Biblioteca Isc ordinata per nome autore, S4

“SPADOLINI Giovanni”,”I repubblicani dopo l’ Unità, 1871-1984.”,”Fra aprile e maggio 1951, sulle colonne del ‘Mondo’ di Mario PANNUNZIO, Giovanni SPADOLINI avviò la prima storia organica e meditata del movimento repubblicano in Italia dell’ unità agli esordi dell’ età giolittiana. Negli anni successivi l’ ‘opposizione laica’ fino ad allora negletta tornò al centro del dibattito politico. La quinta edizione si è spinta fino al 1984.”,”ITAA-049″
“SPADOLINI Giovanni”,”Cultura e politica. Gobetti, Albertini ed altri saggi.”,”Giovanni SPADOLINI (1925) professore di storia contemporanea all’Università di Firenze dal 1950, redattore de ‘Il Mondo’ di PANNUNZIO dal 1949, direttore del ‘Resto del Carlino’ e poi del ‘Corriere della Sera’ dal 1955 al 1972, è autore di opere di storia fondamentali per lo studio dei rapporti tra Stato e Chiesa (v. retrocopertina).”,”ITAB-073″
“SPADOLINI Giovanni”,”Il debito con Croce. Con gli scritti di Croce sulla “”Nuova Antologia””, 1911-1945.”,”””Croce si arrabbia se qualcuno lo chiama professore: c’è in queste pagine una risposta dura a chi lo aveva appellato col nome accademico che non gli competeva (come è noto Croce rifiutò anche di laurearsi per non soggiacere alle mafie e alle camorre accademiche di quegli anni).”” (pag 82)”,”ITAD-037″
“SPADOLINI Giovanni”,”L’ Italia e la rivoluzione francese nel primo centenario dell’ 89. Con scritti di Carducci, De Sanctis, Villari, D’Ancona e Franchetti.”,”””Confrontate le diverse fonti e testimonianze, collegati gli elementi, la sentenza nei confronti di Nelson è sul piano della formale legalità assolutoria. Annullando la capitolazione siglata di Ruffo ubbidì al volere del legittimo sovrano, a difendere il quale era stato mandato dal suo governo. “”Altro non promise””, se non di attendere la volontà del Re, “”e quello che promise mantenne””. Ma dicendo il vero Nelson “”traeva tutti in inganno, il che è peggio della menzogna più manifesta”” (P. Villari, Nelson, Caracciolo e la Repubblica Partenopea (1799) (pag 39-40)”,”ITAB-101″
“SPADOLINI Giovanni”,”L’ opposizione laica nell’ Italia moderna (1861-1922). Radicali e repubblicani nell’ adolescenza della nazione.”,”Il libro, in unica copia, nacque nel 1957.”,”ITAA-059″
“SPADOLINI Giovanni”,”Gli uomini che fecero l’ Italia. L’ Ottocento.”,”””Senonché la prima delusione si aveva nel conteggio delle forze: al posto dei quattrocento insorti preventivati per l’ attacco alla guardia del palazzo, appena venti si presentarono al luogo di radunata. (…) Invano Mazzini aspettava, da Lugano, la notizia del successo. Le sue illusioni si frantumeranno in poche ore. Aveva creduto di disporre di diecimila uomini, ed appena quattrocento erano scesi per le strade, senza un piano ragionevole, senza una logica coordinazione, senza una qualsiasi prospettiva di successo.”” (pag 123-125)”,”ITAB-122″
“SPADOLINI Giovanni”,”Gli anni della difesa, 1983-1987.”,”””Il caso UEO è dunque rivelatore di un uso del “”potere estero”” del ministero della Difesa, durante la gestione Spadolini, non in contraddizione con il circuito istituzionale ministero degli Esteri – presidenza del Consiglio. Questo convincimento e questo sostegno di Spadolini per l’ idea della sicurezza europea non tendeva a contrapporre l’ UEO alla Nato. Anzi mirava a rafforzare il ruolo dell’ Europa come uno dei pilastri dell’ Alleanza Atlantica”” (pag 139)”,”ITQM-079″
“SPADOLINI Giovanni”,”I radicali dell’ Ottocento da Garibaldi a Cavallotti.”,”””Forse I radicali dell’ Ottocento è il primo libro del dopoguerra in cui Garibaldi emerse non come condottiero ma come leader della lega della democrazia, come campione di una sinistra politica tanto ferma nei richiami ai principi quanto flessibile nell’ azione. Sì: proprio il filone che si conclude con Cavallotti.”” “”Cavallotti, interprete della morale garibaldina…”” (risvolto di copertina) “”La radice del trasformismo è tutta qui: nella dissoluzione delle antitesi ideali che avevano dato un senso alle battaglie della Destra e della Sinistra storica e nella necessità di costituire una “”maggioranza costituzionale”” articolata ed eclettica che permettesse di portare a termine il programma di riforme amministrative e di risanamento finanziario del governo”” (pag 109) Sulla storiografia del trasformismo v. pagina 177.”,”ITAA-071″
“SPADOLINI Giovanni”,”Lotta sociale in Italia.”,”””Nell’ evoluzione del marxismo in Italia si possono distinguere abbastanza chiaramente due periodi. L’ uno è di reazione, acritica, ai vari tipi socialismo predicatorio e pedagogico, messianico e paradisiaco, e di impostazione rudimentale e elementare di una prima interpretazione organica dello sviluppo della società, ma in base soltanto a una meccanica ripetititva o a un’ arbitraria deformazione dei dogmi marxisti, ed è il periodo che va dal 1890 al 1895. L’ altro è di svolgimento e approfondimento critico, dei punti più importanti del marxismo, partendo da premesse rigorosamente filosofiche e cncludendo a una visione ortodossa da una parte (Ant. Labriola), a una revisione eterodossa dall’ altra (Croce), ed è il periodo del “”marxismo teorico in Italia””, come lo chiama il Croce, che va dal 1895 al 1900.”” (pag 115) “”E in effetti c’era stato, durante la guerra, un momento in cui era sembrato che la rivoluzione potesse scaturire dalla guerra, non come avevano sperato gli interventisti rivoluzionari del ’15, come rinnovamento e rafforzamento della nazione nella sconfitta militare, nella sconfitta quale condizione per la trasformazione delle strutture interne su un piano di radicalismo rivoluzionario. Era stato il momento in cui la rivoluzione russa aveva avuto profonde risonanze in Italia, accendendo speranze che non saranno facili a spengersi. Caporetto: chi ci dice che questo grande sciopero proletario in guerra non avrebbe potuto essere, anche momentaneamente imbrigliato dall’ intervento straniero tedesco o alleato, il preludio di una rivoluzione sconvolgente in profondità la vita del paese?”” (pag 189)”,”MITS-234″
“SPADOLINI Giovanni”,”Ritratto dell’ Italia moderna (‘700-‘900).”,”””Ma la Destra non fu capace di assolvere lungamente il suo compito. La conseguenza logica fu il trasformismo: inaugurato dal Depretis col famoso discorso di Stradella dell’ 82, perseguito da lui costantemente fino alla morte, caldeggiato dagli uomini della Destra, consapevoli dell’ impossibilità di dar vita a una nuova forza politica, e particolarmente dal suo capo Minghetti, reso necessario dalla sostanziale coincidenza dei punti di vista e dei metodi di quella Sinistra che, una volta arrivata al potere, aveva perduto ogni punta demogogica e di quella Destra che, liberata dal potere, aveva rinunciato a ogni velleità reazionaria. Vivamente diffuso, specie nei maggiori organi di stampa, era allora il desiderio di attuare “”un grande partito nuovo nazionale””, “”un gran partito nazionale liberale””, quello che meglio di tutti Silvio Spaventa chiamava “”un partito medio, conservatore e progressivo, monarchico e liberale, rigettante fuori la cerchia legale gli elementi rigidamente conservatori e furiosamente progressivi””. Ma siffatto Partito (di cui il trasformismo fu solo una temporanea, e forse necessaria, contraffazione) era impedito sul nascere dall’ astensione, quasi generale, degli intellettuali cattolici e delle masse cattoliche, che fino al 1904 resteranno accampate ai margini della nazione””. (pag 185)”,”ITAB-149″
“SPADOLINI Giovanni”,”Giolitti e i cattolici (1901-1914). Con documenti inediti.”,”””Il clima del paese l’ avevano avvertito benissimo quei clericali bolognesi, che all’ inizio del 1912 si erano decisi per conto loro, senza attendere ulteriori (e impossibili) autorizzazioni della Santa Sede, a considerare “”chiusa”” la questione romana, per oggi e per domani. Il Prefetto della città emiliana, ben consapevole del valore che “”la seconda capitale dell’ ex Stato pontificio”” aveva nell’ equilibrio di tutto il movimento cattolico, si era premurato di avvertirne subito il Ministro dell’ Interno, il 3 febbraio del 1912: sicuro del gradimento che la notizia avrebbe suscitato “”in alto loco””, sicuro del vantaggio che ne sarebbe derivato alla sua stessa carriera.”” (pag 278)”,”ITAA-078″
“SPADOLINI Giovanni”,”Il papato socialista.”,”””La conquista di Roma da parte dell’ esercito piemontese non rappresentava solo il trapasso fra le due più importanti sovranità della nostra storia. Tutte le piccole astuzie della Monarchia, timorosa delle stesse conseguenze del suo atto temerario, non potevano nascondere il significato di un gesto che finiva per contrapporre l’ idea laica all’ idea religiosa, il principio dello Stato moderno alla tradizione della Chiesa. L’ audacia di tutti gli uomini della destra, e in particolare di Quintino Sella, trascendeva tutti i meschini compromessi in cui la Realpolitik consigliava di esaurire il massimo trionfo del Risorgimento. L’ occupazione di Roma finiva per contraddire in tal modo il Papato e Mazzini, la tradizione cattolica e la rivoluzione religiosa; e non a caso Bertrando Spaventa potrà dire in quegli anni che “”il nostro più gran nemico””, quello da abbattere negli spiriti dopo averlo negato nei fatti, è “”il nemico dello spirito libero, l’ autorità spirituale infallibile: Papa Pio, Papa Mazzini””””. (pag 149)”,”ITAA-081″
“SPADOLINI Giovanni”,”Il mio debito con Gobetti (1948-1981).”,”””Piero Gobetti firmò per la prima volta con lo pseudonimo di “”Baretti Giuseppe”” nel 1921 sulle colonne dell’ ‘Ordine nuovo’ di Gramsci, dove svolgeva con puntigliosa fedeltà la funzione di critico teatrale.”” (pag 51) “”Quando dovè raccogliere le sue critiche teatrali, riviste, rielaborate, in parte riscritte, com’era nello stile del’ uomo, le chiamerà “”La frusta teatrale””, nella dimessa e ammiccante edizione Corbaccio, con una imitazione evidente e ostentata della “”Frusta letteraria””, la rivista di Aristarco Scannabue. E questa immagine di Baretti accompagnerà gli anni centrali di Gobetti. Agli inizi del ’22 nasce la “”Rivoluzione liberale””, e già l’ ex-critico dell’ “”Ordine nuovo””, che aveva mutuato il nome dell’ esule torinese a Londra, annuncerà un supplemento letterario, quasi di stile inglese, al suo periodico: “”Il Baretti”” appunto””. (pag 52)”,”ITAB-163″
“SPADOLINI Giovanni; interventi e documenti di Giovanni AMENDOLA Riccardo BAUER Norberto BOBBIO Ugo LA-MALFA Carlo ROSSELLI Nello ROSSELLI Luigi SALVATORELLI Gaetano SALVEMINI Leo VALIANI”,”Il partito della democrazia. Per una storia della ‘terza forza’ da Giovanni Amendola ad oggi.”,”Interventi e documenti di Giovanni AMENDOLA Riccardo BAUER Norberto BOBBIO Ugo LA-MALFA Carlo ROSSELLI Nello ROSSELLI Luigi SALVATORELLI Gaetano SALVEMINI Leo VALIANI. “”Salvatorelli aveva rappresentato un filone peculiare dell’ antifascismo domestico, dell’ antifascismo in casa. Senza le disponibilità finanziarie di Croce; obbligato, durante il lungo e maliconico esilio in patria, a scrivere di tutto e su tutto, e spesso sotto pseudonimi umilianti, per sopravvivere. Vincitore di cattedra universitaria nel 1916, insieme con l’ indimenticabile Ernesto Buanaiuti, per la storia del cristianesimo, aveva preferito, fra 1921 e 1922, la via del giornalismo integrale, rinunciando all’ insegnamento; condirettore de “”La Stampa”” di Frassati, aveva legato il suo nome alle battaglie generose dell’ opposizione al fascismo, fra il delitto Matteotti e il 3 gennaio. Ne aveva pagato, integralmente il prezzo. Non riebbe la sua cattedra, non poté continuare il giornalismo. Dovette dissimulare come compilatore, come antologista, come scrittore su commissione. E chi sa quanto sia terribile in Italia la vita dell’ intellettuale, che debba contare solo sul magro reddito della pagina scritta, può immaginare le sofferenze di Salvatorelli nell’ arco che va dal 1925 al 1943.”””,”ITAP-088″
“SPADOLINI Giovanni”,”Il Tevere più largo. Chiesa e Stato in Italia dal Sillabo a Paolo VI.”,”SPADOLINI (Firenze 1925) è professore ordinario di storia contemporanea all’ Università di Firenze (Facoltà scienze politiche Cesare Alfieri). E’ direttore del quotidiano ‘Il Resto del Carlino’ dal 1955. Come componente del comitato di direzione cura l’ indirizzo politico e culturale della ‘Nuova ANtologia’. Ha dedicato molti studi ai rapporti tra Chiesa e Stato e all’ opposizione cattolica e laica. “”20 settembre 1870. Nel momento preciso in cui le armi di Vittorio Emanuele II si presentano alle porte dell’ antica capitale pontificia (le due costituzioni conciliari, Dei Filius e Pastor Aeternus, erano già un fatto compiuto), la corte romana appare, sul piano europeo, debole e senza ripari come forse mai era avvenuto nel passato. L’ Austria ha colto il pretesto delle affermazioni del Concilio e dei suoi riflessi sul piano delle relazioni fra Stato e Chiesa per denunciare il Concordato del 1855 e avviare una nuova politica di laicizzazione moderata, ma conseguente. La Prussia appoggia il tentativo italiano di sganciamento dell’ alleanza francese ed è disposta a consentire che il Re sabaudo trovi nella conquista di Roma la consolazione del mancato intervento in favore del’ amico di ieri – unica condizione per soddisfare le aspirazioni rivoluzionarie e insieme rafforzare la causa dell’ ordine. La Russia, ormai in rotta con Pio IX da parecchi anni, non muoverebbe un dito per intervenire in difesa degli ultimi resti dello Stato pontificio. L’ Inghilterra attraversa con Gladstone uno dei periodi di più intenso e fervido liberalismo e per riconoscere i passi del governo italiano non avrà bisogno neppure delle cautele e delle prudenze diplomatiche che le erano state necessarie nel ’60. La repubblica francese non denuncia apertamente la Convenzione del settembre ’64, ma comunica a tutto il mondo che non ha nessuna intenzione di farla rispettare (…). Come Pio IX aveva bruciato tutte le sue possibilità in meno di dieci anni?””. (pag 67-68)”,”ITAA-088″
“SPADOLINI Giovanni”,”Tendenze e contrasti nella storia del movimento cattolico in Italia. L’ opera dei Congressi fra il 1896 e il 1897.”,”SPADOLINI Giovanni è prof. incaricato di storia moderna nella Facoltà di Science Sociali e Politiche C. Alfieri dell’ Università di Firenze. “”Quando si riunì a Milano, dal 30 agosto al 3 settembre 1897, il XV Congresso cattolico, il più grandioso, il più solenne di tutti, il tema della partecipazione alle urne dominò, direttamente o indirettamente, tutte le discussioni e tutti i dibattiti. Lo stesso compiacimento delle alte gerarchie per i grandi risultati organizzativi conseguiti in quell’ anno, per l’ incremento delle società operaie, delle casse rurali, delle leghe professionali, delle sezioni giovanili, fu offuscato o almeno attenuato da quel tormentoso interrogativo, da quell’ angoscioso dilemma. Il problema del giorno – secondo la raccomandazione ufficiale del Congresso – è quello di aumentare le schiere “”degli astensionisti coscienti e organizzati””, non solo perché il divieto pontificio ha valore di norma inderogabile, ma anche perché il solo astensionismo permetterà di riconquistare, al momento opportuno, le posizioni perdute””. (pag 437)”,”ITAB-169″
“SPADOLINI Giovanni”,”L’ Italia della ragione. Lotta politica e cultura nel Novecento.”,”Il giolittiano Salvatorelli (pag 45) “”Egidio Reale, che è un repubblicano con larghe vene di indipendenza (ha preferito la Svizzera, dopo la fuga insieme con Pacciardi alla fine del ’26), fa da mediatore, cerca di superare i contrasti tra i “”giellisti”” e i fedeli della trazione mazziniana. Trova un alleato in Pacciardi, un avversario in Facchinetti. (…) Avanza la grande tragedia europea: l’ Etiopia prima, la Spagna poi. Mentre “”Giustizia e libertà”” si trasferisce col suo capo nelle trincee spagnole, Egidio Reale lancia da Ginevra le “”nuove edizioni di Capolago””, dove era esplicita – ricorda Silone, coautore dell’ iniziativa – “”la reminiscenza risorgimentale mazziniana””. Sono le edizioni che consacreranno l’ uscita del ‘Seme sotto la neve”” di Silone, del ‘Mussolini diplomatico’ di Salvemini, di ‘Liberazione’ di Guglielmo Ferrero (e Gina Lombroso animatrice dell’ impresa).”” (pag 207)”,”ITAA-099″
“SPADOLINI Giovanni”,”La papauté socialiste”,”SPADOLINI Giovanni professore di storia contermporanea all’ Università di Firenze e direttore di un grande giornale di informazione. “”Il pensiero di Bossuet ritorna d’ attualità: “”E’ eretico, colui che ha una opinione, che segue per conseguenza il suo proprio pensiero, il suo sentimento particolare””. L’ epoca nuova, che rivendicava i principi stessi dell’ eresia, negava la fede nel soprannaturale e vedeva nell’ attività umana la causa e la giustificazione di tutte le cose. Il verbo nuovo sarà quello della tolleranza che esclude l’ universalità e la fede: l’ ‘Epistola de la tolarantia’ di Locke è uno dei libri sacri per lo spirito laico. Collegata unicamente alla ragione, la laicità non ha più il diritto a condannare: la sua regola suprema sarà la critica che si basa sulla tolleranza di tutte le opinioni, che accetta la dialettica di tutte le idee. Il regime parlamentare, espressione maggiore del genio del liberalismo, si fonda sui diritti inalienabili della critica e dell’ opinione pubblica””. (pag 111)”,”RELC-185″
“SPADOLINI Giovanni, prolusione; saggi di Raffaello FRANCHINI CAPONE Alfredo NEGRI Antimo ROGARI Sandro COLOMBO Arturo DI-LALLA Manlio COMPAGNA Francesco MAZZETTI Massimo SOLARIZI Simona MARCENARO Giuseppe RAPONI Nicola SPRIANO Paolo D’AURIA Elio ZANETTI Armando VALIANI Leo SALVADORI Max CAMURANI Ercole”,”Giovanni Amendola, una battaglia per la democrazia. Atti del convegno di studi con il patrocinio della regione Emilia-Romagna.”,”Saggi di Raffaello FRANCHINI CAPONE Alfredo NEGRI Antimo ROGARI Sandro COLOMBO Arturo DI-LALLA Manlio COMPAGNA Francesco MAZZETTI Massimo SOLARIZI Simona MARCENARO Giuseppe RAPONI Nicola SPRIANO Paolo D’AURIA Elio ZANETTI Armando VALIANI Leo SALVADORI Max CAMURANI Ercole “”E’ questo, a mio avviso, il vero nodo della questione democratica in questi anni: le forze democratiche pagano nel dopoguerra e negli anni successivi al ’22 lo stato di disgregazione nel quale troppo a lungo si erano dibattute e che le fa presentare impreparate alla scadenza del ’19 e al momento decisivo dell’ ultima battaglia contro il fascismo, quella dell’ Aventino. La scarsa coesione tra gli oppositori democratici dello schieramento aventiniano, ma soprattutto la carenza di un concreto sbocco politico alternativo al fascismo, capace di riscuotere la fiducia del paese e di trovare larghi appoggi per sostenerlo, sono alla radice della sconfitta delle secessione parlamentare configuratasi più che come una battaglia politica vera e propria nei termini di una nobile e coraggiosa protesta morale. Né le responsabilità di questo esito possono ricadere su Amendola il quale diresse l’ Aventino coerentemente ad un disegno politico di per sé privo di altre possibilità dal momento in cui venne meno il tessuto stesso sul quale innestare con forza un disegno di successione al fascismo in termini relativamente brevi””. (pag 163, Simona Colarizi)”,”ITAD-088″
“SPADOLINI Giovanni”,”Senato vecchio e nuovo. Dal Risorgimento alla Repubblica.”,”””Il caso più clamoroso, ricordato in punta di penna da Einaudi di mancata ratifica fu quello che riguardava Ugo Ojetti: un uomo cui la sorte non negò nulla tranne di potersi fregiare della dignità senatoria, egli che era per tanti aspetti un senatore nato, che aveva le abitudini e le inclinazioni del gran signore secondo lo stile che si rifletteva nel Palazzo Madama di una volta e che aveva anche, diciamo la verità, tutti i requisiti, dal punto di vista dell’ influenza esercitata sull’ opinione pubblica, per adire a quell’ edificio. Eppure la storia di Ojetti è significativa, una spia di tutti i retroscena ancora da svelare nella vita di Palazzo Madama. Ojetti non godeva di unanimi simpatie fra i colleghi del Senato: tanto che si escluse di nominarlo per la categoria ventesima. Si preferì risalire al titolo di censo, lo stesso per il quale era entrato nel Senato il più grande intellettuale italiano di questo secolo, Benedetto Croce. Eppure Ojetti fu respinto a piccola maggioranza anche su quella che era una materia nella quale era difficile esercitare il diritto, se non dimostrando che uno pagava meno imposte necessarie per accedere al titolo””. (pag 118)”,”ITAP-123″
“SPADOLINI Giovanni”,”Il ’48. Realtà e leggenda di una rivoluzione.”,”””Il Fueter usa in genere, parlando dei liberali del Risorgimento, identificarli con gli “”anticlericali””. Ciò è vero solo in parte, almeno per quanto riguarda il ’48. Il liberalismo (o moderatismo) del ’48 avvertì e spesso affermò l’istanza antigesuitica, dietro la pressione delle piazze tumultuanti e vocianti. Profondo, antico era l’odio degli italiani verso i gesuiti, almeno quanto profonda e antica era l’influenza dei gesuiti sugli italiani””. (pag 93)”,”QUAR-080″
“SPADOLINI Giovanni”,”Il papato socialista.”,”””Pochi hanno riflettuto all’importanza che ebbe l’astensionismo elettorale del post-risorgimento nella formazione della nuova coscienza sociale dei cattolici. Tenendoli lontani dalle transazioni del parlamentarismo, così come dalle suggestioni del potere, l’astensionismo permise ai cattoici di acquistare una profonda consapevolezza della loro missione sociale, di darsi quel programma, quell’indirizzo autonomo e organico che era comunque la premessa di un grande partito moderno. Seguendo l’ammonimento di Leone XIII; che aveva consigliato i cattolici a orientarsi prevalentemente nel campo sociale (…)”” (pag 180)”,”RELC-003-FPA”
“SPADOLINI Giovanni”,”I Repubblicani dopo l’Unità. Con un’appendice di saggi sulla Democrazia nel post-Risorgimento.”,”SPADOLINI Giovanni “”Alberto Mario è morto nel 1883, ma il partito repubblicano che nasce sulle ceneri del “”Patto di Fratellanza”” è un po’ il suo figli, il figlio della sua posizione rigoristica ma combattiva, intransigente ma consapevole, mazziniana ma corretta da Cattaneo e da Ferrari, unitaria ma ostile all’accentramento, religiosa ma affrancata da tutte le astrazioni e da tutte le indulgenze teocratiche. Uno dei nuovi esponenti, Gustavo Chiesi, fin dal 1878, aveva preso posizione contro la “”democrazia fossile”” in un opuscolo che poneva lucidamente i termini dell’evoluzione futura: niente unitarismo burocratico, compressivo e livellatore (“”è al federalismo che i veri repubblicani debbono mirare, se vogliono evitare la monarchia”” (1), niente manicheismo religioso, niente intolleranza fideistica, niente ortodossia scolastica (è contro la “”chiesa”” del mazzinianesimo che bisogna battersi, contro le sue mitologie e le sue magie, contro l’idea di sostituire al Papa la “”Papessa”” della filosofia illuminata e massonica; altrimenti, si domandava lo scrittore, “”dove se ne va la libertà di coscienza?””). Il Risorgimento è riaffiorato, ristudiato, approfondito sotto la prospettiva della “”conquista piemontese””, attraverso le conseguenze dell'””accentramento regio””, della “”degenerazione burocratica””. Le cause della “”guerra al brigantaggio”” e della rivolta del Mezzogiorno sono indagate e ricercate, forse per la prima volta, fuori degli schemi cortigiani, apologetici e convenzionali. Si guarda con simpatia a tutte le inquietudini libertarie e a tutti gli aneliti autonomistici, contro la stessa tendenza gerarchica e autoritaria del socialismo ufficiale. A Marx, non si oppone Mazzini ma Pisacane, al ‘Capitale’ non si contrappongono i mitologici ‘Doveri dell’uomo’ ma il più preciso ‘Saggio su la rivoluzione’; la lotta di classe non è rigettata pregiudizialmente, ma esaminata e criticata al vaglio della realtà italiana, così composita e variegata ed eclettica; le riforme sono propugnate e perseguite, ma non più in una prospettiva finalistica ed apocalittica (…)”” [Giovanni Spadolini, ‘I Repubblicani dopo l’Unità. Con un’appendice di saggi sulla Democrazia nel post-Risorgimento’, Firenze, 1972] [(1) G. Chiesi, ‘La democrazia fossile e il Congresso Repubblicano’, Genova, 1878] (pag 72-73)”,”ITAB-330″
“SPADOLINI Giovanni”,”Coscienza laica e coscienza cattolica. Le due Rome fra ‘800 e ‘900.”,”‘È l’epoca liberale, evocata in questo nostro libro. L’epoca che va dal 1861 al 1914, che accompagna l’adolescenza di una nazione appena nata. Una nazione contrastata e insidiata, al suo interno, da due grandi opposizioni che talvolta tendono a stringersi la mano sulla testa delle istituzioni liberali, incomplete, fragili, malferme, nate dal miracolo del riscatto nazionale: l’opposizione cattolica , attendata enlle catacombe del «non expedit» e l’opposizione operaia, destinata ad alimentare la potente protesta del socialismo, in dialettico raccordo coi filoni della democrazia artigiana sopravvissuti al mazzinianesimo. Due Rome anche allora: la Roma laica e la Roma cattolica che si fronteggeranno, quasi con le armi al piede, per i ventidue anni contrastati del regno di Umberto I, fino alla distensione dell’età giolittiana, fino all’avvio della conciliazione silenziosa interrotta solo dalla tempesta devastatrice della guerra e del primo dopoguerra. È la grande crisi mondiale: la crisi che parte dalla successione di Salandra a Giolitti, dalle violenze del «radiosomaggismo» che impone il sopruso interventista ad un paese in grande maggioranza incerto o perplesso. È la crisi che mette alla prova, durante oltre tre anni di atroci vicende belliche, la legge delle Guarentigie, elaborata dai successori di Cavour, nello spirito del conte, che consente di affermare il successo dell’esperimento, il ponte dell’asino felicemente superato. È la crisi che, nel grande turbamento e disorientamento del dopoguerra, ripropone l’attualità del neutralismo cattolico, ridà un significato e un valore alla parola di pace e di imparzialità, levatasi dal magistero vaticano con l”Ad beatissimi’ e con l’«inutile strage», permette ai cattolici politici di entrare per la prima volta nell’agone parlamentare, senza inibizioni e senza schermi, all’insegna di quel partito popolare in cui la conciliazione con la democrazia è avviata, in cui il rancore dell’antirisorgimento è in via di consumazione. È la grande crisi mondiale che non si conclude con il dopoguerra che si esaspera con l’avvento della dittatura fascista, che rimette in discussione tutti i faticosi e gelosi equilibri realizzati nell’età giolittiana, che annulla lo spirito di quella «conciliazione silenziosa» come conciliazione delle coscienze, in cui anche il partito popolare aveva potuto dispiegarsi e fiorire’ (pag XVII-XVIII, prefazione]”,”RELC-414″
“SPADOLINI Giovanni”,”Italia in minoranza. Lotta politica e cultura dal 1915 a oggi.”,”Si tratta del terzo volume di una serie che si deve considerare unica con ‘L’Italia della ragione’ e ‘L’Italia dei laici’, terza e ultima parte di una vera e prpria storia dei rapporti fra lotta politica e cultura nell’Italia dall’alba del XX secolo fino ai giorni nostri dall’angolo visuale delle forze minoritarie fondate sull’eresia sulla protesta e sul dissenso.”,”ITAD-010-FMB”
“SPADOLINI Giovanni”,”L’Italia del laici. Lotta politica e cultura dal 1925 al 1980.”,”Marxismo e mazzinianesimo (pag 284-296) (socialismo marxista e socialismo mazziniano) “”La spietata polemica di Marx contro il grande apostolo italiano non rinunciò a nessuna delle armi della diffamazione o delle insinuazioni della libellistica. Pur di colpire il suo pensiero”” (pag 288) Dedica manoscritta di Spadolini alla ‘coeditrice’ di questo volume”,”ITAD-168″
“SPADONI Ugo”,”Capitalismo industriale e movimento operaio a Livorno e all’ isola d’ Elba (1880-1913).”,”ANTE1-2″,”MITT-264″
“SPADONI Ugo a cura, brani antologici di Antonio GRAMSCI”,”Il pensiero filosofico e storiografico di Antonio Gramsci.”,”””Nelle nuove dimensioni che il mondo economico-politico veniva assumendo (nel passaggio a quella che Lenin chiamerà la fase “”imperialistica”” del capitalismo), alcuni principî del materialismo storico, fra cui la teoria delle crisi economiche, quella della “”crisi catastrofica”” o del “”crollo del capitalismo”” e quella dell’immiserimento progressivo, rivelavano i loro limiti e la loro inadeguatezza, postulando la necessità di un ripensamento e di un serio controllo. Ma sulla scia del revisionismo di Bernstein, Croce in Italia, Masaryk a Praga, i Fabiani in Inghilterra, Sorel in Francia, giunsero non soltanto alla negazione in blocco di questi principî, ma finirono per rigettare anche i presupposti di pensiero che ne costituivano la base, ripudiando il materialismo storico come filosofia per passare all’elaborazione e alla riscoperta di nuovi indirizzi di pensiero: al neokantismo, alle correnti volontaristiche, al pragmatismo e all’idealismo spiritualistico. Differenziansosi sostanzialmente dai teorici del revisionismo, Labriola, pur consapevole del periodo di crisi che il marxismo stava attraversando e della necessità di aggiornare e di rivedere, attraverso un’attenta e severa ricerca, le esperienze acquisite dal movimento socialista nella sua storia, manteneva invece fermi i principî basilari e la concezione materialistica della storia, quale l’avevano elaborato Marx e Engels. La serietà e l’impegno del Labriola e la sua costante esigenza per una “”critica”” e diretta diffusione dei principî e degli insegnamenti dei maestri del socialismo ebbero però, come rileva anche Gramsci, scarsa fortuna. Il marxismo non penetrò in Italia nella sua schietta originalità, ma si diffuse soprattutto nell’interpretazione che ne dettore i più autorevoli rappresentanti dell’idealismo e in particolare Benedetto Croce. In realtà “”per la filosofia italiana Marx fu il ‘punto di appoggio’ per arrivare ad Hegel”” (1), per introdurre Hegel in Italia””. [(1) M. Tronti, Tra materialismo dialettico e filosofia della prassi. Gramsci e Labriola, in La Città futura, Milano, 1959 p. 153] (pag 81-82) (Ugo Spadoni, Alcuni problemi per lo studio dello svolgimento della filosofia della praxis)”,”GRAS-100″
“SPADONI Ugo CATALANO Franco; MIGLIARDI Giorgio”,”Le classi popolari nel Risorgimento (Spadoni e Catalano); Trotsky: diario 1935 (Migliardi).”,”Giudizio di Marx Engels sulla rivoluzione del 1848-49 … … (pag 805) Giudizio di Trotsky su Lenin (pag 820-) ….”,”QUAR-003-FGB”
“SPAGNOL Elena”,”Citazioni. Volume 1. A-Mez.”,”E’ l’ edizione ampliata rivista e aggiornata del Libro delle citazioni pubblicato nel 1983 presso Vallardi “”Il capitale è lavoro rubato.”” (Auguste Blanqui, Critica sociale) “”Se il denaro secondo Augier, viene al mondo con una macchia di sangue sulla guancia, il capitale nasce grondante di sangue e fango dalla testa ai piedi.”” (Karl Marx, Il Capitale) “”Il capitale è lavoro accumulato”” (Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844) “”Il capitale è (…) potere di comando sul lavoro e i suoi prodotti.”” (Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844) “”Il capitale è potere non personale ma sociale”” (Marx-Engels, Manifesto del partito comunista) “”Il capitalista ha in comune con l’ avaro l’ amore della ricchezza come fine a se stessa. Ma ciò che nell’ avaro è soltanto una idiosincrasia, nel capitalista è l’ effetto di un meccanismo sociale, del quale egli è soltanto una fra le tante ruote””. (Marx, Il Capitale) “”Un capitalista ne uccide sempre molti””. (Marx, Il Capitale) (pag 146)”,”REFx-085″
“SPAGNOL Elena”,”Citazioni. Volume 2. Min-Z. Detti, frasi e massime celebri, aneddoti e aforismi organizzati per temi.”,”E’ l’ edizione ampliata rivista e aggiornata del Libro delle citazioni pubblicato nel 1983 presso Vallardi Voce Lenin Marx Engels (vol 1) Trotsky Proudhon vol 2 Aggiungere a 1° volume (controllare già fatto) ABITUDINE AMORE ARTE ARTISTA AVARIZIA BELLEZZA BORGHESIA CARATTERE CONOSCENZA DEBOLEZZA DIRITTO DIO DISPOTISMO DISPREZZO DONNA DOVERE EDUCAZIONE ERRORE FELICITA’ FEDE FOLLIA PAZZIA FORZA FORTUNA GENIO IGNORANZA IMBECILLITA’ INFELICITA’ INNOCENZA LIBERTA’ MATRIMONIO MEDIOCRITA’ MORTE NAZIONALISMO ODIO NOIA PAURA PAROLA PARLARE POPOLO POESIA POVERTA’ RICCHEZZA RELIGIONE RIVOLUZIONE SAGGIO SAGGEZZA SCIOCCO SCRITTORE SILENZIO SOCIETA’ STOLTO STOLTEZZA STORIA UOMO UMANITA’ VANITA’ VECCHIAIA VERITA’ VITA VIRTU’ VIZIO MENZOGNA CALUNNIA CITAZIONI DI ADORNO AGOSTINO ARETINO ARIOSTO ARISTOTELE D’AZEGLIO BACCHELLI BACONE BALZAC BAKUNIN MARX ENGELS TROTSKY LENIN BAUDELAIRE BELLI BECKETT BERNANOS BIBBIA BOCCACCIO BOITO BORGES BRECHT BUTLER BYRON CALDERON BARCA CAMUS CARDARELLI CARDUCCI CARLYLE CASTIGLIONE BALDASSARRE CECHOV CECCHI CERVANTES CHAMFORT CHATEAUBRIAND CHESTERTON CICERONE COLERIDGE COCTEAU CONRAD CONFUCIO CORNEILLE CROCE D’ANNUNZIO DANTE ALIGHIERI DELLA-CASA DICKINSON DIDEROT DOSTOEVSKIJ DISRAELI DRYDEN ELIOT EINAUDI EINSTEIN EMERSON EPICURO EURIPIDE FLAIANO FITGERALD FLAUBERT FOSCOLO FRANCE FREUD GADDA GENET GIDE GIONO GIOVENALE GIUSTI GOETHE GOLDONI GONCOURT GRAMSCI GUICCIARDINI HEINE HEMINGWAY HUGO IACOPONE JOHNSON JOYCE KAFKA KANT KARR KIERKEGAARD KRAUS LA-BRUYERE LA-FONTAINE LA-ROCHEFOUCAULD LAWRENCE LENIN LEONARDO LEOPARDI LESSING LEVIS LICHTENBERG LONGANESI LUCANO MACHIAVELLI MAISTRE MALLARME’ MANN MANZONI MARINO METASTASIO MICHELANGELO MILL MILTON”,”REFx-107″
“SPAGNOLETTI Mario a cura; scritti di O. GNOCCHI-VIANI L. AZZALI F.S. MERLINO E. BIGNAMI L. AZZALI G. DE-FRANCESCHI B. MALON F. FONTANA L. AZZALI P. ACISOFF G. DOMANICO C. DE-VITTORI L. CLADEL”,”Alle origini della propaganda socialista. Gli opuscoli de ‘La Plebe’ 1879-1881.”,”scritti di O. GNOCCHI-VIANI L. AZZALI F.S. MERLINO E. BIGNAMI L. AZZALI G. DE-FRANCESCHI B. MALON F. FONTANA L. AZZALI P. ACISOFF G. DOMANICO C. DE-VITTORI L. CLADEL L’obiettivo del gruppo socialista milanese, facente capo a BIGNAMI e a GNOCCHI-VIANI era quello di realizzare una collana di opuscoli di facile comprensione e di basso prezzo per i simpatizzanti e gli aderenti del primo socialismo italiano. ‘La Plebe’, Lodi, poi Milano, 1868-1883, riivsta socialista ebdomadaria. Direttore Enrico Bignami (1868-1921). Mario SPAGNOLETTI è docente di storia dei partiti politici presso la Facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Bari.”,”MITS-143″
“SPAGNOLETTI Angelantonio”,”Storia del Regno delle Due Sicilie.”,”A. Spagnoletti insegna storia degli antichi stati all’Università di Bari. Ha pubblicato volumi sull’aristocrazia italiani. La questione dell’ esercito. “”La cultura militare che aveva annoverato, come si ricorderà, i primi due direttori di Ponti e Strade, che aveva formato personaggi come Carascosa, Pignatelli, Pepe e Blanch, avrebbe potuto contribuire almeno a rinnovare i fasti di una buona amministrazione che ormai cedeva dappertutto il passo di fronte all’invadenza della polizia e all’assolutismo meschino e paternalistico di un re che aveva preso a modello lo zar Nicola I; ma l’età avanzata dei generali murattiani ancora in servizio, le modalità stesse di selezione dei quadri e di avanzamento nei gradi, le particolari forme del suo impiego resero l’esercito un segmento separato della società, animato da spirito profondamente conservatore, devoto al sovrano, ma incapace di compiere quel passo che stavano compiendo altri eserciti dinastici, a cominciare da quello sabaudo (costretto, tra l’altro, ad abbandonare a malincuore la bandiera dinastica per il tricolore): la trasformazione in esercito nazionale. Nella seconda metà degli anni cinquanta tesero ad allentarsi pure i legami con il sovrano: sempre più timoroso e sospettoso, specie dopo l’attentato di Agesilao Milano, l’esplosione di una polveriera a Napoli e il misterioso affondamento di una fregata, il re perse la sua fiducia in una ufficialità che vedeva non completamente immune dalle idee liberali e che cominciava ad averne abbastanza di essere impiegata in compiti di polizia. In questo modo, scisse tra filoliberali e ultraconservatori nei loro ranghi medio-alti, con uno stato maggiore in cui prevalevano ufficiali anziani (alcuni avevano fatto le campagne napoleoniche) e, per dirla con il Pisacane, formato da una schiera di cortigiani [(C. Pisacane, Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49, a cura di A. Romano, Milano, Avanti, 1961, p. 309] , con una pletorica truppa di umile estrazione animata da un rumoroso quanto inutile lealismo e sottoposta a pratiche di esasperato devozionismo, le forze armate delle Due Sicilie affrontarono nel 1860 la loro ultima e non esaltante impresa”” (pag 279)”,”ITAB-322″
“SPAGNOLETTI Mario”,”Togliatti e CLN del Sud. La svolta di Salerno dai verbali della Giunta Esecutiva.”,”Nell’introduzione M. Spagnoletti sostiene che non fu una ‘svolta di Salerno’ ma una ‘svolta di Mosca’ : Togliatti applicò letteralmente le direttive sovietiche. Togliatti prima di tornare in Italia ebbe un ultimo incontro con Stalin, e prima della svolta ci fu il riconoscimento sovietico del governo Badoglio. La “”svolta di Salerno””, o meglio la “”svolta di Mosca”” “”Aveva ragione, pertanto, Ennio Di Nolfo a rilevare con la consueta acutezza, quasi dieci anni orsono, la necessità storicamente imprescindibile di inquadrare strettamente il problema istituzionale italiano e la successiva svolta di Salerno nel più vasto contesto internazionale, ponendo in evidenza che la vicenda italiana apriva un contenzioso tra potenze occidentali e Unione Sovietica il cui sbocco naturale sarebbe stato, solo qualche anno più tardi, la guerra fredda (37); “”Il veloce ma intenso lavorìo per il riconoscimento sovietico del governo Badoglio non poteva certamente essere stato ignorato da Togliatti, sia perché sugli affari italiani era generalmente assai ben informato – come dimostrano i suoi radiodiscorsi da Mosca e i suoi articoli pubblicati tra la fine del 1943 e gli inizi del 1944 – sia perché egli rimaneva pur sempre un vecchio dirigente del Comintern, secondo solo a Stalin e a Dimitrov. Si spiega, perciò, agevolmente – tenendo presente la successione cronologica dei contatti italo-sovietici – il mutamento di prospettiva maturato in Togliatti che, da una posizione fermamente risoluta nel chiedere l’immediata abdicazione del sovrano del novembre-dicembre 1943, era passato, tra fine dicembre e gennaio 1944, ad una visione assai più sfumata e possibilista. (…)”” (pag 39); “”A ben vedere, l’onnipotente segretario del PCUS dettava a Togliatti, quasi parola per parola, il comportamento da tenere e le motivazioni da addurre nel determinare, giustificare e rendere vincolante quella “”svolta””, che di lì a qualche settimana si sarebbe determinata tra Napoli e Salerno, e che poteva considerarsi un primo banco di prova della strategia differenziata imposta dall’oggettiva emergenza di un “”mondo bipolare”” e dalla relativa conseguente temporaneità della collaborazione sovietico-occidentale (106). Ed è davvero stupefacente riscontrare non soltanto la collimanza, ma la quasi letterale applicazione di tali direttive sotto il profilo tattico, e, persino, sotto quello lessicale, ricordando le affermazioni togliattiane nelle sedute della Giunta esecutiva permanente del 3 e 6 aprile 1944 (187)] note: (37) E. Di Nolfo, La svolta di Salerno come problema internazionale, in AA.VV., 1944 Salerno capitale, cit. (…); (106) Cfr. E. Aga-Rossi, Alle origini del mondo bipolare: la politica di Roosevelt verso l’Europa 1941-45, in ‘Storia contemporanea’, a. XXV, n. 2, aprile 1994, p. 245 (pag 19-42)”,”PCIx-402″
“SPAGNOLETTI Giacinto”,”La letteratura italiana del nostro secolo. Vol. III.”,”Giacinto Spagnoletti è nato a Taranto, e da molti anni vive a Roma. É docente di letteratura italiana moderna presso l’Universitdegli Abruzzi. Critico militante di vari quotidiani e periodici, è autore di alcune opere di saggistica e di poesia, fra cui: Scrittori di un secolo, La letteratura in Italia. Saggi e ritratti e versi di occasione. Si deve a lui una delle più note antologie della poesia italiana.”,”ITAB-010-FL”
“SPAGNOLETTI Giacinto”,”La letteratura italiana del nostro secolo. Vol. III.”,”Giacinto Spagnoletti è nato a Taranto, e da molti anni vive a Roma. É docente di letteratura italiana moderna presso l’Universitdegli Abruzzi. Critico militante di vari quotidiani e periodici, è autore di alcune opere di saggistica e di poesia, fra cui: Scrittori di un secolo, La letteratura in Italia. Saggi e ritratti e versi di occasione. Si deve a lui una delle più note antologie della poesia italiana.”,”ITAB-019-FL”
“SPAGNOLETTI Giacinto”,”La letteratura italiana del nostro secolo. Volume I.”,”Giacinto Spagnoletti è nato a Taranto, e da molti anni vive a Roma. É docente di letteratura italiana moderna presso l’Universitdegli Abruzzi. Critico militante di vari quotidiani e periodici, è autore di alcune opere di saggistica e di poesia, fra cui: Scrittori di un secolo, La letteratura in Italia. Saggi e ritratti e versi di occasione. Si deve a lui una delle più note antologie della poesia italiana.”,”ITAB-020-FL”
“SPAGNOLO Carlo”,”Sul Memoriale di Yalta. Togliatti e la crisi del movimento comunista internazionale (1956-1964).”,”””Credi tu forse ch’io debba/ odiare la vita / fuggire nei deserti, perché / non vennero tutti maturi / i sogni del tempo fiorito? / Qui resto, qui uomini fanno / a immagine mia, / un genere che mi somigli / e soffra e si dolga / e goda e s’allegri…”” (J.W. Goethe, Prometeo, trad. di D. Valeri ora in Opere, Sansoni, 1998) in apertura libro di Carlo Spagnolo Il memoriale di Yalta”,”PCIx-252″
“SPAGNUOLO-ARLOTTA Giovanna”,”La Biblioteca Guido Arlotta. Una raccolta libraria di tre generazioni custodita dalla Franzoniana.”,”Stampa Essegraph, via Riboli 20, 16145 Genova, tel. 010311624, info@essegraph.com”,”STOx-353″
“SPAHR William J.”,”Stalin’s Lieutenants.A Study of Command under Duress.”,”William J. Spahr, Colonel, USA (Ret.), spent fourteen years with the CIA as a senior analyst and branch chief focusing on Soviet Military policy and doctrine. He holds a Ph.D. in international relations from George Washington University. His first book was the critically acclaimed biography, Zhukov. He lives in Alexandria, Virginia. Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Bibliography, Index, foto,”,”RUST-040-FL”
“SPALLONE Mario”,”Vent’anni con Togliatti.”,”Togliatti parlamentare. “”I suoi guadagni di autore, e quel che gli restava della indennità parlamentare (i parlamentari comunisti, come è noto, versano al Paritto il 50% delle loro entrate e spesso di più), erano, in massima parte, investiti nell’ acquisto di libri. (…) Dopo la sua morte, a suo figlio Aldo, malato, andarono tutti i suoi risparmi: lire 1.374.000, depositati al Banco di S. Spirito di Roma.”” (pag 164) “”Il Festival dell’ Unità a Roma coincise col ritorno di Togliatti alla vita politica, con la fine della sua lunga convalescenza. Fu quello il Festival di una svolta. Da allora Scelba seppe dove poteva arrivare: non oltre. Pajetta nei giorni precedenti era andato da Scelba per concordare i termini della manifestazione e Scelba gli aveva ingiunto che, se ci fossero state più di 50 persone col fazzoletto rosso al collo, avrebbe considerato quella manifestazione come raggruppamento para militare e avrebbe dato ordine alla polizia di intervenire. Certo nessuno, nemmeno Pajetta che aveva dovuto trattare con Scelba, si sarebbe immaginato quel mare rosso di bandiere, di camicie, di coccarde, di fazzoletti. Quel mare di folla nessuno lo aveva previsto, tanto che il programma del Festival saltò quasi completamente””. (pag 50)”,”PCIx-208″
“SPANÒ Roberto a cura, saggi di BIANCHINI Stefano GRECO Ettore PIZIALI Stefano PRIVITERA Francesco SPANÒ Roberto”,”Jugoslavia e Balcani: una bomba in Europa.”,”A partire dal 1989, con l’improvviso crollo dei regimi comunisti in Europa orientale, l’assetto geopolitico del vecchio continente ha subito continui sommovimenti. L’area Balcanica, in particolare, ha vissuto una crisi che, con drammatica rapidità, ha condotto la Jugoslavia alla dissoluzione e a una sanguinosa guerra civile. Gli elementi scatenanti della crisi jugoslava sono presenti in tutti i paesi balcanici ex-comunisti. Stefano Bianchini è ricercatore dell’Università di Bergamo. Ettore Greco è ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali. Stefano Piziali è collaboratore del Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia dell’Università di Bologna. Francesco Privitera è collaboratore del Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia dell’Università di Bologna. Roberto Spanò è collaboratore del Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia dell’Università di Bologna.”,”EURC-010-FL”
“SPARGO John”,”Karl Marx: His Life and Work.”,”SPARGO John “”During 1858 Marx finished his ‘A Contribution to the Critique of Political Economy’, upon which he had been engaged for nearly eight years in the intervals of his journalistic and political activities. The manuscript of this work, faithfully copied by Mrs. Marx, reached Duncker, the German publisher, in December, 1858, but the book did not appear until July or August of the following year. Marx chafed at the delay in publication and vowed that Herr Duncker should never publish another of his books. The same year, 1859, saw the publication of Darwin’s epoch-making work, ‘The Origin of Species’, and Marx regarded it as a fortunate coincidence that his own book appeared in the same year as that of Darwin. He recognised at once the importance and merit of Darwin’s work, and at once brought it to the attention of his fellow radicals at their meetings. Liebknecht has told us how for months the Marx circle spoke of nothing except the value of Darwin’s work. With great frankness Marx likened his own work in the sociological field to that of Darwin in the biological field, and he was always manifestly pleased when others made the comparison. Once, in the late sixties, when it had become a commonplace in Marxian circles, the now familiar comparison and Marx replied: “”Nothing ever gives me greater pleasure than to have my name thus linked onto Darwin’s. His wonderful work makes my own absolutely impregnable. Darwin may not know it, but he belongs to the Social Revolution””””. (pag 199-200) [John Spargo, Karl Marx: His Life and Work, 1910]”,”MADS-549″
“SPARROW Jeff”,”Communism. A Love Story.”,”Figlio di un famoso astronomo, Guido Baracchi aiutò a lanciare il Partito comunista di Australia e fu per certo tempo l’intellettuale di riferimento del partito. ‘The Sun’ lo battezzò il ‘Lenin di Melbourne’. Lavorò come rivoluzionario di professione nella Berlino di Weimar, sopravvisse nella Russia di Stalin e finì in galera a Melbourne. Conobbe molte donne tra cui la scrittrice Katharine Susannah Princhard, la poetessa Lesbia Harford e l’attrice di teatro Betty Roland. Con un gusto per la letteratura e le arti fu molto originale. Venne espulso due volte dal partito ma continuò a lottare. Per più di 70 anni romantico e ribelle vide nel PC la miglior speranza nel mondo.”,”AUSx-002-FL”
“SPARVOLI Carlotta”,”Guida alla filosofia cinese. Alla ricerca del senso della vita.”,”Carlotta Sparvoli, laureata in lingua e letteratura cinese alla Ca’ Foscari, a Venezia.”,”CINx-013-FC”
“SPATARO Agostino”,”Il fondamentalismo islamico. Dalle origini a Bin Laden.”,”Agostino Spataro, giornalista, direttore del mensile ‘Informazioni dal Mediterraneo’ e collaboratore di ‘Repubblica’. “”In generale, si può affermare che le ideologie fondamentaliste fanno maggiormente presa su quei gruppi sociali più esposti ai contraccolpi della crisi economica, e in particolare su quelle categorie che con la crisi si riscoprono meno garantite socialmente e marginalizzate rispetto ai nuovi settori centrali dell’economia, della società, della politica. Fra le ragioni della scelta (che può estrinsecarsi, come semplice adesione al «progetto politico» o come militanza attiva) pesa certo il fatto identitario religioso, tuttavia il dato socioeconomico e politico sembra essere uno dei fattori determinanti”” (pag 73)”,”VIOx-206″
“SPATARO Agostino”,”Il fondamentalismo islamico. Dalle origini a Bin Laden.”,”Agostino Spataro, giornalista, direttore del mensile on line Informazioni dal Mediterraneo, collaboratore della Repubblica e di varie riviste italiane e straniere. É stato componente delle commissioni Difesa e Affari esteri della Camera dei deputati, Ha pubblicato diversi saggi: Missili e Mafia, Ipotesi di cooperazione siculo-araba, I Paesi del Golfo, Il Mediterraneo (coautore B. Khader), La notte dello sceicco. Reportage dallo Yemen, Per conoscere l’Islam, Mediterraneo. L’utopia possibile, Le tourisme en Méditerranée.”,”VIOx-128-FL”
“SPATARO Agostino”,”I paesi del Golfo. Petrolio, economia, politica, armamenti, diritti umani.”,”Agostino Spataro (1948) giornalista pubblicista direttore del Centro Studi Mediterranei”,”GOPx-022″
“SPATE O.H.K.”,”India & Pakistan. A General and Regional Geography.”,”Marx, i lavori pubblici e lo sviluppo dei trasporti. “”””Generalmente, ci sono stati in Asia, da tempo immemorabile, tre ministeri di Governo: Finanza, o il saccheggio dell’ interno, Guerra o il saccheggio dell’ esterno; e il ministero dei lavori pubblici… i britannici hanno trascurato completamente quello dei lavori pubblici””. Questa accusa di Marx stava cessando di essere vera quando egli la scrisse nel 1853, come effettivamente rilevò egli stesso; ma essa non è una iniqua descrizione dell’ India di Warren Hastings. Nel secolo successivo venne la catastrofe economica della libera entrata delle merci di Manchester, che rovinò l’ antica industria di mestiere. (…) Eppure cambiamenti rivoluzionari erano sul punto di arrivare nel 1853. Lo sviluppo delle ferrovie era appena iniziato – poche miglia a Bombay. Almeno, secondo Marx, i britannici stavano “”ponendo le premesse materiali”” per l’ emancipazione e il miglioramento sociale: “”Essi ora hanno intenzione di tracciare una rete ferroviaria in India. E lo faranno. I risultati saranno incalcolabili.”””” (pag 166)”,”INDx-060″
“SPAVENTA Bertrando, a cura di G. VACCA”,”Unificazione nazionale ed egemonia culturale.”,”Giuseppe VACCA, nato a Bari nel 1939, è incaricato di storia delle dottrine politiche presso il Corso di lurea di scienze politiche e la Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Bari. Ha scritto ‘Politica e filosofia in Bertrando Spaventa’ (1967). Bertrando SPAVENTA ha avuto un ruolo di primo piano nella storia degli intellettuali italiani. Contemporaneo di DE-SANCTIS ne influenzò per molti versi la lettura di HEGEL. Diffuse con le sue opere nella cultura italiana post-unitaria una interpretazione critica del pensiero hegeliano. Tramite Antonio LABRIOLA suo allievo prediletto, ha influenzato la tradizione italiana della “”filosofia della prassi””. Ha rappresentato infine una delle premesse fondamentali del neo-idealismo italiano del primo ‘900. Idealismo. “”Signori, il metodo delle scienze naturali e della matematica se giova a scoprire le leggi del sensibile universo, è impotente a trovare e comprendere le leggi del mondo delle nazioni e dell’ umanità. Questo mondo è superiore al primo, come lo spirito al corpo. Ora tentarono di spiegare questo mondo morale, come se fosse un prodotto della semplice natura, e non già dell’ attività libera e razionale dello spirito. E non riuscirono che a guastarlo. Trovare la legge che governa i fenomeni diversi non è facile, ma si trova al certo più facilmente nella esperienza della natura, soggetta come ella è ad una immutabile necessità, che nella storia de’ costumi, de’ popoli, della loro letteratura ed arte, e nella storia degli uomini in generale.”” (pag 200-201)”,”ITAB-160″
“SPAVENTA Luigi a cura; saggi di L. SPAVENTA M. DOBB J. ROBINSON E.D. DOMAR H. LEIBENSTEIN G. MATHUR R.F. KAHN A. PEDONE”,”Nuovi problemi di sviluppo economico.”,”Saggi di L. SPAVENTA M. DOBB J. ROBINSON E.D. DOMAR H. LEIBENSTEIN G. MATHUR R.F. KAHN A. PEDONE “”Il quadro elaborato dai classici, di un processo continuativo di espansione può venire naturalmente sconvolto se si rinviene qualcosa nella logica interna del processo stesso, in circostanze esterne determinate, che indebolisca progressivamente il ritmo dello sviluppo. Questa eventualità, come abbiamo visto, fu già presa in attenta considerazione da Ricardo; e, come Marx osservò, “”ciò che preoccupa Ricardo è il fatto che il saggio di profitto, ossia lo stimolo fondamentale alla produzione capitalistica, la premessa essenziale e la forza determinante dell’accumulazione, possa essere compromesso dallo sviluppo stesso della produzione””; e aggiunse che questa preoccupazione di un declino del saggio di profitto mostra “”la comprensione profonda da parte di Ricardo delle condizioni della produzione capitalistica”” (Il Capitale, libro terzo). L’importanza delle successive teorie che hanno preso in considerazione una tendenza di lungo periodo alla caduta del saggio di profitto è appunto questa (sia che questa caduta venga attribuita, come fece Marx, al mutamento della composizione organica del capitale con il procedere dell’accumulazione, sia che essa venga imputata, come fecero i teorici del sottoconsumo, quali Rosa Luxemburg e Hobson, a una insufficiente espansione della domanda finale dei consumatori).”” [Maurice Dobb, Lo sviluppo economico e il suo impulso in regime capitalistico] [in ‘Nuovi problemi di sviluppo economico’ a cura di Luigi Spaventa, 1962] (pag 43-44)”,”ECOT-181″
“SPAVENTA Silvio, a cura di Sergio MAROTTA”,”Lo Stato e le ferrovie. Scritti e discorsi sulle ferrovie come pubblico servizio (marzo-giugno 1876).”,”””…e non vi è nulla quanto un cattivo ragionamento, che corra rapidamente fra le moltitudini, a guisa di logora moneta, dall’uno all’altro trasmessa, senza che alcuno si curi di esaminare il conio”” (Silvio Spaventa, Lo Stato e le ferrovie, 1876) (in apertura) Conseguenze della piena libertà ferroviaria negli Stati Uniti, la dittatura delle Compagnie, Enormi abusi, Inconvenienti politici (pag 23-29) Silvio Spaventa ministro dei lavori pubblici”,”ITAE-422″
“SPAVENTA Alessandro SAULINI Fabrizio”,”Divide et Impera. La strategia dei neoconservatori per spaccare l’Europa.”,”Alessandro Spaventa. Autore con Fabrizio Saulini di American Lies. Ascesa e caduta della Enron, già consulente della Banca Mondiale e del Centro Studi di Politica Internazionale, collabora con l’Economist Intelligent Unit e ha diretto la collana e-pensiero della Fazi. Fabrizio Saulini. Oltre ad American Lies, è autore don Francesco Denti di Teen Idols. Da James Dean a Leonardo di Caprio, gli dei pagani del secolo XX. Ha collaborato con varie agenzie di stampa (fra le quali l’Associated Press) e con diverse case editrici, occupandosi di saggistica economica. Collabora con l’agenzia di stampa APBiscom.”,”EURx-093-FL”
“SPECHT Riccardo”,”Beethoven.”,”””Una sinfonia di Beethoven e una tempesta posano su identiche premesse”” (Hebbel) (in apertura) Genio e contemporanei. “”«Se io m’intendessi dell’arte della guerra come di quella dei suoni, certo lo vincerei» (Beethoven a proposito di Napoleone). Due soltanto delle opere beethoveniane non ebbero successo, ed entrambe segnano una svolta: l’«Eroica» e il «Fidelio». La tradizione secondo cui Beethoven nello scrivere l’«Eroica» si sarebbe ispirato alla figura di Napoleone è erronea; ché solo più tardi i tratti del suo eroe sinfonico si confusero con quelli del Bonaparte. L’eroe ispiratore fu dapprima l’ammiraglio inglese Abercrombie; e chi si compiacesse di simili ricerche potrebbe scoprire un che di navale nella linea slanciatissima del primo tempo (privo per altro di vero e proprio carattere eroico), sentirvi la distesa del mare con tutti i suoi mostri, e, rifacendosi a questa vera origine dell’opera, vedere chiarita la contraddizione tra il nome e ciò ch’essa esprime. Difficile anche trovarvi un legame spirituale col Bonaparte. Eccettuato il tragico Notturno e quella sua marcia funebre, dal passo che grave rintrona o cupo rimbomba – questa solennissima e sovranamente grandiosa fra tutte l’elegie guerriere, questo Walhalla () in suoni – l’idea generale dell’eroico non si può ravvisare in modo assoluto, neppure per associazione. E se si comprende Beethoven, che, infiammato il cuore da sensi di libertà e nobilmente indignato contro l’incoronazione di Napoleone e la sua incipiente tirannide, lacera il frontespizio con la dedica al primo console di Francia, non ugualmente si potrà supporlo capace di aver mutato una figura specifica in quella generica dell’eroe antico, ma capace bensì di mutarla nella sua stessa immagine: l’immagine di un’inflessibile forza morale, di un dominatore della vita, che si diverte con le creature della propria mente. V’è insomma nell’«Eroica» quel Beethoven stesso che, più d’ogni altro eroe, ci apparirà nel bronzeo suono della Quinta”” (pag 238-239) [() nella mitologia germanica, la sala dei guerrieri morti in battaglia, ndr]”,”BIOx-350″
“SPECIALE Roberto”,”Anni Ottanta. Un punto di vista. Storie di fatti, uomini e banditi.”,”Altro libro di Speciale: ‘Gli anni di piombo. Il terrorismo tra Genova, Milano e Torino (1970-1980), De Ferrari editore, Genova; 2014 Cita Lotta Comunista (pag 93-95): linea sindacal-corporativa Roberto Speciale nato a Chiavari negli anni ’80 è stato consigliere comunale di Genova e consigliere regionale della Liguria, segretario provinciale e regionale del PCI dalla fine del 1980 al 1989 entrando nella Direzione nazionale. E stato eletto al Parlamento europeo per due legislature fino al 1999. In seguito ha dato vita al Centro In Europa e alla Fondazione Casa America – organizzazioni culturali di cui è presidente – che si occupano di Europa e di America latina realizzando eventi, ricerche, pubblicazioni, fra le quali le riviste «in Europa» e «Quaderni di Casa America».”,”PCIx-412″
“SPECTOR Ivar”,”The First Russian Revolution. Its Impact on Asia.”,”Ivar Spector teaches courses in Russian civilization and Soviet Muslim relations at the University of Washington. This latest volume was undertaken with the help of a 1959 Rockefeller Foundation grant. Professor Spector received a similar grant in 1955, as well as a grant-in-aid from the Social Science Research Council in 1956. Among his other published works are An Introduction to Russian History and Culture. The Soviet Union and the Muslim World, 1917-1958, The Golden Age of Russian Literature and Soviet Strength and Strategy in Asia. Preface, Notes, Bibliography, Appendixes: I. Petition of the Workers and Residents of St. Petersburg for Submission to Nicholas II on January 9, 1905, II. The Revolution of 1905 and the East by M. Pavlovitch, III. The Manifesto of October 17/30, 1905, Index”,”RIRx-093-FL”
“SPEER Albert”,”Diari segreti di Spandau.”,”””Dönitz ha avuto modo di leggere un estratto della storia ufficiale dell’ Ammiragliato britannico, fornitogli clandestinamente, ed è fuori di sé dalla gioia perché gli inglesi condividono in pieno la sua opinione, secondo cui la mancata costruzione di centinaia di U-Boot prima dell’ inizio della guerra, o al massimo durante i primi anni del conflitto, è stato un errore strategico decisivo. Più e più volte ripete che, quando lui e Raeder saranno liberi, metterà in piazza tutte queste cose, in polemica con Raeder stesso; e nel dirlo si accalora molto.”” (pag 247-248) “”Qualche tempo fa ho ricevuto clandestinamente il libro The Army Air Forces in World War II, una storia semiufficiale delle aviazioni militari della seconda guerra mondiale, compilata da Craven e Gate con la collaborazione di George Ball. Abbondantissima la documentazione, ma ciò non toglie che, a mio avviso, gli autori si siano lasciati sfuggire certi aspetti decisivi. Al pari di tutti gli altri studi sulla guerra aerea, che finora mi sono capitati sott’ occhio, anche questo attribuisce grande importanza alle distruzioni causate dagli attacchi aerei al potenziale industriale tedesco, e quindi alla produzione di armamenti, mentre in realtà i danni in questione non sono stati affatto determinanti, tant’è che ancora nel 1944 sul fronte orientale le nostre forze armate hanno potuto permettersi di perdere oltre diecimila pezzi d’ artiglieria di calibro superiore ai 75 mm e circa seimila carri armati medi e pesanti. L’ effettiva importanza della guerra aerea consistette nel fatto che, ben prima dell’ invasione, essa creò un secondo fronte, quello della difesa della Germania dal cielo. In ogni istante, le squadriglie di bombardieri potevano comparire al di sopra di ogni grande città o di ogni importante fabbrica, e l’ imprevedibilità degli attacchi rendeva il fronte in questione smisurato, al punto che ogni metro quadrato del territorio in nostre mani era prima linea. La difesa antiaerea richiedeva la disponibilità di migliaia di bocche da fuoco, la creazione di enormi depositi di munizioni in innumerevoli località e l’ impiego di centinaia di migliaia di soldati, che per giunta erano costretti a starsene per mesi senza far niente accanto ai loro pezzi in posizione. Da quanto ho letto finora, nessuno a tutt’oggi si è reso conto che questa è stata la più grande battaglia perduta dai tedeschi rispetto alla quale le perdite subite durante la ritirata sul fronte sovietico o a Stalingrado sono di minor conto.”” (pag 389″,”GERN-110″
“SPENCE Thomas”,”Das Gemeineigentum am Boden.”,”Thomas Spence was born in Newcastle in 1750. Spence became a schoolmaster and he gradually developed radical political views and in the 1770s began to argue that all land should be nationalised. Spence was strongly influenced by the writings of Tom Paine. In Newcastle he sold Paine’s work on the street as well as pamphlets that he had written. In December 1792 Spence moved to London and attempted to make a living my selling Tom Paine’s Rights of Man on street corners. He was arrested but soon after he was released from prison he opened a shop in Chancery Lane where he sold radical books and pamphlets. In 1793 he started a periodical, Pig’s Meat but in May 1794 he was arrested and imprisoned and because Habeas Corpus had been suspended, the authorities were able to hold him without trial until December 1794. After his release from prison Thomas Spence moved to a shop he called the ‘Hive of Liberty’, in Little Turnstile, Holban but in 1801 he was arrested and imprisoned for selling seditious publications. At his trial Spence called himself the unpaid “”advocate of the disinherited seed of Adam””. After Spence’s release he opened a shop in Oxford Street. The business was not a success and he eventually ended up selling broadsheets, handbills, newspapers and pamphlets from a barrow. To increase trade he also sold a hot drink called saloop. Spence wrote a great deal of the work that he sold. Spence was one of the first radicals to advocate women’s rights. He also campaigned for changes in the law to make it possible for working people to be able to obtain a divorce. By the early 1800s Spence had established himself as the unofficial leader of those Radicals who advocated revolution. James Watson, was one of the men who worked very closely with Spence during this period. Spence did not believe in a centralized radical body and instead encouraged the formation of small groups that could meet in local public houses. At the night the men walked the streets and chalked on the walls slogans such as “”Spence’s Plan and Full Bellies”” and “”The Land is the People’s Farm””. In 1800 and 1801 the authorities believed that Spence and his followers were responsible for bread riots in London. However, they did not have enough evidence to arrest them. Thomas Spence continued his campaign and was one of the eighteen radical journalists who was tried in British courts between 1808 and 1810. When Thomas Spence died in September 1814 he was buried by “”forty disciples”” who pledged that they would keep his ideas alive. This group of men formed the Society of Spencean Philanthropists and continued to meet for the next six years. It was Spenceans such as Arthur Thistlewood, James Ings, John Brunt, William Davidson and Richard Tidd that organised the Cato Street Conspiracy in 1820.”,”SOCU-087″
“SPENCE Jonathan”,”Mao Zedong.”,”Jonathan SPENCE, nato in Inghilterra nel 1936 professore a Yale, è uno dei maggiori sinologi viventi. Hunan. “”La figura del leader rivoluzionario russo Lenin compare per la prima volta negli scritti di Mao in un articolo del 1920. Il contesto, sorprendentemente, è quello della causa dell’ indipendenza hunanese, di cui Mao era diventato energico portavoce. Nel saggio, Mao sosteneva che la grandezza e la forza della Cina erano sempre state ingannevoli; esaminandola più da vicino, si riusciva a capire che era stata “”solida sulla cima ma cava alla base, altisonante in superficie ma in fondo insensibile e corrotta””. I tentativi del paese di dimostrarsi una repubblica erano una farsa che confermava la verità delle sue parole. Organismi politici efficaci dovevano svilupparsi a partire da un sistema sociale integrato, e un sistema del genere poteva inizialmente mettere radici solo nelle “”piccole località””, dove “”sono i singoli cittadini a costituire il fondamento dela cittadinanza nel suo complesso””; doveva inoltre trattarsi di un processo spontaneo, perché “”un tentativo di costruire forzatamente qualcosa del genere non avrebbe funzionato””. (pag 46) “”Gli eventi, tuttavia, stavano allontanando la Cina dalla federazione di province che Mao aveva in mente. Parte del problema consisteva nel fatto che l’ Hunan non era affatto unito: nel giro di pochi mesi dal ritorno di Mao da Shanghai, infatti, i signori della guerra rivali si stavano ancora una volta contendendo il controllo; nonostante la provincia avesse proclamato l’ indipendenza formale nel novembre del 1920 e formulato la sua costituzione – che garantiva tra l’ altro i pieni diritti civili alle donne – l’ assemblea dell’ Hunan non costituì mai una giurisdizione del tutto indipendente. Ugualmente decisivi furono gli sviluppi in Unione Sovietica””. (pag 47)”,”CINx-146″
“SPENCE Jonathan D., a cura di Carlo LAURENTI”,”Girotondo cinese. (Tit.orig.: Chinese Roundabout)”,”SPENCE Jonathan D. è nato in Inghilterra nel 1936. Docente alla Yale University, ha pubblicato vari studi sulla cultura cinese e la storia delle relazioni tra Cina e Occidente. Carlo LAURENTI, sinologo, ha curato un’ edizione del ‘Zhuang Zi’ (Adelphi, 1983). “”Finora ho parlato di opere che in modi diversi trattano della Cina, e che sono destinate a influenzare il nostro modo di percepire il suo popolo e la sua cultura. Ma i libri ambientati in Cina non devono necessariamente essere sulla Cina: La Cina può anche essere uno stratagemma, un espediente, come ben sapeva Voltaire. Così alcuni dei più celebri libri ambientati in Cina parlano in realtà delle idee politiche personali dell’ autore, e andrebbero letti e trattati in quanto tali. Penso a due opere di André Malraux, I conquistatori e Il destino dell’ uomo, la cui attenta lettura rivela quanto di rado i Cinesi compaiano come protagonisti principali nella storia: sono presenti solo in affermazioni su di loro fatte da altri””. (pag 107) “”La sesta età ti trasforma in un debole pantalone in ciabatte, le lenti al naso ed una borsa al fianco, calzoni di una volta ancora conservati, un mondo troppo largo per le tue gambe rinsecchite, e la voce da uomo di nuovo trasformata in falsetto, infantile: fischi striduli dal suono incrinato.”” Shakespeare (pag 120)”,”CINx-172″
“SPENCE Jonathan D.”,”La morte della donna Wang.”,”””Furono radunati gli abitanti del villaggio per fissare un piano d’ azione. Tutti erano spauriti e sembravano restii ad agire con decisione. Si discusse a lungo: c’erano una ventina di persone che parevano abbastanza coraggiose, ma il guaio era che non avevano armi. Per combinazione, tra i parenti di Tejen furono prese due spie. Ts’ui le voleva ammazzare, ma Li Shen si oppose; ordinò ai venti contadini di munirsi di lunghe pertiche e li dispose sparpagliati. Tagliò poi le orecchie alle due spie e le mise in libertà. “”Tutti indignati, esclamarono: “”””Abbiamo paura che i briganti si accorgano che non noi possediamo altre armi che queste; perché volete farle vedere loro? Se viene tutta la banda, chi può garantire che il villaggio non sia interamente distrutto?””. “”””Io voglio proprio che essi vengano”” rispose Li Shen “”per poter catturare i loro manutengoli e ammazzarli””. “”Inviò gente in tutte le direzioni e ciascuno prese in prestito archi, frecce e petardi. (…)””. (pag 131) pag 153″,”CINx-174″
“SPENCE Jonathan D.”,”The Chan’s Great Continent. China in Western Minds.”,”Alcune pagine bianche nella parte finale del volume Jonathan D. Spence, Sterling Professor of History alla Yale University. Nel capitolo 11 l’autore si occupa di Wittfogel e del suo ‘Dispotismo Orientale’, con alcune informazioni biografiche (pag 211-218) Marx. “”Marx had echoed Hegel in seeing China as “”without movement””, and as having a “”capacity for resistance”” to all social change. Marx conceived of four main stages in the economic formation of society, each linked to the nature of the control over the means of production: these were “”progressively”” (that is, sequentially) the Asiatic, the Ancient, the Feudal, and the Modern Bourgeois. But though the last three were analytically linked, the Asiatic was isolated and had no specific role in the scheme of development. “”From immemorial times””, Marx wrote, the Asiatic governments such as China’s functioned at only three levels: “”plunder of the interior”” (finance); “”plunder of the exterior”” (war); and the sphere of public works, designed to control water use and distribution through irrigation. In the West, private industry seeking equitable water use led to “”voluntary association””. But in the Asiatic societies, the control by the state was so strong that private industry did not emerge and foster such associations; instead, their place was taken by isolated and dispersed village communities. As part of his inquiry, Marx analysed the Taiping Rebellion carefully, but estimated that British capitalism would have a greater revolutionary effect on China’s overall development than would domestic rebels, for the British would end by splitting apart agriculture and industry there, and forcing new patterns to emerge (10)”” [Jonathan D. Spence, The Chan’s Great Continent. China in Western Minds, 1998] [(10) G.L. Ulmen, The Science of Society; Toward an Understanding of the Life and Work of Karl August Wittfogel’, The Hague, 1978, on Marx see p. 44, 66-68] (pag 210-211)”,”CINx-283″
“SPENCER Erberto”,”I primi principii. 1° edizione italiana sulla 5° edizione inglese (1887) per cura di Maria Sacchi e G. Cattaneo.”,”SPENCER (Herbert), filosofo inglese (Derby 1820 – Brighton 1903). Dopo aver lavorato per qualche tempo come ingegnere, lasciò la professione (1846) e cominciò a scrivere articoli di economia e di teoria politica sulla rivista ‘The Economist’. Dopo il 1855, anno di pubblicazione dei suoi ‘Princìpi di psicologia’, si dedicò completamente all’elaborazione del suo sistema filosofico, vivendo spesso in gravi ristrettezze e sopportando coraggiosamente le sofferenze procurategli dalla salute malferma. Ai ‘Princìpi’ Spencer fece seguire il saggio ‘Progresso, sua legge e sua causa’ (1857), nel quale i fondamenti dell’ evoluzionismo risultano già fissati in forma quasi definitiva. Vennero poi i volumi del ‘Sistema di filosofia sintetica’, del quale l’autore aveva tracciato il piano fin dal 1860: Primi princìpi (1862), Princìpi di biologia (1864-1867), Princìpi di psicologia(1870-1872), Princìpi di sociologia (1877-1896), Princìpi di etica (1892-1893). A questa monumentale trattazione sistematica vanno aggiunte opere collaterali spesso molto importanti, come quelle comprese nei due volumi di Saggi (1858-1863), Educazione intellettuale, morale e fisica (1861), La”,”FILx-132″
“SPENCER Herbert, a cura di Franco FERRAROTTI”,”Princìpi di Sociologia. Vol. I.”,”Herbert Spencer nasce a Derby il 27 aprile 1820. Ha molta influenza sulla sua formazione psicologica e morale, il padre, maestro, per il quale era essenziale indirizzare il pensiero e l’osservazione sulla via della spontaneità e della indipendenza. Nel 1824 riceve la sua prima istruzione a Nottingham dove il padre si era ritirato per motivi di salute. Nell’autunno del 1837, l’ingegnere Charles Fox, incaricato della costruzione della ferrovia Londra – Birmingham, offre a Spencer un impiego nell’impresa. Nel 1838 Spencer passa alle ferrovie Birmingham – Gluocester e vi rimane per un anno e mezzo. In tale periodo scrive degli articoli per il Civil Engineer’s Journal. Scopre il velocimetro. Aprile 1841 approfondisce le sue conoscenze matematiche nella casa paterna. Qui studia botanica, si occupa di scoperte meccaniche. Nel 1842 per la prima volta si occupa di politica e partecipa attivamente ad un’indagine per la estensione del diritto elettorale. Viene eletto segretario per Derby. Scrive The Proper Sphere of government nel giornale Nonconformist. Nel 1844 lavora per un mese nella redazione del Pilot a Manchester. Nel 1848 occupa il posto di vice-redattore nell’Economist, il più noto periodico finanziario ed economico inglese. Aprile 1853, Spencer rinuncia al lavoro giornalistico per dedicarsi a redigere il suo sistema filosofico, scrive i Principles of Psychology. In seguito scrive ulteriori articoli e opere. Spencer muore a Brighton nel dicembre 1903. “”Ma è nella biologia che Spencer crede di scorgere la riprova decisiva e insieme gli esempi più eloquenti del principio evolutivo. Studioso precoce di Lyell, lettore attento dell’embriologo estone Karl Ernst von Baer, influenzato assai presto dalle teorie e dalle intuizioni lamarckiane, è probabile che Spencer avrebbe potuto anche fare a meno del contributo darwiniano che invece è per solito considerato determinante. La scoperta di Darwin del principio della selezione naturale è certamente importante nel disegno finale del sistema spenceriano. Sta di fatto però che l”Origine della specie’ di Darwin viene pubblicata nella seconda metà del 1859 mentre il saggio di Spencer ‘I poteri dello sviluppo’, che lo stesso Darwin cita, è del 1852. E’ vero: il saggio è tutto rivolto alla confutazione delle tesi dei «creazionisti» e dei «fissisti», ma da esso si può chiaramente ricavare che Spencer già a quell’epoca era convinto assertore della fondatezza del principio evoluzionistico. Ciò non viene qui ricordato per lo sterile gusto di stabilire una priorità del tutto accademica. Piuttosto può servire a introdurre un interessante interrogativo: come mai si celebra, dalle correnti intellettuali più diverse, Darwin mentre si tende a censurare e a criticare, non sempre teneramente, Spencer? Dal Taine dei ‘Derniers essais de critique et d’histoire’ (Parigi, 1894) a Engels e ad Antonio Labriola, Spencer, se non è ridotto a mero discepolo di Darwin, è duramente criticato come poco scrupoloso utilizzatore, più che primo formulatore, del principio dell’evoluzione. Vedo la spiegazione di questo diverso trattamento di Spencer rispetto a Darwin nel diverso compito storico che i due uomini, più o meno consapevolmente, si assumono. Darwin è uno scienziato nel senso ristretto del termine: con l’osservazione e l’esperienza perviene a dimostrare che la selezione naturale produce variazioni spontanee negli organismi e genera quindi nuovi gradi di sviluppo, cioè dà luogo avere uno stadio evolutivo superiore. Come sempre accade, anche Darwin aveva avuto degli illustri, puntuali predecessori: in primo luogo il nonno, Erasmus Darwin, venuto a morte nel 1802 a Derby, città natale di Spencer, e quindi, figura assai più importante, Lamarck (1744-1829) che nella ‘Filosofia zoologica’ già fissa alcuni punti fondamentali per la fase evoluzionistica. Spencer è qualche cosa di più che uno scienziato nel senso tradizionale. Le stesse caratteristiche della sua opera sono lì a testimoniarlo. E’ certamente uno scienziato, un pubblicista, l’autore di una serie di articoli e saggi dedicati agli argomenti del giorno, vale a dire è anche, nel senso più alto del termine, un propagandista”” (pag 18-19) (dall’introduzione di Franco Ferrarotti)”,”TEOS-122-FL”
“SPENCER Herbert, a cura di Franco FERRAROTTI”,”Princìpi di Sociologia. Vol. II.”,”Herbert Spencer nasce a Derby il 27 aprile 1820. Ha molta influenza sulla sua formazione psicologica e morale, il padre, maestro, per il quale era essenziale indirizzare il pensiero e l’osservazione sulla via della spontaneità e della indipendenza. Nel 1824 riceve la sua prima istruzione a Nottingham dove il padre si era ritirato per motivi di salute. Nell’autunno del 1837, l’ingegnere Charles Fox, incaricato della costruzione della ferrovia Londra – Birmingham, offre a Spencer un impiego nell’impresa. Nel 1938 Spencer passa alle ferrovie Birmingham – Gluocester e vi rimane per un anno e mezzo. In tale periodo scrive degli articoli per il Civil Engineer’s Journal. Scopre il velocimetro. Aprile 1841 approfondisce le sue conoscenze matematiche nella casa paterna. Qui studia botanica, si occupa di scoperte meccaniche. Nel 1842 per la prima volta si occupa di politica e partecipa attivamente ad un’indagine per la estensione del diritto elettorale. Viene eletto segretario per Derby. Scrive The Proper Sphere of government nel giornale Nonconformist. Nel 1844 lavora per un mese nella redazione del Pilot a Manchester. Nel 1848 occupa il posto di vice-redattore nell’Economist, il più noto periodico finanziario ed economico inglese. Aprile 1853, Spencer rinuncia al lavoro giornalistico per dedicarsi a redigere il suo sistema filosofico, scrive i Principles of Psychology. In seguito scrive uteriori articoli e opere. Spencer muore a Brighton nel dicembre 1903.”,”TEOS-123-FL”
“SPENDEL Giovanna”,”La Mosca degli anni Venti. Sogni e utopie di una generazione.”,”ANTE1-26 Giovanna Spendel insegna lingua e letteratura russa all’Università di Torino. E’ autrice di molti studi di letteratura russa. E ha curato per Mondadori i romanzi di Turgenev, i racconti di Dostoevskij e di Bulgakov.”,”RUSU-203″
“SPENDEL Giovanna”,”Storia della letteratura russa.”,”Giovanna Spendel insegna Lingua e letteratura russa all’Università di Torino . È autrice di vari studi di letteratura russa. Ha curato per la Mondadori l’opera di Puskin (insieme a E. Bazzarelli), i romanzi di Turgenev, i racconti di Dostoevskij e di Bulgakov. ‘L’atteggiamento iniziale dell’intelligencija nei confronti della rivoluzione, ad eccezione di pochissimi, fu più di ostilità e di diffidenza che di adesione. Perfino M. Gorkij mantenne un atteggiamento critico per quasi un anno dopo l’ottobre, fino al momento dell’attentato a Lenin (agosto 1918) come stanno a testimoniare i suoi articoli sul giornale ‘Vita nuova’. La posizione di ostilità e di neutralità della maggior parte degli intellettuali non sarebbe mutata fino al 1919, anno in cui la sospensione di tutti i periodici non politici e le dure condizioni di vita posero anche i membri dell’intelligencija tradizionale in una situazione precaria, riducendo gli scrittori e gli artisti a uno stato di afasia. In loro soccorso venne Gorkij (incoraggiato peraltro dal nuovo regime) che, con la fondazione della casa editrice «Letteratura mondiale», incaricata di pubblicare le principali opere della letteratura universale, creò per molti di essi concrete occasioni di lavoro e al contempo, con la istituzione della Casa degli Scrittori, offrì loro condizioni di vita meno disagiate e decenti razioni alimentari. L’attentato alla vita di Lenin segnò, nell’ambito culturale, un’altra importante svolta: la fine della stampa borghese. Fu così che molti scrittori, prima di scegliere la via dell’emigrazione, cercarono rifugio nelle zone occupate dalle forze antisovietiche, riflettendo anche sul piano letterario la divisione della guerra civile seguita alla rivoluzione d’ottobre. All’ombra del potere bolscevico continuarono invece a operare i gruppi che si erano andati avvicinando alla rivoluzione, come i futuristi e gli immaginisti, per non parlare degli scrittori proletari. Nel 1919 l’estrema gravità della situazione e la penuria di carta portarono alla sospensione di tutte le pubblicazioni strettamente non politiche. Delle varie attività e forme letterarie, in questo periodo fu la poesia quella che meglio riuscì a sopravvivere, grazie alle manifestazioni e alle iniziative che sopperivano alla mancata pubblicazione dei testi (letture pubbliche in caffè, teatri); anche il teatro, per ragioni analoghe, riuscì a sopravvivere alla mancanza di carta. Libri ne venivano pubblicati ben pochi, anche se non mancano episodi sorprendenti: ad esempi la stampa, nel 1918, delle poesie di Z. Gippius, già dichiarata ufficialmente nemica dell’Unione Sovietica. La disfatta del generale «bianco» Denikin nel 1919 e la successiva occupazione dei territori contesi da parte dei bolscevichi determinarono il primo esodo di massa dell’intelligencija letteraria verso l’estero. Il loro numero aumentò ulteriormente a partire dall’anno successivo, dopo le disfatte dell’ammiraglio Kolciak in Siberia e di Vrangel in Crimea, sicché la divisione della letteratura russa in quegli anni in due distinti tronconi (letteratura sovietica e letteratura d’emigrazione) si fece ancora più netta. Si arriverà così al 1921, anno della Nuova Politica Economica (NEP) e della conseguente «rinascita» di varie case editrice private: negli anni immediatamente successivi (almeno fino a tutto il 1923) la letteratura sovietica presentò un carattere irripetibile per la straordinaria ricchezza e varietà del quadro. Al predominio della poesia, che aveva caratterizzato gli anni tra il 1919 e il 1921, subentrerà quello della narrativa con l’avvento di molti scrittori giovani’ (pag 61-62)”,”RUSx-198″
“SPENGLER Tilman a cura; contiene Tilman SPENGLER Alexej CHANJUTIN Boris RAWDIN”,”Lenins letzte Tage. Eine Rekonstruktion von Alexej Chanjutin und Boris Rawdin.”,”Contiene: Tilman SPENGLER, Lenin-Prospekt 1994 Alexej CHANJUTIN, Boris RAWDIN, Lenin in Gorki. Ein literarisches Drehbuch.”,”LENS-066″
“SPENGLER Tilman”,”Il cervello di Lenin. Romanzo.”,”SPENGLER è nato nel 1947 ed è uno storico affermato e assai noto in Germania. Ha lavorato per sei anni come collaboratore scientifico di Carl Friedrich von WEIZSACHER all’interno del prestigioso Max Planck Institut a Starnberg. Attualmente vive ad Ambach. Questo è il suo primo romanzo.”,”SCIx-089″
“SPENGLER Oswald”,”Años decisivos.”,”””Siamo entrati nell’ era delle guerre mondiali”” (pag 32)”,”GERN-074″
“SPENGLER Oswald, a cura di Maurizio GUERRI”,”Eraclito.”,”Maurizio GUERRI, curatore dell’ opera, è dottorando di filosofia (estetica) presso l’ Università di Bologna e collabora con le cattedre di estetica dell’ Università degli studi di Milano. Ha pubbblicato saggi su Nietzsche, Klages e Junger. “”Nell’ accadere, così come viene concepito dall’ energetica, il contrasto e l’ equilibrio tra tensioni opposte assumono un significato analogo a quello che possiede la guerra nell’ ambito del’ esistenza umana (…:(tr.C: “”Tutte le cose sorgono secondo la contesa””)). La guerra si presenta come una giustificazione di quell’ ordine gerarchico e aristocratico prediletto da Eraclito. Non possono esistere rapporti eterni e statici: gli dèi e gli uomini, i liberi e gli schiavi sono sottomessi alla legge di una trasformazione necessaria””. (pag 54) “”Tutte le cose sorgono secondo la contesa”” (pag 54) “”Morte à quanto vediamo da svegli; sogno, quanto vediamo dormendo”” “”Tutte quante le cose sensibili scorrono perpetuamente e di esse non v’è scienza”” “”Occhi e orecchi sono cattivi testimoni per gli uomini che abbiano anime barbare”” “”Gli asini sceglierebbero i rifiuti piuttosto che l’oro”” “”I medici tagliano e bruciano: e facendo questo si lamentano di non ricevere una degna mercede”” “”Che accada quanto vogliono, per gli uomini non è la cosa migliore”” (pag 54-55)”,”FILx-300″
“SPENGLER Oswald, edizione a cura di Rita CALABRESE CONTE Margherita COTTONE Furio JESI”,”Il tramonto dell’Occidente. Lineamenti di una morfologia della storia mondiale.”,”Il volume contiene un ritaglio di giornale e un testo tratto da internet “”(…) la storia mondiale è per Spengler un meraviglioso apparire e scomparire di forme organiche, un inesauribile formarsi e trasformarsi; come il movimento eterno che gli suggerivano le ‘Madri’, divinità della metamorfosi del Tutto, evocate da Goethe nella celebre scena del ‘Faust'”” (pag XI, introduzione di Stefano Zecchi) Nei concetti di Spengler si ritrova in parte il mondo di Goethe e l’interpretazione dello stesso Spengler di Eraclito (pag XV) “”L’attenzione che gli Stoici dedicarono al loro corpo individuale, i pensatori occidentali la dedicano al corpo sociale. Non è un caso che la scuola di Hegel abbia dato luogo al socialismo (Marx, Engels), all’anarchismo (Stirner) e ai problemi del dramma sociale (Hebbel). Il socialismo è un’economia politica che riveste la forma di un”etica, e di un’etica ‘imperativa’. Finché esistette una metafisica in grande stile l’economia politica era rimasta una semplice ‘scienza’. Non appena la “”filosofia”” s’identificò all’etica pratica, essa prese il posto che la matematica aveva avuto ‘quale base della concezione del mondo’. Tale è il significato di Cousin, di Bentham, di Comte, di Stuart Mill e di Spencer”” (pag 553-554)”,”STOx-227″
“SPERANZA Francesco”,”Relazioni e strutture.”,”Francesco Speranza è attualmente titolare della Cattedra di Geometria presso l’Università di Parma. Ha tenuto corsi universitari di varie discipline matematiche. Le sue pubblicazioni riguardano specialmente la geometrioa differenziale e le discipline collegate, e la teoria dei grafi.”,”SCIx-141-FL”
“SPERANZA Francesco”,”Matematica per gli insegnanti di matematica.”,”Francesco Speranza è attualmente titolare della Cattedra di Geometria presso l’Università di Parma. Ha tenuto corsi universitari di varie discipline matematiche. Le sue pubblicazioni riguardano specialmente la geometrioa differenziale e le discipline collegate, e la teoria dei grafi.”,”SCIx-261-FL”
“SPERBER Jonathan”,”Revolutionary Europe, 1780-1850.”,”Jonathan Sperber University of Missouri”,”STOS-172″
“SPERBER Manés”,”Porteurs d’eau. Ces temps-là.”,”Sperber Manès. – Scrittore di lingua tedesca (Zablotow, Ivano-Frankovsk, 1905 – Parigi 1984), di origine ebraico-polacca. Allievo di A. Adler a Vienna, docente di psicologia e politica sociale a Berlino, nel 1927 entrò nel Partito comunista. Emigrato nel 1933, abbandonò il partito criticandone il processo di stalinizzazione, optando per un socialismo di stampo umanistico. Della sua opera, che include tra l’altro scritti in francese, si ricorda soprattutto la trilogia a sfondo autobiografico Wie eine Träne im Ozean (1961), partecipe documento sulla tragedia dell’intellettuale europeo negli anni 1933-45. Ispirati ai ricordi, spesso rivissuti con impietoso spirito critico, sono anche i saggi Alfred Adler. Das Elend der Psychologie (1970), Individuum und Gemeinschaft (1978), Nur eine Brücke zwischen gestern und morgen (1980). Postumo è apparso il frammento del romanzo Der schwarze Zaun (1986). (Treccani)”,”BIOx-306″
“SPERBER Manés”,”Le pont inachevé. Ces temps-là.”,”Sperber Manès. – Scrittore di lingua tedesca (Zablotow, Ivano-Frankovsk, 1905 – Parigi 1984), di origine ebraico-polacca. Allievo di A. Adler a Vienna, docente di psicologia e politica sociale a Berlino, nel 1927 entrò nel Partito comunista. Emigrato nel 1933, abbandonò il partito criticandone il processo di stalinizzazione, optando per un socialismo di stampo umanistico. Della sua opera, che include tra l’altro scritti in francese, si ricorda soprattutto la trilogia a sfondo autobiografico Wie eine Träne im Ozean (1961), partecipe documento sulla tragedia dell’intellettuale europeo negli anni 1933-45. Ispirati ai ricordi, spesso rivissuti con impietoso spirito critico, sono anche i saggi Alfred Adler. Das Elend der Psychologie (1970), Individuum und Gemeinschaft (1978), Nur eine Brücke zwischen gestern und morgen (1980). Postumo è apparso il frammento del romanzo Der schwarze Zaun (1986). (Treccani)”,”BIOx-307″
“SPERBER Manés”,”Au dela de l’oubli. Ces temps-là.”,”Sperber Manès. – Scrittore di lingua tedesca (Zablotow, Ivano-Frankovsk, 1905 – Parigi 1984), di origine ebraico-polacca. Allievo di A. Adler a Vienna, docente di psicologia e politica sociale a Berlino, nel 1927 entrò nel Partito comunista. Emigrato nel 1933, abbandonò il partito criticandone il processo di stalinizzazione, optando per un socialismo di stampo umanistico. Della sua opera, che include tra l’altro scritti in francese, si ricorda soprattutto la trilogia a sfondo autobiografico Wie eine Träne im Ozean (1961), partecipe documento sulla tragedia dell’intellettuale europeo negli anni 1933-45. Ispirati ai ricordi, spesso rivissuti con impietoso spirito critico, sono anche i saggi Alfred Adler. Das Elend der Psychologie (1970), Individuum und Gemeinschaft (1978), Nur eine Brücke zwischen gestern und morgen (1980). Postumo è apparso il frammento del romanzo Der schwarze Zaun (1986). (Treccani)”,”BIOx-308″
“SPERBER Jonathan”,”The European Revolutions, 1848-1851.”,”SPERBER Jonathan, Professor of History at the University of Missouri-Columbia. Contiene il capitolo: The anatomy of a revolution: 1789-1848-1917 (pag 239-245) La questione che si pongono gli storici è perché le rivoluzioni di metà secolo XIX sono fallite? “”The conclusion to the previous section raises the question historians invariably ask about the mid-nineteenth-century revolutions. Why were they a failure? To put it more precisely, why were the initial victories of the 1848 revolution so short lived? Why were the revolutionaries so unsuccessful in creating a new regime? Why did the authorities chased from office in the spring of 1848 return to power within a year or two? To pose these questions is, implicitly, to raise a comparison, to ask why the 1848 revolutions had a different outcome from those of 1789 or 1917, when the overthrown authorities did not return to office and long-lasting new regimes were created. The usual answer historians offer is that the 1848 revolutions were not successful because the 1848 revolutionaries were not revolutionary enough. They lacked the energy and drive, the willingness to take drastic and ruthless measures, demonstrated by their Jacobin predecessors and Bolshevik successors. Sometimes this is attributed to personal failures of the revolutionary leaders, who appear as blowhards and big mouths, able to talk a good revolution but frighten ed by the daring and bloodshed required for effective action. A more sophisticated version of this argument, ultimately going back to Karl Marx, although widely adopted by non-Marxists as well, attributes the failings of the 1848 revolutionaries to specific social and economic developments. In 1789 and the early 1790s, so the argument goes, revolutionaries from the middle class could uninhibitedly mobilize popular support for an assault on the absolutist regime and on feudal and seigneurial institutions, the common people not following any conscious political goals of their own. In 1848, the development of an organized working-class and socialist movement made this impossibile: the middle-class revolutionaries were too scared of what the masses might do to engage in this sort of popular mobilization. Instead, their revolutionary activities were half-hearted, characterized by a search for compromise with the pre-1848 authorities. But the labor movement, this argument continues, was still too weak to seize power on its own accord; that would have to wait for the twentieth century. In this sense, 1848 was the revolution that fell between two stools – the bourgeois of 1789 and the proletarian of 1917″” (pag 245-246) [Jonathan Sperber, ‘The European Revolutions, 1848-1851’, Cambridge, 1984]”,”QUAR-089″
