trasformazione’, cit, pp. 46-47; (8) Id., ‘L’economia mondiale’, cit., p. 253; a p. 14, nota 7 dell’opera del 1920, Bucharin tiene a precisare che «questo concetto è stato introdotto dall’autore di quest’opera» e fa riferimento al libro del 1915; (9) Anche se Bucharin insniste sia nel 1915, sia nella discussione sul programma sui caratteri di «osmosi» del rapporto tra capitale industria e bancario e non sulla supremazia degli istituti di finanziamento, come fa invece Hilferding, è indubbio che egli non si impegna in una critica analoga a quella di Lenin della famosa definizione hilferdinghiana di capitale finanziario esposta a pp. 293-295 dell’opera del 1910; la posizione di Bucharin è esposta in ‘L’economia mondiale’, cit., pp. 176-182, e quella di Lenin nel capitolo ‘Capitale finanziario e oligarchia finanziaria del «saggio popolare» su ‘L’imperialismo’, cit.; (10) Le osservazioni di mMarx corrispondono a un livello diverso di sviluppo del sistema creditizio e del suo ruolo nelle crisi; cfr. K. Marx, ‘Il capitale’, Torino, 1978, libro terzo, cap. XIV: ‘Cause antagonistiche’, pp. 328 sgg.; sullo sviluppo della società per azioni, ibid., cap. XXVII: ‘La funzione del credito nella società capitalistica’, pp. 605 sgg; che alla riflessione sui caratteri della nuova fase si aggiunga in Hilferding un’autonomizzazione dei processi circolatori, con determinanti conseguenze tra teoria del valore e teoria della crisi, nel senso di una revisione di Marx, è chiarito dall’importante introduzione di G. Pietranera al ‘Capitale finanziario’ cit.; cfr. sullo stesso tema il contribuo di E. Altvater, in questo volume (pp. 829 sgg.)””] Nel saggio di Telò si citano le esperienze del riformismo socialista: la “”democrazia economica”” di F. Naphtali e la “”democrazia funzionale”” di O. Bauer (pag 668)”,”BUCS-028″ “TELO’ Mario a cura, saggi di CAFFE’ Federico D’ANTONIO Mariano FANO Ester VILLARI Francesco VILLARI Lucio DI-LEO Rita NUTI Domenico Mario RUSCONI Gian Enrico SURDI Michele TELO’ Mario AMOROSO Bruno RAPONE Leonardo”,”Crisi e piano. Le alternative degli anni Trenta.”,”Saggi di CAFFE’ Federico D’ANTONIO Mariano FANO Ester VILLARI Francesco VILLARI Lucio DI-LEO Rita NUTI Domenico Mario RUSCONI Gian Enrico SURDI Michele TELO’ Mario AMOROSO Bruno RAPONE Leonardo Contiene: – Domenico Mario Nuti, ‘Socialismo reale e teoria economica del piano (pag 171-190) “”Secondo i testi ufficiali sovietici e dell’Europa orientale fino ad oggi il sistema economico socialista garantirebbe (…) [la] corrispondenza fra forze produttive, rapporti di produzione e sovrastruttura, cosicché il socialismo comporterebbe la fine di conflitti e contraddizioni. Era questa del resto l’opinione dei primi marxisti come Bucharin e Rosa Luxemburg, che consideravano la fine del capitalismo come la fine anche dell’economia politica come scienza. Il fatto che lo sviluppo effettivo delle economie socialiste non confermi questa visione di società armoniose immuni da conflitto, ha creato un vuoto analitico in campo marxista dove hanno trovato spazio tre tipi di critica che si richiamano a Marx ma che non possono essere collocati nell’ambito di una teoria marxista del socialismo. Queste critiche sono: 1. una critica trotskista ortodossa, rappresentata oggi dal belga Ernest Mandel, che considera l’Unione Sovietica come uno Stato dei lavoratori a deformazione burocratica e le economie di tipo sovietico come «società di transizione» dominate da una burocrazia che ne limita le possibilità di sviluppo economico e civile (3); 2. una critica trotskista eterodossa, rappresentata da Tony Cliff e i «socialisti internazionalisti», per cui la burocrazia è addirittura una nuova classe dominante, e tutti i paesi socialisti (compresa la Cina) sono forme di «capitalismo burocratico di stato» (4); 3. una linea maoista, rappresentata da Bettelheim, che considera i paesi socialisti come forme di capitalismo, o «capitalismo di stato» ma salva l’esperienza maoista (5). Il difetto di queste critiche delle economie di tipo sovietico non è tanto la labilità del legame con Marx (il che di per sé è poco importante), né la insostenibilità di certe tesi. Per esempio, il potere di controllo della burocrazia non include né l’appropriazione del prodotto né il potere di alienare a proprio vantaggio i mezzi di produzione, e il semplice fatto di avere accesso privilegiato al consumo non appare sufficiente a definire una classe. E’ stato obiettato, per esempio da David Lane, che anche se lo Stato di tipo sovietico è governato ‘per conto’ e ‘in nome’ dei lavoratori, invece che ‘dai’ lavoratori, la Società sovietica non è né una società senza classi né una società con conflitto di classe, ma una società ad una classe unica – i lavoratori – che confronta lo Stato, e dove i lavoratori sono profondamente «incorporati» nel sistema (6). Inoltre, i mercati delle economie socialiste svolgono un ruolo più limitato che nei paesi capitalisti, e la pianificazione di tipo sovietico non ha niente in comune con la programmazione capitalistica. Un’analisi che ignora queste differenze specifiche fra economie di tipo sovietico ed economie capitalistiche non è né utile né credibile. Ma indipendentemente da questo, il punto debole delle critiche alla Mandel, Cliff o Bettelheim è che si esauriscono nell’accusa e nella condanna dei paesi dell’Europa orientale, e presentano tutt’al più una strategia rivoluzionaria, quella internazionalista, ma non una analisi delle leggi che regolano l’evoluzione di queste economie. In queste critiche alle economie socialiste c’è l’invettiva ma manca la teoria. Paradossalmente, una interpretazione marxista della esperienza dei paesi socialisti, che cerchi di scoprirne le contraddizioni e le leggi della loro evoluzione, è ancora poco sviluppata. Nella sua forma migliore, più coerente e comprensiva, la tradizione marxista dell’economia politica del socialismo è rappresentata dal lavoro dell’economista polacco Wlodzimierz Brus (…). Lo scrittore tedesco orientale Rudolf Bahro ha anch’esso contribuito – sia pure con tentennamenti trotskisti ed utopistici – allo sviluppo di questo filone marxista con il suo recente libro ‘L’alternativa: una critica al socialismo realizzato’ (8)”” [Domenico Mario Nuti, ‘Socialismo reale e teoria economica del piano’] (pag 174-176) [(3) E. Mandel, ‘Marxist Economic Theory’, Merlin Press, Londra, 1968; (4) Cfr. ad esempio C. Harman, ‘Bureaucracy and Revolution in Eastern Europe’, Pluto Press, 1975; T. Cliff, ‘Russia: A Marxist Analysis’, I.S. Books, 1964; per una critica di questa linea cfr. D. Purdy, ‘The Soviet Union: State Capitalist or Socialist? A Marxist Critique of the International Socialists’, The Comunist Party, Londra, 1978; (5) Ch. Bettelheim, ‘Les luttes de classe en Urss, 1917-1923’, Maspero Seuil, Paris, 1974; per una critica di questa linea, cfr. R. Miliband, ‘Bettelheim and the soviet experience, in “”New Left Review’, n. 91, 1975; (6) D. Lane, ‘Politics and Society in the Urss’, London, 1978; (7) W. Brus, ‘The Market in a socialist Economy’, Routledge, Londra, 1972; Id., ‘The Economics and Politics of Socialism’, Routledge, London, 1973 (trad. it. Editori Riuniti, Roma, 1972); Id., ‘Socialist Ownership and Political System’, Londra, 1975 (trad. it. Editori Riuniti, Roma, 1974; (8) R. Bahro, ‘Die Alternative’, Berlino 1977 (trad. it. Sugar, Milano; 1978)]”,”TEOC-722″ “TELÒ Mario”,”La socialdemocrazia europea nella crisi degli anni Trenta.”,”Mario Telò (Cremona, 1950), laureato in lettere e filosofia za Firenze, è stato docente di storia contemporanea e di sociologia politica nelle Università di Bari e di Salerno, di Roskilde-Copenhagen e di Amburgo, e ha compiuto soggiorni di ricerca nelle Università di Berlino Ovest, Parigi, Bruxelles, Stoccolma. Tra le varie pubblicazioni sulla storia del movimento operaio e del socialismo europeo, si ricordano la cura e introduzione di La crisi del capitalismo negli anni Venti, Crisi e piano e due saggi per la Storia del marxismo.”,”EURx-061-FL” “TELÒ Mario”,”Dallo Stato all’Europa. Idee politiche e istituzioni.”,”Mario Telò (Cremona, 1950), laureato in lettere e filosofia za Firenze, è stato docente di storia contemporanea e di sociologia politica nelle Università di Bari e di Salerno, di Roskilde-Copenhagen e di Amburgo, e ha compiuto soggiorni di ricerca nelle Università di Berlino Ovest, Parigi, Bruxelles, Stoccolma. Tra le varie pubblicazioni sulla storia del movimento operaio e del socialismo europeo, si ricordano la cura e introduzione di La crisi del capitalismo negli anni Venti, Crisi e piano e due saggi per la Storia del marxismo.”,”EURx-062-FL” “TELÒ Mario”,”L’Europa potenza civile.”,”Mario Telò (Cremona, 1950), laureato in lettere e filosofia za Firenze, è stato docente di storia contemporanea e di sociologia politica nelle Università di Bari e di Salerno, di Roskilde-Copenhagen e di Amburgo, e ha compiuto soggiorni di ricerca nelle Università di Berlino Ovest, Parigi, Bruxelles, Stoccolma. Tra le varie pubblicazioni sulla storia del movimento operaio e del socialismo europeo, si ricordano la cura e introduzione di La crisi del capitalismo negli anni Venti, Crisi e piano e due saggi per la Storia del marxismo.”,”EURx-072-FL” “TELÒ Mario, con saggi di Thomas MEYER Günter TRAUTMANN Dieter S. LUTZ Rainer TETZLAFF Fritz W. SCHARPF Volker HAUFF Hartmut REESE Hans-Hermann HARTWICH Hans MOMMSEN”,”Tradizione socialista e progetto europeo. Le idee della socialdemocrazia tedesca tra storia e prospettiva.”,”Mario Telò (Cremona, 1950), laureato in lettere e filosofia za Firenze, è stato docente di storia contemporanea e di sociologia politica nelle Università di Bari e di Salerno, di Roskilde-Copenhagen e di Amburgo, e ha compiuto soggiorni di ricerca nelle Università di Berlino Ovest, Parigi, Bruxelles, Stoccolma. Tra le varie pubblicazioni sulla storia del movimento operaio e del socialismo europeo, si ricordano la cura e introduzione di La crisi del capitalismo negli anni Venti, Crisi e piano e due saggi per la Storia del marxismo. Thomas Meyer, direttore della Fondazione Friedrich Ebert, della Heinemann-Akademie di Freudenberg e autore di numerose opere sulla storia e la teoria del socialismo democratico. Fa parte della Commissione per il nuovo programma fondamentale della Spd. Günter Trautmann, professore di Scienza della politica all’Università di Amburgo. Dieter S. Lutz, direttore dell’Istituto per la ricerca sulla pace e la politica di sicurezza fondato da Egon Bahr presso l’Università di Amburgo. Rainer Tetzlaff, professore di Politologia all’Università di Amburgo. Fritz W. Scharpf, direttore dal 1973 al 1978 del celebre istituto di ricerca Wissenschaftszentrum di Berlino (Istituto internazionale di management e amministrazione), è attualmente direttore dell’Istituto Max Planck di Colonia. Volker Hauff, già ministro della ricerca scientifica del governo Schmidt, è attualmente deputato della Spd e responsabile della Commissione ambiente del partito. Hartmut Reese, professore di Storia del movimento operaio presso l’Università di Paderborn. Hans-Hermann Hartwich, già presidente della Società tedesca di scienza della politica (Dvpw), professore di Politologia all’Università di Amburgo. Hans Mommsen, uno dei massimi storici della Repubblica federale tedesca, dal 1968 professore di Storia contemporanea all’Università della Ruhr (Bochum).”,”GERV-030-FL” “TEMIME Emile BRODER Albert CHASTAGNARET Gérard”,”Historia de la España contemporanea. Desde 1808 hasta nuestros días.”,”E’ una sintesi di storia politica economica e sociale della Spagna contemporanea dal 1808 al 1978. Analizza lo sviluppo economico e sociale spagnolo e il ritardo rispetto all’ Europa industrializzata. L’ anno 1958 segnala il passaggio a un modello sociale di crescita: si può considerare come la unica vera rottura della storia contemporanea spagnola. “”In queste condizioni è difficile apprezzare l’ impatto della CNT nel paese e valutare il numero dei suoi affiliati. All’ inizio dell’ anno 1911 non sembra che questo dato superi i 15 o 20.000 persone. Il movimento anarcosindacalista acquisirà ampiezza proprio a partire da questa data. La CNT gioca una carta essenziale nel grande sciopero dell’ anno 1917. All’ inizio il risultato del bolscevismo in Russia sembra favorire la sua propaganda nel provocare, di rimbalzo, una agitazione rivoluzionaria attraverso tutto il paese e principalmente in Andalusia, centro tradizionale dell’ anarchismo spagnolo.”” (pag 209)”,”SPAx-059″ “TEMIME Emile”,”Histoire de Marseille de la Révolution à nos jours.”,”TEMIME Emile professore emerito all’ Università di Provenza e direttore di studi all’ EHESS, ha pubblicato una ‘Histoire des migrations à Marseille’ e altre opere sulla città. “”L’ iniziatore della grande politica coloniale a Marsiglia, il tolonese Edouard Heckel, arriva precisamente nel porto foceano nel 1877. Professore alla facoltà di scienze, diventa “”l’ apostolo della causa coloniale””; è , in tutti i casi, all’ origine di tutte le iniziative che mirano a fare di Marsiglia il centro privilegiato delle ricerche sulle colonie, e, in particolare, sul mondo africano con il quale i commercianti foceani hanno da tempi remoti relazioni (…)””. (pag 185)”,”FRAS-037″ “TEMIN Peter con Louis GALAMBOS”,”The Fall of the Bell System. A Study in Prices and Politics.”,”Peter Temin è professore di economia al Massachusetts Institute of Technology. Louis Galambos è professore di storia alla John Hopkins University e curatore delle carte (‘Papers’) di D.D. Eisenhower. FCC Federal Communications Commission “”AT&T divestiture (spoliazione) was an unusually important policy decision. It has affected everyone in America and has had international repercussions. It was a major development in American economic policy , a prominent part of the deregulation movement of the late 1970s. The ‘Fall of the Bell System’ shows how divestiture come about and assesses the mix of deliberate design and uncontrollable cumulative processes behind that decision. This study reveals much about the internal decision making of a major business enterprise and explains much about how private and public interests combine to shape corporate and public policy in late twentieth-century America”” (4° di copertina)”,”USAE-122″ “TEMPESTI Folco”,”La letteratura ungherese.”,”Folco Tempesti dell’Università di Torino Dedica dell’autore a Emerico Varady Il poema ‘La tragedia dell’uomo’ di Imre (Emerico) Madách (che partecipa alla rivoluzione del 1848) diventerà il capolavoro del teatro ungherese (pag 136) Jozsef Révai (1898-1959) già noto per studi precedenti, quali ‘Marx és a magyar forradalom’ (Marx e la rivoluzione ungherese, 1932) dove la guerra di indipendenza ungherese del 1848-49 e la figura di Petöfi venivano colti in una inquadratura classista e ‘Marxiszmus és népiesség’ (Marxismo e populismo, 1938) dove nella medesima inquadratura spiegava gli scrittori populisti del periodo precedente alla guerra … (pag 249)”,”UNGx-016″ “TEMPIA Anna”,”Ricomporre i Tempi. Tra orari di lavoro, convenzioni sociali ed esigenze individuali: la difficile costruzione dell’identità.”,”Anna Tempia: sociologa. Collabora con l’Università Bocconi e con la Società Gender di Milano. Si occupa dei temi relativi agli orari di lavoro e alle politiche di gestione degli orari, su cui ha pubblicato saggi e articoli.”,”DONx-075″ “TEMPLE Richard”,”L’ Inde britannique. Type de colonisation moderne.”,”””In prossimità dei grandi centri industriali, la classe operaia ha smesso di essere umile. E’ cosciente del miglioramento del proprio stato, dell’ indipendenza relativamente alla vendita del loro lavoro; se gli operai sono fedeli alle condizioni della loro assunzione, sono tenaci nella richiesta dei salari. Queste caratteristiche sono tanto più marcate quanto più il loro lavoro si affina. Ciascun anno si vede aumentare il numero e la forza di queste classi – fenomeno quasi sconosciuto in precedenza, e direttamente attribuibile al regime inglese””. (pag 116) “”A mio parere, alla questione se l’ Inghilterra deve o no, come nazione prudente, conservare l’ India, rispondo: si, essa lo deve. – Perché, durante più di un secolo, essa ha assicurato il governo di una vasta popolazione, che ha liberato dall’ anarchia, dalla rivoluzione, dalle lotte intestine, e che vive oggi sotto il suo dominio – contenta e prospera. – Perché la fiducia nella permanenza del potere britannico ha suscitato immensi interessi che dipendono dalla sicurezza dei diritti dovuti a una autorità suprema competente, la cui ritirata scatenerebbe gli elementi distruttori che al presente il Governo Britannico frena come Eolo nella sua caverna, “”Luctantes ventos, tempestatesque sonoras. (1) (…).”” (1) Virgilio (pag 538)”,”INDx-054″ “TENENTI Alberto”,”Dalle rivolte alle rivoluzioni.”,”Il movimento taborita, la rivolta germanica del 1525, le ribellioni catalano-aragonesi, l’insurrezione napoletana 1647-1648, diffodersi protestantesimo sotto CARLO V e FILIPPO II nascita Province Unite, vittoria rivoluzione inglese Inghilterra STUART lungo parlamento CROMWELL regicidio e gloriosa rivoluzione. Alberto TENENTI insegna storia sociale delle culture europee all’Ecole des Hautes Etudes di Parigi. Tra i suoi libri ‘Stato, un’idea una logica’ (MULINO, 1987), ‘Il senso della morte e l’amore della vita nel Rinascimento’ (EINAUDI, 1989), ‘L’Italia del Quattrocento’ (LATERZA, 1996), ‘L’età moderna’ (MULINO, 1997).”,”EURx-003 FOLx-003″ “TENENTI Alberto”,”La formazione del mondo moderno. XIV-XVII secolo. La civiltà europea nella storia mondiale.”,”Alberto TENENTI ha insegnato storia alla Facoltà di lettere dell’ Università di Venezia ed è, dal 1965, Directeur d’ Etudes alla Ecole des Hautes Etudes di Parigi come titolare della cattedra di storia sociale delle culture europee. Alla Sorbona tiene un corso di Civiltà italiana del Rinascimento. E’ autore di molte opere. “”E’ ben noto che l’ intelligentzia spagnola del Cinquecento, rappresentata in gran parte da ecclesiastici, cercò di frenare gli eccessi compiuti dai conquistatori contro gli indigeni. Fra essi si distinsero i domenicani Antonio de Montesinos, Bartolomeo de Las Casas (1474-1536) e Francisco Vitoria: in particolare quest’ ultimo giunse a contestestare il sistema imposto dagli Spagnoli in America”” (pag 321)”,”EURx-161″ “TENENTI Alberto”,”Il senso della morte e l’amore della vita nel Rinascimento (Francia e Italia).”,”Alberto Tenenti è nato a Viareggio nel 1924. Dal 1949 al 1953 ha lavorato al Centre Nationale de la Recherche Scientifique di Parigi a fianco di Lucien Febvre. Ha diretto l’Archivio di Stato di Brescia e attualmente (1977) insegna alla Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il Rinascimento e la Riforma’, in collaborazione con R. Romano, Utet, 1972.”,”STOS-024-FF” “TENNANT Gary”,”The Hidden Pearl of the Caribbean. Trotskyism in Cuba.”,”Gary Tennant describes the origins of Cuban Trotskyism within the Cuban Communist Party in the late 1920s, its role in the Revolution of the 1930s, the Second World War and the Revolution of 1959, and its troubled existence under Castro’s regime. Series Editor: Al Richardson, Editorial, Obituaries, Work in Progress, Reviews, Letters, Reader’s Notes, Back Issues of Revolutionary History,”,”TROS-012-FL” “TENZER Nicolas”,”Histoire des doctrines politiques en France.”,”TENZER Nicolas è Presidente del Centre d’ Etude et de Réflexion pour l’ Action politique (CERAP), maitre de conferences all’ Institut d’ Etudes Politiques de Paris, direttore della rivista Le Banquet. La maturazione rivoluzionaria del secolo XVIII: La teoria della sovranità: Jean Bodin. La doppia natura della ragion di Stato. Le dottrine della monarchia illuminata: Montesquieu e Voltaire. La sovversione rivoluzionaria: Rousseau. Enciclopedisti, materialisti e prerivoluzionari.”,”TEOP-192″ “TEO Victor”,”Japan’s Arduous Rejuvenation as a Global Power. Democratic Resilience and the US-China Challenge.”,”Cartina sulla militarizzazione del Mar cinese meridionale (pag 129)”,”JAPx-095″ “TEODORI Massimo”,”Il sistema politico americano.”,”L’A è ordinario di storia americana alla Facoltà di scienze politiche della Univ di Perugia. Tra le sue opere: ‘La nuova sinistra americana’ (1970), ‘Storia delle nuove sinistre in Europa’ (1976), ‘Costituzione italiana e modello americano’ (1992), ‘Ladri di democrazia’ (1994), ‘Pannella, un eretico liberale nella crisi della Repubblica’ (1996). Attualmente è editorialista al ‘Messaggero’.”,”USAG-009″ “TEODORI Massimo”,”America radicale. Elezioni, protesta, nuova sinistra, repressione, fronte interno, nell’ anno della caduta dell’ impero americano.”,”Massimo TEODORI, nato nel 1938 nei pressi di Ascoli Piceno, ha studiato, insegnato e svolto lavoro di ricerca presso l’ Università di Firenze e di Roma, l’ University fo Pennsylvania di Philadelphia e l’ University of California di Berkeley. Ha preso parte al movimento studentesco e all’ attività del partito radicale, entrando nella direzione nazionale. Autore di un libro di urbanistica, ha in corso di pubblicazione in USA (1969) il volume ‘Nuova sinistra USA: una storia documentaria’.”,”USAS-081″ “TEODORI Massimo”,”Storia dei laici nell’Italia clericale e comunista.”,”TEODORI Massimo ha insegnato in università italiane e americane. E’ stato parlamentare radicale e si è battuto per i diritti civili. Ha scritto molte opere (v. risvolto copertina) tra cui ‘Laici, l’imbroglio italiano’ (2006).”,”ITAP-159″ “TEODORI Massimo”,”Pannunzio. Dal «Mondo» al Partito Radicale: vita di un intellettuale del Novecento.”,”TEODORI Massimo storico e saggista, insegna storia americana e collabora a giornali e Tv. Ha partecipato, giovanissimo, alla fondazione del Partito radicale di Mario Pannunzio, ed è diventato esponente dei nuovi radicali nelle cui liste è stato eletto deputato e senatore ndal 1979 al 1992. Ha scritto molti libri (v. risvolto di copertina) sulla storia della democrazia laica in Italia. “”Il direttore voleva che “”Il Mondo”” rappresentasse quel “”partito della libertà e della riforma”” che non si era materializzato nel dopoguerra. Intorno a tale obiettivo si strinsero diversi gruppi politici-culturali anche giovanili, e alcune correnti “”risorgimentali””, che nel complesso formarono un aggregato di alcune decine di migliaia di individui sparsi in Italia con i quali Pannunzio mantenne, quasi in maniera maniacale, una continua e intensa corrispondenza. Il gruppo originario fu la sinistra liberale con Carlo Antoni, Leone Cattani, Nicolò Carandini, Mario Ferrara, Panfilo Gentile e Francesco Libonati, a cui si aggiunsero, a mano a mano, leader politici di altra estrazione, in primo luogo i repubblicani Ugo La Malfa e Bruno Visentini, e quindi il simbolo della Resistenza Ferruccio Parri, il socialdemocratico Giuseppe Saragat, il socialista senza tessere Ignazio Silone e con tessera Riccardo Lombardi, gli economisti di mercato facenti capo a Luigi Einaudi, Ernesto Rossi e Wilhelm Röpke, gli esperti di economia e amministrazione Guido Carli, Cesare Merzagora e Leopoldo Piccardi, e il più giovane Eugenio Scalfari. A costoro si aggregarono anche numerosi ex azionisti che, superando le vecchie polemiche, divennero importanti editorialisti del “”Mondo””. E’ tuttavia arbitrario parlare dell'””azionismo”” come di una corrente che approdò come tale al “”Mondo””, in quanto ogni collaboratore fu protagonista di una storia singolare che si intrecciò nel settimanale con quella di tutti gli altri (…)””. (pag 152-153)”,”EDIx-143″ “TEOFRASTO, a cura di Massimo VILARDO; ANONIMO, a cura di Giulio GUIDORIZZI; GALENO, a cura di Marzia MORTARINO”,”Caratteri – Il sublime – Sulle facoltà naturali.”,”L’attività di Teofrasto fu volta essenzialmente al consolidamento del grandioso piano di sistemazione dello scibile, promosso da Aristotele. Anonimo il sublime origine di un’idea. Galeno la medicina arcaica in Grecia, gli empirici,. Galeno nacque a Pergamo nel 129 d.C. al tempo dell’imperatore Adriano.”,”STAx-120-FL” “TERÁN Marta PÁEZ Norma a cura”,”Miguel Hidalgo: Ensayos sobre el mito y el hombre (1953-2003).”,”Miguel Hidalgo y Costilla (San Diego Corralejo, Guanajuato, 8 maggio 1753 – Chihuahua, 30 luglio 1811) è stato un sacerdote e rivoluzionario messicano, considerato il padre della patria messicana. Hidalgo è noto per aver guidato la lotta per l’indipendenza del Messico dalla Spagna nel 1810. Hidalgo era un sacerdote colto e di idee avanzate che aveva lavorato per migliorare le condizioni di vita dei suoi parrocchiani. Si unì attivamente ai circoli che contestavano lo status coloniale e complottavano per rovesciare il governo spagnolo. Quando fu scoperta la congiura a cui partecipava, la sua ferma determinazione e il suo appello a prendere le armi (il cosiddetto Grito de Dolores, il 16 settembre 1810) lo elevarono a leader di una sollevazione popolare contro le autorità coloniali. Il movimento fu vicino a conquistare e prendere la città di Città del Messico, ma un errore tattico, comprensibile in chi non era un militare o uno stratega, indebolì la sua posizione e portò alla sconfitta e all’esecuzione del sacerdote e dei suoi luogotenenti. Nonostante il fallimento, Miguel Hidalgo diede il via al processo che avrebbe portato all’indipendenza del Messico (1821), e la sua figura si distingue in modo singolare in quanto non c’era nella sua lotta un desiderio di potere o una difesa dei privilegi delle élite creole, ma un imperativo etico e un ideale di giustizia sociale al servizio dei suoi concittadini (f: copil) Miguel Hidalgo y Costilla, il padre della patria messicana, non ha avuto una relazione diretta con gli Stati Uniti. Dopo una sconfitta schiacciante nella battaglia del ponte di Calderón il 17 gennaio 1811, Hidalgo fuggì verso nord, sperando di scappare negli Stati Uniti. Fu catturato il 21 marzo e giustiziato da un plotone di esecuzione il 30 luglio 1811, all’età di 58 anni. Nel saggio di Moisés Guzman Perez ‘Hidalgo y los Estados Unidos’ (in ‘Miguel Hidalgo: Ensayos sobre el mito y el hombre (1953-2003), autori vari, Madrir, 2004) si dice che Hidalgo fu identificato con l’ideale repubblicano: i sostenitori dell’indipendenza messicana lo paragonarono al primo presidente degli Stati Uniti George Washington, e Hidalgo venne considerarto un uomo pieno di virtù repubblicane. Per i ‘padri dell’indipendenza’ nella ‘Hispanoamerica’ gli Stati Uniti incarnavano l’ideale di libertà”,”AMLx-009-FSD” “TEREKHOVA Natalia”,”Alla riscoperta del 1917. La storiografia post-sovietica sulla rivoluzione d’Ottobre.”,”Natalia Terekhova docente presso National Research University Higher School of Economics (Mosca) La deportazione all’estero dei filosofi russi contrari ai bolscevichi nel 1922 per mezzo della “”nave dei filosofi’ (pag 115) “”Lo storico Nikolai Erofeev ha raccolto questi dati interessanti: dalla metà degli anni ’90 fino al 2007 sono stati editi 6.200 libri sulla storia russa. Solo il 9% era dedicato alla storia della rivoluzione, con particolare attenzione al periodo precedente l’Ottobre. Secondo Erofeev, l’interesse per queste tematiche persiste ma l’argomento non viene studiato con l’intensità che si ebbe nel periodo sovietico. I temi risultano così ripartiti: il 15.3% i movimenti politici, i partiti, la lotta ed i movimenti antibolscevichi; 5.6% la massoneria; 5.6% Grigorij Rasputin; 5.3% Lenin; 3.9% la prima guerra mondiale in rapporto alla rivoluzione; il 3.7% gli organi supremi e centrali del potere in Russia nel 1914-1918; 2.6% gli organi regionali di Stato e amministrativi; 2.3% i sindacati e le cooperative ed altre associazioni di cittadini; 2.3% l’intellighenzia; 2% per Trockij, il trockismo, la Chiesa e lo Stato, il terrorismo; 1.5% “”la questione nazionale””: 1.4% Stalin. Invece le tesi di dottorato fino al 2007 presentano tutt’altra statistica: il 28% è dedicato all’economia e alla politica sociale della Russia prima e durante la rivoluzione; lo 0.6% a Nicola II e alla famiglia, alla massoneria, a Lenin e a Trockij. Nessuna tesi di dottorato in quei anni è stata svolta su Rasputin o su Stalin (41). Secondo Erofeev nella ricerca post-sovietica, all’inizio degli anni ’90, si formarono tra approcci ideologici nei confronti della Grande Rivoluzione: il comunismo “”liberale”” – senza dogmi staliniani -, il marxismo ortodosso e l’approccio antimarxista”” (pag 124) [(41) Nikolaj Erofeev (…) [La storiografia contemporanea della rivoluzione russa del 1917], Novaja i novejsaia istoria, N. 2, 2009, p. 94] Secondo Buldakov negli avvenimenti della rivoluzione e della guerra civile “”sta incorporato il codice genetico”” della successiva storia sovietica (“”Le metamorfosi storiche dell'””ottobre rosso”””” saggio in “”Gli studi in Russia . Le tendenze degli ultimi anni””, 1996 di Gennadij Bordjugov). l’autore identifica la rivoluzione come una ‘smuta’ arcaica: “”La rivoluzione del 1917 può essere esaminata come una reazione selvaggia verso le forme latenti della violenza…”” parla di caos rivoluzionario, di violenza civilizzatrice del potere ecc. (pag 127) E’ raro trovare contributi di storici russi con la parola “”bolscevismo”” (pag 128) L’uso del termine ‘smuta’, usato dagli storici conservatori (pag 132)”,”STOx-299″ “TERENZIO Publio Afro, a cura du Lisa PIAZZI e Laura PEPE”,”Commedie.”,”Publio Terenzio Afro era di stirpe libica (ne fa fede il Afer) ed era venuto a Roma come schiavo. Fu affrancato dal suo padrone C. Terenzio Lucano che, per la sua bellezza e intelligenza gli aveva dato un’istruzione raffinata e il proprio nome. Entrato nell’ambiente filellenico degli Scipioni e di Lelio fu accusato da critici malevoli di essere il loro prestanome. Esordì come autore di commedie nel 166 a.C. con l’Andria, che prima della rappresentazione sarebbe stata letta dall’anziano e autorevole commediografo Cecilio Stazio.”,”STAx-117-FL” “TERMES Josep”,”Anarquismo y sindicalismo en Espana. La Primera International (1864-1881).”,”J. TERMES (Barcellona, 1936) professore di storia contemporanea presso l’ Università Pompeu Fabra di Barcellona ha concentrato le sue ricerche sull’ operaismo, sul repubblicanesimo e sul ‘catalanismo’. Tra le sue opere: ‘De la Revolucioç de Setembre a la fi de la Guerra civil (1868-1939)’ e ‘Les arrels popualrs del catalanisme’ (1999).”,”MSPx-016″ “TERMES Josep”,”Histories de la Catalunya treballadora.”,”J. TERMES (Barcellona, 1936) professore di storia contemporanea presso l’ Università Pompeu Fabra di Barcellona ha concentrato le sue ricerche sull’ operaismo, sul repubblicanesimo e sul ‘catalanismo’. Tra le sue opere: ‘De la Revolucioç de Setembre a la fin de la Guerra civil (1868-1939)’ e ‘Les arrels popualars del catalanisme’ (1999).”,”MSPx-017″ “TER-MINASSIAN Taline”,”Colporteurs du Komintern. L’ Union soviétique et les minorités au Moyen-Orient.”,”L’ autrice, TER-MINASSIAN Taline è agrégée d’ histoire e dottore dell’ Institut d’ études politiques di Parigi. E’ attualmente maitre de conferences all’ Università di Saint-Etienne. Studia la storia delle relazioni internazionali interessandosi al ruolo degli esperti geografici nella delimitazione delle frontiere del Medio Oriente e della penisola balcanica. Una teoria classica: la spinta verso i mari caldi. (pag 24) La formazione di una rete di esperti: l’ orientalismo sovietico. (pag 55) “”Nel 1919, in effetti, la nuova rivoluzione kemalista era stata accolta con tanto più entusiasmo in Russia in quanto era stata interpretata come un prolungamento della rivoluzione d’ Ottobre: così le Izvestia non esitarono a designarla come “”la prima rivoluzione dei soviets in Asia””.”” (pag 29)”,”RUST-120″ “TER-MINASSIAN Anahide”,”1918-1920. La République d’ Arménie.”,”TER-MINASSIAN Anahide è Maitre de conferences all’ Università Paris I. Dirite un seminario dedicato alla storia contemporanea degli armeni all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS). “”Dispersi dalla guerra e dalla rivoluzione, si trovano anche dei bolscevichi armeni dalla Bielorussia all’ Asia centrale, dal Nord Caucaso a Mosca e Pietrogrado. Nel dicembre 1917 Stalin, Commissario alle Nazionalità, ha creato il “”Commissariato agli Affari armeni”” la cui direzione ha affidato a un bolscevico di lungo corso, Varlam Afanassov. Questi è assecondato dal poeta Vahan Dérian. Attorno a loro, gli uomini che lavorano nel Commissariato agli Affari armeni Ardachès Karinian, Achot Hovhanissian, Sarkis Lukachine sono marxisti intransigenti e persuasi che bisogna strappare le masse armene dall’ impresa del “”nazionalismo borghese”” daschnak.”” (pag 145-146) “”Diversamente dai suoi vicini, l’ Armenia fu, durante il primo anno della sua indipendenza, la sola repubblica transcaucasica a tollerare sul suo territorio la presenza di militanti bolscevichi. In effetti, cacciato da Tiflis dai menscevichi, il Comitato regionale caucasico bolscevico si dovette rifugiare nel Nord Caucaso ove non cessò di chiamare gli operai e i contadini transcaucasici a sollevarsi contro le “”cosiddette repubbliche indipendenti””, “”lacché dell’ imperialismo””.”” (pag 146) (Nota: (fonte politicaonline) “”Per contribuire all’approfondimento questione riporto il capitolo Gli Armeni nel vortice petrolifero, tratto dal bellissimo libro di Filippo Gaja, Le frontiere maledette del Medio Oriente, Maquis Editore 1991. Seguirà una seconda parte. P.S. Eventuali errori ortografici sono da imputare alla mia distrazione nella correzione, ma capita quando si usa l’ocr. GLI ARMENI NEL VORTICE PETROLIFERO È a questo punto che diviene indispensabile parlare della «questione armena», una delle piaghe sanguinanti dello scacchiere mediorientale, tuttora aperta. La «questione armena» non e soltanto la storia dell’oppressione di una minoranza cristiana all’interno dell’Impero ottomano. Certo è anche questo, ma non solo questo, poiché il tragico epilogo della vicenda armena, prodottosi nel Corso della prima guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi, ebbe in effetti il nazionalismo turco come agente principale del massacro, ma le responsabilità maggiori vanno indubbiamente addebitate alla Gran Bretagna, alla Francia, alla Russia zarista e agli Stati Uniti. Gli armeni furono coinvolti nel giuoco delle opposte strategic e cinicamente strumentalizzati per fini che certamente poco o nulla avevano a che vedere con 1’indipendenza armena. Entrarono inconsapevolmente net vortice petrolifero, pagando ad un prezzo disumano la loro mancanza di unità e di direzione politica, che fu la causa maggiore del loro sbandamento. Diamo prima di tutto le dimensioni del problema. Ci limitiamo ad alcune cifre significative. All’inizio del 19001’etnia armena era stimata in 3.500.000 individui, divisi fra tre Imperi: ottomano, zarista e persiano. Nel 1912 si valutava che gli armeni che vivevano sul territorio turco fossero 2.100.000. Nel 1927, secondo il censimento ufficiale turco, ne erano sopravvissuti 77.435, in maggioranza concentrati ad Istanbul (dopo la fine della prima guerra mondiale Costantinopoli prese il nome di Istanbul). Sessant’anni più tardi, nel 1987, gli armeni ad Istanbul si erano ridotti a 40.000. Tutto un popolo distrutto, scacciato dai propri luoghi di origine, massacrato, oppure obbligato a disperdersi nel mondo. Questa immane tragedia e strettamente legata alla corsa al petrolio. Gli armeni erano un popolo stabilito da Cinque secoli prima di Cristo nel loro territorio. Geograficamente, l’Armenia storica a un altopiano fra i 900 e i 2.100 metri di altezza, con molti vulcani spenti, grandi laghi (Van, Sevan, Urmia) da cui partono i bacilli dei fiumi Tigri ed Eufrate. Al suo Centro il monte sacro, l’Ararat, di 5.172 metri, quello su cui, secondo la Bibbia, si arena l’Arca di Noè. Indipendente fino al 1375, 1’Armenia da quella data non ha più avuto esistenza politica, restando oggetto di continui conflitti fra Turchia, Russia a Persia. L’Armenia russa comprendeva nel 1878 le citta di Ani, Jerevan, Egmiadzin, Kars, Batum; e quella incorporata nella Turchia comprendeva le province di Erzurum, Bitlis, Van, Sivas, Ma’muret Ul-‘Azir e Diyar Bekir. Nel corso dell’Ottocento si erano prodotte ininterrotte sollevazioni armene, e verso la fine del secolo erano apparsi, quasi simultaneamente, tre partiti rivoluzionari miranti a costituire uno Stato armeno: il partito Armenagan, fondato a Van nel 1885 da commercianti ed intellettuali liberali; il partito socialdemocratico Hintchakian, fondato da studenti dell’Armenia russa esuli a Ginevra; la federazione rivoluzionaria armena, o partito Daschnak, fondata a Tiflis nel 1890. Le rivolte armene avevano ottenuto un certo sostegno dall’opinione pubblica europea, e nella conferenza convocata al termine della guerra 1877-1878 fra Russia e Turchia (da cui quest’ultima era uscita sconfitta), il Sultano si era impegnato ad attuare alcune riforme a favore degli armeni, riforme rimaste, ovviamente, lettera morta senza che nessuna delle grandi potenze, protettrici degli armeni a parole, se ne desse pena. Nel 1912, improvvisamente, la diplomazia russa si mise in movimento. Le grandi manovre della finanza inglese e tedesca in direzione del petrolio dell’Irak settentrionale non erano sfuggite al governo di Pietroburgo. La Russia zarista era troppo povera di capitali per potersi inserire nel giuoco dei grandi investimenti finanziari. Lo zar però, se non aveva denaro, disponeva in compenso di grandi masse di uomini da gettare nel conflitto. La politica zarista punte quindi a una penetrazione militare in direzione del Golfo Persico. Le zone dell’Impero ottomano che rappresentavano la porta d’ingresso ai tesori petroliferi iracheni e iraniani, si trovavano abitate dalla popolazione che incontestabilmente manifestava all’epoca il sentimento nazionale più esacerbato e più determinato, e nello stesso tempo più antiturco, all’interno della Turchia: gli Armeni. Nella sua corsa ai man caldi e al petrolio, la Russia dello zar giocò quindi la carta armena. Nell’ultimo quarto dell’Ottocento era apparsa nell’Impero russo una borghesia capitalista armena di mercanti e di industriali, a Tiflis, a Batum, a Astrakan, e soprattutto a Baku, dove la sua ascesa era legata allo sviluppo della nascente industria petrolifera russa (a Baku era cominciata appunto la camera del giovane ingegnere armeno Calouste Gulbenkian). Nel novembre del 1912 i «catholicos», supremi capi religiosi degli armeni residenti a Etchmiadzine, in territorio russo, indirizzarono un appello allo zar chiedendo il «protettorato» russo per gli armeni della Turchia. Commentando questo appello, l’ambasciatore russo a Costantinopoli, Nicolai Karlovic Giers, in un rapporto al ministro degli Affari Esteri dello zar, Sazonov, notava: «Le simpatie della masse armene verso la Russia aumentano di giorno in giorno e, analizzando in concreto le forme che avrebbe potuto assumere il protettorato russo sull’Armenia turca concludeva: « (…) la nostra occupazione della zona armena, a cui molti armeni aspirano, mi sembra oggi come oggi prematura (…) ma se le riforme non apporteranno la tranquillità desiderata, bisogna essere pronti all’ipotesi che l’entrata delle nostre truppe nella regione diventi necessaria». L’ipotesi dell’intervento militare zarista in Turchia con il pretesto di “”liberare”” gli armeni dai turchi era dunque prevista dalla diplomazia russa gia alla fine del 1912. Il governo ottomano tentò di superare la polemica internazionale sulle mancate riforme elaborando, in fretta e feria, un progetto per l’Armenia, che fu respinto come del tutto insufficiente dalla Russia, la quale chiese come misura immediata l’affidamento dell’Armenia a dei «governatori europei», possibilmente russi. Ma i turchi preferivano gli inglesi lontani ai russi confinanti e tradizionali rivali. L’ambasciatore turco a Londra trasmise al governo inglese, nell’aprile del 1913, la proposta di affidare le sei province turche abitate da armeni al controllo di una « gendarmeria » sotto comando inglese, coadiuvata da un corpo di «ispettori» di nazionalità britannica. Ma gli inglesi non avevano alcuna intenzione di impelagarsi direttamente in Armenia. Per uscire dall’imbroglio armeno, fu convocata a Costantinopoli, per il luglio del 1913, una conferenza degli ambasciatori delle grandi potenze. La conferenza si concluse con un accordo per la nomina di due «ispettori europei per le sei province armene della Turchia, e per 1’introduzione di un minimo di democratizzazione dell’amministrazione civile della zona turca a popolazione di origine armena, mediante la partecipazione di un 50% di armeni nelle assemblee dipartimentali. Il governo turco finì per accettare la decisione, e nel febbraio 1914 un norvegese ed un olandese furono nominati «ispettori» di chi che avrebbe dovuto diventare «la nuova Armenia». Ma era evidentemente una grottesca finzione, poiché nel momento stesso in cui venivano prese queste decisioni, tutti gli staff maggiori, inglese, russo, tedesco, francese e turco, avevano gia pronti i piani operativi dettagliati per la guerra che sarebbe stata combattuta in Armenia, e ogni piano conteneva valutazioni diverse dei possibili sviluppi delle operazioni militari e dei loro riflessi politici. Nel luglio del 1914, nel momento in cui Inghilterra Francia e Germania si scambiavano in Europa le dichiarazioni di guerra, il partito Dachnak, fulcro del movimento nazionale armeno, teneva il suo ottavo congresso a Erzurum. Il tema dell’assemblea era la discussione dell’atteggiamento che gli armeni avrebbero dovuto adottare nella guerra imminente. La conclusione era stata che gli armeni dovevano comportarsi come «sudditi leali»dei diversi paesi nei quali abitavano. Fu designata una commissione di 7 membri per trovare una soluzione ai conflitti che sarebbero nati dalla presenza di combattenti armeni nei due campi opposti. Il congresso stava per sciogliersi quando si presentarono due plenipotenziari del partito dei Giovani Turchi, accompagnati da personalità politiche georgiane e azerbaigiane. Venivano a proporre al partito Dachnak un’alleanza dell’Armenia con la Georgia e 1’Azerbaigian, che avevano gia dato il loro assenso, per organizzare una sollevazione contro i russi in tutta la Transcaucasia. In contropartita, i Turchi promettevano la creazione di una Armenia autonoma comprendente tutto il territorio prevalentemente abitato da armeni in Turchia e in Russia, nel quadro di uno Stato tampone transcaucasico sotto protezione turca. Il congresso armeno respinse la proposta, scegliendo la «neutralità». In realtà gli armeni non si fidavano dei turchi. Ma il rifiuto non poteva che essere denso di conseguenze. La Turchia avrebbe inevitabilmente reagito. L’interesse degli armeni, o per meglio dire la condizione della loro sopravvivenza, era che i russi vincessero la guerra, e la vincessero in fretta. Il «catholicos» di Etchmiadzin, patriarca di tutti gli armeni di qua e di là della frontiera, chiese al viceré del Caucaso, Vorontzov-Dackov, di nominare subito un governatore cristiano per”,”RIRO-298″ “TERNI Massimo”,”La pianta della sovranità. Teologia e politica tra Medioevo ed età moderna.”,”Massimo Terni (Shanghai, 1945) è ricercatore e supplente di storia delle dottrine politiche presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Si è occupato di rivoluzione francese (Il mito della rivoluzione, 1981) e di Tocqueville (L’amicizia e la democrazia, 1987). E’ membro della redazione di ‘Prometeo’ e collaboratore di ‘Mondoperaio’.”,”TEOP-032-FL” “TERNON Yves”,”Lo Stato criminale. I genocidi del XX secolo.”,”TERNON, nato nel 1932 a Saint-Mandé, è chirurgo e lavora a Parigi. Dal 1965 si occupa di storia, studiando in particolare il genocidio degli ebrei e degli armeni. E’ autore di numerosi articoli e di importanti saggi storici. Nel 1944, Raphael LEMKIN, docente di diritto internazionale all’Univ di Yale, pubblica un’opera sull’occupazione delle potenze dell’Asse in Europa. Il nono capitolo è intitolato ‘Genocidio’. Il termine è nuovo perché, come spiega LEMKIN, nuovi concetti di distruzione sono apparsi (come “”piano coordinato di differenti azioni miranti a distruggere i fondamenti essenziali della vita dei gruppi nazionali, per annientare questi gruppi stessi…””).”,”GERN-006″ “TERONI Sandra a cura”,”Per la difesa della cultura. Scrittori a Parigi nel 1935.”,”Saggi di Giorgio CAREDDA Claudio NATOLI Serge WOLIKOW Giannarita MELE Sandra TERONI Marcello FLORES Enzo COLLOTTI Marina GUGLIELMI Luciano MARROCU Valentina SERRA Maria SECHI Mariella TINTI LADU Sandro MAXIA Annamaria LASERRA Wolfgang KLEIN Remo CESERANI TERONI Sandra è professore di letteratura francese presso l’Università di Cagliari. Ha scritto sugli anni Trenta, Sartre e Benda. Al congresso internazionale degli scrittori (Parigi 21-25 giugno 1935) parteciparono 230 delegati di 38 paesi tra cui ARAGON BABEL BARBUSSE BENDA E. BLOCH BRECHT BRETON ERENBURG FEUCHTWANGER FORSTER GIDE HUXLEY MALRAUX MANN MOUNIER MUSIL NIZAN PASTERNAK ROLLAND SALVEMINI ANNA SEGHERS TZARA”,”PCFx-088″ “TERRACCIANO Carlo MÜLLER Erich – DUGHIN Aleksandr”,”Nazionalcomunismo. Per l’Eurasia unita del XXI secolo (Müller, Terracciano) – La metafisica del nazionalbolscevismo (Dughin).”,”””Oggi la nostra Germania-Prussia è l’Europa intera, il nostro ‘occidente’ l’America, l’impero planetario della talassocrazia anglosassone (come ieri l’impero britannico”” (pag 155) (dallo scritto di Terracciano) “”Guerra all’America e all’Occidente tutto sotto le insegne rosso-nere che in passato furno dei nazionalbolscevichi e degli anarchici come del sindacalismo rivoluzionario e dei Corpi Franchi”” (pag 161) (dallo scritto di Terracciano)”,”TEOP-533″ “TERRACINI Umberto a cura di Alessandro COLETTI”,”Sulla svolta. Carteggio clandestino dal carcere 1930 1931 1932.”,”Nato a Genova nel 1895, iscritto al Movimento giovanile socialista dal 1911 e al Partito Socialista dal 1916, in questo stesso anno Umberto TERRACINI viene arrestato per propaganda contro la guerra e condannato a 4 mesi di reclusione. Chiamato sotto le armi e congedato nel 1919 torna a Torino e riprende l’attività politica. E’ con GRAMSCI e TOGLIATTI all’ ‘Ordine nuovo’. Partecipa al movimento dei Consigli di fabbrica. D del settimanale ‘Falce e Martello’ (Torino, 1919-1920) e segretario della sezione socialista torinese, è dirigente responsabile dei grandi scioperi di quel periodo. E’ membro della direzione del PSI nel 1920 e dal 1921 al 1924, membro della P dell’ IC. Membro della D del PCdI fin dalla sua fondazione, nel luglio 1921 si reca a Mosca per i lavori del 3° Congresso dell’ Internazionale Comunista. Nel 1923 torna di nuovo a Mosca. Nel 1926 è D dell’ Unità di Milano. Nello stesso anno viene arrestato e condannato dal Tribunale Speciale a 23 anni di reclusione. Resta in carcere fino al 1937 poi al confino fino al 1943.”,”PCIx-014″ “TERRACINI Umberto a cura Alessandro COLETTI”,”Al bando dal Partito. Carteggio clandestino dall’ Isola e dall’ esilio 1938 – 45.”,”Nato a Genova nel 1895, iscritto al movimento giovanile socialista dal 1911 e al PSI dal 1916, in questo stesso anno TERRACINI verrà arrestato per propaganda contro la guerra e condannato a 4 mesi di reclusione dopo i quali è chiamato alle armi. Congedato nel 1919 torna a Torino e riprende la sua attività politica. E’ con GRAMSCI e TOGLIATTI all’ ‘Ordine Nuovo’. Partecipa al movimento dei Consigli di fabbrica. E’ D del settimanale ‘Falce e Martello’ (Torino, 1919-20) e segretario della sezione socialista torinese. E’ dirigente dei grandi scioperi del periodo. E’ membro della direzione del Partito socialista nel 1920. Dal 1921 al 1924 è membro della Presidenza dell’ Internazionale Comunista. Membro della direzione del PCdI dalla sua fondazione, nel luglio 1921 si reca a Mosca per partecipare ai lavori del 3° Congresso dell’ Internazionale. Nel 1923 torna nuovamente a Mosca per rientrare in Italia nel 1924. Nel 1926 è D dell’ Unità a Milano. In questo stesso anno viene arrestato, processato e condannato a 23 anni di reclusione. Poi andrà al confino fino al 1943.”,”PCIx-025″ “TERRACINI Umberto”,”Modena. 2 gennaio 1950. Atto d’ accusa dell’ opposizione. Relazione della Commissione d’ inchiesta pubblicata per voto dell’ Assemblea dei deputati e dei senatori dell’ Opposizione. Trucidati dalla polizia il 9 gennaio a Modena: Appiani Angelo, Bersani Renzo, Chiappelli Arturo, Garagnani Ennio, Malagoli Arturo, Rovatti Roberto.”,”””E’ vero; un certo numero di operai, nel tentativo ingenuo ed utopistico di poter raggiungere gli agenti, che, dall’ alto della terrazza delle Fonderie Riunite o al riparo del muretto di cinta delle stesse, li battevano col fuoco delle armi, hanno raccolti dalla breccia della massicciata ferroviaria e lanciato dei sassi, nessuno dei quali però ha raggiunto, nè l’ avrebbe potuto, alcun agente. nessun agente d’altronde si è presentato all’ ospedale, o in qualsiasi posto sanitario della città, con ferite da sassata.”” (pag 23)”,”MITT-218″ “TERRACINI Umberto, a cura di Arturo GISMONDI”,”Intervista sul comunismo difficile.”,”Scontro Lenin Bordiga (pag 35) Lenin polemizza con Terracini. “”Quando nel maggio 1921 giunsi a Mosca per il III congresso dell’ Internazionale, fui immediatamente avvicinato, come capo della nostra delegazione, dai compagni francesi, spagnoli e austriaci, se non sbaglio, i quali richiamarono la mia attenzione su alcune formulazioni delle tesi sulla tattica che ritenevano inaccettabili. Erano appunto quelle che aprivano la strada al “”fronte unico””, che comportava un riavvicinamento alla socialdemocrazia già tanto vilipesa. Sta di fatto, e le tesi di Lenin lo constatano, che la maggioranza della classe operaia non aveva abbandonato i partiti socialdemocratici, cosicché i partiti comunisti erano ovunque forza di minoranza nel proletariato. E la tattica del “”fronte unico”” era proposta come mezzo per la conquista della maggioranza, condizione irrinunciabile, si diceva, per la presa rivoluzionaria del potere. Parve tuttavia a noi, come d’altronde ai compagni francesi, spagnoli e austriaci, che non fosse ragionevole realizzare una svolta così brusca. Erano passati pochi mesi da Livorno dove avevamo bollato d’ infamia il Partito socialista. Come potevamo chiedergli ora di marciare, di combattere fianco a fianco? D’altra parte eravamo convinti che né il Partito socialista in Italia, né la socialdemocrazia sul piano internazionale avrebbero acceduto a queste nostre proposte. Era dunque una manovra politica perdente fin dall’ inizio. La relazione sulle tesi di Lenin venne fatta al congresso da Radek. Nella discussione che seguì, io intervenni a nome di tutti i partiti contrari, i quali me ne aveva dato mandato, sebbene poi di rincalzo siano intervenuti anche un delegato francese, uno austriaco e uno spagnolo.”” (pag 43-44)”,”PCIx-227″ “TERRACINI Umberto, a cura Alessandro COLETTI”,”Al bando dal Partito. Carteggio clandestino dall’Isola e dall’esilio 1938-45.”,”Nato a Genova nel 1895, iscritto al movimento giovanile socialista dal 1911 e al PSI dal 1916, in questo stesso anno Terracini verrà arrestato per propaganda contro la guerra e condannato a 4 mesi di reclusione dopo i quali è chiamato alle armi. Congedato nel 1919 torna a Torino e riprende la sua attività politica. E’ con Gramsci e Togliatti all”Ordine Nuovo’. Partecipa al movimento dei Consigli di fabbrica. E’ Direttore del settimanale ‘Falce e Martello’ (Torino, 1919-20) e segretario della sezione socialista torinese. E’ dirigente dei grandi scioperi del periodo. E’ membro della direzione del Partito socialista nel 1920. Dal 1921 al 1924 è membro della Presidenza dell’ Internazionale Comunista. Membro della direzione del PCdI dalla sua fondazione, nel luglio 1921 si reca a Mosca per partecipare ai lavori del 3° Congresso dell’ Internazionale. Nel 1923 torna nuovamente a Mosca per rientrare in Italia nel 1924. Nel 1926 è D dell’ Unità a Milano. In questo stesso anno viene arrestato, processato e condannato a 23 anni di reclusione. Poi andrà al confino fino al 1943.”,”BIOx-005-FMP” “TERRACINI Umberto, conversazione, a cura di Mario PENDINELLI”,”Quando diventammo comunisti. Conversazione con Umberto Terracini tra cronaca e storia.”,”Umberto Terracini è nato a Genova nel 1895, fu con Gramsci e Togliatti nel gruppo di ‘Ordine Nuovo’ ed ebbe un ruolo dirigente decisivo nella fondazione del Partito Comunista d’Italia e nei primi anni di vita del partito. Durante il fascismo trascorse vent’anni tra carcere e confino. Espulso dal partito e poi riammesso, è stato nominato Presidente della Costituente e poi senatore, e membro della direzione del PCI. Mario Pendinelli è stato capo dell’uficio romando del ‘Mondo’ di Arrigo Benedetti e successivamente direttore dello stesso settimanale. Poi inviato speciale del Corriere della Sera. La questione italiana e la tattica del fronte unico discusse a Mosca dal Comintern (intervento di Terracini e dure critiche di Lenin) (pag 56-57)”,”PCIx-008-FMP” “TERRACINI Umberto, a cura di Pasquale BALSAMO”,”Come nacque la costituzione. Intervista di Pasquale Balsamo.”,”Pasquale Balsamo è nato a Foggia nel 1924. Iscritto al partito comunista nel 1943, ha preso attivamente parte alla guerra di liberazione. Come giornalista ha collaborato per molti anni all’ ‘Unità’ e a ‘Vie Nuove’ ed è stato direttore di una rivista specializzata.”,”PCIx-007-FPB” “TERRANOVA Ferdinando”,”Il potere assistenziale.”,”””Il corteggiamento delle plebi, il loro controllo, passa attraverso iniziative di plateale paternalismo. Accanto alla distribuzione di frumento e di pane, alle provvidenze non strettamente alimentari, come la concessione di partecipare ai giochi dell’Arena, i patrizi riesumano un istituto delle popolazioni celtiche quale quello delle “”clientela”” secondo il quale “”i deboli bisognosi di protezione e di soccorso si ponevano sotto l’egida di un capo possente e ne divenivano clienti. Il complesso degli uomini protetti così da un capo era detto ‘clan’. Il capo provvedeva ai bisogni dei suoi clienti e li proteggeva in ogni circostanza. A loro volta i clienti, pur rimanendo liberi seguivano il loro patrono nella buona e nella cattiva ventura, lo accompagnavano alla guerra e, occorrendo, combattevano con lui anche in tempo di pace”” (6). A Roma, l’istituto della clientela è il “”patronato legale”” col quale si assicura ad intere famiglie la protezione dei patrizi che si avvalgono di tale istituto per costituire una propria corte personale, per rastrellare suffragi nel Foro, nonché per difendere la propria persona fisica da eventuali aggressori. Questi pretoriani dei patrizi prendono il nome di “”ladroni””.”” (pag 30) (6) A. Lo Monaco-Aprile, ‘La solidarietà umana nella sua evoluzione storica’, cit., p. 28″,”ITAS-180″ “TERRAY Emmanuel”,”Clausewitz.”,”CLAUSEWITZ (1780-1831). TERRAY è un antropologo alla EHESS. Tra i suoi libri ‘La politique dans la caverne’ (1992), ‘Une passion allemande’ (1994) e ‘Ombres berlinoises’ (1996).”,”GERQ-030″ “TERRAY Emmanuel”,”Il marxismo e le società primitive.”,”Molto spazio agli studi di L.H. Morgan, Claude Meillassoux e Charles Darwin Edizione francese originale: ‘Le marxisme et les sociétés primitives’ ‘Sulle origini delle società esiste un libro decisivo, ancora una volta scoperto da Marx’ “”Di fronte a corrispondenze tanto numerose e precise saremmo tentati di chiudere l’istruttoria e concludere che il «genio» di Morgan sta nell’aver esteso all’evoluzione umana i concetti elaborati da Darwin per spiegare l’evoluzione naturale. Nell”Origine della specie’, Darwin ha costruito un modello di evoluzione: l’accumulazione delle variazioni favorevoli sotto la pressione della selezione naturale e della lotta per la vita, e Morgan non avrebbe fatto altro che trasferire tale modello nel campo della storia. Tuttavia alcuni indizi ci mettono in guardia contro una simile interpretazione. Anzitutto un indizio esterno: l’ammirazione di Marx ed Engels per l’opera di Morgan. Secondo Emile Bottigelli (30), Marx lesse ‘Ancient Society’ tra il dicembre del 1880 e il marzo del 1881 e non prese meno di novantotto pagine di appunti. In una lettera a Kautsky, datata 16 febbraio 1884, Engels parla di ‘Ancient Society’ in questi termini: «Sulle origini delle società esiste un libro decisivo, decisivo come l’opera di Darwin per la biologia, e naturalmente ancora una volta è stato scoperto da Marx: è ‘Ancient Society’, scritto da Morgan nel 1877. Marx me ne ha parlato, ma allora io avevo altre cose per la testa ed egli non insistette, anche se ciò gli avrebbe fatto piacere, poiché voleva diffondere lui stesso quest’opera tra i tedeschi, come risulta dai suoi estratti molto particolareggiati. Morgan, scrivendo il suo libro, ha riscoperto spontaneamente la concezione materialistica della storia di Marx; e le sue conclusioni relative alla società attuale sono dei postulati assolutamente comunisti. Per la prima volta la ‘gens’ romana e greca trova una spiegazione completa in quelle dei selvaggi, in particolare degli indiani d’America; ciò offre una solida base alla storia primitiva (31)». Sette anni dopo, l’entusiasmo di Engels non si sarà raffreddato; rievocando, nella prefazione alla quarta edizione dell”Origine della famiglia’, la scoperta della nazione irochese fatta da Morgan, Engels scrive: «Questa riscoperta della ‘gens’ originaria matriarcale come stadio anteriore della ‘gens’ patriarcale dei popoli civili, ha per la storia delle origini la stessa importanza che ha la teoria dell’evoluzione di Darwin per la biologia e la teoria del plusvalore di Marx per l’economia politica» (32). E’ difficile immaginare un elogio più caloroso. Ora, sappiamo da altre fonti che, dopo la pubblicazione dell”Origine della specie’, numerosi pubblicisti si sforzano di estendere alla storia umana le concezioni di Darwin, e sappiamo anche con quale vigore Marx ed Engels condannassero questi tentativi. Il 27 giugno 1870 Marx scrive a Kugelmann: «E’ che Lange ha fatto una grande scoperta. Tutta questa storia deve essere subordinata a una sola grande legge naturale. Questa legge della natura è la ‘frase fatta’ (l’espressione di Darwin così usata diventa una semplice frase) [struggle for life], [la lotta per la vita] mentre il contenuto di questa frase è la legge maltusiana della popolazione o ‘rather’ [piuttosto] della sovrappopolazione. Invece dunque di analizzare la ‘struggle for life’ quale si manifesta storicamente nelle diverse forme sociali determinate, non si trova niente di meglio che convertire ogni lotta concreta in una formula: ‘struggle for life’, e di sostituire questa stessa formula con le “”elucubrazioni maltusiane sulla popolazione””. Bisogna ammettere che si tratta di un metodo efficacissimo… per ignoranza e torpore mentale, pretenzioso, sufficiente e che si spaccia per scienza» (33)”” [Emmanuel Terray, ‘Il marxismo e le società primitive’, Roma, 1971] [(30) E. Bottigelli, Introduzione a F. Engels, “”L’Origine de la Famille, de la Propriété et de l’Etat””, Editions Sociales, Paris, 1964, p. 10; (31) Citato da E. Bottigelli, op. cit., p. 10; (32) F. Engels, Prefazione alla quarta edizione dell”Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Ed. Rinascita, Roma, 1950, p. 22; (33) Marx-Engels, ‘Lettere sul Capitale’, Samonà e Savelli, Roma, 1969, pp. 32-33]”,”TEOC-741″ “TERSEN Emile”,”Histoire contemporaine après 1789.”,”Emile TERSEN è stato Professore agregé di storia al Liceo Lakanal.”,”FRAD-024″ “TERZAGHI Nicola”,”Miti e leggende del mondo greco-romano.”,”‘Omne tulit punctum, qui miscuit utile dulci, / lectorem delectando pariterque monendo.’ Ha raggiunto la perfezione chi ha saputo unire l’ utile al dilettevole. (Orazio, Ars Poetica, 343). E’ una massima sull’ educazione e istruzione dei giovani. Secondo Orazio si raggiunge la serenità quando si trovano interessanti e piacevoli le cose utili (come il lavoro). “”Meti, divinità inghiottita da Giove, che poi fece uscire dal proprio cervello Minerva armata. Minerva (Athèna), figlia di Zeus, dal cui capo era nata tutta coperta da una splendente armatura. Dea della sapienza e delle arti; protettrice di Atene. Le erano sacri la civetta e l’ olivo. Ad Atena si faceva ogni anno una processione in suo onore.”” (pag 221) (geagea.com) La differenza fra dèi e uomini si coglie innanzi tutto in rapporto alla necessità. Gli uomini la subiscono soltanto, gli dèi, oltre a subirla, la usano. Erano stati Gea e Urano a mettere in guardia Zeus da quella figlia che Meti (o Metide, prudenza, saggio consiglio), la prima moglie del re degli dei, avrebbe, da lì a poco, dato alla luce. Suggerirono a Zeus di non farla nascere per evitare che qualcun altro degli dei potesse conquistarsi la dignità di supremazia nell’Olimpo e soppiantarlo dal trono. Era destino infatti che da Meti dovessero nascere due figli estremamente saggi: Atena, la fanciulla simile al padre per coraggio e saggezza ed Efesto, il fanciullo “”prepotente”” capace di soppiantare Zeus nel ruolo di sovrano. Così quando Meti stava per dare alla luce Atena, Zeus cercò di distrarre con belle parole la dea e, prima che ella potesse partorire, inghiottì Meti, affinchè ella escogitasse solo per lui il bene ed il male. Ma il tentativo fu inutile perchè Atena balzò fuori dalla testa del padre con un grido che risuonò così forte da far rabbrividire persino il Cielo e la Madre Terra. La fanciulla dagli occhi di gufo fece tremare l’Olimpo appena fu nata e il mare si gonfiò tanto da formare onde rosse e tanto fu lo splendore, anche se terrifico, dell’evento, che Zeus, quando la vide, non potè fare a meno di rallegrarsene. Atena, la vergine guerriera, occupò, da Omero in poi, il secondo posto accanto al padre. Il suo occhio è capace di scorgere da lontano l’ imprevedibile per poterlo far rientrare nelle leggi formulate. E’ ad Atena che l’uomo deve l’arte della scienza, della matematica, della logica, dove, come suggerisce Aristotele, “”una conclusione non può essere altrimenti”” perchè discende necessariamente dalle premesse dei processi deduttivi. Nell’universo di Atena, a cui si conferisce lo strumento della ragione, non entra tutto ciò che è emotività, istinto, e quant’altro possa disturbare la calma cristallina che richiede la lucidità intellettuale. Non può concederselo, presa com’è a fornire strumenti per il bene di tutta la polis. Nella mitologia greca vi sono entità che sono al di sopra degli dei stessi; una, ad esempio, è Ananke (la Necessità) che, pur prendendo a seconda dei casi vari nomi, non viene mai rappresentata. La Necessità, che secondo Platone è uno dei principi primi, nel mito rappresenta la “”causa errante””, ciò che, per sua natura, è incostante, anomalo, che non può essere previsto; ma è anche forza, movimento, cambiamento inteso, principalmente, nel lato negativo dell’irregolarità e dell’inintellegibilità. L’operare erratico di Ananke è sempre presente e non viene sopraffatto mai dalla ragione perchè questa non riesce mai a persuaderla del tutto. Nell’etimologia del termine Ananke si trovano tracce in moltissime lingue e quasi in tutte il significato primitivo rimanda a “”qualcosa che stringe””, d’angusto, tanto che proprio da questo termine derivano i termini angoscia, ansia, ossia termini associabili al dolore. Necessità è anche ciò che non può non essere. Ananke ha, stranamente, una parentela molto stretta con Atena, la dea che, come abbiamo visto, mal sopporta tutto ciò che entra in conflitto con l’ordine. Atena, ricordiamo, è anche colei che dà le norme, i canoni secondo i quali la polis gestisce se stessa. La stranezza cade se si tiene conto che gli dei nella mitologia sono figure archetipiche, proiezioni dell’interiorità umana espresse per mezzo di queste rappresentazioni. J.Hillman nota come queste immagini della mitologia greca siano accomunate da una caratteristica: tutte presentano un certo grado di infirmitas, ovvero di malattia. L’essere anch’essi affetti da una patologia, li rende ancor più fatti a immagine e somiglianza degli esseri umani. A differenza del Dio di Abramo, questi dèi sono imperfetti. Proprio per la mancanza di questa peculiarità Dio, che per definizione è l’Essere perfettissimo, sarebbe, secondo Hillman, morto. A decretarne la morte sarebbe dunque proprio questo stato di “”salute””, una salute che lo ha fatto letteralmente scoppiare e, aggiunge sempre Hillman, se qualcuno volesse riportarlo in vita dovrebbe restituire a questo Dio quelle patologie che abbiamo invece, per tradizione, accollato al demonio dando vita così ad una scissione e contrapposizione. L’uomo ha prima tentato invano di essere degno di questo Dio, cercando di estromettere da sè quell’infirmitas che lo contraddistingue, poi resosi conto dell’impossibilità dell’impresa, ne ha annunciato la morte. Anche Atena sembrerebbe a prima vista, sotto certi aspetti, somigliante al Dio di Abramo, ma così non è: anche la dea che offre la ragione e che suggerisce all’uomo le virtù da perseguire ha la sua dose di infirmitas. Atena, detta certo le norme che regolano il vivere civile, e lo fa tenendo conto del bene della totalità degli uomini, ma, necessariamente, questa è una totalità astratta, poichè le norme appartengono, per forza di cose, al mondo idealizzato. Se da un lato può essere politicamente vantaggioso trasformare gli interessi di pochi in principi obiettivi, dall’altro lato ciò può essere pericoloso nella misura in cui diventa difficile distinguere cosa sia virtù e cosa tirannia nell’assolutezza delle norme poste dalla dea. E’ qui il lato patologico della dea Atena: l’irrigidimento delle leggi ed il rifiuto di ciò che è definito anomalo. L’infirmitas è, rispetto alla legge, ciò che è anomalo. Il parallelo con una delle dinamiche interiori dell’uomo è evidente: la nevrosi, l’infirmitas emerge proprio quando l’individuo, che con fatica ha ordinato dentro se stesso il mondo e quindi il suo essere nella realtà, non accoglie quelle istanze nuove che in lui sono venute sviluppandosi. L’io, irrigidito dalle sue stesse “”leggi””, ritiene una o più parti di sè “”anomale””. Così come per Atena, anche per l’uomo giunge Ananke, la necessità, che apre una “”crepa nell’armatura della dea guerriera””, è la crepa che insinua il dubbio in Atena, è la falla fatale alla norma da sempre perseguita. Questa falla, opera della Necessità, porta con sè il sintomo dell’angoscia. L’infirmitas denuncia allora come il mondo, pure ordinato sapientemente dal logos, non possa più reggersi; le risposte fin qui date, la lettura stessa del mondo non è ad un tratto più valida. L’angoscia esistenziale riapre quindi il dialogo riproponendo la domanda: perchè? Che senso ha? Questi interrogativi, che comportano anche momenti di stasi, rimettono in gioco le istanze fin qui collocate in un determinato “”luogo””: ritorna l’aborrito caos che richiede nuova creatività. E’ questo l’atteggiamento religioso in senso stretto, se ci richiamiamo all’etimo religo, mettere insieme, cercare un senso, darci una visione che per quanto provvisoria è una necessità dell’uomo. Il movimento creativo viene quindi dato da due elementi fra loro apparentemente contrapposti e apparentemente inconciliabili: l’irrazionalità e la ragione che accetta di rivedere le proprie convinzioni per cercare nuove risposte che siano più adeguate al qui ed ora. Intanto Atena, la bella dea dal candido viso, in posizione eretta, scruta l’orizzonte, per essere pronta ad intervenire e salvaguardare l’uomo, ma consapevole che Ananke errante, ancora e ancora si ripresenterà per costringerla a riformulare nuove risposte in attesa di nuove domande. Maria Campolo”,”STAx-152″ “TERZAN Pietro”,”La Lega Spartaco nella rivoluzione tedesca.”,”””Non è giusto dipingere la Lega Spartaco come un piccolo gruppo di persone che non possedeva nessun tipo di presa sugli eventi. Importante era il legame d’alleanza con l’ala sinistra degli indipendenti, con i delegati rivoluzionari e alcuni gruppi dell’estrema sinistra. Un punto debole fu sicuramente l’intransigenza politica che non permise nessun compromesso con i maggioritari e i loro alleati, d’altro canto però questa posizione era reciproca. Il governo per calmare la situazione prodotta dalle rivendicazioni dei consigli sulla socializzazione, che portò in grossi distretti industriali all’azione diretta del proletariato, in particolare nella Ruhr dove furono catturati gli industriali Stinnes e Thyssen, decise di nominare una commissione per la socializzazione. La commissione iniziò i suoi lavori il 5 dicembre 1919 ed era composta da economisti, industriali, socialdemocratici come Kautsky e Hilferding e addirittura il proprietario di un grande trust della AEG. L’11 dicembre venne pubblicato un resoconto programmatico dei lavori : “”La socializzazione dei mezzi di produzione non potrebbe aver luogo se non dopo un lungo processo di riorganizzazione dell’economia. La prima condizione è la ripresa della produzione (…) bisogna mantenere l’organizzazione precedente. Allo stesso modo, il rilancio dell’industria esige il mantenimento e lo sviluppo dei crediti: le banche di credito devono dunque adempiere alla loro funzione senza alcun indugio”” (19). Bastano queste poche righe per comprendere la manovra fittizia di un governo che non era intenzionato ad avviare nessuna reale nazionalizzazione o socializzazione”” (pag 27) [(19) G. Badia, La lega spartachista, p. 173] Il congresso per la fondazione del KPD iniziò i lavori il 30 dicembre 1918 e li concluse il 1° gennaio 1919. Tutte le sedute si svolsero a Berno nelle sale del Parlamento prussiano. Con i suoi quasi cento delegati, il partito constatava di avere numerosi vuoti in città importanti come Hannover o Kiel e nessun delegato dalle campagne. Causa malattia non riuscirono a partecipare Klara Zetkin e Franz Mehring. Gli ordini del giorno affrontati nel congresso furono i seguenti: Crisi dell’USPD (Karl Liebknecht), Assemblea nazionale (Paul Levi), Programma e situazione politica (Rosa Luxemburg), Organizzazione (Hugo Eberlein), Lotte economiche (Paul Lange), Conferenza internazinale (Hermann Duncker)”” (pag 28) Noske (comandante supremo delle forze militari) autore della repressione col pugno di ferro, sugli avvenimenti del 5 gennaio a Berlino scrisse nelle sue memorie: “”Se quel giorno i capi di tutta quella folla avessero saputo esattamente da che parte andare, avrebbero preso Berlino”” (25) (25) G. Badia, La Lega spartachista, p. 208 Citato nella breve bibliografia il volume di Massimo Bontempelli e Ettore Bruni ‘Storia e coscienza storica. Il Novecento’, Milano, Trevisini editore, 1998 (libro scolastico)”,”MGER-002-FGB” “TERZI Andrea”,”La moneta.”,”Andrea Terzi insegna Economia nel Franklin College Switzerland di Lugano ed Economia monetaria nell’Università cattolica di Milano. É autore di numerosi saggi in tema di economia e finanza.”,”ECOI-134-FL” “TERZIAN Pierre”,”L’étonnante histoire de l’Opep.”,”Pierre Terzian è nato nel 1948 da una famiglia armena di Bourj Hammoud, Libano. Dopo aver studiato filosofia all’Università di Beirut, ottiene un dottorato in economia petrolifera dell’Università di Parigi. La sua carriera di giornalista e di economista petrolifero lo conduce a scrivere articoli per molti periodici e quotidiani tra cui il ‘Financial Times’ (1975-76). E’ stato anche direttore del Centre Arabe d’Etudes Pétrolières. Ha pubblicato pure ‘Prix, Revenu et Contrats Pétrolièrs’ (1982) Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, Opec Opep”,”PVSx-077″ “TESORO Marina”,”I repubblicani nell’ età giolittiana.”,”Il ‘nuovo’ partito repubblicano si costituisce formalmente il 21 aprile 1895. Arcangelo GHISLERI è uno di ‘padri fondatori’.”,”ITAA-051″ “TESSANDORI Vincenzo BOFFANO Ettore”,”Il procuratore. Gian Carlo Caselli un giudice tra mafia e terrorismo.”,”TESSANDORI (Lucca, 1943) e BOFFANO (Genova, 1954) sono giornalisti, il primo è anche autore di libri.”,”ITAC-015″ “TESSANDORI Vincenzo”,”Br. Imputazione: banda armata. Cronaca e documenti delle Brigate rosse.”,”””Referendum. Trentasette milioni di italiani, domenica 12, nel segreto dell’ urna decidono se il divorzio, di recente istituzione, sia accettato e gradito alla maggioranza, se il paese è maturato. Per settimane è stato detto che il rapimento di Sossi aveva, fra gli altri, anche lo scopo di alterare l’ esito del confronto elettorale, favorendo gli antidivorzisti. I “”no””, i voti cioè che respingono l’ abrogazione, supereranno nettamente il limite di maggioranza. E una volta di più previsioni, forse più interessate che preoccupate, verranno seccamente smentite.”” (pag 175)”,”ITAC-090″ “TESSARI Roberto”,”Alberto Moravia. Introduzione e guida allo studio dell’ opera moraviana. Storia e antologia della critica.”,” “”Attraverso ‘Il mondo è quello che è’, Moravia, con uno scarto (nei confronti di ‘Beatrice Cenci’) tanto violento da rivelare un’ implicita coscienza della vacuità di quel primo tentativo, realizza davvero un teatro incentrato sulla parola. Non ne scaturisce una tragedia: ma una farsa borghese. E, nei limiti della farsa, valendosi della duplice tensione d’ un intrigo sentimentale e d’una comicità affidata ai giochi linguistici e al loro assurdo, l’ autore riesce ad esprimere una tesi ironica sia nei confronti d’ un certo tipo di intellettuale specialista della parola (assai in auge negli anni Sessanta) sia nei confronti d’ una certa ipocrisia borghese che si vale anche della parola per i propri interessi. Non è, comunque, un “”dramma della parola””, bensì un dramma di parole sulla parola: una commedia di impronta illuminista (basti pensare alla fortuna della figura del “”filosofo”” nel teatro francese del Settecento), dove il discorso sul linguaggio non si traduce in una struttura scenica atta a dimostrarne la vacuità (come la Cantatrice calva di Ionesco) ma si esplica in una volgarizzazione delle tesi di Wittgenstein.”” (pag 138-139)”,”ITAB-200″ “TESSARI Alessandro”,”Scienza e materialismo dialettico.”,”Recensione del volume collettuaneo (saggi di Giorello, Bellone, Tagliagambe, Geymonat) ‘Attualità del materialismo dialettico’ (Ed. Riuniti, 1974)) Rilettura di Lenin proposta da Giorello per enucleare la proposta di un materialismo dialettico capace di spiegare lo sviluppo quantitativo delle scienze, rifiutando ogni suggestione di tipo irrazionalistico (pag 117) Bellone sui presupposti materialistici nel realismo dei fisici (pag 117) Tagliagambe sul ‘concetto di realtà fisica’ (pag 120) Geymonat tenta una sistesi teoretica tra marxismo e scienza (pag 122)”,”TEOC-017-FB” “TESSARI Alessandro; BOLOGNINI Renato”,”Lenin e le scienze (Tessari); Gramsci e la «questione religiosa».”,”Il libro di Lecourt si incentra sul testo leniniano ‘Materialismo ed empiriocriticismo’. L’opera è stata tradotta in Italia da F. Fistetti. Lecourt rifiuta l’interpretazione ‘diamatistica’ (Diamat, Urss) Recensione del libro di H. Portelli ‘Gramsci et la question religieuse’, Anthropos, 1974″,”LENS-005-FGB” “TESSITORE Fulvio ROSSI Pietro e altri scritti di Diodato CARBONE Giuseppe MARTINI Gabriele DE-ROSA Ettore LEPORE Raoul MANSELLI Romeo DE-MAIO Bruno PARADISI Paolo UNGARI Giuseppe FISCHIETTI Amelio TAGLIAFERRI Alexander GIEYSZTOR Luigi DE-ROSA Felipe RUIZ-MARTIN Carlo PONI Federico MELIS Michele MONACO Leonardo BENEVOLO Giuseppe FREDIANI Antonio MARONGIU Aurelio MENNA Cesare DE-SETA Ettore LEPORE Paolo ROSSI Aurelio MUSI Antonino DRAGO Giuseppe GALASSO Salvatore BONO ldebrando IMBERCIATORI Giuseppe FREDIANI Stuart WOOLF Massimo LIVI-BACCI Cesare SEGRE Gustavo JACONO Alberto CARACCIOLO Mario DONZELLI Pietro PIOVANI”,”Nuovi metodi delle ricerca storica.”,”Discorsi inaugurali di Diodato CARBONE, Giuseppe MARTINI, Gabriele DE-ROSA. Relazioni e dibattiti: Fulvio TESSITORE, Pietro ROSSI, Ettore LEPORE relazione e intervento (i), Raoul MANSELLI (i), Romeo DE-MAIO (i), Bruno PARADISI, Paolo UNGARI (i), Giuseppe FISCHIETTI (i), Amelio TAGLIAFERRI (i), Alexander GIEYSZTOR, Giuseppe MARTINI, Roaul MANSELLI, Luigi DE-ROSA (Congiuntura, sviluppo e cicli economici), Felipe RUIZ-MARTIN (i), Carlo PONI (i), Federico MELIS (Banche, trasporti e assicurazioni), Michele MONACO (i), Leonardo BENEVOLO, Giuseppe FREDIANI (i), Antonio MARONGIU (i), Aurelio MENNA (i), Cesare DE-SETA (i), Ettore LEPORE (i), Paolo ROSSI, Aurelio MUSI (i), Antonino DRAGO (i), Giuseppe GALASSO, Salvatore BONO (i), Ildebrando IMBERCIATORI, Giuseppe FREDIANI (i), Stuart WOOLF (i), Massimo LIVI-BACCI, Alessandro GIEYSZTOR (i), Cesare SEGRE, Gustavo JACONO (i), Alberto CARACCIOLO (i), Mario DONZELLI (i), Pietro PIOVANI (i).”,”STOx-023″ “TESSITORE Fulvio”,”Filosofia, storia e politica in Vincenzo Cuoco.”,”Cuoco e il catonismo politico degli italiani (pag 315) Platone in Italia (pag 337) Fondo RC TESSITORE Fulvio (Napoli, 1937) è dal 1965 ordinario di storia della filosofia. Preside di facoltà per vent’anni, è stato, dal 1993 al 2001 rettore dell’ università di Napoli Federico II. Attualmente (2002) è senatore della Repubblica. Accademico dei Lincei è interesato particolarmente alla cultura storica e filosofica tedesca dal Settecento al Novcento e al pensiero filosofico, storico e politico italiano dall’ Ottocento al Novecento.”,”STOx-119″ “TESSITORE Fulvio”,”Nuovi contributi alla storia e alla teoria dello storicismo.”,”Cuoco, bilancio della rivoluzione napoletana. “”””La nostra rivoluzione era una rivoluzione ‘passiva’””, riassume Cuoco e specifica la sua definizione. Fu passiva perché “”le idee della rivoluzione di Napoli””, che avrebbero “”potuto essere popolari”” a condizione di “”trarle dal fondo istesso della Nazione””, furono invece ricavate da una costituzione straniera e dunque diversa, nata per altre esigenze, in altra situazione. Si determinò così allora un contrasto tra “”la volontà generale””, “”ossia la legge”” (dice Cuoco) e la “”volontà privata””, a danno dell’ “”interesse comune””, che è quanto solo dà forza ai movimenti di opinioni, preparatori della rivoluzione. La rivoluzione si ebbe per chi non ne aveva bisogno (le classi colte) e non per chi ne necessitava (il popolo). Non bisogna, però, credere, che, così argomentando, Cuoco incolpi di astrattezza i rivoluzionari, i pochi che avevano voluto e giustamente voluto la rivoluzione. Ciò che egli rimprovera loro non è di aver voluto la rivoluzione, ma di non averla saputa volere, nonostante che, “”se lo stato della nostra Nazione presentava grandi ostacoli, offriva d’altra parte grandi risorse per menare avanti la nostra rivoluzione””””. (pag 94-95)”,”FILx-387″ “TESSITORE Fulvio a cura, saggi di PIOVANI P. LUGARINI L. GIANNATIEMPO A. MASULLO A. DE-GIOVANNI B. BOBBIO N. NEGRI A. CESA C. BODEI R. VERRA V. ROSSI P. SICHIROLLO L. BISCIONE M. SEMERARI G. FABRO C. BADALONI N. COLLETTI L. GARIN E. OLDRINI G. BELLEZZA V.A. CUBEDDU I. MARINI G. TESSITORE F. VATTIMO G. BARTOLOMEI G. SANTUCCI A. ANGELINO C. CARACCIOLO A. CACCIATORE G.”,”Incidenza di Hegel.”,”Contiene due saggi sul rapporto Hegel-Marx: – N. Badaloni, L’idea hegeliana del conoscere ed il rapporto Hegel-Marx (pag 565-592) – L. Colletti, Il Marxismo e la “”Filosofia della Storia”” di Hegel (pag 593-624)”,”HEGx-003-FL” “TESSITORE Fulvio”,”Introduzione a Lo storicismo.”,”Ranke. «La storia come ogni altra scienza – dice il frammento d’introduzione al corso del 1845 sulla ‘Storia del nostro tempo, a partire dal 1815′ (50) – non è mai compiuta. Essa è la violenza nelle cose, nei grandi interessi dai quali gli uomini ricavano i loro impulsi. Il movimento è quasi più nel loro contrasto che in questa ricerca definita». Gli fa eco un’osservazione degli anni Trenta: «Quanto più procediamo tanto più è difficile raggiungere veramente la totalità» (51)”” (pag 71-72) [(50) Ranke, Vorlesungseinleitugen’, in ‘Aus Werk und Nachlass, IV, a cura di V. Dotterweich e W.P. Fuchs, Munchen-Wien 1975; p. 160. Di questo scritto esiste una traduzione italiana in L. Ranke, ‘Lutero e l’idea di storia universale’, a cura di F. Donadio e F. Tessitore, Napoli, 1986, p. 213; (51) Id., Über die Epochen der neueren Geschichte’, in Aus Werk, cit., II, a cura di Th Schieder e H. Berding, Munchen-Wien 1971 (trad. it, ‘Le epoche della storia moderna’, cit., p. 283) Treccani: storicismo Dizionario di filosofia (2009) storicismo: Movimento filosofico che, a partire dalla metà del 19° sec. fino agli anni fra le due guerre mondiali, ha posto l’accento sull’irriducibilità della conoscenza storica a leggi universali e necessarie, come quelle tipiche delle scienze naturali, giungendo, nei suoi esiti più rappresentativi, a proclamare la superiorità della conoscenza storica su quella delle altre discipline, in quanto soltanto tale conoscenza sarebbe capace di cogliere gli aspetti individuali e i valori che costituiscono l’essenza più profonda della vita e della realtà spirituale, e, in partic., il suo continuo mutare, il suo irriducibile dinamismo. Lo s. si è affermato soprattutto in Germania e in Italia, ma secondo linee di sviluppo piuttosto differenti. Le premesse romantiche. Il termine è già presente e in uso fra i romantici dell’Athenaeum. Nello s. sono state spesso fatte rientrare anche la concezione della storia di Hegel, che vedeva nella storia la manifestazione dell’Assoluto, e quella di Marx, che, partendo dalla visione di Hegel, sviluppò una concezione materialistica della storia, scandendo il progresso storico secondo fasi legate allo sviluppo della struttura economica. Per gli stessi motivi, la Scienza nuova (1a ed. parziale 1725, 2a ed. completa 1744) di Vico è stata considerata un’opera che ha precorso lo storicismo. Ma si tratta di un uso generale e improprio del termine. Lo s. in senso stretto nasce dalle discussioni filosofiche alle quali dette luogo la grande storiografia tedesca del 19° sec., e in partic. quella di Ranke e di Droysen (del quale è da ricordare, in questo contesto, il fondamentale Sommario di istorica, 1868). Il fondatore: Wilhelm Dilthey. Il vero iniziatore della corrente è da individuarsi in Dilthey, che, prendendo le mosse dalla polemica antipositivistica di Droysen, ne riprese e sviluppò il concetto di «comprensione». Nella Einleitung in die Geisteswissenschaften (1883; trad. it. Introduzione alle scienze dello spirito), in un quadro fortemente kantiano, anche se nel suo pensiero fortissima è anche l’influenza di Hegel, Dilthey distinse radicalmente le scienze naturali e le scienze dello spirito (che oggi chiameremmo piuttosto «scienze umane») in base al loro metodo: non l’oggetto distingue i due gruppi di discipline, ma il diverso rapporto che con esso istituisce il ricercatore e le diverse connessioni che ne scaturiscono. Applicando i principi di quella che egli denominò «psicologia descrittiva», Dilthey distinse gli oggetti naturali da quelli psichici in base al seguente criterio: i primi appartengono a un’esperienza esterna, cioè a dati che la nostra mente costruisce come «fuori» da sé stessa, e quindi come qualcosa di «diverso dal Sé»; i secondi invece rappresentano stati interni, cioè «sono stati emotivi, come anche gli atti del pensiero e della volontà» (Studien zur Grundlegung der Geisteswissenschaften, 1905-10; trad. it. Per una fondazione delle scienze dello spirito). Base della psicologia generale, questi stati costituiscono l’esperienza interna, momento di autoconoscenza che Dilthey fa risalire a Marco Aurelio e ad Agostino e vede svilupparsi fino all’ermeneutica romantica di Schleiermacher e al Faust di Goethe. L’esperienza interna, in quanto capacità di rivivere un oggetto dall’interno, di «comprendere» (Verstehen) un’esperienza (Erlebnis), è dunque una modalità di conoscenza radicalmente diversa da quella delle scienze naturali, che si basano sull’esperienza esterna e, con le leggi universali e necessarie a cui mettono capo, non fanno altro che «spiegare» (Erklären), cioè istituire connessioni estrinseche fra dati obiettivi, che restano completamente altri, separati dal soggetto. In questo modo, la storia, così come tutti i prodotti della cultura provenienti dall’interiorità, veniva nettamente distinta come il campo delle scienze dello spirito, nelle quali vige un principio di comprensione che implica la capacità psicologica di «rivivere» la singolarità dell’esperienza storica che si esamina. Weber e Simmel. La costruzione di Dilthey lasciava aperto il problema del carattere propriamente scientifico della conoscenza storica: se essa si legava a un «comprendere» di eventi interiori e irripetibili, comprendere che era operato da un soggetto storico singolare e storicamente situato, non rischiava così di disperdersi in un’infinità di interpretazioni individuali? Weber, specialmente nei saggi di riflessione metodologica e filosofica con cui accompagnò la sua attività di storico e di sociologo (Gesammelte Aufsätze zur Wissenschaftslehre, 1922; trad. it. parziale Il metodo delle scienze storico-sociali), cercò di fondare in modo diverso la scientificità della disciplina storica, rifiutando lo psicologismo diltheyano e reintroducendo la spiegazione mediante cause e principi generali in campo storico. In partic., è assai rilevante la dottrina del «tipo ideale»: certamente, anche per Weber nel campo della storia e della sociologia non sono applicabili categorie generali come quelle di spazio e di tempo, e la stessa causalità deve assumere una veste non meccanica, ma ciò non significa che si debba rinunciare al momento astratto della conoscenza, alla costruzione di modelli. Il «tipo ideale», concezione in cui di nuovo si fa sentire l’influenza di Goethe, è un modello astratto di una certa entità storica, per es., del capitalismo, che non è pienamente realizzato da nessuna delle sue ricorrenze concrete, ma che permette di evidenziare i tratti specifici del fenomeno studiato e di operare un’ampia correlazione fra esempi diversi di esso, costituendo così un tipo di astrazione valida per le scienze dello spirito. Weber prendeva così convincentemente le distanze dal relativismo, con una concezione che, pur privando di certezze assolute le scienze dello spirito, forniva tuttavia a esse la garanzia di un’obiettività entro certi limiti perseguibile (e il complesso della sua opera storiografica e sociologica sta a dimostrare la fecondità di tale assunto). Ben diverso era l’orientamento di Simmel, la cui riflessione si indirizzava, a partire da Die Probleme der Geschichtsphilosophie (1892; trad. it. I problemi della filosofia della storia ), lungo i passi di Dilthey: ne accettava lo psicologismo e la netta distinzione fra scienze della natura e scienze dello spirito, proprio per il carattere individualizzante delle seconde e ne accentuava radicalmente il relativismo. Nel seguito della sua evoluzione, dopo un periodo in cui si avverte l’influenza della fenomenologia di Husserl e dunque la riaffermazione del carattere non relativo dei valori, Simmel approdava, con la sua opera conclusiva, Lebensanschauung (1918; trad. it. L’intuizione della vita), a una ripresa di tematiche vitalistiche e radicalmente irrazionalistiche (i riferimenti a Schopenhauer e a Nietzsche erano espliciti e ricorrenti) che lo facevano pendere di nuovo nettamente dalla parte del relativismo: egli legava infatti il processo storico a una metafisica della vita come dinamismo continuo e inarrestabile, come flusso puro, che volta a volta si raggela in forme fisse e concluse (un punto in cui sembra avvertirsi ancora un’eco del periodo precedente e dell’influenza di Husserl), ma solo per poi superarle distruggendole, in un processo infinito che non ha scopo al di fuori di sé stesso e che non si cura della stabilità di alcun valore, né tanto meno di quelli dell’uomo, che risulta alla mercé di questa corrente del tutto irregimentabile. La riflessione di Spengler. Già quella dell’ultimo Simmel era una concezione venata di un forte pessimismo per quanto riguarda lo stato della civiltà moderna, vista in preda a una specie di febbrile rincorsa della novità i cui esiti apparivano sempre più radicalmente nichilistici. Con Spengler e con la sua opera Der Untergang des Abendlandes (vol. I, 1918; vol. II, 1922; trad. it. Il tramonto dell’Occidente) pessimismo e conservatorismo fanno blocco in una concezione che si ispira a Schopenhauer, ma anche a Nietzsche, applicando alcuni aspetti del loro pensiero alla realtà storica. Anche nella sua concezione sono presenti i temi diltheyani della «comprensione» dell’Erlebnis come carattere fondamentale delle scienze dello spirito, ma il centro di essa è dato dalla ripresa delle due categorie (a cui aveva dato largo corso nella cultura tedesca Tönnies) di Kultur («cultura») e Zivilisation («civiltà»): la prima è una condizione in cui un popolo costituisce una comunità organica, legata da valori che la rendono coerente e diretta da un centro vitale ispiratore; la seconda è invece la società democratica decadente, legata dallo scambio meramente economico fra parti separate, essenzialmente meccanica e governata non da valori profondamente condivisi, ma da opinioni e mode esteriori. La scelta originale di Spengler è di applicare la concezione morfologica di Goethe al processo storico, visto come una successione di fasi organiche (o di culture) e di fasi meccaniche (civiltà). Questo processo è per l’autore un processo necessario, per cui non è possibile arrestare il progresso della decadenza. Alla base di questa visione, vi è, come in Simmel, ancora una filosofia della vita che, in questo caso, comanda non un processo di sviluppo inarrestabile, benché cieco, ma un processo ciclico. Altra caratteristica della visione di Spengler è il fatto che le singole formazioni storiche sono considerate come vere e proprie strutture: entità chiuse e incomunicabili, ognuna da spiegare e giustificare iuxta propria principia, secondo una concezione radicalmente relativistica che qualche critico ha avvicinato alla concezione delle età storiche rette da episteme e tra loro del tutto eterogenee che, molti anni dopo, Foucault formulerà in una sua notissima opera (Les mots et les choses, une archéologie des sciences humaines, 1966; trad. it. Le parole e le cose). Nella concezione per cui ogni cultura deve inevitabilmente decadere in civiltà e la fase di disgregazione di quest’ultima non può che comportare una rigenerante ricaduta nella barbarie, si avverte in qualche modo l’eco della visione ciclica di Vico, eco che peraltro, nel testo di Spengler, si trova distorta e annegata in una congerie di concezioni biologistiche e razzistiche che presentano non poche affinità con le ideologie conservatrici e con lo stesso nazismo che, non molti anni dopo la pubblicazione dell’opera, avrebbe conquistato il potere in Germania. Troeltsch e Meinecke. Importanti esponenti dello s. tedesco sono anche Troeltsch, di cui giova menzionare, in questo contesto, soprattutto l’opera Der Historismus und seine Probleme (1922; trad. it. Lo storicismo e i suoi problemi), e Meinecke, autore di Die Entstehung des Historismus (1936; trad. it. L’origine dello storicismo). Oltre a difendere, sulla scia di Dilthey, la specificità delle scienze dello spirito in quanto fondate sulla conoscenza dell’individuale e non su leggi universali e necessarie, questi due autori, riprendendo l’impostazione hegeliana, rifiutano di vedere nel corso storico un accavallarsi casuale di forme prodotte da un principio vitale caotico e inconoscibile: per entrambi, è presente nella storia l’Assoluto (o, per dir meglio, dato che i due autori sono cristiani, Dio), che si rivela nelle vicende storiche, permeandole dei suoi valori. Lo storicismo italiano: Croce e Gramsci. Il tema della storia è stato sempre al centro dell’attenzione di Croce, che inaugurò la sua riflessione filosofica con un lavoro che verteva proprio su tale tema (La storia ridotta sotto il concetto generale dell’arte, 1893). In questa memoria il filosofo napoletano imboccava la strada già indicata da Dilthey e dalla cultura tedesca che ne aveva variamente continuato l’opera: netta presa di distanza dal positivismo, e dunque rifiuto di concepire la storia come enunciazione di leggi del tipo di quelle naturali e come spiegazione causale degli eventi. Croce si spingeva, tuttavia, assai più in là e audacemente (il fatto era enunciato già nel titolo) concludeva con l’assimilazione della storia all’arte, insistendo sul suo irriducibile aspetto letterario e narrativo. Attraverso il capitale libro su Vico (La filosofia di Giovambattista Vico, 1911), gli studi su Hegel e Marx e i volumi della filosofia dello spirito, Croce veniva approfondendo e affinando la sua concezione della storia, soprattutto in Zur Theorie und Geschichte der Historiographie (1915; pubbl. in italiano con il titolo Teoria e storia della storiografia), i cui temi fondamentali sono l’irriducibile contemporaneità della storiografia, legata al valore che anima la personalità del ricercatore, e il legame inscindibile fra universale e singolare (in termini vichiani, fra filosofia e filologia) che si attua nella storiografia: poiché se non vi può essere storia senza l’illuminazione delle categorie filosofiche, la filosofia stessa si configura nella sua più profonda essenza come «metodologia della storiografia». Una svolta nella riflessione crociana sul tema della storia è costituita certamente dalla guerra e dall’avvento del fascismo: nel 1938, in un momento in cui la sua lontananza dal regime fascista si è tramutata ormai in una opposizione ferma, anche se meramente intellettuale, Croce scrive la sua opera più importante sull’argomento, La storia come pensiero e come azione, in cui l’esigenza di far argine all’ascesa dei regimi totalitari, non solo in Italia, lo porta a riprendere in modo ancor più preciso una serie di concezioni hegeliane. Nella polemica fra sostenitori di valori sovrastorici (come, per es., Meinecke) e relativisti (come Simmel), Croce prende una terza via: l’esistenza dei valori non è da mettere in discussione, ma essa si colloca nella storia, poiché la storia è «storia della libertà», in quanto espressione di ciò che di più alto ed essenziale vi è nell’uomo. In questo modo, Croce si ricongiungeva alla lezione di Hegel, vedendo nel processo storico l’espressione di un assoluto, ossia postulando che nel corso degli avvenimenti storici fosse individuabile un senso fondamentale e sovraindividuale. Lo s. di Gramsci è assai diverso da quello crociano: egli fu, infatti, fortemente influenzato dal filosofo napoletano, ma anche da un pensatore come Gentile, la cui filosofia dell’atto delineava una visione della storia assai diversa. Per Gramsci lo s. è innanzitutto un tentativo per riformulare in modo nuovo la concezione materialistica della storia di Marx, ma anche di Lenin, dopo la crisi che l’aveva investita alla fine del 19° sec., e che si era accentuata con l’avvento (1925) del fascismo in Italia e con gli eventi politici, soprattutto europei, fra le due guerre. Formatasi nel periodo immediatamente antecedente alla Prima guerra mondiale, la cultura di Gramsci è largamente debitrice al neoidealismo italiano dell’epoca e alla sua netta opzione antipositivistica: così, pur non essendo un nemico della scienza, Gramsci ne adotta l’interpretazione pragmatistica che Croce ne aveva data. Anche la concezione marxista della storia ne risulta assai modificata: la possibilità di individuare leggi storiche, e in partic. di prevedere una vittoria del proletariato sulle basi di tali leggi, appare inficiata dal carattere complesso delle società moderne, e in partic. dal crescente ruolo degli intellettuali, che possono optare a favore dell’una o dell’altra classe sociale, a seconda delle situazioni. Per lo stesso motivo non può più considerarsi valida nemmeno la sottolineatura unilaterale del ruolo dell’interesse economico nel determinare la storia: l’effetto dell’ideologia, l’egemonia ideale e culturale hanno un ruolo essenziale nel far pendere il piatto della bilancia a favore dell’una o dell’altra classe che si combattono. È anche da ricordare la venatura di pessimismo della concezione della storia di Gramsci, compendiata dalla famosa formula del «pessimismo della ragione, ottimismo della volontà». Il pensatore sardo appare assai lontano dall’utopia marxiana dell’abolizione dello Stato e di un’umanità liberata, nella fase comunista, dal fardello del lavoro: l’uomo dovrà sempre dedicare una parte consistente del suo tempo alla cura e allo sviluppo delle forze produttive. All’espressione crociana «s. assoluto» (che per Croce significava una concezione radicalmente storica e immanentistica di tutto il reale) Gramsci attribuisce nei Quaderni del carcere (post., 1948-51; ed. critica 1975) un significato particolare: s. assoluto è per lui solo quello del socialismo marxista, poiché, a differenza dello s. idealista, esso ha portato avanti la concezione storicista del mondo, non considerando più la realtà di una società divisa in classi e caratterizzata dalla disuguaglianza come un dato di natura, immodificabile, ma come un dato radicalmente storico. In Italia, la pubblicazione dei Quaderni, nel dopoguerra, da parte di Palmiro Togliatti, ha dato luogo a una corrente di marxismo storicista e umanista che ha avuto un ruolo importante sia nella cultura del nostro paese sia a livello internazionale, nel quadro della crisi del marxismo stalinista a partire dagli eventi ungheresi del 1956. Gli sviluppi più recenti. Nella seconda metà del 20° sec., le questioni sulla storia che la corrente storicista aveva posto in precedenza hanno continuato a essere ampiamente dibattute, ma in termini fortemente modificati dall’attualità storica e culturale, cioè, per es., dall’irrompere del problema della tecnica come momento sempre più primario dell’esistenza umana, o dal verificarsi di un evento quale la Shoah, che ha reso difficile sostenere ogni concezione che vedesse la storia come animata da un senso. Sul piano culturale, la pubblicazione di The poverty of historicism di Popper nel 1944-45 (trad. it. Miseria dello storicismo) segna una linea netta di demarcazione rispetto al passato, innanzitutto nei paesi anglosassoni, ma poi, gradualmente, in tutti i paesi europei: l’accusa di un legame essenziale fra s. e totalitarismo gettava un’ombra su tutte le concezioni organicistiche («oliste», nei termini di Popper) che si erano succedute negli ultimi centocinquant’anni, anche se l’obiettivo polemico essenziale dell’autore era il marxismo e la sua pretesa di individuare leggi necessarie dello sviluppo storico (pretesa che per Popper è il vero nocciolo dello s.). Inoltre, negli anni Sessanta, l’affermarsi della cultura strutturalista, prima in Francia e poi a livello internazionale, ha comportato una rottura ancora più netta con l’impostazione storicistica e lo stesso può dirsi (salvo rare, interessanti eccezioni) per la filosofia analitica che si è affermata intorno agli stessi anni. Con il graduale declino, negli anni più recenti, di queste ultime correnti, nate prima della caduta del Muro di Berlino (1989) e dunque caratterizzate dalla divisione del mondo nei due campi capitalista e socialista, si è aperta una fase in cui il lascito dello s., che, come si è visto, è assai plurale e non riducibile a una formula semplice e unica, comincia a essere riconsiderato con più distacco e obiettività.”,”STOx-308″ “TESSORE Dag”,”La mistica della guerra. Spiritualità delle armi nel cristianesimo e nell’islam.”,”Dag Tessore, giovane orientalista (2003), si è specializzato in storia della Chiesa, in teologia cristiana e in islamistica, con particolare attenzione alla storia dell’integralismo. Ha scritto una biografia di Gregorio VII (2003) e ha curato le edizioni delle ‘Lettere’ di Carlo Magno (2001) e le ‘Esortazioni al figlo’ di Santo Stefano d’Ungheria (2001). Scrive anche per la rivista ‘Medioevo’. Il libro: non si tratta di un’analisi storica, politica, sociologica del tema ‘guerra santa’, dell’analisi del fenomeno religioso. Osama Bin Laden, Hamas, Hezbollah sono realtà che non possiamo comprendere se non addentrandoci nella loro visione del mondo, che lungi dall’essere determinata da meri interessi nazionalistici o da un gretto e cieco fanatismo, presente profonde radici spirituali. ‘La mistica della guerra’ è un viaggio scabroso alla ricerca della “”spiritualità della guerra”” in molte culture del mondo (spiritualità guerriera della Bibbia e del Corano, dei crociati e dei mujaheddin, dei samurai e dei sacerdoti aztechi…”,”QMIx-002-FAP” “TESTA Antonio”,”Partigiani in Valtrebbia. La brigata Jori.”,”””Gli scontri tra partigiani e nazifascisti erano all’ordine del giorno, tanto che i tedeschi affissero vari cartelli, uno dei quali, molto appariscente, al “”Ponte della Paglia””, con le scritte “”Actung Banditen”””” (pag 121) Scontri con i ‘Mongoli’ (pag 167)”,”ITAR-222″ “TESTA Annamaria”,”La parola immaginata.”,”Annamaria Testa è nata a Milano nel giugno 1953 e lavora in pubblicità dai primi anni ’70. È considerata uno dei più brillanti talenti creativi italiani. Ha realizzato campagne innovative e fortunate tanto da arricchire il linguggio comune di motivi ludici e di intuizioni originali. Nel 1983 ha fondato con due soci la ‘Testa Pella Rossetti’.”,”ITAE-007-FSD” “TESTI Arnaldo a cura, saggi di BLODGETT Geoffrey PLATT Harold L. ISSEL William ROSENZWEIG Roy EWEN Elizabeth WIESEN COOK Blanche LEINENWEBER Charles WYMAN Roger E. MASON BURKI Mary Ann McCORMICK Richard GRAEBNER William VIETOR Richard H.K. CUFF Robert D.”,”L’età progressista negli Stati Uniti 1896-1917.”,”Arnoldo Testi insegna Storia americana nell’Università di Pisa. Sull’argomento ha redatto la voce ‘Progressive Era’ per il mondo contemporaneo. Storia del Nordamerica. Ha pubblicato una lunga ricerca, condotta negli Stati Uniti su fonti d’archivio, Il socialismo americano nell’età progressista, Il Social-Democratic Party del Wisconsin 1900-1920.”,”USAE-015-FL” “TESTI Renzo SPAGGIARI Antonella RUINI Roberto THORDARSON Bruce ZAMAGNI Stefano VIVIANI Mario BARBERINI Ivano MAZZOLI Enea DELBONO Flavio GALLONI Nino BUZZI Franco GOERGEN Renate RICCIONI Giorgio BALDI Carlo MORLEY-FLETCHER Edwin MEADE James NUTI Domenico Mario GRANDI Alfiero BUTERA Federico FERRERO Mario MERLI Alessandro WEITZMAN Martin L. PRODI Romano SALSI Romano PENNACCHI Laura PARLATO Valentino CIAGHI Giuseppe PASQUINI Giancarlo OCCHIOCUPO Nicola SODA Antonio VISCO Vincenzo ELIA Leopoldo CASADEI MONTI Pierpaolo PAGLIARINI Giancarlo RUFFOLO Giorgio BERLINGUER Luigi BIELLI Walter”,”Unipolis. Atti del convegno Cooperative ed Economia Sociale a 150 anni da Rochdale.”,”Enea Mazzoli, presidente di Unipol Assicurazioni vice presidente di Icmif (International Cooperative Mutuale Insurance). Un riconoscimento va anzitutto alla Coop Nordest e al Comitato Promotore del Forum Internazionale ‘Cooperative ed Economia Sociale’: l’avere decisamente contribuito a riaffermare l’attualità, la modernità e il ruolo del movimento cooperativo e dell’Economia Sociale in Italia, mentre le forze politiche e sociali, l’intellettualità italiane continuavano e in parte continuano a trascurare o ignorare i valori profondi e immanenti. Antonella Spaggiari, Sindaco di Reggio Emilia. Bruce Thordarson, direttore generale dell’ACI. Ivano Barberini, presidente Associazione Nazionale Cooperative di Consumo. Nino Galloni, direttore generale alla Cooperazione Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. Franco Buzzi, Presidente ANCPL. Roberto Genco, responsabile ufficio legale Lega Nazionale Cooperative e Mutue. Giorgio Riccioni, presidente Associazione Cooperative di Consumatori del Distretto Adriatico. Carlo Baldi, presidente Reggio Città degli Studi. Edwin Morley-Fletcher, Lega Nazionale Cooperative e Mutue. James Meade, Premio Nobel per l’Economia Christ College, Cambridge. Domenico Mario Nuti, Università La Sapienza Roma e London Business School Londra. Alfiero Grandi, Segretario generale aggiunto Cgil. Federico Butera, ordinario di sociologia dell’organizzazione presso l’Università La Sapienza di Roma; presidente RSO. Mario Ferrero, professore associato di economia politica, facoltà di scienze politiche II (Alessandria), Università di Torino. Alessandro Merli, Il Sole 24 ore. Martin L. Weitzman, Harvard University, Boston. Romano Prodi, Università di Bologna. Romano Salsi, presidente CCPL. Laura Pennacchi, Camera dei deputati. Valentino Parlato, Il Manifesto. Giuseppe Ciaghi, presidente di Famiglia Cooperativa di Pinzolo Trento. Giancarlo Pasquini, presidente Lega Nazionale Cooperative e Mutue. Nicola Occhiocupo, ordinario di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Parma. Antonio Soda, Camera dei deputati. Vincenzo Visco, Camera dei deputati. Pierpaolo Casadei Monti, Senato della Repubblica. Giancarlo Pagliarini Senato della Repubblica. Giorgio Ruffolo, Parlamento Europeo. Luigi Berlinguer, Camera dei deputati. Walter Bielli, Camera dei deputati.”,”ECOS-004-FL” “TESTI Arnaldo”,”Il secolo degli Stati Uniti.”,”Arnaldo Testi insegna Storia americana nell’Università di Pisa. Sull’argomento ha redatto la voce ‘Progressive Eta’ per il mondo contemporaneo. Storia del Nordamerica. Ha pubblicato una lunga ricerca, condotta negli Stati Uniti su fonti d’archivio, Il socialismo americano nell’età progressista, Il Social-Democratic Party del Wisconsin 1900-1920.”,”USAP-009-FL” “TESTI Arnaldo”,”La formazione degli Stati Uniti.”,”Arnaldo Testi insegna Storia americana nell’Università di Pisa. Sull’argomento ha redatto la voce ‘Progressive Eta’ per il mondo contemporaneo. Storia del Nordamerica. Ha pubblicato una lunga ricerca, condotta negli Stati Uniti su fonti d’archivio, Il socialismo americano nell’età progressista, Il Social-Democratic Party del Wisconsin 1900-1920.”,”USAG-003-FL” “TESTONI-BINETTI Saffo”,”Il pensiero politico ugonotto. Dallo studio della storia dell’idea di contratto (1572-1579).”,”TESTONI-BINETTI Saffo Testoni-Binetti è docente di Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Ha svolto ricerche sulla storia e i metodi della Storia delle dottrine politiche in Italia, sul pensiero settecentesco in Francia e in Itaila, sul pensiero politico francese del periodo delle guerre di religione. Dedica dell’autrice a Bravo”,”TEOP-002-FMB” “TEUSCH Ulrich”,”Jenny Marx. Die rote Baronesse.”,”Ulrich Teusch, pubblicista, vive e lavora a Kassel. E’ autori di testi per trasmissioni radio e di libri: ‘Was ist Globalisierung? Ein Überblick’ (2004), ‘Die Katastrophengesellschaft. Warum wir aus Schaden nicht klug werden’ (2008) Foto-ritratto di Longuet, Bebel, Lassalle, W. Liebknecht, P. Lafargue, Eleanor Marx, E. Demuth, J. Weydemeyer. Marx nella tipografia della Neue Rheinische Zeitung, Marx ed Engels nelle vie di Londra (illustrazioni)”,”MADS-767″ “TEXIER Jacques”,”Revolution et democratie chez Marx et Engels.”,”Insegnanti di filosofia, Jacques TEXIER è entrato al CNRS nel 1968. Ha pubblicato nel 1966 ‘Gramsci’ e nel 1967 ‘Gramsci theoricien des superstructures’. Ha scritto altri lavori su Marx. Contiene le parti: “”Le innovations politiques d’ Engels. 1885, 1891, 1895″” “”L’ ultime parcours d’ Engels. 1895. Une tactique revolutionnaire pour la fin du siecle”” Secondo TEXIER la ricca elaborazione politica di ENGELS avvenuta negli anni 1885-1895 non è stata trasmessa. E un ruolo in questo impoverimento lo ha giocato LENIN con ‘Stato e rivoluzione’.”,”MAES-036″ “TEXIER Jacques”,”Note su Gramsci in Francia.”,”””I testi del periodo 1925-1926 sono a questo riguardo interessanti, poiché Gramsci utilizza ‘ancora’ l’espressione «dittatura del proletariato» ed utilizza ‘già’ i concetti di dominio, di direzione, e di egemonia per rendere esplicito il suo contenuto complesso di cui abbiamo già detto. Nel 1925 criticando Bordiga, egli afferma che il suo settarismo «renderà impossibile l’applicazione e la realizzazione dei due principi politici che caratterizzano il bolscevismo: l’alleanza tra operai e contadini e l’egemonia del proletariato nel movimento rivoluzionario anticapitalista» (…)”” (pag 123)”,”GRAS-004-FGB” “THACKERAY Frank W. a cura, saggi di ALLEN Barbara C. BLACKWELL Martin J. COX Randi B. FISHER David C. O’CONNOR Kevin C. OHREN Dana M. PEARSON Thomas S. PUBANTZ Jerry STULTS Taylor ZIEGLER Charles E.”,”Events That Changed Russia since 1855.”,”Frank W. Thackeray, a former Fulbright Scholar in Poland, received his PhD from Tmple University in 1977. He is a professor of history at Indiana University Southeast and director of the history program. He is the author of Antecedents of Revolution: Alexander I and the Polish Congress Kingdom, as well as several articles on Russian-Polish relations in the nineteenth century. With John E. Findling, he edited Events That Changed the World and Events That Changed America. He also edited Events That Changed Germany. He currently co-edits The Greenwood Histories of the Modern Nations series. Barbara C. Allen is assistant professor of history at La Salle University. She received her PhD from Indiana University in 2001. Martin J. Blackwell received his PhD from Indiana University in 2005. He is currently a visiting assistant professor of history at the University of Central Arkansas, and is preparing for publication a monograph on the return of Soviet power to Kiev during Worls War II. Randi B. Cox is associate professor of history at Stephen F. Austin State University. She received her PhD from Indiana University in 1999. David C. Fisher is assistant professor of history at the University of Texas at Brownsville. He received his PhD from Indiana University in 2003. Kevin C. O’Connor is assistant professor of history at Gonzaga University. He received his PhD from Ohio University in 2000. Diana M. Ohren received her PhD from Indiana University in 2006. She is an assistant professor of history at Indiana University-Purdue University Indianapolis. Thomas S. Pearson is professor of History, and provost and vice president for academic affairs at Monmouth University. He received his PhD from the University of North Carolina in 1977. Herry Pubantz received his PhD from Duke University in 1973. He recently accepted the position of professor of history at the University of North Carolina at Greensboro. Taylor Stults is an emeritus professor of history at Muskingum College. He received his PhD from the University of Missouri in 1970. Charles E. Ziegler is professor and Chairman of the political science department at the University of Louisville. He received his PhD from University of Illinois at Urbana-Champaign in 1979. Illustrations, Preface, Note on Dates and Transliteration, Introduction, Appendix: A. Glossary, B. Timeline, C. Rulers, D. Population Data, Index, About the Editor and Contributors,”,”RUSx-076-FL” “THAKUR Ramesh”,”The Government and Politics of India.”,”THAKUR Ramesh è professore di politica e direttore di Asian Studies, University of Otago, New Zeland. E’ nato e cresciuto in India.”,”INDx-119″ “THALHEIMER A. BRANDLER H. WALCHER J. HAUSEN E. a cura”,”Gegen den Strom. Organ der KPD – Opposition. 1928 bis 1935. Begründet von der K.P.D. -Ortsgruppe Breslau (Opposition). Band 1. 1928-1929.”,”August Thalheimer (1884-1948) Docteur en philosophie, collabore à la presse du SPD avant la 1° guerre mondiale et se lie à Radek. Rejoint ensuite le groupe Spartakus de K. Liebknecht et R. Luxemburg, dont il sera un dirigeant, considéré par Lénine comme le “”meilleur marxiste”” d’ Allemagne. Il va plus tard participer à la direction du KPD, et devenir conseiller de Brandler en 1923. Retenu à Moscou de 1924 à 1928, exclu comme droitier en 1929, il fonde le KPO avec ce dernier et en sera le théoricien, défenseur du front unique antinazi. Le 31 janvier 1933, il lance en vain un appel à “la réunion immédiate des chefs des syndicats, du S.P.D. et du K.P.D.” pour proclamer la grève générale. Meurt en exil à Cuba, empêché par les autorités alliées de rentrer en Allemagne.”,”EMEx-024″ “THALHEIMER August SCHLAMM W. BECKER Ernst PEREGRINUS (Leo) e altri”,”Il fascismo in Germania. Analisi svolta dal KPD-O ’28-’33.”,”Raccolta di articoli pubblicati sulla rivista teorica del KPDO ‘Gegen den Strom’ (Controcorrente) allarsi tra il 1929 e il 1933 (pag 12) “”Il pensiero fondamentale sul quale ruotano le riflessioni di questi autori è costituito dall’affermazione che il fascismo sorge e si rafforza non come reazione ad una offensiva rivoluzionaria che sta giungendo al potere, ma a partire dalla sconfitta della rivoluzione socialista (1). Questa tesi pone, nello stesso tempo il contenuto fondamentale dell’analisi sul fascismo e la forma teorica entro cui va pensata l’antitesi radicale fra movimento operaio e dittatura fascista. Dire che il fascismo non è affatto conseguenza della paura di fronte all’avanzata proletaria, come pensavano negli anni ’20 anche i dirigenti della III Internazionale, bensì è l’attacco violento portato al movimento operaio ormai deluso e smarrito, significa iniziare una profonda revisione critica dei presupposti teorici e pratici che hanno guidato la storia dei movimenti socialisti. Da qui deriva che il fascismo non è una delle tante difficoltà, fors’anche la più ardua, che si pongono sulla strada del movimento rivoluzionario, ma è il fenomeno storico che sconvolge il modo tradizionale con cui il movimento operaio ha percepito fino allora la sua identità. Anche se gli autori di questi scritti non hanno espresso così esplicitamente la portata teorica dell’interpretazione del fascismo, è però possibile affermare che il loro lavoro è uno dei primi tentativi che ha aperto la strada ad una concezione rinnovata dei compiti di un movimento rivoluzionario. (…) Le vicende di questi autori sono legate in modo strettissimo con i colpi di mano, i voltafaccia, le ambiguità, le indicazioni della KPD negli anni ’20. Il nome di August Thalheimer, l’esponente principale del gruppo, è generalmente associato a quello di Brandler, allorché si vuole definire l’ala destra della KPD negli ani della Repubblica di Weimar. Thalheimer si era formato all’interno della SPD (partito socialdemocratico tedesco), e più precisamente nel gruppo di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht, fondatori della Lega di Spartaco e della KPD. Dopo il loro assassinio avvenuto nel 1919, Thalheimer e Brandler divennero membri del comitato centrale del partito, sotto la guida di Paul Levi e Klara Zetkin. In seguito all’espulsione di questi ultimi, assunsero la direzione del partito fino al 1924. Insieme all’ala sinistra essi furono i principali rappresentanti della cosiddetta «teoria dell’offensiva» che portò alla famosa azione di marzo del 1921, cioè alla insurrezione in tutta la Germania clamorosamente fallita. Anche per le critiche di Lenin al tentativo insurrezionale la direzione rinunciò allora ad ogni colpo di mano e adottò la tattica del fronte unico, alla quale Thalheimer rimase fedele per tutti gli anni seguenti. Gli anni decisivi che vanno dal 1921 al 1923 vedono in seno al partito le lunghe e tormentate discussioni sul fronte unico: per l’ala sinistra il fronte unico operaio doveva comprendere i militanti socialdemocratrici di base, escludendo i vertici della SPD che praticavano una politica riformista; per Brandler e Thalheimer occorreva invece una larga unità da realizzare anche con accordi tra i vertici dei partiti di sinistra. Da qui tutta la polemica sul fronte unico «dal basso» o anche «dall’alto» fino alle dispute sulla natura della SPD: la socialdemocrazia era l’ala sinistra della borghesia oppure l’ala destra dello schieramento operaio? Simili discussioni non potevano che tradursi in una prassi settaria e opportunistica. Nel 1923 avviene il grande sciopero generale nella zona della Ruh; in Sassonia e Turingia si formano governi di coalizione SPD-KPD. Di fronte però al deciso contrattacco militare ordinato dal governo centrale di Berlino, anche il settore più avanzato della SPD non se la sente di scatenare una guerra civile; la KPD a sua volta rinuncia all’insurrezione armata annunciata in precedenza. L’impossibilità di comunicare celermente il contrordine fa sì che ad Amburgo vi sia un’insurrezione che fallisce sul nascere. Il 1923 segna così la fine del «periodo rivoluzionario» in Germania. La sconfitta viene attribuita all’opportunismo e alle indecisioni di destra di Brandler e Thalheimer, giudicati traditori della rivoluzione (2). Al V Congresso dell’Internazionale comunista del 1924 essi furono messi in minoranza, espulsi dalla direzione della KPD e costretti ad emigrare a Mosca. La svolta ultrasinistra sancita al VI congresso dell’Internazionale nel 1928 segna pure l’estromissione dal partito e dall’Internazionale de gruppo di destra di Brandler e Thalheimer, che nel frattempo erano tornati in Germania. Si costituisce così in modo del tutto autonomo il gruppo denominato opposizione comunista o partito comunista tedesco di opposizione (KPDO) (3), con una propria rivista teorica ‘Gegen den Strom’ (Controcorrente), dalla quale sono tratti gli articoli qui raccolti, apparsi tra il 1929 e il 1933. Sono gli anni della crisi economica, dell’impotenza politica dei partiti operai, della crisi della democrazia e del parlamentarismo, della ascesa inarrestabile del movimento nazista. E’ in questa situazione che il gruppo dalla KPDO formula in modo originale la sua interpretazione del fascismo e polemizza duramente con il riformismo della SPD e con l’estremismo ultrasinistro della KPD. Il modello teorico cui Thalheimer si rifà per l’analisi del fascismo è quello elaborato da Marx nei confronti della presa del potere di Napoleone III in Francia nel 1851 ed esposto ne ‘Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte’. Il concetto-chiave è la distinzione fra potere politico e potere economico-sociale della borghesia”” (pag 9-12) [Luigi Geninazzi, prefazione] [(1) Questa tesi costituisce pure il filo conduttore dell’ampia analisi del tascismo e del nazismo condotta da Nicos Poulantzas. In generale è possibile rintracciare una sostanziale affinità fra l’interpretazione dello studioso francese e quella contenuta in questi articoli, soprattutto per quanto riguarda la lettura del ruolo decisivo giocato dal grande capitale nell’ascesa del fascismo. Cfr. N. Poulantzas, ‘Fascisme et dictature’, Maspero, Paris, 1970 (trad. it., ‘Fascismo e dittatura. La terza internazionale di fronte al fascismo’, Jaca Books, Milano, 1971; (2) Questo è almeno il giudizio di Karl Korsch e della sinistra della KPD che a partire dal 1928 diventerà generalizzato e fatto proprio da tutto il partito: ancora pochi giorni prima del 30 gennaio 1933 (presa del potere da parte di Hitler) la KPD ritiene che una politica destinata all’insuccesso come quella tenuta da Brandler e Thalheimer non è più ripetibile!; (3) La formazione di questo gruppo è stata solitamente trascurata dalla storiografia sulla repubblica di Weimar. In campo marxista sembra ancora dettar legge la sbrigativa definizione della KPDO contenuta nella storia ufficiale curata dalla SED, il partito al potere in Germania est, in cui si afferma che la fondazione dell’Opposizione comunista è dovuta alla scissione di destra di Thalheimer e che per la sua incidenza politica può essere meglio chiamata KPD-zero. L’unica ricerca su questo gruppo è rappresentata finora dalla dissertazione di Hermann Tjaden, ‘Struktur und Funktion der KPD’, Meisenheim a.G. 1965] “”Il modello teorico cui Thalheimer [August Thalheimer, dirigente con Heinrich Brandler del partito comunista tedesco di opposizione, KPDO, ndr] si rifà per l’analisi del fascismo è quello elaborato da Marx nei confronti della presa del potere di Napoleone III in Francia nel 1851 ed esposto ne ‘Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte’. Il concetto-chiave è la distinzione fra potere politico e potere economico-sociale della borghesia. Il fascismo, così come il bonapartismo, avviene quando la borghesia per salvare la propria esistenza sociale ed il proprio predominio economico, rinuncia al potere politico che diventa così autonomo e indipendente, apparentemente al di sopra di tutte le classi. Il bonapartismo e il fascismo rappresentano quindi la dittatura aperta, l’offensiva sfrenata del capitale in un momento storico in cui la borghesia non riesce più a conciliare le contraddizioni che esplodono al suo interno e a gestire tranquillamente il potere. I settori sui quali si regge tradizionalmente l’equilibrio politico democratico-borghese entrano in conflitto tra loro; l’unità di interessi fra contadini, piccoli proprietari e grossi borghesi si dimostra del tutto illusoria; si produce così una profonda disgregazione sociale e morale, che mina le basi della convivenza civile. L’autonomia del potere esecutivo di fronte alle classi rappresenta lo strumento più efficace per lo svolgimento degli interessi del grande capitale, fuori da ogni estenuante compromesso con le altre parti sociali (fascismo come dittatura ‘aperta’ del capitale); nello stesso tempo questa operazione politica economica si compie camuffata da una ideologia anticapitalistica tesa a mantenere l’adesione al regime delle masse più emarginate dal processo produttivo, incanalando la loro ostilità di «declassati» (il termine è di Marx) contro la classe borghese e operaia e presentando il fascismo come l’unico difensore degli interessi di tutte le classi, o meglio, degli interessi della nazione al di sopra delle classi (fascismo come dittatura ‘indiretta’ del capitale)”” (pag 12-13) [AaVv, ‘Il fascismo in Germania. Analisi svolta dal KPD-O ’28-’33’, Milano, 1977, prefazione di Luigi Geninazzi]”,”MGEK-126″ “THALHEIMER August”,”A Missed Opportunity? The Legend of the German October and the Real History of 1923.”,”Thalheimer August”,”MGER-150″ “THALLER Enrico”,”Trattato elementare di diritto commerciale. Sezione seconda.”,”THALLER E. Università di Parigi Dono di Patrizia Asprea”,”DIRx-024″ “THALMANN Rita”,”Protestantisme et nationalisme en Allemagne de 1900 a 1945.”,”Della stessa autrice: ‘La nuit de cristal’ (1973) Quattro personalità rappresentative del mondo protestante: G. FRENSSEN, W. FLEX, J. KLEPPER, D. BONHOEFFER. La morte tragica degli ultimi due sotto il nazismo segna la fine di una certa forma di “”cristianesimo nazionale”” sostegno al potere stabilito e la rinascita di un “”cristianesimo ecumenico”” difensore della fraternità umana.”,”RELP-050″ “THALMANN Pavel e Clara”,”Combats pour la liberté. Moscou-Madrid-Barcelone-Paris.”,”””Vivre, seul et libre / Vivre, comme un arbre et fraternel comme une forêt / Ceci est notre nostalgie”” (poète arabe inconnu) (in apertura) Dopo la guerra del 14-18, l’Europa è in ebollizione, anche a Basilea, in Svizzera. Pavel Thalmann, giovane operaio, si unisce al movimento comunista. ‘Passeur’ di rivoluzionari tedeschi, russi e di agenti del Comintern, parte per Mosca per frequentare per tre anni l’ Università Rossa di Mosca. In Russia assiste alla collettivizzazione delle terre, alla messa al bando di Trotsky, all’ascesa di Stalin. Ritorna in Svizzera, escluso dal Partito comunista, con altri da vita all’opposizione. Pavel incontra Clara Einser. Spagna 1936: il Fronte popolare vince le elezioni, Clara parte per Barcellona per unirsi agli spartachisti, il 19 luglio le milizie operaie della CNT, del POUM, rispondono al colpo di Stato dei militari. Clara con migliaia di altri antifascisti raggiunge i battaglioni della colonna Durruti, si batte in Aragona, poi a Madrid contro le truppe di Franco. Questo è un racconto autobiografico sulla vita quotidiana, con pochi mezzi, nella Colonna Durruti a Madrid e in Aragona con il Poum. Si tratta di una testimonianza importante sulle giornate di maggio 1937 con la “”Juventud Libertaria””, poi dopo le carceri clandestine della GPU a Valencia con dei miliziani del Poum della CNT e della Fai. I due saranno liberati ma molti altri spariranno. Al ritorno in Francia Pavel e Clara Thalmann sosterranno i compagni in difficoltà nel sud della Francia”,”MSPG-290″ “THANT MYINT-U (U-THANT Mynt)”,”L’altra storia della Birmania. Una distopia del XXI secolo.”,”Nota sui nomi birmani (pag 12-13): la maggior parte delle persone in Birmania ha solo il nome. I genitori lo scelgono su consigloi di astrologi o monaci. In genere in base al giorno della settimana in cui si è nati e alle lettere corrispondenti dell’alfabeto birmano. Ai nomi si aggiunge un prefisso familiare “”zio”” (U) o “”zia”” (Daw). Una persona può avere uno o più nomi preceduti dal prefisso maschile o femminile. E’ possibile cambiare nome ogni volta che si vuole, nome che può aggiugersi ai precedenti … alias… In Birmania le identità sono instabili. Per es. un parlamentare si faceva chiamare U James Bond “”Le prime associazioni politiche birmane di stampo moderno, nate negli Dieci, si accontentavano di presentare pacate petizioni ai dominatori coloniali. Dopo la Prima guerra mondiale arrivarono le prime manifestazioni di massa a favore dell’«autogoverno», ispirate a Gandhi e all’Indian National Congress. Nel 1922 gli inglesi concessero alla Birmania, come a tutte le province indiane, un parlamento semi-eletto, qullo che Orwell chiamava «la maschera della democrazia», ma le decisioni importanti le tennero per sé. Una generazione più vecchia di politici birmani formati a Oxford e a Cambridge, soprattutto giuristi, chiedeva a gran voce una riforma costituzionale e frequentava conferenze a Londra. I più giovani sognavano un cambiamento rivoluzionario. Quei giovani leader – che venivano da contesti periferici e uscivano dall’università di Rangoon – leggevano Marx, Lenin e i manifesti del Sinn Fein. Erano attratti dall’esempio irlandese di insurrezione armata. Gli inglesi avevano suddiviso gli «indigeni» in razze «marziali» e «non marziali». I birmani erano classificati come «non marziali». (…)”” (pag 49-50)”,”ASIx-123″ “THAROOR Shashi”,”Luci su Bombay.”,”Nato a Londra nel 1956, THAROOR Shashi è cresciuto a Bombay e Calcutta. Nel 1976, ancora studente, ha vinto il premio Raijka Kripalani, destinato ai giornalisti indiani sotto i 30 anni. Si è laureato al St Stephen’s College di Delhi. Ha ottenuto il dottorato alla Fletcher School fo Law and Diplomacy della Tufts Unviersity (USA). Dal 1978 lavora a Ginevra e Singapore presso l’ Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i profughi. ha pubblicato articoli; racconti e un libro sulla politica estera del suo paese. Il suo primo romanzo è stato ‘Il grande romanzo dell’ India’ (1990) che ha ottenuto premi e riconoscimenti. “”Mi si spalancano gli occhi. “”Tessuti?””. “”Azzeccato! Ha un’ industria tessile. E di che cosa ha bisogno un magnate dell’ industria tessile quando vuole far più soldi con i tessuti?”” Non rispondo, sono troppo occupato a contemplare l’ abisso. “”Di licenze per l’ espansione. E chi approva le licenze? Il ministro in possesso del rilevante portafoglio. In questo caso il ministro dell’ Industria Tessile. Ultima domanda: chi è il ministro dell’ Industria Tessile?””. Mi lascio sfuggire un gemito.”” (pag 19)”,”INDx-072″ “THAROOR Shashi”,”Il grande romanzo dell’India.”,”Nato a Londra nel 1956, S. Tharoor è cresciuto a Bombay e a Calcutta. Laureato e giornalista, dal 1978 lavora a Ginevra e a Singapore presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i profughi.”,”INDx-021-FC” “THAROOR Shashi”,”Tumulto.”,”Shashi Tharoor è uno degli autori indiani di lingua inglese di maggior successo. Il nodo centrale del libro è lo scontro tra fondamentalisti musulmani e induisti, ce si contendono un’area di alto valore simbolico per ergervi un tempio…”,”INDx-023-FC” “THATCHER Margaret”,”Come sono arrivata a Downing Street.”,”Margaret THATCHER è stata leader del partito conservatore per 15 anni e primo ministro per 11 e mezzo. Il libro autobiografico ‘Gli anni di Downing Street’ è stato pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer.”,”UKIx-064″ “THATCHER Ian D.”,”Leon Trotsky and world war one. August 1914 to February 1917.”,”Ian D. THATCHER è Lecturer in the History of Soviet Russia Department of History University of Leicester. Scontro Trotsky-Parvus. “”Il suo primo scontro con una pubblicazione social-patriottica francese fu con la “”Lettera all’ Comitato di redazione de L’ Humanité””. Era sull’ Humanité che un tradizionale avversario di Trotsky, Aleksinskii, aveva definito Parvus come un “”agente provocatore pagato dal governo tedesco e turco”” (1), asserendo che perfino il Nashe Slovo aveva avvisato in giro di non aver niente a che fare con Parvus. Trotsky si sentì obbligato a prendere la penna in mano e replicare non perché era contrario alle critiche al filosofo tedesco. Si opponeva alle posizioni di Parvus del tempo di guerra e aveva descritto l’ ispiratore della teoria della rivoluzione permanente come “”politicamente morto”” (1). Trotsky obiettava all’ insinuazione che anche Nashe Slovo pensava che Parvus fosse un agente tedesco, perché non c’era nessuna evidenza della cosa. Se il Nashe Slovo consigliava un boicottaggio dell’ istituto di Parvus a Copenhagen, era solo perché Parvus stava subordinando il socialismo al militarismo e allo Stato di classe .”” (pag 181-182)”,”TROS-149″ “THATCHER Ian D.”,”Trotsky.”,”THATCHER Ian D. è Lectures in Modern Russian History nell’Università di Leicester. Ha scritto pure: ‘Leon Trotsky and World War One’ (2000), ‘Regime and Society in Twentieth-Century Russia’ (1999). “”No doubt Trotsky claimed an excessive infuence for himself and the Left Opposition because he held such a low opinion of Stalin. How could the dullard and anti-party Georgian conduct a truly Marxist strategy? With such a prejudice against the General Secretary it must have seemed quite natural for Trotsky to write of the ‘inevitable decline of the centre’, of its defeat at the hands of the right (and therefore of the national and international bourgeoisie). What has struck subsequent historians, however, is how Stalin remained in control of the party and state would fall under Bukharin’s leadership. The ever-masterful Stalin overcame Bukharin’s rivalry with a mixture of well-timed concessions followed by fatal blows.”” (pag 160-161)”,”TROS-219″ ” THATCHER Ian D.”,”Leon Trotsky and World War One. August 1914 – February 1917.”,”Ian D. Thatcher is Reader in Modern European History at Brunel University and the author of numerous academic articles and books, including Leon Trotsky and World War One, August 1914-February 1917. He also edited Alec Nove on Economic Theory. Lecturer in the History of Soviet Russia, Department of History University of Leicester. Preface, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”TROS-034-FL” “THATCHER Ian D. a cura, contributi di Sarah BADCOCK Vincent BARNETT Paul DUKES Murray FRAME Iain LAUCHLAN David MOON Geoffrey SWAIN Peter WALDRON James D. WHITE”,”Late imperial Russia. Problems and prospects Essays in honour of R. B. McKean.”,”Sarah Badcock, Lecturer, School of History, University of Nottingham. Vincent Barnett, Research Fellow, Centre of Russian and East European Studies, University of Birmingham. Paul Dukes, Professor Emeritus, Department of History, University of Aberdeen. Murray Frame, Lecturer, Department of History, University of Dundee. Iain Lauchlan, Lecturer, Department of History, University of Stirling. David Moon, Reader, Department of History, University of Strathclyde. Geoffrey Swain, Professor, School of History, University of the West of England. Ian D. Thatcher, Reader in Modern European History, Brunel University. Peter Waldron, Professor, Department of History, University of Sunderland. James D. White, Professor, Department of Central and East European Studies, University of Glasgow. List of contributors, Introduction, Notes, Index,”,”RUSx-177-FL” “THATCHER Margaret”,”The Downing Street Years.”,”Citato Lenin pag: 475 Ultimo anno di governo 1990″,”UKIx-146″ “THAYER George”,”Affari & guerra. Il traffico internazionale delle armi.”,”THAYER George è nato a Filadelfia nel 1933. Ha studiato all’ Università di Pennsylvania, al Centre d’ Etudes Industrielles dell’ Università di Ginevra, alla London School of Economics (LSE). E’ stato accando a Randolph CHURCHILL come research assistant per la biografia di Wiston CHURCHILL. Ha pubblicato un paio di libri. [‘I due venditori di armi più famosi di questo periodo, che continuarono a operare anche nel XX secolo, furono Sir Basil Zaharoff della Vickers-Maxim e Francis Bannerman di New York. Zaharoff fu il più importante mercante d’armi privato dell’Ottocento e del Novecento. (…) Negli affari era corrotto e del tutto privo di scrupoli. Mentiva, imbrogliava, corrompeva, rubava, violava le leggi. Durante la prima guerra mondiale riuscì a impedire che gli alleati bombardassero una città occupata dai tedeschi sul fronte occidentale; come si seppe poi, la città ospitava una fabbrica in cui Zaharoff era finanziariamente interessato. (…) Zaharoff, come principale rappresentante della Vickers, non si faceva scrupolo di vendere le armi a due contendenti nei campi opposti, anzi perfezionò la sua tattica fino a trasformarla in una vera e propria arte. Ad esempio, durante la prima guerra mondiale i cannoni turchi serviti da artiglieri tedeschi ai Dardanelli erano di fabbricazione inglese ed erano stati venduti da Zaharoff. Durante la guerra anglo-boera, Zaharoff vendette armi sia agli inglesi sia ai loro avversari. Quelle destinate ai Boeri erano stivate in casse da pianoforte con la scritta “”ferramenta””. Per tutta la sua vita Zaharoff mise un paes balcanico contro l’altro. Appoggiò la Grecia contro la Turchia, la Turchia contro la Serbia e la Serbia contro l’Austria’ (pag 20-22). George Thayer è nato a Filadelfia nel 1933. Ha studiato all’ Università di Pennsylvania, al Centre d’Etudes Industrielles dell’Università di Ginevra, alla London School of Economics (LSE). E’ stato accanto a Randolph Churchill come research assistant per la biografia di Wiston Churchill]”,”USAQ-022″ “THAYER John A.”,”L’ Italia e la grande guerra. Politica e cultura dal 1870 al 1915. Volume primo.”,”John A. Thayer è professore presso la Georgetown University (Washington). Ha compiuto gli studi universitari con George Mosse e Robert Reynolds. Allo scopo di raccoglierre materiale e documentazione per quest’opera, ha trascorso un lungo periodo di studio in Italia, soggiornando dapprima a Firenze, come borsista della Fondazione Fulbright, e in seguito a Napoli, presso l’Istituto italiano per gli studi storici fondato da Benedetto Croce e allora diretto da Federico Chabod.”,”QMIP-148″ “THAYER John A.”,”L’ Italia e la grande guerra. Politica e cultura dal 1870 al 1915. Volume secondo.”,”John A. Thayer è professore presso la Georgetown University (Washington). Ha compiuto gli studi universitari con George Mosse e Robert Reynolds. Allo scopo di raccoglierre materiale e documentazione per quest’opera, ha trascorso un lungo periodo di studio in Italia, soggiornando dapprima a Firenze, come borsista della Fondazione Fulbright, e in seguito a Napoli, presso l’Istituto italiano per gli studi storici fondato da Benedetto Croce e allora diretto da Federico Chabod. La capriola di Borgese. “”A parte il suo valore di maschera culturale dietro cui veniva celata la realtà, questa idealizzazione della guerra valse anche al necessario scopo di spiegare gran parte degli abili voltafaccia di uomini che erano stati filotedeschi fino alla proclamazione della neutralità italiana. Un esempio può offrirlo il caso di Giuseppe Borgese, critico letterario del “”Corriere della Sera””. Nel 1909 il Borgese aveva scritto un saggio sulla Germania, tutto pieno di lodi per il senso di disciplina, per l’ordine, per la stabilità politica dell’alleata dell’Italia. E’ vero che il saggista aveva criticato l’eccessivo materialismo della Germania guglielmina, il suo declino, artistico e culturale, difetti attribuiti dall’autore ad un’americanizzazione del paese: nondimeno, lo scritto aveva costituito nel suo insieme un’aperta esaltazione della maggiore delle Potenze della Triplice. Questo stesso Borgese, nel dicembre ’14, sostenne che la guerra era una necessità spirituale: l’Italia non era fatta da gente di buon senso, ma da audaci e pieni d’entusiasmo: e, se due mesi prima dell’entrata italiana nel conflitto, dedicò un violento articolo alla Germania, vista ora come la patria del materialismo e d’un nuovo paganesimo, alla vigilia stessa dell’intervento pubblicò un intero volumetto contro la positivistica nazione. Come la maggior parte di questi guerrieri della penna, il Borgese aveva detto il suo atteggiamento freddamente razionalistico: la scelta tra il combattere e il non combattere doveva essere fatta esclusivamente sulla base di reali interessi, senza divagazioni retoriche; dopo questa premessa, però, il discorso era proseguito sulla guerra quale fonte di nuova bellezza per il mondo, di atto comunque rivoluzionario: e invece troppo pochi italiani erano morti per il Risorgimento. In tutto ciò si poteva facilmente sospettare un certo dannunzianesimo; intanto, su “”Lacerba””, Papini riservava alla Germania un analogo trattamento (14)”” (pag 412-413) nota: ‘(14) Borgese, G.A., ‘La nuova Germania, La civiltà contemporanea’, n. 1, Torino 1909; passim. Cfr. inoltre il discorso detto da Borgese a Milano il 27 dicembre 1914, pubblicato sul ‘Corriere della Sera’ dell’indomani, e il numero del 16 marzo 1915. Il volumetto anti-tedesco del Borgese, stampato a Milano nel 1915, ha il titolo: ‘Italia e Germania’. Per la posizione di Papini di fronte all’Impero tedesco cfr. ‘Il dovere dell’Italia’, in ‘Lacerba’, 15 agosto 1914′. (pag 452)”,”QMIP-149″ “THAYER John A.”,”L’ Italia e la grande guerra. Politica e cultura dal 1870 al 1915. Volume primo.”,”””L’Andrássy aveva vivacemente disapprovato l’iniziativa del colonnello Haymerle, fautore di una forte linea militare difensiva nel Trentino, e non aveva nascosto all’imperatore il suo parere. Si coglie, in questo incidente, il germe del dissidio apertosi nei circoli governativi viennesi tra la più cauta visione dei rapporti austro-italiani, rappresentata dall’ Andrássy, e le aggressive tendenze dell’ambiente militare, un dissidio che doveva divenire più pronunciato nel decennio prima della Grande Guerra. Non era la cattolica Austria ma la protestante Germania a costituire, con il suo atteggiamento di fronte alla questione romana, una fonte di preoccupazione per l’Italia. La politica perseguita dal Bismarck in questo campo doveva divenire uno dei grossi argomenti di quanti si opponevano alla Triplice nel 1915. Sarà quindi bene vedere quali fossero stati in realtà i moventi della condotta bismarckiana. Sulla questione dell’occupazione di Roma, Guglielmo si era rifiutato di fare una formale protesta, pur esprimendo il suo rammarico per la difficile situazione del papa. Il Bismark aveva convenuto che toccava alle potenze cattoliche protestare e non aveva voluto dire se la Prussia avrebbe o no partecipato a una eventuale azione europea. Tutto ciò era avvenuto nel novembre ’70; nel febbraio seguente considerazioni di carattere interno avevano già avuto – a quanto sembra – il loro effetto. I cattolici avevano notevolmente accresciuto il numero dei loro rappresentanti alla Dieta prussiana. (…) E’ evidente che, fin dall’inizio, l’atteggiamento della Germania di fronte alla questione romana fu determinata da interessi esclusivamente tedeschi. Ciò era stato vero anche per la famosa offerta fatta al papa, di dargli asilo in Germania. Avanzando questa proposta, il Bismarck si era improvvisamente rimangiato la sua precedente, enfatica, risposta negativa a una tale idea. Quanti lo considerano un ricattatore, pronto a servirsi della questione romana come di una leva per costringere alla Triplice Alleanza un’Italia riluttante, lo dipingono intento a immaginare con gioia maligna l’imbarazzo che la sua mossa poteva causare all’Italia. E’ possibile senz’altro che egli si fosse rallegrato a simile prospettiva, per l’irritazione che provava verso il governo italiano. Ma la ragione che stava dietro l’offerta di asilo a Fulda non era affatto qualcosa di così negativo come un’antipatia per la politica italiana: data la situazione diplomatica, difficilmente egli avrebbe potuto correre il rischio di inimicarsi l’Italia in ogni caso; i suoi movimenti riflettevano non un desiderio di punire l’Italia ma piuttosto la sua insicurezza politica”” (pag 231-234)]”,”ITAB-333″ “THAYER John A.”,”L’ Italia e la grande guerra. Politica e cultura dal 1870 al 1915. Volume secondo.”,” “”E’ poco probabile che Mussolini fosse stato mosso soltanto da ragioni venali; e non si può provare che l’offerta di danaro gli fosse giunta prima della rottura con il partito (103). Inoltre, la sua conversione non fu veramente improvvisa, così come non fu l’unica: molti altri giornalisti, dal repubblicano-socialista Colajanni al nazionalista Corradini, cambiarono campo dopo lo scoppio della guerra. Mussolini, in sostanza, non aveva fatto che rispondere all’ondata di retorico idealismo sollevata dalla guerra, dipinta da uomini di tutte le parti politiche come una forza rigeneratrice, una grande epopea che faceva rivivere l’eroismo del Risorgimento dopo cinquant’anni di prosaica burocrazia. Egli sperava di guadagnarsi un seguito personale tra quella ritenuta miglior sorta di socialisti, repubblicani, democratici che avevano abbracciato la causa dell’interventismo: restando nel partito, ancora dominato dalla vecchia guardia, le sue possibilità di raggiungere una posizione di comando sarebbero state molto scarse. Già prima dell’inizio della guerra era venuto ai ferri corti con la direzione del partito (…). L’invito all’apostasia e la drammaticità della guerra concepita come pura azione erano i mezzi con cui si potevano affascinare i fiammeggianti Giovani Turchi dell’Italia giolittiana. Su di essi Mussolini contava di poter costruire la sua potenza personale. Le sue speranze di successo nell’audace passo della rottura con le gerarchie del Partito socialista erano state alimentate dagli incoraggiamenti di uomini come Prezzolini, il quale lo aveva indicato come una singalre eccezione di fronte al grigiore del neutralismo della vecchia guardia socialista. Più importante ancora era stata la speranza di spigolar seguaci tra le file delle correnti liberale e democratica dell’Associazione Nazionalista, giovani ancora fedeli a quel concetto della nazione-proletariato che i nazionalisti avevano abbandonato allorché si erano dati alla politica militante. Come si è visto, la destra sciovinistica italiana non era aliena da una certa qual tolleranza verso la progenie anarchica e sindacalista del socialismo, riservando le sue critiche più feroci per i socialisti collaborazionisti. Dopo la rottura con la fazione corradiniana, i nazionalisti liberali erano rimasti un gruppetto ben quotato, e tuttavia non ben organizzato, da cui era possibile trar proseliti al credo mussoliniano di guerra o rivoluzione”” (pag 466-467)”,”ITQM-003-FV” “THAYER John A.”,”L’ Italia e la grande guerra. Politica e cultura dal 1870 al 1915. Volume secondo.”,”pag 466-467 “”E’ poco probabile che Mussolini fosse stato mosso soltanto da ragioni venali; e non si può provare che l’offerta di danaro gli fosse giunta prima della rottura con il partito (103). Inoltre, la sua conversione non fu veramente improvvisa, così come non fu l’unica: molti altri giornalisti, dal repubblicano-socialista Colajanni al nazionalista Corradini, cambiarono campo dopo lo scoppio della guerra. Mussolini, in sostanza, non aveva fatto che rispondere all’ondata di retorico idealismo sollevata dalla guerra, dipinta da uomini di tutte le parti politiche come una forza rigeneratrice, una grande epopea che faceva rivivere l’eroismo del Risorgimento dopo cinquant’anni di prosaica burocrazia. Egli sperava di guadagnarsi un seguito personale tra quella ritenuta miglior sorta di socialisti, repubblicani, democratici che avevano abbracciato la causa dell’interventismo: restando nel partito, ancora dominato dalla vecchia guardia, le sue possibilità di raggiungere una posizione di comando sarebbero state molto scarse. Già prima dell’inizio della guerra era venuto ai ferri corti con la direzione del partito (…). L’invito all’apostasia e la drammaticità della guerra concepita come pura azione erano i mezzi con cui si potevano affascinare i fiammeggianti Giovani Turchi dell’Italia giolittiana. Su di essi Mussolini contava di poter costruire la sua potenza personale. …”,”QMIP-004-FV” “THEEN Rolf H.W.”,”Lenin. Genesis and Development of a Revolutionary.”,”Influenza della lettura di Chernyshevsky su Lenin e la sua generazione (pag 59) Influenza scritti di Tkachev (Tkacev) su questione organizzazione rivoluzionaria (pag 75) “”Like the Revolution of 1905, the February Revolution took the political parties in Russia, including the Bolsheviks, by surprise. In January 1917, Lenin had told a group of Swiss students that “”we of the older generation may not live to see the decisive battles of this coming revolution””. His initial reaction to the February Revolution was to dismiss it as a plot of the Allies designed to prevent the czar from making a separate peace with Imperial Germany. Understandably, Lenin had trouble comprehending the fact that the masses alone, without guidance from a revolutionary elite, had made a genuine revolution. Before long, however, he developed a more realistic view of the events in Russia”” (pag 125)”,”LENS-228″ “THEOBALD Robert A.”,”El secreto final de Pearl Harbor.”,”- Robert A. Theobald, Contrammiraglio U.S. Navy – William F. Halsey Ammiraglio della Flotta statunitense – Husband E. Kimmel, Contrammiraglio U.S. Navy I comandanti americani della base di Pearl Harbor lasciati completamente all’oscuro. Le informazioni sui movimenti giapponesi e l’imminente attacco, conosciute a Washington non vennero trasmesse alle Hawaii. Anche a Manila tali informazioni erano note. Non ci sarebbe stata una Pearl Harbor se “”Magia”” non fosse stata occultata ai comandati delle Hawaii (pag 200 e altre) “”La nostra conclusione fondamentale è che il presidente Roosevelt ha costretto il Giappone alla guerra attraverso una pressione diplomatica ed economica senza compassione e inflessibile, e ha indotto il paese a cominciare le ostilità con un attacco a sorpresa, mantenendo la flotta del Pacifico in acque hawaiane come un invito all’attacco L’evidenza (capitolo 2) mostra quanto sia sicuro che il presidente si stesse muovendo verso la guerra dopo il giugno 1940. La sua conversazione con l’ammiraglio Richardson nell’ottobre 1940 indica la sua convinzione che senza un incidente che colpisse e commuovesse il paese sarebbe stato impossibile ottenere una dichiarazione di guerra dal Congresso. Nonostante le condizioni di guerra non dichiarata esistenti nell’Atlantico nella seconda metà del 1941, era evidente da tempo che la Germania non aveva intenzione contribuire alla creazione di uno stato di guerra formale con gli Stati Uniti. Però il trattato tripartito del settembre 1940, detta al Presidente la soluzione. In virtù di questo trattato una guerra con il Giappone avrebbe significato una guerra con la Germania e l’Italia “” “”Nuestra deducción capital es que el presidente Roosevelt forzó al Japón a la guerra por una presión diplomático-económica sin compasión e inflexible, e indujo a ese país a iniciar hostilidades con un ataque por sorpresa, manteniendo la flota del Pacifico en aguas hawaianas come una invitación a ese ataque. La prueba (capítulo 2°) muestra con qué seguridad el presidente se movía hacia la guerra después de junio de 1940. Su conversación con el almirante Richardson en octubre de 1940 indica su convicción de que sin un incidente que atolondrara y conmoviera al país, sería imposible obtener una declaración de guerra del Congreso. A pesar de las condiciones de guerra no declarada que existían en el Atlántico durante la segunda mitad del año 1941, desde hacía tiempo era evidente que Alemania no tenía intención de conribuir a la creación de un estado de guerra formal entre ella y Estados Unidos. El tratado tripartito de septiembre de 1940 le proporcionó, empero, al presidente la respuesta. En virtud de ese tratado, la guerra con el Japón significaba la guerra con Alemania e Italia”” (pag 193-194); “”El diciembre de 1941, los buques más importantes de la flota del Pacifico eran doce: nueve acorazados y tres portaviones. De ellos, ocho acorazados se hallaban en Pearl Harbor en ocasión del ataque japonés. El acorazado restante, el “”Colorado””, estaba en el arsenal naval de Bremerton; el portaviones “”Enterprise”” formaba parte de una fuerza de tarea que regresaba de la Isla de Wake; el “”Lexington””, que integraba otra fuerza de tarea, conducía aviones a Midway; y el “”Saratoga”” se hallaba en la costa occidental de Estado Unidos, termando su revisión periódica en un arsenal naval. (…) Los ataques japoneses a los distintos aeródromos de Oahu causaron las siguientes pérdidas de aviones norteamericano: Marina, 80; Ejército, 97. Las bajas en el personal miliar de Estados Unidos fueron: Marina, inclusive Infantería de Marina, 3.077 oficiales, suboficiales y marineros muertos; 876 heridos. Ejército, inclusive Aeronáuntica del Ejército, 226 oficiales, suboficiales y soldados muertos; 396 heridos. Total: 4,575. Las pérdidas japonesas fueron 48 aviones y 3 submarinos pequeños destruídos. Esto últimos desplazaban 40 toneladas y eran de escaso o ningún valor militar”” (pag 7-8)”,”QMIS-188″ “THEOBALD Robert a cura; scritti di Conrad M. ARENSBERG Clarence E. AYRES Robert H. DAVIS Erich FROMM Meno LOVENSTEIN Marshall McLUHAN Robert THEOBALD William VOGT”,”Il reddito garantito.”,”Nella prima parte i saggi di R. Davis e B. Seligman analizzano gli effetti che il progresso tecnico avrà nel prossimo futuro, con particolare riferimento alla occupazione e alla disoccupazione Nella seconda parte si esaminano le attuali forme di distribuzione del reddito e la possibile evoluzione verso il reddito garantito.”,”ECOS-022″ “THERBORN Göran JONES Gareth Stedman”,”Ideologia y lucha de clases. La clase obrera y el nascimiento del marxismo (Therborn); Engels y el fin de la filosofia clasica alemana (Gareth Stedman Jones).”,”Lacune politiche ultimo Engels (pag 79) “”Spesso si dice, specie da parte degli storici socialdemocratici, che Engels nei suoi ultimi anni si orientò verso il parlamentarismo e il riformismo, abbandonando le prospettive rivoluzionarie della sua gioventù. Non c’è evidenza di ciò in nessuna testimonianza soggettiva o personale di Engels. Al contrario, nel 1889 scrisse a Trier (1): “”siamo d’accordo su un punto: che il proletariato non può conquistare il potere politico, unico accesso che conduce a una nuova società, senza una rivoluzione violenta”” (1). Si può anche citare al riguardo la famosa lettera alla Neue Zeit, nella quale accusava Kautsky di aver tagliato la sua prefazione a ‘Le lotte di classe in Francia’ in modo da sembrare che la via pacifica non era solo la tattica del momento, ma una revisione fondamentale dei principi. Ma oltre a ciò esistono ripetute avvertenze negli scritti e lettere di Engels nel senso che il marxismo non è riduzionismo economico, e insistette reiteratamente sull’ importanza fondamentale dello Stato. Nella parte finale di una sua lettera a Schmidt, dopo aver fatto ricorso a tutti gli argomenti storici e filosofici che abbiamo visto, termina domandando: “”perché dobbiamo lottare per la dittatura del proletariato, se il potere politico è economicamente impotente? (2).”,”MAES-053″ “THERBORN Göran”,”Critica e rivoluzione. Saggio sulla Scuola di Francoforte.”,”THERBORN Göran sociologo danese è noto negli ambienti della ‘nuova sinistra’ europea per alcuni saggi pubblicati sulla ‘New Left Review’. Individualismo accademico. “”La posizione teorica di Adorno e Horkheimer nel dopoguerra ha tre aspetti specifici: la conservazione della teoria critica come una teoria pura, il ritiro dalla politica per rinchiudersi in un assoluto individualismo e l’ integrazione accademica. In nessuna delle loro ultime opere si ripudia la teoria critica o i suoi rapporti con Marx ed Engels. Nella sua Dialettica negativa, Adorno schernisce anche l’ utilizzazione idealistica del “”giovane Marx””: far ruotare la teoria critica intorno al concetto di reificazione serve solamente a rendere la teoria critica idealisticamente accettabile alla coscienza dominante. Adorno e Horkheimer hanno altresì riaffermato la linea di demarcazione tra la loro posizione e la Kulturkritik conservatrice.”” (pag 82)”,”TEOS-107″ “THERBORN Göran”,”Scienza, classi e società. Uno studio sui classici della sociologia e sul pensiero di Marx.”,”THERBORN Göran, nato in Svezia nel 1941, è autore di numerose ricerche sulle teorie sociali.”,”TEOS-194″ “THERBORN Göran”,”Come governano le classi dirigenti.”,”THERBORN Göran sociologo insegna all’Università di Lund in Svezia. E’ direttore della rivista ‘Zenit’ e collaboratore dell’inglese ‘New Left Review’. E’ autore di molte opere dedicate alla teoria sociale e alla lotta di classe in Svezia. “”I sindacati ottennero un riconoscimento giuridico abbastanza presto – nel 1824 in Inghilterra, nel 1884 in Francia, nel 1890 in Germania (data della eliminazione delle ultime restrizioni a seguito dell’abrogazione delle leggi d’emergenza contro i socialdemocratici) – e lo hanno sempre conservato nei regimi borghesi non dittatoriali. E, con un’importante eccezione, i partiti della Seconda Internazionale dell’Europa centrale e occidentale furono tutti riconosciuti legalmente. Le dittature moderne, tuttavia, hanno messo al bando sia i sindacati che i partiti riformisti. Inoltre, i partiti comunisti sono stati messi fuori legge in diverse occasioni anche da Stati non dittatoriali, soprattutto nel periodo di maggior influenza del fascismo, dalla depressione a Stalingrado. Insieme al Giappone, dove il movimento operaio fu duramente represso prima del 1945, la Germania sotto questo profilo è tra gli Stati all’avanguardia: essa infatti fu l’unico paese che mise fuori legge un partito della Seconda Internazionale (1878-1890) e l’unico paese che abbia messo al bando un partito comunista dopo la seconda guerra mondiale (1956-1968), per non parlare ovviamente del periodo nazista. (Il PCUSA non fu mai messo ufficialmente fuori legge, anche se negli anni cinquanta fu costretto in larga misura alla clandestinità essendo stato definito forza straniera in base allo Smith Act). Negli Stati capitalistici, la restrizione dell’opposizione all’interno del sistema ha preso la forma soprattutto delle limitazioni del diritto di sciopero – una pratica che ha una tradizione che risale almeno alla modificazione del Combination Act inglese del 1825. In varie situazioni, il picchettaggio è stato represso; particolari scioperi sono stati proibiti; le fermate “”selvagge”” sono state dichiarate illegali, come attualmente in Svezia; oppure l’organizzazione e le decisioni sindacali sono state sottoposte a regolamentazione e controllo”” (pag 268-269)”,”TEOS-222″ “THERBORN Göran”,”Scienza, classi e società. Uno studio sui classici della sociologia e sul pensiero di Marx.”,”G. Therborn nato in Svezia nel 1941 è autore di numerose ricerche sulle teoria sociali, tra le quali ricordiamo ‘Classes and Economic Systems’, ‘What is te Value of Good Values?’, ‘What Does the Ruling Class It Rules?’