“SPERONI Donato”,”Il romanzo della Confindustria. Dal 1910 al 1975.”,”SPERONI Donato, 33 anni (1975), giornalista economico, è stato vice caporedattore della rivista ‘Successo’, responsabile del servizio studi dell’ ufficio relazioni pubbliche e poi amministratore delegato di una società editoriale del gruppo Montedison, condirettore della rivista ‘L’ industria’. “”In realtà nei prossimi mesi la battaglia interna alla Confindustria non si combatterà sul problema dei comunisti, ma ancora una volta, su quello dei rapporti con la Democrazia Cristiana. I comunisti sono una nuova classe dirigente con la quale gli industriali devono necessariamente stabilire un rapporto, ma che è vissuta come “”estranea”” rispetto ai gruppi dirigenti della Confindustria, dove la componente più a sinistra è quella filosocialista rappresentata da Wilmer Graziano e Piero Pozzoli; ed è, tra l’ altro, una componente del tutto emarginata, perché gli industriali italiani, anche i più illuminati, sembrano nutrire verso il PSI l’ astio che solitamente si ha nei confronti di una grande amore che ha deluso. I democristiani, invece, in alcune loro componenti sono tutt’uno col mondo industriale degli ultimi trent’anni. Il problema non è dunque se stabilire un rapporto con il PCI, che è già oggi inevitabil, ma chi deve gestire questo rapporto: se cioè deve essere gestito in pieno autonomia dalla DC, o in stretto collegamento con gli uomini dell’ ex partito di maggioranza””. (pag 192)”,”ITAE-120″
“SPERONI Gigi”,”Mussolini deve morire. Dicembre 1944. Quando Giovanni Pesce tentò di uccidere il Duce.”,”SPERONI Gigi è attualmente (2004) direttore dell’Istituto per la Formazione del Giornalismo (IFG) di Milano. Già inviato speciale, direttore della Rizzoli Tv, coautore con Enzo Tortora (‘Portobello’, ‘Giallo’), ha pubblicato diciotto libri tra biografie e saggi. Per Bompiani: ‘I Savoia scomodi’ (2003) e ‘Umberto II’ (2004). “”Ezra Pound (…) poeta americano, che per oltre vent’anni ha vissuto a Rapallo e adesso s’è trasferito a Salò, il professore ha letto un saggio, ‘L’America, Roosevelt e le cause della guerra’, interessante in un passo: “”Questa guerra non è stata causata da alcun capriccio di Mussolini o di Hitler. Essa fa parte di ua lotta secolare che si combatte tra gli usurai e i contadini, tra l’usurocrazia e chiunque si guadagna da vivere con una onesta giornata di lavoro, con la mente e con le braccia”””” (pag 121) “”(…) Siebenhüber vede il direttore di “”Crociata Italica”” il settimanale che pubblica molti articoli di Pound. Don Tullio Calcagno è una delle tante figure curiose che compongono il variopinto mosaico del fascismo repubblicano, un mondo lontanissimo dalla quadrata mentalità tedesca, e che il professore va conoscendo di giorno in giorno con crescente perplessità. Don Calcagno era salito da Terni al Nord perché, alla boa dei quarant’anni, aveva scoperto la sua vera vocazione di prete-combattente; in camicia nera, ovvio. Roberto Farinacci, filonazista senza tentennamenti, ras indiscusso di Cremona, direttore del quotidiano “”Il Regime Fascista””, gli aveva concesso l’uso della sua tipografia, dove il sacerdote stampava il periodico. La Chiesa aveva sospeso ‘a divinis’ don Tullio che, in compenso, era stato benedetto da Mussolini: “”Trovo la vostra pubblicazione ben fatta e rispondente ai bisogni del momento. Voi, che avete cura delle anime, potete far comprendere più efficacemente degli altri che gli ideali della religione e della patria non sono solo conciliabili ma vanno perfettamente congiunti””. Ezra Pound era la firma più prestigiosa del giornale, a cui collaboravano una decina di tonache di Salò, e tra queste don Edmondo De Amicis, un prete che, probabilmente, sfogava così la frustrazione di sobbarcarsi il peso di un nome tanto impegnativo. Pochi giorni prima il professore aveva ascoltato alla radio una predica ‘sui generis’ di don Calcagno: “”Noi crociati italiani a fianco dei nostri fedeli, generosi, eroici alleati germanici combatteremo con tutta l’anima e con tutto il corpo fino all’anelito supremo””. Non si stupisce quindi di vederlo al Principe, ovvero in terra tedesca. Anche il crociato non è d’accordo con Mussolini sul problema delle rappresaglie, comunque trova “”esaltante”” l’accenno alle armi nuove “”che, sicuramente, saranno definitive””. Il professore se ne compiace ma è un po’ più cauto. Cita al prete un motto di Isabella d’Este Gonzaga: “”Nec spe nec metu”” (Né con speranza, né con paura), ma l’altro subito lo corregge: “”Direi, piuttosto, “”Cum spe, sine metu”””” (pag 121-122)”,”ITAR-220″
“SPEZZANO Francesco”,”Fascismo e antifascismo in Calabria.”,”Si cita tra l’altro Leonida Repaci (pag 35, 61, 68, 107, 124) e di Fausto Gullo. “”Leonida Repaci ne ‘I fratelli Rupe’ scrive: “”In Calabria alcuni sacerdoti hanno indossato la camicia nera. Nera su nera tonaca’”” (pag 61) Leonida Repaci, ‘I Fratelli di Rupe’, Ed. Mondadori G. Li Causi, ‘Il lungo cammino’, Ed. Riuniti, 1974″,”ITAD-004-FP”
“SPILIMBERGO Jorge E.”,”EL Socialismo en la Argentina. Del socialismo cipayo a la izquierda nacional.”,”Razzismo “”socialista””. “”Tra le cause di questo razzismo c’è la tradizione puritana inglese, ereditata dagli Stati Uniti. I lettori del Vecchio Testamento, approndono lì, per analogia, di considerarsi “”la razza eletta””. La segregazione razziale in Nord-america, l’ infetta fattoria sudafricana, la incontaminata Australia, la bionda Nuova Zelanda, hanno i loro antecedenti nello sterminio sistematico (i cinque sesti) degli irlandesi da parte di Cromwell, impresa che Hitler non può oscurare””. (pag 33) Perché Lenin non fu stalinista? “”Proprio Lenin lottò negli ultimi mesi della sua vita contro i primi sintomi della controrivoluzione burocratica””. (pag 238)”,”MALx-025″
“SPINELLA Mario CARACCIOLO Alberto AMADUZZI Ruggero PETRONIO Giuseppe a cura; articoli di Olindo MALAGODI Angiolo CABRINI Leonida BISSOLATI Ivanoe BONOMI Alessandro SCHIAVI Giovanni ZIBORDI Antonio GRAZIADEI Achille LORIA Ettore CICCOTTI Paul LAFARGUE Arturo LABRIOLA Vilfredo PARETO G.E. MODIGLIANI Giacomo MATTEOTTI Gino LUZZATTO Rinaldo RIGOLA Filippo TURATI Cesare LOMBROSO Gaetano SALVEMINI Rodolfo MONDOLFO e altri”,”Critica Sociale. Volume secondo. Questione agraria. Problemi dell’ economia e del lavoro. Problemi della cultura.”,”Articoli di Olindo MALAGODI Angiolo CABRINI Leonida BISSOLATI Ivanoe BONOMI Alessandro SCHIAVI Giovanni ZIBORDI Antonio GRAZIADEI Achille LORIA Ettore CICCOTTI Paul LAFARGUE Arturo LABRIOLA Vilfredo PARETO G.E. MODIGLIANI Giacomo MATTEOTTI Gino LUZZATTO Rinaldo RIGOLA Filippo TURATI Cesare LOMBROSO Gaetano SALVEMINI Rodolfo MONDOLFO e altri. “”L’ emigrazione europea rese possibile il colossale sviluppo dell’ agricoltura americana; che colla sua concorrenza scrolla le basi della grande come della piccola proprietà terriera in Europa.”” Così scrivevano nell’ 82 C. Marx e F. Engels, e non è a dire se in quest’altro decennio la piaga non si sia inciprignita”” (pag 56)”,”MITS-149″
“SPINELLA Mario CARACCIOLO Alberto AMADUZZI Ruggero PETRONIO Giuseppe a cura; articoli di TURATI Filippo CANDELARI Romeo BISSOLATI Leonida GNOCCHI-VIANI Osvaldo KULISCIOFF Anna MALAGODI Olindo CICCOTTI Ettore CECCARONI Guido CABRINI Angiolo LABRIOLA Arturo LONCAO Enrico LABRIOLA Antonio BONOMI Ivanoe TREVES Claudio RENSI Giuseppe SALVEMINI Gaetano GRAZIADEI Antonio ZIBORDI Giovanni CICCOTTI Francesco TREVES Angelo SCHIAVI Alessandro MONDOLFO Rodolfo GORETTI Cesare RIGOLA Rinaldo ROSSELLI Carlo SPELLANZON Cesare DAL-PANE Luigi LEVI Alessandro”,”Critica Sociale. Volume primo. Politica e ideologia politica.”,”Contiene tra l’altro: – Arturo Labriola, Marx pensiero e azione – Arturo Labriola e Turati, Leninismo e marxismo – Mondolfo, Leninismo e marxismo – C.Treves, Marx e l’ultima polemica di casa – Spellanzon, Lenin e la rivoluzione russa – Mondolfo, Ricordando Antonio Labriola – Luigi Dal Pane, Antonio Labriola e il marxismo in Italia Articoli di TURATI Filippo CANDELARI Romeo BISSOLATI Leonida GNOCCHI-VIANI Osvaldo KULISCIOFF Anna MALAGODI Olindo CICCOTTI Ettore CECCARONI Guido CABRINI Angiolo LABRIOLA Arturo LONCAO Enrico LABRIOLA Antonio BONOMI Ivanoe TREVES Claudio SCHIAVI Alessandro RENSI Giuseppe SALVEMINI Gaetano GRAZIADEI Antonio ZIBORDI Giovanni CICCOTTI Francesco TREVES Angelo MONDOLFO Rodolfo GORETTI Cesare RIGOLA Rinaldo ROSSELLI Carlo SPELLANZON Cesare DAL-PANE Luigi LEVI Alessandro”,”EMEx-081″
“SPINELLA Mario CARACCIOLO Alberto AMADUZZI Ruggero PETRONIO Giuseppe a cura; articoli di Olindo MALAGODI Angiolo CABRINI Leonida BISSOLATI Ivanoe BONOMI Alessandro SCHIAVI Giovanni ZIBORDI Antonio GRAZIADEI Achille LORIA Ettore CICCOTTI Paul LAFARGUE Arturo LABRIOLA Vilfredo PARETO G.E. MODIGLIANI Giacomo MATTEOTTI Gino LUZZATTO Rinaldo RIGOLA Filippo TURATI Cesare LOMBROSO Gaetano SALVEMINI Rodolfo MONDOLFO Ilio GHERARDINI Gerolamo GATTI Emilio GALLAVRESI Giuseppe SAVIOLI Pilo ROCCA Giuseppe GARIBOTTI Giuseppe BONZO Sebastiano CAMMARERI SCURTI Giuseppe CANEPA Ivanoe BONOMI Carlo VEZZANI Arnaldo LUCCI Egidio BERNAROLI Alessando SCHIAVI Giovanni ZIBORDI Meuccio RUINI Alberto MALATESTA Giulio PUGLIESE Mario CASALINI Antonio GRAZIADEI Modesto CUGNOLIO Giovanni MERLONI M. PIAZZA Olindo GORNI Tomaso SOLCI Alessando LEVI Biagio RIGUZZI Achille LORIA Francesco MAIONI Romeo SOLDI Paolo LAFARGUE Arturo LABRIOLA E. MORTARA Vilfredo PARETO G.E. MODIGLIANI Giovanni MONTEMARTINI Antonio GRAZIADEI Luigi NEGRO Giulio CASALINI Attilio CABIATI Eugenio RIGNANO Pietro NURRA Meuccio RUINI Angelo CRESPI Franz WEISS Antonio CAMPANOZZI Giacomo MATTEOTTI Gino LUZZATTO Sigismondo BALDUCCI Benvenuto GRIZIOTTI Pietro FONTANA Giuseppe D’ANGELO Ferruccio BOFFI Vittorio OSIMO Alessando LEVI Cesare LOMBROSO Gaetano SALVEMINI Giuseppe BEDETTI”,”Critica Sociale. Volume secondo. Questione agraria. Problemi dell’economia e del lavoro. Problemi della cultura.”,”Articoli di Olindo MALAGODI Angiolo CABRINI Leonida BISSOLATI Ivanoe BONOMI Alessandro SCHIAVI Giovanni ZIBORDI Antonio GRAZIADEI Achille LORIA Ettore CICCOTTI Paul LAFARGUE Arturo LABRIOLA Vilfredo PARETO G.E. MODIGLIANI Giacomo MATTEOTTI Gino LUZZATTO Rinaldo RIGOLA Filippo TURATI Cesare LOMBROSO Gaetano SALVEMINI Rodolfo MONDOLFO Ilio GHERARDINI Gerolamo GATTI Emilio GALLAVRESI Giuseppe SAVIOLI Pilo ROCCA Giuseppe GARIBOTTI Giuseppe BONZO Sebastiano CAMMARERI SCURTI Giuseppe CANEPA Ivanoe BONOMI Carlo VEZZANI Arnaldo LUCCI Egidio BERNAROLI Alessando SCHIAVI Giovanni ZIBORDI Meuccio RUINI Alberto MALATESTA Giulio PUGLIESE Mario CASALINI Antonio GRAZIADEI Modesto CUGNOLIO Giovanni MERLONI M. PIAZZA Olindo GORNI Tomaso SOLCI Alessando LEVI Biagio RIGUZZI Achille LORIA Francesco MAIONI Romeo SOLDI Paolo LAFARGUE Arturo LABRIOLA E. MORTARA Vilfredo PARETO G.E. MODIGLIANI Giovanni MONTEMARTINI Antonio GRAZIADEI Luigi NEGRO Giulio CASALINI Attilio CABIATI Eugenio RIGNANO Pietro NURRA Meuccio RUINI Angelo CRESPI Franz WEISS Antonio CAMPANOZZI Giacomo MATTEOTTI Gino LUZZATTO Sigismondo BALDUCCI Benvenuto GRIZIOTTI Pietro FONTANA Giuseppe D’ANGELO Ferruccio BOFFI Vittorio OSIMO Alessando LEVI Cesare LOMBROSO Gaetano SALVEMINI Giuseppe BEDETTI”,”EMEx-086″
“SPINELLA Mario a cura; saggi di Theodor W. Raymond ARON Adam SCHAFF Erich FROMM Evgueni KAM ENOV Anatol RAPOPORT Mihailo MARKOVIC Jürgen HABERMAS Herbert MARCUSE Costin MURGESCU Robert C. TUCKER Charles FRANKEL Jndrich ZELENY T.I. OJZERMAN Cesare LUPORINI Jean HYPPOLITE ROger GARAUDY Agnès HELLER Joszef SZIGETI H.M.A. ONITIRI Eric J. HOBSBAWM Abdallah LAROUI”,”Marx vivo. Vol 1. Filosofia e metodologia.”,”(Opera rischedata in due volumi precedente in due volumi in una scheda sola, da cancellare) Saggi scritti in occasione del 150° anniversario della nascita di K. Marx Saggi di ADORNO T.W. ARON R. SCHAFF FROMM KAMENOV RAPOPORT MARKOVIC HABERMAS MARCUSE TUCKER FRANKEL e altri saggisti: ZELENY, OJZERMAN, LUPORINI, HYPPOLITE, GARAUDY, HELLER, SZIGETI, ONITIRI, HOBSBAWM, LAROUI, RODINSON, ZAMOCHKIN, BAUMAN, MARKUS, CARDOSO, RUMIANZEV, FERRAROTTI, TIMOFEEV, KUCZYNSKI Jurgen, CINKARUK, HEGEDÜS, ABDEL-MALEK, SAUVY, VINOGRADOV, MILEIKOVSKY, KALACKI, ROBINSON, SACHS, TSURU, FURTADO, DAS-GUPTA, ZELENY, OJZERMAN, LUPORINI, HYPPOLITE, GARAUDY, HELLER, SZIGETI, ONITIRI, HOBSBAWM, LAROUI”,”MADS-082″
“SPINELLA Mario a cura, saggi di Maxime RODINSON Y.A. ZAMOCHKIN Zygmunt BAUMAN Gyorgy MARKUS Fernando Henrique CARDOSO A.M. RUMIANZEV Franco FERRAROTTI Timorr TIMOFEEV Jurgen KUCZYNSKI V.I.CINKARUK Andras HEGEDÜS Anouar ABDEL-MALEK Alfred SAUVY V.A. VINOGRADOV V.A. MILEIKOVSKY Michal KALACKI Joan ROBINSON Ignacy SACHS Shigeto TSURU Celso FURTADO A.K. DAS-GUPTA”,”Marx vivo. Vol 2. Sociologia e economia.”,”(Opera rischedata in due volumi precedente in due volumi in una scheda sola, da cancellare) Saggi scritti in occasione del 150° anniversario della nascita di K. Marx Saggi di RODINSON, ZAMOCHKIN, BAUMAN, MARKUS, CARDOSO, RUMIANZEV, FERRAROTTI, TIMOFEEV, KUCZYNSKI Jurgen, CINKARUK, HEGEDÜS, ABDEL-MALEK, SAUVY, VINOGRADOV, MILEIKOVSKY, KALACKI, ROBINSON, SACHS, TSURU, FURTADO, DAS-GUPTA, KUCZYNSKI Jurgen: Marx e l’analisi scientifica della condizione dei lavoratori FERRAROTTI Franco: Note su Marx e lo studio del cambiamento tecnico”,”MADS-082-B”
“SPINELLA Mario”,”Lineamenti di antropologia marxiana.”,”Ideologia e falsa coscienza (pag 69-70) “”Sul tema dell’ideologia e della falsa coscienza bisogna prima di tutto differenziare una diversa concezione nel pensiero di Marx, per il quale ideologia vuol sempre dire falsa coscienza e l’uso passato poi nel linguaggio comune, secondo cui invece ideologia vuol dire un complesso di idee di un determinato gruppo sociale o politico o anche complesso di idee pertinenti ad una specifica attività dell’uomo, per cui si avrà un’ideologia filosofica, politica, religiosa, ecc. Inoltre nel pensiero di Marx bisogna stare attenti a non confondere o identificare l’ideologia con la sovrastruttura: infatti mentre l’ideologia è una falsa coscienza, la sovrastruttura è una forma della coscienza sociale e come tale può avere o non avere un’ideologia. Questa distinzione è essenziale proprio per combattere quell’interpretazione del pensiero di Marx, che è volgarmente definita economismo o economicismo, che riduce la vasta e complessa riflessione marxiana alla sola problematica della produzione immediata dei beni materiali. Questi considerando la sovrastruttura soltanto come un riflesso deterministico immediato e meccanico del mondo della produzione e dei rapporti ad esso inerenti, riducono la sovrastruttura ad un significato del tutto secondario, il che non è mai stato nel pensiero di Marx. Marx stesso anzi lo specifica in una serie di testi, in cui appunto nega questa forma di determinazione della struttura sulla sovrastruttura come determinazione in un certo senso automatica. Viene sottolineata invece l’enorme influenza che la sovrastruttura può esercitare e di fatto esercita sulla struttura stessa, cioè sui rapporti di produzione. C’è quindi un rapporto tra struttura e sovrastruttura, cioè tra rapporti di produzione e mondo della cultura e delle istituzioni, che è un rapporto reciproco e dialettico, in cui la polarità dell’una influenza continuamente l’altra, in cui cioè la struttura influenza in modo continuo la sovrastruttura attraverso una serie di mediazioni che possono essere molto complesse, e viceversa. Marx in un notissimo passo, nella prefazione di “”Per la critica dell’economia politica””, sottolinea come della sovrastruttura si diano diversi gradi, vale a dire che l’ambito delle istituzioni e della cultura ha un collegamento più o meno diretto, sempre mediato, con i rapporti di produzione. In modo particolare Marx sottolinea come il diritto e lo stato in quanto istituzioni, sono assai più prossime ai rapporti di produzione e assai più determinate da questi rapporti di produzione di quanto non lo sia l’insieme delle forme della coscienza quali la morale, la filosofia, la religione l’arte, ecc. (…). In un altro passo dell’introduzione a “”Per la critica dell’economia politica””, Marx sottolinea che non è difficile per esempio rendersi conto di quali siano i nessi intercorrenti tra la polis greca e la grande arte greca, in particolare: l’etica e la tragedia. Ma ciò che è difficile, dice Marx, ciò che richiede una ricca e complessa analisi delle mediazioni, è il fatto che nella nostra società, che pure è così diversa dall’organizzazione sociale della polis, tuttavia le opere d’arte, prodotte nella Grecia antica, ancora oggi parlano direttamente alla coscienza degli uomini ed appaiono come momenti particolarmente elevati, ricchi, della produzione estetica”” [Mario Spinella, Lineamenti di antropologia marxiana, Roma, 1996] (pag 69-70-71)”,”MADS-674″
“SPINELLA Mario; GANCI Salvatore Massimo”,”Antonio Labriola e l’origine del marxismo in Italia (Spinella); I Fasci siciliani (Ganci).”,”””L’Itinerario intellettuale di Labriola è stato oggetto di studi attenti e minuziosi. Egli si forma nell’ambiente sociale e culturale della Napoli degli anni immediatamente successivi alla cacciata dei Borboni e all’unificazione nazionale: un periodo che, con il rientro degli esuli della rivoluzione del ’48, segna anche una ripresa della scuola hegeliana napoletana, già fiorita con De Sanctis, De Meis, l’allora giovane Bertrando Spaventa, negli anni quaranta”” (pag 119) Giudizi di Labriola, Kuliscioff e Engels sui Fasci siciliani (pag 202-203) “”Motivo per cui, allo stesso modo in cui va respinto il primo giudizio sui Fasci dato da Antonio Labriola – «Quei “”Fasci”” sono lavori di fantasia, e ci sono dentro studenti, avvocati, appaltatori falliti, giovanotti allegri», scriveva Labriola il 1 luglio 1893 a Friedrich Engels – non può non essere ridimensionata la successiva valutazione entusiasticamente positiva del movimento siciliano che darà lo stesso Labriola: il quale, in una corrispondenza alla «Volkstribüne» del 22 novembre 1893, scriverà che «questa organizzazione siciliana è il primo movimento di massa proletaria che si sia visto in Italia, ‘und ist die erste Tat der Sozialismus in Italien’ [ed è la prima manifestazione del socialismo in Italia]». Sembra più valida l’analisi della situazione compiuta da Anna Kuliscioff che il 19 gennaio 1894, quando la repressione era al culmine in Sicilia, scrive ad Engels che «non si potrebbe certo parlare di rivoluzione socialista in un paese per due terzi medievale, dove i contadini si trovano in condizioni analoghe alla Francia prima dell’89», pur giudicando i moti di Sicilia non «artificiali come quelli degli anarchici, ma (…) il prodotto organico di un periodo storico che sta per chiudersi». (pag 202-203)”,”LABD-121″
“SPINELLA Mario”,”Memoria della Resistenza.”,”Mario Spinella (1918-1994) ha combattuto in Russia e nelle file della Resistenza a Firenze. Questo libro, scritto nel 1961, è il diario di quegli anni. Critico letterario, è autori diversi romanzi.”,”ITAR-005-FMP”
“SPINELLI Altiero a cura di Sergio PISTONE”,”Una strategia per gli Stati Uniti d’ Europa.”,”Altiero SPINELLI è nato nel 1907. Militò giovanissimo nelle file dell’ antifascismo e fu arrestato nel 1927 quando era segretario giovanile del PCI per l’Italia centrale. Liberato nel 1943 dopo sedici anni di carcere, di confino e di meditazioni che lo indussero ad abbandonare il PCI, fondò assieme a un piccolo gruppo di antifascisti, il Movimento Federalista Europeo. Da allora consacrò la sua lotta all’ Europa che lo vide tra i massimi protagonisti. Autore di numerosi saggi sui problemi del federalismo e dell’unificazione europea. Ha scritto la sua autobiografia (incompiuta) in ‘Come ho tentato di diventare saggio’. E’ morto nel maggio del 1986.”,”EURx-079″
“SPINELLI Barbara”,”Presente e imperfetto della Germania orientale.”,”Barbara SPINELLI è ricercatrice (1972) per il settore Europa orientale dell’ Istituto affari internazionali (IAI). Attualmente sta svolgendo uno studio sulla Jugoslavia.”,”GERV-030″
“SPINELLI Barbara”,”Presente e imperfetto della Germania orientale.”,”Barbara SPINELLI all’ epoca era ricercatrice per il settore Europa Orientale dell’ Istituto affari internazionali IAI.”,”GERx-087″
“SPINELLI Altiero”,”Dagli stati sovrani agli Stati Uniti d’ Europa.”,” Alcune osservazioni a proposito di “”Socialismo di oggi e di domani”” di Franco Venturi (marzo 1944) (pag 137) Germania nazista e Russia stalinista. Totalitarismo. “”Il conflitto russo-tedesco è stato un conflitto non fra due diverse civiltà, ma fra le due potenze politiche rappresentanti lo stesso tipo di civiltà totalitaria, affermatasi in tempi e con modalità diverse in seguito al fallimento della civiltà europea sia in Russia, sia in Germania””. (pag 280) Cosmopolitismo, divisione tedesca, riunificazione. “”Alcuni coraggiosi tedeschi possono riallacciarsi alle tradizione cosmopolite di Humboldt e di Goethe e dichiarare che “”non c’è la minima necessità che ogni nazione formi un particolare stato, ed ancora meno che tutte le parti di una nazione si riuniscano sempre in uno stato compatto (Kramer, Politische Leitsaetze, Koblenz, 1946, pag 33).”” (pag 315)”,”EURx-215″
“SPINELLI Franco”,”I costi dell’instabilità dei prezzi e del cambio. Le analisi delle Relazioni annuali della Banca d’Italia, 1894-1998.”,”SPINELLI Franco “”Nelle memorie dell’ex-governatore Carli (1993, pp. 430-431) incontriamo il seguento passaggio che riporta all’oggetto della nostra ricerca. Eravamo tornati nella notte da Maastricht. Ricordo il freddo secco, pungente. Per la mattina dopo – era l’11 dicembre 1991 – avevo convocato un gruppo di cronisti al Ministero del Tesoro. Preparai il testo del trattato, da portare e commentare. Poi, all’ultimo momento cambiai idea. E presi dalla biblioteca una vecchia copia del ‘Faust’ di Goethe, parte seconda, sulla quale avevo studiato nel 1936 all’università di Monaco di Baviera. Si trattava di una edizione economica ad uso delle scuole tedesche. Portai quel libretto ingiallito nel mio incontro con i giornalisti, destando una increspatura di stupore. Entreai nella sala … Posi sul tavolo il testo del ‘Faust’, e spiegai il valore simbolico di quel gesto. Nella seconda parte del ‘Faust’, Mefistofele consiglia all’Imperatore di finanziare le proprie guerre contro l’Antimperatore stampando banconote senza preoccuparsi della loro quantità. La Corte è in preda all’euforia per l’invenzione della banconota e per la possibilità di moltiplicare magicamente il potere d’acquisto, con il solo atto della firma dell’Imperatore. Dice il tesoriere rivolgendosi al monarca: “”Tu tracciasti, nitida, la tua firma ed essa fu, in questa notte rapidamente riprodotta mille e mille volte da mille artisti””. Il denaro, trasformato in banconota, risveglia la città imperiale “”già quasi muffita e mezza morta”” come il soffio rivitalizzante del favonio. Il popolo è felice. Consuma. La crescita dell’economia riparte. Il Medioevo finisce. E’ il Rinascimento. L’Imperatore è stordito dalle meraviglie che gli vengono prospettate. Obietta: “”ma che cosa garantirà il valore di quelle banconote?””. Si chiede: “”ciò vale davvero per il mio popolo come oro vero?””. Faust replica: “”se mancherà l’oro e l’argento con i quali riscattare i biglietti al portatore, basterà garantirli con il sottosuolo ricco di miniere, di tesori, di gemme””. E Mefistofele commenta: “”Se manca moneta, basta scavare un po’””. C’è la coscienza che la quantità di moneta non può essere illimitata, ma Mefistofele indica al Sire una strada per aggirare con un espediente basato sull’esercizio del potere il vincolo rappresentato dalla quantità di metallo necessaria per riscattare il circolante al portatore che volesse cambiarlo in oro e argento. Quella sussurrata da Mefistofele è la tentazione che tutti i Principi, tutti i potenti della storia hanno avuto: finanziare le proprie guerre, i propri fasti, stampando moneta senza preoccuparsi di garantire il valore, la stabilità. Finanziandoli con l’inflazione. Il trattato di Maastricht si propone proprio di allargare all’Europa la Costituzione monetaria della Repubblica Federale di Germania, che proibisce ai Principi, vale a dire al governo, di stampare moneta a proprio piacimento. Costringe tutti ad assumere comportamenti non inflazionistici. Mostrai il libriccino e dissi: “”Questo volume venne stampato per le scuole tedesche negli anni Trenta, e in esse diffuso e commentato. Questo vi testimonia quanto sia radicata nell’animo dei tedeschi l’ostilità all’inflazione dopo Weimar”” (pag 121-122) Franco Spinelli ha studiato e lavorato presso le università di Manchester e Western Ontario, il Fondo monetario internazionale e il Ministero del Bilancio. Attualmente (2000) è titolare della cattedra di Economia monetaria dell’Università degli Studi di Brescia. Ha scritto pure ‘Sulla politica monetaria italiana ed internazionale’ (1986) e ‘A Monetary History of Italy’ (1997).”,”ITAE-328″
“SPINELLI Franco FRATIANNI Michele”,”Storia monetaria d’Italia. L’evoluzione del sistema monetario e bancario.”,”Dedicato a Karl Brunner Franco Spinelli (1949) è professore di economia politica presso le Università degli Studi di Brescia e di Trento. Ha al suo attivo molte pubblicazioni fra cui ‘L’inflazione’ (1980), ‘Sulla politica monetaria italiana ed internazionale’ (1986). Michele Fratianni (1941) è professore di Business Economics and Public Policy presso la Indiana University e Professore di economia all’Università Cattolica di Lovanio (Belgio). Tra le sue pubblicazioni: ‘La liquidità internazionale’ (1972), ‘Le organizzazioni economiche internazionali’ (1977). “”Il conflitto mondiale frantuma i meccanismi interni ed internazionali che per i due decenni precedenti hanno assicurato all’Italia la stabilità monetaria in assoluto e relativamente al resto del mondo. Tra il 1914 e il 1920, il deflatore del reddito fa registrare degli incrementi percentuali annui rispettivamente pari a 0,0, 9,1, 26,6, 33,6, 21,4, 22,3 e 34,7. Nel frattempo, a causa del persistere di un forte differenziale di inflazione a sfavore dell’Italia, il cambio medio annuo con la lira sterlina passa da 25,3 a 77,5 lire. (…) Per quanto concerne invece le conseguenze della politica macroeconomica, l’enfasi è posta sul processo di deprezzamento interno ed esterno della lira. Come solitamente avviene quando una economia vive in uno stato di emergenza, in questo periodo l’Italia fa ricorso a politiche di controllo diretto dei prezzi interni e del tasso di cambio. Di conseguenza, si pone il problema specifico della individuazione sia del grado di efficacia di tali politiche (durante ed immediatamente dopo il conflitto) sia di eventuali loro effetti collaterali. Va inoltre spiegato il fenomeno della temporanea, ma rapidissima caduta dell’inflazione che ha luogo tra la fine del 1918 e la primavera del 1919 in presenza di un netto peggioramento del cambio della lira e del persistere del disordine fiscale e monetario. Infine, vanno individuate le cause che nel 1920-21 riportano rapidamente il tasso di inflazione a zero, nonché gli eventuali costi connessi con il processo di disinflazione. In buona parte della storiografia contemporanea, e contrariamente a quanto suggerito dalla letteratura economica degli anni Venti e Trenta – vedi ad esempio Supino (1929) ed Amantia (1933) -, le tensioni sociali che si manifestano nell’immediato dopoguerra vengono addebitate quasi interamente a fattori politici. In questo capitolo, noi vorremmo invece richiamare l’attenzione del lettore sulle gravi conseguenze sociali di una inflazione bellica che allora è risultata in gran parte inattesa”” (pag 255-256)”,”ITAE-329″
“SPINELLI Altiero ROSSI Ernesto”,”Il manifesto di Ventotene. [Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto]”,”””L’impegno politico di Spinelli (1907-1986) comincia subito dopo l’avvento del fascismo. È il 1924, l’anno in cui fu assassinato Giacomo Matteotti, e Spinelli ha diciasette anni. Si iscrive al Partito comunista e presto assume l’incarico di segretario giovanile prima per l’Italia centrale, poi per l’Italia nord-occidentale. Pur non avendolo mai incontrato, Gramsci disse di lui: «È un lavoratore, bisogna impegnarlo nella collaborazione con noi». Entrato nella clandestinità a diciotto anni, due anni dopo, nel 1927, fu arrestato a Milano e condannato dal Tribunale speciale a sedici anni e otto mesi. Scontò dieci anni di carcere e sei di confino, due a Ponza e quattro a Ventotene, dove, nel 1941, scrisse con Ernesto Rossi (1897-1967) il famoso ‘Manifesto’, il cui titolo completo è ‘Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto’. Questo documento è il risultato di una lunga riflessione teorica, che si concluse con le dimissioni dal Partito comunista, dal quale fu espulso nel 1937, mentre si trovava nel confino di Ponza. La motivazione ultima del distacco dal comunismo risiede nella scelta del valore della libertà (…)”” (pag 124) (dal saggio di Lucio Levi: ‘Altiero Spinelli, fondatore del movimento’)”,”ITAD-001-FER”
“SPINI Giorgio CINGARI Gaetano a cura; saggi di DE-MAS GIARRIZZO SCHRODER WREDE-BOUVIER BALMAS OSCULATI COMPARATO CHERUBINI VANNOZZI SPINI RUBBOLI VOLA”,”Preludi di socialismo nel XVII secolo.”,”Saggi di DE-MAS, GIARRIZZO, SCHRODER, WREDE-BOUVIER BALMAS OSCULATI COMPARATO CHERUBINI VANNOZZI SPINI RUBBOLI VOLA”,”SOCU-010″
“SPINI Giorgio CASALI Antonio”,”Firenze.”,”Giorgio SPINI (Firenze 1916), insegna all’ Università di Firenze. Oltre che in Italia ha svolto studi in Spagna, USA (Harward University, University of Wisconsin, University of California di Berkeley), Svizzera, Londra, Parigi. E’ P dell’ Istituto Socialista di Studi Storici e co-D della Rivista Storica di Italiana”,”ITAS-034″
“SPINI Giorgio”,”Storia dell’età moderna. Dall’Impero di Carlo V all’Illuminismo. Volume secondo. 1598-1661.”,”La pace di Wesfalia. “”I trattati di Münster e di Osnabrück, cioè quel complesso di accordi internazionali, che va sotto il nome complessivo di pace di Westfalia, rappresentano veramente un punto fermo nella storia europea. In primo luogo, infatti, essi sono il frutto di un congresso, formato dai rappresentanti di tutti gli Stati cristiani (con l’eccezione della Polonia, della Russia e dell’Inghilterra), tanto cattolici come protestanti, cioè di una riunione così vasta e così comprensiva, come mai l’Europa aveva più visto dal tempo dei concili di Costanza e di Basilea. Bene o male, dunque, l’Occidente ha ritrovato un qualche barlume di unità, dopo le feroci lacerazioni degli ultimi due secoli. Non ha ritrovato questa unità attorno ad una grande idea religiosa; non l’ha trovata nemmeno attorno ad un piano di pace universale e perpetua: l’ha trovata molto più modestametne e prosaicamente attorno a degli interessi. Non essendo riuscita a ritornare un’unità etico-religiosa, l’Europa si è ricordata almeno di essere un’unità di interessi. I governi, cioè, hanno capito che il groviglio delle questioni europee non può esser risolto sulla base di trattative bilaterali, ed imparato ormai a considerarlo da un punto di vista unitario, tenendo conto dell’interdipendenza mutua di un problema dall’altro e della necessità di ricorrere ad un concerto generale delle potenze”” (pag 681)”,”EURx-300″
“SPINI Giorgio”,”Storia dell’età moderna. Dall’Impero di Carlo V all’Illuminismo. Volume terzo. 1661-1763.”,”””Naturalmente, il regime del Fleury si basa tutto su di un tour de force, per cui il governo riesce a bilanciarsi tra le esigenze dei capitalisti che vogliono la pace perché gli Inglesi non distruggano i loro commerci, e quelle della corte, che bada al prestigio dinastico e vorrebbe ritornare ai tempi del Re Sole, rinnovando il tradizionale duello con gli Asburgo o ritessendo la trama delle antiche alleanze francesi con la Porta, la Svezia, i Borbone di Spagna, la Polonia. Ma il vecchio cardinale riuscirà ancora per lunghi anni in questo suo tour de force, ed il suo regime funzionerà come una sorta di compromesso fra due interessi – la corte, con i suoi generali vogliosi di fare carriera ed i suoi diplomatici nostalgici dei tempi del Re Sole, da una parte; gli avvoltoi della finanza, gli industriali delle industrie protette ed i capitalisti delle compagnie privilegiate, dall’altra – in cui l’uno e l’altro dei due partners si comporterà con sufficiente onestà e troverà sufficiente appagamento dei propri desideri. La borghesia della finanze e dei monopoli commerciali o industriali assicurerà sempre, attraverso l’organizzazione brigantesca dei ‘fermiers’ od i lucri del commercio transoceanico, denaro a sufficienza perché la corte possa svagarsi a fare feste e partite d’alta politica con le altre dinastie. La corte ed il governo, viceversa metteranno il braccio dello Stato a disposizione dei capitalisti per tosare a volontà i contadini, levare la pelle a contribuenti e consumatori, o guadagnare a forza di diplomazia – ed eventualmente di cannonate – nuovi mercati all’estero. (…) L’arte politica di Fleury consiste essenzialmente nell’incoraggiare le tendenze pacifiste del ministero Walpole, onde evitare che questa graduale ascesa della Francia venga stroncata a metà da qualche nuova guerra con l’Inghilterra”” (pag 990-991)”,”EURx-301″
“SPINI Giorgio BUOZZI Bruno CASTRONOVO Valerio BARBADORO Idomeneo PERROT Michelle TENFELDE Klaus VOLKMANN Heinrich MONTGOMERY David BERTA Giuseppe ANTONIOLI Maurizio BEZZA Bruno RIOSA Alceo JULLIARD Jacques KENDALL Walter SCHÖNHOVEN Klaus SAPELLI Giulio LANGEWIESCHE Dieter”,”Sindacato e classe operaia nell’età della II Internazionale.”,”Guiorgio Spini Università di Firenze. Bruno Buozzi sindacalista Fiom. Era nato a Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara, cento anni fa, nel 1881. Dunque si può dire che la sua nascita abbia coinciso con la nascita stessa del socialismo italiano – 1881: nascita del Partito Socialista Rivoluzionario di Andra Costa; 1882: nascita del Partito Socialista Italiano – e che abbia respirato fino da bambino l’atmosfera delle lotte dei lavoratori. Presto, come tanti lavoratori italiani, passò dalla campagna all’industria: andò a Milano a fare l’operaio meccanico. E presto cominciò anche la sua militanza politica e sindacale, come iscritto al PSI e al Sindacato operai meccanici e metallurgici. La Federazione Italiana Operai Metallurgici (FIOM) fu fondata nel 1901. Nel 1906 fu fondata la Confederazione Generale del Lavoro (CGDL). Valerio Castronovo Università di Torino. Idomeneo Barbadoro. Michelle Perrot Università di Parigi. KlausTenefelde Università di Monaco di Baviera. Heinrich Volkmann Libera Università di Berlino. David Montgomery Yale University. Giuseppe Berta Università di Torino. Maurizio Antonioli Fondazione Brodolini. Bruno Bezza Fondazione Brodolini. Alceo Riosa Università di Milano. jacques Julliard Università di Parigi. Wlter kendall Ruskin College di Oxford. Klaus Schönhoven Università di Würzburg. Giulio Sapelli Università di Trieste. Dieter Langewiesche Università di amburgo.”,”SIND-011-FL”
“SPINI Giorgio, a cura di Stefano GAGLIANO”,”Italia di Mussolini e protestanti.”,”Contiene il capitolo ‘Cronache protestanti: la lotta religiosa in Germania’ (pag 284-294) Giorgio Spini, nato a Firenze nel 1916 ha insegnato nelle Università di Messina, di Firenze e ad Harvard. E’ morto nel 2006.”,”RELP-007-FMP”
“SPINI Giorgio”,”Galileo, Campanella e il «Divinus Poeta».”,”Giorgio Spini ha insegnato Storia nelle Università di Messina e Firenze. Specialista di storia del Cinque-Seicento e del Risorgimento. a pubblicato varie opere tra cui: ‘Le origini del socialismo’ (Einaudi, 1992). ‘Galileo ebbe tra i suoi sostenitori anche credenti di profonda fede e fu avversato da scienziati d’indirizzo aristotelico notoriamente irreligiosi; egli ritenne d’essere vittima non già di un conflitto di principi ideali, bensì dell'””empietà”” dei suoi nemici e del torto arrecatogli da Urbano VIII’ (4° di copertina)”,”SCIx-005-FMP”
“SPINI Giorgio”,”Italia liberale e protestanti.”,”Giorgio Spini, nato a Firenze nel 1916 ha insegnato nelle Università di Messina, di Firenze e ad Harvard. E’ morto nel 2006. ‘Anche da parte valdese non si mancò di esprimere un caldo patriottismo nelle ore critiche del 1917: dopo Caporetto, il moderatore Giampiccoli – il quale si è detto, aveva perso in guerra il proprio figlio – andò a fare propaganda patriottica al fronte, accompagnato dal cappellano Davide Bosio. Un altro pastore valdese, Giuseppe Bertinatti, ufficiale del 49° Fanteria, fu pure nominato ufficiale conferenziere. L’organo valdese ‘La Luce’ aveva espresso soddisfazione per la «Rivoluzione di Febbraio» in Russia, ma si indignò per la «Rivoluzione di Ottobre»: il suo articolista più abituale, il pastore Enrico Meynier, espresse orrore per «Lenin (un tedesco autentico di nome e di fatto!) e la sua banda». Meynier non era un forcaiolo: era un bravo democratico e un massone. Forse si era scordato che proprio ‘La Luce’, nel fatale maggio 1915, aveva pubblicato l’appello di Comba: «Non entri l’odio a profanare il nostro cuore che è e deve essere il tempio di Dio. Nessun odio e nessun disprezzo per nessun uomo e nessuna nazione». Ma un po’ di smemoratezza può capitare a chiunque in momenti di grandi angustie. Poco prima, il cristiano-sociale Enrico Rivoire se l’era presa con la frase del papa sulla «inutile strage». ‘Massacro inutile?’ era intitolato quell’articolo: e naturalmente la risposta era che no, la guerra non era inutile perché era necessaria al trionfo della pace sul militarismo’ (pag 347)”,”RELP-015-FMP”
“SPINI Giorgio”,”Le origini del socialismo. Da Utopia alla bandiera rossa.”,”Thomas Hodgskin. “”Oltre che con la teoria del plusvalore, Marx proseguì sulla linea di pensiero dei socialisti ricardiani con la prospettiva di una ventura eliminazione della classe capitalistica, sia pure inquadrandola in una visione storica di stampo hegeliano, del tutto estranea all’orizzonte mentale degli anticapitalisti inglesi del primo Ottocento. A questo patrimonio comune di idee, i singoli «socialisti ricardiani» aggiunsero sviluppi diversi in fatto di teorie economiche o di proposte pratiche, in ragione del loro modo diverso di rapportarsi al movimento delle Trade Unions o al cooperativismo oweniano, oltre che delle loro personali esperienze e qualità. Thomas Hodgskin, più di altri, veniva da esperienze dolorose. (…) Nel 1825 intervenne nel dibattito a proposito della abolizione dei ‘Combination Acts’ schierandosi a favore della libertà sindacale con il suo ‘Labour Defended Against the Claims of Capital’. In esso però andò oltre quel dibattito occasionale e dette una formulazione della teoria del plusvalore particolarmente vigorosa. Essa era basata su un ragionamento che portava fino alle estreme conseguenze la contrapposizione fra classe capitalistica e classe lavoratrice già presente in Ricardo. Secondo Hodgskin, capitalisti e lavoratori formano la grande maggioranza della popolazione e quindi non esiste un terzo potere intermedio fra le due classi antagoniste che abbia un futuro. Ancora meno c’è da sperare che l’intervento dello Stato possa avviare un corso di riforme. La lotta tra lavoratori e capitalisti è lotta fra l’onesta operosità e l’oziosa dissipatezza, in cui lo strumento della liberazione dei lavoratori è l’organizzazione dei lavoratori stessi nelle Trade Unions. Hodgskin riscosse una considerazione molto positiva da parte di Karl Marx. Tuttavia nel suo pensiero, non si trova tanto l’idea che la proprietà privata vada soppressa, quanto piuttosto l’insistenza sull’inutilità del capitalista. Vi compare inoltre una tendenza che ben potrebbe dirsi anarchicheggiante. La società non ha bisogno né di capitalisti né di proprietari fondiari: ha bisogno solo del lavoro combinato di vari tipi di lavoratori. Si deve perciò eliminare l’intermediazione parassitaria dei capitalisti, onde i lavoratori ricevano l’intero prodotto del loro lavoro, in base a quote determinate dal libero scambio fra loro di manufatti o servizi e al giuoco della domanda e dell’offerta. (…) In seguito, tuttavia, Hodgskin si spostò su posizioni alquanto diverse”” (pag 322-323) [Giorgio Spini, ‘Le origini del socialismo. Da Utopia alla bandiera rossa’, Einaudi, Torino, 1992]”,”SOCx-003-FMP”
“SPINI Giorgio MARTELLONE Anna Maria LURAGHI Raimondo BONAZZI Tiziano RUFFILLI Roberto, Saggi di Piero BAIRATI, Pia Grazia BALDELLI CELOZZI, Alfredo CANAVERO, Piera CIAVIRELLA, Luca CODIGNOLA, Piero DEL NEGRO, Valeria GENNARO LERDA, Lorenza GIORGI, Carlo MANGIO, Mario MARGIOCCO, Augusta MOLINARI, Angelo OLIVIERI, Salvatore ROTTA, Marco SAGRESTANI, Arnaldo TESTI”,”Italia e America dal Settecento all’età dell’Imperialismo.”,”Piero Bairati, nato a Torino nel 1946, è professore incaricato di Storia dell’America Settentrionale presso la Facoltà di Scienze Politiche e assistente di Storia Moderna presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Torino. Pia Grazia Baldelli Celozzi, nata a San Severo (Foggia) nel 1937, è professore incaricato di Storia Contemporanea presso l’Università della Tuscia, a Viterbo, e assistente ordinario di Storia Moderna presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma. Tiziano Bonazzi, nato a Bologna nel 1940, è libero docente di Storia delle Dottrine Politiche e professore straordinario di Storia Americana presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Ha compiuto studi e ricerche al Charles Warren Center della Harvard University e alla University of Rochester, ed è stato wisiting professor al Dickinson College, Carlisle, pennsylvania. Alfredo Canavero, nato a Mila no nel 1948, è assistente ordinario di Storia delle relazio ni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Piera Ciavirella, nata a Torino nel 1951, si occupa di storia del giornalismo. Luca Codignola, nato a Genova nel 1947, è assistente incaricato di storia delle Dottrine Politiche presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Ha conseguito il Master of Arts presso la University of Toronto, in Canada, dove si è specializzato nella storia della presenza francese in Nord America. Piero Del Negro, nato a Conegliano (Treviso) nel 1941, è professore incaricato di Storia del Risorgimento presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova. Valeria Gennaro Lerda, nata a Torino nel 1935, è professore ordinario di Storia nei licei e assistente incaricato di Storia Americana presso la facoltà di Lettere dell’Università di Genova. Lorenza Giorgi, nata a Montecatini Terme (Pistoia) nel 1948, è stata bibliotecaria della Biblioteca Americana dell’Università di Firenze ed è attualmente borsista presso l’Istituto di Storia della Facolta di Magistero della stessa Università. Raimondo Luraghi, nato a Milano nel 1921, è professore straordinario di Storia Americana presso la facoltà di Lettere e professore incaricato di Storia delle Americhe presso l’Università di Scienze Politiche dell’Università di Genova. Carlo Mangio, nato a Livorno nel 1937, è assistentendi Storia Moderna presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa. Mario Margiocco, nato a Genova nel 1945, è contrattista presso l’Istituto di storia delle Americhe della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova. Anna Maria Martellone, nata a Palermo nel 1929, è assistente ordinario di Storia Moderna e professore incaricato di Storia Americana presso la facoltà di Magistero dell’Università di Firenze. Augusta Molinari, nata a Savona nel 1949, è assegnista presso l’Istituto di Storia Moderna della Facoltà di Lettere dell’Università di Genova. Angelo Olivieri, nato a Napoli nel 1943, è assistente ordinario di Storia Moderna e Contemporanea presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Bari. É stato research fellow presso il Charles Warren Center for Studies in American History della Harvard University. Salvatore Rotta, nato a Maddalena (Sassari) nel 1926, è professore ordinario di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa e professore incaricato di Storia delle Dottrine Politiche presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova. Roberto Ruffilli, nato a Bologna nel 1937, è libero docente di Storia delle Istituzioni e professore straordinario di Storia delle Istituzioni politiche presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Sassari. Marco Sagrestani, nato a Firenze nel 1946, è contrattista presso l’Istituto di Storia Contemporanea della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze. Giorgio Spini, nato a Firenze nel 1916, è professore ordinario di Storia Moderna presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze. Ha insegnato presso l’Università di Messina, ed è stato visiting professor alla Harvard University, alla University of Wisconsin, e alla University of California, Berkeley. Arnaldo Testi, nato a Arcola (La Spezia) nel 1947, è assegnista presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa.”,”USAG-011-FL”
“SPINI Giorgio”,”Barocco e Puritani. Studi sulla storia del Seicento in Italia, Spagna e New England.”,”Giorgio Spini (Firenze 1916-,,,) è stato professo re di Storia dell’Europa Occidentale alal Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze.”,”STMED-049-FSD”
“SPINI Giorgio”,”Autobiografia della giovane America. La storiografia americana dai Padri Pellegrini all’Indipendenza.”,”La storiografia delle guerre con gli Indiani Dal puritanesimo al protestantesimo liberale La rivoluzione aveva cause remote a partire dal separatismo di Browne e del Robinson, cui si ispiravano i Padri Pellegrini. Poi vennero i puritani del Winthrop che ripudiavano il separatismo e volevano restare figli della Chiesa d’Inghilterra. Ma una volta in America adottarono il sistema congregazionista escludendo dal governo gli anglicani. Ciò perché i puritani si portanoro dietro una quantità di ministri dalle idee troppo rigide e si fecero sobillare da costoro contro la corona. Perciò furono amici del rivoluzionario Cromwell…. (pag 394)”,”STOx-002-FFS”
“SPINICCI Paolo”,”I pensieri dell’esperienza. Interpretazione di “”Esperienza e giudizio”” di Edmund Husserl.”,”SPINICCI Paolo (Milano, 1958) si è laureato con Giovanni Piana in filosofia teoretica all’Univ. Statale di Milano. E’ redattore della ‘Rivista di Storia della Filosofia’ su cui ha pubblicato contributi su Brentano e Husserl.”,”FILx-481″
“SPINNEY Laura”,”1918. L’influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo.”,”Laura Spinney giornalista scientifica, scrive per numerose testate tra cui il ‘National Geographic’, ‘The Economist’, ‘Nature’, e il ‘Daily Telegraph’. Nata nel Regno Unito, ha vissuto in Francia e in Svizzera. Dal 1918 ha ucciso in soli due anni milioni di persone. “”Tra le vittime anche artisti e intellettuali del calibro di Guillaume Apollinaire, Egon Schiele e Max Weber. Nonostante la tragedia, le conseguenze sono rimaste a lungo offuscate dalla devastazione della prima guerra mondiale e relegate a un rujolo secondario. Laura Spinney ricostruisce la storia della pandemia seguendone le tracce in tutto il globo, dall’India al Brasile, dalla Persia alal Spagna, dal Sudafrica all’Ucraina, inquadrandola da un punto di vista scientifico, storico, economico e culturale””. Carta geografica: Diffusione globale dell’influenza spagnola seconda ondata, fine 1918 (in apertura) Tasso medio mondiale di mortalità: 2,5% La questione della epidemia spagnola e la politica sanitaria di Lenin in Russia “”Alcuni medici erano convinti di avere a che fare con il tifo, che presenta sintomi iniziali simili a quelli dell’influenza: febbre, mal di testa e malessere generale. Il tifo è stato a lungo considerato la malattia del collasso sociale. Fece strage fra le truppe napoleoniche durante la loro ritirata da Mosca; un’epidemia si scatenò nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel 1945 e fu probabilmente la causa della morte della giovane Anna Frank. Nel 1918, mentre la Russia era stretta nella morsa della guerra civile, un medico di Pietrogrado scrisse che il tifo «segue il comunismo di Lenin come l’ombra segue il passante» (a). In Russia si scatenarono contemporaneamente un’epidemia di tifo e una di influenza, e i medici avevano spesso difficoltà a distinguerle; almeno finché il paziente non sviluppava il rash tipico del tifo”” (pag 75-76); “”Nel 1920 un igienista sociale di Baden di nome Ernst Künz suggerì una riforma su larga scala in base alla quale il governo avrebbe formato e finanziato i medici distrettuali, e sarebbero stati eletti dei consigli sanitari a tutti i livelli dell’amministrazione del paese (b). La proposta di Künz fu ignorata; forse perché, come ha ipotizzato qualcuno, se i medici tedeschi avessero riconosciuto la necessità di un cambiamento avrebbero dovuto anche ammettere il fallimento nella gestione dell’influenza spagnola. Nel 1920, quindi, la Russia fu il primo paese a istituire un sistema sanitario centralizzato interamente pubblico. Non era universale, perché non includeva le popolazioni rurali (sarebbero state incluse nel 1969), ma era comunque un enorme progresso. La forza propulsiva dietro questa riforme fu Vladimir Lenin. Era consapevole che la rivoluzione aveva avuto successo al prezzo del quasi totale annientamento della classe operaia, per la carestia, le epidemie e la guerra civile. I medici temevano di essere perseguitati sotto il nuovo regime (i bolscevichi non apprezzavano particolarmente gli intellettuali), ma Lenin li sorprese sollecitando il loro coinvolgimento a tutti i livelli della nuova amministrazione sanitaria e nei primi tempi diede particolare enfasi all’importanza della prevenzione delle epidemie e delle carestie. La concezione ufficiale del medico sovietico del futuro fu espressa nel 1924, quando il governo chiese alle facoltà di Medicina di sfornare dottori che, tra le altre cose, «sapessero studiare le condizioni occupazionali e sociali che fanno insorgere le malattie, e avessero la capacità non solo di curare le malattie ma anche di suggerire modi per prevenirle» (c). Lenin aveva compreso che la medicina non dovrebbe essere solo biologica e sperimentale, ma anche sociologica, e fu più o meno nello stesso periodo che l’epidemiologia – lo studio delle ricorrenze, delle cause e degli effetti delle malattie, la pietra angolare della sanità pubblica – fu definitivamente riconosciuta come scienza”” (pag 260-261); “”Conferenza di pace a parte (di Parigi-Versailles, 1919, ndr) , l’influenza condizionò anche altri importanti eventi politici. Nel marzo 1919 Jakov Sverdlov, presidente della segreteria del comitato centrale del Partito comunista russo, si ammalò e morì nel giro di una settimana. Era un uomo piccolo e deciso, con una voce grave, a cui piaceva vestirsi di pelle nera dalla testa ai piedi. Era il braccio destro di Lenin da quando quest’ultimo era stato gravemente ferito in un attentato nell’agosto precedente. Lev Trotsky ricordò in seguito che Lenin gli aveva telefonato al commissariato del Popolo per la guerra per comunicargli la notizia della morte di Sverdlov: «””Se n’è andato. Se n’è andato””. Restammo entrambi in silenzio qualche istante, con la cornetta in mano. Poi riattaccammo. Non c’era nient’altro da aggiungere» (d). Sverdlov fu sepolto nella necropoli delle mura del Cremlino nella piazza Rossa, nel primo importante funerale di Stato bolscevico”” (pag 273) [Laura Spinney, ‘1918. L’influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo’, Marsilio, Venezia, 2019] [note: (a) Dott. Marcou, ‘Rapport sur la situation sanitaire dans la Russie soviétique’, corrispondenza politica e commerciale, serie Z Europe, Urss (1918-1940), Cote 117CPCOM. Le centre des archives diplomatiques del a Courneuve, France; (b) W. Witte, ‘The plague that was not allowed to happen’, in ‘The Spanish Influenza Pandemic’, cit., p. 57; (c) S.G. Solomon, ‘The expert and the state in Russian public health: continuities and changes across the revolutionary divide’, in ‘The History of Public Health and the Modern State’, a cura di D. Porter, Amsterdam, Rodopi, 1994; (d) S. Kotkin, ‘Stalin. I. Paradoxes of Power, 1878-1928’, London, Allen Lane, 2014] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”STOS-211″ “SPINOSA Antonio”,”Tiberio. L’ imperatore che non amava Roma.”,”SPINOSA Antonio è stato inviato speciale del ‘Corriere della Sera’ e del ‘Giornale’ e direttore del nuovo ‘Roma’. “”Perché Tiberio,”” si lagnava Druso, “”chiama un altro come suo collaboratore nella gestione del potere, quando ci sono io suo figlio?””. I desideri di Seiano erano sconfinati, mentre a Druso apparivano sacri i propri diritti alla successione. Offeso dal fatto che Seiano potesse semplicemente pensare di ascendere al trono, Druso, un giorno, trascinato dall’ ira, gli diede uno schiaffo, volgendo in tragedia un banale diverbio. Da quel momento Seiano pensò di vendicarsi, anche ricorrendo al delitto. L’ oggetto del delitto non poteva che essere Druso. E il prefetto diede avvio pazientemente al suo piano. Cominciò col circuire Livilla – la moglie di Druso e quindi nuora di Tiberio – dichiarandole grande e irresistibile amore, fino a indurla all’ adulterio. Anzi, a sentire Dione Cassio, egli non attirò a sé soltanto Livilla, ma conquistò, grazie alla sua avvenente robustezza, le mogli dei più importanti personaggi di Roma promettendo a ciascuna di sposarla non appena fosse giunto al vertice dell’ impero. Con tale speranza le nobildonne, ognuna a suo modo, contribuivano alla sua grandezza. Attraverso le loro confidenze Seiano apprendeva i più riposti segreti dell’ Urbe, estremamente preziosi nella preparazione del suo piano. Ben presto ebbe dalla sua parte magistrati, cavalieri e senatori pronti a tutto. Livilla gli era più utile di ogni altra persona (…) Fu difatti lei a far sì che Druso morisse avvelenato.”” (pag 130-131)”,”STAx-145″ “SPINOSA Antonio”,”Mussolini.”,”””Era quanto mai dominato dall’incertezza, e si preparava a fare una nuova domanda di lavoro, accontentandosi di un posto di maestro elementare. Ma finalmente, col sostegno di Angelica Balabanoff e di altri ‘leaders’ rivoluzionari, ottenne il riscatto politico al congresso di Reggio Emilia. “”Il Giornale d’Italia”” lo chiamò “”capo degli intransigentissimi””. Il suo astro brillò all’improvviso , la sua ascesa fu irrisistibile e fulminea. In quelle assise si gettarono le basi della sua nomina a direttore dell'””Avanti!””, il giornale del partito. Non aveva che ventinove anni. Dal partito venivano “”ghigliottinati””; cioè espulsi, i riformisti “”tripoleggianti””, con alla testa Bissolati, da lui accusati di “”prostituire il socialismo amoreggiando con Giolitti e la monarchia””. Aveva avuto altresì buon gioco contro i riformisti Bissolati e Bonomi che aveva potuto additare al disprezzo dell’assemblea per aver espresso la loro solidarietà a re Vittorio Emanuele, uscito indenne da un attentato di un anarchico nelle vie di Roma. Lui gridava contro i tripoleggianti: “”O col Quirinale o col socialismo!””, e non gli importava di spezzare l’unità socialista che definiva “”un feticismo assurdo””. I riformisti “”si prostituivano””, mentre lui dichiarava di avere una concezione “”religiosa”” del socialismo, impressionando Benedetto Croce che osservava come Mussolini volentieri si dicesse “”idealista””. Mussolini riscuoteva da Mosca il consenso di Lenin, il quale dichiarava che i socialisti italiani si erano messi sulla “”strada giusta””. Amilcare Cipriani da Parigi esclamava: “”Quell’uomo mi piace molto””. Gli faceva eco George Sorel: “”E’ un condottiero del XV secolo. Un giorno lo vedrete alla testa di un battaglione sacro””. “”Il Nuovo Giornale”” di Firenze non mancava però di ravvisare nella “”teoria del prof. Mussolini qualcosa di pazzesco””, pur riconoscendo che quella teoria era stata difesa “”da un uomo sottilmente dialettico, fecondo, sdegnoso””. Invece Angelica Balabanoff parlava di lui come di “”un semplice poetino che aveva letto qualche pagina di Nietzsche””. I riformisti battuti lo descrivevano sulla “”Giustizia”” come un individuo dell'””isterico temperamento nevrotico””, mentre il rivoluzionario Francesco Ciccotti proclamava ammirato: “”Ha la testa d’un pronipote di Socrate””, In quei giorni Mussolini si vedeva “”deambulare nelle sembianze di un esule in una società di mercanti, fra rottami di uomini””; l’Italia gli appariva come “”una giostra per gli invertiti di tutte le fedi””; si vergognava perciò di vivere in un paese di “”funamboli o di giocolieri della politica””, si sentiva rivoltare lo stomaco per il “”barzinismo”” dei corrispondenti di guerra”” (pag 44-45)”,”ITAF-344″ “SPINOSA Antonio”,”Italiane. Il lato segreto del Risorgimento.”,”SPINOSA Antonio (1932) giornalista, autore di opere su personaggi storici.”,”DONx-060″ “SPINOSA Antonio”,”Churchill, il nemico degli italiani.”,”Antonio Spinosa nato nel 1923 a Ceprano si è dedicato alla riscoperta e alla reinterpretaizone di eventi e personaggi che hanno influenzato il mondo e l’Italia.”,”BIOx-314″ “SPINOSA Antonio”,”Paolina Bonaparte. L’amante imperiale.”,”Antonio Spinosa (1923) giornalista, inviato speciale per vari quotidiani, e storico autore di biografie e saggi storici e di costume.”,”BIOx-319″ “SPINOSA Antonio”,”Alla corte del Duce. Capitani d’industria, avventurieri, belle donne e massaie rurali.”,”Contiene il capitolo: ‘Il voltagabbana (Mussolini). Una compagnia di giro’ (pag 109-) Antonio Spinosa, (1923-) storico, biografo.”,”ITAF-366″ “SPINOSA Antonio”,”D’Annunzio, il poeta armato.”,”La tumultuosa vicenda poetica, politica, amorosa, e militare di D’Annunzio, culminata nella conquista di Fiume. Da una ricca documentazione che attinge anche agli inediti del Vittoriale…. ‘La marcia irresistibile. Le brache di Cagoia’ (pag 11-77) (La questione di Fiume)”,”BIOx-029-FV” “SPINOSA Antonio”,”La grande storia di Roma.”,”Antonio Spinosa (1923) giornalista, da anni si dedica a riscoprire eventi e personaggi storici che hanno cambiato il mondo.”,”STAx-006-FC” “SPINOSA Antonio”,”Hitler. Il figlio della Germania.”,”Antonio Spinosa (Ceprano Frosinone, 1923 Roma 2009) giornalista e scrittore, autore di biografie (Augusto, Cesare, Cleopadra, D’Annunzio, Edda Ciano, Mussolini razzista riluttante; Napoleone il flagello d’Italia, Pio XII, I borgia, Tiberio, Vittorio Emanuele III) Come Hitler riesce a far passare la legge sui pieni poteri (tribunali speciali, legge sulla custodia preventiva, arresto di esponenti dei partiti di opposizione (comunisti, socialdemocratici, minacce ai deputati centristi, Zentrum), arresti dei ebrei, zingari, omosessuali, campi di concentramento, sevizie) (pag 237-246) Con 441 voti favorevoli e 94 cotnrari (socialdemocratici, i comunisti erano nei lager) la legge fu approvata (pag 246) Abolizione delle ‘piccole patrie. Subito dopo i pieni poteri, Hitler cancellò in un sol colpo la secolare struttura federale della Germania. In ognuno dei 17 stati fu insediato un governatore nazista. I governi del Lander divennero semplici entità amministrative. (pag 247)”,”GERN-195″ “SPINOSA Antonio”,”Vittorio Emanuele III. L’astuzia di un re.”,”Raffreddamento dei rapporti tra Vittorio Emanuele III e Ciano. “”All’inizio del giugno 1940 il re concesse una nuova udienza al ministro degli esteri che registrava l’evento nel suo diario: «Il Re ormai è rassegnato, niente più che rassegnato, all’idea della guerra. Crede che in realtà Francia e Inghilterra abbiano incassato colpi tremendamente duri ma attribuisce – ed a ragione – molta importanza all’eventuale intervento americano. Sente che il Paese va in guerra senza entusiasmo: c’è oggi una propaganda interventista, ma non c’è minimamente quello slancio che ci fu nel 1915. “”S’illudono coloro che parlano di guerra breve e facile. Ci sono ancora molte incognite e l’orizzonte è molto diverso da quello del maggio del ’15″”. Così conclde il re». Da quel giorno i due non s’incontrarono più, sebbene il re, già in piena guerra, continuasse a fare progetti su Ciano. Era sempre Acquarone a tornare alla carica, e suo tramite il ministro degli Esteri seppe che Vittorio Emanuele pensava di nominarlo presidente del Consiglio in sostituzione di Mussolini il quale sarebbe stato chiamato alla carica di Cancelliere dell’impero. Ma «Mussolini non vorrà saperne» disse Ciano al suo interlocutore cui caddero le braccia. Non c’era più speranza di agire su di lui. Fu quello il momento della svolta, della rottura fra il sovrano e Ciano, peraltro aggravata dai rovesci che l’esercito italiano subiva in Grecia. Vittorio Emanuele cominciò a esprimere «aspri giudizi» sull’uomo che lo aveva profondamente deluso, e l’iniziativa reale prese altre strade”” (pag 360-361)”,”BIOx-005-FER” “SPINOSA Antonio”,”I figli del duce.”,”Antonio Spinosa, giornalista e scrittore vive a Roma. E’ stato inviato speciale del ‘Corriere della Sera’ e del ‘Giornale nuovo’.”,”ITAF-009-FMB” “SPINOZA Baruch; a cura di Emilia GIANCOTTI”,”Etica. Dimostrata con metodo geometrico.”,”Nel 1661 SPINOZA ha 29 anni. E’ giovane, non giovanissimo. E’ già passato attraverso la drammatica esperienza della espulsione dalla Comunità ebraica di Amsterdam (27 luglio 1656), città dalla quale ha dovuto allontanarsi. E’ già conosciuto e intorno a lui si è già costituito quel circolo di amici, con i quali intrattiene uno scambio epistolare…”,”FILx-049″ “SPINOZA Benedetto”,”Trattato teologico-politico.”,”Il Tractatus theologico-politicus uscì anonimo nel 1670. Il lavoro di SPINOZA era iniziato nel 1665. Il Leviatano era uscito in olandese tre anni prima e in latino nel 1668.”,”FILx-159″ “SPINOZA Baruch”,”L’emendazione dell’intelletto.”,”SPINOZA Baruch “”Infatti quei beni che per lo più si incontrano nella vita e che dagli uomini, come si può desumere dalle loro azioni, sono considerati sommo bene, si possono ridurre a questi tre: le ricchezze, l’onore, il piacere. Da queste tre cose la mente è distratta al punto da non poter quasi occuparsi di alcun altro bene. Infatti per quanto riguarda il piacere, l’animo ne è così assorbito, come se si acquietasse in un qualche bene, da che è impedito moltissimo dall’occuparsi di altra cosa; (….). Ma la mente viene non poco distratta anche quando queste cose non sono cercate che per se stesse, perché allora vengono considerate come se fossero il sommo bene; per la verità però la mente è distratta molto di più dall’onore. Esso infatti viene sempre ritenuto come bene i se stesso e come fine ultimo cui tutto dirigere.”” (pag 39-40)”,”FILx-446″ “SPINOZA Benedetto”,”Dio Natura Uomo (Pagine scelte dalle opere).”,”””Non si può dire che gli uomini, in quanto sono soggetti alle passioni, convengano per natura”” “”Solo in quanto gli uomini vivono sotto la guida della ragione, sempre per natura di necessità essi convengono”” (pag 105) Lettera a Guglielmo de Blyenberg (Ep. XXI) (pag 82-83)”,”FILx-447″ “SPINOZA Benedetto, a cura di Emanuela SCRIBANO”,”Principi della filosofia di Cartesio. Pensieri metafisici.”,”Unica opera edita sotto il nome di Spinoza durante la vita dell’autore, i ‘Principi della filosofia di Cartesio’, con i ‘Pensieri metafisici’ in appendice, furono pubblicati ad Amsterdam nel 1663. Questa nuova versione italiana è condotta sull’edizione delle ‘Opere’ di Spinoza a cura di C. Gebhardt (heidelberg 1924).”,”FILx-045-FL” “SPINOZA Baruch, a cura di Antonio DROETTO”,”Epistolario.”,”””Della notorietà, che Spinoza si era acquistata anche in altre città dell’Olanda, è indizio la sua corrispondenza con persone estranee alla cerchia degli amici di Amsterdam”” (pag 17, introduzione”,”SPIN-001-FRR” “SPINOZA Benedetto”,”Trattato teologico-politico.”,”Il Tractatus theologico-politicus uscì anonimo nel 1670. Il lavoro di Spinoza era iniziato nel 1665. Il Leviatano era uscito in olandese tre anni prima e in latino nel 1668.”,”SPIN-002-FRR” “SPINOZA Benedetto, a c ura di Giorgio RADETTI”,”Etica. Testo latino a fronte.”,”””Agire assolutamente per virtù non è altro che agire per le leggi della propria natura”” (pag 449)”,”SPIN-010-FRR” “SPINOZA Baruch, a cura di Enrico DE-ANGELIS”,”Trattato sull’emendazione dell’intelletto. Principi della filosofia cartesiana, pensieri metafisici.”,”””La realtà obiettiva delle nostre idee richiede una causa nella quale quella realtà stessa sia contenuta non solo oggettivamente, ma formalmente o eminentemente”” (pag 76)”,”SPIN-019-FRR” “SPINOZA Baruch”,”L’etica.”,”SPINOZA. L’Etica. Nuova traduzione dall’originale latino. Con introduzione e note di Erminio Troilo. Milano, Istituto Editoriale Italiano s.d. ma 1920 circa. 16° (19×13); pp. 382. Legatura tutta tela editoriale. Fregi a sbalzo ai piatti e a sbalzo dorati al dorso. Titoli in oro al piatto e al dorso. Serie I Vol. XL della collana Gli Immortali, raccolta diretta da Luigi Luzzati e Ferdinando Martini. Fregi ai risguardi ed in tutte le pagine. Disegni dei bellissimi fregi, indicativi del momento di passaggio tra Liberty e Déco, del prof. Duilio Cambellotti. Sovrac. con strappi. Eccellenti condizioni. 40.000 “”Nulla in natura si dà di singolare che sia più utile all’uomo, dell’uomo stesso, che viva secondo la norma della Ragione. Poichè all’uomo è in sommo grado utile ciò che è massimamente conforme alla sua natura (per il Coroll. della Prop. XXXI di questa Parte), ossia (come è per sè manifesto) l’uomo stesso. Ora l’uomo opera assolutamente secondo le leggi della propria natura, quando vive secondo Ragione (per la Definiz. II della Parte III), ed in tanto solamente è conforme di necessità alla natura di un altro uomo (per la Prop. precedente). E, però, nulla per l’uomo v’ha di più utile fra le cose singolari, che l’uomo stesso, etc. C.D.D. [Corollario I, p. 291, Proposizione XXXV] [Spinoza, Etica, Istituto Editoriale Italiano, Milano, 1920]”,”SPIN-001-FGB” “SPIRE Antoine VIALA Jean-Pierre”,”La bataille du livre.”,”Antoine SPIRE è diplomato di studi superiori in sociologia. E’ membro della direzione delle Editions Sociales. VIALA è professore di lettere.”,”EDIx-033″ “SPIRITO Ugo”,”Cristianesimo e comunismo.”,”””quando si guarda al grado di civiltà raggiunto in pochi anni dai selvaggi di alcune repubbliche dell’ Unione sovietica e quando si constata l’ elevazione del proletariato al livello culturale borghese e più che borghese,si deve pur convenire che l’ eredità del cristianesimo è rappresentata più dalla rivoluzione comunista che non dalla difesa del mondo capitalistico””. Ugo SPIRITO (Arezzo 1896- Roma 1979) filosofo allievo di GENTILE, elaborò concezioni attente al valore critico e sociale della scienza.”,”RELC-105″ “SPIRITO Ugo”,”Machiavelli e Guicciardini.”,”Machiavelli. Teoria machiavelliana del rapporto tra politica ed etica “”In questi periodi la teoria machiavelliana del rapporto di politica ed etica giunge alle estreme conseguenze, in una spregiudicatezza che molte volte è apparsa cinismo. ‘Deve’ dunque un principe aver cura che non gli esca di bocca una cosa che non sia ‘piena’ di buone qualità: ‘deve’ apparire, a vederlo ‘et udirlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto umanità, tutto relligione’, e, soprattutto ‘tutto religione’.”” (pag 63) Guicciardini. “”Altrove il contemperamento di virtù e fortuna si annulla addirittura nel concetto di fato che domina in modo assoluto e senza possibilità di sfuggirgli. “”Né e’ pazzi, né e’ savi non possono finalmente resistere a quello che ha a essere; però io non lessi mai cosa che mi paressi meglio detto che quella che disse colui: ‘Ducunt volentes fata, nolentes trahunt’ (II, 138).”” (pag 91) Agnosticismo di Guicciardini. (pag 92) Guicciardini e l’ esperienza. “”Lo stesso riconoscimento è in Guicciardini, che lo pone a fondamento della conoscenza dei savi e dei popoli. “”Le cose passate fanno lume alle future, perché el mondo fu sempre di una medesima sorte, e tutto quello che è e sarà è stato in altro tempo, e le cose medesime ritornano, ma sotto diversi nomi e colori; però ognuno non le riconosce, ma solo chi è savio e le osserva e considera diligentemente”” (Ricordi, I,14). “”Quasi tutti e’ medesimi proverbi, o simili benché con diverse parole, si truovano in ogni nazione; e la ragione è che e’ proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesimi o simili”” (II, 12)””. (pag 95-96)”,”TEOP-314″ “SPIRITO Ugo”,”Il comunismo.”,”Ugo Spirito è nato ad Arezzo il 9 settembre 1896. Nel 1932 fu nominato professore di politica ed economia corporativa nell’ Università di Pisa. Passò poi all’ insegnamento della filosofia nelle università di Messina e Genova. Ha retto la cattedra di filosofia teoretica nell’ università di Roma. Socio nazionale dell’ Accademia dei Lincei, condirettore del “”Giornale critico della filosofia italiana””, presidente della Fondazione G. Gentile per gli studi filosofici, direttore della collezione dei classici della filosofia e della ‘Storia antologica dei problemi filosofici’ edite dalla casa ed. Sansoni. “”Tra le più strane esperienze fatte in Cina v’è quella delle sorprendenti risposte che ci venivano date a proposito di quesiti storici riguardanti l’occidente e l’oriente. Per l’occidente la cosa non poteva destare grande meraviglia, date le osservazioni che già si sono fatte in proposito e che, d’altra parte, hanno perfetto riscontro con la nostra ignoranza della storia cinese e di quella orientale in genere. Meraviglia, invece, l’ignoranza pressoché radicale, anche a livello culturale universitario, della stessa storia della Cina. In fondo la storia per i Cinesi si divide in due periodi principali: quello che va dalle origini al 1840 e quello che dal 1840 giunge ai giorni nostri. Ma i millenni della storia anteriore al secolo XIX non sono cronologicamente ben distinti nella mente del Cinese, che confonde i secoli e addirittura i millenni con molta disinvoltura. Lo stesso Confucio è vissuto per i Cinesi in un secolo generalmente imprecisato. Per individuare un avvenimento nel corso del processo storico ci si serve quasi sempre del riferimento a una dinastia, e la storia è in sostanza una storia di dinastie. Se non che le dinastie sono molte e alcune si prolungano per parecchi secoli, sì che l’indicazione di una di esse è sempre approssimativa e imprecisa. Alla possibilità di un’effettiva coscienza storica del Cinese osta, dunque, in modo preliminare e fondamentale la mancanza del senso del ‘tempo’ e quindi delle tappe del processo. Alla successione dei secoli si sostituisce quella delle dinastie, le quali restano giustapposte le une alle altre senza potersi disporre lungo una linea cronologica e storica che dia significato al loro susseguirsi. La incapacità di dar significato al ‘tempo’ è aggravata dal fatto che il criterio per determinarlo è affatto estraneo alla storia della Cina.”” (pag 244-245)”,”TEOC-456″ “SPRECKELMEYER Richard”,”I numeri complessi.”,”Richard Spreckelmeyer. Winchester, Massachusetts.”,”SCIx-131-FL” “SPRIANO Paolo”,”I comunisti europei e Stalin.”,”SPRIANO ha insegnato storia dei partiti politici all’Univ di Roma.”,”STAS-026″ “SPRIANO Paolo”,”Gramsci in carcere e il partito.”,”Paolo SPRIANO è autore di ‘Storia del Partito comunista italiano’ in cinque volumi (Torino, 1967-75). Alla vita e al pensiero politico di GRAMSCI ha dedicato saggi e studi tra cui ‘Gramsci e l’Ordine nuovo’, (Roma 1965) e ‘Gramsci e Gobetti’ (Torino, 1977).”,”GRAS-008 PCIx-006″ “SPRIANO Paolo”,”L’ occupazione delle fabbriche. Settembre 1920.”,”SPRIANO (Torino, 1925) insegna storia contemporanea all’Univ di Cagliari. Ha scritto molte opere (tra cui la nota ‘Storia del Partito Comunista Italiano’ Einaudi 1967-75).”,”MITS-030 ITAA-003″ “SPRIANO Paolo”,”L’ultima ricerca di Paolo Spriano. Dagli archivi dell’ URSS i documenti segreti sui tentativi per salvare Antonio Gramsci.”,”Dice SPRIANO: “”Ma chi credeva a Trotsky, allora? Pochi gruppi di intellettuali in America e altrove, alcuni e non tutti i capi della socialdemocraziona internazionale. Neppure André MALRAUX volle andare a testimoniare al “”controprocesso”” che, sotto la presidenza di DEWEY, si tenne nel 1937 negli USA e che rivelò non sotanto la falsità delle accuse di complotti e sabotaggi bensì la macchina infernale delle istruttorie e dei processi staliniani””. Paolo SPRIANO nacque a Torino nel 1925, da famiglia atigiana, Giovanissimo, partecipò alla lotta partigiana come comandante di distaccamento della quarta divisione alpina ‘Giustizia e libertà’. Dopo la guerra, nel 1946 si iscrisse al PCI e nel 1948 cominciò a lavorare all’ Unità di cui fu redattore prima a Torino e”,”GRAS-017″ “SPRIANO Paolo”,”Torino operaia nella grande guerra 1914 – 1918.”,”Paolo SPRIANO è nato a Torino nel 1925. Si è laureato nel 1947 con una tesi sul pensiero politico italiano e la vita di Piero Gobetti. Da allora i suoi interessi culturali si sono configurati attorno ai problemi del movimento operaio e delle correnti intellettuali che, da primo al secondo dopoguerra, ne hanno accompagnato lo sviluppo. Ha pubblicato numerosi saggi, inchieste, articoli, su varie riviste. Ha curato un’edizione di scritti gobettiani e il primo volume delle opere complete di GOBETTI. Con Luca PAVOLINI nel 1957 ha pubblicato un’inchiesta sulle condizioni di vita dei lavoratori: ‘Il salario in Italia’. E’ redattore dell’ Unità del 1948. [‘Il Prefetto di Torino Verdinois, sin dalla mattina del 22 agosto aveva allertato il ministero dell’Interno, retto da Vittorio Emanuele Orlando, sui pericoli di una saldatura tra la protesta per la mancanza di pane e l’atteggiamento pacifista delle masse popolari. Anche se il gruppo dirigente nazionale dei Socialisti è diviso tra «intransigenti» e «riformisti», a Torino viene rilanciata tra la popolazione la eloquente affermazione fatta da Claudio Treves alla Camera dei Deputati: «Nessun soldato in trincea il prossimo inverno». La giornata di venerdì 24 agosto segna le fasi più drammatiche dei moti. Due autorevoli storici come Alberto Monticone e Paolo Spriano, sia pure con giudizi non perfettamente collimanti sulla spontaneità della rivolta, ci offrono un quadro molto fedele del dipanarsi di quella vicenda. Un documento fondamentale, ricco di particolari, rimane una copia del settimanale Il grido del popolo sequestrato in tipografia, allegata come prova testimoniale agli atti del processo celebrato presso il Tribunale militare a carico di 66 dirigenti sindacali ed esponenti del partito socialista accusati di essere stati gli organizzatori della rivolta’ (Diego Novelli, L’Unità, 22 agosto 2007]”,”MITS-043″ “SPRIANO Paolo”,”Sulla rivoluzione italiana. Socialisti e comunisti nella storia d’ Italia.”,”Paolo SPRIANO insegna (1978) da dieci anni storia contemporanea all’Univ di Cagliari. E’ autore della ‘Storia del partito comunista italiano’ in cinque volumi (EINAUDI, 1967-75), ‘Storia di Torino operaia e socialista’ (EINAUDI, 1972). Ha scritto numerosi saggi storici (‘Occupazione delle fabbriche’ (1968),’ ‘L’Ordine nuovo’ e i consigli di Fabbrica’ (1971), ‘Gramsci e Gobetti’ (1977).”,”MITS-057 MITC-020″ “SPRIANO Paolo RAGIONIERI Ernesto NATTA Alessandro PAJETTA Gian Carlo AMENDOLA Giorgio INGRAO Pietro”,”Problemi di storia del partito comunista italiano.”,”Scritti di SPRIANO Paolo RAGIONIERI Ernesto NATTA Alessandro PAJETTA Gian Carlo AMENDOLA Giorgio INGRAO Pietro Sono raccolti qui le lezioni del corso ‘Momenti e problemi di storia del PCI’, tenuto, per iniziativa dell’ Istituto Gramsci al teatro delle Arti in Roma nei mesi di febbraio e marzo 1971.”,”PCIx-080″ “SPRIANO Paolo”,”Storia del Partito comunista italiano. 1. Da Bordiga a Gramsci.”,”Paolo SPRIANO è nato a Torino il 30 novembre 1925. E’ professore aggregato di discipline storiche all’ Università di Cagliari. Partigiano, giornalista militante del PCI, ha pubblicato molti volumi tra cui quelli sul movimento operaio torinese. Ha curato le opere di Pietro GOBETTI.”,”PCIx-058″ “SPRIANO Paolo, a cura di Carlo RICCHINI e Luisa MELOGRANI”,”Gramsci in carcere e il partito.”,”””Qui, Gramsci appare, anzi, propenso a riaffermare la continuità Lenin-Stalin, in particolare nella giusta condotta verso i contadini. Al più, si potrebbe osservare, i giudizi in merito di Gramsci sono tutti riferibili a una situazione precedente, sia quello su Trotsky “”teorico politico dell’ attacco frontale in un periodo in cui esso è solo causa di disfatta”” (cioè dal 1921 al 1926), sia quello che vede in Trotsky l’ espressione delle tendenze più coercitive e “”amministrative””, bonapartistiche. Il paradosso vorrebbe che, sia con la teoria del “”terzo tempo”” si con la collettivizzazione forzata delle campagne iniziata proprio nel 1929-1930, le critiche a Trotsky possano valere per Stalin! Ma non è certo questo il richiamo che nelle note del carcere su tali argomenti Gramsci intendeva fare. La sua avversione al trotskismo resta chiara, tanto che egli considera come conseguenza logica dell’ acutizzarsi della lotta interna la liquidazione della opposizione trotskista, che poteva – dice- essere fonte di organizzazione di forze sociali “”latenti e sonnecchianti””, muoventesi contro l’ egemonia del proletariato russo. Vedremo un atteggiamento analogo, “”giustificazionista””, anche nei vaghi cenni alla ondata poliziesca contro gli oppositori zinovievisti all’ inizio del 1935. Sul tema del frazionismo, del resto, Gramsci era stato severissimo nel 1924-1926 e non cambia idea in carcere. (pag 49)”,”GRAS-036″ “SPRIANO Paolo a cura”,”La cultura italiana del ‘900 attraverso le riviste. Volume sesto. ‘L’ Ordine Nuovo’ (1919-1920).”,”Scritti di TASCA GRAMSCI LEONETTI MONTAGNANA TERRACINI TOGLIATTI BARBUSSE RADEK REED LENIN LEVI ZINOVIEV MISSIROLI e altri. “”Agli “”ottimi compagni”” dell’ “”Ordine Nuovo”” si rimprovera, appunto, da parte degli organizzatori sindacali dell’ entourage di Bruno Buozzi, di essere dei letterati, ignari quasi completamente della vita d’ officina, e di voler ripetere le gesta avventurose (e disastrose) di quel “”sindacalista rivoluzionario”” Pulvio Zecchi il quale, nel 1911, portò a una grande sconfitta gli operai dell’ auto””. (pag 70) “”Tale punto di vista non è solo quello degli organizzatori della CGL. Da sinistra, è Giacinto Menotti Serrati, ancora in novembre, a pronunciare un aspro attacco di accusa contro il diritto di voto esteso ai disorganizzati. “”Qui siamo nel dominio dell’ aberrazione!””, scrive. Serrati ha una concenzione rivoluzionaria diamentralmente opposta a quella di Gramsci. La aberrazione contro cui si ribella il valoroso dirigente dell’ “”Avanti!”” è infatti quella di “”proclamare la capacità rivoluzionaria della massa amorfa””, mentre si mette in disparte “”quel movimento organizzato che è il nucleo della società futura””. La polemica verrà ripresa dallo stesso Serrati sulla “”rivista della III Internazionale””, “”Comunismo””, scoprendo ancor più il fondo del dissenso ideologico, accusando “”molti nostri compagni di una curiosa confusione tra i Soviet, organi politici e istrumenti del governo a rivoluzione trionfata ed i Comitati di fabbrica, organi tecnici della produzione e dell’ ordinamento industriale””, e affermando recisamente che “”la dittatura del proletariato è la dittatura cosciente del Partito socialista””. (pag 70-71)”,”MITC-051″ “SPRIANO Paolo”,”Storia di Torino operaia e socialista. Da De Amicis a Gramsci.”,”SPRIANO Paolo, torinese, è stato professore di storia contemporanea all’ Università di Cagliari. Dopo i primi studi su Piero GOBETTI e sul socialismo torinese ha studiato il primo dopoguerra (‘L’ occupazione delle fabbriche’, ‘L’ Ordine Nuovo e i Consigli di Fabbrica’). Il suo impegno maggiore è stata la storia del PCI (‘Storia del partito comunista italiano’). “”Tanto Gramsci era indulgente e paziente con un operaio quanto era severo, violento e privo di ogni pazienza con un intellettuale”” (Alfonso Leonetti) (pag 497)”,”MITT-155″ “SPRIANO Paolo”,”””L’ Ordine Nuovo”” e i Consigli di fabbrica. Con una scelta di testi dall’ “”Ordine Nuovo”” (1919-1920).”,”SPRIANO da 15 anni conduce una ricerca sistematica di storia del movimento operaio, dai suoi studi sul socialismo torinese di fine secolo, del periodo giolittiano e della prima guerra mondiale sino al momento dell’ “”Ordine Nuovo”” (Storia di Torino operaio e socialista’, Einaudi, 1972). Ha studiato poi la grande crisi culminata nell’ Occupazione delle fabbriche del settembre 1920. Poi ha intrapreso la Storia del Partito Comunista Italiano. Ha curato la pubblicazione delle Opere di Piero GOBETTI. Enea Matta, operaio in carrozzeria, 1920. “”Allora si rise della mia proposta e di quello che io dicevo della necessità di modificare l’ ordinamento degli organismi direttivi della lotta di classe. A quattro mesi di distanza un Congresso camerale straordinario viene convocato unicamente per discutere dei Consigli di officina e dei loro rapporti con i Sindacati. Nella storia dei Sindacati di mestiere è questo un fatto nuovo, ed è degno della più grande attenzione lo spirito che spinge gli operai a lavorare per la costituzione dei loro Consigli, mentre tanto scetticismo regna ancora tra coloro che limitano la propria visuale al ristretto orizzonte degli interessi della loro lega””. (pag 226)”,”MITC-062″ “SPRIANO Paolo a cura”,”Gramsci. La vita le idee il sacrificio.”,”””Il partito comunista, per iniziativa di Gramsci, imposta nell’ autunno del 1924 una piattaforma di lotta al fascismo radicalmente diversa da quella dell’ Aventino (dove si raccolgono socialisti, socialdemocratici, popolari democratici guidati da Giovanni Amendola). Invece di fidare passivamente nello sdegno dell’ opinione pubblica, nelle risultanze dell’ istruttoria contro gli assassini di Matteotti, in un intervento del re che non verrà mai (Vittorio Emanuele III resta solidale con Mussolini e i suoi banditi) bisogna proclamare – dice Gramsci – e attrezzare un “”Antiparlamento””, costituito dalle opposizioni non rientrate nell’ aula di Montecitorio dopo il delitto Matteotti. Bisogna fare di questo Antiparlamento un organo che sappia parlare alle masse, organizzarle per una resistenza alla dittatura che superi gli schemi moralistici e le stesse remore “”costituzionali””, svelando il carattere di feroce reazione di classe che è la sostanza del fascismo””. (pag 39)”,”GRAS-060″ “SPRIANO Paolo, a cura di Simona COLARIZI”,”Intervista sulla storia del PCI.”,”Togliatti in Francia è sulla linea di Thorez e del PCF nei giorni traumatici del patto russo-tedesco del 1939 (pag 99) Svolta di Salerno. “”D. (S. Colarizi). Tu dici che Togliatti intuisce meglio degli altri i problemi del dopo-liberazione, del trattato di pace, dell’assetto europeo del dopoguerra. Si potrebbe rispondere che non si tratta di intuizione, ma della diretta conoscenza che egli aveva a Mosca di queste questioni. In questa luce nella svolta di Salerno non pesa tanto una consapevolezza della realtà interna, pesa un condizionamento internazionale. Vale a dire che nell’inverno ’43-44 si possono prevedere già con una certa sicurezza le linee delle avanzate delle rispettive armate che ponendo l’Italia sotto il controllo anglo-americano, suggeriscono all’Urss un certo atteggiamento nei confronti dei problemi dell’assetto interno dello Stato italiano. La controprova sta nei documenti dei rapporti italo-sovietici durante il governo Badoglio – vedi in particolare quelli relativi ai colloqui Prunas e Vishinski – dai quali, tra l’altro, si può dedurre che Togliatti fu mandato in Italia con precise indicazioni da parte di Stalin. R. (P. Spriano). L’ordine di Mosca dato a Togliatti? Vi è un collegamento stretto – ho, persino, nel mio quinto volume, parlato di identificazione – tra la politica, anche al vertice, che viene a proporre Togliatti sbarcando a Napoli e l’orientamento dell’Unione Sovietica. Si tratta di un ordine? Qualcuno, ad esempio Antonio Gambino, sottolinea il fatto che lo stesso Togliatti partendo da Mosca aveva contribuito ad elaborare tale orientamento, non era stato cioè l’esecutore passivo di un ordine. Su questo non ci sono documenti sufficiente per accertare la verità dei fatti. In ogni caso, di qui a dire che quell’ordine, o accordo, o elemento nuovo, portasse un turbamento o una deviazione di prospettive alla guerra di liberazione, ci corre molto. Il realismo dimostrato da Togliatti con la svolta di Salerno tolse da un binario morto la partecipazione delle sinistre alla formazione di governi di unità nazionale nell’Italia liberata (…). Ma aggiungo altre due motivazioni: la prima è che la linea dell’Unione Sovietica, per l’unità nazionale in Italia e per l’accordo dei partiti del Cln con Badoglio, si contrapponeva a quella di Churchill in un punto importante. Era infatti accompagnata – come emerge chiaramente dai documenti diplomatici – dalla richiesta che l’antifascismo italiano, e quindi sostanzialmente anche le sinistre, avesse finalmente la possibilità, tramite l’accordo con Badoglio, di una ‘presenza politica’ nel governo del paese e che la questione istituzionale, la stessa questione della sopravvivenza o meno della monarchia, venisse risolta, a guerra finita, con una assemblea costituente, con una consultazione universale del popolo. Qui, naturalmente, l’Unione Sovietica trova un certo accordo con la politica di Roosevelt. Prevale quella linea rispetto a quella ambigua di Churchill che continua a mantenersi fermo nell’idea che la monarchia è una salvaguardia per l’Italia post-fascista, collegata sostanzialmente all’egemonia sul Mediterraneo dell’Impero britannico. Un’altra motivazione che contrasta, a mio avviso, con la tesi di Togliatti passivo esecutore degli ordini di Mosca, è che si può anche ammettere che Stalin dia a Togliatti la direttiva della linea di unità nazionale, dell’entrata nel governo, dell’accordo col governo Badoglio; ma l’individuare come interlocutore, anzi come alleato necessario di comunisti e socialisti uniti, la Democrazia cristiana, non poteva essere una indicazione di Stalin, che, a parte tutto, ignorava totalmente che cosa potesse essere la Dc. Si tratta quindi, in realtà, di una indicazione politica di Togliatti il quale addirittura la corredò di un entroterra di riflessioni storiche che colpiscono, anche se non convincono”” (pag 132-133-134) Il Pci e l’ epurazione mancata (pag 138-139)”,”PCIx-427″ “SPRIANO Paolo”,”Il compagno Ercoli. Togliatti segretario dell’Internazionale.”,”In due capitoli l’autore tratta anche delle vicende relative alla Seconda guerra mondiale: Capitolo XV. Il patto tedesco-sovietico e la guerra. (pag 167-178); Capitolo XV. Il momento della neutralità (pag 179-198). Paolo Spriano è stato professore di Storia contemporanea all’Università di Cagliari (1980) “”Il patto significa storicamente la via libera all’invasione hitleriana della Polonia, prevista, addirittura contrattata in un protocollo segreto aggiuntivo al patto. Non è l’unico atto che renda ineluttabile la guerra. Non bisogna scordare che l’URSS del 1939 non è la grande potenza dei nostri giorni. Per questo il discorso sulle responsabilità occidentali è tanto vivo in sede storiografica così come lo era – e non solo da parte comunista – allora nelle file del movimento operaio dei Paesi capitalistici. E gli storici per decenni accomuneranno il dibattito su quelle responsabilità alla ricerca sulle intenzioni e le ragioni per le quali Stalin si accinse a un passo di quella gravità. Egli si era ormai convinto che gli inglesi erano pronti a qualsiasi compromesso con Hitler pur di indirizzare la sua aggressività unicamente ad oriente, in sostanza contro l’URSS? Aveva Stalin un disperato bisogno di guadagnare tempo e spazio in vista di uno scontro con La Germania che egli dava per inevitabile e di quello con il Giappone, che già minacciava le frontiere sovietiche? E ne aveva tanto più bisogno quanto più l’esercito rosso si trovava in uno stato deplorevole di disorganizzazione, dopo le terribili purghe del 1937-1938 che l’avevano quasi decapitato? Egli pensava forse di potere – come neutrale – approfittare a lungo di un conflitto «interimperialistico» che avrebbe fiaccato sia gli anglo-francesi che i tedeschi? O voleva, invece, con la firma del patto, costringere la Gran Bretagna e la Francia ad entrare in una guerra in cui anche l’URSS sarebbe stata coinvolta? Non è qui il luogo di sviscerare tutta la vasta problematica legata alla stipula del patto germano-sovietico. Quanto abbiamo già indicato basta, del resto, ad adombrarla. Sono invece, gli aspetti traumatici delle ripercussioni in Occidente che vogliamo ancora sottolineare. Il punto che ci interessa mettere in luce, perché incontrovertibile, è che il patto segna la prima grande crisi storica dell’internazionalismo comunista”” (pag 169-170) Inserire in 2GB voce 1.”,”RUST-006-FF” “SPRIANO Paolo”,”Gramsci in carcere e il partito.”,”Paolo Spriano è autore di ‘Storia del Partito comunista italiano’ in cinque volumi (Torino, 1967-75). Alla vita e al pensiero politico di GRAMSCI ha dedicato saggi e studi tra cui ‘Gramsci e l’Ordine nuovo’, (Roma 1965) e ‘Gramsci e Gobetti’ (Torino, 1977). Appendice: Lettere di Grieco a Scoccimarro (e Gramsci e Terracini); Grieco a Gramsci; Grieco a Terracini; Terracini a Grieco; Togliatti a Bucharin; Sraffa a Togliatti; Togliatti a Sraffa; Il padre di Sraffa al figlio; Gramsci a Mussolini; La minuta della richiesta di Gramsci di espatriare; Mario Montagnana a Togliatti; Donini a Sraffa; Togliatti a Sraffa”,”GRAS-001-FGB” “SPRIANO Paolo”,”L’esperienza di Tasca a Mosca e il “”Socialfascismo””.”,”Jstor Espulsione di Tasca dal Pci. (pag 72) Difesa di Tasca (pag 77) L’autodifesa di Tasca. L’espulsione dal PCI. “”Per i caso di Tasca si riforma l’unità di tutto il gruppo dirigente. Tocca a Grieco il compito di iniziare il processo all’imputato, presente. Questi è accusato di negare, in primo luogo, la fascistizzazione della socialdemocrazia. (…) Il discorso di Grieco si sviluppa sui pericoli di destra e sulla necessità di combatterli anche con misure di «organizzazione». Già il PCI ha sbagliato – aggiunge – mantenendo Tasca nell’Ufficio politioc dopo la discussione di marzo. Ora deve essere escluso dal CC, anzi, «la misura deve essere perfezionata». Cioè si aspetta formalmente, prima di prendere il provvedimento di espulsione, se Tasca non compia per caso la sconfessione finora non giunta, anzi rifiutata nella lettera del 30 agosto. Il tono è ancora sereno. Tasca parla subito dopo Grieco. Pacato come era stato il relatore, il contraddittore ripete le sue convinzioni: si è in un periodo difensivo, non offensivo. La definizione di «terzo periodo» come periodo di ascesa rivoluzionaria, è nettamente contestata da Tasca: guai, comunque, a fare di una definizione un «soggetto della situazione stessa», e scostarsi così dall’analisi della realtà se essa non rientra in questo schema. La classe operaia dei paesi capitalistici, per Tasca, è ancora largamente sotto l’influenza socialdemocratica: e come la si può conquistare se «la tattica che noi seguiamo rallenta e talora impedisce il blocco tra operai comunisti e operai socialdemocratici», il fronte unico, fosse pure soltanto dal basso? La borghesia quando avrà battuto i comunisti batterà i socialisti (definiti miopi nel dare una mano al loro nemico di domani, nell’aiutarlo nella lotta al comunismo). Tasca nega, per una volta ancora, che la socialdemocrazia abbia mutato le sue basi sociali o che si fascistizzi. Il PCI – esclama – colla formula del socialfascismo torna a Bordiga, che proclamava la identità sostanziale di democrazia e fascismo. Così si dica per la formula della guerra imminente, considerata formula massimalistica. Nulla tralascia Tasca in un’autodifesa che è forse il documento più importante che egli abbia fornito. Sulle questioni italiane, ad esempio, non gli sfugge che l’accentuazione a sinistra della poslizione del PCI è tale da fornire una prospettiva strategica diversa da quella delle Tesi di Lione. Si è rinnegato il concetto di rivoluzione popolare antifascista. Eppure, il partito deve rendersi conto che si può arrivare all’abbattimento del fascismo senza che esso sia seguito dal crollo del potere borghese, che anzi tale è la eventualità più probabile. Citando Engels, Tasca ricorda che non si può «cominciare la rivoluzione dalla fine». Rispetto alla questione russa, su cui si dilunga ampiamente, Tasca riconosce che nei problemi della collettivizzazione delle campagne e dell’industrializzazione accelerata, si pone la necessità dell’intervento dall’alto, dell’intervento politico del potere operaio, in misura più forte di quanto egli non avesse visto nel suo rapporto-memorandum di marzo. Tasca non si illude sull’accoglienza che può avere questo riepilogo efficace delle proprie posizioni: sa che l’averle ribadite significa provocare la propria espulsione. E ripete che non può accettare una sconfessione «anche se la conseguenza che ne deriva è molto grave». Il suo è infatti l’ultimo intervento che faccia in un’istanza comunista”” (pag 77-78) inserire”,”PCIx-464″ “SPRIANO Paolo”,”Gramsci in carcere e il partito.”,”Paolo Spriano è autore di ‘Storia del Partito comunista italiano’ in cinque volumi (Torino, 1967-75). Alla vita e al pensiero politico di GRAMSCI ha dedicato saggi e studi tra cui ‘Gramsci e l’Ordine nuovo’, (Roma 1965) e ‘Gramsci e Gobetti’ (Torino, 1977). Lettera di Togliatti a Bucharin (13 luglio 1928) (in francese) (sulle condizioni di salute di Gramsci)”,”GRAS-004-FMP” “SPRIANO Paolo”,”Il compagno Ercoli. Togliatti segretario dell’Internazionale.”,”””Togliatti appoggia senza riserve l’ appello di Tolosa. Lo presenta come «il manifesto dell’ala sinistra del movimento popolare italiano», base per un’unione maggiore. Gli interessa, però, che si smuova qualcosa in Italia. Tra i giovani, ad esempio, di cui auspica una presa di coscienza dei guasti della educazione che hanno ricevuto dal fascismo, «un arrovesciamento di generazioni», come gli piace dire”” (pag 205)”,”BIOx-056-FV” “SPRIANO Paolo”,”La mancata fusione PCI-PSI nel 1923.”,”Al centro del saggio di Spriano: Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci”,”MITC-003-FGB” “SPRIANO Paolo”,”Le passioni di un decennio (1946-1956).”,”Paolo Spriano nasce a Torino il 30 novembre 1925 e muore a Roma il 26 settembre 1988. Giunge agli studi storici attraverso un’intensa attività giornalistica. Partigiano giovanissimo nelle formazioni Giustizia e libertà, entra nel PCI dopo la guerra, lavora a lungo all’Unità. Docente di storia prima all’Università di Cagliari poi alla Sapienza di Roma, è autore di numerosi libri e saggi sul movimento operaio, su Gobetti, Gramsci, Togliatti. Negli anni ’60 affrnta il suo lavoro più impegnativo: la Storia del Partito comunista italiano.”,”PCIx-040-FL” “SPRIANO Paolo”,”L’ occupazione delle fabbriche. Settembre 1920.”,”Paolo Spriano (Torino, 1925- ) insegna storia contemporanea all’Università di Cagliari. Ha scritto molte opere, alcune su Antonio Gramsci e una nota in più volumi ‘Storia del Partito Comunista Italiano’, Einaudi, 1967-75).”,”MITT-003-FGB” “SPRIANO Paolo”,”””L’ Ordine Nuovo”” e i Consigli di fabbrica. Con una scelta di testi dall'””Ordine Nuovo”” (1919-1920).”,”Paolo Spriano da 15 anni conduce una ricerca sistematica di storia del movimento operaio, dai suoi studi sul socialismo torinese di fine secolo, del periodo giolittiano e della prima guerra mondiale sino al momento dell’ “”Ordine Nuovo”” (Storia di Torino operaio e socialista’, Einaudi, 1972). Ha studiato poi la grande crisi culminata nell’ Occupazione delle fabbriche del settembre 1920. Poi ha intrapreso la Storia del Partito Comunista Italiano. Ha curato la pubblicazione delle Opere di Piero Gobetti. “”La confluenza del gruppo dell'””Ordine Nuovo”” col gruppo del “”Soviet”” di Amadeo Bordiga, nonostante i profondi dissensi che li separano (anche in questo momento) sorgerà da quest’appello alla necessità di una scelta sulla questione di fondo del legame dell’Internazionale (che intrambi i gruppi sollevano): una scelta che diviene l’asse dell’atteggiamento e dell’azione della rivista”” (pag 104)”,”MITC-013-FGB” “SPRIGGE Cecil J.S.”,”Storia politica dell’ Italia moderna.”,”””Anche nel Piemonte stesso si manifestò del pubblico scontento. Luigi Napoleone manteneva ancora una guarnigione a Roma e sotto la protezione francese il Papato incoraggiava il brigantaggio nell’ Italia meridionale. Ottenere il ritiro delle truppe francesi divenne pertanto uno degli scopi principali della politica italiana, in modo di acquistare all’ Italia maggior autorità sul Vaticano. Con questo intento, re Vittorio Emanuele e i suoi ministri trasportarono nel 1865 la capitale da Torino a Firenze. Questo fatto doveva servire come garanzia che il re d’ Italia non si accingeva a marciare precipitosamente su Roma.”” (pag 75)”,”ITAA-089″ “SPRIGGE C.J.S.”,”Karl Marx.”,”SPRIGGE C.J.S. “”After a year in Soho he came upon a means of income, small, not very secure, but genuine and realisable. The ‘New York Tribune’ invited articles from his pen at £ 2 each, not more than two in a week. The paper had semi-Socialist tradition. Its Editor, Dana, had been in Cologne in 1848 and had picked out Marx as a man to be kept in mind. Now he offered him his columns for political articles without specification of subject. Many a time during his ten years of association with Dana did Marx have cause to curse the ‘Tribune’, and Engels had equal or greater cause, for on him it fell to discover subjects, to collect documentation, to translate from Marx’s German when Marx’s English failed, and not seldom to write the articles himself. Not all the articles were used, and those unused were not paid for. Payment even for those used was sometimes delayed, and the Marx family, with nothing in the kitchen cupboard, would wait in sick hope while is head paced to the City to find whether his bill had been accepted and returned. According to the method of finance then in vogue, Marx, immediately after posting an article, would draw a bill on Dana and make it over to a City banker in communication with the U.S.A. The bill, forwarded to Dana, was “”accepted”” by him, and then discountable by Marx. Sometimes the bill was mislaid, sometimes Dana informed Marx that he had overdrawn on him, presuming on the publication of articles which had been rejected. Days of anxious, hungry street-pacing ensued for the head of the Communist Party and of the Soho household. Moreover, though at liberty to write on any subject, Marx soon decided that contributory journalism was a great weariness. The he, instead of devoting himself to “”pure science””, must take account of the tastes of editor and reader, Hegel had not prepared him for this”” [C.J.S. Sprigge, Karl Marx, 1941] (pag 94-95) Charles Anderson Dana From Wikipedia, the free encyclopedia Charles Dana Charles-Anderson-Dana.png Signature Charles Anderson Dana (August 8, 1819 – October 17, 1897) was an American journalist, author, and government official, best known for his association with Ulysses S. Grant during the American Civil War and his aggressive political advocacy after the war. Contents [hide] 1 Biography 1.1 Early years 1.2 Journalism 1.3 Civil War 1.4 Return to journalism 2 Writing 3 Art collecting 4 Notes 5 References 6 Further reading 7 External links Biography[edit] Early years[edit] Dana was born at Hinsdale, New Hampshire. He was a descendant of Richard Dana, progenitor of most of the Danas in the United States, who emigrated there from England, settled in Cambridge in 1640, and died there about 1695. At the age of twelve, Charles Dana became a clerk in his uncle’s general store at Buffalo, which failed in 1837. At this time, he began the study of Latin grammar, and prepared himself for college. In 1839 he entered Harvard, but the impairment of his eyesight forced him to leave college in 1841, and caused him to abandon his intention of entering the ministry and of studying in Germany. From September 1841 until March 1846 he lived at Brook Farm, where he was made one of the trustees of the farm, was head waiter when the farm became a Fourierite phalanx, and was in charge of the Phalanx’s finances when its buildings were burned in 1846. During his time with Brook Farm, he also wrote for the Transcendental publication, the Harbinger, and in 1846 married widow Eunice MacDaniel.[1] Journalism[edit] Dana during his tenure at the Tribune Dana had written for and managed the Harbinger, the Brook Farm publication, devoted to social reform and general literature. Later, beginning 1844, he also wrote for and edited the Boston Chronotype of Elizur Wright for two years. In 1847 he joined the staff of the New York Tribune, and in 1848 he wrote from Europe letters to it and other papers on the revolutionary movements of that year. In Cologne he visited Karl Marx and Ferdinand Freiligrath. (From 1852 to 1861, Marx was one of the main writers for the New York Daily Tribune). Returning to the Tribune in 1849, Dana became a proprietor and its managing editor, and in this capacity actively promoted the anti-slavery cause, seeming to shape the paper’s policy at a time when Horace Greeley was undecided and vacillating. The extraordinary influence and circulation attained by the newspaper during the ten years preceding the Civil War was in a degree due to the development of Dana’s genius for journalism, reflected not only in the making of the Tribune as a newspaper, but also in the management of its staff of writers, and in the steadiness of its policy as the leading organ of anti-slavery sentiment. In 1861 Dana went to Albany to advance the cause of Greeley as a candidate for the U. S. Senate, and nearly succeeded in nominating him. The caucus was about equally divided between Greeley’s friends and those of William M. Evarts, while Ira Harris had a few votes which held the balance of power. At the instigation of Thurlow Weed, the supporters of Evarts went over to Harris. During the first year of the war, the ideas of Greeley and those of Dana in regard to the proper conduct of military operations were somewhat at variance; the board of managers of the Tribune asked for Dana’s resignation in 1862, apparently because of this disagreement and wide temperamental differences between him and Greeley. Civil War[edit] When Dana left the Tribune, Secretary of War Edwin Stanton immediately made him a special investigating agent of the War Department. In this capacity Dana discovered frauds of quartermasters and contractors, and as the eyes of the administration, as Abraham Lincoln called him, he spent much time at the front, and sent to Stanton frequent reports concerning the capacity and methods of various generals in the field. In particular, the War Department was concerned about rumors of Ulysses S. Grant’s alcoholism and Dana spent considerable time with him, becoming a close friend and assuaging administration concerns. Dana reported to Secretary of War Edwin Stanton that he found Grant “”modest, honest, and judicial. . . . ‘not an original or brilliant man, but sincere, thoughtful, deep, and gifted with a courage that never faltered.’ Although quiet and hard to know, he loved a humorous story and the company of his friends.””[2] Dana went through the Vicksburg Campaign and was at the Battle of Chickamauga and the Third Battle of Chattanooga, and urged the placing of General Grant in supreme command of all the armies in the field, which happened in March 1864. Dana was Assistant Secretary of War from 1863 to 1865. Return to journalism[edit] In 1865–1866, Dana conducted the newly established and unsuccessful Chicago Republican, when the paper was owned by Jacob Bunn, and published by Alonzo Mack. He became the editor and part-owner of The Sun (New York) in 1868, and remained in control of it until his death. Under Dana’s control, The Sun opposed the impeachment of President Andrew Johnson; it supported Grant for the presidency in 1868; it was a sharp critic of Grant as president; and in 1872 took part in the Liberal Republican revolt and urged Greeley’s nomination. Dana made the Sun a Democratic newspaper, independent and outspoken in the expression of its opinions respecting the affairs of either party. His criticisms of civil maladministration during General Grant’s terms as president led to a notable attempt on the part of that administration, in July 1873, to take him from New York on a charge of libel, to be tried without a jury in a Washington police court. Application was made to the United States District Court in New York for a warrant of removal, but in a memorable decision Judge Blatchford, later a justice of the Supreme Court of the United States, refused the warrant, holding the proposed form of trial to be unconstitutional. Perhaps to a greater extent than in the case of any other conspicuous journalist, Dana’s personality was identified in the public mind with the newspaper that he edited. In 1876, the Sun favored Samuel J. Tilden, the Democratic candidate for the presidency, opposed the Electoral Commission, and continually referred to Rutherford B. Hayes as the “”fraud president””. In 1884 it supported Benjamin Butler, the candidate of Greenback-Labor and Anti-Monopolist parties, for the presidency, and opposed James G. Blaine (Republican) and even more bitterly Grover Cleveland (Democrat); it supported Cleveland and opposed Benjamin Harrison in 1888, although it had bitterly criticized Cleveland’s first administration, and was to criticize nearly every detail of his second, with the exception of Federal interference in the Pullman strike of 1894; and in 1896, on the free silver issue, it opposed William Jennings Bryan, the Democratic candidate for the presidency. Writing[edit] Dana’s literary style came to be the style of The Sun—simple, strong, clear, boiled down. He recorded no theories of journalism other than those of common sense and human interest. He was impatient of prolixity, cant, and the conventional standards of news importance. Three of his lectures on journalism were published in 1900 as the Art of Newspaper Making. With George Ripley he edited The New American Cyclopaedia (1857–1863), reissued as the American Cyclopaedia in 1873-1876. Dana had an interest in literature. His first book was a volume of stories translated from German, entitled The Black Aunt (New York and Leipzig, 1848). In 1857, he edited an anthology, The Household Book of Poetry. His translation from German of “”Nutcracker and Sugardolly: A Fairy Tale”” was published in 1856 by the Philadelphia publisher C.G. Henderson & Co. In addition to translating German, Dana could read the Romance and Scandinavian languages. With Rossiter Johnson, he edited, Fifty Perfect Poems (New York, 1883). Dana edited A Campaign Life of U. S. Grant, published over his name and that of General James H. Wilson in 1868. His Reminiscences of the Civil War and Eastern Journeys, Some Notes of Travel in Russia, in the Caucasus, and to Jerusalem were published in 1898. Early in his journalism career, 1849, he wrote a series of newspaper articles in defense of anarchist philosopher Pierre-Joseph Proudhon and his mutual banking ideas. They were published in collected form in 1896 as Proudhon and his Bank of the People by Benjamin Tucker, who did so partly to expose Dana’s radical past as Dana had late in life become quite conservative, editorializing against radicals, “”reds””, and the free silver movement. This book remains in print today through a Charles H. Kerr Company Publishers edition with an introduction by Paul Avrich. Art collecting[edit] Dana was an art connoisseur and left a remarkable collection of Chinese porcelain. Notes[edit] Jump up ^ O’Brien, Frank Michael (1918). The Story of The Sun. New York: George H. Doran Company. pp. 207–208. Archived from the original on 16 May 2007. Retrieved 4 December 2011. Jump up ^ John D. Winters, The Civil War in Louisiana, Baton Rouge: Louisiana State University Press, 1963, ISBN 0-8071-0834-0, p. 177 References[edit] Wikisource-logo.svg Wilson, James Grant; Fiske, John, eds. (1900). “”Dana, Richard””. Appletons’ Cyclopædia of American Biography. New York: D. Appleton Attribution This article incorporates text from a publication now in the public domain: Chisholm, Hugh, ed. (1911). “”Dana, Charles Anderson””. Encyclopædia Britannica (11th ed.). Cambridge University Press Wikisource-logo.svg This article incorporates text from a publication now in the public domain: Wilson, James Grant; Fiske, John, eds. (1900). “”Dana, Charles Anderson””. Appletons’ Cyclopædia of American Biography. New York: D. Appleton Further reading[edit] J. H. Wilson Life of Charles A. Dana (New York, 1907) External links[edit] Portal icon Biography portal Wikimedia Commons has media related to Charles Anderson Dana. Mr. Lincoln and New York: Charles A. Dana Mr. Lincoln’s White House: Charles A. Dana “”Charles Anderson Dana””. Find a Grave. Retrieved August 10, 2010. Wikisource-logo.svg “”Dana, Charles Anderson””. New International Encyclopedia. 1905. New-York Tribune From Wikipedia, the free encyclopedia (Redirected from New York Daily Tribune) The New-York Tribune Nytrib1864.jpg The November 16, 1864 issue of the New-York Tribune Type Daily newspaper Format Broadsheet Founded 1841 Ceased publication 1966 Headquarters New York, New York, U.S. The New-York Tribune was an American newspaper, first established by Horace Greeley in 1841. From the 1840s through the 1860s it was the dominant Whig Party and then Republican newspaper in the U.S. Its editorials were widely read and helped shape national opinion. In 1924 it was merged with the New York Herald to form the New York Herald Tribune, which in turn ceased publication in 1966. Contents [hide] 1 History 2 New paper, same name 3 Former Tribune buildings today 4 In popular culture 5 References 6 Further reading 7 Primary sources History[edit] Greeley had previously published a weekly newspaper, The New Yorker (unrelated to the modern magazine), in 1833, and was also publisher of the Whig Party’s political organ, Log Cabin. In 1841, he merged operations of the two into a new newspaper, the New-York Tribune. Daguerrotype of the Tribune editorial staff by Mathew Brady, taken between 1849 and 1860 The Tribune was created by Greeley with the goal of providing a straightforward, trustworthy media source in an era when newspapers such as the New York Sun and New York Herald thrived on sensationalism. The Tribune did reflect some of Horace Greeley’s idealist views. His journal retained Karl Marx as European correspondent in 1852; although Marx viewed the Tribune as a ‘filthy rag’,[1] the arrangement, whereby his collaborator Engels also submitted articles under the by-line, lasted ten years, the final Marx column being published in February 1862. During Greeley’s editorship, the paper was aided by able writers including Charles Anderson Dana, George William Curtis, William Henry Fry, Bayard Taylor, Margaret Fuller, George Ripley, Julius Chambers and Henry Jarvis Raymond.[2] In 1854 the paper joined the newly formed Republican Party—Greeley chose the party’s name—and emphasized opposition to slavery. During the American Civil War (1861–1865) the Tribune usually spoke for the Radical Republican faction that was very hostile to the Confederacy and wanted slavery abolished immediately. During the first few months of the war, the paper’s “”on to Richmond”” slogan pressured Union general Irvin McDowell into advancing on the Confederate capital of Richmond before his army was ready, resulting in the defeat at the First Battle of Manassas on July 21, 1861. After the failure of the Peninsular Campaign in the spring of 1862, the Tribune pressured President Abraham Lincoln into installing John Pope as commander of the Army of Virginia. During the 1863 Draft Riots a mob tried to burn down the Tribune building which lacked the Gatling guns of the nearby New York Times. [3] Following Greeley’s defeat by Ulysses S. Grant for the presidency of the United States in 1872, Whitelaw Reid, owner of the New York Herald, assumed control of the Tribune. Greeley checked into Dr. Choate’s Sanitarium where he died a few weeks later. Under Reid’s son, Ogden Mills Reid, the paper acquired the New York Herald to form the New York Herald Tribune, which continued to be run by Ogden M. Reid until his death in 1947. Copies of the New-York Tribune are available on microfilm at many large libraries and online at the Library of Congress.[4] Also, indices from selected years in the late nineteenth century are available on the Library of Congress’ website. The original paper articles from the newspaper’s morgue are kept at The Center for American History at the University of Texas at Austin. New paper, same name[edit] The New York Tribune building, today the site of One Pace Plaza A “”new”” New York Tribune debuted in 1976 in New York City. The paper, which was originally named The News World and later changed to The New York City Tribune, was published by News World Communications, Inc., owned by the Unification Church. It was published in the former Tiffany and Company Building at 401 Fifth Avenue until it printed its last edition on January 3, 1991.[5] Its sister paper, The Washington Times, is circulated primarily in the nation’s capital. The Tribune carried an expansive “”Commentary”” section of opinions and editorials. Former New York City Mayor Ed Koch was one of the columnists. Former Tribune buildings today[edit] The New York Tribune building was the first home of Pace University. Today, the site where the building once stood is now the One Pace Plaza complex of Pace University’s New York City campus. Dr. Choate’s residence and private hospital, where Horace Greeley died, today is part of the campus of Pace University in Pleasantville, New York. On December 15, 1921, The New York Tribune bought two plots of ground at 219 and 220 West 40th Street. The headquarters that The New York Tribune built at that site is now the home of the City University of New York Graduate School of Journalism. In popular culture[edit] The Tribune was referenced in one rendition of the popular 19th-century ballad, “”No Irish Need Apply””,[6] as performed by Tony Pastor, as the paper of choice of the anti-Irish antagonist in the song.[citation needed] References[edit] Jump up ^ Blumberg, Werner (1972). Karl Marx. New Left Books. Jump up ^ Sandburg, Carl (1942). Storm Over the Land. Harcourt, Brace and Company. Jump up ^ NYC Riots By William F.B. Vodrey, Cleveland Civil War Round Table Jump up ^ “”About New-York tribune. (New York [N.Y.]) 1866-1924,”” Library of Congress. Jump up ^ New York Times. (Late Edition (East Coast)). New York, N.Y.: January 5, 1991 [1] Jump up ^ Library of Congress: American Memory website (name search required for accession) Further reading[edit] Wikisource has original text related to this article: New-York Tribune Anon. “”The New York Tribune – A Sketch of Its History”” (1883)short pamphlet “”About New-York tribune. (New York [N.Y.]) 1866-1924″”. Chronicling America. Library of Congress. Retrieved February 20, 2011. Baehr, Harry W, The New York tribune since the Civil War (1936) Borchard, Gregory A. (2008). “”New York Tribune””. In Vaughn, Stephen L. Encyclopedia of American Journalism (1st ed.). Abingdon, UK: Routledge. pp. 343–345. ISBN 978-0-415-96950-5. Isely, Jeter A. Horace Greeley and the Republican Party, 1853-1861: A study of the New York Tribune (1947) Kluger, Richard, and Phyllis Kluger. The Paper: The Life and Death of the New York Herald Tribune (1986) Seitz, Don C. Horace Greeley: Founder of the New York Tribune (1926) online edition Van Deusen, Glyndon G. Horace Greeley, Nineteenth-Century Crusader (1953), standard biography online edition Primary sources[edit] New York Tribune Index, 1875-1895 U.S. Library of Congress text of many issues”,”MADS-624″ “SPRIGGE Cecil J.S.”,”Storia politica dell’Italia moderna.”,”Cecil Jackson Sprigge (1896-1959) è stato per vari decenni, una delle migliori firme del giornalismo inglese. Gli argomenti di politica interna agitati dagli interventisti democratici alla vigilia della grande guerra “”C’era così, tra le file di coloro che sostenevano l’entrata in guerra dell’Italia, il disaccordo più profondo. Gli altri interventisti – radicali, repubblicani e socialisti riformisti, in generale gli adepti della massoneria – ben lungi dal considerare con calcolata indifferenza i protagonisti della guerra europea, denunciavano la Germania, con l’Austria sua satellite, come la nazione che aveva rotto la pace e aspirava a una egemonia mondiale, cui l’Italia aveva non meno interesse delle altre nazioni ad opporsi. Essi sostenevano che l’abolizione della potenza militare della Germania avrebbe permesso all’Italia e a tutte le altre nazioni europee di dedicare poi le loro risorse al benessere materiale e al progresso della civiltà. Se la crociata dell’Intesa fosse fallita, la vittoria della Germania avrebbe messo l’Italia in posizione effettiva di nazione satellite, anche se formalmente, la neutralità italiana fosse stata compensata dalla cessione di territori da parte dell’Austria. Ma gli interventisti democratici svolsero un argomento di carattere ancor più strettamente italiano. Essi facevano notare che i giolittiani – da cui ancora non dissociavano il primo ministro tollerato da Giolitti, Salandra – avrebbero potuto profittare dell’isolamento dell’Italia rispetto alle democrazie in guerra, per soffocare quel rinnovamento politico di cui il suffragio universale aveva aperto l’allettante speranza. Costringere i giolittiani a portare l’Italia in linea con le nazioni veramente democratiche avrebbe significato (essi pensavano) spezzare lo stesso giolittismo. D’altro lato, se si consentiva alla cricca giolittiana di combinare un baratto con le Potenze Centrali, ne poteva seguire una riforma del governo in Italia in senso autoritario, l’istituzione di un regime di cancellierato cui (dicevano i radicali) il grande partito socialista si sarebbe docilmente sottomesso, così come docilmente si erano sottomessi i socialisti tedeschi quando il governo imperiale aveva dichiarato guerra”” (pag 177-178)”,”ITAF-002-FGB” “SPRINGER Elisa”,”Il silenzio dei vivi. All’ombra di Auschwitz, un racconto di morte e di resurrezione.”,”Elisa Springer aveva 26 anni quando venne arrestata e deportata ad Auschwitz con il convoglio di partenza da Verona il 2 agosto 1944. Salvata dalla camera a gas dal generoso gesto di un kapò. Visse tutto l’orrore del campo di sterminio nazista. Poi fu trasferita nel campo di Bergen Belsen dove, tra gli altri morì Anne Frank, e a Theresienstadt. Elisa Springer è nata a Vienna nel 1918 da una famiglia di commercianti ebrei di origine ungherese. Sopravissuta ai campi di sterminio nel 1946 si è trasferita in Italia ed è vissuta a Manduria in provincia di Taranto. Ha pubblicato nel 2003 ‘L’eco del silenzio’ (Marsilio).”,”GERN-003-FSD” “SPROAT John G., volume a cura”,”The Reader’s Adviser. Volume 3. The Best in Social Sciences, History and the Arts.”,”Contiene circa 600 voci biografiche di autori con relativa bibliografia nei campi dell’ Antropologia, Economia, Geografia, Scienze politiche, Psicologia, Educazione, Storia mondiale, Storia antica, Storia europea, Storia africana, Storia del Medio Oriente, Storia dell’ Asia e del Pacifico, Storia degli Stati Uniti, Storia del Canada, Storia dell’ America Latina, Musica e danza, Arte e architettura, Mass media, Folklore, satira e cultura popolare, Viaggi ed esplorazioni.”,”REFx-075″ “SPRUGNOLI Renzo”,”Le basi di dati.”,”Renzo Sprugnoli (Cogoleto, Genova, 1942) è professore ordinario di teoria e tecnica dell’elaborazione automatica dei dati nell’Università di Padova. Ha scritto, insieme con M.B. Baldacci, Informatica e biblioteche.”,”SCIx-111-FL” “SPULBER Nicolas a cura, edizione italiana a cura di Lisa FOA; saggi di P.I. POPOV L.N. LITOSENKO V. LEONTIEV V.G. GROMAN M. BARENGOLC E.A. PREOBRAZENSKIJ G.A. FELDMAN L. SANIN V.A. BAZAROV N.I. BUCHARIN I.V. STALIN A. BOJARSKIJ M. RAGOLSKIJ R. GOLDBERG S. ROZENTUL S. SAROV S.G. STRUMILIN G.M. KRZIZANOVSKIJ N.D. KONDRATIEV N.A. KOVALEVSKIJ”,”La strategia sovietica per lo sviluppo economico, 1924-1930. La discussione degli anni Venti nell’ URSS.”,”Saggi di P.I. POPOV L.N. LITOSENKO V. LEONTIEV V.G. GROMAN M. BARENGOLC E.A. PREOBRAZENSKIJ G.A. FELDMAN L. SANIN V.A. BAZAROV N.I. BUCHARIN I.V. STALIN A. BOJARSKIJ M. RAGOLSKIJ R. GOLDBERG S. ROZENTUL S. SAROV S.G. STRUMILIN G.M. KRZIZANOVSKIJ N.D. KONDRATIEV N.A. KOVALEVSKIJ. “”Pietra miliare del pensiero di Bucharin è che l’ industria dipende sia dall’ offerta agricola che dalla domanda contadina, ma che a sua volta l’ agricoltura non ha soltanto bisogno di beni manufatti per il consumo di massa ma anche di macchinario agricolo. I limiti della crescita industriale sono direttamente legati alla crescita della produzione agricola di cereali, cotone, pelli, lana, lino e così via.”” (pag 44) “”La sinistra condusse un attacco a fondo contro le tesi di Sanin e le teorie di Bucharin. Gli argomenti economici della Sinistra furono sviluppati da E.A. Preobrazenskij, poco dopo la crisi delle forbici, in una serie di articoli pubblicati nel 1924 e nel 1925 e ristampati nel 1926 nel suo libro Novaja ekonomika. Esso rimane un documento fondamentale per comprendere le basi della teoria sovietica sulla crescita economica.”” (pag 45) “”La posizione della Sinistra, battezzata al principio degli anni ’20 “”superindustrialista””, fu in un primo tempo recisamente respinta dal gruppo dirigente del partito. Le formule economiche di Preobrazenskij furono condannate in modo solenne. L’ idea di sviluppare l’ industria pesante a spese dell’ agricoltura fu respinta come un pericolo di prima grandezza per l’ alleanza fra operai e contadini. La teoria dell’ “”accumulazione originaria socialista”” – modellata sulle teorie marxiane del brutale sfruttamento ed esproprio dei piccoli proprietari terrieri agli albori del capitalismo – fu bollata come una eresia e una minaccia alla stabilità del regime sovietico. Presto, tuttavia, il partito mutò radicalmente la sua politica. Varie sono le ragioni di questa svolta””. (pag 47)”,”RUSU-161″ “SPULBER Nicolas”,”The American economy. The struggle for supremacy in the 21st century.”,”Nicolas Spulber is Distinguished Professor Emeritus at Indiana University. He is coauthor of Economics of Water Resources: From Regulation to Privatization, and author of many previous books, including Restructuring the Soviet Economy: In Search of the Market, Managing the American Economy from Roosevelt to Reagan, Organizational Alternatives in Soviet-Type Economies, and The State and Economic Development in Eastern Europe. List of figures, list of tables, preface, notes, index,”,”USAE-011-FL” “SPULBER Nicolas a cura; saggi di POPOV P.I. LITOSHENKO L. LEONTIEF W. GROMAN V.G. BARENGOL’TS M. PREOBRAZHENSKII E.A. FEL’DMAN G.A. SHANIN L. BAZAROV V. BUKHARIN BUCHARIN N.I. STALIN J. BOIARSKII R. RAGOL’SKII M. GOLDBERG R. ROZENTUL S. GROMAN V.G. SHAROV S. GOSPLAN STRUMILIN S.G. KRZHIZHANOVSKII G.M. KONDRATIEV N.D.”,”Foundations of Soviet Strategy for Economic Growth. Selected Soviet Essays, 1924-1930.”,”Contiene il saggio di Bucharin: ‘Note di un economista all’inizio del nuovo anno economico’ (pag 258.-266) (Noets of an Economist at the Beginning of a New Economic Year) e il saggio di Preobrazhenskij: ‘Sull’accumulazione socialista primaria’ (pag 230-257) (On Primary Socialist Accumlation)”,”RUSU-247″ “SPULBER Nicolas”,”Russia’s Economic Transitions. From Late Tsarism to the New Millennium.”,”Nicolas Spulber is Distinguished Professor Emeritus at Indiana University. He is coauthor of Economics of Water Resources: From Regulation to Privatization, and author of many previous books, including Restructuring the Soviet Economy: In Search of the Market, Managing the American Economy from Roosevelt to Reagan, Organizational Alternatives in Soviet-Type Economies, and The State and Economic Development in Eastern Europe.”,”RUSx-061-FL” “SPULBER Nicolas a cura, POPOV P.I. LITOSENKO L.N. LEONT’EV V. GROMAN V.G. BARENGOL’C M. PREOBRAZENSKIJ E.A. FEL’DMAN G.A. SANIN L. BAZAROV V.A. BUCHARIN N.I. STALIN I.V. BOJARSKIJ A. GOL’DBERG R. ROZENTUL S. STRUMILIN S.G. KRZIZANOVSKIJ G.M. KONDRAT’EV N.D. saggi di, FOA Lisa, GOSPLAN a cura di”,”La strategia sovietica per lo sviluppo economico, 1924-1930. La discussione degli anni Venti nell’URSS a cura e con saggio introduttivo di Nicolas Spulber.”,”La scelta di una strategia di sviluppo e la determinazione dei principi e dei metodi di pianificazione furono appassionatamente discusse nell’Unione Sovietica alla vigilia dell’era d’industrializzazione forzata e di pianificazione globale che ebbe inizio nel 1929. Nel corso di questi dibattiti i sovietici affrontarono una parte dei problemi sconvolgenti e delle gravi difficoltà cui si trovano oggi di fronte i dirigenti politici delle regioni sottosviluppate, i quali si propongono una rapida industrializzazione dei loro paesi.”,”RUSU-046-FL” “SPULBER Nicolas”,”Restructuring the Soviet Economy. In Search of the Market.”,”Nicolas Spulber is Distinguished Professor Emeritus at Indiana University. He is coauthor of Economics of Water Resources: From Regulation to Privatization, and author of many previous books, including Restructuring the Soviet Economy: In Search of the Market, Managing the American Economy from Roosevelt to Reagan, Organizational Alternatives in Soviet-Type Economies, and The State and Economic Development in Eastern Europe. Acknowledgments, Introduction, Table, References and Bibliography, Figure, Index,”,”RUSU-110-FL” “SPULBER Nicolas”,”Redefining the State. Privatization and Welfare Reform in Industrial and Transitional Economies.”,”Nicolas Spulber is Distinguished Professor Emeritus at Indiana University. He is coauthor of Economics of Water Resources: From Regulation to Privatization, and author of many previous books, including Restructuring the Soviet Economy: In Search of the Market, Managing the American Economy from Roosevelt to Reagan, Organizational Alternatives in Soviet-Type Economies, and The State and Economic Development in Eastern Europe.”,”TEOS-128-FL” “SPYBEY Tony”,”Globalizzazione e società mondiale.”,”””Secondo Lash e Urry (1994), in Germania l’ orientamento tecnico comprende l’ istruzione, il reclutamento del personale, la gestione, i sindacati e il sostegno esterno all’ industria, sia a livello locale che nazionale, con evidenti vantaggi per il progresso e il rinnovamento tecnologico. I principali protagonisti dell’ industria tedesca manifestano un atteggiamento essenzialmente pratico, che viene in genere apprezzato nella società tedesca. Vi è infine la “”formula A”” di matrice angloamericana, caratterizzata da una “”riflessività discorsiva””. (…) Secondo i due autori, coloro che dirigono l’ industria angloamericana mostrano una tendenza a voler separare la loro attività sia dal lavoro industriale sia dalla manodopera industriale. Il progresso verrebb considerato quasi esclusivamente in termini di sistemi di informazione le cui forme istituzionalizzate consterebbero dei “”parchi scientifici”” (Science parks) che comprendono diverse forme di conoscenza astratta, piuttosto che pratica. Espressione concreta di questo atteggiamento potrebbe essere l’ attuale apertura statunitense ai sempre più potenti paesi del Pacific Rim. Un’ alleanza economica con questi paesi potrebbe condurre a un rafforzamento dei legami tra l’ esperienza di ricerca tecnologica statunitense e la capacità produttiva dell’ Est asiatico, tant’è che l’ industria occidentale ha acconsentito al transferimento in Asia orientale di gran parte del lavoro di assemblaggio, riservandosi di operare nell’ ambito meno tangibile e discorsivo della produzione””. (pag 119)”,”ECOI-180″ “SPYROPOULOS Georges”,”La libertad sindical.”,”Le clausole di “”sicurezza sindacale”” in Germania e nei paesi anglosassoni. 1. clausola generale di organizzazione. 2. clausola limitata di organizzazione. 3. clausola di esclusione dal contratto collettivo. Formule negli Stati Uniti. 1. clausula ‘Open shop’ (sindacato rappresentante esclusivo di tutti i lavoratori) 2. clausola di contrattazione preferenziale (preferenza nel contratto ai membri del sindacato) 3. clausola del mantenimento di affiliazione (tutti sono obbligati a manterere la propria affiliazione al sindacato) 4. clausola “”taller sindicato”” (union shop) (l’ imprenditore da lavoro solo ai membri del sindacato che firmano la convenzione) 5. clausola “”taller cerrado”” (closed shop) massimo di garanzia per il sindacato, al quale si trasferisce il monopolio dell’ occupazione 6. delega del ritiro delle quote sindacali all’ imprenditore (check-off). (pag 300-303)”,”SIND-066″ “SRAFFA Piero”,”Production de marchandises par des marchandises. Prélude à une critique de la théorie économique.”,”””L’ idea di un tasso massimo di profitto corrispondente a un salario nullo è stata suggerita da Marx, direttamente con un’ allusione incidentale relativa alla possibilità di una caduta del tasso di profitto “”anche se gli operai potessero vivere dell’ aria del tempo”” (1), ma in modo più generale per il suo rifiuto solenne dell’ affermazione di Adam Smith e dei suoi successori, che il prezzo di qualsiasi merce “”sia immediatamente sia in ultima istanza”” si risolve, interamente (ovvero, senza lasciare alcun residuo di merce) in salario, profitto e rendita, affermazione che presuppone necessariamente l’ esistenza di merci “”ultime”” prodotte in ultima analisi solo attraverso il lavoro senza mezzi di produzione eccetto la terra, e che è dunque incompatibile con un limite fissato all’ aumento del tasso di profitto””. (pag 117-118)”,”ECOT-081″ “SRAFFA Piero, a cura di Giorgio GATTEI”,”Introduzione ai “”principi”” di Ricardo.”,”La traduzione integrale del ‘classico’ di un caposcuola. Il testo che precede e giustifica la teoria di ‘Produzione di merci a mezzo di merci’. Una riconsiderazione unica dei Principi di economia politica di David RICARDO. In appendice: Il profitto di Ricardo di Giorgio GATTEI. Il fallimento teoria marxista. “”Nel primo libro del Capitale (1867) la riduzione del valore delle merci al tempo di lavoro “”astratto-eguale”” e l’ ipotesi degli scambi a “”valori-lavoro”” avevano consentito d’ isolare efficacemente il rapporto di sfruttamento tra le classi, risolvendo il profitto del capitale nel pluslavoro estorto alla forza-lavoro oltre il tempo di lavoro necessario alla sua riproduzione (la cui forma fenomenica si esprimeva nel salario). Tuttavia nel terzo libro, pubblicato postumo da Engels nel 1894, era introdotta una diversa condizione di scambio a “”prezzi di produzione”” divergenti dai valori e determinati sulla base del livellamento dei diversi saggi del profitto ad un saggio generale, o “”medio””, valido in tutte le produzioni. A questo punto il compito della teoria risultava chiaro: come scriveva Marx ad Engels “”gli immancabili dubbi dei borghesucci e degli ecoomisti volgari… si riducono, espressi scientificamente, alla domanda: come si trasforma il valore della merce nel suo prezzo di produzione?””. La risoluzione della “”trasformazione”” doveva verificare, nel programma scientifico marxiano, la compatibilità della situazione di partenza (di scambio a valori-lavoro) con quella di arrivo (di scambio a prezzi di produzione), dimostrando come la seconda fosse deducibile soltanto a partire dalla prima. (…)”” (pag 92-93)”,”ECOT-094″ “SRAFFA Piero”,”Produzione di merci a mezzo di merci. Premesse a una critica della teoria economica. (Tit.orig.: Production of Commodities by Means of Commodities)”,”””Abbiamo finora supposto che il salario consista di quanto è necessario per la sussistenza dei lavoratori ed entri quindi a far parte del sistema sulla stessa basde del combustibile per le macchine o del foraggio per il bestiame. Dobbiamo ora prendere in considerazione l’ altro aspetto del salario poiché, oltre all’ elemento di sussistenza, che non può mancare, è possibile che esso comprenda anche una parte del sovrappiù prodotto. In vista di questo duplice carattere del salario, sarebbe opportuno, quando veniamo a esaminare la ripartizione del sovrappiù fra capitalisti e lavoratori, tenere distinte le due parti che compongono il salario e considerare come variabile soltanto la parte di “”sovrappiù””, mentre i bene necessari per la sussistenza dei lavoratori continuerebbero a figurare, insieme con il combustibile, ecc., fra i mezzi di produzione.”” (pag 11-12) “”Vi è tuttavia una restrizione al movimento del prezzo di un qualsiasi prodotto: se in conseguenza dell’ aumento del saggio del profitto il prezzo di un prodotto scende, la discesa non può avvenire in proporzione maggiore della discesa del salario. (…) Ne segue che se il salario viene diminuito in termini di una qualsiasi merce (e non importa se si tratti di una merce il cui prezzo, rispetto alla merce tipo, salirà o scenderà), il saggio del profitto cresce; e viceversa se il salario viene aumentato.”” (pag 50-51)”,”ECOT-114″ “SRAFFA Piero, con alcuni scritti di D.H. ROBERTSON e F.A. VON HAYEK R.F. HARROD”,”Saggi.”,”Contiene ritagli di giornale Contiene gli articoli: ‘La crisi bancaria in Italia’ e ‘L’attuale situazione delle banche italiane’ (pag 217-244) “”La vita, la morte e la miracolosa resurrezione della Banca Italiana di Sconto meritano un esame piuttosto dettagliato, poiché nel raccontarle, si farà luce su aspetti particolari del sistema finanziario italiano, delle cui tendenze esse hanno mostrato le estreme conseguenze.”” (pag 217)”,”ECOT-220″ “SRAFFA Piero”,”Produzione di merci a mezzo di merci. Premesse a una critica della teoria economica.”,”Il salario come proporzione del reddito nazionale (pag 15-)”,”ECOT-021-FV” “SRAFFA Piero”,”Produzione di merci a mezzo di merci. Premesse a una critica della teoria economica.”,”Capitalismo: ‘possibilità di una caduta del saggio del profitto «perfino se i lavoratori potessero vivere di aria»’ “”L’idea del ‘massimo saggio del profitto’ in corrispondenza di un salario zero è suggerita da Marx, direttamente in un accenno alla possibilità di una caduta del saggio del profitto «perfino se i lavoratori potessero vivere di aria» (1), ma più generalmente nella sua decisa condanna dell’asserzione di Adamo Smith e dei suoi seguaci secondo cui il prezzo di una merce «o immediatamente, o in ultima analisi» si risolve interamente (vale a dire senza lasciare alcun residuo di merci) in salario, profitto e rendita (2). Asserzione che necessariamente implica l’esistenza di merci di «ultima analisi» prodotte da puro lavoro senza mezzi di produzione tranne la terra, e che quindi è incompatibile con un limite fisso all’aumento del saggio del profitto”” (pag 122-123) [Piero Sraffa, Produzione di merci a mezzo di merci. Premesse a una critica della teoria economica’, Giulio Einaudi, Torino, 1975] [(1) ‘Il Capitale’, vol. III, cap. 15, sez. II, traduzione di M.L. Boggeri, ed. Rinascita, Roma, 1954, libro terzo, I, p. 303; (2) Ibid., vol. III, cap. 49, Roma, 1956, libro terzo, 3, pp. 254-257, che si riferiscono alla ‘Ricchezza delle Nazioni’, libro I, cap. VI, in ‘Biblioteca dell’economista’, serie I, vol. II, p. 34]”,”ECOT-003-FRR” “SRBIK Heinrich von”,”Cultura e storia in Germania dall’ umanesimo ad oggi.”,”Heinrich Ritter von SRBIK (Vienna 1874, Tirolo 1951) è stato uno degli storici più significativi dell’AU e del mondo tedesco nel XX secolo. I suoi primi lavori scientifici riguardano la storia economica e costituzionale austriaca: ‘Die Beziehungen von Staat und Kirche in Österreich während des Mittelalters’ (1904) e ‘Der staatliche Exporthandel Österreich von Leopold I bis Maria Theresa’ (1907) e ‘Geschichte des österreichischen Salzwesen’ (1917). La sua biografia di METTERNICH rimane il suo capolavoro storiografico ‘Metternich, der Staatsmann und der Mensch’, 1925-51. Ha scritto pure un’opera sull’unità tedesca: ‘Deutsche Einheit. Idee und Wirklichkeit von Heiligen Reich bis Königgrätz’ 4 voll, 1935-1942 (unità a suo parere radicata in motivi di ordine prevalentemente culturale e non politico).”,”GERx-004″ “SRINIVASAN T.N. TENDULKAR Suresh D.”,”Reintegrating India with the World Economy.”,”SRINIVASAN T.N. è Visiting Fellow e professore di economia (Yale Univ.), TENDULKAR Suresh D. è visiting fellow e professore di economia alla Delhi School fo Economics, University di Delhi, India. Il volume contiene molti dati, tabelle e grafici. “”Con la successione di Rajiv Gandhi come primo ministro dopo l’ assassinio della madre nel 1984, un certo numero di giovani economisti vennero nominati ad incarichi ministeriali e nell’ ufficio del primo ministro. Essi aprirono ad esperimenti attraverso la liberalizzazione dei controlli economici. Sebbene queste azioni di liberalizzazione e tendenze non giunsero a significativi cambiamenti nella strategia dello sviluppo, quando si combinarono con un espansione fiscale insostenibile finanziata da costosi prestiti interni ed esterni, essi giunsero ad uno sviluppo relativamente rapido del PIL, pari al 5.8% negli anni 1980 (World Bank, World Development Indicators 2002, tabella 4.1).”” (pag 134)”,”INDE-001″ “STABILE Giorgio”,”Dante e la filosofia della natura. Percezioni, linguaggi, cosmologie.”,”Saggi dedicati al pensiero medievale, filosofia della natura Giorgio Stabiel professore di Storia della scienza all’Università di Roma La Sapienza.”,”STMED-091-FSD” “STABILI Maria Rosaria”,”America verso una società corporata. La AFL di Gompers.”,”STABILI Maria Rosaria Gompers e il fascismo. “”Parlando alla convenzione annuale dei sigarai, Gompers individuò come causa del fascismo il fatto che la maggior parte dei socialisti italiani durante la prima guerra mondiale si erano schierati “”dalla parte della Germania e dell’Austria””, tradendo così il proprio paese. Non solo, ma al termine del conflitto, imitando i sovietici, essi si erano messi ad occupare le fabbriche spingendo l’Italia verso la rovina completa. La situazione caotica creata dai socialisti spinse quindi Mussolini, vecchio socialista che aveva appoggiato la causa alleata, a creare le camice nere. La sua azione “”fu brutale, ma ciò fu necessario per la salvezza dell’Italia. Ora sono proprio i socialisti e i loro amici a criticare il fascismo, quelli cioè che con il loro agire hanno provocato la risposta di destra””. Gompers ricordò che durante la sua missione in Italia, nel 1918, mentre i socialisti e i sindacati lo attaccavano, Mussolini fu l’unico a dargli il benvenuto e a stampare, sul suo giornale, il testo completo dei suoi discorsi. Riferì inoltre che il console americano a Milano aveva descritto Mussolini come un “”socialista patriottico””.”” (pag 241-242)”,”MUSx-251″ “STADERINI Alessandra”,”Rivendicazioni territoriali e mobilitazione nazionale nei documenti del 1919 di Giovanni Giuriati e Oscar Sinigaglia.”,”””E’ nota la definizione data a Sinigaglia di impresario del fiumanesimo ed è certo che egli si mosse durante l’estate del ’19 per ottenere contributi e aiuti nell’ambiente industriale e finanziario”” (90) (pag 120) (90) F. Turati, A. Kuliscioff, Carteggio, cit., p: 147″,”RAIx-363″ “STADLER Peter”,”Karl Marx. Ideologia e politica.”,”Peter STADLER, nato nel 1925, dopo gli studi a Zurigo e a Gottingen, nel 1957 è diventato libero docente di storia moderna all’Università di Zurigo; e nel 1963 professore aggiunto nella stessa Università. Ha scritto pure il saggio: “”Wirtschaftkrise und Revolution bei Marx und Engels, Zur Entwicklung ihres Denkens in den 1850er Jahren, in ‘Historische Zeitschrift’ (HZ) Bd. 199 (1964) (pag 113-144) Indice rivista: HZ 199, 1964 Th. SCHIEDER, Die Entstehung von Rankes “”Epochen der neueren Geschichte””, in: HZ 199, 1964, S. 1 W. LIPGENS, Bismarck, die öffentliche Meinung und die Annexion von Elsaß und Lothringen 1870, in: HZ 199, 1964, S. 31 P. STADLER, Wirtschaftskrise und Revolution bei Marx und Engels. Zur Entwicklung ihres Denkens in den 1850er Jahren, in: HZ 199, 1964, S. 113 Buchbesprechungen, S. 145 F. FISCHER, Weltpolitik, Weltmachtstreben und deutsche Kriegsziele, in: HZ 199, 1964, S. 265 E. ZECHLIN, Deutschland zwischen Kabinettskrieg und Wirtschaftskrieg. Politik und Kriegsführung in den ersten Monaten des Weltkrieges 1914, in: HZ 199, 1964, S. 347 Buchbesprechungen, S. 459 W. CONZE, Brünings Politik unter dem Druck der großen Krise, in: HZ 199, 1964, S. 529 E. SALIN, Ernst Kantorowicz, 1895-1963, in: HZ 199, 1964, S. 551 Buchbesprechungen, S. 559″,”MADS-460″ “STAGUHN Gerhard”,”Breve storia del cosmo.”,”ex libro di T. Albertocchi “”Se la meteorite caduta 65 milioni di anni fa nel Golfo del Messico fosse stata un po’ più grande, avrebbe potuto annientare tutta la vita della Terra o ricacciare l’evoluzione così indietro da richiedere altri miliardi di anni per produrre forme di vita superiori. Oppure ancora, nel caso di una meteorite più grande o più piccola, sarebbero riusciti vincitori dalla catastrofe altri animali, per esempio gli insetti. Sarebbero quindi stati loro a diventare il “”pinnacolo della creazione””, e a dominare oggi la Terra. Le catastrofi planetarie furono provocate esclusivamente dal caso – dalle orbite di meteoriti accidentalmente in rotta di collisione con la Terra – cosicché si deve supporre che altre catastrofi, o anche l’assenza di catastrofi, avrebbero determinato sviluppi del tutto diversi, con altri vincitori. Gli organismi che sopravvivono a catastrofi non sono necessariamente gli stessi che si affermerebbero anche in tempi più tranquilli. Gli organismi sconfitti nella storia della Terra non erano perciò necessariamente più deboli, o meno adattati, dei vincitori, ma spesso sono stati semplicemente più sfortunati. I caratteri che hanno permesso ai vari gruppi di animali di sopravvivere a catastrofi non sono stati infatti sviluppati con l’obiettivo di sottrarli all’estinzione nel corso di tali eventi accidentali. Nessun gruppo di animali sviluppa proprietà che forse potranno essergli utili fra qualche milione di anni”” (pag 186-187) Concetto di spazio elastico che trasporta le galassie in quiete (pag 142) ‘L’eternità non esiste in natura, non più del nulla o dell’infinito’ (pag 141) ‘Chi si muove più velocemente vive di più’ (pag 67) ‘L’universo è finito ma illimitato’ ‘Tutto l’universo concentrato in un punto’ ‘Dalla fine delle stelle alla fine dell’universo’ ‘L’uomo è un prodotto del caso?’ ‘Dalla fine delle stelle alla fine dell’universo'”,”SCIx-418″ “STAHL William H.”,”La scienza dei Romani.”,”ERATOSTENE venne considerato l’uomo più dotto del suo tempo, e senza dubbio fu uno degli uomini più eruditi dell’ antichità. Negli ultimi quarant’anni della sua vita fu bibliotecario della Biblioteca di Alessandria (la carica più elevata esistente nel mondo culturale dell’ ellenismo) e la sua versatilità divene proverbiale. I suoi detrattori gli affibbiarono i soprannomi di Beta e Pantathlos, per insinuare che aveva cercato di specializzarsi in troppi campi senza mai riuscire ad eccellere in alcuno di essi. ERATOSTENE esercitò una grande influenza in molti settori della scienza manualistica. William H. STAHL, dopo essere stato Fulbright Lecturer in Classics all’Univ di Melbourne, ha insegnato al Department of Classics and Compartative Literature del Brooklyn College di New York. Oltre che contributi a riviste scientifiche e enciclopedie ha pubblicato vari libri. E’ morto nel 1969.”,”STAx-039″ “STAHL Sabine MIHR Ulrich a cura; saggi di Claus RICHTER Jurgen BERTRAM Johannes VON-DOHNANYI Jurgen KREMB Oskar WEGGEL Wulf KÜSTER Gunter HEISMANN Jurgen DAUTH Winfried SCHARLAU”,”Die Krallen der Tiger und Drachen. Wirtschaftsboom und Selbestbewußtsein in Asien.”,”saggi di Claus RICHTER Jurgen BERTRAM Johannes VON-DOHNANYI Jurgen KREMB Oskar WEGGEL Wulf KÜSTER Gunter HEISMANN Jurgen DAUTH Winfried SCHARLAU”,”ASIE-005″ “STAHL Paul H. GUIDETTI Massimo a cura; scritti di Jacob GRIMM Valtasar BOGISIC Fedor DEMELIC Bogdan PETRICEICU-HASDEU Georg Ludwig Von MAURER Frederic LE PLAY E. NASSE William Edward HEARN Numa-Denis FUSTEL DE COULANGES Henry SUMNER-MAINE Friedrich ENGELS Leon AUCOC Emile de LAVELEYE August MEITZEN Maxim KOVALEVSKY”,”Le radici dell’ Europa. Il dibattito ottocentesco su comunità di villaggio e familiari.”,”Scritti di Jacob GRIMM Valtasar BOGISIC Fedor DEMELIC Bogdan PETRICEICU-HASDEU Georg Ludwig Von MAURER Frederic LE PLAY E. NASSE William Edward HEARN Numa-Denis FUSTEL DE COULANGES Henry SUMNER-MAINE Friedrich ENGELS Leon AUCOC Emile de LAVELEYE August MEITZEN Maxim KOVALEVSKY Paul Henri STAHL nato a Bucarest (Romania) ha studiato sociologia con i professori Dimitri GUSTI e Henri H. STAHL. E’ stato successivamente collaboratore e poi direttore del C entro di ricerche psico-medico-pedagogiche di Bucarest; collaboratore dell’ Istituto di storia dell’ arte dell’ Accademia romena; capo della sezione di storia dell’ arte, folclore ed etnologia dell’ Istituto romeno di studi sud-est europei. Dal 1970 è ordinario dell’ EHESS, membro del laboratorio di antropologia sociale del College de France e incaricato all’ Università della Sorbona. Massimo GUIDETTI nato a Milano nel 1946, laureato in giurisprudenza all’ Università cattolica. Ha inizialmente svolto ricerche sul problema delle economie di transizione, compiendo analisi di caso mediante un soggiorno in Corea del Nord. Nel 1972-73 ha lavorato a Praga con una borsa di scambio, dove ha svolto una ricerca storica sugli aspetti sociali e religiosi della vita boema tra ‘500 e ‘600. “”L’ espressione più chiara e affermativa della nuova opinione si trova nel libro che un intelletto molto notevole, Emile de Laveleye, ha pubblicato nel 1874 con il titolo ‘De la propriété et des ses formes primitives’. L’ autore passa in rassegna quasi tutti i paesi del mondo: la Russia, l’ isola di Giava e l’ India, la marca germanica e le comunità agrarie degli arabi, Roma, la Grecia e l’ Egitto, la Svizzera e l’ Olanda. Da questo colpo d’ occhio gettato su paesi ed epoche così diversi, gli conclude che “”le società primitive, obbendendo ad un sentimento istintivo, riconoscevano ad ogni uomo il diritto naturale di godere del suolo e dividevano tra tutti i capi di famiglia di terra, proprietà collettiva della tribù.”” (pag 218)”,”EURC-080″ “STAID Andrea”,”Gli arditi del popolo. La prima lotta armata al fascismo, 1921-22.”,”Andrea Staid (Milano, 1982) docente di antropologia culturale presso la NABA di Milano, editor della casa editrice Eleuthera, è autore di varie pubblicazioni tra cui ”Le nostre braccia. Meticciato e antropologia delle nuove schiavitù””, 2011 e ‘I dannati della metropoli’ (2014). L’organizzazione. “”Il nuovo governo, presieduto da Ivanoe Bonomi, guardò al fenomeno ardito-popolare con estrema preoccupazione, poiché la comparsa delle formazioni armate antifasciste rischiava di affossare l’ipotesi della realizzazione di un trattato di tregua tra socialisti e fascisti, quello che fu, nemmeno un mese dopo, il “”Patto di pacificazione””, fortemente auspicato dal presidente del Consiglio (33). Il 6 luglio 1921, presso l’Orto botanico di Roma, ebbe luogo un’importante manifestazione antifascista alla quale presero parte migliaia di lavoratori e la cui eco arrivò fino a Mosca: la “”Pravda”” del 10 luglio ne fece infatti un dettagliato resoconto e lo stesso Lenin, favorevolmente colpito dall’iniziativa e in polemica con la direzione bordighiana del PCd’I, non ebbe dubbi a indicarla come esempio da seguire (34). Dopo questo imponente raduno, la struttura paramilitare antifascista divenne, nel volgere di pochi giorni, un’organizzazione diffusa capillarmente. Le linee di espansione dell’associazione seguirono, principalmente, le direttrici che dalla capitale conducono a Genova (Civitavecchia, Tarquinia, Orbetello, Piombino, Livorno, Pisa, Sarzana, La Spezia) e ad Ancona (Monterotondo, Orte, Terni, Spoleto, Foligno, Gualdo Tadino, Iesi). Ma anche in molti altri centri al di fuori di queste due vie di comunicazione gli Arditi del popolo riuscirono a costituirsi in gruppi numericamente consistenti. Rilevanti furono, a riguardo, quelli del Pavese, di Parma, Piacenza, Brescia, Bergamo, Vercelli, Torino, Firenze, Catania e Taranto. Ma anche in alcuni centri minori gli Arditi del popolo riuscirono ad organizzarsi efficacemente (35). Prendendo in considerazione le sole sezioni la cui esistenza è certa, l’organizzazione antifascista risultava strutturata, nell’estate del 1921, in almeno 144 sezioni che raggruppavano quasi 20 mila aderenti. Le 12 sezioni laziali (con più di 3.300 associati) primeggiavano insieme a quelle della Toscana (18, con oltre 3.000 iscritti). In Umbria gli Arditi del popolo erano quasi un migliaio, in 12 strutture organizzate. In Italia settentrionale, la diffusione del movimento era significativa in Lombardia (17 sezioni che inquadrano più di 2.100 Arditi del popolo), nelle Tre Venezie (15 nuclei per circa 2.200 militanti) e, in misura minore, in Emilia Romagna (18 sezioni e 1.400 associati), Liguria (4 battaglioni e circa 1.100 Arditi del popolo) e Piemonte (8 sezioni e circa 1.300 aderenti). Nel Meridione le sezioni erano 7 sia in Sicilia che in Campania, 6 in Puglia, 2 in Sardegna e solo una in Abruzzo e in Calabria, mentre gli iscritti erano circa 600 in Sicilia, poco più di 500 in Campania e nelle Puglie, quasi 200 in Abruzzo e poco meno in Calabria, 150 in Sardegna (36). Insieme alle adesioni arrivarono anche i primi successi militari: le difese di Viterbo (che vide la cittadinanza stringersi attorno ai militanti antifascisti per respingere l’assalto degli squadristi perugini) e di Sarzana (nei cui scontri restarono uccisi una ventina di fascisti), organizzate dagli Arditi del popolo dei due centri, disorientarono e incrinarono la compagine mussoliniana: le due anime del fascismo individuate da Gramsci, quella urbana – più politica e disponibile alla trattativa – e quella agraria – essenzialmente antipopolare e irriducibile a ogni compromesso – giunsero a un passo dalla scissione. Ma, violentemente osteggiati dal governo Bonomi, gli Arditi del popolo non ricevettero, tranne qualche eccezione il sostegno dei gruppi dirigenti delle forze del movimento operaio e nel giro di pochi mesi ridussero notevolmente il loro organico, sopravvivendo in condizioni di clandestinità solo in poche realtà tra le quali Parma, Ancona, Bari, Civitavecchia e Livorno; città in cui riuscirono, con risultati differenti, a opporsi all’offensiva finale fascista nei giorni dello sciopero generale “”legalitario”” dell’agosto 1922. Già nell’autunno precedente, comunque, l’azione congiunta di governo e Magistratura aveva dato i suoi frutti: le sezioni dell’associazione si erano ridotte a una cinquantina e gli iscritti a poco più di seimila (37)”” (pag 28-29-30) [(33) Si veda L. Balsamini, ‘Gli arditi del popolo, dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste’, Galzerano, 2002; (34) Lenin afferma: “”A Roma, ha avuto luogo un comizio per organizzare la lotta contro il fascismo, al quale hanno partecipato 50 mila operai, rappresentanti di tutti i partiti: comunisti, socialisti e anche repubblicani. Vi sono andati 5 mila ex-combattenti in uniforme militare e non un solo fascista si è azzardato a farsi vedere nelle strade”” (V.I. Lenin, ‘Discorsi alla riunione dei membri delle delegazioni tedesca, polacca, cecoslovacca, ungherese e italiana’, vol. XLII, 1968, pp. 306-307); (35) Cfr. E. Francescangeli, ‘Arditi del popolo: Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917-1922), cit., pp. 166-227; (36) Per approfondimenti sulla diffusione territoriale degli Arditi del popolo si veda ‘ibidem’, pp. 256-257; (37) Si veda M. Rossi, ‘Arditi non gendarmi! Dall’arditismo di guerra agli arditi del popolo, 1917-1922’, cit., pp. 111-127 e R. Del Carria, ‘Proletari senza rivoluzione’, cit, pp. 190-195]”,”MITC-136″ “STAJANO Corrado”,”Il sovversivo. Vita e morte dell’ anarchico Serantini.”,”Corrado STAJANO, nato nel 1930, vive a Milano. Giornalista e autore televisivo (documentari storici politici sul fascismo, la Resistenza, il neofascismo) ha scritto un libro testimonianza. “”Luciano Della Mea reagisce politicamente e pensa subito a ciò che è necessario e giusto fare. Cerca senza trovarli gli avvocati Giovanni Sorbi e Arnaldo Massei, telefona a Torino all’ avvocato Bianca Guidetti Serra. Occorre costituirsi parte civile, assistere alla perizia, trovare il modo giuridico per poterlo fare. Sarebbe morto in questo modo, Serantini, se fosse il figlio di un ingegnere, di un industriale, di un borghese agiato?””. (pag 100)”,”ANAx-226″ “STAJANO Corrado”,”Un eroe borghese. Il caso dell’avvocato Giorgio Ambrosoli assassinato dalla mafia politica.”,”STAJANO Corrado è nato a Cremona nel 1930. Laureato in storia del diritto italiano alla Statale di Milano, giornalista in quotidiani e settimanali, ha lavorato per la Rai. “”Il grande disegno di Sindona nasce nel 1971. Mira al controllo della Bastogi e della Centrale e alla loro fusione, mira al controllo della Banca nazionale dell’agricoltura. Spiega Guido Carli: “”Se il programma fosse stato realizzato si sarebbe costituita una nelle maggiori, forse la maggiore, delle società finanziarie europee. Ne sarebbe derivata una concentrazione esorbitante la capacità di controllo di un sistema formato dall’intreccio di disposizioni vetuste, in larga parte concepite agli albori del capitalismo italiano””. (pag 55)”,”ITAE-277″ “STAJANO Corrado”,”Africo. Una cronaca italiana di governanti e governati, di mafia, di potere e di lotta.”,”Corrado Stajano, giornalista, è autore di un libro di narrativa ‘La città rossa’ e dell’inchiesta collettiva ‘Le bombe a Milano’. In edizioni Einaudi ha pubblicato ‘Il sovversivo. Vita e morte dell’anarchico Serantini’, ‘La pratica della libertà’, ritratto critico di Franco Antonicelli e, con Marco Fini, ‘La forza della democrazia’, la strategia della tensione in Italia, 1969-1976. Africo (Africu in dialetto reggino) è un comune italiano di 2 980 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria ‘C’è poi il problema degli appalti. E’ andata deserta la gara d’appalto per asfaltare la strada provinciale Bivio-San Luca. Un altro appalto per la costruzione di una strada di campagna, per oltre 600 milioni, è andato deserto tre volte. Il Comune, ultimamente, ha invitato 36 ditte per la gara d’appalto dell’acquedotto vecchio: ha partecipato una sola ditta. Come si è formata questa polveriera che ha già inferto un forte colpo al progresso e alla civiltà della Calabria e rischia ora di far scomparire; come entità sociale e umana un intero paese? Hanno contribuito vari fenomeni: la disgregazione della vecchia mafia; la connivenza della mafia col potere politico, giudiziario e con le forze dell’ordine; l’impotenza delle forze dell’ordine nel difendere e tutelare i cittadini; l’esistenza di una vasta fascia di giovani disoccupati e dequalificati a disposizione della delinquenza organizzata; il completo fallimento della scuola e di tutte le istituzioni educative; i ripetuti e drammatici attentati alle persone e alle loro cose. Tra gli anni ’60-70 si è prodotta la disgregazione della vecchia mafia responsabile del clima di paura e di omertà che ha prodotto e produce i maggiori guasti al nostro tessuto sociale. Molti degli uomini che superano i quarant’anni hanno fatto parte della mafia, un fenomeno storico che si basava non sulla cattiveria degli uomini, ma su un falso valore: non si era uomini se non si faceva parte dell’onorata società. Si rischiava perfino di non trovare moglie e di non essere neppure presi in considerazione. Molte di queste persone non hanno mai fatto del male a nessuno direttamente, ma hanno creato quel clima di protezione dei veri mafiosi e delinquenti e di occultamento dei reati che oggi si è trasformato in paura di parlare liberamente, di dire la verità, in sfiducia nelle forze dell’ordine perché non puniscono i colpevoli e nell’orrore di poter incappare nelle mani della giustizia. C’è una differenza profonda tra la vecchia e la nuova mafia: e questa consiste principalmente nella tenace volontà della nuova di arricchirsi con tutti i mezzi e di eliminare ogni ostacolo che si frappone al raggiungimento di questo fine. Esiste una chiara connivenza della mafia con il potere politico: particolarmente con la Dc e con gli uomini che favorendo la mafia riescono a mantenere indisturbati il proprio potere economico’ (pag 107-108)”,”ITAS-220″ “STALEY Eugene”,”War and the Private Investor. A Study in the Relations of International Politics and International Private Investment.”,”STALEY Eugene, Assistant Professor of Economics in the University of Chicago; Professeur .Adjoint à l’ Institut Universitaire de Hautes Etudes Internationales, Geneva. Come la diplomazia serve agli investimenti privati e gli investimenti privati alla diplomazia Guerra e investimenti privati. “”It is instructive to see what assistance the concessionaire thought he might need from his home government. Under date of September 12, 1872, Baron de Reuter – a financier of German-Jewis extraction, but a naturalized Englishman – addressed a letter to Granville, Secretary of State for Foreign Affairs. In untertaking the gigantic work in Persia, said the Baron, it was his desire not only to improve the social condition of the Persians and to open up their natural resources for the benefit of the world at large, but also (alluding to the possible services investment to diplomacy) “”to render my concession of the highest value to Great Britain””. He pointed out that the Russians were making great progress with their railways toward the Caspian Sea. (…)”” (pag 128)”,”ECOI-224″ “STALEY Eugene, a cura di Ugo VARNI”,”La rivoluzione dei paesi arretrati.”,”Contiene il paragrafo: ‘Perché non si avverarono le predizioni di Marx? (pag 102-104) ‘Le società libere sono in grado di corregersi da sé’ (l’errore fondamentale del marxismo fu quello di sottovalutare le capacità di auto-correzione e di adattamento spontaneo di una società) (pag 104)”,”PVSx-063″ “STALIN Josef”,”Materialismo dialettico e materialismo storico.”,”Saggio sul materialismo scritto da STALIN per la “”Storia del partito comunista (bolscevico) dell’ URSS””.”,”STAD-007″ “STALIN I.”,”Problemi economici del socialismo nell’ URSS.”,”Franco BOTTA ha già curato per DE-DONATO i violumi ‘Sul capitale monopolistico’ e ‘Il dibattito su Sraffa’ e pubblicato il volume di saggi ‘Teoria economica e marxismo’.”,”STAD-008″ “STALIN Josef”,”Questioni del leninismo. Vol 1.”,”””Non è vero che la teoria della “”rivoluzione permanente””, della quale Radek per vergogna non parla, sia stata formulata nel 1905 da Rosa Luxemburg e da Trotsky. In realtà, questa teoria è stata formulata da Parvus e da Trotsky. Oggi, dopo dieci mesi, Radek si corregge e ritiene necessario prendersela con Parvus per la “”rivoluzione permanente””. Ma giustizia esige che Radek se la prenda anche con il collega di Parvus, con Trotsky”” (pag 115)”,”STAD-009″ “STALIN J.”,”Questioni del leninismo. Volume II.”,”””Ho parlato poco fa della necessità di far sparire la fluttuazione della mano d’ opera e di legare gli operai alle aziende. Ma assicurando il legame degli operai all’ azienda non si esaurisce tutta la questione. Riuscire a far sparire la fluttuazione è poco. Bisogna ancora porre gli operai in condizioni di lavoro tali che permettano loro di lavorare con intelligenza, di aumentare il rendimento, di migliorare la qualità della produzione. Bisogna quindi organizzare il lavoro delle aziende in modo tale che il rendimento aumenti di mese in mese, di trimestre in trimestre.”” (pag 42)”,”STAD-010″ “STALIN I.V.”,”Principi del leninismo e altri scritti.”,”Contiene anche gli scritti di STALIN: A proposito di alcuni problemi della storia del bolscevismo, Sul progetto di costituzione dell’ URSS, Materialismo dialettico e materialismo storico. Richiamiamoci a Lenin. Ecco che cosa diceva sulla vittoria del socialismo in un solo paese prima ancora della Rivoluzione d’ Ottobre, nell’ agosto 1915: “”L’ ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile la vittoria del socialismo all’ inizio in alcuni paesi capitalistici o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente. Il proletariato vittorioso di questo paese, espropriati i capitalisti e organizzata nel proprio paese la produzione socialista si solleverebbe contro il resto del mondo capitalista, attirando a sé le classi oppresse degli altri paesi, spingendole a insorgere contro i capitalisti, intervenendo, in caso di necessità anche con la forza armata contro le classi sfruttatrici e i loro Stati””. (pag 146) (Lenin, Sulla cooperazione, ndr)”,”STAD-011″ “STALIN KALININ MOLOTOV VOROSCILOV KAGANOVIC MIKOYAN ZDANOV BERIA”,”Storia del partito comunista (bolscevico) dell’ URSS.”,”””I processi stabilirono che questi rifiuti del genere umano, insieme coi nemici del popolo Trotsky, Zinoviev e Kamenev, aveva tramato un complotto contro Lenin, contro il partito, contro lo Stato sovietico fin dai primi giorni della Rivoluzione Socialista d’ Ottobre (…) (pag 440) “”Lenin scriveva: La nostra dottrina non è un dogma, ma una guida per l’ azione, dissero sempre Marx ed Engels burlandosi a ragione delle “”formule”” imparate a memoria e ripetute meccanicamente, le quali, nel migliore dei casi, servono tutt’al più a indicare dei compiti generali, che la situazione economica e politica concreta di ogni fase speciale del processo storico modifica necessariamente (…). Ora è indispensabile assimilare l’ indiscutibile verità che il marxista deve tener conto della vita vivente, dei fatti precisi della realtà e non aggrapparsi alla teoria di ieri (…)””. (pag 454) “”Tutti i partiti rivoluzionari che sono periti fino ad oggi, sono periti perché cadevano nella presunzione, non sapevano vedere in che cosa consistesse la loro forza e perché avevano paura di parlare delle loro debolezze.”” (Lenin, pag 458) Stalin su mitologia greca, mito di Anteo vinto da Ercole (pag 458-459)”,”STAD-012″ “STALIN J.”,”Opere complete. 1. 1901-1907.”,”Articolo di STALIN del 1906: ‘Marx ed Engels sull’ insurrezione’ (pag 277-282) “”Si comprende dunque che in una “”legge sulle fabbriche””, per quanto cattiva, si trovino tuttavia alcuni articoli, che il proletariato utilizza per rafforzare la sua lotta. E’ inutile dimostrare che esso deve afferrarsi a tali articoli e utilizzarli come un’ arma per consolidare ancor più le sue organizzazioni e attizzare più di prima la lotta proletaria, la lotta per la rivoluzione socialista. Non a torto Bebel diceva: “”Bisogna tagliare la testa al diavolo con la sua stessa spada)…””. (pag 331, 1906)”,”STAD-013″ “STALIN Giuseppe V.”,”Opere Complete. XI. 1928. Marzo 1929.”,”””Per triste che sia, dobbiamo tuttavia constatare il fatto che si è formato nel nostro Partito un gruppo a parte di Bucharin, composto da Bucharin, Tomski e Rykov. (…) Questo gruppo (…) ha una piattaforma specifica che esso contrappone alla politica del Partito. Esige in primo luogo (…) un rallentamento del ritmo di sviluppo della nostra industria, sostenendo che l’ attuale ritmo di sviluppo dell’ industria sarebbe “”dannoso””. Esige in secondo luogo (…) una restrizione della costruzione di sovcos e colcos (…). Esige in terzo luogo (…) piena libertà di commercio privato e rinuncia dello Stato al ruolo regolatore nel campo del commercio, sostenendo che il ruolo regolatore dello Stato renderebbe impossibile lo sviluppo del commercio. In altre parole, il gruppo di Bucharin rappresenta una deviazione di destra, è un gruppo di capitolazionisti (…)””. (pag 218, Stalin, Ufficio politico, gennaio-febbraio 1929)”,”STAD-015″ “STALIN Giuseppe”,”Principi del leninismo.”,”””Il potere sovietico è, in una società divisa in classi, la più internazionalista fra tutte le organizzazioni statali perché, distruggendo ogni oppressione nazionale e appoggiandosi sulla collaborazione delle masse lavoratrici delle diverse nazionalità, esso agevola, per questo fatto stesso, l’ unificazione di queste masse in un’ unica unione statale””. (pag 61)”,”STAD-016″ “STALIN G.V. MOLOTOV V.M. MALENKOV G.M.”,”Verso il comunismo. Resoconto del XIX Congresso del PC(b) dell’ URSS.”,”Stalinismo. “”Noi non abbiamo nessuna intenzione, comunque, di imporre con la forza ad alcuno la nostra ideologia o il nostro sistema economico. “”L’ esportazione della rivoluzione è una sciocchezza””, ha detto il compagno Stalin, “”Ogni paese farà la propria rivoluzione se vuole; e se non vuole, non vi sarà rivoluzione””””. (pag 72) “”I nemici del socialismo ed i loro servitori di ogni risma raffigurano il socialismo come un sistema che opprime l’ individuo””. (pag 127)”,”STAD-017″ “STALIN G.”,”Sulla grande guerra dell’ URSS per la difesa della patria.”,”””L’ esercito tedesco, è vero, ancora adesso si batte tenacemente, aggrappandosi ad ogni linea. Ma le sconfitte subite dai tedeschi dopo la disfatta delle loro truppe sotto a Stalingrado hanno scosso lo spirito combattivo dell’ esercito tedesco. Ora i tedeschi temono come il fuoco di essere accerchiati, e quando si presenta la minaccia di aggiramento da parte delle nostre truppe si danno alla fuga, abbandonando sul campo di battaglia i loro mezzi tecnici e i soldati feriti.”” (pag 124, 7 novembre 1943) 2° copia firmata dall’ ex-proprietario Renato Drovandi “”Ci si può domandare: come è potuto avvenire che il Governo sovietico ha acconsentito alla conclusione di un patto di non aggressione con uomini così perfidi, con dei mostri come Hitler e Ribbentrop? Il Governo sovietico non ha commesso in questo caso un errore? Certamente no! Un patto di non aggressione è un patto di pace tra due Stati. E precisamente un patto del genere che la Germania ci propose nel 1939. Poteva il Governo sovietico respingere una tale proposta? Penso che nessuno Stato pacifico possa respingere un accordo di pace con una potenza vicina, anche se a capo di questa potenza vi siano dei mostri e dei cannibali come Hitler e Ribbentrop.”” (pag 7) “”Lo scioglimento dell’ Internazionale Comunista è giusto e tempestivo, perché facilita l’ organizzazione dell’ attacco comune di tutte le nazioni che amano la libertà, contro il comune nemico, – l’ hitlerismo. (…) Smaschera la menzogna degli hitleriani che “”Mosca”” intenderebbe immischiarsi nella vita degli altri Stati e di “”bolscevizzarli””.”” (pag 102)”,”STAD-018″ “STALIN J.”,”Opere complete. Vol. 1. 1901-1907.”,”””Marx ed Engels sull’ insurrezione. (…) Come vedete, secondo Marx, chi vuole la vittoria dell’ insurrezione deve prendere la via dell’ offensiva. Ma noi sappiamo che chi prende la via dell’ offensiva deve avere e armamento e cognizioni militari e reparti addestrati: senza questo l’ offensiva è impossibile. Per quanto riguarda le audaci operazioni offensive, esse, secondo Marx, sono la carne e il sangue di ogni insurrezione””. (…) (pag 280)”,”STAD-019″ “STALIN Giuseppe”,”La questione nazionale.”,”Cofanetto, opera n° 11″,”SOCx-177″ “STALIN Giuseppe”,”Principi del leninismo.”,”Cofanetto, opera n° 15″,”SOCx-181″ “STALIN Giuseppe”,”Anarchia o socialismo?”,”Cofanetto, opera n° 22″,”SOCx-188″ “STALIN Giuseppe”,”Materialismo dialettico e materialismo storico.”,”Cofanetto, opera n° 29″,”SOCx-195″ “STALIN G.”,”Sul progetto di Costituzione dell’URSS.”,”Cofanetto, opera n° 31″,”SOCx-197″ “STALIN Giuseppe”,”Il marxismo e la linguistica.”,”Cofanetto, opera n° 36″,”SOCx-202″ “STALIN Giuseppe”,”Problemi economici del socialismo nell’URSS.”,”Cofanetto, opera n° 38″,”SOCx-204″ “STALIN G.”,”Discorso alla riunione elettorale della circoscrizione “”Stalin”” di Mosca. 9 febbraio 1946.”,”””Ciò non vuol dire naturalmente che la seconda guerra mondiale sia stata una copia della prima. Al contrario, la seconda guerra mondiale per il suo carattere differisce sostanzialmente dalla prima. (…) L’entrata dell’Unione Sovietica nella guerra contro gli Stati dell’asse non poteva che rafforzare, e rafforzò realmente, il carattere antifascista e liberatore della seconda guerra mondiale”” (pag 6-7)”,”STAD-022″ “STALIN Josef CHURCHILL Winston ROOSEVELT Franklin D. ATTLEE Clement TRUMAN Harry”,”Carteggio, 1941-1945.”,”Questione impiego gas tossici e guerra chimica. “”VI ringrazio per il messaggio che mi è stato consegnato dal signor Kerr (A.C. Kerr, nota). Ha avuto un colloquio col sig. Kerr: sono convinto che il nostro lavoro comune si svolgerà in un’atmosfera di piena fiducia reciproca. Vi esprimo la riconoscenza del governo sovietico per l’assicurazione che il governo della Gran Bretagna considererà ogni impiego di gas tossici contro l’URSS da parte dei tedeschi come rivolto contro la Gran Bretagna, e che le forze aeree britanniche non mancheranno di utilizzare immediatamente le ingenti scorte di bombe tossiche esistenti in Inghilterra per colpire gli obiettivi necessari in Germania. Secondo i dati a nostra disposizione, non solo i tedeschi, ma anche i finlandesi possono cominciare a impiegare i gas tossici contro l’URSS. Io desidererei che quanto è detto nel Vostro messaggio a proposito di attacchi di rappresaglia con gas tossici contro la Germania sia esteso anche alla Finlandia, nel caso che quest’ultima attaccasse l’URSS impiegando i gas. Sarebbe molto opportuno, mi sembra, che il governo britannico dichiarasse pubblicamente nel prossimo avvenire che l’Inghilterra considererà l’impiego dei gas tossici contro l’URSS da parte della Germania e della Finlandia alla stessa stregua di un attacco analogo contro l’Inghilterra e che essa reagirà impiegando i gas contro la Germania. (…) Il governo sovietico sarebbe molto grato se il governo britannico potesse aiutare l’URSS a procurarsi in Inghilterra alcuni mezzi chimici difensivi deficitari e anche mezzi di rappresaglia chimica, per l’eventualità di un attacco chimico della Germania contro l’URSS. Se da parte Vostra non vi saranno obiezioni, potrei inviare prossimamente in Inghilterra un incaricato speciale a tale scopo”” (I.V. Stalin a W. Churchill, 29 marzo 1942) (pag 48-49) Risposta di Churchill del 10 aprile 1942: “”1. All’inizio di maggio faròà un dichiarazione in cui i nazisti saranno avvertiti che noi impiegheremo i gas tossici come misura di rappresaglia per attacchi analoghi contro il Vostro paese. L’avvertimento, naturalmente, riguarderà in identica misura la Finlandia e anch’essa sarà menzionata, sebbene io non veda in che modo noi potremo raggiungere quel paese. 2. Inviate pure un Vostro tecnico specializzato nelle questioni della difesa antigas e del contrattacco con aggressivi chimici per chiarire con esattezza quali materiali il governo sovietico ha necessità di ricevere dall’Inghilterra. Faremo allora tutto ciò che dipende da noi per soddisfare i suoi desideri. 3. Naturalmente, se è necessario, prima di ricevere da questo tecnico i dati di cui sopra, potremo inviarVi, col primo piroscafo in partenza, almeno 1000 tonnellate di iprite e 1000 tonnellate di cloro. L’impiego dell’iprite crea un maggiore pericolo per le truppe in campo aperto che per gli abitanti nelle città”” (pag 49-50) La raccolta è stata curata da una commissione del Ministero degli esteri dell’URSS composta da: A.A. GROMYKO, presidente, V.M. CHVOSTOV, vicepresidente, I.N. ZEMSKOV, segretario, G.A. BELOV, E.M. ZHUKOV, S.M. MAIOROV, A.A. NOVOSELSKI, B.F. PODTSEROB, M.A. SIVOLOBOV, P.N. TRETIAKOV, M.A. CHARLAMOV.”,”QMIS-162″ “STALIN Josef”,”Il marxismo e la questione nazionale e coloniale.”,”Nel volume sono raccolti i principali scritti e discorsi di Stalin sulla questione nazionale e coloniale. Questi scritti e discorsi abbracciano un periodo di circa venti anni, dal 1912-1913 al 1934: venti anni durante i quali si sono prodotti profondi cambiamenti nella situazionemondiale, nei rapporti tra le nazioni, nella situazione delle nazioni in lotta per la loro indipendenza.”,”STAD-001-FL” “STALIN Josef”,”Principi del leninismo e altri scritti.”,”Stalin (Dzugasvili), Iosif Vissarionovic (1879-1953). Nato a Gori, venne espulso dal seminario ortodosso di Tiflis nel 1899 per attività rivoluzionaria, avendo aderito l’anno precedente all’organizzazione socialdemocratica. Partecipò al movimento rivoluzionario della Transcaucasia, nelle file del bolscevismo. Alla conferenza di Praga del 1912 fu proposto per il Consiglio centrale bolscevico ma non fu eletto. Nel 1912 fondò a Pietroburgo la ‘Pravda’, organo legale del Partito bolscevico in Russia, ma ben presto fu sostituito da Sverdlov come redattore, per la sua attitudine a giudizio di Lenin troppo conciliante versi i menscevichi. Nel 1913 scrisse a Vienna La questione nazionale e la socialdemocrazia, che riscosse le lodi di Lenin, ancora all’estero la ‘Pravda’, assieme a Kamenev, e assume un atteggiamento conciliatore nei riguardi del governo provvisorio, delle forze democratico-borghesi e dei menscevichi. Dopo il ritorno di Lenin e l’enunciazione delle ‘tesi di aprile’, si separa da Kamenev. Nell’agosto 1917 viene eletto nel Comitato centrale bolscevico. Nel primo governo sovietico viene nominato commissario del popolo alle nazionalità. Nel 1922, all’XI congresso, viene eletto segretario generale del partito, con funzioni prevalentemente organizzative. Ricoprendo questa carica Stalin accentrò un potere immenso nelle sue mani tanto rapidamente da destare le più vive preoccupazioni di Lenin. Il Comitato centrale che si riunì dopo la morte di Lenin, nonostante le precise indicazioni contrarie di quest’ultimo nel suo ‘testamento’, riconfermò Stalin segretario generale del partito. Sotto il suo regime si svolsero a Mosca nel 1936-38 i famosi processi durante i quali venne liquidata tutta la vecchia guardia bolscevica e i migliori quadri dell’esercito rosso. La repressione toccò anche numerosi elementi staliniani. Nel 1943 sciolse la Terza Internazionale.”,”STAD-002-FL” “STALIN Giuseppe”,”Bolscevismo e capitalismo.”,”Stalin sulla concezione marxistica dell’eguaglianza (pag 76-77) La crisi economica nei paesi capitalistici (1934) (pag 23-28). Il carattere prolungato della attuale crisi industriale. La crisi generale del capitalismo.”,”STAD-023″ “STALIN Josef”,”Il marxismo e la questione nazionale e coloniale”,”Nel testo dell’introduzione si esamina la questione nazionale in Marx ed Engels “”Fin dal 1848, nel Manifesto, Marx ed Engels notavano la tendenza cosmopolitica dell’economia borghese”” (pag 14) “”Lenin prende integralmente la tesi di Marx e Engels sull’origine, il carattere, la funzione e lo sviluppo della nazione e della questione nazionale”” (pag 26) Marx ed Engels sulla questione irlandese (nota del traduttore, Carol Straneo Caracciolo) (pag 61-65)”,”TEOC-695″ “STALIN G.”,”Lenin.”,”Ex proprietario del libro: Renato Drovandi (1948), copia firmata “”Lassalle aveva ragione quando diceva: «Epurandosi, un partito si rafforza». Gli accusatori si richiamavano di solito al partito tedesco, in cui fioriva allora l’«unità». Ma, in primo luogo, non ogni unità è segno di forza, e, secondariamente, basta guardare oggi il vecchio partito tedesco, diviso in tre partiti, per comprendere quanto fosse falsa e illusoria l’«unità» di Scheidemann e di Noske con Liebknecht e Luxemburg. E come sapere se non sarebbe stato meglio per il proletariato tedesco se gli elementi rivoluzionari del partito tedesco si fossero scissi tempestivamente dagli elementi antirivoluzionari…No, Lenin aveva mille volte ragione quando guidava il partito sulla via della lotta intransigente contro gli elementi ostili al partito e alla rivoluzione”” (pag 10) (Stalin, ‘Pravda’, 23 aprile 1920)”,”STAD-024″ “STALIN J.”,”Le marxisme et la question nationale. (1913)”,”Contiene: Capitolo V: Il Bund, il suo nazionalismo, il suo separatismo (pag 45-59) Bund o Unione generale degli operai ebrei della Lituania, Polonia e Russia, organizzazione fondata nel 1897″,”STAD-026″ “STALIN Josef”,”Il marxismo e la questione nazionale e coloniale”,”Nel testo dell’introduzione si esamina la questione nazionale in Marx ed Engels “”Fin dal 1848, nel Manifesto, Marx ed Engels notavano la tendenza cosmopolitica dell’economia borghese”” (pag 14) “”Lenin prende integralmente la tesi di Marx e Engels sull’origine, il carattere, la funzione e lo sviluppo della nazione e della questione nazionale”” (pag 26) Marx ed Engels sulla questione irlandese (nota del traduttore, Carol Straneo Caracciolo) (pag 61-65)”,”STAD-003-FF” “STALIN Josef”,”Questioni del leninismo. Voluma I.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”STAD-004-FV” “STALIN Josef”,”Questioni del leninismo. Volume II.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”STAD-005-FV” “STALIN Josef, a cura di Giuseppe BOFFA”,”Per conoscere Stalin.”,”Stalin (Dzugasvili), Iosif Vissarionovic (1879-1953). Nato a Gori, venne espulso dal seminario ortodosso di Tiflis nel 1899 per attività rivoluzionaria, avendo aderito l’anno precedente all’organizzazione socialdemocratica. Partecipò al movimento rivoluzionario della Transcaucasia, nelle file del bolscevismo. Alla conferenza di Praga del 1912 fu proposto per il Consiglio centrale bolscevico ma non fu eletto. Nel 1912 fondò a Pietroburgo la ‘Pravda’, organo legale del Partito bolscevico in Russia, ma ben presto fu sostituito da Sverdlov come redattore, per la sua attitudine a giudizio di Lenin troppo conciliante versi i menscevichi. Nel 1913 scrisse a Vienna La questione nazionale e la socialdemocrazia, che riscosse le lodi di Lenin, ancora all’estero la ‘Pravda’, assieme a Kamenev, e assume un atteggiamento conciliatore nei riguardi del governo provvisorio, delle forze democratico-borghesi e dei menscevichi. Dopo il ritorno di Lenin e l’enunciazione delle ‘tesi di aprile’, si separa da Kamenev. Nell’agosto 1917 viene eletto nel Comitato centrale bolscevico. Nel primo governo sovietico viene nominato commissario del popolo alle nazionalità. Nel 1922, all’XI congresso, viene eletto segretario generale del partito, con funzioni prevalentemente organizzative. Ricoprendo questa carica Stalin accentrò un potere immenso nelle sue mani tanto rapidamente da destare le più vive preoccupazioni di Lenin. Il Comitato centrale che si riunì dopo la morte di Lenin, nonostante le precise indicazioni contrarie di quest’ultimo nel suo ‘testamento’, riconfermò Stalin segretario generale del partito. Sotto il suo regime si svolsero a Mosca nel 1936-38 i famosi processi durante i quali venne liquidata tutta la vecchia guardia bolscevica e i migliori quadri dell’esercito rosso. La repressione toccò anche numerosi elementi staliniani. Nel 1943 sciolse la Terza Internazionale.”,”STAD-003-FL” “STALIN Giuseppe”,”Il marxismo e la questione nazionale (1913).”,”La questione nazionale in Russia”,”STAD-001-FAP” “STALKER Peter”,”L’immigrazione.”,”Peter Stalker, ex condirettore della rivista inglese New Internationalist, lavora in qualità di consulente per numerose agenzie delle Nazioni Unite.”,”CONx-027-FL” “STAME Federico”,”Società civile e critica delle istituzioni.”,”Federico STAME, nato nel 1936, laureato in filosofia del diritto con una tesi su BODIN, ha militato a lungo nella sinistra socialista. Nel 1967 è uscito dal PSIUP e in questi anni è stato uno dei teorici della Nuova Sinistra. Dopo aver partecipato alla elaborazione di ‘Classe e Stato’ si è dedicato ai ‘Quaderni Piacentini’ di cui è stato redattore e sui cui ha pubblicato gli scritti qui raccolti. Vive a Bologna.”,”ITAC-027″ “STAME Nicoletta PISARRI Francesco”,”I proletari e la salute. Lotte di massa al Policlinico di Roma: l’esperienza di un collettivo autonomo.”,”N. Stame (1940) ha collaborato a ‘Classe e Stato’, ‘Quaderni Piacentini’, ‘Vento dell’Est’. F. Pisarri (1946) è medico e ha lavorato al Policlinico. Fanno parte del Centro stampa comunista di Roma (1977).”,”MITT-334″ “STAMMATI Gaetano”,”Il sistema monetario internazionale.”,”Fondo Davoli”,”ECOT-293″ “STAMMATI Gaetano”,”Il sistema monetario Internazionale.”,”Nato a Napoli nel 1908, Gaetano Stammati ha ricoperto, come capo gabinetto e come direttore generale, importanti cariche presso i Ministeri del Commercio estero, delle Finanze, delle Partecipazioni statali e del Tesoro. Nel 1967 fu nominato ragioniere generale dello Stato e nel 1972 presidente della Banca Commerciale Italiana, incarico che ha tenuto fino al 1976, quando ha assunto la carica di ministro del Tesoro. Professore incaricato di Politica economica alla Facoltà di Scienze statistiche e attuariali dell’Università di Roma.”,”ECOI-133-FL” “STANDING Guy”,”Precari. La nuova classe esplosiva.”,”Guy Standing insegna Development Studies nell’Università di Londra. Ha lavorato per l’OIL Organizzazione Internazionale del Lavoro, ed è co-presidente del Basic Income Earth Network (Bien) ONG che promuove il reddito di cittadinanza. Ha già pubblicato: ‘Work after Globalization’ (2009) e ‘A Precariat Charter: From Denizens to Citizens’ (2014). “”Negli Stati Uniti, le grandi aziende stanno attingendo al lavoro dei ‘baby boomers’ prepensionati, godendo così di agevolazioni fiscali”” (pag 137) Precariato come “”fluttuante”” esercito di riserva (pag 163) Migranti come manodopera a basso costo nei paesi emergenti (pag 168) “”L’Ufficio immigrazione svedese ha ammesso di aver rilasciato permessi di lavoro a 4 mila asiatici, ma ha dichiarato che, non avendone l’autorità, non era in grado di effettuare controlli su eventuali abusi. Il sindacato dei lavoratori pubblici, il Kommunal, ha ottenuto di poter rappresentare i raccoglitori, ma ha dichiarato che, dal momento che le agenzie di reclutamento erano in Asia, raggiungere un accordo non era possibile. Il governo non ha agito molto diversamente [Saltmarsh 2010]. Un portavoce del ministero dell’Immigrazione ha dichiarato: «per il governo intervenire su rapporti di lavoro concordati all’estero non è affatto semplice». E’ certo più semplice lasciare che la classe media svedese si goda i suoi frutti di bosco. Ma queste sono solo le avvisaglie di un fenomeno più esteso. Il regime di esportazione della manodopera potrebbe essere il preludio del nuovo sistema del lavoro globale. Un sistema che sta provocando vibrate proteste e atti di violenza contro i lavoratori cinesi e sta inducendo paesi come Vietnam e India a ipotizzare riforme in materia di diritto del lavoro, al fine di arrestare l’afflusso di lavoratori immigrati dalla Cina. Non è facile del resto negare che i cinesi portano via il lavoro alla popolazione locale, prolungando la loro permanenza oltre i limiti del contratto e vivendo appartati nelle loro enclave, al modo degli americani che vivono nelle loro basi militari sparse in tutto il mondo. Benché il Vietnam abbia vietato l’importazione di manodopera non qualificata e imponga agli appaltatori stranieri l’assunzione di personale vietnamita nei cantieri dei lavori pubblici, il paese si ritrova con ben 35 mila lavoratori cinesi. Molti di loro continuano a vivere nella reclusione dei loro tristi dormitori perché le società cinesi continuano a vincere gli appalti che il governo concede, a dispetto delle norme vigenti, in cambio di bustarelle [Wong 2009]. Interi villaggi sono occupati da immigrati cinesi. In un cantiere edile del porto di Haiphong, in mezzo al nulla è spuntata una vera e propria Chinatown, con tanto di abitazioni, ristoranti, sale massaggi, e così via. Un responsabile di cantiere esprime così il concetto: «sono qui a fare il mio dovere per il bene della patria». Gli operai cinesi vivono segregati in mezzo ad altri gruppi di lavoratori, saldatori, elettricisti, operatori delle gru. Come recitano alcuni versi scritti sopra una porta dei loro dormitori: «siamo tutti gente che continua a vagare, senza un punto di riferimento al mondo. Insieme non facciamo che lavorare, del tutto ignoti gli uni agli altri»”” (pag 176-177)”,”CONx-223″ “STANEV Emiljan, a cura di Luigi SALVINI”,”Una tranquilla sera. Romanzo.”,”STANEV Emiljan è uno scrittore bulgaro della n uova generazione (nato a Tirnovo nel 1908). Ha scritto opere narrative di orientamento sociale. “”Per calmarsi, egli ricorse al vecchio e provato mezzo, che usava nei giorni di pioggia quando dormiva nella foresta insieme con i compagni del reparto, sopra le ramaglie: cercò di pensare a qualcosa di bello. Ecco, la guerra stava per finire, l’ Armata Rossa era vittoriosa, i russi erano già in Bessarabia; ancora due o tre settimane e sarebbero entrati nel paese.”” (pag 28) La morte. “”Giaceva sul sentiero disteso quanto era lungo e si sentiva leggero, quasi lieto. Sopra di lui pendeva il cielo dorato della sera; aveva la sensazione di navigare in un mare tiepido e tranquillo, pieno di felicità e di sangue. Gli pareva di rivivere i giorni della sua infanzia (…)””. (pag 68)”,”VARx-228″ “STANNARD Russell”,”Relativity. A Very Short Introduction.”,”Russell Stannard is Emeritus Professor of Physics at The Open University, where for 21 years he headed the Physics Department. A high energy nuclear physicist, he has carried out research at CERN in Geneva, as well as other laboratories in the USA and Europe. Preface, List of Illustrations, Introduction, Further reading, Index, A Very Short Introduction 190,”,”SCIx-201-FL” “STANOVNIK Janez”,”I paesi in via di sviluppo nell’economia mondiale.”,”STANOVNIK Janez”,”PVSx-060″ “STAPELFELDT Gerhard”,”Zur deutschen Ideologie. Soziologische Theorie und gesellschaftliche Entwicklung in der Bundesrepublik Deutschland.”,”Gerhard Stapelfeldt ist Professor am Institut für Soziologie der Universität Hamburg. Vorwort, Einleitung, Literatur, Soziologie, Forschung und Wissenschaft Band 20,”,”TEOC-098-FL” “STAPELFELDT Gerhard”,”Geschichte der ökonomischen Rationalisierung. Kritik der ökonomischen Rationalität. [Storia della razionalizzazione economica. Critica della razionalità economica]”,”Gerhard Stapelfeldt ist Professor am Institut für Soziologie der Universität Hamburg.”,”ECOT-202-FL” “STARIKOV Sergei MEDVEDEV Roy”,”Philip Mironov and the Russian Civil War.”,”Translator’s note, introduction. notes, glossary, index, a note about the Authors, a note on the Type.”,”RIRB-007-FL” “STAROBINSKI Jean”,”Montesquieu.”,”STAROBINSKI Jean laureato in medicina e filosofia insegna presso la Facoltà di lettere dell’Università di Ginevra. “”Vista con questo sguardo retrospettivo, tutta l’esistenza di Montesquieu appare convergente verso quest’opera (‘Lo spirito delle leggi’, ndr) vi sono confluite tutte le esperienze, vi sono state dedicate tutte le forze. Si deve dunque andare a cercare la sua vita in questo libro magistrale che l’ha occupata e assorbita”” (pag 16) “”1748: ‘Lo spirito delle leggi’ esce a Ginevra, presso Barillot, senza il nome dell’autore. Una contraffazione esce subito a Parigi. (…) 1749: Giansenisti e gesuiti attaccano ‘Lo spirito delle leggi’. (….) Lotte tra il Parlamento e i gesuiti. Buffon: ‘Teoria della terra’. Diderot: ‘Lettera sui ciechi’. E’ incarcerato a Vincennes. 