. Ha collaborato alla ‘New Left Review’.”,”TEOC-177-FF” “THERMES Diana a cura”,”Tocqueville e l’Occidente.”,”Diana Thermes insegna Storia delle dottrine politiche presso il Dip. di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria.”,”TEOP-055-FMB” “THEROUX Paul”,”Ultimi giorni a Hong Kong.”,”THEROUX Paul, nato in America, viaggiatore instancabile e scrittore.”,”CINx-279″ “THEROUX Paul”,”Il Gallo di Ferro. In treno attraverso la Cina.”,”Paul Theroux (1941) è nato negli Usa e ha vissuto a lungo in Italia e in Africa. Osservatore attento e scrittore instancabile ha raccontato luoghi lontani e diversi. Ha pubblicato pure ‘Ultimi giorni a Hong Kong’ (Baldini e Castoldi, 2000) Antico proverbio cinese: “”Possiamo ingannare uno straniero”””,”CINx-007-FC” “THESIGER Wilfred”,”Sabbie arabe. Viaggio nell’ Arabia deserta.”,”THESIGER si può considerare l’ ultimo dei grandi esploratori britannici di stampo romantico. Questo è il ‘diario di viaggi’ un affresco vivo dei deserti meridionali della penisola arabica.”,”VIOx-048″ “THEVENOT Émile”,”Les Gallo-Romains.”,”THEVENOT É. “”Les Gaulois semblent avoir assimilé parfaitement cet einsegnement classique. Sous le règne de Caligula, des concours d’éloquence avaient lieu à Lyon, à l’occasion des fêtes données autour de l’autel du Confluent. Dès le temps de Claude, on vit des Gaulois devenir à leur tour maîtres de belles-lettres dans les écoles qui s’ouvraient en Bretagne. Toujours beaux discoureurs, les Gaulois connurent leurs principaux succès dans l’art de la parole”” (pag 74)”,”STAx-258″ “THIEDE Carsten Peter”,”La nascita del cristianesimo. Ebrei, greci, romani e la morte del mondo antico.”,”Carsten Peter Thiede nato in Germania nel 1952 è uno storico e papirologo giunto alla fama mondiale grazie alla scoperta di tre frammenti di papiro di un’antichissima copia del Vangelo di Matteo. Datandoli intorno all’anno 50 ha fatto scrivere al settimanale ‘Time’ che “”le teorie sul Nuovo Testamento saranno completamente rivoluzionate””. [‘All’inizio della tradizione scrittoria cristiana troviamo sia il codice contenente scritti singoli che il codice contenente collezioni. Il codice con singoli scritti prima del 62, il codice con collezioni più tardi, ma per motivi strategici certamente subito dopo il ricompattarsi del cristianesimo in seguito alle catastrofi del 64 e del 70. Che il codice contenente più opere esistesse già, al più tardi, agli inizi degli anni 80 del I secolo, lo attesta lo scrittore romano di epigrammi Marziale, che vive in questo stesso periodo. Il documento più antico sinora conosciuto che attesta l’esistenza del primissimo codice cristiano contenente più scritti è il papiro Bodmer XIX/XV (P75), databile attorno al 200, che ha il vangelo di Luca e il vangelo di Giovanni. Il documento più antico che prova l’esistenza di un codice dei quattro vangeli (con gli ‘Atti degli Apostoli’) è il papiro Chester Beatty 45, press’a poco dello stesso tempo. Ma è possibile che i cristiani abbiano avuto il primo impulso – e qui si chiude il cerchio che parte dalla papirologia per risalire all’indietro al Nuovo Testamento – a raccogliere insieme i vangeli e a pubblicare raccolte già da un detto del Gesù storico: «Prendete con voi uno o due uomini, poiché ogni causa dev’essere decisa in base all’attestazione di uno o due testimoni» (Matteo, 18, 16). Nel giudaismo questo principio giuridico era vigente da tempi remoti. Lo troviamo già nel ‘Deuteronomio’ (19, 15). Anche Paolo lo riprende: «Ogni causa dovrà essere attestata per bocca di due o tre testimoni», scrive l’Apostolo nella ‘2 Corinti’ (13, 1). Quanto ai vangeli, essi si confermano a vicenda nella loro testimonianza reciproca. Proprio allorquando si ebbe la possibilità di presentarli in due versioni, o anche in tre e infine, con Giovanni, in quattro versioni, essi rappresentavano la concretizzazione pratica dell’antico principio giuridico dell’attestazione molteplice. E tale attestazione molteplice era così importante poiché i vangeli erano, appunto, più di testimonianze delle fede: erano non da ultimo, scritti storici, anche in base a quanto essi stessi affermano sulla propria identità letteraria”” [‘Primi piani: quanto antiche sono le fonti?’] (pag 322)]”,”RELC-358″ “THIERRY Augustin”,”Essai sur l’ histoire de la formation et des progres du Tiers Etat. Douzieme edition, revue et corrigée.”,”Suivi de fragments du recueil des monuments inedits de cette histoire. Augustin THIERRY, Jacques Nicoles Augustin THIERRY, storico francese (Blois 1795-Parigi 1856). Segretario e collaboratore di Saint-Simon (1814-17), redattore del giornale liberale Censeur européen, collaboratore del Courrier Français, della Revue des Deux Mondes e del Globe, svolse soprattutto attività di storico grazie alla quale ebbe dopo il 1827, quando fu colpito da cecità e paralisi, una pensione da re Carlo X. Tra le sue opere da ricordare: De la réorganisation de la société européenne (1814), Opinion sur les mesures à prendre contre la coalition (1815),L’industrie littéraire et scientifique liguée avec l’industrie commerciale et manufacturière (1817), Lettres sur l’histoire de France pubblicate nel Courrier de France a partire dal 1820; seguirono la Histoire de la conquète de l’Angleterre (1825) e Récits des temps mérovingiens (1837), il suo capolavoro. Dei suoi lavori sul Terzo Stato, oltre all’edizione dei documenti nel Recueil des monuments inédits de l’histoire du Tiers Ètat (1849-56), è da ricordare la sua introduzione, Essai sur l’histoire de la formation et des progrès du Tiers Ètat (1853). Amedee Simon Dominique THIERRY, storico francese (Blois 1797-Parigi 1873). Fratello di Jacques-Nicolas-Augustin, fu professore di storia all’Università di Besançon (1828); dopo la rivoluzione del 1830 fu nominato prefetto della Haute-Saône, nel 1838 consigliere di Stato e fu sostenitore di Napoleone III, che lo nominò (1860) senatore. Opere: Histoire des Gaulois (1828), Histoire de la Gaule sous l’administration romaine (1840-47), e un’interessante Histoire d’Attila (1850).”,”FRAA-033″ “THIERRY Augustin”,”Histoire de la Conquéte de l’Angleterre par les Normands. De ses causes et ses suites jusqu’a nos jours. In Angleterre, en Écosse, en Irlande et sur le Continent. Vol. I.”,”M. Augustin Thierry, publiant en 1830 la troisième édition de son Histoire de la conquéte de l’Angleterre par les Normands. Avertissement des editeurs, avertissement pour la Troisième édition, introduction, pièces justificatives, table chronologique, ritratto di Thierry,”,”UKIx-006-FL” “THIERRY Augustin”,”Histoire de la Conquéte de l’Angleterre par les Normands. De ses causes et ses suites jusqu’a nos jours. In Angleterre, en Écosse, en Irlande et sur le Continent. Vol. II.”,”M. Augustin Thierry, publiant en 1830 la troisième édition de son Histoire de la conquéte de l’Angleterre par les Normands. Avertissement des editeurs, avertissement pour la Troisième édition, introduction, pièces justificatives, table chronologique et analytique, Liste des documents cités dans cet ouvrage, conclusion, note,”,”UKIx-007-FL” “THIERRY Augustin, a cura di Michelini TOCCI”,”Storie dei Merovingi.”,”Jacques-Nicolas-Augustin Thierry (1795-1856) è uno dei maggior scrittori e storici dell’età romantica. Oltre che per le Storie dei Merovingi, è famoso per la Storia della conquista dell’Inghilterra da parte dei Normanni (1825) e per la monumentale Raccolta dei documenti inediti della storia di Francia, ancora incompiuta alla sua morte.”,”FRAA-009-FL” “THIERRY Augustin, a cura di Regina POZZI”,”Scritti storici.”,”Jacques-Nicolas-Augustin Thierri nato il 10/5/1795 a Blois, muore il 22/5/1856. La storia di Francia, come ce l’hanno data gli scrittori moderni – scriveva Augustin Thierry nella prima delle Lettres sur l’histoire de France, con cui, il 13/7/1820, iniziava la sua collaborazione al ‘Courrier français – non è la vera storia del paese, la storia nazionale, la storia popolare: questa storia è ancora sepolta nella polvere delle cronache contemporanee, dadove i nostri eleganti accademici non si sono preoccupati di trarla fuori.”,”FRAG-003-FL” “THIERRY Augustin”,”Essai sur l’histoire de la formation et des progrès du Tiers Etat. Suivi de deux fragments du recueil des monuments inédits.”,”Suivi de fragments du recueil des monuments inedits de cette histoire. Augustin THIERRY, Jacques Nicoles Augustin THIERRY, storico francese (Blois 1795-Parigi 1856). Segretario e collaboratore di Saint-Simon (1814-17), redattore del giornale liberale Censeur européen, collaboratore del Courrier Français, della Revue des Deux Mondes e del Globe, svolse soprattutto attività di storico grazie alla quale ebbe dopo il 1827, quando fu colpito da cecità e paralisi, una pensione da re Carlo X. Tra le sue opere da ricordare: De la réorganisation de la société européenne (1814), Opinion sur les mesures à prendre contre la coalition (1815),L’industrie littéraire et scientifique liguée avec l’industrie commerciale et manufacturière (1817), Lettres sur l’histoire de France pubblicate nel Courrier de France a partire dal 1820; seguirono la Histoire de la conquète de l’Angleterre (1825) e Récits des temps mérovingiens (1837), il suo capolavoro. Dei suoi lavori sul Terzo Stato, oltre all’edizione dei documenti nel Recueil des monuments inédits de l’histoire du Tiers Ètat (1849-56), è da ricordare la sua introduzione, Essai sur l’histoire de la formation et des progrès du Tiers Ètat (1853). Amedee Simon Dominique THIERRY, storico francese (Blois 1797-Parigi 1873). Fratello di Jacques-Nicolas-Augustin, fu professore di storia all’Università di Besançon (1828); dopo la rivoluzione del 1830 fu nominato prefetto della Haute-Saône, nel 1838 consigliere di Stato e fu sostenitore di Napoleone III, che lo nominò (1860) senatore. Opere: Histoire des Gaulois (1828), Histoire de la Gaule sous l’administration romaine (1840-47), e un’interessante Histoire d’Attila (1850).”,”FRAA-010-FL” “THIERRY Augustin”,”Dix ans d’études historiques.”,”Sul carattere nazionale degli irlandesi e degli scozzesi, sul carattere della politica francese A. Thierry membre de l’Institut”,”STOx-294″ “THIERS Adolphe”,”Storia della Rivoluzione francese. Vol. I.”,”Adolphe Thiers Marsiglia 15/04/1797 S. Germain en Laye 03/09/1877, Politico storico e Avvocato francese.”,”FRAR-009-FL” “THIERS Adolphe”,”Storia della Rivoluzione francese. Vol. II.”,”Adolphe Thiers Marsiglia 15/04/1797 S. Germain en Laye 03/09/1877, Politico storico e Avvocato francese.”,”FRAR-010-FL” “THIERS Adolphe”,”Storia della Rivoluzione francese. Vol. III.”,”Adolphe Thiers Marsiglia 15/04/1797 S. Germain en Laye 03/09/1877, Politico storico e Avvocato francese.”,”FRAR-011-FL” “THIERS Adolphe”,”Storia della Rivoluzione francese. Vol. IV.”,”Adolphe Thiers Marsiglia 15/04/1797 S. Germain en Laye 03/09/1877, Politico storico e Avvocato francese.”,”FRAR-012-FL” “THIERS Adolphe”,”Storia della Rivoluzione francese. Vol. V.”,”Adolphe Thiers Marsiglia 15/04/1797 S. Germain en Laye 03/09/1877, Politico storico e Avvocato francese.”,”FRAR-013-FL” “THIERS Adolphe”,”Storia della Rivoluzione francese. Vol. VI.”,”Adolphe Thiers Marsiglia 15/04/1797 S. Germain en Laye 03/09/1877, Politico storico e Avvocato francese.”,”FRAR-014-FL” “THIERS Adolphe”,”Storia della Rivoluzione francese. Vol. VII”,”Adolphe Thiers Marsiglia 15/04/1797 S. Germain en Laye 03/09/1877, Politico storico e Avvocato francese.”,”FRAR-015-FL” “THIERS Adolphe”,”Storia della Rivoluzione francese. Vol. VIII.”,”Adolphe Thiers Marsiglia 15/04/1797 S. Germain en Laye 03/09/1877, Politico storico e Avvocato francese.”,”FRAR-016-FL” “THIERS Adolphe”,”Storia della Rivoluzione francese. Vol. IX.”,”Adolphe Thiers Marsiglia 15/04/1797 S. Germain en Laye 03/09/1877, Politico storico e Avvocato francese.”,”FRAR-017-FL” “THIERS Adolphe”,”Storia della Rivoluzione francese. Vol. X.”,”Adolphe Thiers Marsiglia 15/04/1797 S. Germain en Laye 03/09/1877, Politico storico e Avvocato francese.”,”FRAR-018-FL” “THIESS Frank”,”Tsushima. Il romanzo di una guerra navale.”,”Preparazione astratta degli ufficiali dello Stato Maggiore. Dottrinarismo scolastico. “”Dragomirov considerava come un incitamento alla pusillanimità i concetti moderni che prescrivono alle truppe di distendersi su linee sottili, e di cercare protezione negli avallamenti del terreno. Il bravo soldato doveva andare all’assalto sempre in piedi! Il fuoco celere era un lusso ed uno spreco di munizioni. Il vecchio generale predicava: puntare esattamente, con calma e con cura; soltanto allora premere il grilletto. Meglio non sparare, se non si può puntare bene. Insegnamenti che nella guerriglia dei boeri contro gli inglesi avevano avuto successo, ma che in una guerra moderna non potevano costituire fondamento per le azioni di fuoco. Oltre a tutte questo, sorse un dottrinarismo scolastico che tolse agli ufficiali di Stato Maggiore la giusta visione della realtà. Alla domanda circa il vantagio che aveva l’aggressore difronte al difensore, si doveva rispondere con la seguente spiegazione: “”Perchè MV al quadrato diviso due (numeratore), diviso mv al quadrato diviso due (denominatore) è uguale a MV al quadrato diviso mv al quadrato””. Tutte le battaglie della storia venivano analizzate in base alla teoria, facendo giuocare dei sistemi cinematici o dinamici di forze e di reazioni, che venivano risolti sulla carta con procedimenti grafici o geometrici. Non si comprende a che cosa potessero servire simili conoscenze, quando l’ufficiale si trovava sul campo di battaglia. Questa preparazione astratta si completava poi con una teoria dei rifornimenti che conduceva spesso a conclusioni del tutto errate. In genere gli eserciti alla fronte temevano più di tutto gli ufficiali di Stato Maggiore, che si presentavano sempre con affermazioni nette, sfoderavano conoscenze, ma della guerra non capivano niente. Di quattro generali che erano in Manciuria e che provenivano dalla Scuola di Guerra, tre furono artefici di sconfitte. Il quarto, secondo quanto dice Martynov, erano innocuo, perché era stato impiegato in un ufficio. Kuropatkin, circondato da un seguito colossale che rendeva il Quartier Genrale simile ad una residenza regale, arrivo a Mukden il 28 marzo. Era ancora ingnaro del fuoco di fila di scandali, di corruzione, errori di organizzazione, tradimenti, sotterfugi, ordini segreti che, spediti da Pietroburgo, lo attendevano in Manciuria. Per niente edotto del carattere delle popolazioni e del servizio di spionaggio su grande scala in cui i giapponesi erano maestri, fino dall’inizio del suo comando fece grossi errori psicologici. (…)”” (pag 62-63)”,”QMIN-003-FSD” “THIESSE Anne-Marie”,”La creazione delle identità nazionali in Europa.”,”Anne-Marie Thiesse è direttrice di ricerca al CNRS di Parigi. Storica sociale, ha pubblicato in Francia nel 2000 un fortunato volume sull’identità francese, Le roman du quotidien.”,”EURx-089-FL” “THISTLETHWAITE Frank”,”Storia degli Stati Uniti.”,”””La guerra civile segnò una nuova avanzata. Non solo il fabbisogno di guerra stimolò ingegneri, manifatturieri, fabbricanti di barattoli, calzolai e sarti, i quali dopo la pace si trovarono con capitali e impianti atti a conquistare nuovi mercati nell’ Ovest e nel Sud, ma il trionfo del partito repubblicano diede la spinta all’ espansione industriale. La guerra era stata l’ eclissi finale di quegli interessi mercantili che avevano dominato sino allora commercio e politica. I Whigs cotonieri di New York dediti al commercio atlantico, che aveva la base nel centro produttivo del Sud e nella distribuzione di manufatti attraverso il continente, si trovarono alle prese con una classe di industriali determinata a furia di gomiti ad usare capitali ed esperienze non per il commercio, ma per la fabbrica sul posto e la vendita. Era una gente ossessionata non dall’ Atlantico, ma dal Continente con la sua ricchezza di materie prime e con 30 milioni di consumatori.”” (pag 198)”,”USAG-049″ “THOM Françoise”,”La langue de bois.”,”In allegato due ritagli recensioni del libro della Thom (rispettivamente di E. Le Roy Ladurie e di Enzo Bettiza) La “”langue de bois”” est une expression française (une création française) destinée à l’origine à caractériser le discours totalitaire. Dans les autres langues, cette expression est traduite (lorsqu’elle l’est) in italiano si potrebbe dire ‘politichese’ ‘lingua per addetti ai lavori’ ‘L’aggettivo – diceva Voltaire – è nemico del nome’ (rec Le Roy Ladurie) Libro del fondo di Tino ALBERTOCCHI”,”RUSU-231″ “THOMANECK J.K.A. NIVEN Bill”,”La Germania dalla divisione all’ unificazione. (Tit.orig.: Dividing and Uniting Germany)”,”THOMANECK J.K.A. insegna all’ Università di Aberdeen. Ha scritto pure ‘The German Democratic Republic: Politics, Government and Society’ (1989). NIVEN Bill insegna alla Nottingham Trent University. “”La Stasi aveva progettato un’ intera rete di “”oggetti di isolamento”” in tutta la DDR, da utilizzare in caso di “”emergenza””. Ai rami locali della Stasi veniva affidato il compito di trovare “”oggetti”” adeguati e di preparare liste di potenziali “”isolandi””. Così nel febbraio 1987 la Stasi responsabile della zona di Erfurt aveva stilato una lista di 905 persone che dovevano essere “”bloccate”” in una gamma di edifici, tra i quali un orfanotrofio a Heiligenstadt, un ristorante a Sonderhausen, un albergo a Weimar e – più semplicemente – una capanna di muratori ad Eisenach. La previsione che l’ isolamento non sarebbe stato necessariamente un processo del tutto indolore è tradita dall’ uso saltuario del termine “”liquidazione”” nei documenti della Stasi relativi a questo argomento. Il fatto che non si arrivò mai a una simile prassi di isolamento o eliminazione fisica fu un risultato diretto dell’ imponenza e del carattere pacifico del processo rivoluzionario””. (pag 91-92)”,”GERV-050″ “THOMAS Hugh”,”La crisi di Suez.”,”Hugh THOMAS è nato nel 1931 a Windsor e ha studiato al Queens’ College di Cambridge e alla Sorbona. Dal 1954 al 1957 è stato funzionario al Foreign Office quindi, in quello stesso anno, è passato a svolgere l’ attività di professore universitario a Sandhurst; poco dopo è diventato professore di storia all’ Università di Reading. E’ stato collaboratore del ‘Sunday Times’ e ha al suo attivo interessanti libri di storia e politica tra cui: -The World’s Game (1957) -Storia della guerra civile spagnola (1963)”,”RAIx-073″ “THOMAS Edith”,”Rossel. 1844-1871.”,”‘Chartiste’, romanziere, giornalista (reportage sulla guerra di Spagna), resistente (collaboratrice delle Lettres Francaises e delle Editions du Minuit clandestine, la THOMAS (presso di lei si riuniva il Comité National des Ecrivains durante la guerra) dopo il 1948 diventa conservatore presso gli Archives Nationales. Tra i suoi lavori ‘Femmes de 1848’, ‘Pauline Roland’, ‘George Sand’, ‘Les Pétroleuses’. “”Come Cluseret, come Rossel, il nuovo delegato alla Guerra, esaurito, malato, ma devoto fino alla morte, si urta con le stesse difficoltà e prova ad imporre misure analoghe. Numerosi artiglieri ricevono la paga, ma pochi sono a combattere. Delescluze ordina una ispezione per il 13 maggio. Tutti gli artiglieri mancanti, salvo quelli che sono al fronte, saranno privati del loro soldo. Sarebbe stato un ordine che avrebbe potuto stilare Rossel, e può essere che l’ abbia ispirato. Il Comitato di Salute Pubblica prova così ad imporre la disciplina: gli ufficiali e gli altri cittadini che rifiuteranno di eseguire gli ordini saranno mandati davanti alla Corte marziale””. (pag 380)”,”MFRC-092″ “THOMAS Edith”,”Louise Michel ou la Velléda de l’ anarchie.”,”Louise MICHEL è uno dei protagonisti più celebri della Comune di Parigi. Il suo fiero comportamento davanti al Consiglio di Guerra le valse di diventare il simbolo dlla Rivoluzione vinta e sempre rinascente. Questo carattere di simbolo lo manterrà per tutta la vita. Dal suo ritorno dalla deportazione, quando contrariamente a tanti altri comunardi non volle farsi dimenticare riprendendo la lotta per “”la Rivoluzione sociale””. Edith THOMAS ha condotto le ricerche presso gli Archives historiques de la Prefecture de police e all’ IISH di Amsterdam. “”Però, il 21 maggio, mentre la Comune discuteva dei teatri, i versagliesi sono entrati in Parigi. Il vecchio giacobino Delescluze che, dopo Cluseret, dopo Rossel, aveva accettato il compito impossibile di difendere la Comune, chiama alla lotta rivoluzionaria, completando la distruzione delle ultime vestigia di disciplina, che potevano sussistere ancora nell’ esercito federato: “”Basta militarismo, stati maggiori gallonati e dorati su tutte le divise. Posto ai combattenti dalle braccia nude. L’ ora della guerra rivoluzionaria è suonata…””. A questo punto, è la lotta forsennata, ammirevole, disperata, strada per strada, casa per casa, barricata per barricata, dei combattenti della Comune, uomini, donne, ragazzi insieme. L’ esercito regolare, l’ armata onorevole di M. Thiers ha ricevuto l’ ordine di massacrare “”con rabbia”” tutti coloro che assomigliano a un “”comunardo””. E’ sufficiente essere mal vestito e di avere le mani sporche: Dio riconoscerà i suoi””. (1) (pag 97) (1) (Nota ‘Dio riconoscerà i suoi’ è la frase che risuonava durante il massacro dei catari ad opera delle truppe cattoliche in Francia (Bezieres) v.) (massacro di Béziers, nel corso della Crociata contro gli Albigesi, nota: V. Messori sul Corriere della Sera del 31.1.2007 scrive un’ articolo di stampo revisionista su tale massacro ridimensionandone la portata e attribuendone la responsabilità a truppe mercenarie) All’assedio di Béziers – prima città investita – conquistata il 22 luglio del 1209, divenne di moda un aneddoto: Arnaud Amaury, legato papale, abate di Citeaux, a chi gli chiedeva come potesse distinguersi tra cattolici e Catari avrebbe riposto: “”Uccideteli tutti, Dio saprà riconoscere i suoi””. A Béziers, Furono massacrate 20.000 persone e Amaury, primo capo dei crociati, ottenne le congratulazioni di Innocenzo III. (fonte S. Calabresi) (edicolaweb)”,”MFRC-113″ “THOMAS Edith”,”Les “”Pétroleuses””.”,”Si chiamavano ‘petroleuse’ le donne rivoluzionarie che si accusava di aver incendiato Parigi. In realtà erano donne inserite nel movimento rivoluzionario “”Victor Hugo eleva la sua grande voce per difendere le insorte, che considera come delle combattenti rivoluzionarie e non come delle criminali comuni. Domanda quindi la vita per Rossel, per Ferré, per tutte le insorte della Comune e per queste tre povere donne, Marchais, Suétens e Papavoine: “”Una di esse è madre e davanti alla sua condanna a morte, ella ha detto (è Hugo che le presta la voce): “”Bene; ma chi nutrirà il mio bambino?”” E l’ autore dei ‘Miserabili’, che non è solamente un grande scrittore, ma anche un uomo buono e generoso (due aggettivi oggi ridicoli e passati di moda), aggiunge: “”Tutta la ferita sociale è in queste parole…Così, ecco una madre che va a morire ed ecco un bambino che va anche lui a morire di conseguenza. La nostra giustizia ha di queste riuscite. La madre è colpevole? Rispondete si o no. Il bambino lo è?^ Provate a rispondere di si””. L’ intervento di Hugo fu decisivo? oppure i giudici della Commissione di grazia esitarono davanti alla mancanza di prove, sempre è che queste pene di morte furono commutate in lavori forzati a vita con la deportazione in Guyana””. (pag 203-204) Victor Hugo, Depuis l’ exil, 1871-1876,”,”MFRC-123″ “THOMAS Hugh”,”Storia di Cuba, 1762-1970.”,”Nato nel 1931, THOMAS Hugh ha studiato a Cambridge e alla Sorbona. Ha lavorato dal 1954 al 1957 al Foreign Office. Ha fatto parte della delegazione inglese alle Nazioni Unite, nel Sub-Comitato per il disarmo atomico. Nel ’57 ha cominciato anche a lavorare alla ‘Storia della guerra civile spagnola’ uscita in inglese nel 1961 e in italiano nel 1963. “”Questo era l’ ambiente commerciale di sfondo a quattro eventi politici che fecero epoca. Il primo fu, nel 1808, il crollo della monarchia spagnola di fronte a Napoleone, il quale insediò il proprio fratello Giuseppe sul trono di Spagna. Gli inglesi erano andati nella penisola iberica per combattere con la plebaglia contro i francesi e contro l’ ala liberale della classe dominante (sostenuta da numerosi membri dell’ oligarchia cubana come il marchese di Casa Calvo ed il generale Gonzalo O’Farrill, il quale divenne ministro della Guerra di Giuseppe Bonaparte). Fino al 1814 la guerra devastò la Spagna, lasciando Cuba sotto il comando di un capitano-generale, Someruelos, dalla mentalità indipendentista, e virtualmente libero di agire come meglio riteneva. Pure nel 1808, il presidente Jefferson mise in moto per la prima volta quello che sarebbe stato poi un tema ricorrente nella storia americana: il desiderio degli Stati Uniti di acquistare Cuba, così come avevano rilevato la Luisiana (acquistandola nel 1803 da Napoleone, che l’ aveva ricevuta dalla Spagna nel 1800). Il presidente inviò il generale James Wilkinson (il quale aveva preso materialmente possesso, in modo impeccabile, della Louisiana per conto degli Stati UNiti) presso il capitano-generale Someruelos per spiegargli dche la nazione americana avrebbe di gran lunga preferito che Cuba ed il Messico rimanessero sotto la Spagna anziché passare sotto il controllo britannico o francese, ma se la Spagna non fosse stata in grado di mantenere le sue posizioni, allora gli Stati Uniti sarebbero stati pronti ad acquistare l’isola. La missione fallì il suo scopo (…).”” (pag 71) “”Il terzo avvenimento che fece epoca, fu la formazione, nel 1809, del primo movimento per la completa indipendenza di Cuba, capeggiato da un massone, Ramon de la Luz (…)””. (pag 72) “”Il quarto grande avvenimento fu l’ inizio della guerra continentale ispanoamericana per l’ indipendenza, con la dischiarazione della giunta provinciale di Caracas il 9 aprile del 1810, la deposizione dei vicerè di Buenos Aires e di Nueva Grenada, in maggio ed in luglio, e l’ insurrezione popolare nel Messico, nello stesso anno.”” (pag 72)”,”AMLx-088″ “THOMAS Hugh”,”La guerra civil española.”,”Barcellona. Catalogna. “”El 10 de agosto fue dado un índice de la distribución de fuerzas con la organización de las llamadas patrullas de control para asegurar el orden revolucionario: de un total de 700 hombres alistados, 325 pertenecían a la CNT, y el resto estaban repartidos entre el POUM la Esquerra e la UGT.”” (pag 216) “”En este punto tan importante, la Generalidad se vio apoyada por el nuovo Partido Socialista Unificado de Cataluña (PSUC), compuesto por cuatro grupos de izquierdas que se habían reunido después del alziamento. Aunque fue nombrado secretario general de este partido el veterano socialista y antianarquista Comorera, los comunistas, al igual que en la fusión que se hizo en abril de las juventudes socialistas y comunistas, se convertieron en los verdaderos dirigentes del nuovo partido, gracias a su superior eficacia, frialdad y habilidad. Incluso consiguieron que el PSUC se afiliara al Komintern. Comorera llegó a ser al cabo de unos meses miembro del Comité Central del Partito Comunista Español, al tiempo que otro dirigente ex-socialista PSCU, Rafael Vidiella. La UGT de Barcelona, que, naturalmente, seguía las directrices políticas de los socialistas, quedó también bajo influencia comunista. Esta sindical había incrementado sus miembros en Barcelona de 12000, con los que contaba el 19 de julio, a unos 35000 a finales de mes, en parte por las ventajas que suponía un carnet del sindicato para obtener alimentos, y en parte por la necesidad de unión que suele ser común a todas las circunstancias revolucionarias. Pero, aunque seguía siendo una entidad relativamente poco importante ante la CNT (que contaba solamente en Barcelona con 350000 afiliados), constituía una presa interesante para los comunistas. El PSUC apoyó naturalmente la creaciòn de un ejército más bien que de milicias, ya que sus dirigentes comunistas no contaban con el apoyo de las masas; y que su principal esperanza de conseguir el poder consistía en infiltrase en el gobierno oficialmente reconocido.”” (pag 217)”,”MSPG-193″ “THOMAS Hugh”,”A History of the World.”,”Libro dedicato a Romolo BETANCOURT Altri libri dell’ autore, Hug THOMAS: The Spanish Civil War Cuba: The Pursuit of Freedom Suez Europe: The Radical Challenge John Strachey “”Another critical change was that people knew where they were more accurately in the Renaissance. That was not only because of the discovery of America nor of spectacles (in the thirteenth century), nor because of the invention of the telescope about 1600 (probably in Middleburg in the Netherlands, but also because of the coming of the clock to Europe in the fourteenth century. Earlier, there had been a great vagueness about time, which even affected dates: when precisely ‘was’ the year 1000? How old was the king? As for the hours of the day, waterclocks were rare and froze in winter in the north of Europe, though elaborate, even striking, waterclocks had been known in the Near East for a long time – the great Mosque of Damascus had one by at least 1186, and Procopius of Gaza saw one there about 500 AD.”” (pag 171)”,”STOU-076″ “THOMAS Frédéric”,”Rimbaud et Marx: une rencontre surréaliste.”,”THOMAS Frédéric ha un dottorato in filosofia politica. “”On n’a pas fini de gloser sur la rencontre exceptionnelle, au Mexique, en 1938, entre Breton et Trotski. Rencontre étonnante d’où sortit le manifeste ‘Pour un art révolutionnaire indépendant’, devant constituer la base de la Fedération Internationale de L’Art Révolutionnaire Indépendant (FIARI) qui fit long feu. Ce manifeste est fondamental tant par ce qu’il affirme que par ses absences. Breton semble avoir été fasciné par la figure de Trotski. Entre les deux hommes existaient en effet des affinités de pensée sur la critique du régime soviétique et le rejet de la “”culture prolétarienne””. Mais le poète admirait plus encore la figure intransigeante de l’oppositionnel””. (pag 205)”,”TROS-214″ “THOMAS Hugh”,”I fiumi dell’oro. L’ascesa dell’impero spagnolo.”,”””Per correr miglior acque alza le vele / omai la navicella del mio ingegno, / che lascia dietro a sé mar sì crudele.”” (Dante, Purgatorio, I, 1-3, citato da Vespucci nel 1499 al largo della costa della Guiana) (pag 187) THOMAS Hugh storico ha insegnato nelle università di New York e di Boston ed è stato presidente del Centre for Policy Studies di Londra. Ha scritto un’opera fondamentale sulla guerra civile spagnola. “”Colombo era un cittadino di Genova, e all’epoca quel porto sembrava il centro del mondo: “”Moltissimi sono i genovesi, E ovunque saldamente insediati; Vannodove a loro pare e piace, E là ricreano la loro città””. In effetti i mercanti genovesi avevano il controllo del commercio nel Mediterraneo. Papa Innocenzo VIII era genovese: al secolo Giovanni Battista Cybo, proveniva da una famiglia nota perché importava il grano da Tunisi e lo commerciava poi in Europa via mare. (….)”” (pag 53)”,”SPAx-133″ “THOMAS Hugh”,”I giorni del bunker. La vera storia della fine di Hitler.”,”L’autore, Hugh Thomas, è un chirurgo esperto di medicina legale. Ha già scritto un libro sulla morte di Rudolf Hess smentendl l’inchiesta di Scotland Yard. Libro di Hugh Trevor-Roper Gli ultimi giorni di Hitler.”,”GERN-159″ “THOMAS Benjamin”,”Abramo Lincoln.”,”THOMAS Benjamin. L’autore nato nel New Jersey nel 1902 e morto nel 1956, insegnante di storia in un college dell’Alabama dedicò molta parte della sua vita alle ricerche su Linconln.”,”BIOx-295″ “THOMAS Benjamin”,”Abramo Lincoln.”,”THOMAS Benjamin. L’autore nato nel New Jersey nel 1902 e morto nel 1956, insegnante di storia in un college dell’Alabama dedicò molta parte della sua vita alle ricerche su Linconln. “”‘La capanna dello zio Tom’, un romanzo lagrimoso e sentimentale, scritto da Harriet Beecher Stowe, una donnetta dall’aria semplice, mise la schiavitù in una luce molto diversa da quella di una benevola istituzione quale la descrivevano gli apologisti sudisti. Presentando il negro come un essere umano con le stesse doti di mente e di cuore delle altre creature di Dio, questo romanzo diede un colpo sordo proprio alla chiave di volta della schiavitù: la credenza, generalmente accettata, secondo la quale il negro era un essere inferiore destinato, per la sua stessa insufficienza mentale e morale, a rimanere legato a una condizione naturale di poco superiore a quella della bestia. Poiché Lincoln leggeva attentamente i giornali, difficilmente poteva non aver badato a questi sussulti alla base della struttura della nazione. Se il demone della discordia tra le parti sonnecchiava, dormiva però di un sonno agitato. L’opinione del paese era venuta scindendosi in modo così profondo che il problema della schiavitù non poteva più esser contenuto. Cessava d’essere principalmente un problema sociale, costituzionale o economico da comporsi con scambievoli concessioni. Tendeva a divenire sempre più una questione morale, mentre le forze in contrasto, andavano vieppiù convincendosi di avere interamente dalla loro parte il diritto e la giustizia. I tempi richiedevano una guida prudente, ma una guida intelligente mancava. Il superficiale, imbelle Franklin Pierce era un presidente debole, domianto da consiglieri privi di elasticità mentale, come Jefferson Davis del Mississippi e Caleb Cushing del Massachusetts. Il grande triumvirato dei senatori Clay, Webster e Calhoun era scomparso, e uomini più giovani animati da un’impudente ambizione rivaleggiavano per il potere”” (pag 158)”,”USAS-201″ “THOMAS Hugh”,”Storia della guerra civile spagnola.”,”Nato nel 1931, Hugh Thomas ha studiato a Cambridge e alla Sorbona. Ha lavorato dal 1954 al 1957 al Foreign Office ed ha fatto parte della delegazione inglese nel Sub-Comitato per il disarmo atomico alle Nazioni Unite. Candidato Laburista nel 1957, ha pubblicato una raccolta di saggi, e nello stesso anno ha cominciato a lavorare al presente volume, poi pubblicato nel 1961. Lavora attualmente ad un saggio sulla storia di Cuba.”,”MSPG-033-FL” “THOMAS Samuel Evelyn”,”The Macmillan Report. A Short Summary in its Main Points. Prepared for the guidance of students.”,”THOMAS Samuel Evelyn direttore del Metropolitan College, St. Albans London Office and Lecture Rooms, London 1931″,”UKIE-064″ “THOMAS Jean-Paul”,”Le politiche economiche nel Novecento.”,”Jean Paul Thomas è professore di Storia e maître de conférence all’Institut d’études politiques di Parigi (IEP). “”‘Nel 1944 gli accordi di Bretton Woods’ avevano cercato di fondare istituzionalmente questa cooperazione [internazionale] su un ‘gold exchange standard’: l’uso, come riserva di cambio per le banche centrali e come mezzo di pagamento internazionale, di una moneta nazionale ampiamente diffusa, universalmente accettata e convertibile in oro: il dollaro ‘as good as gold’. Nell’Europa devastata del 1945, la «penuria di dollari» è stata rapidamente compensata dal flusso dei crediti e degli investimenti americani. Inoltre, nel 1944, la cooperazione si fondava sulla creazione del Fondo monetario internazionale, che è sopravvissuto al sistema, e sulle regole che ciascuno dei suoi membri imponeva: il mantenimento di parità fisse e, per gli Stati Uniti, la garanzia di convertibilità illimitata della loro divisa sulla base del tasso storico di 35 dollari per un’oncia d’oro. In questo modo si era riusciti a conciliare, su scala internazionale, un succedaneo del sistema aureo di prima del 1914, salvaguardia ultima del valore, e i vantaggi pratici derivanti da una liquidità suscettibile di essere moltiplicata in funzione degli scambi mondiali. Sappiamo che il sistema è fallito a fronte della divergenza degli interessi derivanti dall’evoluzione del rapporto di forze monetarie tra l’Europa e gli Stati Uniti. E’ morto nel 1971 con il dollaro convertibile. Da allora la cooperazione internazionale si è limitata a un minimo dettato dalla ragione. Il dollaro continua ad essere, per difetto, la moneta internazionale principale e insostituibile. In questa posizione è paradossalmente più forte di quanto fosse prima del 1971, liberato com’è dai pesanti vincoli del sistema aureo. Da quindici anni a questa parte le sue repentine fluttuazioni, al rialzo come al ribasso, sono «un problema per gli altri», come ha affermato un responsabile americano, sorvolando in certa misura sui danni commerciali subiti dal proprio paese. Queste variazioni sono infatti state sempre il prodotto di politiche a finalità interna, insensibili alle conseguenze internazionali”” (pag 172-173)”,”ECOI-377″ “THOMAS Gordon MORGAN-WITTS Max”,”El dia en que muriò Guernica.”,”Guernica città distrutta da un bombardamento il 26 aprile 1937. Franco sostenne che furono i cittadini della città a distruggerla (!). Ci fu una protesta internazionale per l’assassinio di tanti innocenti in tempo di guerra. Il libro cerca di fare una esposizione obiettiva della tragedia. Negli ultimi decenni, Guernica ha simbolizzato il terrore della guerra. Picasso immortalò la distruzione della città. Churchill definì l’azione come “”un orrore sperimentale””. Hitler cercò di evitare una inchiesta internazionale, e il KGB tergiversò a beneficio della propaganda sovietica (risvolto di copertina)”,”MSPG-273″ “THOMAS Jean-Paul, a cura di Patrizia BATTILANI”,”Le politiche economiche nel Novecento.”,”Jean-Paul Thomas è professore di Storia e maître de conférence all’Institut d’études politiques a Parigi.”,”ECOT-165-FL” “THOMAS Albert”,”Le Parti Socialiste et la politique nationale. Discours prononcé le 19 Août 1917 devant l’Union des sections socialistes de la 2a circonscrition de Sceaux (Seine).”,”Albert Thomas ministre de l’armement et des fabbrications de guerre ‘Breve biografia di Albert Thomas Albert Thomas è stato un politico e giornalista francese, nato il 16 giugno 1878 a Champigny-sur-Marne e morto l’8 maggio 1932 a Parig i2. Dopo aver completato gli studi universitari, pubblicò “”Le syndicalisme allemand”” nel 1903, che gli conferì un ruolo di rilievo nel movimento operaio e socialista francese 2. Collaborò con il giornale “”L’Humanité”” e con l’opera “”Histoire socialiste”” di Jean Jaurès 2. Nel 1910, Thomas fu eletto deputato e nel 1914, durante la Prima Guerra Mondiale, fu incaricato di organizzare la produzione bellica come sottosegretario e poi come ministro degli Armamenti 2. Dopo la guerra, divenne il primo direttore dell’ Ufficio Internazionale del Lavoro a Ginevra, incarico che mantenne fino alla sua morte 2′ (f. copilot)”,”QMIP-291″ “THOMAZI Auguste”,”Les Marins de Napoléon.”,”Auguste Thomazi (1873-1959) ufficiale specialista di sottomarini, capo di stato maggiore dell’Ammiraglio Ronarc’h nel 1914 1918, lascia la marina nel 1920 per dedicarsi alla storia. Questo libro è qualificato come ‘magistrale’ da Etienne Taillemitte.”,”QMIN-008-FSL” “THOMAZI Auguste Antoine”,”Trafalgar.”,”Volume intonso A. Thomazi capitano di vascello della riserva.”,”QMIN-046-FSL” “THOMPSON Edward P.”,”Rivoluzione industriale e classe operaia in Inghilterra.”,”E.P. THOMPSON è stato reader al Centro di studi di storia sociale dell’Univ di Warwick. Nato nel 1924 dovette interrompere gli studi a Cambridge per prestare il servizio militare in Italia durante la guerra. Dal 1948 al 1965 è stato Lecturer esterno alla Leeds University. Tra le sue opere, oltra questa ‘Rivoluzione industriale e classe operaia in Inghilterra’ che è stata accolta come uno degli avvenimenti della recente storiografia inglese ha scritto ‘William Morris, Romantic to Revolutionary’ (1955). Ha curato l’edizione ‘Uscire dall’apatia’ (1960), ha collaborato a ‘The New Reasoner’ (1957-1960). Ha partecipato alla stesura del ‘Manifesto di maggio’ (1968).”,”MUKx-010″ “THOMPSON Dorothy”,”Il cartismo 1838-1858.”,”Testi e documenti: Parte prima: Il cartismo come programma politico. Petizione presentata al raduno di Crown e Anchor (1837); J. Bronterre O’BRIEN, il voto segreto, parlamenti più brevi e il suffragio; G.W.M. REYNOLDS, A che cosa ci servirebbe la Carta?; G.J. HARNEY, Discorso sul programma; Bronterre O’BRIEN, Rappresentanza Universale e un giusto salario giornaliero per un giusto lavoro giornaliero; IDEM, Whigs e finti radicali; IDEM, Salari, tasse, leggi sul grano e proprietà; Ernest JONES, Il programma cartista nel 1847. Parte seconda: gli aspetti sociali della politica cartista. Parte terza: Alcune questioni teoriche. Guerra e internazionalismo (Ernest JONES). Parte quarta: il cartismo in azione: propaganda, i Plug Riots ecc.. Parte quinta: documenti supplementari. “”Marx e Engels seguirono attentamente lo sviluppo del movimento cartista. Durante gli ultimi anni del movimento si può vedere la loro influenza in molti scritti cartisti, specialmente nei giornali diretti da Jones e Harney. Il ‘Manifesto Comunista’, pubblicato in tedesco nel 1848, apparve per la prima volta in traduzione inglese sul “”Red Republican”” nell’autunno del 1850. Il linguaggio del “”Red Republican”” mostra spesso chiaramente l’influenza di Marx e Engels; ad esempio, Howard Morton (Helen MacFarlane) scrive nel 1850: “”La nostra causa, “”il cartismo degli anni Cinquanta””, è la causa dell’autentico popolo d’Inghilterra; è la causa dei produttori, e la battaglia di questa classe asservita è la battaglia che noi combattiamo, ma deve essere combattuta sotto la bandiera ‘Rossa’, poiché questa è il simbolo della nuova epoca (…). Il compito che ci spetta in questo momento è di radunare i nostri fratelli proletari ‘tutti insieme’ intorno a questa bandiera, per mezzo di una propaganda Democratica e Sociale””, e Ernest Jones, nelle sue ‘Notes to the people’ nel 1851: “”Perciò i capitalisti di ogni genere saranno i nostri nemici finché esisteranno e condurranno contro di noi una guerra senza quartiere. (…) Perciò ‘dobbiamo’ opporre classe contro classe, cioè tutti gli oppressi da una parte e tutti gli oppressori dall’altra. ‘Una fusione delle classi è impossibile ed è altrettanto impossibile una fusione di interessi’ (…). Classe contro classe – non esiste altro modo di procedere (…)””. Nella sua corrispondenza con Engels, Marx descriverà gli scritti di Jones di questo periodo composti “”sotto la mia costante guida e in parte anche con la mia diretta collaborazione”””” [Dorothy Thompson, Il cartismo (1838-1858) (saggio introduttivo), 1978] (pag 41-42)”,”MUKC-004 MUKx-048″ “THOMPSON John Herd”,”The Harvests of War. The Prairie West, 1914-1918.”,”L’A insegna presso il Dipartimento di Storia alla McGill University di Montreal”,”CANx-003″ “THOMPSON Noel”,”The real rights of man. Political Economies for the Working Class, 1775-1850.”,”THOMPSON Noel è Reader in History all’ Università di Wales in Swansea. Egli è autore pure di ‘The Market and its Critics’ e ‘Political Economy and the Labour Party’.”,”MUKx-086″ “THOMPSON E.P. ALEXANDER Kenneth HALL Stuart SAMUEL Ralph WORSLEY Peter”,”Uscire dall’ apatia. L’ ideologia “”natopolitana”” e i miti della società del benessere nell’ analisi della nuova sinistra inglese.”,”””Il compito dell’ uomo pensante, – scriveva Orwell in Wigan Pier, non è rifiutare il socialismo, ma decidere di umanizzarlo.””. “”Dobbiamo amarci o morire””. Ma in che modo dobbiamo inserire questo “”amore”” nel contesto della politica e del potere? A questo punto era arrivato Orwell (nel suo saggio su Dickens) prima di abbandonarsi alla disperazione: “”Il moralista e il rivoluzionario si minacciano continuamente a vicenda… Il problema centrale – come prevenire gli abusi di potere – rimane irrisolto””. E’ a questo punto che sono ritornati i comunisti “”revisionisti”” come Kolakowski – al Marx moralista rivoluzionario dei Manoscritti del 1844 – nel tentativo di estirpare dal marxismo l’ erba rigogliosa del determinismo””. (pag 164-165)”,”UKIS-018″ “THOMPSON E.P.”,”The Making of the English Working Class.”,”””Inoltre, le condizioni nelle grandi città erano – e venivano percepite – più attivamente offensive e sconvenienti. L’ acqua dei villaggi, scorrendo vicino ai cimiteri, poteva ben essere impura: ma almeno i paesani non dovevano alzarsi di notte e fare la fila per un turno al solo gabinetto pubblico che serviva molte strade, oppure dovevano pagare per tale servizio. (…) Il deterioramento dell’ ambiente urbano ci colpisce oggi, come colpiva molti contemporanei, come una delle conseguenze più disastrose della Rivoluzione Industriale, se vista in termini estetici, in termini di benessere comune, o in termini di sanità e densità di popolazione. Inoltre, esse si manifestarono più marcatamente nelle aree ad alto-salario dove il riscontro ‘ottimistico’ di un miglioramento degli standards è meglio basato””. (pag 352)”,”MUKx-119″ “THOMPSON Edward P.”,”Opzione zero. Una proposta per il disarmo nucleare. (Tit. orig.: Zero option)”,”THOMPSON Edward P. (Oxfordo, 1924-) ha scritto ‘Società patrizia, cultura plebea. Otto saggi di antropologia storica sull’ Inghilterra del Settecento’, ‘Uscire dall’ apatia’ (con altri). “”E’ questo il privilegio del Terzo mondo, la cui spesa militare si è quadruplicata negli ultimi venti anni: dal 10 per cento del totale generale del 1960 al 24 per cento del 1978. La velocità sta crescendo. Nello stesso periodo, il Pnl del Terzo mondo, secondo i calcoli, è cresciuto di un fattore 2,7, mentre la spesa militare di un fattore 4,2. I maggiori concorrenti sul mercato delle armi del Terzo mondo furono, nel 1978, gli Usa (47 per cento), l’ Urss (27 per cento), la Francia (11 per cento) e l’ Italia e l’ Inghilterra con il 4 per cento ciascuna. Ma l’ Austria non allineata e il paese del buon soldato Svejk spingono per la loro porzione di bottino. Questa non è congiuntura. E’ processo.”” (pag 64)”,”RAIx-193″ “THOMPSON Eric”,”Popular Sovereignty and the French Constituent Assembly, 1789-91.”,”Il potere giudiziario. La potenza di giudicare. La legge. “”La considerazione di Montesquieu che rafforzava questa lagnanza era la sua “”Delle tre potenze di cui abbiamo parlato , quella di giudicare è in qualche modo nulla. Non ne restano che due.””. Da questo giudizio, alcuni deputati ne derivarono che Montesquieu favoriva la subordinazione del giudiziario al potere esecutivo. Nulla, naturalmente, fu più lontano dalla verità.””Il contesto della rimostranza mostra che Montesquieu era contro il dare al potere giudiziario un senato permanentemente assiso. “”La potenza di giudicare, scriveva, non deve essere data a un Senato permanente (….)””. (pag 87)”,”FRAR-320″ “THOMPSON E.P.”,”Apocalisse e rivoluzione. William Blake e la legge morale.”,”THOMPSON Edward P., “”uno dei più efficaci e indipendenti intellettuali del Novecento””, come lo ha definito un altro storico Keith THOMAS, è l’ autore di Rivoluzione industriale e classe operaia in Inghilterra (Milano, 1969) e di ‘Società patrizia, cultura plebea’ (Torino, 1981). Antinomianesimo. “”Nel Settecento “”antinomiano”” era un termine che veniva usato sia come forma di insulto sia per indicare dei puristi. Gli ortodossi accusavano di antinomianesimo i loro oppositori proprio come, in altri luoghi e in altre epoche, sono state lanciate analoghe accuse di eresia, anarchismo, terrorismo o libertinismo. E gli oggetti di questi insulti si rivelano spesso innocenti e privi di tali sovversive intenzioni. Potrebbe trattarsi – come risulta dai diari di Wesley . di membri del gregge che trascurano di presenziare al culto e che si inorgogliscono troppo della loro purezza di cuore. Oppure, con certi autori, un severo occhio teologico può cadere su un umile fornicatore al quale non è mai passato per il cervello di seguire una ‘dottrina’. Dopo tutto ‘anti nomos’ significa ‘contro la legge’: e a non pochi uomini o donne può capitare, una volta o l’ altra, di rientrare nell’ ambito di questa accusa””. (pag 27)”,”UKIx-097″ “THOMPSON Willie NELSON Daniel introduzioni, SCHLAGER Neil, Editor; Advisers: Michael HANAGAN Alice KESSLER-HARRIS Andrew H. LEE Daniel NELSON Colleen O’NEILL Marcel VAN-DER-LINDEN Zaragosa VARGAS; Contributors: Don AMERMAN William Arthur ATKINS Kimberley BARKER Bill BARRY Elizabeth A. BISHOP Lawrence BLACK Mary H. BLEWETT Timothy G. BORDEN Jeffrey BORTZ John BOUGHTON Valeria BRUSCHI William E. BURNS Dieter K. BUSE Robert CASSANELLO Olivier COMPAGNON Sylvie CONTREPOIS RIchard CROUCHER Evan DANIEL Jonathan DARBY Ralph DARLINGTON Hendrik DEFOORT Dennis DESLIPPE Thomas DUBLIN Linda DYNAN Beth EMMERLING Lisa ENNIS Katrina FORD Carol FORT Kimberly F. FREDERCK Paul FRISCH Kevin M. GANNON Roberta GOLD Juan José GOMEZ GUTIERREZ Tom GOYENS Michael HANAGAN Jennifer HARRISON Jane HOLZKA Roger HOROWITZ Nik HOWARD Kisa KANNENBERG Karla KELLING Brett Allan KING Steven KOCZAK Paul LE-BLANC James G. LEWIS David LEWIS-COLMAN Darren G. LILLEKER e altri”,”St. James Encyclopedia of Labor History Worldwide. Major Events in Labor History and Their Impact. Volume 1. A-M.”,”Advisers: Michael HANAGAN Alice KESSLER-HARRIS Andrew H. LEE Daniel NELSON Colleen O’NEILL Marcel VAN-DER-LINDEN Zaragosa VARGAS; Contributors: Don AMERMAN William Arthur ATKINS Kimberley BARKER Bill BARRY Elizabeth A. BISHOP Lawrence BLACK Mary H. BLEWETT Timothy G. BORDEN Jeffrey BORTZ John BOUGHTON Valeria BRUSCHI William E. BURNS Dieter K. BUSE Robert CASSANELLO Olivier COMPAGNON Sylvie CONTREPOIS RIchard CROUCHER Evan DANIEL Jonathan DARBY Ralph DARLINGTON Hendrik DEFOORT Dennis DESLIPPE Thomas DUBLIN Linda DYNAN Beth EMMERLING Lisa ENNIS Katrina FORD Carol FORT Kimberly F. FREDERCK Paul FRISCH Kevin M. GANNON Roberta GOLD Juan José GOMEZ GUTIERREZ Tom GOYENS Michael HANAGAN Jennifer HARRISON Jane HOLZKA Roger HOROWITZ Nik HOWARD Kisa KANNENBERG Karla KELLING Brett Allan KING Steven KOCZAK Paul LE-BLANC James G. LEWIS David LEWIS-COLMAN Darren G. LILLEKER e altri”,”MOIx-029″ “THOMPSON Willie NELSON Daniel introduzioni, SCHLAGER Neil, Editor; Advisers: Michael HANAGAN Alice KESSLER-HARRIS Andrew H. LEE Daniel NELSON Colleen O’NEILL Marcel VAN-DER-LINDEN Zaragosa VARGAS; altri collaboratori: Martin MANNING Soe Tjen MARCHING Joseph McCARTIN David Lee McMULLEN Lee McQUEEN Greg MILLER Carl MIRRA Paul MISNER David NACK Miriam C. NAGEL Daniel NELSON Caryn E. NEUMANN Mitchell NEWTON-MATZA Melanie NOLAN Jaime Ramon OLIVARES Michael J. O’NEAL Melissa OOTEN Lee Ann PARADISE Linda Dailey PAULSON Luca PRONO Sean PURDY Jonathan REES David RENTON Markuu RUOTSILA Courtney Q. SHAH Emily STRAUS Willie THOMPSON Rebecca TOLLEY-STOKES Patricia TOUCAS-TRUYEN Marcel VAN-DER-LINDEN Michael T. VAN DYKE Geert VAN-GOETHEM Yanic VIAU Joel WALLER Peter WATERMAN Elizabeth WILLIS Ronald YOUNG”,”St. James Encyclopedia of Labor History Worldwide. Major Events in Labor History and Their Impact. Volume 2. N-Z.”,”Advisers: Michael HANAGAN Alice KESSLER-HARRIS Andrew H. LEE Daniel NELSON Colleen O’NEILL Marcel VAN-DER-LINDEN Zaragosa VARGAS; altri collaboratori: Martin MANNING Soe Tjen MARCHING Joseph McCARTIN David Lee McMULLEN Lee McQUEEN Greg MILLER Carl MIRRA Paul MISNER David NACK Miriam C. NAGEL Daniel NELSON Caryn E. NEUMANN Mitchell NEWTON-MATZA Melanie NOLAN Jaime Ramon OLIVARES Michael J. O’NEAL Melissa OOTEN Lee Ann PARADISE Linda Dailey PAULSON Luca PRONO Sean PURDY Jonathan REES David RENTON Markuu RUOTSILA Courtney Q. SHAH Emily STRAUS Willie THOMPSON Rebecca TOLLEY-STOKES Patricia TOUCAS-TRUYEN Marcel VAN-DER-LINDEN Michael T. VAN DYKE Geert VAN-GOETHEM Yanic VIAU Joel WALLER Peter WATERMAN Elizabeth WILLIS Ronald YOUNG”,”MOIx-030″ “THOMPSON Edward P.”,”Tempo e disciplina del lavoro.”,”THOMPSON Edward P. “”In tutti questi modi – con la divisione del lavoro, la sorveglianza della manodopera, le multe, le campane e gli orologi, gli incentivi in denaro, le prediche e l’istruzione, la soppressione delle feste e degli svaghi – furono plasmate le nuove abitudini di lavoro e fu imposta la nuova disciplina del tempo. Talora ciò richiese parecchie generazioni (…)””. (pag 54-55) “”Il professor Cipolla fa risalire al 1680 l’epoca in cui l’orologeria inglese prevalse sui concorrenti europei”” (pag 16) “”Malgrado sia durato soltanto dal luglio 1797 al marzo 1798, lo sconsiderato tentativo di Pitt di tassare gli orologi segnò una svolta decisiva nel destino del settore. Già nel 1796 gli operatori si lamentavano della concorrenza degli orologi francesi e svizzeri (…)”” (pag 17)”,”MUKx-166″ “THOMPSON J.W. PADOVER S.K.”,”La diplomatie secrète. L’espionnage politique en Europe de 1500 a 1815. Avec trois documents.”,”””Talleyrand, qui représentait les Bourbons de France, était expert en matière d’espionnage. On connaît par le journal de Gentz ses relations avec ce dernier qui était secrétaire du Congrès. Parmi les autres personnalités marquantes qui vendaient des renseignements à Talleyrand, on trouve le comte Sickingen, chambellan de l’empereur François II, et le major Martens, officier prussien.”” (pag 237)”,”RAIx-296″ “THOMPSON John M.”,”Revolutionary Russia 1917.”,”John M. Thompson, Formerly of Indiana University. The Russian Revolution of 1917 profoundly affected the history of the world. Its impact has been felt un every corner of the globe. People, ideas, and events have all been touched by it. This thought-provoking book not only offers a short, clear narrative of what happened in 1917, but also analyzes and discusses the whys of the revolution. Within bounds of reasonable speculation, the author raises interpretive questions about the events of 1917 in an effort to stimulate the interest and thinking of students. Preface to the Second Edition, Introduction, cartine, foto, Names and Dates in the Russian Revolutions of 1917, Appendix: Chronology of the Russian Revolution of 1917, Index,”,”RIRO-045-FL” “THOMPSON John M.”,”Russia and the Soviet Union. An Historical Introduction from the Kievan State to the Present.”,”John M. Thompson, Formerly of Indiana University. The Russian Revolution of 1917 profoundly affected the history of the world. Its impact has been felt un every corner of the globe. People, ideas, and events have all been touched by it. This thought-provoking book not only offers a short, clear narrative of what happened in 1917, but also analyzes and discusses the whys of the revolution. Within bounds of reasonable speculation, the author raises interpretive questions about the events of 1917 in an effort to stimulate the interest and thinking of students. List of Maps, Preface, Preface to the First Edition, Figue, Notes, Index,”,”RUSx-180-FL” “THOMPSON Edward P.”,”Whigs e cacciatori. Potenti e ribelli nell’Inghilterra del XVIII secolo.”,” Nato a Oxford nel 1924, E.P. Thompson è stato uno dei leader dell’ala liberal del Partito comunista britannico fino al 1956, anno in cui se ne è staccato per dare vita alla New Left. E’ stato docente al Warwick Center ofr Social History, e ha poi insegnato all’Università di Manchester. E’ autore di ‘The Making of the English Working Class’ (Rivoluzione industriale e classe operaia in Inghilterra’, 2 voll. 1969) “”‘Whigs e cacciatori’ è uno studio dettagliato delle origini e dell’applicazione del Black Act del 1723, una legge penale del governo Walpole per reprimere il bracconaggio e altri reati nelle foreste del Berkshire e dello Hampshire. Il governo temeva che questi reati fossero associati a trame giacobite per la restaurazione degli Stuart, e perciò estese la pena di morte a reati che in precedenza erano punibili in modo meno severo. Tuttavia Thompson sostiene che dietro la giustificazione «antiterroristica» ci fosse un deliberato tentativo di sfruttare la situazione per rafforzare gli esclusivi diritti di proprietà vantati su queste tenute dai magnati Whig che erano emersi nei decenni successivi alla «Gloriosa Rivoluzione». (…) Thompson usa il caso del Black Act del 1723 per esaminare, da una parte, il ruolo dello Stato, della magistratura e della legge nel fornire ai gruppi dirigenti gli strumenti materiali per esercitare il loro potere in modo diretto e legittimato; e dall’altra, le reazioni di certi gruppi subalterni ostili al nuovo sistema di amministrazione delle foreste, e le forme assunte dalla resistenza da essi organizzata. Le attività dei Blacks indicano – secondo Thompson – la serpeggiante rivolta contro la presunta strumentalizzazione della legge per fini incompatibili con quella che era percepita come l’unico legittimo fondamento della legge stessa, la consuetudine. Essi non si lasciarono scoraggiare dalle nuove norme, ma indirizzarono e qualificarono i loro sforzi e le loro tattiche in modo da trarre il massimo vantaggio dal sistema legale. Opera avvincente e pionieristica, ‘Whigs e cacciatori’ è tutta costruita attorno al complesso rapporto tra «cultura patrizia» ed evoluzione del sistema legale, da una parte, e, dall’altra, la resistenza degli esclusi dall’ ‘establishment’ e atti di «criminalità» rurale. Thompson non nega che la strategia «legale» delle classi dirigenti ottenesse un successo completo nell’Inghilterra del Settecento (4), ma sostiene che la vittoria dei patrizi non implicò passività né resa incondizionata da parte del «perdenti»”” (pag 7-8, introduzione di Eugenio F. Biagini)] [(4) E.P. Thompson, ‘The Poverty of Theory’, London, 1978, p. 258].”,”UKIS-024″ “THOMPSON Edward P., a cura di Edoardo GRENDI”,”Società patrizia, cultura plebea. Otto saggi di antropologia storica sull’Inghilterra del Settecento.”,”Edward P. Thompson, nato a Oxford nel 1924, è uno dei principali esponenti della “”nuova sinistra inglese””. Tra le sue opere, la sua fondamentale ricerca ‘The Making of the Englis Working Class’ (1963, in italiano nel 1969). Metafora del campo di forze. “”Mi sto servendo quindi della terminologia relativa ai conflitti di classe, e nello stesso tempo mi rifiuto di attribuire una identità ad ‘una’ classe. Non so se ciò potrebbe essere considerato eretico da altri marxisti, né ciò mi preoccupa. Mi sembra, tuttavia, che la metafora del campo di forze possa coesistere vantaggiosamente con il commento di Marx nei ‘Grundrisse’, secondo cui: «In tutte le forme di società è una produzione determinata che che assegna rango e influenza a tutte le altre, come del resto anche i suoi rapporti assegnano rango e influenza a tutti gli altri. E’ una luce generale in cui sono immersi tutti gli altri colori e che li modifica nella loro particolarità. E’ un’atmosfera particolare che determina il peso specifico di tutto ciò da essa emerge» (39). Ciò che Marx descrive attraverso le metafore di «rango e influenza» e «particolarità» oggi verrebbe espresso in un linguaggio strutturalista più sistematico, con termini talvota così difficili e così apparentemente oggettivi (come «repressivo» e «apparati ideologici di Stato»”” (pag 363) Dibattito storiografico Discussione di E.P. Thompson con Hildred Geertz e Keith Thomas (pag 368)”,”STOS-203″ “THOMPSON Dorothy, testi e documenti di Bronterre O’BRIEN G.W.M. REYNOLDS G.J. HARNEY Ernest JONES Richard MARSDEN James GIBB R.J. RICHARDSON W.J. VERNON W. LOWETT J. COLLINS Henry HETHERINGTON John SMYLES Richard PILLING Benjamin WILSON James LEACH”,”Il cartismo, 1838-1858.”,”Testi e documenti: Parte prima: Il cartismo come programma politico. Petizione presentata al raduno di Crown e Anchor (1837); J. Bronterre O’BRIEN, il voto segreto, parlamenti più brevi e il suffragio; G.W.M. REYNOLDS, A che cosa ci servirebbe la Carta?; G.J. HARNEY, Discorso sul programma; Bronterre O’BRIEN, Rappresentanza Universale e un giusto salario giornaliero per un giusto lavoro giornaliero; IDEM, Whigs e finti radicali; IDEM, Salari, tasse, leggi sul grano e proprietà; Ernest JONES, Il programma cartista nel 1847. Parte seconda: gli aspetti sociali della politica cartista. Parte terza: Alcune questioni teoriche. Guerra e internazionalismo (Ernest JONES). Parte quarta: il cartismo in azione: propaganda, i Plug Riots ecc.. Parte quinta: documenti supplementari. D. Thompson è Lecturer di Storia inglese moderna all’Università di Birmingham. (1978) “”Tutti i radicali della classe lavoratrice aderirono con entusiasmo alla Carta e si organizzarono per appoggiarla”” (pag 24)”,”MUKx-001-FF” “THOMPSON Laurence”,”1940: Londra brucia.”,”””Per gli inglesi, la campagna di Norvegia fu tutt’altro che un disastro totale, perché le perdite navali subite dai tedeschi nel corso dell’impresa resero praticamente impossibile l’invasione dell’Inghilterra dalla Manica. Non era, comunque, un vataggio che, nell’aprile 1940, gli inglesi riuscissero a cogliere a prima vista, e sotto tutti gli altri aspetti, la gravità della disfatta era ancora accentuata, agli occhi della gente, dal confronto con i primi resoconti giornalistici, eccessivamente ottimisti. Le conseguenze che di riflesso il disastro ebbe sull’opinione pubblica mondiale appaiono dall’intemerata rivolta dall’ambasciatore americano, Joseph Kennedy, a Halifax, e al ministro delle Informazioni inglese, Reith. I dipartimenti di stato, le classi lavoratrici, e in generale, l’Inghilterra, affermava Kennedy, erano inefficienti e smidollati. In una riunione degli attachés statunitensi si era giunti alla conclusione che la Gran Bretana avrebbe perso la guerra. Era, questa, l’opinione che Kennedy da tempo nutriva e l’esito della campagna norvegese non contribuì certo a impedire che quelle idee si diffondessero negli Stati Uniti. Non fu facile, in seguito, neutralizzarne gli effetti.”” (pag 67)”,”QMIS-015-FSD” “THOMSON David”,”Storia dell’ Europa moderna. Vol 1. Dalla Rivoluzione francese al 1871.”,”David THOMSON già Prof di storia moderna a Cambridge e alla Columbia Univ di New York e attualmente (1965) a Oxford, è uno dei maggiori esperti di storia europea. In italiano è già apparsa la sua ‘Storia della Francia moderna’.”,”EURx-114″ “THOMSON David”,”Europe since Napoleon.”,”THOMSON D. insegna al Sidney Sussex College, Cambridge. “”Controrivoluzione. L’ estate del 1848 portò una fase completamente nuova nel movimento rivoluzionario europeo. Essa fu segnata in più paesi dalla controrivoluzione, portata in alcuni da liberali moderati e conservatori, in altri dalle forze più estreme della reazione. Il 12 giugno la presa di Vicenza da parte delle truppe austriache comandate da Radetzky segnò la controffensiva contro il Piemonte e i nazionalisti italiani. Essa culminò con la vittoria austriaca a Custoza il 23 luglio. Il 9 agosto Carlo Alberto fu obbligato a stipulare l’ armistizio””. (pag 190)”,”EURx-181″ “THOMSON George D.”,”Marxismo y poesía.”,”In quattordici righe il poeta cambia il suo atteggiamento verso il mondo. All’ inizio è un disperato, implorando un cielo sordo; alla fine del poema è un re che intona inni alla porta del cielo. E la trasformazione riposa sulla parola stato. All’ inizio, implica disperazione, che è la chiave minore; ma quando svolta, il suo tono è modulato e si va verso la altisonante apoteosi finale. Trasforma il nostro atteggiamento verso il mondo. (pag 32, Sonetto 29 di Shakespeare) “”Talora, venuto in odio alla Fortuna e agli uomini, Io piango solitario sul mio triste abbandono, E turbo il cielo sordo con le mie grida inani, E contemplo me stesso, e maledico la sorte, Agognandomi simile a tale più ricco di speranze, Di più belle fattezze, di numerosi amici, Invidiando l’ingegno di questi, il potere di un altro, Di quel che meglio è mio maggiormente scontento; Ma ecco che in tali pensieri quasi spregiando me stesso, La tua immagine appare, e allora muto stato, E quale lodola, al romper del giorno, si innalza Dalla terra cupa, lancio inni alle soglie del cielo: Poiché il ricordo del dolce tuo amore porta seco Tali ricchezze, che non vorrei scambiarle con un regno. (Trad. Alberto Rossi, Autore: W.Shakespeare (1564-1616, Stratford-on-Avon). Note: Il maggiore fra i poeti inglesi. Il sonetto è dedicato all’Amore che soccorre il poeta smarrito dinanzi all’essere del Creato e all’apparire dell’Uomo. Nel ricordo del sentimento lo Spirito si eleva.), fonte La poesia-it”,”VARx-152″ “THOMSON David”,”The Babeuf Plot. The Making of a Republican Legend.”,”THOMSON David, M.A., Ph. D. Fellow and Tutor of Sidney Sussex College Cambridge Cita nella bibliografia il libro di Walter Haenisch. La Vie et les luttes de Philippe Buonarroti : Traduit de l’allemand par O. Blanc Marx Engels giudizi su Babeuf. “”The ‘Communist Manifesto’ of Marx and Engels was written against the background of these communistic ideas which they christened Utopian. The first number of the ‘Communist Journal’, which appeared in London in September 1847, opened with a criticism of Cabet’s projected American colony. So, too, Marx was critical of Babeuf. “”To take Babeuf as the theoretical exponent of communism””, he declared irritably on one occasion, “”could only have entered the head of a Berlin schoolmaster””. But in 1845 he allowed, accurately enough, the place of Babeuf in socialist thought, and drew the conclusion we might expect. “”The most logical communists (in England, the Levellers, and in France, Babeuf, Buonarroti, and so forth) are the first to stress social questions. In ‘Gracchus Babeuf et la conjuration des égaux’ written by Babeuf’s friend and comrade, Buonarroti, we read how these republicans learned by practical experience that, even if such ‘social questions’ as monarchy versus republic could be settled, this would not solve one single ‘social question’ in the proletarian sense of the words””. Buonarroti and Blanqui, Marx and Engels saw this original Utopian communism finding, at last, its true proletarian level. In the ‘Communist Manifesto’ Marx and Engels mentioned Babeuf and the legend of Babouvism as the French precursors of their own movement; of the insurgence of the proletariat against bourgeois society. (…) And elsewhere Marx admitted more generously than in the ‘Manifesto’ his debt to Babeuf. (…) And Engels declared that one of the merits of Babeuf was to have drawn the “”final conclusion from the idea of equality embodied in the Constitution of 1793″””” (pag 73-75) [David Thomson, The Babeuf Plot. The Making of a Republican Legend, 1947]”,”SOCU-192″ “THOMSON David”,”The Babeuf Plot. The Making of a Republican Legend.”,”THOMSON David M.A., Ph.D. Fellow and Tutor of Sidney Sussex College, Cambridge “”The ‘Communist Manifesto’ of Marx and Engels was written against the background of these communistic ideas which they christened Utopian. The first number of the ‘Communist Journal’, which appeared in London in September 1847, opened with a criticism of Cabet’s projected American colony. So, too, Marx was critical of Babeuf. “”To take Babeuf as the theoretical exponent of communism””, he declared irritably on one occasion, “”could only have entered the head of a Berlin schoolmaster””. But in 1845 he allowed, accurately enough, the place of Babeuf in socialist thought, and drew the conclusion we might expect. “”The most logical communists (in England, the Levellers, and in France, Babeuf, Buonarroti, and so forth) are the first to stress social questions. In ‘Gracchus Babeuf et la conjuration des égaux’ written by Babeuf’s friend and comrade, Buonarroti, we read how these republicans learned by practical experience that, even if such ‘social questions’ as monarchy versus republic could be settled, this would not solve one single ‘social question’ in the proletarian sense of the words””. In the activities of the later Babouvists, particularly of Buonarroti and Blanqui, Marx and Engels saw this original Utopian communism finding, at last, its true proletarian level. In the ‘Communist Manifesto’ Marx and Engels mentioned Babeuf and the legend of Babouvism as the French precursors of their own movement; of the insurgence of proletariat against bourgeois society. (…) And elsewhere Marx admitted more generously than in the ‘Manifesto’ his debt to Babeuf. He wrote: “”The French Revolution gave birth to notions which went beyond the ideas of the established state of things. The revolutionary movement, which in 1789, with the ‘Cercle Social’, which found its main representatives in the course of its evolution, Leclerc and Roux, and finished with the conspiracy of Babeuf, gave birth to the Communist notions which Buonarroti, friend of Babeuf, re-introduced into France after the Revolution of 1830. This idea, enhanced by its consequences, is the idea of the new state of things””. And Engels declared that one of the merits of Babeuf was to have drawn the “”final conclusion from the idea of equality embodied in the Constitution of 1793″””” [David Thomson, The Babeuf Plot. The Making of a Republican Legend, 1975]”,”SOCU-196″ “THOMSON David, a cura di Renato CRISPO”,”Breve storia del mondo dal 1914 al 1961.”,”Due guerre mondiali, la rivoluzione coloniale, l’immenso sviluppo della industrializzazione, dei commerci e dei mezzi di comunicazione tra i popoli e le stesse accresciute esigenze di democrazia e di benessere, hanno contribuito a imprimere alla storia del XX secolo un carattere nuovo, effettivamente universale. In questo volume il Thomson si sforza appunto di spiegare le tappe e le ragioni di questo processo.”,”STOU-035-FL” “THOMSON David”,”Storia della Francia moderna dal 1870 al 1962.”,”La crisi morale. “”La crisi morale della Francia durante i primi anni della Quinta Repubblica fu al tempo stesso particolare e generale. Assunse la forma particolare di una complicazione per la Francia in Algeria, che fece sorgere gli angosciosi dilemmi di combattere una guerra rivoluzionaria e di decolonizzazione. Ma fu anche una crisi molto più vasta, della democrazia oltre che dello spirito nazionale, della coscienza oltre che della politica. Essa risaliva lontano nel tempo, oltre la Quinta Repubblica fino al periodo postbellico, e sotto alcuni aspetti anche all’anteguerra”” (pag 320)”,”FRAV-001-FGB” “THOMSON David”,”Storia dell’Europa moderna. Dalla Rivoluzione Francese al 1871. Volume I.”,”David Thomson, già professore di storia moderna a Cambridge e alla Columbia University di New York e attualmente a Oxford, è uno degli studiosi più aperti della recente storia europea.”,”EURx-127-FL” “THOMSON David”,”Storia dell’Europa moderna. Dal 1871 al 1923. Volume II.”,”David Thomson, già professore di storia moderna a Cambridge e alla Columbia University di New York e attualmente a Oxford, è uno degli studiosi più aperti della recente storia europea.”,”EURx-128-FL” “THOMSON David”,”Storia dell’Europa moderna. Dal 1924 ai giorni nostri. Volume III.”,”David Thomson, già professore di storia moderna a Cambridge e alla Columbia University di New York e attualmente a Oxford, è uno degli studiosi più aperti della recente storia europea.”,”EURx-129-FL” “THOMSON George Malcolm”,”The First Churchill. The Life of John, 1st Duke of Marlborough.”,”‘Biografia di Marlborough John Churchill John Churchill, I duca di Marlborough, nacque il 26 maggio 1650 ad Ashe, nel Devonshire, Inghilterra. Fu un generale e politico britannico di grande rilievo, noto per le sue brillanti capacità militari e per il suo ruolo nelle guerre europee del XVII e XVIII secolo. La sua carriera militare iniziò sotto il regno di Carlo II, ma fu durante il regno di Giacomo II che Churchill ottenne i primi riconoscimenti significativi. Nel 1685, giocò un ruolo cruciale nel soffocare la ribellione di Monmouth. Tuttavia, nel 1688, tradì Giacomo II e si schierò con Guglielmo d’Orange, che divenne re con il nome di Guglielmo III1. Churchill fu nominato conte di Marlborough e ricevette incarichi militari di grande importanza, partecipando alla guerra della Grande Alleanza e alla guerra di successione spagnola. Le sue vittorie nelle battaglie di Blenheim, Ramillies, Oudenarde e Malplaquet lo consacrarono come uno dei più grandi generali della storia militare britannica1. Morì il 16 giugno 1722 a Windsor Lodge e fu inizialmente sepolto nell’Abbazia di Westminster, ma successivamente i suoi resti furono trasferiti nella cappella di Blenheim Palace’ (f. copilot)”,”BIOx-054-FSD” “THOREAU Henry D., a cura di Piero SANAVIO”,”Walden ovvero Vita nei boschi.”,”Paesaggi. “”Sono il monarca di tutto ciò che osservo. E nessuno contesta il mio diritto”” (Dai ‘Verses Supposed to be written’ by Alexander Selkirk, During his Solitary Abode in the Island of Juan Fernandez’ (scritto presumibilmente durante il soggiorno del poeta nell’isola. Selkirk è il modello cui si ispirò Daniel Defoe (-1731) per ‘Robinson Crusoe’ (pag 144 e nota pag 144) Thureau vs imperialismo americano e guerra vs Messico 1845. Su un terreno di proprietà di Emerson [filosofo, ndr], sulle rive del lago di Walden, si costruisce una capanna. Vi va a vivere il 4 luglio, festa dell’indipendenza, e vi resta fino al 1847. Sarà l’argomento del suo libro più noto, ‘Walden’. 1846. Si rifiuta di pagare le tasse al governo poiché non ne approva la politica imperialistica, in particolare la guerra contro il Messico. Passa una notte in carcere, la tassa pagata per lui non si sa da chi, forse da una zia. Viaggio nei boschi del Maine, dove tornerà nel 1853 e nel 1857. (pag 6, cronologia)”,”BIOx-009-FGB” “THOREZ Maurice DUCLOS Jacques GARAUDY Roger KANAPA Jean DUMONT Yvonne e altri”,”XIV Congres du parti communiste francais. Le Havre, 18-21 Juillet 1956. Rapports, interventions et documents.”,”””Le esazioni di cui il popolo d’ Algeria è stato vittima da centotrent’anni, il saccheggio dei suoi beni, il furto delle sue migliori terre da parte dei grandi coloni, il soffocamento delle libertà, la repressione implacabile delle aspirazioni all’ indipendenza, tutto ciò non poteva che sviluppare in Algeria un odio dell’ oppressione. Sempre nella storia, i popoli in rivolta per la libertà sono stati accusati di “”fanatismo”” da parte dei profittatori dei vecchi regimi. E invocando il “”fanatismo”” musulmano si vorrebbe far dimenticare il ruolo immenso giocato nella storia dell’ umanità dalla cultura araba””. (M. Thorez, pag 33)”,”PCFx-023″ “THOREZ Maurice”,”Textes choisis sur la démocratie.”,”””Fare “”appello al generale De Gaulle””, proporre di conferirgli i pieni poteri, è impegnarsi proprio sulla via contraria. E’ voltare la schiena alle aspirazioni popolari. Questa è la risposta fondamentale alla questione che voi ponete. Aggiungiamo che nessuno conosce le soluzioni preferite dal Generale De Gaulle. Sul problema d’ Algeria, in particolare, tutti ignorano cosa possa pensare. Quello che si sa, è che gli uomini che sono stati o che gli restano vicini si sono rivelati partigiani della politica più disastrosa: così l’ ammiraglio d’ Argenlieu in Vietnam, e, in Algeria, il capo degli ultras, Soustelle. Gli atti di questi uomini non esprimono una concezione dirigente assai chiara?”” (pag 60)”,”PCFx-032″ “THOREZ Maurice”,”Die Volksfront für Brot, Freiheit und Frieden. Die Erfolge der antifaschistischen Einheitsfront in Frankreich. Rede gehalten in der 17. Sitzung des Kongresses, 3. August 1935. VII. Weltkrongreß der Kommunistischen Internationale.”,” “”Die Gruppe Barbé-Célor wurde demaskiert, ihre opportunistiche sektiererischen Politik verworfen, und die Partei erlebte einen neuen Aufschwung. “”Das Jahr 1932 war die Periode des zweiten Kartells, die zusammenfiel mit einer Verschärfung der Wirtschafts-krise, dem Beginn der Finanzkrise un dem chronischen Defizit des Staatshaushalts. Es war gleichzeitig die Periode der schnellen Offensive des Fascusmus in Zentraleurope.”” Il gruppo Barbé-Célor è stato smascherato, la sua politica settaria e opportunistica è stata rigettata, e il partito ottiene un nuovo miglioramento. L’ anno 1932 era il periodo del secondo cartello che ha coinciso con una intensificazione della crisi economica, l’ inizio della crisi finanziaria e il deficit cronico del budget dello Stato. Era nel contempo il periodo dell’ offensiva rapida del Fascismo in Europa Centrale””. (pag 11)”,”PCFx-047″ “THOREZ Maurice”,”Figlio del popolo.”,”””Grau, teurer Freund, ist alle Theorie Und grün des Lebens goldner Baum!”” (Goethe, Faust) “”Grigia, caro amico, è tutta la teoria e verde l’ albero d’ oro della vita!”” (pag 75) “”In Anfang war die Tat”” (Goethe) (“”In principio era l’ azione””) (pag 76) “”La felicità è una idea nuova in Europa”” (Saint-Just) (in apertura) “”Fra i poeti tedeschi, prediligevo Goethe e Heine. Goethe non aveva forse salutato la vittoria di Valmy? La sua opera non è priva di insegnamenti per un rivoluzionario. ‘Grau, teurer Freund, ist alle Theorie Und grün des Lebens goldner Baum!’ (Grigia, caro amico, è tutta la teoria e verde l’ albero d’ oro della vita!) Questi due versi del Faust, dove Goethe dichiara che la vita lo trasporta sempre al di sopra della teoria, mi facevano riflettere sul pensiero di Lenin: ‘Il marxismo non è un dogma, è una guida per l’ azione’. Mi piaceva l’ affermazione di Goethe: ‘In Anfang war die Tat”” (In principio era l’ azione). Heine, un autentico poeta rivoluzionario, l’ amico di Marx, aveva gridato il suo odio contro gli sfruttatori nella sua canzone dei tessitori della Slesia. Mi piaceva il suo poema satirico: ‘Germania. Un racconto d’ inverno’. Heine non era che spirito e fiamma. Egli salutava, in questa Parigi dove lo aveva relegato la reazione prussiana, gli operai francesi in cui vedeva dei ciclopi che forgiavano tempi nuovi””. (pag 75-76) “”Lessi dei romanzi d’ Anatole France, uno degli ultimi rappresentanti dell’ umanesimo borghese che, sul finire dei suoi giorni, s’era volto verso la Rivoluzione russa trionfante. Aveva individuato quelli che nella nostra “”democrazia””, detengono il potere effettivo. Nell’ ‘Isola dei Pinguini’, egli osserva ironicamente: ‘Dopo essersi sottratta all’ autorità dei re e degli imperatori, dopo aver tre volte proclamato la propria libertà, la Francia s’è sottomessa ad alcune compagnie finanziarie che dispongono delle ricchezze del paese e, per mezzo d’ una stampa venduta, dirigono l’ opinione pubblica.’ Anatole France ha scritto pure: “”Si crede di morire per la patria, si muore per degli industriali””.”” (pag 76-77) Giustificazione del patto Hitler-Stalin (pag 165-166)”,”PCFx-055″ “THOREZ Maurice”,”Une politique de grandeur francaise. Discours prononcés au congrès de Villeurbanne, janvier 1936, au congrès d’Arles, décembre 1937, à la session du Comité central, Ivry, mai 1939, au congrès de Paris, juin 1945.”,”THOREZ Maurice segretario generale del PCF Deputato della Sena, ministro di Stato “”Le Front populaire, c’est l’alliance durable de la classe ouvrière et des classes moyennes, l’ alliance de combat des travailleurs manuels et intellectuels, “”le choeur sans lequel, dans toutes les nations paysannes, le solo de la classe ouvrière divient un chant funèbre”” (Marx). Les expériences diverses du mouvement ouvrier international ont pleinement confirmé l’ enseignement de Marx “”. (pag 231)”,”PCFx-062″ “THOREZ Maurice”,”Fils du peuple.”,”””Engels me confirma dans cette idée qu’il n’est pas d’action féconde qui ne s’appuie sur la réalité. Dans ses remarques sur le programme des réfugiés blanquistes de la Commune (1874), il écrit: “”Quelle naïveté enfantine que d’ériger sa propre impatience en argument théorique!”””” (pag 66-67) [Maurice Thorez, Fils du peuple, 1949]”,”PCFx-093″ “THOREZ Maurice”,”La Jeunesse.”,”Préface de Paul Laurent, Discours au XI° Congrès de la Fédération des Jeunesses Communistes de France, 31 mars 1945 à Paris (Salle Pleyel),”,”PCFx-113″ “THOREZ Maurice”,”L’Algérie.”,”Préface de Léon Feix, IX° Congrès Arles 25-29 décembre 1937, XI° Congrés Strasbourg, 25-28 juin 1947, XIV° Congrès Le Havre, 18-21 juillet 1956,”,”PCFx-114″ “THOREZ Maurice”,”Textes choisis sur l’unité de la classe ouvrière et l’union des forces démocratiques.”,”Préface de Etienne Fajon, VIII Congrès du PCF Villeurbanne 22-25 janvier 1936, IX Congrès Arles 25-29 décembre 1937, X° Congrès Paris 26-30 juin 1945, XI° Congrès Strasbourg 25-28 juin 1947, XII° Congrès 2-6 avril 1950, XIII Congrès Ivry 3-7 juin 1954, XIV° Congrès Le Havre 18-21 juillet 1956, XV° Congrès Ivry 24-28 juin 1959,”,”PCFx-115″
“THORNE Will”,”My Life’s Battles.”,”””The strike, like the dispute in London, was a failure. Hundreds of men who went on strike, both at Manchester and Salford, were never able to go back to work again for either of the two corporations. I thought, and still think, it was one of the most foolish strikes that the union was ever connected with. The men went on strike without the authority of the union. Like the men at the South Metropolitan Gas Works, they were intoxicated with their own success; they thought it was only necessary to threaten the employers to get whatever they asked for. Many paid the penalty for this erroneus idea, and for disregarding the advice of myself and My Executive Council. I warned the men that it was much more difficult to fight a corporation than a private employer, or even a big company, because in the case of a corporation it was the ratepayers’ money that was being used, and not the private funds and profits of individuals.”” (pag 114)”,”MUKx-149″
“THORPE Andrew”,”The British Communist Party and Moscow, 1920-43.”,”THORPE Andrew è Senior Lecturer in storia all’ Università di Exeter. “”Il fatto che Stalin avesse contribuito alla lettera la rendeva indiscutibile. Ma privatamente, Pollitt non era probabilmente troppo felice per il suo contenuto, per tre ragioni. Primo, adesso credeva che il fascismo fosse il maggior pericolo per la classe operaia, e che l’ unità della classe lavoratrice fosse essenziale per batterlo. Eppure la promessa di un rinnovata enfasi sui pericoli del “”socialfascismo”” troncava quella linea. Secondo, era alla disperazione per la ricerca di una via con cui il Partito Comunista potesse espandersi significativamente. Il Galles del Sud, una delle concentrazioni distrettuali che dava alte speranze dopo la risoluzione di gennaio – adesso era descritta da Pollitt come un “”cimitero”” (…)””. (pag 204)”,”MUKx-126″
“THUBRON Colin”,”Oltre la muraglia. Un viaggio in Cina.”,”Colin Thubron, scrittore, grande viaggiatore dell’Oriente Medio ed Estremo e della Russia.”,”CINx-017-FV”
“THUCYDIDIS, a cura e apparato critico di JohanneS Enoch PAWELL (TUCIDIDE)”,”Historiae. Recognovit brevique adnotatione critica instruxit. Tomus Prior.”,”Tucidide, figlio di Oloro, del demo di Alimunte, è stato uno storico e militare ateniese, uno dei principali esponenti della letteratura greca grazie al suo capolavoro storiografico, La Guerra del Peloponneso. Tucidide: ‘Siamo gli unici a non valutare chi si astiene dalle attività pubbliche come ‘tranquillo’ ma ‘superfluo’. Vs chi si astiene dalla politica”,”STAx-037-FSD”
“THUCYDIDIS, a cura e apparato critico di JohanneS Enoch PAWELL (TUCIDIDE)”,”Historiae. Recognovit brevique adnotatione critica instruxit. Tomus Posterior.”,”Tucidide, figlio di Oloro, del demo di Alimunte, è stato uno storico e militare ateniese, uno dei principali esponenti della letteratura greca grazie al suo capolavoro storiografico, La Guerra del Peloponneso.”,”STAx-038-FSD”
“THUROW Lester C.”,”Giappone oltre la crisi. Lezioni asiatiche per l’economia globale.”,”Lester C. Thurow è professore di Economia e management alla Sloan School del Mit. Autore, tra l’altro, di La società a somma zero, Testa a testa e Il futuro del capitalismo. Dal 1998 è membro del Comitato scientifico Isvor-Fiat. Le crisi economiche sono intrinseche al concetto stesso di capitalismo e fanno armai parte della sua storia; dal grande crash del ’29 si può risalire fino alla Mania dei Tulipani in Olanda, nel 1600. L’ultima crisi è stata quella del del Giappone.”,”JAPE-004-FL”
“THUROW Lester C.”,”La società a somma zero.”,”Il fenomeno ‘Nimby’ “”La balcanizzazione delle nazioni è un fenomento su scala mondiale che gli Stati Uniti non possono evitare. Regioni ed enti locali sono sempre meno dispste a sopportare costi per aiutare gente di altre parti dello stesso paese. Consideriamo lo sfruttamento dei giacimenti carboniferi del Qyoming e del Montana. Non c’è alcun dubbio che la maggior parte dei benefici giungono a coloro che vivono nelle aree urbane del resto del paese, mentre la maggior parte dei costi è imposta a coloro che vivono in questa regione. Come risultato la popolazione locale protesta. Più miniere di carbone potrebbero essere un bene per gli Stati Uniti, ma sarebbero un male per i cittadini di quella regione. Perciò essi impongono il più possibile ritardi ed incertezze ai processi decisionali. Lo stesso problema è riscontrabile nella localizzazione delle centrali nucleari”” (pag 33) Lester C. Thurow, professore di Economia e Management al Massachusetts Institute of Technology’ (MIT) è collaboratore del Los Angeles Times ed è stato membro del ‘New York Times Editorial Board’ dall’agosto al dicembre 1979. E’ autore di ‘Generating Inequality’.”,”TEOS-235″
“THUROW Lester C. HEILBRONER Robert L.”,”Capire l’Economia. Come funziona l’economia e come sta cambiando il mondo.”,”Lester C. Thurow è professore di Economia e management alla Sloan School del Mit. Autore, tra l’altro, di La società a somma zero, Testa a testa e Il futuro del capitalismo. Dal 1998 è membro del Comitato scientifico Isvor-Fiat. Le crisi economiche sono intrinseche al concetto stesso di capitalismo e fanno armai parte della sua storia; dal grande crash del ’29 si può risalire fino alla Mania dei Tulipani in Olanda, nel 1600. L’ultima crisi è stata quella del del Giappone. Robert L. Heilbroner è professore di Economia alla New School for Social Research ed è autore di numerose opere, tra cui si ricorda The Worldly Philosophers.”,”ECOT-168-FL”
“THUROW Lester C.”,”La costruzione della ricchezza. Le nuove regole per gli individui, le imprese e le nazioni in un’economia basata sulla conoscenza.”,”Lester C. Thurow è docente di Economia e Amministrazione Aziendale presso il M.I.T. Massachusetts Institute of Technology di Cambridge (Massachusetts) dal 1968.”,”ECOT-187-FL”
“THYSSEN Fritz”,”Il dittatore. (Ho pagato Hitler!)”,”Pro Europa unita (pag 276) “”Bismarck, quando fondò l’ Impero, paragonò il popolo tedesco ad un cavaliere. “”Mettetelo sulla sella – disse – ed esso cavalcherà””. Parole di un grande uomo di Stato, che aveva fiducia nel popolo tedesco. Ma in Bismarck, la grandezza della concezione era sempre unita alla prudenza e alla calma nell’ esecuzione. Per venti anni sorvegliò costantemente il suo cavaliere, mostrandogli come superare gli ostacoli, aiutandolo a non inciampare, impedendogli di spingersi per sentieri pericolosi. Bismarck era conscio della difficoltà di assicurare una esistenza ragionevole al nuovo Impero nella cornice dell’ Europa. Mai avrebbe pensato di applicare la massima di Nietzsche: “”Vivere pericolosamente””, alla politica di un grande Stato. Prese tutte le sue precauzioni per assicurare la stabilità politica del Reich. Egli stesso compose la sua costituzione. La monarchia prussiana doveva sopportare il peso maggiore dello stato confederale, ma la forma federale di governo limitava l’ influenza della Prussia in Germania, e induceva l’ Imperatore a tener conto degli interessi di ognuno dei singoli Stati. Nel Bundesrat la volontà dei Principi regnanti dei vari Stati controbilanciava quella del Re e Imperatore. D’altra parte, il Reichstag, eletto per suffragio universale, era destinato ad appoggiare e a controllare il governo centrale secondo la volontà del popolo. Di fronte ad una repubblica unificata e centralizzata, come la Francia, sembra che il funzionamento di questo sistema di istituzioni dovesse essere molto complicato. Ma esso corrispondeva allo sviluppo storico della Germania e alla diversità delle sue regioni. La manovra audace e felice di Bismarck aveva unito in un grande stato moderno la Germania: non aveva soppresso quelle diversità””. (pag 277-278)”,”GERN-124″
“TIBALDI CHIESA Maria”,”Paganini. La vita e l’ opera.”,”””Bisogna forte sentire per far sentire”” “”La conoscenza attraverso la sofferenza”” (Eschilo) “”…colonna di fiamme e di nembi…”” (Definizione data da Goethe di Paganini, 1829) “”Ma il disprezzo profondo che Liszt provava per i suoi ascoltatori e il disgusto di se stesso costretto a fare, come diceva, “”il cane sapiente””, il numero da circo, in Paganini non v’era. Non se ne trova traccia nè nella corrispondenza nà nelle memorie contemporanee. Se egli si lasciò andare a indulgere ai gusti del pubblico, a blandirli con delle esibizioin virtuosistiche che lo trasportavano al delirio, lo fece senza l’amaro disprezzo di Liszt per sè e per gli altri””. (pag 468) “”Sta di fatto però che la carriera concertistica non giovò a Paganini compositore, perché lo spinse ad accentuare quell’aspetto della sua personalità di musicista, che non era certo il migliore; e perchè, togliendogli il raccoglimento e la calma necessari alle creazioni complesse e profonde, lo limitò alla composizione di lavori in cui troppo larga parte è data all’effetto e all’esteriorità. I ‘Capricci’, nati dalla mente di Paganini giovanissimo, densi nella sostanza, originali nella forma, audaci nell’invenzione, non furono più eguagliati””. (pag 469)”,”BIOx-117″
“TIBALDI CHIESA Maria”,”Schubert. La vita e l’opera.”,”””Schubert è morto a trentun anni. Della vita egli non conobbe che una stagione: la primavera. E simile alla primavera è la sua musica”” (pag 1) “”Vogl diceva di Schubert “”che componeva in uno stato di chiaroveggenza e di sonnambulismo, sotto il potere di una ispirazione più forte della sua volontà””, e aggiungeva: “”si ammirano simili opere, se ne può gioire con rapimento, ma non si giudicano”””” (pag 52)”,”BIOx-312″
“TIBALDO Lorenzo”,”Sotto un cielo stellato. Vita e morte di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.”,”TIBALDO Lorenzo (1952) professore di materie letterarie nella scuola secondaria superiore”,”MUSx-270″
“TIBERI VIPRAIO Patrizia”,”Dal mercantilismo alla globalizzazione. Lo sviluppo industriale trainato dalle esportazioni.”,”Patrizia Tiberi Vipraio insegna Economia internazionale ed Economia industriale nella Facoltà di Economia dell’Università di Udine. Nel 1993 ha fondato la rivista ‘The Journal Studies’. Tra i suoi lavori: Flussi commerciali e cooperazione economica tra Italia e Jugoslavia, Il sistema industriale udinese.”,”ECOI-143-FL”
“TICHELMAN Fritjof HABIB Irfan”,”Marx on Indonesia and India. Marx and Indonesia. Preliminary notes (Tichelman) – Marx’s perceptions of India (Habib).”,”Le accuse a Marx di pro-industrialismo, eurocentrismo e di “”opportunismo rivoluzionario”” “”H.-C. Schröder stated that Marx had a feeling for worldwide political and economic relationships, but at the same time he was still hampered by an “”industry-centric”” and europocentric view (15). That may be true; too true perhaps, because anti-europocentrism – whatever its intrinsic merits – also has its limits. We might suggest- at the risk of anathema – that at a later stage the historical significance of a European (Western) revolution for the emancipation and development of “”overseas”” countries (the present Third World) would have been seen in another light, perhaps approaching Marx’s point of view. Anyhow, Marx’s unsentimental historical and political approach, his “”revolutionary opportunism”” (Schröder’s term) can still serve as a useful antidote to the more emotional and moralist tendencies in tiermondist thinking (16)”” ((15) H.C. Schröder, Sozialismus und Imperialismus, 1975, p. 71; (16) Id., p. 93) (pag 14) “”The Industrial ‘Expropriation'”” ‘Engels once wrote of how “”the conquest of India”” pursued in search of “”imports”” – the material form of tribute, that is to say – helped to transform the metropolitan country, creating within it the need for “”exports”” and the development of large-scale industry. He seems to set 1800 as the dividing line between the “”import”” and “”export”” phases of British colonialism (135). This was clearly in line with Marx’s own perceptions. Marx put the change after 1813: “”After the opening of the trade in 1813 (by the Charter Art) the commerce with India more than trebled in a very short time. But this was not all. The whole character of the trade was changed. Till 1813 India had been chiefly an exporting country, while it now became an importing one…”” (136). Marx, in defining exports and imports was clearly giving consideration to industrial goods alone: “”India, the great workshop of cotton manufacture for the world, since immemorial times, became now inundated with English twists and cotton stuffs”” (137). He gave precise quantitative data for the expansion of the British exports of cotton manufactures to India: “”From 1818 to 1836 the export of twist from Great Britain to India rose in the proportion of 1 to 5.200. In 1824 the export of British muslins to India hardly amounted to 1.000.000 yards, while in 1837 it surpassed 64.000.000 yards”” (138). The importance of the trade for Britain rose in proportion to the expansion of British exports to India: In 1850, Marx tells us, Great Britain’s exports to India amounted to 1/8 of its entire exports, and cotton exports to 1/4 of “”the foreign cotton trade””. After reminding the reader that cotton manufactures employed 1/8 of the population of Great Britain, he continues: “”At the same rate at which the cotton manufactures became of vital interest for the whole social frame of Great Britain, East India became of vital interest for the British cotton manufacture”” (139). If such was the importance for England of its textile exports to India, what about their impact on India? Marx regarded these as the source of an immense transformation of social and economic conditions: “”English interference having placed the spinner in Lancashire and the weaver in Bengal, or sweeping away both Hindu spinner and weaver, dissolved these small semi-barbarian, semi-civilized communities, by blowing up their economical basis, and thus produced the greatest, and, to speak the truth, the only ‘social’ revolution ever heard of in Asia”” (140)”” [Irfan Habib, Marx’s perceptions of India] [(in ) Fritjof Thichelman Irfan Habib, Marx on Indonesia and India. Marx and Indonesia. Preliminary notes (Tichelman) – Marx’s perceptions of India (Habib), 1983] (pag 55-56) [(135) Engels, letter to Conrad Schmidt (27 october, 1890), Selected Correspondence, p. 502; (136) ‘Tribune’, art. date-lined 24 June, 1853: ‘On Colonialism’, p. 47; (137) ‘Tribune’ art., op. cit.: ‘On Colonialism’, pp. 47-48; (138) ‘Tribune’, art. date-lined 10 June, 1853: ‘On Colonialism’, p. 34;: (139) ‘Tribune’, art. date-lined 24 June, 1853: ‘On Colonialism’, p. 48; (140) ‘Tribune’, art. date-lined 10 June, 1853: ‘On Colonialism’, p. 36]”,”MADS-643″
“TICHELMAN Fritjof”,”Marx and the marxists concerning social formations and Asia (2d. draft). – Asian state formations, power and city. A comparative orientation ().”,”Marx per studiare il mondo di produzione asiatico comincia a leggere una serie di autori di libri sull’Asia (AHL Heeren, Bernier, Raffles, Maurers, Morgan, Maine, Lubbock, Kowalevskij ecc.) (pag 9-10) “”The ‘Asiatic Mode of Production’, has been a hotly contested issue. In recent years the interest in the AMP receded and many scholars tend to reject this concept altogether (28). We would like to discuss Marx’ ideas about the so-called AMP and Asia itself in a positive critical way. Through the study of the history of German law (from the early 40’s onwards) Roman law, later Russian history and India, Marx came to conclusion that communal (or tribal) ownership constituted the universal starting point in history, the remnants of which could still be found in India (1859) (29). He came to consider India (the model for the ‘Asiatic’ type) in its stage of dissolution of communal relations more primitive, the precapitalist formation in India nearer to the original primitive communal mode, than was then was the case with the ‘Ancient’ and other modes; evidently on account of the presumed virtual absence of private property of land and the social homogeneity of the village community (30). Meanwhile Marx had started to gather quite some knowledge about India and some other Asian regions to a lesser extent. Around 1850 he started reading books of Asia. In the autumn of 1851 we have the first notes/excerpts of A.H.L. Heeren, ‘Ideen über die Politik, den Verkher und den Handel der vornehmsten Völker der alten Welt’. Theil 1: Asiatische Völker. Göttingen, 1824. In the same year books were studied about colonial questions. In 1853. Discussions in the House of commons on the future of India gave rise to a peak in Marx’ reading about India (some 20 excerpts). His enthusiasm was particularly aroused by François Bernier, Voiages contentant la description des états du grand Mogul de l’Indoustan, du royaume du Cachemire… (167) (31). Next follow a whole series of books published by the India Reform League. In the same year Marx wrote a selective excerpt of Thomas Stamford Raffles’ The History of Java. 1917. This book made a profound impression on Marx. Both Bernier and Raffles provided information for the idea of absence of individual [legal] ownership of land, that was ultimately claimed by the sovereign. However Marx proved to be conscious of variable social relationships and intermediate elements between the peasant and the ruler (32). In 1854 books were read about the Middle East. Few years later Marx wrote the ‘Precapitalist Economic Formations’ paragraph in the Grundrisse (1857-58). His reading on India went on. In 1859 Marx confirmed the concept of ‘Asiatic mode’ (33), the first in a sequence of modes that gave rise, later on to socialist evolutionary doctrines (Preface of the Critique of Political Economy). In the late 50’s some notes were written about China, but in the year of the articles on China by Marx and Engels, 1853-1862 much less excerpts were made of books on China than on India; moreover the focus was on political and economic relations with Britain rather than on Chinese society and history. However Marx was quite aware of the higher level of development of contradictions in the Chinese formations than was the case in India. He never qualified China unambiguously and explicitly as ‘Asiatic’ (34). In 1868 Marx starts to study G.L. von Maurers, “”Einleitung zur Geschichte der Mark-, Hof-, Dorf- und Stadtverfassung und der öffentliche Gewalt”” (1854). Maurer confirmed his ideas about village communities and communal ownership of land as the original stage, generally. In the next years not many notes are concerned with Asia. More attention is given to Russia. In the final period of intensive reading and writing of excerpts, 1879-1882, a climax is reached in concentration on precapitalist relations, including Asian structures. The key-book is: M. Kowalevskij, Obscinnoe zemlevladenie, priciny, chod i posledstvija ego razlozenija. Vol. I, Moskow, 1879 (Communal landlownership, causes, process and consequences of its disintegration), based on material about Asia (India), America (Mexico, Peru) and North Africa (Algeria) and vast reading of the relevant literare. Marx did not agree with Kowalevskij’s qualification of Indian social relations as ‘feudal’ (35), as there was no serfdom, no custody, no judical powers of the landlords. Thereafter followed the notes on L.E. Morgan, Ancient Society, 1877; J.W.B. Money, Java or how to manage a colony, 1861; J. Phear, The Aryan Village in India and Ceylon; H.J.S. Maine, Lectures on the Early History of Institutions, 1875; J. Lubbock, The Origin of Civilisation and the primitive Condition of Man, 1870 (excerpts made in the years 180-182) (36). In so far as the last mentioned two books deal with Asia, it concerned India. Altogether these writings provide a wealth of information on the great variety of complicated social relations in precapitalist India and other countries. Nobody knows what Marx might have done if he had lived longer and if he would have had the opportunity to exploit this rich mine of knowledge (pag 9-10) [(29) MEW, vol. 13, p. 21; (30) Marx, Precapitalist Economic Formations, pp: 69-71, 83; (31) MEW, vol. 28, p. 252; (32) F. Tichelman, Marx and Indonesia, in: Marx on Indonesia and India, Trier, 1983, pp: 14 ff; (33) Marx, Grundrisse, pp. 375 ff.; MEW, vol. 13, p. 9; (34) Marx-Engels, India, Cina, Russia, Milano, 1960; Marx-Engels, On Colonialism, Moscw, 1960; Sofri, Über asiatische Produktionsweise, pp. 32 ff. tendes too much to place Marx’s analysis of China along the same lines as his approach of India. The importance of ‘Wirtschaft und Gesellschaft Chinas’, 1931 by the young K.A. Wittfogel (not yet an anticommunist then) has been underestimated; (35) Harstick, Einführung and Einleitung in Marx, Uber Formen vorkapitalistischer Produktion, pp. XIII-XLVIII, and 2-20 respectively; (36) Except the Money notes, these excerpts have been published by L. Krader: Karl Marx, The Ethnological Notebooks, Ed. by L. Krader, Assen, 1972. See for a severe criticism of the way Krader dealt with the manuscripts: Erhard Lucas, Der späte Marx und die Ethnologie. Zu Lawrence Kraders Edition der Exzerpte 1880-1882, in: Saeculum, Bd. 26, 1975, pp: 386-402] [(in) F. Tichelman, Marx and the marxists concerning social formations and Asia (2d. draft). – Asian state formations, power and city. A comparative orientation’, Amsterdam, 1988]”,”MADS-777″ “TICKTIN Hillel COX Michael a cura, scritti di Lynne POOLE Antonio CARLO Stephen DABYDEEN Michael LÖWY David GORMAN Alan WALD David LAW Richard DAY Susan WEISSMAN Michael COX John MOLYNEUX Loren GOLDNER Leon TROTSKY Hillel TICKTIN”,”The Ideas of Leon Trotsky.”,”Contiene: Notes on contributors: Antonio CARLO, Stephen DABYDEEN, Richard DAY, Loren GOLDNER, David GORMAN, David LAW, John MOLYNEUX, Lynne POOLE, Alan WALD, Susan WEISSMAN, Illustrations. Contiene il capitolo di Loren Goldner ‘Trotskyism and Trotsky: Pierre Broué as Biographer’ e quello di Michael Löwy ‘From the ‘Logic’ of Hegel to the Finland Station in Petrograd’ (pag 187-200) “”One of the chief sources of Lenin’s political thinking prior to 1914 had been Marx’s ‘The Holy Family’ of 1844, which he had read and summarised in a notebook in 1895. He had been particularly interested by the chapter headed ‘Critical Battle Against French Materialism’, which he described as ‘one of the most valuable in the book’ (1). Now, this chapter constitutes the ‘only’ writing of Marx in which he ‘clings’, in ‘non-critical’ fashion, to the French materialism of the eighteenth century, which he presents as the ‘logical basis’ for communism”” [Michael Löwy ‘From the ‘Logic’ of Hegel to the Finland Station in Petrograd’] [(in) The Ideas of Leon Trotsky, 1995, a cura di Hillel Ticktin e Michael Cox] [(1) V.I. Lenin, ‘Conspectus of ‘The Holy Family’, Collected Works, Volume 38, Moscow, 1972, p. 41]”,”TROS-247″ “TICKTIN Hillel”,”Origins of the Crisis in the USSR. Essays on the Political Economy of a Disintegrating System.”,”Hillel Ticktin, educated at Cape Town, Kiev, and Moscow universities, has been lecturer at the Institute of Soviet and East European Studies, University of Glasgow, since 1965, and visiting professor in the Department of History, University of California, Los Angeles. Ticktin is the founding editor of Critique: A Journal of Soviet Studies and Socialist Theory, which began publication in 1973.”,”RUSU-019-FL” “TICOZZI Sergio”,”Il Tao della Cina oggi. Dinamiche culturali, politiche e istituzionali.”,”Sergio Ticozzi è nato a Brugherio (Milano) il 31/10/1943. Compiuti gli studi di filosofia e di teologia presso il Pontificio Istituto Missioni Estere, è stato ordinario sacerdote missionario nel 1968 a Milano. Destinato a Hong Kong, vi si è recato nel 1969. Dopo gli studi di lingua e di cultura cinese alla Hong Kong University, si è impegnato in diversi settori, soprattutto al lavoro pastorale, nell’insegnamento e nella ricerca storico-sociale, impegno in cui è tuttora coinvolto ad Hong Kong. Dal 1984 al 1991 ha lavorato a Pechino, dapprima all’interno di un progetto di cooperazione tra Italia e Repubblica Popolare Cinese, in seguito come traduttore nella sezione italiana della Foreign Language Press del governo cinese. Collabora con diverse riviste specializzate.”,”CINx-032-FL” “TIERNO GALVAN Enrique”,”España y el Socialismo.”,”TIERNO GALVAN (Madrid 1918) laureato in lettere e filosofia è stato professore nell’Università di Salamanca. Ha scritto molti libri tra cui ‘Costa e il generacionismo’ (1960), ‘Babeuf y la cospiración de los iguales’ (1968), ‘Antologia de Marx’ (1972).”,”MSPx-095″ “TIERSKY Ronald”,”Le mouvement communiste en France, 1920 – 1972.”,”Primo periodo del PCF, Fronte Popolare, partito nazionalista estero, 2° dopoguerra Partito di governo.”,”FRAP-009″ “TIETZ Paolo”,”La Corona di Ferro. Una storia nazionalpopolare della penisola italiana.”,”Paolo Tietz è nato a Genova nel 1938, laureato in ingegneria elettrotecnica nel 1963 ha lavorato come ingegnere fino al 1995. Si è laureato in Storia moderna nel 2001.”,”ITAG-253″ “TILGHER Adriano, a cura di Guido SANLEY”,”Marxismo socialismo borghesia. Saggi.”,”Dello stesso autore: ‘La filosofia di Leopardi’ Adriano TILGHER nacque a Resina (Napoli) nel 1887 e morì a Roma nel 1941. Fu giornalista, saggista e critico teatrale, filosofo. Partecipò attivamente alla vita culturale italiana specie dopo la prima guerra mondiale fino all’avvento del fascismo. Celebri furono le sue polemiche contro Giovanni Gentile per il rinnovamento del teatro italiano.”,”TEOC-562″ “TILLON Charles”,”La révolte vient de loin.”,”Nel 1919, un francese di 22 anni, mobilitato dal 1916 come meccanico nella Marina militare, si ammutinò. La scena si svolse sul Guichen, incrociatore dislocato nel 1914 al trasferimento delle truppe per l’ esercito d’ Oriente. La guerra mondiale era finita. I marinai erano ancora mobilitati. Il Guichen continuava a sbarcare truppe francesi in Grecia. Poi venne utilizzato per una destinazione sconosciuta all’ equipaggio. La Russia sovietica dal 1917 aveva contro i “”contro-rivoluzionari”” bianchi del generale WRANGEL e l’ ammiraglio KOLCIAK. I paesi occidentali partecipavano a queste operazioni per i bianchi. Quella raccontata da TILLON è la storia di un rifiuto. L’autore dell’ ammutinamento del 1919 divenne poi membro dell’ Ufficio politico del PCF e sindacato di Aubervilliers nel 1936, quindi partigiano nel 1941 quindi ancora ministro dal 1944 al 1947.”,”MFRx-213″ “TILLY Charles a cura; saggi di Samuel E. FINER Gabriel ARDANT Wolfram FISCHER e Peter LUNDGREEN Stein ROKKAN”,”La formazione degli Stati nazionali nella Europa Occidentale.”,”TILLY è Prof di sociologia all’Univ del Michigan.”,”EURx-021″ “TILLY Charles”,”L’ oro e la spada. Capitale, guerra e potere nella formazione degli Stati europei 990-1990.”,”TILLY dirige il Center for Studies of Social Change della New School for Social Research di New York. I suoi studi di storia e di sociologia, i suoi libri sull’EU moderna e contemporanea, sui conflitti sociali e sui metodi delle scienze sociali sono conosciuto a livello internazionale.”,”EURx-060″ “TILLY Charles”,”Le rivoluzioni europee, 1492-1992.”,”Charles TILLY è docente presso la School for Social Research Di New York dove dirige il Center for Studies of Social Change. Ha scritto ‘La Vandea’ (1976) e ‘La Francia in rivolta’ (1990). “”Nella Penisola Iberica il potere interno dei grandi proprietari terrieri e dei patrizi urbani rafforzò il rapporto ambivalente della penisola con i mercati mondiali, rallentò l’ innovazione economcia e mantenne l’ accento sull’ autarchia locale. Nel caso della Spagna, il diminuire delle rendite dell’ America Latina e poi la ribellione di quasi tutte le colonie latino-americane durante le guerre napoleoniche ridussero l’ indipendenza della Corona prima di aprire la strada alla lenta commercializzazione agricola e industriale dopo il 1815. Il Portogallo dal canto suo formò fino al 1820 quasi una duplice monarchia con le sue ricche colonie, specialmente il Brasile, poi si ridusse come la Spagna a un ruolo internazionale secondario. Gli Stati iberici funzionarono a lungo come organizzazioni essenzialmente patrimoniali.”” (pag 113-114)”,”EURx-204″ “TILLY Charles TARROW Sidney, edizione italiana a cura di Tommaso VITALE”,”La politica del conflitto.”,”TILLY C. (Columbia University, TARROW (Cornell Univ.) sono noti studiosi di scienze sociali contemporanee. Per la bibliografia v. 4° cop.”,”TEOS-183″ “TILLY Charles”,”Conflitto e democrazia in Europa, 1650-2000.”,”TILLY Charles è Joseph L. Buttenwieser Professor di Scienze sociali presso la Columbia University. Ha insegnato in alcune delle più importanti università americane. Notevole spazio al caso della storia svizzera “”Sul finire del Settecento, l’attività dei lavoratori organizzati, soprattutto in azioni di sciopero, acquisì sempre maggior peso nelle lotte politiche olandesi (Dekker 1982, p. 50). (…) In un’indagine parallela a quella condotta da Dekker, Karin van Honacker ha catalogato per il Brabante – più precisamente a Bruxelles, Anversa e Lovanio – 115 “”azioni collettive”” dirette contro le autorità centrali nel periodo compreso fra il 1601 e il 1784. Alcune di queste azioni furono singoli episodi di breve durata, ma molte s’inseriscono in serie prolungatesi per svariati giorni e settimane. Van Honacker raggruppa questi eventi in quattro categorie: azioni di resistenza alla violazione di diritti politici locali, conflitti fiscali, scontri tra civili e militari, dispute sul rifornimento di generi alimentari”” (pag 105-106)”,”TEOS-221″ “TILLY Charles”,”La Francia in rivolta.”,”Quattro secoli di storia francese, dal Seicento a oggi, sono indagati nelle pagine di questo libro dal punto di vista della rivolta. Tilly esamina, dal punto divista della ribellione, il processo stesso della modernizzazione europea e mostra come esso non sia solo l’esito naturale delle forme di concentrazione e semplificazione della decisione politica e dell’organizzazione sociale, ma anche il frutto della resistenza e dell’opposizione alle strutture di governo della modernità.”,”MFRx-003-FL” “TILLY Charles a cura, saggi di FINER Samuel E. ARDANT Gabriel FISCHER Wolfram LUNDGREEN Peter ROKKAN Stein”,”La formazione degli Stati nazionali nell’Europa Occidentale.”,”Charles Tilly è professore di sociologia nell’Università del Michigan.”,”STOS-032-FL” “TILTON John E. a cura”,”View from the Helm. Mineral Industries in Transition.”,”Saggi di Hugh M. MORGAN Heikki SOLIN Peter ROHDE John M. WILLSON Douglas C. YEARLEY John D. CORRENTI Milton H. WARD pag 46 “”Winston Churchill una volta diceva che una delle cose più difficili da fare è fare un breve discorso su un soggetto difficile””. Fond Dav “”The long-term question is what effect China and the Commonwealth of Independent States will have on world-wide supply and demand. In 1994 significant exports of zinc from China contributed substantially to the world’s over-supply. Likewise in copper, the C.I.S. has been responsible for off-loading large stocks onto the market and, owing to low domestic demand, sizeable amounts of Russian nickel are also sold to the West today. Both of these regions have significant natural resources, although their base metals industries are largely inefficient when compared with the latest mining, processing and environmental technology employed by Western, Japanese and Australian operators. If China and the C.I.S. wish to sell their mineral products in the open market and, at the same time, increase the living standard of their people, they must improve productivity to meet international competition. I find it difficult to believe that this can happen without the infusion of foreign capital and know-how. How readily that will take place, I shall discuss later””. (pag 35)”,”ECOI-236″ “TIMMERMANN Heinz”,”I comunisti italiani. Considerazioni di un socialdemocratico tedesco sul Partito comunista italiano.”,”Heinz Timmermann è nato nel 1938. Ha studiato a Marburgo e si è specializzato all’Istituto per i problemi dell’Europa orientale della Freie Universität di Berlino.”,”PCIx-001-FSD” “TIMOFEEV Lev autore PITASSIO Armando ZASLAVSKY Victor a cura”,”L’arte del contadino di far la fame, ovvero la tecnica del mercato nero in Russia.”,”Sotto lo pseudonimo di Lev Timofeev si cela un giornalista russo, esperto di questioni economiche. Un giornalista di Mosca, esperto in questioni economiche, indaga sul meccanismo dello sfruttamento dei contadini da parte dello stato sovietico, servendosi sia dell’osservazione diretta della vita quotidiana nelle campagne, sia di un ricchissimo materiale tratto da studi sociologici, demografici ed economici poco conosciuti o in alcuni casi inaccessibili allo studioso occidentale in quanto pubblicati solo per uso interno. Timofeev analizza i momenti chiave della storia del sistema kolchoziano – da secoli la cellula base dell’economia agraria russa – e giunge alla conclusione che il sistema kolchoziano è un sistema ideale di sfruttamento della manodopera contadina e di conservazione del potere politico.”,”RUSU-017-FL” “TIMOFEEV Lev autore PITASSIO Armando ZASLAVSKY Victor a cura”,”L’arte del contadino di far la fame, ovvero la tecnica del mercato nero in Russia.”,”Sotto lo pseudonimo di Lev Timofeev si cela un giornalista russo, esperto di questioni economiche. La conclusione dell’autore è che il sistema kolchoziano è un sistema ideale di sfruttamento della manodopera contadina e di conservazione del potere politico (4° di copertina) Il mercato nero è un meccanismo per mantenere la stabilità del sistema politica, l’indipendenza del sistema politico dalle leggi economiche (idem)”,”RUSU-277″ “TIMPANARO Sebastiano, a cura di Luigi CORTESI”,”Il Verde e il Rosso. Scritti militanti, 1966-2000.”,”Sebastiano Timpanaro (1922-2000) è stato grande filologo classico e studioso della cultura latina. Per i suoi contributi scientifici ricevette nel 1995 il premio Feltrinelli per filologia e linguistica, successivamente fu chiamato a far parte dell’accademia dei Lincei, classe di Scienze morali, storiche e filologiche. Marxista militante, critico dello stalinismo e della politica del PCI, fu nella sinistra del Partito socialista italiano, nel 1964 aderì al PSIUP e nei primi anni ’70 al PdUP. In seguito difese con coerenza il proprio leninismo, coltivando progetti di rifondazione comunista che non si tradussero in appartenenza di partito. I suoi interessi per il materialismo sette-ottocentesco, in particolare per Giacomo Leopardi e il suo pessimismo agonistico, lo portarono a elaborare e ad agitare tematiche inconsuete, quale quella della complementarità di marxismo e leopardismo, e della critica al materialismo storico dal punto di vista del primato della natura. Non si può costruire la nuova società senza abbattere il regime capitalistico. Nell’introduzione Luigi Cortesi illustra il precisarsi del materialismo di Timpanaro in una revisione non revisionistica del marxismo e in posizioni di lotta contro l’imperialismo e la guerra, per la salvaguardia del Pianeta dal rischio cui lo espongono le leggi della produzione capitalistica.”,”ITAC-012-FL” “TIMPANARO Sebastiano”,”Sul materialismo. Terza edizione riveduta e ampliata.”,”””Certo, non si trattò di una divisione del lavoro tra due ingegni uguali che avrebbero potuto indifferentemente scambiarsi le parti: la divisione avvenne sulla base di una certa diversità di interessi (6), e, una volta avvenuta contribuì a differenziare ulteriormente le due personalità. Toccò a Engels, in certo senso, la parte più ingrata, perché egli dovette – come più tardi Lenin in ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ – occuparsi di argomenti in cui non era specialista, e, dopo la morte di Marx, poté farlo solo nei ritagli di tempo lasciatigli dall’immane lavoro di riordinamento e pubblicazione del ‘Capitale’ e da compiti politici e organizzativi sempre più vasti. La prefazione alla seconda edizione dell’Antidühring’ mostra che egli era consapevole dei rischi, e il fatto che egli non abbia portato a termine la ‘Dialettica della natura’ lo conferma. E tuttavia a un confronto con le scienze della natura e con le filosofie sorte sul loro terreno non era possibile sottrarsi. Considerando gli scritti dedicati da Engels alla filosofia della natura come una semplice ripetizione banalizzata della filosofia della natura di Hegel (o come una mezza capitolazione di Engels dinanzi al naturalismo volgare), si trascura, intanto, un aspetto fondamentale di questi scritti: la polemica contro i lati negativi del positivismo. Questi lati furono individuati da Engels con piena lucidità. L”Antidühring’, gli appunti per la ‘Dialettica della natura’, la parte conclusiva del ‘Ludwig Feuerbach’, molte pagine dell”Origine della famiglia’ mirano a combattere da una lato «quell’empirismo che interdice a se stesso il pensiero» e che proprio perciò lascia la porta aperta a evasioni nella religione e addirittura nella superstizione (7), dall’altro la pretesa del materialismo volgare tedesco «di applicare la teoria della natura alla società e di riformare il socialismo» (Dial. nat., p. 215). In Dühring – avversario di per sé troppo piccolo, come lo stesso Engels sapeva bene, per meritare una così insistita confutazione – Engels combatte gli errori tipici e il tipico eclettismo superficiale, di gran parte del positivismo del secondo Ottocento. E’ troppo semplicistico, perciò, dire che Engels rifiuta come metafisica, in nome della dialettica hegeliana, «il materialismo effettivo, cioè la scienza moderna». Tra il marxismo e la scienza del secondo Ottocento c’erano di mezzo i Dühring, cioè i frettolosi e incompetenti elaboratori filosofici delle grandi conquiste scientifiche. E qualche volta gli scienziati e i Dühring erano riuniti nelle medesime persone: c’era, da parte degli scienziati stessi, un modo sbrigativo di fare a meno della filosofia che si traduceva in incapacità di far corrispondere ai grandi progressi delle scienze naturali un altrettanto rivoluzionario sviluppo delle scienze della società umana. Di qui l’ammonimento di Engels che «gli scienziati che insultano di più la filosofia sono schiavi proprio dei peggiori residui volgarizzati della peggiore filosofia» (Dial. nat. 221 sg.). Ancora: Engels vide bene che il materialismo volgare di Moleschott, di Vogt e dello stesso Büchner (8) era nato come materialismo fissista, predarwiniano, e che la loro successiva adesione al darwinismo, non esente da riserve specialmente da parte di Vogt, non aveva prodotto un ripensamento totale della loro originaria concezione di una natura priva di storia: il darwinismo era stato «preso subito in affitto da questo signori», non veramente assorbito (Dial. nat. 215). E’ una osservazione tanto più acuta in quanto la confusione tra materialismo volgare (in senso proprio) e darwinismo ha continuato e continua a verificarsi, sia tra gli idealisti sia tra i marxisti. Di fronte all’opera stessa di Darwin non si scorge né un Engels pià pronto all’ammirazione incondizionata e un Marx più cauto e critico, né un Engels che, a differenza di Marx, pretenda di «dialettizzare» o «hegelizzare» il darwinismo. Che l’ammirazione di Engels per l”Origine delle specie’ sia stata interamente condivisa da Marx, fino a fargli considerare il darwinismo come qualcosa di corrispondente, nella storia della natura, a ciò che Marx stesso stava compiendo nell’economia politica è cosa nota (9). Che l’uno e l’altro abbiano espresso le loro riserve, dapprima sul «goffo metodo inglese» con cui l’opera di Darwin era condotta (10) e poi, soprattutto, sugli aberranti sviluppi del darwinismo sociale, è anche noto. Ma è interessante vedere come le obiezioni di Engels si spingano alquanto più in là di quelle di Marx. (…)”” (pag 56-57-58-59) [Sebastiano Timpanaro, ‘Sul materialismo. Terza edizione riveduta e ampliata’, Milano, 1997] [(6) Quanto ad Engels bisogna tener conto sia del suo maggiore interesse per le scienze naturali (vedi la prefazione alla seconda edizione dell”Antidühring’), sia della sua più pronta ricettività ai fatti politico-sociali e culturali nuovi (vedi la nota lettera di Marx del 4 luglio 1864: «Tu sai che 1. a tutto io arrivo con ritardo, e 2. che io seguo sempre le tue orme», con allusione, certo, alla parte di «precursore» che Engels aveva avuto rispetto a Marx anche nell’economia politica, tranne, poi, a raggiungere un minore grado di approfondimento); (7) Engels, ‘Dialettica della natura’, terza edizione italiana a cura di L. Lombardo Radice, Roma, 1967, p. 132. Vedi anche p. 212: «… quei numerosi scienziati, che nell’ambito della loro scienza sono materialisti inesorabili, e al di fuori di essa invece sono non soltanto idealisti, ma addirittura pii, e anzi ortodossi, cristiani»; e a pp. 65-75 l’articolo ‘La ricerca scientifica nel mondo degli spiriti’; (8) Büchner, tuttavia, merita assai meno degli altri due l’epiteto di «volgare», pur avendo in comune con essi la superficialità nel campo politico-sociale. Vedi V. Somenzi, ‘Materialismo e cibernetica’, in ‘Nuovi argomenti’, luglio-dicembre 1966, p. 253 sgg.; (9) Vedi l’introduzione cit. di Lombardo Radice alla ‘Dialettica della natura’, p. 16 sg. (1996 ma il proposito di Marx di dedicare il vol. II del ‘Capitale’ a Darwin non ebbe luogo, cfr. qui sopra, p. 14 n. 10). (Vedi inoltre V. Gerratana, ‘Marxismo e darwinismo’, nelle sue ‘Ricerche sulla storia del marxismo’ (cit. sopra, p. 17 n. 10, p. 69 sgg. (…)); (10) In questa critica si fondono due diversi motivi: da un lato un certo fastidio per quell’eccesso di minuziosità espositiva che è stato notato nell’opera di Darwin anche da studiosi recenti di formazione non marxista (vedi ad es. G. Montalenti, introd. a ‘L’origine delle specie’, Torino, Einaudi-Boringhieri, 1959, p. XXXI), dall’altro quella rivendicazione della grande tradizione filosofica tedesca contro l’«angusto» empirismo inglese, che costituisce insieme una forza e un pericolo del modo di pensare marxista (di Marx non meno che di Engels)]”,”MAES-160″ “TIMPANARO Sebastiano”,”Karl Korsch e la filosofia di Lenin.”,”Scaricato da Jstor A proposito di un articolo di Karl Korsch su ‘La filosofia di Lenin’, pubblicato nel 1938 con lo pseudonimo di J. Harper, una sorta di recensione-discussione del libro di Anton Pannekoek ‘Lenin als Philosoph’. L’articolo del 1938 mostra un Korsch che, consentendo fondalmentalmente col libro di Pannekoek, lo trova ancora poco critico nei riguardi di Lenin filosofo. Si tratta, come ha scritto G.E. Rusconi, del “”crudo documento finale del rifiuto del leninismo da parte di Korsch”” (pag 1 e 3) Anti-materialismo e anti-leninismo esperato di Korsch, attacco a ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, al concetto leniniano di verità assoluta “”Mentre Marx ed Engels avevano dovuto insistere soprattutto su ciò che distingueva il ‘loro’ materialismo dal materialismo volgare, apolitico o reazionario, abbastanza largamente diffuso nella cultura borghese del loro tempo, la situazione era profondamente mutata ai primi del Novecento. Era ormai in pieno sviluppo un movimento neo-idealistico, largamente differenziato al proprio interno, ma tuttavia ben concorde nella pregiudiziale antimaterialista; ed era anche in atto un tentativo di interpretazione idealistica del marxismo, che puntava su una lettura tendenziosa delle ‘Tesi su Feuerbach’ (un testo altamente geniale e suggestivo, ma non privo di ambiguità, specialmente su avulso dall’ancora ignota ‘Ideologia tedesca’ per un verso, da tutta la successiva evoluzione del pensiero di Marx e di Engels per un altro) e presentava la filosofia di Marx come una specie di attivismo volontaristico. Di qui la necessità, secondo Lenin, di insistere soprattutto sul materialismo: anche su quel tanto di materialismo che è innegabilmente comune al marxismo e al materialismo borghese. (finire) (pag 7-8) Korsch individuerebbe affinità di pensiero tra Lenin e Kautsky. Kautsky fu effettivamente, afferma Timpanaro, per alcuni aspetti del suo pensiero filosofico e politico; debitore a Kautsky (come a Plechanov) (pag 16)”,”LENS-304″ “TIMPANARO Sebastiano”,”Aspetti e figure della cultura ottocentesca.”,”””La rivalutazione dell’epicureismo, intrapresa contro Hegel (anche se in un contesto ancora hegeliano) da Marx giovane, era rimasta ignorata. Ancora nel 1887 Hermann Usener, nel pubblicare la sua fondamentale edizione di Epicuro, teneva a separare le proprie responsabilità dall’epicureismo, e dichiarava (lui, storico del pensiero e della civiltà antica, ostile al puro filologismo) che a studiare quei testi era stato mosso da un interesse meramente tecnico (…)”” (pag 405) Sebastiano Timpanaro, nato a Parma nel 1923, ha studiato filologia classica all’Università di Firenze sotto la guida di Giorgio Pasquali e di Nicola Terzaghi; è stato allievo di De-Robertis e di Devoto. Si è occupato in particolare di testi latini.”,”STOx-016-FV” “TIMPANARO Sebastiano”,”Sul materialismo.”,”Libro dedicato a Luciano Della Mea Sebastiano Timpanaro è stato un filologo classico, saggista e critico letterario italiano. Friedrich Engels a proposito del progresso e regresso delle specie e della storia umana. “”Che Marx; nell’esercizio concreto della sua attività di teorico e di storico dell’economia politica, nei ‘Grundrisse’ e nel ‘Capitale’, si sia di fatto liberato dell’eredità hegeliana e dagli schemi «dialettici» più di Engels, si può in generale ammettere Bisogna in primo luogo considerare che Engels non era uno specialista di scienze naturali né di etnologia – come lo erano invece Marx ed Engels stesso nell’economia politica – , e che quindi il rapporto tra «idee generali» e ricerca empirica si poneva; nei due casi, in modo diverso. Bisogna anche tener conto di una maggiore tendenza di Engels alla chiarezza didattica, di una sua avversione (nel bene e nel male) a quel sottilizzare e a quel compiacersi di giuochi intellettuali e verbali a cui talvolta si abbandonava Marx, e, quindi, del rischio di cadere nell’eccesso opposto, in una certa semplificazione e «unilateralità». Sulla prima di queste due considerazioni ha insistito lo Schmidt (ma, al solito, traendone conclusioni inaccettabili nel senso di un disinteresse del genuino marxismo per la «natura in sé»); sulla seconda Eric Hobsbawm e Gianni Sofri, i cui giudizi sul rapporto Marx-Engels sono tra i più intelligenti ed equilibrati che io conosca (21). Tuttavia, quanto alla seconda considerazione, non si deve confondere la differenza di mentalità (che indubbiamente sussiste) con la differenza di «genere letterario». Una cosa è il compendi a scopo essenzialmente espositivo-polemico, un’altra cosa è l’ampia trattazione teorica, un’altra l’opera ancora ‘in fieri’, in cui l’autore dialoga con se stesso e tiene ancora aperte diverse soluzioni. Fra questi tre divirsi tipi di scrittura c’è necessariamente, anche prescindendo dalle tendenze dell’autore, un diverso grado di «problematicità». Quando Marx compendia in poche proposizioni la propria filosofia, come nell’odiata prefazione del 1859, è altrettanto «unilineare» e schematico quanto Engels; anzi, Bernstein si basava proprio su quella prefazione per sostenere il maggior dogmatismo di Marx rispetto ad Engels! (22). Oggi c’è la tendenza a scoprire un Marx più problematico e più moderno – un Marx che addirittura darebbe già tutte le risposte ai problemi della lotta operaia nei paesi neocapitalistici – basandosi appunto sugli inediti , e innalzando per esempio i ‘Grundrisse’ al di sopra del ‘Capitale’, come fa Martin Nicolaus nell’articolo riprodotto nel ‘Manifesto’ (n.1, giugno 1969). «È una tendenza che porta a forzare il pensiero di Marx e, insieme, ad accrescere artificiosamente il divario tra il «problematico» Marx e il «dogmatico» Engels. Quanto alla prima considerazione, bisogna tener conto che la medaglia ha il suo rovescio. Se è vero che il non essere lui stesso naturalista mise Engels in condizioni di svantaggio rispetto a quelle in cui si trovava Marx nelle scienze sociali, è anche vero che il più stretto contatto con le scienze della natura gli permise di scorgere con più chiarezza (anche se saltuariamente) i limiti di quel concetto di progresso che il materialismo storico aveva ereditato da Hegel e da tutta la tradizione precedente. Già negli appunti della ‘Dialettica della natura’ sul darwinismo Engels sottolinea che l’evoluzione delle specie non può essere considerata incondizionatamente come «progresso»: « i sopravviventi sono più adatti a queste ‘circostanze’, ma tale adattamento da un punto di vista complessivo può rappresentare tanto un progresso quanto un regresso (per es. adattamento alla vita parassitaria, ‘sempre regresso’). … Ogni progresso nell’evoluzione organica è nello stesso tempo un regresso, in quanto esso fissa un’evoluzione ‘unilaterale’, preclude la possibilità di evoluzione in molte altre direzioni» (Dial. nat., 315). Anche per ciò che riguarda il corso della storia umana, se da un lato Engels afferma con forza, contro ogni moralismo recriminatorio, la necessità storica di violenze e sopraffazioni («senza l’antica schiavitù non ci sarebbe il moderno socialismo»), dall’altro mette in rilievo con non minore forza i terribili «regressi» che ogni progresso ha implicato: basti ricordare la conclusione del capitolo terzo dell’ ‘Origine della famiglia’ e la drammatica tensione della ‘Guerra dei contadini'”” (pag 79-81) [note (21) Cfr. Hobsbawm, prefaz. a Marx, ‘Forme economiche precapitalistiche’, Roma, Editori Riuniti, 1967, p. 51 sg; G. Sofri, ‘Il modo di produzione asiatico, Torino, Einaudi, 1969, pp. 62-64; (22) Cfr. E. Bernstein, ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, a cura di Colletti, Bari, Laterza, 1968, p. 31 segg.] [Sebastiano Timpanaro, Sul materialismo, Nistri Lischi, Pisa, 1970] Il padre anche lui Sebastiano: “”Sebastiano Timpanaro nacque a Tortorici, in provincia di Messina, il 20 gennaio 1888. Il padre Sebastiano faceva il falegname, la madre era Maria Teresa Fonti. Frequentò il ginnasio a Patti, il liceo ad Acireale e si iscrisse alla facoltà di fisica all’università di Napoli. I quattro anni trascorsi a Napoli furono molto importanti per la formazione culturale di Timpanaro. Qui conobbe il gruppo animatore della rivista «Diana» del quale fanno parte Nicola Morcardelli, G. Titta Rosa, Gherardo Marone, Francesco Meriano. I primi suoi articoli sulla rivista «Diana» furono firmati Mario Pant, pseudonimo anagramma che verrà adoperato talvolta anche in seguito. Un altro pseudonimo talvolta adoperato sarà “Etna”. Nel 1914 Sebastiano Timpanaro, insieme a Bruno Biancoli e Orazio Specchia, fonda «L’Arduo», una rivista mensile di scienza, filosofia e storia. «L’Arduo» viene pubblicato a Bologna dal gennaio al dicembre 1914. Le pubblicazioni si devono interrompere a causa dell’inizio della prima guerra mondiale. Nel 1915-16 uscì invece, sempre da lui fondato, il mensile «L’Alba», periodico mensile di battaglia. Nonostante non fosse interventista, durante la guerra si distinse fino ad ottenere il 22 gennaio 1916 una medaglia d’argento al valor militare per un’azione in prossimità di Castelnuovo del Carso compiuta il 20 luglio 1915. Sottotenente di complemento nel 19° reggimento fanteria, nonostante una ferita alla testa continuò ad avanzare e a condurre il plotone pur avendo perso molto sangue. Quando tornò ai combattimenti prese la polmonite, ma si trovò comunque al centro del conflitto all’Isonzo e sull’altipiano d’Asiago. Venne nominato dapprima Tenente, poi Capitano. Riprese al termine della guerra gli studi che aveva dovuto interrompere e si laureò in fisica. Nel maggio del 1919 uscì un numero unico de «L’Arduo» sulle rivendicazioni italiane. Nel 1921, Timpanaro fu nominato assistente di fisica sperimentale all’università di Parma; qui conobbe Maria Cardini, che diventerà sua moglie e che all’epoca era insegnante di liceo. Filologa, dopo essere stata poetessa in gioventù, fu la prima traduttrice italiana del Sidereus Nuncius di Galileo, a testimonianza, pur nell’autonomia delle rispettive carriere, della grande comunanza e intesa con il marito. Ebbero un figlio, Sebastiano Timpanaro jr., che sulle orme della madre divenne noto filologo. Nel 1921 “L’Arduo” riprese con regolarità le pubblicazioni, preceduto nel 1920 da un numero monografico in memoria di Augusto Righi che proprio in quell’anno era deceduto; proseguì fino al 1923 quando cessò definitivamente le pubblicazioni per motivi economici ma anche politici. A «L’Arduo», che non era una rivista a carattere politico, ma pur tuttavia aveva un orientamento liberale e laico, collaborò anche Piero Gobetti che fin dal terzo numero, con un articolo sullo scrittore russo Andreiev, scrisse per la rivista. Dall’esame di documenti conservati nell’Archivio del Centro studi Piero Gobetti risulta che Gobetti stesso fosse intenzionato a diventare editore della rivista bolognese attuandone un rilancio e portandola a più vasta diffusione sul tipo del francese «Mercure de France», sotto la direzione di Sebastiano Timpanaro. Scrive Timpanaro a Gobetti il primo luglio 1923: “Io sarei contentissimo se la sua idea si potesse realizzare, ma purtroppo ho poche speranze perché l’Arduo ha avuto un buon successo ideale, ma dal punto di vista economico dev’essere stato un vero disastro (dico deve, perché è Biancoli che lo amministra e lo sostiene)”. A causa delle sue convinzioni politiche, nel 1929, Sebastiano Timpanaro perde anche il posto di assistente all’università di Parma, nonostante si possa supporre che sia stato iscritto al PNF fino dal 3 marzo 1925 come dichiarato da lui stesso in una lettera a Gentile del luglio 1941. Il fatto è tuttavia controverso poiché in un’altra nota Timpanaro stesso afferma: “Mandato via dall’Università di Parma, nonostante i numerosi incarichi ricevuti e assolti con soddisfazione della Facoltà, per antifascismo. Dalla dichiarazione del Direttore dell’Istituto di Fisica di allora risulta una mancata conferma senza motivo. Il fatto è che io rifiutai di iscrivermi al partito fascista e di fare il saluto romano”. Certamente il contrasto con il professore filofascista Lavoro Amaduzzi, del quale era divenuto assistente dopo la morte, nel 1924, di Pietro Cardani, non fu ininfluente sulla sorte di Timpanaro. Secondo altre fonti sembra invece che l’iscrizione al PNF sia avvenuta nel 1939 poiché avrebbe altrimenti perso il posto anche nell’insegnamento privato che esercitava al liceo delle Scuole Pie Fiorentine, dove era stato ben accettato dagli Scolopi, forte della propria coerenza e integrità, non certo per concessioni alle ingerenze cattoliche nel mondo della scuola. Il suo allontanamento da Gentile data infatti dal giugno 1923, quando questi come ministro dell’istruzione impose l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari, convinto come era che questa potesse essere una sorta di filosofia “inferiore” adatta a formare il quadro di riferimento mentale e culturale del “popolo”. Timpanaro nell’occasione così scrive a Benedetto Croce: “Il Gentile non è più il maestro che tanti veneravamo, io per primo, ma il discepolo dei suoi peggiori discepoli: un creatore di servi e pappagalli in veste di profeta”. Si legge in una sua nota: “Poiché alla fine del 1939 il Direttore delle Scuole Pie mi comunicò che se non facevo domanda d’iscrizione al partito fascista mi dovevo considerare licenziato, il 18 dicembre del ’39 presentai la domanda, senza rinunciare al mio irriducibile antifascismo, anzi per sottolineare la cosa, durante il periodo che rimasi alle Scuole Pie non portai mai il distintivo”. Certamente il suo allontanamento dall’università forzatamente influì sui suoi interessi e sulle sue attività di studioso. Mentre tra il 1922 e il 1929 scrisse numerosi articoli di fisica sperimentale pubblicati su «L’Elettricista», «Il Nuovo cimento» e sui «Rendiconti dell’Accademia dei Lincei», tra il 1930 e il 1939 i suoi articoli e studi ebbero invece come argomento soprattutto le figure dei principali scienziati di riferimento; anche questi vengono pubblicati su «L’Elettricista» ma poi soprattutto nella rubrica “Illuminazioni scientifiche” de «L’Ambrosiano». In questo decennio potè anche dedicarsi ai suoi interessi letterari ed artistici partecipando al celebre cenacolo letterario del Caffé delle Giubbe Rosse e a quello artistico dell’Antico Fattore. Potè mettere insieme con dedizione e sacrificio una bella e ricca collezione di Stampe e disegni – oltre mille opere tra le quali incisioni di G. Fattori e L. Bertolini – che dopo la sua morte i familiari donarono all’Università di Pisa. L’iscrizione al Partito fascista – sempre rimproveratagli aspramente dal figlio – gli consentì comunque di essere nominato da Gentile direttore della Domus Galilaeana di Pisa, da Gentile stesso fondata fin dal 1939 e che ebbe formalità giuridica nel 1941. La carica fu accettata da Timpanaro perché lo statuto dell’ente non prevedeva che il direttore dovesse prestare giuramento di fedeltà al regime. Questo incarico rappresentò per Timpanaro nuovo stimolo per dedicarsi agli studi di storia della scienza. Purtroppo, l’attività della Domus Galilaeana venne paralizzata dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale (durante la quale Timpanaro riesce a salvare l’ingente patrimonio storico-bibliografico della Domus) e dall’assenza di finanziamenti nel dopoguerra. Dopo la liberazione di Pisa, Timpanaro si iscrisse al Partito Socialista Italiano. Nel 1948, divenne segretario del Gruppo italiano di Storia della Scienza. Morì a Pisa il 22 dicembre 1949. Fonti: L. Di Paola (a cura di), Viaggio nel mondo e nella collezione di Sebastiano Timpanaro sr. A 120 anni dalla nascita – Atti del convegno di studi Tortorici 20-21 agosto 2008. Firenze, 2009. G. Turi, Giovanni Gentile. Una biografia. Torino, 2006. P. Polito, Piero Gobetti e Sebastiano Timpanaro. Carteggio 1923-1925. Annali del centro studi P. Gobetti, 1993. L. Di Paola, Sebastiano Timpanaro sr. Profilo, Carteggi. Firenze, 2008.”” (Liberliber)”,”TEOC-809″ “TIMPANARO Sebastiano”,”Engels, materialismo, «libero arbitrio».”,”‘Due recenti lavori di Lucio Colletti (l’introduzione a ‘Socialismo e socialdemocrazia’ di Bernstein e il libro su ‘Il marxismo e Hegel’, ai quali si sono aggiunte le edizioni italiane di ‘Marx e il marxismo’ di Iring Fetscher e dello stesso Colletti ) () ripropongono la necessità di esaminare più afondo quello che costituisce un carattere comune a gran parte del marxismo occidentale odierno: l’ anti-engelsismo’ (pag 86) “”È noto che questo rapporto (fra struttura e sovrastruttura, ndr) costituisce ancora in larga misura un problema aperto all’interno del marxismo. Proprio per questo, forte è la tentazione a «dissolvere» il problema invece che a risolverlo. Secondo Colletti… (pag 111-112) (pag 115)”,”MAES-013-FGB”
“TIMPANARO-CARDINI Maria a cura”,”I sofisti. Frammenti e testimonianze.”,”””26 Plat.,””Udivo speso dire da Gorgia, che l’arte del persuadere molto si distingue da tutte le arti; in quanto tutto le si assoggetta spontaneamente, non già per violenza”” (Protarco a Socrate Cic., ‘de inv., 5,2 – Gorgia di Leontini, il più antico si può dire dei retori, sostenne che l’oratore è capace di trattare con competenza qualsiasi argomento”” (pag 52)”,”FILx-005-FMDP”
“TIMPERLEY H.J.”,”Japan: A World Problem.”,”L’ espansionismo del Giappone durante il Medioevo. “”Verso la fine del sedicesimo secolo i giapponesi stabilirono insediamenti distribuiti in vari punti dell’ Asia del Sud, in competizione per il posto con cinesi, portoghesi e spagnoli, da cui, specialmente questi ultimi, essi erano guardati con profonda diffidenza. Gli Spagnoli avevano buoni motivi per temere i Giapponesi, dato che nel 1582 le Filippine furono invase da un flottiglia di ventisei navi comandate da un pirata giapponese di nome Taifusa, che prese terra alla bocca del fiume Kagayan. Taifusa fu battuto dopo una dura battaglia, ma da allora gli spagnoli vissero nel terrore di avventurieri giapponesi e impiegarono molto tempo e molti sforzi nel costruire robuste fortificazioni contro di loro. E’ una illuminante dimostrazione della persistenza dello spirito espansionista in Giappone il fatto che nel 1942 – tre secoli e mezzo dopo – le Filippine siano state ancora oggetto dell’ aggressione giapponese.”” (pag 37)”,”JAPx-067″
“TINBERGEN Jan”,”Lezioni dal passato.”,”Tabella: Prodotto nazionale lordo pro-capite in dollari statunitensi (1961). Nominale e Reale. (pag 109) (per es. India 70 (nominale) 140 (reale)) (Pakistan 62 125) (Messico 297 415) (Venezuela 645 645) (Argentina 533 799) (Brasile 268 375) ecc. “”Dopo la seconda guerra mondiale alcuni paesi del Sud hanno adottato una decisa politica di sviluppo, come abbiamo visto. Un caso rilevante è costituito dall’ India con i suoi 400 milioni di abitanti. Questa politica non restò senza risultato. Come abbiamo già osservato, durante i primi dieci anni dei due Piani Quinquennali, il reddito reale pro capite della popolazione indiana è aumentato del 15 per cento, o dell’ 1,5 per cento all’ anno. Questo può sembrare poco, se pensiamo alle pure cifre. Il reddito pro-capite ammontava a $ 60 nel 1951; il 15 per cento di questo è $ 10 pro-capite. Eppure, in rapporto, lo sviluppo non fu più veloce nei paesi industriali durante la maggior parte del XIX secolo””. (pag 110-111) TINBERGEN Jan professore di economia all’ università di Rotterdam, ha condotto dal 1929 al 1945 una vasta ricerca sui problemi del ciclo economico presso il Centro di Statistica dell’ Aia, e fra il 1936 e il 1938 svolse uno studio analogo per la Lega delle Nazioni. Dal 1945 al 1955 diresse i lavori dell’ Ufficio Centrale della Pianificazione Olandese. E’ autore di ‘Business Cycles in the United States’ (1939), ‘International Economic Integration (1954), Economic Policy: Principles and Design (1956), ‘Shaping the World Economy’ (1962).”,”ECOI-211″
“TINBERGEN J. POLAK J.J.”,”Dinámica del ciclo económico. Estudio de las fluctuaciones económicas.”,”””Se si considera determinata la spesa di consumo per reddito dei consumatori o (che teoricamente è meno esatto) per il reddito nazionale totale, esiste tuttavia un altro aspetto in questa relazione che merita attenzione, ossia, lo spazio di tempo, o ritardo, che passa tra un cambiamento nel reddito e il corrispondente cambiamento nel consumo. Come nel caso della inversione, questo ritardo ha una grande importanza per la comprensione del meccanismo ciclico. Esistono varie cause che spiegano questo ritardo. (…)”” (pag 201) “”I ricercatori statistici sembrano ritenere plausibile che relativamente ad un diverso reddito ricevuto dal settore lavoro in Inghilterra, nelle ultime decadi del XIX secolo e la prima decade del secolo attuale, il ritardo fu approssivamente di un anno. Negli Stati Uniti, nel periodo 1919-1932, praticamente non si registra alcun ritardo. In Olanda, durante lo stesso periodo, si registrò un ritardo di sei mesi.”” (pag 201-202)”,”ECOI-219″
“TINBERGEN Jan”,”La distribuzione del reddito.”,”””I ‘marxisti’ tradizionali o «neo», attribuiscono maggiore importanza alle diseguaglianze create dal possesso di capitali in senso tradizionale che a quelle create dal possesso di capitale umano. Essi tendono anche a trascurare il fatto che la quota di reddito nazionale destinata ai proprietari di capitale è già considerevolmente diminuita, ed è diminuita di più per i redditi dopo la redistribuzione che per quelli primari. L’ipotesi che l”élite borghese’ costituisca un ‘gruppo autoperpetuantesi’ deve essere corretta in questo senso importante: le persone appartenenti all’élite dei diplomati universitari sono in tale aumento che nel 1990 in Olanda esse saranno una percentuale della forza lavoro dieci volte superiore a quella del 1900. L’élite non è soltanto un gruppo a carattere (più o meno) autoperpetuantesi, ma è in rapida espansione. Con ciò non si vuol dire che Marx non abbia contribuito alla nostra comprensione della società o che i marxisti non mettano in risalto ogni tanto situazioni socialmente malsane. Se lo fanno con l’aiuto di appropriati metodi scientifici, il loro contributo può essere costruttivo”” (pag 179)”,”ECOT-323″
“TINO Sinibaldo”,”Il trentennio fascista.”,”TINO Sinibaldo, giornalista (Avellino 1887), avvocato scrittore, ha militato nell’antifascismo accanto ad Amendola, Turati, Matteotti, Gobetti, Salvemini, Nitti. Nel 1924, per la difesa della libertà di stampa ebbe una vertenza con Italo Balbo. Nel 1924, come patrono di parte civile, chiese all’Alta Corte di Giustizia del Senato, l’incriminazione di Benito Mussolini quale mandante dei delitti contro Misuri, Matteotti, Amendola e Nitti. Subì il confino, l’ammonizione e la sorvgeglianza speciale fino al 25 luglio 1943. Ha diretto ‘La politica parlamentare’ rivista da lui fondata nel 1948.”,”ITAF-262″
“TIRELLI Daniele BELFANTI Carlo Marco VALENSISE Marina INFELISE Marina FONTANA Biancamaria CIVOLANI Eva OTTAVIANO Chiara SAND Shlomo MEAGLIA Piero MEATTINI Valerio PII Eluggero”,”Osservazioni su un modello di disequilibrio del mercato del lavoro italiano (1954-80) (Tirelli); Una città e la carestia: Mantova, 1590-1592 (Belfanti); Rappresentazione del potere e ideologia della regalità nella Francia moderna: il ‘Sacre’ di Luigi XVI (Valensise); Censura e politica giurisdizionalista a Venezia nel Settecento (Infelise); Henry Brougham and the political economy of the «Edinburgh review» (Fontana); Il pensiero politico di Benoît Malon all’epoca della sua collaborazione a «La Plebe» (Civolani); Antonio Labriola e il problema dell’espansione coloniale (Ottaviano); Prolegomeni ad una critica della storiografia soreliana. Due leggende da sfatare (Sand); Stato ed economia in Gobetti (Meaglia); Linguaggio e simbolo nelle opere di Piero Martinetti (Meattini).”,”Contiene i saggi: Il pensiero politico di Benoît Malon all’epoca della sua collaborazione a «La Plebe» (Eva Civolani) (pag 279-304) Antonio Labriola e il problema dell’espansione coloniale (Chiara Ottaviano) (pag 305-329)”,”ANNx-015-FP”
“TIRPITZ Alfredo von”,”Memorie. La Marina Prussiana dal 1866 al 1914.”,”‘I rapporti del nostro ambasciatore a Londra indussero il principe Bülow ad iniziare con me, nell’inverno 1908-09, un accurato esame della situazione. Fin dal gennaio 1909 , nel corso di queste conversazioni col cancelliere, mi dichiarai propenso informare il governo inglese che noi ci saremmo appagati di un definitivo costante rapporto di potenzialità fra le due flotte, il quale sanzionasse in modo duraturo il principio di una certa preponderanza della flotta britannica. All’inizio proposi, come punto di partenza per ulteriori trattative, il rapporto di potenzialità 3 a 4; più tardi mi dichiarai disposto ad accettare la proporzione 2 a 3 e, alla fine, mi fermai su rapporto 10 a 16, proposto dall’Ammiragliato britannico sotto Winston Churchill e subito accettato da me. Benché l’offerta di Churchill fosse accompagnata da alcune riserve, che nella realtà finivano con l’assicurare alla flotta inglese una preponderanza maggiore di quella fissata dalla proporzione 16 a 10, non attribuii grande importanza ad esse, nella convinzione che la sistematica realizzazione della legge navale avrebbe soddisfatto gli scopi difensivi, ai quali avevamo sempre ed esclusivamente mirato. Questa determinazione di un rapporto di potenzialità fra le marina offriva all’Ammiragliato inglese la prova concreta che, in sostanza, la flotta da noi creata non aveva nessuna intenzione offensiva. Secondo l’opinione di tutti i competenti, in arte militare marittima, la condizione necessaria perché chi attacca sul mare possa avere una probabilità di successo è che esso disponga di una preponderanza numerica del 30 per cento circa. Noi consentivamo agli inglesi un margine di superiorità notevolmente grande: non potevamo dimostrare in modo più impegnativo quanto esulasse da noi qualsiasi proposito aggressivo. Era evidente che gli inglesi avrebbero preferito che noi non possedessimo neppure una flotta più debole del 50%, addirittura, del cento per cento della loro. La storia della guerra marittima dimostra infatti come, in parecchie circostanze, sia pure per caso, anche quelli che erano intrinsecamente più deboli, favoriti da particolari fattori e dalla fortuna delle battaglie, abbiano potuto vincere. Ma l’importanza politica della marina tedesca derivava soprattutto dalla capacità che essa dava all’impero tedesco di stringere alleanze politiche internazionali; e, anche se la politica di alleanze della Germania si era fatta giocare dalla diplomazia britannica, tuttavia questo stato di cose poteva modificarsi. Per conseguenza potevamo guadagnarci il plauso riconoscente dell’Inghilterra, solo a prezzo della completa rinuncia alla costruzione della flotta. In quegli anni perciò l’opera infaticabile della diplomazia inglese mirò specialmente a disamorarci della flotta ed a svalutare, se possibile, la legge navale, facendola cadere in prescrizione’ (pag 256-257)”,”GERQ-001-FV”
“TIRSO DE MOLINA; a cura di Gherardo MARONE”,”Don Gil da le calze verdi. Il timido a corte.”,”Tirso de Molina pseudonimo di Gabriel Téllez (1584-1648), drammaturgo spagnolo. Ha scritto 59 opere, capolavoro è considerato Il beffatore di Siviglia e Convitato di pietra (1630), prima interpretazione artistica del personaggio leggendario di don Giovanni. “”Per una vendetta non è bene si usino mezzi disonorevoli: colui che la ottiene con mezzi ingiusti, quanto più vuol vendicarsi tanto più resta disonorato e in veste di traditore; (…)””. (pag 172, Lauro)”,”VARx-143″
“TISATO Renato a cura, scritti di S. TOMMASO DANTE Egidio ROMANO Guglielmo di OCKHAM MARSILIO”,”Il pensiero politico medioevale. S. Tommaso, Dante, Egidio Romano, Guglielmo di Ockham, Marsilio.”,”””Ma, non è tutto: egli (Ockham, ndr), per ragioni ovvie, è estremamente cauto, e, anziché dare risalto al proprio punto di vista, ci tiene a celarlo in mezzo a tutti gli altri: nella principale opera politica, il “”Dialogo del maestro e del discepolo”” egli dichiara esplicitamente all’ inizio, di non voler far apparire quale sia la sua teoria in mezzo alle altre, sotto la speciosa giustificazione che il lettore dovrà orientarsi in base al puro ragionamento, libero da ogni influsso autoritario! Si aggiunga l’ enorme mole delle opere ockhamiane che occupano parecchie migliaia di pagine e si capirà come una approfondita indagine in un campo così difficile non sia ancora stata fatta””. (pag 161)”,”TEOP-172″
“TISDALL Caroline BOZZOLLA Angelo”,”Futurismo.”,”””Facendosi scudo della comoda cognizione che il Futurismo aveva almeno tre caratteristiche in comune con il fascismo (la romantica e poco informata esaltazione della macchina nella società, il ricorso alla violenza fisica contro gli oppositorio e l’infatuazione per la giovinezza), generazioni di autori si sono astenute dal ristabilire la verità. Dichiarazioni a favore del Futurismo da parte di uomini di sinistra come Gramsci dimostrano che la realtà era molto complessa, eppure sono state sempre ignorate. Sciocchi semplicismi sono ormai divenuti irresponsabili falsità. Ultimamente si è persino detto che Marinetti divenne in seguito Ministro della Cultrua di Mussolini e che il Futurismo fu l’arte ufficiale del fascismo; ma entrambe le affermazioni sono ben lontane dalla verità. Il percorso del Futurismo è molto simile alla carriera di Mussolini. (…) Gramsci scrisse il suo articolo tre anni dopo che Mussolini ebbe fondato il Partito Fascista, due anni dopo che ebbe presentato (senza successo) Marinetti come uno dei suoi primi candidati al Parlamento e un anno dopo che Marinetti ebbe pubblicato l’articolo ‘Al di là del Comunismo’, in cui attaccava la lotta di classe marxista come obsoleta. Ciò rende l’atteggiamento di Gramsci tanto più degno di considerazione, anche se, ovviamente, gli fa un po’ da scudo la dichiarazione inaudita di Lunaciarsky. Il titolo dell’articolo era ‘Marinetti rivoluzionario’ e fu certamente il più generoso omaggio che il capo del Futurismo avesse mai ricevuto. Gramsci poteva pensare a Marinetti come a un rivoluzionario perché lui stesso, più di chiunque altro, aveva tentato di distruggere la cultura borghese, che equiparava alla civiltà borghese. Questa distruzione era per Gramsci il primo passo verso la rivoluzione, la condizione affinché la vera creatività del proletariato potesse emergere. (…) L’ammirazione espressa da Gramsci era ricambiata. Un anno prima Marinetti, nel suo articolo critico ‘Al di là del Comunismo’ aveva reso omaggio alla cultura della rivoluzione bolscevica: “”Sono lieto di apprendere che i futuristi russi sono tutti bolscevichi e che l’arte futurista fu per qualche tempo, arte di stato in Russia… Tutti i Futurismi del mondo sono figli del Futurismo italiano, creato da noi a Milano dodici anni fa. Tutti i movimenti futuristi sono però autonomi””. Il capo del fascismo e il capo del Futurismo avevano un retroterra assolutamente diverso, ma un carattere notevolmente simile”” (pag 200-201) “”Per Mussolini, Marinetti era ancora un alleato di tutto rispetto. Venne eletto nel Comitato Centrale del movimento fascista e “”Il Popolo d’Italia”” dedicò una grande attenzione, quel marzo, ad una alquanto stanca Mostra futurista. (…) Quando, alle elezioni del 1919, il Partito Fascista presentò i suo i primi candidati al Parlamento, fra questi vi era Marinetti, e Mussolini diede istruzioni ad un suo giornalista affinché scrivesse un robusto profilo del capo del Futurismo, per mostrare ai “”pappagalli”” italiani che era uno dei più forti cervelli politici di cui la nazione disponesse. Marinetti era ancora utile: fu la sua retorica a persuadere Arturo Toscanini a presentarsi alle elezioni. Ma solo Piero Bolzon, fra tutti i personaggi citati, avrebbe fatto carriera nel fascismo. Toscanini in seguito si ritirò dal Partito, rifiutò di dirigere l’inno fascista, fu esplicito nelle sue critiche e venne aggredito da picchiatori fascisti. Dà la misura della confusione politica di quegli anni il fatto che anche chi nutriva seri dubbi sul movimento potesse farsi trascinare dall’ardore patriottico”” (pag 204) “”Marinetti, per quanto deluso, rimase fedele al fascismo e all’uomo Mussolini. A 60 anni, all’invasione dell’Etiopia, portato dai ricordi di giovanili della campagna di Libia a credere che i giorni eroici stessero tornando, si arruolò volontario e più tardi, nel 1942, si precipitò a seguire la disastrosa campagna di Russia”” (pag 208)”,”VARx-511″
“TISKOV A.V.”,”Dzerzinskij. Il “”giacobino proletario”” di Lenin. Una vita per il comunismo.”,”Adriana Chiaia, della redazione della Casa editrice Zambon Contiene: ‘Polonia. Appunti di storia 1815-1926’ (pag 553-557) La VCK o commissione straordinaria panrussa per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio”” fu istituita il 7 dicembre 1917. Poi diventerà Ceka (e dal 1922 GPU). “”La questione nazionale è l’argomento a cui Rosa Luxemburg si è dedicata durante tutto il corso della sua vita. Il suo scritto considerato più importante è ‘Questione nazionale e autonomia’, pubblicato nel 1908-1909 sulla rivista ‘Przeglad’, organo della SDKPiL. Negli ‘Scritti politici’ sopra citati (a cura di Lelio Basso, Editori Riuniti, Roma, 1967), viene invece pubblicato un altro scritto della Luxemburg del 1905 ‘Prefazione a “”La questione polacca e il movimento socialista””, giudicato dal curatore più adatto al lettore italiano, in quanto rappresenta un quadro riassuntivo e informativo della lunga diatriba. (…) Lenin polemizzò durissimamente con lo scritto della Luxemburg nella sua opera ‘Sul diritto di autodecisione delle nazioni’, pubblicata nel 1914 in ‘Prosvescenie’ (Lenin, Opere complete, vol. 20, pp. 375-434). (…) anche Dzerzinskij condivideva con la SDKPiL, e in particolare con Rosa Luxemburg, il rifiuto della tesi sulla autodecisione dei popoli e del diritto alla separazione. Nel suo intervento alla VII Conferenza del POSDR (b) egli disse: “”L’aspirazione a separarsi dalla Russia, il separatismo, costituisce una tendenza che lotta contro il socialismo. Ce ne siamo convinti completamente con l’esempio di tutti i partiti nazionalisti. Se noi, dopo aver accettato il diritto delle nazioni all’autodeterminazione, appoggeremo la parola d’ordine dell”indipendenza della Polonia’, faremo semplicemente da cassa di risonanza ai nazionalisti e agli sciovinisti polacchi””. Dzerzinskij, che aveva appoggiato con entusiasmo le “”Tesi d’aprile”” discusse in quella celebre conferenza, votò contro il rapporto di Stalin che aveva illustrato il progetto di risoluzione sulla questione nazionale di Lenin (13). La risoluzione di Stalin-Lenin fu approvata a maggioranza””. (pag 29-30) (dall’introduzione di A. Chiaia) [(13) J. Stalin, Il marxismo e la questione nazionale e coloniale, Einaudi, Reprints, Torino, 1974, pp. 129-130 n.]”,”RIRB-130″
“TITO LIVIO, a cura di Gian Domenico MAZZOCATO”,”Storia di Roma dalla fondazione. Libri VII-X e XXI-XXII.”,”Tito Livio ((59ac-17dC) era già ‘un classico’ in vita, come Virgilio e Cicerone. Guerra incerta. “”Mai, infatti, stati o popoli più potenti vennero in conflitto fra di loro: Roma e Cartagine si scontrarono nel momento in cui erano entrambe all’ apice delle loro risorse fisiche e morali; misero in campo strategie ben note perché tutte e due le potenze le avevano sperimentate nella prima guerra punica e l’ esito del conflitto fu così vario e incerto che furono proprio i vincitori ad andare più spesso vicino alla rovina assoluta.”” (pag 427)”,”STAx-119″
“TITONE Virgilio”,”La politica dell’età Barocca.”,”””E se dicessi che procedendo così si acquisterebbe nome di crudeltà e anche di poca coscienza, io vi confesserai l’uno e l’altro; ma vi direi più che oltre che chi vuole tenere oggidì e’ domini e gli stati debbe, dove si può, usare la pietà e la bontà, e dove non si può fare altrimenti, è necessario che usi la crudeltà e la poca coscienzia”” (Guicciardini, pag 11-12)”,”TEOP-285″
“TITONE Virgilio”,”Dizionario delle idee comuni. Manuale di conversazione. Primo volume. A-I.”,”Virgilio Titone, professore ordinario di Storia moderna nell’Università di Palermo, ha collaborato al ‘Mondo’ di Pannunzio, al ‘Corriere della Sera’, al ‘Tempo’, alla ‘Nuova Antologia’. E’ autore di numerose opere storiche, critiche, sociologiche. [“”In ogni periodo di incremento economico si hanno alcuni fenomeni relativi al movimento della popolazione: aumento delle nascite, fondazione di nuovi centri di popolamento, migrazioni dalla campagna verso la città e verso le zone di più rapido sviluppo. In generale può affermarsi che le regioni che ricevono gli emigrati e quelle da cui emigra si trovano in una fase di ascesa. Questo però non avviene sempre. Si hanno anzi dei casi che possono dirsi patologici. Allora può anche accadere che intere regioni improvvisamente si spopolano, come, per esempio, avvenne in Irlanda intorno al 1846, quando l’infelice isola, già da secoli oppressa dagl’inglesi, in seguito ai cattivi raccolti fu ridotta alla fame e si ebbe un’emigrazione in massa verso l’America. Un fenomeno patologico, ma per altro spiegabile con vari motivi id carattere storico e sociale, fu pure, per citare un altro esempio, l’affollamento delle due capitali meridionali, Napoli e Palermo, dove nei secoli scorsi si ebbe il continuo afflusso dalle campagne di una plebe parassitaria e molto spesso dedita al vizio o al delitto. Verso il 1840 queste due città contavano rispettivamente circa 380.000 e 200.000 abitanti, quando Roma ne aveva 150 mila e Milano non più di 205.000. Ma la pletorica popolazione non rifletteva una corrispondente realtà economica. Vari inoltre sono i motivi per cui è possibile emigrare: non ultimi, le persecuzioni razziali o politiche. Non li passeremo in rassegna, limitandoci ad alcuni aspetti attuali del fenomeno, particolarmente in Italia. Il più notevole è l’abbandono delle campagne e l’enorme espansione delle città industriali. Di alcune metropoli qualcuno parla oggi come di ‘nebulose’. ‘Megalopoli’ è il titolo di un libro pubblicato nel 1960 da Jean Gottman. Ma il nome si riferisce sempre all’idea antica: megalopoli è infatti etimologicamente una grande città. Invece non si tratta più di città. La nebulosa non ha né forma né limiti precisi. Vi si osservano, nel nostro caso, dei nuclei, dai quali partono lunghi tentacoli, che tendono a riunirsi l’uno all’altro. Tra Boston e Washington avviene qualcosa di simile. Lo stesso può dirsi di Parigi, Mosca, Tokio o della successione ininterrotta di agglomerati urbani che dalla Ruhr si estende ai confini olandesi. In proporzioni un po’ più ridotte in Italia abbiamo anche noi una nostra nebulosa, che da Milano si è prolungata inghiottendo i comuni vicini e spingendosi sempre più lontano. Questa dilatazione incessante distrugge l’individualità cittadina, l’armonia antica e quasi l’anima sia dei comuni incorporati, sia del centro maggiore, che continua a inghiottire i minori. Muore anzitutto il suburbio, che aveva una particolare caratteristica, una sua tradizione e una sua bellezza. Ma muore anche quello che in ciascuno di questi comuni restava di una società organica, di una continuità di rapporti umani o anche della sollecitudine con cui se ne consideravano le vecchie memorie e i problemi attuali. Tutto è divenuto come una terra di nessuno: una immensa baraccopoli, in cui si rimane come attendati e gl’indigeni appaiono ai nuovi arrivati quasi dei sopravvissuti o degli intrusi. Il fenomeno nelle sue proporzioni è nuovo e non ha precedenti. Roma già ai tempi di Augusto e più ancora nel secondo e terzo secolo della nostra era fu una città sovraffollata, soprattutto di schiavi e di liberti, ossia di gente delle più diverse razze e provenienze. Questo può considerarsi uno dei motivi della sua decadenza, ma nello stesso tempo all’Urbe si sostituiva l’impero, la civiltà cittadina dell’impero. La nostra è stata la civiltà delle città. Romanizzarsi significava entrare nell’orbita della civiltà e passare da istituti o villaggi tribali all’organizzazione delle città, ciascuna delle quali procurava di riprodurre in sé stessa il modello romano, con il foro, le terme, i templi, le basiliche, La lingua, la religione, la cultura di Roma, soprattutto nella Gallia, nella penisola iberica, nell’Italia settentrionale si diffondono in questo modo. «In nessuna epoca della storia – ad eccezione del 19° secolo della nostra era – il mondo vide tante città tutte amministrate liberamente dalla propria popolazione di proprietari e di uomini d’affari, tra i quali i militari pensionati costituivano una classe di notabili» (J. Pirenne). (…) Tuttavia, il nucleo antico riusciva ad assorbire gli immigrati, che del resto in generale non furono mai numerosi. (…)”” [voce: ‘Emigrazione’] (pag 176-177-178)]”,”VARx-576″
“TITTA-MATTEOTTI Velia, a cura di Stefano CARETTI”,”Lettere a Giacomo.”,”Stefano Caretti, docente di Storia contemporanea all’Università di Siena, è autore di numerosi studi su figure e vicende del socialismo italiano. Sta attendendo alla stampa delle opere di Giacomo Matteotti, di cui ha già pubblicato cinque volumi (1983-1994). Dirige l’Archivio e la Biblioteca della Fondazione di studi storici “”Filippo Turati”” e dell’Associazione nazionale ‘Sandro Pertini’. “”L’articolo sul libro di Keynes (5) l’abbiamo letto con Settima; io di quel libro ne avevo lette una quindicina di pagine, che se ti ricordi m’indicasti tu, dicendomi anche che era un libro che aveva riscosso una certa popolarità e fortuna, ma tute queste cifre mi riscaldano la testa e non le ritengo. Invece nel ‘articolo del pane (6) ci sono cose facilmente ritenibili, e qualche attacco che io capisco a fondo qualdo specialmente come voi si è lavorato con coscienza e anche con noia e fatica in una commissione per poi vedersi ripagati neanche con una opposizione idealista, ma con la più sorda indifferente ignoranza”” (pag 235-236) [Lettera di Velia a Giacomo Matteotti, Varazze 16 febbraio 1922] [(5) ‘La revisione di Versailles secondo Keynes’ ‘Avanti!’, 2 febbraio 1922; (6) ‘La questione del pane’, ‘Avanti!’, 2 febbraio 1922]”,”BIOx-359″
“TITTMANN Harold H. jr,”,”Il Vaticano di Pio XII. Uno sguardo dall’interno.”,”TITTMANN Harold H. jr (1893-1981 v. risvolto copertina, ma nella introduzione del figlio sarebbe morto nel 1980)”,”RELC-256″
“TIVARONI Jacopo”,”Compendio di scienza delle finanze.”,”Il sistema fiscale dell’ Inghilterra. “”L’ income-tax inglese è un’ imposta generale progressiva (forma variazione dell’ oggetto imponibile) che colpisce all’ origine tutti i redditi del contribuente da qualunque fonte essi possano pervenirgli. In principio non è ammessa la discriminazione dei redditi, ma dal 1907 si segue la norma di colpire in misura più ieve i redditi attualmente ‘guadagnati’, ossia quelli che derivano dal lavoro, dall’ industria e dal commercio, di quelli attualmente ‘non guadagnati’, ossia che derivano dalla proprietà di terreni, di fabbricati e di capitali, a condizione però che il complessivo reddito annuo guadagnato non superi le 2000 lire sterline. L’ aliquota dell’ imposta è fissata annualmente con la legge del bilancio. Nel 1939-40 essa era del 27.5 per cento.”” (pag 179)”,”ITAE-183″
“TOAFF Elio”,”Perfidi giudei. Fratelli maggiori.”,”Elio TOAFF è nato a Livorno nel 1915. Ha studiato al Collegio Rabbinico di Livorno sotto la guida di suo padre, Alfredo, rabbino di quella città, e giurisprudenza all’ Università di Pisa. Laureato nei due istituti nel 1939, subì le conseguenze delle leggi razziali emanate dal fascismo. Rabbino ad Ancona e poi a Venezia, dove insegnò lingua e letteratura ebraica nell’ Univ Ca’ Foscari, venne chiamato nel 1951 a ricoprire la cattedra di Rabbino capo di Roma. E’ autore di diverse pubblicazioni di pedagogia, di vari argomenti ebraici e di traduzioni di testi biblici. Dirige il Collegio rabbinico italiano e l’ Annuario di studi ebraici.”,”EBRx-014″
“TOAFF Elio con Alain ELKANN”,”Essere ebreo.”,”””Quando ci furono le leggi razziali cosa avete fatto? Come avete reagito? Vi siete ribellati? No. Come si poteva! Se uno fosse vissuto a quei tempi questa domanda non l’avrebbe fatta! Perché appena uno diceva una parola che poteva essere intepretata come una critica per il regime, immediatamente l’ammazzavano dalle botte e gli facevano bere mezzo litro di olio di ricino”” (pag 135)”,”EBRx-003-FMP”
“TOBAGI Walter”,”La rivoluzione impossibile. L’attentato a Togliatti: violenza politica e reazione popolare.”,”TOBAGI Walter (1947-1980) giornalista e scrittore, inviato speciale del Corriere della Sera e presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti. Ha seguito tutte le vicende degli anni di piombo, denunciando i pericoli della lotta armata e il pericolo del radicamento del terrorismo nelle fabbriche e luoghi di lavoro. E’ stato assassinato il 28 maggio 1980 a 33 anni da un gruppo terroristico. “”Si direbbe: il partito si trasforma sotto la pressione dei fatti, in qualche modo cambia pelle, se non natura. E la cosa si può dire anche con le parole di Amendola: “”Il partito maturò in quei giorni le capacità di manovra, di controllo di se stesso e degli avvenimenti, che costituiscono uno dei suoi fondamentali caratteri che lo fanno un partito combattivo, ma nello stesso tempo freddamente capace di di contenere il combattimento entro i limiti volta a volta segnati dai rapporti di forza””. Cioè: i rapporti di forza, non solo elettorali, ma sociali e civili che si manifestano in quei giorni. E’ ancora Amendola a dire che “”solo in tre località il movimento andò oltre i limiti stabiliti, Genova, Torino, Venezia. Tutta l’Italia centrale fu controllata dal governo, anche l’Emilia. Ma anche a Torino, Venezia e Genova, passata la prima giornata, furono inviati contingenti di truppe e forze di polizia dalle zone più sicure””. Per cui, conclude Amendola, “”aver preso la decisione di non dare allo sciopero un carattere insurrezionale, non cercare la rivincita sulle elezioni ponendosi sul terreno insurrezionale, fu una decisione che corrispondeva ai rapporti di forza, a una valutazione interna e anche alla situazione internazionale, ma che, soprattutto, rispondeva all’impegno democratico assunto con l’approvazione della Costituzione”””” (pag 31)”,”PCIx-359″
“TOBAGI Walter”,”Il sindacato riformista.”,”Walter Tobagi è nato a Spoleto nel 1947. É articolista del Corriere della Sera. Ha svolto attività didattica e di ricerca all’Università Statale di Milano, dove s’è laureato con Brunello Vigezzi.”,”SIND-016-FL”