1750: Difesa dello ‘Spirito delle leggi’. Voltaire a Potsdam. Rousseau: primo ‘Discorso’. 1751: ‘Lo spirito delle leggi’ è messo all’Indice. 1754: Su richiesta di d’Alembert, Montesquieu compone il ‘Saggio sul gusto’, che sarà pubblicato nell’ìEncyclopédie’. Rousseau: ‘Discorso sull’origine dell’ineguaglianza’. 1755: 10 febbraio: Montesquieu muore a Parigi d’una “”febbre ardente””. … Da cristiano, dicono alcuni; da filosofo, assicura Voltaire.”” (pag 7-8) (dalla cronologia)”,”TEOP-262″ “STAROBINSKI Jean”,”A piene mani. Dono fastoso e dono perverso.”,”Jean Starobinski (Ginevra 1920) ha insegnato storia della medicina e storia della letteratura francese alla John Hopkins University di Baltimora, nelle Università di Basilea e Ginevra e all’École Polytechnique Féderale di Zurigo. È stato membro dell’Institut de France. Ha scritto importanti saggi su Rousseau, Montaigne, Montesquieu e Baudelaire. Jean Starobinski, uno psichiatra e critico letterario svizzero di lingua francese. Starobinski è stato uno dei più grandi critici della letteratura dei nostri giorni e rappresentava l’anima culturale dell’Europa. Ha insegnato a Baltimora, Basilea e Ginevra, ed è stato studioso dei testi classici e laureatosi anche in medicina. È morto il 4 marzo 2019 nella sua casa a Ginevra a 98 anni 1. Starobinski ha scritto molti libri, tra cui “Montaigne. Il paradosso dell’apparenza” (1982), “Ritratto dell’artista da saltimbanco” (1983), “Il concetto di nostalgia” (1966), “A piene mani. Dono fastoso e dono perverso” (1994) e “L’inchiostro della malinconia” (2014) 1. Altre informazioni: 1. ilsole24ore.com 2. it.wikipedia.org 3. treccani.it”,”VARx-040-FSD” “STARR Chester G.”,”Storia del mondo antico.”,”Dopo aver compiuto i suoi studi all’Univ del Missouri e alla Cornell Univ, alla scuola di M.L.W. LAISTNER, STARR ha insegnato storia antica per molti anni, fin dal 1940, all’Univ dell’Illinois. Attualmente insegna all’Univ del Michigan. Ha scritto molte opere (vedi risvolto 1° copertina).”,”STAx-019″ “STARR Chester G.”,”The origins of Greek Civilization. 1100-650 B.C.”,”STARR Chester G. professore di storia nell’Università dell’Illinois. “”The retention of essential independence by the peasantry was one of the most crucial factors in Greek political history. This victory, which is not what we might expect, was the product of many forces. Colonization provided a safety valve; town markets were appearing where non-agricultural elements bought rural produce and some farmers could employ commercial and industrial talents; not all of the expanding production necessarily went to the upper classes. The military changes of the era played a part, for the peasantry furnished a vital sector of the heavily armored infantry which, as will appear in the next chapter, now safeguarded the independence of each state”” (pag 314-315)”,”STAx-263″ “STARR Chester G.”,”Storia del mondo antico.”,”Dopo aver compiuto i suoi studi all’Univ del Missouri e alla Cornell Univ, alla scuola di M.L.W. LAISTNER, STARR ha insegnato storia antica per molti anni, fin dal 1940, all’Univ dell’Illinois. Attualmente insegna all’Univ del Michigan. Ha scritto molte opere (vedi risvolto 1° copertina).”,”STAx-013-FV” “STARR Chester G.”,”The Influence of Sea Power on Ancient History.”,”talassocrazia: Dominio del mare, potere che si appoggia sulla signoria dei mari, e anche il complesso dei fattori che costituiscono il potere marittimo; il termine è usato soprattutto con riferimento alle grandi potenze che esercitarono tale potere nell’epoca classica. (trec) Chester G. Starr è Bentley Professor of History Emeritus at the University of Michigan. Si è occupato della storia del mondo antico.”,”QMIN-019-FSL” “STATERA Alberto”,”Il termitaio. I Signori degli appalti che governano l’Italia.”,”Alberto Statera, editorialista di Repubblica, ha lavorato all’Espresso e alla Stampa. Ha diretto tra il 1983 e il 2005 il settimanale Epoca e il mensile Storia illustrata. Ha scritto ‘Storia di preti e di palazzinari’ (1977), ‘Un certo De Benedetti’ (1984) e ‘Silvio Berlusconi’ biografia non autorizzata in ‘Perché loro’, volume collettaneo, Laterza 1984.”,”ITAE-335″ “STATERA Alberto”,”Un certo De Benedetti. In nome del capitalismo.”,”Alberto Statera, giornalista, 36 anni, già redattore dell’ AGI, e collaboratore de Il Mondo di Arrigo Benedetti, è stato chiamato nel 1970 da Eugenio Scalfari a collaborare al nuovo inserto del settimanale ‘L’Espresso’, Economia e finanza. Ha scritto saggi di denuncia politica tra cui ‘Storia di preti e di palazzinari’, L’Espresso, 1977. Nel 1983 ha diretto il quotidiano La Nuova Sardegna. ‘Alberto Statera, una delle firme più prestigiose del giornalismo italiano, ci ha lasciato dopo 47 anni di attività. Nato a Roma nel 1947, Statera ha iniziato la sua carriera giornalistica nel 1969 presso l’Agenzia Giornalistica Italia. Nel corso degli anni, ha contribuito a diverse testate, lasciando un’impronta significativa nel panorama mediatico. Ecco alcuni momenti salienti della sua carriera: Espresso e la serie “I padrini del vapore”: Nel 1971, Statera è entrato nella redazione dell’Espresso, lavorando a stretto contatto con Eugenio Scalfari. Ha curato una serie di reportage su palazzinari e imprenditori, intitolata “I padrini del vapore”. Direzione della Nuova Sardegna: Nel 1983, su richiesta dell’editore Carlo Caracciolo, Statera ha assunto la direzione della Nuova Sardegna. Durante il suo mandato, ha aperto nuove edizioni nelle province dell’isola e ha raddoppiato la diffusione. Mondadori e direzione di Epoca e Storia illustrata: Nel 1986, Statera è passato alla Mondadori, dove ha ricoperto il ruolo di direttore editoriale delle testate economiche del gruppo. Successivamente, ha assunto la direzione di Epoca e Storia illustrata. Il Mattino di Padova, La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso: Dopo un breve periodo alla Stampa, Statera è tornato al Gruppo Editoriale L’Espresso. Ha diretto Il Mattino di Padova, La Nuova Venezia e La Tribuna di Treviso. Ritorno a Repubblica: Nel 2005, Statera è tornato a Repubblica come editorialista. La sua scrittura era caratterizzata da una libertà quasi sfacciata e da un talento che gli permetteva di graffiare senza offendere, raggiungendo limpidamente il cuore delle vicende. Inoltre, Statera è stato autore di diversi libri, tra cui “Storie di Preti e di palazzinari”, “Un certo De Benedetti – In nome del capitalismo”, “Perché loro – Biografia non autorizzata di Silvio Berlusconi”, “Cossiga” e “Il Termitaio – I signori degli appalti che governano l’Italia” 12. Alberto Statera è scomparso dopo 47 anni di attività nel 2022. La sua eredità nel giornalismo italiano rimarrà indelebile, e la sua passione per la scrittura continuerà a ispirare le future generazioni di giornalisti . (copil)”,”ECOG-002-FAP” “STAUDER Thomas”,”Scotellaro in Germania.”,”Intervento tenuto al Convegno di studio su “”Scotellaro scrittore”” (maggio 2004) organizzato dal comune di Tricarico per il cinquantenario della morte dello scrittore.”,”ITAB-317″ “STAVENHAGEN Rodolfo”,”Le classi sociali nelle società agrarie. Conflitti e contraddizioni nei paesi del Terzo Mondo.”,”STAVENHAGEN Rodolfo (1932-) è un cittadino messicano che ha studiato negli Stati Uniti e in Francia con Balandier. Dal 1966 al 1968 è stato capo del Progetto di ricerca sulla riforma agraria in Messico. Lavora per l’UIL Ufficio Internazionale del lavoro a Ginevra.”,”PVSx-052″ “STAWAR André”,”Liberi saggi marxisti.”,”STAWAR (pseudonimo Edward JANUS) nacque in Polonia nel 1900. Autodidatta, entrò nel Partito comunista polacco. Partecipò alla pubblicazione di due mensili di estrema sinistra (nel 1927 e 1929) e subì la doppia censura delle autorità politiche e dei dirigenti del partito comunista. Ruppe con la direzione all’ indomani del processi di Mosca. Nel 1934 fondò la sua rivista ‘Pod Prad’ (Controcorrente). Durante la guerra riparò in Ungheria e nel dopoguerra prima dovette convivere con lo stalinismo e in seguito la situazione migliorò con il ‘disgelo’. E’ morto nel 1961.”,”TROS-077″ “STEBBING L. Susan”,”A Modern Elementary Logic.”,”Reviser’s Note to Fifth Edition, Publisher’s Note, Preface, Appendix: References and Exercises arranged in chapter order, Key to the Exercise, Index,”,”SCIx-165-FL” “STECCHETTI Lorenzo (alias Olindo GUERRINI)”,”Nova polemica.”,”””””E siate sinceri, Filistei, ditelo una volta che la virtù per voi è l’ignoranza del vizio. Ditelo una volta che per voi, quando la benedetta ignoranza se n’è andata, non c’è altro rimedio che l’isolamento (…). La verità vera è che siamo tornati alla battaglia dei romantici e dei classici (…) con questo di guadagnato che la polemica non è più un ‘cas pendable’ e che nessuno dei combattenti, per ora almeno, cerca di far intervenire in suo favore la Polizia. Meno, s’intende, quegli ingegnosi avvocati di Genova che, non avendo cause da difendere, fanno istanza al Procuratore del Re perchè sequestri i libri ed i giornali ‘veristi’, pronti poi a difendere gli autori e i gerenti in tribunale. Si dice che a tanto eccesso di furberia abbia riso perfino il crocifisso della Corte d’Assise. Figuriamoci i ‘veristi’. Eppure anche il buon Stoppani di Beroldinger e gli amici Demosteni del foro genovese dovrebbero capire che c’è qualcosa che si rinnova dappertutto, anche nella letteratura del nostro paese. Si sente pure che il mosto fermenta e vuol diventar vino, perchè quello degli anni passati è diventato aceto. La fermentazione è tumultuosa, è vero; si sviluppano gas malsani, ma l’intimo lavoro c’è, e il vino lo berremo. Se non sarà Falerno, pazienza; almeno sarà vino schietto. Lo sanno tutti che nelle battaglie non si misurano le sciabolate: «e’ colpi non si danno a patti», disse il Cellini. I romantici esageravano gli scheletri, i classici esageravano gli Dei; i nostri ‘idealisti’ rifuggono adesso con orrore sacro dal mangiar carne il venerdì, i ‘veristi’ affettano di mangiarne per dispetto il venerdì santo”” (pag 28-31)”,”VARx-047-FV” “STEDMAN JONES G.”,”Ritratto di Engels. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Si è finora rilevata la problematicità filosofica con cui Engels si misurò in Inghilterra tra il 1842 e il 1844, non per contraddire la sua affermazione sulla crescente consapevolezza dell’importanza dei “”fatti economici””, ma per mostrare di quale portata fu lo sforzo intellettuale e di immaginazione che egli dovette compiere prima di poter scrivere ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, un libro che non è certo il semplice risultato di un’inchiesta intelligente, ma che rappresenta anche un profondo cambiamento nella sua posizione politica e teorica. La strada che dovette percorrere, e la mole di ciò che dovette dimenticare – non solo i presupposti dell’idealismo radicale tedesco, ma anche, in pratica, tutte le varianti di socialismo conosciute a quel tempo – potranno essere messe in giusto rilievo da un esame dei mutamenti intervenuti nella sua concezione della rivoluzione della classe operaia e dell’industria moderna. Engels era giunto in Inghilterra subito dopo lo sciopero generale cartista, fiducioso nella profezia di Hess su un’imminente rivoluzione sociale che avrebbe portato alla realizzazione del comunismo. Occorrerà ricordare che, nella prospettiva di Hess, comunismo significava trionfo dei principi di comunità e “”unità”” sull’egoismo e la frammentazione (21). Non era il risultato di una guerra tra le classi, né la sua realizzazione rientrava nei destini di una classe particolare. Più volte Hess aveva confutato l’identificazione – proposta da Lorenz von Stein – del comunismo con un proletariato spronato da un desiderio avido e egoistico di eguaglianza che gli veniva dallo stomaco (22). Engels perciò agì con perfetta coerenza, nel gennaio 1843, quando rifiutò l’invito di Bauer, Schapper e Moll di aderire alla Lega dei giusti. Non poteva accettare il comunismo degli artigiani tedeschi poiché, come più tardi confessò “”al loro angusto comunismo egualitario io contrapponevo allora una buona dose di altrettanto angusta altezzosità filosofica”” (23). Come scrisse più avanti in quello stesso anno a proposito dei comunisti filosofici tedeschi, fra cui contava anche se stesso, “”una rivoluzione ‘sociale’ fondata sulla comunità dei beni”” era “”la sola condizione umana compatibile con i principi da loro in astratto professati”” (24). I tedeschi dunque tendevano inevitabilmente al comunismo in quanto “”i tedeschi sono un popolo filosofico e non abbandoneranno, non potranno abbandonare, il comunismo, quando sia fondato su retti principi filosofici, e tanto più se è derivato, come conclusione inevitabile, dalla ‘loro stessa’ filosofia. E’ questo ora il compito che ci spetta””. Perché il socialismo interessava tutta l’umanità, e non solo gli interessi di una classe particolare, non è sorprendente che per gran parte della sua permanenza in Inghilterra Engels attribuisse importanza assai maggiore agli owenisti che non ai cartisti. “”Quanto alle dottrine particolari del nostro partito – scriveva nel 1843 – più che a ogni altro partito siamo vicini ai socialisti inglesi”” (25). Fu assai colpito dai grandi passi avanti compiuti in Inghilterra dalla pratica socialista, e l’unico punto di disaccordo consisteva nel fatto che “”i socialisti sono appunto ancora inglesi quando dovrebbero essere solamente uomini, dello sviluppo filosofico avvenuto sul continente essi conoscono solo il materialismo, ma non anche la filosofia tedesca; e qui sta la loro deficienza”” (26). Il suo distacco dalla posizione dei cartisti fu ulteriormente allargato dal loro concentrarsi sul superamento di ‘una’ forma dello Stato piuttosto che dello Stato stesso. Scriveva infatti: “”La democrazia è, come ritengo sia ogni forma di governo, un falso, una semplice ipocrisia (teologia, come diciamo noi tedeschi) nella sostanza”” (27). Sin dall’inizio provò evidentemente ammirazione per lo spirito combattivo dei cartisti, ne considerò inevitabilmente la vittoria; ma i suoi occhi guardavano sempre oltre l’effimero trionfo della democrazia. I socialisti, scriveva nel gennaio 1844, “”sono l’unico partito inglese che abbia un avvenire, quale che sia la loro relativa debolezza attuale. La democrazia, il cartismo dovranno presto affermarsi, dopo di che la massa dei lavoratori inglesi non avrà altra alternativa che fra la morte per fame e il socialismo”” (28)”” [G. Stedman Jones, Ritratto di Engels. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] [(21) V. M. Hess, ‘Philosophie der Tat’, in M. Hess, ‘Sozialistische Aufsätze’, a cura di T. Zlocisti, Berlin, 1921, pp. 62-63; (22) L. Von Stein, ‘Der Sozialismus und Kommunismus des heutigen Frankreich’, Leipzig 1842; (23) Engels, ‘Per la storia della Lega dei comunisti’, cit., p. 1082; (24) Id., ‘Progressi della riforma sociale sul continente’, cit., pp. 442-43; (25) Ibid, p. 443; (26) Engels, ‘Carlyle’, cit., p. 507; (27) Id., ‘Progressi della riforma sociale sul continente’, cit., p. 429; (28) Id., ‘Carlyle’, cit., p. 507] (pag 337-338)”,”MAES-150″ “STEDMAN JONES Gareth”,”Engels e la fine della filosofia classica tedesca.”,”F. Engels e il ‘lato rivoluzionario della filosofia hegeliana’ “”Il rovesciamento di Hegel. Come caratterizza Engels i tratti generali del materialismo storico e la situazione intellettuale in cui nacque? La risposta nel ‘Feuerbach’ è piuttosto chiara: una combinazione di concezione materialistica del mondo, del contributo di Feuerbach e del metodo dialettico di Hegel, il «lato rivoluzionario» di Hegel. Secondo Engels, il sistema generale di Hegel era in contraddizione col suo stesso metodo. Secondo il metodo dialettico, «tutto ciò che vi è di razionale nelle teste degli uomini è destinato a diventare reale, per quanto possa contraddire alla apparente realtà del giorno» (6). O in breve: «Tutto ciò che esiste è degno di perire» (7). Questo era il lato rivoluzionario della filosofia hegeliana. «Essa poneva termine una volta per sempre al carattere definitivo di tutti i risultati del pensiero e dell’attività umani» (8). Questa è la conclusione implicita che deve essere tratta da Hegel, ma ce Hegel stesso non trasse mai. Giacché dovendo completare il suo sistema nel rispetto della tradizione filosofica, egli la lasciò da parte mediante la teoria della conoscenza assoluta che soffocò dogmaticamente le implicazioni rivoluzionarie del suo metodo dialettico. Questa interpretazione di Hegel era, come giustamente sottolinea Engels, il punto di vista della giovane sinistra hegeliana negli anni trent dell’Ottocento (9). Una volta che Marx ed Engels si furono spostati su posizioni materialistiche ed iniziarono l’elaborazione di una concezione materialistica della storia, cambiò anche il loro atteggiamento verso Hegel. Secondo Engels, il cambiamento si svolse in questo modo: «Non ci si accontentò di mettere Hegel semplicemente in disparte; al contrario ci si ricollegò a quel suo lato rivoluzionario… al metodo dialettico. Ma nella forma che Hegel gli aveva dato, questo metodo era inservibile… Per Hegel … l’evoluzione dialettica che si manifesta nella natura e nella storia, cioè il nesso causale del progresso dall’inferiore al superiore, che si realizza attraverso tutti i movimenti tortuosi e momentanei regressi, è soltanto il riflesso del movimento del concetto in se stesso, movimento che si compie dall’eternità, non si sa dove, ma ad ogni modo indipendentemente da ogni cervello umano pensante. Era questa inversione ideologica che si doveva eliminare. Noi concepimmo di nuovo i concetti del nostro cervello in modo materialistico, come riflessi delle cose reali, invece di concepire le cose reali come riflessi di questo o quel grado del concetto assoluto. …. in questo modo… il lato rivoluzionario della filosofia hegeliana veniva ripreso e in pari tempo liberato dalle pastoie idealistiche, che avevano impedito a Hegel di applicarlo in mdo conseguente» (10)”” (pag 214-215) [Gareth Stedman-Jones, ‘Engels e la fine della filosofia classica tedesca’, Comunità, n. 177, febbraio 1977] [ (6) F. Engels, ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’, trad. it. P. Togliatti, Ed. Riun., Roma, 1976, p. 19; (7) Ibidem; (8)’ Ludwig Feuerbach’, p. 20; (9) ‘Ludwig Feuerbach’, p. 25-26; (10) ‘Ludwig Feuerbach’, pp. 57-58]”,”MAES-010-FGB” “STEDMAN-JONES Gareth”,”Karl Marx. Greatness and Illusion.”,”Gareth Stedman-Jones è Professore di Storia delle Idee alla Queen Mary, University of London. E’ pure Fellow del King’s College di Cambridge, e insegna all’Università da molti anni. E’ autore di Outcast London, Language of Class’ e ‘An End to Poverty?’. Ha curato l’edizione del ‘Manifesto dei comunisti’ per la Penguin Classic.”,”MADS-818″ “STEEDMAN Ian METCALFE J.S. L. MAINWARING”,”Saggi sulla teoria del commercio internazionale.”,”Ian Steedman ha studiato a Cambridge e Manchester dove ha insegnato. Ha scritto su vari argomenti teoria marxiana, teoria della crescita, scienza della finanza. “”La teoria del commercio internazionale riposa ancor oggi sulle basi gettate dagli economisti di scuola neoclassica, che avevano esteso il principio della determinazione del prezzo delle merci in base alla produttività dell’unità marginale, ben al di là dell’ambito riservato a tale principio da Ricardo nella sua trattazione originaria….”” (quarta di copertina)”,”ECOT-401″ “STEELE E.J.”,”Evoluzione e selezione somatica.”,”Nato a Darwin in Australia, Steele si è affermato come uno stimato biologo dell’ultima generazione. Si è occupato anche di filosofia della scienza.”,”SCIx-050-FRR” “STEFANELLI Renzo PUPILLO Giuseppe PIETROPAOLO Ellida DINA Angelo AGOSTI Aldo MANENTI Giuseppe LIBERTINI Lucio, saggi di”,”Le lotte operaie del 1968-69.”,”Direttore responsabile Stefano MERLI”,”MITT-104″ “STEFANELLI Renzo”,”Le leve del sistema. Manuale popolare di politica economica.”,”Fondo Davoli Renzo Stefanelli (Empoli, 1937), si è dedicato dal 1958 al giornalismo politico su l’Unità della cui redazione romana ha curato dal 1965 i servizi economici.”,”ECOT-233″ “STEFANELLI Renzo”,”Guerre del petrolio.”,”Renzo Stefanelli giornalista esperto di politiche energetiche, già responsabile del servizio economia del quotidiano l’Unità, inviato speciale in Iran e Nigeria, direttore della rivista Matecon.”,”VIOx-209″ “STEFANELLI Renzo”,”Aspetti attuali della crisi del capitalismo. Inflazione – salari – riforme – nuova politica economica.”,”Tipografia dei Fratelli Spada, Roma”,”PCIx-039-FV” “STEFANELLI Renzo”,”Il dominio del salario. Vecchi e nuovi strumenti di governo sociale.”,”Renzo Stefanelli, redattore economico dell’Unità, è autore di numerosi saggi di politica economica e sul movimento sindacale (1982).”,”ECOS-004-FV” “STEFANELLI Renzo a cura; saggi di Renzo RAZZANO Ilio GIUFFREDI Osvaldo ROMAN e Bruno ROSCANI Corrado PERNA Rubino ALFANI e Francesco MAGLIARI Renzo STEFANELLI”,”I sindacati autonomi. Particolarismo e strategie confederali negli anni Settanta.”,”Renzo Stefanelli, redattore economico dell”Unità’ è autore di saggi di politica economica e sul movimento sindacale. Ha tra l’altro pubblicato ‘Inchiesta sui salari’ (1969) ‘Per il salario’ (1972 e 1975), e un dizionario ‘Capire l’economia’.”,”SIND-195″ “STEFANELLI Renzo”,”Per il salario. Gli effetti dell’azione sindacale sull’economia.”,”Renzo Stefanelli (Empoli, 1933) si è dedicato dal 1958 al giornalismo politico sull’ Unità della cui redazione romana ha curato dal 1965 i servizi economici. Collaboratore di varie riviste per i tempi di politica economica, ha pubblicato ‘Agricoltura e sviluppo economico’ (1968). Ha dedicato vari saggi ai temi della società rurale in trasformazione in ‘Quaderni di rassegna sindacale’ e ‘Critica marxista’, e nel volume collettivo ‘I braccianti’ (1969).”,”CONx-297″ “STEFANI Filippo”,”La storia della dottrina e degli ordinamenti dell’ esercito italiano. Volume III. Tomo 1. Dalla guerra di liberazione all’ arma atomica tattica.”,”””Fortunatamente Hitler commise il suo primo grave errore di valutazione strategica: rinunziò all’ invasione delle isole britanniche – un’ operazione non impossibile – e pensò di poter piegare l’ Inghilterra mediante la sola offensiva aerea. Uscito sconfitto da tale battaglia, il cui esito fu decisivo per la prosecuzione della guerra, Hitler commise un nuovo errore, il più grave di tutti: aggredì l’ Unione Sovietica. Nel giugno 1941 Hitler nulla sapeva di quanto venissero progettando i giapponesi e non immaginava che cinque mesi dopo sarebbe stato costretto dal patto che lo legava all’ impero del Sol Levante a dichiarare guerra agli Stati Uniti, ma non poteva ignorare che questi ultimi erano passati dalla neutralità alla belligeranza passiva mediante la promulgazione del Lend Lease Act (legge Affitti e Prestiti) dell’ 11 marzo 1941 ed avevano in corso, al livello dei rispettivi stati maggiori, colloqui segreti di carattere militare con la Gran Bretagna. Egli fece affidamento sull’ esito vittorioso della battaglia dell’ Atlantico, fino ad allora piena di successi, e sottovalutò il potenziale demografico e produttivo dell’ Unione Sovietica, della quale minimizzò anche la capacità di resistenza morale e materiale. Non volle dare ascolto ai generali che gli rappresentarono le difficoltà e i rischi dell’ operazione Barbarossa e, sebbene costretto dalle campagne di Grecia e di Jugoslavia a posticipare di cinque settimane l’ inizio dell’ operazione, lanciò all’ offensiva lungo tre direttrici il sessanta per cento delle sue forze perché raggiungessero, prima dell’ inverno, la linea congiungente la città di Arcangelo con il fiume Volga. Volle far credere allo stesso Mussolini che se non avesse preso l’ iniziativa sarebbe stato prevenuto da Stalin il quale, in verità, in quel momento non era in condizioni di scendere in guerra””. (pag 364-365)”,”ITQM-088″ “STEFANI Piero”,”L’antigiudaismo. Storia di un’idea.”,”Pietro Stefani è insegnante liceale, docente di Dialogo con l’ebraismo presso l’Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino di Venezia e redattore della rivista ‘Il Regno’. Ha pubblicatp tra l’altro ‘Le radici bibliche della cultura occidentale’ (Milano, 2004)”,”EBRx-003-FSD” “STEFANINI Maurizio”,”Il partito “”Repubblica””. Una storia politica del giornale di Scalfari e Mauro.”,”STEFANINI Maurizio giornalista e saggista si occupa di movimenti politici comparati di problemi del Terzo Mondo e di divulgazione storica.”,”EDIx-120″ “STEFANON Gualtiero”,”Uomini bianchi contro uomini rossi, 1830-1890.”,”STEFANON Gualtiero “”La goccia che colmò la misura fu la politica di angherie e di frodi attuata nei loro confronti dall’agente indiano, legato al gruppo di speculatori e di imbroglioni che arricchiva alle spalle dei pellirosse delle riserve del Sud Ovest, e sostenuto dal nuovo capo della polizia indiana, J.L. Colvig, succeduto ad Albert Sperling”” (pag 349)”,”USAQ-087″ “STEFANONI Franco”,”Finanza in crac. Dai cavalieri neri ai Cirio junk bond, trent’anni di grandi truffe e risparmio tradito.”,”STEFANONI Franco è un giornalista del settimanale ‘Il Mondo’. Ha pubblicato ‘Mafia a Milano’ (1996)”,”ITAE-336″ “STEFFEN Jochen WIEMERS Adalbert”,”Auf zum letzten Verhör. Erkenntnisse des verantwortlichen Hofnarren der Revolution Karl Radek.”,”‘Radek und die deutsche Rechte’ (pag 60)”,”RIRB-116″ “STEFFENS Henry John”,”James Prescott Joule and the Concept of Energy.”,”L’autore è Professore di storia all’Università del Vermont ed è nato a New York nel 1942. Fondo Palumberi”,”SCIx-450″ “STEGEMANN Hermann”,”Prehistoria de la guerra europea.”,”””Considerando questa guerra si vede che la partecipazione dell’ Inghilterra in essa era prefissata da una ampia politica di “”entente””, la guerra europea era lo sbocco di un processo che cominciò nel 1870, che fu accelerato dall’ opposizione anglo-tedesca, collocato sul bordo dell’ abisso dalla crisi orientale e la diplomazia austro-ungarica e portato alla catastrofe dalla decisione guerriera della Russia. L’ universo della guerra europea collassò nel 1914 in un caos senza eguali””. (pag 50)”,”RAIx-177″ “STEGER Manfred B. CARVER Terrell a cura; saggi di Terrell CARVER Joseph MARGOLIS Peter T. MANICAS Scott MEIKLE S.H. RIGBY Tom ROCKMORE Douglas KELLNER Manfred B. STEGER Lawrence WILDE Paul THOMAS Michael FORMAN Carol C. GOULD James FARR”,”Engels After Marx.”,”Saggi di Terrell CARVER Joseph MARGOLIS Peter T. MANICAS Scott MEIKLE S.H. RIGBY Tom ROCKMORE Douglas KELLNER Manfred B. STEGER Lawrence WILDE Paul THOMAS Michael FORMAN Carol C. GOULD James FARR”,”MAED-058″ “STEGER Manfred B.”,”The Quest for Evolutionary Socialism. Eduard Bernstein and social democracy.”,”STEGER Manfred B. (1961-) Illinois State University “”Believing that he was working out a coherent view consistent with “”evolutionary”” Marxist principles, Bernstein rarely entertained the thought that he might have irretrievably broken with Marxist doctrine (71). Ultimately, Bernstein formulated three concrete revisionist claims, published in ‘Neue Zeit’ and ‘Vorwärts’ between 1896 and 1899, in both his famous series of articles, entitled “”Problems of Socialism””, and in subsequent responses to socialist critics like the Russian emigrés George Plekhanov and Alexander Helphand (“”Parvus””), editor of ‘Sächsische Arbeiter-Zeitung (72). First, Bernstein directed the brunt of his argument against the widespread Marxist rhetoric of Bebel’s great “”Kladderadatsch”” (crac, ndr)- the inevitable and sudden collapse of bourgeois society due to the fundamental contradictions in the capitalist mode of production (73). While he explicitly allowed for the ‘possibility’ of future “”political catastrophes”” like large-scale wars or sustained civil unrest, Bernstein rejected the Erfurt Program’s economic determinism inherent in the idea of terminal capitalist crises. While there might well be limited crises, empirical evidence suggested that “”(we) will have to throw overboard all speculations that such a crisis will bring about the great social upheaval”” (74). Suggesting that capitalism was getting better at containing its own contradictions, Bernstein pointed to the stabilizing role of cartels, trusts, modern communication, and the international expansion of the credit system as the main reasons for the unexpected flexibility of late-nineteenth-century capitalism. Second, and counterfactually, he argued that, even if Marx was right in his assertion that economic crises were to became ever more catastrophic, and that the SPD would gain power under conditions of a capitalist breakdown, the party was not prepared to govern without the bourgeoisie (75). “”Social democracy should neither expect nor desire the imminent collapse of the existing economic system… What social democracy should be doing, and doing for a long time to come, is organize the working class politically, train it for democracy, and fight for any and all reforms in the state which are designed to raise the working class and make the state more democratic”” (76). Like Engels in his later work, Bernstein focused on the central importance of what might be called the “”transition problem”” in socialist theory (77). But contrary to Engels, Bernstein turned against the dominant Marxist view that, once the economic conditions had sufficiently “”matured””, the transition to a “”new society”” was, in essence, a political problem that would be solved by a single act of seizure of political power by the proletariat (78). Rather than arguing for the wholesale liquidation of the existing capitalist system, Bernstein opted for “”evolution””: its gradual democratization via the extension of political rights. In fact, he believed that “”[N]owadays social democracy can do more as an opposition party than it could if it suddenly gained control through some catastrophe (79)””. In his opinion, it was foolish to tell the working class simply to wait for the “”right moment”” in the development of the mode of production and then, in one blow, seize political power and immediately build the “”new socialist society””. Rather, the desired transformation of capitalist society into socialism would prove to be a painfully slow, evolutionary process, to be guided by ethical ideals. No doubt, Bernstein resurrected the old liberal-reformist thesis of “”society growing into socialism””, an idea popular with non-Marxist social democrats in the 1860s, but harshly condemned by Engels as “”the old image of the unencumbered ‘evolution’ of the existing mess into a socialist society (80). Here, Bernstein obviously disagreed with his late mentor (…)”” [Manfred B. Steger, ‘The Quest for Evolutionary Socialism. Eduard Bernstein and social democracy’, Cambridge, 2006] [(71) For example, during the 1903 Dresden Party Conference he admitted to his “”heretical views”” regarding “”certain aspects of Marx’s thought”” (Protokoll 1903 Dresden, pp. 391-396); (72) The most important of these essays are translated in MS (); (73) Bernstein to Kautsky, October 10, 1898, Adler A.; (74) Bernstein, “”The Struggle of Social Democracy and Revolution””, in MS, p. 166. For an excellent account of the history of the “”breakdown theory”” within German social democracy; see Rudolf Walther, “”…aber nach der Sündflut kommen wir und nur wir””: “”Zusammenbruchtheorie””, Marxismus und politisches Defizit in der SPD, 1890-1914′, Frankfurt / Main: Ullstein, 1981; and F.R. Hansen, ‘The Breakdown of Capitalism: A History of the Idea in Western Marxism, 1883-1983’, London: Routledge & Kegan Paul, 1985; (75) Bernstein, “”The Conquest of Political Power””, in MS, p. 306; and Bernstein, “”Critical Interlude””, in ibid., p. 220. See also, PS, pp. 45, 206; (76) Eduard Bernstein, “”The Struggle of the Social Democracy and the Social Revolution: 2: The Theory of Collapse and Colonial Policy””, in MS, p. 169; (77) Bernstein to Kautsky, June 29, 1896, ‘Kautsky Archive’, IISH, DV375; (78) See also Pracht, ‘Parlamentarismus und deutsche Sozialdemokratie, 1867-1914’, p. 240; (79) Ibid., p. 221; (80) Engels to Kautsky, July 29, 1891, MEW 38, p. 125] [() MS: ‘Marxism and Social Democracy: The Revisionist Debate, 1896-1898′, edited by Henry Tudor and J.M. Tudor, Cambridge, 1988] (pag 79-80-81)”,”BERN-032″ “STEHMAN Warren J.”,”The Financial History of The American Telephone and Telegraph Company.”,”Warren J. Stehman Associate Professor of Economics in The University of Minnesota”,”ECOG-123″ “STEIBERG Mark D. COLEMAN Heather J. a cura, Contributors Nicholas B. BREYFOGLE Gregory L. FREEZE Nadieszda KIZENKO Alexei KURBANOVSKY Roy R. ROBSON Bernice GLATZER Gabriella SAFRAN Vera SHEVZOV Sarah ABREVAYA STEIN Paul VALLIERE is MCGREGOR William G. WAGNER Paul W. WERTH Christine D. WOROBEC”,”Sacred Stories. Religion and Spirituality in Modern Russia.”,”Nicholas B. Breyfogle is Associate Professor of History at the Ohio State University. He is the author of Heretics and Colonizers: Forging Russia’s Empire in the South Caucasus. Heather J. Coleman is Canada Research Chair in Imperial Russian History and Associate Professor in the Department of History and Classics at the University of Alberta. She is the author of Russian Baptists and Spiritual Revolution. Gregory L. Freeze is the Victor and Gwendolyn Beinfield Professor of History at Brandeis University. He is the author of The Parish Clergy in Nineteenth-Century Russia and the editor of Russia: A History. Nadieszda Kizenko is Associate Professor of History at the State University of New York, Albany. She is the author of A Prodigal Saint: Father John of Kronstadt and the Russian People and is currently working on a study of confession in modern Russia. Alexei Kurbanovsky is Senior Research Scholar at the State Russian Museum in Petersburg. Roy R. Robson is Associate Professor of History at University of the Sciences in Philadelphia. Bernice Glatzer Rosenthal is Professor of History at Fordham University. Gabriella Safran is Associate Professor of Slavic Languages and Literatures at Stanford University. She is the author of Rewriting the Jew: Assimilation Narratives in the Russian Empire and the co-author of a volume of essays and source materials on S. An-sky. Vera Shevzov is Associate Professor of Religion at Smith College and the author of Russian Orthodoxy on the Eve of Revolutione. Sarah Abrevaya Stein is Associate Professor in the Department of History and the Henry M. Jackson School of International Studies at the University of Washington, Seattle. Mark D. Steinberg is Professor of History at the University of Illinois, Urbana-Champaign and editor of Slavic Review. His most recent books include Voices of Revolution, 1917; Proletarian Imagination: Self, Modernity, and the Sacred in Russia, 1910-1925; and, with Nicholas Riasanovsky, the seventh edition of A History of Russia. Paul Valliere is McGregor Professor in the Humanities at Butler University in Indianapolis. William G. Wagner is Dean of the Faculty and Brown Professor of History at Williams College. The author of Marriage, Property, and Law in Late Imperial Russia, he currently is engagedin a study of female Orthodox monasticism in imperial and early Soviet Russia. Paul W. Werth is Associate Professor of History at the University of Nevada, Las Vegas. Christine D. Worobec is Presidential Research Professor in the Department of History at Northern Illinois University and the author of Peasant Russia: Family and Community in the Post-Emancipation Period and Possessed: Women, Witches, and Demons in Imperial Russia. Acknowledgments, Introduction, Further Reading, List of Contributors, Figure, Table, Notes, Index, Indiana-Michigan Series in Russian and East European Studies, Alexander Rabinowitch and William G. Rosenberg, General Editors,”,”RUSx-115-FL” “STEIGERWALD Robert”,”Herbert Marcuses dritter Weg.”,”MARCUSE (1898-1979) filosofo tedesco esponente della Scuola di Francoforte (‘Ragione e rivoluzione’, 1941, ‘Marxismo sovietico’, 1958), critico della tesi freudiana della indispensabilità della repressione nella costruzione della civiltà (‘Eros e civiltà’, 1955) e dell’ ideologia alienante della società industriale avanzata (‘L’ uomo a una dimensione’, 1964). (Eug).”,”TEOC-234″ “STEIL Armin”,”Die imaginäre Revolte. Untersuchungen zur faschistischen Ideologie und ihrer theoreischen Vorbereitung bei Georges Sorel, Carl Schmitt und Ernst Jünger. [‘La rivolta immaginaria. Studi sull’ideologia fascista e la sua preparazione teorica in Georges Sorel, Carl Schmitt e Ernst Jünger’]”,”‘La rivolta immaginaria. Studi sull’ideologia fascista e la sua preparazione teorica in Georges Sorel, Carl Schmitt e Ernst Jünger'”,”TEOP-455″ “STEILA Daniela”,”Scienza e rivoluzione. La recezione dell’ empiriocriticismo nella cultura russa (1877-1910).”,”””Non solo, ma alcuni machisti marxisti non si limitarono a riconoscere qualche analogia tra pragmatismo ed empiriocriticismo, addirittura li riportarono entrambi al marxismo. Lunacharskij, pur essendo molto critico nei confronti di James e Bergson, filosofi affatto “”borghesi”” in un periodo in cui tutte le sue cure andavano alla nascente filosofia proletaria, scriveva: “”Per quanto possa sembrare strano, questi filosofi, i più nuovi e più alla moda, hanno inconsapevolmente impugnato un’ arma che era stata già da tempo scoperta e affilata proprio da Karl Marx. Questo colosso insegnò in effetti che la verità non è altro che un utensile, una sorta di strumento nella lotta dell’ umanità con la natura; l’ unico criterio di verità è la sua applicabilità pratica””.”” (pag 261) “”Mentre Bazarov e Juskevic nella loro risposta a Materialismo ed empiriocriticismo affrontavano la questione centrale della teoria del riflesso, Bogdanov impostava invece la critica al testo di Lenin interpretandolo come un aspetto della lotta, in atto ormai da qualche tempo nel marxismo russo, tra la “”fede”” e la “”scienza””. Non per nulla il pamphlet a cui Bogdanov affidò la confutazione di Lenin, intitolato appunto ‘Fede e scienza’, fu pubblicato di seguito a un altro scritto, in cui Bogdanov riassumeva le proprie posizioni sulla genesi e la storia del pensiero autoritario, in quanto espressione dei concreti rapporti sociali tra “”organizzati”” e “”organizzatori””. Nel mostrare come il corso della storia portasse al superamento del pensiero autoritario e alla “”caduta dei feticci””, Bogdanov preparava la critica a Lenin, filosofo affatto autoritario e quindi anacronistico e antistorico. Il pensiero di Lenin quale appariva in Materialismo ed empiriocriticismo risultava infatti una perfetta espressione di “”fideismo””, poiché si basava sulla “”fede”” in valori assoluti, in primo luogo in una presunta assoluta “”verità””. Alla confutazione di tale concetto e della connessa interpretazione della “”cosa in sé””, Bogdanov dedicava gran parte del testo (…)””. (pag 270)”,”TEOC-298″ “STEIMETZ Giorgio”,”Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente.”,”STEIMETZ Giorgio Il libro pubblicato nel 1972 scomparve dalle librerie. Secondo Riccardo Antoniani, sembra che fosse stato scritto in realtà da Luigi Castoldi, ex partigiano della Formazione Di Dio di cui fu comandante Cefis. (pag VII) Riccardo Antoniani, ‘Contro tutto questo’, in via di pubblicazione in Francia.”,”ITAE-272″ “STEINBACH Peter TUCHEL Johannes a cura, redazione di Claudia HORN Klaus-W. WIPPERMANN, saggi di Hans MAIER Klemens von KLEMPERER Heinrich August WINKLER Klaus MEGERLE Detlef LEHNERT Klaus DROBISCH Klaus-Michael MALLMANN Hartmut MEHRINGER Michael SCHNEIDER Michael KIßENER Günther VAN-NORDEN Heinz HÜRTEN Brigitte OLESCHINSKI Horst R. SASSIN Ekkehard KLAUSA Winfried BECKER Hans MOMMSEN Klaus-Jürgen MÜLLER Rainer A. BLASIUS Jürgen SCHMÄDEKE Winfried MEYER Angela KAISER-LAHME Gerd R. UEBERSCHÄR Heinrich WALLE Ulrick HETT e Johannes TUCHEL Gerhard PAUL Christ WICKERT Wilfried BREYVOGEL Christiane MOLL Jürgen DANYEL Eva BLIEMBACH Claus-Dieter KROHN Sylvia ROGGE-GAU Norbert HAASE Edgar WOLFRUM Ines REICH Christiane TOYKA-SEID Werner BRAMKE Peter STEINBACH”,”Widerstand gegen den Nationalsozialismus.”,”saggi di Hans MAIER Klemens von KLEMPERER Heinrich August WINKLER Klaus MEGERLE Detlef LEHNERT Klaus DROBISCH Klaus-Michael MALLMANN Hartmut MEHRINGER Michael SCHNEIDER Michael KIßENER Günther VAN-NORDEN Heinz HÜRTEN Brigitte OLESCHINSKI Horst R. SASSIN Ekkehard KLAUSA Winfried BECKER Hans MOMMSEN Klaus-Jürgen MÜLLER Rainer A. BLASIUS Jürgen SCHMÄDEKE Winfried MEYER Angela KAISER-LAHME Gerd R. UEBERSCHÄR Heinrich WALLE Ulrick HETT e Johannes TUCHEL Gerhard PAUL Christ WICKERT Wilfried BREYVOGEL Christiane MOLL Jürgen DANYEL Eva BLIEMBACH Claus-Dieter KROHN Sylvia ROGGE-GAU Norbert HAASE Edgar WOLFRUM Ines REICH Christiane TOYKA-SEID Werner BRAMKE Peter STEINBACH”,”GERR-051″ “STEINBECK John”,”Pian della tortilla. Romanzo. (Tit.orig.: Tortilla Flat)”,”Wikip: Pian della Tortilla è il primo romanzo ad aver avuto successo dello scrittore John Steinbeck. Scritto nel 1935 tratta in modo comico e surreale della vita di un gruppo di paisanos, persone ispaniche. Pian della Tortilla è il primo romanzo ad aver avuto successo dello scrittore John Steinbeck. Scritto nel 1935 tratta in modo comico e surreale della vita di un gruppo di paisanos. Le storie che sono raccontate hanno come comune denominatore la vita di queste persone alla perenne ricerca di qualche soldo per un goccio di vino. Sin dall’inizio si capisce il tenore del romanzo quando l’autore paragona la casa di Danny alla Tavola Rotonda e gli amici di Danny ai suoi Cavalieri e nomina Re Artù, Orlando e Robin Hood. Il gruppo di amici ha una visione della vita, differente dalla normale accezione. Nel loro “”mondo”” la prigione è un buon posto dove smaltire sbornie, incontrare amici, rilassarsi e mangiare regolarmente. Una proprietà immobiliare invece, può diventare un peso che fa perdere di vista le cose importanti come gli amici, le bevute e il condividere quello che si ha. Uno comincia ad avere due case, poi ne affitta una poi deve richiedere il pagamento della pigione e finisce con l’avvelenarsi la vita. Molto meglio, a volte, vivere con dei cani in un pollaio oppure dormire nei boschi dove capita senza affannarsi e arrangiandosi qua e là, niente di grave qualche furtarello o piccoli imbrogli per procurarsi un gallone di vino quando serve. Il periodo è quello della Grande depressione e degli anni immediatamente seguenti quando imperversava la miseria e la vita non era facile, specialmente per queste persone ispaniche che non rispondevano ai canoni dei bianchi e ricchi del momento. Il tema della povertà [modifica] Il libro ottiene un notevole successo e lancia l’autore che riprenderà in altri suoi capolavori (Uomini e topi e Furore) i temi della povertà in modo meno picaresco. L’autore scriverà poi: « Ho scritto queste storie perché sono storie vere e perché mi piacevano. Ma le sentine della letteratura hanno considerato i miei personaggi con la stupidità delle duchesse che si divertono coi contadini e li compiangono. Queste storie sono pubblicate ed io non le posso più riprendere, ma non sottometterò più al contatto degradante della gente perbene questi bravi esseri fatti di allegria e di bontà, di cortesia ben superiore a tutte le smancerie. Se ho causato loro dei torti raccontando qualcosa delle loro storie, me ne dispiace. Ciò non avverrà più. Adios, monte! [3] »”,”VARx-352″ “STEINBECK John”,”Furore. (Tit.orig.: The Grapes of Wrath)”,”Furore è l’opera principale di STEINBECK John”,”VARx-366″ “STEINBECK John”,”L’inverno del nostro scontento.”,”STEINBECK John ‘L’amara scalata al potere dell’uomo medio americano’ Lo Steinbeck del dualismo poveri-ricchi (ricordate i contadini di Furore, i ‘paisanos’ di ‘Pian della Tortilla’ o il mito e tragico deficiente di ‘Uomini e topi’?), ne ‘L’inverno del nostro scontento’ compie un’operazione sconcertante, delicatissima. Con un rinnovato gusto per la satira d’ambiente sociale, il libro racconta l’avventura morale di un piccolo uomo di provincia, pago del suo modesto destino che d’improvviso, quasi invasato dalla religione del successo, tesse una trama sottile e sicura attraverso la quale muove alla conquista del potere e della ricchezza. Il tutto, mascherando il proprio atteggiamento sotto le più belle e conformistiche virtù de cittadino medio americano”” (retrocopertina)”,”VARx-541″ “STEINBECK John”,”I pascoli del cielo.”,”Venti famiglie. Un piccolo villaggio, all’inizio del ’900, in una fertile vallata della California centrale. È lo scenario del primo libro importante di John Steinbeck, I pascoli del cielo, che fu pubblicato nel 1932 e tradotto da Elio Vittorini nel 1940. Si compone di dodici capitoli ma non è propriamente un romanzo perché a tenere insieme le diverse vicende, ciascuna conchiusa in sé, di questo piccolo capolavoro non sono i personaggi ma l’ambientazione – il rapporto dei contadini con la natura circostante – e, soprattutto, il tema del misterioso insinuarsi del male in un luogo che all’occhio umano appare come l’ingannevole replica del Giardino dell’Eden. (Bompiani)”,”VARx-552″ “STEINBECK John”,”La luna è tramontata.”,”””L’insopprimibile anelito alla libertà, la volontà di un popolo di non lasciarsi asservire dal nemico, ecco in breve il “”messaggio”” de ‘La luna è tramontata””. Passata la sorpresa, superto il primo istante di sbigottimento, il paese conquistato reagisce, organizza la riscossa. Il moto è popolare, tutti vi concorrono, nessuno vuol rinunciare: l’aggressore deve essere battuto. E’ una storia di gente semplice, abituata a fare i conti con sentimenti umili ed eterni, quali l’amore, l’odio, il senso della libertà e della dignità. I personaggi vi sono rappresentati con la sorridente cordialità e il caldo umorismo caratteristici di Steinbeck. Scritto nel 1942, durante l’ultima guerra mondiale, questo romanzo trascende la cronaca: e sia pure con riferimenti a una situazione di fatto (un episodio della Resistenza norvegese), in esso vengono sottolineati alcuni motivi dell’uomo degno di chiamarsi tale, dell’uomo che ancora crede in sé stesso”” (quarta di copertina); Resistenza della popolazione. (pag 30-31-32)”,”VARx-558″ “STEINBECK John”,”La battaglia. Romanzo. (1936) [‘Dubious Battle’]”,”John Steinbeck, 1936 La ‘battaglia incerta’ del libro cita un verso di Milton, una ‘battaglia incerta nei campi del Paradiso’ Recensione del libro e del film. ”La Battaglia’, scritto dal premio Nobel tre anni prima di ‘Furore’. Qui Steinbeck tira in ballo un’entità fastidiosa per la memoria americana, il Partito Comunista e i suoi ‘agitatori’, militanti che per cercare di organizzare i braccianti, affrontavano la fame nera e i pestaggi feroci dei vigilantes. Da (ri)leggere assolutamente. Certe notizie ti scaldano il cuore. Tipo: James Franco ha fatto un film da La Battaglia di Steinbeck (passato a Venezia lo scorso anno e in sala dal 7 settembre). Anche dopo due mandati di Obama fare un film da ‘quel’ romanzo negli Usa è un atto di spericolato coraggio. John Steinbeck è un Premio Nobel ma, ai tempi, le copie di Furore le bruciavano sulle pubbliche piazze, in barba all’appassionato sostegno di Eleanor Roosevelt. Da allora Furore è stato ‘perdonato’ e digerito, ma La Battaglia (‘In Dubious Battle’), scritto tre anni prima, nel 1936, continua a restare una spina nel fianco. Sono convinta che senza quel Nobel provvidenziale del 1962 sarebbe sparito dai cataloghi delle case editrici americane. Confesso di averlo scoperto solo pochi anni fa e solo dopo aver consumato le copie di tutti gli altri romanzi di Steinbeck. E forse non lo avrei mai letto se il National Steinbeck Center di Salinas, un posticino che merita un pellegrinaggio, non mi avesse allettato illustrando quel titolo con una gigantografia di scioperanti del New Deal. Perché è uno sciopero la ‘battaglia incerta’ del libro, che cita un verso di Milton, una ‘battaglia incerta nei campi del Paradiso’. Come Furore racconta i forgotten men della Grande Depressione, le carovane di contadini in miseria diventati braccianti nomadi. Ma qui Steinbeck tira in ballo un’entità fastidiosa per la memoria americana, il Partito Comunista e i suoi ‘agitatori’, militanti che per cercare di organizzare i braccianti, l’ultimo gradino e il più disperato dello sfruttamento, affrontavano la fame nera e i pestaggi feroci dei vigilantes. Gente cancellata dai libri di Storia. La Battaglia non è un romanzo epico, non fa retorica né ideologia, lo sciopero fallisce, il ‘rosso’ Jim Nolan non ve lo dico, leggetelo. In fondo Furore finisce dove comincia La Battaglia, il fuggitivo Tom Joad potrebbe diventare un Jim Nolan. La cosa incredibile però è che le prefazioni americane al romanzo, anche le più recenti, fanno i salti mortali per spiegarti che a Steinbeck i comunisti non sono mai piaciuti e che mica voleva parlare di lotta di classe, mai più ! Voleva scrivere un bildungsroman, un romanzo di formazione. Peraltro troppo cronachistico, precisano tutte all’unisono, per avere vera dignità letteraria. È formidabile, la memoria selettiva americana. Mi viene in mente l’epurazione di un quasi-inno nazionale come ‘This Land Is Your Land’ di Woody Guthrie (clicca qui per ascoltarla): dalla versione corrente sono scomparse le due strofe più conflittuali e più sociali. Steinbeck e il vecchio ‘hobo’ si sono frequentati eccome, negli anni in cui Guthrie scriveva sulla sua chitarra ‘This machine kills Fascists’. Così come è disdicevole ricordare i viaggi in Unione Sovietica, in piena Guerra Fredda, di uno scrittore che, piaccia o no alla critica paludata, è una Gloria Americana. Ecco perché James Franco, che per il cinema ha già pescato da Faulkner e da Bukowski, da Cormac Mc Carthy e da un poeta come Hart Crane, questa volta si rivela qualcosa di più e di meglio di un buon lettore. Questa volta sfida rimozioni e censure striscianti ma tenaci. Tacerà sull’appartenenza politica dei suoi ‘agitatori’? Difficile. Era un sindacalista radicale, ma non dichiaratamente comunista, anche il David Carradine di un magnifico, giovanile Scorsese, ‘America 1929 – Sterminateli senza pietà’. Di film così sul periodo però, tolto ovviamente Sua Maestà John Ford, se ne ricordano pochi. Quand’ero piccola in famiglia mi affibbiarono un libercolo sovietico di ‘formazione’ per la gioventù comunista. Il titolo era tutto un programma: ‘Come fu temprato l’acciaio’. Immagino che non conoscessero La Battaglia, e che comunque non lo avrebbero considerato educativo in quanto sconvenientemente americano. È un vero peccato. Magari avrei studiato un po’ più Roosevelt e un po’ meno Marx . Ma sulla serietà della lotta di classe, sulla militanza e, perdonate, anche sulla bellezza della scrittura avrei sicuramente imparato di più.’ (Teresa Marchesi, http://www.bookciakmagazine.it/james-franco-porta-al-cinema-lo-steinbeck-comunista/) (7 settembre 2017)”,”CONx-265″ “STEINBECK John”,”Uomini e topi.”,”Il titolo ‘Uomini e topi’ rimanda esplicitamente alla nozione di umanità spossessata ma non umiliata, al contadino povero ma indipendente peculiare del poeta scozzese (Robert Burns), che Steinbeck aveva affrontato in ‘Pian della Tortilla’. I versi di Burns da cui il titolo è ricavato accennano ai piani architettati da uomini e da topi che spesso sortiscono cattivo esito, e invece della gioia promessa recano null’altro che dolore e sofferenza. (dalla posfazione di Claudio Gorlier) Trecc: Burns, Robert. Poeta scozzese (Alloway, Ayrshire, 1759 – Dumfries 1796), di abitudini sregolate e di spirito mordace, fu coinvolto in gioventù in una serie di liti; fallite tutte le iniziative per guadagnarsi di che vivere, progettò di emigrare, quando la pubblicazione delle poesie (Poems, chiefly in the Scottish dialect, 1786) lo rese a un tratto celebre (2a ediz. 1787). Ma né questo né il matrimonio (1788) gli portarono prosperità. Nel 1789, nominato gabelliere, non mancò di suscitare rumore per i suoi sentimenti favorevoli alla Rivoluzione francese. È tra i migliori poeti dialettali scozzesi; scrisse poemetti, ballate e canzoni, rivelando un’appassionata e fresca ispirazione che raramente cede al sentimentalismo. Contribuì, rifiutando ogni compenso, con più di 200 canzoni all’aggiornamento dello Scots musical museum di J. Johnson (1787-1803) e alla Select collection of original scottish airs di G. Thomson (1793-1805). A UN TOPO, BUTTANDOGLI ALL’ARIA IL SUO NIDO CON L’ARATRO (1785) A un topo si concentra sui pensieri e i sentimenti del narratore quando scopre di aver accidentalmente distrutto il nido di un topo con l’aratro. Con questa poesia magistrale, Burns accompagna il lettore dal dispiacere per la sorte dell’animaletto alla riflessione sul rapporto dell’uomo con il mondo naturale e persino sul futuro dell’umanità. ‘Il miglior piano, sia di topo che umano, spesso a rifascio va e non ci dà quella promessa gioia, ma sol dolore e noia!’ IS THERE FOR HONEST POVERTY (A MAN’S A MAN FOR A’ THAT) (1795) Is there for Honest Poverty (Dinanzi all’onesta povertà) è una delle poesie in cui Burns esprime più fortemente il suo deciso egalitarismo, dichiarando che il buon senso e una mente indipendente valgono molto più di titoli e ricchezze. Ai pazzi date le sete, alle canaglie il vino; un uomo è uomo per tutto questo:… (www.visitscotland.com)”,”VARx-019-FER” “STEINBECK John”,”La perla.”,”L’antica favola del tesoro che la fortuna getta nella rete del povero trasformandone l’esistenza, rivive in questo romanza che ha la cadenza dell’immaginosa fiaba orientale e la crudezza di gran parte della narrativa moderna ‘Accanto al netto rifiuto del materialismo, che Steinbeck proclama qui senza esitare, la parabola del pescatore Kino sta a simboleggiare una realtà ben più cruda: l’impossibilità per l’uomo emarginato di difendersi, l’inevitabile rinuncia alla lotta e la conseguente accettazione del “”sistema”” cui voleva sfuggire. Stupisce però che l’autore di ‘Pian della Tortilla’ e di ‘Furore’ sia giunto a conclusioni tanto amare, dopo aver affermato che «… l’uomo inciampando sia pure ferendosi, va avanti. E può anche scivolare e dover retrocedere, ma solo di un mezzo passo, mai di un passo intero..». I critici hanno molto discusso su questo punto, senza tuttavia arrivare a un accordo: forse la guerra – sostengono alcuni – cui Steinbeck prese parte come corrispondente, forse la scomparsa del carissimo amico biologo, lo hanno tanto sconvolto da fargli mutare la sua posizione di fronte alla vita. Oppure – secondo altri – all’atto della stesaura di questo romanzo egli venne a tal punto assorbito dalla denuncia contro il materialismo, che non fu pienamente consapevole delle contraddizioni del personaggio-Kino rispetto alle sue precedentei creature’. (pag 11-12)”,”VARx-016-FAP” “STEINBERG Hans Josef”,”Il socialismo tedesco da Bebel a Kautsky.”,”L’A, nato a Colonia nel 1935 insegna all’Univ di Brema e collabora al Forschungsinstitut della Friedrich-Ebert-Stiftung. Oltre all’introduzione a un’edizione dell’ Antidühring (1967) ha scritto ‘Widerstand und Verfolgung in Essen, 1933-1945’ (Hannover, 1969) e ‘Die Reichsgrundung, 1870-71′ (Stuttgart, 1970). Ha curato la pubblicazione del carteggio BERNSTEIN-KAUTSKY.”,”MGEx-008 KAUS-001″ “STEINBERG I.N.”,”In the Workshop of the Revolution.”,”E’ una critica senza compromessi della politica bolscevica degli anni 1917-1921 scritto dal solo sopravvissuto del primo governo di LENIN. Parte di questo testo è stato scritto in una prigione di Mosca nel 1919. STEINBERG fu un leader del partito social-rivoluzionario. Quando il partito si divise nei primi giorni della rivoluzione egli si unì ai socialrivoluzionari di sinistra che in dicembre formarono una coalizione con i bolscevichi. All’ età di 29 anni divenne Commissario per la giustizia nel primo governo bolscevico. Durante la sua permanenza al governo qualche volta riuscì ad opporsi all’ uso bolscevico del terrore. Ma poi gli SR di sinistra uscirono dal governo in occasione del trattato di Brest-Litovsk. Intorno alla metà del 1918 il suo partito in aperta opposizione ai bolscevichi, fu colpito da arresti e STEIBERG fu tra questi. Dopo una precaria opposizione, nel 1923 fuggì dall’ URSS e andò a vivere negli Stati Uniti.”,”RIRO-242″ “STEINBERG Julien a cura; scritti di Rosa LUXEMBURG Karl KAUTSKY Victor CHERNOV J. MARTOV B. RUSSELL A. BERKMAN E. GOLDMAN V. SERGE B. SOUVARINE M. EASTMAN G. STALIN V. TCHERNAVIN E. LYONS W.H. CHAMBERLIN A. GIDE L. TROTSKY L. FISCHER W.G. KRIVITSKY G. HICKS I. SILONE J. GLIKSMAN R. HILFERDING S.M. SCHWARZ K. ALEXEIEV P. MEYER A. KOESTLER B.D. WOLFE I. GOUZENKO D.J. DALLIN S. EISENSTEIN H.J. MULLER L. BUDENZ S. HOOK”,”Il verdetto di tre decenni. Trent’ anni di letteratura della rivolta individuale contro il Comunismo Sovietico, 1917-1950.”,”Antologia di scritti di Rosa LUXEMBURG Karl KAUTSKY Victor CHERNOV J. MARTOV B. RUSSELL A. BERKMAN E. GOLDMAN V. SERGE B. SOUVARINE M. EASTMAN G. STALIN V. TCHERNAVIN E. LYONS W.H. CHAMBERLIN A. GIDE L. TROTSKY L. FISCHER W.G. KRIVITSKY G. HICKS I. SILONE J. GLIKSMAN R. HILFERDING S.M. SCHWARZ K. ALEXEIEV P. MEYER A. KOESTLER B.D. WOLFE I. GOUZENKO D.J. DALLIN S. EISENSTEIN H.J. MULLER L. BUDENZ S. HOOK Contiene tre ritratti politici: – Boris SOUVARINE, Il culto di Lenin Max EASTMAN, Il carattere e il destino di Leone Trotsky – Il testamento di Lenin G. STALIN, Ciò che io credo Contiene l’ articolo: Rudolf HILFERDING, Il capitalismo di stato o l’ economia dello stato totalitario (pag 499-502) Appeasement di Stalin. “”Finalmente, il 10 marzo 1939, Stalin parlò. Era la sua prima parola dal tempo delle annessioni alla Germania dell’ Austria e dei Sudeti, e fece sfoggio del suo buon umore nei confronti di Hitler, tanto che l’ opinione pubblica mondiale ne fu scossa. Egli sferzò le democrazie per il loro tentativo di avvelenare l’ atmosfera e provocare un conflitto fra la Germania e la Russia Sovietica, per il quale, egli disse, non c’ erano ragioni plausibili. Tre giorni dopo il discorso di Stalin, Hitler smembrò la Cecoslovacchia e due giorni più tardi la cancellò dal novero delle nazioni indipendenti. Naturalmente, questo fu il risultato della politica di “”appeasement”” di Charmberlain. Il mondo non comprese ancora che questo era anche il risultato della politica di “”appeasement”” di Stalin, il quale segretamente aveva sempre fatto il gioco dell’ asse Roma-Berlino contro l’ asse Parigi-Londra.”” (pag 431, W.G. Krivitsky, Stalin tranquillizza Hitler)”,”RUSS-166″ “STEINBERG David I.”,”Burma. The State of Myanmar.”,”STEINBERG David I. è il direttore di Asian studies alla Georgetown University’s School of Foreign Service e senior cnsultant presso una fondazione asiatica. E’ autore di ‘The Future of Burma: Crisis and Choice in Myanmar’ (1990). “”Siccome lo Stato non forniva sufficiente capitale per l’ investimento privato, tre gruppi avevano accesso al capitale: la comunità cinese indigena ed esterna, la comunità indiana, e gli altri gradi militari. Così la classe media in formazione, che avrà il ruolo più importante nell’ espansione dell’ economia birmana, divenne in maggioranza straniera. Come negli anni trenta, la popolazione birmana può ancora oggi osservare l’ economia muoversi sotto il controllo estero, e questo può dare una reazione socialista, nazionalista. I militari mantengono forti interessi economici. Nel 1991, essi fondano la Myanbar Holdings Corporations. Dal 1994, il gruppo ha già delle joint ventures con imprese estere nel campo manifatturiero. Così i miliari sono in grado di avere una presa sostanziale sull’ economia””: (pag 165)”,”ASIx-074″ “STEINBERG J.”,”Souvenirs d’un Commissaire du peuple, 1917-1918.”,”Scontro Lenin con i commissari SR di sinistra. “”A Kharkov Antonov ha ordinato di arrestare per sabotaggio tutti i consigli dei proprietari delle miniere di carbone con il loro presidente, M. Dittmar, e di inviarli per dieci anni di lavoro forzato nelle miniere di carbone del bacino del Donetz. I milionari sono stati immediatamente arrestati e imprigionati in un vagone del treno speciale di Antonov. Non era tutto. Il 30 dicembre, un giornale sovietico pubblica il dispaccio seguente indirizzato da Lenin ad Antonov: Saluti di tutto cuore la vostra energica attività nella lotta senza tregua contro i cosacchi. Sono completamente daccordo con voi per ciò che concerne il vostro atteggiamento fermo riguardo ai ricercatori di compromessi di Kharkov che sembrano aver deviato dalla diritta via una parte degli stessi bolscevichi. Approvo particolarmente l’ imprigionamento dei milionari sabotatori nel vagone di prima classe e vi raccomando di inviarli per sei mesi ai lavori forzati, nelle miniere di carbone. Mi felicito ancora una volta per la vostra fermezza e condanno gli esitanti. Per noi, socialisti rivoluzionari di sinistra questo era più che sufficiente””. (pag 107) “”Lenin era furioso. Non si aspettava di essere “”tradito”” da Proschian. Era la prima volta che veniva attaccato personalmente. Fino ad allora, noi criticavano d’abitudine gli altri commissari, come, per esempio Dzerzhinskij, ma Lenin era stato sempre criticato indirettamente. Quel giorno, aveva ascoltato parole molto diverse. I dibattiti si trascinarono lungamente. Chiedevano un esame serio della situazione in Ucraina e, nel caso, la rimozione di Antonov. Nell’ attesa, occorreva annullare, in un modo qualunque per mezzo stampa, il telegramma di Lenin””. (pag 117)”,”RIRO-300″ “STEINBERG Mark D.”,”Voices of Revolution, 1917.”,”STEINBERG è professore associato di storia e direttore del ‘Russian and East European Center’ presso l’University of Illinois, Urbana-Champaign. E’ coautore di ‘Fall of the Romanovs: Political Dreams and Personal Struggles in a Time of Revolution’ (Yale Univ).”,”RIRx-160″ “STEINBERG Hans-Josef”,”Il partito e la formazione dell’ortodossia marxista. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Il programma di Gotha mostrò che l’orientamento del partito unificato, il partito socialista dei lavoratori, non era affatto determinato dal marxismo, ma subiva invece prevalentemente l’influsso di Lassalle (e le ‘Glosse marginali’ di Marx lo chiarirono di là da ogni dubbio); eppure la stessa unificazione fu un progresso sostanziale – anche dal punto di vista di una possibile apertura al marxismo – tanto che Engels poté scrivere nell’ottobre del 1875, a proposito del Programma di Gotha, in una lettera a Wilhelm Bracke: “”Operai, borghesi e piccolo-borghesi leggono tra le righe ciò che ci dovrebbe essere, ma non c’è”” (12). Dopo l’unificazione le previsioni di Marx e di Engels furono confermate in altissima misura. Alle elezioni per il Reichstag del 1877 il partito unificato ottenne il 9.1 per cento dei voti, ossia il 36 per cento in più rispetto a quelli ottenuti complessivamente, nel 1874, dai due partiti ancora divisi. Ma ciò che spaventò soprattutto le classi dominanti fu che nella capitale, a Berlino, il movimento operaio socialista raccolse quasi il 40 per cento dei voti, e in Sassonia, una regione altamente industrializzata, il 38 per cento. Evidentemente non si trattava più di un partito inconsistente e diviso, ma di una formazione politica che rappresentava virtualmente tutta la classe lavoratrice. Il nuovo partito era certamente aperto alla teoria marxista, tuttavia la sua assimilazione ebbe luogo assai lentamente. Quello da cui soprattutto dobbiamo guardarci – specie per questo periodo – è il ricorrere al criterio del numero delle citazioni dalle opere di Marx e di Engels; dobbiamo invece seguire un’indicazione assai importante di Haupt, ossia dimostrare la nascita di un pensiero marxista teorico e politico endogeno, e determinare la posizione che questo pensiero occupò nella realtà del movimento operaio e nella vita intellettuale del paese (13). In effetti i molteplici sforzi di una certa storiografia marxista-leninista, che cerca di rintracciare ogni sia pur minima e remota traccia del ‘Capitale’, rappresentano, a mio giudizio, una fatica di Sisifo (14). E questo naturalmente vale anche per altre opere di Marx ed Engels. Per esempio, se – come osserva Hobsbawm – fra il 1890 e il 1905 vennero pubblicate quindici edizioni inglesi del ‘Manifesto’, contro venti tedesche (15), ciò non dice assolutamente nulla sull’influenza esercitata effettivamente dal marxismo sul movimento operaio inglese e angloamericano, allo stesso modo che le numerose ristampe di testi marxisti avvenute nella Repubblica federale tedesca in conseguenza del movimento studentesco fra il 1968 e il 1973 attestano l’esistenza di numerosi gruppuscoli che si dicono marxisti, ma non l’influenza di massa del marxismo. La realtà è che ancora nella seconda metà degli anni ’70 – nonostante le affermazioni contrarie – il marxismo si impose solo parzialmente nella socialdemocrazia tedesca. Ciò che Bebel scrisse a Engels nel maggio 1873 – “”Non deve dimenticare che effettivamente gli scritti di Lassalle, con il loro linguaggio divulgativo, formano la base del socialismo delle masse. E’ un fatto che non possiamo ignorare: sono diffusi, in Germania, dieci, venti volte più di qualsiasi altro scritto socialista. E così Lassalle gode di una notevole popolarità”” (16) – vale anche, incondizionatamente, per tutto il periodo fino alla promulgazione delle leggi contro i socialisti. Non a caso gli storici più attendibili del movimento operaio tedesco affermano che gli anni ’70 rappresentano per il partito tedesco un periodo di eclettismo, e attirano giustamente l’attenzione sulla ricca tavolozza di teorie socialiste offerte, a quel tempo, alla scelta del movimento operaio, che ottenevano anche una certa risonanza. (…) Sarà opportuno esaminare anzitutto la funzione svolta dall”Anti-Dühring’ di Engels, che rappresenta la prima esposizione complessiva e sistematica delle teorie di Marx e di Engels. Allo scopo di combattere la concorrenza sul terreno ideologico (oltre a quella di Eugen Dühring, sono oggetto di polemica soprattutto Albert Schäffle, Karl Rodbertus-Jagetzow e Friedrich Albert Lange), la critica engelsiana del sistema del suo avversario ha dato luogo a una “”sintesi enciclopedica della nostra concezione dei problemi filosofici, naturalistici e storici”” (17)”” [Hans-Josef Steinberg, Il partito e la formazione dell’ortodossia marxista. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] [(12) K. Marx e F. Engels, Briefwechsel mit Wilhelm Bracke (1869-1880), a cura di H. Gemkow, Berlin, 1963, pp. 81 sgg.; (13) cfr G. Haupt, Zur Problematik “”Geographie des Marxismus””. Einige Bemerkungen, in “”Ith-Tagungsberichte’, 1976, p. 45; (14) A questo proposito cfr., tra l’altro, H. Skambraks, “”Das Kapital”” von Marx. Waffe im Klassenkampf. Aufnahme und Anwendung der Lehren des Hauptwerks von Karl Marx durch die deutsche Arbeiterbewegung (1867-1878), Berlin, 1977; E. Kopf, Die Wirkungsgeschichte von Karl Marx’ “”Das Kapital”” in Deutschland bis 1872, tesi di laurea (ms), Jena 1967; K. Kozianka, Zur Wirkungsgeschichte des “”Kapitals”” von Karl Marx in der deutschen Arbeiterbewegung von 1890-1895, tesi di laurea (ms), Jena, 1976; (15) Hobsbawm, La diffusione del marxismo, cit., p. 258; (16) Bebel a Engels prima del 19 maggio 1873, in ‘August Bebels Briefwechsel mit Friedrich Engels’, a cura di Werner Blumenberg, ‘s Gravenhage 1965, pp. 14 sg.; (17) Engels a Eduard Bernstein dell’11 aprile 1884, in Mew, vol. 36, p. 136] (pag 187-188-189) ‘Strategia di Engels di un parlamentarismo rivoluzionario’ (pag 197)”,”MGEx-237″ “STEINBERG Isaac, a cura di Gwenda DAVID e Eric MOSBACHER”,”Spiridonova. Revolutionary Terrorist.”,”Dr. Steinberg was a commissar in Lenin’s first Coalition Cabinet, but not a member of Lenin’s party. He is not, and has never been, a Communist. His career deserves a few words to itself.When a student of law in Moscow in 1907 he was arrested as a member of the illegal Social Revolutionary Party and condemned to three years’ banishment to Siberia. Instead of Siberia, however, he went into exile in Germany and studied law at Heidelberg. When the period of exile was over he returned to Moscow University, qualified as a lawyer and combined illegal activities with his legal practice. Translators’ Note, With an Introduction by Henry W. NEVINSON, With twenty-one Illustrations, Translated and Edited by Gwenda David and Eric Mosbacher, Index,”,”RIRx-034-FL” “STEINBERG Mark D.”,”Voices of Revolution, 1917.”,”Mark D. Steinberg is Associate Professor of History and Director of the Center for Russian and East European Studies at the University of Illinois, Urbana-Champaign. He is author of several books, including Moral Communities: The Culture of Class Relations in the Russian Printing Industry, 1867-1907 and Voices of Revolution, 1917. List of Illustrations, Acknowledgments, Note on the Documents, Introduction, Afterword, Chronology of the Revolution, Glossary, Notes, Bibliography, Document and Illustration Credits, Maps, Documents translated by Marian SCHWARTZ, Documents compiled by Mark STEINBERG, Zinaida PEREGUDOVA, and Liubov TIUTIUNNIK, Index, Annals of Communism,”,”RIRx-078-FL” “STEINBERG Mark D. KHRUSTALËV Vladimir M.”,”The Fall of the Romanovs. Political Dreams and Personal Struggles in a Time of Revolution.”,”Mark D. Steinberg is Associate Professor of History and Director of the Center for Russian and East European Studies at the University of Illinois, Urbana-Champaign. He is author of several books, including Moral Communities: The Culture of Class Relations in the Russian Printing Industry, 1867-1907 and Voices of Revolution, 1917. Vladimir M. Khrustalëv is historian-archivist at the State Archive of the Russian Federation. List of Illustrations, Preface, Acknowledgments, Note on the Documents, Introduction, Chronology, Notes, Select Bibliography, Document and Illustration Credits, Glossary of Personal and Institutional Names, Genealogy of the Imperial Family, Maps, Russian documents translated by Elizabeth TUCKER, Index, Annals of Communism,”,”RIRx-079-FL” “STEINBERG Mark D.”,”Proletarian Imagination. Self, Modernity, and the Sacred in Russia, 1910-1925.”,”Mark D. Steinberg is Associate Professor of History and Director of the Center for Russian and East European Studies at the University of Illinois, Urbana-Champaign. He is author of several books, including Moral Communities: The Culture of Class Relations in the Russian Printing Industry, 1867-1907 and Voices of Revolution, 1917. List of Illustrations, Acknowledgments, Archives Cited in the Notes, Introduction, Appendix: Selected Biographical Sketches, Selected Bibliography, Index,”,”RIRx-091-FL” “STEINBERG Hans Josef”,”Il socialismo tedesco da Bebel a Kautsky.”,”Contiene il capitolo: VI. Il mondo concettuale degli operai organizzati nella socialdemocrazia e nei liberi sindacati “”Per il periodo che va dall’aprile 1894 al novembre 1895 vi è una statistica della biblioteca dell’Associazione popolare di Krefeld (9), che comprendeva da 300 a 400 membri, «l’élite dell’elettorato socialdemocratico». Nell’arco di tempo preso in esame i 500 volumi sono stati dati n prestito quasi 2.200 volte. Le sezioni di cui si faceva maggiore uso erano letteratura amena, scienze naturali e storia. Di particolare interesse sono le precise indicazioni della sezione «Politica e economia politica». ‘Il capitale’ di Marx e l’Anti-Dühring di Engels non erano affatto presenti. I due scritti di Marx che erano tenuti a disposizione nella biblioteca, e cioè le ‘Rivelazioni sul processo contro i comunisti a Colonia’ e il ‘Manifesto del partito comunista’, vennero dati in prestito rispettivamente 12 e 10 volte. Delle opere engelsiane furono richieste ‘L’origine della famiglia’ 8 volte, ‘L’evoluzione del socialismo’ 4 volte, lo scritto su Feuerbach 2 volte e ‘La questione delle abitazioni’ 1 volta. Gli scritti di Lassalle incontravano invece un favore notevolmente maggiore. Il discorso alle assise arrivò a 24 prestiti, ‘Die Wissenschalft und die Arbeiter’ (La scienza e gli operai) a 16, mentre gli altri scritti venivano per lo più richiesti da 5 a 6 volte. Assolutamente in testa era anche qui ‘La donna e il socialismo’ di Bebel con 29 prestiti, mentre la popolare esposizione del ‘Capitale’ di Katusky trovò solo due lettori. Degno di nota è che lo scritto di Vollmar ‘Über Staatssozialismus’ (Sul socialismo di Stato), l’unico saggio di Vollmar che vi fosse, venne dato in prestito 14 volte. Queste cifre vengono ad avere un significato solo se le si raffronta con la copiosità dei prestiti nel campo della storia popolare e delle scienze naturali, ossia della letteratura istruttiva. Si ha qui la seguente successione: Zimmermann, ‘Bauernkrieg’, 47; Blos, ‘Französische Revolution’, 39; Corvin, ‘Pfaffenspiegel’, 35; Ranke, ‘Der Mensch’ (L’uomo), v. I, 29, ‘Die goldene Legende’ (L’aurea leggenda), 28; Liebknecht, ‘Robert Blum’, 28, Bommeli, ‘Geschichte der Erde’, 24; Dodel-Port, ‘Moses oder Darwin’, 24; Kress, ‘Der Mensch’, 22; Zimmermann, ‘Wunder der Umwelt’ (Prodigi dell’ambiente), 21; Simon, ‘Gesundheitspflege des Weibes’ (Ibiene della donna), 20; Dodel-Port, ‘Glauben oder Wissen’ (Fede o scienza), 19; Guyot, ‘Die wahre Gestalt des Christentums’ (Il vero volto del cristianesimo), 15 ecc. Oltre a questi, oltremodo favorevolmente sono stati accolti gli scritti sulla questione femminile e su quella ebraica. Per il 1897 abbiamo una statistica di 14 delle 15 biblioteche del’Associazione operaia Lipsia-città, dell’Associazione popolare di cultura Lipsia-Gohlis, dell’Associazione pubblica utilità di Lipsia-Eutritzsch, dell’Associazione popolare di cultura Lipsia-Lindenau, dell’Associazione operaia Lipsia-Thonberg, dei legatori di libri, tappezzieri, metallurgici, falegnami, incisori, sellai, scultori, litografi e tipografi”” (pag 178-179) (inserire)”,”MGEx-001-FC” “STEINBERG Hans Josef”,”Il socialismo tedesco da Bebel a Kautsky.”,”Hans Josef Steinberg, nato a Colonia nel 1935, ha insegnato nell’Università di Brema e collaborato al Forschungsinstitut della Friedrich-Ebert-Stiftung. Ha scritto l’introduzione all’edizione del 1967 dell’Antidühring di Engels, e due opere in lingua tedesca ‘Widerstand und Verfolgung in Essen, 1933-1945’ (Hannover, 1969) e ‘Die Reichsgrundung 1870-71′ (Stuttgart, 1970). Ha curato anche la pubblicazione del carteggio Bernstein-Kautsky.”,”KAUS-002-FF” “STEINBERG Jonathan”,”Il «deterrente» di ieri. Tirpitz e la nascita della flotta da battaglia tedesca, 1890-1914.”,”La dottrina strategica del “”deterrente”” (…) era già stata formulata alla fine del secolo scorso nella Germania guglielmina dall’Ammiraglio Alfred von Tirpitz per ottenere dal Parlamento tedesco l’approvazione di una Legge Navale, strumento indispensabile per la creazione della Flotta d’Alto Mare, la grande flotta da battaglia della Germania imperiale, destinata, secondo il suo ideatore, a consolidare l’equilibrio mondiale e la pace. Ne derivò invece la gara d’armamenti fra la Gran Bretagna e la Germania causa non ultima della Guerra mondiale 1914-18.”,”QMIx-102-FSL” “STEINDL Josef”,”Maturità e ristagno nel capitalismo americano.”,”Ultimo capitolo: Karl Marx e l’ accumulazione del capitale (pag 349-378) STEINDL Josef è nato a Vienna nel 1912 ove si è laureato nel 1935. Nel 1938 ha lasciato l’ Austria per Oxford. Qui all’ Istituto di statistica ha svolto ricerche con KALECKI e Thomas BALOGH. E’ ritornato in Austria nel 1950. “”La questione principale circa la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto è però la seguente: dobbiamo concepire questa tendenza come una caduta ‘effettiva’ del saggio di profitto, avente luogo ‘nella realtà’ in conseguenza del cambiamento della struttura del capitale? Se la legge è intesa in questo modo, essa è in contraddizione con la migliore teoria economica contemporanea (ed anche con l’ intera teorizzazione del sottoconsumo che, come ha dimostrato Sweezy, è contenuta nell’opera dello stesso Marx). L’ ammontare dei profitti realizzati è interamente determinato dall’ ammontare che i capitalisti investono e consumano (assumendo che i salariati non risparmiano, ma risparmiano solo i capitalisti). Finché la somma dei consumi dei capitalisti e degli investimenti, rapportata al loro capitale, non diminuisce, il saggio di profitto ‘non può mai diminuire’. La conseguenza di un quoziente capitale-prodotto (prodotto progettato) regolarmente crescente sarà, in queste circostanze, che il grado di utilizzazione aumenterà continuamente e il sistema precipiterà alla fine nell’ inflazione. Non c’è bisogno di dire che in periodo di pace il capitalismo non ha mostrato segni di una tendenza del genere. L’ interpretazione alternativa della legge della caduta tendenziale del saggio di profitto consiste nel concepire tale caduta come una tendenza ‘potenziale’, che non si realizza mai, ma che nondimeno è importante. Potremmo dire allora che i capitalisti non effettuano, in realtà, certi possibili cambiamenti della struttura del capitale, perché essi condurrebbero a un declino del saggio di profitto. Evitando di incrementare nella produzione il fattore capitale, essi investiranno ovviamente meno – con evidenti conseguenze pratiche – di quanto potrebbero se agissero altrimenti””. (pag 370-371)”,”USAE-059″ “STEINER Herbert”,”Zum Tode verurteilt. Österreicher gegen Hitler. Eine Dokumentation.”,”STEINER Herbert nato nel febbraio 1923 a Vienna in gioventù ha fatto parte di un gruppo giovanile di resistenza (1938). Nel 1939 ripara in Gran Bretagna. Diventa segretario dei ‘Giovani austriaci in Gran Bretagna’. Foto di alcuni resistenti (pag 197) tra cui l’operaio e partigiano Sylvester Heider.”,”GERR-038″ “STEINER Herbert”,”Otto Bauer: L’austro-marxismo e la Rivoluzione d’Ottobre.