“TOBAGI Benedetta”,”La resistenza delle donne.”,”Benedetta Tobagi è l’autrice tra l’altro di ‘Come mi batte forte il cuore. Storia di mio padre’ Foto di donne in armi (pag 137-138-139-140-141) Molte belle foto, manca però un indice dei nomi “”Nella Resistenza; poi, hanno la possibilità di dar sfogo al proprio senso d’avventura e di sperimentare l’ebbrezza del pericolo. Gigliola Spinelli, per esempio, la sorellina preferita di Altiero, padre del movimento federalista europeo, fidanzata con Franco Venturi, arruolatasi nelle file del Partito d’Azione, era coraggiosa sino all’incoscienza. «È una forza della natura», dice di lei Leo Valiani; una specie di Primula Rossa che opera tra Milano e Torino, mettendo a segno colpi di audacia straordinaria: il marchio di fabbrica di Gigliola, «col suo esuberante coraggio fisico e la sua monelleria da ragazzaccio», ricorda Ada Gobetti nel suo diario, ammirata e divertita”” (pag 164) Resistenza civile. “”Le donne usano il proprio corpo disarmato contro gli occupanti, non solo negli scioperi: «A Carrara succede qualcosa di grande», racconta Anna Bravo. «Il 7 luglio 1944 era comparso un bando in cui si minacciavano durissime rappresaglie se la città non fosse stata svuotata di tutti gli abitanti entro due giorni. A renderlo impossibile saranno le donne, che si ritrovano nella bellissima piazza delle Erbe e ci rimangono esposte fisicamente, col propro corpo inerme». Un luminoso atto di opposizione a un ordine nazista. Era pericoloso. Partecipare a scioperi e manifestazioni significava esporsi al fuoco fascista: a Imola, il 29 aprile 1944, la milizia fascista spara sulla folla e uccide Lidia Venturini e Rosa Zanotti durante una grande dimostrazione. Lo stesso era accaduto a Roma un paio di settimane prima, con conseguente oscena esposizione di cadaveri delle donne giustiziate. La presenza di partigiani in casa poteva equivalere a una condanna a morte; nella Repubblica sociale, tra l’altro, era obbligatorio esporre sulla porta di ogni casa l’elenco degli occupanti, come riscontro in caso di controlli. Anche dar loro aiuto, e cibo, espone a rischi terribili (si infittiscono le stragi terroristiche di civili, sempre più efferate). La paura, la paura, «c?era sempre la paura!» è il Leitmotiv di tutti i racconti. Si escogitano nascondigli ingegnosi, stalle, soffitte; legnaie, scantinati e simili. Ma nonostante questo, migliaia di donne e di uomini (anziani o inabili alla leva, alcuni preti, insomma chi è rimasto a casa, per i più vari motivi, danno una mano, un aiuto, un sostegno. La Resistenza coinvolge intere famiglie (…)”” (pag 252-253)”,”ITAR-356″
“TOBAGI Walter”,”Gli anni del manganello.”,”Walter Tobagi è nato a Spoleto, Perugia, nel 1947. Laurea in lettere e filosofia, giornalista professionista dal 1970, redattore e inviato speciale prima di Avvenire, poi del Corriere d’Informazione. Ha pubblicato saggi e articoli, e il volume ‘Storia del movimento studentesco’ (1970)”,”ITAF-414″
“TOBAGI Benedetta”,”La resistenza delle donne.”,”Benedetta Tobagi è l’autrice tra l’altro di ‘Come mi batte forte il cuore. Storia di mio padre’ “”Già durante la guerra civile, d’altra parte, tra i compiti delle Volontarie della libertà c’era stato quello di «colpire le donne che vanno coi tedeschi e denunciarle al disprezzo popolare», di solito rapandole a zero (il marchio delle collaborazioniste anche dopo la guerra); il fatto che questo tipo di azioni fosse compiuto da donne su altre donne dava loro maggiore risonanza”” (pag 297)”,”ITAR-039-FSD”
“TOBIA Bruno”,”Il partito socialista italiano e la politica di W. Wilson (1916-1919).”,”TOBIA Bruno “”In realtà, l’azione politica del socialismo italiano (questa “”felice eccezione”” del movimento operaio internazionale) anche quella della sua ala intransigente – quanto meno fino al decisivo incontro con il leninismo, vissuto comunque secondo una lezione tutta particolare – rimase a lungo attestata intorno ad una prima ed empirica linea di resistenza, né si liberò mai del tutto da una opzione politica fondamentale, cioè che alla realizzazione della rivoluzione fosse pregiudizialmente necessaria quella maturità di condizioni materiali, e tra queste anche una piena ricostruzione del legame internazionale tra partiti socialisti, che solo poteva assicurare un simultaneo e generale trapasso rivoluzionario. Entro una tale visione, perciò, la guerra doveva divenire un fatto che, lungi da segnare la ‘fine’ del regime capitalistico, ne ‘preparava’, in qualche modo, soltanto la piena realizzazione, al termine della quale sarebbe stato possibile quel salto nel “”regno della libertà”” che la contemporanea critica leniniana, al contrario, sosteneva essere un compito immediato per il proletariato. Il massimo obiettivo rivoluzionario, dunque, secondo il socialismo italiano, non poteva essere raggiunto se non fosse stata soddisfatta innanzi tutto una condizione indispensabile: che il sistema capitalistico, spezzato in tronconi dalla guerra imperialistica, si ricomponesse in sostanziale unità, che venisse di nuovo e al più presto riconquistata la pace. Ma allora, non deve destar meraviglia se, nel corso dei mesi decisivi, che segnarono la crisi del movimento operaio europeo, l’ala riformista del PSI si venisse coerentemente orientando, nel dibattito suscitato da quei fatidici avvenimenti, verso la posizione impegnata a fornire una giustificazione teorica adeguata della guerra come ‘parentesi’: la posizione kautskyana dell”ultra-imperialismo’ (9). Secondo tale posizione, infatti, come è noto, le interne contraddizioni del capitalismo avrebbero trovato la loro conciliazione, in virtù dello stesso processo di concentrazione, che facendo cessare la concorrenza tra i diversi gruppi nazionali ne avrebbe eliminato anche l’espressione violenta. Per la Socialdemocrazia internazionale era dunque l’ ultra-imperialismo la vera qualità nuova che ormai improntava di sé la storia (e non, lenianamente, il catastrofico dirompere delle contraddizioni capitalistiche); era il salto del processo di concentrazione, del capitalismo pianificato per le necessità belliche che razionalizzava il processo produttivo e preparava, con ciò, la base dell’edificazione della nuova società socialista”” (pag 278-279) (9) Tale teoria venne esposta per la prima volta da K. Kautsky sulla “”Neue Zeit””, n. 5, 30 aprile 1915. Gli stessi temi sono stati ripresi più distesamente dallo stesso autore in ‘Terrorismo e comunismo’, Torino, Bocca, 1920 e ‘La dittatura del proletariato’, Milano, Sugar, 1963″,”MITS-428″
“TOBIA Bruno / MARIANI Rosellina / NATOLI Claudio / HILLGRUBER Andreas / HILDEBRAND Klaus / SALVADORI Max”,”La diffusione in Italia del movimento «Clarté» di Henri Barbusse (Tobia) / I Convegni di Weimar (Mariani) / L’Internazionale comunista, il fronte unico e la lotta contro il fascismo in Italia e in Germania (1919-1923) (parte seconda) (Natoli) / Stalin und Hitler. Die sowietische Aussenpolitik 1930 bis 1941, di Sven Allard (Hillgruber) / Aufstieg des Nationalsozialismus. Krise und Revolution in Deutschland, di Gerhard Schulz (Hildebrand) / Ritratto di Carlo Sforza, di Livio Zeno (Salvadori).”,”Gramsci su movimento Clarté e piccola borghesia intellettuale (pag 240) Posizione del Pcd’I di fronte alla ‘Marcia su Roma’ (pag 330)”,”GERG-096″
“TOBIAS Henry J.”,”The Jewish Bund in Russia. From Its Origins to 1905.”,”Henry J. Tobias is profesor of History at the University of Oklahoma. Preface, Author’s Note, Introduction, Epilogue,. Cartina, Biographical Notes, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRx-104-FL”
“TOBIN James, a cura di Armando MASSARENTI”,”James Tobin.”,”””Nel dicembre del 1971, pochi mesi dopo il drammatico annuncio della sospensione della convertibilità aurea del dollaro, Tobin tenne a New Orleans la prolusione presidenziale all’incontro annuale dell’American Economic Association, succedendo nell’incarico (che ha durata annuale) al suo vecchio collega di Harvard, Wassily Leontief. Il titolo dell’intervento, ‘Inflazione e Disoccupazione’, lasciava già intendere che si sarebbe trattato di un’appassionata difesa delle tesi keynesiane in un momento che appare a tutti particolarmente delicato”” (pag 36)”,”ECOT-201″
“TOCQUEVILLE Alexis de; a cura di Stelio MAZZIOTTI DI CELSO”,”Viaggio in Inghilterra.”,”MAZZIOTTI DI CELSO (Napoli, 1965) ha svolto attività di ricerca presso l’Univ di Napoli. Ha curato l’edizione it di H. COHEN, L’idea drammatica in Mozart, e LA-METTRIE, L’arte di gioire.”,”UKIx-032″
“TOCQUEVILLE Alexis de a cura di Corrado VIVANTI”,”Ricordi.”,”TOCQUEVILLE (1805-1859) storico e uomo politico francese, dopo essere stato negli Stati Uniti scrisse ‘La democrazia in America’ (pubblicato in due parti nel 1835 e nel 1840) in cui individuò en analizzò i meccanismi e i pericoli (conformismo, manipolazione opinione pubblica) della democrazia moderna. Liberale, si oppose in FR all’ autoritarismo di NAPOLEONE III. Nel 1856 pubblicò l’altro suo grande affresco storico-politico, ‘L’antico regime e la rivoluzione’.”,”QUAR-033″
“TOCQUEVILLE Alexis de”,”L’ antico regime e la rivoluzione.”,”Alexis de TOCQUEVILLE nacque a Verneuil, presso Parigi, nel 1805. Magistrato nel 1827, fu inviato nel 1831 a studiare il regime penitenziario americano. Nel 1835 pubblicò ‘La democrazia in America’. Eletto deputato nel 1839, in seguito entrò nell’Assemblea costituente. Sotto Luigi NAPOLEONE fu ministro degli esteri (giugno-ottobre 1849). Ritiratosi della politica attiva, scrisse a Sorrento i suoi ‘Ricordi’, pubblicati postumi nel 1893. Nel 1856 pubblicò ‘L’Antico regime e la Rivoluzione’. Morì a Cannes nel 1859. Le cause sociali e culturali della rivoluzione francese.”,”FRAR-022 FRAA-021″
“TOCQUEVILLE Alexis de”,”La democrazia in America.”,”Secondo TOCQUEVILLE una caratteristica del potere giudiziario americano è di fungere da arbitro. Ma perché abbia luogo un’azione occorre una denuncia altrimenti non si muove. Non si può pronunciare su una legge senza prendere le mosse da un processo se no penetra nella sfera legislativa. La seconda caratteristica del potere giudiziario è che si pronuncia su casi particolare e non su principi generali. I magistrati godono dunque di un enorme potere politico (di arbitraggio) e nel fare questo si basano le loro sentenze più sulla costituzione che sulle leggi. Ovvero non applicano quelle leggi che ritengono incostituzionali.”,”USAG-032″
“TOCQUEVILLE Alexis de, a cura di J.P. MAYER”,”De la Démocratie en Amérique.”,”Edizione riveduta e corretta con una bibliografia supplementare per l’ edizione 1980 Ciò che tempera negli Stati Uniti la tirannia della maggioranza (pag 159) Dispotismo nazioni democratiche (pag 345) “”Ma, negli Stati Uniti, la maggioranza, che ha sovente i gusti e gli istinti di un despota, manca ancora degli strumenti più perfezionati della tirannia””. (pag 159) “”I governi democratici possono diventare violenti e crudeli in certi momenti di grande effervescenza e di grande pericolo; ma queste crisi saranno rare e passeggere.”” (pag 345)”,”TEOP-222″
“TOCQUEVILLE Alexis de, a cura di Luc MONNIER”,”Souvenirs.”,”Nella prefazione Fernand Braudel si sofferma sulla crisi economica che ha preceduto la rivoluzione del 1848. Tocqueville era attento alle realtà economiche sottogiacenti il moto sociale. (pag 11-) La crisi economica finanziaria creditizia industriale, agricola sottogiacente alla rivoluzione del 1848. “”!l ne faut pas demander à Tocqueville une complète explication de la Révolution de février 1848 et de la Contre-Révolution qui suivit. Ne serait-ce que parce quenous sommes plus exigeants aujourd’hui sur le plan de l’explication économique et sociologique. Le récit et les réflexions de Tocqueville lui-même prennent plus de sens et de relief si, à la suite d’Ernest Labrousse (“”1848-1830-1789. Comment naissent les Révolutions”” (…), on est attentif à la crise économique patente dès 1846, violente à partir de 1847, qui a travaillé le pays en profondeur. Les facteurs économiques n’avaient-ils pas, dans des conditions en gros analogues, préparé, sinon provoqué à eux seuls, les explosions de 1789 et de 1830? La récolte céréalière de 1846 a été mauvaise; les prix alimentaires montent de 100 à 150%; la crise atteint bientôt le textile, les mines, la sidérurgie. Les salaires ouvriers tombent de 30% et le chômage s’étend. “”La vague de hauts prix a passé sur le pays comme une inondation et, comme une inondation qui se retire, elle a laissé derrière elle toute une population sinistrée à l’epargne anéantie. Très souvent, comme en témoignent les Monts-de-Piété, le mobilier lui-même a été engagé””. La crise ébrante fortement le crédit, le programme de construction des chemins de fer est suspendu. “”On a ajourné ainsi près d’un milliard de francs de travaux publics, c’est-à-dire que l’on renonce à environ 500 millions de journées de travail, au taux de 2 francs par journée””. Cette crise multiple, à la fois ancienne et nouvelle – ancienne dans la mesure où elle nait, comme toujours dans le passé, dans le secteur de l’économie agricole et nouvelle dans la mesure où elle atteint l’industrie, le textile, la sidérurgie et le crédit -, cette crise, de toute évidence, a été le préalabre à la Révolution. Mais le préalable est-il à inscrire au passif du gouvernement? ou bien faut-il mettre en accusation la crise en soi et son universalité? La question se pose dans les mêmes termes, en 1977, en France et ailleurs”” (pag 11-12)”,”QUAR-085″
“TOCQUEVILLE Alexis de GOBINEAU Arthur de”,”Del razzismo. Carteggio 1843-1859.”,”‘Alexis de Tocqueville (1805-1859) è stato tra i più grandi pensatori politici dell’Ottocento. Nato da una famiglia aristocratica avversa alla Rivoluzione francese, nel 1831 partì per studiare la nuova realtà politica e sociale degli Stati Uniti d’America. Da questa esperienza scaturì la sua opera più importante, ‘La democrazia in America’, pubblicata in due parti, nel 1835 e nel 1840. Arthur de Gobineau (1816-1882), uomo politico e diplomatico di primissimo piano nella Francia del Secondo Impero, fu l’allievo prediletto di Tocqueville, con cui maturò una radicale discordanza di vedute proprio attorno ai temi del razzismo’ Benché l’idea cristiana della fraternità umana si sia impadronita completamente dello spirito moderno, tuttavia le virtù pubbliche hanno riguadagnato molto terreno nel nostro tempo, e io sono convinto che i moralisti del secolo scorso e del nostro se ne sono preoccupati molto di più dei loro predecessori. Questo è dovuto al risveglio delle passioni politiche che sono state insieme la causa e l’effetto dei grandi mutamenti dei quali siamo testimoni. Il mondo moderno ha così ripreso e rimesso in auge una parte della morale degli antichi e l’ha intercalata fra i principi che compongono la morale del cristianesimo. Ma la più notevole innovazione dei moderni nel campo morale mi sembra consistere nell’immenso sviluppo e nella nuova forma data, ai giorni nostri, a due idee che il cristianesimo aveva già messo in grande evidenza, e cioè: l’uguale diritto di tutti gli uomini ai bene di questo mondo e il dovere di quelli che ne hanno di più di venire in soccorso di quelli che ne hanno meno. I rivoluzionari, che hanno abbattuto la vecchia gerarchia europea, il progresso della ricchezza e della intelligenza, che ha reso gli individui molto somiglianti gli uni agli altri, hanno dato sviluppi immensi e inaspettati a quel principio di uguaglianza che il cristianesimo aveva collocato piuttosto nella sfera immateriale che nell’ordine dei fatti visibili. L’idea che ‘tutti’ gli uomini hanno diritto a certi beni, a certi godimenti, e che il primo obbligo morale è di procurarli loro, questa idea, come dicevo sopra, ha preso un’estensione immensa e una varietà di aspetti infinita. Questo prima innovazione ha poi condotto a un’altra. Il cristianesimo aveva fatto della beneficenza o, come esso l’aveva chiamata, della carità, una virtù privata. Noi ne facciamo ogni giorno di più un dovere sociale, un obbligo politico, una virtù pubblica. Il grande numero di persone da soccorrere, la varietà dei bisogni ai quali si crede obbligati di provvedere, la sparizione delle grandi personalità alle quali si poteva ricorrere per raggiungere quegli scopi, hanno fatto rivolgere tutti gli sguardi verso il governo. Si è imposto loro uno stretto obbligo di riparare a certe disuguaglianze, di soccorrere certe miserie, di offrire un appoggio a tutti i deboli, a tutti gli infelici. Si è così stabilita una specie di morale sociale e politica, che gli antichi non conoscevano se non molto imperfettamente, e che è una combinazione delle idee politiche dell’antichità e dei principi del cristianesimo”” (pag 6-7) [dalla lettera di Tocqueville a Gobineau, 5 settembre 1843]”,”TEOP-532″
“TOCQUEVILLE Alexis de, a cura di Giorgio CANDELORO”,”L’Antico regime e la Rivoluzione.”,”Alexis de Tocqueville nacque a Verneuil, presso Parigi, nel 1805. Magistrato nel 1827, fu inviato nel 1831 a studiare il regime penitenziario americano. Nel 1835 pubblicò ‘La democrazia in America’. Eletto deputato nel 1839, in seguito entrò nell’Assemblea costituente. Sotto Luigi NAPOLEONE fu ministro degli esteri (giugno-ottobre 1849). Ritiratosi della politica attiva, scrisse a Sorrento i suoi ‘Ricordi’, pubblicati postumi nel 1893. Nel 1856 pubblicò ‘L’Antico regime e la Rivoluzione’. Morì a Cannes nel 1859. Le cause sociali e culturali della rivoluzione francese. “”Il nuovo rapporto stabilito da Tocqueville tra lo sviluppo sociale e quello ideologico è alla base delle sue osservazioni relative alla diffusione dell’irreligione nel XVIII. Egli nega che l’irreligione sia stata un carattere intrinseco della rivoluzione. L’ostilità contro le religioni, nacque, secondo lui, dall’ostilità contro la Chiesa come istituzione privilegiata e legata strettamente allo Stato e permeò il pensiero illuministico insieme alle classi dominanti nel paese: la nobiltà stessa divenne incredula pur tornando ad essere la più fervente dopo il Terrore; lo stesso fece poco dopo la borghesia. Tocqueville ribadisce dunque la concezione strumentale della religione come mezzo di conservazione sociale, da lui già delineata nella ‘Democrazia in America’, ma vi è qui un’accentuazione di questa idea che certo fu determinata dall’esperienza quarantottesca. Tocqueville lasciò anche agli storici dell’avvenire una grande lezione metodologica: dimostrò infatti quanto fosse importante per la comprensione della storia la ricerca sui fatti e sulle classi sociali. Condusse questa ricerca prendendo le mosse dalla concezione delle classi già abbastanza evidente negli storici francesi della Restaurazione, soprattutto in Augustin Thierry, e ignorando completamente Marx, delle cui opere non ebbe conoscenza, e prescindendo quindi dall’analisi economica dei meccanismi produttivi; il rapporto tra le classi è visto da lui soprattutto in termini di potere politico e di egemonia morale ed intellettuale”” [introduzione di Giorgio Candeloro (in) Alexis de Tocqueville, L’Antico regime e la Rivoluzione, Rizzoli, Milano, 1989, pag 19]”,”TEOP-001-FRR”
“TOCQUEVILLE Alexis de, a cura di Vittorio DE-CAPRARIIS e Nicola MATTEUCCI”,”Tocqueville. Antologia di scritti politici.”,”””Considero empia e detestabile la massima che in politica la maggioranza di un popolo ha il diritto di fare tutto; e tuttavia ritengo che l’origine del potere sia da porre nella volontà della maggioranza. V’è, forse, contraddizione tra queste posizioni?”” (pag 108)”,”TEOP-006-FRR”
“TOCQUEVILLE Alexis de, a cura di Giorgio CANDELORO”,”La democrazia in America.”,” – Cosa distingue la costituzione federale degli Stati Uniti da tutte le altre costituzioni federali – Perché gli Americani si attengono più alla pratica delle scienze che alle teorie”,”TEOP-035-FMB”
“TOCQUEVILLE Alexis de DE GOBINEAU Arthur, a cura di Luigi MICHELINI-TOCCI”,”Corrispondenza fra Alexis de Tocqueville e Arthur Gobineau. (1843-1859).”,” Gobineau a Tocqueville. “”Le popolazioni asiatiche che ho nominato, Persiani, Afghani, Usbecchi, sono abituate da secoli a considerare l’India come la più ricca delle prede. (…)”” (pag 248-249)”,”BIOx-021-FMB”
“TODA Misato”,”Errico Malatesta da Mazzini a Bakunin. La sua formazione giovanile nell’ambiente napoletano (1868-1873).”,”L’Autrice, Misato Toda docente di Relazioni Internazionali presso la Saint Paul University e di Storia presso la Japan Women’s University di Tokio, si è specializzata da tempo in storia europea.”,”ANAx-023-FL”
“TODD Olivier”,”Cruel avril. 1975 la chute de Saigon.”,”Olivier TODD è nato enl 1929. Studi alla Sorbona e a Cambridge, bilingue, ha collaborato con la BBC, TLS e Newsweek. Grande reporter al Nouvel Obs, redattore capo all’Express, dopo il 1957 ha pubblicato vari romanzi, reportages e biografie.”,”USAQ-007″
“TODD Emmanuel”,”L’invention de l’Europe.”,”Emmanuel TODD, nato nel 1951, è dottore in storia dell’Univ di Cambridge e diplomato dell’Istitut d’etudes politiques de Paris. E’ capo del servizio di documentazione all’Istituto nazionale di studi demografici.”,”EURx-058″
“TODD Emmanuel”,”Dopo l’ impero. La dissoluzione del sistema americano.”,”E. TODD, sociologo e demografo francese formatosi all’ Università di Cambridge, è ricercatore presso L’ Institut national des études demographiques di Parigi. E’ autore di diversi saggi tra cui ‘Il crollo finale’ (Rusconi, 1978) in cui ha previsto con grande anticipo la dissoluzione dell’ URSS, ‘Le destin des immigrés’ (1997) e ‘L’ illusion économique’ (1999). “”S’ impone subito una constatazione: la Russia sarebbe una potenza economica del tutto particolare, in grado di combinare un livello di formazione della popolazione attiva relativamente elevato con un’ indipendenza energetica totale. Il paragone con il Regno Unito, detentore di risorse petrolifere e soprattutto di gas nel mare del Nord, sarebbe superficiale. La produzione di greggio e, soprattutto, quella di gas rendono la Russia un protagonista mondiale sul piano energetico. Non va neppure dimenticato che la dimensione del suo territorio le assicura altre risorse naturali in quantità immensa. Di fronte agli Stati Uniti, la Russia è indipendente dal mondo grazie alla propria natura. La sua bilancia commerciale è in avanzo.”” (pag 144)”,”USAQ-036″
“TODD Emmanuel”,”Il crollo finale. Saggio sulla decomposizione della sfera sovietica.”,”Emmanuel Todd è nato nel 1951 in Francia. Diplomato presso l’Istituto di Studi Politici di Parigi, ha conseguito la laurea in storia alla Sorbona, e poi la libera docenza all’Università di Cambridge con uno studio sulle strutture comparate delle comunità rurali francesi, italiane e svedesi nell’epoca preindustriale. La chute finale, che qui si presenta, è la sua prima opera, la quale ha conseguito un largo successo di critica e di pubblico.”,”RUSU-028-FL”
“TODD Tim”,”The Balance of Power: The Political Fight for an Independent Central Bank, 1790 – present.”,”The Balance of Power: The Political Fight for an Independent Central Bank. This book provides an overview of the relationship between the Federal Reserve’s political and independent elements. Questo libro offre un quadro dei rapporti tra elementi politici e indipendenti della Federal Reserve FOMC Federal Open Market Committee “”The Federal Reserve has taken numerous unprecedented steps to calm the nation’s financial turmoil following the financial crisis. Among the more notable were the Federal Open Market Committee’s cut of the Fed funds rate to almost zero in December 2008, combined with two rounds of “”quantitative easing”” involving the large-scale purchases of mortgage-backed and U.S. Treasury securities from November 2008 to March 2010 and from November 2010 to June 2011. The were historic actions that raised several issues, may related to policy and the steps the Federal Reserve would need to take once it decided to exit from its accommodative policy and return its balance sheet to more-normal levels. The FOMC’s composition of the politically appointed members of the Board of Governors and the independently selected Reserve Bank presidents combines the public and independent elements of the central bank. The FOMC issues directives to the Federal Reserve’s open marked desk to engage in trades that move interest rates toward the FOMC’s prescribed target. The target has been set effectively at zero since late 2008 and is expected to remain there for what appears to be an extended period (until 2014, according to the FOMC’s pledge in early 2012). By leaving the Fed’s most important policy tool at this level, observers have raised questions about the role of the regional Reserve Bank presidents in influencing other policy decisions over which their authority is limited. In its online blog “”Real Time Economics””, on Dec. 20, 2008, only days after the Fed cut funds rate to zero, ‘The Wall Street Journal’ asked “”Does Fed Policy Marginalize Regional Bank Presidents?””. Earlier that month, a Bloomberg News headline declared “”Barnanke ‘War Powers’ Undermine Fed Bank Presidents””. Both articles noted the FOMC’s role has traditionally been limited to directing interest rate changes, while other decisions, such as lending to institutions during an emergency, have been under the sole purview of the Board of Governors”” (pag 67) ‘La Federal Reserve ha compiuto numerosi passi senza precedenti per calmare le turbolenze finanziarie della nazione a seguito della crisi finanziaria. Tra i più notevoli, il taglio del tasso dei fondi della Fed da parte del Federal Open Market Committee (FOMC) a quasi zero a dicembre 2008, combinato con due serie di “”quantitative easing’ che hanno comportato acquisti su larga scala di titoli garantiti da ipoteca e titoli del Tesoro USA da novembre 2008 a marzo 2010 e da novembre 2010 a giugno 2011. Si trattava di azioni storiche che hanno sollevato diverse questioni, legate alla politica e ai passi che la Federal Reserve dovrebbe prendere una volta deciso di uscire dalla sua politica accomodante e riportare il suo bilancio a livelli più normali. La composizione del FOMC dei membri del Consiglio dei governatori nominati politicamente e dei presidenti della Reserve Bank selezionati in modo indipendente combina elementi pubblici e indipendenti della banca centrale. Il FOMC emette direttive all’ ‘open marked desk’ della Federal Reserve per impegnarsi in operazioni che spostino i tassi di interesse verso l’obiettivo prescritto dal FOMC. L’obiettivo è stato effettivamente fissato a zero dalla fine del 2008 e doveva rimanere lì per quello che sembrava essere un periodo prolungato (fino al 2014, secondo l’impegno del FOMC all’inizio del 2012). Lasciando lo strumento politico più importante della Fed a questo livello, gli osservatori hanno sollevato interrogativi sul ruolo dei presidenti delle Reserve Bank regionali nell’influenzare altre decisioni politiche sulle quali la loro autorità è limitata. Nel suo blog online “”Real Time Economics””, il 20 dicembre 2008, solo pochi giorni dopo che la Fed ha ridotto il tasso sui fondi a zero, “”Il Wall Street Journal”” ha chiesto “”La politica della Fed marginalizza i presidenti delle banche regionali?””. All’inizio di quel mese, la Bloomberg News nel suo titolo ha dichiarato: “”La guerra di Barnanke mina il potere dei Presidenti della Fed””. Entrambi gli articoli hanno notato che il ruolo del FOMC tradizionalmente si è limitato a dirigere le variazioni dei tassi di interesse, mentre altre decisioni, come i prestiti agli istituti durante un’emergenza, sono state di esclusiva competenza del Consiglio dei governatori’ (pag 67, Historic Analysis of the FOMC Tenures, di Tim Todd) “,”USAE-129”
“TODESCHINI Roberto a cura; saggi di Angelo BARACCA Guido BUZZI FERRARIS Massimo GALUZZI Lodovico GEYMONAT Carlo MAZZOCCHIA Theonis RICCO’ Marco SANTAMBROGIO Antonio SPARZANI Salvatore VECA”,”Storia filosofia e politica della scienza. Atti del seminario – Milano, 1979.”,”””A questo punto, se consideriamo per esempio testi che hanno avuto una grande importanza per il problema che fa da titolo a questa esposizione, cioè quello marxismo-scienza, come i testi di Engels, e come i testi dedicati in particolare a questo tema di Lenin, segnatamente parti dell”Antidühring’, della ‘Dialettica della natura’ e ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, quello che mi interessa sottolineare, nella logica, se ce n’è una, di questo discorso, è che l’elemento fondamentale su cui Engels insiste, a me sembra, è l’enfasi posta su quell’aspetto dinamico e su quell’idea di mutamento da cui eravamo partiti esaminando uno dei filoni di origine, quello che chiamavamo della dialettica. Per Engels mutamento nelle teorie è anche mutamento in ciò di cui quelle teorie sono teorie; Engels saluta l’uscita della ‘Storia generale della natura e teoria del cielo’ di Kant nel 1755 come una specie di evento che permetteva di ritrovare il mutamento nella natura stessa, prima letta in termini di invarianza e di costanza. Esattamente a partire dall’idea di mutamento di cui Engels stilizza leggi dialettiche presentando, mi pare, più di un motivo di grave insoddisfazione, è però sempre sull’asse del problema del mutamento, della dinamica e del cambiamento che Lenin insiste, invocando, a me sembra, in particolare la nozione di approfondimento che è di nuovo tesa a spiegare, a rendere conto di casi di mutamento e la relativa definizione di verità obiettiva ma non assolutamente o incondizionatamente tali, bensì condizionatamente tali. Se permanesse un’idea di verità assoluta, non si potrebbe nemmeno parlare evidentemente di mutamento, se non nel caso di un’accumulazione di queste verità che non altera la struttura, in cui le verità vengono, diciamo, “”stipate”” (secondo quell’idea della crescita della conoscenza che ha dominato gran parte del pensiero del secolo scorso). Invece, sia in Engels sia in Lenin, cercando ciò che può essere interessante per questa ricostruzione, fatto centro sul problema del mutamento, l’idea di approfondimento e di crescita, l’idea di verità e quindi di potere cognitivo della scienza e tuttavia la rilevazione della sua condizionatezza, mi sembrano essere i punti più interessanti per la nostra riflessione.”” (pag 127) [Salvatore Veca, I rapporti tra scienza e marxismo] [in ‘Storia Filosofia e Politica della Scienza, 1980] [Salvatore Veca, I rapporti tra scienza e marxismo] [in ‘Storia Filosofia e Politica della Scienza. Atti del seminario’, Milano, 1979]”,”SCIx-126-FF”
“TODESCO Luigi”,”Storia della Chiesa. Vol. I. I primi 300 anni.”,”Contiene cartina impero romano ai tempi di Traiano (98-117 dC) con indicate in rosso le vie principali di conquista e di difesa dell’ impero. Si notano centri nevralgici come Lugdunum, Tarraco, Aquileia Edessa, ecc.. Contiene appunti manoscritti (1945) Ragioni della tarda comparsa del cristianesimo. (pag 67 in avanti) Poteri dei vescovi. “”Fin dal principio e in seguito per molti secoli, ciascuna Chiesa o diocesi formava un organismo in certo senso autonomo, con vita ‘locale’ intensa (Schuster). Il vescovo era legato alla sua diocesi con una specie di connubio, un matrimonio spirituale uno e indissolubile. Era stato consacrato per quella Chiesa e non poteva più abbandonarla (Schuster), neppur per la sede di Roma, come prova il caso di papa Formoso. La traslazione da una Chiesa a un’altra sarebbe sembrata assurda, anticanonica e peggio.”” (pag 282-283) “”Il numero degli schiavi nell’ Impero romano al tempo di Claudio saliva a 60 milioni su 120 milioni d’ abitanti; a Roma sopra un milione e mezzo di abitanti quasi la metà erano schiavi (Marquardt)””. (pag 377) Ogni specie di lavoro cadde sulle spalle degli schiavi (pag 378) La plebe mantenuta dallo Stato. La “”frumentatio””. “”Panem et circences””. (pag 380) “”Speciale supplizio degli schiavi era la croce. L’ infelice veniva trascinato nel luogo ‘servilibus poenis suppositus’ traverso le vie, fra le ingiurie del popolazzo, sotto la sferza del carnefice, portando sulle spalle il tronco maledetto. Così Gesù Cristo! E talvolta si dannava alla croce per nulla. Pone crucem servo. Nihil fecerit: esto; Sic volo, sic jubeo; stet pro ratione voluntas. (Giovenale, Sat. V, 210)”” (pag 382) L’ abolizione della schiavituù non è dovuta allo stoicismo ma a cause economiche. Ristagno dell’ agricoltura e industria (pag 383)”,”RELC-209″
“TODHUNTER I.”,”Elementi di algebra. Con molti esempi.”,”Calcolo interesse composto (pag 292-293) M=P moltiplicato (R elevato alla n) M capitale dopo n anni P capitale di partenza L’ interesse ricavato in n anni è: P moltiplicato (R elevato alla n) – P Aggiungere che R= 1+r (r interesse di una lira per un anno) Interesse ricavato in n anni è: I = P per [(R elevato alla n) – 1] C’è la formula dell’abbuono se si restituisce la somma prima del tempo (pag 293)”,”SCIx-306″
“TODISCO Orlando”,”Marx e la religione. Itinerario dottrinale del problema della religione e delle filosofia dell’ ateismo di K. Marx attraverso i testi delle sue opere, dal periodo liceale e universitario al “”Capitale”” (1835-1867).”,”””Ma se il protestantesimo non rappresentò la vera soluzione, si deve ad esso la chiara determinazione del compito. Ora non si trattava più della lotta del laico col prete che aveva di fronte, ma si trattava della lotta col prete che aveva in se stesso, con la sua natura pretesca. E se la trasformazione protestante dei laici tedeschi in preti emancipava i papi laici, cioè i principi col loro clero, i privilegiati e i filistei, ora la trasformazione filosofica dei tedeschi preteschi in uomini emanciperà il popolo””. (pag 294) “”Ad una radicale rivoluzione tedesca sembra intanto che si opponga una primaria difficoltà. Le rivoluzioni hanno infatti bisogno di un elemento passivo, di una base materiale. La teoria si realizza in un popolo solo in quanto corrisponde alla realizzazione dei suoi bisogni.”” (pag 294)”,”MADS-366″
“TODISCO Orlando”,”Marx tra Dio e l’uomo.”,”Orlando Todisco, nato a Lettere (NA) nel 1938, laureato in teologia (Facoltà Pontif. Meridion. Posillipo – Napoli) e in filosofia (Gregoriana di Roma e Università di Napoli), è professore di storia della filosofia nella facoltà S. Bonaventura di Roma. I suoi saggi più notevoli si dispongono su due linee teoretiche; la metafisica medioevale, espressione di una particolare saldatura tra finito e infinito, e l’umanesimo critico della filosofia contemporanea.”,”MADS-037-FL”
“TODISCO Orlando”,”Karl Marx. Analisi critica della metodologia sociale.”,”Orlando Todisco (1938) docente di metodologia delle scienze sociali all’Università di Cassino e di Storia della filosofia al Seraphicum di Roma, si è mosso costantemente lungo tre direttrici -sociologica, epistemologica e metafisica – alla ricerca di una loro coordinazione interdisciplinare. Ha pubblicato tra l’altro ‘Marx tra Dio e l’uomo, (Firenze, 1974), ‘Marx e la religione’ (Roma, 1976). “”Nella ‘Lettera sull’ umanismo’ Heidegger si occupa con particolare attenzione di Marx, perché, oltre a incolmabili divergenze, c’è tra i due pensatori una non marginale similarità. Entrambi prendono in esame la totalità della storia della filosofia ed emettono un giudizio negativo, perché ha portato all’oblio dell’ Essere o alla reificazione dell’uomo”” (pag 350)”,”TEOC-169-FF”
“TODISCO Orlando a cura; testi antologici di Karl MARX”,”Marx e la religione. Itinerario dottrinale del problema della religione e delle filosofia dell’ateismo di K. Marx attraverso i testi delle sue opere, dal periodo liceale e universitario al “”Capitale”” (1835-1867).”,”Orlando Todisco, nato a Lettere (NA) nel 1938, laureato in teologia (Facoltà Pontif. Meridion. Posillipo – Napoli) e in filosofia (Gregoriana di Roma e Università di Napoli), è professore di storia della filosofia e scotismo presso la Facoltà teologica S. Bonaventura di Roma. Ha pubblicato tra l’altro ‘La trascendenza dell’uomo e di Dio secondo Duns Scoto’, Roma, 1973, ‘Marx tra Dio e l’uomo’, Firenze, 1974.”,”RELC-091-FF”
“TODOROV Tzvetan”,”Benjamin Constant. La passione democratica.”,”TODOROV Tzvetan, direttore di ricerca al Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi (CNRS), è nato in Bulgaria e dal 1963 vive in Francia. Tra le sue opere: ‘Memoria del male, tentazione del bene. Inchiesta su un secolo tragico’ (Milano, 2000). CONSTANT (1767-1830) si può considerare il primo grande pensatore della democrazia liberale in Francia. La sua attività è stata complessa: politica, filosofia, letteratura (è suo il romanzo l’ Adolphe). “”Rimproverando (senza nominarlo) Rousseau, Constant prosegue: l’ uomo “”non è sociale perché è debole; è sociale perché la sociabilità è nella sua essenza””. (pag 86) “”Dire la verità è dunque un dovere solo verso coloro che hanno diritto alla verità. E certo non ha diritto alla verità chi nuoce ad altri””. Il principio di società prevale su quello di verità, l’ esigenza di amicizia autorizza la menzogna. Venuto a conoscenza dell’ argomento di Constant, Kant si sente punto sul vivo e replica, nello stesso anno, 1797, con un opuscolo intitolato ‘Sul preteso diritto di mentire per umanità’. Quello che innanzi tutto infastidisce Kant è l’ uso che Constant fa dell’ esperienza diretta di ciascuno; per Kant i principi scaturiscono dalla ragione, e non hanno niente a che vedere con l’ osservazione eventuale di una specifica sofferenza (…)””. (pag 131)”,”FRAD-045″
“TODOROV Tzvetan”,”La vita comune.”,”Tzvetan Todorov (Sofia 1939), critico e saggista di origine bulgara trasferitosi in Francia nel 1963, è stato allievo di Ronald Barthes e, in seguito, direttore delle ricerche al Centre National de la Recherche Scietifique di Parigi. Al suo nome è legata la diffusione in Europa delle teorie linguistiche e letterarie dei formalisti russi, di cui ha curato una nota antologia nel 1965. Fra le sue opere: Letteratura e significato, Poetica della prosa, Teorie del simbolo, Michail Bachtin, Il principio dialogico, La conquista dell’America, Il problema dell’altro, Noi e gli altri, Di fronte all’estremo, Una tragedia vissuta, Scene di guerra civile, L’uomo spaesato.”,”TEOS-069-FL”
“TODOROV Tzvetan”,”Il nuovo disordine mondiale. Le riflessioni di un cittadino europeo.”,”Tzvetan Todorov, nato a Sofia, in Bulgaria, nel 1939, vive in Francia dall’inizio degli anni sessanta. É attualmente uno dei più autorevoli e seguiti intellettuali europei. Nel 2002 ha vinto il Premio Nonino.”,”RAIx-051-FL”
“TODOROVA Maria”,”War and Memory: Trotsky’s War Correspondence from the Balkan Wars.”,”Maria Todorova professore di storia all’Università dell’ Illinois, Urbana-Champaign. Gli articoli saranno poi pubblicati nel 6° volume delle sue opere complete (rimaste incomplete) Sochineniya (Works) pubblicate tra il 1924 e il 1927, il cui titolo era ‘The Balkans and the Balkan war (Balkany i balkanskaia voina) Nota 3 sulle ‘Opere’ (Sochinenia, Seria II) (…) una versione digitale di tutti i volumi in russo si può trovare nella Lubitz’ TrotskyanaNet (LTN) all’indirizzo http://www.magister.msk.ru/library/trotsky/trotsky.htm Volume 6 può essere trovato all’indirizzo: http://www.magister.msk.ru/library/trotsky/trotm083.htm”,”TROS-338″
“TOEPLITZ Ludovico”,”Il banchiere. Al tempo in cui nacque, crebbe, e fiorì la Banca Commerciale Italiana.”,”Le quattro M della Banca Commerciale: Mattioli, Marchesano, Malagodi, Merzagora. (pag 148) Notizie sull’ autore (risvolto di copertina) La Comit in bilico durante il fascismo. “”Andai a salutare papà alla stazione, quando ripartì per Milano, l’ indomani sera. Alla mia muta interrogazione, rispose: “”Si, credo abbia capito e si sia reso conto di tutto””. Poi, già affacciato al finestrino, sorridendo con quel fondo meraviglioso d’ ottimismo che aveva in sé, aggiunse: “”Salutami l’ amico Passavanti, e digli che il motto del suo stemma si applica ormai a tutti noi: ‘Ut Fata Trahunt’. Mentre guardavo allontanarsi con ritmo accelerato i lumi rossi della coda del convoglio, cercai di comprendere che cosa realmente avesse voluto dire con quel motto “”dove trae il destino””, tanto differente dal “”ciascuno è fabbro della sua fortuna””, che affermava altre volte quasi trionfalmente. Perché il destino sembrava sempre più ammanettato dalla dittatura, e la dittatura non sognava evidentemente che di impadronirsi della Banca Commerciale, e forse anche di tutte le altre… Per caso, Luigi Freddi, che vidi a Roma il 3 marzo 1962, mi parlò di questo incontro tra Mussolini e mio padre.”” (pag 188-189)”,”ITAE-180″
“TOFFLER Alvin”,”Lo choc del futuro.”,”Alvin Toffler è un futurologo e critico sociale. E’ Associate Editor della rivista Fortune, Visiting Professor Scholar presso la Russell Sage Foundation. Ha insegnato alla New School for Social Research. Di Toffler la Sperling ha pubblicato pure ‘La terza ondata’. “”L’economia della precarietà. In passato, l’ideale era la permanenza….”” (pag 59) Cultura dell’ usa e getta”,”ECOS-014″
“TOFFOLETTO Ettore”,”Haeckel.”,”TOFFOLETTO Ettore (wikip) Ernst Heinrich Haeckel (Potsdam, 16 febbraio 1834 – Jena, 9 agosto 1919) è stato un biologo, zoologo e filosofo tedesco. Laureato in medicina alla Humboldt Universität di Berlino, tra i suoi maestri ebbe il fisiologo e ittiologo Johannes Peter Müller, compì ricerche di biologia marina e gli fu offerta la cattedra di zoologia all’università di Jena. Fervente sostenitore dell’evoluzionismo è talvolta riferito come il più famoso “”darwinista”” dell’Europa continentale. Ciò è vero solo in parte, le sue teorie sono frutto della fusione delle visioni di Goethe e della sua “”teoria delle metamorfosi””, del trasformismo di Jean-Baptiste Lamarck e della “”discendenza con modificazioni”” di Charles Darwin. È noto soprattutto per la sua “”legge biogenetica fondamentale”” (che riprende l’idea della ricapitolazione in forma scientifica) e per la “”teoria della gastrea””. Tuttavia non meno importanti sono la “”teoria del carbonio”” per l’orgine della vita e quella della “”legge della sostanza””. A proposito di quest’ultima, che prevedeva la conservazione della sostanza, unione di materia ed energia, egli fonda un suo sistema filosofico, il monismo. Nel monismo sostanza e spirito sono un tutt’uno, compongono un’unità che rende manifesto il mondo, attraverso una ciclica ed eterna evoluzione. Il suo sistema filosofico non è pertanto né materialistico né spiritualistico, è stato definito come un “”ilozoismo scientifico”” o un “”panteismo ateistico””. Nel 1906 fondò a Jena la “”Lega monista tedesca”” (Deutscher Monistenbund). La sua teoria della ricapitolazione è riassunta nella frase “”l’ontogenesi segue la filogenesi””. In realtà questa frase apparentemente innocua divenne il pretesto scientifico che il nazionalsocialismo avrebbe utilizzato per dimostrare la propria teoria sulla superiorità della razza ariana. A suo giudizio, infatti, il naso poco pronunciato e la mancanza di peli che presentano i bambini sarebbero state la dimostrazione che in base alle stesse caratteristiche fisiche, i ceppi orientali erano di uno stadio evolutivo inferiore. In base a ciò gli haeckeliani definirono gli individui affetti dalla Sindrome di Down “”idioti di tipo mongolico”” o “”mongoloidi””, proprio perché essi rappresentavano a loro parere uno stadio evolutivo antecedente. Sfortunatamente promosse anche idee che avrebbero contribuito a marcare le differenze sulle “”razze””, perché esse non erano solo legate a caratteristiche fisiche, ma anche sulle potenziali capacità intellettive. Egli riteneva che negri «dai capelli lanosi» fossero «incapaci di una vera cultura interiore e di uno sviluppo mentale superiore». E la «differenza fra la ragione di un Goethe, di un Kant, di un Lamarck o di un Darwin, e quella del selvaggio più basso… è molto maggiore della differenza di grado esistente fra la ragione di quest’ultimo e quella dei mammiferi “più razionali”, le scimmie antropoidi». Rispetto a queste “”razze inferiori””, secondo Haeckel, «gli europei civilizzati, dovrebbero assegnare un valore del tutto diverso alla loro vita». Haeckel coniò il termine “”disteleologìa””, per indicare quella parte della biologia che studia le mostruosità, ossia quei fenomeni che contraddicono l’ipotesi di una finalità intrinseca della natura e dei processi di formazione degli organismi viventi. Haeckel è anche l’inventore del termine “”ecologia”” (1866); definita studio dell’economia della natura e delle relazioni degli animali con l’ambiente organico e inorganico, soprattutto dei rapporti favorevoli e sfavorevoli, diretti o indiretti con le piante e con gli altri animali. Nell’edizione del 5 settembre 1997, della ben nota rivista scientifica Science, fu pubblicato un articolo di critica ai disegni degli embrioni di Haeckel erano il prodotto di un inganno, intitolato “”Haeckel’s Embryos: Fraud Rediscovered,””. Robert J. Richards, in un articolo pubblicato nel 2008, i disegni di Haeckel.”,”SCIx-357″
“TOFT L.F.”,”En journalist fra revolutionstiden. Le Pere Duchesne.”,”Jacques-René HEBERT (1757-94) fondatore del giornale ‘Le Pere Duchesne’ (1790) attaccò i girondini dando voce ai gruppi di estrema sinistra (hebertisti). Fautore del culto della Dea Ragione, si oppose a ROBESPIERRE accusandolo di moderatismo. Arrestato fu ghigliottinato.”,”FRAR-231″
“TOGLIATTI Palmiro; collaborazione di SIRUGO Francesco ZANNI Ernesto GIACHETTI Renato SPINELLA Mario VITELLO Vincenzo”,”Breve corso Togliatti sul Partito Comunista Italiano.”,”Interessi nazionali. “”Il fascismo inganna coscientemente il popolo, quando afferma che la classe operaia non comprende gli interessi della Nazione. Gli operai sono prima di tutto interessati a che il Paese venga salvato dalla rovina””. (pag 109)”,”PCIx-054″
“TOGLIATTI Palmiro”,”La formazione del gruppo dirigente del Partito comunista italiano nel 1923-1924.”,”””Ma prevale la considerazione di merito che io non sento di poter partecipare alla dirigenza del partito secondo le attuali direttive della IC che non condivido, e a cui mi disciplino come semplice gregario, mentre come membro del CE non le saprei applicare. (…)”” (Lettera di Bordiga di rifiuto di far parte del Comitato esecutivo del partito, 22 dicembre 1923) (pag 133).”,”MITC-041″
“TOGLIATTI Palmiro”,”Tre minacce alla democrazia italiana. Rapporto al 6° Congresso del PCI, gennaio 1948.”,”””Al contrario, nella pace di Vesfalia uscì per l’ Europa centro meridionale un sistema di Stati cattolici fieramente retrivi e reazionari e in quel sistema l’ Italia scomparve come forza autonoma per più di un secolo. Si deve arrivare fino al 1748, fino alla pace di Aquisgrana e al periodo successivo, perché si possa assistere a una certa ripresa della vita nazionale italiana, in contatto dei più avanzati popoli d’ Europa. Oggi la politica americana tende a qualche cosa di simile a quelli che furono gli aspetti negativi della pace di Vesfalia. Mi pare che l’ imperialismo americano cerchi di raggiungere il proprio obiettivo, che è di dominare l’ Europa occidentale, centrale, costituendo sotto il suo controllo una specie di blocco di Stati cattolici che dovrebbero comprendere una Francia reazionaria, la Spagna di Franco, l’ Italia democristiana e vaticana, l’ Austria clericale, la Grecia fascista””. (pag 42)”,”PCIx-127″
“TOGLIATTI Palmiro (Ercoli)”,”Chi siamo, che cosa vogliamo (Discorso tenuto alla ‘Pergola’ di Firenze, il 3 ottobre 1944 dal Capo del PCI).”,”””ebbene, che questo popolo sia entrato nella vita politica in modo così ordinato, disciplinato, come vi è entrato il popolo italiano, noi diciamo che è miracolo di disciplina e d’ ordine, un esempio che è stato dato a tutto il mondo. E se a Roma poco tempo fa è avvenuto un fatto doloroso di linciaggio di una jena fascista – e badate che la parola linciaggio non è una parola italiana e nel nostro vocabolario non esiste – noi riteniamo che, qualunque sia il giudizio che si deve dare di questo fatto, è una profonda ingiustizia rinfacciare questo fatto al popolo italiano come una prova di una sua incapacità a governarsi da sé…”” (pag 16)”,”PCIx-128″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Ernesto RAGIONIERI”,”Opere. 1. 1917-1926.”,”””Purtroppo non è stato possibile finora reperire la tesi di laurea che Togliatti discusse nel 1915 con Luigi Einaudi sul tema “”Il regime doganale nelle colonie””. Il rinvenimento di questo testo avrebbe una notevole importanza in quanto consentirebbe di accertare la maturazione dell’ assorbimento critico del liberismo da parte del giovane Togliatti. Il problema del regime doganale delle colonie era uno di quelli sui quali i liberisti avevano impegnato con maggiore intensità la loro polemica””. (pag XXV) “”La statura di Gramsci politico non è meno perspicua dell’ individualità teorica di Togliatti. Il Gramsci che presiede alla formazione del nuovo gruppo dirigente del partito non è meno “”realista”” di quanto non si dimostrerà “”idealista”” Togliatti nel 1944 nel promuovere il “”partito nuovo””. (pag XXXI) “”I primi articoli del Grido del Popolo, coi quali Togliatti iniziava la sua collaborazione alla stampa socialista, sono rigorosamente dedicati al tema del liberismo (…)””. (pag XXXV) “”Nel convegno di Firenze del maggio 1920 Gramsci si era scontrato col duro rifiuto di Bordiga di procedere alla costituzione di una frazione comunista su scala nazionale la quale assumesse a proprio contenuto fondamentale il movimento dei Consigli””. (pag LXVI) “”Ma, fatto assai più importante, Togliatti ebbe a dirigere la sezione socialista torinese durante l’ occupazione delle fabbriche (…)”” (pag LXIX)”,”PCIx-136″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Ernesto RAGIONIERI”,”Opere. 2. 1926-1929.”,”””Trotsky è passato dalle più alte cariche dello Stato e del partito all’ esilio di Alma Ata, ed oggi è bandito dal territorio della Unione senza che nel partito bolscevico si manifesti una reazione di una certa importanza. Ciò significa che è il partito che ha battuto Trotsky, e non Stalin, o Zinoviev o Bucharin””. (pag 666, Lo Stato operaio, 2, febbraio 1929)”,”PCIx-137″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Ernesto RAGIONIERI”,”Opere. 3-1. 1929-1935.”,”””Che cosa avviene nella socialdemocrazia? La socialdemocrazia italiana si fascistizza con una estrema facilità. Se leggete la stampa socialdemocratica italiana all’ estero, che vedete? Vi è scritto: riconosciamo che il nostro errore è di non aver fatto ciò cha ha fatto Noske, ma oggi siamo pronti a farlo ecc. ecc.””. (pag 180)”,”PCIx-138″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Ernesto RAGIONIERI”,”Opere. 3-2. 1929-1935.”,”””Nel campo dei rapporti economici internazionali il fatto più caratteristico della crisi è la contrazione degli scambi che non scompare ma al contrario si accentua negli anni della depressione. Nel primo semestre di quest’anno il commercio mondiale non rappresenta ancora che il 43% del commercio mondiale del 1929 rispetto al valore, e il 76.5% rispetto al volume. Questa contrazione del commercio mondiale è in gran parte il risultato delle barriere doganali che ogni Stato erige alle sue frontiere per proteggere il mercato interno ristretto e spossato. L’ ultima crisi ha definitivamente sepolto il sistema del libero scambio””. (pag 735) “”Lo sviluppo economico del Giappone è, in questo campo, l’ esempio più sintomatico. Il ritmo col quale il Giappone, in questi ultimi anni, ha realizzato la sua espansione commerciale non ha precedenti nella storia del commercio dei paesi capitalistici. Nella parte occidentale dell’ oceano Pacifico (Asia orientale e meridionale, Australia, Cina) le posizioni del commercio giapponese si sono rafforzate in modo particolare””. (pag 735-736)”,”PCIx-139″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Franco ANDREUCCI e Paolo SPRIANO”,”Opere. 4-1. 1935-1944.”,”‘La guerra italo-abissina e la lotta contro il fascismo (sui fattori di debolezza dell’ imperialismo italiano)’: “”Lenin parlava nel 1915 dell’ imperialismo italiano come di un imperialismo “”straccione””, avendo presente la miseria dell’ Italia e la situazione disperata degli emigranti italiani. Ma questo non gli impedì di bollare la borghesia italiana chiamandola “”brutale, sudicia, reazionaria in modo rivoltante, che, all’ idea di essere ammessa alla spartizione del bottino, si sente venire l’ acquolina in bocca””. Perché la “”debolezza”” dell’ imperialismo italiano in confronto con l’ imperialismo di altri paesi non significa che il fascismo italiano è meno aggressivo di altri. Questa “”debolezza””, anzi, condiziona un’ aggressività ancora maggiore, di cui è ora espressione la politica di guerra e l’ avventura africana del fascismo italiano. La debolezza dell’ imperialismo italiano é determinata da due momenti essenziali: a) dalla situazione economica del paese e dalla mancanza di materie prime (…) b) dal fatto che l’ imperialismo italiano si è sviluppato molto tardi ed è entrato nella lotta per la conquista dei mercati, delle fonti di materie prime, delle sfere d’ influenza, delle colonie, ecc. nel momento in cui la suddivisione del mondo era quasi terminata (…)””. (pag 43) ‘Il trotskismo è un agente del fascismo in seno alla classe operaia’: “”Mi rifiuto di credere che Trotsky sia un complice diretto di Hitler””, afferma de Brouckere, presidente dell’ Internazionale operaia e socialista. E Otto Bauer reclama “”prove”” (…). Nelle pubbliche assise del tribunale supremo, gli stessi capi della banda terroristica sono stati costretti a confessare i loro crimini e il loro legame col fascismo è stato dimostrato non soltanto in base alla comunanza del programma e dei fini (…) ma anche in base all’ appoggio diretto e concreto accordato dalla Gestapo ai loschi agenti di Trotsky (…)””. (pag 165-166)”,”PCIx-140″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Franco ANDREUCCI e Paolo SPRIANO”,”Opere. 4-2. 1935-1944.”,”””Da quando è incominciata la guerra contro l’ Unione Sovietica, una parola ha acquistato in tutto il mondo una popolarità inaudita: la parola partigiano. Chi è il partigiano? (…) Ogni giorno i comunicati sovietici o la stampa sovietica pubblicano rendiconti e racconti dell’ azione dei partigiani. Soldati e ufficiali tedeschi uccisi; camion incendiati; convogli distrutti; linee di comunicazione annientate (…)””. (pag 195)”,”PCIx-141″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Luciano GRUPPI”,”Opere. 5. 1944-1955.”,”Nei 45 giorni del governo badogliano – quando si poteva godere di una semilegalità – il PCI aveva 15.000-20.000 aderenti. la stessa incertezza del dato è indicativa. Con il ritorno alla più nera illegalità, dopo l’ 8 settembre, con l’ occupazione nazista, le forze del PCI non diminuiscono, ma crescono, si consolidano, sono attive ed efficacemente dirette (sempre in rapporto alla situazione). Si calcoleranno in 60.000 unità circa gli iscritti al PCI nel giugno e luglio ’44 nell’ Italia occupata. Se si pensa che, nello stesso periodo, gli iscritti nell’ Italia liberata sono 478.923, si può già parlare di un partito di massa. Di massa non meno per quei 60.000 che per quel mezzo milione. (La natura di massa di un partito va considerata in rapporto alla situazione)””. (pag XV, introduzione) pag 286-307: La crisi morale dei giovani italiani pag 847: L’ Europa e l’ Asia”,”PCIx-142″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Luciano GRUPPI”,”Opere. 6. 1956-1964.”,”””A Gramsci la differenza (tra Lenin e Trotsky, ndr) apparve così profonda che, per quanto gli fosse possibile occuparsene negli scritti carcerari, egli la inserisce in tutto il sistema del suo pensiero politico. Trotsky diventa “”il teorico politico dell’ attacco frontale in un periodo in cui esso è solo causa di disfatte”” (1), le sue formule politiche mancano di aderenza “”alla storia attuale, concreta, vivente”” (…). Nel 1926, quando la lotta nel gruppo dirigente sovietico era giunta alla rottura, Gramsci fu bensì preoccupato delle eventuali ripercussioni negative che questa rottura avrebbe potuto avere nel movimento comunista internazionale, ma non manifestò alcun dubbio circa la giustezza della linea politica che la grande maggioranza del partito bolscevico sosteneva contro il piccolo gruppo degli oppositori. Vi è nei Quaderni una nota assai esplicita di adesione alla esposizione dei principi fondamentali del leninismo fatta da Stalin (2), e successivamente, quando la rottura si realizzò in pieno e la lotta di Trotsky contro il partito bolscevico si sviluppò su altri terreni, da Gramsci furono espressi contro di lui, nel carcere, i più fieri giudizi di condanna””. (pag 288)”,”PCIx-143″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Gianpasquale SANTOMASSIMO”,”Opere scelte.”,”””E’ vero, i capi del movimento socialista emiliano furono, in prevalenza, riformisti. Questo vuol dire che nel loro orientamento e nella loro attività politica vi era qualcosa di sbagliato, che deve essere respinto e che noi respingiamo, e che li condannò, del resto, alla sconfitta.”” (pag 471, ‘Ceto medio e Emilia Rossa’, conferenza di Togliatti, Reggio Emilia, 24 settembre 1946)”,”PCIx-144″
“TOGLIATTI Palmiro”,”Da Radio Milano Libertà.”,”Testi reperiti da Edoardo D’ONOFRIO presso l’ Istituto del marxismo-leninismo di Mosca e annotati da Gianpasquale SANTOMASSIMO. “”Il popolo non vuole la guerra contro l’ America. Il popolo sa che la guerra contro l’ America è impresa disperata e ridicola, da parte di un regime come quello fascista, che non è stato capace sino ad ora di assicurarci il minimo successo militare (…). La guerra contro l’ America è la distruzione del nostro commercio oceanico, che tiene dietro alla distruzione del nostro commercio europeo; essa significa che la nostra economia dovrà essere condannata per sempre a vegetare come appendice dell’ economia imperialista tedesca. (…) E chi ha autorizzato Mussolini a legare per sempre la nostra politica e i nostri destini a quelli dell’ imperialismo tedesco? Il paese non ne vuole sapere di questo legame. Il popolo odia i tedeschi (…)””. (pag 68, 12 dicembre 1941) “”Siamo arrivati un’altra volta a uno di quei punti in cui si compie ciò che gli storici chiamano un arrovesciamento delle generazioni. I giovani che oggi hanno da quindici a trent’anni non hanno conosciuto che il fascismo. Nessun’altra corrente essi hanno visto sulla scena politica. Essi non possono che dare al fascismo e a Mussolini la colpa della situazione in cui si trova il paese. E questa situazione è grave, è umiliante, è tragica.”” (pag 97-98, 14 gennaio 1942)”,”PCIx-150″
“TOGLIATTI Palmiro”,”Gramsci.”,”Rapporto Gramsci-Bordiga. “”Tutti coloro che conoscevano il pensiero di Gramsci sapevano che esisteva un disaccordo profondo tra lui e Bordiga. Già nel 1917, al convegno di Firenze dei gruppi socialisti di sinistra, questo disaccordo era risultato. Il convegno aveva avuto luogo dopo la disfatta di Caporetto, e in esso Gramsci, che aveva parlato della necessità di trasformare il disfattismo socialista in una lotta per il potere, era stato incompreso da tutti, anche da Bordiga””. (pag 33) Calunnie. “”La realtà ha fatto giustizia di queste calunnie. Bordiga vive oggi tranquillo in Italia come una canaglia trotskista, protetto dalla polizia e dai fascisti, odiato dagli operai come deve essere odiato un traditore. Al principio della guerra contro l’ Abissinia, la stampa italiana comunicava che egli aveva partecipato a una festa religiosa, era stato benedetto dal prete insieme ai soldati in partenza per l’ Abissinia, e all’ uscita dalla chiesa era passato sotto l’ arco formato dai pugnali di un drappello di militi fascisti che gli rendeva gli onori.”” (pag 34) Croce sul fascismo. “”La concezione di Gramsci e nostra fu più avanti combattuta da Benedetto Croce. Per il Croce il fascismo diventa “”un morbo intellettuale e morale, non giù classitico ma di sentimento, di immaginazione e di volontà genericamente umana…””, “”un moto audace, che mancava di ogni fede, di ogni sistema positivo di idee, ma rinnegava tutto il passato, si rifiutava di dare giustificazioni della sua presa di possesso dei poteri dello Stato… faceva promesse apertamente contraddittorie… presentava non un’ idea, ma un coacervo mutevole di tutte le idee…”” (B. Croce, Chi è fascista? in Pagine politiche, Laterza, 1945 pag 48-52)””. (pag 101)”,”GRAS-047″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Luciano GRUPPI”,”La politica culturale. Il rapporto tra libertà di espressione e direzione culturale negli scritti di Togliatti.”,”Parte seconda: Per una giusta comprensione del pensiero di Antonio Labriola (pag 307-371) Idealismo e marxismo. “”Nel lavoro fondamentale dedicato dal Croce alla Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono non si giunge sino a questo punto estremo di svalutazione, ma al marxismo non viene egualmente attribuito che un valore indiretto e marginale, non in sé stesso, ma per la spinta che ne uscì a un rinnovamento della storiografia. Non parliamo di Giovanni Gentile, poi, che trattando, in una delle opere sue principali, delle Origini della filosofia contemporanea in Italia, di Antonio Labriola e di una corrente marxista nemmeno fa cenno. La cosa, però, non deve stupire. Tanto il Croce quanto il Gentile avevano tratto da Hegel, e conservano, l’ abito di considerare il pensiero proprio come il punto di arrivo necessario di tutto il precedente sviluppo delle idee. Il giudizio sulle correnti di pensiero del passato viene quindi da entrambi sempre subordinato alla valutazione del contributo che queste correnti sembra loro che abbiano portato al raggiungimento di questo punto finale e niente più””. (pag 310-311)”,”PCIx-165″
“TOGLIATTI Palmiro”,”Da Salerno a Yalta. Vent’anni di lotta politica negli articoli di Rinascita.”,”””Non ci bastano le forme. Non basta, una consultazione elettorale ogni tanto, per gettare le fondamenta di un regime democratico. Le maggioranze plebiscitarie di Hitler furono episodi di una odiosa tirannide e gli odierni plebisciti di De Gaulle confermano, se ve ne fosse bisogno, che il suo regime non è democratico””. (pag 134) “”Su, qui è Rodi, qui salta!”” (pag 202)”,”PCIx-183″
“TOGLIATTI Palmiro; collaborazione di SIRUGO Francesco ZANNI Ernesto GIACHETTI Renato SPINELLA Mario VITELLO Vincenzo”,”Breve corso Togliatti sul Partito Comunista Italiano. 1° Lezione. Dal conflitto bellico mondiale alla costituzione dei partiti comunisti.”,”Copia di GB “”Bordiga non voleva, né sapeva trovare nessuna differenza fra un regime democratico borghese e un regime di aperta dittatura borghese quale allora era preannunciato dal fascismo. Bordiga non ammetteva nessuna particolare importanza alla vittoria del fascismo. Gramsci, invece, sostenne contro Bordiga la tesi che non poteva porsi il segno di identità tra democrazia borghese e fascismo, e che il fascismo avrebbe significato la fine delle libertà democratiche e avrebbe costituito una grave sconfitta per le classi lavoratrici.”” (pag 55)”,”PARx-032″
“TOGLIATTI Palmiro”,”Il Pci e la svolta del 1956. Palmiro Togliatti: l’ intervista a “”Nuovi Argomenti””; il rapporto all’ VIII Congresso; la polemica con Roger Garaudy.”,”””Anche l’ avvento di forme di capitalismo di Stato può aprire la strada al socialismo, ove sia accompagnato da una lotta politica democratica che assicuri l’ accesso alla direzione dello Stato delle classi lavoratrici e consenta loro il controllo effettivo della gestione della ricchezza pubblica. (…) Le misure di nazionalizzazione e tutta la lotta per spezzare il potere dei grandi monopoli sono nell’interesse non soltanto della classe operaia, ma del ceto medio produtto, che ad essa partecipa nel proprio interesse. La costruzione di una società socialista deve prevedere, data la struttura economica italiana, tanto la protezione e lo sviluppo dell’ artigianato, quanto la collaborazione con una piccola e media produzione che, non avendo carattere monopolistico, può trovare in un regime socialista condizioni di prosperità per lunghi periodi prima del passaggio a forme di produzione superiori, sempre sulla base del vantaggio economico e del libero consenso.”” (pag 136)”,”PCIx-186″
“TOGLIATTI Palmiro”,”Pace o guerra.”,”””E’ presente l’ onorevole Giulietti? Non lo vedo. L’ onorevole Giulietti l’ altro giorno mi ha mandato un suo opuscolo di quel periodo in cui egli narra l’ impresa avventurosa che condusse a termine quando, con una nave, assaltò, in pieno mare, un bastimento carico di armi dirette all’ Unione Sovietica per armare gli eserciti che gli inglesi, francesi, e americani aveva mandato per strozzare la Repubblica dei Sovieti. L’ onorevole Giulietti non era allora comunista né socialista; non è né comunista né socialista adesso: ma sono convinto che oggi rifarebbe quello che ha fatto (…)””. (pag 122) “”Lei forse ricorda, onorevole Presidente, l’ orazione pronunciata da Caio Giulio Cesare nel dibattito contro Catilina davanti al Senato. I colleghi che si dilettano di queste cose lo rileggano nel testo sallustiano. “”Di fronte all’ accusa che è delle più gravi – dice il grande romano – noi dobbiamo applicare la legge, e con tanto maggior scrupolo quanto più l’ accusa è grave””. (“”Si magnitudo sceleris omnium ingnia exsuperat, eis utendum censeo, quae legibus comparata sunt””. Sall. De Cat., Con. 51).”” (pag 127)”,”PCIx-203″
“TOGLIATTI Palmiro”,”Tre minacce alla democrazia italiana. Rapporto al 6° Congresso del PCI, gennaio 1948.”,”Westfalia. “”Ho visto che come risposta allo slancio del popolo e degli intellettuali per la celebrazione dell’ anniversario del 1848 vi è stato chi ha cercato o sta cercando di contrapporre a quello un altro anniversario, quello del 1648, che sarebbe stato l’ anno “”della pace””, precisamente perchè in esso venne conclusa la pace di Vestfalia, che segnò la fine della terribile guerra dei trent’anni. Ora è verissimo che la pace di Vesfalia dette un riconoscimento alla libertà di coscienza di alcuni popoli d’ Europa, ma questo non fu il caso dell’ Italia. Al contrario, nella pace di Vestfalia uscì per l’ Europa centro meridionale un sistema di Stati cattolici fieramente retrivi e reazionari e in questo sistema l’ Italia scomparve come forza autonoma per più di un secolo. Si deve arrivare fino al 1748, fino alla pace di Aquisgrana e al periodo successivo, perché si possa assistere a una certa ripresa di vita nazionale italiana, in contatto dei più avanzati popoli d’ Europa””. (pag 41-42) “”Noi abbiamo salvato la pace religiosa.”” (pag 96) “”Vi sono certamente differenze fra il nostro orientamento ideale e quello delle gerarchie della Chiesa cattolica. Però, eguali differenze e anche più profonde esistono tra l’ orientamento delle sfere dirigenti cattoliche e Benedetto Croce, per esempio, ispiratore e presidente onorario del Partito Liberale. Ma il Partito liberale è strettamente legato con la Chiesa cattolica nella lotta per impedire l’ avanzata delle masse lavoratrici e contro le loro rivendicazioni. Spero vi siano profondissime differene tra l’ orientamento ideale delle alte gerarchie della Chiesa cattolica e quello, per esempio, di un massone come Truman””. (pag 96)”,”PCIx-305″
“TOGLIATTI Palmiro (Ercoli)”,”La politica d’ unità nazionale dei comunisti. Rapporto dei quadri della organizzazione comunista napoletana, 11 aprile 1944.”,”””Noi siamo il Partito della classe operaia, non rinneghiamo, non rinnegheremo mai questa nostra qualità. Ma la classe operaia non è stata mai estranea agli interessi della nazione. Guardate al passato, ricordatevi come agli inizi del Risorgimento Nazionale, quando esistevano soltanto piccoli gruppi di operai distaccati gli uni dagli altri e ancora privi di una profonda coscienza di classe e di una ricca esperienza politica, questi gruppi dettero i combattenti più eroici per le lotte di massa, che si svolsero nelle città e nelle campagne, per liberare il paese dal predominio straniero. Operai e artigiani furono il nerbo dei combattenti delle Cinque Giornate di Milano. (…)””. (pag 15)”,”PCIx-234″
“TOGLIATTI P. BAKOURADZE O. LAPINE N. BROUCHLINSKI V. PAJTNOV L. OUIBO A. JAHN W. HOEPPNER J. SCHAFF A. GROPP R.”,”Sur le jeune Marx. La genèse du marxisme. De Hegel à Marx. Les “”Manuscrits de 1844. A’ propos de l’aliénation. De l’idealisme au matérialisme. (in)”,”‘Recherches Internationales à la lumiere du marxisme’, direttore Jean KANAPA, redattore capo Francis COHEN, consiglio di redazione: Peter GUEORGUIEV WOU YU-TCHANG James KLUGMANN Istvan SZIRMAI Giuseppe BERTI K. KOURAHARA Adam SCHAFF Léo STERN HA-HUY-GIAP C.I. GOULIANE J. SROVNAL A.A. ARZOUMANIAN Articolo di Togliatti: Da Hegel al marxismo (pag 36-53) Tra gli altri articoli: ‘Nota sulla storia della redazione e della pubblicazione dei “”Manoscritti economico-filosofici”” del 1844’ (di V. Brouchlinski) e ‘I manoscritti economico-filosofici del 1844’ (di L.. Pajitnov). (pag 54-73 e 74-80)”,”MADS-509″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Giuseppe VACCA”,”Sul fascismo.”,”Nell’indice dei nomi principalmente i nomi contenuti nella prefazione”,”ITAF-276″
“TOGLIATTI Palmiro”,”Togliatti editorialista, 1962-1964.”,”””Ci interessa soltanto ricordare e sottolineare il contrasto che per anni contrappose l’uno all’altro Filippo Turati e Antonio Labriola, non solo perché di solito si trascura questo contrasto o lo si tratta troppo superficialmente, ma perché i problemi che esso investe erano e tuttora sono problemi essenziali per lo sviluppo e la direzione della lotta per il socialismo. Labriola era, per la dottrina, superiore a tutti gli altri dirigenti socialisti. Aveva assimilato i principi del marxismo e li espose e sviluppò in forma originale nei suoi scritti. Per quanto si riferisce, però, ai compiti immediati del partito e del movimento e alle loro prospettive, il suo pensiero manca spesso di concretezza, sicurezza e precisione politica. Nella lettera a Ettore Socci, che è del 1890 e recentemente è stata ripubblicata, giustamente sottolinea la grande novità storica del socialismo rispetto al radicalismo borghese, ma nella stessa lettera manca la indicazione di quegli obiettivi politici concreti che allo stesso socialismo si ponevano nella situazione italiana d’allora. La sola rivendicazione precisa è di quelle “”generali condizioni di libertà che… occorrono (alla classe operaia cosciente) per isvolgersi e per affermarsi fortemente e consciamente””. La fondazione del partito è però accolta dallo stesso Labriola, due anni dopo, con pessimismo e scetticismo, quasi gli mancasse la fiducia non tanto nella capacità di lotta del nuovo organismo, ma nella esistenza stessa di una prospettiva reale di avanzata verso il socialismo. Analoga sfiducia emerge da una lettera a Pasquale Villari del 13 novembre 1900, da noi altre volte citata. “”Non mi sono mai sognato – si dice in questa lettera – che il socialismo italiano fosse leva per rovesciare il mondo capitalistico. (….)””””. (pag 90-91)”,”PCIx-295″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Luciano GRUPPI”,”Comunisti socialisti cattolici.”,”TOGLIATTI P. “”Non staremo a ricordare come Marx e Engels abbiano sempre visto il carattere complesso e contradditorio del fenomeno religioso e abbiano precisato che la religione – particolarmente quella cristiana – “”esprime tanto la miseria reale, quanto la protesta contro questa miseria reale”” (cfr. ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel . Introduzione’, in Marx-Engels, Opere scelte, Roma, 1966 p.58). La tesi famosa secondo cui la religione “”è l’oppio del popolo”” (ivi) comprende una parte del loro pensiero: certo essenziale, ma una parte sola. Vale a dire che il carattere alienante della religione, come espressione di un’alienazione reale della società, è certo insuperabile, sino a che non sia superata l’alienazione sociale, ma, come espressione della contraddizione reale, può manifestare, sia pure nei limiti della “”falsa coscienza””, una carica positiva di protesta e di lotta.”” (pag 23) [Luciano Gruppi, Introduzione] [in P. Togliatti, Comunisti socialisti cattolici, 1974]”,”PCIx-297″
“[TOGLIATTI Palmiro VIGLONGO Andrea]”,”Rapporto sui fatti di Sestri. [“”Dire la verità è rivoluzionario””]”,”””Questa speciale costituzione delle maestranze è favorita da un altro carattere dell’industria nel genovesato. Essa è industria “”politica””. E’ accentrata non dal punto di vista tecnico, ma dal punto di vista finanziario, nella mani di pochi pescicani, i quali la dirigono da Roma, nascosti nei gabinetti dei ministeri, e dietro le quinte del Parlamento. L’industria pesante non è del resto naturale al paese nostro.”” (pag 317)”,”MITT-352″
“TOGLIATTI Palmiro, a cura di Gianluca FIOCCO e Maria Luisa RIGHI”,”La guerra di posizione in Italia. Epistolario 1944-1964.”,”1964: Togliatti contatta Mattioli per finanziare l’Istituto e Biblioteca Feltrinelli in crisi. Progetta di trasformarlo in Fondazione (pag 362) Come si studia. (pag 135) “”Molti pensano che studiare voglia dire leggere. Leggere invece non è sempre studio. Spesso è divertimento. Se poi si aggiunga la preoccupazione che ho visto espressa, di non far segni sui libri perché sarebbe indice di mala educazione (che maleducato Carlo Marx, il quale riempiva i suoi libri di segni e segnacci e li faceva persino a pezzi, in quinterni, per poterli utilizzar meglio, e diceva di trattarli così perché i libri erano i suoi schiavi!), temo che il leggere, per molti, sia molto lontano dallo studio. La lettura è studio quando è fatta con un certo criterio, con metodo e con uno scopo, per raccogliere certe nozioni; per mettere in chiaro tutti i termini di una questione; per venir a sapere, per esempio, come i classici del marxismo hanno giudicato un fatto, una situazione storica, come hanno risolto un problema di strategia o di tattica; per conoscere che cosa è accaduto in un certo periodo storico; o per estendere la propria conoscenza di una lingua, di una letteratura, di una forma di arte. Allora però la lettura non è sola, ma è accompagnata dagli appunti, dalle note sui margini del libro, dai segni sul testo stesso, dalla ri-lettura, dal riassunto orale (mentale) o scritto delle cose lette, dalla loro ripetizione, ecc. Inoltre la lettura che è studio è di solito accompagnata da un piano di cose da leggere, per il quale ci si fa aiutare da chi già conosce il tema, o da una bibliografia (elenco di scritti relativi a un argomento). Solo quando per un lungo periodo di tempo si è letto a questo modo, ci si accorge alla fine di avere esteso le proprie conoscenze. Si è cioè imparato a studiare sui libri. (…) Purtroppo in Italia oggi prevale ancora tra gli intellettuali la tendenza a trascurare lo studio dei fatti, il quale invece è, per un marxista, il punto di partenza. Tutti hanno letto la ‘Storia d’Italia’ di Benedetto Croce, e son pronti a scriver su di essa un articolo polemico; ma ignorano i fatti e le date della storia del nostro Paese anche solo dell’800″” (pag 135-136) (in origine intervento pubblicato da ‘Vie nuove’, 13 marzo 1949, n. 11, con il titolo ‘Come si studia? Risposta di Palmiro Togliatti)”,”PCIx-375″
“TOGLIATTI Palmiro LONGO Luigi BERLINGUER Enrico JOTTI Nilde e altri”,”Comunisti e cattolici. Stato e Chiesa, 1920-1971.”,”Togliatti nel 1938 su ‘Stato operaio’: mano tesa verso il Vaticano (pag 22-25) ‘I comunisti vanno incontro, danno la mano ai lavoratori cattolici, senza sottintesi, con piena lealtà e lavorano a convincere tutti gli antifascisti che l’unione con i lavoratori cattolici, per tutte le rivendicazioni materiali, politiche, culturali, e in difesa della libertà religiosa e delle organizzazioni cattoiche minacciate dal governo fascista, è una delle condizioni principali del successo della lotta vittoriosa del popolo contro la guerra e per liberazione del popolo italiano’ (pag 25)”,”PCIx-407″
“TOGLIATTI Palmiro”,”Antonio Gramsci e il leninismo.”,”””Il professor Garin (…) giustamente ha sottolineato che il ritmo del pensiero in sviluppo è più importante delle singole formulazioni”” (pag 23) Alcuni errori in scritti Gramsci su Rivoluzione russa “”Sempre [in Gramsci] vi è la tendenza ad andare a fondo, a scoprire le contraddizioni, a farle scoppiare, in modo che venga alla luce il loro valore creativo e distruttivo allo stesso tempo. Né questa aggressività del pensiero contraddice al metodo, che rifugge dalle superficiali qualifiche negative e giunge alla negazione solo attraverso l’attenta ricerca del positivo che in qualsiasi posizione avversaria può esistere. Proprio per questo, però, quando distrugge lo fa nel modo più radicale, e quando sbaglia o è ancora incerto, ci rivela sempre qualcosa nuova, o ci pone sopra il giusto cammino per scoprirla. Sono cose che risultano particolarmente evidenti quando si leggono i primi scritti di Gramsci sulla Rivoluzione russa, in parte già pubblicati, in parte non ancora. Questi scritti contengono senza dubbio anche degli errori, affermazioni che non possiamo accettare e non sono accettabili. Mi riferisco particolarmente al famoso articolo intitolato «La rivoluzione contro il “”Capitale””» dove il «Capitale» è il libro di Carlo Marx, e la rivoluzione è quella dei bolscevichi russi nell’Ottobre 1917. L’impostazione, come si vede, è errata ed errati sono alcuni giudizi. Ma da questo scritto mi pare emerga quasi un grido di liberazione del giovane Gramsci che, vedendo ciò che è avvenuto in Russia, finalmente sente che ci si può liberare dal pesante e ingombrante involucro dell’interpretazione pedantesca, grettamente materialistica e positivistica che era stata data del pensiero di Marx in Italia, e che era stata data anche da grandi e ben noti agitatori del socialismo. Il ‘Capitale’ in Russia era diventato – si legge in questo articolo – «il libro dei borghesi, più che dei proletari. Era la dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un’era capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale, prima che il proletariato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione. I fatti hanno superato le ideologie. I fatti hanno fatto scoppiare gli schemi critici entro i quali la storia della Russia avrebbe dovuto svolgersi secondo i canoni del materialismo storico». Qui è l’errore, ma non è di sostanza. Quella che Gramsci denuncia e respinge era stata, infatti, la falsa interpretazione che del materialismo storico avevano data i cosiddetti marxisti legali. ma egli prosegue: «I bolscevichi rinnegano Carlo Marx, affermano con la testimonianza dell’azione esplicata, delle conquiste realizzate, che i canoni del materialismo storico non sono così ferrei come si potrebbe pensare e si è pensato… Ecco tutto… [Essi] non hanno compilato sulle opere del Maestro una dottrina esteriore, di affermazioni dogmatiche e indiscutibili. Vivono il pensiero marxista, quello che non muore mai, che è la continuazione del pensiero idealistico italiano e tedesco e che in Marx si era contaminato di incrostazioni positivistiche e naturalistiche». Anche questa è una affermazione da noi oggi non accettabile. Non in Marx era avvenuta la contaminazione, ma nei trattatelli e opuscoli di propaganda quintessenziale, dove il pensiero marxista era stato ridotto a ciò che non era e non poteva essere. «Questo pensiero – continua Gramsci – pone sempre come massimo fattore di storia non i fatti economici, brutti, ma l’uomo, ma le società degli uomini, degli uomini che si accostano fra di loro, si intendono fra di loro, sviluppano attraverso questi contatti (civiltà) una volontà sociale, collettiva, e comprendono i fatti economici, e li giudicano e li adeguano alla loro volontà… Marx ha preveduto il prevedibile. Non poteva prevedere che questa guerra avrebbe avuto la durata e gli effetti che ha avuto. Non poteva prevedere che questa guerra, in tre anni di sofferenze indicibili, avrebbe suscitato in Russia la volontà collettiva popolare che ha suscitata»”” [Palmiro Togliatti, ‘Antonio Gramsci e il leninismo’, a cura dell’Associazione di Cultura Marxista, Roma, 1958 ca.] (pag 31-32)”,”GRAS-123″
“TOGLIATTI Palmiro LONGO Luigi NATTA Alessandro BERLINGUER Enrico GRAMSCI Antonio”,”I comunisti e l’unità della classe operaia. L’opera di costruzione del Partito comunista italiano e i problemi dell’unità politica della classe operaia, in una antologia di documenti scritti e discorsi dal 1926 al 1979.”,”””Il resoconto di Gramsci dei lavori del III Congresso del Partito comunista (Lione 20-26 gennaio 1926. Cfr. La costruzione del partito comunista, Einaudi) fu dettato da Gramsci all’allora redattore dell’Unità Riccardo Ravagnan, come attesta in una lettera all’Istituto Gramsci lo stesso senatore Ravagnan: (…)”” (nota 1 pag 7 di questo volume)”,”PCIx-012-FB”
“TOGLIATTI Palmiro”,”Momenti della storia d’Italia.”,”‘Il Windthorst [Reichstag tedesco, ndr] fu tra i deputati che richiesero un intervento tedesco contro il governo italiano, dopo la breccia di Porta Pia’ (pag 251) Treccani: ULTRAMONTANISMO. – Il termine “”ultramontano”” (da ultra montes “”al di là dei monti””, cioè delle Alpi) ebbe nel Medioevo, applicato alle cose e alle persone della Chiesa, un’accezione puramente geografica: ultramontano era, per gl’Italiani, un papa tedesco; ultramontani erano, per i Tedeschi, gl’Italiani. Ma a questo significato puramente estrinseco e relativo si aggiunse presto una connotazione sostanziale e il termine finì con assumere un significato tecnico: in quanto le sorti politico-religiose dell’Italia e del papato sono considerate inscindibili, ultramontano comincia a essere, nei paesi non italiani, colui che, non tenendo conto degl’interessi nazionali, si afferma totalitariamente e integralmente seguace del papa. Già durante le lotte fra papato e impero, i seguaci tedeschi del papa erano definiti, in Germania, come ultramontani. Ma la fortuna del termine, in questo senso, è posteriore alla Riforma, e si riconnette al prepotente affermarsi dello spirito nazionale per cui venne facendosi strada anche fra i cattolici quel sentimento di particolarismo ecclesiastico espresso dalla nota massima cuius regio eius est religio (v. chiesa: Chiesa e Stato). Il papato è sempre più considerato fuori d’Italia come una potenza straniera e gl’Italiani sono associati come agenti, alleati o parti in causa all’atteggiamento di Roma verso le chiese nazionali, nei riguardi dell’autorità dei vescovi di quella nazione e dei diritti dello stato in materia ecclesiastica. Sì che il termine “”ultramontano””, sorto, in questo senso, in Francia, finisce con essere usato un po’ dovunque, fuori d’Italia, per designare persone e atteggiamenti favorevoli a questa affermata ingerenza del potere papale nella vita religiosa delle nazioni. È applicato in Francia agli avversarî delle cosiddette libertà gallicane, è adottato in Austria dai seguaci del giuseppinismo, e, in genere, dovunque da tutti i movimenti a carattere giurisdizionalista: erastionismo, regalismo, febronianesimo. Il termine ebbe particolare fortuna e nuove accezioni nel sec. XIX: in Francia, dove la rivoluzione francese lo rimette in onore per tutte le tendenze conservatrici e dove, avvenuta la restaurazione, torna spesso a identificarsi nel papa la fonte del potere legittimo, ciò che provoca, da parte degli avversarî, l’accusa di ultramontanismo a scrittori come La Mennais, De Bonald, De Maistre, Lacordaire; in Germania, dove, durante il Kulturkampf i seguaci della libertà e indipendenza della Chiesa di fronte allo Stato sono definiti come ultramontani. Anche il Concilio Vaticano diede luogo ad accuse di ultramontanismo. Il centro tedesco fu chiamato, dagli avversarî, partito ultramontano. Ultramontani furono detti i seguaci del Sillabo di Pio IX, e, più tardi, gli stessi avversarî delle correnti moderniste. È ovvio, in tutto questo, che per il cattolico non esiste alcuna distinzione fra ultramontanismo e una professione di cattolicismo integrale, mentre manca, presso gli avversarî dell’ultramontanismo, una chiara coscienza dei caratteri di ciò che essi definiscono come tale. Un tentativo di precisazione è quello, del resto non felice, compiuto da uno dei più vivaci polemisti contro l’ultramontanismo, il tedesco Fr. X. Kraus che ha definito (nelle sue Spektatorbriefe) come ultramontano colui che pone il concetto di Chiesa sopra quello di religione, che confonde il papa con la Chiesa, che crede essere il regno di Dio regno di questa terra e che il potere delle chiavi concesso a Pietro includa anche la giurisdizione temporale sopra i principi e i popoli, che ritiene le convinzioni religiose possano essere imposte coercitivamente. Bibl.: C. Mirbt, Der U. im 19. Jahrh., 3ª ed., Lipsia 1902; L. K. Goetz, Der U. als Weltanschauung, Bonn 1905; Fr. Heiler, Der Katholizismus, Monaco 1923.”,”PCIx-046-FV”
“TOGLIATTI Palmiro, a cura; articoli di Gastone MANACORDA Arturo COLOMBI Edoardo D’ONOFRIO Felice PLATONE Ruggiero GRIECO Giuseppe DOZZA Paolo ALATRI Giuseppe BERTI Mauro SCOCCIMARRO Pietro SECCHIA Ambrogio DONINI Luigi AMADESI Camilla RAVERA Antonio CICALINI Mario MONTAGNANA Girolamo LI-CAUSI Antonio ROASIO Teresa NOCE Ruggero ZANGRANDI Ottavio PASTORE Lucio LOMBARDO RADICE Antonello TROMBADORI Celeste NEGARVILLE Remo SCAPPINI Mario ALICATA Franco RODANO Velio SPANO Luigi LONGO Giancarlo PAJETTA Renato MIELI Fausto GULLO Gina BOLLERINI Umberto TERRACINI Giorgio AMENDOLA Sandro PERTINI Celso GHINI Cesare LUPORINI Maria Maddalena ROSSI Davide LAJOLO Francesco LEONE Enrico BERLINGUER Giuseppe DI-VITTORIO Antonio GRAMSCI”,”Trenta anni di vita e lotte del PCI.”,”TOGLIATTI Palmiro, a cura; articoli di Gastone MANACORDA Arturo COLOMBI Edoardo D’ONOFRIO Felice PLATONE Ruggiero GRIECO Giuseppe DOZZA Paolo ALATRI Giuseppe BERTI Mauro SCOCCIMARRO Pietro SECCHIA Ambrogio DONINI Luigi AMADESI Camilla RAVERA Antonio CICALINI Mario MONTAGNANA Girolamo LI-CAUSI Antonio ROASIO Teresa NOCE Ruggero ZANGRANDI Ottavio PASTORE Lucio LOMBARDO RADICE Antonello TROMBADORI Celeste NEGARVILLE Remo SCAPPINI Mario ALICATA Franco RODANO Velio SPANO Luigi LONGO Giancarlo PAJETTA Renato MIELI Fausto GULLO Gina BOLLERINI Umberto TERRACINI Giorgio AMENDOLA Sandro PERTINI Celso GHINI Cesare LUPORINI Maria Maddalena ROSSI Davide LAJOLO Francesco LEONE Enrico BERLINGUER Giuseppe DI-VITTORIO Antonio GRAMSCI”,”PCIx-013-FGB”
“TOGLIATTI Palmiro PLATONE Felice MALENKOV Giorgio LONGO Luigi SECCHIA Pietro SCOCCIMARRO Mauro DE-ROSA Giuseppe DIMITROV Giorgio VOROSCILOV Clemente BERTI Giuseppe STALIN G. MOLOTOV V.”,”Stalin.”,”Contiene l’articolo di Gabriele De Rosa ‘Gli accordi di Yalta e la lotta contro di essi’ (pag 546-549) e di Giuseppe BERTI ‘Maestro di cultura’ (pag 584-587) “”Questo dell’egemonia delle grandi potenze è stato un concetto formulato in maniera decisa nella dichiarazione di Crimea. Il testo dell’accordo su questo punto è addirittura cristallino, inequivocabile: «Essi (il Primo Ministro dell’Urss, il Primo Ministro del Regno Unito, il Presidente deglI Stati Uniti) dichiarano in comune di essersi reciprocamente accordati per coordinare, durante il contemporaneo periodo di instabilità nell’Europa liberata, la politica dei loro tre governi circa l’assistenza da prestare ai popoli dell’Europa liberata dalla dominazione della Germania nazista e ai popoli già satelliti dell’Asse, perché essi possano risolvere con metodo democratico, i loro urgenti problemi politici ed economici. La fondazione dell’ordine in Europa e la ricostruzione della vita economica nazionale debbono essere perseguite mediante procedimenti che mettano in condizione i popoli liberati di distruggere le ultime vestigia di fascismo e di nazismo, e di creare istituzioni democratiche di loro propria scelta. Questo è un principio della Carta Atlantica; diritto di tutti i popoli di scegliere quella forma di governo sotto la quale essi vogliono vivere; restaurazione dei diritti sovrani e dell’auto-governo presso quei popoli che ne sono stati forzatamente privati dai paesi aggressori. (…)» (pag 547) (G. De Rosa)”,”STAS-005-FV”
“TOGLIATTI Palmiro”,”Togliatti e il Centrosinistra, 1958-1961. Volume primo”,”La visione marxista dello sviluppo tecnico scientifico (pag 391-393) “”Se Gengis Khan avesse inventato il telegrafo elettrico, sarebbe ancora Gengis Khan? A questa domanda Leone Tolstoi rispose in modo affermativo. Anche se inventore del telegrafo elettrico, Gengis Khan sarebbe sempre stato Gengis Khan, cioè un barbaro sterminatore, e questa affermazione di Tolstoi è stata rimessa in circolazione, negli ultimi tempi, a proposito degli strabilianti successi della scienza e della tecnica sovietiche, a proposito dei satelliti artificiali terrestri e solari, della bandiera sulla Luna, della fotografia della faccia lunare che gli uomini non avevano mai veduto. L’Unione sovietica – dicono i novelli tolstoiani – è un Gengis Khan col telegrafo; una barbarie che sta, si ammette a denti stretti, all’avanguardia del progresso scientifico, ma sempre barbarie. All’argomentazione si potrebbe replicare con una semplice battuta …”” (pag 391)”,”PCIx-501″
“TOGLIATTI Palmiro”,”Verso il IX Congresso per una nuova avanzata del Partito Comunista Italiano. Rapporto al Comitato centrale e alla Commissione centrale di controllo del PCI, 20 luglio 1959.”,” Trecc: Marco Albeltaro SECCHIA, Pietro. – Nacque a Occhieppo Superiore, un piccolo centro vicino a Biella, il 19 dicembre 1903 (muore nel 1973), primo di due figli. La sua era una famiglia umile: il padre, Giovanni Battista, era un contadino, mentre la madre, Maria Negro, un’operaia tessile. Da ragazzo mostrò subito buone capacità intellettuali: frequentò infatti le scuole fino al ginnasio, che però dovette abbandonare quando il padre venne richiamato al fronte. Fu proprio la prima guerra mondiale a sconvolgere la sua vita: con il padre assente, la famiglia viveva in una povertà estrema, con la madre costretta a lavorare così tanto da ammalarsi fino a morire. Entrato giovanissimo in fabbrica come impiegato, venne presto a contatto con il mondo operaio, aderendo gradualmente alle idee socialiste. Nel 1919 si iscrisse alla federazione giovanile del Partito socialista italiano, iniziando un’intensa militanza che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Fondatore di diversi circoli operai nel Biellese, collaboratore di periodici destinati alla gioventù socialista, partecipò al movimento di occupazione delle fabbriche, ‘guadagnandosi’ il licenziamento. Mosso da una profonda irrequietezza rivoluzionaria, nel 1921 aderì al Partito comunista d’Italia (PCd’I). Militante e poi dirigente attivissimo, venne arrestato una prima volta nel 1923 per detenzione di munizioni da pistola. Un nuovo arresto, nel 1925, lo colpì invece per aver distribuito dei volantini contro il fascismo. In questo periodo alternò libertà e carcere in una crescente attività di organizzatore antifascista. Dopo il 1926 la sua militanza subì una rapida accelerazione: si trattava di un’attività febbrile che lo portava a girare per tutta l’Italia nel tentativo di tenere insieme i tasselli del partito, costretto dalle leggi eccezionali alla clandestinità. In questi anni, insieme ad altri dirigenti della Federazione giovanile comunista italiana (FGCI), fra cui Luigi Longo, condusse una battaglia all’interno del PCd’I sostenendo la necessità di intensificare l’attività antifascista in Italia come risposta alla sempre crescente durezza del regime. Come responsabile dell’organizzazione del partito fu uno dei più attivi sostenitori e attuatori della ‘svolta’ del 1929-30, ossia del nuovo corso impresso dall’Internazionale comunista, fondato su una ripresa dell’attività antifascista in Italia. Con Longo e con gli altri dirigenti della FGCI sosteneva infatti che di fronte all’aumento della repressione fascista i comunisti avrebbero dovuto aumentare la presenza in Italia, mentre nel partito si sosteneva il contrario. Soltanto con l’intervento dell’Internazionale la posizione di Secchia riuscì a imporsi. Egli avrebbe rivendicato anche in futuro la validità di questa scelta che, sebbene fosse costata decine di arresti ai militanti italiani, consentì al PCd’I di essere l’unico partito presente (anche se non lungo tutta la durata della dittatura) nella lotta antifascista in Italia. Arrestato nel 1931 a Torino, venne condannato a 17 anni e 9 mesi di reclusione. Si trattò di un periodo lungo, trascorso fra carcere e confino, senza però dimenticare la politica. Furono anni di studio e di riflessione, ma anche anni in cui si consolidò la sua identità di rivoluzionario professionale. Liberato nell’agosto del 1943, riprese immediatamente la sua attività diventando uno dei principali organizzatori delle brigate Garibaldi e rivestendo, con Longo, un ruolo di primissimo piano nella Resistenza. Fu proprio durante la Resistenza che mise a punto la sua tecnica di organizzatore. In un Paese allo sbando, con il Partito comunista ridotto a pochissimi membri, cercò di costruire un modello organizzativo in cui gli aspetti di spontaneità, inevitabili in un movimento come quello partigiano, fossero incanalati in un unico bacino politico in cui l’egemonia del Partito comunista italiano (PCI) riuscì a crescere proporzionalmente alla sua capacità di organizzare la guerra di liberazione nazionale. All’indomani della Liberazione venne chiamato a Roma per ricoprire il ruolo di responsabile dell’organizzazione del PCI, di cui poi diventò anche vicesegretario. Frustrato da quella che gli parve subito come un’archiviazione dello slancio riformatore della Resistenza, si impegnò nel radicamento del PCI sul territorio nazionale. Sostenitore non già di una linea alternativa a quella di Palmiro Togliatti, ma di un modo più radicale di condurre la lotta politica, godette nel partito di un notevole seguito, in particolare in momenti cruciali come l’attentato a Togliatti o la battaglia contro la ‘legge truffa’. Secchia in quel periodo era molto influente all’interno del PCI; il suo ruolo di vicesegretario e responsabile dell’organizzazione gli consentiva un controllo capillare della struttura del partito. Non è azzardato affermare che questo suo potere abbia potuto impensierire quanti, all’interno del partito, percepivano come un pericolo il suo crescente malcontento per la linea politica. A partire dalla battaglia contro la ‘legge truffa’, nascose sempre di meno la sua insofferenza per una linea che riteneva giusta negli obiettivi, ma sbagliata nei metodi: non celò mai la sua preferenza per un metodo di lotta più movimentista e meno appiattito sulle istituzioni. Sebbene non si oppose mai direttamente alla segreteria di Togliatti, non ne condivise i metodi, come appare chiaramente dai suoi appunti autobiografici raccolti nel volume Archivio Pietro Secchia 1945-1973 (a cura di E. Collotti, 1978). Il potere di Secchia si sgretolò di colpo quando venne estromesso dal gruppo dirigente del PCI e isolato, dopo la fuga (1954) del suo più stretto collaboratore, Giulio Seniga, con un’ingente somma di denaro del partito e con documenti riservati. Si trattò di un dramma enorme per Secchia. Tutto il suo operato venne messo in discussione dagli altri dirigenti del partito, la sua vita personale fu scandagliata nei minimi dettagli e non mancarono i pettegolezzi su una sua presunta relazione sentimentale con Seniga. Dopo essere stato costretto a una pubblica autocritica, venne inviato come segretario regionale in Lombardia, per poi essere spostato a occuparsi degli Editori Riuniti e, infine, incaricato di interessarsi soltanto all’attività dei gruppi parlamentari del PCI (Secchia fu consultore e costituente e poi venne ininterrottamente rieletto in Senato, di cui fu anche vicepresidente, dalla I alla VI legislatura). La sua estromissione da incarichi di responsabilità, pur se avvenne a causa del ‘caso Seniga’, in realtà si inserì nel processo di destalinizzazione del PCI che seguì alla morte di Stalin e che si intensificò dopo il XX congresso del Partito comunista dell’Unione Sovietica (PCUS). L’ultimo ventennio della vita di Secchia fu caratterizzato da una profonda depressione e da una crescente ossessione nei confronti di chi aveva prodotto la sua emarginazione: da un lato Seniga, dal quale si sentì tradito sul piano personale, e dall’altro i dirigenti vicini a Togliatti, che percepì sempre di più come opportunisti. L’unico strumento di azione politico-culturale che fu in grado di ricavarsi nell’ultimo tratto della sua vita, fu la scrittura. Non senza l’intento di provare a inserirsi nel dibattito del PCI attraverso il lavoro storiografico, pubblicò alcuni importanti volumi sulla storia dei comunisti italiani durante il fascismo e la Resistenza. Attraverso questi saggi, in cui larghissimo spazio venne dato ai documenti ufficiali, tentò di mettere in luce l’importanza del ruolo suo e di chi era stato vicino alle sue posizioni nella fase più dura della storia del PCI. Si trattò di un lavoro storiografico che aprì una stagione di ricostruzioni autobiografiche da parte degli altri dirigenti del partito, che, talvolta non senza polemiche, si sentirono in dovere di rispondere ai volumi di Secchia. Negli ultimi anni della sua vita non si limitò però all’attività storiografica: cercò sempre il contatto diretto con la politica e non soltanto attraverso la sua dimensione istituzionale. Significativa è l’attenzione che rivolse al movimento del Sessantotto, scrivendo di esso, incontrando gli studenti, partecipando a loro iniziative, anche in polemica con gli atteggiamenti di chiusura di alcune componenti del PCI. Proprio in ragione della simpatia che mostrò nei confronti del movimento studentesco, si è fatta largo, in particolare a causa di un fortunato libro di Miriam Mafai (1984), l’idea che Secchia potesse avere subito la fascinazione per idee che riprendevano il concetto di lotta armata in chiave antisistemica e terroristica. In realtà, si tratta di congetture che non hanno alcun riscontro. Un’altra attività alla quale si dedicò negli ultimi anni furono i viaggi: si recò, spesso in delegazione ufficiale, in numerosi Paesi extraeuropei. Fu proprio dopo essersi recato in Cile, poco prima del golpe contro Salvador Allende, che si presentarono i sintomi di una malattia epatica (Secchia ritenne sempre di essere stato avvelenato dalla CIA, Central Intelligence Agency, ma senza prove concrete) che lo condusse alla morte il 7 luglio 1973. Opere. I comunisti e l’insurrezione. 1943-1945, Roma 1954; Il Monte Rosa è sceso a Milano. La Resistenza nel biellese, nella Valsesia e nella Valdossola, Torino 1958 (con C. Moscatelli); Capitalismo e classe operaia nel centro laniero d’Italia, Roma 1960; La Resistenza e gli alleati, Milano 1962 (con F. Frassati); Aldo dice: 26 × 1. Cronistoria del 25 aprile 1945, Milano 1963; Storia della Resistenza. La guerra di liberazione in Italia (1943-1945), I-II, Roma 1965 (con F. Frassati); L’azione svolta dal Partito comunista in Italia durante il fascismo 1926-1932. Ricordi, documenti inediti e testimonianze, in Annali dell’Istituto Giangiacomo Feltrinelli, XI (1969); Le armi del fascismo 1921-1971, Milano 1971; Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione 1943-1945. Ricordi, documenti inediti e testimonianze, in Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, XIII (1971); Lotta antifascista e giovani generazioni, Milano 1973; La Resistenza accusa 1945-1973, Milano 1973; Chi sono i comunisti. Partito e masse nella vita nazionale 1948-1970, a cura e con prefazione di A. Donini, Milano 1977; I quadri e le masse 1947-1949, a cura e con introduzione di F. Dubla, Napoli 1996; Il partito, le masse e l’assalto al cielo. Scritti scelti di Pietro Secchia, a cura di M. Graziosi, Napoli 2006. Ha inoltre diretto, con E. Nizza, i primi due volumi dell’Enciclopedia dell’antifascismo e della resistenza, Milano 1968, 1971. Fonti e Bibl.: Le carte di Pietro Secchia sono depositate presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano. Un’ampia antologia dei suoi documenti è in Archivio Pietro Secchia 1945-1973, a cura di E. Collotti, in Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, XIX (1978). Altri documenti sono nell’Archivio del Partito comunista italiano presso la Fondazione Istituto Gramsci di Roma e presso l’Archivio centrale dello Stato, Casellario politico centrale e Tribunale speciale per la difesa dello Stato, fascicoli personali. E. Collotti, S. P., in F. Andreucci – T. Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, IV, O-S, Roma 1978, pp. 596-604; M. Mafai, L’uomo che sognava la lotta armata. La storia di S. P., Milano 1984; S. Bellassai, S. P., in Enciclopedia della sinistra europea nel XX secolo, diretta da A. Agosti, Roma 2000, pp. 286 s.; G. Petrillo, Da una svolta all’altra. Luigi Longo, P. S. e Giorgio Amendola fra autobiografia, storia di partito e storia nazionale, in l’Impegno, XXI (2001), 1, pp. 1-16; M. Albeltaro, Le rivoluzioni non cadono dal cielo. P. S., una vita di parte, Roma-Bari 2014. Per la sua attività nelle istituzioni parlamentari si veda: http://storia.camera.it/deputato/pietro-secchia-19031219 e http://www.senato.it/leg/01/ BGT/Schede/Attsen/00009433.htm.”,”PCIx-007-FAP”
“TOGNARINI Ivan; MATHIEZ Albert”,”Giacobinismo e bolscevismo: Albert Mathiez e «L’Ordine Nuovo» (Tognarini). I. La rivoluzione francese e la rivoluzione russa (Mathiez) – II. Ciò che è comune alla due rivoluzioni (Mathiez) – III. Dittatura e libertà – IV. Come si sviluppa una rivoluzione (Mathiez).”,”Articoli di Albert Mathiez apparsi sull”Ordine Nuovo’, 24 marzo 1921, 4 agosto 1921, 8 agosto 1921, 9 agosto 1921 ‘Secondo Mathiez era il Terrore che per primo aveva fatto maturare una coscienza di classe’ “”Visto in questa più ampia prospettiva, il periodo «bolscevico» (6) di Mathiez resta compresso e pressoché annullato tra gli sviluppi ultimi del suo orientamento politico e ideale degli anni 1924-1932 e la problematica del periodo della guerra e del dopoguerra (1914-1920). Il periodo «bolscevico» veniva generalmente considerato (ma nessuno lo ha preso esplicitamente in esame) come una appendice secondaria di quest’ultima. Lefebvre ha giustamente sottolineato l’importanza della guerra mondiale nella riflessione di Mathiez su Danton che, in ‘Danton et la paix’ (1919), finiva addirittura accusato di complicità con lo straniero e di «disfattismo» (7); ma soprattutto aveva fatto vedere la portata di quel «rinnovamento» che la guerra mondiale permise a Mathiez «col sottoporre tutti i belligeranti alle stesse difficoltà incontrate dal Comitato di salute pubblica, costringendoli per superarle ad adottare i medesimi provvedimenti: inflazione, tassazione e parziale socializzazione dell’economia», cioè l’integrazione sempre più completa tra storia economica e sociale e storia politica. Anche Venturi si è soffermato particolarmente sull’incidenza degli eventi bellici del 1914-1918 nell’opera di Mathiez, sulla sua profonda delusione per il fallimento dell’ internazionalismo, sulla sua amarezza per vedere svolgersi una «guerra di nazioni» e non una «guerra di classi» (8). In questo contesto Venturi collocava tra gli altri lavori, ‘La conspiration de l’étranger’ il cui tema centrale era l”imputridirsi’ di quel mondo di ‘rapporti cosmopolitici’ che erano stati tanta parte della Rivoluzione francese. Ma in questa stessa problematica, e in gran parte a ragione come vedremo meglio in seguito, collocava anche il giudizio sulla Rivoluzione russa (9)”” [Ivan Tognarini] (pag 525-526)] [(6) useremo questa definizione per il periodo 1921-24 e più particolarmente 1921-22, sebbene essa sia estremamente inadeguata e, come vedremo sotto, addirittura contraddittoria rispetto alle profonde convinzioni ed al reale orientamento di Mathiez; (7) G. Lefebvre, op. cit., p. II; (8) F. Venturi, op. cit., passim, ma particolarmente pp. 151-152. In ‘La Question sociale pendant la Révolution Française’ (Paris, 1921 2), conferenza tenuta una prima volta il 7 dicembre 1904 alla Bourse du Travail di Caen, ma ripresa e pubblicata dalla Librairie de l’Humanité, Mathiez esponeva la sua tesi della trasformazione della questione sociale, nata come questione borghese nel 1789, in «question ouvrière» con il Terrore. In altre parole secondo Mathiez era il Terrore che per primo aveva fatto maturare una coscienza di classe, ed il fallimento del tentativo dei Montagnardi doveva attribuirsi all’arretratezza delle componenti popolari e proletarie della rivoluzione. Così poteva proporsi un filo rosso tra Babeuf, Buonarroti (discepolo di Robespierre e amico di Babeuf) e la generazione del 1830: in altre parole le aspirazioni e rivendicazioni socialiste (nate sulla spinta delle necessità di approvvigionamento delle truppe) erano poste per la prima volta nella storia con il Terrore; (9) «Le esigenze di una economia di guerra, lo scoppio soprattutto della Rivoluzione russa che egli interpretò non senza ragione come un trionfo di quella ripresa giacobina a cui aveva partecipato prima della guerra, sul piano storico, lo portarono a riprendere tutto il problema del rapporto tra il giacobinismo robespierrista e le basi sociali su cui dovette poggiare» in F. Venturi, op. cit., p. 152. A proposito di questo lavoro osservava Procacci che il Mathiez presentatoci da Venturi sembrava «tutto contenuto nelle sue premesse; la sua successiva esperienza di storico appare piuttosto che sviluppo ed arricchimento, il disvolgersi di una crisalide preformata», poichè forse non era stato sottolineato con sufficiente vigore il «nesso unitario ed organico» costituito dal «momento genetico» del robespierrismo, cioè dalla «filiazione politica» di questo «a contatto degli accadimenti che precedettero e seguirono il conflitto del 1914-1918» (G.P., Recensione a ‘F. Venturi, op. cit., “”Belfagor””, 1948, n.5] Mathiez nega una ispirazione hebertista nei metodi di Lenin (e di Trotsky) e postula invece una stretta relazione con quelli di Robespierre, entrambi contrari sia al ‘moderatismo’ che all’ ‘esagerazione’ (pag 527) “”Di Albert Mathiez, Antonio Gramsci conosceva sicuramente i primi due tomi di ‘La Révolution française’ cioè ‘La chute de la Royauté’ (Colin, Paris, 1922) e ‘La Gironde et la Montagne’ (Colin, Paris, 1924) come risulta da quaderno I del carcere (1929-1930), e successivamente , ma non dopo il 1930, avrebbe visto la 2.a edizione del tomo terzo, cioè ‘La Terreur’ (Colin, Paris, 1928)”” (pag 532-533)”,”STOx-304″
“TOGNARINI Ivan”,”Giacobinismo e bolscevismo: Albert Mathiez e «L’Ordine Nuovo».”,”Articoli di Albert Mathiez apparsi sull”Ordine Nuovo’, 24 marzo 1921, 4 agosto 1921, 8 agosto 1921, 9 agosto 1921. Quattro articoli di Mathiez pubblicati su ‘L’Ordine Nuovo’, del 24 marzo 1921, 4 agosto 1921, 8 agosto 1921, 9 agosto 1921. “”La collaborazione di Albert Mathiez a «L’Ordine Nuovo» è passata un po’ inosservata anche presso gli storici più attenti ed a lui più vicini”” (pag 523)”,”FRAR-001-FGB”
“TOGNARINI Ivan”,”Fascismo antifascismo resistenza in una città operaia. Volume primo. Piombino dalla guerra al crollo del fascismo (1918-1943).”,” Arditi del popolo, anarchici, PcdI e Psi. ‘Le posizioni e gli orientamenti che nel corso del 1921 traspaiono dalla pagine del giornale «Il Martello» organo della Camera del lavoro sindacalista, ma portavoce anche degli anarchici piombinesi, mostrano una notevole frattura tra analisi delle prospettive politiche di fondo e alcune prosposte concrete per l’immediato. In un articolo apparso l’8 gennaio 1921, dal titolo «Demolire», si accusavano i socialisti di essere statolatri, collaborazionisti, collaboratori «per quanto si voglia riformatori, ma giammai rivoluzionari innovatori»; si affermava che la crisi economica era «una manovra degli economisti e dei politici» per salavare «l’ignominioso edificio pericolante»; ed infine si proclamava che le forze rappresentate da questo giornale, non si sarebbero prestate a «ricostruire», poiché il «crollo» non le riguardava e soprattutto perché ormai l’unica via di uscita era il «possente piccone demolitore», simbolo di «maschiezze rivoluzionarie». Dopo poco più di un mese però, avvertendo forse l’approssimarsi dell’attacco fascista a Piombino, stretta sempre più da presso da episodi di violenza nei paesi e nei centri vicini, anche «Il Martello» si mostrava preoccupato e lanciava un primo appello a reagire. Il 19 febbraio scriveva infatti: «Se i socialisti e comunisti (…) e se i dirigenti la CGL con i suoi milioni di organizzati, non vivessero oggi nella preoccupazione di mantenere ancora salda la compagine della loro volontà su tutto l’organizzazione (…), volessero considerare il pericolo che minaccia tutti, la guerra civile in Italia, tendente ad allargarsi, potrebbero a mezzo di un loro gesto imporre il basta al succedersi dei conflitti provocati da Fascismo, una fine immediata»”” (pag 96)”,”MITT-417″
“TOGNOTTI Eugenia”,”La “”spagnola”” in Italia. Storia dell’influenza che fece temere la fine del mondo (1918-19).”,”TOGNOTTI Eugenia è professore di storia della medicina nella Facoltà di medicina e chirurghia dell’Università di Sassari. “”La guerra è la madre di tutte le cose”” (Eraclito) (pag 17) “”La sensazione che forme morbose strane e terribili minacciassero l’umanità doveva essere molto diffusa, a giudicare dallo spazio che i giornali dedicavano a interviste a ufficiali sanitari, ispirate, con tutta evidenza, dalle autorità al fine di rassicurare le popolazioni circa la “”salute pubblica””, secondo la linea generale di occultamento e di manipolazione delle notizie che caratterizzò gli anni del conflitto. La verità era che la febbre tifoide e il paratifo conoscevano una recrudescenza, in particolare nel Veneto dove era concentrato l’esercito operante. (…) Anche morbillo e difterite conobbero una recrudescenza, così come la dissenteria bacillare e amebica, diffuse soprattutto nell’esercito. Quasi assente in Italia prima della guerra, comparve la meningite cerebrospinale epidemica, che alle guarnigioni militari si diffuse alle popolazioni civili. Gli addensamenti determinati dalle esigenze belliche provocarono anche una diffusione del tracoma. “”La manata unità di direzione e d’azione”” tra sanità civile e militare contribuì all’acutizzazione della tubercolosi, contro la quale il ministro della Guerra assunse le prime misure solo nella primavera del 1917. Aumentarono anche le malattie veneree, nonostante l’azione di controllo delle autorità sanitarie. (…) Ma il colpo più duro alla situazione sanitaria arrivò nell’autunno del 1917. Alla Caporetto militare corrispose infatti una vera e propria Caporetto sanitaria, come spiega il Mortara (…) (1). Tuttavia, se la mortalità era in aumento (sia pure lievemente) dal 1915, si riuscì ad evitare, almeno fino al nerissimo 1918, che gravi esplosioni epidemiche si diffondessero dalle zone di guerra alle popolazioni civili. Secondo i calcoli della Direzione generale di sanità – la media annua dei morti salì dai 673.675 del quinquennio 1910-14 ai 787.062 del successivo 1915-19..(2) (…) Questo, naturalmente, se non si consideravano le piccole impennate estivo-autunnali dovute alla malaria e le “”punte”” della fine del 1915 e del 1918, da collegare la prima ad un’epidemia di colera, i cui germi furono importati dal fronte italo-austriaco, la seconda alla “”spagnola”” che – come si vedrà – colpì l’esercito in misura minore rispetto alla popolazione civile, grazie alla possibilità di applicare una più efficace profilassi in una realtà militarizzata e rigidamente organizzata secondo un ordine gerarchico qual era quella delle trincee. (…) Complessivamente – e nonostante i 130-150.000 militari morti di malattie (calcolati come “”eccedenza”” sulla mortalità normale del 1911-1913) – all’indomani della guerra appariva comunque un successo essere giunti ad evitare devastanti epidemie nell’esercito, a parte l’influenza, naturalmente, la malattia che riuscì a sfuggire ad ogni possibilità d’intervento umano”” (pag 28-29-30) (1) (2) Mortara, ‘La salute pubblica in Italia durante e dopo la guerra’, cit., p. 4″,”ITAS-174″
“TÖKEI Ferenc”,”La forma di produzione asiatica.”,”In contrasto con l’interpretazione ufficiale della cultura sovietica l’A sostiene che MARX aveva individuato, anticipando dialetticamente le susseguenti scoperte dell’ etnologia, la struttura statica e non schiavista della forma di produzione asiatica. Questa struttura statica era da ricollegarsi direttamente alla mancanza di una proprietà fondiaria privata che nel mondo occidentale aveva dato vita ad una società di tipo feudale. Nel mondo asiatico invecegli arcaici rapporti familiari-tribali di produzione erano la base amorfa su cui crebbe dapprima la strapotenza astratta dello Stato e in seguito anche quella dei commercianti che man mano e attraverso lotte intestine si andarono sostituendo ai funzionari statali nella riscossione delle tasse e nel mantenimento dello status quo. TÖKEI quando ha scritto questo libro era un giovane filosofo marxista di fama internazionale. Viveva a Budapest e insegnava sociologia all’ Università.”,”MADS-222″
“TOKUNAGA Sunao”,”Le quartier sans soleil.”,”Gli operai di una grande tipografia entrano in sciopero per protestare contro il licenziamento di molti compagni di lavoro e per reclamare delle condizioni di vita decenti. La casa del direttore della fabbrica viene incendiata e gli scioperanti sono perseguitati dallo Stato. Ma la lotta operaia si allarga. La letteratura espressionista di Tokunaga evoca un Giappone appena uscito dal feudalesimo. Il romanzo racconta la rivolta contro le sciabole della polizia, la lotta contro i padroni vestiti all’occidentale. E’ una rappresentazione cruda dei bassifondi di Tokyo con gli operai famelici e le ragazze che si prostituiscono. Basato su uno sciopero tragico della stamperia di Kyodo avvenuto nel 1926, ‘Le quartier sans soleil’ è divenuto un classico della letteratura giapponese. L’Autore. Proveniente da un’umile famiglia contadina, Tokunaga Sunao (1899-1958) va a Tokyo all’età di 23 anni e diventa operaio tipografo. Partecipa a molte lotte politiche prima di diventare uno scrittore celebre tradotto nel mondo intero. Il suo stile espressionista evoca un Giappone industriale e brutale. Apparso nel 1929 il libro, che descrive la lotta dei proletari giapponese contro il grande padronato, è considerato come uno dei due capolavori della letteratura proletaria assieme a ‘Le Bateau-usine’ di Kobayashi Takiji (v.sch.bibl.). Con uno stile originale e possente Tokunaga riesce a sfuggire al didascalismo del genere. Scriverà poi altre opere (Hataraku Ikka nel 1938 e Hachinesai nel 1939) ma senza superare il capolavoro del 1929. “”Le sifflement strident des sirènes réveille toute la population et la chasse hors de ses tanières. Seuls restent au lit les spectres fardés des filles de nuit. La fumée épaisse des hautes cheminées obscurcit le soleil, les chaînes des grues moirent la surface huileuse de l’eau, les chaudières brûlantes vibrent dans les usines””.”,”MJAx-024″
“TOLAN John”,”Il santo dal sultano. L’incontro di Francesco d’Assisi e l’islam.”,”John Tolan è professore di Storia medievale all’Università di nantes. Tra le sue pubblicazioni ‘Les Sarrasins’ (2006). Questo è il suo primo libro tradotto in Italia.”,”RELC-033-FSD”
“TOLAND John”,”L’ eclisse del Sol Levante, 1936-1945. Dalla invasione della Cina all’atomica su Nagasaki. Il declino e la caduta dell’Impero giapponese.”,”John TOLAND è nato nel 1912 nel Wisconsin. Ha svolto un’attività giornalistica ed è autore di opere storiche tra cui ‘The Last 100 Days’ (Milano, 1967). Sua moglie è giapponese e la coppia ha soggiornato a lungo in Estremo Oriente raccogliendo interviste e testimonianze dirette degli avvenimenti qui narrati.”,”JAPx-010″
“TOLAND John”,”No Man’s Land. 1918 – The Last Year of the Great War.”,”Quando la Germania lancia l’Offensiva Ludendorf, il più massiccio bombardamento militare della prima guerra mondiale sembrò ai tedeschi di avere la certezza di vincere. Ma quando le truppe americane cominciarono ad arrivare, la quasi certa disfatta degli Alleati, divenne una vittoria decisiva. Il libro di Toland ci porta nelle trincee e dietro le linee del nemico, nei luoghi dove si elaborò la strategia militare e i corridoi del potere a Londra, Parigi, Berlino, e Washington in un brillante racconto basato su nuove fonti, memorie, diari, esperienze personali.”,”QMIP-042-FSL”
“TOLANSKY Samuel”,”Introduzione alla fisica atomica. Volume primo.”,”La teoria dei quanti (pag 91) La meccanica ondulatoria (pag 212) Le difficoltà della teoria classica della radiazione.”,”SCIx-011-FGB”
“TOLIAN Éric RÉMY Marc”,”Les débuts du mouvement ouvrier socialiste dans l’Empire d’Autriche-Hongrie, 1867-1914.”,”In fondo al libretto qualche biografia di socialisti austriaci: H. HARTUNG H. OBERWINDER A. SCHEU K. KAUTSKY J. HYBES A. POPP A. RYBA LEO FRANKEL V. ADLER”,”MAUx-048″
“TOLLER Ernst, a cura di Emilio CASTELLANI”,”Una giovinezza in Germania.”,”Ernst Toller (Szamocin, 1º dicembre 1893 – New York, 22 marzo 1939) è stato un drammaturgo e rivoluzionario tedesco. Biografia (wikip) Di origine ebraica ed appartenente ad una famiglia di commercianti, studiò in Polonia per poi completare gli studi all’Università di Grenoble, in Francia. Lo scoppio della prima guerra mondiale lo vide impegnarsi come volontario per la difesa della madrepatria tedesca: l’esperienza del fronte lo mutò, però, sensibilmente, spingendolo su posizioni pacifiste. Congedatosi nel 1916 a causa di una malattia, terminò gli studi universitari presso la Università Ludwig Maximilian di Monaco. A Monaco frequentò con interesse alcuni salotti letterari borghesi. Fece amicizia con Thomas Mann, Arthur Kutscher e Rainer Maria Rilke. Il 1918, con la sua adesione al Partito Socialdemocratico Indipendente, segnò una svolta nella vita di Toller, che dichiaratamente si schierò su posizioni comuniste, rivoluzionarie e al contempo pacifiste. Proprio La svolta intitolò il suo primo dramma. Impegnatosi politicamente, appoggiò nel 1918 il crollo della monarchia in Baviera. Fu lui assieme a Gustav Landauer e Erich Mühsam il 9 aprile 1919 a proclamare la Repubblica dei consigli Räterepublik. Nonostante pacifista fu incaricato a formare una armata rossa. Nella Repubblica dei consigli bavarese ricoprì per un periodo la carica di presidente del consiglio centrale, scontando poi, al momento della repressione, cinque anni di carcere a Niederschönenfeld L’esperienza mise a dura prova i suoi ideali di pacifismo e non violenza: la produzione letteraria di Toller mise allora in evidenza la lacerazione esistente tra l'””uomo etico””, portatore di ideali di alta umanità e “”uomo politico””, portatore invece dell’ideale di massa che calpesta gli ideali ed i bisogni individuali. A questo conflitto è dedicato “”Uomo massa”” del 1919 che rielabora il tragico destino di Sarah Sonja Rabinowitz. In carcere approfondì la conoscenza dei componenti della classe operaia, esperienza che gli fu d’aiuto per meglio comprendere quanto di agiografico vi fosse nella descrizione del proletariato da parte degli intellettuali. Tali nozioni vennero riversate nel dramma “”I distruttori di macchine”” del 1920-1921, in chiaro riferimento ai moti luddisti. Date le posizioni marxiste espresse in alcuni dei suoi ultimi lavori come Spegnete i fuochi o Il giorno del proletariato. Perseguitato per le sue posizioni politiche e per la religione dai nazisti, emigrò dapprima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti d’America, dove si suicidò in un albergo di New York il 22 maggio 1939, dopo aver amaramente constatato di aver perso la vena poetica e creativa. Gli scrittori Oskar Maria Graf e Sinclair Lewis come anche il politico spagnolo Juan Negrin tennero un discorso accanto alla sua bara. Il suo amico Thomas Mann fece leggere un saluto tramite Klaus Mann.”,”BIOx-238″
“TOLOMELLI Marica”,”Il Sessantotto. Una breve storia.”,”Marica Tolomelli è ricercatrice in Storia contemporanea all’Università di Bologna.”,”ITAC-132″
“TOLSTOI Leone”,”Il martire di Giudea. Di che vivono gli uomini. La caccia.”,”Giovani e valori. “”La prova irrefutabile che gli uomini di oggigiorno non considerano l’ astinenza dei pagani e l’ abnegazione dei cristiani come qualità desiderabili e buone, si trova nel sistema di educazione dei fanciulli: invece di mirare a renderli forti e coraggiosi, si offre loro l’ abitudine alla mollezza ed alla scioperatezza.”” (pag 111)”,”RELC-160″
“TOLSTOI Leone”,”I cosacchi. Sebastopoli. Hadgi-Murat.”,”””L’ eroe della mia novella, che io amo con tutte le forze dell’ anima, che cerco di mostrare in tutta la sua bellezza, e che sempre fu, è e sarà bello, è la verità””. (pag 242) La ritirata dell’ esercito russo a Sebastopoli. (pag 304) “”Nicola era convinto che tutti rubavano. Sapeva che adesso era necessario punire i funzionari dell’ intendenza e decise di incorporarli tutti nei reggimenti come soldati semplici, ma sapeva inoltre che un tale castigo non avrebbe impedito a quelli che avrebbero preso il loro posto di fare altrettanto. Il carattere fondamentale degli impiegati era la disonestà, il dovere del sovrano era di punirli e, per quanto gli fosse venuto a noia, lo adempiva scrupolosamente. – E’ evidente, in Russia non esiste che un unico e solo uomo onesto, – disse. Cernisciov capì subito che quell’unico uomo onesto era Nicola, e sorrise approvando. – Pare che sia così, Maestà, – rispose.”” (pag 389)”,”VARx-199″
“TOLSTOI Leone”,”Polikuska. La morte di Ivan Iliic. Padrone e servitore.”,”Svilito l’atto del suo morire. “”Il più grande tormento di Ivàn Iliìc era la menzogna, quella menzogna adottata, chi sa perché, da tutti, secondo la quale egli era malato, sì, ma non stava morendo e aveva soltanto bisogno di star tranquillo e di curarsi, dopo di che tutto sarebbe andato bene. Egli invece era conscio che qualsiasi cosa si fosse fatta non sarebbe servita a nulla, se non a procurargli sofferenze più tormentose e la morte. Questa menzogna lo torturava, e lo torturava il pensiero che non si volesse confessare ciò che tutti ormai sapevano e che egli pure sapeva, ma si volesse mentire con lui sulla sua terribile condizione e lo si costringesse ad essere partecipe di questa menzogna. La menzogna, questa menzogna perperata su di lui alla vigilia della morte, quella menzogna che era intesa a sminuire il fatto terribilmente solenne della sua morte e ad abbassalro al livello delle loro visite, delle loro tendine, degli antipasti a base di storione…era per Ivàn Iliìc uno strazio tremendo!””. (pag 157)”,”VARx-263″
“TOLSTOI L.”,”Che fare?”,”La condizione degli operai (pag 132) “”Il prodotto del lavoro passa di più in più dai lavoratori agli oziosi. La piramide dell’edificio sociale si ricostruisce, per così dire. Le pietre della base vengono trasportate alla cima e la velocità di questo passaggio segue una progressione geometrica”” (pag 134)”,”RUSx-184″
“TOLSTOI Leone, a cura di Clara TERZI PIZZORNO”,”Resurrezione.”,”””Basato su un episodio realmente accaduto al procuratore Koni, amico di Tolstòj, Resurrezione narra la vicenda del giovane aristocratico Nehjiudov che, giurato a un processo, si trova di fronte la donna che lui ha sedotto, provocandone la caduta e spingendola sulla via del crimine. Divorato dal rimorso, abbandona la propria vita agiata per seguirla durante la deportazione, dona le terre ai contadini e le propone di sposarla ma, respinto, si rifugia nel Vangelo. Pubblicato a partire dal 1898 ma a lungo meditato, Resurrezione è il romanzo della crisi spirituale di Tolstòj che, ormai settantenne, arriva a rinnegare gli scritti precedenti e legittima la letteratura solo se suscita sentimenti di fratellanza e amore.”” (Qlibri) Trama – La storia del giovane di buona famiglia che seduce la servetta umile ma onesta, ed in seguito l’abbandona spingendola alla perdizione ed alla prostituzione non era affatto infrequente all’epoca e nell’ambiente frequentato da Tolstoj. La stesura del romanzo prese infatti spunto da un fatto, raccontato all’ormai quasi settantenne Tolstoj da un amico, che risvegliò nella sua mente il ricordo di una situazione analoga capitatagli in gioventù, tanto che il romanzo, ed in particolare le scene di seduzione di Katjuscia da parte di Nehljudov (secondo l’abitudine russa, gli uomini vengono designati con il solo cognome, mentre Ekaterina è Katjuscia nei ricordi di Nehljudov e la Màslova nella dura attualità del tribunale e della detenzione), risvegliò la gelosia della moglie dello scrittore, convinta che il marito provasse compiacimento nel descrivere tali scene, e rivivesse così l’amore perduto. In realtà, l’intento di Tolstoj non era certo quello di ricordare antichi piaceri, ma di esaltare la conversione di un individuo in passato abietto, che sfocia alla fine nella riscoperta del Vangelo. Lo fa raccontando la vicenda del principe Nehljudov, il quale, trovatosi fra i giurati di un processo per omicidio, riconosce in una delle imputate Ekaterina Màslova, la giovane serva delle sue zie che lui, in una notte di Pasqua (trattandosi di resurrezione, l’accostamento è proprio) di tanti anni prima, ha sedotto per poi abbandonare. Apprende così che la giovane, rimasta incinta e dato in adozione il figlio, è diventata una prostituta. Per un mero errore di forma, la Màslova, innocente, viene condannata ai lavori forzati in Siberia: inizia così il vero e proprio calvario di Nehljuodov, che non solo si propone di far sì che venga riparato all’errore, ma addirittura di sposare Katjuscia per espiare il proprio peccato. Decide quindi di seguirla nella deportazione, dopo essersi spogliato delle proprie terre per donarle ai contadini, fra la disapprovazione di tutti i conoscenti e la diffidenza dei contadini stessi, e malgrado la tentazione rappresentata da una signora sposata e civettuola, Mariette, presentatagli da una parente. Katjuscia, però, non vuole accettare il suo sacrificio… (fonte sololibri.net) “”Vivissimo era invece in lui il ricordo di tutti gli infelici che soffocavano in quell’aria asfissiante, sdraiati sulla broda fetida che colava dal bigoncio. L’immagine del povero ragazzo dal viso innocente addormentato sulla gamba del forzato non gli dava tregua. Altro è sapere che, in un dato luogo, magari lontanissimo, c’è chi tormenta e corrompe i propri simili esponendoli a ogni sorta di umiliazioni e di sofferenze inumane; altro è assistere per tre mesi consecutivi allo spettacolo di questi maltrattamenti inflitti dagli uni e subiti dagli altri. E Necliudov ne faceva la prova. Più di una volta, nel corso di quei tre mesi, s’era domandato: “”Sono pazzo io che vedo cose che agli altri sfuggono, oppure sono pazzi gli altri che le fanno e le tollerano?””. Ma gli altri – ed erano molti – agivano con la tranquilla certezza di compiere non soltanto il proprio dovere, ma un dovere molto importante e utile. Stentava a credere che fossero tutti pazzi, e d’altra parte non poteva ammettere d’essere pazzo lui, perché le sue idee gli sembravano chiare e giuste. E perciò non sapeva a che partito appigliarsi. “”Possibile che sia tutto effetto di un malinteso? Come conservare a tutti questi funzionari il loro stipendio e anzi premiarli purché si astengano dal fare ciò che fanno?””, pensava Necliukov. E su questa considerazione, già dopo il secondo canto dei galli, nonostante le pulci che al minimo movimento gli saltellavano addosso come gli spruzzi di una fontana, si addormentò in un sonno profondo”” (pag 314-315)”,”VARx-003-FGB”
“TOLSTOJ Lev Nikolaevic”,”I cosacchi.”,”TOLSTOJ intraprese un viaggio nel Caucaso dove ambienterà ‘I cosacchi’ negli stessi territori in cui ancora oggi i ceceni combattono per la loro indipendenza. Erano anche le stesse regioni dove PUSKIN ‘Storia della rivolta di Pugacev’ (1834) e ‘Viaggio ad Arzum’ (1836) aveva potuto sfoggiare un’indimenticabile scrittura miniaturistica e documentaria…Quello di TOLSTOJ (scritto tra il 1852 e il 1862) è un libro di culto (Hugo von HOFMANNSTHAL lo paragonò a certe pagine di OMERO). Nel volume descrive gli ozi, le cacce, le amicizie, la guerra, gli amori di uno fra i suoi personaggi più autobiografici (Olenin)…”,”RUSx-040″
“TOLSTOJ Lev”,”I racconti di Sebastopoli – La sonata a Kreutzer.”,”Sulla guerra di Crimea (1853-1856) combattuta dai russi contro l’impero ottomano, la Francia e la Gran Bretagna. Tolstoi allora giovane ufficiale aveva partecipato a questa battaglia.”,”VARx-611″
“TOLSTOJ Lev”,”1805. La prima redazione di ‘Guerra e pace'”,”Lev Nikolaevic Tolstoj nasce il 28 agosto (9 settembre, secondo il nuovo calendario) 1828 a Jasnajaq Poljana, nelle vicinanze di Tula, da una famiglia di antica nobiltà russa, penultimo di cinque fratelli. La madre muore quando il ragazzo non ha ancora due anni e nel 1837 muore improvvisamente anche il padre sorpreso da un colpo apoplettico per strada a Mosca. Dell’educazione di Tolstoj e dei suoi fratelli si occupa Tat’jana Aleksandrovna Ergol’skaja, cui lo scrittore resterà sempre legato da particolare affetto. Nel 1841 si trasferisce con la famiglia a Kazan, sulle rive del Volga. Nel novembre 1854, su sua richiesta, viene traferito a Sebastopoli e partecipa alla guerra di Crimea. Nel 1856 va in congedo con il grado di sottotenente, e si trasferisce a Pietroburgo. Muore il 7 (20) novembre 1910. Pier Cesare Bori insegna storia delle dottrine teologiche e filosofia morale all’Università di Bologna. Germana Miozzi è laureata in lingua russa. Prima di dedicarsi a Tolstoj si è occupata di altri autori russi come Gogol’ e Bulgakov.”,”VARx-072-FL”
“TOLSTOJ Lev”,”Quale scuola?”,”La nascita della pedagogia antiautoritaria nell’esperimento di Jasnaja Poljana “”Ancora una volta, bisogna stare attenti a non lasciarsi fuorviare dai pregiudizi dell’uomo dell’Ottocento (per di più nobile e ricco, contadino patriarcale come sottolinea Lenin, e a tratti perfino bigotto o almeno terrorizzato dal problema religioso). Bisogna saper isolare quel che anticipa il Novecento e, io son convinto, il Duemila. Altrimenti si rischia di attaccarsi ad un Tolstoj reazionario o solo a quello che difenderebbe la servitù della gleba e la staticità sociale. Indipendentemente dalla coscienza che ne ha, nel discorso sull’arte Tolstoj tocca il problema di fondo della scuola nella società classista: la sua contraddizione di voler elevare la cultura degli individui a dei livelli incompatibili con la loro condizione di sfruttati. La sua analisi evidentemente non riguarda solo l’arte ma l’intera cultura: la sua incapacità di andare fino in fondo e di dichiarare apertamente che è la condizione dei contadini che è inconcepibile e non il loro diritto alla cultura, non dove farci perdere il significato storico e pedagogico dell’analisi stessa. Tanto più se la si collega a quell’altra sulla sostanziale identità tra cultura religiosa (i seminari) e laica (i ginnasi e le università), dal punto di vista che entrambe esercitano un’azione violenta e colonizzatrice, volta solo a negare e soffocare la cultura vera. Tolstoj vede bene che si tratta tanto qui come là di una lotta per il potere, arriva a scorgere con chiarezza l’uso del condizionamento ideologico come strumento di governo, e che la scuola sorta dal trionfo della borghesia è in ciò l’esatto prolungamento dell’indottrinamento religioso. Lenin riconosceva nel pensiero di Tolstoj la presenza contemporanea delle idee caratteristiche sia della rivoluzione comunista sia della precedente rivoluzione capitalista borghese quale l’aveva vissuta il mondo contadino russo con la soppressione della servitù della gleba. Alla fine tuttavia negava la qualità di rivoluzionario a causa di questi suoi limiti, del suo individualismo e paternalismo contrastanti con la solidarietà proletaria (1)”” [dall’introduzione di Graziano Cavallini] [Lev Tolstoj, ‘Quale scuola’, Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1978 (pag 26-27)] [(1) V.I. Lenin, “”Sulla gioventù e sulla scuola””, Edizioni Rinascita, Roma, 1954] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GIOx-114″ “TOLSTOJ Lev Nikolaevic”,”La felicità familiare.”,”Lev Nikolaevic Tolstoj nasce il 28 agosto (9 settembre, secondo il nuovo calendario) 1828 a Jasnaja Poljana, nelle vicinanze di Tula, da una famiglia di antica nobiltà russa, penultimo di cinque fratelli. La madre muore quando il ragazzo non ha ancora due anni e nel 1837 muore improvvisamente anche il padre sorpreso da un colpo apoplettico per strada a Mosca. Dell’educazione di Tolstoj e dei suoi fratelli si occupa Tat’jana Aleksandrovna Ergol’skaja, cui lo scrittore resterà sempre legato da particolare affetto. Nel 1841 si trasferisce con la famiglia a Kazan, sulle rive del Volga. Nel novembre 1854, su sua richiesta, viene traferito a Sebastopoli e partecipa alla guerra di Crimea. Nel 1856 va in congedo con il grado di sottotenente, e si trasferisce a Pietroburgo. Muore il 7 (20) novembre 1910. Pier Cesare Bori insegna storia delle dottrine teologiche e filosofia morale all’Università di Bologna. Germana Miozzi è laureata in lingua russa. Prima di dedicarsi a Tolstoj si è occupata di altri autori russi come Gogol’ e Bulgakov.”,”RUSx-219-FL” “TOLSTOJ Lev, a cura di Agostino VILLA”,”I cosacchi. Prigionieri nel Caucaso – Di che vivono gli uomini – Il figlioccio.”,”Lev Tolstoj intraprese un viaggio nel Caucaso dove ambienterà ‘I cosacchi’ negli stessi territori in cui ancora oggi i ceceni combattono per la loro indipendenza. Erano anche le stesse regioni dove Puskin in ‘Storia della rivolta di Pugacev’ (1834) e ‘Viaggio ad Arzum’ (1836) aveva potuto sfoggiare un’indimenticabile scrittura miniaturistica e documentaria…Quello di Tolstoj (scritto tra il 1852 e il 1862) è un libro di culto (Hugo von Hofmannsthal lo paragonò a certe pagine di Omero). Nel volume descrive gli ozi, le cacce, le amicizie, la guerra, gli amori, le riflessioni di uno fra i suoi personaggi più autobiografici (Olenin)… «Che cosa mi fa felice, e a quale scopo ho vissuto finora? – si disse. – Quante esigenze avevo per me stesso, quante ne escogitavo, e poi finivo per procurarmi nient’altro che vergogna e dolore! Ed ecco che io non ho proprio bisogno di nulla per essere felice!». E tutt’a un tratto fu come se gli si schiudesse un nuovo mondo. «La felicità, ecco cos’è, – disse a se stesso; – la felicità sta nel vivere per gli altri. Ed è chiaro che sia così. Nell’uomo è congenita l’aspirazione alla felicità: dunque essa è legittima. Indulgendovi in modo egoistico, cioè cercando d’accaparrare la ricchezza, la gloria, gli agi di vita, l’amore, può darsi il caso che le circostanze s’intreccino in modo da render impossibile la soddisfazione di codeste brame. Di conseguenza, son queste brame illegittime, non è già illegittima l’aspirazione alla felicità.”” (pag 99)”,”RUSx-015-FV” “TOLSTOJ Lev N.”,”Guerra e pace. III.”,”Scriveva Puskin: “”Il solo Kutuzov poteva dare battaglia a Borodino, il solo Kutusov poteva restare in quella saggia attiva inattività, facendo sì che Napoleone si cullasse sull’incendio di Mosca aspettando l’istante fatale, perché solo Kutuzov era investito della fiducia popolare cui così meravigliosamente egli rispose”” (quarta di copertina) “”Il contrario avviene per Napoleone visto come “”trascurabilissimo strumento della storia”” che secondo Tolstoj presume di imprimere un corso agli avvenimenti e viene trasformato per questo in “”eroe”” della storia, cioè in una ridicola marionetta”” (quarta di copertina)”,”VARx-011-FAP” “TOLSTOJ Leon”,”La potenza delle tenebre. Zampino acchiappato, uccello rovinato.”,”””Maxim Gorki – che non fu certamente tenero coi «borghesi» e Tolstoj e Dostojewski – scrisse in «La distruzione della personalità»: «Tolstoj e Dostojewski ono i due più grandi geni. COn la forza del loro talento hanno scosso il mondo intero. Hanno attirato verso la Russia l’attenzione stupefatta di tutto il mondo, e tutti e due sono pari nelle file incomparabili degli uomini, i cui nomi sono Shakespeare, Dante, Cervantes e Goethe».”” (introduzione, in apertura)”,”VARx-049-FGB” “TOMASELLI Giacomo a cura; scritti di E. GIBBON P. DE-FRANCISCI M. ROSTOVZEV M.A. LEVI J. ORTEGA Y GASSET F. DE-MARTINO G. VOLPE A. PIGANIOL R.S. LOPEZ H. PIRENNE G. DE-RUGGIERO F. GIUNTA F.G. MAIER L. MUMFORD M. DAL-PRA A. MARCELLINO R. NAMAZIANO QUINTO AURELIO SIMMACO Claudio CLAUDIANO GIROLAMO SALVIANO Paolo OROSIO Aurelio AGOSTINO”,”Il crollo dell’impero romano in Occidente.”,”””Una piccola nazione può scomparire in un dato numero di battaglie. Ma tutto un «mondo» come fu Roma è immunizzato contro accidenti simili. Allora ha ragione Weber quando comincia il suo saggio dicendo: «L’impero romano non è caduto per cause esteriori, magari come conseguenza di un’evidente superiorità dei suoi nemici». I «mondi» muoiono solo di morte naturale. Qui bisogna cercare gli assassini. Non c’è dunque, irruzione di barbari. Questa idea di un così vecchio schema storico fu inventata dai letterati della decadenza romana che erano come sogliono essere i letterati in tutte le epoche difficili, superlativamente reazionari. Incapaci a creare cultura, chiamavano così la tradizione. Gli scrittori ancora dotati di talento – Tacito per esempio – intravvedono che il veramente nuovo, progressivo, è il barbaro, sebbene o precisamente perché non ha senato né scrive pagine ciceroniane. (…) La verità è che già al tempo di Alessandro Severo non c’erano romani né quasi latini nell’esercito. I migliori soldati erano germani e nell’antico segno della legione si comincia a articolare il senso feudale. Ma la frase di Weber trascritta prima aggiunge qualcosa che non capisco bene: «L’impero romano non cadde per cause esterne, per esempio in conseguenza di una evidente superiorità dei suoi nemici o dell’incapacità dei suoi dirigenti politici». Sorprende che l’incapacità dei dirigenti politici sia considerata come una causa esterna. Se per capace si intende solo la figura geniale – e a ciò allude stranamente Weber nominando Stilicone – non c’è dubbio che il suo avvento o la sua assenza sono puro caso e pertanto fatti esterni al destino intimo di un popolo. Ma i geni non sono la potenza decisiva della storia (…)”” (pag 44) [J. Ortega y Gasset, ‘Sopra la morte di Roma. La dottrina di Max Weber]”,”STAx-270″ “TOMASELLO Giovanna”,”Il Principe di Machiavelli e i cinque secoli della sua storia.”,”TOMASELLO Giovanna è docente di letteratura italiana presso l’Università di Napoli ‘L’Orientale’. Si è occupata dei rapporti tra letteratura e politica studiando in particolare la letteratura coloniale. Ha pubblicato: ‘La letteratura coloniale italiana dalle avanguardie al fascismo’ (1984) e ‘L’Africa tra mito e realtà. Storia della letteratura coloniale italiana’ (2004). “”Nel sommovimento politico e culturale creato dalla nascita della repubblica francese e dalle conquiste napoleoniche la lettura del ‘Principe’ come progetto per la realizzazione di uno Stato italiano solido e sicuro, era destinata a svilupparsi in ambienti culturali anche assai diversi. Il problema della costituzione di uno Stato unitario investiva non solo l’Italia ma anche la Germania, divisa anch’essa in una costellazione di Stati che nel 1801, in seguito alle vittorie francesi di Marengo e di Hohenlinden, veniva ridisegnata dal trattato di Lunéville stipulato con l’impero austriaco. Non a caso, quindi, la riflessione sul ‘Principe’ si ritrova in uno scritto intitolato appunto ‘La costituzione della Germania’ e composto da Hegel tra il 1799 e il 1802, che riportava larghi stralci proprio dell’esortazione finale di Machiavelli posta a conclusione del suo trattato. Ciò che appare assurdo, dichiarava Hegel, era considerare ‘Il Principe’ come “”un compendio di principi politico-morali”” generalmente valido, o riprovevole. ‘Il Principe’ doveva invece essere letto “”avendo ben presente la storia dei secoli precedenti a Machiavelli, e quella dell’Italia a lui contemporanea””. Allora sarebbe apparso “”come una grandissima e vera concezione nata da una mente davvero politica che pensava nel modo più grande e più nobile”” (12). L’Italia si presentava come un groviglio di Stati indipendenti, monarchie, aristocrazie, democrazie, “”come il caso voleva””, e in questa situazione stimolava l’avidità di conquista dei suoi più grandi vicini diventando teatro delle guerre delle potenze straniere. Proprio nella considerazione di un tal periodo di sventura, “”quando l’Italia correva incontro alla sua miseria”” e “”forniva i mezzi”” per le guerre degli Stati stranieri e “”ne era il prezzo””, e affidava la sua difesa “”al tradimento, o alle schiere di gentaglia forestiera sempre costose e rovinose per chi le assoldava””, si poteva riconoscere Machiavelli come un autentico “”uomo di stato italiano””.”” (pag 134-135) (12) ‘La costituzione della Germania’, in G.W.F. Hegel, Scritti politici, a cura di C Cesa, Torino, Einaudi, 1972, pp. 104-105″,”TEOP-434″ “TOMASETTA Leonardo”,”Stratificazione e classi sociali. Sociologia e marxismo.”,”Contiene i capitoli: Teoria e storia delle classi in Marx, la classe in sé e la classe per sé. – La coscienza di classe nella teoria marxista Rapporti di dipendenza materiali “”Il fatto è – commenta Michaud – che il capitalismo è la trasposizione dei rapporti di classe nelle cose, e, inversamente, la trasformazione dei rapporti “”naturali”” dell’uomo e della natura in rapporti di classe risultati dal capitalismo”” (J.C. Michaud, Teoria e Storia nel “”Capitale”” di Marx, p. 127). Così si spiega anche quel passo dei ‘Grundrisse’ in cui Marx, dopo aver ricordato che in “”un sistema non sviluppato di scambio”” (sistema precapitalistico) le relazioni fra individui si sviluppavano attraverso rapporti di dipendenza personale di natura determinata (“”come signore feudale e vassallo, come proprietario fondiario e servo della gleba, eccetera””), precisa che “”nel sistema di scambio sviluppato”” (sistema capitalistico) le stesse relazioni perdono il loro carattere personale per diventare rapporti che sono indipendenti dall’individuo e che non possono più essere superati “”senza sopprimerli””. Si trasformano cioè in “”rapporti esterni”” che sono poi la forma generalizzata in senso materiale dei rapporti personali di dipendenza. “”Questi rapporti di dipendenza ‘materiali’ opposti a quelli ‘personali’ (il rapporto di dipendenza materiale non è altro che l’insieme di relazioni sociali che si contrappongono autonomamente agli individui apparentemente indipendenti, ossia l’insieme delle loro relazioni reciproche di produzione diventate autonome rispetto a loro stessi) si presentano anche così: che gli individui sono ora dominati da ‘astrazioni’, mentre prima essi dipendevano l’uno dall’altro”” (K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, vol. I, pp. 106-107)”” [Leonardo Tomasetta, Stratificazione e classi sociali. Sociologia e marxismo, 1974] (pag 241)”,”TEOS-002-FPA” “TOMASI Tina”,”Ideologie libertarie e formazione umana.”,”Tina TOMASI insegna storia della pedagogia all’ Università di Firenze ed è collaboratrice ordinaria della rivista “”Scuola e Città””. Ha pubblicato molti saggi di carattere pedagogico e giuridico e i volumi: ‘Il pensiero educativo di Mazzini’, (1963) ‘La formazione della classe dirigente’ (1964), ‘Il metodo nella storia dell’ educazione’ (1965), ‘Scuola e società in Aristide Gabelli’ (1968), ‘Idealismo e fascismo nella scuola italiana’ (1969), Scuola e libertà in Arcangelo Ghisleri’ (1970), Ideaux pedagogiques europeens’ (in collab. con A. Biedermann), (1970), ‘L’ idea laica nell’ Italia contemporanea’. (…) Saint-Simon delinea le caratteristiche di una imminente “”età organica”” di cui scienza ed industria costituiranno i fattori principali (…). In essa, banditi i pigri e i fannulloni agiati, tutti saranno “”industriali””, cioè produttori, il cui lavoro sarà retribuito secondo l’ apporto dato al benessere materiale ed al processo intellettuale””. (pag 54)”,”ANAx-168″ “TOMASI Tina CATARSI Enzo AMBROSOLI Luigi GENOVESI Giovanni ULIVIERI Simonetta”,”Scuola e società nel socialismo riformista (1891-1926). Battaglie per l’ istruzione popolare e dibattito sulla “”questione femminile””.”,”Tina TOMASI è ordinario di pedagogia all’ Università di Firenze. Enzo CATARSI è collaboratore all’ istituto di pedagogia dell’ Università di Firenze. Luigi AMBROSOLI è ordinario di storia della scuola all’ Università di Padova. Giovanni GENOVESI è docente di pedagogia all’ Università di Parma. Simonetta ULIVIERI è ricercatore all’ Istituto di Pedagogia dell’ Università di Firenze. “”Dal 16 marzo 1890 Filippo Turati fu il redattore effettivo di una rivista iniziata a Savona nel 1887 e trasportata a Bergamo nel 1890: l’ aveva fondata Arcangelo Ghisleri con il titolo, che era inizialmente spiaciuto al Turati, “”Cuore e critica”” e il sottotitolo bizzarro “”rivista mensile di studi e discussioni di vario argomento pubblicata da alcuni scrittori eccentrici e solitari””, che viceversa era gradito al Turati. Il più eccentrico se non il più solitario era il cremonese (…) Ghisleri (…), un personaggio brutto, sgraziato e spettinato, legato al Turati da amicizia più che fraterna e così al Bissolati, in un sodalizio così geloso che il Turati si dolse con Anna Speranza, la giovane sposa di Ghisleri; in un arguto sonetto quando il cremonese nel 1881 convolò a legittime nozze””. (pag 3).”,”MITS-222″ “TOMASI Tina”,”Scuola e libertà in Arcangelo Ghisleri. (Con una scelta di lettere inedite dell’ Archivio Ghisleri)”,”””Di idee democratiche fin dalla prima giovinezza Ghisleri sceglie definitivamente l’ orientamento repubblicano intorno al 1890 (a 35 anni) spinto dalla convinzione che il maggiore ostacolo alla costruzione di una democrazia moderna in Italia sia dovuto al massimo problema lasciato insoluto dal risorgimento, l’ istituzionale; e quando nel 1895 la corrente repubblicana si sistema in un vero e proprio partito, diviene uno dei più preparati teorici dell’ ala progressista. La lunga ed aspra polemica contro il marxismo, cui rimprovera con argomenti non sempre sufficientemente approfonditi, usando persino luoghi comuni, il dogmatismo, la lotta di classe, il collettivismo ecc., non esclude una profonda sensibilità sociale che ne fa uno strenuo assertore dei diritti del proletariato, un avversario convinto del riformismo che spoliticizza il problema sociale e del liberalismo nostalgico della destra storica troppo celebrata dalla storiografia agiografica ufficiale””. (pag 16) “”La legge Coppino abolisce esplicitamente l’ insegnamento religioso nelle scuole medie e non lo include più tra le materie obbligatorie in quella elementare: atto importante di politica scolastica che segue la soppressione delle facoltà teologiche, decretata nel 1873.”” (pag 77) “”Più ancora che di storia, Ghisleri è un preparatissimo geniale insegnante di geografia, campo a lui congeniale a cui si dedica con inesausta passione per tutta la vita.”” (pag 125)”,”ITAB-204″ “TOMASI DI LAMPEDUSA Giuseppe”,”Il Gattopardo.”,”Il libro di Tomasi ha qualche elemento comune con il gran libro di Federico DE-ROBERTO, I Viceré. “”””Ma i Sovrani, i Sovrani nostri? E la legittimità dove va a finire?””. Il pensiero lo turbò un momento, non si poteva eludere. Per un attimo fu come Màlvica. Questi Ferdinandi, questi Franceschi tanto disprezzati, gli apparvero come dei fratelli maggiori, fiduciosi, affettuosi, giusti, dei veri re. Ma le forze di difesa della calma interiore, tanto vigili nel Principe, accorrevano già in aiuto, con la moschetteria del giure, con l’ artiglieria della Storia. “”E la Francia? Non è forse illegittimo Napoleone III? E non vivono forse felici i Francesi sotto questo Imperatore illuminato, che li condurrà certo ai più alti destini? Del resto, intendiamoci bene. Carlo III, lui, era forse perfettamente a posto? Anche la battaglia di Bitonto fu una specie di quella battaglia di Bisacquino o di Corleone o di che so io, nella quale i Piemontesi prendereanno a scoppole i nostri; una di quelle battaglie combattute affinché tutto rimanga come è. Del resto, neppure Giove era legittimo re dell’ Olimpo””””. (pag 51-52)”,”VARx-234″ “TOMASI Silvia”,”Arturo Loria. Storia di un ebreo narrante.”,”TOMASI Silvia, nata a Trento, è studiosa di letteratura e arte fantastica.”,”BIOx-157″ “TOMASI Tina”,”La scuola italiana dalla dittatura alla repubblica, 1943-1948.”,”””(…) la Tomasi sarebbe comunque restata fedele alla sua origine “”azionista””, per cui non solo il suo cuore continua a battere all’unisono soprattutto con quello di uomimi come Omodeo e Calamandrei, nei quali riconosce i momenti più alti della lotta ideale per il rinnovamento della scuola, ma anche una certa illusione intellettuale (per il popolo, direi, ma non ad opera del popolo) continua a pervadere la sua vivace narrazione”” (dalla prefazione di M.A. Manacorda) (pag 5)”,”GIOx-083″ “TOMASI DI LAMPEDUSA Giuseppe”,”Il Gattopardo. Edizione conforme al manoscritto del 1957.”,”””Don Fabrizio ne aveva avuto parecchi di fastidi in questi due ultimi mesi: erano sbucati da tutte le parti come formiche all’arrembaggio di una lucertola morta. Alcuni erano spuntati fuori dai crepacci della situazione politica; altri gli erano stati buttati addosso dalle passioni altrui; altri ancora (ed erano i più mordaci) erano germogliati dal suo proprio interno, cioè dalle irrazionali reazioni sue alla politica ed ai capricci del prossimo (capricci chiamava, quando era irritato, ciò che da calmo designava come passioni); e questi fastidi se li passava in rivista ogni giorno, li faceva manovrare, comporsi in colonna o spiegarsi in fila sulla piazza d’armi della propria coscienza sperando di scorgere nelle loro evoluzioni un qualsiasi senso di finalità che potesse rassicurarlo; e non ci riusciva.”” (pag 94-95)”,”VARx-007-FV” “TOMASI Tina”,”Scuola e libertà in Arcangelo Ghisleri (con una scelta di lettere inedite dell’Archivio Ghisleri).”,”La pedagogia socialista. Labriola e Ghisleri. (pag 80-81) “”La più compiuta espressione della pedagogia socialista dell’epoca è l’opera di Antonio Labriola per il quale, come per il democratico Ghisleri, il problema educativo s’innesta su prevalenti e preesistenti interessi politico sociali e si manifesta in scritti per lo più occasionali rivolti alla critica di istituzioni o di fatti (11). Labriola si volge allo studio del problema educativo contemporaneamente a Ghisleri cioè dal 1873 al 1888; dal 1876 lascia da parte le trattazioni teoriche per occuparsi di questioni concrete senza disdegnare l’opera del divulgatore, di cui ben misura l’importanza nella società moderna. Profondamente sfiduciato nella politica scolastica ufficiale non altrimenti e con pari ardore di Ghisleri si adopera a suscitare energie ed iniziative spontanee; vede con simpatia ed appoggia in ogni modo le Leghe per l’istruzione popolare quali organi veramente democratici; esorta gli insegnanti ad associarsi, a premere sugli inerti organi governativi, ad intervenire attivamente nelle faccende scolastiche. Inoltre, persuaso che l’istruzione popolare non possa progredire che ad opera del popolo, afferma che la scuola primaria deve competere alle amministrazioni comunali, in quanto l’avocazione allo stato avrebbe spento un fattore fondamentale di democrazia e impedito l’aderenza ai bisogni locali. Labriola e Ghisleri vedono uno stretto legame tra scuola e società, concepiscono l’educazione come azione politica socialmente motivata volta al progresso collettivo oltre e più che alla maturazione individuale, attribuiscono all’insegnamento anche a livello elementare il compito di promuovere la libertà di pensiero rimovendo ogni forma di superstizione e di «ossequio cieco all’autorità esteriore» (12). Entrambi in polemica con lo spiritualismo, sostengono che conoscenza e pensiero sono strettamente legati a precise situazioni di fatto; condizioni che per Labriola sono determinanti: «Gli uomini che, presi in astratto, sono tutti educabili e perfettibili, si sono perfezionati ed educati sempre quel tanto e nella misura che essi potevano, date le condizioni di vita in cui è stato loro necessità di svolgersi», per cui «l’educazione come la morale è qualche cosa di condizionato e di limitato» (12)”” (pag 80-81) [(11) Labriola, A., ‘Conferenza sulla scuola popolare’, in ‘Scritti di pedagogia e di politica scolastica’, Roma, 1964, pag 148; (12) Id., ‘Dell’insegnamento della storia’, Loescher, Roma, 1876]”,”GIOx-002-FGB” “TOMASINELLI Francesco CERESA-GASTALDO Massimo, interviste ai protagonisti di Daniele BO”,”Il cammino di una città. I 60 anni dei costruttori genovesi.”,”””Lo stesso autore del progettp della nuova arteria centrale citadina (l’attuale via XX Settembre, ndr) l’ingegner Cesare Gamba, nel 1919, avanza, sponsorizzato dall’allora sindaco di Genova, Carlo Canepa, l’ipotesi di una grande città industriale saldamente legata al suo porto da cui trarre linfa vitale per il proprio sviluppo socioeconomico. L’idea del Canepa è quella di unire in un consorzio Genova con i comuni confinanti ad ovest, ciascuno con la propria autonomia ed identità, capace di tracciare le linee di indirizzo per una sua efficace e razionale crescita. La “”Città del Ponente””, un sogno accarezzato a lungo da questo lungimirante uomo politico ,si concretizza soltanto sette anni dopo sotto un tutt’altro governo ed in forma assai più estesa. E’ infatti nel 1926, con governo nazionalsocialista di Benito Mussolini, che Genova si fonde con i restanti dei diciannove borghi contermini, non annessi nella seconda metà dell’800, formando una nuova entità municipale unitaria, sia sotto il profilo territoriale che sotto quello amministrativo. Il territorio della città si estende per 25 km da Nervi, a levante, sino a Voltri, a ponente. In questa striscia di terreno poco più profonda di 4 km, in media, vivono 541.562 abitanti. Circa il 60% di questi sta nelle località del ponente (…)”” (pag 16-17)”,”LIGU-107″ “TOMASONI Francesco”,”Ludwig Feuerbach. Biografia intellettuale.”,”TOMASONI Francesco insegna nell’Università del Piemonte Orientale (Vercelli) ed è Vicepresidente della “”Internationale Gesellschaft der Feuerbach-Forscher dal 1989. “”Mentre Marx marcava la sua distanza da Bauer e difendeva Feuerbach, sembrava dimenticare un rilievo che Bauer stesso aveva mosso a Feuerbach e che Marx aveva condiviso, cioè la lontananza del filosofo solitario dalla politica (1). In verità questo rimane sullo sfondo dell”Ideologia tedesca’ e delle ‘Tesi a Feuerbach’. Marx però sperava ancora di guadagnarlo alla sua causa. In questo contesto si comprende bene la pubblicazione, da lui voluta, degli estratti dell”Essenza della fede secondo Lutero’ su “”Vorwärts””, che fu tra l’altro preceduta da due numeri contenenti un articolo di rottura con Ruge. Feuerbach si sentì vicino al “”povero”” Marx, espulso da Parigi, ma non andò oltre. Di Marx avrebbe letto con ammirazione il ‘Capitale’ e ne avrebbe parlato, ancora con Friedrich Kapp, l’anno successivo alla sua uscita. Tuttavia il suo dissenso sui mezzi impiegati, la sua persistenza nell’opera di chiarificazione delle teste e nella critica religiosa, il suo attaccamento all’idea della natura facevano sì che il suo sostegno fosse per il principio come tale, non per un determinato schieramento all’interno di quel movimento così composito che auspicava un radicale cambiamento nella situazione politica e sociale. Ciò è evidente nel caso di Hermann Kriege, chiamato pure “”povero Kriege”” nella stessa lettera in cui aveva compianto Marx. Entrambi erano stati infatti espulsi da Parigi.”” (pag 336) [Francesco Tomasoni, Ludwig Feuerbach. Biografia intellettuale, 2011] pag 336 rapporti con Marx ed Engels “”Nel vivo della loro polemica contro il “”vero socialismo”” e, in particolare contro Grün e Kriege, Engels e Marx accolsero negativamente l'””Essenza della religione””. Engels la definì una “”porcheria”” di cui non ci si poteva occupare (Lettera a Marx del 18 ottobre 1846). Nell”Ideologia tedesca’ biasimarono il fatto che avesse visto la natura come “”una cosa data immediatamente dall’eternità”” dimenticando che era stata trasformata dall’uomo. “”Questa natura che precede la storia umana non è la natura nella quale vive Feuerbach “”. Al massimo poteva sussistere solo “”in qualche isola corallina australiana di nuova formazione””. Nella sua considerazione della natura Feuerbach aveva dunque dimenticato la storia e la prassi umana, finendo per separare il materialismo della natura dall’idealismo della moralità. Ciò del resto corrispondeva all’atteggiamento contemplativo che Feuerbach aveva condiviso con i filosofi precedenti, come proclamavano le ‘Tesi a Feuerbach'”” [Francesco Tomasoni, Ludwig Feuerbach. Biografia intellettuale, 2011] (pag 386)”,”FILx-452″ “TOMASONI Francesco”,”Ludwig Feuerbach e la natura non umana. Ricostruzione genetica dell'””Essenza della religione”” con pubblicazione degli inediti.”,”Francesco Tomasoni, nato a Roncadelle (Brescia) nel 1947, ha conseguito la licenza in Teologia presso l’Università Gregoriana di Roma e la laurea in Filosofia presso l’Università degli studi di Milano. Dal 1979 ha condotto studi diretti sui manoscritti originali di Feuerbach presso la biblioteca universitaria di Monaco di Baviera. Ha pubblicato: Feuerbach e la dialettica dell’essere. Con la pubblicazione di due scritti inediti e altri contributi su filosofi dell’ottocento e novecento. Collabora alla ‘Rivista di storia della filosofia’. Marx Ruge e Feuerbach. (pag 11-12)”,”FILx-060-FL” “TOMBA Massimiliano”,”Strati di tempo. Karl Marx materialista storico.”,”TOMBA Massimiliano ha studiato filosofia presso l’Univ. degli Studi di Padova, a Würzburg, Monaco di Baviera e Amburgo. Lavoro come ricercatore nell’Univ. di Padova (Facoltà di scienze politiche). “”””Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa””. Così inizia il ‘Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte’. La ripresa, la ripetizione, del modulo hegeliano della ripetizione produce una differenza in quanto viene risemantizzata nello sfasamento della formula ‘Tragödie-Farce’. (…) Lo spunto per questa immagine della ripetizione nella forma dello schema tragedia-farsa viene da Engels. Si tratta di una lettera inviata a Marx il 3 dicembre 1851: “”Sembra veramente che il vecchio Hegel conduca dalla sua tomba la storia, come spirito del mondo, e con grande coscienziosità faccia che tutto si presenti due volte, una volta come tragedia, la seconda volta come farsa pidocchiosa – Caussidière per Danton, Louis Blanc per Robespierre, Barthélemy per Saint-Just, Flocon per Carnot e il vitello della luna, con la prima mezza dozzina che gli capiti di sottotenenti carichi di debiti, per il piccolo caporale e la sua tavolata di marescialli. Così saremmo già arrivati al 18 Brumaio””. Non è certo Hegel a condurre dalla sua tomba la storia, ma una storiografia che si nutre di paralleli storici, tra il 2 dicembre 1851 e il 9 novembre 1799, tra Bonaparte e Cesare. Nella ‘Prefazione’ alla seconda edizione del ‘Diciotto Brumaio’ (1869) Marx attacca il neologismo ‘cesarismo’, utilizzato in Francia da Proudhon e in Germania da Bruno Bauer; rifiuta l’idea del parallelo in quanto portatrice di superficiali analogie storiche che, invece di spiegare un evento, tendono ad occultare le specifiche differenze tra diverse forme di lotta di classe. Cita Victor Hugo e Proudhon, sineddoche per posizioni storiografiche contrapposte. Victor Hugo, nell’atto di scrivere il suo ‘Napoléon le petit’, non vede altro che la violenza personale di Luigi Napoleone, e ne ingigantisce la figura invece di rimpicciolirla; dall’altra parte Proudhon, nel suo ‘Coup d’état’, compie l’errore simmetricamente opposto, cioè l’errore della storiografia obiettiva che rappresenta l’Impero di Napoleone III come mero risultato dello sviluppo storico precedente””. [Massimiliano Tomba, Strati di tempo. Karl Marx materialista storico, 2011] (pag 106-107)”,”TEOC-580″ “TOMBA Luigi”,”Storia della Repubblica popolare cinese.”,”Luigi Tomba lavora presso il Contemporary China Centre dell’Australian National University a Canberra (Australia). Ha vissuto a lungo nella Cina popolare. É autore di numerosi studi sulla storia sociale della Cina contemporanea, tra cui: Paradoxes of Labour Reform, China’s Labour Theory and Practice from Socialism to the Market, Lavoro e Società in Cina. Ha curato il volume XXXVI degli Annali della Fondazione Feltrinelli dedicato al tema dello sviluppo del capitalismo in Asia orientale.”,”CINx-007-FL” “TOMBA Luigi a cura; saggi di BOYD Richard HADIZ Vedi HEWISON Kevin HUCHET Jean-François SUNDARAM JOMO Kwame KOO Hagen MALLEE Hein TAK-WING Ngo PINCHES Michael ROBISON Richard RODAN Garry ROHLEN Thomas P. SAICH Tony STIVENS Maila SOLINGER Dorothy J. TACKNEY Charles T. Contributors”,”East Asian Capitalism. Conflicts, Growth and Crisis.”,”Luigi Tomba lavora presso il Contemporary China Centre dell’Australian National University a Canberra (Australia). Ha vissuto a lungo nella Cina popolare. É autore di numerosi studi sulla storia sociale della Cina contemporanea, tra cui: Paradoxes of Labour Reform, China’s Labour Theory and Practice from Socialism to the Market, Lavoro e Società in Cina. Ha curato il volume XXXVI degli Annali della Fondazione Feltrinelli dedicato al tema dello sviluppo del capitalismo in Asia orientale.”,”ASIE-003-FL” “TOMBACCINI Simonetta”,”Storia dei fuorusciti italiani in Francia.”,”Simonetta Tombaccini è nata in provincia di Forlì nel 1952. Laureata in Scienze Politiche alla Facoltà “”Cesare Alfieri”” di Firenze, ha perfezionato i suoi studi all’estero, dapprima a Nancy, quindi a Strasburgo presso il Consiglio d’Europa. Nel 1981 ha pubblicato in Francia un libro sulla Repubblica di Salò e sulla Resistenza: ‘Les Cent jours de Mussolini’. “”Alcune pagine della Tombaccini fanno riflettere e sono quelle riguardanti la vita dei fratelli Rosselli, gli smarrimenti del movimento comunista, non solo italiano, alla firma del patto Ribbentrop-Stalin, le scissioni e i gruppuscoli della III o IV Internazionale, con quei seguaci di Trotsky o Bordiga che, ancora dopo il secondo conflitto, parranno ‘voces clamantes in deserto’, perse nelal sordità dei più”” (risvolto di copertina)”,”ITAD-153″ “TOMBS Robert”,”La guerre contre Paris 1871.”,”Robert TOMBS è professore di storia a Cambridge.”,”MFRC-066″ “TOMBS Robert TOMBS Isabelle”,”That Sweet Enemy. Britain and France. The History of a Love-Hate Relationship.”,”TOMBS Robert è nato in Inghilterra e ha studiato a Cambridge ottenendo il Ph D in storia francese in Francia. TOMBS Isabelle (BUSSY, da nubile) è nata in Francia e ha studiato all’ Università di Parigi. Ha ottenuto il Ph D in storia moderna britannica al Trinity College, Cambridge. “”French land power is the mirror image of British sea power. France had a large advantage in men, being during nearly all the eighteenth century the most populous state in Europe, and it coult only be resisted by coalitions. Napoleon’s notorious quip on the numbers killed in one battle – ‘One Paris night will replace that lot’ – shows an indifference to manpower losses that was not confined to him.”” (pag 264) “”Sotto Napoleone, questo materiale grezzo fu affinato, molto del lavoro veniva fatto mentre ci si stava preparando per invadere l’ Inghilterra.”” (pag 265) L’ arte della manovra e del movimento su grandi spazi. “”Napoleone detestava l’ innovazione per principio – razzi, palloni ecc., – ma era un sistematizzatore ed un pianificatore completo. I cambiamenti prodotti da Gribeauval e Guibert era praticati e applicati. Il sistema divisionale, a cui Napoleone aggiunse i ‘corps d’armée’ (composti da molte divisioni), fornirono eserciti di molte centinaia di migliaia di uomini con articolazioni capaci di disperdersi su centinaia di miglia per andare in cerca di foraggio e marciare e poi congiungersi per eseguire un complesso piano sul campo di battaglia””. (pag 265-266)”,”UKIx-100″ “TOMMASEO Niccolò, a cura di Aldo BORLENGHI”,”Opere.”,”20 “”Io non conosco né Hugo, né Chateaubriand, né Béranger; ma ho parlato più o meno, a Lamennais, a Buchez, a Cousin, a Geoffroy S. Hilaire, a lo Steyvie, a Mignet, a Mykievitz, a Sainte-Beuve, a Lamartine (…) [ecc. ecc.]. Veggo pochissima gente: eppure il tempo mi va via, non so come. Si comincia nov’ore di sonno: poi quattro lettere o quattro facce di lettere al giorno; poi una visita almeno da fare, una almeno da patire: poi uscire di casa per desinare: poi le gazzette: poi leggere o quattro quaderni di giornali letterari, o quattro opuscoli nuovi, o quattrocento facce d’un libro senza contar le letture necessarie agli studii quotidiani. Fatto è che a Parigi non si fa nulla. Del papa parlai senza stizza: e lo sa Dio. Ma le scuese che il Manzoni e il Rosmini adducono, sono una canzonatura. Benedisse al Belgio, perché vincitore: alla Polonia maledisse, già vinta. Nella battaglia si tacque. Non pensavano, dite, a liberare gli schiavi: avrebbero fatto. Ma intanto liberarsi da chi con tanta rabbia insultava alla fede loro, non era util cosa? E i papi d’un tempo non scomunicavano eglino i re per meno? ma queste cose dica il Rosmini, intendo: ma il Manzoni ricorre a così sofistica carità! Ditegli ch’io l’ho chiamato sofistico; ma baciategli prima la mano per me. Io dipingo brutti i costumi de’ liberatori; il popolo fo migliore (1). E finché non si ricorra a’ popoli, saran sempre vergognose sciagure le nostre. (…)”” (pag 479-480) [N. Tommaseo a Cesare Cantù, Parigi, 29 giugno 1847]”,”TEOP-463″ “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume secondo. AG-ARRE.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-003-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume terzo. ARRI-BIS.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-004-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume quarto. BIT-CERCU.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-005-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume quinto. CERE-COPE.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-006-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume sesto. COPI-DIRCE.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-007-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume settimo. DIRE-ESSERE.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-008-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume ottavo. ESSI-FUFU.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-009-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume nono. FUGA-IMMA.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-010-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume decimo. IMME-IPSO.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-011-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume undici. IRA-MARO.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-012-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume dodici. MARRA-NOCCO.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-013-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume tredici. NOCE-PEDU.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-014-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume quattordici. PEGA-PRIME”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-015-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume quindici. PRIMI-REVE.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-016-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume sedici. REVI-SANGRIA.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-017-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume diciassette. SANGU-SIGLA.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-018-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume diciotto. SIGMO-STRIZZO.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-019-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume diciannove. STROCCO-TURBI.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-020-FGB” “TOMMASEO Nicolò e Bernardo BELLINI”,”Dizionario della lingua italiana. Volume venti. TURBO-ZUZZE.”,”Con oltre centomila giunte ai precedenti dizionari, raccolte da Niccolò TOMMASEO Giuseppe CAMPI Giuseppe MEINI Pietro FANFANI e da molti altri distinti filologi e scienziati, corredato da un discorso preliminare di Giuseppe MEINI”,”REFx-021-FGB” “TOMMASINI Giacomo ENGELS Friedrich SNOW John”,”Vibrio. Il viaggio del colera verso l’Europa e il caso inglese di metà Ottocento.”,”Contiene tre estratti: – Propagazione del ‘Cholera-Morbus’ dal centro dell’Asia sin quasi al mezzodì dell’Europa (Tommasini) – Le grandi città (Engels, da La situazione della classe operaia in Inghilterra) – La fonte maledetta: il colera a Londra (Snow) Engels. “”Dopo aver calcato per qualche giorno il selciato delle strade principali, dopo esser penetrati con grande fatica nel brulichio umano, tra le file interminabili di carri e carrozze, dopo aver visitato i «quartieri brutti» della metropoli, soltanto allora si rileva che questi londinesi hanno dovuto sacrificare la parte migliore della loro umanità per compiere tutti quei miracoli di civiltà di cui la loro città è piena, che centinaia di forze latenti in essi sono rimaste inattive e sono state soffocate affinché alcune poche potessero svilupparsi più compiutamente e moltiplicarsi mediante l’unione con quelle di altri. Già il traffico delle strade ha qualcosa di repellente, qualcosa contro cui la natura umana si ribella. Le centinaia di migliaia di individui di tutte le classi e di tutti i ceti che si urtano tra loro non sono ‘tutti’ esseri umani con le stesse qualità e capacità, e con lo stesso desiderio di essere felici? E non devono forse ‘tutti’, alla fine, ricercare la felicità per le stesse vie e con gli stessi mezzi? Eppure si passano accanto in fretta come se non avessero nulla in comune, nulla a che fare l’uno contro l’altro, e tra loro vi è solo il tacito accordo per cui ciascuno sul marciapiede tiene la destra, affinché le due correnti della calca, che si precipitano in direzioni opposte, non si ostacolino a vicenda il cammino; eppure nessuno pensa di degnare gli altri di uno sguardo. La brutale indifferenza, l’insensibile isolamento di ciascuno nel suo interesse personale emerge in modo tanto più ripugnante e offensivo, quanto maggiore è il numero di questi singoli individui che sono ammassati in uno spazio ristretto; e anche se sappiamo che questo isolamento del singolo, questo angusto egoismo è dappertutto il principio fondamentale della nostra odierna società, pure in nessun luogo esso si rivela in modo così sfrontato e aperto, così consapevole come qui, nella calca della grande città. La decomposizione dell’umanità in monadi, ciascuna delle quali ha un principio di vita particolare e uno scopo particolare, il mondo degli atomi è stato portato qui alle sue estreme conseguenze. E’ per questo che la guerra sociale, la guerra di tutti contro tutti, è dichiarata qui apertamente. Allo stesso modo dell’amico Stirner (2), gli uomini considerano gli altri soltanto come oggetti utilizzabili; ognuno sfrutta l’altro, e ne deriva che il più forte si mette sotto i piedi il più debole, e che i pochi forti, cioè i capitalisti, si impadroniscono di ‘tutto’ mentre ai molti deboli, ai poveri, a malapena resta la nuda vita. E ciò che vale per Londra vale anche per Manchester, Birmingham e Leeds, vale per tutte le grandi città. Dappertutto barbara indifferenza, duro egoismo da un lato, e miseria indicibile dall’altro, dappertutto la guerra sociale, la casa di ogni singolo in stato d’assedio, dappertutto rapine reciproche sotto la protezione della legge, e tutto ciò in maniera così spudorata, così aperta che si resta atterriti dinanzi alle conseguenze delle nostre condizioni sociali, che si presentano così senza veli, e soltanto ci si stupisce del fatto che tutta questa pazzesca baraonda riesca in generale a reggersi ancora. Poiché in questa guerra sociale l’arma con cui si combatte è il capitale, il possesso diretto o indiretto dei mezzi di sussistenza e dei mezzi di produzione, è lampante che tutti gli svantaggi di una tale situazione ricadano sul povero. Nessuno si cura di lui; afferrato dal vortice tumultuoso, deve cercare di cavarsela come può. Se è tanto fortunato da ottenere lavoro, cioè se la borghesia gli fa la grazia di volersi arricchire per suo mezzo, lo attende un salario che gli è appena sufficiente a tenere insieme corpo e anima; se non ottiene lavoro, può rubare, ove non tema la polizia, oppure morire di fame, e anche in questo caso la polizia si prenderà cura di far sì che egli muoia di fame in silenzio, senza offendere la borghesia. […]”” [F. Engels, ‘Le grandi città’ (estratto da ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2011, pp. 85-140)] [(in) ‘Vibrio. Il viaggio del colera verso l’Europa e il caso inglese di metà Ottocento’, scritti di Giacomo Tommasini, Friedrich Engels, John Snow, La vita felice, Milano, 2016] [(2) Max Stirner, è lo pseudonimo di Johann Caspar Schmidt (Bayreuth, 1806-Berlino 1856), filosofo tedesco, esponente della sinistra hegeliana. Si oppose a qualunque entità reale o astratta (dallo Stato alla religione, dalla morale al diritto) che pretendesse di collocarsi al di sopra dell’individuo, unica vera realtà, sovrano del proprio mondo e creatore dei propri valori. La sua opera più famosa è ‘L’unico e la sua proprietà’] (pag 38-39-40)”,”CONx-236″ “TOMMASINI Umberto, a cura di Claudio VENZA”,”L’anarchico triestino.”,”In apertura dedica di Claudio Venza a Vittorio Scotti Douglas ‘Operaio e militante ma soprattutto uomo libero e solidale, Tommasini (1896-1980) è un tipico anarchico della sua generazione, non un dirigente teorico e neppure un esecutore. Finisce in carcere, condanne, evasioni, preparazioni di attentati a Mussolini, scontri all’interno del movimento operaio e libertario con figure di rilievo come Rosselli, Berneri, Di-Vittorio, Vidali, Bordiga, Valiani, Pertini…’ ‘Biografia di Umberto Tommasini Umberto Tommasini (Vivaro, 9 marzo 1896 – Vivaro, 22 agosto 1980) è stato un noto anarchico e antifascista italiano. Nato in una famiglia operaia e socialista, Tommasini iniziò a lavorare come apprendista fabbro a tredici anni e partecipò attivamente ai movimenti socialisti e anarchici fin dalla giovane età. Durante la Prima guerra mondiale, fu arruolato e assegnato a un reparto di mitraglieri. Dopo la disfatta di Caporetto nel 1917, fu fatto prigioniero e internato nel campo di prigionia di Mauthausen. Al termine della guerra, tornò a Trieste e riprese il lavoro di fabbro, continuando a frequentare i circoli socialisti e libertari. Negli anni ’20, Tommasini aderì al movimento anarchico e partecipò attivamente alle lotte sindacali e politiche contro il fascismo. Fu arrestato più volte e subì diverse condanne per la sua attività antifascista. Durante la Guerra civile spagnola, combatté come volontario nelle milizie anarchiche. Dopo la Seconda guerra mondiale, Tommasini continuò a essere un punto di riferimento per il movimento anarchico italiano, partecipando a numerose iniziative e mantenendo viva la memoria delle lotte antifasciste’ (copilot)”,”ANAx-003-FSD” “TOMMASO D’AQUINO San”,”La Somma Teologica. La beatitudine – Gli atti umani. (I-II, qq. 1-21). Vol. VIII”,”””L’azione umana non è richiesta al conseguimento della beatitudine, per l’insufficienza della virtù divina a rendere beati; ma per rispettare l’ordine delle cose”” (pag 156)”,”RELC-339″ “TOMORI P.L.”,”Qui succèdera au capitalisme? Du paradoxe tragique di Lénine a l’«ère des organisateurs».”,”Secondo Victor Serge “”la teoria del “”deperimento dello Stato””, formulata da Lenin, è scomparsa senza rumore vivente Lenin””. Ma Tomori ricorda che questa teoria non era di proprietà esclusiva di Lenin. La teoria dell’ estinzione dello Stato in una società senza classi, socialista, fu formulata da Marx e Engels. (pag 5)”,”RUSU-278″ “TOMPKINS Peter”,”L’altra resistenza. La liberazione raccontata da un protagonista dietro le linee.”,”Dedica di P. Tomkins (1919) a Raimondo Craveri, marito di Elena Croce, genero di Benedetto Croce, fondatore dell’ ORI Organizzazione Resistenza Italiana”,”ITAR-168″ “TOMPKINS Peter”,”Una spia a Roma. 1944: la liberazione della capitale nel racconto di un agente americano.”,”Peter Tompkins è nato nel 1919 ad Athens in Georgia, ma ha trascorso gran parte della sua infanzia in Italia, tra Roma e la Toscana. Dopo aver studiato all’Università di Harvard torna in Italia allo scoppio della Seconda guerra mondiale come corrispondente del New York Harald Tribune prima e, in seguito, della MBS e della NBC. Nel 1941 entra nell’OSS (Office of Strategic Services’, trasformato in CIA dopo la fine della guerra) operando in Nordafrica, Italia e Germania. A guerra finita riprende l’attività di giornalista lavorando per la rete televisiva CBS negli Stati Uniti e in Italia. Scrive per molte testate, tra cui Time, Life, Esquire, The Observer, Paris Match, L’Europeo. Ha scritto vari libri tra cui ‘The Murder of Admiral Darlan’. ‘Una settimana prima del 22 gennaio 1944, il capo dell’ OSS, il generale di divisione William J. Donovan, chiese a Tompkins di intraprendere una missione pericolosa. Doveva entrare di nascosto a Roma con una radio, documenti falsi e una grossa quantità di sterline d’oro per creare una rete di intelligence in coordinamento con le attività della Resistenza italiana. Con la sua conoscenza di Roma e i suoi molteplici contatti (tra cui alte personalità del governo italiano e del Vaticano), T. era la persona ideale per aiutare gli Alleati a controllare la reazioen dei tedeschi al momento dello sbarco ad Anzio. Lo scopo di Donovan era però un altro: voleva che Tompkins assumesse il controllo dell’intellgence e delle operazioni partigiane per conto dell’OSS, eliminando così per sempre la sottomissione dei servizi segreti americani al più esperto rivale britannico, lo Special Operation Executive, meglio conosciuto come SOE. Con il nome in codice Pietro, T. entrò a Roma il giorno prima dello sbarco e immediatamente organizzò quella che presto divenne una delle più efficaci operazioni d’intelligence dell’OSS durante la guerra’ (Carlo D’Este, storico militare statunitense, in ‘Fatal Decision: Anzio and the Battle for Rome’, 1991) (quarta di copertina)”,”QMIS-026-FSD” “TOMSKI M. RADEK Karl ZINOVIEV G.”,”Abhandlungen über die Gewerkschaftsbewegung in Russland (Tomski); Der Weg der Kommunistischen Internationale, Referat über die Taktik der Kommunistischen Internationale gehalten auf dem III. Welfkongreß, Moskau, Juli 1921 (Radek); Die Kämpfe der Kommunistischen Internationale, Bericht über die Tätigkeit der Exekutive, gegeben auf dem III. Weltkongreß der Kommunistischen Internationale, Moskau, Juni 1921 (G. Zinoviev); Thesen und Resolutionen des III. Weltkongresses der Kommunistischen Internationale (Moskau 22 Juni bis 12 Juli 1921); Berichte zum Zweiten Kongreß der Kommunist Internationale.”,”Abhandlungen über die Gewerkschaftsbewegung in Russland (Tomski); Der Weg der Kommunistischen Internationale, Referat über die Taktik der Kommunistischen Internationale gehalten auf dem III. Welfkongreß, Moskau, Juli 1921 (Radek); Die Kämpfe der Kommunistischen Internationale, Bericht über die Tätigkeit der Exekutive, gegeben auf dem III. Weltkongreß der Kommunistischen Internationale, Moskau, Juni 1921 (G. Zinoviev); Thesen und Resolutionen des III. Weltkongresses der Kommunistischen Internationale (Moskau 22 Juni bis 12 Juli 1921); Berichte zum Zweiten Kongreß der Kommunist Internationale.”,”INTT-154″ “TONE John Lawrence”,”The Fatal Knot. The Guerrilla War in Navarre and the Defeat of Napoleon in Spain.”,”John TONE è assistente professore di storia al Georgia Institute of Technology.”,”FRAN-025″ “TONE Theobald Wolfe”,”Un argomento in difesa dei cattolici d’Irlanda. Esame della condizione attuale del paese e della necessità di una riforma parlamentare. Destinato al popolo e in particolare ai protestanti d’Irlanda.”,”T.W. Tone (1763-1798) è uno dei padri della tradizione repubblicana e rivoluzionaria irlandese. Riformatore, ribelle, generale al servizio dell’armata del Direttorio, si tolse la vita in carcere dopo il fallimento della spedizione francese in Irlanda in soccorso degli insorti del 1798.”,”IRLx-003-FMB” “TONELLI Luigi”,”Leopardi.”,”TONELLI Luigi nacque a Teramo nel 1890 e morì a Roma nel 1939. Ha insegnato letteratura drammatica nei Conservatori di musica di Parma e Roma e letteratura italiana nell’Univ. di Roma e alla Cattolica di Milano. “”Leopardi fu studiosissimo, ma fin che poté. Voglio dire che, se in quei sette anni di “”disperatissimo studio””, precedenti alla crisi del 1819, imparò quanto un’intelligenza e un’applicazione normali sogliono apprendere durante una vita intera; tuttavia, dopo il ’19, a casa del mal d’occhi e di tant’altri malanni, le letture si fecero molto meno avide e continue, e meno proficue; sicché, in conclusione, si può asserire ch’egli, nella piena maturità, fu coltissimo, ma, in confronto con un Manzoni, o con un Foscolo, assai meno. La qual cosa, però, non gli nocque, il suo destino essendo essenzialmente poetico, e la poesia non avendo bisogno d’erudizione, bensì di meditazione ed ispirazione”” (pag 467)”,”BIOx-283″ “TONELLI Anna”,”Nome di battaglia Estella. Teresa Noce, una donna comunista del Novecento.”,”Anna Tonelli è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Urbino Carlo Bo dove insegna anche Storia dei partiti e dei sistemi politici. Si occupa di storia culturale e di storia politica e sociale. Tra le sue opere pubblicate: ‘Gli irregolari. Amori comunisti al tempo della Guerra fredda’ (2014), ‘Falce e tortello. Storia politica e sociale delle Feste dell’Unità (1945-2011) (2012). “”Lui borghese, lei proletaria: sboccia l’amore. E’ la fede comunista a far incontrare Teresa Noce e Luigi Longo. Il primo contatto è solo scritto, attraverso la firma di garanzia apposta a Longo alla tessera di iscrizione di Teresa al Partito comunista d’Italia. L’incontro vero e proprio avviene nella sezione torinese dove lei è stato eletta segretarie, in occasione di una conferenza promossa dalla federazione giovanile comunista che invia Longo come oratore…”” (pag 74)”,”PCIx-487″ “TONELLO Fabrizio”,”La nuova macchina dell’informazione. Culture, tecnologie e uomini nell’industria americana dei media.”,”Fabrizio Tonello (Venezia, 1951) collabora al ‘Manifesto’ e all”International Herald Tribune’. Insegna all’Università di Padova Comunicazione politica e Storia e istituzioni dell’America del Nord.”,”EDIx-167″ “TONELLO Fabrizio”,”Il giornalismo americano.”,”Fabrizio Tonello insegna Storia del giornalismo presso l’Università di Padova ed è stato Visiting Fellow della Columbia University. Ha pubblicato ‘Da Saigon a Oklahoma City’ (1996), ‘La nuova macchina dell’informazione’ (1999), ‘La politica come azione simbolica’ (2003).”,”EDIx-240″ “TONI Giuseppe”,”Il passaggio “”Nord-Est”” e la sua storia.”,”Libro intonso ‘Il Passaggio a Nord-Est, una rotta marittima che collega l’Europa e l’Asia lungo la costa settentrionale della Russia, sta diventando sempre più accessibile a causa dello scioglimento dei ghiacci artici. Questo fenomeno, legato al riscaldamento globale, ha permesso un aumento del traffico commerciale nella regione. Ad esempio, nel 2020, la rotta è rimasta navigabile per circa quattro mesi consecutivi, consentendo il trasporto di oltre 26 milioni di tonnellate di merci. Questa rotta offre vantaggi economici significativi, come una riduzione dei tempi di viaggio rispetto al Canale di Suez. Tuttavia, solleva anche preoccupazioni ambientali, poiché il riscaldamento globale continua a minacciare l’ecosistema artico. (f. copilot) Il Passaggio a Nord-Est e il Mare Glaciale Artico non coincidono esattamente, ma sono strettamente connessi. Mare Glaciale Artico: È l’oceano situato al Polo Nord, che si estende intorno alla calotta artica e include le acque che bagnano la Russia settentrionale, il Canada, la Groenlandia, la Norvegia e gli Stati Uniti (Alaska). È una vasta area marina che comprende molteplici mari come il Mare di Barents, il Mare di Kara, il Mare di Laptev e il Mare della Siberia Orientale.Passaggio a Nord-Est: È una rotta marittima specifica che attraversa il Mare Glaciale Artico lungo la costa settentrionale della Russia. Questa rotta si snoda attraverso i mari del Mare Glaciale Artico, come il Mare di Kara e il Mare della Siberia Orientale, collegando l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico. Quindi, il Passaggio a Nord-Est si trova all’interno del Mare Glaciale Artico, ma rappresenta un percorso specifico piuttosto che un’area geografica generale. (idem)”,”ASGx-009-FFS” “TONINELLI Pier Angelo”,”Nascita di una nazione. Lo sviluppo economico degli Stati Uniti (1780-1914).”,”L’americano abita in una terra di prodigi, ove tutto si muove senza tregua e ogni mutamento appare un progresso… ai suoi occhi ciò che ancora non è, è ciò che ancora non è stato tentato. (A. de Tocqueville). Pier Angelo Toninelli è professore associato di Storia economica. Si è occupato principalmente di problemi dello sviluppo economico e di storia d’impresa. Con Il Mulino ha già pubblicato, nel 1990, La Edison. Contabilità e bilanci di una grande impresa elettrica (1884-1916). Tra gli ultimi decenni del Settecento e la prima guerra mondiale gli Stati Uniti d’America conobbero un periodo di trasformazioni economiche e sociali di grande rilievo.”,”USAE-016-FL” “TONINELLI Pier Angelo a cura; saggi di Giovanni FEDERICO Luciano ALLEGRA Claudio PAVESE Giandomenico PILUSO Renato GIANNETTI Giuseppe BERTA Pier Angelo TONINELLI”,”Lo sviluppo economico moderno dalla rivoluzione industriale alla crisi energetica (1750-1973).”,”Pier Angelo Toninelli insegna Storia economica nella facoltà di Lettere dell’Università di Trieste e Storia dell’industria nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Progresso tecnico. ‘L’importanza dei cambiamenti qualitativi dei prodotti è centrale anche per la spiegazione dello sviluppo economico di lungo periodo (Kuznets, 1966). Gli alti tassi aggregati di crescita conseguiti dalle economie industriali sono il riflesso di continui mutamenti nei rapporti fra le industrie e fra i prodotti. In tutte le industrie la crescita segue una curva prima rapida e poi più piatta via via che il potenziale di riduzione dei costi delle innovazioni tecnologiche si avvicina all’esaurimento. Per di più, poiché l’elasticità della domanda di bene di consumo è bassa, sul lungo periodo, sia rispetto al reddito sia rispetto ai prezzi, ulteriori innovazioni capaci di ridurre i costi in queste industrie hanno un effetto complessivo relativamente modesto. Pertanto, la prosecuzione di una rapida crescita dell’intera economia richiede lo sviluppo di nuovi prodotti e di nuove industrie. Anche Joseph Schumpeter (1932) ha messo l’accento sul ruolo decisivo che il progresso tecnico riveste per comprendere la dinamica dello sviluppo economico. Per Schumpeter il progresso economico non consiste nella concorrenza sui prezzi – per esempio, fra i produttori di selle da cavallo. Il motore della crescita è nella concorrenza dinamica: nell’esempio di cui sopra, è l’iniziativa innovatrice dei fabbricanti di automobili che semplicemente elimina la produzione di selle come attività economica. Questa concorrenza si attua attraverso macroinvenzioni che accadono a grappolo ed è pertanto un fenomeno discontinuo. Esso può essere caratterizzato da un ciclo regolare – Schumpeter, ad esempio, parla di un ciclo cinquantennale – ma può evolvere anche per alternanza di fasi improvvise di accelerazione e di lunghi periodi di stasi (Mokyr, 1995). Nella direzione di Schumpeter si muove anche la tradizione dei paradigmi tecnologici (Constant, 1980) che procedono lungo una traiettoria (Dosi, 1982). I paradigmi rappresentano il quadro di riferimento nel quale si collocano le iniziative degli innovatori ma anche quelle degli utilizzatori delle tecnologie: il motore a vapore e quello a scoppio, ad esempio, rappresentano due paradigmi differenti. La traiettoria invece è la forma del percorso di sviluppo della tecnologia, dalla fase di introduzione a quella di maturità e di declino. In contrasto con la tesi schumpeteriana della discontinuità del progresso tecnico si pone un’altra scuola, più attenta agli elementi di continuità del cambiamento tecnologico. Molti aspetti di questo modo di vedere risalgono a Marx (1977), che sottolineò quelli evolutivi della progettazione delle macchine. Marx inoltre mise in rilievo le forze sociali che operano sul progresso tecnico e minimizzò il ruolo dei singoli individui. La concezione del progresso tecnico come fenomeno evolutivo continuo si deve in particolare ad Abbot P. Usher (1954). Egli richiama l’attenzione non soltanto sugli elementi di continuità, ma anche sul significato dei cambiamenti di piccola entità. Inoltre, anche qui in contrasto con Schumpeter, che si occupa principalmente delle conseguenze delle invenzioni e non delle loro origini, Usher dedica parecchia attenzione ad analizzare la natura del progresso inventivo e le forze che lo muovono a livello tecnico specifico. Anche Gilfillan (1935) sottolinea il carattere graduale e frammentario del progresso tecnico, che prende avvio da piccoli miglioramenti basati sull’esperienza e gradualmente incorpora una serie di componenti perfezionate o di materiali sviluppati in altre industrie. La sua analisi dell’evoluzione dei motori marini, ad esempio, descrive un lento processo di diffusione delle innovazioni, che va dalla crescente resistenza e capacità delle caldaie di sopportare la pressione, al maggiore uso di acciaio – via via che i suoi costi si riducono -, all’adozione di lubrificanti derivati dal petrolio. Anche Louis Hunter, in una rassegna della storia delle tecnologie adottate nella navigazione a vapore in America (1995), pone l’accento sugli innumerevoli miglioramenti e adattamenti minori, realizzati da un’anonima schiera di artigiani, di capiofficina e meccanici. Nella stessa direzione va il contributo di Albert Fishlow (1966) sulla produttività e il progresso tecnico del sistema ferroviario americano fra il 1840 e il 1910. Egli mostra come la crescita della produttività fosse molto elevata e come, in questo periodo, si avessero innovazioni importanti, come i freni ad aria, i ganci e i sistemi di segnalazione automatici. Nonostante ciò Fishlow riscontra come il maggior contributo alla riduzione dei costi provenisse da una serie di miglioramenti nella progettazione delle locomotive e dei carri merci che non includeva nessuna invenzione chiaramente distinguibile o degna di particolare nota’ (pag 290-292) [Renato Giannetti, ‘Tecnologia e sviluppo economico’]”,”ECOI-380″ “TONINELLI Pier Angelo”,”La Edison. Contabilità e bilanci di una grande impresa elettrica (1884-1916).”,”Pier Angelo Toninelli è ricercatore all’Università di Milano e segretario scientifico della Fondazione ASSI. Si è occupato principalmente di problemi dello sviluppo economico e di storia d’impresa. “”Il concetto di «durata utile» di un impianto non si esaurisce, tuttavia, in quello di vita media, dato che quest’ultimo non tiene necessariamente conto delle differenze che possono esistere tra «vita tecnica» e «vita economica» dell’impianto stesso, cioè della sua obsolescenza, complicando quindi ulteriormente la determinazione di un adeguato tempo di ammortamento. Questa problematica, specificamente rivolta alle imprese elettriche, viene affrontata in tutte le sue implicazioni da Luigi Guatri in un saggio del 1961 (107). Dall’insieme delle sue argomentazioni, confortate anche dall’evidenza empirica, risulta che nelle aziende elettriche opera un complesso di circostanze che determina notevoli motivi di obsolescenza, che non sono in grado comunque di produrre «tumultuosi sconvolgimenti tecnici e di mercato». Egli conclude che «uno scarto dell’ordine del 15-20% tra vita economica e vita tecnica delle immobilizzazioni dovrebbe considerarsi non lontano dalla realtà». A conclusione analoghe era giunto d’altronde anche il D’Alessandro, quando sosteneva che nelle imprese elettriche «i progressi della tecnica non costituiscono, isolatamente considerati, motivo di obsolescenza». Perché ciò avvenga, occorre «che essi vengano adottati da imprese concorrenti, e l’ipotesi è praticamente molto lontana dalla realtà, per le particolari condizioni nelle quali si svolge la gestione delle aziende considerate» (109)”” [(107) L. Guatri, ‘Ammortamenti ed oneri finanziari nelle aziende elettriche’, Milano, 1961, spec. pp. 7-47; (108) Ibidem, p. 45. Il Guatri riporta a conferma di ciò i dati forniti dalla ‘British Electricy Authority’ sulla durata media dei vari tipi di impianti elettrici (…); (109) Cfr. L. D’Alessandro, Studi sulla gestione delle imprese elettriche’, Roma, 1953, pp. 72-73]”,”ECOG-111″ “TONINI V.”,”Che cosa ha ‘veramente’ detto Lenin.”,”Libro di GB e PS In appendice appello di Lenin all’insurrezione ‘Lettera ai membri del CC’ scritto la sera del 24 ottobre 1917 (6 novembre del nuovo calendario) “”Compagni! Scrivo queste righe la sera del 24 mentre la situazione è estremamente critica. E’ più chiaro della luce del giorno che ogni temporeggiamento nell’insurrezione, oggi, significa veramente la morte. Con tutte le mie energie mi sforzo di convincere i compagni che tutto è oggi sospeso a un filo, che le questioni all’ordine del giorno non possono essere decise né da conferenze, né da congressi (neppure dal Congresso dei Soviet), ma possono essere decise solo dai popoli, dalle masse, dalla lotta delle masse armate. (…) Chi deve prendere il potere? Questo non ha importanza, in questo momento: ‘lo prenda il Comitato rivoluzionario militare’ o “”qualsiasi altro organo””, il quale dichiarerà di voler consegnare il potere solo a veri rappresentanti degli interessi del popolo, degli interessi dell’esercito (proposta immediata di pace), degli interessi dei contadini (la terra deve essere immediatamente presa, la proprietà privata abolita), degli interessi degli affamati. (…) La storia non perdonerebbe il temporeggiamento ai rivoluzionari che possono vincere oggi (e vinceranno certamente oggi), ma rischierebbero di perdere molto, di perdere tutto domani. Prendendo il potere oggi, non lo prendiamo contro i Soviet, ma per i Soviet. La presa del potere sarà opera dell’insurrezione; lo scopo politico lo si preciserà dopo. (…) La storia di tutte le rivoluzioni l’ha provato, e i rivoluzionari che si lasciassero sfuggire il momento, pur sapendo che la ‘salvezza della rivoluzione’, la proposta di pace, la salvezza di Pietrogrado, il mezzo per vincere la carestia, il passaggio della terra ai contadini dipendono da loro, commetterebbero il più grande delitto. Il governo esita. Bisogna ‘finirlo’, a ogni costo! Ogni temporeggiamento nell’azione equivale alla morte”” (pag 185-186)”,”LENS-235″ “TONINI Giorgio”,”La ricerca e la coscienza. La procreazione assistita tra legge e referendum.”,”Giorgio Tonini è nato a Roma nel 1959, è sposato ed ha sette figli. Laureato in filosofia, è giornalista professionista e collabora abitualmente col Riformista. Senatore dell’Ulivo, eletto a Pistoia, è capogruppo del Ds in commissione esteri. É stato presidente nazionale della Fuci e coordinatore politico dei Cristiano sociali.”,”ITAS-060-FL” “TONIOLO Gianni CONTE Leandro PILUSO Giandomenico”,”Storia del Banco di Sardegna. Credito, istituzioni, sviluppo dal XVIII al XX secolo.”,”Indice. – Premessa. Credito, istituzioni, sviluppo: il caso della Sardegna di Gianni Toniolo: I. Credito, istituzioni, sviluppo; II. Arretratezza e sviluppo in Sardegna; III. Uno strumento di sviluppo: i Monti frumentari; IV. Un fallimento del mercato; V. Credito pubblico e istituzioni comunitarie; VI. Il Banco di Sardegna: da strumento di sviluppo a grande istituto di credito; VII. Verso la «normalità». – Dai Monti frumentari al Banco di Sardegna di Leandro Conte: Introduzione; I. Dalla difesa della semente al credito agrario; II. Banche locali, risparmio, crisi finanziaria; III. Casse ademprivili, leggi speciali, Casse provinciali; IV. Istituto regionale di credito agrario, bonifica integrale e ammassi; V. L’istituzione del Banco di Sardegna. – Il Banco di Sardegna (1953-1994) di Giandomenico Piluso: I. La costituzione del Banco di Sardegna (1953-1959); II. Da istituto di credito speciale a istituto di diritto pubblico (1960-1969); III. Un decennio difficile: crisi”,”E1-BAIT-022″ “TONIOLO Gianni OSTUNI Maria Rosaria a cura”,”Atti e documenti della BNL. Volume II. La crescita di una Banca di Stato durante la grande crisi,1929-1936.”,”Negli anni 1930 – 1936 si forma e si consolida l’identità della Bnl come Banca di Stato. Nel contesto della “”grande depressione”” e delle crisi bancarie che mettono in ginocchio le grandi e piccole banche private, la Bnl espande le proprie operazioni, accrece il capitale, si afferma come importante istituto di deposito. Il saggio di Gianni Toniolo, i documenti raccolti da Maria Rosaria Ostuni e la nota, con i principali dati di bilancio, curata dal servizio studi e relazioni esterne della Bnl, mostrano alcuni aspetti di particolare significato storico: lo stabilirsi di legami sempre più stretti con il governo e con le organizzazioni parastatali; l’elaborazione di una ideologia del ruolo del credito pubblico nell’ Italia fascista; l’attuazione di una politica di espansione prudente, secondo i più ortodossi canoni della banca di “”credito ordinario””; l’attenzione all’adeguatezza dei coefficienti di liquidità; l’utilizzo dei “”salvataggi”” affidati alla Banca dai pubblici poteri per radicarsi in sempre nuove aree del potere; la capacità di trarre vantaggi dalla”,”E1-BAIT-023″ “TONIOLO Gianni”,”Cent’ anni, 1894-1994. La Banca Commerciale e l’ economia italiana.”,”””Il carattere internazionale impresso dai fondatori resta un tratto distintivo della Banca Commerciale. La presenza in Europa continua ad essere strategica anche quando, dopo il 1992, si profila un momentaneo allontanarsi dei più ambiziosi obiettivi unitari.”” (pag 117)”,”ECOG-012″ “TONIOLO Gianni a cura; CONTE Leandro PILUSO Giandomenico TONIOLO Gianni”,”Storia del Banco di Sardegna. Credito, istituzioni, sviluppo dal XVIII al XX secolo.”,”Indice. – Premessa. Credito, istituzioni, sviluppo: il caso della Sardegna di Gianni Toniolo: I. Credito, istituzioni, sviluppo; II. Arretratezza e sviluppo in Sardegna; III. Uno strumento di sviluppo: i Monti frumentari; IV. Un fallimento del mercato; V. Credito pubblico e istituzioni comunitarie; VI. Il Banco di Sardegna: da strumento di sviluppo a grande istituto di credito; VII. Verso la «normalità». – Dai Monti frumentari al Banco di Sardegna di Leandro Conte: Introduzione; I. Dalla difesa della semente al credito agrario; II. Banche locali, risparmio, crisi finanziaria; III. Casse ademprivili, leggi speciali, Casse provinciali; IV. Istituto regionale di credito agrario, bonifica integrale e ammassi; V. L’istituzione del Banco di Sardegna. – Il Banco di Sardegna (1953-1994) di Giandomenico Piluso: I. La costituzione del Banco di Sardegna (1953-1959); II. Da istituto di credito speciale a istituto di diritto pubblico (1960-1969); III. Un decennio difficile: crisi”,”ITAE-286″ “TONIOLO Gianni”,”L’economia dell’Italia fascista.”,”TONIOLO Gianni è nato a Reggio Emilia (1942) e insegna storia contemporanea a Ca’ Foscari. Contiene il capitolo: ‘La grande crisi’ paragrafi: Sulle origini della crisi in Italia , Una depressione relativamente modesta?, La forbice produzione-redditi in agricoltura, Produzione, produttività e valore aggiunto nell’industria, Politica industriale e aumento del dualismo intersettoriale, Tendenze del commercio con l’estero, Sopravvalutazione della lira e primi esperimenti nel controllo dei cambi, La politica monetaria e di bilancio “”(…) si può, dunque, solo notare che dal 1926 al 1932 la disoccupazione decuplicò fino a raggiungere un totale del 15% circa della forza-lavoro dei settori considerati (e si tratta, con ogni probabilità, di una sottostima del fenomeno). In conclusione, il problema della “”gravità”” della crisi italiana può essere sintetizzato dicendo che il reddito nazionale venne sostenuto – se si fa riferimento al 1932 – dall’evento favorevole di una buona annata agricola, dall’incremento – per taluni aspetti paradossale – della produzione di energia elettrica e da un settore dei servizi che, a parte trasporti e comunicazioni, fornì probabilmente in quell’anno un prodotto netto in termini reali superiore a quello del 1929 (Tab. 4.2). In particolare, la pubblica amministrazione agì da “”settore spugna”” per la disoccupazione della piccola borghesia, soprattutto meridionale (26). L’industria manifatturiera presentò invece i connotati di una crisi molto seria, paragonabile a quella dei paesi europei più colpiti, con pesanti effetti sui livelli di occupazione: fu questo il settore che subì maggiori trasformazioni per effetto della depressione (…)”” (pag 146) (26) S. Cassese, Questione amministrativa e questione meridionale nell’età del fascismo: problemi di lungo e di breve periodo’, relazione al Convegno ‘Mezzogiorno e fascismo’, Mimeo, Napoli, 1975″,”ITAE-322″ “TONIOLO Gianni a cura, con la collaborazione di Alfredo GIGLIOBIANCO dell’Ufficio RIcerche Storiche della Banca d’Italia”,”La Banca d’Italia e l’economia di guerra, 1914-1919.”,”Collana storica della Banca d’Italia, Comitato di coordinamento: Paolo BAFFI Guido CARLI Carlo Azeglio CIAMPI Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Antonio FINOCCHIARO Giorgio SANGIORGIO, consulente scientifico per la serie documenti Carlo M. CIPOLLA La Banca e Caporetto “”Nel momento di massima incertezza dopo lo sfondamento austriaco oltre l’Isonzo, quando non era ancora chiara l’esatta dinamica degli avvenimenti né se la nuova linea difensiva si sarebbe attestata al Tagliamento, al Piave o addirittura all’Adige (135), Stringher scrisse una singolare lettera ai responsabili delle filiali (doc. 13). L’interesse del documento non consiste nel fatto che il direttore generale sentisse il dovere di indirizzare ai dipendenti un appello di carattere patriottico quanto nell’esplicitazione della consapevolezza che con la guerra la Banca era diventata il “”grande centro della vita economica e finanziaria del paese””. Secondo Stringher, tale posizione era accompagnata da un “”prestigio morale”” che, nelle tragiche circostanze del momento, andava speso per ottenere da istituti di credito e imprese comportamenti caratterizzati da “”un tono di serenità, di calma, di fermezza””. La ritirata delle truppe italiane verso il Piave fu accompagnata da un movimento tanto importante quanto caotico di popolazioni civili. Anche molti istituti di credito locali decisero di abbandonare i territori che stavano per essere occupati dal nemico ponendo, oltre a vari problemi di ordine tecnico, quello stesso di garantirne la sopravvivenza in condizioni di sradicamento dalla propria clientela. Anche in questa circostanza, la Banca si attenne a una linea di condotta volta a evitare un importante riassetto del sistema creditizio sotto la spinta di circostanze eccezionali che si speravano transitorie. Essa si adoperò quindi per garantire condizioni di sopravvivenza alle banche definite “”trasmigrate”” nel linguaggio burocratico ufficiale. Queste istituzioni – si legge nella relazione del maggio 1918 – “”non debbono esaurirsi per mancanza di vitalità. E nemmeno debbono scomparire per effetto di assorbimenti e concentrazioni che altererebbero il carattere e la forma propria del credito in quelle e in molte latre provincie (136)”” (135) La Banca aveva predisposto ogni cosa per evacuare le filiali di Venezia e di Padova in seguito al “”suggerimento del ministro della Guerra di alleggerire le Filiali che si trovavano al di là dell’Adige”” (ASBI, Verbali del Consiglio superiore, tornata del 19.11.1917, p. 491); (136) B.I., Adunanza per il 1917, p. 45 (pag 53-54)”,”ITAE-323″ “TONIOLO Gianni”,”Storia economica dell’Italia liberale, 1850-1918.”,”Gianni Toniolo, insegna Politica economica all’Università Ca’ Foscari di Venezia. E’ Associate Fellow del St. Antony’s College, Oxford (1988). Ha curato con Pierluici Ciocca, ‘L’economia italiana nel periodo fascista’ (1976) Prima guerra mondiale: Contiene il capitolo: ‘L’economia di guerra (pag 199-214). Paragrafi: Guerra e sviluppo economico moderno – Il problema economico della guerra – La produzione – L’organizzazione della produzione – Il finanziamento della guerra – Prezzi, cambio e bilancia dei pagamenti – “”Per quanto riguarda specificamente le cause economiche della prima guerra mondiale, non è possibile qui riassumere la vasta letteratura in argomento. In linea generale, è stato ricordato come lo sviluppo particolarmente rapido che caratterizza le economie europee e nordamericane nel ventennio precedente il conflitto rimanga assai concentrato territorialmente. Si allargano pertanto molti degli squilibri esistenti. Al tempo stesso si produce un’internazionalizzazione dei mercati dei beni e dei fattori della produzione di dimensioni sino ad allora sconosciute, che rende, o fa sembrare strategicamente importante il controllo di quote dei mercati medesimi. La guerra appare agli osservatori contemporanei (1) e agli storici come inquadrabile nel processo di sviluppo economico europeo del XIX secolo se solo si consideri l’incontrastato primato industriale e commerciale inglese, dinanzi agli occhi di tutti all’Esposizione Universale di Parigi del 1850, e il rapido crescere, dopo quella data e, soprattutto, dopo il 1871 della sfida produttiva e tecnologica tedesca. A torto o a ragione la situazione viene vista da entrambe le parti in termini di sfida. L’Inghilterra si sente minacciata nei mercati di esportazione soprattutto europei e medio orientali. La Germania soffre della crescente sproporzione tra il proprio sviluppo interno e la propria presenza internazionale non tanto nel settore manifatturiero, in taluni comparti del quale si avvia a un primato tecnologico, quanto sui mercati delle materie prime agricole e industriali la cui domanda interna aumenta rapidamente anche grazie a una forte spinta demografica. Il divaricarsi di queste esigenze costituisce, secondo un’opinione prevalente, il nocciolo delle cause economiche della prima guerra mondiale. [Il problema economico della guerra] La guerra pone al sistema economico problemi di carattere allocativo e distributivo di proporzioni mai prima sperimentate. Non si può, infatti, contare se non in misura assai limitata di ottenere le risorse necessarie attraverso una crescita del prodotto interno lorod. Ciò sia a causa della quantità di beni e servizi necessari allo sforzo bellico sia perché quest’ultimo rende assai difficile l’aumento del reddito potenziale attraverso una crescita dei fattori della produzione: una quota non irrilevante della forza lavoro, deve, infatti, essere sottratta alla produzione per formare l’esercito e le stesse imprese che producono beni capitali devono, in parte, essere convertite alle lavorazioni di materiali di “”consumo”” bellico. Così, ricorda assai lucidamente Einaudi, “”il flusso di ricchezza destinato alla condotta della guerra non doveva immaginarsi fosse altro dal flusso annuo del reddito nazionale”” e, pertanto, “”il problema economico della condotta della guerra stava tutto nel mutare il rapporto tra beni pubblici e beni privati nella ripartizione del flusso del reddito sociale”” (2). Come si vedrà meglio sotto, questo trasferimento di risorse si dimostra, contro le previsioni tanto degli uomini politici quanto degli stati maggiori e degli economisti, di dimensioni colossali e deve, per di più, venire attuato in un arco di tempo assai limitato. Le spese effettive dello stato che nei vent’anni precedenti la guerra si situano tra il 10 e il 15 per cento del reddito nazionale lordo, conuna tendenza in diminuzione durante il primo decennio del secolo, salgono al 59 per cento nel 1918. (3)”” (pag 201-202) [(1) Si veda, ad esempio, J.M. Keynes, The Economic Consequences of the Peace, London, Macmillan, 1919, p. 10; (2) L. Einaudi, ‘La condotta economica e gli effetti sociali della guerra italiana’, Bari, Laterza, 1933; (3) G. Fuà (a cura di), Lo sviluppo economico in Italia, cit, vol. III, p. 443]”,”ITAE-326″ “TONIOLO Gianni a cura, saggi di SARACENO Pasquale ABRATE Mario MORTARA Alberto CASTRONOVO Valerio PELAJA Margherita RISPOLI Maurizio SARTORI Cesare VOLPATO Giuseppe BIANCHI Tancredi BIFFIS Paolo MATTEI GENTILI Matteo MALAGODI Giovanni CAFFÉ Federico BANO Danilo COSTA Giovanni FACCIPIERI Sergio RULLANI Enzo”,”Industria e banca nella grande crisi 1929-1934.”,”Contributi presentati al Convegno sul tema: ‘Industria, banche, e accumulazione in Italia durante la grande depressione’ organizzato dalla Facoltà di economia e commercio di Ca’ Foscari e tenutosi a Venezia nei giorni 15 e 16 aprile 1977. Non sono gli atti del Convegno perché qui vengono esclusi gli interventi. Tabelle 5 e 6: Alcuni indicatori dell’economia industriale mondiale (URSS, USA, Germania) (1929-1937) (pag 127) Saggio di Alberto Mortara: ‘Osservazioni sulla politica dei “”tagli salariali”” nel decennio 1927-1936″” (pag 65-71) Peggioramento delle condizioni di vita e salariali dei lavoratori. “”I provvedimenti sopra ricordati portano a concludere che, nei sette anni che vanno dal 1927 al 1934, i minimi contrattuali dei lavoratori del commercio, cioè di quelli presi in considerazione, e le paghe nette che ad essi si riferivano, sono stati decurtati in misura che va dal 18 per cento al 30 per cento a seconda dell’ammontare della retribuzione; ciò facendo astrazione dalle riduzioni accettate nelle nuove stipulazioni contrattuali per l’intransigenza dei datori di lavoro. In realtà, le paghe di fatto hanno subito una flessione ancora maggiore di quella che può denunciare il confronto tra i minimi contrattuali. E’ infatti assodato che i minimi fissati dai contratti collettivi di lavoro, nel periodo che va dalle prime stipulazioni fino al 1931, rappresentavano effettivamente il limite più basso a cui la categoria fosse retribuita e si riferivano alle aziende più modeste e al periodo iniziale delle prestazioni. Nella grande maggioranza delle aziende, la paga era superiore al minimo ed era beneficamente influenzata dagli aumenti che il datore di lavoro era solito concedere periodicamente al proprio personale in relazione all’anzianità. Negli anni successivi, tali aumenti periodici sono del tutto scomparsi, mentre lo stesso livello delle paghe in atto veniva sfavorevolmente influenzato dalla grande quantità di personale disponibile sul mercato, onde tutte le retribuzioni si sono a poco a poco adeguate ai livelli minimi contrattuali. Nelle nuove assunzioni, il lavoratore licenziato da un’azienda veniva riassunto al minimo di paga, come se iniziasse allora la carriera. (…). La pressione che si è verificata sui salari derivava evidentemente da tre fenomeni: la disoccupazione, che non risultava complessivamente aggravata nel periodo 1933-1935, ma colpiva in particolare certe categorie; la concorrenza femminile e minorile, che la crisi economica provocava spingendo anche le categorie impiegatizie a estendere la ricerca di occupazione per i componenti della famiglia onde arrotondare il reddito familiare complessivo; il declassamento delle qualifiche, che è fenomeno conseguente agli altri due, per la tendenza che avevano le aziende ad assumere il personale specializzato con la qualifica inferiore (in realtà poi, questo personale capace svolgeva nell’interno dell’azienda le stesse mansioni della qualifica superiore, col solo svantaggio della paga più bassa)”” (pag 67-68)”,”ITAE-337″ “TONIOLO Gianni, documenti a cura di Maria Rosaria OSTUNI”,”La crescita di una Banca di Stato durante la grande crisi, 1929-1936. L’affermazione della Banca nazionale del lavoro durante la grande crisi (Toniolo) – Atti e documenti: 1929-1936 (Ostuni).”,”””La Banca assunse anche la tesoreria del Partito nazionale fascista. Questo rapporto diede origini a un curioso episodio che vide il segretario amministrativo del partito stesso lamentarsi con Osio perché – malgrado «i rapporti fra il Partito e la Banca nazionale del lavoro [dovessero] considerarsi di una particolare cordialità» (18) – le condizioni proposte erano addirittura meno favorevoli di quelle praticate da altre banche. Se alla fine la Banca accettò le condizioni poste dal partito – tasso non inferiore al 5,5% su tutti i depositi – le ragioni di questo piccolo braccio di ferro non appaiono del tutto chiare. Si trattò da parte di Osio di errore di calcolo? Di eccessiva baldanza? Di semplice prudenza gestionale? Da questi e da altri monopoli legali o di fatto la Banca nazionale del lavoro non traeva che modesti vantaggi diretti, soprattutto nella fase iniziale quando mancavano, in parte, le economie di scala (19). A volte tali rapporti si traducevano addirittura in una perdita. I costi di gestione dei vari servizi erano elevati, in ragione della modesta entità unitaria delle operazioni. Nel Mezzogiorno, scarsamente coperto dai propri sportelli, la Banca doveva affidarsi ai due istituti meridionali, con un notevole aggravio di costi. Le giacenze medie dei singoli clienti erano modeste. Il beneficio indiretto era, tuttavia, considerevole. Avvicinando gli iscritti alle singole associazioni la Banca poteva proporre rapporti di conto corrente e, più in generale, offrire l’insieme dei propri servizi. L”imprimatur’ delle associazioni medesime e dello stesso regime, davano alla Banca nazionale del lavoro una certificazione di sicurezza e affidabilità in un momento in cui parte considerevole del sistema bancario aveva perso tali attributi”” (pag 18-19) [G. Toniolo] [(18) Lettera di Giovanni Marinelli, segretario amministrativo del PNF a Osio, 3 febbraio 1933; (19) Osio stesso riconosceva l’esistenza di tali economie quando affermava che alla Banca era spesso «poco gravoso dare la necessaria estensione alla propria organizzazione per l’allargamento dei servizi stessi a quelle poche associazioni che ancora non vi fanno totalmente capo» (Promemoria di Osio a Mussolini, 29 novembre 1933)]”,”ECOG-008-FP” “TONIOLO Gianni a cura, con la collaborazione di Alfredo GIGLIOBIANCO”,”La Banca d’Italia e l’economia di guerra, 1914-1919.”,”Gianni Toniolo a cura, con la collaborazione di Alfredo Gigliobianco dell’Ufficio Ricerche Storiche della Banca d’Italia presentazione di Carlo Azeglio CIAMPI prefazione di Carlo M. CIPOLLA abbreviazioni; introduzione di G. TONIOLO (pag 3-67); note appendice: ‘Nota sulla circolazione’, tabelle grafici documenti avvertenze, lettere e altro; cronologia, Ministri responsabili dei dicasteri economici, Consiglio superiore e direzione della Banca d’Italia, Biografie dei personaggi citati, Opere citate (bibliografia), indice cronologico e sintesi dei documenti indice nomi indice enti e istituzioni, indice analitico (argomenti); Collana storica della Banca d’Italia – Documenti, Comitato di coordinamento: Paolo BAFFI Guido CARLI Carlo Azeglio CIAMPI Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Antonio FINOCCHIARO Giorgio SANGIORGIO, consulente scientifico per la serie documenti Carlo M. CIPOLLA; Serie Documento volume V “”«La guerra del 1914-18 – scrive Sayers – segna l’inizio della trasformazione della Bank of England da banca di carattere pubblico (…) a banca centrale, riconosciuta come tale dal Macmillan Report del 1929-31» (1). Si può dire che la guerra rappresenti un’analoga cesura nella storia della Banca d’Italia, anch’essa pienamente officiata al ruolo di banca centrale tra la fine degli anni Venti e la legge del 1936?”” (1) R.S. Sayers, ‘The Bank of England, 1891-1944’, Cambridge University Press, Cambridge, 1976, vol. I, p. 66″,”ITAE-036-FP” “TONIZZI Maria Elisabetta”,”Merci, strutture e lavoro nel porto di Genova tra ‘800 e ‘900.”,”TONIZZI Maria Elisabetta è ricercatrice di storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Genova. “”I primi segni di resistenza delle maestranze portuali all’uso delle nuove tecnologie si hanno così soltanto all’inizio del 1914, quando si verifica un’astensione del lavoro degli scaricatori, che svolgono le operazioni a bordo e reclamano il diritto ad ottenere l’esclusività delle operazioni compiute con gli elevatori elettrici, e dei facchini, addetti al lavoro a terra, che avanzano eguali rivendicazioni. Il contrasto, che secondo Pietro Chiesa è da interpretarsi come uno degli esiti dei dissidi che nel 1909 sono sfociati, come già notato, nello scioglimento della cooperativa dei carboni, paralizza per breve tempo l’attività ed innesca anche una polemica tra il ‘Lavoro’, quotidiano riformista schierato con la Camera del Lavoro a difesa degli scaricatori e l’Avanti!, diretto dai massimalisti, che sostiene le ragioni dei facchini. Il Consorzio finisce per accogliere le istanze degli scaricatori, pur accordando ai facchini la corresponsione di un’indennità di disoccupazione”” (pag 157)”,”LIGU-091″ “TONIZZI Maria Elisabetta BATTIFORA Paolo a cura; saggi di Guido LEVI Franco GIMELLI Maurizio FIORILLO Giovanni B. VARNIER Irene GUERRINI e Marco PLUVIANO Chiara DOGLIOTTI Paolo BATTIFORA”,”Genova, 1943-1945. Occupazione tedesca, fascismo repubblicano, Resistenza.”,”M. Elisabetta Tonizzi, direttore scientifico dell’ Ilsrec. Insegna Storia contemporanea nel Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Genova. E’ membro della redazione di “”Italia contemporanea””. Paolo Battifora docente di storia e filosofia, coordinatore scientifico dell’Ilsrec. Citato Simonelli nell’indice dei nomi”,”ITAR-318″ “TONIZZI Maria Elisabetta”,”Le grandi correnti migratorie del Novecento.”,”M. Elisabetta Tonizzi è ricercatrice di Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze politiche dell’Universitù di Genova dove insegna Storia dei movimenti e dei partiti politici. (1999) Capitolo III: Un caso di migrazione forzata: la Germania nazista e le deportazioni di massa. Lavoratori forzati nel Terzo Reich, 1938-1944; Gli ebrei europei sotto il nazismo: dall’emigrazione alla soluzione finale; Gli esodi di massa causati dalla seconda guerra mondiale (pag 55-75) “”Nell’estate del 1938 gli accordi per la fornitura alla Germania di manodopera italiana vengono formalizzati, cosicché, tra il 1938 e il 1940, si trasferiscoo nel Reich oltre 100 mila lavoratori agricoli e più di 65 mila lavoratori edili ed operai industriali. Per quanto non si tratti ancora di trasferimenti coatti, questo flusso, in quanto stabilito e coordinato dai due Stati alleati, che, tra l’altro, lo incentivano mobilitando a tal fine i propri apparati di propaganda, non può essere assimilato all’emigrazione spontanea verso le Americhe e l’Europa che si è verificata nei primi due decenni del secolo. Il 10 giugno del 1940 Mussolini, dopo alcuni mesi di ‘non belligeranza’, entra in guerra a fianco della Germania; l’Italia, come ben noto, si rivela un alleato che colleziona pesanti sconfitte. Inoltre, data l’insufficiente dotazione di armamenti, è costretta a richiedere alla Germania continui rifornimenti di materie prime e di equipaggiamenti bellici. L’unico modo che i tedeschi hanno di compensare questi svantaggi è sfruttare ancora più a fondo le risorse italiane in termini di disponibilità di forza lavoro per coprire il fabbisogno di manodopera del proprio apparato produttivo che, dal luglio del 1940, riceve ulteriori impulsi espansivi dalla preparazione dell’attacco all’Unione Sovietica, previsto per il giugno dell’anno seguente. Le autorità del Reich si incontrano quindi, all’inizio del 1941, con quelle fasciste per concordare un incremento dell’invio di maestranze italiane in Germania. L’Italia, che si trova in una posizione di grave inferiorità, non può che accettare la proposta degli alleati e, nel 1941, fornisce un contingente di oltre 228 mila lavoratori, di cui circa 174 mila vengono destinati alle attività di trasformazione industriale e i restanti al settore agricolo, all’edilizia e ai servizi. L’anno successivo ne vengono messi a disposizione altri 80 mila. In totale, tra il 1938 e il 1942, gli italiani inviati a lavorare in Germania sono quasi 500 mila e rappresentano il secondo gruppo nazionale dopo i polacchi, di lavoratori stranieri ‘liberi’. (…) La situazione precipita nel secondo semestre del 1943: la caduta del fascismo, avvenuta il 25 luglio e l’armistizio dell’8 settembre, cui segue l’occupazione della penisola da parte delle truppe naziste e la costituzione della Repubblica di Salò guidata da Mussolini, comportano infatti il blocco totale delle partenze dalla Germania. All’inizio del settembre 1943 si trovano ancora sul suolo del Reich oltre 100 mila connazionali i quali, venuti meno i privilegi che la posizione di cittadini di un paese alleato comportava, vedono il loro ‘status’ di lavoratori ‘liberi’ mutarsi in quello di lavoratori forzati. Inoltre l’occupazione tedesca del territorio italiano fa sì che il reclutamento della manodopera non si svolga più sulla base delle garanzie assicurate in precedenza dai negoziati bilaterali tra le autorità fasciste e i nazisti. In sostanza, la popolazione e le risorse italiane, dopo l’8 settembre del 1943, vengono considerate dai tedeschi come prede di guerra. I primi a rimanere tragicamente coinvolti negli eventi successivi alla svolta determinata dall’armistizio sono naturalmente i soldati delle forze armate italiane. Questi, considerati dagli ex alleati tedeschi come nemici, vengono catturati nelle varie zone di operazioni belliche (l’Italia, la Francia meridionale, i Balcani, la Grecia e le isole dell’Egeo) e successivamente deportati. All’inizio del 1944 si trovano quindi sul suolo tedesco o nelle aree dell’Est europeo occupate dai nazisti circa 500 mila Internati Militari Italiani (IMI), qualifica giuridica che li sottrae al controllo e alla tutala della Croce Rossa e ne rende possibile l’impiego nell’industria degli armamenti, interdetto dalla Convenzione di Ginevra. La ‘Convenzione internazionale sul trattamento dei prigionieri di guerra’, firmata a Ginevra il 27 luglio del 1929, insieme alla Convenzione dell’Aja del 1899, entrambe ratificate anche dalla Germania, fissavano infatti rigorosamente le norme di comportamento che gli Stati belligeranti dovevano tenere nei confronti dei prigionieri di guerra. L’esclusione dei prigionieri di guerra italiani dalla salvaguardia delle norme internazionali ha come consegueza l’utilizzo indiscriminato di questi come forza lavoro a servizio del Reich: nel 1944 il 91% di essi risulta impiegato nel settore industriale tedesco, in particolare nei comparti di interesse bellico come quello chimico e metalmeccanico, e il 6% in agricoltura: Non godere dell’assistenza della Croce Rossa internazionale significa inoltre la privazione di razioni alimentari adeguate a garantire il sostentamento fisico degli individui, quali appunto i prigionieri italiani, addetti ad occupazioni pesanti. La fame endemica, associata alle scarse attitudini degli IMI per il lavoro in fabbrica, comporta naturalmente un drastico abbassamento della produttività di questi, che viene paradossalmente punita dalle autorità tedesche con ulteriori riduzioni delle già scarse razioni. Nell’estate del 1944, dopo che la stragrande maggioranza degli IMI aveva rifiutato l’offerta del rimpatrio in cambio dell’arruolamento nelle truppe della Repubblica Sociale, lo ‘status’ dei prigionieri di guerra italiani viene, per espresso volere di Mussolini, coattivamente assimilato a quello dei lavoratori civili”” (pag 56-59) Sull’emigrazione forzata di lavoratori italiani nella Germania nazista si vedano anche le opere citante nella bibliografia ragionata (Riferimenti bibliografici) a pag 166.”,”CONx-276″ “TONIZZI Maria Elisabetta; VARNIER Giovanni Battista; SISSA Giovanna; GIMELLI Franco e Alessio PARISI; DOGLIOTTI Chiara; PETTINAROLI Roberto”,”I protagonisti della Resistenza italiana. Giacomo Buranello comunista e partigiano. Il pensiero e l’azione di un giovane ribelle (Tonizzi); Tra verità e leggenda: Bisagno “”primo partigiano d’Italia (Varnier); Bolis a Genova. Un intenso periodotra Resistenza e immediato dopoguerra (Sissa); “”I tedeschi sono molto arrabbiati””. Intervista a Eugenio Pallestrini (Gimelli e Parisi); Le parole e la vita di Liana Millu tra resistenza e testimonianza (Dogliotti); Liana Millu: una vita libera e ribelle.”,”‘I Gap furono pertanto il detonatore della Resistenza, quando l’organizzazione politica unitaria dei Comitati di Liberazione nazionale (Cln) e le formazioni partigiane di montagna muoveva stentatamente i primi passi. Composti da manipoli di ridottissima entità numerica, tre-quattro individui ciascuno e per lo più molto giovani (52), misero in atto pratiche di guerriglia urbana: l’uccisione mirata di esponenti, politici e militari, del nazifascismo; attentati dinamitardi nei luoghi pubblici abitualmente frequentati da questi; sabotaggi delle infrastrutture e delle vie di comunicazione; assalti ai depositi di armi per sottrarne l’equipaggiamento. Si trattava dunque di un insieme di atti comunemente definiti di terrorismo, oggi e anche da quanti allora ne furono gli artefici (53). I comunisti affidarono l’organizzazione dei Gap a Buranello, che accettò malvolentieri il compito: data la sua formazione intellettuale avrebbe infatti preferito un lavoro di coordinamento politico (54). Contestualmente, egli si dedicò al reclutamento nei ranghi resistenziali dei giovani universitari. (…) Giacomo era un reclutatore che non faceva sconti, come si legge nelle memorie di un candidato alla cospirazione (…)’ (pag 32) [(52) A Genova vi presero parte in tutto tra i quaranta e i cinquanta effettivi, e altrettanto avvenne nelle altre città industriali del nord Italia. Il calcolo complessivo di 4-5 mila gappisti di M. Giovana, ‘I Gruppi di azione patriottica: caratteri e sviluppi di uno strumento di guerriglia urbana’, a cura di P.P. Poggio, B. Micheletti, ‘La guerra partigiana in Italia e in Europa’, ‘Annali della Fondazione Micheletti’, 2001, 8, pp. 201-216, in particolare p. 212, comprende l’apporto dell’Emilia, unica area in cui il fenomeno assunse un carattere di massa; (53) Sul finire del 1944, il comando generale del Corpo volontari della libertà (Cvl), massimo organismo di coordinamento unitario della Resistenza armata, definì appunto come ‘terrorismo’ il loro operato: G. Rochat (a cura), ‘Atti del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà: giugno 1944 – aprile 1945’, Milano, Franco Angeli, 1972, p. 252. Successivamente tale definizione suscitò accese polemiche da parte degli eredi del movimento, M.E. Tonizzi, ‘I Gap e i gappisti’; cit. pp. 173-175; (54) N. Simonelli, ‘Giacomo Buranello’, cit., p. 74]”,”LIGU-192″ “TONIZZI Maria Elisabetta”,”L’industria dello zucchero. La produzione saccarifera in Italia e in Europa 1800-2000.”,”M. Elisabetta Tonizzi è ricercatrice di Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova dove insegna Storia dei movimenti e dei partiti politici. Ha pubblicato monografie e saggi sul complesso portuale genovese e sulla dinamiche della città di Genova. Effetti della guerra sull’industria dello zucchero in Italia. “”Nel corso della Seconda guerra mondiale, come si ricorderà, l’output saccarifero internazianale decresce di quasi il 40%; in valori assoluti si passa da 30.2 milioin di ton. nel 1939 a 18.2 milioni di ton. nel 1945. Il calo è dovuto soprattutto alla caduta della produzione europea di zucchero di barbabietola, che negli anni indicati diminuisce del 51%, a fronte di una contrazione di circa il 30% del prodotto estratto dalla canna, coltivata in zone dove l’impatto delle operazioni belliche è meno distruttivo, almeno in relazione a quanto avviene nel nostro continente. Analogamente a quanto avviene durante la Grande guerra, la contrazione dell’offerta mondiale di zucchero ha come consueguenza, dopo circa un quindicennio segnato da una continua deflazione, un marcato aumento dei prezzi: tra il 1941 e il 1945 si arriva a quasi tre volte la quotazione media annua del periodo 1935-1939. (…) Una caduta verticale si profila invece nettamente negli ultimi tre anni del conflitto. Tra il 1943-1945 infatti l’oscillazione produttiva è compresa tra 173 mila e 18 mila ton. La causa del tracollo è naturalmente individuabile nell’inasprimento delle operazioni belliche e nell’intensificarsi dei bombardamenti aerei che investono frontalmente la struttura dell’economia agricola e di trasformazione della penisola. L’insufficiente rifornimento di barbabietole dovuto alla diminuzione della superficie coltivata, le enormi difficoltà di trasporto e di approvvigionamento di combustibili, la scarsità di manodopera e le continue interruzioni della lavorazione a causa dei bombardamenti comportano una notevolissima lievitazione dei costi di produzioen e una gravissima diminuzione dei profitti delle imprese”” (pag 141)”,”ITAE-011-FSD” “TONIZZI Elisabetta M.”,”Genova nell’Ottocento. Da Napoleone all’Unità 1805-1861.”,”M. Elisabetta Tonizzi insegna Storia contemporanea nella Scuola di Scienze Sociali dell’Università di Genvoa. E’ membro della redazione della rivista ‘Italia contemporanea’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Cavour e Genova. Economia e politica’ (2011). ‘L’insurrezione di Genova, marzo-aprile 1849’, (pag 151) (Le stime sul bilancio della rivolta sono 200 morti tra i soldati e altrettanti 200 morti tra i civili, p. 154)”,”LIGU-007-FFS” “TONIZZI Maria Elisabetta a cura; saggi di Guido LEVI Paolo BATTIFORA Maurizio FIORILLO Giovanni B. VARNIER Paolo BATTIFORA Guido LEVI M.E. TONIZZI”,”«A wonderful job». Genova aprile 1945: insurrezione e liberazione.”,”M. Elisabetta Tonizzi insegna Storia contemporanea nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova.”,”ITAR-001-FFS” “TONNESSON Kare D.”,”La défaite des Sans-culottes. Mouvement populaire et réaction bourgeoise en l’an III.”,”Il carattere dell’insurrezione popolare dell’anno III Nota manoscritta (in fondo al volume): Albert Soboul recensisce Tonnesson in: RHMC VII (1960), s. 312-317. (…) ed errata corrige su Lacretelle. Babeuf per l’insurrezione popolare e la guerra sociale contro il “”milione dorato”” (pag 144-145)”,”FRAR-420″ “TÖNNIES Ferdinand”,”Karl Marx. His Life and Teachings (Leben und Lehre).”,”TÖNNIES Ferdinand era un noto sociologo tedesco autore di questo libro su Marx (1921) e della sua opera principale ‘Gemeinschaft und Gesellschaft’ (Community and Society) scritto 34 anni prima. LOOMIS ha tradotto anche Gemeinschaft und Gesellschaft’ (Community and Society). “”There was a meeting on September 28, 1864, in St. Martin’s Hall, arranged by members at the English trade unions and the masons’ union. A young Frenchman had been sent to Marx to express the wish that he should send a German worker as speaker to the meeting and that he should partecipate for the German workers. Marx stated that it was a standing rule with him to refuse such invitations. He had in this case, howewer, made an exception because he knew that from the London side, as well as from the Paris side, real “”powers”” were represented. (he had put the word in quotation marks himself and at the same time he remarked that a resurgence of the working class was noticeable.) Hence, Karl Marx attended the meeting “”which was packed to suffocation””. He brought along with him the tailor Eccarius who served as a speaker and who did a very fine job. Marx was also “”present as a mute figure on the platform!””. Both men were elected to be part of the provisional committee; moreover, Marx was elected to the committee which was to formulate the guiding theses.”” (pag 64-65)”,”MADS-422″ “TÖNNIES Ferdinand, a cura di Nicola MARCUCCI”,”La teoria sociale di Spinoza.”,”Ferdinand Tönnies nacque nel 1855 ed è stato autore di numerosi studi di storia della filosofia oltre ad essere stato il curatore degli ‘Elementi di legge naturale e politica’ e del ‘Behemoth’ di Thomas Hobbes. Con Georg Simmel, Werner Sombart e Max Weber, Ferdinand Tönnies è stato uno dei fondatori della sociologia tedesca e ha diretto la “”Società tedesca di sociologia””. Morì nel 1936, tre anni dopo essere stato rimosso dalla carica di docente universitario dal regime nazista. Tra le sue ultime pubblicazioni si ricordano ‘Comunità e società’ (1887), ‘Marx. Vita e opere’ (1921), ‘Critica dell’opinione pubblica’ (1922). Nicola Marcucci, è Maria Curie Fellow presso il laboratorio LIER all’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi e il dipartimento di filosofia della New School for Social Research di New York. E’ autore di diversi lavori dedicati al pensiero morale e politico moderno, alla storia del pensiero sociologico e alla filosofia delle scienze sociali. Tra le sue ultime pubblicazioni si ricorda (con F. Callegaro) la cura e l’introduzione del volume: Emile Durkheim, Lezioni di sociologia. Per una società poltiica giusta’ (2016). Contiene i capitoli: – Hobbes e Spinoza (pag 85-100) – Spinoza e Marx (pag 107-113) “”Anche Karl Marx si è congedato dalla filosofia rimanendo filosofo come chiunque lo sia stato una volta. Da giovane coltivò la sua mente con lo spirito del sistema hegeliano e, da solerte studioso di giurisprudenza, fu condotto dalla critica della filosofia del diritto hegeliana ai problemi dell’economia politica. Sotto l’influenza di Feuerbach egli volle rovesciare la dialettica hegeliana, per scoprire il nocciolo razionale dentro il guscio mistico. Egli riteneva che il metodo dialettico fosse, nella sua essenza, critico e rivoluzionario. Che esso racchiudesse contemporaneamente la comprensione positiva dell’esistente e la comprensione della sua negazione, del suo necessario esaurimento, che comprendesse cioè ciascuna forma divenuta nel flusso del movimento, e dunque in forma transeunte, senza lasciarsi sopraffare da niente. Con queste parole parla un «immenso pensatore», come Engels lo chiamò nell’anno della sua morte. Giustamente Max Adler (1), considerò l’opera principale di Marx, purtroppo rimasta incompiuta, soltanto come un’applicazione della sua prospettiva teoretica fondamentale. A questo proposito è da dimostrare come l’elaborazione di ciò che richiedeva, in prima istanza, il suo punto di vista teoretico, non lo conducesse, a causa della precedente chiarezza interna, a scontrarsi con la realtà. Allo stesso tempo questo punto di vista teoretico fu senz’altro un volere. Egli fu pieno di giudizi di valore. Mancava a Marx l’osservazione geometrica dell’uomo, che Spinoza si era posto come meta. Un incondizionato seguace come Adler individuò nella realizzazione dello spirito e nella spiritualizzazione del reale la particolarità dell’opera marxiana. Secondo questa relazione intellettuale la teoria stessa sarebbe soltanto prassi comprensibile, cioè direttamente pratica e di conseguenza, in applicazione alla vita sociale, politica. In realtà, tutti i grandi libri – i cui autori, come Sombart dice di Marx, diffondono una luce infinita risvegliando una vita infinita – sono, nel senso più elevato, sempre libri partigiani, libri sacri, libri-confessione, arsenali per la lotta dei pensieri. In tali libri, sotto il credo della verità, pensiero e passione si uniscono. Quest’unione è ciò che, nelle grandi svolte della storia, ha agito, trasformando e conservando”” (pag 108-109) [Ferdinand Tönnies, ‘La teoria sociale di Spinoza’, a cura di Nicola Marcucci, Milano, 2016] [(1) M. Adler, ‘Marx als Denker’, Berlin, Vorwärts, 1908, p. 63]”,”TEOS-299″ “TOOKE Thomas NEWMARCH William”,”A History of Prices and of the State of the Circulation from 1792 to 1856. Vols. I and II.”,”Opera citata e apprezzata da Marx. T.E. GREGORY D.Sc. professore di banking and currency in the University of London. Gli effetti della guerra sull’ andamento dei prezzi: consumi in aumento e spesa pubblica. Chi considera il ciclo di alti prezzi durante il periodo 1793 – 1814, periodo pienamente coinvolto dalla guerra, non tenendo conto del fattore tassazione, si spiega il fenomeno con le seguenti cause: 1. Extra-domanda di consumo dovuta allo stato di guerra in generale 2. Extra-domanda di consumo peculiarmente dovuto all’ ultima guerra 3. Monopolio del commercio stabilito dal paese in guerra 4. Stimolo o eccitamento ad incrementare la popolazione; la produzione e il consumo, occasionato dalla profusione di spesa statale governativa durante il periodo. (pag 90) Nota: La fonte sotto riportata parla di Thomas Tooke mentre nella prefazione del libro (pag I) il nome riportato è William Tooke. Poi nel frontespizio si parla di Thomas Tooke. “”William Newmarch was born in Thirsk, Yorkshire, on 28 January, 1820, and was a self-educated man. He began employment as a clerk with a distributor of stamps but then moved to the Yorkshire Fire and Life Office and thence to Messrs. Leathams’ banking house. Following his early marriage, in 1846 he moved to London and worked on the Morning Chronicle as well as in the management of Agra Bank. Here his knowledge of banking and business brought him into contact with the leading economists and businessmen in the City including Thomas Tooke who supported Newmarch’s successful application to become a Fellow of the Statistical Society in 1847. Four years later, in 1851, he became Secretary to the Globe Insurance Company and began work with Tooke on preparing volumes 5 and 6 of the History of Prices. These were published in 1857 and quickly became classics, generally acknowledged as a continuation and development of Tooke’s work rather than a simple collaboration. In 1857 he gave evidence in committee on the Bank Acts and in 1861he received the unusual honour for a businessman of being elected a Fellow of the Royal Society in recognition of his achievements. The following year he became the first manager of Glyn, Mills & Co. bank where he remained until his retirement in 1881 following a stroke. Glynn, Mills & Co. provided banking facilities for more than 200 of the new railway companies as well as handling the important Canadian financial agency and Newmarch became a director of the Grand Trunk Railway Company of Canada. Throughout his career Newmarch was a journalist contributing articles to magazines and newspapers including the Economist, the Statist, and the Times, especially on prices, the gold supply and the movement of money. With the RSS he was Secretary from 1854 to 1861, Editor of the Journal, 1852-1862, Vice-President in 1863, and from 1871 to 1881, as well as President between 1869 and 1871 and a contributor of numerous articles to the Society’s Journal. He was also a member and Secretary of the Political Economy Club, founder of the Adam Smith Club and a prime mover in establishing the Tooke Professorship at King’s College London. He died at Torquay, Devon, on 23 March, 1882, and was commemorated by the establishment of the Society’s Newmarch Memorial Essay and by the Newmarch Professorship of Economic Science at University College London. Publications: The New Supplies of Gold (1853); Pitt’s Financial Operations (1855); A History of Prices and of the State of the Circulation during the Nine Years 1848-56 (1857). (fonte Royal Statistical Society, http://www.aim25.ac.uk/cgi-bin/search2?coll_id=2231&inst_id=12″””,”UKIE-039″ “TOOZE Adam”,”Il prezzo dello sterminio. Ascesa e caduta dell’economia nazista.”,”TOOZE Adam è Senior Lecturer in Storia europea moderna all’Università di Cambridge. “”A differenza di quanto ci è sempre stato insegnato, Adam Tooze cerca di dare una risposta cambiando la prospettiva: se la tragedia vissuta dall’Europa nel XX secolo avesse avuto le sue radici nella debolezza della Germania, anziché nella sua forza? L’attenzione si sposta dunque sull’economia tedesca, oltre che sulla questione razziale e sulla politica. Hitler aveva capito che la povertà della Germania nel 1933 non dipendeva solo dalla depressione, ma anche dalla limitata estensione del territorio e dalla scarsità di risorse naturali. Aveva previsto il mondo globalizzato, con l’Europa schiacciata dallo strapotere dell’America. E aveva individuato l’alternativa: un super-stato europeo sotto la guida della Germania. Per questo il Führer lanciò i suoi eserciti male equipaggiati in una grandiosa quanto velleitaria campagna di conquista. Ma la mancata presa di coscienza da parte di Hitler, Speer e degli altri gerarchi del fatto che la prospettiva di una vittoria fosse pressoché impossibile, ha fatto sì che il Terzo Reich venisse distrutto al prezzo di decine di milioni di vite””. (risvolto di copertina) Lebensraum. “”Dopo il trattato di Brest-Litovsk, anche Stresemann aveva sognato un ‘Großraum’ oltre i confini orientali. Ma come abbiamo visto, il suo obbiettivo principale era conquistare un mercato di dimensioni sufficienti a rivaleggiare con gli Stati Uniti. Hitler, per contro, voleva la terra, ma non i suoi abitanti. La popolazione dei territori conquistati andava deportata. Il regime borghese della Germania imperiale non aveva il coraggio di mettere in atto una politica razziale tanto radicale nei confronti della grande minoranza polacca che abitava i suoi confini orientali. Ma se la Germania doveva prevalere non c’erano alternative a una politica spietata di conquista e di spopolamento. La guerra era nel destino della Germania”” (pag 28)”,”GERN-151″ “TOPALOV Christian”,”Naissance du chômeur, 1880-1910.”,”TOPALOV Christian Le varie definizione di disoccupato, disoccupazione, senza lavoro ecc. nei vari paesi “”Si l’on peut considérer, avec Marx et Polanyi, que la création d’un marché du travail libre et l’expansion forcée de l’emploi salarié sont contemporaines de la «révolution industrielle» du second XVIIIe et du premier XIXe siècle, la généralisation d’un salariat stabilisé intervient beaucoup plus tard. Dès lors, ce n’est pas par goût du paradoxe que l’on peut considérer que les masses d’ouvriers sans travail dont les mouvements ont marqué le siècle de fer n’étaient pas des chômeurs. En tout cas, à cette époque, les contemporains ne disposaient pas des catégories nécessaires pour se représenter le phénomène du chômage et la situation du chômeur comme ils le seront par la suite. Le vocabulaire longtemps utilisé pour désigner les travailleurs sans ouvrage en est un témoignage. Ni en français, ni en anglais le lexique ne comportait, jusqu’aux dernières décennies du XIXe siècle, de terme désignant de façon univoque et exclusive la situation des travailleurs qui recherchaient un emploi salarié et n’en trouvaient pas, ou le phénomène économique qui était à l’origine de leur situation. En France, les termes «chômer» et «chômage» étaient communément utilisés pour désigner toutes les situations dans lesquelles un travailleur n’avait ni ouvrage ni salaire – repos du dimanche ou grève, maladie ou grand âge, manque de clientèle ou de travail à l’atelier. Beaucoup d’autres mots étaient en usage, et variaient notamment selon les métiers ou les conditions, pour parler de ce qu’on appelle aujourd’hui chômage, ou pour désigner diversement des circonstances particulières qui seront par la suite conçues comme relevant de la même catégorie. Quant au terme «chômeur, s’il commençait à être utilisé, il restait rare, n’avait pas supplanté un certain nombre d’autres mots et ne concernait pas exclusivement les salariés sans emploi. Dans les pays de langue anglaise, l’adjectif “”‘unemploed'””, très longtemps équivalent à ‘””unoccupied'””, “”‘idle'”” ou “”‘at leisure'””, avait commencé à qualifier plus spécifiquement les travailleurs sans ouvrage, en même temps d’ailleurs que plusierus autres termes d’usage plus populaire. Le substantif pluriel «’the unemployed’» était apparu dans le vocabulaire habituel de la presse et des orateurs socialistes pour désigner la foule des sans-emploi rassemblés sur les places et dans les rues. Cette terminologie ne permettait aucune discrimination entre ceux que les réformateurs chercheront bientôt à définir comme «’the truly unemployed’» et tous les autres. Quant au mot «’unemployement’», il apparaît seulement au milieu des années 1880. Considéré alors comme un néologisme, il n’est en usage pendant au moins une décennie que dans certains cercles académiques et administratifs. La langue allemande, notons-le, connaît au même moment une innovation semblable (26): ce n’est pas avant les années 1890 que les mots «’die Arbeitslosen’» – les sans-travail – et «’Arbeitslosigkeit’» – l’état d’être sans travail – entrent dans l’usage commun. Marx ne fai pas exception: en 1867, dans ‘Le Capital’, il parle, comme tout le monde, de «’die Unbeschäftingen’» (27) – les inactifs, les oisifs – , ce que J. Roy traduira en 1872 sous la supervision de l’auteur par «’unemployed hands’» (29). La classification que Marx propose de «l’armée industrielle de réserve» en «surpopulation flottante» et «surpopulation stagnante» – cette dernière comprenant «le résidu du paupérisme» (30) – n’es pas très différente de la partition que les bourgeois anglais de son temps essaient inlassablement d’instaurer entre «le vraies classes laborieuses» et «les indigents». Mais les «chômeur», travailleur régulier temporairement sans travail, en est absent”” [Christian Topalov, ‘Naissance du chômeur, 1880-1910’, Paris, 1994] [(26) Cf. J.A. Garraty, ‘Unemployment in History (…)’, op. cit., p. 4; (27) K. Marx, ‘Das Kapital (…)’, Livre I, Hamburg, 1867, éd. consultée: Karl Marx Friedrich Engels, ‘Werke’, vol. 23, Berlin, 1970, p. 568, 569 (n. 57), 662 et 670, notamment. Pour désigner le manque d’emploi provoqué par les à-coups de l’accumulation capitaliste, on trouve «’der erzwungener Müssiggang’ [pour traduire “”forced idleness””]» et «’der Faulenzerei’ [pour traduire “”idleness””]» (p. 665, n. 83), «’die Arbeitsstockungen’ [interruption de travail]» (p. 736), «'””Überzähligmachung”” der Landarbeiter’ [création d’un surplus]» (p. 467) et, opposé à «’Überarbeit’ [excès de travail]» «’relative oder gänzliche Arbeitslosigkeit’ [manque de travail relatif ou complet]» (p. 568). Je remercie Peter Schötter pour son aide sur cette question; (28) ‘Le Capital. Critique de l’économie politique’, Paris, 1872-1875: «autant de bras à demi-occupés ou tout à fait désoeuvrés» pour «’unbeschäftige oder halbgeschäftigte’» (nouv. éd. fr. Livre I, vol. 3, Paris, 1950, p. 77) ou «les occupés et les non-occupés» pour «’Beschäftigten und Unbeschäaftigten» (p. 83). Le mot «chômeur» n’apparaît pas dans cette traduction, où l’on trouve en revanche: «les surnuméraires» (ibid. p. 77, 78 et 83) pour «überschüssige Bevölkerung [population excédentaire]», «cent mille ouvriers en chômage forcé»et «beaucoup de machines chômaient» (ibid., p. 84). Les traducteurs français des livres II et III du ‘Capital’ dans les années 1950 rendront ensuite tranquillement ces termes par «chomeur» (par exemple Livre III, vol. I, Paris, 1957, p. 147-150); (29) Dans la traduction américaine: «’unemployed or half employed hands’» (Chicago, 1907, vol. I, p. 701); (30) K. Marx, ‘Das Kapital’, Livre I, op. cit., éd. consultée p. 670 sq, trad. fr. vol. 3, Paris, 1950, p. 85-87] (pag 24-25)”,”CONx-234″ “TOPENTCHAROV Vladimir”,”Boulgres & Cathares. Deux brasiers une même flamme.”,”L’autore, professore all’Università di Sofia e ambasciatore di Bulgaria in Francia, affronta in pieno medioevo, un movimento spirituale popolare in cui i due termini “”bulgari”” e “”catari”” si trovano accostati e confusi.”,”STMED-051-FSD” “TOPITSCH Ernst”,”Per una critica del marxismo.”,”””Con questo non vogliamo accusare moralmente il comunista di allora del fatto che per lui “”il fine giustifica i mezzi””. Non è neanche necessario dubitare senz’altro della sua buona fede soggettiva. Lo stesso Lenin era evidentemente convinto del fatto che la rivoluzione avrebbe portato alla liberazione universale dell’ umanità e alla felicità dell’ uom;o, e solo in un secondo tempo ha cominciato a notare – alla luce delle difficoltà concrete politiche ed economiche – che Marx non aveva dato anlcuna indicazione sulla via verso il comunismo. Così nella relazione politica del Comitato centrale del PCR(b) del 27 marzo 1922 egli, parlando del capitalismo di Stato, confessò con una punta di disperazione: “”Neanche Marx ha pensato a scrivere una parola su questo problema ed è morto senza aver lasciato una singola citazione o accenni inconfutabili. Per questo motivo ora dobbiamo trarci d’ impaccio da noi””””. (pag 178)”,”TEOC-338″ “TORDELLA Piera Giovanna”,”Hugo von Hofmannsthal e la poetica del disegno tra Otto e Novecento.”,”Piera Giovanna Tordella è professore associato nell’Università di Torino dove insegna ‘Storia, teoria e critica del disegno, dell’incisione e della grafica’. I ‘testi in silloge’ sono in varie lingue”,”VARx-004-FMB” “TORELLI Mario”,”Storia degli etruschi.”,”Mario Torelli (Roma, 1937) è professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana all’università di Perugia. E’ stato ispettore presso la Soprintendenza alle Antichità dell’Etruria meridionale, dove ha diretto personalmente molti scavi. Ha scritto numerose opere tra cui una ‘Storia dell’urbanistica. Il mondo greco’ (con E. Greco, 1983) e ‘Storia dell’ urbanistica. Il mondo romano’ (con P. Gros, 1988). “”Parallelo a quello della ‘clientela’ romana è il problema rappresentato dai ceti dipendenti etruschi, che le nostre fonti, sia greche che latine, denominano in maniera oscillante, ora ‘servi’, ora ‘plebs’, ora ‘ponéstai’, ora ‘oikétai, ora ‘therápontes’ (ossia (“”poveri”” e “”servi””)”” (pag 79) “”La tradizione voleva che la battaglia greco-persiana a Salamina e lo scontro tra Greci e Cartaginesi a Himera in Sicilia fossero accaduti nello stesso giorno dell’anno 480 a.C.; al di là dell’artificiosità del sincronismo e della esplicita sua ideologia antibarbarica, in esso è da riconoscere la coscienza che gli antichi avevano della profonda interconnessione degli effetti delle due vittorie greche, l’emergere pieno ed evidente della potenza di Atene e di Siracusa, astri che entreranno in fatale collisione poco più di mezzo secolo dopo”” (pag 195)”,”STAx-330″ “TORNEO Claudio”,”Il sindacalista d’assalto. Pierre Carniti e le lotte operaie degli anni Sessanta.”,”””Questo libro è stato scritto, conviene dirlo subito, contro la volonta di Carniti (…)”” (pag 7, prefazione) MPL (Movimento politico dei lavoratori, Livio Labor, 1970) “”Dopo la disastrosa prova elettorale, l’ MPL, decise di sciogliersi: la maggioranza di esso confluì nel PSI; una parte dei militanti aderì al PDUP per il comunismo. Le delusioni dell’MPL spinsero ancor più Carniti a rinchiudersi «nella torre d’avorio» del sindacato”” (pag 158) Claudio Torneo, nato nel 1942, laureato in scienze politiche all’Università di Roma, è redattore dell’Avanti! dal 1968 e si occupa di problemi sindacali Claudio Torneo (1942-2014) Giornalista professionista, è stato redattore di «Lavoro Italiano», capo ufficio studi della Uil provinciale di Milano, redattore sindacale dell’«Avanti!» di Milano, redattore sindacale ed economico dell’«Avanti!» di Roma e di «Mondo Operaio», redattore economico e poi capo della redazione del settimanale economico «Mondo», redattore economico del settimanale «Panorama». Tra le sue pubblicazioni: Il sindacalista d’assalto, con prefazione di Walter Tobagi (Sugarco, 1976). (www.viella.it)”,”SIND-005-FB” “TORNIELLI Andrea”,”Benedetto XVI. Il custode della fede. La biografia.”,”Andrea TORNIELLI è il vaticanista del quotidiano Il Giornale. Collabora con molte riviste italiane e internazionali. Ha scritto varie opere tra cui ‘Pio XII. Il papa degli ebrei’. “”Ratzinger si ritrova così insieme a teologi come Henri De Lubac, Hans Urs von Balthasar, Jorge Medina, Philippe Delhaye, M.J. Le Guillou. E nonostante che il suo nome figuri tra quelli dei co-fondatori della rivista progressista ‘Concilium’, Ratzinger partecipa attivamente alla nascita e alla diffusione di una nuova rivista, che farà da contraltare alla prima, chiamata “”Communio””. “”All’inizio sembrava che il progetto dovesse essere realizzato in Germania e Francia. Nel frattempo Balthasar aveva conosciuto a Milano il fondatore del movimento di “”Comunione e Liberazione””, don Luigi Giussani, e i suoi promettenti giovani. Così la rivista fu pubblicato prima in Germania e in Italia. Tra i teologi che aderiscono all’iniziativa c’è anche il tedesco Karl Lehmann, he allora insegnava teologia dogmatica a Friburgo. (pag 81) pag 219-220-222″,”RELC-230″ “TORNIELLI Andrea GIANELLI Andrea”,”Papi e Guerra. Il ruolo dei Pontefici dal primo conflitto mondiale all’attacco in Iraq.”,”Contiene il capitolo: ‘Benedetto XV e la prima guerra mondiale, 1914-1918’, pag 5-54 “”Il 1870 fu un anno decisivo tanto per l’Europa, quanto per la Santa Sede. L’Europa si avviava verso una profonda crisi culturale e politica. Da punto di vista culturale iniziarono ad affermarsi le correnti positiviste e anticlericali. A livello politico, diretta conseguenza di questa crisi culturale fu la nascita dei nazionalismi, incoraggiata dalla formazione di due Stati unitari nazionali: la Germania e l’Italia. Questo fatto modificò l’equilibrio politico continentale sancito consensualmente dalle grandi potenze al congresso di Vienna del 1815. Ebbe effetti destabilizzanti sia per gli imperi sovranazionali (le varie nazionalità presenti all’interno degli imperi austro-ungarico ed ottomano iniziarono ad agitarsi per ottenere anch’esse l’indipendenza ed un proprio Stato nazionale (1)), sia per l’Europa stessa: la formazione di un potente Stato tedesco al centro dell’Europa – la Germania era la più popolosa nazione del continente, dopo la Russia – allarmò non poco le altre potenze, specialmente la Francia, che era stata appena sconfitta proprio dalla Germania (1871). Ulteriori tensioni erano determinate; all’interno dei singoli Stati, dal graduale allargamento della partecipazione politiche alle masse: per assicurarsene il consenso gli Stati iniziarono ad educare le popolazioni ad un vero e proprio culto della nazione. L’intreccio dei nazionalismi con gli elementi della cultura positivista (forza, violenza, lotta per la sopravvivenza) ebbe conseguenze devastanti.”” (pag 6)”,”RELC-312″ “TORNIELLI Andrea”,”Pio XII.”,”TORNIELLI Andrea Nel testo discute molto, contestandolo, il libro di Cornwell. “”Chi insiste nel contrapporre la figura del diplomatico Pacelli a quella del combattivo Pio XI, e vuole attribuire al primo qualche simpatia per Hitler, dovrebbe ricredersi davanti a un documento con il quale il Segretario di Stato chiede che l’enciclica contro il nazismo venga diffusa e fatta conoscere in Romania, dopo che da quel Paese erano giunte a Roma notizie sui diffusi consensi che il nazismo riscuoteva tra la popolazione di origine tedesca. Si tratta di una nota manoscritta di Pacelli (rif. 1585/31), da trasmettere in cifrato a monsignor Andrea Cassulo, nunzio apostolico a Bucarest. La data è 30 aprile 1937, poche settimane dopo la pubblicazione della ‘Mit brennender Sorge’. (…) Nessuna comprensione né accondiscendenza, nessun indizio di qualche simpatia per Hitler. Pacelli ricorda, in questa nota riservata trasmessa al nunzio di Bucarest, l”incompatibilità’ tra la dottrina neopagana dei nazisti e il cattolicesimo e ricorda l”odio’ del Führer contro la Chiesa. E’ un’ulteriore prova della perfetta sintonia esistente tra il cardinale Segretario di Stato e Papa Ratti. E’ un’ulteriore confutazione delle tesi di chi vorrebbe presentare il futuro Pio XII come “”alleato”” del dittatore”” (pag 95-96)”,”RELC-335″ “TORNIELLI Andrea”,”Papa Giovanni XXIII.”,”Andrea Tornielli è nato a Chiggia nel 1964. Laureato in Lettere Classiche all’Università di Padova, è giornalista dal 1994. E’ vaticanista del quotidiano I’l Giornale’ (2003) ‘Appare però del tutto controcorrente, rispetto a una certa immagine unilaterale e falsata del «Papa rivoluzionario», la decisione di Giovanni XXIII di promulgare con il massimo della solennità la Costituzione apostolica ‘Veterum sapientia’, firmata davanti all’altare della Cattedra il 22 febbraio 1962. E’ il documento che riafferma l’uso del latino come lingua immutabile della Chiesa e tra quelli del suo pontificato è il più dimenticato. Al punto che persino nel sito Internet della Santa Sede (…), nelle pagine dedicate a Roncalli, non soltanto non ne compare il testo ma non viene nemmeno citato. Già il 20 giugno dell’anno precedente, quando si erano prese alcune decisioni su aspetti pratici del futuro Concilio, il Papa aveva detto «Quanto al latino, è chiaro che esso deve essere la lingua ufficiale del Concilio; ma, data occasione e necessità, sarà consentito di esprimere e di veder accolto il proprio pensiero nella lingua parlata». Si è molto discusso sull’origine della ‘Veterum sapientia’. E’ noto che già prima della sua pubblicazione la più forte opposizione all’uso delle lingue volgari al Concilio era venuta dal cardinale Giuseppe Pizzardo e dall’arcivescovo Dino Staffa, rispettivamente Prefetto e Segretario della Congregazione per i seminari e le università, i cui argomenti in favore del latino anticipavano il documento papale «invocando il primato di Roma e l’autorità universale e immediata» (4) del Pontefice. Sarebbe però riduttivo attribuire interamente la Costituzione apostolica alla Curia romana, immaginando un Giovanni XXIII succube delle pressioni dell’ambiente circostante. Innanzitutto perché questo non risponde affatto al vero, e poi perché, come abbiamo già avuto modo di vedere, il Papa bergamasco, pur aperto a certe novità e desideroso di «aggiornare» la vita della Chiesa, non era affatto un «rivoluzionario». Anzi.’ (pag 219-220) [(4) ‘Storia del Concilio ecumenico Vaticano II’, diretta da Giuseppe Alberigo (Il Mulino, 1995), vol. I, pag. 226]”,”RELC-357″ “TORRE Tomas, R.P.”,”El Momento Obrero de España.”,”””Si comprende che lo Stato cattolico sia “”scandalo per gli ebrei e pazzia per i miscredenti, ma che sia oggetto di scandalo per i cattolici è qualcosa di sorprendente e incomprensibile””. (pag 73-74)”,”RELC-170″ “TORRE Juan Carlos”,”Ensayos sobre movimiento obrero y peronismo.”,” Volume con mancanze: molte pagine bianche nella parte finale del testo TORRE Juan Carlos”,”MALx-063″ “TORRE Alessandro”,”Regno Unito.”,”Alessandro Torre insegna diritto pubblico comparato nell’Università di Bari. Tra i suoi libri: Interpretare la Costituzione britannica: itinerari culturali a confronto, Il magistrato dell’assemblea: saggio sui presidenti parlamentari.”,”UKIx-005-FL” “TORRE Valerio”,”La guerra in Ucraina e il social-sciovinismo dei giorni nostri.”,”””Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l’irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici”” (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa) (in apertura)”,”TROS-018-FGB” “TORRE Andrea, a cura di Domenico e Carmela TORRE”,”Saggi filosofici e pedagogici.”,”””La filosofia, per giovar al gener umano, dee sollevar e reggere l’uomo caduto e debole, non convellergli la natura né abbandonarlo nella sua corrozione”” (G. Vico, Degnità V della Scienza nuova, 1744) (in apertura) Contiene quattro saggi su Antonio Labriola: Antonio Labriola per il 25° anniversario del suo insegnamento; Antonio Labriola; Antonio Labriola commemorato da Andrea Torre; Le idee filosofiche di Antonio Labriola (pag 257-290) Torre fu discepolo e grande amico di Antonio Labriola (v. 4° di copertina)”,”LABD-130″ “TORRES Camilo”,”Ecrits et paroles.”,”””Perché, attualmente, la classe popolare fornisce la maggior parte del prodotto nazionale – sapete che la classe operaia fornisce da sola il 35% del prodotto nazionale. Perché riceve così poco di questo prodotto? Perché la classe operaia e contadina che possiede quella virtù, espressa così bene dallo stesso Jorge Eliecer Gaitan, di essere stata superiore ai suoi dirigenti, per la coscienza, per la volontà di lotta, per il suo vigore, perché la classe operaia non ha il potere, non ha la forza?”” (pag 257)”,”AMLx-057″ “TORRI Michelguglielmo”,”Dalla collaborazione alla rivoluzione non violenta. Il nazionalismo indiano da movimento di elite a movimento di massa.”,”TORRI (Novara, 1945) ha indirizzato le sue ricerche sui rapporti tra colonialismo britannico e nazionalismo indiano e più recentemente sull’India di Indira Gandhi. E’ stato Research Associate presso l’Univ di California ed è attualmente ricercatore presso l’Istituto di scienze politiche dell’Univ di Torino. Ha curato la prima edizione italiana di ‘Glimpses of World History’ di J. NEHRU.”,”INDx-010″ “TORRI Michelguglielmo”,”Storia dell’ India.”,”In memoria di Emilio SALGARI (1862-1911) che ha insegnato all’ autore attraverso i suoi romanzi che il valore di un essere umano non è funzione né del suo sesso, né del colore della sua pelle, né della sua nazionalità, né della sua lingua, né dela sua religione, bensì solo delle sue doti di cuore e d’ intelletto. TORRI Michelguglielmo (Novara 1945) insegna storia moderna e contemporanea dell Asia presso l’ Università di Torino ed è Presidente di Italindia, l’ Associazione italiana per l’ India moderna e contemporanea. E’ autore di numerosi studi. “”Differentemente da una certa immagine coniata dagli orientalisti (e adottata poi anche dagli storici nazionalisti), i villaggi indiani non erano organizzati come mini repubbliche egualitarie. In ciascun villaggio o gruppo di villaggi vi era una minoranza di famiglie, fra loro unite da legami parentali, che erano – o sostenevano di essere – i diretti discendenti dei primi colonizzatori. Erano costoro che detenevano il potere effettivo a livello locale e che, di conseguenza, sia pure attraverso modalità diverse in zone geografiche e periodi storici differenti, provvedevano a organizzare le attività economiche, sociali, rituali e perfino militari degli abitanti dei villaggi. Da questo punto di vista, ciascun villaggio o gruppo di villaggi era gestito da un’ organizzazione sociale che per quanto assolutamente non egualitaria, aveva una considerevole solidità strutturale e una sua capacità di autodifesa nei confronti dei pericoli esterni. Questa capacità di resistenza della classe contadina era sempre stata un elemento con cui avevano dovuto fare i conti tutte le classi dirigenti e tutte le classi zamindari degli stati precoloniali.”” (pag 369)”,”INDx-067″ “TORRI Michelguglielmo”,”Regime coloniale intellettuali e notabili in India. Politica e società nell’ era del nazionalismo.”,”TORRI Michelguglielmo, professore associato di storia moderna e contemporanea dell’ Asia all’ Università di Torino, è uno studioso di politica e storia dell’ Asia meridionale e del Medio Oriente. E’ membro del CSPE e socio fondatore di Sesamo (l’ associazione italiana per lo studio del Medio Oriente). Il Raj (“”dominio””) britannico in India si reggeva sull’ alleanza con influenti gruppi sociali e sull’ acquiescenza delle grandi masse. “”Qui basterà ricordare che, nel 1919 Gandhi – che fino ad allora aveva agito al di fuori del Congresso – si pose come obiettivo la conquista di tale organizzazione, al fine di guidarla allo scontro frontale con il potere coloniale. Il quel periodo, il Congresso era dominato da una leadership i cui membri avevano basato la loro strategia politica sull’ ottenimento, da parte del regime coloniale, di riforme parziali (…)””. (pag 187)”,”INDx-070″ “TORRI Michelguglielmo MOCCI Nicola a cura; saggi di Riccardo REDAELLI Giuseppe SACCO Matteo FUMAGALLI Diego ABENANTE Marco CORSI Enrica GARZILLI Marzia CASOLARI Piergiorgio PESCALI Monica CECCARELLI Claudio LANDI Massimo RIVA Marco VALLINO Giorgio VIZIOLI Francesca CONGIU Barbara ONNIS Marco DEL-BENE Michelguglielmo TORRI Nicola MOCCI”,”Ripresa economica, conflitti sociali e tensioni geopolitiche in Asia.”,”TORRI Michelguglielmo, professore associato di storia moderna e contemporanea dell’ Asia all’ Università di Torino, è uno studioso di politica e storia dell’ Asia meridionale e del Medio Oriente. E’ membro del CSPE e socio fondatore di Sesamo (l’ associazione italiana per lo studio del Medio Oriente). Torri, già Harkness Fellow presso l’Università di California a Berkeley, insegna storia moderna e contemporanea dell’Asia presso l’Università di Torino. E’ considerato il maggior specialista italiano di India moderna e contemporanea.”,”ASIx-103″ “TORRI Michelguglielmo”,”Storia dell’ India.”,”TORRI Michelguglielmo (Novara 1945) insegna storia moderna e contemporanea dell Asia presso l’ Università di Torino ed è Presidente di Italindia, l’ Associazione italiana per l’ India moderna e contemporanea. E’ autore di numerosi studi. Le difficoltà economiche del governo coloniale (pag 444-) “”Fin dall’inizio, le risorse a disposizione del nuovo ‘raj’ furono limitate. La principale, all’inizio del periodo in questione, era l’imposta terriera; a essa si aggiungevano i cespiti provenienti dai monopoli sul commercio dell’oppio, sulla produzione e sulla vendita del sale, e, infine, sulla produzione e sulla vendita degli alcolici. In un contesto in cui gli investimenti in campo agricolo ristagnarono, la crescita produttiva in tale settore fu limitata. Inoltre l’esperienza del 1857 aveva convinto gli inglesi della pericolosità di un aumento indiscriminato dell’imposizione fiscale”” (pag 444)”,”INDE-016″ “TORRI Michelguglielmo”,”Dalla collaborazione alla Rivoluzione non violenta. Il nazionalismo indiano da movimento di élite a movimento di massa.”,”Michelguglielmo Torri è professore associato di Storia moderna e contemporanea dell’Asia presso l’Università di Torino e presidente di Italindia, la società italiana per l’India moderna e contemporanea. I suoi lavori comprendono una quarantina circa di articoli, pubblicati su riviste specializzate italiane e straniere, e tre volumi il più recente è Storia dell’India. M. Torri, nato a Novara nel 1945, ha indirizzato le sue ricerche sui rapporti fra colonialismo britannico e nazionalismo indiano, e, più recentemente, sull’India di Indira Ghandi. É stato Research Associate presso l’Università di California.”,”INDx-013-FL” “TORRI Michelguglielmo”,”Storia dell’India.”,”Michelguglielmo Torri è professore associato di Storia moderna e contemporanea dell’Asia presso l’Università di Torino e presidente di Italindia, la società italiana per l’India moderna e contemporanea. I suoi lavori comprendono una quarantina circa di articoli, pubblicati su riviste specializzate italiane e straniere, e tre volumi il più recente è Storia dell’India. M. Torri, nato a Novara nel 1945, ha indirizzato le sue ricerche sui rapporti fra colonialismo britannico e nazionalismo indiano, e, più recentemente, sull’India di Indira Ghandi. É stato Research Associate presso l’Università di California.”,”INDx-014-FL” “TORRI Michelguglielmo a cura, Saggi di Michela CERIMELE Riccardo REDAELLI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Enrica GARZILLI Alessandra CONSOLARO Carlo FILIPPINI Emanuele GIORDANA Francesco MONTESSORO Paolo AFFATATO Alexandro ZANATA Laura DE GIORGI Rosella IDÉO Corrado MOLTENI”,”L’Asia negli anni del Drago e dell’Elefante 2005-2006. L’ascesa di Cina e India, le tensioni nel continente e il mutamento degli equilibri globali.”,”Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi. Matilde Adduci è autrice di Sri Lanka, i costi della guerra civile. Elisa Giunchi, dottore di ricerca in storia presso l’Università di cambridge, collabora con il Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università degli studi di Milano. Corrado Molteni è professore associato di Giapponese della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Universitàù Bocconi. Riccardo Redaelli è ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Linatamburrino, giornalista professionista, ha lavorato per sei anni in Cina come corrispondente dell’Unità. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI. Elisa Querci, laureata in scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Enrica Garzilli, già lecturer di sanscrito e Studi Indiani all’università di harvard, ricercatore all’Università di Delhi ed alla harvard law School e professore supplente all’Università di Perugia e Macerata. Thierry Di Costanzo è un francese di origine italiana nato in algeria dopo l’indipendenza. Francesco Montessoro è professore associato di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici, Università degli Studi di Milano.”,”ASIx-021-FL” “TORT Patrick”,”Darwin et le darwinisme.”,”Patrick Tort direttore dell’Institut Charles Darwin International, professeru détaché au Muséum national d’Histoire naturelle. Ha pubblicato un dizionario del darwinismo e dell’evoluzione (1996)”,”SCIx-497″ “TORTAROLO Edoardo”,”Il laicismo.”,”TORTAROLO (1956) si è laureato con Franco VENTURI e insegna storia moderna nella facoltà di Lettere dell’Univ del Piemonte orientale. Dal 1982 al 1991 è stato ricercatore presso la Fondazione Luigi Einaudi (Torino), la John Carter Brown Library (Providence), l’Istituto Universitario Europeo (Fiesole), l’ Institut fur europaische Geschichte (Magonza), la Alexander von Humboldt-Stiftung (Berlino e Friburgo). Nel 1997-98 è stato Liebniz-Professor presso l’Univ di Lipsia. E’ D responsabile di ‘Storia della storiografia’ e membro del comitato scientifico di ‘Comparativ’. Dal 1995 è segretario generale della Commission d’Histoire et theorie de l’historiographie, presso il Comité international des sciences historiques e membro del comitato direttivo della International Society for Intellectual History. Tra le sue pubblicazioni in IT:”,”TEOP-050″ “TORTAROLO Edoardo”,”Il pensiero politico dell’illuminismo. Da Toland a Montesquieu, l’età dell”Encyclopédie’, gli illuministi e la crisi dell’antico regime, gli illuministi nel mondo britannico.”,”Edoardo Tortarolo è nato a Torino nel 1956 e si è laureato in Lettere e Filosofia nel 1980. È attualmente (1982) borsista presso la Fondazione ‘Luigi Einaudi’. Ha collaborato alla “”Rivista storica italiana’. La raccolta di testi affrontano alcuni dei nodi problematici essenziali del pensiero politico dell’illuminismo.”,”TEOP-048-FMB” “TORTELLA CASARES Gabriel”,”Los origenes del capitalismo en España. Banca, Industria y Ferrocarriles en el siglo XIX.”,”TORTELLA CASARES Gabriel è laureato in economia nella Università di Wisconsin, in diritto a Madrid. E’ professore di storia economica nell’Università di Pittsburgh. Ha scritto pure ‘La Banca española en la Restauracion’.”,”SPAx-113″ “TORTI Maria Teresa a cura; collaborazione di Giorgio BENVENUTI e Maria Teresa GAMALERO”,”Il Comune e la crisi industriale. Genova 1975-80: note e memorie su un quinquiennio difficile.”,”In ultima pagina foto di una assemblea alla Sala Chiamata (pag 103)”,”LIGU-145″ “TORTI Maria Teresa a cura”,”Stranieri in Liguria.”,”””La spinta a emigrare sembra prevalemente legata alla speranza – ricerca di un lavoro (per il 26% degli intervistati “”un lavoro migliore””, per il 21% “”un lavoro per sopravvivere””), finalizzato alla possibilità del miglioramento dei livelli di qualità della vita dell’immigrato nei Paesi di accoglienza e della sua famiglia nel Paese di origine”” (pag 8)”,”LIGU-189″ “TORTORELLA Aldo; DE-GIOVANNI Biagio; GRUSSU Silvino; GIANNANTONI Gabrieie; ZORZOLI Giovanni Battista”,”Gli intellettuali nella crisi della società italiana (Tortorella); Intellettuali e potere (De-Giovanni); Modificazioni delle funzioni intellettuali dal 1936 a oggi. Una analisi quantitativa (Grussu); Politica e cultura negli anni settanta (Giannantoni); La crisi e la intellettualità scientifica (Zorzoli).”,”””1918. In ‘I compiti immediati del potere sovietico’ e in generale in tutto il dibattito che si sviluppò in quellì’anno drammatico (seduta del Cec, ecc.), Lenin costruisce la risposta «esemplare» del movimento comunista a questo problema. Lenin e Weber rappresentano due vie parallele che si intrecciano negli stessi anni, lungo la traiettoria individuata dallo sviluppe delle trasformazioni morfologiche e dalal crisi politica. All’indomani dell’Ottobre, si tratta di passare dagli apparati della guerra di movimento all’articolazione della capacità di governo dei bolscevichi”” (pag 16)”,”TEOS-004-FGB” “TORTORELLI Gianfranco a cura”,”Le edizioni Nerbini (1897-1921).”,”pag 9 12 pag 64 A prima vista avrebbe pubblicato di Marx solo Il Capitale e il Manifesto e di Engels Socialismo utopistico e scientifico. C’e pure un testo disperso: di F. Engels, ‘Appunti’, Nerbini, sd. (pag 133)”,”EDIx-083″ “TORTORELLI Gianfranco a cura; saggi di Gianfranco TORTORELLI Stefano PIVATO Marino RAICICH Ilaria PORCIANI Paola PALLOTTINO Laura BARILE Luigi MASCILLI MIGLIORINI Ada GIGLI MARCHETTI Fabriozio DOLCI Renzo CREMANTE”,”L’editoria italiana tra Otto e Novecento.”,”Saggi di Gianfranco TORTORELLI Stefano PIVATO Marino RAICICH Ilaria PORCIANI Paola PALLOTTINO Laura BARILE Luigi MASCILLI MIGLIORINI Ada GIGLI MARCHETTI Fabriozio DOLCI Renzo CREMANTE”,”EDIx-107″ “TORTORELLI Gianfranco”,”Studi di storia dell’editoria italiana.”,”TORTORELLI Gianfranco Contiene i capitoli: ‘Una casa editrice socialista nell’età giolittiana’ (pag 63-99) (Nerbini) ‘La Nerbini dalla guerra di Libia all’avvento del fascismo (pag 99-127) “”Nel secondo numero del “”Quo vadis?””, del 31 dicembre 1904, si avvertiva che un breve giudizio “”dell’illustre sociologo”” Antonio Labriola sul successo incontrato dal giornale pubblicato da Giuseppe Nerbini avrebbe fatto seguito alle numerose lettere di congratulazioni di De Amicis, Gnocchi-Viani, Monticelli, Dinale, Lombros, Lollini. Lo scritto apparve regolarmente sul terzo numero e in esso Labriola, dopo aver invitato il direttore e i giornalisti del “”Quo vadis?”” a non dare peso alle inevitabili critiche che avrebbero sottolineato il “”gusto troppo squisito”” del giornale e averli anzi invitati a continuare con lo stesso stile, scriveva: “”tanto di guadagnato per i proletari dei centri minori, se potranno ricevere da Firenze un giornale di appropriata eleganza. Se ai nostri giornali politici, dei quali il partito dispone, riuscisse ad aggiungere uno, che più specialmente e più insistentemente ripigli la propaganda dei sentimenti delle idee, voi fareste certo opera notevole e meritoria. (…)””. Concludendo l’articolo, la redazione aggiungeva una postilla in cui, accettando la proposta di lavoro di Labriola, sottineava: “”Propaganda popolare: questa doveva essere e sarà la nostra parola d’ordine, la nostra bandiera””.”” (pag 63)”,”EDIx-115″ “TORTORICI Paolo”,”Statistica e matematica. I Lezione. Istituzioni di matematica. Impostazioni e limiti del corso.”,”Saggio in ECOT-237 Formula numero permutazioni di n oggetti distinti è data dal prodotto degli n numeri interi consecutivi da 1 a n: Pn = n! = 1x2x3 x…n Formula combinazioni di n oggetti distinti di classe k o presi k a k. Cn, k = Dn, k / k! (k, classe) il numero delle combinazioni di n oggetti distinti assegnati presi k a k, è dato dal numero delle disposizioni di classe k diviso per il fattoriale della classe. (Il numero totale delle disposizioni di n oggetti distinti di classe k, è dato dal prodotto di k fattori interi positivi decrescenti consecutivi a partire da n: Dn, k = n (n-1) (n-2) …. (n-k+1)”,”ECOT-237-K-3″ “TORTORICI Paolo”,”Statistica e matematica. II Lezione. Istituzioni di matematica. Progressioni aritmentiche e geometriche.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-L-3″ “TORTORICI Paolo”,”Statistica e matematica. III Lezione. Istituzioni di matematica. Nozioni sui determinanti.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-M-3″ “TORTORICI Paolo”,”Statistica e matematica. IV Lezione. Istituzioni di matematica. Nozioni sui determinanti.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-N-3″ “TOSCANI Gianni”,”Divisione Fumagalli. Brigata “”Savona””. Brigata “”Val Bormida””. Brigata “”Montenotte””. Brigata “”Valle Uzzone””.”,”TOSCANI Gianni nato e residente ad Altare (Sv), storico per passione ha già pubblicato un saggio sulla guerra d’ Etiopia e altri lavori di storia locale. “”Divisione ‘E. Fumagalli’. La storia della Divisione ‘E. Fumagalli’ è alquanto complessa in quanto il nucleo che in origine, nell’immediato dopo l’8 settembre 1943, si costituì agli ordini di Giuseppe Dotta, conosciuto come ‘Gruppo Bocchetta’ dal nome di battaglia di Dotta che, a seguito di un consistente aumento dell’organo si costituì la ‘Brigata Savona’. La Brigata, in conseguenza dei rastrellamenti del novembre-dicembre 1944, su ordine del maggiore Mauri si disgregò, per tornare a riorganizzarsi nel primo periodo del nuovo anno (1945) assumendo il nome di Brigata ‘Uzzone’. Nel prosieguo della guerriglia si formarono nuove Brigate che daranno vita alla Divisione ‘E. Fumagalli’ in onore dell’eroico partigiano caduto il 25 gennaio dello stesso anno””. (pag 14) Brigata Savona ‘Sguerso’ (pag 19, 221) (caposquadra era Cervetto, v. M. Bellonotto (f. da verificare))”,”ITAR-108″ “TOSCANI Gianni a cura”,”Partigiani martiri della Resistenza. Sulle vie della memoria. Le lapidi dei partigiani in provincia di Savona.”,”Strage di casa Bergamut, Bormida 2 gennaio 1944″,”ITAR-205″ “TOSCANI Franco MANGANO Attilio a cura; scritti di Antonio BENCI Franco TOSCANI Attilio MANGANO Andrea BELLUCCI Stefano MERLI”,”Stefano Merli, uno storico militante.”,”Merli ‘allievo’ di Panzieri (pag 20) ‘Craxismo’ di Merli (pag 46) Nella bibliografia viene citato il volume: AAVV, Saggi, sguardi e testimonianze sui socialisti a Milano dal 1891 al 2000, a cura di E. CAROTTI, Milano, Lampi di stampa. Scrive Carlo Carotti nell’introduzione che si tratta di “”una raccolta di saggi che vuole essere un omaggio (nel ventennale della morte) a Stefano Merli che mi è stato maestro nella ricerca storica, nella riflessione critica sulla lotta politica, nell’attenzione alla vita concreta, agli obiettivi e alle condizioni di esistenza delle classi escluse e tenute lontane dal potere””. Contiene un saggio dello stesso Carotti, ‘Giuseppe Faravelli e le Tesi di Tolosa (rileggendo “”I socialisti, la guerra, la nuova Europa’ di Stefano Merli), ultimo lavoro appunto di Merli che ricostruisce lo scontro tra le tesi di matrice frontista di Nenni e Saragat e la visione riformista del socialista libertario Andrea Caffi, del federalista Olindo Gorni e del riformista Giuseppe Faravelli. Merli, suscitando all’epoca molte polemiche, scrive del contributo di Craxi a “”quel pensiero minoritario, a quelle scuole riformiste o socialiste liberali che sono state largamente espulse o ignorate nel movimento socialista italiano”” (dalla ‘Bibliografia’ a cura di Antonio Schina, in ‘Stefano Merli, uno storico militante’, Pistoia, 2014 (pag 85) Franco Toscani (1955) vive e lavora a Piacenza come docente di filosofia. Ha pubblicato testi filosofici; Attilio Mangano nasce a Palermo (1945) si laurea in storia con una tesi sul Politecnico di Vittorini nel 1967, militante politico (gruppo Avanguardia Operaia, Dp, si è occupato della nuova sinistra. Ha al suo attivo varie pubblicazioni.”,”STOx-245″
“TOSCANI Italo”,”Socialista! Luigi Morara nella storia del socialismo romano, 1892-1960.”,”Ermando Morara è stato uno dei fondatori del Movimento giovanile socialista italiano (pag 17), operaio tipografo come il padre. Mario Morara, socialista, ha svolto attività presso la Camera del lavoro di Roma. Nel secondo dopoguerra aderisce, in occasione della scissione di palazzo Barberini, al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (pag 23) La scissione di Livorno (il 15 gennaio del 1921 si inaugura a Livorno il XVII Congresso del Partito socialista italiano) (pag 121)”,”MITS-461″
“TOSCANO Mario”,”La Serbia e l’ intervento in guerra dell’ Italia.”,”TOSCANO è stato Professore incaricato di storia dei trattati e politica internazionale nell’ Università di Torino.”,”ITQM-038″
“TOSCANO Mario”,”La politica italiana verso l’immigrazione clandestina ebraica in Palestina nel primo semestre del 1947.”,”””Circa 40.000 profughi israeliti già soggiornavano nella penisola, altrettanti premevano al confine austriaco in attesa di fare il proprio ingresso (clandestino) nel paese”” (pag 762) “”La ripresa della ‘aliyà bet’ (immigrazione illegale ebraica) dalle coste dell’Italia meridionale non mancava di suscitare qualche eco sulla stampa: già il 9 marzo, il «Corriere della Nazione» rendeva noto che si era intensificata negli «ultimi tempi» l’immigrazione in Palestina dei profughi ebrei residenti nei campi del Salento; (…). Il 23 marzo, comunque, partiva tranquillamente dalla stessa base il ‘San Felipe / Modelet’ con 1.563 passeggeri; il fatto non sfuggiva ai carabinieri di Matera, che, il 25, dopo una prima comunicazione, specificavano al ministero degli Interni ed al «Centro C.S. di Taranto» i dettagli dell’operazione, effettuata con la collaborazione dei pescatori del luogo (27); il 7 aprile, da Bogliasco, ove era stato costituito un altro centro operativo dell”aliyà bet’, partiva senza incontrare ostacoli il ‘Gian Paolo / Shaar Haishuv’, accompagnato per un tratto dall”Albertina’ (28). Le reazioni britanniche non si facevano attendere, ed erano rese più dure e stizzite dal coinvolgimento in queste vicende della nave ‘Susanna’, che gli italiani aveva fermato il 25 dicembre 1946 assieme alla motozattera LCTR 256 senza trasmettere agli inglesi le informazioni promesse, e senza adottaore i provvedimenti necessari ad impedirne i traffici clandestini. Il 1° aprile [Noel] Charles inviava una lettera a Sforza dalla quale traspariva con evidenza l’irritazione britannica per quello che sembrava un comportamento irresponsabile e beffardo da parte degli italiani, che sembravano non rendersi conto delle gravissime conseguenze della immigrazione clandestina nella situazione palestinese. Le informazioni in possesso degli inglesi, inoltre, facevano prevedere una imminente; cospicua intensificazione della immigrazione, mirante a prevenire eventuali raccomandazioni dell’ONU sul problema; pertanto, ammoniva Charles, il governo britannico si sarebbe adoperato per il rinvio in Italia di nuovi clandestini partiti dai porti della penisola e giunti in Palestina (29). Erano proprio queste implicazioni politiche, più della durezza dei toni, gli elementi rimarchevoli della lettera di Charles, giacché minavano alle basi la politica seguita dall’Italia nei confronti della ‘aliyà bet’: la collaborazione birtannica appariva indispensabile per prevenire nuovi ingressi di profughi nella penisola; l’opera delle Nazioni Unite si configurava come lo strumento essenziale per addivenire a medio termine ad una soluzione dell’intera questione. Probabilmente, la dura presa di posizione di Charles non modificava immediatamente gli orientamenti italiani, ma inseriva elementi e preoccupazioni destinati ad esercitare il loro peso nella tarda primavera e nell’estate del 1947. … (finire)”,”ITQM-221″
“TOSCANO Alberto”,”La politica estera cinese, 1949-1980.”,”‘Come notano Joyce e Gabriel Kolko: “”E’ un luogo comunesostenere che la politica seguita dagli americani in CIna dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1950 sia stata ambigua e incerta”” (J. e G. Kolko, ‘I limiti della potenza americana’, Torino, Einaudi, 1972)”” (pag 32) ‘Come il Trattato di Manila, anche quello tra Usa e Taiwan del dicembre 1954 ha lo scopo di isolare la Repubblica popolare cinese’ (pag 34) ‘Questo orientamento (apertura ai paesi progressisti del terzo mondo, ndr) si fa ancora più chiaro dopo che Mosca assume nel dicembre 1979 il diretto controllo dell’Afghanistan, paese che, seppure per un breve tratto cofina con la Rpc. In particolare rispetto all’Afghanistan le posizioni cinesi si rivelano dure, come dimostrano gl atteggiamenti contrari a qualsiasi negoziato che faccia concessioni all’Urss, di cui Pechino denuncia la natura «espansionistica» ed «egemonista»’ (pag 46)”,”CINx-003-FGB”
“TOSCIRI Marianna VALORI Anna a cura; articoli di Lucio CADONI e Maurizio DA-RE Giorgio NEBBIA Paola ZAPPATERRA Renzo INNOCENTI Fiorella FARINELLI Paolo TRANCHINA Letizia BORELLI Marcello GUERRIERI”,”Scripta volant. I volantini dal ciclostile alla rete.”,”articoli di Lucio CADONI e Maurizio DA-RE Giorgio NEBBIA Paola ZAPPATERRA Renzo INNOCENTI Fiorella FARINELLI Paolo TRANCHINA Letizia BORELLI Marcello GUERRIERI”,”ARCx-041″
“TOSEL André”,”La critica marxiana della religione e il ruolo delle ideologie.”,” Marx. “”Marx parte da una tesi che non sarà mai più abbandonata: «la critica della religione nell’essenziale è compiuta, e la critica della religione è il presupposto di ogni critica». Essa rappresenta il trascendentale per la prosecuzione della critica in critica della politica e dell’economia politica e in concezione della rivoluzione comunista. Erede esplicito di Epicuro e della filosofia dell’Illuminismo, lettore del ‘Trattato teologico-politico’ di Spinoza, inserito nella lotta laica della sinistra hegeliana, discepolo nel 1843 di Feuerbach, il giovane Marx vede nella religione «la realizzazione fantastica dell’essenza umana, poiché l’essenza umana non possiede una realtà vera». «La miseria religiosa è insieme l’espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l’oppio del popolo» (1). Queste formule di grande presa, oltre che famose, nulla hanno di originale: registrano una situazione storica oggettiva e ripetono una tesi enunciata più volte. Marx non incontra la religione in singolar tenzone, perché per lui il pensiero moderno ha distrutto definitivamente l’illusione della divinità e quella complementare della sacralità dell’uomo come creatura centro dell’universo creato. Più appropriatamente, Marx si tiene fin dall’inizio su una posizione di immanenza. L’attività umana deve essere compresa e spiegata a partire da se stessa, senza riferimenti ad un potere separato ed esterno. Questa posizione teorica è intrinsecamente una posizione pratica, nella quale si esprime un interesse per l’autonomia e l’emancipazione indentificata come possibilità prodotta dal processo storico, interesse a costruire attraverso la conoscenza delle forme di servitù divenute superflue e attraverso quella delle forme di dipendenza naturali ordinabili e controllabili, ma insopprimibili. Le figure in contrasto di Prometeo e di Epicuro fanno da supporto a questa presa di posizione. La religione è dunque un prodotto dell’attività umana, non l’inverso. In questo senso la critica è «irreligiosa». Eccone il fondamento: «l’uomo fa la religione, e non la religione l’uomo. Infatti, la religione è la coscienza di sé e il sentimento di sé dell’uomo che non ha ancora conquistato o a già di nuovo perduto se stesso. Ma l’uomo non è un’entità astratta posta fuori del mondo. L’uomo è il mondo dell’uomo, lo Stato, la società. Questo Stato, questa società producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto» (2). La causa della religione deve essere cercata nell’attività reale degli uomini e questa si concentra nel lavoro, l’attività pratico-sensibile umanizzante e generica”” (pag 88-89) [André Tosel, ‘La critica marxiana della religione e il ruolo delle ideologie’, Critica marxista, Roma, n. 3, maggio-giugno 1989] [(1) Karl Marx, ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione’, in Id., ‘La questione ebraica’, a cura di G. Pisanò, Roma, Editori Riuniti, 1987, p. 33; (2) Ibidem]”,”MADS-007-FGB”
“TOSEL André; IZZO Francesca”,”Sul marxismo italiano degli anni Sessanta (Tosel); Marx tra materialismo storico e critica dell’economia politica (Izzo).”,”””Nel corso di un lavoro ricco e complesso di scavo nei testi marxiani la posizione di Luperini si è venuta precisando nel senso di affidare la peculiare criticità di Marx al campo teorico delimitato per un lato dalla teoria del materialismo storico e dall’altro dalla critica dell’economia politica”” (pag 140-141) (Izzo)”,”TEOC-015-FGB”
“TOSI Renzo”,”Dizionario delle sentenze latine e greche. 10 mila citazioni dall’ Antichità al Rinascimento nell’ originale e in traduzione con commento storico letterario e filologico.”,”Lo studio sui proverbi fu in auge presso gli alessandrini: ERATOSTENE, ARISTOFANE di Bisanzio e DIDIMO si occuparono dei proverbi e diedero luogo a raccolte monumentali, anche se non esaustive. ARISTOTELE aveva considerato i proverbi sopravvivenze di un’antica saggezza e incoraggiò i suoi discepoli a raccoglierli.”,”REFx-030″
“TOSI Giorgio”,”Zum Tode a morte.”,”Giorgio Tosi è nato nel 1925. Ha frequentato il ginnasio e il liceo a Riva del Garda. Ha partecipato alla resistenza in Trentino. Arresto e processato dal Tribunale speciale tedesco in Bolzano venne poi liberato il 3 maggio 1945. Laureato a Padova prima in filosofia e poi in giurisprudenza. Ha svolto la professione di avvocato. Vive a Padova.”,”ITAR-221″
“TOSI Dario”,”Politica economica. XIV Lezione. Problemi di politica industriale. L’industria alimentare e i consumi alimentari.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-B-3″
“TOSI Emilio”,”I contratti di informatica. Tipi contrattuali, formazione, responsabilità. Casi e materiali.”,”Emilio Tosi, laureatosi con lode in giurisprudenza all’Università di Parma discutendo la tesi “”Problemi di diritto civile nell’informatica””, è cultore della materia presso la Cattedra di Diritto Civile dell’Università di Parma e collaboratore della Cattedra di Istituzioni di Diritto Privato dell’Università Statale di Milano.”,”DIRx-006-FL”
“TOSIN Bruno”,”Con Gramsci. Ricordi di uno della ‘vecchia guardia’.”,”””A ottobre siamo finalmente al completo e Bucharin, direttore della scuola, viene ad inaugurare il corso, ci augura buon lavoro e successo e ci offre la bandiera rossa sulla quale è il motto: “”Nella lotta, verso la vittoria, sotto la bandiera del leninismo””. Fra noi lo vedremo raramente: in quegli anni ha tante gatte da pelare nel partito bolscevico e nell’ Internazionale, con un’ opposizione inquieta e capeggiata da Trotsky che non vuol sentir parlare della possibilità della costruzione del socialismo in un solo paese”” (pag 53) “”Comincio il mio rapporto (incontro con Gramsci nel cortile del carcere di Turi, ndr) con gli avvenimenti della primavera del 1929, quando avevo ripreso il lavoro nella segreteria del Centro estero del partito, dopo il mio lungo soggiorno nel sanatorio di Davos. Posso riferirgli molti particolari poiché ho lavorato accanto a Togliatti e alla Ravera ed ho vissuto con loro tutte le vicende del travagliato periodo fino al rientro in Italia. Gli parlo di Tasca, della sua posizione al rientro da Mosca dove per breve tempo era stato rappresentante del partito al Comintern, e infine della sua espulsione. Antonio commenta con sarcasmo: “”Era da molto tempo che doveva esser buttato fuori!””. Con lo stesso sarcasmo accoglierà anche l’ espulsione di Bordiga.”” (pag 94)”,”GRAS-109″
“TOSIN Bruno”,”Con Gramsci. Ricordi di uno della “”vecchia guardia””.”,”””Appena giungo alle «separate» informo naturalmente i compagni del collettivo sull’incontro e sul soggiorno con Gramsci, le nostre conversazioni, la sua posizione sulla tattica del partito e sull’espulsione di Tresso, Leonetti e Ravazzoli. Mi diffondo anche sui dissensi e i contrasti fra i compagni di Turi. Anche a Civitavecchia è giunta l’eco di queste discordie, che però qui i compagni considerano aggravate e ampliate dall’ambiente malsano di quel carcere, dai nervi e dagli acciacchi dei detenuti. Ciò che li preoccupa di più è la salute di Antonio, sulla quale purtroppo non posso dare notizie rassicuranti.”” (pag 118) “”Il 16 dicembre Stalin conclude la sessione dell’Esecutivo allargato con un lungo e duro discorso che demolisce la posizione ideologica degli oppositori. Egli non è un oratore impetuoso come Trotsky, parla con voce uniforme, che tuttavia forza l’attenzione; quando vuol far risaltare un concetto o sottolineare una frase la ripete anche due o tre volte. Dalle parole e dalla persona tutta emana una sensazione di solidità, di sicurezza che ci persuadono ed entusiasmano”” (pag 57)”,”GRAS-001-FMP”
“TOSSTORFF Reiner”,”Die POUM in der spanischen Revolution.”,”Reiner Tosstorff, Privatdozent für Neueste und Zeitgeschichte an der Johannes Gutenberg-Universität Mainz. Promotion über die POUM (erschienen 1987 bei isp) Habilitation über die Rote Gewerkschaftsinternationale (Paderborn 2004) Veröffentlichungen zur Geschichte der internationalen Arbeiterbewegung und Spaniens. Vorbemerkung, Historisches Stichwort, Spanischer Bürgerkrieg 1936 bis 1939, Abkürzungsverzeichnis, Literaturverzeichnis, note,”,”MSPG-049-FL”
“TOSSTORFF Reiner”,”Die POUM in der spanischen Bürgerkrieg.”,”Reiner Tosstorff, Privatdozent für Neueste und Zeitgeschichte an der Johannes Gutenberg-Universität Mainz. Promotion über die POUM (erschienen 1987 bei isp) Habilitation über die Rote Gewerkschaftsinternationale (Paderborn 2004) Veröffentlichungen zur Geschichte der internationalen Arbeiterbewegung und Spaniens. Vorbemerkung, Historisches Stichwort, Spanischer Bürgerkrieg 1936 bis 1939, Abkürzungsverzeichnis, Literaturverzeichnis, note,”,”MSPG-051-FL”
“TOSSTORFF Reiner”,”Profintern. Die Rote Gewerksschafts-internationale 1920-1937.”,”L’Internazionale sindacale rossa detta Profintern fu un’organizzazione internazionale istituita dal Comintern per coordinare l’azione dei comunisti all’interno dei sindacati. Nata nel 1921 in contrapposizione alla Federazione sindacale internazionale, ritenuta controrivoluzionaria, fu soppressa nel 1937. (wikip) La Federazione sindacale internazionale, nota anche come Internazionale di Amsterdam, è stata una organizzazione sindacale internazionale che ha operato tra il 1919 e il 1945, succedendo al precedente Segretariato internazionale di centrali sindacali nazionali. In stretti rapporti con l’Internazionale Operaia Socialista, fu contrastata dai sindacati controllati dalle forze comuniste. Dopo l’abbandono dell’organizzazione da parte dell’American Federation of Labor, divenne un organismo prettamente europeo di orientamento socialdemocratico.”,”INTT-304″
“TOSSTORFF Reiner”,”The Red International of Labour Unions (RILU), 1920-1937.”,”Prima pubblicazione in Germania come ‘Profintern: Die Rote Gewerkschaftsinternationale, 1920-1937’, by Ferdinand Schöningh, Paderborn, 2004 Reiner Tosstorff, insegna Storia presso il dipartimento di Storia della Johannes Gutenberg Universith Mainz. Ha pubblicato monografie e articoli sulla storia della Spagna e sul movimento internazionale dei lavoratori nel XX secolo.”,”INTT-358″
“TOTARO Francesco”,”Non di solo lavoro. Ontologia della persona ed etica del lavoro nel passaggio di civiltà.”,”Francesco Totaro insegna Filosofia morale e filosofia politica all’Università di Macerata: Ha scritto saggi su Hegel, Weber, Scheler, Gramsci, Italo Mancini e Nietzsche. Contiene il paragrafo (8): ‘I limiti dell’esaltazione critica del lavoro in Marx e la prassi oltre il lavoro’ (pag 63-66)”,”TEOS-138″
“TOTOMIANZ V.”,”Storia delle dottrine economiche e sociali.”,”TOTOMIANZ V. dell’ Università di Mosca e di Praga. Motto di Savigny: “”Nessun moto senza dogma e nessun dogma senza moto””. (dalla prefazione) Ricardo. “”Per intendere il sistema economico di David Ricardo (1772-1835), israelita inglese e ricco banchiere, che egli aveva esposto in gran parte nel suo libro: ‘Principii dell’ economia politica e delle imprese’, bisogna richiamare in mente le condizioni economiche, che avevano influito sulle sue idee. Perché, come c’insegna la storia dell’ economia politica, ogni teoria economica è l’ espressione di condizioni economiche esistenti in un dato momento. E il sistema di D. Ricardo è una tipica espressione degli interessi del capitale contrapposto agli interesse agrari. Nell’anno 1806 Napoleone I aveva pubblicato il suo divieto, secondo il quale le merci inglesi non potevano essere importante in Europa. (…) Tolto il divieto, l’ Inghilterra fu costretta a riconquistarsi i mercati continentali perduti, che non fu cosa facile, per il progresso fatto dall’ industria di quei paesi. (…) Gli interessi dell’ agricoltura e quei del capitale erano diventati opposti fra di loro e Ricardo si era posto in difesa degli interessi dei capitalisti. Questo egli fece per mezzo di una nuova teoria di rendita fondiaria. Ricardo osserva che la rendita spesso si confonde con gli utili ed interessi sul capitale investito nella terra””. (pag 71-72) “”La rendita quindi ha la sua origine dalla fertilità decrescente della terra. L’ industria, per la intensità del lavoro, produce per lo meno una quantità di prodotti corrispondenti. Invece l’ agricoltura è meno ricca e meno produttiva. Come si vede Ricardo ha delle idee completamente differenti da quelle dei fisiocratici e anche da quelle di A. Smith.”” (pag 72-73)”,”TEOC-427″
“TOUADI Jean Léonard”,”Congo, Ruanda Burundi. Le parole per conoscere.”,”Jean Léonard Touadi è editorialista e consulente scientifico di numerose riviste italiane ed estere. É stato autore e con duttore di Un mondo a colori (Rai Educational) e ha collaborato a diversi programmi Rai tra i quali Permesso di soggiorno e C’era una volta.”,”AFRx-006-FL”
“TOUBERT Pierre, a cura di Giuseppe SERGI”,”Dalla terra ai castelli. Paesaggio, agricoltura e poteri nell’Italia medievale.”,”Pierre Toubert è stato chiamato al Collège de France dopo aver insegnato Storia medievale alla Sorbona. Ha pubblicato opere sulla storia sociale e la cultura materiale delmedioevo e aventi per oggetto l’Italia tra cui ‘Feudalesimo mediterraneo’ (Jaca Book, Milano, 1980)”,”STMED-039-FSD”
“TOUCHARD Jean; collaborazione di Louis BODIN Pierre JEANNIN Georges LAVAU Jean SIRINELLI”,”Storia del pensiero politico.”,”collaborazione di Louis BODIN Pierre JEANNIN Georges LAVAU Jean SIRINELLI”,”TEOP-126″
“TOUCHARD Jean”,”Le gaullisme 1940-1969.”,”Alla base del libro c’è un corso condotto all’ Institut d’ etudes politiques di Parigi. Nel libro tenta di rispondere alla domanda se il gollismo è uno o multiplo. Jean TOUCHARD (1918-1971) ha pubblicato nella stessa collezione ‘La Gauche en France depuis 1900’.”,”FRAV-069″
“TOUCHARD Jean, collaborazione di Louis BODIN Pierre JEANNIN Georges LAVAU Jean SIRINELLI”,”Storia del pensiero politico.”,”””(…) essi “”vogliono”” l’abolizione dello stato “”da oggi a domani”” (Engels, Antidühring) senza rendersi conto che non si realizzerà il comunismo sopprimendo lo Stato, e che, al contrario, sarà il comunismo a determinarne la progressiva scomparsa. Rimprovero – quest’ultimo – che Marx ed Engels continueranno sempre a rivolgere a Bakunin e agli anarchici. “”Come teorico Bakunin non esiste”” (Marx, Lettera a Bolte, 1871). Secondo Engels “”Bakunin pretende che lo Stato abbia creato il capitale e che il capitalista detenga il suo capitale solo grazie allo Stato”” (Lettera a F. Cuno, 1872). “”Di conseguenza, poiché secondo lui il male maggiore è lo Stato si dovrebbe innanzitutto sopprimere quest’ultimo, e così anche il capitale andrebbe in malora”” (Ibid.). Per Marx ed Engels questo non è altro che un grossolano errore di analisi ed è soltanto una pura “”inversione”” dello “”spirito politico”” dei democratici: in entrambi i casi lo Stato è considerato come realtà costitutiva della società economica. Ma questo errore teorico ingenera gravi conseguenze pratiche.”” (pag 505) [Jean Touchard, Storia del pensiero politico, 1967]”,”TEOP-144″
“TOUCHARD Jean”,”La gauche en France depuis 1900.”,”Questo libro è la trascrizione, rivista e corretta in vista della pubblicazione, del corso tenuto da Jean Touchard svoltosi all’ Institut d’études politiques de Paris nell’anno universitario 1967-1968. Si potrebbero citare molte testimonianze. Una delle più interessanti è quella di L.O. Frossard, che ha fatto con Cachin un viaggio e soggiorno a Mosca nel 1920, prima del Congresso di Tours, e che ha raccontato i suoi ricordi dell’Unione Sovietica nel suo libro intitolato ‘Sous le signe de Jaurès’. Frossard ha visto in Lenin l’erede di Jaurès (pag 195) Ludovic-Oscar Frossard, figlio di un artigiano radical-socialista e anticlericale e di una madre di ascendenza ebraica, Stéphanie Schwob (1861-1924), massone, membro della loggia “”L’Internationale”” del Grande Oriente di Francia [1]. È stato segretario generale della SFIO dal 1918, e dal 1921 segretario generale del giovane Partito Comunista Francese (PCF). Uscito dal partito nel 1923, creò il Parti communiste unitaire (PCU). Nel 1925 rientrò nella SFIO e nel 1928 fu eletto per la prima volta deputato, ma nel 1935 lasciò il partito per aderire all’Unione Socialista Repubblicana (USR), una formazione nata dalla confluenza di due piccoli partiti di orientamento socialista moderato. Entrò al governo come ministro del Lavoro, e nel 1936 si fece rieleggere deputato nelle liste dell’USR. È stato ministro in otto governi, dal 1935 al 1937 e dal 1938 al 1940. Nel luglio 1940 votò a favore dell’attribuzione dei pieni poteri al maresciallo Pétain, ma nel corso dei quattro anni in cui la Francia è stata occupata dall’esercito tedesco mantenne un atteggiamento defilato, limitandosi all’attività giornalistica. Era il padre del giornalista e scrittore cattolico André Frossard. (wiki e altro)”,”FRAP-126″
“TOUGAN-BARANOWSKY Michel (TUGAN-BARANOVSKIJ)”,”Crises industrielles en Angleterre.”,”Storia delle crisi in Inghilterra (secolo XIX) e teoria delle crisi”,”UKIE-066″
“TOULMIN Stephen E.”,”Ragione e etica. Un esame del posto della ragione nell’etica.”,”L’autore è un pensatore di filosofia analitica anglosassone. Si è occupato di natura dell’argomentazione.”,”FILx-029-FRR”
“TOURAINE Alain HARTMANN Jürgen HAKIKI-TALAHITE Fatiha LE-THANH-KHOI BOUBAKAR Ly BRASLAVSKY Cecilia VARGAS FORONDA Oscar”,”Quel emploi pour les jeunes? Vers des stratégies novatrices.”,”Problemi teorici e metodologici: I giovani come categoria sociale e come soggetto di ricerca. “”Il vissuto dei giovani dipende anche dalla situazione socio-economica e dall’ eredità culturale di ciascun soggetto e di ciascun gruppo di soggetti. Da questo punto di vista, la gioventù non è una categoria omogenea, ma un insieme differenziato in funzione delle tradizioni culturali e delle classi sociali proprie a ciascuna società.”” (pag 253)”,”GIOx-024″
“TOURAINE Alain a cura, collaborazione di Francois BOURRICAUD Juarez Rubens BRANDAO LOPES Lucien BRAMS Fernando Henrique CARDOSO Gino GERMANI Magali SARFATI Azis SIMAO Torquato DI TELLA”,”Ouvriers et syndicats d’ Amérique latine.”,”Collaborazione di Francois BOURRICAUD Juarez Rubens BRANDAO LOPES Lucien BRAMS Fernando Henrique CARDOSO Gino GERMANI Magali SARFATI Azis SIMAO Torquato DI TELLA Contiene il saggio di Azis SIMAO, Industrializzazione e sindacalismo in Brasile (pag 66-76) (Brasile) “”Lo sviluppo del sindacalismo ha dunque preceduto quello del movimento operaio, a partire dal 1930, perché non si può parlare di un passaggio da un sindacalismo delle minoranze a un sindacalismo di massa, nel senso di M. Collinet: le nuove masse operaie sono entrate automaticamente, in particolare per via dell’ imposta sindacale prelevata a partire dal 1941 sui salari e versata per l’ intermediario del governo ai sindacati, in un sistema sindacale senza l’ adesione personale al sindacato che non ha riguardato che una minoranza. Il sindacato appare così come un distributore di “”servizi””, medici e legali in particolare, e soprattutto come un mezzo per i salariati di ottenere la soluzione dei loro problemi individuali e collettivi. L’ organizzazione sindacale è dunque non tanto uno strumento nelle mani della classe operaia quanto l’ espressione di una partecipazione indiretta e volontaria al potere, cosa che costituisce un ostacolo ad ogni azione rivoluzionaria.”” (pag 88, Alain Touraine)”,”MALx-026″
“TOURAINE Alain”,”La conscience ouvrière.”,”TOURAINE Alain nato nel 1925, si è orientato verso la sociologia industriale. E’ stato allievo all’ Ecole Normale supérieure. Dopo aver passato l’ agrégation d’ Histoire, è netrato nel CNRS. Nel 1958, fonda il Laboratoire de Sociologie industrielle de l’ Ecole pratique des Hautes Etudes (VI Section). Ha pubblicato molte opere. “”Le représentation de la société a souvent été considérée comme la manifestation centrale des attitudes de classes. Richard Centers, dans un livre qui eut une large influence et qui développait des thémes déja abordés en particulier par Hadley Cantril et par Arthur Kornhauser, a voulu opposer strate et classe sociale en définissant la première en termes puirement objectis, par la profession, le revenu, ou le niveau d’éducation et la seconde per un ensemble d’orientations sociales et en particulier par l’ auto-affiliation à une classe””. (pag 178-179) (1) Richard Centers, The psychology of social classes. A study of class consciousness, Princeton UP, 1949, pag XII 244″,”MFRx-279″
“TOURAINE Alain”,”Critica della modernità.”,”Alain Touraine, nato nel 1925, è Directeur d’Études all’École des Hautes Études en Sciences Sociales. Al centro della sua copiosa produzione scientifica vi sono i temi della sociologia del lavoro e della società postindustriale. Fra le sue opere: L’evoluzione del lavoro operaio alla Renault, La coscienza operaia, La società postindustriale, La produzione della società.”,”TEOS-048-FL”
“TOURE’ Ahmed Sekou”,”L’Afrique et la revolution.”,”copia per G. SARAGAT firma”,”AFRx-008″
“TOURN Giorgio”,”Dietrich Bonhoeffer e la Chiesa sotto il Nazismo.”,”La sua fu una tipica famiglia della borghesia protestante tedesca ed egli rimase sempre profondamente integrato in questo ambiente: protestante convinto, fu pastore, come molti dei suoi antenati, e seppe compiere il suo ministerio con coerenza.”,”RELP-001-FGB”
“TOURNEUX Maurice a cura”,”Procès-verbaux de la Commune de Paris (10 août 1792 – 1er juin 1793). Extraits en partie inédits publiés d’après un manuscrit des archives nationales par Maurice Tourneux.”,”””Considerando che, in un paese libero, tutte le idee di superstizione e fanatismo devono essere distrutte e rimpiazzate da sentimenti di sana filosofia e da una morale pura; “”Considerando che i ministri di culto cattolico essendo pagati dalla nazione, non possono, senza rendersi colpevoli di prevaricazione, esigere un pagamento per le cerimonie di questo culto; “”Considerando infine che i ricchi e i poveri sono uguali durante la loro vita agli occhi della legge e della ragione, non possono esistere differenze tra loro nel momento in cui discendono nella tomba; “”Il procuratore della Comune inteso il consiglio generale dispone: (…)””. (pag 55)”,”FRAR-281″
“TOUSSAINT Yvon”,”Les barons Empain.”,”TOUSSAINT Yvon è un giornalista, ex-direttore redattore in capo del giornale ‘Le Soir’ di Bruxelles e ex presidente dell’Associazione stampa estera di Parigi.”,”FRAE-038″
“TOUSSAINT Eric”,”Lénine et Trotsky face à la bureaucratie. Révolution russe et société de transition.”,”Eric Toussaint è storico e dottore in scienze politiche. E’ attivo nella IV Internazionale dagli anni ’70”,”TROS-335″
“TOVAGLIERI Alberto”,”Lenin e i soviet nella rivoluzione russa del 1905.”,”L’A è nato nel 1943, si è laureato in Pedagogia presso l’Univ di Torino con una tesi in storia delle dottrine politiche su ‘Lenin e il movimento dei soviet dei deputati operai dell’ottobre-dicembre 1905’. Attualmente lavora presso l’Istituto di Storia della facoltà di Magistero dell’Univ di Torino.”,”LENS-043 RIRx-010″
“TOVAGLIERI Alberto”,”Lenin e i soviet nella rivoluzione russa del 1905.”,”Alberto Tovaglieri, nato nel 1943, si è laureato in Pedagogia presso l’università di Torino, con una tesi in Storia delle dottrine politiche su Lenin e il movimento dei soviet dei deputati operai dell’ottobre-dicembre 1905. Collabora alla Rivista di storia contemporanea. Attualmente lavora presso l’Istituto di Storia della facoltà di Magistero dell’università di Torino.”,”LENS-021-FL”
“TOVAGLIERI Alberto; RUGAFIORI Paride; COLLOTTI Enzo; CARTIGLIA Carlo”,”Il problema dello Stato in Lenin prima del 1917 (Tovaglieri); Ricostruzione economica e classe operaia 1945-1948: il caso di Genova (Rugafiori); Il “”Nuovo Ordine europeo”” e l’imperialismo nazista (Collotti); I fiancheggiatori del fascismo: l’episodio Caldara del 1934 (Cartiglia).”,”Lenin sulla esperienza sociale della Comune di Parigi “”[S]in dall’inizio la borghesia francese (a fronte dell’invasione tedesca, ndr) non aveva compiuto alcun serio tentativo di difesa della nazione, ma aveva cercato immediatamente di barattare la capitolazione di Parigi in cambio di un aiuto straniero per rovesciare la repubblica. Inoltre, dopo che il proletariato era insorto ed aveva instaurato la Comune di Parigi, la borghesia francese aveva firmato un trattato di pace vergognoso per ottenere che in cambo Bismarck lasciasse libero per lo sterminio di Parigi l’esercito bonapartista e fornisse l’appoggio delle sue stesse truppe. In altri termini il secondo insegnamento fondamentale che secondo Lenin era necessario trarre dall’esperienza della Comune, era che ormai per la borghesia dell’Europa occidentale la guerra di difesa o di liberazione nazionale era divenuta un vuoto pretesto per allontanare il proletariato dalla rivoluzione socialista (36). Con l’annotazione «instabilità della democrazia borghese» Lenin intendeva riferirsi alla continua oscillazione dei ceti medi – artigiani, commercianti, negozianti, e contadini – tra la borghesia ed il proletariato, tra la reazione e la rivoluzione, e la necessità estrema per il proletariato di conquistare a sé questi ceti. La Comune aveva compiuto degli importanti passi in questa direzione tramite un decreto di moratoria triennale dei debiti ed un appello ai contadini, ottenendo notevoli successi tra la piccola borghesia di Parigi. La Comune non aveva avuto il tempo però di conquistare la provincia e ciò era stato uno dei fattori determinanti della sua sconfitta. I successi da essa ottenuti avevano comunque dimostrato che, a causa della loro estrema instabilità, dovuta alla loro stessa situazione sociale, quegli stessi ceti medi che avevano costituito il sostegno fondamentale del colpo di Stato di Luigi Bonaparte, potevano anche essere egemonizzati e conquistati dal proletariato. Con l’annotazione «dittatura del proletariato» Lenin intendeva sintetizzare la tesi secondo cui la Comune di Parigi del 1871 aveva fornito il modello dell’organizzazione politica che avrebbe dovuto realizzare la «dittatura del proletariato». Con questa annotazione Lenin faceva riferimento all”Introduzione’ alla ‘Guerra civile in Francia’ scritta da Engels nel 1891, in cui per la prima volta la Comune era stata definita una «dittatura del proletariato».”” [(36) Marx-Engels ‘Opere sceLte, cit., pp. 930-931] (pag 304-305)”,”LENS-015-FGB”
“TOWE Kenneth C.”,”William Brown Bell (1879-1950). Quaker – Lawyer- – Business Leader. “”Molding the Future through Chemistry””.”,”Fondo Palumberi KennethC. Towe, member of the Newcomen Society, President American Cyanamid Company, New York.”,”ECOG-098″
“TOWNSEND Peter”,”Duello d’aquile.”,”Mentre la Royal Navy preparava in tutta fretta piani di rimpatrio delle forze britanniche sull’altro lato della Manica, la Kriegsmarine studiava la possibilità di portare una forza di invasione sulle stesse coste (pag 291) ‘La Luftwaffe non si faceva illusioni sul significato di un confronto diretto con la RAF. Nonostate ciò, alcuni suoi esponenti, e tra questi il suo comandante in capo, erano tanto inebriati dalla rapidità dei successi conseguiti in Polonia e in Francia, che pensavano ad un’offensiva contro l’Inghilterra più o meno in termini di una passeggiata nel cielo. (…) «Dopo la battaglia di Francia» dice Rudolf Braun «tutti erano sicuri della vittoria». Il nemico ereditario era stato annientato, grazie soprattutto agli Stuka e ai loro piloti, tra i quali lo stesso Braun. Erano state vittorie così rapide e folgoranti da rendere impensabile che le cose potessero cambiare in futuro. Tutti credevano che la guerra fosse praticamente finita e che la Gran Bretagna avrebbe cercato un accordo”” (pag 324)”,”QMIS-057-FV”
“TOYNBEE Arnold J.; collaborazione di Veronica M. TOYNBEE Patricia HARVEY Hatharine DUFF Elisabeth WISKEMANN Elisabeth BARKER James PARKER Clifton J. CHILD W. KLATT Alfred CORBAN Sir Desmond MORTON Vizconde CHILSTON Sidney LOWERY”,”Historia Contemporanea. La Europa de Hitler. Tomo 1.”,”Collaborazione di Veronica M. TOYNBEE Patricia HARVEY Hatharine DUFF Elisabeth WISKEMANN Elisabeth BARKER James PARKER Clifton J. CHILD W. KLATT Alfred CORBAN Sir Desmond MORTON Vizconde CHILSTON Sidney LOWERY”,”EURx-108″
“TOYNBEE Arnold J.; collaborazione di Veronica M. TOYNBEE Patricia HARVEY Hatharine DUFF Elisabeth WISKEMANN Elisabeth BARKER James PARKER Clifton J. CHILD W. KLATT Alfred CORBAN Sir Desmond MORTON Vizconde CHILSTON Sidney LOWERY”,”Historia Contemporanea. La Europa de Hitler. Tomo 2.”,”Collaborazione di Veronica M. TOYNBEE Patricia HARVEY Hatharine DUFF Elisabeth WISKEMANN Elisabeth BARKER James PARKER Clifton J. CHILD W. KLATT Alfred CORBAN Sir Desmond MORTON Vizconde CHILSTON Sidney LOWERY”,”EURx-109″
“TOYNBEE Arnold J.; collaborazione di Veronica M. TOYNBEE W.N. MEDLICOTT Constance HOWARD Agnes H. HICKS Katharine DUFF G.E. KIRK”,”Historia Contemporanea. La guerra y los neutrales. III”,”Collaborazione di Veronica M. TOYNBEE W.N. MEDLICOTT Constance HOWARD Agnes H. HICKS Katharine DUFF G.E. KIRK”,”EURx-110″
“TOYNBEE Arnold J.; collaborazione di Veronica M. TOYNBEE Katharine DUFF Margaret CARLYLE R.G. HAWTREY Sidney LOWERY Hugh SETON-WATSON William H. McNEIL Vizconde CHILSTON”,”Historia Contemporanea. El reajuste de Europa. IV”,”Collaborazione di Veronica M. TOYNBEE Katharine DUFF Margaret CARLYLE R.G. HAWTREY Sidney LOWERY Hugh SETON-WATSON William H. McNEIL Vizconde CHILSTON”,”EURx-111″
“TOYNBEE Arnold J.”,”El terrorismo alemán en Bélgica. Narración basada en los Documentos.”,”TOYNBEE Arnold J. ex studente del Balliol College (Oxford). “”Tra tutti i popoli del mondo, la Germania è l’ unico in cui prevale nello stesso tempo la dottrina luterana della salvezza per la sola fede e la dottrina luterano-hegeliana del primato degli interessi dello Stato su quelli della morale comune””. (pag 31, introduzione)”,”QMIP-040″
“TOYNBEE Arnold J.”,”La Europa de Hitler.”,”””Perfino prima della caduta di Mussolini, sembra che il governo cercò di contattare gli Alleati, per lo meno si fecero dei preparativi. Si dice che Bastianini inviò diversi agenti a Lisbona nel giugno 1943, un banchiere di nome Fummi, che si sperava, fosse ricevuto negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, e un tale Francesco Fransoni, che recentemente aveva lasciato il posto di segretario in Portogallo. Si dice che Mussolini approvò l’ invio di Fummi a condizione che egli non comparisse in nessun modo in questo affare.”” (pag 226)”,”GERN-109″
“TOYNBEE Arnold”,”Il mondo e l’Occidente. (Tit.orig.: The World and the West)”,”TOYNBEE Arnold (Londra, 1889-York 1975) esordì come filologo classico ad Oxford. Durante la guerra fu al servizio del Foreign Office e poi componente della delegazione britannica alla Conferenza di pace. Dal ’19 passò a Londra a insegnare Leteratura bizantina quindi nel trentennio 1925-55 diresse l’Istituto di studi internazionali. Lo storico ha scritto la sua opera maggiore: ‘A Study in History’ (12 volumi) Hegel in risvolto di copertina”,”STOx-135″
“TOYNBEE Arnold”,”Civiltà al paragone. (Tit.orig.: Civilization on Trial)”,”TOYNBEE Arnold (Londra, 1889-York 1975) esordì come filologo classico ad Oxford. Durante la guerra fu al servizio del Foreign Office e poi componente della delegazione britannica alla Conferenza di pace. Dal ’19 passò a Londra a insegnare Leteratura bizantina quindi nel trentennio 1925-55 diresse l’Istituto di studi internazionali. Lo storico ha scritto la sua opera maggiore: ‘A Study in History’ (12 volumi) “”6. Il governo britannico in India fu restio fino al 1907, a quella riduzione di reddito che sarebbe risultata se fosse stato messo l”embargo’ sull’esportazione dell’oppio dall’India alla Cina (quel governo traeva dall’oppio una somma che salí da un milione di sterline annue negli anni 1820-43 ad oltre sette milioni di sterline nel 1910-11). 7. Nel periodo che va dal 1800 al 1858, durante il quale l’importazione di oppio in Cina era illegale, la parte del leone in questo commercio di contrabbando fu fatta dalle navi Inglesi. 8. Il governo Britannico nel Regno Unito non dichiarò mai illegale questo contrabbando per i sudditi britannici e rifiutò di accedere alla richiesta del governo cinese secondo la quale i commercianti stranieri avrebbero dovuto firmare obbligazioni che li impegnassero a non contrabbandare oppio in Cina e li ammonissero che in caso di violazione, il colpevole, se preso e giudicato, sarebbe stato passibile di una pena pecuniaria a favore delle autorità cinesi”” (pag 136)”,”STOx-136″
“TOYNBEE Arnold”,”La città aggressiva. (Tit.orig.: Cities on the Move)”,”Nato a Londra nel 1889, A.J. Toynbee è stato docente di filologia classica a Oxford (1912-15). Professore di letteratura bizantina all’università di Londra (1919-24), ha diretto la Chatham House (Istituto di studi internazionali) e, dal 1939 al 1946, la rivista “”Survey of International Affairs””. E’ autore di numerose opere, tra le quali: ‘Civilization on trial’ (1948).”,”DEMx-056″
“TOYNBEE Arnold J.”,”Il mondo ellenico.”,”TOYNBEE è nato nel 1889 e si è formato ad Oxford. Si è occupato di civiltà mediterranee e di problemi politici del Medio Oriente contemporaneo.”,”STAx-228″
“TOYNBEE Arnold J.”,”Hannibal’s Legacy. The Hannibalic War’s effects on Roman Life. Volume I. Rome and her neighbours before Hannibal’s entry.”,”TOYNBEE Arnold J. La legione. Descrizione dell’evoluzione della legione romana secondo tre diversi aspetti organizzativi: 1. forza e struttura, 2. composizione sociale: classi economiche e sociali con diversi tipi di soldati legionari, 3. evoluzione dell’equipaggiamento (dotazioni, armi, ecc.), della tattica, dello schieramento in battaglia. (pag 507-508)”,”STAx-252″
“TOYNBEE Arnold J.”,”Hannibal’s Legacy. The Hannibalic War’s effects on Roman Life. Volume II. Rome and her neighbours after Hannibal’s exit.”,”TOYNBEE Arnold J.”,”STAx-253″
“TOYNBEE Arnold ASHTON-GWATKIN Frank T. a cura; studi di Arnold CRANKSHAW Edward HODSON H.V. DONNISON F.S.V. PURCELL Victor KIRK George E. WIGHT Martin GILLIE D.R. DUFF Katharine HILLMANN H.C.”,”Le monde en mars 1939.”,”Preparazione militare insufficiente dell’Italia nel 1939 alla vigilia della Seconda guerra mondiale (pag 242-245) [‘L’Italie’ di Katharine Duff, ‘Insuffisance de la préparation de l’Italie a la guerre en 1939’]: “”Même si les adversaires d’une alliance italo-germanique n’étaient pas assez puissants pour empêcher l’Italie fasciste d’entrer en conflit en tant qu’aggresseur, ses chances de succès dans une guerre d’agression étaient faibles, vu la situation économique du pays et la répugnange que montrait une grande partie du peuple italien à cette idée. Les facultés de Mussolini baissaient; ses méthodes autocratiques, sa tendance a se laisser absorber par une routine administrative sans importance et le peu de valeur de ses liutenants n’étaient pas pour favoriser l’existence d’un guovernement efficace et clairvoyant, ni la formation d’une nouvelle génération de dirigeants qui soient de véritables hommes d’État. La «hiérarchie» fasciste était connue pour sa corruption, sa stupidité et son irresponsabilité, quoique l’intelligence et le courage n’aient en aucune façon disparu en Italie comme devait le prouver la Résistance quelques années plus tard. La situation économique de l’Italie à cette époque est étudiée dans une autre partie de cet ouvrage. Mais le déploiement imposant de puissance militaire, perfectionné pendand seize années de fascisme et sujet d’une propagande tapageuse, tout en étant loin de n’être que bluff, laissait apparaître des défauts, ce qui déja commençait à causer une certaine anxiété à Rome. Au cours de la guerre d’Ethiopie et de la guerre d’Espagne, les forces italiennes avaient acquis l’expérience de la bataille dans des conditions moins astreignantes que celles qu’annonçait l’avenir, au prix d’une certaine lassitude et d’une grave saignée des réserves matérielles et financières. Par surcroît, depuis 1936, Mussolini avait entrepris la réalisation de projets de grande envergure pour la réorganisation et le rééquipement des trois armes, et celles-ci ne pouvaient être à nouveau prêtes avant deux ou trois ans. En même temps que l’on encourageait les Italiens à penser en fonction de l’esprit d’offensive, d’une guerre de mouvement et de la théorie de la guerre aérienne intensive du général Douhet (1), on leur rappelait également qu’une guerre d’usure serait contraire aux «lois d’airain» de l’économie fasciste (2)”” (pag 244-245) [(1) Cf. Reynaud: ‘La France a sauvé l’Europe’, p. 439; (2) Voir ‘Le forze armate dell’Italia fascista’, dans ‘Rassegna italiana’, juin-septembre 1939, pp. 1-380, particulièremetn les deux articles intitulès ‘La dottrina – lo spirito’, par le généraux Pariani et Valle, respectivement chefs de cabinet au ministère de la Guerre et au ministère de l’Air] ‘La persistenza con cui Hitler mantiene l’alleanza con l’Italia è stata uno dei tratti più significativi della sua carriera politica’. [‘L’Allemagne’ di Martin Wight. Combinaisons de la politique étrangère d’Hitler’]: “”L’alliance avec l’Italie fut la première illustration del la doctrine hitlérienne de sélections dans le domaine de la politique extérieure selon laquelle une alliance permettant d’atteindre un objectif important valait le sacrifice d’un objectif secondaire (1). Entre l’Italie et l’Allemagne, il y avait l’annexion du Tyrol méridional par l’Italie, et son interdiction de l’ ‘Anschluss’. Hitler abandonna avec mépris les intérêts allemands du Tyrol méridional; la libération de deux cent mille Allemands était sans importance alors qu’ailleurs sept millions d’Allemands vivaient sous la domination étrangère (2). Ce renoncement, au début de sa carrière politique, fut l’un de ses actes diplomatiques les plus frappants. Il fallut encore quinze ans pour résoudre le problème autrichien, et, lorsqu’en juillet 1934, croyant à tort que le moment était venu, il fit assassiner Dollfuss, Mussolini massa quatre division sur le Brenner, la seule reaction militaire qu’aient suscitée les agressions d’Hitler de la parte d’une Grande Puissance avant la crise de Munich (3). (…) La persistance avec laquelle Hitler maintint l’alliance avec l’Italie fut l’un des traits les plus remarquables de sa carrière politique (4). (…) Ce ne fut ni leurs origines ni leur foi communes mais l’utilité de l’Italie en sa qualité d’alliée trop faible pour entraver l’indépendance d’Hitler, ou pour exiger autre chose que la deuxième place, qui, finalement, attacha l’Allemagne nazie à l’Italie”” (pag 432-435) [(1) (2) ‘Mein Kampf, pp. 711-718-719; pp. 707-711; Rauschning: ‘Hitler Speaks’, p. 47; Heiden: ‘Der Fuehrer’, p.153; (3) ‘Survey’, pour 1934, p. 475. Cf. plus haut, p. 414, note 3; (4) Cf. Rauschning: ‘Germany’s Revolution’, p. 226] Bilancia di potenza, rapporti di forza tra le grandi potenze (pag 486-506)”,”RAIx-372″
“TOYNBEE Arnold J.”,”Le changement et la tradition. Le défi de notre temps.”,”””Nous pouvons en fait prévoir un monde, uni de plus en plus étroitement par le progrès continuel de la technologie, dans lequel un être humain ne devra pas fidélité à son Etat local en premier, mais en troisème lieu. Son obéissance politique suprême ira a l’humanité entière et au véritable État mondial dans lequel cette société humaine sera réunie. Sa seconde obéissance ira à l’une ou à l’autre des diasporas mondiales, quelque union religieuse mondiale par exemple, ou quelque association professionnelle mondiale (la société mondiale des médicins, des avocats, des fermiers, des ingégnieurs, des professeurs, des prêtres, des croque-morts, des couturières). Son obéissance à la communauté locale sera subordonnée. Il continuera à faire son devoir dans sa communauté locale, mais il ne se sentira pas concerné par celle-ci comme par ses autres liens sociaux. Ceux-ci, outre qu’ils seront mondiaux, seront importants alors que ses liens locaux seront non seulement restreints mais ancore insignificants. La lutte à morte entre les mouvements d’union et de division dans l’histoire humaine a maintenant duré près de 5.000 ans. La puissance de forces en présence a varié. La vogue actuelle du nationalisme occidental a donné au mouvement de division un avantage temporaire; mais pour en estimer la signification nous devons le voir en perspective. Les gains récents du nationalisme ne peuvent être comparés aux gains du mouvement d’union durant ces cinq derniers millénaires; et à l’âge atomique dans lequel nous somme maintenant, l’espèce humaine a des moyens plus puissants et un motif plus impérieux que jamais pour faire en sorte que le mouvement d’union l’emporte”” (pag 99) “”Possiamo infatti prevedere un mondo, unito sempre più strettamente dal continuo progresso della tecnologia, in cui un essere umano non dovrà innanzitutto fedeltà al suo stato locale, ma al terzo posto. La sua obbedienza politica suprema andrà all’intera umanità e al vero stato mondiale in cui questa società umana sarà riunificata. La sua seconda obbedienza andrà all’una o all’altra delle diaspore del mondo, ad esempio ad un’unione religiosa mondiale o ad un’associazione professionale mondiale (la società mondiale medici, avvocati, agricoltori, ingegneri, professori, sacerdoti, impresari, sarte). La sua obbedienza alla comunità locale sarà subordinata. Egli continuerà a svolgere il suo dovere nella sua comunità locale, ma non si sentirà obbligato da questo rispetto agli altri legami sociali. Questi, oltre ad essere globali, saranno importanti mentre i suoi collegamenti locali non saranno solo limitati ma anche insignificanti. La lotta mortale tra i movimenti di unione e divisione nella storia umana è durata ormai da quasi 5.000 anni. Il potere delle forze coinvolte è vario. L’attuale tendenza del nazionalismo occidentale ha dato al movimento di divisione un vantaggio temporaneo; ma per stimare il suo significato dobbiamo vederlo in prospettiva. I recenti progressi del nazionalismo non possono essere paragonati ai guadagni del movimento di unione negli ultimi cinque millenni; e nell’era atomica in cui siamo ora, la specie umana ha mezzi più potenti e un motivo più impellente che mai per far sì che il movimento di unione prevalga “” (pag 99) Conferenze del 1964-65″,”STOS-202″