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: CALAMANDREI Franco, L’iniziativa politica del partito rivoluzionario da Lenin a Gramsci e Togliatti, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 5 N° 4-5 LUGLIO-OTTOBRE 1967 “”Nell’esercito che si stava sciogliendo, l’odio dei soldati si rivolgeva contro gli ufficiali e Bauer descriveva i rapporti nel modo seguente: “”La disponibilità reale della forza armata era passata non solo dall’imperatore al popolo: essa era passata contemporaneamente, entro il popolo, dai proprietari al proletariato”” (19). In presenza di questa situazione lo storico e teorico Bauer si dimostrò un politico esitante e frenante. Esistevano senza dubbio delle difficoltà obiettive e non era né semplice né senza rischio, ciamare le masse alla lotta per una trasformazione rivoluzionaria della società. Bauer temeva lo scoppio di una sanguinosa guerra civile e l’intervento degli alleati. Questo timore era in contrasto con la situazione obiettiva dell’Austria alla fine del 1918 e all’inizio del 1919. Le classi dominanti erano toccate a tal punto dalla guerra e dal crollo che solo molto più tardi furono in grado di raccogliere le loro forze e di consolidarle. Il rifiuto di Bauer di continaure la rivoluzione [di Novembre 1918, ndr] aveva ancora un’altra origine essenziale. Baur non credeva che la repubblica nata nel novembre del 1918 fosse duratura economicamente e politicamente. Egli dichiarava: “”Noi siamo troppo piccoli per essere liberi da soli”” (20). Come segretario di Stato agli Esteri egli impiegò tutte le sue energie per propagandarne in articoli, comizi e dibattiti, l’annessione dell’Austria alla Germania. Questa concezione fu condivisa all’inizio anche da altri politici socialdemocratici e borghesi. Otto Bauer giunse fino a dichiarare: “”Perciò la lotta per il socialismo deve essere condotta qui da noi in primo luogo come una lotta per l’annessione alla Germania (21). Otto Bauer vedeva nell’annessione alla Germania la realizzazione delle idee della rivoluzione del 1848. Era una concezione romantica e anacronistica, come presto doveva risultare”” (pag 145) “”Mentre Karl Renner rilasciò nel marzo del 1938 una dichiarazione a favore dell””annessione”” (Anschluss, ndr), che contribuì a confondere gli operai austriaci, Otto Bauer dichiarò espressamente che in questo caso non si trattava affatto di una “”annessione””, come quella che egli aveva sperato negli anni 1918-19. Egli scriveva: “”E’ una annessione violenta del Paese austriaco da parte delle forza armata del Terzo Reich!”” (57) (pag 157) (19) O. Bauer, Die österreichische Revolution, Vienna, 1925, p. 100; (20) J. Braunthal, Otto Bauer, Vienna, 1961, p. 33; (21) O. Bauer, Der Weg zum Sozialismus, Vienna, 1919, p. 32 (57) ‘Kampf’, aprile 1938″,”MAUx-035″ “STEINER Jean-François”,”Treblinka. La rivolta di un campo di sterminio.”,”In apertura: “”Bisogna scendere molto in basso per trovar la forza di risalire”” (canto degli Hassidim) Jean-François Steiner è nato nel 1938 nella regione parigina, da genitori ebrei. Suo padre perì durante una deportazione. Dopo gli studi classici, ha passato un anno e mezzo in Israele. La vita del kibbutz lo avvia a meditazioni e ricerche che poi approderanno a ‘Treblinka’. Durante la guerra d’Algeria ha svolto attività giornalistica, collaborando a “”Combat””, “”L’Express”” (un reportage dall’Algeria) e “”Le Nuoveau Candide””. ‘Dopo la tragica degradazione che Steiner, senza nulla nascondere, racconta nella prima parte di questo libro, assistiamo a una straordinaria ripresa. Il processo è il rovescio di quello dell’abdicazione. Se bastano pochi vili per l’intera «serie» si comporti vilmente, bastano pochi eroi, quando un gruppo si forma, perché gli individui riacquistino fiducia l’uno nell’altro e comincino a osare. La solidarietà si manifesta all’inizio con gli sforzi di alcuni per impedire i suicidi. Poi con l’organizzazione – in condizioni estremamente rischiose di un certo numero di evasioni, destinate, più che a salvare vite, a rivelare al mondo la spaventosa verità su Treblinka. Fu creato un Comitato di Resistenza e, benché realizzarla sembrasse impossibile, fu progettata una rivolta. Da quel momento i prigionieri gareggiarono in spirito di sacrificio e in coraggio. Gli ‘Hofjuden’, che godevano di certi privilegi, si unirono ai loro fratelli meno fortunati e per aiutarli corsero rischi notevoli. Due uomini del campo numero uno scelsero di andare nel campo numero due per associare alla rivolta i 200 paria che vi erano rinchiusi: per farsi trasferire nel campo numero due commisero un errore che poteva essere punito, oltre che col trasferimento, con la tortura e la morte. La possibilità di procurarsi delle armi fu conquistata a prezzo di sangue e di sofferenze. Malgrado le sconfitte e i momenti di disperazione, il Comitato tenne duro. Il suo straordinario coraggio non può essere spiegato con l’imminenza della liquidazione del campo: il primo tentativo di insurrezione – che abortì senza che i tedeschi ne avessero sentore – precedé di molto la visita di Himmler che condannò Treblinka a una rapida fine. D’altra parte i membri del Comitato avevano fatto sacrificio della loro vita: si erano assegnati il compito di tenere a bada i tedeschi mentre gli altri prigionieri fuggivano verso la foresta. Quello che appassionatamente volevano era uscire dalla condizione di schiavi massacrando i «padroni» tedeschi; far vedere al mondo che il popolo ebreo non si lasciava portare al macello come un gregge di pecore’ (pag XII-XIII, prefazione) ‘Campo di sterminio di Treblinka. Treblinka, situata vicino alla linea ferroviaria che collegava Siedlce a Malkinia, all’epoca faceva parte della circoscrizione amministrativa di Sokolów (Kreishauptmannschaft Sokolow) nel Distretto di Varsavia (District Warschau) del Governatorato Generale (Generalgouvernement). Dal giugno 1941 vi fu installato un campo di punizione „Treblinka I“ in cui furono internati Polacchi ed Ebrei. Dal punto di vista amministrativo era sottoposto al capo della Polizia e delle SS del Distretto di Varsavia. Fu liquidato nel luglio del 1944. Dalla primavera del 1942 fino all’autunno del 1943, a Treblinka fu attivo un campo di sterminio denominato lo SS-Sonderkommando Treblinka, noto anche come „Treblinka II“, uno dei tre campi di sterminio installati per l’Operazione Reinhardt (Aktion Reinhardt) finalizzata all’annientamento della popolazione ebraica del Governatorato Generale. Il campo fu sottoposto al comando del capo delle SS e della Polizia del Distretto di Lublino, Odilo Globocnikow, responsabile dell’Operazione Reinhardt. Originariamente il campo era riservato allo sterminio degli Ebrei del Distretto di Varsavia – i primi trasporti arrivati il 23 luglio 1942 provenivano infatti dal getto di Varsavia. In un breve arco di tempo cominciaronò ad affluire nel campo i trasporti con gli Ebrei non solo di altre città polacche ma anche dall’Austria, Belgio, Bulgaria, Cecoslovachia, Francia, Grecia, Jugoslavia e dall’URSS. Le vittime venivano uccise in quattro camere con il gas di scarico dei motori diesel. I corpi venivano ammassati nelle grandi fosse denominate anche “”fosse della morte””. Nel tardo autunno del 1942 i Tedeschi procedettero a bruciare i corpi delle vittime, sia dei trasporti recenti sia di quelle precedentemente seppellite nelle fosse della morte. L’operazione terminò dopo un anno, nell’autunno del 1943. Comandanti del campo furono a turno: gli SS-Obersturmführer Irmfried Eberl, SS-Obersturmführer Franz Stangl e l’SS-Untersturmführer Kurt Franz. Le guarnigioni erano composte dai militi delle SS e dalle guardie del campo di addestramento di Trawniki. Il 2 agosto 1943 nel campo di Treblinka scoppiò una rivolta; circa 200 prigionieri evasero dal luogo ma ben pochi riuscirono a scampare alla caccia all’uomo scatenata dai Tedeschi. L’evento accelerò la decisione ormai inevitabile: l’evacuazione e la liquidazione del campo. Nel settembre 1943 iniziarono i lavori di smantellamento delle strutture del campo, il terreno fu arato e coperto di piante. I prigionieri rimasti in vita furono deportati nel campo di Sobibór. Nel campo di sterminio di Treblinka sono stati uccisi perlomeno 750 000 Ebrei’ (ruthaboutcamps.eu)”,”GERN-204″ “STEINER Peter”,”Il Formalismo russo.”,”Peter Steiner ha insegnato a Yale, a Harvard e nella University of Pennsylvania.”,”RUSx-239-FL” “STEINERT Marlis G.”,”I ventitre giorni del governo Dönitz.”,”STEINERT nata in Germania ha studiato in Svizzera, Romania e all’Univ di Heidelberg. Si è poi laureata in filosofia all’ Univ di Saarbrucken. Ha svolto lavori di ricerca e indigini per la Fondazione Carnegie, per la FNSP di Parigi e per l’ Institut Universitaire de Hautes Etudes Internationales di Ginevra.”,”GERN-060″ “STEINHAUS Kurt”,”Rivoluzione coloniale e lotta di classe internazionale.”,”In questo volume l’autore ha fuso e rielaborato due suoi saggi del 1967 pubblicati da ‘Neue Kritik’ di Francoforte. Kurt Steinhaus è nato a Stettino nel 1938. Esponente della Lega degli studenti socialisti tedeschi (SDS) dal 1964 ha studiato economia, sociologia e scienze politiche laurendosi con una tesi su ‘La rivoluzione turca e il movimento operioa’. E’ assistente di W. Abendroth presso l’Istituto di scienze politiche di Marburgo.”,”PVSx-083″ “STEININGER Rolf”,”Deutsche Geschichte. Darstellung und Dokumente in vier Bänden. Band 1: 1945-1947.”,”Rolf Steininger Dr. phil. geboren 1942 in Plettenberg/Westfalen, ist ordentlicher Professor, Vorstand des Instituts für Zeitgeschichte der Universität Innsbruck, Senior Fellow des Eisenhower Centers for American Studies der University of New Orleans und Jean-Monnet-Professor. Studium in Marburg, Göttingen, München, Lancaster und Cardiff; bis 1983 Professor an der Universität Hannover; Gastprofessuren in den USA, Israel und Australien. Zahlreiche Veröffentlichugen sowie international preisgekrönte Fernseh, Film und hörfunkdokumentationen zur Zeitgesschichte. Nähere einzelheiten sowie informationen über das Institut für Zeitgeschichte der Universität Innsbruck und dessen kostenlosen online-Service Zis (Zeitgeschichte-Informations-System) unter http://www.ifz-innsbruck.at/. Dort sind auch weitere Dokumente, Faksimiles Bilder und Karten zum Thema Deutsche Geschichte seit 1945 abrufbar.”,”GERV-008-FL” “STEININGER Rolf”,”Deutsche Geschichte. Darstellung und Dokumente in vier Bänden. Band 2: 1948-1955″,”Rolf Steininger Dr. phil. geboren 1942 in Plettenberg/Westfalen, ist ordentlicher Professor, Vorstand des Instituts für Zeitgeschichte der Universität Innsbruck, Senior Fellow des Eisenhower Centers for American Studies der University of New Orleans und Jean-Monnet-Professor. Studium in Marburg, Göttingen, München, Lancaster und Cardiff; bis 1983 Professor an der Universität Hannover; Gastprofessuren in den USA, Israel und Australien. Zahlreiche Veröffentlichugen sowie international preisgekrönte Fernseh, Film und hörfunkdokumentationen zur Zeitgesschichte. Nähere einzelheiten sowie informationen über das Institut für Zeitgeschichte der Universität Innsbruck und dessen kostenlosen online-Service Zis (Zeitgeschichte-Informations-System) unter http://www.ifz-innsbruck.at/. Dort sind auch weitere Dokumente, Faksimiles Bilder und Karten zum Thema Deutsche Geschichte seit 1945 abrufbar.”,”GERV-009-FL” “STEININGER Rolf”,”Deutsche Geschichte. Darstellung und Dokumente in vier Bänden. Band 3: 1955-1974″,”Rolf Steininger Dr. phil. geboren 1942 in Plettenberg/Westfalen, ist ordentlicher Professor, Vorstand des Instituts für Zeitgeschichte der Universität Innsbruck, Senior Fellow des Eisenhower Centers for American Studies der University of New Orleans und Jean-Monnet-Professor. Studium in Marburg, Göttingen, München, Lancaster und Cardiff; bis 1983 Professor an der Universität Hannover; Gastprofessuren in den USA, Israel und Australien. Zahlreiche Veröffentlichugen sowie international preisgekrönte Fernseh, Film und hörfunkdokumentationen zur Zeitgesschichte. Nähere einzelheiten sowie informationen über das Institut für Zeitgeschichte der Universität Innsbruck und dessen kostenlosen online-Service Zis (Zeitgeschichte-Informations-System) unter http://www.ifz-innsbruck.at/. Dort sind auch weitere Dokumente, Faksimiles Bilder und Karten zum Thema Deutsche Geschichte seit 1945 abrufbar.”,”GERV-010-FL” “STEININGER Rolf”,”Deutsche Geschichte. Darstellung und Dokumente in vier Bänden. Band 4: 1974 bis zur Gegenwart.”,”Rolf Steininger Dr. phil. geboren 1942 in Plettenberg/Westfalen, ist ordentlicher Professor, Vorstand des Instituts für Zeitgeschichte der Universität Innsbruck, Senior Fellow des Eisenhower Centers for American Studies der University of New Orleans und Jean-Monnet-Professor. Studium in Marburg, Göttingen, München, Lancaster und Cardiff; bis 1983 Professor an der Universität Hannover; Gastprofessuren in den USA, Israel und Australien. Zahlreiche Veröffentlichugen sowie international preisgekrönte Fernseh, Film und hörfunkdokumentationen zur Zeitgesschichte. Nähere einzelheiten sowie informationen über das Institut für Zeitgeschichte der Universität Innsbruck und dessen kostenlosen online-Service Zis (Zeitgeschichte-Informations-System) unter http://www.ifz-innsbruck.at/. Dort sind auch weitere Dokumente, Faksimiles Bilder und Karten zum Thema Deutsche Geschichte seit 1945 abrufbar.”,”GERV-011-FL” “STEINISCH Irmgard saggio in”,”Studies of American Labor History in West Germany.”,”Editorial Board di ‘Labor History’: Sidney FINE (Chairman, Univ Michigan), Benjamin AARON (Univ Cal), David BRODY (Cal), Alan DAWLEY (Trenton State College), Cletus DANIEL (Cornell), Melvyn DUBOFSKY (Suny, Birghamton), Alice KESSLER-HARRIS (Hofstra Univ), Walter LICHT (Univ Pennsylvania), Philip MASON (Wayne State Univ), David MONTGOMERY (Yale Univ), Daniel NELSON (Univ of Akron), Nell Irvin PAINTER (Univ of North Carolina), Edward PESSEN (Baruch College, CUNY), Leon STEIN (Editor Emeritus, Justice). La STEINISCH è Assistente Prof al John F. Kennedy Institute for North American Studies alla Free Univ, West Berlin. Tra i suoi libri c’è uno studio sulla lotta per le 8 ore nell’ industria siderurgica americana e tedesca (1986). E con Gerald D. FELDMAN una collezione di documenti.”,”MUSx-037″ “STEINKO Armando Fernández / SIK Ota / PEDRAZZOLI Marcello”,”Per nuove conquiste del movimento dei lavoratori. Democrazia economica, una strategia possibile? (Steinko) / Autogestione (Sik) / Cogestione (Pedrazzoli).”,”A.F. Steinko professore di sociologia, Università Complutense Madrid “”La democrazia economica””, intesa come obbiettivo strategico, è nata in una situazione di difensiva e arretramento del movimento sindacale tedesca. E’ stata una proposta elaborata da Fritz Naphtali in collaborazione con altri intellettuali del sindacato ADGB (Rudolf Hilferding, Otto Brenner ecc.) e presentata al congresso di Amburgo del 1928. Si poneva l’obbiettivo di rinnovare un progetto sindacale che fino a quel momento era stato estremamente conciliante con il capitale e le forze reazionarie, passare all’offensiva e fare fronte alla perdita di iscritti, ma anche contrastare la capacità del sindacato comunista”” (pag 3) Sik, Ota. – Economista e uomo politico (n. Plzen 1919 – m. 1991), direttore dell’Istituto di economia dell’Accademia cecoslovacca delle scienze dal 1963 al 1968. Comunista, membro del comitato centrale del partito (1962-69), fu vicepresidente del Consiglio dei ministri dall’aprile all’agosto del 1968; in tale veste promosse una riforma del sistema economico, tendente al decentramento e allo sviluppo dell’autogestione operaia. Dopo l’intervento sovietico si ritirò in Svizzera. Tra le opere più note: K problematice socialistických zbožních vztahu (“”I problemi della produzione e distribuzione nel sistema socialista””, 1965); Fakta o stavu ceskoslovenského národního hospodárství (1968; trad. it. La verità sull’economia cecoslovacca, 1969); Der dritte Weg (1972; trad. it. 1974); Humane Wirtschaftsdemokratie (1979); Wirtschaftssysteme, Vergleiche-Theorie-Kritik (1987); Wachstum und Krisen (1988); Prager Frühlingserwachen (1988). (Trecc) Equiparazione Cogestione – Mitbestimmung”,”SIND-147″ “STELLA Gian Antonio”,”L’ orda. Quando gli albanesi eravamo noi.”,”Gian Antonio STELLA è una delle firme del Corriere della Sera e ha scritto diversi libri. “”E quale era, stando alla drammatica denuncia del filantropo Ferdinand Dreyfus davanti alla Societé des prisons nel 1902, il porto “”più importante per l’ imbarco della merce destinata all’ America del Sud””? Genova. Li stava la maggior parte degli “”scafisti”” di allora (…). Da Genova venivano spedite le italiane dirette ai casini di Montevideo o di Buenos Aires (…). A Genova venivano caricate, stando alla denuncia del governo tedesco per bocca del barone von Dirksen, migliaia di donne strappate “”dall’ Austria-Ungheria, dalla Polonia, dalla Germania e anche dalla Francia””. E ancora a Genova, scrive Paulucci, c’ erano alberghi “”dove un carico di merce umana è tenuto in pronto per essere spedito al primo avviso”” (pag 85-86).”,”CONx-094″ “STELLA Paolino”,”Il prete di Caltagirone. Don Luigi Sturzo.”,”””E finalmente la battaglia contro lo statalismo. Fu non meno dura delle precedenti, a cui ho accennato. Lo statalismo per il fondatore del Partito Popolare Italiano era l”orrido Moloch’ della sua giovinezza, il mostro che aveva tormentato l’epoca dell’opposizione cattolica e che Don Sturzo aveva già esorcizzato. Nello statalismo che Don Sturzo combattè al ritorno dall’esilio i era qualcosa di più che appariva ai suoi occhi di studioso politico e sociale: improvvisazione, dilettantismo, negligenza, irregolarità, assurdità, mangerie, desiderio di sfuggire ai pesi e alle responsabilità, fuga dai concreti e gravosi obblighi di ogni giorno. Statalismo per Don Sturzo significava “”Stato-gestore, Stato-padrone””, di regola il peggiore dei gestori e dei padroni. (…) Perciò Sturzo si battè, martellando sovente sull’Eni, sull’IRI e su altri enti parassitari ed elefantiaci, perchè lo Stato si astenesse di intervenire nel mondo economico (…)”” (pag 290)”,”RELC-327″ “STELLA Gian Antonio”,”Carmine Pascià (che nacque buttero e morì beduino).”,”Gian Antonio Stella (Asolo, 1953) è inviato ed editorialista del Corriere della Sera.”,”BIOx-004-FMP” “STELLA Gian Antonio”,”L’Orda. Quando gli albanesi eravamo noi.”,”Gian Antonio Stella inviato del Corriere della Sera, è uno delle firme più brillanti del giornalismo italiano.”,”CONx-028-FL” “STELLING Johannes BARTELS F. LUDWIG K. BRÜHNE Friedrich KEIL Wilhel CRISPIEN Artur HILFERDING Rudolf e altri”,”Sozialdemokratischer Parteitag 1925 in Heidelberg. Protokoll mit dem Bericht der Frauenkonferenz.”,”‘Sozialdemokratischer Parteitag 1925 in Heidelberg. Protokoll mit dem Bericht der Frauenkonferenz.'”,”MGEK-072″ “STENDHAL”,”Historia de la pintura en Italia. Volume 1.”,”””Si l’ eau courbe un baton, ma raison le redresse””, La Fontaine “”Firenze fu molto presto la capitale dell’ intelligenza. Dante, Petrarca, Machiavelli e tanti altri uomini di talento chiamati dai Medici o formatisi attraverso le discussioni politiche difesero la luce del pensiero. Gli artisti erano gente istruita, come Michelangelo, Leonardo, il Frate, il Bronzino; il timore della critica li spingeva a dare consigli. In riva all’ Arno i convitati alle nozze di Cana non andavano impunemente vestiti alla moda del giorno, come succede nel quadro di Paolo Veronese.”” (pag 104)”,”ITAG-143″ “STENDHAL”,”Historia de la pintura en Italia. Volume 2. De la belleza ideal en antigüedad, del bello ideal moderno. Vida de Miguel Angel.”,”””Si l’ eau courbe un baton, ma raison le redresse””, La Fontaine Biografia Michelangelo (pag 105-202) “”L’ unico sentimento che può ispirare i miseri mortali è il terrore, e Michelangelo sembra nato per ispirare questo terrore alle anime con il marmo e i colori””. (pag 122)”,”ITAG-144″ “STENDHAL (Henri BEYLE)”,”La Certosa di Parma.”,”La traduzione è condotta sul testo curato da Henri MARTINEAU per la Pléiade. Stendhal al romanzo giunse nella maturità dopo una vita tempestosa di studioso, burocrate, soldato della rivoluzione, viaggiatore, diplomatico della Restaurazione, cospiratore, curioso della vita e dei costumi, memorialista, giornalista brillantissimo. Nel romanzo trasfuse tutta la sua esperienza di vita e di pensiero. (da risvolto di copertina)”,”VARx-424″ “STENDHAL (BEYLE Marie-Henri)”,”Viaggio italiano 1828. Viaggio in Italia partendo da Parigi e ritornandovi attraverso la Svizzera e Strasburgo. Itinerario e note dettate da Beyle.”,”Marie-Henri Beyle, noto come Stendhal, è stato uno scrittore francese. Amante dell’arte e appassionato dell’Italia dove visse a lungo, esordì in letteratura nel 1815 con le biografie su Haydn, Mozart …(wikip) Visita a Genova via Balbi ‘uno dei tre nomi dell’unica grande via, che è anche la più bella d’Italia’ (pag 10)”,”VARx-488″ “STENDHAL (Henry BEYLE)”,”Passeggiate Romane.”,”Bonomia italiana (romana) (bonarietà, mitezza d’animo) “”5 dicembre 1827. La verità triste e cruda su molte cose non s’incontra a Parigi che nella conversazione di quelche vecchio causidico di umore stravagante. Tutto il resto della società si compiace di gettare un velo sul lato brutto della vita. L’eccesso della simulazione diventa talvolta ridicolo tra individui che hanno avuto la sventura di nascere molto nobili e molto ricchi; ma in generale questa maniera di rappresentare la vita fa la delizia della società francese. Il romano non dissimula con alcun complimento l”asprezza della realtà della vita’. La società nella quale vive è seminata di troppi pericoli mortali perchè egli si esponga al rischio di fare dei ragionamenti errati, o di dare falsi giudizi. La sua immaginazione si eccita straordinariamente ad ogni scoperta d’un malanno sconosciuto. Essa vuol veder tutto alla prima occhiata, e subito dopo cercare d’abituarvisi. Questo ‘rispetto per la verità’ e la ‘stabilità dei desideri’ sono, a nostro avviso, i due grandi tratti che maggiormente separano il romano dal parigino. Diceva benissimo Paolo ieri: questa sincerità, per noi inusitata, della società romana, le dà di prim’acchito un aspetto di cattiveria, e ciononostante è la fonte della ‘bonomia’. Il vostro amico non vi riceve ogni giorno come un umore diverso; ciò turberebbe la fantisticaggine e il ‘dolce far niente’, che sotto questo clima sono il primo piacere e il terreno fertile nel quale germoglia la voluttà. I popoli non si comprendono gli uni con gli altri. L’espressione ‘bonomia italiana’ vi ha fatto alzare le spalle; questa bonomia uccide lo spirito”” (pag 79-80)”,”VARx-534″ “STENDHAL (Henry BEYLE)”,”Cronache italiane.”,”‘Stendhal, dunque, non inventò i soggetti delle sue cronache, né pretese di averli inventati; al contrario, quello che colpisce immediatamente alla lettura sono la sua insistente precisazione del proprio ruolo di semplice e fedele traduttore (scrupoloso fino al punto di avvertire il lettore ogni qualvolta modifica l’originale) e la sua preoccupazione di convincere della veridicità dei fatti narrati, con citazioni di nomi di personaggi, di date, di luoghi, con trascrizioni di verbali di processi e aggiunte di note ricavate dalla consultazione degli ‘Annali’ del Muratori e della ‘Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825’ del Colletta. In effetti, Stendhal non apportò modifiche sostanziali ai manoscritti di cui si servì, limitandosi a sfrondarli di dettagli che avevano perso interesse, a togliere le ripetizioni, a renderne alcune parti più snelle o più chiare. Ma non per questo le ‘Cronache’ perdono di interesse e di originalità; al contrario, esse rappresentano un momento estremamente significativo nella produzione letteraria di Stendhal e nella sua polemica contro certa cultura del suo tempo (basti ricordare l’accenno alle «travolgenti emozioni d’un romanzo di George Sand»), contenuto nella prefazione a ‘Vittoria Accaramboni’ e il rimprovero rivolto a Nodier e a Hugo di far uso di tutto un inutile apparato ‘romanesque’, osservazioni perfettamente comprensibili da parte di uno scrittore che aveva intrapreso la traduzione delle ‘Confessioni’ di Rousseau in uno «stile suo» e che vedeva in Chateaubriand un modello di «come non bisogna scrivere»). Quel loro presentarsi come documenti storici (ad eccezione di ‘Vanina Vanini’) – il cui stile è pulito, vivace, alieno da ogni ampollosità ed esagerazione, dove non c’è posto per l’intervento diretto dell’autore, dove tutto è chiaro, preciso, vigoroso – ha un senso preciso, è frutto di una scelta. Di quella scelta che Stendhal aveva già fatto ed espresso da tempo, di non voler «affascinare l’animo del lettore con mezzi fittizi», di non venir meno a un fondamentale e autentico bisogno di onestà, che comportava il rifiuto della ricerca dell’effetto e delle tentazione di scrivere per il piacere di scrivere, cioè il proposito di ridurre tutto all’essenziale e di avere come regola la sobrietà. Una sobrietà che consiste nel non voler dir tutto, ma non esclude – anzi implica, affinché il racconto non perda di efficacia – il particolare atroce o l’elemento pittoresco e caratterizzante. La tecnica narrativa di Stendhal consiste dunque nel limitare al massimo le descrizioni (…), i dialoghi e le analisi, così da far convergere l’attenzione del lettore sul contenuto, che è nuda esposizione di fatti, di sentimenti che si traducono in azioni, in comportamenti che si incontrano e si scontrano e danno perciò un quadro di costumi, ricreano l’atmosfera di un dato momento in ambiente determinato’ (pag 2-4)] [Sandra Teroni, Introduzione] [ISC Newsletter N° 77] ISCNS77TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”VARx-572″ “STENDHAL (Henry BEYLE)”,”Vita di Napoleone. Congedo dall’idolo di una giovinezza.”,”Stendhal (prefazione): “”Gli autori di questa ‘Vita’ di 300 pagine in ottavo sono due o trecento. Il redattore non ha fatto altro che raccogliere le frasi che gli sono sembrate più giuste. Perché ognuno ha una opinione precostituita su Napoleone, questa ‘Vita’ non può soddisfare i lettori quando si scriva intorno ad argomenti o troppo poco, o troppo interessanti. Ogni anno che passa viene fatta nuova luce. Personaggi celebri moriranno; si pubblicheranno le loro memorie. Ciò che segue è l’estratto di quello che si sa al 1. febbraio 1818. Da qui a cinquanta anni bisognerà rifare la storia di Napoleone tutti gli anni, man mano che appariranno le memorie di Fouché, Luciano, Réal, Regnault, Caulaincourt, Sieyès, Lebrun, eccetera.”””,”FRAN-101″ “STENDHAL”,”Il rosso e il nero. Cronaca del XIX secolo.”,”in apertura: “”La verità, l’aspra verità”” (Danton)”,”VARx-009-FV” “STENDHAL-BEYLE M.H. (Marie-Henri BEYLE)”,”Les temps héroïques de Napoléon.”,”Genio militare di Napoleone pag 153 Stendhal (pseudonimo di Marie-Henri Beyle; Grenoble, 23 gennaio 1783 – Parigi, 23 marzo 1842) è stato uno scrittore francese. Amante dell’arte e appassionato dell’Italia dove visse a lungo, esordì in letteratura nel 1815 con le biografie su Haydn, Mozart e Metastasio, seguite nel 1817 da una Storia della pittura in Italia e dal libro di ricordi e d’impressioni Roma, Napoli, Firenze. Quest’ultimo fu firmato per la prima volta con lo pseudonimo di Stendhal, nome forse ispirato alla città tedesca di Stendal, dove nacque l’ammirato storico e critico d’arte Johann Joachim Winckelmann. I suoi romanzi di formazione Il rosso e il nero (1830), La Certosa di Parma (1839) e l’incompiuto Lucien Leuwen, scritti in una prosa essenziale che ricerca la verità psicologica dei personaggi, fanno di Stendhal, con Balzac, Hugo, Flaubert, Maupassant e Zola, uno dei maggiori rappresentanti del romanzo francese del XIX secolo: i suoi protagonisti sono giovani romantici che aspirano alla realizzazione di sé attraverso il desiderio della gloria e l’espansione di sentimenti appassionati. (Wikip)”,”FRAN-092″ “STEPANOVA E.A.”,”Karl Marx. Breve saggio biografico.”,”””Marx ed Engels elaborarono come piattaforma politica dei comunisti per la rivoluzione tedesca un documento di grande importanza teorica e politica: ‘Rivendicazioni del partito comunista in Germania’. Il punto iniziale del documento diceva: “”L’intera Germania è proclamata repubblica, unica e indivisibile””. Solo instaurando un’unica repubblica era infatti possibile farla finita con la frammentazione economica e politica del paese, con le concorrenti ingerenze prussiane ed austriache che impedivano l’unificazione, con le numerose dinastie dei vari staterelli. Ne sarebbe così conseguita la formazione di una nazione tedesca che avrebbe posto le basi per l’unione della classe operaia su scala nazionale. (…) Nelle ‘Rivendicazioni’ erano indicate anche riforme socio-economiche estremamente importanti. Ad esempio, vi era formulato il programma agrario dei comunisti diretto alla eliminazione della proprietà fondiaria, base economica del dominio politico della nobiltà. Tale programma comprendeva l’annullamento senza indennizzo di tutti i vincoli feudali contadini, il passaggio nelle mani dello Stato di tutte le terre dei principi e le altre terre feudali, delle miniere, delle cave, ecc. (…). Le ‘Rivendicazioni del partito comunista in Germania’, pubblicate con la firma di tutti i membri del nuovo Comitato centrale, nonché il ‘Manifesto’, venivano consegnati ai membri della Lega dei comunisti in partenza per la Germania. Terminato quersto lavoro di preparazione e dopo avere inviato in Germania circa quattrocento operai tedeschi, in maggioranza aderenti alla Lega, Marx ed Engels lasciarono Parigi agli inizi di aprile per partecipare alla rivoluzione tedesca””. [E.A. Stepanova, Karl Marx. Breve saggio biografico, 1982] (pag 77-79) Marx e la sezione russa dell’Internazionale. “”Nella sua lotta contro i bakuninisti Marx ricevette un valido appoggio da parte della sezione russa dell’Internazionale, fondata a Ginevra nella primavera del 1870. I suoi membri, emigrati politici russi, appartenevano tutti a quella gioventù democratica che era venuta educandosi sotto l’influenza dei grandi rivoluzionari democratici russi N.G. Cernyscevskij e N.A. Dobroljubov. Il 12 marzo 1870 il comitato della sezione russa, guidato da N.I. Utin, indirizzò a Marx una lettera. In essa si esprimeva a Marx gratitudine per l’aiuto da lui fornito alla gioventù democratica russa con la sua propaganda ideologica e pratica e lo si invitava ad assumersi l’incarico di rappresentante della sezione russa nel Consiglio generale. Marx rispose di accollarsi con piacere tale incarico. Nella risposta egli dava inoltre una valutazione positiva del libro di Flerovskij ‘La situazione della classe operaia in Russia’, scrivendo: “”Opere del tipo di quella di Flerovskij e di quelle del vostro maestro Cernyscevskij, fanno veramente onore alla Russia e dimostrano come anche il vostro paese inizi a partecipare al movimento generale del nostro secolo”” (Marx-Engels, v. 16, p.428)”” [E.A. Stepanova, Karl Marx. Breve saggio biografico, 1982] “”Non a caso la sezione russa si era rivolta a Marx pregandolo di rappresentarla nel Consiglio generale. Il nome di Marx, la sua attività scientifica e politica avevano avuto popolarità sempre maggiore tra la gioventù rivoluzionaria russa che cercava avidamente una verità scientifica ed una giusta tattica rivoluzionaria. Era significativo a questo proposito il fatto che dopo l’uscita de ‘Il Capitale’ Marx avesse ricevuto proprio dalla Russia la prima proposta di traduzione in lingua straniera. Informando del fatto l’amico Kugelmann, Marx aveva espresso stupore che fosse la lontana ed ancora arretrata Russia a manifestare un tale interesse per tutto ciò che usciva dalla sua penna: “”Il mio scritto contro Proudhon (1847), idem quello presso Duncker (1859) (‘Per la critica dell’economia politica’, ndr) non hanno trovato da nessuna parte uno smercio maggiore che in Russia. E la prima nazione straniera che traduce ‘Il Capitale’ è quella russa””. (Marx Engels, v. 32, p. 472)”” [E.A. Stepanova, Karl Marx. Breve saggio biografico, 1982] (pag 258)”,”MADS-058″ “STEPANOVA E. BACH J.”,”Le Conseil général et son rôle dans l’Association Internationale des Travailleurs.”,”Stepanova e Bach (Mosca) L’ultimo congresso. Il congresso dell’Aja, (Aia, Den Haag) 1872 “”«Le Conseil général – déclare Marx au Congrès de La Haye – n’a ni armée, ni budget, il ne dispose que d’une autorité morale, et il sera toujours impuissant s’il ne s’appuie sur l’adhésion de toute l’Association» (76). Au Congrès de La Haye, les conceptions anarchistes petit-bourgeoises de Bakounine a été condamnée par les déléguées du Congrès. Ce Congrès a fait le bilan d’une lutte longue et conséquente, menée par le Conseil général contre les nombreuses sectes et écoles doctrinaires du socialisme petit-bourgeois. Le congrès a démontré le triomphe des idées marxistes dans l’Internationale”” (76) K. Marx F. Engels, Sotch., vol. 18, p. 644; Cf. “”Recueil””, II, p. 355 [Informazioni sull’intero volume: allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto ritratti di sedici internazionalisti Testi preparati per la pubblicazione da Madame Denise FAUVEL-ROUIF. Allocuzioni iniziali pronunciate da Pierre MONBEIG e Ernest LABROUSSE. (pag 497) introduzione programma sedute lista partecipanti, allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto-ritratti di sedici internazionalisti, note bibliografie allegate ai rapporti illustrazioni allegati: lista delle opere sull’ AIT pubblicate dai collaboratori dell’ Istituto del Marxismo Leninismo di Mosca; Colloques Internationaux du CNRS LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD, discorso di chiusura di E. STEPANOVA STORIA 1° PRIMA INTERNAZIONALE RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO INGLESE CONSIGLIO GENERALE E RUOLO IN AIT, MARX, SEZIONE FRANCESE EFFETTIVI AIT IN FRANCIA, BLANQUISMO IN AIT DA CADUTA COMUNE PARIGI 1871 A CONFERENZA DI LONDRA, MOVIMENTO OPERAIO TEDESCO E 1° PRIMA INTERNAZIONALE, RUOLO COMITATO CENTRALE GINEVRA DI J.P. BECKER IN SVILUPPO AIT IN GERMANIA 1° I. IN AUSTRIA CECOSLOVACCHIA, ITALIA NAPOLI, RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO CATALANO ANARCHISMO, SEZIONE SPAGNOLA SPAGNA AIT, LOTTA TENDENZE MARX-BAKUNIN, QUESTIONE POLACCA IN 1° I POLONIA AIT IN UNGHERIA, OPERAI TEDESCHI IMMIGRATI IN USA E 1° I., SINDACATI TRADE UNIONS AMERICANE, AMERICA LATINA, QUESTIONE CRISI INTERNAZIONALE 1872, MOVIMENTO OPERAIO RIVOLUZIONARIO RUSSO EUROPA FRANCIA GERMANIA SVIZZERA AUSTRIA CECOSLOVACCHIA ITALIA SPAGNA POLONIA USA STATI UNITI UK INGHILTERRA GRAN BRETAGNA AMERICA LATINA RUSSIA]”,”MOIx-046-B” “STEPANOVA E.A.”,”Karl Marx. Breve saggio biografico.”,”””Grande significato teorico aveva anche, secondo Engels, il fatto che ne ‘Le lotte di classe in Francia’, a differenza degli ideologhi delle altre tendenze socialiste e a differenza del socialismo utopistico con la sua vaga rivendicazione della «comunanza dei beni», Marx aveva scientificamente formulato la sostanza di quelle trasformazioni economiche che il proletariato è chiamato ad attuare, e precisamente: «appropriazione dei mezzi di produzione, loro affidamento alla classe operaia associata e, conseguentemente, eliminazione del lavoro salariato, del capitale e dei rapporti tra essi esistenti» (1). Altre importanti conclusioni ideologiche e politiche sono contenute in un’altra opera di Marx: ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’. Scritto dopo il colpo di Stato del 2 dicembre 1851, esso fu edito da Weydemeyer negli USA. Questo lavoro si distingue non solo per la profondità del contenuto, ma anche per la brillante forma letteraria. Riguardo al suo stile Liebknecht scrisse che in esso si univano «la sdegnosa autorità di Tacito, la carica satirica di Giovenale ed il sacro furore di Dante» (2). Esaminando i presupposti del colpo di Stato di Bonaparte, Marx lo considera una logica conseguenza del processo rivoluzionario che, a differenza della rivoluzione borghese della fine del XVIII secolo, si era sviluppato su linee discendenti. Marx evidenzia l’essenza del bonapartismo, i suoi caratteri distintivi: il barcamenarsi tra le classi, la demagogia sociale, la corruzione, il ricatto. Marx mostra come, pur di conservare il potere effettivo, la borghesia non esiti a cancellare la labile democrazia borghese ed a consegnare il comando ad avventurieri più dichiarati che non disdegnano il ricorso alla violenza, alla sopraffazione ed all’inganno spudorato ai danni delle masse. Marx indica come causa del successo di Bonaparte alle elezioni presidenziali il fatto che egli fosse riuscito a tirare dalla sua parte i contadini, approfittando della loro ristrettezza di vedute, della loro lontananza dalla vita culturale e politica delle città ed infine del culto della personalità di Napoleone I che essi riversavano sul nipote. Al tempo stesso Marx metteva in luce la doppia natura dei contadini, da un lato attaccati al loro pezzetto di terra, dall’altro sempre più schiavi del capitalismo”” [E.A. Stepanova, Karl Marx. Breve saggio biografico, Edizioni Progress, Mosca, 1982; traduzione di Saverio Reggio] (pag 133-134) [(1) K. Marx F. Engels, Opere, vol. 7, p. 40; (2) Vospominanija o Markse i Enghelse, cit., p. 97]”,”MADS-036-FF” “STEPHAN Cora, a cura; antologia di scritti di Rudolf HILFERDING”,”Quaderno estratti da ‘Zwischen den Stühlen oder über die Unvereinbarkeit von Theorie und Praxis. Schriften Rudolf Hilferdings 1904 – 1940′.”,”Cora Stephan è nata nel 1951. Nel 1976 fa un lavoro sulla Socialdemocrazia tedeca. E’ attualmente (1982) incaricata presso la J.W. Goethe Universitat. Ha pubblicato: ‘Denaro e teoria dello Stato nel Capitale finanziario di Hilferding (1974), Sulla formazione teorica della Socialdemocrazia tedesca 1862-1878 (1974), La leggenda del lassallismo (1980), A. Bebel, Scritti 1862-1913 (1981)’ Secondo l’autrice, Bebel, nel 1907, accentuò le tesi sull’esercito come strumento di difesa, contro la tesi del militarismo. Hilferding nel 1907 si occupa di militarismo e di politica coloniale (con lo pseudonimo di Karl Emil sulla Neue Zeit. Data la precaria posizione della Germania in politica estera, esclude la polissibilità di un imperialismo tedesco. (pag 2) Nel suo ‘Capitale finanziario H. revisiona la teoria del denaro e del credito di Marx nel terzo libro del Capitale, sollevando vivaci dibattiti sulla Neue Zeit. (pag 3) 1924: Hilferding, pessimista, non crede più alla rivoluzione socialista (pag 17) I processi di Mosca del 1938, e il patto di non aggressione tra Germania e Urss dell’agosto 1939, lo scoppio della Seconda guerra mondiale con l’occupazione della Polonia rafforza sempre più in Hilferding l’opinione che “”la maggior antitesi oggi non è Socialismo-Capitalismo … ma libertà e schiavitù di Stato”” (pag 35) H. è contro la tesi trotskista secondo cui in Urss vi sarebbe capitalismo di Stato sotto la guida della burocrazia. Parla invece di una “”economia di Stato totalitaria””, in cui si muovono Italia, Germania e Unione Sovietica””. Sviluppa questi concetti in una lettera a Kautsky il 5 novembre 1937… (pag 36-37)”,”TEOC-003-FC” “STEPHENSON Scott”,”The Final Battle. Soldiers of the Western Front and the German Revolution of 1918.”,”Foto pag 248 1° primo congresso consigli operai e soldati del 16-20 dicembre 1918 Foto varie di soldataglia Freikorps”,”GERQ-083″ “STERN Daniel”,”Histoire de la revolution de 1848.”,”L’autrice è stata testimone diretta della Rivoluzione. Ha scritto questo libro nel 1849 e lo ha pubblicato nel 1850. Essa ci conduce sulle barricate di Parigi, intorno ai dibattiti politici della capitale e della provincia, della Francia e all’estero. Secondo il rec, prima di Karl MARX, Daniel STERN comprende la portata internazionale di queste giornate e prevede le rivoluzioni a venire, in questo primo testo di ‘storia immediata’. Daniel STERN è lo pseudonimo maschile della contessa Marie D’AGOULT che usa per rompere con il passato. L’aristocratica, seduttrice e scandalosa, diventa la testimone degli eventi del 1848. Si fa storica, filosofa, politica. La sua passione per Franz LIST si smorza. I suoi amici sono LAMARTINE, Louis BLANC, LAMENNAIS, BLANQUI.”,”QUAR-002″ “STERN Alfredo”,”Storia della rivoluzione inglese. Con ritratti illustrazioni e carte.”,” “”Nessuno mise in ciò maggior zelo del Lilburne, il quale scorgeva in Cromwell il maggior nemico della libertà inglese, e per tale lo denunziò ai soldati. Da pamfletista istancabile attaccò senza posa il governo. Di uno dei suoi scritti principali si argomenta l’indole dal solo titolo, che è: « le nuove catene dell’Inghilterra ». Lilburne fu incarcerato con parecchi amici, che la pensavano allo stesso modo: ma poi seppe usar della penna anche dalla prigione, per non dire che già avea messo nei soldati l’animo della rivolta. I reggimenti destinati alla guerra d’Irlanda fecero aperta opposizione, com’era già accaduto nel 1647. Le truppe chiedevano il pagamento degli stipendi, e che le libertà inglesi fossero salve. Lo spirito della rivolta non si limitava alla guarnigione della capitale, ma penetrava già in quelle sparse in diversi punti del paese. Degli ufficiali mal visti furon scacciati, dei manifesti rivoltosi furono messi in giro, e ai tiranni che cercassero di torcere a Lilburne un solo capello fu minacciata la vendetta del cielo. Già da un pezzo gli aderenti di Lilburne venian chiamati livellatori. Ma con cotesto nome venne con maggior ragione applicato ad un’altra classe di persone, le cui tendenze avanzarono di molto le idee di Lilburne. Nella contea di Surrey una piccola compagnia di contadini si armò di zappa e di vanga, per lavorare i fondi comunali. Zappata la terra fecero la semina, e invitarono i contadini vicini a prestar loro aiuto. I capi di tal compagnia, il Winstanley e l’Everard, ch’era stato soldato e che si dava per profeta, assicuravano, che il numero degli aderenti raggiungerebbe ben presto i mille. Il popolo di Dio, così dicevano, geme dai tempi di Guglielmo il conquistatore in una schiavitù peggiore di quella d’Egitto, ma il momento della riscossa è venuto. Essere intendimento loro di ristabilire l’antica comunanza, a cui Dio destinò l’uomo, di divider tra i poveri i frutti della terra, di dare a mangiare agli affamati, e dare a bere agli assetati. Ogni singolo proprietario cederebbe ben presto il suo. I Livellatori alla massa comune, si tornerebbe a vìvere sotto le tende come gli antichi di cui narra la Bibbia, l’uso del danaro diverrebbe superfluo, poiché ciascuno avrebbe da mangiare, da bere e da vestirsi senza fatica. La proprietà, così si sentiva a dire qua e là, essere l’origine di ogni peccato. Delle idee comunistiche, attinte al falso concetto di un originario stato di diritto, alimentate dall’entusiasmo religioso, e simili a quelle ch’erano scoppiate con tanta violenza nel secolo XIV in Inghilterra e nel XVI in Germania, minacciarono di scuotere dalle fondamenta l’edifizio sociale”” (pag 254-255). LEGGERE IN: STERN Alfredo, Storia della rivoluzione inglese. Con ritratti illustrazioni e carte. LEONARDO VALLARDI EDITORE. NAPOLI. 1885 pag 402 8° cartina a colori illustrazioni, traduzione di Antonio LABRIOLA Professore ordinario della R. Università di Roma [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75DIGIT (UKIR-006)”,”UKIR-006″ “STERN Carola”,”Ulbricht. I segreti della politica e della vita privata dell’ ultimo tra i ‘grandi’ comunisti sopravvissuto a Stalin e a Togliatti.”,”La STERN è stata fino al 1951 insegnante all’ Università del partito SED, dopo la sua fuga dall’ Istituto di Sociologia e Scienze politiche ha studiato alla libera università di Berlino. E’ ora (1971) assistente all’ Istituto di scienze politiche del Fu, consulente di casa editrice dal 1960, collaboratrice della radio della Germania Federale.”,”GERV-029″ “STERN Fritz”,”Dreams and delusions. The drama of German History.”,”Fritz STERN è una dei principali studiosi americani di storia della Germania moderna. Il libro si compone di dieci saggi.”,”GERS-015″ “STERN Fritz”,”L’ oro del Reich. Bismarck e i suoi banchieri.”,”Nato in Germania e trasferitosi negli Stati Uniti nel 1938, Fritz STERN insegna alla Columbia University. Ha pure insegnato alla Cornell, Yale, e altre università. E’ nel comitato direttivo di ‘Foreign Affairs’.”,”GERx-075″ “STERN Frederick M.”,”America senza classi sociali. La rivoluzione capitalistica in atto. (Tit. orig.: A Classless Society)”,”STERN Frederick M. è nato in Germania dove ha abitato sino al 1933. Laureato in legge e in scienze economiche, ha occupato posizioni direttive in importanti industrie. Il padre era stato un importante leader del partito liberale tedesco e Frederick aveva conosciuto così i rappresentanti dell’ arrogante classe militaristica prussiana e i rappresentanti dei lavoratori e dei sindacati. Autore di vari articoli, stese un progetto di costituzione germanica cui largamente si ispirarono i legislatori tedeschi nel redigere la costituzione di Weimar. Negli anni della sua opposizione alle correnti che dominarono la Germania sino alla fine della prima guerra mondiale, prese sempre maggiore interesse alla vita e alla struttura economica dell’ Europa occidentale e degli USA. Sposato a una olandese, visitò spesso Olanda, UK, Francia e Svizzera dal 1933 fino al 1937 anno in cui emigrò negli USA. Nel 1945 pubblicò il suo primo libro in inglese ‘The Junker menace’ nel quale dimostra come lo spirito della casta prussiana abbia pervertito lo spirito, un tempo democratico, delle classi medie tedesche. “”Furono questi effetti del progresso tecnico ad impensierire Karl Marx. Egli si aspettava che la tendenza continuasse all’ infinito, con gli operai specializzati che cedevano il posto agli operai non specializzati e con questi che venivano a loro volta rimpiazzati da donne e da bambini. (…) Fu questo periodo di transizione, con le sue durezze spesso terribili, che spinse Marx a profetizzare il sorgere di una “”armata di riserva industriale”” permanente. (…) In generale, gli eventi presero un andamento completamente diverso da quello predetto da Marx. Con l’ enorme aumento di macchine che si è verificato dall’ epoca di Marx, la grande maggioranza della nostra popolazione impiegabile dovrebbe essere disoccupata, e pochissimi dovrebbero essere quelli che si dedicano a lavori specializzati. Invece, anche al punto più basso della grande depressione del 1930, la disoccupazione negli Stati Uniti non superò il 25 per cento della popolazione impiegabile, e negli anni del dopoguerra si sono avute medie oscillanti fra il 2 e il 5 per cento. Evidentemente deve esserci stato un fattore che ha cancellato la tendenza predetta da Marx, un fattore che nei primi stadi del capitalismo industriale egli non riuscì ad individuare. Questo fattore è, naturalmente, la domanda di ulteriore lavoro per produrre un volume sempre crescente di beni di consumo e di servizi, e non solo nei campi già noti, quali l’ abbigliamento, il mobilio, la luce, il calore, ecc, ma an che in campi nuovi. Ogni anno aggiunge qualcosa a questo elenco quasi infinito: nuovi prodotti farmaceutici e m edicinali, materie plastiche, rayon, nylon, per citarne qualcuno.”” (pag 66-67)”,”USAS-145″ “STERN Fritz”,”Einstein’s German World.”,”Fritz Stern è professore emerito alla Columbia University. E’ autore di molti libri sulla storia moderna dell’Europa tra cui ‘Gold and Iron: Bismarck’, ‘Bleichröder and the Building of the German Empire’, ‘Dreams and Delusions: The Drama of German History’. Contiene il capitolo 8: – The Past Distorted: The Goldhagen Controversy. (pag 272-288) (autore del libro ‘Hitler’s Willling Executioners: Ordinary Germans and the Holocaust’. Il libro di Goldhagen è considerato da Stern una provocazione deliberata (pag 273)”,”SCIx-432″ “STERN Carola”,”Ulbricht. I segreti della politica e della vita privata dell’ultimo tra i ‘grandi’ comunisti sopravvissuto a Stalin e a Togliatti.A”,”La STERN è stata fino al 1951 insegnante all’ Università del partito SED, dopo la sua fuga dall’ Istituto di Sociologia e Scienze politiche ha studiato alla libera università di Berlino. E’ ora (1971) assistente all’ Istituto di scienze politiche del Fu, consulente di casa editrice dal 1960, collaboratrice della radio della Germania Federale.”,”BIOx-012-FV” “STERNBERG Fritz”,”””Der Imperialismus”” und seine Kritiker.”,”””Der Imperialismus mit seiner Kapitalexpansion verringert in einer gewissen historischen Phase des Vorbruches die industrielle Reservearmee, stärkt daher die ökonomische Position der Arbeiterklasse.”” (pag 87) “”L’ imperialismo con la sua ridotta espansione di capitali in una determinata fase storica di taglio anticipato dell’ esercito industriale di riserva, rafforza dunque la posizione economica della classe operaia””. (pag 87)”,”TEOC-359″ “STERNBERG Fritz”,”The Coming Crisis.”,”Tesi: nessun paese fece preparativi economici per la prima guerra mondiale. (pag 86) preparativi militari: ‘Wehrwirtschaft’ Crisi precapitalistica: deficit di produzione rispetto al consumo Crisi capitalistica: sovrapproduzione e calo del consumo durante la crisi (pag 16-17) Il meccanismo della crisi secondo Marx (pag 18-19) “”Karl Marx, the fount of most modern socialist theories, believed that the capitalist social system, which presupposes limited consumption by the workers and the great masses of the people in general, was finally responsible for crises. He formulated this view by declaring that the disposal of commodities under capitalism was limited by “”consumption power on the basis of antagonistic conditions of distribution which reduce the consumption of the great masses of society to a minimum variable only between more or less narrowly drawn limits”” (1). Thus, according to Marx, crises are due to the fact that capitalism must continually increase and extend its production, while at the same time the consumption of the broad masses of the common people cannot increase commensurately, being kept within certain narrow limits by the class stratification of capitalist society. Up to a point, and with a certain justification, we can say that according to Marx and the socialist theory, the cause of crises lies in under-consumption by the masses of the people, and that this cause cannot be obviated within the framework of capitalist society. However, the actual process by which this under-consumption by the masses expresses itself in recurrent crises is very complicated. Capitalist society produces not only what are known as consumption goods, but also what are known as production goods. The more developed the capitalist system of production, the greater is the proportion of production goods in the total, and this is true both absolutely and relatively. There is no difficulty in disposing of those consumption goods which the workers can buy with their wages, and similarly, there is no difficulty in disposing of those consumption goods which the capitalists themselves need personally. At first there is also no difficulty in disposing of production goods which have been made to expand production, i.e. machinery and the like, for at least in the beginning, the capitalists themselves create a market for them. Now at the same time as the market for these production goods is expanded so also is the market for consumption goods, because more workers are required for this expansion of production and their wages swell the sale consumption goods. Therefore as long as the period of expansion continues the whole problem of markets is solved. But only for so long, and sooner of later comes a day, or rather a year, when the building of new factories is completed and the process of expanding the productive apparatus is more or less at an end. The workers engaged in the building of new factories and enlarging old ones are then dismissed. They are paid no more wages, and they are no longer in a position to purchase consumption goods, or, at least, not to the same extent as formerly, and to that extent the consumption of society and the demand for consumption goods decrease. However, while consumption is decreasing the production of consumption goods continues to increase, owing to the preceding expansion of productive capacity. The result is crisis”” (pag 18-19) [Fritz Sternberg, ‘The Coming Crisis’, London, 1947] [(1) Karl Marx, Das Kapital, Vol. III, Chapter 15, p. 226, Hamburg, 1894] “”A crisis thus follows on a period of expansion, extension of production and prosperity. However, an economic crisis is one of those sicknesses which carry within themselves the elements of a cure. During its course a part of production is put out of operation through financial failure. The crisis thus creates new productive levels and new price-levels, making new expansion possible. In ‘The Manifesto of the Communist Party’, Karl Marx and Frederick Engels wrote in 1848: “”How does the bourgeoisie overcome crises? On the one hand by the compulsory destruction of a section of the productive forces, and on the other hand by the conquest of new markets, and by the still more thorough exploitation of the old””. So far we have noted certain factors which explain why crisis take place in capitalist society, and why progress is not steady, but constantly interrupted by crises. But we have not yet answered the question with which we began: Why was the crisis of 1929 so severe, and what will be the nature of the crisis which will break out in the not too distant future? In order to explain thoroughly in what essential respects the present epoch of capitalism differs from the nineteenth century and the early part of the twentieth up to the First World War, we must analyse another part of the problem: the historical environment in which capitalist development, and with it the process of crisis, took place and take place”” [Fritz Sternberg, ‘The Coming Crisis’, London, 1947] (pag 20)”,”ECOI-356″ “STERNE Lorenzo, a cura di G. IPSEVICH BOCCA”,”Un viaggio sentimentale.”,”‘uno dei grandi meriti del ‘Viaggio sentimentale’ è che nulla vi è inventato: tutto ciò che l’autore vi racconta, lo ha visto: naturalmente, sentendolo…’ (introduzione)”,”VARx-022-FGB” “STERNHELL Zeev”,”La destra rivoluzionaria. Le origini francesi del fascismo 1885-1914.”,”STERNHELL è docente della facoltà di scienze politiche all’Univ di Gerusalemme e autore di varie pubblicazioni. In IT sono state pubblicate: ‘Né destra né sinistra’ e ‘Nascita dell’ideologia fascista’.”,”FRAV-002 EBRx-011″ “STERNHELL Zeev ZAPPONI Niccolò SERRA Maurizio GENTILE Emilio PETRACCHI Giorgio NELLO Paolo CONTI Giuseppe ZANI Luciano”,”Modernità e miti nella storia contemporanea. La modernità e i suoi nemici: dalla rivolta contro l’illuminismo all’indebolimento della democrazia (Sternhell); Il ricordo di Babele. Note sull’idea di modernità (Zapponi); I moderni barbari, la grande guerra e la rigenerazione dell’Europa (Serra); Il fascismo come religione politica (Gentile); Il mito della rivoluzione sovietica in Italia (1917-1920) (Petracchi); Natura e funzione del mito dannunziano nel primo fascismo (Nello); L’immagine dell’Urss nell’Italia degli anni trenta: i viaggiatori (Zani).”,” Contiene: – I moderni barbari, la grande guerra e la rigenerazione dell’Europa (Serra) – Il mito della rivoluzione sovietica in Italia (1917-1920) (Petracchi) “”Un altro tentativo che va ricordato è quello di Guglielmo Ferrero. In numerosi, troppo numerosi interventi, prima e durante il conflitto, in opuscoli e messaggi al pubblico francese e italiano, egli aveva insistito sui caratteri di “”perfezione”” e di armonia, di forma e disciplina, del “”genio latino””. La crisi degli ultimi due secoli aveva provocato in questi popoli un sentimento di “”intima debolezza”” di fronte all'””ideale di potenza”” giunto dal nord, prima con l’Inghilterra, poi con la Germania. La potenza si era identificata con la modernità, aveva sfruttato le risorse della scienza e della tecnica, collezionato vittorie “”sullo spazio e sul tempo””, indicato la strada di “”una vita bella, esigente, quasi eroica””. La mancanza di senso critico, degenerando in “”una sorta di religione, o di misticismo messianico””, aveva poi ridotto “”il preteso Paese dell’ordine nella più spaventosa forza di disordine che la storia abbia mai conosciuto””. La risposta della latinità, e per antonomasia della Francia non poteva essere quella difensiva di “”un popolo che esita, s’inquieta, si spaventa davanti alle cifre più impressionanti nelle statistiche dei vicini, e non sa più se decade o se marcia alla testa del progresso””. Senza equilibrio tra saggezza antica ed energia moderna, non sarebbe stato possibile ripristinare una “”civiltà qualitativa””. Il problema era solo in parte dovuto alla sete di dominio della Germania; nasceva dall’essenza dello sviluppo socio-industriale, con al centro il dilemma lavoro-cultura, produzione-godimento dei beni, successo-valori etici: tutto ciò che, alla vigilia del conflitto, aveva nutrito le riflessioni di Ferrero “”tra i due mondi””, il vecchio e il nuovo continente: “”La catastrofe attuale non è che la conclusione dello sforzo gigantesco e confuso di quattro o cinque generazioni, che hanno mirato ad aumentare la potenza dell’uomo, ma non a distinguere la potenza che crea da quella che distrugge””. Pur nel linguaggio fiorito dell’esortazione patriottica, era un monito trasparente: la vittoria costituiva solo un primo traguardo. Ogni ripiegamento futuro della Francia, dei popoli latini, della comunità internazionale sul vetusto “”caos d’interessi, di passioni, d’idee contraddittorie””, avrebbe frenato il progresso, la concordia, l’avanzata di “”nuovi equilibri della storia””, in una parola: l’opera di rigenerazione autentica del dopoguerra (9)”” (pag 1053) (9) G., Ferrero, Le génie latin et le monde moderne, Paris, 1917, pp. 7, 123, 26-7, 282-3, 295-7″,”EURx-302″ “STERNHELL Zeev SERRA Maurizio ROSSI Marco BUCHIGNANI Paolo FREIDIN Gregory ZAPPONI Niccolò”,”Intellettuali e cultura antidemocratica tra le due guerre mondiali. La terza via fascista o la ricerca di una cultura politica alternativa (Sternhell); Al di là della decadenza. Marinetti, la grande guerra e la rivolta futurista (Serra); L’avanguardia che si fa tradizione: l’itinerario culturale di Julius Evola dal primo dopoguerra alla metà degli anni trenta (Rossi); Berto Ricci e “”L’Universale”” (Buchignani); La “”grande svolta””, l’Occidente e l’Italia nella biografia di I.E. Babel’ all’inzio degli anni trenta (Freidin); Le macerie dell’identità. L’epilogo collaborazionista dell’antisemitismo francese (Zapponi).”,”Contiene una biografia di I. Babel (pag 1129- “”Babel nel suo discorso non tralasciò di parlare di “”codismo”” (questa era l’espressione allora usata) dei suoi colleghi appartenenti alla letteratura dei “”compagni di strada”””” (pag 1141) Analogie tra l’Italia di Mussolini e l’URSS di Stalin. “”Per questo egli (Babel) si sofferma dettagliatamente sull’Italia, un paese “”con un fascismo estremamente interessante””. “”Interessante”” nel senso che è un fascismo da cui l’Unione Sovietica ha qualcosa da imparare, ed anche per ché il duce, come ha osservato un aristocratico italiano, conosciuto da Babel, “”a proprio modo, di nascosto da tutti, conduce una politica comunista”””” (pag 1151)”,”EURx-303″ “STERNHELL Zeev SZNAJDER Mario ASHERI Maia”,”Nascita dell’ideologia fascista.”,” Al centro del volume Sorel e il sorelismo in Francia e in Italia Contiene il capitolo IV: ‘Sintesi tra socialismo e nazionalismo’. 1. Il mito della guerra rivoluzionaria; 2. Dalla guerra di Libia all’interventismo di sinistra: l’imperialismo degli operai, il sindacato e la Nazione; 3. Il sindacalismo nazionale, il produttivismo e il programma di espropriazione parziale; 4. Dalla Carta del Carnaro al sindacalismo fascista (pag 221-270) Zeev Sternhell, storico delle idee, professore di scienza politica presso l’Università di Gerusalemme, vicino alla sinistra e più a sinistra del Partito laburista israeliano. (pag VII) “”La revisione soreliana del marxismo arriva adesso al punto di rifiutare non soltanto gli ortodossi (Kautsky, Guesde e Lafargue) e i riformisti (Jaurès, Turati o Enrico Ferri), ma anche un Antonio Labriola (315). Il rifiuto di un’intera cultura macchiata dal razionalismo, e la volontà di vederla sprofondare, portano Sorel a ripudiare Marx e Hegel, naturalmente, ma anche i marxisti della propria generazione”” (pag 109) (315) Sorel, ‘Le illusioni del progresso’ (pag 418-420), in ‘Scritti politici'”,”ITAF-378″ “STERNHELL Zeev”,”Contro l’illuminismo. Dal XVIII secolo alla guerra fredda.”,”Al centro del ragionamento dell’autore: Burke, Herder, Rousseau, Voltaire ‘Croce anti-illuminista’ ‘(…) Croce, che spesso appare come un Meinecke italiano, diffonde una stessa visione storicista: il suo pensiero politico è dominato da un rifiuto dell’Illuminismo, che sfocia nell’idea che i «preconcetti» umanitari costituiscano il più forte ostacolo alla potenza dello Stato e alla difesa della patria, quindi al cammino della storia (183). Come Mussolini e i suoi compagni sindacalisti, Croce trae dalla guerra la conclusione classica: «attori della storia mondiale sono i popoli e gli Stati, e non le classi» (184). Croce si apparenta alla scuola storica tedesca, della quale Vico, suo maestro, può essere considerato non meno di Herder uno degli antenati, sia per la sua inclinazione all’individuale che per il suo anti-universalismo. Già dall’ultimo decennio del XIX secolo egli insiste, analogamente ai tedeschi, sulla irriducibile individualità dei fatti storici. E’ fuori di dubbio che il relativismo storico tedesco assume in quel periodo una grande influenza sul pensiero di Croce, già ben disposto dal relativismo di Vico. Nello stesso tempo studia Marx ma non ne assorbe, come Sorel, che la guerra alla democrazia e al diritto naturale. Ciò che per Croce, come per Sorel, risulta importante nell’opera di Marx è la sua visione in termini di sociologia della violenza. Nel 1917 esprime ancora la sua riconoscenza a Marx per avere contribuito a «renderci insensibili alle alcinesche seduzioni (…) della Dea Giustizia e della Dea Umanità» (185). Fermo in tale atteggiamento, Croce, che in questo periodo è anche un convinto darwinista sociale (186), non cessa, nei vent’anni che precedono l’ascesa al potere del fascismo, di condurre quotidianamente un’aspra polemica contro la democrazia, il diritto naturale e le ideologie umanitarie. Tutti gli stereotipi che dalla fine del Settecento creano odio per i Lumi troveranno assai presto in lui terreno fertile’ (pag 504-505) [(183 B. Croce ‘Pagine sulla guerra’, 2° ed. con aggiunte, Laterza, Bari, 1928, pp.105-107; ‘Materialismo storico ed economia marxista’, pref. del 1917, Laterza, Bari, 1968, p. XIV; (184) B. Croce, ‘Pagine sulla guerra’, p. 109; (185) B. Croce, ‘Materialismo storico ed economia marxista’, pref. del 1917, p. XIV; (186) Daniel Gasman, ‘Haeckel’s Monism and the Birth of Fascist Ideology’, Peter Lang, New York, 1998, p. 48]”,”TEOP-525″ “STERNHELL Zeev”,”Né destra né sinistra. L’ideologia fascista in Francia.”,” Zeev Sternhell, professore all’Università ebraica di Gerusalemme, è autore di importanti studi tradotti in tutto il mondo, che hanno rimesso in discussione le interpretazioni tradizionali delle origini del fascismo. Il suo libro ‘Aux origines d’Israel. Entre nationalisme et socialisme’ (1996) è un’analisi anticonformista del sionismo. Anticapitalismo. “”La vera sinistra dunque, secondo Déat, cominciava là dove c’era qualcuno che prendeva posizione contro il capitalismo; essa doveva essere disposta a combattere ovunque si scontrassero la volontà popolare e le «potenze del denaro» (131). L’anticapitalismo superava il socialismo e, secondo Déat, ne doveva addirittura prendere il posto. L’autore di ‘Perspectives socialistes’ si rivolgeva a tutti coloro che si sentivano disposti a favorire l’alleanza e l’unione di tutte le forze anticapitalistiche, a qualsiasi partito appartenessero. Al partito socialista restava il compito di dirigere l’attacco (132), ma esso non poteva più conservare il monopolio della lotta anticapitalistica, come del resto al proletariato non spettava più il ruolo esclusivo di alternativa totale al capitalismo. Progressivamente Déat si spinse fino a negare ogni specificità proletaria, ogni funzione sociale caratteristica del proletariato nella battaglia contro il capitalismo (133). «Ormai l’anticapitalismo non dipende più dalla proletarizzazione» (134), e la lotta vera si combatte non solo fra il proletariato industriale e la borghesia ma fra «tutti i produttori e tutti i profittatori» (135); erano i cambiamenti che avevano trasformato lo stesso capitalismo a rendere possibile tale alleanza. Sono le stesse conclusioni che Jouvenel trasse in un articolo pubblicato sulla «Tribune des fonctionnaires», in cui riassumeva sostanzialmente l’anticapitalismo in due formule: alleanza fra proletariato e classi medie, ed economia diretta da uno Stato riformato (136). Tutti gli uomini di questa scuola avevano fatto propria la tesi di Henri De Man secondo la quale il capitalismo era passato da una fase progressiva a una regressiva, dallo stadio competitivo a quello monopolistico: la causa principale di quest’evoluzione era il potere ormai determinante del capitale finanziario rappresentato dalle grandi banche”” (pag 246-247) [‘Un socialismo per tutta la nazione’] [(131) M. Déat, ‘Perspectives socialistes’, cit., p. 133-134; (132) M. Déat, ‘Réflections sur quelques critiques’, ‘La Vie socialiste’, 31 gennaio 1931; (133) Un personaggio come Renaudel, ad esempio, già collaboratore di Jaurès, insistette sempre sul carattere socialista dell’anticapitalismo. Questa alleanza del proletariato con «tutte le forze di democrazia contadina» e con tutte le altre vittime dello sfruttamento capitalistico, a suo parere deve essere un socialismo che si estende, non un socialismo che arretra o si attenua» (‘Les difficultés et les tâches’, ‘La Vies socialiste’, 6 gennaio 1934, p. 1); (134) M. Déat, Réflections sur quelques critiques’, ‘La Vie socialiste’, 31 gennaio 1931, ibid., 31 gennaio 1931, p. 6; (135) M. Déat, ‘Après la constitution du cabinet Doumergue. Sang-froid et raison, ibid., 17 febbraio 1934, p. 2; (136) B. de Jouvenel, ‘Qu’est-ce que l’anticapitalisme?, “”La Tribune des fonctionnnaires””, 16 dicembre 1933. Si veda anche L. Vallon, ‘Points de vue et façon de voir. Economie contrainte ou économie consciente’, ‘La Vie socialiste’, 13 gennai 1934, p. 7]”,”FRAV-166″ “STERNHELL Zeev”,”Nascita di Israele. Miti, storia, contraddizioni.”,”Zeev Sternhell è docente di Scienze politiche all’Università Ebraica di Gerusalemme. Histadrut: Confederazione generale dei lavoratori ebrei di Palestina Mapai: Partito operaio di Eretz-Yisra’el ‘Contro la violenza rivoluzionaria, gli arresti di massa e le esecuzioni avvenute in Unione Sovietica, Berl Katznelson arruolò Marx e Rosa Luxemburg, Lenin e Kautsky per diferendere i diritti democratici e l’eguaglianza politica e giuridica. Il tono disperato di Katznelson rivela quanto forte dovesse essere l’ammirazione nei confronti dell’Unione Sovietica fra la gioventù di Palestina. (…) Egli elogiò Gustav Landauer e si lamentò del fatto che solamente Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg venissero ricordati fra coloro che erano stati uccisi nel corso della rivoluzione tedesca. (…) Ai giovani raccolti attorni a lui, Katzenelson disse: “”Non è possibile conseguire la libertà attraverso l’assenza di libertà, la non violenza attraverso la violenza””‘ (pag 236) Pochi riferimenti al Qibbutz o kibbutz: (kibbuz (o kibbutz) Comunità agricole a gestione collettiva sorte in Palestina in seguito alla colonizzazione e largamente affermatesi nel nuovo Stato di Israele; in senso più concreto, il terreno stesso su cui ciascuna comunità è stanziata, e l’insieme dei beni, degli edifici e delle strutture che ne fanno parte. Trecc)”,”EBRx-077″ “STERNSTEIN Wolfgang MALAPARTE Curzio BOSERUP Anders MACK Andrew”,”Resistance dans une Allemagne en crise. Le putsch de Kapp (1920). La bataille de la Ruhr (1923).”,”L’Italia di Mussolini e della Confindustria interessata alla Ruhr tedesca. “”Les forces de gauche qui auraient pu constituer une alternative au fascismo échouent; le mouvement socialiste à tendance maximaliste de Serrati (dictature du prolétariat et socialisation des moyens de production) n’a pas les cadres capables de conquérir l’appareil de l’Etat; le parti populaire à options chrétiennes de Don Sturzo est d’une composition sociologique trop hétérogène. Dès lors, appuyé financièrement par le gros proprétaires fonciers et les industriels, Mussolini peut constituer ses faisceaux qu’il lance dans des expéditions punitives contre la gauche syndicaliste et communiste; il crée ses propres syndicats à la solde du patronat. Dans l’affaire de la Ruhr, Mussolini garde une position tout à fait passive; cependant, la presse fasciste et la Confindustria (syndicat patronal) exercent des pressions pour que l’Italie prenne une parte plus active dans l’exploitation des mines de l’Allemagne occidentale.”” (pag 53)”,”GERG-068″ “STERNSTEIN Wolfgang”,”Resistance dans une Allemagne en crise. Le putsch de Kapp (1920) – La bataille de la Ruhr (1923).”,”””Il faut relire l’histoire avec le regard de la non-violence pour mettre à jour une histoire méconnue que notre mémoire collective, habituée à célébrer les faits d’armes, ignore souverainement: l’histoire de la résistance civile» (Jaques Sémelin)”,”MGEK-134″ “STERPELLONE Luciano”,”I grandi della medicina. Le scoperte che hanno cambiato la qualità della vita.”,”STERPELLONE Luciano medico e cultore di storia della medicina ha scritto altri libri di divulgazione sul tema. Tra i grandi manca Pasteur! Bernardino Ramazzini, medico modenese, è considerato il fondatore della medicina del lavoro. Si è occupato delle malattie che colpiscono i lavoratori e in particolare certe categorie di lavoratori (pag 78). Ha scritto ‘De morbis artificum diatriba’ (1700) “”Ovviamente Ramazzini non si fermò alle osservazioni sulle malattie del lavoro. Già tre secoli fa – sola voce nel deserto – preconizzò l’adozione di leggi e di misure oggi divenute rivendicazioni e conquiste irrinunciabili dei lavoratori: orari di lavoro più umani, condizioni ambientali salubri, prevenzione degli infortuni, dispositivi di sicurezza, tutela delle lavoratrici madri. Le idee del medico modenese non cadranno nel vuoto.”” (pag 80)”,”SCIx-338″ “STERPELLONE Alfonso”,”Le dottrine politiche internazionali nell’età presente.”,”Alfonso Sterpellone, attualmente editorialista e inviato Speciale per i problemi internazionali del Il Messaggero di Roma, ha seguito per motivi professionali le più importanti conferenze e riunioni diplomatiche e alcuni tra i più significativi eventi mondiali in più di trentacinque anni. Collabora alla Rai e ad alcune tra le più importanti riviste di politica internazionale. Ha pubblicato più di sessanta tra saggi e studi, tra i quali Venti anni di politica estera dell’Italia post-bellica. Il problema delle dottrine politiche internazionali ebbe inizio nelle sue forme attuali con la seconda guerra mondiale, con dichiarazioni o carte che furono rapidamente superate e dimenticate. Non è ancora possibile un esame delle dottrine politiche internazionali del periodo post-bellico negli archivi di Stato e nei documenti diplomatici, la presente opera si propone di presentare una situazione generale, in attesa che siano possibili approfondimenti settoriali e d’insieme.”,”RAIx-022-FL” “STERPELLONE Luciano”,”Le cavie dei lager. Gli «esperimenti» medici delle SS.”,”Luciano Sterpellone, medico e giornalista romano, da anni si dedica alla divulgazione medica attraverso rubriche radiofoniche e televisive (da lui stesso condotte in Rai), articoli sulla stampa e libri di educazione sanitaria. Ha raccolto la maggior parte del materiale, spesso inedito, sugli esperimenti medici effettuati nei Lager nazisti durante una sua permanenza in Inghilterra, Germania, Austria e Polonia, materiale che poi ha strutturato a costituire il presente volume. (1978) “”Come medico, ho dovuto tristemente concludere che questi medici SS furono colpevoli non tanto di aver commesso atrocità su degli esseri umani completamente indifesi e in loro potere, quanto di aver compiuto esperimenti assolutamente ‘inutili’. Anche se lo SS. Führungshauptamt di Berlino considerava questi medici tra i «migliori» del Terzo Reich, essi venivano in realtà scelti non tra i più preparati ma tra i più «fedeli», tra i «pezzi grossi» del partito nazionalista. Ed erano subito nominati ministri, generali, colonnelli…. Grawitz, Stumpfegger, Gebhardt: che cosa sarebbero stati senza l’appoggio delle alte sfere del partito nazista? Possedevano davvero quella preparazione scientifica per la quale furono contrabbandati per «grandi ricercatori»? Era davvero Gebhardt un «grande» chirurgo o non piuttosto un chirurgo alla moda, beniamino delle mogli degli alti gerarchi del regime? Un chirurgo degno di questo nome non inietta il pus per via endovenosa né spezza a colpi di martello le ossa delle detenute polacche, come lui… E il dottor Clauberg, con le sue «spruzzatine» di nitrato d’argento nell’utero delle ragazzine ebree? E Mengele con la sua collezione di occhi azzurri strappati ai bambini? E Beiglböck, che lascia morire di sete gli zingari, dando loro da bere solo acqua di mare? medici come questi che si pavoneggiavano in scintillanti uniformi stracolme di decorazioni. Medici che parlavano solo in congressi dove per i presenti un eventuale dibattito o contraddittorio era considerato offesa personale al Führer. Medici che si applaudivano e complimentavano a vicenda, ma il cui fine ultimo non era tanto una «scoperta», ma un telegramma di congratulazioni firmato personalmente da Hitler, se non un proficuo avanzamento di grado…”” (pag 8-9) (introduzione dell’autore) [Luciano Sterpellone, ‘Le cavie dei lager. Gli «esperimenti» medici delle SS’, Mursia, Milano, 1978]”,”GERN-002-FAP” “STEVANE’ Giuseppino, con Sandro ANTONINI”,”I padroni del vapore. Ricordi sindacali e non solo.”,”Dono di Marco Ottolini Sandro Antonini, storico, specialista dell’età contemporanea. Ha pubblicato nel 2017 ‘Io Bisagno – il partigiano Aldo Gastaldi’. Giuseppe Stevané è nato a Riva Trigoso, operaio aggiustatore ddal 1954 nel cantiere navale, si è occupato di sindacato diventando un delegato di reparto Fiom-Cgil, poi Flm. Dopo il 1984, con la rottura del patto unitario, ha lasciato il sindacalismo attivo. E’ pensionato.”,”LIGU-149″ “STEVANI COLANTONI Angela BARBERINI Carlo Antonio”,”Una figura di militante internazionalista. Abigaille Zanetta maestra a Milano tra guerra e fascismo.”,”- La maestra cattolica diventa socialista’ di Angela Stevani Colantoni – Dalla Sinistra socialista milanese al Partito Comunista d’Italia di Carlo Antonio Barberini”,”ELCx-201″ “STEVANI COLANTONI Angela”,”Antonio Gramsci, tra idealismo crociano e materialismo marxista.”,”STEVANI COLANTONI Angela “”Un altro movimento di ex-combattenti attira l’attenzione di Gramsci intorno al luglio del ’21, quello degli ‘Arditi del popolo’. Essi riescono a convogliare nella protesta contro il fascismo, che si proporrebbero di combattere militarmente, elementi di diversa origine (repubblicani, anarchici, comunisti, socialisti). Lo Spriano ‘Storia del partito comunista italiano’, Ed. Einaudi, 1975, vol. I attribuisce al settarismo della direzione di Bordiga [del PCd’I] il non aver colto la potenzialità rivoluzionaria degli ‘Arditi del Popolo’. Quanto a Gramsci, secondo lo Spriano, personalmente sarebbe stato più aperto nei loro confronti, anche se accettò, ma solo per disciplina di partito, l’ostracismo decretato dalla direzione del PCd’I e motivato dall’esigenza che i comitati di resistenza antifascista dovessero inquadrarsi solo in formazioni militari su base di partito. In realtà, storici di diversa impostazione hanno appurato che gli ‘Arditi’ avevano nelle loro squadre forse addirittura agenti provocatori e, certo, personaggi di dubbia e torbida provenienza. Può darsi che un forte e già ben organizzato Partito comunista avrebbe potuto assorbire quella parte degli ‘Arditi’ che ne avesse accettato la disciplina, ed in questo senso va intesa, ci sembra, la raccomandazione che l’Internazionale comunista, rivolgeva ai compagni italiani di non esasperare, per troppo ‘purismo e schematismo’ le proprie posizioni. Ma si stava avviando, da parte dell’Internazionale, una linea politica che andava ben oltre il problema degli ‘Arditi del popolo’. Si trattava della direttiva del ‘Fronte unico’, lanciata nel dicembre ’21. In una fase di riflusso delle lotte operaie e di relativa stabilizzazione del ciclo economico in Europa, il ‘Fronte unico’, nella concezione dell’Internazionale e di Lenin, significava una politica di temporanea unità di azione con quei partiti socialisti che, sotto la spinta delle masse operaie che organizzavano, si ponevano in qualche modo in contrapposizione con le frange più reazionarie della borghesia. Ciò facendo, e mantenendo sempre e comunque l’autonomia politica, organizzativa e operativa dei partiti comunisti, si potevano anche accentuare le contraddizioni interne dei partiti socialisti e attirare, almeno in parte, settori delle loro sfere d’influenza. La formula era chiara nell’impostazione di Lenin, ma Bordiga temeva che le correnti di destra del PCd’I (Tasca, Graziadei e altri) la intendessero come un ritorno all’indietro, ad una sorta di rinnovata fusione tra PCd’I e PSI e di subordinazione alle direttive politico-sindacali riformiste. Il ‘Fronte unico’ era sostenuto in particolare, in seno all’Internazionale, da Zinoviev, con cui Bordiga entrò in aspro contrasto. Bordiga accettava che, se mai, il frontismo si potesse costruire ‘dal basso’ sul terreno sindacale, ma rifiutava ogni accordo ‘dall’alto’ con i partiti socialisti. Al congresso di Roma del PCd’I (marzo ’22) le posizioni delle varie correnti rimanevano ancora piuttosto confuse e incerte. Gramsci si era pronunciato in modo contraddittorio, accettando il frontismo, ma nello stesso tempo respingendo una netta opposizione a Bordiga, che avrebbe potuto provocare la disgregazione del Partito in quel momento. Ma i suoi dissensi con Bordiga si erano già evidenziati anche sulla questione del rapporto tra borghesia e fascismo. Il dilemma era questo: la borghesia riprenderà la sua linea di difesa dei propri interessi, accordandosi con i socialdemocratici (tesi di Bordiga) oppure continuerà per il momento a servirsi del fascismo? Gramsci si stava convertendo a questa seconda ipotesi. E, su questo punto, non avrà torto. Questa posizione ed il suo ‘centrismo’ tra destra fusionista e sinistra bordighista favorì l’incarico che il partito gli affidò come delegato presso l’Internazionale in vista della successiva riunione dell’Esecutivo allargato: Il 26 maggio ’22 Gramsci partì dunque per Mosca, da dove tornerà solo nel dicembre ’23. Ed è proprio a Mosca che matura la svolta di Gramsci, svolta che sinteticamente potremmo definire di allineamento alle esigenze della gestione staliniana dell’Internazionale, che cominciava in quel periodo ad imporre i suoi diktat alle sezioni nazionali, compresa l’Italia”” (pag 12-13) Angela Stevani Colantoni, ‘Antonio Gramsci, tra idealismo crociano e materialismo marxista’, Centro Filippo Buonarroti, Milano, sd“,”GRAS-137” “STEVE Sergio”,”Scienza delle finanze. VI Lezione. Alcuni aspetti della storia della finanza italiana.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3-F” “STEVEN Rob”,”Classes in contemporary Japan.”,”Nato in Sudafrica, nel 1944, Rob Steven si è laureato in materie classiche alla Rhodes University. E’ stato lettore ad Oxford. Nel 1970 ha ottenuto il dottorato dalla University of British Columbia sul tema dei gruppi dirigenti del Giappone d’anteguerra. Attualmente (1983) è senior lecturer in Political Science nell’Università di Canterbury, Nuova Zelanda. E’ stato in Giappone molte volte e coeditore del Bulletin of Concerned Asian Scholars. Contiene il paragrafo: ‘The crisis and the Japanaese working class’ (pag 208-“,”MJAx-032” “STEVENS Norman S.”,”Antietam 1862. Il giorno più sanguinoso della guerra civile.”,”Le perdite della battaglia di Antietam in Maryland furono maggiori di qualsiasi altro campo di battaglia in qualsiasi altro giorno del conflitto. L’esperto di statistica della guerra civile Thomas L. LIVERMORE stima che le perdite in un solo giorno furono di 26 mila uomini.”,”USAQ-023″ “STEVENS Mary Anne a cura, contributi di Lawrence GOWING Mary Anne STEVENS Helen VALENTINE Elizabeth WATERS T.J. BARRINGER”,”The Edwardians and After. The Royal Academy, 1900-1950.”,”Analitica Titolo (TO00962800) SBN CLOUD”,”ARTx-008-FDR” “STEVENSON David, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO”,”La Grande guerra. Una storia globale. Volume I.”,”Titolo originale: ‘1914-1918. The History of the First World War’ David Stevenson insegna storia internazionale alla London School of Economics. E’ autore di altri tre saggi sulla Prima guerra mondiale e le sue premesse: ‘The First World War and International Politics’ (1991), ‘Armaments and the Coming War: Europe 1904-1914’ (2000) e ‘With Our Backs to the Wall: Victory and Defeat in 1918′ (2011). “”L’arma principale a disposizione degli attaccanti era il bombardamento. Gli alti comandi alleati modificarono la loro dottrina tattica durante il 1915 per accentuarne il ruolo fondamentale nella distruzione delle posizioni nemiche prima che la fanteria potesse occuparle. E’ stato calcolato che i bombardamenti provocarono il 58 per cento dei morti militari in guerra. Eppure l’artiglieria era un’arma spuntata. La traiettoria tesa del cannone da campagna a tiro rapido lo rendeva poco utile contro i trinceramenti, soprattutto quando, come nel 1914, per la maggior parte i proiettili dei cannoni da campagna non erano ad alto potenziale ma di tipo shrapnel, che spargevano frammenti falciando la fanteria all’aperto ma erano privi di effetto dirompente necessario contro i terrapieni. In ogni caso gli Alleati erano già a corto di munizioni di ogni tipo nel primo inverno di guerra. Proprio per queste ragioni i tedeschi trincerandosi riuscirono a proteggersi contro il cannone francese da 75 mm. Inoltre, le divisioni francesi non erano equipaggiate come quelle tedesche con obici leggeri da campagna (le cui traiettorie curve erano molto più adatte contro le trincee), dato che nel giugno del 1915 l’intero esercito possedeva soltanto 78 obici da 105 mm; la loro scorta di artiglieria pesante era piccola, obsoleta e tentua sotto controllo centrale dell’alto comando”” (pag 310-311)”,”QMIP-125″ “STEVENSON David, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO”,”La Grande guerra. Una storia globale. Volume II.”,”Titolo originale: ‘1914-1918. The History of the First World War’ David Stevenson insegna storia internazionale alla London School of Economics. E’ autore di altri tre saggi sulla Prima guerra mondiale e le sue premesse: ‘The First World War and International Politics’ (1991), ‘Armaments and the Coming War: Europe 1904-1914’ (2000) e ‘With Our Backs to the Wall: Victory and Defeat in 1918′ (2011). La bibliografia non ha la pretesa di essere completa (oltre 40 pagine!) “”Sia le forze britanniche sia quelle dei dominion adottarono un insieme di tecnologia e tattica migliorate dal tempo della Somme. Il contrasto più evidente tra la battaglia di Amiens e quest’ultima fu lo schieramento in massa dei carri, ma queste armi furono un prezioso complemento piuttosto che la ragione principale del successo. E’ comunque vero che i tedeschi non ne possedevano, riducendo pertanto le proprie capacità di una controffensiva. Ludendorff, poco convinto della loro valenza militare, in precedenza aveva dato una bassa priorità alla loro produzione, ma in agosto ne ordinò 900 per la primavera del 1919. I carri erano in grado di schiacciare i reticolati nemici senza un bombardamento dell’artiglieria che butterava il terreno e potevano neutralizzare i nidi di mitragliatrici, permettendo così di avanzare al di là della gittata del tiro d’accompagnamento. In breve, salvavano vite, ma avevano bisogno che la fanteria tenersse il loro passo per la protezione contro l’artiglieria avversaria. I nuovi modelli Mark V si muovevano ancora a poco più del passo di marcia, avevano un’autonomia massima di due o tre ore ed erano così caldi e pieni di monossido di carbonio che i loro equipaggi spesso svenivano. Costituivano un facile bersaglio e gli artiglierei tedeschi colpirono diverse centinaia di carri alleati durante il 1918. (…) Più o meno lo stesso può dirsi degli aerei, anche se durante il 1918 la lotta per controllare lo spazio aereo sui campi di battaglia vide un accanimento senza precedenti ed entrambi gli schieramenti fecero esperimenti di bombardamento strategico contro bersagli in profondità nelle retrovie. Le incursioni di bombardieri tedeschi contro Londra continuarono fino a maggio (e contro Parigi fino a settembre, anche se queste ultime furono più leggere, essendo più difficile avvicinarsi a Parigi non visti piuttosto che raggiungere Londra volando sopra il Mare del Nord), ma in autunno Ludendorff aveva rinunciato alla speranza che gli attacchi sulle città potessero gettare nel panico gli avverrsari. Altrettanto inefficaci furono i bombardamenti strategici alleati”” (pag 771-772-773)”,”QMIP-127″ “STEVENSON David”,”La Prima guerra mondiale. Storia universale. Volume 21.”,”Prima guerra mondiale. “”Vincendo una forte resistenza interna al suo stesso partito, Lenin guidò i bolscevichi all’opposizione al governo e li allontanò dai menscevichi e dai socialisti rivoluzionari, permettendo loro di approfittare dell’ondata di sentimenti contrari alla guerra dopo l’offensiva Kerenskij e di atteggiarsi a unica affidabile barriera contro la reazione dopo il colpo di Kornilov. I bolscevichi non arrivarono al potere con processi democratici, che Lenin comunque disprezzava, a meno che non servissero ai suoi scopi tattici; tuttavia, fra le due rivoluzioni il loro sostegno popolare era aumentato in maniera spettacolare, come dimostrato dal sempre maggior numero di membri, dai loro successi nelle elezioni municipali e dalla loro crescente popolarità nei comitati dei soldati e nei soviet (49). Se Lenin non fu un democratico “”borghese””, nemmeno fu un pacifista. Marx ed Engels avevano giudicato le guerre secondo il loro carattere di classe e se erano storicamente progressiste, e Lenin sottopose la Prima guerra mondiale a un’analisi simile nel suo saggio del 1916 su ‘L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’. Nelle sue “”Lettere da lontano””, scritte dopo la Rivoluzione di Febbraio, sostenne che solo una presa del potere da parte di un governo della classe operaia poteva ottenere la pace. Il nuovo regime avrebbe pubblicato i trattati segreti interalleati e chiesto un immediato cessate il fuoco e una guerra rivoluzionaria contro i governi che rifiutassero una pace basata sull’autodeterminazione per le nazioni oppresse d’Europa e per le colonie d’oltremare (50). Lenin fu incoraggiato dalle agitazioni che si diffondevano in tutta Europa e soprattutto dagli scioperi e dagli ammutinamenti navali in Germania, considerati da tutti i bolscevichi un effetto domino cruciale. Affermò che le probabilità che l’insurrezione si diffondesse dalla Russia erano 99 su 100, anche se forse in privato era intenzionato a firmare una pace separata se queste previsioni si fossero rivelate errate”” (pag 484) [Capitolo XV. L’ultima spinta degli imperi centrali, autunno 1917-estate 1918]. Note: (49) Figes, ‘People’s Tragedy’, p. 457; Wildman, ‘End of the Russian Imperial Army’, vol. 2, cap. 8; (50) Debo, ‘Revolution and Survival’, p. 9]”,”QMIP-240″ “STEVENSON Robert Luis”,”Appunti di viaggio in Francia e in Svizzera.”,”Libro di GB e PS”,”VARx-061-FV” “STEVENSON Robert Louis”,”Emigrante per diletto.”,”””Uno dei dieci libri di viaggio fondamentali”” Paul Theroux “”Se, effettivamente, è solo per ricercare salari migliori che gli uomini emigrano, in quante migliaia si sarebbero pentite dell’affare! Ma quella del salario, a dirla tutta, è solo una delle tante considerazioni; perché siamo una razza di zingari e amiamo il cambiamento e il viaggio in sé””. Il 7 agosto 1879 Robert Louis Stevenson si imbarca sul transatlantico Devonia, che lo condurrà da Glasgow a New York. Da lì, proseguendo in treno attraverso le vaste pianure americane fino a San Francisco, raggiungerà la sua futura compagna di vita e di avventure, Fanny Van de Grift. Dalla sua esperienza nascono queste pagine, una riflessione sull’emigrazione raccontata da uno degli autori più amati di sempre. “”Se c’era una cosa per la quale [Jones] provava un gusto particolare era lo studio dei caratteri. Quante ore abbiamo passato io e lui a camminare sul ponte e analizzare i nostri vicini, con spirito fin troppo rigorosamente scientifico per essere definito scortese; ogni volta che da una conversazione veniva fuori un tratto umano pittoresco, potevi vedere me e Jones scambiarci uno sguardo; e difficilmente riuscivamo a dormire sonni tranquilli se prima non ci eravamo scambiati i nostri commenti e discusso dei fatti del giorno. Eravamo come una coppia di pescatori che confrontano il bottino giornaliero. Ma i pesci che cacciavamo erano di una specie metafisica, e il più delle volte pescavamo l’uno nel cestino dell’altro. In un’occasione, nel mezzo di un discorso serio, ognuno dei due si sentì addosso lo sguardo scrutatore dell’altro; riconosco che smisi di parlare per l’imbarazzo di questa doppia disamina; ma Jones, molto più civilmente, scoppiò in uno spontaneo scroscio di risa e dichiarò, ed era la verità, che facevano proprio una bella coppia”” (pag 33)”,”VARx-621″ “STEVENSON William”,”A Man Called Intrepid. The Secret War.”,”‘A wise man in time of peace prepares for war’, Horace, Satires “”Un uomo saggio in tempo di pace si prepara alla guerra””, Orazio, Satire (in apertura) Sul ruolo di William Stephenson all’interno del British Security Coordination (BSC), servizio segreto di intelligence, durante la seconda guerra mondiale William Stephenson, noto anche come ‘Intrepid’, è stato un agente segreto canadese che ha lavorato per il British Security Coordination (BSC) durante la seconda guerra mondiale. Il BSC era un’organizzazione di intelligence britannica che operava in Nord America e Sud America. Il suo obiettivo principale era quello di coordinare le attività di intelligence britanniche e americane per combattere la minaccia nazista. Stephenson ha svolto un ruolo importante nel convincere gli Stati Uniti a entrare in guerra a fianco della Gran Bretagna. Ha anche contribuito a creare l’Office of Strategic Services (OSS), il predecessore della Central Intelligence Agency (CIA) degli Stati Uniti 123. (bing)”,”QMIS-024-FSD” “STEWART Michael”,”Keynes.”,”STEWART Michel (36 anni nel 1969) studi ad Oxford, consigliere economico del primo ministro britannico. Ha condotto missioni di assistenza tecnica.”,”ECOT-272″ “STEWART Matthew”,”Il cortigiano e l’eretico. Leibniz, Spinoza e il destino di Dio nel mondo moderno.”,”Matthew Stewart ha studiato filosofia all’Università di Oxford. Vive a New York.”,”FILx-034-FL” “STEWART Roderick STEWART Sharon”,”Phoenix. The Life of Norman Bethune.”,”‘Il dottor Norman Bethune, noto anche con il nome cinese Bái Qiú’en (???), è stato un medico canadese attivo durante la guerra civile spagnola e nella seconda guerra sino-giapponese 1. Bethune è stato un personaggio straordinario, impegnato in missioni mediche e umanitarie in contesti di conflitto. Nel 1937, durante la guerra civile spagnola, Bethune si unì all’unità medica e svolse un ruolo cruciale nel fornire cure ai feriti. La sua dedizione e il suo spirito di solidarietà lo resero una figura rispettata e ammirata. In quel periodo, ebbe un dialogo memorabile con Tina Modotti, un’altra figura impegnata nell’assistenza medica internazionale. Il loro scambio di parole rifletteva la determinazione e la forza d’animo necessarie per affrontare le sfide sul campo di battaglia 2. Bethune non solo si preoccupava della salute dei feriti, ma anche della politica e dell’ideale democratico. Era un convinto internazionalista e criticò apertamente i governi di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna per il loro rifiuto di vendere armi alla legittima Repubblica Spagnola, che era sotto attacco da parte di Franco con l’aiuto di fascisti e nazisti 2. La sua eredità è stata celebrata in tutto il mondo, e il suo impegno a favore della medicina e della giustizia sociale continua a ispirare molte persone. Per saperne di più sulla vita e le gesta del dottor Norman Bethune, puoi leggere la biografia scritta dal giornalista inglese Ted Allan, intitolata “Il cuore e la spada” 3′ (copil.)”,”CANx-001-FSD” “STIEGLER Gaston”,”Le marechal Oudinot duc de Reggio d’apres les Souvenirs inedits de la marechale.”,”Manovra Berezina (pag 211) Berthier scriveva gli ordini del giorno “”Napoleon adopta tout de suite l’ idee d’ utiliser le gué de Studianka et, pour tromper l’ ennemi, il ordonna que l’on feignit des travaux de passage sur d’autres points en aval de Borizow. Il arriva le 26 novembre à sept heures du matin au village de Weselowo, sur la rive gauche de la Berezina, en face de Studianka, qui est sur la rive droite. Il dit a Oudinot, qui avait deja fait commencer les preparatifs en ayant soin de les dissimuler le plus possible: “”Eh bien! c’est vous qui serez mon serrurier pour m’ouvrir le passage.”” En meme temps, Berthier, assis sur la neige, ecrivait les ordres du jour.”” (pag210)”,”FRAN-058″ “STIEVE Federico”,”La Germania e l’Europa, 1890-1914. Manuale della preistoria della guerra mondiale, corredato dai fondamentali documenti diplomatici.”,”documenti: “”L’alleanza dei tre imperatori, 22 ottobre 1873, 18 giugno 1881, e protocollo aggiunto; Il trattato della triplice del 20 maggio 1882; Dichiarazione di adesione della Germania al trattato austro-rumeno del 30 ottobre 1883; Secondo trattato della Triplice del 20 febbraio 1887; Il trattato di riassicurazione russo-tedesco del giugno 1887 e protocollo suppletivo segretissimo; Trattato tra Germania e Inghilterra sulle colonie e su Helgoland del 1° luglio 1890; L’alleanza tra Francia e Russia; La convenzione militare russo-francese, progetto dell’agosto 1892; Trattato tra l’impero tedesco e la Cina per la concessione del Kiautschou del 6 marzo 1898; Rinnovamento e modificazione dell’alleanza tra Francia e Russia 1899; Trattato su Samoa, le isole Tonga, le isole Salomone e Zanzibar, tra la Germania e la Gran Bretagna, del 14 novembre 1899; La convenzione anglo-tedesca del Jangtse del 16 ottobre 1900; Trattato tra la Gran Bretagna e il Giappone sulla Cina e la Corea (1902); Convenzione russo-bulgara del maggio 1902; Convenzione mediterranea tra Italia e Francia 1900; Trattato tra la Gran Bretagna e la Francia sull’Egitto et il Marocco dell’8 aprile 1904; Convenzione segreta aggiunta al trattato tra Gran Bretagna e Francia, dell’8 aprile 1904; Progetto di trattato tra la Russia e la Germania (cosiddetto trattato di Bjorkoe del 24 luglio 1905); Convenzione anglo-russa del 31 agosto 1907; Appendice al trattato russo-inglese sul Tibet 1907; Convenzione franco-tedesca per il Marocco del 9 febbraio 1909; Convenzione italo-russa di Racconigi del 24 ottobre 1909; Convenzione russo-tedesca sulla Persia del 19 agosto 1911; Convenzione franco-tedesca sul Marocco del 4 novembre 1911; Convenzione franco-tedesca sull’Africa equatoriale del 4 novebre 1911; Trattato serbo-bulgaro del 29 febbraio 1912; Appendice segreta al trattato bulgaro-serbo del 1912; Convenzione navale russo-francese 1912 (segreto); Carteggio tra Grey e Cambon 1912; Il trattato della Triplice del 5 dicembre 1912 e i protocolli addizionali del 5 dicembre 1912″””,”RAIx-389″ “STIGLER George J. BOULDING Kenneth E. a cura; saggi di Philip H. WICKSTEED Eugenio E. SLUTSKY Milton FRIEDMAN e L.J. SAVAGE E.J. WORKING J.H. CLAPHAM A.C. PIGOU D.H. ROBERTSON F.H. KNIGHT Piero SRAFFA Jacob VINER Joan ROBINSON Howard S. ELLIS Hans STAEHLE Helen MAKOVER e Jacob MARSCHAK K.E. BOULDING R.H. COASE T. SCITOVSKY J.R. HICKS Nicholas KALDOR Paul M. SWEEZY George J. STIGLER K.W. ROTHSCHILD Harold HOTELLING Arthur SMITHIES Leonid HURWICZ”,”Ensayos sobre la teoria de los precios.”,”Titolo originale: ‘Readings in Price Theory’ Paul M. Sweezy: ‘La domanda in condizioni di oligopolio’ (pag 371-375)”,”ECOT-365″ “STIGLITZ Joseph E., a cura di Arnold HEERTJE”,”Il ruolo economico dello Stato. Un saggio con i commenti di M. Perlman, D.C. North, D. Bös, C. Freeman, A.H.E.M. Wellink, I. Mac-Gregor.”,”STIGLITZ Joseph E. professore di economia all’Università di Stanford è uno dei massimi economisti a livello mondiale. Ha insegnato nelle principali università americane ed è stato consulento OCSE, del Federal Reserve Board e della Banca mondiale.”,”ECOT-146″ “STIGLITZ Joseph E.”,”Joseph E. Stiglitz. I grandi della scienza.”,”Capitolo 4: ‘La crisi dell’Est Asiatico. Come le politiche del Fondo Monetario hanno portato il mondo sull’orlo di un tracollo globale (pag 264-311) “”Io ritengo che la liberalizzazione dei movimenti di capitali sia stato ‘il fattore che ha contribuito maggiormente alla crisi’. Sono giunto a questa conclusione non soltanto attraverso un’analisi attenta di ciò che è capitato nella regione, ma anche studiando che cosa è avvenuto in almeno un centianio di altre crisi economiche verificatesi nell’ultimo quarto di secolo. Poiché esse sono diventate più frequenti (e più gravi), disponiamo oggi di una mole di dati significativa che ci consente di analizzare i fattori che contribuiscono al loro instaurarsi (7). Risulta anche sempre più chiaro che, molto spesso, la liberalizzazione dei movimenti di capitali rappresenta un rischio privo della giusta contropartita. Essa può infatti creare rischi enormi persino nei paesi che hanno banche forti, borse valori mature e altre istituzioni che molti di questi paesi asiatici non possedevano”” (pag 274) [(7) Sui fattori determinanti delle crisi finanziaria e bancaria, si veda per esempio D. Beim e Ch. Calomiris, Emerging Financial Markets, McGraw Hill – Irwin, New York, 2001 (cap. VII); A. Demirguc-Kunt e E. Detragiache, The Determinants of Banking Crises; Evidence from Developing and Developed Countries, IMF Staff Papers, XLV, n. 1, marzo 1998; G. Caprio e D. Klingebiel, Episodes of Systemic and Borderline Financial Crises, World Bank, ottobre 1999, World Bank Staff, Global Economic Prospects and the Developing Countries 1998/99: Beyond Financial Crisis, World Bank febbraio 1999]”,”ECOT-228″ “STIGLITZ Joseph E.”,”Globalization and its Discontents.”,”STIGLITZ Joseph E. premio Nobel per l’economia nel 2001. Chief Economist in World Bank fino al gennaio 2000. Già Chairman del Council of Economic Advisors del Presidente Clinto. Insegnante di economia e finanza alla Columbia University. Riflessioni sulla crisi finanziaria del 1997 in Est Asia (pag 89-132) e suilla grande depressione (v. indice argomenti) “”Hooverite Contractionary Policies: An Anomaly in the Modern World. For more than seventy years there has been a standard recipe for a country facing a severe economic downturn. The government must stimulate aggregate demand, either by monetary or fiscal policy – cut taxes, increase expenditures, or loosen monetary policy. When I was chairman of the Council of Economic Advisers, my main objective was to maintain the economy at full employment and maximize long-term growth. At the World Bank, I approached the problems of the countries in East Asia with the same perspective, evaluating policies to see which would be most effective in both the short and long term. The crisis economies of East Asia were clearly threatened with a major downturn and needed stimulation. The IMF pushed exactly the opposite course, with consequences precisely of the kind that one would have predicted. At the time of the onset of the crisis, East Asia was in rough macrobalance – with low inflationary pressures and government budgets in balance or surplus. This had two obvious implications. First, the collapse of the exchange rate and the stock markets, the breaking of the real estate bubbles, accompanied by falling investment and consumption, would send it into a recession. Second, the economic collapse would result in collapsing tax revenues, and leave a budget gap. Not since Herbert Hoover have responsible economist argued that one should focus on the actual deficit rather than the structural deficit, that is, the deficit was would have been there had the economy been operating at full employment. Yet this is precisely what the IMF advocated”” (pag 105-106)”,”ECOI-344″ “STIGLITZ Joseph E.”,”La globalizzazione e i suoi oppositori.”,”J.E. Stiglitz, premio Nobel per l’economia nel 2001. E’ nato nel 1943 nell’Indiana. E’ Professore di economia presso la Columbia University ed è stato consigliere di Bill Clinton durante il primo mandato. Poi ha svolto un alto incarico nella Banca Mondiale. Ha pubblicato molte opere anche in Italia. Il problema del contagio (pag 202-203)”,”ECOT-330″ “STIGLITZ Joseph E. FITOUSSI Jean-Paul DURAND Martine”,”MIsurare ciò che conta. Al di là del PIL.”,”Statistiche del Pil e Grande recessione del 2008 (pag 7-13) J.E. Stiglitz, premio Nobel economia nel 2001, già presidente del Consiglio dei consulenti economici di Bill Clinton (primo mandato), insegnante alla Columbia University e Chief Economist del Roosevelt Institute. J.P. Fitoussi, professore emerito presso Science-po a Parigi, e professore presso la Luiss di Roma. Martine Durand capo statistico dell’ocse. E’ un’autorità internazionale riguardo alla misurazione delle economie e della società, ideatrice della Ocse Better Life Initiative.”,”ECOI-410″ “STILLE Alexander”,”Citizen Berlusconi. Vita e imprese.”,”STILLE Alexander (1957) ha studiato a Yale e alal Columbia University, dove insegna giornalismo (2006). Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Uno su mille. Cinque famiglie ebraiche durante il fascismo’ (1991). “”Nel corso degli anni Ottanta l’amicizia-alleanza tra Berlusconi e Craxi funzionava in modo sempre più sinergico. Nel 1986 il ministero delle Poste e Telecomunicazioni autorizzò (e di fatto obbligò) i canali Fininvest a trasmettere dei notiziari quotidiani. Più tardi, nel corso dello stesso anno Craxi nominò il fedele socialista Enrico Manca (il cui nome compariva nell’elenco degli affiliati alla loggia massonica segreta P2) presidente della Rai. Manca era anche un cliente di Cesare Previti, l’avvocato di Berlusconi, e a quanto pare Previti ospitò un incontro tra Berlusconi e Manca che portò a quella che sarebbe stata chiamata la ‘pax televisiva’, una sorta di tregua tra Rai e Fininvest”” (pag 121)”,”ITAP-236″ “STILLE Alexander”,”Uno su mille. Cinque famiglie ebraiche durante il fascismo.”,”Alexander Stille è nato a New Y=ork nel 1957. Laureato alla Yale University, vive e lavora a Roma, dove scrive di argomenti italinai per grandi periodici americani. “”Devo il mio nome e la mia stessa esistenza alle leggi razziali di Mussolini”” scrive l’autore.”,”EBRx-002-FMP” “STILWELL Joseph W., a cura di T.H.WHITE”,”Guerra e politica sul fronte della Cina. Documenti scelti e ordinati a cura di Theodore H. White. (Tit.orig.; ‘The Stilwell Papers’)”,”””Stalin ha dominato a Teheran. Ha detto quel che voleva e gli altri hanno accettato. Overlord ed Anvil (nomi convenzionali per l’ invasione della Francia) sono sul tappeto. Stalin attaccherà contemporaneamente. Così Louis (Mountbatten) perde un mucchio di mezzi da sbarco e non potrà eseguire Buccaneer (il nome convenzionale per lo sbarco in Birmania meridionale) (gli erano stati promessi 58.000 uomini per questa spedizione). Stalin ha preso in giro Churchill: “”Lasciateci giustiziare 50.000 ufficiali tedeschi!”” “”Oh, non possiamo sottoscrivere ad un piano di questo genere””. Ecco come Stalin lo ha stuzzicato. Vedere Stalin infondere un po’ di energia ai nostri rammolliti è stato come una trasfusione di sangue””. (pag 306) Diplomazia. “”Una breve esperienza della politica internazionale mi ha rafforzato nella mia preferenza a condurre un camion della nettezza urbana. Ammetto che che non è questo il modo di avvicinarsi ai problemi della politica internazionale, che sono una faccenda molto grave. Una quantità di Grandi Personaggi si abbandonano ad essa seguiti da una turba di piccoli personaggi.”” (pag 306) “”Ricordate quella perla di diplomazia che sistemò lo scabroso piccolo problema dello sconfinamento in Siberia? Il messaggio diceva: “”Se voi Giapponesi non terrete i vostri grugni porcini fuori dal giardino, le cose si metteranno male””. I Giapponesi non ebbero bisogno di far interpretare il messaggio dai ragazzi del protocollo per comprendere in quale situazione si erano cacciati””. (pag 308)”,”QMIS-083″ “STINAS Agis”,”Mémoires. Un révolutionnaire dans la Grèce du XXe siècle.”,”Agus Stinas appartiene alla generazione dei dirigenti comunisti della prima ora che passarono all’opposizione quando gli apparve chiaro che l’ Internazionale Comunista voltasse le spalle alla rivoluzione mondiale. Gli operai greci pur nelle difficili condizioni di lavoro e di vita, possedevano una combattività notevole che culminò negli eventi insurrezionali di Tessalonica (Salonicco) nel maggio 1936. Alcune organizzazioni comuniste molto radicali nacquero in quel periodo riducendo il peso della socialdemocrazia. A. Stinas appartiene a questa generazione entusiasta per la rivoluzione d’ Ottobre russa e la Comune di Berlino che tentò di estendere la rivoluzione al resto d’Europa. Essi hanno subito lo scacco ma la loro esperienza rivoluzionaria è fondamentale. “”La rivolta è un dovere”” diceva A. Stinas nel 1987, poco prima di morire. Michel Pablo (pseudonimo di Michel Raptis) ha intergrato il movimento rivoluzionario internazionale nel 1928, in Grecia, con la sua corrente trotskista. Nel 1934 crea con Pantelis Pauliopoulos, l’ Organizzazione dei comunisti internazionalisti di Grecia (OKDE), che ha rappresentato al congresso di fondazione della Quarta Internazionale. Attualmente (1990) membro dell’ Associazione marxista rivoluzionaria internazionale (AMRI), è sempre un militante del marxismo rivoluzionario, teoria, metodo e prassi, che ha considerato come valido per rispondere alle questioni poste dalla nuova situazione internazionale. Olivier Houdart (36 anni) (1990), correttore di bozze, traduttore e giornalista.”,”MEOx-138″ “STINNETT Robert B.”,”Il giorno dell’inganno. La verità su Pearl Harbor.”,”‘Questo libro è dedicato allo scomparso esponente democratico del Congresso John Moss (rappresentante della California), a cui si deve la legge sulla libertà di informazione (Freedom of Information Act). Senza tale legge, questo libro non avrebbe visto la luce. Robert B. Stinnett, militare nella Marina degli Stati Uniti dal 1942 al 1946 e più volte decorato, ha lavorato come giornalista e fotografo per la Dakland Trbune fino al 1986, quando si è dimesso per dedicarsi al libro su Pearl Harbor. Esperto della guerra del Pacifico, ha collaborato con la BBC e la rete giapponese NHK’. [‘Dopo il ritorno alla Casa Bianca, il 1° dicembre, Roosevelt discusse per più di un’ora con il ministro della Marina Knox, il segretario di Stato Hull e con l’ammiraglio Stark, l’unico ufficiale militare presente. Almeno quattro messaggi diplomatici tra Giappone e Germania attendevano il presidente. Durante l’ultima settimana di pace, il ministro degli Esteri giapponese, Shigenori Togo, il suo ambasciatore in Germania, il barone Hiroshi Oshima, e l’ambasciatore di Washington Kichisaburo Nomura, furono loquaci nelle loro trasmissioni puntolinea come lo era stato l’ammiraglio Nagumo (12). Attraverso queste quattro intercettazioni, Roosevelt apprese che l’azione militare giapponese era vicina. Tutte e quattro furono raccolte da una delle postazioni di ascolto del Pacifico, la stazione SAIL di Seattle, che ascoltò di nascosto le trasmissioni radio del ministro degli Esteri e i messaggi inviati in codice Purple, il più sicuro dei sistemi di codifica per le missioni diplomatiche d’oltreoceano. Un’intercettazione della stazione SAIL del 28 novembre riporta: “”Nel giro di pochi giorni i negoziati tra Stati Uniti e Giappone saranno di fatto interrotti, non date l’impressione che i negoziati siano già cessati””. Seguirono altri due dispacci di Togo; contenevano istruzioni per l’ambasciatore Oshima a Berlina e fornivano ulteriori informazioni circa le intenzioni del ministro degli Esteri. Erano diretti a Adolf Hitler e al suo ministro degli Esteri, Joachim von Ribbentrop. Uno di questi dispacci recitava: “”Comunica loro in massima segretezza che esiste un serio pericolo che la guerra possa scoppiare improvvisamente tra le nazioni anglosassoni e il Giappone attraverso qualche scontro d’armi. Potrebbe accedere più in fretta di quanto si possa immaginare””. Roosevelt chiese una copia del messaggio da conservare nel suo archivio personale (13). Sebbene nessuno dei dispacci in codice Purple citati sopra menzionasse Pearl Harbor come bersaglio dell’attacco, una quinta intercettazione ricevuta a metà settimana avrebbe eliminato qualsiasi dubbio’ (pag 209)] [(12) Cfr. i messaggi del ministro degli Esteri Shigenori Togo in PHPT 12 pag. 195 (Togo all’ambasciatore Nomura a Washington: “”Non dia l’impressione che i negoziati si siano interrotti””, 28 novembre 1941), pag 204 (un messaggio in due parti dall’ambasciatore Oshima a Berlino: “”Comunichi a Hitler che esiste un estremo pericolo che scoppi la guerra con gli Stati Uniti””, 30 novembre 1941), pag. 206 (Togo all’ambasciatore Oshima a Berlino: “”gli Stati Uniti considerano il Giappone un nemico””, 30 novembre 1941), pag. 208 (Togo all’ambasciatore Nomura a Washington: “”Per impedire che gli Stati Uniti diventino eccessivamente sospettosi dica che i negoziati sono ancora in corso””, 1° dicembre 1941); (13) Per la richiesta di F.D.R. di avere una copia del dispaccio di “”estremo pericolo””, cfr. Feis, Herbert, ‘The Road to Pearl Harbor’, Princeton University press, 1950, pag 346]”,”QMIS-024-FL” “STIRLING Tessa NALECZ Daria DUBICKI Tadeusz a cura; saggi di Christopher ANDREW Jan CIECHANOWSKI Andrzej PEPLONSKI Andrzej SUCHCITZ Gill BENNETT Eugenia MARESCH Jacek TEBINKA e altri”,”Intelligence Co-operation between Poland and Great Britain. Vol. I. The Report of the Anglo-Polish Historical Committee.”,”Tessa Stirling capo Histories and Records Unit nel Cabinet Office Daria Nalecz Direttore generale Archivi polacchi. Tadeusz Dobicki, Professore di storia alla Lodz University e alla Czerstchowa Academy.”,”QMIS-014-FSD” “STIRNER Max”,”Scritti minori e risposte ai critici de L’ Unico raccolti da J.H. Mackay.”,”J.M. MACKAY ha scritto una biografia di Max STIRNER “”Soltanto per stimolare a tale lettura, e perché è dovere di un giornale universale di procurare ai suoi lettori larga conoscenza dei freschi pensieri di uno scrittore, che riguardano la situazione mondiale, riprodurremo qui alcuni frammenti: “”Quel conquistatore arabo fece ardere la biblioteca di Alessandria. Perché ogni sapienza, tutti i pensieri del passato erano per lui nulla, contro l’ unico, il Corano. Egli agì come agisce ogni nuovo principio quando vuol mettersi in valore: egli distrusse””””. (pag 226) Questione infibulazione (pag 307) Questione aborto (pag 310)”,”FILx-345″ “STITES Richard”,”Revolutionary Dreams. Utopian Vision and Experimental Life in the Russian Revolution.”,”Richard Stites is Professor of History at Georgetown University. List of Illustrations, Introduction, A Note on Sources and Abbreviations, Notes, Index,”,”RIRO-180-FL” “STJAZKIN Nikolaj Ivanovic, a cura di Roberto CORDESCHI”,”Storia della logica. La formazione delle idee della logica matematica.”,”George Boole proveniva da una famiglia di piccoli artigiani, che vivevano nelle vicinanze di Lincoln, Nacque il 2 novembre 1815. Nel 1833 Boole lasciò la scuola di Duncaster e passò a una scuola di Waddington, un sobborgo di Lincoln, della quale divenne primo professore. A Lincoln, nel 1840, aprì una propria scuola. Boole morì a Bellintemple, nei pressi di Cork, l’8 dicembre 1864,.”,”SCIx-190-FL” “STOCKING George W., edizione italiana a cura di Francesco MAIELLO”,”Razza, cultura e evoluzione. Saggi di storia dell’antropologia.”,”George W. Stocking è professore al Department of Anthropology e al Morris Fishbein Center for the Study of the History of Science and Medicine dell’università di Chicago. Prima edizione americana del libro 1968 Contiene il capitolo: “”Darwinismo culturale”” e “”idealismo filosofico”” in E.B. Tylor. (pag 141-161). In esso, critica di Opler all’evoluzionismo tyloriano (pag 144 e seguenti) Bibliografia: libro di Tylor, ‘Primitive Culture’ “”Nel linguaggio del tardo XIX secolo, i «socialdarwinisti» ai quali Opler () associa Tylor (), esprimevano l’idea di selezione naturale con l’espressione «sopravvivenza del più adatto», e difatti Opler stesso parla dell’evoluzionismo di Tylor come di una «dottrina della sopravvivenza del più adatto culturalmente». Per far ciò, tuttavia, egli spinge tra le quinte ciò che lo stesso Tylor considerava chiaramente come il suo più importante contributo: la dottrina della «sopravvivenza della cultura». Come ha mostrato Margaret Hodgen, la «dottrina delle sopravvivenze» costituì la base stessa del metodo comparativo di Tylor (13). Una gran parte della sua riflessione fu, negli ultimi anni del ’60, dedicata alla sua elaborazione, e la sua presentazione è capitale per le tesi contenute in ‘Primitive Culture’. In una attenta considerazione del preteso «darwinismo culturale» di Tylor, il punto pertinente consiste nel semplice fatto che lo strumento di lavoro primario di Tylor non dipendeva dalla «sopravvivenza del più adatto» bensì dalla sopravvivenza dell”in’adatto – «processi, costumi, opinioni e così di seguito, che sono stati trascinati dalla forza dell’abitudine in uno stato della società nuovo e differente da quello in cui essi originariamente risiedevano». Era su questa base che Tylor distingueva fra una «legge o norma che un popolo poteva aver fatto da capo in qualche particolare stadio della sua storia, in accordo con il sapere e le circostanze del periodo» e quella che «di fatto diviene corrente fra la gente perché ereditata da uno stadio anteriore e solo più o meno modificata per poter essere compatibile con le nuove condizioni» – quella basata sulla «reverente stupidità alla tradizione di età più antiche e più rozze» (14). Era questo il contesto tyloriano per un’antropologia come «scienza del riformatore» – certamente molto diverso da quello tradizionale dell’uso socialdarwinista delle selezione naturale atto a giustificare lo status quo. Per quanto poi riguarda la considerazione generale del contesto intellettuale a Tylor precedente e contemporaneo, Opler non ha nulla da dire. Egli suggerisce ad un certo punto che Tylor si sarebbe potuto difficilmente riferire alla sua dottrina come alla «teoria naturale dello sviluppo della cultura» se non «fosse stato fortemente e consapevolmente influenzato dalle formulazioni di quell’altro illustre evoluzionista, Charles Darwin». Benché sia perfettamente vero che il darwinismo era popolarmente indicato come la teoria «dello sviluppo», l’inferenza di Opler sarebbe stata più saldamente fondata se Tylor avesse parlato di una «teoria della ‘selezione’ naturale della civiltà». Poiché il fatto è che, per quanto la «teoria dello ‘sviluppo’ naturale della civiltà» divenisse negli anni sessanta molto strettamente relata al darwinismo, le sue fonti erano altre. Dal momento che queste sono state oggetto di una limitata ma non certo insignificante letteratura di secondo piano, qui sarà necessario menzionarle solamente. La teoria dello sviluppo culturale aveva i suoi antecedenti negli autori dell’illuminismo francese e scozzese. Esso fu attaccato da vari scrittori «degenerazionisti» nella prima parte del XIX secolo. Già negli anni verso la metà del 1850, svariati anni, cioè, prima della ‘Origin’ di Darwin, ci sono testimonianze di una controversia molto viva fra i sostenitori dell’ipotesi per la quale la civiltà era cresciuta in virtù di processi naturali partendo da uno stato analogo a quello della selvatichezza, e coloro i quali ritenevano che i selvaggi erano degenerati da uno stato originale, superiore, offerto da Dio e a partire dal quale la civiltà era emersa sotto una guida provvidenziale (15). Che sia stata questa la fonte dell’evoluzionismo di Tylor e non Darwin può essere abbondantemente documentato dallo stesso lavoro di Tylor. E infatti le ultime frasi del precedente paragrafo potrebbero trovare un ulteriore riferimento nelle pagine che vanno da 28 a 35 di ‘Primitive Culture’ nelle quali l’antropologo vittoriano fornisce gli elementi di una simile genealogia. Tylor rende perfettamente esplicito il fatto di essere l’erede di Gibbon, De Brosse, Goguet e A. Comte e di avere come principale antagonista l’arcivescovo Richard Whately la cui lettura ‘On the Origin of Civilization’ [Sulle origini della civiltà] del 1854 rappresentò un punto di riferimento per il dibattito successivo fra teorici dello sviluppo e teorici della degenerazione. Se si esamina il contesto dei passaggi che Opler ha citato come prova del «darwinismo culturale» di Tylor, si noterà senza sorpresa che nella maggior parte dei casi essi si trovano sempre in sezioni che trattano della polemica anti-degenerazionista e che argomentano come la degenerazione sia stata solo un fenomeno locale nell’ambito di un processo generale e ascendente di sviluppo. Così, la frase che suggerisce il fatto che le arti utili non spariscono «senza essere rimpiazzate da qualche invenzione migliore» citata da Opler in corsivo come un adattamento della teoria della selezione naturale, capita di fatto all’interno di un paragrafo che si riferisce esplicitamente alla ipotesi della degenerazione. In più, questo paragrafo si conclude con l’opinione che «il corso dello sviluppo della civiltà inferiore è stato nel complesso in avanti, anche se occasionalmente e localmente ostacolato dai prodotti di influenze degradanti e devastanti» (16). Ciò non vuol dire che il lavoro di Tylor non fosse toccato dall’insieme di cambiamenti rivoluzionari che ebbero luogo nelle scienze sociali intorno al 1860, ma il passo citato da Opler al fine di collegare Tylor con Darwin suggerisce di fatto che la dottrina della selezione naturale non era per Tylor la più importante delle sue tesi”” (pag 148-149-150)] [() Morris Opler, ‘Cause, Process, and Dynamics in the Evolutionism of E.B. Tylor, ‘Southwestern Journal of Anthropology’, XX, 1964; () E.B. Tylor, autore di ‘Primitive Culture: Researches into the Devolpment of Mythology, Philosophy, Religion, Art and Custom’, Boston, 1874; (13) M. Opler, cit, p.133-34; M. Hodgen,’The Doctrine of Survivals’, London, 1936; (14) I, p. 15, capp, III e IV; II, p. 406, (…); (15) M. Opler, art. cit., p. 132; cfr. M. Hodgen,’The Doctrine of Survivals’, London, 1936, pp. 9-35; (16) E.B. Taylor, ‘Primitive Culture’, cit, I., pp,. 28-35; ‘Researches’, cit, (ed. del 1865), pp. 364-65] Evoluzionismo di White collegato al pensiero di Bucharin, Plechanov, Lenin e Marx. (pag 158-159)”,”SCIx-437″
“STOCKMAN David A.”,”The Triumph of Politics. The Crisis in American Government and how it Affects the World.”,”David Stockman è stato Director of the Office of Management and Budget del Presidente Reagan per quattro anni e mezzo. Racconta di manipolazioni politiche, manovre, ambizioni sfrenate, inefficienze e lotte intestine che hanno caratterizzato gli anni di Reagan alla Casa Bianca. “”The poverty programs too were part of the bipartisan consensus to expand the welfare state prior to 1980. Aside from some modest reforms and trims forced through in 1981, the bipartisan consensus has been to maintain about the same amount of poverty program Big Government that had existed before the Reagan Revolution started. The final table (table 7) brings these considerations down to the budget’s bottom line. What made Big Government big in 1980 was social insurance and the poverty programs. They accounted for all the increase in the spending share of GNP between Kennedy and Carter, and then some. The same is true today after the Reagan Revolution. Republicans were part of the consensus for this expansion. In 1986, these two welfare state components will still cost ‘9.5 percent of GNP just as they did in 1980’, because Republicans have been part of the consensus to protect and preserve them. What about the rest of government – the 14,5 percent which is smaller than it was under Kennedy? Nearly 10.5 per cent of that is for defense, debt service, and international affairs programs. That figure reflects the cuts Congress has already made in the 1986 budget for these activities. It is now at the rock bottom level necessary for national security. As a consequence, there is only four percent of GNP left for everything else. Into that small envelope Republicans must stuff their farm and veterans boondoggles, the highway funds and UDAG grants, law enforcement, federal pensions, water projects, energy projects, and the Washington Monument. It will all just barely fit on a day when good behaviour and restraint is being practiced by all. Those are the reasons why we’re spending ‘twenty-four percent’ of GNP, compared to raising only ‘nineteen percent’ of GNP in taxes. They are also the reasons why the White House and the Republican Party should not have told the American electorate in 1984 that we don’t have to raise taxes. It wasn’t true”” (pag 439-440) Table 7 The Budget Consequence of GOP Support for the Social Insurance/Poverty Program Consensus (% of GNP) Budget Sector Social Insurance and Poverty Programs 1962 4.1% 1980 9.6% 1986 9.5% Defense and All Other 1962 15.4% 1980 13.3% 1986 14.5% Total Federal Budget 1962 19.5% 1980 22.9% 1986 24.0%”,”USAS-204″
“STOETZEL Jean”,”I valori del tempo presente. Un’ inchiesta europea.”,”L’A è membro dell’ “”Istitut””; docente dell’ Università R. Descartes (Paris V) e fondatore dell’ IFOP (Institut Francaise d’ Opinion Publique). E’ fin dal 1938 uno dei pionieri del sondaggio d’ opinione in Francia. “”Si è visto che la concordanza di atteggiamenti tra coniugi è superiore (di circa una volta e mezza) a quella tra questi stessi coniugi e i loro genitori. Si può aggiungere che, considerando gli atteggiamenti nel loro insieme, l’ accordo tra i coniugi aumenta con l’ età, ma, altresì, con la religiosità e con delle posizioni di destra sulla scala politica.”” (pag 161)”,”EURx-153″
“STOJADINOVIC Milan”,”Jugoslavia fra le due guerre.”,”””Il libro di memorie di Milan Stojadinovic, presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri jugoslavo dal giugno 1935 al febbraio 1939, cioè durante un periodo fondamentale d’anteguerra. (…) Si tratta di un’opera il cui principale interesse – dal punto di vista storico – risiede nella «svolta» della politica estera tradizionale della Jugoslavia che, per ragioni inerenti alla sua formazione nell’autunno del 1918, era in contrasto proprio con l’Italia mentre le rispettive economie apparivano complementari. (…)”” [dall’introduzione di Carlo Ciucci]; “”Nel suo libro «Die Geheime Front» (Il Fronte Segreto), lo scrittore tedesco Walter Hagen ha parlato di questo argomento dicendo: «Gli avvenimenti degli anni 1938 e 1939 significarono anche per la Jugoslavia una svolta decisiva, benché quel paese non fosse implicato direttamente nella guerra. Con l’unione dell’Austria, ed in seguito della Boemia e della Moravia, al Grande Reich Tedesco, il concetto di Piccola Intesa [tra Cecoslovacchia, Romania e Jugoslavia, ndr) non aveva più alcun senso. In questa maniera la sicurezza esterna della Jugoslavia era infranta e si imponeva un riorientamento totale. Esso fu intrapreso dal presidente del Consiglio dottor Milan Stojadinovic, che aveva assunto il potere nel 1935. Egli non fu affatto un “”Quisling”” – quale i suoi avversari lo hanno presentato – e cioè non fu un uomo che vendette la sua patria ai tedeschi per vantaggio personale. Analizzando la situazione politica in Europa con il suo spirito di grande capacità e con alto senso speculativo, era arrivato alla conclusione che il suo paese doveva giocare sulla carta tedesca. La sorprendente compiacenza della potenze occidentali verso Hitler sembrava dargli ragione. Non era certamente un delitto, da parte di Stojadinovic, il fatto che non vedesse un limite a quella condiscendenza occidentale. D’altra parte, Stojadinovic non aveva rotto i legami con i vecchi amici di Parigi e di Londra, benché egli avesse, nel medesimo tempo, avvedutamente ed appropriatamente instaurato buoni rapporti con la Germania. La grande maggioranza dell’opinione pubblica jugoslava approvava questo nuovo orientamento. E quando infine Stojadinovic fu rovesciato, ciò non fu a causa della sua politica estera, ma in seguito a circostanze politiche interne alle quali egli aveva prestato troppo poca attenzione» (1)”” [(1) Walter Hagen: “”Die Geheime Front””, Niebelungen-Verlag, Wien, 1950, pp. 201-2] (pag 326-327)”,”EURC-127″
“STOJANOVIC Svetozar”,”Gli ideali e la realtà. Critica e futuro del socialismo.”,”L’autore, critico e filosofo jugoslavo, parla dell’Urss come di un socialismo degenerato secondo un modello oligarchico-statalista, che ha dato luogo ha una classe dirigente di tipo nuovo Nel capitolo conclusivo si parla dell’elemento utopistico nella delineazione che Marx ha fatto della distribuzione dei prodotti sociali nel comunismo, utopia della completa e definitiva soppressione dell’alienazione, eccessiva propensione di Marx verso il determinismo (pag 35) “”Il dialettico Marx sottolinea espressamente che il comunismo non è il fine o il principio della storia. «Il ‘comunismo’ è la struttura necessaria e il principio propulsore del prossimo futuro; ma il comunismo non è come tale la meta dello svolgimento storico, la struttura della società umana» (6). Vi sono anche altri passi analoghi. Qui ricorderò ancora solo l’idea di Marx secondo la quale il comunismo diventerà l”inizio’ della vera storia dell’umanità. Testi come questi vengono citati da chi nega recisamente che Marx abbia mai inteso il comunismo in modo non dialettico (7). Marx invece, non soltanto nelle prime opere ma anche in quelle più tarde, ha descritto a volte il comunismo come una società nella quale tutte le antitesi fondamentali, perfino l’antitesi fra essenza ed esistenza dell’uomo, si sarebbero risolte (
). Non è difficile dimostrarlo: «Il comunismo come soppressione ‘positiva’ della ‘proprietà privata’ intesa come ‘autoestraniazione dell’uomo’, e quindi come reale ‘approvazione’ dell’essenza dell’uomo mediante l’uomo e per l’uomo; perciò come ritorno dell’uomo per sé, dell’uomo come essere sociale, cioè umano, ritorno completo fatto cosciente, maturato entro tutta la ricchezza dello svolgimento storico sino a oggi. Questo comunismo s’identifica, in quanto naturalismo giunto al proprio compimento, con l’umanismo, in quanto umanismo giunto al proprio compimento, col naturalismo; è la ‘vera’ risoluzione dell’antagonismo tra la natura e l’uomo e tra l’uomo e ‘uomo’, la vera risoluzione della contesa tra l’esistenza e l’essenza, tra l’oggettivazione e l’autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l’individuo e il genere. E’ la soluzione dell’enigma della storia, ed è consapevole di essere questa soluzione» (8). «La soppressione positiva della ‘proprietà privata’, in quanto appropriazione della vita ‘umana’, ‘è dunque’ la soppressione ‘positiva’ di ogni estraniazione, e quindi il ritorno dell’uomo dalla religione, dalla famiglia, dallo stato, ecc., alla sua esistenza ‘umana’, cioè sociale» (9). «La soppressione della proprietà privata rappresenta quindi la completa ‘emancipazione’ di tutti i sensi e di tutti gli attributi umani» (10). «Egli [Stirner] crede che nella società comunista si possa parlare di ‘doveri’ e di ‘interessi’, di due lati complementari di un’opposizione che appartiene puramente alla società borghese…» (11). «Quando vigeranno rapporti ‘umani’, la pena non sarà invece ‘realmente’ altro che il giudizio di chi sbaglia su se stesso. Non si pretenderà di persuadere costui che una ‘violenza esterna’, esercitata da altri su di lui, sia una violenza che egli ha esercitato su se stesso. Egli troverà invece negli ‘altri’ uomini i naturali redentori della pena che egli ha inflitto a se stesso, cioè il rapporto addirittura si rovescerà» (12). A proposito della produzione nel comunismo Marx scrive: «Ciascuno di noi, nella sua produzione, avrebbe ‘doppiamente affermato’ se stesso e l’altro. Io avrei 1) oggettivato nella mia ‘produzione’ la mia ‘individualità’, con le sue particolarità, e così, sia durante il lavoro che di fronte al prodotto di esso avrei goduto dell”espressione vitale’ e della gioia individuale di sapere la mia personalità una potenza ‘oggettiva, sensibilmente evidente sopra ogni dubbio eminente’; 2) nel tuo uso o nel tuo consumo del mio prodotto io avrei goduto sia di aver soddisfatto col mio lavoro un bisogno ‘umano’, sia di aver oggettivato in esso l’essenza stessa dell’uomo per aver procurato il suo oggetto corrispondente al bisogno di un altro essere ‘umano’; 3) sarei stato per te l”intermediario’ tra te e il genere, e dunque sarei conosciuto e sentito da te stesso come un completamento del tuo proprio essere, come una parte necessaria di te stesso, e mi saprei confermato tanto nel tuo pensiero che nel tuo cuore; 4) nella manifestazione della mia vita individuale avrei espresso immediatamente la manifestazione della tua vita, e dunque nella mia attività individuale avrei immediatamente ‘realizzato e sanzionato’ il mio vero essere, la mia ‘umanità’, la mia ‘comunità’» (13). Nel capitolo conclusivo di questo libro si parlerà dell’elemento utopistico nella delineazione che Marx ha fatto della distribuzione dei prodotti sociali nel comunismo. Hanno sapore utopistico anche alcuni dei suoi celebri passaggi sulla personalità totale, la coincidenza della divisione del lavoro con le inclinazioni individuali, il ‘completo’ controllo, nel comunismo, dei processi sociali da parte degli individui riuniti, ecc.. A questa utopia della completa e definitiva soppressione dell’alienazione si unisce l’eccessiva propensione di Marx verso il determinismo (…): il futuro comunista dell’umanità è garantito dalle ‘leggi inesorabili’ dello sviluppo storico”” [Svetozar Stojanovic, ‘Gli ideali e la realtà. Critica e futuro del socialismo’, Milano, 1974] [() Sono stati in molti a notarlo; (6) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, Einaudi, Torino, 1949, p. 135; (7) V. Venable, ‘Human Nature. The Marxian View’, New York, 1946 e M. Fritzhand, ‘Mysl Etyczna Mlodego Marksa’, Varsavia, 1961; (8) K. Marx, ‘Manoscritti…’, cit., pp. 121-122; (9) Ibidem, p. 127; (10) Ibidem, p. 127; (11) Marx Engels, ‘L’ideologia tedesca’, in Marx Engels, ‘Opere complete’, Roma, 1972, vol. V, p. 206; (12) Marx Engels, ‘La sacra famiglia’, in Marx Engels, ‘Opere complete’, cit., vol. IV, p. 200; (13) K. Marx, ‘Appunti su James Mill’, in ‘Scritti inediti di economia politica’, Roma, 1963, p. 26] (pag 33-34-35)”,”TEOC-703″ “STOKES John a cura; saggi di Lyn PYKETT Carolyn STEEDMAN William GREENSLADE Sally LEDGER Gail MARSHALL Faith EVANS Ruth ROBBINS Emma FRANCIS Lynne HAPGOOD Laurel BRAKE Bridget BENNETT Simon AVERY”,”Eleanor Marx (1855-1898). Life, Work, Contacts.”,”Saggi di Lyn PYKETT Carolyn STEEDMAN William GREENSLADE Sally LEDGER Gail MARSHALL Faith EVANS Ruth ROBBINS Emma FRANCIS Lynne HAPGOOD Laurel BRAKE Bridget BENNETT Simon AVERY AVELING Eleanor MARX, 1855-1898 John STOKES (1943) “”Alla fine di ‘The Woman Question’ , il loro saggio del 1886 scritto in comune che discute la traduzione inglese del “”Woman in the Past, Present and Future’, di August Bebel, Eleanor Marx e Edward Aveling spingono la loro discussione al punto da sventolare il brillante premio di una monogamia eterossessuale armoniosa che sarà resa possibile dalla rivoluzione socialista: (…)””. (pag 113)”,”MADS-367″ “STOKES Geoffrey”,”Popper.”,”Geoffrey Stokes insegna nel Dipartimento di Government dell’Università del Queensland, Australia. Ha curato fra l’altro The Rise and Fall of One Nation con M. Leach e L. Ward nel 2000.”,”TEOS-036-FL” “STOLFI Emanuele”,”Da una parte sola. Storia politica dello Statuto dei Lavoratori.”,”E. Stolfi, Roma 1938, laureato in giurisprudenza, ha esordito al Mondo di Pannunzio. Direttore Aes, e della rivista ‘Ragioni politiche’, ha fatto parte della commissione economica del Psi. Ha diretto l’ufficio Stampa della Fidae-Cgil e collabora al Gr3. Aveva in progetto di pubblicare ‘Breve storia del movimento sindacale in Italia’.”,”MITT-355″ “STÖLTING Erhard”,”Eine Weltmacht zerbricht. Nationalitäten und Religionen der UdSSR.”,”STÖLTING E. (1942) originario di Freiburgo ha studiato sociologia e politica a Berlino. E’ professore di sociologia alla Freien Universität di Berlino. E’ esperto di problemi dell’ Europa Orientale.”,”RUSS-164″ “STOLZE Diether”,”La tercera potencia mundial. La industria y la economía construyen una nueva Europa. (Tit. orig.: Die dritte Weltmacht)”,”L’ Europa produce più di un quarto delle merci del mondo. Giornalista tedesco, specializzato in Economia, STOLZE Diether fa qui uno studio del processo economico europeo attraverso il Mercato Comune. Analizza le possibilità di una terza grande potenza che abbia la possibilità di ricerca in particolare in campo spaziale e atomico. “”Nel corso del secolo si sono verificati profondi cambiamenti nelle proporzioni del consumo di energia. Dall’ inizio dell’ industrializzazione e fino agli anni precedenti la prima guerra mondiale, la proporzione del carbone si è ridotta al 75% e ad oggi è solo la metà. Il più importante portatore di energia dopo il carbone è il petrolio, che copre una quota del 33 % del consumo mondiale di energia e lo segue il gas naturale con il 12 %. Quindi viene l’ energia idraulica che ha una quota del 6% e mostra una leggera tendenza alla decrescita. La trasformazione più importante è stata poi la sostituzione del carbone con il petrolio. Questa evoluzione si è accelerata negli ultimi anni.”” (pag 234)”,”EURE-039″ “STONE Norman”,”La grande Europa 1878 – 1919.”,”Rivoluzione liberale, grande depressione, trasformismo: politica degli anni ottanta, efficienza nazionale, 1905 spettro del 1848, tecnocrazia, spettro del bonapartismo, grandi potenze europee, relazioni internazionali, Germania, Russia, Italia, Francia, Austria-Ungheria, 1° GM, guerra e rivoluzione, la rivoluzione culturale del 1900. Norman STONE (1941) è ‘Fellow’ del Trinity College, a Cambridge, dove insegna storia della Russia e della Germania. Il suo primo libro ‘The Eastern Front, 1914 – 1917’, 1975 ha vinto il premio Wolfson per la storia. Altro suo libro è ‘Hitler’, 1980. Di recente è stato nominato Professore di Storia moderna all’Università di Oxford.”,”EURx-054″ “STONE Lawrence”,”Viaggio nella storia.”,”Storiografia, storia e scienze sociali nel XX secolo, prosopografia, ritorno al racconto, nascita del mondo moderno, la Riforma, la crisi del secolo XVII, il puritanesimo, magia, religione e ragione, la corte e il Paese, la legge, la vecchiaia, la morte, storia della famiglia negli anni ottanta. L’A si confronta con gli storici TREVOR-ROPER, ARIES, THOMPSON, HOBSBAWM, Christopher HILL, LE ROY LADURIE. L’A insegna all’Univ di Princeton. Tra le sue opere: ‘Crisi dell’ aristocrazia. L’ Inghilterra da Elisabetta a Cromwell’ (1972), ‘Le cause della rivoluzione inglese’ (1982), ‘Famiglia, sesso e matrimonio in Inghilterra tra ‘500 e ‘800’, 1983.”,”STOx-016″ “STONE Lawrence”,”Le cause della rivoluzione inglese 1529-1642.”,”Lawrence STONE (nato nel 1919) è uno dei maggiori storici sociali inglesi. Ha studiato a Oxford e ha insegnato nelle Univ inglesi e americane. Ha pubblicato ‘La crisi della aristocrazia. L’Inghilterra da Elisabetta a Cromwell’ (EINAUDI, 1972), ‘The Family, Sex and Marriage in England, 1500-1800’ pure in pubblicazione da Einaudi. In questo saggio STONE individua le cause che determinarono quella rivoluzione inglese che ha segnato l’inizio delle ‘Grandi Rivoluzioni’ della storia. Un esame delle teorie elaborate da scienziati sociali su tipologie, cause e modelli di rivoluzione consente all’A di chiarire e definire il suo metodo e di offrire un bilancio critico delle controversie storiche tra gli studiosi. Tesi: l’A tra le cause individua: presupposti, prerequisiti, fattori precipitanti, detonatori”,”UKIR-002″ “STONE Diane DENHAM Andrew GARNETT Mark a cura; contributi di Diane STONE e Mark GARNETT (introduzione) Andrew DENHAM e Mark GARNETT Catherine FIESCHI e John GAFFNEY Claudo M. RADAELLI e Alberto P. MARTINI Winand GELLNER Donald E. ABELSON Evert A. LINDQUIST Diane STONE Su-ming KHOO Makiko UENO Mark SANDLE William WALLACE”,”Think tanks across nations. A comparative approach.”,”Contributi di Diane STONE e Mark GARNETT (introduzione), Andrew DENHAM e Mark GARNETT (Gran Bretagna), Catherine FIESCHI e John GAFFNEY Francia), Claudo M. RADAELLI e Alberto P. MARTINI (Italia), Winand GELLNER (Germania), Donald E. ABELSON (USA), Evert A. LINDQUIST (Canada), Diane STONE (Australia), Su-ming KHOO (Malesia), Makiko UENO (Jap), Mark SANDLE (Russia), William WALLACE (conclusioni).”,”RAIx-064″ “STONE Irving, a cura di Jean STONE”,”L’ origine. Il romanzo di Charles Darwin.”,”””La mente è il mondo e da sé può fare un paradiso dell’ inferno e un inferno del paradiso”” (Milton, Il paradiso perduto, 1667) “”I libri sono l’ eredità che un grande genio lascia al genere umano e viene trasmessa di generazione in generazione, come dono a coloro che non sono ancora nati”” (Joseph Addison, The Spectator, 10 settembre 1711) “”Se vivessi altri vent’anni e in grado di lavorare, dovrei modificare profondamente ‘L’ origine delle specie’, e le affermazioni su ogni punto dovrebbero essere diverse. In effetti si tratta di un inizio, ed è già qualcosa…””. (Charles Darwin a Joseph Hooker, 1869).”,”SCIx-278″ “STONE Lawrence”,”La sessualità nella storia.”,”STONE Lawrence (1919) ha insegnato dal 1963 al 1990 all’Università di Princeton. Ha scritto ‘La crisi dell’aristocrazia’ e ‘Le cause della rivoluzione inglese’ (1982), ‘Famiglia, sesso e matrimonio in Inghilterra tra Cinque e Ottocento’ (1983), Viaggio nella storia (1987).”,”STOS-154″ “STONE I.F.”,”Storia segreta della guerra di Corea.”,”Il libro di I.F. Stone reca una sostanziale ed insospettabile chiarificazione e per la prima volta aiuta il lettore a decifrare le innumerevoli contraddizioni della propaganda americana, ed a leggere nei fatti, oltre l’ipocresia delle versioni ufficiali, la verità. L’autore è un giornalista liberale, che si è conquistato meritatamente in America uno dei posti più in vista, e una cerchia di lettori fiduciosi e affezionati: è uno di quei giornalisti nati, i cui servizi hanno avuto alle volte una funzione clamorosa di rivelazione, uno di quei giornalisti che vogliono vedere coi loro occhi al fondo delle cose. Lo Stone non ha mai messo piede in Corea, ma sulle relazioni ufficiali dei fatti, trasporta su un piano di documentazione storiografica quelle virtù giornalistiche della curiosità tenace e dell’arte di leggere tra le pieghe degli avvenimenti.”,”QMIx-030-FL” “STONE Norman”,”La grande Europa, 1878 – 1919.”,”Norman STONE (1941) è ‘Fellow’ del Trinity College, a Cambridge, dove insegna storia della Russia e della Germania. Il suo primo libro ‘The Eastern Front, 1914 – 1917’, 1975 ha vinto il premio Wolfson per la storia. Altro suo libro è ‘Hitler’, 1980. Di recente è stato nominato Professore di Storia moderna all’Università di Oxford. Contiene il paragrafo “”Tecnocrazia”” (1906-1910)”” (pag 123-138)”,”EURx-006-FV” “STONE Norman”,”La seconda guerra mondiale. Una breve storia.”,”Gli accordi economici. Bretton Woods, 1944. “”La fine della Seconda guerra mondiale è stata ancor meno chiara di quella della prima. In realtà non c’è stato un vero trattato di pace tedesco per quarantasei anni, fino al 1991. Un primo tentativo fu fatto quando i tre grandi si incontrarono a Potsdam nell’estate del 1945 (…). Il meeting si sciolse senza un accordo sulle maggiori questioni, nemmeno sui nuovi confini della Germania a oriente. Comunque non c’era alcun governo tedesco con cui proseguire i negoziati: le potenze occupanti semplicemente litigarono fra di loro, con i francesi che spesso prendevano le parti dei sovietici. Poco dopo cominciò la Guerra fredda, e forse la data più simbolica per stabilirne l’inizio è il novembre 1945, quando i sovietici si rifiutarono di sostenere i progetti anglo-americani per rianimare l’economia mondiale. Una delle maggiori differenze tra i due conflitti mondiali consiste nei successivi piani economici. Oggi può sembrare grottesco, ma nel 1918 le capitali europee brulicavano di progetti per ridurre i vicini sul lastrico. Georges-Henri Soutou, nel suo libro del 1989, ‘L’or et le sang’, ha redatto un lungo catalogo di queste elucubrazioni, che nell’accordo postbellico furono in parte realizzate: nuove annessioni, in particolare in Medio Oriente; riparazioni per regalare alla Francia l’oro tedesco; confisca della marina militare e mercantile tedesca a favore di Londra. I belgi immaginarono perfino di poter inglobare parte dell’estuario della Schelda sottraendolo agli olandesi per favorire i traffici di Anversa. Gli americani, da questo punto di vista, non furono avidi, però da un altro furono ciechi, dato che rivolevano i loro dollari da nazioni a cui nel frattempo impedivano di guadagnare a causa delle barriere doganali. Queste insensatezze culminarono in una recessione mondiale che rimbalzò in patria a tormentare gli Stati Uniti con 25 milioni di disoccupati. Dopo la Seconda guerra mondiale i saggi presero nota di ciò e dissero: mai più. Quando Londra trattò i propri prestiti di guerra con l’America, una delle clausole riguardò inevitabilmente l’utilizzo che sarebbe stato fatto di quei dollari, e si fece il possibile per vincolare la Gran Bretagna, impedendole di usare gli aiuti americani per promuovere i propri traffici con i paesi neutrali. Churchill si sentì umiliato da queste manovre, ma da esse nacquero gli accordi sulla cooperazione monetaria e il consenso atlantico sul da farsi dopo la guerra. Non bisognava assolutamente permettere che crollassero gli scambi internazionali come era successo negli anni trenta, con milioni e milioni di persone rimaste senza lavoro. Ci voleva un qualche accordo internazionale che consentisse ai soldi per i commerci con l’estero di fluire, accordo che fu firmato a Bretton Woods nell’estate del 1944. Fu la nascita del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, accorsi in aiuto a paesi che avrebbero potuto portare a fondo con sé grandi porzioni del pianeta se li si fosse lasciati collassare. Il sistema non funzionò ancora per qualche anno dopo il conflitto perché scoppiò la Guerra fredda. Uno dei motivi per cui non ingranò è che, se volevano trarre beneficio da Bretton Woods, i paesi dovevano presentare bilanci trasparenti alle ispezioni, e invece l’Unione Sovietica si rifiutò di ottemperare. A quel punto la Germania diventò l’oggetto del contendere tra russi e Occidente”” (pag 184-185)”,”QMIS-302″ “STONE Irving”,”Jack London.”,”Irving Stone (1903-1989) è stato tra i maggiori autori di biografie del XX secolo. Tra l’altro ha raccontato le vite di Sigmund Freud, Charles Darwin, Abraham Lincoln.”,”BIOx-019-FGB” “STONE Lawrence, a cura di”,”An Imperial State at War. Britain from 1689 to 1815.”,”STONE Lawrence: (1919-1999). Storico inglese, è stato Professore Emerito alla Università di Princeton e Oxford. Nella Seconda guerra mondiale si arruolò nella Royal Naval Volunteer Reserve. Esperto di storia inglese 1500-1700. Contributi di: STONE Lawrence, ERTMAN Thomas, BREWER John, WRIGLEY E. A., INNES Joanna, WILSON Kathleen, COLLEY Linda, BAUGH Daniel A., ROBERTSON John, LANDSMAN Ned C., CANNY Nicholas, BAYLY C. A. <> (pg 326, traduz. d. r.)”,”UKIQ-003-FSL” “STONE Lawrence”,”Viaggio nella storia.”,”Storiografia, storia e scienze sociali nel XX secolo, prosopografia, ritorno al racconto, nascita del mondo moderno, la Riforma, la crisi del secolo XVII, il puritanesimo, magia, religione e ragione, la corte e il Paese, la legge, la vecchiaia, la morte, storia della famiglia negli anni ottanta. L’autore si confronta con gli storici tra curi Trevor-Roper, Aries, Thompson Hobsbawm C. Hill Le Roy Ladurie. L. Stone ha insegnato all’Università di Princeton. Tra le sue opere: ‘Crisi dell’ aristocrazia. L’ Inghilterra da Elisabetta a Cromwell’ (1972), ‘Le cause della rivoluzione inglese’ (1982), ‘Famiglia, sesso e matrimonio in Inghilterra tra ‘500 e ‘800’, 1983. STONE, LAWRENCE Storico inglese (Epsom, Surrey, 1919 – Princeton 1999). Formatosi alla scuola inglese di storia economico-sociale (R. H. Tawney, Ch. Hill, H. R. Trevor-Roper), insegnò nelle maggiori università britanniche (Oxford, 1947-63) prima di trasferirsi negli USA, dove fu prof. di storia presso l’univ. di Princeton (1963-90, poi prof. emerito). Sensibile alle suggestioni delle scienze sociali (antropologia, demografia, ecc.), ma attento a criticarne gli eccessi nel campo della ricerca storica, nella sua opera principale, The crisis of the aristocracy, 1558-1641 (1965; trad. it. 1972), tentò una ricostruzione globale del processo di crisi e trasformazione subito dall’aristocrazia inglese nel periodo che va dall’ascesa al trono di Elisabetta I allo scoppio della guerra civile. La descrizione degli stili di vita delle élite, lo studio di mentalità e di comportamenti sociali e culturali furono al centro di altre opere tra cui: The family: sex and marriage in England, 1500-1800 (1977; trad. it. 1983); The past and the present (1981; trad. it. 1987); Road to divorce: England 1530-1987 (1992); Uncertain unions: marriage in England, 1660-1753 (1992); An imperial state at war: Britain from 1689 to 1815 (1994). (Trec) Il lungo dibattito storiografico sulla Rivoluzione inglese del Seicento. L’interpretazione di Friedrich Engels “”Che cosa accadde in Inghilterra alla metà del secolo XVII? Si trattò di una «grande ribellione», come riteneva Clarendon, l’ultima e la più violenta delle tante ribellioni contro re particolarmente invisi o impopolari inscenate da membri dissidenti delle classi terriere per tutto il corso del Medioevo? Si trattò davvero soltanto di una guerra intestina provocata da un temporaneo collasso politico, a sua volta dovuto a circostanze politiche particolari? O fu invece la rivoluzione puritana di S.R. Gardiner, secondo il quale la forza motrice di quel processo fu un conflitto tra istituzioni e ideologie religiose? Si trattò del primo grande scontro tra la libertà e la tirannia, come la vedeva Macaulay, la prima salva di cannone dell’Illuminismo e del partito ‘whig’, il colpo che avviò l’Inghilterra sulla lenta via della monarchia parlamentare e delle libertà civili? O fu invece la prima rivoluzione borghese, la lotta degli elementi economicamente più dinamici e progressisti della società per affrancarsi dalle fasce della sua infanzia feudale? Così la vedeva Engels; e così tendevano a vederla tanti storici degli anni Trenta, compresi R.H. Tawney e Ch. Hill. Fu la prima rivoluzione modernizzatrice – la nuova veste dell’interpretazione marxista – percepita come lotta delle forze imprenditoriali per adattare le istituzioni del governo alle esigenze di una società più efficiente, più razionale e economicamente più progredita? O fu invece la rivolta della disperazione, manovrata dagli elementi decaduti e conservatori della società rurale, la ‘gentry’ come la vede H.R. Trevor-Roper, gente che sperava di poter ricreare quella società decentralizzata, introversa, stabile sul piano sociale e stagnante su quello economico, com’era nei suoi sogni disperatamente anacronistici? Negli ultimi cinquant’anni la storiografia della Rivoluzione inglese ha attraversato tre fasi relativamente ben definite”” (pag 179-180) [Lawrence Stone, ‘Viaggio nella storia’, Laterza, Roma, 1987] La storia della famiglia negli anni Ottanta, Acquisizioni e prospettive. “”Nel corso dell’ultimo secolo numerose influenze esterne hanno stimolato il rapido sviluppo dell’interesse in questa materia. La prima fu quella della sociologia: in Inghilterra Engels tentò di individuare il nesso tra la famiglia e l’industrializzazione, mentre in Francia Le Play elaborava una tipologia delle strutture familiari, da quella estesa, a quella a ceppo, a quella nucleare. Furono questi studiosi ad indirizzare gli storici nella direzione di quelli che da allora sono sempre stati due campi di indagine fondamentali (2)”” (pag 231-232) [(2) Friedrich Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Roma, 1976; Pierre G.F. Le Play, ‘L’organisation de la famille’, Paris, 1971]”,”STOx-028-FSD” “STOOSS Toni DOSWALD Christoph a cura; collaborazione di Laura ARICI Marian BISANZ-PRAKKEN Christian BRANDSTÄTTER Christoph DOSWALD Wolfgang Georg FISCHER Gottfried FLIEDL Gerbert FRODL Beatrix KRILLER Eke MIEDANER Christian M. NEBEHAY Alice STROBL Philip URSPRUNG Alfred WEIDINGER”,”Gustav Klimt.”,”3 417133 SBN CLOUD Gustav Klimt (1862-1918) Nascita: 14 luglio 1862, Baumgarten (sobborgo di Vienna) Morte: 6 febbraio 1918, Vienna Formazione e primi anni Figlio di un orafo e di una madre appassionata di musica, Klimt cresce in un ambiente creativo. A 14 anni entra alla Scuola d’Arte e Mestieri di Vienna, dove si forma nelle arti decorative e affreschi. Inizia la carriera decorando teatri e palazzi con il fratello Ernst e l’amico Franz Matsch. La svolta della Secessione viennese Nel 1897 fonda il movimento della Secessione viennese, ribellandosi all’arte accademica. Il suo stile si evolve: sensualità, simbolismo e oro diventano tratti distintivi. Le sue opere provocano scandalo ma anche ammirazione. Opere celebri Il bacio (1907–08) Giuditta I (1901) L’albero della vita (1905–09) Il fregio di Beethoven (1902) Ultimi anni e eredità Muore a 55 anni per un ictus. La sua arte, audace e decorativa, ha influenzato generazioni di artisti e rimane simbolo della Vienna della Belle Époque 2. (copilot) Messaggio da Scotti Douglas 23.8.2025 Fondo Romagnoli – Storia di Milano – Storia medievale Caro Gianfranco, caro Giovanni vi sono veramente (più di quanto voi possiate immaginare) grato per aver accettato e fatto vostra la proposta di Pietro di intitolare Fondo Romagnoli la porzione di libri che comincerà ad arrivare a Genova con questa dicitura, per ricordare che si tratta di libri di Daniela (in realtà di suo padre che era un appassionato cultore di storia milanese). Pra questi ci sono alcune vere rarità, come la Storia di Milano Treccani degli Alfieri, evidentemente superata da molta più recente storiografia, ma sempre base fondamentale per ogni seria ricerca sull’argomento, e soprattutto la prima rara edizione delle Memorie della città e della campagna di Milano ne’ secoli bassi di Gino Giulini, completo nei suoi dodici volumi e con tutte le splendide tavole, alcune delle quali ripiegabili (mancano spesso perché librai o studiosi(!) a dir poco scorretti e/o fraudolenti le rimuovono per venderle separatamente come stampe da incorniciare). Se posso sommessamente suggerire una piccola modifica-aumento dell’intestazione aggiungerei a Fondo Romagnoli – Storia di Milano anche le parole Storia medievale, per il ricco corpus di opere (anche qui alcune rare e di difficile reperimento) accumulate da Daniela nei suoi anni di studio e di ricerca. Troveremo il modo, pur senza spogliarci del tutto di libri per non sentirci in una casa “”nuda””, di anticipare l’arrivo a Genova di una parte di quanto abbiamo a Milano. Un abbraccio e ancora un grandissimo grazie Vittorio Vittorio Scotti Douglas Corso Sempione 61 20149 Milano Italia +3902313504 cell. 3405615117 vittorio.scottidouglas@gmail.com”,”ARTx-001-FDR” “STOPPANI Antonio, a cura di Giuseppe BERRETTA”,”I primi anni di Alessandro Manzoni.”,”Il Manzoni fu dapprima incredulo, poi credente, e pio benché non mai reazionario o bigotto (pag 75)”,”VARx-047-FGB” “STOPPINO Mario”,”Potere e teoria politica.”,”””A differenza che in Marx ed Engels, in Pareto le forze che guidano i comportamenti degli uomini sono gli istinti e i sentimenti umani fondamentali. Le ideologie, da lui chiamate “”derivazioni””, sono i ragionamenti pseudologici con cui l’ uomo stende “”un velo sui suoi istinti e sui suoi sentimenti”” (1), che egli chiama “”residui””. La funzione delle ideologie è di giustificare e rendere efficaci gli istinti e i sentimenti che guidano le azioni degli uomini: “”le derivazioni valgono principalmente””, afferma Pareto, “”a dare maggior forza ed efficacia ai residui che esprimono””. Chi cerca di “”spingere gli uomini ad operare in un certo modo deve necessariamente ricorrere alle derivazioni; poiché queste costituiscono il linguaggio mediante il quale si giunge sino ai sentimenti degli uomini, e si può quindi modificarne l’ attività””. (pag 130)”,”TEOP-184″ “STORA Benjamin”,”La dernière génération d’ octobre.”,”STORA Benjamin, professore di storia del Maghreb all’ INALCO (Langues O.), ha pubblicato una ventina di opere tra cui ‘La Gangrène et l’ oubli’ (1991) sulla guerra d’ Algeria. (v. 4° cop) Trotskismo. L’ entrismo di Pablo e quello di Trotsky. “”En attendant ce renversement, jugé lointain, Michel Pablo préconisa l’ entrisme au sein du PCF. Cet entrisme-là, à la difference de ce que préconisait Léon Trotski en 1934 en demandant aux trotskistes de rentrer dans la SFIO pour y construire publiquement un courant révolutionnaire, devait être dans le PCF ‘sui generis’. Cela impliquait un abondon complet des références trotskistes, une infiltration secrète pour transformer le PCF de l’ intérieur à l’ occasion des grandes épreuves qu’il ne manquerait pas de subir. C’est cette immersion profonde que la grande majorité de la section francaise, sous la conduite de Pierre Lambert et de Marcel Bleibtreu, refusa. Les trois organisations OCI, SWP et SLL avaient formé en 1953 un Comité international (CI) qui s’opposait au Secrétariat unifié (SU) dirigé par Michel Pablo et Pierre Franck””. (pag 54) “”L’ OCI avai connu une histoire difficile après la scission de 1952. Son soutien au Mouvement national algérien (MNA) dirgié par le vieux leader Messali Hadj, fondé contre le FLN pendant la révolution algérienne, puis sa rupture avec lui en 1958 l’avaien plutôt affaiblie. Une cinquantaine de militants seulement s’était retrouvés derrière Pierre lambert dans les années 1958-1960.”” (pag 56)”,”TROS-185″ “STORA Benjamin”,”La dernière génération d’Octobre.”,”Professeur d’histoire du Maghreb à l’INALCO (Langues O.), Benjamin Stora a publié une vingtaine d’ouvrages, dont La Gangrène et l’oubli. La mémoire de la guerre d’Algérie. Introduction, note, Photo, Conclusion, Bibliographie sélective, Un ordre d’idées, Collection dirigée par Nicole LAPIERRE,”,”TROS-075-FL” “STORA-SANDOR Judith a cura; scritti di Alexandra KOLLONTAJ (KOLLONTAI)”,”Alexandra Kollontaï: marxisme et révolution sexuelle.”,”STORA-SANDOR è maitre-assistante all’ Università di Parigi VIII (Vincennes). Di origine ungherese è autrice di una tesi su Isaac Babel, pubblicata nel 1968 a Parigi per le edizioni Klincksieck. La KOLLONTAJ (1872-1952) bolscevica di lunga data fu commissario del popolo per l’ Assistenza pubblica nel primo governo sovietico. Fu la sola donna presente nel governo presieduto da LENIN prima di essere la prima donna nominata ambasciatrice del suo paese. Militante rivoluzionaria dirigente dell’ Opposizione Operaia all’ inizio degli anni 1920, la K. è stata anche una teorica della questione femminile. Pensava che solo la rivoluzione socialista potesse portare alle condizioni necessarie alla liberazione della donna. Ma l’ indipendenza economica a suo parere da sola non era sufficiente per l’ emancipazione completa. Ben prima di W. REICH sosteneva che assieme alla rivoluzione economica e sociale doveva andare avanti la rivoluzione sessuale. “”Nel 1901, partii per l’ estero. Mi legai personalmente con Kautsky, Rosa Luxemburg, Lafargue a Parigi e Plechanov a Ginevra. Sulla Zaria apparve uno dei miei articoli sulla Finlandia senza firma e, nella rivista Neue Zeit di Kautsky, un articolo sotto lo pseudonimo di Hélène Maline. Da allora, rimasi in contatto costante con i mie compagni dell’ estero. All’ inizio del 1903 apparve il mio libro ‘Vita degli operai finlandesi’, e sullo sviluppo dell’ economia della Finlandia. Era redatto in uno spirito marxista e i militanti clandestini gli diedero una buona accoglienza, ma molti marxisti legali manifestarono la loro disapprovazione. Nel 1903 presi per la prima volta la parola in una riunione pubblica organizzata dagli studenti di Santa Tatiana (…)””. (pag 14, introduzione)”,”DONx-019″ “STORCH Randi”,”Red Chicago. American Communism at its grassroots, 1928-35.”,”STORCH R. è associate professor of history alla State University of New York College a Cortland.”,”MUSx-249″ “STOREY R.L.; DOUIE D.L.; HEATH Peter; FRYDE E.B.; HILL Rosalind M.T.”,”Diocesan Administration in Fifteenth-Century England (Storey); Archbishop Geoffrey Plantagenet and the Chapter of York (Douie); Medieval Clerical Accounts (Heath); Some Business Transactions of York Merchants. John Goldbeter, William Acastre and Partners, 1336-1349 (Fryde); The Labourer in the Vineyard. The Visitations of Archbishop Melton in the Archdeaconry of Richmond (Hill).”,”Amministrazione diocesana nell’Inghilterra del XV secolo (Storey); L’Arcivescovo Geoffrey Plantagenet e il Capitolo di York (Douie); Conti clericali medievali (Heath); Alcune transazioni commerciali dei commercianti di York. John Goldbeter, William Acastre e soci, 1336-1349 (Fryde); L’operaio nella vigna. Le visite dell’arcivescovo Melton all’arcidiaconato di Richmond (Hill). ‘York, situata nella contea di North Yorkshire, è una città cattedrale con origini romane. Si trova alla confluenza dei fiumi Ouse e Foss. Ecco alcuni dettagli interessanti su questa affascinante città: Fondazione romana: York fu fondata dai Romani nel 71 d.C. con il nome di Eboracum. Capitale storica: In passato, York fu la capitale della provincia romana di Britannia Inferiore e successivamente della regione dei regni di Deira, Northumbria e Scandinavian York. Centro ecclesiastico: Nel Medioevo, York divenne il centro della provincia ecclesiastica del Nord dell’Inghilterra e crebbe come importante centro di commercio della lana. Restaurazione dopo la Seconda Guerra Mondiale: Durante la Seconda Guerra Mondiale, parte dei bombardamenti del Baedeker Blitz colpì la città. Sebbene York sia stata meno colpita rispetto ad altre città industrializzate del nord, diversi edifici storici furono danneggiati e restaurati fino agli anni ’60. Popolazione attuale: L’area urbana di York aveva una popolazione di 141.685 abitanti al censimento del 2021, mentre l’intera città (distretto di governo locale) aveva una popolazione di 202.800, con un aumento del 2,4% rispetto al censimento del 2011. York è una gemma storica nel cuore del North Yorkshire, con una ricca storia e una varietà di monumenti e strutture storiche, tra cui una cattedrale, un castello e mura cittadine. La sua posizione strategica e il suo patrimonio culturale la rendono una destinazione affascinante per i visitatori di tutto il mondo.’ (copil)”,”STMED-093-FSD” “STORONI MAZZOLANI Lidia”,”Sant’ Agostino e i pagani.”,”STORONI MAZZOLANI è nata a Roma. Storica dell’ età classica ha tradotto molte opere di valore letterario tra cui le Memorie di Adriano della Yourcenar.”,”RELC-125″ “STORONI MAZZOLARI Lidia”,”Galla Placidia.”,”STORONI MAZZOLARI Lidia è nata e vive a Roma. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘L’idea di città nel mondo romano’.”,”STAx-196″ “STORRY Richard”,”Storia del Giappone moderno.”,”STORRY Richard (1913) ha studiato ad Oxford e nel 1937 è stato in Giappone come lettore a Otaru (isola Hakkaido). Tornato in Inghilterra nel 1940 prese parte al conflitto del Pacifico come ufficiale. E’ tornato in Giappone nel dopoguerra. Ha pubblicato pure il volume ‘The double Patriots: a Study of Japanese Nationalism’ (1957). “”Il Primo ministro Yoshida, come capo delegato, firmò il trattato di pace per il Giappone. Sottoscrissero il documento altre 48 nazioni. Il delegato sovietico Gromiko fece un discorso attaccando duramente il trattato; com’era previsto, il suo paese insieme con la Polonia e la Cecoslovacchia rifiutò di firmare. Secondo le condizioni del trattato di San Francisco, il Giappone riconosceva l’indipendenza della Corea e rinunciava a tutte le pretese su Formosa e le Pescadores, sulla Sakhalin meridionale e le Kurili e sulle vecchie isole che aveva in mandato sul Pacifico. Fu accettato il controllo americano temporaneo sulle isole Ryu Kyu e Bonin. Venne così liquidato ufficialmente un impero conquistato e perso nel giro di 80 anni. Il trattato non poneva limitazioni all’economia e al commercio giapponesi; e fu riconosciuto al Giappone il diritto all’autodifesa, in accordo con i principi della Carta delle Nazioni Unite. (…) Il trattato entrò in vigore il 28 aprile 1952, vigilia del compleanno dell’imperatore; e quel giorno l’Occupazione ebbe ufficialmente fine e il Giappone tornò ad essere una nazione indipendente””. (pag 319-320)”,”JAPx-078″ “STORRY Richard”,”A History of Modern Japan.”,”Richard Storry è nato in Doncaster nel 1913. È stato Fellow of St. Antony’s College di Oxford. Ha pubblicato pure ‘The Double Patriots: A Study of Japanese Nationalism, pubblicato nel 1957.”,”JAPx-001-FSD” “STOWE Harriet Beecher”,”La capanna dello zio Tom. Ovvero La vita dei negri negli Stati schiavisti d’ America.”,”””…e vidi le lacrime di coloro che erano oppressi e non avevano chi li confortava: e dalla parte dei loro oppressori era la forza, ed essi non avevano chi li confortava””. (Ecclesiaste, IV, 1)”,”VARx-158″ “STOWELL David O.”,”Streets, Railroads, and the Great Strike of 1877.”,”STOWELL David O. è professore assistente di storia al Keene State College, dove ha insegnato dal 1994. Ha ricevuto il Ph.D. in storia dalla State University of New York a Buffalo. L’ analisi dell’ identità degli arrestati (o feriti o uccisi) del Grande Sciopero ha permesso di stabilire la composizione sociale della rivolta del 1877 e ne esce chiaramente che le masse in agitazione non erano composte da lavoratori delle ferrovie e molti non facevano neppure parte della classe operaia industriale. (pag 117)”,”MUSx-151″ “STOYE John”,”L’assedio di Vienna.”,”STOYE John (12 agosto 1917 – 5 dicembre 2016). Storico inglese. Professore emerito di Storia moderna presso il Magdalen College della Oxford University fino al 1984, è stato tra le massime autorità accademiche per i secoli XVII e XVIII. “”Gli studi storiografici (…) (sul) Seicento, sono consapevoli dl fatto che l’assedio turco a Vienna nel 1683 costituì una crisi di estrema importanza. (…) Ma è mancato finora un resoconto completo. Ho cercato qui di colmare un vuoto. La letteratura mondiale sull’argomento, a prescindere dalle lingue e dalle epoche, è sterminata; posso solo dire che mi sono procurato e ho letto tutto il possibile””. (dalla prefazione dell’Autore del 1963).”,”QMIx-189-FSL” “STRACHAN Hew”,”Carl von Klausewitz. Della guerra. Una biografia.”,” “”Gli attacchi di Clausewitz contro Jomini in ‘Della guerra’ furono pochi e casuali, intesi a confutare i principi generali da lui esposti. Ma egli fu molto più esplicito in altre sue opere, e lo divenne ancor più invecchiando. In un saggio scritto nel 1817, criticò sia Bülow che Jomini per avere elaborato “”sistemi stravaganti e parziali”” (pag 19, introduzione) Prima guerra mondiale e influenza di Clausewitz (pag 21, 26-27, 149) (testi per opuscolo) “”Nel 1858, il padre fondatore del comunismo Karl Marx aveva scritto di Clausewitz: “”Possiede un buon senso che rasenta la genialità”” (21). Il leader del Partito bolscevico V.I. Lenin rimase particolarmente colpito dal concetto clausewitziano che la guerra venisse intrapresa per fini politici, e attinse ampiamente a ‘Della guerra’ quando scrisse il suo saggio sul socialismo e la guerra mentre era in esilio in Svizzera nel 1915. Dopo le Rivoluzioni russe del 1917, il braccio destro di Lenin, Lev Trotzkij, accingendosi a creare l’Armata Rossa, cercò di equilibrare gli imperativi politici del socialismo rivoluzionario con le realtà militari. Particolare interesse rivestivano per lui i Libri 1 e 8 [‘Della Guerra’, ndr]: “”Dobbiamo respingere ogni tentativo di costruire una strategia rivoluzionaria assoluta con gli elementi della nostra limitata esperienza di guerra civile, durante i quali reparti dell’esercito di un genere particolare si sono impegnati in battaglia in speciali condizioni. Molto correttamente, Clausewitz ha messo in guardia contro simili iniziative”” (22)”” (pag 32-33) [Hew Strachan, Carl von Klausewitz. Della guerra. Una biografia, 2007, introduzione] [(21) Bernard Semmel (a cura di), Marxism and the Science of War, Oxford, 1981, p. 66. Il termine tedesco è ‘Witz’, che Semmel traduce con “”genialità””; (22) Ivi. p. 69]”,”QMIx-231″ “STRACHAN Hew”,”From Waterloo to Balaclava. Tactivs, Technology, and the British Army, 1815-1854.”,”Hew Strachan è Fellow of Corpus Christi College, Cambridge. Ha pubblicato: ‘European Armies and the Conduct of War’ (1983) e ‘Wellington’s Legacy: The Reform of the British Army 1830-1854’ (1984).”,”QMIx-128-FSL” “STRACHAN Hew”,”The First World War. Volume I. To Arms.”,”Hew Strachan è professore di storia moderna e direttore dello Scottish Centre for War Studies nell’Università di Glasgow e Life Fellow of Corpus Christi College,Cambridge. Ha pubblicato pure ‘The Politics of the British Army’ e ha curato ‘The Oxford Illustrated History of the First World War.”,”QMIP-032-FSL” “STRACHAN Hew.”,”European Armies and the Conduct of War.”,”STRACHAN Hew: (Edimburgo, 1° settembre 1949) è uno storico militare scozzese. Membro del Corpus Christi College di Cambridge, è stato docente di studi di guerra presso la Royal Military Academy di Sand hurst. <> (dalla copertina. Traduz. d. r.) <> (pag 93. Traduz d. r.). <> (pg 130. Traduz. d. r.)”,”EURQ-002-FSL” “STRADA Vittorio; con scritti di Jutta SCHERRER Georgij GLOVELI Irina REVJAKINA”,”L’altra rivoluzione. Gorki, Lunacarskij, Bogdanov. La ‘Scuola di Capri’ e la ‘costruzione di Dio’.”,”Con scritti di Jutta SCHERRER, Georgij GLOVELI, Irina REVJAKINA.”,”RIRx-012″ “STRADA Vittorio”,”Tradizione e rivoluzione nella letteratura russa.”,”Vittorio STRADA, nato a Milano nel 1929, ha compiuto gli studi filosofici in quella Università sotto la guida di Antonio BANFI. Dal 1957 al 1961 ha vissuto a Mosca presso la Facoltà di filologia dell’ Università M.V. Lomonosov, svolgendo studi e ricerche. E’ titolare di Lingua e letteratura russa all’ Università di Venezia. Dirige la rivista ‘Rossjia/Russia’.”,”RUSx-048″ “STRADA Vittorio”,”La Russia e l’ Europa: un problema di ieri e di oggi. Prolusione.”,”””Quale è la verità contenuta nello slavofilismo, tendenza che volgarmente viene identificata con una sorta di nazionalismo gretto e reazionario, mentre il primo slavofilismo russo è profondamente liberale e critico? E si tratta di una verità puramente locale, nazionale, russa oppure, come è stato il caso dell’ occidentalismo di cui sopra abbiamo ascoltato due voci, anche lo slavofilismo, come l’ occidentalismo è stato un fenomeno così ricco di personalità e così complesso di idee da non poter essere racchiuso in una formula?””. (pag 20-21)”,”RUSx-096″ “STRADA Vittorio a cura; saggi di Giorgio PETRACCHI Pier Giorgio ZUNINO Nicola TRANFAGLIA Vittorio STRADA Mario A. CATTANEO Victor ZASLAVSKY Aleksandr SUBIN Irina PAVLOVA Sergej KULESOV Vadim DAMIE’ Nelly KOMOLOVA Viktor PANEJACH Natal’ja EGOROVA”,”Totalitarismo e totalitarismi.”,”Saggi di Giorgio PETRACCHI Pier Giorgio ZUNINO Nicola TRANFAGLIA Vittorio STRADA Mario A. CATTANEO Victor ZASLAVSKY Aleksandr SUBIN Irina PAVLOVA Sergej KULESOV Vadim DAMIE’ Nelly KOMOLOVA Viktor PANEJACH Natal’ja EGOROVA Si tratta di un confronto tra storici italiani e russi svoltosi presso la Fondazione Giorgio Cini (aprile 2001) i cui saggi sono pubblicati in questo volume. “”Il modello economico del fascismo russo è inequivocabilmente stato preso da Mussolini. Quest’ ultimo, rafforzando le posizioni delle classi medie, univa nella sua politica il consolidamento della dittatura del partito e l’ ammissione di una certa libertà economica: sviluppo dell’ imprenditoria privata, rispetto della proprietà privata, appoggio dell’ industria nazionale. Nel 1926 egli attuò la riforma dei sindacati (…)””. (pag 181) “”Rigorosamente parlando, nella storia la “”società totalitaria”” non è mai esistita, né può esistere. Totalitarismo e società, intesa quest’ ultima come indipendente rispetto allo Stato, come libera aggregazione di persone, sono agli antipodi””. (pag 205)”,”STOx-103″ “STRADA Vittorio”,”La rivoluzione svelata. Una lettura nuova dell’ Ottobre 1917.”,”Di grande interesse e complesso significato è il modo in cui Gorkij reagì immediatamente alla vittoria bolscevica attraverso una serie di articoli riuniti sotto il comune titolo di ‘Nesvoevremennye mysly’ (Pensieri intempestivi) pubblicati nel giornale “”Novja zizn”” (Vita nuova), fondato dallo stesso Gorki nel marzo 1917 (e proibito dai bolscevichi nel luglio 1918). I “”Pensieri intempestivi”” di Gorkij venivano pubblicati senza una regolarità fissa sulla prima pagina di questo organo di stampa (Novja zizn, Vita nuova, ndr) che si fregiava dell’ epigrafe “”Proletari di tutto il mondo, unitevi!”” a sottolineare la sua tendenza socialista.”” (pag 79-80) “”A cose fatte, di fronte ai primi atti di arbitrio e di violenza del nuovo potere, Gorkij, il 7 novembre, pubblica un veemente “”pensiero intempestivo””: “”Lenin, Trotsky e i loro sodali si sono già intossicati col purulento veleno del potere, del che è testimonianza il loro vergognoso atteggiamento verso la libertà di parola, verso la libertà dell’ individuo e tutto l’ insieme di quei diritti per il trionfo dei quali si è battuta la democrazia””.”” (pag 81) “”Dopo aver elencato una serie di atti antidemocratici del nuovo potere, Gorkij invita i democratici “”dotati di ragione”” a domandarsi se sia mai possibile per loro seguire il cammino intrapreso da “”congiurati e anarchici di tipo neciaeviano””, riprendendo l’ associazione, comune nella cultura democratica, liberale e socialista russa, tra Lenin e Necaev, il famigerato autore del ‘Catechismo del rivoluzionario'””. (pag 81)”,”RIRO-312″ “STRADA Vittorio”,”EuroRussia. Letteratura e cultura da Pietro il Grande alla rivoluzione.”,”STRADA è stato ordinario di lingua e letteratura russa all’Università di Venezia e ha diretto l’Istituto italiano di cultura a Mosca.”,”RUSx-146″ “STRADA V. RIOSA A. KLOTZBACH K. SABBATUCCI G. MOLINARI J.P. YOUNG J.D. BERTELLA FARNETTI P. THING M. TITLESTAD T. MAYAYO I ARTAL A. CATSIAPIS J. STUTJE J.W. MARCHETTI A. DOGLIANI P. GROPPO B. ROMER J.C. PANACCIONE A. GALANTE S. ORLANDINI A. GERNER K. KARLSSON K.G. ZANI L. FURIOZZI G.B. POGATSCHNIG BIDUSSA D. GROPPO B. HARRISON R. VAN-ROSSUM LIEBICH A. DONNEUR A.P. CIUFFOLETTI Z. VAN DER LINDEN M. RIOSA A. PAVONE C. MASINI P.C. GRASSI ORSINI F. RAVA D., saggi di”,”L’URSS, il mito, le masse.”,”Contiene il saggio: – Bruno Groppo, Rudolf Hilferding e l’interpretazione del sistema economico sovietico (pag 617-627) “”Se nei suoi libri e opuscoli propagandistici Paolo Robotti assicurava che l’Urss era “”un Paese dove i prezzi diminui[va]no sempre””, e descriveva una situazione di consumismo quasi eccessivo e persino di lussi mirabolanti, forse era difficile credere alle sue parole. Ma perché mai? Le immagini proiettate sullo schermo di sale cinematografiche improvvisate nelle sezioni, negli ambienti pubblici meno ostili, nelle abitazioni private, davano la prova visibile – e, perciò, apparentemente tangibile – del fatto che in Urss tutto lavorava per la felicità degli uomini””. (pag 465) (Severino Galante)”,”ANNx-011″ “STRADA Vittorio”,”Brest-Litovsk: il dibattito su pace, guerra e rivoluzione nel partito bolscevico. (Studi e ricerche sul movimento operaio)”,”STRADA Vittorio Lenin: firma o non firma non riusciremo a liberarci interamente da questo o da quel legame imperialistico interamente senza abbattere l’imperialismo mondiale (pag 82) Lenin sulla frase rivoluzionaria “”Nel suo secondo intervento alla seduta serale del Comitato centrale del 18 febbraio Lenin tra l’altro disse: “”La guerra rivoluzionaria non deve essere una frase””. E in “”Strano e mostruoso”” leggiamo: “”Coloro che si sono accontentati di frasi generali sulla guerra rivoluzionaria hanno eluso o non hanno notato, non hanno voluto notare il contenuto essenziale dei miei argomenti””. E’ inutile moltiplicare le citazioni: la polemica contro la “”frase rivoluzionaria”” è un ‘leitmotiv’ della battagliia condotta da Lenin con il “”comunismo di sinistra””. E, come ha notato un linguista, Lev Jakubinskij, questa esplicita intolleranza della “”frase rivoluzionaria”” è reperibile anche in scritti precedenti di Lenin. “”La frase rivoluzionaria – scrive Lenin – il più delle volte è una malattia dei partiti rivoluzionari nelle circostanze… in cui il decorso degli eventi rivoluzionari mostra fratture rilevanti e rapide. La frase rivoluzionaria è la ripetizione delle parole d’ordine rivoluzionarie senza tener conto delle circostanze oggettive””. “”Quello che Lunaciarskij chiama “”l’opportunismo geniale”” di Lenin nasce da una sensibilità fulminea per la realtà extra-linguistica che permetteva a Lenin di cogliere l’attimo fuggente in cui la “”parola d’ordine”” si trasforma in “”frase””, si svuota cioè del suo contenuto semantico o, grazie al mutato contesto oggettivo, se ne riempe di un altro diversissimo.”” (pag 97-98)”,”RIRO-410″ “STRADA Vittorio”,”Il “”marxismo legale”” in Russia. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Per i marxisti russi il problema del “”marxismo legale”” si tradurrà poi in quello dell’atteggiamento da assumere verso il liberalismo russo e, come tale, si accenderà con particolare acutezza durante la rivoluzione del 1905. Nei riguardi degli “”alleati”” di un tempo, ormai acerrimi nemici, Lenin si vanterà di aver subito individuato nella critica di Struve al populismo il germe del suo futuro liberalismo, ricordando il suo proprio scritto “”Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del sig. Struve”” pubblicato in una miscellanea edita nel 1895 e subito distrutta della censura. Ripubblicando nel 1908 quell’articolo, Lenin scrisse nella prefazione generale al volume in cui apparve: “”La polemica con Struve, vecchia e sotto molti aspetti invecchiata, ha il valore di un piccolo esempio istruttivo. Questo piccolo esempio fa vedere l’importanza politico-pratica della polemica teorica intransigente. Infinite volte si è rimproverato ai socialdemocratici rivoluzionari di essere troppo inclini a una simile polemica e contro gli “”economisti””, e contro i bernsteiniani, e contro i menscevichi… Da noi si ama molto dire che i russi in generale, i socialdemocratici in particolare, i bolscevichi in specie, hanno un’eccessiva inclinazione per la polemica e per le scissioni. Da noi si ama anche dimenticare che un’eccessiva inclinazione a saltare dal socialismo al liberalismo è generata dalle condizioni dei paesi capitalistici in generale, dalle condizioni della rivoluzione borghese in particolare, dalle condizioni della vita e dell'””attività”” dei nostri intellettuali in specie. Da questo punto di vista è tutt’altro che inutile vedere come stavano le cose dieci anni fa, quali erano i dissensi teorici con lo “”struvismo”” che già allora si delineava, e quali furono le piccole (a prima vista piccole) divergenze dalle quali derivarono una completa demarcazione politica dei partiti e una lotta implacabile in parlamento, in tutta una serie di organi di stampa, in assemblee popolari, ecc. (12)””. Nello stesso articolo Lenin, con un procedimento suo tipico, amalgama le diverse tendenze avverse del bolscevismo: “”Se si dà uno sguardo d’insieme alla lotta delle due tendenze del marxismo russo e della socialdemocrazia russa nel corso di dodici anni (1895-1907), non si può non giungere alla conclusione che il “”marxismo legale””, l'””economismo”” e il “”menscevismo”” sono forme diverse di una stessa tendenza storica”” (13). E’ una tendenza determinata, per Lenin, dal fatto che “”in tutti i paesi capitalistici il proletariato è inevitabilmente legato da migliaia di gradini di transizione al suo vicino di destra, la piccola borghesia”” e che ciò non poteva non manifestarsi nella “”maniera più recisa, definita e spiccata”” in un paese piccolo-borghese”” come la Russia, dove simultaneamente si preparava la “”rivoluzione borghese”” e si formavano i “”primi germi del giovane partito operaio socialdemocratico”” (14)”” (pag 407-408) [Vittorio Strada, Il “”marxismo legale”” in Russia. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] [(12) Lenin, ‘Che fare?’, pp. 463-64; (13) Ibid., p. 479; (14) Ibid. Di diverso tono fu la critica che a Struve, nell’ambito della generale polemica anti-bernsteiniana e antirevisionista, mosse Plechanov, le cui posizioni furono espresse su un piano più astrattamente teorico che direttamente politico, assumendo sostanzialmente la forma di una difesa della “”dialettica materialistica””. Dei tre articoli dedicati alla critica di Struve vale la pena di riportare questo giudizio conclusivo: “”Molti anni fa nella nostra rivista “”Social-Demokrat”” abbiamo espresso l’idea che la teoria populista aveva definitivamente fatto il suo tempo e che la nostra intelligencija borghese, sbarazzatasi del populismo, aveva bisogno di europeizzare le proprie idee. Adesso questa europeizzazione si è già in gran parte realizzata, ma si è realizzata in una forma per noi inattesa. Quando ne indicavamo la necessità, non pensavamo che si sarebbe compiuta sotto la bandiera del marxismo sia pure “”revisionato””. “”Fino alla bara sempre se ne impara””, dice giustamente un proverbio…”” (G.V. Plechanov, Socinenija, vol. XI, Moskva.Petrograd 1923, p. 271]”,”MRSx-057″ “STRADA Vittorio”,”La polemica tra bolscevichi e menscevichi sulla rivoluzione del 1905. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”Illustrazione tra l’altro delle tesi di Maslov, Plechanov, Lunacharskij, Lenin, Trotsky e Parvus, Stalin al IV eV Congresso del Posdr (1906, 1907) “”Il IV Congresso del partito operaio socialdemocratico russo fu detto “”unificatore”” e fu organizzato appunto dai centri dirigenti delle due frazioni, menscevica e bolscevica, che alla fine del 1905 formarono un Comitato Centrale unificato per la convocazione del congresso. Il congresso, nel quale i delegati menscevichi erano in maggioranza, si svolse a Stoccolma nell’aprile del 1906. Due furono i punti politici centrali, nei quali si rifletteva l’esperenza di un anno di lotte rivoluzionarie: il problema agrario e la questione della Duma, l’assemblea rappresentativa istituita nel 1905. (…) La relazione di Lenin al Congresso non è conservata, ma il suo punto di vista è facilmente ricavabile da altri scritti del tempo e dal corso della discussione. Esso consisteva sostanzialmente nella proposta di confisca di tutte le terre appartenenti alla Chiesa, ai monasteri, allo Stato, ai proprietari e, e in caso di vittoria della rivoluzione, in una loro nazionalizzazione. Alcuni bolscevichi, tra cui Stalin, proponevano invece una divisione della terra dei proprietari e un’assegnazione degli appezzamenti in proprietà privata ai contadini. Costoro, infatti, ritenevano che tra rivoluzione democratico-borghese e rivoluzione socialista intercorresse un periodo abbastanza lungo per giustificare questo assetto dell’agricoltura, mentre Lenin, che puntava su un accelerato passaggio interno dall’una rivoluzione all’altra, vedeva nella nazionalizzazione uno strumento atto a favorire tale trapasso. Ciò non gli impedì di unirsi, tuttavia, per ragioni tattiche, al progetto di coloro che volevano dividere le terre e assegnarle ai singoli contadini. La tesi menscevica, invece, era quella di una municipalizzazione della terra, della quale dovevano disporre gli organi di autogoverno locale. Da questi i contadini avrebbero ricevuto in affitto gli appezzamenti. Contro il progetto della nazionalizzazione vennero avanzate due considerazioni principali. Maslov, lo studioso menscevico della questione agraria, dopo avere fatto notare la varietà di condizioni economiche coesistenti in un paese di così vaste proporzioni come la Russia (…) affermò che la nazionalizzazione avrebbe avuto l’effetto negativo di unificare in una reazione controrivoluzionaria tutte le diverse zone dell’Impero russo. Secondo Maslov, si sarebbe avuta “”non un’unica grande Vandea, ma una rivolta generale dei contadini contro il tentativo di un intervento da parte dello Stato per disporre degli appezzamenti di terra ‘propri’ dei contadini, contro il tentativo di nazionalizzarli”” , e i reazionari si sarebbero serviti di questo tentativo per spingere i contadini a sollevarsi contro i rivoluzionari, per cui “”la realizzazione del progetto”” di Lenin, avrebbe portato “”la rivoluzione non alla sua fine, ma al suo inizio””. (…) L’obiezione mossa da Plechanov al programma agrario di Lenin ha un carattere più teorico e avanza una critica contro i bolscevichi già pronunciata, del resto, al tempo della polemiche sul ‘Che fare?’: Lenin si sarebbe staccato dalle posizioni marxiste per far rivivere, sotto sembiante socialdemocratico, la vecchia tradizione del populismo rivoluzionario russo, avvicinandosi persino alle posizioni neopopuliste del partito socialista-rivoluzionario. Al tempo stesso viene mossa a Lenin un’altra critica: quella di avere capovolto il proprio atteggiamento rispetto a quello degli anni ’90, quando, secondo i menscevichi, egli collaborava coi “”marxisti legali””, verso i quali poi, ormai evoluti su autonome posizioni liberali, Lenin manifesterà costantemente, soprattutto a partire dal 1905, una totale avversione politica e un violento disprezzo intellettuale, a differenza dei menscevichi, che invece, come vedremo, mirarono a stabilire un rapporto critico ma costruttivo con la borghesia liberale”” [Vittorio Strada, La polemica tra bolscevichi e menscevichi sulla rivoluzione del 1905. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] (pag 446-448) La polemica tra bolscevichi e menscevichi. “”A sostegno di Lenin interviene in modo più brillante Lunacharskij. Anch’egli si sofferma sull’accusa di Plechanov, che faceva di Lenin un socialista-rivoluzionario: “”Affermare seriamente che Lenin è un socialista-rivoluzionario sarebbe strano e assurdo come se in questa assemblea risonasse l’affermazione che il compagno Plechanov è un cadetto”” (8). Qui siamo ancora alle prime battute, ma poi, soprattutto al V Congresso, simili affermazioni, seppure non così perentorie, non sembreranno “”strane e assurde”” in nessuno dei due sensi, poiché il problema centrale sarà proprio quello del rapporto della socialdemocrazia da un lato con le masse contadine e i partiti ad esse legati (in primo luogo i socialisti-rivoluzionari), dall’altro con i ceti borghesi liberali e il partito costituzional-democratico, loro rappresentante. Sempre in polemica con Plechanov, Lunacharskij esalta l'””elasticità”” di cui Lenin “”ha dato una prova assolutamente inequivocabile quando, sotto l’azione degli avvenimenti, ha fatto il passo dagli ‘otrezki’ (a) di cui era stato il maggior padrino, alla nazionalizzazione”” (9). L’apprezzamento era insieme un’ammissione del netto mutamento operato da Lenin nella sua politica agraria. Ma non solo a questa politica si limita l’intervento polemico-difensivo di Lunacharskij, il quale è colpito dal punto in cui Plechanov aveva criticato l’idea di Lenin della “”presa del potere””. E’ ovvio che Plechanov non può aver pensato, ragiona Lunacharskij, alla naturale aspirazione di ogni forza politica, soprattutto rivoluzionaria, a riuscire vittoriosa nella lotta per il potere: “”No, il compagno Plechanov, evidentemente, aveva in mente la presa congiuratoria, quella stessa che ormai si può vedere forse soltanto all’operetta. Arrivano nel palazzo cinquanta uomini mascherati col pugnale e fanno un colpo di Stato. Ma forse che la vittoria della rivoluzione è legata, in Lenin, a una simile operettistica presa del potere? Nient’affatto”” (10). (…) Nell’intervento conclusivo di Lenin sulla questione agraria due punti meritano particolare attenzione. Il primo riguarda la garanzia contro una restaurazione che renderebbe la nazionalizzazione della terra una misura controrivoluzionaria. Lenin precisa che c’è un'””unica garanzia””: “”un rivolgimento socialista in Occidente”” (11). (…) E precisa poi l’idea del carattere internazionale della rivoluzione russa con un confronto tra questa e la rivoluzione francese (…). Il confronto con la rivoluzione francese e con la rivoluzione del 1848 tornerà spesso, come vedremo, nell’interpretazione e nella polemica della rivoluzione del 1905. Qui basta osservare che, se lo sfondo è una rivoluzione socialista in Europa, la questione agraria, anche all’interno della situazione russa, è soltanto un momento centrale di un’azione politica più vasta: la presa del potere. (…) Continua Lenin: “”(…) La preponderanza della popolazione contadina, la sua terribile oppressione da parte della grande proprietà terriera feudale (per metà), la forza e la coscienza del proletariato ormai organizzato nel partito socialista, tutte queste circostanze conferiscono alla nostra rivoluzione borghese un carattere particolare”” (16). Carattere particolare che non toglie affatto alla rivoluzione il suo carattere borghese, ma la “”distingue dal novero delle altre rivoluzioni borghesi dell’età moderna [e] la avvicina alle grandi rivoluzioni borghesi dei vecchi tempi, in cui i contadini svolgevano un ruolo rivoluzionario rilevante”” (17). Questa originale interpretazione storica del carattere specifico della rivoluzione borghese fonda la non meno originale teoria leniniana delle forme del potere rivoluzionario cui essa deve dare luogo, e spiega le posizioni controrivoluzionarie che la borghesia russa deve assumere: “”Questa peculiarità determina soltanto il carattere controrivoluzionario della nostra borghesia e la necessità della dittatura del proletariato e dei contadini per la vittoria in questa rivoluzione. Poiché la “”coalizione del proletariato e dei contadini””, che riporta la vittoria nella rivoluzione borghese, non è altro che la dittatura democratico-rivoluzionaria del proletariato e dei contadini”” (18). Qui Lenin compie una sintesi assai ardita: non ripete le posizioni populistiche, ma le continua innovandole in una strategia più vasta, corrispondente alla nuova situazione storica della lotta di classe in Russia e a una particolare interpretazione dei testi di Marx e di Engels. Il programma strategico diventa davvero grandioso: la rivoluzione in corso è borghese, e non si tratta di operare immediatamente una rivoluzione socialista; ma a dirigere questa rivoluzione borghese è il proletariato in alleanza con i contadini e l’organo di potere statale che è chiamato ad attuare questa rivoluzione borghese senza borghesia è la “”dittatura democratico-rivoluzionaria del proletariato e contadini””, che richiama la dittatura giacobina della rivoluzione francese; ma si tratta di una dittatura che non solo realizza “”democraticamente”” (nei termini di una democrazia giacobina e non liberale) la rivoluzione borghese: altro essenziale compito di tale dittatura sarà la “”crescita”” (‘pererastanie’) della rivoluzione borghese in rivoluzione socialista. Il vero regista di questa operazione storica, parte di una rivoluzione europea, sarà, evidentemente, il partito, ma il partito così come Lenin lo aveva concepito (…)”” [Vittorio Strada, La polemica tra bolscevichi e menscevichi sulla rivoluzione del 1905. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] [(8) ‘Cetvertyj cit. p. 98. Cadetti”” erano chiamati i liberali russi (…); (9) Ibid. p. 99; (10) Ibid. pp. 98-99; (11) Ibid., p. 127; (17) V.I. Lenin, Polnoe sobranie socinenij, vol. 17, Moskva 1961 p. 46; (18) Ibid., p. 44] (pag 453-456) (a) “”gli appezzamenti di terra che, al tempo della riforma del 1861, i proprietari avevano tolto dalla parte assegnata ai contadini e che, trattandosi di arativi, di pascoli o di zone boschive, erano di vitale importanza per i contadini stessi, costretti così a prenderli in affitto dai proprietari”” (V.S., p. 446)]”,”RIRB-143″ “STRADA Vittorio”,”Lenin e Trockij.”,”””Un’altra osservazione di Lunacharskij riguarda l’incapacità di Trotsky di organizzare intorno a sé “”non solo un partito, ma anche un piccolo gruppo””: egli “”non ebbe mai fautori diretti e se ispirava rispetto nel partito, ciò avveniva soltanto grazie alla sua personalità””; inoltre “”l’enorme impetuosità e la mancanza di capacità o volontà di mostrarsi affabile e attento verso gli altri, l’assenza del fascino che sempre circondava Lenin, tutto ciò condannava Trotsky a una certa solitudine””. Però, se nel lavoro all’interno dei gruppi politici Trotsky dimostra la sua debolezza, “”nell’oceano degli eventi storici, dove le organizzazioni personalistiche non contano nulla, i lati positivi di Trotsky emergevano in primo piano”” (5), e qui egli, con la sua dinamicità, con lo splendore della sua oratoria, con l’energia dei suoi interventi svolgeva la parte insostituibile di “”permanente elettrizzatore ora in un punto ora in un altro dell’esercito rilassato”” (6)”” (pag 118) [(5) A.V. Lunacharskij, Velikij perevorot’, I, Peterburg, 1919, pag 75-76; (6) Ibid. pag 82] Lunacharski parla di Lenin “”geniale opportunista”” (pag 123) Teoria di Trotsky e Parvus sull’ “”arretratezza”” della Russia rispetto alla “”sviluppata”” Europa occidentale e sulla legge dello “”sviluppo combinato””, secondo cui un paese arretrato, nella fattispecie la Russia, non attraversa tutte le fasi di sviluppo percorsi da altri paesi progrediti, ma le abbrevia o le salta in un processo che possiamo definire “”accelerato”” (pag 122) Avversione di Plechanov per Trotsky ma con un tratto comune l’ oggettivismo (pag 123) “”Tutta la cautela di Lenin, la sua insistenza sul compromesso e per una pace immediata, anche se “”sconcia”” (Brest-Litovsk, ndr) per usare l’aggettivo con cui allora si definiva comunemente la pace di Brest, nasceva dal sentimento e dal convincimento della rivoluzione come occasione unica che non poteva essere sciupata, perché ciò equivaleva a una perdita secca, forse irreparabile. Questo stato d’animo lo troviamo negli scritti di Lenin che precedono immediatamente l'””insurrezione armata”” d’Ottobre, insurrezione che, citando Marx, definisce, nei “”Consigli d’un assente””, un'””arte””, dichiarandosi convinto che “”il successo della rivoluzione russa e della rivoluzione mondiale dipende da due o tre giorni di lotta”” (2); nella lettera ai membri del Comitato centrale del 6 novembre pone il problema in modo perentorio e ultimativo: “”Non si può aspettare!! Si può perdere tutto!””