“TOZZI Mario”,”Catastrofi. Dal terremoto di Lisbona allo tsunami del Sud-Est Asiatico: 250 anni di lotta tra l’ uomo e la natura.”,”TOZZI Mario, geologo, è primo ricercatore del CNR e lavoro presso l’ Istituto di geologia ambientale e geo-ingegneria dell’ Università La Sapienza di Roma. E’ autore di articoli e saggi. “”Infine un po’ di veleno: Luis e Walter Alvarez (padre e figlio, premio Nobel e fisico il primo, geologo l’ altro, confezionatori della teoria dell’ impatto) sono stati implicati in diverse operazioni poco chiare della storia degli Stati Uniti e sarebbero strumento consapevole degli istituti di ricerca spaziale, i quali – se non ci fosse la paura della collisione non avrebbero neanche i fondi per mantenere i propri dipendenti. Luis Alvarez viaggiava su un aereo che accompagnava il famigerato Enola Gay sui cieli di Hiroshima, e fu uno dei consulenti tecnici più propensi a demolire la tesi della presenza di più di un attentatore a Dallas quando fu ucciso Kennedy. Il gran favore dei mezzi di comunicazione, ragioni politiche, l’ appartenenza di uno dei suoi ideatori a un gruppo accademico vincente e gli interessi economici in gioco avrebbero dunque sensibilmente contribuito al successo di una teoria che apre il campo a una nuova intepretazione cosmica, che annulla il “”disordine”” terrestre a favore di una caso cosmico da cui dovrebbero, per giunta, essere governate anche le scelte future.”” (pag 183)”,”SCIx-214″
“TRABATTONI Franco”,”La filosofia antica. Profilo critico-storico.”,”Tra Eraclito e Parmenide: la “”teoria delle idee””. “”Quale dovrebbe essere – così argomenta Platone – la concezione generale della realtà di chi ritiene, con Protagora, che tutte le opinioni siano vere? Si tratta del mobilismo eracliteo, condensato nella formula del divenire eterno di tutte le cose, che Socrate qui attribuisce non solo a Eraclito, ma a tutto il pensiero (filosofico e non) a lui precedente (con la sola esclusione di Parmenide: 152e). Chi ritenga che tutte le cose si muovano incessantemente, deve anche ritenere che sempre diversi siano i soggetti che percepiscono e le cose percepite, cosicché ogni sensazione sarà sempre unica e irripetibile, dunque differente sia dalle sensazioni di altri soggetti, sia dalle sensazioni di uno stesso soggetto in tempi diversi. Perciò, con Protagora, sarà sempre vero ciò che pare a ciascuno (come e quando gli pare) e non ci saranno criteri per paragonare un atto conoscitivo a un altro, per discriminare le conoscenze vere da quelle false””. (pag 102)”,”FILx-279″
“TRABUCCHI Alberto”,”Istituzioni di Diritto Civile.”,”Alberto Trabucchi, professore dell’Università di Padova.”,”DIRx-005-FL”
“TRAGER Frank N. a cura; contributi di Jeanne S. MINTZ I. Milton SACKS John SEABURY THOMSON David A. WILSON”,”Marxism in Southeast Asia. A Study of Four Countries.”,”Frank N. TRAGER, Consultant, The Rand Corporation. “”The original quadrumvirate of Dutch Communists – Sneevliet, Brandsteder, Baars, and Bergsma – were in a sense the true fathers of Indonesian communism. They provided the radical wing of the nationalist movement with a theoretical framework and a definition in Marxist terms of tendencies which had been developing in Indonesia for some time before their arrival. They also introduced their pupils to Communist strategy and tactis.”” (pag 184)”,”MASx-021″
“TRAINA Giusto”,”428 dopo Cristo. Storia di un anno.”,”Giusto Traina è professore ordinario presso l’Università di Lecce, dove insegna Storia romana e Armenistica. Attualmente insegna anche all’Université de Paris 8 e all’Université Catholique de Louvain. Per i nostri tipi ha pubblicato La tecnica in Grecia e a Roma, Marco Antonio.”,”STAx-066-FL”
“TRAKHTENBROT B.A.”,”Algoritmi e Macchine Calcolatrici Automatiche.”,”L’autore, B. A. Trakhtenbrot, è docente all’Istituto pedagogico Penza ed è molto noto per numerose e importanti ricerche di Logica matematica.”,”SCIx-155-FL”
“TRAMAROLLO Giuseppe”,”Dieci incontri con Cattaneo.”,”TRAMAROLLO Giuseppe “”Ma da qualche tempo anche Cattaneo è in disgrazia, almeno nelle riviste ufficiali della teologia marxista, come “”Rinascita””, o ufficiose come “”Il ponte””. Ci si è accorti -. finalmente! – che il lombardo è un liberista deciso in economia, fisso sul valore terapeutico della concorrenza addirittura con fiducia illuministica: basta leggere il saggio della maturità (1861) “”Del pensiero come principio di economia pubblica”” per trovarvi la conclusione dell’ottimistico e razionale capitalismo, che Cattaneo andava in quegli anni dell’appena raggiunta unità predicando, dopo aver superato il giovanile filantropismo fondato sul principio della “”carità legale””: è in questo saggio che si legge il giudizio radicalmente negativo sul socialismo che “”si rompe contro lo scoglio”” delle leggi fondamentali dell’economia. La egregia autrice della più vasta e aggiornata monografia cattaneana, Bianca Maria Frabotta (3), di stretta osservanza marxista, è costretta ad ammettere: “”Posto di fronte al bivio tra Libertà e Giustizia, Cattaneo si pone silenziosamente sulla via della Libertà””. Non tanto silenziosamente direi: nello stesso anno e sempre sul “”Politecnico”” appare un altro fondamentale saggio cattaneano: “”Corporazione delle arti e scioperi nell’Inghilterra””, che è un esame del tradeunionismo britannico, che egli da un lato saluta come una rinascita del glorioso corporativismo dell’Italia comunale, dall’altro integra nella natura del capitalismo moderno, che viene galvanizzato nelle sue virtù produttive dalle lotte pacifiche per riduzione di orario di lavoro e sempre maggiori salari”” (pag 57-58) [(3) B.M. Frabotta, Carlo Cattaneo, Lugano, 1969]”,”TEOP-394″
“TRAMBALLI Ugo”,”Dentro l’India. Gli uomini e la città.”,”‘Indro Montanelli sostiene che un giornalista laureato non può essere un buon giornalista’ (provocazione di Montanelli) (dalla presentazione dell’autore) (pag 7) Communalism è un termine inglese che tradotto letteralmente significa: “”sistema di decentramento amministrativo”” ma nella realtà indiana degli ultimi anni questa parola ha assunto un altro e ben diverso significato. ‘Communalism’ è quell’integralismo bellicoso, arrogante e non di rado violento che sembra diffondersi a macchia d’olio nei tessuti di una società la cui cultura è forse una delle più tolleranti e pacifiche di questo pianeta”” (dalla prefazione di Piero Verni) (pag 13-14)”,”INDx-114″
“TRAMONTANA Salvatore”,”Il Mezzogiorno medievale. Normanni, svevi, angioini, aragonesi nei secoli XI-XV.”,”Salvatore Tramontana è ordinario di Storia medievale presso l’Università di Messina ed è componente del comitato scientifico del Centro di Studi normanno-svevi di Bari e del Centro studi sulla civiltà del Tardo Medioevo di San Miniato. Collabora al Lexikon des Mittelalters ed è autore di numerosi saggi e volumi, fra i quali ‘Vestirsi e travestirsi in Sicilia, Sellerio,Palermo 1993’ Il regno di Sicilia, Uomo e natura dallXI al XIII secolo, Einaudi, Torino 1999.”,”ITAG-005-FL”
“TRAMONTANA Carmelo”,”La religione del confine. Benedetto Croce e Giovanni Gentile lettori di Dante.”,”Carmelo Tramontana (Catania, 1974) ha pubblicato articoli e saggi su Dante, Sciascia, Gibson, questioni di teoria della letterarura. I suoi interessi di ricerca sono rivolti soprattutto al medioevo dantesco, sia nei rapporti con la tradizione letteraria e filosofica precedente che con le letture moderne della Commedia, e alla teoria della letteratura. Attualmente lavora ad una ricerca sui rapporti tra Agostino e Dante come borsista presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania.”,”CROx-005-FL”
“TRAMPETTI Mario”,”Il Brasile. Tra imperativi economici ed aspirazioni di potenza (1945-2000).”,”TRAMPETTI Mario è un diplomatico italiano di carriera. Nel corso della sua attività professionale ha ricoperto vari incarichi alla Farnesina e all’estero. Ha scritto articoli e saggi su riviste italiane e sudamericane.”,”AMLx-120″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; comitato scientifico Piero BAIRATI Luigi BONANATE Marcello CARMAGNANI Enzo COLLOTTI Enrica COLLOTTI PISCHEL Paolo FARNETI Lisa FOA Umberto LEVRA Francesco TRANIELLO Alessandro TRIULZI Guido VALABREGA Alessandro VERCELLI redazione Bruno BONGIOVANNI Giovanni DE-LUNA Gian Carlo JOCTEAU Fabio LEVI Marco REVELLI con la collaborazione di Pier Giorgio BRERO”,”Il mondo contemporaneo. Opera di storia contemporanea in 10 volumi indipendenti e 16 tomi.”,”Comitato scientifico: Piero BAIRATI, Luigi BONANATE, Marcello CARMAGNANI, Enzo COLLOTTI, Enrica COLLOTTI PISCHEL, Paolo FARNETI, Lisa FOA, Umberto LEVRA, Francesco TRANIELLO, Alessandro TRIULZI, Guido VALABREGA, Alessandro VERCELLI. Redazione: Bruno BONGIOVANNI, Giovanni DE-LUNA, Gian Carlo JOCTEAU, Fabio LEVI, Marco REVELLI con la collaborazione di Pier Giorgio BRERO.”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; saggi di Bruno BONGIOVANNI Leon POLIAKOV Maurilio GUASCO Edoardo GRENDI Ettore PASSERIN D’ ENTREVES Paolo CALZINI Marco BUTTINO Mariuccia SALVATI Giancarlo ZIZOLA Camillo BREZZI David W. ELLWOOD Enzo COLLOTTI Bernardino FAROLFI Richard SHANNON Carlo CARTIGLIA Giorgio ROVIDA Franco DE-FELICE Antonio BECHELLONI Gabriele RANZATO Robert W. DAVIES Adele Massardo MAIELLO Renato MONTELEONE Carlo FRANCOVICH Simonetta SOLDANI Regina POZZI Dino CARPANETTO Michele OLIVARI Francois CORNILLOT Robert McNEAL Antonio BECHELLONI Gabriella BONACCHI John DARWIN Valdo ZILLI Percy ALLUM Jerzy W. BOREJSZA Giovanni CARPINELLI Luciano GUERCI Andreina DE-CLEMENTI Gilbert BADIA Enzo SANTARELLI Nuccio COCCO Dora MARUCCO Amedeo COTTINO Massimo L. SALVADORI Lisa FOA Aldo NATOLI Aldo AGOSTI Angelo TORRE Paul SMITH Adele Massardo MAIELLO Adriano GUERRA Valdo ZILLI Jean HERMANDIQUER Pasquale VILLANI Francesco TRANIELLO Paolo RICCA Alessandro PIZZORUSSO Hermann KELLENBENZ Alberto CARACCIOLO Marco REVELLI Gianni VATTIMO Paolo SICA Rossella RICCI Furio DIAZ Luciano CAFAGNA Ettore CUOMO Silvia Rota GHIBAUDI Roberto RUFFILLI Ercole SORI Valerio CASTRONOVO Adolfo PEPE Sergio SALVI Diego MARCONI Francesco MOISO Marilla GUADAGNINI Alfio MASTROPAOLO Marco REVELLI Cesare PIANCIOLA”,”Il mondo contemporaneo. Storia d’ Europa.”,”Saggi di Bruno BONGIOVANNI, Leon POLIAKOV, Maurilio GUASCO, Edoardo GRENDI, Ettore PASSERIN D’ ENTREVES, Paolo CALZINI, Marco BUTTINO, Mariuccia SALVATI, Giancarlo ZIZOLA, Camillo BREZZI, David W. ELLWOOD, Enzo COLLOTTI, Bernardino FAROLFI, Richard SHANNON, Carlo CARTIGLIA, Giorgio ROVIDA, Franco DE-FELICE, Antonio BECHELLONI, Gabriele RANZATO, Robert W. DAVIES, Adele Massardo MAIELLO, Renato MONTELEONE, Carlo FRANCOVICH, Simonetta SOLDANI, Regina POZZI, Dino CARPANETTO, Michele OLIVARI, Francois CORNILLOT, Robert McNEAL, Antonio BECHELLONI, Gabriella BONACCHI, John DARWIN, Valdo ZILLI, Percy ALLUM, Jerzy W. BOREJSZA, Giovanni CARPINELLI, Luciano GUERCI, Andreina DE-CLEMENTI, Gilbert BADIA, Enzo SANTARELLI, Nuccio COCCO, Dora MARUCCO, Amedeo COTTINO, Massimo L. SALVADORI, Lisa FOA, Aldo NATOLI, Aldo AGOSTI, Angelo TORRE, Paul SMITH, Adele Massardo MAIELLO, Adriano GUERRA, Valdo ZILLI, Jean HERMANDIQUER, Pasquale VILLANI, Francesco TRANIELLO, Paolo RICCA, Alessandro PIZZORUSSO, Hermann KELLENBENZ, Alberto CARACCIOLO, Marco REVELLI, Gianni VATTIMO, Paolo SICA, Rossella RICCI, Furio DIAZ, Luciano CAFAGNA, Ettore CUOMO, Silvia Rota GHIBAUDI, Roberto RUFFILLI, Ercole SORI, Valerio CASTRONOVO, Adolfo PEPE, Sergio SALVI, Diego MARCONI, Francesco MOISO, Marilla GUADAGNINI, Alfio MASTROPAOLO, Marco REVELLI, Cesare PIANCIOLA”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; saggi di Enrica COLLOTTI PISCHEL Owen LATTIMORE Paolo SANTANGELO Nora WANG Piero CORRADINI Giorgio MANTICI Aldo NATOLI Francesco MONTESSORO John GITTINGS Richard W. VAN ALSTYNE Franco GATTI Alessandro VALOTA Gianni FODELLA Jan M. PLUVIER John DARWIN Giorgio BORSA Michelguglielmo TORRI Biancamaria SCARCIA AMORETTI”,”Il mondo contemporaneo. Storia dell’ Asia.”,”Saggi di Enrica COLLOTTI PISCHEL, Owen LATTIMORE, Paolo SANTANGELO, Nora WANG, Piero CORRADINI, Giorgio MANTICI, Aldo NATOLI, Francesco MONTESSORO, John GITTINGS, Richard W. VAN ALSTYNE, Franco GATTI, Alessandro VALOTA, Gianni FODELLA, Jan M. PLUVIER, John DARWIN, Giorgio BORSA, Michelguglielmo TORRI, Biancamaria SCARCIA AMORETTI”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; saggi di Alessadro TRIULZI Jan VANSINA Benedetto MANACORDA Henri MONIOT Ioan M. LEWIS Romain RAINERO Antony G. HOPKINS Jean SURET-CANALE Terence O. RANGER Giampaolo CALCHI NOVATI Ruht FIRST Yves BENOT Lionel CLIFFE Luisa PASSERINI Anna Maria GENTILI Anna BOZZO André NOUSCHI Biancamaria SCARCIA AMORETTI Jacques BERQUE Giuseppe PEDRIELLI Livia ROKACH Guido VALABREGA Anouar ABDEL-MALEK Giuseppe CONTU”,”Il mondo contemporaneo. Storia dell’ Africa.”,”Saggi di Alessadro TRIULZI, Jan VANSINA, Benedetto MANACORDA, Henri MONIOT, Ioan M. LEWIS, Romain RAINERO, Antony G. HOPKINS, Jean SURET-CANALE, Terence O. RANGER, Giampaolo CALCHI NOVATI, Ruht FIRST, Yves BENOT, Lionel CLIFFE, Luisa PASSERINI, Anna Maria GENTILI, Anna BOZZO, André NOUSCHI, Biancamaria SCARCIA AMORETTI, Jacques BERQUE, Giuseppe PEDRIELLI, Livia ROKACH, Guido VALABREGA, Anouar ABDEL-MALEK, Giuseppe CONTU.”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; saggi di Piero BAIRATI Sara VOLTERRA Charles P. KINDLEBERGER Richard W. VAN ALSTYNE Tiziano BONAZZI Anna Maria MARTELLONE Peppino ORTOLEVA Maurizio VAUDAGNA Aldo LANZA Bruno CARTOSIO Claudio GORLIER Roberto GIAMMANCO Maurizio VAUDAGNA Michael WALLACE Eric FONER Valeria Gennaro LERDA Arnaldo TESTI Roberto PERIN Loretta VALTZ MANNUCCI Claude FOHLEN”,”Il mondo contemporaneo. Storia del Nord America.”,”Saggi di Piero BAIRATI, Sara VOLTERRA, Charles P. KINDLEBERGER, Richard W. VAN ALSTYNE, Tiziano BONAZZI, Anna Maria MARTELLONE, Peppino ORTOLEVA, Maurizio VAUDAGNA, Aldo LANZA, Bruno CARTOSIO, Claudio GORLIER, Roberto GIAMMANCO, Maurizio VAUDAGNA, Michael WALLACE, Eric FONER, Valeria Gennaro LERDA, Arnaldo TESTI, Roberto PERIN, Loretta VALTZ MANNUCCI, Claude FOHLEN”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; saggi di Marcello CARMIGNANI Angelo TRENTO Eugenia SCARZANELLA Antonio F. MITRE Margaret E. CRAHAN Roberto Cortes CONDE Chiara VANGELISTA Saveria BUSACCA Karen SPALDING José Luis ROMERO Paola MOLTONI e Dario AMBROSOLI Giuliana BERTOLA Antonio ANNINO William F. SATER Gianfranco PASQUINO Cristobal KAY Alison RAPHAEL Hans Werner TOBLER Herbert S. KLEIN”,”Il mondo contemporaneo. Storia dell’ America Latina.”,”Saggi di Marcello CARMIGNANI, Angelo TRENTO, Eugenia SCARZANELLA, Antonio F. MITRE, Margaret E. CRAHAN, Roberto Cortes CONDE, Chiara VANGELISTA, Saveria BUSACCA, Karen SPALDING, José Luis ROMERO, Paola MOLTONI e Dario AMBROSOLI, Giuliana BERTOLA, Antonio ANNINO, William F. SATER, Gianfranco PASQUINO, Cristobal KAY, Alison RAPHAEL, Hans Werner TOBLER, Herbert S. KLEIN”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; saggi di Luigi BONANATE Giampaolo CALCHI NOVATI Anna Maria GENTILI Enrica COLLOTTI PISCHEL Enzo COLLOTTI Jean-Baptiste DUROSELLE Renato MONTELEONE Angiolina ARRU Franco ANDREUCCI Marcello FLORES Giacomo LUCIANI Alan J.P. TAYLOR Elio APIH Danilo ARDIA Arduino AGNELLI Guido VALABREGA”,”Il mondo contemporaneo. Politica internazionale.”,”Saggi di Luigi BONANATE, Giampaolo CALCHI NOVATI, Anna Maria GENTILI, Enrica COLLOTTI PISCHEL, Enzo COLLOTTI, Jean-Baptiste DUROSELLE, Renato MONTELEONE, Angiolina ARRU, Franco ANDREUCCI, Marcello FLORES, Giacomo LUCIANI, Alan J.P. TAYLOR, Elio APIH, Danilo ARDIA, Arduino AGNELLI, Guido VALABREGA”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; saggi di Paolo FARNETI Giuseppe BONAZZI Pierangelo SCHIERA Marcello MESSORI Edda SACCOMANNI Guido MARTINOTTI Fiorenzo GIROTTI Alberto MARTINELLI Delfina DOLZA Luigi GRAZIANO Carlos BARBE’ Marino LIVOLSI Gian Enrico RUSCONI Gianfranco PASQUINO Franca PIZZINI Sergio SCAMUZZI Franco ROSITI Paolo ALMONDO”,”Il mondo contemporaneo. Politica e società 1.”,”Saggi di Paolo FARNETI, Giuseppe BONAZZI, Pierangelo SCHIERA, Marcello MESSORI, Edda SACCOMANNI, Guido MARTINOTTI, Fiorenzo GIROTTI, Alberto MARTINELLI, Delfina DOLZA, Luigi GRAZIANO, Carlos BARBE’, Marino LIVOLSI, Gian Enrico RUSCONI, Gianfranco PASQUINO, Franca PIZZINI, Sergio SCAMUZZI, Franco ROSITI, Paolo ALMONDO”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; saggi di Marcello CARMAGNANI Alessandro VERCELLI Pierre VILAR Giuliano CONTI Carlo SECCHI M. Guglielmina Ambrosini TENAGLIA Giangiacomo NARDOZZI Renato GIANNETTI Pierluigi CIOCCA Paolo ROBERTI Valerio GRISOLI Lia FUBINI Giorgio BROSIO Paolo GUERRIERI Graziella PENT FORNENGO Edoardo GRENDI Alessandra PESCAROLO Riccardo GUASTINI Vincenzo COMITO Giangiacomo NARDOZZI Mauro BASIGLIO Riccardo FAUCCI Ugo COLOMBINO Claudio GNESUTTA Roberto PANIZZA”,”Il mondo contemporaneo. Economia e storia. 1.”,”Saggi di Marcello CARMAGNANI, Alessandro VERCELLI, Pierre VILAR, Giuliano CONTI, Carlo SECCHI, M. Guglielmina Ambrosini TENAGLIA, Giangiacomo NARDOZZI, Renato GIANNETTI, Pierluigi CIOCCA, Paolo ROBERTI, Valerio GRISOLI, Lia FUBINI, Giorgio BROSIO, Paolo GUERRIERI, Graziella PENT FORNENGO, Edoardo GRENDI, Alessandra PESCAROLO, Riccardo GUASTINI, Vincenzo COMITO, Giangiacomo NARDOZZI, Mauro BASIGLIO, Riccardo FAUCCI, Ugo COLOMBINO, Claudio GNESUTTA, Roberto PANIZZA.”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; saggi di Sergio PIAZZA Giorgio LUNGHINI Francesco CAMPANELLA Guido CARANDINI Giorgio RUFFOLO Vittorio VALLI Ferdinando TARGETTI Nathan ROSENBERG Lorenzo DEL-PANTA e Massimo LIVI BACCI Paolo ONOFRI Silvano VICARELLI Pietro ALESSANDRINI Gian Luigi VACCARINO Mauro AMBROSOLI Valerio CASTRONOVO VIttorio VALLI Francesco SIRUGO Ezio TARANTELLI Marcello DE-CECCO Roberto WEIGMANN Roberto PANIZZA Paolo ALBANI Guglielmo ZAMBRINI Giuseppe GIOLITTI”,”Il mondo contemporaneo. Economia e storia. 2.”,”Saggi di Sergio PIAZZA, Giorgio LUNGHINI, Francesco CAMPANELLA, Guido CARANDINI, Giorgio RUFFOLO, Vittorio VALLI, Ferdinando TARGETTI, Nathan ROSENBERG, Lorenzo DEL-PANTA e Massimo LIVI BACCI, Paolo ONOFRI, Silvano VICARELLI, Pietro ALESSANDRINI, Gian Luigi VACCARINO, Mauro AMBROSOLI, Valerio CASTRONOVO, VIttorio VALLI, Francesco SIRUGO, Ezio TARANTELLI, Marcello DE-CECCO, Roberto WEIGMANN, Roberto PANIZZA, Paolo ALBANI, Guglielmo ZAMBRINI, Giuseppe GIOLITTI”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; saggi di Fabio LEVI Umberto LEVRA Nicola TRANFAGLIA Sabino CASSESE Giancarlo BERGAMI Tommaso DETTI Antonio PEDONE Brunello MANTELLI Dario MELOSSI Angelo PICHIERRI Giorgio ROCHAT Giuseppe DI-CHIO Paride RUGAFIORI Gustavo ZAGREBELSKY Umberto TERRACINI Enzo CHELI M. GUGLIELMINA AMBROSINI TENAGLIA Andreina DE-CLEMENTI Giorgio GALLI Narciso NADA Alfio MASTROPAOLO Brunello MANTELLI Umberto LEVRA Aldo A. MOLA Carlo CAPRA Agopik MANOUKIAN Giovanni DE-LUNA Marco REVELLI Enzo COLLOTTI Federico CEREJA Carlo CARTIGLIA”,”Il mondo contemporaneo. Storia d’ Italia, 1.”,”Saggi di Fabio LEVI, Umberto LEVRA, Nicola TRANFAGLIA, Sabino CASSESE, Giancarlo BERGAMI, Tommaso DETTI, Antonio PEDONE, Brunello MANTELLI, Dario MELOSSI, Angelo PICHIERRI, Giorgio ROCHAT, Giuseppe DI-CHIO, Paride RUGAFIORI, Gustavo ZAGREBELSKY, Umberto TERRACINI, Enzo CHELI, M. GUGLIELMINA AMBROSINI TENAGLIA, Andreina DE-CLEMENTI, Giorgio GALLI, Narciso NADA, Alfio MASTROPAOLO, Brunello MANTELLI, Umberto LEVRA, Aldo A. MOLA, Carlo CAPRA, Agopik MANOUKIAN, Giovanni DE-LUNA, Marco REVELLI, Enzo COLLOTTI, Federico CEREJA, Carlo CARTIGLIA”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; saggi di Carlo CARTIGLIA Nicola GALLERANO Giorgio ROCHAT Paolo MURIALDI Piero VISANI Alberto MASSERA Mario ISNENGHI Renato MONTELEONE Guido NEPPI MODONA Santi FEDELE Nicola TRANFAGLIA Massimo PACI Arnaldo SALVESTRINI Guido VERUCCI Paola CORTI Augusto COMBA Alessandro ROVERI Vittorio FOA Bruno BONGIOVANNI Giovanni DE-LUNA David W. ELLWOOD Renato MONTELEONE Gian Carlo JOCTEAU Liliana LANZARDO Anna BRAVO Francesco BARBAGALLO”,”Il mondo contemporaneo. Storia d’ Italia, 2.”,”Saggi di Carlo CARTIGLIA, Nicola GALLERANO, Giorgio ROCHAT, Paolo MURIALDI, Piero VISANI, Alberto MASSERA, Mario ISNENGHI, Renato MONTELEONE, Guido NEPPI MODONA, Santi FEDELE, Nicola TRANFAGLIA, Massimo PACI, Arnaldo SALVESTRINI, Guido VERUCCI, Paola CORTI, Augusto COMBA, Alessandro ROVERI, Vittorio FOA, Bruno BONGIOVANNI, Giovanni DE-LUNA, David W. ELLWOOD, Renato MONTELEONE, Gian Carlo JOCTEAU, Liliana LANZARDO, Anna BRAVO, Francesco BARBAGALLO”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola direzione; saggi di Ettore ROTELLI Francesco TRANIELLO Dino CARPANETTO Paride RUGAFIORI Fabio LEVI Gian Giacomo MIGONE Claudio DELLAVALLE Giovanni DE-LUNA Franco SBARBERI Anna ROSSI-DORIA Simonetta SOLDANI Mariella BERRA e Marco REVELLI Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Dora MARUCCO Fabio LEVI Umberto LEVRA Narciso NADA Enrico SERRA Isabella ZANNI ROSIELLO Pier Paolo D’ATTORRE”,”Il mondo contemporaneo. Storia d’ Italia 3.”,”Saggi di Ettore ROTELLI, Francesco TRANIELLO, Dino CARPANETTO, Paride RUGAFIORI, Fabio LEVI, Gian Giacomo MIGONE, Claudio DELLAVALLE, Giovanni DE-LUNA, Franco SBARBERI, Anna ROSSI-DORIA, Simonetta SOLDANI, Mariella BERRA e Marco REVELLI, Giuseppe RICUPERATI, Giorgio ROCHAT, Dora MARUCCO, Fabio LEVI, Umberto LEVRA, Narciso NADA, Enrico SERRA, Isabella ZANNI ROSIELLO, Pier Paolo D’ATTORRE”,”STOU-024″
“TRANFAGLIA Nicola”,”Dallo Stato liberale al regime fascista. Problemi e ricerche.”,”Nicola TRANFAGLIA, nato a Napoli nel 1938, insegna storia contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Torino. E’ condirettore della ‘Rivista di Storia contemporanea’. Ha pubblicato vari saggi tra cui ‘Da Monaco a Norimberga’ (1965) e ‘Carlo Rosselli dall’ interventismo a Giustizia e Libertà’ (1968).”,”ITAF-102″
“TRANFAGLIA Nicola a cura, scritti di ALATRI P. CAROCCI G. CASTRONOVO V. COLLOTTI E. QUAZZA G. ROCHAT G. TRANFAGLIA N.”,”Fascismo e capitalismo.”,”””Cosa intendono fare i socialisti e i capi confederali per impedire che sul popolo italiano venga a gravare la tirannia dello stato maggiore, dei latifondisti e dei banchieri? Hanno stabilito un piano? Hanno un programma? Non pare. I socialisti e i capi confederali potrebbero aver stabilito un piano ‘clandestino’? Questo sarebbe inefficace, perché solo una insurrezione delle grandi masse può spezzare un colpo di forza reazionario, e le insurrezioni delle grandi masse, se hanno bisogno d una preparazione clandestina, hanno anche bisogno di una propaganda legale, che dia un indirizzo, che orienti gli spiriti, che prepari le coscienze. I socialisti non si sono mai posti seriamente la questione della possibilità di un colpo di Stato e dei mezzi da predisporre per difendersi e per passare all’ offensiva. I socialisti, abituati a rimasticare stupidamente alcune formulette pseudomarxiste, negano la rivoluzione ‘volontaristica’, ‘miracolistica’, ecc. ecc. (…)”” (Gramsci, 1921) (pag 82)”,”ITAF-142″
“TRANFAGLIA Nicola ECKERT Roland ALTENHOF Ralf LOOSEN Toni PASSERINI Luisa DE FEDERICIS Lidia RICUPERATI Giuseppe CAMMAROSANO Paolo GALLI Giorgio BONGIOVANNI Bruno MARTINELLI Alberto, relazioni di”,”Il Sessantotto e gli anni Settanta nella politica e nella società.”,”””In Germania il movimento studentesco non ha avuto effetti diretti sul mondo del lavoro, i due gruppi non hanno stabilito rapporti particolari”” (pag 12)”,”ITAC-052″
“TRANFAGLIA Nicola”,”La prima guerra mondiale e il fascismo.”,”””In due sedute, il nuovo partito sceglie la sede centrale, Milano, l’ organo che è il bisettimanale il “”Comunista”” ed elegge il Comitato Centrale di 15 persone (Bordiga, Grieco, Parodi, Sessa, Tarsia, Polano, Gramsci, Terracini, Belloni, Bombacci, Gennari, Misiano, Marabini, Repossi, Fortichiari). “”L’ egemonia di Bordiga – ha osservato Spriano – capo effettivo anche se la figura del segretario generale del partito non verrà creata che molto più tardi – va al di là del collegamento con i suoi “”adepti”” originari dell’ astensionismo. Repossi e Fortichiari già sono “”uomini suoi”” e lo stesso si può dire, per ora, di Terracini””””. (pag 244) [‘Tra le anticipazioni editoriali del ’95 ‘Repubblica’ inserisce il nuovo, monumentale volume scritto da Nicola Tranfaglia per la Utet, dal titolo ‘Prima guerra mondiale e fascismo’. Si tratta di un libro vicino alle 700 pagine, il 23 della collana sulla Storia d’ Italia diretta da Giuseppe Galasso. Magnificando la vastità della mole e la completezza della documentazione, il quotidiano presenta l’opera come destinata a confutare il lavoro di De Felice, “”l’anti De Felice””. Ed ecco, come un fulmine a ciel sereno, la replica di Tranfaglia: “”Le due posizioni – dichiara – divergono su alcuni punti importanti ma su altri sono abbastanza vicine, più vicine che in passato, grazie al dibattito che si è svolto tra gli studiosi italiani e stranieri negli ultimi vent’anni””. Immediatamente si scatena la curiosità sui retroscena, e Tranfaglia non si nega. “”Anzitutto – spiega – ci tengo a precisare che il mio non è un libro “”anti””, anzi credo che i libri non dovrebbero mai essere fatti contro qualcuno. Nasce invece da uno studio e da una ricerca molto lunghi, e non ha mai avuto l’obiettivo di rappresentare l’opposizione a De Felice””. Comincia di qui la parziale “”ritrattazione”” dello storico, che spiega di avere espresso nella prefazione stima e riconoscenza all’ex avversario, la cui ricerca viene definita “”insostituibile dal punto di vista archivistico e bibliografico””. “”I dissensi – continua – riguardano se mai l’ interpetazione del fascismo e della società italiana durante il regime. Ma sono normali tra storici e restano scientifici: nulla da dire nè sul piano politico, nè su quello umano””. Vediamo allora dove i due protagonisti della vicenda restano su posizioni contrastanti, e dove è’ invece avvenuto lo storico avvicinamento. “”Siamo ancora lontani – dice Tranfaglia – nel valutare i modi e le condizioni nelle quali avvenne la vittoria fascista. Se De Felice continua a stimare l’intuito di Mussolini, io sottolineo maggiormente le complicita’ di una parte notevole della classe dirigente liberale””. “”Siamo di diverso parere – afferma ancora Tranfaglia – nel valutare la politica estera di Mussolini e del fascismo: secondo me l’entrata in guerra il duce l’aveva preparata da anni e anzi faceva parte della natura stessa della sua dittatura””. Quanto all’atteggiamento degli italiani, Tranfaglia ora ammette che gran parte di essi accettò il fascismo e ne divenne sostenitore. Il dissenso rimane legato, per così dire, a motivazioni psicologiche: se De Felice insiste nel giudicare quello ottenuto da Mussolini come un vero e proprio consenso di massa, Tranfaglia preferisce parlare di “”rassegnazione””, di “”manipolazione delle coscienze attraverso la comunicazione e la repressione””. Ed eccoci ai veri e propri punti di convergenza: il primo riguarda il ruolo della sinistra, e di quella socialista in particolare, nel determinare la crisi dello Stato; il secondo tocca direttamente il ruolo di Mussolini, che ora anche Tranfaglia vede come “”grande mediatore”” fra le diverse tendenze interne del regime, soprattutto la moderata impersonata da Grandi e la estremista simboleggiata da Farinacci’ (Dario Fertilio, CS 11.1.1995]]”,”ITAF-153″
“TRANFAGLIA Nicola”,”Stampa e sistema politico nell’ Italia unita. Le metamorfosi del quarto potere.”,”Intellettuali. “”Il secondo problema fondamentale è quello – lontano dall’ esser chiarito – del ruolo degli intellettuali nella società italiana””. (pag 49) Influenza delle imprese sui media attraverso la pubblicità. “”Anche in Italia – pur essendo lontani dalle proporzioni assunte dal fenomeno negli Stati Uniti, dove il bilancio dei quotidiani si regge per tre quarti sugli introiti della pubblicità – negli ultimi anni il contributo degli inserzionisti alla vita delle pubblicazioni quotidiane e settimanali è divenuto sempre maggiore e attualmente incide almeno sul 30 % degli incassi.”” (pag 254)”,”EDIx-045″
“TRANFAGLIA Nicola a cura”,”Storia di Torino. Volume VIII. Dalla Grande Guerra alla Liberazione (1915-1945).”,”Comitato scientifico dell’ opera ‘Storia di Torino’: Franco BOLGIANI Rinaldo COMBA Vincenzo FERRONE Luigi FIRPO Roberto GABETTI Dionigi GALLETTO Andreina GRISERI Marziano GUGLIELMINETTI Umberto LEVRA Giuseppe RICUPERATI Giuseppe SERGI Giovanni TABACCO Nicola TRANFAGLIA Franco VENTURI Saggi di Paride RUGAFIORI Emma MANA Valeria SGAMBATI Brunello MANTELLI Stefano MUSSO Michela ROSSO Gian Carlo JOCTEAU Angelo D’ORSI Marziano GUGLIELMINETTI Giovanni DE-LUNA. “”La vera novità nel panorama elettorale torinese è rappresentata dalla costituzione di una “”terza forza”” all’ interno del fronte liberale: quel Partito economico – sorto per iniziativa di Emilio De Benedetti, il più politicizzato tra gli imprenditori torinesi, rappresentante degli elettrici, e di Giacomo Bosso, vicepresidente della Lega industriale – che svela la decisione del mondo imprenditoriale di giocare in prima persona la partita della politica e che conferma anche su questo versante la funzione di laboratorio della città. Il programma semplice e perentorio – diffuso e sostenuto dal “”Paese”” (ex “”Gazzetta di Torino””) passato da poco sotto il controllo del binomio Agnelli-Gualino – punta ad una normalizzazione dei rapporti sociali e politici di tipo corporativo. L’ obiettivo di unire grandi e piccoli industriali, di rastrellare voti tra la grande e media borghesia commerciale, ma anche di sottrarre appoggi e suffragi al Blocco della Vittoria – la cui maggiore forza in città, rispetto alla concentrazione giolittiana dell’ “”Aratro””, è percepita con chiarezza – si può dire sostanzialmente raggiunto; (…)””. (pag 136)”,”ITAB-175″
“TRANFAGLIA Nicola”,”Carlo Rosselli e il sogno di una democrazia sociale moderna.”,”TRANFAGLIA Nicola nato a Napoli nel 1938 professore emerito di storia dell’Europa e del giornalismo all’Università di Torino, deputato nella XV legislatura (2006-2008). Autore di molte opere (tra cui sette volumi de ‘La storia della stampa italiana’, con Valerio Castronovo. “”Tra il ’23 e il ’24 anche “”Critica sociale”” ospitò una serie di interventi sulla revisione del marxismo e, accanto alla critica radicale di Rosselli, accolse l’interpretazione neokantiana di Adelchi Baratono e A. Poggi, quella eterodossa e idealistica di Franz Weiss. Passando in rassegna i vari interventi, Lelio Basso (che firmava allora con lo pseudonimo di Prometeo Filodemo) in un articolo intitolato ‘Un anno di critica marxista’ respingeva sia il neokantismo di Baratono sottolineando l’essenzialità dello storicismo e della dialettica di Hegel per il pensiero marxista contro l'””etica de dovere extrasensibile e trascendente”” di Kant sia le critiche di Weiss al presunto fatalismo del sistema. A Rosselli, Basso replicava con argomenti che erano tratti in gran parte dall’interpretazione del marxismo proposta da Mondolfo e in più accusava Carlo di voler tornare al socialismo utopistico dei premarxisti. Nello stesso numero, non a caso, ancora Mondolfo dedicava ad Antonio Labriola un articolo nel quale rivendicava al filosofo due meriti essenziali: l’aver posto al centro di una autentica interpretazione del marxismo la filosofia della prassi, l’aver ripudiato ogni teoria dei fatti storici (e quindi anche “”l’anatomia economica”” della storia che i critici rimproverano al pensiero di Marx).”” (pag 133)”,”ITAD-114″
“TRANFAGLIA Nicola, collaborazione di Teresa DE-PALMA”,”Il fascismo e le guerre mondiali (1914-1945).”,”[‘La classe dirigente liberale sembra non essersi resa conto, neppure attraverso l’avventura libica, che la “”più piccola delle grandi potenze””, come sarà poi definita l’Italia, non può aspirare a un ruolo imperialistico senza forze armate efficienti. La contraddizione, da questo punto di vista, è evidente e serve a spiegare anche l’atteggiamento differente che assumeranno di fronte al conflitto uomini e forze politiche che pur si rifanno alla stessa matrice liberale e nazionale, Giolitti e Salandra, per far soltanto due nomi’ (pag 15); ‘Quanto al mondo industriale e finanziario, non si può dire che esso sia compatto ed entusiasta di fronte al conflitto: come si è già visto, la piccola e media industria non direttamente interessata alle commesse statali e alla produzione bellica conserva un atteggiamento di attesa e, in certi casi, addirittura di avversione alla guerra. Ma si tratta degli industriali che contano di meno. I grandi gruppi economici del triangolo industriale sono viceversa, come appare dalla stampa che a essi fa capo, fortemente interessati alla scelta interventista nella speranza di “”stimolare la ripresa produttiva e per liberarsi dalla sudditanza al capitale straniero””, credendo che solo la guerra “”possa far accrescere, notevolmente e in breve tempo la produzione e quindi i profitti; che soltanto una nostra partecipazione al conflitto possa, attraverso il richiamo alle armi di varie centinaia di migliaia di uomini, fare scomparire la disoccupazione””. Ma, come quello di tutta la classe dirigente, si tratta di un calcolo che poggia sull’illusione di una guerra rapida e circoscritta, capace di condurre l’Italia con uno sforzo limitato e intenso a quel ruolo di grande potenza cui aspirano i nazionalisti”” (pag 30-31)”,”ITAF-348″
“TRANFAGLIA Nicola”,”Dallo Stato liberale al regime fascista. Problemi e ricerche.”,”Nicola Tranfaglia, nato a Napoli nel 1938, insegna storia contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Torino. E’ condirettore della ‘Rivista di Storia contemporanea’. Ha pubblicato vari saggi tra cui ‘Da Monaco a Norimberga’ (1965) e ‘Carlo Rosselli dall’ interventismo a Giustizia e Libertà’ (1968). Continuità e non rottura, tra stato liberale e stato fascista nell’ambito della giustizia sui conflitti di lavoro. (Lo studio di Neppi-Modona) (pag 166)”,”ITAD-008-FF”
“TRANFAGLIA Nicola”,”Vita di Alberto Pirelli (1882-1971). La politica attraverso l’economia.”,”Nicola Tranfaglia è Professore emerito di Storia dell’Europa e di Giornalismo presso l’Università di Torino. (2010)”,”BIOx-013-FC”
“TRANFAGLIA Nicola”,”La transizione italiana. Storia di un decennio.”,”Nicola Tranfaglia (Napoli, 1938) ha collaborato con Il Mondo diretto da Pannunzio la Stampa e il Corriere. Dal 1976 è ordinario di Storia contemporanea dell’Università di Torino. É editorialista dell’Unità, collabora all’Espresso, è direttore del mensile Aprile, condirettore della rivista Studi storici e membro del comitato scientifico della Fondazione Gramsci. Attualmente insegna Storia Storia dell’Europa e Storia del giornalismo.”,”ITAP-068-FL”
“TRANFAGLIA Nicola”,”Carlo Rosselli e il sogno di una democrazia sociale moderna.”,”Nicola Tranfaglia nato a Napoli nel 1938 professore emerito di storia dell’Europa e del giornalismo all’Università di Torino, deputato nella XV legislatura (2006-2008). Autore di molte opere (tra cui sette volumi de ‘La storia della stampa italiana’, con Valerio Castronovo. ‘Nicola Tranfaglia (Napoli, 2 ottobre 1938 – Roma, 23 luglio 2021) è stato uno storico, politico e docente universitario italiano. La sua vita accademica si è sviluppata principalmente a Torino, dove ha lasciato un’impronta significativa: Formazione e Carriera Accademica: Si laureò in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli nel 1961, con una tesi sulla Storia della Corte costituzionale in Italia. Successivamente, fu ricercatore presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino e assistente di Alessandro Galante Garrone. La sua carriera lo portò a diventare professore ordinario di Storia Contemporanea e preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Contributi Storici: Tranfaglia fu un prolifico storico, con interessi che spaziavano dallo studio del fascismo e del neofascismo alla storia della stampa, del giornalismo e delle mafie. Fu anche condirettore della rivista Studi Storici e membro del comitato scientifico della Fondazione Nazionale Antonio Gramsci. Impegno Politico: Oltre alla sua carriera accademica, Tranfaglia fu coinvolto nella politica italiana. Fu deputato della Repubblica Italiana e membro della VII Commissione per cultura, scienze e istruzione. Collaborò con Giuseppe Casarrubea nell’analisi dell’intreccio tra mafia, neofascismo e servizi segreti statunitensi nel secondo dopoguerra. La sua eredità come storico e intellettuale rimane un importante contributo alla comprensione del Novecento italiano’ (f. copil.) Nicola Tranfaglia fu deputato italiano, ma non fu affiliato a un partito politico specifico. Durante la sua carriera politica, si occupò principalmente di questioni culturali, storiche e sociali, piuttosto che di appartenenze partitiche. La sua attività come deputato si concentrò sulla promozione dell’istruzione, della ricerca storica e della comprensione del Novecento italiano (f. copil.) ‘Dopo un’esperienza nei Democratici di sinistra, aveva aderito al partito dei Comunisti italiani, con il quale era stato eletto in Parlamento nel 2006. Quindi era passato nelle file dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, ma presto erano sorti con il leader molisano dissapori che avevano determinato una rottura dai toni aspri. Spirito indipendente e intransigente, Tranfaglia non si adattava con facilità alle esigenze della militanza sotto un capo.’ (Corriere della Sera)”,”ITAD-006-FSD”
“TRANFAGLIA Nicola”,”La sentenza Andreotti. Politica, mafia e giustizia nell’Italia contemporanea.”,”Nicola Tranfaglia (Napoli, 1938) laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli ha collaborato al ‘Mondo’ diretto da Mario Pannunzio ed è stato redattore per la politica estera a ‘La Stampa’ e di cultura al ‘Corriere della sera’.”,”ITAP-001-FMB”
“TRANFAGLIA Nicola”,”Carlo Rosselli. Dall’interventismo a Giustizia e Libertà.”,”Sulla revisione del marxismo in Italia Diffusione e crisi del marxismo in Italia nei primi decenni del ‘900 “”Preliminare ad ogni tentativo di revisione ideologica è, naturalmente, l’analisi del marxismo a cui il Partito socialista di Turati continuava a rifarsi anche dopo la scissione dell’ottobre 1922. Preceduto da una nota della “”Critica sociale”” che apprezza la “”nobile passione e (la) santa irrequietezza spirituale”” dell’articolista, appare sulla rivista di Turati e Treves ‘Bilancio marxista: la crisi intellettuale del Partito Socialista’ (38) in cui Rosselli attacca a fondo l’ideologia ufficiale del movimento. Accanto ai motivi salveminiani, già presenti negli scritti precedenti, qui compaiono con chiarezza i risultati di nuove letture rosselliane e in primo luogo del Croce di ‘Materialismo storico ed economia marxista’ e del Mondolfo di ‘Sulle orme di Marx’, di cui proprio quell’anno è uscita una nuova edizione accresciuta. Ribadendo una tesi salveminiana (39), egli afferma che da «almeno quindici anni… il movimento socialista in Italia è stato colpito da paralisi intellettuale». Tale crisi, secondo Rosselli, deve «ricercarsi nella diffusione (e particolarmente nel modo e nella direzione della diffusione) della dottrina marxista nel nostro paese. È avvenuto infatti che da una parte si è guardato in maniera dogmatica al marxismo come a verità assoluta, ma dall’altra esso è giunto e si è diffuso nel partito attraverso le più disparate revisioni e adulterazioni: da Kautsky a Bernstein, da Sorel a Rodolfo Mondolfo: «si ebbero così tutti i mali di una rigida codificazione autoritaria affidata in concreto alle opere di Marx, e tutti i mali della libera interpretazione…». Ma nessuno, eccetto Bernstein «che in questa questione vide più acutamente di ogni altro», tentò un bilancio di ciò che del marxismo poteva ancora dirsi valido dopo il revisionismo di destra e di sinistra (qui il riferimento a Croce e al suo metodo è palese) (40). Eppure, in concreto «alla definitiva condanna della teoria del valore doveva seguire quella delle «crisi», della «scomparsa delle classi medie», della «dittatura del proletariato», del troppo radicale «internazionalismo», della «funzione della violenza». «In una parola – osserva Rosselli – si respingeva tutto ciò che costituiva la parte ‘positiva’ del socialismo marxista, un po’ frutto delle tendenze dell’epoca , un po’ per infelicissimo frutto della dialettica hegeliana, e una notevole parte del lato negativo in ordine alla critica dell’economia capitalistica. Si veniva così chiaramente delineando una distinzione tra l’opera del Marx scrittore e l’opera del Marx uomo di parte, di fede e di passione. Che cosa dunque rimaneva? Io direi che rimanevano pressoché intatti i due caposaldi del pensiero marxista…: materialismo storico e lotta di classe»”” (pag 140-141) [Nicola Tranfaglia, ‘Carlo Rosselli. Dall’interventismo a Giustizia e Libertà’, Laterza, Roma Bari, 1968] [(38) Già in questo periodo la polemica con Treves è vivace. (…); (39) Cfr., ad esempio, G. Salvemini, ‘La crisi socialista’, in ‘L’Unità’, I, n. 14, 16 marzo 1912 (…); (40) Tra i revisionisti Rosselli cita Saverio Merlino, di cui riprenderà alcuni motivi in ‘Socialisme libéral’ senza nominarlo: ma è dubbio se la citazione rosselliana poggiasse su una effettiva conoscenza dell’opera di Merlino. Dai documenti consultati propenderei a negarlo ma non lo si può escludere del tutto]”,”ITAD-014-FMB”
“TRANIELLO Paolo, con scritti di Giovanna GRANATA Claudio LEOMBRONI Graziano RUFFINI”,”Storia delle biblioteche in Italia. Dall’ Unità a oggi.”,”TRANIELLO insegna biblioteconomia e bibliografia nella Facoltà di Lettere dell’ Università di Roma.”,”ARCx-017″
“TRANIELLO Francesco”,”Società religiosa e società civile in Rosmini.”,”TRANIELLO Francesco ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Torino, ha pubblicato per i tipi della Morcelliana: ‘Stefano Jacini: Cultura politica e vita religiosa tra Ottocento e Novecento’. Ha diretto con Giorgio Campanini, il ‘Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, 1860-1980’, in 3 voll. Il libro ‘Società religiosa…’ è stato pubblicato originariamente nel 1966. “”Non era tuttavia soltanto la preoccupazione di prevenire ogni possibilità di un uso ‘dispotico’ del potere che spingeva il Rosmini a escludere dal suo ambito i diritti e quindi gli interessi non “”consolidati”” nella proprietà. Va soprattutto considerato il grande rilievo assunto nella dottrina rosminiana da un’altra più vasta società, nel cui seno propriamente i diritti personali dovevano, secondo il disegno del Rosmini, essere esercitati e promossi: la società ecclesiastica, l’unica vera società nel senso rosminiano, perché società spirituale. Valida pertanto appare l’intuizione dell’ Anzilotti così schematicamente enunciata: “”La Chiesa essendo l’unica società spirituale, [il Rosmini] non può che riguardare lo Stato come organo d’economia e d’amministrazione”” (94)”” pag 133 (94) Cfr. A. Anzilotti, ‘Dal neoguelfismo all’idea liberale’, cit., p. 402″,”RELC-338″
“TRANQUILLI Vittorio”,”Il concetto di lavoro da Aristotele a Calvino.”,”””La società come essa appare all’ economista”” scrive Marx “”è la ‘società borghese’, nella quale ciascun individuo è un insieme di bisogni e non esiste per l’ altro, così come l’ altro non esiste per lui,se non nella misura in cui divengono un mezzo l’ uno per l’ altro. L’ economista – e così il politico con i suoi ‘diritti dell’ uomo’ – riduce tutto all’ uomo, cioè all’ individuo, che spoglia di ogni determinatezza, per riconoscerlo soltanto come capitalista o come operaio. La ‘divisione del lavoro’ è l’ espressione economica del ‘carattere sociale del lavoro’ nel quadro dell’ alienazione””. (pag 436, Marx, Manoscritti) Necessità e libertà (pag 107) Marxiano regno della libertà (pag 427) Libertà del lavoro in Marx (pag 466) Anarchismo luterano e calvinista (pag 585)”,”RELP-043″
“TRASATTI Sergio”,”La croce e la stella. La Chiesa e i regimi comunisti in Europa dal 1917 a oggi.”,”Sergio Trasatti è nato a Roma nel 1939 ed è giornalista professionista dal 1963. E’ stato redattore capo de ‘L’Osservatore Romano’ e ha diretto la Scuola di storia e tecnica del giornalismo ‘Dante Alimenti’. Ha seguito da vicino il pontificato di Giovanni Paolo II, partecipando come inviatospeciale a molti dei suoi viaggi all’estero. Ha dedicato diversi libri al Papa: ‘Due polacchi nella storia’, ‘Il Papa della speranza’, e ‘Viaggio nella sofferenza’ sull’attentato del 1981.”,”RELC-375″
“TRAVAGLIO Marco”,”La scomparsa dei fatti. Si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni.”,”TRAVAGLIO Marco giornalista (vd Il fatto quotidiano)”,”EDIx-132″
“TRAVAGLIO Marco TRUZZI Silvia”,”Perché No.”,”Marco Travaglio giornalista e scrittore torinese. Silvia Truzzi giornalista mantovana laureata in giurisprudenza. Ha pubblicato ‘Un paese ci vuole’ (Longanesi, 2015)”,”ITAP-221″
“TRAVAGLIO Marco”,”La scomparsa dei fatti. Si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni.”,”””Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto”” (in retrocopertina) 2006: Travaglio scrive su Repubblica, l’Unità e Micromega. Ha pubblicato ‘Bananas’ (2003), ‘Montanelli e il Cavaliere’ (2004), ‘Berluscomiche’ (2005), ‘Intoccabili’ (2005) con Saviero Lodato, ‘Regime’ (2004) con Peter Gomez, ‘Le mille balle blu’ (2005), e ‘Onorevoli Wanted’ (2006).”,”EDIx-002-FSD”
“TRAVEN B. (H.A.O. FEIGE)”,”La nave morta.”,”B. Traven l’uomo che firmò più di sedici romanzi con lo pseudonimo di B. Traven era polacco. Si chiamava Hermann Albert Otto Maximilian Feige, nato nel 1882 a Swibodzin a 100 chilometri da Poznam, da Adolf Rudolf Feige, operaio e da Hormina Weinecke. Alla vigilia della prima guerra mondiale, per sottrarsi alla chiamata al fronte, lasciò la Polonia. Dal ’17 fu a Monaco di Baviera dove, assunto il nome di Ret Marut, e qualificandosi ex attore di Chicago, fonda la rivista radicale “”Der Ziegelbrenner’. Condannato a m orte dopo il crollo della Repubblica Consiliare di Baviera, riuscì a fuggire nel ’23, facendo perdere le sue tracce in Messico. Da lì cominciò a scrivere i primi romanzi, che avrebbe poi continuato a firmare B. Traven. Tra le sue opere, oltre a ‘La nave morta’, considerato il suo capolavoro, ‘I raccoglitori di cotone’, ‘Il tesoro della Sierra Madre’ (trasposto da Huston in un film con H. Bogart’, ‘Governo’, ‘La carreta’, ‘I ribelli’, ‘La rosa bianca’. Traven è morto nel 1969, ma la sua vera identità è stata scoperta solo recentemente durante un’inchiesta realizzata da Willy Wyatt per la Bbc. Il romanzo: La nave da carico esce dal porto di Anversa lasciando a terra un marinaio americano. Rimasto senza denaro e senza documenti, l’uomo è praticamente privo di identità, viene respinto in una sequenza allucinante da un ufficio all’altro – commissariato, dogane, consolati – come un pacco senza indirizzo, come un cane senza padrone. Di peripezia in peripezia, facendosi passare per tedesco, riesce a raggiungere il Sud della Francia e poi Barcellona, dove fatalmente finisce imbarcato sulla Yorikke, una “”nave morta””, una di quelle carrette che armatori senza scrupoli mantengono sul mare solo per esercitare attività poco pulite, in attesa dell’affondamento Sulla nave sono imbarcati personaggi senza passato, senza presente, senza futuro, e tra i loro destini disperati finisce per confondersi anche quello del protoganista, pur con tutto il suocarico di tensioni individualiste e anarcoidi. Romanzo dell’avventura e della solitudine, e insieme appassionata denuncia delle violenze esercitate dalla società sui deboli, l’opera è stata pubblicata in tedesco nel 1926 e più tardi in inglese in una testo ampliato ed è considerata un capolavoro di B. Traven che in essa avrebbe travasato una serie di esperienze personale e note autobiografiche. (risvolto di copertina)”,”VARx-639″
“TRAVERSETTI Bruno”,”Introduzione a Salgari.”,”””Al ragazzo di mappe, di carte appassionato l’universo sembra vasto quanto è vasta la brama. Ah, come è grande il mondo al lume di una lampada! Agli occhi del ricordo come è piccolo il mondo!”” (Ch. Baudelaire) (inapertura) “”Mentre le generazioni ultime lo estromettono dalla liturgia usuale dell’immaginario e ne sospingono implacabilmente l’opera verso una periferia remota della loro sensibilità, Emilio Salgari va installandosi, a buon diritto, nel repertorio più vigilato della grande letteratura”” (pag 3)”,”VARx-007-FFS”
“TRAVERSO Enzo”,”Il totalitarismo. Storia di un dibattito.”,”TRAVERSO Enzo insegna presso la facoltà di scienze politiche della Université de Picardie-Jules Verne. In Italia ha pubblicato ‘Gli ebrei e la Germania. Auschwitz e la ‘simbiosi ebraico-tedesca” (1994). “”Non si trattava tuttavia di un processo uniforme e omogeneo. Il passaggio dall’ antifascismo al liberalismo non assumerà ovunque i toni di Franz Borkenau o Arthur Koestler.”” (…) (pag 90-91) “”In un saggio del 1950 Isaac Deutscher presentava il ritratto idealtipico dell’ ex-comunista trasformato, nel corso della guerra fredda, in accusatore implacabile del totalitarismo russo: (…)””. (pag 92) “”L’ antitotalitarismo era divantato la bandiera di numerosi intellettuali, passati ormai armi e bagagli all’ anticomunismo militante (Sidney Hook, James Burnham, Arthur Koestler, più tardi Annie Kriegel ne saranno i casi tipici) o ripiegati verso un umanismo pacifista di sapore vagamente libertario (per esempio Manes Sperber, Dwight MacDonald e Ignazio Silone).”” (pag 93)”,”TEOP-207″
“TRAVERSO Enzo”,”A ferro e fuoco. La guerra civile europea, 1914-1945.”,”TRAVERSO Enzo insegna nella Facoltà di scienze politiche dell’ Université de la Picardie Jules Verne di Amiens. Ha già pubblicato ‘Ebrei in Germania’, ‘La violenza nazista’, ‘Auschwitz e gli intellettuali’. “”Nella sua storia sociale della Prima guerra mondiale, Frédéric Rousseau ha indicato una precisa fenomenologia di questa paura “”censurata””: “”gambe molli, gambe che si paralizzano, mani tremanti, pallore, accelerazione del ritmo cardiaco, piccoli tic impercettibili, crampi allo stomaco, ronzii alla testa…””. Dopo aver passato in rassegna le diverse patologie delle nevrosi di guerra, lo storico Eric J. Leed constata che tutte condividono la stessa diagnosi: “”Vigliaccheria, shell-shock (trauma da bombardamento), stanchezza da combattimento, ansietà, depressione, terrore, trauma, nevrastenia, crisi d’identità, sono termini che suppongono la paura come stato intimo, invisibile, nascosto””. Dopo aver raggiunto il corpo, la paura penetra la mente e infrange la barriera che protegge l’interiorità dalle minacce esterne.”” (pag 153)”,”EURx-235″
“TRAVERSO Enzo”,”Marxismo e identità ebraica in Europa orientale (1881-1918).”,”Radek rappresenta la figura più autentica di “”cosmopolitismo senza radici”” (pag 96) Rosa Luxemburg rappresenta un caso particolare di intellettuale rivoluzionaria nella quale ogni residuo di identità ebraica sembra essere cancellato (pag 98) L’atteggiamento di Trotsky di fronte alla questione ebraica va nettamente distinto in due periodi la cui linea di separazione à data dall’avvento del nazismo in Germania e dello stalinismo in Unione Sovietica (pag 94) Il Bund, la principale formazione politica della ‘Shtetl nasce dalla fusione del movimento operaio e di un’élite intellettuale radicalizzata (pag 89) Tre libri (tra gli altri) segnalati nelle note: – I. Deutscher, ‘Essais sur le problème juif’, Payot, Paris, 1969 – J. Frankel, ‘Prophecy and Politics. Socialism, Nationalism and the Russian Jews 1862-1917, Univ Cambridge press, Cambridge, 1981 – R. Brym, ‘The Jewish Intellighentsia and Russia Marxism, MacMillan, London, 1978″,”EBRx-003-FGB”
“TRAVERSO Enzo”,”Socialismo e nazione: rassegna di una controversia marxista.”,”Cosmopolitismo capitalistico In Marx ed Engels è presente un concetto di nazione come «formazione storica» (1) … Opera di Otto Bauer ‘La questione nazionale e la socialdemocrazia’ (Vienna 1907) suscita un dibattito vivace (pag 52) Bauer definisce la nazione come «l’insieme degli esseri umani vincolati da una comunità di destino in una comunità di carattere» precisando che ‘comunità’ non significa affatto ‘omogeneità’ di destino (12) (pag 52) Kautsky respinge globalmente l’impostazione baueriana in un saggio del 1908 ‘Nazionalità e internazionalismo’ apparso su Die Neue Zeit come recensione al libro del teorico viennese (pag 53) Lenin mostra di condividere l’impostazione kautskiana (ma non completamente) (pag 54) In ‘Osservazioni critiche sulla questione nazionale’ riprende il tema caro a Marx e Engels del cosmopolitismo capitalistico preparatore e portatore dell’internazionalismo socialista (…) (pag 549 “”Lenin mostra di condividere l’impostazione kautskiana (a). Certo non si può parlare di una completa identificazione – negli scritti del rivoluzionario russo, ad esempio, non si trovano congettura sulla genesi di una lingua universale – ma entrambi si orientano decisamente verso una concezione del socialismo come momento di fusione e assimilazione delle nazioni (20). In una serie di scritti del 1913 Lenin respinge come nazionalista il programma dell’autonomia nazionale-culturale (in Russia ripreso dal Bund ebraico), cui contrappone questa parole d’ordine: «Unione, avvicinamento e mescolanza delle nazioni ed espressione dei principi di un’ ‘altra’ cultura, della cultura internazionale» (21). Nelle ‘Osservazioni critiche sulla questione nazionale’ riprende il tema, caro a Marx e Engels, del cosmopolitismo capitalistico preparatore e portatore dell’internazionalismo socialista: «Ma rimane qualcosa del concetto di assimilazione, ove si escluda da esso ogni violenza e disuguaglianza? Sì, senza dubbio. Rimane la tendenza storico-mondiale del capitalismo a spezzare le barriere nazionali, a cancellare le differenze nazionali, ad ‘assimilare’ le nazioni, una tendenza che diventa di decennio in decennio più vigorosa e costituisce uno dei fattori principali per la trasformazione del capitalismo in socialismo» (22). Questo passo di Lenin sulla tendenza «storico-mondiale» verso la fusione delle nazioni va sottolineato in quanto riproduce letteralmente le parole de ‘L’ideologia tedesca’ sul capitalismo creatore della «storia mondiale» (Weltgeschichte), intesa appunto come immenso crogiolo etnico. Si tratta di una coincidenza significativa, se si pensa che Lenin non poteva conoscere quest’opera di Marx ed Engels pubblicata postuma soltanto nel 1924 (la prima parte su Feuerbach) e nel 1932 (integralmente)”” (pag 54-55) [Enzo Traverso, Socialismo e nazione: rassegna di una controversia marxista’, Il Ponte, Firenze, n. 1, 1984] [(21) ‘Tesi sulla questione nazionale’, in Lenin, ‘Opere’, XIX, Roma, Ed. Riuniti, 1967, p.227; (22) ‘Osservazioni critiche sulla questione nazionale’, in Lenin, ‘Opere’, XX, Roma, Ed. Riuniti, Roma, 1966, p. 19] [(a) Questa ipotesi viene per la prima avanzata da Kautsky nel saggio ‘La nazionalità moderna’ (1887) e sarà ribadita nel 1917 in questi termini: «Così, l’assimilazione e la dissoluzione non solo di un’isola linguistica e di sparsi residui di nazioni, ma anche di intere nazionalità, procederà molto più rapidamente di oggi… La meta dello sviluppo socialista non è la differenziazione, ma l’assimilazione delle nazionalità» (K. Kautsky, ‘Die befreiung der Nationnen’, Stuttgart, Dietz, 1917, citato in R. Rosdolsky, ‘Zur nationalen Frage’, cit., p. 204; K. Kautsky, ‘Die moderne Nationalität, di ‘Die Neue Zeit’, 1887, Band II, p. 448; tr. it., parziale nella citata antologia a cura di R. Monteleone, pp. 133-138) (E.T. p. 54 e nota di E.T., p.62)]”,”TEOC-020-FGB”
“TRAVERSO Enzo”,”Per un commento alla «questione ebraica» di Marx.”,”In realtà l’articolo di Marx rivendicava l’emancipazione civile degli ebrei contro Bruno Bauer, il quale negava loro questo diritto, ritenendoli inferiori ai cristiani e incapaci di diventare liberi. (pag 65) Marx ne ‘La sacra famiglia’ riprenderà questo concetto scrivendo che «l’ebraismo si è conservato e sviluppato ‘mediante’ la storia, ‘nella’ storia e ‘con’ la storia» (13) (pag 66)”,”TEOC-020-B-FGB”
“TRAVERSO Enzo”,”Les marxistes et la question juive. Histoire d’un débat (1843-1943).”,”Enzo Traverso è nato in Italia nel 1957, ha studiato Storia contemporanea all’Università di Genova e all’Ecole des hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Ha collaborato con diverse riviste, tra cui ‘Il Ponte’, ‘Movimento Operaio e Socialista’ in Italia, ‘Critique communiste’, ‘L’Homme et la societé’ e ‘Les Temps modernes’ in Francia, ‘Science and Society’ negli Stati Uniti. Marx: ebreo come ‘geldmensch’ Engels: ebrei come ‘popolo senza storia’ (pag 41-51) Marx (pag 46) Engels (pag 50) Marx (pag 46) “”Le schèma économiste de Marx débouchait sur une vision mythique du judaisme. Dans son étude, l’équation judaïsme-capitalisme se transformait en un ‘a priori’ et en une théorie anti-historique. Le Juif était perçu comme figure inséparable de l’argent et la suppression du capitalisme comme une voie pour parvenir à la disparition du judaïsme. Il ne voyait pas la stratification sociale qui marquait la communauté juive allemande de son époque et il considérait toujours les Juifs comme une «entité uniforme» (40). Dans ses oeuvres postérieures, Marx abandonna cette position. Dans le ‘Grundrisse’, écrits quinze ans aprés ‘La Question juive’, on trouve un passage où les caractères méprisables du ‘Geldmensch’ sont attribués non plus au judaïsme mais au christianisme luthérien: «Le culte de l’argent a pour corollaire l’ascétisme, l’abstinence, le sacrifice, l’épargne et la frugalité, le mépris pour les plaisir du monde, temporels et transitoires, l’éternelle chasse au trésor. D’où le rapport du puritaisme anglais et du protestantisme hollandais avec l’action de faire de l’argent (‘Goldmachen’) (41)». Cette formulation, que l’on pourrait dire wébérienne ‘ante litteram’, démontre que pour Marx, au moins le Marx de la maturité – le «culte de l’argent» n’était pas une spécificité juive et que son argumentation n’était pas inspirée par un préjugé antisémite”” (pag 46) Engels (pag 50) “”A travers ce schéma – une révolution essentiellement allemande en Europe centrale et polonaise en Europe orientale -. Engels insérait les Juif dans la catégorie des ‘geschichtlosen Völker’. Ses analyses concernaient principalement la Posnania, province polonaise de l’Etat prussien, et la Hongrie. En règle générale, les Juifs étaient présentés comme une minorité ethnique qui avait tendance à s’allier avec les nations dominantes: en Posnanie, les Juifs auraient été philo-allemands, philo-russes dans la Pologne du Congrès, philo-autrichiens en Bohème, philo-polonais en Ukraine, etc. Par exemple, Engels considérait les Juifs de Posnanie comme un instrument de la domination prussienne sur la majorité polonaise: «Dans toute la Pologne, écrivait-il dans la ‘Neue Rheinische Zeitung’ du 9 juin 1848, les Allemands et les Juifs forment le noyau de la nation, actif dans le commerce et dans l’industrie; ce sont des descendants d’immigrés, ayant pour la plupart fui leur patrie à cause des persécutions religieuses. Ils ont bâti des villes en Pologne et, depuis des siècles, partagent le destin du royaume polonais. Les Juifs et les Allemands, une minorité consistante dans le pays, essayent d’exploiter la situatuion contingente du pays pour imposer les pouvoir. Ils se perçoivent comme Allemands, mais en réalité il les sont très peu, comme les Allemandes américains. Il sont considérés comme Allemands pour pouvoir opprimer la langue et nationalité des Polonais, qui constituent plus de la moité de la population de Posnanie (54)». L’année suivante, Engels reformulait cette conception dans un langage emprunté au vocabulaire antisémite traditionnel et vulgaire; il définissait les Juif de Posnanie comme «la plus sale de toutes les races» (55) (‘die schuntzigste aller Rassen’)”” (pag 50)”,”TEOC-804″
“TRAYNOR John”,”Mastering. Modern United States History.”,”John Traynor is assistant Head, Christleton High School, Cheshire. Formerly Head of Humanities at Lymm High School, he is the author of a number of history textbooks. List of maps and tables, list of illustrations, List of boxes, List of Presidential profils, Acknowledgements, List of abbreviations and acronyms, Introduction, Further reading, Index, Bomba su Hiroshima – Dichiarazione di guerra dell’Urss al Giappone – Bomba su Nagasaki – Resa incondizionata del Giappone. Così termina la Seconda guerra mondiale. “”The bombing of Hiroshima. On the morning of 6 August 1945, the American plane ‘Enola Gay’ dropped an atomic device on the crowded Japanese city of Hiroshima. The bomb, named ‘Little Boy’, used 64 kilograms of rare uranium 235. It is estimated that between 66.000 and 78.000 people were killed while a further 80.000 were injured and 300.000 more were exposed to radiation. A statement from the White House now warned the Japanese people that if they did not surrender they could ‘expect a rain of ruin from the air, the like of which has never been seen on this earth’. The American press recognised the dangers which the bomb presented. On 7 August ‘The New York Times’ commented: ‘Yesterday, we clinched victory in the Pacific, but we sowed the whirlwind’. ‘The Chicago Tribune’ felt that ‘It is not impossible that whole cities and all the people in them may be obliterated in a fraction of a second by a single bomb’. ‘The St. Louis Post-Dispatch’ feared that science would bequeath ‘an earth in ruins to the ants’. Reasons for dropping the atomic bomb. Initially the United States claimed that the atomic bomb had been dropped to bring the ‘war in the Pacific to a rapid conclusion’. The alternative – a long and difficult invasion of the Japanese homeland – was regarded as dangerous and likely to result in massive casualties. It is now also clear to historians that the United States hoped that the use of the bomb would make the ‘Soviet Union more likely to seek agreement’ than confrontation on territorial and diplomatic issues. The bombing of Nagasaki. A Japanese surrender was not forthcoming and on 9 August a plutonium bomb destroyed the centre of Nagasaki and killed more than 70.000 people (Box 9.1). Truman’s biographer, David McCullogh (1992) notes that: «no high-level meeting had been held concerning this second bomb. Truman had made no additional decision. There was no order issued beyond the military directive for the first bomb, which had been sent on July 25. On 10 August, the Japanese indicated that they were now prepared to surrender unconditionally. (…)”” (pag 180-181) [Box 9.1: (…) 6 August. America dropped an atomic bomb on the city of Hiroshima. 8 August. The Soviet Union declared war on Japan. 9 August. America dropped a second atomic device, this time on the port of Nakasaki. 10 August Japan offered to surrender. 14 August. The Japanese government accepted Allied peace terms which allowed Emperor Hirohito to retain his position; America troops began the occupation of Japan. 2 September. General MacArthur accepted Japan’s surrender on board the United States battleship ‘Missouri’ in Tokyo Bay] (pag 169)”,”USAG-008-FL”
“TREADGOLD Donald W. a cura; saggi di BRZEZINSKI MEYER TUCKER GROSSMAN CHAMBRE GRANICK MC-LEAN MATHEWSON Gleb STRUVE FLOROVSKY ANDREYEV BILLINGTON BLACK LIKHACHEV SETON-WATSON RIASANOVSKY RUNDNYTSK ADAMS PRITSAK RESHETAR BACKUS HALECKI JAKSTAS WITTFOGEL SPULER ROBERTS RAEFF”,”Development of the URSS. An Exchange of Views.”,”Saggi di BRZEZINSKI, MEYER, TUCKER, GROSSMAN, CHAMBRE, GRANICK, MC-LEAN, MATHEWSON, Gleb STRUVE, FLOROVSKY, ANDREYEV, BILLINGTON, BLACK, LIKHACHEV, SETON-WATSON, RIASANOVSKY, RUNDNYTSK, ADAMS, PRITSAK, RESHETAR, BACKUS, HALECKI, JAKSTAS, WITTFOGEL. SPULER, ROBERTS, RAEFF”,”RUSU-012″
“TREADGOLD Donald W. ELLISON Herbert J.”,”Twentieth Century Russia.”,”Donald W. Treadgold was professor of Russian history in the history department and the Henry M. Jackson School of International Studies of the University of Washington. He was the author of Lenin and His Rivals, The Great Siberian Migration, The West in Russia and China (2 vols.), and A History of Christianity; a long-time editor of The Slavic Review: and editor and contributor to many books and journals on Russian history and other issues. Herbert J. Ellison is professor of Russian history in the history department and the Henry M. Jackson of the University of Washington. He is the author of History of Russia and editor and contributor to Sino-Soviet Conflict in Global Perspective. Soviet Policy Toward Western Europe, and Japan and the Pacific Quadrille. He has also written an extensive list of book chapters and articles on Russian history and foreign policy: He is currently writing a book on Russia in the Yeltsin era. List of Maps, Preface to the Ninth Edition, Appendixes, A Selection of Materials for Further Reading, About the Book and Author, Notes, Index,”,”RUST-043-FL”
“TREICHLINGER W.M.”,”Le curiose storie del denaro.”,”Proverbio russo “”La ragione è del rublo e il torto del copeco”” Nell’epoca in cui nella politica si andava delineando sempre di più il nazionalismo si formò pure la potenza supernazionale del denaro’ (pag 98). Il libro contiene due brevi paragrafi ‘I Rothschild e la battaglia di Waterloo’ e ‘Napoleone rifornisce i propri nemici'”,”ECOI-072″
“TREITSCHKE Heinrich von, a cura di Manlio MAZZIOTTI”,”Il congresso di Vienna, 1814-1815.”,”””Il giorno prima, 22 maggio, il re Federico Guglielmo aveva firmato l’importantissima ordinanza relativa alla rappresentanza popolare. Gli statisti prussiani ascrivevano a proprio onore, come spesso ripeteva Humboldt, di essere stati a Vienna i più caldi sostenitori dei diritti delle assemblee di stati in Germania. Come avrebbe quindi potuto la Prussia esser da meno delle corti del sud, che già avevano convocati i loro comitati con l’incarico di elaborare le varie costituzioni? Chi avrebbe in quel tempo potuto soltanto pensare che proprio in Prussia l’introduzione del sistema rappresentativo avrebbe cozzato contro le più gravi difficoltà ed avrebbe dovuto essere differita più a lungo? Pareva necessario almeno un solenne impegno; e Hardenberg sapeva da gran tempo come disimpegnare con altisonanti promesse i duri compit del legislatore”” (pag 131-132)”,”EURx-305″
“TREITSCHKE Enrico von”,”Cavour.”,”L’uomo politico. “”Il fatto che Goethe abbia potuto con tutta serietà discutere nel suo Eckermann, se Napoleone fosse da annoverare fra gli individui produttivi, ha, ai giorni nostri, un suono da favola di tempi ormai scomparsi. Tuttavia, a somiglianza di un’eco di quell’epoca opulenta in cui il nostro popolo cercava nelle nubi il suo trono, persiste ancora nei cuori dei nobili tedeschi la tendenza a misurare la vita, anche quella politica, con la misura del bello. Specialmente fra le donne è diffuso l’amabile errore, che i più puri fiori dell’umanità si sviluppino solo nella cerchia dei poeti e dei pensatori. Noi non riusciamo con facilità a comprendere, come il talento politico sia una energia spirituale essenzialmente diversa dalle altre doti umane. Noi ci sentiamo freddi dinanzi all’immagine di un uomo di Stato per il quale l’attività politica costituiva il contenuto unico della vita e non, come pel nostro Guglielmo Humboldt, semplicemente una palestra in cui egli poteva provare la perfezione di tutti i lati della sua bella anima. All’uomo di Stato, finché opera, sorride ogni splendore dell’esistenza; tutte le passioni del giorno lo seguono, il suo nome è sulla bocca di tutti. Appena ha chiuso gli occhi, nella memoria del sopravviventi rimane solo una debole immagine dell’essere suo, impallidita e spesso svisata. L’artista passa nella vita come un uomo modesto, contento di una fama discreta; dopo la sua morte egli lascia dietro di sé l’essenziale, il suo meglio, vive in carne ed ossa fra le più tarde generazioni; da fondo dell’anima sua parla loro come un amico, un veggente, un conoscitore di cuori. Quante mai volte la sentimentalità tedesca si è diffusa in questo raffronto, per decantare come felice un Sofocle e compiangere benevolmente un Annibale!”” (pag 3-4)”,”BIOx-404″
“TREMELLONI Roberto”,”Storia dell’industria italiana contemporanea. Dalla fine del Settecento all’Unità italiana. Volume primo. Dalla fine del Settecento all’Unità italiana.”,”Contiene: ‘Nota sui salari in Italia nella prima metà del secolo XIX’ (una parte dedicata al lavoro infantile e femminile) (pag 138-150) ‘Il lavoro comincia generalmente il primo mattino, appena la luce naturale lo consente, e dura fino al tramonto «giacché l’illuminazione artificiale non permette che si prolunghi maggiormente»: sono dunque in talune giornate primaverili ed estive, fino a quindici ore giornaliere di presenza, interrotte soltanto da un paio d’ore per i riposi e i pasti. Questo orario, sebbene limitato per parte notevole della maestranza ai soli mesi di più intensa attività della fabbrica, lascia però libere soltanto cinque o sei ore per il sonno, anche ai fanciulli, ed è aggravato dal lungo tempo spesso occorrente per recarsi a piedi al luogo di lavoro. I locali delle fabbriche sono spesso bassi e generalmente mal ventilati, difficilmente costruiti apposta per un lavoro industriale: più spesso, grandi stanzoni riscaldati alla meglio, che solo verso la metà del secolo, in talune industrie, come la cotoniera, verranno sostituiti da stabili più razionali. Questa deficienza aggrava il sacrificio delle nuove maestranze, prive di educazione igienica e costrette l’intera giornata in ambienti fumosi o polverosi, con la luce che in talune ore del giorno diventa assai mediocre. Abituate alla dura fatica del lavoro agricolo, alle lunghe giornate del lavoro a domicilio, le maestranze provenienti dai campi sembrano piuttosto rassegnate che irritate dai nuovi sacrifici della pesante vita di fabbrica, resa più gravosa dall’illimitata giurisdizione dell’imprenditore, dalle poche ore regalate di sonno, dalla rudezza eccessiva dei capifabbrica. Per quanto non meno rude sia la disciplina familiare e rurale, e per quanto, a parere di Marshall – la storia popolare sottovaluti le sofferenze della popolazione prima dell’età delle fabbriche, e la diluizione nel tempo delle applicazioni italiane della macchina ne distribuisca gratuitamente i pesi, il passaggio al regime della fabbrica presenta anche in Italia disagi non lievi, che difficilmente potrebbero essere lumeggiati in brevi cenni. E’ specialmente il maggior gruppo, quello delle donne e dei fanciulli, cui si attribuisce dall’imprenditore una «docilità» encomiabile, che sopporta le sofferenze di questo doloroso parto dell’impresa industriale. Docilità che, laddove la maestranza è maschile, appare minore, sebbene sempre l’industriale concordi nel lodare la sobrietà e la laboriosità delle maestranze, e che lascia il luogo ad una decisa irrequietezza quando dalla campagna si scenda alla fabbrica cittadina, dove l’operaio è generalmente un ex-artigiano. Costui, sebbene più pronto nell’apprendere e più rapido nell’eseguire, mal sopporta la rinunzia alle sue abitudini, a interrompere il lavoro al primo accenno di stanchezza ed a sottostare ad orari fissi o alla monotona esecuzione d’un ugual gesto. Così che raramente l’ex artigiano rimane a lungo nella stessa fabbrica, e la mobilità irrequieta dei lavoratori è lamentata spesso. A frenarla si chiederà più tardi un «libretto di scorta», quello che oggi chiamiamo libretto di lavoro: tale documento, secondo i proponenti, eviterebbe che gli operai abbandonino l’impresa «solo per capriccio» o perché trovansi in debito verso l’imprenditore. Dei salari conseguiti nelle fabbriche – più alti generalmente di quelli ottenuti nel lavoro dei campi, che risultano crescenti nella prima metà dell’Ottocento, e certo maggiori del reddito per ugual attività nel lavoro a domicilio – non si hanno notizie tali da poterne giudicare obiettivamente il livello reale. Certo è che non si ha notizia, all’infuori di qualche astensione dal lavoro determinata da motivi strettamente locali (come a Milano e a Genova nel 1848), di agitazioni operaie per il conseguimento di maggiori salari. La mercede non è ancor influenzata direttamente dalle forze economiche: la protezione doganale, la non difficile concorrenza dell’assicurato mercato interno, la possibilità dell’imprenditore di sospendere il lavoro in alcuni mesi dell’anno, il fatto che i salari costituiscono un complemento, per le famiglie contadine, del reddito dei terreni, tutto ciò fa pensare che sia obiettivo il giudizio del Sacchi (1845) che giudica per la Lombardia sufficienti «e nella maggior parte dei casi anche generosi» i saggi di paga vigenti, reputandoli anzi superiori a quelli francesi. D’altronde è difficile stabilire un livello salariale, quando le mercedi variano durante le differenti stagioni, e sono alte se i lavori agricoli richiedono molte braccia, mentre si deprimono nell’inverno. Divario che notiamo anche fortissimo nelle varie località: da campagna a città, da regione a regione. Nell’operaio non si nota lo stimolo a guadagnar di più per spendere di più. Egli è soddisfatto quando può sbarcare il lunario – ci dirà il Sombart in un suo saggio sul proletariato italiano – e soltanto la stretta del bisogno e l’eccesso di fatica suscitano in lui l’istinto del lucro (1): ciò che è vero soprattutto per il lavoratore meridionale. Ivi, a bisogni ridotti al minimo, in ambiente di mano d’opera sempre esuberante, i salari appaiono inferiori, per gli operai non qualificati, che nell’Italia settentrionale’ (pag 142-145)] [(1) W. Sombart, ‘Studien zur Entwicklungsgeschichte des ital. Proletariats’, ‘Archiv f. soz. Gesetzgeb. und Statistik’, Berlino, 1893, VI, p. 106]”,”ITAE-382″
“TREMONTI Giulio”,”La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla.”,”Altre opere dell’ A, professore universitario e ministro delle finanze: ‘Rischi fatali’ e ‘Il fantasma della povertà’. “”Secoli dopo, il fenomeno connesso alla moltiplicazione di norme “”disancorate”” dalle istituzioni e alla proliferazione di sanzioni minacciate, ma inapplicate, viene definito come “”iperanomia”” (Ralf Dahrendorf, Legge e ordine, 1985): troppe leggi, nessuna legge. Con conseguente sfiducia nell’ordine sociale””. (pag 89)”,”EURE-061″
“TRENTIN Bruno”,”Politica economica. VI bis Lezione. Problemi dell’accumulazione capitalistica in Italia. Su alcune caratteristiche del processo iniziale di accumulazione in Italia. I.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Q-2″
“TRENTIN Bruno”,”Politica economica. VII Lezione. Problemi dell’accumulazione capitalistica in Italia. Su alcune caratteristiche del processo iniziale di accumulazione in Italia. II.”,”Saggio in ECOT-237 “”Recentemente, e sulla scia anche delle acute osservazioni di Engels e di Marx (1) alcuni studiosi inglesi hanno messo in rilievo l’aspetto peculiare dello sviluppo economico in Italia all’epoca dei grandi Comuni. Lo stesso Dobb, nei suoi Saggi, metteva in rilievo come nei comuni italiani il potere politico ed economico era accentrato nelle mani di poche famiglie aristocratiche che s’identificavano con i ceti feudali che dominavano l’entroterra, assicurando in tal modo una continuità della società feudale in seno alla “”nuova”” società cittadina. Egli si riferì in particolare al controllo delle più grandi società commerciali fiorentine, (come l'””Arte”” della Calimata) da parte della stessa aristocrazia fondiaria e al monopolio di alcune grandi famiglie genovesi sul commercio col Levante, rilevando inoltre come anche nei casi in cui alcuni ceti “”borghesi”” riuscivano ad impadronirsi delle leve di potere economico sino a sostituirsi fisicamente alla vecchia nobiltà feudale nelle campagne, non si manifestava, per questo fatto, un avvicendamento di classi: ché i nuovi proprietari finivano (per ragioni obbiettive alle quali accennavamo) per assolvere nelle campagne la stessa funzione parassitaria assunta dai vecchi ceti nobiliari, lasciando l’agricoltura nei suoi rapporti arretrati, ed orientando prevalentemente la loro attività verso la ricerca di un profitto commerciale usurario. Un altro scrittore marxista, Cristopher Hill, in un suo acuto scritto sulla guerra civile in Inghilterra, contrapponeva l’esperienza dello sviluppo capitalistico inglese con quello italiano: “”L’Inghilterra non conobbe mai le potenti città libere che, sul continente, permisero ad una parte dei borghigiani di prosperare entro la società feudale, a condizione di accettare l’ordine politico feudale, e che alla lunga divennero un’ostacolo al libero sviluppo delle relazioni capitalistiche”” (2)”” [Bruno Trentin, ‘Su alcune caratteristiche del processo iniziale di accumulazione in Italia. II. Politica economica. VII Lezione. Problemi dell’accumulazione capitalistica in Italia, Roma, 1955] [(1) Vedi, ad esempio F. Engels, ‘La guerra dei contadini in Germania’, ed. Rinascita, p. 94 e sg., e le sue considerazioni sulla funzione della città in Germania: “”La democrazia nobiliare…. era impossibile già pel fatto dell’esistenza in Germania di potenti Città. D’altro lato era anche impossibile quell’alleanza della piccola nobiltà con le città che in Inghilterra operò il trapasso dalla monarchia feudale alla monarchia costituzionale borghese””. “”In Germania la vecchia nobiltà era rimasta; in Inghilterra, con la guerra delle due rose, era stata ridotta a ventotto famiglie e sostituita da una nuova nobiltà d’origine e di tendenze borghesi; in Germania era rimasta la servitù della gleba e la nobiltà aveva fonti feudali di reddito; in Inghilterra era quasi abolita e la nobiltà possedeva borghesemente; il suo reddito era la rendita borghese della terra””. Vedi anche op. cit-, p. 148 e sg.; (2) Vedi C. Hill, ‘La guerra civile inglese nell’interpretazione di Marx ed Engels, ‘Società’, 1948, anno IV] (pag 1-2)”,”ECOT-237-R-2″
“TRENTIN Bruno”,”Politica economica. VIII Lezione. Problemi dell’accumulazione capitalistica in Italia. La concentrazione monopolistica e le contraddizioni specifiche del processo di accumulazione capitalistica in Italia (I).”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-S-2″
“TRENTIN Bruno”,”Politica economica. VIII bis Lezione. Problemi dell’accumulazione capitalistica in Italia. La concentrazione monopolistica e le contraddizioni specifiche del processo di accumulazione capitalistica in Italia (II).”,”Saggio in ECOT-237 Osservazione di Marx sull’Irlanda. Una tesi di Trentin. “”Il contatto fra due economie che hanno raggiunto un grado di sviluppo diverso determina (…) un tentativo di violento adeguamento della struttura industriale dell’economia più debole a quella dell’economia più sviluppata, con il risultato, però, di provocare una evidente alterazione e deformazione del processo naturale di accumulazione capitalistica nell’economia più debole. In questo senso, le caratteristiche della formazione di gruppi monopolistici in Italia sono comuni ai processi analoghi che si sono verificati in altre economie capitalistiche, relativamente arretrate rispetto alle economie più forti dello stesso mercato capitalistico. In Germania e in Giappone, per esempio, la creazione di formazioni di tipo monopolistico trova ancora la sua origine sia nei rapporti di alcune forze industriali con lo Stato, sia nella formazione di cartelli in funzione diretta delle esigenze poste dalla concorrenza internazionale. E in Germania e in Giappone assistiamo alla affermazione di gruppi monopolistici contemporaneamente al consolidamento della grande proprietà latifondistica e semifeudale nelle campagne. Questo ci porta ad affermare, pur tenendo conto dei pericoli di schematismo insiti in simili conclusioni, che, soprattutto nella fase imperialistica dello sviluppo del capitalismo e con lo svilupparsi dei collegamenti e degli scambi (di merci e di capitali) fra le varie economie di mercato capitalistico internazionale, la formazione di gruppi monopolistici tende ad affermarsi con maggiore rapidità proprio nelle economie capitalistiche più arretrate e tende, in queste, a raggiungere le massime possibilità di controllo e di predominio. Interessante a questo proposito è ricordare l’osservazione fatta da Marx per l’economia irlandese già nel secolo XIX: “”Tutto il capitale, in Irlanda – scrive Marx – impiegato fuori dall’agricoltura, nell’industria e nel commercio, si accumulò lentamente nel corso degli ultimi venti anni e in mezzo a fluttuazioni ininterrotte. La concentrazione dei suoi elementi individuali fu, per ciò stesso, più rapida”” (5)’ [Bruno Trentin, ‘La concentrazione monopolistica e le contraddizioni specifiche del processo di accumulazione capitalistica in Italia (II). Problemi dell’accumulazione capitalistica in Italia’, Roma, 1955] [(5) Vedi ‘Il Capitale, ed. Rinascita, I vol., pag 142] (pag 5-6)”,”ECOT-237-T-2″
“TRENTIN Bruno”,”Politica economica. VI Lezione. Problemi dell’accumulazione capitalistica in Italia. Le caratteristiche della accumulazione capitalistica in Italia e i criteri metodologici della scienza economica ufficiale.”,”Saggio in ECOT-237 “”E’ noto infatti che, dopo una fase di sviluppo particolarmente intenso dell’industria italiana (dal 1860 al 1914, circa) durante il quale si registrò un saggio di incremento medio annuo del 2,50% circa, superiore quindi allo stesso saggio di incremento registrato negli S.U. nello stesso periodo, si iniziò una vera e propria fase di stagnazione, se consideriamo il fenomeno nella sua tendenza, e di sempre maggiore instabilità se consideriamo più da vicino le vicende della congiuntura industriale. Dal 1922 al 1928 il saggio di incremento della produzione industriale si allinea con quello della popolazione, per cadere al di sotto di questo dal 1929 al 1938, dopo la grande crisi mondiale. D’altra parte, con la fine della prima guerra mondiale, andò delineandosi la costituzione di un grande esercito di riserva industriale, la cui consistenza, la cui origine e la cui relativa stabilità, andavano ben al di là dei fenomeni di fluttuazione ciclica della mano d’opera dei quali i manuali di economia concedevano la esistenza. Infatti, già nel 1919, è dato registrare, secondo le valutazioni ufficiali, la esistenza di una massa di lavoratori disoccupati che varia, nel corso dell’anno, da un minimo di 250.000 unità a un massimo di 395.000 unità. Nel 1922 si passa da un minimo di 304.000 unità a un massimo di 607.000. Nel 1932, dopo la grande crisi mondiale, che colpì l’Italia la struttura più deboel del mercato capitalistico europeo, si passa già da un minimo di 905.000 unità a un massimo di 1.500.000 unità- Oggi, la disoccupazione ufficiale, tende, come è noto a stabilizzarsi intorno ai 2.200.000 di unità , con variazioni sempre più piccole fra il massimo e il minimo. A questi grandi fenomeni, corrisponde, inoltre, sin dall’inizio di questo secolo una stasi delle attività agricole, una sostanziale immobilità dell’occupazione in agricoltura, una caduta dei redditi agricoli. E’ noto il calcolo effettuato dal Colin Clark che valutava al 5% circa, l’aumento del reddito lordo nell’agricoltura italiana dal 1900 al 1950; mentre nello stesso periodo la popolazione del nostro paese era cresciuta del 40%”” (pag 5-6) Tesi Marx su materie prime e Pvs. “”Ma vi sono altre tesi, che ricollegano le profonde contraddizioni specifiche del processo di accumulazione capitalistica in Italia all’ambiente naturale, le quali per la maggiore serietà e per l’influenza notevole che esercitano tuttora nell’opinione media e soprattutto nel mondo industriale e fra i tecnici del nostro paese, meritano maggiore attenzione. Ci riferiamo alla valorizzazione che è stata fatta della povertà di materie prime del nostro paese, come ostacolo alla formazione di una grande industria, (particolarmente di una grande industria di base, fase ultima questa del processo di accumulazione capitalistico), almeno fino alla “”rivoluzione”” nei costi intervenuta con questo secolo nei trasporti internazionali. La prima di queste tesi, in particolare, merita una certa attenzione. E’ una tesi contro la quale, già Marx combatteva, quando nel suo famoso discorso sul “”libero scambio”” rifiutava la divisione internazionale del lavoro che si era stabilita fra paesi economicamente egemoni e paesi coloniali come un dato statico, sottolineando che la modificazione dei rapporti di produzione nei paesi coloniali avrebbe rovesciato questa divisione del lavoro e sottolineando come il rapporto di forze allora vigente fra le varie economie derivava non dalla loro ricchezza maggiore o minore in materie prime ma dal grado di sviluppo dei loro rapporti di produzione e dalla forma di organizzazione che via via esse erano andate assumendo (5). Infatti, come è noto, le economie coloniali, per essere in genere fra le più ricche in materie prime sono nondimeno le più arretrate. Per il nostro paese, varie considerazioni valgono a confutare la tesi che ravvede nella sua povertà in materie prime la ragione principale o una delle ragioni principali del suo debole sviluppo economico”” [Bruno Trentin, Problemi dell’accumulazione capitalistica in Italia. Le caratteristiche della accumulazione capitalistica in Italia e i criteri metodologici della scienza economica ufficiale. Politica economica. VI Lezione’, Roma, 1955] [(5) Vedi K. Marx, ‘Discorso sul libero scambio’ (1848), pubblicato in italiano in appendice di ‘Miseria della filosofia’, Ed. Rinascita, Roma, 1949, p. 169] (pag 7)”,”ECOT-237-P-2″
“TRENTIN Bruno”,”Da sfruttati a produttori. Lotte operaie e sviluppo capitalistico dal miracolo economico alla crisi.”,”Sull’immigrazione programmata di lavoratori stranieri in Europa (pag XLII-XLIII) “”Così si esprimeva (…) agli inizi degli anni ’60, uno dei dirigenti dell’Unione federale degli Imprenditori della Germania Federale: «La situazione del nostro mercato del lavoro, negli ultimi dieci anni si è sempre più irrigidita; e ciò a causa degli effetti provocati dagli improvvisi abbassamenti degli orari di lavoro che non tenevano conto né degli sviluppi congiunturali né dello sviluppo della popolazione. I pericoli che ne sono derivati per un ulteriore sviluppo della nostra economia e per la stabilità della nostra moneta sono ben noti. In questa situazione i collaboratori stranieri sono di notevole aiuto» (14). Con l’esperienza di oltre vent’anni di immigrazione programmata di manodopera nelle aree più sviluppate dell’Europa industriale (e molte similitudini si riscontrano negli Stati Uniti, dove la componente razziale e le pratiche discriminatorie nei confronti dei lavoratori di colore riproducono le stesse differenziazioni di trattamento salariale, di qualifica, di status giuridico e sindacale che caratterizzano, nei paesi europei, la utilizzazione di manodopera straniera), è possibile circoscrivere da vicino i vantaggi momentanei che le economie capitalistiche possono ricavare da un ricorso manovrato all’occupazione di lavoratori stranieri. Con molti insegnamenti, ci sembra, per una comprensione meno sommaria della peculiare realtà italiana e delle caratteristiche che ha assunto, nel nostro paese, il conflitto di classe. Prima di tutto, una politica programmata dell’immigrazione (e quindi tale da potere dosare, di volta in volta, l’entità della manodopera straniera, e da poterne orientare la distribuzione verso i settori e i territori in cui si manifestano le più forti carenze di offerta di lavoro e le più acute tensioni sociali) ha dimostrato di potere condizionare sostanzialmente ‘la dinamica complessiva del costo del lavoro’, soprattutto attraverso il contenimento di questo costo nelle lavorazioni più dequalificate e più disagiate, e, più in generale, di potere influire sullo sviluppo quantitativo e qualitativo del conflitto sindacale. Questa valutazione vale certamente per quanto riguarda la dinamica del salario. L’immigrazione di massa di lavoratori stranieri contribuisce infatti a frenare l’aumento della retribuzione nei settori e nelle fasi di lavorazione a più bassa qualifica e di contenere, al tempo stesso, la pressione salariale nei settori e nelle fasi di lavorazione più qualificate o socialmente ‘privilegiate’, nelle quali si tende sempre più ad addensarsi l’offerta di lavoro della manodopera locale. La sostituzione di manodopera locale con manodopera straniera nei settori a tecnologia matura e nelle lavorazioni più gravose può avvenire così senza tensioni salariali di rilievo, anche in presenza di una riduzione della popolazione attiva (come nel caso della Germania Federale, a partire dal 1957).”” (pag XLII-XLIII, Introduzione: ‘Economia e politica nelle lotte operaie dell’ultimo decennio’) [(14) In Stephen Castles e Godula Kosack, ‘L’immigrazione operaia’, cit., p. 97; «La manodopera straniera è diventata un fattore indispensabile per l’industria tedesca e rappresenta un enorme vantaggio per l’economia del paese. Se la Repubblica Federale vuole continuare ad aumentare il suo potenziale economico, deve continuare ad importare manodopera straniera, senza la quale l’incremento della produttività sarebbe inferiore del 15-20%». Dichiarazione del Prof. Balbe, presidente dell’Unione federale degli Imprenditori della Germania Federale al Convegno di Bad Godesberg sull’immigrazione del 31 marzo 1966, cit., in: Paolo Cinanni, ‘Emigrazione e imperialismo’, Roma, 1975, p. 128]”,”MITT-379″
“TRENTIN Silvio, a cura di Alessandro PIZZORUSSO”,”Dallo Statuto Albertino al regime fascista.”,”””E’ passato il tempo in cui (come fecero i teologi del medio evo, i giusnaturalisti del XVI e XII secolo, e i convenzionali della rivoluzione) si poteva seriamente concepire la resistenza attiva come un mezzo efficace di difesa dei diritti individuali contro gli abusi dei governanti. La tirannia è oggi esercitata, non più dal principe (nei confronti dei misfatti del quale il tirannicidio poteva bene essere presentato come un contravveleno salutare), ma da tutta una classi di parassiti che requisisce a suo vantaggio il patrimonio della nazione e che è in grado di disporre di formidabili armi per la difesa e la conservazione dei suoi privilegi. La sommossa e la barricata non hanno più alcun ruolo da giocare di fronte alle mitragliatrici, agli aerei, ai carri armati! La decadenza delle garanzie politico-costituzionali della libertà ha avuto per risultato inevitabile di togliere qualsiasi efficacia alle garanzie costituzionali. A dire il vero, queste ultime non hanno un compito da adempiere altro che quando lo stato è organizzato (come lo era in Italia prima dell’ottobre 1922) secondo il diritto (5) che quando la collettività unificata fonda la disciplina della sua vita sul principio che lo stato, organo supremo del diritto, deve subordinare l’esercizio di tutte le sue prerogative all’osservanza delle prescrizioni contenute nella norma emanata dalla sua stessa volontà (6). La cura con cui il legislatore italiano si era adoperato in passato a rendere omaggio a queste esigenze fondamentali è messa in luce, in modo esemplare, dalle celebri riforme che trovarono la loro consacrazione nelle leggi 20 marzo 1865, n. 2248, allegato E, e 31 maggio 1889, n. 5992, grazie alle quali fu accordato ai cittadini il diritto di mettere in moto un controllo giurisdizionale contro tutti gli atti della pubblica amministrazione ritenuti illegittimi, in quanto lesivi di loro interessi giuridici. I principi posti da quelle leggi non hanno ormai altro che il valore di un ricordo storico. Gli organi del potere esecutivo hanno ormai raggiunto la vetta dell’organizzazione statale: al di sopra di essi, al fianco di essi, non ci possono essere volontà capaci di perseguire un fine autonomo. La magistratura è al loro servizio: per renderla sempre docile ai loro ordini hanno anche rivendicato – attraverso la legge 31 gennaio 1926, n. 100 – la prerogativa di modificarne in qualsiasi momento lo statuto; per soffocarne in partenza ogni velleità di indipendenza, ogni «nostalgia» di legalità, gli hanno anche formalmente vietato ogni valutazione dei loro atti. Il governo fascista, come il re della tradizione inglese, non può mai fare del male, non può mai commettere abusi; degli atti che esso compie il cittadino non ha diritto di lamentarsi: gli è soltanto consentito di fare appello alla clemenza dei suoi onnipotenti padroni”” (pag 357-358)] [(5) Vedi Kelsen, ‘La garantie juridictionnelle de la Constitution’, in “”Revue dr. public””, 1928, p. 197 ss.; (6) «Il diritto costituzionale generale non è qualche cosa d’immutabile, esso si modifica secondo le idee ed i fenomeni politici della vita. Esso è strettamente legato all’ideale democratico, ‘non perché i teorici del diritto costituzionale sono stati e saranno sempre dei democratici’, ma ‘perché la democrazia espressa in termini giuridici è lo stato di diritto, è la razionalizzazione giuridica [?] della vita, perché il pensiero giuridico corrente conduce alla democrazia come unica forma di stato di diritto’. Non c’è e non ci può essere forma di stato diversa dalla democrazia che possa realizzare la supremazia generale del diritto; e così il diritto costituzionale generale è il complesso delle forme giuridiche della democrazia, dello stato di diritto» (MIrkine-Guetzevitch, ‘L’évolution juridique du parlamentarisme’, in “”Revista de drept public””, Bucarest, 1928, p. 490] Sulla dottrina del “”positivismo giuridico”” di Kelsen (pag 404-407)”,”DIRx-047″
“TRENTIN Silvio, a cura di Moreno GUERRATO”,”Politica e amministrazione. Scritti e discorsi, 1916-1926.”,”Silvio Trentin, nato a San Donà di Piave l’11 novembre 1885, ha studiato a Pisa dove si laureò nel 1908. Conseguita la libera docenza in diritto amministrativo nel 1910, dopo un periodo di studi a Heidelberg, insegnò nelle università di Camerino dal 1911, di Macerata dal 1921 e nell’Istituto superiore di commercio Ca’ Foscari di Venezia nel 1923. Il 7 gennaio 1926, riconoscendo l’incompatibilità tra il ruolo di docente e i vincoli imposti dalla legge fascista del 24 dicembre 1926 lasciò l’Italia. Combattente della prima guerra mondiale fu eletto nel 1919 deputato per il Blocco democratico. Nel 1921 ripresentò la candidatura ma fu bocciato. Nel corso del lungo esilio (1926-43) svolse attività nel movimento ‘Giustizia e Libertà’, specie quando la sua libreria di Tolosa, la famosa Librairie du Languedoc, divenne un punto di riferimento per gli antifascisti. Rientrato in Italia alla fine di agosto 1943 riprese l’attività politica ma fu arrestato dalla polizia fascista. Liberato ai primi di dicembre, malato di cuore, morì nel marzo del 1944. Un volume racconta la sua vita: F. Rosengarten, ‘Silvio Trentin dall’interventismo alla resistenza’, Milano, Feltrinelli, 1980. Moreno Guerrato (1952) svolge attività di ricerca presso il Centro di ricerca “”Silvio Trentin”” di Jesolo. Ha pubblicato ‘Silvio Trentin un democratico all’opposizione’. “”Con il trascorrere dei mesi la situazione personale di Trentin si è fatta via via sempre più difficile e precaria. Senza badare alle possibili ritorsioni, egli ha continuato a combattere incessantemente la sua battaglia contro il fascismo. Il 4 novembre 1924 ha sfidato apertamente con alcuni amici il regime, rendendo omaggio alla tomba di Matteotti nel cimitero di Fratta Polesine. Nel maggio successivo ha sottoscritto il ‘Manifesto degli Intellettuali’, redatto da Benedetto Croce e apparso sul “”Mondo”” di Amendola. Ancora nell’estate del 1925 ha approfittato della sua trasferta a Brescia, come commissario d’esame, per riannodare le trame dell’opposizione democratica. (…) La rinuncia all’insegnamento appare così inevitabile. Il 7 gennaio si dimette dall’incarico presso Ca’ Foscari (…). Parallelamente Trentin matura la decisione di espatriare. Non ha più alcun dubbio. La democrazia ha temporaneamente perduto e il rimanere, nella propria qualità di educatore, significherebbe accomodamento, rifiuto dei principi per cui sempre ha lottato. L’eccezionalità del gesto è ancor più rimarchevole se la si pone a confronto con la passività, la rassegnazione e il pronto allineamento del mondo accademico italiano con la dittatura. Solo Salvemini e Nitti imitano Trentin, mentre altri due docenti – Labriola e Presutti – pur non dimettendosi spontaneamente, si vedono revocare l’incarico per non aver rinunciato al loro credo morale e politico. Nell’optare per l’esilio Trentin tuttavia compie un errore di valutazione: è ancora sicuro che il fascismo sia una pausa, una fugace eclissi della democrazia. Con l’illusione di andare incontro ad un breve soggiorno e fiducioso, in tale prospettiva, di potersi momentaneamente adattare alla vita di agricoltore, vende tutti i suoi beni in patria e compera, tra dicembre e gennaio, una bella tenuta nel sud-ovest della Francia (…) vicino a Tolosa. La scarsa dimestichezza con gli affari agricoli e l’ostinato rifiuto di riprendere l’attività accademica, simbolo di un passato vieppiù estraneo, lo ridurranno ben presto in gravi ristrettezze economiche”” (pag LVIII)”,”ITAD-147″
“TRENTIN Bruno, a cura di Iginio ARIEMMA”,”Diari, 1988-1994. Gli anni della segreteria generale della CGIL.”,”Iginio Ariemma coordina l’attività di studio e di ricerca su Bruno Trentin presso la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Il tramonto di una generazione. Dalla fine del Pci al Pd di Renzi’ (Ed. Castelvecchi)”,”SIND-148″
“TRENTIN Bruno, a cura di Igino ARIEMMA e Luisa BELLINA, scritti, testimonianze, interventi di Luisa BELLINA Ernesto BRUNETTA Umberto BERNARDI Franco BUSETTO Ernesto DOIMO Giovanni MAFERA Dino PIASER Luciana RAMPAZZO Ivano SARTOR Ninetta ZANDEGIACOMI Franca TRENTIN Giorgio TRENTIN Paolino BARBIERO Andrea DAPPORTO Renato DONAZZON Antonio GIANDON Giannino PADOVAN”,”Dalla guerra partigiana alla Cgil. Con due interviste inedite.”,”Bruno Trentin nasca nel 1926 a Cédon de Pavie in Francia dove suo padre Silvio e la famiglia erano andati in esilio dopo le leggi “”fascistissime”” di Mussolini, e rientra in Italia nel settembre 1943. Partecipa alla resistenza come partigiano combattente nelle formazioni di Giustizia e Libertà, prima in Veneto e poi a Milano. E’ dirigente del movimento giovanile del Partito d’Azione fino al suo scioglimento nell’ottobre 1947. Dopo studi ad Harvard, si laurea a Padova. Quindi viene chiamato da Vittorio Foa all’Ufficio studi della Cgil di Giuseppe Di Vittorio di cui sarà stretto collaboratore. Si iscrive al Pci alla fine del 1949. Nel 1962 divena segretario generale della Fiom. E’ eletto deputato nella legislatura 1963-1968. Segretario generale della Cgil dal 1988 al 1994. Muore a Roma il 23 agosto 2007.”,”ITAR-274″
“TRENTIN Bruno”,”La città del lavoro. Sinistra e crisi del fordismo.”,”Bruno Trentin (Francia 1926) è stato prima ricercatore dell’Ufficio Studi della Cgil, poi dirigente della Confederazione, quindi segretario generale della Fiom e successivamente della Flm, nel 1978 diventa segretario della Cgil e dal 1988 al 1994 è segretario generale della Confederazione.”,”SIND-026-FL”
“TRENTIN Silvio”,”Dieci anni di fascismo, 1926-1936.”,”Il libro di Trentin è uscito a Parigi nel 1937. Questo volume è dedicato ai fratelli Rosselli, a Matteotti e a Gramsci. E’ l’ultimo scritto di Trentin prima della guerra.”,”ITAD-002-FFS”
“TRENTINI Marco”,”Il governo dell’economia da Keynes alla globalizzazione.”,”Marco Trentini è ricercatore presso il Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna. Ha pubblicato vari articoli sui sistemi formativi e sulle relazioni industriali.”,”ECOI-135-FL”
“TRENTO Angelo”,”Il Brasile. Una grande terra tra progresso e tradizione (1808-1990).”,”””I comunisti non negarono appoggio a Vargas non tanto per aver restituito loro la libertà quanto perché temevano il conservatorismo dell’UDN e del PSD e, soprattutto, perché la legislazione sociale aveva conferito al capo dello Stato una grande popolarità e le possibilità di rafforzamento fra il proletariato passavano attraverso la collaborazione all’interno della struttura sindacale esistente. Quest’ultima operazione venne facilitata dalla linea dell’unità nazionale adottata durante il conflitto, che non incentivava la lotta di classe. Il partito lanciò la parola d’ordine della “”Costituente con Getúlio””, insistendo affinché venisse prima eletta una assemblea costituente e solo dopo l’emanazione di una nuova Costituzione si procedesse alla scelta popolare del presidente. In caso contrario, infatti, il governo entrante avrebbe operato sulla carta fascista del 1937. Benché le motivazioni risultassero diverse, tale posizione finì per confondersi con la campagna avviata a giugno e nota come “”queremismo””, dallo slogan che la sosteneva: “”queremos Getúlio”” (vogliamo Getúlio)”” (dal testo, p. 92)] “”Sul movimento operaio, sindacati e rapporto con lo stato si possono utilmente consultare K.P. Erickson, ‘The Brazilian Corporative State and Working Class Politics’, Berkeley, University of California Press, 1977; P.S. Pinheiro M.M. Hall, ‘A classe operáia no Brasil, 1889-1930′, 2 voll, Sãl Paulo, Alfa-Ômega e Brasiliense, 1979-1981; H. Füchtner, Os sindicatos brasileiros: organização e funço politica’, Rio de Janeiro, Graal, 1980″”. Sinopsi del libro di Pinheiro e Hall: Sinopse – A classe operária no Brasil 1889 – 1930 documentos – Volume 1 – O movimento operário É para atender as necessidades dos pesquisadores universitários que a Editora Alfa-Omega está lançando este trabalho de Pinheiro e Hall, docentes da Universidade de Campinas (UNICAMP), que reproduz uma seleção de documentos raros e inéditos, colecionados de diversos arquivos, particulares e oficiais, do Brasil e do exterior. O livro, no dizer dos autores, pretende “”servir como indicação de fontes que precisam ser pesquisadas em larga escala”” e ser “”uma provocação para futuros trabalhos na área, pois, ao contrário do que geralmente se supõe, muita coisa ainda resta para ser encontrada e dita sobre o movimento operário na Primeira República””. A classe operária no Brasil 1889 – 1930 documentos – Volume 1 – O movimento operário”,”AMLx-129″
“TRENTO Angelo”,”Il Brasile. Una grande terra tra progresso e tradizione (1808-1990).”,”Angelo Trento è ricercatore presso l’Università di Macerata. Ha pubblicato vari saggi e monografie sulla storia brasiliana e sull’emigrazione italiana in Brasile.”,”AMLx-030-FL”
“TRESCA Carlo”,”Autobiografia di Carlo Tresca.”,”””La tentazione di assistere al grande comizio per lo sciopero, fissato la domenica nel villaggio di Haledon, fu più forte di me. Le riunioni del sabato a Haledon erano avvenimenti. La città di Paterson non era un luogo sicuro, per gli amanti della libertà di parola e di riunione. I consiglieri del vicino villaggio di Haledon erano tutti socialisti. Credevano nella libertà di parola ed offrirono agli scioperanti l’uso illimitato dei parchi cittadini e degli angoli delle strade. A tali riunioni di solito partecipavano non meno di venticinquemila persone. Da New York venivano centinaia di studenti, di assistenti sociali e di spettatori interessati. Volevano assistere allo spettacolo. Erano attratti dai racconti sulla brutalità della polizia e sull’eroica resistenza degli scioperanti e dalla fama di focosi oratori che gli speaker dell’IWW si portavano dietro””. (pag 160) Carlo Tresca Da Wikipedia Carlo Tresca nel 1910 Carlo Tresca (Sulmona, 1879 – New York, 1943) è stato un sindacalista, editore e anarchico italiano. Fu editore di giornali e leader del movimento operaio negli Stati Uniti. Indice 1 Sindacalista 2 Tresca e l’Anarchismo 3 Opposizione al Fascismo, allo Stalinismo e alla Mafia 4 Assassinio 5 Bibliografia 6 Collegamenti esterni 7 Note Sindacalista Laureato in Giurisprudenza, Carlo Tresca fu attivo in Italia come segretario di settore della Federazione dei Lavoratori Italiani nelle Ferrovie e editore del quotidiano Il Germe. Si trasferì negli Stati Uniti nel 1904, per sfuggire ad una condanna al carcere inflittagli per la sua attività politica in Italia. Si stabilì a Filadelfia, dove divenne editore de Il Proletario, pubblicazione ufficiale della Italian Socialist Federation (I.S.F.), la Federazione locale dei Socialisti. Tresca appoggiò lo spostamento dell’orientamento politico della I.S.F. verso il Sindacalismo rivoluzionario. Tresca e l’Anarchismo [modifica] La visione politica di Tresca divenne sempre più radicale, e presto egli giunse a identificarsi anarchico. Si licenziò dalla redazione del Proletario e si dedicò alla pubblicazione del suo proprio giornale, La Plebe. Più tardi avrebbe trasferito la sede della Plebe a Pittsburgh e, con questo passo, si dedicò alla diffusione delle idee anarchiche presso i minatori e i lavoratori dei mulini della Pennsylvania. Tresca si associò all’Industrial Workers of the World (I.W.W.: [Sindacato dei] Lavoratori Industriali del Mondo) nel 1912, quando venne invitato da questa unione sindacale a Lawrence, Massachusetts per aiutare a mobilizzare i lavoratori italiani durante una campagna per la liberazione dei leader dello sciopero Joseph Ettor e Arturo Giovannitti, che erano stati incarcerati con false accuse di omicidio. Dopo il vittorioso sciopero di Lawrence, Tresca fu attivo in molti scioperi in tutti gli Stati Uniti; lo sciopero dei lavoratori tessili a Little Falls, New York (1912), lo sciopero dei lavoratori degli alberghi di New York (1913), il grande Sciopero della seta di Paterson (1913), e lo sciopero dei minatori di Mesabi Range, Minnesota (1916). Opposizione al Fascismo, allo Stalinismo e alla Mafia [modifica] Tresca divenne una figura importante tra gli Italo-Americani nel suo tentativo di fermare i tentativi da parte di Benito Mussolini di organizzare gli immigranti italiani in gruppi di appoggio al Fascismo. A quel tempo, Tresca dirigeva un giornale antifascista, Il Martello, in cui bollava Mussolini come un nemico di classe e traditore (questa accusa faceva riferimento alle origini sindacali di movimento fascista). Le attività politiche di Tresca venivano tenute d’occhio da Roma, mentre, negli Stati Uniti, egli era strettamente sorvegliato dal governo americano. Nel 1926, i Fascisti tentarono di assassinare Tresca con una bomba durante un comizio. Egli faceva parte del comitato di difesa di Sacco e Vanzetti, accusati di omicidio, e parlava spesso in loro difesa attraverso comizi e articoli. Durante gli Anni Trenta, Tresca divenne un esplicito oppositore del Comunismo sovietico e dello Stalinismo, in particolare dopo che l’Unione Sovietica aveva progettato la distruzione del movimento anarchico in Catalogna e in Aragona durante la Rivoluzione spagnola. In precedenza, Tresca aveva appoggiato i Bolscevichi, dal momento che uno Stato comunista sarebbe stato preferibile ad uno Stato capitalista, e quindi considerando i Comunisti Sovietici come alleati nella lotta contro il Fascismo. All’inizio del 1938 Tresca accusò pubblicamente i Sovietici del rapimento di Juliet Poyntz per prevenire la sua defezione dall’apparato segreto del Partito Comunista statunitense. Tresca rivelò che, prima che sparisse, la Poyntz gli aveva parlato del suo disgusto per il Terrore instaurato da Stalin. Nel 1941 Tresca, confidò a Max Eastman che Nicola Sacco era colpevole del crimine di cui era stato accusato, mentre Bartolomeo Vanzetti era innocente. A New York, Tresca iniziò anche una campagna pubblica di opposizione alla Mafia nel suo settimanale Il Martello. Tresca sembrava ben consapevole del rischio per la propria vita che stava correndo. In conclusione di un articolo pubblicato poco prima della sua morte, Tresca dichiarò: «Morris Ernst, il mio avvocato, sa tutto. Sa che se un antifascista viene aggredito o ucciso, l’istigatore è Genrose Pope» (questa era evidentemente una accusa a Generoso Pope Sr., un potente uomo politico di New York, di origine italiana, apertamente filofascista e con contatti con il boss Frank Costello, che già controllava i periodici italo-americani Il Corriere d’America e Il Progresso Italo-Americano). Assassinio [modifica] Per approfondire, vedi la voce caso Tresca . Nel 1943 Tresca, a quel tempo in libertà vigilata, era sotto la sorveglianza della polizia. Il 9 gennaio 1943, la sua squadra di sorveglianza fu testimone di un incidente in cui una macchina accelerò tentando di investire Tresca. Due giorni dopo, Tresca stava uscendo dall’ufficio del giudice di sorveglianza quando riuscì ad eludere gli ufficiali di sorveglianza saltando a bordo di un’auto che lo stava aspettando. Due ore più tardi, Tresca stava attraversando la Fifth Avenue a piedi quando una Ford nera di fermò di fianco a lui. Un uomo armato scese dall’auto e sparò a Tresca nella schiena con una pistola, uccidendolo sul colpo. La Ford nera venne trovata abbandonata nelle vicinanze con tutte e quattro le portiere aperte. Si fu convinti che l’assassino era stato Carmine Galante, che avrebbe agito su ordini di Vito Genovese. Galante fu arrestato e interrogato circa l’omicidio, ma non fu mai incriminato. « I responsabili del delitto, secondo le ammissioni di un agente dell’Ufficio Narcotici, erano due boss della mafia, Frank Garofalo e Carmine Galante, latitanti da anni » [1] Bibliografia [modifica] Taddei Ezio,[2]Il “”caso”” Tresca 2006 ISBN: 888820798-8 Italia Gualtieri Carlo Tresca: vita e morte di un anarchico italiano in America 1999 – 71 pagine “”Regione Abruzzo, Centro servizi culturali di Sulmona, Circolo cultura & societa. Giornata della memoria, 20 maggio 1994″” Carlo Tresca L’attentato a Mussolini: ovvero, Il segreto di PulcinellaNew York,4 edizioni,l’ultimo per tempo,editore Alexandria, Va. , Chadwyck-Healey Inc, 1987. Gabriella Facondo,Socialismo italiano esule negli USA (1930-1942),Federazione italiana delle associazioni partigiane, Federazione italiana delle associazioni partigiane 1993 Bastogi Piero Calamandrei Il Ponte 1945 La Nuova Italia Collegamenti esterni [modifica] {en}Recensione di Carlo Tresca: Portrait of a Rebel da anarkismo.net {en}Recensione di All the Right Enemies: The Life and Murder of Carlo Tresca dallo Washington Monthly Tutta la verità sul caso Tresca di Mauro Canali Note [modifica] ^ edizioni il Grappolo recensione del libro di Taddei Ezio sul caso Tresca ^ Ezio Taddei da Trombe al vento”,”ANAx-269″
“TRESSELL Robert”,”The Ragged Trousered Philanthropists.”,”Robert Tressell pseudonimo di Robert Noonan Titolo approssimativo: ‘Filantropi con pantaloni logori'”,”VARx-606″
“TRESSO Pietro (Blasco)”,”Marxismo e questione nazionale (1935).”,”””Lo scritto (…) venne redatto da Pietro Tresso tra il marzo e il settembre 1935 e fu successivamente pubblicato a Parigi in forma di opuscolo ciclostilato. (…) Esso è stato riprodotto integralmente in appendice ala tesi di laurea di Rosangela Miccoli, ‘Pietro Tresso, oppositore comunista (1928-1944)’, Università degli Studi di Parma, Facoltà di Magistero, anno accademico 1987-88 (…)””. (pag 2) “”Lo Stato italiano (prima quello di forma democratica, adesso quello di forma fascista) opprime tre minoranze nazionali. Quella croata, quella slovena e quella tedesca. Esso “”protegge”” inoltre l’ Albania e “”civilizzata””, coi metodi del generale Badoglio, la Libia, la Cirenaica, l’ Eritrea, la Somalia italiana, e sta per avventarsi sull’ Abissinia””. (pag 11)”,”TROS-117″
“TRET’JAKOV Sergej”,”Giovane in Cina.”,”Teng Shih-hua (questo è il titolo originale di ‘Giovane in Cina’) rappresenta il capolavoro della “”letteratura del fatto”” cioè di quel genere narrativo che fece la sua apparizione in Russia nel 1929 e che costituì l’ultima avvisaglia dell’ avanguardia sovietica prima dell’affermazione del “”realismo socialista””. Si tratta di un’autobiografia-intervista, di una sorta di racconto fatto attraverso un’altra persona, delle esperienze di un giovane intellettuale cinese in un periodo cruciale della storia della Cina moderna: quello della rivolta contro la Dinastia Manciù. Gli anni sono quelli che vanno dal 1911 al 1927. Il luogo, una cittadina sullo Yangtze. L’ambiente una famiglia piccolo-borghese di aspiranti funzionari imperiali, di maestri, di militari. Tret’jakov, amico di Majakovskij e di Brecht, di Mejerchol’d e di Ejzenstein, cadde in disgrazia nel 1939 vittima dell’apparato poliziesco staliniano. Occupò una delle posizioni più estreme dell’avanguardia letteraria russa degli anni Venti. Il suo libro uscì nel 1930.”,”CINx-312″
“TREU Tiziano”,”Condotta antisindacale e atti discriminatori.”,”Tiziano Treu (Vicenza; 1939) si è laureato in giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano nel 1961. Libero docente e incaricato di diritto del lavoro nell’Università di Pavia e nell’Università Cattolica di Milano dal 1968, insegna attualmente nell’Università di Pavia. Ha pubblicato numerose opere.”,”SIND-146″
“TREU Tiziano”,”Lavoro femminile e uguaglianza.”,”Tiziano Treu ordinario di Direitto del lavoro nell’Università di Pavia. Collabora a riviste sindacali e politiche. E’ membro dell’Ufficio Studi della CISL.”,”DONx-004-FSD”
“TREU Tiziano a cura; saggi di Werner BLENK Michel BAZEX Tiziano TREU Kazutoshi KOSHIRO Torsten SETH David WINCHESTER Steve TROYER”,”Le relazioni sindacali nel pubblico impiego. Un’analisi comparata.”,”Studio promosso dal Labour Office e condotto da esperti a livello internazionale”,”SIND-194″
“TREVELYAN George Macaulay”,”Storia dell’ Inghilterra nel secolo XIX.”,”””Nel 1848 il suo obbiettivo principale era d’ impedire una guerra europea. Benché l’ anno prima avesse mandato lord Minto a visitar l’ Italia per incoraggiarvi i liberali, quando scoppiò la crisi chiese alla Francia e a Carlo Alberto di non muoversi in aiuto dei milanesi insorti contro gli austriaci. Se Carlo Alberto gli avesse dato retta, l’ Italia non si sarebbe mai unita sotto suo figlio. E di nuovo, nel 1849, Palmerston approvò l’ invasione dell’ Ungheria da parte della Russia, con molto disgusto degli uomini di Manchester che ritenevano ch’ egli era violento quando avrebbe dovuto esser moderato e sottomesso quando avrebbe dovuto protestare.”” (pag 393)”,”UKIx-010″
“TREVELYAN G.M.”,”La rivoluzione inglese del 1688 – 1689. Origini della democrazia parlamentare.”,”George Macaulay TREVELYAN (1876), figlio di uno storico, nipote di MACAULAY, amico in gioventù di CARLYLE e di RUSSELL, si è laureato a Cambridge, ha esordito nel 1899 con un un libro sull’ ‘Inghilterra ai tempi di Wycliffe’. Opere di storia italiana e garibaldina, ricevute come dono di nozze, lo invogliarono allo studio del Risorgimento italiano: ne ricavò tre volumi su GARIBALDI (1907-1911), e più tardi uno su MANIN (1927). Altri suoi celebri lavori: ‘Storia dell’Inghilterra nel secolo XIX’, ‘Storia d’Inghilterra’, l’ampia ‘Storia della società inglese’.”,”UKIR-012 UKIx-038″
“TREVELYAN George Macaulay”,”Storia dell’ Inghilterra nel secolo XIX.”,”TREVELYAN nacque nel 1876 e morì nel 1962. Dopo aver frequentato il Trinity College, si è ben presto dedicato alle ricerche storiche, anche per tradizione familiare. Il suo primo libro è del 1899. Si è interessato in particolare al Risorgimento italiano.”,”UKIx-066″
“TREVELYAN G.M.”,”Storia della società inglese.”,”””La curiosità intellettuale disinteressata è la linfa vitale di una vera civiltà; la storia sociale ce ne offre uno dei migliori aspetti. La storia fa appello più che altro alla fantasia. La nostra immaginazione brama di potersi rappresentare i nostri antenati quali erano realmente, mentre attendevano alle loro faccende e ai loro piaceri quotidiani. Carlyle aveva fabbricato un epiteto per indicare lo studioso di antiquaria o il ricercatore storico: arido-come-la-polvere; “”Arido-come-la-polvere”” ha invece secondo noi, l’ animo di un poeta””. (pag 4).”,”UKIS-016″
“TREVELYAN G.M.”,”Garibaldi e la formazione dell’ Italia.”,”””Le mosse di Garibaldi e Cosenz offrono un modello di azione combinata da due basi separate. Ciascuno di essi aveva assicurata la riuscita dell’ altro divergendo l’ attenzione delle forze nemiche navali e terrestri; e ora entrambi stavano per riunire le loro forze alle spalle del nemico e ad un punto più alto della sua linea di difesa principale.”” (pag 168) La marcia attraverso la Calabria. “”I liberali calabresi non erano del tutto indegni del loro liberatore. I garibaldini che malgrado tutti i facili entusiasmi incontrati a Messina, non avevano visto nulla degno di ammirazione negli abitanti della Sicilia orientale, appena passato lo Stretto riconobbero di trovarsi in mezzo ad una popolazione “”grave, virile e gagliarda””. Ancor oggi il viaggiatore che si avventura per quelle remote e pur magnifiche regioni, si riconforta notando che la corruzione di Napoli non ha infestato tutto il mezzogiorno della penisola.”” (pag 177)”,”ITAB-216″
“TREVELYAN Giorgio Macaulay”,”Storia d’Inghilterra.”,”””E così le cose precipitarono verso la catastrofe. Da una parte c?era l’inflessibile pertinacia di Giorgio III che dettava la politica a lord North, uomo facile, di buon naturale, fatalmente restio a contraddire il suo sovrano. Dall’altra parte c’era lo zelo parimente inflessibile del partito radicale americano capeggiato da Samuele Adams, per il quale la separazione a poco a poco giunse ad apparire un bene per se stessa. Le cause generiche che rendevano difficile agli Inglesi e agli Americani di intendersi a vicenda erao allora numerose e profonde: molte di esse sono state cancellate dal tempo, mentre, d’altra parte la differenza di razza è molto maggiore oggidì. Allora la società inglese era tuttavia aristocratica, mentre la società americana era già democratica. Sei o sette settimane di sgradevole sballottamento sull’Oceano separavano Londra da Boston, cosicché i rapporti personali erano esigui, mentre la corrente emigratoria dalla Madrepatria si era inaridita sin dal 1640. In Inghilterra la politica e la buona società erano chiuse ai puritani, mentre il puritanismo dominava la Nuova Inghilterra, donde si aprì il cammino in tutte le altre colonie: nel Massachusetts era fuor di moda l’anglicanismo. La società inglese era vecchia, complessa e artificiale, mentre la società americana era nuova, semplice e grezza. La società inglese era fondata su grandi differenze di ricchezza, mentre in America la proprietà era ancora suddivisa in modo relativamente uniforme e ogni ragazzo poteva sperare di raggiungere un giorno la posizione dell’uomo più imprtante della borgata. In Inghilterra l’opinione politica era in larga misura quella degli scudieri, mentre in America era quella dei contadini, delle folle addensate alla costa e egli uomini che vivevano nella foresta, alla frontiera. In due società così profondamente divise nelle condizioni e nell’atmosfera della vita quotidiana occorrevano persone dotate di viva immaginazione, come Burke, Chatham e Fox, che si rendessero conto dell’aspetto assunto dalla questione agli occhi dell’uomo ordinario di qua e di là dall’Atlantico. Giorgio III possedeva acutezza di mente, diligenza e abilità nel trattare gli affari, ma mancava di immaginazione. Dopo l’affronto famoso delle casse di té nel porto di Boston (1773), il governo inglese, ovviamente e profondamente provocato, commise il suo errore fatale. Fece approvare in fretta dal Parlamento Atti Penali contro il Massachusetts, chiuse il porto di Boston, cancellò lo statuto della colonia e ordinò che i processi politici contro Americani si svolgessero in Inghilterra. Questi provvedimenti raccolsero le altre colonie intorno al Massachusetts (1774) e schierarono dietro i radicali le forze incerte e conservatrici, il cui aiuto il governo inglese avrebbe forse ancora potuto assicurarsi. Gli Atti Penali significavano effettivamente la guerra con le colonie.”” (pag 592-593)”,”UKIx-125″
“TREVELYAN George Macaulay”,”La rivoluzione inglese del 1688 – 89.”,”Origini della repubblica parlamentare”,”UKIR-012-B”
“TREVELYAN George Macaulay”,”La rivoluzione inglese del 1688-89.”,”Origini della repubblica parlamentare”,”UKIR-001-FV”
“TREVELYAN George Macaulay”,”Storia della società inglese.”,”””Pane e cacio eran divenuti, in molte contee meridionali, il cibo fondamentale del lavorante, annaffiati di birra o di tè. Di rado essi vedevano la carne, ma molti avevan seminato patate nell’orto di casa. Al pericolo di un assoluto affamamento, di cui eran minacciati in molti distretti, i poveri delle campagne a cagione dei prezzi di guerra e dei bassi salari, fu ovviato con un rimedio foriero di molti malanni. Nel 1795 i magistrati del Berkshire furono convocati a Speenhamland, un sobborgo a nord di Newbury, con il preciso oggetto di fissare e d’imporre un salario minimo per la contea, in relazione al prezzo del pane. Sarebbe stato difficile applicarlo di fronte alla resistenza dei contadini recalcitranti, durante un periodo di violente fluttuazioni dei prezzi, ma in teoria questo era il rimedio giusto; se fosse stato adottato nel Berkshire e in tutta l’Inghilterra avrebbe potuto far deviare la nostra moderna storia sociale in più felici correnti. Era giusto il cammino dindicato dall’antico costume e dalal legge vigente. Disgraziatamente i giudici di pace, venuti a Speenhamland a questo equo scopo, si persuasero di non imporre l’aumento dei salari, ma di sopperire ai salar coi proventi delle tesse municipali. Compilarono e pubblicarono una scala, dalla quale si ricavava che ogni «ogni povero e industre lavorante» dovesse ricevere dal suo municipio il contributo necessario a portargli il salario a un certo livello la settimana per sé, con un’aggiunta di un tanto per ogni persona di famiglia convivente, quando il prezzo della pagnotta fosse di uno scellino: col crescere del prezzo del pane sarebbe cresciuto il sussidio. Questa equa scala di sussidi, volgarmente nota come il «provvedimento di Speenhamland», fu accettata dai magistrati di una contea dopo l’altra, finché il dannoso sistema fu stabilito per quasi la metà dell’Inghilterra rurale, e particolarmente nelle contee di recente recinzione. Le contee del Nord non furono incluse, poiché nel Nord la vicinanza di fabbriche e miniere tendeva a mantenere alti i salari rurali per ragioni di concorrenza. Questa forma di sussidio ai salari coi proventi delle tasse lbierava in definitiva l’agricoltore che assumeva un forte numero di braccianti dall’obbligo di dare un salario bastevole alle sue opere e costringeva molto ingiustamente i piccoli indipendenti abitanti del villaggio a venire in aiuto a dei grossi fittavoli; mentre faceva sì che il lavorante si comportasse da mendico anche quando era in piena attività! L’effetto morale fu disastroso per tutti. I più grossi coltivatori si sentirono giustificati nel loro egoistico rifiuto di aumentare i salari, i contribuenti indipendenti vacillavano sotto il peso della tassa per i poveri, mentre l’ozio e la delinquenza si accrebbero in seno alla classe dei braccianti ridotti alla vergogna del sussidio. Un osservatore americano notava con troppa verità nel 1830 che «il termine “”mendico””, nell’accezione ch’esso ha in Inghilterra e più particolarmente nei distretti agricoli, abbraccia quel numeroso ceto che dipende, per la sua sussistenza, unicamente da lavoro manuale»”” (pag 437-438) leggere e inserire in Isc George Macaulay Trevelyan nacque nel 1876 a Stratford on Avon. Le tradizioni culturali della famiglia e l’ottima preparazione universitaria (al Trinity College di Cambridge) gli permisero di dedicarsi ben presto alle ricerche storiche. Si interessò anche alle vicende del Risorgimento italiano, viaggiò a lungo in Italia per documentarsi. Nacque così la sua trilogia sull’epopea garibaldina.”,”UKIS-001-FF”
“TREVELYAN George Macaulay”,”Storia di Inghilterra.”,”””Il risultato delle elezioni generali del 1906 fu un terremoto. (…)”” (pag 611)”,”UKIx-003-FC”
“TREVELYAN George Macaulay”,”Storia d’Inghilterra. Vol. I.”,”George Macaulay Trevelyan (1876-1962), professore di Storia all’Università di Cambridge dal 1926 e rettore (1940-51) del Trinity College, è considerato uno dei maggiori storici del nostro secolo.”,”UKIx-005-FV”
“TREVELYAN George Macaulay”,”Storia d’Inghilterra. Vol. II.”,”George Macaulay Trevelyan (1876-1962), professore di Storia all’Università di Cambridge dal 1926 e rettore (1940-51) del Trinity College, è considerato uno dei maggiori storici del nostro secolo.”,”UKIx-006-FV”
“TREVELYAN George Macaulay”,”Storia d’Inghilterra. Vol. I.”,”George Macaulay Trevelyan (1876-1962), professore di Storia all’Università di Cambridge dal 1926 e rettore (1940-51) del Trinity College, è considerato uno dei maggiori storici del nostro secolo.”,”UKIx-015-FL”
“TREVELYAN George Macaulay”,”Storia d’Inghilterra. Vol. II.”,”George Macaulay Trevelyan (1876-1962), professore di Storia all’Università di Cambridge dal 1926 e rettore (1940-51) del Trinity College, è considerato uno dei maggiori storici del nostro secolo.”,”UKIx-016-FL”
“TREVELYAN George Macaulay”,”La rivoluzione inglese del 1688 – 89.”,”La tolleranza religiosa e i ‘latitudinari’ “”John Locke, il grande filosofo politico dell’epoca, aveva scritta una ‘Lettera introno alla Tolleranza’. Essa apparve in inglese per la prima volta dopo qualche mese che l’Atto di Tollerenza era stato approvato. Quella lettera famosa metteva mirabilmente in chiaro avanti all’intelligenza di tutti la tesi che un’universale tollaranza religiosa era un inequivocabile dovere per ogni stato cristiano e un diritto personale che non si poteva negare a nessun cittadino rispettoso della legge. Avevano lo stesso largo punto di vista William Penn e i quaccheri, ma ben pochi altri credenti. Né gli anglicani né i puritani, una volta al potere, si erano mai tollerati vicendevolmente. In linea di massima, solamente gli scettici tenevano veramente alla tolleranza: ma il numero delle persne parzialmente scettiche, i «latitudinari», in quell’epoca andava crescendo continuamente”” (pag 107-108)”,”UKIR-001-FSD”
“TREVELYAN George Macaulay”,”Storia dell’ Inghilterra nel secolo XIX.”,”””L’uomo che si portò all’altezza delle circostanze, per lo meno secondo l’opinione di grandi moltitudini di suoi concittadini, fu Lloyd George. La sua attività quale ministro delle munizioni aveva riparato alle originarie deficienze del ministero della guerra. La sua mente era sempre in effervescenza, la sua energia era contagiosa; lo stato di coraggioso eccitamento in cui si metteva per trattare un problema di guerra dopo l’altro induceva maggior fiducia nel pubblico comune che la calma esasperante dello stoico Asquith. Ci saranno sempre opinioni assai diverse sui contributi che Lloyd George ha recato alla vittoria; certo è però che la sua attività e il suo coraggio promossero la fiducia della nazione, inculcarono energia ai suoi capi e affrettarono le loro decisioni”” (pag 625-626) “”Sotto un altro riguardo il paragone riesce meno favorevole ai tempi moderni. Nel carattere della pace imposta ai vinti dopo la vittoria, il modo saggiamente generoso come l’aristocratico governo di Castlereagh e di Wellington trattò la Francia al Congresso di Vienna appare molto migliore dello spirito di vendetta che oppose alla Germania nel 1919 la democrazia di Lloyd George. Nei due casi la fine della guerra aveva condotto alla caduta del governo militaristico nemico che per tanto tempo era stato il terrore d’Europa. Napoleone fu sostituito dalla monarchia borgonica, estranea a tutte le tradizioin del regime caduto; la Francia di Luigi XVIII trovò per ciò amicizia nel governo britannico del tempo. Così anche al Kaiser e a Ludendorff era subentrata nel novembre del 1918 la repubblica democratica tedesca che sarebbe stato interesse della democrazia britannica di aiutare sul nascere per il bene della futura libertà e della futura pace nell’Europa; ma questo disgraziatamente non apparve chiaro in Inghilterra quando sarebbe stato utile. Il sorgere del regime nazionalsocialist e l’illimitato riamo della Germania sono state conseguenze dirette delle ingiurie e dei danni accumulati sul vinto del 1919 a Versaglia”” (pag 625-626)”,”UKIx-003-FSD”
“TREVES Paolo”,”Politici inglesi del seicento.”,”Inizio battaglia Tory e Whigs, Sir Robert Filmer, Algernon Sidney, James Harrington, John Selden, Halifax.”,”UKIx-013″
“(TREVES Claudio e altri)”,”Note in Taccuino.”,”””Per questo i conservatori generalmente sono avversi alle amnistie: non per le amnistie in sé ma per quello che lasciano capire. Per lo stesso motivo i democratici sono assai più proclivi ad appoggiare le amnistie e tanto più quanto più larghe sono. Ed è certo un esatto intuito dei propri interessi che consiglia i sovrani quando abbisognano di favore popolare a ricercarlo nelle amnistie”” (pag 90)”,”EDIx-026″
“TREVES Paolo”,”Francesco Guicciardini.”,”””E fu qui l’ opera del Guicciardini: la tutela della sovranità di Firenze, ad ogni costo, anche difendendo riforme che egli prima aveva sconsigliato, pur di salvare, col duca Alessandro, l’ indipendenza della città.”” (pag 63).”,”BIOx-064″
“TREVES Claudio”,”Polemica socialista.”,”””In termini propri, l’ Italia poteva essere la prima potenza egemone della Balcania ove si fosse tenuta a capo di un terzo aggruppamento in Europa, mediatore plastico tra i due maggiori aggruppamenti belligeranti””. (pag 148-149) (Lo sviato moto delle razze slave, Critica Sociale, 1918) “”Ciò che è più terribile è il potere che si consolida nella mano della nuova Triplice vittoriosa: la Francia, l’ Inghilterra, l’ America. Tutti i mari diventano la proprietà domestica dell’ Inghilterra e degli Stati Uniti; l’ Europa, il feudo su cui il signor Poincarè esercita il suo alto dominio. La coalizione, che si arroga il diritto di vita e di morte sopra il restante universo…””. (Crit soc 1919) (pag 202)”,”MITS-211″
“TREVES Anna”,”Le migrazioni interne nell’ Italia fascista. Politica e realtà demografica.”,”TREVES Anna è nata a Buenos Aires nel 1945 e lavora presso l’ Istituto di Geografia dell’ Università di Milano. “”Difficilmente si sarebbe potuta trovare una conferma più esplicita del fatto appena messo in rilievo e solo apparentemente paradossale, che cioè il nuovo orientamento ruralista si presentava, nella sua veste concreta di provvedimenti contro l’ urbanesimo, come una salvaguardia della posizione più o meno privilegiata di coloro che già vivevano nei centri urbani. Se l’ intento del regime era quello di controllare e regolare gli spostamenti di popolazione, la politica antiurbanistica non poteva comunque rappresentareche un aspetto, e sia pure centrale, d’ un’azione più vasta , tale da coinvolgere l’ intero territorio nazionale.”” (pag 73-74)”,”ITAF-192″
“TREVES Claudio, a cura di Antonio CASANOVA”,”Scritti e discorsi (1897-1933).”,”Antonio CASANOVA ha già curato i volumi: Giacomo Matteotti, scritti e discorsi (Guanda, 1974), Filippo Turati, Scritti e discorsi (Guanda, 1982). Confederazione balcanica. “”L’ idea oggi così dibattuta di chiamare l’ Italia alla testa dei popoli balcanici per un’ insurrezione bellica di sterminio contro l’ Austria non è che…un ritorno! Tempo già fu che l’ Italia sembrò mettere per codizione del suo intervento – o pacifico o bellico – nella mischia europea la formazione di una vasta Confederazione balcanica, la quale avrebbe dovuto arieggiare, in forma conservatrice e monarchica, quello che, in forma democratica e repubblicana, rifacendo il sogno slavo-ellenico-romano di G. Mazzini, avevano ininterrottamente proposto e sostenuto di comune pienissimo accordo tutti i socialisti balcanici, tra l’ entusiastica approvazione del Congresso Internazionale di Basilea (1912). Una tale confederazione conciliando ed unendo Salvi e Serbi, Bulgari e Greci, Rumeni e Turchi di Europa, mirando a Costantinopoli come a suo natural centro anfizionico, doveva porre tra il Drang nach Osten tedesco e la spinta russa nel Mediterraneo e sull’ Adriatico, una diga solida, colossale, contro la quale si sarebbero spuntate le unghie dei due imperialismi nemici, l’ imperialismo tedesco e l’ imperialismo russo.”” (pag 110, febbraio 1918) La Federazione Europea. “”Ma un fatto va rilevato: cotesti savii pacifisti dela Federazione Europea futura, sorgono nel campo chiuso dell’ Intesa, la quale, contrariamente alle loro vedute, va proponendo la moltiplicazione degli Stati nazionali, senza neppure indicare mai tra essi alcun vincolo federativo – neppure per portare la futura Jugo-Slavia e la futura Boemia sotto l’ idea della Confederazione balcanica dall’ Adriatico al Bosforo. Chi non avverte la contraddizione del procedimento per cui, da una parte, a gran voce, si predica il nazionalismo e, dall’ altra, appena qualche fioca voce dice federazione?”” (pag 126-127, ottobre 1918)”,”MITS-268″
“TREVES Paolo”,”La filosofia politica di Tommaso Campanella.”,”””… la Politica, scienza data da Dio agli uomini””. (Mon. di Spagna, XIX, 163) La politica come scienza e non più come arte, quindi affidata ai sapienti (pag 48-) Il C. non precursore del socialismo scientifico ma delle teorie democratiche odierne. (pag 140-) “”Ma una cosa, ad ogni modo, parmi risultar chiara sì dalla prima che dalla seconda frase citata: il concetto esclusivamente di ‘scienza’, in cui il Campanella tiene la politica. Dunque, ‘scienza’ politica, non più ‘arte’ politica: studio della politica come dottrina scientifica, non più come industriosa ricerca d’arte di governo, tra lo svolgimento della vita politica giornaliera. Del resto, questo concetto non è esclusivamente del Campanella, ma lo ritroviamo in tutti i componenti la Scuola politica della Controriforma, cui il Calabrese, sotto quest’ aspetto, si ricongiunge””. (pag 49) ‘ ‘ in corsivo “”Ma il Campanella, si vede ancor una volta, era assai più filosofo che credente ortodosso, assai più cattolico, cioè universalista, che buon cristiano. Così anche questo Atheismus triumphatus, bisogna guardarlo con lo stesso senso di circospezione e di vigilanza, con cui vanno trattate le altre sue opere, senza lasciarsi fuorviare dalle esagerate espressioni d’ ortodossia e d’ umiltà chiesastica, che velano queste pagine””. (pag 147) “”Il popolo è una bestia varia e grossa ch’ ignora le sue forze…”” (pag 172)”,”TEOP-221″
“TREVES Renato”,”La sociologia del diritto in Italia oggi.”,”Renato Treves ha insegnato sociologia del diritto nell’Università di Milano. Tra le sue opere: ‘La dottrina sansimoniana nel pensiero italiano del Risorgimento’ (1931), ‘Nuovi sviluppi della sociologia del diritto’ (1968), ‘Giustizia e giudici nella società italiana’ (1972), ‘Introduzione alla sociologia del diritto’ (1977 e 1980).”,”DIRx-003-FMB”
“TREVES Paolo”,”Il dramma di Fascioda. Francia e Inghilterra sull’Alto Nilo.”,”Paolo Treves (Milano 27 luglio 1908 – Fregene 4 agosto 1958) è stato un politico pubblicista, politologo e antifascista italiano. Figlio del deputato socialista gradualista Claudio Treves. Paolo Treves deputato della Repubblica italiana. Laurea in Giurisprudenza e in Scienze politiche. Università degli Studi di Torino. ‘L’incidente di Fascioda, noto anche come crisi di Fascioda, fu un conflitto tra Francia e Gran Bretagna avvenuto nel 1898. Questo scontro fu causato dai contrapposti interessi coloniali delle due nazioni in Africa. La Francia cercava di espandersi da ovest a est, dall’Atlantico fino al Mar Rosso, mentre la Gran Bretagna mirava a collegare i suoi possedimenti coloniali dal Capo al Cairo 2. La crisi culminò nella piccola città sudanese di Fascioda (oggi Kodok), dove una spedizione francese guidata dal capitano Marchand si trovò di fronte a un reparto dell’esercito inglese comandato da lord Kitchener. Le truppe si fronteggiarono minacciosamente fino al 7 novembre, quando i francesi si ritirarono grazie a un accordo tra i due governi.’ (f. copil.)”,”AFRx-018-FL”
“TREVISANI Giulio”,”Lineamenti di una storia del movimento operaio italiano. Dalla rivoluzione industriale alla Prima Internazionale.”,”Condizione contadina e operaia in Italia, dalla metà del Settecento al periodo napoleonico, il primo periodo della Restaurazione, Sansimonismo, mazzianesimo, neo-babuvismo, partecipazione della classe operaia alla rivoluzione del 1848, gli anni della reazione, conseguenze sociali ed economiche dell’Unità, dalla nascita dell’ Internazionale alle ripercussioni della Comune in Italia.”,”MITS-066″
“TREVISANI Giulio; collaborazione di Arturo LAZZARI Franco FERGNANI Valentino GERRATANA Mario SPINELLA Odoardo UGOLINI Alberto CARPITELLA Rodolfo BANFI Bruzio MANZOCCHI Italo BUSETTO Gabriele DE-ROSA Amleto BOCCACINI Franco FERRI Mario DE-MICHELI Lucio LOMBARDO RADICE Gabriele MUCCHI Ugo CASIRAGHI Raffaele DE-GRADA Mario OSTI Franco CATALANO Paolo ROBOTTI Mario MANACORDA Paolo PESCETTI Luigi MOLINARI Corrado ANTIOCHIA Livio SICHIROLLO Enrica PISCHEL Mario FANOLI Gastone MANACORDA Renato ZANGHERI Gianni BOSIO Ambrogio DONINI Emilio SERENI Antonio PESENTI; collaboratori della seconda edizione che hanno riveduto e ampliato le voci: Vezio CRISAFULLI Silvano BENSASSON Pasquale DI-GIOIA Franco AGOSTINI”,”Piccola enciclopedia del socialismo e del comunismo.”,”collaborazione di Arturo LAZZARI Franco FERGNANI Valentino GERRATANA Mario SPINELLA Odoardo UGOLINI Alberto CARPITELLA Rodolfo BANFI Bruzio MANZOCCHI Italo BUSETTO Gabriele DE-ROSA Amleto BOCCACINI Franco FERRI Mario DE-MICHELI Lucio LOMBARDO RADICE Gabriele MUCCHI Ugo CASIRAGHI Raffaele DE-GRADA Mario OSTI Franco CATALANO Paolo ROBOTTI Mario MANACORDA Paolo PESCETTI Luigi MOLINARI Corrado ANTIOCHIA Livio SICHIROLLO Enrica PISCHEL Mario FANOLI Gastone MANACORDA Renato ZANGHERI Gianni BOSIO Ambrogio DONINI Emilio SERENI Antonio PESENTI; collaboratori della seconda edizione che hanno riveduto e ampliato le voci: Vezio CRISAFULLI Silvano BENSASSON Pasquale DI-GIOIA Franco AGOSTINI”,”SOCx-086″
“TREVISANI Giulio”,”Mezzo secolo di storia nella caricatura di Scalarini. Con oltre 100 disegni del celebre redattore dell’ Avanti!””.”,”SCALARINI è nato a Mantova nel 1873. A 24 anni fu processato per un disegno antimilitarista. A 25 fu processato e condannato per per disegni contro i conservatori (aveva fondato nel 1898 il primo giornale socialista del mantonavano del quale erano redattori Ivanoe BONOMI e ZIBORDI) e dovette riparare all’ estero, in particolare in Germania dove lavorò per alcuni giornali tedeschi. Espuso da Berlino su richiesta italiana riparò a Londra poi in Belgio e a Parigi. Nel 1908, revocato il provvedimento a suo carico, tornò in Italia, riprese la pubblicazione del ‘Merlin Cocai’ e collaborò al Pasquino di Torino fino al 1911 quando chiamatovi da Claudio TREVES, entrò a far parte della redazione dell’ Avanti!, dove, fino al 1925, ogni giorno comparve un suo disegno, firmato con quella piccola scala a cui erano attaccate le sillabe rini. Ovviamente ci fu una serie di processi.”,”MITS-148″
“TREVISANI Giulio LAZZARI Arturo PENNA Aurelio OMICINI Luciana VENTURINI Libera, comitato redazionale, coadiuvazione di Romolo CACCAVALE Ivan DELLA-MEA Emilio FRISIA Ennio GALANTE Piero GALANTE Gino GIAVARDI Giuliano GIULIANI Franca GUASCO Andrea LIBERATORI Mario NICOLAO Gianfranco PROCOLI Adele RIMINI Fernando STRAMBACI Fernando VISENTIN Giuseppe WAPPNER, collaborazione di Rodolfo BANFI Roberto BATTAGLIA Stefano CANZIO Franco CATALANO Franco DI-TONDO Ambrogio DONINI Giancarlo FERRETTI Lucio LUZZATO Cesare MUSATTI Emilio SERENI Franco SIMONINI Rosario VILLARI e altri”,”Enciclopedia nuovissima. Volume 1-5. Volume 6. Appendice di aggiornamento e revisione. Vol. 7. La terra (atlante).”,”Coadiuvazione di Romolo CACCAVALE Ivan DELLA-MEA Emilio FRISIA Ennio GALANTE Piero GALANTE Gino GIAVARDI Giuliano GIULIANI Franca GUASCO Andrea LIBERATORI Mario NICOLAO Gianfranco PROCOLI Adele RIMINI Fernando STRAMBACI Fernando VISENTIN Giuseppe WAPPNER, collaborazione di Rodolfo BANFI Roberto BATTAGLIA Stefano CANZIO Franco CATALANO Franco DI-TONDO Ambrogio DONINI Giancarlo FERRETTI Lucio LUZZATO Cesare MUSATTI Emilio SERENI Franco SIMONINI Rosario VILLARI e altri”,”REFx-076″
“TREVISANI Giulio; collaborazione di Arturo LAZZARI Franco FERGNANI Valentino GERRATANA Mario SPINELLA Odoardo UGOLINI Alberto CARPITELLA Rodolfo BANFI Bruzio MANZOCCHI Italo BUSETTO Gabriele DE-ROSA Amleto BOCCACINI Franco FERRI Mario DE-MICHELI Lucio LOMBARDO RADICE Gabriele MUCCHI Ugo CASIRAGHI Raffaele DE-GRADA Mario OSTI Franco CATALANO Paolo ROBOTTI Mario MANACORDA Paolo PESCETTI Luigi MOLINARI Corrado ANTIOCHIA Livio SICHIROLLO Enrica PISCHEL Mario FANOLI Gastone MANACORDA Renato ZANGHERI Gianni BOSIO Ambrogio DONINI Emilio SERENI Antonio PESENTI; collaboratori della seconda edizione che hanno riveduto e ampliato le voci: Vezio CRISAFULLI Silvano BENSASSON Pasquale DI-GIOIA Franco AGOSTINI”,”Piccola enciclopedia del socialismo e del comunismo.”,”collaborazione di Arturo LAZZARI Franco FERGNANI Valentino GERRATANA Mario SPINELLA Odoardo UGOLINI Alberto CARPITELLA Rodolfo BANFI Bruzio MANZOCCHI Italo BUSETTO Gabriele DE-ROSA Amleto BOCCACINI Franco FERRI Mario DE-MICHELI Lucio LOMBARDO RADICE Gabriele MUCCHI Ugo CASIRAGHI Raffaele DE-GRADA Mario OSTI Franco CATALANO Paolo ROBOTTI Mario MANACORDA Paolo PESCETTI Luigi MOLINARI Corrado ANTIOCHIA Livio SICHIROLLO Enrica PISCHEL Mario FANOLI Gastone MANACORDA Renato ZANGHERI Gianni BOSIO Ambrogio DONINI Emilio SERENI Antonio PESENTI; collaboratori della seconda edizione che hanno riveduto e ampliato le voci: Vezio CRISAFULLI Silvano BENSASSON Pasquale DI-GIOIA Franco AGOSTINI “”Croce Benedetto. (Pescasseroli 1866.) Si dedicò da giovane allo studio del marxismo, collaborò a pubblicazioni socialiste ed ebbe in alta considerazione Antonio Labriola spingendolo a pubblicare i suoi studi e facendosi anche suo editore. Si orientò però fin dall’ inizio verso concezioni revisionistiche del marxismo, attraverso una serie di saggi scritti tra il 1895 e il 1900 e raccolti poi nel volume Materialismo storico ed economia marxista’. Come Gramsci ha notato (Lettere dal carcere, CXXXIV), questi saggi del Croce “”hanno dato le armi in tellettuali ai due massimi movimenti di revisionismo del tempo, di Edoardo Bernstein in Germania e del Sorel in Francia””. E Gramsci ricorda che lo stesso Bernstein ha riconosciuto d’aver rielaborato le sue teorie dopo aver letto i saggi del filosofo italiano””. (pag 152)”,”REFx-083″
“TREVISANI Giulio a cura; collaborazione di Arturo LAZZARI Franco FERGNANI Valentino GERRATANA Mario SPINELLA Odoardo UGOLINI Alberto CARPITELLA Rodolfo BANFI Bruzio MANZOCCHI Italo BUSETTO Gabriele DE-ROSA Amleto BOCCACINI Franco FERRI Mario DE-MICHELI Lucio LOMBARDO RADICE Gabriele MUCCHI Ugo CASIRAGHI Raffaele DE-GRADA Mario OSTI Franco CATALANO Paolo ROBOTTI Mario MANACORDA Paolo PESCETTI Luigi MOLINARI Corrado ANTIOCHIA Livio SICHIROLLO Enrica PISCHEL Mario FANOLI Gastone MANACORDA Renato ZANGHERI Gianni BOSIO Ambrogio DONINI Emilio SERENI Antonio PESENTI; collaboratori della seconda edizione che hanno riveduto e ampliato le voci: Vezio CRISAFULLI Silvano BENSASSON Pasquale DI-GIOIA Franco AGOSTINI Pietro ZVETEREMICH Luciano GRUPPI Gianni BOSIO Franco CATALANO Gabriele DE-ROSA Ambrogio DONINI Valentino GERRATANA Alighiero Mario MANACORDA Rodolfo BANFI Luciano BARCA Umberto CERRONI Franco DI-TONDO Sergio GARAVINI Giuliano MANACORDA Pier Carlo MASINI Enzo MODICA Giorgio NAPOLITANO Alessando NATTA Michelangelo NOTARIANNI Augusto PANCALDI Giorgio PASTORE Eugenio PEGGIO Gaetano PERRILLO Elio QUERCIOLI Rossana ROSSANDA Paolo SPRIANO Mario SPINELLA Antonio TATO’ Domenico ZUCARO e altri”,”Piccola enciclopedia del socialismo e del comunismo.”,”collaborazione di Arturo LAZZARI Franco FERGNANI Valentino GERRATANA Mario SPINELLA Odoardo UGOLINI Alberto CARPITELLA Rodolfo BANFI Bruzio MANZOCCHI Italo BUSETTO Gabriele DE-ROSA Amleto BOCCACINI Franco FERRI Mario DE-MICHELI Lucio LOMBARDO RADICE Gabriele MUCCHI Ugo CASIRAGHI Raffaele DE-GRADA Mario OSTI Franco CATALANO Paolo ROBOTTI Mario MANACORDA Paolo PESCETTI Luigi MOLINARI Corrado ANTIOCHIA Livio SICHIROLLO Enrica PISCHEL Mario FANOLI Gastone MANACORDA Renato ZANGHERI Gianni BOSIO Ambrogio DONINI Emilio SERENI Antonio PESENTI; collaboratori della seconda edizione che hanno riveduto e ampliato le voci: Vezio CRISAFULLI Silvano BENSASSON Pasquale DI-GIOIA Franco AGOSTINI Pietro ZVETEREMICH Luciano GRUPPI Gianni BOSIO Franco CATALANO Gabriele DE-ROSA Ambrogio DONINI Valentino GERRATANA Alighiero Mario MANACORDA Rodolfo BANFI Luciano BARCA Umberto CERRONI Franco DI-TONDO Sergio GARAVINI Giuliano MANACORDA Pier Carlo MASINI Enzo MODICA Giorgio NAPOLITANO Alessando NATTA Michelangelo NOTARIANNI Augusto PANCALDI Giorgio PASTORE Eugenio PEGGIO Gaetano PERRILLO Elio QUERCIOLI Rossana ROSSANDA Paolo SPRIANO Mario SPINELLA Antonio TATO’ Domenico ZUCARO e altri”,”MITC-087″
“TREVISANI Giulio a cura; collaborazione di Arturo LAZZARI Franco FERGNANI Valentino GERRATANA Mario SPINELLA Odoardo UGOLINI Alberto CARPITELLA Rodolfo BANFI Bruzio MANZOCCHI Italo BUSETTO Gabriele DE-ROSA Amleto BOCCACINI Franco FERRI Mario DE-MICHELI Lucio LOMBARDO RADICE Gabriele MUCCHI Ugo CASIRAGHI Raffaele DE-GRADA Mario OSTI Franco CATALANO Paolo ROBOTTI Mario MANACORDA Paolo PESCETTI Luigi MOLINARI Corrado ANTIOCHIA Livio SICHIROLLO Enrica PISCHEL Mario FANOLI Gastone MANACORDA Renato ZANGHERI Gianni BOSIO Ambrogio DONINI Emilio SERENI Antonio PESENTI; collaboratori della seconda edizione che hanno riveduto e ampliato le voci: Vezio CRISAFULLI Silvano BENSASSON Pasquale DI-GIOIA Franco AGOSTINI Pietro ZVETEREMICH Luciano GRUPPI Gianni BOSIO Franco CATALANO Gabriele DE-ROSA Ambrogio DONINI Valentino GERRATANA Alighiero Mario MANACORDA Rodolfo BANFI Luciano BARCA Umberto CERRONI Franco DI-TONDO Sergio GARAVINI Giuliano MANACORDA Pier Carlo MASINI Enzo MODICA Giorgio NAPOLITANO Alessando NATTA Michelangelo NOTARIANNI Augusto PANCALDI Giorgio PASTORE Eugenio PEGGIO Gaetano PERRILLO Elio QUERCIOLI Rossana ROSSANDA Paolo SPRIANO Mario SPINELLA Antonio TATO’ Domenico ZUCARO Enrica COLLOTTI-PISCHEL Carlo BENEDETTI Romolo CACCAVALE Ottavio PASTORE Enzo SANTARELLI Alceste SANTINI Saverio TUTINO e altri”,”Piccola enciclopedia del socialismo e del comunismo. Appendice alla IV edizione.”,”collaborazione di Arturo LAZZARI Franco FERGNANI Valentino GERRATANA Mario SPINELLA Odoardo UGOLINI Alberto CARPITELLA Rodolfo BANFI Bruzio MANZOCCHI Italo BUSETTO Gabriele DE-ROSA Amleto BOCCACINI Franco FERRI Mario DE-MICHELI Lucio LOMBARDO RADICE Gabriele MUCCHI Ugo CASIRAGHI Raffaele DE-GRADA Mario OSTI Franco CATALANO Paolo ROBOTTI Mario MANACORDA Paolo PESCETTI Luigi MOLINARI Corrado ANTIOCHIA Livio SICHIROLLO Enrica PISCHEL Mario FANOLI Gastone MANACORDA Renato ZANGHERI Gianni BOSIO Ambrogio DONINI Emilio SERENI Antonio PESENTI; collaboratori della seconda edizione che hanno riveduto e ampliato le voci: Vezio CRISAFULLI Silvano BENSASSON Pasquale DI-GIOIA Franco AGOSTINI Pietro ZVETEREMICH Luciano GRUPPI Gianni BOSIO Franco CATALANO Gabriele DE-ROSA Ambrogio DONINI Valentino GERRATANA Alighiero Mario MANACORDA Rodolfo BANFI Luciano BARCA Umberto CERRONI Franco DI-TONDO Sergio GARAVINI Giuliano MANACORDA Pier Carlo MASINI Enzo MODICA Giorgio NAPOLITANO Alessando NATTA Michelangelo NOTARIANNI Augusto PANCALDI Giorgio PASTORE Eugenio PEGGIO Gaetano PERRILLO Elio QUERCIOLI Rossana ROSSANDA Paolo SPRIANO Mario SPINELLA Antonio TATO’ Domenico ZUCARO Enrica COLLOTTI-PISCHEL Carlo BENEDETTI Romolo CACCAVALE Ottavio PASTORE Enzo SANTARELLI Alceste SANTINI Saverio TUTINO e altri”,”MITC-088″
“TREVISANI Giulio SALINARI Carlo a cura; saggi di Giulio TREVISANI Carlo SALINARI Fernando VISENTIN Franco FERGNANI Franz BRUNETTI Aurelio LEPRE Pia OMNIS Stefano CANZIO Franco DI-TONDO Franco CATALANO Teresa MUSCI Franco DELLA-PERUTA”,”Italiani per la libertà.”,”in apertura saggio biografico di Fernando Visentin su Giordano Bruno “”Felice il paese che dà vita a un simile eroe! / Infelice il popolo che ha bisogno di un simile eroe!”” (B. Brecht) Lettera di Antonio Labriola del 1888 al Comitato Universitario di Pisa sul significato della commemorazione di Giordano Bruno (pag 56) La Città del Sole è scritta in forma di dialogo che si svolge tra un nostromo genovese che ha appena compiuto la circumnavigazione del globo e un membro dell’ordine degli ospitalieri di S. Giovanni di Gerusalemme poi Ordine di Malta (pag 63)”,”BIOx-276″
“TREVISANI Giulio”,”Storia del movimento operaio italiano. Dalla rivoluzione industriale alla I° Internazionale. Volume primo.”,”Giulio Trevisani fondatore della rivista Il calendario del popolo.”,”MITS-031-FL”
“TREVISANI Giulio”,”Storia del movimento operaio italiano. Dalla I° Internazionale a fine secolo. Volume secondo.”,”Giulio Trevisani fondatore della rivista Il calendario del popolo.”,”MITS-032-FL”
“TREVISANI Giulio”,”Storia del movimento operaio italiano. Dalla svolta liberale allo scioglimento della C.G.L. Volume terzo.”,”Giulio Trevisani fondatore della rivista Il calendario del popolo.”,”MITS-033-FL”
“TREVISANI Giulio”,”Storia del movimento operaio italiano. Dalla rivoluzione industriale alla Prima Internazionale. Volume primo.”,”Giulio Trevisani fondatore della rivista Il calendario del popolo.”,”MITS-003-FER”
“TREVOR-ROPER Hugh”,”Gli ultimi giorni di Hitler. Come muore una dittatura.”,”Hugh TREVOR-ROPER è stato professore di storia moderna all’ Univ di Oxford dal 1957 al 1980. Tra le sue opere più note si ricordano i saggi: – Protestantesimo e trasformazione sociale (1967) – Principi e artisti. Mecenatismo e ideologia in quattro corti degli Asburgo (1976) – L’ eremita di Pechino (romanzo), (1981) Tesi: non ci fu mai un vero movimento di resistenza in Germania”,”GERN-056″
“TREVOR-ROPER H.R.”,”Protestantesimo e trasformazione sociale.”,”TREVOR-ROPER H.R. è ben noto agli studiosi per il dibattito suscitato nel 1959 col suo saggio ‘La crisi generale del XVII secolo’ che qui si ristampa come capitolo di questo libro. Attento alle strutture sociali e ai fenomeni politici e ideologici, TREVOR-ROPER polemizza con il nesso protestantesimo e capitalismo istituito da TAWNEY sulle orme di WEBER nonché con l’ interpretazione della rivoluzione puritana come rivoluzione borghese sostenuta da marxisti come DOBB e HOBSBAWM e propone una visione che non insiste tanto sulla rottura rappresentata dalla Riforma quanto sulle tensioni interne a quei paesi in cui più acuti furono i contrasti tra la nuova società civile e il vecchio stato ‘rinascimentale’. Altro filone di ricerca è quello relativo alla tradizione intellettuale che da ERASMO a BACONE all’ illuminismo europeo giungerebbe fino ad oggi.”,”RELP-033″
“TREVOR-ROPER Hugh”,”L’ ascesa dell’ Europa cristiana.”,”TREVOR-ROPER H. (1914) pari d’ Inghilterra, barone di Glanton, Master di Peterhouse (Cambridge) dal 1980. Ha studiato presso la Christ Church (Oxford). Dal 1957 è stato professore di storia moderna alla Oxford University. Dal 1974 è stato direttore del Times Newspapers. Ha scritto molti libri tra cui ‘Gli ultimi giorni di Hitler’. “”Nell’ ottavo secolo, quando Carlo Martello e i suoi successori avevano disposto l’ istituzione dell’ ordine dei cavalieri e avevano portato i monaci delle regioni più lontane dell’ Occidente fino in Francia, in Germania e in Svizzera, questa nuova organizzazione, questa unità era sembrata a portata di mano. In realtà non lo era affatto, per il momento almeno. L’ alba carolingia non fu seguita da un giorno pieno, e nei secoli che seguirono, il nono e il decimo, il crescente splendore della civiltà araba fu messo in risalto dall’ oscurità che continuava a regnare sull’Europa. Perché questo sia avvenuto, non lo saprei dire. Forse l’ economia dell’ Europa non era ancora in grado di sostenere un feudalesimo efficiente: Carlo Martello, dopotutto aveva dovuto confiscare le terre per i propri scopi; e aveva basato il feudalesimo sul capitale, non sul reddito. Forse ogni istituzione nuova ha bisogno di un certo tempo per essere assimilata; e i secoli nono e decimo furono comunque inquieti e pieni di turbamenti, con il rinnovarsi delle invasioni dei Magiari per la via di terra, dei Vichinghi e dei Saraceni dal mare. Comunque sia, nel decimo secolo né il monachesimo né il feudalesimo dimostravano di possedere la capacità di ricreare la società europea.”” (pag 92-93)”,”EURx-221″
“TREVOR-ROPER Hugh”,”Il Rinascimento. (Tit.orig.: Renaissance Essays)”,”TREVOR-ROPER Hugh, grande storico, è autore di opere dedicate al periodo rinascimentale, tra cui ‘Principi e artisti’ e ‘Protestantesimo e transformazione sociale’.”,”BIOx-180″
“TREXLER Richard C.”,”Famiglia e potere a Firenze nel Rinascimento.”,”””Uno dei provvedimenti più notevoli della bolla del 1442 era la proibizione, rivolta a tutti i gruppi di ragazzi ad eccezione dei quattro originali e di quelli approvati dalla commissione, di considerarsi una «società» e di prendere parte alle processioni pubbliche vestiti di bianco; vari gruppi di ragazzi si facevano infatti concorrenza per il posto in processione, e nonostante le indicazioni di Eugenio IV questa pressione continuò , tanto che la festa di San Giovanni del 1453 fu rovinata dalla confusione”” (pag 85)”,”STOS-003-FSD”
“TRIAS-VEJARANO Juan J.”,”Almirall y los Origenes del catalanismo.”,”Juan J. Trías Vejarano nacque in Barcellona, laureato in Scienze politiche, professore di Storia delle idee e delle forme politiche della Facoltà di Scienze politiche e Sociologia di Madrid. Ha scritto opere sul pensiero politico spagnolo dei secoli XIX e XX.”,”SPAx-023-FSD”
“TRIFFIN Robert”,”El caos monetario. Del bilateralismo a la casi convertibilidad en Europa, 1947-1956.”,”Gli anni 1950. “”In primo luogo, la eliminazione del bilateralismo ridiede forza competitiva tra tutti i membri OCDE sui mercati di esportazione europei. Gli esportatori a più alto costo non poterono più contare fuori dalle proprie frontiere sulla protezione di accordi bilaterali monetari che stimolavano la discriminazione a favore delle proprie importazioni e contro le esportazioni meno costose degli altri membri. Per poter sostenere questi mercati – che coprivano nella maggior parte dei casi il 75% o più del commercio totale di esportazione- erano obbligati a riaggiustare i propri prezzi e i propri costi; in molte categorie di beni, i prezzi europei più bassi a cui dovevano far fronte – prezzi svizzeri per alcuni beni, prezzi tedeschi o belgi per altri, ecc. – erano probabilmente tanto competitivi come quelli di qualsiasi paese terzo, includendo gli Stati Uniti. In secondo luogo, la liberalizzazione graduale del commercio aumentò la concorrenza non solo tra gli esportatori ma anche tra i produttori nazionali e stranieri nel mercato di questi ultimi, e comportò un maggior riaggiustamento di prezzi e costi””. (pag 207)”,”ECOI-200″
“TRIFFIN Robert”,”Il sistema monetario internazionale: ieri, oggi e domani.”,”TRIFFIN Robert è nato in Belgio nel 1911. Ha studiato nell’Univ. di Harvard e Lovanio. E’ stato alto dirigente dell’International Monetary Fund (FMI), e professore di economia politica a Yale.”,”ECOI-325″
“TRIGARI Marisa a cura; scritti di M.A. LEVI L. FIORE V. EHREMBERG ARISTOTELE SOLONE G. DE-SANCTIS G. DAVIS W.L. WASTERMANN G. GLOTZ E. CICCOTTI H. LEVY-BRUHL M. ROSTOVZEV VARRONE F. DE-MARTINO DIODORO SICULO CICERONE CATONE APPIANO H.A. WALLON R. HALKIN FRONTINO COLUMELLA SENECA J. GAGE’ J. DUTILLEUL M. BLOCH”,”Schiavitù e società nel mondo antico.”,”Il cristianesimo e gli schiavi. “”Degli schiavi vi avevano anche la loro parte [nel movimento cristiano] , e il martirio di qualcuno di loro, che ne rifletteva la pura luce sugli altri e faceva oggetto di venerazione la loro tomba, non era senza significato. Ma questi erano i giorni aurei e brevi del Cristianesimo primitivo, povero ancora di seguaci e di beni, ricco di schietti entusiasmi. (…) Quanto più il movimento si allargava, per le immistioni continue di elementi estranei, per le inevitabili concessioni al mondo esterno, più ne discendeva l’atmosfera morale. Gli interessi terreni, piccoli e grandi ma prepotenti e continui, deprimevano gli entusiasmi, ristabilivano di nuovo i rapporti un momento oscurati nella conventicola tra padroni e servi. A misura poi che entravano gli elementi delle classi superiori, rifoggiavano la corporazione cristiana nel senso de’ loro pregiudizi e de’ loro interessi, fondando una gerarchia del resto indispensabile alla funzione della congrega; e gli elementi inferiori, specie i servi, dovevano trovarsi a disagio. Quegli stessi consigli di sommissione dovevano spesso riuscire irritanti per i servi. L’antagonismo inevitabile e persistente tra padroni e servi si spostava anche nel campo religioso; e, come i servi divenivano cristiani quando i padroni erano pagani, così talora restavano o ridivenivano pagani, quando i padroni si facevano cristiani. L’ostilità de’ servi, a cui allude anche Tertulliano, attesta questo fatto e ne ha spiegazione. Questa ostilità degli schiavi, sorretta da un attaccamento al Paganesimo, o presentata almeno sotto questa parvenza, apparve più volte sotto la forma più recisa ed aperta. E il sospetto, ma bandito o sempre rinascente, delle denunzie servili, manteneva un bisso tra servi e padroni, e concorreva, insieme all’interesse e al pregiudizio di classe, a precludere o a rendere difficile à servi l’entrata nell’associazione cristiana. (…) E, infatti, è proprio sotto Costantino, cioè mentre la religione cristiana, trionfando delle persecuzioni e degli ostacoli, otteneva il suo riconoscimento ufficiale; è proprio allora che una nuova sorgente di schiavitù veniva sancita e si rincrudivano le disposizioni sulla schiavitù. Aggravando le norme de: S.C. Claudiano, attenuato da Alessandro Severo, Costantino comminò la morte alla libera che sposasse il proprio servo, riservando il rogo a costui. A risolvere la controversia tra due litiganti sulla proprietà del servo fuggitivo, decretò che come mezzo d’indagine s’adoperasse la tortura dello stesso schiavo conteso. A mentre la giurisprudenza classica aveva conservato il carattere imprescrittibile della libertà, e dal dissoluto Caracalla, autore di norme felicemente contraddittorie a favare della libertà degli schiavi, sino al dispotico Diocleziano, si vietava la vendita del libero fatta da se stesso e specialmente quella de’ figli fatta dal padre; sotto Costantino, con un passo reazionario, si veniva a sancire il diritto padronale di chi avesse raccolto un esposto”” (pag 171-172-173) [Ettore Ciccotti, ‘Il Cristianesimo e la sua accettazione della società schiavistica’]”,”STAx-272″
“TRIGILIA Carlo”,”Sociologia economica. I. Profilo storico.”,”Carlo Trigilia insegna sociologia economica nella facoltà di Scienze politiche ‘Cesare Alfieri’ di Firenze. Tra le sue pubblicazioni: Grandi partiti e piccole imprese, Sviluppo senza autonomia, Effetti percersi delle politiche del Mezzogiorno, Capitale sociale, Istruzioni per l’uso.”,”TEOS-052-FL”
“TRIGILIA Carlo”,”Sociologia economica. II. Temi e percorsi contemporanei.”,”Carlo Trigilia insegna sociologia economica nella facoltà di Scienze politiche ‘Cesare Alfieri’ di Firenze. Tra le sue pubblicazioni: Grandi partiti e piccole imprese, Sviluppo senza autonomia, Effetti percersi delle politiche del Mezzogiorno, Capitale sociale, Istruzioni per l’uso.”,”TEOS-053-FL”
“TRIGILIA Carlo”,”Non c’è Nord senza Sud. Perché la crescita d’Italia si decide nel Mezzogiorno.”,”Carlo Trigilia insegna Sociologia economica nella Facoltà di Scienze politiche ‘Cesare Alfieri’ dell’Università di Firenze, dove dirige il Centro europeo di studi sullo sviluppo locale e regionale. Per il Mulino ha pubblicato: ‘Sviluppo senza autonomia’ (1992), e ha curato ‘Le città dell’innovazione’ (con L. Burroni, 2010). Per Laterza: ‘Sviluppo locale. Un progetto per l’Italia’ (2006). ‘I rischi di diffusione del capitalismo politico-criminale’ (pag 51-) ‘Tensioni sociali. Un leghismo meridionale?’ (pag 47-49) “”Gli effetti di questa evidente frattura dei vecchi equilibri tra Nord e Sud possono dunque mettere a repentaglio l’unità nazionale; in ogni caso rendono più difficile la fuoriuscita dalla crisi e l’imbocco della strada della crescita. Senza una svolta nello sviluppo autonomo del Sud, l’economia del Nord continuerebbe a essere condizionata in termini di elevata pressione fiscale, mentre le regioni meridionali potrebbero sperimentare tensioni sociali crescenti. Questo ci porta al secondo fattore che rende più stretto il legame tra sviluppo del Nord e del Sud. Se non verrà affrontato il problema, potranno determinarsi, anche per effetto della pesante crisi di questi ultimi anni, situazioni di ancor più grave disagio economico e sociale nelle regioni meridionali. I dati sull’occupazione – e in particolare quella giovanile e femminile (…) presentano un quadro che non ha eguali in altri grandi paesi europei e rende sempre più problematico l’ordine sociale. Gli esiti possono essere di diverso tipo, ma tutti forieri di ulteriori complicazioni per il paese nel suo complesso: dall’esplosione di azioni di protesta al possibile svilppo di un «leghismo meridionale», ma anche – contemporaneamente – al rafforzamento della criminalità. In nessun caso le conseguenze sarebbero però limitate al Sud. Anzitutto, il peggioramento della situazione economica, aggravato dalla riduzione inevitabile della spesa pubblica, non assicura più meccanismi di compensazione sufficienti nell’occupazione pubblica e parapubblica, nei sussidi e nell’economia sommersa. La stessa emigrazione, che pure è in crescita, specie nella componente più istruita, non può bastare. Di conseguenza, è possibile che si diffondano azioni di protesta – esplosioni peraltro ricorrenti nella storia del Mezzogiorno. Segnali di questo tipo si sono avuti in manifestazioni recenti come quelle guidate dal «movimento dei forconi» che ha raccolto in Sicilia pescatori e agricoltori, alleati con gli autotrasportatori”””,”ITAS-216″
“TRILUSSA [SALUSTRI Carlo Alberto Camillo]”,”Ommini e bestie.”,”‘Abbiamo una coscenza in cartapista resistente a lo scrupolo e ar rimorso, cucita co’ li fili der discorso d’un membro der partito socialista, tutto a vantaggio der proletariato che rimane contento e minchionato’ (La coscenza all’asta) (pag 19) Trilussa, pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Camillo Salustri (Roma, 26 ottobre 1871 – Roma, 21 dicembre 1950), è stato un poeta, scrittore e giornalista italiano, particolarmente noto per le sue composizioni in dialetto romanesco.”,”VARx-171-FV”
“TRINCHESE Stefano”,”Il cavaliere tedesco. La Germania antimoderna di Franz von Papen.”,”Stefano TRINCHESE insegna storia dell’ Europa nell’ Università di Cassino. Dopo gli studi nelle Università di Bologna, Bonn e Roma, è stato borsista in vari paesi. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina). “”Divino è colui che sa arrestarsi: la maggior parte degli uomini si precipita contro quella rovina che scorge davanti agli occhi”” (Ranke, Introduzione Storia del popolo germanico, 1824) “”Io ho fatto questo, disse la memoria. Non posso aver fatto questo- disse l’ orgoglio: cedette la memoria”” (Nietzsche, Al di là del bene e del male, 1885)”,”GERG-041″
“TRINCHESE Stefano”,”””Servire obbedire e tacere””. L’immagine dell’Italia fascista nell’opinione di Angelo Roncalli.”,” Tappe. – L’attività di Roncalli alla vigilia del fascismo: “”oboedientia et pax”” (1915-1920) – 1921 – 1928. Avvio e affermazione del fascismo “”la salvezza d’Italia non può venire neanche da Mussolini”” – 1929. La Conciliazione: “”a domino factum est illud”” .- 1931. Contrasti per Azione cattolica: “”non tutte le giornate sono serene”” – 1932. Tra Stato ufficialmente cattolico ed ecclesiocentrismo. La linea mediana di Roncalli: “”come se i cieli fossero vuoti”” – 1934-1939. La condanna di ogni bellicismo: “”il pianto delle nazioni”” – 1940-1943. Nella guerra fascista: “”lavorare, pregare, soffrire, obbedire e tacere”” – 1944-1945. Ebrei, azione umanitaria e rapporti con la diplomazia dell’Asse in rotta: “”saper seminare in una stagione, senza preoccuparmi della mietitura”” – Concezione del mondo e progetto per l’uomo: il “”coinvolgimento nella storia”” “”Il 28 dicembre 1939, infatti, il nuovo papa Pio XII si era incontrato con Vittorio Emanuele III in Quirinale. Quel gesto era apparso veramente suggellare l’avvenuta chiusura della Questione romana. Era tuttavia nel nome del precedente pontefice che l'””uomo della Provvidenza”” veniva gratificato di benevola e anzi ampliata fiducia da parte di Roncalli. Era un atteggiamento comune alla maggioranza degli italiani a motivo del mancato intervento in guerra: “”E bisogna essere riconoscenti a Mussolini! Quanti uomini di Stato ci furono in Italia prima di lui! I papi furono sempre disposti alla Conciliazione, ma mancò sempre l’uomo capace di corrispondervi da parte dello Stato””. L’allineamento di Roncalli rispondeva alla compatta scelta di ufficiale obbedienza della chiesa pacelliana alle direttive nazionali”” (pag 240)”,”RELC-329″
“TRINTZIUS René”,”John Law et la Naissance du Dirigisme.”,”””Comme le louis n’avait plus cours depuis le 1er mai, la banque put résister aux demandes de remboursement avec de nouveaux billets. Et les porteurs d’espèces, pour ne pas être paralysés dans leurs transactions, rapportaient à la banque près de 45 millions d’or qui venaient utilement au secours de son crédit. L’argent, sauf les pièces de vingt sous, cesserait lui aussi de circuler ò partir du 31 décembre. Law pensait avoir aboli le règne de l’or et de l’argent, ce qui soulevait l’extrême indignation du Parlement (…)””. (pag 111) “”Aussi voulait-il se rendre populaire. Trois milliards de billets en circulation avaient amené soudain une hausse impressionnante du prix des denrées. Law avait pris diverses mesures pour le faire baisser. Il avait notamment acheté des boeufs au marché de Poissy et le faisait débiter à Paris pour entraîner une baisse du cours de la viande. Pour attirer les sympathies, il communiait le jours de Pâques dans l’église Saint-Roch achevée avec ses subsides. Enfin le 3 mai 1720 il faisait décider la gratuité de l’instruction dans l’Université de Paris.”” (pag 112) La rapida deflazione induce al panico. “”Il faillait devancer une immense panique toujours possible et trancher dans le vif pour éviter cette catastrophe, puisque les trois quarts de la nation ne voulaient plus des billets. Bref, à force de raisonnements impeccables mais qui n’avaient que le tort de venir trop tard, Law avait fini par convaincre le Régent que seule une déflation rapide empêcherait la faillite. Il fallait réduire les actions à 8.500 livres, puis par paliers à 5.500 livres. Les billets seraient réduits dans la même proportion, soit de 30% par étapes également successives. En valeur absolue, personne ne sarait frustré. Cette vue théorique ne tenait pas compte du climat de jeu et d’enrichissement quotidien qui avait fait la vogue du Système. Comment compter sur la sagesse et la résignation de gens qu’on avait conquis par la facilité et la spéculation la plus corruptrice. Law avait beau proclamer que si une action répresentait 100 marcs d’argent avant la déflation, elle en représenterait 183.333 après, personne ne le comprendrait et ne voudrait le croire. Aussi l’arrêt du 22 mai 1720 assassina la confiance.”” (pag 113-114) John Law Scottish economist Main baptized April 21, 1671, Edinburgh, Scotland died March 21, 1729, Venice, Italy Scottish monetary reformer and originator of the “Mississippi scheme” for the development of French territories in America. Law studied mathematics, commerce, and political economy in London. After killing an adversary in a duel, he fled to Amsterdam, where he studied banking operations. A decade later he returned to Scotland and wrote his best-known work, Money and Trade Considered, with a Proposal for Supplying the Nation with Money (1st ed., 1705; 2nd ed., 1720). He submitted his banking reform plan to the Scottish parliament, but it was rejected. After several other rejections, Law received permission in 1716 to try his plan in France. The French government was heavily in debt as a result of the extensive wars of Louis XIV, who died in 1715; and Law’s program, which promised to reduce the public debt, held obvious appeal. With Law, however, lowering the public debt was somewhat incidental. He shared with his mercantilist contemporaries a belief that money is a creative force in economic development and that an increase in its quantity would stimulate a larger national product and would increase national power. He differed from other mercantilists in looking upon a central bank as an agency for manufacturing money in the form of bank notes that would circulate in place of gold and silver, which were scarce. In Paris, Law founded a bank with authority to issue notes. Later he combined with his bank the Louisiana Company, which had exclusive privileges to develop the vast French territories in the Mississippi Valley of North America. Law’s plan worked well for a few years but ran afoul of speculative complications and political intrigue, neither of which were directly attributable to Law. As the author of the program, popularly known as the “Mississippi Bubble,” Law was responsible and was forced to flee France in 1720. He died in Venice a poor man.”,”FRAA-071″
“TRIOLA Filippo”,”La conquista del futuro. Comunicazione politica e partiti socialisti in Italia e Germania tra Otto e Novecento (1890-1914).”,”Filippo Triola è dottore di ricerca in storia contemporanea. È autore di “”L’alleato naturale. I rapporti tra Italia e Germania Occidentale dopo la seconda guerra mondiale (1945-1955)’ (Le Monnier, 2017) e curatore di ‘Parole sovrane. Comunicazione politica e storia contemporanea in Italia e Germania’ (con S. Cavazza, Il Mulino, 2018) “”Se con il congresso di Erfurt del 1891 la Spd avviò una grande riorganizzazione del movimento senza le restrizioni del passato, nello stesso periodo il Psi doveva intraprendere la costruzione del settore della comunicazione. Durante gli anni di gestazione del partito italiano alcuni degli slogan più noti furono direttamente presi in prestito dalla socialdemocrazia tedesca e riadattati per il contesto italiano. Fu il caso, ad esempio, della frase pronunciata da Wilhelm Liebknecht al momento della fondazione del Reich nel 1871: «Per questo sistema né un uomo, né un ‘Pfennig!» (‘Diesem System keinen Mann und keinen Groschen!’), riadattata dal Psi contro l’impresa crispina in Africa tra il 1895 e il 1896 nella formula «né un uomo, né un soldo!» e già utilizzata anche da Andrea Costa nel 1887, sempre contro la politica coloniale del governo (53). Tuttavia, il primo partito di massa italiano, avviò una profonda riflessione sulle forme della propaganda. Si trattò di un dibattito che ebbe caratteristiche molto originali e poco riconducibili alla coeva situazione tedesca. (…) Da ‘L’arte della propaganda socialista’ di Oddino Morgari apparso nel 1896 al ‘Manuale del Socialista’ scritto da Gennaro Messina nel 1901, un cospicuo numero di dirigenti iniziò a occuparsi in maniera organica di questo settore della comunicazione dando alle stampe manuali e linee guida destinati a tutti i militanti e gli attivisti (54). Non va dimenticato infatti che il Psi si trovò di fronte il compito inedito di politicizzare una fascia sociale particolare, quella dei contadini, senza poter contare su esperienze analoghe già realizzate dai più importanti partiti socialisti europei di riferimento. Da tale punto di vista, non c’erano modelli comunicativi autorevoli a cui ispirarsi”” (pag 77-78) [(53) Sulla frase di Liebknecht cfr. Steenson, «Not One Man! Not One Penny!», cit., p. XI. Sulla frase pronunciata da Andrea Costa cfr. R. Zangheri, ‘Storia del socialismo italiano’, vol. II. Dalle prime lotte nella Valle Padana ai fasci siciliani’, Torino, Einaudi, 1977, p. 158; (54) Per una panoramica si veda R. Pisano, ‘Il paradiso sociaista. La propaganda socialista in Italia alla fine dell’800 attraverso gli opuscoli di “”Critica Sociale””‘, Milano, Franco Angeli, 1986, pp. 9-59 (…)] Dalla bibliografia del libro di F. Triola: – F. CAMMARANO S. CAVAZZA, a cura, La delegittimazione politica nell’età contemporanea, vol. III. Conflitto politico e propaganda elettorale in Europa e negli Stati Uniti, 1861-1989, Roma, Viella, 2018 – M. CAU C. CORNELISSEN, a cura, I media nei processi elettorali. Modelli ed esperienze tra età moderna e contemporanea, Bologna, Il Mulino, 2020 – M. PANARARI, Poteri e informazione. Teoria della comunicazione e storia della manipolazione politica in Italia (1850-1930), Firenze, Le Monnier, 2017 G. VOLPE, a cura, Il carteggio tra Roberto Michels e i sindacalisti rivoluzionari, Napoli, FedOA Press, 2018″,”MGEx-255”
“TRIPODI Pino a cura; BOLOGNA S. CARTOSIO B. FUMAGALLI A.”,”Il sapere delle lotte. Saggi sulla composizione di classe.”,”Contiene: -Sergio BOLOGNA, Nazismo e classe operaia -Bruno CARTOSIO, New Deal e classe operaia -Andrea FUMAGALLI, Composizione di classe e modificazione del lavoro nell’Italia degli anni 1990. BOLOGNA ha insegnato storia del mov op e della società industriale in varie Univ tra il 1966 e il 1983. E’ autore di vari saggi storici tra cui ‘La Chiesa confessante sotto il nazismo, 1933-1936’, FELTRINELLI. 1967. Ha diretto per alcuni anni la rivista ‘Primo maggio’. E’ collaboratore della Fondazione di storia sociale del Ventesimo Secolo di Amburgo. CARTOSIO, americanista e docente allo IULM di Milano è autore di numerosi saggi sulla cultura e la storia degli USA. Ha scritto ‘Anni inquieti. Società media”,”MGEK-004″
“TRIPODI Giacomo”,”Le strutture biologiche: protoctisti. Una chiave per le differenze fra i sistemi biologici?”,”Giacomo Tripodi, è nato a Napoli nel 1938 e nell’Università di napoli si è laureato in Agraria nel 1961. Dopo un periodo trascorso nell’industrai, nel 1963 è assistente di Botanica nell’Università di Napoli e nel 1967, sempre in Botanica, consegue la libera docenza e diviene professore incaricato. Nel 1975 è vincitore della cattedra di Botanica nella Facoltà di Agraria della stessa Un iversità e dal 1981 è direttore dell’Istituto e ordinario di Botanica nell’Università di Messina. É allievo di Jean Brachet, con cui ha lavorato all’Université libre de Bruxelles. Nel 1973 ha collaborato con M. Neuschul all’Università di California Santa Barbara. Già direttore del ‘Giornale Botanico Italiano’, è coordinatore del gruppo di algologia della Società Botanica Italiana.”,”SCIx-092-FL”
“TRIPODI Pino”,”Per sempre partigiano. L’insurrezione di Santa Libera.”,”Pino Tripodi, scrittore, con DeriveApprodi ha pubblicato altre opere. Questo libro si ispira liberamente a Giovanni ‘Primo’ Rocca protagonista dell’insurrezione di Santa Libera del 1946, già comandante partigiano della stessa rossa poi IX divisione d’assalto Garibaldi Alarico Imerito. Agosto 1946. L’insurrezione partigiana di Santa Libera, tra Langhe e Monferrato è l’ultimo tentativo di fare lo sgambetto alla storia prima che l’Italia si infili definitivamente nel suo tunnel democristiano… Nota: vedere pure il libro schedato ‘I ribelli di Santa Libera. Storia di un’insurrezione partigiana. Agosto 1946’ di Laurana Lajolo, 1995.”,”ITAR-379″
“TRIPP Charles”,”A History of Iraq.”,”Charles TRIPP è Senior Lecturer presso il Dipartimento di studi politici, School of Oriental and African Studies, University of London.”,”VIOx-080″
“TRIPP Charles”,”Storia dell’Iraq.”,”Charles Tripp insegna al Dipartimento di Studi politici per l’Oriente e l’Africa presso la University of London.”,”VIOx-003-FV”
“TRIPP Charles”,”Storia dell’Iraq.”,”Charles Tripp insegna al Dipartimento di Studi Politici per l’Oriente e l’Africa presso la University of London. Tra le sue pubblicazioni, due testi, scritti in collaborazione con S. Chubin, vanno ricordati per il loro collegamento con il presente libro: Iran-Saudi Arabia Relations and Regional Order e Iran and Iraq at War.”,”VIOx-119-FL”
“TRIPPODO Sergio CARUSO Antonello JEAN Carlo RASHID Ahmed ARMELLINI Massimo TURRI Eugenio DESIDERIO Alfonso CUSANO Pina SALIERNO Vito BARBESCHI Maurizio MARTELLINI Maurizio PUORTO Nello VIELMINI Fabrizio CHIARUZZI Michele SULTANOVA Mukhabbat ARBATOVA Nadia Alexandrova ZARMANDILI Bijan KUTTAB Daoud NAVA Massimo QIAO LIANG WANG XIANGSUI e altri”,”Nel mondo di Bin Laden. La guerra in Afghanistan. Il Pakistan in bilico. Il grande gioco asiatico.”,”TRIPPODO Sergio CARUSO Antonello JEAN Carlo RASHID Ahmed ARMELLINI Massimo TURRI Eugenio DESIDERIO Alfonso CUSANO Pina SALIERNO Vito BARBESCHI Maurizio MARTELLINI Maurizio PUORTO Nello VIELMINI Fabrizio CHIARUZZI Michele SULTANOVA Mukhabbat ARBATOVA Nadia Alexandrova ZARMANDILI Bijan KUTTAB Daoud NAVA Massimo QIAO LIANG WANG XIANGSUI e altri”,”ASIx-040″
“TRIPPODO Sergio”,”Kashmir.”,”Sergio Trippodo, giornalista, fotoreporter, dal 1995 è direttore responsabile del periodico d’informazione Stringer – Asia.”,”INDx-009-FL”
“TRISTAN Flora”,”Le tour de France. Journal inédit 1843-1844. Etat actuel de la classe ouvrière sous l’ aspect moral, intellectuel, matériel.”,”Diversi livelli di coscienza operaia. “”Arrivando ad Avignone ho sentito da tutte le parti dire quello che mi dicono in tutte le città (eccetto Lione): “”Qui non potrete far niente con gli operai – sono troppo indifferenti, troppo ignoranti””. – Come a Lione ho incontrato ardore, attività e audacia, qui da 4 giorni ho trovato indifferenza, apatia, paura, – e questo, tra gli operai liberi e intelligenti del paese.”” (pag 162)”,”MFRx-208″
“TRISTAN Flora, a cura di Silvia BORDINI”,”Femminismo e Socialismo. L’Unione operaia.”,”Nata nel 1803, Flora Tristan svolge attiività di scrittrice e di militante socialista fra il 1835 e il 1844, anno della sua morte. Nel periodo in cui la rivoluzione industriale mostra i suoi effetti nella società francese e nasce, in condizioni disumane di sfruttamento e di abiezione, la moderna classe operaia. Il progetto della Tristan, ‘L’ ‘Union Ouvriere’ si inserisce in quel momento storico di prime lotte operaie e di fitti programmi dei socialisti utopisti.”,”MFRx-002-FMB”
“TRIVELLATO Francesca”,”Ebrei e capitalismo. Storia di una leggenda dimenticata.”,”Francesca Trivellato è Andrew W. Mellon Professor presso l’ Instituted for Advanced Study a Princeton (Usa). Si occupa di storia economica in età moderna nel senso più ampio del termine. È autrice tra l’altro delle monografie ‘Il commercio interculturale. La diaspora sefardita, Livorno e i traffici globali in età moderna’ (Viella, 2016) e ‘Fondamenta dei vetrai. Lavoro, tecnologia e mercato a Venezia tra Sei e Settecento’ (Donzelli, 2000). Ha fondato la rivista ‘Capitalism: A Journal of History and Economics’ Marx: l’emancipazione dal denaro “”Nell’autunno del 1843, all’età di 25 anni, Marx scrisse una recensione di due articoli sulla cosiddetta questione ebraica pubblicati da poco da Bruno Bauer, teologo ateo ed esponente della Sinistra hegeliana. Era allora in corso un acceso dibattito pubblico sull’argomento e Bauer aveva sfidato il Partito liberale prussiano, che domandava pari diritti per gli ebrei, sostenendo che finché la Prussia fosse rimasta uno Stato cristiano, gli ebrei sarebbero stati sempre cittadini di seconda classe, anche una volta cadute tutte le discriminazioni legali nei loro confronti. A sostegno della sua tesi, Bauer portava l’esempio della Francia, dove i diritti di cittadinanza non avevano migliorato la condizione degli ebrei dopo il 1790-1791, tanto che la discriminazione religiosa non era stata sradicata (7). Marx concordava su questo punto, ma si spingeva oltre. Secondo lui, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 aveva equiparato i «diritti dell’uomo» ai diritti politici, taciuto sui diritti sociali e inaugurato un nuovo regime di proprietà da cui derivavano tutti gli altri diritti: «L’utilizzazione pratica del diritto dell’uomo alla libertà è il diritto dell’uomo alla ‘proprietà privata’», scriveva. «Nessuno dei cosiddetti diritti dell’uomo oltrepassa dunque l’uomo egoistico (…), cioè l’uomo ripiegato su se stesso, sul suo interesse privato e sul suo arbitrio privato e isolato dalla comunità» (8). Letto accanto a ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’, scritto appena un mese o due prima, ‘La questione ebraica’ costituisce una prima articolazione da parte di Marx del concetto di proprietà privata inteso come logica fondamentale della società civile moderna. A partire dalla cosiddetta questione ebraica, egli formulava una critica dello «Stato politico, uno Stato in quanto Stato», e affrontava «’il rapporto tra l’emancipazione politica e l’emancipazione umana’» (9). Persino uno Stato repubblicano del tutto laico (ovvero non-cristiano) – ragionava Marx – non potrebbe proteggere i suoi cittadini dal potere del denaro: anche se venissero eliminati i requisiti di proprietà per il diritto di voto, la proprietà privata, il grado di occupazione e di istruzione continuerebbe infatti a definire le relazioni sociali. Per contrastare queste forze, Marx chiedeva – con una formula diventata celebre – non l’emancipazione politica degli ebrei, ma «’l’emancipazione della società dal giudaismo», nel senso dell’emancipazione dell’umanità «dal ‘traffico’ e dal ‘denaro’»”” (pag 217-218) [(7) In Francia, «la legge non li costringe (gli ebrei) ad alcuna effettiva violazione della loro legge religiosa, ma, qualora debbano festeggiare il loro sabato, altrettanto coscienziosamente di come i cristiani festeggiano i loro giorni festivi, li pone in una condizione sfavorevole ai cristiani per quanto attiene ai loro interessi mondani», Bruno Bauer, ‘La questione ebraica’, in Bruno Bauer e Karl Marx ,’La questione ebraica’, a cura di Massimiliano Tomba, Manifestolibri, Roma, 2004, p. 109; (8) Marx, ‘La questione ebraica’, cit., pp. 71 e 73; (9) Ivi, p. 53 (il corsivo è nell’originale); (10) Ivi, pp. 88, 81 (il corsivo è nell’originale)]”,”EBRx-087″
“TRIZZINO Antonino”,”Gli amici dei nemici.”,”””Da Roma nessuna nuova. Badoglio non ha ancora risposto al telegramma del giorno 16. Il 20 Balbo gli manda una lettera personale, drammatica e accorata. “”I nostri carri armati, ormai vecchi e armati solo di mitragliatrici, sono ampiamente sorpassati””, egli scrive. “”Le mitragliatrici delle autoblindo inglesi li crivellano di colpi, che passano allegramente la corazza. Autoblindo non ne abbiamo, i mezzi anticarro sono per la più parte di ripiego, quelli moderni difettano in genere di munizionamento adatto.”” Come risultato “”il combattimento assume il carattere della carne contro il ferro””. Questa frase, nella sua enfasi, riassume la situazione. “”Sarebbe possibile ottenere dai tedeschi per la Libia una cinquantina dei loro magnifici carri armati e autoblindo? chiede infine Balbo. La lettera è appena partita in aereo con apposito corriere, quando arriva un telegramma di Badoglio: “”Se per battere gl’inglesi è necessario invadere l’ Egitto, fallo pure””. Ma se le truppe italiane, male armate, sono state sopraffatte sotto le loro stesse fortificazioni in Cirenaica, in campo aperto sarebbero annientate. Eppure Balbo risponde: “”Caro Badoglio, ricevo con piacere l’ autorizzazione di passare all’ offensiva””.”” (pag 21-22)”,”ITQM-124″
“TRIZZINO Antonio”,”Settembre nero.”,”TRIZZINO A. è stato un popolare autore di libri di guerra. Ha scritto ‘Navi e Poltrone’ (835 mila copie) e altri libri del genere.”,”ITQM-148″
“TRIZZINO Antonino”,”Sopra di noi l’Oceano.”,”TRIZZINO Antonino “”Gli alti comandi italiani, senza alcuna necessità contro ogni buon senso, hanno prima preteso di inviare una flotta di sommergibili in Atlantico. Quando la barca italiana faceva già acqua hanno resistito alle pressioni di Cavallero che avrebbe voluto il ritorno di tutti i sommergibili da Bordeaux. Ora che si presenta la buona occasione, sembrano paralizzati, non sanno creare un’organizzazione che serva di appoggio ed eviti l’inutile logorio imposto dal continuo va e vieni dall’America: cinquemilacinquecento chilometri all’andata e altrettanti al ritorno. Quando si debbono percorrere distanze missilistiche, undicimila chilometri, per portarsi sul teatro delle operazioni e ritornare, efficienza e rendimento sono destinati a calare paurosamente, anche se grande è l’entusiasmo e il coraggio dei nostri sommergibilisti”” (pag 175)”,”ITQM-206″
“TRIZZINO Antonino”,”Sopra di noi l’Oceano.”,”””Nella sua ‘History of U.S. Naval Operations’, Samuel E. Morison cita esempi esasperato individualismo, spinto alle estreme conseguenze: comandant che non obbediscono agli ordinidi incolonnarsi nei convogli e che rifiutano di chiudere le porte stagne. Altri che abbandonano per primi le loro navi, dando il via con l’esempio alla diserzione generale, non appena minacciati da un pericolo: si perdono, perciò, piroscafi colpiti, di cui si sarebbe potuto tentare con successo il ricupero. Marinai molto spesso ubriachi, pigri, indolenti, restii a impegnarsi in compiti che richiedono sacrifici, insensibili a qualsiasi richiamo all’infuori di quello del denaro. Persino un ufficiale della marina da guerra, comandante di un’unità di scorta, di dà alla fuga appena intravista la torretta di un sommergibile. Si aggiunga la piovra degli speculatori, pronti ad approfittare di tutte le occasioni per accumulare con qualsiasi mezzo, lecito o illecito, favolosi guadagni. Molte unità antisommergibili, allestite alla svelta con materiali scadenti, hanno toppe negli scafi, dissimulate sotto strati di vernice: cedono al primo urto delle onde. Morison ritiene che questo sia stato «il più grande scandalo della guerra». Ha torto, però: se ne son visti di peggiori anche fuori degli Stati Uniti. Le innovazioni miracolose, che si dice debbano far risparmiare tempo e materie prime, spuntano come funghi. Gl’inutii scafi in cemento armato, ad esempio, servono soltanto ad attirare una pioggia di dollari sulle teste dei costruttori. Anche il paese, bisogna dirlo, indugiaa vestire l’abito da guerra. Le spiagge della Florida, rilucenti di migliaia di lampade fino all’aprile del ’42, sono scenario incomparabile sul quale si stagliano i piroscafi. Ma l’oscuramento comprometterebbe il turismo. Miami, Key West, la scogliera risplendono ancora di luci come in tempo di pace. Il faro illuminato di San Salvador guida i sommergi bili a una comoda riscoperta dell’America. Tra Boston, New York, Filadelfia, Miami, New Orleans, le rotte marittime mtessono reti molto fitte. La marina mercantile degli Stati Uniti è più numerosa ei servizi costieri che negli oceani. Per questo il bottino appare talmente ricco ai primi sommergibili giunti nelle acque americane, che si permettono il lusso di scegliere: quel piroscafo carico sì, quell’altro scarico meglio lasciarlo andare. Le petroliere son sempre un ghiotto boccone anche se piene soltanto di zavorra. La saggia amministrazione dei siluri, per riservarli alle prede più pregiate, diventa l’ultima innovazione della guerra subacquea. La reazione americana al grande attacco dei sommergibili è lenta, non soltanto a causa del disordine, ma anche della mancanza di mezzi. Passeranno sei mesi prma che la macchina di guerra funzioni a pieno ritmo, l’organizzazione dei convogli sia severamente disciplinata e un sufficiente numero di navi e aerei assicuri la scorta. In questo periodo, dal gennaio al giugno 1942, secondo i dati pubblicati il 3 agosto dello stesso anno dalla rivista ‘Life’, trecentottantatre piroscafi furono affondati lungo le coste americane”” (pag 155-157)”,”QMIS-060-FGB”
“TROCINI Federico”,”L’invenzione della “”Realpolitik”” e la scoperta della “”legge del potere””. August Ludwig von Rochau tra radicalismo e nazional-liberalismo.”,”TROCINI Federico dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche è attualmente borsista presso FBK. Il suo principale campo d’indagine è costituito dalla storia delle dottrine politiche in Italia e in Germania a cavallo tra Otto e Novecento. Ludwig August von Rochau (20 August 1810 – 15 October 1873) was a journalist and politcian who participated in the Frankfurt Putsch of 1833 and subsequently spent ten years as an exile in France. He published Principles of Realpolitik, Applied to the Political Conditions of Germany (Grundregeln von Realpolitik, angewendet an den politischen Zuständen von Deutschland) in 1853. (wikiquote)”,”TEOP-395″
“TROCINI Federico”,”Tra internazionalismo e nazionalismo. Robert Michels e i dilemmi del socialismo di fronte alla guerra e all’imperialismo (1900-1915).”,”TROCINI Federico ha conseguito nel 2006 il titolo di Dottore di Ricerca in Studi politici europei ed Euro-americani presso l’Università degli studi di Torino. E’ ricercatore presso l’Istituto storico italo-germanico di Trento (Fondazione Bruno Kessler). Si interessa al pensiero politico in Germania tra Otto e Novecento.”,”TEOP-396″
“TROCINI Federico a cura; saggi di Giuseppe BONFRATELLO e Bärbel SCHINDLER-SAEFKOW David BERNARDINI Jan-Martin ZOLLITSCH Sarah Lias CEIDE Manuela PACILLO Alberto GUASCO Francesco CORNIANI Anna CHIARLONI Anna Veronica POBBE Matthias FRESE Rolf WÖRSDÖRFER Riccardo MORELLO Daniela NELVA Gerhard FRIEDRICH Gian Enrico RUSCONI”,”Tedeschi contro Hitler? La società tedesca tra nazionalsocialismo e ‘Widerstand’.”,”Contiene in particolare i saggi: – Giuseppe Bonfratello e Barbel Schindler-Saefkow, ‘La resistenza operaia al nazismo, 1933-1945. Il caso dell’organizzazione Saefkow-Jacob-Bästlein’, (pag 21-32) – David Bernardini, ‘La lotta contro la “”peste bruna”” dentro e fuori della Germania. Gli anarcosindacalisti tedeschi (1932-1937)’, (pag 33-48 – Alberto Guasco, ‘Le Chiese tedesche e la resistenza al nazismo’, (pag 97-116) – Francesco Corniani, ‘Deutsche Partisanen nella Resistenza italiana, (pag 117-134) – Manuela Pacillo, La fonte diaristica e la resistenza ebraica disarmata, (pag 83-96) 2 pagg su Casa Studente e R. Seiffert (pag 24-26)”,”GERR-055″
“TROCKI Lew (Lev TROTSKY)”,”Moje Zycie (La mia vita). Pròba autobiografji.”,”Foto di Trotsky a colloquio con il delegato Giacinto Menotti Serrati”,”TROD-382″
“TROELTSCH Ernst”,”La democrazia improvvisata. La Germania dal 1918 al 1922.”,”TROELTSCH (1865-1923) è una delle figure più rilevanti della filosofia tedesca e della teologia protestante del secolo XX. Dal 1894 docente di teologia sistematica a Heidelberg (dove partecipò al circolo di Max WEBER di cui fu amico), insegnò dal 1915 Filosofia della religione a Berlino, dalla cattedra che era stata di SCHLEIERMACHER. TROELTSCH oltre ad opere tipo ‘Dottrine sociali delle Chiese e dei gruppi sociali’, si occupò di etica, filosofia della religione, filosofia della storia, sociologia. Scrisse anche di politica, commentò la crisi del potere guglielmino e la prima guerra mondiale, e aderì senza riserve alla Repubblica di Weimar, dei cui primi anni di vita fornì una lucida cronaca nelle ‘Lettere di uno Spettatore’. Questi scritti (insieme con altri mai raccolti neppure in Germania) sono ora pubblicati in traduzione italiana.”,”GERG-029″
“TROELTSCH Ernst, a cura di Hans BARON”,”Aufsätze zur Geistesgeschichte und Religionssoziologie.”,”Autografo di W. BANNING (v. IISG) Besprechungen fremder Werke zur Geistesgeschichte und ihrer Methodik. Discussions de travaux étrangers à l’ histoire d’esprit et de leur méthodologie. “”Durch diesen Rationalismus der Gleichheit und durch die Aufnahme des rationellen modernen Staatapparates unterscheidet sich der moderne demokratische Sozialismus von seinen christlichen Vorläufern””. (pag 307) “”Per questo razionalismo dell’ uguaglianza e per l’ ammissione dell’ apparato di Stato moderno razionale il socialismo democratico moderno si differenzia dai suoi precursori cristiani.”””,”RELx-037″
“TROELTSCH Ernst, a cura di Giuseppe CANTILLO”,”L’essenza del mondo moderno.”,”””Questo dinamismo, dispersione/concentrazione, rispecchia il carattere spirituale che Troeltsch riconosce nel proprio tempo (…)”” (dall’introduzione) L’idealismo tedesco. Il concetto di sviluppo. “”Il concetto di sviluppo, ancora in modo impreciso e includendo una serie di presupposti e di oscure rappresentazioni secondarie, era stato adoperato da Leibniz, da Lessing e Kant, da Herder, Goethe, Schiller e F. Schlegel. Successivamente, sul fondamento della deduzione trascendentale kantiana, Fichte e Schelling l’avevano costruito in forma rigorosamente idealistica come il processo dell’inconscia opposizione in sé che necessariamente scaturisce dall’essenza dello spirito, e del graduale, consapevole superamento di tale opposizione. Hegel, infine, lo ha elaborato e perfezionato nel senso che esso esprime l’impulso dello spirito assoluto all’automovimento che gradualmente si potenzia e diventa oggetto di una comprensione consapevole e in questo automovimento innalza l’intero contenuto dello spirito dalla mera fattualità e possibilità al possesso consapevole, libero, necessario – l’intero ‘sub specie aeternitatis’, un processo atemporale, ritornante in sé e che soltanto agli stadi iniziali della riflessione umana appare una connessione dinamica sensibile, spaziale e temporale caratterizzata da un progresso senza fine. Ma in ciò è anche implicito il carattere contenutistico – etico, estetico, religioso – di questo pensiero, in quanto in esso non solo lo spirito è fondamento della realtà e il fine dello spirito è il principio che la orienta e la governa, ma proprio nel superamento della scissione già-data alla coscienza finita e da essa immediatamente trovata – la scissione cioè del naturale, del fattuale e del sensibile dallo spirituale, da ciò che è libero e necessario – si produce l’originaria unità essenziale dello spirito e in questa unità sono insite la beatitudine religiosa, la perfetta bellezza e la libertà morale. Lo spirito è volontà e solo perciò sviluppo e scissione, ma, in quanto volontà logicamente rischiarata, aspira all’unità e alla necessità, che sono sinonimi della libertà”” (pag 287-288)”,”STOx-047-FF”
“TROILO Carlo”,”1963-1982. I venti anni che sconvolsero l’IRI.”,”TROILO Carlo nato a Roma nel 1938 ha sempre operato nelle relazioni esterne. E’stato capo ufficio stampa dell’Iri e di due ministri (Commercio estero e PPSS). “”Nel febbraio 1967 il libro di Petrilli “”Lo Stato imprenditore”” è presentato con clamore. Tra i contributi al dibattito, quello del senatore Andreatta: “”La formula IRI sembra porsi come punto intermedio verso cui confluiscono diverse esperienze: il ripensamento dei sistemi socialisti orientali; la crisi del laburismo inglese e il progressivo caricarsi di interesse pubblico della grande corporazione americana””. “” (pag 102)”,”ITAE-304″
“TROMBETTA Lorenzo”,”Siria nel nuovo Medio Oriente.”,”TROMBETTA Lorenzo è dottorando in Civiltà islamica all’ Università di Roma La Sapienza e di Parigi Sorbonne 3. Studioso di questioni del Vicino Oriente contemporaneo e giornalista, collabora con Limes e con alcune testate Rai. Verso la risoluzione del dualismo di potere in Siria. “”Jadid diventa il vero padrone della Siria (anche se non assume la carica di capo di Stato, tradizionalmente assegnata a un musulmano sunnita, ma preferisce quella di vicesegretario del Comando regionale del Ba’th) mentre Assad è ora ministro della Difesa. A partire da questo momento, però, cominciano a dividersi le strade di Assad e Jadid. Quest’ultimo, dopo la svolta del 1966, è ormai costretto a seguire a tempo pieno gli affari civili del paese delegando il compito di controllare l’ esercito al suo fedele compagno. Assad, dal canto suo, può ora contare, grazie anche all’ opera di Mustafa Talas, su un’ampia e solida base di consenso tra le più alte cariche militari. Inoltre tra Jadid e Assad iniziano a sorgere anche profondi contrasti politici sia su questioni interne sia su affari di politica estera. Specialmente dopo la disfatta della guerra del 1967 (…), le critiche di Assad contro l’ operato di Jadid si fanno durissime: innanzitutto, sostiene il futuro presidente, bisogna dare priorità alla lotta nazionale contro Israele, ponendo in secondo piano lotta di classe interna; bisonga quindi cercare alleati sia in Unione Sovietica, l’unico attore internazionale in grado di fornire alla Siria quel potenziale bellico che può riequilibrare le sorti del prossimo conflitto. Anche sul ruolo delle guerriglia palestinese Assad la pensa diversamente da Jadid: per il primo non si può lasciare troppa libertà ai palestinesi le cui azioni espongono troppo il paese alle rappresaglie israeliane. Col passare dei mesi i dissensi si trasformano in una vera e propria guerra aperta tra le due correnti.”” (pag 64-65)”,”VIOx-148″
“TROMBETTA Lorenzo”,”Siria. Dagli ottomani agli Asad. E oltre.”,”TROMBETTA Lorenzo (Ph. D. 2008) è uno studioso della Siria contemporanea. La sua tesi di dottorato discussa a Parigi ha sviluppato un’analisi della struttura di potere dominato dalla famiglia Assad. Giornalista di professione scrive per Ansa e Limes. La sua prima monografia risale al 2004: ‘Siria. Nel nuovo Medioriente’ (Editori riuniti)”,”VIOx-178″
“TROMBONI Delfina a cura, GIORDANO Dante TROMBONI Delfina”,”Vite schedate. Comunisti a Ferrara durante il fascismo. Volume I. Accorsi-Bertocchi.”,”All’opera in più volumi collaborano, oltre alla curatrice, Antonella Guarnieri, storica del fascismo, Dante Giordano, storico collaboratore del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara, Davide Guarnieri, storico della Resistenza e della deportazione Delfina Tromboni vive e lavora a Ferrara, dove dirige il Museo del Risorgimento e della Resistenza.”,”ITAR-306″
“TROMBONI Delfina a cura, GIORDANO Dante GUARNIERI Davide TROMBONI Delfina”,”Vite schedate. Comunisti a Ferrara durante il fascismo. Volume II. Bertoli-Cappelletti.”,”All’opera in più volumi collaborano, oltre alla curatrice, Antonella Guarnieri, storica del fascismo, Dante Giordano, storico collaboratore del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara, Davide Guarnieri, storico della Resistenza e della deportazione Delfina Tromboni vive e lavora a Ferrara, dove dirige il Museo del Risorgimento e della Resistenza.”,”ITAR-307″
“TRONTI Mario”,”Con le spalle al futuro. Per un altro dizionario politico.”,”TRONTI (Roma, 1931) è Prof di filos pol all’Univ di Siena. Fra le sue pubblicazioni: -Operai e capitale. EINAUDI. 1966, 1971 -Sull’ autonomia del politico. FELTRINELLI. 1977 – Hobbes e Cromwell. IL SAGGIATORE. 1977 – Il tempo della politica. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1980 “”‘Der Krieg ist ein Chamäleon’, la famosa definizione di Clausewitz si carica di attualità. Ci fu un momento in cui un’identica società destli Stati, quella del XVIII secolo, prerivoluzionaria, si trovò di fronte a una del tutto altra immagine della guerra, quale scaturiva dall’età napoleonicaa. Clausewitz si trovò ad attraversare e ad interrogare questo passaggio, egli stesso passando a diventare, da attore militare, filosofo della guerra””. (pag 94)”,”TEOP-019″
“TRONTI Mario a cura, scritti di Alessandro PIAZZI Mauro SEGATORI Mario TRONTI”,”Stato e rivoluzione in Inghilterra. Teoria e pratica della prima rivoluzione inglese.”,”””Hobbes e Locke, in un momento di estrema incertezza e mobilità politica, si misurano entrambi su questi temi offrendo, nei loro risultati, conclusioni reciprocamente alternative per uno stesso problema: la regolamentazione e lo sviluppo di un nuovo assetto politico-sociale che abbia come protagonista la classe emergente della borghesia produttiva. In Locke, nel suo cammino dai saggi del ’60 alla Epistola de tollerantia e ai Trattati, questo sforzo è visibilissimo. La sua teoria è tutta rivolta ad una sistemazione dei rapporti tra Stato e individuo borghese, nella ricerca di un equilibrio stabile tra libertà di azione del proprietario borghese da un lato, e organizzazione ed autorità dello Stato dall’ altro. In questa ricerca, in cui, utilizzando i contributi della tradizione costituzionalistica inglese che, seppure aveva conosciuto momenti di declino, era quanto mai viva e presente, l’ intento di Locke è quello di spingere la legge sempre più verso un livello oggettivo, tentando cioè, di presentare la norma depurata da ogni volontà soggettiva e senza immediate connotazioni di classe. Così si esprime lo Schmitt in proposito””. (pag 83)”,”UKIR-033″
“TROPEANO Domenica”,”Liberalizzazioni e crisi finanziarie. Lezioni dalle crisi degli anni Novanta in Asia Orientale.”,”Domenica Tropeano è ricercatore confermato presso l’Università di Macerata, dove insegna Economia dei mercati monetari e finanziari.”,”ASIE-010-FL”
“TROSKA Jerzy”,”Tendenze attuali dell’antropologia e dell’etica marxista in Polonia.”,”Jerzy Troska è nato a Nowawiés Ksiazeca (Polonia) nel 1941 ed è stato ordinato nel 1965. Ha compiuto i suoi studi nel Seminario Archidiocesano di Poznan (Polonia), nella Pontificia Università Lateranense e nella Accademia Alfonsiana di Roma, conseguendo la laurea in teologia morale. Attualmente insegna etica nella Facoltà Teologica di Poznan e teologia morale nel Seminario Maggiore della Società di Cristo per gli Emigranti in Poznan.”,”POLx-010-FL”
“TROTIGNON Yves”,”La France au XXe siècle. Tome II. Depuis 1968.”,”Yves Trotignon, Agrégé de l’Université.”,”FRAE-062″
“TROTNOW Helmut”,”Karl Liebknecht. Eine politische Biographie.”,”L’A (1946) studioso di anglistica e storia a Kiel, Stuttgart e Cambridge. Nel ’74 è a fianco di J. JOLL alla London School of Economics and Pol Science.”,”LIEK-002″
“TROTSKY Leon”,”La mia vita.”,”””Il compito dell’educazione socialista era strettamente unito, da noi, a quello della guerra. Le idee che entrano nella coscienza sotto il fuoco vi entrano a fondo e per sempre. Nei drammi di Shakespeare, il tragico si alterna al comico per la stessa ragione per cui nella vita umana il grande è unito al piccolo. Zinoviev, che intanto aveva avuto il tempo di alzarsi dal sofà, e di salire al secondo o terzo cielo, mi presentò in nome dell’Internazionale Comunista questo documento: “”Difendere Pietrogrado Rossa dal nemico significa rendere un servizio inestimabile al proletariato mondiale e quindi all’Internazionale comunista. Il primo posto nella lotta intorno a Pietrogrado appartiene naturalmente a lei, caro compagno Trotsky. In nome del Comitato esecutivo dell’Internazionale Comunista io le consegno le bandiere, che la prego di trasmettere ai benemeriti reparti della gloriosa Armata Rossa da lei guidata. Il Presidente del Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista G. Zinoviev””. Ricevetti dei documenti simili dal Soviet di Pietrogrado, dalle maestranze e da altre organizzazioni. Consegnai le bandiere ai reggimenti e i segretari conservarono i materiali nell’archivio. Di lì furono tirati fuori molto più tardi, quando Zinoviev cambiò tono e registro. Oggi non è facile ricostruire quel turbine di entusiasmo che si scatenò per la vittoria di Pietrogrado. Esso coincise coll’inizio dei successi decisivi al fronte meridionale. La rivoluzione rialzava la testa. Agli occhi di Lenin la sconfitta di Judenic era tanto più importante in quanto egli alla metà di ottobre non l’aveva ritenuta possibile. L’ufficio politico deliberò di assegnarmi l’Ordine della Bandiera Rossa per la difesa di Pietrogrado. Quella deliberazione mi sconcertò. Io mi ero deciso non senza esitazioni a introdurre un’onorificenza rivoluzionaria. Poco prima avevano abolite le onorificenza del vecchio regime. Io la considerari uno stimolante per coloro che non avessero sufficiente cosceinza del loro dovere. Lenin approvò e l’Ordine fu istituito. Lo si conferiva, per lo meno in quegli anni, per meriti di guerra. Ora lo davano a me. Io che l’avevo concesso tante volte non potevo rifiutarlo senza sminuirne l’importanza. Non mi rimaneva altro che accettare. Si svolse allora anche un altro episodio che compresi molto più tardi. Alla fine della seduta dell’Ufficio Politico, Kamenev fece, piuttosto imbarazzato, la proposto di insignire d’un’onorificenza anche Stalin. “”Perché?”” chiese sinceramente indignato Kalinin. “”Perché mai Stalin? Non capisco””. Lo calmarono con una facezia e la proposta fu accettata. Dopo la seduta Bucharin investì Kalinin: “”Non capisci? E’ un’idea di Ilic. Stalin non può vivere, se non ha quello che hanno gli altri. Se la legherebbe al dito””. Io compresi Lenin e lo approvai senz’altro”” (pag 383-384) [LEGGERE IN: Leon TROTSKY, La mia vita, II, Verona, 1930] [Versione digitale su richiesta] “”Odessa, la città commerciante, variopinta, multiforme, urlante, era politicamente molto più indietro di altri centri. A quel tempo c’erano già, a Pietroburgo, Mosca, Kiev, dei gruppi socialisti nelle scuole. A Odessa non si era arrivati a tanto. Nel 1895 morì Federico Engels. In parecchie città della Russia gli studenti e le associazioni studentesche lo commemorarono segretamente. Entravo allora nei sedici anni, ma non conoscevo Engels neanche di nome, nè sarei stato in grado di dir qualcosa su Marx, forse non ne sapevo nulla neanche di lui. I miei umori politici a scuola equivalevano a un vago spirito di opposizione, e basta. A scuola non si parlava ancora di politica. Si bucinava che nella palestra privata del ceko Novak si adunavano non so che gruppi, che si erano fatti degli arresti, che il Novak, nostro maestro di ginnastica, era stato quindi licenziato e sostituito da un ufficiale. Le persone, con le quali venni in contatto per tramite della famiglia Spenzer, erano malcontente del regime, ma lo ritenevano incrollabile. I più arditi sognavano una costituzione che sarebbe arrivata dopo qualche decennio. Non parliamo di Janovka. Quando tornai al villaggio con idee democratiche imprecise, mio padre rizzò le orecchie e dichiarò bruscamente : «Coteste cose non si avvereranno neanche fra trecent’anni». Egli era convinto dell’inutilità delle aspirazioni rivoluzionarie e temeva pel figliolo. Quando mio padre, sfuggito ai pericoli dei Bianchi e dei Rossi, venne da me al Kremlino nel 1921, gli domandai scherzando: « Si ricorda ancora di quando mi disse che il regime zarista sarebbe durato ancora trecent’anni?» Il vecchio sorrise con aria furbesca e mi rispose in ucraino: « Be’, sia pure per questa volta la tua verità la più vecchia…». Poco dopo il ’90 le tendenze tolstoiane dell’Intelligenza svanirono. Il marxismo si sostituiva vittoriosamente al « narodnicestvo ». L’eco di quelle battaglie intellettuali dominava la stampa d’ogni colore. Da per tutto si nominavano i giovani che, fidando in se stessi, si professavano materialisti. In tutte queste cose mi imbattei appena nel 1896. I problemi di morale individuale, che erano stati così strettamente connessi colle ideologie passive dopo l’80, mi sfiorarono in un tempo che « l’autoperfezionamento » non era tanto una corrente spirituale quanto piuttosto un bisogno organico del mio divenire. L’autoperfezionamento mi portò alla scelta del «sistema», e questo all’alternativa: o «narodnicestvo» o «marxismo»”” (pag 83-84). LEGGERE in: [Leon Trotsky, La mia vita. MONDADORI. VERONA. 1930] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 76] ISCNS76DIGIT”,”TROD-037″
“TROTSKY Leon”,”Scritti militari, 1. La rivoluzione armata.”,”(Come la rivoluzione si è armata, titolo di Trotsky)”,”TROD-042″
“TROTSKY Lev a cura di Livio MAITAN”,”Scritti 1929 – 1936.”,”Contiene i seguenti scritti: -Conflitti e polemiche nell’URSS, 1929-32 -La rivoluzione spagnola, 1930-31 -Il proletariato tedesco e la lotta contro il nazismo (1931-1933) -E ora? (su Q fronte unico) -Conversazione con un operaio socialdemocratico (a proposito del Fronte unico difensivo) -Francia 1934-36″,”TROD-016″
“TROTSKY Leone”,”Storia della rivoluzione russa. Vol 1. La rivoluzione di febbraio. Vol 2-3. La rivoluzione di ottobre.”,”Altra edizione: – TROTSKY Leon, Storia della rivoluzione russa. OSCAR MONDADORI. 1969, introduzione di Livio MAITAN, 2 voll pag 1268 16° indice nomi nota bibliografica (TROD-007 bis)”,”TROD-007 TROD-007 bis”
“TROTSKY Leon”,”Storia della rivoluzione russa.”,”Appendice alla parte 1° (Riv di Febbraio): Particolarità sviluppo della Russia, Riarmo del partito, Congresso dei Soviet e la manifestazione di giugno. Lettera al Prof A. KAHUN dell’Univ di California, 1930.”,”TROD-002″
“TROTSKY Lev”,”I problemi della rivoluzione cinese. E altri scritti su questioni internazionali 1924-1940.”,”Il libro raccoglie gli scritti più importanti di T. sulle vicende del movimento operaio internazionale nel periodo che va dalla morte di LENIN all’assassinio di T.. Il primo scritto ‘Europa e America’ reca la data 10 luglio 1924. L’ultimo ‘Per gli Stati Socialisti dell’America Latina’ è del marzo 1940.”,”TROD-003″
“TROTSKY Leon”,”Storia della rivoluzione russa.”,”Appendice alla parte 1° (Riv di Febbraio): Particolarità sviluppo della Russia, Riarmo del partito, Congresso dei Soviet e la manifestazione di giugno. Lettera al Prof A. KAHUN dell’Univ di California, 1930.”,”RIRO-013″
“TROTSKY Lev”,”I problemi della rivoluzione cinese e altri scritti su questioni internazionali 1924-1940.”,”La parte seconda dal libro ‘La seconda rivoluzione cinese, 1927-1930’ va da pagina 121 a pag 294 e si compone di vari scritti tra cui: La rivoluzione cinese e le tesi del compagno Stalin, Primo discorso sulla questione cinese, Secondo discorso sulla Q cinese, L’insurrezione di Canton, La Q cinese dopo il VI Congresso, Stalin e la rivoluzione cinese.”,”MCIx-002″
“TROTSKY Leon”,”Scritti letterari.”,”Moralismo di Tolstoi. “”La filosofia di Tolstoi rassomiglia alla pittura cinese. Le idee di epoche completamente diverse non sono poste in prospettiva, ma situate su un solo e medesimo piano. Contro la guerra scaglia argomenti di pura logica e per ribadirli adduce le opinioni di Epitteto come di Molinari, del filosofo Lao Tze come di Federico II del profeta Isaia come del giornalista Hardouin, oracolo dei droghieri di Parigi. Ai suoi occhi, scrittori, filosofi e profeti rappresentano non la loro epoca ma piuttosto eterne categorie morali.”” (pag 33)”,”TROD-019″
“TROTSKY Leon”,”The Intelligentsia and Socialism.”,”Una recensione scritta per la rivista di Pietroburgo ‘Sovremenny Mir’ nel 1910 del libro di Max ADLER ‘Der Sozialismus und die Intellektuellen’ pubblicato a Vienna lo stesso anno.”,”TROD-030″
“TROTSKY Leon”,”I crimini di Stalin.”,”””Otto Bauer, teorico riformista, il quale s è creduto in diritto di poter affermare sui giornali che Trotsky specula su una prossima guerra, ha dovuto convenire malgrado le sue simpatie per la burocrazia sovietica, che i processi di Mosca sono delle vere e proprie imposture giudiziarie””. (pag 163)”,”TROD-040″
“TROTSKY Leon a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. 1-24 1° serie I-III 2° serie.”,”””Cher Camarade Novack, (1) “”J’ai reçu le manuscrit de votre livre [2] sans aucune note explicative. Peut-être que votre lettre a été perdue par la poste. En tout cas, je vous suis très reconnaissant de m’avoir envoyé le manuscrit. J’ai commencé à le lire et suis allé assez loin pour me rendre compte que c’est une enquête remarquable. Le camarade Rosmer, qui a réussi à lire plus que moi, m’a communiqué son excellente opinion de votre livre. La date qui est en-dessous de la préface (avril 1939) nous a suggéré à tous deux la supposition que vous n’aviez pas encore trouvé d’éditeur. C’est bien possible, compte tenu du caractère marxiste révolutionnaire de votre enquête. Pourrais-je vous être utile à cet égard? J’en doute, car mes rapports avec les éditeurs ne sont pas des meilleurs. En tout cas, je suis à votre disposition.”” (1) Lettera di L. Trotsky a G.E. Novack del 28 dicembre 1939. George Edward Novack (nato nel 1904) aveva fatto parte del gruppo Menorah Journal all’Università di Columbia, poi era stato segretario del comitato di difesa di Trotsky (2) Si tratta di una libro che studiava le manifestazioni e i moti contro il servizio militare che si erano prodotte a New York durante la guerra civile: Novack voleva applicare alla storia della guerra di Secessione il metodo utilizzato da Trotsky per la ‘Storia della Rivoluzione russa. Il manoscritto rappresentava il primo volume sui tre previsti. L’opera non ha mai trovato un editore e non è stata pubblicata dalla casa editrice del S.W.P. fino a questa data. (testo e note ricavate da: Leon Trotsky, Oeuvres, I Leon Trotsky, Vol 22 Sept. 1939-Dec. 1939) (ILT. PUBLICATIONS DE L’ INSTITUT LEON TROTSKY. GRENOBLE. 1985) pag 250″,”TROD-050″
“TROTSKY Leon”,”I nostri compiti politici.”,”‘I nostri compiti politici’ pubblicato a Ginevra nell’agosto del 1904 occupa una posizione particolare negli scritti di T. (non è stato più ristampato da allora eccettuato l’edizione francese uscita da Belfond. In IT solo l’ultimo capitolo è stato pubblicato in appendice al ‘Che fare’ di LENIN a cura di Vittorio STRADA (EINAUDI). T. non fece includere questo lavoro nell’edizione delle sue opere complete avviata a Mosca e mai portata a termine dopo la rivoluzione.”,”TROD-051″
“TROTSKY Leon; membri Comitato di Redazione Georg BRIARD Lucie COLLIARD DELFOSSE Marie COTTON DELSOL René DIONNET Marcel HASFELD André JUIN Fernand LORIOT Magdeleine MARX Maurice PAZ, Marcel ROY BERTHIER Maurice EMBE Albert LEMIRE e altri”,”Contre le Courant. Organe de l’Opposition Communiste. (Mensuel)”,”Membri Comitato di Redazione: Georg BRIARD, Lucie COLLIARD, DELFOSSE, Marie COTTON, DELSOL, René DIONNET, Marcel HASFELD, André JUIN, Fernand LORIOT, Magdeleine MARX, Maurice PAZ, Marcel ROY, BERTHIER, Maurice EMBE, Albert LEMIRE ecc.”,”TROD-052″
“TROTSKY Lev, a cura di V. SOMMELLA I. ALAGIA”,”Opere scelte. 3. La rivoluzione russa.”,”Comitato scientifico: Isabella ALAGIA, Riccardo ANFOSSI, Anna BISCEGLIE, Sara MORACE, Piero NERI, Dario RENZI, Vincenzo SOMMELLA”,”TROD-057″
“TROTSKY Lev, a cura di Dario RENZI; comitato scientifico Isabella ALAGIA Riccardo ANFOSSI Anna BISCEGLIE Sara MORACE Piero NERI Dario RENZI Vincenzo SOMMELLA”,”Opere scelte. 9. La Quarta Internazionale. Il programma di transizione.”,”Comitato scientifico: Isabella ALAGIA, Riccardo ANFOSSI, Anna BISCEGLIE, Sara MORACE, Piero NERI, Dario RENZI, Vincenzo SOMMELLA”,”TROD-058″
“TROTSKY Lev, a cura di V. SOMMELLA I. ALAGIA”,”Opere scelte. 11. La tragedia del nazismo.”,”Comitato scientifico: Isabella ALAGIA, Riccardo ANFOSSI, Anna BISCEGLIE, Sara MORACE, Piero NERI, Dario RENZI, Vincenzo SOMMELLA”,”TROD-059″
“TROTSKY Leon saggio introduttivo con presentazione opera MARX”,”Marx. Edizione integrale.”,”TROTSKY scrive il saggio introduttivo di 65 pagine. A ciò segue la riduzione del primo volume del Capitale fatta da Otto RÜHLE. “”Le menti e i cuori degli intellettuali della classe media e dei burocrati delle associazioni sindacali operaie, furono quasi completamente affascinati dalle conquiste del capitalismo nel periodo che va dalla morte di Marx alla Guerra Mondiale. L’idea del progresso graduale (“”evoluzione””) sembrava essersi affermata per ogni tempo, laddove l’idea di rivoluzione era considerata un mero relitto di barbarie. Alle previsioni marxiste vennero opposte quelle qualitativamente contrarie sulla distribuzione più equilibrata del reddito nazionale, sull’attenuarsi delle contraddizioni di classe e sulla graduale riforma della società capitalistica. Jean Jaurès, il più acuto dei socialdemocratici di quell’epoca classica, sperava di riempire gradualmente di sostanza sociale la democrazia politica. In ciò sta l’essenza del riformismo. Questa era l’alternativa della previsione. Che cosa ne resta? La vita del capitalismo monopolistico nel nostro tempo è tutta una catena di crisi. Ogni crisi è una catastrofe. La necessità di salvarsi da queste parziali catastrofi mediante barriere doganali, inflazione, aumento delle spese governative e debiti apre la via a ulteriori crisi, ma più profonde e diffuse. La lotta per i mercati, per le materie prime, per le colonie rende inevitabile la tragedia della guerra, con la sua appendice di sovvertimenti rivoluzionari. Non è davvero agevole convenire con Sombart che, invecchiando, il capitalismo diviene sempre più calmo, sedato, ragionevole. Si potrebbe anzi dire che stia perdendo l’ultima traccia di ragione. Ad ogni modo non c’è dubbio che la “”teoria del disastro”” ha trionfato su quella del progresso pacifico”” [Leone Trotsky, Carlo Marx, 1949] (pag 34-35)”,”TROD-067″
“TROTSKY Leon”,”Rapporto della delegazione siberiana. La concezione del partito proletario in una polemica di Trotsky contro Lenin al II Congresso del POSDR.”,”Il saggio introduttivo di AUTHIER è di 39 pagine.”,”TROD-068″
“TROTSKY Leon”,”Los sindicatos en la epoca del imperialismo. La administracion obrera en la industria nacionalisada. Carta al ‘Daily Herald’, diario del partido laborista de Gran Bretaña. Mexico y el imperialismo britanico.”,”Il testo ‘I sindacati nell’ epoca dell’ imperialismo’ è l’ ultimo scritto redatto da TROTSKY, ritrovato sulla sua scrivania dopo il suo assassinio.”,”TROD-069″
“TROTSKY Leone”,”Stalin.”,”Supplementi: 1. La reazione termidoriana. 2. Kinto al potere (Q morte FRUNZE, Stato totalitario) Appendice: Tre concetti della Rivoluzione russa”,”TROD-070″
“TROTSKY Lev a cura Valdo ZILLI”,”1905.”,”Il curatore Valdo ZILLI (1921) ha studiato a Firenze con Carlo MORANDI e Giorgio PASQUALI, a Napli con Federico CHABOD. Ha insegnato nell Univ svedese di Lund (1950-60) e in quella di Messina (1960-65). Dal 1965 insegna storia dell’ Europa orientale all’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. Nel 1963 ha pubblicato il primo volume; dedicato alla formazione dei partiti politici, dell’ importante opera ‘La rivoluzione russa del 1905’.”,”TROD-071″
“TROTSKY Leone; a cura di Livio MAITAN Tristan SAUVAGE”,”Letteratura arte libertà.”,”Contiene riproduzione di pagina autografa di Leone TROTSKY e André BRETON. “”Indubbiamente l’importanza del materialismo storico e della teoria del valore è incommensurabile, sia per l’armamento politico del proletariato che per la scienza in generale. Il ‘Manifesto del partito comunista’ contiene da solo assai più scienza di intere bibliografie di compilazioni, di speculazioni e di sbavature storiche o filosofiche degli egregi professori. Ma questo è forse sufficiente per sostenere che il marxismo è un prodotto della cultura proletaria? Possiamo forse pretendere di servirci già veramente del marxismo, al di fuori delle questioni della lotta politica, nei problemi di natura scientifica generale? Marx ed Engels provenivano dalle file della democrazia piccolo-borghese e furono naturalmente educati nell’ambito della sua cultura e non in quello della cultura proletaria. Se non ci fosse stata la classe operaia con i suoi scioperi, le sue lotte, le sue sofferenze, le sue insurrezioni, non avremmo certo avuto il comunismo scientifico, poiché la sua necessità storica non si sarebbe fatta sentire. Tuttavia, la teoria del materialismo scientifico si formò interamente sulla base della cultura borghese, scientifica e politica, benché avesse dichiarato a questa cultura una guerra senza quartiere. L’idea generalizzata della democrazia borghese – sotto i colpi della contraddizione capitalistica – è giunta presso i suoi rappresentanti più sinceri, più chiaroveggenti, più coraggiosi, sino al suo geniale autorinnegamento armato di tutto l’arsenale della critica fornito dallo sviluppo della scienza della borghesia. Ecco l’origine del marxismo. Non è dall’oggi al domani che il proletariato ha fatto del marxismo il suo metodo, e attualmente è ben lungi dal servirsene integralmente. Questo metodo serve ora principalmente e quasi esclusivamente a scopi politici. Il largo impiego come metodo di conoscenza e lo sviluppo metodologico del marxismo dialettico appartengono ancora all’avvenire. Soltanto nella società socialista il marxismo cesserà di essere lo strumento unilaterale della lotta politica, per divenire il metodo della creazione scientifica, l’elemento e lo strumento essenziale della cultura spirituale””. (pag 73-74) [Leone Trotsky, Letteratura arte libertà, a cura di Livio Maitan e Tristan Sauvage, 1958]”,”TROD-073″
“TROTSKY L.D.”,”Classi sociali e rivoluzione. Bilanci e prospettive.”,”Sotto il titolo di ‘Classi sociali e rivoluzione’ sono raccolti tre scritti di Lev Davidovic TROTSKY del periodo 1906-1939. Questi scritti sono ‘La lotta per il potere’ (1915), ‘Tre concezioni della rivoluzione’ (1939) e, inedito in Italia a settant’anni dalla sua pubblicazione in Russia, il celebre ‘Bilanci e prospettive’ (1906), l’ opera in cui, secondo Isaac DEUTSCHER, Trotsky “”raggiunse l’apice della sua evoluzione””. In questo lavoro T. formulò nei suoi elementi essenziali la teoria della rivoluzione permanente.”,”TROD-077″
“TROTSKY Lev”,”La loro morale e la nostra.”,”Il fine giustifica i mezzi? Qual’è la differenza fondamentale tra la morale borghese e quella proletaria? Esiste in generale una morale staccata dai presupposti di classe? In questo pamphlet scritto nel 1938 per difendersi dagli attacchi dello stalinismo e degli intellettuali socialdemocratici e riformisti, TROTSKY smaschera l’ ipocrisia di chi condanna lo strumentalismo altrui in nome di una morale assoluta e denuncia l’ immoralità del moralismo.”,”TROD-079″
“TROTSKY Lev”,”Terrorismo e comunismo.”,”Edizione Milano 1977: Marx sulla Comune di Parigi … e Kautsky “”Nel suo giudizio sulla Comune [‘La guerra civile in Francia’, ndr] Marx evita accuratamente l’uso della consunta terminologia democratica. «La Comune,» egli scrive, «non doveva essere un organismo parlamentare, ma di lavoro, esecutivo e legislativo allo stesso tempo» (2). In primo luogo dunque Marx pone non la particolare forma democratica della Comune, ma la sua essenza di classe. E’ noto che la Comune abolì l’esercito regolare e la polizia e decretò la confisca dei beni della Chiesa. Lo fece in nome della dittatura rivoluzionaria di Parigi, senza il permesso della democrazia generale dello Stato, che in quel momento aveva trovato un’espressione molto più «legale» nella Assemblea Nazionale di Thiers. Ma una rivoluzione non è decisa dai voti. «L’Assemblea Costituente era, » scrive Marx, «né più né meno che uno degli episodi della rivoluzione, la cui vera incarnazione rimaneva Parigi in armi». Come siamo lontani dalla democrazia formale! «Una volta stabilito a Parigi e nei centri secondari il ‘régime comunale’» scrive Marx, «il vecchio governo centralizzato avrebbe dovuto cedere il posto anche nelle province all’autogoverno dei produttori» (3). Marx vede che il vero problema della Parigi rivoluzionaria non era quello di un appello al debole volere dell’Assemblea Costituente, ma quello di estendere a tutta la Francia un’organizzazione centralizzata di Comuni, basata non sui principi esterni della democrazia ma sul genuino autogoverno dei produttori. Kautsky ha citato come un argomento contro la Costituzione sovietica il carattere indiretto delle elezioni, che contraddice le leggi della democrazia borghese. Ecco come invece Marx caratterizza la proposta struttura della Francia del lavoro: «Le Comuni rurali di ogni distretto avrebbero dovuto amministrare i loro affari comuni mediante un’assemblea di delegati con sede nel capoluogo, e queste assemblee distrettuali avrebbero dovuto a loro volta mandare dei rappresentanti alla delegazione nazionale a Parigi» (4). Marx non era per niente disturbato dai molti gradi di elezione indiretta, in quanto si trattava dell’organizzazione statale del proletariato stesso. Nel contesto della democrazia borghese, le elezioni indirette confondevano i confini delle classi e dei partiti; ma nell’«autogoverno dei produttori» – e cioè nello Stato della classe proletaria – esse non rappresentano un problema politico, ma un concreto problema di strumenti d’autogoverno, ed entro certi limiti esse possono offrire gli stessi vantaggi che presentano nel campo dell’organizzazione sindacale. Ma i filistei della democrazia si indignano dell’ineguaglianza esistente nella rappresentanza degli operai e dei contadini che, nella Costituzione sovietica, riflette la differenza dei ruoli rivoluzionari della città e della campagna. Marx scrive: «La Costituzione della Comune metteva i produttori rurali sotto la direzione intellettuale dei capoluoghi dei loro distretti e quivi garantiva loro, negli operai, i naturali tutori dei loro interessi» (5). Non si trattava di istituire un’uguaglianza formale tra il contadino e l’operaio, ma di elevare il contadino al livello dell’operaio. Tutti i problemi dello Stato proletario Marx li giudica secondo la dinamica rivoluzionaria delle forze reali, non secondo il gioco d’ombre del teatro del parlamentarismo”” [Lev Trotsky, ‘Terrorismo e comunismo’, Milano, 1977] [(2) La guerra civile in Francia, Roma, 1950, p. 72; (3) Ibid., p. 73; (4) Ibid., pp. 73-74; (5) Ibid., pp. 75-76] (pag 137-138-139) (TROD-018-FL)”,”TROD-083″
“TROTSKY Leon; a cura di Ottorino GURGO e Francesco DE-CORE”,”””Burocrati e saltimbanchi siete il veleno della sinistra””. Il “”libro rosso”” di Lev Davidovic Trotsky.”,”GURGO è un giornalista parlamentare. DE-CORE, giornalista ha curato le pagine culturali del ‘Corriere del Mezzogiorno’.”,”TROD-086″
“TROTSKY Leon; a cura di Georges NOVACK”,”Scelta di scritti 1905-1940. Con un saggio introduttivo di Isaac Deutscher.”,”Il volume è una riproduzione ridotta del volume ‘The Age of the Permanent Revolution’, antologia uscita per la prima volta negli Stati Uniti nel 1964. La scelta degli scritti e le note ai vari capitoli sono di Georges NOVACK.”,”TROD-089″
“TROTSKY Leon”,”Crisi del capitalismo e movimento operaio. Scritti sul ‘terzo periodo’ dell’ Internazionale comunista.”,”E’ uno scritto di TROTSKY del 1930 pubblicato in francese su ‘La Veritè’ di Parigi (gennaio-febbraio 1930).”,”TROD-090″
“TROTSKY Leon”,”Diario d’ esilio 1935.”,”Gli originali del Diario del 1935 e del Testamento del 1940 sono custoditi presso l’ Archivio Trotsky della Harvard University Library che comprende tutte le carte da lui lasciate successivamente alla Rivoluzione russa.”,”TROD-093″
“TROTSKY Leon”,”La courbe du developpment capitaliste. Une lettre aux editeurs à la place de l’ article promis. Livre IV, Vestnik Sotsialisticheskoi Akademii, avril-juillet 1923. Publié en anglasi dans la revue IV Internationale, mai 1941. (in)”,”Testo di TROTSKY inedito in Francia. Il rapporto tra gli avvenimenti politici e i cambiamenti economici è molto relativo. La ‘sovrastruttura’ registra e riflette le nuove formazioni della sfera economica solamente molto tempo dopo. E’ una legge generale. Non è difficile dimostrare che le guerre e le rivoluzioni, i salti più critici nella storia, in numerosi casi, attraversano le frontiere tra due epoche differenti di sviluppo economico.”,”TROD-108″
“TROTSKY Leon”,”Mille novecento cinque.”,”””””Il cielo notturno s’ illumina della luce degli incendi”” – scrive uno dei corrispondenti. “”Il quadro è spaventoso: dal mattino vedete delle file di carrozze con attacchi di due o tre cavalli, piene di fuggiaschi che abbandonano le loro proprietà; al crepuscolo, l’ orizzonte è completamente avvolto da un cerchio di fuoco. In certe notti si sono contati anche sedici incendi simultanei… I proprietari fuggono, in preda a un panico che comunicano a tutti quelli che incontrano.”” In poco tempo, si bruciarono e si distrussero nel Paese più di 2.000 castelli; nel solo Governatorato di Saratov 272 castelli subirono la vendetta dei contadini.”” (pag 223) “”Lo sciopero politico di massa fu l’ arma principale del Soviet. Poiché riuniva tutti i gruppi del proletariato con un legame rivoluzionario diretto e poiché esso sosteneva gli operai e ogni loro impresa con tutta l’ autorità e tutta la forza della classe, ebbe la possibilità di sospendere al momento voluto la vita economica del Paese. Sebbene i mezzi di produzione fossero rimasti come prima di proprietà dei capitalisti e dello Stato, sebbene il potere governativo fosse rimasto nelle mani della burocrazia.”” (pag 295)”,”TROD-109″
“TROTSKY Leon ZINOVIEV G. RAKOVSKY Christian (in)”,”Les bolcheviks contre Staline, 1923 – 1928. La lutte des compagnons de Lenine contre le stalinisme naissant en URSS. Cours nouveau (1923) de Leon Trotsky. La plateforme de l’ opposition de gauche (1927) (Trotsky-Zinoviev). Les ‘danger professionnels’ du pouvoir’ (1928) de Christian Rakovsky.”,”Les bolcheviks contre Staline, 1923 – 1928. La lutte des compagnons de Lenine contre le stalinisme naissant en URSS. Cours nouveau 1923) de Leon Trotsky. La plateforme de l’ opposition de gauche (1927) (Trotsky-Zinoviev). Les ‘danger professionnels’ du pouvoir’ (1928) de Christian Rakovsky.”,”TROD-110″
“TROTSKY Leon”,”Dalla Rivoluzione d’ Ottobre al Trattato di Pace di Brest-Litowsk.”,”copia firmata (L.) MOLINARI, 1920″,”TROD-001″
“TROTSKY Leon”,”Dalla Rivoluzione d’ Ottobre al Trattato di Pace di Brest-Litovsk.”,”Gli intellettuali piccolo-borghesi nella rivoluzione. “”La guerra assegnò all’esercito la parte decisiva negli eventi della rivoluzione. L’antico esercito significa lo stesso che classe contadina. Se la rivoluzione si fosse svolta in maniera più normale, cioè nelle condizioni dei tempi di pace – così come aveva già cominciato nel 1912 – il proletariato avrebbe assolutamente preso una posizione direttiva. Le masse rurali sarebbero state, a poco a poco, rimorchiate dal proletariato e trascinate nel vortice della rivoluzione. La guerra però ha recato tutt’altra meccanica negli eventi. I contadini furono uniti dall’esercito, non politicamente, ma soltanto militarmente. Prima ancora che precise idee e postulati rivoluzionari avessero unito le masse dei contadini, questi erano già incorporati nelle file dei reggimenti, delle divisioni, dei corpi, delle armate. Gli elementi della democrazia piccolo-borghese, che erano sparsi in quell’esercito, e che, tanto nei rapporti militari quanto ideali, rappresentavano la parte principale, avevano quasi tutti delle tendenze piccolo-borghesi-rivoluzionarie. Il profondo malcontento sociale delle masse si inasprì e cercò uno sfogo, specialmente in seguito allo sfacelo militare dello zarismo. Non appena la rivoluzione potè spiegarsi, l’avanguardia del proletariato fece rivivere la tradizione del 1905 e radunò le masse popolari, per organizzare istituzioni rappresentative in forma di Sovieti di deputati. L’esercito si trovò a dover mandare rappresentanti nelle istituzioni rivoluzionarie, prima ancora che la sua coscienza politica potesse, foss’anco per poco, raggiungere il livello degli eventi rivoluzionari, che si andavano compiendo. Chi mai potevano mandare i soldati, come loro deputati? Evidentemente, soltanto quelli fra loro, che rappresentavano l’intellighenzia e la semi-intellighenzia, che possedevano una riserva, magari minima di cognizioni politiche, e che queste cognizioni erano in grado di esprimere. In questo modo gli intellettuali piccolo-borghesi furono improvvisamente sollevati a enorme altezza dalla volontà dell’esercito ridestantesi. Medici, ingegneri, avvocati, giornalisti, volontari d’un anno, che, avanti lo scoppio della guerra, menavano una comunissima esistenza borghese e non avevano mai preteso di avere una parte direttiva, fecero ad un tratto la loro comparsa come rappresentanti di interi corpi di eserciti, e improvvisamente si sentirono « duci » della rivoluzione. La nebulosità della loro ideologia politica, corrispondeva perfettamente all’aspetto amorfo della coscienza delle masse rivoluzionarie. Per codesti elementi noi eravamo dei « settari »: noi, che avevamo sostenuto in tutta la loro chiarezza e irreconciliabilità i postulati sociali degli operai e contadini. E ci trattavano con la massima alterigia. Nello stesso tempo la democrazia piccolo-borghese nascondeva, sotto l’altezzosità del parvenu rivoluzionario, la più profonda diffidenza contro le sue proprie forze, come pure contro quella massa che l’aveva innalzata a quella insperata altezza. Sebbene gl’intellettuali si chiamassero socialisti e volessero passare per tali, stavano a guardare con mal celata venerazione l’onnipotenza politica della borghesia liberale, le sue cognizioni e i suoi metodi. Indi l’aspirazione dei capi della piccola borghesia a ottenere, a ogni costo, la collaborazione, l’alleanza, la coalizione con la borghesia liberale. Il programma del partito dei socialisti-rivoluzionari (il quale è, da cima a fondo, costruito su nebulose formule umanitarie che sostituiscono i metodi di classe con sentimentali luoghi comuni e con costruzioni morali) parve essere il più adatto paramento intellettuale per questa sorta di duci ad hoc. La loro aspirazione a mettere al sicuro la propria impotenza intellettuale e politica nella scienza e nella politica borghese, che incuteva loro tanto rispetto, trovò giustificazione teoretica nella dottrina dei menscevichi”” (pag 34-36) [LEGGERE IN: Leone Trotsky,’Dalla rivoluzione d’ottobre al trattato di pace di Brest-Litowsk’, Roma, 1945] [scritto dall’autore nei momenti di riposo, durante le trattative di pace con gl’Imperi Centrali] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 77] ISCNS77DIGIT”,”TROD-111″
“TROTSKY Lev”,”Compagni di strada.”,”Il testo è composto da due capitoli di ‘Letteratura e Rivoluzione’. Scritta nel 1922-23 e pubblicata nel 1924 l’ opera venne messa al bando nel 1929. In Italia rimase praticamente sconosciuta fino al 1958 quanto ne apparve una traduzione parziale condotta su una edizione tedesca. Completa il volume il saggio ‘Celine e Poincaré’ scritto da TROTSKY nel 1933 subito dopo la pubblicazione di ‘Voyage au bout de la nuit’ di Louis Ferdinand CELINE.”,”TROD-112″
“TROTSKY Leon”,”Les problemes de la guerre civile. Conferences faites à la Societé des sciences militaires de Moscou en juillet 1924.”,”Questo opuscolo è stato tirato in 4 mila esemplari nel settembre 1926. “”La guerra imperialista rimette la guerra civile all’ ordine del giorno”” “”La teoria della guerra è uno studio delle forze e dei mezzi di cui si dispone, della loro concentrazione e del loro impiego in vista della vittoria”” “”La fase suprema della rivoluzione è l’ insurrezione”” Quando il proletariato matura la consapevolezza che non è più il tempo degli scioperi e delle manifestazioni ma che occorre battersi, “”questo momento è di una gravità estrema. E’ lo squilibrio più completo: una sfera sulla punta di un cono. Il minimo scossone può farla cadere da una parte o dall’ altra. In Russia, grazie alla fermezza e alla risoluzione del partito, la sfera ha seguito la linea che ha condotto alla vittoria. In Germania, la politica del partito ha spinto la sfera nella direzione della disfatta”””,”TROD-113″
“TROTSKY Leon”,”Vers le capitalisme ou vers le socialisme?”,”I teorici menscevichi – sia del genere di Kautsky sia del genere di Otto Bauer – approvarono la NEP perché la consideravano come l’ aurora di una restaurazione capitalistica. Aggiungevano: o la NEP rovescerà la dittatura bolscevica (e questa sarà una cosa buona) o la dittatura bolscevica rovescerà la NEP (e questa sarà una cosa a loro sgradita) (pag 18). Secondo TROTSKY il processo di “”incorporazione”” dell’ URSS nel mercato mondiale può subire dei contraccolpi a causa di una serie di pericoli. Tra questi c’è la guerra. La guerra può mettere fine anche a forti movimenti commerciali verso l’ estero (si può vedere a questo proposito l’ esperienza storica dei paesi capitalistici occidentali: il caso della Germania che aveva un’ industria potente già fattore attivo dell’ economia mondiale, e con la guerra tutto ciò è stato bruscamente bloccato. Altro fattore non condizionabile è la ripartizione del mercato mondiale (pag 65).”,”TROD-114″
“TROTSKY Leon”,”La guerre et la revolution. Le naufrage de la II International. Les debuts de la III Internationale.”,”Quest’opera inedita in Francia è tradotta e pubblicata per la prima volta. L’ edizione originale in lingua russa fu stampata a Pietroburgo-Mosca dalle Edizioni di Stato nel 1924-25. E’ uno dei diciotto tomi delle ‘Opere complete di Leon Trotsky’ collezione interrotta nel 1927 dopo la caduta in disgrazia dell’ autore. Nel 1929 per redigere ‘La mia vita’ TROTSKY prende alcuni materiali da quest’ opera per gli avvenimenti del periodo 1914-1917. Il libro è una raccolta di note e riflessioni e di articoli scritti a caldo, nell’ ora stessa in cui si producono gli avvenimenti, nell’ atmosfera esplosiva della guerra.”,”TROD-121″
“TROTSKY Leon”,”Nuovo corso. Lo scritto che iniziò la guerra aperta con Stalin.”,”””L’ accrescersi della pressione economica e politica esercitata dagli ambienti burocratici e piccolo borghesi all’ interno del paese e sullo sfondo delle sconfitte della rivoluzione proletaria in Europa e in Asia: ecco la concatenazione storica che durante quattro anni serrò come un nodo scorsoio la gola dell’ opposizione. Chi non capisce questo”” scriveva Trotsky “”non capisce assolutamente nulla””. “”E’ nell’ esercito che è più facile e allettante questo principio: “”Tacete e non ragionate””. Ma questo principio nell’ esercito non è meno funesto che altrove. Il compito principale dell’ educazione deve consistere non nell’ impedire, ma nell’ aiutare il giovane comandante a formarsi una propria opinione, una propria volontà, una propria personalità, nella quale l’ indipendenza deve esser congiunta con il senso di disciplina. Il comandante e in generale l’ uomo, il cui scopo è far piacere ai propri superiori è una nullità. (…)”” (pag 131)”,”TROD-123″
“TROTSKY Leon, a cura di Philip POMPER”,”Trotsky’s Notebooks, 1933-1935. Writings on Lenin, Dialectics, and Evolutionism.”,”””Lenin creò l’ apparato. L’ apparato creò Stalin. a = a è solo un caso particolare della legge a diverso da a. Dialettica è la logica del moto, sviluppo, evoluzione”” (TROTSKY, pag 86) “”Catastrofi Ogni cosa fluisce, ma non al di fuori dei (suoi) argini. Il mondo non è “”fluido””, ci sono cambiamenti in esso, la cristalizzazione di elementi duraturi (solidificati), sebbene certamente non “”eterni””. La vita crea i suoi propri argini in modo tale da spazzarli via più tardi…”” (pag 90) “”La teoria delle rivoluzioni”” La antinomia logica di contenuto e forma in questo modo perde il suo carattere assoluto. Contenuto e forma cambiano posto. Il contenuto crea da sé nuove forme. In altre parole la correlazione di contenuto e forma porta, in ultima analisi, alla conversione della quantità in qualità”” (pag 91)”,”TROD-125″
“TROTSKY Leon D., a cura di Sirio DI GIULIOMARIA”,”In difesa del marxismo.”,”””La nostra valutazione generale del Cremlino e del Comintern tuttavia non altera il fatto particolare che la nazionalizzazione della proprietà nei territori occupati (dall’ URSS ndr) costituisce in sé stessa una misura progressiva. Dobbiamo riconoscerlo apertamente. Nel caso Hitler un domani gettasse le sue armate contro l’ est per reinstaurare le legge e l’ ordine nella Polonia orientale, gli strati avanzati dei lavoratori difenderebbero contro Hitler queste nuove forme di proprietà introdotte dalla burocrazia sovietica bonapartista””. (pag 61) “”L’ attuale espansione del Cremlino può essere definita imperialismo? Prima di tutto dobbiamo chiarire il contenuto sociale di questo termine. (…) Tuttavia nella letteratura marxista per imperialismo si intende la politica espansionista del capitale finanziario che ha un contenuto economico ben definito. Impiegare il termine imperialismo a proposito della politica estera del Cremlino- senza chiarire esattamente ciò che significa- vuol dire semplicemente identificare la politica della burocrazia bonapartista con la politica del capitale monopolistico sulla base del fatto che sia l’ una sia l’ altro impiegano la forza militare a fini espansionistici. Tale identificazione, capace solo di seminare confusione, si adatta assai più a democratici piccolo-borghesi che a marxisti”” (pag 71) “”Se vogliamo definire esattamente la politica estera del Cremlino, dobbiamo dire che è la politica della burocrazia bonapartista di uno Stato operaio degenerato accerchiato dall’ imperialismo. Questa definizione non è né breve né altisonante come la definizione di politica imperialista ma in compenso è più precisa””. (pag 73)”,”TROD-126″
“TROTSKY Lev”,”La rivoluzione permanente.”,”””Il fatto in apparenza paradossale che la borghesia di un paese arretrato fosse la prima vittima dei peccati del sistema mondiale rientra in realtà nella logica delle cose. Marx ne aveva già dato una spiegazione per la sua epoca: “”Esplosioni violente si producono alle estremità dell’ organismo borghese prima che al cuore dell’ organismo stesso, poiché qui è più realizzabile il controllo””””. (pag 148, appendice).”,”TROD-130″
“TROTSKY L.D.”,”1905. Millenovecentocinque.”,”””Alla testa della rivolta marciano i marinai. Il loro mestiere esige da loro un carattere più indipendente e maggior ingegnosità che non il servizio di terra. L’ antagonismo tra i marinai semplici e la casta aristocratica degli ufficiali di marina, in cui un estraneo non può penetrare, è più profondo di quello esistente fra i soldati di fanteria e il personale dei loro ufficiali semiplebei. Infine le vergogne dell’ ultima guerra, dovute soprattutto alla flotta, avevano spento nel marinaio ogni stima per i suoi comandanti e i suoi ammiragli, uomini poltroni e cupidi.”” (pag 187)”,”TROD-131″
“TROTSKY Leon ZINOVIEV Gregory KAMENEV e altri”,”La piattaforma dell’ opposizione nell’ URSS.”,”””Bisogna rendersi conto chiaramente che, da noi, in questi ultimi tempi, l’ esercito dei funzionari si è accresciuto, si è sempre più rinsaldato e si pone al di sopra degli amministrati, si lega agli strati agiati delle città e delle campagne”” (pag 63) “”Terza tendenza: l’ Opposizione. Rappresenta l’ ala leninista del partito. I miserabili tentativi di presentarla come una opposizione di destra (attribuendole deviazioni socialdemocratiche, ecc.) vengono fatti allo scopo di nascondere l’ opportunismo della maggioranza. La Opposizione è per l’ unità del partito. Per attuare il suo programma di espellere l’ Opposizione, Stalin l’ accusa di voler costituire un “”secondo partito””. L’ Opposizione a questo risponde: “”L’ unità del PC leninista dell’ URSS ad ogni costo””. (pag 84)”,”TROD-132″
“TROTSKY Leon”,”Staline.”,”””(Anche dopo il trasferimento del governo da Pietrogrado a Mosca, Lenin seguì rigorosamente quella che era ai suoi occhi una regola essenziale: mai dare ordini personali. Tre anni più tardi,) il 24 settembre 1920, Ordjonikidze domandava, da Baku, per telegramma, l’ autorizzazione di inviare una nave militare a Enzeli (Persia). Lenin scrisse in margine al telegramma: “”Vado a consultare Trotsky e Krestinski””. Di fatto, c’è una quantità innumerevole di note a margine di telegrammi, lettere e rapporti. Lenin non decideva mai da solo; ne riferiva sempre all’ Ufficio politico””. (pag 384)”,”TROD-133″
“TROTSKY Leon”,”Ma vie.”,”””I miei rapporti con i dirigenti del partito si deteriorarono ben prima allorché mi pronunciai apertamente contro lo chauvinismo del partito austro-tedesco. Era il 1909. Nel corso dei miei incontri con i socialisti balcanici, soprattutto con i serbi, e, in particolare, con Dmitri Toutsovitch, che fu in seguito, come ufficiale, ucciso nella guerra dei Balcani, ebbi più di una volta l’ occasione di ricevere recriminazioni indignate su questo problema: si segnalava che tutta la stampa borghese serba citava maliziosamente le dispute chauviniste dell’ Arbeiter Zeitung contro i Serbi, al fine di provare che la solidarietà internazionale dei lavoratori non era che una favola menzognera. Io scrissi per la Neue Zeit un articolo molto circospetto, molto moderato contro lo chauvinismo dell’ Arbeiter Zeitung. Kautsky lo stampò dopo molte esitazioni. Un vecchio emigrato russo, S.L. Kliatchko, con cui ero in relazioni molto amichevoli, mi fece sapere, all’ indomani, che, nei circoli dirigenti del partito, l’ indignazione da me provocata era massima. “”Come ha osato!…””. (pag 253) “”La question essentielle d’une heureuse construction de l’Armée rouge était celle de rapports justes à établir entre le prolétariat et la classe paysanne dans le pays. Plus tard, en 1923, on a inventé une légende des plus bêtes: on a prétendu que j’avais “”sous-estimé”” la classe paysanne. Or, de 1918 à 1921, j’ai eu l’occasion, plus étroitement et plus immédiatement que personne, d’examiner pratiquement le problème du village russe: l’armée, pour la plus grande masse, était formée de paysans et agissait dans un entourage de ruraux. (…) Il y avait au service de l’Armée rouge des milliers d’anciens officiers du cadre; il y en eut ensuite des dizaines de milliers. Nombre d’entre eux, d’après, ce qu’ils dirent eux-mêmes, considéraient encore, deux ans auparavant, les libéraux modérés comme d’extrêmes révolutionnaires; quant aux bolcheviks, ils étaient pour eux du domaine de la quatrième dimension. “En verité, nous aurions trop peu d’estime pour nous mêmes et notre parti, – écrivais je contre l’opposition d’alors, – pour la puissance morale de notre idée, pour la force attractive de notre morale révolutionnaire, si nous pensions que nous ne sommes pas capables d’amener à nous des milliers et des milliers de spécialistes, dont des militaires”””” [Leon Trotsky, “”Ma vie””, Gallimard, Paris 1973, p. 513-516]”,”TROD-134″
“TROTSKY Leon, a cura di Jean-Jacques MARIE”,”Trotsky. Textes et debats.”,”””(Trotsky precisa il rapporto tra comandante e commissario:) Il commissario, è l’ uomo politico, il rivoluzionario. Il dirigente militare risponde sulla sua testa di tutto quello che è di sua competenza, della questione delle operazioni militari ecc. Se il commissario ha rilevato che il dirigente militare rappresenta un pericolo per la rivoluzione, il commissario ha il diritto di fare impietosamente giustizia del controrivoluzionario, fino a farlo fucilare””. (pag 113) “”La formation militaire fut remodelée de fond en comble dans la vieille armée après la guerre avec le Japon au cours de laquelle le corps de officiers apparut lamentablement mal préparé à la guerre moderne. Un grand travail de traduction de la littérature militaire étrangère (en particulier allemande) fut alors entrepris.Tout cela donna bien sûr de bons résultats qui ne commencèrent à se manifester qu’au cours des années 1908-1910. (…) Dans le première période de construction de l’Armée Rouge, alors que le prolétariat ne possédait pas encore ses propres spécialistes militaires, le corps des officiers était évidemment le seul capable d’occuper les fonctions de commandement, mais aujourd’hui la situation s’est fondamentalement modifiée”” [M. Toukhatchevski, ‘Oeuvres choises’ (19 décembre 1919), Moscou, 1964 pp. 27-28] [riportato in: Leon Trotsky, a cura di di Jean-Jacques MARIE, Trotsky. Textes et debats, Le Livre de Poche, Paris, 1984] (p. 115-116)”,”TROD-135″
“TROTSKY Leon”,”Adonde va Rusia? Hacia el capitalismo o hacia el socialismo? Nuevo rumbo.”,”””No solo en el arte militar, sino en todos los demas, hay partidarios de la mentira convencional que “”eleva el alma””. La critica y la autocritica les parecen un “”àcido”” disolvente de la voluntad. El pequeño burgues necesita, come es sabido, del consuelo peseudoclasico, y no tolera la critica. Pero no puede ser lo mismo para nosotros: ejercito revolucionario, partido revolucionario. Tal estado de animo debe combatirse vigorosamente en la juventud. La verdad historica no tiene para nosotros un interes unicamente historico. Estos esbozos historicos no son necesarios, en primer lugar, como medio de educacion. Y si un joven comandante, por ejemplo, se acostumbra a la mentira convencional sobre el pasado, llegerà rapidamente a admitirla en su accion practica corriente. Si le sucede, por ejemplo, que en el frente ha cometido un error, un atolondramiento, se preguntaria si debe mencionarlo en el parte. Deberia mencionarlo, pero imbuido del espiritu de burocratismo, no quiere ser menos que lo heroes cuyas hazañas ha leido en la historia del regimiento, o simplemente, se ha borrado en el el sentimiento de la responsabilidad. En este caso, arregla, esto es, desnaturaliza los hechos e induce a error a sus superiores””. (pag 245)”,”TROD-136″
“TROTSKY Leon, a cura di Philip POMPER”,”Trotsky’s Notebooks, 1933-1935. Writings on Lenin, Dialectics, and Evolutionism.”,”””The Moscow insurrection of 1905. Almost nothing is known about Lenin ‘s relationship in practice to the insurrection. This is not accidental. It is impossibile that the relationship did not exist. Lenin lived (?) in Petersburg. The connection with Moscow was very basic. Evidently Lenin did not want to have a regular connection; and he did such a good job at concealing it conspiratorially that it remains undisclosed, even to historians.”” (pag 82)”,”LENS-130″
“TROTSKY Leon (TROTZKI)”,”La situacion real de Rusia.”,”‘Formano il presente volume tre documenti di Trotsky di eccezionale importanza: il discorso pronunciato a causa della sua espulsione dal Comitato Centrale del Partito Comunista Russo; la Piattaforma dell’ Opposizione, un insieme di tesi in cui si esaminano minuziosamente tutti gli aspetti della situazione attuale in Russia e si danno norme per la rettifica della linea seguita attualmente dal governo, e la violenta e documentata relazione indirizzata da Trotsky alla Commissione di Storia del Partito Comunista Russo come risposta alla campagna intrapresa da Stalin e dai suoi compagni di partito tesa a sminuire il ruolo svolto da Trotsky nella rivoluzione e ad accentuare le sue discrepanze con Lenin’. ‘La Piattaforma dell’ Opposizione, documento in cui si condensano tutte le argomentazioni dei membri dell’ Opposizione contro la politica di Stalin, fu presentata nel settembre 1927 al Comitato Centrale da parte dei tredici membri che costituirono l’ Opposizione, proponendo che fosse accettata come piattaforma per una nuova politica del Partito.'”,”TROD-138″
“TROTSKY Leon”,”El gran organizador de derrotas (La internacional comunista desde la muerte de Lenin).”,”TROTSKY: “”Questo libro non è stato pubblicato in lingua russa. Fu scritto nel 1928, quando le pubblicazioni più proibite nella Repubblica sovietica erano le opere marxiste che trattavano temi di attualità”” (pag 7) “”Non esiste un solo documento che possa provare che Stalin ha avuto un ruolo creativo nei lavori dei quattro primi congressi…”” (pag 9)”,”TROD-139″
“TROTSKY Leon”,”Histoire de la revolution russe. La revolution de fevrier. Tome I.”,”””Il fenomeno del doppio potere, (dualismo del potere, ndr) insufficientemente valutato fino ad oggi, è in contraddizione con la teoria marxista dello Stato che considera il governo come il comitato esecutivo della classe dominante? Come dire: l’ oscillazione dei corsi sotto l’ influenza della domanda e dell’ offerta contraddice la teoria del valore basata sul lavoro? (…) No, in questi fenomeni troviamo solamente una combinazione più complessa delle stesse leggi””. (pag 307) “”Pokrovsky ha pubblicato, a proposito del mio libro ‘1905’ un articolo – per disdetta, sfavorevole! – dimostrando come sia complesso applicare i metodi del materialismo storico alla vivente storia dell’ umanità e a quali banalità la storia è spesso condotta da uomini anche profondamente informati come Pokrovsky””. (pag 310)”,”TROD-140″
“TROTSKY Leon”,”Histoire de la revolution russe. La revolution de fevrier. Tome II.”,”””Il passaggio dell’ imperialismo dinastico-aristocratico a un imperialismo puramente borghese non può per nulla riconciliare con la guerra il proletariato russo.”” “”ll primo obbligo del proletariato rivoluzionario russo è di mostrare che le perfide intenzioni imperialiste della borghesia liberale non hanno assolutamente dietro di sé della forza perché non sono sostenute dalle masse operaie””. (pag 336)”,”TROD-141″
“TROTSKY Leon”,”Histoire de la revolution russe. Tome III. La revolution d’ Octobre”,”””Comunque, malgrado la crescita rapida del partito e delle sue entrate, la Pravda era, tra tutti i giornali di partito quello che aveva il formato più piccolo. Poco dopo il suo arrivo in Russia, Lenin scriveva a Radek, a Stoccolma: “”Scrivete degli articoli per la Pravda sulla politica estera – arci-corti e nello spirito della Pravda (abbiamo poco, pochissimo spazio, stiamo lottando per ingrandirlo)””. (pag 145) pag 163: sulla calunnia politica”,”TROD-142″
“TROTSKY Lev, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Uno stato non operaio né borghese? (25 novembre 1937). Con testi di James Burnham, Joseph Carter, Max Shachtman e Maurice Spector.”,”””Come può la nostra coscienza politica non indignarsi””, ci dicono gli ultrasinistri, “”quando ci si vorrebbe costringere a credere che in URSS, sotto il dominio di Stalin, il proletariato è la ‘classe dirigente’?!…””. Una simile affermazione, formulata in maniera così astratta, è effettivamente suscettibile di provocare la nostra “”indignazione””. Ma il problema è che le categorie astratte, necessarie nel processo di analisi, sono assolutamente inedeguate per la sintesi, la quale esige la massima concretezza. Il proletariato dell’ URSS è la classe dominante in un paese arretrato in cui manca ancora lo stretto necessario per vivere. Il proletariato dell’ URSS domina in un paese che comprende soltanto la dodicesima parte del genere umano; l’ imperialismo domina sui restanti undici dodicesimi. Il dominio del proletariato, già mutilato dall’ arretratezza e dalla povertà del paese, viene deformato due o tre volte di più dalla pressione dell’ imperialismo mondiale. L’ organo di dominio del proletariato – lo stato – diventa così un organo di pressione dell’ imperialismo (sulla diplomazia, sull’ esercito, sul commercio estero, sulle idee e sui costumi). La lotta per il predominio, considerata su scala storica, non è tra il proletariato e la burocrazia, bensì tra il proletariato e la borghesia mondiale. In questa lotta la burocrazia è soltanto un meccanismo di trasmissione. La lotta non è finita. (…)””. (pag 9)”,”TROS-099″
“TROTSKY Leon”,”La Revolucion de 1905.”,”Contiene: ‘Sulle caratteristiche specifiche dello sviluppo storico della Russia. Una risposta a M.N. Pokrovski’ (pag 236) (Sulla questione della ‘leggenda’ della singolarità del processo storico russo. Pokrovski non accetta l’ esistenza di particolarità dello sviluppo storico russo rispetto all’ Europa e nel 1922, anno in cui appare il libro di Trotsky in URSS, pubblica un articolo-recensione che contiene critiche al capitolo iniziale di Trotsky (‘Sviluppo sociale e zarismo in Russia’, in ‘La rivoluzione del 1905’). La risposta di Trotsky è sempre del 1922).”,”TROD-143″
“TROTSKY L. intervistato da SIMENON Georges, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Intervista a Lev Trotsky (7 giugno 1933). In appendice: “”Ancora al servizio dell’ Unione Sovietica…””. Quattro testi inediti di Trotksy (marzo-giugno 1933).”,”Trotsky su indebolimento dell’ Europa frazionata: “”L’ attuale crisi ciclica non ha fatto che rendere più acuti dei processi organici morbosi. La crisi ciclica cederà inevitabilmente il posto ad un rianimarsi della congiuntura, minore però di quello che ci si aspetta. Ma la situazione generale dell’ Europa non migliorerà di molto. Dopo ogni crisi, le aziende piccole e deboli diventano ancor più deboli o muoiono definitivamente; e le aziende forti diventano ancor più forti. L’ Europa frazionata costituisce una combinazione di piccole aziende, ostili le une alle altre, al cospetto dei giganti economici degli Stati Uniti. La situazione dell’ America è attualmente assai difficile: il dollaro stesso è stato messo in ginocchio. In seguito alla crisi attuale, però, il rapporto di forze mondiale cambierà a favore dell’ America e a detrimento dell’ Europa. Il fatto che il vecchio continente, nel suo insieme, perda la posizione privilegiata che deteneva nel passato porta ad un’ esacerbazione smisurata degli antagonismi tra gli stati europei e tra le classi all’interno di tali stati. Beninteso, nei diversi paesi questi processi hanno raggiunto una diversa tensione. Ma io parlo di una tendenza storica generale. La crescita delle contraddizioni sociali e nazionali spiega, a mio avviso, l’ origine e la relativa stabilità delle dittature””. (pag 8)”,”TROD-144″
“TROTSKY L. LENIN V.I., a cura di Paolo CASCIOLA”,”In lotta contro lo stalinismo. La vera storia del “”testamento”” di Lenin.”,”””Trotsky differiva però da Lenin per la sua insistenza sul piano economico centrale, che avrebbe dovuto essere elaborato dal Gosplan (la Commissione statale per il piano), e per l’ enfasi che egli poneva sula nazionalizzazione dell’ industria su vasta scala. Lenin respinse la riorganizzazione attorno ad un piano centralizzato, spingendo invece per una più stretta regolamentazione degli organismi esistenti.”” (pag 8) “”Le proposte di Trotsky vennero respinte al momento della loro presentazione, ma in seguito Lenin modificò il proprio punto di vista, come si può vedere dallo scritto “”Sull’ attribuzione di funzioni legislative al Gosplan””. Le proposte di Trotsky vennero incorporate nelle “”Tesi sull’ industria”” che egli presentò al XII Congresso del partito nell’ aprile 1923. Sebbene tali “”tesi”” fossero state accettate all’ unanimità, esse non vennero messe in pratica. L’ industria avrebbe dovuto aspettare fino all’ industrializzazione forzata del primo piano quinquennale, varato nel 1928″”. (pag 8)”,”TROD-145″
“TROTSKY Lev, a cura di Paolo CASCIOLA”,”La Quarta Internazionale e la guerra (10 giugno 1934).”,”””9. Lo stato nazionale creato dal capitalismo enlla sua lotta contro il regionalismo medievale è diventato l’ arena classica del capitalismo. Ma, non appena ha preso forma, esso si è trasformato in uun freno per lo sviluppo economico e culturale. La contraddizione esistente tra le forze produttive e la cornice dello stato nazionale, unita alla contraddizione principale – tra le forze produttive e la proprietà privata dei mezzi di produzione – ha fatto della crisi del capitalismo la crisi del sistema sociale mondiale. 10. Se le frontiere statali potessero essere spazzate via d’un sol colpo, le forze produttive, anche sotto il capitalismo, potrebbero continuare ad elevarsi per un certo lasso di tempo- al prezzo di innumerevoli sacrifici, è vero – ad un livello superiore.”” (pag 8) “”19. Una guerra moderna tra le grandi potenze significa non un conflitto tra democrazia e fascismo, bensì una lotta tra due imperialismi per una nuova spartizione del mondo. La guerra, inoltre, deve inevitabilmente assumere un carattere internazionale, e nell’ uno e nell’ altro campo si troveranno tanto gli Stati fascisti (semifascisti, bonapartisti, ecc.) quanto quelli “”democratici””. La forma repubblicana dell’ imperialismo francese non gli impedisce di basarsi in tempo di pace sulla dittatura militare borghese in Polonia, in Jugoslavia e in Romania, così come non gli impedirà in caso di necessità di restaurare la monarchia austro-ungarica per farne un bastione contro l’ unificazione dell’ Austria con la Germania. (…)””. (pag 10)”,”TROD-146″
“TROTSKY Lev”,”Vers le capitalisme ou vers le socialisme? (Aout 1925).”,”Trotsky sulla tendenza al declino relativo americano e al riequilibrio con l’ Europa: “”Negli Stati Uniti d’ America il processo capitalistico è giunto a un punto culminante. Per stabilire il predominio materiale del capitalismo odierno sul socialismo è istruttivo cogliere questo predominio là dove si mostra nel modo più pronunciato. Il “”Consiglio (Council) del Comitato d’ Industria dell’ America del Nord”” ha pubblicato recentemente un resoconto che ci rivela qualche cifra. La popolazione degli Stati Uniti forma circa il 6% della popolazione totale della terra e produce il 21 % del grano, il 32 % degli altri cereali, il 53 % dei prodotti boschivi, 62 % del prodotto fuso, il 60 % dell’ acciao, il 57 % della carta, il 60 % del rame, il 46 % del piombo e il 72 % del petrolio, del totale della produzione mondiale. Un terzo della ricchezza mondiale appartiene agli Stati Uniti. Essi possiedono il 38 % della forza idraulica della terra, il 59 % delle linee telefoniche e telegrafiche, il 40 % di tutte le ferrovie e il 90 % di tutte le automobili””. (pag 19) “”La capacità di produzione si traduce nella somma di reddito nazionale totale il cui calcolo comporta come si sa delle grandi difficoltà.”” (…) (pag 19) “”Queste cifre, per quanto importanti siano, non significano affatto che la nostra disfatta nella lotta storica sia a priori certa, e non solo per il fatto che il mondo capitalistico non si limita unicamente all’ America; non soltanto perché potenti forze politiche prendono parte alla lotta storica, forze che sono il risultato di tutto lo sviluppo economico precedente; ma anche, e prima di tutto, perchè la curva futura dello sviluppo economico dell’ America del Nord rappresenta essa stessa una grande incognita. Le forze produttive degli Stati Uniti non sono pienamente impiegate, e la diminuzione della possibilità di produzione significa anche diminuizione delle forze produttive. Gli Stati Uniti non sono sufficientemente provvisti di mercati di sbocco. Il problema degli sbocchi si pone per loro con una acutezza sempre crescente. Non è del tutto impossibile che nel periodo a venire il coefficiente di comparazione della capacità di produzione, tenda, dai due lati, verso una egualizzazione: per l’ aumento della nostra e la diminuizione di quella dell’ America. Questo potrà prodursi a un ben più alto grado per l’ Europa, il cui livello di produzione si mantiene adesso molto più basso di quello dell’ America.”” (pag 19-20)”,”TROD-147″
“TROTSKY Lev”,”L’ esercito rosso. Discorso su “”Il potere dei consigli e l’ imperialismo internazionale”” tenuto a Mosca il 21 aprile 1918.”,”””Che cosa vuol dire ordine del lavoro? L’ ordine del lavoro, la disciplina rivoluzionaria non si hanno, come ognuno comprende, che restando ciascuno al suo posto di onorato lavoro e alla sua vedetta a vigilare affinché la nostra classe possa conservare il potere e costruire l’ economia generale, in modo da non precipitare, ma salire in alto e salvare tutto il paese. Deve succedere in sostanza come in una famiglia privata: quando la famiglia è unita costituisce l’ unità e ciascuno lavora pel benessere dell’ intera famiglia. Ma qui non si tratta d’una piccola famiglia: si tratta del benessere di milioni di uomini. In tutti deve sussistere la medesima coscienza, la coscienza che la nostra Russia dei Consigli, la nostra Russia degli operai e dei contadini altro non è che un’ immensa famiglia in cui se v’è qualcuno fiacco (…), costui porta danno all’ intera classe lavoratrice (…).”” (pag 18)”,”TROD-148″
“TROTSKY Lev REICH Wilhelm, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Carteggio 1933-1935.”,”””Si sapeva che, al momento del suo passaggio a Parigi nell’ autunno del 1933, Wilhelm Reich aveva assistito a diverse riunioni di membri della sinistra socialista tedesca, incontrando in quelle occasioni dei militanti comunisti dell’ opposizione di sinistra tedesca. Ma si ignorava che nella stessa epoca egli si era rivolto allo stesso Trotsky: gli aveva trasmesso due delle sue recenti pubblicazioni annunciandogli l’ imminente invio del suo libro sulla “”Psicologia di massa del fascismo””, che stava per uscire a Copenhagen, e gli aveva dichiarato che, essendosi “”convinto della correttezza fondamentale delle sue concezioni””, “”seguiva con attenzione il lavoro del’ opposizione di sinistra””, cioè le attività dei seguaci di Trotsky.”” (pag 3, introduzione)”,”TROD-149″
“TROTSKY Lev, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Rosa Luxemburg: difesa e critica di una rivoluzionaria. Due articoli e un discorso.”,”””Di tutte le personalità del socialismo europeo, nessuno era tanto vicino a Trotsky (…) di Rosa Luxemburg”” (I. Deutscher, The Prophet Armed). (pag 3) “”Trotsky avrebbe “”riscoperto”” Rosa soltanto nel 1932. L’ occasione gliene fu offerta, per così dire, da Stalin, il quale nell’ articolo sopra menzionato (“”A proposito d’alcuni problemi della storia del bolscevismo””), accusò Rosa di capitolare all’ opportunismo perché, al contrario di Lenin, non aveva rotto con Kautsky prima del 1914. Trotsky fece a pezzi senza difficoltà questa disonesta falsificazione, utilizzando tra l’ altro la famosa lettera di Lenin a Sljapnikov del 27 ottobre 1914: “”Kautsky lo odio e disprezzo adesso più di tutti (…). Aveva ragione R. Luxemburg quando scrisse, tempo addietro, che in Kautsky c’è (…) il servilismo davanti alla maggioranza del partito, davanti all’ opportunismo””. (pag 6)”,”TROD-150″
“TROTSKY Lev”,”Perché Stalin ha sconfitto l’ opposizione? (12 novembre 1935).”,”””Chiunque conosca un po’ la storia sa che ogni rivoluzione ha comportato, a mo’ di strascico, una controrivoluzione che, è vero, non ha mai riportato completamente la società al suo punto di partenza nella sfera economica, ma ha sempre confiscato al popolo una porzione considerevole delle sue conquiste politiche e, talvolta, si è persino appropriata della parte del leone di queste ultime. Come regola generale, la prima vittima dell’ ondata rivoluzionaria è quello strato di rivoluzionari che si erano trovati alla testa delle masse nel primo periodo, quello dell’ offensiva, quello “”eroico””, della rivoluzione. Questa semplice osservazione storica generale dovrebbe già suggerirci che non abbiamo a che fare semplicemente con l’ abilità, l’ astuzia e l’ intelligenza di due individui o poco più, ma con cause infinitamente più profonde. A differenza dei fatalisti superficiali (del tipo di Leon Blum, Paul Faure e altri), i marxisti non negano affatto il ruolo del singolo individuo, dela sua iniziativa e del suo coraggio, nella lotta sociale. Tuttavia, contrariamente agli idealisti, i marxisti sanno che, in ultima analisi, è l’ esistenza a determinare la coscienza. Il ruolo della direzione nella rivoluzione è estremamente importante. Senza una direzione giusta, il proletariato non può vincere. Ma anche la migliore delle direzioni rivoluzionarie è incapace di suscitare una rivoluzione se non esistono le condizioni oggettive per farla. La qualità principale di una direzione proletaria consiste nel saper distinguere il momento in cui è possibile attaccare da quello in cui è necessario ritirarsi. In questa capacità risiedeva la grande forza di Lenin.”” (pag 3-4) “”Quanto all’ apparato militare, esso non è che una parte dell’ apparato burocratico, dal quale non differisce affatto dal punto di vista qualitativo. Basti dire che negli anni della guerra civile l’ Armata Rossa assorbì decine di migliaia di ex ufficiali zaristi. Il 13 marzo 1919, nel corso di un’ assemblea a Pietrogrado, Lenin dichiarò: “”Quando il compagno Trotsky mi ha comunicato recentemente che nell’ amministrazione militare abbiamo alcune decine di migliaia di ufficiali, ho compreso in modo concreto in che cosa consiste il segreto dell’ utilizzazione dei nostri nemici: come costringere coloro che erano avversari del comunismo, a costruirlo con i mattoni ammucchiati dai capitalisti per usarli contro di noi! Non ci sono dati altri mattoni!”” (pag 6) “”L’ iniziativa della lotta contro l’ Opposizione di Sinistra non venne presa propriamente da Stalin, ma da Zinoviev. In un primo momento Stalin esitò e temporeggiò. Sarebbe sbagliato credere che Stalin avesse addirittura un piano strategico sin dall’ inizio.”” (pag 7) “”Nell’ intervallo tra i due attacchi della sua malattia, Lenin mi propose di costruire una frazione con lui per lottare contro la burocrazia e il suo stato maggiore: l’ Ufficio Organizzativo del Comitato Centrale, dove regnava Stalin. In vista del XII Congresso del partito, Lenin – per dirla con le sue parole – stava preparando una “”bomba”” contro Stalin””. (pag 7-8)”,”TROD-151″
“TROTSKY Lev”,”La natura di classe dello Stato sovietico (1° ottobre 1933).”,”””Le spaventose difficoltà dell’ edificazione socialista in un paese isolato e arretrato, unite alla politica erronea della direzione – che, in ultima analisi, riflette anch’essa la pressione dell’ arretratezza e dell’ isolamento – hanno portato al seguente risultato: la burocrazia ha espropriato politicamente il proletariato allo scopo di mantenere con i propri metodi le conquiste sociali di quest’ ultimo. L’ anatomia della società è determinata dai suoi rapporti economici. Fintantoché le forme di proprietà create dalla Rivoluzione d’ Ottobre non vengono rovesciate, il proletariato continua ad essere la classe dominante””. (pag 3) “”Del resto, nell’ ultimo periodo Urbahns ha creato una nuova teoria: la struttura economica sovietica sembra essere una varietà di “”capitalismo di stato””. Il “”progresso”” risiede nel fatto che, dagli esercizi terminologici nella sfera della sovrastruttura politica, Urbahns è disceso fino alla base economica. Ma questa discesa – ahimé – non gli ha giovato affatto.”” (…). (pag 6) “”Lenin ha effettivamente applicato il termine “”capitalismo di stato””, non all’ economia sovietica nel suo insieme, ma soltanto ad un certo settore di essa: alle concessioni straniere, alle società miste industriali e commerciali e, in parte, alle cooperative contadine, formate in larga misura dai kulaki, controllate dallo stato””. (pag 7) Nota 15: Hugo Urbahns (1890-1946). Insegnante, attivo nel partito socialdemocratico tedesco prima della guerra, adottò un atteggiamento pacifista e internazionalista che lo portò ad aderire al partito socialdemocratico indipendente (USPD). Con la maggioranza di tale formazione confluì nel 1920 nel partito comunista (KPD), dove fu uno degli esponenti di spicco dell’ ala “”sinistra””, che rappresentò al IV Congresso dell’ Internazionale Comunista nel novembre-dicembre del 1922. Tra i dirigenti della federazione di Amburgo, giocò un ruolo importante nell’ insurrezione scatenata dal KPD in quella città nell’ ottobre del 1923, in seguito alla quale subì una condanna a due anni di detenzione. Eletto al Comitato Centrale del KPD nel 1925, fu poi criticato per i suoi legami con la frazione di Zinoviev e con l’ Opposizione Unificata sovietica ed espulso dal partito insieme ad Arkady Maslow e Ruth Fischer (novembre 1926). Parteciò poi alla creazione del Leninbund (aprile 1928), che raccoglieva gli zinovievisti e i trotskisti tedeschi. In seguito alle dimissioni di Maslow, della Fischer e di Werner Scholem (maggio 1928) divenne il leader principale del Leninbund, che per oltre un anno fu una specie di organizzazione sorella dell’ Opposizione di Sinistra sovietica. Nella discussione apertasi in seguito al conflitto cino-sovietico per la ferrovia orientale in Manciuria (luglio 1929), Urbahns espresse importanti divergenze rispetto a due punti chiave dela politica seguita dai raggruppamenti trotskisti: la natura dello stato sovietico, che egli qualificava come un “”capitalismo di stato””, e la politica di riforma dei partiti comunisti e del Comintern, alla quale egli contrapponeva la prospettiva immediata della creazione di nuovi partiti rivoluzionari e di una nuova Internazionale. Nella primavera del 1930 i seguaci di Trotsky presenti nel Leninbund abbandonarono l’ organizzazione. Dopo la vittoria di Hitler, nel 1933, Urbahns si rifugiò dapprima in Cecoslovacchia, poi in Svezia, dove morì.”” (pag 21)”,”TROD-152″
“TROTSKY Lev”,”Un dramma giudiziario (Il processo Beilis).”,”””L’ articolo di Trotsky che presentiamo in questo numero dei Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso apparve originariamente nel novembre del 1913 sulla rivista della socialdemocrazia tedesca Die Neue Zeit. Cinque anni dopo esso venne pubblicato sotto forma di opuscolo nella traduzione italiana qui riprodotta, effettuata da Pasquale Martignetti.”” (pag 3)”,”TROD-153″
“TROTSKY Lev, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Ancora una volta: l’ URSS e la sua difesa (4 novembre 1937). Con testi di Yvan Craipeau e Pierre Naville.”,”‘Difesa dell’ URSS e democrazia borghese. “”Se ammettete che il sistema sovietico, anche se degenerato, rappresenta un progresso storico rispetto al capitalismo, ci viene detto, allora bisogna anche difendere la democrazia francese o inglese, che rappresenta un passo in avanti rispetto al fascismo. Che buffa obiezione! Questa questione del carattere “”progressivo”” dello stato non può essere risolta per mezzo di dilemmi tanto semplicistici. La democrazia capitalista, che del resto è dovunque combinata ad un regime autoritario bonapartista, è il bastione più poderoso per la difesa del grande capitale. Il fascismo rappresenta, in altre condizioni, un’ altra parte di questa muraglia cinese. Lo pseudo-capitalismo di stato e l’ autarchia costituiscono una regressione rispetto al capitalismo monopolistico e al capitalismo liberale sul cammino ascendente della divisione e della produttività mondiali del lavoro, con tutte le conseguenze catastrofiche nel settore del consumo (disoccupazione permanente, abbassamento del livello di vita delle masse, industrie artificiali, ecc.). Per integrare di nuovo l’ URSS in questa anarchia è necessaria una controrivoluzione sociale. Il capitalismo non considera la Russia in maniera diversa dalla Cina: un mercato di consumatori già ostacolato dallo sviluppo industriale interno. Noi partiamo da questo punto per affermare che la difesa dell’ Unione Sovietica contro il capitalismo mondiale costituisce un dovere del proletariato.”” (pag 31)”,”TROD-154″
“TROTSKY Lev, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Lev Sedov. Figlio, amico, combattente. Dedicato alla gioventù proletaria (20 febbraio 1938).”,”””Nella febbre degli anni rivoluzionari egli aveva quasi dimenticato le lingue straniere, che, da bambino, conosceva meglio del russo. Fu necessario impararle di nuovo. Ebbe inizio il nostro lavoro letterario in comune. I miei archivi e la mia biblioteca erano completamente nella mani di Lev. Egli conosceva bene le opere di Marx, di Engels e di Lenin, conosceva a menadito i miei libri e i miei manoscritti, la storia del partito e della rivoluzione, e la storia delle falsificazioni termidoriane. Persino nel caos della biblioteca pubblica di Alma-Ata aveva già studiato le collezioni della Pravda degli anni sovietici e ne aveva raccolto le citazioni e i riferimenti indispensabili con infallibile intraprendenza. Senza questo materiale prezioso e senza le ricerche successive di Lev negli archivi e nelle biblioteche, dapprima in Turchia, poi a Berlino e infine a Parigi, nessuna delle opere che ho scritto nel corso di questi ultimi dieci anni sarebbe stata possibile.”” (pag 6)”,”TROD-155″
“TROTSKY Lev, a cura di Antonella MARAZZI”,”Scritti sull’ Italia.”,”Giudizi di Trotsky su Mussolini (pag 101) “”Mussolini è il tipo perfetto del traditore. Non può esserci alcun dubbio che la maggior parte degli operai che oggi appoggiano i fascisti, domani si schiereranno contro. Senza dubbio, vieppiù che il movimento comunista si svilupperà in Italia – e ciò è inevitabile- sempre più vi saranno operai ed intellettuali che scuoteranno dai loro piedi la polvere fascista, malediranno Mussolini e denunceranno la volgarità dei suoi complotti e dei suoi misfatti””. (pag 101-102) (in l’ Ordine Nuovo, 1922) Rapporti di Trotsky con il bordighismo (pag 135) (lettera a Bordiga, 2 marzo 1926) “”3. Quando Brandler, nel gennaio 1924 venne a Mosca e ci disse che era allora più ottimista in riguardo allo sviluppo degli avvenimenti che non nell’ autunno dell’ anno precedente, per me diventò ancora più chiaro il fatto che Brandler non aveva capito quella particolare combinazione di condizioni che crea una situazione rivoluzionaria; io gli dissi: “”Voi non sapete distinguere la faccia della rivoluzione dalla sua schiena. Nell’ autunno scorso la rivoluzione vi volgeva la faccia, voi avete lasciato passare il momento. La rivoluzione ora vi volge le spalle, voi invece credete che essa venga verso di voi””. (pag 137)”,”TROD-157″
“TROTSKY Leon”,”1. Trotsky: Gli insegnamenti di Ottobre. 2. Lettera di Trotsky a Olminski sulle sue divergenze di vedute col Partito Bolscevico. 3. Come non si deve scrivere la storia della Rivoluzione di Ottobre.”,”Sulla crisi interna al Partito nell’ ottobre 1917: “”La decisione in merito alla insurrezione armata veniva presa dal Comitato Centrale il 10 ottobre. L’ 11 ottobre, alle più importanti organizzazioni del partito veniva spedita la lettera sopra accennata “”Intorno al momento attuale””. Il 18-31 ottobre, cioè una settimana prima della Rivoluzione apparve, nel giornale “”Novaia Scjsn””, la lettera di Kamenev: “”Non solo io ed il compagno Zinoviev, ma anche molti altri compagni, che si occupano di lavoro pratico, – si diceva in questa lettera, – siamo del parere che prendere l’ iniziativa della insurrezione armata, in questo momento, da soli, dato l’ attuale rapporto di forze, indipendentemente dal Congresso dei Soviet e qualche giorno prima di esso, costituirebbe un passo inammissibile, funesto per il proletariato e per la rivoluzione””. (pag 24) “”Il giorno seguente, il 5(18) novembre, veniva pubblicata un’altra lettera con analoga tendenza: “”Io non posso, per la disciplina di partito, tacere quando dei marxisti, contrariamente al buon senso e a dispetto della situazione, non vogliono tener conto dele condizioni effettive che ci impongono l’ accordo con tutti i partiti socialisti, a costo di uno sfacelo… Io non posso, per la disciplina del partito, farmi influenzare dal culto personale e far dipendere la nostra intesa politica con tutti i partiti socialisti della permanenza di questa o quell’ altra persona al Governo e prolungare, sia pure di un sol momento, lo spargimento di sangue””. In conclusione l’ autore della lettera (Losovski) dichiara indispensabile lottar per la convocazione di un Congresso del partito, per risolvere la questione (…)””.”,”TROD-158″
“TROTSKY Leon, MARX Karl”,”Marx vu par Trotsky.”,”Il marxismo negli Stati Uniti (pag 63) (…) Mentre gli Stati Uniti godono di una superiorità tecnica schiacciante, il loro pensiero economico è estremamente arretrato, sia a destra, sia a sinistra. John L. Lewis ha le stesse vedute di Franklin D. Roosevelt. Se si considera la natura della loro posizione, la funzione sociale di Lewis è incomparabilmente più conservatrice, per non dire reazionaria, di quella di Roosevelt. In certi circoli americani, c’è la tendenza a ripudiare questa o quella teoria fondamentale rifiutandola solamente come non americana, senza il più tenue senso critico scientifico. Ma dove trovare il criterio di differenziazione? Il cristianesimo è stato importato negli Stati Uniti nello stesso tempo che i logaritmi, la poesia di Shakespeare, la nozione dei diritti dell’ uomo e del cittadino e un certo numero di prodotti meno importanti del pensiero umano. Oggi il marxismo si trova nella stessa situazione. (…) In tutti i modi, le condizioni materiali che costituivano le basi dell’ “”Americanismo”” sono oggi sempre più relegate nel passato. Da qui la profonda crisi dell’ ideologia tradizionale americana. Un pensiero empirico, limitato alla soluzione di compiti immediati, sembrava sufficiente sia alle cerchie dei lavoratori che a quelle borghesi, finché la legge del valore di Marx formava il pensiero di ciascuno. Ma oggi, questa stessa legge è in contraddizione con se stessa. Invece di far avanzare l’ economia essa mina i suoi fondamenti. Un pensiero conciliatore ed eclettico che mantiene un’ atteggiamento sfavorevole al marxismo considerato come “”un dogma””, diviene profondamente inadeguato, reazionario e nettamente ridicolo. Al contrario sono le idee tradizionali dell’ “”americanismo”” che sono diventate morte, pietrificate come un “”dogma””, dando come risultato solo errori e confusione.”” (…). (pag 66-67)”,”TROD-159″
“TROTSKY Leon”,”Journal d’ exil, 1935.”,”Nota della Harvard sul testamento del 1940 (pag 30): La Harvard University Press è riconoscente a Max SCHACHTMAN, rappresentante americano della Sig.ra TROTSKY, per l’ aiuto apportato nella preparazione dell’ edizione del ‘Diario’ così come a Hugh McLEAN, John van HEJENOORT e George FISCHER. SCHACHTMAN non solo ha contribuito a questo preparazione ma ha fornito lui stesso una gran parte di informazioni su cui sono basate le note. “”Engels è senza alcun dubbio una delle più belle, delle più coltivate e delle più nobili nature nella galleria dei grandi uomini””. (pag 41) “”I pronostici di Engels sono sempre ottimistici. Non è raro che essi anticipino la marcia reale degli avvenimenti. Si può concepire, però, una previsione storica che, secondo l’ espressione francese, non bruci qualche tappa intermedia? In fin dei conti E. ha sempre ragione. Quello che dice nella sua lettera alla Sig.ra Vichnievetsky dell’ evoluzione dell’ Inghilterra e degli Stati Uniti non si è pienamente confermato che nell’ epoca del dopoguerra, quaranta o cinquanta anni dopo: ma a qual punto confermato!”” (pag 43) Engels a Becker sul radicalismo francese: “”ll 15 giugno 1885, Engels scriveva al vecchio Becker: “”Tu hai pienamente ragione, il radicalismo in Francia si consuma con una colossale rapidità. Non c’è più propriamente che un uomo ad usarlo, ed è Clemenceau. Se quello viene, si dovranno perdere tutte le illusioni, e prima di tutto quelle, che si possa oggi governare in Francia una repubblica borghese senza rubare e lasciar rubare””””. (pag 73) Questione esecuzione famiglia dello Zar: “”La mia successiva visita a Mosca avvenne allorché Ekaterinburg era già caduta. Conversando con Sverdlov, gli domandai tra l’ altro: – Si, e dov’è lo Zar? – Finito, mi rispose: è stato fucilato. E la famiglia, dov’è la famiglia? Fucilata con lui. Tutti? chiesi, apparentemente con una sfumatura di stupore. Tutti, rispose Sverdlov, e allora? Attendeva la mia reazione, non risposi nulla: E chi ha deciso? domandai. Noi, qui, abbiamo deciso. Ilic riteneva che non si potesse lasciare una bandiera vivente, soprattutto nelle difficili condizioni attuali… Io non posi più la questione, e feci una croce sull’ affare. Di fatto, la decisione non fu solo opportuna, ma indispensabile. La ferocia di questa giustizia sommaria mostrò a tutti che la lotta era implacabile, non ci fermavamo davanti a niente. L’ esecuzione delle famiglia imperiale fu necessaria non solo per spaventare, colpire di stupore, privare di speranze il nemico, ma anche per scuotere i nostri, mostrare loro che non avevano alcuna ritirata, che quello che li attendeva, era la vittoria totale o la disfatta totale.”” (pag 109-110) Gli anni 1934 e 1935 su cui si concentrano le note e i commenti di questo Diario d’ Esilio finora interamente inedito annunciano la seconda guerra mondiale. In Francia le elezioni portano al potere la gauche per la seconda volta dalla fine della guerra. In Germania, Hitler s’impadronisce del potere. Inquieto, Stalin imprime alla sua politica una brusca svolta. La Russia prende a Ginevra il posto vacante lasciato dalla partenza della Germania e si fa l’ eroe dell’ antifascismo verbale. Su questo sfondo di avvenimenti storici si iscrivono le note e i commenti di TROTSKY, scritti su tre quaderni di scuola che compongono questo ‘Diario d’ esilio’, e completati con il ‘Testamento’ in data 27 febbraio e 3 marzo 1940. TROTSKY conosce bene gli uomini e la sua esperienza eccezionale gli permette di giudicare situazioni in cambiamento con la sua chiaroveggenza abituale. Ma i profondi cambiamenti in Francia avranno anche conseguenze personali. Mettendosi d’accordo con LAVAL, STALIN, può fare pressioni sul governo affinché TROTSKY venga espulso dalla Francia. Un incidente banale fornirà il pretesto per questa operazione (arresto ed espulsione). Fatto inedito nella storia dell’ esilio politico, nessuna nazione democratica grande o piccola consente ad accogliere il rivoluzionario proscritto.”,”TROD-160″
“TROTSKY Leon”,”Les problemes de la révolution allemande.”,”I termini in politica. “”Se la socialdemocrazia non rappresenta che una variante del fascismo come si può presentare ai socialfascisti una domanda ufficiale di difesa comune della democrazia? Prendendo a prestito il cammino del referendum, la burocrazia del partito non ha posto alcuna condizione ai nazional-socialisti. Perché? Se i socialdemocratici e i nazisti non rappresentano che delle gradazioni del fascismo, perché si può porre delle condizioni alla socialdemocrazia e non si può porle ai nazional-socialisti? Non è che esiste qualche differenza importante di qualità tra queste due “”varietà””, sia per ciò che concerne la base sociale, sia in ciò che concerne il loro metodo di ingannare le masse? Ma allora, non chiamate fascisti gli uni e gli altri, perché i termini, in politica, servono a distinguere le cose e non a mettere tutti nello stesso sacco. E’ pure giusto dire che Thälmann ha concluso il fronte unico con Hitler?””. (pag 4) Rapporti di forze. “”La sola frase nel discorso di Thälmann, del 24 luglio, che sembra essere una giustificazione seria della svolta, è la seguente: “”Per l’ utilizzazione dei mezzi legali di un’ azione parlamentare di massa, il plebiscito rosso rappresenta un passo in avanti nel senso di una mobilitazione extra-parlamentare delle masse””. Se queste parole hanno un senso qualunque, ciò vuole dire: prendiamo come punto di partenza della nostra offensiva rivoluzionaria il voto parlamentare per rovesciare per via legale il governo della socialdemocrazia e dei partiti del centro ad essa legati, per, poi, rovesciare con la pressione rivoluzionaria delle masse il fascismo che tenta di diventare l’ erede della socialdemocrazia. In altri termini, il referendum prussiano non gioca che un ruolo di trampolino, per un salto rivoluzionario. Si, come trampolino, il plebiscito sarebbe completamente giustificato. Il fatto che i fascisti votino o non votino al fianco dei comunisti avrà perduto completamente il suo significato a partire dal momento in cui il proletariato, con la sua pressione, rovescerà i fascisti e prenderà tra le sue mani il potere. (…) Bisogna solo avere la possibilità di fare effettivamente il salto, non a parole, ma realmente. Il problema si riduce dunque ai rapporti di forza. Scendere in strada con le parole d’ ordine “”Abbasso il governo Bruning-Braun!””, quando, secondo il rapporto di forze, questo governo non può essere sostitutito che da un governo Htiler-Hugenberg è avventurismo puro.”” (pag 5-6) Comintern. “”La storia si è come assegnata il compito di smentire nel modo più netto i pronostici e le direttive dell’ Internazionale comunista dopo il 1923. E’ stato così per la valutazione della situazione rivoluzionaria della Germania nel 1923; per il ruolo mondiale dell’ America e dell’ antagonismo anglo-americano; è stato così per l’ orientamento circa uno sviluppo rivoluzionario nel 1924-1925; per l’ apprezzamento delle forze motrici e delle prospettive della rivoluzione cinese (1925-1927); per il tradeunionismo inglese (1925-1927); per l’ industrializzazione e dei kulak in URSS e via di seguito. Allo stesso oggi per l’ apprezzamento del “”terzo periodo”” e del social-fascismo””. (pag 56)”,”TROD-161″
“TROTSKY Leon”,”Les problemes de la révolution allemande.”,”Fronte unico contro il nazismo. “”L’ atteggiamento degli operai socialdemocratici è di una importanza decisiva. Il fronte unico di comunisti e socialdemocratici – questa è precisamente la condizione politica fondamentale che manca in Germania per una situazione rivoluzionaria immediata. La presenza di un fascismo solido è evidentemente un ostacolo serio alla vittoria. Ma il fascismo non può conservare una forza d’ attrazione che nelle condizioni in cui le forze del proletariato sono disperse e deboli, cosa che priva quest’ ultimo della possibilità di condurre il popolo tedesco sul cammino della rivoluzione vittoriosa. Il fronte unico rivoluzionario della classe operaia è già in sé un colpo politico mortale portato al fascismo””. (pag 28)”,”MGEK-068″
“TROTSKY Leon; a cura di Jean Paul SCOT”,”Trotski. Textes.”,”Analisi sociale di Trotsky. I contorni reali delle classi. Classi come categorie economico-politiche. “”Ciò che caratterizza l’ analisi sociale di Trotsky, è che le classi non sono tanto comprese nella realtà materiale dei rapporti concreti di sfruttamento quanto nella loro essenza economica, il loro semplice posto nella produzione. Non si ha in lui lo studio delle diverse forme di sfruttamento nelle città o nelle campagne, ma semmai solo qualche indicazione rapida sul livello di produttività, il peso economico o i dati della popolazione attiva. I rapporti sociali di produzione sono ridotti a semplice evocazione delle forze produttive. Questo procedimento economico è giustificato da Trotsky: “”E’ impossibile, dice, discernere le classi di primo acchito…””. Occorre sempre, “”sotto l’ accozzaglia dei partiti e dei programmi… scoprire i contorni reali delle classi sociali le cui radici affondano nelle retrovie profonde della produzione e i cui fiori si schiudono nelle sfere superiori dell’ ideologia””. (pag 29, Trotsky, 1905). Trotsky intende però sfuggire al determinismo e al meccanicismo. La coscienza non è il semplice riflesso della realtà. “”Tra le forze produttive di un paese e la potenza politica delle sue classi interferiscono diversi fattori politici e sociali che modificano, o a volte alterano completamente l’ espressione politica dei rapporti economici.”” Trotsky rivendica il diritto, nei “”quadri della necessità economica”” di impiegare la sua “”logica soggettiva”” (1905). In seguito, sovente, in lui, le classi sono ridotte a semplici categorie economico-politiche. (pag 28-29) Auto-attività del proletariato. “”In tutti i casi, è perfettamente sterile voler stabilire in anticipo i risultati di metodi tattici ai quali tanto lo sviluppo interno del Partito quanto la situazione politica generale ci hanno costretto a rincorrere. Quando verrà il periodo rivoluzionario, nel momento in cui tutte le forze politiche faranno e regoleranno i loro conti, la storia stessa traccerà il bilancio dei nostri risultati. Essa non sottrarrà né aggiungerà niente di più. Non c’è alcun dubbio che terrà conto in un modo o nell’ altro, della minima particella di coscienza di classe e di auto-attività del proletariato che avremo introdotto nel movimento proletario”” (pag 98, Trotsky, I nostri compiti politici, 1904) Equilibrio instabile dell’ umanità. O socialismo o barbarie. “” (…) l’ umanità non ha marciato sempre dal basso in alto, seguendo una linea sempre ascendente. No, essa ha conosciuto dei lunghi periodi di stagnazione e di ricaduta verso la barbarie. Alcune società si erano elevate, erano giunte ad un certo livello, ma non hanno potuto restare a quell’ altezza… L’ umanità non resta ferma: il suo equilibrio, a seguito delle lotte delle classi e delle nazioni, è instabile. Se una società non può ascendere, essa cade; e se non esiste nessuna classe che può elevarla, essa si decompone e apre la via alla barbarie. (pag 214, Trotsky, Nouvelle étape (1921))”,”TROD-162″
“TROTSKY Leon”,”La révolution espagnole et les taches communistes.”,”Ruolo rivoluzionario dell’ esercito. “”Il sollevamento repubblicano del dicembre 1930 sarà incontestabilmente iscritto nella storia come il limite tra due epoche della lotta rivoluzionaria. E’ vero che l’ ala sinistra repubblicana ha stabilito un legame con i capi delle organizzazioni operaie per ottenere una unità d’ azione. Gli operai disarmati dovevano giocare il ruolo di coro al fianco dei corifei repubblicani. Questo scopo è stato realizzato in una misura sufficiente per dimostrare una volta per tutte l’ incompatibilità di un complotto d’ ufficiali con lo sciopero rivoluzionario. Contro il complotto militare che opponeva un’ arma all’ altra, il governo ha trovato forze sufficienti all’ interno dell’ esercito stesso. Quanto allo sciopero, senzo scopo indipendente e senza una direzione propria, era votato all’ insuccesso non appena l’ insurrezione militare fosse stata repressa. Il ruolo rivoluzionario dell’ esercito, non in quanto strumento provvisorio degli ufficiali, ma come parte armata del popolo, si determinerà in ultima istanza attraverso il ruolo degli operai e dei contadini nel corso della lotta””. (pag 8) Federalismo e centralismo. “”La classe operaia non deve in alcun caso costruire la sua organizzazione politica su base federalista. Il partito comunista non è l’ immagine di un futuro regime di Stato spagnolo, ma una leva d’ acciaio per il rovesciamento del regime esistente. Non può essere organizzato altrimenti che sui principi del centralismo democratico””. (pag 8) Tre condizioni. “”Per la soluzione vittoriosa di tutti questi compiti, occorrono tre condizioni: un partito, ancora un partito e sempre un partito””. (24 gennaio 1931, Prinkipo)”,”TROD-163″
“TROTSKY Leon, a cura di George BREITMAN e Evelyn REED”,”Writings of Leon Trotsky, 1938-39.”,”Sulla storia dell’ opposizione di sinistra: dibattito Johnson-Trotsky (Coyoacan, aprile 1939) (pag 61) Formalismo e burocrazia. “”Trotsky: Formalismo. Nel 1917 abbiamo avuto il più grande partito rivoluzionario del mondo. Nel 1936 esso strangola la rivoluzione in Spagna. Come si è sviluppato dal 1917 al 1936? Questa è la questione. Secondo la tua tesi, la degenerazione sarebbe iniziata nell’ ottobre 1917. Secondo la mia visione essa è iniziata nei primi anni della Nuova Politica Economica. Ma perfino nel 1927 l’ intero partito stava ardentemente aspettando la conclusione della rivoluzione cinese. Ciò che è successo è che la burocrazia acquisisce certe consuetudini burocratiche di pensiero. Si propone di trattenere oggi i contadini in modo da non spaventare i generali. Si pensa che ciò avrebbe spinto la borghesia a sinistra. Si vede il Kuomintang come un un corpo di persone che occupano un incarico e si pensa che si possa mettere in quegli incarichi dei comunisti in modo da cambiare la direzione degli eventi…(…). (pag 61) Coraggio mentale. La morte della Krupskaia. “”Nulla può essere più lontano della nostra mente che incolpare Nadezhda Constantinovna per non essere stata abbastanza risoluta per rompere apertamente con la burocrazia. Menti politiche, molto più indipendenti di lei, vacillarono, provarono a giocare a nascondino con la storia – e perirono. La Krupskaja non era dotata al più alto grado di un senso di responsabilità. Personalmente era abbastanza coraggiosa. Ciò che le mancava era il coraggio mentale. Con profonda pena noi diamo l’ addio alla leale compagna di Lenin, ad una irreprensibile rivoluzionaria ed una della più tragiche figure della storia rivoluzionaria. (L.T., 4 marzo 1939) (pag 102)”,”TROD-164″
“TROTSKY Leon e altri, a cura di PLUET Jacqueline”,”Trotski et le trotskisme.”,”PLUET Jacqueline è stata bibliotecaria presso la Maison des Sciences de l’ Homme, Paris. Si cita il libro ‘L’ Opposition de gauche de l’ Internationale communiste’, G. Faussecave, Paris, 1927 (pag 17) “”I tentativi fatti per presentare la burocrazia sovietica come una classe “”capitalista di Stato”” non reggono visibilmente alla critica””. (pag 59, Trotsky) Guerra preventiva degli USA contro la Germania. “”La causa immediata della guerra attuale è la rivalità tra gli imperi coloniali vecchi e ricchi: Gran Bretagna e Francia e i predatori imperialisti attardati: Germania e Italia. (…) La contraddizione economica più potente che condusse alla guerra del 1914-1918 fu la rivalità tra la Gran Bretagna e la Germania. La partecipazione degli Stati Uniti alla guerra fu una misura preventiva. Non fu consentito alla Germania di poter soggiogare il continente europeo.”” (pag 66, Trotsky) “”La IV Internazionale rifuta completamente ogni politica suscettibile di aiutare l’ imperialismo contro l’ URSS. La difesa dell’ URSS coincide in principio con la preparazione della rivoluzione proletaria mondiale””. (pag 68, Trotsky)”,”TROD-165″
“TROTSKY Leon”,”Writings of Leon Trotsky, 1935-36.”,”Intervista in Norvegia. Osserviamo che la maggior parte dei vecchi bolscevichi sono ora o morti o in esilio e Trotsky dice: “”Chi fa la rivoluzione non trae mai benefici da essa. Ma il mondo ha fatto lo stesso un piccolo progresso. La differenza è che formalmente, nella rivoluzione francese si tagliavano le teste dei leaders della rivoluzione, ora sono mandati in esilio in Siberia e altrove. La nuova burocrazia nell’ Unione Sovietica è composta di nuovi elementi – in parte vecchi nemici della rivoluzione di ottobre. E’ difficile per me esprimermi su questo ma è stata veramente una scena shakeasperiana quella che si è verificata all’ inizio di quest’anno quando i rappresentanti del movimento operaio inglese si sono recati nell’ ambasciata sovietica in connessione con l’ imprigionamento di Zinoviev e Kamenev. Essi si trovarono davanti l’ ambasciatore sovietico Maisky, che era stato in precedenza un ministro del governo Kolciak, il quale spiegò che i due vecchi leader bolscevichi erano in realtà dei controrivoluzionari!””. (pag 6, Arbeiderbladed, 26 luglio 1935) Luxemburg e la teoria della spontaneità. “”Rosa stessa non si è mai confinata in una mera teoria della spontaneità, come Parvus, per esempio, che in seguito ha barattato il suo fatalismo Social Rivoluzionario per il più rivoltante fatalismo. Contrariamente a Parvus, Rosa Luxemburg esercitò se stessa a far progredire la preparazione dell’ ala sinistra del proletariato e anche condurla organizzativamente il più avanti possibile. In Polonia, costruì un’ organizzazione indipendente molto rigida. Il massimo che si può dire è che nella sua valutazione storico-filosofica del movimento operaio, la selezione preliminare dell’ avanguardia, in confronto alle aspettative di azioni di massa cedette troppo presto con Rosa; laddove Lenin – senza consolarsi con i miracoli di azioni future – prese gli operai avanzati e costantemente ed instancabilmente li saldò insieme in nuclei compatti, illegali o legali, nelle organizzazioni di massa o in clandestinità, per mezzo di un programma nettamente definito. La teoria della spontaneità di Rosa fu un’ arma salutare contro l’ apparato ossificato dal riformismo. Per il fatto che fu diretta contro il lavoro di Lenin di costruzione di un apparato rivoluzionario, essa rivelò – sicuramente, solo in embrione – le sue caratteristiche reazionarie. Con la stessa Rosa questo accadde solo episodicamente. Lei era troppo realista in senso rivoluzionario per sviluppare gli elementi della teoria della spontaneità in una consumata metafisica.”” (pag 111, Trotsky 24 giugno 1935)”,”TROD-166″
“TROTSKY Leon”,”La revolucion española.”,”””Come il suo maestro Carlo Marx, che nell’ anno 1854 dedicò vari articoli al problema della politica della Spagna, articoli che poi sono stati raccolti in un volume con lo stesso titolo ‘La rivoluzione spagnola’, Leon Trotsky, nel periodo culminante della storia contemporanea del nostro paese, ha seguito con attenzione lo sviluppo dei fatti e ha tentato con la sua esperienza di massimo dirigente della rivoluzione d’ Ottobre di orientare la classe operaia spagnola. Per seguire quotidianamente la rivoluzione, le difficoltà dovute alla distanza si univano agli ostacoli nel trovare la documentazione precisa e all’ urgenza di non procrastinare i concetti tattici affinché non risultassero annullati da nuovi scossoni””. (pag 1, introduzione) Donchisciottismo. “”””L’ eroica Saragozza – leggiamo in un vecchio libro – ci ha dimostrato che le masse di granito che costituiscono le nostre città sono il migliore dei baluardi e che possono essere difese persino più efficacemente””. Questo devono tenerlo presente i rivoluzionari. “”Saragozza ha scritto una pagina sublime e immortale nella Storia…Se la ritirata da Mosca fu grande alla maniera scita, la difesa di Saragozza la supera in eroismo, nello stesso modo in cui la battaglia supera in nobiltà la fuga e l’ incendio, quantunque questi ultimi mezzi abbiano ottenuto, alcune volte, obiettivi più importanti.”” Che l’ incendio di Mosca fu un eroismo alla scita è esatto; però il giudizio sulla superiorità morale di un mezzo sull’ altro, per quanto riguarda la guerra, suona come un atteggiamento donchisciottesco puro per le generazioni che hanno avuto l’ esperienza della presente carneficina””. (pag 48-49) pag 48″,”TROD-167″
“TROTSKY Lev, a cura di Piero NERI”,”Opere scelte. 5. La lotta allo stalinismo: 1924-35.”,”Comitato scientifico: Isabella ALAGIA, Riccardo ANFOSSI, Anna BISCEGLIE, Sara MORACE, Piero NERI, Dario RENZI, Vincenzo SOMMELLA “”Ripudiare la tendenza Ustrjalov e tutte le forme di tendenze di grande potenza, specialmente nei commissariati centrali e dell’ apparato statale in generale. Una battaglia educativa contro il nazionalismo locale, sulla base di una politica di classe chiara e consistente sulla questione nazionale”” (pag 161) “”Circa un terzo dei militanti del partito stesso sono operai, e rappresentano soltanto un decimo dei militanti dei suoi organismi deliberativi. Questo costituisce un grave pericolo per il partito. I sindacati hanno percorso la stessa strada. Questo dimostra quanto sia grande la parte di potere che gli “”amministratori”” provenienti da settori piccolo borghesi ci hanno sottratto e questo vale anche per coloro che vengono dalla “”aristocrazia operaia””. Questa è la strada più sicura verso la “”deproletarizzazione”” del partito.”” (pag 163)”,”TROD-168″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume I. Janvier 1928 – Juillet 1928.”,”””La scissione del Leninbund è una lezione crudele per la Sinistra tedesca la quale non bisogna dimenticare che è passata attraverso la scuola zinovievista della “”leggerezza””. La “”sproporzione”” fondamentale in Europa consiste nella disparità tra il grado di maturità dell’ avanguardia proletaria e la maturità della situazione rivoluzionaria d’ insieme. Ben inteso, questa “”sproporzione”” si applica anche all’ Opposizione tutta intera, la quale fa i suoi primi tentativi di analizzare la situazione in modo indipendente e non saluta semplicemente un nuovo dirigente tutti i giorni. I gruppi dirigenti non si sviluppano che lentamente, soprattutto nelle condizioni attuali, che sono assolutamente eccezionali. Le esitazioni, le oscillazioni, le diserzioni, le scissioni, non mancheranno nel prossimo periodo, sia nel partito comunista ufficiale sia in quei gruppi che sono stati cacciati dai suoi ranghi.”” (pag 187)”,”TROD-169″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume II. Juillet 1928 à Fevrier 1929.”,”””E’ sempre possibile all’ apparato burocratico, onnipotente e che lotta per la sua inviolabilità e la sua inamovibilità, di bloccare meccanicamente tutte le strade di fronte ai membri del partito, salvo quelle del lavoro di frazione. Formulando le nostre dichiarazioni che annunciavano il nostro disegno di rinunciare ai metodi frazionistici, ci siamo sempre riferiti all’ insegnamento di Lenin sul partito proletario e sulle condizioni fondamentali per una sua esistenza sana. Ci basiamo in particolare sulla risoluzione del 5 dicembre 1923 che diceva che il burocratismo spinge i migliori membri del partito sulla via dell’ isolamento e dello spirito di frazione. Questa dichiarazione non era una semplice formalità. Esprimeva l’ essenza stessa della discussione. Le accuse formulate contro l’ Opposizione non erano che più destituite e più indegne quando esse affermavano che questa, anche dopo il XV congresso, malgrado la sua dichiarazione di sottomissione alle risoluzioni del partito e di cessazione del lavoro di frazione, lo avrebbe in realtà continuato. La promessa che abbiamo fatto al congresso supponeva la nostra permanenza nel partito, e, di conseguenza, la possibilità di difendere la nostra opinione restando nei suoi ranghi. In caso contrario questo impegno non sarebbe stato che una rinuncia completa all’ attività politica in generale, l’ impegno di cessare di servire il partito e la rivoluzione internazionale. Solo dei funzionari corrotti fino al midollo possono chiedere a un rivoluzionario simile abiura. (…)””. (pag 37)”,”TROD-170″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume III. Fevrier 1929 – Mai 1929.”,”””Continuo ad essere privato di ogni possibilità di lavorare con un po’ di metodo. Non sono riuscito fino ad ora ad avere conoscenza sufficiente delle pubblicazioni dell’ Opposizione in Europa. Sono dunque obbligato a rimandare a più tardi il mio apprezzamento generale delle diverse tendenze dell’ Opposizione. Andiamo verso tempi difficili che ogni amico d’ idee e anche ogni amico d’ idee possibile deve essere prezioso. Sarebbe commettere un errore imperdonabile quello di respingerne uno solo e a maggior ragione un gruppo, per via di una valutazione imprudente, una critica parziale o una esagerazione delle divergenze di vedute””. (pag 122)”,”TROD-171″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 1. Mars 1933 – Juillet 1933.”,”Marxismo come scienza. Caro Professor Hook (1), Ho letto con interesse il vostro articolo su ‘The Nation’ e ha provocato in me qualche dubbio. 1. Il titolo del vostro articolo ‘Marxismo: dogma o metodo? mi inquieta un poco. L’ alternativa non esaurisce la questione. Il marxismo non è un dogma, ma non è solo un metodo: è anche una dottrina. La dialettica materialistica è un metodo. Marx, però, non ha solamente formulato questo metodo, egli lo ha applicato nei due dominii creando la teoria dell’ economia capitalistica (scienza) e la teoria del processo storico (la “”filosofia della storia””) – più esattamente, una scienza. (…)””. (pag 124) Nazional-bolscevismo. “”2. La reconnaissance du caractère international et par là ‘permanent de la révolution prolétarienne’, le rejet de la théorie du socialisme dans un seul pays comme de la politique du national-bolchevisme qui la complète en Allemagne (6) (la thérie de la “”liberation nationale””) (6) On appelle “”national-bolchevisme”” la politique d’identification entre les intérêts de l’Allemagne “”nation-prolétaire”” et ceux de la Russie soviétique”,”TROD-172″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 2. Juillet-Octobre 1933.”,”””Ci prepariamo a effettuare in qualche giorno un grande balzo in avanti. Il Partito socialista rivoluzionario d’ Olanda (Sneevliet) ha adesso raggiunto ufficialmente la nostra organizzazione. Ciò significa 950 membri un sostegno sotto forma di una organizzazione sindacale di 23 mila membri. Sneevliet è stato qui e ci siamo trovati d’accordo su tutto. Non meno importante il fatto che il partito socialista indipendente olandese (più di 7 mila iscritti) si è avvicinato a noi. In questo momento sta trattando con Sneevliet per un lavoro in comune come preliminare alla fusione completa. Con il compagno Walcher, del S.A.P. siamo arrivati ad un accordo completo sulla fusione della sua organizzazione con la nostra sezione tedesca. Spero che Walcher possa realizzarla in un prossimo avvenire. Secondo Walcher e Sneevliet, il partito di Kilbom in Svezia è più vicino a noi che a Brandler (15 mila membri, e 7 mila tra i giovani). Alla conferenza che si sta per aprire a Parigi il 27 di questo mese, la questione della direzione del partito di Kilbom sarà messa alla prova, come quella del gruppo norvegese Mot Dag. Un processo molto importante si sviluppa in questo momento nell’ I.L.P. britannico. Ho scritto a questo proposito a Cannon. (…)””- (pag 119-120, lettera a Shachtman, 22 agosto 1933)”,”TROD-173″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 3. Novembre 1933 – Avril 1934.”,”””5. “”La socialdemocrazia””, alla fine della risoluzione, “”continua a giocare il ruolo di sostegno sociale principale della borghesia, anche nei paesi in cui esiste una dittatura fascista aperta””. E’ difficile immaginare una imbecillità più provocatoria. La socialdemocrazia è stata cacciata da tutte le sue posizioni, abbattuta e schiacciata, precisamente perché non serviva più come sostegno alla borghesia. Il posto della burocrazia operaia, che si appoggiava sulle organizzazioni riformiste del proletariato e si faceva riempire le tasche dal capitale finanziario, è stato preso dai picchiatori fascisti che si appoggiano alla piccola borghesia scatenata. L’ essenza della presa del potere è consistita nella sostituzione di un “”sostegno sociale”” con un altro “”sostegno sociale””, per utilizzare la terminologia dei dirigenti del Comintern: in realtà, ciò di cui vogliono parlare; non è di sostegno sociale, ma di sostegno politico””. (pag 189)”,”TROD-174″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 4. Avril 1934 – Decembre 1934.”,”Entrismo. “”P.S.: A queste conclusioni, vorrei ancora aggiungere qualche riflessione: sulla parola d’ ordine di un nuovo partito, da una parte, e dell’ unità organica (fusione SFIO e PC) dall’ altra. Per farci comprendere dalla massa, dovremo porre la questione nel seguente modo: “”Noi non siamo, non più, degli avversari dell’ unità organica, ma a condizione che essa sia preceduta da una chiarificazione dalle due parti. I bolscevichi avevano per situazioni analoghe una formula apposita: subito la delimitazione, in seguito l’ unificazione””. In questo quadro, il nostro ingresso nella SFIO avrà per scopo quello di accelerare la delimitazione preliminare per preparare l’ unificazione dell’ avanguardia proletaria. Vi prego di comunicare questa lettera ai compagni della direzione che manifesteranno l’ intenzione di conoscerla””. (pag 141) Lettera a Dommanget. (Il conflitto catalano e i compiti del proletariato) (estate 1934) (pag 181)”,”TROD-175″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 5. Janvier 1935 – Juin 1935.”,”””Il segreto del successo non è evidentemente nella “”lotta fisica”” in sé, ma in una politica giusta. Ora chiamamo giusta la politica che risponde alle condizioni del tempo e del luogo. In sé, la milizia operaia non risolve il problema. Ma la milizia operaia costituisce una parte integrante necessaria della politica che risponde alle condizioni di tempo e luogo. Sarebbe assurdo sparare con la pistola revolver sull’ urna elettorale, ma sarebbe ancora più assurdo difendersi contro le bande fasciste con una scheda elettorale. I primi passi della milizia operaia sono inevitabilmente deboli, isolati, inesperti. Noiosi e scettici scuotono la testa con disprezzo. (…). Quando Guesde e Lafargue, entrambi giovani, hanno intrapreso la propaganda del marxismo, passarono agli occhi dei saggi filistei per solitari impotenti e per utopisti ingenui. Tuttavia, sono loro ad aver aperto la via di quel movimento che sostiene tanti barbosi parlamentari. Nel dominio letterario, sindacale, cooperativo, i primi passi del movimento operaio sono stati deboli, incerti, poco sicuri. Ma, nonostante la sua povertà, il proletariato, grazie al suo numero e al suo spirito di sacrificio, ha creato potenti organizzazioni””. (pag 189-190)”,”TROD-176″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 6. Juin 1935-Septembre 1935″,”””Dopo la sua rottura con il Labour Party, l’ I.L.P., è entrato in contatto stretto con il partito comunista britannico, e, per mezzo di questo, con l’ Internazionale Comunista. Le difficoltà finanziarie acute che attraverso in questo momento preciso il New Leader dimostrano che l’ ILP ha saputo conservare la sua totale indipendenza finanziaria nei confronti della burocrazia sovietica e dei suoi metodi di corruzione. Non possiamo che felicitarcene. Tutavia il legame con il partito comunista non si è stabilito senza lasciare traccia: nonostante il suo nome, l’ ILP non è diventato un partito realmente indipendente, ma una sorte di appendice dell’ Internazionale comunista.”” (pag 223)”,”TROD-177″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 7. Octobre 1935 – Decembre 1935.”,”Perché Stalin ha vinto sull’ Opposizione. “”Chiunque conosca un po’ la storia sa che ogni rivoluzione ha richiamato una controrivoluzione, la quale, è vero, non ha mai ricondotto la società al suo punto di partenza nel dominio economico, ma ha confiscato al popolo una parte importante delle sue conquiste politiche e, a volte, si è essa stessa ritagliata la parte del leone in questo dominio. In linea di massima, le prime vittime dell’ onda di reazione sono i rivoluzionari che si sono trovati alla testa delle masse durante il primo periodo, offensivo, “”eroico””, della rivoluzione. Questa semplice osservazione storica generale deve già suggerire che non può essere questione qui dell’ abilità, dell’ astuzia e dell’ intelligenza di due individui o più, ma di cause infinitamente più profonde.”” (pag 97-98) Verso la guerra mondiale. “”Birney. La guerra italo-etiopica condurrà direttamente alla guerra mondiale? Trotsky. Non è certo. Le grandi potenze non sono ancora schierate in gruppi opposti, ma l’ invasione dell’ Etiopoia serve questo disegno. Essa rieallinea gli Stati e prepara lo stato di spirito delle masse alla guerra, allo stesso modo in cui la guerra dei Balcani è servita come apertura all’ opera del 1914.”” (pag 158)”,”TROD-178″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 8. Janvier 1936 – Fevrier 1936.”,”Trotskismo in URSS. “”La questione russa prende adesso nuovamente un’ importanza straordinaria. In un breve articolo che vi perverrà in qualche giorno (se non l’ avete già ricevuto), io mostro, sulla base di indicazioni ufficiali della Pravda, che nel corso degli ultimi quattro o cinque mesi dell’ anno 1935, almeno diecimila trotskisti sono stati esclusi dal partito dell’ Unione Sovietica. Almeno! Perché io prendo la percentuale più bassa, quella di Kharkov. Se si prende la percentuale della Siberia, ciò significherebbe quarantamila bolscevichi-leninisti. Prendendo la media aritimetica, si arriverebbe a 25 mila. Gli esclusi sono evidentemente anche arrestati, deportati, ecc.. Questi numeri vi mostrano quale importante sezione della 4° Internazionale abbiamo in Unione Sovietica””. (pag 121, Lettera a Schmidt, 18.1. 1936)”,”TROD-179″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 9. Mars 1936 – Mai 1936.”,”Collaborazione internazionale. “”Le persone seguenti che sono state attive nel movimento fondato da Trotsky negli anni in cui era in vita, sono state interpellate oralmente o per scritto dai ricercatori dell’ Istituto e non ci hanno negato il loro aiuto. Sono: Fulvio ABRAMO (San Paolo) Erwin H. ACKERKNECHT (Zurigo) Manuel ALVARADO (Messico), John ARCHER (Londra), Fritz BELLEVILLE (Basilea) Yvan CREIPEAU (Nizza) Hugo e Margaret DEWAR (Lindfield) Lola ESTRINE (NY) Octavio FERNANDEZ (Messico) Pierre FRANK (Parigi) Plinio GOMES DE MELLO (San Paolo) Oskar HIPPE (Berlino), Siegried KISSIN (Londra) George KOPP (Lima) Stefan LAMED (Montreal) Katia LANDAU DE BALBOA (Cuernavaca) Alfonso LEONETTI (Roma) Ernest MANDEL (Bruxelles) Karliaftis LOUKAS (Atene) Raymond MOLINIER (Parigi) Felix MORROW (New York) Pierre NAVILLE (Parigi) Walter NELZ (Zurigo) Mario PEDROSA (Rio de Janeiro) John POULOS (NY) Jean ROUS (Perpignan-Paris) Georges SCHEUER (Parigi) Michel RAPTIS (Atene-Paris) Herminio SACCHETA (San Paolo) Jean van HEIJENOORT (Messico-Cambridge) Oscar WAISS (Francorte Meno) Adolfo e Francisco ZAMORA (Messico).”” (…) Joseph HANSEN e Goerges VEREEKEN, scomparsi all’ inizio della nostra impresa. (…)””. (pag 15) Audacia. “”(…) Sono sicuro che in tutti i paesi d’ Europa come in America, come altrove, ci sono numerosi gruppi di amici che seguono direttamente o indirettamente la vostra lotta e che saranno fieri dell’ atteggiamento coraggioso dell’ A.S.R. ( Action socialiste revolutionnaire, ndr). Se la prudenza è stata indicata fino a ieri, oggi è la regola di Danton (1) che comanda tutto: dell’ audacia, ancora dell’ audacia, sempre dell’ audacia.”” (pag 129, Lettera a Dauge, 30 marzo 1936) (G. DANTON (1759-1794) aveva pronunciato il suo storico discorso sulla “”patria in pericolo”” e la necessità dell’ audacia davanti all’ assemblea legislativa del 2 settembre 1792)”,”TROD-180″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 10. Juin 1936 – Juillet 1936.”,”Sul capitalismo di stato. “”Vi ringrazio calorosamente per i materiali, che mi sono molto preziosi, e per la vostra ultima lettera che dissipa i malintesi. Nel mio libro, non mi occupo, né della Germania, né dell’ Italia, né dell’ esperienza di Roosevelt, De Man (1) ecc. Voglio solamente precisare la nozione di capitalismo di Stato e dimostrare molto brevemetne la differenza tra il sistema dell’ URSS e il sistema fascista e nazista. Voglio servirmi di uno o due citazioni di questa parte del vostro studio che voi mi avete inviato (firmandovi Feroci, perché è così che vi continuate a firmare nei vostri articoli, non è vero?). Una sola precisazione. L’ impasse del capitalismo è determinata da due cause storicamente legate: la proprietà privata e lo Stato nazionale. La differenza fondamentale tra l’ URSS e l’ Italia consiste nell’ abolizione della proprietà privata fatta dalla rivoluzione d’ Ottobre; una certa analogia consiste nelle tendenze autarchiche dell’ economia. Però questa analogia è limitata poiché l’ autarchia è legata all’ economia diretta e la direzione dell’ economia dipende dalle forme di proprietà. (…) (pag 121, lettera di Trotsky a Leonetti, 22 giugno 1936)”,”TROD-181″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 11. Aout 1936 – Decembre 1936.”,”””Ancora una caratteristica che getta sulla cricca bonapartista una luce sinistra: i commenti della Pravda sui processi sono scritti da Zaslavsky (1) che, in ogni riga, cerca di dimostrare il mio legame e quello degli altri con la Gestapo. Questo Zaslavsky era nel 1917, nel giornale finanziario Dien (Il giorno), il nemico più accannito dei bolscevichi. Allora accusava Lenin, io stesso e altri di essere al servizio dello Stato maggiore tedesco. In una serie di articoli dell’ anno 1917, Lenin ripeteva in modo stereotipato: “”Zaslavski e altre canaglie…””. Questa canaglia sostiene adesso il “”bolscevismo”” di Stalin contro di noi, gli agenti della Gestapo! Nessuna immaginazione teorica o poetica, né quella di un Marx, né quella di un Shakespeare poteva inventare combinazioni simili. Ma la vita, lei, lo sa fare””. (pag 136, lettera a Scheflo, 27 agosto 1936)”,”TROD-182″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 12. Decembre 1936 – Fevrier 1937.”,”Come e perché dei cittadini sovietici si accusano di crimini che non hanno commesso. “”Non uno solo degli oppositori seri credeva veramente questo. Tuttavia, alla fine del 1927, essi (Zinoviev e Kamenev, ndr) hanno firmato una dichiarazione in cui essi si dichiaravano falsamente colpevoli di “”deviazioni””, di “”errori”” e di crimini inesistenti contro il partito e in cui essi glorificavano i nuovi dirigenti per i quali non avevano la minima stima. Abbiamo là in una forma embrionale tutti i futuri processi di Mosca””. (pag 201)”,”TROD-183″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 13. Mars 1937 – Avril 1937.”,”””Dal 1923 al 1933, ho mantenuto riguardo allo Stato sovietico, al suo partito al governo e all’ Internazionale Comunista, un punto di vista che si esprime in due parole: riforma e non rivolutione. Questo atteggiamento si rifaceva alla speranza che, se gli avvenimenti in Europa le fossero stati favorevoli, l’ opposizione di sinistra avrebbe potuto resuscitare pacificamente il partito bolscevico, assicurare la trasformazione democratica dello Stato sovietico e ricondurre l’ Internazionale comunista sulla via del marxismo. La vittoria di Hitler, preparata dalla politica criminale del Cremlino e l’ incapacità completa dell’ Internazionale Comunista di comprendere i tragici insegnamenti dell’ esperienza tedesca, convinsero i miei amici politici e me, che il vecchio partito bolscevico e la III° Internazionale erano per sempre perduti per il socialismo””. (pag 156)”,”TROD-184″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 14. Mai 1937 à Septembre 1937.”,”””Nello Stato totalitario staliniano, non esiste che un solo partito ed è possibile per la burocrazia dissimulare il proprio reddito. Io stimo nel mio libro che il 15% di privilegiati della popolazione dell’ URSS consumano almeno il 50% del suo reddito nazionale.”” (pag 206)”,”TROD-185″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 15. Septembre 1937 à Decembre 1937.”,”Metodo. “”Il pensiero marxista è concreto, ciò significa che esso tiene conto di tutti i fattori decisivi o importanti su una questione data, non solo nelle loro relazioni reciproche, ma pure nel loro sviluppo. Esso non dissolve la situazione del momento presente nella prospettiva generale; ma per mezzo della prospettiva generale, rende possibile l’ analisi della situazione presente in tutta la sua particolarità””. (pag 97) 90 anni di Manifesto Comunista. (pag 229″,”TROD-186″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 16. Janvier 1938 – Mars 1938.”,”Molto rumore su Kronstadt. Un “”fronte popolare”” di accusatori. (pag 69) Che fare per Chen Du-Xiu. “”Noi non apparteniamo al campo staliniano. D’altro lato, comprendiamo le ragioni della cooperazione tra il governo cinese e Mosca. Questa cooperazione crea una situazione molto difficile per Chen Duxiu, impegnandolo pure a condurre un combattimento pubblico in favore della Cina.”” (pag 94) Sulla morte di Leon Sedov. (pag 176-178) “”Il pensiero teorico di Bucharin si distingue per il suo carattere capriccioso e la sua tendenza ai paradossi. Ha sovente polemizzato vivacemente con Lenin che gli rispondeva con il tono severo del professore. La vivacità della polemica non ha però mai alterato il carattere amichevole delle loro relazioni. Bucharin amava Lenin ed era a lui attaccato come un ragazzo a sua madre””. (pag 229) “”Conosco Rakovsky dal 1903. La nostra amicizia stretta è durata fino al 1934, fino a che, si è pentito delle sue colpe opposizionali e ha riguadagnato il campo governamentale””. (pag 229)”,”TROD-187″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 17. Mars 1938 – Juin 1938.”,”Questione morale e lotta di classe. “”Le norme della morale “”obbligatoria per tutti”” ricevono in realtà un contenuto di classe, in altri termini, antagonistico. La legge morale è tanto più categorica quanto è meno “”obbligatoria per tutti””. La solidarietà operaia, sopratuttto negli scioperi o sulle barricate, è infinitamente più categorica della solidarietà umana in generale””. (pag 168)”,”TROD-188″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 18. Juin 1938 – Septembre 1938.”,”Ancora sulla repressione di Kronstadt. “”Nel mio recente articolo su Kronstadt, ho provato a porre la questione sul piano politico. Ma molte persone sono interessate dal problema delle “”responsabilità”” personali. Souvarine che, da marxista indolente, è diventato calunniatore eccitato, dichiara nel suo libro su Stalin che, nella mia autobiografia, ho deliberatamente taciuto sul soggetto della ribellione di Kronstadt””. (pag 133) L’ URSS e il Giappone. “”Il sentimento di soddisfazione a proposito della tregua tra l’ URSS e il Giappone non dovrebbe ispirare l’ ottimismo quanto al prossimo avvenire. (…)”” (pag 232) “”In certi circoli dell’ intelligentsia odierna, l’ idea di una “”unione di tutti gli Stati democratici”” contro il fascismo è popolare. Io la considero come stravagante, chimerica, soltanto suscettibile di maltrattare le masse, soprattutto i popoli deboli e oppressi. Si può credere veramente un solo istante che Chamberlain, Daladier o Roosevelt possano fare la guerra per salvaguardare il principio astratto della “”democrazia””?”” (pag 311) I sindacati e la crisi sociale negli Stati Uniti (pag 334)”,”TROD-189″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 19. Octobre 1938 – Decembre 1938.”,”Sul carattere della guerra prossima (mondiale). “”Certi teorici della 2° Internazionale, come Kautsky, che hanno provato a saggiare le prospettive dell’ avvenire, esprimono la speranza che dopo aver misurato le loro forze nella grande guerra dei popoli, gli imperialisti saranno obbligati a venire ad un’ intesa tra loro per stabilire il loro dominio pacifico sul mondo formando una sorta di società per azioni (teoria del “”super-imperialismo””). Questa teoria filisteo-pacifista, ombra socialdemocratica della Società delle Nazioni, tenta di osservare due processi: (…) (pag 53) Nuova epoca pace. “”Chamberlain ha proclamato che l’ accordo di Monaco aprirà “”una nuova epoca di pace””. Mai la grande politica era stata così empirica, così cieca, mai si era accontentata del “”vivere alla giornata””, mai si era rapidamente soddisfatta dei risultati effimeri, come fa oggi””. (pag 144) Manoscritto del testamento. (pag 151) L’ assassinio di Rapsutin e l’ esecuzione di Nicola II. (pag 172) Lenin e la guerra imperialista. “”La storia ci insegna, scriveva Lenin nel 1916, che dopo la morte dei dirigenti rivoluzionari più popolari tra le classi oppresse, i loro nemici tentano di impadronirsi dei loro nomi per ingannare queste classi oppresse””. (pag 298)”,”TROD-190″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 20. Janvier 1939 – Mars 1939.”,”L’ ignoranza non è uno strumento rivoluzionario. “”I populisti russi erano molto più ricchi in dottrina e in fraseologia “”socialista”” dell’ A.P.R.A. Ciò non gli ha impedito tuttavia di giocare il ruolo di democratici piccolo-borghesi, peggio ancora, di democratici piccolo borghesi arretrati (…)”” (pag 74) Krupskaia è morta. “”La malattia e la morte di Lenin, questo non fu un caso, hanno coinciso con la crisi della rivoluzione, con l’ inizio del Termidoro. La Krupskaia fu sconcertata. Il suo senso rivoluzionario è entrato in conflitto con il suo spirito di disciplina. Ha provato ad opporsi alla cricca staliniana e fu, per qualche tempo, nel 1926, nei ranghi dell’ Opposizione. Ma, spaventata dalla scissione, essa ha fatto marcia indietro. Avendo perduto ogni fiducia in sé, non ne ha potuto trovare all’ esterno e la cricca dirigente ha fatto di tutto per spezzarla moralmente””. (pag 191) Hitler e Stalin (6 marzo 1939) (pag 205)”,”TROD-191″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 21. Avril 1939 – Septembre 1939.”,”Bilancio delle Purghe. “”Anche nel periodo della lotta contro l’ Opposizione di sinistra, Stalin proponeva alla cricca dei suoi stretti accoliti a pensare alla sua grande scoperta sociologica e storica: tutti i regimi del passato sono caduti a causa dell’ indecisione e delle esitazioni della sua classe dirigente.”” (pag 218) L’ enigma del’ URSS. Oscillazione delle grandi potenze. “”Due tratti caratterizzano oggi la politica delle grandi potenze. Primariamente, l’ assenza di ogni sistema e di ogni continuità nella loro azione. (…) La seconda caratteristica della politica internazionale, è che nessuno crede nella parola di nessuno neppure della sua””. (pag 227-228) Lettera aperta ai lavoratori dell’ India, (pag 305) Tre concezioni della rivoluzione russa. (pag 343) Il patto germano-sovietico (4 settembre 1939). (pag 389)”,”TROD-192″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 22. Septembre 1939 – Decembre 1939.”,”La natura sociale dell’ URSS (lettera a J.P. Cannon del 12 settembre 1939) “”4. La questione dell’ URSS non può essere trattata come un caso unico, isolato dal processo storico globale della nostra epoca. O lo Stato stalinano è una formazione transitoria, la deformazione dello Stato operaio di un paese arretrato e isolato, oppure il “”collettivismo burocratico”” è una formazione sociale nuova che sta per sostituire ovunque nel mondo il capitalismo (stalinismo, fascismo, New Deal, ecc.). (…)”” (pag 28) Gli Stati Uniti entreranno in guerra (4 ottobre 1939). “”In queste condizioni, il patto germano-sovietico avrà due conseguenze. Allungherà molto la durata della guerra e avvicinerà il momento dell’ intervento degli Stati Uniti. In sé, questo intervento è assolutamente inevitabile. Londra, contro ogni evidenza, ha voluto credere che le ambizioni di Hitler non avrebbero superato la pianura del Danubio e ha sperato che la Gran Bretagna potesse rimanere fuori. Allo stesso tempo, sul continente americano, alcuni speravano potersi difendere dietro una schermo di carta isolandosi contro questa follia puramente “”europea””. Speranza vana! Si tratta di una lotta per il dominio mondiale – e gli Stati Uniti non possono rimanere fuori.”” (pag 89)”,”TROD-193″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 23. Janvier 1940 – Mai 1940.”,”Quello che penso di Stalin (13 marzo 1940) “”Oggi, 13 anni dopo, continuo ad essere completamente per la difesa dell’ URSS. La distanza, non solo geografica, ma anche politica, che mi separa dalla casta dirigente criminale al potere in URSS, mi colloca a migliaia di chilometri da un uomo come, per esempio, Bernard Shaw, paladino infaticabile del Cremlino.”” (pag 213) Note sulla guerra. (1940) “”Mussolini non ha strategia politica internazionale. Vive alla giornata. I piani d’ insieme superano le sue capacità. Da qui i costanti zig zag del suo orientamento e della sua propaganda””. (pag 238) Lettera ai lavoratori dell’ URSS (23 aprile 1940). “”La rivoluzione d’ Ottobre è stata fatta per i lavoratori e non per nuovi parassiti. Ma, a causa del ritardo della rivoluzione mondiale, a causa della fatica e, in grande misura, dell’ arretramento degli operai e soprattutto dei contadini russi, si è formata al di sopra della repubblica sovietica e contro i suoi popoli, una nuova casta oppressiva e parassitaria di cui il capo è Stalin. Il vecchio partito bolscevico è stato trasformato in uno strumento di questa casta. L’ organizzazione mondiale che fu in passato l’ Internazionale Comunista è oggi un docile strumento dell’ oligarchia di Mosca). (pag 275)”,”TROD-194″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre BROUE'”,”Oeuvres. Volume 24. Mai 1940 à Aout 1940.”,”Manifesto sulla guerra imperialista e la rivoluzione proletaria mondiale. (pag 27) L’ avvenire dell’ esercito tedesco. “”I soldati tedeschi, ovvero gli operai e i contadini, avranno, nella maggioranza dei casi, più simpatia per i popoli vinti che per la loro propria casta dirigente. La necessità d’ intervenire in ogni momento come “”pacificatori”” e oppressori disintegrerà rapidamente gli eserciti di occupazione e infettandoli di uno spirito rivoluzionario””. (pag 97, primavera 1940) Ruolo del Cremlino nella catastrofe europea (pag 175, 17 giugno 1940) Combattere il pacifismo (Lettera a J.P. Cannon, 13 agosto 1940) (pag 302) Bonapartismo, fascismo e guerra (agosto 1940) “”In Francia, non c’è fascismo nel senso proprio del termine. Il regime del senile maresciallo Petain rappresenta una forma senile di Bonapartismo dell’ epoca del declino imperialista””. (pag 366)”,”TROD-195″