. E ancora: “”Immane sarebbe l’errore dei rivoluzionari, se essi si lasciassero sfuggire il momento””. Il problema storico va risolto “”non con delle votazioni, ma con la forza””, e – dice Lenin, ripetendo una frase già apparsa in suoi scritti di questo periodo – ogni “”indugio nell’insurrezione significa morte”” (3). Sempre in questo scritto, il suo ultimo prima della “”presa del potere””, Lenin fa un’affermazione strana che, in forma diversa, come vedremo, tornerà in uno degli ultimi suoi scritti prima della morte: “”La presa del potere è compito dell’insurrezione; il suo scopo politico si chiarirà dopo”” (4). Nel suo discorso del 7 marzo 1918 al VII Congresso straordinario del partito, dove fu dibattuto il problema di Brest-Litovsk, Lenin ricorda il “”momento felice”” in cui “”capitò”” la rivoluzione bolscevica e parla degli “”zig-zag della storia”” grazie ai quali un “”paese arretrato”” ha potuto dare inizio alla “”rivoluzione socialista”” (5). Due altre parole chiave compaiono negli interventi di Lenin sulla pace di Brest: la prima parola è “”scel'””, incrinatura, cioè quello spazio esiguo e precario che si apre tra le due coalizioni in conflitto; la seconda parola è “”peredyska””, cioè quel momento di respiro, di tregua che è prezioso appunto per riprendere fiato in una situazione precaria e tesa. Lenin, naturalmente, non rinuncia all’idea della rivoluzione mondiale, ma già in questi interventi apporta ad essa vari correttivi (….) e introduce il concetto che la rivoluzione non “”matura dappertutto simultaneamente”” (6). La conclusione è: “”se tu non sei capace di adattarti, se non sei disposto a strisciare sul ventre nel fango, allora non sei un rivoluzionario”” (7); e ancora: “”Cogliete la tregua (‘lovite peredysku’), anche solo di un’ora”” (8). Ma altrove dice che questa “”tregua”” non sa quanto durerà”” [Vittorio Strada, ‘Lenin e Trockij’, Estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] (pag 126-127) [(2) V. Lenin, ‘Polnoe sobranie socinenij’, 5. edizione, vol. 34, p. 383 (Editori Riuniti, vol. 26, pp. 166-167); (3) Ibid., pp. 435-36 (vol. 26, pp. 220-21); (4) Ibid., p. 436 (p. 221); (5) Ibid., vol. 36; pp. 9 e 5-6 (vol. 27, pp. 79 e 75); (6) Ibid., pp. 18-19 (p. 87); (7) Ibid.; (8) Ibid., p. 26 (p. 93)]”,”LENS-270″ “STRADA Vittorio”,”Tradizione e rivoluzione nella letteratura russa.”,”Vittorio Strada, nato a Milano nel 1929, ha compiuto gli studi filosofici in quella Università, dove si è laureato sotto la guida di Antonio Banfi. Nel 1957 si trasferì a Mosca. dove si trattenne fino al 1961 presso la facoltà di filologia dell’Università M.V. Lomonosov, dedicandosi allo studio della letteratura russa. Ha pubblicato una raccolta di saggi dal titolo Letteratura sovietica 1953-1963 e due volumi di sue versioni di poesie di N. Zabolockij e E. Bagrickij. Contiene il capitolo: ‘La pace di Brest-Litovsk e il dibattito nel Partito bolscevico’ (pag 221-262) (cit pag 231-232) e pag 241″,”RIRO-055-FL” “STRADA Vittorio”,”Autoritratto autocritico. Archeologia della rivoluzione d’Ottobre.”,”Vittorio Strada è autore di vari libri sulla letteratura e la cultura russa e di numerose opere che ha curato e presentato in Italia. Ha fondato la rivista ‘Rossija/Russia’ (ora edita a Mosca), ha ideato la Storia della letteratura russa in sette volumi e ha preso parte a iniziative culturali internazionali.”,”RIRO-060-FL” “STRADA Vittorio”,”La questione russa. Identità e destino.”,”Vittorio Strada è autore di vari libri sulla letteratura e la cultura russa e di numerose opere che ha curato e presentato in Italia. Ha fondato la rivista ‘Rossija/Russia’ (ora edita a Mosca), ha ideato la Storia della letteratura russa in sette volumi e ha preso parte a iniziative culturali internazionali.”,”RUSx-023-FL” “STRADA Vittorio”,”EuroRussia. Letteratura e cultura da Pietro il Grande alla rivoluzione.”,”Vittorio Strada, nato a Milano nel 1929, ha compiuto gli studi filosofici in quella Università, dove si è laureato sotto la guida di Antonio Banfi. Nel 1957 si trasferì a Mosca. dove si trattenne fino al 1961 presso la facoltà di filologia dell’Università M.V. Lomonosov, dedicandosi allo studio della letteratura russa. Ha pubblicato una raccolta di saggi dal titolo Letteratura sovietica 1953-1963 e due volumi di sue versioni di poesie di N. Zabolockij e E. Bagrickij.”,”RUSx-036-FL” “STRADA Vittorio”,”La pace di Brest-Litovsk e il dibattito nel Partito bolscevico. [Capitolo estratto da: ‘Tradizione e rivoluzione nella letteratura russa’].”,”Saggio già apparso in ‘Critica marxista’ n.4. 1963. Ai testi già editi nota l’autore del volume sono stati apportati alcuni ritocchi. “”Anche dopo la rivoluzione di Febbraio [1917] Plechanov e Kropotkin appoggiarono a spada tratta la politica guerriera del governo provvisorio. Disse allora Plechanov: «La stretta unione con tutti i cittadini di fronte al pericolo d’una nuova disfatta nella lotta per la libertà è il compito che sta davanti al proletariato rivoluzionario russo» (2) dove per «lotta per la libertà» si intendeva appunto la guerra contro i tedeschi. Dietro questa girandola di timori, velleità, speranze, cogitazioni c’era, oscuro e formidabile, il regno della realtà: le masse umane, i soldati, i contadini (…). E in una lettera a Lenin, senza data, ma dell’ottobre 1917, un soldato, tale Maslenkov, dichiara acerbamente: «…vi diamo un termine: se non finite la guerra i soldati non vogliono restare nelle trincee. Scapperemo tutti nelle retrovie, e se gli alleati non vogliono finire la guerra, combattano pure loro, noi altri no» (3). Tra gli uomini più accorti del governo provvisorio non mancava chi, come il ministro della guerra A.I. Verchovenskij, sapeva la situazione militare e intendeva quale arma fosse, in mano ai bolscevichi, la politica di rivendicazione della pace. Verchovenskij, per neutralizzare l’incombente pericolo rivoluzionario, era pronto a sacrificare parte del territorio russo, però non ammetteva che si potesse incrinare l’unità con gli alleati e vagheggiava una pace col loro accordo e con la loro partecipazione. Ma i contatti del ministro russo con le potenze alleate dimostrarono subito l’inconsistenza delle sue speranze (4). Alla vigilia dell’insurrezione di Pietrogrado la maggioranza del Pred-parlament (5) prese una risoluzione in cui s’invitava il governo a rivolgersi immediatamente agli alleati per proporre pubblicamente le condizioni di pace e iniziare le trattative. Questo progetto, che subito respinto da Kerenskij fu l’ultimo atto che mirasse a fugare la “”catastrofe”” rivoluzionaria ormai vorticante alla porte (6). Lenin nel settembre del ’17 scriveva: «…’soltanto la nostra’ vittoria nell’insurrezione ‘spezzerà’ il gioco di una pace separata contro la rivoluzione, lo spezzerà proponendo apertamente una pace più completa, più giusta, più rapida, una pace ‘favorevole’ alla rivoluzione. Solo il nostro partito, infine, dopo aver vinto nell’insurrezione, può salvare Pietrogrado, perché se la nostra offerta di pace sarà respinta e non otterremo almeno un armistizio, ‘noi’ diventeremo dei “”defensisti””, ci metteremo ‘alla testa dei partiti di guerra’, diventeremo il partito “”di guerra”” più accanito, faremo la guerra in modo veramente rivoluzionario» (7)”” [Vittorio Strada, ‘La pace di Brest-Litovsk e il dibattito nel Partito bolscevico’ (in) ‘Tradizione e rivoluzione nella letteratura russa’], Torino, 1969] [(2) ‘Nuzna li vojna?’, Moskva 1917, p. II. Traggo la citazione da O. Chechnovicer, ‘Literatura i mirovaja vojna’, cit., p. 350; (3) Le lettere citate sono riprese da ‘Sldatskie pis’ma 1917 goda’, a cura di O.N. Caadaeva, con la prefazione di M.N. Pokrovskij, Moskva-Leningrad, 1927; (4) A.I. Verchovenskij, ‘Na trudnom perevale’, Moskva, 1959, pp. 386-87; (5) Il Predparlament fu un organo consultivo del governo provvisorio formato dalla cosiddetta consulota democratica (Demokraticeskoe sovescanie) su iniziativa dei socialisti rivoluzionari e dei menscevichi con la partecipazione dei bolscevichi “”di destra””; (6) A.V. Ignat’ev, A.E. Ioffe, Mezdunarodnaja obstanovka nakanune oktjabrja’, in “”Vosprosy istorii””, 1962, fasc. II, p. 76; (7) V.I. Lenin, ‘Socinenija’, Moskva, 1949, vol. XXVI, p. 7] (pag 224-225) La pace di Brest fu chiamata anche da Lenin “”pochabnaja””, cioè dire “”vergognosa””, come comunemente si volge in italiano, mentre più scrupoloso sarebbe tradurre “”sconcia””. (pag 227) Lenin legge le sue “”Tesi sulla conclusione immediata dei una pace separata e annessionistica”” (8 (21) gennaio 1918, Pietrogrado (pag 231) Lunaciarskij: “”Lenin è assai più opportunista di Trotsky nel senso più profondo del termine (pag 233)”,”RIRO-435″ “STRADA Vittorio”,”Umanesimo e terrorismo nel movimento rivoluzionario russo. Il “”caso Nechaev””.”,”Molto spazio dedicato oltre che a Nechaev, a Tkachev, Bakunin e Herzen. Testo scritto da V. Strada nel 1977. “”Si suole dire che Bakunin s’invaghì di Nechaev. Ed è vero. Ma il fascino di Nechaev non era irresistibile e fece cilecca con Herzen, ad esempio. D’altra parte, Bakunin era sì, portato ai facili entusiasmi, ma spiegare con questa debolezza il suo impegnativo rapporto con Nechaev è impossibile”” (pag 16) Tkachev. “”Nel 1876 Tkachëv, nella sua rivista ‘Nabat’, pubblicò un articolo dal titolo ironico-paradossale ‘Lo Stato anarchico’ (Anarchicheskoe gosudarstvo), in cui analizzava le contraddizioni dell’antiautoritarismo di ispirazione bakuniana. Tkachëv denuncia l'””ermafroditismo”” (43) dell’anarchica società futura, priva di potere statale e fondata sui “”servizi sociali””: “”Tutte le svariate funzioni sociali, che gli anarchici riconducono sotto la categoria del servizio sociale, costituiscono nel loro insieme ciò che in questa società si chiama ‘direzione statale e sociale’. La parola direzione equivale alla parola potere”” (44). Quindi “”i progetti di ‘organizzazione del servizio sociale’ non sono altro che progetti di ‘organizzazione del potere sociale’. Negare il potere per principio e nello stesso tempo comporre progetti di organizzazione del potere non è, di certo, cosa del tutto coerente”” (45). In un precedente articolo, ‘Anarchia del pensiero’ (Anarchija mysli), Tkachëv, polemizzando direttamente con ‘Stato e anarchia’, rileva una capitale contraddizione bakuniniana nell’atteggiamento verso le masse: Bakunin distingue e distacca gli ideali istintivi delle masse e gli ideali coscienti delle minoranze e attribuisce la preminenza morale e politica ai primi, come motore della rivoluzione. Tkachëv si domanda perché Bakunin preferisca gli “”istinti popolari”” al “”pensiero scientifico cosciente”” dal momento che entrambi “”derivano il loro materiale da una stessa fonte”” e “”nel pensiero non c’è nulla che non sia stato nell’istinto”” (46). Tutta la differenza è che “”quest’ultimo è inconscio e incontrollato, quindi non sempre logico e coerente, e agisce a tentoni, a occhi bendati, mentre il primo si rende conto di ogni suo passo e si controlla e si verifica costantemente”” (47). Tkachëv ammette quindi una minoranza intellettuale che porti gli ideali istintivi del popolo a un superiore grado razionale. Ma Tkachëv non si limita a contrapporre a Bakunin la propria nozione del rapporto tra masse e minoranze. egli vede che Bakunin non può fare a meno di seguire il principio che respinge e quindi arriva a un grado estremo di “”ipocrisia o incoerenza”” (48). Bakunin infatti distingue i lati buoni e i lati cattivi dell’ideale popolare russo (49) ed elabora una politica fondata sui primi e avversa ai secondi: “”Da una parte alla gioventù russa si assicura che la causa del rivoluzionario, la ‘causa popolare consiste unicamente nella realizzazione dell’ideale popolare’ (…), dall’altra le si dice che l’ideale popolare corrisponderà all’organizzazione sociale normale e deve essere realizzato solo quando i rivoluzionari lo avranno emendato e depurato da tutto ciò che di cattivo e anormale contiene”” (50). Tkachëv conclude così l’analisi di questo aspetto centrale del bakuninismo: “”La teoria, contraddittoria nei suoi principi basilari, deve inevitabilmente portare a conseguenze pratiche contraddittorie. La teoria, come abbiamo mostrato sopra, oscilla di continuo tra Scilla e Cariddi: tra l’idealismo metafisico e il grossolano realismo della vita d’ogni giorno”” (pag 18-19) [(43) P.N. Tkachëv, ‘Izbrannye sochinenija’, vol. III, Moskva, 1933, p. 358; (44) Ibidem, p. 345; (45) Ibidem, p. 346; (46) Ibidem, pp. 310-311; (47) Ibidem, p. 311; (48) Ibidem, p. 313); (49) I “”lati buoni”” dell'””ideale istintivo”” dei russi sono: la convinzione che la terra appartiene a tutto il popolo; l’idea che l’uso della terra spetta non al singolo, ma alla comunità (‘obshchina’); l’ostilità dell’ ‘obshchina’ verso lo Stato; i lati “”cattivi sono: il sistema di vita patriarcale; l’assorbimento del singolo da parte della comunità; la religione cristiana e la fiducia nello zar (cfr. Tkachëv, ‘Izbrannye sochinenija’, cit, vol III, p. 312; (50) Ibidem, p. 312]”,”MRSx-058″ “STRADA Vittorio”,”Dalla «rivoluzione culturale» al «realismo socialista».”,”Lenin sulla letteratura di partito (polemica Lenin – Brjusov) “”(…) il punto d’avvio della polemica di Brjusov fu uno scritto di Lenin destinato ad assumere un significato di grande rilievo nella politica culturale sovietica (soprattutto a partire dal periodo staliniano): l’articolo, intitolato ‘L’organizzazione di partito e la letteratura di partito’, fu poi assunto come fondazione di quel concetto di ‘partijnost’ (partiticità o spirito di partito) che da decenni costituisce il cardine dell’ideologia sovietica applicata alla direzione della vita culturale e artistica. L’articolo di Lenin, pur nella sua lineare chiarezza, ha un’ambiguità non voluta dall’autore, ma generata dalla sua visione generale del marxismo e del partito. L’uso che di questo scritto è stato fatto durante il periodo staliniano, quasi in esso vi fosse una difesa della più rigida censura politica nei riguardi della letteratura in particolare, richiede un esame attento per restituire a questo intervento di Lenin il suo significato autentico e la sua autentica ambiguità. L’occasione immediata dell’articolo fu offerta dalla situazione davvero singolare che si creò nella redazione del giornale in cui apparve: «Novaja zizn’» («Vita nuova»), il primo giornale legale bolscevico, che uscì dal 27 ottobre al 3 dicembre 1905 a Pietroburgo. Ne fu fondatore e direttore Nikolaj Minskij, un poeta simbolista mistico e decadente che, fatto tutt’altro che raro nella cultura russa del tempo, era giunto a una sintesi tra una nuova religiosità e la rivoluzione sociale. L’atmosfera rivoluzionaria del 1905 sembrava cementare questa sintesi agli occhi di Minskij, ma sul piano politico concreto si aprirono per lui aspre contraddizioni, quando, mediatore Gorkij, egli offrì il suo nuovo giornale alla collaborazione di un gruppo id socialdemocratici guidati da Lenin. Minskij non sapeva, evidentemente, che cosa fosse il neonato bolscevismo come gruppo all’interno del partito socialdemocratico russo, ma ben presto si accorse che la sua ingenua idea di una pacifica collaborazione tra letteratura (decadente) e politica (bolscevica) non aveva alcuna possibilità reale. Anzi il dissidio penetrava, naturalmente, nella stessa sfera letteraria, nella quale Gorkij sosteneva posizioni filo-bolsceviche assai lontane da quelle di Minskij. Fu nell’intricata polemica interna per il controllo del giornale che Lenin intervenne col suo articolo, il quale aveva quindi un significato immediato ben preciso, in quanto costituiva una rivendicazione di adeguamento della linea del giornale al programma politico bolscevico, il che comportava l’estromissione del suo incauto fondatore e direttore. Alla luce della sua occasione immediata, ora sommariamente descritta, si capisce anche perché l’articolo di Lenin insistesse tanto sulla subordinazione della «letteratura di partito» all’«organizzazione di partito». Il termine letteratura aveva qui un significato ampio, proprio della lingua russa, e valeva anche come «pubblicistica». Ma quell’articolo di Lenin aveva anche un orizzonte significativo più vasto, secondo la consuetudine del suo autore che tendeva a vedere sempre i problemi particolari come momenti di un progetto generale di azione politica e sociale. Per cui il termine «letteratura» vi assumeva anche il significato di «letteratura artistica» e il rapporto tra «letteratura» e «organizzazione» diventava parte di un rapporto generale tra vita artistica e intellettuale, da una parte, e organizzazione borghese (in atto) e socialista (in potenza) della cultura, dall’altra. Ma neppure in questo suo aspetto l’articolo di Lenin costituiva quel programma di dirigismo censorio della letteratura e, più in generale, della cultura, che fu proclamato in periodo staliniano. Lenin si rende conto della possibilità che il suo ideale di una «letteratura di partito» possa essere interpretato come un soffocamento burocratico della libertà creativa, e afferma: «E’ fuori discussione che il lavoro letterario meno di ogni altro è passibile di un livellamento meccanico, di un dominio della maggioranza sulla minoranza. E’ fuori discussione che in questo campo è necessario garantire il massimo spazio all’iniziativa personale e alle inclinazioni individuali, il massimo spazio al pensiero e alla fantasia, alla forma e al contenuto… Noi siamo lontani dall’idea di predicare un sistema uniforme o una soluzione del problema mediante qualche delibera. No, in questo campo non c’è posto per lo schematismo» (2). Ma queste dichiarazioni possono suonare troppo generiche. Il punto vero del ragionamento di Lenin è là dove egli risponde in anticipo alle obiezioni di chi lo avrebbe accusato di soffocare la libertà creativa: «Calmatevi, signori! Prima di tutto, si tratta della letteratura di partito e della sua sottomissione al controllo di partito. Ognuno è libero di scrivere e di dire quello che gli pare e piace, senza la minima limitazione. Ma ogni libera associazione (compreso il partito) è libera anche di scacciare quei suoi membri che si servono dell’insegna del partito per predicare le idee contrarie al partito. La libertà di parola e di stampa deve essere totale. Ma anche la libertà delle associazioni deve essere totale» (3)”” [Vittorio Strada, ‘Dalla «rivoluzione culturale» al «realismo socialista»’, Estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’] [(2) Lenin, ‘Polnoe sobranie socinenij’, vol. 12, pp. 101-2; (3) Ibid., p. 102] (pag 759-760)”,”RIRO-445″ “STRADA Vittorio a cura, scritti di SCHERRER Jutta GLOVELI Georgij REVJAKINA Irina”,”L’altra Rivoluzione. Gor’kij – Lunacarskij – Bogdanov. La “”Scuola di Capri”” e la””Costruzione di Dio””.”,”Vittorio Strada, nato a Milano nel 1929, ha compiuto gli studi filosofici in quella Università, dove si è laureato sotto la guida di Antonio Banfi. Nel 1957 si trasferì a Mosca. dove si trattenne fino al 1961 presso la facoltà di filologia dell’Università M.V. Lomonosov, dedicandosi allo studio della letteratura russa. Ha pubblicato una raccolta di saggi dal titolo Letteratura sovietica 1953-1963 e due volumi di sue versioni di poesie di N. Zabolockij e E. Bagrickij. Jutta Scherrer. Autrice di studi sulla cultura filosofica, religiosa e politica russa dall’inizio del secolo. Ha collaborato in Italia alla Storia del marxismo e Storia della letteratura russa pubblicate presso Einaudi. Georgij Gloveli. Collaboratore dell’Istituto di Economia dell’Accademia Russa delle Scienze. Autore di studi su Bogdanov. Irina Revjakina. Collaboratrice dell’Istituto di Letteratura Mondiale “”Gor’kij”” di Mosca. Autrice di studi su M. Gor’kij.”,”RIRx-080-FL” “STRADA Vittorio”,”Impero e rivoluzione. Russia, 1917-2017.”,”Nella chiusra della Nota introduttiva Strada cita le parole di Spinoza: ‘Non flere, non indignari, sed intelligere’ (pag 10) Strada vede Lenin come “”un machiavellico “”moderno Principe”” armato di una teoria “”scientifica”” ritenuta insuperabile e guidato da una totale spregiudicatezza nell’uso dei mezzi considerati necessari al fine di conquistare e conservare il potere, un potere incarnato nella sua persona, ma al servizio di quell’Assoluto che per lui era la rivoluzione comunista”” (pag 21) Rivoluzione Ottobre come “”colpo di mano”” (pag 31)”,”RIRO-452″ “STRADA Vittorio”,”Urss – Russia. Letteratura e storia tra passato e presente.”,”Vittorio Strada, nato a Milano nel 1929, ha compiuto gli studi filosofici in quella Università, dove si è laureato sotto la guida di Antonio Banfi. Nel 1957 si trasferì a Mosca. dove si trattenne fino al 1961 presso la facoltà di filologia dell’Università M.V. Lomonosov, dedicandosi allo studio della letteratura russa. Ha pubblicato una raccolta di saggi dal titolo Letteratura sovietica 1953-1963 e due volumi di sue versioni di poesie di N. Zabolockij e E. Bagrickij.”,”RUSx-140-FL” “STRADA Vittorio RIOSA Alceo KLOTZBACH K. SABBATUCCI G. MOLINARI J.P. YOUNG J.D. BERTELLA FARNETTI P. THING M. TITLESTAD T. MAYAYO I ARTAL A. CATSIAPIS J. STUTJE J.W. MARCHETTI A. DOGLIANI P. GROPPO B. ROMER J.C. PANACCIONE A. GALANTE S. ORLANDINI A. GERNER K. KARLSSON K.G. ZANI L. FURIOZZI G.B. POGATSCHNIG BIDUSSA D. GROPPO B. HARRISON R. VAN-ROSSUM LIEBICH A. DONNEUR A.P. CIUFFOLETTI Z. VAN DER LINDEN M. RIOSA A. PAVONE C. MASINI P.C. GRASSI ORSINI F. RAVA D., saggi di”,”L’URSS il Mito le Masse.”,”Contiene tra l’altro i saggi: – Bruno Groppo, Rudolf Hilferding e l’interpretazione del sistema economico sovietico (pag 617-627) – A. Panaccione, Sul 1° Maggio in Urss fino alla Seconda guerra mondiale (pag 390-406) – Z. Ciuffoletti, ‘Il socialismo e la Rivoluzione francese’ (pag 731-742)”,”RUSS-094-FL” “STRADA Vittorio a cura, Saggi di BOGDANOV Aleksandr AKSEL’ROD Liubov’ BAZAROV Vladimir JUSKEVIC Pavel GOR’KIJ Maksim”,”Fede e scienza. La polemica su «Materialismo ed empiriocriticismo» di Lenin.”,”Aleksandr A. Bogdanov (1873-1928), economista, filosofo e scrittore, iniziò la sua attività politica passando dal populismo rivoluzionario alla socialdemocrazia. Pur essendosi schierato con Lenin al tempo della scissione tra bolscevichi e menscevichi, ruppe con questi nel 1909. Espulso dal gruppo bolscevico fondò con Lunacarskij e Gor’kij una scuola di partito elaborando la teoria della cultura proletaria, oggetto di una polemica che si fece particolarmente serrata dopo la rivoluzione d’Ottobre. Medico di professione, morì durante un esperimento di autotrasfusione del sangue interpretato come un suicidio.”,”LENS-075-FL” “STRADA Gino”,”Buskashì. Viaggio dentro la guerra.”,”Gino Strada, chirurgo di guerra, è uno dei fondatori di Emergency. Ha pubblicato ‘Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra’ (Feltrinelli, 1999).”,”ASIx-002-FGB” “STRADA Vittorio”,”La rivoluzione immaginaria di Trockij.”,”Dopo il recente convegno su Bucharin, questo è dedicato a uno degli artefici della rivoluzione d’Ottobre e al maggior antagonista di Stalin. Non si trattava di ‘riabilitare’ Trotskh ma di chiarire i problemi principali della sua opera e sancire la caduta dei pregiudizi su di lui dopo la morte di Stalin e la crisi dello stalinismo.”,”TROS-019-FGB” “STRADA Vittorio; INFANTINO Lorenzo”,”Bogdanov e la critica del leninismo (Strada); Antonio Graziadei tra revisionismo e ortodossia (Infantino).”,”Primo eretico della chiesa leninista, Bodganov commise due peccati «imperdonabili»: rifiurò il materialismo dialettico che Lenin e Plechanov ponevano a fondamento del marxismo, lasciandosi sedurre dalla filosofia empiriocriticista di Mach e Avenarius; cercò di istituzionalizzare nel Proletkult le sue teorie sulla «cultura proletaria». Bogdanov fu il primo a intuire la «forma mentis» non laica ma religiosa di Lenin, e ne criticò la tendenza a ridurre la riflessione gnoseologica, e in genere tutta la filosofia, alla politica, anzi a un partito politico. Nella critica bogdanoviana il materialismo dialettico appare nella sua vera luce. Non un sapere ma un potere. Uno strumento di controllo che dalla sfera dell’egemonia di partito si estende alla sfera del potere statale”” (in apertura del saggio) Questo saggio è la parte iniziale dell’introduzione di Strada ‘Né fede né scienza’ al volume di Bogdanov ‘Fede e scienza’ (Einaudi) dove sono raccolti per la prima volta i testi della polemica politico-filosofica svoltasi in Russia nel 1910 sull’opera ‘Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin’. La disputa sul ‘Che fare?’. Il proletariato e l’avanguardia. Il leninismo. Fede e scienza. La crociata contro i machisti. Lenin e Plechanov. Ruolo della cultura. Nel riquadro a pagina 99: ‘Un giudizio di Gorkij’. (un ampio stralcio di una lettera datata 1909 di Gorkij a Bogdanov che fa parte di un carteggio inedito Gorkij-Bogdanov (1908-1910) i cui originali sono posseduti dalla Fondazione Basso. Di questo carteggio è in preparazione a cura di Jutta Scherrer un’edizione critica per gli ‘Annali’ della Fondazione Lelio Basso. Dalle lettere si ricavano indicazioni preziose sui rapporti tra Lenin, Gorkij e Bogdanov. In questa lettera Gorkij commenta il libro ‘Materialismo e empiriocriticismo’ di Lenin. Graziadei rimasto a metà del guado non affrontando la questione del revisionismo e del riformismo per via dei suoi sentimenti politici (Pci)”,”RIRB-007-FGB” “STRÄHL Wolfgang, a cura di Jacques GRANJONC Waltraud SEIDEL-HÖPPNER e Michael WERNER”,”Briefe eines Schwizers aus Paris, 1835-1836. Neue Dokumente zur Geschichte der frühproletarischen Kultur und Bewegung.”,”Con dedica Grandjonc. “”Auch Buonarroti empfiehlt einen Kultus, in dem das höchste Wesen als Schöpfer, Gesetzgeber und Beschützer der Gleichheit erscheint. Er denkt dabei in erster Linie an diejenigen, die am Christentum seiner Moral wegen festhalten, die jedoch Atheismus und Aberglauben ablehnen. Er hätte auch die reine Lehre Jesu, als Ausdruck der natürlichen Religion gefaßt, als Stütze einer weisen Reform und wahrhaft sozialer Sitten nicht verschmäht, wäre sie nicht derart verfälscht worden.”” (pag 147)”,”MGEx-179″ “STRAKHOVSKY Leonid I.”,”American Opinion About Russia, 1917-1920.”,”professor Leonid I. Strakhovsky was born and educated in Russia, attending the University of Petrograd and later receiving the degree of Doctor of Historical Sciences from Louvain University. During the years covered by this book, he served in the Imperial Russian Army, the Franch Foreign Legion in North Russia, and the North Russian Army.Since coming to North America he has been on the faculties of Georgetown University, University of Maryland, and Harvard University. In 1950 he came to the University of Toronto as visiting professor in the Department of Slavic Studies and since 1953 has been Associate Professor in that department. Note, Introduction, Conclusion, Bibliography, Index,”,”RUST-049-FL” “STRAKHOVSKY Leonid I.”,”Intervention at Archangel. The Story of Allied Intervention and Russian Counter-Revolution in North Russia 1918-1920.”,”Preface, Introduction, Notes, Maps, Conclusion, Appendices, Bibliograohy, Index,”,”RIRO-156-FL” “STRANEO CARACCIOLO Carol”,”[Marx ed Engels e la questione irlandese] [nota a piè di pagina in ‘Il marxismo e la questione nazionale e coloniale’, di Josef Stalin]”,” “”Con una represione feroce e con la soppressione della chiesa di Stato nell’isola (1868), Gladstone riuscì a schiacciare il movimento. Nel 1869 tutti i capi erano in carcere o emigrati. Si iniziò allora una lottaa, che prese grande ampiezza, per l’amnistia ai Feniani e la questione fu posta ripetutamente in Parlamento. …. pag 60-64″,”MADS-705” “STRANGE Susan”,”The retreat of the state. The diffusion of power in the world economy.”,”STRANGE Susan (University of Warwick) è professore di studi politici e internazionali. Ha pubblicato ‘States and Markets’ (1988) e ‘Rival States, Rival Firms’ (1991) (con John M. STOPFORD e John S. HENLEY). Per le organizzazioni internazionali la Strange conia il termine di ‘econocrats’ (‘econocrati’, econocrazia)”,”ECOI-294″ “STRANGE Susan”,”Casino Capitalism.”,”STRANGE Susan Professore di economia politica internazionale Università di Warwick. “”Another marxist contribution likely to appeal to conservatives is the criticism of keynesian explanations for the present crisis, and more particularly keynesian prescriptions for recovery from it. A popular French marxist, who has avoided the more usual concern with abstruse philosophical issues, is Suzanne de Brunhoff (…). Her book, ‘State, Capital and Economic Policy’, shares with Hirschmann the perception that capitalism does not function in a totally capitalist context but is shaped by earlier modes and ideas, including mercantilism (Hirschman 1983). Quoting in Marx support, she finds such ideas reappearing from time to time, effectively dividing the capitalist class. Her criticism of keynesian theory and policy correctly (I think) judges the main purpose to have been psychological rather than purely economic or financial, for its aim was to dispel uncertainty about the future by using state policy to compensate for the perverse liquidity preferences of the capitalist””. (pag 91)”,”ECOT-178″ “STRANGE Susan”,”Chi governa l’economia mondiale?”,”La Strange insegna nell’Università di Warwick. Ha scritto pure ‘Casino Capitalism’ e ‘States and Markets’, “”Ma ciò che dobbiamo domandarci è cosa questo significhi in termini di potere, politica e di ubicazione dell’autorità nel sistema. Possiamo chiarire, fin dall’inizio, cosa ciò non significa. Non significa che la sovranità è al tramonto, nel senso che le Tnc stanno prendendo il posto dello stato – il genere di implicazioni che emerge dalle semplicistiche comparazioni effettuate negli anni settanta fra il prodotto nazionale lordo di stait di medie dimensioni e il giro d’affari della General Motors o Ibm. Quando Kindleberger sottolineava che lo stato-nazione era quasi alla fine [Kindleberger 1970] si trattava di un’evidente esagerazione. Nessuno in buona fede si aspetta un’estinzione dello stato, almeno non nel prevedibile futuro. E’ alquanto differente sostenere, come intendo fare, che la progressiva integrazione dell’economia mondiale, grazie alla produzione internazionale, ha spostato l’equilibro di potere dagli stati ai mercati mondiali. Questo passaggio ha trasferito dagli stati territoriali alle Tnc non territoriali parte del potere esercitato sulla società civile.”” (pag 79)”,”ECOI-298″ “STRASSER Otto PANNEKOEK Anton”,”Nation et lutte de classe. Josef Strasser: A propos de l’ internationalisme. L’ ouvrier et la nation. Anton Pannekoek: Lutte de classe et nation.”,”Josef STRASSER (1870-1935) e Anton PANNEKOEK (1873-1950) sono stati due rappresentanti dell’ estrema sinistra del movimento operaio europeo, militanti in favore dell’ ‘internazionalismo intransigente’. Ovvero coloro che intervenirono nel dibattito sulla questione nazionale che attraversò la socialdemocrazia europea all’ inizio del XX secolo. I due scritti sono apparsi entrambi nel 1912 e sono risposte alle tesi sviluppate da Otto BAUER nella sua opera ‘La socialdemocrazia e la questione delle nazionalità’ (1907).”,”TEOC-151″ “STRASSER Josef”,”Der Arbeiter und die Nation.”,”Questione carattere nazionale. (pag 33)”,”MGEx-178″ “STRAUSS Leo, a cura di Riccardo CAPORALI”,”La critica della religione in Spinoza. I presupposti della sua esegesi biblica (sondaggi sul “”Trattato teologico-politico””).”,”Leo STRAUSS (1899-1973) nato in Germania ed emigrato negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni naziste, ha insegnato alle Università di Chigago e New York. Tra i suoi lavori editi in Italia ‘La tirannide’ (1968), ‘Pensieri su Machiavelli’ (1970), ‘Liberalismo antico e moderno’ (1973), ‘Gerusalemme e Atene’ (1998). Ateismo e religione. “”Aver fede non è credere in modo disinteressato, ma sperare e temere. L’ uomo forte e libero non crede, perché non spera e non teme; egli ama il destino, gioisce nella contemplazione; la contemplazione è il vero bene, il cui possesso gli procura una gioia eterna. La moltitudine stolta, che non solo desidera beni incerti ma lo fa in modo scriteriato e senza limiti, non può che sperare e temere. Per natura, gli uomini tendono più alla speranza che al timore (E, III, P 50 S). Se comincia a prevalre il timore, la loro condizione deve pertanto essere inevitabilmente grave, o per lo meno tale deve loro apparire. Quando, contro la loro naturale tendenza, gli uomini cadono nel timore; quando nella loro condizione affettiva il timore supera il momento – per altro dal timore inseparabile – della speranza; quando la paura sconfina nella disperazione: è proprio allora che nasce la religione””. (pag 211-212) La consonanza tra Spinoza e l’ epicureismo nell’ analisi della religione (a anche i limiti di questa consonanza) appare chiaramente se si confronta il testo spinoziano con questi versi di Lucrezio: “”Infine, quando tutta la terra vacilla sotto i piedi, / e le squassate città crollano, o restano in minaccioso bilico, / qual meraviglia se le stirpi mortali spregiano se stesse / e lasciano il mondo all’ immaginario grande potere / e alle mirabili forze degli dei, che governino tutte le cose? (V, 1236-1240 (vol II, p. 515) (pag 213, nota)”,”FILx-306″ “STRAUSS Leo, a cura di Francesco MERCADANTE”,”La tirannide. Saggio su “”Gerone”” di Senofonte. (Tit.orig.: On Tyranny)”,”””La tirannide è essenzialmente un ordine politico corrotto (…)””. (pag 117) “”Se definiamo come edonismo la tesi secondo la quale il piacere si identifica col bene, il Simonide di Senofonte non è un edonista. Prima di parlare del piacere, egli parla del bene: e accenna prima di tutto a una conoscenza “”migliore”” che ovviamente non vuol dire una conoscenza “”più piacevole””. Nell’ enumerare le varie specie di piacere egli mette in evidenza che considera il piacere e il bene sostanzialmente diversi tra loro: le cose buone e le cattive sono talvolta piacevoli, talvolta spiacevoli. Egli però non dichiara esplicitamente come concepisce la precisa relazione tra il piacere e il bene. Per assodare la sua opinione su tale argomento dobbiamo prestare una particolare attenzione al principio non edonistico di preferenza che egli ammette quando parla con insistenza di “”esseri umani (ordinari)”” e di “”uomini veri””. “” (pag 176)”,”TEOP-305″ “STRAUSS Leo CROPSEY Joseph, edizione italiana a cura di Carlo ANGELINO; collaborazione di Duncant B. FORRESTER Howard B. WHITE Richard H. COX Laurence BERNS Richard KENNINGTON Walter BERNS Stanley ROSEN Robert A. GOLDWIN David LOWENTHAL Robert S. HILL Allan BLOOM Pierre HASSNER”,”Storia della filosofia politica. II.”,”””Ciò chiarisce meglio i motivi per cui stato di natura e stato di guerra non devono venire confusi. Non sono identici e tuttavia non sono opposti. La loro differenza risiede nel fatto che non sono cose dello stesso genere. Sarebbe sbagliato tanto confondere lo stato di natura e lo stato di guerra quanto confondere la società civile e lo stato di guerra; una simile confusione rivelerebbe una interpretazione errata delle loro definizioni, perché la definizione dello stato di guerra non include il termine essenziale (“”un superiore comune””) presente invece nelle definizioni sia di stato di natura che di società civile. I termini che difiniscono lo stato di guerra introducono un elemento completamente diverso, cioè, l”uso della forza’ senza diritto, senza giustizia, senza autorità. “”L’uso della forza senza autorità spinge sempre colui che la usa in uno stato di guerra”” (Locke, §155); “”è l’uso ingiusto della forza, allora, che spinge un uomo nello stato di guerra con un altro”” (§181); “”chiunque usi la forza senza diritto… spinge se stesso in uno stato di guerra contro coloro contro cui così la sua…”” (§232). E, infine, “”è tale forza ‘da sola’”” (§207, il corsivo è nostro) che definisce lo stato di guerra; cioè, l’esistenza dello stato di guerra non dipende dalla presenza o dall’assenza di un giudice comune (…)””. (pag 251)”,”TEOP-367″ “STRAUSS Leo CROPSEY Joseph a cura; edizione italiana a cura di Carlo ANGELINO; saggi di Herbert J. STORING Joseph CROPSEY Martin DIAMOND Francis CANAVAN Harvey MANSFIELD Timothy FULLER Pierre HASSNER Marvin ZETTERBAUM Henry M. MAGID Werner J. DANNHAUSER Robert HORWITZ Richard VELKLEY Michael GILLESPIE”,”Storia della filosofia politica.”,”Leo STRAUSS (1899-1973) è stato professore emerito Robert Maynard Hutchins di Scienze politiche presso l’Università di Chicago. Tra le sue opere: ‘La tirannide. Saggio sul Gerone di Senofonte’ (1968). Joseph CROPSEY è professore emerito di Scienze politiche presso l’Univ. di Chicago. Ha pubblicato ‘Polity and Economy’. Saggi di Herbert J. STORING Joseph CROPSEY Martin DIAMOND Francis CANAVAN Harvey MANSFIELD Timothy FULLER Pierre HASSNER Marvin ZETTERBAUM Henry M. MAGID Werner J. DANNHAUSER Robert HORWITZ Richard VELKLEY Michael GILLESPIE”,”FILx-450″ “STRAUSS Leo, a cura di Riccardo CAPORALI”,”La critica della religione in Spinoza. I presupposti della sua esegesi biblica (sondaggi sul «Trattato teologico-politico»).”,”Leo Strauss (1899-1973), nato in Germania ed emigrato negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni naziste, ha insegnato scienze politiche alle Università di Chicago e di New York. Trai suoi lavori: La tirannide, Pensieri su Machiavelli, Liberalismo antico e moderno, Che cos’è la filosofia politica, Diritto naturale e storia, Storia della filosofia politica, Scrittura e persecuzione, Gerusalemme e Atene.”,”FILx-059-FL” “STRAUSS Leo, con un saggio introduttivo di Arnaldo MOMIGLIANO; a cura di Pier Franco TABONI”,”Che cos’è la filosofia politica? Scritti su Hobbes e altri saggi. Con il saggio di Arnaldo Momigliano ‘Ermeneutica e pensiero politico classico il L. Strauss.”,”Leo Strauss è nato il 20 settembre 1899 a Kirchhain (Hessen) da famiglia ebraica. La prima guerra mondiale lo vede nell’esercito tedesco. Studia poi nelle Università di Marburgo, Francoforte sul Meno, Berlino e Amburgo, dove si laurea. Negli anni 1925-32 è assistente all’Università di Berlino e contribuisce all’edizione degli scritti di Mosé Mendelssohn. Nel 1932 è in Francia, borsista della Fondazione Rockefeller, e nel 19365 è già esule in Inghilterra dalla Germania nazista. Dal 1938 si stabilisce definitivamente negli USA e insegna in varie università (New York, Chicago) Muore nel 1973. Ha al suo attivo molte opere (v. 4° di copertina)”,”FILx-328-FF” “STRAUSZ-HUPE’ Robert COTTRELL Alvin J. DOUGHERTY James E. a cura; saggi di Bidyut K. SARKAR, Joseph A. PETERS, Alvin J. COTTRELL James E. DOUGHERTY e Ellen ERVIN, Walter F. HAHN Joseph A. PETERS e Edgar ROSENTHAL, James E.. DOUGHERTY e Answar SYED, Robert STRAUSZ-HUPE’ Alvin J. COTTRELL e James E. DOUGHERTY”,”American-Asian Tensions.”,”Saggi di Bidyut K. SARKAR, Joseph A. PETERS, Alvin J. COTTRELL James E. DOUGHERTY e Ellen ERVIN, Walter F. HAHN Joseph A. PETERS e Edgar ROSENTHAL, James E.. DOUGHERTY e Answar SYED, Robert STRAUSZ-HUPE’ Alvin J. COTTRELL e James E. DOUGHERTY. Rapporti India-Stati Uniti. “”Gli Stati Uniti non possono minimizzare i preparativi militari al grado che sembra desiderato dagli indiani. C’è un profondo convincimento nella mentalità americana che per il successo dei negoziati occorra una vera contrattazione del potere, e che ogni gratuita ritirata da posizioni di forza creerà un’ impressione di debolezza ed inviterà lo sfruttamento.”” (pag 47)”,”RAIx-174″ “STRAYER Robert”,”Why Did the Soviet Union Collapse? Understanding Historical Change.”,”Robert Strayer was educated at Wheaton College and the University of Wisconsin. He has been teaching history at the State University of New York College at Brockport since 1970 and is a 1997 recipient of the SUNY Chancellor’s Award for Excellence in Teaching. Professor Strayer has also written The Making of the Modern World as well as two books on African history. He has been a frequent visitor to Russia since the 1980s. Preface, Map of the Former Soviet Union, Introduction, Notes, Suggestions for Further Study, Index, About the Author,”,”RUSU-121-FL” “STRESEMANN Gustavo”,”La Germania nella tormenta. Diari e documenti. 1. La Ruhr e la conferenza di Londra.”,”Crisi nella Ruhr; cancellierato STRESEMANN, ministro degli esteri in Governo MARX, situazione politica interna tedesca Repubblica di Weimar, Q riparazioni”,”GERG-011″ “STRESEMANN Gustave, a cura di Henry BERNHARD con la collaborazione di Wolfgang GOETZ e Paul WIEGLER”,”Les papiers de Stresemann. Six années de politique allemande. 1. La bataille de la Ruhr. La conference de Londres, 1923-1924.”,”””I francesi temono solo una intesa germano-russa. Sono anche persuaso che fanno tutto il possibile per avvicinarsi alla Russia. Mi hanno parlato a più riprese di un piano di spartizione della Germania e ho tutte le ragioni di credere che queste proposte non siano prive di una parte di verità. La Cecoslovacchia è pure interessata a questo piano. Al momento, riteniamo che sarà la Polonia piuttosto della Russia che giocherà un ruolo in questa politica.”” (pag 153)”,”GERG-047″ “STRESEMANN Gustave, a cura di Henry BERNHARD con la collaborazione di Wolfgang GOETZ e Paul WIEGLER”,”Les papiers de Stresemann. Six années de politique allemande. 2. Locarno et Geneve, 1925-1926.”,”””Ma precisamente l’ Inghilterra non ha alcun interesse a una egemonia francese in Europa, alcun interesse ad essere esclusa dagli affari d’ Europa, com’era fin qui. Adesso è di nuovo l’ arbitro del continente. Ora, mi domando: Va meglio per noi che l’ Inghilterra sia eliminata e che la Francia regni con il suo poincarismo, o che intervenga almeno un arbitro, il cui interesse è di frenare l’ imperialismo francese? Se mi si dice che faccio una politica anglofila, rispondo che non la faccio per i begli occhi degli inglesi, ma perché su tale questione gli interessi tedeschi sono conformi agli interessi inglesi, e perché abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a sbarazzarci dello strangolatore che ci afferra alla gola””. (pag 200)”,”GERG-048″ “STRESEMANN Gustave, a cura di Henry BERNHARD con la collaborazione di Wolfgang GOETZ e Paul WIEGLER”,”Les papiers de Stresemann. Six années de politique allemande. 3. De Thoiry a la mort de Stresemann, 1926-1929.”,”””Chamberlain mi rispose che Y… gli aveva detto pure: “”Non vi occupate dei discorsi pronunciati da Mussolini dall’ alto dei balconi, né di quelli pronunciati alla Camera; se volete conoscere la sua politica leggete i suoi discorsi al Senato, che rispetta e davanti al quale parla da uomo di Stato”””” (pag 126)”,”GERG-049″ “STRESEMANN Gustavo”,”La Germania nella tormenta. Diari e documenti. 2. Da Locarno a Thoiry.”,”””Il colloquio con Cicerin iniziò con la questione dei Trattati commerciali. (…) Gli ricordai le mie personali esperienze, come Cancelliere; quando il signor Zinoviev s’era lagnato cinicamente del novembre 1923, che la rivoluzione comunista da lui progettata e che doveva muovere dalla Sassonia e dalla Turingia, fosse stata resa impossibile per l’ entrata della Reichswehr in ambedue le province. Anche il discorso di Zinoviev pubblicato ora nella Rothe Fahne dimostrava in quale modo si tentava, da parte russa, d’ ingerirsi negli affari della Germania. Partiti dalla volontà di minare internamente e di distruggere i sindacati, ora non si aveva nessun ritegno di segnalare pubblicamente nei giornali queste agitazioni, di insistere per il mutamento dei dirigenti del partito tedesco e di proclamare così la continuazione della lotta per la rivoluzione mondiale. (…) Il signor Cicerin, che in principio del colloquio aveva assunto un atteggiamento molto freddo, quasi ostile, mi fece delle osservazioni, alle quali replicai che non era certo un caso se la sede della Terza Internazionale fosse a Mosca. Del resto Zinoviev non era un particolare qualunque, ma, per quanto sapevo, borgomastro di Leningrado””. (pag 271-272) “”Contemporaneamente al consolidamento della situazione politica ed economica tedesca deve venir consolidata anche la posizione morale della Germania nel mondo. Sono dell’ opinione che, prima e durante la guerra, abbiamo commesso il grave errore di valutare solo pochissimo il grande fattore dell’ opinione pubblica del mondo e di non avergli assegnato la funzione di mezzo politico. Se questo sistema s’è vendicato amaramente su di noi già all’ epoca dello splendore della nostra potenza nel mondo, sarebbe un delitto commettere lo stesso errore ora, riguardo all’ impotenza in cui ci troviamo. Perciò era necessario sotto tutti i rapporti, che l’ insuccesso eventuale di Ginevra non venisse attribuito alla Germania””. (pag 343)”,”GERG-052″ “STRESEMANN Gustavo”,”Memorias de Gustavo Stresemann.”,”Intervista segreta Thoiry (pag 321) “”Stresemann considera la comprensione tra Francia e Germania come asse dell’ armonia europea. Ma questa armonia non può compiersi con aggressioni ad altre potenze. Considera errata la creazione di trusts economici a danno di altra potenza dell’ Europa o dell’ America. Crede che l’ opinione pubblica francese abbia fatto male a mostrare la sua acrimonia contro gli Stati Uniti, dato che la ricostruzione dell’ Europa non è possibile senza quella nazione. Il problema non riguarda la divergenza tra Parigi e Londra.(…)”” (pag 329, nota di Stresemann, 7 ottobre 1926)”,”GERG-058″ “STREY Joachim WINKLER Gerhard”,”Marx und Engels 1848-49. Die Politik un Taktik der “”Neuen Rheinischen Zeitung”” während der bürgerlich-demokratischen Revolution in Deutschland.”,”I capitoli I-IV e le considerazioni finali sono di Gerhard WINKLER. L’ introduzione come i capitoli V-VIII sono di J. STREY. “”Sie erfaßten sofort, daß der Ausbruch der Ministerkrise in Frankfurt und Berlin die Möglichkeit für einen erneuten revolutionären Aufschwung verstärkte. In verschiedenen Artikeln, die in der ersten Septemberhälfte erschienen, arbeiteten Marx und Engels die Ansatzpunkte heraus, die sich aus der wieder aufflammenden Volksbewegung für eine “”zweite Revolution”” ergaben.”” (pag 94) “”Essi intuiscono subito che l’apertura della crisi ministeriale a Francoforte e Berlino ha aumentato la possibilità di un rinnovato sviluppo rivoluzionario. In diversi articoli apparsi nella prima metà di settembre, Marx ed Engels hanno lavorato sul punto di partenza emerso dal risorgente movimento popolare per una “”seconda rivoluzione””.”” (pag 94)”,”MADS-384″ “STRIANO Enzo”,”Il resto di niente.”,”Enzo Striano, nato a Napoli il 22/02/1927, da Pasquale, macchinista ferroviere, e da Antonia Fadda, maestra elementare d’origine sarda, trascorre i primi anni a san Giovanni, piccolo centro della periferia orientale della città, in una casa vicino al mare e alle linee ferroviarie. Nel 1945, ancora studente liceale, Enzo Striano affida i suoi primi racconti e interventi critici a La Giovane Fronda, piccola rivista culturale progettata insieme ad altri giovani intellettuali. Il successivo passaggio a un’assidua pratica giornalistica caratterizza, insieme a un costante esercizio letterario, gli anni della frequentazione della facoltà di Lettere e Filosofia presso la Federico II di Napoli. Tra il 1947 e il 1949 scrive, infatti, per il settimanale La Cronaca, per i quotidiani La Repubblica d’Italia (per cui curerà la rubrica 24 Ore, corredandola di vignette umoristiche), per l’Avanti!, per La Voce del Mezzogiorno, settimanale comunista di lotte meridionali, e per Il Vesuvio, settimanale politico. In ambito universitario, inserito nel gruppo di studio Antonio Gramsci, laboratorio permanente istituito dal professore Nino Cortese per analizzare la realtà italiana nel primo ventennio del Novecento, svolge una ricerca su La vita letteraria ed artistica di quel periodo. Negli anni Cinquanta s’iscrive al Partito comunista italiano; nel 1951 collabora a Gioventù nuova, poi entra a far parte della redazione napoletana de L’Unità fino al 1957. Portoghese di nascita ma napoletana d’adozione, Eleonora de Fonseca Pimentel fu poetessa, scrittrice e una delle prime donne giornaliste in Europa. Amica di intellettuali e rivoluzionari, da Vincenzo Cuoco a Mario pagano, ebbe un ruolo di primo piano negli sfortunati moti partenopei del 1799.”,”VARx-078-FL” “STRIANO Enzo”,”Il resto di niente.”,”Enzo Striano è nato a Napoli nel 1927 ed è vissuto nella sua città fino al 1987, anno in cui è prematuramente scomparso. È stato giornalista, docente, autore di testi scolastici innvoativi di grande successo. Ha scritto tra l’altro la pièce teatrale ‘Quel giuda nominato Trotskij’ (1980), tutt’ora inedita (1998). ‘Il resto di niente’ di Enzo Striano è un romanzo storico che racconta la vita di Eleonora Pimentel de Fonseca, una nobile portoghese vissuta nella Napoli del XVIII secolo 12. La storia inizia con Eleonora, detta Lenòr, che si trasferisce a Napoli con la sua famiglia a causa di problemi politici. Costretta a sposare un uomo rude, Tria, la sua vita matrimoniale è infelice e segnata dalla morte del figlio 1. Nonostante le difficoltà personali, Lenòr emerge come una figura intellettuale di rilievo, frequentando circoli repubblicani e lavorando come redattrice per il Monitore Napoletano, il giornale della Rivoluzione Napoletana del 1799 1. Il romanzo descrive il periodo turbolento della Repubblica Napoletana, la speranza di un cambiamento politico e la successiva restaurazione del potere borbonico. Eleonora, nonostante la sconfitta dei rivoluzionari, rimane fedele ai suoi ideali fino alla fine, venendo giustiziata in Piazza Mercato il 20 agosto 1799 1,2. È un’opera che esplora non solo la vita di una donna straordinaria, ma anche le dinamiche politiche e sociali di un’epoca cruciale per Napoli. (copil.) Un libro biografico su Eleonora Pimentel Fonseca che si potrebbe trovare interessante è ‘Eleonora Pimentel Fonseca: L’eroina della Repubblica Napoletana’ di Antonella Orefice, Salerno Editrice”,”BIOx-051-FSD” “STRIKA Vincenzo”,”La guerra Iran-Irak e la guerra del golfo. Quadro regionale e internazionale. Le prospettive di pace.”,”Vincenzo STRIKA è ordinario di storia contemporanea dei paesi arabi presso la Scuola di Studi Islamici dell’ Istituto Orientale di Napoli e Direttore Scientifico dell’ Istituto per l’ Oriente in Roma. E’ autore di numerose pubblicazioni. “”Il momento culminante fu l’ invito alla protezione rivolto dal Kuwait nel dicembre 1986 ai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, al quale aderì dapprima l’ Unione Sovietica che dal 1963 aveva allacciato relazioni con l’ emirato, seguita dagli Stati Uniti e dalle altre potenze occidentali. L’ intervento USA è stato ufficialmente motivato dalla necessità di salvaguardare la sicurezza dei traffici marittimi. A esso forse contribuirono le notizie sicuramente fornite dai servizi segreti del programma missilistico iracheno che come vedremo minacciava una pericolosa corsa agli armamenti. Era quindi necessario bloccare le ostilità e impedire che l’ Irak divenisse una “”potenza”” destabilizzante nella regione. Washington era ancora schierata con Baghdad, ma si adoperò nel Consiglio di Sicurezza per un “”cessate il fuoco”” immediato. La risoluzione 598 fu approvata nel 1987, ma accettata dall’ Iran soltanto nell’ agosto dell’ anno successivo. Di un mutamento della politica statunitense si può parlare già in questo periodo””.”,”VIOx-116″ “STRINDBERG August, a cura di Jan MYRDAL”,”Le parole vi ingannano. Un libro di lettura per le classi subalterne.”,”Qui STRINDBERG appare critico sociale, socialista, rivoluzionario. Il grande drammaturgo svedese collaborò a giornali socialisti e prese posizione a favore delle lotte operaie all’ inizio del secolo. Si schierò a fianco della “”Gioventù rossa”” contro la dirigenza del partito socialdemocratico svedese alla vigilia della prima guerra mondiale.”,”TEOC-221″ “STRONG Anna Luisa”,”Cina rossa.”,”Una foto mostra un massacro di famiglie contadine operato dall’ occupante giapponese nel 1944 (la valle dei teschi).”,”CINx-099″ “STRONG Anna Louise”,”L’ era di Stalin. Saggio storico. Socialismo in un solo paese – Nuovi tipi umani – La grande follia – La lotta per la pace è perduta – Il patto che fermò Hitler – La guerra di tutto il popolo – La seconda ricostruzione – Dopo Stalin.”,”””Lenin non rese di pubblico dominio il suo testamento, della cui esistenza erano al corrente solo la moglie e il segretario personale. Egli infatti si riprese e ricominciò ad occuparsi direttamente degli affari dello Stato; suo primo provvedimento fu di inviare Kamenev in Georgia allo scopo di compiervi un’ inchiesta; in pari tempo, Lenin prometteva all’ “”opposizione”” georgiana di farsi personalmente portavoce delle sue lamentele al prossimo Congresso del Partito. L’ azione era in pieno corso, quando, l’ 8 marzo, Lenin veniva colpito da un terzo attacco che lo costringeva ad abbandonare definitivamente ogni attività politica, benché la morte seguisse solo a quasi un anno di distanza. Così quando nell’ aprile 1923 si riunì il Congresso del Partito, Lenin non si presentò per accusare Stalin. Né allora lo attaccò Trotsky, perché Stalin aveva assunto nei suoi riguardi una posizione più conciliante””. (pag 22) Un “”santo dalla carne incorruttibile””. “”Lenin morì il 21 gennaio 1924: Stalin si occupò dell’ organizzazione delle pubbliche esequie, apparendo tra coloro che ressero il feretro e, nonostante le proteste della vedova e di parecchi intellettuali bolscevichi, ordinando che fosse eretto il mausoleo sulla Piazza Rossa. A tale proposito, le sue idee erano in netto contrasto con i principi di modestia e austerità caratteristici di Lenin; e tuttavia, Stalin aveva compreso, meglio di qualunque altro blscevico europeizzato, che il popolo russo; ancora largamente contadino, non sarebbe rimasto insensibile al monumento che dava ricetto a “”un santo dalla carne incorruttibile”” (…)””. (pag 23)”,”STAS-046″ “STRONG Anna Louise”,”China’s Millions. Revolution in Central China, 1927.”,”La STRONG, ottantenne (1965) è una famosa saggista e giornalista americana. Ha scritto sulla Cina per oltre 40 anni. Ha pubblicato una trentina di libri. La serie di sei volumi, una selezione dei suoi scritti quarantennali, copre i principali avvenimenti della rivoluzione cinese. L’A è stata in Cina durante la rivoluzione del 1925-27. Ha fatto due successive visite in CIna ai tempi della guerra sino-giapponese.”,”CINx-240″ “STRONG Anna Louise”,”L’era di Stalin.”,”Anna Louise Strong nasce nel 1885 a Friend, nel Nebraska (Stati Uniti), in una famiglia della media borghesia. Suo padre, il reverendo Sidney Strong, pastore della Chiesa Congregazionista, e sua madre, Ruth, che Anna Louise definisce “”una donna moderna e progressista””, sono attivisti del lavoro missionario. Studentessa particolarmente dotata, terminato il liceo, Anna Louise studia lingue in Europa. Si laurea a soli 23 anni, consegue il dottorato in filosofia presso l’Università di Chicago. Il 1916 fu l’anno del massacro di Everett. La Strong, inviata del New York Evening Post, fu testimone della sanguinosa repressione degli IWW (Lavoratori Industriali del Mondo), detti Wobblies, da parte delle guardie armate al soldo delle fabbriche Everett, evento che la segnò per sempre. Gli IWW erano un sindacato rivoluzionario, sorto in opposizione all’AFL (Federazione Americana del Lavoro), che conduceva lotte principalmente salariali e corporative. Gli IWW lottavano invece, come recitava il loro documento costitutivo, per l’abolizione del capitalismo. Anna Louise continuò a svolgere il suo lavoro di giornalista militante, come redattrice del giornale laburista Seattle Union Record, durante il grande sciopero generale di Seattle del 1919. Nel 1946 andò in Cina, dove intervistò Mao Tse-tung. Nel 1958 partì definitivamente per la Repubblica Popolare Cinese, dove rimase fino alla morte, nel 1970.”,”STAS-025-FL” “STROPPIANA Luca”,”Stati Uniti.”,”Luca Stroppiana + cultore di Istituzioni di diritto pubblico e Diritto pubblico comparato nell’Università di Firenze, svolge ricerche comparate in materia di forme di governo, legislazione e procedimento elettorale. Cura dal 2000 la rubrica Cronache costituzionali dall’estero: Stati Uniti d’America, per la rivista Quaderni costituzionali.”,”USAS-005-FL” “STROUVÉ Vassili”,”Comment Marx définissait les premières societés de classes.”,”Si tratta di una conferenza dell’accademico e storico V. Strouvé pronunciata alla fine del 1938 in occasione della sessione dell”Istituto di etnografia’ dell’Accademia delle Scienze dell’Urss in occasione del 120° anniversario della nascita di Marx Secondo R,. Jones, studioso citato da Marx, non era tutta la popolazione, ma la popolazione non agricola o i lavoratori non agricoli che dipendevano dal potere dei re e dei preti, i quali detenevano nelle loro mani il denaro che serviva, facendoli lavorare, a farli vivere, erigendo costruzioni gigantesche e imprese colossali. (pag 85)”,”MADS-023-FGB” “STRUVE Otto”,”L’ Universo.”,”OTTO Struve (1897-1963) il cui padre, nonno e bisnonno erano stati celebri astronomi in Russia e Germania, fu a sua volta uno dei massimi astronomi della sua generazione. Laureatosi a Charkov, sua città natale, venne negli Stati Uniti nel 1921: qui diresse l’ Osservatorio Yerkes dell’ Università di Chicago (1932-1947), fu professore all’ Università della California e diresse l’ Osservatorio di radio-astronomia a Green Bank, nella Virginia. “”Come russo di origine, credo di sapere perché i Sovietici siano arrivati prima di noi nel campo dell’ astronautica e in molti altri campi e siano certi di arrivare primi in altri ancora. In primo luogo ricordiamo che la scienza russa non fu inventata dai bolscevichi. Fin dai tempi di Lomonosov, nel diciottesimo secolo, l’ astronomia, la matematica e la fisica russe furono della più alta qualità. Il famoso astronomo americano Benjamin Gould chiamò una volta l’ Osservatorio di Pulkovo la capitale astronomica del mondo, e questo epiteto fu ripetuto da Simon Newcomb dopo la sua visita a Pulkovo nel 1870″”. (pag 163)”,”SCIx-195″ “STRUVE V.V. / TER-AKOPJAN N.B.”,”Il concetto di modo asiatico di produzione (Struve) / Sviluppo delle concezioni di K. Marx e F. Engels sul modo asiatico di produzione e la comunità agricola di villaggio.”,”””I fondatori del marxismo non considerarono mai il modo asiatico di produzione come presente solo nei paesi asiatici; in altri termini essi non usarono mai il termine “”asiatico”” in senso geografico. Al contrario, esso stava ad indicare uno degli stadi generali dello sviluppo sociale umano. “”A grandi linee – scriveva Marx – i modi di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere designati, come epoche che segnano il progresso della formazione economica della società”” (1). L’uso fatto da Marx ed Engels del termine “”asiatico”” si spiega tenendo presente che nel XIX secolo le forme sopravvissute di questo modo di produzione potevano essere osservate nei paesi asiatici. In effetti, questo termine figura anche nelle fonti di cui Marx ed Engels si servirono. Nelle opere di Lenin si può trovare una serie di rimandi e di indicazioni sul punto di vista di Marx ed Engels a proposito del modo asiatico di produzione. Due volte, nel 1894 e nel 1914, Lenin inserì in sue opere la tesi sopracitata di Marx sulle principali epoche di sviluppo dell’umanità (2). E’ vero che in alcune opere di Lenin, come la conferenza “”Sullo Stato””, il modo asiatico di produzione non viene ricordato, ma questo fatto di per sé, non significa nulla, dal momento che anche nelle successive opere di Marx ed Engels non incontriamo più questo termine (cosa che si spiega con il fatto che la storiografia aveva confermato l’ipotesi dei fondatori del marxismo sulla diffusione generale della comunità rurale e cioè della base del cosiddetto modo asiatico di produzione). Tuttavia né Marx, né Engels, né Lenin hanno mai accennato a respingere la concezione del modo asiatico di produzione. La questione del modo asiatico di produzione fu discussa dalla storiografia sovietica tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30. Purtroppo, risultato di queste discussioni fu il rifiuto non solo del termine, ma del concetto stesso di modo asiatico di produzione. Le società dell’antico Oriente vennero considerate società schiaviste a un livello primitivo. Con ciò, furono dimenticate e interpretate erroneamente, oltre al concetto di modo asiatico di produzione e ai giudizi dei classici del marxismo su particolari questioni, le loro più importanti indicazioni metodologiche. Marx ed Engels, mentre sottolineano l’unità delle leggi di sviluppo della società umana, mettono in guardia contro una interpretazione schematica di questa unità. Così scriveva Marx nella nota lettera a proposito dell’articolo di N. K. Michailovskij: “”Egli sente l’irresistibile bisogno di metamorfosare il mio schizzo della genesi del capitalismo nell’Europa occidentale in una teoria storico-filosofica della marcia generale fatalmente imposta a tutti i popoli, in qualunque situazione storica essi si trovino, per giungere infine alla forma economica che, con la maggior somma di potere produttivo del lavoro sociale, assicura il più integrale sviluppo dell’uomo”” (3)”” (pag 62-63) [N.B. Ter-Akopjan, Sviluppo delle concezioni di K. Marx e F. Engels sul modo asiatico di produzione e la comunità agricola di villaggio, Quaderni di classe e stato, Bologna, 1966] [(1) K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1957, p. 11; (2) V.I. Lenin, ‘Che cosa sono gli amici del popolo e come lottano contro i socialdemocratici?’, in ‘Opere scelte’, Roma, 1965, p. 6, e K. Marx, in ‘Marx-Engels-Marxismo’, Roma, 1952, p. 19; (3) Karl Marx, ‘Lettera alla redazione degli “”Otecestvennje Zapiski””, (Annali Patrii)’, in ‘India, Cina, Russia’, Milano, 1960, pp. 235-236]”,”MADS-650″ “STUART HUGHES H.”,”Storia dell’ Europa contemporanea.”,”H. STUART HUGHES nasce nel 1916 a New York studia ad Harvard, Heidelberg, Monaco, Parigi. Volontario nel 1941, ha incarichi di grossa responsabilità nel Mediterraneo e in Germania. In congedo nel 1946 col grado di tenente, diviene capo delle ricerche europee del dipartimento di stato. Dal 1957 è Prof di storia ad Harvard.”,”EURx-080″ “STUART HUGHES H.”,”Coscienza e società. Storia delle idee in Europa dal 1890 al 1930.”,”STUART HUGHES H. è nato a New York nel 1916. Ha studiato ad Harvard e nella stessa università è professore di storia dal 1957. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). “”Nell’ anno accademico 1894-95 per la prima volta Durkheim tenne un corso sulla religione. Lo studio di questo nuovo argomento costituì per lui come una “”rivelazione””. “”Il corso del 1895″”, – egli scrisse, – segna una linea di demarcazione nello svolgimento del mio pensiero; tanto che tutte le mie ricerche precedenti dovettero esser riprese con sforzi rinnovati per esser poste in armonia con queste nuove vedute””. Come abbiamo già visto nel caso di Bergson, di Sorel e di Pareto, e come fra breve osserveremo nel caso di Weber, l’ incontro con i fenomeni religiosi è stato spesso una esperienza di decisiva importanza nello sviluppo del pensiero sociale del Novecento. Nel caso di Durkheim segnò l’ inizio di un lento passaggio ad una nuova e più profonda comprensione dell’ oggetto della sua indagine. Ma questo passaggio giunse a termine troppo tardi per consentire l’ attuazione di quella completa revisione delle ricerche precedenti che egli aveva in programma. Quando l’ oepra che segna il momento culminante di questa ultima fase, Les formes élémentaires de la vie religieuse (Le forme elementari delle vita religiosa), fu pubblicata, mancano soltanto due anni allo scoppio della guerra, e il conflitto doveva travolgere Durkheim in un turbine di attività e di sofferenze che gli costò alla fine la vita””. (pag 277″,”TEOP-202″ “STUART HUGHES H.”,”Storia dell’ Europa contemporanea.”,”Le conseguenze della prima guerra mondiale.Effetti economici e sociali del conflitto. Movimenti di popolazioni. Profughi ed emigranti. “”La rivoluzione bolscevica fu la causa della più imponente di queste migrazioni. Alla fine della guerra civile, circa un milione e settecentomila russi avevano lasciato il loro paese, disperdendosi in tutto il resto d’ Europa. In seguito una piccola percentuale tornò in patria, ma la grande maggioranza rimase all’ estero, i vecchi consumati dalla nostalgia e incapaci di adattarsi al nuovo ambiente, i giovani a poco a poco mescolandosi alla nuova popolazione di cui erano ventui a far parte. Parigi fu il maggiore centro di questo afflusso; e nelle arti e nel teatro francese si manifestarono ben presto le nuove idee che i profughi avevano portato dalla Russia.”” (pag 186) Stuart Hughes (1916, New York) ha studiato ad Harvard e dopo la laurea ha fatto un lungo viaggio in Europa perfezionandosi in università tedesche e francesi. Fu volontario nella seconda guerra mondiale per gli Stati Uniti e fece carriera nell’ esercito (tenente colonnello). Dopo la guerra riprese l’ attività accademica e divenne capo delle Ricerche Europee al Dipartimento di Stato . Nel 1957 diventa professore di storia ad Harvard.”,”EURx-210″ “STUART HUGHES H.”,”Storia dell’Europa contemporanea.”,”Stuart Hughes è nato a New York nel 1916. Studiò all’Università di Harvard e subito dopo la laurea fece un lungo viaggio in Europa, compiendo studi di perfezionamento nelle Università di Heidelberg, Monaco, e Parigi. Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti si arruolò volontario ed ebbe incarichi di grande responsabilità dapprima nel mediterraneo e dopo l’invasione alleata, in Germania. Congedatosi nel 1946 col grado di tenente colonello, riprese la sua attività accademica; divenne capo delle Ricerche Europee al Dipartimento di Stato e nel 1957 fu nominato professore di Storia all’Università di Harvard. Attualmente è membro attivo del movimento contro la guerra nucleare e national cochairman del Committee for a Sane Nuclear Policy. Tra le sue opere: Consciousness and Society, Approach to Peace and Other’s, Ostvald Spengler, History as Art and a Science.”,”EURx-018-FL” “STUART Robert”,”Marxism and National Identity. Socialism, Nationalism and National Socialism during the French Fin de Siècle.”,”Robert Stuart è Associate Professor of History nell’Università Western Australia e autore di ‘Marxism at Work: Ideology, Class, and French Socialism during the Third Republic’. Guesdismo e nazionalismo francese. Accuse dell’autore a Marx, Engels (e Lafargue) di opportunismo sulla questione nazionale (!) “”Whenever the Guesdists moved from the general to the particular, from universal principles to everyday pragmatics, they moved from “”humanity”” to “”France””. The Parti Ouvrier thus learned that “”the socialization of the nation has as its natural corollary the nationalization of socialism”” (18). Even the movement’s most fervently antinational militants, even the ultracosmopolitan Lafargue, sometimes surrendered to the ardent nationalism of many French workers, of comrades such as Jourde, and of virtually all their enemies (19). Cowering before the tsunami of nationalist passion that washed across the “”age of empire””; the POF sometimes resolved to ride the wave, rather than to withstand it. But there was more to the matter than force of circumstance. Marx and Engels, too, had sometimes lurched from cosmopolitanism into what looked suspiciously like nationalism. At mid-century, they regularly seconded what they regarded as “”progressive”” nationhood. Witness their devotion to Polish freedom,or Engels’s enthusiasm for Irish independence. Why did these self-avowed cosmopolitans back some of the most fanatical national movements of their time? The answer? Pure opportunism”” [Robert Stuart, ‘Marxism and National Identity. Socialism, Nationalism and National Socialism during the French Fin de Siècle’, New York, 2006] [(18) E. Carr, ‘Nationalism and After’ (London: Macmillan, 1968), p. 19. For discussion of the socialist co-option of nationalism; and the consequent nationalist co-option of socialism, in the French case, see M. Winock, “”Socialisme et Patriotisme en France, 1891-1894″”, Revue d’Histoire Moderne et Contemporaine 20, 1973: 411-12; (19) That there is an ambient “”‘habitus’ national”” that renders consistent anti-nationalism or even anationality virtually impossible has been argued by Norbert Elias in his ‘La Societé des individus’ (Paris, 1991), as presented in G. Noiriel, “”La Question nationale comme objet de l’histoire sociale””, Genèses, no. 4 (1991): 92. For Jourde’s nationalism, P. Hutton, “”The Impact of the Boulangist Crisis upon the Guesdist Party at Bordeaux””, French Historical Studies 7 (1971): 230] (pag 74-75) C’è perfino chi accusa Marx ed Engels di ‘opportunismo’ sulla questione nazionale”,”MFRx-374″ “STUART Alan a cura di Enzo LOMBARDO”,”I sondaggi di opinione. Idee per il campionamento.”,”L’A è Prof emerito di statistica all’Univ di Londra. E’ autore di volumi a diffusione internazionale e articoli su riviste specializzate. LOMBARDO insegna statistica nella facoltà di Economia dell’Univ di Roma La Sapienza.”,”STAT-013-FL” “STUBBS Blaxland”,”Dalla magia alla medicina moderna. L’ uomo contro le malattie.”,”””Le opere migliori, tra la massa dei suoi scritti, sono il Paramirum, (riscritto nel 1531), un trattato sulle cause e sulla natura della malattia e il Paragranum sui principi generali della medicina. William Osler lo definì il “”Lutero della medicina”” perché in un periodo in cui vigeva il conformismo verso l’ “”autorità””, egli ebbe il coraggio di compiere studi indipendenti. Tre citazioni servono a mostrarci Paracelso nella sua luce migliore: “”La conoscenza della natura è il fondamento della scienza medica””. “”Se vuoi essere un buon medico devi essere capace di pensare da solo e non di servirti esclusivamente del pensiero altrui””. “”La mente del medico deve essere fissa al suo paziente, notte e giorno; egli deve mettere deliberatamente tutto il potere della sua intelligenza e della sua scienza al servizio del paziente””. (pag 45)”,”SCIx-166″ “STUCKA P. (o STUTCKA)”,”La costituzione della Repubblica Socialista Federale dei Soviet di Russia. In domande e risposte.”,”‘Chiesa separato dallo Stato, scuola separata dalla Chiesa’”,”RIRO-202″ “STUCKA Pëtr I.”,”La funzione rivoluzionaria del diritto e dello Stato. E altri scritti.”,”La vita e l’attività del giurista Pëtr Ivanovic Stucka (1865-1932) si fondono con la tormentata storia del suo paese: una gioventù rivoluzionaria nella città di Riga, la cui Università porta oggi il suo nome; gli inizi della carriera scientifica interrotti dalla deportazione; il contributo alla Rivoluzuine, prima nel corpo dei fucilieri lettoni, poi come min istro della giustizia del governo rivoluzionario; la morte, e le serrate critiche di Andrej J. Vysinskij; la riabilitazione che nel 1956 ha segnato l’inizio di una riscoperta tuttora in corso. L’analisi di Stuckas si rivelerà quindi particolarmente stimolante sia per il giurista non marxista (che ritroverà in queste pagine molti suoi problemi tradizionali, illuminati d’una luce nuova), sia per il giurista marxista, che vi scoprirà copia di utili fermenti costruttivi. Introduzione e traduzione di Umberto CERRONI, avvertenza del traduttore, nota bio-bibliografica, prefazione alla prima e alla terza edizione, note, indice analitico, nuova Biblioteca Scientifica Einaudi n. 16,”,”TEOP-064-FL” “STUDER Brigitte”,”The Trasnational World of the Cominternians.”,”Brigitte Studer, University of Bern, Switzerland Brigitte Studer is Professor of Contemporary History at the University of Bern, Switzerland, specializing in the histories of Communism, Stalinism and gender. She has published widely on the Comintern, on political and cultural interactions between European Communism and the Soviet Union, on gender and Communism, and on communist subjectivities.”,”INTT-351″ “STUDER Brigitte”,”Travellers of the World Revolution. A Global History of the Communist International.”,”Brigitte Studer è una storica e professore emerito di Storia contemporanea alla Università di Berna. Specialista in ‘Gender History’ e in storia politica e sociale, comunismo internazionale e stalinismo. Insegna all’Università di Ginevra e Zurigo. E’ pure Visiting Professor alla EHESS di Parigi. Profili biografici di Hilde Kramer, N.N. Roy, Jakov Reich, Jules Humbert-Droz, Charlotte Stenbock-Fermor Agnes Smedley Mentona Moser Ruth Werner Louis Gibarti George Dimitrov Vittorio Vidali”,”INTT-359″ “STUDI CENTROMARCA”,”Prima e dopo l’ industria. Civiltà industriale e livello di vita delle popolazioni.”,”””Vi è da considerare anche che non possiamo tornare indietro; un teorico ritorno agli standard della civiltà rurale provocherebbe una decimazione della popolazione attuale che dovrebbe più che dimezzarsi e ciò non per una graduale politica di controllo volontario della popolazione, bensì per l’ assoluta insufficienza dell’ alimentazione e la conseguente morte per fame. La società rurale era una società vulnerabile, incapace di controllare la natura; la civiltà industriale contiene in sé gli elementi, se si vuole, per il continuo miglioramento. Vi è ancora una vulnerabilità, derivante essenzialmente della crescente complessità dell’ organizzazione, ma si tratta di una variabilità ben diversa che può essere ridotta dall’ uomo.”” (pag 47)”,”CONx-111″ “STÜHMER Heinrich”,”Die Schneiderbewegung in Deutschland. Ihre Organisationen ud Kämpfe. Band II: Geschichte des Verbandes der Schneider, Schneiderinnen und Wäschearbeiter Deutschlands, des Deutschen Vekleidungsarbeiter-Verbandes und seiner Vorläufer seit 1888.”,”Per il volume I si veda Eduard Bernstein, Die Schneiderbewegung in Deutschland, I, 1913″,”MGEx-241″ “STUMPF Richard, a cura di Daniel HORN”,”War, Mutiny and Revolution in the German Navy. The World War I Diary of Seaman Richard Stumpf.”,”David Horn, nato a Vienna, residente negli Stati Uniti, si è laureato al Brooklyn College e ha ottenuto il Master dalla Columbia University. Ha insegnato in varie università americane e studiato in particolare la storia degli ammutinamenti navali tedeschi durante la prima guerra mondiale. Stumpf marinaio colto. “”Actually, however, Stumpf was a highly unusual sailor. Although he did not possess much formal education, he was surprisingly well read, extremely well informed, and had seen something of the world. He knew his Goethe, Heine, Schopenhauer, and Nietzsche. Somehow or other he had also acquired a smattering of Latin which permitted him to interject an occasional classical quotation in his writings. Above all, however, Stumpf knew a great deal of history. He was thoroughly familiar with German history and, even more surprising for a member of the proletariat, he was equally knowledgeable about such historical developments as the French Revolution, the Russo-Japanese War, British colonial policy, the modernization of Turkey, and the Franco-Prussian War. As a wandering journeyman, Stumpf had spent a year travelling and working in the Tyrol, had kept his eyes open and learned a great deal about the intricacies of the Austro-Hungarian Empire’s nationality problem and Italian-Austria relations. Moreover, even during the war he strove valiantly and at considerable expense to continue his education. He bought such books as Friedrich Naumann’s ‘Mitteleuropa’, frequented the public reading rooms ashore, attended the theater, taught himself stenography, and worked mathematical problems. In order to keep himself informed of the political and military developments of the war Stumpf became an avid but critical newspaper reader, closely followed the Reichstag debates, and maintained a general interest in happenings in all the belligerent countries. In short, despite his apparent obscurity and lack of forma education, Stumpf was an exceptional sailor, a perceptive observer, a shrewd political analyst, and an astute critic. Consequently he was well prepared to write a meaningful diary.”” (pag 4-5, introduzione di Daniel Horn)”,”QMIP-143″ “STÜRMER Michael”,”L’ impero inquieto. La Germania dal 1866 al 1918.”,”L’A insegna storia moderna e contemporanea nell’Univ di Erlangen, dopo aver svolto attività di ricerca nelle Univ di Harvard e Princeton e aver insegnato alla Sorbona. E’ autore di varie opere. Limiti di Bebel. Bebel ha guidato il partito per 50 anni. Mancava di una strategia di lungo termine. “”Bebel non aveva un grande piano. Anche i suoi panegiristi non gli hanno mai riconosciuto senso politico delle proporzioni, capacità di valutare gli obiettivi e gli strumenti. Helmut von Gerlach, che guardava con simpatia alla socialdemocrazia, scrisse nel 1909, in un saggio biografico, che a livello politico Bebel aveva sempre campato alla giornata. “”Bebel ha sempre perseguito solo una politica del futuro lontanissimo e una politica del momento vicinissimo.”””” (pag 407) Bebel disponeva di un’ infallibile memoria per gli uomini e per i numeri. Era molto diligente e leggeva molto. (pag 408) Bebel viveva in condizioni agiate (casa in Svizzera) (idem)”,”GERx-015″ “STÜRMER Michael”,”El imperio alemàn.”,”STÜRMER Michael [La Triplice intesa si trasformò in un movimento a tenaglia contro la Germania. Durante la prima crisi marocchina del 1905, quando Parigi rafforzò il controllo sul territorio del Nord Africa, il Kaiser inviò una piccola parte della flotta a Tangeri per ricordare al Quai d’Orsay che la Germania era forte e la Russia dopo le vittorie dei giapponesi in Estremo Oriente sul paese dello zar, era debole, e che era arrivato il momento di parlare di una compensazione per la Germania. Nella successiva conferenza di Algeciras, la Germania ricevette, infatti, una parte dell’Africa centrale, ma la mossa rafforzò l'””Entente Cordiale”” e la convertì in un’alleanza per erigere una diga alla potenza della Germania. A Londra, il segretario di Stato del Foreign Office, Sir Eyre Crowe, scrisse un memorandum dopo l’altro sui piani della Germania per giungere al potere mondiale. Nel 1907 quando Londra e San Pietroburgo misero da parte le antiche controversie in Estremo Oriente, posero fine alla rivalità sulla Persia e Afghanistan e si concluse in tal modo il vecchio ‘Grande Gioco’, lo Stato zarista si convertì all’Intesa. La Triplice Intesa che sorse in questo modo divenne così una manovra a tenaglia contro la Germania (pag 155-156); ‘Durante la primera crisis de Marruecos de 1905, cuando París reforzó el dominio sobre este territorio norteafricano, el káiser envió una pequeña sección de la flota a Tánger para recordar al Quai d’Orsay que Alemania era fuerte y Rusia, después de las victorias de los japoneses en el Lejano Oriente sobre el país de los zares, era débil, y que había llegado el momento de hablar de una compensación para Alemania. En la subsiguiente conferencia de Algeciras, Alemania recibió también, de hecho, una parte de África central pero la maniobra fortaleció la Entente Cordiale y la convirtió definitivamente en una alianza para poner diques al poder de Alemania. En Londres el secretario de Estado del Foreign Office, sir Eyre Crowe, escribía un memorando tras otro sobre los planes de poder mundial alemanes. En 1907, cuando Londres y San Petersburgo dejaron de lado sus antiguas disputas en el Lejano Oriente, pusieron fin a la rivalidad sobre Persia y Afganistán y concluyeron así el antiguo ‘Great Game’, el estado del zar se convirtió en parte de la entente. La Triple Entente que surgió de este modo se convirtió en un moviemiento de tenaza contra Alemania”” (pag 155-156)]”,”GERx-125″ “STÜRMER Michael”,”L’ impero inquieto. La Germania dal 1866 al 1918.”,”Michel Stürmer insegna storia moderna e contemporanea nell’Univ di Erlangen, dopo aver svolto attività di ricerca nelle Università di Harvard e Princeton e aver insegnato alla Sorbona. E’ autore di varie opere. Limiti di Bebel. Bebel ha guidato il partito per 50 anni. Mancava di una strategia di lungo termine. “”Bebel non aveva un grande piano. Anche i suoi panegiristi non gli hanno mai riconosciuto senso politico delle proporzioni, capacità di valutare gli obiettivi e gli strumenti. Helmut von Gerlach, che guardava con simpatia alla socialdemocrazia, scrisse nel 1909, in un saggio biografico, che a livello politico Bebel aveva sempre campato alla giornata. “”Bebel ha sempre perseguito solo una politica del futuro lontanissimo e una politica del momento vicinissimo.”””” (pag 407) Bebel, nemico di Ferdinand Lassalle, più di questi era rimasto nelle grazie del grande profeta di Londra. Marx ed Engels ritenevano che tra i due egli fosse il miglior rivoluzionario (pag 407) Bebel disponeva di un’ infallibile memoria per gli uomini e per i numeri. Era molto diligente e leggeva molto. (pag 408) Biblioteca e livello di lettura libri di storia del movimento operaio e del marxismo “”In una città della Germania meridionale, con una popolazione di 80.000 abitanti, verso la fine del secolo esisteva un’associazione socialdemocratica di lettura composta da quarantacinque soci. Questa associazione è stata studiata particolarmente bene. Ad essa appartenevano cinquanta libri che rispecchiavano principi del movimento e altrettante brossure, incluse le relazioni della frazione socialdemocratica al parlamento edite da Bebel. Le cifre dei prestiti inerenti a monografie e testi di critica sociale vedono al vertice il ‘bestseller’ di Bebel sulla donna («di fronte all’uomo come libera, uguale … completamente signora del proprio destino»), e in fondo alla classifica ‘La situazione della classe operaia’ di Engels e ‘Il Capitale’ di Marx. Nessuno poteva tener testa a Bebel. Nettamente distanziati seguivano Dodel-Port con ‘Mosè o Darwin’, Köhler con ‘Creazione e tramonto del mondo’, e ‘La teoria darwiniana’, popolarizzazione della teoria dell’evoluzione ad opera di Aveling. Formazione politica e analisi economica restavano un affare faticoso e poco divertente, al quale solo in pochi si sottomettevano volontariamente, costantemente nella speranza di trovarsi risolti gli enigmi economici dell’universo. Il bisogno di svago alla fine di una giornata faticosa, il desiderio di intrattenersi e il sogno della felicità privata, ma anche l’esigenza di impossessarsi de beni culturali canonici della nazione erano più forti di altri motivi (20). La coscienza di classe non la si acquisiva leggendo. Ce la si procurava alla macchina o scioperando (…)”” (pag 53-54) [(20) Cfr. D. Dowe, ‘Die Arbeitersängerbewegung in Deutschland von dem ersten Weltkrieg: eine Kulturbewegung im Vorfeld der Sozialdemokratie, p. 124; H.J. Steinberg, ‘Sozialismus und deutsche Sozialdemokratie. Zur Ideologie der Partei vor dem I. Weltkrieg’, Bonn-Bad Godesberg, 1972] [Michel Stürmer, ‘L’ impero inquieto. La Germania dal 1866 al 1918′, Il Mulino, Bologna, 1986]”,”GERx-005-FV” “STÜRMER Michael”,”I confini della potenza. L’incontro dei tedeschi con la storia.”,”Michael Stürmer, uno dei maggiori storici tedeschi, insegna Storia moderna e contemporanea nell’Università di Erlangen. È autore di “”Frammenti di felicità. Classicismo e rivoluxione’ (1989) e ‘L’impero inquieto. La Germania dal 1866 Al 1918′ (1993) Qui l’autore riconsidera le vicende dello stato unitario tedesco dal 1848 ai nostri giorni ragionando sulla successione di ordinamenti politico-culturali che dalla Germania di Bismarck e poi, guglielmina ha condotto all’esito rovinoso della prima guerra mondiale, al fallimento di Weimar, all’ascesa hitleriana, alla Repubblica Federale di Adenauer e infine all’unificazione del 1990. Da tale successione – fonte di non poche preoccupazioni circa il pericolo di un nuovo espansionismo tedesco . emerge come la Germania sia rimasta a lungo vittima, già nell’Ottocento, dell’urto della modernizzazione, della crescita demografica, della politica di potenza e di una spregiudicata strategia di alleanze internazionali, senza torvare strumenti di contenimento costituzionale adeguati alle tensioni interne. Un terreno su cui, nel secolo XX hano trovato facile presa guerre e poteri dittatoriali. La riflessione è di grande attualità: il problema dello stato tedesco è infatti uno degli snodi politici fondamentali nella costruzione di un’Europa unita e nella riconfigurazione del nuovo assetto mondiale dopo il declino dell’Unione Sovietica.”,”GERV-071″ “STURMTHAL Adolf”,”The Tragedy of European Labor, 1918-1939.”,”Dedicato alla memoria di Helene e Otto Bauer A. Sturmthal lasciò l’Austria nel 1925, dopo la laurea ottenuta nell’Università di Vienna. Per dieci anni ha lavorato a Zurigo, come redattore e direttore di “”International Information’ pubblicato in varie lingue e dedicato in particolare alle organizzazioni socialdemocratiche e al movimento operaio internazionale. Nel 1938 emigra negli Stati Uniti e insegna nell’Università di Washington, passando poi ad insegnare economia e a dirigere l’Institute for Economic Educatinop al Bard College. “”In Russia the Leninist scheme of organization, with its highly trained political leadership and a relatively small number of well-selected and controlled members, was very well adapted to the conditions and the state of mind of the working class. A small minority was alive to the political problems of Russian labor, and another small, though more numerous, group understood the need for trade-unionist action. It was not too difficult, under the circumstances, for the political leadership to control the not very large trade-unionist group. The permanent and ruthless czarist oppression made every trade unionist realize that the success of his own struggle depended upon a democratization of the political system. The trade unions themselves were thus ready to admit the supremacy of political action. Outside Russia, however, under the conditions of Europe in the early twenties, Leninism came into contact with labor organizations of tremendous size and well-established traditions, which enjoyed the advantages of political democracy. The millions of organized trade unions and their well-established leaders rejected control by a political party, however close it might be to the industrial working class”” (pag 31-32)”,”MEOx-113″ “STURZO Luigi a cura di Gabriele DE-ROSA”,”La battaglia meridionalista.”,”Luigi STURZO (1871-1959) ordinato sacerdote nel 1894, studiò a Roma all’Accademia tomista e all’Univ Gregoriana. Fu tra gli artefici del primo movimento democratico cristiano. Il 18 gennaio 1919 fondò il Partito Popolare Italiano. Con il fascismo andò in esilio a Londra e poi a New York. Tornato in IT si tenne lontano dalla vita politica e si dedicò all’attività saggistica e pubblicistica.”,”ITAS-006″ “STURZO Luigi”,”L’ Italia di domani.”,”Il testo di questo articolo è stato pubblicato originariamente nell’ aprile 1943 dalla rivista americana ‘Foreign Affairs’, gli avvenimenti del 25 luglio hanno poi accresciuto l’ interesse per questo testo.”,”ITAF-111″ “STURZO Luigi”,”La D.C. al bivio.”,”””Le due rivoluzioni, o se si vuole i due cambiamenti di regime, nel 1922 e nel 1946 han portato a posti di rappresentanza nazionale una gioventù balda, confidente in se stessa, in chiara antitesi col passato; anche se del passato sia rimasto dentro il fermento di elementi di contrasto e di disintegrazione. Così si spiega come nei primi tempi dei due regimi, uomini di altra formazione (che con la parola francese e in senso non sempre favorevole sono chiamati “”notabili””), accettando la novità del regime abbiano contribuito a giustificarlo e a consolidarlo. Fra costoro metto De Stefani, Beneduce e altri nel regime fascista; Einaudi, De Gasperi e altri nella repubblica italiana.”” (pag 127)”,”ITAP-124″ “STURZO Luigi”,”Speranze ed auguri.”,”Raccolta di articoli 30 settembre 31 dicembre 1958. “”Lenin scriveva: “”Se volete scardinare un sistema economico sottoponetelo a un lungo periodo di inflazione””, e altrove: “”Una lunga inflazione vale più di una rivoluzione””. Se se sono accorti i nostri finanzieri? Gli uomini politici? La nostra classe dirigente? Gli amministratori dei mille enti statali, IRI, ENI, INA compresi? E i direttori del ministero dell’ agricoltura, dell’ industria, delle partecipazioni, del commercio? E i capi della Cisl, delle Acli e dei partiti politici? Fanno eccezione i socialcomunisti perché questi ultimi hanno buona memoria e ricordano le ‘massime di Lenin’ e le applicano o meglio le fanno applicare dagli utili idioti della classe dirigente italiana, partiti e sindacati compresi””. (pag 78)”,”ITAP-125″ “STURZO Luigi”,”Il travaglio della DC.”,”Raccolta di articoli dal 7 gennaio al 30 aprile 1959. “”Si è presa talmente l’abitudine di guardare a sinistra, anche da parte di giovani ecclesiastici, da sembrare loro possibile che la verità cristiana possa aver conferma dalla ‘verità socialista’. Molti degli ‘ordo-novisti’ protesteranno a questa mia affermazione; ma, se essi faranno un po’ di esame di coscienza, troveranno che non i socialcomunisti, né i sinistri dc, ma sono proprio io a difendere gli operai, anche se nego loro il diritto di occuapre le fabbriche o di consentire che i panettieri e i pastai (per dirne una) facciano uno sciopero. (…) Da quando in qua, nella società ordinata non ci sono altre vie che gli scioperi dei servizi pubblici, gli scioperi politici e le occupazioni di fabbriche, che sono atti di sabotaggio e di svalutazione dell’ ordine sociale e dello stesso esercizio dei propri diritti?””