“TROTSKY Leon”,”La rivoluzione tradita.”,”””La rivoluzione è una grande divoratrice di energie individuali e collettive. I nervi non reggono, le coscienze si piegano, i caratteri si logorano. Gli eventi vanno troppo rapidamente perché l’ afflusso di forze nuove possa compensare le dispersioni. La carestia, la disoccupazione, la perdita dei quadri della rivoluzione, l’ eliminazione delle masse dai posti dirigenti avevano provocato una tale anemia fisica e morale nei sobborghi che occorsero più di trent’anni perché si sollevassero di nuovo””. (pag 81) Che cos’è l’ URSS. I rapporti sociali. “”La proprietà statale dei mezzi di produzione domina esclusivamente l’ industria. Nell’ agricoltura non è rappresentata che dai sovkhoz, che non abbracciano più del 10% delle superfici seminate. Nei kolkhoz, la proprietà cooperativa o quella delle associazioni si combina in proporzioni diverse con la proprietà dello Stato e quella individuale. Il suolo appartiene giuridicamente allo Stato, ma concesso in “”godimento perpetuo”” ai kolkhoz, differisce poco dalla proprietà delle associazioni. I trattori e le macchine appartengono allo Stato; l’ attrezzatura di minore importanza all’ azienda collettiva. Ogni contadino kolkhoziano ha, inoltre, la sua azienda privata. Il 10% dei coltivatori restano isolati””. (pag 215) “”Riflettendo sul deperimento dello Stato, Lenin scriveva che l’ abitudine all’ osservanza delle regole della comunità può elimare la necessità di qualsiasi costrizione, “”se nulla suscita l’ indignazione, la protesta e la rivolta e non richede così la repressione””. Tutto dipende da questo se. Il regime attuale dell’ URSS suscita ad ogni passo proteste tanto più dolorose in quanto sono soffocate””. (pag 261)”,”TROD-196″
“TROTSKY Leone”,”Dalla rivoluzione d’ Ottobre al trattato di pace di Brest-Litovsk.”,”SR. “”Noi stavamo di fronte alla questione se i social-rivoluzionari di sinistra ci avrebbero seguito su questa via. Questo gruppo stava allora facendo il suo processo di formazione: questo processo però, misurato col compasso del nostro partito, si compieva troppo lentamente e troppo timidamente. Al principio della rivoluzione i social-rivoluzionari si trovavano in posizione dominante su tutto il campo della vita politica. Contadini, soldati, persino operai votavano per i social-rivoluzionari. Il partito stesso non era preparato a qualcosa di simile; e più di una volta parve che stesse per affogare nelle onde del proprio successo””. (pag 77)”,”TROD-197″
“TROTSKY Leon”,”Entre l’ imperialisme et la revolution. Les questions fondamentales de la révolution à la lumière de l’ expérience géorgienne.”,”””Nei paesi in cui il parlamentarismo è già di antica data, si è formata una serie di meccanismi di trasmissione complessi e vari, per mezzo dei quali la volontà del Capitale trova la sua espressione attraverso l’ intermediario di un Parlamento, frutto del suffragio universale. Nei pasi giovani e a civiltà poco avanzata, la democrazia basata sulla classe contadina riveste un carattere molto più sincero e, per questo, molto istruttivo. Come si comincia lo studio degli organismi animali con le amebe, allo stesso modo occorre cominciare lo studio dei misteri del parlamentarismo inglese con lo studio della pratica delle costituzioni balcaniche.”” (pag 144)”,”TROD-198″
“TROTSKY Lev, a cura di Isabella ALAGIA Vincenzo SOMMELLA”,”Opere scelte. 12. La guerra e il futuro.”,”Comitato scientifico di Isabella ALAGIA Riccardo ANFOSSI Anna BISCEGLIE Sara MORACE Piero NERI Dario RENZI Vincenzo SOMMELLA Gli Stati Uniti entreranno in guerra. (4 ottobre 1939). “”E’ poco probabile che in questo momento Mosca intervenga a fianco di Hitler contro gli imperi coloniali. Stalin non è entrato in un blocco molto impopolare con Hitler se non per proteggere il Cremlino dai rischi e dai tumulti della guerra. In seguito è intervenuto in una piccola guerra per giustificare il suo blocco con Hitler. Nelle fessure di una grande guerra Mosca cercherà ancora di fare delle nuove conquiste nel Baltico e nei Balcani. Tuttavia è necessario considerare queste conquiste provinciali alla luce della guerra mondiale. Se Stalin vuole mantenere queste nuove province, presto o tardi deve mettere in gioco il suo stesso potere. Tutta la sua politica tende a ritardare questo momento. Ma se è difficile aspettarsi una cooperazione militare diretta da Mosca con Berlino sul fronte occidentale, sarebbe immensamente superficiale sottovalutare l’ aiuto economico che l’ Urss, con la collaborazione tecnica tedesca, particolarmente nel campo dei trasporti, potrebbe dare all’ esercito tedesco. L’ importanza del blocco franco-britannico non sarà certo annullata, ma sarà considerevolmente diminuita. In queste condizioni il patto germano-sovietico avrà due conseguenze. Allungherà molto la durata della guerra e avvicinerà il momento dell’ intervento degli Stati Uniti. In se stesso questo intervento è assolutamente inevitabile””. (pag 189-190)”,”TROD-199″
“TROTSKY Leon”,”Arbeit, Disziplin und Ordnung werdern die sozialistische Sowjet-Republik retten!”,”””Die erste Epoche des Kampfes gegen die Sabotage bestand darin, daß wir die Organisationen der Saboteure erbarmungslos zerstörten. Das war notwendig und darum richtig. Jetzt, in der Periode, wo die Macht der Sowjets gesichert ist, muß der Kampf gegen die Sabotage sich darin äußern, die gestrigen Saboteure in Diener, in Vollstrecker und techinische Leiter dort, wo das neue Regimes es erfordert, zu verwandeln. “”La prima epoca della lotta contro il sabotaggio è superata, dato che abbiamo distrutto implacabilmente le organizzazioni dei sabotatori. Era indispensabile e giusto. Adesso, nel periodo in cui è assicurato il potere dei Soviets, la lotta contro il sabotaggio, richiesta dal nuovo regime, deve individuare i sabotatori di ieri tra gli impiegati, gli esecutori e tra i tecnici.”” (pag 13-14)”,”TROD-202″
“TROTSKY Leon”,”Defense du marxisme. URSS, marxisme et bureaucratie.”,”La maggior parte di quest’ opera è stata pubblicata in ‘In Defense of Marxism’ (Pioneer Publishers, NY, 1942) “”La natura dell’ URSS. La definizione dell’ URSS del compagno Burnham, “”uno Stato non operaio, né borghese””, è puramente negativa, strappata dalla catena dello sviluppo storico, sospesa in aria: essa non contiene un grano di sociologia e costituisce semplicemente la capitolazione teoria del pragmatismo davanti a un fenomeno storico contradditorio. (…)”” (pag 148) “”Nella Burocratizzazione del mondo, l’ idea di Rizzi è che questo nuovo ordine che si forma in Russia, in Gemrania e in Italia si trova nella linea storica del progresso e merita di essere sostenuto dai socialisti. La Germania e l’ Itlaia non deisderano che dello spazio vitale e delle materie prime, e se ci si accorda con loro, esse si mostreranno pacifiche. Questa tappa è storicamente necessaria sulla strada che porta verso la società socialista senza classi. Il fascismo e la Russia dovranno fare causa comune “”Mussolini e Hitler tendono la mano a Lenin””).”” (pag 353)”,”TROD-200″
“TROTSKY Leon”,”Scritti sull’ Italia. Trotsky e l’ opposizione italiana.”,”Trotskismo e bordighismo. Lettera di Trotsky a Souzo (14 febbraio 1932) (con note) “”Ho l’ impressione che la Nuova Opposizione Italiana (NOI, ndr) abbia un atteggiamento troppo prudente, troppo dolce, troppo attendista nei confronti dei bordighisti. Comprendo benissimo come all’ inizio si dovese avere molto tatto per vedere se era possibile collaborare con questo gruppo, se esso era sensibile alle nostre argomentazioni, ecc.. Ma ho l’ impressione che la natura di questo gruppo sia ormai assolutamente chiara: è la cultura del più puro settarismo ermeticamente chiuso verso l’ esterno e ormai abbastanza inacidito da un’ atmosfera soffocante. Lo spirito sprezzante e settario è il tratto caratteristico di queste persone: da un lato esse non tollerano alcuna obiezione critica ed alcuna ingerenza nei loro affari interni, e dall’ altro si rivolgono agli altri con un tono di superiorità, e talora perfino d’ insolenza, senza che questo loro atteggiamento sia minimamente giustificato. (…) Litigare con Prometeo a proposito dei suoi intrighi, delle sue manovre, ecc., è del tutto inutile. (…) La posizione personale di Bordiga non mi è nota. Ma dobbiamo fare i conti con la realtà, quale essa è: la posizione di Prometeo è un misto mostruoso di anarchismo, sindacalismo, opportunismo nascosto dietro un conservatorismo settario. (…)””. (pag 12)”,”TROD-201″
“TROTSKY Leon (Trotzki)”,”Über Lenin. Material für einen Biographen.”,”””Marx ist der Prophet mit den Gesetzestafeln und Lenin der grösste Vollzieher der Vermächtnisse, der nicht nur wie Marx die proletaristische Aristokratie geschult hat, sondern Klassen und Völker, in der Praxis, in der schwierigsten Situation, der handelte, manövrierte und siegte.”” (pag 166-167) “”Marx è in sostanza il Profeta con le tavole della legge e Lenin il più grande esecutore delle leggi che non ha solamente formato come Marx l’ aristocrazia proletaria, ma ha manovrato e ha vinto, nella situazione più difficile in cui ha agito.”””,”TROD-203″
“TROTSKY Leon (Trotzki), a cura di Hans WEBER”,”Die Internationale Revolution und die Kommunistische Internationale.”,”Traduzione autorizzata di A. MÜLLER. “”Die Frage der chinesischen Revolution wird in der Plattform ungenügend, nicht konkret und zum Teil direkt falsch (Sinowjew) behandelt.”” (pag 118) “”La questione della rivoluzione cinese nella piattaforma è trattata insufficientemente, non concretamente e in parte direttamente in modo errato (Zinoviev)”””,”TROD-204″
“TROTSKY Leon”,”En España.”,”Letture sulla Spagna (pag 93) Psicologia, mentalità dei lavoratori spagnoli. “”Mi viene alla memoria le parole di Després, quando diceva che quindici spagnoli che lavorano in una fabbrica che dirige fanno lo stesso lavoro di quindici francesi; ma mentre questi ultimi basta la disciplina del lavoro, agli spagnoli occorre saperli interessare, saper dare loro un trattamento adeguato””. (pag 97)”,”TROD-205″
“TROTSKY Leon e altri”,”Leon Trotsky.”,”Fondato da Jean-Jacques MARIE e Vadim ROGOVINE assistente per la parte russa e sovietica: Marc GOLOVIZNINE, collaboratore scientifico dell’ Institut de sociologie de l’ Academie des sciences de Russie. Dichiarazione di L.D. Trotsky all’ ufficio politico del comitato centrale del PCR(b) (6 dicembre 1923). (Strettamente segreto. Urgente.) All’ Ufficio politico. L’ ultimo plenum comune del comitato centrale e della commissione di controllo ha deciso di non diffondere né pubblicare la sua risoluzione. Ciò mi dispiace molto, perché la diffusione a tutti i membri del partito della mia lettera, della dichiarazione dei 46 e della risoluzione del plenum sarebbe stata meglio delle voci che corrono attualmente. Sia quel che sia, la decisione è stata presa. Nel frattempo, nel suo discorso di chiusura a Kransaia Presnia, il compagno Stalin ha detto parola per parola: “”I plenums del comitato centrale e della commisione di controllo hanno approvato con una enorme maggioranza la posizione dell’ ufficio politico, per 102 voti contro 2, con 8 astensioni, hanno condannato l’ atteggiamento di Trotsky e dei 46 compagni. Non mi permetterò di dire di più””. Tuttavia , nel proseguimento del suo discorso, il compagno Stalin ci dice qualche cosa di più che riportiamo. Dice: “”Nel plenum d’ ottobre, la questione era di sapere che superare un certo limite della discussione, significa costituire una frazione, questo significa dividere il governo. Dividere il governo , è far perire ilpotere sovietico (…). E’ su questa base che il plenum ha condannato i compagni. Ecco perché di che si è trattato in questi plenum.”” Così, il compagno Stalin, decide lui stesso quello che si può e quello che non si può comunicare, e in modo diverso nei due momenti del suo discorso. Io domando all’ ufficio politico che decida rapidamente se ne ho il diritto, per rispondere alle numerose lettere che mi sono state inviate e alle domande orali, di spiegare ai compagni del partito in che cosa consisteva il contenuto della mia lettera, quale risoluzione sia stata adottata dai plenums comuni e quale rapporto ha questa risoluzione con il cambiamento attuale della politica del partito.”” L. Trotsky, 6 febbraio 1923, n° 425).”” (pag 42-43) Nella Dichiarazione di Stalin all’ufficio politico ammette e si giustifica riguardo ad essere andato contro la decisione e aver rotto il segreto della decisione per via delle pressioni dovute alla voci dei ‘detrattori’ che circolavano contro il CC e la Commissione di controllo. (pag 43-44)”,”TROD-206″
“TROTSKY Leon”,”Adónde va Francia?”,”I rapporti di forza. “”Il rapporto politico di forza è determinato non solo dai dati oggettivi (ruolo nella produzione, numero, ecc.) ma pure soggettivi: la coscienza della propria forza è l’ elemento più importante della forza reale””. (pag 115)”,”TROD-207″
“TROTSKY Leon”,”Revolución y fascismo en Alemania. Escritos 1930-1933.”,”Storia della questione del Fronte Unico. (pag 115) “”Il problema del Fronte Unico sorge dalla necessità di assicurare alla classe operaia la possibilità di unirsi nella lotta contro il capitale considerando che, attualmente, le organizzazioni politiche che si appoggiano alla classe operaia sono fatalmente divise. Per chi non capisce questo, il partito non è più che una associazione per la propaganda, e non una organizzazione per l’ azione delle masse””. (pag 116) Bonapartismo tedesco (1932) pag 257 Prefazione ad edizione polacca di Estremismo malattia infantile del comunismo di Lenin (1932) (pag 251)”,”TROD-208″
“TROTSKY Leon”,”Terrorisme et communisme (L’ Anti-Kautsky).”,”””P.S Le nuvole si accumulano di nuovo in questo momento (maggio 1920) sulla Russia dei Soviets. Per la sua aggressione contro l’ Ucraina, la Polonia borghese ha iniziato una nuovo offensiva dell’ imperialismo mondiale contro la Russia dei Soviets. I più grandi pericoli minacciano di nuovo la rivoluzione, gli immensi sacrifici che la guerra impone alle masse laboriose incitano di nuovo i kautskisti russi a resistere apertamente al potere dei Soviets, ovvero a venire in aiuto agli assassini internazionali della Russia dei Soviets. (…) Kautsky ha già molte volte predetto la nostra disfatta, che deve essere la miglior prova della giustezza della sua teoria. Questo “”erede di Marx”” è, nella sua caduta, sceso così in basso che il suo solo programma politico non è che una speculazione sulla caduta della dittatura proletaria. Egli si sbaglia ancora una volta. La disfatta della Polonia borghese da parte dell’ armata rossa che conducono gli operai comunisti manifesterà ancora una volta la potenza della dittatura del proletariato e porterà così un nuovo colpo allo scetticismo piccolo borghese (kautskismo) nel movimento operaio””. (pag 33) “”En appréciant la Commune, Marx évite soigneusement de recourir à la terminologie démocratique, monnaie détériorée par un trop long usage. “”La Commune était, écrit-il, une institution non parlementaire, mais ouvrière, et cumulait les fonctions des deux pouvoirs exécutif et législatif””. Ce que Marx met tout d’abord en valeur, ce n’est pas la forme démocratique, chère à Kautsky, mais le caractère essentiel de classe. La Commune, on le sait, avait supprimé l’armée régulière et la police, elle avait décrété la sécularisation des biens ecclésiastiques. Elle avait fait cela en s’autorisant du droit révolutionnaire dictatorial de Paris, sans consulter la puissance souveraine de la démocratie qui, durant cette période, si l’on s’en tenait aux formes établies, trouvait une expression beaucoup plus “”légale”” dans l’Assemblée Nationale de Thiers. Mais la révolution ne se met point aux voix. “”L’Assemblée Nationale, dit Marx, ne jouait ni plus ni moins qu’un rôle épisodique dans cette révolution, dont l’authentique représentant restait, encore et toujours, Paris armé””. Que nous voilà loin du formalisme démocratique!”” [Leon Trotsky, Terrorisme et communisme (L’anti-kautsky), 1963] (pag 148) citazione Trotsky su sviluppo russo (1920) citazione di Rosa Luxemburg da lettera a Louise Kautsky del 24 novembre 1917 (rivoluzione russa e socialdemocrazia occidentale) Militarizzazione del lavoro pag 208 Austromarxismo (pag 264)”,”TROD-209″
“TROTSKY Leon MARX Karl LUXEMBURG Rosa LENIN V.I. GERMAIN E.”,”Marxismo e sindacato.”,”2° copia “”I bolscevichi leninisti si trovano nelle prime file in ogni forma di lotta, anche nel caso che si tratti degli interessi materiali o dei diritti democratici più modesti della classe operaia. Essi prendono parte attiva alla vita dei sindacati di massa, preoccupandosi di rafforzarli e di accrescerne lo spirito combattivo.”” (pag 100) “”b) I sindacati, anche i più potenti, non abbracciano più del 20-25% della classe operaia e, per di più, i suoi strati già qualificati e meglio retribuiti. La maggioranza più oppressa della classe operaia non è trascianta nella lotta se non episodicamente, nei periodi di eccezionale slancio del movimento operaio. In tali momenti, è necessario creare organizzazioni specifiche, che comprendano tutta la massa in lotta: i comitati di sciopero, i comitati di fabbrica, e infine, i soviet.”” (pag 101, Trotsky, Il programma di transizione)”,”TROD-210″
“TROTSKY Leon TAAFFE Peter GRANT Ted”,”The General Strike.”,” “”La classe operaia britannica ebbe una oscillazione a sinistra dopo all’ arrivo al potere del governo Baldwin nel 1924, sulla base della nota “”Lettera Zinoviev”” (istruzioni contraffatte attribuite a Zinoviev, capo del Comintern, al Partito Comunista britannico, usate nel corso delle elezioni dell’ ottobre 1924 per creare un pericolo rosso (red scare, ndr) per forzare alle dimissioni il governo Labour). L’ espressione di questo movimento a sinistra fu l’ organizzazione del Minority Movement nelle trade unions, con un programma di sinistra, che ebbe successo dal punto di vista organizzativo inserendo nelle sue fila 1.250.000 membri, ovvero un quarto del movimento organizzato Trade Union. I leaders dell’ ala sinista del TUC fecero discorsi ed ebbero atteggiamenti molto più radicali dell’ estrema sinistra odierna. Venne organizzato un “”Comitato anglo-russo”” di leader sindacali britannici e russi, per cementare l’ alleanza supposta per combattere la guerra, in cui i leaders dell’ ala sinistra del General Council erano prominenti. I capi di sinistra erano immensamente popolari tra la classe operaia, e fecero comizi molto infiammati, alcuni persino parlando della imminente ‘rivoluzione socialista’. Essi riflettevano la pressione delle masse, infuriate e allarmate dai minacciosi attacchi al loro già basso tenore di vita. A.J. Cook andava in giro dicendo che era “”fiero di essere un seguace di Lenin””. Egli coniò la frase ‘Non un penny in meno di paga, non un secondo in più al giorno””. Questo fu uno slogan efficace e risoluto per conquistare i minatori e la classe operaia.”” (pag 47, Ted Grant)”,”MUKx-135″
“TROTSKY Leon”,”España revolucionaria. Escritos, 1930-1940.”,”Lettera al SI (Sul separatismo catalano). 13 luglio 1931. “”Ancora sulle questioni attuali della rivoluzione spagnola. 1. Maurin, “”capo”” del “”Bloque obrero y campesino”” (BOC, ndr), adotta un punto di vista del separatismo. Dopo alcuni dubbi, ha deciso di costituirsi come l’ ala sinistra del nazionalismo piccolo-borghese. Già ha affermato che, nell’ attuale stadio della rivoluzione, il nazionalismo piccolo-borghese catalano è un fattore progressivo, ma a una condizione: che sviluppi la sua attività fuori dalla file comuniste e che possa stare sempre sotto la critica di questi””. (pag 107)”,”TROD-211″
“TROTSKY Leon”,”La révolution défigurée. (Lettre a l’ Institut Historique du Parti)”,”L’opposizione di fronte alla repressione staliniana. “”Ciascuno di noi dice con Mratchkvosky: “”Io continuerò come in passato”””” (pag 178) “”La frazione dirigente crede che si possa arrivare a tutto con la violenza. E’ un errore radicale. La violenza può giocare un ruolo rivoluzionario enorme. Ma a una condizione: che sia sottomessa a una politica di classe giusta. La violenza dei bolscevichi contro la borghesia, contro i menscevichi, contro i socialisti-rivoluzionari, fornisce, in certe condizioni della storia, dei risultati immensi. Le violenze di Kerensky e Tsereteli contro i bolscevichi non ha fatto che avvicinare la disfatta del regime di collaborazione. Escludendo, privando del lavoro, imprigionando, la frazione al potere agisce con il randello con il rublo contro il suo proprio Partito. Il militante operaio ha paura di dire nella sua cellula ciò che pensa; ha paura di votare secondo coscienza. La dittatura dell’ Apparato terrorizza il Partito che deve essere l’ espressione suprema del proletariato. Seminando la paura nel Partito, la frazione dirigente diminuisce la capacità di quest’ultimo di mantenere nel terrore i suoi nemici di classe. (…)””. (pag 172) “”Le disfatte del Partito diretto da Stalin sono le disfatte della dittatura del proletariato. Il Partito le sente già. Noi gli verremo in aiuto. La piattaforma dell’ Opposizione è sul tavolo del Partito! Dopo il XV° Congresso, l’ Opposizione sarà, nel Partito, incomparabilmente più forte che in questo momento. Il calendario della classe operaia e il calendario del Partito non coincidono con il calendario burocratico di Stalin. Il proletariato pensa lentamente ma sicuramente. (…) L’ opposizione è invincibile. (…)””. (pag 178-179)”,”TROD-212″
“TROTSKY Leon, a cura di Pierre FRANK”,”L’ Internationale Communiste après Lénin. (ou) Le grand organisateur des défaites.”,”Traduzione effettuata dagli originali russi e conservati presso l’ Archivi Trotsky, Houghton Library, Harvard University (USA) Cause della disfatta dell’ Opposizione e prospettive. Il contraccolpo del fallimento della rivoluzione tedesca. “”A partire dall’ autunno 1923, l’ ala sinistra proletaria del partito, che ha esposto le sue vedute in tutta una serie di documenti il cui principale è la ‘Piattaforma dei bolscevichi-leninisti (Opposizione), è stata sistematicamente sottoposta, in quanto a organizzazione, alla distruzione. I procedimenti di repressione sono stati determinati dal carattere del regime interno del partito, diventato via via più burocratico nella misura in cui stava aumentando la pressione esercitata dalle classi non proletarie contro il proletariato. Il carattere generale del periodo ha permesso la riuscita di questi metodi (…). La prima repressione contro l’ Opposizione si è esercitata subito dopo la disfatta della rivoluzione tedesca di cui essa fu, in qualche modo, il complemento. Essa sarebbe stata impossibile se il trionfo del proletariato tedesco avesse potuto aumentare la fiducia del proletariato dell’ URSS in se stesso e nello stesso tempo la sua forza di fronte alla pressione delle classi borghesi dell’ interno e dell’ esterno, e anche alla sua cinghia di trasmissione, la burocrazia di partito””. (pag 279-280) —————————- Nota ——————————— TROTSKI E IL TROTSKISMO di Enrico GALAVOTTI Lev Trotski (pseudonimo di Leib Bronstein) era nato lo stesso giorno della rivoluzione bolscevica: il 25 ottobre, e lo stesso anno, 1879, del suo futuro peggior rivale: Stalin. Suo padre disponeva di qualche centinaio di ettari nel villaggio di Yanovka, a sud dell’Ucraina. La sua famiglia -Trotski aveva un fratello e una sorella maggiori e un’altra sorella minore, di nome Olga, che poi sposerà Kamenev- non era particolarmente agiata, né fruiva di uno status sociale privilegiato. Mai però dovette affrontare situazioni materialmente difficili o esperienze d’ingiustizia sociale. Il giovane Trotski non aveva motivazioni particolari, oggettive, per diventare rivoluzionario. Egli frequentò il liceo tecnico di Nikolaiev (città portuaria ucraina). Si distingueva alquanto dai suoi compagni per la sua brillante intelligenza, il suo eloquio e anche per il bisogno di emergere all’attenzione degli altri. Assai presto divenne il leader d’un piccolo gruppo di giovani contestatori facenti capo all’Unione operaia del sud della Russia, un’organizzazione rivoluzionaria semilegale che combatteva l’autocrazia zarista. Il docente di medicina, G. Ziv, che studiò con lui a Nikolaiev e a Odessa, scrisse che la caratteristica principale della personalità di Trotski era la ferma volontà di arrivare primo in ogni cosa a cui s’applicasse. A quell’epoca egli non aveva alcun interesse per il marxismo. Ciò che lo attirava era l’ideologia liberal-populista e in particolare la corrente dell’economicismo, che era la versione russa dell’opportunismo alla Bernstein. Trotski poté rimanere alla direzione dell’Unione operaia suddetta semplicemente perché la polizia segreta zarista tollerava esperienze simili a quella del cosiddetto “”marxismo legale”” (Struve, Tugan-Baranovski, ecc.). Ma quando questa flessibilità venne meno, l’Unione fu smantellata e i suoi leaders, fra cui Trotski, incarcerati nella prigione di Odessa. E fu appunto qui che Trotski decise di diventare un professionista della rivoluzione, scegliendo, come pseudonimo, il nome di un sorvegliante aguzzino. Era il gennaio 1898: Trotski aveva 19 anni. Venne condannato a 4 anni di esilio nella Siberia orientale, ma dopo circa un anno di permanenza, fuggì, presentandosi nel 1902 a Lenin che allora viveva, profugo, a Londra. Nel marzo 1903, Lenin, riconoscendogli le sue molte qualità, gli propose di lavorare al comitato di redazione dell’Iskra. A ciò si oppose fermamente Plechanov, ma senza successo. In seguito, i menscevichi, capeggiati da Martov, Trotski e Akselrod, s’impadroniranno dell’Iskra, approfittando proprio di una successiva posizione conciliante assunta da Plechanov. Nello stesso anno venne delegato dall’Unione siberiana (che univa le organizzazioni socialdemocratiche di molte province siberiane) al II congresso del Posdr (così si chiamò il Pcus dal 1898 al 1917), destinato, quest’ultimo, a spaccarsi in bolscevichi e menscevichi. Sin dai primi giorni, Trotski intervenne a favore di Lenin contro le pretese separatiste del Bund (unione ebraico-operaia, di tendenza menscevica, operante in Polonia, Lituania e Russia). Ma al momento dell’esame del programma e degli statuti del partito, passò dalla parte dei menscevichi, il cui leader era Martov. Ciò su cui non concordava erano le idee di Lenin relative all’organizzazione interna del partito (soprattutto la necessità di rispettare la disciplina e di partecipare attivamente a una delle sue organizzazioni). Non dimentichiamo che Trotski, fino al 1917, rimase svincolato da veri e propri legami partitici. Questa tendenza a mutare bruscamente princìpi e convinzioni, soprattutto ad abbandonare la lotta rivoluzionaria per ottenere vantaggi politici immediati, costituiva uno dei tratti principali di Trotski, quello che Lenin meno sopportava. Infatti, dopo il II congresso i due si separarono per alcuni anni. Durante la rivoluzione democratico-borghese del 1905-907, Trotski era già conosciuto in tutta la Russia. Sotto il nome di Yanovski, era diventato il vicepresidente del soviet dei deputati operai di Pietroburgo, fondato nel 1905. Il presidente, G. Khrustalev-Nosar, era un uomo estremamente prudente, con concezioni politiche assai vaghe. Con molta facilità Trotski poté sostituirlo. Per 52 giorni il soviet organizzò le masse popolari contro il governo. Trotski scrisse numerosi appelli, manifesti, editoriali nell’organo di stampa Izvestia, negoziò con il potere (lo stesso primo ministro S. Witte lo interpellò). Ciò conferì a Trotski un grande prestigio agli occhi dei lavoratori, un prestigio che aumentò soprattutto dopo la chiusura forzata del soviet nel dicembre 1905, con arresti e processi dei suoi leaders. Trotski venne di nuovo condannato all’esilio siberiano. Fuggito mentre stava per esservi tradotto, riparò di nuovo a Londra, assistendo nel 1907 al V congresso del Posdr in qualità di socialdemocratico indipendente. Fu proprio nel corso della I rivoluzione russa che Trotski formulò la sua teoria della “”rivoluzione permanente””, riprendendo i concetti fondamentali elaborati da A. Parvus, un socialdemocratico tedesco originario della Russia. “”Parvus ed io -scrisse Trotski- abbiamo difeso in Nachalo [giornale da loro edito nel 1905] l’idea che la rivoluzione russa sia il prologo di un’epoca socialrivoluzionaria nello sviluppo dell’Europa; che la rivoluzione russa non possa essere condotta a buon fine né attraverso l’alleanza del proletariato con la borghesia liberale, né attraverso l’alleanza del proletariato con i contadini rivoluzionari; che la rivoluzione non può trionfare se non come parte della rivoluzione del proletariato europeo””. In pratica il fallimento dell’esperienza del 1905 lo aveva portato a dubitare delle capacità sovversive del proletariato russo. In questa valutazione, tuttavia, Trotski non mise in discussione i metodi di lotta da lui stesso usati in quel periodo. Lenin criticò la teoria della “”rivoluzione permanente”” dicendo ch’essa desumeva dai bolscevichi l’appello al proletariato per una risoluta lotta rivoluzionaria e la conquista del potere politico, mentre desumeva dai menscevichi la “”negazione”” del ruolo della classe contadina. Una teoria dunque rivoluzionaria solo in apparenza. Da un lato infatti Trotski manifestava una forte esigenza di mutamento, dall’altro -soggiogato com’era dalle sue velleità utopiche- si negava la possibilità di poterla realizzare. Non a caso, dopo la sconfitta della rivoluzione del 1905, egli si dedicò alla totale riorganizzazione del Posdr sulla base dei princìpi liberal-borghesi che reggevano i partiti riformisti euroccidentali. Nel 1912 la conferenza di Praga del Posdr espulse dal partito un gruppo di opportunisti (chiamati “”liquidatori””) che chiedeva la trasformazione del partito da rivoluzionario a riformista. Trotski contrattaccò organizzando il cosiddetto “”blocco d’agosto””, che appoggiava questi liquidatori. Ma la conferenza pose fine all’unità formale di bolscevichi e menscevichi e rifondò il Posdr. Il “”blocco””, cui facevano parte anche il Bund e gli estremisti otzovisti, si dissolse tra il 1913 e il 1914. Quando scoppiò la I guerra mondiale, Trotski fondò a Parigi, con il menscevico Martov (leader dell’ala sinistra del menscevismo), il giornale Nashe Slovo, in cui attaccava i bolscevichi definendoli “”scissionisti”” e lanciava appelli per la realizzazione dell’unità coi “”difensivisti””, favorevoli a una guerra difensiva della Russia zarista contro la Germania. I bolscevichi invece erano contro la guerra e comunque speravano in una sconfitta dello zarismo, ovvero che la guerra imperialista si trasformasse in guerra civile. All’inizio del 1916 Trotski si recò negli USA per partecipare alla redazione della rivista socialdemocratica Novy Mir. Su quest’ultimo impegno Lenin ebbe a dire: “”Appena arrivato, Trotski s’è legato alla destra di Novy Mir contro la sinistra di Zimmerwald: si atteggia a uomo di sinistra e aiuta di fatto la destra””. Dopo la rivoluzione del febbraio 1917, che rovesciò lo zarismo, Trotski ritornò a Pietroburgo, giocando di nuovo un ruolo di rilievo nell’organizzazione interdistrettuale unificata del Posdr, che era su posizioni centriste, fra i bolscevichi e i menscevichi, e che rimase in vigore dal 1913 al 1917. Tuttavia, più il fervore rivoluzionario cresceva e più le masse si spostavano a sinistra, e Trotski con loro. Nell’agosto 1917, 4.000 membri dell’organizzazione centrista si uniscono al Posdr durante il suo VI congresso. Fra essi vi è anche Trotski, che aveva deciso di staccarsi dai “”difensivisti””. Benché egli non sia presente di persona al congresso, perché in prigione, si decide di cooptarlo ugualmente nel C.C. Su 134 congressisti che avevano partecipato all’elezione dell’organo direttivo del partito, 131 votarono per Trotski (tre voti in meno che per Lenin). Egli dunque godeva di grande credito in seno al partito. Nel maggio 1917 Lenin nutriva ancora dei dubbi sulla personalità di Trotski, ma due mesi dopo decise di riprendere i rapporti. Nelle tesi che redasse per il suo rapporto alla “”conferenza democratica”” di Pietroburgo, che ebbe luogo l’8 ottobre, Lenin giustificò la candidatura di Trotski sulla base di tre motivazioni: 1) Trotski aveva adottato una posizione internazionalista (dopo la rivoluzione del febbraio 1917, Trotski aderì al gruppo degli “”internazionalisti””), 2) s’era battuto in seno all’organizzazione centrista per la fusione col Posdr, 3) durante le dure giornate di luglio aveva dimostrato di saper difendere la causa del proletariato. Da notare, a tale proposito, che, proprio secondo Trotski, il partito bolscevico prese parte alla conferenza democratica per svolgervi un lavoro organico, non per denunciarvi le manovre dei socialisti-rivoluzionari e dei menscevichi. All’inizio di settembre, Trotski uscì di prigione e si mise a lavorare nel C.C. del partito, così come nelle riunioni del soviet di Pietroburgo. Il 24 settembre, una sessione del C.C. deliberò di nominarlo presidente del soviet. La crescente bolscevizzazione del soviet di Pietroburgo -afferma Lenin- portava a identificare la parola d’ordine ch’esso, a partire dalla metà di settembre, aveva lanciato, e cioè “”Tutto il potere ai soviet!””, con un invito esplicito all’insurrezione. Ancora oggi è difficile farsi un’idea giusta di ciò che pensava Trotski circa l’insurrezione armata. Senza dubbio egli preparò attivamente l’insurrezione di ottobre, ma la sua partecipazione non fu così decisiva come lascia credere il menscevico N. Sukhanov o lo stesso Stalin che nell’articolo La rivoluzione d’Ottobre (apparso sulla Pravda del 6.XI.1918 ma non nelle sue Opere complete), sostenne addirittura che N. Podvoiski (uno dei principali leader dell’insurrezione armata d’ottobre) e che V. Antonov-Ovseenko (che guidò l’assalto al Palazzo d’Inverno) erano stati gli stretti esecutori della volontà di Trotski: il che non fu affatto vero. Nel 1924, nel suo discorso Trotskismo o leninismo, Stalin attribuì un ruolo ben più modesto a Trotski. Mentre -come noto- nel Sommario di storia del Pc (b) dell’URSS (1938), Trotski gioca un ruolo del tutto negativo negli avvenimenti dell’Ottobre. Nella Storia della rivoluzione russa di Trotski, si ha l’impressione che senza di lui non si sarebbe compiuta alcuna rivoluzione. Effettivamente, in quanto presidente del soviet di Pietroburgo egli fece molto per impedire ai menscevichi e ai socialisti-rivoluzionari di boicottare il II congresso dei soviet, fissato al 20 di ottobre e poi posticipato al 25. Trotski partecipò anche alla creazione e all’attività del comitato rivoluzionario militare presso il soviet di Pietroburgo; aiutò il comitato ad armare gli operai, a controllare la fortezza di Pietro e Paolo, che era uno dei principali punti strategici della città e a far altre cose di carattere organizzativo e militare. Il 10 ottobre, durante la riunione del C.C. del Posdr, Trotski votò -come altri 10 membri- a favore della proposta insurrezionale di Lenin. Tuttavia, nella sessione allargata del C.C. del partito bolscevico, tenutasi il 16 ottobre, per discutere veramente la questione dell’insurrezione, Trotski non fu presente. Il motivo non era dovuto a un semplice concorso di circostanze, come lui stesso ebbe a dire. Di fatto, pur criticando aspramente molti membri del C.C., specie Zinoviev e Kamenev, per le loro illusioni parlamentariste, egli, prima dell’assalto al Palazzo d’Inverno, aveva pubblicamente dichiarato che il comitato rivoluzionario militare era stato creato non come organo dell’insurrezione ma soltanto come comitato di “”difesa”” della rivoluzione. La sua idea era quella di realizzare un’insurrezione “”pacifica””, “”legale””. In ogni caso l’insurrezione avrebbe dovuto essere rinviata -a suo giudizio- sino al congresso dei soviet. Trotski ovviamente non osava pronunciarsi contro l’insurrezione armata, ma in pratica ne comprometteva la riuscita, non foss’altro perché rivelava i piani al governo borghese e disorganizzava i ranghi rivoluzionari, demoralizzando le masse pronte a intervenire. Egli in sostanza era convinto che il rifiuto bolscevico di opporsi alla richiesta del Governo provvisorio di ritirare le truppe da Pietroburgo, avrebbe assicurato almeno i 3/4 del successo della rivoluzione (si veda le sue Lezioni dell’Ottobre): il che però venne contraddetto dal disperato tentativo del governo di scongiurare la sua fine, dando fondo a tutte le risorse di cui disponeva. Nel suo libro Su Lenin del 1925, Trotski afferma testualmente che “”nel C.C. s’erano costituiti tre gruppi: gli avversari della presa del potere, che per forza di cose furono costretti a respingere lo slogan “”Il potere ai soviet”” [anzitutto Kamenev e Zinoviev]; Lenin, che insisteva per un’organizzazione immediata dell’insurrezione, indipendentemente dai soviet; e l’ultimo gruppo [anzitutto Trotski] che riteneva indispensabile legare strettamente l’insurrezione con il II congresso dei soviet e quindi di scatenarla all’ultimo momento””. Ciò ovviamente non significava -come sostenne poi Stalin- che Trotski aveva intenzione di far fallire la rivoluzione, ma soltanto che la sua posizione era diversa da quella di Lenin. Da notare che quando il governo provvisorio di Kerenski decise di deferire Lenin al tribunale, Trotski, Kamenev e altri non si opposero alla richiesta. Lenin però, senza aspettare d’essere arrestato, era già passato alla clandestinità. Dopo l’Ottobre Nel primo governo sovietico Trotski era commissario del popolo (ministro) agli affari esteri. Egli pubblicò -cosa, allora, senza precedenti- i documenti segreti della diplomazia zarista e del governo provvisorio. Stabilì anche dei contatti con gli ambasciatori delle potenze straniere e diresse la delegazione sovietica ai negoziati di Brest-Litovsk, sulla conclusione del trattato di pace con la Germania. Proprio in questi negoziati le cose di complicarono alquanto quando Trotski volle assumere una posizione personale, non autorizzata dal partito, mirando a tradurre in pratica un proprio slogan: “”né guerra né pace””, ossia: non concludere un accordo di pace con la Germania (per non accreditare le accuse secondo cui i bolscevichi altro non erano che agenti dei tedeschi), né opporsi all’invasione tedesca (cioè la Russia avrebbe smobilitato l’esercito, dichiarando da sola la fine della guerra). Nel febbraio 1918, contrariamente alle direttive di Lenin (“”la pace a qualsiasi condizione””), rifiutò di firmare il trattato, fornendo così alla Germania il pretesto di passare all’offensiva sull’intero fronte contro la repubblica dei soviet, che in quel momento ancora non disponeva di forze sufficienti per organizzare la resistenza. Di fronte alla massiccia offensiva tedesca, che penetrò per lunghi tratti nel territorio sovietico, Trotski decise di passare dalla parte di Lenin. Il trattato venne firmato il 3 marzo 1918, ovviamente a condizioni più onerose: Lettonia, Estonia e Polonia passarono alla Germania, la quale si riservava anche una protezione militare sull’Ucraina. Il 14 marzo Trotski venne nominato ministro della difesa (prima dell’esercito, poi anche della marina). Egli divenne presidente del consiglio militare rivoluzionario della repubblica, creato il 2 settembre 1918 per far fronte alla guerra civile e all’intervento straniero (1918-20). Furono i suoi anni migliori. In questo campo, Trotski si dimostrava un dirigente risoluto, capace di mobilitare migliaia di uomini, di realizzare obiettivi anche molto difficili. In particolare, partecipò alla repressione della rivolta dei socialisti-rivoluzionari di sinistra, scatenata il 6.VII.1918 a Mosca, allo scopo di rovesciare il governo sovietico e di sabotare la pace di Brest (a tale scopo gli avventuristi arrivarono persino a uccidere l’ambasciatore tedesco Mirbach). Trotski giocò un ruolo centrale anche nell’organizzazione dell’esercito regolare dell’Armata rossa, che era diventato un compito fondamentale dopo che le zone più ricche del Paese erano finite nelle mani degli interventisti stranieri e delle guardie bianche. Eseguendo le direttive del C.C. del partito, mise in atto i princìpi fondamentali per l’edificazione di questo esercito: istruzione militare generale e obbligatoria nelle scuole, nelle fabbriche e nei villaggi, formazione immediata di reparti combattenti particolarmente disposti al sacrificio, arruolamento di istruttori e specialisti militari, istituzione di commissari volti a controllare nell’esercito gli interessi della rivoluzione e del socialismo. Praticamente si erano riusciti a superare i limiti che in quelle condizioni non avrebbero permesso alcuna vittoria contro le forze avversarie: il volontariato, l’esercito non regolare, l’elezione per la scelta dei comandanti, ecc. Pretendendo il rispetto più rigoroso della disciplina militare, Trotski non si attirò solo le simpatie di Lenin, ma riuscì anche a debellare la guerriglia durante la guerra civile. Vi era tuttavia un rovescio della medaglia. Trotski tendeva ad abusare dei metodi amministrativi, a sopravvalutare le istanze del potere, a reprimere eccessivamente i soldati e gli ufficiali. Esigeva la pena di morte per ogni crimine. “”La fucilazione -diceva- è un mezzo di dissuasione, crudele certo, ma il più efficace””. Di qui il tentativo di promuovere, con l’aiuto dei suoi seguaci, all’interno dell’Armata rossa, il culto della sua personalità. Nel 1922 arrivò persino a inserire nei regolamenti militari la sua biografia politica, nella quale egli si rappresentava come un eroe, come l’incarnazione dell’onore rivoluzionario e militare. Sotto questo aspetto, la sua diversità da Stalin era minima. Oltre a ciò non si possono tacere i grossolani errori da lui commessi nel definire la strategia della guerra civile (ad es. nel momento di reprimere le truppe di Kolciak). Dal 1917 al 1922 egli non fece altro che ribadire, sotto forme diverse, i suoi concetti di fondo: il proletariato europeo è più maturo per il socialismo di quello russo; l’obiettivo principale del potere dei soviet consiste non tanto nel favorire le condizioni necessarie per edificare il socialismo in Russia, quanto piuttosto nel cercare di resistere in attesa della rivoluzione mondiale; la rivoluzione va esportata negli altri paesi attraverso la potenza dell’Armata rossa. “”La guerra rivoluzionaria -scriveva- è la condizione indiscutibile della nostra politica””. Queste tesi ovviamente non erano solo di Trotski, ma di molti altri leaders politici (ad es., oltre i già citati Zinoviev e Kamenev, anche M. Lasevic e E. Preobrazhenski). Trotski sapeva rafforzare la disciplina del lavoro, stimolare l’entusiasmo della classe operaia, organizzare la produzione, capiva l’importanza del commercio estero e s’interessava al problema delle nazionalità. Lenin gli riconosceva queste e altre qualità: lo disse nel dicembre 1920, all’VIII congresso dei soviet, ed anche nel gennaio 1921. Tuttavia, i suoi difetti erano per Lenin non meno gravi: pericolosa soprattutto era la sua tendenza a costruire un “”socialismo militarista””, assai simile al “”socialismo da caserma”” pre-marxista. Un modello, il suo, basato sull’idea della militarizzazione dell’economia del paese, ovvero della sua trasformazione in una sorta di gigantesca macchina militare in cui tutto si fa su ordini ricevuti dall’alto, in cui le masse sono le docili esecutrici della volontà dei capi. Il disaccordo con Lenin si riaccese durante il dibattito sui sindacati. Lenin era convinto che il X congresso del partito (marzo 1921) avrebbe rifiutato i metodi burocratici di Trotski riguardo alla politica sindacale. In particolare gli rimproverava di non saper realizzare un vero legame con le masse. E in effetti il congresso gli diede ragione. Trotski veniva messo sull’avviso: doveva attenersi alle direttive del partito, evitando di crearsi propri quadri, con i quali comandare all’interno del partito stesso. Oltre a ciò, vi era la questione, ben più complessa, dell’indipendenza e neutralità dei sindacati, che i menscevichi e Trotski sostenevano contro le tesi bolsceviche, secondo cui i sindacati dovevano essere “”una scuola di comunismo””, strettamente legati al partito. Allora vinsero le posizioni centralistiche di Lenin, ma a scapito del pluralismo. La svolta della NEP, se proseguita con coerenza, dopo la morte di Lenin, avrebbe probabilmente risolto anche questo problema. In una lettera indirizzata al congresso, un anno prima di morire, Lenin indicò con lungimiranza il dualismo della personalità di Trotski. Lo riteneva l’uomo più capace del C.C., ma anche quello meno affidabile, perché troppo sicuro di sé e troppo incline ad esagerare il lato amministrativo delle cose. Lenin trovò necessario ricordare al partito il “”non-bolscevismo”” di Trotski, facendo osservare però che questo limite non poteva essere imputato a lui personalmente, più di quanto non potesse essere imputato ai soli Zinoviev e Kamenev il tradimento nell’imminenza della rivoluzione. Una precisazione che Stalin dimenticherà volentieri. Va tuttavia qui ricordato che, a proposito di questo testamento, Trotski sarà il solo ad essere favorevole alla sua pubblicazione, almeno in un primo momento, poiché, in seguito, per ordine del C.C. del partito egli dichiarerà che non esisteva alcun “”testamento di Lenin””. Ovviamente Lenin vedeva nell’ideologia di Trotski non l’espressione di una posizione individuale, bensì la manifestazione di uno stato d’animo assai determinato all’interno del partito, di cui Trotski s’era fatto interprete e realizzatore. Anche Kamenev aveva manifestato una chiara posizione non-bolscevica, eppure Lenin non gli impedì di lavorare nel C.C. del partito. “”Quando nel C.C. si formano gruppi più o meno uguali -diceva Lenin- è il partito che giudica””, cioè l’insieme dei militanti. Lenin non offriva solo la possibilità di correggere gli errori, ma cercava anche di stimolare un’aperta fiducia nelle capacità di tutti gli attivisti, propagandisti, intellettuali, operai, contadini…, che lottavano all’interno del partito. Ma c’è di più. Lenin non stimava necessarie le divisioni, ma neppure se le nascondeva. In questo senso teneva a precisare due cose: 1) le divisioni vanno risolte nella legalità, cioè sulla base degli statuti e del programma del partito; 2) la discussione è una cosa, la linea e la lotta politica del partito un’altra: “”Noi non siamo un club di dibattiti””, diceva. Ciò significava che gli irriducibili andavano, dopo ampie discussioni, espulsi. Ora, tutte le fondamentali discussioni degli anni ’20 s’erano concentrate sulla possibilità o meno di costruire il socialismo in un solo paese, e addirittura in un paese economicamente arretrato. Trotski e il blocco dei suoi sostenitori che s’erano ritrovati sulla piattaforma del trotskismo nel 1926, affermavano che l’insieme della politica economica del paese soffriva di una deviazione a destra. Nel senso cioè che il partito -secondo questa opposizione- frenava lo sviluppo dell’industria statale, rispetto al tasso di crescita dell’intera economia nazionale. Essi in pratica non credevano nella possibilità di un’industrializzazione pianificata con le sole forze del Paese e proponevano di avviare l’industrializzazione dapprima a ritmi forzati, per saturare il mercato di merci, e quindi, rallentando i tempi di produzione, reggere sino alla vittoria del socialismo nei Paesi capitalisti più avanzati. Per tale “”superindustrializzazione”” proponevano di reperire i mezzi nelle campagne, aumentando le tasse ai contadini. I trotskisti rifiutavano di considerare che questo provvedimento avrebbe comportato anche l’aumento dei prezzi di tutti i prodotti agricoli e un minore potere d’acquisto del rublo, nonché un netto divario fra industria e agricoltura e l’inevitabile rottura dell’alleanza, indispensabile alla NEP, tra operai e contadini. I principali beneficiari, di conseguenza, sarebbero stati i kulaki (contadini ricchi) e la nuova borghesia uscita dalla NEP, cioè proprio coloro contro cui mirava il programma dei trotskisti! A ciò -come se non bastasse- va aggiunto che questo blocco radical-gauchiste utilizzava metodi tipici di una corrente che vuole trasformarsi in un secondo partito: elaborazione e propaganda della propria piattaforma, attività frazionistica, diffusione di documenti antipartitici, ecc. In queste condizioni era indispensabile prendere misure urgenti. Il plenum del C.C. del partito comunista, tenutosi nel gennaio 1925, destituì Trotski dal suo posto di presidente del consiglio militare rivoluzionario e lo sostituì con M. Frunze. Nell’ottobre 1926 Kirov propose al plenum riunito del C.C. e del C.C. esecutivo, a nome dell’organizzazione del partito di Leningrado, di escludere Trotski dall’ufficio politico. Un anno più tardi egli viene anche escluso dal C.C. (insieme a Zinoviev) e nel novembre -per aver organizzato una manifestazione dei suoi seguaci durante il X anniversario della Repubblica d’Ottobre- viene anche radiato dalla lista dei membri del partito. Espulsi dal partito furono anche Kamenev, Piatakov, Radek e altri ancora. L’idea trotskista sull’acutizzazione della lotta di classe via via che si consolidano le basi del socialismo, stava cominciando a dare i suoi effetti, ma a beneficio dello stanilismo, il quale seppe approfittare della situazione per iniziare una durissima repressione nei confronti di tutti i trotskisti. In quell’occasione, Stalin si avvalse degli organi giudiziari, pur senza imbastire un processo col quale incriminare Trotski ufficialmente (il che sarebbe apparso ridicolo, poiché Trotski di fronte alla legge non era colpevole di nulle), ma in seguito le cose andranno ben diversamente. All’inizio del 1928 Trotski viene inviato in esilio ad Alma-Ata nel Kazakhstan, ma egli continua la lotta contro il partito e il bolscevismo. Il plenum del CC del partito (luglio 1926) purtroppo era stato categorico nel rifiutare il pluripartitismo. La linea del blocco Trotski-Zinoviev ottiene lo 0,5% del consenso degli iscritti al Pc(b): a questa opposizione non si dà il diritto di esistere. Trotski chiede di denunciare la politica “”opportunista”” della direzione sovietica, esige che si organizzino degli scioperi, che ci si opponga alla stipula dei contratti collettivi nelle imprese, ecc. Alla fine di quell’anno, da Mosca un inviato speciale della polizia politica ad Alma-Ata comunica a Trotski l’ultimatum del governo: o smette di guidare l’opposizione o verrà espulso dal paese. Trotski sceglie la seconda alternativa. Insieme ad altri tre membri della sua famiglia, lasciò l’URSS per sempre. Era la sua terza emigrazione politica. All’esilio si erano opposti, nel C.C., Bucharin, Rykov e Tomski. Il governo sovietico si rivolse a molti paesi perché accogliessero Trotski, ma solo la Turchia, dopo molte trattative, accettò. Solo durante il viaggio Trotski venne a conoscenza che il luogo del suo esilio era Istanbul: la sua richiesta d’essere inviato in Germania venne respinta. Arrivato ad Istanbul il 12 febbraio 1929, visse fino al 1933 nelle isole Kiziladalar, nei pressi della capitale turca. Nel 1932 viene privato, insieme ai familiari, della nazionalità sovietica. I suoi sostenitori, in Francia, fecero in modo che potesse ottenere un visto d’ingresso per questo paese. Ma nell’estate del 1935 è costretto a trasferirsi in Norvegia, ove rimane sino al gennaio 1937, dopodiché decide di accettare l’invito, grazie agli sforzi di D. Rivera, noto pittore messicano, del presidente Cardenas di risiedere in Messico. Prese dunque domicilio a Koyocan, un distretto della capitale, ma il 21 agosto 1940 fu assassinato con un colpo di piccone da Ramon Mercader, su incarico di Stalin. La IV Internazionale Durante l’emigrazione, l’attività di Trotski si concentrò sull’idea di fondare un’organizzazione chiamata ad attirare nelle sue fila tutti coloro che erano “”a sinistra”” dei partiti comunisti e del Komintern. Tale organizzazione si chiamerà “”IV Internazionale””. Essa nacque nel settembre 1938 in una conferenza dei trotskisti tenutasi a Parigi. Trotski preparò la creazione della sua Internazionale scrivendo molti libri: dalla Rivoluzione permanente (1930) alla Scuola staliniana della falsificazione (1932), dalla già citata Storia della rivoluzione russa (1931-33) alla Rivoluzione tradita (1936), nonché una quantità enorme di articoli. In queste e altre opere del periodo appaiono -come vuole lo specialista occidentale del trotskismo, I. Deutscher- nuove tesi rispetto a quelle formulate negli anni ’20. La lotta contro lo stalinismo ne costituisce il perno centrale. In effetti, dopo l’assassinio di Kirov (1934), Trotski seppe intravedere la crisi che avrebbe colpito il partito. Egli criticò sia la degenerazione verso il burocratismo, sia i processi di Mosca, ritenendoli una mistificazione ordita da Stalin e dal suo gruppo per liquidare gli avversari. Tuttavia, i suoi avvertimenti non vennero presi in considerazione né in seno al partito né nel movimento comunista internazionale. Ormai Trotski, col suo protagonismo a tout prix s’era per così dire “”bruciato””. Peraltro egli non aveva altra intenzione che quella di sostituire lo stalinismo con il “”trotskismo””. Tutti i difetti e le aberrazioni della politica staliniana venivano da lui utilizzate come prova della validità della sua tesi fondamentale della “”rivoluzione permamente””, ovvero dell’impossibilità di costruire il socialismo in un solo paese. Se poi consideriamo il fatto che Trotski, per realizzare il suo modello di socialismo, avrebbe impiegato dei metodi (si pensi solo all’idea di far coincidere le circoscrizioni militari con le unità produttive) che non si distinguevano qualitativamente da quelli di Stalin, si comprende facilmente quanto sia inutile rivalutare Trotski contro il leninismo. Oggi, non pochi teorici della IV Internazionale affermano che su taluni aspetti occorre rivedere le concezioni di Trotski, ma, nonostante questo, il neo-trotskismo resta una semplice appendice di quello classico. Infatti, alla base della fraseologia rivoluzionaria di entrambi vi è una tesi comune, quella della “”rivoluzione permanente””. Per elaborare questa tesi, Trotski si era riferito a quella formulata da Marx ed Engels nel 1850, nell’Indirizzo alla Lega dei comunisti. In esso, Marx ed Engels, intervenendo contro la subordinazione degli interessi della classe operaia (nella rivoluzione democratico-borghese) a quelli della borghesia, scrivevano che il proletariato doveva andare molto più lontano della borghesia, “”rendendo la rivoluzione permanente, finché ogni classe più o meno possidente sia stata tolta dal potere…””. L’opinione di Lenin, sotto questo aspetto, era analoga: “”Noi siamo per la rivoluzione ininterrotta””, cioè per la trasformazione della rivoluzione borghese in socialista. Lenin dunque riconosceva la necessità di tappe successive della lotta rivoluzionaria, ognuna delle quali preparava le condizioni indispensabili alla transizione verso la tappa seguente. Viceversa, Trotski presentava l’idea di “”permanenza”” come il conseguimento simultaneo di tutti gli obiettivi politici del proletariato, il quale doveva rovesciare immediatamente, senza tappe successive, il dominio della borghesia. Ad es. la sua interpretazione delle Tesi di aprile di Lenin è radicalmente differente da quella che diedero, allora, i bolscevichi. Per Trotski quelle Tesi erano una proposta immediata della rivoluzione socialista e non la proposta di un approfondimento della rivoluzione democratico-borghese. Egli, in sostanza, non comprendeva che per realizzare la rivoluzione socialista occorreva l’alleanza con i contadini poveri contro i kulaki. Per lui la rivoluzione non era che uno scontro militare, dove i due eserciti contrapposti, schierati sin dall’inizio, debbono solo concludere militarmente uno scontro, i cui termini politici sono chiari fin da principio ad entrambi gli schieramenti. Trotski insomma era un esteta della rivoluzione. I suoi appelli avventuristici a bruciare le tappe non facevano che riflettere una profonda ignoranza delle leggi oggettive dello sviluppo sociale. Peraltro un trotskista autentico non potrà mai ammettere che un determinato Paese s’è incamminato realmente sulla strada del socialismo. La negazione di una qualunque forma di socialismo si basa proprio sull’idea della rivoluzione proletaria mondiale. Anche oggi, i trotskisti, esaminando il fallimento del “”socialismo reale””, non traggono la conclusione che il socialismo deve democratizzarsi, ma quella che senza rivoluzione permanente fra la borghesia “”mondiale”” e il proletariato “”mondiale””, non vi potrà mai essere alcuna vera forma di socialismo: col che, in pratica, non fanno che avvalorare le tesi borghesi secondo cui l’unica alternativa al socialismo è il capitalismo. Per i neo-trotskisti, la rivoluzione proletaria mondiale non è né la somma delle rivoluzioni nazionali, né l’abbandono progressivo del capitalismo da parte di diversi Paesi, né un’azione che abbia luogo in tutti i Paesi contemporaneamente. E’ piuttosto un conflitto tra borghesia e proletariato mondiale, portato avanti per un lungo, indefinito periodo storico. Ciò che dà senso alla storia, per i trotskisti, è appunto l’eccitazione di una rivoluzione continua, il prolungamento all’infinito del momento esaltante della lotta eversiva, contestatrice: non è certo il duro, prosaico lavoro post-insurrezionale, che rischierebbe di far emergere il vuoto spirituale di questi “”professionisti della rivoluzione””, il cui scopo principale è sempre stato quello di seminare dubbi nella coscienza dei lavoratori circa la riuscita di una qualunque transizione. Il fatto che i trotskisti abbiano bisogno di vivere in una situazione conflittuale in cui i conflitti non vengano mai risolti, è dimostrato anche dalla tesi sull’utilità della guerra per la rivoluzione mondiale, che Trotski elaborò nel 1940. Più la guerra è devastante -affermano i trotskisti- e maggiore sarà il ruolo rivoluzionario ch’essa giocherà nello sviluppo del mondo. Non a caso essi non fanno distinzione tra “”guerra difensiva”” e “”guerra offensiva””. Non avendo alcuna fiducia nelle forze delle classi che si oppongono al capitale, propugnano il fatalismo di una “”guerra rivoluzionaria””, riflettendo, in ciò, le concezioni degli strati estremisti piccolo-borghesi, sempre più rovinati dalla logica del profitto. Di fronte alle difficoltà quotidiane della lotta per la pace, essi si demoralizzano, non credono al principio dialettico per cui i cambiamenti quantitativi, che si accumulano nei rapporti di forza, possono condurre a dei profondi mutamenti qualitativi. Questi militanti dell’antiprosaicità, questi eroi ultrasinistri che si esaltano solo nei momenti “”forti””, spettacolari, sono vittime allucinate della tragica formula: “”Meglio una fine orribile che un orrore senza fine””. Una piccola diversità, tuttavia, esiste fra vecchi e nuovi trotskisti. A suo tempo, Trotski, come noto, aveva predicato la concezione eurocentrica della rivoluzione sociale mondiale, affermando che questa non sarebbe stata possibile che nei Paesi più sviluppati. Egli inoltre negava la potenzialità rivoluzionaria delle masse agricole, che considerava come una forza conservatrice se non addirittura reazionaria, contro cui avrebbe dovuto lottare lo stesso potere rivoluzionario. Viceversa, i neo-trotskisti (l’economista più significativo è E. Mandel), dopo aver costatato che l’occidente capitalistico non ha alcuna intenzione, almeno per il momento, di fare delle rivoluzioni proletarie, hanno preferito concentrare la loro attenzione, cercando di non autoemarginarsi dalla storia, sulle “”rivoluzioni coloniali”” dei Paesi del Terzo mondo, considerate come fattore prevalente della rivoluzione mondiale. Ora essi sono addirittura disposti ad ammettere che la classe agricola è la forza rivoluzionaria per eccellenza dell’epoca contemporanea, ma questa ammissione, ancora una volta, cela il trucco di sempre. Il loro scopo, in realtà, è quello di servirsi dei contadini del Terzo mondo per criticare il proletariato occidentale, non è quello di promuovere un’alleanza tra queste due forze sociali a livello mondiale. Costatando che il Terzo mondo è passato da una dipendenza “”diretta”” a una “”indiretta”” nei confronti dell’imperialismo, essi danno per scontato che quest’area geografica, da sola, non potrà mai veramente liberarsi dalle catene del neocolonialismo. Il risultato quindi, di tale ragionamento, è l’immobilismo e la solita fraseologia rivoluzionaria. I neotrotskisti, lontani mille miglia dalle dinamiche sociali, vorrebbero una rivoluzione facile, a portata di mano, senza alcun lavoro tra le masse, che desse loro ogni potere per controllare in modo burocratico e amministrativo tutta la società. Siccome sanno benissimo di non poter ottenere questi obiettivi, ne traggono la conclusione che è impossibile realizzare il socialismo democratico. Di qui il netto rifiuto di creare legami tra mondo operaio e strati non proletari dei lavoratori, o alleanze di tipo antimonopolistico, o vaste intese nell’ambito della sinistra. Essi sanno soltanto difendere l’idea dell’assoluta, totale, autonomia delle correnti più diverse del movimento democratico. Preferiscono parlare di “”esportazione della rivoluzione”” piuttosto che costruirla in casa propria. Bibliografia Oltre alle molte opere di Isaac Deutscher, che sono indispensabili per chi voglia conoscere il trotskismo, si può consultare: K. Mavrakis, Trotskismo teoria e storia, ed. Mazzotta AA.VV., Trotski nel movimento operaio del XX sec., in “”Il ponte”” nn. 11-12/1980 (La Nuova Italia) Day, Trotski e Stalin, Ed. Riuniti Diverse opere di Trotski furono pubblicate negli anni ’70 dall’ed. Savelli. Enrico Galavotti -Homolaicus – Rivoluzione russa”,”TROD-213″
“TROTSKY Leon”,”1905. Suivi de: Bilan et perspectives.”,”In Bilanci e prospettive: – Particolarità dello sviluppo storico della Russia – Città e capitale – 1789 1848 1905 – Rivoluzione e proletariato – Proletariato al potere e contadini – Regime proletario – Premesse del socialismo – Governo operaio russo – Rivoluzione e l’ Europa – Lotta per il potere Difesa di Trotsky. Il suo intervento al processo in tribunale (4 ottobre 1906). (pag 275) “”Nella stessa giornata, cinquecento cosacchi, condotti da un ufficiale di polizia, ricevono l’ ordine di sparare sui manifestanti. I cosacchi non obbediscono, entrano in conversazione con la folla e, alla fine, all’ appello del sottoufficiale, voltano le briglie e si allontanano lentamente. La folla li copre di acclamazioni. Una manifestazione operaia di centomila persone incontra uno sbarrameno di cosacchi. La confusione è grande. Ma due operai si separano dalla folla, brandendo delle bandiere rosse e si precipitano davanti ai cosacchi. “”Sparate su di noi, gridano, ma, finché saremo vivi, non vi daremo le bandiere.”” I cosacchi sono stupiti, disorientati. E’ un momento decisivo. La folla, sentendo la loro esitazione, rincara subito: “”Cosacchi, veniamo a voi a mani vuote, volete spararci addosso? – “”Voi non sparate e noi non ci muoveremo””, risposero i cosacchi. Un ufficiale furibondo e, senza dubbio, impaurito, li insulta in modo grossolano. Ma è troppo tardi. La sua voce è sovrastata dalle grida di indignazione della massa. Qualcuno pronuncia un breve discorso. La moltitudine lo sostiene con delle ovazioni. Un minuto ancora, e i cosacchi, voltano le briglie, ripartono al galoppo, la carabina nella bandoliera.”” (pag 211-212)”,”TROD-214″
“TROTSKY Léon”,”Les leçons d’ Octobre.”,”””Il 16 ottobre è creato il Comitato militare rivoluzionario, organo sovietista legale dell’ insurrezione. La destra del Partito si sforza di frenare il corso degli eventi. La lotta di tendenza nel Partito e delle classi nel paese entra in una fase decisiva. E’ con una lettera ‘Sul momento presente’, firmata da Kamenev e Zinoviev, che la posizione della destra è completamente messa in luce e motivata. Scritta l’ 11 ottobre, ovvero due settimane prima del colpo di forza, e vinviata alle principali organizzazioni del Partito, questa lettera si leva categoricamente contro la decisione del Comitato Centrale concernente l’ insurrezione armata. Mettendo in guardia il Partito contro la sottistima delle forze del nemico, in realtà sottostimando mostruosamente le forze della rivoluzione e negando anche l’ esistenza dello stato di spirito combattivo tra le masse (due settimane prima del 25 ottobre!), i suoi atuori dichiarano: “” Siamo profondamente convinti che proclamare in questo momento l’ insurrezione armata, è mettere in gioco non solo le sorti del nostro partito, ma anche quelle della rivoluzione russa e internazionale””. (…)”” (pag 26) “”L’insurrezione armata lo ripetriamo, si effettua a Pietrogrado in due tempi (…). A Mosca, l’ insurrezione se fa in una sola volta. (…)””. (pag 43)”,”TROD-215″
“TROTSKY Léon”,”La jeunesse de Lénine.”,”L’altro volume uguale Trod 222 se possibile cambiare in Lens- Il fratello maggiore di Lenin durante il processo. “”Il comportamento di Ulianov durante l’ indagine e davanti al tribunale dà la piena misura di questo adolescente: vuole assumersi più responsabilità possibile per sollevare i suoi compagni; allo stesso tempo, teme di manifestarsi nel suo vero ruolo di dirigente per paura di ferire gli altri nella loro dignità personale. Pretende di assumersi esclusivamente la responsabilità, ma non di arrogarsi esclusivamente l’ onore. (…) Il tributo di stima del procuratore avrebbe garantito tanto più sicuramente il capestro a Ulianov.”” (pag 76)”,”TROD-216″
“TROTSKY Leon (TROTSKI)”,”Les crimes de Staline. La révolution trahie.”,”””Il processo Zinoviev-Kamenev ha fatto nascere tutta una letteratura che ha fornito dei dati di una importanza eccezionale, convincendoci che siamo in presenza di una falsificazione scientemente organizzata dalla Ghepeu. Varie opere devono essere qui citate. Sono: Léon Sedov, Livre Rouge sur le procès de Moscou (Edit. Populaires, Paris) Max Shachtman, Behind the Moscow trial (Pioneer Publishers, New York) Francis Heisler, The first two Moscow trials; Victor Serge, Seize Fusillés; Victor Serge, Destin d’une Révolution (URSS, 1917-1937) (Ed. Grasset, Paris) Friedrich Adler, Un procès en sorcellerie. (Edition de l’ Internationale Ouvriere Socialiste). Non uno di questi studi seri e riflessivi non ha trovato fin qui apprezzamenti critici – non si possono contare le basse ingiurie della stampa del Comintern verso le quali il più elementare senso di dignità impedisce di soffermarsi. Gli argomenti fondamentali di questi libri sono anche i miei.”” (pag 207-208)”,”TROD-217″
“TROTSKY Leon”,”I crimini di Stalin.”,”Trotsky: mediocrità di Stalin. Ruolo personalità nella storia (pag 112) “”Ci si può facilmente documentare, attraverso gli articoli e i libri, circa i miei rapporti con Zinoviev e Kamenev. Il “”Bollettino dell’ Opposizione”” dal 1929 al 1937 basterebbe a testimoniare quale abisso ci separò dopo la loro capitolazione. Non intrattenemmo più né rapporti, né corrispondenza, né cercammo di avere altri contatti, e non poteva essere altrimenti. Non mi stanco mai di raccomandare agli oppositori, nelle mie lettere e nei miei articoli, di rompere inesorabilmente con i “”defezionisti””, per difesa morale e politica.”” (pag 90) “”Il dottor Ciliga, comunista iugoslava rinchiuso per cinque anni nelle prigioni di Stalin, racconta che alcuni reazionari venivano condotti più volte al giorno nel cortile in cui avvenivano le esecuzioni e poi riportati nelle loro celle. Ilprocedimento funzionava alla perfezioni. Non si usava né il ferro rovente né altre specifiche torture. L’ azione “”morale”” di quelle passeggiate era più che sufficiente. Gli ingenui si chiedono come possa Stalin essere tanto sicuro che le sue vittime non denuncino il falso durante il processo. Il rischio è assolutamente insignificante. La maggior parte degli accusati trema non soltanto per la propria sorte, ma anche per quella dei propri familiari. Non è tanto facile abbandonarsi a colpi di testo quando si ha una moglie, un figlio o una figlia nelle mani della GPU. D’altra parte come potrebbero gli imputati denunciare l’ impostura? Non sono stati sottoposti a torture fisiche e le confessioni “”rese spontaneamente”” non fanno che confermare le loro precedenti abiure. Come far credere agli astanti ed a tutta l’ umanità che per ben dieci anni non hanno fatto altro che autocalunniarsi?””. (pag 102) Giudizi di Trotsky sui difetti e i limiti di Stalin. (pag 109)”,”STAS-054″
“TROTSKY L.”,”1. Trotzkii: Gli insegnamenti di Ottobre. 2. Lettera di Trozkii a Olminski sulle sue divergenze di vedute col Partito Bolscevico. 3. Come non si deve scrivere la storia della Rivoluzione di Ottobre (Risposta della Pravda a Trotsky).”,”Disfattismo rivoluzionario. “”Questa idea e la sua formulazione sono pienamente adatte alla teoria della difesa della patria. Nello stesso articolo, più avanti, si legge: “”La nostra parola d’ ordine non è la disorganizzazione dell’ esercito rivoluzionario e che si rivoluziona, né il vuoto: Abbasso la guerra! La nostra parola d’ordine è la pressione (!) sul Governo provvisorio allo scopo di costringerlo a fare apertamente, davanti a tutta la democrazia mondiale (!), il tentativo (!) di invitare tutti i paesi belligeranti ad un immediato avviamento di trattative circa i metodi di por fine alla guerra mondiale. Fino a quel momento operò rimanga ognuno (!) al suo posto di combattimento (!).”” Il programma di esercitare una pressione sopra il governo imperialista, con lo scopo di renderlo generosamente incline a un passo simile, era il programma di Kautsky e di Ledebur in Germania, di Jean Longuet in Francia, di MacDonald in Inghilterra, ma non era in nessun modo un programma bolscevico””. (pag 11) Scelta dei tempi. Il nostra grande vantaggio fu il fatto che noi preparavamo il rovesciamento di un regime, che nona veva ancora avuto il tempo di consolidarsi. L’ estrema instabilità dell’ apparato statale di febbraio, la sua mancanza di fede nelle sue forze, facilitò moltissimo il nostro compito, nutrendo la fiducia delle masse e del Partito nelle forze proprie. In Germania ed in Austria vi fu una condizione analoga dopo il 9 novembre 1918. Ma ivi la socialdemocrazia colmò le lacune dell’ apparato statale ed aiutò il regime borghese-repubblicano a consolidarsi””. (pag 31)”,”ZIND-031″
“TROTSKY Léon”,”La révolution permanente en Russie (L’ actualité du Manifeste communiste – Les leçon de la Commune – Trois conceptions de la révolution – La Révolution russe).”,” Questione dei tempi. Trotsky sul ritardo. “”2. L’ erreur de Marx-Engels quant aux délais historiques découlait d’une part de la sous-estimation des possibilités ultérieures inhérentes au capitalisme, et d’autre part de la surestimation de la maturié révolutionnaire du prolétariat. La révolution de 1848 ne se transforma pas en une révolution socialiste, comme le ‘Manifeste’ l’avait escompté, mais ouvrit par la suite à l’ Allemagne la possibilité d’un épanouissement formidable. La Commune de Paris démontra que le prolétariat ne peut arracher le pouvoir à la bourgeoisie sans avoir à sa tête un parti révolutionnaire éprouvé. Or la longue période d’essor capitaliste qui suivit entraîna, non l’ éducation d’une avantguarde révolutionnaire, mais, au contraire, la dégénérescence bourgeoise de la bureaucratie ouvrière qui devint, à son tour, le frein principal de la révolution prolétarienne. Cette “”dialectique’, les auteurs du ‘Manifeste’ ne pouvaient pas la prévoir eux-même.”” (pag 7, ‘L’ actualité du Manifeste communiste) Scritti di Trotsky di vari periodi (1937, 1921, ecc.)”,”TROD-218″
“TROTSKY Leon”,”Trade Unions in the epoch of imperialist decay. Includes: Trade Unions: their past, present, and future by Karl Marx.”,”””Superficially, this may seem like a realistic appraisal of the situation. In reality, the British Communist Party rejects only one form of political adventurism for another, more hysterical form. The theory and practice of social fascism and the rejection of the policy of the united front create insurmontable obstacles to working in the trade unions, since each trade union is, by its very nature, the arena of an ongoing united front of revolutionary parties with reformist and nonparty masses. To the extent that the British Communist Party proved incapable, even after the German tragedy, of learning anything and arming itself anew, to the extent can an alliance with it pull to the bottom even the Independent Labour Party (ILP), which only recently has entered a period of revolutionary apprenticeship.”” (pag 77)”,”TROD-219″
“TROTSKY Leon (libro atribuido a Trotsky)”,”Vida de Lenin.”,”Contiene il frontespizio dell’ edizione del libro in lingua russa; edito a Costantinopoli (1931) e attribuito a TROTSKY. Contiene il frontespizio dell’ edizione del libro in lingua russa; edito a Costantinopoli (1931) e attribuito a TROTSKY. Lenin e la morale. La nostra morale è nella lotta di classe. “”Vladimir Ulianov firmò vari quaderni con il nome di Tullin, ed in seguito adottò quello di Lenin, che non abbandonò più. Gli amici di Lenin provavano una grande malinconia a vederlo collaborare con Struve; ma per Lenin, che nessuna considerazione di moralità o di onore doveva essere tenuta presente quando si trattava di apprezzare il valore rivoluzionario di un programma o di un uomo, seguì a collaborare con Struve. (…) Lenin aveva una moralità speciale, una moralità anti-borghese; tutto che non faceva bene al partito non era morale; da qui vedeva con favore tutte le cose che si facevano per spossessare la borghesia dai suoi privilegi””. (pag 32) Scontro di Lenin con Kamenev e Zinoviev sulla questione dell’ insurrezione (8 ottobre) (pag 150) Le città dove ha vissuto Lenin: Samara, San Pietroburgo, (Siberia), Monaco, Londra, Ginevra, Parigi, Cracovia, (Svizzera). (pag 11-12)”,”TROD-220″
“TROTSKY Leon”,”Escritos sobre la cuestión feminina. Seguido de ‘La revolución socialista y la lucha por la liberación de la mujer’ de Mary-Alice Waters.”,”””Trotsky describió este proceso de la siguiente maniera: ‘La verdadera emancipación de la mujer es incocepible sin un desarrollo general de la economía familiar pequeñoburguesa, sin la introducción de la preparación socializada de la comida y de la educación. Sin embargo, guiada por su istinto de conservación, la burocracia se ha alarmado por la “”desintegración”” de la familia. Ha empezado a cantar alabanzas a la cena familiar y al lavado de la ropa en familia; es decir, a la esclavitud doméstica de la mujer. Para colmo, la burocracia ha restaurado el castigo contro el aborto, dándole la categoría de crimen; devolviendo oficialmente a la mujer al nivel de animal de carga. En completa contradición con el ABC del comunismo, la casta dominante ha restaurado de esta forma el núcleo más reaccionario y oscurantista de la sociedad de clases, o sea, la familia pequeñoburguesa””. (Escritos de Leon Trotski. 1937-38, pag 170.)”” (pag 104)”,”TROD-221″
“TROTSKY Léon”,”La jeunesse de Lénine.”,”””E’ vero che la fotografia del 1890 che già conosciamo sembra effettivamente indicare una lotta tra la timidezza e una sicurezza che non si è ancora dispiegata. Si direbbe che il giovane è imbarazzato davanti al fotografo oppure fa una concessione al suo corpo difendendolo, allo stesso modo che, trent’anni più tardi, Lenin proverà imbarazzo a dettare a una stenografa le sue lettere e i suoi articoli. Se c’è “”della timidezza””, essa non comporta in tutti i casi né sentimento di debolezza, né eccesso di sensibilità: essa dissimula la forza””. (pag 242) “”On peut même dire que la nature agressive de Vladimir, en raison de sa complete subordination à l’ idée et de l’ absence de vanité personelle, le délivrait en quelque sorte des freins de la timidité. En tout cas, si parfois, surtout dans ses jeunes années, un sentiment restrictif de gêne s’emparait de lui, ce n’était pas pour lui, mais pour les autres, pour la banalité de leurs intérêts, la vulgarité de leurs plaisanteries, ou bien tout semplement pour leur bêtise. Samoïlov nous a montré Vladimir dans un cercle nouveau pour lui: “”Il parlait peu, mais cela ne venait vraisemblablement pas du tout d’une gêne qu’il aurait éprouvée dans un milieu inconnu.”” Au contraire, sa présemnce contraignait les autres à se tenir sur leurs gardes; les gens enclins à la désinvolture commencaient à montrer de la prudence, sinon de l’ embarras””. (pag 243) “”Le même Vodovosov certifie que, dans le cercle marxiste de Samara, Vladimir était “”une autorité incontestée – on l’y portait aux nues presque autant que dans sa famille””, bien que certains fussent plus âgés que lui. “”Son autorité dans le cercle était incontestée””, confirme Séménov. Lalaïantz écrit qu’Oulianov, qu’il rencontra un an après sa brouille avec Vodovosov, le conquit tout de suite. “”Chez cet homme de vingt-trois ans se combinaient de la manière la plus étonnante la simplicité, la délicatesse, la joie de vivre et le goût de la taquinerie d’ une part, la solidité et la profondeur des connaissances, une implacable logique dans l’ argumenation…d’autre part.””””. (pag 244)”,”TROD-222″
“TROTSKY Leon”,”The War and the International. (The Bolsheviks and World Peace). Part I, Part II, Part III.”,”Declino dello spirito rivoluzionario (pag 49) Socialimperialismo della classe operaia. (Working Class Imperialism) “”As capitalism passed from a national to an international-imperialistic ground, national production, and with it the economic struggle of the proletariat, came into direct dependence on those conditions of the world market which are secured by dreadnaughts and cannon. In other words, in contradiction of the fundarrental interests of the proletariat taken in their wide historic extent, the immediate trade interests of various strata of the proletariat proved to have a direct dependence upon the successes or the failures of the foreign policies of the governments. England long before the other countries placed her capitalist development on the basis of predatory imperialism, and she interested the upper strata of the proletariat in her world dominion. In championing its own class interests, the English proletariat limited itself to exercising pressure on the bourgeois parties which granted it a share in the capitalist exploitation of other countries. It did not begin an independent policy until England began to lose her position in the world market, pushed aside, among others, by her main rival, Germany.”” (pag 51)”,”TROD-223″
“TROTSKY Leon”,”The Spanish Revolution, 1931-39.”,”Bordiga (475n) Bordighisti (132n 158 284 323 454 456 475n) “”20. Henri Lacroix was a pseudonym for Francisco Garcia Lavid, one of the first leaders of the Spanish Left Opposition while it was in exile in Belgium. He was arrested in Spain in June 1930 and released adter the fall of the monarchy. He became secretary-general of the Spanish Left Opposition at its second conference in June 1931, and as its chief leader was arrested several times during this period. After November 1932, he broke with Nin and published a bulletin maintaining that Trotsky had been correct in his criticisms of the Spanish Left Opposition. In 1933 he was expelled from the Spanish section for “”misappropriation of funds””; he joined the Socialist Party, later leading a division in the civil war. In January 1939 he was recognized as a former Trotskyist by some officers of the Stalinist “”Lister”” division, and was arrested and hanged by them only a few dozen yards from the French border.”” (pag 474)”,”TROD-224″
“TROTSKY Leon – SHACHTMAN Max”,”The New Course – The Struggle for the New Course.”,”I pericoli per il partito connessi alla Nep, la Nuova politica economica, e al ritardato sviluppo della rivoluzioen europea. (dalla prefazione) La questione delle generazioni nel partito: l’ arrivo di funzionari, carrieristi e arrampicatori dopo la conquista del potere. The Question of the Party Generations. “”The conquest of power was followed by a rapid, even abnormal, growth of the party. A powerful magnet, the party attracted not only workers with little consciousness, but even certain elements plainly alien to its spirit: functionaries, careerists and political hangers-on. In this chaotic period, it was able to preserve its Bolshevist nature only thanks to the internal dictatorship of the Old Guard, which had been tested in October””. (pag 12) “”Bureaucratism is not a fortuitous feature of certain provincial organizations, but a general phenomenon. It does not travel from the district to the central organization through the medium of the regional organization. It is not at all a “”survival”” of the war period; it is the result of the transference to the party of the methods and the administrative manners accumulated during these last years.”” (pag 15) La “”sottovalutazione”” dei contadini. “”The capital economic task of the day consists in establishing between industry and agriculture and, consequently, in industry, a correlation that would permit industry to develop with a minimum of crises, collisions and upheavals, and in assuring industry and state commerce a growing preponderance over private capital. That is the general problem.”” (pag 67)”,”TROD-225″
“TROTSKY Leone (TROTZKI), a cura di Egilberto MARTIRE”,”L’ esercito rosso. Discorso su “”Il potere dei consigli e l’ imperialismo internazionale””.”,”Gli specialisti militari. “”Ma noi diciamo: “”No! finché il nemico non è definitivamente schiacciato le nostre mani non devono vestir guanti di velluto. Per istruire l’esercito rosso noi ci serviamo degli antichi generali; ma va da sé che noi scegliamo soltanto quelli che ci convengono e di cui possiamo fidarci. Taluni ci dicono: “”E perché dunque chiamate i generali? non è pericoloso ciò?”” E noi rispondiamo: “”Senza dubbio, tutto il mondo ha il suo lato pericoloso. Ma noi abbiamo bisogno di istruttori che conoscano l’arte militare. Noi diciamo ai signori generali: – Ecco il nuovo padrone del paese: la classe lavoratrice. Essa ha bisogno di istruttori per preparare militarmente i lavoratori alla lotta contro la borghesia””. Nei primi tempi i generali erano fuggiti, si erano nascosti nelle fessure, come le tignole (…). Ed ora vediamo come i sabotatori di ieri, a poco a poco, come tignole, escono fuori dai loro nascondigli, movendo qua e là le loro antenne per tastare il terreno: non si potrebbe, dopo tutto, andar d’accordo coi nuovi padroni?”” (pag 35-36) “”Ci si obietta che ciò è pericoloso e può esser causa di controrivoluzioni. Il non so; fors’anche è possibile che qualcuno di costoro lo tenti, ma c’è un proverbio che dice: Non is può trascurare il necessario per timore d’un pericolo possibile””. Dal momento che noi pensiamo di formare un esercito, non possiamo, per raggiungere questo fine, far a meno di persone competenti.”” (pag 37)”,”TROD-226″
“TROTSKY Leon”,”The Challenge of the Left Opposition, 1926-27. Speeches and writings by the leader of the anti-Stalinist movement from his bloc with Zinoviev to their expulsion from the Soviet Communist Party (includes the Platform of the Opposition and other United Opposition statements).”,”””Comrades, the premise of theory is the law of the ‘uneveness of imperialist development’. Comrade Stalin charges me with a refusal to recognize, or with insufficiently recognizing, this law. Nothing of the kind! The law of uneven development is not a law of imperialism, but a law of the whole history of humanity. Capitalist development in its first epoch extraordinarily intensified the economic and cultural differences between various countries; imperialist development, i.e., the newest phase of capitalism, has not enlarged these differences of level but, on the contrary has led to a rather extensive leveling. The leveling will never be complete. Again and again the varying rates of development will break through and thereby make impossible an imperialism stabilized upon a definitive level. On the whole, Lenin attributes unevenness to two things: firstly to ‘rate’, and secondly to the ‘level’ of economic and cultural development of the various countries. With regard to the rate, imperialism has increased to unevenness to the highest degree; but with regard to the level of the various capitalist countries, it has called forth a leveling tendency precisely because of the variation rate. Anyone who does not understand this does not understand the heart of the question. Take England and India. The capitalist development in certain parts of India is much more rapid than was the capitalist development in England in his beginnings. The difference, the economic distance between England and India – is this today greater or smaller than fifty years ago? It is smaller. Take Canada, South America, South Africa, on the one hand, and England on the other. The development of Canada, South America, South Africa, has proceeded during the last period with gigantic strides. The “”development”” of England is in stagnation, yes, even in decline. Therefore, the rate is uneven as never before in history but the level of development of these countries has been more closely approximated than thirty or fifty years ago. What conclusions are to be drawn from this? Very important ones! Precisely the fact that in certain backward countries in the recent period the rate of development has become more and more feverish, whereas in certain other old capitalist countries the development has slowed down or even retrogressed; precisely this fact makes impossible the Kautskyan hypothesis of a systematic organized superimperialism, because in the various countries which are approaching one another in level – without ever reaching evenness – jealousies, need for markets and raw materials, are being developed identically. (…)””. (pag 198-199)”,”TROD-227″
“TROTSKY Leon”,”The Revolution Betrayed. What is the Soviet Union and where is it going?”,”””Whereas the fascists, when they find themselves in power, are united with the big bourgeoisie by bonds of common interest, friendship, marriage, etc., the Soviet bureaucracy takes on bourgeois customs without having beside it a national bourgeoisie. In this sense we cannot deny that it is something more than a bureaucracy. It is in the full sense of the word the sole privileged and commanding stratum in the Soviet society. Another difference is no less important. The Soviet bureaucracy has expropriated the proletariat politically in order by methods of ‘its own’ to defend the social conquests. But the very fact of its appropriation of political power in a country where the principal means of production are in the hands of the state, creates a new and hitherto unknown relation between the bureaucracy and the riches of the nation. The means of production belong to the state. But the state, so to speak, “”belongs”” to the bureaucracy.”” (pag 258)”,”TROD-228″
“TROTSKY L. VARGA E. RADEK K. ZINOVIEV G. e altri”,”Terzo congresso della Internazionale Comunista. Tesi, manifesti e risoluzioni.”,”Trotsky: Tesi sulla situazione mondiale e sui compiti dell’IC Radek: Tesi sulla tattica 22 giugno-12 luglio) Terzo Congresso IC (“Alle masse”) Partecipano 52 delegazioni con 509 delegati di 48 paesi, 291 con diritto di voto. “Le riunioni furono dominate dalla discussione sull’azione di marzo in Germania. Quest’azione, la rivolta di Kronstadt, e la Nuova Politica Economica in Russia, conclusero il primo periodo della storia del Comintern” (J.Degras, Tomo I, p.243). Lenin dirà che il Comintern era passato dalla tattica dell’assalto alla tattica dell’assedio. Le tesi tattiche ammetteranno che “in Europa e in America il nemico fosse più forte, più abile e meglio preparato alla lotta che il nemico che i bolscevichi avevano dovuto affrontare in Russia nel 1917” (Degras, ibidem, p.244). Dal II Congresso, la CEIC aveva tenuto 31 sedute, ed aveva dato vita ad una sottocommissione costituita da 7 membri incaricata, tra l’altro, dell’attività segreta e clandestina (39 riunioni). Risoluzioni principali: – Tesi sulla situazione mondiale e sui compiti dell’Ic (Trotsky e Varga, 4/7) – Risoluzione sull’azione di marzo e sul Partito comunista unificato di Germania (Zinoviev, 9/7) – Tesi sulla tattica [del “fronte unico”, [dal basso]] (Radek, 12/7) – Struttura, metodi e azione dei partiti comunisti[7] (Koenen, 12/7) – L’Internazionale Comunista e l’Internazionale Sindacale Rossa (Zinoviev-Heckert, 12/7) – Tesi sulla propaganda tra le donne – Risoluzione sulle forme e i modi del lavoro comunista tra le donne – Dibattito sulla tattica Nella riunione tenutasi subito dopo il Congresso, il CEIC elesse il comitato ristretto (o “Presidium” dalla fine agosto 1921), composto da Zinoviev, Bucharin, Gennai, Heckert, Radek,Béla Kun e Souvarine. Segretari: Humbert-Droz, Kuusinen e Ràkosi. Comitato redazionale per la Corrispondenza Internazionale (Inprekorr): Bucharin, Radek, Varga, Zinoviev, Béla Kun, Preobrazenskij, Shatskin, Kuusinen, E.Drahn (periodicità: trisettimanale nell’edizione tedesca, bisettimanale in quelle inglese e francese). In allegato scheda: (vpn) cronologia della Terza internazionale”,”INTT-240″
“TROTSKY Leon”,”World Unemployment and the Five Year Plan (1930).”,”””In any case, the reformists in power will find it more difficult to defend themselves from an agitation based on a concrete plan of economically advantageous collaboration with the Soviet Union than from the shrill outeries on the theme of “”social fascism””. (1)”” “”(1) The paper of the Italian Left Communist, ‘Prometeo’, says quite appropriately that if it is very difficult for the social democrats to refute the accusations that they are agents of the bourgeoisie, it is, on the other hand very easy for them to refute the affirmation that they are Fascists. In labelling the social democrats social fascists, the Comintern renders them a signal service”” (pag 7-8)”,”TROD-234″
“TROTSKY Leon (Trotzki); a cura di Helmut DAHMER”,”Schriften über Deutschland. Band II. Gesammelte Werke 2.”,”Si chiude con un articolo di TROTSKY sulla morte di Kautsky del 1938 (Coyoacan)”,”TROD-237″
“TROTSKY Leon”,”Jean Jaurès.”,”Questo opuscolo è la riedizione integrale del celebre articolo di T. su Jaures. Sono estratti dal “”Bulletin Communiste”” organo del Parti Communiste SFIC n° 47 del 22 novembre 1923. Jaures era un ideologo (pag 12)”,”TROD-241″
“TROTSKY Leon”,”Georg Valentinovich Plekhanov.”,”Opera di Plechanov: ‘History of Russian Social Thought’, Mosca, 1919.”,”TROD-242″
“TROTSKY Lev, a cura di Piero NERI”,”Opere scelte. 6. La lotta allo stalinismo: 1935-1940.”,”15 foto fuori testo Comitato scientifico: Isabella ALAGIA Riccardo ANFOSSI Anna BISCEGLIE Sara MORACE Piero NERI Dario RENZI Vincenzo SOMMELLA”,”TROD-245″
“TROTSKY Lev, a cura di Isabella ALAGIA e Vincenzo SOMMELLA”,”Opere scelte. 10. Stalin.”,” Contributo per la pubblicazione del Centro Studi Utopia Comitato scientifico: Isabella ALAGIA Riccardo ANFOSSI Anna BISCEGLIE Sara MORACE Piero NERI Dario RENZI Vincenzo SOMMELLA Lenin e i giovani “”Grazie alle definizioni di idee delineate con cura e precisione, soltanto Lenin e i suoi discepoli furono capaci di cogliere la nuova ascesa rivoluzionaria. Da qui ebbe origine l’ininterrotta serie di successi che assicurarono subito ai seguaci della “”Pravda”” l’egemonia sul movimento operaio. La maggior parte della precedente generazione aveva abbandonato la lotta nel corso degli anni di reazione. I liquidatori erano soliti affermare con sufficienza: “”Lenin non ha con sé altro che ragazzini””. Ma proprio in questo Lenin scorse il grande vantaggio del suo partito. La rivoluzione, come la guerra, carica gran parte del proprio peso sulle spalle della gioventù. Quel partito socialista che non sia in grado di attirare i “”ragazzi”” è senza speranza.”” (pag 199) Le discussioni e gli odi profondi tra i membri del partito bolscevico in esilio (1914 circa). Trotsky cita Sverdlov. Stalin si teneva in disparte. (pag 209-210)”,”TROD-246″
“TROTSKY Lev, a cura di Isabella ALAGIA e Vincenzo SOMMELLA”,”Opere scelte. 13. Cultura e socialismo.”,” Contributo per la pubblicazione del Centro Studi Utopia Comitato scientifico: Isabella ALAGIA Riccardo ANFOSSI Anna BISCEGLIE Sara MORACE Piero NERI Dario RENZI Vincenzo SOMMELLA”,”TROD-247″
“TROTSKY Leon”,”The Crisis of the French Section, 1935-36.”,”Bolscevichi-leninisti, gruppo Bolscevico-leninista: Bolshevik-Leninist Group (GBL)”,”TROD-250″
“TROTSKY Leon”,”The Challenge of the Left Opposition, 1928-29. Letters and other writings about workers’ democracy and revolutionary internationalism by the leader of the struggle against Stalinism during a year of exile in Soviet Central Asia.”,”pag 327: Timofei Sapronv fu un leader centralista democratico . Dal glossario (pag 474): “”Sapronov, T. (1887-1839), leader dei centralisti democratici (Democratic Centralists) e membro dell’ Opposizione Unificata nel 1926, espulso dal partito nel 1927 (AUCP, PCUS), ha capitolato nel 1928, alla fine ha sviluppato una teoria sull URSS del tipo capitalismo di stato sviluppato’ (nota questo profilo non coincide con quello fatto se ben ricordo da AC su Azione C. o l’impulso, Sapronov come uno dei pochi a non capitolare e a voler organizzare un altro partito comunista leninista rivoluzionario)”,”TROD-254″
“TROTSKY Leon (TROTZKI)”,”Die Neue Etappe. Die Weltlage und unsere Aufgaben.”,”TROTSKY Leon ‘Tendenze centriste nel socialismo italiano’ (pag 62)”,”TROD-255″
“TROTSKY L.D.”,”Classi sociali e rivoluzione.”,”””Si pone allora un problema. Rojkov considera Marx il suo maestro. Marx, che da poco aveva indicato “”le premesse essenziali del socialismo”” nel ‘Manifesto del partito comunista’, considerava la rivoluzione del 1848 il prologo immediato della rivoluzione socialista. Evidentemente, non occorre molta acutezza per constatare, sessanta anni dopo, che Marx si è sbagliato: il mondo capitalistico esiste ancora. Ma in che modo Marx può aver giustamente commesso quell’errore? Non si è accorto che le grandi imprese non dominavano ancora tutti i settori dell’industria; che le cooperative di produttori non avevano ancora superato le grandi imprese; che l’enorme maggioranza della popolazione non era ancora unita sulla base delle idee eposte nel ‘Manifesto del partito comunista’? Se perfino oggi, lo vediamo bene, tutto quersto non si è ancora realizzato, come è possibile che Marx non si sia accorto che nel 1848 non esisteva nulla di simile? Sembra davvero che, paragonato a molti dei nostri attuali automi infallibili del marxismo, Marx nel 1848 sia stato solo un giovane utopista! Benché il compagno Rojkov non faccia assolutamente parte dei critici di Marx, nondimeno egli elimina completamente dal numero delle premesse essenziali del socialismo, come abbiamo visto, la rivoluzione proletaria””. (pag 106-107) [L.D. Trotsky, Classi sociali e rivoluzione, 1976]”,”TROS-213″
“TROTSKY Léon”,”Classe ouvrière, syndicats, comité et parti.”,”TROTSKY Léon I compiti del partito nel movimento sindacale (pag 27) “”Les événements de la dernière période qui a précédé la guerre ont révélé, avec une clarté spéciale, que l’anarchisme qui, au point de vue théorique, est toujours simplement du libéralisme poussé à son extrême, était en pratique une propagande pacifiste dans le cadre de la république démocratique, dont il recherche la protection. Si nous faisons abstraction des actes terroristes individuels, etc., l’anarchisme, comme système de mouvement de masses et d’action politique, ne représente que du matériel de propagande sous la protection pacifique de la légalité. Dans les moments de crise, les anarchistes font souvent l’inverse de ce qui’ils prêchent en temps de paix. Ce fait fut signalé par Marx lui-même au sujet de la Commune de Paris. Et il se répéta à une beaucoup plus grande échelle dans l’expérience de la révolution espagnole””. [Trotsky, Août 1940][Léon Trotsky, Classe ouvrière, syndicats, comité et parti, 1973] (pag 64)”,”TROD-256″
“TROTSKY Leon”,”Comment vaincre le fascisme.”,”TROTSKY Leon Manca l’indice del volume Articolo di Trotsky: ‘La victoire d’Hitler signifierait la guerre contre l’URSS’ (pag 235-244) Socialdemocrazia in ritirata. “”La crise actuelle a chassé d’un dernier coup de balai ce qui restait des utopies réformistes. Aujourd’hui, la pratique opportuniste n’a plus aucune couverture théorique. Les Wels, Hilferding, Grzesinsky, Noske se moquent des catastrophes qui peuvent désormais s’abattre sur les masses populaires, pourvu que leurs propres intérêts ne soient pas lésés. Mais la situation est telle que la crise du régime bourgeois concerne également les dirigeants réformistes. “”Etat, interviens!”” – crait encore récemment la socialdémocratie alors qu’elle reculait devant le fascisme. Et l’Etat est intervenu: Otto Braun et Severing volèrent sur le pavé. Aujourd’hui, écrit ‘Vorwärts’ chacun doit reconnaître les avantages de la démocratie sur le régime dictatorial. Certes, la démocratie présentait de sérieux avantages, pensait Grzesinsky, en faisant connaissance de l’intérieur avec la prison”” (pag 307-308) Teoria razza “”La théorie de la race, qu’on dirait créée spécialement pour un autodidacte prétentieux et qui se présente comme la clé universelle de tous les secrets de la vie, apparaît sous un jour particulièrement lamentable à la lumière de l’histoire des idées. Pour fonder la religion du sang véritablement allemand, Hitler dut emprunter de seconde main les idées du racisme à un Français, diplomate et écrivain dilettante, le comte Gobineau. Hitler trouva une méthodologie politique toute prête chez les Italiens. Mussolini a largement utilisé la théorie de Marx de la lutte des classes. Le marxisme lui-même est le fruit de la combinaison de la philosophie allemande, de l’histoire française et de l’économie anglaise. Si l’on examine rétrospectivement la généalogie des idées, même les plus réactionnaires et les plus stupides, on ne trouve pas trace du racisme. L’indigence infinie de la philosophie nationale-socialiste n’a pas empêché, évidemment, la science universitaire d’entrer toutes voiles déployées dans le chenal d’Hitler, une fois que sa victoire se fut suffisamment précisée.”” (pag 355)”,”TROD-259″
“TROTSKY Leon”,”Art and Revolution. Writings on Literature, Politics and Culture.”,”TROTSKY Leon Romanzo ‘Les Javanais’ tradotto in inglese come ‘Men from Nowhere’, recensione del libro scritta da Trotsky (7 agosto 1939) “”Almost simultaneously with Celine, another skeptic became famous – Malraux, who sought justification of his pessimism, not below, in physiology, but above, in the manifestations of human heroism. Malraux wrote one or two significant books. But he lacks backbone. He is organically seeking some outside force to lean on, some established authority. The lack of creative independence has envenomed his latest books with the poison of falsehood and has rendered them unfit for consumption. Malaquais does not fear the base and the vulgar in our nature, for, despite all, man is capable of creativeness, of passion, of heroism – and they are far from fruitless. Like all true optimists, Malaquais loves man for his potentialities. Gorky once said, “”Man – that sounds proud!””. Perhaps Malaquais would not repeat a phrase so didactic. Yet this is precisely the attitude toward man that runs through his novel. Malaquais’s talent has two dependable allies: optimism and independence.”” [Leon Trotsky, Art and Revolution. Writings on Literature, Politics and Culture, 2009] (pag 241) “”The truth is that Marxist theory finds complex interactions to exist between what Marx called economic foundation (the sum total of the relations into which men enter to carry on on social production) and the ideological superstructure (the legal, political, religious, aesthetic and philosophical systems of ideas and institutions) which may develop on the basis of that foundation. As Engels wrote “”Political, juridical, philosophical religious, literary, artistic, etc., development is based on economic development. But all these react upon one another and also upon the economic base. It is not that the economic position is the ‘cause and alone active’, while everything else only has a passive effect. There is, rather, interaction on the basis of the economic necessity, which ‘ultimately’ always asserts itself. (F. Engels, Letter to Heinz Starkenburg, January 25, 1894, vol I, p. 392,in Marx Engels, Selected Works).”” [Paul N. Siegel, Introduction] [in Leon Trotsky, Art and Revolution. Writings on Literature, Politics and Culture, 2009] (pag 12) Trotsky cita Marx sul ruolo dello scrittore (pag 126) “”The conception of the writer’s function which the young Marx worked out is worth recalling. “”The writer””, he declared, “”naturally must make money in order to live and write, but he should not under any circumstances live and write in order to make money. … The writer by no means looks on his work as a ‘means’. It is ‘an end in itself’ and so little a means in the eyes of himself and of others that if necessary he sacrifices his existence to the existence of his work. … ‘The first condition of the freedom of the press is that it is not a business activity””. It is more than ever fitting to use this statement against those who would regiment intellectual activity in the direction of ends foreign to itself, and prescribe, in the guise of so-called reasons of state, the themes of art. The free choice of these themes and the absence of all restrictions on the range of his exploitations – these are possessions which the artist has a right to claim as inalienable.”” Leon Trotsky, Art and Revolution. Writings on Literature, Politics and Culture, 2009] (pag 126)”,”TROD-260″
“TROTSKY Lev”,”Programma di transizione. L’agonia mortale del capitalismo e i compiti della Quarta internazionale.”,”””L’errore di Marx ed Engels, di previsione nei riguardi dei dati storici effettivi, nasceva, da un lato, dall’aver sottovalutato le potenzialità insite nel capitalismo, dell’altro dall’aver sovrastimato la maturità rivoluzionaria del proletariato. La rivoluzione del 1848 non divenne rivoluzione socialista come il ‘Manifesto’ aveva pronosticato, ma aprì alla Germania un varco per la futura ascesa capitalistica. La Comune di Parigi ha mostrato che il proletariato, privo di un partito rivoluzionario temprato alla sua testa, non è in grado di strappare il potere alla borghesia. Contemporaneamente, il periodo prolungato di prosperità capitalistica che seguì non contribuì alla formazione delle avanguardie rivoluzionarie, ma piuttosto alla degenerazione borghese delle aristocrazie operaie che divennero principale freno al processo rivoluzionario. Gli autori del ‘Manifesto’ non potevano prevedere questa “”dialettica””. (…) In quanto erede della tradizione di cui il ‘Manifesto del Partito comunista’ costituisce il frutto pià prezioso, la Quarta internazionale forma nuovi quadri per raggiungere vecchi obiettivi. (…) Ad essa appartiene il futuro. Quando sarà celebrato il centenario del ‘Manifesto comunista’, la Quarta internazionale sarà diventata la forza propulsiva della rivoluzione in tutto il mondo”” [Lev Trotsky, A novant’anni dal ‘Manifesto comunista’, 1937] [Lev Trotsky, Programma di transizione. L’agonia mortale del capitalismo e i compiti della Quarta internazionale, 2008] (pag 140)”,”TROD-261″
“TROTSKY Leon, a cura di Naomi ALLEN”,”The Challenge of the left Opposition (1923-25).”,”Il testo riporta le tabelle con dati sull’economia sovietica 1925 1926, sui salari operai nei settori principali dell’industria (1913-1926), sui fondi capitali (1924) e la concentrazione operaia nella grande industria, confronto Urss e Stati Uniti (1901-1925) “”As Marxists, we must know and understand that wanting an insurrection is not sufficient for carrying it out. When the objective conditions for an insurrection present themselves, it won’t just happen – it has to be made. And for that, the revolutionary general staff must first have a plan for the insurrection before unleashing it. The plan of insurrection will give an orientation as to time and place. In the most detailed way, account will be taken of all the factors and elements of the insurrection. An eye will be kept on them to determine accurately their dynamism, to define the distance the vanguard must keep between itself and the working class so as not to be isolated from it while at the same time making the decisive leap. The timing of the insurrection is one of the necessary elements in this orientation””. (pag 203)”,”TROD-266″
“TROTSKY Leone”,”I crimini di Stalin.”,” Lev Trotzkij I crimini di Stalin. Terrore, accuse e processi: l’epurazione del Partito Comunista e dell’Armata Rossa Lo scritto polemico di Trotzkij, è una solitaria difesa, un lungo e ininterrotto monologo che, con acuta intelligenza e lucidità d’esposizione, denuncia lo stato di burocratizzazione e di paura del “”regime termidoriano””. Scritto frammentariamente e in varie circostanze, come afferma lo stesso Trotzkij, I crimini di Stalin doveva essere in un primo momento la risposta al processo Zinoviev-Kamenev dell’agosto del ’36. Dopo l’esilio in Messico, lo raggiunsero le notizie dell’altro processo Pjatakov-Radek ed inÿ ne quelle della grande epurazione dei più alti esponenti dell’Armata Rossa. Il libro si delineò così, piuttosto che su uno schema prestabilito, sul corso degli avvenimenti. Lev Trotzkij (Janovka 1879 – Coyoacán 1940), pseudonimo del rivoluzionario e uomo politico russo Lejba Bronštein. Protagonista di primo piano della Rivoluzione d’Ottobre, è stato commissario del popolo agli Affari Esteri e comandante dell’Armata Rossa. Espulso dal Partito bolscevico nel 1927, è stato costretto a lasciare l’URSS e ha tentato di organizzare i comunisti antistalinisti nella Quarta Internazionale. Nel 1940 fu ucciso in Messico da un sicario di Stalin. Res Gestae 2016, pag 324 Euro 22.80″,”STAS-001-FF”
“TROTSKY Lev, a cura di Isabella ALAGIA e Vincenzo SOMMELLA”,”Opere scelte. Volume 8. La Quarta Internazionale: La rivoluzione permanente.”,”Comitato scientifico: Isabella ALAGIA, Riccardo ANFOSSI, Anna BISCEGLIE, Sara MORACE, Piero NERI, Dario RENZI, Vincenzo SOMMELLA Ringraziamenti a Esteban Volkov nipote di Trotsky ed erede dei diritti d’autore. “”Mentre la Russia degli zar restava sempre molto indietro rispetto ai suoi vicini occidentali progredendo molto lentamente solo sotto la loro pressione, la Spagna conosceva periodi molto fiorenti, periodi di superiorità sul resto d’Europa e di dominazione sull’America del Sud. Il potente sviluppo del commercio interno e mondiale ha avuto poco a poco ragione della parcellizzazione feudale e provinciale e del particolarismo delle regioni. La forza e l’importanza crescente della monarchia spagnola erano allora strettamente legate al ruolo centralizzatore del capitale commerciale e alla formazione graduale di una “”nazione spagnola””. La scoperta dell’America, che ha inizialmente fortificato e arricchito la Spagna, in seguito le si rivolse contro. Le grandi strade commerciali si allontanarono dalla penisola iberica. L’Olanda arricchita si separò dalla Spagna. Dopo l’Olanda, fu l’Inghilterra che per lungo tempo acquisì una posizione molto superiore in Europa. A partire dalla seconda metà del XVI secolo la Spagna iniziò il suo declino. Dopo la distruzione dell’Invencible armada (1588), questo declino assunse un carattere, per così dire, ufficiale. E’ l’avvento di questo stato di feudalità borghese della Spagna che Marx chiamava “”la putrefazione lenta e senza gloria””. Le vecchie e le nuove classi dominanti – la nobiltà fondiaria e il clero cattolico grazie alla monarchia, le classi borghesi grazie ai loro intellettuali – hanno ostinatamente tentato di mantenere le loro vecchie pretese, ma, ahimè!, senza le loro antiche risorse. Nel 1820 le colonie dell’America del Sud si sono definitivamente separate. A partire dalla perdita di Cuba, nel 1898, la Spagna è senza possedimenti coloniali. Le avventure in Marocco non hanno fatto che rovinare il paese e rafforzare il malcontento già profondo del popolo. Il ritardo nello sviluppo economico della Spagna ha inevitabilmente indebolito le tendenze centraliste inerenti il capitalismo. Il declino della vita commerciale e industriale delle città e dei legami economici tra queste ha ridotto la dipendenza reciproca di certe province. Questa è la causa principale che non ha permesso fino a oggi alla Spagna borghese di vincere le tendenze centrifughe delle sue province storiche. La povertà delle risorse naturali e il sentimento di malessere regnante in tutte le parti del paese non potevano che nutrire le tendenze separatiste. Il particolarismo si manifesta in Spagna come una forza specifica, soprattutto in confronto alla sua vicina, la Francia, dove la grande rivoluzione ha affermato definitivamente il dominio della nazione borghese, una e indivisibile, sulle vecchie province feudali. Proprio mentre impediva la formazione di una nuova società borghese, la stagnazione economica decomponeva le antiche classi dominanti. I nobili altezzosi spesso coprivano il loro orgoglio con laceri mantelli. La Chiesa depredava i contadini ma, di tanto in tanto, doveva subire le esazioni della monarchia. Quest’ultima, come ha notato Marx, aveva più tratti in comune con il dispotismo asiatico che con l’assolutismo europeo. Come si può spiegare? Il confronto molto diffuso tra lo zarismo e il dispotismo asiatico appare naturale dal punto di vista geografico, così come da quello storico. In effetti, ciò vale egualmente per la Spagna. La differenza risiede nel fatto che lo zarismo si fondava sulla lentezza estrema dello sviluppo della nobiltà e dei centri urbani primitivi, mentre la monarchia spagnola è sorta in un’epoca di decadenza del paese e di decomposizione delle classi dominanti. Se l’assolutismo europeo deve il suo sviluppo alla lotta che le città, sempre più solide, conducevano contro le vecchie caste privilegiate, la monarchia spagnola, come lo zarismo russo, fondava la sua forza relativa nell’impotenza delle vecchie caste e delle città. Qui sta la sommiglianza con il dispotismo asiatico”” [Lev Trotsky, La rivoluzione spagnola e i compiti comunisti (1931), in Lev Trotsky, Opere scelte, Volume 8, 2006]”,”TROD-268″
“TROTSKY Leon”,”On the Labor Party in the United States.”,”Trotsky: “”They speak of technocracy, and put forward the slogan of “”production for use””. We oppose this charlatan formula and advance the workers’ control of production through the factory committees. Lundberg writes a book, ‘[America’s] Sixty Families’ (1). The ‘Annalist’ (2) claims that his figures are false. We say, the factory committees should see the books. This program we must develop parallel with the idea of a labor party in the unions, and workers’ militia.”” (pag 15) (1) America’s Sixty Families, by Ferdinand Lundberg, New York, Vanguard Press, 1937. The book, a sensation when it appeared, documented the existence of an economic oligarchy in the U.S. headed by sixty families of immense wealth. The author brought the work up to date in 1968 under the title, The Rich and the Super-Rich”” (nota pag 34-35) (2) The Annalist, “”a magazine of finance, commerce and economics””. It began in 1913 and ceased publication in 1940″,”TROD-269″
“TROTSKY Leon”,”Perfiles Politicos.”,”TROTSKY Leon “”La teoría de Marx del proceso histórico abraza la historia total del hombre socialmente organizado. Pero en épocas de relativo equilibrio social, la dependencia de las ideas de los intereses de clase y del sistema de propiedad permanece enmascarado. La alta escuela del marxismo está formada en las épocas de revolución, cuando la lucha de clases que emerge del sistema de propiedad toma el carácter de guerra civil abierta y cuando los sistemas estatales, legales y filosóficos aparecen al descubierto como órganos subsidiarios de clase. La teoría del marxismo fue formulada en una época prerrevolucionaria, cuando las clases buscaban una nueva orientación, y tomó formas finalmente entre las experiencias de la revolución y contrarrevolución, en 1848 y años subsiguientes. Kautski no vivió esta indispensable experiencia revolucionaria. Recibió el marxismo como un sistema terminado y lo popularizó como un maestro del socialismo cientifico. El florecimiento de su actividad ocurrió en la profunda sima que va desde la derrota de la Comuna de París a la revolución rusa. (…) Kautski defendió incansablemente el carácter revolucionario de la doctrina de Marx y Engels, aunque incluso en este aspecto la iniciativa en la repulsa de los intentos de los revisionistas partía usualmente no de él sino de elementos más decididos (Rosa Luxemburg, Plejanov y Parvus). Pero politicamente Kautski se había reconciliado totalmente con la socialdemocracia tal como ésta se había desarrollado y no se percató de su carácter profundamente oportunista ni respondió positivamente a los intentos de dar mayor firmeza a las tácticas del partido”” (Trotsky, War and Revolution, vol. 1, 18 de marzo de 1919. 24 de abril de 1922) [Leon Trotski, Perfiles Politicos, 1981] (pag 98-99)”,”TROD-270″
“TROTSKY Leon, a cura di George BREITMAN e George SAUNDERS”,”Portraits. Political & Personal.”,”L’infaticabile e coscienzioso lavoro di Engels sul lascito di Marx “”Reports about the progress of the work on Marx’s literary legacy provide one of the most constant leitmotifs in the correspondence between Engels and Kautsky, as well as other co-thinkers. In a letter to Kautsky’s mother (1885) – a rather well-known writer of popular novels at the time – Engels expresses his hope that old Europe will finally swing into motion again, and he adds, “”I only hope that sufficient time will be left for me to conclude the third volume of ‘Capital’, and then, let her rip!”” (p. 206). From this semijocular statement one may clearly gather the importance he attached to ‘Capital’; but there is also something else to be gathered, namely, that revolutionary action stood for him above any book, even ‘Capital’. On December 3, 1891, i.e., six years later, Engels explains to Kautsky the reasons for his protracted silence: “”… responsible for it is the third volume, over which I am sweating again””. He is busy not only deciphering the chapters in the murderous manuscript on money capital, banks, and credit, but he is also studying at the same time literature on the respective subjects. To be sure, he knows in advance that in the majority of cases he can leave the manuscript just as it came from the pen of Marx, but he wants to secure himself against editorial errors by his auxiliary researches. Added to all this there is the bottomless pit of minute technical details! Engels carries on a correspondence on whether or not a comma is needed in such and such a place, and he especially thanks Kautsky for uncovering an error in spelling in the manuscript. This is not pedantry – but conscientiousness to which nothing is unimportant that bears upon the scientific sum total of Marx’s life. Engels, however, was furthest removed from any blind adulation of the text. Checking over a digest of Marx’s economic theory written by the French socialist Deville, Engels, according to his own words, often felt the temptation to delete or correct sentences here and there, which on further examination turned out to be… Marx’s own expressions. The gist of the matter is that “”in the original, thanks to what had preceded, they were clearly qualified. But in Deville’s case, they were invested with an absolutely generalized, and by reason of this, incorrect meaning”” (p. 95). These few words provide a classic characterization of the common abuse of the ready-made formulas of the master (‘magister dixit’). But this is not all. Engels not only deciphered, polished, transcribed, corrected, and annotated the second and third volumes of Capital but he maintained an eagle-eyed vigil in defense of Marx’s memory against hostile attacks””. [Leon Trotsky, Friedrich Engels] [in Leon Trotsky, Portraits. Political & Personal, 1977] [‘The 1935 volume collecting Engels’s letters to Kautsky, which Trotsky reviews here, has not yet published in English. Trotsky’s article, dated October 15, 1935, was written in Norway. The translation by John G. Wright was first published under the title ‘Engels’s Letters to Kautsky””, in The New International, June 1936’, nota ed.] (pag 122-123)”,”TROD-275″
“TROTSKY Léon”,”Écrits, 1928-1940. Tome III. La tragédie de la classe ouvrière allemande. La revolution espagnole.”,”Supplemento a ‘Quatrieme internationale’ direttore P. Frank Nota: nel glossario abbastanza ampia la voce biografica di Sneevliet (pag 570) Polemica di Trotsky contro il Vorwärts: “”Le ‘Vorwaerts’ se glorifie tous le jours que des centaines de milliers de sociaux-démocrates sont morts pendant la guerre “”pour l’idée d’une Allemagne plus belle et plus libre””… Il oublie seulement d’expliquer pourquoi cette Allemagne plus belle s’est trouvée être l’Allemagne d’Hitler-Hugenberg. En réalité, les ouvriers allemands, de même que les ouvriers des autres pays belligérants, sont morts en tant que chair à canon, en tant qu’esclaves du capital. Idéaliser ce fait, c’est continuer la trahison du 4 août 1914. Le ‘Vorwaerts’ continue à se référer à Marx, à Engels, à Wilhelm Liebknecht, à Bebel, qui de 1848 à 1871 parlèrent de la lutte pour l’unité de la nation allemande. Références mensongères! A l’époque, il s’agissait d’achever la révolution bourgeoise. Tout révolutionnaire prolétarien devait combattre le particularisme et le provincialisme qui survivaient à la féodalité. Tout révolutionnaire prolétarien devait combattre ce particularisme et ce provincialisme au nom de la création d’un Etat national. Aujourd’hui, un objectif de ce genre ne revêt un caractère de progrès qu’en Chine, en Indochine, en Inde, en Indonésie et autres pays coloniaux et semi-coloniaux arriérés. Pour les pays avancés d’Europe, les frontières nationales sont exactement les mêmes chaînes réactionnaires qu’autrefois les frontières féodales. “”La nation et la démocratie sont jumelles””, répète le ‘Vorwaerts’. C’est vrai! Mais ces jumelles sont devenus vieilles, infirmes et sont tombées en enfance. La nation comme un tout économique, et la démocratie come forme de domination de la bourgeoisie se sont transformées en chaînes pour les forces productives et la civilisation. Rappelons encore une fois Goethe: “”Tout ce qui naît est digne de périr””. [Léon Trotsky, Écrits, 1928-1940. Tome III. La tragédie de la classe ouvrière allemande. La revolution espagnole, 1959] (pag 366)”,”TROD-277″
“TROTSKY Leon, a cura di R. CHAPPELL Alan CLINTON”,”Collected Writings and Speeches on Britain. Volume One.”,”””Because Britain is the classic land of capitalism, because capitalism there organically developed from handicrafts through manufacture into modern industry step by step, by an ‘evolutionary’ road so that yesterday’s prejudices and those of the day before, the prejudices of the past and the previous centuries, all the ideological garbage of the ages can be discovered under MacDonald’s skull (applause). At first glance there is here some historical contradiction: why did Marx appear in backward Germany, in the most backward of the great countries of Europe in the first half of the 19th century, not counting Russia of course? Why did Marx appear in Germany and why did Lenin appear in Russia on the borders of the 19th and 20th centuries? A clear contradiction! But what is its nature? One that can be explained by the so-called dialectic of historical development. In the shape of British machinery and in the shape of British cotton cloth, history created the most revolutionary factor of development. But this machinery and this cloth were processed and created by way of a prolonged and slow historical transition, one step at a time, while human consciousness remained in general frightfully conservative. When economic development proceeds slowly and systematically it tends to find it hard to break through human skulls. Subjectivists and idealists in general say that human consciousness, critical thought and so on and so forth draw history forward like a tug towing a barge behind it. This is untrue. You and I are Marxists and we know that the motive power of history consists of the productive forces which have up till now taken shape behind man’s back and with which it tends to be very difficult to smash through man’s conservative skull in order to produce there the spark of a new political idea, and especially, let me repeat, if the development takes place slowly, organically and imperceptibly. But when the productive forces of a metropolis, of a classic land of capitalism, like Britain, encroach upon a more backward country, as with Germany in the first half of the 19th century, and with ourselves on the watershed of the 19th and the 20th centuries, and at the present time with Asia; when economic factors intrude in a revolutionary way cracking the old regime, when development takes place not gradually, not ‘organically’ but by means of terrible shocks, and abrupt shifts in the old social layers, then critical thought finds its revolutionary expression incomparably more easily and rapidly, providing there is of course the necessary theoretical prerequisite for this. That is why Marx appeared in Germany in the first half of the 19th century and that is why Lenin appeared here and that is why we can observe at first sight the paradoxical fact that in the land of highest, oldest and most revered European capitalism, Britain, we have the most conservative ‘Labour’ party. While on the other hand in our Soviet Union, an extremely backward country economically and culturally speaking, we have – and I say this unshamedly for it is a fact – the best communist party in the world (applause)”” [Leon Trotsky, From a speech to the Communist University for Toilers of the East, 21st April 1924 (Perspectives and Tasks in the East)] [in Leon Trotsky, Collected Writings and Speeches on Britain. Volume One, 1974]”,”TROD-278″
“TROTSKY Leon, a cura di R. CHAPPELL Alan CLINTON”,”Collected Writings and Speeches on Britain. Volume Two.”,”Sul filisteismo dei socialisti inglesi. “”An island position, wealth, success in world politics, all this cemented by Puritanism, the religion of the ‘chosen people’, has turned into an arrogant contempt for everything continental and generally un-British. Britain’s middle classes have been long convinced that the language, science, technology and culture of other nations do not merit study. All this has been completely taken over by the philistines currently heading the Labour Party. It is curious that even Hyndman, who published while Marx was alive a book called ‘England For All’, refers in it to the author of ‘Capital’ without naming either him or his work: the cause of this strange omission lay in the fact that Hyndman did not want to shock the British – is it really conceivable that a Briton could learn anything from a German! The dialectic of history has in this respect played a cruel trick upon Britain, having converted the advantages of her forward development into the cause of her present backwardness. We can see this in the field of industry, in science, in the state system and in political ideology. Britain developed without historical precedents. She could not seek and find a model for her own future in more advanced countries. She went forward gropingly and empirically, only generalizing her experience and looking ahead insofar as was unavoidable. Empiricism is stamped on the traditional mode of thought of the British – that means above all the British bourgeois; and this same intellectual tradition has passed over to the top layers of the working class. Empiricism became a tradition and a banner, that is, it was coupled with a disdainful attitude to the ‘abstract’ thought of the continent. Germany for long philosophized about the true nature of the state, while the British bourgeoisie actually built the best state for the needs of its own rule. But with the passage of time it turned out that the German bourgeoisie which, being backward in practice tended towards theoretical speculation, turned its backwardness to advantage and created an industry far more scientifically organized and adapted to the struggle on the world market. The British socialist philistines took over from their bourgeoisie an arrogant attitude towards the continent in a period when Britain’s earlier advantages were turning into their opposite. MacDonald, in establishing the ‘congenital’ peculiarities of British socialism, states that to seek its ideological roots we ‘will have to pass by Marx to Godwin’. Godwin was a major figure for his time. But for a British person to go back to him is the same as for a German to seek roots in Weitling, or for a Russian to go back to Chernyshevsky”” (pag 39-40) [Leon Trotsky, Where is Britain Going?] [in Leon Trotsky, Collected Writings and Speeches on Britain. Volume Two, 1974]”,”TROD-279″
“TROTSKY Leon, a cura di R. CHAPPELL Alan CLINTON”,”Collected Writings and Speeches on Britain. Volume Three.”,”pag 102 Trotsky pro Engels vs Kautsky “”The question of the general strike has a long and rich history, in theory as well as practice. Yet the leaders of the ILP behave as if they were the first to run across the idea of general strike, as a method to stop war. In this is their greatest error. Improvisation is impermissible precisely on the question of the general strike. The world experience of the struggle during the last forty years has been ‘fundamentally’ a confirmation of what Engels had to say (1) about the general strike towards the close of the last century, primarily on the basis of the experience of the Chartists, and in part of the Belgians (2). Cautioning the Austrian Social Democrats against much too flighty an attitude towards the general strike, Engels wrote to Kautsky, on November 3, 1893, as follows: ‘You yourself remark that the barricades have become antiquated (they may, however, prove useful again should the army turn one third or two fifths socialist and the question arises of providing it with the opportunity to turn its bayonets), but the political strike must either prove victorious immediately by the threat alone (as in Belgium, where the army was very shaky), or it must end in a colossal fiasco, or, finally ‘lead directly to the barricades”. These terse lines provide, incidentally, a remarkable exposition of Engels’ views on a number of questions. Innumerable controversies raged over Engels’ famous introduction to Marx’s ‘The Class Struggle in France’ (1895), an introduction which was in its time modified an cut in Germany with a view to censorship. Philistines of every stripe have asserted hundreds and thousands of times during the last forty years that ‘Engels himself’ had apparently rejected once and for all the ancient ‘romantic’ methods of street fighting. But there is no need of referring to the past: one need only read the contemporary and inordinately ignorant and mawkish discourses of Paul Faure, Lebas and others on this subject, who are of the opinion that the very question of armed insurrection is ‘Blanquism’ (3). Concurrently, if Engels rejected anything, it was first of all, ‘putsches, i.e. ‘untimely’ flurries of a ‘small minority’; and secondly, antiquated methods, that is to say, forms and methods of street fighting which did not correspond to the new technological conditions. In the above quoted letter, Engels corrects Kautsky, in passing, as if he were referring to something self-evident: barricades have become ‘antiquated’ only in the sense that the bourgeois revolution has receded into the past, and the time for the socialist barricades has not come as yet. It is necessary for the army, one third, or better still, two fifths of it (these ratios, of course, are given only for the sake of illustration), to become imbued with sympathy for socialism; then the insurrection would not be a ‘putsch’, then the barricades would once again come into their own – not the barricades of the year 1848, to be sure, but the new ‘barricades’, serving, however, the self-same goal: the check the offensive of the army against the workers, give the soldiers the opportunity and the time to sense the power of the uprising, and by this to create the most advantageous conditions for the army’s passing over to the side of the insurrectionists”” [Leon Trotsky, The ILP and the Fourth International] [in Leon Trotsky, a cura di R. Chappell Alan Clinton, Collected Writings and Speeches on Britain. Volume Three, 1974] (pag 101-102-103) [“”(1) The statements by Engels quoted in this paragraph were only beginning to see the light of day at the time this paragraph was written. The introduction to ‘The Civil War in France’, for example, was only published in full in English in 1933; (2) This was called by the Belgian Labour Party on the demand for manhood suffrage at 25. About 300,000 workers came out and major changes in electoral law were introduced; (3) After Louis August Blanqui, the French revolutionary of the 19th century, who stood at the extreme left of the turbulent Parisian movement of his time. In contrast to Marxism, Blanquism favoured an insurrectionary movement organized conspiratorially and conducted by a small, active minority which, without basing itself on a broad working class movement, would seize power by a single, sudden stroke, establish a proletarian party dictatorship and inaugurate the new social order by the decrees of the revolutionary government. Lenin, accused in 1917 of Blanquism, even by many of his own party friends, dealt in his writings at great length with the distinctions between Blanquism and the Marxist conception of ‘insurrection as an art’ based upon the preparation, guidance and active participation of a broad mass movement””]”,”TROD-280″
“TROTSKY Leone D.”,”Scritti scelti, 1905-1940.”,”Si tratta della riproduzione ridotta di ‘The Age of the Permanent Revolution’, antologia uscita per la prima volta negli Stati Uniti nel 1964. La scelta degli scritti e delle note ai vari capitoli sono di George Novack. L’idea di un’antologia del genere era stata avanzata da Wright Mills, che non ebbe però il tempo di attuarla a causa della sua immatura scomparsa. Isaac Deutscher ha scritto il saggio introduttivo. La traduzione italiana è di Livio Maitan. “”Rivoluzione permanente, nel significato attribuitole da Marx, è una rivoluzione che non transige con nessuna forma di dominazione di classe, che non si arresta alla fase democratica, ma passa alle misure socialiste e alla guerra aperta contro la reazione esterna, una rivoluzione di cui ogni fase è contenuta in germe nella fase precedente, una rivoluzione che si arresta solo con la totale liquidazione della società divisa in classi. Per eliminare la confusione creata attorno alla teoria della rivoluzione permanente, bisogna distinguere tre categorie di idee che si fondono in questa teoria. La teoria riguarda anzitutto il problema del passaggio della rivoluzione democratica alla rivoluzione socialista. E, in fondo, questa è la sua origine storica. L’idea della rivoluzione permanente fu avanzata dai grandi comunisti della prima metà del secolo XIX, da Marx e dai suoi discepoli, in contrapposizione all’ideologia borghese che, come è noto, pretende che, dopo l’instaurazione di uno Stato “”razionale”” o democratico, tutte le questioni potranno essere risolte attraverso la via pacifica dell’evoluzione e delle riforme. Marx considerava la rivoluzione borghese del 1848 come il preludio immediato della rivoluzione proletaria. Marx si “”sbagliava””. Ma il suo era un errore di fatto e non di metodo. La rivoluzione del 1848 non si trasformò in rivoluzione socialista. Ma appunto per questa ragione non portò all’affermazione della democrazia. Quanto alla rivoluzione tedesca del 1918, non è affatto il completamento democratico di una rivoluzione borghese: è una rivoluzione proletaria decapitata dalla socialdemocrazia o, più esattamente, è una controrivoluzione borghese costretta, dopo la vittoria sul proletariato, a conservare ingannevoli sembianze democratiche”” (pag 51-52) [Leon Trotsky, La teoria della rivoluzione permanente] [in Leone D. Trotsky, Scritti scelti, 1905-1940, 1980]”,”TROD-282″
“TROTSKY Leon, a cura di Jean-Jacques MARIE”,”Ecrits communistes.”,”TROTSKY Leon La théorie de la paupérisation. “”L’accumulation de la richesse à un pôle, écrivait Marx soixante ans avant Sombart, signifie par conséquent l’accumulation de la misère, de la souffrance, de la dégradation mentale au pôle opposé, c’est-à-dire du côté de la classe dont le produit prend la forme de capital””. Cette thèse de Marx, connue sous le nom de “”théorie de la paupérisation””, a été l’objet d’attaques constantes de la part des réformistes démocrates et social-démocrates, particulièrement pendant la période 1896-1914, lorsque le capitalisme se développait rapidement et accordait certaines concessions aux travailleurs, surtout à leur couche supérieure. Après la guerre mondiale, quand la bourgeoisie, effrayée de ses propres crimes et épouvantée par la Révolution d’Octobre, s’engagea dans la voie des réformes sociales préconisées, réformes dont l’effet fut immédiatement annihilé par l’inflation et le chômage, la théorie de la transformation progressive de la societé capitaliste parut aux réformistes et aux professeurs bourgeois pleinement garantie. “”La puissance d’achat du travail salarié, nous assurait Sombart (1) en 1928, a augmenté en raison directe de l’expansion de la production capitaliste””. En fait, la contradiction économique entre le prolétariat et la bourgeoisie s’aggrava pendant les périodes les plus prospères du développement capitaliste, lorsque l’élévation du niveau de vie de certaines couches de travailleurs, assez larges par moments, masquait la diminution de la part du prolétariat dans le revenu national. Ainsi, juste avant de tomber dans le marasme, la production industrielle des Etats-Unis augmenta de 50% entre 1920 et 1930, alors que la somme payée en salaires ne s’élevait que de 30%, ce qui signifie une formidable diminution de la part des travailleurs dans le revenu national. En 1930 commença un accroissement du chômage qui était de mauvais augure et, en 1933, une aide plus ou moins systématique aux chômeurs, qui reçurent, sous forme de secours, à peine plus de la moitié de ce qu’ils avaient perdu en salaires. L’illusion du “”progrès”” ininterrompu de toutes les classes s’était évanouie sans laisser de traces. Le déclin relatif du niveau de vie des masses a fait place à un déclin absolu. Les travailleurs commencent par économiser sur leurs maigres plaisirs, ensuite sur leurs vêtements et finalement sur leur nourriture. Les articles et les produits de qualité moyenne sont remplacés par de la camelote et la camelote par des rebuts. Les syndicats commencent à rassembler à l’homme qui s’accroche désespérément à la rampe, tandis qu’il dégringole un escalier à pente rapide. Avec 6% de la population mondiale, les Etats-Unis détiennent 40% de la richesse mondiale, Néanmoins, un tiers de la nation, comme Roosevelt lui-même le reconnaît , est sous-alimenté, mal vêtu et vit dans des conditions indignes de l’homme. Que dire alors des pays beaucoup moins privilégiés? L’histoire du monde capitaliste depuis la derniere guerre a irrémédiablement confirmé la théorie dite “”de la paupérisation””.”” (pag 23-24) [Leon Trotsky, a cura di Jean Jacques Marie, Ecrits communistes, 1998] [(1) Werner Sombart (1863-1941), économiste allemand, auteur d’une ouvrage sur le ‘Capitalisme moderne’ dont le dernier tome avait été publié en 1928. Il y affirmait que l’évolution du capitalisme avait réfuté dans les faits les trois tendances fondamentales prévues par Marx (paupérisation de la classe ouvrière, concentration de la production, effondrement économique)]”,”TROD-283″
“TROTSKY Léon”,”Littérature et Révolution.”,”preface di Maurice NADEAU, notes des traducteurs, traduit du russe: Pierre FRANK, Claude LIGNY, Jean-Jacques MARIE, Collection dirigée par Christian BOURGOIS. libro dedicato a Christian Georgevitch Rakovsky Marxismo, classe operaia e cultura borghese. “”Bien sûr, la conception matérialiste de l’histoire et la théorie de la valeur ont une immense importance, aussi bien comme arme de classe du prolétariat que pour la science en général. Il y a plus de science véritable dans le seul ‘Manifeste du Parti communiste’ que dans des bibliothéques entières remplies de compilations, spéculations et falsifications professorales sur la philosophie et l’histoire. Peut-on dire pour autant que le marxisme constitue un produit de la culture proletarienne? Et peut-on dire que déjà, nous utilisons effectivement le marxisme non seulement dans les luttes politiques, mais aussi dans les problemes scientifiques généraux? Marx et Engels sont issus des rangs de la démocratie petite-bourgeoise, et c’est évidemment la culture de celle-ci qui les a formés, et non une culture prolétarienne. S’il n’y avait pas eu la classe ouvrière, avec ses grèves, ses luttes, ses souffrances et ses révoltes, il n’y aurait pas eu non plus le communisme scientifique, parce qu’il n’y en aurait pas eu la ‘nécessité’ historique. La théorie du communisme scientifique a été entièrement édifiée sur la base de la culture scientifique et politique bourgeoise, bien qu’elle ait déclaré à cette dernière une lutte non pour la vie, mais une lutte à mort. Sous le coups des contradictions capitalistes, la pensée universalisante de la démocratie bourgeoise s’est élevée chez ses représentants les plus audacieux, les plus honnêtes et les plus clairvoyants, jusqu’à une géniale négation de soi-même, armée de tout l’arsenal critique de la science bourgeoise. Telle est l’origine du marxisme. Le prolétariat a trouvé dans le marxisme sa méthode, mais pas du premier coup, et pas encore complètement à ce jour, loin de là. Aujourd’hui, cette méthode sert principalement, presque exclusivement; des buts ‘politiques’. Le développement méthodologique du matérialisme dialectique et sa large application à la connaissance sont encore entièrement du domaine de l’avenir. C’est soulement dans une société socialiste que le marxisme cessera d’être uniquement un instrument de lutte politique pour devenir une méthode de création scientifique, l’élément et l’instrument essentiels de la culture spirituelle.”” (pag 228-229) [Léon Trotsky, Littérature et Révolution, 1974]”,”TROD-286″
“TROTSKY Leon, a cura di Isaac DEUTSCHER collaborazione di George NOVACK”,”The Age of Permanent Revolution: A Trotsky Anthology.”,” “”””Along with the constantly diminishing number of the magnates of capital…”” says Marx, “”grows the mass of misery, oppression, slavery, degradation, exploitation; but with this too grows the revolt of the working class, a class always increasing in numbers, and disciplined, united, organized by the very mechanism of the process of capitalist production itself. Centralization of the means of production and socialization of labor at last reach a point where they become incompatible with their capitalist integument. This integument is burst asunder. The knell of capitalist private property sounds. The expropriators are expropriated””. That is the Socialist revolution. To Marx, the problem of reconstituting society did not arise from some prescription motivated by his personal predilections; it followed, as an ironclad historical necessity – on the one hand, from the productive forces grown to powerful maturity; on the other, from the impossibility further to foster these forces at the mercy of the law of value. The lucubrations of certain intellectuals on the theme that, regardless of Marx’s teaching. Socialism is not ‘inevitable’ but merely ‘possible’, are devoid of any content whatsoever. Obviously, Marx did not imply that Socialism would come about without man’s volition and action: any such idea is simply an absurdity. Marx foretold that out of the economic collapse in which the development of capitalism must inevitably culminate – and this collapse is before our very eyes – there can be no other way out except socialization of the means of production. The productive forces need a new organizer and a new master, and, since existence determines consciousness, Marx had no doubt that the working class, at the cost of errors and defeats, will come to understand the actual situation and, sooner or later, will draw the imperative practical conclusions”” [L. Trotsky, Fascism ad the New Deal] [(in) Leon Trotsky, The Age of Permanent Revolution: A Trotsky Anthology, a cura di Isaac Deutscher, 1964] (pag 223-224)”,”TROD-287″
“TROTSKY Léon SERGE Victor , a cura di Michel DREYFUS”,”La lutte contre le stalinisme. Correspondance inédite, articles.”,” Traduzione della sua autobiografia. “”La traduction française de mon autobiographie est non seulement “”négligée””, mais révoltante du début à la fin (66). Ce n’est pas une traduction mais une plaisanterie: pas une seule phrase qui soit de moi. J’aurais même voulu engager un procès, mais les tribunaux français tranchent toujours en faveur du propriétaire, c’est-à-dire, dans mon cas, de l’éditeur. J’ai fini par fire venir Parijanine à Prinkipo, il a passé un mois chez nous, et tous le jours nous avons travaillé ensemble à la traduction de mon ‘Histoire’, qui a été écrite et traduite en français infiniment mieux que mon autobiographie”” (Léon Trotsky à Victor Serge, 3 juillet 1936) (pag 92) [(66) ‘Ma vie. Essai autobiographique’ parut en français chez RIeder en 1930. La traduciont en avait été fait “”sur le manuscrit”” par Maurice Parijanine et fut l’objet de nombreuses discussions. Pour ce épisode, cf. Gérard Rosenthal, Avocat de Trotsky, Laffont, Paris, 1975, 330 p.]”,”TROD-285″
“TROTSKY Leon”,”Pacifismo come servo dell’imperialismo (1917) – Manifesto dell’Internazionale comunista per i lavoratori del mondo (1919) – Le prospettive di una evoluzione mondiale (1924) – La IV Internazionale e la guerra (1934).”,”Manifesto dell’Internazionale comunista per i lavoratori del mondo (1919) fonte Trotsky.it traduzione e cura di Paolo CASCIOLA (La IV Internazionale e la guerra) “”In USA il pacifismo piccolo borghese ha mostrato da sé il suo vero ruolo di servo dell’imperialismo in maniera anche meno mascherata. Là, come altrove, sono state le banche ed i trust a determinare realmente la politica. Persino prima della guerra, a causa dello straordinario sviluppo dell’industria e delle alte esportazioni, gli USA si sono stabilmente mossi nella direzione degli interessi mondiali e dell’imperialismo. Ma la guerra europea ha spinto questo sviluppo imperialistico ad un passo febbricitante. Proprio nel momento in cui persone realmente pie (persino Kautsky) stavano sperando che gli orrori del macello europeo avrebbero indotto la borghesia americana al ribrezzo verso il militarismo, gli eventi europei continuavano a produrre una forte influenza, non psicologica ma bensì materialistica, che avrebbe portato ai risultati opposti. Le esportazioni statunitensi, che nel 1913 ammontavano a 2.466 milioni di dollari, crebbero nel 1916 al pazzesco livello di 5.481 milioni di dollari. Naturalmente la parte del leone in questo commercio d’esportazione era ricoperta dall’industria di armi belliche. Seguì l’improvvisa minaccia di una cessazione delle esportazioni verso le nazioni dell’Intesa, quando intervenne la guerra sottomarina illimitata. Nel 1915 l’Intesa aveva importato beni americani per più di trentacinque miliardi, mentre Germania e Austria-Ungheria avevano importato beni per un valore di quindici miliardi scarsi. Così si paventava non solo una diminuzione dei giganteschi profitti sin qui ottenuti, ma addirittura la minaccia di una seria crisi per l’intera industria americana, che aveva le sue basi nell’industria bellica. È a questi numeri che noi dobbiamo guardare per comprendere la divisione delle “”simpatie”” in America. E così i capitalisti hanno fatto appello allo Stato: “”Sei tu che hai iniziato lo sviluppo di questa industria bellica all’insegna del pacifismo, tocca a te ora trovarci un nuovo mercato””. Se lo Stato non era in condizione di permettere “”libertà dei mari”” (in altre parole, libertà di spremer capitale dal sangue umano) allora esso doveva aprire per l’industria bellica in crisi un nuovo mercato – nella stessa America. E così le necessità del macello europeo hanno prodotto un’improvvisa, catastrofica militarizzazione degli USA.”” (pag 3-4) “”76. Occorre incitare la gioventù lavoratrice contro ogni tipo e forma della sua militarizzazione ad opera dello stato borghese. Nel contempo essa deve essere mobilitata e militarizzata nell’interesse della rivoluzione (comitati di difesa contro il fascismo, distaccamenti rossi di combattimento, milizia operaia, lotta per l’armamento del proletariato)””. (pag 25)”,”TROD-289″
“TROTSKY Leon”,”Writings of Leon Trotsky. Supplement (1929-33).”,”Marx sulla Russia (p. 33) “”Trotsky outlined – we repeat them here briefly – his ideas of the perspectives for developments in this country. “”In my work on the Russian revolution of 1905″”, he said, “”I remarked on the fact that Marx had written that capitalism passes from feudalism to the guild system to the factory. In Russia, however, we never knew the guild system, with the possible exception of the ‘kustari’ [handicraftsmen]. Or one might compare the development of the working class in England and Germany with that in Russia. In the first two countries, the proletariat has gone through a long period of parliamentary experience. In Russia, on the other hand, there was very little of a parliamentary system for the workers. That is, the Russian proletariat learned its parliamentary history from an abridged handbook. In many respect, the history of the development of the United States is akin to that of the Russian working class. It is nowhere written, and theoretically it cannot be substantiated, that the American workers will perforce have to pass through the school of reformism for a long period of time. They live and develop in another period, their coming to maturity is taking place under different circumstances from that of the English working class, for instance. That is, the stage of a labor party or a powerful socialist party is by no means ‘inevitable’. The rapidity of the development of the American workers, of course, also depends to a large extent upon the degree of preparedness of the Communist movement and its clarity. The Socialist Party in the United States need by no means and will by no means ever reach the position of the British Labour Party or the German Social Democracy. “”It is not at all permanently established that the United States will be last in order of revolutionary primacy, condemned to reach its proletarian revolution only after the countries of Europe and Asia. A situation, a combination of forces is possible in which the order is changed and the tempo of development in the United States enormously accelerated. But for that it is necessary to prepare”” (pag 33)”,”TROD-290″
“TROTSKY Leon, a cura di Daniel GUERIN”,”Sur la Deuxième Guerre mondiale.”,”””Les principaux antagonistes du continent européen sont la France et l’Allemagne. Dans la lutte pour l’hégémonie en Europe et pour ses possessions coloniales, la France a tenté de maintenir l’Allemagne (pas l’Allemagne fasciste, mais l’Allemagne démocratique) dans une situation de division et de faiblesse. Dans ce sens, l’impérialisme français fut la sage-femme du national-socialisme allemand. L’Angleterre, au contraire, qui avait intérêt à briser l’hégémonie européenne de la France et ses prétentions internationales, a commencé de soutenir Berlin contre Paris dès après Versailles. Le réarmement de l’Allemagne nazie eût été impossible sans l’aide directe de l’Angleterre. Ainsi, l’antagonisme camouflé, mais profond, des démocraties constitua un tremplin pour Hitler. A Munich, l’Angleterre apporta son appui à Hitler dans l’espoir qu’il se contenterait de l’Europe centrale. Mais, quelques semaines plus tard, l’Angleterre s’aperçut que l’Allemagne luttait pour la domination mondiale., Dans son rôle de puissance colonisatrice mondiale, la Grande-Bretagne ne pouvait manquer de répondre par la guerre aux prétentions illimitées de l’Allemagne. Des machinations diplomatiques, jonglant avec la formule: démocratie contre fascisme, non plus que les sophismes au sujet de la responsabilité, ne peuvent nous faire oublier que la lutte oppose les esclavagistes impérialistes de différents camps pour un nouveau partage du monde. En accord avec ses fins et ses méthodes, la guerre actuelle est une prolongation directe de la Grande Guerre, avec une dégradation bien plus importante de l’économie capitaliste, et avec de bien plus terribles méthode de destruction et d’extermination. En conséquence, je ne vois pas la moindre raison qui oblige à modifier l’évaluation théorique de la guerre telle qu’elle a été élaborée entre 1914 et 1917 par les meilleurs répresentants du mouvement ouvrier, sous la direction del Lénine. La guerre actuelle a un caractère réactionnaire des deux côtés. Quel que soit le camp victorieux, l’humanité sera rejectée loin en arrière. La tâche des authentiques représentants de la classe ouvrière et des nations opprimées ne doit pas consister à aider un camp impérialiste contre l’autre, mais à faire comprendre aux classes laborieuses de tous les pays la portée réactionnaire de cette guerre, è produire leur propre programme – la fédération socialiste mondiale des nations – et à se préparer eux-mêmes a remplacer le régime de brigandage par le régime de coopération générale”” [Leon Trotsky, Qui est coupable d’avoir déclenché la deuxiéme guerre mondiale?, 5 septembre 1939] [(in) Leon Trotsky, Sur la Deuxième Guerre mondiale, Paris, 1974] (pag 81-82)”,”TROD-291″
“TROTSKY Leon”,”Problems of the Chinese Revolution. With Appendices by Zinoviev, Vuyovitch, Nassunov & Others.”,”Trotsky polemizza con Bucharin sull’analisi degli sviluppi degli eventi nella rivoluzione cinese. “”Let us listen further to the resolution of Bucharin: “”The E.C.C.I. declares that the development of events [in the Chinese revolution, the estimate of its driving forces made at the last Enlarged Plenum of the C.I.] has confirmed the prognosis. The E.C.C.I. declares especially that the course of events has fully confirmed the prognosis of the Enlarged Plenum on the inevitable departure of the bourgeoisie from the national revolutionary united front and its going over to the side of the counter-revolution””. The workers of Shanghai and Hankow will surely be surprised when they read that the April events developed in complete harmony with the historical line of march which comrade Bucharin had previously outlined for the Chinese revolution. Can one ever imagine a more malicious caricature and more ridiculous pedantry? The vanguard of the Chinese proletariat was smashed by that same “”national”” bourgeoisie which occupied the leading rôle in the joint party of the Kuo Min Tang, subordinating the Communist party, in all decisive questions, to the organizational discipline of the joint party. After the counter-revolutionary overthrow, which struck the Chinese workers and the huge majority of the working class of the world like a bolt from the blue, the resolution says: It all took place in accordance with the best rules of the Bucharinist prognosis. It really sound like a misplaced anecdote”” (pag 86.-87)”,”TROD-292″
“TROTSKY Leon D.”,”Lenin.”,”””Inoltre, di solito, Lenin per guadagnare tempo inviava al tale o al tal altro partecipante alla riunione dei biglietti per chiedergli qualche chiarimento. Questi biglietti avrebbero potuto costituire una vasta e interessantissima documentazione epistolare della tecnica di legislazione sovietica. Malauguratamente per la maggior parte sono andati perduti, dato che la risposta veniva scritta sul retro del biglietto che veniva poi, immediatamente e meticolosamente, distrutto dal presidente. A un certo momento Lenin dava lettura del suo progetto di risoluzione, concepito sempre in uno stile di premeditata durezza, di angolosità pedagogica (per sottolineare, mettere in evidenza, evitare una confusa interpretazione dei fatti); dopo di che le discussioni finivano o entravano nella fase delle proposte pratiche e dei chiarimenti. Il progetto di Lenin diventava sempre la base del decreto. Per dirigere questo lavoro era necessario avere, oltre ad altre indispensabili qualità, una immensa immaginazione creatrice. Questa parola può sembrare a prima vista inadeguata, ma esprime la pura verità. L’immaginazione può essere di varia natura: è necessaria tanto all’ingegnere quanto al più fertile dei romanzieri. Uno degli aspetti più preziosi della immaginazione risiede nella facoltà di poter rappresentare gli uomini, le cose e i fenomeni così come sono nella realtà, anche senza averli mai visti. Utilizzando tutta la esperienza che si ha della vita e i principi teorici, combinare le osservazioni, le sparse informazioni, colte al volo; elaborarle, riunirle in un tutto, completarle secondo certe leggi non ancora formulate di corrispondenza e ricostituire così, in tutta la sua realtà concreta, un determinato campo della esistenza umana – ecco l’immaginazione che occorre al legislatore, all’amministratore, al capo, soprattutto in un’epoca di rivoluzione. La forza di Lenin era, in massima parte, quella della sua immaginazione realistica. La perpetua tensione di Lenin verso lo scopo era sempre di natura concreta; d’altronde, diversamente, non sarebbe potuta essere l’espressione di una volontà nettamente definita e diretta. Sembra che Lenin stesso abbia chiarito per la prima volta sull”Iskra’ l’idea che, nel complesso susseguirsi degli atti politici, bisogna saper discernere, a un dato momento, il dato centrale e impadronirsene in modo da imprimere la direzione voluta a tutto il corso degli avvenimenti. Più tardi Lenin è ritornato più di una volta su questo concetto. Si direbbe che in lui questo metodo si trasferiva dalla sfera del cosciente a quella del subconscio, diventando quasi una sua seconda natura. Nei momenti critici quando era in ballo un mutamento tattico più o meno rischioso e gravido di responsabilità, Lenin dava l’impressione di scartare, spazzare via tutto ciò che era accessorio, secondario, tutto ciò che poteva essere differito. Ciò non deve essere interpretato nel senso che egli si contentava di cogliere l’essenza di un problema, disinteressandosi dei suoi dettagli. Al contrario…”” (pag 136-137-138) [Leon D. Trotsky, Lenin, Roma, 1967]”,”LENS-264″
“TROTSKY (TROTZKY) Lev Davidovic a cura di Ottorino GURGO e Francesco DE-CORE”,”Burocrati e saltimbanchi siete il veleno della sinistra.”,”Due giornalisti hanno scoperto che una serie infinita di presagi e previsioni di Trotzky trovano piena conferma nelle vicende politiche degli ultimi decenni. All’indomani della rivoluzione russa, nella lotta per il potere Lev Davidovic Bronstejn detto Trotzky dovette soccombere di fronte a Josif Visarinovic Dzugasvilij detto Stalin, le parole dello sconfitto di allora, sistemate in un agevole dizionario politico, appaiono di sorprendente interesse nella nostra epoca che si sta chiedendo se davvero non c’è alternativa al capitalismo. Ottorino Gurgo, giornalista parlamentare, è stato responsabile della redazione romana del quotidiano Il Mattino, direttore del Roma, editorialista de Il Giornale, Il Giorno e l’Informazione. Autore di numerosi saggi, ha scritto la biografia di Celestino V, Pilato, e con Francesco De-Core di Ignazio Silone. Francesco De-Core, giornalista è responsabile delle pagine culturali del Corriere del Mezzogiorno, edizione napoletana del Corriere della Sera. Ha lavorato per Canaledieci, il Roma, L’Informazione e il Giornale di Radio Rai, ha collaborato con Il Giornale di Napoli, Il Giornale, e il Mattino.”,”TROD-003-FL”
“TROTSKY Lev, a cura di Isabella ALAGIA e Vincenzo SOMMELLA”,”Opere scelte. Volume quattro. Gli anni del potere.”,”4 Trotsky e Marx vs Kautsky. “”Dall’immortale “”Guerra civile in Francia””, le cui pagine rivivono con una particolare intensità nella nostra epoca, Kautsky ha estratto unicamente quelle poche righe in cui l’autorevole teorico della rivoluzione sociale opera un parallelo fra la generosità dei comunardi e la ferocia borghese dei versagliesi. Queste righe Kautsky le ha svuotate, lasciando loro solamente un senso generale. Marx predicatore di un umanitarismo astratto, apostolo della filantropia universale! Come se stessimo parlando di Buddha o di Tolstoj… Per reagire contro una campagna internazionale che rappresentava i comunardi come dei protettori e le donne della Comune come delle prostitute, contro le infami calunnie che attribuivano ai combattenti vinti tratti di barbarie sorti dall’immaginazione perversa dei vincitori borghesi, Marx metteva in risalto e sottolineava taluni tratti di mitezza e di grandezza d’animo che sovente, a dire il vero, non erano se non l’altra faccia dell’irresolutezza. Si capisce che l’abbia fatto: Marx era Marx. Non era un volgare pedante, ancora meno il procuratore della rivoluzione: egli univa l’analisi scientifica della Comune con la sua apologia rivoluzionaria. Non si limitava a spiegare e a criticare, egli difendeva e combatteva. Tuttavia, pur mettendo in risalto l’indulgenza della Comune che era crollata, Marx non lasciava dubbio alcuno sulle misure che la Comune avrebbe dovuto assolutamente prendere per non soccombere. L’autore della ‘Guerra civile’ accusa il Comitato centrale, che a quel tempo era ciò che oggi chiameremmo il soviet dei deputati della guardia nazionale, di avere lasciato prematuramente il posto alla Comune elettiva. Kautsky “”non afferra”” le ragioni di tale rimprovero. Questa coscienziosa incomprensione è un sintomo specifico del declino mentale di Kautsky per quanto riguarda le questioni della rivoluzione in generale. Secondo Marx il primo posto spettava a un organo puramente di lotta, che sarebbe stato il centro dell’insurrezione e delle operazioni militari contro i versagliesi, e non all’autogoverno della democrazia operaia. Solamente più tardi sarebbe venuto il suo turno. Marx accusa la Comune di non avere immediatamente attuato l’offensiva contro i versagliesi, di essere restata sulla difensiva, cosa che sembra sempre “”più umana”” e offre maggiori possibilità di fare appello alla legge morale e al carattere sacro della vita umana, ma che, in situazione di guerra civile, non conduce mai alla vittoria. Orbene, Marx voleva innanzitutto la vittoria della rivoluzione. Egli non dice una parola per collocare il principio della democrazia al di sopra della lotta di classe. Al contrario, con l’intenso disprezzo che caratterizza il rivoluzionario e il comunista, Marx – non il giovane redattore della “”Rheinische Zeitung””, ma il maturo autore del ‘Capitale’, il nostro vero Marx dalla possente criniera leonina che non ha ancora subìto i trattamenti dei barbieri della scuola di Kautsky – con quale intenso disprezzo parla dell'””atmosfera artificiale del parlamentarismo”” in cui i nani di corpo e di spirito alla Thiers hanno arie da giganti! La ‘Guerra civile’, dopo l’arido, pedante e cavilloso opuscolo di un Kautsky, fa l’effetto di una tempesta che rinfresca l’aria. Nonostante le calunnie di Kautsky, Marx non condivide assolutamente l’opinione che dà alla democrazia l’ultima parola, la parola assoluta e suprema della storia”” (pag 131-132) [Lev Trotsky, ‘Terrorismo e comunismo’] [(in) Lev Trotsky, Opere scelte, Volume quattro. Gli anni del potere’, Firenze 2013]”,”TROD-293″
“TROTSKY Leon”,”I problemi della guerra civile. Conferenza tenuta alla Società di scienze militari di Mosca nel luglio 1924. (da: ‘Les problemes de la guerre civile’ (1926))”,”””Nella guerra civile la politica si confonde con le azioni militari più strettamente, più intimamente che nella guerra “”nazionale””. Di conseguenza sarebbe vano trasporre i medesimi metodi da un campo all’altro. Ma non ne segue che sia proibito appoggiarsi sull’esperienza acquisita per trarne i metodi, i procedimenti, le indicazioni, le direttive, le suggestioni aventi un significato preciso e convertirle in regole generali suscettibili di prendere posto inun manuale della guerra civile”” (pag 3) “”E’ per questo che la questione del momento dell’insurrezione deve essere trattata nel manuale della guerra civile. Così faciliteremo la preparazione del partito all’insurrezione o almeno la preparazione dei suoi quadri”” (pag 7) “”La catastrofe tedesca del 1923 ha portato l’Internazionale Comunista a occuparsi dei metodi di organizzazione della rivoluzione e specialmente dell’insurrezione rivoluzionaria”” (pag 8) “”Chi si è tenuto al corrente delle discussioni che hanno seguito gli avvenimenti del 1923 in Germania ha rilevato ha colpo sicuro la spiegazione che è stata data della sconfitta. “”La principale causa della sconfitta – si è detto – è che al momento decisivo il proletariato tedesco mancò totalmente di spirito combattivo; le masse non vollero battersi, la miglior prova ne è che esse non regirono affatto di fronte all’offensiva fascista; ora di fronte all’atteggiamento delle masse, che poteva fare il partito?…”” Tale è stato ilsuono della campana dei nostri compagni Brandler, Talheimer e altri. A prima vista l’argomento sembrerebbe irrefutabile. Ciononostante il “”momento decisivo”” del 1923 non si è formato da un giorno all’altro. Esso fu il risultato di tutto il precedente periodo di lotte la cui violenza andò costantemente aggravandosi. L’anno 1923 è costellato dal principio alla fine delle battaglie che il proletariato tedesco ebbe a sostenere”” (pag 12) Tesi Lenin: è la guerra mondiale e europea che paralizza gli imperialismi contrapposti a permettere alla rivoluzione di rimanere in piedi “”Quando Lenin diceva: “”Militanti che lavorate nell’armata, non esagerate la vostra importanza; voi rappresentate un fattore nella complessità delle forze, ma non siete né la nostra unica, e neppure la nostra principale forza; in realtà noi restiamo in piedi grazie alla guerra europea, che paralizza i due imperialismi rivali””, egli si metteva dal punto di vista politico. Ma non ne segue che egli contestasse “”l’importanza dell’armata rossa”” (pag 14) Questione degli specialisti nell’ armata rossa (in Risoluzione 10 luglio 1918 sulla creazione di un esercito rosso di operai e contadini, da Trotsky, ‘Die Geburt der Roten Armee’ (pag 2) (punti 8, 9. 10, 11″,”TROD-294″
“TROTSKY Lev”,”In difesa dell’Ottobre – Stalinismo e bolscevismo.”,”””Le grandi sconfitte politiche provocano un riesame dei valori, che di solito si verifica in due direzioni. Da una parte la vera avanguardia, arricchita dall’esperienza della sconfitta, difende con le unghie e coi denti il patrimonio del pensiero rivoluzionario e su questa base tenta di formare nuovi quadri per le lotte di massa venture. Dall’altra parte i routinari, i centristi e i dilettanti, spaventati dalla sconfitta, fanno del loro meglio per distruggere l’autorità della tradizione rivoluzionaria e tornare indietro nella ricerca di una “”parola nuova””. (Trotsky, 1937) (in apertura) “”Ma lasciamo i falsificatori al loro destino. Il vecchio Wilhelm Liebknecht, padre del combattente ed eroe indimenticabile Karl Liebknecht, usava dire: “”L’uomo politico rivoluzionario deve avere la pelle dura””. Il Dottor Stockmann (un personaggio della commedia “”Nemico del popolo”” dell’autore norvegese Hendrik Ibsen, ndr) suggerì ancora più esplicitamente che chi si proponeva di agire in maniera contraria all’opinione della società non doveva mettersi pantaloni nuovi. Prendiamo atto di questi due buoni consigli e procediamo”” (pag 6) La legge dello sviluppo ineguale e la guerra mondiale. La catena della guerra si ruppe nell’anello più debole. “”Il fatto che il proletariato sia andato al potere per la prima volta in un paese così arretrato come la Russia già zarista può sembrare misterioso solo a prima vista. In realtà si conforma pienamente alla legge storica; si poteva prevedere e fu previsto. Anzi, in base alla loro previsione di questo fatto i marxisti rivoluzionari costruirono la loro strategia ben prima degli avvenimenti decisivi. La prima spiegazione, quella più generale, è: la Russia è un paese arretrato ma costituisce solo una parte dell’economia mondiale, solo una componente del sistema capitalistico mondiale. In questo senso Lenin risolse l’enigma della Rivoluzione Russa con la formula storica: “”La catena si è rotta nell’anello più debole””. Un’illustrazione elementare: la guerra del 1914-18, risultato delle contraddizioni dell’imperialismo mondiale, coinvolse dei paesi che avevano diversi livelli di sviluppo, ma fece le stesse richieste a tutti i partecipanti. E’ chiaro che gli oneri della guerra sarebbero stati particolarmente intollerabili per i paesi più arretrati. La Russia fu il primo paese ad essere costretto a lasciare il campo. Ma per tirarsi fuori dalla guerra il popolo russo dovette rovesciare le classi dirigenti. Così la catena della guerra si ruppe nell’anello più debole. Comunque la guerra non è una catastrofe che arriva dall’esterno come un terremoto ma, come diceva il vecchio Clausewitz, è la continuazione della politica con altri mezzi. Nell’ultima guerra, le stesse tendenze principali del sistema imperialista di “”pace”” si esprimevano in modo più scoperto. Quanto più erano elevate le forze generali di produzione, tesa la concorrenza sui mercati mondiali, aspri gli antagonismi e impazzita la corsa agli armamenti, tanto più diventava difficile per i partecipanti più deboli. E’ proprio per questo che i paesi arretrati furono ai primi posti nella successione di crolli. La catena del capitalismo mondiale tende sempre a rompersi nell’anello più debole”” (pag 6-7) [Lev Trotsky, ‘In difesa dell’Ottobre’ (Conferenza tenuta a Copenaghen nel novembre del 1932), Milano, 1996] La legge dello sviluppo combinato e i contadini (pag 9-10) “”(…) la legge dello sviluppo combinato si manifestava nel campo economico ad ogni passo, nei fenomeni sia semplici che complessi. Quasi senza strade la Russia fu costretta a costruire ferrovie. Senza aver attraversato le fasi europee della produzioen artigiana e della manifattura, la Russia passò direttamente alla produzione meccanizzata. Saltare le fasi intermedie è una caratteristica dei paesi arretrati. Mentre l’agricoltura contadina era rimasta in gran parte al livello del XVII secolo, l’industria russa, nella misura in cui esisteva, aveva raggiunto il livello dei paesi progrediti e in alcui aspetti li aveva sorpassati. E’ sufficiente dire che le imprese gigantesche, quelle che avevano puù di 1.000 dipendenti ciascuna, impiegavano negli Stati Uniti meno del 18 per cento della manodopera totale, mentre in Russia questa cifra era più del 41 per cento. E’ difficile riconciliare questo fatto con il concetto convenzionale dell’arretratezza economica della Russia; al contrario non nega quest’arretratezza ma la completa dialetticamente. Lo stesso carattere contraddittorio si manifestava nella struttura di classe del paese. Il capitale finanziario europeo industrializzò la Russia con un ritmo accelerato. Perciò la borghesia industriale acquisì una natura capitalista a grande scala ed antipopolare. Inoltre gli azionisti stranieri vivevano fuori del paese. I lavoratori invece erano naturalmente russi. Ad una borghesia russa numericamente debole, che non aveva radici nella nazione, si contrapponeva un proletariato relativamente forte che aveva radici consistenti e profonde fra il popolo. (…) Il sottosuolo della rivoluzione era costituito dalla questione agraria. Il vecchio sistema monarchico feudale diventò doppiamente intollerabile sotto le condizioni del nuovo sfruttamento capitalistico. (…) Nell’autunno del 1917 quasi tutto il paese era scena di rivolte contadine. Sui 642 dipartimenti della vecchia Russia 482, cioè il 77 per cento, erano interessati dai movimenti! Il bagliore dei villaggi incendiati illuminava l’arena dell’insurrezione delle città. Qui potrete obiettare che la guerra dei contadini contro i latifondisti è uno degli elementi classici della rivoluzione borghese, e niente affatto di quella proletaria! Giustissimo – rispondo -, fu così in passato. Ma l’incapacità della società capitalista di sopravvivere in un paese storicamente arretrato fu espressa precisamente nel fatto che le insurrezioni contadine non spingevano in avanti la classe borghese della Russia ma la spingevano indietro per sempre nel campo della reazione. Se i contadini non volevano la rovina totale non restava loro altro che unirsi al proletariato industriale. Questa unione rivoluzionaria delle due classi oppresse fu prevista dalla genialità di Lenin, che si preparò molto tempo prima per questa prospettiva. Se la questione agraria fosse stata risolta coraggiosamente dalla borghesia, il proletariato russo ovviamente non sarebbe riuscito a giungere al potere nel 1917. Ma la borghesia russa, avida e codarda, arrivata troppo tardi sulla scena e vittima prematura della senilità, non osava alzare la mano contro la proprietà feudale; ma così consegnò il potere al proletariato insieme al diritto di disporre del destino della società borghese. Affinché lo Stato sovietico venisse attuato, era necessaria la collaborazione fra due fattori storicamente diversi: la guerra contadina, cioè un movimento caratteristico del principio dello sviluppo borghese, e l’insurrezione proletaria, che annunzia il declino del sistema borghese. Ecco il carattere combinato della Rivoluzione d’Ottobre. Una volta che l’Orso (il contadino) si alza sulle zampe posteriori, diventa terribile nel suo furore; ma non riesce a dare un’espressione cosciente al suo sdegno. Ha bisogno di una direzione. Per la prima volta nella storia mondiale, i contadini insorti trovavano una dirigenza fedele nella persona del proletariato. Quattro milioni di operai dell’industria e nei trasporti in testa a 100 milioni di contadini. Fu questo il rapporto reciproco, naturale e inevitabile, fra il proletariato e i contadini nella rivoluzione”” [Lev Trotsky, ‘In difesa dell’Ottobre’ (Conferenza tenuta a Copenaghen nel novembre del 1932), Milano, 1996] (pag 9-10-11) Da inserire Conquiste rivoluzione d’Ottobre. Chi crederà che dopo la rivoluzione un facchino possa diventare giudice, un ospedaliere direttore dell’ospedale, un barbiere funzionario, un caporale capo dell’esercito, un fabbro direttore di fabbrica. Ci dovettero credere quando i caporali sconfissero i generali…. (pag 22) Futuro, avvenire dell’ umanità: socialismo (pag 24-25)”,”TROD-297″
“TROTSKY Lev”,”Letteratura e rivoluzione (1923). Seguito da altri scritti letterari, dagli atti della riunione sulla politica del Partito comunista russo nella letteratura, 9 maggio 1924, e dal testo della risoluzione del CC del PCR(b) sulla politica in campo letterario, 1° luglio 1925.”,”Letteratura e rivoluzione. Seguito da altri scritti letterari, dagli atti della riunione sulla politica del Partito comunista russo nella letteratura, 9 maggio 1924, e dal testo della risoluzione del Comitato Centrale del PCR (b) sulla politica nel campo letterario, 1° luglio 1925. Engels (pag 174-175)”,”VARx-538″
“TROTSKY Léon”,”L’appareil policier du stalinisme.”,”Vischinskij paragona Jagoda al gangster americano Al Capone (ma allora c’è una palese contraddizione, cadono le accuse di Yagoda contro i trotskisti, dice Trotsky) (p. 235) “”Le fait que le procès de Moscou se termine au son des fanfares célébrant l’entrée de Hitler en Autriche est un symbole tragique. La coïncidence n’est pas accidentelle. Berlin sait parfaitement jusquà quel degré de démoralisation la clique du Kremlin a entraîné l’armée et la population du pays par sa lutte pour sa propre autopréservation. L’année dernière, Staline n’a pas remué le petit doigt lorsque le Japon a envahi deux des îles russes sur l’Amour: il préparait alors l’exécution des meilleurs généraux de l’Armée Rouge. Hitler peut avec encore plus d’assurance faire entrer ses troupes en Autriche au moment du nouveau procès.”” (pag 233-234)”,”TROD-298″
“TROTSKY Léon”,”Cours nouveau. (1923)”,”Raccoglie articoli pubblicati sulla Pravda e altri testi tra cui ‘Il burocratismo e la rivoluzione’, ‘Tradizione e politica rivoluzionaria’, ‘La “”sottovalutazione”” dei contadini’, ‘Il piano nell’economia’. Vecchi e nuovi quadri del partito. “”La préparation théorique, la trempe révolutionnaire, l’expérience politique représentent notre capital fondamental, dont les principaux détenteurs sont les anciens cadres du parti. (…) (pag 21) La composizione sociale del partito comunista russo “”La question de l’origine, prolétarienne, intellectuelle ou autre, des communistes a évidemment son importance. (…) (pag 28) Analogie tra rivoluzione ottobre e rivoluzione francese giacobina? “”Les analogies historiques avec la grande Révolution française (chute des jacobins) qu’établissent le libéralisme et le menchevisme et avec lequelles ils se consolent sont superficielles et inconsistantes. (…) (pag 63) Il marxismo non è un insieme di decisioni preparate a priori. Le decisioni si prendono volta a volta nella lotta (pag 84-85-86) “”Le marxisme est une méthode d’analyse historique, d’orientation politique, et non un ensemble de décisions préparées d’avance. Le léninisme est l’application de cette méthode dans les conditions d’une époque historique exceptionnelle. C’est précisement cette alliance des particularités du moment et de la méthode qui détermine la politique courageuse, sûre d’elle-même, des ‘tournants’ brusques dont Lénine nous a donné les plus hauts exemples et qu’il a, à maintes reprises, éclairée et généralisée sur le plan de la théorie. Marx disait que le pays avancés offrent dans une certaine mesure l’image de l’avenir des pays retardataires. De cette proposition conditionnelle, on a tenté de faire une loi absolue, qui a été en somme à la base de la “”philosophie”” du menchevisme russe. Par là même, on fixait au prolétariat des limites découlant non pas de la marche de la lutte révolutionnaire, mais d’un schéma mécanique, et le marxisme menchevique était et reste uniquement l’expression des besoins de la société bourgeoise, expression adaptée à une “”démocratie”” arriérée. En réalité, il s’est trouvé que la Russie, alliant dans son économie et sa politique des phénomènes extrêmement contradictoires, a été poussée la première dans la voie de la révolution prolétarienne. Ni Octobre, ni Brest-Litovsk, ni la création d’une armée paysanne régulière, ni le système de la réquisition des produits alimentaires, ni la Nep, ni le plan d’Etat, n’ont été et ne pouvaient être prévus ou prédéterminés d’avant Octobre. Tous ces faits et tous ces tournants ont été le résultat de l’application autonome, indépendante, critique, marquée de l’esprit d’initiative, des méthodes du bolchevisme dans une situation chaque fois différente. Chaque décision, avant d’être adoptée, suscitait des combats. La simple référence à la tradition n’a jamais rien décidé. Devant chaque nouvelle tâche, à chaque nouveau tournant, il ne s’agit pas de chercher dans la tradition une réponse inexistante, mais de profiter de toute l’expérience du parti pour trouver soi-même une nouvelle solution appropriée à la situation et, par là même, enrichir la tradition. On peut même dire que le léninisme consiste à ne pas regarder en arrière, à ne pas se laisser lier par des précédents, des références et des citations de pure forme. Lénine lui-même a récemment exprimé cette pensée par le mot de Napoléon: ‘On s’engage et puis on voit’. Autrement dit, une fois engagé dans la lutte, ne pas s’occuper outre mesure des modèles et des précédents, s’engouffrer dans la réalité telle qu’elle est et y chercher les forces nécessaires à la victoire et les voies qui y mènent. C’est en suivant cette ligne que Lénine, non pas une fois, mais des dizaines de fois, a été accusé dans son propre parti de violer la tradition et de répudier l'””ancien bolchevisme”””” [Léon Trotsky, ‘Tradition et politique révolutionnaire’, (in) ‘Cours nouveau’ (1923), Paris, 1972] Eroismo in campo militare “”L’héroisme suprême, dans l’art militaire comme dans la révolution, c’est la sincérité et le sentiment de la responsabilité”” (pag 168)”,”TROD-299″
“TROTSKY Leon”,”La lutte antibureaucratique en URSS. Tome II. La Révolution nécessaire, 1933-1940.”,”L’avvento del bonapartismo in Francia secondo l’ analisi di Trotsky (1° dicembre 1934) “”Dans une série d’articles, Léon Blum a récemment montré que le projet de réforme de la constitution était complètement imprégné d’esprit bonapartiste. Le Comité antifasciste des intellectuels de gauche (Langevin et les autres) montra, dans son appel, l’analogie véritablement étonnante entre les derniers discours de Doumergue et les manifestes de Louis-Napoléon en 1850. Le théme du bonapartisme ne quitte plus l’ordre du jour. Des gens qui ne voulaient pas entendre parler du bonapartisme quand se préparaient ses conditions sociales et politiques, l’ont reconnu à ses formules juridiques et à sa rhétorique du chantage. La méthode marxiste a de nouveau montré ses avantages. C’est précisément elle qui nous a permis de reconnaitre la nouvelle formation étatique alors qu’elle commençait seulement à se former: nous l’avons déterminée non pas par ses fleurs juridiques et rhétoriques, mais par ses racines sociales. Cette méthode nous permet aussi maintenant de mieux comprendre le sens du néo-bonapartisme qui s’est formé chez nous. Son essence n’est nullement dans la révision formelle de la constitution comme le pense Léon Blum. C’est seulement la tradition juridique de la pensée politique française qui a poussé Doumergue sur le chemin de Versailles. La révision réelle de la constitution est en fait déjà accomplie. Il s’agit non pas de trois ou quatre paragraphes, mais de trois ou quatre dizaines de milliers de revolvers fascistes. Engels a dit naguère que l’Etat, c’est des détachements de gens armés avec des attributs matériels tels que des prisons. Pour de vieux nigauds démocrates dans le genre de Renaudel, cette définition fut presque toujours un blasphème. Maintenant, l’Etat se tient devant nous dans toute sa nudité cynique. A l’aide de quelques milliers de revolvers, les fascistes, gardes du corps du capital financier, ont égalé et neutralisé les millions d’ouvriers et de paysans désarmés; c’est ce seul fait matériel qui a créé la possibilité de l’apparition du régime bonapartiste. Pour renverser le gouvernement bonapartiste, il faut écraser avant tout ses détachements auxiliaires armés. Pour cela, il faut armer l’avant-garde du prolétariat en créant la milice ouvrière. Telle est la leçon de l’expérience historique et de l’analyse marxiste. (France, 1er décembre 1934)”” (pag 69-70) [Léon Trotsky, A propos du bonapartisme, le marxisme a ses avantages] [(in) L. Trotsky, La lutte antibureaucratique en URSS. Tome II. La Révolution nécessaire, 1933-1940′, Paris, 1975]”,”TROD-301″
“TROTSKY Leone, a cura di Charles MALAMUTH”,”Stalin.”,”Il testo di quest’opera è stato affidato da Trotskij alle cure di Charles Malamuth autore della nota editoriale, nota dell’editore, introduzione, note, Appendice: Tre concetti della rivoluzione russa, Guida cronologica, Stalin, Congressi del Partito Comunista,”,”TROD-004-FL”
“TROTSKY (TROCKIJ) Lev”,”Europa e America.”,”Per la prima volta, a più di cinquanta anni di distanza dalla loro prima pubblicazione in opuscolo, questi scritti di Trockij vengono presentati al pubblico italiano. In un momento in cui si va ridiscutendo l’egemonia americana, almeno nelle sue forme di dominio politico, e l’Europa capitalistica dei Nove cerca una propria posizione autonoma sul piano mondiale, questi scritti di Trockij si ripropongono in tutta la loro attualità.”,”TROD-005-FL”
“TROTSKY Leon”,”Rosa Luxemburg e la Quarta Internazionale. (1935); Karl Liebknecht – Rosa Luxemburg (1919).”,”Scritto nel giugno del 1934 e pubblicato nel 1935. Un articolo in lingua spagnola Le tesi sulla spontaneità e sottoconsumiste di RL”,”LUXS-065″
“TROTSKY Léon”,”Nos tâches politiques.”,”Libro di Trotsky pubblicato a Ginevra nell’agosto del 1904. Contiene una polemica virulenta contro le concezioni di Lenin espresse nel ‘Che fare? seguite da ‘Un passo avanti, due passi indietro’ a proposito del partito rivoluzionario. In seguito lo stesso Trotsky lo lasciò nell’ombra e il libro non fu mai tradotto in Francia fino ad oggi. Più tardi Trotsky dirà che le sue critiche a Lenin “”mancavano sovente di maturità e di giustizia”” (p. 9). Qualche frammento è stato dato da Boris Souvarine in ‘Stalin’ del 1935 e da Isaac Deutscher in ‘Il profeta armato’ ed. francese 1962, da J.J. Marie nella sua edizione del ‘Que faire?’ di Lenin (ed. Julliard, 1966). Quando Trotsky polemizzò con Lenin citando Marx (ma anni dopo ammise mancanza di maturità e giustizia) “”«Plus parfait serait le travail de chaque ‘rouage’ (souligné par moi, T.) – écrivait Lénine en veine d’inspiration -, plus grand serait le nombre des ‘militantes’ (5) parcellaires’ (souligné par moi, T.) travaillant à l’oeuvre commune, et (…) plus dense serait notre réseau, moins les arrestations inévitables susciteraient de troubles dans nos rangs» (‘Que faire? [p. 226].). Dans ces lignes on oppose très nettement, à l'””artisan”” primitif, réunissant dans sa personne toutes les branches de l’activité artisanale, le “”travailleur parcellaire”” (‘Teilarbeiter ()’) de la manufacture; à l’individu intégral, le “”rouage”” d’un mécanisme complexe. Avec un tel système des défauts de l’artisan d’hier, son ignorance, son manque d’esprit d’initiative, son primitivisme politique, se transforment en un avantage, car “”l’unidimensionalité et les défauts mêmes de l’ouvrier parcellaire deviennent ses avantages, dès qu’il se transforme en élément d’un seul travailleur, collectif”” (‘Le Capital’, Livre I, tome II, pp. 39-40. Editions sociales) (6). «La réflexion et l’imagination peuvent s’égarer – dit Ferguson (7), cité par Marx – mais l’habitude de mouvoir le pied ou la main ne dépend ni de l’une ni de l’autre. C’est pourquoi ‘les manufactures fléurissent le plus là où les gens savent le plus renoncer à la vie spirituelle» (Ibid., p. 51). Aux considérations de Lénine, qui se sont enferrées dans sa tête depuis la période de la lutte contre ‘le populisme’ – à savoir, l’intelligentsia a peur de l’usine – les clameurs contre la division du travail «sous la direction du “”Centre””» ne font que trahir la nature “”bourgeoise”” de l’intellectuel – à ces considérations nous pouvons opposer, avec au moins autant de fondement, les paroles de Marx sur «la conscience bourgeoise qui exalte la division manufacturière du travail, laquelle condamne à perpétuité le travailleur à une opération de détail et le subordonne inconditionnellement au capital [le “”Centre”” (8)] comme elle le ferait pour] n’importe quelle organisation du travail, augmentant sa force productrice» (Ibid., p. 46)”” (pag 138-139) [Léon Trotsky, ‘Nos tâches politiques’, Paris, 1970] [(5) En russe ‘rabotnik’ qui signifie à la fois “”militant”” et “”ouvrier””; () En allemand dans le texte (N. d. T.); (6) Pour les citations du ‘Capital’: la version russe diffère très souvent de la version française (traduction de Roy, revue par Marx). La version russe nous emble plus précise et plus près du texte allemand: c’est elle que nous reprenons, chaque fois que l’écart entre le texte français et le texte russe est important. De toute façon nous renvoyons pour les pages citées du ‘Capital’ à la traduction de Roy, publiée aux Editions Sociales; (7) Ferguson: ‘Essai sur l’histoire de la société civile’, Paris, 1783; (8) Ajouté par Trotsky] H. Mehringer è autore di ‘Permanente Revolution und russische Revolution. Die Entwicklung der Theorie der permanenten Revolution im Rahmen der marxistischen Revolutionskonzeption 1848 – 1907′”,”TROD-303″
“TROTSKY Leon, a cura di George BREITMAN e Sarah LOVELL”,”Writings of Leon Trotsky [1929].”,”Molto spazio dedicato al caso austriaco. “”The present day is always different from the day that has passed. Yet it is impossible to learn from yesterday in any other except by the method of analogy. Engels’s remarkable pamphlet on the peasant wars is wholly constructed on an analogy between the Reformation of the sixteenth century and the revolution of 1848. To hammer out the concept of the dictatorship of the proletariat Marx heated his iron in the fires of 1793. In 1903 Lenin defined the revolutionary social democrat as a Jacobin, tied up with the mass labor movement. At this time I raised against Lenin academic objections to the effect that Jacobinism and scientific socialism rest on different classes and employ different methods. In itself this was of course correct. But Lenin did not all ‘identify’ the Parisian plebeians with the modern proletariat or Rousseau’s theory with the theory of Marx. He bracketed together only the common traits of the two revolutions: the most oppressed popular masses who have nothing to lose but their chains; the most revolutionary organizations, which lean upon them and which in the struggle against the forces of the old society institute the revolutionary dictatorship. Was this analogy consistent? Completely so. It proved very fruitful historically”” [Leon Trotsky, ‘A letter to the Italian Left Communists. Followers of Comrade Amadeo Bordiga’] [(in) Leon Trotsky, ‘Writings of Leon Trotsky [1929]’, 2013] (pag 408)”,”TROD-304″
“TROTSKY Leon, a cura di George BREITMAN e Sarah LOVELL”,”Writings of Leon Trotsky [1930-31].”,”Contiene lo scritto del 26 novembre 1930 ‘Thermidor and Bonapartism’ Scritti contro l’attacco a Riazanov in Urss ‘The case of Comrade Ryazanov’ (pag 247-254) Ancora spazio al caso austriaco”,”TROD-305″
“TROTSKY Leon, a cura di George BREITMAN e Sarah LOVELL”,”Writings of Leon Trotsky [1932].”,”Contiene: ‘A suppressed speech of Lenin (Autumn 1932)’ (pag 406-413) Prefazione di Trotsky a edizione polacca del libro di Lenin ‘Estremismo malattia infantile del comunismo’ (1932) (pag 289-)”,”TROD-306″
“TROTSKY Léon”,”De la révolution. Cours nouveau – La révolution défigurée – La révolution permamente – La révolution trahie.”,”””En géneral, je ne crois pas que la méthode biographique puisse nous conduire à la décision de questions de principe. Il est incontestable que j’ai commis des erreurs dans beaucoup de questions, surtout à l’époque de ma lutte contre le bolchevisme. Mais on aura peine à en conclure que, loin d’étudier le contenu, il faille juger des questions politiques selon la biographie, car il faudrait alors démander la biographie de tous les délégués… Moi-même, je puis me référer à un précedent. En Allemagne, a vécu et lutté un homme qui s’appelait Franz Mehring et qui n’adhéra à la social-démocratie qu’après une lutte longue et énergique contre elle (jusqu’à ces dernières années, nous nous appelions toujours social-démocrates). Mehring a d’abord écrit l’histoire de la socialdémocratie allemande en qualité d’adversaire, non comme laquais du capitalisme, mais comme adversaire d’idées, et ce n’est que plus tard, devenu ami fidèle, qu’il a fait son excellent ouvrage sur la social-démocratie. D’autre part, Kautsky et Bernstein n’ont jamais combattu Marx ouvertement, et tous deux ont été longtemps sous la férule de Fréderic Engels. En outre, Bernstein était connu comme l’exécuteur testamentaire d’Engels. Néanmoins, Franz Mehring est mort marxiste, communiste, tandis que les deux autres – Kautsky et Bernstein – vivent encore aujourd’hui comme des chiens réformistes. L’élément biographique a naturellement son importance; mais en soi, il n’est point décisif”” [Léon Trotsky, ‘La révolution défigurée’, (in) ‘ Léon Trotsky, ‘De la révolution’, Paris, 1963] (pag 170-171)”,”TROD-307″
“TROTSKY Leon (TROCKIJ Lev)”,”La loro morale e la nostra.”,”Il fine giustifica i mezzi? qual’è la differenza fondamentale tra la morale borghese e quella proletaria? Ed esiste in generale una morale staccata dai suoi presupposti di classe? In questo pamphlet, scritto nel 1938 per difendersi dai contemporanei attacchi del burocratismo staliniano e degli intellettuali socialdemocratici e riformisti, Trockij tenta di trovare una risposta agli interrogativi centrali della coscienza civile contemporanea, smaschera l’ipocrisia di chi condanna lo strumentalismo altrui in nome di una morale assoluta (che per essere astratta e velata non è meno strumentale e classista) e denuncia, in un rovente atto d’accusa, l’immoralità del moralismo.”,”TROD-006-FL”
“TROTSKY Leone”,”La III Internazionale dopo Lenin.”,”Leone Trotsky, nacque a Janovka (Ucraina) nel 1879. Deportato nel 1902, presiedette il Soviet di Pietroburgo nella rivoluzione del 1905. Di nuovo deportato e poi riparato all’estero, ritorna in Russia nel 1917. Ancora presidente del soviet di Pietrogrado, dirigente del Comitato Militare Rivoluzionario, fu Ministro degli Esteri nel primo governo sovietico e poi fondatore dell’Armata Rossa. É considerato, con Lenin, il principale artefice della Rivoluzione d’Ottobre. In seguito al dissidio con Stalin, fu espulso dal Partito (1927) e dall’URSS (1929). Assassinato dalla Ghepeù in Messico nel 1940. Opere principali: 1905, Dalla rivoluzione d’Ottobre alla pace di Brest, Terrorismo e Comunismo, La Terza Internazionale dopo Lenin, La rivoluzione permanente, La mia vita, Storia della rivoluzione russa, La rivoluzione tradita, I crimini di Stalin, La nostra morale e la loro, In difesa del Marxismo.”,”TROD-008-FL”
“TROTSKY Leone, a cura di Livio MAITAN Tristan SAUVAGE”,”Letteratura arte libertà.”,”Leone Trotsky, nacque a Janovka (Ucraina) nel 1879. Deportato nel 1902, presiedette il Soviet di Pietroburgo nella rivoluzione del 1905. Di nuovo deportato e poi riparato all’estero, ritorna in Russia nel 1917. Ancora presidente del soviet di Pietrogrado, dirigente del Comitato Militare Rivoluzionario, fu Ministro degli Esteri nel primo governo sovietico e poi fondatore dell’Armata Rossa. É considerato, con Lenin, il principale artefice della Rivoluzione d’Ottobre. In seguito al dissidio con Stalin, fu espulso dal Partito (1927) e dall’URSS (1929). Assassinato dalla Ghepeù in Messico nel 1940. Opere principali: 1905, Dalla rivoluzione d’Ottobre alla pace di Brest, Terrorismo e Comunismo, La Terza Internazionale dopo Lenin, La rivoluzione permanente, La mia vita, Storia della rivoluzione russa, La rivoluzione tradita, I crimini di Stalin, La nostra morale e la loro, In difesa del Marxismo.”,”TROD-009-FL”
“TROTSKY Leon, a cura di Jean BAECHLER”,”Politique de Trotsky.”,”Il marxismo non è fatalismo. “”Le révolutionnaire prolétarien doit avant tout comprendre que le ‘marxisme’, seule théorie scientifique de la révolution prolétarienne, n’a rien de commun avec l’attente fataliste de la “”dernière”” crise. Le marxisme est, par son essence même, une ‘direction pour l’action révolutionnaire’. Le marxisme n’ignore pas la volonté et le courage, mais les aide à trouver la voie juste. Il n’y a aucune crise qui ‘d’elle-même’ puisse être “”mortelle”” pour le capitalisme. Les oscillations de la conjoncture créent seulement une situation dans laquelle il sera plus facile ou plus difficile au prolétariat de renverser le capitalisme. Le passage de la société bourgeoise à la societé socialiste présuppose l’activité de gens vivants, qui font leur propre histoire. Ils ne la font pas au hasard ni selon leur bon plaisir, mais sous l’influence de causes objectives déterminées. Cependant, leurs propres actions – leur initiative, leur audace, leur dévouement ou, au contraire, leur sottise et leur lâcheté – entrent comme des anneaux nécessaires dans la chaîne du dévelloppement historique. Personne n’a numéroté les crises du capitalisme et n’a indiqué par avance laquelle d’entre elles serait la “”dernière””. Mais toute notre époque et surtout la crise actuelle dictent impérieusement au prolétariat: Prends le pouvoir! Si, pourtant, le parti ouvrier, malgré des conditions favorables, se révèle incapable de mener le prolétariat à la conquête du pouvoir, la vie de la societé continuera nécessairement sur les bases capitalistes – jusqu’à une nouvelle crise ou une nouvelle guerre, peut-être jusqu’au complet effondrement de la civilisation européenne”” [Extrait de ‘Où va la France?’, recueil d’articles écrits entre octobre 1934 et juillet 1936, donc pour l’essential lors du séjour de Trotsky en France, p. 60] [(in) Leon Trotsky a cura di Jean Baechler, ‘Politique de Trotsky’, Paris, 1968] (pag 105)”,”TROD-308″
“TROTSKY Leone (TROTZKY)”,”La mia vita.”,”Leone Trotsky, nacque a Janovka (Ucraina) nel 1879. Deportato nel 1902, presiedette il Soviet di Pietroburgo nella rivoluzione del 1905. Di nuovo deportato e poi riparato all’estero, ritorna in Russia nel 1917. Ancora presidente del soviet di Pietrogrado, dirigente del Comitato Militare Rivoluzionario, fu Ministro degli Esteri nel primo governo sovietico e poi fondatore dell’Armata Rossa. É considerato, con Lenin, il principale artefice della Rivoluzione d’Ottobre. In seguito al dissidio con Stalin, fu espulso dal Partito (1927) e dall’URSS (1929). Assassinato dalla Ghepeù in Messico nel 1940. Opere principali: 1905, Dalla rivoluzione d’Ottobre alla pace di Brest, Terrorismo e Comunismo, La Terza Internazionale dopo Lenin, La rivoluzione permanente, La mia vita, Storia della rivoluzione russa, La rivoluzione tradita, I crimini di Stalin, La nostra morale e la loro, In difesa del Marxismo. “”Krassin fu per me nel 1905 un tesoro. Ci accordammo di ritrovarci a Pietroburgo. Da lui ebbi anche gli indirizzi di cospiratori. Il più importante era quello del capomedico militare, Alessandro Alexandrovic Litkens, nell’edificio della scuola, mi tenni nascosto più d’una volta nei giorni e nelle notti torbide del 1905″” (pag 150)”,”TROD-309″
“TROTSKY (TROTSKIJ) Lev, a cura di Livio MAITAN”,”Scritti 1929-1936.”,”Leone Trotsky, nacque a Janovka (Ucraina) nel 1879. Deportato nel 1902, presiedette il Soviet di Pietroburgo nella rivoluzione del 1905. Di nuovo deportato e poi riparato all’estero, ritorna in Russia nel 1917. Ancora presidente del soviet di Pietrogrado, dirigente del Comitato Militare Rivoluzionario, fu Ministro degli Esteri nel primo governo sovietico e poi fondatore dell’Armata Rossa. É considerato, con Lenin, il principale artefice della Rivoluzione d’Ottobre. In seguito al dissidio con Stalin, fu espulso dal Partito (1927) e dall’URSS (1929). Assassinato dalla Ghepeù in Messico nel 1940. Opere principali: 1905, Dalla rivoluzione d’Ottobre alla pace di Brest, Terrorismo e Comunismo, La Terza Internazionale dopo Lenin, La rivoluzione permanente, La mia vita, Storia della rivoluzione russa, La rivoluzione tradita, I crimini di Stalin, La nostra morale e la loro, In difesa del Marxismo.”,”TROD-010-FL”
“TROTSKY Lev, a cura di Valdo ZILLI”,”1905.”,”Il curatore: Valdo Zilli (1921) ha studiato a Firenze con Carlo Morandi e Giorgio Pasquali, a Napoli con Federico Chabod. Ha insegnato nell’Università svedese di Lund (1950-60) e in quella di Messina (1960-65). Dal 1965 insegna storia dell’Europa orientale all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Nel 1963 ha pubblicato il primo volume, dedicato alla formazione dei partiti politici, dell’importante opera La rivoluzione russa del 1905.”,”TROD-011-FL”
“TROTSKY Lev, WOODS Alan”,”La rivoluzione tradita. Segue: ‘In memoria In memoria di Lev Trotskij’ (Alan Woods), ‘Lo Stato operaio, il Termidoro e il Bonapartismo’ (Lev Trotsky).”,”Leone Trotsky, nacque a Janovka (Ucraina) nel 1879. Deportato nel 1902, presiedette il Soviet di Pietroburgo nella rivoluzione del 1905. Di nuovo deportato e poi riparato all’estero, ritorna in Russia nel 1917. Ancora presidente del soviet di Pietrogrado, dirigente del Comitato Militare Rivoluzionario, fu Ministro degli Esteri nel primo governo sovietico e poi fondatore dell’Armata Rossa. É considerato, con Lenin, il principale artefice della Rivoluzione d’Ottobre. In seguito al dissidio con Stalin, fu espulso dal Partito (1927) e dall’URSS (1929). Assassinato dalla Ghepeù in Messico nel 1940. Opere principali: 1905, Dalla rivoluzione d’Ottobre alla pace di Brest, Terrorismo e Comunismo, La Terza Internazionale dopo Lenin, La rivoluzione permanente, La mia vita, Storia della rivoluzione russa, La rivoluzione tradita, I crimini di Stalin, La nostra morale e la loro, In difesa del Marxismo.”,”TROD-012-FL”
“TROTSKY Leone (TROTZKY)”,”La mia vita.”,”Già trasferito in Archiv? Leone Trotsky, nacque a Janovka (Ucraina) nel 1879. Deportato nel 1902, presiedette il Soviet di Pietroburgo nella rivoluzione del 1905. Di nuovo deportato e poi riparato all’estero, ritorna in Russia nel 1917. Ancora presidente del soviet di Pietrogrado, dirigente del Comitato Militare Rivoluzionario, fu Ministro degli Esteri nel primo governo sovietico e poi fondatore dell’Armata Rossa. É considerato, con Lenin, il principale artefice della Rivoluzione d’Ottobre. In seguito al dissidio con Stalin, fu espulso dal Partito (1927) e dall’URSS (1929). Assassinato dalla Ghepeù in Messico nel 1940. Opere principali: 1905, Dalla rivoluzione d’Ottobre alla pace di Brest, Terrorismo e Comunismo, La Terza Internazionale dopo Lenin, La rivoluzione permanente, La mia vita, Storia della rivoluzione russa, La rivoluzione tradita, I crimini di Stalin, La nostra morale e la loro, In difesa del Marxismo. “”Krassin fu per me nel 1905 un tesoro. Ci accordammo di ritrovarci a Pietroburgo. Da lui ebbi anche gli indirizzi di cospiratori. Il più importante era quello del capomedico militare, Alessandro Alexandrovic Litkens, nell’edificio della scuola, mi tenni nascosto più d’una volta nei giorni e nelle notti torbide del 1905″” (pag 150)”,”TROD-311″
“TROTSKY Léon”,”Leçon d’Espagne. Dernier Avertissement.”,” Scritti degli anni 1930-1931 e 1936-1937 Contiene l’articolo: ‘Il cretinismo parlamentare dei riformisti e il cretinismo anti-parlamentare degli anarchici’ (pag 41-45) ‘Anarchismo e stalinismo si sono trovati dalla stessa parte della barricata, le masse rivoluzionarie e il marxisto rivoluzionario dall’altra’ “”Les théoriciens anarchistes qui, après le grand examen des années 1931 à 1937, répètent les vieilles sornettes réactionnaires sur Kronstadt et affirment: le stalinisme est le produit inévitable du marxisme et du bolchevisme, ne font que démontrer par là qu’ils sont à jamais morts pour la révolution. Vous dites que le marxisme est violé en soi et que le stalinisme est son descendant légitime. Mais pourquoi donc nous, marxistes revolutionnaires, nous trouvons-nous en lutte mortelle contre le stalinisme dans le monde entier? Pourquoi donc la clique staliniste voit-elle dans le trotskysme son ennemi principal? Pourquoi tous les rapprochements vers nos conceptions ou notre système d’action (Durruti, André Nin, Landau et autres) forcent-ils les gangsters du stalinisme à recourir à une répression sanglante? Pourquoi, d’autre part, les chefs de l’anarchisme espagnol, au moment des crimes de la Guépéou à Moscou et à Madrid, étaient-ils des ministres de Caballero-Négrin, c’est-à dire les serviteurs de la bourgeoisie et de Staline? Pourquoi, même maintenant, sous le prétexte de lutter contre le fascisme, les anarchistes restent-ils prisonniers volontaires de Staline-Négrin, c’est-à-dire des bourreaux de la révolution, leur incapacité de lutter contre le fascisme? Les avocats de l’anarchisme qui prèchent pour Kronstadt et pour Makno ne trompent personne. Dans l’épisode de Kronstadt et dans la lutte contre Makno, nous avions défendu la révolution prolétarienne contre la contre-révolution paysanne. Les anarchistes espagnols ont défendu et défendent encore la contre-révolution bourgeoise contre la révolution proletarienne. Aucun sophisme ne fera disparaître de l’histoire le fait que l’anarchisme et le stalinisme se soient trouvés du même côté de la barricade, les masses révolutionnaires et les marxistes de l’autre. Telle est la vérité qui entrera pour toujours dans la conscience du prolétariat”” (pag 67) [L. Trotsky, ‘Leçon d’Espagne. Dernier Avertissement’, Décembre 1937] [(in) L. Trotsky, ‘La société espagnole – Leçon d’Espagne. Dernier Avertissement’, Paris, 1946]”,”TROD-312″
“TROTSKY Lev D.”,”Rivoluzione e vita quotidiana.”,”””La dialettica e il materialismo sono gli elementi fondamentali della conoscenza marxista del mondo. Ma ciò non significa affatto che possano essere applicati a qualsiasi sfera della conoscenza come una chiave che apra tutte le porte. La dialettica non può essere imposta ai fatti, deve essere dedotta dai fatti, dalla loro natura, dal loro sviluppo. Solo un lavoro minuzioso su un’enorme massa di dati, ha permesso a Marx di far progredire il sistema dialettico dell’economia sino alla concezione del valore come lavoro sociale. Le opere storiche di Marx sono costruite allo stesso modo e così pure i suoi articoli di giornali. Il materialismo dialettico può essere applicato a nuove sfere della conoscenza solo padroneggiandole dal di dentro. L’epurazione della scienza borghese presuppone la conoscenza della scienza borghese. Non otterrete mai nulla con una critica sommaria e con brusche intimazioni. Imparare ed applicarsi sono condizioni di una rielaborazione critica. Abbiamo il metodo, ma c’è abbastanza per generazioni. La critica marxista nella scienza deve essere non solo vigilante, ma anche prudente: altrimenti può degenerare in siconfantismo, in famusovismo ()”” (pag 92) [Lev Trotsky, ‘Cultura e socialismo’, da “”Novij Mir’, gennaio 1927] [(in) Lev D. Trotsky, ‘Rivoluzione e vita quotidiana’, Roma, 1971] [() Famusov è un personaggio di Griboedov (), che raffigura un funzionario di grado elevato che ha orrore di tutto quello che possa offendere l’autorità e turbare così la sua condizione confortevole] [ Aleksandr Sergeevic Griboedov (Mosca, 1795 – Teheran 1829) è stato drammaturgo, poeta, compositore e diplomatico russo, ndr]”,”TROD-313″
“TROTSKY (TROTSKIJ) Leone”,”Lenin.”,”Leone Trotsky, nacque a Janovka (Ucraina) nel 1879. Deportato nel 1902, presiedette il Soviet di Pietroburgo nella rivoluzione del 1905. Di nuovo deportato e poi riparato all’estero, ritorna in Russia nel 1917. Ancora presidente del soviet di Pietrogrado, dirigente del Comitato Militare Rivoluzionario, fu Ministro degli Esteri nel primo governo sovietico e poi fondatore dell’Armata Rossa. É considerato, con Lenin, il principale artefice della Rivoluzione d’Ottobre. In seguito al dissidio con Stalin, fu espulso dal Partito (1927) e dall’URSS (1929). Assassinato dalla Ghepeù in Messico nel 1940. Opere principali: 1905, Dalla rivoluzione d’Ottobre alla pace di Brest, Terrorismo e Comunismo, La Terza Internazionale dopo Lenin, La rivoluzione permanente, La mia vita, Storia della rivoluzione russa, La rivoluzione tradita, I crimini di Stalin, La nostra morale e la loro, In difesa del Marxismo. “”Marx è tutto intero nel ‘Manifesto dei comunisti’, nella prefazione alla ‘Critica dell’economia politica’, nel ‘Capitale’. Se anche non avesse fondato la Prima Internazionale, egli ci sarebbe ugualmente apparso per sempre così come lo conosciamo oggi. Al contrario Lenin è tutto nell’azione rivoluzionaria. I suoi lavori scientifici non sono che una preparazione all’azione. Anche se non avesse pubblicato alcun libro sarebbe entrato ugualmente nella storia così come vi è entrato: quale capo della rivoluzione proletaria e fondatore della Terza Internazionale. Un chiaro sistema scientifico, una dialettica materialista, ecco l’indispensabile, occorrente a Lenin per la sua azione storica; l’indispensabile, ma c’è dell’altro. La forza creatrice profonda e segreta che chiamiamo intuizione, la capacità di valutare a colpo d’occhio gli avvenimenti, di discernere l’essenziale e l’importante dal particolare e dall’inutile erbaccia, di completare con l’immaginazione le lacune del quadro, di perfezionare il pensiero di altri e, soprattutto, di prevedere fino in fondo le mosse degli avversari; la capacità di unificare tutti questi elementi e di sferrare i colpi nel momento stesso in cui il pensiero li «formula». Questa è l’intuizione dell’azione. Questa è la capacità di uno spirito praticamente inventivo”” [Dalla Pravda, n. 86, 23 aprile 1920] [(in) L. Trotsky, ‘Lenin’, Roma, 1967] (pag 223)”,”TROD-015-FL”
“TROTSKY Leone (TROTSKIJ), a cura di BATTISTELLI Fabrizio”,”Come si arma la rivoluzione. Scritti militari 1921-1924.”,”Leone Trotsky, nacque a Janovka (Ucraina) nel 1879. Deportato nel 1902, presiedette il Soviet di Pietroburgo nella rivoluzione del 1905. Di nuovo deportato e poi riparato all’estero, ritorna in Russia nel 1917. Ancora presidente del soviet di Pietrogrado, dirigente del Comitato Militare Rivoluzionario, fu Ministro degli Esteri nel primo governo sovietico e poi fondatore dell’Armata Rossa. É considerato, con Lenin, il principale artefice della Rivoluzione d’Ottobre. In seguito al dissidio con Stalin, fu espulso dal Partito (1927) e dall’URSS (1929). Assassinato dalla Ghepeù in Messico nel 1940. Opere principali: 1905, Dalla rivoluzione d’Ottobre alla pace di Brest, Terrorismo e Comunismo, La Terza Internazionale dopo Lenin, La rivoluzione permanente, La mia vita, Storia della rivoluzione russa, La rivoluzione tradita, I crimini di Stalin, La nostra morale e la loro, In difesa del Marxismo.”,”TROD-016-FL”
“TROTSKY Leone (TROTSKIJ), a cura di DI-GIULIOMARIA Sirio”,”In difesa del marxismo.”,”Leone Trotsky, nacque a Janovka (Ucraina) nel 1879. Deportato nel 1902, presiedette il Soviet di Pietroburgo nella rivoluzione del 1905. Di nuovo deportato e poi riparato all’estero, ritorna in Russia nel 1917. Ancora presidente del soviet di Pietrogrado, dirigente del Comitato Militare Rivoluzionario, fu Ministro degli Esteri nel primo governo sovietico e poi fondatore dell’Armata Rossa. É considerato, con Lenin, il principale artefice della Rivoluzione d’Ottobre. In seguito al dissidio con Stalin, fu espulso dal Partito (1927) e dall’URSS (1929). Assassinato dalla Ghepeù in Messico nel 1940. Opere principali: 1905, Dalla rivoluzione d’Ottobre alla pace di Brest, Terrorismo e Comunismo, La Terza Internazionale dopo Lenin, La rivoluzione permanente, La mia vita, Storia della rivoluzione russa, La rivoluzione tradita, I crimini di Stalin, La nostra morale e la loro, In difesa del Marxismo.”,”TROD-017-FL”
“TROTSKY Leon”,”Where is Britain Going? (1925).”,” Marx nel 1850 pensava che il partito conservatore sarebbe presto potuto uscire di scena e che lo sviluppo politico avrebbe seguito la linea di una lotta tra il liberalismo e il socialismo “”In the past the internal stability of the capitalist regime was in large measure assured by a division of labour and responsibility between Conservatism and Liberalism. The break-up of Liberalism exposes all the other contradictions in the world position of bourgeois Britain at the same time as it reveals the internal crisis of the regime. The upper circles of the Labour Party are politically very close to the Liberals; but they are incapable of restoring stability to British parliamentarism since the Labour Party, in its present form, itself expresses a temporary stage in the revolutionary development of the working class. MacDonald’s seat is even shakier than Lloyd George’s. At the beginning of the 1850s Marx thought that the Conservative Party would soon quit the scene and that political development would follow the line of a struggle between Liberalism and socialism. This perspective presupposed a rapid revolutionary development in Britain and in Europe. Just as, for example, our own Cadet Party (Constitutional-Democrats) became, under the pressure of the revolution, the sole party of the landowners and the bourgeoisie, so British Liberalism would have absorbed the Conservative Party and become the sole party of property, if a revolutionary onslaught by the proletariat had developed in the course of the latter half of the nineteenth century. But Marx’s prophecy was made on the very eve of a new period of rapid capitalist development (1851-1873). Chartism finally disappeared (4). The workers’ movement took the path of trade unionism. The inner contradictions of the ruling class took on the appearance of a struggle between the Liberal and the Conservative Parties. By rocking the parliamentary swing from right to left and from left to right, the bourgeoisie found a vent for the opposition feelings of the working masses”” [Leon Trotsky, ‘Where is Britain Going?’ (1925), 1. The Decline of Britain, Trotsky Internet Archive, 1999, 2007] [(4) 4. The first political movement of the British working class. Chartism took up the traditional demands of universal manhood suffrage and other Parliamentary reforms, and tried to achieve them by methods including petitions, strikes and armed insurrection during the period from 1837 to 1848. The strikers were beaten back to work and the insurrectionists were transported to Australia. The three petitions presented to Parliament in the period had enormous working class support, but were contemptuously rejected with large displays of force and arguments about the sanctity of property and the constitution] Trotsky Internet Archive, 1999, 2007″,”TROD-314″
“TROTSKY Leon FLEWERS Paul KELLER Fritz PLANT John GRAMSCI Antonio NAVILLE Pierre GREEMAN Richard LESLIE Esther FARRELL James T. NADEAU Maurice”,”Culture and Revolution in the Thought of Leon Trotsky.”,”Sull’atteggiamento degli uomini di lettere “”The great Heinrich Mann (126), as far as I can see, is invoking his ‘imagination’ to justify his grovelling servility. Which ‘imagination’, precisely, are we dealing with? That which opens up the possibility of actively foreseeing great events? Or that which allows one to adapt comfortably to facts that are established and already fossilised? This second sense of the term is very much the style of French academicians who, thanks to their senile ‘imagination’, discover extraordinary virtues even in the Prince of Monaco. Marx, Engels and Lenin showed magnificent contempt for adulators and sycophants, even if they were very much ‘on the left’, if they invoked their aristocratic privileges as poets or whatever else to hide under the table when times were difficult. You can even find in Marx’s correspondence some sarcastic phrases about a man like Freiligrath with his ‘poet on a higher tower’ (127)”” [dalla lettera di Leon Trotsky: ‘Leon Trotsky, 9 Ottobre 1936 to Franz Pfemfert’, tradotta dalla versione francese dell’originale tedesco] [(in) Leon Trotsky e altri, ‘Culture and Revolution in the Thought of Leon Trotsky’, London, 1999] [(126) Heinrich Mann (1871-1950), a German dramatist and novelist, had left Germany as an anti-Fascist, but was giving support to the first Moscow Trial; (127) Ferdinand Freiligrath (1810-1876), a republican and Socialist poet, had been a passionate supporter of Marx. However, the latter in a letter to Engels of 7 june 1859 directed a stream of insults at him (K. Marx and F. Engels, Collected Works, Volume 40, p: 458), In 1841, in a poem entitled ‘Aus Spanien’ (‘From Spain’), Freiligrath had written: ‘Der Dichter steht auf einer höheren Warte / Als auf den Zinnen der Partei. (The Poet stands on a higher watch-tower / Than on the battlements of the party). A polemic ensued which was provoked by the reply to Freiligrath from poet Georg Herwegh (1817-1875) in his ‘Poems of a Living Man’ (1842). In a letter to Weydemeyer of 16 January 1852, Marx was brimming over with praise for Freiligrath (Collected Works, Volume 29, p 8)] Il grande Heinrich Mann (126), per quanto posso vedere, sta invocando il suo ‘immaginazione’ per giustificare il suo servilismo strisciante. Quale ‘immaginazione’, appunto, abbiamo a che fare? Quello che apre la possibilità di prevedere attivamente grande eventi, o quella che permette di adattarsi comodamente a fatti che sono stabiliti e già fossilizzata? Questo secondo senso del termine è molto lo stile di accademici francesi che, grazie alla loro senile ‘immaginazione’, scoprono le virtù straordinarie anche nel Principe di Monaco. Marx, Engels e Lenin hanno mostrato magnifico disprezzo per adulatori e adulatori, anche se erano molto ‘a sinistra’, se invocati i loro privilegi aristocratici come poeti o qualsiasi altra cosa per nascondere sotto il tavolo quando i tempi erano difficili. È può anche trovare in corrispondenza di Marx alcune frasi sarcastiche su un uomo come Freiligrath con il suo ‘poeta su una torre più alta’ (127) “”[Dalla Lettera di Leon Trotsky: ‘Leon Trotsky, 9 Ottobre 1936 al Franz Pfemfert’, tradotta Dalla versione francese dell’originale Tedesco] [(a) Leon Trotsky e Altri, ‘Cultura e rivoluzione nel pensiero di Leon Trotsky’, Londra, 1999], [(126) Heinrich Mann (1871-1950), un drammaturgo tedesco e romanziere, aveva lasciato Germania come un anti-fascista, ma stava dando sostegno al primo processo di Mosca; (127) Ferdinand Freiligrath (1810-1876), poeta repubblicano e socialista, era stato un sostenitore appassionato di Marx. Tuttavia, quest’ultimo in una lettera a Engels del 7 giugno, 1859 ha diretto un flusso di insulti contro di lui (K. Marx e F. Engels, Opere Complete, Volume 40, p: 458), Nel 1841, in una poesia intitolata ‘Aus Spagna ‘(‘ Dalla Spagna ‘), Freiligrath aveva scritto:’ der Dichter steht auf einer höheren Warte / Als auf den Cime der Partei. (Il Poeta sorge su un alto torre di guardia / piuttosto che sui merli del partito). Una polemica seguì, che è stata provocata dalla risposta a Freiligrath del poeta Georg Herwegh (1817-1875) nelle sue ‘Poesie di un uomo vivo’ (1842). In una lettera al Weydemeyer del 16 gennaio 1852 Marx traboccava di lodi per Freiligrath (Opere Complete, Volume 29, pag 8)]”,”TROD-315″
“TROTSKY Leon PREOBRAJENSKY Eugène RAKOVSKY Christian”,”De la bureaucratie. Déclaration des 46 (Eugène Préobrajensky) – Cours nouveau (Léon Trotsky) – Les «dangeers professionnels» du pouvoir (Cristian Rakovsky).”,”Trotsky, La questione delle generazioni nel Partito (Nuovo corso, 1923) (pag 32-38) “”On peut schématiquement en partager l’histoire en quatre périodes: a) préparation d’un quart de siècle allant jusqu’à Octobre; b) Octobre; c) période consécutive à Octobre; d) “”Cours Nouveau””, c’est-à-dire période dans laquelle nous entrons. Malgré sa richesse, sa complexité et la diversité des étapes franchies, la période antérieure à Octobre, on le constate maintenant, n’était qu’une période préparatoire. Octobre a permis de vérifier l’idéologie et l’organisation du Parti et de son effectif. Par Octobre, nous entendons la période la plus aiguë de la lutte pour le pouvoir, que l’on peut faire commencer approximativement aux «thèses d’avril» de Lénine et qui se termine par la mainmise sur l’appareil étatique (1). Quoique n’ayant duré que quelques mois, elle n’est pas moins importante par son contenu que toute la période de préparation qui se mesure par des années et des dizaines d’années. Octobre, non seulement nous a donné une vérification infaillible, unique dans son genre, du passé du Parti, mais est devenu lui-même une source d’expérience pour l’avenir. C’est par Octobre que le Parti a pu, pour la première fois, s’apprécier à sa juste valeur. La conquête du pouvoir fut suivie d’une croissance rapide, même anomale, du Parti, qui attira à lui non seulement des travailleurs peu conscients, mais encore certains éléments nettement étrangers à son esprit: fonctionnaires, carriéristes et politiciens. Dans cette période chaotique, il ne conserva sa nature bolchévique que grâce à la dictature intérieure de la vieille garde, dont l’éprouve avait été faite en Octobre. Dans les questions plus ou moins importantes, tous les nouveaux membres acceptaient alors presque sans conteste la direction de l’ancienne génération. Les arrivistes considéraient cette docilités comme le meilleur moyen d’asseoir leur situation dans le Parti. Mais leur calculs furent déjoués. Par une épuration rigoureuse de ses propres rangs, le Parti se débarrassa d’eux. Son effectif diminua, mais sa conscience s’éleva. Cette vérification de soi-même, cette épuration, firent que le Parti d’après Octobre se sentit pour la première fois une collectivité dont la tâche n’était pas simplement de se laisser diriger par la vieille garde mais d’examiner et de décider elle-même les questions essentielles de la politique”” [Leon Trotsky, ‘La question des générations dans le Parti’ (‘Cours nouveau’)] [(in) Trotsky, Préobrajensky, Rakovsky, ‘De la bureaucratie’, Paris, 1971] [(1) Il s’agit des thèses soumises par Lénine à la Conférence du Parti, en avril 917, et concluant à la nécessité d’engager la lutte pour le pouvoir] (pag 32-33)”,”TROD-316″
“TROTSKY Lev a cura di Antonio MOSCATO”,”Il programma di transizione. (1938)”,”Testo redatto da Trotsky per la conferenza di fondazione della IV Internazionale (settembre 1938), recava il titolo originale:’ L’agonia del capitalismo e i compiti della IV Internazionale’ (pag 5)”,”TROD-317″
“TROTSKY Leon”,”Lessons of the Paris Commune. February 1921.”,”Il ruolo negativo della piccola borghesia radicale e degli idealisti socialisti (pag 4) “”Il confronto del Marzo 1871 con il Novembre 1917 è molto istruttivo”” (pag 5) Mancava al proletariato francese un partito rivoluzionario (pag 3) “”And a party of action is just what the French proletariat did not have. The Central Committee of the National Guard is in effect a Council of Deputies of the armed workers and the petty bourgeoisie. Such a Council, elected directly by the masses who have taken the revolutionary road, represents an excellent apparatus of action. But at the same time, and just because of its immediate and elementary connection with the masses who are in the state in which the revolutionary has found them, it reflects not only all the strong sides but also the weak sides of the masses, and it reflects at first the weak sides still more than it does the strong: it manifests the spirit of indecision, of waiting, the tendency to be inactive after the first successes. The Central Committee of the National Guard needed to be led. It was indispensable to have an organization incarnating the political experience of the proletariat and always present-not only in the Central Committee, but in the legions, in the batallion, in the deepest sectors of the French proletariat. By means of the Councils of Deputies – in the given case they were organs of the National Guard – the party could have been in continual contact with the masses, known their state of mind; its leading center could each day put forward a slogan which, through the medium of the party’s militants, would have penetrated into the masses, uniting their thought and their will. Hardly had the government fallen back to Versailles than the National Guard hastened to unload its responsibility, at the very moment when this responsibility was enormous. The Central Committee imagined ‘legal’ elections to the Commune. It entered into negotiations with the mayors of Paris in order to cover itself, from the Right, with ‘legality’. Had a violent attack been prepared against Versailles at the same time, the negotiations with the mayors would have been a ruse fully justified from the military standpoint and in conformity with the goal. But in reality, these negotiations were being conducted only in order to avert the struggle by some miracle or other. The petty bourgeois radicals and the socialistic idealists, respecting ‘legality’ and the men who embodied a portion of the ‘legal’ state – the deputies, the mayors, etc. – hoped at the bottom of their souls that Thiers would halt respectfully before revolutionary Paris the minute the latter covered itself with the ‘legal’ Commune. Passivity and indecision were supported in this case by the sacred principle of federation and autonomy. Paris, you see, is only one commune among many other communes. Paris wants to impose nothing upon anyone; it does not struggle for the dictatorship, unless it be for the ’dictatorship of example’. In sum, it was nothing but an attempt to replace the proletarian revolution, which was developing, by a petty bourgeois reform: communal autonomy. The real revolutionary task consisted of assuring the proletariat the power all over the country. Paris had to serve as its base, its support, its stronghold. And to attain this goal, it was necessary to vanquish Versailles without the loss of time and to send agitators, organizers, and armed forces throughout France. It was necessary to enter into contact with sympathizers, to strengthen the hesitators and to shatter the opposition of the adversary. Instead of this policy of offensive and aggression which was the only thing that could save the situation, the leaders of Paris attempted to seclude themselves in their communal autonomy: they will not attack the others if the others do not attack them; each town has its sacred right of self-government. This idealistic chatter – of the same gender as mundane anarchism – covered up in reality a cowardice in face of revolutionary action which should have been conducted incessantly up to the very end, for otherwise it should not have been begun. The hostility to capitalist organization – a heritage of petty bourgeois localism and autonomism – is without a doubt the weak side of a certain section of the French proletariat. Autonomy for the districts, for the wards, for the batallions, for the towns, is the supreme guarantee of real activity and individual independence for certain revolutionists. But that is a great mistake which cost the French proletariat dearly. Under the form of the – struggle against despotic centralism – and against ‘stifling’ discipline, a fight takes place for the self-preservation of various groups and sub-groupings of the working class, for their petty interests, with their petty ward leaders and their local oracles. The entire working class, while preserving its cultural originality and its political nuances, can act methodically and firmly, without remaining in the tow of events, and directing each time its mortal blows against the weak sectors of its enemies, on the condition that at its head, above the wards, the districts, the groups, there is an apparatus which is centralized and bound together by an iron discipline. The tendency towards particularism, whatever the form it may assume, is a heritage of the dead past. The sooner French communist-socialist communism and syndicalist communism emancipates itself from it, the better it will be for the proletarian revolution”” (pag 3-4)”,”TROD-318″
“TROTSKY Leon”,”Leon Trotsky on The Paris Commune. Thirty-five years after: 1871-1906 – The Paris Commune – The Paris Commune and Soviet Russia – Marx and …Kautsky – Lessons of the Paris Commune’.”,”‘La sola ‘guerra giusta’ nella storia: la lotta degli schiavi contro i loro oppressori’ “”The Philistines of democracy are indignant at the inequality in representation of the workers and peasant which, in the Soviet Constitution, reflects the difference in the revolutionary roles of the town and the country. Marx writes: “”The Commune desired to bring the rural producers under the intellectual leadership of the central towns of their districts, and there to secure to them, in the workmen of the towns, the natural guardians of their interests””. The question was not one of making the peasant equal to the worker on paper, but of spiritually raising the peasant to the level of the worker. All questions of the proletarian state Marx decides according to the revolutionary dynamics of living forces, and not according to the play of shadows upon the marketplace screen of parliamentarism. In order to reach the last confines of mental collapse. Kautsky denies the universal authority of the Workers’ Councils on the ground that there is no legal boundary between the proletariat and the bourgeoisie. In the indeterminate nature of the social divisions Kautsky sees the source of the arbitrary authority of the Soviet dictatorship. Marx sees directly the contrary: “”The Commune was an extremely elastic form of the state, while all former forms of government had suffered from narrowness. Its secret consists in this, that in its very essence it was the government of the working class, the result of the struggle between the class of producers and the class of appropriators, the political form, long sought, under which there could be accomplished the economic emancipation of labor””. The secret of the Commune consisted in the fact that by its very essence it was a government of the working class. This secret, explained by Marx, has remained, for Kautsky, even to this day, a mystery sealed with seven seals. The Pharisees of democracy speak with indignation of the repressive measures of the Soviet government, of the closing of newspapers, of arrests and shooting. Marx replies to “”the vile abuse of the lackeys of the Press”” and to the reproaches of the “”well-intentioned bourgeois doctrinaires””, in connection with the repressive measures of the Commune in the following words: “”Not satisfied with their open waging of a most bloodthirsty war against Paris, the Versaillese strove secretly to gain an entry by corruption and conspiracy. Could the Commune at such a time ‘without shamefully betraying its trust’, have observed the customary forms of liberalism, just as if profound peace reigned around it? Had the government of the Commune been akin in spirit to that of Thiers, there would have been no more occasion to suppress newspapers of the party of order in Paris than there was to suppress newspapers of the Commune at Versailles””. In this way, what Kautsky demands in the name of the sacred foundations of democracy Marx brands as a shameful betrayal of trust. Concerning the destruction of which the Commune is accused, and of which now the Soviet government is accused, Marx speaks as of “”an inevitable comparatively insignificant episode in the titanic struggle of the newborn order with the old in its collapse””. Destruction and cruelty are inevitable in any war. Only sycophants can consider them a crime “”in the war of the slaves against their oppressors, ‘the only just war in history'”” (Marx)”” (pag 49-50) [Leon Trotsky, ‘On the Paris Commune. Thirty-five years after: 1871-1906 – The Paris Commune – The Paris Commune and Soviet Russia – Marx and …Kautsky – Lessons of the Paris Commune’, New York, 1970]”,”TROD-320″
“TROTSKY Lev, a cura di Valdo ZILLI”,”1905.”,”Il curatore: Valdo Zilli (1921) ha studiato a Firenze con Carlo Morandi e Giorgio Pasquali, a Napoli con Federico Chabod. Ha insegnato nell’Università svedese di Lund (1950-60) e in quella di Messina (1960-65). Dal 1965 insegna storia dell’Europa orientale all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Nel 1963 ha pubblicato il primo volume, dedicato alla formazione dei partiti politici, dell’importante opera La rivoluzione russa del 1905. Trotsky risponde alle critiche Cerevanin. “”Sulla teoria menscevica della rivoluzione russa. (…) Cerevanin (1) analizza il grandioso dramma del 9 gennaio 1905 per giungere a questa conclusione: «Trotsky non è nel giusto quando scrive: gli operai non si recarono al Palazzo d’Inverno con delle suppliche, ma con delle rivendicazioni politiche» (p. 27). (…) Dopo la pubblicazione del Manifesto del 17 ottobre, tutta la società borghese anelava alla calma. Il proletariato commise quindi una «pazzia» imboccando la strada della insurrezione rivoluzionaria. Avremmo invece dovuto concentrare l’energia del proletariato sulle elezioni della ‘Duma’. Cerevanin attacca tutti coloro i quali fecero notare che la ‘Duma’, per il momento, era solo una promessa, e che non si sapeva come e quando ci sarebbero state le elezioni, e se ci sarebbero state. Citando un mio articolo scritto nel giorno della pubblicazione del Manifesto, dice: «Non era per niente giusto sminuire il significato della vittoria riportata, come hanno fatto le “”Izvestija Soveta Rabocich Deputatov”” scrivendo: “”E’ stata data la costituzione, ma è rimasta l’autocrazia. E’ stato concesso tutto e non è stato concesso niente””». Si andò, poi, di male in peggio. Invece di appoggiare il Congresso degli ‘zemstva’, che chiedeva il suffragio universale per le elezioni della ‘Duma’ di Stato, il proletariato ruppe bruscamente con il liberalismo e con la democrazia borghese, per cercare l’incontro con i nuovi «ambigui alleati»: i contadini e l’esercito. Si accumularono errori dietro errori: l’introduzione con metodi rivoluzionari della giornata di otto ore, lo sciopero di novembre, in risposta alla dichiarazione dello stato d’assedio in Polonia; così si arrivò alla inevitabile disfatta di dicembre. Questa stessa disfatta, insieme ai successivi errori della socialdemocrazia, preparò il fallimento della prima ‘Duma’, il successivo trionfo della controrivoluzione. Sono queste le concezioni storiche di Cerevanin. Il traduttore tedesco ha fatto il possibile per attenuare l’energia delle sue accuse e delle sue denunzie, ma, anche in questa versione raddolcita, il lavoro di Cerevanin somiglia più ad una requisitoria contro i crimini rivoluzionari perpetrati dal proletariato a danno della «tattica veramente realistica» piuttosto che ad un’analisi oggettiva della funzione rivoluzionaria delle masse operaie. Cerevanin sostituisce l’analisi materialistica dei rapporti sociali con una deduzione formalistica: la nostra rivoluzione è una rivoluzione borghese; la vittoria della rivoluzione borghese deve assicurare il potere alla borghesia; il proletariato deve contribuire al successo della rivoluzione borghese; deve quindi favorire il passaggio del potere nelle mani della borghesia; di conseguenza l’idea della conquista del potere da parte del proletariato non è conciliabile con la tattica che il proletariato deve seguire durante una rivoluzione borghese; la effettiva tattica del proletariato è stata, naturalmente, quella di condurre le masse operaie alla conquista del potere e perciò è stata erronea. Questa elegante costruzione logica, che i seguaci della filosofia scolastica chiamavano , mi pare, sorite, trascura, tuttavia, il problema fondamentale ossia la consistenza delle forze interne della rivoluzione borghese e la sua meccanica di classe. (…) La rivoluzione è prima di tutto lotta per la conquista del potere. Lo sciopero, come suggerisce la nostra analisi e come i fatti hanno dimostrato, è solo uno strumento rivoluzionario di pressione sul potere esistente. Invece il liberalismo dei cadetti, le cui pretese non sono mai andate oltre la costituzione ‘octroyée’, ha riconosciuto – invero solo per un istante – la validità dello sciopero generale come strumento di lotta; lo ha fatto però con il senno di poi, quando ormai il proletariato ne aveva scoperto l’insufficienza ed aveva capito che era inevitabile e necessario varcare i suoi limiti. L’egemonia della città sulla campagna, dell’industria sull’agricoltura, ed inoltre l’estrema modernità dell’industria russa, l’assenza di una media borghesia forte e robusta, di fronte alla quale gli operai avrebbero potuto fare soltanto da reparti ausiliari, hanno trasformato il proletariato nella principale forza della rivoluzione, ponendolo direttamente di fronte al problema della conquista del potere. Gli scolastici, che si ritengono marxisti solo perché osservano il mondo attraverso la carta su cui sono stampate le opere di Marx, hanno potuto citare quanti «testi» volevano a dimostrazione della «prematurità» del dominio politico del proletariato; ma la classe operaia russa, viva e reale, quella classe operaia che, sotto la guida di un’autentica organizzazione di classe, alla fine del 1905, ha sfidato a duello l’assolutismo, mentre il grande capitale e l’ ‘intelligencija’ facevano da padrini, da una parte e dall’altra, questo proletariato in tutto il suo sviluppo rivoluzionario ha sempre affrontato il problema della conquista del potere. Un confronto tra il proletariato e l’esercito diveniva inevitabile. L’esito del confronto dipendeva dal comportamento dell’esercito, ed il comportamento dell’esercito dalla sua composizione. La funzione politica degli operai nel paese è stata incomparabilmente superiore alla loro consistenza numerica. Lo hanno dimostrato gli avvenimenti, e lo hanno confermato più tardi le elezioni alla seconda ‘Duma’. Gli operai trasferiscono anche nelle caserme i propri vantaggi di classe: abilità tecnica, intelligenza, idoneità alle azioni di massa. In tutti i movimenti rivoluzionari dell’esercito la parte più importante l’ha sempre avuta il soldato specializzato del Genio o l’artigliere, la cui patria è sempre la città, o, meglio, il quartiere operaio”” (pag 273-274-275-281-282-284) [Leon Trotsky, ‘1905’, Milano, 1978, a cura di Valdo Zilli] [(1) In questo saggio Trotsky recensisce l’opera: A. Cerevanin (Tscherewanin), ‘Das Proletariat un die russische Revolution’, Stuttgart, Dietz Verlag, 1908. [Il proletariato nella rivoluzione russa). L’autore, un importante esponente dell’ala destra della frazione menscevica, dava in questa opera una significativa illustrazione della tesi “”liquidatrice””, di quella tesi cioè che sosteneva l’opportunità di rinunciare ad ogni attività clandestina per concentrare ogni sforzo organizzativo nell’ambito dell’attività legalmente autorizzata. Questa era la tesi condivisa dalla maggioranza dei menscevichi e fieramente avversata dai bolscevichi (…) (p. 271)] Libro: ‘Das Proletariat und die russische Revolution. Mit einer Vorrede von H. Roland-Holst und einem Anhang vom Übersetzer S.Lewitin; di Lipkin, Fedor Andreevic (Pseudonym A. Tscherewanin, A. Cerevanin): Editore: Stuttgart., J.H.W.Dietz Nachf. (1908). Descrizione libro: Stuttgart., J.H.W.Dietz Nachf., 1908. XVI, 170 S., 3 Bl. 8°, OBrosch. In Fraktur. Beitrag zur russischen Februarrevolution von 1905 aus menschewistischer Sicht. In der Vorrede bezieht sich die Vertreterin der Deutsch-Holländischen Linkein der SDAPR, der während des II. Parteitages 1903 zur Fraktionierung führte. Roland-Holst schreibt dazu: ?(.) inwieweit soll das Proletariat während der Kämpfe zum Sturz des alten Regiments auf die Verfolgung seiner besonderen Klasseninteressen verzichten? (.) Soll es die bürgerlichen Klassen sogar noch dann unterstützen, wenn diese aus Feigheit und Haß gegen das Proletariat die allgemeinen demokratischen Forderungen der Revolution verraten? Dies sind die eigentlichen Kernfragen jenes Streites wegen der Taktik, der die russische Sozialdemokratie seit den Anfängen der Revolution in zwei feindliche Lager spaltet. Der Verfasser der vorliegenden Schrift beurteilt diese Fragen vom Standpunkt der ?Minderheits?fraktion. Er hält es für geboten, daß das Proletariat während der Revolution auf den Kampf für seine besonderen Klassenforderungen verzichten soll, sobald und insoweit dieser Kampf das Zusammengehen aller sich in der Opposition zum Absolutismus befindenden Elemente in Gefahr bringt.? Ehemaliges Bibliotheksexemplar, Aufkleber auf Deckel, Stempel auf Titelblatt. Umschlag beschädigt, Textteil in gutem Zustand. 300 gr. Codice libro della libreria BER73872″,”TROD-321″
“TROTSKY Leon”,”Lessons of Spain. (Coyoacan, 17.12.1937)”,”opuscolo ciclostilato riproduzione dell’ originale 1937 Coyoacan Messico”,”TROD-322″
“TROTSKY Leon”,”Where is Britain Going?”,”Il nome più citato nell’indice è J. Ramsay Macdonald Questa testo differisce in molte parti da quello pubblicato da marxists.org. Il gradualismo dei coniugi Webb. (pag 71-72) “”Sidney and Beatrice Webb represent another variety of Fabianism. They are accustomed to assiduous work, they know the value of facts and figures, and this sets a certain bound to the diffusiveness of their thought. They are no less boring than MacDonald, but they are sometimes more instructive, when they do not go overstep the bounds of Fabian investigations. In the realm of generalizations they stand a little higher than MacDonald. At the Congress of the Labour Party in 1923 Sidney Webb called to mind that the founder of British Socialism was not Karl Marx but Robert Owen, who preached not the class struggle but the time-hallowed doctrine of the brotherhood of all humanity. Until the present day Webb continues to consider John Stuart Mill the classic of political economy, and in accordance with this, teaches that the struggle must be carried on not between capital and labour, but between the overwhelming majority of the nation and the expropriators of rent. This alone is sufficient to characterise the theoretic level of the chief economist of the Labour Party! As is well known, even in Britain the historical process does not go on in accordance with Webb. Trade unions represent an organisation of employed labour against capital. On the basis of the trade unions the Labour Party has grown up and even made Sidney Webb a Minister. He fulfilled his programme only in the sense that he did not carry on a struggle against the expropriators of surplus values. But neither did he carry it on against the expropriators of rent. In 1923 the Webbs published a book entitled the ‘Decay of Capitalist Civilisations’ (1). In its essentials the books represent a partly dilute, partly renovated, paraphrase of the old commentaries of Kautsky on the Erfurt programme. But in addition in the ‘Decay of Capitalist Civilisation’ the political tendency of Fabianism is expressed in all its hopelessness, this time half consciously. That the capitalist system must be transformed, say the Webbs, there in no doubt. (For whom?) But the whole question is, How will it be transformed? “”It may by considerate adaptation be made to pass gradually and peacefully into a new form””. For this not much is necessary: good will from both sides””. (pag 71-72) [(1) London: George Allen & Unwin Ltd] [Leon Trotsky, Where is Britain Going?, London, 1926] Traduzione: “”Sidney e Beatrice Webb rappresentano un’altra varietà di fabianesimo. Essi sono abituati al lavoro assiduo, sanno il valore di fatti e cifre, e questo spiega la diffusione del loro pensiero. Essi non sono meno noiosi di MacDonald, ma a volte sono più istruttivi, quando non vanno oltrepassare i limiti delle indagini Fabiane. Nel regno delle generalizzazioni si levano in piedi un po ‘più alto rispetto a MacDonald. Al Congresso del partito laburista nel 1923 Sidney Webb ha ricordato che il fondatore del socialismo britannico non era Karl Marx, ma Robert Owen, che non ha predicato la lotta di classe, ma la dottrina da tempo sacra della fratellanza di tutta l’umanità. Fino al giorno d’oggi Webb continua a considerare John Stuart Mill un classico dell’economia politica, e in conformità con questo, insegna che la lotta deve essere portata avanti non tra capitale e lavoro, ma tra la stragrande maggioranza della nazione e gli espropriatori della rendita. Questo da solo è sufficiente a caratterizzare il livello teorico del capo economista del partito laburista! Come è noto, anche in Gran Bretagna processo storico non va in accordo con Webb. I sindacati rappresentano una organizzazione del lavoro impiegata contro il capitale. Sulla base dei sindacati il partito laburista è cresciuto e ha anche fatto di Sidney Webb un ministro. Ha compiuto il suo programma solo nel senso che non ha effettuato una lotta contro gli espropriatori di plusvalore. Ma neppure contro gli espropriatori della rendita. Nel 1923 i Webb hanno pubblicato un libro intitolato ‘decadimento delle civiltà capitalista “”(1). Nelle sue linee essenziali i libri rappresentano in parte diluita, e in parte restaurata, una parafrasi dei vecchi commenti di Kautsky sul programma di Erfurt. Ma oltre al ‘decadimento della civiltà capitalista’ la tendenza politica di fabianesimo si esprime in tutta la sua disperazione, questa volta in parte consapevolmente. Che il sistema capitalista debba essere trasformato, dicono i Webb, non vi è alcun dubbio. (Per chi?) Ma tutta la questione è, come sarà trasformato? “”Può con un adattamento attento essere fatto passare gradualmente e pacificamente in una nuova forma””. Per questo non molto è necessario: buona volontà da entrambe le parti “” Lafargue sul corso della rivoluzione in Francia (pag 114)”,”TROD-314-B”
“TROTSKY Leon”,”ABC of Materialist Dialectics (Trotsky) – Introduction to ‘The ABC of Materialist Dialectics’ by Robert Sewell – Dialectical Materialism by John Pickard”,”Questo articolo di Trotsky è stato scritto alla fine degli anni Trenta (dicembre 1939) per la difesa del marxismo contro la tendenza piccolo-borghese revisionista del trotskismo americano che tentava di cambiare i principi basilari del marxismo. Trotsky si oppone al pragmatismo e all’empirismo e difende il materialismo dialettico. Ristampato nel 1994 con una nuova introduzione di Rob Sewell e un breve articolo, che riassume i punti base della concezione materialistica dialettica, di John Pickard. “”The dialectic of thinking, having grown out of the dialectic of nature, possesses consequently a thoroughly materialist character. Darwinism, which explained the evolution of species through quantitative transformations passing into qualitative, was the highest triumph of the dialectic in the whole field of organic matter. Another great triumph was the discovery of the table of atomic weights of chemical elements and further the transformation of one element into another. With these transformations (species, elements, etc.) is closely linked the question of classification, equally important in the natural as in the social sciences. Linnaeus’ system (18th century), utilising as its starting point the immutability of species, was limited to the description and classification of plants according to their external characteristics. The infantile period of botany is analogous to the infantile period of logic, since the forms of our thought develop like everything that lives. Only decisive repudiation of the idea of fixed species, only the study of the history of the evolution of plants and their anatomy, prepared the basis for a really scientific classification. Marx, who in distinction from Darwin was a conscious dialectician, discovered a basis for the scientific classification of human societies in the development of their productive forces and the structure of the relations of ownership which constitute the anatomy of society. Marxism substituted for the vulgar descriptive classification of societies and states, which even up to now still flourishes in the universities, a materialistic dialectical classification. Only through using the method of Marx is it possible correctly to determine both the concept of a workers’ state and the moment of its downfall. All this, as we see, contains nothing ‘metaphysical’ or ‘scholastic’, as conceited ignorance affirms. Dialectical logic expresses the laws of motion in contemporary scientific thought. The struggle against materialist dialectics on the contrary expresses a distant past, conservatism of the petty bourgeoisie, the self-conceit of university routinists and … a spark of hope for an after-life”” [Leon Trotsky, ABC of Materialist Dialectics, 15th December, 1939, Reprinted 1994]”,”TROD-323″
“TROTSKY Leon (TROTSKIJ L.D.)”,”Marxismo e scienza.”,”””‘Marxismo e scienza’ è un discorso pronunciato da Leone Trotsky al Congresso mendeleeviano il 27 settembre 1925. Sino al gennaio del ’25 commissario alla guerra, nel maggio dello stesso anno Trotsky veniva designato alla presidenza del Comitato per le concessioni e dell’organizzazione tecnico-scientifica dell’industria. In quest’ultima qualità egli dirigeva le istituzioni scientifiche: donde il suo intervento al congresso suaccennato”” (dalla nota introduttiva) Gli altri testi, tranne la lettera a Pavlov che è del 1923, sono del 1926 e fanno parte del discorso tenuto al 1° Congresso degli amici della radio il 1° marzo di quell’anno. Questo discorso è conosciuto solitamente sotto il nome di ‘Radio, scienza, tecnica e società’ e un brano di esso – non compreso nelal presente raccolta – è già stato pubblicato nelle edizioni Samonà e Savelli nel volume ‘Scelta di scritti 1905-1940′, (pp. 187-192) Prima parte del volumetto incentrato sulla grande figura dello scienziato Mendeleev ma anche sui suoi errori. Tra l’altro Mendeleev fu contrario alla Comune di Parigi (pag 15) La reazione di Mendeleev di fronte ai problemi della riorganizzazione sociale fu una reazione di ostilità e addirittura di sdegno. Egli era convinto che da tempo immemorabile niente ancora si era ricavato dagli sforzi fatti in questo campo. Egli si aspettava invece che un futuro più felice sorgesse per mezzo delle scienze positive e soprattutto dalla chimica, che avrebbe rivelato tutti i segreti della natura. E’ interessante porre a confronto questo punto di vista con quello del nostro grande fisiologo Pavlov, il quale era dell’opinione che le guerre e le rivoluzioni sono fatti accidentali dovuti all’ignoranza popolare; e pensava che soltanto una profonda conoscenza della «natura umana» avrebbe eliminato sia le guerre che le rivoluzioni. Darwin può essere collocato nella stessa categoria. Questo biologo altamente dotato dimostrò come l’accumulazione di piccole variazioni quantitative produca una «qualità» biologica del tutto nuova, e con ciò spiegò l’origine della specie. Senza rendersene conto, egli applicò il metodo della dialettica materialistica alla sfera della vita organica. Darwin, benché digiuno di filosofia, applicò brillantemente la legge di Hegel della trasformazione della quantità in qualità. Nel medesimo tempo troviamo nello stesso Darwin, per non parlare dei darwiniani, numerosi tentativi del tutto ingenui e privi di base scientifica di applicare le conclusioni della biologia alla società. Interpretare gli antagonismi sociali come una «verità» della lotta biologica per l’esistenza è lo stesso che vedere solo la meccanica nella fisiologia dell’accoppiamento. In tutti questi casi constatiamo un solo e medesimo errore fondamentale: i metodi e le conquiste della chimica e della fisiologia, violando tutti i limiti scientifici, sono trapiantate nello studio della società umana. Un naturalista difficilmente estenderebbe senza modificazioni le leggi che governano i movimenti degli atomi al movimento delle molecole, che è governato da altre leggi. Ma molti naturalisti hanno un atteggiamento del tutto diverso a proposito della sociologia. La struttura storicamente determinata della società è da essi trascurata a vantaggio della struttura anatomica delle cose, della struttura fisiologica dei riflessi, della lotta biologica per l’esistenza. Senza dubbio la vita della società umana, connessa con le condizioni materiali, circondata da ogni parte da processi chimici, rappresenta anche essa in ultima analisi una combinazione di processi chimici. D’altro lato la società è costituita da esseri umani il cui meccanismo fisiologico è riducibile a un sistema di riflessi. Tuttavia la vita pubblica non è un processo né chimico né fisiologico, ma un processo sociale che è configurato secondo le sue leggi, e queste a loro volta sono soggette a un’analisi sociologica obiettiva il cui scopo dovrebbe essere quello di conquistare la capacità di prevedere e di dominare il destino della società’ (pag 20-21) “”Consentitemi di citare un altro errore. Non molto prima della sua morte Mendeleev scrisse: «Nutro un particolare timore per la qualità della scienza e di tutta la cultura e la morale in genere di un “”socialismo di Stato””». Questi timori erano fondati? Oggi, i più lungimiranti studiosi di Mendeleev hanno incominciato a vedere chiaramente le vaste possibilità di uno sviluppo del pensiero scientifico e tecnico scientifico, possibilità esistenti grazie al fatto che questo pensiero si è per così dire nazionalizzato, emancipato dalle lotte mortali della proprietà privata e non gli si richiede più di prestarsi al brigantaggio dei proprietari individuali, ma è inteso a servire allo sviluppo economico della nazione nel suo insieme. La rete degli istituti tecnico-scientifici sul punto di essere fondati dallo Stato è soltanto un piccolo sintomo direi materiale delle possibilità senza limiti che si sono aperte. Non cito questi errori per gettare una macchia sulla grande fama di Dmitrij Ivanovic. La storia ha espresso il suo verdetto sui maggiori punti controversi e non è il caso di riprendere la disputa. Ma consentitemi di sottolineare che i più gravi errori di questo grande uomo contengono una lezione importante per gli studiosi. Dal campo della chimica alle prospettive sociali non esiste un passaggio ‘diretto’ e ‘immediato’. E’ necessario il metodo obiettivo della scienza sociale. Il marxismo è appunto questo metodo. Ogniqualvolta un marxista tentava di trasformare la teoria di Marx in chiave universale e di ignorare tutte le altre sfere del sapere, Vladimir Ilic (Lenin) lo rimproverava con l’espressione significativa di ‘komchvanstvo’ («comunista spaccone»). Ciò vorrebbe dire in questo caso particolare che il comunismo non può essere un surrogato della chimica. Ma il teorema opposto è altrettanto vero. Un tentativo di liquidare il marxismo partendo dal presupposto che la chimica (o le scienze naturali in genere) è in grado di risolvere tutte le questioni sarebbe degno di un «chimico spaccone» (‘Khimchvanstvo’), la qual cosa, sia in via teorica che in pratica, non sarebbe meno falsa e pretenziosa di un comunista spaccone”” [Leon Trotsky, ‘Marxismo e scienza’, Roma, 1969] (pag 27-28)”,”TROD-324″
“TROTSKY Leon”,”The Real Situation in Russia.”,”Ultimo colloquio di Trotsky con Lenin. (pag 304-306) “”At the Praesidium of the Central Control Commission I recently told about my ‘last conversation with Vladimir Ilych’, not long before the second attack of his illness. I quote that narrative: «Lenin summoned me to his room in the Kremlin, spoke of the terrible growth of Bureaucratism in our Soviet apparatus and of the necessity of finding a lever with which to get at that problem. He proposed to create a special commission of the Central Committee, and invited me to take active part in the work. I answered him: “”Vladimir Ilych, according to my conviction, in the present struggle with bureaucratism in the Soviet apparatus, we must not forget that there is going on, both in the provinces and in the center, a special selections of officials and specialists, party, non-party and half-party, around certain ruling party personalities and groups – in the provinces, in the districts, in the party locals and in the center – that is, the Central Committee, etc. Attacking the Soviet officials, you run into the party leader. The specialist is a member of his suite. In such circumstances I could not undertake this work (5). ….. finire (pag 304-305)”,”TROD-325″
“TROTSKY Leon”,”The Stalin School of Falsification.”,”Contiene in appendice il saggio di N. Markin: ‘Stalin and the Red Army’ (pag 161-180) ‘Il documento perduto’: si pubblicano qui i verbali (pag 81-98) della storica sessione del comitato bolscevico di Pietrogrado tenutosi il 1° (14) novembre 1917. La conquista del potere era stata già realizzata nei maggiori centri del paese. All’interno del partito, comunque, la lotta sulla questione del potere non era ancora terminata. Si era entrati semplicemente in una nuova fase. Prima del 25 ottobre, i rappresentanti dell’ala Destra (Zinoviev, Kamenev, Rykov, Kalinin, Lunacharsky e altri) ritenevano che l’insurrezione fosse prematura e potesse solo portare alla disfatta. Dopo l’insurrezione vittoriosa, essi sostennero che il partito bolscevico non sarebbe stato in grado di mantenersi al potere senza l’entrata dei bolscevichi in una coalizione con altri partiti socialisti, tra cui i Social rivoluzionari e i Menscevichi. Durante la nuova fase, la lotta della Destra divenne eccezionalmente acuta, e terminò con la dimissione dei rappresentanti dell’ala Destra dal Consiglio dei Commissari del Popolo e dal Comitato Centrale del partito. Dovrebbe essere tenuto in mente che la crisi si manifestò solo pochi giorni dopo la conquista del potere’ (pag 81)”,”TROD-326″
“TROTSKY Leon (TROTZKI)”,”La mia vita. (Tentativo di autobiografia)”,”””Salvo gli anni della guerra civile, ho dedicato la mia vita agli scritti e al partito. La Libreria di Stato cominciò la pubblicazione delle mie opere nel 1923 e fece in tempo a stampare 13 volumi, a prescindere dai 5 volumi su argomenti militari. Nel ’27 la pubblicazione fu sospesa, quando la caccia al «trotzkismo» assunse un particolare accanimento. Nel gennaio 1928 l’odierno Governo dei Soviet mi mandò in esilio. Vissi un anno ai confini della Cina. Nel febbraio 1929 fui espulso e mandato in Turchia. Scrivo queste pagine a Costantinopoli. Non si può dire, già da questi brevissimi cenni, che la mia vita sia stata monotona. Al contrario, in base al numero delle peripezie improvvise, dei gravi conflitti, degli alti e bassi, si può dire che la mia vita è «avventurosa». Eppure mi permetto di affermare che, per mia inclinazione, non ho nulla a che fare con le avventure. Io sono piuttosto pedante e conservatore nelle mie abitudini. Io amo e apprezzo la disciplina e l’ordine sistematico. Non per amor di paradossi, ma perchè è la pura verità, dico che non posso soffrire il disordine e la distruzione. Sono sempre stato uno scolaro diligentissimo e preciso: due qualità che ho conservate per tutta la vita. Negli anni della guerra civile, quando il mio treno fece un percorso pari a varie volte la lunghezza dell’equatore, ogni nuovo steccato di fresche assi d’abete mi dava gioia. Lenin che conosceva questa mia passione, mi prendeva amichevolmente in giro. Un buon libro in cui si trovino dei pensieri buoni, e una buona penna capace di comunicare i propri pensieri agli altri, sono sempre stati per me (e lo sono ancora) le conquiste più preziose e per me più familiari della cultura. La voglia d’imparare non m’ha abbandonato mai, e spesse volte ho avuto la sensazione che la Rivoluzione mi impedisse di darmi a un lavoro sistematico. Eppure quasi un terzo di secolo della mia vita cosciente è pieno di battaglie rivoluzionarie. E se dovessi cominciar da capo batterei senza esitare la stessa strada. Sono costretto a scrivere queste righe all’estero, fuoruscito per la terza volta, mentre i miei amici, quelli che ebbero parte decisiva nella creazione della Repubblica dei Soviet, sono in esilio o in prigione. Alcuni di loro vacillano, si ritirano, si piegano dinanzi all’avversario. Gli uni, perchè sono moralmente logori; gli altri perchè non sanno trovar da soli una via d’uscita dal labirinto delle circostanze; altri ancora, perchè premuti da rappresaglie materiali. Ho visto due volte una tale diserzione in massa: quando fu soffocata la Rivoluzione del 1905 e allo scoppio della guerra mondiale. Conosco per mia esperienza, fin troppo bene, coteste alte e basse maree. Seguono una certa regolarità. L’impazienza non ne può accelerare la vicenda. Nè io sono avvezzo a considerare le prospettive della storia dalla visuale del destino individuale. Conoscere le leggi degli eventi e trovare in queste leggi il proprio posto, questo è il primo dovere di un rivoluzionario. Ed anche la massima soddisfazione per un uomo che non lega i propri compiti alle contingenze della giornata”” L. Trotzki, Prinkipo, 14 settembre 1929″” Pubblicazione opere complete Trotsky fermata nel 1927: 13 volumi oltre a 5 di scritti militari”,”TROD-037-B”
“TROTSKY Leon”,”Writings of Leon Trotsky (1939-40).”,”Volume dedicato alla memoria di John G. Wright (1902-1956), traduttore di Trotsky nel 1939 e 1940 Molte foto di Trotsky Leon Trotsky, ‘Right of Revolutionary Optimism. The Anniversary of the Russian Revolution’ (pag 12) (Sul patto Hitler-Stalin; la guerra e barbarie che avanzano in Europa, le prospettive di una rivoluzione) Lettera al New York Times “”Letter to the New York Times. Trotsky Writes of Russia. Disputes Some Statements Emanating Recently From Kremlin. To the Editor of The New York Times: Your Moscow correspondent in a dispatch on the foreign policy of the Kremlin, in ‘The New York Times’ of Nov. 12, affirms that this policy is dictated by Marxist doctrine. Mr. Gedye reiterates insistently: “”They are Marxists first, last and always””…. (pag 13) Lettera di Trotsky al New York Times, 20 novembre, 1939: ‘Lenin mai sostenne la tesi del socialismo in un solo paese’ November 20, 1939, Letter to the “”New York Times””. «To the Editor of the New York Times: Your Moscow correspondent in a dispatch on the foreign policy of the Kremlin, in the New York Times of November 12, affirms that this policy is dictated by Marxist doctrine. Mr. Gedye reiterates insistently: “”They are Marxists first, last, and always.”” Thus he agrees completely with this evaluation which the heads of the Kremlin are giving themselves and which is necessary for them in order to sustain the reputation of their international agency, the Comintern. It is impossible, of course, to enter here into a discussion upon the Kremlin’s “”Marxism””. However, there are more concrete affirmations in Mr. Gedye’s dispatch which I cannot pass over. “”The leaders””, writes Mr. Gedye, “”have not adopted the theory of Leon Trotsky of ‘permanent revolt’ and the view that socialism in one country is impossible. Far from that, they are as convinced as ever that Lenin was righ””. These two sentences contain, mildly speaking, two misunderstandings. Lenin never propagated the theory of socialism in one country. On the contrary, he affirmed constantly that the ultimate fate of the social order of the USSR depends completely upon the fate of international capitalism. Permit me to refer to my History of the Russian Revolution (Vol. III, pp. 378-4 18 ), where, I dare believe, it is proved irrefutably that Lenin stood on the conception directly opposed to that which is now ascribed to him by the Kremlin. Even after the death of Lenin in the spring of 1924, Stalin still continued to explain in his compilation, Problems of Leninism, how and why Lenin considered it impossible to construct a socialist society in a single country. Only in the next edition of the same book in the fall of 1924 did Stalin, moved by practical and not theoretical considerations, radically change his position on this not unimportant issue. Following this turn, the Kremlin made an attempt to force Lenin to change his conception too. Mr. Gedye unfortunately supports this attempt. Not less erroneous is the assertion concerning the theory of “”permanent revolt”” allegedly subscribed to by me. The theory of “”permanent revolution”” (not “”revolt””), starting from an analysis of the class relationships in czarist Russia, reached the conclusion that the democratic revolution in Russia must lead inevitably to the conquest of power by the proletariat and thus open the era of socialist revolution. I don’t believe that the latest events have refuted this theory promulgated at the beginning of 1905. In any case, it has nothing in common with the theory of “”permanent revolt,”” which seems to me simply nonsense. The totalitarian press of Moscow more than once of course has represented my views in a caricatural form. Mr. Gedye obviously has assimilated this caricatural presentation. I must say in general that nowhere are the foreign correspondents so persistently and successfully worked upon as in Moscow. In the past years we have observed how some American journalists systematically induced American public opinion into error by their articles upon the “”most democratic constitution in the world””, upon the Kremlin’s profound sympathy for the democracies, upon the Kremlin’s not less profound hatred for Hitler, and so on. As a result of such information the latest turns of the Kremlin took the public by surprise. In a country where the books devoted to the history of the party and the revolution, the historical plays, historical films, historical paintings are nothing but consciously fabricated falsifications, the foreign correspondent should provide himself with a good deal of critical distrust if he really wishes to inform public opinion in his own country and not simply maintain friendly relations with the Kremlin. Permit me to utilize this occasion for another correction. Several times I have encountered the allegation that Lenin characterized Trotsky as the “”most clever member of the Central Committee””. I am afraid that this translation originated also from one of the too trustful M oscow correspondents. The word “”clever”” in this context has an ironical, a somewhat debasing connotation of which there is not a trace in the socalled ‘Testament of Lenin’. “”Samiy sposobniy””, the exact Russian words used by Lenin, can be translated into English as “”most able”” but in no case as “”most clever””, Leon Trotsky»”,”TROD-327″
“TROTSKY Léon”,”Sur la nature de l’Etat soviétique.”,”””Lo stalinismo è sia la continuazione che il fallimento del leninismo”” (pag 5) “”Il Termidoro fu, sulla base sociale della rivoluzione, un atto della reazione”” (pag 29)”,”TROD-328″
“TROTSKY Leon”,”La révolution permanente en Russie.”,”Contiene: – L’attualità del “”Manifesto comunista”” (1937) – Le lezioni della Comune (1921) – Tre concezioni della rivoluzione (1940) – La rivoluzione russa (conferenza di Trotsky a Copenhagen) “”La théorie est la réalité généralisée. Dans une attitude honnête envers la théorie révolutionnaire s’exprime la volonté passionée de refondre la structure de la réalité sociale”” (pag 10) (1937) La teoria è la generalizzazione della realtà. Con un atteggiamento onesto verso la teoria rivoluzionaria si esprime la volontà appassionata di rifondare la struttura della realtà sociale”,”TROD-329″
“TROTSKY Lev”,”Storia della rivoluzione russa. Volume primo.”,”Dualismo di potere in Russia (pag 238-240)”,”TROD-330″
“TROTSKY Lev”,”Storia della rivoluzione russa. Volume secondo.”,”Lenin lavora a ‘Stato e rivoluzione’ (pag 1020-1022) La critica di Engels alla questione delle barricate (pag 1068)”,”TROD-331″
“TROTSKY Leone (TROTSKIJ)”,”La mia vita.”,”Già trasferito in Archiv? Leone Trotsky, nacque a Janovka (Ucraina) nel 1879. Deportato nel 1902, presiedette il Soviet di Pietroburgo nella rivoluzione del 1905. Di nuovo deportato e poi riparato all’estero, ritorna in Russia nel 1917. Ancora presidente del soviet di Pietrogrado, dirigente del Comitato Militare Rivoluzionario, fu Ministro degli Esteri nel primo governo sovietico e poi fondatore dell’Armata Rossa. É considerato, con Lenin, il principale artefice della Rivoluzione d’Ottobre. In seguito al dissidio con Stalin, fu espulso dal Partito (1927) e dall’URSS (1929). Assassinato dalla Ghepeù in Messico nel 1940. Opere principali: 1905, Dalla rivoluzione d’Ottobre alla pace di Brest, Terrorismo e Comunismo, La Terza Internazionale dopo Lenin, La rivoluzione permanente, La mia vita, Storia della rivoluzione russa, La rivoluzione tradita, I crimini di Stalin, La nostra morale e la loro, In difesa del Marxismo. “”Krassin fu per me nel 1905 un tesoro. Ci accordammo di ritrovarci a Pietroburgo. Da lui ebbi anche gli indirizzi di cospiratori. Il più importante era quello del capomedico militare, Alessandro Alexandrovic Litkens, nell’edificio della scuola, mi tenni nascosto più d’una volta nei giorni e nelle notti torbide del 1905″” (pag 150)”,”TROD-013-FV”
“TROTSKY Leon”,”Crisi del capitalismo e movimento operaio. Scritti sul ‘terzo periodo’ dell’Internazionale comunista. Il “”Terzo Periodo”” d’errori dell’Internazionale comunista (1930) – A proposito del Fronte Unico (1922).”,”Il primo è uno scritto di TROTSKY del 1930 pubblicato in francese su ‘La Veritè’ di Parigi (gennaio-febbraio 1930). Il secondo è del 1922. L’arte dell’orientamento. “”L’arte della direzione rivoluzionaria è innanzitutto l’arte di un corretto orientamento politico. In ogni circostanza, il comunismo prepara l’avanguardia del proletariato e, tramite questa, l’intera classe operaia alla conquista rivoluzionaria del potere. Esso però si afferma in modi differenti e su piani differenti della vita operaia, e in epoche diverse. Un importante punto di orientamento consiste nel determinare lo stato d’animo delle masse, nel precisare il loro grado di attività e di preparazione alla lotta. Ora, questo stato d’animo non si forma per incanto: esso soggiace alle leggi particolari della psicologia delle masse, leggi che agiscono in conformità alle circostanze sociali obiettive del momento. La situazione politica potenziale delle masse si presta, in taluni casi, a una valutazione del tutto quantitativa (l’importanza della tiratura della stampa, la frequenza delle riunioni, delle manifestazioni, degli scioperi, delle elezioni, ecc.). Per comprendere bene la dinamica di questo processo, è anzitutto necessario definire in quale direzione e sotto l’influenza di quali cause evolve lo stato d’animo della classe operaia. Solo combinando i dati oggettivi e soggettivi si può, più o meno, arrivare a definire l’evoluzione del movimento, stailire un complesso di previsioni sostenute scientificamente e senza le quali ogni lotta rivoluzionaria sarebbe un’assurdità. In politica, però, la previsione dev’essere considerata non come uno schema rigido ma come un’ipotesi di sviluppo del movimento operaio. Dirigendo la lotta ora nell’una, ora nell’altra direzione, è indispensabile seguire in modo attento e passo passo l’evolversi delle condizioni obiettive e soggettive del movimento, in modo da apportare nella tattica stessa le correzioni che di volta in volta si renderanno necessarie. Benché lo sviluppo della lotta non coincida mai perfettamente con le tappe prestabilite, questo fatto non può esimerci dal ricorrere alla previsione politica. L’essenziale sarà di non affidarsi ciecamente a schemi stabiliti una volte per tutte, ma osservare costantemente il processo storico, regolandosi in base a tutti i suoi insegnamenti.”” (pag 65-66) segue poi: Il ‘centrismo’ (23), che attualmente dirige l’Internazionale comunista, non si presta alla previsione storica per la su stessa natura, in quanto tendenza ideologica puramente parassitaria….”” (pag 66)”,”TROD-014-FV”
“TROTSKY L.D.”,”Classi sociali e rivoluzione. [Tre scritti di Trotsky: ‘Bilanci e prospettive’ (1906), ‘La lotta per il potere’ (1915), ‘Tre concezioni della rivoluzione’ (postumo, 1972)].”,”””Per decine d’anni Kautsky ha difeso e sviluppato le idee della rivoluzione sociale. Ora che questa rivoluzione è diventata realtà, Kautsky batte in ritirata, terrorizzato. Egli è spaventato di fronte al potere dei soviet in Russia e assuma un atteggiamento ostile nei confronti del potente movimento proletario tedesco. Kautsky assomiglia a quel povero maestro di scuola che, dopo aver descritto per tanti anni la primavera ai suoi allievi rinchiuso entro le quattro mura di un’aula, si decide finalmente, verso la fine della sua carriera, ad uscire all’aperto e, non riconoscendo la primavera, diventa furioso -nella misura in cui è capace di un tale sentimento – e si sforza di dimostrare che la primavera, tutto considerato , non è la primavera, ma un gran disordine della natura, in contraddizione con tutte le leggi della storia naturale.”” (pag 47) [L. Trotsky, Prefazione all’edizione russa del 1919]”,”TROD-016-FV”
“TROTSKY Leon”,”La rivoluzione tradita. (1936)”,”””Il capitalismo ha preparato le condizioni e le forze della rivoluzione sociale: la tecnica, la scienza, il proletariato. La società comunista non può pertanto succedere immediatamente alla società borghese: l’eredità materiale e culturale del passato è troppo insufficiente. Ai suoi inizi, lo Stato operaio non può ancora né permettere a ciascuno di lavorare «secondo le sue capacità», sinché voglia e possa, in altri termini, né ricompensare ciascuno «secondo i suoi bisogni», indipendentemente dal lavoro fornito. …. finire (pag 44-45)”,”TROD-017-FV”
“TROTSKY Lev”,”Letteratura e rivoluzione (1923). Seguito da altri scritti letterari, dagli atti della riunione sulla politica del Partito comunista russo nella letteratura, 9 maggio 1924, e dal testo della risoluzione del CC del PCR(b) sulla politica in campo letterario, 1° luglio 1925.”,”””Un uomo che non è tra gli ultimi della storia, Ferdinand Lassalle, scrisse un giorno a Marx e a Engels a Londra: «Come rinuncerei volentieri a scrivere ciò che ‘so’ pur di realizzare una parte di ciò che ‘posso’»”” (pag 190) “”Naturalmente il significato del materialismo storico e della teoria del valore-lavoro è immenso sia come arma di classe del proletariato sia per la scienza in generale. Nel solo ‘Manifesto del partito comunista’ c’è più scienza autentica che in intere biblioteche di professorali compilazioni, speculazioni e falsificazioni storiche e storico-filosofiche. Ma si può dire che il marxismo è un prodotto della cultura proletaria? E si può dire che noi ci serviamo effettivamente del marxismo non solo per le battaglie politiche, ma anche per fini scientifici di ampia portata? Marx ed Engels sono usciti dalle fila della democrazia piccolo-borghese e si sono formati, naturalmente, all’interno di quella cultura, e non della cultura del proletariato. Se non ci fosse stata la classe operaia con i suoi scioperi, con la sua lotta, con le sue sofferenze e ribellioni, non ci sarebbe stato neppure, s’intende, il comunismo scientifico, poiché non ce ne sarebbe stata l”esigenza’ storica. ma la sua teoria si è formata interamente sulla base della cultura scientifica e politica borghese, anche se a questa ha dichiarato una guerra senza quartiere. Sotto i colpi delle contraddizioni capitalistiche il pensiero generalizzante della democrazia borghese si è elevato, nei suoi rappresentanti più coraggiosi, onesti e chiaroveggenti, fino a una geniale autonegazione, armata di tutto l’arsenale critico della scienza borghese. Tale è l’origine del marxismo. Il proletariato ha trovato nel marxismo il proprio metodo, ma non subito e fino ad oggi in modo tutt’altro che completo. Questo metodo serve ora soprattutto, anzi quasi esclusivamente per fini ‘politici’. L’ampia applicazione conoscitiva e lo sviluppo metodologico del materialismo dialettico appartengono ancora tutti al futuro. Soltanto nella società socialista il marxismo da strumento unilaterale della lotta politica si trasformerà in metodo di creazione scientifica, in elemento e strumento fondamentale della cultura spirituale”” [Lev Trotsky, ‘Letteratura e rivoluzione’, Torino, 1973] (pag 175-176)”,”TROD-018-FV”
“TROTSKY Lev (TROTSKIJ), a cura di Alan WOODS”,”Stalin. Valutazione dell’uomo e della sua influenza. Completato con materiale inedito a cura di Alan Woods.”,”Immagini pubblicate per concessione della David King Collection ‘L’ultimo lavoro di Trotsky finalmente completato…’ (pag 9) Cronologia molto ampia (pag 923-936) Stalin richiamato (pag 479-481) “”In un momento in cui l’Armata rossa aveva già conseguito grandi vittorie sul fronte orientale, liberando quasi completamente il Volga, le cose continuavano ad andare male nel sud, dove tutto era nel caos perché gli ordini non venivano eseguiti. Il 5 ottobre, a Kozlov emanai un ordine riguardante l’unificazione di tutte le armate e i gruppi del fronte meridionale sotto il comando del Consiglio militare rivoluzionario del fronte meridionale formato dall’ex generale Sytin e da tre bolscevichi, Sljapnikov, Mechonosin e Lazimir: “”Tutti gli ordini e le istruzioni del Consiglio sono soggetti a esecuzione immediata e incondizionata””. L’ordine minacciava gli insubordinati di dure punizioni. Poi telegrafai a Lenin. «Insisto categoricamente sul richiamo di Stalin. Le cose vanno male al fronte di Tsaritsyn, nonostante le forze sovrabbondanti. Voroscilov è in grado di comandare un reggimento, non un’armata di 50 mila uomini. Tuttavia lo lascerò al comando a condizione che riferisca al comandante dell’armata del sud, Sytin. Ad oggi, Tsaritsyn non ha neppure inviato dei resoconti delle operazioni a Kozlov. Ho richiesto che i rapporti delle ricognizioni e delle operazioni vengano inviati due volte al giorno. Se entro domani non viene fatto, manderà Voroscilov e Minin alla corte marziale e lo renderò noto con un ordine del giorno all’esercito. Secondo gli statuti del Consiglio militare rivoluzionario della Repubblica, Stalin e Minin fintanto che rimangono a Tsaritsyn non sono altro che membri del Consiglio militare rivoluzionario della X armata. Ci resta poco tempo per passare all’offensiva prima che intervenga il fango autunnale, quando le strade locali diventeranno impraticabili sia per la fanteria che per le truppe a cavallo. Non sarà possibile nessuna azione seria senza coordinarsi con Tsaritsyn. Non c’è più tempo da perdere in trattative diplomatiche. Tsaritsyn deve sottomettersi oppure subirne le conseguenze. Abbiamo una colossale superiorità di forze, ma al vertice c’è la completa anarchia. Posso porvi termine in ventiquattro ore, a condizione che abbia il vostro appoggio fermo e netto. In ogni caso, questa è l’unica strada che vedo». A questo seguì il giorno successivo questa comunicazione per filo diretto a Lenin: «Ho ricevuto il seguente telegramma: ‘L’ordine militare no. 118 di Stalin deve essere cancellato. Ho dato le istruzioni complete al comandante del fronte meridionale, Sytin. Le attività di Stalin compromettono tutti i miei piani (…). Vacetis, Comandante in capo; Danisevskij, membro del Consiglio militare rivoluzionario’. Stalin venne immediatamente richiamato da Tsaritsyn in ottobre. Ecco cosa scrisse sulla ‘Pravda, (30 ottobre 1918) sul fronte meridionale: «Il punto maggiormente preso di mira dai nemici è Tsaritsyn. Ed è comprensibile, poiché con la presa di Tsaritsyn e l’interruzione delle comunicazioni con il sud, i nemici avrebbero la sicurezza di raggiungere tutti gli obiettivi che si sono prefissi: i controrivoluzionari del Don potrebbero congiungersi con i capi cosacchi degli eserciti di Astrakhan e degli Urali, formando un unico fronte della controrivoluzione, da Don fino ai cecoslovacchi; i controrivoluzionari, interni ed esterni, si assicurerebbero il sud e il Caspio; le truppe sovietiche del Caucaso settentrionale sarebbero poste in una situazione disperata» (20). Stalin stava “”confessando”” di essere colpevole di avere aggravato la situazione con i suoi intrighi e la sua insubordinazione? Affatto. Tuttavia, sulla via del ritorno da Tsaritsyn verso Mosca, Sverdlov indagò cautamente sulle mie intenzioni e poi mi propose di avere un incontro con Stalin, che risultò, era sul suo treno. Volete davvero rimuoverli tutti?, mi chiese Stalin con un tono esageratamente sottomesso. “”Sono bravi ragazzi””. “”Quei bravi ragazzi rovineranno la rivoluzione, che non può aspettare che crescano”” gli risposi. “”Tutto ciò che voglio è riportare Tsaritsyn nella Russia sovietica””. Da allora in poi, ogni qual volta mi capitava di urtare predilezioni personali, amicizie o vanità, Stalin raccoglieva con cura tutte le persone a cui avevo pestato i piedi. Aveva a disposizione tutto il tempo del mondo per questo, poiché assecondava i suoi fini personali. Le figure guida di Tsaritsyn divennero da quel momento i suoi strumenti principali. Appena Lenin cadde malato, Stalin attraverso i suoi tirapiedi fece ribattezzare Tsaritsyn in Stalingrado”” [Lev Trotsky, ‘Stalin. Valutazione dell’uomo e della sua influenza. Completato con materiale inedito a cura di Alan Woods’, Milano, 2017] [(20) ‘La Russia meridionale (intervista con un corrispondente della ‘Pravda’), in Opere, vol. 4, pag. 173] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] ‘Gli ‘intrighi e l’insubordinazione di Stalin sul fronte sud della guerra civile'”,”TROD-332″ “TROTSKY Leon, a cura di Naomi ALLEN e George BREITMAN”,”Writings of Leon Trotsky, 1939-1940.”,”Volume dedicato alla memoria di John G. Wright (1902-1956) “”Marx himself said that the peasant possesses not only superstitions but the ability to reason”” (pag 65) ‘Uno stadio necessario nella lotta per la rivoluzione socialista’ in Russia “”The development of Russia is characterized first of all by backwardness. Historical backwardness does not, however, signify a simple reproduction of the development of advanced countries, with merely a delay of one or two centuries. It engenders an entirely new “”combined”” social formation in which the latest conquests of capitalist technique and structure root themselves into relations of feudal and pre-feudal barbarism, transforming and subjecting them and creating a peculiar interrelationship of classes. The same thing applies in the sphere of ideas. Precisely because of her historical tardiness Russia turned out to be the only European country where Marxism as a doctrine and the social democracy as a party attained powerful development even before the bourgeois revolution. It is only natural that the problem of the correlation between the struggle for democracy and the struggle for socialism was submitted to the most profound theoretical analysis precisely in Russia. Idealist-democrats, chiefly the Narodniks (59), refused superstitiously to recognize the impending revolution as bourgeois. They labelled it “”democratic”” seeking by means of a neutral political formula to mask its social content – not only from others but also from themselves. But in the struggle against Narodnikism, Plekhanov, the founder of Russian Marxism, established as long ago as the early eighties of the last century that Russia had no reason whatever to expect a privileged path of development, that like other “”profane”” nations, she would have to pass through the purgatory of capitalism and that precisely along this path she would acquire political freedom indispensable for the further struggle of the proletariat for socialism. Plekhanov not only separated the bourgeois revolution as a task from the socialist revolution – which he postponed to the indefinite future- but he depicted for each of these entirely different combinations of forces. Political freedom was to be achieved by the proletariat in alliance with the liberal bourgeoisie; after many decades and on a higher level of capitalist development, the proletariat would then carry out the socialist revolution in direct struggle against the bourgeoisie. Lenin, on his part, wrote at the end of 1904 : “”To the Russian intellectual it always seems that to recognize our revolution as bourgeois is to discolor it, degrade it, debase it. . . . For the proletariat the struggle for political freedom and for the democratic republic in bourgeois society is simply a necessary stage in the struggle for the socialist revolution.”” “”Marxists are absolutely convinced,”” he wrote in 1905, “”of the bourgeois character of the Russian revolution. What does this mean? This means that those democratic transformations . . . which have become indispensable for Russia do not, in and of themselves, signify the undermining of capitalism, the undermining of bourgeois rule, but on the contrary they clear the soil, for the first time and in a real way, for a broad and swift, for a European and not an Asiatic, development of capitalism. They will make possible for the first time the rule of the bourgeoisie as a class. . . .””. ”We cannot leap over the bourgeois democratic framework of the Russian revolution,”” he insisted, “”but we can extend this framework to a colossal degree.”” That is to say, we can create within bourgeois society much more favorable conditions for the future struggle of the proletariat. Within these limits Lenin followed Plekhanov. The bourgeois character of the revolution served both factions of the Russian Social Democracy as their starting point. It is quite natural that under these conditions, Koba (Stalin) did not go in his propaganda beyond those popular formulas which constitute the common property of Bolsheviks as well as Mensheviks. “”The Constituent Assembly,”” he wrote in January 1905, “”elected on the basis of equal, direct, and secret universal suffrage – this is what we must now fight for! Only this Assembly will give us the democratic republic, so urgently needed by us for our struggle for socialism.”” The bourgeois republic as an arena for a protracted class struggle for the socialist goal – such is the perspective.”” (pag 56-57) [Leon Trotsky, ‘Three conceptions of the Russia Revolution’, August 1939] [(in) Leon Trotsky, ‘Writings of Leon Trotsky, 1939-1940’, New York, 1973] [(59) The Narodniks (populists) were the organized movement of Russian intellectuals who conducted activities among the peasantry between 1876 and 1879, when they split into two parties: one was extremely anarchistic and was smashed after the assassination of Czar Alexander II in 1881; the other was led by George Plekhanov (1856-1918), and split again, the Plekhanov group becoming Marxist while the other wing evolved into the peasant-based Social Revolutionary Party. Plekhanov became a leader of the Menshevik faction in the Russian Social Democracy after 1903]”,”TROD-333″ “TROTSKY Leon”,”Marxism and the Trade Unions. Trade Unions in the epoch of imperialist decay – Communism and syndicalism.”,”L’indipendenza politica dei sindacati è un mito (pag 41) Il feticcio dell’unità sindacale (pag 44) Discussione con Monatte sugli errori di principio del sindacalismo (pag 51) Polemica di Trotsky con Louzon (sindacalista rivoluzionario, oppositore della guerra, giornalista all’Humanité, espulso dal PCF nel 1924 si unisce a Monatte e al gruppo di ‘Révolution Prolétarienne’. Combatte in Spagna ed è internato durante la seconda guerra mondiale) Marx e i sindacati (pag 26-27-29) “”In Russia – and in the law of capitalist development Russia is just the antipode of England – the Communist Party, the former social democratic party, is older than the trade unions and created the trade unions. Today, the trade unions and the workers’ state in Russia are completely under the influence of the Communist Party, which is far from having its origin in the trade unions, but on the contrary created and trained them. Will comrade Louzon contend that Russia has evolved in contradiction to Marxism? Is it not simpler to say that Marx’s judgement on the origin of the party in the trade unions has been proved by experience to have been correct for England, and even here not one hundred per cent correct, but that Marx never had the least intention of laying down what he himself once scornfully designated as a ‘super-historical law’? All the other countries of Europe, including France, stand between England and Russia on this question. In some countries the trade unions are older than the party, in others the contrary has been the case; but nowhere, except in England and partially in Belgium, has the party of the proletariat emerged from the trade unions. In any case, no Communist party has developed organically out of the trade unions. But are we to deduce from this that the Communist International has originated wrongly? When the English trade unions alternately supported the Conservatives and the Liberals and represented to a certain extent a labour appendage to these parties, when the political organization of the German workers was nothing more than a Left wing of the democratic party, when the followers of Lassalle and Eisenach were quarrelling among themselves – Marx demanded the independence of the trade unions from all parties. This formula was dictated by the desire to oppose the labour organizations to all bourgeois parties, and to prevent their being too closely bound up with socialist sects. But comrade Louzon may perhaps remember that it was Marx who founded the First International as well, the object of which was to guide the labour movement in all countries, in every respect, and to render it fruitful. This was in 1864, and ‘the International created by Marx was a party’. Marx refused to wait until the international party of the working class formed itself in some way out of the trade unions. He did his utmost to strengthen the influence of scientific socialism in the trade unions – as first laid down in 1847 in the manifesto by the Communist Party. When Marx demanded for the trade unions complete independence from the parties and sects of the bourgeoisie and the petty bourgeoisie, he did this in order to make it easier for scientific socialism to gain dominance in the trade unions. Marx never saw in the party of scientific socialism one of the ordinary parliamentary democratic political parties. For Marx, the international was the class-conscious working class, represented at the time by a truly very small vanguard. If comrade Louzon was consistent in his trade union metaphysics and in his interpretation of Marx, he would say ‘Let us renounce the Communist Party, and wit till this party arises out of the trade unions. For the present French trade unions can only regain their unity, and win decisive influence over the masses, if their best elements are constituted in the class-conscious revolutionary vanguard of the proletariat, that is in a Communist Party. Marx gave no final answer to the question of the relations between party and trade unions, and indeed he could not do so. For these are dependent on the varying circumstances in each separate case. Whether the party and the trade union federation are mutually represented on their central committees, or whether they form joint committees of action in need, is a question of no decisive importance. The forms of organization may alter, but the decisive role played by the party is unalterable. The party, if it be worthy of the name, includes the whole vanguard of the working class, and uses its ideological influence for rendering every branch of the labour movement fruitful, especially the trade union movement. But if the trade unions are worthy of their name, they include an ever-growing mass of workers, many backward elements among them. But they can only fulfills their task when consciously guided on firmly established principles. And they can only have this leadership when their best elements are united in the party of proletarian revolution. [Leon Trotsky, ‘Communism and Syndicalism. On the Trade Unions Question’] [(in) Leon Trotsky, ‘On Marxism and the trade unions’, London, 1972] (pag 26-27-28-29) Traduzione: “”In Russia – e la legge dello sviluppo capitalista la Russia è solo agli antipodi dell’Inghilterra – il Partito comunista, l’ex partito socialdemocratico, è più vecchio dei sindacati e ha creato i sindacati. Oggi i sindacati ei lavoratori, lo Stato in Russia è completamente sotto l’influenza del Partito Comunista, che è ben lungi dall’avere la sua origine nei sindacati, ma al contrario ha creato e addestrato loro. Il compagno Louzon vuole dire che la Russia si è evoluta in contraddizione con il marxismo? E’ più semplice affermare che il giudizio di Marx sull’origine del partito nei sindacati è stata dimostrata dall’esperienza per essere giusta per l’Inghilterra, e anche qui non al cento per cento corretta, ma che Marx non ha mai avuto la minima intenzione di stabilire ciò che egli stesso una volta disprezzato come una “”legge super-storica””? Tutti gli altri paesi europei, tra cui la Francia, stanno tra l’Inghilterra e la Russia su questa questione. In alcuni paesi i sindacati sono più vecchi del partito, in altri è stato il contrario; ma in nessun posto, tranne in Inghilterra e in parte in Belgio, il partito del proletariato è emerso dai sindacati. In ogni caso, nessun partito comunista si è sviluppato organicamente dai sindacati. Ma dobbiamo dedurre da questo che l’Internazionale comunista ha avuto origine erroneamente? Quando i sindacati inglesi alternarono sostenendo i conservatori e i liberali e rappresentavano in una certa misura un’appendice di lavoro a questi partiti, quando l’organizzazione politica dei lavoratori tedeschi non era altro che un’ala sinistra del partito democratico, quando i seguaci di Lassalle e Eisenach si litigavano tra di loro – Marx ha chiesto l’indipendenza dei sindacati da tutte le parti. Questa formula è stata dettata dal desiderio di opporsi alle organizzazioni del lavoro a tutti i partiti borghesi e di impedire che essi siano troppo strettamente legati alle sette socialiste. Ma il compagno Louzon può forse ricordare che era Marx che ha fondato anche la prima Internazionale, il cui scopo era guidare il movimento operaio in tutti i paesi, in ogni suo aspetto, e renderlo fruttuoso. Questo era nel 1864, e “”l’Internazionale creata da Marx era un partito””. Marx rifiutò di aspettare che il partito internazionale della classe operaia si formasse in qualche modo fuori dai sindacati. Ha fatto del suo meglio per rafforzare l’influenza del socialismo scientifico nei sindacati – come prima stabilito nel 1847 nel Manifesto del Partito comunista. Quando Marx chiese ai sindacati una completa indipendenza dalle parti e dalle sezioni della borghesia e della piccola borghesia, lo ha fatto per facilitare il socialismo scientifico a dominare i sindacati. Marx non ha mai visto nel partito del socialismo scientifico uno dei partiti politici democratici parlamentari ordinari. Per Marx, l’internazionale era la classe operaia cosciente di classe, rappresentata in quel momento da un’avanguardia davvero minima. Se il compagno Louzon fosse coerente nella sua metafisica sindacale e nella sua interpretazione di Marx, avrebbe detto: «Rinunciamo al Partito Comunista, fino a quando questo non sorgerà dai sindacati. Infatti, i sindacati francesi possono solo riconquistare la loro unità e vincere un’influenza decisiva sulle masse, se i loro migliori elementi sono costituiti nell’avanguardia rivoluzionaria del proletariato, cioè in un partito comunista. Marx non ha dato alcuna risposta definitiva alla questione delle relazioni tra partito e sindacati, e in effetti non poteva farlo. Poiché queste dipendono dalle varie circostanze in ogni singolo caso. Se il partito e la federazione sindacale siano reciprocamente rappresentati nei loro comitati centrali, o se formino comitati d’azione al bisogno, non è una questione decisiva. Le forme di organizzazione possono cambiare, ma il ruolo decisivo svolto dal partito è inalterabile. Il partito, se degno di questo nome, include l’intera avanguardia della classe operaia e utilizza l’influenza ideologica per rendere fruttuoso ogni ramo del movimento operaio, in particolare il movimento sindacale. Ma se i sindacati sono degni del loro nome, includono una massa sempre crescente di lavoratori, anche molti elementi arretrati tra di loro. Ma possono solo compiere il proprio compito quando sono guidati consapevolmente su principi ben definiti. E possono avere questa leadership solo quando i loro migliori elementi sono uniti nel partito della rivoluzione proletaria. [Leon Trotsky, ‘comunismo e sindacalismo. Sulla questione dei sindacati ‘] [(in) Leon Trotsky,’ sul marxismo e sindacati ‘, Londra, 1972]”,”TROD-334″ “TROTSKY Leon”,”On the Trade Unions.”,”Discussione di Trotsky con Monatte: ‘The Errors in Principle of Syndicalism. To Serve in the Discussion with Monatte and his Friends’ (pag 24-34)”,”TROD-335″ “TROTSKY (TROTSKIJ) Lev ROUBANOVITCH E. VINOGRADOFF Paul CUNOW Einrich KOROLENKO Vladimir BRAILSFORD H.N. BERDJAIEV Nikolaj WEST Julius REED John IVANOV-RAZUMNIK KRITSCHEWSKY Boris PRICE Morgan Philips BLOK Aleksandr MAGON Ricardo Flores MAJAKOVSKIJ Vladimir ANDREEV Leonid MARTOV Julij LUNACHARSKIJ Anatolj WELLS H.G. ZWEIG Stefan DOS-PASSOS John ARCHANGELSKIJ Andrej SUNKARA Bhaskar, articoli di”,”Rivoluzione russa. Gli articoli della stampa dell’epoca.”,” Trotsky: ‘Il risveglio delle masse’ (pag 20-21) (Novyj Mir, 12 marzo 1917)”,”RIRO-455″ “TROTSKY Léon”,”Ma vie. Essai autobiographique. Tome prèmier, 1879-1905.”,”Gli studi sulla massoneria, il primo incontro con il marxismo, Labriola, Marx, Engels, la dialettica (pag 192-194) “”Vers la fin de mon séjour à la prison d’Odessa, le gros cahier (), vérifié par le brigadier de gendarmerie Oussov et revêtu de sa signature, était devenu un véritable trésor d’érudition historique et de profondeur philosophique. Je ne sais si l’on pourrait l’imprimer maintenant tel qu’il a été écrit. J’avais appris trop de choses à la fois, concernant divers domaines, diverses époques, divers pays, et je crains d’avoir voulu en dire beucoup trop d’un coup dans mon premier ouvrage. Mais je pense que les idées essentielles et les déductions etaient justes. Alors déja, je me sentais suffisamment solide sur mes jambes, et ce sentiment devanait plus fort au fur at à mesure que le travail avançait. Je donnerais beaucoup, maintenant, pour retrouver ce gros cahier. Je l’avais pris dans mon paquet quand on me déporta; à vrai dire, en Sibérie, je cessai d’étudier la franc-maçonnerie, m’occupant alors d’apprendre le système économique de Marx. Après mon évasion à l’étranger, Alexandra Lvovna me fit tenir ce cahier du lieu de déportation, par l’intermédiaire de mes parents qui vinrent me voir à Paris en 1903. Ce cahier est resté avec toutes mes modeste archives d’émigré à Genève, lorsque je partis, dans des conditions illégales, pour la Russie et est resté dans le fonds de l”Iskra’ qui fut pour lui, prématurament, une tombe. Après ma deuxième évasion de Sibérie, je tantai vainement de retrouver mon ouvrège à l’étranger. Probablement, la propriétaire à laquelle les archives avaient été confiées, en Suisse, s’était-elle servi du cahier pour allumer ses poêles ou pour d’autres besoins. Je ne puis me retenir d’adresser un reproche à cette honorable dame. Le fait que cette étude sur la franc-maçonnerie a été faite en prison où je ne disposais que d’un nombre très limité de livres, fut à mon avantage. Jusqu’alors, je ne connaissais rien de l’essentiel de la littérature marxiste. Les essais d’Antonio Labriola avaient le caractère de pamphlets philosophiques. Ils supposaient des connaissances que je ne possédais pas et auxquelles j’étais forcé de suppléer par des conjectures. En sortant de la lecture de Labriola, j’avais un tas d’hypothèses. Je ne découvris rien de nouveau. Toutes les déductions méthodologiques auxquelles je parvins avaient été trouvées depuis longtemps et étaient appliquées en fait. Moi, j’y arrivais à tâtons et, dans une certaine mesure, par mes propres forces. Je pense que cela eut de l’importance pour toute mon évolution idéologique dans la suite. Je découvris plus tard, dans les travaux de Marx, d’Engels, de Plèkhanov, de Mehring, la confirmation de ce qui m’avait semblé, en prison, n’être qu’une simple conjecture, encore sujette à vérification et qui avait besoin d’être motivée. Je ne m’assimilai pas tout d’abord le matérialisme historique dans sa forme dogmatique. La dialectique se présenta à moi, pour commencer, non dans ses définitions abstraites, mais comme un vivant ressort que je découvrais dans le processus historique même, pour autant que je cherchais à le comprendre”” (pag 193-194) [(*) ‘mes études sur la franc-maçonnerie un cahier de mille pages numérotées’] Léon Trotsky, ‘Ma vie. Essai autobiographique. Tome prèmier, 1879-1905’, Paris, 1930 “”(…) études sur la franc-maçonnerie, un cahier de mille pages numérotées””, p. 192]”,”TROD-336″
“TROTSKY Léon”,”Ma vie. Essai autobiographique. Tome deuxième, 1905 – Octobre 1917.”,”Rapporti con Radek in Germania (pag 94-95-96) “”C’est alors que, pour la première fois aussi, je connus de plus près Radek qui était arrivé d’Allemagne en Suisse. Il se situait à l’extrême-gauche du parti allemand et j’espérais trouver en lui un partisan de mes idées. En effet, Radek parlait avec une extraordinaire intransigeance des dirigeants de la social-démocratie allemande. Sur ce point, nous étions d’accord. Mais je constatai avec étonnement, en causant avec lui, qu’il ne croyait pas à la possibilité d’une révolution prolétarienne à l’occasion de la guerre, ni, en général, dans un prochain avenir. Non, répondait-il, les forces productrices de l’humanité prise dans son ensemble ne sont pas encore suffisamment dévoloppées. J’étais trop habitué à entendre dire que les forces productrices de la Russie étaient insuffisantes pour garantir la conquête du pouvoir par la classe ouvrière. Mais je n’imaginais pas qu’une pareille réponse pût venir d’un homme politique, d’un révolutionnaire d’un pays capitaliste avancé. Bientôt après mon départ de Zurich, Radek fit, à la même union [ouvrière] de l”Eintracht’, une grande conférence dans laquelle il tenta démontrer, avec force arguments, que le monde capitaliste n’était pas préparé pour la révolution socialiste. Sur la conférence de Radek comme, en général, sur la vie de carrefour que fut pour les socialistes cette période de Zurich au début de la guerre, on a le récit de l’historien suisse Brupbacher dans des mémoires qui ne manquent pas d’interêt. Il est curieux de constater que Brupbacher dit de mes idées d’alors que c’étaient des opinions… pacifistes…Il est impossible de comprendre ce qu’il entendait par là. Une des brochures qu’il a écrites caractérise ainsi, par son titre même, sa propre évolution: ‘Du petit bourgeois au bolchévik’. J’ai pu me faire une idée suffisamment claire des opinions qu’avait alors Brupbacher pour adopter inérgralement la première moitié de son titre. Quant à la deuxième, je ne voudrais pas en prendre la responsabilité. Lorsque les journaux socialistes allemands et français eurent donné un clair tableau de la catastrophe morale qui s’était produite dans le socialisme officiel, je mis de côté mon carnet de notes pour écrire une brochure politique sur la guerre et l’Internationale. Sous l’impression du premier entretien que je venais d’avoir avec Radek, j’écrivis pour cette brochure une préface dans laquelle je soulignais avec la plus grande énergie que la guerre actuelle n’était pas autre chose qu’une insurrection des forces productrices du capitalisme prises dans leur ensemble mondial, contre la propriété privée, d’une part, – contre les frontières des Etats, de l’autre… Le livre intitulé: ‘La Guerre et l’Internationale’, de même que tous mes autres livres, eut un sort d’abord en Suisse, puis en Alemagne et en France, plus tard en Amérique, et enfin dans la république des Soviets. Sur tout cela, il faut dire ici quelques mots. Mon manuscrit, rédigé en russe, fut traduit par un Russe qui était loin de posséder à fond la langue allemande. Ce fut un professeur de Zurich, Ragaz, qui se chargea de reviser la traduction en allemand. Ce fut pour moi une occasion de faire connaissance avec cette personalité originale. Chrétien croyant, et, bien mieux, théologien par éducation et par profession, Ragaz se situait en même temps à l’extrême-gauche du socialisme suisse, il admettait les plus extrêmes méthodes de lutte contre la guerre et se prononçait pour une révolution prolétarienne. Lui et sa femme, me séduisirent par leur attitude morale, profondément sérieuse, à l’égard des problèmes politiques, ce qui les distinguait à leur avantage des fonctionnaires autrichiens, allemands, suisses, de la social-démocratie, et de bien d’autres, dénués de toute l’idéologie. Si je ne me trompe, Ragaz fut, plus tard, obligé de sacrifier à ses idées sa chaire universitaire. Pour le milieu auquel il appartenait, ce n’était pas peu de chose”” [Léon Trotsky, ‘Ma vie. Essai autobiographique. Tome deuxième, 1905 – Octobre 1917’, Paris, 1930] (pag 94-95)”,”TROD-337″
“TROTSKY Léon”,”Ma vie. Essai autobiographique. Tome troisième. Octobre 1917 – fin 1929.”,”””Durant la première période, à peu près jusqu’en août 1918, je participai activement aux travaux du conseil des commissaires du peuple. Pendant le temps que nous passâmes à Smolny, Lénine, avec une avidité impatiente, s’efforçait de répliquer par des décrets à toutes les questions posées sur les plans économiques, politiques, administratifs et culturels. Ce qui le guidait, ce n’était pas la passion d’une réglementation burreaucratique; c’était le dessin de donner au programme du parti l’extension qu’il devait prendre dans le langage du pouvoir. Il savait que les décrets révolutionnaires ne sont appliqués que dans une très petite mesure. Mais pour garantir l’exécution et la vérification, il aurait fallu compter sur un appareil fonctionnant exactemen, sur l’expérience et sur le temps. Or, personne n’aurati pu dire de combien de temps nous disposions. Les décrets, dans les premiers temps, avaient plus d’importance comme articles de propagande que comme textes administratifs. Lénine se hâtait de dire au peuple ce que c’était que le nouveau pouvoir, ce qu’ilvoulait et comment il se disposait à accomplir ses desseins. Il passait d’une question à une autre, merveilleusement infatigable, convoquait de petites conférences, demandait des références aux spécialistes et fouillait les livres lui-même. Je l’aidais. En Lénine existait un sentiment très puissant de l’hérédité dans la tâche entreprise. En grand révolutionnaire, il comprenait ce que c’est qu’une tradition historique. Il était impossible de prévoir si nous resterions au pouvoir ou si nous en serions rejetés. Il fallait, en tout cas, mettre le plus de clarté possible dans l’expérience révolutionnaire de l’humanité. D’autre viendront et, profitant de ce que nous avons indiqué et commencé, feront un nouveau pas en avant. Tel fut le sens du travail législatif de la première période. Dans les mêmes idées, Lénine réclamait, avec impatience, l’édition en russe des classiques du socialisme et du matérialisme. Il tâchait d’obtenir que le plus grand nombre possible de monuments révolutionnaires fussent posés, même les plus simples, des bustes, des plaques commémoratives dans toutes les villes et même dans les bourgs; il fallait fixer dans l’imagination des masses ce qui s’était passé et laisser un sillon aussi creusé que possible dans la mémoire du peuple”” (pag 18-19) [Léon Trotsky, ‘Ma vie. Essai autobiographique. Tome troisième. Octobre 1917 – fin 1929’, Paris, 1930] Durante il primo periodo, fino all’Agosto del 1918, presi parte attiva ai lavori del Consiglio dei Commissari del Popolo. Durante il tempo trascorso allo Smolny, Lenin, con una sete impaziente, cercò di rispondere per decreto a tutte le domande poste a livello economico, politico, amministrativo e culturale. Ciò che lo guidava non era la passione della regolamentazione burocratica; era il progetto di dare al programma del partito l’estensione che doveva prendere nel linguaggio del potere. Sapeva che i decreti rivoluzionari sono applicati solo in minima parte. Ma per garantire l’esecuzione e la verifica, sarebbe stato necessario contare su un dispositivo che funzionante esattamente, sull’esperienza e sul tempo. Nessuno avrebbe potuto dire quanto tempo avessimo. I decreti all’inizio erano più importanti come articoli di propaganda che come testi amministrativi. Lenin si affrettò a dire al popolo quale fosse il nuovo potere, cosa significasse e in che modo fosse pronto a raggiungere il suo scopo. Passò da una domanda all’altra, meravigliosamente instancabile, convocò piccole conferenze, chiese referenze a specialisti e sfogliò personalmente i libri. Il l’ho aiutato. In Lenin esisteva un sentimento molto potente di eredità nel compito intrapreso. Come grande rivoluzionario, ha capito che cos’è una tradizione storica. Era impossibile prevedere se saremmo rimasti al potere o se saremmo stati respinti. In ogni caso, era necessario esprimere la massima chiarezza possibile nell’esperienza rivoluzionaria dell’umanità. Altri arriveranno e, approfittando di ciò che abbiamo indicato e iniziato, compiranno un nuovo passo in avanti. Tale era il significato del lavoro legislativo del primo periodo. Con lo stesso ordine di idee, Lenin ha chiesto con impazienza l’edizione russa dei classici del socialismo e del materialismo. Cercò di ottenere il maggior numero possibile di monumenti rivoluzionari, anche i più semplici, busti e targhe commemorative in tutte le città e anche nelle città; era necessario fissare nell’immaginario delle masse ciò che era successo e lasciare un solco il più profondo possibile nella memoria delle persone “””,”TROD-338″
“TROTSKY Leon”,”Writings of Leon Trotsky, 1932-33.”,”Marxismo come scienza (15 aprile 1933) [ (pag 200-202) Sviluppo combinato e disuguale e il ruolo dell’imperialismo americano (pag 116-120) “”To Sidney Hook. Dear Professor Hook: I read with interest your article in ‘The Nation’ and it provoked in me some doubts. 1. The title of your article, ‘Marxism – Dogma or Method?’ provokes a certain disquietude. The alternative does not cover the question. Marxism is not a dogma, but it is not ‘only’ a method; it is also a doctrine. The materialist dialectic is a method. Marx, however, not only formulated this method, but applied it in two domains, by creating the theory of capitalist economy (science) and the theory of the historical processes (the “”philosophy of history”” – more exactly, a science). 2. The concluding phrase of your article declares that “”it [Marxism] is neither dogma, myth, nor objective science, but a realistic method of class action””. What means here the word “”realistic””? Obviously it means based upon the true knowledge of the objective – in that case, social – processes; the knowledge of the objective – in that case, social-processes; the knowledge of the objective is a science. The Marxian policy is realistic insofar as it is based upon Marxism ‘as a science’. 3. You say that the Marxian in doctrine can no more be understood independent of its revolutionary aims than the prescription of a physician independent of the concern of health. Within certain limits it is possible to accept this comparison. But the only physician capable of giving useful prescriptions is one who bases his action upon anatomy, physiology, pathology, and a series of other positive sciences. How is it possible to detach the realistic practice from the scientific theory? In the final analysis all scientific knowledge not only regarding medicine – grows from practical needs and serves these needs. 4. You write: “”From the theoretical postulates of this ‘science’ of Marxism, it followed that revolutionary opposition to the world war in 1914 was utopian, because the war and the war psychology inevitably flowed from the objective constellation of socio-economic forces of the time””. The counterposing, it seems to me, is not understandable. The struggle against war would be “”utopian”” because the war flows inevitably from the objective circumstances. In the first place, the utopian ideas flow also from the objective circumstances. Secondly, the struggle agaisnt the “”inevitable”” evens is not necessarly utopian, because the inevitable events are limited in time and space. Particularly, the war, being a historical “”inevitability””, proved “”utopian”” as a menas of issuing out of the imperialist impasse. 5. You state: “”Marx’s gravest mistake was in not assigning greater values to the temporal coefficients of the process””. This remark is just when applied to a great number of vulgar Marxists, especially of the epoch of the Second International, but it is absolutely false in relation to Marx himself. When conditions permit, I will return to this question in more comprehensive form; meanwhile, I remain, with comradely greetings””, L. Trotsky, “”Marxism as a science””, April 11, 1933, ‘Writings of Leon Trotsky (1932-33)’, New York, 1972] (pag 200-201) “”A Sidney Hook. Caro Professore Hook: Ho letto con interesse il tuo articolo su”” The Nation “”e mi ha provocato dei dubbi 1. Il titolo del tuo articolo,”” Marxismo – Dogma o Metodo? “” provoca una certa inquietudine.L’alternativa non copre la questione.Il marxismo non è un dogma, ma non è ‘solo’ un metodo, è anche una dottrina.La dialettica materialista è un metodo.Marx, tuttavia, non solo ha formulato questo metodo, ma applicato in due domini, creando la teoria dell’economia capitalista (scienza) e la teoria dei processi storici (la “”filosofia della storia”” – più esattamente una scienza) 2. La frase conclusiva del tuo articolo dichiara che “”[il marxismo] non è né un dogma, né un mito, né una scienza oggettiva, ma un metodo realistico di azione di classe.”” Cosa significa qui la parola “”realistico””? Ovviamente significa basato sulla vera conoscenza dell’obiettivo – in quel caso, i processi sociali, la conoscenza dell’obiettivo – in questo caso, i processi sociali, la conoscenza dell’obiettivo è una scienza: la politica marxiana è realistica in quanto basata sul marxismo “”come scienza””. la dottrina marxiana non può essere più compresa indipendentemente da i suoi scopi rivoluzionari rispetto alla prescrizione di un medico indipendente dalla preoccupazione per la salute. Entro certi limiti è possibile accettare questo confronto. Ma l’unico medico in grado di dare prescrizioni utili è colui che basa la sua azione su anatomia, fisiologia, patologia e una serie di altre scienze positive. Come è possibile staccare la pratica realistica dalla teoria scientifica? In ultima analisi, tutte le conoscenze scientifiche non riguardano solo la medicina – derivano da bisogni pratici e soddisfano tali esigenze. 4. Scrivi: “”Dai postulati teorici di questa”” scienza “”del marxismo, seguì che l’opposizione rivoluzionaria alla guerra mondiale nel 1914 era utopica, perché la guerra e la psicologia bellica fluivano inevitabilmente dalla costellazione oggettiva delle forze socioeconomiche del tempo””. La contrapposizione, a mio parere, non è comprensibile. La lotta contro la guerra sarebbe “”utopica”” perché la guerra scaturisce inevitabilmente dalle circostanze oggettive. In primo luogo, le idee utopistiche derivano anche dalle circostanze oggettive. In secondo luogo, la lotta contro gli “”inevitabili”” non è necessariamente utopica, perché gli eventi inevitabili sono limitati nel tempo e nello spazio. In particolare, la guerra, essendo una “”inevitabilità”” storica, si è dimostrata “”utopica”” come uno stato di uscita dall’impasse imperialista. 5. Dichiari: “”L’errore più grave di Marx consisteva nel non assegnare valori maggiori ai coefficienti temporali del processo””. Questa osservazione è applicata solo a un gran numero di marxisti volgari, specialmente all’epoca della Seconda Internazionale, ma è assolutamente falsa in relazione a Marx stesso. Quando le condizioni lo permetteranno, tornerò su questa domanda in una forma più completa; nel frattempo rimango con saluti commoventi “”, L. Trotsky,”” Il marxismo come scienza “”, 11 aprile 1933,”” Scritti di Leon Trotsky (1932-33) “”, New York, 1972]”,”TROD-339″
“TROTSKY Leon”,”Writings of Leon Trotsky, 1934-35″,”Volume dedicato alla memoria di Art Preis (1911-1964), labor editor del periodico ‘The Militant’ e autore di ‘Labor’s Giant Step’ Contiene l’articolo: ‘On Bonapartism (Marxism is superior)’ (pubblicato il 1° dicembre 1934) (pag 105-106) e l’articolo: ‘Again on the question of bonapartism. Bourgeois Bonapartism and Soviet Bonapartism’ (marzo 1935) (pag 206-209) “”Some critics complain that we use the term Bonapartism very broadly and very differently. Those critics don’t notice that the same holds good for our use of other terms in the vocabulary of politics, such as “”democracy”” and “”dictatorship””, not to speak of “”state””, “”society””, “”governments””, etc. We speak of the democracy of the past (based on slavery), democracy of the medieval corporations, bourgeois democracy, proletarian democracy (in the sense of the state), as well as of democracy in the parties, the trade unions, guilds, etc, etc. Marxism cannot renounce such established, economic notions and cannot refuse to apply them to new phenomena; otherwise the transmission of human thought would, in general, be impossible. Marxism has, under pain of error, to define in every case the social content of the notion and the direction of its evolution. Let us recall that Marx and Engels characterized not only the regime of Napoleon III but also that of Bismarck (204) as Bonapartist. On April 12, 1890, Engels wrote to Sorge, «Every government today is becoming Bonapartist, nolens volens». That was more or less true for a long period when agriculture was in crisis and industry depressed. The new upsurge of capitalism from about 1895 on weakened the Bonapartist tendencies; the decline of capitalism after the [First World] War strengthened them considerably. In his ‘History of the Great Russian Revolution’, Chernov (205) brings forward statements by Lenin and Trotsky describing the Kerensky regime as embryonic Bonapartism and, rejecting this characterization, he notes sententiously, “”Bonapartism takes flight with wings of glory””. This “”flight”” of theory is Chernov’s manner completely; but Marx and Engels and Lenin defined Bonapartism not by wings but by a specific class relationship. By Bonapartism we mean a regime in which the economically dominant class, having the qualities necessary for democratic methods of government, finds itself compelled to tolerate – in order to preserve its possessions – the uncontrolled command of a military and police apparatus over it, of a crowned “”savior””. This kind of situation is created in periods when the class contradictions have become particularly acute; the aim of Bonapartism is to prevent explosions. Bourgeois society has gone through such periods more than once, but these were, so to speak, only rehearsals. The present decline of capitalism not only has definitively undermined democracy but also has disclosed the total inadequacy of Bonapartism of the old type; in its place has come fascism. However, as a bridge between democracy and fascism (in Russia, 1917, as a “”bridge”” between democracy and Bolshevism), there appears a “”personal regime”” that rises above democracy and tacks between the two camps – while safeguarding, at the same time, the interests of the ruling class; it is sufficient to give this definition for the term Bonapartism to be fully settled”” (pag 206-207) [Leon Trotsky, ‘Again on the question of Bonapartism. Bourgeois Bonapartism and Soviet Bonapartism’ (March 1935)] [(in) L. Trotsky, ‘Writings of Leon Trotsky, 1934-35′, New York, 1971] [(204) Otto von Bismarck (1815-1898) was the reactionary head of the Prussian government, 1862-71, and chancellor of the German Empire, 1871-90. He organized the unification of Germany through the Seven-Weeks’ War against Austria and the Franco-Prussian War; (205) Viktor Chernov (1876-1952) was a founder and leader of the Russian Social Revolutionary Party. He participated in the Zimmerwald conference, served as minister of agriculture in the Kerensky government and opposed the Bolshevik Revolution] Traduzione: “”Alcuni critici lamentano che usiamo il termine bonapartismo in senso molto ampio e molto diverso: i critici non si rendono conto che lo stesso vale per il nostro uso di altri termini nel vocabolario della politica, come”” democrazia “”e”” dittatura “”, per non parlare di “”stato””, “”società””, “”governi””, ecc. Parliamo della democrazia del passato (basata sulla schiavitù), della democrazia delle corporazioni medievali, della democrazia borghese, della democrazia proletaria (nel senso dello stato) , così come della democrazia nei partiti, nei sindacati, nelle corporazioni, ecc. ecc. Il marxismo non può rinunciare a così consolidate, nozioni economiche e non può rifiutarsi di applicarle ai nuovi fenomeni, altrimenti la trasmissione del pensiero umano sarebbe, in generale, impossibile. Il marxismo, sotto pena di errore, deve definire in ogni caso il contenuto sociale della nozione e la direzione della sua evoluzione. Ricordiamo che Marx ed Engels caratterizzarono non solo il regime di Napoleone III, ma anche quello di Bismarck (204). ) come Bonapartista. Il 1 aprile 2, 1890, Engels scrive a Sorge, «Ogni governo oggi sta diventando bonapartista, nolens volens». Questo è stato più o meno vero per un lungo periodo in cui l’agricoltura era in crisi e l’industria depressa. Il nuovo impeto del capitalismo a partire dal 1895 circa ha indebolito le tendenze bonapartiste; il declino del capitalismo dopo la [Prima guerra mondiale] le rafforzò considerevolmente. Nella sua “”Storia della Grande Rivoluzione Russa””, Chernov (205) riporta dichiarazioni di Lenin e Trotsky che descrivono il regime di Kerensky come bonapartismo embrionale e, respingendo questa caratterizzazione, nota con sentimento: “”Il bonapartismo prende il volo con le ali della gloria””. Questo “”volo”” della teoria è del tutto alla maniera di Chernov; ma Marx, Engels e Lenin definivano il bonapartismo non per le ali ma per una specifica relazione di classe. Per bonapartismo intendiamo un regime in cui la classe economicamente dominante, dotata delle qualità necessarie per i metodi democratici di governo, si trova costretta a tollerare – per preservare le sue proprietà – il comando incontrollato di un apparato militare e di polizia su di essa, di un incoronato “”salvatore””. Questo tipo di situazione si crea in periodi in cui le contraddizioni di classe sono diventate particolarmente acute; lo scopo del bonapartismo è prevenire le esplosioni. La società borghese ha attraversato periodi del genere più di una volta, ma queste erano, per così dire, solo delle prove. L’attuale declino del capitalismo non solo ha indebolito definitivamente la democrazia, ma ha anche rivelato la totale inadeguatezza del bonapartismo del vecchio tipo; al suo posto è arrivato il fascismo. Tuttavia, come ponte tra democrazia e fascismo (in Russia, 1917, come “”ponte”” tra democrazia e bolscevismo), appare un “”regime personale”” che si eleva al di sopra della democrazia e si pone tra i due campi – pur salvaguardando, allo stesso tempo, gli interessi della classe dominante; è sufficiente dare questa definizione per il termine bonapartismo per essere pienamente risolta “” (pag 206-207) [Leon Trotsky, “”Ancora sulla questione del bonapartismo. Bonapartismo borghese e bonapartismo sovietico ‘(marzo 1935)] [(in) L. Trotsky,’ Scritti di Leon Trotsky, 1934-35 ‘, New York, 1971] [(204) Otto von Bismarck (1815-1898) fu il reazionario capo del governo prussiano, 1862-71, e cancelliere dell’Impero tedesco, 1871-90. Organizzò l’unificazione della Germania attraverso la guerra delle sette settimane contro l’Austria e la guerra franco-prussiana; (205) Viktor Chernov (1876-1952) fu uno dei fondatori e leader del Partito Social Revolutionary russo. Partecipò alla conferenza di Zimmerwald, prestò servizio come ministro dell’agricoltura nel governo di Kerensky e si oppose alla rivoluzione bolscevica]”,”TROD-340″
“TROTSKY Lev”,”Il risveglio delle masse. (Novyj Mir, 12 marzo 1917). Estratto da ‘1917.”,”Novyj Mir era la rivista degli esuli socialisti russi a New York. Pubblicata tra il 1916 e il 1917, era diretta dai dirigenti bolscevichi Nikolaj Bucharin e Aleksandra Kollontaj, a cui si unì Lev Trotsky dopo il suo rrivo negli Stati Uniti nel gennaio del 1917. “”Le vie di Pietrogrado hanno cominciato di nuovo a parlare la stessa lingua del 1905. …. finire (pag 20-21)”,”TROD-019-FV”