. (pag 77)”,”ITAP-126″ “STURZO Luigi”,”Popolarismo e fascismo. (1924)”,”Sottolineature testo di GM Bravo (postfazione e scheda) [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAD-006-FMB” “STURZO Luigi”,”La libertà in Italia. (1925)”,” [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAD-007-FMB” “STURZO Luigi”,”Pensiero antifascista. (1925)”,”Sottolineature postfazione e scheda di GM Bravo [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAD-008-FMB” “STURZO Luigi”,”La libertà in Italia. (1925)”,”””Due immani problemi lasciava la guerra ai popoli del mondo civile che vi avevano participato con tutte le loro forze: quello della pace fra le nazioni e l’altro della ricostruzione economica. Ma si vide tosto apparire in intruso, con una propotenza inaspettata: il problema della vita interna degli Stati sotto un maggiore sviluppo di democrazia, di autonomismo e di libertà. (…)”” (pag 7) [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAD-167″ “SUBBRERO Marta”,”Utopia e distopia nella tradizione del marxismo italiano.”,”Kolakowski attribuisce a Engels la teorizzazione del riformismo (!) (pag 27) Critica di Kolakowski all’utopismo dell’antiutopismo marxiano (!) (pag 27)”,”SOCU-190″ “SUCCA Alessio”,”Economia e Finanza dell’Impero Romano.”,”Bibliografia un po’ datata arriva al 2008-2009 ma il corpo principale dei volumi è del XX secolo. Alessio Succa si è laureato in Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Cagliari. Scrittore e consulente editoriale, collabora con diverse organizzazioni internazionali specializzate nello studio delle civiltà antiche. Le rivolte servili (pag 98). L’abile capo della rivolta degli schiavi in Sicilia si chiamava Euno e pianificò nei dettagli l’insurrezione servile. Diede l’ordine di non distruggere i mezzi di produzione e si fece proclamare re con il nome di Antioco (pag 98) Treccani: ‘Èuno (lat. Eunus). – Schiavo di origine siriaca, capo della rivolta degli schiavi in Sicilia negli anni 136-132 a. C.: occupò Enna, si proclamò re e assunse il nome di Antioco; dopo lunghe lotte fu vinto e catturato dal console Publio Rupilio; morì in prigione’ Schiavitù e cristianesimo. “”Nel corso del I secolo dopo Cristo, l’Impero Romano fu interessato da un fenomeno di grande rilievo: la diffusione del Cristianesimo. La nuova religione, si affermò abbastanza rapidamente nel vastissimo territorio di Roma, caratterizzato da una fitta rete di relazioni culturali e commerciali. Il “”monoteismo orientale”” fu accolto con entusiasmo (e coraggio) non solo dai ceti sociali meno abbienti, ma anche da quelli più elevati. Nonostante la forte opposizione del potere imperiale, spesso sfociata in violente persecuzioni, il Cristianesimo influenzò profondamente la società dell’epoca, creando le fondamenta della futura “”civiltà occidentale””. La dottrina cristiana attraversò diverse fasi, contraddistinte talvolta da una dialettica interna assai complessa e articolata; inoltre, manifestò atteggiamenti differenti verso il tema della schiavitù e nei confronti dell’autorità imperiale, espressione più alta di comando e controllo dello Stato romano. Il “”Cristianesimo primitivo”” era sicuramente contrario allo schiavismo, almeno a livello teorico; non a caso, le affrancazioni promosse dalla Chiesa riguardavano soprattutto i credenti. L’obiettivo principale era infatti l’incremento del numero di cristiani, e non l’abolizione della schiavitù. Ben presto, si impose una nuova corrente di pensiero, spesso in contrasto con la precedente: il “”Cristianesimo paolino””; il principale esponente fu Paolo di Tarso, in seguito sostenuto dall’apostolo Pietro. Elemento fondamentale della scuola paolina fu il cosiddetto “”immobilismo sociale””: l’essere umano non doveva alterare la propria posizione nella società, in quanto derivante dalla Volontà Divina. Paolo esortava gli uomini a servire con devozione i padroni terreni, come se si servisse direttamente il Signore. Tali insegnamenti ebbero l’effetto di incanalare i malesseri sociali verso nuove mete, come la perfezione spirituale e quindi la “”vita eterna””, capaci di mitigare le sofferenze dell’esistenza terrena. Con il trascorrere del tempo, le masse popolari furono private di qualsiasi energia rivoluzionaria, poiché proiettate verso una ricompensa ultraterrena. Da queste considerazioni, si può dedurre che la nuova religione contribuì all’estinzione delle rivolte servili, come già accennato nelle pagine precedenti. Nei primi decenni del IV secolo dopo Cristo, l’imperatore Costantino avviò un processo di avvicinamento tra Impero e Chiesa, che condusse al famoso “”compromesso costantiniano””. I cristiani ebbero libero accesso alla struttura burocratica e amministrativa dello Stato romano, colpito in quel periodo da una persistente crisi economica e sociale. la fase del “”Cristianesimo integrato””, fu contraddistinta dalla stretta collaborazione fra autocrazia e monoteismo. Pertanto, la Chiesa si impegnò a sostenere l’impalcatura tra schiavista della società romana, in cambio di potere politico e soprattutto economico. I vescovi, ad esempio, diventarono proprietari di vastissimi latifondi (in Gallia e nella penisola iberica), nei quali lavoravano tantissimi schiavi; in tali contesti i ‘servi ecclasiae’ non potevano beneficiare della ‘manumissio’, pena la scomunica del ‘dominus’. Per molti secoli, la Chiesa accettò l’istituto del lavoro servile, ritenendolo necessario per consentire, ad una parte dell’umanità, di dedicarsi interamente alle attività spirituali. Questo concetto, fu ripreso nel Medioevo dal frate domenicano Tommaso d’Aquino (1225-1274) (…)”” (pag 102-104)”,”STAx-365″ “SUCHANOV Nikolaj N.”,”Cronache della rivoluzione russa.”,”Menscevico di sinistra, membro dopo il febbraio 1917 del Comitato esecutivo del Soviet di Pietrogrado, il massimo organo della Rivoluzione, SUCHANOV, se non ebbe vera tempra di rivoluzionario, fu però un osservatore eccezionalmente acuto degli eventi del 1917. Modesto attore di quelle drammatiche vicende ne fu però un prezioso testimone. La galleria dei personaggi chiave della rivoluzione, l’evocazione precisa e suggestiva degli stati d’animo e dell’atmosfera fanno sì che quest’opera confermi a distanza di anni la sua validità.”,”RIRx-019″ “SUCHANOV Nikolaj Nikolaevic”,”Cronache della rivoluzione russa. Volume I.”,”Menscevico di sinistra, membro dopo il febbraio 1917 del Comitato esecutivo del Soviet di Pietrogrado, il massimo organo della rivoluzione, N.N. Suchanov, se non ebbe vera tempra di rivoluzionario, fu però un osservatore eccezionalmente acuto degli eventi che aprirono òa via alla vittoria del socialismo. Modesto attore di quelle drammatiche vicende, egli ne fu un testimone prezioso e ne lasciò – come ha scritto il Carr – le descrizioni più vivaci e dettagliate.”,”RIRx-056-FL” “SUCHANOV Nikolaj Nikolaevic”,”Cronache della rivoluzione russa. Volume II.”,”Menscevico di sinistra, membro dopo il febbraio 1917 del Comitato esecutivo del Soviet di Pietrogrado, il massimo organo della rivoluzione, N.N. Suchanov, se non ebbe vera tempra di rivoluzionario, fu però un osservatore eccezionalmente acuto degli eventi che aprirono òa via alla vittoria del socialismo. Modesto attore di quelle drammatiche vicende, egli ne fu un testimone prezioso e ne lasciò – come ha scritto il Carr – le descrizioni più vivaci e dettagliate.”,”RIRx-057-FL” “SUE Eugene”,”Plik & Plok.”,”Marie-Joseph SUE, detto Eugene SUE (1804-57) autore francese di romanzi d’ appendice. Ha scritto ‘I misteri di Parigi’ (1842), ‘L’ ebreo errante’ (1845-47).”,”VARx-061″ “SUE Eugene”,”I misteri di Parigi. Volume primo.”,”Eugene SUE nacque a PARIGI NEL 1804 e fu avviato dal padre agli studi di medicina, ma fin dalla giovinezza fu tentato dalla pittura e dal giornalismo. Una volta laureato si imbarcò nel 1825 come chirurgo di bordo sulla nave da guerra Le Breslau dalla quale assistette alla battaglia di Navarrino. Congedatosi dalla marina, ereditata una fortuna alla morte del padre, esordì nel mondo letterario della capitale. Rimase incompleta una sua ‘Histoire de la marine francaise’. I gravi problemi sociali che la rivoluzione del 1830 non aveva risolto, e il suo disgusto per i costumi del mondo borghese e cittadino, una disposizione allo studio attento del mondo dei bassifondi parigini confluirono nei ‘Misteri di Parigi’ scritti nella prospettiva di un gusto tipicamente romantico.”,”VARx-071″ “SUE Eugene”,”I misteri di Parigi. Volume secondo.”,”Orientatosi sempre più decisamente verso il socialismo, dopo la rivoluzione del 1848 Eugene SUE si impegnò in un’ opera di propaganda politica tanto che nel 1850 veniva eletto all’ assemblea legislativa, dove si distinse come uno dei più vivaci montagnards. Dopo il colpo di stato di Luigi NAPOLEONE, contro cui si oppose fermamente, si ritirò nella Savoia di Annecy e tornò all’ attività letteraria fino alla morte.”,”VARx-072″ “SUE Eugenio”,”I misteri di Parigi.”,”La Banca dei poveri. “”Gli indigenti senza lavoro non trovano credito, o qualora si consenta ad imprestar loro qualche bagatella senza pegno, ciò succede con interesse di usura mostruosa. Prenderanno trenta soldi per otto giorni, e bisognerà che ne rendano quaranta. Ed anche i prestiti così piccoli sono rari e difficili. Quelli del Monte di Pietà stessi costano, in certe circostanze, quasi trecento per cento. L’operaio senza lavoro vi deposita talora per due franchi l’unica coltre che nelle notti d’inverno difende lui ed i suoi dal rigore del freddo. Ma – seguitava il curato con entusiasmo – un prestito di trenta o quaranta franchi senza interesse, e rimborsabile a rate di un dodicesimo quando ritorni il lavoro… per operai galantuomini è la salvezza, la speranza, la vita; e con quale puntualità lo pagheranno! Oh, signore, là non incontrerete, no, fallimenti. E’ un debito sacro quello contratto per dar pane alla moglie ed ai figlioli”” (pag 641-642)”,”FRAS-051″ “SUGIHARA Kaoru”,”Il dibattito sul capitalismo giapponese (1927-1937).”,”SUGIHARA Kaoru (Londra)”,”MJAx-022″ “SUHR Martin”,”Jean-Paul Sartre tra «esistenza» e «impegno».”,”Jean-Paul Sartre nasce il 21 giugno 1905 a Parigi, Nel 1915 entra al Lycée Henri IV. Nel 1917-1922 Ginnasio e liceo a La Rochelle e dal 1919 a Parigi. Dal 1924 al 1929 Studi all’Ècole Normale Supérieure; abilitazione all’insegnamento in filosofia come migliore studente dell’anno. Incontra Simone di Beauvoir. Dal 1931 al 1939 insegnante in licei di Le Havre, Laon e Parigi e una borsa di studio all’Institut Français di Berlino. Nel 1968 si schiera con il Maggio francese e con gli studenti alla Sorbonne. Condanna l’aggressione sovietica alla Cecoslovacchia. Muore a Parigi il 15 aprile 1980.”,”BIOx-086-FL” “SUKOMAL SEN”,”Working Class of India. History of Emergence and Movement, 1830-1970.”,”I giovani aprono la strada al marxismo in India. “”Impedendo perentoriamente la grande marcia verso l’ insurrezione anti-imperialista del popolo indiano, il Congresso Ahmedabad tenuto nel dicembre 1921 cercò di stabilire fermamente la leadership della borghesia sul movimento di liberazione nazionale indiano. Lasciati dietro le transenne gli altri leaders, Gandhi divenne il dittatore virtuale del Congresso. E ingannando le attese del popolo irrequieto per una lotta su tutto il territorio nazionale, il Congresso si concluse senza alcun piano d’ azione. Ma questo momento di estrema confusione nella lotta per la libertà in India fu segnato, comunque, dall’ apparizione di un nuovo pensiero politico manifestatosi in una piccola parte della gioventù indiana. I primi gruppi marxisti cominciarono ad apparire in India e seppure con un’ estensione estremamente limitata, la visione marxista cominciò a diffondersi nel movimento politico e sindacale indiano. Nel frattempo, il Partito Comunista dell’ India ‘emigré’ fu fondato a Tashkent in Unione Sovietica il 17 ottobre 1920 e ottenne il riconoscimento da parte dell’ Internazionale Comunista nel 1921. Anche all’ interno dell’ India i giovani comunisti, sebbene numericamente esigui, si dedicarono alla propaganda dell’ idee socialiste attraverso scritti e discorsi.”” (pag 192)”,”MASx-009″ “SUMIYA Mikio”,”Les ouvriers japonais pendant la deuxieme guerre mondiale.”,”Lo scoppio della guerra ebbe una grande influenza sui sindacati operai, come si presentavano allora. In un Giappone insufficientemente penetrato dalla tradizione della democrazia sociale, i sindacati situati a destra e al centro del movimento operaio consacravano tutte le loro forze per opporsi ai sindacati dell’ala sinistra comunista (pag 57) Ciò che deve essere sottolineato in primo luogo è l’inesistenza in Giappone dell’idea di “”resistenza””. Più esattamente, all’interno del sistema di valori tradizionali, nessuno di essi corrisponde alla “”resistenza””. E’ piuttosto la non-resistenza che era dotata di un valore positivo. (…) A dire il vero ciò che si denominava “”non resistenza”” non era altro che una forma di resistenza negativa. (pag 71)”,”MJAx-001-FGB” “SUMMERS Harry G. jr Colonel”,”American Strategy in Vietnam. A Critical Analysis.”,”Bibliografia: Erfurth, Waldermar, Generale, esercito tedesco, ‘Surprise’ (Berlino, 1938) tradotto in americano nel 1943 “”But, as events were to prove, “”measurable and clear programmed outputs”” were no substitute for a well-thought-out comprehensive plan of war. As Clausewitz said: ‘War plans cover every aspect of a war, and weave them all into a single operation that must have a single, ultimate objective in which all particular aims are reconciled. No one starts a war – or rather, no one is his senses ought to do so – without first being clear in his mind what he intends to achieve by that war and how he intends to conduct it. The former is its politica purpose; the latter its operational objective. This is the governing principle which will set its course, prescribe the scale of means and effort which is required, and make its influence felt throughout down to the smallest operational detail’. One thing we did not “”intend to achieve”” was victory. As we have seen, our doctrine specifically excluded it as an aim in war. Testifying before the Senate in 1966, General Maxwell Taylor said that we were not trying to “”defeat”” North Vietnam, only “”to cause them to mend their ways””. General Taylor likened the concept of defeating the enemy to “”Appomattox or something of that sort””.”” (pag 65)”,”USAQ-057″ “SUMPF Alexandre”,”Bolcheviks en campagne. Paysans et éducation politique dans la Russie des années 1920.”,”SUMPF Alexandre è maitre de conférences all’Università di Strasburgo. La sua tesi ha vinto un premio di storia sociale. La Krupskaia dopo la morte di Lenin. “”Le combat autour de l’héritage laissé par Lénine pousse Kroupskaïa, veuve respectée du regretté guide, à accorder sa caution à l’opposition qui s’est formée contre le pouvoir du secrétaire général du Parti. Elle signe ainsi le 5 septembre 1925 avec Kamenev, Zinoviev et G. Ia. Sokolnikov la “”Plateforme des Quatre””, qui reprend les thèses énoncées par Zinoviev dans ‘Le Léninisme’. Ils dénoncent la politique de concessions (soi-disant) faites aux koulaks et critiquent l’inanité de la politique de la NEP, fondée sur un accord avec une paysannerie par essence antisocialiste, et de la théorie de la construction du socialisme en un seul pays. Un an plus tard, Kroupskaïa condamne pourtant les excés de l’opposition, tandis que les autres leaders se voient exclus du Parti. La veuve de Lénine, tout en tâchant de conserver un regard critique sur la situation intérieure, n’en offre pas moins dès lors un soutien (passif et contraint) à Staline. En retour, elle retrouve un certain nombre de fonctions honorifiques, dont sa réintégration au Comité central en 1927. En dépit de la violence de l’affrontement avec Staline, elle est finalement l’une des trés rares “”Vieux Bolcheviks”” à avoir échappé aux purges, certainement protégée par son statut de veuve de Lénine. Elle meurt en 1939, à 70 ans, en partie “”canonisée”” par de multiples distinctions et hommages.”” (pag 54-55)”,”RUSU-223″ “SUMPF Alexandre”,”La grande guerre oubliée. Russie, 1914-1918.”,”Alexandre Sumpf, membre junior de l’Institut universitaire de France, maître de conferences en histoire contemporaine à l’université de Strasbourg. Ses recherches portent sur la propagande en Russie et en URSS, en particulier au moyen du cinéma. Trotsky forma l’Armata Rossa. “”Trotski institue l’armée Rouge en s’appuyant sur les 10.000 hommes que comptait la Garde rouge, un “”peuple en armes”” certes animé par la foi révolutionnaire, mais peu aguerri au combat de rue ou en rase campagne, et surtout assez mal équipé. Le volontariat prouve rapidement ses limites: en deux mois, seuls 153.678 hommes se présentent dans les bureaux de recrutement,. Suite aux premiers échecs militaires de la guerre civile, le Sovnarkom décrète le 9 juin 1918 la remobilisation des ouvriers et paysans non employeurs âgés de vingt et un à vingt-cinq ans dans 51 arrondissements de l’Oural et de Sibérie; puis, toujours en suivant cette ligne de classe, ils rappellent le 11 septembre toute la classe 1918. Les effectifs passent de 360.000 hommes en juillet à 800.000 en novembre, pour atteindre 1,5 million en mai 1919 et 5.5 millions à la fin de 1920. La désertion qui mine l’armée Rouge connaît deux pics en décembre 1918 et en mai-juin 1919; ils correspondent à l’aggravation des rudes conditions (froit , faim) plus qu’à l’appel du foyer ou au besoin en bras dans l’agriculture. En effet, à la fin de 1918, les ruraux représentent 83,4% des effectifs et 917.000 ont déjà “”déserté”” au moins une fois dans les premiers mois du conflit – c’est-à-dire ne se sont pas présentés à l’appel, ont quitté les rangs avant l’offensive, sont rentrés chez eux régler leurs affaires, etc. Pour lutter contre les désertions et maintenir la discipline Trotski cherche à recruter 55.000 officier tsaristes, fins connaisseurs en la matière. L’état-major établit des listes de noms en prenant pour critères la réputation militaire et l’attitude politique depuis la révolution de Février”” (pag 379)”,”QMIP-220″ “SUMPTION Jonathan”,”The Hundred Years War. Volume 1. Trial by Battle.”,”SUMPTION Jonathan (9 dicembre 1948), lord, autore inglese, storico del medioevo, Giudice della Corte Suprema del Regno Unito dal 2012 al 2018. Durante la pandemia di Covid-19 ha criticato i blocchi e le relative politiche del governo britannico. 3 413894 SBN 3 413895 SBN”,”QMIx-184-FSL” “SUMPTION Jonathan”,”The Hundred Years War. Volume 2. Trial by Fire.”,”SUMPTION Jonathan (9 dicembre 1948), lord, autore inglese, storico del medioevo, Giudice della Corte Suprema del Regno unito dal 2012 al 2018. Durante la pandemia di Covid 19 ha criticato i blocchi e le relative politiche del governo britannico. 3 413896 SBN”,”QMIx-183-FSL” “SUMPTION Jonathan”,”The Hundred Years War. Volume 3. Divided Houses.”,”SUMPTION Jonathan (9/12/1948), Lord, autore inglese, storico del medioevo, Giudice della Corte Suprema del Regno Unito dal 2012 al 2018. Durante la pandemia di Covid-19 ha criticato i blocchi e le relative politiche del governo britannico. In questo Terzo volume sulla Guerra dei Cent’anni si trova una storia di fortune contrastanti. Nell’ultimo decennio del suo regno, Edoardo III (simbolo senile e patetico delle passate glorie dell’Inghilterra) fu condannato a vedere le sue conquiste travolte dagli eserciti nemici. Quando morì nel 1377, gli succese un bambino vulnerabile destinato a diventare un adulto nevrotico e instabile a presiedere una nazione divisa. Nel frattempo la Francia entrò in uno dei periodi più brillanti della sua storia medievale, godendo di anni di potere e cerimonia. I contemporanei di entrambi i Paesi credevano di vivere tempi memorabili: tempi di grandi risultati, di mediocrità collettiva ma di intenso eroismo personale, di estrema ricchezza e povertà, fortuna e fallimento (dal risvolto di copertina).”,”QMIx-186-FSL” “SUMPTION Jonathan”,”The Hundred Years War. Volume 4. Cursed Kings.”,”SUMPTION Jonathan (9/12/1948), Lord, autore inglese, storico del medioevo, Giudice della Corte Suprema del Regno Unito dal 2012 al 2018. Durante la pandemia di Covid-19 ha criticato i blocchi e le relative politiche del governo britannico. Questo quarto volume sulla Guerra dei cent’anni (1337-1453), <). Todas estas son, sin embargo, exposiciones de un carácter muy general; dejan abierta la cuestión del “”derrumbe”” capitalista en cualquier acepción del término. Otra línea distinta de pensamiento, que será examinada más de cerca en la parte IV, señala también los obstáculos crecientes en el camino de la expansión capitalista. Hay, según Marx, una fuerte tendencia del capital a la centralización en un número de manos cada vez menor. Con el tiempo, «El monopolio del capital se convierte en una traba del modo de producción que ha surgido y florecido con él y bajo él. La centralización de los medios de producción y la socialización del trabajo llegan al fin a un punto en que se hacen incompatibles con su tegumento capitalista. Este tegumento salta en pedazos. Suena el toque funeral de la propiedad privada. Los expropiadores son expropiados» (1). Ésta, sin embargo, no es tanto una predicción come la brillante descripción de una tendencia. Pues no otro lugar, hablando de la “”centralización de los capitales ya existentes en unas cuantas manos y la descapitalización de muchos””, Marx lanza una advertencia implícita contra deducciones demasiado rígidas. “”Este proceso – dice – daría pronto lugar al colapso () de la producción capitalista, si no fuese por las tendencias contrarrestantes que ejercen sin cesar una influencia descentralizadora, al lado de las tendencias centrípetas (2). El sentido real puede decirse que todo el sistema teórico de Marx constituye una negación de la posibilidad de expansión capitalista indefinida y una afirmación de la inevitabilidad de la revolución socialista. Pero en ninguna parte se encontrará en su trabajo una doctrina del derrumbe específicamente económico de la producción capitalista”” [Paul M. Sweezy, ‘Teoria del desarrollo capitalista’, Mexico, 1970] [(* Véase el pasaje citado, supra, p. 110; () La palabra alemana es aquí ‘Zusammenbruch’. En todo este trabajo la traducimos por la más literal de “”derrumbe””; (1) ‘Capital’, I, p. 837; (2) Ibid., II, p. 289] (pag 212-213) DIBATTITO SU QUESTIONE CROLLO CAPITALISMO COLLASSO ECONOMICO CAPITALISTICO FATTORI CHE OPERANO IN CONTROTENDENZA MARX OPERE CAPITALE MARXISMO ECONOMIA E POLITICA MARX TEORIA CROLLO CAPITALISMO FATTORI IN CONTROTENDENZA”,”MADS-733″
“SWEEZY Paul M. MAGDOFF Harry, a cura; saggi di James e Grace BOGGS Eduardo GALEANO Eric HOBSBAWM Marcel LIEBMAN Ralph MILIBAND Martin NICOLAUS Walter RODNEY George THOMSON”,”Lenin oggi. Il ruolo del partito di avanguardia (Boggs); L’America latina e la teoria dell’imperialismo (Galeano); Lenin e la questione dell’aristocrazia operaia (Hobsbawm); Lenin nel 1905: una dottrina sconvolta da una rivoluzione (Liebman); Stato e rivoluzione (Miliband); La teoria dell’aristocrazia operaia (Nicolaus); La spartizione imperialistica dell’Africa (Rodney); Da Lenin a Mao Tse-tung (Thomson).”,”‘Lenin e la questione dell’ aristocrazia operaia’: saggio di Eric Hobsbawm (pag 16-18) ‘La teoria dell’aristocrazia operaia’: saggio di Walter Rodney (pag 31-35)”,”LENS-002-FGB”
“SWEEZY Paul M.”,”La teoria dello sviluppo capitalistico. Principi di economia politica marxiana.”,”Tra i vari capitoli: – Il metodo di Marx (pag 31-44) – La natura delle crisi capitalistiche (pag 179-196) – La controversia sul crollo del capitalismo (pag 247-276) (Bernstein, Tugan-Baranowsky, Conrad Schmidt, Kautsky nel 1902, L.B. Boudin, Rosa Luxemburg, Henryk Grossmann) – L’imperialismo (pag 389-414) – Il fascismo (pag 415-439) (il ruolo della piccola borghesia e delle classi medie ecc.; critica della tesi dell’ inevitabilità del fascismo ecc.) – Rudolf Hilferding: L’ideologia dell’imperialismo (pag 469-472) (appendice B)”,”TEOC-008-FC”
“SWIFT Jonathan”,”L’ arte della menzogna politica.”,”Swift (Jonathan), scrittore inglese (Dublino 1667-1745). Figlio postumo di un inglese stabilitosi in Irlanda dopo la Restaurazione, trascorse un’infanzia grigia e mortificata sotto la tutela degli zii Godwin e Dryden William Swift. Iscritto alla Grammar School di Kilkenny (Leinster) nel 1673, passò nel 1682 al Trinity College di Dublino, ma nel 1688 allo scoppio della seconda rivoluzione inglese interruppe gli studi e si rifugiò in Inghilterra, dove divenne segretario di sir William Temple, a Moor Park, nel Surrey. La carica lo mise in contatto con i problemi e l’ambiente della politica, scoprendogli i segreti maneggi e le tecniche sottili del potere. Inclinò inizialmente per i whigs e nutrì forse ambizioni di carriera che Temple non favorì. Tornato in Irlanda nel 1690-1691 e successivamente dal 1694 al 1696, prese gli ordini sacri e ottenne la piccola prebenda di Kilroot, presso Belfast, alla quale rinunciò qualche tempo dopo, riprendendo il suo posto nella casa del protettore, dove si occupò tra l’altro dell’educazione di Esther Johnson (‘Stella’), figliastra di un”,”VARx-009″
“SWIFT Jonathan, a cura di Giuseppe GALLENO”,”I viaggi di Gulliver.”,”Commento: ‘I viaggi di Gulliver appartiene al genere del romanzo filosofico, diffusosi a partire dalla prima metà del Settecento nell’ambiente illuminista. Dietro alla trama fantasiosa e di genere avventuroso, il romanzo ha lo scopo di tracciare un ironico ritratto della società, i cui vizi e difetti vengono messi in risalto attraverso le caratteristiche dei personaggi della storia. Lemuel Gulliver è un medico di bordo che naufraga sull’isola dei Lillipuziani, persone minuscole; in seguito è costretto a scappare ed approda nella terra dei giganti di Brobdingnag dove diventa giullare di corte; rapito da un’aquila e trovandosi di nuovo per mare, viene salvato dagli inconcludenti scienziati di Laputa, l’isola volante. Ma Gulliver arriva nel palazzo di Glubdubdrib, dopo essere caduto da Laputa, dove ha modo di parlare con i grandi spiriti del passato. Più tardi viene catturato dagli immortali Stuldbrug e quando riesce a fuggire, la sua ultima tappa prima di tornare a casa è l’isola degli Houyhnhnm, saggi cavalli parlanti al servizio dei quali sono gli Yahoo (Yahu), selvaggi in tutto simili agli esseri umani. Questo passo e quello dell’isola di Laputa sono fra i più significativi dal punto di vista dell’analisi della realtà umana attraverso l’uso di figure retoriche. I saggi cavalli rappresentano chiaramente ciò che gli umani dovrebbero essere per formare una società perfetta. Durante la sua permanenza sull’isola degli Houyhnhnm, Gulliver tenta di spiegare alla sua padrona, la giumenta che l’ha trovato, che cosa significhino le parole odio, legge, guerra, castigo e altre tipiche della realtà da cui egli proviene, ma la padrona sembra non capire. Infatti quando Gulliver viene sorpreso senza camicia, troppo simile ai selvaggi Yahoo, viene bandito perché aveva mentito, colpa che non può essere accettata da una società che non conosce il male. Nel romanzo la società dei cavalli viene idealizzata dal punto di vista del bene e di conseguenza è proposta come la perfezione, mentre di quella reale vengono proposti solo gli aspetti negativi, per fare sentire una grande differenza fra le due come succede anche nella terra dei giganti. Nell’isola di Laputa viene posta in risalto, tramite l’allegoria, la chiusura mentale della società contemporanea all’autore: qui Gulliver affronta degli scienziati che vanno contro ogni ragionamento logico che, rinchiusi nelle proprie stanze, tentando di realizzare esperimenti innovativi, vivono isolati dagli altri in una irrazionalità che nega anche l’evidenza e non sottopone le proprie convinzioni ad una verifica. Swift sottolinea il fatto che gli scienziati non si ritengano mai colpevoli del fallimento dei loro esperimenti; in realtà con amara ironia si evidenzia il disprezzo dell’autore verso la ricerca inutile di qualcosa di impossibile da realizzare, che non lascia margini di speranza. Swift crea così un parallelismo tra il suo viaggio nel fantastico e il mondo a lui contemporaneo; egli enfatizza fino all’estremo quei difetti che sono propri della società (fonte internet)”,”VARx-349″
“SWINGEWOOD Alan”,”Il mito della cultura di massa. Dalla scuola di Francoforte al marxismo degli anni settanta: un’analisi critica e una risposta provocatoria.”,”Alan Swingewood docente di sociologia alla London School of Economics and Political Science, si è occupato di problemi teorici del marxismo con una particolare attenzione alla cultura e alla letteratura. Tra i suoi saggi ‘Marx and Modern Social Theory’ e ‘The Novel and Revolution’ (1975), ‘Marxist Approaches to the Study of Literature’ (1977). ‘Quando venne fondata l’Internazionale formulammo espressamente il grido di battaglia: l’emancipazione della classe operaia deve essere opera della classe operaia stessa’ “”Nella loro «circolare» ai leader del partito socialdemocratico tedesco del 1879, Marx e Engels respinsero energicamente l’opinione, che stava prendendo piede nel partito tedesco, secondo la quale la classe operaia doveva subordinare se stessa alla direzione dei borghesi radicali e dei piccoli borghesi. Con i capi della SDP (Bebel e Liebknecht) Marx ed Engels furono assolutamente recisi: «Per quasi quarant’anni abbiamo ripetuto che la lotta di classe è la prima forza motrice della storia e che in particolar modo la lotta di classe tra la borghesia e il proletariato è la grande leva del rivolgimento sociale moderno; ci è quindi impossibile andare insieme con persone che vogliono cancellare dal movimento questa lotta di classe. Quando venne fondata l’Internazionale formulammo espressamente il grido di battaglia: l’emancipazione della classe operaia deve essere opera della classe operaia stessa. Ci è quindi impossibile andare insieme con persone che dichiarano apertamente che gli operai sono troppo ineducati per liberarsi da sé e che debbono esere liberati dell’alto, da grandi e piccoli borghesi filantropi» (25). Il problema è se la classe operaia è capace di sviluppare un proprio distinto punto di vista di classe a livello istituzionale e culturale nel quadro dell’egemonia borghese Nella sua analisi della Comune di Parigi del 1871, Marx fu ottimista, indicando che lo stesso concetto di Comune era qualcosa che solo la classe operaia poteva inventare «infiammati da un nuovo compito sociale che essi dovevano compiere per tutta la società, eliminare tutte le classi e il dominio di classe (…) spezzare lo strumento di quel dominio di classe – lo Stato, il potere statale organizzato e centralizzato» (26). E nella prefazione al suo questionario sociologico ‘Enquête ouvrière’ (1880) Marx esortava gli operai francesi a rispondere poiché «essi soli, e non qualche provvidenziale salvatore, possono energicamente somministrare i rimedi per i mali sociali per i quali essi soffrono» (27) . Ma se la Comune rappresentava la prima forma storica di governo operaio «in cui il popolo agiva per se stesso in prima persona», essa non era socialista né nell’ideologia né nella pratica politica. Essa costituì la più alta organizzazione del proletariato ma era priva di una guida e di un indirizzo complessivo socialisti”” (pag 68-69) [Alan Swingewood, ‘Il mito della cultura di massa’, Editori Riuniti, Roma, 1980] [(25) K. Marx F. Engels, ‘Il partito e l’Internazionale’, Roma, Edizioni Rinascita, 1948, pp. 261-262; (26) K. Marx, ‘La guerra civile in Francia’, in ‘Il partito e l’Internazionale’, cit., pp. 175, 181; (27) Citato da T.B. Bottomore, ‘Sociology as Social Criticism’, London, 1975, p. 79]”,”TEOC-004-FMDP”
“SWORAKOWSKI Witold S.”,”The Communist International and its Front Organizations. A Research Guide and Checklist of Holdings In American and European Libraries.”,”SWORAKOWSKI Witold S.”,”INTT-256″
“SWORAKOWSKI Witold S. a cura; collaborazione di E. ANDERSON I. AVAKUMOVIC C.A. BUSS R.H. CHILCOTE L.A.D. DELLIN C.F. DELZELL D.J. DOOLIN M.M. DRACHKOVITCH T. DRAPER P. DUIGNAN S. FISCHER-GALATI O.K. FLECHTHEIM H.L. GANN G. GEORGALAS K.M. GLAZIER C. HARMEL G.S. HARRIS J.O. JOHANSEN B. KALNINS J.L. KANGAS W. KENDALL P.P. KRUSCHIN J.M. LANDAU N. LANG B. LAZITCH CHONG-SIK LEE G. LENCZOWSKI G.J. LERSKI E. LIPPING M.G. NABTI L. NALBANDIAN B. NORRETRANDERS N.C. PANO E. PAUKER G. PAUKER R.A. PIERCE M. POPOV R.E. POPPINO G. RENTZ J.S. RESHETAR L.E. ROSE H. ROTH J.E. RUE R.A. SCALAPINO M. SCHWARTZ A.E. SENN R.F. STAAR F.L. STARNER T. TAKASE R.L. TOKES F.N. TRAGER”,”World Communism. A Handbook 1918-1965.”,”Collaborazione di E. ANDERSON I. AVAKUMOVIC C.A. BUSS R.H. CHILCOTE L.A.D. DELLIN C.F. DELZELL D.J. DOOLIN M.M. DRACHKOVITCH T. DRAPER P. DUIGNAN S. FISCHER-GALATI O.K. FLECHTHEIM H.L. GANN G. GEORGALAS K.M. GLAZIER C. HARMEL G.S. HARRIS J.O. JOHANSEN B. KALNINS J.L. KANGAS W. KENDALL P.P. KRUSCHIN J.M. LANDAU N. LANG B. LAZITCH CHONG-SIK LEE G. LENCZOWSKI G.J. LERSKI E. LIPPING M.G. NABTI L. NALBANDIAN B. NORRETRANDERS N.C. PANO E. PAUKER G. PAUKER R.A. PIERCE M. POPOV R.E. POPPINO G. RENTZ J.S. RESHETAR L.E. ROSE H. ROTH J.E. RUE R.A. SCALAPINO M. SCHWARTZ A.E. SENN R.F. STAAR F.L. STARNER T. TAKASE R.L. TOKES F.N. TRAGER”,”SOCx-225″
“SYBEL Heinrich von”,”Geschichte der Revolutionszeit von 1789 bis 1795. Erster Band.”,”Opera firmata da Max SCHLESINGER (1858)”,”FRAR-222″
“SYKES John”,”Storia dei quaccheri.”,”Obiettori di coscienza ante litteram, rivoluzionari nel trionfo della rivoluzione, borghesi in quello della borghesia, martiri, suscitatori di fede, furbi mercanti, ipocriti padroni del vapore, apostoli antischiavisti, organizzatori di leghe operaie, missionari tra affamati e terremotati, soccorritori delle vittime delle guerre, ma anche capitalisti che lucrano sulla guerra. Nel XVII il movimento fondato da George FOX trae forza con il confluire in esso di molti levellers, i rappresentanti più rivoluzionari dell’ esercito di CROMWELL. “”E giungiamo così all’ avvento dei quaccheri. Cromwell aveva sgominato i levellers ed era riuscito a disperdere i diggers; ma non poteva certo immaginarsi di aver con questi colpi violenti dissipato completamente il fermento che stava muovendosi alla base; le leggi sulla proprietà divenivano sempre più dure, coloro che erano stati spodestati erano sempre più tormentati, scacciati a frustate come vagabondi da una parrocchia all’ altra, e il loro odio forzato era bollato come un peccato; questa corrente di concetti politici di tipo umanistico, di una introspezione individualistica dello spirito, non si poteva arginare tutto d’un tratto. Infatti, quando nel 1653 egli tentò l’ esperimento del Parlamento a nomina, del governo nelle mani di centoquaranta “”santi””, egli stava cercando di trovare una via di sfogo ove indirizzare con moderazione e con accortezza questo volume sempre crescente di ardenti proteste. Ma anche in questo caso le richieste apparvero essere troppo radicali – la revisione di tutto il sistema legale e l’ abolizione delle decime – e quindi anche questo governo fu dissolto; e quando per questo motivo i settari più militanti, che si erano adesso autonominati Uomini della Quinta Monarchia, e che avevano avuto un largo numero di rappresentanti nell’ Assemblea, misero in moto una serie di congiure, furono soppressi. Fu proprio in questa atmosfera che sorse il movimento dei quaccheri. Aumentando di forza con una progressione sorprendente, con un abile lavoro di diffusione, organizzato su basi nazionali, parve ben presto adunare in sé tutti i resti sparsi delle precedenti forme di protesta radicale. Lilburne aveva chiamato i suoi seguaci “”i rustici, gli scarponi, i soldati semplici, i Grembiali di cuoio e di lana, e la popolazione laboriosa e industriosa dell’ Inghilterra””, ed ora le masse degli Amici provenivano proprio dalle stesse sezioni della comunità, particolarmente oppresse, e il movimento prendeva particolarmente piede tra i tessitori, i sarti, i calzolai, i falegnami, i muratori e il lavoratori della terra. Erano gli stessi poveri, onesti e privati di ogni speranza – non proprio “”la feccia della povera gente””, come li bollò un critico, non il proletariato sciocco, ma quello abbastanza colto ed intellettuale da indirizzare efficaci critiche allo stato attuale delle cose””. (pag 148-149)”,”RELx-033″
“SYLOS LABINI Paolo”,”Saggio sulle classi sociali.”,”SYLOS LABINI è nato a Roma nel 1920, ha compiuto studi nell’ Università di Harvard e in quella di Cambridge. Insegna (1974) isittuzioni di economia politica nella facoltà di scienze statistiche, demografiche e attuariali dell’ Università di Roma. Ha scritto tra l’ altro ‘Economie capitalistiche ed economie pianificate’ (1960), ‘Problemi dello sviluppo economico’ (1970), ‘Sindacati inflazione e produttività’ (1972), ‘Oligopolio e progresso tecnico’ (1964).”,”ITAS-042″
“SYLOS LABINI Paolo”,”Problemi dello sviluppo economico.”,”L’A è nato a Roma nel 1920. Ha studiato ad Harvard e Cambridge. E ha insegnato Istituzioni di economia politica nella facoltà di Scienze statistiche demografiche e attuariali dell’ Università di Roma.”,”ITAE-076″
“SYLOS LABINI Paolo”,”Le classi sociali negli anni ’80.”,”””Come risulta dalle argomentazioni svolte nel testo, ritengo che il socialismo non ha attecchito negli Stati Uniti soprattutto perché in quel paese le divisioni di classe non hanno mai avuto il rilievo che hanno avuto in Europa; questo fenomeno a sua volta dipende, in negativo, dal fatto che gli Stati Uniti nella loro evoluzione sociale non hanno avuto la fase feudale e, in positivo, dal fatto che i primi coloni inglesi, a differenza dei coloni spagnoli e portoghesi, organizzarono la loro vita sociale su basi almeno tendenzialmente liberali ed egualitarie. Sombart richiama fugacemente le “”tradizioni feudali della vecchia Europa””, che sarebbero all’ origine della contrapposizione fra operaio e imprenditore – una contrapposizione, si potrebbe aggiungere, indirettamente alimentata da quelle tradizioni più che da rapporti puramente economici (…). Ma Sombart non sviluppa questo cenno, che si trova alla fine del suo saggio (…). Una diagnosi monca conduce a previsioni errate.”” (pag 177) Kautsky e il comunismo di villaggio. Il lavoro di E.J. Berg citato nel testo (p. 128) è un articolo pubblicato nel 1964 nella rivista americana “”Quarterly Journal of Economics””, mentre l’ opera di Kautsky è La questione agraria pubblicata originariamente nel 1899. (…) Kautsky è molto scettico sulla possibilità di usare il comunismo di villaggio come una scorciatoia per attuare il socialismo moderno, sia pure solo in agricoltura. (…)”” (pag 179-180) Tocqueville e le due superpotenze. “”Il brano è impressionante: ricordiamoci che Tocqueville scriveva ben 150 anni fa. ‘CI sono oggi sulla Terra due grandi popoli che, partiti da punti differenti, sembrano avanzare verso lo stesso fine: sono i Russi e gli Angloamericani. Tutti e due sono cresciuti nell’ oscurità, e mentre l’ attenzione generale era rivolta altrove sono saliti di colpo fra le nazioni di rango più elevato ed il mondo ha avuto notizia quasi contemporaneamente della loro nascita e della loro grandezza. (…)””. (pag 182)”,”ITAS-085″
“SYLOS LABINI Paolo”,”Le forze dello sviluppo economico.”,”SYLOS LABINI Paolo ha insegnato istituzioni di economia politica nella facoltà di scienze statistiche, demografiche, attuariali dell’ Università di Roma. Ha scritto: ‘Sindacati, inflazione e produttività’ (1977), Saggio sulle classi sociali’ (1982), ‘Il sottosviluppo e l’ economia contemporanea’ (1983). “”Quale che ne sia la causa, un aumento dei salari può influire sui prezzi in primo luogo attraverso i costi (se l’ aumento supera quello della produttività). Questo vale per i prodotti industriali; per i prodotti agricoli e le materie prime prodotte all’interno l’ aumento dei salari può determinare un aumento di domanda (se l’ occupazione non diminuisce nella stessa proporzione o anche più che in proporzione); e l’ aumento di domanda può avere gli effetti prima indicati. Poiché nessuno pone in dubbio che le variazioni nel costo della vita influiscano su quelle dei salari – con maggiore o minore intensità, secondo la forza dei sindacati e i diversi assetti istituzionali e organizzativi – tutte le variazioni di prezzi che entrano nel costo della vita fanno variare i salari. Fra questi elementi meritano una considerazione particolare i prezzi dei servizi pubblici e i prezzi amministrati dal governo. Può accadere – ed è più volte accaduto – che per ridurre il deficit pubblico, considerato da certe correnti di pensiero la causa principale dell’ inflazione, siano stati elevati i prezzi dei servizi pubblici e le imposte indirette, col risultato di aggravare l’ inflazione sia direttamente sia indirettamente, attraverso l’ aumento dei salari.”” (pag 176)”,”ECOT-109″
“SYLOS LABINI Paolo”,”Il sottosviluppo e l’economia contemporanea.”,”SYLOS LABINI Paolo (Roma 1920- ) ha insegnato istituzioni di economia politica (facoltà di scienze statistiche, demografiche ed attuariali Univ. di Roma).”,”PVSx-045″
“SYLOS LABINI Paolo, con scritti di Francesco ADORNO Giovanni CARAVALE Alessandro DAMIANI Leone IRACI FEDELI Bruno JOSSA Siro LOMBARDINI Giorgio LUNGHINI Mario MONFORTE Vittorangelo ORATI Pier Luigi PORTA Michele SALVATI Ferdinando TARGETTI”,”Carlo Marx: è tempo di un bilancio.”,” con scritti di Francesco ADORNO Giovanni CARAVALE Alessandro DAMIANI Leone IRACI FEDELI Bruno JOSSA Siro LOMBARDINI Giorgio LUNGHINI Mario MONFORTE Vittorangelo ORATI Pier Luigi PORTA Michele SALVATI Ferdinando TARGETTI Articoli presi da Il Ponte. “”L’economia verrà a capo della parte economica del marxismo, solo quando lo studierà con spirito filosofico”” (Arturo Labriola, La soluzione marxista del problema del valore, in Id., Studio su Marx (1908), Morano, Napoli 1926 pag 103)”,”TEOC-527″
“SYLOS LABINI Paolo”,”Saggio sulle classi sociali.”,”””Mentre Marx aveva esattamente previsto la flessione della piccola borghesia agraria e dell’artigianato di tipo antico, bisogna dire che egli non aveva previsto né lo sviluppo dell’artigianato di tipo nuovo né l’enorme espansione della piccola borghesia impiegatizia e commerciale. E’ vero: in un passo sovente citato della ‘Storia delle teorie economiche’ (Einaudi, Torino, 1935, vol. II, p. 634) Marx, dopo aver notato che il progresso tecnico fa aumentare il reddito netto, afferma che questo aumento a sua volta dà luogo ad una “”costante espansione delle classi che si trovano in mezzo fra gli operai da un lato ed i capitalisti e i proprietari fondiari dall’altro, le quali in gran parte sono mantenute direttamente dal reddito e, mentre gravano sulla sottostante base lavoratrice, accrescono la sicurezza e la potenza sociale dei diecimila soprastanti””. Tuttavia, questa osservazione rimane isolata; sembra che Marx attribuisca maggiore importanza ad un’altra conseguenza del progresso della tecnica in regime capitalistico, una conseguenza che egli considera nel primo libro del ‘Capitale’ (l’unico che abbia rivisto e completato per la pubblicazione): “”lo straordinario aumento raggiunto dalla forza produttiva nelle sfere della grande industria – egli scrive – permette di adoperare ‘improduttivamente’ una parte sempre maggiore della classe operaia e quindi di riprodurre specialmente gli antichi ‘schiavi domestici’ sotto il nome di ‘classe di servitori’, come camerieri, serve, lacché, ecc., sempre più in massa””; e per suffragare le sue tesi si ferma ad esaminare alcune statistiche inglesi (libro I, 1952, vol. II, pp. 154-5). (…) Riguardo alle classi medie sembra che tanto le conseguenze analitiche quanto le conseguenze politiche rimangano, per Marx, quelle che egli insieme con Engels considerava nel ‘Manifesto’, nel quale prospettava il declino, fin quasi alla sparizione in quanto forza sociale e politica, della piccola borghesia, che nello stesso ‘Manifesto’ è vista come una classe composta da contadini proprietari, artigiani e piccoli commercianti. Nelle opere storiche concrete (per esempio: ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’, ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’), Marx considera diverse classi e sottoclassi e mostra di essere ben consapevole del ruolo della piccola borghesia. Egli mette in rilievo i conflitti fra la borghesia industriale moderna, da un lato, e la borghesia agraria e quella finanziaria dall’altro; è la lotta fra il nuovo e il vecchio nel seno stesso della classe dominante, la lotta attraverso la quale la borghesia industriale cerca di imporre il suo predominio; le altre frazioni della borghesia, a loro volta, cercano di allearsi alla piccola borghesia”” [Paolo Sylos Labini, Saggio sulle classi sociali, 1974] (pag 41-42-43)”,”ITAE-008-FPA”
“SYLOS LABINI Paolo”,”Problemi dello sviluppo economico.”,”””La proposizione astratta che l’introduzione delle macchine possa creare disoccupazione era stata avanzata da John Barton, in un saggio pubblicato nel 1817 (‘Observations on the Circumstances which Influence the Conditions of the labouring Classes of Society’, citato da Ricardo, ‘Principi’, a cura di Sraffa, Cambridge, 1951 p. 396 e da Marx, libro I, vol. III, p. 81), ed elaborata in modo originale da Ricardo, il quale nel capitolo ‘On Machinery’, aggiunto alla terza edizione dei suoi ‘Princìpi’, aveva ritrattato opinioni da lui espresse oralmente, in precedenza, mostrando che, ‘a parità di capitale totale anticipato’, l’introduzione delle macchine può creare “”sovrabbondanza di popolazione”” (disoccupazione) e “”peggiorare le condizioni dell’operaio””. Questa tesi era in contrasto con la tesi prevalente fra gli economisti, i quali sostenevano che il “”fondo salari”” (che intendevano in senso fisico, come massa di sussistenze) non è ridotto dall’introduzione delle macchine e quindi ‘anche senza l’intervento di capitali addizionali’, i lavoratori eliminati da un certo ramo produttivo debbono venir ben presto riassorbiti, nello stesso o in altri rami. Ricardo, che presenta un esempio numerico riferito a una singola impresa, nega ciò sostenendo che il “”fondo salari”” (che egli intende in senso monetario) viene durevolmente decurtato, dopo l’impianto delle macchine; e viene in sostanza ad affermare che i lavoratori disoccupati possono essere riassorbiti in altri rami ‘a condizione’ che intervenga un capitale addizionale (‘Princìpi, pp. 388-90). Marx, criticando in parte ed elaborando il ragionamento di Ricardo, attacca la tesi della compensazione. Gli stessi sostenitori di questa tesi, egli dice, ammettono che il fondo ‘monetario’ dei salari diminuisce. E’ vero: la massa ‘fisica’ delle sussistenze non per questo diminuisce: ma non è esatto affermare che sarà essa in qualche modo impiegata, come prima, per rioccupare i lavoratori eliminati. Il fatto è che, con la diminuzione del fondo (monetario) dei salari e dei lavoratori occupati, la richiesta effettiva – e con essa il prezzo delle sussistenze – diminuisce. Quindi la produzione di tali beni è scoraggiata, il capitale colà investito tende a spostarsi in altri rami ed anche una parte dei lavoratori occupati nella produzione di sussistenze, durante il processo di riassestamento, perderà l’impiego (Libro I, vol II, p. 148). Marx, come Ricardo, non nega affatto che, in seguito, se ‘interviene un capitale (variabile) addizionale’, i lavoratori possono essere riassorbiti (Ivi). Riconosce che “”le macchine… possono provocare un aumento di occupazione in altri rami produttivi”” (Libro I, vol. II, pp. 150-1) (particolarmente, in quelli che forniscono i mezzi di produzione ai rami che introducono le macchine ed ampliano la quantità prodotta). E ammette, con Ricardo, che la formazione del capitale addizionale possa essere stimolata dalla riduzione dei prezzi dei beni prodotti con le macchine; riduzione che rende disponibile una parte del reddito dei “”capitalisti”” (Libro IV, vol. V, pp. 153-4). Ma fa notare che questa è una questione del tutto diversa da quella prospettata dai sostenitori della compensazione (Libro I, vol. II, pp. 150-1).”” (pag 25-26) [Paolo Sylos Labini, Problemi dello sviluppo economico, 1974]”,”ITAE-016-FPA”
“SYLOS LABINI Paolo”,”La politica economica del fascismo. La crisi del ’29.”,”Nota in prima pagina: “”Come Salvemini ha messo in rilievo il miglioramento della congiuntura internazionale, che raggiunge anche l’Italia a partire dalla primavera del 1922, contraddice la tesi seconco cui il fascismo prese il potere in un momento di grave crisi economica. In realtà, la ripresa economica indusse i ceti proprietari e padronali, ancora sotto l’incubo delle tensioni sociali del ’21, ad appoggiare un movimento che si presentava garante, con azioni metodiche di distruzioni e violenza del ristabilimento dell’ordine”””,”ITAF-349″
“SYLOS LABINI Paolo”,”Nuove tecnologie e disoccupazione.”,”Volume dedicato dall’autore a Franco Momigliano Sylos Labini (Roma, 1920) ha insegnato Economia politica nella facoltà di Scienze statistiche, demografiche e attuariali dell’Università di Roma. Marx p.22, 27, 216, “”Tenendo conto delle vacanze annuali – prima quasi inesistenti – e del periodo di lavoro durante l’intera vita, il tempo di lavoro oggi è decisamente inferiore alla metà di quello che era un secolo fa. Fra l’altro, questo fatto ha smentito la previsione catastrofica formata nel ‘Manifesto’ da Marx e da Engels, secondo cui l’orario di lavoro sarebbe andato crescendo”” (pag 22) “”Si può affermare che tutte le previsioni di tipo catastrofico proposte da Marx in funzione rivoluzionaria, la proletarizzazione dei ceti medi, la miseria crescente degli operai, che per di più sono costretti a lavorare più a lungo e in forme più alienanti, la caduta del saggio di profitto, per ricordarne solo tre – si sono dimostrate erronee. Sono errori comprensibili nel caso di Marx, considerato il tempo in cui egli formulava quelle previsioni – erano, in sostanza, i punti di arrivo delle «leggi di movimento» dell’economia capitalistica”” (pag 27) “”Esistono già fabbriche in cui l’ipotesi di cui si discute è pressoché avverata: «Uno studioso europeo ci dà questa descrizione di una moderna filatura da poco visitata in Giappone: ‘…Non più dieci persone, padrone incluso, sono necessarie per far funzionare i 30.000 fusi anulari che rappresentano 22 ilioni di dollari d’investimento’» (citato da Leontief, 1984, p. 28). Non si richiede dunque un eccessivo sforzo di fantasia per immaginare fabbriche intere o addirittura interi settori in cui opera un numero di lavoratori talmente piccolo da poter essere equiparato a zero: in quei settori, non essendoci lavoratori, non ci sarebbero neppure retribuzioni da pagare e l’intero reddito netto coinciderebbe con i profitti: è il caso, considerato da Sraffa, del «massimo saggio di profitto», un’idea ricavata da un accenno di Marx alla possibilità di una caduta del saggio del profitto «perfino se i lavoratori potessero vivere di aria» (Sraffa, 1960, p. 103 e Marx, 1965, vol. III, cap. 15, sez. II. p. 300). In un tale caso la teoria marxista del valore-lavoro che presuppone un plusvalore creato dall’impiego retribuito di lavoro corrente o «lavoro vivo» – in via di principio e a parte altre ben più fondamentali obiezioni – può avere significato solo ricorrendo all’ipotesi di una redistribuzione del plusvalore fra tutti i settori, compresi quelli che non lo producono perché impiegano esclusivamente lavoro incorporato nei mezzi di produzione e, in particolare, in robot. Anche il problema della «realizzazione», ossia della vendita di beni prodotti dai robot, richiede l’ipotesi di uno spostamento di potere d’acquisto dagli altri settori. Quei beni possono essere venduti in misura assai modesta ai capitalisti dello stesso settore: per la massima parte debbono essere venduti ai capitalisti e ai lavoratori degli altri settori. (…) Ma che cosa succede al valore e alla distribuzione del reddito in un’economia completamente robotizzata? In tali condizioni la teoria del valore-lavoro di Marx viene messa fin da principio fuori gioco (2). Così non è per la teoria del valore di Sraffa (…)”” (pag 216-217) [(2) Sia pure in forma contorta ed oscura, ciò è riconosciuto dallo stesso Marx, che negli appunti riuniti poi nel volume dei «Grundrisse» considera l’ipotesi di un’economia in cui i processi produttivi sono, almeno in via di tendenza, completamente meccanizzati. Si veda Marx (1970, vol. II, pp. 400-3; questo passo mi è stato segnalato da Giorgio Rodano] ancora da inserire”,”ECOS-013″
“SYLOS LABINI Paolo”,”Sindacati, inflazione e produttività.”,”Paolo Sylos Labini nato a Roma nel 1920: Ha studiato nelle università di Harvard e di Cambridge. Insegnante di economia politica nella facoltà di Scienze statistiche, demografiche, e attuariali dell’università di Roma. Pubblicazioni: Oligopolio e progresso tecnico, Economie capitalistiche ed economie pianificate, Sindacati, inflazione e produttività, Saggio sulle classi sociali.”,”ECOS-008-FL”
“SYLOS LABINI Paolo”,”Saggio sulle classi sociali.”,”””Oramai è chiaro che l’enorme espansione della piccola borghesia – un’espansione che nel nostro paese è stata patologicamente rapida – ha modificato in profondità i termini dei conflitti sociali e delle lotte di classe. In ultima analisi nel nostro tempo la lotta politica consiste essenzialmente in un grande tiro alla fune (ammesso che la fune non si spezzi, a destra o a sinistra): da una lato i partiti di destra, che esprimono soprattutto gli interessi della grande e media borghesia, e, dall’altro, i partiti di sinistra, che in qualche modo esprimono gli interessi della molto più differenziata classe operaia, si sforzano di trascinare dalla propria parte la massima fetta possibile della piccola borghesia, una quasi classe socialmente eterogenea e politicamente instabile. In questo tiro alla fune, come abbiamo visto, i partiti delle due ali pagano certi prezzi, facendo concessioni che possono andare e spessa vann a detrimento degli interessi immediati e diretti delle classi o sottoclassi di cui sono l’espressione politica”” (pag 135)”,”ITAS-002-FGB”
“SYLOS LABINI Paolo, con scritti di Francesco ADORNO Giovanni CARAVALE Alessandro DAMIANI Leone IRACI FEDELI Bruno JOSSA Siro LOMBARDINI Giorgio LUNGHINI Mario MONFORTE Vittorangelo ORATI Pier Luigi PORTA Michele SALVATI Ferdinando TARGETTI”,”Carlo Marx: è tempo di un bilancio.”,” con scritti di Francesco ADORNO Giovanni CARAVALE Alessandro DAMIANI Leone IRACI FEDELI Bruno JOSSA Siro LOMBARDINI Giorgio LUNGHINI Mario MONFORTE Vittorangelo ORATI Pier Luigi PORTA Michele SALVATI Ferdinando TARGETTI Articoli presi da Il Ponte. “”Secondo la morale di Marx è bene tutto ciò che porta acqua al mulino della rivoluzione liberatrice; è male tutto ciò che la ritarda. Pertanto, è giusto, quando serve, esprimersi in termini deliberatamente oscuri, in modo «da aver ragione in ogni caso»; è da raccomandare senza riserve la violenza, non per legittima difesa: «’Vae victis! Noi non abbiamo riguardi; noi non ne attendiamo da voi. Quando sarà il nostro turno non abbelliremo il terrore» (è Marx che parla: Marx-Engels, ‘Opere complete’, VII, pp. 519-520). Anche il farisaismo è da approvare pienamente se serve alla rivoluzione: è lecito «appoggiare tutto ciò che aiuta ad avanzare, senza farsi noiosi scrupoli morali». Nelle lettere ai primi nuclei comunisti e nel carteggio con Engels Max si esprime liberamente, ma si controlla con cura quando scrive per il pubblico, come accade nel ‘Capitale’ – nella prefazione si dichara perfino disposto a considerare le critiche scientifiche, ma non quelle del volgo e cita Dante («Segui il tuo corso, e lascia dir le genti»). S’indigna e si straccia le vesti di fronte alle nefandezze del capitalismo, ma non esita a raccomandare ogni genere di nefandezze per combattere il Mael e far trionfare il Bene”” (pag 16-17) [Paolo Sylos Labini, ‘Carlo Marx: è tempo di un bilancio’]”,”MADS-007-FC”
“SYLOS LABINI Paolo”,”Progresso tecnico e sviluppo ciclico.”,”Paolo Sylos Labini (Roma, 1920 – Roma 2005) Treccani: Nacque a Roma il 30 ottobre 1920 da Michele e da Margherita Viggiani. La famiglia era di origini pugliesi; il padre, antifascista e persona di grande rigore morale, e la madre, colta e amante della musica, di carattere aperto e vivace, ebbero grande influenza sulla formazione della sua personalità. Tra i compagni al liceo classico e poi all’Università vi furono il fisico Giorgio Careri e il politico Luciano Barca, che rimasero suoi grandi amici per tutta la vita. Gli studi universitari, compiuti mentre già lavorava, condussero a una laurea in giurisprudenza all’Università di Roma nel luglio del 1942, con una tesi su Gli effetti economici delle invenzioni sull’organizzazione industriale. Sylos Labini aveva scelto come relatore Guglielmo Masci, liberale antifascista ostile all’economia corporativa che lasciò al giovane studente piena libertà sia nella scelta dell’argomento sia nell’impostazione del lavoro; dopo la morte prematura di Masci il ruolo di relatore passò a Giuseppe Ugo Papi, ossequioso dell’economia corporativa e autoritario, che poi osteggiò per decenni la carriera accademica del suo ex studente. La biblioteca del ministero dell’Agricoltura dove Sylos Labini lavorava (all’epoca la principale biblioteca in materie economiche e statistiche in Italia) era diretta da Alberto Breglia, che fu professore di economia nella facoltà di economia e commercio dell’Università di Roma, progressista in politica e sostenitore dell’impostazione classica in economia. Sylos Labini gli succedette come bibliotecario al ministero e ne fu assistente volontario all’Università. Nel frattempo, vincitore di una delle prime borse Fulbright, ebbe l’occasione di trascorrere un periodo di studi negli Stati Uniti, prima a Chicago (dove strinse amicizia con Franco Modigliani), poi all’Università di Harvard, dove fu allievo di Joseph Schumpeter e conobbe Gaetano Salvemini, al quale restò legato per tutta la vita e che fu il tramite per un altro incontro importante, al rientro in Italia: quello con Ernesto Rossi. Alla tradizione del Partito d’Azione e del socialismo liberale di Carlo Rosselli rimase legato per tutta la vita; la sua concezione dell’economia come scienza sociale fece sì che le sue radici intellettuali e morali, che guidarono in modo rigoroso e coerente tutte le sue scelte di vita, orientassero anche la sua attività di ricercatore e di docente, con una grande capacità di coinvolgere e spronare i suoi allievi. Dopo il ritorno dagli Stati Uniti e un breve periodo in Italia, durante il quale aiutò Breglia che collaborava al Piano per la ricostruzione economica e sociale dell’Italia (noto come Piano del lavoro), Sylos Labini trascorse un altro anno di studi all’estero, all’Università di Cambridge, sotto la guida di Dennis Robertson e stringendo rapporti di amicizia con Piero Sraffa, Joan Robinson, Nicholas Kaldor. Negli anni Cinquanta iniziò a collaborare al Ponte di Piero Calamandrei e al Mondo di Mario Panunzio; poco prima era iniziato il flusso delle pubblicazioni accademiche (per la sterminata bibliografia di Sylos Labini, che accanto agli scritti scientifici include numerosi articoli sulla stampa quotidiana e settimanale, cfr. M. Corsi, Una bibliografia degli scritti di Paolo Sylos Labini, 2015). Iniziò così anche la carriera accademica: professore incaricato a Sassari (1955-57), professore straordinario a Catania (1957-60, dopo una prima sconfitta in un concorso a cattedra che fece scalpore), professore ordinario a Bologna e infine, dal 1962, presso la facoltà di scienze statistiche dell’Università di Roma, fino al pensionamento, avvenuto nel 1995. Nel periodo siciliano Sylos Labini condusse una vasta inchiesta sull’economia dell’isola, coinvolgendo molti giovani ricercatori, che portò dopo qualche anno di lavoro al massiccio volume collettaneo sui Problemi dell’economia siciliana (Milano 1966). Il 13 giugno 1960 sposò Maria Rosaria Azzone. Nel 1961 nacque il primo figlio, Stefano, e nel 1966 il secondo, Francesco. I primi lavori scientifici di rilievo furono Saggio dell’interesse e reddito sociale (in Atti dell’Accademia nazionale dei Lincei, Rendiconti. Classe di scienze morali, storiche e filologiche, s. 8, 1948, vol. 3, pp. 426-453), un contributo di impostazione classica; The Keynesians (in BNL Quarterly Review, II (1949), 11, pp. 238-242), in cui criticò l’assunto di moneta esogena adottato da John M. Keynes nella Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta; Il problema dello sviluppo economico in Marx e Schumpeter (in Teoria dello sviluppo economico, a cura di G.U. Papi, Milano 1954, pp. 19-73), un ampio saggio in cui ciclo e crescita venivano considerati congiuntamente. Il lavoro che fece di Sylos Labini uno dei maggiori economisti del Novecento, Oligopolio e progresso tecnico, fu pubblicato in edizione provvisoria nel 1956 (Bologna); seguirono le edizioni del 1957 (Bologna) e quelle, ampliate, del 1964 e del 1967 (Torino). Tradotto in inglese nel 1962 (Cambridge, Mass., con una seconda edizione nel 1969) e in varie altre lingue, il lavoro fu oggetto di un’interpretazione restrittiva che lo riconduceva nell’alveo della tradizione marginalista, da parte di Modigliani (1958); in questa versione entrò nei manuali di economia industriale, come analisi di una forma di mercato intermedia tra la concorrenza e il monopolio, considerata tramite gli stessi strumenti analitici (curve di domanda e di offerta) già utilizzati per le altre forme di mercato, solo sotto ipotesi particolari di discontinuità tecnologiche. Come tutti i tentativi di ‘sintesi neoclassica’ (inclusi quelli condotti dallo stesso Modigliani e da altri nei confronti della teoria keynesiana della disoccupazione), ovvero la riconduzione nell’alveo della tradizionale analisi marginalista di contributi innovatori diretti a spiegare fenomeni della realtà che rimanevano estranei alla teoria tradizionale, anche questa interpretazione si mostrò debole di fronte all’assunto di razionalità degli agenti economici. Risultò chiaro che per la validità della teoria di Sylos Labini, così come interpretata da Modigliani, si rendeva necessario un ulteriore assunto, ovvero che le imprese oligopolistiche presenti in un settore adottino sistematicamente un atteggiamento punitivo nei confronti dei nuovi entranti, nonostante tale atteggiamento possa risultare irrazionale (ovvero non corrispondente alla massimizzazione dei profitti). Su questo assunto, battezzato ‘postulato di Sylos Labini’, si scatenò un ampio dibattito, sia teorico sia empirico, dai risultati incerti. In realtà la teoria dell’oligopolio di Sylos Labini era parte di una più ampia concezione teorica, che riprendeva e sviluppava quella degli economisti classici. Negli anni successivi Sylos Labini la sviluppò in varie direzioni, facendone una chiave di lettura della realtà economica moderna. Nell’ambito di questa concezione, l’oligopolio – caratterizzato dalla presenza di barriere all’entrata di nuove imprese nell’industria considerata – non è un caso particolare, intermedio tra concorrenza e monopolio, ma il caso generale, rispetto al quale concorrenza (intesa nel senso degli economisti classici, come libertà di entrata di nuove imprese nel settore) e monopolio sono i casi estremi, nei quali le barriere all’entrata, generalmente presenti nell’economia, sono o nulle o insormontabili. Altre due caratteristiche della teoria dell’oligopolio di Sylos Labini sono la sua natura aperta e l’inclusione di elementi dinamici. Queste caratteristiche sono evidenti nella spiegazione dell’altezza delle barriere all’entrata, ovvero delle difficoltà che le nuove imprese avrebbero incontrato nel tentativo di entrare nel settore. Sylos Labini distinse tre casi. Il primo è quello dell’oligopolio differenziato (più vicino alla teoria tradizionale della concorrenza imperfetta) in cui le imprese già presenti nel mercato hanno conquistato una propria clientela e sono necessari forti ribassi dei prezzi per indurre gli acquirenti a rivolgersi verso i prodotti delle imprese nuove. Il secondo è quello dell’oligopolio concentrato (considerato da Modigliani il vero elemento innovatore nella teoria di Sylos Labini, certamente quello su cui concentrò la sua attenzione) in cui la tecnologia è caratterizzata da discontinuità tecnologiche, con i grandi impianti che operano a costi unitari inferiori agli impianti piccoli, grazie alle economie di scala, con la conseguenza che l’ingresso di una nuova impresa nel settore o avviene con un impianto piccolo, quindi a costi elevati, o con un impianto grande, quindi generando un aumento significativo della produzione che a sua volta rende necessaria una riduzione del prezzo. Il terzo caso, l’oligopolio misto, è una combinazione dei primi due. L’oligopolio differenziato è tipico dei settori che producono beni di consumo non durevoli, ad esempio bibite o detersivi; l’oligopolio concentrato domina nei settori che producono mezzi di produzione, ad esempio acciaio o macchine utensili; l’oligopolio misto è presente soprattutto nei settori dei beni di consumo durevoli, come le automobili. L’extraprofitto oligopolistico ottenibile dalle imprese già presenti nel settore dipende dall’altezza delle barriere all’entrata. Se consideriamo il caso dell’oligopolio concentrato, sono rilevanti: la dimensione degli impianti e le differenze di costi tra grandi e piccoli impianti (che spiega di quanto aumenta la produzione con l’ingresso nel settore di una nuova impresa), l’elasticità della domanda (che spiega di quanto deve diminuire il prezzo per assorbire la maggiore produzione e, come osservò Sylos Labini introducendo il concetto di elasticità empirica, dipende esso stesso dal tempo), ma anche un elemento dinamico quale il tasso di crescita del mercato, che indica quanto tempo occorre prima che la crescita della domanda possa assorbire la maggiore produzione. Quel che viene individuato non è, quindi, un equilibrio statico (come invece ipotizzato nell’interpretazione di Modigliani), ma un insieme di elementi e di nessi di causa ed effetto che concorrono a costituire una teoria ‘aperta’. La componente dinamica viene poi sviluppata nella seconda parte del libro, dedicata all’analisi del progresso tecnico. L’analisi teorica dell’oligopolio fu preceduta da un’approfondita indagine empirica sul campo, relativa all’industria petrolifera in Canada, Messico e Stati Uniti, compiuta assieme al giurista Giuseppe Guarino nel 1955 su incarico dell’allora presidente del Consiglio Antonio Segni in vista dell’approvazione di una legge per regolamentare esplorazione e produzione di idrocarburi in Italia (cfr. P. Sylos Labini – G. Guarino, L’industria petrolifera negli Stati Uniti, nel Canada e nel Messico, Milano 1956). L’analisi dell’andamento dinamico di una economia caratterizzata dalla presenza di un settore manifatturiero oligopolistico venne poi approfondita con lo strumento del modello econometrico, applicato all’Italia (Prezzi, distribuzione e investimenti in Italia dal 1951 al 1966: uno schema interpretativo, in Moneta e credito, XX (1967), 79, pp. 265-344). L’industria manifatturiera era considerata il settore trainante dell’economia; altri settori, come l’agricoltura e il commercio, erano caratterizzati da forme di mercato diverse (concorrenza per l’agricoltura, concorrenza monopolistica per il commercio). Il modello fu pubblicato anche in inglese e ristampato più volte; si dimostrò un utilissimo strumento didattico, per il nesso che stabilì tra analisi teorica e applicata, e stimolò una miriade di analisi su problemi specifici, quali la relazione tra andamento dei salari e dell’occupazione o tra andamento dei profitti e investimenti. Questi aspetti sono oggetto di varie pubblicazioni, tra le quali Sindacati, inflazione e produttività (Bari 1972). La pressione dei sindacati era considerata necessaria, per evitare che i salari crescessero troppo lentamente, frenando la domanda e quindi la crescita dell’economia; allo stesso tempo, tuttavia, una crescita troppo rapida dei salari – sperimentata, sottolineò Sylos Labini, solo in rarissime occasioni dopo l’unificazione dell’Italia – rischiava di ostacolare gli investimenti e quindi, di nuovo, la crescita. Erano considerati importanti anche gli elementi, come la presenza di un settore commerciale inefficiente o di servizi prestati in condizioni di forte potere di mercato, che potevano generare una divaricazione tra l’andamento del salario e quello dei prezzi dei beni e servizi acquistati dai lavoratori, influendo negativamente sul loro potere d’acquisto. L’analisi della distribuzione del reddito tra salari e profitti fu approfondita sul piano dinamico (in contrapposizione alla teoria statica della tradizione marginalista), sottolineando la diversa influenza del costo del lavoro sui prezzi nei periodi di crescita (quando i salari aumentano più della produttività) e nei periodi di calo, e le analoghe differenze che si verificano di fronte ad aumenti e diminuzioni dei costi delle materie prime (Prices and income distribution in manufacturing industry, in Journal of post Keynesian economics, II (1979), 1, pp. 3-25; questo e altri articoli furono raccolti in un volume uscito contemporaneamente in italiano e in inglese, Le forze dello sviluppo e del declino, Roma-Bari 1984, che costituisce un punto di riferimento per comprendere la visione dell’economia di Sylos Labini). Negli anni successivi i suoi contributi spaziarono dai problemi del sottosviluppo (Il sottosviluppo e l’economia contemporanea, Roma-Bari 1983; Sottosviluppo. Una strategia di riforme, Roma-Bari 2000) a quelli del cambiamento tecnologico (Nuove tecnologie e disoccupazione, Roma-Bari 1989; Progresso tecnico e sviluppo ciclico, Roma-Bari 1993), fino a una critica alla funzione di produzione aggregata, che fornisce una spiegazione originale dei suoi successi empirici nonostante la disastrosa debolezza teorica a essa sottesa (Why the interpretation of the Cobb-Douglas production function must be radically changed, in Structural change and economic dynamics, VI (1995), 4, pp. 485-504). Una linea di ricerca collaterale, a cavallo tra economia, politica e sociologia, fu costituita dall’analisi delle classi sociali. Con il Saggio sulle classi sociali (Roma-Bari 1974, tradotto in numerose lingue), preceduto e seguito da altri studi sull’argomento, Sylos Labini mise in discussione la ‘legge della proletarizzazione’ sostenuta da Karl Marx e accolta dal Partito comunista italiano che ne aveva fatto la base della propria strategia, centrata sulla dicotomia tra capitalisti e proletari; secondo questa strategia, alla crescita dimensionale del proletariato, che sarebbe giunto a costituire la stragrande maggioranza della società, avrebbe dovuto corrispondere l’ascesa al potere del partito che ne rappresentava le istanze. In contrapposizione a questa dottrina, Sylos Labini sottolineò la crescente importanza, sia economica sia politica, delle classi medie: un insieme composito di ceti e gruppi d’interesse, il cui orientamento – progressista su alcuni temi, conservatore su altri – risultava politicamente decisivo. Fondata su solide basi statistiche, l’analisi di Sylos Labini suscitò un ampio e vivace dibattito e contribuì al cambiamento di strategia dei partiti della sinistra. Sylos Labini fu sempre attivo in campo politico e alcuni contributi sono collegati a questa sua attività: da Idee per la programmazione (Bari 1963, con Giorgio Fuà) scritto nella fase del nascente governo di centro-sinistra, a Prospettive dell’economia italiana (Roma-Bari 1978, con Paolo Baratta, Lucio Izzo, Antonio Pedone e Alessandro Roncaglia: il cosiddetto gruppo di Mondoperaio), fino al pamphlet Per la ripresa del riformismo (Roma 2002, con A. Roncaglia). Quando gli fu proposto di fare il parlamentare e poi il ministro, rifiutò per mantenere la propria indipendenza. Produsse però un flusso continuo di proposte di politica economica e di commenti critici sferzanti in interventi a convegni e in articoli su quotidiani; organizzò convegni e appelli; contribuì a organizzare associazioni politico-culturali, dal Movimento Salvemini fino a Opposizione civile e al Cantiere. Intervenne a favore della nazionalizzazione dell’energia elettrica, propose una riforma dell’università e criticò duramente la politica delle ope legis, sostenne l’importanza del sindacato e ne criticò le chiusure corporative, intervenne in innumerevoli occasioni specifiche, per esempio per ottenere l’esproprio dei terreni sui quali fu costruita l’Università romana di Tor Vergata o per la costruzione della nuova Università della Calabria secondo un nuovo modello residenziale o per ottenere il permesso di espatrio a colleghi dei Paesi dell’Est come Michal Kalecki e Wlodzimierz Brus. Da ultimo, sostenne con vigore l’esistenza di un conflitto d’interessi che avrebbe dovuto impedire l’elezione a deputato di Silvio Berlusconi; resta famoso, al riguardo, il discorso che tenne, già malato, al Palavobis di Milano di fronte a una folla straripante il 23 febbraio 2002, prova di una grande capacità oratoria e grande lezione morale di impegno civile, assieme al volume, pubblicato postumo, Ahi serva Italia (Roma-Bari 2006). Morì a Roma il 7 dicembre 2005. Opere. La maggior parte degli scritti di Sylos Labini è disponibile gratuitamente on-line, nel fondo archivistico curato da Marcella Corsi e ospitato presso l’Università della Tuscia, all’indirizzo: http://www.syloslabini. info/online/ pubblicazioni/fondo-sylos-labini/, raggiungibile anche tramite il sito dell’associazione Sylos Labini (www.syloslabini.info). Per la sterminata bibliografia di Sylos Labini, che accanto agli scritti scientifici include numerosi articoli sulla stampa quotidiana e settimanale, si veda M. Corsi, Una bibliografia degli scritti di Paolo Sylos Labini, in Paolo Sylos Labini, a cura di F. Sylos Labini, Roma 2015, pp. 155-191. Fonti e Bibl.: F. Modigliani, New developments on the oligopoly front, in Journal of political economy, LXVI (1966), 3, pp. 215-232; A. Roncaglia, P. S. L., 1920-2005, in Moneta e C., LIX (2006), 233, pp. 3-21; A. Roncaglia – P. Rossi – M. Salvadori, Libertà, giustizia, laicità. In ricordo di P. S. L., Roma-Bari 2008; P. S. L., a cura di F. Sylos Labini, Roma 2015.”,”ECOT-390″
“SYLOS LABINI Paolo”,”Le classi sociali negli anni ’80.”,”Paolo Sylos Labini nato a Roma nel 1920: Ha studiato nelle università di Harvard e di Cambridge. Insegnante di economia politica nella facoltà di Scienze statistiche, demografiche, e attuariali dell’università di Roma. Pubblicazioni: Oligopolio e progresso tecnico, Economie capitalistiche ed economie pianificate, Sindacati, inflazione e produttività, Saggio sulle classi sociali.”,”TEOS-140-FL”
“SYLOS-LABINI Paolo”,”Torniamo ai classici. Produttività del lavoro, progresso tecnico e sviluppo economico.”,”SYLOS-LABINI P. è socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Produttività cresce in grande depressione (prima di pag. 56)”,”ECOT-142″
“SYLOS-LABINI Paolo”,”Oligopolio e progresso tecnico.”,”SYLOS-LABINI P. si è laureato a Roma nel 1042 e ha compiuto studi a Harvard e Cambridge. Ha insegnato in varie università d’Italia. Attualmente a Roma (1982). Il libro è uscito per la prima volta nel 1956.”,”ECOT-168″
“SYLOS-LABINI Paolo a cura; saggi di Guido JESURUM Luca MELDOLESI Fernando VIANELLO Salvatore BIASCO Sebastiano BRUSCO Enrico ZAGHINI Luigi PASINETTI Luigi SPAVENTA Pierangelo GAREGNANI”,”Prezzi relativi e distribuzione del reddito.”,”””La relazione che intercorre fra valore, prezzi di produzione e distribuzione del reddito è riassunta da Marx nel seguente modo. “”La distribuzione del profitto sociale in conformità a questo saggio [generale del profitto] fra i capitali investiti nelle diverse sfere di produzione, crea prezzi di produzione, che differiscono dai valori delle merci (…). Questo scostamento, tuttavia, non sopprime (…) la determinazione dei prezzi per mezzo dei valori (…). Mentre il valore di una merce era uguale al capitale in essa consumato più il plusvalore in essa contenuto, il suo prezzo di produzione è ora uguale al capitale (…) in essa consumato, più il plusvalore che ad essa tocca in virtù del saggio generale del profitto, p. es., il 20% sul capitale anticipato per la sua produzione (…). Ma questa aggiunta del 20% è essa stessa determinata dal plusvalore creato dal capitale complessivo sociale e dal rapporto in cui il plusvalore sta con il valore del capitale”” (Il Capitale, libro III). In questo senso Marx parla dei “”valori che si nascondono dietro i prezzi di produzione e li determinano in ultima analisi”””” [Fernando Vianello, Plusvalore e profitto in Marx] in ‘Prezzi relativi e distribuzione del reddito’, a cura di Paolo Sylos Labini, 1973“,”ECOT-017-FPA”
“SYLOS-LABINI Paolo”,”Problemi dello sviluppo economico.”,”Paolo Sylos Labini nato a Roma nel 1920: Ha studiato nelle università di Harvard e di Cambridge. Insegnante di economia politica nella facoltà di Scienze statistiche, demografiche, e attuariali dell’università di Roma. Pubblicazioni: Oligopolio e progresso tecnico, Economie capitalistiche ed economie pianificate, Sindacati, inflazione e produttività, Saggio sulle classi sociali.”,”ITAE-124-FL”
“SYLOS-LABINI Paolo”,”Sottosviluppo. Una strategia di riforme.”,”Paolo Sylos Labini nato a Roma nel 1920: Ha studiato nelle università di Harvard e di Cambridge. Insegnante di economia politica nella facoltà di Scienze statistiche, demografiche, e attuariali dell’università di Roma. Pubblicazioni: Oligopolio e progresso tecnico, Economie capitalistiche ed economie pianificate, Sindacati, inflazione e produttività, Saggio sulle classi sociali.”,”PVSx-036-FL”
“SYLOS-LABINI Paolo”,”Torniamo ai classici. Produttività del lavoro, progresso tecnico e sviluppo economico.”,”Paolo Sylos Labini nato a Roma nel 1920: Ha studiato nelle università di Harvard e di Cambridge. Insegnante di economia politica nella facoltà di Scienze statistiche, demografiche, e attuariali dell’università di Roma. Pubblicazioni: Oligopolio e progresso tecnico, Economie capitalistiche ed economie pianificate, Sindacati, inflazione e produttività, Saggio sulle classi sociali.”,”ECOT-245-FL”
“SYLOS-LABINI Paolo RONCAGLIA Alessandro”,”Il pensiero economico.Temi e protagonisti.”,”Paolo Sylos Labini nato a Roma nel 1920: Ha studiato nelle università di Harvard e di Cambridge. Insegnante di economia politica nella facoltà di Scienze statistiche, demografiche, e attuariali dell’università di Roma. Pubblicazioni: Oligopolio e progresso tecnico, Economie capitalistiche ed economie pianificate, Sindacati, inflazione e produttività, Saggio sulle classi sociali. Alessandro Roncaglia (Roma 1947) è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Roma La Sapienza ed è socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei.”,”ECOT-267-FL”
“SYLVERS Malcolm”,”Gli Stati Uniti tra dominio e declino. Politica interna, rapporti internazionali e capitalismo globale.”,”SYLVERS Malcolm è nato a New York nel 1941. Attualmente insegna storia degli Stati Uniti all’ Università di Venezia. Si è occupato del Settecento americano, della storia del movimento operaio statunitense e di politica internazionale. Ha scritto ‘Sinistra politica e movimento operaio negli Stati Uniti’ (1984), ‘Politica e ideologia nel comunismo statunitense’ (1989), ‘Il pensiero politico e sociale di Thomas Jefferson’ (1993). Neocons. “”I think tanks oggi sono più di 1200, più di 100 dei quali operano nella capitale; anche la descrizione solo di quelli più importanti (Smith, 1991, 270-94) indica la loro enorme eterogenità ideologica. Sicuramente in questo panorama hanno acquisito molta importanza negli anni ’70 e ’80 quelli come l’ American Enterprise Institute, la Heritage Foundation e la Hoover Institution in cui operano gli intellettuali neoconservatori, polemici verso l’ impostazione liberal fino ad allora dominante nei think tanks e negli organismi menzionati””. (pag 161) Regionalizzazione. “”Un fattore nuovo è che insieme alla globalizzazione cresce anche una spiccata regionalizzazione. Segnatamente, i tre centri del capitalismo contemporaneo – la Triade composta di Stati Uniti, Germania e Giappone . si sono ora “”ingranditi””: si tratta dell’ area del Nafta per gli USA, dell’ Unione Europea capeggiata in modo informale ma reale dalla Germania e dei molti Stati dell’ Asia orientale con cui il Giappone ha stabilizzato un rapporto preferenziale. Questa regionalizzazine è già una realtà economica nel commercio, negli investimenti e nell’ organizzazione della produzione e della distribuzione””. (pag 202)”,”USAS-118″
“SYLVERS Malcolm”,”Politica e ideologia nel comunismo statunitense.”,”Malcolm SYLVERS è nato a New York nel 1941. ha studiato a Brooklyn College e all’ Università del Wisconsin. Poi in Europa a Firenze e a Parigi. Attualmente è professore associato di storia degli Stati Uniti all’ università di Venezia. I filoni principali delle sue ricerche sono la storia del movimento operaio dal primo dopoguerra e Thomas Jefferson e la filosofia democratica del Settecento. Ha pubblicato Sinistra politica e movimento operaio negli Stati Uniti (Napoli, 1984). “”I due libri di Theodore Draper sulla storia politica del partito fino al 1930 erano i primi del progetto che uscirono e rappresenteranno un punto di riferimento obbligatorio per gli altri (1). Come si vedrà saranno sempre presenti anche nelle discussioni recenti, quando Draper tornerà a polemizzare con i nuovi storici del CP. L’ autore ha voluto ricostruire minuziosamente la storia molto intricata della fondazione del partito, delle sue lotte interne e del suo collegamento con l’ Unione Sovietica, poiché quest’ ultimo era per lui la chiave di volta per capire tutte le vicende del CP.”” (pag 39) “”Gli storici non sono concordi sui fattori principali del cambiamento della linea del Comintern. Alcuni come Franz Borkenau e Hugh Seton-Watson hanno messo in primo piano i bisogni della politica estera sovietica. (…) Altri studiosi, come Aldo Agosti, hanno messo in risalto come in Europa – e soprattutto in Francia, Austria e Spagna – vi era una forte spinta di base dei lavoratori che volevano lottare contro il fascismo, dimostrando per questo una più grande disponibilità che non per una lotta che sboccasse nel potere dei Soviet.”” (pag 156) “”L’ analisi del fascismo da parte del CPUSA si intrecciava con la sua visione dello stato: attraverso il tempo cambiavano ambedue e ambuedue erano collegate alla trasformazione della sua linea verso Roosevelt. Se malgrado le continue critiche, il New Deal era visto sempre più in una luce positiva era perché esso e il presidente venivano considerati orientati verso l’ antifascismo. La lotta antifascista era destinata a vincere ma nell’ immagine del Fronte popolare la vittoria del socialismo cessava di essere una sua parte integrante.”” (pag 196)”,”MUSx-160″
“SYLVERS Malcolm”,”Sinistra politica e movimento operaio negli Stati Uniti. Dal primo dopoguerra alla repressione liberal-maccartista.”,”SYLVERS Malcolm è nato a New York nel 1941. Ha struato al Brooklyn College e all’ Università del Wisconsin. Poi in Italia a Firenze. Attualmente è docente di storia degli Stati Uniti nella Facoltà di Lettere di Venezia. Ha scritto sul marxismo peruviano e sul movimento operaio negli Stati Uniti e in Italia. “”John L. Lewis, leader dei minatori, capì al volo che la legge Wagner avrebbe avuto sulle masse lavoratrici lo stesso effetto che la NRA aveva avuto nel 1933-34. Il subbuglio di quel biennio era finito nel nulla, a causa della incapacità dei dirigenti AFL che avevano fatto rimanere lettera morta la risoluzione di compromesso sul sindacalismo industriale del congresso del ’34. La Federazione doveva agire ora con la nuova situazione ancora più favorevole, o avrebbe ancora una volta perso l’ occasione. Con queste idee e il desiderio di una resa dei conti, Lewis andò al congresso della AFL ad Atlantic City (New Jersey) nell’ ottobre 1935. Una risoluzione che avrebbe impegnato in modo preciso la Federazione all’ organizzazione di massa degli operai in categorie industriali, prese solo il 40% dei voti. Di nuovo i sindacati di mestiere avevano paura di essere travolti da un influsso massiccio di lavoratori organizzati su queste linee. Dopo la votazione Lewis prese a pugni William Hutchinson, presidente dei carpentieri e uno dei più decisi e convinti sostenitori del ‘craft unionism’: fu il segno visibile, e più ampiamente diffuso dai mass media della frattura della AFL.”” (pag 183-184)”,”MUSx-178″
“SYLVERS Malcolm”,”Sinistra politica e movimento operaio negli Stati Uniti. Dal primo dopoguerra alla repressione liberal-maccartista.”,”Malcolm Sylvers è nato a New York nel 1941. Ha studiato a Brooklyn College e all’University of Wisconsin; poi in Italia a Firenze. Attualmente è docente di Storia degli Stati Uniti nella Facoltà di lettere di Venezia. Ha pubblicato articoli e recensioni sull’immigrazione italiana in America, sul movimento operaio in Italia e negli Stati Uniti, sul marxismo peruviano, e sulla storiografia connessa a questi argomenti in diverse riviste tra cui: Movimento Operaio e Socialista, Italia contemporanea, Studi Storici, Science and Society, Labor History e il Journal of American History.”,”MUSx-035-FL”
“SYLVERS Malcolm”,”Il mondo com’è: capitalismo contemporaneo e rapporti internazionali nel nuovo secolo.”,”Malcolm Sylvers è nato a New York nel 1941. Attualmente insegna storia degli Stati Uniti all’università di Venezia. Si è occupato del Settecento americano, della storia del movimento operaio statunitense e di politica internazionale.”,”ECOI-148-FL”
“SYLVERS Malcolm; MASINI Pier Carlo”,”Gramsci nel mondo anglo-sassone (Sylvers); Andrea Costa e Lorenzo Piccioli Poggiali (Masini).”,”Nel libro di John Cammett (Antonio Gramsci e le origini del comunismo italiano) esamina la filsofia di Gramsci in poche pagine, principalmente attraverso la critica di Bucharin: infatti fu nei “”Quaderni”” che Gramsci trovò una sistemazione al nesso materialismo-idealismo (pag 63)”,”GRAS-150″
“SYLVERS Malcolm”,”Gli Stati Uniti tra dominio e declino. Politica interna, rapporti internazionali e capitalismo globale.”,”Malcolm Sylvers è nato a New York nel 1941. Ha studiato a Brooklyn College e all’University of Wisconsin; poi in Italia a Firenze. Attualmente è docente di Storia degli Stati Uniti nella Facoltà di lettere di Venezia. Ha pubblicato articoli e recensioni sull’immigrazione italiana in America, sul movimento operaio in Italia e negli Stati Uniti, sul marxismo peruviano, e sulla storiografia connessa a questi argomenti in diverse riviste tra cui: Movimento Operaio e Socialista, Italia contemporanea, Studi Storici, Science and Society, Labor History e il Journal of American History.”,”USAP-015-FL”
“SZAMUELY László”,”Primi modelli di un’economia socialista.”,”Questo libro si riferisce ai primi anni della storia economica sovietica. Szamuely cerca di spiegare, servendosi di fonti poco note, da quali idee furono guidati i rivoluzionari che per primi fondarono un’economia socialista e quali esigenze pratiche li indussero, nei quattro o cinque anni successivi alla rivoluzione, a rivedere le loro idee originarie.”,”RUSU-061-FL”
“SZANTO Béla”,”Le lotte di classe e la dittatura del proletariato in Ungheria.”,”””I sindacati ungheresi non capirono il momento psicologico adatto per il passaggio all’ offensiva. Essi continuarono a trattare e a concludere concordati di tariffe, ce però non era possibile osservare. Essi si lagnavano del rilassamento della disciplina sindacale, mentre invece si erano mutati il carattere e le condizioni della lotta. La classe lavoratrice conduceva ormai la lotta non più per il prolungamento del tempo di lavoro necessario nella giornata lavorativa, non per la riduzione del plusvalore, ma per la soppressione del plusvalore in generale. Se non tutti i capi dei sindacati, certo gli operai avevano capito, che si era arrivati a quello stadio della lotta sindacale su cui così si esprime il Marx (Salario, prezzo, profitto): ‘Al tempo stesso i lavoratori – (…) – non devono esagerarsi il valore finale di queste lotte quotidiane. (…) Invece della formula conservatrice: “”Un giusto salario giornaliero per una giusta giornata di lavoro””, essi devono scrivere sulle loro bandiere il motto rivoluzionario: “”Abolizione del sistema del salario!””.”” (pag 109-110)”,”MUNx-043″
“SZASZ Thomas S.”,”I manipolatori della pazzia. Studio comparato dell’Inquisizione e del Movimento per la salute mentale in America.”,”””… vi fu mai dominazione alcuna che non sembrasse naturale a coloro che la esercitavano?”” John Stuart Mill (in apertura, introduzione)”,”RELC-328″
“SZILARD Leo a cura di Spencer WEART e Gertrud WEISS SZILARD”,”La coscienza si chiama Hiroshima. Dossier sulla bomba atomica.”,”Leo SZILARD, nato a Budapest nel 1898, è morto nel 1964 in California. Fu uno degli scienziati che lagoraono il proprio nome al Progetto Manhattan. ma dopo aver sollecitato gli americani a precedere i nazisti nella costruzione di armi atomiche, fu tra i primi a battersi contro l’uso delle bombe. Dalla fisica nucleare passò alla biologia per tenersi al passo con le scoperte scientifiche che hanno un’influenza determinante sull’ umanità. Non fu solo un uomo di laboratorio, e non risparmiò le energie per iniziative pacifiste. I suoi ricordi, lettere documenti raccolti in questo libro ci restituiscono la traccia della vita di questo scienziato e del suo pensiero.”,”USAQ-014″
“SZNAJDER Mario”,”I miti del sindacalismo rivoluzionario.”,”””Nel 1910 però la distanza politica tra il nazionalismo e il sindacalismo rivoluzionario è ancora troppo grande. La percezione della nazione ha connotati diversi per i teorici come Labriola, Orano, o Olivetti, malgrado l’appoggio che essi danno all’impresa di Tripoli, parallelamente ai nazionalisti. Le idee si elaborano e filtrano con lentezza nel settore della parte operaia. Sarà la realtà, unita con la discussione teorica, che cambierà le posizioni intellettuali e gli atteggiamenti pratici della ‘leadership’ del sindacalismo rivoluzionario nel lungo cammino iniziato al principio del secolo. Corradini ha cercato di esprimere il mito nazionale della grandezza storica dell’Italia in termini moderni, optando per un’analisi incentrata sul futuro, un’analisi che tenta di integrare la massa operaia nel movimento nazionalista per dare a questo le truppe che non ha”” (pag 46) “”Labriola prende le distanze dal nazionalismo politico, considerandolo come un regresso”” (pag 47) “”Questa è solo la prima tappa di avvicinamento tra il nazionalismo e il sindacalismo rivoluzionario. Lo scambio avviene solo a livello teorico e generale e non vi è avvicinamento politico. I leaders del sindacalismo rivoluzionario, nella loro maggioranza e compreso il teorico Leone, si oppongono alla guerra libica, anche a costo di trovarsi d’accordo con i loro nemici classici, i socialisti riformisti. De Ambris, Corridoni, Mantica, Barni, Masotti e Polledro, tra gli altri, participano allo sciopero generale proclamato contro l’intervento in Libia il 27 settembre 1911. Il fallimento di questo nuovo sciopero generale – al quale partecipò attivamente anche Mussolini – attribuito al PSI e alla CGL, costituì un’altra lezione sul potere mobilitante dello sciopero se messo a confronto con l’entusiasmo che l’impresa militare suscitata nelle masse italiane. Alceste De Ambris è alla testa del gruppo sindacalista che si oppone alla guerra utilizzando gil argomenti socialsiti classici che facevano differenza tra gli obiettivi borghesi e quelli degli operai. La guerra, secondo De-Ambris, serve allo stato borghese, non alla nazione, che è a maggioranza operaia”” (pag 50)”,”MITT-362″
“SZPORLUK Roman”,”Communism and Nationalism. Karl Marx versus Friedrich List.”,”Roman Szporluk è Professore di Storia e Direttore del Center for Russian and East European Studies all’University of Michigan. Ha scritto un saggio sul pensiero politico di Masaryk, e ha curato la traduzione di ‘Russia in World History: Selected Essays’ di M.N. Pokrovski (1970). Secondo l’autore “”Indeed, the 1848-1849 writings of Marx, and even more so those of Engels, contain many passages that might be interpreted as expressions of a rather extreme German nationalism””! (pag 171) Engels critica il cosmopolitismo “”It is no longer important whether Marx’s specific characterizations or charges were justified, whether, for example, German socialism in fact “”proclaimed the German nation to be the model nation, and the German Philistine to be the typical man”” (51). To the historian of Marxism and of nationalism, German socialism as depicted by Marx appears to have been un attempt, undertaken in the 1840s, to find a place in a changing society for those social groups that Marx saw destined to be destroyed by capitalism: the small bourgeoisie, the craftsmen, and the peasants. This kind of “”socialism””, Marx pointed out, proclaimed “”its supreme and impartial contempt of all class struggles”” (52). (At the same time, this presupposed although Marx did not bother to note it, a national interest and national solidarity common to all classes). Marx certainly agreed with Engels, who declared that: “”the fraternisation of the nations, as it is now being accomplished everywhere by the extreme, proletarian, party against the ancient elementary national egoism and the hypocritical, privately egoistic cosmopolitanism of free trade, is more valuable than all German theories on true socialism”” (53). On the eve of 1848, Marx was certain that not only was the solution sought by German socialism impossible, but that a bourgeois revolution would at best be short-lived in Germany, and that almost immediately a proletarian revolution would follow”” (pag74) [Roman Szporluk, Communism and Nationalism. Karl Marx versus Friedrich List, New York, 1988] [((51) The Communist Manifesto, p. 37; (52) Ibid, p. 38; (53) Friedrich Engels, “”The Festival of Nation””, as translated from the German original by Dirk J: Struik, ‘Birth of the Communist Manifesto’ (New York: International Publishers, 1975), p. 77. See ‘Collected Works’, vol. 6 (London, 1976), p. 3, for a slightly different, “”official”” translation of this passage]”,”MADS-687″
“SZYMUSIAK Molyda, a cura di Natalia GINZBURG”,”Il racconto di Peuw bambina cambogiana (1975-1980).”,”””L’aver studiato è una colpa inescusabile. Tutti devono diventare contadini. Viene instaurato un nuovo sistema agricolo, basato su tecniche medievali. Il riso viene a mancare, la gente si ammala di colera e malaria e, avviata ai lavori forzati, muore di fame e di stenti. In quattro anni sotto il regime di Pol-Pot muoiono tre milioni e mezzo di persone, eppure il mondo sembra ignorare quella che si rivelerà una delle grandi tragedie del secolo…”” (quarta di copertina”,”ASIx-126″